giugno 2013
 

IL GIORNALE
1 GIUNGO 2013
 
I grandi uomini ci credevano: gli animali hanno un'anima la storia
Lapidi, epitaffi e tombe monumentali: così personaggi come Verdi, Pascoli e Byron hanno onorato il culto funebre di cani e gatti

di Oscar Grazioli

 
Terzo filare, la prima vite appoggiata all'olmo. Lì, nella terra di un amico contadino, è sepolto Pinky, il gatto che ho più amato.
Non sono credente ma sono certo che il loro ricordo non possa farmi altro che bene e ho dato degna sepoltura a tutti quelli che ho avuto.
Nel duecentesimo dalla nascita di Giuseppe Verdi, tutti hanno ricordato e magnificato la sua vita, la sua immensa grandezza, le sue indimenticabili e spesso corrusche opere liriche. Forse nessuno ha ricordato, tracciandone l'immagine, che il più famoso autore italiano del melodramma, nella sua villa di Sant' Agata, ha scelto di erigere una semplicissima tomba per ricordare il cane che, durante la sua terza età, gli fu d'immenso conforto. Era una femmina di Maltese di nome Lulù e la piccola colonnina di pietra che ricorda al viandante dove è sepolta, venne costruita per volontà del musicista e di Giuseppina Strepponi. Sopra è incisa una semplicissima scritta: «Alla memoria di un vero amico».
Il culto, o se preferite, il rispetto per gli animali defunti è di antichissima origine e sarà sufficiente pensare alla relazione esistente tra il gatto e il suo proprietario nell'antico Egitto, per capire qual era la devozione che certi popoli provavano nei confronti dei più svariati animali, spesso identificati con divinità che credevano in essi raffigurate.
Il culto e il ricordo degli animali perduti è caratteristica dei grandi uomini d'ingegno così come dell'uomo comune. Giovanni Pascoli, già vecchio e malato, subì un duro contraccolpo alla morte del suo adorato Gulì, tanto da scrivere al suo medico: «Io non credevo d'averne a provare così grande dolore! Un cane
Già: un cane che ama non vale infinitamente più di quasi tutti i nostri fratelli uomini che non amano o che odiano o che né amano né odiano?».
Gulì fu sepolto in una siepe di bosso da cui spunta una sorta di obelisco a suo ricordo imperituro. L'amore di Lord Byron per il suo Terranova Boatswain è commovente, se solo si pensa che il celebre poeta inglese lo vegliò durante l'agonia mortale dovuta alla rabbia, malattia trasmissibile e letale anche per l'uomo. Nella vetusta abbazia di Newstead nel Nottinghamshire, c'è un monumento funebre più grande di quello dove è sepolto il poeta. Lì riposa Boatswain sotto le parole del più bell'epitaffio che alcuno abbia mai scritto per un cane e che inizia così: «Qui accanto riposa chi aveva bellezza ma non vanità, forza ma non arroganza, coraggio ma non ferocia, ed ogni altra virtù, ma nessun vizio conosciuto all'uomo».
La più famosa immagine di Peggy Guggenheim, l'ultima Dogaressa, è quella indelebile di lei che stringe una coppia dei suoi tanti cani Lhasa Apso, mentre naviga sul Canal Grande a bordo della sua gondola privata. Dopo una vita dedicata all'arte moderna, spesso incompresa, si spegnerà nella città di S.Marco con l'espressa volontà di seppellire le sue ceneri accanto a quelle dei suoi adorati Lhasa Apso.
Oggi molti proprietari, che non hanno un giardino, chiedono le ceneri del proprio animale defunto per conservarle o seppellirle in un luogo preciso. Che si creda o no, non importa. È il segno del rispetto verso chi mi piace pensare ci attenda davvero scodinzolando, a metà di quel ponte che qualcuno ha chiamato «dell'arcobaleno».
 
IL TIRRENO
1 GIUGNO 2013
 
Altri cani vittime delle esche killer I padroni raccontano
 
In relazione ai casi di avvelenamento di cani, dalla polizia municipale di Pomarance si spiega la procedura da seguire. «Dopo l'autopsia, se vengono rinvenute le prove materiali di un avvlenamento, gli agenti di polizia locale devono avviare operazioni di perlustrazione della zona che si presume possa essere stata luogo dell'avvelenamento, dunque procedere ad una bonifica. La violenza e l'uccisione di animali oggi è punita penalmente». di Gianni Bianchi POMARANCE (PI) Cani, tranquilli e sereni, che dopo aver passeggiato con i propri padroni vengono colpiti, all’improvviso, da fortissimi spasmi convulsivi, fino, spesso, a morirne. Nell’ultimo mese sono tre i casi registrati a Pomarance. Storie inquietanti. Bocconi avvelenati con antiparassitario, o comunque sostanze pericolose reperibili con estrema facilità? Non ci sono ancora certezze, ma il sospetto che i fatti siano la conseguenza di comportamenti criminali sono fondati. E a raccontare il dramma sono gli stessi padroni. «Stava bene, come sempre, in nove anni non ha mai avuto niente – dice Lidia Costagli, padrona di Dora un grazioso meticcio – è stata a passeggio con mio marito, nella zona di San Piero, zona di Villa Collazzi, vicino alla scuola materna, e dopo mezz’ora dal ritorno dalla passeggiata ha iniziato ad avere attacchi epilettici che si ripetevano a ciclo continuo, abbiamo chiamato il dottore, le ha somministrato del valium, è stata poi portata in un centro veterinario di Fornacette, fortunatamente poi si è ripresa, ma ancora oggi continua a prendere medicine». A distanza di un giorno un altro caso. Sfortunata protagonista Ruina, un bel meticcio di taglia media. Sempre dopo una passeggiata col proprio padrone nelle vicinanze della scuola materna di Pomarance. «Era con tre zampe e mezzo nell’al di là, un cane che in dieci anni non aveva mai avuto problemi di questo tipo – racconta ancora scossa Cinzia Grassini – aveva convulsioni molto forti, oltre al valium le sono stati somministrati barbiturici ed è stata tenuta in coma farmacologico a Fornacette per circa due giorni, e a tutt’oggi deve terminare un ciclo di cure per impedire che gli attacchi possano ripetersi». Gli estremi per ipotizzare un avvelenamento, anche doloso, acquistano concretezza: il veterinario denuncia il fatto al servizio veterinario dell’Asl 5 di Volterra, e per conoscenza alla polizia municipale e provinciale. Il terzo caso purtroppo è il peggiore: il povero animale muore. Tra venerdì e sabato 25 maggio Lucky, anche lui un meticcio lupoide di otto mesi è a passeggio con i padroni nelle vicinanze dell’oratorio, via Garibaldi in zona campo da tennis. Prima di quel momento è in splendida forma. «Picchiava la testa nei finestrini dell’auto anche dopo numerose endovena di valium – racconta Diego Rossi, padrone di Lucky – e le convulsioni non accennavano a fermarsi nonostante l’intervento del medico, muoiono così gli animali che ingeriscono veleno, in preda ad atroci sofferenze, Lucky non riusciva a mangiare, né a bere, reni grossi come arance, una scena orribile». Anche nel caso di Lucky il veterinario ha denunciato l’accaduto ad Asl e forze di polizia locale. Sul referto medico si legge presunto avvelenamento. Diego Rossi ha autorizzato l’asportazione degli organi e l’autopsia.
 
STABIA CHANNEL
1 GIUGNO 2013
 
Castellammare (NA) - Sparito Nerone il cane mascotte dei lavoratori, ritrovato dall'ADDA
 
Nelle ultime tre settimane i volontari dell'ADDA sono stati impegnati nella ricerca di Nerone, un cane stazionante sul territorio stabiese ormai da circa nove anni, sterilizzato e microchippato, mascotte dei Vigili Urbani, amato e curato da cittadini e da proprietari di esercizi commerciali.
Il cane si era volatilizzato da un momento all'altro, come negli ultimi due anni e mezzo è accaduto, purtroppo, a molti cani randagi stazionanti sul territorio stabiese e "adottati" dai cittadini. Indagini intense e impegnative hanno finalmente portato i volontari dell'ADDA a ritrovare Nerone sul territorio di un Comune dell'area vesuviana, dove non sarebbe mai potuto arrivare da solo perché troppo distante, ed a riportarlo finalmente dove di solito staziona, con immensa gioia dello stesso Nerone, dei cittadini che se ne prendono cura e dei Vigili Urbani stabiesi, che interessati della vicenda dall'Associazione, erano pronti a intervenire per far
rientrare la bestiola. Infatti, dobbiamo tenere attentamente presente che i cani vaganti sul territorio comunale, censiti dall'ASL di competenza, sono di proprietà del Sindaco e non possono essere prelevati senza rispettare le procedure prescritte dalle leggi e dai regolamenti nazionali e regionali; dobbiamo anche ricordare, inoltre, che la Legge Regionale n. 16/2001 tutela il cd. "cane di quartiere".
E allora, l'ADDA invita tutti i cittadini a prestare la massima attenzione ad eventuali sparizioni di cani stazionanti sul territorio, verificatesi con preoccupante frequenza nell'ultimo biennio, coinvolgendo addirittura interi branchi, di cui si sono perse le tracce. La sorveglianza dell'Associazione è continua e viene effettuata interessando le Forze dell'Ordine: tali prelievi sul territorio -valga ribadirlo- sono del tutto illeciti e vanno impediti e puniti secondo quanto previsto dalla legge.
 
CESENA TODAY
1 GIUGNO 2013
 
Il Wwf dice sì alla mattanza delle nutrie. "Vanno fatte sparire dall'Italia!"
Sulle modalità di soppressione: "E' opportuno che i metodi di soppressione siano indolori e a norma con le leggi vigenti, in alcuni casi si è adottato il cloroformio, ma non è poi detto che un'arma da fuoco sia più indolore di altri strumenti
 
Il presidente del Wwf Ivano Togni interviene sull'abbattimento delle nutrie che suscita reazioni contrastanti su facebook. "Spiace contraddire gli amici dell’Enpa ma la Nutria è una specie alloctona invasiva che costituisce una seria minaccia per altre specie animali autoctone ed in generale per la nostra biodiversità, pertanto è una specie da eradicare, non solo dal Parco Levante di Cesenatico ma su tutto il territorio nazionale".
"L'impatto negativo che la nutria provoca sulle biocenosi vegetali e animali è ormai accertato e non avendo ancora causato effetti irreversibili, a maggior ragione si rende opportuno adottare strategie di controllo che tendano a limitare in maniera efficace la sua diffusione e la sua consistenza numerica".
"Certo sarà opportuno che i metodi di soppressione siano indolori e a norma con le leggi vigenti, in alcuni casi si è adottato il cloroformio, ma non è poi detto che un’arma da fuoco sia più indolore di altri strumenti. Spiace anche a noi l'idea di sopprimere animali, comunque incolpevoli, ma la loro tutela implicherebbe la scelta di condannare tante altre specie animali e vegetali che subiscono il loro impatto".
"Il problema della Nutria sta appunto nel suo impatto sugli ecosistemi che frequenta: le sue tane provocano l’indebolimento degli argini e, alimentandosi della vegetazione palustre, causa la scomparsa di alcune specie vegetali (Ninfea, Canna di palude, Tifa, etc). Inoltre questa specie è responsabile della distruzione di nidi e della predazione di uova e di pulli di uccelli che nidificano a terra (Germano reale, Gallinella d’acqua,Cavaliere d’Italia, Folaga etc). Nelle nostre zone non ha antagonisti naturali, a differenza di quanto avviene nei paesi d’origine, dove i caimani rappresentano i principali predatori. Questo, assieme alla particolare prolificità, tipica dei roditori, ne fa un animale in aumento numerico notevole".
"Quindi noi riteniamo sia prioritario salvaguardare una Folaga o un Cavaliere d’Italia perché le specie che dal punto di vista biologico ed evolutivo si sono adattate a vivere in un determinato ambiente (dove interagiscono con altre specie animali e vegetali) sono infinitamente più importanti della Nutria. Potremmo citare il caso di Punte Alberete (RA), dove la diffusione della Nutria, ha provocato pesanti variazioni nella composizione e distribuzione della flora delle zone umide. La Ninfea ad es., che solo trent'anni fa era frequente in molte zone paludose d'acqua dolce, oggi è praticamente scomparsa a causa dell’azione della Nutria che se n’é cibata. Purtroppo insieme alla Ninfea sono scomparse varie specie di uccelli, alcune assai rare come il Mignattino piombato, che costruivano il nido sulle sue foglie galleggianti!".
"Insomma gli equilibri ecologici che si sono realizzati in milioni di anni non possono essere stravolti in qualche decennio! Inoltre non va sottovalutato il rischio sanitario determinato da un’eccessiva concentrazione di esemplari, peraltro come s’è visto, sovralimentati direttamente da incauti frequentatori, a fronte dello scarso (se non del tutto assente) ricambio idrico del lago del Parco. In un simile contesto la Nutria può costituire un serbatoio per la diffusione di alcuni parassiti. I più importanti sono le fasciole come Fasciola epatica e leleptospire come Leptospira interrogans. La probabilità di questa trasmissione è sostanzialmente legata all'ecologia dei portatori. Nella nutria la presenza di leptospire è stata evidenziata in particolare nelle feci e nell'urina rilasciata nell'erba. Ciò può causare la diffusione della leptospirosi e di altri batteri nell’ambiente che conseguentemente possono essere trasmessi ad altri animali, sia selvatici che d’allevamento, ed anche all’uomo".
 
CORRIERE ROMAGNA
2 GIUGNO 2013
 
L’associazione ambientalista favorevole alla «eradicazione» del roditore: non solo dal parco di Levante ma da tutta Italia
Wwf: «Sì alla lotta alle nutrie»
«Rappresentano una seria minaccia per la nostra biodiversità»
 
CESENATICO. Ambientalisti dicono sì all’uccisione delle nutrie. Il Wwf di Cesena, per voce del presidente Ivano Togni, approva il progettato “safari” anti nutrie in programma al parco urbano di Levante. Il Wwf contraddice l’Enpa e definisce la nutria «una specie alloctona invasiva che costituisce una seria minaccia per altre specie animali autoctone e in generale per la nostra biodiversità». E’ quindi «una specie da eradicare su tutto il territorio nazionale». Viene ritenuto «opportuno che i metodi di soppressione siano indolori e a norma con le leggi, ma non è detto che un’arma da fuoco sia più indolore di altri strumenti». Al Wwf «spiace l’idea di sopprimere animali, ma la loro tutela implicherebbe la scelta di condannare tante altre specie animali e vegetali che subiscono il loro impatto. Le tane delle nutrie provocano l’indebolimento degli argini e, alimentandosi della vegetazione palustre, causano la scomparsa di alcune specie vegetali. Inoltre questa specie è responsabile della distruzione di nidi e della predazione di uova e di pulli di uccelli che nidificano a terra. Nelle nostre zone non ha antagonisti naturali, a differenza dei paesi d’origine, dove i caimani rappresentano i principali predatori». Da considerare anche la «particolare prolificità». Per il Wwf è «prioritario salvaguardare una folaga o un cavaliere d’Italia perché le specie che dal punto di vista biologico ed evolutivo si sono adattate a vivere in un determinato ambiente sono infinitamente più importanti della nutria». E si parla anche di «rischio sanitario determinato da un’eccessiva concentrazione di esemplari, peraltro sovralimentati direttamente da incauti frequentatori, a fronte delle scarso ricambio idrico del lago del parco. In un simile contesto la nutria può costituire un serbatoio per la diffusione di alcuni parassiti», che possono portare alla leptospirosi.
 
GEA PRESS
1 GIUGNO 2013
 
Modena – L’Istrice nel tombino (FOTO e VIDEO)
Intervento del Centro "Il Pettirosso" ed il ritorno in natura
 
Un intervento particolare, quello operato dal Centro “Il Pettirosso” di Modena. Un grosso Istrice, nottetempo, era infatti caduto all’interno di un tombino nei pressi di una strada in costruzione.
Quando gli operai hanno ripreso servizio per completare l’asfaltatura, si sono così accorti del povero animale. Un problema decisamente “spinoso”. L’Istrice, infatti, non è un animale  semplice da soccorrere, per via dei bellissimi aculei bianchi e neri che ricoprono il suo corpo. Un’azione maldestra potrebbe procurare serie ferite.
Si trattava di un giovane evidentemente poco abituato a questi ostacoli. A complicare le cose il fatto che poteva muoversi lungo le tubatura di collegamento di due pozzetti. L’intervento dei volontari de “Il Pettirosso” ha però evitato che la situazione potesse peggiorare. Il pericolo, infatti, non era solo collegato alla mancanza di cibo, ma anche ad una improvvisa pioggia, di questi tempi sempre più frequente. L’istrice rischiava, cioè,   di morire annegato.
Il primo tentativo di soccorso si rivelava  infruttuoso. L’Istrice, ai primi rumori, si rifugiava nella parte centrale della tubatura, evitando di farsi catturare. Passate un paio di ore, le cose sono andate per il meglio e si è così potuto procedere alla cattura ed alla successiva liberazione in un posto sicuro e tranquillo (vedi Video).
Appena il tempo di godersi il ritorno in natura. Un’altra chiamata di soccorso imponeva, infatti, un nuovo intervento dei volontari del Centro  “Il Pettirosso”.
VEDI FOTO E VIDEO:
 
IL SECOLO XIX
1 GIUGNO 2013
 
Cane abbaia e mette in fuga i ladri
 
Genova - Un cagnolino “fantasia” di piccola taglia ha messo in fuga i ladri che, la scorsa notte, sono entrati in un’abitazione su due piani della Valpolcevera.
Il cane, abbaiando furiosamente, ha svegliato i padroni che dormivano al piano di sopra e ha fatto fuggire i ladri che si sono accontentati di alcuni spiccioli trovati su un tavolo.
I ladri erano entrati forzando una finestra e tagliando il cavo della luce che illuminava il terrazzo per non dare nell’occhio.
 
ALTO ADIGE
1 GIUGNO 2013
 
Caccia gratuita per consiglieri di Stato, polizia e carabinieri
Tutti i permessi rilasciati da Durnwalder lo scorso anno. In totale 84 animali abbattuti nel demanio provinciale
 
BOLZANO. C’è il consigliere di Stato finito in passato in carcere per avere preso parte in Umbria «ad un comitato d’affari tra magistrati e imprenditori cementato dalla passione per la caccia» e poi comunque assolto con formula piena. Tanto da essere ancora attivo nella magistratura amministrativa. E in questi anni qualche volta Lanfranco Balucani si è occupato pure di sentenze che riguardavano la Provincia di Bolzano. Ma trovi anche un avvocato romano (Obino Giannetto), un’infermiera altoatesina (tale Maria Pircher di Rablà), l’ex capo della Laimburg Klaus Platter o il segretario del presidente della Provincia, Heinrich Holzer. Senza dimenticare la polizia stradale di Brunico o il comando Legione Carabinieri di Bolzano. Stranezze e qualche coincidenza.
Una bella lista quella che lo stesso Durnwalder rende pubblica in risposta ad un’interrogazione del consigliere provinciale Pius Leitner (Freiheitlichen). Si tratta dei beneficiari di un permesso di abbattimento di selvaggina nel demanio provinciale. Anche nel 2012 li ha distribuiti «il primo cacciatore» altoatesino, ovvero Luis Durnwalder. Un totale di 84 animali, di cui 20 maschi di capriolo adulti, 20 maschi giovani di un anno, 17 camosci e 18 femmine di camoscio, oltre a 9 cervi, questi ultimi i più ambiti.
Il mondo della caccia è un po’ un circuito chiuso, spesso sono le stesse «doppiette» ad invocare un abbattimento gratuito al presidente. Ma chi ne è escluso ne parla male, quasi una sorta di concorrenza sleale. Tra i beneficiari 2012 trovi ad esempio Claudia Gambaretto di Lana, oppure l’imprenditrice tirolese Elke Reisch, cacciatrici entrambe e di forte passione. Tra i fortunati del passato si possono annoverare una Miss Alto Adige, lo slittinista Armin Zöggeler e il medico e politico trentino Claudio Eccher.
Andando alla lista dello scorso anno che comprende singole persone ad associazioni, trovi anche una fotografia di quella che in fondo è sempre stata una parte dell’agire politico di Durnwalder. I «regali» del presidente coprono tutte le fasce sociali. Così scopri decine di associazioni, siano esse turistiche o che si occupino di bestiame oppure di cani. Passando per selvaggina che si presume diventa il premio per chi vince una partita a carte (Watten), piuttosto che un regalo per l’associazione turistica o per la banda musicale. In lista anche Fabio Rella, che se non è un omonimo, ha tutta l’aria di essere l’ex assessore provinciale d’epoca Dc e la Oberrauch Zitt (Vandoies).
Chissà se Arno Kompatscher proseguirà sulla stessa strada?
 
ALTO ADIGE
1 GIUGNO 2013
 
Caccia gratuita per consiglieri di Stato polizia e carabinieri
 
BOLZANO - C’è il consigliere di Stato finito in passato in carcere per avere preso parte in Umbria «ad un comitato d’affari tra magistrati e imprenditori cementato dalla passione per la caccia» e poi comunque assolto con formula piena. Tanto da essere ancora attivo nella magistratura amministrativa. E in questi anni qualche volta Lanfranco Balucani si è occupato pure di sentenze che riguardavano la Provincia di Bolzano. Ma trovi anche un avvocato romano (Obino Giannetto), un’infermiera altoatesina (tale Maria Pircher di Rablà), l’ex capo della Laimburg Klaus Platter o il segretario del presidente della Provincia, Heinrich Holzer. Senza dimenticare la polizia stradale di Brunico o il comando Legione Carabinieri di Bolzano. Stranezze e qualche coincidenza. Una bella lista quella che lo stesso Durnwalder rende pubblica in risposta ad un’interrogazione del consigliere provinciale Pius Leitner (Freiheitlichen). Si tratta dei beneficiari di un permesso di abbattimento di selvaggina nel demanio provinciale. Anche nel 2012 li ha distribuiti «il primo cacciatore» altoatesino, ovvero Luis Durnwalder. Un totale di 84 animali, di cui 20 maschi di capriolo adulti, 20 maschi giovani di un anno, 17 camosci e 18 femmine di camoscio, oltre a 9 cervi, questi ultimi i più ambiti. Il mondo della caccia è un po’ un circuito chiuso, spesso sono le stesse «doppiette» ad invocare un abbattimento gratuito al presidente. Ma chi ne è escluso ne parla male, quasi una sorta di concorrenza sleale. Tra i beneficiari 2012 trovi ad esempio Claudia Gambaretto di Lana, oppure l’imprenditrice tirolese Elke Reisch, cacciatrici entrambe e di forte passione. Tra i fortunati del passato si possono annoverare una Miss Alto Adige, lo slittinista Armin Zöggeler e il medico e politico trentino Claudio Eccher. Andando alla lista dello scorso anno che comprende singole persone ad associazioni, trovi anche una fotografia di quella che in fondo è sempre stata una parte dell’agire politico di Durnwalder. I «regali» del presidente coprono tutte le fasce sociali. Così scopri decine di associazioni, siano esse turistiche o che si occupino di bestiame oppure di cani. Passando per selvaggina che si presume diventa il premio per chi vince una partita a carte (Watten), piuttosto che un regalo per l’associazione turistica o per la banda musicale. In lista anche Fabio Rella, che se non è un omonimo, ha tutta l’aria di essere l’ex assessore provinciale d’epoca Dc e la Oberrauch Zitt (Vandoies). Chissà se Arno Kompatscher proseguirà sulla stessa strada?
 
IL TIRRENO
1 GIUGNO 2013
 
IL CACCIATORE
 
PRATO - «Una cosa deve essere chiara. Se da domani cominciassimo a non fare più niente, sarebbe il disastro». Francesco Bini, presidente di Federcaccia Prato, difende con orgoglio le ragioni dei cacciatori e della selezione della fauna: «Non esistono ecosistemi equilibrati - sostiene - l'intervento umano è necessario per scongiurare l'inaridimento ». Uccidere alcuni animali per salvarne altri. «Ci sono specie come le volpi, i gabbiani, le cornacchie, che diventano inevitabilmente invasive. La loro presenza mette a repentaglio quella di altre specie. La forza delle volpi risiede nell'estrema adattabilità alle condizioni ambientali. Per esempio riescono a cibarsi di rifiuti e le discariche a cielo aperto rappresentano una delle ragioni principali della loro prolificazione». Quante bisognerebbe ucciderne quest'anno? «Un centinaio su una popolazione stimata in 2.500 esemplari sul territorio provinciale. Bisogna riconoscere che si tratta di una percentuale limitata, ma già sufficiente a ripristinare nelle zone a rischio il giusto equilibrio tra le varie specie, insieme all'attività di ripopolamento della selvaggina». Chi conta gli animali? «Esiste un comitato di gestione delle "zone di ripopolamento e cattura", in cui partecipano i cacciatori insieme a tutti gli altri soggetti coinvolti. L'attività è coordinata dalla Provincia ». E chi stabilisce qual è il "giusto equilibrio"? «Il massimo istituto ministeriale in materia, l'Ispra. Perché noi agiamo secondo le leggi e confortati da evidenze scientifiche». Come si fa a essere certi di quanti animali vengono uccisi? «Ogni intervento viene precedentemente denunciato alla polizia provinciale. Alle battute di caccia partecipano solo gli iscritti, che hanno pagato una tassa e ottenuto un patentino dopo l'addestramento. Alle battute partecipa un agente della guardia venatoria. Su una scheda della battuta vengono annotati i nominativi, i luoghi, gli orari e classificati eventuali capi abbattuti. Le carcasse vengono smaltite alla Asl, a spese nostre. Le schede vengono riconsegnate alla provincia". La Provincia ha di fatto vietato la caccia alla volpe in tana. Lei è favorevole o contrario con questa pratica? «Mi astengo. Noi toscani non abbiamo tradizione di questa pratica di caccia. E in provincia di Prato non è mai stata applicata ».
 
IL PUNTO A MEZZOGIORNO
1 GIUGNO 2013
 
AIDAA: I cacciatori ammazzano ‘per sbaglio’ 20mila animali domestici l’anno
 
Non solo si ammazzano tra di loro ed ammazzano e feriscono decine di persone che si trovano sulla traiettoria dei loro proiettili, non solo uccidono milioni di animali “da preda” colpevoli solo di essere nati conigli, lepri o uccellini di varia natura. Non gli basta e secondo i dati ogni anno questi signori uccidono 5.000 loro cani a colpi di pallettoni, ed almeno il triplo di animali domestici (in particolare gatti e piccoli cani ma anche oche e galline) che hanno la sfortuna di trovarsi tra il loro fucile e la loro preda. Stiamo parlando dei cacciatori che ogni anno ammazzano circa 20.000 animali domestici che con la caccia non hanno nulla a che fare e tra questi 5.000 cani di loro stessa proprietà, circa 12.000 gatti e altri 3.000 tra cani ed altri animali domestici che si trovano sulla traiettoria dei loro fucili. Purtroppo in cima alla classifica del triste primato ci sono due provincie lombarde: Brescia e Cremona, alle quali seguono da vicino Lucca, Grosseto, Perugia, Modena e Bergamo.
 
IL TIRRENO
1 GIUGNO 2013
 
L’AMBIENTALISTA

Danilo Fastelli

 
PRATO Uccidere le volpi non è necessario di per sé. E' una misura estrema che viene presa per riequilibrare sistematicamente il rapporto faunistico tra le specie. Ma non risolve il problema alla radice". Anna Maria Cecchini, presidente di Legambiente Prato, non accetta l'abbattimento programmato degli animali come un fatto pacifico, naturale. E affila gli artigli in vista della Consulta della caccia della Provincia di Prato, che dovrà decidere le modalità di abbattimento di cento volpi entro il 2013. Primo, non uccidere. Non si potrebbe semplicemente lasciare alla natura il compito di regolarsi da sola? «In natura esistono fortissimi fattori di squilibrio determinati in primo luogo dall'uomo, dagli insediamenti produttivi, dalle discariche, dall'inquinamento. Per questo una specie può prendere il sopravvento sulle altre determinando danni irreparabili». Allora fanno bene i cacciatori a sparare alle volpi? «Io dico che i cacciatori agiscono all'interno di un quadro legislativo che regola la popolazione faunistica sul territorio. Dico anche che non si può intervenire solo con la caccia di selezione: se è vero che l'ecosistema da solo non riesce a riassorbire le sue dinamiche impazzite, bisogna intervenire anche alla radice di questo impazzimento, considerando l'ambiente nel suo complesso e curando la malattia, non solo il sintomo». Per esempio, quali sono queste possibili "cure"? «Un territorio più sano è quello dove si fa una gestione corretta dei rifiuti, dove la produzione avviene abbattendo i livelli di inquinamento e l'agricoltura fa un uso limitato di pesticidi. In questo contesto può avere senso anche la caccia di selezione». Un po' di ragione i cacciatori ce l'hanno. «H anno le loro ragioni. Così come ce l'hanno gli agricoltori che legittimamente difendono le loro coltivazioni dai predatori. Non si spara a una volpe per mangiarsela o per la sua pelliccia. Ma va considerato che la prolificazione delle volpi dipende anche dal ripopolamento di selvaggina, un fatto che interessa in primo luogo i cacciatori». La caccia della volpe in tana è ammissibile? «Sono assolutamente contraria, è un sistema disumano e crudele». Guarda le video interviste su www.iltirreno.it
 
AGI
1 GIUGNO 2013
 
Mucca pazza: Coldiretti, "tornino in tavola midollo e cervello"
 
Roma - Rischio "trascurabile" per la mucca pazza (Bse) in Italia: lo ha sancito l'Organizzazione mondiale per la sanita' animale (Oie) e ora si attende la rimozione delle restrizioni sanituarie adottate dall'Ue nel 2001. Secondo la Coldiretti, presto potranno tornare sulle tavole degli italiani piatti tradizionali preparati con frattaglie, come la pajata romana (fatta con la prima parte dell'intestino tenue del vitello da latte finora sostituito nei ristoranti dall'intestino d'agnello) e il 'vero' risotto alla milanese con il midollo di bue; e ancora, il cervello fritto e la peara' veronese (salsa a base di midollo di bue). Gli organi considerati a rischio - aggiunge la Coldiretti - e quindi fino ad ora da eliminare dalla catena alimentare a seguito dell'emergenza mucca pazza (Bse) comprendono: a) per quanto riguarda i bovini: - il cranio, esclusa la mandibola e compresi il cervello e gli occhi, nonche' il midollo spinale degli animali di eta' superiore ai 12 mesi; - la colonna vertebrale, escluse le vertebre caudali, le apofisi spinose e i processi trasversi delle vertebre cervicali, toraciche e lombari e la cresta sacrale mediana e le ali del sacro, ma inclusi i gangli della radice dorsale dei bovini di eta' superiore a 30 mesi, - le tonsille, gli intestini dal duodeno al retto e il mesentere dei bovini di qualunque eta'; b) per quanto riguarda gli ovini e i caprini: - il cranio, compresi il cervello e gli occhi, le tonsille e il midollo spinale degli animali di eta' superiore ai 12 mesi o ai quali e' spuntato un incisivo permanente, e - la milza e l'ileo degli animali di tutte le eta'.
 
LA NAZIONE
1 GIUGNO 2013
 
Additivi nella carne fresca Denunciati tre macellai
Blitz dei Nas di Firenze nelle macellerie di Prato
 
Prato - Operazione del Nas di Firenze che durante una serie di ispezioni in alcune macellerie di Prato ha scoperto due esercizi dove venivano utilizzati additivi nella carne fresca.
Sequestrati in uno dei due negozi, 50 chili di macinato di bovino, 1,5 chili di conservanti di tipo solfiti (sufficienti a sofisticare circa 3 tonnellate di carne), il cui utilizzo nel prodotto fresco e' vietato in quanto maschera i processi di alterazione - conferendo all'alimento un colore appetibile per il consumatore - e distrugge la vitamina "Tiamina". I militari hanno denunciato i due titolari.
I carabinieri insospettiti dal colore rosso particolarmente "vivo" della carne macinata in vendita, ne hanno prelevato alcuni campioni per l'esecuzione di analisi ufficiali. Gli accertamenti analitici, eseguiti dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Firenze, hanno confermato la presenza di "solfiti" nella carne macinata venduta dagli esercizi, i cui 3 titolari sono stati denunciati per commercio di sostanze alimentari nocive, utilizzo illecito di additivi e frode in commercio.
 
NEL CUORE.ORG
1 GIUGNO 2013
 
BSE, DOPO 12 ANNI LE FARINE ANIMALI TORNANO NEGLI ALLEVAMENTI ITTICI
Da oggi ha effetto la decisione dell'Ue
 
A partire da oggi, dopo 12 anni dal divieto per l'emergenza "mucca pazza", gli allevamenti ittici potranno utilizzare mangimi a base di farine animali. L'Unione europea infatti ha autorizzato da giugno di quest'anno l'impiego per l'acquacoltura di proteine derivate da scarti di macelleria. Dal 2014 saranno consentite anche per gli allevamenti di suini e di polli, mentre resta confermato il divieto per i ruminanti.
Le autorità ritengono dunque archiviata la minaccia di nuove contaminazioni, ma la cautela è d'obbligo dopo l'allarme diffuso soprattutto in Europa per la Bse, l'encefalopatia spongiforme bovina, che contò 190 mila casi accertati nel mondo e 225 morti ufficiali per la variante umana (morbo di Creuzfeld-Jacob). A gennaio di quest'anno, con il Regolamento numero 56-2013, la commissione ha deciso di togliere il divieto, visto che gli scarti di macelleria sono centinaia di migliaia di tonnellate e solo l'acquacoltura, settore in piena espansione,è in grado di assorbire un milione di tonnellate di mangime. Hanno prevalso, insomma, l'esigenza di natura economica di non sprecare quantitativi così ingenti di scarti animali e considerazioni di natura ecologica, per evitare che si accumulino nelle discariche.
 
LE SCIENZE
1 GIUGNO 2013
 
Perché i cani sbadigliano quando sbadiglia un umano
 
Lo sbadiglio è contagioso: se vediamo una persona sbadigliare, entro pochi secondi è assai probabile che lo facciamo anche noi, un comportamento di imitazione osservato anche in altri animali, ma sempre relativo ai conspecifici. I cani, invece, sbadigliano anche quando vedono che lo fa un essere umano, una forma di contagio interspecie le cui ragioni non sono ancora chiare: potrebbe trattarsi di un fenomeno dovuto all'empatia oppure di una risposta di stress.

di Felicity Muth
 
State sbadigliando? Se c'è qualcuno vicino a voi, probabilmente vi imiterà entro pochi secondi. Gli esseri umani mostrano infatti uno strano fenomeno di “contagio”, per cui tendono a sbadigliare se vedono un'altra persona che lo fa (persino se si tratta di un video o di una fotografia).
Perché ciò succeda non è esattamente chiaro. Alcuni sostengono che si tratti di un comportamento che aiuta a rimanere svegli, altri che si tratti di una comunicazione di gruppo, cioè di una modalità non verbale di comunicare agli altri che avete sonno. Un'altra più recente ipotesi è che il fenomeno sia legato all'empatia che proviamo nei confronti delle persone intorno a noi.
I soggetti che sono più empatici, infatti, sono anche quelli ch e sbadigliano con più frequenza quando vedono gli altri sbadigliare, e questo fenomeno di imitazione avviene con più probabilità quando si tratta di amici o parenti che di estranei.
A supporto dell'ipotesi che l'empatia c'entri qualcosa vi è inoltre il fatto che lo sbadiglio per imitazione inizia a presentarsi nei bambini non prima dei 5-6 anni, quando appunto si sviluppa la capacità empatica: prima di quell'età, infatti, i piccoli non sanno rappresentarsi pensieri ed emozioni delle altre persone. A ulteriore conferma di questa ipotesi vi è l'osservazione che i bambini autistici, che hanno grosse difficoltà a provare empatia, non sbadigliano quando vedono un'altra persona che lo fa, anche se viene richiesto loro di fissarla negli occhi.
Ma oltre agli esseri umani, sembra che anche altri animali sbadiglino per imitazione, e secondo modalità che rafforzerebbero l'ipotesi che si tratti in un comportamento c he ha a che vedere con l'empatia o con i legami sociali: gli scimpanzé, per esempio, sbadigliano solo quando vedono che lo fa un altro membro del proprio gruppo di appartenenza.
Oltre ai primati, anche i cani mostrano questo comportamento, imitando però anche lo sbadiglio di un'altra specie: la nostra. Si sa che i cani sono eccezionali nel cogliere i segnali sociali degli esseri umani. È possibile dunque che per effetto della domesticazione e della coevoluzione con l'uomo, i cani si siano così “sintonizzati” sulla comunicazione umana da arrivare addirittura a sbadigliare per empatia quando ci vedono farlo?
Questa idea sembra avere il supporto di alcuni risultati sperimentali: uno studio pubblicato nel 2012 su “Animal Cognition” a firma di Karine Silva dell'Università di Porto, in Portogallo, ha rilevato che i cani sbadigliavano più frequentemente udendo il suono registrato dello sbadiglio del proprio padrone che sentendo quello di altri individui. Un altro esperimento su sbadigli “dal vivo”, tuttavia, non ha confermato la correlazione.
Un'altra possibilità è che lo sbadiglio dei cani sia correlato allo stress. Molti animali sbadigliano in risposta alle situazioni stressanti e questo fenomeno è stato riscontrato in particolare nei cani. Questi sbadigli “da tensione” appaiono del tutto simili a quelli “da sonno”, eccetto per il fatto che accompagnano altri comportamenti come ansimi, tremori e mugolii. Perciò, è possibile che i cani percepiscano come stressante la voce o lo sbadiglio del proprio padrone e che ciò li faccia sbadigliare, e questo sbadiglio di tensione sia scambiato per uno contagioso.
È stata avanzata anche l'ipotesi che gli sbadigli umani siano interpretati dai cani come minacciosi, o almeno come segnali di stress, il che porterebbe il cane a sentirsi stressato a sua volta e a sbadigliare. Questo spiegherebbe la scoperta che i cani ospitati nei canili sbadigliano più frequentemente con gli sconosciuti che con le persone familiari. Una delle ragioni del contrasto tra questi risultati è nelle diverse metodologie adottate negli studi. Se lo stress è una causa di sbadiglio nei cani, alcuni aspetti degli esperimenti potrebbero essere troppo stressanti per loro, e quindi causare ulteriori sbadigli, che non sarebbero dovuti al setting sperimentale ma al fatto che esso è stressante di per sé.
Una nuova ricerca ha cercato di affrontare queste discrepanze verificando se i cani contagiati dallo sbadiglio avessero nella saliva livelli più elevati di cortisolo, l'ormone dello stress, o fornissero migliori prestazioni nei test tesi a verificare la loro percettività dei segnali sociali umani. Ciò avrebbe potrebbe fornire un supporto all'ipotesi di un certo grado di empatia con gli esseri umani.
I n questo studio, gli autori Buttner e Strasser, del Dipartimento di Psicologia dell'Università del Nebraska a Omaha, hanno utilizzato 60 cani provenienti dal canile della Nebraska Humane Society. Uno sperimentatore con cui il cane non aveva familiarità si poneva di fronte all'animale, ne catturava l'attenzione pronunciandone il nome e poi sbadigliava. Ogni cane veniva anche sottoposto a un test di controllo, in cui lo sperimentatore apriva solamente la bocca invece di sbadigliare. I cani sono stati poi sottoposti a un test per valutare la loro abilità di rispondere a segnali umani utilizzando il compito di scelta dell'oggetto, in cui il cane doveva trovare un oggetto nascosto osservando la direzione dello sguardo dello sperimentatore. Risultato: i cani sbadigliavano in ugual misura nel “test di sbadiglio” e nel “test di controllo”, ma quelli che sbadigliavano solo nel primo caso mostravano, rispetto agli altri, più alti livelli di cortisolo quando vedevano gli esseri umani sbadigliare. E non si trattava di cani complessivamente più stressati, poiché i livelli di cortisolo iniziali non erano anormali, e neppure si comportavano meglio nel compito di scelta dell'oggetto, il che esclude che fossero più bravi nel cogliere i segnali umani.
Buttner e Strasser ipotizzano che il modo in cui i cani percepiscono gli sbadigli umani dipenda dal contesto. Quando sono stressati, e vedono gli esseri umani sbadigliare, sbadigliano per stress. Quando invece sono più rilassati, per esempio quando sono in casa con il proprio padrone, forse interpretano il suo sbadiglio come sonnolenza e manifestano uno sbadiglio contagioso per altre ragioni. Per scoprire se lo sbadiglio contagioso dei casi è effettivamente correlato alla loro capacità di percepire i segnali sociali umani occorrerà insomma condurre esperimenti in contesti più "confortevoli", dove gli animali son o più rilassati.
 
ANSA
1 GIUGNO 2013
 
Cani da pesca, esercitazione ad Alassio
Sono i portoghesi 'cao de aegua', tirano reti e recuperano pesci
 
ALASSIO (SAVONA), 1 GIU - Esercitazione di cani da pesca ad Alassio. Sedici cani, razza Cao de Aegua, con i loro conduttori, provenienti da tutta Italia, hanno partecipato a una esibizione nel recupero di reti. I 'Cao de Aegua', originari del sud del Portogallo, sono cani che aiutavano i pescatori nel recupero delle reti e dei pesci. ''Col tempo hanno perso il loro ruolo e rischiavano di estinguersi. Con la ripresa della pesca tradizione si e' tornati al loro utilizzo'', spiega un istruttore.
 
IL GIORNO
1 GIUGNO 2013
 
Pro sperimentazione animale: tensione al presidio tra ricercatori e animalisti
 
Milano - I ricercatori e gli studenti italiani sono hanno manifestato in via Mercanti a Milano per spiegare le ragioni della ricerca e affrontare il nodo della sperimentazione in laboratorio sugli animali. L'evento, organizzato dall'assocazione Pro-Test Italia, è iniziato alle ore 15 e ha visto la partecipazione di una nutrita schiera di esponenti del mondo della ricerca. Contro il presidio si è levata la voce di un manipolo di animalisti, che ha gridato slogan contro gli scienziati. L'evento si poneva tre obiettivi: la difesa del diritto dei ricercatori a lavorare in un clima sereno e senza minacce; il riconoscimento del ruolo della sperimentazione animale nella ricerca di base e nello sviluppo delle terapie e la promozione di un'informazione alla portata di tutti su queste tematiche .
Alle 17 Giuliano Grignaschi, in rappresentanza della Basel Declaration Society, consegnerà cinquemila firme di solidarietà raccolte nel mondo della ricerca internazionale ad una delle vittime dell’irruzione del 20 aprile degli animalisti nei laboratori del Dipartimento di Farmacologia dell’Università di Milano, la dottoressa Bice Chini. 
Annunciando l'evento, la presidente di Pro-Test Italia, Daria Giovannoni, aveva dichiarato: “Scendere in piazza in difesa della sperimentazione su animali a fini di ricerca biomedica non significa solo schierarsi al fianco dei ricercatori, significa anche schierarsi al fianco dei malati che ancora aspettano una cura per le loro patologie. Senza ricerca su animali non avremmo, ad esempio, le terapie per il cancro al seno che oggi salvano la vita a centinaia di migliaia di donne ogni anno, né l'insulina che ha salvato, e tuttora salva la vita, a milioni di diabetici”.
Un gruppetto di animalisti ha interrotto la protesta e ha lanciato slogan antivivisezione e contro i ricercatori. La polizia li ha fermati e ha creato un cordone sanitario tra gli animalisti e i ricercatori per evitare un crescendo di tensioni.
 
CORRIERE DELLA SERA
1 GIUGNO 2013
 
Importante per lotta a malaria, dengue e febbre gialla
Le zanzare Ogm senza olfatto non ci pungono
Con sequenza genetica modificata non sono più in grado di sentire l’odore della pelle umana né l’insetticida

Carola Traverso Saibante

 
Zzzzzzz....è uno di suoni più avversati del pianeta, la maledetta zanzara in agguato, magari vicino al letto. Zanzare che ignorano gli esseri umani? Un sogno planetario. Che forse potrebbe diventare realtà. I ricercatori dell’Howard Hughes Medical Institute (Hhmi) hanno modificato geneticamente le zanzare, alterandone l’olfatto. Risultato: i fastidiosi e a volte pericolosi insetti non sono più in grado di sniffare l’odore della pelle umana, così attraente per loro, né quello dell’insetticida.
UN DEBOLE PER GLI ESSERI UMANI - «Amano tutto di noi. Il buonissimo odore del nostro corpo, l’anidride carbonica che esaliamo e il nostro calore», ha dichiarato Leslie Vosshall, neurobiologa proveniente dall’Università Rockefeller di New York, che ha capitanato lo studio. Ed è proprio l’odore del corpo a distinguere gli esseri umani dagli altri animali a sangue caldo. In realtà, molte specie di zanzare non hanno particolari preferenze tra le specie animali. Ma ad avere un debole per la nostra, sono proprio quelle per noi più pericolose: la Aedes aegypti, la zanzara che trasmette dengue e febbre gialla, e l’Anopheles gambiae, che ospita i parassiti della malaria. Questo studio, pubblicato su Nature, non solo ha dimostrato che le zanzare possono essere modificate geneticamente, ma ha anche messo le basi per rispondere al perché sono così attratte dagli esseri umani, e come si potrebbe bloccare tale attrazione.
IL GENE ORCO – La sequenza genetica della A. aegypti era stata completata nel 2007. L’anno successivo, Vosshall ha raggiunto il team che aveva effettuato la mappatura per concentrarsi su come intervenire con l’ingegneria genetica su questi insetti. La squadra di ricercatori ha puntato su un gene chiamato «orco», noto per essere determinante nel costruire la risposta agli odori. E, dunque, nel scegliere la propria vittima. Intervenendo su quest’unico gene negli embrioni delle zanzare, è stata in grado di generare individui adulti con basi biologiche e comportamenti modificati rispetto alla propria capacità di percepire e dunque reagire agli odori. «Perturbando un singolo gene, possiamo confondere drasticamente le zanzare nella loro ricerca di esseri umani&raq uo;, continua Vosshall. Le zanzare mutanti nate in laboratorio hanno dimostrato una minore preferenza per gli esseri umani rispetto a quella per i porcellini d’india.
REPELLENTI AL TATTO - Il team ha anche testato se le zanzare con il gene orco modificato rispondevano in modo diverso al Deet, il principio attivo più comune negli insetto- repellenti. Alle zanzare venivano presentate due braccia umane, una cosparsa di una soluzione contenente Deet, e l’altra priva. Gli insetti sciamavano in misura uguale su entrambi gli arti, dimostrando di non poter annusare l’odore del Deet. Una volta atterrate sul braccio con il repellente, però, volavano via. Ciò ha dimostrato per la prima volta come esista un doppio meccanismo di reazione a questo insetticida, uno via odorato, l’altro via tatto. «È incredibile che la gente si cosparga di Deet da 60 anni, e non abbiamo un’idea chiara di come funzioni realmente. Come scienziata, mi fa diventar matta», ha commentato Vosshall. Il Deet, tra l’altro, è da anni al centro delle polemiche per i suoi possibili effetti collaterali nocivi sulla salute umana. Lo studio in questione è un passo molto importante per capire come debbano essere concepiti i repellenti di prossima generazione. Ed è questo lo scopo dei ricercatori, non quello d’inserire in natura organismi geneticamente modificati, con le problematiche che ciò implica.
 
LA NUOVA SARDEGNA
2 GIUGNO 2013
 
Strana morìa di gatti a Terridi Si pensa a bocconi avvelenati
 
BOSA (OR) - Forse sono morti perché intossicati dai bocconi avvelenati alcuni gatti trovati privi di vita nei giorni scorsi a Terridi, nella periferia a nord ovest del centro cittadino. Questo il legittimo sospetto di alcuni abitanti del popoloso quartiere, considerato che i gatti morti sono almeno sei tutti domestici ed in buona salute prima dell’estremo improvviso trapasso, che segnalano l’accaduto. Ma chi e perché può volere la morte di questi animali inoffensivi, tanto da mettere in giro pericolosi bocconi avvelenati? l’ulteriore quesito in queste ore, in particolare nella parte alta del quartiere. Da dove in passato non sono mancate segnalazioni su problematiche relative ad animali (più o meno domestici) a quattro zampe. In particolare però cani, che abbaiavano dal crepuscolo all’alba o randagi alla ricerca di cibo tra le buste della differenziata. Probabilmente un dubbio che rimarrà senza risposta. Mentre, se la situazione dovesse perdurare, c’è chi è sempre più intenzionato a rivolgersi alle autorità competenti per fare luce sull’accaduto. Fatto che, nel caso in cui venisse accertato l’uso effettivo di bocconi avvelenati e soprattutto l’identità del “Borgia” dei felini a Terridi, potrebbe portare notevoli guai all’interessato.
 
GIORNALE DI BRESCIA
2 GIUGNO 2013
 
Circo di Nando Orfei: niente animali, solo abilità
Musica drammatica, occhi spalancati, Yuri guarda i bimbi seduti, guarda la balestra, guarda la moglie e mira alla carta da gioco sulla sua testa finché con suono secco la freccia vi si conficca in mezzo. Applausi. La coppia scappa nel retro per recuperare la bambina di due anni e mezzo e prepararsi alla cena.

Emanuele Galesi

Brescia Scene da un matrimonio: sono le sette e mezza, mentre corre verso la roulotte Veronica mi mostra una piccola cicatrice sulla fronte. Capita, se tuo marito ti lancia frecce e coltelli.
Qualche rischio te lo devi prendere, però non faresti cambio con nient'altro.
Lo dicono tutti qui al Circo Orfei approdato a Mazzano (parcheggio Auchan, domenica spettacoli alle 17.30 e alle 21). Nel villaggio mobile sono innamorati della vita nomade, dei numeri arditi, del pubblico. Chiedi a uno di loro “di dove sei?” e diranno “sono di qui”. Intendendo il circo, dove sono tutti nati e cresciuti viaggiando. Hanno passato una vita in viaggio. Come Belinda, che si trucca nella sua roulotte circondata da statuette di fate come lei, che chiude lo spettacolo volteggiando sopra la pista attaccata per i capelli. “C'è un segreto per farlo, ma non c'è un trucco” dice esibendo il Sorriso da Circo.
Comunque no, restare appesa per i ricci non fa male. I suoi due gatti sono sdraiati al sole, legati al guinzaglio. Metti che scappano, ritrovarli è quasi impossibile cambiando città ogni settimana. La prossima si va a Piacenza. Lei sta provando ad addestrarli, “ma sono testoni”. In sottofondo Nicola Di Bari canta “Il cuore è uno zingaro” mentre poche roulotte più in là si vestono Nieves, figlia di Belinda, e Sue Ellen, la cugina contorsionista. Alla parentela, da queste parti, non si sfugge.
E poi qui non si butta via niente e così chi tiene in equilibrio spade affilate sulla bocca dieci minuti prima era lì a vendere pop corn all'ingresso.
La felpa al posto delle paillettes. Il direttore, Elvio Anselmi, oltre a mandare avanti la baracca cammina sul filo a tre metri d'altezza, salta nel cerchio di fuoco e poi torna a dare ordini. In tutto, ci sono una cinquantina di persone, tra tecnici e artisti, da gestire. Alcuni restano a lungo, anche più di un anno, alcuni solo per qualche settimana. La specialità di Elvio? “Rompere le scatole”.
L'unico a cui non le rompe è Nando Orfei, suo zio. Una gamba mezza mangiata da una tigre, un braccio che quasi una pantera glielo stacca e la schiena spaccata a furia di portare avanti e indietro il leone lungo la pista. Sulle spalle. “Mi sono pentito di aver lavorato con gli animali. Andava bene per gli antichi romani, il circo ora deve essere abilità assoluta”. Senza contare che Paolo Orfei, con cavalli ed elefanti, l'anno scorso se ne andò da Brescia tra le polemiche degli animalisti. Nando ha 78 anni, un bisnonno spretato che si era innamorato di una zingara dando vita alla stirpe e negli occhi tutte le strade (“Non riesco a stare nello stesso posto come i gagi, i fermi”), tutti i leoni (“Per loro resti sempre un piatto di spaghetti, non puoi pensare di averli addomesticati”), Fellini che gli è amico (“Uno dei pochi”) e Fellini in ospedale che muore. Piange ancora, a pensarci.
Lo spettacolo è dedicato a lui e Nando si siede tra il pubblico. Osserva Elvio.
“Oggi c'ha il pentimento”, nel senso che sul f ilo è meno deciso. “Non è che tutti i giorni è uguale”. Un brivido di freddo: “Ho passato la mia vita a torso nudo, mai neanche un raffreddore. Ora ho sempre la giacca e ne prendo uno al giorno”. È il capo tribù assieme alla moglie Anita. Amatissima.
A metà spettacolo va a prepararsi dietro le quinte per il finale, il momento in cui appare in scena, in casa sua. Il tendone brilla di luci e musiche. “Il circo... il circo è vero, diceva Fellini. Qui uno su diecimila ce la fa, altro che mille, ricordatelo!”, dice Nando Orfei. È già tempo dei saluti al pubblico prima che ci si cambi per staccare i biglietti, vendere i pop corn, mettere a letto le bimbe, sistemare il trucco. Poi si ricomincia tra gli applausi.

 
LA ZAMPA.IT
2 GIUGNO 2013
 
Ucciso l’ecologista che difendeva i nidi delle tartarughe giganti
 
Paolo manzo
 
San Paolo Era per le tartarughe marine più grandi al mondo in via d’estinzione, quello che l’etologa Jane Goodall è per gli scimpanzè. Un simbolo, quasi una sorta di «santo protettore». L’uccisione di Jairo Mora Sandoval, 26 anni, attivista del Costa Rica dell’associazione no-profit WideCast – il suo corpo è stato trovato in spiaggia con le mani legate in quella che sembra essere stata una vera e propria esecuzione – apre adesso un’incognita per il futuro di questa specie minacciata. 
Sandoval, nonostante la sua giovane età, era un professionista appassionato del suo lavoro. In particolare vigilava sulla protezione delle uova, sulla spiaggia di Moín, in Costa Rica. Uova preda ambita dei bracconieri e grande ostacolo per i narcotrafficanti che, invece, hanno bisogno di spiagge libere per agire indisturbati. Negli ultimi tempi Sandoval si sentiva minacciato e diceva di essere boicottato dalle autorità e le temeva, come conferma anche Vanessa Lizano, direttrice del Santuario delle Tartarughe dove Jairo lavorava. «Hanno ammazzato lui perché era la persona che più proteggeva i nidi. Poteva percorrere a piedi anche 20 km ogni sera pur di salvarli».  
In Centroamerica narcos e bracconieri sono le due grandi minacce che pesano sul destino di questa specie di tartarughe, le «liuto», ambite per la loro carne, uova e corazza.  
La legge in grado di proteggerle esiste ma è impotente di fronte ad un mercato illegale organizzatissimo che ogni giorno solo nel paese caraibico può fruttare oltre 300 euro a bracconiere per le uova vendute sul mercato nero. Resta ora solo il ricordo dell’esempio lasciato da Jairo che, solo qualche giorno prima di morire aveva postato su Facebook la foto della spiaggia che amava. La stessa in cui sarebbe stato ucciso poco dopo.  
 
GEA PRESS
2 GIUGNO 2013
 
Savona – In spiaggia c’è un fenicottero, fino all’arrivo dei disturbatori …
L'ENPA: nei luoghi di nidificazione sono proprio le interferenze dell'uomo a minacciarlo

 
In un primo comunicato dell’ENPA di Savona, diffuso stamane, veniva messo in evidenza l’alto grado di sensibilità delle persone. Questa mattina, infatti, in parecchi  avevano composto il numero di telefono dell’ENPA per segnalare nella spiaggia della Madonnetta, la presenza di un fenicottero (nella foto di Renato Blangero).
I volontari dell’ENPA, una volta arrivati sul posto, avevano però constatato come l’animale godeva di ottima salute. Comunque, aveva commentato  la Protezione Animali, un segnale di sensibilità da fare notare al mondo politico che ignora gli obblighi di legge sul soccorso della fauna selvatica.
Un paio di ore dopo, però, il nuovo comunicato dell’ENPA. Alcune “mamme stizzite” ed un paio di signore anziane, hanno accolto mal volentieri la richiesta della Protezione Animale di non avvicinarsi al tratto di spiaggia ove si era posato il fenicottero. Infine, il disturbo diretto di alcuni maleducati, dice sempre la Protezione Animali, ha definitivamente fatto volare l’animale che verosimilmente si era posato nella spiaggia  per riposarsi.
“Come non detto“, esclama la Protezione Animali che sottolinea come sia proprio il disturbo diretto dell’uomo a caratterizzare lo scarso successo riproduttivo del fenicottero nei luoghi ove nidifica.
 
IL TIRRENO
2 GIUGNO 2013
 
Troppi cinghiali, un piano per abbatterli
 
PIETRASANTA (LU) Il sindaco Domenico Lombardi, visto che nelle zone collinari (Strettoia, Solaio, Valdicastello, Vallecchia, Pontaranci) continua ad essere segnalata la presenza di cinghiali che in cerca di cibo invadono le colture agricole e creano pericoli anche per la circolazione stradale, ha firmato un’ordinanza per il contenimento di questi animali nel periodo compreso tra 10 giugno e 10 agosto. Durante tale attività saranno garantite le condizioni di sicurezza per i cittadini oltre che per coloro che sono interessati all'attività, rispettando le prescrizioni che verranno impartite dalla polizia municipale e dalla polizia provinciale. Gli interventi verranno effettuati utilizzando soggetti abilitati ed in possesso de i requisiti previsti dalla legge sulla caccia, individuati dalla Provincia di Lucca, per il tramite del comitato di gestione dell'Ambito territoriale di caccia Lucca 12. Gli animali abbattuti saranno destinati ad enti di beneficenza ed assistenza pubblica presenti sul territorio comunale e, solo nell'ipotesi in cui ciò fosse impossibile, verranno consegnati ai soggetti privati abilitati che hanno partecipato alle operazioni di abbattimento. Il Comune di Pietrasanta, da parte sua, viste le segnalazioni che pervengono da parte di cittadini relativi ad episodi di caccia ai cinghiali nelle zone collinari da parte di cacciatori di frodo, metterà in atto anche appositi controlli per evitare il ripetersi di tali atti sconsiderati ed illegali.
 
MESSAGGERO VENETO
2 GIUGNO 2013
 
Mobilitati per salvare “Bambi”

Elisa Michellut

 
CERVIGNANO (UD) Il capoluogo della Bassa friulana si mobilita per salvare un capriolo, scampato a morte sicura. La povera bestiola, un maschio di circa due anni, era rimasta intrappolata nella recinzione di ferro del magazzino comunale di via Caiù. Solo la tempestività dei soccorsi ha permesso a “Bambi”, così è stato battezzato l’animale, diventato la mascotte di Cervignano, di salvarsi. Ora si trova al centro di recupero per la fauna selvatica di Terranova, poco distante da Grado, gestito da Damiano Baradel, che, tra una coccola e l’altra, si sta prendendo cura di lui. Fortunatamente, stando a quanto si e appreso, “Bambi” guarirà presto e, appena si sarà ristabilit o, sarà rimesso in libertà. Il fatto è accaduto verso le 8.30 di ieri mattina. Il primo ad accorgersi che il capriolo era rimasto intrappol ato nella recinzione è stato un residente che, senza pensarci due volte, ha immediatamente chiesto aiuto al Corpo forestale regionale della stazione di San Giorgio di Nogaro. Sul posto, poco dopo, è intervenuta l’agente Claudia Comelli che, con grande competenza e sangue freddo, ha preso in mano la situazione. Comelli ha richiesto l’intervento dei Vigili del Fuoco di Cervignano e del veterinario Paolo Roppa, il quale ha provveduto a sedare l’animale per poterlo soccorrere. Solo grazie al gioco di squadra è stato possibile liberare Bambi. I Vigili del Fuoco, con l’ausilio delle pinze oleodinamiche, sono riusciti a tagliare la recinzione e, a quel punto, sotto gli occhi di tanti cervignanesi, è stato possibile estrarre la bestiola che è stata adagiata delicatamente sul terreno, tra lacrime e applausi da parte dei presenti, che hanno assistito con apprensione alle operazioni di soccorso. A quel punto, dopo averlo riposto in una cassa di legno, Bambi, ferito ma salvo, è stato portato al centro di recupero di Terranova per essere curato. In pochi sono riusciti a trattenere le lacrime. Damiano Baradel spiega: «Il capriolo ha riportato varie escoriazioni alla zampa anteriore sinistra e ha alcune ferite anche su entrambi i fianchi. Se fosse rimasto lì ancora a lungo sarebbe sicuramente morto, anche perché non riusciva a respirare bene. Questi incidenti capitano spesso ma è raro che ci sia una tale collaborazione tra cittadini e soccorritori e poi non sempre c’è una così grande disponibilità da parte del personale di recupero. Il gioco di squadra ha davvero fatto la differenza. In questi giorni lo lasceremo tranquillo e poi, quando si sarà ripreso, sarà rimesso in libertà”. Il sindaco di Cervignano, Gianluigi Savino, informato, commenta: “Un bel gesto. La civiltà di un popolo si misura dal modo in cui tratta gli animali, come disse Gandhi. Ringrazio il personale che è intervenuto e che ha dimostrato grande efficienza e sensibilità».
 
MESSAGGERO VENETO
2 GIUGNO 2013
 
Salvato un toro sull’orlo del dirupo
 
di Cristian Rigo
 
LAUCO (UD) Un manzo di circa quattro quintali è scivolato ed è finito su un dirupo della Val di Lauco e lì è rimasto per quasi tre giorni senza riuscire a muoversi. Per riportarlo sul sentiero sono dovuti intervenire sei vigili del fuoco che, armati di un gommone, sono riusciti a sollevarlo e farlo scivolare a valle poco per volta. L’operazione, piuttosto complessa visto il peso dell’animale, è durata quasi sette ore. Inizialmente, per soccorrere il torello, si era pensato di far intervenire l’elicottero, ma le condizioni meteo non hanno permesso al mezzo di decollare e così ieri i vigili del fuoco della Saf, la squadra di soccorso Speleo alpino fluviale coordinata da Giorgio De Greg ori, è partita alle 7.30 del mattino. Dopo 30’ di camminata i pompieri hanno raggiunto il torello che era disteso a terra quasi privo di forze nono stante in questi giorni il proprietario lo avesse accudito portandogli da mangiare e anche delle coperte per ripararlo dal freddo. Il veterinario aveva già verificato che dopo la caduta l’animale non avesse riportato gravi ferite e così i vigili del fuoco lo hanno sollevato di peso per adagiarlo su un gommone sgonfio. Con corde e moschettoni hanno poi cominciato a spingerlo a valle con piccoli spostamenti. Dopo esser scivolato il torello non aveva più le forze nemmeno per stare in piedi, così d’accordo con il veterinario, i vigili non lo hanno nemmeno sedato. Il manzo si è lasciato spingere dai soccoritori che lo hanno fatto scivolare sul gommone fino a raggiungere il sentiero a valle. L’intervento è avvenuto in una zona boschiva a circa 1.350 metri di quota, sopra il comune di Lauco. Una volta raggiunto il sentiero il torello è stato liberato e messo in ginocchio prima di essere rifocillato e tranquillizzato fino a quando non è riuscito a sollevarsi e a riprendere il cammino interrotto tre giorni fa.
 
MESSAGGERO VENETO
2 GIUGNO 2013
 
Qui ci sono pochi orsi, non c’è d’aver paura

Alessandro Cesare

 
RESIA (UD) «L’orso in val Resia è presente da almeno quarant’anni e dal 2003 a oggi, in questo territorio, ne sono transitati quattro esemplari, con un peso compreso tra i 150 e i 200 chili, senza che nessuno se ne accorgesse». Così il ricercatore dell’università di Udine Stefano Filacorda ha cercato di convincere la popolazione di Resia, intervenuta numerosa all’incontro organizzato ieri in municipio, sul fatto che la convivenza tra orso e uomo è possibile senza grandi pericoli. Sono poi danni fatti da alcuni esemplari, sommati a una certa attenzione mediatica, che contribuiscono a diffondere la preoccupazione tra la gente. «L’orso che ha provocato i danni a Resia è destinato a non vivere a lungo: sicuramente farà ritorno in Slovenia, dove può trovare le femmine, e se continuerà a predare altri animali è molto probabile sia abbattuto», ha aggiunto Filacorda. In Slovenia ci sono 450 orsi, femmine comprese, contro i 45 esemplari del Trentino e i 5-10 del Friuli Vg. Numeri che, per Filacorda, dimostrano come gli orsi, nonostante il rischio di essere cacciati, preferiscano fare rientro in Slovenia, restando nella nostra regione per tempi ristretti, soprattutto a causa dell’assenza di femmine. «L’orso catturato di recente a Lusevera non era l’esemplare che avremmo voluto prendere – ha chiarito il ricercatore – puntavamo a un orso più grande, ma nelle nostre trappole ci è finito un esemplare più piccolo». Un orsetto che ha già cominciato a trasmettere dati scientifici piuttosto interessanti: «Catturato nella valle di Tanamea – racconta Filacorda – ha viaggiato sulla cresta del Gran Monte toccando Uccea e il monte Guarda, prima di raggiungere la zona di Coritis. Qui questo esemplare si è incrociato con un altro orso, che è sceso per la val Raccolana». L’orsetto monitorato invece ha preferito dirigersi verso la Valcanale: prima a Pontebba, poi sulla piana di Valbruna, sulle piste del monte Lussari (tra giovedì e venerdì) per poi tornare verso la val Resia. Spostamenti che, in buona parte, ricalcano quelli fatti da un altro esemplare nel 2007. «Gli orsi ripassano esattamente per gli stessi posti», ha precisato Filacorda. Ora Resia, come ci ha tenuto a precisare il sindaco Sergio Chinese, si domanda se scacciare l’orso o utilizzarlo per finalità turistiche.
 
NEL CUORE.ORG
3 GIUGNO 2013
 
CINA, SCOPPIA INCENDIO IN UN ALLEVAMENTO DI POLLI: E' STRAGE
Almeno 119 operai morti. Non si sa nulla degli animali
 
E' di almeno 119 morti e circa 54 feriti il bilancio di un'esplosione e di un incendio avvenuti in un allevamento di polli in Cina, nella provincia nordorientale di Jilin, mentre altre persone sono intrappolate ancora nella struttura. La stampa cinese non rivela, invece, particolari su quanti polli abbiano perso la vita.
I vigili del fuoco sono riusciti a spegnere le fiamme mentre le squadre di soccorso chiamate ad intervenire nell'impianto di Mishazi, non lontano da Dehui, continuano nelle loro operazioni di ricerca. Secondo i portavoce dell'allevamento, a causare l'incidente sarebbe stata una fuoriuscita di ammoniaca liquida che avrebbe causato un'esplosione. Oltre 300 operai si trovavano all'interno della struttura quando è di vampato l'incendio, ed almeno un centinaio di loro è riuscito a fuggire malgrado il cancello di ingresso fosse chiuso. "La struttura interna complicata dell'edificio prefabbricato e le uscite strette hanno reso ancora più difficile i soccorsi", rivela l'agenzia di stampa Xinhua. Non è chiaro il numero delle persone ancora intrappolate.
La Cina ha un basso livello di sicurezza contro gli incendi. Le uscite spesso sono chiuse o bloccate e le regole possono facilmente essere aggirate con la corruzione dei funzionari pubblici.
 
NEL CUORE.ORG
2 GIUGNO 2013
 
USA, L'UNIVERSITA' CEDE: NEI CORSI DI PEDIATRIA STOP ALL'USO DEI GATTI
Si conclude con la vittoria una campagna di 5 anni
 
Dopo un'intensa campagna condotta da PETA, la Washington University di Saint Louis ha annunciato che non utilizzerà più i gatti per i corsi di addestramento PALS (Pediatric advanced life support). Gli animali erano impiegati per mostrare ai futuri medici come intubare correttamente un infante, anche se da tempo sono disponibili riproduzioni dei pazienti umani a grandezza naturale sulle quali effettuare gli esercizi. Ciascun gatto poteva subire fino a 15 intubazioni per sessione, col conseguente rischio per i delicati tessuti della trachea e per i polmoni stessi.
La campagna per indurre l'Università a desistere è durata cinque anni: ci sono volute 75 mila mail, proteste telefoniche sul campus, pressioni sui finanziatori dell'Università, annunci a pagamento sui giornali di Saint Louis, perfino l'offerta – da parte di un benefattore – di comprare i simulatori dalle sembianze umane utilizzati in un migliaio di corsi PALS nel resto del Paese, Ma il colpo di grazia a questa forma arcaica di addestramento è stato dato dal video gurato sotto copertura e reso pubblico circa un mese fa: http://nelcuore.org/blog-associazioni/item/usa-l-inutile-intubazione-dei-gatti-nei-corsi-di-emergenza-pediatrica.html. Solo di fronte a quello l'Università ha capitolato. I gatti ringraziano.
 
YAHOO.IT
2 GIUGNO 2013
 
Pesca: farine animali in mangime pesci, per Anmvi rischio Bse azzerato
 
Roma - Il ritorno delle farine animali prodotte con scarti di macelleria nei mangimi dei pesci di allevamento, deciso dall'Unione Europea e in vigore da oggi, "e' in realta' il segnale di uno scampato pericolo. Il rischio di encefalopatia spongiforme bovina, il morbo della mucca pazza, e' 'trascurabile' nel nostro Paese. E questo grazie al sistema di sorveglianza e alle misure precauzionali adottate fin dagli anni 2000". Lo dice all'Adnkronos Salute Giancarlo Belluzzi, vicepresidente Anmvi (Associazione nazionale medici veterinari), che giudica con favore la misura.Dopo lo scandalo mucca pazza Bruxelles aveva bloccato l'utilizzo degli scarti di mammiferi macellati da utilizzare come materia prima per nutrire gli animali.
 
IL GIORNALE
2 GIUGNO 2013
 
Eutanasia o accanimento il dilemma del veterinario
 
Un sottile confine divide la vita dalla morte e, ogni giorno, noi veterinari siamo chiamati a decidere se è giusto aiutare un animale ad attraversarlo. Sta a noi consigliare il proprietario che, per il compagno fedele della sua vita, è giunto il momento di attraversare quella linea oppure di convincerlo che c'è ancora tempo, c'è ancora una speranza esile come un filo, ma forte come se fosse d'acciaio. Ci s'iscrive a Medicina per cercare di salvare vite umane ma, davanti alla malattia incurabile e devastante, leggi vergognose costringono a centellinare persino la morfina a pazienti che chiedono una via d'uscita da quell'inferno in Terra.
Nel caso dei medici veterinari invece, essi hanno facoltà di risparmiare ai propri pazienti gli ultimi giorni di una vita permeata solo d a un dolore inconcepibile. Il veterinario si trova a studiare la vita per poi essere costretto, in molti casi, a dare la morte. Quando mi tocca, io sono sereno, perché tolgo una vita dall'inferno, ma molti non reggono la contraddizione. Questa, dicono gli psicologi, è una delle motivazioni per cui la professione veterinaria è quella che si aggiudica la palma del maggior numero di suicidi e una di quelle in cui l'alcol è chiamato troppo spesso a sopire ferite laceranti.
Ogni veterinario ha una sua galleria personale di quadri. Sono le storie degli animali che, nel bene e nel male, gli hanno lasciato un segno nel cuore. Oggi voglio raccontarvi la storia di Tabù. I tre ragazzi rientravano a casa attraverso il campo incolto. «Zitti» disse il più grande «sentite anche voi?». Era un lamento sommesso e continuo e sembrava provenire dal canale a lato del campo. Tra rami, foglie, detriti e fango lo videro. Era un cane bianco, alzava lentamente la testa, che poi abbandonava a terra incapace di sostenerla. Venti minuti e i due vigili del fuoco lo tirarono fuori con cautela dal fossato. Un'ora o poco più e avevo sul tavolo da visita Tabù, così si chiamava il cane e il suo proprietario, identificato attraverso il tatuaggio.
Era un setter inglese di 8 anni e il padrone, un cacciatore ormai in procinto di appendere al chiodo il fucile. Eseguite le procedure salvavita, cominciammo a fare una valutazione dei danni subiti che erano di notevole entità. Una zampa da amputare, frattura della mandibola e incrinatura della mascella, sei costole rotte, due vertebre lesionate e un bacino fratturato.
«Lo sapevo che non dovevo portarlo vicino ai binari» rifletteva a voce alta il proprietario. Aveva liberato Tabù in un prato dove corrono i binari di un treno intercomnunale. Improvvisamente, una lepre si era messa a correre ed era saltata al centro d ei binari dove il cane l'aveva seguita. I richiami del proprietario non erano valsi a nulla e, ben presto, Tabù usciva dalla sua vista, là dove la vecchia ferrovia faceva una curva. Pochi secondi dopo, l'uomo vide il treno ed ebbe un presentimento che si rivelò poi vero. Cercò Tabù per tre giorni senza risultato. Recatosi nella piccola stazione, apprese dal macchinista che la lepre aveva scartato, all'ultimo momento, il cane no. «Mi spiace, ma anche una frenata rapida non sarebbe servita» gli disse il ferroviere.
Nonostante le gravissime lesioni io vedevo in quegli occhi, ancora vigili, una gran voglia di vivere. Questo non te lo insegnano all'università. È un sesto senso innato. Lo puoi avere o no. Chi lo possiede, guarda negli occhi un animale malato e intuisce se vuole farcela o se non vuole più lottare.
Fu dura, ma convinsi il proprietario a fidarsi di me. Ci volle un mese per rivederlo camminare , anche se su tre zampe. Quando entrava in sala d'aspetto, si sedeva e porgeva l'unica zampa anteriore a tutti, per ringraziare. Morì all'età di 13 anni.
Se entrate nella mia galleria, Tabù è il primo quadro, là in alto a destra.
 
IL SITO DI PALERMO
2 GIUGNO 2013
 
Per vivere felici assieme ai propri cani basta poco: ecco alcuni consigli
Il cucciolo diventerà adulto e sarà un nuovo membro della famiglia, con emozioni, sensazioni e bisogni, che l'uomo tende a mal interpretare. Parla Massimo Di Martino, veterinario-comportamentalista
 
(di massimo brizzi) Vivere con un cane è una scelta di vita. Responsabilità e consapevolezza sono le premesse. Un cucciolo, che entra a far parte del nucleo familiare, porta gioia, allegria, catalizza l’attenzione e fisiologicamente attenua condizioni di stress. Questo un dato di fatto inoppugnabile.
Altrettanto certo che il cucciolo crescendo, avrà bisogno di attenzioni, cambierà necessariamente le abitudini dei componenti della sua nuova casa, andrà ad occupare all'interno del "branco-famiglia" una posizione gerarchica ben precisa. Il cucciolo diventerà adulto e sarà un nuovo membro del nucleo familiare, dotato di emozioni, sensazioni, bisogni. Il più delle volte per scarsa conoscenza, l'amico umano tende a mal interpretare tali bisogni, tali emozioni e tali comportamenti.
E' fondamentale perciò, prima di prendere un cane, documentarsi in modo approfondito sulle sue esigenze primarie. Qualora il cane sia di razza, approfondire la conoscenza della razza scelta. Oggi il cane deve essere necessariamente un animale inserito a pieno nella società. Quindi socievole e ben disposto verso i suoi simili e verso coloro che non appartengono al suo branco-famiglia. Per queste ragioni, nasce la figura del veterinario-comportamentalista, un professionista che aiuterà a prevenire ed a risolvere eventuali problemi relazionali con il nuovo amico a quattro zampe.
"Le prime visite sanitarie con la conoscenza dell’animale che saranno a tutti gli effetti anche visite preventive comportamentali. L'osservazione, il dialogo con il proprietario sarà di enorme importanza sin dall’inizio per prevenire problemi di comportamento dell’animale - afferma Massimo Di Martino (nella foto), veterinario-comportamentalista - a volte si creano frizioni per un approccio sbagliato con l'animale che gli causano condizioni di stress. Ad esempio – prosegue il medico - dedicare poco tempo alla passeggiata giornaliera è una di quelle condizioni che provocano al cane una situazione di disagio  che esternerà con estrema agitazione proprio al momento della passeggiata".
"Intervenendo prontamente al primo segno di insofferenza dell’animale – aggiunge Di Martino - sarà molto più facile modificare atteggiamenti negativi. Spesso basta poco". Il verinario-comportamentalista, se ne riscontra l’opportunità, sarà assistito da istruttori cinofili. "Meno comune è l’uso di una terapia farmacologica per problemi comportamentali -  osserva Di Martino - anche il prurito per una dermatite non curata può far cambiare umore al nostro amico a quattro zampe". Una figura professionale poco conosciuta ai più ma che saprà con i giusti consigli indicare la strada per una felice e lunga convivenza tra uomo e cane. 
 
IL GIORNALE DI VICENZA
3 GIUGNO 2013
 
Bracconiere abbatte capriola
Un guardacaccia volontario ha ritrovato la testa dell'animale e il feto di un piccolo che stava per nascere. L'atto criminale è avvenuto verso il passo Zovo, dov'è stata trovata la bestia uccisa. I sospetti sono concentrati su un residente


NELLA FOTO La testa mozzate del capriolo e il piccolo che stava per nascere L.C.

Luigi Centomo

 
VALDAGNO (VI). Raccapriccio e indignazione. Sono i due sentimenti predominanti di fronte alla descrizione che il guardacaccia volontario Moreno Pevere, fa dell'ultimo episodio ripugnante, testimoniato da una fotografia, per l'abbattimento di una capriola prossima al parto da parte di uno sconosciuto bracconiere. «Non ho parole per manifestare la più risentita protesta - spiega il guardacaccia - quando mi sono trovato di fronte a questa scena disgustosa. Una testa di capriolo femmina era stata abbandonata sul terreno. Vicino ad essa il corpicino di un bambi, appoggiato alla testa e a quanto rimaneva del corpo della capriola. Il resto dell'animale era stato portato via, lasciando sul posto i visceri. Cioè tutto quello che non serviva per uso alimentare». Il guardacaccia racconta di essere stato avvertito da un escursionista che durante la sua camminata nel bosco, ma a breve distanza dalla strada provinciale dello Zovo, aveva notato il prodotto di un atto inqualificabile. «La capriola - aggiunge - aveva circa tre anni e dalla testa si può capire che era anche un bell'esemplare. A mio avviso era prossima al parto, visto che il feto era ben formato. Il bracconiere responsabile di questo atto, appare dotato di una perizia e abilità nel maneggiare il coltello, non occasionale.
 
OGGI NOTIZIE
3 GIUGNO 2013
 
Cani, aumentano gli abbandoni in autostrada
 
Roma - Sono in forte aumento gli avvistamenti di cani vaganti (abbandonati) sulle autostrade in questo mese di maggio rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, e questo non fa ben sperare per la prossima estate, quanto anche a causa della crisi si prevede un incremento di abbandono in una forbice compresa tra il 20 ed il 30% rispetto allo scorso anno.
Negli ultimi cinque anni la media dei cani vaganti avvistati sulle strade italiane nel periodo giugno-settembre è stata di circa 5.000 cani l'anno con una punta di circa 1.800 avvistamenti solamente nel mese di agosto. Ora purtroppo dobbiamo invece segnalare che solo nel mese di maggio sono state oltre 800 le segnalazioni di cani vaganti presenti da soli o in branco sulle autostrade italiane specialmente nelle regioni del centro sud Italia rispetto ai 440 dello scorso anno con un incremento di circa il 40% e questo non fa certo ben sperare per i mesi estivi, i cui avvistamenti dallo scorso anno hanno ripreso a crescere dopo tre anni di decremento.
Le autostrade in cui si verificano il maggior numero di avvistamenti sono quelle che attraversano le regioni del centro sud Italia, ma a questi occorre aggiungere le centinaia di avvistamenti che avvengono sulle strade statali in particolare in Sicilia e Sardegna. Inoltre in questo mese di maggio il dato più preoccupante riguarda un incremento di avvistamenti di cani vaganti ed abbandonati sia sulle autostrade di Emilia e Toscana, ai quali si aggiungono ben sessanta avvistamenti in un solo mese sul raccordo anulare di Roma rispetto ai 22 del mese di maggio del 2012.
 
GEA PRESS
3 GIUGNO 2013
 
Venezia – Cagnolino ucciso con un calcio. A Venezia la prima udienza
L'On.le Andrea Zanoni: Baubo merita giustizia.
 
Martedì 28 maggio, presso il Tribunale di Venezia, si è svolta la prima udienza del processo che ha visto alla sbarra un giovane della provincia di Treviso accusato di avere causato la morte del cagnolino Baubo, nel dicembre 2010. Stante le rilevanze investigative il povero cagnetto sarebbe stato ucciso a calci.
Sulla vicenda è intervenuto l’eurodeputato Andrea Zanoni il quale si è augurato che, appurata la responsabilità, venga comminato il massimo della pena. Una morte, ad avviso dell’On.le Zanoni, senza alcuna giustificazione oltre che causata con una crudeltà inqualificabile. Il Giudice, dott. Rocco Valeggia, ha ammesso la costituzione di parte civile della Lega Antivivisezione (LAV), assistita dall’avvocato Veronica De Pieri, e dei padroni di Baubo. La prossima udienza è fissata per il 29 ottobre con l’audizione dei testimoni.
I fatti risalgono alla notte tra il 12 e il 13 dicembre 2010, quando il cagnolino stava trotterellando tranquillo lungo la fondamenta del canale dei Frari a Venezia insieme al suo padrone. All’improvviso, un violentissimo calcio che sarebbe stato sferrato dall’imputato. Baubo, centrato in pieno, è così finito in mezzo alla calle.
Il cagnetto è morto dopo una notte di agonia. Le radiografie avrebbero dimostrato che il calcio è stato così violento da spezzare al piccolo meticcio ben cinque costole. Queste ultime si sono conficcate nel torace e nei polmoni, provocando un’emorragia che lo ha ucciso tra atroci dolori.
Immediatamente, i padroni del cagnolino, che viveva con loro da 14 anni, hanno denunciato il tutto alla Procura della Repubblica di Venezia per il reato di maltrattamento di animali con l’aggravante della sopravvenuta morte.
L’europarlamentare Andrea Zanoni, vice Presidente dell’Intergruppo per il Benessere degli Animali al Parlamento europeo ha affermato di essere vicino ai padroni di Baubo. “Mi auguro – ha riferito l’On.le Zanoni – che giustizia sia fatta. Il gesto non ha giustificazioni e merita di essere punito con il massimo della pena. Sono soddisfatto che siano state ammesse le costituzioni di parte civile dei proprietari e della Lega Antivivisezione (LAV). Non è una questione di soldi, perché la morte di un animale non può essere ripagata da nessuna cifra. È un ulteriore segnale che deve essere dato a chi pensa di poter rimanere impunito dopo aver compiuto un gesto efferato».
 
MB NEWS
3 GIUGNO 2013
 
Cani, padroni e guinzagli: «Prendilo a calci!!!»
 
Scritto da Matteo Speziali   
 
Arriviamo di corsa per un sentiero. Siamo a Montevecchia . Ad un certo punto sulla nostra strada una signora con un bel cane da caccia. È già quasi un'ora che andiamo su e giù tra guadi e torrenti. Siamo stanchi, ma abbiamo ancora le forze per trotterellare. Il cane si accorge prima della padrona del nostro arrivo e rapido si volta, ci vede e inizia ad abbaiare. Poi a ringhiare.
Rallentiamo il nostro passo cercando di intuire se possiamo proseguire senza essere inseguiti e morsi o è meglio fermarsi. Non abbiamo scelta: in prossimità dell'animale le sue intenzioni sono più che evidenti. La posizione è quella di un imminente attacco, i denti sono ben in vista. Sta difendendo la sua padrona a qualsiasi costo. È il suo compito.
Guardiamo la signora. Il cane non è legato al guinzaglio, ci gironzola vorticosamente intorno. Cerca un angolo da cui sferrare l'attacco? Siamo lì fermi. Dopo qualche istante con voce decisa mio fratello chiede alla signora di richiamare il cane. Una volta, due, forse, tre. La signora non fa nulla, non risponde. Ad un certo punto con voce ferma dice «Dai un calcio al cane che la smette!».
Il tempo si ferma. Non sento più neanche il cane che abbaia, sento solo quella frase che mi echeggia nelle orecchie. Devo aver sentito male. Guardo mio fratello negli occhi. Ha gli occhi anche lui di uno che ha sentito una cosa assurda. Finora non avevo fatto altro che schivare gli attacchi, vedere cosa faceva mio fratello, capire se in qualche modo ne saremmo usciti e avremmo potuto riprendere la corsa. Ora ho la certezza che le cose si stanno mettendo male.
«Signora, richiami il cane e si vergogni di quello che ha detto» - Lo dico con calma, scandendo bene le parole, guardando negli occhi quell'animale. Non il cane, naturalmente.
In qualche modo la signora acchiappa il suo quadrupede. Siamo liberi di andare. Ma prima mi avvicino e le ripeto una cosa sola «Vergognati! ».
Al di là dell'obbligo o meno di tenere i cani al guinzaglio, vi ho raccontato questo episodio realmente accaduto sabato per un motivo: perché ho visto con quale superficialità si sia sviluppato il dibattito circa la questione dei cani al guinzaglio presso il Parco di Monza. Se vogliamo convivere tutti assieme credo che sia importante non creare situazioni di pericolo per noi, ma anche per gli animali stessi. Perché se il cane ci avesse morso? Perché se al posto del sottoscritto e di suo fratello, che non picchierebbero mai un cane, ci fosse stato qualcuno che avrebbe reagito diversamente? Come sarebbe finita? Male. In ogni caso male.
Sono molti i finali che potrebbe avere questa storia, uno peggiore dell'altro (ricordate quel tassista ammazzato a Milano perché uccise i cane di una signora?), a cui non voglio neppure pensare, ma vorrei che tutti noi capissimo quanto facilmente le situazioni possano degenerare. E la colpa non è mai dell'animale, ma sempre del suo padrone irresponsabile.
 
TRENTINO
3 GIUGNO 2013
 
Luna, storia di una gatta colpita da un fucile ad aria
 
di Ivana Sandri
 
TRENTO - La Bolghera, quartiere con piccole palazzine circondate dal verde, è "quasi" un piccolo Eden per i gatti che amano gironzolare nei giardini in cerca di emozioni. Un desiderio di avventura che poteva costare la vita a una gatta di un anno ferita gravemente pochi giorni fa, "sparata" con un fucile ad aria compressa, strappata alla morte solo grazie al soccorso tempestivo da parte dei proprietari e il ricorso immediato al veterinario che è riuscito, seppure a fatica, a salvarla. Però Luna - questo il suo nome - porterà addosso per sempre il ricordo della cattiveria umana: il proiettile rimarrà conficcato per sempre nel suo ventre. Luna era arrivata nella casa di Andrea nell'aprile del 2012, per il suo no no compleanno, regalo voluto da sempre, "fin da quando era nato". E un atto criminale stava portarglielo via, stava per causare un immenso dolore ad un bambino, il soggetto più indifeso della società che tutti dovremmo proteggere, che nessuno dovrebbe poter far soffrire impunemente. Non sappiamo come altro definire, se non criminale, chi spara per uccidere un animale forse perché ha catturato qualche uccellino, perché "dà fastidio" o perché - ed è l'ipotesi migliore - si odia tutto e tutti. Forse qualche uccellino Luna l'avrà catturato, ma quanti ne sterminiamo noi stessi, spargendo funghicidi e anticrittogamici su giardini e orti, quanti ne uccidiamo travolgendoli con le macchine, e quanto invece questi vagabondi a 4 zampe aiutino tutti noi a difenderci dalla presenza - questa sì preoccupante - delle "pantegane"? Criminale, perché un proiettile in grado di uccidere un gatto può ferire una persona, causandole danni permanenti. Senza parlare dell'eventualità che lo sparatore ci riprovi con il rischio che nella traiettoria la prossima volta venga a trovarsi un bimbo che sta giocando nel cortile di casa, che sta pedalando in giardino sulla sua bicicletta. La mamma di Andrea, dopo aver soccorso la micia e aver consolato il figlio disperato e spaventato, ha proceduto a sporgere denuncia al comando dei carabinieri, per tutelare la sicurezza degli animali - e ancor più la sicurezza dei tanti bambini - che giocano nei cortili e nei giardini della zona e che potrebbero essere le prossime vittime del folle sparatore. Luna è stata trovata agonizzante nel cortile di una palazzina al numero 113 di via Gocciadoro, il veterinario ha confermato che con una ferita così grave la micia non può essersi allontanata di molto dal luogo in cui le hanno sparato. Quindi, i proprietari di animali sono avvisati, ma forse la denuncia servirà anche ad un ripensamento del lo sparatore.
 
LA PROVINCIA DI VARESE
3 GIUGNO 2013
 
Maltrattamenti di animali
Assolto anziano di Azzate (VA)
 
AZZATE (VA) - Anziano cacciatore assolto dall'accusa di maltrattamenti su animale: potrà finalmente riabbracciare il suo adorato pointer. La vicenda aveva commosso l'intera comunità di Azzate: l'uomo, pensionato di 74 anni, in aula non si è mai mostrato preoccupato delle accuse mosse nei suoi confronti continuando soltanto a chiedere di poter riavere il amico a quattro zampe.
La vicenda ha avuto inizio nel maggio 2009 quando le guardie ecologiche e zoofile dell'Oipa Italia onlus avevano eseguito una serie di ispezioni ad Azzate. E lì avevano trovato il cacciatore e i suoi due pinter: uno dei quali, molto anziano (aveva 12 anni) è deceduto dopo il sequestro nel canile al quale era stato affidato. Secondo le guardie l'area di stabulazione dei due animali, che il cacciatore ha continuato a ribadire “correvano ogni giorno”, era sporca e di fortuna e i c ani avrebbero mostrato i segni di una malnutrizione.
Valutazione smentita in aula “dalle veterinarie Asl ascoltate dal giudice che hanno valutato come buone le condizioni dei due animali”, spiega Fabio Ambrosetti, avvocato del pensionato sotto accusa. In ogni caso era scattata la denuncia e gli animali erano stati separati dal loro proprietario. Questa mattina la sentenza: il cacciatore è stato assolto perché il fatto non costituisce reato. Il giudice ha ordinato che il suo adorato pointer gli venisse restituito.
 
NEL CUORE.ORG
3 GIUGNO 2013
 
TRENTINO, MINISTERO DELL'AMBIENTE: OK ALLA CATTURA DELL'ORSO M11
Dopo la richiesta avanzata dalla Provincia di Trento
 
Il ministero dell'Ambiente ha dato l'ok alla cattura di M11, il giovane orso trentino accusato di causare danni negli allevamenti del monte Baldo. Il presidente della Provincia di Trento, Alberto Pacher, ha già dato l'ordine di acchiappare il plantigrado che sarà collocato nella struttura protetta del Casteller, a sud del capoluogo. Per catturare l'esemplare - fa sapere la Provincia - saranno messe in atto tutte le misure necessarie a garantirne l'assoluta incolumità.
Nella lettera del ministero si comunica che l'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) ha ritenuto ''accettabile la rimozione dell'orso M11, tenuto conto dei potenziali rischi per la sicurezza dell'uomo derivanti dai comportamenti dell'individuo, che mostra una elevata confidenza nei confronti dell'uomo, e preso atto dell'inefficacia delle misure di ricondizionamento messe in atto''.
Il Trentino - ha detto ancora il presidente Pacher - ha avanzato, alcune settimane fa, una richiesta scritta per gestire in modo diverso la presenza degli orsi sul territorio, coinvolgendo anche Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia autonoma di Bolzano. ''L'obiettivo è quello di arrivare a regole che consentano un tempestivo intervento nel caso gli orsi presenti in Trentino diventino dannosi o pericolosi, perche' eccessivamente confidenti con l'uomo''.
 
GEA PRESS
3 GIUGNO 2013
 
Provincia di Milano – Tornano gli abbattitori dei piccioni
Proteste dei cittadini – L'ENPA: interventi incapaci di contrastare le stesse popolazioni dei piccioni
 
Abbattitori di piccioni  in provincia di Milano. Gli interventi sarebbero avvenuti nei giorni scorsi  nell’area a nord ovest del capoluogo lombardo.
Proteste che in alcuni casi sarebbero state avanzate nei confronti degli stessi operatori della Provincia. Secondo alcuni segnalanti il tiratore si sarebbe avvalso di un “tira-piccione”, ovvero una macchina fornita di sagome  che vengono roteate. Piccioni centrati dai tiratori che potrebbero essere caduti anche in altre proprietà.
Di certo una situazione che è quasi inevitabile non creasse delle polemiche. L’Ufficio Caccia della Provincia di Milano, da noi contatto, ha riferito dell’attività delle Guardie Venatorie Volontarie nella scorsa settimana. Lo stesso Ufficio ha inoltre preannunciato un suo possibile intervento in merito alla  vicenda e per il quale, ovviamente,  confermiamo la nostra disponibilità ad ospitarlo.
Chi invece è intervenuta subito è l’ENPA di Milano secondo la quale gli abbattimenti di piccioni compiuti dai cacciatori autorizzati dalla Provincia di Milano hanno sollevato, già nel passato,  non poche perplessità in ordine alla loro legittimità. A tal proposito la stessa ENPA, tramite il proprio  Nucleo di Guardie Zoofile, già nei mesi scorsi, ha inviato una corposa notizia di reato presso la Procura della Repubblica di Milano, che risulta tutt’ora al vaglio del P.M. Competente.
Per l’ENPA l’abbattimento di piccioni operato presso molte aziende agricole su richiesta dei proprietari, potrebbe rappresentare  soltanto una possibilità per alcuni di poter svolgere attività di caccia in periodo di chiusura ed un contentino dato agli agricoltori, con “la consapevolezza scientifica della complessiva inutilità di questi piani“. Poi il sospetto, stante alcune segnalazioni pervenute all’ENPA, di animali feriti e non raccolti.
Per l’ENPA non è possibile poter mettere in atto piani di contenimento, come peraltro avrebbe stabilito lo stesso ISPRA, Ente chiamato ad esprimersi sulla liceità dei piani di abbattimento, senza tener conto della portanza ambientale relativa alla specie bersaglio. Di fatto, sempre ad avviso di ENPA, una pessima gestione delle scorte alimentari per gli animali d’allevamento ed una cattiva custodia dei depositi di alimenti mette a disposizione dei piccioni risorse “infinite”, causando il loro incremento numerico.
“Tale fenomeno – ha dichiarato Ermanno Giudici, presidente e Capo Nucleo delle Guardie Zoofile della sezione ENPA di Milano – non è certo contrastato dai piani di abbattimento incapaci di incidere sulle dinamiche della popolazione, fatto peraltro dimostrato anche per i corvidi.  Siamo certi che prima o poi la Procura valuterà l’indagine compiuta dalle nostre Guardie Zoofile ed adotterà i provvedimenti del caso“.
 
CORRIERE DEL VENETO
3 GIUGNO 2013
 
Sos gregge, pastore chiama i pompieri
Più di sei ore per salvare le pecore
Avevano rischiato di finire in acqua. Issate una a una per 15 metri con la sola forza delle braccia

Benedetta Centin

 
MONTECCHIO PRECALCINO (Vicenza) – Sei ore e mezzo. Tanto ci hanno messo i vigili del fuoco di Vicenza per recuperare un intero gregge in difficoltà nelle campagne di Montecchio Precalcino. Sessanta pecore in tutto che hanno rischiato di finire in acqua, dentro il fiume Astico, e che sono rimaste prigioniere della pescaia, il tratto di alveo sbarrato da pietre e muro. Il pastore, un vicentino, anche a causa del buio, non era in grado di portare in salvo gli animali caduti nel piccolo dirupo per alcuni metri e ha chiesto aiuto al 115.
La squadra dei vigili del fuoco arrivata sul posto, in via Guado, ha lavorato un’intera notte - dalle 21 di domenica sera fino alle 3.30 di lunedì - per effettuare il recupero di tutto il gregge. Ciascuna pecora, che arrivava a pesare anche cento chili, è stato legata e issata per circa quindici metri, tanto era alto il muro di contenimento. Un lavoraccio di braccia durato ore. Ma ne è valsa la pena. Gli animali sono stati messi in salvo e stanno bene.
 
NEL CUORE.ORG
3 GIUGNO 2013
 
TOR DI VALLE, CHIUDE L'IPPODROMO E 180 ANIMALI RESTANO SENZA CASA
Appello dell'Enpa ai candidati sindaci
 
E' emergenza per gli oltre 180 animali che vivono nell'ex ippodromo di Tor di Valle (Roma). Infatti, il 1.o giugno la struttura, dove sarà edificato il futuro stadio della Roma, ha cambiato proprietà ed è stato intimato di sgomberare i locali entro venerdì 7 giugno. Tra gli sfrattati ci sono anche una trentina di cani ed almeno quaranta gatti, si tratta per lo più di randagi accuditi dalle persone del posto, ai quali si aggiungono più di centodieci cavalli, tuttora ospitati presso le scuderie dell'ex ippodromo. E' evidente che la perentorietà dei termini di sgombero rischia di creare una vera situazione di crisi, non solo per gli animali, molti dei quali sono anziani e malati, ma per l'intera città.
Per questo l'Enpa ha lanciato un appello a Gianni Alemanno e Ignazio Marino , al primo come attuale sindaco della capitale al secondo come candidato per la corsa al Campidoglio, affinché intervengano con urgenza – ciascuno nell'ambito delle proprie competenze - per avviare a soluzione il problema.
"Nel corso della loro campagna elettorale Gianni Alemanno e Ignazio Marino hanno più volte detto di volersi impegnare fattivamente in favore degli animali – dichiara l'Enpa –; questo è il momento di dimostrare la concretezza delle loro promesse. A Tor di Valle è in atto una vera e propria emergenza che rischia di avere terribili e inaccettabili conseguenze per il benessere degli animali; chiediamo pertanto ad Alemanno e Marino quali azioni abbiano in programma per scongiurare tale ipotesi ed assicurare un futuro sereno agli animali dell'ex ippodromo. Di tempo ne è rimasto poco: è fondamentale intervenire immediatamente".
 
ECOLOGIAE
3 GIUGNO 2013
 
Ecologia, balene: cacciate per poi divenire carne per cani
 
Valentina Ierrobino
 
Tra pochi giorni centinaia di balene verranno uccise per essere trasformate in carne in scatola per cani. Nella caccia ai mammiferi marini, tra le specie a rischio estinzione, sono coinvolti tutti a partire dall’Islanda, luogo da dove proviene il baleniere; all’Olanda da cui le carcasse di balena prenderanno il largo; al Giappone dove i grandi mammiferi verranno trasformati in carne per cani. E’ possibile fermare il massacro firmando una petizione. L’appello per salvare le balene, ed in particolare 180 esemplari di balenottera, arriva da Avaaz che è venuta a conoscenza del fatto: tra pochi giorni le balenottere saranno cacciate da un ricco industriale ed esportate in tutto il mondo per farne cibo per cani! L’industriale è Kristjan Loftsson originario dell’Islanda, mentre il Paese che trasformerà la carne degli animali a rischio estinzione è il Giappone. L’associazione Avaaz fa appello ad una legge internazionale che vieta di ormeggiare una nave piena di carcasse illegali di balene. Tra gli Stati dell’Unione al momento solo la Germania e anche la Finlandia si sono rifiutate di accogliere la nave e attraverso la raccolta di firme per la petizione è possibile fermare l’uccisione delle balene prima che essa abbia inizio.
E’ importante, prosegue il comunicato di Avaaz, far leva sulle autorità olandesi, da sempre sensibili alle tematiche ambientali, perché se anche l’Olanda rifiuta di far passare la nave con le carcasse di balena nelle sue acque, la nave di fatto non può salpare per raggiungere il Giappone. Le balenottere sono tra gli animali a rischio estinzione con oltre il 70% della popolazione mondiale uccisa per mano dell’uomo. Grazie alle convenzioni internazionale e nello specifico ai divieti di caccia regolati dalla Convenzione sul commercio internazionale delle specie in via di estinzione e dalla Commissione internazionale sulla caccia alla balena, è possibile fermare il massacro.
 
NEL CUORE.ORG
3 GIUGNO 2013
 
LA CALIFORNIA TUTELA LE BALENE: NUOVE ROTTE PER LE GRANDI NAVI
Per fermare gli incidenti letali per le specie a rischio
 
Le grandi navi che passano dai porti della costa della California, negli Stati Uniti, da sabato scorso seguono nuove rotte pensate per proteggere le balene in via di estinzione. Per due anni, gli scienziati della Noaa, con la collaborazione delle compagnie di spedizioni e degli ambientalisti, hanno lavorato per tracciare i percorsi alternativi. Questa decisione è scaturita dal fatto che il numero dei cetacei uccisi nell'urto con le navi è sempre più in aumento. Balenottere azzurre, balenottere comuni e megattere, tre specie in via di estinzione, vengono attirate sulle coste californiane dall'abbondanza di crostacei krill, che rappresentano il loro nutrimento. La deviazione interessa le grandi navi nella baia di San Francisco, nel canale di Santa Barbara e nei porti di Los Angeles e Long Beach, rivela Quotidiano.net. 
"Il nostro obiettivo è trovare un equilibrio tra il passaggio delle navi commerciali nei nostri trafficati porti e proteggere la popolazione di balene in via di estinzione nei vicini santuari marini", ha detto William Douros, della Noaa (National oceanic and atmospheric administration).
Le balenottere azzurre, i più grandi animali della Terra, possono raggiungere i 27 metri di lunghezza, ma diventano piccole al posto delle grandi navi, lunghe anche come quattro campi da calcio. Nella zona nordorientale del Pacifico, si stima che ci siano circa duemila balenottere azzurre, altrettante balenottere comuni e 2.500 megattere. 
"È un miglioramento decisivo, ma il numero di scontri con le navi si ridurrà poco. Ci sono molti altri passi da fare per creare altri progressi", ha detto John Calambokidis, scienziato di Washington che ha preso parte al progetto californiano.
 
LA ZAMPA.IT
3 GIUGNO 2013
 
L’ultimo viaggio di Zeus con il suo padrone
 
Un ultimo viaggio on the road in compagnia del suo cane. Joseph Sebastian sta attraversando l’Australia in bicicletta con il quattrozampe al seguito, Zeus, ormai sordo e quasi cieco. E’ un ideale percorso d’addio, per ringraziare il cane che gli è stato vicino per 15 anni: «Non voglio che muoia da solo: si è preso cura di me più di quanto io abbia fatto con lui». Trainato su un carrellino, Zeus osserva i paesaggi mozzafiato dell’Australia e accompagna fedele il suo padrone. Fino alla fine.
VIDEO
 
METEO WEB
3 GIUGNO 2013
 
Maltempo, Praga inondata: ansia per la sorte degli animali bloccati dentro lo zoo
 
La città di Praga, alle prese con una inondazione che rischia di sfociare in un vero disastro, segue con ansia la sorte dei gorilla dello zoo cittadino, gli unici animali rimasti nella zona allagata. Una situazione drammatica, che accende i fari su questi animali, conosciutissimi in città, e beniamini non solo dei bambini. I dipendenti del giardino zoologico sono riusciti nelle ultime 24 ore a evacuare quasi tutti gli animali, ma nonostante l`impegno, durato per tutta la notte, non sono riusciti a portare definitivamente in salvo i gorilla, ma solo a spostarli in una zona sopraelevata. In queste ore la soluzione rischia di essere insufficiente per sottrarre gli animali alla furia delle acque. Preoccupa soprattutto la situazione del gorilla Richard, che appare terrorizzato e allo stesso tempo furioso per l`atmosfera che l o circonda. Un comportamento che complica enormemente i tentativi di avvicinarlo e portarlo in salvo. Lo zoo di Praga già nel 2002 fu diventato il simbolo della distruzione causata da un alluvione. Furono circa 100 gli ospiti del parco non ce la fecero, fra cui tre ippopotami, un elefante e un leone, che morirono affogati. Indimenticabile la vicenda della foca Gaston, che approfittò del bailamme di quelle ore per darsi alla fuga. Nuotò per centinaia di chilometri, lungo la Moldava, poi sull’Elba, prima di essere di nuovo catturata, stremata, in Germania. Morì qualche giorno dopo, probabilmente avvelenata da sostanze tossiche ingerite durante la fuga, e la sua storia commosse il mondo.
 
TM NEWS
3 GIUGNO 2013
 
Praga in ansia per i gorilla prigionieri nello zoo allagato
Nel 2002 il parco fu simbolo distruzione portata da alluvione
 
Praga - La città di Praga, alle prese con una inondazione che rischia di sfociare in un vero disastro, segue con ansia la sorte dei gorilla dello zoo cittadino, gli unici animali rimasti nella zona allagata. Una situazione drammatica, che accende i fari su questi animali, conosciutissimi in città, e beniamini non solo dei bambini.
I dipendenti del giardino zoologico sono riusciti nelle ultime 24 ore a evacuare quasi tutti gli animali, ma nonostante l'impegno, durato per tutta la notte, non sono riusciti a portare definitivamente in salvo i gorilla, ma solo a spostarli in una zona sopraelevata. In queste ore la soluzione rischia di essere insufficiente per sottrarre gli animali alla furia delle acque. Preoc cupa soprattutto la situazione del gorilla Richard, che appare terrorizzato e allo stesso tempo furioso per l'atmosfera che lo circonda. Un comportamento che complica enormemente i tentativi di avvicinarlo e portarlo in salvo.
Lo zoo di Praga già nel 2002 fu diventato il simbolo della distruzione causata da un alluvione. Furono circa 100 gli ospiti del parco non ce la fecero, fra cui tre ippopotami, un elefante e un leone, che morirono affogati. Indimenticabile la vicenda della foca Gaston, che approfittò del bailamme di quelle ore per darsi alla fuga. Nuotò per centinaia di chilometri, lungo la Moldava, poi sull'Elba, prima di essere di nuovo catturata, stremata, in Germania. Morì qualche giorno dopo, probabilmente avvelenata da sostanze tossiche ingerite durante la fuga, e la sua storia commosse il mondo.
 
NELCUORE.ORG
4 GIUGNO 2013
 
ALLARME A PRAGA: I GORILLA DELLO ZOO RISCHIANO DI MORIRE AFFOGATI
Inondata la struttura. Gli animali sono spaventati
 
Allarme per i gorilla dello zoo di Praga. La capitale della Repubblica Ceca è alle prese con un'inondazione molto pericolosa e questi animali sono gli unici rimasti nella zona allagata.
Una situazione drammatica. I dipendenti del giardino zoologico - stando a quanto rivela Quotidiano.net - sono riusciti nelle ultime 24 ore ad evacuare quasi tutte le bestiole ma, nonostante il lavoro anche notturno, non sono riusciti a salvare i gorilla, ma solo a spostarli in una zona sopraelevata.
La furia delle acque spaventa. E preoccupa soprattutto la situazione del gorilla Richard, che sembra terrorizzato e nel contempo arrabbiato per la situazione che si è venuta a creare. Un comportamento che complica a dir poco i tentativi di avvicinarsi a lui e di portarlo in salvo.
Lo zoo di Praga già nel 2002 è stato distrutto da un'alluvione. Il bilancio? Circa 100 ospiti del p arco morti, fra cui tre ippopotami, un elefante e un leone, che hanno perso la vita affogati.
 
NEL CUORE.ORG
3 GIUGNO 2013
 
MODA-CHOC IN SUDAFRICA: ECCO LA CACCIA AI LEONI IN PICCOLI RANCH
Migliaia di grandi felini allevati per i ricchi stranieri
 
Migliaia di leoni allevati in aziende agricole per soddisfare i ricchi cacciatori stranieri, che acquistano il diritto a dar loro la caccia e a portarsi a casa un trofeo dietro un pagamento. Teatro di questa nuova moda a dir poco discutibile è il Sudafrica, dove la ''caccia in scatola'' al leone – che viene braccato in piccole aree recintate – sta diventando un vero business. A denunciare l'attività, ovviamente legale, è il Guardian, secondo cui nel Paese africano sono oltre 160 i ranch che allevano grandi felini, mentre il numero dei leoni in cattività, cinquemila, supera abbondantemente i duemila esemplari selvaggi.
Secondo gli animalisti, gli allevatori venderebbero i leoni a cacciatori europei e nordamericani in cerca di un trofeo da conquistare, oltre che ad asiatici per la medicina tradizionale. Il prezzo della ''caccia in scatola'' andrebbe dai cinquemila ai trentamila euro, una cifra che molti cacciatori sembrerebbero disposti a pagare. Se dal 2001 al 2006 i leoni-trofeo esportati dal Sudafrica sono stati 1.830, dal 2006 al 2011 il numero è arrivato a 4.062 esemplari. Sempre stando alla rivelazione del quotidiano britannico, gli allevatori sarebbero soliti togliere i cuccioli alla madre ben prima dei sei mesi necessari al loro svezzamento, in modo che la leonessa torni fertile in un tempo minore. In questo modo una femmina riesce ad avere cinque cucciolate ogni due anni, con evidenti ricadute per gli affari degli allevatori.
 
NEL CUORE.ORG
3 GIUGNO 2013
 
VIVISEZIONE, GARATTINI: LA SCIENZA NON SI LASCERA' INTIMIDIRE
La lettera del direttore dell'istituto "M. Negri"
 
''Il movimento Pro-Test non si lascerà intimidire''. Così Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di ricerca Mario Negri, dopo la manifestazione organizzata sabato a Milano dai ricercatori, in cui ci sono state tensioni con gli animalisti. ''Per la prima volta - scrive Garattini in una lettera aperta ai giornali - un numeroso gruppo di ricercatori e clinici è sceso in piazza per protestare contro la barbara violenza degli animalisti che hanno devastato gli stabulari dell'Universita' di Milano e per far conoscere ai cittadini le ragioni della ricerca scientifica a sostegno della sperimentazione animale. Questa è ancora necessaria se si vuol mantenere la speranza di lenire le sofferenze di chi attende terapie efficaci. Purtroppo non esistono alternative perché le cellule coltivate in vitro sono un'es trema semplificazione che non può sostituire la complessità anche del più piccolo organismo vivente''. ''Purtroppo - continua il farmacologo - troppe false informazioni vengono diffuse mentre la legislazione italiana sulla sperimentazione animale è fra le più severe dell'Europa. Anche in occasione della manifestazione non sono mancate le intemperanze di pochi facinorosi che tuttavia non sono riusciti ad impedire di instaurare un dialogo con il pubblico''.
 
LETTERA 43
3 GIUGNO 2013
 
Make up, l'Ue salva gli animali
Banditi i test sugli esseri viventi. Via delle aziende a nuove forme di sperimentazione.
 
I test sugli animali per i cosmetici sono ormai vietati all'interno dell'Unione europea. Così gli scienziati inglesi della New Castle University hanno brevettato un nuovo esame di laboratorio per verificare le reazioni di sensibilizzazione dovute al make up o a nuovi farmaci anche senza quei terribili esperimenti.
NUOVO APPROCCIO. Il metodo offre una valida alternativa all'uso dei test sugli animali nei laboratori, banditi da marzo 2013 dalla legge europea sui cosmetici e ancora non del tutto rimpiazzati.
«Il sistema parte dall'impiego di cellule prelevate da campioni di sangue umano, differenziate in cellule dendritiche che attivano i linfociti T e una cascata di citochine per predire le reazioni di sensibilizzazione cutanea e avverse da ingredienti cosmetici o da nuovi farmaci. Il test offre una accurata e rapida alternativa all'impiego degli animali ed è stato gi& agrave; sperimentato con successo da alcune aziende farmaceutiche», ha spiegato Anne Dickinson, dell'istituto di medicina molecolare universitario che ha messo a punto la tecnica.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
3 GIUGNO 2013
 
Vivisezione, in parlamento presentate tre proposte di legge
 
Sono ben tre le proposte di legge contro la vivisezione e per la promozione di metodi alternativi agli esperimenti già depositati alla Camera, in rappresentanza della Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente. Lo annuncia l’onorevole Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente. Il «pacchetto» depositato alla Camera dall’ex ministro del Turismo comprende tre proposte di legge sulla vivisezione. La prima prevede l’abolizione “tout court” dei test sugli animali e la destinazione ad attività di ricerca con metodi sostitutivi di risorse pari a quelle spese per finanziare la ricerca con animali. «Nelle mo re, interviene la seconda proposta di legge per la protezione degli animali da laboratorio che recepisce la direttiva 2010/63 secondo criteri restrittivi» , spiega il comunicato, la terza proposta di legge mira a rendere più efficace la normativa in vigore sull’obiezione di coscienza alla sperimentazione animale (413/1993).
 
NEL CUORE.ORG
3 GIUGNO 2013
 
"IL TURISMO LEGATO AGLI SQUALI FRUTTA MOLTO DI PIU' DELLA PESCA"
La ricerca canadese: giro d'affari da 107 milioni di euro
 
Gli squali liberi di nuotare nel loro habitat naturale rappresentano una parte preziosa del turismo in tutto il mondo. Lo rivela un nuovo studio della University of British Columbia, in Canada. La ricerca fornisce la prova dell'importanza anche dal punto di vista economico dell'attività di tutela contro l'uccisione dilagante di squali per il cibo, ha detto l'autore Andrés Cisneros-Montemayor, che lavora come dottore di ricerca nell'unità di ricerca di Bioeconomia.
Un team di scienziati ha confrontato i dati provenienti da 70 siti in 45 Paesi, tenendo conto di quanto denaro viene generato ogni anno dalla pesca che alimenta il commercio globale di pinne di squalo e di quanti proventi garantisce l'ecoturismo, che comprende tutte le forme di attività di shark-watching (vista degli squali). I risultati non lasciano adito a dubbi, perché l'ecoturismo port a in 314 milioni di dollari (poco più di 107 milioni di euro) all'anno in tutto il mondo. E non solo: si prevede che questo settore sia destinato a continuare a crescere. I viaggi alla ricerca degli squali - hanno aggiunto i ricercatori - sono particolarmente frequenti nei Caraibi e in Australia.
 
YAHOO NOTIZIE
3 GIUGNO 2013
 
Ambiente: convegno internazionale su cetacei e tartarughe marine
 
Siena - Si terra' all'Universita' di Siena mercoledi' 5 e giovedi' 6 giugno il convegno internazionale dedicato alla ricerca sulla salute del mare e della fauna marina, intitolato "Biologia ed ecotossicologia dei grandi vertebrati e degli uccelli marini". Nell'ambito della strategia definita dall'Unione Europea per la tutela dei mari, saranno proposte le piu' aggiornate ricerche che indicano alcune specie animali come "sentinelle" dello stato di salute dell'ambiente mediterraneo ed Atlantico.
Le tartarughe marine, i grandi cetacei come la balenottera comune, i delfini, alcune specie di squali, alcuni uccelli marini saranno i protagonisti delle ricerche presentate, che li vedono nel ruolo di indicatori del grado di inquinamento ambientale. Tra questi studi, quelli dell'Universita' di Siena sulle microplastiche e il loro impatto sui cetacei stanno riscuotendo sempre maggiore interesse da parte della comunita' scientifica internazionale.
La International Whaling Commission, il principale organismo mondiale per la tutela delle balene, ha riconosciuto ufficialmente il valore scientifico dei risultati raggiunti dal gruppo di ricerca della professoressa Maria Cristina Fossi, che per primo ha studiato l'impatto delle piccolissime porzioni di plastica sui grandi filtratori, che trattengono insieme al plancton una grande quantita' di contaminanti.
 
TANTA SALUTE
3 GIUGNO 2013
 
Il cimurro nel cane e nel gatto: sintomi, vaccino e cura
 
Il cimurro nel cane e nel gatto rappresenta una malattia infettiva contagiosa, che viene trasmessa da un virus. A volte può essere anche letale e si distingue in maniera particolare per alcuni disturbi che interessano il sistema nervoso, affetto da turbe varie, come convulsioni e paralisi. Il tutto è accompagnato anche dal catarro nasale. Il virus responsabile della patologia è il paramixovirus, che è collegato con il virus del morbillo che colpisce l’uomo. Il contagio avviene per via aerea, ma anche con la saliva e con il contatto con l’urina e le feci di animali infetti. Non esiste una terapia specifica: si possono soltanto usare gli antibiotici contro le infezioni opportunistiche. Esiste un vaccino d a utilizzare come forma di prevenzione.
Il cimurro nel cane
Il cimurro nel cane può colpire animali di tutte le età, specialmente quelli che non sono vaccinati. Il virus è piuttosto sensibile ai comuni disinfettanti, ecco perché questi dovrebbero essere particolarmente usati. Il problema è che il virus alla base della malattia richiede un lungo periodo di tempo per essere eliminato, anche 60 o 90 giorni dopo il manifestarsi dell’infezione. Proprio per questo si corre il rischio di creare delle vere e proprie epidemie.
Le forme in cui la patologia si manifesta sono molte, anche perché i sintomi variano a seconda dell’età e del sistema immunitario dell’animale. Abbiamo una forma iperacuta, che ha come sintomi l’inappetenza, la stanchezza, la tosse, la congiuntivite, la diarrea emorragica e i tremori muscolari. Questo tipo di cimurro può colpire anche i cuccioli con meno di tre mesi di vita.
Nella forma acuta si distinguono due fasi, la seconda delle quali è preceduta dalla febbre alta e presenta disturbi a diversi organi. Sono coinvolti l’apparato respiratorio, quello gastroenterico e il sistema nervoso.
Il cimurro nervoso si distingue per una forma prettamente neurologica, con tetraplegia, meningite e atassia.
Si possono somministrare degli antibiotici contro le infezioni secondarie, anche perché la malattia provoca un abbassamento delle difese immunitarie. In ogni caso non bisogna dimenticare che si tratta di una malattia progressiva e altamente mortale.
Come forma di profilassi si può adottare il vaccino, il cui protocollo è deciso in maniera specifica dal veterinario.
La malattia nei gatti
Il cimurro nel gatto si configura come un’infezione virale che colpisce il midollo osseo e le pareti dell’intestino. Fra i sintomi più caratteristici, la perdita di appetito, la febbre alta, il vomito e la diarrea. L’infezione è molto contagiosa e può compromettere la vita dell’animale. I gatti, infatti, possono morire per un’infezione secondaria o per disidratazione.
I soggetti più a rischio sono gli esemplari giovani di poche settimane. In quelli che hanno due o tre mesi si manifesta un’elevata temperatura del corpo per due o tre giorni, si hanno poi una remissione e un secondo periodo di febbre che dura per tutta la malattia.
Anche in questo caso è difficile giungere alla guarigione, anche perché per la cura non esistono rimedi specifici. E’ pur vero che il virus è poco resistente all’ambiente, ma impiega molto tempo per venire distrutto. Proprio per questo è molto importante ricorrere alla vaccinazione preventiva.
 
GIORNALE DI BRESCIA
4 GIUGNO 2013
 
La storia del micio salvato due volte 

Bruno Manenti

 
Prov. di Brescia Domenico così chiamato perché salvato dalla strada di domenica. Anzi salvato due volte, prima dalle affettuose mani di Diego Maffezzoni e poi dalle zampette di una micia che diventerà la mamma-balia.
Nome voluto Domenico, dal ragazzo, che in una giornata di festa, tornando a casa, a Pavone Mella, appena fuori Gottolengo sulla provinciale, ha scorto il cucciolo di felino, spaesato, impaurito barcollare sull’asfalto. Subito ha fatto bloccare l'auto al papà per prestare soccorso e metterlo in salvo. Era nato da poco, ancora gli occhietti chiusi e i movimenti incerti. Con le dovute precauzioni, preso in braccio lo ha portato con sè per poterlo rifocillare, mantenerlo in vita e dargli una famiglia.
Purtroppo il ciuccio di gomma del biberon non mostrava essere di suo gradimento e per Domenico la sorte pareva destinata al peggio. Così, fortunatamente non è stato. La provvidenza è intervenuta in suo aiuto. E la provvidenza nel contesto si è manifestata nella gatta dei nonni, Angelo e Mary, che da un anno senza prole, ha pensato di adottarsi il trovatello.
Nel cortile dei Maffezzoni, ancora attorniato dalle cure del ragazzino, Domenico, è stato rapito da Molly, questo il nome della micia, che l'ha portato in un posto sicuro, prelevandolo delicatamente. Poi più visto. Quindici giorni dopo ecco la sorpresa. Domenico, in gran salute, sempre sotto la prudente e circospetta attenzione della madre adottiva è uscito allo scoperto a gironzolare per lo spiazzo avanti l'abitazione dei Maffezzoni, in piena forma, ben integrato con gli altri animali dell'aia. Questo fa pensare che alla gattina sia sorto il latte proprio nel frangente, per la bisogna, travolta dal desiderio di una maternità recondita. Insomma: l'amore può fare miracoli.
 
NEL CUORE.ORG
4 GIUGNO 2013
 
TRENTA POLPETTE AVVELENATE AL PARCO D'ABRUZZO, LIPU: SOS ORSI
Appello animalista al governo e alla Regione
 
"Chiediamo a governo e Regione Abruzzo provvedimenti drastici per tutelare la popolazione di orsi marsicani del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Rischiare di far estinguere questa specie in Italia provocherebbe un enorme danno alla biodiversità complessiva del patrimonio faunistico italiano oltre che una crisi ambientale, culturale, sociale ed economica di proporzioni ingenti". Così il presidente della Lipu-Birdlife Italia, Fulvio Mamone Capria commenta il ritrovamento di 30 polpette avvelenate nella valle Cervara e nel vallone Lampazzo, una zona di riserva integrale, il luogo più difeso dell'area protetta. I bocconi assassini nel Parco "potevano comportare la totale estinzione dell'orso marsicano in Italia". Quindi, "dopo gli episodi di bracconaggio, gli investimenti lungo le strade del parco, il pascolo abusivo e ora nuovamente con i tentativi di avvelenamento di orsi e lupi in area parco a protezione integrale - prosegue il presidente della Lipu - si attuino misure di conservazione rigidissime, anche prevedendo limitazioni temporanee alla circolazione di persone, mezzi e animali domestici in zone di particolare sensibilita' e pregio naturalistico". Ecco perché la Lipu ha scritto al Parlamento "chiedendo di porre il bracconaggio e in genere la criminalità contro gli animali selvatici al centro dell'agenda del prossimo futuro- conclude- chiediamo dunque al Consiglio dei ministri di adottare, al più presto, una norma ad hoc".
 
ROMAGNA NOI
4 GIUGNO 2013
 
Milano Marittima
Si schianta in auto contro albero: lei è grave, muore il cane
L'incidente alle 5.45 in via Baldini. La conducente, di 58 anni, è stata trasportata d'urgenza al Bufalini
 
MILANO MARITTIMA (RA) - Una donna di 58 anni si è schiantata contro un albero alle prime luci dell'alba mentre si trovava alla guida dell'auto. A bordo viaggiava anche il suo cane, deceduto in seguito all'impatto con la pianta. L'incidente è avvenuto a Milano Marittima, in via Baldini, attorno alle 5.45. Sul posto per i soccorsi sono intervenute ambulanza e auto medicalizzata: la 58enne è stata poi trasportata in gravi condizioni all'ospedale Bufalini di Cesena. Per l'animale che viaggiava con lei non c'è stato invece nulla da fare. Per i rilievi sono intervenuti i carabinieri di Cervia Milano Marittima. 
 
MESSAGGERO VENETO
4 GIUGNO 2013
 
Rondini, nidi abbattuti: «Offro 500 euro a chi mi indica il colpevole»
Pordenone, taglia messa a disposizione dall’europarlamentare Zanoni. I ricoveri distrutti si trovavano in corso Vittorio Emanuele
 
PORDENONE. In corso Vittorio Emanuele a Pordenone, mani ignote hanno distrutto i nidi di balestruccio (meglio conosciuto come rondine), uccello protetto e a rischio d’estinzione. Sulla vicenda interviene l’eurodeputato Andrea Zanoni, che ha espresso tutta la sua indignazione: «È un gesto incivile e punibile penalmente. La legge prevede anche la galera per chi si macchia di un simile reato» e lancia un appello: «Offro 500 euro a chi riuscirà a fornirmi i nomi dei responsabili».
I nidi sono stati tirati giù con un’asta da sotto il portico. Dal sopralluogo effettuato dalla Lega Antivivisezione (Lav) locale, guardando sotto le arcate risulta che, dove prima c’erano nidi con tre o quattro piccoli, ora sono rimaste solo le tracce dei rifugi create dai piccoli volatili.
Secondo Guido Iemmi, Presidente della Lav pordenonese, il gesto inqualificabile è stato compiuto da qualcuno che voleva impedirne la renidificazione stagionale. Ora, l’associazione sta raccogliendo le segnalazioni e informazioni per individuare il responsabile.
Zanoni, vicepresidente dell’Intergruppo per il benessere degli animali al Parlamento europeo è allibito dall’accaduto: «Sono solidale con i volontari della Lav e offro una taglia di 500 euro a chi metterà nero su bianco il nome del responsabile di un atto vergognoso. I balestrucci appartengono alla famiglia delle rondini e sono uccelli migratori tutelati dalle leggi europee e italiane. Chi ha commesso tale gesto non solo incorre nel reato di uccisione ingiustificata di animali prevista dall’articolo 544 bis del codice penale che comporta fino a 2 anni di galera, ma è punito anche dalla legge sulla caccia 157/1992: distruggere i nidi con i piccoli comporta l’arresto da 2 a 8 mesi o l’ammenda da 1 milione e mezzo di lire a 4 milioni. Mi auguro che l’autore di un atto così grave venga preso e punito con i l massimo della pena».
 
IL TIRRENO
4 GIUGNO 2013
 
Le volpi potranno essere cacciate: via all’uccisione di 100 animali
La Provincia ha confermato l’abbattimento anche se non in tana con l’utilizzo dei cani. Dibattito animato tra favorevoli e contrari. Per Coldiretti c’’era bisogno di agire senza indugi

Azelio Biagioni

 
PRATO. Le volpi verranno cacciate. Così si è espresso l'assessore provinciale Antonio Napolitano alla fine del primo punto della consulta della caccia. Sul tavolo c'era la scottante vicenda della determina dirigenziale che prevedeva la caccia alla volpe in tana, poi sospesa dallo stesso assessore. La settimana prossima verrà promulgata una delibera di giunta o una nuova determina, che annullerà la precedente. Quindi sì all'uccisione di circa centro esemplari di volpi nel territorio pratese ma senza l'utilizzo dei cani. Sarà, dunque, un metodo sperimentale. Una consulta dove gli animi erano caldi. Da una parte chi era favorevole a ridurre il numero dei mammiferi in questione, dall'altra chi sosteneva che non è necessario ammazzarli.
“La determina era del tutto legittima – ha tenuto a precisare Napolitano – ma vogliamo trovare un metodo meno traumatico per abbattere i capi”. C'è chi ha contestato il modo di operare della Provincia che, alla prima levata di scudi da parte di alcuni personaggi più o meno noti, ha sospeso la determina, mentre c'è necessità di un intervento efficace, secondo il parere della Coldiretti. Per Francesco Bini di Federcaccia non esiste una volontà di collaborare quando è il momento. “Viene criticato il modo con cui vengono fatti i censimenti - dice -. Chi lo fa potrebbe partecipare attivamente a questa operazione, così capirebbe in che modo viene attuata”. Bini, così come gli altri presenti, ha sottolineato, ancora una volta, come la caccia in tana non sia mai stata praticata a Prato. L'assemblea è stata particolarmente animata e, se è stato criticato il modo cruento della caccia in tana, c'è chi era del parere che tutte le uccisioni sono raccapriccianti a secondo dei punti di vista. Camilla Lattanzi della trasmissione “Restiamo animali” di Controradio è intervenuta sostenendo, come fatto fin dall'inizio di questa vicenda, che non è necessario uccidere le volpi.
“Ci sono metodi alternativi – spiega -. E uno di questi è la cattura delle giovani femmine e la loro successiva sterilizzazione”. La patata bollente è passata in mano all'assessore Napolitano. Che, visto il numero in eccesso di volpi, è per ridurre i capi. Da capire se con cane al seguito del cacciatore o meno. Alla fine la spunta la seconda ipotesi. Con buona pace di tutti. O quasi.
 
GEA PRESS
4 GIUGNO 2013
 
Latina – ritrovate tartarughe trafugate da un centro di recupero: erano pronte per essere vendute sul web
Avrebbero fruttato fino a 10.000 euro - Intervento del Corpo Forestale dello Stato.
 
GEAPRESS – Sono circa venti le tartarughe ritrovate dal Corpo Forestale dello Stato pronte per essere vendute sul web. Le testuggini, secondo la Forestale, quasi sicuramente erano state trafugate da un centro di recupero della provincia di Latina al quale erano state affidate nel 2007, dopo un sequestro operato proprio dalla Forestale.
L’operazione è stata condotta dagli agenti del Comando Stazione di Fondi (LT) in collaborazione con il personale del Servizio Cites Centrale di Roma, in seguito alla denuncia di furto sporta di recente dal custode del centro. Dalle indagini della Forestale sarebbe emerso che le tartarughe, appartenenti alle specie testudo hermanni e testudo marginata entrambe tutelate dalla Convenzione di Washington, sarebbero state illecitamente vendute su un portale on-line.
La Forestale, in un suo comunicato, riferisce dell’individuazione di un presunto responsabile, denunciato alla Procura della Repubblica di Latina per furto aggravato e ricettazione. Le indagini sono tuttora in corso. Non tutti gli esemplari rubati, infatti, sono stati rinvenuti e resta ancora da accertare l’eventuale coinvolgimento di altre persone nella vicenda.
La vendita delle tartarughe, sottolinea la Forestale, avrebbe potuto fruttare sino a 10 mila euro.
 
IL TIRRENO
4 GIUGNO 2013
 
Caccia a Tuta, il cane «irrecuperabile» condannato a morte

Ilaria Bonuccelli

 
ROSIGNANO (LI) - Uzzi morto, Tuta in fuga, da oltre un mese, per evitare la pena capitale. La Toscana e il web, però, fanno il tifo per questa fuggiasca, un pastore maremmano, su cui pende la condanna di Comune e Asl: è pericolosa e senza possibilità di recupero. Perciò deve essere soppressa. E così scatta la caccia al cane: polizia municipale, provinciale. Tutti all’erta. Un verdetto senza appelli. Nemmeno di fronte alle minacce di denuncia della Lav contro sindaco, vicesindaco e veterinari dell’Asl di Livorno per aver deciso di sopprimere i cani guardiani di pecore, considerati pericolosi per le numerose aggressioni agli escursionisti di passaggio nella zona di Piano del Lupo. Non smuove neppure la rivolta della rete, dove da un paio di giorni è in corso anche la petizione on line per «salvare Tuta maremmana innocente» dall’iniezione letale. Uzzi non l’ha evitata. Riconsegnato al padrone, in attesa di essere ucciso, il 17 aprile, i veterinari sono arrivati e lo hanno attirato fuori dal gregge con le salsicce imbottite di sedativi. Poi lo hanno addormentato per sempre e il suo padrone lo ha sepolto in collina. Tuta non c’era a guardare: era scappata il giorno prima. Ma se venisse catturata, anche per lei scatterebbe la stessa sorte. Il proprietario è mortificato. Ma alla fine di febbraio è stato il primo a denunciare la pericolosità dei cani al Comune a chiedere la possibilità di sopprimerli. «Vista l’impossibilità di controllarli durante il periodo di guardia al gregge - scrive al sindaco - chiedo che il Comune si accolli l’onere di mantenerli in un canile pubblico finché non trovino una collocazione». Se questa possibilità non c’è - prosegue - «chiedo l’autorizzazione all’abbattimento eutanasico dei due pastori maremmani vista la loro aggressività». A onor del vero, non può essere la richiesta del proprietario a determinare le sorti degli animali. E, in effetti, così non è stato. Il 20 marzo il vicesindaco di Rosignano, Daniele Donati, firma l’ordinanza di soppressione di Uzzi e Tuta sulla base di una relazione dell’Asl che definisce i due pastori maremmani «a rischio potenzialmente elevato per l’incolumità pubblica». I veterinari aggiungono anche che sarebbe «infruttuoso e pericoloso per gli operatori prescrivere un percorso di rieducazione degli animali». La relazione dell’Asl non nasce dalla segnalazione del proprietario. Scatta in precedenza - spiega il responsabile del dipartimento di veterinaria - con la richiesta delle forze dell’ordine, in seguito alle denunce di persone che si sono presentate al pronto soccorso per i morsi dei maremmani. «L’esame sugli animali, in loco, a casa del proprietario, è stato accurato. Ha tenuto conto del ripetersi degli episodi, l’improponibilità della rieducazione. La decisione della soppressione, la prima del genere in tanti anni, è stata presa da un professionista sentendo altri colleghi. Fra questi non c’era un veterinario comportamentalista perché, pur essendo previsto per legge nella commissione di valutazione, non è una figura presente nel nostro organico». Ed è proprio sulla carenza di valutazione collegiale che la Lav punta per contestare la decisione assunta dall’Asl e poi ripresa dal Comune nell’ordinanza di soppressione dei cani. Tanto che l’associazione animalista è pronta a denunciare Comune e Asl per avere autorizzato un’uccisione senza necessità di due maremmani dei quali - evidenzia Ilaria Innocenti - non era provata né l’aggressività né il fatto che non fossero irrecuperabili. In queste circostanze - rincara Sandra Lancioni, consigliere comunale dell’Idv - appare ancora meno comprensibile la bocciatura della mozione per revocare l’ordinanza che prevede l’uccisione di Tuta. Poco comprensibile, oggi, appare anche la scelta di lasciare i cani nei pascoli, in attesa dell’esecuzione con il padrone che aveva manifestato la necessità di liberarsene «perché se avessero morso qualche altra persona, mi avrebbero arrestato». Ma ormai la questione è archiviata. Almeno per Uzzi. Non per Tuta. Così l’Idv - conclude Sandra Lancioni - continuerà a impegnarsi a livello regionale e comunitario «per restringere ulteriormente nella legge le possibilità di ricorrere all’eutanasia per i cani».
 
IL TIRRENO
6 GIUGNO 2013
 
Il padrone chiese l’abbattimento
 
ROSIGNANO (LI) - Il mantenimento in una struttura accreditata. Gabriele Neri, proprietario di Uzzi e Tuta, lo aveva chiesto al Comune diverse settimane fa in una lettera. La missiva era esplicita: «Io sottoscritto Gabriele Neri, proprietario di due cani di razza pastore maremmano di nome “Uzzi” e “Tuta” (segue il numero di cip, ndr) – si legge - , vista la loro aggressività manifestatasi con ripetute aggressioni ai danni di escursionisti, vista l’impossibilità di controllarli durante il periodo di guarda al gregge, vista l’impossibilità di mantenerli in un canile, chiedo che il Comune si accolli gli oneri di mantenimento in un canile pubblico dei suddetti animali affinché non trovi un’altra collocazione. Oppure se il Comune non è in possibilità di accogliere la suddetta proposta , chiedo l’autorizzazione all’abbattimento eutanasico dei due pastori maremmani». Dopo una ricognizione tra le strutture livornesi e vista l’impossibilità di pagarne il mantenimento in un canile fuori provincia (non si tratta di randagi) l’amministrazione (su relazione dell’Asl) aveva deciso per la soppressione. Uzzi, il primo maremmano è stato ucciso con un’iniezione; Tuta ad oggi è riuscita ad evitarla.
 
IL TIRRENO
6 GIUGNO 2013
 
Tuta, salvezza a portata di zampa sarà ospitata in un canile di Massa
 
di Rino Bucci
 
ROSIGNANO (LI) - Può capitare che le sorti di una vita passino anche attraverso un fax. Nell’esistenza di Tuta, da qualche parte, il destino lo aveva scritto: «Un messaggio in corsa tra i cavi del telefono, da Massa Carrara a Rosignano, ti potrà salvare». La svolta. Dopo il servizio sul Tirreno di ieri, un’associazione apuana si è fatta avanti per farsi carico del pastore maremmano di otto anni. È la prima proposta concreta dall’ordinanza di soppressione firmata dal vicesindaco Daniele Donati. Il Comune di Rosignano la valuterà attentamente e deciderà sul da farsi. Al momento, e a tutti gli effetti, la condanna a morte di Tuta è sospesa. La sensazione è che finalmente si intraveda quello spiraglio luminoso che cercavano un po’ tutti. I padroni del can e che avevano inviato al Comune una lettera in cui si chiedeva di contemplare questa soluzione, l’amministrazione e l’Asl che si erano trovati tra le mani una patata bollente e le associazioni animaliste (Lav in testa) che avevano già sfoderato le sciabole in vista di una possibile esecuzione. Fuori dalla retorica, a vincere è stata Tuta che protegge il gregge e che se qualcuno si avvicina potrebbe mordere. Tuta, che non sa cosa sia un lieto fine. A Massa. Il fax è arrivato ieri mattina in Comune. È stato spedito dalla“Casa di Febo”, un canile che fa parte della Lega del Cane e che dalle colline apuane si affaccia su Massa. «Abbiamo letto di questo maremmano che stava per essere soppresso – dice il responsabile Roberto Guelfi – prima volevamo protestare, scrivere al prefetto. Poi, ci siamo guardati in faccia e abbiano deciso di dargli una possibilità. In fondo, nel nostro canile sono già ospitati un maremmano e un pastore tedesco che avrebbero dovuto essere soppressi. Vogliamo tentare con un percorso di riabilitazione con Tuta. Questo cane si merita una seconda possibilità». La “Casa di Febo” collabora con l’Asl 1, dispone di 60 posti moderni (con ventilazione) e si occupa anche di animali pericolosi. Quando scoppiò lo scandalo Green Hill i titolari riuscirono a salvare 40 beagle per poi farli adottare. Sembra che la struttura abbia tutti i requisiti che mancavano nella prima ricognizione tra i canili livornesi operata dai tecnici del Comune. In più, elemento fondamentale, l’associazione si occuperà di Tuta a titolo gratuito. «Non chiediamo nulla, nessun contributo – conclude Guelfi – solo la possibilità di salvare il maremmano. Se lo avessimo saputo prima avremmo salvato anche Uzzi». La decisione. L’ultima parola spetta ai veterinari dell’Asl 6. «Appena abbiamo ric evuto il fax dalla “Casa di Febo” – spiega il sindaco di Rosignano Alessandro Franchi – ci siamo messi in contatto con l’azienda sanitaria. Non siamo dei tecnici, lo ripeto da giorni, e vogliamo sapere da loro se la struttura massese abbia tutte le carte in regola per ospitare Tuta». Il timore, non troppo celato, è che il cane possa far male a qualche volontario nel percorso di riabilitazione. La relazione non si cambia. «Il documento compilato dal nostro collega è ineccepibile – sostiene Stephen Vignali, responsabile Unità sanità pubblica veterinaria dell’Asl – quindi, non ci saranno variazioni o seconde edizioni. Quel referto resta perché dimostra che il maremmano ha comprovati atteggiamenti aggressivi. La questione, semmai è un’altra: ora valuteremo se ci siano i margini per predisporre una “gestione straordinaria” dell’animale in uno spazio adeguato e attrezzato. La vita di un cane è molto importante ma va anche rispettata l’esigenza di tutelare la sicurezza degli esseri umani: che siano escursionisti che camminano sul sentiero a fianco di un gregge o volontari di un canile».
 
IL TIRRENO
12 GIUGNO 2013
 
Tuta resta nel bosco di San Quirico L’Asl non lo identifica
 
CASTELNUOVO (LI) - «Finché è qui Tuta è al sicuro è da qui non se ne andrà». Boschi di San Quirico, ore 9,20, 400 metri di sterrata che si dipana dalla provinciale. Gabriele Neri, il padrone di casa, conferma che il pastore maremmano di 7 anni, sul cui capo pesa un’ordinanza di soppressione del Comune di Rosignano, vaga libero sulle colline tra Castelnuovo e Nibbiaia, a custodia del gregge (un lavoro, peraltro, che ha sempre fatto insieme al compagno Uzi, abbattuto da un’iniezione letale dal servizio veterinaria dell’Asl 6, perché ritenuto pericoloso). Non svela dov’è, dove si trova. Perché teme che possa essere portato via. Racconta al vigile urbano e al carabiniere - che hanno accompagnato all’agriturismo il responsabile del servizio veterinario - che ogni tanto si fa vedere , poi torna nei campi e nella macchia. L’Asl 6 è qui per identificare Tuta. Perché Tuta è qui, come abbiamo documentato giorni fa. E finché è qui, su queste colline, nessuno gli torce un pelo. I veterinari vogliono identificarlo perché una volta accertata la presenza - riferiscono - si potrà iniziare un percorso per poter trasferire l’animale in una struttura specializzata che si è già fatta avanti per accoglierlo. Il proprietario - Gabriele Neri - non la pensa così: «Il canile non è adatto a Tuta. Rinchiuso potrebbe impazzire, allora sì che verrà abbattuto». Ce l’ha con l’Asl, di cui contesta la perizia («ucciderlo per tre denunce, la più grande con una prognosi di 6 giorni?», si sfoga). Dice che l’animale dovrà essere controllato da altri periti. Ce l’ha col sindaco che ha firmato l’ordinanza - la 144 del 20 marzo scorso - che ne dispone l’uccisione e chiede che l’ordinanza sia revocata. Mentre siamo qui ci viene incontro lentamente un maremmano adulto. L’avevamo incrociato pochi minuti prima a sorvegliare il gregge. Il passo è lieve, si fa accarezzare, poi raggiunge Neri che discute con il veterinario e i rappresentanti delle forze dell’ordine. «Dobbiamo identificarlo», chiede il primo. «Fate pure, questo è Peter non è Tuta», dice Neri. Il dottor Stephen Vignali, dell’Asl 6, estrae la macchinetta per la lettura del microchip. L’operazione però si allunga perché il microchip non si trova. Il cane s’irrigidisce ma, tranquillizzato da Neri, si lascia “perlustrare” ancora qualche minuto. Alla fine il veterinario si arrende: non c’è traccia del microchip, ma potrebbe essere anche che non funziona più, per qualche problema non viene letto il segnale dall’apparecchio. Risultato: l’identificazione del pastore maremmano, molto somigliante con Tuta, non viene fatta. Il proprietario dice che l’animale, quell’animale, risponde al nome di Peter. Ma oramai, in questa vicenda, se ne sono dette e viste tante. Ed una cosa è certa: Neri, adesso, non è disposto a consegnare il suo maremmano all’Asl. E sarebbe pronto a tutto. «Uno me l’hanno ammazzato, Tuta rischia di fare la stessa fine. E il gregge chi me lo guarda?«. Alle 10 la jeep dei vigili urbani di Rosignano che accompagna il veterinario e l’auto dei carabinieri di Castiglioncello lascia l’agriturismo. Tutti consapevoli che la vicenda ancora non è chiusa.
 
IL TIRRENO
4 GIUGNO 2013
 
Ci vuole il veterinario comportamentalista
 
In Toscana la soppressione degli animali è stabilta dall’articolo 9 della legge 59 del 2009 che recita: «1. E’ vietato sopprimere gli animali se non perché gravemente malati e incurabili. 2. E’ consentita la soppressione di soggetti ritenuti di comprovata pericolosità per l’incolumità delle persone, secondo la procedura definita dal regolamento di cui all’articolo 41. 3. La soppressione è effettuata in modo eutanasico; provvedono alla soppressione degli animali solo i medici veterinari che rilasciano al responsabile dell’animale un certificato dal quale risulti la causa della soppressione». L’articolo 41 è stato disciplinato da un apposito regolamento, approvato con delibera della giunta regionale il 4 agosto 2011. E recita: «La condizione di comprovata pericolosità dell’animale per l’ incolumità delle persone è attestata da una commissione composta da tre medici veterinari, tra cui un veterinario comportamentalista, ove presente all’interno dell’azienda unità sanitaria locale.
 
LA NAZIONE
18 GIUGNO 2013
 
LIVORNO L'onorevole Brambilla: "I cani Uzi e Tuta sono vittime dell'ignoranza"
La parlamentare annuncia una diffida al Comune di Rosignano e un esposto in procura per il caso dei cani abbattuti
 
Livorno, 18 giugno 2013 - "Vittime dell'ignoranza e dello scarso rispetto per la vita", cosi l'on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Le.I.D.A.A. Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell'Ambiente, definisce Uzi e Tuta, i protagonisti di un'assurda vicenda avvenuta nel comune di Rosignano (LI). I due cani, guardiani di un gregge, sono stati condannati a morte da un'ordinanza firmata dal vice sindaco del comune nel livornese. Per Uzi la pena capitale è già stata eseguita, Tuta non si trova. "Basta leggere il testo della legge regionale 59/2009 per capire quanto sia infondata la decisione del comune di Rosignano – afferma l'ex ministro Brambilla – L'articolo 23 non solo non prevede la soppressione dei cani considerati "morsicatori", ma specifica anche che quelli certificati "irrecuperabili" si possono mantenere in strutture autorizzate o cedere ad un'associazione per la protezione degli animali. Con queste premesse, l'on. Brambilla, che si è offerta di adottare subito Tuta, ha annunciato di aver dato mandato ai suoi legali di presentare una diffida contro l'ordinanza del comune di Rosignano – al momento eseguita solo parzialmente – e di depositare un esposto alla procura della repubblica su quanto accaduto, per verificare la sussistenza di violazioni di legge. "Oltre che inutile - ha concluso la presidente della Le.I.D.A.A. – la soppressione è una pratica barbara e non degna di un Paese che vuole definirsi civile. Esistono numerose strade alternative che chi amministra ha l'obbligo di percorrere."
 
IL TIRRENO
19 GIUGNO 2013
 
«Tuta? La prendo io» La Brambilla porta il caso cani in Procura

Rino Bucci

 
ROSIGNANO (LI) Ha già dato mandato ai suoi legali per «presentare una diffida contro l'ordinanza del Comune di Rosignano», minaccia un esposto in Procura e si offre di adottare Tuta. Michela Brambilla, ex ministro e paladina degli animali, interviene sulla vicenda di Uzzi e Tuta in un’intervista al Tirreno. Ha seguito la storia? «Me ne hanno parlato alcuni animalisti chiedendomi aiuto a seguito di quanto avvenuto al primo cane: Uzzi. È una vicenda assurda e indegna di un paese civile. Quell’ordinanza è una vergogna». Che idea si è fatta? «Penso sia una storia triste che nasce dall’ignoranza delle leggi e dalla mancanza di attenzione e rispetto per la vita in generale. Tuta è un cane normalissimo e continua a seguire il gregge che gli è stato affidato. Eppure l’hanno condannato a morte». Come andrà a finire? «Non c’è una ragione al mondo per abbattere Tuta. In qualità di presidente della Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente, tramite i nostri legali, abbiamo inviato una diffida al Comune di Rosignano. Ho presentato un esposto alla Procura della Repubblica per l'esecuzione di Uzzi, perché valuti il comportamento dei responsabili e accerti se vi siano state violazioni di legge». Ci sono percorsi alternativi alla soppressione? «Certo. La soppressione sarebbe illegale, perché è possibile solo per incurabile malattia o comprovata pericolosità. Condizioni che non ricorrono in questo caso». Quali? «Basta l’articolo 23 della legge regionale 59/2009 che non solo non prevede la soppressione dei cani “morsicatori”, ma specifica che perfino quelli certificati "irrecuperabili" si possono mantenere in struttura autorizzate o cedere a un’associazione per la protezione degli animali. La legge dice che "i servizi veterinari, nel caso di rilevazione di rischio potenziale elevato stabiliscono le misure di prevenzione e la necessità di un intervento da parte di veterinari esperti in comportamento animale». E un percorso in Parlamento per vietare la soppressione degli animali? «La soppressione è già un’extrema ratio, ma resta comunque eticamente sbagliata e insensata da tutti i punti di vista. Non è così che si risolvono i problemi di convivenza tra uomini e animali. Basti pensare che ho firmato giusto qualche giorno fa, a nome dalla Federazione diritti animali e ambiente, insieme all’Anci un regolamento-tipo per la tutela degli animali». E Tuta? «Mi sono offerta di adottarla, per portarla via da lì. Sono in attesa di una risposta da parte del proprietario».
 
IL TIRRENO
26 GIUGNO 2013
 
Revocata l’ordinanza per sopprimere Tuta
 
ROSIGNANO (LI) - Revocata l’ordinanza con la quale il vice-sindaco di Rosignano aveva decretato l’abbattimento di Tuta, il cane a guardia del gregge di proprietà di Valeria Lottini. La soppressione eutanasica del cane e del suo consimile Uzi era stata chiesta dal convivente della Lottini, Gabriele Neri, che in tal modo aveva attivato la procedura culminata con l’uccisione di Uzi. Ma per Tuta, dopo settimane di polemiche, il destino sarà più benevolo: siccome durante il sopralluogo eseguito l’11 giugno scorso dai veterinari dell’Asl non è stato possibile determinare con esattezza l’identità del cane custodito da Neri ed esaminato con gli appositi strumenti (nessun microchip rilevato), l’ordinanza di soppressione è stata ritirata. Al suo posto ne è stata emanata un’altra, la qual e stabilisce che, in caso di ritrovamento, il pastore maremmano superstite sarà affidato al canile “La casa di Febo” di Massa gestito da Roberto Guelfi, consigliere nazionale della Lega nazionale per la difesa del cane. Insomma, tutto è rientrato. L’ordinanza del vice-sindaco Daniele Donati prende atto della relazione che il servizio veterinario dell’Asl gli ha spedito dopo il sopralluogo del dottor Stephen Vignali. Anche se, contrariamente a quanto romanzato, Tuta è sempre stata a guardia del suo gregge e mai si è allontanata: il cane sottoposto a esame era proprio lui, come qualche giorno prima ebbe a confermare Valeria Lottini al Tirreno. E tuttavia l’assenza di segnale dal microchip ha impedito l’identificazione ufficiale e, quindi, formale. Ma come è possibile che il segnale del microchip non sia rilevato dall’apposito macchinario? In via del tutto generale, ciò può accadere per il mancato funzionamento dell’apparecchio, impossibile da correggere per la mancanza di quello di riserva. Oppure, anche se l’eventualità è remota, a un certo punto il microchip può smettere di funzionare. In linea teorica sono pure possibili interventi dall’esterno: il microchip può essere frantumato mediante strizzamento della cute, oppure estratto con un piccolo e banale taglio sull’epidermide. In ogni caso, quel che più conta è la soluzione del problema: nessuna pena di morte pende più sul capo dell’animale e se anche - ipotesi lontanissima, vale a dire inverosimile - dovesse riapparire un cane col microchip di Tuta, quest’ultimo sarebbe accompagnato nel canile di Massa e qui rieducato da Roberto Guelfi e dai suoi collaboratori. La conclusione della vicenda chiude anche un periodo di tensione, durante il quale il sindaco Alessandro Franchi ha ricevuto minacce e intimidazioni.
 
NEL CUORE.ORG
27 GIUGNO 2013
 
"GRAZIA" A TUTA, IL COMUNE REVOCA L'ORDINE DI ABBATTIMENTO
Se ritrovata, potrà andare al canile di Massa
 
Revocata l'ordinanza con la quale il vicesindaco di Rosignano, in provincia di Livorno, aveva decretato l'abbattimento di Tuta, uno dei due pastori maremmani, guardiani di gregge, valutati come "aggressivi" dall'Asl livornese e perciò condannati a morte. Uzi è stato sottoposto ad eutanasia il 17 aprile.  Ma per Tuta, dopo settimane di polemiche, il destino sarà più benevolo: se sarà ritrovata, la maremmana superstite sarà affidata  al canile "La casa di Febo" di Massa gestito da Roberto Guelfi, consigliere nazionale della Lega nazionale per la difesa del cane. 
 
NEL CUORE.ORG
28 GIUGNO 2013
 
"GRAZIA"A TUTA, BRAMBILLA: "BENE, LA MIA DIFFIDA HA AVUTO EFFETTO"
"Non ha giustificazione alcuna l'uccisione di Uzi"
 
"Con grande soddisfazione ho appreso che il Comune di Rosignano ha deciso di revocare l'ordine di abbattimento del cane Tuta e di affidarlo, qualora fosse ritrovata, alla associazione animalista che gestisce il canile di Massa Carrara. Avevo inviato una diffida per garantire la salvezza di questo incolpevole animale e sono felice che abbia avuto effetto". Così l'on. Michela Vittoria Brambilla commenta la notizia della "grazia" a Tuta, uno dei due maremmani, guardiani di gregge, valutati come "aggressivi" dall'Asl livornese e perciò condannati a morte. Uzi è stato sottoposto ad eutanasia il 17 aprile. Tuta è sfuggita per sua fortuna alla siringa del veterinario. "La soppressione – sottolinea l'on. Brambilla - è non solo una soluzione barbara e indegna di un paese civile, ma soprattutto un atto illegale. Viola, tanto per dirne una, la legge regionale laddove specifica che perfino i cani certificati "irrecuperabili" si possono mantenere in strutture autorizzate o cedere ad un'associazione di protezione animale. Di qui la diffida che era già partita. La marcia indietro del Comune conferma che una soluzione diversa era possibile, e doverosa, anche per Uzi, il cui abbattimento è privo di qualsiasi giustificazione".
 
IL TIRRENO
28 GIUGNO 2013
 
Il Comune non fornisce i documenti su Uzzi e Tuta
 
ROSIGNANO (LI)  - «Sono un consigliere e ho diritto di avere i documenti sul caso di Uzzi e Tuta». Questa la convinzione di Sandra Lancioni (Idv), dopo la nuova discussione ieri in consiglio comunale sui due pastori maremmani contro i quali in marzo il Comune aveva emesso un’ordinanza di soppressione eutanasica (Uzzi fu ucciso e Tuta è scappato e poi pochi giorni fa il Comune ha revocato l’ordinanza nei suoi confronti). «Se non li hanno forniti - dice Lancioni - vuol dire che non li hanno e quindi anche la loro decisione di emettere l’ordinanza di soppressione mi chiedo su cosa sia stata fondata». La consigliera, in un’interrogazione, ha chiesto delucidazioni sulla mancata consegna di una serie di atti sul caso dei due animali. Lancioni chiede di avere «la documentazione che l’Asl ha inviato al sindaco dalla quale si evince che i cani sono stati responsabili di ripetute aggressioni» E ancora vuole vagliare la «documentazione sulla valutazione comportamentale dei due cani e il certificato di morte di Uzzi rilasciato al proprietario». All’interrogazione ha risposto il vicesindaco Daniele Donati: «Abbiamo fornito la documentazione in nostro possesso, esiste un referto finale che ci è stato trasmesso da Asl». Questi, ha spiegato Donati, sono i documenti che ha il Comune e quindi quelli che ha potuto fornire alla consigliera Lancioni. «A noi è stato consegnato la riflessione finale dell’asl - ha detto Donati -, atti e riflessioni che l’Asl ha fatto per arrivare a quel referto sono una vicenda che riguarda esclusivamente l’azienda sanitaria». Ma Lancioni, non soddisfatta, ha controbattuto. «Un consigliere non può certo andare dall’Asl e poi il Comune, visto il gran parlare su questo caso, avrebbe fatto bene a chiedere all’azienda sanitaria tutti i documenti».
 
AGEN PARL
4 GIUGNO 2013
 
ANIMALI: AIDAA, SCOVATA RETE VIAGGI DELLA DEPRAVAZIONE 'ANIMAL SEX'
 
Milano – 1.800 euro viaggio compreso per un soggiorno di cinque-sei giorni in un paese asiatico dell'est dove è possibile fare sesso con animali, con i più svariati animali, soggiorno che arriva a costare fino a 5.000 euro se si vuole passare una settimana in una animalsex fattoria francese o tedesca ed avere rapporti “senza limitazioni” con capre, cavalli, maiali, asini ed altri animali della fattoria. Non è un brutto sogno, ma le offerte trovate in rete scandagliando i siti “specializzati” in sesso con animali. Il sito che dovrebbe essere di fatto gestito da un'agenzia di viaggi specifica che non ci sono viaggi organizzati che prevedano “sesso con animali e minori” ma solo “sesso con animali e sesso con animali tra diversi adulti consenzienti anche omosessuali”. Ci siamo finti dei potenziali clienti ed abbiamo ricevuto una serie di offerte per viaggi nella zona dell'est asia dove si organizzano “tour di animal sex” o serata all'insegna del sesso con i cani ed i cavalli. Ma con nostra sorpresa abbiamo scoperto che esiste anche in Italia (sono indicate in prima battuta solo le regioni: Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Piemonte e Lombardia) una rete di fattorie dove con la formula del tutto compreso a partire da 1.900 euro fino a 5.000 euro è possibile trascorrere un fine settimana, o una settimana intera all'insegna del sesso libero con gli animali e con altri umani. La rete da quanto abbiamo capito è composta di una decina di siti (gli stessi dove si girano anche i film porno con animali) sparsi in Italia (ma ve ne sono anche in Francia, Spagna e Germania) dove si pratica questa orrenda pratica di depravazione. “Stiamo verificando sito per sito, e poi faremo una denuncia per il reato di maltrattamento di animali- ci dice Lorenzo Croce presidente di AIDAA- da quanto abbiamo capito sono diverse migliaia le persone che ogni anno chiedono informazioni in merito a questi viaggi della depravazione, quanti poi realmente si recano in questi posti non siamo in grado di dirlo, ma sicuramente non si tratta di un numero tanto piccolo in quanto la rete di diffusione è notevole anche in internet, seppure ben nascosta da siti pornografici che in apparenza propongono film hard di sesso con animali ma che in realtà nascondono attività ben più lucrose”.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
4 GIUGNO 2013
 
Bar degli orrori: carne scaduta da 18 mesi
 
VALDOBBIADENE (TV) - Una cella frigorifera piena di carne scaduta da un anno e mezzo, cibi senza etichetta, alimenti di dubbia provenienza. È scattato il maxi sequestro in un bar gestito da una 21enne di origine cinese, a Valdobbiadene. A pochi passi dal salotto buono della città, in viale Mazzini, i vigili hanno scoperto il bar degli orrori, sequestrando chili di merce scadente. Dopo le sopresse contaminate dal batterio killer Esterichia Coli, un’altra emergenza alimentare a Valdobbiadene. Stavolta, se possibile, di dimensioni ancora peggiori: mentre le sopresse erano state immediatamente sequestrate, infatti, quegli hamburger scaduti, e quella carne di chissà quale animale, proveniente da chissà dove, forse erano già stati somministrati agli avventori del bar. L’amara scoperta risale ad aprile, dopo un sopralluogo della poli zia locale. È bastato sbirciare all’interno di un frigorifero congelatore posizionato in uno stanzino dietro il bancone di mescita, per rendersi conto della situazione. Oltre alla merce scaduta, e a quella senza etichette, la titolare non era in possesso di alcuna documentazione che potesse far risalire alla provenienza del cibo. Per la maggior parte, si tratta di alimenti congelati. È lunga la lista degli orrori: una busta di minestrone congelato scaduto addirittura a marzo 2012, 13 hamburger di bovino scaduti a settembre, due chili di porchetta avvolta in un panno umido senza etichette né data di scadenza, panna per brioches scaduta a marzo, pane congelato di cui non esiste alcuna tracciabilità, e ancora pizzette, lardo, spinaci, ossobuchi, patatine fritte, pan carrè. Quest’ultimo utilizzato da chissà quanto tempo per toast e tramezzini, ma senza che la confezione indicasse né provenienza, né data di scadenza. E poi, la scoperta più inquietante: alcuni chili di carne confezionata (ancora una volta senza alcuna etichetta) in sacchetti di plastica e “materiale alimentare non identificato”, secondo quanto recita l’ordinanza di sequestro, per i quali non è stato nemmeno possibile capire di che animale si trattasse. Il sequestro è stato confermato dal Comune, e notificato anche al Servizio Igiene degli Alimenti e della Nutrizione dell’Ulss8. Gli atti di contestazione delle violazioni amministrative rilevate sono in fase di stesura, e alla 21enne titolare del bar potrebbe presto arrivare una pesante sanzione. Il locale resterà aperto, ma non c’è il rischio per i clienti di imbattersi nella merce scaduta, che finirà in una discarica autorizzata.
 
L’ARENA
4 GIUGNO 2013
 
In crescita i difensori di M11
«L'orso non va portato via»

Barbara Bertasi

 
MONTE BALDO (VR). Lettere di protesta contro la decisione del ministero di rimuovere l'animale responsabile di predazioni. «Non rappresenta un problema ma una risorsa per il turismo» Righetti: è solo da monitorare, non attacca certamente l'uomo
L'orso è biodiversità, vita. Come una stella alpina, simboleggia l'integrità della montagna, muove emozioni ataviche e richiama turisti. Molti spezzano lance a favore di M11, l'orso del Baldo che sta per essere catturato e portato al centro faunistico Casteller, dopo che il Ministero per l'ambiente ha autorizzato la Provincia Autonoma di Trento alla rimozione. Diversamente da quelli che, l'estate scorsa, hanno siglato la petizione della Lega Nord Trentino contro la presenza dell'orso sul Baldo, tanti oggi scrivono a L'Arena tifando M11. Come Giorgio Righetti, presidente della pro loco di Ferrara di Monte Baldo fino a gennaio. Ma intervengono anche Virgilio Asileppi, sindaco di Brentino Belluno e vicepresidente della Comunità montana del Baldo, e Lorenzo Albi, presidente di Legambiente Verona. «Seguo con attenzione la vicenda e, quando l'anno scorso M11 è giunto qui», dice Righetti, «il secondo dopo quello comparso 5 anni fa e poi migrato, ho visto la presenza come un'enorme opportunità d'attrazione turistica per il nostro Baldo». Prosegue: «È vero che ora M11, in Trentino, sta predando animali, anche di giorno. Ma si è appena svegliato da un lungo letargo, è molto giovane e questo comportamento è dovuto alla fame e, forse, all'euforia delle prime esperienze. Ma non è pericoloso per l'uomo, che l'orso non attacca se non è molestato. Prima di rimuoverlo bisognerebbe studiarne il comportamento. Se restasse attrarrebbe molti turisti e gli allevatori, in caso di predazioni accertate, sarebbero risarciti». Asileppi: «Attorno al caso si è aperta una discussione che schiera due fazion i opposte. Una è contraria alla presenza del plantigrado, l'altra lo considera testimonianza della qualità del territorio del Baldo: se l'orso è tor nato, vuol dire che il territorio è integro. Dovremmo dunque valutarne positivamente il ritorno». Asileppi concorda sul fatto che l'orso attragga turisti: «Si è visto in provincia di Trento. Certo va tenuto conto degli allevatori, che vanno risarciti delle predazioni. C'è infatti il corpo della polizia provinciale che, coordinandosi con quello trentino, può sorvegliare da possibili predazioni cui l'orso è portato per natura. Sono contrario a rimuoverlo, sarebbe meglio prenderlo, munirlo di radiocollare per seguirlo nei movimenti lasciandolo sul Baldo dove diverrebbe elemento di richiamo: l'anno scorso molti facevano a gara per fotografarlo». «È assurdo chiudere l'orso in una riserva», sostiene anche Albi, «la vita è biodiversità, non possiamo spazzarla via e dire che è progresso. M11, né buono né cattivo, è un orso e l'insistenza per allontanarlo cela la paranoia della sicurezza e l'ignoranza della vita degli animali». «Nelle sue esplorazioni l'orso incrocia l'uomo ma non lo attacca se non provocato. Lo rileva il Rapporto Orso 2012 della Provincia autonoma di Trento, cui M11 appartiene, ma da cui sconfina perché gli orsi non leggono confini». «Se tra le ragioni per allontanarlo c'è la troppa confidenza», prosegue il presidente di Legambiente, «la soluzione non è quella di rimuoverlo, ma fare invece una azione di contrasto attraverso la sorveglianza, la protezione e il recupero dell'habitat, dialogando con allevatori, agricoltori e operatori turistici. Dove è ricomparso, l'orso è tornato ad essere un simbolo, potente attrattore turistico. Il problema, per le possibili aggressioni al bestiame, non è l'orso, ma l'intrico di regole che rendono difficile il risarcimento. Per il plantigrado, invece, il pericolo reale è che, venendo demonizzato, qualcuno finisca per ucciderlo».
 
GEA PRESS
4 GIUGNO 2013
 
Perù – Trovate scuoiate 356 Vigogne
La loro lana frutterà ai criminali 120.000 dollari.

  
GEAPRESS – La sua lana è il principale  bottino dei bracconieri. Nello scorso mese di aprile,  356 Vigogne sono state trovate morte e già scuoiate  nei pressi della città peruviana di San Miguel.
La polizia, avviate le indagini, ha ora individuato la banda composta da 25 elementi dediti a questo commercio. I criminali, erano forniti di fucili a lunga gittata forniti di silenziatori.
Dopo l’uccisione di questi animali, le Vigogne rimaste nella comunità rurale di San Miguel sono circa 950. Un crimine, quello dell’uccisione del piccolo camelide, che si è già verificato nel passato. Quasi 500 Vigogne in tre anni.
L’ammontare della vendita della lana frutto di quest’ultimo massacro, ammonterebbe a 120.000 dollari.  La richiesta della comunità locale è ora quella di una maggiore attenzione da parte del Governo. In particolare si chiede un sistema di sicurezza efficace.
 
LA ZAMPA.IT
4 GIUGNO 2013
 
Strage di elefanti in Africa centrale l’avorio sovvenziona i guerriglieri
Allarme bracconaggio in Congo:  i ribelli del movimento guidato
da Kony sterminano gli animali  e ne commerciano le zanne insieme alle armi
 
marina palumbo
 
Secondo un nuovo rapporto pubblicato da gruppi umanitari internazionali, l’Esercito di Resistenza del Signore (o Lord’s Resistance Army - LRA), un gruppo di guerriglieri africani, si sarebbe dato al bracconaggio di elefanti come risorsa economica per alimentare le proprie atrocità.  Il movimento guidato da Joseph Kony era salito all’attenzione dei media e dei frequentatori del web già lo scorso anno, quando il video virale Kony 2012 , un documentario choc sulle atrocità compiute nei confronti dei soldati bambini, aveva sollevato l’attenzione anche della comunità internazionale, dando il via ad interventi militari più pressanti nelle zo ne dell’Africa centrale, dove i ribelli si nascondono tra le foreste equatoriali.  Enough Project e Satellite Sentinel Project, due organizzazioni internazionali impegnate contro genocidi e crimini contro l’umanità, lanciano l’allarme: foto ed immagini dal satellite di un campo di addestramento dei miliziani nel Parco Nazionale di Garamba, in Congo, mostrano con chiarezza incontri con arrivi di elicotteri, durante i quali si svolgerebbero commerci di avorio, armi e cibo.  Le conclusioni sono sostenute dalle dichiarazioni dei testimoni oculari, disertori che mettendo in pericolo la propria vita, hanno abbandonato le file dei guerriglieri. Alcuni di essi - come racconta il documentario - vengono uccisi durante la fuga. I pochi che sopravvivono raccontano di atrocità terribili. Peter Fearnhead, direttore di African Parks, che ha giurisdizione e gestisce il parco di Garamba per conto dell’autorità congolese per la fauna selvatica, racconta: «L’Esercito di Resistenza del Signore è ormai parte della più larga emergenza legata alla caccia di frodo che sta decimando gli elefanti in tutta l’Africa centrale. L’alto prezzo dell’avorio è un’attrattiva per i gruppi come questo. Negli Anni ’70 nel parco di Garamba c’erano ventimila elefanti. Oggi combattiamo per salvare quelli rimasti, che stimiamo siano tra 1800 e 2500». Il rapporto sull’emergenza, dal titolo “Kony’s Ivory” è corredato da un impressionante video della durata di cinque minuti.  
 
GEA PRESS
4 GIUGNO 2013
 
Malawi – Sequestro di 781 pezzi di avorio
 
Ben 781 pezzi di avorio sono stati posti sotto sequestro dalla polizia del Malawi. Provenienti dalla Tanzania, le zanne erano dirette a Lilongwe, capitale del Malawi.
L’intera spedizione era occultata al di sotto di sacchi di cemento trasportati in un camion. Il carico, stante quanto riportato dai giornali del Malawi, sarebbe stato intercettato il 24 maggio scorso, tra le città di Bwengu e Phwezi. Secondo le autorità del Malawi, le zanne ora sequestrate equivalgono a non meno di 300 elefanti uccisi.
Secondo le organizzazioni internazionali specializzate nel contrasto di questi commerci, non oltre il 10% dell’avorio contrabbandato viene intercettato nel corso delle operazioni di polizia.
Le autorità di polizia del Malawi, stanno ora avviando le indagini per individuare il destinatario del carico. L’autista del camion dove erano occultati i pezzi di avorio non avrebbe però fornito informazioni utili.
 
LE SCIENZE
4 GIUGNO 2013
 
Pesce radioattivo da Fukushima, pochi rischi per la salute
 
Il rischio per la salute umana dovuto al consumo di pesce contaminato dal materiale radioattivo versato in mare durante l’incidente alla centrale nucleare di Fukushima è quantificabile negli Stati Uniti in due casi di tumore fatale su oltre dieci milioni di abitanti. È questa la conclusione di un nuovo studio sulla dose assorbita dalla flora e dalla fauna dell’Oceano Pacifico in seguito all'incidente, che risulta di due ordini di grandezza inferiore rispetto al più basso valore di riferimento di radioprotezione proposto per gli ecosistemi
 
GEA PRESS
4 GIUGNO 2013
 
Unione Europea – Il coccodrillo come il Drago di Komodo, sono “animali da compagnia”
Colpa del nuovo testo approvato a Strasburgo che modifica le norme di viaggio per vecchi e nuovi pets.
 
GEAPRESS – Sorprendente evoluzione del concetto di animale da compagnia nell’Unione Europea. Da qualche giorno, tranne diversa disposizione dello Stato membro, un Coccodrillo del Nilo è un “animale da compagnia“. Il tutto deriva dal nuovo testo approvato a Strasburgo che modifica le norme di viaggio con gli animali da compagnia. Una interpretazione che forse ha esagerato arrivando ad equiparare  un canarino ad un Condor della California.
Poi, anche le deroghe. A vantaggio di chi vorrebbe commerciare, probabilmente. Non un dubbio animalista, ma una stessa possibilità  messa in conto dal testo approvato (vedi TESTO )
Sicuramente per cani, gatti e furetti il numero massimo di animali trasportabili come animali da compagnia è fissato in cinque unità, sebbene i proprietari potranno ulteriormente derogare ad un numero superiore non meglio specificato. Questo nel caso in cui la movimentazione avvenga per competizioni, mostre ed eventi sportivi. Tutti a carattere non commerciale, ovviamente. Altra possibilità è poi  l’allenamento finalizzato agli eventi appena descritti. Sarà efficace, oppure no, ma il proprietario o la persona autorizzata ha l’obbligo di presentare una prova scritta  che gli animali da compagnia sono inseriti in uno degli eventi così previsti oppure siano stati registrati presso un’associazione che li organizza. Gli animali devono poi avere più di sei mesi. Figuriamoci, solo per fa re un esempio, la movimentazione dei cani da caccia.
Il dubbio che un commerciante un po’ troppo vivace possa dissimulare un trasporto commerciale sotto le mentite spoglie di quello di animali da compagnia, ha fatto capolino anche nella mente del legislatore europeo. Il tutto, però, appare  come il tocco di una campana a morto della stessa norma. In tal maniera viene infatti  successivamente specificato: “per evitare che movimenti a carattere commerciale di animali da compagnia delle specie di cui all’allegato I, parte B siano dissimulati in modo fraudolento come movimenti non commerciali, alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati a norma dell’articolo 39 volti a definire norme che limitano il numero di animali da compagnia delle suddette specie che possono accompagnare il proprietario o la persona autorizzata durante un singolo movimento a carattere non commerciale“.
In futuro, dunque, si provvederà.
Il bello, però, deve ancora venire. Il dubbio di fraudolenza non vale per cani, gatti e furetti (Allegato I, paragrafo A) ma solo per gli animali in Allegato I, paragrafo B.
Quali sono, poi, gli animali di cui al paragrafo B? Di sicuro una buona parte del regno animale.
In questo paragrafo, infatti, si trovano  tutti gli invertebrati, con l’esclusione delle sole  api e bombi contemplati dall’articolo 8 della direttiva 92/65/CEE oltre che i molluschi e i crostacei di cui, rispettivamente, all’articolo 3, paragrafo 1, lettera e), punto ii), e lettera e), punto iii), della direttiva 2006/88/CE.
Ci sono poi tutti gli animali acquatici ornamentali quali definiti all’articolo 3, lettera k) (animali acquatici per puri scopi ornamentali) , della direttiva 2006/88/CE ed esclusi dall’ambito di applicazione di tale direttiva dal suo articolo 2, paragrafo 1, lettera a) (acquari non commerciali).
Seguono  tutti gli Anfibi, tutti i Rettili e tutti gli Uccelli esclusi le specie avicole tipo galline, faraone e altri come quelli allevati per selvaggina. Tra i mammiferi, invece, solo roditori e conigli diversi da quelli destinati per l’alimentazione.
Dunque, per il legislatore europeo, tranne diverso divieto per fini conservazionistici o di incolumità pubblica, un Coccodrillo del Nilo, come un coniglietto domestico, un’Aquila reale, come un canarino sono definibili “animale da compagnia”, ovvero, secondo il nuovo regolamento, un animale  che accompagna “il suo proprietario o una persona autorizzata durante un movimento a carattere non commerciale e che rimane sotto la responsabilità del proprietario o della persona autorizzata per tutta la durata del movimento a carattere non commerciale“.
Non è inoltre molto chiaro se il numero massimo trasportabile come animale da compagnia delle specie comprese nel paragrafo B, sia lo stesso di quello A, ovvero cinque animali. Forse, però, il tutto è frutto di una disattenzione. Il termine di  “animale da compagnia”, infatti, è stato scelto per specificare un trasporto diverso rispetto a quello con i requisiti di carattere commerciale. Ma può definirsi, se non in funzione del possesso e perciò dei commerci, un coccodrillo come un animale da compagnia?
 
IL VELINO
4 GIUGNO 2013
 
Vivisezione, Amati (Pd): Favorire metodi alternativi
 
Attuare l'articolo 47 della Direttiva europea 2010/63 che favorisce l'uso di metodi alternativi alla vivisezione, individuare la quota di fondi da utilizzare per tali metodi e l'elenco dei laboratori specializzati e qualificati dove verranno svolti. E' quanto chiede la senatrice del Partito Democratico Silvana Amati in un'interrogazione al ministro della Salute Beatrice Lorenzin, in cui si ribadisce l'impegno del Pd in Senato a sostegno della tutela degli animali. "Sappiamo che la direttiva Europea non sarà recepita prima di fine 2013 - afferma Amati - ma mi chiedo se non si ritenga opportuno rendere operativo il dispositivo dell'articolo a prescindere dal recepimento della direttiva. Il principio del benessere degli animali costituisce un principio generale del diritto comunitario al quale non bisognerebbe mai venire meno. E' compito anche della politica - continua - sensibilizzare l'opinione pubblica intorno ai temi del rispetto del diritto alla vita e del benessere degli esseri senzienti perché la sperimentazione sugli animali non è un "male necessario" come alcuni sostengono, ma è un male e basta. Ora - conclude Amati - si tratta di impegnare il Senato a concludere quanto prima l'approvazione della legge Comunitaria che, all'articolo 14 nel testo già approvato dalla Camera, vieta l'allevamento di animali destinati alla sperimentazione, impone l'uso dell'anestesia per i test e incentiva il ricorso a metodi alternativi alla vivisezione".
 
GEA PRESS
4 GIUGNO 2013
 
Sperimentazione animale. Botta e risposta tra i “si” ed i “no”
Polemica a distanza tra il prof. Silvio Garattini e Stefano Fuccelli
 
GEAPRESS – Botta e risposta tra il prof. Silvio Garattini, noto esponente del mondo scientifico che fa capo alle tesi dell’utilità della sperimentazione animale e Stefano Fuccelli, presidente del Partito Animalista Europeo.
Il prof Garattini, prendendo spunto da quanto già più volte affermato, ha ieri sottolineato come alla sperimentazione animale non esistono alternative. Questo anche alla luce del fatto che le cellule coltivate in vitro rappresenterebbero solo una estrema semplificazione “che non può sostituire la complessità anche del più piccolo organismo vivente“. Nella stessa lettera inviata ai quotidiani il prof. Garattini, soffermandosi sui fatti recentemente occorsi presso il Dipartimento di Farmacologia di Milano, aveva altresì dichiarato come sulla sperimentazione animale verrebbero a suo dire diffuse false informazioni.
Pronta la replica di Stefano Fuccelli, secondo il quale le accuse di diffondere false informazioni andrebbero rivolte al mondo della sperimentazione animale e non certo a quello antivivisezionista. Secondo Fuccelli “è facile far passare qualsiasi messaggio senza la controparte  che possa replicare, soprattutto su un tema così controverso“. Chi favorevole alla sperimentazione farebbe però leva su una massa facilmente condizionabile in tema di salute pubblica con frasi quantomeno fuorvianti. “Meglio il sacrificio di un topo per salvare la vita di un bambino” rappresenterebbe, secondo Fuccelli, la prova di un esempio definito “ingannevole“.
 
PANORAMA
4 GIUGNO 2013
 
Ricerca: cani 'ossessivi' come uomini, colpa anomalie cervello simili
Disagi che possono portare anche a forme di autolesionismo, come mordersi la coda
 
Roma - Si leccano il fianco insistentemente, fino a provocarsi delle ferite o succhiano con violenza la lana o la stoffa del divano. Sono i sintomi dei disturbi ossessivo compulsivi che colpiscono i cani stressati e ansiosi. Disagi che possono portare anche a forme di autolesionismo, come mordersi la coda. Atteggiamenti che si riscontrano, in modalità 'umanizzate', anche nelle persone che soffrono di disturbi ossessivo compulsivi, perché cani ed esseri umani hanno una struttura cerebrale simile, e soffrono delle stesse anomali neurologiche. A evidenziare queste analogie tra le specie è lo studio dei veterinari della Tufts University e dei ricercatori del McLean Hospital di Belmont (Usa) pubblicato su 'Progress in Neuro-Psychopharmacology & Biological Psychiatry'. Un lavoro che punta a trattare i meccanismi alla base di questi disturbi.
"Le persone con disturbo ossessivo compulsivo mostrano comportamenti ripetitivi o pensieri persistenti che interferiscono con le attività quotidiane - avvertono i ricercatori - e i cani con questa tipologia di disagio hanno le stesse manifestazioni ripetitive e distruttive, ad esempio si leccano e si sfregano i fianchi fino a farli sanguinare". Lo studio ha analizzato e sottoposto a diagnostica per immagini 16 esemplari di dobermann, rivelando le stesse anomalie del cervello già verificate nell'uomo."I risultati - afferma Nicholas Dodman, co-autore del lavoro - possono fornire la comprensione dei disturbi d'ansia che colpiscono le persone. I cani, infatti, presentano le stesse caratteristiche comportamentali, rispondono agli stessi farmaci e forse potrebbero avere anche una simile base genetica del disordine rispetto all'uomo. In più - conclude - oggi sappiamo che i cani stressati e ansiosi hanno le stesse anomalie strutturali del cervello che affliggono le persone con disturbo ossessivo compulsivo".
 
CORRIERE DELLA SERA
4 GIUGNO 2013
 
I veterinari chiedono stessi diritti per criceti, pappagalli, serpenti e conigli nani
Cani e gatti in casa, cadono i divieti
Nuova normativa, ma molte questioni aperte. L'esperienza di uno stabile dove vivono tanti quattrozampe

Paola D'Amico

 
Porte aperte nei condomini agli «animali domestici» dal 18 giugno. Il conto alla rovescia per l'entrata in vigore del nuovo regolamento di condominio è partito. Un'integrazione all'articolo 1138 del Codice civile chiarisce che «le norme del Regolamento condominiale non possono vietare di possedere o detenere animali domestici». Pensata per dare diritto di cittadinanza ai quattrozampe, per mettere fine alla discriminazione contro chi vive con gli animali, e quindi anche per ridurre i contenzioni tra condomini, è già messa in discussione. In prima linea, tra coloro che chiedono modifiche, i medici veterinari dell'Anmvi, che si occupano di animali «esotici». Perché discriminare iguane, pappagalli, serpenti e persino il criceto o il coniglio nano? A gran voce essi chiedono che si ritorni alla prima definizione, e cioè «animali da compagnia», che estendeva la tutela ad una platea più vasta di soggetti. Ci sono casi, come quello che testimoniano i protagonisti di questa puntata, in cui quasi tutti gli inquilini di uno stabile vivono con un quattrozampe. Jolanda Vandoni racconta: «Quando mi trasferii dalla campagna in città non avrei mai potuto rinunciare a portare con me i miei cani. La mia fortuna è stata che nel tempo uno dopo l'altro i miei vicini di casa sono diventati, se già non lo erano, appassionati cinofili». La verità, come conferma Marianna Sala, avvocato della Lav, è che «moltissime liti condominiali hanno come detonatore la presenza di un animale da compagnia.
La norma dice che nessuno ti può più impedire di vivere con un pet. Una vittoria per milioni di famiglie italiane». Non c'è un elenco degli animali domestici. Si parla di «domestici», definizione accettata per qualsiasi animale con cui l'uomo può instaurare una relazione affettiva. Perché non, dunque, un maialino nano? Aperta è anche una seconda questione: «Pensiamo alla casa in locazione. Può il proprietario vietare all'inquilino di tenere un canarino?», aggiunge l'avvocato. «Il legislatore ha stabilito un principio generale che va fatto rispettare anche nelle singole locazioni». Ma nel momento in cui devi traslocare è sempre il proprietario che tiene il coltello dalla parte del manico.
Paola Fossati, bioetica a Veterinaria, dice: «Rimane da capire cosa sono i domestici. A prescindere dalla specie, il Codice civile fa riferimento a come l'animale si lega a te, se lo alimenti, te ne prendi cura, lo mantieni, anche un serpente può entrare in questa definizione». Fine dunque delle cause speciste per far allontanare gli animali dalle case? Paradossalmente, con la nuova norma, diventa difficile sostenere una lite condominiale, perché il cane del vicino abbaia o il micio invade il giardino del confinante. «Ma si potrebbe ora sollevare la questione di chi detiene un serpente o l'iguana». Quanto poi al numero di animali, non c'è limite. «Le interpretazioni della norma sono abbastanza varie - spiega il garante degli animali, Valerio Pocar -. Nel nuovo Regolamento degli animali allo studio per Milano noi prospettiamo l'idea, per evitare sovraffollamenti, che chi supera un certo numero di animali, 5, debba notificarlo al Comune, che potrà supervisionare sulla corretta gestione».
 
CORRIERE DI NOVARA
5 GIUGNO 2013
 
Furgone proveniente dall'Ungheria e carico di cani destinati al commercio illegale fermato a Novara
Fermato e sequestrato a Novara da Polstrada e Forestale

Monica Curino

 
NOVARA – La Polizia stradale di Novara e il Corpo forestale dello Stato hanno fermato, lo scorso sabato 1 giugno, all’uscita di Novara est dell’autostrada A4 Torino-Milano, un furgone proveniente dall’Ungheria che trasportava 20 cuccioli di razza (in prevalenza carlini, cavalier king, maltesi, shitzu) destinati al commercio illegale.
I cuccioli erano tutti stipati in una gabbia di modeste dimensioni, in cui erano costretti a stare uno a fianco all’altro, stremati dalle condizioni del lungo viaggio. Al controllo, a cui ha partecipato anche il servizio veterinario  dell’Asl di Novara, i cuccioli sono risultati sprovvisti del microchip e di qualsiasi tipo di documentazione sanitaria.Dopo essere stati identificati tramite inoculazione del microchip, sono stati affidati a l Canile Sanitario di Novara e dati in custodia giudiziaria all’Enpa di Novara, che gestisce per conto del Comune la struttura. Al momento tutti i cuccioli, che sono stati tutti visitati dal direttore sanitario del canile, sono sotto sequestro e sotto osservazione sanitaria e non è ancora possibile adottarli.
“Esistono leggi ben precise che regolano il trasporto di animali dall’estero – spiega Marco Negrini, presidente Enpa Novara - ma sempre più spesso capita che vengano disattese e che commercianti senza alcuno scrupolo vendano periodicamente nei loro negozi animali senza le apposite documentazioni, a volte appoggiati da veterinari compiacenti. L’appello è che i cittadini verifichino sempre la provenienza dei cuccioli e che segnalino eventuali anomalie. Questo per bloccare un traffico che porta vantaggi solo ai commercianti, ma tante sofferenze agli animali e anche ai proprietari. Questi cani, infatti, avendo affrontato un viaggio lungo, in condizioni disagevoli e senza alcuna copertura vaccinale, sono soggetti ad ammalarsi in modo serio, in tanti non sopravvivono. In più, essendo tolti dalle loro madri in tenera età, non hanno possibilità di apprendere i comportamenti, per cui spesso capita anche che abbiano difficoltà a relazionarsi correttamente sia con gli esseri umani sia con i loro simili”.
 
LA STAMPA
6 GIUGNO 2013
 
Cuccioli dall’Ungheria per il mercato illegale sequestrati in autostrada
Blitz di Polizia stradale e Forestale al casello Novara Est sulla A4
 
Marco Benvenuti
 
NOVARA Erano destinati al commercio illegale i venti cuccioli di razza (in prevalenza si tratta di carlini, cavalier king, maltesi, shitzu) che sono stati sequestrati qualche giorno fa al casello di Novara Est sull’A4 Milano-Torino, da Polizia stradale e Corpo forestale dello Stato. 
Il furgone che li trasportava, che era già monitorato dalle forze dell’ordine, proveniva dall’Ungheria ed era diretto a Torino: ha avuto un guasto meccanico e si è fermato a Novara dove è stato deciso il blitz.I cuccioli erano tutti stipati in una gabbia di modeste dimensioni, in cui erano costretti a stare uno a fianco all’altro, stremati dalle condizioni del lungo viaggio. Al controllo, a cui ha partecipato anche il servizio veterinario dell’Asl di Novara, i cani sono risultati sprovvisti del microchip e di qualsiasi tipo di documentazione sanitaria. Dopo essere stati identificati tramite inserimento del microchip, sono stati affidati al canile sanitario di Novara e dati in custodia giudiziaria all’Enpa, che gestisce per conto del Comune la struttura.  
Al momento sono sotto sequestro e sotto osservazione sanitaria, e quindi non è ancora possibile adottarli. 
Dall’Enpa di Novara arriva anche l’appello a controllare il rispetto delle normative e delle documentazioni nel momento in cui si acquistano cani, verificandone sempre la provenienza e segnalando eventuali anomalie.  
 
NEL CUORE.ORG
6 GIUGNO 2013
 
NOVARA, SOTTO SEQUESTRO VENTI CUCCIOLI IN ARRIVO DALL'UNGHERIA
Bloccato un furgone sulla Torino-Milano
 
Erano destinati al commercio illegale i venti cuccioli di cane - carlini, cavalier king, maltesi, shitzu - stipati in un furgone bloccato sull'autostrada Torino-Milano, all'uscita di Novara Est, in un'operazione congiunta di polizia stradale e Corpo forestale dello Stato. Gli animali erano sprovvisti di microchip e di documentazione sanitaria. Sono stati posti sotto sequestro e poi affidati al canile di Novara. Al momento, quindi, non è ancora possibile adottarli.
 
IL CENTRO
5 GIUGNO 2013
 
Mulo legato testa e zampe sotto ponte San Gabriele
 
TERAMO - Lo hanno trovato legato testa e zampe sotto un viadotto di ponte San Gabriele, nel centro della città: ora saranno le indagini dei vigili urbani e degli agenti della Forestale a scoprire chi ha ridotto in questo modo un asino. Ieri mattina, dopo la scoperta fatta da un cittadino e l’intervento immediato, l’animale è stato riconsegnato al proprietario. L’allarme è scattato nella tarda mattinata quando un cittadino ha chiamato il centralino dei vigili urbani per segnalare la presenza di quell’animale legato. In poco tempo sul posto è intervenuta una pattuglia con il vigile ecologico Vincenzo Calvarese ed è stata allertata la Forestale.L’animale è stato liberato dalle corde e un veterinario ha accertato le sue buone condizioni di salute. Immediatamente sono state avviate le ricerche del proprietario che è stato rintracciato in poco tempo. Ma le indagini di vigili urbani e forestali proseguono per cercare di ricostruire il fatto e individuare chi ha legato l’asino. Chi lo ha fatto, una volta identificato, corre il rischio di essere denunciato per maltrattamento di animali.
 
GEA PRESS
5 GIUGNO 2013
 
Varese – Il Tribunale sancisce: gli animali non sono cose
L'On.le Andrea Zanoni. Un segno di civiltà che deve diventare norma
 
La IX Sezione civile del Tribunale di Varese, presieduta dal giudice Giuseppe Buffone, con provvedimento del 13 marzo scorso ha confermato che gli animali devono essere considerati esseri senzienti e non cose.
In una causa di separazione coniugale, infatti, il Tribunale ha preso atto dell’accordo tra i genitori che prevedeva che i gatti di famiglia restassero a vivere nella casa della madre, dove vive la figlia minore. La madre si farà carico delle spese ordinarie, mentre quelle straordinarie saranno sostenute in pari misura dai coniugi. L’aspetto innovativo di questa sentenza è che il ruolo dell’animale domestico acquista un peso anche in relazione ai legami affettivi che, per esempio, lo può unire di più ad un componente della famiglia rispetto ad un altro.  L’animale, cioè, non rientra più semplicemente nel patrimonio da dividere dopo la separazione.
Un sentenza che si allinea con il principio  della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia firmata a Strasburgo il 13 novembre 1987 e ratificata in Italia con legge del 4 novembre 2010, n. 201. Secondo l’eurodeputato Andrea Zanoni, vice Presidente dell’Intergruppo per la Conservazione ed il Benessere degli Animali al Parlamento europeo, un passo importante in Italia è già stato compiuto con la Legge 11 dicembre 2012 n. 220 che ha modificato l’articolo 1138 del Codice Civile prevedendo che “le norme del regolamento condominiale non possono vietare di possedere o detenere animali domestici”. Secondo Zanoni, considerare l’animale come un essere senziente con tutte le conseguenze che questo comporta e non una cosa, è la conquista più importante per un Paese che si vuole definire civile. Adesso il principio deve tradursi in pratica e senza alcuna eccezione per il campo d’applicazione, sostiene Zanoni.
“Da quando, a gennaio 2012, sono stato nominato vice Presidente dell’Intergruppo per la Conservazione ed il Benessere degli Animali al Parlamento europeo – ha dichiarato l’On.le Zanoni -  l’obiettivo che mi sono posto e che sto perseguendo in questo contesto è quello di lavorare affinché gli intenti dell’articolo 13 del trattato di Lisbona, che definisce gli animali “esseri senzienti”, diventino finalmente realtà in tutta Europa e continuerò a farlo“.
 
ANSA
5 GIUGNO 2013
 
Cani antiveleno contro esche killer
Operativo nucleo cinofilo Abruzzo. Stretta Regione su controlli
 
L'AQUILA - Nasi super esperti per il fiuto di esche killer invisibili all'occhio umano ma gustose per orsi, lupi che ci rimettono la vita. In azione in Abruzzo due Nuclei cinofili antiveleno gestiti dal Parco Gran Sasso-Laga, in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato, intervenuti nel Parco nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise, dove hanno scovato 29 esche pericolose. Dalla Regione arriva la proposta di legge del consigliere Palomba per una stretta sui controlli contro i bocconi avvelenati.
 
GEA PRESS
5 GIUGNO 2013
 
Grugliasco (TO), Facoltà di Veterinaria ed Agraria – No ai cani in aula
La protesta degli studenti
 
Impedito ai cani l’accesso nelle aule della Facoltà di Veterinaria ed Agraria dell’Università di Grugliasco (TO). Un fatto che ha sollevato perplessità e rimostranze, espresse dagli studenti in una petizione rivolta  ai Direttori delle due Facoltà.
A renderlo noto è un comunicato dell’ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani).
Oggetto della protesta sono gli avvisi con i quali  “si vieta l’accesso ai cani alle aule, in particolare dell’aula studio“. Per gli autori della petizione si tratterebbe di un cambiamento radicale che “stravolge la natura delle due Facoltà, da sempre simbolo di tolleranza e integrazione tra animali e umani“.
Gli studenti chiedono così di convincere i due Direttori “che gli animali fanno parte delle nostre vite e delle nostre Facoltà“. In definitiva, togliamo il divieto.
Gli stessi autori della petizione ricordano inoltre come mai si sono verificati inconvenienti spiacevoli e “la convivenza è sempre stata serena e apprezzata da studenti e animali“. Anzi, sarebbe proprio il frutto di questa convivenza l’aver permesso agli animali di crescere in un ambiente sociale, imparando un comportamento adeguato e utile per tutta la vita.
“Noi studenti di Agraria e Veterinaria, ma anche esterni utilizzatori dell’aula studio, sosteniamo che privare questo posto della possibilità di portare il proprio cane, sia un’ingiustizia sia verso i padroni, sia verso gli animali che, in questo modo, perdono della possibilità di stare vicino ai padroni e vicino ad altri animali con cui socializzare“.
Alla luce di tutto, così come sottolineato nella stessa petizione, parrebbe esserci il cambio dei Direttori delle due Facoltà.
 
IL RESTO DEL CARLINO
5 GIUGNO 2013
 
Caccia alle nutrie, dietrofront
La Provincia sospende l’abbattimento dopo le proteste
 
di Giacomo Mascellani
 
Cesena - LE NUTRIE del parco urbano di Levante sono salve, per ora. Ieri è stato infatti sospeso l’intervento che prevedeva il loro abbattimento a fucilate ad opera della Polizia provinciale di Forlì-Cesena e dei cacciatori volontari dell’Atc. Il provvedimento è stato disposto dallo stesso comandante della Polizia provinciale, Giuseppe Sebastiani, per ragioni di sicurezza. Così ha motivato la decisione: «Abbiamo deciso di sospendere l’intervento — ha detto — perché queste sono attività delicate che devono essere eseguite in condizioni di assoluta sicurezza. La diffusione anticipata della notizia ha allarmato alcuni cittadini e talune associazioni così abbiamo rinviato tutto a data da destinarsi. In questi casi la prudenza è importante». I fucili dunque si sono fermati con lo scopo dichiarato di non alimentare le tensioni di questi giorni e prevenire eventuali scontri.
COSÌ sono salvi dalla fucilazione venti esemplari di nutrie (fra adulti e piccoli) che stanno colonizzando il parco. E’ importante sottolineare che interventi di questo tipo sono ordinari in virtù del fatto che una legge regionale prevede il Piano di eradicazione delle nutrie. Tutti gli anni si interviene per abbattere esemplari di questo grosso roditore nei parchi pubblici, al pari degli interventi effettuati per contenere le popolazioni di cinghiali, volpi e lepri nelle aree rurali. Tuttavia quest’anno è divampata la polemica, la città si è spaccata tra interventisti e contrari. Inoltre anche le associazioni si sono divise, con l’Enpa e la sezione di Forlì-Cesena della Lav (Lega anti vivisezione) sin dall’inizio contrarie, mentre il Wwf di Cesena, le Gev, le Giubbe Verdi e Oasi Costiera si sono dichiarate favorevoli all’eradicazione delle nutrie. Sul versante politico lo schieramento dei contrari all’abbattimento ha visto ergersi il segretario del Pli Axel Famiglini a difesa delle nutrie, le forze politiche di minoranza starsene fuori dalla mischia, mentre la giunta comunale di centrodestra e la giunta provinciale di centrosinistra sono favorevoli all’intervento.
La discussione ha varcato i confini della città e nel frattempo sulla questione ieri è intervenuto anche l’avvocato Anna Musco da Firenze che ha fatto riferimento al Trattato di Lisbona, per manifestare il diritto al ‘rispetto per la vita’, e ad altri Paesi come il Canada dove gli animali come le nutrie vivono nei parchi pubblici. Lo stesso legale in una lettera al sindaco Roberto Buda ha scritto: «Faccio vivamente appello alla sua intelligenza e soprattutto al suo buon senso per evitare un comportamento pubblico inutile e moralmente ingiustificabile con impatti negati anche per il turismo». Alla fine per il momento hanno vinto coloro che volevano salvare le nutrie e alcuni animalisti nel tardo pomeriggio di ieri si sono ritrovati al parco di Levante per manifestare a favore della salvaguardia dei roditori.
 
NEL CUORE.ORG
6 GIUGNO 2013
 
CESENATICO (FC), NO AL PIANO DI STERMINIO DELLE NUTRIE NEL PARCO
Le autorità demordono dopo la mobilitazione animalista
 
La protesta organizzata nella notte di martedì scorso, al parco pubblico di Levante, a Cesenatico, in provincia di Forlì-Cesena, ha colpito nel segno: lo sterminio delle nutrie, programmato dall'amministrazione comunale e da quella provinciale, è stato temporaneamente sospeso. Il presidio di alcuni cittadini e delle associazioni animaliste, tra cui l'Oipa, è valso il rinvio di una strage che, secondo il sindaco, troverebbe fondamento nel piano di eradicazione della nutria, previsto dalla legge statale 157/92 per il controllo della fauna selvatica.
Polizia provinciale e cacciatori assoldati per l'occasione avrebbero dovuto catturare e sterminare a colpi di fucile una piccola popolazione di nutrie (secondo alcune stime, pare siano circa una ventina) nel parco di Levante, uno dei giardini pubblici della cittadina romagnola. L'Oipa è chiara: "Nessuna valutazione preventiva di metodi incruenti, obbligatori per legge, e neanche un censimento della popolazione dei castorini che possa giustificare un provvedimento così drastico. La nutria, infatti, andrebbe considerata un animale selvatico, soggetto quindi alle previsioni normative della legge 157/92, la quale prevede che per il contenimento delle popolazioni, nel caso in cui sussistano reali problemi, debbano essere applicate metodologie ecologiche proposte e valutate dall'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ndr)".
 
MESSAGGERO VENETO
5 GIUGNO 2013
 
Capriolo finisce in un vascone: salvato da vigili
L’animale, scivolato in un canale a Colle d’Arba, è stato avvistato da un passante che ha dato l’allarme

 
ARBA (PN). I vigili del fuoco di Maniago hanno recuperato un capriolo scivolato in un canale a Colle d’Arba e trasportato dalla corrente sino ad un vascone di accumulo, profondo alcuni metri. L’animale, in evidente difficoltà, era stato avvistato da un passante che ha dato l’allarme.
Veloce l’intervento di recupero: i vigili del fuoco hanno imbragato il capriolo, un esemplare adulto di circa due anni e del peso di una cinquantina di chilogrammi, e l’hanno tratto a riva. Dopodichè, assieme al personale del Centro per il recupero ed il soccorso degli animali di San Martino al Tagliamento, l’hanno liberato nel territorio circostante.
Non è la prima volta che in zona avvengono operazioni di questo tipo, considerato che il tratto di canale non ha protezioni: la media è di quattro, cinque interventi l’anno.
 
IL TIRRENO
5 GIUGNO 2013
 
Tuta è scappata? Macché, è a casa e sorveglia il gregge
 
L’hanno vista crescere e l’ultima cosa che vorrebbero è che venisse soppressa con un’iniezione letale. «Tuta è un maremmano buonissimo – dice Valeria, la padrona – non farebbe male a nessuno. Però fa il suo dovere, è stata svezzata dalle pecore, le riconosce come fossero sua madre e se qualcuno si avvicina le difende. È normale, è il suo istinto». Tuta è stata acquistata otto anni fa, quando era poco più di un cucciolo. È cresciuta tra altri maremmani, pecore, Border Collie, mucche e cavalli. Insomma, in una specie di zoo tra le colline rosignanesi. E poi sempre la solita strada, da Pian dei Lupi fino al Fortullino dove gli ovini brucano a ridosso del mare. «In questi anni è stata utilissima"  continua la padrona – più di una volta ha difeso le pecore dagli attacchi dei lupi che ci stanno decimando il gregge». Fino a qualche settimana fa Tuta pascolava con Uzzi. Poi, l’altro maremmano è stato soppresso. «Aveva morso e qualcuno si è fatto refertare – dice la padrona – è stata durissima vederlo morire. Spero che si trovi una soluzione e Tuta sia risparmiata. Non ce la farei a subire un'altra esecuzione». r.b. di Rino Bucci
CASTELNUOVO Non si nasce buoni o cattivi. Buoni o cattivi si diventa. Ma dal primo giorno di vita si segue quell’istinto, quella piccola inclinazione che si nasconde tra le pieghe di un codice genetico tanto complicato quanto affascinante. L’esistenza e gli anni fanno il resto. È così: capita agli uomini come agli animali. È capitato anche a Tuta, pastore maremmano di otto anni, che per natura protegge il gregge. Tuta sarebbe condannata a morte, la cronaca ne ha parlato allo sfinimento. C’è una relazione dei veterinari dell’Asl che parla di impossibilità di rieducazione e di pericolosità (marzo 2013) e c’è un’ordinanza di venti giorni dopo firmata dal vicesindaco di Rosignano che ne decreta la soppressione. Una fine al sopore di salciccia al sedativo che è già toccata al Uzzi, suo compagno d’avventure, e che Tuta ha scampato perché non si trova. La verità. Sarebbe tanto romantico quanto surreale che il maremmano si fosse dato alla fuga nella consapevolezza di una fine imminente e magari nella pietà di chi l’ha decretata. Ma Tuta è un cane. E, per fortuna, non sa che si trova nel braccio della morte. La verità: il maremmano non è irreperibile. Si trova dove è sempre stato, sulle colline rosignanesi. Corre lungo i sentieri che ha sempre percorso e fa l’unica cosa che sa fare: guarda le pecore. Istinto e basta. L’abbiamo visto e filmato. Non ci ha morso, ma non abbiamo le competenze per tarare la sua pericolosità. Piuttosto sarebbe onesto dire che la voglia di uccidere questo cane non ce l’ha nessuno. In primis i suoi padroni, ma anche gli amministratori e i veterinari. Minacce al sindaco. Però, la polemica è partita e il motore non è facile da arrestare quando gira a certe velocità. «Il confronto ha preso pieghe discutibili – commenta il sindaco di Rosignano Alessandro Franchi – anzi, in certi casi si è raschiato il fondo». Il primo cittadino si riferisce alle decine di mail, messaggi su Facebook e lettere recapitate nella cassetta del Comune. Tra queste diverse minacce. «Caro sindaco – recita una stringata missiva – invece di sopprimere quel povero cane cercandolo come un killer, non potrebbe buttarsi in mare e lasciarsi trascinare dalla corrente?». E in un’altra: «Ancora una volta ci si è assunti il diritto di sopprimere delle vite e anche se si gridasse allo sbaglio ormai i due cani sono morti. Vergogna! È quel che viene da dire di fronte a delle iene che si fanno chiamare autorità competenti». In un messaggio ricevuto sulla bacheca di Facebook, poi, in un italiano zoppicante c’era scritto: «Vi ammazzerei tutti voi». In più, la Lega anti vivisezione (Lav) ha minacciato azioni legali. Franchi ad onor del vero non ha firmato l’ordinanza; non si trovava in Comune a fine marzo. Ma ne difende i contenuti. «Cosa dovevamo fare? È stata una decisione sofferta. Di fronte ad una relazione dei veterinari dell’Asl è difficile contestare. Non siamo tecnici. Se il cane avesse azzannato un bambino? Cosa avrebbe detto l’opinione pubblica?». Aperture. In questa storia che non ha una conclusione ancora scritta ci sarebbe spazio anche per il colpo di scena o il lieto fine. Se fossimo in America, Franchi sarebbe il governatore dello stato con la pena capitale. Sta a lui l’ultima decisione. «L’ho ribadito una settimana fa in consiglio– spiega – se dovessimo ritrovare il cane e un tecnico lo ritenesse non è pericoloso sono disposto ad annullare l’ordinanza. In alternativa, se si facesse avanti una struttura che ne ha le caratteristiche e chiedesse di ospitare Tuta, sarebbe ben accetta». Sostegno a Franchi. A far da scudo da Franchi c’è anche il suo partito. «Sulla questione – scrive il Pd di Rosignano - condividiamo la posizione sostenuta dal sindaco e dal gruppo consiliare e, a determinate condizioni, riteniamo opportuno verificare la possibilità di affidare il cane ad una struttura abilitata dalla legge a spese del proprietario. Rifiutiamo le modalità aggressive e strafottenti che sono state utilizzate nelle ultime settimane contro gli amministratori che hanno rispettato le procedure di legge». 
GUARDA IL VIDEO DI TUTA CHE SORVEGLIA IL GREGGE www.iltirreno.it
 
ROMAGNA NOI
5 GIUGNO 2013
 
San Marino
Ignoti sparano al cane in giardino
Ferito gravemente un cucciolo di pastore maremmano, probabilmente con una pistola softair
 
SAN MARINO - Quando hanno aperto il cancello della proprietà si sono trovati davanti a scodinzolargli solo Lana e Terry, all’appello mancava Pilù, il terzo pastore maremmano a guardia di una villa immersa nel verde di San Michele, in zona Cailungo. Pilù era accucciato esamine, poco lontano, vittima di un colpo di arma, con tutta probabilità una pistola softair. E ora si trova in gravissime condizioni al Centro Veterinario Sammarinese di Valdragone. A raccontare il fatto è il suo proprietario Francesco Pagano, intenzionato a sporgere denuncia contro ignoti alle forze dell’ordine. 
“Io e mia moglie siamo rientrati a casa di buon mattino - racconta - e non lo abbiamo visto. Ci siamo preoccupati e lo abbiamo iniziato a cercare. Lo abbiamo trovato accovacciato, sofferente così lo abbiamo portato di corsa dai veterinari di Valdragone. I nostri cani - ci tiene a sottolinearlo - sono tenuti benissimo, sono curati, hanno persino il passaporto canino e non c’è stata alcuna lite o incomprensione con qualcuno che potesse portare a un simile gesto”. Ma questo non toglie, che “qualche idea su chi possa essere il responsabile io ce l’abbia”. Il pastore maremmano è sicuramente un cane dalla tempra forte, ma il colpo è stato ben assestato e non si sa se riuscirà a sopravvivere. 
“Il cane è vigile - spiega uno dei veterinari del centro di Valdragone, dove da ieri mattina il cane è tenuto in stretta osservazione - dalla lastra ci siamo accorti che un pallino di gomma è entrato nel torace e gli ha trafitto il polmone. Lo stiamo curando con antibiotici e antinfiammatori, confidando che si possa stabilizzare e recuperare la funzionalità polmonare, perché in quella posizione è impossibile pensare di operarlo”. Purtroppo, concludono dal Centro veterinario Sammarinese, non è la prima volta che accadono simili episodi in territorio. Almeno un paio di casi all’anno vengono segnalati.
 
NEL CUORE.ORG
5 GIUGNO 2013
 
USA, IL PASTORE TEDESCO DELLA POLIZIA SALUTA L'AGENTE MORTO
Il cane Figo fedele al suo "collega" defunto (video)
 
Fedeli oltre le morte. Tutti i cani, anche quelli poliziotto, hanno un cuore grande così. Gli amanti degli animali lo sostengono da sempre e alcuni episodi lo confermano. Come la storia di Figo, un pastore tedesco che fa parte della polizia di Bardestoen, nel Kentucky, negli Stati Uniti. Nella cittadina di Chaplin, durante i funerali dell'agente Jason Ellis, morto in servizio a 33 anni, il cane ora in pensione ha commosso tutti i presenti con l'ultimo saluto al suo collega, mettendo una zampa sulla bara. 
L'immagine commovente e il video hanno fatto il giro del web e sono cliccatissimi anche sui social network.
VIDEO
 
IL GIORNALE
5 GIUGNO 2013
 
Quella zampa sulla bara vale quanto una preghiera
Il suo "collega" poliziotto è morto in servizio durante una sparatoria. E lui, il pastore tedesco Figo, gli porge l'estremo saluto con una carezza 
 
OSCAR GRAZIOLI
 
Pochi giorni fa ho raccontato la storia di Tabù, il cane che, finito sotto un treno, rimase con tre zampe. Quando entrava in studio si metteva a sedere e offriva l'unica zampa anteriore a tutti quelli che erano in sala d'aspetto e anche ai veterinari che gli avevano amputato l'arto.
Ora, l'immagine di Figo, il cane poliziotto che allunga la zampa sulla bara di Jason Ellis, con il quale lavorava, sta facendo il giro del mondo, sorprendendo i tabulati dei social network, cliccata in ogni parte del pianeta da milioni di persone dapprima incredule, di fronte a un gesto simile, compiuto da un cane. Eppure è tutto vero, non c'è finzione, non è una delle tante bufale che il web traditore ci ammannisce ogni giorno. Questa è la storia di un legame profondo, talmente profondo da oltrepassare il confine tra la vita e la morte.
Inutile esercizio mentale quello di interpretare se il cane che ha salutato in questo modo il suo partner lo abbia fatto perché il suo olfatto finissimo sentiva ancora la presenza di Jason, come vorrebbe qualcuno, oppure se nell'atto di dare la zampa, il cane possiede un ricordo atavico di sottomissione proveniente da quando era un selvatico lupo e doveva obbedienza al capobranco. Qui non si tratta di una discussione tra etologi, ma dell'impressione e della profonda emozione che si ricava da questa fotografia. E questa volta, posso giurare che lo studio del comportamento istintuale ed etologico del cane ha veramente poca importanza di fronte a un gesto che tutti sappiamo il cane impara con estrema facilità e che significa confidenza e fiducia massima nel proprio amico uomo.
È stato un funerale di profonde emozioni, quello che si è svolto a Bardstown, nel Kentucky, dove Jason Ellis, giovane poliziotto di soli 33 anni, ha ricevuto la benedizione del sacerdote nella sua bara, dopo che, il 25 di maggio all'uscita della rampa di un'autostrada, è stato ucciso da numerosi colpi d'arma da fuoco in quella che gli inquirenti sono certi sia stata una vera e propria imboscata, ben organizzata dai criminali che forse avevano con lui qualche conto in sospeso.
I cani di solito non sono bene accetti in chiesa, come dicono i nostri proverbi, ma in quell'occasione il partner di Jason, il suo Pastore Tedesco di nome Figo, ha seguito la cerimonia funebre fino al cimitero di Chaplin, dove si è svolta una toccante cerimonia cui hanno preso parte i compagni di Jason, i suoi superiori, l'amministrazione della città e numerosi amici e semplici cittadini andati a salutare chi aveva, come spesso accade per le forze di polizia, donato la sua giovane vita alla comunità e al rispetto delle sue regole.
Quando Figo si è alzato e si è trascinato lentamente verso l'urna funebre, tutti lo hanno guardato e nessuno si è sognato di fare un gesto che potesse trattenerlo. A quel punto il cane, nel silenzio surreale del piccolo cimitero, ha appoggiato la sua zampa sulla bara. Si sono visti allora volti rudi, di gente abituata a vedere la feccia e il fondo del barile ogni giorno, serrare i denti per la commozione, mentre qualche lacrima scendeva liberatoria sulle guance di sceriffi e sergenti con la pistola sul fianco.
La lunga bandiera americana era cullata dal vento, gli strumenti musicali cominciavano a suonare la marcia funebre, ma tutti guardavano affascinati quella zampa solida piantata sul legno e quegli occhi profondi che dicevano «Addio, Jason». E allora, Dio ti benedica, Figo, vecchio amico di noi tutti.
 
GEA PRESS
5 GIUGNO 2013
 
Nepal – Sequestro di pelli ed ossa di tigre e leopardo
Avrebbero valso mezzo milione di dollari.

 
GEAPRESS – La polizia di Darchula, nel Nepal occidentale, ha arrestato sabato scorso un contrabbandiere che, in combutta con  altre persone, stava trasportando un grosso quantitativo di parti di animali appartenenti a specie in via di estinzione.
Ad essere poste sotto sequestro, sono state pelli di tigri e di leopardo, avorio, denti di tigre, scaglie di pangolino, oltre che ossa di tigre e di leopardo. Il gruppo, una volta vistosi scoperto, ha aperto il fuoco contro la polizia. Ad avere la peggio è stato però il bracconiere, raggiunto allo stomaco da un proiettile. Dei trasportatori, due sono stati tratti in arresto, mentre gli altri sono riusciti a scappare.
Il valore stimato delle parti di fauna selvatica sequestrata ammonta a circa mezzo milione di dollari. Il guadagno di un facchino è di circa 167 dollari per i tre giorni da percorrere a piedi. Il tragitto si estende dall’India fino al confine cinese.
E’ probabile che le bande di bracconieri utilizzino uno dei tanti punti frontalieri esistenti in Nepal. Un fatto che contribuisce, stante i blandi controlli, ad agevolare ancor di più il passaggio.
 
NEL CUORE.ORG
5 GIUGNO 2013
 
ARGENTINA, MISTERO SULLA STRAGE DI BALENE: 116 CARCASSE IN UN ANNO
Gli scienziati: dubbi sulle ragioni del fenomeno
 
Scatta l'allarme per le balene nella penisola di Valdes, nella Patagonia argentina che si affaccia sull'Atlantico. Stando ai dati venuti fuori dai monitoraggi realizzati dagli studiosi, la stagione del 2012 per i cetacei in questione si è chiuso con un triste record: 116 esemplari morti, 113 dei quali erano giovani. Una strage.
Un dato così alto - scrive Quotidiano.net - non si era mai visto non solo nell'area della penisola di Valdes e di El Doradillo, una spiaggia della zona, spiegano preoccupati gli esperti argentini. Che hanno pensato bene di denunciare la situazione ormai pesante, anche se non conoscono le ragioni di questa moria, la quale causa gravi danni anche al turismo. Tre, comunque, le cause al vaglio degli esperti: l'esposizione al sole, gli arenamenti e la minaccia di gabbiani affamati.
 
NEL CUORE.ORG
5 GIUGNO 2013
 
ALLUVIONE A PRAGA, IN SALVO I GORILLA E GLI ALTRI ANIMALI
Repubblica Ceca, lo zoo è finito sott'acqua
 
Gli animali dello zoo di Praga in salvo. Gli ospiti della struttura sono stati tutti messi al sicuro, gorilla compresi. Tigri, leoni e altri esemplari sono stati portati altrove o spostati nella zona sopraelevata della struttura per evitare che finissero sott'acqua.
La situazione era molto critica. Il fiume Moldava, nella capitale ceca, ieri mattina ha raggiunto il livello massimo: 3.210 metri cubi di acqua al secondo rispetto a una media di 150 metri cubi, anche se nel 2002 sono stati raggiunti livelli vicini al 5.000 metri cubi.
Lo zoo è una delle zone della città che hanno subito il maggior livello di inondazione. L'allagamento della struttura ha colpito in modo particolare la parte inferiore della struttura, con il padiglione dei grandi felini, le piscine dei leoni marini e l'habitat dei fenicotteri.
 
GEA PRESS
5 GIUGNO 2013
 
Indonesia – 450.000 Varani ogni hanno catturati come pets e per il settore della pelletteria
 
GEAPRESS – A portare i Varani in estinzione ci stanno pensando i commerci di pets e quello dei beni di lusso, ovvero l’uso consentito dei derivati della pelle di questi animali.
Lo rileva uno studio  pubblicato su Herpetological Conservation and Biology da un team di ricercatori indonesiani e tedeschi. Sconfortante quanto si ricava sullo stato attuale delle popolazioni di più specie di Varani del sud-est asiatico.
Ben 450.000 Varani d’acqua, ad esempio, sono uccisi ogni anno in Indonesia  per rifornire di pellame i mercati dei beni di lusso dei paesi occidentali. Si tratta, ad avviso dei ricercatori, di un numero che  in tutta evidenza appare insostenibile per le popolazioni naturali. Il tutto per produrre borse e cinghie. Questo nonostante tutte le specie di Varani siano formalmente considerate dalla Convezione di Washington sul commercio di specie rare e minacciate di estinzione.
Il problema risiede però nel fatto che le quote di esportazione consentite ai paesi esportatori, non sono di fatto adeguatamente controllate. Questo, probabilmente, anche per una difficoltà nel distinguere il pellame appartenente alle diverse specie.
A differenza di altre specie di rettili, come ad esempio gli alligatori, i Varani vengono quasi esclusivamente prelevati in natura. In altri termini, il commercio di tali animali non può neanche giustificarsi (aspetti etici a parte) con la provenienza di animali allevati.
Ad ogni modo non è solo il commercio di beni di lusso a compromettere gravemente le popolazioni di Varani selvatici. Molti di questi, infatti, vengono prelevati come pets. Un danno ancor più accentuato dal fatto che i 2/3 muoiono già nelle prime fasi di cattura.
In  Italia, la detenzione di Varani come pets è vietata. Diverso discorso, invece, è l’importazione relativa al settore della pelletteria.
 
LA ZAMPA.IT
5 GIUGNO 2013
 
Mucca rimane incastrata in un albero, salva
 
Brutta avventura per una mucca nella contea di Shropshire, non molto lontana dalla frontiera con il Galles. L’animale, probabilmente attirato dal buco in un albero, vi è rimasto incastrato con la testa. Per sua fortuna qualcuno ha lanciato l’allarme e grazie all’intervento dei vigili del fuoco è stata liberata.
FOTO
 
IL SOLE 24 ORE
5 GIUGNO 2013
 
 
Dieta vegetariana,  senza carne si  vive più a lungo
Un nuovo studio conferma i benefici di un'alimentazione a base di frutta e verdura

di Silvia Soligon
 

Seguire una dieta vegetariana allunga la vita. A dimostrarlo è uno studio pubblicato su Jama Internal Medicine da un gruppo di ricercatori guidato da Michael Orlich della Loma Linda University (Usa) che ha coinvolto più di 70 mila fra uomini e donne. Sulla base delle risposte fornite a un questionario specifico i partecipanti sono stati divisi in cinque gruppi: non vegetariani, semi-vegetariani, pesco-vegetariani (che escludono la carne, ma mangiano pesce e frutti di mare), latto-ovo-vegetariani (che mangiano anche latticini e uova) e vegani (che escludono tutti i prodotti di origine animale). Il monitoraggio del loro stato di salute ha invece permesso di stabilire un'associazione tra la scelta di un'alimentazione vegetariana e una riduzione del 12% del rischio di morire per una qualsiasi causa rispetto ai non vegetariani. Nel caso dei pesco-vegetariani, de i vegani e dei latto-ovo-vegetariani questa associazione è risultata meno significativa.
“Alcuni dati – spiegano gli autori - suggeriscono che il regime alimentare vegetariano possa essere associato ad una mortalità ridotta”. E', però, ancora presto per pronunciare la sentenza definitiva. Infatti lo stile dei vita dei partecipanti appartenenti al gruppo dei vegetariano è risultato, in media, più salutare rispetto a quello dei non vegetariani, con meno alcol, meno fumo e più attività fisica. Non solo, in base ai dati raccolti gli uomini trarrebbero più beneficio dalla dieta mediterranea rispetto alle donne e sarebbero esposti a un minor rischio di malattie cardiache fatali e di ischemia cardiaca.
 
IL TIRRENO
6 GIUGNO 2013
 
Morta dopo l’avvelenamento in giardino
 
di Sabrina Chiellini
 
PONSACCO (PI) Nella cittadina del mobile è allarme per i bocconi avvelenati. Non solo ci sono stati cani e gatti uccisi o gravemente feriti per colpa delle polpette killer disseminate in spazi pubblici. Negli ultimi giorni sono stati uccisi due cani all’interno di giardini privati. L’ultimo caso, l’altro pomeriggio, è avvenuto in via Rospicciano. Doloroso il racconto della proprietaria del cane, una cagnolina di un anno di vita, Ariel. «Alle ore 17,30 del 4 giugno – racconta Elisa Stabile – ho trovato il corpicino della mia povera cagnolina senza vita. Era dietro casa, nel mio giardino, in casa mia... Morta per mano umana, morta avvelenata». Un fatto che ha sconvolto la famiglia dove Ariel viveva. «Il dolore che ha lasciato in me è paragonabile al dolore di una perdita di una madre, di un padre, di un f iglio; ha lasciato un vuoto incolmabile», aggiunge Elisa Stabile, che rendendo pubblico quello che le è capito spera di aiutare a scongiurare altre morti di animali. «Chiedo aiuto, chiedo di non lasciare che altri cani o gatti facciano la stessa fine della mia Ariel, che cessino questi scempi, di guardare, sorvegliare, perlustrare giardini, privati e pubblici, per far in modo che il vigliacco o chi compie questi gesti venga smascherato. Sono vicina a tutti coloro che in questi giorni hanno avuto la mia stessa perdita, perché ce ne sono stati tanti, in tutte le zone di Ponsacco». Casi simili infatti sono stati segnalati in via Don Minzoni e nella stessa via Rospicciano. Non tutti i proprietari di cani e gatti uccisi dai bocconi avvelenati hanno presentato denuncia. «Siamo stati dai carabinieri – racconta Elisa – ma ci hanno detto che per fare la denuncia dovevano avere una perizia. Cioè la certezza che Ariel sia stata avvelenata. E noi non ci siamo sentiti di fare l’autopsia alla nostra cagnolina. Per noi è stato sufficiente quello che ha detto la veterinaria. Pare che in giro ci siano un potente veleno e che altri cani siano stati uccisi come Ariel». Del caso avvenuto a Ponsacco l’altro pomeriggio si sta occupando anche l’associazione Dav (Difesa ambiente e vita), che condanna il comportamento di chi lancia esche e bocconi con il veleno ai giardinetti o, peggio ancora, prende di mira i giardini privati dove si trovano cani. Oltre ai carabinieri anche la polizia municipale potrebbe occuparsi delle esche killer, un problema che si presenta sempre più spesso e non solo a Ponsacco. C’è da chiedersi anche dove possano essere facilmente reperibili sostanze che poi risultano letali per i poveri animali che addentano le polpette non sapendo di andare incontro alla morte.
 
LA NUOVA SARDEGNA
6 GIUGNO 2013
 
Lancia molotov contro il cane che disturba
 
di Nadia Cossu
 
SASSARI - Il cane del vicino lo disturba e lui escogita un modo per “eliminare” il problema. Confeziona delle molotov e le lancia contro la casa del proprietario della povera bestia. Serata decisamente movimentata quella di ieri in vicolo Scala Mala, centro storico di Sassari. Secondo alcuni testimoni sembra che da tempo l’uomo si lamentasse della presenza del cane, in particolare protestava perché l’animale, secondo lui, sporcava la strada con i suoi bisogni. Ieri, il proprietario, (come pare accadesse altre volte) ha legato il cane fuori dall’abitazione. Il vicino, non appena si è accorto della “fastidiosa” presenza, ha pensato bene di provvedere a modo suo. Ha lanciato dal portone quattro bottiglie con del liquido infiammabile contro la casa di fronte – a circa tre metri d i distanza – ed è partito l’incendio. A quel punto il proprietario del cane, di tutta fretta e in preda al panico, è riuscito a raggiungere un rubinetto esterno alla casa per spegnere le fiamme. Momenti concitati, il terrore che il fuoco diventasse incontrollabile, il vetro delle bottiglie frantumate sui ciottoli del vicolo, pochi attimi e l’uomo è finito a terra con le gambe piene di ferite. I vicini di casa nel frattempo avevano avvisato la polizia. Dopo qualche minuto sul posto sono arrivati i vigili del fuoco e gli agenti delle volanti che sono riusciti a bloccare in tempo l’uomo in preda ad attacchi isterici e che continuava a inveire contro il cane e il suo padrone. Quest’ultimo è stato soccorso da un’ambulanza del 118 che lo ha accompagnato in ospedale per medicarlo e sottoporlo ad altri accertamenti. L’incendiario, invece, è stato caricato nell’auto della polizia e portato in questura per essere interrogato. Oggi si deciderà se procedere con l’arresto oppure con una denuncia in stato di libertà.
 
LA PROVINCIA DI SONDRIO
6 GIUGNO 2013
 
Teglio, cinghiale da record
Pesa 230 chilogrammi


FOTO - TEGLIO Daniele Travaini con l?esemplare abbattuto a Gema, sopra Teglio (Foto by Paolo Ghilotti)

 
TEGLIO (SO) - Probabilmente non credeva ai propri occhi lunedì notte Daniele Travaini, operatore qualificato delegato alla caccia del cinghiale in provincia quando ha abbattuto un esemplare di 230 chilogrammi a Gema, sopra l'abitato di Teglio.
È una cattura record, forse di livello nazionale. Per capire l'eccezionalità delle dimensioni  dell'animale, basti pensare che la media del peso di quelli catturati in provincia si aggira sul quintale. Quello catturato a Teglio è il cinghiale più grosso della recente storia valtellinese. Le dimensioni non lasciano dubbi che si tratti di una razza non italiana. Quello italiano non raggiunge, infatti, un peso simile. I volontari in provincia sono in azione da quattro anni  nel tentativo di debellare il cinghiale, introdotto senza scrupoli in Valtellina e Valchiavenna con danni irrilevanti alle culture e al territorio. Sono una quindicina i componenti di queste squadre speciali. Le squadre entrano in azione appena giunge la segnalazione di tracce fresche. «Partire subito è fondamentale - fanno sapere gli esperti - perché il cinghiale dopo un paio di giorni potrebbe scomparire completamente».
 
GEA PRESS
6 GIUGNO 2013
 
Latina – Confiscato un intero zoo con tutti gli animali. E’ il primo caso italiano
Intervento del Servizio Cites del Corpo Forestale dello Stato – Iniziato il trasferimento degli animali.
 
Secondo il comunicato del Corpo Forestale dello Stato, il giardino zoologico sarebbe stato abusivo. Per questo, stamane, il personale del Servizio CITES centrale del Corpo Forestale dello Stato ha eseguito la confisca della struttura già posta sotto sequestro lo scorso settembre.
Si tratta della prima acquisizione coattiva da parte dello Stato di una intera struttura zoologica e degli esemplari in essa ospitati.
L’operazione ha fatto seguito all’intesa raggiunta tra il Corpo Forestale dello Stato, la Prefettura di Latina e il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. La confisca, precisa sempre il Corpo Forestale,  è scaturita da una contestazione amministrativa nell’ambito delle attività di controllo svolte dalla Forestale e relative alla corretta applicazione della normativa vigente in materia di giardini zoologici. Sanzioni amministrative fino a 90.000 euro per chi esercita l’attività in assenza della prevista licenza.
Lo zoo, stante le risultanze investigative, avrebbe esposto al pubblico, oltre a diversi animali domestici, anche alcuni esemplari appartenenti a specie protette dalla Convenzione di Washington. Tra questi c’è pure un elefante, uno scimpanzé, macachi, canguri, istrici, testuggini di terra e tartarughe d’acqua. Il personale del Servizio CITES centrale è intervenuto, in collaborazione con gli agenti del Comando Stazione di Latina, insieme al personale appartenente all’ASL locale e ad alcuni veterinari, per garantire lo spostamento in sicurezza di 30 animali considerati pericolosi e detenuti in strutture non autorizzate.
Gli animali in questione sono stati trasferiti presso idonei Centri specializzati nel recupero per la fauna esotica e selvatica nel Lazio e in Emilia Romagna. I due proprietari dello zoo dovranno ora difendersi dall’accusa di detenzione illegale di animali pericolosi e violazione dei sigilli.
Nel corso dell’operazione, sono stati rinvenuti, inoltre, una civetta delle nevi e una iguana che sarebbero stati detenuti in condizioni incompatibili con la loro natura. Per questo i due proprietari del giardino zoologico dovranno ora rispondere del reato specifico. Gli animali sono stati sequestrati e immediatamente trasferiti presso una clinica veterinaria di Roma.
Gli altri animali rimasti nella struttura saranno trasferiti nei prossimi giorni anche con la collaborazione delle associazioni ambientaliste. Alcuni di tali animali sono noti per essere stati lungamente detenuti in un circo italiano.
 
GEA PRESS
6 GIUGNO 2013
 
Murialdo (SV) – Balestrucci morti e nidi distrutti
L'ENPA: la legge c'è e va rispettata
 
Nidiacei morti  e rinvenuti in terra. Poi i segni, in alcuni edifici,  della distruzione dei nidi. Un palazzo è pure di proprietà comunale.
A denunciare il tutto è l’ENPA di Savona che, in suo comunicato, rileva come i fatti siano stati accertati a seguito delle segnalazioni dei volontari di Murialdo, dove sarebbe avvenuto lo scempio
Si tratta in particolare dei nidi di balestruccio. Un piccolo Irundide che si ciba di insetti ed è quindi utilissimo, sottolinea la Protezione Animale, per l’equilibrio naturale oltre che per contrastare la veicolazione delle zanzare. “C’è qualcuno che non sa che è vietato distruggere i nidi degli uccelli – afferma l’ENPA di Savona -  soprattutto quando, come in questa stagione, dentro vi sono i piccoli accuditi dai genitori”
L’ENPA ha pertanto chiesto al Comune di rendere noto a tutti che la legge sulla caccia ed il Codice Penale prevedono per i trasgressori apposite sanzioni. Le Guardie Zoofile volontarie dell’associazione  hanno iniziato i controlli per verificare il rispetto delle norme.
 
DIRE.IT
6 GIUGNO 2013
 
Lana di cane cruelty free. Per avere sempre con noi il nostro fidato amico
 
ROMA - Si sa, in tempi di crisi non si butta via niente e in un mondo dove lo spreco di risorse è diventato un must perchè non riciclare creativamente la lanuggine che togliamo dai nostri fidati amici pelosi? Farsi un maglioncino con la lana del proprio cane non è, quindi, solo fantasia, ma diventa realtà grazie a una ragazza di Fermo, Giulia Alberti, che fila questa lana a mano, insieme al marito, con un arcolaio dell'800 e a a zero consumo di corrente elettrica.
La lana che si ottiene dal sottopelo del cane “non ha nulla di neanche lontanamente simile con le cruente pratiche delle esecuzioni di massa in Cina, dove si abbattono i cani e altri animali per ricavare pelo e inserti di pelliccia che finiscono nei circuiti della grande distribuzione spesso spacciati per sintetici- sottolineano sul sito www.lanadicane.it- la nostra lana è completamente cruelty-free ed ecologica e inoltre per scelta lavoriamo direttamente col singolo cane, e non con canili o allevamenti che non conosciamo personalmente, per evitare speculazioni o maltrattamenti sugli animali”.Il miglior modo per avere un ricordo tangibile e durevole del nostro quattro zampe e al tempo stesso indossare un capo d'abbigliamento originale, anallergico, ecologico e soprattutto caldo “è quello di far filare il sottopelo raccolto attraverso la cardatura, principalmente nel periodo primaverile quando inizia la fase naturale della muta- si legge sul sito- lui ve nè sarà grato visto che questa operazione non è dolorosa per il cane anzi, per la maggior parte di loro diventa un momento rilassante dove fare il pieno di coccole”. Molti sono i dubbi che si potrebbero sollevare: ma poi non puzza? E le pulci? Sul sito viene ricordato che “la lana normalmente proviene dalle pecore e dalle capre che notoriamente sono animali con molti parassiti e tutto fuorchè profumati”, ma nello specifico, la lana di cane “è anallergica: infatti,al contrario di quello che dicono molti medici e molti siti medici, l'allergene CANfl (responsabile delle reazioni) non è nel pelo ma su di esso perché è prodotto dalle ghiandole sebacee a cui è collegato per impermeabilizzarlo. Di conseguenza una volta che il sottopelo viene separato dalla ghiandola e opportunamente lavato perde l'allergene oltre che la sua impermeabilità”.Altra caratteristica importante della lana di cane “è la sua alta traspirabilità: proprio per questa sua proprietà in Lapponia la lana di cane viene consigliata 'a pelle' per chi soffre di reumatismi alla schiena; questa sua caratteristica nè fà il capo ideale per chi svolge attività sportive in montagna”.
Arriviamo, quindi, alle due caratteristiche che fanno della lana di cane un prodotto pregiato e un diretto concorrente del cachemire e dell'angora: “morbidezza e isolamento termico,che sono strettamente legate alla razza da cui proviene il sottopelo e alla qualità della cardatura dello stesso”.Provare per credere quindi.
VIDEO
 
GAZZETTA DI PARMA
6 GIUGNO 2013
 
Ditelo al veterinario - La strage infinita dei bocconi alla stricnina
 
Cara dottoressa Faccini,
spessissimo si parla dei bocconi avvelenati che uccidono tantissimi animali. Ogni anno, nei mesi freddi soprattutto, si legge di cani e gatti morti per colpa di polpette disseminate un po’ ovunque nella nostra provincia. Oltre agli animali da compagnia, muoiono tantissimi selvatici e, con molta probabilità, anche animali da reddito come le mucche. Se infatti questi bocconi vengono messe sui campi, chi mi dice che anche gli animali che producono latte non ne ingeriscano qualcuno? E il latte, se la vacca non muore, ce lo beviamo noi! Ho anche letto di un’ordinanza ministeriale che punisce severamente questi criminali. 
 
Non è un argomento nuovo per me, tuttavia colgo l’occasione per riparlarne volentieri. In effetti quello dei bocconi avvelenati è un argomento molto serio e certamente da non sottovalutare. Pensi che, oltre a cani e gatti, per colpa dei soliti personaggi con la passione a delinquere, ogni anno muoiono un numero imprecisato di animali selvatici utilissimi all’equilibrio dell’ecosistema. In passato alcune rarissime specie si sono addirittura estinte a causa proprio delle esche alla stricnina. 
Sugli animali da reddito, lei ha perfettamente ragione e le morti improvvise di vacche e manze che avvengono non di rado nelle aziende agricole potrebbero essere riferibili proprio all’ingestione di veleni. L’ordinanza ministeriale 10-2-2012 «Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o bocconi avvelenati» responsabilizza sia i proprietari di animali che gli stessi veterinari: «Il proprietario o il responsabile dell’animale deceduto a causa di esche o bocconi avvelenati, segnala l’episodio alle autorità competenti tramite il medico veterinario che emette la diagnosi di sospetto avvelenamento. Il medico veterinario che, sulla base di una sintomatologia conclamata, emette diagnosi di sospetto avvelenamento di un animale domestico o selvatico, ne dà immediata comunicazione al sindaco e al Servizio veterinario Ausl competente per territorio. Sempre il veterinario invia all’istituto zooprofilattico sperimentale eventuali campioni e, in caso di decesso dell’animale, anche la carcassa, al fine di identificare il veleno che ha provocato l’avvelenamento, accompagnati da referto anamnestico utile ad indirizzare la ricerca analitica. L’invio di carcasse di animali deceduti per avvelenamento e i campioni biologici da essi prelevati, nonché di esche o bocconi sospetti avvelenati avviene per il tramite della Ausl competenti per territorio».
Questo provvedimento responsabilizza oltre i proprietari di animali e i veterinari liberi professioniste e ufficiali, anche i sindaci e le prefetture. I primi in quanto devono, in caso di sospetto avvelenamento, dare immediate disposizioni per l’apertura di indagini, i secondi perché devono istituire «tavoli di coordinamento» per la gestione degli interventi da effettuare. Sta ai cittadini e soprattutto ai veterinari segnalare ogni caso anche sospetto di avvelenamento di animali. Certo è che se qualche «coraggioso» sindaco emettesse un’ordinanza che vietasse l’attività venatoria per tre anni per un raggio di 3 km dal luogo di ritrovamento di un animale morto avvelenato, probabilmente questa ignobile consuetudine si estinguerebbe da sola.
 
NEL CUORE.ORG
6 GIUGNO 2013
 
TRAFFICO DI FARMACI PER "GONFIARE" GLI ANIMALI: 65 INDAGATI AL NORD
I sequestri tra Mantova, R. Emilia, Padova e San Marino
 
Un traffico di farmaci veterinari distribuiti al mercato clandestino destinati a "gonfiare" vitelli e maiali nel Nord Italia e a San Marino è stato scoperto dal Corpo forestale dello Stato di Mantova e Reggio Emilia. Indagate 65 persone, tra cui veterinari, farmacisti, grossisti e allevatori, per adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari, maltrattamento di animali, associazione a delinquere e violazione della normativa finanziaria e tributaria.
Secondo le indagini, la base operativa sarebbe stata a Pegognaga, in provincia di Mantova, ma alcuni indagati, di cui non sono state rese note le generalità, risiedono anche nel capoluogo, a Suzzara, a Motteggiana, a Gonzaga e in provincia di Reggio Emilia, tra Reggiolo, Poviglio, Gattatico e Rubiera, oltre che in provincia di Padova e nella Repubblica di San Marino. Durante le perquisizioni di oggi negli allevamenti, sono stati sequestrati farmaci, tra cui ormoni per la crescita, per un valore di un milione di euro. Secondo le accuse, gli indagati vendevano fittiziamente all'estero i farmaci veterinari che, invece, restavano in Italia, nascosti e poi smerciati illegalmente.
 
CON I PIEDI PER TERRA
6 GIUGNO 2013
 
Scoperto traffico illecito di farmaci veterinari
 
Un traffico di farmaci veterinari distribuiti al mercato clandestino destinati a gonfiare vitelli e maiali nel nord Italia e nella Repubblica di san Marino è stato scoperto dal corpo forestale di Mantova e Reggio Emilia. Indagate 65 persone, tra veterinari, farmacisti, grossiti e allevatori, per adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari, maltrattamento di animali, associazione a delinquere e violazione della normativa finanziaria e tributaria. A quanto risulta dalle indagini, la base operativa sarebbe stata nel mantovano, a Pegognaga, ma alcuni indagati, di cui non sono state rese note le generalità, risiedono anche a Mantova, Suzzara, Motteggiana, Gonzaga, e in provincia di Reggio Emilia, nei Comuni di Reggiolo, Poviglio, Gattatico e Rubiera, oltre che in provincia di Padova e nella Repubblica di san Marino. Durante le perquisizioni di oggi in allevamenti sono stati sequestrati farmaci, tra cui ormoni per la crescita, per un valore di un milione di euro. Secondo le accuse, gli indagati vendevano fittiziamente all’estero i farmaci veterinari che, invece, restavano in Italia, nascosti e poi smerciati illegalmente.
 
PADOVA OGGI
6 GIUGNO 2013
 
Gonfiavano vitelli e maiali con ormoni per la crescita: padovani indagati
65 le persone inquisite tra veterinari, farmacisti, grossisti e allevatori. La base operativa nel mantovano, con ramificazioni in provincia di Reggio Emilia, di Padova e nella Repubblica di San Marino
 
Adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari, maltrattamento di animali, associazione a delinquere e violazione della normativa finanziaria e tributaria. Questo il lungo elenco di reati per i quali sono indagate 65 persone, finite nel mirino del corpo forestale di Mantova e Reggio Emilia nell'ambito di un'inchiesta che ha portato alla scoperta un traffico di farmaci veterinari distribuiti al mercato clandestino destinati a gonfiare vitelli e maiali nel nord Italia e nella Repubblica di san Marino.
ORMONI PER LA CRESCITA. Coinvolti veterinari, farmacisti, grossisti e allevatori che, secondo le accuse, vendevano fittiziamente all'estero i farmaci veterinari che, invece, restavano in Italia, nascosti e poi smerciati illegalmente. Durante le perquisizioni di oggi negli allevamenti sono stati sequestrati farmaci, tra cui ormoni per la crescita, per un valore di un milione di euro.
 
LA REPUBBLICA
7 GIUGNO 2013
 
Gonfiavano i vitelli con i farmaci
Il Corpo forestale dello Stato ha messo sotto accusa farmacisti, allevatori, grossisti e veterinari ed ha sequestrato oltre 17.000 confezioni di farmaci veterinari per 2,5 milioni di euro. All'apice dell'attività una società grossista con rivendita diretta di farmaci veterinari in Lombardia, che commercializzava in Veneto, Piemonte, Emilia Romagna
 
MANTOVA - Il personale del Corpo forestale dello Stato ha smantellato un vasto traffico di farmaci veterinari distribuiti al mercato clandestino e destinati a gonfiare vitelli e maiali nel Nord-Italia e presumibilmente anche all'estero. Durante l'operazione, denominata "Muttley", sono state sequestrate oltre 17.100 confezioni di farmaci veterinari per un valore complessivo di 2,5 milioni di euro. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Mantova e dai Comandi Regionali del Corpo forestale dello Stato della Lombardia e dell'Emilia Romagna, sono state condotte dal personale del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale di Reggio Emilia e dagli uomini del Comando Provinciale di Mantova.
Medicinali guasti, contraffazioni di alimenti. Gli agenti della Forestale avrebbero scoperto una vera e propria associazione a delinquere dedita alla distribuzione e alla vendita di farmaci veterinari da somministrare "in nero" agli animali ed in assenza di controlli medico-veterinari. Sono state effettuate 101 perquisizioni, controllati 26 siti (14 in Lombardia, 7 in Veneto, 3 in Piemonte 2 in Emilia Romagna) nei quali sono stati sequestrati farmaci detenuti abusivamente. Sono attualmente 65 le persone indagate. Tra questi: grossisti di farmaci veterinari, veterinari, allevatori, farmacisti e commercianti non abilitati alla vendita di medicinali. I reati contestati: associazione a delinquere, commercio e somministrazione di medicinali guasti, adulterazione o contraffazione di sostanze alimentari, esercizio abusivo della professione medico-veterinaria e di farmacista, ricettazione, falsità in registri e notificazioni, violazione della normativa finanziaria e tributaria, ed infine maltrattamento di animali.
Un'operazione con 260 uomini. L'indagine ha l'obiettivo di garantire la sicurezza alimentare dei consumatori dai rischi causati dall'assunzione di carni bovine (vitelli) e suine adulterate o contraffatte per  la presenza di farmaci somministrati "in nero". Alle indagini hanno partecipato 260 uomini del Corpo forestale dello Stato che hanno effettuato perquisizioni locali e domiciliari disposte dalla Magistratura presso centri di deposito, attività commerciali al dettaglio, allevamenti ed abitazioni in sette Regioni: Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Liguria, Veneto, Sardegna, Campania ed in particolare nelle province di Mantova, Padova, Torino e Reggio Emilia. Oltre a farmaci veterinari detenuti abusivamente, sono stati ritrovati e sequestrati anche farmaci ad uso umano, soggetti a prescrizione medica. Nel corso dell'inchiesta il personale del Corpo forestale dello Stato ha individuato grossisti che, con l'aiuto di allevatori e di veterinari compiacenti, erano dediti a commercializzare farmaci senza le necessarie e indispensabili prescrizione medico veterinarie.
Fal si documenti. Le indagini, coordinate dal Procuratore Capo della Repubblica di Mantova, Antonino Condorelli, hanno portato all'individuazione di alcuni soggetti compiacenti che si prestavano a compilare falsi documenti, per poter mascherare e giustificare le movimentazioni dei farmaci non consentite da parte dei grossisti. I farmaci che venivano somministrati agli animali degli allevamenti compiacenti, non venivano infatti registrati presso gli allevamenti ma direttamente presso i grossisti. Gli allevatori compiacenti acquistavano, sulla carta, un quantitativo di farmaci superiore a quello somministrato realmente agli animali e le altre dosi venivano utilizzate per il mercato clandestino. In particolare, esse erano destinate ad altri allevamenti di animali quali bovini (vitelli) e suini con inevitabile potenziale pericolo per la salute pubblica, in quanto le somministrazioni sarebbero avvenute senza alcuna registrazione e senza lasciare traccia documentale.
Usati cortisoni ci, ormoni e antibiotici. Tra i numerosi indagati c'era addirittura chi si prestava a fornire copertura ai trattamenti farmacologici con sostanze illecite come cortisonici, ormoni ed antibiotici. Tali sostanze venivano somministrate agli animali che successivamente venivano immessi sul mercato. La norma prevede, invece, che gli animali che assumono farmaci, o loro sottoprodotti, non possano essere destinati al consumo prima di un determinato lasso di tempo variabile a seconda del farmaco assunto. All'apice dell'attività illecita una società grossista con rivendita diretta di farmaci veterinari con sede in Lombardia, che commercializzava anche in Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna. L'operazione del Corpo forestale dello Stato ha consentito di scardinare un articolato sistema di vendita e somministrazione clandestina di farmaci veterinari, che avrebbe potuto rappresentare un rischio per la sicurezza alimentare e per la salute dei consumatori, i quali avrebbero potuto assumere indirettamente i residui dei farmaci somministrati clandestinamente agli animali attraverso i prodotti derivati dalle carni e dal latte.
 
GAZZETTA DI MANTOVA
7 GIUGNO 2013
 
Vitelli e maiali gonfiati con i farmaci
 
di Roberto Bo
 
Vitelli e maiali ingrassavano a dismisura non grazie al cibo sano ma a farmaci ad uso veterinario e umano – antibiotici, cortisonici e ormoni – che facevano aumentare la massa muscolare. Gonfiati, pompati con i medicinali stoccati di nascosto nei luoghi più impensabili, come vecchie cascine, magazzini e corti agricole, senza nessuna cautela e poi somministrati agli animali. Nei guai, iscritte nel registro degli indagati, 65 persone, mantovani e residenti fuori provincia: grossisti, veterinari, farmacisti e allevatori, di cui al momento non sono stati resi noti i nomi nè le iniziali. Sono accusati, a vario titolo, di adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari con conseguenti rischi per la salute umana, maltrattamento di animali (i farmaci venivano somministrati a vitelli e maia li sani), associazione a delinquere e violazione della normativa finanziaria e tributaria. Ieri mattina è scattato il maxi blitz del corpo Forestale di Mantova e Reggio Emilia, coordinato dalla procura della Repubblica di Mantova, con il sequestro di farmaci e documentazione, tra cui anche ricette falsificate. Il valore dei beni oggetto del sequestro supera il milione di euro. Almeno un centinaio le perquisizioni, scattate in sette regioni: Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte, Veneto, Liguria, Campania e Sardegna. All’alba di ieri gli uomini della Forestale sono piombati a Pegognaga – che a quanto risulta era la centrale del traffico di farmaci che circolavano al mercato clandestino – ma anche a Mantova, Gonzaga, Motteggiana, Suzzara, nel Reggiano a Poviglio, Reggiolo, Rubiera, Gattatico, in provincia di Padova, Parma e a San Marino. «Un’operazione importante – l’ha definita il capo della Procura di Mantova, Antonino Condorelli - frutto di lunghe indagini. Ci sono fondate ragioni per sostenere che il Mantovano fosse la centrale di un cospicuo traffico illegale di farmaci veterinari di illecita provenienza». Da indiscrezioni raccolte pare che il meccanismo andasse avanti da almeno un paio d’anni, con finte vendite dei farmaci all’estero. In realtà i medicinali – alcuni dei quali destinati anche ad animali domestici e da compagnia – venivano nascosti e stoccati in magazzini e corti agricole senza l’adozione delle necessarie cautele. Venivamo poi smerciati al mercato clandestino senza registrazioni e finivano nello stomaco di vitelli e maiali. Animali sani, che quindi non avevano assolutamente bisogno di terapie, e che in seguito all’illecita somministrazione aumentavano la loro massa muscolare. Le 65 persone indagate devono rispondere a vario titolo dell’articolo 440 del codice penale (chiunque corrompe e adultera acque o sostanze destinate all’alimentazione, prima che siano attinte o distribuite per il consumo, rendendole pericolose alla salute pubblica, è punito con la reclusione da tre a dieci anni) e di maltrattamento di animali. L’operazione di ieri mattina è stata disposta in conseguenza di indagini avviate tempo fa dal nucleo investigativo del corpo Forestale dello Stato di Reggio Emilia in territorio emiliano. Sono in corso accertamenti per stabilire se le carni adulterate siano finite nel piatto dei consumatori. Questa mattina il corpo Forestale ha convocato i giornalisti per una conferenza stampa dove saranno illustrati i dettagli dell’operazione.
 
LA NUOVA SARDEGNA
7 GIUGNO 2013
 
Vitelli gonfiati, blitz della Forestale
 
di Roberto Bo
 
MANTOVA - C’è anche la Sardegna tra le sette Regioni finite nel mirino degli inquirenti per l’ennesima truffa alimentare.Vitelli e maiali ingrassavano a dismisura non grazie al cibo sano ma a farmaci ad uso veterinario e umano – antibiotici, cortisonici e ormoni – che facevano aumentare la massa muscolare. Gonfiati, pompati con i medicinali stoccati di nascosto nei luoghi più impensabili, come vecchie cascine, magazzini e corti agricole, senza nessuna cautela e poi somministrati agli animali. Nei guai, iscritte nel registro degli indagati, 65 persone in tutta Italia: grossisti, veterinari, farmacisti e allevatori, di cui al momento non sono stati resi noti i nomi nè le iniziali. Sono accusati, a vario titolo, di adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari con conseguenti rischi per la salute umana, maltrattamento di animali (i farmaci venivano somministrati a vitelli e maiali sani), associazione a delinquere e violazione della normativa finanziaria e tributaria. Ieri mattina è scattato il maxi blitz del corpo forestale di Mantova e Reggio Emilia, coordinato dalla procura della Repubblica di Mantova, con il sequestro di farmaci e documentazione, tra cui anche ricette falsificate. Il valore dei beni oggetto del sequestro supera il milione di euro. Almeno un centinaio le perquisizioni, scattate in sette regioni: Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte, Veneto, Liguria, Campania e Sardegna. All’alba di ieri gli uomini della Forestale sono piombati a Pegognaga – che a quanto risulta era la centrale del traffico di farmaci che circolavano al mercato clandestino. «Un’operazione importante – l’ha definita il capo della Procura di Mantova, Antonino Condorelli – frutto di lunghe indagini. Ci sono fondate ragioni per sostenere che il Mantovano fosse la centrale di un cospicuo traffico illegale di farmaci veterinari di illecita provenienza».
 
NEWS FOOD
8 GIUGNO 2013
 
Collaborazione Corpo Forestale, la Polizia Ambientale e Forestale di Reggio Emilia

Matteo Clerici

 
Carne gonfiata con farmaci, indagine in corso a Mantova
65 indagati; nell'indagine coinvolti allevatori e commercianti, ma anche farmacisti e veterinari
65 persone indagate: una vera "Associazione a delinquere", finalizzata alla vendite di carne trattata con farmaci in maniera illegale.
Questo il primo bilancio dell'operazione Muttley, che ha visto la collaborazione tra Comandi Regionali del Corpo Forestale dello Stato di Lombardia e di Emilia-Romagna, del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale di Reggio Emilia del Comando Provinciale di Mantova. A dirigere tutto, la Procura della Repubblica di Mantova.
L'indagine è iniziata con una serie di perquisizioni: controlli a tappeto in 26 siti (in Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna) su allevamenti ed altre strutture. Sono stati interrogati e controllati forestali, grossisti di farmaci per animali, veterinari, allevatori, farmacisti e commercianti.
In base alle informazioni diffuse, i reati contestati sono associazione a delinquere, commercio e somministrazione di medicinali guasti, adulterazione o contraffazione di sostanze alimentari, esercizio abusivo della professione medico-veterinaria e di farmacista, ricettazione, falsità in registri e notificazioni, violazione della normativa finanziaria e tributaria, ed infine maltrattamento di animali.
 
OSTIA TV
9 GIUGNO 2013
 
Animali dopati, forestale scopre vasto traffico di farmaci per gonfiare vitelli
Sessantacinque indagati tra farmacisti, allevatori, grossisti e veterinari. L’operazione denominata “Muttley” ha portato al sequestro di oltre 17.100 confezioni di sostanze veterinarie per un valore complessivo di 2,5 milioni di euro
 
Mantova – Smantellato dal personale del Corpo forestale dello Stato un vasto traffico di farmaci veterinari distribuiti al mercato clandestino e destinati a gonfiare vitelli e maiali nel nord-Italia e presumibilmente anche all’estero. Durante l’operazione denominata “Muttley” sono state sequestrate oltre 17.100 confezioni di farmaci veterinari per un valore complessivo di 2,5 milioni di euro.
Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Mantova  e dai Comandi Regionali del Corpo forestale dello Stato della Lombardia e dell’Emilia Romagna sono state condotte dal personale del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale di Reggio Emilia e dagli uomini del Comando Provinciale di Mantova. Gli agenti della Forestale avrebbero scoperto una vera e propria associazione a delinquere dedita alla distribuzione e alla vendita di farmaci veterinari da somministrare “in nero” agli animali ed in assenza di controlli medico-veterinari. Sono state effettuate 101 perquisizioni, controllati 26 siti (14 in Lombardia, 7 in Veneto, 3 in Piemonte 2 in Emilia Romagna) nei quali sono stati sequestrati farmaci detenuti abusivamente.
Sono attualmente 65 le persone indagate. Tra questi: grossisti di farmaci veterinari, veterinari, allevatori, farmacisti e commercianti non abilitati alla vendita di medicinali. I reati contestati: associazione a delinquere, commercio e somministrazione di medicinali guasti, adulterazione o contraffazione di sostanze alimentari, esercizio abusivo della professione medico-veterinaria e di farmacista, ricettazione, falsità in registri e notificazioni, violazione della normativa finanziaria e tributaria, ed infine maltrattamento di animali.
L’indagine ha l’obiettivo di garantire la sicurezza alimentare dei consumatori dai rischi causati dall’assunzione di carni bovine (vitelli) e suine adulterate o contraffatte per  la presenza di farmaci somministrati “in nero”. Alle indagini hanno partecipato 260 uomini del Corpo forestale dello Stato che hanno effettuato perquisizioni locali e domiciliari disposte dalla Magistratura presso centri di deposito, attività commerciali al dettaglio, allevamenti ed abitazioni in sette Regioni: Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Liguria, Veneto, Sardegna, Campania ed in particolare nelle province di Mantova, Padova, Torino e Reggio Emilia. Oltre a farmaci veterinari detenuti abusivamente, sono stati ritrovati e sequestrati anche farmaci ad uso umano, soggetti a prescrizione medica.
Nel corso dell’inchiesta il personale del Corpo forestale dello Stato ha individuato grossisti che, con l’aiuto di allevatori e di veterinari compiacenti, erano dediti a commercializzare farmaci senza le necessarie e indispensabili prescrizione medico veterinarie. Le indagini, coordinate dal Procuratore Capo della Repubblica di Mantova, Dr. Antonino Condorelli, hanno portato all’individuazione di alcuni soggetti compiacenti che si prestavano a compilare falsi documenti, per poter mascherare e giustificare le movimentazioni dei farmaci non consentite da parte dei grossisti. I farmaci che venivano somministrati agli animali degli allevamenti compiacenti, non venivano infatti registrati presso gli allevamenti ma direttamente presso i grossisti.
Gli allevatori compiacenti acquistavano, sulla carta, un quantitativo di farmaci superiore a quello somministrato realmente agli animali e le altre dosi venivano utilizzate per il mercato clandestino. In particolare, esse erano destinate ad altri allevamenti di animali quali bovini (vitelli) e suini con inevitabile potenziale pericolo per la salute pubblica, in quanto le somministrazioni sarebbero avvenute senza alcuna registrazione e senza lasciare traccia documentale.
Tra i numerosi indagati c’era addirittura chi si prestava a fornire copertura ai trattamenti farmacologici con sostanze illecite come cortisonici, ormoni ed antibiotici. Tali sostanze venivano somministrate agli animali che successivamente venivano immessi sul mercato. La norma prevede, invece, che gli animali che assumono farmaci, o loro sottoprodotti, non possano essere destinati al consumo prima di un determinato lasso di tempo variabile a seconda del farmaco assunto.
All’apice dell’attività illecita una società grossista con rivendita diretta di farmaci veterinari con sede in Lombardia, che commercializzava anche in Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna. L’operazione del Corpo forestale dello Stato ha consentito di scardinare un articolato sistema di vendita e somministrazione clandestina di farmaci veterinari, che avrebbe potuto rappresentare un rischio per la sicurezza alimentare e per la salute dei consumatori, i quali avrebbero potuto assumere indirettamente i residui dei farmaci somministrati clandestinamente agli animali attraverso i prodotti derivati dalle carni e dal latte. 
 
GAZZETTA DI PARMA
11 GIUGNO 2013
 
Farmaci per gonfiare gli animali: 3 indagati
 
PEDEMONTANA
Chiara Pozzati


Un vero e proprio mercato nero dei farmaci animali per gonfiare vitelli e maiali. Con oltre 17 mila confezioni di medicinali, veterinari o per l’uomo, sequestrati attraverso un centinaio di blitz degli uomini della Forestale in diverse province del Nord. Nel giro di vite è compresa anche la nostra provincia.
Cinque le perquisizioni tra abitazioni private, allevamenti e ditte della Pedemontana.
Tre parmensi risultano attualmente indagati insieme a una srl. Gli uomini della Forestale di casa nostra hanno inoltre sequestrato diversi documenti ora al vaglio della Procura di Mantova, che coordina le indagini insieme ai Comandi Regionali del Corpo forestale dello Stato della Lombardia e dell’Emilia Romagna. Un giro d’affari da due milioni e mezzo di euro e le accuse sono pesantissime: si va dall’associazione a delinquere al commercio e somministrazione di medicinali guasti. Ma la sfilza di potenziali reati è lunga: adulterazione o contraffazione di sostanze alimentari, esercizio abusivo della professione medico-veterinaria e di farmacista, ricettazione, falsità in registri e notificazioni, violazione della normativa finanziaria e tributaria, ed infine maltrattamento di animali.
 
IL TIRRENO
6 GIUGNO 2013
 
Otto gabbie per proteggere il lupo
 
di Francesca Ferri
 
GROSSETO Otto gabbie per salvare il lupo. Per il secondo anno consecutivo la Provincia dà il via libera alla cattura, attraverso l’impiego di gabbie, di ibridi nati dall’incrocio tra lupo e cane. Ma c’è una novità: rispetto al 2012, quest’anno il numero dei dispositivi è quasi triplicato, passando da tre a otto. Le gabbie rientrano nel progetto Life Ibriwolf che monitora gli spostamenti dei lupi sul territorio e adotta le misure per proteggere la specie in purezza. Per l’acquisto, l’installazione e il monitoraggio la Provincia ha ricevuto un finanziamento della Regione di 40mila euro. Uno sforzo con cui si spera di togliere dalla circolazione animali portatori di un dna “alterato” – gli ibridi, appunto – e lasciare spazio al lupo puro che rischia d i scomparire. «L’anno sc orso a Manciano sono stati catturati otto cani inselvatichiti – spiega l’assessore allo Sviluppo rurale Enzo Rossi – ed è un buon risultato. La presenza di ibridi è ecologicamente sbagliata». Le gabbie, come detto, sono otto e saranno dislocate in sei aziende agricole tra Roccalbegna, Arcidosso, Manciano e Scansano. Grandi circa un metro cubo, vengono dotate di un’esca di carne che attira i predatori e si chiudono automaticamente al loro ingresso. Vanno innescate di norma la sera sotto le indicazioni del responsabile Crasm (il Centro recupero animali selavatici della Maremma, che si trova a Semproniano e collabora al progetto) e della Provincia. Il Crasm dovrà anche controllare gli animali che finiscono in gabbia. In futuro saranno installate telecamere collegate alla centrale di controllo. Vista la finalità del progetto, la Provincia autorizza a catturare ovviamente solo gli incroci. Se accidentalmente un lupo puro finisse intrappolato, andrebbe liberato. Ma, spiega la Provincia, «ad oggi nonostante numerosi progetti di ricerca, studio, monitoraggio del lupo, mai nessun soggetto della stessa specie (canis lupus) è stato catturato mediante gabbie», perciò «la possibilità di catturare esemplari di lupi geneticamente “puri” è pressoché inesistente». E qui sorge un problema. Un lupo puro si distingue da un incrocio solo con l’esame del dna. Il quale si può fare solo con l’analisi del sangue. Insomma, ci vuole tempo e bisogna sedare l’animale. Perciò la Provincia ha previsto che, non appena un cànide o un sospetto lupo finisca in gabbia, bisogna avvertire subito il Crasm. Il lupo andrà «liberato immediatamente»; l’ibrido sarà portato al Crasm dove passerà il resto della vita. Se in gabbia finiscono cani randagi bisogna avvertire il Comune; i cinghiali possono invece essere uccisi e consumati dagli allevatori. Altri animali vanno liberati. Va da sé che l’arrivo di gabbie per catturare ibridi di lupo ha fatto suonare un campanellino nelle orecchie degli allevatori. Sebbene la finalità del progetto sia di tipo strettamente naturalistico (preservare la purezza del lupo) e in un certo senso faccia a pugni con le esigenze dei pastori di vedere i boschi vicini ai loro pascoli liberi da questi animali (puri o incroci), le gabbie sono comunque il primo mezzo d’attacco – benché “soft” – dopo tanta strategia solo difensiva, quale l’uso di reti di protezione e dissuasori acustici. Forse otto gabbie sono sempre troppo poche vista la carneficina di pecore che gli allevatori subiscono da anni. Certo è che l’annuncio delle gabbie arriva in un momento caldissimo sul fronte degli attacchi alle greggi, dopo una sollevazione senza precedenti dei pastori che da settimane leva no un grido di disperazione e d’accusa, impotenti di fronte alla carneficina dei loro animali.
 
GEA PRESS
6 GIUGNO 2013
 
Unione Europea: ho un amichetto con ali, artigli e che mangia carogne
 
Anni addietro, il legislatore italiano ebbe ad ispirarsi, per le misure minime delle superifici dei  box per cani dei canili, a quelle previste dalla legge sulla sperimentazione animale. I cani da vivisezionare, secondo una terminologia aborrita nel maquillage mediatico dei sostenitori del settore, possono ora deambulare in superfici più o meno lillipuziane.
In una delle strane concertazioni che avvengono in sede di Conferenza Stato Regione (proprio in tale contesto nasce, ad esempio, la sanatoria delle famigerate cacce in deroga finita addirittura dentro la proposta di legge europea, vedi articolo GeaPress ) di certo qualche rappresentante dei nostri governi locali non ebbe di meglio da fare che ispirarsi alla legge sulla sperimentazione animale.
Cosa avverrà ora per gli “animali da compagnia“, ovvero l’anticamera della definizione di “animale d’affezione” (terminologia, quest’ultima, ancora non esattamente individuata in Italia)? Di certo più ampio è il concetto, più possibilità vi sono per detenerli e perciò di commerciarli.   Recentemente l’Unione Europea ha stabilito come per “animale da compagnia” potrebbe teoricamente intendersi anche un Drago di Komodo che però, un qualsiasi organismo semovente e non, sarebbe lieto di averlo in compagnia dei propri succhi gastrici (vedi articolo GeaPress).
Più esattamente, in base al nuovo testo che da qualche giorno modifica le norme di viaggio con animali da compagnia, il lucertolone di due metri ed oltre, sarebbe definibile come un animale che accompagna “il suo proprietario o una persona autorizzata durante un movimento a carattere non commerciale e che rimane sotto la responsabilità del proprietario o della persona autorizzata per tutta la durata del movimento a carattere non commerciale“. Tanto per citare alcuni esempi, in tale categoria sono stati inclusi tutti gli Anfibi, tutti i Rettili e quasi tutti gli Uccelli. Dunque si può andare in giro per l’Europa con un Condor della California (salvo violazioni alla normativa Cites) dichiarandolo come il proprio amichetto.
Ovviamente se il Condor è trasportabile deve essere anche detenibile. Ed infatti vi è un’altra normativa, sempre europea, che ha ancor prima fornito una definizione di “animale da compagnia“. L’articolo uno comma uno della Convenzione di Strasburgo per la tutela degli animali da compagnia del 1987 (ratificata dall’Italia con la Legge 201/2011) fornisce infatti la seguente definizione: “Per animale da compagnia si intende ogni animale tenuto, o destinato ad essere tenuto dall’uomo, in particolare presso il suo alloggio domestico, per suo diletto e compagnia”.
Dunque con il Condor della California, non solo posso viaggiare ma posso anche tenerlo nel mio alloggio per diletto e compagnia.
Sebbene la normativa in questione scaturisce, bene o male, per tutelare gli affetti dell’uomo per un animale, è chiaro che proprio gli animali  qualcuno li dovrà pur fornire, magari guadagnandoci.   Cosa ispireranno le definizioni così fornite ad uso e consumo degli Stati Membri? Una qualsiasi riunione della Conferenza Stato Regione che già nella disperata ricerca delle superfici per il benessere dei cani è andata a pescare nella prima cosa che le è capitato a tiro (ovvero la vivisezione), avrà a disposizione due definizioni sostanzialmente coincidenti all’uso: fare di quasi tutti gli animali, quello che ci pare e piace.
 
ECO BLOG
6 GIUGNO 2013
 
Cani venduti al chilo, nel Sud Est asiatico 200mila esemplari contrabbandati ogni anno
Un reportage di Cnn, rilanciato sul sito del canale statunitense specializzato in breaking news, fa emergere, ancora, una volta la cruda realtà del contrabbando di cani nel Sud Est asiatico

 
Stretti in gabbie, molte volte in 20 in spazi ridottissimi, circa 200mila cani vengono contrabbandati dal Nord Est della Thailandia al Vietnam, passando per il Laos. L’immagine d’apertura di un agghiacciante servizio della Cnn mostra come vengano pesati tutti insieme prima della vendita. Spesso i cani – che rischiano di morire soffocati dal caldo, viaggiano a migliaia, accatastati su di un camion.
Ovviamente quando i cani sono impilati uno sopra l’altro iniziano a mordersi l’uno con l’altro, perché sono a disagio per qualsiasi tipo di movimento
spiega Tuan Bendixsen, direttore di Animals Asia Foundation Vietnam, un gruppo di animalisti con sede ad Hanoi.
I maltrattamenti sono intenzionali poiché è credenza comune che lo stress e la paura rilascino ormoni che migliorano il gusto della carne e così i cani sono collocati in gabbie di stress che limitano i loro movimenti. L’epilogo di queste sofferenze avviene con delle bastonate o con il taglio della gola.
I cani sono animali molto intelligenti quindi se vedono uccidere un cane, capiscono cosa sta succedendo e sanno che presto saranno i prossimi a morire,
aggiunge Bendixsen che spiega come i cani siano molto spesso anche di razza e di come vengano presi dalle strade, dai templi e anche alle persone. Il cane che ai contrabbandieri thailandesi rende 10 dollari, ma può garantire ai ristoratori fino a 60 dollari una volta che finisce nei piatti dei locali vietnamiti dove la sua consumazione è legale e palese. In Thailandia, invece, il contrabbando è illegale ma manca una legge sul maltrattamento degli animali: le associazioni animaliste stanno lavorando affinché il parlamento prenda provvedimenti affinché questa piaga venga sconfitta.
 
NEL CUORE.ORG
8 GIUGNO 2013
 
SUD-EST ASIATICO, 200MILA CANI ALL'ANNO VENDUTI E POI UCCISI
Lo rivela un reportage realizzato dalla Cnn
 
Costretti a stare chiusi in gabbie piccole, molte volte in 20 con lo spazio vitale ridotto all'osso. Circa 200mila cani vengono contrabbandati dal nord-est della Thailandia al Vietnam, passando per il Laos. L'immagine d'apertura di un servizio della Cnn mostra come vengano pesati tutti insieme prima della vendita. I cagnolini - che rischiano di morire soffocati dal caldo - viaggiano spesso a migliaia, accatastati su di un camion.
"Ovviamente quando i cani sono impilati uno sopra l'altro iniziano a mordersi l'uno con l'altro, perché sono a disagio per qualsiasi tipo di movimento", spiega Tuan Bendixsen, direttore di Animals Asia Foundation Vietnam, associazione animalista con sede ad Hanoi.
Poi un dettaglio agghiacciante: i maltrattamenti sono intenzionali, perché si pensa che lo stress e la paura rilascino ormoni in grado di migliorare - pensate - il gusto della carne. Ecco il motivo per cui, secondo un'assurda credenza comune, i quattrozampe vengono sistemate in gabbie che limitano i loro movimenti. L'epilogo? Sicuramente peggiore: bastonate o taglio della gola.
"I cani sono animali molto intelligenti quindi se vedono uccidere un cane, capiscono cosa sta succedendo e sanno che presto saranno i prossimi a morire", aggiunge Bendixsen. Il quale spiega poi che i cani sono molto spesso anche di razza e vengono presi dalle strade, dai templi e anche rubati alle persone. La bestiola che ai contrabbandieri thailandesi frutta 10 dollari, ai ristoratori ne fa guadagnare fino a 60 dollari una volta che finisce nei piatti dei locali vietnamiti, dove la sua consumazione è legale. In Thailandia, invece, il contrabbando è illegale ma manca una legge sul maltrattamento degli animali: le associazioni animaliste si sono attivate da tempo affinché il Parlamento prenda provvedimenti per sconfiggere questa piega.
 
NEL CUORE.ORG
6 GIUGNO 2013
 
DALLA BOLIVIA AGLI USA: 25 LEONI SALVATI DA UN CIRCO SENZA PIETA'
Trasferiti da ADI in un santuario per animali (video)
 
Dal "carcere" alla libertà. E' la storia di 25 leoni che, dopo essere stati strappati ad un circo della Bolivia che li maltrattava, sono arrivati in un santuario per animali a Denver, negli Stati Uniti. I grandi felini sono stati salvati dagli attivisti. Lo rivela HuffPost.
Inizia tutto con un'indagine sotto copertura di Animal Defenders International o ADI, la quale ha portato al divieto di tenere animali nei circhi in Bolivia nel 2009. Alle compagnie circensi è stato dato un anno per rispettare la legge, ma molti non hanno rinunciato agli animali, tra cui parecchi leoni in gabbia in condizioni deplorevoli. Nel 2010, a 12 mesi di distanza dal provvedimento del governo, con l'aiuto dei funzionari boliviani per la fauna selvatica, l'organizzazione internazione è entrata nei circhi. Da questo lavoro di indagine, è nato il documentario "Lion Ark", in cui si vede la squadra di ADI impegnata a rintracciare otto circhi illegali, ad affrontare i proprietari dei circhi arrabbiati e a fare una corsa contro il tempo per trasportare 25 leoni in un rifugio per animali in Colorado.
La prima scena di "Lion Ark"? Si entra nel vivo di uno scontro tra i soccorritori e un circense armato di coltello. Poi, attraverso una serie di interviste e flashback, gli spettatori iniziano a capire che il circo illegale si trova in una remota città boliviana. Nel corso delle riprese, gli attivisti di ADI rintracciano leoni sporchi e affamati tanto da essere costretti a costringere in cibo. E non solo: si vede anche una gabbia in cui vivono otto grandi felini, che non hanno neanche lo spazio per camminare. Infine, il viaggio di oltre ottomila chilometri per regalare ai "re della foresta" la libertà.
Oggi, i 25 leoni - molti dei quali hanno trascorso parecchi anni confinati in una gabbia da soli - vivono in branchi vicino a Denver, in Colorado, in un santuario degli animali di 129 ettari e mezzo. 
Qui sotto il trailer del documentario.
 
GEA PRESS
6 GIUGNO 2013
 
Buenos Aires – Il cacciatore di Nandù

 
GEAPRESS – Il “bottino” più appariscente era senz’altro rappresentato dai sette Nandù, il grande uccello del sudamerica appartenente allo stesso ordine degli struzzi. Ma al bracconiere decisamente armato, la Polizia della provincia di Buenos Aires, ha sequestrato anche quattro armadilli e nove Viscacce di pianura, un roditore  della famiglia dei Chinchillidae.
Appena si è visto scoperto, nei pressi di Bahia Blanca, ha tentato la fuga con il suo pick up. Ne aveva tutti i motivi. Raggiunto dalla polizia, oltre alla fauna selvatica abbattuta, sono stati sequestrati una pistola  revolver Magnum, due fucili Mauser a lunga gittata, una carabina semiautomatica colibro 22, ed un fucile mitragliatore. Poi oltre 300 ricariche di cartucce e varie ottiche di precisione per il tiro a distanza.
La potenza delle armi fa presupporre che l’uomo di 48 anni, ora tratto in arresto, sia un bracconiere di professione. Particolarmente grave la caccia ai danni dei Nandù, una specie che a causa della caccia e delle moderne tecniche colturali si presenta in diminuizione.
 
GEA PRESS
6 GIUGNO 2013
 
Botswana – Contro i bracconieri sparare per uccidere
A chiederlo è il vicepresidente del Parlamento.
 
Una proposta che di certo farà discutere. “Shoot to kill“, ovvero sparare per uccidere. La polizia sarebbe così autorizzata ad uccidere i bracconieri. A proporlo  è addirittura il vicepresidente del Parlamento  Pono Moatlhodi.
Una proposta che segue quella del divieto di caccia  a partire del primo gennaio 2014 su tutto il territorio nazionale  (vedi articolo GeaPress). L’attività venatoria, sia che illegale oppure no, rischierebbe di compromettere l’attività turistica, per cui massima protezione e “shoot to kill” sui bracconieri.
A patire maggiormente il rischio della potenziale estinzione, sarebbero in modo particolare rinoceronti ed elefanti. Già nel recente passato, bande di bracconieri con solidi appoggi negli ambienti di caccia sudafricani, erano venuti allo scoperto grazie agli interventi di polizia. Ad essere utilizzati, quale copertura per i traffici illegali, sarebbero stati proprio i permessi di caccia rilasciati dai due governi.
Per il vicepresidente del Parlamento, il provvedimento di “sparare per uccidere” è indispensabile per tutelare una delle principali fonti di reddito del paese, ovvero il turismo nei Parchi Nazionali. Le aree dove particolarmente grave è il fenomeno del bracconaggio, sono proprio quelle a nord del paese a maggiore valenza turistica. In particolare una situazione molto delicata si registrebbe ai confini con lo Zambia e la Namibia.
 
GEA PRESS
6 GIUGNO 2013
 
Russia – Sbranata dal giaguaro dello zoo
 
Secondo quanto riportato dall’agenzia russa Ria Novosti, nei giorni scorsi una lavoratrice di 48 anni dello zoo di Novosibirsk, nella Siberia occidentale, sarebbe stata uccisa e poi sbranata da una femmina di giaguaro.
Secondo le prime ricostruzioni la donna sarebbe entrata per le pulizie, all’interno della gabbia dei felini. Una porta di accesso tra l’area isolata  e quella ove erano detenuti i felini, non era però chiusa bene.
La femmina di giaguaro, un animale melanico molto noto nello zoo, ed un giovane di circa sette mesi, hanno così aggredito la donna. In un primo momento la polizia ha riferito che trattavasi di tigri, ma lo stesso direttore dello zoo ha poi confermato della femmina di giaguaro.
Il grave incidente è avvenuto nel padiglione tropicale, ora chiuso al pubblico.
Lo zoo di Novosibirsk, terza città più grande della Russia, conta circa 700.000 visitatori all’anno. L’incidente  occorso in Russia fa seguito di pochi giorni a quanto avvenuto in Inghilterra, dove una ragazza di ventitré anni, anch’essa addetta delle pulizie, è morta a seguito dell’attacco di una tigre di Sumatra (vedi articolo GeaPress). In questo caso le versioni fornite dallo zoo e quelle derivanti dalla ricostruzione della polizia, sembrerebbero, però, contrastanti. La sorella della sfortuna  donna, ha chiesto che la tigre non venisse soppressa.
Proprio ieri, presso il Parlamento Europeo, un report redatto dalle principali ONG europee esperte del settore ha rilevato i contenuti di un dossier relativo ad uno degli ultimi paesi ancora da investigare in merito all’applicazione della Direttiva zoo. Si tratta della Germania, anch’essa, come molti dei 200 giardini zoologici dei 21 paesi europei attenzionati dalle ONG, risulterebbe  inadempiente (vedi articolo GeaPress).
 
AGRICOLTURA ITALIANA
6 GIUGNO 2013
 
Che succede se il salmone geneticamente modificato viene introdotto in ambiente naturale?
Un nuovo studio svolto da ricercatori canadesi ha sottolineato i rischi potenziali da pesci geneticamente modificati liberati in natura.
 
Scienziati canadesi hanno scoperto che il salmone Atlantico transgenico può incrociarsi con una specie simile – la trota fario. Il pesce, che è stato progettato con geni che ne velocizzano la crescita, trasmette questa caratteristica alle prole ibrida. Lo studio è stato pubblicato su Proceedings of the Royal Society B.
Tuttavia, la società biotech AquaBounty, che ha creato il salmone, ha detto che i rischi sono insignificanti, visto che si creeranno solo pesci femmina, per lo più gli esemplari sono sterili e tenuti in vasche. Il salmone transgenico è in fase di valutazione da parte delle autorità degli Stati Uniti, e potrebbe essere il primo animale geneticamente modificato approvato per il consumo umano.
In natura, il salmone Atlantico raramente si accoppia con la trota fario, producendo progenie. Ma i ricercatori hanno scoperto che in laboratorio, il salmone geneticamente modificato potrebbe fare lo stesso. Tra i 363 pesci analizzati all’inizio dell’esperimento, circa il 40% degli ibridi avevano i geni modifocati. I ricercatori hanno scoperto che questi pesci giovani crescono molto velocemente.
Darek Moreau del Memorial University di Newfoundland, in Canada, ha dichiarato: “(In condizioni di incubazione) gli ibridi transgenici sono cresciuti più velocemente rispetto al salmone selvatico, alle trote selvatiche e altri tipi di ibridi selvatici. Gli ibridi geneticamente modificati sono anche cresciuti di più rispetto al salmone geneticamente modificato.”
Quando i pesci sono stati messi in un ruscello artificiale nel laboratorio, i ricercatori hanno scoperto che gli ibridi erano migliori sia del salmone geneticamente modificato sia del salmone ‘naturale’, crescendo significativamente più velocemente. “Questo è stato probabilmente il risultato della competizione per risorse alimentari imitate”, ha spiegato Moreau.
I ricercatori hanno detto che questo studio ha sottolineato le conseguenze ecologiche possibili se pesci geneticamente modificati fossero liberati in natura. Gli scienziati riconoscono che i rischi di una tale fuga e conseguente accoppiamento con una trota sono effettivamente bassi, ma hanno detto che questa informazione dovrebbe essere comunque presa in considerazione da coloro che regolamentano gli animali geneticamente modificati.
Ron Scotish, amministratore delegato dell’ Aqua Bounty Technologies Inc ha detto: “Bisogna notare che nel 1995, Peter Galbreath e Gary Thorgaard della Washington State University hanno pubblicato uno studio dichiarando che l’ibrido creato dal salmone atlantico e la trota fario è sterile. Se questo fosse vero, l’ ibrido non rappresenterebbe una minaccia visto che non riuscirebbe a riprodursi.
Inoltre, l’AquaBounty ha stabilito che tratterà “solo salmone sterile, tutti di sesso femminile – con test specifici condotti su ogni lotto commerciale di pesce per garantire che il pesce abbia i requisisti richiesti.”
Ha aggiunto: "Nel complesso, lo studio non sembra presentare nessuna nuova prova di qualsiasi rischio ambientale associato al salmone AquAdvantage."
La US Food and Drug Administration è attualmente nelle fasi finali nel valutare se il salmone transgenico può essere messo in vendita.
 
ADN KRONOS
6 GIUGNO 2013
 
Alimenti, false etichette: carne francese venduta come made in Italy
Roma - La truffa in provincia di Roma
 
Roma - I Nac, Nuclei antifrodi carabinieri di Roma, Parma e Salerno del Comando carabinieri politiche agricole e alimentari, hanno scoperto, nel corso dell'attivita' di contrasto alle frodi alimentari, carne proveniente dalla Francia posta in commercio come 'made in Italy' e false evocazioni di marchi dop. Le verifiche ispettive dei Nuclei antifrodi carabinieri hanno riguardato 73 aziende ed attivita' commerciali, con controlli anche presso i principali mercati cittadini e la grande distribuzione organizzata, ed hanno portato all'individuazione di prodotti alimentari commercializzati con indicazioni che evocavano illecitamente marchi di qualita' come 'Parmigiano Reggiano', 'Prosciutto Crudo di Parma' e 'Mozzarella di Bufala Campana'.
In particolare, in provincia di Roma e' stato individuato un circuito di commercializzazione di carni provenienti dalla Francia etichettate come italiane. Inoltre, sono state accertate frodi sul sistema dei finanziamenti all'Unione Europea per oltre 700.000 euro.
Di particolare rilievo e' stata l'operazione condotta dal Nucleo Antifrodi Carabinieri di Salerno che, a conclusione di indagini sui finanziamenti destinati agli aiuti nel comparto seminativo-olivicolo coordinate dal Procuratore Capo della Procura della Repubblica di Nicosia (En) Fabio Scavone, ha individuato una frode ai danni dell'Ue posta in essere da un'azienda agricola della provincia di Messina.
Le verifiche del Nac di Salerno, riscontrate con un'approfondita analisi della documentazione dell'Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea) e dei rilievi aero-fotogrammetrici del territorio, hanno potuto accertare false dichiarazioni aziendali e falsi contratti di affitto di terreni, con i quali l'azienda agricola ha truffato l'Agea ottenendo illecite erogazioni per oltre 146.000 euro.
L'attivita' ha visto il deferimento all'Autorita' Giudiziaria dei titolari dell'azienda per il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e il contestuale provvedimento, disposto dal Ggip del Tribunale di Nicosia (En), del sequestro di beni, per l'importo equivalente pari alla frode accertata, che ha riguardato conti correnti, un immobile e terreni accertati nella disponibilita' dei denunciati.
 
GEA PRESS
7 GIUGNO 2013
 
Prato – Le cento volpi, che si vogliono uccidere
Da Susanna Tamaro a Margherita Hack, tutti contro i fucili, ma la Provincia fa restare "allibiti" anche gli stessi politici.

 

GEAPRESS – Margherita Hack, l’Eurodeputato Andrea Zanoni, Danilo Mainardi, Licia Colò, Susanna Tamaro ed altri ancora. Niente da fare. La Provincia di Prato va avanti sulla sua strada, ovvero uccidere 100 volpi. Sarebbero troppe.

Eppure, stante la stessa Federcaccia “l’abbattimento di individui con lo scopo del controllo numerico si è rilevato inutile, mentre risulta efficace il controllo demografico per mezzo del contenimento delle fonti alimentari e del controllo sanitario attraverso vaccinazioni“. Quest’ultimo riferimento è relativo ai vaccini antirabbia che, stante le stesse valutazioni dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, si è rilevato vincente quando la malattia ha travalicato le Alpi.
Il primo riferimento, come riportato dalla stessa associazione venatoria, è invece relativo  “alla grande disponibilità alimentare rappresentata dalle discariche di rifiuti“. Nulla di specifico sulla situazione di Prato, ma considerazioni generali sul fenomeno “volpe”.
Per la Provincia, però, quelle volpi vanno abbattute.
Sulla vicenda infuocano ora le polemiche ed alla petizione disponibile on line, hanno fatto seguito anche i dissenzi tra le stesse rappresentanze locali dei partiti. Allibita dalla decisione di Giunta, che rinuncia alla caccia in tana “ma condanna egualmente ad un tremendo destino tante volpi“, è il capogruppo regionale dell’IdV Marta Gazzarri. Una “mattanza“, per lo stesso consigliere  regionale, che invece dovrebbe dettare altre scelte per i presunti danni agli agricoltori.
“Martedì scorso – riferisce un lettore di GeaPress – nell’ambito della consulta sulla caccia della Provincia di Prato ci siamo trovati faccia a faccia con i cacciatori e solo grazie all’intervento risoluto di Camilla Lattanzi, redattrice della trasmissione radiofonica “Restiamo Animali” di Controradio, si è riusciti ad ottenere il non utilizzo dei cani, né da tana né segugi al seguito del cacciatore. Purtroppo niente da fare per  la sospensione totale della caccia alla volpe“.
E dire che sempre per Federcaccia “la gestione della specie in Italia è influenzata dalla concezione di “animale nocivo” in quanto predatore di selvaggina minore“. Forse un motivo in più per valutare le istanze che pervengono al mondo politico.
Sempre nel corso della consulta l’Assessore al ramo non si era però dimostrato ostile, anzi era sembrato dover rendere conto alle diverse sollecitazioni. Evidentemente qualcosa è andato storto ed ieri è arrivata la doccia fredda, sulle cento volpi di Prato.
 
GEA PRESS
7 GIUGNO 2013
 
Bologna – Al via la mattanza dei caprioli, con stomaco e viscere da conservare a parte
Uno, poi, verrà messo in gara. A suon di fucile da tiro, farà punti per il selecontrollore.

 
Dal primo giugno, 5.524 caprioli della provincia di Bologna, potranno essere uccisi.
Alla faccia della caccia chiusa, la legge consente l’attività venatoria ai cosiddetti cacciatori di selezione, ovvero cacciatori abilitati a sparare in tempi diversi da quelli canonici di caccia. Il tutto per “contenere” alcune specie animali. Un fatto, quest’ultimo, contestato dagli animalisti che sostengono come sia la stessa caccia a mantenere un regime di squilibrio naturale. Niente contenimento, dunque, come proverebbero i 610 caprioli in più abbattibili quest’anno nel solo bolognese, rispetto a quelli della  scorsa stagione di caccia di selezione.
Si inizia con i maschi adulti e giovani. Dal primo gennaio, invece, anche maschi e femmine di classe zero, ovvero entro l’anno di età a partire da zero, appunto. Il tutto da un’ora prima del sorgere del sole a un’ora dopo il tramonto in cinque giornate settimanali con l’esclusione del martedì e venerdì. Questo per i caprioli, ma nella stessa provincia di Bologna, come in altre, si abbattono anche daini e cinghiali.
Carne, da destinare per l’autoconsumo, cessione diretta e commercializzazione. In quest’ultimo caso entra in gioco il Centro di lavorazione delle carni che potrebbe portare, ad esempio, un ragù di capriolo di un piatto tipico da trattoria come in un barattolo o bocconcini sotto cellophane. Il capriolo appena ucciso deve essere privato dello stomaco e dell’ intestino. Questa sorta di vaso canopo  dovrà accompagnare separatamente la carcassa eviscerata.  Segue la trafila burocratica.
Tra i 2422 caprioli assegnati all’ATC 3 di Bologna, ve ne sarà uno in particolare che contribuirà al punteggio dell’attestato di tiro dei selecontrollori. Una vera  e propria gara di tiro da condursi con armi a canna rigata che, stante quanto apparso sui giornali locali, avverrà presso il Poligono di Vergato. Il capriolo è messo a disposzione in collaborazione con l’ATC 3.
Un capriolo in gara, suo malgrado, che però ha scatenato l’invio di mail di protesta sia nei giornali locali che allo stesso Comune di Vergato. Al Sindaco si chiede  “per cortesia di verificare e fermare questa cosa odiosa e  vergognosa”.  Uno schiaffo al diritto alla vita, per alcuni.  ”Comunque non si puo’ mettere in premio la morte di una creatura per un gioco o concorso”.
Una mail in particolare arriva da molto lontano. E’ quella di Andrea Cisternino, presidente dell’International Animal Protection League onlus. Come si ricorderà si tratta del nostro connazionale che da Kiev si batte per la salvezza dei cani ucraini. Una strage condotta anche a colpi di fucile e con una proposta di legge che vuole abilitare i cacciatori a sparare anche contro i cani.
“Al di là di essere animalisti o no – ha riferito da Kiev Andrea Cisternino – questa è una cosa vergognosa. Se vinci puoi giustiziare un capriolo. Mamma mia che uomini coraggiosi questi cacciatori” ha concluso Cisternino.
 
NEL CUORE.ORG
7 GIUGNO 2013
 
POLIGONO DI VERGATO (BO), PREMIO CHOC: UN "BAMBI" AL PIU' PRECISO
La protesta animalista contro una scelta assurda
 
Un capriolo in premio per il miglior tiratore. Scandalo al poligono di Vergato, in provincia di Bologna. Durante il fine settimana, una gara di tiro per armi a canna rigata, in collaborazione con l'Atc BO 3 (Ambito territoriale di caccia) mette anche a disposizione l'abbattimento di un capriolo.
L'uccisione di un animale come trofeo ha scatenato le proteste dei lettori di BolognaToday e su avaaz.org è partita una petizione organizzata da Animal Amnesty per fermare questa scelta scellerata.
"L'ATC mette a disposizione l'abbattimento di un capriolo da sorteggiarsi fra tutti i partecipanti" si legge nell'annuncio "un'ottima occasione per i selecontrollori per ottenere l'attestato di t iro con una spesa complessiva di 25 euro. Come lo scorso anno,il suddetto attestato è obbligatorio per la caccia al cervo e determina punteggio positivo" in una graduatoria per gli amanti delle doppiette.
 
GEA PRESS
13 GIUGNO 2013
 
Vergato (BO) – Il capriolo-premio abbattuto. Fioccano le polemiche
La Lega Nazionale per la Difesa del Cane: abbattimento selettivo, un pretesto per tutelare altri interessi
 
E’ destinato a lasciare uno strascico di polemiche l’abbattimento di un capriolo-premio, messo in atto nel poligono di Vergato in provincia di Bologna (vedi articolo GeaPress). Uno degli oltre 5000 caprioli da abbattere per cosiddetta selezione,  a partire dal primo giugno.
Come daini, caprioli, cinghiali in nome del presunto equilibrio della natura, si può annoverare una nuova triste storia. A riferirlo è la Lega Nazionale per la Difesa del Cane secondo la quale l’abbattimento selettivo altro non sarebbe che un pretesto per “giustificare la necessita’ di ricorrere agli spari, o per tutelare interessi fortissimi“.
“Nonostante migliaia di telefonate e e-mail di protesta abbiano inondato gli uffici competenti e il gabinetto del Sindaco – ha dichiarato la Lega Difesa del Cane – ancora una volta si è compiuto lo scempio. Il Sindaco, come ricorda la stessa associazione,  ha preso le distanze e ha emesso una comunicazione ufficiale dove si sottraeva da ogni responsabilità, in quanto la struttura è fuori dalla sua competenza
La Lega Nazionale per la Difesa del Cane auspica ora una maggiore contemplazione di ciò che la normativa nazionale stabilisce in materia. “Considerando che le leggi  regionali e statali, sono sin troppo favorevoli alla caccia ma evidentemente non ancora permissive per le frange venatorie più estreme“. Una accusa rivolta anche ai “politici loro amici“.
Per gli animalisti lo squilibrio della natura è invece provocato dall’azione antropica che tutti i giorni mette a rischio il nostro ecosistema, e non da animali che hanno la sola sfortuna “di essere accerchiati e sparati a più riprese in scene raccapriccianti, come fin troppo spesso capita di assistere in prossimità di boschi e aree protette“.
 
METROPOLIS WEB
7 GIUGNO 2013
 
Strage di gatti a Piano di Sorrento, caccia al killer
Nuovo caso di felini avvelenati in penisola sorrentina, sos del sindaco Ruggiero alle autorità
 
di SALVATORE DARE
 
PIANO DI SORRENTO (NA) - Gatti avvelenati, nuovo caso in penisola sorrentina. Dopo la mattanza di felini di un anno fa nel centro storico di Sorrento – furono ritrovati oltre 10 carcasse e partirono anche esposti in Procura – scoppia la bagarre a Piano di Sorrento. Strage di felini a via Bagnulo: le analisi affidate all’istituto zoo profilattico del mezzogiorno ha accertato che c’è stato l’avvelenamento con zinco fosfuro.
Il sindaco Giovanni Ruggiero ha dovuto emettere un’ordinanza in cui ha stabilito la bonifica dell’area e l’intensificazione dei controlli per evitare altre mattanze.
 
GAZZETTA DI MANTOVA
7 GIUGNO 2013
 
A processo per il cane gettato nel canale
 
Prov. Di Mantova - Il macabro ritrovamento nel maggio del 2008: dal canale Fossa Pozzolo nei pressi della chiusa di Marengo viene ripescata una cagnetta con un blocco di cemento legato al collo. Uccisa prima o affoganta nel canale?L'Anpana, all’epoca, denunciò un camionista di Marmirolo, un cacciatore che l'aveva avuta in custodia alcuni giorni prima dal proprietario per un periodo di prova. Per la morte di Roma – questo il nome della cagnetta, un segugio italiano di mezza taglia di tre anni – ieri mattina è comparso alla sbarra per maltrattamento di animali Gianguido Zanini, l’uomo ritenuto responsabile di quell’atroce soppressione. Il processo è stato rinviato al 12 luglio per sentire altri testimoni. La conclusione del caso era arrivata al termine di due mesi d'indagine durante i quali le guardie zoofile avevano raccolto numerose testimonianze e atteso i risultati dell'autopsia che pure non era riuscita a chiarire le cause della morte, né a stabilire se la cagnetta ripescata con un blocco di cemento di quindici chili legato all'altra estremità di una corda stretta al collo, era affogata oppure era già morta quando è stata gettata nel canale. I volontari dell'Anpana erano risaliti all'identità dell'animale e al suo padrone di Castelletto Borgo dall'analisi del microchip, ancora leggibile nonostante una lunga permanenza in acqua. Con gli agenti della polizia locale di Mantova, che il giorno stesso del ritrovamento l'avevano rintracciato chiedendo conto della sua cagnetta, il proprietario si era giustificato dicendo d'averla prestata da poco ad un camionista di Marmirolo di 46 anni, appassionato anche lui di caccia, e che quello se l'era fatta scappare la settimana prima. Nel corso della precedente udienza il camionista si era giustificato dicendo che la cagnetta gli era scappata e non l’aveva più ritrovata.
 
VARESE NEWS
7 GIUGNO 2013
 
Varese
Polpette al veleno per i cani di Masnago
Bocconcini di carne farciti di topicida sono stati buttati nei cortili delle case del quartiere. I proprietari degli animali: «Un gesto crudele e vigliacco»

 
Non c'è voluto molto per capire a chi fossero destinate le polpette al veleno (foto a lato) gettate nei giorni scorsi all'interno del cortile di una casa di Masnago. A trovarle è stata, fortunatamente prima del suo cane, la proprietaria dell'animale che le ha raccolte e fatte analizzare dall'Istituto zooprofilattico di Binago. Il risultato ha confermato i sospetti: la carne era farcita di topicida in dose abbastanza elevata da provocare anche la morte di un animale più grande, come un cane o un gatto. «Non capisco come si possa commettere un gesto così crudele» ha commentato la donna che ha subito allertato anche i vicini. «Siamo in molti in questa zona ad avere dei cani. Siamo consapevoli che non tutti amano gli animali, qualcuno ne è infastidito ma arrivare a cercare di avvelenarli in questo modo ci sembra davvero troppo». Dopo le analisi è scattata una denuncia contro l'autore e dal passaparola è emerso che, negli stessi giorni, anche in altri cortili sono apparsi i bocconcini letali. Della vicenda si stanno occupando anche i Carabinieri.
 
IL TIRRENO
7 GIUGNO 2013
 
Entrano di notte nel canile e aprono le gabbie dei randagi
 
CERTALDO (FI) - Una strana scoperta al canile municipale di Certaldo. Durante la notte le gabbie dei cani, ospiti alla struttura comunale, sono state aperte. Nessun cane è scappato dal canile, tanto meno si sono intravisti segni di scasso ma sul fatto stanno indagando i carabinieri. Il fatto rimane per ora misterioso. Di certo c’è che qualcuno è entrato nel canile compiendo così l'insolito gesto: un animalista che voleva liberare gli animali rinchiusi in gabbia o una ragazzata? Difficile dirlo. Ad accorgersi di questo strano episodio è stato uno dei custodi del canile, gestito, tramite un affidamento del Comune, da parte della Polisportiva Certaldo. Ed è stato proprio in seguito a una telefonata intorno alle 22.30 che segnalava un cane abbandonato, che il custode si è recato al canile e si è accorto delle gabbie che erano state aperte. Non c'era disordine o segni di scasso ma gli animali stavano girando all'interno della struttura senza alcun problema. Qualcuno ha scavalcato probabilmente la recinzione, agendo indisturbato all'interno del canile, aprendo le gabbie e andandosene poi senza recare danni. Il giorno dopo lo stesso custode si è recato dai carabinieri per una denuncia contro ignoti, ma pare che episodi simili anche in passato fossero finiti sotto il monitoraggio dei carabinieri. Il canile municipale tra l'altro si trova in una posizione che alla sera, soprattutto d'estate, è animata dal pubblico calcistico che segue il torneo a 5 maschile e femminile. Ma testimoni o persone che possano essere in grado di fornire indizi utili la sera al momento non ve ne sono. Restano solo delle gabbie misteriosamente aperte ma nessun cane portato via.
 
IL CENTRO
7 GIUGNO 2013
 
Cervo ucciso, fermati 2 bracconieri

Magda Tirabassi

 
ORTONA DEI MARSI (AQ) - Bistecche, ragù per il sugo, spezzatino e costatelle per un totale di 57 chili di carne. È così che due presunti bracconieri hanno ridotto uno splendido esemplare di cervo femmina. Entrambi sono stati denunciati dal Corpo forestale di Gioia dei Marsi, con l’ausilio della sezione di pg della Procura di Avezzano. Si tratta di G.C., 61 anni, ex amministratore comunale di Pescina, e S.B., 60, di Ortona dei Marsi. Secondo l’accusa, hanno ucciso l’animale in una località poco lontana da Ortona dei Marsi, in una zona di protezione esterna al Parco nazionale d’Abruzzo. I due devono rispondere di esercizio di caccia nel periodo di divieto generale e concorso nel reato. Sequestrato anche il fucile, una carabina di precisione. «Un fatto gravissimo», ha commentato il commissario capo Tiziana Altea, a capo del coordinamento territoriale per l’ambiente del Parco, «che porta alla luce il mondo sommerso della caccia spietata verso animali protetti. Pratiche come questa rimangono troppo spesso impunite e dimostrano che esiste un mercato clandestino». La cerva è stata scuoiata e i resti sono stati abbandonati in un bosco. Con una mirata indagine, gli agenti della Forestale, coordinati dal Cta, sono risaliti ai presunti responsabili del reato. I due sono stati sorpresi in un garage di Ortona mentre sezionavano l’animale. Un fascicolo è stato presentato alla Procura. Non si esclude che la carne fosse destinata a qualche ristorante della zona.
 
NEL CUORE.ORG
7 GIUGNO 2013
 
SPOLETO (PG), DIETROFRONT DEL COMUNE: "AMMESSI I CIRCHI CON ANIMALI"
Annullato il divieto approvato solo tre mesi fa
 
Dietrofront a Spoleto, nel Perugino. Praticamente annullata la direttiva con cui la giunta comunale, meno di tre mesi fa, confermava la decisione di non ammettere più in città i circhi con animali al seguito. Lo segnala un quotidiano locale online dell'Umbria. Perché l'amministrazione non aveva fatto i conti con le normative nazionali in materia di spettacoli itineranti, che non permettono ancora ai Comuni di non accettare le compagnie circensi con bestiole nella carovana. Ecco che il presidente dell'Ente nazionale circhi, Antonio Boccioni, ha segnalato la questione agli uffici comunali. Il risultato? L'amministrazione ha deciso di tornare sui propri passi. Anche in maniera clamorosa.
Non solo: il governo cittadino, oltre a riammettere gli spettacoli con animali, sarà costretto a mettere a loro disposizione la zona industriale di Santo Chiodo, un'area che aveva generato più di una polemica. Nel frattempo, l'amministrazione, su questo punto, ha cercato di difendersi e ha chiesto agli uffici competenti di individuare aree alternative e di pronto utilizzo per gli spettacoli itineranti.
 
QUELLI CHE LA FARMACIA
7 GIUGNO 2013
 
Sperimentazione animale

 
Stefano Parisi
 
“La sperimentazione animale è ancora necessaria se si vuol mantenere la speranza di lenire le sofferenze di bambini, adulti ed anziani che attendono terapie efficaci. Purtroppo non esistono alternative perché le cellule coltivate in vitro sono una estrema semplificazione che non può sostituire la complessità anche del più piccolo organismo vivente”.
Queste sono le parole di Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri”, scritte in una lettera aperta ai maggiori quotidiani italiani; il tema trattato è quello della sperimentazione animale, che ha dato luogo a un acceso dibattito negli ultimi mesi in Italia, sfociando anche in azioni dirette contro i centri di ricerca.
“Per la prima volta un numeroso gruppo di ricercatori e clinici è sceso in piazza a Milano per protestare contro la barbara violenza degli animalisti che hanno devastato gli stabulari dell’Università di Milano e per far conoscere ai cittadini le ragioni della ricerca scientifica a sostegno della sperimentazione animale”, così è stato spiegato da Garattini nella lettera, parlando di una manifestazione che si è tenuta il 1° giugno a Milano che ha avuto spazio anche sulle pagine della rivista Nature.
E dopo il brutto episodio di stamina la prestigiosa rivista statunitense è infatti tornata a parlare dell’Italia,  proprio ripercorrendo gli ultimi fatti che sono accaduti riguardo la questione degli esperimenti pre-clinici sugli animali: la vicenda è scoppiata mediaticamente lo scorso aprile, quando in concomitanza con il corteo nazionale contro la vivisezione, cinque membri del gruppo “Fermare Green Hill” hanno deciso di fare irruzione abusivamente nel Dipartimento di biotecnologie mediche e medicina traslazionale dell’Università degli Studi di Milano, sede in cui opera anche la sezione milanese dell’Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche, hanno occupato lo stabulario e tolto i cartellini a tutte le gabbie, peggiorando la fase di identificazione degli animali.
Il danno arrecato, difficile da stimare, secondo gli esperti ammonterebbe all’ordine di migliaia di euro, andando ben oltre la perdita degli animali asportati, poiché ha mandato in fumo il lavoro di anni di ricerca scientifica e i finanziamenti relativi.
Gli animali furono tutti utilizzati per ricerche nel campo delle malattie del sistema nervoso, come autismo, Parkinson, Alzheimer, sclerosi multipla, sclerosi laterale amiotrofica, sindrome di Prader-Willi, dipendenza da nicotina.
Malattie per le quali: “Vi è un disperato bisogno di cure, attualmente non disponibili”, come gli stessi scienziati che avevano trascorso molti anni di lavoro in quelle ricerche avevano ricordato in una lettera pubblicata sulla rivista Prometeus dell’Associazione nazionale biotecnologi italiani (Anbi) a seguito dell’avvenimento.
“È innegabile che la sperimentazione animale rappresenti un delicato problema etico; la sensibilizzazione dell’opinione pubblica su questo problema ha portato alla approvazione in anni recenti della legislazione che regola l’uso degli animali nella ricerca, con conseguente enorme miglioramento delle condizioni di stabulazione e con l’eliminazione di sofferenze inutili cui essi potrebbero essere sottoposti.Tuttavia, è altrettanto innegabile che i grandi progressi della medicina e lo sviluppo di terapie, sono stati possibili solamente grazie all’uso di animali da laboratorio, utilizzo che sarà necessario anche per futuri auspicabili sviluppi”.
Il problema, secondo quanto ammette Garattini è di informazione: “Purtroppo troppe false informazioni vengono diffuse mentre la legislazione italiana sulla sperimentazione animale è fra le più severe dell’Europa”, spiega il direttore del Mario Negri. Proprio per questo ricercatori e studenti da tutta Italia si sono riuniti a Milano nella manifestazione lanciata da Pro-Test Italia, branca italiana di un’organizzazione che si batte proprio in risposta all’attivismo degli animalisti. Lo scopo era quello di aumentare la consapevolezza sulla necessità degli animali nella ricerca biomedica: si è trattato del più grande evento di questo tipo che abbia mai avuto luogo nel nostro paese, per il quale i manifestanti si sono concentrati vicino Piazza del Duomo per dare vita a un corteo, lanciato sullo slogan “Lottiamo per la ricerca, lottiamo per la vita”.
Come ha spiegato a Nature Heather Bondi ,ricercatrice in neurobiologia dell’Università di Busto Arsizio ,:“Una preoccupante disinformazione si sta diffondendo, complice anche il fatto che la questione ha un enorme impatto mediatico. Non avevamo mai pensato di doverlo fare, ma ora è il momento di discutere questi problemi etici controversi con la popolazione, per contrastare le falsità propagate da questi attivisti”.
Per questo i vari intervistati che si sono succeduti al microfono durante la manifestazione hanno descritto come gli esperimenti si applichino in diversi campi, dalle neuroscienze alla chirurgia, e spiegato come funzionano i trial clinici.
Intervenuto in merito alla vicenda commentato Bice Chini, biologa molecolare all’Istituto di Neuroscienze del Cnr ha rivelato:”Le istituzioni dovrebbero fare di più, ad esempio iniziare un programma serio di divulgazione scientifica Non solo i ricercatori dovrebbero aprire i loro laboratori alla cittadinanza, ma parlare delle loro ricerche all’uscita del supermercato, a chiunque”
E poi è stata la volta di Giuliano Grignaschi, ricercatore al Mario Negri e portavoce della Basel Declaration Society in Svizzera. “Per questo siamo colpevoli anche noi, non diamo abbastanza informazioni. Invece il tentativo che stiamo mettendo in atto oggi è quello di parlare con la gente, stabilire un dialogo con la società. ll pubblico non sa cosa sia la ricerca e cosa facciamo nei nostri laboratori”
Della stessa idea anche Gaia Gobbo, laureata in biotecnologie all’Università di Bologna, che era presente alla manifestazione: “Spero che a partire da oggi l’opinione pubblica possa capire chi è che mente, e perché noi non siamo assassini”, come invece avevano urlato durante la manifestazione alcuni animalisti presenti in un contro-presidio.
Nel frattempo Fermare Green Hill ha lanciato una nuova manifestazione per l’8 giugno, davanti all’Università di Milano. Ma Garattini sembra avere già la risposta pronta: “Il movimento Pro-Test non si lascerà intimidire dalla violenza degli animalisti”, ha concluso nella sua lettera.
Un mese e mezzo fa un gruppo di animalisti è entrato negli stabulari dell’Università di Milano, “liberando” le cavie e di fatto distruggendo anni di ricerca. Pochi giorni fa la manifestazione di risposta dei ricercatori: “Ecco cosa facciamo nei nostri laboratori e perché non siamo assassini”. Ne ha parlato anche Nature.
Rimaniamo in attesa di novità in merito.
Sperimentazione animale. La “rivolta” dei ricercatori: “Non siamo assassini”.
 
BLITZ QUOTIDIANO
7 GIUGNO 2013
 
Cani e gatti, se il padrone fuma rischio tumore per loro raddoppia
 
LONDRA – Cani e gatti a rischio tumore se il loro padrone fuma. La sigaretta, anche passiva, che raddoppia le possibilità di ammalarsi di cancro per gli animali.
L’allarme è stato lanciato dalla Pdsa, associazione britannica che si occupa della salute degli animali da compagnia. L’organizzazione ha lanciato un appello a tutti i fumatori proprietari di animali.
A rischio sono soprattutto i cani, che, con il loro fiuto raffinato, sono più esposti ai tumori ai polmoni e al naso. Per i gatti i pericoli maggiori sono di ammalarsi di linfoma, un tumore che colpisce il sangue e il sistema immunitario. Questo per via della nicotina che si deposita sul pelo.
”Gli effetti del fumo passivo sono documentati sugli uomini ma solo di recente sono stati fatti studi per gli animali”, ha spiegato Elaine Pendlebury, veterinaria della Pdsa.
 
TUTTO GREEN
7 GIUGNO 2013
 
Uccisi come cani: l’orrore dei macelli cinesi di questi poveri animali
 
Erika Facciolla
 
Un viaggio verso la morte più crudele, spietata e dolorosa che si possa immaginare. Un girone infernale dal quale, ogni giorno, migliaia di cani non riescono più ad uscire, barbaramente uccisi per alimentare un business da dieci milioni di euro all’anno. E’ questa la raccapricciante fotografia dei macelli cinesi, veri e propri ‘lager’ per animali, nei quali si consuma quotidianamente il vergognoso massacro di 30.000 cani sgozzati o uccisi a bastonate.
Prigionieri di un mercato di animali che solo raramente i controlli delle autorità e l’intervento delle associazioni animaliste riescono a contrastare, la vita di questi esseri indifesi viene spezzata per il commercio della carne o pelliccia. E a svelare l’orrore finora solo immaginato, arriva un documentario inedito dell’Associazione internazionale ‘Animal Equality’ che ha filmato tutto quel che succede nei mattatoi asiatici di Jiangmen e Zhanjiang (Cina).
Il video, pubblicato sul sito italiano www.senzavoce.org mostra le impietose immagini delle gabbie in cui vengono rinchiusi i cani, le botte ricevute a suon di calci e bastonate e le terribili fasi della loro uccisione, fino alla macellazione (attenzione, la visione del video potrebbe urtare la vostra sensibilità).
Scene di ‘ordinario orrore’, rituali sadici che vengono celebrati ogni giorno sotto lo sguardo terrorizzato di cagnolini che assistono impotenti al massacro dei propri simili in attesa del loro ‘turno’. Come documentano i filmati, i cani vengono estratti dalle gabbie con delle pinze, trascinati sul pavimento, bastonati e poi sgozzati fino al dissanguamento. A volte l’animale impiega minuti prima di morire in balia di una lenta e dolorosissima agonia, a volte la morte arriva immediatamente e le carcasse straziate vengono accatastate per poi essere ripulite dal pelo e preparate per il macello.
Per porre fine a questa barbarie e vietare il commercio e il consumo della carne di cane, l’associazione ‘Animal Equality’ ha lanciato una petizione internazionale supportata dalle organizzazioni animaliste cinesi e presentata in contemporanea in Gran Bretagna, Italia, Germania, Francia, Messico e india. Noi abbiamo già aderito … ora tocca a voi!
 
NEL CUORE.ORG
7 GIUGNO 2013
 
INGHILTERRA, I PONY ORFANI TROVANO CONFORTO GRAZIE A PELUCHE GIGANTI
L'idea di un santuario per animali nel Devon

 
Un piccolo puledro orfano al santuario per animali "The Mare and Foal" nel Devon, in Inghilterra, ha trovato conforto all'ombra di un orsacchiotto gigante. Breeze, un pony Dartmoor Hill, è stato trovato da un allevatore nella zona di Dartmoor il mese scorso. Era nato solo da poche ore, non aveva la madre ed era sotto choc e disidratato. Quando il team della struttura è arrivato, la bestiola ha avuto un collasso. Lo staff ha fatto di tutto per tenere il piccolo puledro al caldo prima di portarlo di nuovo al santuario, dove gli è stata data una flebo salina, è stato curato e ha potuto bere del latte. Breeze è ora in cura al "The Mare and Foal", a Newton Abbot, nel sud-ovest dell'Inghilterra.
Questo ricovero per animali ha un metodo unico per dare conforto ai puledri abbandonati, come accade a Breeze con un peluche gigante. "Purtroppo, il piccolo non ha la mamma per fargli compagnia e - anche se coloro che si prendono cura di lui qui al santuario lavorano tutto il giorno per prendersi cura di lui - non è proprio la stessa cosa", ha detto la direttrice esecutiva Sira Bowden. Per poi aggiungere: "Allora, diamo sempre ai nostri puledri orfani un peluche gigante come compagno. Loro sembrano stare meglio proprio come succede con i neonati umani".
Breeze è il secondo puledro abbandonato che è arrivato nel santuario per animali lo scorso maggio. E ora i responsabili chiedono ai più generosi di donare altri orsacchiotti giganti per far felici le bestiole appena nate.
 
LA STAMPA
7 GIUGNO 2013
 
Beyond Skin, le scarpe vegan
Quando la moda parla vegano: per chi ha un animo sensibile, oltre al settore della ristorazione anche la moda riserva piacevoli sorprese. Ecco Beyond Skin, un marchio di calzature etiche realizzate in microfibra ecologica
 
Livia Fabietti
 
Il mondo è bello perché vario: c’è chi per motivi etici o di salute predilige un alimentazione di tipo vegano, priva di prodotti di origine animale e chi estende tale filosofia anche al mondo dell’abbigliamento. Quando il desiderio di responsabilità ecologica, animale e ambientale si sposa con la passione per la moda, ecco che a far battere il proprio cuore, scarpe che lasciano leggera la coscienza: vengono dalla Gran Bretagna e sono calzature firmate Beyond Skin, un marchio nato nel 2001 che impegna le designer Natalie Dean e Heather Whittle alla ricerca di una soluzione etica in grado di accontentare il mercato dando vita a creazione di modelli stilosi ma cruelty free. Questo l'obiettivo che ha portato la nascita di una collezione di scarpe in continuo divenire, una linea interamente realizzata a mano là dove, a sostituire pelle e cuoio, materiali come poliuretano e poliestere o ancora la microfibra,  un materiale brevettato dall'azienda Miko facendo leva sul riciclo della plastica derivata dalle bottiglie: basti pensare che un metro di questa microfibra ecologica Dinamica corrisponde a ben 300 grammi di poliestere recuperato, utilizzato a sua volta per produrre 20 bottiglie di PET. La collezione Beyond Skin propone soluzioni per tutti le occasioni: dai sandali con tacco altissimo alle décolletés, dalle ballerine alle zeppe passando per mocassini, stivali e stringate e addirittura una linea di calzature dedicata alla sposa, tutte comodissime, pratiche, colorate, stampate e di grande tendenza. Per chi vuole fare un acquisto intelligente, acquistando le ballerine “Lupo” è possibile unire l’utile al dilettevole: proprio così, il 5% del ricavato dalla vendita sarà infatti devoluto ad un'associazione che si adopera per la protezione dei cani in difficoltà. Il brand ecologico ha riscosso un grande successo internazionale;  sul sito ufficiale sito  www.beyondskin.co.uk è possibile dare un’occhiata all’intera collezione di calzature e accessori, seguendo inoltre le innumerevoli promozioni e sconti, pronti ad acquistare online.
 
LA PROVINCIA PAVESE
8 GIUGNO 2013
 
Gattina uccisa a badilate Choc per una famiglia
 
di Pier Angelo Vincenzi
 
BORNASCO (PV) - Avrebbe compiuto due anni a luglio, Milù. I suoi padroni l’hanno trovata senza vita non lontana da casa loro. Un grande dolore, che solo chi ama gli animali domestici può capire appieno, per la famiglia Amadeo di Bornasco. «L’abbiamo subito portata dal veterinario – racconta la signora Lorella Ferro – ma non c’era più nulla da fare. La nostra famiglia è davvero traumatizzata da questo brutta vicenda: perché la nostra gattina è stata uccisa con un bastone o con un grosso sasso, il veterinario non ha avuto dubbi al riguardo». Milù era un incrocio tra un un europeo e un birmano ma, soprattutto, era un gatto dolcissimo: «Non so che fastidio potesse dare, era una creaturina meravigliosa che ci regalava sempre un sorriso, un momento di felicità. Certo c’è della gente cattiva in giro, capace di fare del male anche agli esseri più indifesi. E chi ammazza un gatto non ha nessun rispetto per la vita, non solo per quella degli animali». Un vero choc per la famiglia di Bornasco: «E’ un gesto di una violenza estrema – continua Lorella Ferro – qualcosa che ti ferisce dentro. Da lunedì, quando è successo, continuo a farmi delle domande sulla cattiveria gratuita di certi individui. Una specie di tarlo. E anche le mie figlie, una in particolare, sono rimaste profondamente colpite da questa brutta storia». Altri casi simili a Bornasco? «Non lo so con certezza – risponde Lorella Ferro – ma qualche persona intollerante e violenta evidentemente c’è». Il nostro codice penale prevede pene severe per l’uccisione di animali: il reato viene infatti punito con la reclusione da quattro me si a due anni.
 
NEL CUORE.ORG
8 GIUGNO 2013
 
VITERBO, UCCIDE LABRADOR PER RANCORI CON IL SUO PROPRIETARIO
Un uomo denunciato con accuse a vario titolo
 
Ha ucciso un labrador con un corpo contundente per fare un dispetto al proprietario dell'animale con il quale da tempo aveva dei dissidi. I carabinieri della stazione di Fabrica di Roma, in provincia di Viterbo, hanno denunciato in stato di libertà un uomo del posto, ritenuto responsabile del gesto con le accuse di uccisione di animali, violazione di domicilio e porto di armi e oggetti atti ad offendere.
Secondo la ricostruzione dei militari dell'Arma, l'uomo sarebbe entrato nella proprietà dove era custodito il quattrozampe, approfittando dell'assenza del proprietario, e avrebbe ammazzato l'animale con un corpo contundente appuntito. Durante la perquisizione nella casa del denunciato sono state sequestrate delle armi improprie, la cui compatibilità con le ferite rilevate è ora oggetto di un'indagine tecnica. Sull'episodio al lavoro la Procura della Repubblica di Viterbo.
 
YHAOO NOTIZIE
10 GIUGNO 2013
 
Viterbo, cova rancori verso il proprietario di un labrador: gli uccide il cane
 
Civita Castellana (VT) - Ha ucciso un labrador con un corpo contundente per fare un dispetto al proprietario dell'animale con il quale da tempo aveva dei dissidi. I carabinieri della stazione di Fabrica di Roma hanno denunciato in stato di liberta' un fabrichese ritenuto responsabile del gesto con le accuse di uccisione di animali, violazione di domicilio e porto di armi e oggetti atti ad offendere.
Secondo la ricostruzione dei militari, l'uomo si sarebbe introdotto all'interno della proprieta' dove era custodito il cane, approfittando dell'assenza del suo padrone, e ha ammazzato l'animale con un corpo contundente appuntito. Durante la perquisizione in casa del denunciato sono state sequestrate delle armi improprie la cui compatibilita' con le ferite rilevate e' ora oggetto di un'indagine tecnica.
 
CORRIERE DI VITERBO
9 GIUGNO 2013
 
Fabrica di Roma, denunciato dai carabinieri per l'uccisione della cagnetta
 
prov. di Viterbo - Le accuse sono di uccisione di animali, violazione di domicilio e porto di armi e oggetti atti a offendere
I carabinieri della stazione di Fabrica di Roma, al termine delle indagini scaturite dalla barbara uccisione di una cagnetta (un pastore maremmano), hanno denunciato in stato di libertà un fabricese ritenuto responsabile del gesto, con le accuse di uccisione di animali, violazione di domicilio e porto di armi e oggetti atti a offendere.
Secondo la ricostruzione dei fatti sottoposta al vaglio della Procura, i carabinieri hanno acquisito elementi secondo i quali l’uomo, a causa verosimilmente di pregressi dissidi con il proprietario dell’animale, si sarebbe introdotto all’interno del garage dove era custodito il cane, approfittando dell’assenza del suo padrone, e, con un corpo contundente appuntito, come rilevato dalle ferite mortali riscontrate sull’animale, lo ha ammazzato tagliandolo letteralmente in due.
Durante la perquisizione in casa dell’indiziato, sono stati sequestrate delle armi improprie la cui compatibilità con le ferite rilevate è ora oggetto di indagine tecnica. A seguire il caso, era stato per primo il veterinario della Asl.
 
GEA PRESS
8 GIUGNO 2013
 
Savona – avvelenamento seriale
Chi ha colpito ha approfittato dell’assenza degli animalisti.
 
Un nuovo avvelenamento di colombi è avvenuto, ieri, nella centrale piazza della Vittoria a Cairo Montenotte (SV). Secondo l’ENPA, l’avvelenatore ha probabilmente approfittando del fatto che la volontaria animalista che li sorveglia e li difende dai maltrattamenti è lontana dai luoghi perché ricoverata in ospedale. I soliti ignoti, riferisce l’ENPA, hanno sparso sostanze velenose uccidendo decine di volatili, forse non solo colombi. I volontari della Protezione Animali ne hanno soccorso alcuni ancora vivi ma non sono riusciti a salvarli a causa dei danni irreversibili del veleno usato.
Un avvelenamento definito dall’ENPA “consueto”. Infatti, nella piazza sono accaduti simili episodi ogni anno a partire dal 2007 e due volte nel 2010. L’associazione rivolge un appello ai proprietari di animali domestici della zona affinché tengano sotto controllo i propri animali, che potrebbero venire a contatto con il veleno. La sostanza tossica, ovviamente, rappresenta un pericolo anche per le persone e soprattutto per i bambini che attraversano la piazza.
L’ENPA savonese ha subito inviato al Comune di Cairo una segnalazione, chiedendo di attivare, come prevede un’ordinanza del Ministero della Salute, sia le indagini per scoprire gli avvelenatori ormai divenuti “seriali”, che la bonifica della zona. Le stesse Guardie zoofile dell’ENPA stanno svolgendo accertamenti.
Uccidere i colombi con il veleno, sottolinea l’ENPA, non è soltanto un’azione barbara ed illecita ma inutile. Per limitarne il numero non serve vietare di dar loro da mangiare, come invece fanno molti comuni tra cui anche quello di Cairo, ma impostare programmi di contenimento basati su studi localizzati sulla biologia e la mobilità della specie e la “portanza alimentare” dell’area.
 
GAZZETTA DI MANTOVA
8 GIUGNO 2013
 
Allarme bocconi avvelenati
 
CASTELFRANCO (MO) - È probabile la presenza di bocconi avvelenati a Villa Sorra che hanno già fatto alcune vittime tra esemplari di animali: lo denunciano Giorgio Barbieri e Cristina Girotti Zirotti della Lega Nord. «Villa Sorra, di proprietà per il 48% del Comune di Castelfranco, è tra le più importanti ville storiche del territorio modenese, un luogo spesso sede di attività ludiche con tanti bambini che, sino a pochi giorni fa, potevano divertirsi anche con i numerosi coniglietti ospitati in quel parco. Stranamente, abbiamo avuto notizia della scomparsa di numerosi animaletti e della presenza nel parco delle loro carcasse che, proprio in relazione al loro numero, possono far pensare all'eventuale presenza di bocconi avvelenati. Questi bocconi avvelenati, se presenti , sono un gravissimo pericolo per i tantissimi bambini e animali d'affezione che frequenteranno il parco nelle prossime settimane. Auspichiamo che la Giunta Reggianini si adoperi con solerzia per eseguire ogni opportuno accertamento anche attraverso gli organi competenti e per eventualmente bonificare uno dei parchi storici più importanti e belli della Regione».
 
MATTINO DI PADOVA
8 GIUGNO 2013
 
Villanova, cavallo fugge dal recinto: investito e ucciso da un’auto
L’urto è stato violento tanto che la vettura, una Mini One, è andata distrutta e il cavallo è deceduto. Illeso, per fortuna, l’automobilista

 
VILLANOVA DI CAMPOSAMPIERO (PD). Incredibile incidente ieri notte alle 3 lungo via Ampezzon. A scontrarsi sono stati un quarantatreenne di Vigonza, E. P., e un cavallo. L’urto è stato violento tanto che la vettura, una Mini One, è andata distrutta e il cavallo è morto. Illeso, per fortuna, l’automobilista. Che se l’è vista davvero brutta.
«I carabinieri ci hanno suonato il campanello per avvisarci che un nostro cavallo era rimasto coinvolto in un incidente, abbiamo controllato il recinto scoprendo che erano scappati tre cavalli sui quattro che teniamo», racconta Ottaviano Lucari, consocio dell’azienda agricola di via Ampezzon 99. «Con un trattore siamo andati a recuperare la carcassa di Nas, che era un cavallo da corsa, e gli altri due cavalli».
Lucari assicura che il recinto è circondato da filo elettrico. E che i tre fuggitivi si sono allontanati dopo che il quarto cavallo aveva disattivato involontariamente il contatto. «Solo quest’ultimo non è riuscito a saltare il recinto», aggiunge Lucari.
 
IL PUNTO A MEZZOGIORNO
8 GIUGNO 2013
 
Incidente sull’A1 a Cassino (FR), coninvolta famiglia di Bergamo e i loro cani

Ermanno Amedei

 
Disavventura, questa mattina a Cassino, per una famiglia di Bergamo e per i due loro cani. La Mercedes su cui viaggiavano, è uscita di strada mentre percorreva l’Autostrada tra Roma e Napoli poco prima del casello di Cassino. Feriti padre, madre e figlio di appena un anno. Le condizioni più gravi erano quelle della donna ricoverata in ospedale a Cassino e sottoposta ad un intervento chirurgico. I due cagnolini meticci che viaggiavano con loro, sono stati presi in custodia dall’associazione Anpana Frosinone che li ha affidati alle cure dell’ostello per cani Villaggio Bau.
 
LA NUOVA VENEZIA
8 GIUGNO 2013
 
Conigli liberati all’ospedale Federfauna preoccupata
 
MIRANO (VE) Conigli nel giardino dell’ospedale, Federfauna chiede chiarimenti. Sta sollevando tenerezza e polemiche assieme la vicenda dei coniglietti bianchi liberati nel giardino interno dell’ospedale di Mirano e che da alcuni mesi zampettano allegramente tra le aiuole dei monoblocchi suscitando curiosità e allegria. Ora che le bestiole cominciano a moltiplicarsi in modo veloce però alcuni di loro sono stati portati via, non si sa da chi e soprattutto dove. Interviene così la Confederazione sindacale degli allevatori, commercianti e detentori di animali Federfauna, che si dice preoccupata per la vicenda, in particolare per il trasferimento dei conigli in un’oasi naturalistica non definita. «La notizia ha destato stupore tra molti nostri soci che continuano a contattar e la sede di Federfauna Veneto per delucidazioni», scrive la confederazione in una nota, «per i noti problemi di zooprofilassi legati a una presenza massiccia di questi animali da cortile se fossero liberati in natura e anche a salvaguardia della biodiversità, gradiremmo sapere qual è la zona in cui sono stati o saranno liberati i conigli». Della questione si sono interessate anche le stesse autorità sanitarie.
 
GEA PRESS
8 GIUGNO 2013
 
Senato – Adeguamento standard galline ovaiole: tematica folcloristica
 
Armonizzare gli standard italiani di detenzione delle galline ovaiole a quelli dell’Unione Europea, potrebbere essere una tematica “folcloristica”.
Questo perchè, stante il resoconto della quattordicesima Commissione del Senato (Politiche dell’Unione Europea) “la discussione pubblica sull’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea” sarebbe “spesso relegata dai media” a tematiche di folclore. Tra queste anche i criteri detentivi della galline ovaiole, ovvero una delle battaglie storiche dell’animalismo italiano e la cui inadempienza dell’Italia agli obblighi comunitari, è già causa di deferimento alla Corte di Giustizia (vedi articolo GeaPress).
Ad esprimersi così sarebbe stato il sei giugno scorso il Senatore Stefano Candiani (LN), in Commissione Politiche dell’Unione Europea.
La discussione pubblica, sempre secondo quanto riportato a nome del Senatore, “dovrebbe essere depurata da tutta una serie di pregiudizi deleteri“. A suo modo di vedere, infatti, “l’approccio del Paese nei confronti dei temi comunitari dovrebbe essere improntato ad uno spirito il più possibile pragmatico ed il meno possibile fideistico, ossia prescindendo da una accettazione meramente acritica degli orientamenti provenienti da Bruxelles“.
Si ricorda che l’Italia, oltre che alla Grecia, è l’unico paese dell’Unione Europea a non avere ottemperato all’obbligo comunitario che impone, tra l’altro, gabbie più grandi per le galline. Le Grecia, però, ha numero di gran lunga più basso di galline ovaiole rispetto all’Italia.
Si ricorda, che alla base dell’intervento europeo contro il nostro paese, c’è il fatto che gli imprenditori italiani che non hanno adeguato gli standard, potrebbero trovarsi avvantaggiati rispetto a quelli di altri paesi a causa dei minori costi derivanti dal mancato adeguamento. Per questo, all’interno del ddl 588 recante  “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea – Legge europea 2013” ,  sono contenute le proposte di sanzione per chi ancora non si adeguato.
 
TRENTINO
8 GIUGNO 2013
 
Cane affronta l’orso Si salva, ma finisce con la zampa steccata
 
di Graziano Riccadonna
 
SCLEMO (TN) - Non si contano più gli episodi che vedono al centro l'orso con le sue scorribande lungo le falde del gruppo del Brenta. Raramente però l'orso viene a colluttazione con animali, si limita a sbranarli oppure viene messo in fuga precipitosa. È invece accaduto a Sclemo (comune di Stenico) tempo fa che l'orso abbia morso il cane che cercava di difendere il proprio recinto e quello dei suoi padroni, la falegnameria Nicolli, posta in una località alquanto discosta dal paese e quindi meno tutelata di un centro storico e più facilmente avvicinabile dall’orso. Tanto più che siamo appena sotto le falde meridionali del Gruppo del Brenta, in un punto nevralgico di passaggio dell'orso. Che nel nostro caso è un'orsa. Non ha dubbi in proposito Matteo Nicolli, che racconta: «Nottetempo, ad aprile, abbiamo sentito il cane abbaiare a lungo, ma non si pensava al peggio! Deve essersi trattato di un'orsa: infatti da numerosi escrementi lasciati sul nostro cortile, si può dedurre che gli orsi fossero non uno ma due, quindi un'orsa e il suo cucciolo. Nel suo avvicinamento alla casa, l'orsa col cucciolo è stata intercettata dal nostro coraggioso cane, che ha tentato di sbarrargli il passo, avendone per tutta risposta un doloroso corpo a corpo. Dalle numerose impronte sul terreno, pensiamo che possa essersi trattato di un cucciolone di orso, che magari si è messo a giocare con il cane dandogli una zampata, che gli ha procurato una profonda ferita nella zampa anteriore. In effetti il veterinario ha riscontrato una lussazione esposta della tibia». Che per fortuna si è rivelato meno traumatica del temuto, tanto che il cane pastore si è ripreso ottimamente ed ora gode per fortuna ottima salute. Matteo Nicolli è dovuto ricorrere comunque a un chirurgo di Bolzano, specialista del ramo, che ha provveduto a steccare la zampa e ingessarla. Per l'episodio il proprietario è stato risarcito dal Servizio Provinciale foreste e fauna con la somma di euro 489 a fronte della spesa sostenuta per visite mediche, veterinario e viaggi a Bolzano, pari a 900 euro. «Tutte cifre documentate, per cui non si spiega il decurtamento», commenta Nicolli. In realtà non è la prima volta che l'orso passa nei pressi delle abitazioni esterne all'abitato di Sclemo: è successo più di una volta che abbia anche spaventato gli animali e cercato di sottrarne qualcuno, ma questo finora accadeva in autunno, il periodo dell'uva che matura appunto a Sclemo. «Spinta dalla fame l'orsa e il cucciolone avranno cercato l'organico, che è l'unica cosa commestibile in questa stagione». Proprio in questa ricerca ha avuto l’incontro ravvicinato il cane.
 
NEL CUORE.ORG
8 GIUGNO 2013
 
VERBANIA, GLI ANIMALI SELVATICI FERITI A RISCHIO: "FINITI I SOLDI"
Casse provinciali svuotate: chiuso il Centro di raccolta
 
"Non ci sono soldi e quindi non resta che lasciare alla natura il compito di fare il suo corso". L'assessore provinciale alla Tutela faunistica di Verbania-Cusio-Ossola, Alberto Preioni, usa parole durissime a proposito degli animali selvatici feriti. E poi spiega al quotidiano "La Stampa": "La Provincia, visti i tagli operati dal governo, ha chiuso il Centro raccolta animali selvatici di Stresa e azzerato le convenzioni con i veterinari. Ora, se un capriolo o un camoscio viene trovato ferito non resta che lasciare alla natura il compito di fare il suo corso".
I cittadini, tra l'altro, per legge, non possono soccorrere e curare un animale. Un esempio? Mercoledì scorso, a Ramello di Cambiasca, alcuni escursionisti hanno trovato un piccolo capriolo ferito a una zampa. Dopo le cure mediche, il cucciolo è stato lasciato al suo destino. "La legge parla chiaro - fa sapere Mauro Proverbio, dirigente del settore Politiche agricole della Provincia -: è vietato raccogliere e detenere animali selvatici. Tutto il resto viene di conseguenza. E' comprensibile la disponibilità della gente mossa da sentimenti di compassione e di rispetto, ma si rischiano sanzioni. Pertanto gli animali devono essere lasciati nel loro habitat, anche se sono feriti".
Alla fine, arriva una piccola apertura: "Abbiamo registrato la disponibilità dei comprensori alpini ad assumersi il compito di soccorso e cura. Vediamo se è percorribile questa strada attraverso una convenzione. La Provincia è pronta a fornire le gabbie utilizzate per il Centro raccolta di Villa Pallavicino a Stresa".
 
GEA PRESS
8 GIUGNO 2013
 
Venezuela – L’Ocelot “Filippo” automutilato per stress
Una indagine della Procura svela le cause del malessere dello zoo.

 
Automultilazione da stress. Questa la diagnosi delle automutilazioni che un Ocelot dello zoo di El Pinar, in Venezuela, si sarebbe procurato.
Al risultato è pervenuta una Commissione di esperti incaricata di verificare le cause delle tremende ferite apparse sia nella zampa posteriore destra che in quella anteriore sinistra.  A mettere in allarme gli investigatori, erano stati gli stessi addetti dello zoo che inizialmente avevano ipotizzato un atto di crudeltà perpetrato ai danni del povero animale. Dalla Procura Generale la denuncia è così arrivata agli esperti  che hanno poi pubblicato i risultati nella rivista  “Ministero Publico”.
Sull’Ocelot sono state prima compiute prove tossicologiche sui campioni ematici. Tutte però hanno rilevato  esito negativo. Nessuna violazione era stata inoltre riscontrata nei lucchetti della gabbia.  Infine, in terra, è stato trovato un dente del povero animale, mentre nei campioni di feci è risultata traccia della pelle dello stesso.
Scartate tutte le ipotesi di un’intrusione di un estraneo, come di un addetto dello zoo, le conclusioni che hanno fatto seguito anche ad alcune rilevanze comportamentali, hanno portato ad accertare l’automutilazione.
Filippo, questo il nome dell’Ocelot, soffre dello stress indotto dalla cattività. Un problema che potrebbe comportare il mordere le sbarre come l’andirivieni da una punta all’altra della gabbia, oscillazioni, giocare o mangiare le proprie feci ed automutilazioni dell’estremità degli arti.
 
LEGGO
8 GIUGNO 2013
 
IL CANE EROE: TROVA UNA NEONATA IN UN CASSONETTO, LA SALVA E LA PORTA AI PADRONI
 
BANGKOK - Era uscito a fare la sua passeggiata solitaria, come tutti i giorni. Solo che si è imbattuto in qualcosa di strano. In un cassonetto c'era uno strano fagotto che si muoveva. Il cagnolino Pui non ha esitato ha sollevato quel fagotto dall'immondizia ed è andato fino alla sua casa. Ed ha iniziato ad abbaiare così furiosamente che la sua padroncina dodicenne è corsa alla porta per capire cosa stesse accadendo. Così la ragazza si è accorta che quel fagotto conteneva una bimba appena nata e gettata via dalla mamma.La ragazzina ha chiamato la mamma ed entrambe hanno iniziato una folle corsa verso l'ospedale di Bangkok, città dove è accaduta la vicenda. Adesso la bimba è salva e, come spiega il Bankok Post, ai proprietari del cagnolino è stata consegnata una somma-premio di circa 250 euro.
 
GIORNALETTISMO
8 GIUGNO 2013
 
Le lenti a contatto che sostituiranno i Google Glass
I ricercatori di diverse organizzazioni, Samsung inclusa, cominciano a costruirle
 
Per quelli che trovano i Google Glass troppo vistosi, delle lenti a contatto che equipaggiano la cornea con un display potrebbero essere una valida alternativa. I ricercatori di diverse organizzazioni, Samsung inclusa, avrebbero già costruito lenti di questo tipo, secondo quanto riporta Mashable
LA RICERCA - Un gruppo di ricerca guidato da  Jang-Ung Park, un ingegnere chimico all’sitituto nazionale di ricerca per la scienza e la tecnologia di Ulsan, ha montato un diodo che emette luce su una lente a contatto, usando un nuovo materiale sviluppato dai ricercatori: un mix di grafene e nanocavi in argento ad alta conduzione elettrica  e incredibilmente flessibile. I ricercatori hanno testato queste lenti su alcuni conigli -i cui occhi sono molo simili per dimensioni a quelli umani- e dopo 5 ore di test non hanno riscontrato effetti collaterali. Gli occhi degli animali non hanno sanguinato e le lenti hanno continuato a funzionare. L’esperimento è riportato sulla rivista Nano Letters
IL FUTURO - Nonostante sarebbe un’esagerazione chiamare “display” un unico pixel montato su una lente a contatto, è possibile che il materiale usato per le lenti venga impiegato nella costruzione di lenti a contatto del futuro. Nehli ultimi 5 anni, molte aziende e molti ricercatori hanno sviluppato prototipi di lenti a contatto elettroniche: la Sensimed per esempio ha creato delle lenti che per 24 ore monitorano la pressione del bulbo oculare nei pazienti affetti da glaucoma. Jang.Ung-Park invece vuole costruire delle lenti che abbiano tutte le funzioni di un computer, rimanendo però completamente trasparenti e morbide. “Il nostro obiettivo è costruire delle lenti a contatto che possano fare tutto ciò che fanno i google glass”.
 
TUTTO GREEN
8 GIUGNO 2013
 
No alla vivisezione, sì ad animali domestici, più vegetariani e vegani: come cambiano i gusti degli Italiani
 
Il Rapporto Eurispes 2013 traccia la realtà della crisi economica, oltre che sociale e politica, che coinvolge molte famiglie italiane evidenziando anche un dato, a nostro parere, molto positivo: si riscontra, infatti, un’aumentata sensibilità nei confronti degli animali domestici.
Nonostante le difficoltà sembra che gli italiani non rinuncino alla cura dei ‘pets’; anzi, rispetto al 2012 i dati evidenziano un netto aumento (+ 13,6%) del numero di nuclei familiari che decidono di far entrare soprattutto cani e gatti nella propria casa.
L’amore dimostrato nei confronti degli amici a quattro zampe porta anche a schierarsi in modo piuttosto deciso contro una pratica come della vivisezione (o sperimentazione in vivo) realizzata sugli animali; circa l’87,3% degli italiani si dichiarano infatti contrari rispetto agli 86,3% dell’anno precedente. Anche una tradizione diffusa e tutelata in molte regioni d’Italia come la caccia sembra incontrare un numero minore di consensi; l’80,1% della popolazione afferma di essere contraria alla sanguinaria attività venatoria.
Lo stile alimentare risulta altresì toccato da questa accresciuta sensibilità animalista portando più persone a rinunciare a prodotti di origine animale nei propri piatti; in particolare, i vegetariani si attestano intorno ai 4,9%  mentre i vegani sono l’1,1% della popolazione italiana con un aumento totale del 2%  circa nell’ultimo anno.
 
GIORNALE DI  SICILIA
9 GIUGNO 2013
 
Quattro cuccioli avvelenati
orrore in piazzale Borsellino


NELLA FOTO - Uno dei quattro cuccioli trovati avvelenati

Antonella Bonsignore

 
Campobell (TP). Strage di cani in piazzale Borsellino. Quattro cuccioli meticci di 5 mesi sono stati trovati venerdì, accasciati tra le aiuole antistanti le palazzine dagli abitanti di uno dei condomini del complesso residenziale che li avevano amorevolmente «adottati». Due dei randagi, un maschio e una femmina, sono stati trovati morti. Gli altri 2, maschi, sono stati presi in cura dai volontari dell'associazione Laica e adesso stanno bene. A denunciare l'accaduto è stata una delle famiglie che si prendeva cura degli animali, che ha chiesto l'intervento dei vigili urbani. Sul luogo è intervenuto anche il responsabile della protezione civile comunale. La settimana scorsa i condomini avevano chiesto il supporto dei volontari della Laica per curare i cuccioli da una forma di dermatite nota come «rogna», non contagiosa per gli uomini e guaribile in 15 giorni. «Eravamo quasi riusciti a guarirli - ha spiegato Liliana Signorello, presidente della Laica -. Erano dei cuccioli bellissimi e docili, che non davano fastidio a nessuno. Questo interessamento non sarà piaciuto a qualcuno che avrebbe invece voluto sbarazzarsene». Da quanto accertato dal responsabile veterinario dell'Asp di Castelvetrano, che ha constatato il decesso degli animali, infatti, a provocarne la morte potrebbe essere stata l'ingestione di esche avvelenate. Per accertare il tipo di veleno le carcasse dei due cani sono state trasportate all'Istituto zooprofilattico di Palermo dove sarà eseguita l'autopsia. I due cani superstiti, invece, al momento sono accuditi dal presidente della Laica. «Stiamo cercando qualcuno che li adotti - ha aggiunto Liliana Signorello -. Sono dei cuccioli non aggressivi e dal temperamento dolce». Il dolore e l'indignazione per il vile gesto sono rimbalzati anche sulle pagine di Facebook, dove qualcuno ha scritto: «Voi non siete uomini».
 
CORRIERE DI NOVARA
9 GIUGNO 2013
 
Cani rubati e torturati in Val Vigezzo?
La notizia, diramata on line, non ha però ancora trovato conferme

Marco De Ambrosis

 
DRUOGNO (VB) - Cani che vengono prima rubati e poi, una volta sottratti ai loro padroni, torturati brutalmente. Il tutto succederebbe in Val Vigezzo. A denunciare il fatto è il quotidiano nazionale on line www.quotidiano.net secondo il quale nei giorni scorsi sarebbero stati rubati due cani, ritrovati poi feriti e moribondi vicino a Druogno, a margine della strada. Sull’episodio – riporta ancora l’articolo – lanciano l’allarme le associazioni ambientaliste  che «invitano a fare attenzione e rivolgono un appello ai proprietari di animali affinché vigilino accuratamente sui loro amici pelosi». In Valle però la notizia di questa barbarie perpetrata in questi ultimi giorni ai danni del migliore amico dell’uomo, sarebbe ancora in cerca di conferme.
 
IL MESSAGGERO
9 GIUGNO 2013
 
Itri (LT), un misterioso killer avvelena cani e gatti randagi
 
A Itri è caccia al misterioso killer che distribuisce polpette avvelenate sterminando gatti e ora anche cani. Dopo due colonie di felini domestici, anche i cani sono finiti avvelenati a Itri. A distanza di meno di un mese dall’avvelenamento di una decina di gatti in via della Quercia, sabato notte un’analoga tragica sorte è toccata anche a due cani, un pastore tedesco e l’altro di piccola taglia, uccisi da bocconi avvelenati in località Vignole, nella zona collinare che collega Itri con la piana di Sant’Agostino a Gaeta. La povere bestie, rantolando, si sono accasciate al suolo prive di vita, sotto lo sguardo impotente di alcuni giovani che avevano tentato di allertando un veterinario e gli operatori dell’ambulanza per animali.
Si cercherà ora di ricostruire, attraverso l’autopsia disposta anche per i dieci gatti trovati morti nel maggio scorso, le cause esatte del decesso. E capire se circola nella zona qualche sterminatore di animali, per bloccarne altre eventuali azioni brutali.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
9 GIUGNO 2013
 
“Rapito” labrador da 800 euro, appello della famiglia

 
MONTEBELLUNA Rapito cucciolo di labrador in via Matteotti. «È in pericolo di vita», dichiara la padrona Ilaria Canella. Newton è il suo nome ed è nato a fine aprile assieme ad altri 5 cuccioli. Il ladro, di cui è stata fatta una descrizione da alcuni testimoni, è entrato in azione venerdì pomeriggio. Dopo aver tagliato la rete di recinzione del giardino si è diretto sotto il portico dell’abitazione e senza scrupoli ha sottratto il povero animale del valore di circa 800 euro. Sul furto indagano i carabinieri di Montebelluna. Ha solo 41 giorni di vita il piccolo Newton che ha ancora bisogno della sua mamma un esemplare di labrador. «Una testimone ha visto un ragazzo, viso smilzo, con vari piercing e un berretto da baseball allontanarsi da via Cesare Battisti angolo viale Matteotti in direzione viale della Vittoria», racconta la proprietaria. Secondo il racconto della testimone il giovane si stava allontanando proprio dal punto della recinzione che era stata tagliata dal malvivente. Il ladro teneva qualcosa nascosto sotto la maglietta. La signora lancia un appello: «Chiunque abbia visto qualcosa di sospetto per favore si faccia avanti e avvisi i carabinieri di Montebelluna o il servizio veterinario dell’Usl 8». Intanto per la famiglia sono ore di angoscia in attesa di qualche buona notizia. «Siamo molto preoccupati per il cucciolo che rischia la vita». Vera Manolli
 
LEGGO
9 GIUGNO 2013
 
SALERNO, LA FAVOLA DELLA CAGNETTA GEMMA.
"DOPO SEI ANNI È TORNATA A CASA"
 
SALERNO - Porta il suo cane in montagna per una battuta di caccia, ma la bestiola si smarrisce facendo perdere le proprie tracce. A distanza di sei anni, però, il cacciatore ritrova il suo cane che gli viene restituito da un canile grazie al microchip di  cui era dotato la stessa bestiola. Sembra un fatto inverosimile o destinato alla scenografia di un film.
È, invece, la storia a lieto fine che ha visto protagonisti Carmine D’Amico ed il suo fedele cane da caccia, di nome Gemma.
Il tutto inizia nel 2007. Carmine D’Amico, originario di San Pietro al Tanagro, esce con il suo cane per la solita battuta di caccia su una delle montagne del Vallo di Diano. Nel corso della battuta il suo cane Gemma si smarrisce. Il cacciatore, aiutato anche dai suoi amici, cerca per ore, ma inutilmente, la sua Gemma. D’Amico non si rassegna e per giorni spera che il suo cane, ritrovando il senso dell’orientamento, riesca a rientrare da solo a casa.
Ma ciò non accade per sei anni. Nei giorni scorsi, il cacciatore di San Pietro al Tanagro è stato contattato dal servizio veterinario dell’ASL Salerno invitandolo a recarsi presso un canile di Cava de Tirreni per ritirare il suo cane. «In un primo momento pensavo che fosse uno scherzo, poi ho capito che era tutto vero», dichiara D’Amico.
In pratica Gemma era stata ritrovata a Vietri sul Mare da una signora del posto la quale, impietosita dalla cagnolina che girovagava per strada, se ne è presa cura portandola presso un canile cavese. Qui i responsabili della struttura si sono accorti che Gemma era dotata di un microchip e, proprio grazie ad esso, essi sono riusciti a risalire all’identità del suo padrone.
«Appena ho potuto riaccarezzarla - continua Carmine D’Amico - ho provato un’emozione incredibile. Anche lei mi ha riconosciuto immediatamente. Mi è saltata addosso con le sue zampe così come faceva quando era contenta prima di ogni battuta di caccia».
 
GEA PRESS
9 GIUGNO 2013
 
Firenze – Maxisequestro in autostrada: quasi 400 implumi di Tordo provenienti dall’estero
Secondo gli inquirenti, erano destinati al mercato nero dei richiami vivi per i cacciatori.
 
Un intervento iniziato stamani alle 6.00 e concluso intorno alle 18.00. L’intervento della Polizia Provinciale di Firenze congiuntamente alla Polstrada del capoluogo toscano e con la collaborazione della Polizia Provinciale di Prato, ha bloccato una ingente spedizione di nidiacei prelevati dai nidi. Sarebbe stata accertata la provenienza dall’estero ma sul caso sono tutt’ora in corso le indagini.
Il mezzo è stato fermato sulla A1, nei pressi di Firenze. Quasi 400 tra Tordi e Cesene. Si tratterebbe di nidiacei ancora implumi a quanto pare non sessati. Come è noto al cacciatore con richiamo vivo, interessa solo il maschio. E’ quest’ultimo, infatti, che cantando indirizza sotto il tiro del fucile il malcapitato volatile selvatico. La determinazione del sesso in uccelli così piccoli avviene con un taglio nell’addome. Facendosi largo tra le viscere con l’ausilio di stecchini, l’uccellatore individua le gonadi. La ferita dei maschi viene spalmata con la colla,  mentre le femmine vengono eliminate. In questo caso, stante indiscrezioni circolate, il “taglio” non era ancora avvenuto.
Tutti i nidiacei erano stipati all’interno di scatole di cartone.
I reati ipotizzati sono quelli di maltrattamento e commercio illecito di fauna selvatica. Gli animali, ovviamente, erano privi di documentazione.
Il prezzo per ogni piccolo è in questa fase stimato tra i venticinque ed i trenta euro. Gli adulti, invece, sono valutati con un prezzo mai inferiore ai 100 euro, ma un animale che canta bene può essere venduto a prezzi ben più alti.
Tutti gli uccellini sono stati trasferiti in un Centro di Recupero del livornese. Si tratterebbe del CRUMA della LIPU che anche quest’anno, qualora la notizia venisse confermata, si troverebbe così ad affrontare una nuova emergenza. L’anno scorso, infatti, altri piccoli Tordi vennero sequestrati. La LIPU  riuscì a recuperarli e la liberazione avvenne in Trentino.
 
L’ARENA
9 GIUGNO 2013
 
I veronesi difendono l'orso M11 «Non dev'essere allontanato»

Barbara Bertasi

 
MONTE BALDO (VR). Il sondaggio sul sito de L'Arena rivela che il 65 per cento dei votanti non vuole la cattura dell'animale
Lettori in linea con Zaia, deciso a lasciare libero il plantigrado Miozzi: «Attrazione importante» Zanin: «È un esemplare difficile»
Si schierano con l'orso i lettori dell'Arena. Il 65 per cento di quanti hanno aderito al sondaggio «Via libera allo spostamento dell'orso M11 dal Baldo: che ne pensi?», ha risposto che è sbagliato allontanarlo e solo il 28% che è giusto. Sono 663 le persone che hanno finora partecipato al sondaggio apparso sul sito del nostro quotidiano e la maggior parte (appena il 7% non sa come pronunciarsi) desidera che l'orso non si tocchi. Perfettamente in linea, dunque, con quanto ha ribadito il governatore della Regione Veneto Luca Zaia. Come aveva già fatto a inizio maggio nel Bellunese, scendendo in campo contro chi voleva cacciare l'orso in caso di danni, Zaia ha spezzato una lancia anche nei confronti di M11, l'orso di due anni e mezzo, recentemente resosi responsabile di una serie di predazioni. Con il risultato che il Ministero per l'Ambiente, su richiesta della Provincia autonoma di Trento, ha concesso la sua rimozione con conseguente chiusura nel Centro faunistico Casteller. «Non si tocchi l'orso del Baldo», ha ribadito Zaia. «Io sto con i cittadini del Monte Baldo che chiedono di lasciare libero M11», ha proseguito, schierandosi con chi ha sottoscritto la petizione promossa dall'ex presidente della Pro loco di Ferrara di Monte Baldo Giorgio Righetti che, giovedì scorso, ha spedito al Ministero 57 firme contro «la cattura dell'orso». La petizione (ancora aperta su Facebook sulla pagina «Comitato per la libertà dell'orso del Monte Baldo»), che chiede di rivedere la decisione lasciandolo libero, è stata inviata anche ai presidente delle Province autonoma di Trento Alberto Pacher e di Verona Giovanni Miozzi. Il quale commenta: «Sono pienamente d'accordo sul fatto che l'orso sia una ricchezza per il Monte Baldo e che la sua presenza vada salvaguardata. È un' attrazione importante sotto ogni profilo e testimonia l'integrità del nostro territorio montano. Inoltre», aggiunge, «sono certo che la Regione Veneto stanzierà i fondi per gli eventuali danni che il plantigrado potrà arrecare agli allevatori». Certezza che rispecchia le parole di Zaia, che ha precisato: «Credo si debbano prevedere eventuali risarcimenti per chi, come gli allevatori, possa subire danni dalle predazioni del plantigrado. Ma», ha aggiunto, «non sono da trascurare i vantaggi che derivano in termini di immagine, e conseguentemente per l'economia turistica, dalla sua presenza in questi luoghi». Anche Righetti, ricordando che nel 2012 M11 è passato a Ferrara di Monte Baldo, ha evidenziato come tale presenza avesse consentito di aumentare i turisti in una zona come Ferrara. «Motivo in più per lasciarlo libero», ha detto. E il sindaco Paolo Rossi ha aggiunto: «Sono perfettamente in linea con il presidente Miozzi e con il governatore regionale Zaia. Io e la nostra amministrazione riteniamo che la presenza del plantigrado costituisca un valore aggiunto per il nostro territorio. In ogni caso, come amministratori, dobbiamo anche ribadire le problematiche che questo animale può creare agli allevatori. Riteniamo dunque indispensabile», prosegue, «che siano aiutati e risarciti nel caso di danni. Ad ogni modo», chiude, «sarebbe importante che fosse istituito un gruppo di esperti, un team formato da rappresentanti di Regione Veneto, Provincia autonoma di Trento e di Verona, che valutasse costantemente il “Progetto orso” per prevenire eventuali problemi legati a tale presenza». Fa sapere il dirigente del Servizio foreste e fauna della Provincia autonoma di Trento, vice comandante del Corpo forestale provinciale, Maurizio Zan in: «La Provincia autonoma di Trento ha promosso fin dalla fine degli anni '90 la reintroduzione dell'orso. Non può certo essere contraria alla diffusione del plantigrado, ossia al fatto che il progetto possa arrivare a costituire nel tempo una popolazione vitale di orsi nell'arco alpino. Il nostro ragionamento non si limita dunque a capi singoli che però, se sono esemplari problematici come M11, riteniamo vadano rimossi. M11 è problematico in quanto si rende responsabile di predazioni in contesti critici, perché frequentati dall'uomo». Conclude Righetti: «Le Province di Verona e Trento dovrebbero attivare un osservatorio comune affinché, se M11 dovesse finire in un “recinto”, la stesso non capiti al prossimo orso che, uscendo da Trento, finirà sulle pendici del Baldo».
 
IL FATTO ALIMENTARE
9 GIUGNO 2013
 
Presenza di medicinali in carne bovina italiana e ancora allerta per i frutti di bosco surgelati… Ritirati dal mercato europeo 67 prodotti
 
Valeria Nardi
 
Nella settimana n°22 del 2013 le segrnalazioni diffuse dal Sistema rapido di allerta europeo per alimenti e mangimi sono state 67 (11 quelle inviate dal Ministero della salute italiano).
L’elenco comprende cinque allerta: la prima per la presenza del virus dell’epatite A nel mix di frutti di bosco surgelati dall’Italia, con materie prime provenienti da Romania, Polonia e Bulgaria e Italia, la seconda riguarda la presenza del virus dell’epatite A nel mix di frutti di bosco surgelati dall’Italia, con materie prime provenienti da Canada, Serbia, Bulgaria e Polonia e Italia, attraverso la Svizzera. La prima allerta è stata anche ripresa indicando il nome di un prodotto dall’autorità sanitaria della provincia di Bolzano, mentre  il Ministero della salute ha inviato una circolare sul problema dei rutti di bosco e dell’epatite A in tutte le regioni.
Le altre segnalazioni riguardano livelli oltre i limiti di residui di medicinali veterinari antinfiamatori (desametasone) in quarti di bovini congelati provenienti da Italia (distribuiti nei Paesi Bassi e Italia); conteggio troppo elevato di Escherichia coli in due lotti di vongole refrigerate (Venus gallina) da Italia (distribuiti in Spagna e Italia);
Nella lista dei lotti respinti alle frontiere e/o delle informative sui prodotti diffusi che non implicano un intervento urgente troviamo: aflatossine in noci del Brasile con guscio; istamina in sardine refrigerate italiane; insetticidi (methamidophos e acefate) in Centella asiatica dallo Sri Lanka; cessione di piombo in oliere in acciaio inox cinesi; insetticida (acefate) in okra dall’India; aflatossine in noci moscate secche dall’Indonesia.
Questa settimana le esportazioni italiane in altri Paesi e ritirate dal mercato, oltre ai casi segnalati tra le allerta,troviamo la Norvegia che segnala la presenza di Campylobacter in aneto fresco.
 
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
9 GIUGNO 2013
 
Cimurro anche in Puglia
«Vaccinate i vostri cani»
 
MARCO MANGANO
 
BARI - «Allarme epidemia per il cimurro dei cani in Puglia». A lanciarlo Canio Buonavoglia, 60 anni, lucano, direttore del Dipartimento di Medicina veterinaria e ordinario di Malattie infettive virali all’Università di Bari (è stato preside fino a novembre 2012, data in cui sono state soppresse le facoltà). Buonavoglia è indicato come punto di riferimento imprescindibile a livello nazionale per le malattie infettive.
Quali sono le aree più colpite?
«Le zone di Molfetta, Bisceglie e la provincia di Bari».
Come si chiama il ceppo virale di quest’ondata di cimurro?
«Artico, che in origine era diffuso in Groenlandia e nel Circolo Polare Artico per poi scendere nell’Est Europa».
Come è giunto il virus in Puglia?
«Attraverso i cani importati da Ungheria, Romania e Polonia».
Professore, ci indichi i sintomi del cimurro.
«Febbre, congiuntivite, tosse, diarrea e manifestazioni nervose come paralisi, convulsioni, cui spesso segue la morte degli animali».
Quali gli ambienti più pericolosi?
«I canili, i rifugi e gli allevamenti».
C’è una fascia d’età più a rischio per i cani?
«No. Il virus può colpire esemplari di tutte le età, ma soprattutto i cuccioli».
Quali precauzioni devono prendere i proprietari di cani?
«È necessario che facciano vaccinare gli animali: in commercio c’è un ottimo farmaco».
E nel caso di cani già vaccinati?
«Devono far somministrare una dose di richiamo».
Qualora dovessero manifestarsi i sintomi del cimurro, cosa dovrebbe fare il proprietario del cane?
«Purtroppo, non potrebbe fare null’altro se non sperare in una guarigione spontanea, ipotesi peraltro remota».
E, oltre alle vaccinazioni, cos’altro può farsi sul piano preventivo?
«Evitare che i cani sani abbiano contatti con simili che hanno manifestato sintomi».
Come si trasmette il virus?
«Attraverso il contatto fra i tartufi (nasi) dei cani».
Le temperature che ruolo hanno nel contagio?
«Il freddo facilita la propagazione del virus, ma ciò non significa affatto che l’epidemia non possa aversi d’estate».
In Italia, di recente c’è stato un picco di cimurro canino?
«Sì: nel Centro Italia, in Abruzzo».
Quali animali hanno svolto il ruolo di untori?
«Si è pensato che fossero i carnivori selvatici come i lupi, gli orsi e le volpi a trasmettere il virus ai cani, ma non ritengo che sia così. È probabile, invece, il contrario».
Sia più chiaro.
«Ritengo che i cani possano rappresentare un pericolo per la fauna selvatica, così come avvenne una ventina di anni fa in Africa orientale, quando si verificò lo sterminio dei leoni ad opera del cimurro nel parco del Serengeti, ma il virus lo avevano trasmesso proprio i cani».
 
IL GIORNALE
9 GIUGNO 2013
 
Sui tralicci per togliere dai «guai» le cicogne
 
Elena Gaiardoni
 
Non solo a Rozzano volano le cicogne. L'emigrante per eccellenza è apparsa con i suoi nidi anche nella provincia milanese, creando insieme ai cuccioli più di qualche pensiero. Il grande uccello dal piumaggio bianco e nero, che giunge fino a 115 centimetri d'altezza, ha una forte passione per i punti più elevati cittadini, quindi i tralicci dell'energia elettrica sono una «spiaggia» appetibile. Sono stati preziosi in questi giorni gli interventi degli operai dell'Enel per isolare ampi tratti di cavi ed impedire così che le coppie di animali provenienti dall'Africa per riprodursi rimanessero fulminate.
Non è una novità per l'Enel mobilitarsi per la sicurezza dei rapaci e di altri volatili. Lavori di protezione sono stati fatti in più punti della Lo mbardia dal 2005 ad oggi, soprattutto per la migratrice dal lungo becco arancio che è abitudinaria: tende a tornare per anni e anni consecutivi nella stessa area.
La presenza dei piumati simbolo della fecondità e della nascita è sempre più frequente nei cieli lombardi, come florida è la loro riproduzione libera in questi lidi. La Lombardia è baciata dalle cicogne. Terra di progresso, la regione non esita a darsi da fare per rispettare la vita di un rito antico e propiziatorio, salvaguardando la salute di un nido grande, come questa terra.
 
NEL CUORE.ORG
9 GIUGNO 2013
 
USA, CONNECTICUT APPROVA LEGGE SU OBIEZIONE ALLE DISSEZIONI IN CLASSE
Rane e gatti tra gli animali più spesso utilizzati
 
Nei giorni scorsi, dopo cinque anni di campagna e migliaia di chiamate ed e-mail, l'assemblea legislativa dello Stato americano del Connecticut ha approvato a larghissima maggioranza il "dissection choice bill", che consentirà agli studenti di non partecipare e neppure assistere a dissezioni di animali effettuate in classe, che potranno essere sostituite da strumenti didattici non crudeli (modelli realistici e programmi per computer).
Ogni anno vengono dissezionati nella aule scolastiche degli Stati Uniti circa 10 milioni di animali. Per lo più rane, sottratte al loro ambiente naturale, ma anche feti di maiali strappati alle scrofe abbattute o gatti forniti da ditte specializzate che possono anche comprarli dai rifugi.
 
LA ZAMPA.IT
9 GIUGNO 2013
 
Tippi, la “baby Tarzan” che commuove il mondo
L’incredibile storia della bambina cresciuta in Namibia insieme agli
animali più pericolosi del pianeta
 
Accarezza un ghepardo, cavalca un elefante, gioca con un serpente. Senza alcuna paura, come fosse un loro simile. È la storia di Tippi, una bimba nata e cresciuta in Namibia in compagnia di animali selvaggi. I genitori, due fotografi-documentaristi francesi, si trovavano in Africa per lavoro e rimasero allibiti dal rapporto magico che si era instaurato tra la figlia e gli animali. Hanno allora deciso di lasciarla crescere libera, in compagnia dei suoi “amici” della savana.  
Tippi considerava l’elefante, battezzato Abu, come il fratello maggiore e comunicava anche con leoni, coccodrilli e giraffe. I video che la ritraggono mentre interagisce con gli animali considerati tra i più pericolosi del pianeta hanno dell’incredibile: toccante la naturalezza e la confidenza con cui si comporta. 
La bambina era anche stata accolta a braccia aperte dalle comunità dei Boscimani e degli Himba, da cui ha imparato il linguaggio e l’arte della sopravvivenza. Un sogno interrotto bruscamente dal divorzio dei genitori, che dopo la rottura decisero di tornare in Francia. 
Ora Tippi ha 23 anni, è tornata in Africa per girare sei documentarie i suoi libri sono stati tradotti in tutto il mondo. E, c’è da scommetterci, sente la mancanza di quei giorni di libertà insieme ai suoi amici selvaggi. 
VIDEO
 
GEA PRESS
9 GIUGNO 2013
 
Filippine – Il prossimo 21 giugno al rogo l’avorio sequestrato
 
Cinque tonnellate di zanne di elefante per un valore pari a dieci milioni di dollari,  saranno distrutte dal Governo delle Filippine. Una dimostrazione della “tolleranza zero” nei confronti del commercio illegale di specie selvatiche.
Le zanne, hanno riferito fonti governative, verranno distrutte il prossimo 21 giugno da un rullo compressore per essere poi bruciate in presenza di invitati stranieri.
La decisione del Governo delle Filippine evidenzia la volontà di dare un duro colpo al commercio illegale di zanne di elefante. La distruzione del maltolto è infatti ritenuta indispensabile per bloccare ogni possibilità di riciclo. L’avorio sequestrato e poi messo all’asta, come purtroppo fanno alcuni paesi africani, non solo rischia di finire nelle stesse mani dalle quali è stato tolto, ma fornisce una possibile via di copertura di altro avorio, contrabbandato e mai sequestrato. La modifica della documentazione è infatti cosa niente affatto improbabile, considerata sia la facilità della contraffazione che le complicità acquistate dai trafficanti.
La distruzione delle zanne sequestrate, invece, elimina ogni tentazione speculativa.
 
GEA PRESS
10 GIUGNO 2013
 
Bagheria (PA) – Da quindici giorni randagio con la “molla” al collo
Forse un "gioco" di ragazzini. Traumatizzato e diffidente è sfuggito a tutti i tentativi di cattura.

 
Un randagio con la “molla” attorno al collo. Secondo la Polizia Municipale di Bagheria (PA), si tratterebbe in realtà  di un grosso tubo  rigato, del tipo usato nei lavori per interrare grossi cavi elettrici.
Il cane stazionerebbe nella parte bassa di Bagheria da almeno 15 giorni. I volontari dell’ASVA, riferisce sempre la Polizia Municipale a GeaPress, stanno facendo di tutto per poterlo recuperare. Il cane con la “molla” fa parte di un gruppo di randagi, forse formatosi appresso ad una cagna in calore. Stante informazioni circolate in loco, si tratterebbe dello stupido gioco di alcuni ragazzi. Un fatto che però non sarebbe ancora stato riscontrato dalla Polizia Municipale che sta seguendo la vicenda.
Il cane, riferiscono sempre dalla Polizia Municipale, è chiaramente traumatizzato e per questo molto diffidente. Nonostante i numerosi tentativi messi in atto non si riesce ancora ad avvicinarlo.
Del caso sarebbe stato interessato il Veterinario del Distretto Veterinario dell’ASP di Bagheria. Il cane, nonostante gli inevitabili  problemi creati, riesce comunque ad alimentarsi ed a bere. Dunque, almeno da questo punto di vista, non ha problemi di immediata sussistenza. Appena vede un uomo, però, si allontana immediatamente. Considerato come è stato ridotto ne ha tutti i motivi, dicono i volontari.
Nei luoghi già da ieri sono giunti anche i volontari della città di Palermo, ma il cane, tenendo fede alla diffidenza maturata, se ne è guardato bene dal farsi scorgere.
 
NEL CUORE.ORG
12 GIUGNO 2013
 
BAGHERIA (PA), IL CANE "GIRAFFA" AL SICURO: TOLTO IL TUBO DAL COLLO
L'animale, un meticcio di due anni, affidato al canile

 
Dopo segnalazioni che si sono susseguite per due giorni, è stato individuato e soccorso questa mattina in via Federico II a Bagheria, in provincia di Palermo, il cane che si aggirava con il collo infilato in un tubo industriale a molla di colore rosso, applicatogli da uno sconosciuto senza cuore. Sono intervenuti gli operatori dell'associazione Asva che gestisce il canile comunale e i carabinieri. L'animale, un meticcio di circa due anni che appariva spaventato e non si lasciava avvicinare, è stato infine liberato dal veterinario dell'Asp di Palermo e quindi affidato al canile di Bagheria. Sono in corso indagini dei carabinieri per identificare gli autori della crudele sevizia. (Foto da all4animals.it)
 
NEL CUORE.ORG
10 GIUGNO 2013
 
ITRI (LATINA): DUE CANI E DIECI GATTI AVVELENATI, E' CACCIA AL KILLER
Un pastore tedesco e un altro cagnolino morti sabato
 
Caccia al killer di gatti e cani ad Itri, in provincia di Latina. Allerta per chi sta distribuendo polpette avvelenate letali per i quattrozampe. Dopo due colonie di felini domestici, anche i cagnolini sono finiti nel mirino. A meno di un mese dall'avvelenamento di una decina di gatti in via della Quercia - rivela ilmessaggero.it - sabato notte la stessa sorte è toccata a due cani, un pastore tedesco e un altro di piccola taglia, uccisi da bocconi intrisi di veleno nella località Vignole, nella zona collinare che collega Itri con la piana di Sant'Agostino a Gaeta.
Le povere bestiole sono rimaste a terra senza vita dopo i rantoli, sotto lo sguardo impotente di alcuni giovani che avevano cercato di chiamare un veterinario e l'ambulanza per animali.
La parola passa adesso all'autopsia, disposta anche per i dieci gatti trovati morti nel maggio scorso, per stabilire le cause della strage. Nel frattempo, resta un dubbio: è l'opera di un killer seriale o di più individui senza cuore?
 
GEA PRESS
12 GIUGNO 2013
 
Bagheria (PA) – Preso, per la coda, il cane con il tubo nel collo (FOTOGALLERY)
Intervento dei Veterinari ASP, della Polizia Municipale e del volontario ASVA
 
E’ stato catturato intorno alle 9.50 di stamani, il cane di Bagheria (PA) che vagava da circa 15 giorni con un grosso tubo al collo. A confermarlo  a GeaPress è lo stesso Direttore dei Servizi Veterinari dell’ASL di Palermo dott. Paolo Giambruno il quale si è voluto soffermare sulla gravità di quanto successo. Un fatto, forse, che potrebbe trovare una spiegazione non solo nell’insano gioco di ragazzini.
La cattura è avvenuta dopo che ieri sera il cane, a quanto pare divenuto oggetto di altro tentativo di prelievo, si era andato a rifugiare all’interno di un’area più circoscritta di via Consolare. Qui, stamani, sono intervenuti i Veterinari dell’ASP dott. Murania e dott. Pecoraino. E’ stato proprio quest’ultimo, in compagnia del volontario locale dell’associazione ASVA, il quale aveva tentato più volte di recuperare il povero animale, a prendere per la coda il cane con il tubo al collo.
Una femmina, buonissima. Con una tronchessa di quelle utilizzate per le potature, il dott. Pecoraino ha tolto il tremendo inghippo e la cagnolina ha subito ricambiato il gesto leccando il Medico Veterinario.
In questo momento è in corso il trasferimento della cagnolina presso una struttura veterinaria dove avverrà il controllo sanitario. E’ probabile che il cane verrà sterilizzato, microchippato ed infine reimmesso in territorio.
Una vicenda che aveva tenuto con il fiato sospeso non poche persone creando anche uno strascico di polemiche. A finire incolpevolmente nel fuoco incrociato anche il volontario locale.
In queste ore un po’ tutti si erano mobilitati per la cattura della cagnolina. Pattuglie della Polizia Municipale avevano cercato ripetutamente l’animale mentre un aiuto era anche arrivato dagli animalisti di Palermo. Ieri sera, poi, un tentativo compiuto da un Veterinario non appartenente all’ASP. Stamani, invece, l’intervento risolutivo dei Veterinari ASP e del volontario locale. Lo stesso Comandante della Polizia Municipale di Bagheria, ha riferito a GeaPress come,  dopo un vano tentativo ieri sera, il cane stamani si sia introdotto in un giardino e da qui poi in una struttura più circoscritta.
Come sopra accennato, c’è chi dubita del fatto che il grosso tubo, particolarmente spesso, possa essere stato inserito dalle mani di un ragazzino.
VEDI FOTOGALLERY:
 
NEL CUORE.ORG
10 GIUGNO 2013
 
ROMA, GATTO INVESTITO IGNORATO DAI PASSANTI PER CIRCA DIECI ORE
Colpito da un'auto in corsa, resta a terra quasi immobile
 
Roma, via Camisena 18, zona Pontaccio. Sull'asfalto, da domenica notte, un micio investito da un'auto in corsa poi scappata. Un miagolio flebile, una zampetta che si muove. Il gatto Romeo, così è stato ribattezzato, resta aggrappato alla vita. Nonostante l'indifferenza di decine di passanti, visto che siamo non molto lontano dalla stazione Tiburtina. Lo rivela il quotidiano gratuito "Leggo".
Dopo un'agonia lunga quasi dieci ore, stamattina, un uomo del quartiere interviene per provare a salvarlo. Chiama i vigili urbani, che arrivano poco dopo. Inizia una lunghissima attesa: bisogna aspettare che aprano gli uffici, alle 8,30, avvertirli e far arrivare i soccorsi. Non solo: poi deve essere aperta la pratica e si deve organizzare l'intervento di salvataggio. Il gatto, intanto, non fa altro che lamentarsi, immobile sul marciapiede, con il muso sull'asfalto.
I soccorsi non arrivano e l'uomo che ha telefonato ai vigili continua a sorvegliare il micio. Dopo un po', lo mette dentro una scatola o lo copre con una copertina. Poi un altro passante, originario del Nord Africa, con gli occhi pieni di lacrime e in affanno, decide di agire: "Porto il gatto da un veterinario, il primo che incontro in strada. Non si può aspettare ancora". E, alla fine, resta una domanda: Romeo è riuscito a sopravvivere? Per fortuna, quantomeno, ha trovato chi ha provato a prendersi cura di lui.
 
GEAPRESS
11 GIUGNO 2013
 
Roma – Gatto investito sulla Tiburtina – La denuncia di EARTH: lasciato per ore agonizzante
Appello al neo Sindaco Marino

  
Lo hanno battezzato Romeo, come il randagio dei cartoni animati. Un gatto grigio come tanti che si aggirano sulle strade romane.
Durante la scorsa notte, però, è stato travolto da un auto in via Camesena, zona Portonaccio. Il conducente è fuggito incurante del Codice della Strada che impone il soccorso degli animali investiti. Eppure, stante la denuncia dell’associazione EARTH, quel gatto sarebbe rimasto agonizzante in strada fino a stamattina, quando alcune persone, vedendo la sofferenza del povero micio hanno chiamato la Polizia Municipale.
Stante quanto riportato da EARTH, i Vigili, intervenuti sul posto, avrebbero però asserito che bisognava attendere l’apertura degli uffici competenti, ovvero intorno alle 8.30.Sarebbe poi stato necessario aprire la pratica.
“E’ inaccettabile che a fronte di un animale in pericolo di vita – ha dichiarato Valentina Coppola, presidente di EARTH – si debba aspettare ore in strada senza poter fare nulla“. Ad avviso di EARTH il tutto potrebbe essere ricollegato ad una mancanza di conoscenza delle procedure.  “Negli orari notturni e festivi – ha aggiunto Valentina Coppola - i Vigili Urbani devono chiamare i numeri di reperibilità della ASL che deve intervenire prontamente sul posto“. Questo, però, parrebbe non sempre avvenire e sono così i cittadini a doversi fare carico del problema.
Stamani la vicenda è stata risolta grazie all’intervento di un cittadino straniero il quale, comprendendo la gravità della situazione, ha deciso di prendere il gattino e portarlo da un veterinario privato.
“Il nuovo Sindaco Marino cominci bene il proprio mandato con l’invio a tutti i gruppi dei Vigili Urbani di una circolare che illustri le corrette procedure da seguire nel caso di animali feriti in strada” – ha dichiarato a conclusione del suo comunicato Valentina Coppola.
 
LA REPUBBLICA
10 GIUGNO 2013
 
Strage di cani nel Foggiano
"Nuove norme sul randagismo"
 
Il monito dell'assessore regionale Gentile dopo il rinvenimento di 31 carcasse a San Marco in Lamis e Cerignola. Tavolo tecnico con Comuni e Asl sull'emergenza randagismo
Misure severe contro le barbarie nei confronti dei cani randagi: ad annunciarle l'assessore regionale alle Politiche della Salute, Elena Gentile, dopo la strage di cani che si è consumata nel Foggiano, dove nel territorio tra San Marco in Lamis e Cerignola sono state trovate nelle ultime ore 31 carcasse di cani.
"Non accettiamo che la Puglia continui ad essere tra le regioni italiane quella che appare più disattenta ai temi della lotta al randagismo e della tutela degli animali", afferma Gentile rispondendo alle sollecitazioni che arrivano dal mondo delle associazioni ambientaliste.
"La Regione farà la sua parte, se sarà necessario, modificherà le sue norme rendendo ancora più stringenti gli obblighi istituzionali impegnando le aziende sanitarie locali con i rispettivi servizi veterinari. Per il prossimo lunedì 17 promuoverò un tavolo istituzionale, invitando l'Anci per concertare le più incisive iniziative per affrontare l'emergenza".
"La Puglia dei diritti - conclude - non può più far finta che il problema non esista. Solleciteremo ogni livello istituzionale, compresa la scuola di ogni ordine e grado perché promuova un percorso di informazione e di sensibilizzazione. Evidentemente i provvedimenti adottati in questi anni non sono stati sufficienti ad sradicare la barbarie di cui molti cittadini si fanno protagonisti: proveremo a fare di più e meglio per garantire maggiore sicurezza ai cittadini, per rendere ancora più ospitale la nostra regione nel rispetto dei diritto di cura e di attenzione per il mondo animale".
 
CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
10 GIUGNO 2013
 
Scampia, pulcino di falco salvato
dalle torture di una baby gang
Per salvarlo una coppia di sposi paga 10 euro gli scugnizzi per farsi consegnare il piccolo gheppio

 

  
NAPOLI - Si chiama Francesco come il nome del Papa e si tratta di un pulcino di falco tratto in salvo a Scampia da una coppia di sposi, Salvatore e Valentina. La coppia nel transitare per le via di Scampia, all'altezza delle Vele, è stata attratta da un gruppo di scugnizzi riuniti un uno strano gioco. Incuriositi, i due coniugi si sono avvicinati e si sono accorti che l'oggetto del gioco, o meglio delle torture, era un grande pulcino di falco. La coppia ha insistentemente chiesto ai ragazzini di poter averlo, ma i giovani hanno preteso una «ricompensa» d 10 euro. I coniugi, quindi, hanno immediatamente chiamato la Lipu per avere le prime istruzioni sui soccorsi da prestare al piccolo gheppio che nella mattinata di lunedì è stato consegnato alle cure dell'ospedale veterinario dell'Asl Na1. «Siamo sbalorditi dalla crudeltà che può esternare il "branco" - dichiara Fabio Procaccini, Delegato provinciale della Lipu di Napoli - Il 3 giugno scorso i carabinieri salvarono un gabbiano da un gruppo di scugnizzi, a Pazza Carlo III, mentre ci giocavano a pallone. Siamo anche convinti però che in ogni piccolo napoletano regni un gran cuore e che è solo questione di educazione. Lo scorso anno i ragazzi di Mergellina si lanciarono in mare per salvare un'anatra legata e scagliata in acqua da una donna di colore dopo un rito di magia bianca». «Certo il piccolo Francesco è vivo per miracolo - conclude Procaccini - e su di lui, quale rappresentante di tutti gli animali oggetto delle sevizie e cattiverie umane, chiediamo che scenda la benedizione del Santo Padre».
 
NEL CUORE.ORG
10 GIUGNO 2013
 
NAPOLI, BLITZ ANTI-BRACCONIERI: 100 UCCELLI SEQUESTRATI E 5 DENUNCIATI
Polstrada e CfS hanno bloccato un'auto in centro
 
Cinque denunce e il sequestro di un centinaio di uccelli anche di specie protette. Ecco il bilancio di un'operazione anti-bracconaggio realizzata a Napoli della polizia stradale e del Corpo forestale dello Stato. Gli agenti della Polstrada, lungo l'autostrada Salerno-Napoli, all'altezza del centro della città partenopea, hanno intercettato una Ford Focus sospetta e l'hanno seguita. L'automobilista, dopo aver imboccato lo svincolo di via Ferraris, è entrato in via Gianturco e si è fermato in un punto in cui c'era un gruppo di persone in attesa.
A questo punto, i poliziotti sono intervenuti insieme ad un'unità operativa della Forestale e alle guardie zoofile di un'associazione animalista locale. La sorpresa dopo un controllo dentro l'auto: una dozzina di gabbie con un centinaio tra cardellini, verdoni, cornacchie, merli e cinciallegre.
I cinque denunciati dovranno rispondere di commercio e detenzione illegali di volatili protetti. Partite, intanto, le indagini per verificare se alle spalle c'è un'organizzazione che traffica animali a scopo di lucro. Gli uccelli sequestrati verranno liberati nei prossimi giorni nel bosco di Capodimonte.
 
NEL CUORE.ORG
10 GIUGNO 2013
 
TORINO, DISTRUTTA UNA COLONIA DI GABBIANI REALI CON I PICCOLI
Wwf: gli uccelli vivevano su un capannone ora abbattuto
 
Abbattuto a Torino un capannone sul quale viveva una colonia di una quindicina di nidi di gabbiano reale in piena fase di riproduzione, come testimonia la foto (qui accanto) del luogo prima della demolizione. Nidi distrutti, piccoli uccisi, colonia annientata. L'allarme è stato lanciato su Facebook dal Wwf Piemonte e Valle d'Aosta. Che continua: "Ci si chiede a cosa serva e soprattutto che fine abbia fatto il vigente Regolamento tutela animali della città di Torino che all'art. 9 comma 13 recita: 'E' vietato catturare, uccidere, disturbare ed allontanare forzatamente le specie aviarie ivi compreso distruggere i siti di nidificazione durante il periodo della riproduzione e del successivo svezzamento, ovvero porre in atto qualsiasi forma di maltrattamento'".
Il gabbiano reale mediterraneo - ricorda l'associazione del Panda - è una specie protetta dalla legge nazionale sulla caccia, che si trova soltanto nel bacino del Mediterraneo e nel centro Europa. Il suo areale, cioè la superficie che occupa, è in espansione, però non il suo numero. A Comacchio nel 2010 nidificavano 2500 coppie, quest'anno solo 400.
 
CORRIERE DELL’UMBRIA
10 GIUGNO 2013
 
Potty, il bastardino eroe di Perugia: comincia ad abbaiare e salva un anziano svenuto
Il cane, a passeggio insieme al padrone a San Mariano di Corciano, si accorge dell'uomo riverso a terra e comincia ad agitarsi. Immediato il trasferimento all'ospedale
 
Un anziano di San Mariano di Corciano sabato sera si è sentito male nella villetta in cui vive, accasciandosi a terra ha battuto la testa ed è svenuto. Una storia come tante che avrebbe potuto avere tristi risvolti se un bastardino di nome Potty non si fosse accorto della cosa.
Il "salvataggio" Il cane, intorno alle 23, passeggiava con il suo padrone e a un tratto si è bloccato di fronte a una casa. Potty ha iniziato ad abbaiare fastidiosamente costringendo il padrone ad avvicinarsi per calmarlo e poi a cercare la causa di tanta agitazione. E’ così che è stato scoperto il corpo dell’anziano privo di sensi e riverso a terra nel portico di casa propria dove, probabilmente, si era appisolato e nel sonno era caduto.
Poteva morire Dopo avergli prestato un primo soccorso, l’anziano è stato trasportato presso l’ospedale di Perugia. E chissà per quanto tempo quell’uomo sarebbe rimasto ancora lì se non fosse stato per Potty che gli ha proprio salvato la vita. I medici intervenuti hanno infatti dichiarato che un’intera nottata a terra in stato di incoscienza gli sarebbe stata fatale.
La giusta ricompensa Con Potty i cani tornano a essere protagonisti di salvataggi e, si spera, abbia ricevuto un grande osso e tantissime coccole dal suo padrone come ricompensa per il suo gesto eroico.
 
L’ECO DI BERGAMO
10 GIUGNO 2013
 
Endine (BG), mucca finisce in un dirupo
Intervento difficile: c'è l'elicottero
 
Lungo e complicato intervento per i vigili del fuoco di Lovere a Endine. Una mucca gravida, finita nel pomeriggio di domenica 9 giugno in un dirupo scosceso nella parte alta del paese, ha richiesto il loro intervento insieme a quelli del proprietario e dei suoi familiari.
Il recupero dell'animale però è stato particolarmente difficoltoso, anche a causa del maltempo e nella tarda serata di domenica l'operazione è stata sospesa a causa della scarsa visibilità e della pioggia torrenziale. Per questo si è deciso di ricominciare lunedì mattina. I vigili del fuoco sono infatti intervenuti intorno alle 8 e, appena la nebbia si è alzata, hanno fatto intervenire l'elicottero della Regione Lombardia: con il vericello l'animale è stato sollevato e messo al sicuro. La mucca, che è ferita, non è in pericolo di vita ed ora è curata dal veterinario.
 
IL TIRRENO
10 GIUGNO 2013
 
La morte o la rieducazione Si decide sui cani killer
 
di Ilaria Bonuccelli
 
Prov. di Siena - Chiusi in gabbia, a Murlo. In attesa di verdetto: rieducarli o ucciderli. Niente alternative per i due cani che nella casa dei nonni, sbranano David, il nipotino di 18 mesi. Per ora, però, nessuno li può toccare: il magistrato titolare dell’indagine li ha messi sotto sequestro nel canile pubblico, al pari di una prova o di un’arma del delitto. Deve, infatti, capire quale dei due animali abbia ucciso il bambino. Fino a quando i cani restano una prova, un elemento essenziale nell’inchiesta non rischiano di essere soppressi come animali pericolosi. Per prendere una decisione sulla sorte dei cani di proprietà di familiari di David (un incrocio fra pastore tedesco e rottweiler), secondo l'Asl di Siena il magistrato si sarebbe preso una decina di giorni. È probabile, in realtà, che i tempi siano più lunghi: gli 8 meticci di dobermann che a febbraio 2012 sbranarono un camionista in un piazzale sull’Arnaccio a Biscottino, a Collesalvetti, sono chiusi in gabbia in un canile da 15 mesi. Quasi un anno, sono rimasti nell’allevamento Morinensis di Crespina sotto sequestro, per consentire la chiusura delle indagini. Ma neppure il dissequestro degli animali e la decisione del giudice di non sopprimerli ha sbloccato la situazione: il (presunto) proprietario, infatti, non li vuole riprendere per evitare grane giudiziarie. E così i cani restano confinati nei box, senza poter effettuare il percorso di recupero considerato possibile. I cani di Siena. Dire quale sarà il destino dei cani di Siena oggi non è semplice. Lo conferma Giovanni Pacini, presidente regionale di Enpa (Ente nazionale protezione animali) che per conto del canile di Murlo si occupa degli affidamenti degli animali: «In questo momento siamo nella fase degli accertamenti giudiziari che travalica la normativa sulla protezione animali (la legge regionale 59 del 2009) che proibisce la soppressione se non in casi rarissimi». Questa vicenda - prosegue Pacini - è «una vera tragedia perché siamo in presenza di un’aggressione effettuata dai cani di proprietà di familiari del bambino ucciso. Dobbiamo provare a ricordarci, però, che gli animali non hanno responsabilità proprie. E che quando si verificano situazioni come queste, ci sono sempre persone che le hanno determinate». Dal punto di vista degli animali - osserva Pacini - la situazione è simile «a quella che si era creata a Rosignano, dove era stata emessa un’ordinanza di soppressione di due cani ritenuti pericolosi (Tuta e Uzzi). Noi vorremmo cercare di evitare un epilogo del genere, perché esistono mol ti centri di riabilitazione degli animali aggressivi. Come Enpa ne abbiamo anche alcuni dove è perfino possibile rendere innocui i cani ex combattenti». Le valutazioni finali, comunque, spetteranno al magistrato e, soprattutto, ai veterinari dell’Asl senese. Che già ieri, però, anticipava che «i cani non dovrebbero essere uccisi perché non sono malati». Si deve, però, definire se siano pericolosi. I cani di Collesalvetti. L’esito della vicenda dei meticci di dobermann confermerebbe che l’aggressione mortale non comporterebbe la soppressione degli animali. Tuttavia, la storia di questi cani conferma anche che la mancata soppressione non coincide né con la riabilitazione né con la ricollocazione. Racconta Marco Mori, titolare del canile che custodisce questi animali da 15 mesi: «Ho accolto i cani a febbraio 2012, quando il magistrato li aveva messi sotto sequestro per le indagini. Li ho custoditi fino al 25 gennaio 2013, quando gli animali sono stati dissequestrati». In questi 11 mesi, però - precisa Mori - gli animali «non sono stati sottoposti a percorsi di riabilitazione perché il mio non è un centro specializzato. Sono stati visitati dai veterinari dell’Asl che li hanno valutati. Poi, su ordine del giudice, dovevano essere restituiti al proprietario che, però, non li rivuole per avere problemi con la giustizia. Così gli animali continuano a restare nella gabbie, dalle quali non escono da oltre un anno: sono pericolosi, io non mi azzardo a tirarli fuori, per paura che non rientrino più. E ora sono per vie legali: o li prende il Comune o il proprietario, perché non credo che sia un’alternativa accettabile per un’animale restare a vita in una gabbia».
 
IL TIRRENO
10 GIUGNO 2013
 
La pericolosità va comprovata
 
La legge regionale 59 del 2009 ribadisce che è vietato sopprimere gli animali se non perché gravemente malati e incurabili; anche se è consentita la soppressione di soggetti ritenuti di comprovata pericolosità per l’incolumità delle persone, secondo la procedura definita dall’articolo 41 del regolamento: la condizione di comprovata pericolosità dell'animale per l'incolumità delle persone è attestata da una commissione composta da tre medici veterinari, tra cui un veterinario comportamentalista, ove presente all’interno dell’Asl. La soppressione è effettuata in modo eutanasico.
 
LA NAZIONE FIRENZE
11 GIUGNO 2013
 
Persone distratte Non «cani killer»
Risponde il vicedirettore Mauro Avellini
 
Firenze, 11 giugno 2013 - GENTILE DIRETTORE, quando accade una tragedia come quella del bimbo sbranato dai cani del nonno, non è facile mandar via la rabbia per una morte così atroce e assurda. Però quello che dobbiamo fare — pena il ripetersi di altri drammi — è ragionare sulle misure di sicurezza da tener presenti quando ci sono bimbi a poca distanza da cani che, incolpevoli, seguendo la loro natura, possono diventare pericolosi. Qui si deve agire: già ai giardini pubblici vediamo quanto le tragedie vengano evitate per un pelo. Ora basta.
Emilio Rastelli, Perugia
Risponde il vicedirettore Mauro Avellini
CI SONO due categorie di persone: chi ama gli animali e chi li odia. Personalmente appartengo alla prima, gli altri di solito non hanno il coraggio di dichiararsi. Si scatenano solo quando accadono episodi, terribili, come quello di Siena. Sulla lista dei «cani killer» nel 2007 aveva già fatto una figuraccia l’allora ministro Livia Turco. Due anni dopo una nuova ordinanza ministeriale ribadiva che la lista non era servita a niente e che non è possibile stabilire il rischio di una maggiore aggressività di un cane sulla base dell’appartenenza a una razza o ai suoi incroci. Poi i soliti consigli: l’uso del guinzaglio non superiore a un metro e mezzo nei luoghi aperti al pubblico, la museruola se l’animale diventa pericoloso, eccetera eccetera. Ma, soprattutto, la raccomandazione di affidare il cane a persone in grado di gestirlo correttamente. No n c’è nient’altro da dire se non questo. Criminalizzare i cani è come prendersela con la pistola se parte accidentalmente un colpo. E poi questa inutile, penosa caccia ai responsabili, dentro una famiglia già distrutta. La via giudiziaria non cancella quella che resta solo una disgrazia. 
 
IL FATTO QUOTIDIANO
10 GIUGNO 2013
 
Lo sterminio degli animali e il giudizio universale
 
di Elio Matassi
 
In un articolo di ampio respiro sulle diverse forme di antispecismo (dai padri fondatori allo specismo etico a quello politico), apparso nel supplemento culturale del Corriere della Sera “La lettura”, di domenica 2 giugno 2013, “Ma nessun animale è animalista” Antonio Cairoti argomenta la tesi seguente: è legittimo battersi per alleviare le sofferenze cui l’uomo sottopone gli altri esseri viventi, ciononostante la discriminazione delle specie diverse ha radici profonde nella nostra natura. Le argomentazioni speciste incorrerebbero in una obiezione di fondo riassumibile così: le stesse consuetudini predatorie degli ominidi sarebbero speculari alla loro evoluzione, in quanto il consumo di proteine animali ne avrebbe favorito l’espansione cerebrale e, nel contempo, la pratica della caccia ne avrebbe acuito le capacità cognitive. Ergo, per quanto tutto ciò possa apparire sgradevole se non orribile, la stessa dimensione umana sarebbe stata costruita sullo sterminio degli animali e l’alimentazione carnivora.
Un’argomentazione inaccettabile, che confonde stato di natura e stato civilizzato. Basterebbe rileggere un filosofo come Hegel per le sue considerazioni sulla Bildung ossia sull’educazione-formazione che implica un salto di qualità rispetto alle condizioni meramente naturali. L’uomo incrocia due diversi profili, quello naturale e quello del Geist (spirito), solo il secondo lo rende perfettamente tale.
L’argomentazione specista si fonda su un presunto dato di fatto, per il quale l’evoluzione umana sarebbe caratterizzata in primo luogo dallo sterminio degli animali; questa distruzione di massa dovrebbe configurare l’essenza della natura umana. Sarebbe troppo facile replicare con l’antispecismo politico di Marco Maurizi, ossia sostenere che lo sterminio degli animali e il dominio dell’uomo sull’uomo sono sostanzialmente due facce della stessa medaglia. Ridurre il primo significa anche specularmente arginare il secondo. Dovremmo rinunciare per sempre a questo? Dovremmo attestarci, come suggerisce Cairoti, su una prospettiva più realistica, ossia rassegnarci all’idea che l’equilibrio del pianeta e la salute stessa degli esseri umani dipendano strettamente da quella crudeltà, ora che la scienza ci dice il contrario? L’insorgere di malattie sempre più terribili, non è direttamente proporzionale al consumo sfrenato di proteine animali?
Inoltre, l’equilibrio naturale non viene forse compromesso dalla hybris sopraffattrice dell’uomo?
Allo specismo soft preferisco la radicalità del Canzoniere della morte del giovane poeta salentino Salvatore Toma, suicidatosi all’età di 36 anni, espressa in una poesia straordinaria sul giudizio universale: “E adesso/ voglio dirvi/ cosa penso io della fine del mondo./ Non ci sarà nessuna apocalisse/ nessuna catastrofe colossale/ né un dio decantato/ seduto a un bivio/ che con un cenno studiato della mano/ sotto lingue di fuoco/ e voragini indicibili/ manda a destra e a sinistra/ ora i buoni ora i cattivi/ come una macchina industriale./ Ma la terra si trasformerà/ in un prato verde fiorito/ infinito e gioioso/ pieno di porci e agnelli/ cavalli conigli/ vacche anatre galli…/ e tanti altri animali/ che per infiniti secoli abbiamo violentato ucciso/ mangiato e fatto a pezzi./ Essi sono là/ che ci aspettano…”.
Finché l’uomo non avrà rinunciato a uccidere gli animali, fino a quando “ci rifiuteremo di leggere nei loro occhi i segnali di premonizione e di sofferenza, la nostra politica dell’odio e la distruzione reciproca non avranno fine”, come ammonisce Georg Steiner ne I libri che non ho scritto. Ossia, diventa ogni giorno sempre più chiaro che tra la devastazione sanguinosa degli animali e il cupio dissolvi dell’uomo, la sua autodistruzione, vi è un rapporto diretto, come profetizza lo stesso Toma in un’altra lirica dolente: “…Hai mai visto ammazzare un maiale?/ Muore per sangue che sgorga/ per vita che se ne va/ veramente solo e oltraggiato/ fino all’ultimo momento ./ Muore un po’ come te/ solo che lui è nato/ con più fortuna:/ lui ha mangiato erba e ghiande/ come un vero re/e s’è purgato ”.
 
CORRIERE DELLA SERA
10 GIUGNO 2013

Ma nessun animale è animalista

Antonio Carioti

 
È giusto battersi per alleviare le sofferenze cui l’uomo sottopone gli altri esseri viventi Tuttavia la discriminazione delle specie diverse ha radici profonde nella nostra natura
Non è facile, ma provate a mettervi nei panni di un maialino o di un vitello: siete appena venuti al mondo e vi attende una vita di prigionia e supplizi vari, destinata a concludersi con la macellazione. Vi trovate in balìa di un potere spietato, che vi tratta come oggetti. Ma non siete creature inanimate: provate fatica, dolore, paura. Non è terribile?
La sofferenza animale è una realtà tragica, che di solito gli umani rimuovono: uno dei pilastri della nostra civiltà è infatti il cosiddetto «specismo», per cui consideriamo le altre specie viventi come esseri inferiori, di cui possiamo disporre a piacimento. Un modo di pensare e agire che ormai da alcuni decenni viene condannato e combattuto da gruppi minoritari, ma risoluti e vivaci.
In genere si parla degli animalisti o «antispecisti» solo quando compiono azioni militanti clamorose, soprattutto contro la vivisezione. Ma dietro il loro attivismo non troviamo solo spinte emotive: c’è un retroterra filosofico che vale la pena di conoscere e valutare con l’aiuto del saggio Il maiale non fa la rivoluzione (Sonda), appena pubblicato dal giovane studioso Leonardo Caffo, un «vegano» che non solo si astiene dal mangiare carne, latte e uova, ma evita di usare oggetti (per esempio di abbigliamento) derivanti dallo sfruttamento degli animali.
È il filosofo australiano Peter Singer a lanciare per primo nel 1975 la parola d’ordine della liberazione animale: ciò che c’impone di proteggere un essere vivente, afferma, è la sua capacità di provare dolore, non la sua appartenenza alla specie umana. Si tratta di un approccio utilitarista, che condanna le sofferenze inflitte agli animali, ma accetta invece l’eutanasia neonatale di bambini menomati. Altro teorico dell’antispecismo è Tom Regan, che invoca il riconoscimento dei diritti fondamentali (alla vita, alla libertà, alla tutela dalla crudeltà) in favore delle bestie dotate di una soggettività cosciente. Il che significa abolire non solo la sperimentazione scientifica su esseri viventi, ma altresì la caccia, i circhi, i bioparchi, ogni allevamento a fini di lucro.
Tuttavia le posizioni dei due padri fondatori lasciano perplessi altri studiosi, che le reputano forme di specismo mascherato: «Salviamo l’altro da noi, l’animale non umano, solo perché simile a noi in qualcosa: dolore, diritti, ecc.», scrive in proposito Caffo. A suo avviso infatti le capacità intellettive dell’uomo non lo rendono «moralmente più rilevante» dell’armadillo o del gabbiano. Perciò la nostra specie dovrebbe deporre ogni pretesa di superiorità.
Qui però il ragionamento antispecista incappa in un’obiezione di fondo: se l’Homo sapiens va considerato un animale in tutto uguale agli altri, perché non dovrebbe comportarsi come la volpe con la gallina o il leone con la gazzella? Nessuna bestia riconosce diritti a individui di altre specie. Tra l’altro gli scienziati sostengono che le abitudini predatorie degli ominidi sono state importanti nella loro evoluzione, perché il consumo di proteine animali ne ha favorito l’espansione cerebrale e la pratica della caccia ne ha acuito le capacità cognitive, necessarie a competere con i grandi carnivori dotati di zanne e artigli. Per quanto possa apparire orribile, sembra proprio che uccidere e man giare altri animali abbia contribuito a renderci umani. Ma se oggi ci poniamo i problemi sollevati dagli antispecisti, è proprio perché nella nost ra evoluzione culturale abbiamo sviluppato una sensibilità morale di cui altri esseri sono sprovvisti. Ed è da questa «superiorità» che si può far derivare una responsabilità verso gli altri animali, con il dovere, se non altro, di alleviare le loro pene.
Ciò emerge anche dal libro di Caffo, quando l’autore enuncia la sua concezione etica dell’animalismo quale «movimento totalmente altruista, di sacrificio e rinuncia in favore dell’altro da sé». Non è un atteggiamento che si possa esigere dal vivente non umano: a nessuno verrebbe in mente di chiedere che una tigre, anche non troppo affamata, risparmi una preda per ragioni altruistiche.
Probabilmente però Caffo pretende troppo anche da noi. Come lui stesso ammette, l’uomo è segnato da quella che il filosofo israeliano Tzachi Zamir chiama «intuizione specista», cioè privilegia nettamente i suoi simili rispetto agli altri animali. Abbracciare un antispecismo conseguente significa «sacrificare buona parte di ciò che ci rende umani» (parole di Caffo) e se è vero che «in parte la cultura ha proprio la funzione di “reprimere”, in senso non violento, alcune pratiche naturali dell’uomo», bisogna però riconoscere che l’Homo sapiens non è plasmabile all’infinito e comportamenti atavici quali il consumo di carne, alm eno nella fase storica attuale, possono essere inibiti solo in parte.
Né sembra che il rimedio possa consistere nell’antispecismo politico di Marco Maurizi, con cui Caffo si confronta al termine del libro. Solo se si elimina il dominio dell’uomo sull’uomo, osserva Maurizi, si possono porre le condizioni per superare lo sfruttamento degli animali. Eppure i fallimenti storici dei movimenti anticapitalisti dovrebbero aver insegnato qualcosa, tanto più che Maurizi contesta non solo la società borghese, ma più in generale la rivoluzione neolitica, che segnò la nascita dell’agricoltura e della vita urbana. Di certo la nostra civiltà gronda sangue, ma non sembra consigliabile sovvertirne le fondamenta. D’altronde, senza la svolta del Neolitico, ne ssuno di noi sarebbe qui a discutere di filosofia.
Tutto ciò non significa negare il valore delle istanze poste dall’antispecismo. È sacrosanto battersi per ridurre il tasso di crudeltà esercitato sugli animali e per diffondere sempre di più una dieta vegetariana, che tra l’altro giova anche alla salute degli umani e agli equilibri ecologici del pianeta. Ma il pensiero antispecista radicale, per quanto utile come provocazione intellettuale, non pare in grado di uscire dal catalogo delle nobili utopie.
 
LEGGO
10 GIUGNO 2013
 
ECCO COME È FATTO IL KEBAB:
"OCCHI, DENTI E OSSA DI ANIMALI"
 
di Simone Nocentini
 
ROMA - Forse era meglio non venire mai a sapere com'è fatto veramente un kebab, specialmente se il suo sapore vi piace. Polmoni, cuore, lingua, occhi, ossa, scarti di macelleria e una quantità enorme di grasso animale. Questo è il risultato di un'analisi condotta in Inghilterra, da un pool di scienziati e nutrizionisti. Più del 50% dei Kebab contiene carne diversa da pollo o vitello: ma la maggioranza dei kebab sono un miscuglio di carni diverse, tra cui pecora, maiale, tacchino, pollo. Il dato allarmante è che nel 9% dei casi, gli scienziati non sono riusciti ad individuare con chiarezza la natura della carne utilizzata nel processo di triturazione.
Un kebab, inoltre, contiene tra il 98% e il 277% della quantità giornaliera di sale accettabile: oltre questa soglia la salute di un essere umano è a rischio.
All'interno di un singolo kebab ci sono tra le 1.000 e le 1.990 calorie (senza considerare le verdure e le salse), senza considerare che ogni kebab contiene tra il 148% ed il 346% della quantità di grassi saturi assimilabili giornalmente da un essere umano.
In quasi tutti i kebab analizzati durante lo studio, si sono riscontrati batteri tipo l’Escherichia Coli (un battere che espelliamo con le feci, ndr) e lo Staphylococcus Aureus.
 
GEA PRESS
10 GIUGNO 2013
 
Sperimentazione Animale – La discussione in Senato, in memoria dell’ex art. 14 (emendamento Brambilla)
Le dichiarazioni dei Senatori. C'è pure chi sostiene che la vivisezione, in Italia, non c'è più.
 
La Commissione Politiche dell’Unione Europea si ritroverà sul tavolo alcune delle tematiche che furono care agli animalisti nel corso della precedente legislatura. Manifestazioni, petizioni, mail di protesta che adesso, però, sembrano essere cadute nell’oblio. L’iter relativo al recepimento della Direttiva 2010/63/UE segue però il suo corso, spinto dalla procedura d’infrazione aperta dall’Unione Europea.
Lo scorso mercoledì la Commissione Igiene e Sanità del Senato ha infatti relazionato in merito al ddl 587 sulla “Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea – Legge di delegazione europea 2013“.
Tra i provvedimenti inseriti nel ddl anche il mancato recepimento della Direttiva  2010/63/UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici. Si tratta della ben più nota “Direttiva vivisezione” approvata l’otto settembre 2010 a Strasgurgo e caratterizzata nella scorsa legislatura dalle aspre polemiche sull’art. 14, ovvero il cosiddetto “emendamento Brambilla”.
Il mancato recepimento della Direttiva è finito sotto procedura di infrazione dell’Unione Europea, mentre dell’art. 14 nulla ebbe a realizzarsi  a seguito della crisi del Governo Monti.
Dalla Commissione Igiene e Sanità arriva ora una richiesta di valutazione indirizzata alla Commissione di merito, ovverro la XIV “Politiche dell’Unione Europea”. A quest’ultima è infatti rivolta la necessità di inserire dopo l’articolo 9 del ddl 587, l’articolo 9-bis che dovrebbe prevedere i  “criteri direttivi di delega che tengono conto degli aspetti innovativi introdotti dalla direttiva 2010/63/UE, allo scopo di consentire un tempestivo e completo adempimento della medesima“. Si tratta in definitiva di quattro punti così appresso elencati:
a) formare personale esperto nella sostituzione degli animali con metodi in vitro e nel miglioramento delle condizioni sperimentali secondo il principio della sostituzione, della riduzione e del perfezionamento;
b) orientare la ricerca all’impiego di metodi alternativi;
c) vietare gli esperimenti che non prevedono anestesia o analgesia, qualora provochino dolore all’animale;
d) definire un quadro sanzionatorio appropriato e tale da risultare effettivo, proporzionato e dissuasivo.
Nessun cenno a quella che fu la proposta sul divieto di allevamenti di cani, gatti e primati. Al di là di questo, però, dai resoconti della riunione della XII Commissione Igiene e Sanità, si evince una sorta di equilibrismo tra l’esigenza di recepire la Direttiva per bloccare la procedura di infrazione e le formali dichiarazioni al fine, forse, di evitare polemiche su un argomento tanto discusso.
La migliore sintesi arriva dal rappresentante del Governo, ovvero il Sottosegretario alla Salute Fadda. Secondo quest’ultimo, infatti, quanto espresso dalla Relatrice del ddl 587, Senatrice Bianconi (GAL),  costituisce “una ragionevole soluzione di sintesi nel rispetto dei vari orientamenti emersi, anche se sarebbe preferibile l’indicazione di più precisi criteri direttivi“.
Cosa ha detto la Senatrice Bianconi? Mercoledì scorso ha espresso “l’orientamento a non prevedere nello schema di relazione una serie di principi e criteri direttivi troppo dettagliati o stringenti, per evitare che su tale questione possa determinarsi una spaccatura all’interno della Commissione. E’ chiaro che i punti critici che non verrebbero affrontati in questa sede dovrebbero poi in ogni caso essere trattati presso la Commissione di merito“. In altri termini, tradotto dal politichese, meno entriamo nel merito e meglio è. La patata bollente passa alla Commissione  Politiche dell’Unione Europea. Troppo zuccherato, forse, il riferimento nei confronti dell’industria farmaceutica la quale, sempre secondo quanto riportato a nome della Senatrice Bianconi dai resoconti di Commissione  “si troverebbe a conseguire maggiori risparmi s e potesse adottare metodi alternativi rispetto alla sperimentazione sugli animali; inoltre, alcune di queste sperimentazioni sono ancora necessarie“.
Una posizione di equilibrio, quella della Relatrice Bianconi, condivisa anche dal Senatore Romano (ScpI) che richiama alla conformità delle  indicazioni  sul tema della sperimentazione animale espresse dal comitato nazionale di bioetica sedici anni addietro. Sempre ad avviso di Romano “nell’ambito della ricerca scientifica devono essere abbandonati atteggiamenti radicali o estremistici“. Sostanziale concordia di vedute anche da parte della Senatrice Dirindin (PD). Anche per lei “si devono evitare posizioni troppo estreme in merito alla sperimentazione sugli animali“.
Ci sono poi le dichiarazioni del Senatore Aiello (PdL) secondo il quale “già da diversi anni la vivisezione degli animali non è praticata in Italia se non presso laboratori abusivi. Come già per altro ricordato solo in determinati casi si ricorre necessariamente alla sperimentazione sugli animali…”. Concordia con quanto finora esposto anche da parte  del Senatore Zuffada (PdL). Avversità alla sperimentazione animale da parte dei Senatori Fattori e Fucksia (M5S), ma il Movimento 5 Stelle vota poi la relazione. A riferirlo è la   Senatrice Taverna che però precisa come il suo Gruppo “continuerà la battaglia contro la vivisezione degli animali e a difesa di quegli standard di qualità che caratterizzano l’Italia rispetto ad altri Paesi“.
Chi invece si distingue contro il taglio assunto dalla relazione della Senatrice Bianconi è il Senatore Scilipoti (PdL), il quale “per convinzioni personali, ritiene che debba essere mantenuto il massimo rispetto nei confronti degli animali“. Per il Senatore Scilipoti quella della Relatrice Bianconi è “una posizione che non gli consente di condividere le pur legittime posizioni in merito alla direttiva riguardante la protezione degli animali utilizzati a fini scientifici“.
Significativo l’intervento della Senatrice Granaiola (PD). E’ stata l’unica a parlare di  divieto di utilizzare primati, cani, gatti, specie in via di estinzione e selvatiche. Poi anche la condivisione del divieto di effettuare esperimenti che non prevedono anestesia o analgesia, qualora le procedure provochino dolore all’animale. Il divieto di utilizzare gli animali in esercitazioni didattiche, in esperimenti bellici, in xenotrapianti e ricerche su sostanze di abuso. Il divieto su tutto il territorio nazionale di effettuare l’allevamento e la fornitura di cani, gatti e primati non umani destinati alla sperimentazione. Inoltre è importante la previsione di valutazioni retrospettive per tutti i progetti sperimentali.
La Senatrice Granaiola ha poi condiviso l’opportunità, purtroppo minoritaria in XII Commissione, ”di inserire principi e criteri direttivi per l’attuazione della direttiva stessa, al fine di conseguire una maggiore protezione degli animali, in quanto ricordo che l’Italia è impegnata come gli altri paesi UE a tener conto degli stessi come esseri senzienti, in base all’articolo 13 delle Disposizioni generali del Trattato di Lisbona“. Un orientamento, quello della Senatrice Granaiola, condiviso anche dal Senatore Padua (PD).
A considerare il fatto che molto spesso la trasferibilità dei dati sugli uomini risulta dubbia è invece la Senatrice Silvestro (PD) la quale vorrebbe che la Commissione indicasse alcuni principi e criteri direttivi. Intento questo, condiviso anche dalla Senatrice Dirindin (PD).
Peccato che sia prevalso l’orientamento della Relatrice Bianconi, ovvero evitare la spaccatura e passare il tutto, con poche o nulle variazioni, alla Commissione Politiche dell’Unione Europea.  In altri termini, così come è andata la discussione in Commissione Igiene e Sanità, l’Italia si potrebbe apprestare a recepire pedissequamente la Direttiva 2010/63/UE.
 
NEL CUORE.ORG
10 GIUGNO 2013
 
NEW YORK, STOP ALL'ESIBIZIONE DEL CIRCO PICCADILLY: "ABUSI SU ANIMALI"
"Animali picchiati, feriti e fatti morire dallo staff"
 
Il Circo Piccadilly ha una lunga e sordida storia di crudeltà verso gli animali, fa sapere la Peta. Così, quando il Centro ippico di New York ha messo in programma uno spettacolo della compagnia circense - rivela l'associazione internazionale - i rappresentanti del gruppo animalista Long Island Orchestrating for Nature (LION) sono andati nella Grande Mela con in mano un sacco di informazioni sugli abusi dilaganti e sull'incuria nei confronti degli animali al Piccadilly.
I volontari di LION hanno condiviso con gli organizzatori dell'evento un rapporto di prima mano sui palesi abusi alle bestiole che un informatore aveva dato alla Peta. Il risultato? Il Centro ippico ha cambiato idea e ha annullato le esibizioni. LION e Peta, allora, hanno deciso di inviare al centro una lettera di ringraziament o e una scatola di cioccolatini vegani.
Speriamo che l'organizzazione di New York non accetterà mai di ospitare il Circo Piccadilly di nuovo - si augura la Peta - dopo aver appreso la lunga lista di accuse a carico della compagnia circense. Il general manager Zach Garden è finito nel mirino per aver picchiato una zebra con una mazza di metallo appuntita, che avrebbe fatto urlare di dolore l'animale fino a farlo cadere a terra. Garden, poi, avrebbe colpito un cammello in un occhio, facendolo sanguinare, con il manico di una frusta. E non solo: dopo che una capretta è stata ferita in un incidente di trasporto ed è rimasta paralizzata, lo stesso gm del circo avrebbe detto ai dipendenti di lasciare l'animale nel bosco a morire. Sempre Garden, infine, avrebbe dato il compito ad un addetto del circo di portare una pecora gravemente ammalata nel bosco, di tagliare dal suo orecchio l'etichetta identificativa e di abbandonarla lì fino alla mo rte.
Le accuse dell'informatore - fa sapere l'associazione animalista internazionale - da allora sono state confermate dal Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti, che si è scagliato più volte contro il Circo Piccadilly, dopo la denuncia presentata da Peta.
 
EURO NEWS
10 GIUGNO 2013
 
Thailandia, trovati mille animali in gabbie
 
Oltre mille esemplari di specie protette di animali sono stati rinvenuti dalla polizia nella periferia di Bangkok, in Thailandia. Secondo il proprietario la collezione sarebbe in regola, ma le autorità thailandesi lo hanno sottoposto a fermo e hanno avviato una indagine per verificarlo.
VIDEO
 
IL MONDO
10 GIUGNO 2013
 
Thailandia/ Trovato zoo in casa a Bangkok, anche 10 leoni bianchi
200 animali selvatici, due tailandesi accusati commercio illegale
 
Bangkok, 10 giu. Dieci leoni albini, ma anche tartarughe e scimmie: sono più di 200 gli animali selvatici, un vero e proprio zoo, trovati dalla polizia in un'abitazione privata a Bangkok, in Thailandia. Due tailandesi, tra cui il proprietario di un negozio di animali da compagnia del celebre mercato di Chatuchak nella capitale tailandese, sono stati accusati di commercio illegale di animali e rischiano fino a 4 anni di prigione. "Abbiamo ricevuto una denuncia da parte dei vicini riguardante l'odore e dopo un'inchiesta abbiamo trovato questi animali nascosti", ha indicato un poliziotto, secondo il quale i leoni albini sarebbero entrati nel paese grazie a dei contratti stipulati con degli zoo, per poi essere venduti a dei privati. Al termine della procedura legale, gli animali potranno essere rimessi in libertà o affidati a uno zoo, secondo la polizia.
 
AGI
10 GIUGNO 2013
 
Animali: in Russia un progetto per salvare la tigre siberiana
 
Londra - E' una rara sottospecie di tigre ed e' al centro di un progetto di conservazione coordinato dalla Wildlife Conservation Society in Russia, presieduta da Dale Miquelle, e denominato Siberian Tiger Project. Si tratta della tigre dell'Amur o tigre siberiana (Panthera tigris altaica) che vive sui Monti Sikhote-Alin nella Siberia orientale. Gli esemplari rimasti in natura non superano le 350 unita' e il 90 per cento di loro occupa la catena montuosa russa, a ovest del Mar del Giappone e a est del fiume Amur. Il progetto e' stato documentato in immagini dalla Bbc che attraverso video e fotografie testimonia gli sforzi per salvaguardare una specie di tigre di straordinaria bellezza e drammaticamente a rischio estinzione. Il team sta utilizzando collari-radio per esaminare i comportamenti delle tigri, studiate anche attraverso il rilevamento delle impronte lasciate sulla neve. L'obiettivo e' monitorare e mantenere alto lo stato di salute degli esemplari rimasti. Un'attivita' che include il reinserimento delle tigri riabilitate in natura nella speranza di un aumento delle popolazioni. Tra le missioni del team anche il salvataggio dei cuccioli di tigri dai pericoli, come l'attacco dei cani dai vicini centri urbani e il bracconaggio che da febbraio 2012 a febbraio 2013 ha portato alla morte di almeno trentatre' esemplari allo stato selvaggio in Russia.
 
NEL CUORE.ORG
10 GIUGNO 2013
 
"INQUINAMENTO LUMINOSO: A RISCHIO I NIDI DELLE TARTARUGHE MARINE"
Lo rivela una ricerca australiana
 
Troppa luce lungo le coste ''scoraggia'' le tartarughe marine a nidificare. Una nuova ricerca dei ricercatori australiana dell'Università del Queensland rivela che l'inquinamento luminoso lungo il Mediterraneo sta cambiando le abitudini di realizzare i nidi di queste testuggini. L'analisi, che ha analizzato la situazione delle tartarughe Caretta Caretta e della tartaruga verde (Chelonia mydas) in Israele, mette in risalto l'esistenza di una relazione significativa tra l'intensità delle luci artificiali notturne e le scelte di nidificazione di questi animali. In particolare, infatti, utilizzando anche le immagini satellitari della regione, gli scienziati hanno scoperto che le testuggini preferiscono le zone più buie per realizzare un nido, perché l'inquinamento luminoso costiero potrebbe disturbare i segnali visivi utile, ad esempio, per trovare il mare dopo la nascita o l a cova. ''La maggior parte delle specie di tartarughe marine costruisce il nido di notte e risente quindi fortemente gli effetti legati all'intensità della luce artificiale notturna - ha detto Tessa Mazor, autrice dello studio pubblicato su Biological Conservation -. Questi risultati si possono applicare a tutte le zone in cui le spiagge di nidificazione sono vicine a città ed attività umane, lungo tutto il Mediterraneo e nel mondo".
 
NEL CUORE.ORG
10 GIUGNO 2013
 
SUDAFRICA, LA POLIZIA FERMA LA FUGA DI UN BRACCONIERE: AMMAZZATO
 
Un uomo sospettato di cacciare rinoceronti è stato ucciso ieri dalla polizia sudafricana, nella provincia settentrionale di Limpopo, mentre cercava di sfuggire all'arresto. Stando a quanto riferito dalle autorità, il bracconiere, originario del Mozambico, è stato ammazzato dopo aver aperto il fuoco contro gli agenti, mentre scappava con un secondo bracconiere, si pensa originario dello Zimbabwe, arrestato subito dopo. La polizia era da 24 ore sulle tracce dei due sospetti.
Oltre 440 rinoceronti sono stati illegalmente uccisi dai bracconieri l'anno scorso in Sudafrica, dove si concentra il più alto numero di esemplari del mondo. La specie, però, è tra le più minacciate dall'azione de i bracconieri interessati al commercio illegale di corni. Sempre più in crescita, poi, la domanda dalla Cina e dal Vietnam. Sebbene non esista alcuna pro va scientifica della loro efficacia, la medicina tradizionale asiatica utilizza i corni per scopi curativi.
 
YHAOO NOTIZIE
10 GIUGNO 2013
 
Parigi a misura di cane: padroni e animali manifestano per la città
 
Parigi (Francia) - Più spazio e aree verdi per i cani, ma anche maggiore accessibilità ai mezzi di trasporto pubblici per gli amici a quattro zampe. Con queste richieste oggi almeno cento cani con i rispettivi padroni hanno sfilato a Parigi, nelle strade vicino al Louvre. Boxer, labrador, bulldog, ma anche tanti meticci, hanno manifestato rivendicando maggiori diritti. Gli organizzatori, che per l'occasione hanno coniato lo slogan 'Il mio cane, la mia città', stimano che nella capitale francese vivano 200mila cani. Eppure, spiegano, Parigi è indietro rispetto ad altre metropoli, come New York, Londra, Montreal e Bruxelles, che a loro dire offrono maggiori spazi pubblici riservati agli animali.
 
IL GIORNALE DI VICENZA
11 GIUGNO 2013
 
Agugliaro (VI), esche avvelenate in quartiere
Uccisi cani e gatti, presentata una denuncia
 
AGUGLIARO (VI). Terrore tra i proprietari di cani e gatti del nuovo quartiere di Agugliaro. Ignoti pare si stiano divertendo a seminare di notte bocconi avvelenati. A segnalarlo è uno degli abitanti del quartiere, Simone Silvan, a cui hanno ucciso il gatto e mandato in fin di vita il cane, salvato per miracolo. Negli ultimi giorni un'altra ondata di bocconi avvelenati, che hanno ucciso domenica un cagnolino di un vicino. Gli abitanti sono esasperati e hanno deciso di far analizzare le esce avvelenate e di presentare ai carabinieri una denuncia contro ignoti.
Alcune telecamere di sicurezza avrebbero filmato degli episodi, chi avesse visto qualcosa di sospetto è pregato di segnalarlo ai carabinieri.
 
ANSA
11 GIUGNO 2013
 
Maltratta i cani, denunciato da polizia
Due rottweiler erano legati ad un albero con un collare stretto
 
NAPOLI - I cani sono stati trovati dalla polizia legati ad un albero di una aiuola del rione delle 'Case Nuove' di Napoli con un collari molto stretti. Il loro padrone - un uomo di 49 anni che gli investigatori ritengono vicino al clan Mazzarella - e' stato denunciato per maltrattamento di animali. I due cani - si tratta di rottweiler di circa 3 anni - sono stati sequestrati dalla Polizia ed affidati a personale dell'Asl dell'Ospedale Veterinario del Frullone.
 
IL SECOLO XIX
11 GIUGNO 2013
 
Jimenes e il lancio del cane (video)
 
Genova - Non ha sfondato nel grande calcio ma senza dubbio Jose Jimenez, calciatore delle serie minori argentine, è da Pallone d’Oro per la brutalità mostrata verso un povero cagnolino.
Le immagini che arrivano dall’Argentina sono da brividi. Un piccolo cane lupo riesce ad entrare su un campo da calcio scodinzolando e viene violentemente aggredito da Jimenez che lo afferra per il collo e tenta un improbabile lancio verso le gradinate per farlo uscire.
Il cane, per quanto leggero, non supera la griglia di protezione e rimbalza in campo, cadendo rovinosamente ma rialzandosi apparentemente incolume.
È successo durante la partita tra San Juan e Bella Vista. La brutalità del lancio ha scatenato la reazione del pubblico ma soprattutto degli altri giocatori che sono corsi contro Jimenez per “vendicare” l’animale. La rissa è stata evitata dall’arbitro che ha subito estratto il rosso ed espulso il protagonista.
Il cane non sembrava ferito in compenso il suo aggressore, appena il video della sua “impresa” è finito in Rete, è stato oggetto di insulti non solo dall’Argentina ma praticamente da tutto il mondo. Dario Freccero
VIDEO - Il video è presente sul Web in molti siti. Sconsigliamo la visione (anche se ripetiamo: il cane non sembra aver subito danni) a un pubblico più sensibile
 
NET1 NEWS
11 GIUGNO 2013
 
Cane in campo, calciatore lo lancia contro la recinzione (VIDEO)
L'increscioso episodio è avvenuto durante una partita in Argentina: il calciatore Josè Jimenez ha preso per il collo un cagnolino che era entrato in campo e lo ha scaraventato contro la recinzione. L'arbitro ha poi espulso il giocatore.
 
Bruttissimo episodio avvenuto in Argentina durante la partita di calcio tra San Juan e Bella Vista valevole per un torneo locale della provincia di Tucuman: il calciatore Josè Jimenez nota un piccolo cane lupo che è entrato in campo, si avvicina, lo prende per il collo e lo lancia scaraventandolo contro la recinzione di protezione. Il cane rimbalza letteralmente in campo e, fortunatamente, riprende a correre senza evidenziare grossi danni. La brutalità del gesto di Jimenez fa però infuriare, oltre ai tifosi sugli spalti, anche la squadra avversaria che immediatamente circonda il giocatore. Deve intervenire l'arbitro che con fatica riesce a calmare gli animi ed espelle Jimenez. Il video (che potete vedere nella sezione soprastante) del folle gesto ha fatto il giro prima dell'Argentina e poi del mondo e Jimenez è diventato così oggetto di insulti provenienti d a ogni continente. "Non so cosa mi sia successo, non faccio altro che piangere", spiega ora il giocatore ricordando quell'inspiegabile attimo di pazzia. 
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
11 GIUGNO 2013
 
TOLMEZZO (UD): TRASPORTAVANO 22 CUCCIOLI IN AUTO, DUE CONDANNE
A quattro e a sei mesi di carcere. Lo annuncia la Lav
 
Due uomini sono stati condannati dal Tribunale di Tolmezzo (Udine) per aver trasportato nel 2008 22 cuccioli in un'auto, in precarie condizioni di salute. Lo rende noto oggi la Lav (Lega anti vivisezione). I due, entrambi pregiudicati e residenti in provincia di Roma, sono stati condannati a sei e quattro mesi di carcere. I cagnolini, di età compresa tra i 40 e 70 giorni, erano stati scoperti dai carabinieri del Norm di Tarvisio stipati nel bagagliaio del veicolo, all'interno di sei gabbie sporche. La segnalazione proveniva dal titolare di un'autofficina a cui i due uomini si erano rivolti. ''Siamo soddisfatti per questa condanna e per la confisca degli animali - dichiara Ilaria Innocenti, responsabile nazionale del Settore cani e gatti Lav -; questo è un classico caso che mostra la grande sofferenza cui sono sottoposti tanti animali strappati precocemente alle loro madri per affrontar e lunghi viaggi in condizioni precarie e che recano pregiudizio alla loro salute. Ci auguriamo che anche questa importante condanna faccia riflettere i cittadini su come l'adozione da un canile sia sempre da preferire all'acquisto''.
 
IL TIRRENO
11 GIUGNO 2013
 
A Siena una tragedia annunciata
 
di Ilaria Bonuccelli
 
SIENA - «Cronaca di una morte annunciata». Una tragedia da manuale, quella di David, il bambino di 17 mesi azzannato e ucciso dai cani dello zio, nella casa di famiglia. Ne è sicuro, Carlo Ciceroni, veterinario comportamentalista dell’Asl di Firenze, consulente e perito di tribunale, uno dei massimi esperti in Italia di cani aggressivi. La situazione in cui si è consumato l’attacco - dice - corrisponde «a tutti i fattori di rischio tipici delle aggressioni letali». Dottor Ciceroni, perché parla di «cronaca di una morte annunciata» per Siena? «Perché la situazione che si è creata corrisponde a tutti i fattori di rischio alla base delle aggressioni letali. Lo dico parlando in base alle statistiche perché non ho avuto accesso agli atti, non occupandomi direttamente della vicenda, anche se ho seguito molti casi , compreso l’assalto al camionista ucciso a Collesalvetti». Parla di situazione a rischio perché i cani - un incrocio fra pastore tedesco e rottweiler - sono aggressivi? «Non è esatto. Il fattore di rischio è, piuttosto, lasciare i bambini con meno di 10 anni soli con cani che pesino più di 30 chili. Secondo le statistiche le aggressioni letali hanno caratteristiche analoghe: sono causate da cani di grossa taglia, indipendentemente dalla razza; vengono effettuate da due o più cani, in genere maschi, anche se a innescare l’attacco spesso è la femmina che poi può anche concluderlo, magari con il morso letale. Spesso i cani che partecipano a questa aggressione hanno avuto un addestramento, anche rudimentale, a fare la guardia o alla difesa e di solito att accano in una proprietà privata o nelle immediate vicinanze. Inoltre colpiscono i soggetti deboli: donne, anziani e bambini». È per quest o che definisce a rischio la situazione di Siena? «Lo dicono i fatti: l’aggressione è avvenuta in una proprietà privata, da parte di due o tre cani, probabilmente guidati da una femmina. La vittima è un bambino». Il bimbo, però, presumibilmente, non era un estraneo: perché i cani non si sono limitati ad aggredirlo? «Per i cani il bambino era un estraneo perché non è cresciuto con loro: il senso di familiarità si sviluppa fra la terza settimana e il terzo mese di vita per l’animale. Comunque, anche considerando il senso di estraneità, è probabile che la morte sia accessoria, non sia voluta. Anche se i meccanismi che determinano le azioni dei cani non sono state chiarite, è probabile che il bimbo sia vittima di quello che in gergo si chiama “morso gerargico”: il cane affonda i denti, in modo da tenere immobile la vittima e dare il messaggio che ha invaso un territori o, una zona non sua. Un morso del genere su un bimbo di 17 mesi, soprattutto se recide l’arteria femorale (come sembra) ne ha un altro: è fatale, anche se l’intenzione dell’animale non era sbranare, ma bloccare il bimbo che potrebbe aver violato un’area “pattugliata” dai cani». Ma allora non si sarebbe potuta evitare la tragedia? «Il vero problema è, quando si hanno cani di queste dimensioni e bambini, è non creare di rischio. E non pensare che non ci siano problemi». Vuol dire che i cani non hanno responsabilità per quello che è accaduto? «Voglio dire che spesso, in casi come questo, si pensa di risolvere il problema uccidendo gli animali. Ma non è questa la strada». Ma che cosa succederà ora ai cani? «Finiti i 10 giorni di sequestro sanitario imposti dalle norme sulla rabbia, il magistrato deciderà se restituirli al proprietario. I veterinari dell’A sl hanno il compito di valutare il livello di rischio per la pubblica sicurezza che comporta la gestione dei cani da parte del padrone. Poi proporranno al sindaco (come massima autorità sanitaria sul territorio) provvedimenti da adottare con un’ordinanza: dall’obbligo di museruola all’obbligo di un percorso di rieducazione». E il proprietario che cosa deve fare? «Il proprietario deve seguire le prescrizioni ricevute a tutela della pubblica incolumità. Se non è d’accordo impugna l’ordinanza del sindaco. Ma può anche chiedere la soppressione degli animali: a quel punto si attiva la commissione dei veterinari Asl con un veterinario comportamentalista che stabilisce se i cani sono recuperabili. Certo se il padrone non li vuole è un problema». Ma ha senso restituire i cani al proprietario? «Nel caso di Siena, glieli restituirei ma non insieme. La prima cosa da fare è rompere le dinamiche d el branco per eliminare nuove situazioni di rischio».
 
NEL CUORE.ORG
11 GIUGNO 2013
 
GREEN HILL, LA PROCURA DI BRESCIA HA CHIUSO LE INDAGINI SUL CASO
Coinvolto anche Gotti, l'uomo della Marshall
 
La procura di Brescia ha chiuso l'inchiesta sul caso Green Hill. Sotto accusa sono finiti l'amministratrice della società Ghislane Rondot, il direttore dello stabilimento Roberto Bravi e il veterinario Renzo Graziosi, indagati fin dall'inizio. Le indagini hanno successivamente coinvolto anche Bernard Gotti, uomo di fiducia della Marshall Bioresources di Lione e della Holding Farms group di cui fa parte Green Hill 2001 srl. Tutti devono rispondere in concorso di maltrattamento di animali e uccisione di animali.
Gotti, in particolare, avrebbe avuto un importante ruolo gestionale come autore di un manuale ad uso interno con le linee guida per la gestione del canile. I cani sarebbero stati costretti a "comportamenti insopportabili per le loro caratteristiche etologiche", ammassati in ambienti ristretti e sporchi, privi di stimoli olfattivi e sensoriali. Inoltre sarebbero state applicati metodi di anestesia non consentiti e ben 54 beagle sarebbero stati soppressi solo perché invendibili.
Una seconda tranche dell'inchiesta arriverà in aula il 18 settembre.
 
NEL CUORE.ORG
11 GIUGNO 2013
 
ROMA, IL NEOSINDACO MARINO: "NON SONO UN VIVISEZIONISTA"
L'autodifesa a "Un giorno da pecora"
 
'Da parte dello staff di Alemanno c'è stata una campagna molto aggressiva, in particolare, sono stato ripetutamente accusato di essere un vivisezionista: vedere immagini di animali vivisezionati e la mia foto in camice mi ha ferito molto''. Così il neoeletto sindaco di Roma Ignazio Marino, durante la trasmissione "Un giorno da pecora" su Radio2, prova a difendersi. ''Non sono un vivisezionista e non ho mai operato su cani e gatti – ha aggiunto – ma su roditori per sperimentare farmaci che oggi salvano la vita a chi ha un tumore''.
Come senatore, tuttavia, Marino fu tra i più tenaci oppositori dell'art.14 della comunitaria 2011 che conteneva la cosiddetta norma "anti Green Hill", cioè il divieto di allevare sul territorio nazionale cani, gatti e primati destinati alla sperimentazione.
 
BRESCIA OGGI
12 GIUGNO 2013
 
Abusi a Green Hill, ora l'inchiesta alza il tiro
 
MONTICHIARI (BS). Dopo il decreto di chiusura indagine il processo è più vicino. E gli indagati per maltrattamenti e animalicidio salgono a quattro. Sotto la lente dei pm finisce anche l'autore del manuale di gestione dell'allevamento di cani per la vivisezione
Montichiari. La soppressione dei cuccioli non conformi agli standard richiesti dai laboratori di ricerca e i maltrattamenti ai cani allevati nella struttura di Montichiari non erano episodi sporadici, ma frutto di una vera e propria politica aziendale addirittura codificata in un manuale che dava consigli utili su come compiere gli abusi e violare le regole eludendo i controlli. È una circostanza dai risvolti crudeli e agghiaccianti quella che starebbe emergendo dall'inchiesta giudiziaria su Green Hill, giunta ad uno snodo cruciale, non solo o meglio non tanto perchè il numero degli indagati è salito da tre a quattro. Il pubblico ministero Ambrogio Cassiani ha notificato il decreto di chiusura indagini a Ghislane Randot, rappresentante legale dell'allevamento di beagle destinati alla vivisezione, al direttore di Green Hill Roberto Bravi, al veterinario aziendale Renzo Graziosi e a Bernard Gotti della Farms group, la holding che controlla lo stabilimento sul colle di San Zeno. Inquisiti per i reati di animalicidio e maltrattamento di animali in concorso, gli indagati avranno ora a disposizione venti giorni per farsi ascoltare dal pubblico ministero o presentare la propria memoria difensiva. Poi scatterà la citazione diretta a giudizio. Trattandosi di reati di competenza del giudice monocratico, non è prevista infatti l'udienza preliminare davanti al Gip. Sull'esito di un eventuale processo peserà il recente pronunciamento bis del Tribunale della Libertà, che ha confermato il sequestro preventivo dei 2600 segugi strappati a un destino di morte fra atroci sofferenze negli stabulari dei laboratori di ricerca e affidati sotto l'egida della procura da Lav e Legambiente a d altrettante famiglie. I giudici del Riesame, come del resto quelli della Cassazione, hanno avallato l'indagine e rafforzato il sospetto che i cani venissero sottoposti a inutili sofferenze, come il tatuaggio applicato al posto del microchip, e che i cuccioli non conformi agli standard richiesti dai clienti, perchè magari affetti da patologie banali, venissero abbattuti senza neppure seguire il protocollo previsto dall'eutanasia, ovvero con dosi di anestetici inferiori a quelli suggeriti per garantire una «dolce morte». Ma l'inchiesta ha alzato il tiro. Sotto la lente dei magistrati è finito Gotti, autore del prontuario contenente le linee guida per la gestione dell'allevamento, una sorta, secondo gli inquirenti, di «manuale degli abusi che spiegava come violare le regole».  Se la responsabilità penale dell'esperto della Farms Group fosse riconosciuta da un tribunale, si certificherebbe una profonda crepa di illegalità in tutta la filiera degli allevamenti di animali-cavia. La chiusura delle indagini a carico dei responsabili dell'allevamento rappresenta una tappa fondamentale per fare finalmente chiarezza su quanto avveniva dietro quel filo spinato; un altro passo verso la chiusura definitiva dell'allevamento, dopo la conferma del sequestro preventivo da parte del Tribunale del Riesame di Brescia. «Il processo contribuirà a chiarire, oltre alle procedure di allevamento dei beagle con modalità inadatte alle loro caratteristiche etologiche, anche le circostanze che hanno determinato la morte dei cani i cui corpi sono stati trovati nelle celle frigorifere dell'azienda» osserva Carla Campanaro, responsabile dell'Ufficio legale Lav.
 
GEA PRESS
11 GIUGNO 2013
 
Stretti di Eraclea (VE) – Bracconiere fermato in zona di ripopolamento
Intervento della Polizia Provinciale
 
Un bracconiere è stato fermato durante le ore notturne a Stretti di Eraclea (VE) all’interno della zona di ripopolamento “La Torre Busatonda”. Da tempo, riferisce la Polizia Provinciale di Venezia,  veniva segnalata la presenza di cacciatori di frodo i quali, durante le ore notturne, si aggiravano nei rifugi e nelle zone di ripopolamento e cattura con cani al seguito.
L’uomo è stato fermato dagli Agenti mentre addestrava i propri cani segugio con lepri e fagiani presenti in abbondanza in quel territorio protetto. I cani segugio lasciati in libertà in questo contesto, pregno di odori di animali diversi, spesso non rispondono ai comandi del proprietario e quindi vengono difficilmente recuperati. Gli agenti, a tal proposito,  sono riusciti a trovare un cane che vagava nel territorio. La violazione dell’ “addestramento di cani in tempi e luoghi non consentiti” prevede una sanzione amministrativa di 102 euro.
Soddisfazione è stata espressa dall’assessore alla polizia provinciale Giuseppe Canali: “L’attenzione della Polizia Provinciale in questo periodo è molto alta. Vogliamo arginare questi episodi, e permettere il dovuto riposo biologico delle diverse specie di animali selvatici che ancor popolano il territorio della nostra Provincia. L’attivazione dei servizi serali e notturni da parte dell’amministrazione provinciale ha dato finora buoni risultati, e ciò è molto apprezzato anche dal mondo venatorio. Questi servizi proseguiranno durante le prossime settimane, e interesseranno altre zone del nostro territorio”.
 
GEA PRESS
11 GIUGNO 2013
 
Savona – Un cormorano con amo e galleggiante – Finora vani tutti i tentativi di recuperalo
Ad intervenire la sezione ENPA cittadina
 
Da una settimana i volontari della Protezione Animale sono impegnati nel tentativo di catturare un cormorano avvilito  da un incomodo quanto pericoloso fardello che si porta attaccato al becco.  Lungo la costa che va da Bergeggi a Varigotti, è stato infatti ripetutamente avvistato il povero uccello con una lenza da pesca dalla quale pende ancora il galleggiante.
Un carico non indifferente, sottolinea l’ENPA di Savona,  per un animale che deve immergersi per poter catturare i pesci dei quali si ciba. Ciononostante è ancora in grado di volare e mangiare. Il grosso uccello marino, però, di farsi avvicinare non ne vuole proprio sapere.
Si tratterebbe, riferisce l’ENPA,  dell’ennesima vittima della maleducazione dei pescatori dilettanti.
Ogni giorno giungono al centralino dell’ENPA una decina di segnalazioni preoccupate di cittadini, enti pubblici ma soprattutto turisti, su questo ed altri animali selvatici bisognosi di recupero. L’interesse di tante persone per le sorti della fauna selvatica ferita o in difficoltà, dicono dalla Protezione Animali, dovrebbe far meditare Presidente e Giunta provinciale sulla necessità di mantenere il servizio di soccorso, che spetta per legge alla Provincia. Dal 31 dicembre scorso il servizio è stato però sospeso per la conclusione della convenzione stipulata con l’ ENPA.
Ciononostante i volontari dell’associazione non se la sentono di lasciare morire animali bisognosi, anche se ormai sono allo stremo di forze e risorse ed attendono ancora risposta alle sollecitazioni inviate a Palazzo Nervi. Nel frattempo hanno già soccorso 550 animali che, senza la loro opera, si troverebbero di certo in grave difficoltà.
 
CESENA TODAY
11 GIUGNO 2013
 
Enpa torna in trincea: "Fermate le doppiette, inutile impallinare le nutrie"
Fermare immediatamente lo sterminio delle nutrie nel parco Urbano di Levante, a Cesenatico. E' quanto torna a chiedere l'Enpa al Presidente della Provincia di Forlì e al Sindaco della città romagnola
 
Fermare immediatamente lo sterminio delle nutrie nel parco Urbano di Levante, a Cesenatico. E' quanto torna a chiedere l'Enpa al Presidente della Provincia di Forlì e al Sindaco della città romagnola, sottolineando come l'eradicazione di una specie animale non sia prevista da alcuna legge del nostro Paese. In particolare, la Protezione Animali sottolinea come le autorità locali siano, sorde di fronte alla grande mobilitazione e alle proteste manifestate dai cittadini di tutta Italia, abbiano deciso di proseguire con l'assurda mattanza senza ricorrere a metodi ecologici incruenti, obbligatori per legge.
"Provincia e Comune sostengono di avere siglato un protocollo d'intesa con l'Ispra ma sulla vita degli animali non si fanno né protocolli né intese “preventive” - dichiara l'Enpa -. Alle autorità locali chiediamo di essere informati in merito alla situazione odierna. Vogliamo sapere non solo quali numeri sostanziano il presunto sovrappopolamento, ma quali metodi ecologici sono stati finora applicati per risolvere tale (presunto) problema, e con quale effetti concreti".
"La zona del Forlivese e del Cesenate - aggiungono - non è nuova a iniziative del genere che evidenziano una superficialità degli amministratori locali in materia di gestione della fauna selvatica. Infatti, la nutria può essere considerata a tutti gli effetti un animale selvatico, soggetto quindi alle previsioni normative della legge 157/92 la quale, è bene ricordarlo, stabilisce che per il contenimento delle popolazioni, nel caso in cui sussistano reali problemi, debbano essere applicatile soluzioni alternative alle fucilate; soluzioni proposte e valutate dall’Ispra".
"Vorremmo anche sapere dalle autorità comunali e provinciali quali sarebbero i problemi legati alla presenza delle nutrie nel parco – prosegue la Protezione Animali -. Risulta infatti difficile credere ad episodi di zoonosi visto che ad oggi non risultano casi documentati di trasmissione di patologie dalla nutria all'uomo o agli animali d'affezione. E vero invece che l'esecuzione di massa rischia di creare le condizioni per un successivo aumento demografico, causato da una destrutturazione della popolazione di nutrie a favore delle classi d'età più giovani e delle femmine. Ricordiamo inoltre che i maltrattamenti e le uccisioni di animali sono puniti dalla legge 189 del 2004".
 
GEA PRESS
11 GIUGNO 2013
 
Modena – Piccolo di capriolo salvato dall’acqua gelida – Intervento del Centro il Pettirosso e dei Vigili del Fuoco
L'acqua gelida lo aveva ridotto in ipotermia - Una volta cresciuto verrà liberato in un Parco Nazionale.

  
Intervento, ieri pomeriggio, dei Vigili del Fuoco di Modena chiamati per salvare un capriolo caduto in un canale. La situazione, particolarmente complessa per la delicatezza dell’animale, ha però richiesto l’intervento del Centro Fauna Selvatica il Pettirosso
Alcuni passanti, infatti, avevano visto un piccolo di capriolo arrancare nell’acqua gelida di un canale d’irrigazione in mezzo alla vegetazione. Argini troppo verticali ed in muratura. Impossibile, per il piccolo animale, potere uscire da quella trappola.
Arrivati sul posto sia i volontari del Pettirosso che i Vigili del Fuoco, è iniziata la ricerca del capriolo. Il piccolo, infatti, trascinato dalla corrente era sparito alla vista di chi aveva dato l’allarme. Vedendo poco più a valle una chiusa con una cascata di tre metri e le acque vorticose, si è pensato che  la morte del piccolo sarebbe stata certa. La perlustrazione del canale ha dato, però, i suoi frutti.
Il piccolo si è mostrato ad un volontario del Centro il Pettirosso il quale, vedendo il povero animale in evidente difficoltà ed ormai stremato,  si è lanciato in acqua  per catturarlo ed evitare così che venisse trascinato dalla corrente verso la cascata. Una cattura immediata, ancorché il piccolo si era avvicinato alla vegetazione nell’ultimo tentativo di salvare la vita. Un Vigile del Fuoco era  anch’esso nel canale aiutando, nell’acqua gelida, il volontario. Il piccolo  è stato così bendato al fine di ridurre lo stress e poterlo consegnare ai volontari ed ai Vigili rimasti sull’argine.
Il capriolo era in uno stato ipotermico che ha richiesto immediate cure.  Ora il caprioletto è in salvo grazie ai volontari del Pettirosso che ancora una volta hanno saputo risolvere la situazione in modo professionale e rapido. Una volta cresciuto presso il Centro, verrà liberato in un Parco Nazionale. Stesso destino per altri 30 caprioli ed una giovane cerva.
Il Centro opera sulla base di una convenzione con la Provincia di Modena per la Fauna Selvatica Ferita e in difficoltà, i numeri di emergenza sono 3398183676 – 3393535192 – 118.
 
TUTTO GREEN
11 GIUGNO 2013
 
Non solo cavallo, azienda cinese spacciava per montone anche carne di topi e di volpi

Anna Laura Carrus

 
Lo scandalo della carne di cavallo dove avrebbe dovuto esserci solo manzo o maiale, non è un fenomeno solo europeo. Sulle tavole cinesi da fine gennaio sono finite vari piatti con carne non propriamente uguale a quello che era indicato sull’etichetta.
Le autorità continuano a scoprire numerose truffe nel mercato della carne, i cui danni non sono solo a livello economico, ma soprattutto per la salute dei cittadini.
L’ultima notizia è l’arresto di una banda che portava sui banchi del mercato carne di topo e volpe spacciandola per montone dopo averla trattata con gelatine, nitrati e coloranti. Per quattro anni a Shanghai e nella provincia del Jiangsi questa carne è stata venduta ai poveri cittadini ignari di tutto. In febbraio la polizia ha arrestato 63 persone che facevano parte dell’organizzazione e ha sequestrato 10 tonnellate di carne e additivi.
Ma questo è solo uno dei tanti scandali alimentari che hanno colpito numerose zone della Cina: nella città di Baotou l’anatra veniva venduta come carne bovina; nel Fujian due fattorie macellavano carcasse di maiali per poi distribuirle nei mercati; nel Guizhou le zampe di pollo, abitualmente mangiate in Asia, venivano bagnate nel perossido di idrogeno prima della vendita.
Dall’inizio dell’anno sono 904 le persone arrestate per reati collegati all’alterazione della carne e 20.000 le tonnellate di prodotti illegali rinvenute.
Il mercato alimentare negli ultimi mesi ha inoltre subito una crisi legata a una nuova diffusione dell’influenza aviaria: molte persone si sono infatti ammalate e 26 sono decedute. La vendita di polli, portatori del virus H7N9, in alcune regioni è così crollata dell’80%.
I cinesi sono indignati per questa situazione, e in molti hanno cercato di fare sentire la loro voce tramite internet. La mancata applicazione delle regole sulla sicurezza alimentare e la disinformazione preoccupano i cittadini, dato che gli scandali non riguardano esclusivamente la carne, ma quasi ogni tipo di alimento presente sul mercato.
Se ci sentivamo solo noi vittima delle contraffazioni alimentari, beh, ora consideriamoci fortunati!
 
NEL CUORE.ORG
11 GIUGNO 2013
 
"IMPORTAZIONE DI PELLI DI FOCA, LA COMMISSIONE EUROPEA E' ATTENTA"
La risposta di Potocnik all'eurodeputato Zanoni
 
"Il recente sequestro di prodotti derivati dalla foca da parte del Corpo forestale dello Stato italiano, messi in commercio dalle autorità doganali danesi, è stato appurato presso le autorità competenti danesi e italiane. La Commissione porterà la questione all'attenzione degli Stati membri nel comitato per la protezione di specie della flora e della fauna selvatiche mediante controllo del loro commercio, al fine di evitare casi simili in futuro". È la risposta del commissario Ue all'Ambiente Janez Potocnik ad Andrea Zanoni, eurodeputato italiano, vice presidente dell'intergruppo sul benessere e la conservazione degli animali al Parlamento europeo.
"Questo caso potrebbe essere solo la punta dell'icebe rg di un terribile traffico fatto del sangue di migliaia di foche e in aperta violazione con le norme europee", sottolinea Zanoni. Che aveva denunciato in Europa il caso delle calzature (90 pelli grezze e oltre 100 paia di scarpe), realizzate con pelli di foca, prodotte e commercializzate con il marchio Hice Shoes dall'azienda italiana Creative s.r.l. e importate tramite la società danese Salto Sko, sequestrate dal CfS dopo la denuncia della organizzazioni Hsi (Humane society international) e Lav (Lega anti vivisezione).
Il commissario Ue ha aggiunto che "il 25 aprile 2013 la Commissione ha riconosciuto il ministero della Pesca, della caccia e dell'agricoltura della Groenlandia tra le autorità autorizzate a rilasciare le certificazioni necessarie per l'immissione sul mercato dei prodotti derivati dalla foca".
 
NEL CUORE.ORG
11 GIUGNO 2013
 
FILIPPINE, A CASA LA CAGNOLINA CHE HA SALVATO DUE RAGAZZINE
Investita, ha perduto una parte del muso
 
Cerimonia d'onore a Zamboanga, nelle Filippine, per Kabang, la cagnolina che ha persò metà del muso per salvare due ragazzine, tra cui la figlia del suo proprietario, Rudy Bunggal.  Le piccole stavano per essere investite da una moto, quando la bestiola è saltata tra loro e il mezzo, mettendole al sicuro. Il cane è stato operato negli Stati Uniti e, dopo un lungo periodo di cura all'Unversità della California, è tornato a casa ieri mattina. Sono serviti 27mila dollari per permettere l'intervento, anche se i medici non sono riusciti a ricostruire la mascella. I fondi sono stati raccolti grazie ad una campagna di solidarietà. A rendere omaggio al cane-eroe, con i palloncini e una vera e propria cerimonia, c'erano il sindaco della città e un corteo di persone.
 
GEA PRESS
11 GIUGNO 2013
 
India – Il bracconaggio di casta. Dalle penne dei pavoni alle pelli di tigre
 
Il bracconaggio di casta, più o meno. La comunità di Baheliya, oltre ad appartenere ad una casta Indù (solo una minoranza è di fede Mussulmana) è da sempre caratterizzata per la cattura degli uccelli e la vendita del miele.
Ora, però, sono anche al centro del traffico di parti di tigri. Una trentina di componenti che operano nello stato indiano del Mansar. Cinque animali, uccisi nell’ultimo mese e venduti ad un commerciante del nord del paese. In due, sono stati fermati dalla polizia.
Una soffiata, a quanto pare. I due bracconieri sono stati colti in flagranza mentre stavano completando l’accordo per la vendita di una pelle di tigre. Il fermo è avvenuto a Melghat, nello stato indiano del Maharashtra. A Melghat ha sede una nota riserva per la protezione delle tigre. L’accusa è altresì quella di avere ucciso due tigri.
L’accordo era ovviamente una trappola della polizia. Già nello scorso maggio un primo tentativo di fermare i due era fallito. La polizia, pertanto, si era rimessa al lavoro andato questa volta in porto nonostante il tentativo di fuga di uno dei due.
Gli appartenenti alla comunità Baheliya, soffrono  spesso di una forte discriminazione sociale. Gli stessi giornali che hanno diffuso la notizia della cattura dei due bracconieri, hanno riferito della “famigerata” comunità Baheliya. Di fatto è un gruppo molto chiuso, diffuso in più stati indiani. Tramanda, peraltro, una antica usanza di vendita di  ventagli costruiti con le penne dei pavoni (…deplumati).
 
GEA PRESS
11 GIUGNO 2013
 
Florida – I bracconieri di aragoste. Arrestati, sono liberi solo dopo il pagamento di una cauzione
 
Quasi 500 aragoste pescate fuori stagione. Questo il bottino sequestrato a due pescatori di frodo fermati ed arrestati a Miami. I due sono stati colti in flagranza di reato domenica scorsa ed hanno potuto riacquistare la libertà solo dopo il pagamento di una cauzione di 5000 dollari. A riferirlo è il rapporto del  Florida Fish and Wildlife Conservation Commission.
I due pescatori avrebbero potuto pescare un massimo di sei aragoste al giorno. Delle quasi 500 prelevate,  283 sono inoltre risultate sotto taglia, mentre un animale presentava i tipici grappoli di uova. Una pesca, quest’ultima, anch’essa interdetta.
Gli animali, tra cui alcuni dove la coda era stata staccata dal corpo (pratica vietata dalle leggi della Florida) erano stipati in più sacchetti stipati nel natante approdato a Miami.
A quanto pare in Florida è considerata una violazione particolarmente grave superare il numero complessivo di 450 aragoste.
 
GEA PRESS
11 GIUGNO 2013
 
Bangkok – La casa con i leoni e le scimmie. Arrestato commerciante di animali
 
Oltre 1000 animali selvatici tra cui 17 scimmie marmoset, tartarughe, 12 pavoni, 23 suricati  (nella foto) e 14 leoni bianchi. Tutti detenuti in un casa di Minburi, un sobborgo orientale di Bangkok. Si tratta della residenza di un negoziante di animali, finito arrestato assieme ad una seconda persona.
L’accusa è  quella di avere introdotto illegalmente fauna alloctona nel territorio tailandese, anche se l’uomo ha dichiarato di potere dimostrare la liceità del possesso di tutti gli animali. Al momento gli animali sono stati affidati allo stesso proprietario.
Stante quanto riferito dalle autorità di polizia tailandesi, l’intervento rappresenterebbe una risposta agli impegni presi nel corso del recente meeting della Convenzione di Washington, svoltosi proprio a Bangkok. La Tailandia rinunciò in quella occasione alla libera vendita dell’avorio proveniente dagli elefanti del proprio paese. Così come aveva riferito il WWF internazionale in una sua petizione, tale vendita avrebbe potuto fornire una facile copertura per i traffici internazionale dell’avorio di contrabbando. Zanne, in quest’ultimo caso, provenienti dai paesi africani.
 
CORRIERE DELLA SERA
11 GIUGNO 2013
 
 
Costa Rica - Proteggeva le uova sulle spiagge: è stato soffocato nella sabbia
Ucciso perché salvava le tartarughe
Taglia animalista sul killer
Jairo Moria, 26 anni, sfidava i trafficanti: è stato rapito e ucciso. Da Sea Sheperd ricompensa a chi fornisce informazioni

Rocco Cotroneo

 
RIO DE JANEIRO - Jairo era stato minacciato tante volte. A parole, con una pistola, un giorno addirittura con un mitra. Ma non aveva ceduto di un passo. A sua madre una volta disse: vecchia, voglio bene a quelle tartarughe quanto amo te, sai? Perché lei sì che aveva paura, e insieme a Erika, l'altra figlia, l'avevano implorato tante volte di lasciar perdere, di non andare più a Moin, lungo quelle spiagge infinite e per di più nel cuore della notte. L'ora giusta per vedere le tartarughe quando sbucano dal buio del mare per depositare le uova.
Jairo è morto più di una settimana fa, l'hanno trovato con la testa infilata nella sabbia, i polmoni pieni di acqua e sabbia. Un rituale iniziato con un rapimento, era su una jeep con quattro amiche, e proseguito con un colpo alla testa per tramortirlo, urlandogli di tutto, che l'avevano avvisato mille volte, che non doveva più mettere piede lì. La costa caraibica del Costa Rica è uno dei pochi posti dove nidificano le straordinarie tartarughe giganti che lì chiamano baulas , bestioni di 300 e passa chili, che toccano terra solo in posti incontaminati per la riproduzione. Animali in via di estinzione e protetti in tutto il mondo, ce ne sono sempre più rare anche nel nostro Mediterraneo. Eppure ai Caraibi c'è qualcuno che di notte segue le orme sulla sabbia, scava e si porta via le uova. Hanno anche un nome, hueveros , trafficanti di infimo live llo. Ogni uovo lo vendono a un dollaro, in un anacronistico mercato nero, dal quale scaturiscono presunti afrodisiaci o altre pozioni magiche da vendere ai mercatini.
Jairo Mora aveva 26 anni, studiava biologia tropicale e lavorava per la Ong «Widecast». La sua passione era monitorare gli arrivi delle tartarughe, il numero dei nidi e delle uova depositate. Quando fiutava il pericolo si portava via le uova prima dei ladri, le custodiva in un allevamento, dal quale tre mesi dopo sarebbero nate le piccole tartarughe da lasciar libere in mare. La sua ultima notte l'aveva passata con una giovane veterinaria spagnola conosciuta da pochi giorni, e che lavorava in un altro progetto ambientalista in Costa Rica. La ragazza aveva portato con sé tre amiche americane. Tutte sulla jeep di Jairo, che aveva promesso loro l'esperienza magica: notte di luna piena, tempo giusto, ottime possibilità d i vedere una tartaruga gigante arrivare dal mare e risalire la spiaggia per depositare le uova. Invece l'agguato, lungo uno sterrato parallelo al mare. Quattro uomini incappucciati, tutti i ragazzi portati in una baracca vicina. Poi hanno lasciato andare le ragazze, cercavano solo lui. Solo il giorno dopo la polizia ha raccontato alle sue amiche che il corpo di Jairo era stato trovato sulla spiaggia, senza vita.
Non è una bella notizia per il Costa Rica, un Paese che ha puntato tutto sull'ecoturismo ed è considerato il più sicuro dell'America Latina. Le rimozioni di uova di tartaruga dalla spiaggia sono proibite da 20 anni, e la polizia a volte intercetta il traffico fino ai mercati. Le autorità minimizzano, è stato un incidente isolato. Il gruppo ecologista «Sea Shepherd» vuole saperne di più. E offre 30.000 dollari a chi darà notizie sui responsabili del delitto e i loro mandanti. C'è chi sostiene che i piccoli bracconieri di uova non sarebbero arrivati a tanto e che in realtà le battute notturne del ragazzo stavano dando fastidio a ben altri criminali, i narcotrafficanti di cocaina che ormai sfruttano tutte le coste dell'America Centrale. Ma Jairo verrà ricordato come martire e paladino delle tartarughe, e sarà difficile trovarne un altro.
 
LA ZAMPA.IT
11 GIUGNO 2013
 
Il delfino più piccolo al mondo rischia estinzione
 
Prende il nome da un semi Dio polinesiano, vive al largo delle coste di un paradiso naturale, eppure è a rischio estinzione. Il delfino Maui che popola le acque della costa occidentale dell’isola del nord della Nuova Zelanda è il mammifero marino più a rischio al mondo. Il piccolo delfino, al suo massimo non tocca i due metri, potrebbe scomparire per sempre nel 2030. ”Ci sono solo 55 delfini Maui, da un anno in su - spiega Liz Slooten, professore associato di zoologia all’università di Otago - la minaccia principale è la pesca con le reti, seguita da quella a strascico”. I pescatori che vedono minacciata la propria attività con l’arrivo di nuovi divieti contestano questa teoria, accusando gli ambientalisti di non aver mai preso seriamente in considerazione altre cause di mortalità come i parassiti che provocano la toxoplasmosi. Di certo le autorità neozelandesi che hanno organizzato un meeeting internazionale sul tema, devono intervenire velocemente per evitare l’estinzione del rarissimo delfino che darebbe un duro colpo alla reputazione di paladina dell’ambiente della Nuova Zelanda.
VIDEO
 
LA ZAMPA.IT
11 GIUGNO 2013
 
La tigre di Sumatra minacciata da un virus tipico dei cani
Alcuni animali appaiono in grado di costruire una risposta immunitaria ragionevole al virus, ma la maggior parte soccombe alla malattia
 
Alcune tigri indonesiane potrebbero essere seriamente a rischio a causa di un virus portato dal cane domestico. Il virus del cimurro canino, negli ultimi decenni, si è evoluto in modo da poter infettare non solo i cani, ma anche altri gruppi animali. Secondo John Lewis, direttore del Wildlife Vets International, il virus del cimurro canino, descritto la prima volta agli inizi del ventesimo secolo, potrebbe contribuire alla scomparsa della tigre della Tasmania.  
«A metà degli anni Novanta, nel Serengeti, in Africa, circa il 30 per cento dei leoni è morto di cimurro, che proveniva dai cani dei villaggi circostanti»’, ha spiegato Lewis. Mentre alcune tigri appaiono in grado di costruire una risposta immunitaria ragionevole al virus, la maggior parte degli animali soccombe alla malattia.  
 
NEL CUORE.ORG
11 GIUGNO 2013
 
USA, CANI E GATTI COCCOLATI: BOOM DELLA PET ECONOMY A WALL STREET
Il mercato batte la crisi: vale 50 miliardi di dollari
 
Wall Street scommette sugli animali domestici. I numeri non lasciano adito a dubbi: dal 2007 ad oggi, le spese per i pet sono cresciute negli Stati Uniti del 30%, arrivando a 53 miliardi. Lo rivela il quotidiano "la Repubblica". Gli americani hanno fatto economia con la crisi, ma per Fido e alle altre bestiole non hanno badato a spese. L'elenco degli affari a quattrozampe degli ultimi mesi sfiora i ritmi della new-economy. Alcuni esempi: Alliance Growth, un hedge fund di New York, ha puntato qualche milione su Kriser's, una rampante catena di cibo per animali che prevede quest'anno di far crescere il giro d'affari del 40%. Alcuni fondi di San Francisco hanno firmato un aumento di capitale da 7 milioni di Whistle, titolare del brevetto di un Gps (99 dollari) che monitora ogni movimento del cucciolo e spedisce i dati in tempo reale sullo smartphone del proprietario preoccupato. La finanza ch e riguarda gli animali tira pure a Wall Street: Petsmart, unico big del settore quotato, ha visto il valore delle sue azioni volare dai 13 dollari di inizio 2009 ai 68 di questi giorni. E non solo: la quotazione di Zoetis - i prodotti veterinari scorporati dal colosso Pfizer - ha regalato agli azionisti un + 20% in pochi giorni.
Negli Usa si spendono già oggi 1.477 dollari l'anno per i cani e 1.217 per i mici. E questi sono solo i costi per crocchette, vaccinazioni e animal-sitting. Non di poco conto la questione degli "optional": sono arrivati anche il Dogbrella (29,95 dollari), l'ombrello al contrario, e il tapis roulant per animali, al costo di 400 dollari. Insomma, un mercato in continua espansione che fa gola ai guru di Wall Street.
 
NEL CUORE.ORG
12 GIUGNO 2013
 
LIVORNO: SPARA IN BOCCA AD UN GATTO, L'ENPA LANCIA L'ALLARME
Il micio ha perso molti denti. Avvertiti i carabinieri
 
Capoliveri, in provincia di Livorno. Un micio, stando a quanto denunciato dall'Enpa, è stato gravemente ferito sul muso da un proiettile che ha provocato la perdita totale della dentatura inferiore destra.
A trovarlo agonizzante, mentre cercava di trascinarsi in preda al dolore per tornare a casa, sono stati i suoi stessi proprietari che hanno subito affidato il gattino alle cure di una clinica veterianaria di Pisa. La bestiola è ancora ricoverata, anche se le sue condizioni stanno migliorando. Presentata una denuncia ai carabinieri e alla Protezione animali.
Il gatto dovrebbe farcela ma - come racconta Quotidiano.net - è scattato l'allarme a Capoliveri, dove gli animalisti pensano che sia all'opera un "serial killer". Questo - spiegano i volontari dell'Enpa - non è il primo caso accaduto nella zona. "Già l'anno scorso avevamo denunciato un episodio analogo che costò la vita ad alcuni gatti".
 
IL TIRRENO
12 GIUGNO 2013
 
Capoliveri, gatto impallinato in giardino
 
CAPOLIVERI (LI) - Un altro episodio di violenza a Capoliveri. Un gatto è rimasto ferito al muso dopo essere stato impallinato. Il colpo, probabilmente partito da un’arma da caccia ha causato la perdita totale della dentatura all’animale che è stato trovato agonizzante dal proprietario. Il micio è stato trasferito a Pisa, in una clinica veterinaria, dove è stato curato: per fortuna non è in pericolo di vita. L’episodio è accaduto una decina di giorni fa, ma è stato reso pubblico solo ieri dall’associazione Enpa, preoccupata per quanto accaduto. «Questo non è il primo caso che si verifica in zona – fanno sapere dall’ente di protezione animali. Già lo scorso anno, infatti, avevamo denunciato un episodio analogo che costò la vita ad alcuni felini». Al momento n on è ancora stato chiarito con esattezza la tipologia di arma che ha ferito, per fortuna senza provocarne la morte, il gatto. E, fino ad oggi, non è stata presentata una denuncia formale ai carabinieri. Quel che è certo è che, ancora una volta, si è verificato un gesto di violenza ai danni di un animale. La rabbia degli animalisti non si è fatta attendere. «Il povero micio è stato trovato dai proprietari nel giardino di casa in una zona non distante dal centro del paese – spiegano da Enpa –. Il giardino è completamente recintato e non accessibile, quindi c’è la possibilità che chi ha sparato lo abbia fatto con il deliberato proposito di violare l’intimità domestica. Ci auguriamo che il responsabile di un gesto così violento sia identificato al più presto e sia quanto prima chiamato a rispondere della sua condotta criminale».
 
NEL CUORE.ORG
12 GIUGNO 2013
 
TORINO, 11 CUCCIOLI STIPATI NEL BAGAGLIAIO DELL'AUTO: DUE DENUNCE
Un uomo e una donna bloccati in autostrada
 
Undici cuccioli di cane, stipati nel bagagliaio di una macchina, sono stati messi sotto sequestro dalla polizia stradale di Torino. Due persone, un uomo e una donna, sono state denunciate per maltrattamento di animali. La scoperta è stata fatta durante un controllo di routine, sull'autostrada Torino-Aosta all'altezza di Foglizzo. Gli animali - sette pastore tedeschi, uno yorkshire, un dog the bordeaux e un american staffordshire - erano sprovvisti di documenti ed ora sono stati affidati al canile di Lauriano, nel Torinese.
 
GO NEWS
12 GIUGNO 2013
 
Maltrattava gli animali e cacciava con trappole vietate. Ora le polizie municipale e provinciale lo hanno scoperto e denunciato
Trovati nove strumenti in legno e altri in ferro per catturare volatili. Un cittadino se ne accorge sentendo il lamento di uno storno
 
E' stato grazie alla segnalazione di un cittadino che è scattata l'operazione congiunta, di polizia provinciale e municipale, che ha portato alla denuncia di un pratese per esercizio di caccia con mezzi vietati e maltrattamento di animali.
Il tutto in località Il Palco a Prato, quindi all’interno della zona di ripopolamento e cattura di Carteano, dove sono state rinvenute nove trappole artigianali in legno e rete, solitamente utilizzate per la cattura di piccoli mammiferi, oltre a trappole in ferro per la cattura di volatili. Proprio il forte richiamo lamentoso di uno storno, rimasto imprigionato con una gamba in una di queste trappole adagiate su di un ciliegio, ha attirato l'attenzione del cittadino che ha segnalato la situazione. Le indagini dei due comandi, provinciale e municipale, hanno evidenziato la presenza dei mezzi di caccia non consentiti e hanno portato alla denuncia di uno dei due conduttori del terreno sul quale sono stati rinvenuti per esercizio di caccia con mezzi vietati, in periodo di divieto generale e all’interno di zona di ripopolamento e cattura, e per maltrattamento di animali.Questa nuova operazione, oltre a confermare la sensibilità istituzionale della Procura di Prato, evidenzia l’impegno costante e la fattiva collaborazione dei Corpi di Polizia provinciale e municipale di Prato per la tutela e la salvaguardia degli animali della nostra provincia.
 
GEA PRESS
12 GIUGNO 2013
 
Palermo – Combattimenti tra cani. Scoperto il ring di “Tyson” e cani feriti
Intervento dell'Arma dei Carabinieri. I militari portano via nelle loro macchine i poveri animali. La LIDA di Palermo: in aumento la moda di certi cani.
 
Intervento dell’Arma dei Carabinieri , poco dopo la mezzanotte, nel quartiere Zen 2 di Palermo. Una segnalazione di un combattimento di cani tra le casupole nei pressi di un terreno abbandonato della zona.
Stante le indiscrezioni pervenute  a GeaPress i militari dell’Arma avrebbero trovato un ring in erba sintetica circondato da pedane di legno. Al momento del tempestivo intervento dei Carabinieri nel luogo ci sarebbero state numerose persone. Probabilmente alcuni di loro sono riusciti a scappare con uno dei due cani che stava combattendo.   All’interno del ring, infatti, è stato trovato solo un Pit bull, con ferite sanguinanti. Un cane con le orecchie tagliate ed a quanto pare molto buono con l’uomo, come già in altri casi riscontrato nei combattimenti.
Nella stessa struttura un altro Pit bull della tipologia red noise di nome “Tyson” che  presentava alcune problematiche di carattere. Orecchie tagliate e ferite sebbene non recenti. Un terzo Pit bull aveva inoltre le orecchie tagliate. Dei tre cani restanti, due sono cuccioloni di sei mesi.
Dopo l’intervento dei Carabinieri sul luogo si sarebbero presentati alcuni ragazzi che avrebbero rivendicato la proprietà dei cani con la sola eccezione di quello ferito trovato all’interno del ring.
Surreale quanto poi avvenuto per il trasporto dei cani. Il canile municipale, infatti, non ha reperibilità notturna e comunque ormai da tempo manca il furgone per il prelievo dei cani. Tutti i cani sono così stati trasportati all’interno delle macchine dei Carabinieri e degli operatori del canile. Questi ultimi sono intervenuti a titolo personale. Nei luoghi anche un Veterinario dell’ASP. Tutti i cani si troverebbero ora in una struttura veterinaria.
Nei giorni scorsi la LIDA di Palermo era intervenuta sul fenomeno dei combattimenti in città denunciando una ormai evidente ripresa della moda, soprattutto in certi quartieri, di detenere alcuni tipi di cane. Pit bull, ma anche Staffordshire terrier. Un aspetto che, specie in certi posti, non può, ad avviso degli animalisti, non fare supporre anche una ripresa dei combattimenti.
 
GEA PRESS
12 GIUGNO 2013
 
Ospitaletto (BS) – I cuccioli tra urina e feci – Secondo gli inquirenti erano destinati al mercato nero
Intervento del Corpo forestale dello Stato e della Guardia di Finanza

  
Intervento del Corpo forestale dello Stato nei confronti di un allevamento di cani. I fatti sono avvenuti ad Ospitaletto, in provincia di Brescia e secondo il comunicato diffuso dagli inquirenti la struttura sarebbe risultata del tutto abusiva.
Venti cuccioli di cane chihuahua che, ad avviso del Corpo forestale dello Stato e della Guardia di Finanza, sarebbero stati detenuti in condizioni di maltrattamento. Gli animali, riferisce la Forestale, sarebbero stati costretti a vivere tra le  loro stesse urine e feci, privi di acqua e di spazio. Stante le rilevanze investigative la struttura doveva lucrare  sulla compravendita dei cani, per ottenere un profitto di circa 1500 euro a cucciolo.
Tutti gli animali sono stati trovati nella cantina di una villetta.  La proprietaria dell’appartamento è stata denunciata a piede libero per “maltrattamento di animali”, in quanto le condizioni di detenzione sarebbero risultate incompatibili con la natura dei cani, in grado di produrre agli stessi gravi sofferenze. Gli inquirenti avrebbero rilevato la presenza di box artigianali, a quanto pare al buio e di dimensioni che non sarebbero state adeguate al numero di animali ospitati, tanto da fare sospettare un maltrattamento anche di tipo psicologico. Secondo la Forestale, spesso tale tipologia di cane è acquistata a prezzi irrisori o clandestinamente importata dai Paesi dell’Europa dell’Est, per poi essere rivenduta in nero ed a prezzi esorbitanti.
Gli animali verranno oggi dati in affidamento alla LAV ed ad alcune famiglie ritenute idonee. Allo stato attuale i cagnolini risultano sotto sequestro su ordine del Sostituto Procuratore della Procura della Repubblica di Brescia dott.ssa Lara Ghirardi, che ha poi aperto un’indagine sulla vicenda.
 
CORRIERE DELLA SERA
12 GIUGNO 2013
 
PROVINCIA DI ROMA
Maxi sequestro di animali maltrattati
15 bovini e 192 tra cavalli, asini e pony
L'indagine, iniziata 6 mesi fa, ha mobilitato veterinari e i carabinieri del Nas di Roma e Latina
 
ROMA - Si è concluso con la messa in sicurezza di 192 cavalli, asini e pony, e di 15 bovini un maxi sequestro di animali che versavano in un grave stato di abbandono e maltrattamento nei Comuni di Colleferro (Roma), Segni (Roma), Gavignano (Roma), Valmontone (Roma) e Paliano (Frosinone). TRASFERITI - La complessa attività ispettiva, iniziata 6 mesi fa - ricorda il ministero della Salute in una nota - ha visto sul campo i veterinari dell'Unità operativa tutela animale del ministero e i carabinieri del Nas di Roma e di Latina, che hanno operato su delega delle Procure della Repubblica di Velletri e Frosinone. È una delle più grosse operazioni di sequestro di animali maltrattati effettuata sino ad oggi in Italia, sottolinea il dicastero di Lungotevere Ripa. Degli animali sequestrati, 138 equidi sono stati già trasferiti, anche grazi e ai mezzi forniti dalla Polizia di Stato, presso strutture idonee delle Associazioni di protezione animali, del Corpo Forestale dello Stato o di privati cittadini che si sono offerti a titolo gratuito. MORTI - Gli animali, in un gravissimo stato di denutrizione, infestati da parassiti e affetti da numerose gravi patologie - riporta ancora il ministero - pascolavano allo stato brado su terreni in cui sono stati rinvenuti numerosi animali morti e resti di altri deceduti nel corso degli anni. Alla buona riuscita dell'operazione, coordinata dalla Direzione generale della Sanità animale e dei Farmaci veterinari del ministero della Salute, hanno contribuito l'azione sinergica tra le Istituzioni coinvolte e la collaborazione con le Associazioni di protezione degli animali. Numerosi cittadini, diverse ditte farmaceutiche e mangimistiche inoltre hanno partecipato, attraverso donazioni, a sostenere e curare gli animali in questi mesi in una vera e propria gara di solidarietà. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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GIORNALE DI PUGLIA
12 GIUGNO 2013
 
Foggia, strage in via Stame: avvelenati 15 felini
 
FOGGIA - Probabilmente hanno l’unica colpa di visitare i giardini delle abitazioni private. Dopo i cani, ora nel capoluogo dauno anche i gatti sono diventati bersaglio preferito dell’uomo. In via Nicola Stame, una traversa di viale Fortore, volontari, privati e proprietari dei mici, stanno assistendo allo sterminio dei loro animali, colpiti da polpette confezionate con veleno e chiodi. Per questo motivo domenica mattina si è svolto un presidio presso un condominio di via Stame, dove sabato era stato avvelenato un gattino, morto dopo una lenta agonia presso l’ambulatorio dell’Asl. La Protezione Animali di Foggia non ci sta e protesta contro l’uccisione di almeno 15 felini. Fortunatamente un micetto è scampato al pericolo per via della sua rinotracheite. Un altro è riuscito a salvarsi ma è sotto osservazione e sedativi. La Protezione Animali di Foggia ha provveduto a rimuovere le trappole velenose e le ha portate presso i servizi veterinari dell'ASL, che, nella persona del dott. Ricucci, hanno provveduto ad analizzare il veleno. Si tratta di metaldeide, ovvero lumachicida, facilmente reperibile ed estremamente tossico.
 
LA CITTA’ DI SALERNO
12 GIUGNO 2013
 
San Marzano Cani uccisi con il veleno

Mariangela Palmieri

 
SAN MARZANO SUL SARNO (SA) - Cani morti per avvelenamento. Nelle ultime settimane si è registrato un numero crescente di casi. Lo denunciano alcuni veterinari, che si sono trovati a prestare le cure del caso, il più delle volte senza risultato, alle vittime. Solo negli ultimi quindici giorni sono stati almeno quindici i cani morti a causa del veleno. In questo gruppo rientra anche una cucciolata di poche settimane. La zona dove recentemente si è verificato il maggior numero di avvelenamenti è quella che va da via Roma a via Marconi. In particolare, lungo quest’ultima arteria sono presenti molti terreni agricoli. Il veleno che porta alla morte degli animali è quello utilizzato contro i topi e provoca sofferenze terribili e morte quasi certa non solo ai cani, ma anche ai gatti, che lo assumono. Per legge il veleno per topi deve essere collocato in punti dove cani, gatti e umani non possono accedere, come ad esempio in piccole intercapedini. È probabile che tale norma non sia stata seguita laddove si sono registrati gli avvelenamenti. In un caso, la morte dell’animale è stata anche denunciata dal padrone ai Carabinieri della stazione di San Marzano. Anche l’Asl è stata avvisata. In questi casi, la prassi prevede che quest’ultima avvii l’iter per fare un’autopsia sui cadaveri, in modo da accertare la causa della morte. La procedura, però, sinora non è stata attivata.
 
IL TIRRENO
12 GIUGNO 2013
 
Animali maltrattati, processo al circo
 
PISTOIA - Animali malati, prigionieri di gabbie inadeguate e quasi sempre troppo strette per loro, sporchi, a volte denutriti. È una descrizione a tinte fosche quella emersa dai primi testi che, ieri mattina, hanno aperto il processo al titolare del circo - mostra faunistica “Victor”, accusato di maltrattamento di animali. All’origine di tutto, il blitz che nel giugno 2009 fu predisposto dal Nirda (Nucleo investigativo ricerca danni agli animali) della Guardia forestale nei confronti del circo che all’epoca era attendato, con i suoi oltre 80 animali al seguito, nel parcheggio del Palamadigan, a Montecatini.Tra controlli, sequestri, ricorsi e dissequestri, il circo rimase fermo un mese. L’imputato, Vittorio Calvaruso, 68 anni, di Trapani,ha già alle spalle una assoluzione, ottenuta nel primo processo celebrato contro il circo “Victor”. Ma la Procura di Pistoia, insoddisfatta dell’esito, ricorse in Cassazione, ottenendo l’annullamento della sentenza. Di qui il processo-bis, che ha preso il via ieri. L’ascolto dei testi è iniziato da quelli convocati dalle parti civili (Lav, Wwf, Lipu). Innanzitutto il veterinario dell’Asl Maurizio Fanzone, che ha riferito dei controlli i sugli animali dello zoo, che risultarono positivi alla salmonella e alla clamidia. Un altro veterinario, Adriano Argenio, che all’epoca lavorava per il Wwf e che era stato chiamato come ausilio dagli uomini del Nirda, è stato senz’altro il più incisivo nel descrivere la situazione in cui erano tenuti gli animali, descrivendo gabbie dove gli uccelli non potevano neppure aprire completamente le ali; con posatoi troppo bassi, tanto che le penne caudali erano spesso sfrangiate e rovinate; con temperature che a volte raggiungevano i 34-35 gradi. Altri animali venivano tenuti in vasche piccole e maleodoranti, senza filtri e con l’acqua ammorbata dalle loro feci. Argenio non ha esitato ad accusare di «superficialità» i colleghi che avevano in precedenza dato il via libera al circo.
 
SAVONA NEWS
12 GIUGNO 2013
 
Valleggia,salvato rondone dai Vigili del fuoco
Enpa:"Grazie al buon cuore dei pompieri"

 
"Grazie al buon cuore dei Vigili del Fuoco di Savona!" E’ la dichiarazione dei volontari della Protezione Animali savonese, ieri alle prese con un difficile caso di soccorso ad un rondone a Valleggia.
Non si sa come ma il volatile era rimasto legato ad uno di quei sottili, ma micidiali per molti uccelli, fili di plastica utilizzati per legare i sacchi e
sacchetti della spazzatura; volando probabilmente in caccia di insetti, l’altra estremità si è impigliata al supporto di un tubo pluviale di un palazzo in via Vallette; il rondone è così rimasto penosamente appeso, all’altezza del secondo piano; per fortuna, forse dopo ore, è stato visto da una passante che, impietosita, ha chiamato il numero di soccorso della fauna selvatica dell’ENPA, funzionante malgrado la Provincia di Savona non abbia ancora rinnovato la convenzione del servizio, che a sua volta ha chiesto aiuto ai “pompieri”.Ora il rondone è in cura presso la sede dell’ENPA ma sta bene e dopo qualche giorno di alimentazione e riposo verrà rimesso in libertà in zona. Dolce/amaro il commento dei volontari della Protezione Animali: meno male che, tra tanti enti pubblici ed associazioni che se ne fregano dell’emergenza della fauna selvatica ferita e in difficoltà, ci sono sempre i Vigili del Fuoco ad intervenire nelle situazioni difficili.
 
LA NUOVA VENEZIA
12 GIUGNO 2013
 
Due cani litigano col suo, ne uccide uno a coltellate: denunciato
E' successo a Stra. L’uomo è intervenuto in maniera cruenta dopo una zuffa tra tre animali. Il povero “Lupo” è morto dissanguato

Alessandro Abbadir

 
STRA (VE). Il suo cane da caccia si azzuffa con altri due scappati da un cortile di una casa, e per tutta risposta un 47enne di Stra estrae un coltello da caccia e ne uccide uno, di nome Lupo, tirando una raffica di fendenti. Questo l’incredibile episodio capitato l’altro pomeriggio a San Pietro di Stra in via San Crispino all’altezza del civico 32. Tutto ha avuto inizio da una semplice passeggiata fatta dall’uomo che stava portando a passeggio il suo cane. Giunto all’altezza della villetta bifamiliare, dal cortile sono usciti due cani meticci di taglia media che hanno cominciato ad azzuffarsi con il suo. Gli animali erano scappati da casa approfittando del fatto che il proprietario era uscito con l’auto.
Il 47enne, vestito in tuta mimetica, si è sentito minacciato da quella che ha considerato un’aggressione ma che sembrava al massimo una zuffa fra animali. Il proprietario dei due cani Alessandro Biasiato sentendo abbaiare furiosamente gli animali si è fermato ed è riuscito a portare dentro nel cortile uno dei due cani. Ma l’incredibile doveva ancora accadere Nel frattempo infatti mentre un altro continuava ad azzuffarsi, l’uomo in mimetica improvvisamente ha tirato fuori un grosso coltello da caccia e ha cominciato a tirare terribili fendenti sul corpo del povero animale. L’animale ha cominciato a perdere sangue copiosamente ed è rientrato guaendo nella propria abitazione. Alessandro Biasiato e il fratello Manuel, che nel frattempo era arrivato a casa, hanno visto il 47enne che agitava in aria ancora coltello insanguinato e che gridava di essersi difeso perché era stato attaccato. Spaventati per quello che era successo e preoccupati per la loro incolumità, i due fratelli hanno subito chiamato in aiuto i carabinieri della Compagnia di Chioggia e della stazione di Stra che sono intervenuti sul posto nel giro di pochi minuti.
I militari si sono trovati di fronte ad una scena orribile “Lupo”, la povera bestia presa a coltellate aggredita era dissanguata ma ancora viva. È stato però inutile l’intervento del veterinario a causa delle ferite troppo profonde e così l’animale è morto. L’aggressore è stato allora portato in caserma e identificato. Dovrà rispondere dei reati di uccisione di animale e di detenzione abusiva d’armi. Una sanzione per omessa custodia invece è prevista per i proprietari dei cani.
 
AGI
12 GIUGNO 2013
 
Animali: aquila reale trovata morta in Parco Abruzzo
 
Pescasseroli (L'Aquila), 12 giu. - Su segnalazione delle Guardie del Parco nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise e' stata rinvenuta e recuperata ieri sera la carcassa di un giovane esemplare di Aquila reale, in localita' Vallone Sfondato, nel Comune di Pescasseroli. All'esame del veterinario del Parco, il rapace si presentava putrefatto e svuotato dei visceri, per cui se ne fa risalire la morte a circa una settimana. Il sospetto e' che l'aquila sia stata avvelenata. In considerazione della vicinanza dal Vallone in cui e' stato effettuato il rinvenimento della carcassa con la Valle Cervara, dove nelle settimane precedenti sono stati rinvenuti animali morti per avvelenamento, si potrebbe supporre la stessa causa di morte, ma la conferma o meno si avra' dopo gli esami tossicologici a cui i resti del rapace saranno sottoposti, per un definitivo responso. "La perdita di un esemplare di aquila, afferma il direttore del Pnalm Dario Febbo - la cui popolazione nel Parco e' di 6 coppie, e' molto grave, in quanto impedisce alla specie di tornare a nidificare e insediarsi in aree in passato occupate e attualmente non utilizzate dalla specie".Come per gli altri rinvenimenti di animali morti con sospetto di avvelenamento si procedera' a segnalare alla magistratura competente il ritrovamento.
 
NEL CUORE.ORG
12 GIUGNO 2013
 
ROMA, MAXI-SEQUESTRO DI CAVALLI E BOVINI: "ANIMALI MALTRATTATI"
Il ministero della Salute: anche carcasse nei terreni
 
Si è concluso con la messa in sicurezza di 192 cavalli, asini e pony, e di 15 bovini un maxi-sequestro di animali costretti a vivere in un grave stato di abbandono e maltrattamento tra Colleferro, Segni, Gavignano e Valmontone, in provincia di Roma, e Paliano (Frosinone). L'attività ispettiva, iniziata sei mesi fa - ricorda il ministero della Salute in una nota - ha visto sul campo i veterinari dell'Unità operativa tutela animale del ministero e i carabinieri del Nas di Roma e di Latina, che hanno agito su delega delle Procure della Repubblica di Velletri e Frosinone.
E' una delle piu' grosse operazioni di sequestro di animali maltrattati effettuata sino ad oggi in Italia, sottolinea il dicastero di Lungotevere Ripa. Degli animali sequestrati, 138 equidi sono stati già trasferiti, anche grazie ai mezzi forniti dalla polizia, in strutture idonee delle associazioni animaliste, del Corpo forestale dello Stato o di cittadini che si sono offerti a titolo gratuito. Gli animali, in un gravissimo stato di denutrizione, infestati da parassiti e affetti da numerose gravi patologie - riporta ancora il ministero - pascolavano allo stato brado su terreni in cui sono stati trovati numerosi animali morti e resti di altri che hanno perso la vita nel corso degli anni.
Tra gli altri, moltissime persone e diverse ditte di mangimi hanno partecipato, attraverso donazioni, a sostenere e curare gli animali in questi mesi in una vera e propria gara di solidarietà.
 
LA NUOVA VENEZIA
12 GIUGNO 2013
 
Bracconiere multato dalla polizia in una zona protetta
 
ERACLEA (VE) - Lotta al bracconaggio, nuova un'operazione della polizia provinciale che ha individuato un bracconiere nel cuore della notte. Era nella località di Stretti di Eraclea, nella zona di ripopolamento “La Torre Busatonda”. Da tempo veniva segnalata la presenza di bracconieri nelle ore notturne. Cacciatori di frodo che si aggiravano nei rifugi e nelle zone di ripopolamento e cattura, accompagnati dai loro cani. L’uomo è stato fermato dagli agenti mentre addestrava i cani segugio con lepri e fagiani presenti in abbondanza in quel territorio protetto. I cani segugio lasciati in libertà in questo contesto, con gli odori di animali diversi, spesso non rispondono ai comandi del proprietario e vengono difficilmente recuperati. Gli agenti sono riusciti a trovare un cane che correva nel territorio. La violazione del reato di “addestramento di cani in tempi e luoghi non consentiti”prevede una sanzione amministrativa di 102 euro. «L’attenzione della polizia provinciale in questo periodo è molto alta», spiega l'assessore Giuseppe Canali,«vogliamo arginare questi episodi, e permettere il dovuto riposo biologico delle diverse specie di animali selvatici che ancor popolano il territorio della nostra Provincia. L’attivazione dei servizi serali e notturni da parte dell’amministrazione provinciale ha dato finora buoni risultati, e ciò è molto apprezzato anche dal mondo venatorio.
 
GEA PRESS
12 GIUGNO 2013
 
Bari – sequestrate 5 tartarughe protette
 
Erano nascoste in una scatola trasportata da un’autovettura proveniente dall’Albania, le cinque tartarughe di terra della specie protetta “Testudo Hermanni”.
Il rinvenimento delle testuggini è avvenuto al porto di Bari a seguito dei controlli eseguiti dai funzionari dell’Ufficio delle Dogane di Bari, in collaborazione con i funzionari del Servizio CITES del Corpo Forestale dello Stato ed i militari della Guardia di Finanza.
I rettili sono stati sequestrati ed affidati al Corpo Forestale dello Stato.
Un cittadino albanese è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria per violazione alla Convenzione di Washington sul commercio internazionale della specie di fauna e flora minacciate di estinzione (CITES).
 
ALTA RIMINI
12 GIUGNO 2013
 
Enpa: fermare lo sterminio delle nutrie nel parco di Levante a Cesenatico
Fermare immediatamente lo sterminio delle nutrie nel parco Urbano di Levante, a Cesenatico
 
(Forlì-Cesena). E' quanto chiede di nuovo l'Enpa al Presidente della Provincia di Forlì e al Sindaco della città romagnola, sottolineando "come l'eradicazione di una specie animale, tra l'altro pretestuosamente ritenuta problematica, non sia prevista da alcuna legge del nostro Paese".  In particolare, la Protezione Animali sottolinea come le autorità locali, " sorde di fronte alla grande mobilitazione e alle proteste manifestate dai cittadini di tutta Italia, abbiano deciso di proseguire con l'assurda mattanza senza ricorrere a metodi ecologici incruenti, obbligatori per legge".  "La nutria - sostiene l'Enpa - può essere considerata a tutti gli effetti un animale selvatico, soggetto quindi alle previsioni normative della legge 157/92 la quale, è bene ricordarlo, stabilisce che per il contenimento delle popolazioni, nel caso in cui sussistano reali problemi, debbano essere applicatile soluzioni alternative alle fucilate; soluzioni proposte e valutate dall'ISPRA. Vorremmo anche sapere dalle autorità comunali e provinciali quali sarebbero i problemi legati alla presenza delle nutrie nel parco - prosegue la Protezione Animali -. Risulta infatti difficile credere ad episodi di zoonosi visto che ad oggi non risultano casi documentati di trasmissione di patologie dalla nutria all'uomo o agli animali d'affezione. E vero invece che l'esecuzione di massa rischia di creare le condizioni per un successivo aumento
demografico, causato da una destrutturazione della popolazione di nutrie a favore delle classi d'età più giovani e delle femmine. Ricordiamo inoltre che i maltrattamenti e le uccisioni di animali sono puniti dalla legge 189 del 2004. E' sconcertante che gli enti locali non capiscano quanto uccidere animali sia inutile, dispendioso, contrario alla scienza e alla volontà popolare. Forse il vero obiettivo non è quello di risolvere un presunto problema ma di ottenere consensi facili mostrando all'opinione pubblica un 'volto' decisionista attraverso una soluzione anacronistica oltreché inutile".
 
IL TIRRENO
12 GIUGNO 2013
 
Caccia selettiva ai caprioli maschi aperta già da sabato
 
PISTOIA - La caccia selettiva ai caprioli maschi sarà possibile già dal 15 giugno fino al 15 luglio. Si riparte poi dal 15 agosto al 30 settembre, come sempre. È questa la principale novità delle norme di competenza della Provincia per il calendario venatorio 2013-2014. La caccia selettiva è organizzata secondo Piani di prelievo che pre - determinano la quota di animali che può essere abbattuta, al fine di tenere sotto controllo l'incremento naturale delle popolazioni e di contenerne l'impatto negativo sulle attività agricole e forestali. Il provvedimento, nel rispetto di quanto previsto dalla Legge Regionale 20/2002 sul Calendario venatorio della Regione Toscana, tiene conto inoltre del parere dell'Istituto superiore di protezione e ricerca ambientale (Ispra). Restando al capriolo, femmine e piccoli saranno cacciabili esclusivamente dal 1 gennaio al 15 marzo 2014. Per il cervo maschio adulto, invece, c'è una riduzione dei periodi, dato che quest'anno non sarà possibile iniziare i Piani prima del 2 ottobre (l'anno scorso la caccia di selezione era aperta anche in agosto e settembre). La durata del periodo di prelievo è importante per assicurare che il numero di capi previsto dal Piano sia realizzato, altrimenti è possibile che gli animali abbattuti siano di gran lunga inferiori al programmato e, quindi, insufficienti per controllare le popolazioni. Per le altre specie cacciabili non è ancora possibile definire il calendario venatorio in quanto una recente sentenza della Corte costituzionale è intervenuta sulla legge regionale di riferimento e il provvedimento, che definisce le indicazioni provinciali per la stagione venatoria, è subordinato all'emanazione di nuove direttive regionali.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
12 GIUGNO 2013
 
Più di 400 cervi censiti in località Le Rotte
 
FREGONA (TV) - Più di 400 cervi censiti, in un giorno, in località Le Rotte, in comune di Fregona, sull’altopiano del Cansiglio. Ritorna, dunque, l’emergenza. Che non è data solo dai danni provocati dagli ungulati nei pascoli e nei boschi, ma anche per gli stessi automobilisti. E’ dei giorni scorsi lo scontro tra un’auto, sui tornanti sotto Pian di Spina, ed un cervo. Danni rilevanti, ammette Giacomo De Luca, il sindaco di Fregona, al quale si è rivolto l’automobilista. «Ma ogni giorno», conferma De Luca, «si rivolgono a me dei concittadini che lamentano le razzie provocati nelle loro proprietà da questi animali». Mentre gli allevatori privati stanno ultimando i recenti dei pascoli, dopodomani i sindaci di Farra, Floriano De Pra, di Tambre, Oscar Facchin e di Fregona, De Luca, saranno a Venezia, in Regione, per incontrare, fra gli altri, l’assessore regionale alla caccia Daniele Stival, con il quale affronteranno i di versi problemi rappresentati dall’eccessivo numero di capi in Cansiglio. I tre amministratori rilanceranno la necessità, anzi l’urgenza – così la definiscono - che la Regione riparta con la campagna di cattura. Campagna sospesa l’anno scorso dal presidente della Regione, Luca Zaia, contrario all’abbattimento. Può essere, però, che il pressing dei sindaci questa volta ottenga un risultato almeno parziale. Il programma inizialmente proposto dall’ente ‘Veneto Agricoltura’ prevedeva la caccia di 400 cervi l’anno per un triennio.
 
VARESE NEWS
12 GIUGNO 2013
 
Cagnolino intrappolato sotto terra, liberato dai pompieri
Avvenuta finita bene per un meticcio che si è infilato in un cunicolo rimanendo incastrato: i vigili del fuoco l'hanno liberato in extremis

  
Prov. di Varese Avventura a lieto fine per un cagnolino di Caravate: il piccolo meticcio di colore nero si è trovato bloccato in un cunicolo tra il giardino di una casa e la strada adiacente, dove si è infilato forse inseguendo in modo improvvido una talpa. I proprietati l'hanno sentito guaire disperatamente sotto terra e hanno chiamato i vigili del fuoco: i pompieri arrivati sul posto hanno scavato sotto al cortile e così sono riusciti a raggiungere il cagnolino. Comprensibile la gioia con cui l'animale ha "ringraziato" i pompieri.
 
GEA PRESS
12 GIUGNO 2013
 
Inghilterra – Piccione trafitto da una grossa freccia
PETA offre 1000 sterline di ricompensa per rintracciare il colpevole

  
Una ricompensa di 1000 sterline è stata offerta da PETA a chi fornirà informazioni utili in merito ad una grave episodio di  maltrattamento di animali verificatosi a Lewes, nel sud dell’Inghilterra.
Un piccione trafitto da una grossa freccia, ritrovato domenica scorsa. La  freccia aveva oltrepassato l’addome provocando gravissime ferite purtroppo non curabili. L’animale, infatti, subito trasportato presso il Seahaven Bird Rescue, è risultato inoperabile. I veterinari hanno così provveduto ad addormentarlo.
Secondo le prime ricostruzioni, sembra che il piccione, una volta trafitto dalla grossa freccia, ha tentato di volare trascinandosi penosamente. Un fatto che avrebbe ulteriormente aggravato le ferite procurate agli organi interni dell’animale. Nei luoghi, non erano mai avvenuti fatti di questo genere. Un episodio che indubbiamente ha preoccupato gli abitanti della cittadina.
L’animale era stato trovato in un parco frequentato da famiglie con bambini
 
IL SOLE 24 ORE
12 GIUGNO 2013
 
La Cina sperimenta un contraccettivo maschile, a base di nanoparticelle d'oro
 
di Marco Passarello
 
Non è finora stato trovato un metodo contraccettivo maschile economico, sicuro, reversibile, facile da usare e che non richieda interventi chirurgici. Una nuova proposta in materia arriva dalla Cina, paese particolarmente sensibile al problema demografico.
Il nuovo metodo viene descritto in un articolo pubblicato sulla rivista Nano Letters da Fei Sung, Jung Wang e altri colleghi dell'Università Cinese della Scienza e della Tecnologia, e sfrutta il fatto che gli spermatozoi non sopportano temperature elevate.
L'idea è quella di iniettare nei testicoli delle nanoparticelle d'oro, che possono essere scaldate mediante radiazione infrarossa in modo da applicare il calore localmente. Ottenendo la giusta temperatura si uccidono gli spermatozoi, lasciando intatto il testicolo. Temperature più elevate, invece, provocano una sterilizzazione permanente danneggiando le cellule germinali.
Il metodo è stato provato su sei gruppi di topi. A due gruppi sono state iniettate nanobarre d'oro da 105 µm, ad altri due da 145 µm, e agli ultimi due solo una soluzione salina. I testicoli degli animali sono stati poi esposti a luce laser quasi-infrarossa, a due diverse intensità. Normalmente gli organi hanno una temperatura di 29 °C; a seconda del tipo di nanobarre e dell'intensità della radiazione, li si è portati arrivati a temperature comprese tra 37 e 45 °C.
I topi sono poi stati lasciati liberi di accoppiarsi e procreare. Si è constatato che gli esemplari sottoposti a una temperatura di 37-40 °C, avevano una fertilità ridotta al 10%, che è poi risalita al 50% nel giro di 60 giorni. Gli esemplari portati a 45 °C, invece, sono risultati completamente sterilizzati.
Gli autori della ricerca affermano che il metodo è già perfettamente applicabile agli animali domestici. Per poterlo usare sugli esseri umani occorreranno ulteriori verifiche (per esempio si dovrà accertare che le nanoparticelle non migrino verso altri organi dove potrebbero causare danni). Risolti questi problemi, la tecnica potrebbe rivelarsi vantaggiosa, dato che non richiede interventi chirurgici, ha un effetto solo temporaneo e non altera l'equilibrio ormonale dell'organismo.
 
NEL CUORE.ORG
12 GIUGNO 2013
 
BIELORUSSIA: CANE-EROE AIUTA IL PROPRIETARIO IN CARROZZINA
L'animale spinge l'uomo nella strada allagata (video)
 
La generosità degli animali non ha confini. In questo video, girato da un'automobilista a Lida, in Bielorussia, e pubblicato oggi su YouTube, si vede un cane che, in una strada allagata a causa di un forte temporale, spinge il suo proprietario disabile, costretto a muoversi su una sedia a rotelle, in mezzo all'acqua molto alta. Un cagnolino fedele e coraggioso che lascia a bocca aperta la ragazza a bordo della macchina.
VIDEO
 
CORRIERE.IT
12 GIUGNO 2013
 
Il chihuahua che ama il biliardo
 
Mette in buca una pallina dopo l'altra poi controlla la reazione della padrona, aspettandosi l'approvazione: «Good job», «ottimo lavoro», lo incoraggia lei. Questo chihuahua di nome Raisin potrebbe agilmente candidarsi ai campionati di biliardo all'americana, una volta però che avrà imparato che la nera, pallina n 8, va lasciata per ultima.
Video
 
NEL CUORE.ORG
13 GIUGNO 2013
 
AREZZO, INCUBO ESCHE AVVELENATE: AREE PER CANI SOTTO CONTROLLO
Provincia e Comune in allarme: uccise 5 bestiole
 
Comune e Provincia di Arezzo uniti per contrastare il fenomeno degli avvelenamenti di animali domestici che, negli ultimi mesi, ha portato alla morte di cinque cani nella città toscana e alla registrazione di 150 casi di avvelenamento nel territorio provinciale. Le istituzioni al lavoro insieme all'associazione "Nature and Horse". Secondo quanto riferito in una conferenza stampa, gli avvelenatori usano polpette alla stricnina, micidiali per cani e gatti, ma anche pericolose per i bambini, che sistemano nei parchi pubblici e nelle aree condominiali in una vasta zona compresa tra i quartieri Marchionna e Villa Severi di Arezzo. Per i mesi estivi sono stati annunciati aumenti dei controlli da parte di polizia municipale e provinciale in tutte le zone verdi. Contemporaneamente, saranno allestite zone dedicate ai cani recintate e controllate.
 
LA REPUBBLICA TORINO
13 GIUGNO 2013
 
I padroni litigano, il pit bull attacca un poliziotto gli spara al parco
L'agente intervenuto a sedare una zuffa tra una coppia di giovani, è stato aggredito dal loro cane e per difendersi ha sparato un colpo di pistola ferendo l'animale. Il caso vicino all'Orto botanico del Valentino
 
Un poliziotto, intervenuto a sedare una zuffa tra una coppia di giovani, è stato aggredito dal loro cane e per difendersi ha sparato un colpo di pistola ferendo l'animale. E'successo nel primo pomeriggio al parco del Valentino a Torino. Alcune pattuglie della polizia erano intervenute sul posto per una violenta lite tra due ragazzi, un uomo e una donna, che stava avvenendo in un'area destinata ai cani al parco del Valentino.
Gli agenti hanno intimato alla coppia di smettere, ma senza risultati. A quel punto un poliziotto è entrato nell'area per dividere i due ma il cane di uno di loro, un animale di grossa taglia, forse vedendo l'agente come una minaccia per il padrone lo ha aggredito. A quel punto il poliziotto ha estratto la pistola ed esploso un colpo, ferendo l'animale. Sono stati gli stessi agenti a soccorrere il cane e a portarlo poi alla clinica veterinaria per essere medicato.
 
LA STAMPA
14 GIUGNO 2013
 
Il cane ringhia al Valentino
Un poliziotto gli spara
Altri agenti soccorrono il meticcio boxer-pitbull: ci sarà un’inchiesta


NELLA FOTO - Marina, Giancarlo e Luna: ieri al parco i due ragazzi stavano litigando, parole forti che hanno agitato Luna.

  
Massimo Numa
 
Torino - Area cani del parco Valentino, lato corso Massimo D’Azeglio. Alle 14,25 un passante segnala a una pattuglia della polizia che due persone, un ragazzo e una ragazza, stanno litigando. Gli agenti raggiungono, a piedi, la zona. Sentono le urla. Uno di loro entra nel recinto, dove c’era solo il cane della coppia, un incrocio tra un boxer e un pitbull, peso 25 chili, di sette anni, femmina, di nome Luna. Cerca di calmarli. Il cane, secondo la ricostruzione della polizia, si avvicina minacciosamente, ringhiando. L’agente decide che sono venute meno le condizioni di sicurezza, estrae la Beretta d’ordinanza e esplode un solo colpo contro l’animale, centrato all’addome. 
La grande paura  
I poliziotti sono i primi a soccorrere subito Luna, assieme ai proprietari che, nel frattempo, hanno smesso di litigare. La avvolgono in una coperta e la trasportano alla clinica veterinaria della Colletta. Qui è sottoposta a una lunga operazione per ridurre le lesioni causate dal proiettile: un polmone è stato perforato, il diaframma e una costola risultano fratturate. Condizioni gravi ma stazionarie. Luna potrebbe cavarsela ma sarà un recupero lento e complicato, dagli esiti incerti. 
Tutto per una lite  
Racconta Giancarlo Mangino: «Colpa mia, stavamo litigando furiosamente, purtroppo ho l’abitudine di alzare troppo la voce, litigavamo per una fesseria. Ho visto arrivare i poliziotti, ho cercato di spiegare che non era accaduto nulla di grave. Luna s’è spaventata, ha iniziato ad abbaiare, a ringhiare». Aggiunge Marina, la fidanzata: «Ho visto che il poliziotto si stava innervosendo, ho visto che armeggiava con la fondina, allora gli ho urlato: “Lo prendo io il cane, lo prendo io”. Ma ha estratto la pistola, ha mirato e ha sparato..., il cane era lontano, almeno tre metri. Perché?». 
Diversa la versione resa alla polizia da alcuni testimoni. La lite sembrava molto violenta, l’agente tentava di calmare gli animi ma il cane sembrava pronto a scagliarsi contro il poliziotto. Ci sarà un’inchiesta (i proprietari presenteranno un esposto alla Procura) ma - almeno in questa fase - non sarebbero stati presi provvedimenti a carico dell’agente che ha sparato il colpo di pistola. 
I ragazzi, nel pomeriggio, non hanno lasciato la clinica dove era in corso l’operazione. Con loro, visibilmente dispiaciuti, i poliziotti che avevano soccorso Luna. «Non hanno perso tempo, Luna dopo che era stata ferita ha fatto ancora qualche passo, ha guaito per il dolore, poi s’è accasciata vicino a un albero. Si vedeva il foro d’entrata del proiettile, aveva cercato anche di alzarsi ma non ci riusciva più. Siamo saliti anche noi sull’auto della polizia, non possiamo che ringraziarli. Ma penso - dice Claudio, 24 anni, universitario - che sia stata una reazione esagerata. Luna è un cane dolcissimo, tutt’altro che aggressivo, si era agitato per la situazione. Non doveva sparargli, l’avremmo calmata noi, se ci avesse dato qualche istante di tempo». Ma i protocolli di sicurezza di chi opera in un contesto come quello lasciano poco spazio ai «se» e ai «ma». Gli operatori hanno la facoltà di decidere quando arriva il momento di tutelare la propria sicurezza, minacciata da fattori imprevedibili.  
Il lieto fine  
Alle 20, Luna esce dalla camera operatoria. I chirurghi della clinica della Colletta spiegano che è fuori pericolo. Hanno dovuto suturare il polmone trapassato dal proiettile, che per fortuna era fuoriuscito. «Mi hanno detto che ci vorranno alcuni giorni di convalescenza - spiega Giancarlo, finalmente sollevato -, poi tornerà a casa».  
I responsabili della questura hanno avviato un’indagine interna per valutare se il comportamento dell’agente sia stato corretto o no, un atto dovuto, quando vengono esplosi colpi di pistola. 
 
NEL CUORE.ORG
15 GIUGNO 2013
 
TORINO, CANE RINGHIA AL PARCO E IL POLIZIOTTO GLI SPARA: POLEMICHE
L'animale dovrebbe farcela a guarire. Avviata un'inchiesta
 
Polemiche a Torino. Nell'area-cani del parco del Valentino, sul lato che dà su corso Massimo D'Azeglio, nei giorni scorsi, una pattuglia della polizia è intervenuta per calmare due fidanzati che stavano litigando. Il cane della ragazza - racconta "La Stampa" - ha ringhiato contro il poliziotto, che ha preso in mano la pistola e ha fatto partire un colpo che ha raggiunto il cane all'addome. I colleghi dell'agente hanno soccorso l'animale e lo hanno portato in uno studio veterinario, dove è stato operato. Le sue condizioni sono critiche, però i medici sono ottimisti sulla guarigione dell'animale. Sotto choc i proprietari, convinti che non c'era alcun motivo di sparare alla bestiola, perché - secondo la loro versione - sarebbe stato sempre distante dal poliziotto. Al via un'indagine della polizia per chiarire i dubbi sulla dinamica dell'episodio.
 
NEL CUORE.ORG
13 GIUGNO 2013
 
NAPOLI, "COLLARI CAPPIO" PER DUE ROTTWEILER: DENUNCIATO 49ENNE
La polizia: addestrava i cani per le lotte clandestine
 
Denunciato il proprietario di due rottweiler per maltrattamento di animali, dopo che la polizia ha scoperto che i cani venivano tenuti legati in modo tale da farli diventare aggressivi per poi utilizzarli nei combattimenti. E' successo nei giorni scorsi a Napoli. I due esemplari, di circa tre anni, sono stati trovati dagli agenti legati ad un albero di un'aiuola con "collari cappio", cioè collari stretti per innervosirli. Dopo questo tipo di trattamento, i cani vengono usati di solito per i combattimenti clandestini.
Secondo i poliziotti, anche in questo caso il proprietario maltrattava gli animali per addestrare i cani al combattimento. Per questo motivo il proprietario, un uomo di 49 anni che gli agenti ritengono vicino al clan camorristico Mazzarella, è stato denunciato. I due rottweiler, invece, sono stati posti sotto sequestro ed affidati ai medici dell'Asl dell'ospedale veterinario del Frullone, nella città partenopea.
 
L’ECO DI BERGAMO
13 GIUGNO 2013
 
Labrador chiuso in auto al sole
I proprietari denunciati dai vigili
 
Momenti di tensione nel primo pomeriggio di mercoledì a Bergamo in via San Tomaso. In ausilio ai vigili del fuoco, la polizia locale è intervenuta per prestare soccorso a un giovane labrador dimenticato in auto dal suo proprietario. Zara, di 8 anni, era accucciata all'interno di un'autovettura sotto il cruscotto anteriore. Le sue condizioni sono apparse subito critiche, nonostante l'intervento dei pompieri che tentavano di raffreddare la carrozzeria del veicolo con getti di acqua fredda. Immediata la decisione: si deve rompere il vetro. Nel frattempo è sopraggiunto il veterinario, precedentemente allertato, che ha prestato i primi soccorsi all'animale, che ormai respirava affannosamente. Rintracciati i proprietari, mediante la lettura del microcip, sono stati denunciati per abbandono di animali ai sensi dell'art. 727 c.p. Visibilmente dispiaciuti, i proprietari hanno raccontato di essersi dimenticati involontariamente di Zara.
 
L’ECO DI BERGAMO
14 GIUGNO 2013
 
E' morta Zara, il labrador dimenticato in auto sotto il sole
 
Bergamo - Sembrava proprio che si fosse salvata, Zara,  dimenticata in auto sotto il sole mercoledì intorno all'ora di pranzo. Invece non ce l'ha fatta.
Zara è un cane, un labrador di otto anni che i padroni hanno lasciato nella loro jeep nella zona dell'Accademia Cararra e che era riuscita a farsi notare dopo un paio d'ore da alcuni passanti che avevano chiamato la polizia locale. Per  cercare di liberarla erano accorsi i vigili del fuoco e un veterinario: l'animale si trovava all'interno della vettura, rannicchiato sotto il cruscotto anteriore, ormai con respiro affannoso.
I vigili del fuoco avevano rotto il vetro dopo aver tentato invano un raffreddamento dell'automobile con getti d'acqua. Dopo averla estratta dall'abitacolo rovente, Zara è stata curata da un veterinario: era in condizioni critiche. Così critiche che alle 3 di notte è morta.
I proprietari sono stati rintracciati attraverso il microchip e sono stati denunciati per "abbandono di animali" ai sensi dell'art. 727 del codice penale.
 
IL CENTRO
13 GIUGNO 2013
 
Parco sotto attacco: uccisa un’aquila reale
 
PESCASSEROLI (AQ) - Un giovane esemplare di aquila reale potrebbe essere l'ultima vittima della mano violenta dell'uomo all'interno del Parco nazionale d'Abruzzo. Area protetta che per i sindaci della Comunità del Parco è sempre più sotto assedio da parte di «un manipolo di delinquenti». Su segnalazione delle guardie del Parco è stata infatti rinvenuta e recuperata la carcassa di uno splendido rapace, in località Vallone Sfondato, nel comune di Pescasseroli. Si fa avanti la pista dell'avvelenamento anche se la certezza si avrà solo tra qualche giorno, al termine degli esami tossicologici. Sul posto del ritrovamento è intervenuto il veterinario. La morte risalirebbe a circa una settimana fa. Vista la vicinanza del Vallone con l'area della Valle Cervara, zona dove nei mesi scorsi sono stati rinvenuti volpi, faine, talpe e carcasse di lupi morti proprio per avvelenamento – si suppone per il giovane rapace la stessa causa di morte. «La perdita di un esemplare di aquila, la cui popolazione nel Parco è di 6 coppie, è molto grave» commenta il direttore del Parco, DarioFebbo «in quanto impedisce alla specie di tornare a nidificare». Molto duro l'intervento della Comunità del Parco, secondo cui «la scoperta di bocconi avvelenati, depositati ad arte nell' area protetta, segnala un'escalation nell'azione distruttiva con l'intento di colpire in massa gli animali del Parco». Come per gli altri rinvenimenti di animali – i lupi morti per sospetto di avvelenamento sono saliti a 14 dall'inizio dell'anno – si è proceduto a segnalare alla magistratura l'accaduto.
 
CORRIERE DI NOVARA
13 GIUGNO 2013
 
Gufo ferito salvato a Casaleggio dall'Anpana
A Comignago recuperato, invece, un piccolo allocco

Monica Curino

  
CASALEGGIO (NO) – Prosegue l'attività delle guardie ecozoofile dell'Anpana di Novara nel soccorso e salvataggio di animali in difficoltà.
Nelle ultime ore le guardie novaresi, coordinate da Francesco Ragusa, hanno recuperato a Casaleggio un gufo comune, rimasto ferito. Nella giornata di ieri, invece, mercoledì 12 giugno, le guardie hanno proceduto al recupero di un piccolo allocco nella parte alta della provincia di Novara, a Comignago.
Interventi che l'Anpana mette in atto grazie a segnalazioni di residenti, ma anche grazie alla costante presenza delle guardie un po' in tutto il territorio novarese.
 
AGI
13 LUGLIO 2013
 
Animali: forestale ritrova due pulcini aquila rubati ad Agrigento
 
Palermo - Due pulcini di aquila del Bonelli rubati da un nido nell'Agrigentino lo scorso 8 maggio sono stati ritrovati dalla sezione investigativa Cites del Corpo forestale dello Stato in un rudere delle campagne di Alessandria. Un uomo e' stato denunciato per violazioni della normativa sulle specie protette e sulla caccia e per maltrattamento animali. Durante la perquisizione, nell'immobile e' stato scoperto anche un laboratorio clandestino per la riproduzione di anelli di marcaggio, certificati Cites olandesi falsi, corde e chiodi d'arrampicata e strumenti per il bracconaggio, oltre a numerosi animali morti conservati in congelatore. Coordinati dal sostitutuo procuratore di Agrigento, Brunella Sardoni, gli accertamenti condotti dalla Forestale hanno portato al ritrovamento e al sequestro oltre che dei due esemplari di aquila del Bonelli anche di sei falchi pellegrini catturati illegalmente. Dalle indagini sarebbe emerso che tutti gli animali ritrovati sarebbero poi stati immessi nel mercato clandestino, dove un esemplare di aquila del Bonelli accompagnato da documenti falsi o riciclati puo' valere fino a 15 mila euro.
 
GEA PRESS
13 GIUGNO 2013
 
Da Agrigento al Piemonte – La Forestale recupera le Aquile del Bonelli trafugate al nido. Una, però, era finita in … “discarica”
Brillante operazione della Sezione Investigativa Cites del Corpo Forestale dello Stato. Sequestrati anche sei Falchi pellegrini. Il sospetto su una rete di trafficanti che coinvolge mezza Europa ed oltre
 
Un intervento immediato che ha portato a poco più di un mese dal furto avvenuto in un nido di Aquila del Bonelli dell’agrigentino (vedi articolo GeaPress),  al recupero degli stessi pulcini presso un casolare immerso tra le risaie dell’alessandrino.
Una complessa attività di intelligence che ha riguardato anche un particolare triste. Uno dei due animali era stato infatti gettato, ormai morto, in un terreno tra le risaie.  Da accertare se le cause della morte sono da ricollegarsi alla detenzione oppure se l’animale era già malato al momento del prelievo.
Un quadro allarmante che si ricollega ad altra indagine della Sezione Investigativa Cites che aveva scoperto nell’ottobre 2010 (vedi articolo GeaPress)  un considerevole giro di rapaci rubati dai nidi siciliani, riciclati all’estero e poi  in attesa di definitiva destinazione  presso alcuni centri del nord Italia. Animali che vengono poi venduti anche nei paesi arabi come a falconieri nostrani. Da rilevare come nella precedente operazione del Corpo Forestale dello Stato  era stata rilevata la possibile provenienza olandese di documentazione falsa, utile per il riciclaggio nel mercato legale. Proprio dall’Olanda, sembrano ora provenire i certificati Cites falsi che sarebbero stati trovati nel laboratorio clandestino alessandrino ove è stata sequestrata l’Aquila del Bonelli e ben sei Falchi pellegrini anch’essi di provenienza illecita.
Durante la perquisizione nell’immobile, la Sezione Investigativa Cites diretta dal Responsabile Operativo Marco Fiori, ha rinvenuto l’attrezzatura per la riproduzione di anelli di marcaggio, certificati Cites olandesi falsi, corde e chiodi d’arrampicata, strumenti per il bracconaggio, oltre a numerosi animali morti conservati in congelatore. Il presunto responsabile dell’illecito è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria per violazioni alla normativa Cites e di quella sulla caccia. Poi anche il reato di  maltrattamento animali.
Le indagini sono tutt’ora in corso e si sono avvalse delle perquisizioni avvenute tra l’altro a Piazza Armerina (EN), Licodia Eubea (CT) e Catania. Oggetto dell’indagine sarà ora la mole di materiale rinvenuto nel casolare dell’alessandrino.
Sembrerebbe che l’autore del furto si sia recato nel pomeriggio dell’otto maggio a depredare il nido della rara Aquila. Poi, in treno, ha risalito la penisola in compagnia delle due Aquile
Secondo le prime rilevanze investigative sembrerebbe che  tutti gli animali ritrovati dovevano servire  a rifornire il mercato clandestino, dove un esemplare di Aquila del Bonelli accompagnato da documenti falsi o riciclati può valere fino a 15 mila euro. La cattura dei due pulcini, ancora non abili al volo, ha comportato, secondo il Corpo Forestale dello Stato,  un danno gravissimo alla conservazione di questa varietà di rapace, tutelata dalla Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna minacciate di estinzione. Soltanto una ventina di coppie, afferma sempre il Corpo Forestale dello Stato, sopravvivono in natura nel nostro Paese. Tutte nidificano in Sicilia, dove sono costantemente minacciate.
Nel condurre le indagini, gli Agenti si sono avvalsi di fonti confidenziali e del supporto informatico e specialistico dei volontari della Lipu e del Coordinamento Tutela Rapaci Sicilia. “Ci troviamo innanzi ad un commercio vasto e ben ramificato – ha riferito a GeaPress il Responsabile Operativo del Servizio Investigativo Cites  del CFS, Marco Fiori – Numerosi spunti investigativi ci inducono a pensare che l’operazione odierna si può in qualche maniera ricollegare alle precedenti indagini che hanno rilevato un vasto giro di personaggi residenti in più paesi europei e dediti a questi commerci. I nidi siciliani sono particolarmente ambiti – ha aggiunto il Responsabile della Sezione Operativa - Un commercio molto pericolo per la conservazione della natura“.
Dal 2010 ad oggi sono stati sequestrati oltre 60 rapaci protetti, tra cui Aquile del Bonelli, Capovaccai, Falchi lanari e pellegrini. Per l’Aquila del Bonelli sequestrata nell’alessandrino, si spera ora  di poterla liberare così come avvenuto nel corso di precedenti sequestri. Liberazioni che in genere avvengono con la tecnica dell’hacking, ovvero rimettendo gli animali vicino al nido di provenienza, o introdotti in un progetto di conservazione della specie, come è avvenuto per Turi, un maschio di Aquila del Bonelli liberato lo scorso dicembre nel palermitano (vedi articolo GeaPress). Un progetto che vede coinvolti anche il Centro Recupero Fauna Selvatica della Lipu “Bosco di Ficuzza”, nel palermitano, insieme agli specialisti della Riserva Regionale del Lago di Vico, nel Lazio, che hanno recentemente curato e preparato al ritorno in natura.
Le indagini che hanno ora portato al clamoroso risvolto sono state coordinate dalla dott.ssa Brunella Sardoni, Sostituto Procuratore della Procura della Repubblica di Agrigento. Da rilevare come il Responsabile Operativo della Sezione Investigativa Cites del Corpo Forestale dello Stato Marco Fiori, è stato recentemente premiato a Bangkok, in occasione del meeting della Convenzione di Washington (vedi articolo GeaPress ). Un premio  rilasciato da Species Survival Network solo a pochissime personalità che si sono distinte a livello mondiale nell’azione di contrasto internazionale contro i trafficanti di fauna selvatica.
 
LA NUOVA VENEZIA
13 GIUGNO 2013
 
Vergognoso uccidere un povero animale

Alessandro Abbadir

 
STRA (VE) - Continua a creare sgomento e dibattito a Stra e sul nostro sito web l’uccisione di un cane da parte di un 47enne di Stra che ha straziato il povero animale con un coltello da caccia. La colpa dell’animale era di essersi azzuffato con il suo cane mentre l’uomo era a passeggio vestito in tuta mimetica per la strada in via San Crispino, nella frazione di San Pietro. L’animale era scappato con un altro da una casa perché il proprietario, prendendo l’auto, aveva lasciato aperto il cancello. Intanto sulla vicenda sta indagando la magistratura dopo la denuncia per uccisione di animale e porto abusivo d’armi. Numerosi i commenti sul sito della Nuova di Venezia e Mestre. Per Paolo Sabino «è veramente vergognoso e inverosimile quello che è successo, un animale ucciso per una banale lite». Massimo Trevisanato si chiede «dove andava questa persona vestita in tuta mimetica per la strada, armato di un coltello da caccia? Si credeva forse Rambo?». Altri lettori cercano di capire la reazione dell’uomo che si è visto aggredito da due cani, ma suscitano la reazione di chi un gesto del genere lo condanna a prescindere. I proprietari del cane ucciso, il povero Lupo, sono intenzionati ad andare fino in fondo a questa storia, trascinando in Tribunale l’uomo che ha ucciso l’animale e che camminava per la strada armato di un grosso coltello da caccia. La reazione del 47enne è apparsa a tutti davvero spropositata di fronte ad una minaccia che non sembrava così letale come quella rappresentata dai due cani meticci , visto che poi nessuno dei due animali aveva morsicato l’uomo. Della vicenda si sta interessando anche l’Enpa, l’Ente nazionale di protezione degli animali.
 
GAZZETTA DI MANTOVA
13 GIUGNO 2013
 
Cane annegato nel canale Assolto il camionista
 
MARMIROLO (MN) - «Un gesto orrendo. Solo un sadico poteva ammazzare un cane in quel modo terribile. Legargli attorno al collo un pezzo di cemento e gettarlo in acqua. Per lui non ci sono attenuanti e chiedo il massimo della pena. Un anno». Una requisitoria di fuoco quella del procuratore capo Antonino Condorelli al termine del processo che ha visto sul banco degli imputati Gianguido Zanini, il camionista ritenuto responsabile dell’atroce soppresione di un segugio di tre anni. Il giudice Stefano Aresu, però, ha ritenuto insufficienti gli indizi di colpevolezza dell’imputato e l’ha assolto. Il numero uno della Procura non demorde. Ha deciso di chiedere l’incriminazione per falsa testimonianza del proprietario del cane che alcuni giorni prima l’aveva affidato al camionista. Un’accusa gravissima che può portare fino a sei anni di carcere. «Quel cane aveva il destino segnato, se ne volevano sbarazzare e l’unico modo certo era quello di far sparire le sue tracce. Chi altri poteva avere interesse ad eliminarlo in quel modo per farne sparire le tracce?». La difesa di Gianguido Zanini ha ovviamente respinto l’ipotesi dell’accusa, facendo presente che per i cacciatori sopprimere un animale va contro ogni logica. «Quel segugio l’aveva avuto in prestito da un cacciatore di Castelletto Borgo perché fosse addestrato. Cosa che è avvenuto fino a quando, un giorno, ha fatto perdere le sue tracce. Zanini l’ha cercato più volte, lasciando anche in zona i suoi abiti per far sì che l’odore attirasse l’animale e lo facesse tornare nel punto dal quale era fuggito». Una tesi rigettata dal procuratore convinto della colpevolezza dello Zanini e della complicità di chi glielo aveva prestato che, come già accennato, sarà indagato dalla procura per falsa testimonianza. Roma, la segugia di tre anni, era stata ritrovata morta nel maggio del 2008 nel canale Fossa Pozzolo, nei pressi della chiusa di Marengo. Aveva un pezzo di cemento legato attorno al collo. A denunciare il camionista erano state le guardie dell’Anpana dopo due mesi di indagine durante i quali le guardie zoofile avevano raccolto numerose testimonianze e dopo aver atteso gli esiti dell’autopsia . La cagnetta non poteva avere alcun scampo: era stata gettata nel canale con quindici chili dl cemento legati attorno al collo con una corda. È stata riconosciuta grazie al microchip, per fortuna ancora leggibile, nonostante la lunga permanenza in acqua.
 
ANSA
13 GIUGNO 2013
 
Maltrattamenti animali sono reati penali
Ente nazionale protezione animali sollecita denunce
 
TRENTO - Maltrattare o uccidere senza giustificazione un animale e' un delitto, un reato punibile fino tre anni di reclusione, stabilito dal codice penale. Informare e sensibilizzare tutte le forze dell'ordine e i cittadini sul fatto che anche gli animali godano di diritti alla vita, e' stato l'obiettivo del primo seminario organizzato dall'Ente nazionale per la protezione degli animali (Enpa) a Trento, dal titolo 'La tutela giuridica e i diritti degli animali', sollecitando le denunce.
 
IL TIRRENO
13 GIUGNO 2013
 
Festa per Paco, il cane che salvò la bimba

Marzia Ara

 
CALCI (PI) - Paco è un cane speciale. Anche per questo merita un trattamento particolare. I suoi padroncini lo considerano come un familiare aggiunto, a pieno titolo. La bestiola, un incrocio pechinese – shuz, ha compiuto 18 anni e l’evento non è passato sotto silenzio. Gli hanno preparato una simpatica festicciola con tanto di torta e candeline di contorno. Nell’abitazione della Cagnola, al centro del paese, Fiorenzo e Michela Pellegrini con la figlia Marzia e il genero Francesco hanno solennizzato la maggiore età dell’amico a quattro zampe. Quando la bestiola aveva pochi anni, ha salvato Marzia bambina la quale in un laghetto su un monte pisano si era trovata in grave difficoltà. Racconta Fiorenzo: «La bimba stava annaspando nelle acque minacciose a causa della presenza di foglie di ontano. Paco ha spiccato un salto dall’alto della grotta sovrastante richiamando la nostra attenzione. Un intervento che è risultato provvidenziale. Non solo: l’ha afferrata per le vesti spingendola a riva». «Ma poi – fa eco Michela – la gente che conosce Paco lo circonda di coccole. I passanti sorridono quando, sul marciapiede, procede senza guinzaglio, davanti a noi, e autonomamente si ferma quando il semaforo segna rosso per ripartire allorché scatta il verde. Da non crederci”. Felice di vivere, il cane mangia con buon appetito e ama giocare, instancabile. «Considerando la situazione anagrafica del mondo animale – annota un vicino di casa – Paco dimostra ancora la vivacità di un cucciolo».
 
GEA PRESS
13 GIUGNO 2013
 
Colleferro (RM) – Concluso il sequestro di cavalli e mucche. I fatti vennero denunciati da Striscia La Notizia
I dati del Ministero della Salute – Gli interventi dell'U.O. Tutela Animali e NAS dei Carabinieri
 
Si è concluso in questi giorni il maxi sequestro di equidi e bovini di Colleferro (RM). Gli animali sono stati tratti in salvo dopo la denuncia di Striscia la Notizia e di Italian Horse Protection.
Oltre a Colleferro, situazioni tali da fare scattare il sequestro si riscontrarono nei Comuni di Segni, Gavignano, Valmontone e Paliano. Tutti animali che, stante il comunicato del Ministero della Salute, sarebbero stati rinvenuti in un grave stato di abbandono e maltrattamento.
La complessa attività ispettiva, afferma il Ministero, è iniziata sei mesi or sono ed ha visto sul campo i veterinari dell’U.O. Tutela Animale del Ministero e i Carabinieri del NAS di Roma e di Latina che hanno operato su delega delle Procure della Repubblica di Velletri e Frosinone. Si tratta di una delle più grosse operazioni di sequestro di animali effettuata sino ad oggi in Italia. Ad essere messi in sicurezza sono stati 192 cavalli, asini, pony e 15 bovini. Di questi,  138 equidi sono stati già trasferiti ricorrendo anche all’ausilio dei mezzi forniti dalla Polizia di Stato, presso strutture idonee delle associazioni di protezione animali, del Corpo Forestale dello Stato o di privati cittadini che si sono offerti a titolo gratuito.
Gli animali, sarebbero stati rinvenuti secondo il Ministero in un gravissimo stato di denutrizione, infestati da parassiti e affetti da numerose patologie. Di fatto pascolavano allo stato brado in alcuni terreni dove, numerosi,  sono stati trovati morti. Alcuni  resti erano relativi a decessi verosimilmente avvenuti nel corso degli anni.
Alla buona riuscita dell’operazione, coordinata dalla Direzione Generale della Sanità Animale e dei Farmaci veterinari del Ministero della salute, hanno contribuito l’azione sinergica tra le Istituzioni coinvolte e la collaborazione con le associazioni di protezione degli animali. Numerosi cittadini, diverse ditte farmaceutiche e mangimistiche inoltre hanno partecipato, attraverso donazioni, a sostenere e curare gli animali.
 
GEA PRESS
14 GIUGNO 2013
 
Colleferro (RM) – L’emergenza continua
Associazioni di diverso avviso rispetto al Ministero della Salute: cavalli ancora da sequestrare ed altri poco sicuri
 
“Le operazioni non sono affatto concluse“. Così le associazioni Legambiente, ENPA, Italian Horse Protection e Rifugio degli Asinelli scrivono a poche ore di distanza dal comunicato del Ministero della Salute  (vedi articolo GeaPress) che aveva invece annunciato l’avvenuta conclusione degli interventi di sequestro a Colleferro (RM).
Tutti, però, concordano sul fatto che si tratti di un intervento inedito nel panorama italiano dei sequestri di equidi. “E’ urgente proseguire per mettere in sicurezza molti animali che in questo momento sono a rischio – spiegano le associazioni -  A differenza di notizie a più riprese circolate sulla stampa, la messa in sicurezza degli animali è lontana dalla sua conclusione“.
Un sicuro affidamento sarebbe stato trovato solo per 11 tra asini, muli e bardotti. I volontari stanno ora valutando  altre disponibilità, che appaiono però sempre insufficienti per riuscire a portare via da lì tutti gli altri animali. Ad avviso di Legambiente, Italian Horse Protection, ENPA e Rifugio degli Asinelli, permane anche l’esigenza di fondi. Spese veterinarie, di alimentazione, di trasporto, solo per citare le più frequenti durante questo primo periodo.
Sarebbero inoltre da sequestrare cinque cavalli, tre dei quali si troverebbero a vagare vicino al cimitero di Colleferro. Gli altri due, invece, sarebbero nel Comune di Segni. Altri 55 equini sarebbero solo “formalmente sequestrati“, ed invece, secondo le associazioni, ancora da portare al sicuro.  Stessa situazione, ovvero il “formale sequestro”, per 15 bovini.
L’impegno delle associazioni è stato e rimane fondamentale. Il sequestro è iniziato grazie alla denuncia, nel gennaio scorso, dell’Italian Horse Protection (a cui Striscia la Notizia ha dato visibilità mediatica), pur essendo la vicenda nota a molte Autorità da anni, e senza la copertura finanziaria garantita dalla raccolta fondi promossa dalle associazioni non sarebbe stato possibile iniziarlo e portarlo avanti.
In totale si tratterebbe di 190 animali posti sotto sequestro.
 
GEA PRESS
13 GIUGNO 2013
 
Palermo – Le zanne presso la casa d’aste
Intervento del Servizio Cites del Corpo Forestale della Regione siciliana
 
Due chili e mezzo di zanne in avorio, sequestrate ieri a Palermo dagli Agenti  del Servizio CITES del Corpo Forestale della Regione Siciliana a seguito di attività di controllo sul commercio illegale di flora e fauna protetta dalla Convenzione di Washington.
Le zanne, riferisce la Forestale siciliana,   si trovavano esposte per la vendita preso una casa d’aste  con sede a Palermo. Quanto sequestrato rientra tra le parti di animali morti considerate nel’Allegato “A” del regolamento CE 338/97. Dovrebbero godere di un regime di massima protezione, trattandosi di parti di  specie a forte rischio di estinzione e la cui commercializzazione all’interno della Comunità Europea può avvenire esclusivamente a seguito di una certificazione CITES rilasciata dagli uffici competenti e solo  dopo aver accertato la legale introduzione nella CE.  Le specie selvatiche, infatti, sono oggetto della tutela a prescindere dal loro stato di animali “vivi”, “morti” o loro “parti” e “prodotti derivati”.
La legale detenzione di tali reperti sarebbe però possibile, afferma il Servizio Cites della Forestale siciliana,  ma solo nel caso di denuncia di possesso effettuata entro l’anno 1992. Questi oggetti, però, non possono essere alienati se non dopo il rilascio di apposita certificazione.
Gli Agenti pertanto, in assenza della certificazione richiesta,  hanno proceduto  al sequestro delle zanne e al deferimento all’Autorità Giudiziaria del titolare dell’attività. Lo stesso ha dichiarato di aver acquisito in buona fede i reperti,  non essere a conoscenza della normativa vigente.
Non è la prima volta che in Italia avvengano sequestri di avorio ma anche di corni di rinoceronte, presso case d’asta.
 
CORRIERE DEL TICINO
13 GIUGNO 2013
 
Fermata rete di trafficanti di cani
I cuccioli giungevano a Ginevra dall'Ungheria ed erano venduti per strada
 
GINEVRA - Due reti di trafficanti di cuccioli di cane sono state smantellate dalle autorità veterinarie romande e dalla sezione antifrode doganale. Provenienti dall'Ungheria, i cuccioli giungevano a Ginevra ed erano venduti principalmente per strada - in particolare alla stazione - come pure negli altri cantoni della Svizzera romanda.
Secondo il Dipartimento ginevrino della sanità, che ne dà notizia oggi, il traffico ha coinvolto 255 cani appartenenti a razze di piccole dimensioni quali Yorkshire, Chihuahua, Shi-Tsu. Gli animali erano venduti per strada per somme che raggiungevano i 1500 franchi, senza documenti che ne attestavano l'origine o il pedigree. Le identificazioni elettroniche non corrispondevano peraltro alle esigenze legali elvetiche.
Gli animali erano generalmente in cattivo stato, afflitti da patologie quali parassiti intestinali, diarree acute e malformazioni cerebrali. Secondo l'autorità ginevrina numerosi cuccioli sono stati curati e ricoverati in clinica veterinaria. Tutti vivono ora con il loro proprietario.
 
NEL CUORE.ORG
13 GIUGNO 2013
 
LA FORESTALE: STOP AL COMMERCIO ILLEGALE SUL WEB DI SPECIE PROTETTE
Pronta l'intesa con due siti celebri di annunci in rete
 
Dire basta al commercio illegale degli animali e delle piante in via d'estinzione su internet. Ecco l'obiettivo del protocollo d'intesa che verrà firmato dal Corpo forestale dello Stato e dai siti di inserzioni on-line "eBay Annunci" e "Subito.it".
Il commercio elettronico di specie protette - spiega una nota della Forestale - ha assunto negli ultimi anni una dimensione particolarmente significativa. Per questo motivo è stato costituito presso il Servizio Cites un gruppo di lavoro per il controllo del commercio via web di animali e vegetali appartenenti a specie protette. L'intesa - rivela Quotidiano.net - mira a tutelare da eventuali truffe via web gli inconsapevoli acquirenti o gli inserzionisti da truffatori e venditori illegali che, restando anonimi, cercano d'aggirare le regole.
 
AGEN PARL
14 GIUGNO 2013
 
SPECIE PROTETTE: ARRIVA IL PRIMO CODICE DI REGOLAMENTAZIONE PER IL COMMERCIO SU INTERNET
 
Roma – STOP al commercio illegale degli animali e delle piante in via d’estinzione su internet. Questo l’obiettivo del protocollo d’intesa che verrà firmato dal Corpo forestale dello Stato e da eBay Annunci e Subito.it, due dei più noti siti di annunci in lingua italiana, che da soli raggruppano il 90% del mercato delle inserzioni on-line. I dettagli dell’iniziativa promossa dal Corpo forestale verranno resi noti martedì 18 Giugno alle ore 10.30 presso il Parlamentino delle Foreste, Via G. Carducci, 5 Roma. Il commercio elettronico di specie protette ha, infatti, assunto negli ultimi anni una dimensione particolarmente significativa visto il proliferare di siti specializzati nelle vendite on-line. Per questo il Corpo forestale dello Stato ha costituito presso il Servizio CITES Centrale un gruppo di lavoro per l’attuazione del monitoraggio e il controllo del commercio via web di animali e vegetali appartenenti a specie protette. Scopo dell’attività svolta dalla Forestale in sinergia con Ebay Annunci e Subito.it è quello di tutelare da eventuali truffe via web gli inconsapevoli acquirenti o gli inserzionisti da truffatori e venditori illegali che, nell’anonimato, cercano di aggirare le regole della CITES. Alla presentazione del primo codice di regolamentazione per il commercio su internet di animali e vegetali protetti parteciperanno: Cesare Patrone, Capo del Corpo forestale dello Stato, Gioia Manetti, General Manager eBay Annunci, Daniele Contini, Chief Executive Officer di Subito.it, Ciro Lungo, Responsabile del Servizio CITES Centrale del Corpo forestale dello Stato e Giovanni Coviello, funzionario del Servizio CITES. Durante l’incontro sarà presentato anche il rapporto relativo dell’attività operativa 2012 svolta dal Servizio Cites del Corpo forestale dello Stato nel contrasto ai traffici illegali di specie in via d’estinzione e i dettagli di un’importante operazione sul traffico di specie protette.
 
TG COM 24
13 GIUGNO 2013
 
L’UE approva il pet passaport
Possibile viaggiare con fino a 5 animali
 
Viaggiare all’interno dei 27 Paesi dell’Unione Europea con il proprio animale domestico diventa più facile. Il Consiglio dei Ministri europeo ha dato via libera a una decisione del Parlamento europeo che favorisce il trasporto di un cane o un gatto (ma anche un furetto) da un Paese all’altro dell’Unione, purché l’animale sia dotato di uno specifico passaporto e sia in regola con le vaccinazioni richieste. Il passaporto europeo per gli animali domestici va richiesto a un veterinario delle Asl, che deve attestare o effettuare la vaccinazione antirabbica. Per poter essere identificati, tutti i cani e i gatti devono recare un microchip elettronico o un tatuaggio chiaramente leggibile (ma in Irlanda, Malta e Regno Unito è richiesto esclusivamente il microchip. In questi Paesi e in Finlandia è richiesta anche la vaccinazione antitenia). Sul microchip o il tatuaggio vanno inseriti i dati relativi alla vaccinazione. Il passaporto per gli animali domestici fu introdotto il 1° ottobre 2004, ma solo adesso l’iter sembra giunto alla fase definitiva, anche se manca ancora la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea e i 18 mesi da questa per l’entrata in vigore.
Con la nuova legge, ciascun cittadino dell’UE potrà viaggiare contemporaneamente con 5 animali, anche di più se dimostra di dover partecipare a un concorso di bellezza o una gara sportiva che richiede la presenza degli animali. Il passaporto per animali domestici permette di identificare l’animale e il suo proprietario, e riporta anche il numero identificativo del microchip o del tatuaggio, una sezione con gli esami clinici e le vaccinazioni e tutte le pratiche veterinarie svolte. Chi volesse, può anche inserire la foto, ma il dato è facoltativo. L’Unione Europea ha anche diffuso in video informativo sull’argomento al link http://europa.eu/travel/pets/index_it.htm.
Buona norma è comunque consultare le norme del Paese in cui si viaggia per conoscere tutte le modalità d’impiego del passaporto europeo, anche perché i tempi della vaccinazione obbligatoria variano da Paese a Paese. Nel Regno Unito, ad esempio, oltre al microchip obbligatorio, la vaccinazione antirabbica va effettuata almeno 21 giorni prima dell’ingresso dell’animale. Una raccomandazione utile è di fare l’antirabbica solo dopo aver installato il microchip, e che i trattamenti contro pulci e zecche vanno fatti non più di 48 ore e non meno di 24 ore prima della partenza.
 
BERGAMO NEWS
13 GIUGNO 2013
 
Il nostro esperto di animali Marco Bergamaschi ci mette in guardia da alcune manifestazioni espositive che prevedono la presenza di cuccioli con il preciso scopo di vendere più cani possibili.
L’insostenibile idiozia delle fiere del cucciolo dove il cane è solo merce

Marco Bergamaschi

 
Fiere del cucciolo, Cucciolandia, Mondocucciolo, Amicocucciolo (e si potrebbe andare avanti all’infinito) sono alcuni dei tanti appellativi affibbiati a certe manifestazioni espositive che prevedono la presenza di cuccioli di “numerose razze” con il preciso scopo di vendere più cani possibili. E a dispetto del nome che furbescamente tenta di evocare emozioni di tenerezza e affetto, vengono venduti cagnolini da sedicenti allevatori, che dell’allevatore non hanno nulla.
Infatti nella maggior parte dei casi i soggetti in vendita sono cuccioli d'importazione (Polonia, Ungheria, Slovacchia e Romania) prodotti in batteria in condizioni deplorevoli e strappati dalla madre in giovanissima età: arrivano in Italia a 50-55 giorni, corredati di documenti fasulli che falsificano l’età, di iscrizione ad un fantomatico libro-origini e di libretti sanitari con vaccinazioni inesistenti, perché a quell’età non è possibile fare alcuna vaccinazione. E il pedigree? Beh, se lo chiediamo, il prezzo del cane aumenta di qualche centinaia di euro, anche se la tariffa sarà sempre di gran lunga inferiore a quella di un serio allevatore italiano.
Ma non tutti i cagnolini in vendita arrivano dall’estero: l’allevatore che li vende, può aver instaurato un rapporto professionale con il “cagnaro nostrano”, ovvero il solito personaggio senza arte nè parte che possiede due –tre femmine e le fa accoppiare più volte l’anno, per vendere i cuccioli agli organizzatori delle mostre del cucciolo. I controlli veterinari, un’alimentazione equilibrata, la presenza di locali adeguati e la socializzazione dei