giugno 2014
 

LA REPUBBLICA
1 GIUGNO 2014
 
Ischia, il cane Bubu piange sulla tomba della sua compagna

Pasquale Raicaldo

 
Prov. di Napoli, L'ha accompagnata fino alla sepoltura, prima di accucciarsi mogio davanti alla tomba. Così, Bubu  -  un incrocio tra pastore tedesco e rottweiler  -  ha vissuto il distacco da Venus, un meticcio scomparso pochi giorni fa sull'isola d'Ischia, sua compagna di giochi. La scena sotto gli occhi del padrone di entrambi i cani, che scattato le foto dell'insolito funerale.  Nel mondo animale, empatia e consapevolezza della durata di vita   non sono un'eccezione: le madri scimpanzé rifiutano di abbandonare i cuccioli defunti, faticando a elaborare il lutto; gli elefanti vegliano a lungo su compagni di branco morti; gatti e cani mostrano comportamenti quasi umani  -  il rifiuto del cibo, profondi lamenti, persino rabbia - di fronte al decesso di un simile
FOTO
 
LA ZAMPA.IT
1 GIUGNO 2014
 
Orsi e lupi a rischio avvelenamento, via ai nuclei cinofili
Il progetto durerà fino a maggio del 2019
 
Stop al rischio esche avvelenate per orsi, lupi e rapaci con l’arrivo di sei nuclei cinofili che saranno addestrati nel giro di qualche anno per poter entrare in azione in tutta Italia. A formare le squadre, che conteranno su un gruppo fra i tre e cinque cani ciascuna, saranno gli esperti del progetto Life Pluto, promosso dal Parco nazionale Gran Sasso e Monti della Laga in collaborazione con il Corpo forestale dello Stato e cofinanziato dal programma Life della Commissione europea. Al via dal primo giugno, il progetto durerà fino a maggio del 2019. 
 «L’uso delle esche avvelenate usate per uccidere animali domestici e fauna selvatica - spiega Monica Di Francesco, una biologa del Parco del Gran Sasso che collaborerà con il progetto Life Pluto - è un fenomeno grave e noto in tutta Europa. Anche in Italia rappresenta una delle principali minacce per specie di interesse comunitario come il lupo (Canis lupus) o l’orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus), quest’ultimo ormai ridotto ad una popolazione di circa 50-60 esemplari nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise». I veleni più usati dai killer in genere sono prodotti usati in agricoltura, come fitofarmaci, rodenticidi o lumachicidi, oltre alla micidiale stricnina, che immessi in natura innescano una catena di morte. Il raggio d’azione delle squadre di cani antiveleno coprirà tutto l’arco appenninico e alpino, in particolare i territori di Parco delle foreste casentinesi, Parco d’Abruzzo, Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, Parco del Pollino. 
 
ANSA
1 GIUGNO 2014
 
Per aiutare cane cadono in dirupo,feriti
Coppia in gita: per lui fratture a entrambe ginocchia,lei bacino
 
(ANSA) - STAZZEMA (LUCCA), 1 GIU - Il cane ha visto il ruscello che scorre vicino a un sentiero in Alta Versilia, nel comune di Stazzema. E' sceso nel dirupo senza ritrovare un modo per tornare dai padroni. Loro, una coppia di Torre del Lago in gita con il figlio che poi ha dato l'allarme, per aiutare il boxer sono scivolati: lui si è fratturato entrambe le ginocchia, lei il bacino. Per recuperarli sono intervenuti volontari del Soccorso Alpino, vigili del fuoco e due ambulanze. Il cane è tornato da solo sul sentiero.
 
IL PICCOLO
1 GIUGNO 2014
 
Quegli eroi a quattro zampe morti sul fronte
 
Quanti di noi, pensando alla Grande Guerra, oltre a piangere i milioni di soldati e civili periti negli scontri, si ricordano anche degli animali? In pochi, probabilmente. E, in fondo, il collegamento non riesce spontaneo. Eppure sono milioni gli animali morti in prima linea assieme ai loro padroni, i soldati con i quali combattevano. Perché per secoli, per non dire millenni visto che pare che già gli antichi egizi si avvalessero degli animali in battaglia, cani, cavalli, muli, persino gatti e uccelli sono stati fedeli e sacrificati compagni dell'uomo nella guerra. A far luce su questo particolare spaccato di storia è la mostra fotografica “1914/18: la guerra e gli animali. Truppe silenziose al servizio degli eserciti”, inaugurata giovedì dal comitato Amici dell'Arte Felice di Gorizia all'Hic Caffè di via Don Bosco. Una rassegna semplice, ma molto interessante, persino commovente. A margine venerdì si è svolta la conversazione “Eroi silenziosi. Gli animali della Prima guerra mondiale”. Introdotta da Serenella Ferrari, a parlare è stata Susanne Probst, docente alle università di Colonia e dell'Arizona. Attraverso diapositive, libri e documenti originali, la storica ha ripercorso la condizione degli animali nelle trincee e sui campi di battaglia. Partendo dai cavalli per arrivare ai cani, passando per i piccioni viaggiatori – commovente la storia del piccione Cher Ami, che nelle Ardenne salvò un plotone di 200 soldati americani volando per 25 km seppur ferito e recapitando il messaggio di aiuto al comando -, i muli e i buoi. Il folto pubblico presente ha così conosciuto le origini del celebre “Rin Tin Tin” e scoperto che i gatti morirono a centinaia di migliaia perché utilizzati dagli eserciti per scoprire la presenza di gas nervini.
 
NEL CUORE.ORG
1 GIUGNO 2014
 
TEXAS, CONDANNATA A DIECI ANNI PER AVER PRODOTTO VIDEO CRUSH
"SODDISFAZIONE" DEL PROCURATORE DISTRETTUALE
 
In Texas Ashley Richards è stata condannata la scorsa settimana a 10 anni di carcere dopo essersi dichiarata colpevole di crudeltà verso gli animali per il suo coinvolgimento nella produzione di video crush venduti online (Vedi:http://www.nelcuore.org/blog-associazioni/item/usa-animali-torturati-e-i-video-messi-in-rete-coppia-texana-a-rischio-stangata.html) "Mentre siamo soddisfatti che l'imputata abbia ricevuto la pena massima prevista in questi casi, ci batteremo alla prossima sessione legislativa per ampliare la gamma delle pene con cui punire questo reato, per meglio proteggere gli animali e tutti i cittadini della Contea di Harris," ha detto il procuratore distrettuale Devon Anderson . "Quando una persona tortura e uccide un animale, è come alzare una bandiera rossa sulla capacità di quella persona di manifestare in generale comportamenti violenti. Sarà sempre una priorità per il nostro ufficio perseguire energicamente i trasgressori che abusano di animali ".
Il coimputato della Richards, Brent Justice, dovrà comparire in giudizio nel luglio prossimo.
 
LA REPUBBLICA
1 GIUGNO 2014
 
Zurigo, "solo un gatto per famiglia". E si apre la polemica
La Protezione Animali: "Escono dalle case e fanno strage di altri animali". Ma i responsabili nazionali sono perplessi in un paese attentissimo al benessere degli animali
 
di FRANCO ZANTONELLI
 
"Una casa, un gatto", ma non di più. Va giù pesante, seminando il panico tra i possessori elvetici di felini, la Protezione Animali di Zurigo, la più importante della Svizzera, che ritiene ci siano troppi gatti, nella Confederazione. Perché il 70 per cento del milione e 400 mila gatti, presenti nelle economie domestiche svizzere, non se ne sta chiuso in casa ma esce all'aria aperta, facendo strage di altre speci. In particolare di lucertole e di codirossi, degli uccellini migratori a rischio di estinzione. Fermiamo questo predatore afferma, insomma, la Protezione degli Animali di Zurigo, secondo cui "il gatto, essendo un animale solitario, non ha bisogno di stare con altri suoi simili.
"A Zurigo- mette in guardia la biologa Claudia Kistler -ci sono oggi 430 gatti per chilometro quadrato, contro al massimo una quindicina di volpi". "Bisogna intervenire per stabilizzare questa popolazione, prima che sia troppo tardi", afferma l'esperta. Di "misura sproporzionata parla", invece, un collega della Kistler, l'americano Dennis C. Turner, docente di biologia all'università di Zurigo e grande amico dei gatti. "Ma come - dice -la Svizzera ha una legislazione talmente avanzata nella protezione degli animali, da obbligare i proprietari di porcellini d'India ad averne almeno due, perché si facciano compagnia, e adesso vuole lasciare i gatti da soli?". "È pur vero - rincara - che a Zurigo ci sono 430 gatti per chilometro quadrato, ma a Roma se ne contano 2000".
La Protezione degli Animali svizzera, dal canto suo, presa completamente in contropiede dall'iniziativa  dei colleghi di Zurigo, manifesta parecchia reticenza. "L'impatto dei predatori sulla diminuzione di altre speci é minimo", dice il presidente Heinz Lienhard. "Se mai bisogna dare la colpa all'uomo, che impiega la chimica nell'agricoltura e che ha cementificato a tal punto da aver ridotto lo spazio vitale per gli animali", aggiunge. Anche se l'ornitologo François Turrian, di BirdLife Suisse, ritiene che la Protezione Animali di Zurigo "ha avuto il merito di aprire un dibattito". "Smettiamola di fare gli struzzi- si infervora -il gatto è ancora un tabu, in Svizzera, però uccide gli uccelli e tanti piccoli mammiferi". Ma volendo meno gatti perché non si ripiega sulla castrazione? "Se non c'è l'assenso del proprietario non è possibile", la risposta della biologa Kistler.
Intanto, sulla guerra dei gatti, il web si infiamma. "Quelli che li vogliono eliminare sono gli stessi disposti a far entrare, ogni anno, 80 mila persone nel nostro Paese", va giù duro un lettore, sulla versione online del settimanale Le Matin Dimanche. "Anche i bambini- scrive un altro -quando giocano fanno fuori un sacco di vermi e di formiche".
 
L’ECO DI BERGAMO
2 GIUGNO 2014
 
Isola: salvato un cane agonizzante
Un altro morto di stenti e sotterrato
 
Prov. di Bergamo, La malvagità di alcune persone verso gli animali, purtroppo esiste ancora. Questa volta a farne le spese sono stati due degli amici più fedeli dell’uomo, vittime di stenti e forse anche di botte. Un brutto episodio, accaduto in un paese dell’Isola, scoperto sabato da una pattuglia della polizia locale dell’Unione dell’Isola Bergamasca che ha sede nel comune di Madone: gli agenti hanno definito il loro intervento «straziante».
La polizia locale ha trovato un cane pastore tedesco steso a terra, quasi privo di vita, con tutto il corpo ricoperto di zecche e mosche, senza cibo e acqua, con numerose ferite sul corpo diventate infette. Sempre gli agenti dell’Unione dell’Isola, che hanno voluto fare ulteriori controlli nel giardino in cui è stato trovato il pastore bergamasco agonizzante, sono riusciti a sapere che un altro cane era morto un mese fa e era seppellito nello stesso luogo. Hanno così dissotterrato la carcassa, al fine di effettuare gli opportuni rilievi per verificare le cause della morte del povero animale.
Il pastore tedesco trovato in gravi condizioni è stato affidato alle cure del «Rifugio del cane» a Seriate. Il proprietario dell’animale è stato denunciato a piede libero per maltrattamenti e uccisione di animali.
 
QUOTIDIANO.NET
2 GIUGNO 2014
 
Un altro cane avvelenato per le strade del Salento. Si chiamava Roger
Lecce. Il quattro zampe è stato trovato dalle volontarie alle 5 di mattina di un giorno festivo e un tentativo di soccorso non è riuscito a salvargli la vita. Aveva superato tante difficoltà ma ora si è dovuto arrendere

  
Roma, 2 giugno 2014 - Non è la prima volta che succede ma certo non ci si può abituare. Non si può fare l'abitudine a cani morti avvelenati per mano di vigliacchi che agiscono nell'ombra e dall'ombra vengono riaccolti quando tornano dai loro raid di morte. Perché la terra del Salento è difficile per i cani vaganti. E a Soleto la vita è ancora peggio che altrove, almeno per loro.
Così Roger, cane randagio affettuoso e solare, bianco come la neve, ha finito i suoi giorni nel paese dove aveva scelto di stabilirsi, Soleto, appunto. Un paese pericoloso, dove i cani vengono picchiati, uccisi, scacciati quando va bene. Dove i gatti subiscono la stessa sorte e, se si tratta di piccoli appena nati, vengono ficcati nelle buste di plastica e buttati nei cassonetti. Un paese dove il concetto di rispetto per la vita degli animali sembra ben lontano dall'essere compreso.
Come accade un po' in tutta la zona del Salento e, in gran parte, in tutta la Puglia. Roger è un'altra vittima di questo ingranaggio che si consuma, giorno dopo giorno, nell'indifferenza se non nell'omertà di quanti vedono, sanno, ma tacciono. "Tanto è solo un cane", oppure "Tanto è solo un gatto". E vanno avanti lungo una strada di indifferenza colpevole o di aperta connivenza. L'altro giorno i volontari che si occupano dei randagi hanno visto Roger buttato in mezzo alla strada con le convulsioni.
Sono intervenuti chiamando il veterinario, la Asl e poi nuovamente il veterinario. Ma erano le 5 di mattina di una giornata festiva e Roger "era solo un cane". Forse tempi diversi avrebbero potuto cambiare il suo destino, attenzioni diverse avrebbero potuto farlo scampare ad una fine atroce. Forse. Alla fine, si è tentato di salvarlo ma è stato tutto inutile e Roger è morto.  Bello, candido e gioviale, questo cagnolone senza casa è morto dove era sempre vissuto, per la strada. Aveva avuto un passato difficile e aveva attraversato tante battaglie. Era stato investito, aggredito da un branco di randagi. Aveva sofferto molto per un'otite poi curata.
L'aveva sempre scampata, fino all'altro giorno. Lui non aveva mai perso la sua allegria e il suo grande amore per gli umani, del tutto ingiustificato in quella terra, e si avvicinava festoso a chiunque, pronto a mostrare la pancia. La sua storia è simile a quella di troppi altri, soprattutto in quella parte d'Italia. Ma poiché i volontari non si rassegnano, hanno voluto che la storia di Roger fosse raccontata. Perché questo bel cane bianco resti il simbolo dei tanti animali ammazzati dai vigliacchi che agiscono nell'ombra nel Salento ma anche altrove.
 
GEA PRESS
2 GIUGNO 2014
 
Oristano – Bambini gettano pietre contro i fenicotteri
L'ENPA: disturbarli è un reato
 
I fatti sarebbero avvenuti nel tardo pomeriggio di ieri. Due bambini intenti a lanciare pietre ad alcuni fenicotteri che stavano sostando in una risaia nei pressi della strada provinciale 01 per Torre Grande. A segnalare il tutto all’ENPA di Oristano, un cittadino indignato.
Il comportamento è stato subito stigmatizzato dalla Protezione Animali. Peraltro, tiene a precisare l’ENPA, i fenicotteri non si fermano certo nelle risaie per mangiare il riso. La loro alimentazione, infatti, è costituita da microrganismi acquatici tipici delle acqua saline. Nelle risaie, invece, possono trovare altri piccoli organismi, ma la loro presenza è più saltuaria rispetto agli stagni salmastri costieri e comunque del tutto disinteressata alla presenza del riso.
Dunque, riporta nelle sua  nota l’ENPA “cari bambini, avete lanciato le pietre ad un signore dell’aria, ad un magnifico esemplare di uccello che percorre migliaia di km per migrare dall’Africa al sud europa, sostando nella nostra isola per riposarsi prima di ripartire, solo in alcuni siti decide anche di fermarsi per nidificare, come nel caso di Molentargius“.
L’ENPA, accorsa subito nei luoghi, è arrivata a scorgere i bambini entrare con le loro biciclette in un vicino centro abitato.
Disturbare la fauna selvatica, ricorda la Protezione Animali, rappresenta comunque un reato.
 
GEA PRESS
2 GIUGNO 2014
 
STRIANO (NA) – I cardellini dentro casa. Sequestro e denuncia del detentore
Intervento dei Carabinieri e delle GUARDIE WWF E E.M.P.A

 
Una segnalazione pervenuta direttamente ai Carabinieri di Striano (NA) ed ai Nuclei delle Guardie giurate del Wwf ed E.M.P.A.
Detenzione di animali protetti così come poi accertato dai militari del Comando Stazione dei Carabinieri di Striano, agli ordini del Capitano Michele De Reggi  del Luogotenente Antonio Botta, intervenuti congiuntamente alle Guardie giurate WWF Italia e guardie zoofile  E.M.P.A. (Ente Mediterraneo Protezione Animali). Dal controllo, infatti,  risultavano numerose gabbie nel cortile di pertinenza della casa.
Gli animali erano tutti Cardellini (Carduelis carduelis) una specie appartenente alla famiglia dei fringillidi e come tale protetta dalla legge. Per il detentore è così scattata la contestazione del reato di illecita detenzione di specie protette. I volatili, invece, venivano posti sotto sequestro.
Le Guardie WWF ed EMPA ricordano che tali specie sono contemplate nell’ Allegato II della Convenzione di Berna.
Tutti gli animali sono stati liberati in un luogo idoneo. Il provvedimento si è reso necessario anche al fine di ridurre ulteriori sofferenze oltre a quelle patite nella traumatica cattura e detenzione in cattività.
Le Guardie del WWF e E.M.P.A, Bruno Cajano e Giuseppe Salzano,  ricordano che gli esemplari appartenenti alla fauna selvatica sono per legge patrimonio indisponibile dello stato.
I ringraziamenti di WWF ed  E.M.P.A. sono ora rivolti all’Arma dei Carabinieri
 
RAI NEWS
2 GIUGNO 2014
 
Gioielli con animali vivi. Nuova frontiera della crudeltà bandita dalla Ue
 
Arrivano dagli Stati Uniti, per essere venduti anche in Europa. Sta prendendo piede la moda di creare gioielli con animali vivi. Gli animalisti indignati hanno coinvolto le istituzioni di Bruxelles per metterli al bando. Per fortuna a casa nostra è tutta un'altra musica. Sul Gran Sasso è partito un progetto comunitario per salvare gli animali selvatici. Come racconta il servizio per RaiNews24 di Gerardo D'Amico.
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
2 GIUGNO 2014
 
MILANO, CAGNOLINO INCASTRATO IN SCALA MOBILE SALVATO DAI POMPIERI
L'animale intrappolato in un centro commerciale
 
E' stato un soccorso speciale quello di oggi pomeriggio dei vigili del fuoco di Milano, che hanno salvato un cagnolino rimasto intrappolato nelle scale mobile del centro commerciale "Il Portello", in zona Fiera. L'allarme è stato dato attorno alle 15.30. Un meticcio di piccola taglia, al guinzaglio e non in braccio al suo proprietario, è rimasto intrappolato tra un gradino e l'altro della scala mobile che dai parcheggi sotterranei conduce al piano terra del centro commerciale. Per liberarlo - si sono incastrati pelo e pancia - i pompieri - è stato riferito - hanno dovuto usare particolari cesoie con cui hanno tagliato un pezzo di scala. E in circa mezz'ora hanno portato in salvo il cane, sotto gli occhi dei cittadini dediti alle compere.
 
LA ZAMPA.IT
2 GIUGNO 2014
 
Milano, pompieri salvano un cane rimasto intrappolato in una scala mobile
Per liberare l’animale i vigili del fuoco hanno tagliato un pezzo di scala
 
È stato un soccorso speciale quello messo in atto dai vigili del fuoco di Milano: hanno salvato un cagnolino rimasto intrappolato nelle scale mobile del centro commerciale Il Portello. 
L’allarme è stato dato nel primo pomeriggio. Un bastardino di piccola taglia, al guinzaglio e non in braccio al suo padrone, è rimasto intrappolato tra un gradino e l’altro della scala mobile che dai parcheggi sotterranei conduce al pian terreno del centro commerciale. Per liberarlo - si sono incastrati pelo e pancia - i pompieri hanno dovuto usare particolari cesoie con cui hanno tagliato un pezzo di scala. E in circa mezz’ora hanno portato in salvo il cane. 
 
TRENTINO
2 GIUGNO 2014
 
Rondini e balestrucci, un calo del 25 per cento
 
di Ivana Sandri
 
TRENTO È di questi giorni l'allarme di alcuni cittadini sugli attacchi alle rondini, a causa di sconsiderate azioni: in alcuni condomini c'è chi vuole distruggerne i nidi. Enpa e Lipu si sono già attivate, fornendo le indicazioni corrette. Per i nostri lettori, attenti alla tutela degli animali, vogliamo chiarire la questione, cosicché sappiano come intervenire in caso di bisogno. Rondini e balestrucci sono in rapido declino: proprio a causa dell'uomo non trovano più le cavità utili per nidificare, oppure i loro nidi vengono abbattuti. Tra il 2000 e il 2012 sono calati di quasi il 25%, rendendoli specie in stato di conservazione "cattivo" per la rondine e "inadeguato" per il balestruccio. L'Unione europea li tutela con la "Direttiva uccelli" e le rondini, compresi i loro nidi, uova e nidiacei, sono protetti dalla legge 157/92 e dall’articolo 635 del Codice penale che ne vieta l’uccisione e la distruzione. Anche l'applicazione della direttiva 409/79 Cee stabilisce il divieto di distruggere o danneggiare i nidi e disturbare la fauna selvatica durante il periodo di riproduzione e la convenzione di Berna stabilisce gli stessi divieti, classifica le rondini fra le specie strettamente protette perché a rischio di estinzione, ed entrambe sono integrate nella legge 157 sulla caccia. Gli operatori della Lipu di Trento spesso vengono chiamati ad intervenire, per impedire che cittadini poco sensibili (e inosservanti delle leggi) distruggano i nidi di rondini o balestrucci a causa degli escrementi deposti dai piccoli. Ecco la posizione della Lipu che si occupa della loro tutela e gestisce il "Centro di recupero fauna selvatica" al Bosco della città aSan Rocco di Trento: «La specie rondine, utilissima per la lotta agli insetti e zanzare, è protetta a livello europeo pertanto si raccomanda di mantenere i siti di nidificazione e si diffida chiunque ad abbattere i nidi esistenti, un atto illegale crudele. La Lipu si riserva comunque di denunciare alla magistratura le persone che dovessero agire in violazione delle norme esistenti». E prosegue: «A chi ci chiama infastidito dalla presenza delle rondini a causa degli escrementi, consigliamo di installare una semplice asse di legno sotto al nido; questo funziona meglio ed è più economico dei dissuasori. Un ambiente popolato dalle rondini è un ambiente sano». Chi è a conoscenza dell'esistenza di nidi di rondini o balestrucci è invitato a segnalarlo alla Lipu (e-mail:trento@lipu.it; tel. 0461 931481). I dati serviranno a creare un censimento e a tutelare i siti di nidificazione.
 
GAZZETTA DELLO SPORT
2 GIUGNO 2014
 
Fitness: cani e gatti in casa, italiani più sereni, ottimisti e in forma
Secondo una ricerca, il 92% dei proprietari di cani e gatti dichiara di non poter più fare a meno del loro affetto. E anche per l'Oms portarli a spasso quattro volte al giorno salvaguarda dalle patologie cardiovascolari, dall'ipertensione e dall’eccesso di peso
 
È quanto emerge dalla ricerca Iri Information Resource - Zoomark 2014, che mette in evidenza quanto i pet siano ormai considerati a tutti gli effetti membri della famiglia. Il 92% dichiara, infatti, di non poter più fare a meno dell’affetto dei loro amati quattrozampe dentro e fuori le mura domestiche, in vacanza o nei momenti di svago. Il 96%, poi, indica di avere l'esigenza di trascorrere con loro ogni momento possibile. Ma l’aspetto forse più interessante e curioso è quello che potremmo definire sociale: il 94% dei proprietari ritiene che il loro Fido o Fuffi siano il collante che tiene unita la famiglia, trasmettendo a tutti gioia, buonumore e serenità, smorzando tensioni e litigi. mai più senza — Dunque, la pensano così 9 italiani su 10 e, probabilmente, il connazionale che manca all’appello soffre di allergia al pelo. E per altrettanti, i nostri pelosi sono anche un antidoto alla crisi. Nei momenti di difficoltà economiche che tante famiglie stanno vivendo, la compagnia di un animale allevia le preoccupazioni e tira su il morale, aiutando a distrarsi e a sentirsi meglio. E non potrebbe essere differente dal momento che, se ci allontaniamo da casa solo per un paio di minuti, per esempio per svuotare la pattumiera, al nostro rientro ci riaccolgono con feste, salti, baci, come se non ci vedessero da settimane. Ogni volta è una grande emozione per loro, ma anche per noi. I nostri amici sono una medicina praticamente infallibile per anziani e bambini. Persino i giovani ragazzi digitali li preferiscono ai videogame. Ma non è tutto. Secondo l’87% dei proprietari la presenza di un animale contribuisce a passare più tempo in casa e l’88% di loro consiglierebbe a una famiglia con bambini di adottare un cane o un gatto, perché crescere con un animale stimola la capacità di socializzazione ed educa i più piccoli al rispetto e alla responsabilità. E il 97% raccomanda la compagnia di un quattrozampe agli anziani, per restare attivi, uscire dall’isolamento in cui spesso si ritrovano, mantenersi giovani sia fisicamente sia mentalmente.
il migliore personal trainer — La presenza del cane obbliga a trascorrere più tempo all'aria aperta e a essere fisicamente più in forma. Se poi teniamo presente che il 47% degli italiani ammette di non fare alcuna attività fisica e che il portare Fido a passeggio, in oltre il 57% dei possessori di cani, è spesso l’unica fonte di esercizio, ecco che capiamo quanto sia importante anche per la nostra salute la presenza di questo specialissimo e fedele amico. Le quattro uscite obbligatorie per i suoi bisognini di una mezzoretta l’una – un paio d’ore complessive – corrispondono esattamente a quanto l’Oms va dicendo da anni per salvaguardarci dalle patologie cardiovascolari e dall’eccesso di peso. Lo slogan lanciato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità "Diecimila passi al giorno per stare bene" (in metri 6.500-7.000), se eseguiti a una velocità di circa 4 km orari, l’andatura che abitualmente assumiamo quando andiamo a vetrine o passeggiando tranquillamente, ci permettono di bruciare intorno alle 800 calorie, per altro in maniera molto mirata, come ha dimostrato uno studio dalla Clinica Pediatrica dell'Università di Verona, pubblicato sul Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism. Gli scienziati italiani, infatti, hanno identificato proprio nella camminata costante a 4 km all'ora, la perfetta andatura "sciogli-grasso", cioè quella che consuma la maggiore percentuale di calorie (il 40%) derivante dai grassi. Un'influenza altrettanto positiva è quella che si riscontra a livello del sistema simpatico: camminare con continuità abbassa la pressione e il ritmo del battito cardiaco, allontanando un altro disturbo molto diffuso e pericoloso, l'ipertensione arteriosa, responsabile del lento logorio delle arterie e della predisposizione a infarto miocardico e ischemie cerebrali.
 
NEL CUORE.ORG
2 GIUGNO 2014
 
PAPA FRANCESCO: "NO A COPPIE CHE PREFERISCONO CANI E GATTI AI FIGLI"
"Sono cose che a Gesù non piacciono"
 
No ai matrimoni sterili per scelta, no alle coppie che decidono di non avere figli per essere più liberi e più comodi, magari preferendo tenere in casa un cane o un gatto. Papa Francesco coglie l'occasione della presenza di una quindicina di coppie di sposi alla messa celebrata nella domus di Santa Marta in Vaticano per parlare di matrimonio e per sottolineare che gli sposi devono essere, oltre che fedeli e perseveranti, anche fecondi. "Ci sono cose che a Gesù non piacciono - avverte il Papa - i matrimoni sterili per scelta, che non vogliono i figli, che vogliono rimanere senza fecondità. Francesco accusa "questa cultura del benessere di dieci anni fa, che ci ha convinto che è meglio non avere i figli, così tu puoi andare a conoscere il mondo, in vacanza, puoi avere una villa in campagna. Così tu stai tranquillo...". Osserva criticamente Francesco: "Forse è più comodo avere un cagnolino, due gatti e l'amore va ai due gatti e al cagnolino. E' vero o no, questo?", chiede il Papa sottolineando che "alla fine, questo matrimonio arriva alla vecchiaia in solitudine, con l'amarezza della cattiva solitudine. Non è un matrimonio fecondo".
 
GEA PRESS
2 GIUGNO 2014
 
Papa Francesco e il matrimonio fecondo: con figli, non con cani e gatti
 
Il matrimonio deve essere fecondo e non sterile. Non è inoltre meglio, sostituire i destinatari dell’amore con cani e gatti.
Questo, in sintesi, quanto riferito da Papa Francesco nel corso dell’omelia della Messa  celebrata a Santa Marta in Vaticano, innanzi ad una quindicina di coppie
L’intervento del Papa è stato sul matrimonio descritto come fedele, perseverante e fecondo. Ed è proprio sulla fecondità che  Papa Francesco ha voluto  un paragone che di certo verrà notato tra gli amanti degli animali.
Ad essere criticati sono infatti i matrimoni senza figli, “senza fecondità“. Un fatto addebitato ad una “cultura del benessere di dieci anni fa“. Una scelta che sembra far preferire “l’andare a conoscere il mondo, in vacanza“, cosi da stare tranquilli. Il Santo Padre a questo punto ha fatto riferimento all’amore di Gesù che “fa feconda la Chiesa con nuovi figli, Battesimi, e la Chiesa cresce con questa fecondità nuziale“. I matrimoni sterili per scelta, però, “a Gesù non piacciono“.
Da qui il riferimento al benessere ma a anche a chi quell’amore lo sostituisce con cani e gatti. “Ma è meglio forse – più comodo – avere un cagnolino, due gatti, e l’amore va ai due gatti e al cagnolino. E’ vero o no questo? Lo avete visto voi? E alla fine questo matrimonio arriva alla vecchiaia in solitudine, con l’amarezza della cattiva solitudine. Non è fecondo, non fa quello che Gesù fa con la sua Chiesa: la fa feconda”.
 
TISCALI
4 GIUGNO 2014
 
Famiglie senza figli, meglio un cane e un gatto a figli destinati all'atroce morte
 
OSCAR GRAZIOLI
 
Sta provocando roventi polemiche la frase di papa Bergoglio sulla scelta delle coppie sposate, per quanto riguarda i figli. Davanti a una quindicina di coppie sposate da 25, 50, 60 anni, che hanno partecipato alla messa che Bergoglio celebra ogni giorno nella residenza Santa Marta, il Papa ha in particolare criticato i matrimoni sterili per scelta, a favore del benessere economico, la "cultura del benessere economico che dieci anni fa ci ha convinto che fosse meglio non avere figli". Il Pontefice ha ovviamente spezzato una spada verso la fedeltà e la perseveranza del matrimonio e non poteva essere diversamente."La vita matrimoniale deve essere perseverante, perché al contrario l’amore non può andare avanti. La perseveranza nell’amore, nei momenti belli e nei momenti difficili, quando ci sono i problemi: i problemi con i figli, i problemi economici, i problemi qui, i problemi là. Ma l’amore persevera, va avanti, sempre cercando di risolvere le cose, per salvare la famiglia. Perseveranti: si alzano ogni mattina, l’uomo e la donna, e portano avanti la famiglia”. E fin qui, come suol dirsi, non ci piove, specie se l'intervento è rivolto a persone fedeli e credenti dal Papa stesso. Avrei voluto vedere il contrario!Dove invece, nonostante la palese autorevolezza di una voce che viene dal soglio di Dio, si pongono dubbi e incertezze è quando Bergoglio si addentra nei matrimoni infecondi, quando i figli non arrivano o sono malati. In questi casi ci sono coppie che pregano Gesù e ne traggono la forza per andare avanti nonostante le avversità, mentre “ci sono cose che a Gesù non piacciono», ovvero i matrimoni sterili per scelta". Continua il pontefice dicendo "Questi matrimoni che non vogliono i figli, che vogliono rimanere senza fecondità. Questa cultura del benessere di dieci anni fa ci ha convinto" e si accalora "È meglio non avere i figli! È meglio! Così tu puoi andare a conoscere il mondo, in vacanza, puoi avere una villa in campagna, tu stai tranquillo".
Sicuramente, come dice il Papa, questo non piace a Gesù, ma credo che piaccia ancor meno a chi è laico (ma anche a una parte dei credenti) sentirsi accusati, per non avere voluto mettere al mondo figli. Di certo non è piaciuta l'ultima frase di Bergoglio: "Ma è meglio forse - più comodo - avere un cagnolino, due gatti, e l’amore va ai due gatti e al cagnolino. È vero o no questo? Lo avete visto voi?". Sì, io lo vedo tutti i giorni e vedo anche coppie soddisfatte di avere figli e animali ai quali donano amore e affetto con adeguato equilibrio mentale. Così come vedo tante coppie (me compreso) che non hanno voluto figli per svariati motivi che al Pontefice potranno anche non piacere, ma che la libertà di procreazione consente ancora, per fortuna, senza essere marchiati a fuoco o interrogati dal Torquemada di turno, qualora si circondino dell'affetto di un cane e di un gatto e non certo come succedaneo di un figlio.
Se, quando il Papa parla, il suo pensiero è universale, penso a quelle popolazioni che mettono al mondo milioni di figli destinati all'atroce morte per fame, stenti e malattie e penso a tutti quei figli voluti perché se no "non si è donne", che troppo spesso devastano la vita di genitori e nonni sprofondando nell’abisso della tossicodipendenza e della criminalità. Amen.
 
ALTO ADIGE
2 GIUGNO 2014
 
Amare gli animali, la ricerca prova che fa stare bene
 
di Ivana Sandri
 
BOLZANO - Ancora oggi tanti cani e gatti vengono abbandonati in un rifugio, non appena in casa arriva un neonato, a causa delle credenze che li vogliono portatori di malattie. Nulla di più sbagliato, lo affermano i ricercatori. Lo studio dell'ospedale di Kuopio, in Finlandia, su oltre 400 bambini, seguiti dalla nascita fino all'anno di età, evidenzia che quelli cresciuti con animali domestici hanno manifestato allergie in percentuale molto minore e hanno contratto meno infezioni alle vie aeree (il 30% in meno di disturbi come tosse e rinite), il 50% in meno di infezioni all'apparato uditivo, ed hanno fatto ricorso ad un quantitativo molto minore di farmaci, compresi gli antibiotici. Sarebbe il contatto fin dai primi giorni di vita con un animale ad agire come un vaccino, sollecitando le risposte immunitarie del bambino: il livello immunitario sarà molto maggiore se l'animale vive in casa, sarà minore se l'animale viene tenuto all'esterno e lontano dal bambino. Per Susan Lynch, microbiologa dell'Università della California, i cani portano nell'ambiente domestico microbi benefici che si trovano anche nell'intestino umano. A livello sperimentale sta mostrando che la polvere delle case dove vivono animali domestici contiene concentrazioni piuttosto alte di Lactobacillus johnsonij cui sembra ascrivibile l'azione protettiva contro raffreddori e asma. Ma non è solo fisico il benessere di cui gode chi apre cuore e casa agli animali. Megan Muellerm, psicologa dell'età evolutiva Alla Tufts University, ha sottoposto ad un questionario oltre 500 giovani tra i 18 e i 26 anni (in prevalenza ragazze), per analizzarne stato d'animo e competenze emotive in relazione al tipo di interazione sviluppata con i propri animali. Chi nell'adolescenza o nella prima età adulta ha provato attaccamento per gli animali, ha poi sviluppato legami di amicizia più solidi, forte empatia e autostima. Chi se ne è preso cura è risultato anche più attivo nel volontariato o nell'aiuto ai familiari ed ha mostrato maggiori qualità di leadership: i giovani adulti che hanno positive relazioni affettive con gli animali domestici sono più abili nelle relazioni sociali e meglio inseriti nella vita sociale. E non basta: uno studio giapponese rivela che guardare le foto di cagnolini o gattini, agnellini o maialini aumenta la concentrazione, la produttività e il successo nel lavoro, perché "le immagini dei cuccioli inducono nell'adulto una condizione di maggior attenzione in qualunque attività sia impegnato". Insomma, amare gli animali fa bene a loro, ma ancor più a chi li ama.
 
CORRIERE DI NOVARA
2 GIUGNO 2014
 
Viaggiare con i propri animali da compagnia
Gli utili consigli dell’Asl No
 
NOVARA – Estate, tempo di viaggi e se quello dell’abbandono degli animali è ancora un problema da non sottovalutare, c’è chi dall’altra parte non si separa dal proprio amico a quattro zampe neanche durante le vacanze. Ecco allora i consigli dell’Asl No per viaggiare con i propri animali, attraverso le risposte ad una speciale intervista al dottor Franco Tinelli, direttore del Servizio di Igiene e Assistenza Veterinaria area A, sanità animale.
Dottore, cosa deve fare il proprietario di un cane o un gatto per espatriare?
Per consentire il trasferimento in un Paese Comunitario o Terzo di un animale da compagnia, cane, gatto o furetto l’animale deve possedere un passaporto, cioè un documento che l’Unione Europea ha introdotto per regolamentare gli spostamenti di animali da compagnia, che riporta i dati anagrafici e sanitari dell’animale: il cosiddetto “passaporto europeo”.
Cosa occorre fare per richiedere il passaporto?
Il passaporto viene rilasciato esclusivamente dal Servizio Veterinario dell’ASL del luogo di detenzione dell’animale, ed è subordinato: all’identificazione con microchip; all’esecuzione della vaccinazione antirabbica da almeno 21 giorni, effettuata dal veterinario di fiducia. Il passaporto mantiene la sua validità a seguito del richiamo della vaccinazione antirabbica eseguita nei termini previsti dal Veterinario curante.
Il passaporto è considerato un documento sanitario valido per i viaggi all’estero?
Per gli spostamenti, anche temporanei, all’interno di Paesi dell’Unione Europea oltre che Andorra, Svizzera, Islanda, Liechtenstein, Monaco, Norvegia, San Marino e Città del Vaticano, gli animali devono essere accompagnati dal passaporto in corso di validità.
Per l’ingresso in Regno Unito, Irlanda, Svezia, Malta, Finlandia, il Passaporto europeo deve recare anche: la “legalizzazione” (effettuata presso il Servizio Veterinario ASL. con validità di mesi quattro); il trattamento preventivo contro echinococco, effettuato dal medico Veterinario di fiducia, prima dell’ingresso da non meno di 24 ore e da non più di 5 giorni (120 ore); gli animali potranno entrare nel Regno Unito solo attraverso rotte determinate da compagnie indicate dalle Autorità britanniche. Non possono essere introdotte nel Regno Unito le seguenti razze : Pit bull terrier, Japanese tose, Dogo argentino, Fila brazileiro e loro incroci.
E per i Paesi che non fanno parte dell’Unione Europea?
Per l’ingresso in Paesi extracomunitari è opportuno richiedere, di volta in volta, quali siano i requisiti sanitari necessari per l’ingresso in quel dato Paese in quanto le norme sanitarie possono variare nel tempo. Oppure fare riferimento al Sito del Ministero della salute o contattare le sedi del
Servizio di seguito indicate: Novara v.le Roma 7, tel. 0321 374383/708, siava.nov@asl.novara.it; Distretto di Arona, p.zza De Filippi 2, tel. 0322 516516/529 – siava.aro@asl.novara.it; Distretto di Borgomanero, v.le Zoppis 6, tel.0322848362 – siava.bor@asl.novara.it; Distretto di Trecate, via rugiada 18, tel.0321 786636 – siava.gal@asl.novara.it.
Al momento del rientro con il proprio animale dal Paese extracomunitario occorre mettere in atto altre precauzioni?
I Paesi Terzi possono essere schematicamente suddivisi in: Paesi a “basso rischio” di rabbia e Paesi ad “alto rischio” di rabbia. Al rientro da Paesi a basso rischio è necessario essere in possesso del passaporto europeo in corso di validità, riportante anche l’esito favorevole dell’ avvenuta visita clinica effettuata dal Veterinario della ASL (che compila anche la sezione “legalizzazione” del passaporto stesso). Al rientro da Paesi ad alto rischio è necessario che il passaporto riporti,oltre a quanto citato sopra, l’esito favorevole del prelievo di sangue per la titolazione di anticorpi nei confronti del virus della rabbia, eseguito presso un laboratorio riconosciuto dalla Commissione Europea.
Il campione di sangue deve essere prelevato dal Veterinario di fiducia almeno 30 giorni dopo la vaccinazione e 3 mesi prima dell’ingresso nel Paese (quest’ultimo termine non si applica nel caso di reintroduzione di un animale il cui passaporto attesti che la titolazione è avvenuta con esito positivo prima che l’animale abbia lasciato l’UE); sono da considerarsi ad alto rischio tutti i Paesi non ricompresi nell’elenco precedente.
Altri consigli da dare?
La movimentazione attraverso gli Stati dei cuccioli al di sotto dei 3 mesi di età non vaccinati contro la rabbia é vietata in Italia, Francia, Malta, Svezia, Spagna, Cipro, Lettonia, Polonia, Finlandia.
Tale movimentazione è consentita per gli altri Paesi non compresi tra quelli sopraindicati e quelli “ad alto rischio rabbia”, se l’animale ha soggiornato dalla nascita nel luogo in cui è nato oppure se accompagnato dalla madre.
Le movimentazioni di animali, quand’anche da compagnia, ma a scopo commerciale o in numero superiore a 5, seguono una normativa differente. Gli interessati dovranno prendere contatti con il Servizio Veterinario dalla ASL per gli adempimenti necessari.
Le prestazioni sono gratuite?
Le prestazioni sono fornite alle seguenti tariffe: rilascio passaporto € 5,00; visita clinica € 15,00; “legalizzazione” € 3,00. v.s.
 
NEL CUORE-ORG
2 GIUGNO 2014
 
INGHILTERRA-CHOC: GATTINI MORTI PER GLI ESPERIMENTI IN DIECI ATENEI
I TEST CRUDELI ANCHE A CAMBRIDGE. IRA ANIMALISTA
 
I gattini venivano paralizzati, avevano il cranio rotto e gli elettrodi incollati nel cervello, nelle costole nella colonna vertebrale. Ecco solo una parte di una serie di esperimenti scioccanti realizzati in dieci delle università più prestigiose in Gran Bretagna. Le procedure crudeli sulle bestiole inermi sono stati eseguiti - rivela la stampa inglese - con l'obiettivo di migliorare la comprensione del corpo umano da parte degli scienziati. Alcuni degli animali sono stati allevati nella più completa oscurità, mentre altri avevano gli occhi cuciti e chiusi per analizzare i problemi del cosiddetto "occhio pigro". Altri gattini perdevano l'uso dei polmoni a causa delle procedure brutali e a molti venivano iniettati farmaci paralizzanti per fermare lo spostamento o la respirazione.
Gli scienziati, non contenti, hanno messo i gattini sotto anestesia ma, quando gli esperimenti sono finiti, la maggior parte di loro sono morti. In un documento nelle mani del "Mail Online", dieci università, tra cui Cambridge, sono state indicate tra quelle che hanno fatto questi esperimenti a dir poco controversi. I ricercatori dello University College di Londra hanno dato agli animali anestetici prima di avvitare delle piastre nel loro cranio, a faccia in giù.
Gli elettrodi, ancora, venivano poi attaccati alla loro colonna vertebrale per studiare come le cellule nervose addominali e muscoli lavorano insieme per consentire la normale respirazione, la tosse e il respiro.
Tra gli atenei coinvolti, anche l'Università di Liverpool, quella di Bristol e la Manchester Metropolitan University.
Gli animalisti hanno reagito con rabbia alle rivelazioni e hanno usato l'aggettivo "ripugnante". Andrew Tyler, direttore di Animal Aid, ha detto: "La sofferenza estrema e lo stress subito dai gatti adulti e più piccoli utilizzati in questi esperimenti ripugnanti è profondamente inquietante da immaginare. Al di là della sofferenza causata, è altamente improbabile che queste procedure spaventose possano contribuire al progresso della medicina, dal momento che i risultati degli esperimenti sugli animali non possono essere tradotti in modo affidabile per gli esseri umani. Invece di torturare gatti e gattini - ha concluso - in esperimenti crudeli e perversity, lo University College di Londra dovrebbe entrare nel XXI secolo e abbracciare la vasta gamma di metodi senza animali che sono a disposizione degli scienziati per produrre risultati rilevanti e validi per l'uomo".
 
LA ZAMPA.IT
2 GIUGNO 2014
 
Alaska, salvano cinque cuccioli di lupo dall’incendio
Alcuni vigili del fuoco li hanno trovati in una tana abbandonati dai genitori
 
FULVIO CERUTTI
 
Cinque cuccioli di lupo sono stati salvati dalla loro tana dopo che un gigantesco incendio aveva devastato oltre 190mila ettari boschi sulla penisola di Kenai, in Alaska. 
A compiere il gesto alcuni vigili del fuoco che in quel momento erano intenti a guidare un bulldozer per cercare di contenere le fiamme. Nel caos della situazione, i pompieri sono stati attirati dal pianto proveniente da un buco nella terra. Poco dopo da quella tana è spuntato un cucciolo. I vigili in un primo momento hanno cercato nei dintorni i genitori degli animali, ma senza trovarli. Così hanno deciso di intervenire e salvare quel cucciolo: uno degli uomini era sufficientemente minuto da riuscire a infilarsi dentro la tana. Poi la sorpresa: i cuccioli in realtà erano cinque, abbastanza in buone condizioni salvo essere pieni di aculei di porcospino, probabilmente da un esemplare che aveva cercato rifugio nella loro tana. 
Messi in sicurezza, ai cucciolotti è stata subito data dell’acqua e del glucosio per farli riprendere dalla disidratazione. Ora saranno curati con antibiotici, necessari per far guarire le ferite provocate dal porcospino, e rimarranno in una struttura del Minnesota dove cresceranno. 
FOTO
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NELCUORE.ORG
2 GIUGNO 2014
 
Hong Kong – Una tonnellata di scaglie di Pangolino sotto sequestro
Il carico era dichiarato come pet in plastica e proveniva dal Sudafrica
 
Una tonnellata di scaglie di Pangolino, pari ad un valore prossimo ai cinque milioni di dollari. E’ questa l’entità del sequestro avvenuto alla dogane portuale di Hong Kong e relativa ad una spedizione dichiatata come pet in plastica.
Stante il comunicato diffuso dall’Autorità doganale, le scaglie occupavano 40 delle 510 borse di “pet”.
Il carico, partito dal Sudafrica, conferma ancora una volta come l’importazione delle scaglie, utilizzate nella medicina tradizionale orientale, interessi ormai con frequenza incalzante le specie africane del sempre più raro pangolino. Falcidiate dai trafficanti sono anche le specie del sud est asiatico, ma quanto avvenuto il 28 maggio scorso ad Hong Kong rappresenta, per il luogo, il più grande sequestro mai registrato.
Cosa rischia secondo la legge cinese un importatore di scaglie di pangolino?
Secondo l’autorità doganale una multa di 2 milioni di dollari e fino a sette anni di carcere per chi occulta un carico  dichiarandolo come altro prodotto. In base alla legge sulla protezione delle specie in via di estinzione, si rischia invece una multa di 50.000 dollari e fino a sei mesi di prigione.
 
NEL CUORE.ORG
3 GIUGNO 2014
 
SPAGNA: DELUSI DA JUAN CARLOS GLI ANIMALISTI SPERANO IN FELIPE VI
Enpa: "Un nuovo corso su perreras e corride"
 
Re Juan Carlos, che non mancò di farsi fotografare vicino al corpo senza vita di un elefante da lui stesso ucciso durante una battuta di caccia in Botswana, non passerà alla storia come un monarca zoofilo. Anzi, proprio quell'episodio, tanto più deprecabile in quanto all'epoca il sovrano era anche presidente onorario del Wwf spagnolo, gli alienò l'appoggio e le simpatie di una fetta consistente dei suoi sudditi e dell'opinione pubblica internazionale. «Per questo – commenta l'Ente Nazionale Protezione Animali –, auspichiamo che, con la successione, la corona di Spagna dimostri ben altra attenzione e sensibilità nei confronti degli animali. In particolare, nell'augurare buon lavoro a Felipe VI, che siamo certi non replicherà le iniziative anacronistiche e desuete del suo precedessore, vorremmo esprimere al nuovo sovrano la preoccupazione degli italiani, condivisa anche dalla stragrande maggioranza dell'opinione pubblica europea, per il dramma delle perreras.»
«Ci auguriamo con tutto il cuore che il nuovo Re prenda una posizione finalizzata a cambiare il modo in cui il randagismo viene gestito nel suo Paese. E che si esprima anche sull'intollerabile violenza perpetrata ai danni dei tori all'interno delle corride, seguendo così l'esempio di chi proprio in Spagna ha avuto il coraggio e la determinazione di fermarle. Questi – prosegue l'Enpa – sarebbero dei meravigliosi segnali di rottura con il passato; la conferma che a Madrid per gli animali è iniziato un nuovo corso.»
 
NEL CUORE.ORG
3 GIUGNO 2014
 
ZAMBIA, ARRESTATI DUE BRACCONIERI CHE HANNO UCCISO UN GUARDAPARCO
Rintracciati grazie alle informazioni dei cittadini
 
Due sospetti bracconieri sono stati arrestati per l'uccisione del capo delle forze dell'ordine in un parco naturale in Zambia, una settimana dopo il funerale cui hanno partecipato i sette figli del ranger ucciso. I colleghi, funzionari del parco, in uniformi mimetiche e berretti neri, hanno salutato Dexter Chilunda e poggiato fiori di plastica sulla sua tomba. Gli indagati, che devono affrontare accuse tra cui omicidio, sono stati arrestati a circa 35 chilometri di distanza dal Parco nazionale Liuwa Plain, domenica scorsa. I residenti indignati hanno fornito informazioni alle autorità sulla loro sorte, ha detto un gruppo che gestisce il parco oggi. Una ricompensa di quasi 10.000 dollari è stata offerta per le informazioni utili all'arresto e alla condanna dei killer, secondo African Parks, un gruppo con sede a Johannesburg, che gestisce sette parchi nazionali in sei Paesi. Chilunda è stato ucciso il 23 maggio mentre indagava sugli spari nel parco ed è stato sepolto tre giorni dopo in una cerimonia emotiva nel suo villaggio natale di Samapeni.
Più di 10.000 persone vivono nel Parco Liuwa Plain e le autorità hanno invocato l'aiuto della gente per dare la caccia agli assassini sospettati di aver ammazzato Chilunda. I bracconieri sono stati arrestati dopo aver attraversato il fiume Zambesi. Circa 30-50 bracconieri finiscono in manette ogni anno e la maggior parte di loro uccide gli animali per la loro carne, secondo Pitt.
 
GEA PRESS
2 GIUGNO 2014
 
India, stato dell’Assam – 27 bracconieri uccisi e 198 arrestati. Il rinoceronte aumenta del 27%
 
Notizie inattese dallo stato indiano dell’Assam, nel nord est del paese. Nonostante la presenza di un bracconaggio agguerrito ed organizzato, gli interventi del governo locale sembrano avere sortito gli effetti desiderati sulla popolazione di rinoceronti.
I dati, diffusi dal Dipartimento delle Foreste e ripresi in una recente intervista del Ministro dell’Ambiente, mostrano un aumeto della popolazione di rinoceronti pari al 27%. In particolare, nell’ultimo censimento del 2006, i rinoceronti erano risultati pari a 2006. Stante un ultimo recente censimento, gli animali sarebbero ora 2544, di cui 2329 concentrati nel Parco Nazionale di Kaziranga, vera e propria roccaforte della specie. L’obiettivo è però quello di raggiungere i 3000 rinoceronti.
Secondo il Ministro dell’Ambiente la status dei rinoceronti nella lista dell’IUCN, sarebbe così migliorato: da “minacciato” a “vulnerabile”.
La lotta contro il bracconaggio ha dovuto pagare negli ultimi anni un prezzo molto elevato. Sempre secondo i dati diffusi dal Ministro, in nove anni di scontri armati con le Guardie si sono registrati 27 bracconieri uccisi; 198, invece,  gli  arrestati. I rinoceronti uccisi sono stati invece 156 di cui 96 nel Parco Nazionale del  Kaziranga.
 
LA ZAMPA.IT
4 GIUGNO 2014
 
India, stato dell’Assam: il rinoceronte aumenta del 27%
L’importante risultato anche grazie a una guerra sempre più serrata al bracconaggio che ha portato all’uccisione di 27 bracconieri e 198 arresti
 
fulvio cerutti
 
Nonostante l’aumento dei casi di bracconaggio, nello stato dell’Assam, nel nord dell’India, la popolazione dei rinoceronti è cresciuta del 27%. È quanto emerge dai dati diffusi dal Dipartimento dell’Ambiente e delle Foreste: nell’ultimo censimento del 2006, i rinoceronti erano risultati pari a 2.006. Ora invece il loro numero sarebbe salito a 2.544, di cui 2.329 concentrati nel Parco Nazionale di Kaziranga, vera e propria roccaforte della specie.  
 Un ottimo risultato anche se l’obiettivo da raggiungere è stato fissato a quota 3000 rinoceronti. Lo stato dell’Assam ha ben cinque parchi nazionali e venti riserve per una superficie di 3.925 km quadrati, pari a circa il 5% della superficie complessiva dello stato. Un’area comunque molto vasta dove la lotta al bracconaggio è molto serrata: secondo i dati diffusi dal Ministro, in nove anni di scontri armati con le Guardie si sono registrati 27 bracconieri uccisi e sono stati realizzati 198 arresti. Un’intensa attività che comunque non è riuscita ad evitare l’uccisione di 156 esemplari di cui 96 nel Parco Nazionale del Kaziranga. 
 
IL TIRRENO
3 GIUGNO 2014
 
Rogo doloso al ricovero, orrenda fine di quattro cani
 
VOLTERRA (PI) - Potrebbero essere dolose le fiamme che, l’altro pomeriggio, hanno distrutto un ricovero per cani all’interno di una proprietà privata a Volterra. Quattro i cani morti nel rogo, due da caccia e altri due da tartufo. A dare l’allarme sono stati alcuni cittadini che hanno visto le fiamme e il fumo vicino alle strutture in legno che accoglievano gli animali. Uno dei cani da tartufo è riuscito a mettersi in salvo in modo fortunoso: ll calore ha danneggiato un tubo dell’acqua che ha iniziato a perdere e in qualche modo ha protetto l’animale nella gabbia prima che il cane riuscisse a fuggire spaventato dal fuoco che in pochi minuti ha avvolto l’intera struttura. Non sono stati trovati inneschi e i pompieri non sono riusciti ad accertare, viste anche le condizioni dei box destinati ai cani, le cause delle fiamme. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri per ricostruire la dinamica e per capire cosa ha provocato il rogo che ha ucciso i quattro cani. Il proprietario dell’area ha spiegato di non avere idea di chi possa avercela con lui, nel caso venisse presa in considerazione l’ipotesi delle fiamme dolose. Non risultano particolari lamentele da parte di altri cittadini per la presenza di più cani nella stessa proprietà.
 
LA REPUBBLICA
3 GIUGNO 2014
 
Strage di asini lungo i binari, dieci animali investiti dal treno
 
Prov. di Taranto, Incidente tra Martina Franca e Crispiano, il macchinista non ha fatto in tempo a frenare. Gli animali che appartengono ad una specie proterra forse sono fuggiti da un allevamento
Dieci asinelli sono morti dopo essere stati investiti da un treno sulla tratta che collega Martina Franca a Crispiano. Il convoglio, arrivato a velocità sostenuta, non ha fatto a tempo ad evitare l'impatto con gli asini che avevano invaso i binari. I vigili del fuoco hanno raggiunto con difficoltà il luogo dell'incidente, avvenuto in una zona impervia.
Gli asini coinvolti a quanto si è appreso, appartenevano alla masseria Russoli, sede di uno dei più importanti allevamenti dell'Asino di Martina Franca, una specie protetta perchè in via d'estinzione. Sul posto sono intervenuti anche carabinieri e Polizia ferroviaria, che hanno avviato le indagini per chiarire la dinamica dell'incidente.
 
IL TIRRENO
3 GIUGNO 2014
 
Stalla in fiamme ustionato un maialino
 
CAPANNORI (LU) - In fiamme una stalla nell’aperta campagna di Massa Macinaia. Al suo interno, due cavalli, due mucche e due maiali. Hanno dato l’allarme persone del posto vedendo la colonna di fumo alzarsi dall’edificio agricolo. E i vigili del fuoco del comando provinciale di Lucca sono intervenuti immediatamente, scongiurando il pericolo che i sei animali finissero carbonizzati. Ma un maialino di pochi mesi è rimasto ustionato dalle fiamme: per valutare il suo stato di salute è stato chiamato un veterinario, che ha giudicato le sue condizioni gravi e ha prescritto una serie di cure. Al momento dell’incendio nella stalla non c’erano persone. Il proprietario, che vive in un’altra località, era assente. Sul posto, oltre i vigili del fuoco, sono intervenuti anche i carabinieri. Le indagini sulle cause dell’incendio sono allo stato attuale in corso. Per domare le fiamme ci sono volute alcune ore: l’incendio, scoppiato verso le 12,30 di ieri, è stato spento nel primo pomeriggio. La stalla, nella quale si trovavano anche attrezzi agricoli, è andata completamente distrutta.
 
GEA PRESS
3 GIUGNO 2014
 
Verona – Cacciatore condannato in Tribunale per uso del collare elettrico
La denuncia era stata formulata dalla LAV. Le dichiarazioni del legale dell'associazione e del Veterinario comportamentalista.
 
Si è svolta oggi l’udienza conclusiva del processo di primo grado intentato contro un cacciatore della provincia di Verona il quale, per impedire ai suoi due cani di abbaiare, aveva sistemato al collo dei poveri animali un collare ad impulsi elettrici. Per la LAV di Verona che aveva formulato la denuncia di tratterebbe di una pratica crudele ma, “disgraziatamente, ancora troppo diffusa“.
I fatti risalgono all’agosto del 2009 quando Agenti del Corpo Forestale dello Stato intervennero, dietro segnalazione della LAV veronese,  ravvisando l’ipotesi di maltrattamento di animali. I cani vennero sequestrati ed affidati all’associazione.
L’iter giudiziario ha poi portato alla derubricazione del reato in quello di detenzione incompatibile con la natura degli animali, di cui all’articolo 727 del Codice Penale. Un iter, riferisce la LAV, che si è rivelato lungo e complesso fino all’odierno pronunciamento di primo grado.
Secondo l’avvocato Emanuela Pasetto, legale della LAV, la sentenza di oggi “fa proprio il principio già espresso dalla Corte di Cassazione con due sentenze diverse, una del 2007 e una del 2013, che stabiliscono come il collare elettrico sia incompatibile con la natura del cane. Infatti, a parere del Supremo Collegio, l’utilizzo di questo strumento implica un addestramento basato esclusivamente sul dolore e incide sull’integrità psico-fisica del cane poiché lo induce ai comportamenti desiderati tramite stimoli dolorosi che producono inevitabili effetti collaterali quali paura, ansia, depressione e anche aggressività.”
Dello stesso parere il veterinario comportamentalista dottor Raimondo Colangeli, che ha deposto al processo in qualità di consulente tecnico per la LAV.   “Impedire ad un cane di abbaiare – ha spiegato il dott. Colangeli – significa inibirlo in un comportamento connaturato alla sua specie e dunque l’utilizzo di collari elettrici per modificare, interrompere o estinguere comportamenti indesiderati è da considerarsi un vero e proprio maltrattamento. Nei due Setter è stata infatti soppressa la prima e più importante forma di comunicazione.”
La LAV esprime grande soddisfazione per questa esemplare sentenza di condanna, che giudica un importante passo avanti nella tutela giuridica degli animali.
 
IL CENTRO
3 GIUGNO 2014
 
Due cavalli investiti dal treno dopo la fuga da un’azienda

Dante Cardamone

 
CERCHIO (AQ) Treno investe due cavalli lungo la linea ferroviaria tra Cerchio e Aielli. I due animali sono stati colpiti in piena curva da uno dei vagoni, un cavallo è morto, l’altro rimasto ferito. Fortunatamente il treno non è deragliato e ha proseguito la sua corsa senza problemi. Sul posto sono intervenuti gli uomini del Corpo forestale dello Stato della stazione di Celano coordinati dal comandante Francesco Angelini e un responsabile di Trenitalia arrivato da Avezzano. I due animali erano di proprietà di un allevatore di Cerchio al quale, secondo il racconto dell’uomo, qualcuno avrebbe aperto il cancello del recinto dove erano custoditi. Un particolare destinato a far discutere è che nel tratto dove sono stati investiti i due cavalli non ci sono reti che delimitano il passaggio della ferrovia e quindi per chiunque è facile accedere. L’incidente non ha avuto ripercussioni sul traffico dei treni, la rete non è stata mai bloccata. Su quanto accaduto stanno investigando gli agenti della Forestale di Celano.
 
TRENTINO
3 GIUGNO 2014
 
Scontro fra due auto e una mucca
 
CASTELNUOVO (TN) - Incidente particolare (e per fortuna con conseguenze lievi per le persone coinvolte) nella notte fra domenica e lunedì lungo la strada che da Castelnuovo porta a Borgo. Protagoniste due macchine e una mucca con quest’ultima che è stata recuperata morta nella piccola scarpata che corre lungo la strada. Era da poco passata l’una di notte quando un gruppo di mucche - di razza Bruna - ha lasciato la stalla e si è portata sulla strada. Mentre gli animali erano in mezzo alla carreggiata è arrivata una Fiat Bravo che per fortuna viaggiava a bassa velocità ma ugualmente l’uomo alla guida non è riuscito a frenare in tempo per evitare l’impatto. E così la macchina ha investito l’animale. E i segni dello scontro sono evidenti nella foto che pubblichiamo a lato. L’urto ha riguardato la parte anteriore della vettura sul lato del passeggero ed è stato così forte da disegnare una ragnatela sul parabrezza. Per fortuna il montante ha fatto il suo lavoro e ha resistito all’urto salvando l’uomo alla guida. Subito dopo è arrivata un’altra macchina, una Ford Fiesta che ha impattato a sua volta con la mucca. L’animale quindi si è spostato di qualche metro andando a morire nel prato a lato strada. Sul posto sono interventi i carabinieri e i vigili del fuoco volontari di Castelnuovo. E pure Nicola Sandri dell’omonima carrozzeria che ha portato via le due macchine. Al pronto soccorso di Borgo sono finite tutte le persone coinvolte un po’ sotto choc ma con traumi per fortuna leggeri.
 
GEA PRESS
3 GIUGNO 2014
 
ADOZIONI DI CANI SUD-NORD. Le Linee Guida del Ministero della Salute (scarica il PDF)
 
Novità in arrivo per la registrazione in anagrafe degli animali d’affezione ma anche per la loro movimentazione. Un aspetto quest’ultimo, che potrebbe interessare le adozioni molto in uso tra i volontari del sud Italia con strutture o privati di regioni del centro nord.
Il 29 maggio scorso, infatti, il Ministero della Salute ha reso noto le “Linee Guida relative alla movimentazione e registrazione nell’anagrafe degli animali d’affezione“. Un protocollo eleborato sulla base di quanto stabilito in sede di Conferenza Stato – Regioni nel gennaio 2013 e che, così come evidenziato nella nota della FNOVI (Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani)  riguarda anche la movimentazione di animali sequestrati o confiscati ai sensi della legge 189/04.
Scopo delle Linee Guida è quello di stabilire  procedure standardizzate sulla movimentazione di cani e gatti oltre che la loro registrazione in anagrafe nel caso di trasferimento permanente da una regione all’altra. Si tratta, in particolare, di “animali randagi e animali d’affezione ospitati nei canili, nei rifugi o in altre strutture“. Saranno altresì interessati anche “gli animali randagi prelevati dal territorio e degli animali d’affezione ospitati nei canili e nei rifugi, sia pubblici che privati, o in altre strutture di ricovero” ive comprese le pensioni per animali.
Nuove norme che disciplineranno un settore  che dovrà attenersi ai requisiti stabiliti in un apposito Allegato. Regole che saranno applicate  “anche nel caso di trasferimento di animali a scopo di adozione con temporaneo soggiorno presso siti di accoglienza di privati cittadini o associazioni di protezione animali”. A tal proposito il Ministero ricorda come “gli animali d’affezione quando arrivano nelle strutture (canili/rifugi) e nei suddetti siti (luogo di prima destinazione) devono essere iscritti all’anagrafe regionale di destinazione“.
Tra i requisiti più significativi quello sull’età degli animali. Questa, infatti, non deve essere inferiore alle otto settimane, salvo deroga per cuccioli che viaggiano con la madre e/o, in caso di necessità, certificati dal medico veterinario curante.
Obbligo si sterilizzazione, eccetto che per i cuccioli e per cani con particolari patologie documentate. D’obbligo anche la vaccinazione e prove diagnostiche accreditate.
Norme anche per in tema di trasporto  e tra queste, subito evidenziato,  il comma 6 dell’articolo 169 del Codice della Strada che stabilisce essere “consentito il trasporto di soli animali domestici, anche in numero superiore a 1, purché custoditi in apposita gabbia o contenitore o nel vano posteriore al posto di guida appositamente diviso da rete o altro analogo mezzo idoneo che, se installati in via permanente, devono essere autorizzati”.
Niente corrispettivo economico, anche per le adozioni. Viceversa si dovrà rispettare quanto stabilito nel Regolamento (CE) n. 1/2005 nei casi di trasporto con finalità economiche. In tale definizione, precisa il Ministero della Salute,  rientra  il trasporto effettuato, oltre che da ditte professionalmente riconosciute, anche da volontari e Associazioni protezionistiche, direttamente o tramite terzi, qualora vi sia un corrispettivo economico a qualsiasi titolo.
Il trasporto deve comunque avvenire nel rispetto delle esigenze etologiche della specie, del benessere animale e della sicurezza, quindi indipendentemente dalle finalità economiche.
SCARICA PDF – LINEE GUIDA SULLE PROCEDURE  PER LA MOVIMENTAZIONE
 
IL TIRRENO
3 GIUGNO 2014
 
Bar e campeggi ospitano... le rondini
 
di Cecilia Cecchi
 
PIOMBINO (LI) Stridio acuto, quel soffio d’ali che passa rapidissimo. Le rondini sembravano sparite insieme alla primavera. Invece sono qui, sempre meno, ma ci sono. In Inghilterra, quest’anno, segnalano il 50% in meno di rondoni (perché lì li contano proprio). Vero nemico? Più che meteo incerto o smog è l’eliminazione di “fori” dove nidificare, cioé la nostra minor capacità d’accoglienza. Ma c’è anche chi ospita questi uccellini con grande piacere tra bar, pizzerie, hotel, campeggi. Attese star. A Pomonte (Campo nell’Elba) sono arrivate nei tempi classici, da metà marzo le star del paese: Giò, il maschio apripista della coppia di volatili che, ormai da otto anni, fa la pendolare tra l’Africa (dove ancora li mangiano) e la residenza elbana nel bar Katiuscia (da qui il nome di mamma-rondine). «Giò, in onore del padrone del bar Giovanni Masìa e di sua moglie Lia Gentili – ricorda Francesco Mezzatesta, fondatore della Lega protezione uccelli (Lipu) e co fondatore del “Gruppo rondoni Italia” (che riunisce associazioni e semplici cittadini) – dei veri “rondinai” per la loro eccezionale dedizione a questi animali. Tanto che ora c’è pure un nido artificiale per i “figli”, che abbiamo fatto arrivare direttamente da Bolzano. Il “gruppo rondoni Italia” – spiega – è nato proprio per diffondere tra le persone, che ancora si sentono minacciate dalla loro presenza, l’importanza del lavoro involontario che fanno per noi mangiando ogni giorno qualcosa come 6mila insetti, per il 90% mosche e zanzare. Insomma una rondine è un insetticida naturale. Le cacche? Non sono dannose come quelle di altri animali e basta una piccola mensola di legno sotto il nido per evitare che cadano, sporcando, a terra». La guerra al foro. Da quando per costruzioni o ristrutturazioni si è progressivamente ostruito tutti i buchi (casa dei rondoni) e ridotto aperture o sottotetti per rondini e balestrucci le popolazioni sono diminuite in modo drastico. Da considerare poi che quando gli uccellini tentano la costruzione di un nido se lo vedono spesso distruggere, sebbene legge e Codice penale li difendano da tanto tempo. Amici veri. Sta crescendo la schiera di chi le ama. «Sempre all’Elba – aggiunge Mezzatesta – al Residence La Paolina, tra Campo e Marciana Marina, abbiamo installato tanti nidi artificiali adeguatamente attrezzati. Importante che questo tipo di accoglienza aumenti sempre...». «A Piombino, sulla Costa Est – interviene Stefano Gualerci per il Wwf Val di Cornia – è un paradiso tra Pappasole, ristorante il Diavolino e hotel il Cavaliere. Poi da diversi anni, è da segnalare il ristorante pizzeria Demos a Baratti, qui i nidi sono visibili dai tavoli, e le rondini volano in mezzo ai camerieri». Mappa. Sorrisi e conferme (oltre a uccellini che sfrecciano) alla reception del camping Pappasole. «I turisti arrivano e le cercano – dice la responsabile dell’ufficio commerciale, Barbara Landi – o se non sono mai stati qui si fermano meravigliati. Poi, quante foto!». «Così da 15 anni – le fa eco il direttore, Paolo Baldassini – ci fanno compagnia». Emozione attesa che si rinnova da tempo sconfinato, per Anna Soldi all’Hotel Cavaliere (località Perelli): «Ho imparato dal mio babbo, da bambina, in campagna, perché nella stalla lasciava sempre una finestra aperta per farle entrare. C’è un nido sull’ingresso di ogni camera...». «Sarebbe bello – conclude per il Wwf Stefano Gualerci – se altri operatori “rondinai” si auto-segnalassero per poter fare un censimento». Da ricordare che il fascino di questi uccellini, così antichi e preziosi (oltre che coraggiosi assai) è virale, anche sul web.
 
GREEN STYLE
3 GIUGNO 2014
 
Check-up cane: quando e perché
 
Sottoporre i nostri cani a controlli di routine è una pratica indispensabile per vagliare le loro condizioni di salute, stanando per tempo eventuali patologie o malattie sul nascere. La pratica dovrebbe ripetersi annualmente in base alla razza, alle condizioni di salute del nostro amico e all’età. Una procedura da affiancare ai soliti passaggi programmati dal veterinario, a seconda della cadenza dei vaccini e la ritualità dei loro richiami. Anche i cani possono ammalarsi, cadere vittima di influenze, raffreddori ma anche problematiche complesse che possono languire silenti e asintomatiche nell’ombra. Un check-up potrà impedire che queste degenerino, fino a un esito peggiore o anche drammatico. Vista la particolarità dei nostri quadrupedi, risulta complesso captare sintomi e malanni, perché tendenzialmente sono assenti lamenti ed esternazioni dolorose. Il cane, non potendo parlare, spesso non riesce a dichiarare il suo stato di salute. È necessario monitorare il linguaggio non verbale, i piccoli e impercettibili cambiamenti che possono incidere sul corpo ma anche sull’umore. Il proprietario dovrà affinare queste capacità per interpretare le condizioni di salute del suo amico, pratica che potrà risultare più facile con il passare del tempo quindi una coabitazione quotidiana e prolungata.
Quando effettuare un check-up
Per comprendere se il cane necessita di un controllo è importante osservare il suo comportamento, quindi valutare eventuali modifiche anche se nascoste. Come ad esempio un umore mogio, depresso, apatico, l’assenza di energia e vivacità in un esemplare solito correre e saltare di gioia. Ma anche eventuali segni di inappetenza o rifiuto del cibo, che non risultino capricci ma una mancanza anche nei confronti delle pietanze più amate. Importante monitorare anche le funzioni fisiologiche, eventuali irregolarità nella consistenza, colore e frequenza. Quindi anomalie legate al peso, al movimento, alla presenza di improvvisa zoppia o di lamenti dati dal dolore, ma anche la condizione del pelo e l’individuazione di tagli, morsi, abrasioni, croste e batteri. Insospettitevi se lo scolo nasale od oculare non cessa subito, se il cane tossisce con frequenza o rigurgita troppo spesso. Se appare troppo letargico o se subisce un colpo di calore, ma anche se sviene, presenta l’affanno durante una camminata breve, se improvvisamente si muove troppo lentamente o trema. Quindi se si gratta con violenza o se sono presenti odori strani, forti, improvvisi, non legati alla pulizia del pelo e alla frequenza dei lavaggi. Ogni singolo sintomo trascurato potrebbe nascondere una disfunzione, un malessere e un malanno blando oppure grave. Per questo motivo è importante condurre subito Fido dal veterinario, che potrà vagliare le sue condizioni di salute e consigliare la cura o il rimedio migliore.
 
GREEN STYLE
3 GIUGNO 2014
 
Pettorina cane: come si mette
 
La pettorina è un articolo molto utile per la gestione del cane, in particolare per gli esemplari più delicati e soliti a non tirare al guinzaglio. Come abbiamo già affrontato, esiste una netta demarcazione tra chi preferisce il collare e chi la pettorina, ma questa scelta è condizionata dalla tipologia di cane, dal carattere e dal formato. Un animale molto grande ed energico avrà bisogno di una gestione diretta, quindi il collare potrà risolvere il problema sottolineando la divisione dei ruoli all’interno del branco familiare. Non è indispensabile strattonare con forza o agire in modo brusco e troppo autoritario, il semplice controllo della combinazione guinzaglio-collare potrà identificare il proprietario come capobranco. Al contempo la pettorina risulterà naturale e maneggevole per cani tranquilli, magari anziani o dal collo delicato. In questo caso il formato e la dimensione del cane risultano secondarie se l’animale è pacifico, sereno o sottomesso. Vista la sua conformazione la pettorina tende a imbracare il corpo, abbracciandolo morbidamente e comodamente. Importante che l’articolo in questione sia in misura del cane, per concedergli la giusta fluidità e il corretto movimento. Quindi il materiale dovrà risultare consono alle esigenze di Fido, per non creare abrasioni e tagli nella zona ascellare, collo e ventre.
Come indossare la pettorina
Perché Fido indossi la pettorina è importante che prima familiarizzi con l’articolo, in modo sereno e positivo. Per le prime volte potrà vestirla aperta all’interno della casa, magari per pochi minuti così da assorbire il formato testandone le corrette dimensioni. Nel caso fosse timido e pauroso è importante consegnare al cane un piccolo bocconcino, così da associare la positività del gesto con il premio e la pettorina. Importante non sovrastare l’animale ma posizionarsi al suo fianco, magari in ginocchio, maneggiando l’articolo con movimenti calmi e delicati. Carezze e parole dolci potranno aiutare il processo di socializzazione, quindi non avere fretta e distrarre Fido nel caso si dimostri agitato e ansioso. Fondamentale dimostrare pazienza ignorando capricci e togliendo la pettorina solo quando l’animale risulterà calmo e tranquillo. Dopo un periodo di rodaggio il cane sarà pronto per uscire con la nuova imbracatura, che farà sua passo dopo passo, calzandola nel modo giusto. A seconda della pettorina saranno presenti una o due chiusure, che potranno rendere il movimento più sicuro impedendo che il cane se la sfili. A prescindere dalla tipologia andrà indossata attraverso la testa con un passaggio, o meno, sotto la pancia con chiusura superiore o laterale. Che sia doppia o singola, che la struttura della pettorina larga o stretta, dipenderà dal modello, indispensabile regolarla correttamente così da non costringere i movimenti del cane. Non esistono limiti di età, il cane potrà fare sua la pettorina sin da piccolo e indicativamente dai 4-6 mesi di età in poi.
 
EXCITE
3 GIUGNO 2014
 
Cane sepolto vivo in Brasile. Una coppia vede la testa spuntare, salvato dai pompieri
 
L’ennesimo caso di maltrattamento animale – anche se sarebbe più appropriato parlare di barbarie considerando le volute e atroci sofferenze che gli artefici hanno voluto infliggere alla povera bestia – è avvenuto poche ore fa dall’altra parte del globo. Non è certo confortante evidenziare come in questi casi tutto il mondo sia paese e così, dopo i recentissimi episodi di violenza su cani e gatti avvenuti in Italia, bisogna spostarsi in Brasile per assistere al salvataggio in extremis di un cane sepolto vivo. La povera bestia è stata trovata da una coppia che si trovava a passeggiare nei pressi di questa enorme zona verde a Vera Cruz, nel Rio Grande. Il cane nascosto tra le fronde, era stato totalmente interrato fatta eccezione per la testa. L’intero corpo e le zampe erano state ben sigillate dalla terra in una strettissima buca che poteva essere la sua tomba. La testa invece è stata lasciata al di fuori. La coppia ha subito allertato i soccorsi e sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno dissotterrato il corpo dell’animale. Il cane è stato portato da un veterinario locale che ha riscontrato la frattura di una zampa, diversi tagli sul capo e la totale cecità dell’occhio destro. Secondo quanto riportato dal bollettino medico pare che la povera bestia abbia cercato di difendersi da coloro che lo hanno interrato. È probabile inoltre che buona parte delle ferite se le sia procurate nel tentativo di divincolarsi, non si sa ancora da quanto tempo il cane si trovava costretto in quella situazione.
Le forze dell’ordine dichiarano di stare investigando sul caso considerando che al momento non ci sono né fermi né sospetti. Bollare il tutto come una bravata o come lo scherzo sfuggito di mano a ragazzini incoscienti sarebbe troppo facile. Si tratta comunque di un episodio di crudeltà e violenze che non andrebbe sottovalutato.
VIDEO
 
TG COM 24
3 GIUGNO 2014
 
Brasile, cane sepolto vivo nel  terreno salvato dai vigili del fuoco
Emergeva solo il capo dell'animale, ferito a un occhio e a una zampa
 
Lieto fine per una storia di crudeltà sugli animali. Un cane che era stato sepolto vivo a Vera Cruz, in Brasile, è stato salvato dai pompieri. Solo la testa dell'animale emergeva dal terreno. Il cane è stato notato da una coppia che ha subito allertato i vigili del fuoco che hanno scavato per liberare il corpo. Dopo è stato subito portato dal veterinario con una zampa rotta, cecità all'occhio destro e tagli sul capo.
VIDEO
 
LA ZAMPA.IT
3 GIUGNO 2014
 
La politica britannica vuole il bando degli animali dai circhi nel discorso della regina
La legge tanto richiesta potrebbe subito uno stop
 
La politica britannica reagisce negativamente alla notizia che la tanto attesa legge destinata a vietare l’utilizzo di animali selvatici nei circhi del Regno Unito potrebbe essere rinviata e non inclusa nel discorso della regina di mercoledì 4 giugno. Le nuove norme, richieste a gran voce da tutti i partiti politici, potrebbero quindi vedere un momentaneo stop, nonostante l’intenzione più volte dichiarata apertamente dal governo britannico di bandire dai circhi tigri, elefanti, zebre e leoni, insieme a tanti altri animali ancora utilizzati nelle fiere viaggianti del divertimento.Il «Queen’s speech», tuttavia, pur letto a gran voce da Elisabetta in parlamento, è redatto dal governo, ecco di qui la delusione di tanti parlamentari. Parlando con il London Evening Standard, il deputato conservatore Mark Pritchard ha detto che «l’opinione pubblica sarebbe piuttosto sorpresa e delusa da un rinvio». Nel discorso della regina, che inaugura ufficialmente i lavori parlamentari 2014-2015, saranno presentati - come avviene secondo questo rito dal 1852, anno di riapertura di Westminster dopo il rogo del 1834 - i disegni di legge per l’anno in corso. Questo discorso della regina è particolarmente importante nel Regno Unito per le elezioni politiche che si terranno il 7 maggio del 2015. 
 
IL PAESE NUOVO
3 GIUGNO 204
 
Negli Usa scoppia la riccio-mania. Secondo gli statunitensi è l’animale domestico perfetto
 
NEW YORK – Dall’America giunge una nuova moda in fatto di animali domestici. Il miglior amico dell’uomo? Non è più nè il cane nè il gatto, è altrettanto dolce e tenero ma è provvisto di tantissimi aculei. Stiamo parlando del riccio, un animaletto dolce e simpatico che negli Stati Uniti è diventato un perfetto sostituto di Fido in casa.
Il silenzioso e discreto animaletto con gli aculei, infatti, ha catturato le simpatie e il favore degli americani perchè a dispetto di cani e gatti richiede poche cure. I ricci infatti anche rispetto ad altri animali domestici di piccole dimensioni come criceti o conigli, è praticamente inodore, ipoallergenico e particolarmente solitario.
Insomma secondo il popolo d’Oltreoceano è il riccio l’amico ideale soprattutto per chi ha una vita particolarmente indaffarata ma non vuole rinunciare ad avere un piccolo animale con sè. Non tutti gli americani però possono permettersi di adottare un riccio in casa: in ben sei Stati, infatti, è proibito avere il piccolo animaletto con gli aculei all’interno delle mura casalinghe.
 
LA ZAMPA.IT
3 GIUGNO 2014
 
Un riccio per amico, nuova moda statunitense
Nonostante il divieto in sei stati americani, la richiesta  di questi animali è cresciuta in maniera esponenziale
 
Negli Stati Uniti scoppia la mania dei ricci come animali domestici. Sembra infatti che il silenzioso e discreto animaletto con gli aculei abbia catturato le simpatie degli americani perché a dispetto di cani e gatti richiede poche cure. Inoltre rispetto ai criceti o ai conigli è praticamente inodore, ipoallergenico e particolarmente solitario. Insomma è l’amico ideale per chi ha una vita particolarmente indaffarata.  
Nonostante in sei stati americani sia proibito avere un riccio in casa, secondo un allevatore del Massachusetts, negli ultimi anni la domanda è cresciuta in modo così esponenziale che chiunque voglia averne uno deve compilare un apposito modulo di richiesta e aspettare il suo turno in attesa di portarsi a casa un cucciolo svezzato di riccio. «Quando ho iniziato - ha detto Jill Warnick - avevo solo cinque persone in lista, ora, dopo 19 anni, la lista d’attesa è di 500 persone».  
 
GREEN STYLE
6 GIUGNO 2014
 
Ricci come animali domestici: è mania in USA
 
Ricci come animali domestici, non è follia ma è la nuova tendenza che gli USA stanno cavalcando proprio ora. Sempre più statunitensi li preferiscono al classico cane e gatto, forse perché meno impegnativi, più silenziosi e riservati. Del resto per allevarli pare non siano necessarie molte fatiche perché i piccoli, dal corpo ricoperto di aculei, sono in realtà esemplari piuttosto indipendenti. Non necessitano di passeggiate e aree sgambo o di guinzagli, possono condurre la loro esistenza all’interno delle case o di un giardino. L’importante è che non vi siano pericoli e pertugi troppo stetti che possano pregiudicare la loro salute. Gli americani, sempre di corsa e troppo impegnati, pare li preferiscano al classico compagno a quattro zampe. Inoltre sembra siano particolarmente puliti, con costi molto bassi per la loro alimentazione e che sappiano difendersi da soli appallottolandosi. Eppure, il simpatico animaletto domestico in realtà è un esemplare selvatico che in ben sei stati non può essere detenuto in cattività. Secondo l’allevatore Jill Warnick del Massachusetts, che da tempo li alleva, 20 anni fa la richiesta era quasi nulla mentre ora la lista di attesa conta ben 500 persone smaniose di possedere un riccio, con tanto di documentazione da compilare. Il piccolo con gli aculei può vivere in un giardino ben recintato senza problemi, godendosi l’aria fresca e l’erba in attesa che il proprietario torni a casa dal lavoro. L’impegno è davvero limitato e non richiede la presenza di coccole e carezze. Tra le più diffuse, la variante del riccio africano, più chiara rispetto all’esemplare comune. Come sostiene l’allevatrice Jennifer Crespo, la moda può aver trovato inizio con la diffusione di un videogioco con un riccio come protagonista, ma il resto è arrivato tramite la creazione di forum, piattaforme e social network a tema. In Oregon il riccio Biddy è una celebrità proprio grazie a Instagram con i suoi 370.000 seguaci, mentre il National Geographic ad aprile ha dedicato una copertina al riccio sottolineando la nuova tendenza.
Ciò che preoccupa il Dipartimento dell’Agricoltura a stelle e strisce è l’eccessivo presenza di esemplari senza un’adeguata registrazione e dichiarazione. La loro tendenza alla riproduzione potrebbe sovvertire gli equilibri della fauna selvatica, infatti gli esperti temono che dopo la moda in molti vogliano sbarazzarsi dell’animaletto liberandolo in natura. Infine il contatto con l’animaletto potrebbe portare alla salmonella, se non adeguatamente gestito. A dispetto di quanto si possa pensare, il riccio è un animale molto delicato, il continuo contatto gli crea stress e un’alimentazione errata potrebbe condizionare le sue aspettative di vita.
 
LA SENTINELLA
4 GIUGNO 2014
 
Lega il cane al trattore e lo trascina fino ad ucciderlo
Agricoltore di 73 anni condannato a quattro mesi e quattromila euro di multa L’uomo nega ogni cosa: «L’animale era già morto, l’ho solo sepolto nel campo»

Valerio Grosso

 
OZEGNA (TO). Ancora una barbarie sugli animali. Un agricoltore di Ozegna è stato condannato per aver legato il proprio cane al trattore trascinandolo per decine di metri fino ad ucciderlo. È questa la terribile vicenda che emerge da un processo conclusosi ieri pomeriggio a Palazzo Giusiana, dove Giovanni Vernetti But, 73 anni, ozegnese, figurava quale imputato dei reati di maltrattamento ed uccisione di animali. La condanna, emessa dal giudice Marianna Tiseo, è stata di quattro mesi e quattromila euro di multa.
La vicenda risale a quattro anni fa. L’imputato possiede un’azienda agricola ad Ozegna e per tutta la vita ha fatto il contadino, fino a quando le sue condizioni di salute glielo hanno permesso. Un giorno l’agricoltore, che ha anche altri animali domestici e di allevamento, trova un cane, le cui condizioni di salute però sarebbero pessime. Per sbarazzarsene, secondo quanto ha sostenuto l’accusa, avrebbe messo in atto l’atroce assassinio. Legato al suo trattore, con una corda lo avrebbe trascinato per il campo fino a quando la povera bestia avrebbe trovato la morte. Infine, l’imputato l’avrebbe sepolto nel campo.
Ad assistere alla scena, come è emerso nel corso del procedimento penale, sarebbe stato un giardiniere che all’epoca svolgeva qualche lavoro per il Vernetti But. Questi, rimasto colpito dall’accaduto, avrebbe poi raccontato il fatto ad una terza persona che avrebbe denunciare l’agricoltore alle forze dell’ordine.
Ieri, il pubblico ministero ha ricordato come la vicenda raccontata dal testimone fosse credibile e verosimile. «Una morte atroce» l’ha definita lo stesso magistrato che ha chiesto la condanna per Vernetti But. L’imputato ha negato d’aver ammazzato il cane, affermando di averlo trovato già morto nel suo campo, e il suo legale, l’avvocato Paola Remogna, ne ha chiesto l’assoluzione.
«Il mio assistito – ha detto il legale torinese - ha particolare sensibilità per gli animali. Quel cane lo aveva raccolto dalla strada in pessime condizioni, malnutrito e malato. Quando quest’ultimo, nonostante le cure, è deceduto, si limitato a seppellirlo, ma non gli ha usato alcuna crudeltà. Appena ottenute le motivazioni della sentenza faremo sicuro ricorso in appello».
 
CORRIERE DELLE ALPI
4 GIUGNO 2014
 
Brucia un gattino e mette tutto sul web denunciato minore
 
PUOS D’ALPAGO (BL) - Bruciato di fronte ad una platea di spettatori virtuali. Un gesto che, nel mondo reale, è costato una denuncia per maltrattamento e uccisione di animali ad un ragazzo di 15 anni dell’Alpago. Il giovane, secondo le indagini dei carabinieri di Puos d’Alpago, ha torturato, ucciso e infine bruciato un gatto e ha pubblicato il video del macabro gesto su Facebook. Forse una bravata, forse un gioco. Ma il gesto non è passato inosservato e nel giro di pochi giorni i carabinieri sono risaliti all’identità del giovane. Ora dovrà rispondere di un gesto, il maltrattamento e l’uccisione di animali, che la legge punisce con una sanzione o anche con la reclusione. Ma, nonostante questo, i casi di animali seviziati o uccisi sono diffusi in tutta Italia. In prima linea contro queste pratiche oltre alla legge ci sono anche le associazioni animaliste. Spesso, però, si tratta di sevizie e torture che rimangono senza un autore. In questo caso il giovane ha deciso anche di filmare e pubblicare un video della morte del gatto sulla sua pagina Facebook, una vera e propria piazza virtuale dove condividere con amici e conoscenti pensieri, foto e anche video. E così ha fatto il ragazzo scegliendo di mostrare quello che molti avrebbero preferito non vedere. Il video incriminato è stato pubblicato sul social network lo scorso 27 maggio. Le riprese mostrano un gattino morto, a quanto sembra da poco tempo, che viene bruciato. Un orrore, forse una bravata tra ragazzi, che non ha lasciato indifferente chi ha guardato il video. Qualcuno infatti ha deciso di non restare a guardare e ha segnalato il video, pubblicato su una pagina personale, alle forze dell’ordine. Da lì è scattata l’indagine dei carabinieri di Puos d’Alpago che, nel giro di pochi giorni, sono risaliti all’autore del gesto. Con il passare delle ore i militari dell’Arma hanno appurato la dinamica dei fatti e l’identità del giovane e, dopo le opportune verifiche hanno fatto scattare la denuncia ai danni del minore. Non si sa se il giovane abbia deciso di giustificare il gesto o se non si sia reso conto della gravità del fatto. Quel che è certo è che ora toccherà alle autorità giudiziarie esaminare i fatti e decidere come procedere. Le legge, infatti, punisce chi maltratta gli animali e per crudeltà o senza necessità li sottopone a sevizie e chi, sempre per crudeltà o senza necessità, li uccide. In questo caso, però, il gesto è stato filmato e pubblicato sui social network. Ora del video non resta traccia sulla rete: il file è stato già rimosso dal social network.
 
CORATO LIVE
4 GIUGNO 2014
 
Investito e abbandonato per strada. Un altro cane vittima degli automobilisti
Il cane è stato ritrovato morto su via Castel del Monte dalle Guardie per l’ambiente
 

 

 

Bari. Un altro cane randagio è rimasto vittima di un automobilista che, dopo averlo investito, non si è preoccupato di chiamare i soccorsi. E’ accaduto su via Castel del Monte, all’incrocio con viale della Primavera. A segnalarlo sono le Guardie per l’ambiente.
«Abbiamo ritrovato il cane abbandonato come un rifiuto qualsiasi durante il nostro solito giro di perlustrazione.
All'inizio abbiamo pensato a un malore oppure ad un avvelenamento avvenuto in una zona residenziale appena fuori le mura urbane. Purtroppo invece, l’animale era stato investito: presentava infatti un evidente trauma cranico e un sanguinamento derivante da un urto violento con un oggetto in movimento».
Un’omissione di soccorso di questo genere, oltre a richiamare la coscienza, rientra nella previsione dell’art. 189, comma 9-bis, del codice strada.
«L'utente della strada - dicono le Guardie - in caso di incidente comunque ricollegabile al suo comportamento, da cui derivi danno a uno o più animali d'affezione, da reddito o protetti, ha l'obbligo di fermarsi e di porre in atto ogni misura idonea ad assicurare un tempestivo intervento di soccorso agli animali che abbiano subito il danno».
«Chiunque non ottempera a questi obblighi - sottolineano le Guardie - è punito con una sanzione amministrativa che prevede il pagamento di una somma di denaro che va da 410 a 1.643 euro. Inoltre le persone coinvolte in un incidente con danno a uno o più animali d'affezione, da reddito o protetti devono porre in atto ogni misura idonea ad assicurare un tempestivo intervento di soccorso: chiunque non ottempera a tale obbligo è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro che va da 82 a 328 euro».
«Oltre che accertare la morte del cane - concludono le Guardie - non abbiamo potuto far altro che dargli almeno una dignitosa sepoltura. Se i cani sono i migliori amici dell’uomo, non si può dire certamente il contrario».
 
GEA PRESS
4 GIUGNO 2014
 
Caserta – Cavalla incidentata forse con puledro da allattare
Sarebbero ancora precarie le condizioni della cavalla scivolata in strada domenica scorsa

  
Le voci fino ad ora circolate riferiscono di un animale ancora abbattuto con l’aggravio di un probabile allattamento in corso. Tale ultima ipotesi sarebbe stata riferita domenica scorsa nei luoghi dell’incidente. Presenti, oltre alla Polizia Municipale ed ai Vigili del Fuoco, anche alcune  Guardie Zoofile dell’ENPA. Secondo voci ancora in attesa di conferma sembrerebbe che la cavalla abbia riportato una frattura nella parte posteriore. Forse, però, non nella zampa. Una frattura che potrebbe ancora tenerla in terra.
Nessun rilievo, nel caso di regolare possesso del cavallo e del mezzo, potrà però essere rivolto al conducente. Come è noto il Codice della Strada non interdice ai cavalli da trazione l’uso dell’asfalto. In genere, per diminuire il rischio di una caduta,  vengono utilizzati ferri in alluminio, più deformabili e con maggiore aderenza ad un substrato duro. In alcuni casi vengono inserite tacche in gomma, ma non vi è alcun obbligo sull’uso di tali “ferri” e loro eventuali accessori.
Gli unici divieti di rilevanza penale, sempre relativi ai cavalli al calesse,  riguardano le competizioni non autorizzate. Le sanzioni amministrative invece previste dal Codice della Strada, sia per le competizioni che per irregolarità sul calesse, sono in media particolarmente basse.
In molte regioni italiane, come la Sicilia, la Puglia e la Campania, l’uso di calessi per le strade urbane ed extraurbane è particolarmente diffuso. In alcuni casi, ove si sono verificati gravi incidenti forse collegati a competizioni clandestine, il cavallo è risultato non microchippato. Non è però questo il caso di Caserta. Il conduttore, peraltro, non ha abbandonato l’animale in strada, come putroppo si è dovuto registrare per altre cronache. Recentemente, ad esempio,  un cavallo con calesse è stato ripescato nel porto di Torre Annunziata (vedi articolo e foto GeaPress). In quel caso il coducente si era reso irreperibile ed il cavallo era morto annegato trainato sul fondo dal suo stesso calesse. Un tratto di spiaggia interno al porto della cittadina del napoletano, sembra favorire le corse lungo la battigia.
 
GEA PRESS
4 GIUGNO 2014
 
Campobasso – Denunciato detentore di dieci cani da caccia
Intervento del Corpo Forestale dello Stato

  
Intervento del personale del Comando Stazione Forestale di Campobasso che, nei giorni scorsi, ha dovuto accertare le condizioni di salute di dieci cani di razza meticcia e segugio, ricoverati in una struttura privata. Il controllo è avvenuto congiuntamente al personale del Servizio Veterinario di Campobasso.
Secondo quanto comunicato dal Corpo Forestale si tratterebbe di cani da caccia. Al detentore è stata ora contestata l’inidoneità della struttura ricettiva, sia dal punto di vista costruttivo che sanitario.
I cani sarebbero stati costretti in  spazi angusti, non puliti e di dimensioni inferiori al dettato minimo normativo. Sempre secondo quanto comunicato dal Corpo Forestale dello Stato alcuni dei cani erano legati in maniera tale da limitarne ulteriormente i movimenti. Contestato, inoltre, lo stato di malnutrizione di due degli dieci cani che sarebbero stato alimentati per lo più con scarti di macelleria.
Da parte del Servizio Veterinario è stato eseguito in controllo clinico degli animali e dettate prescrizioni per l’adeguamento delle strutture di ricovero.
Il denunciato dovrà ora difendersi dall’accusa di maltrattamento di animali (art. 544 ter CP) mentre  sono state elevate sanzioni amministrative per oltre 1500 euro per omesse registrazioni all’anagrafe canina.
 
GEA PRESS
4 GIUGNO 2014
 
Varazze (SV) – I Gabbiani finiti a fucilate e con la testa fracassata
L'ENPA: nessuna risposta da parte della pubblica amministrazione

  
Stava posandosi vicino al suo piccolo per sfamarlo, ed invece è finito centrato da un colpo di fucile, probabilmente ad aria compressa. I fatti sono avvenuti a Varazze, in provincia di Savona, sotto gli occhi di un bambino che stava osservando l’arrivo al nido del gabbiano.
A denunciare il tutto è la Protezione Animali di Savona che rileva altresì come il povero Gabbiano è morto sul colpo mentre il piccolo orfano è stato soccorso e preso in cura dai volontari dell’ENPA. Alcuni giorni prima i volontari erano intervenuti per un altro gabbiano,  quasi certamente il secondo genitore, trovato con la testa fracassata e morto poco dopo.
Del fatto si stanno interessando i Carabinieri di Varazze e le guardie zoofile volontarie dell’ENPA, sia per il reato di uccisione di animali che per lo sparo in luogo pubblico, che ha messo in grave pericolo il bambino che si trovava poco vicino e che ha pianto per lo spregevole episodio.
Secondo l’ENPA, casi di violenta intolleranza verso i gabbiani sono sempre più frequenti; ancora ieri i volontari dell’ENPA (sebbene la competenza sia della Provincia) sono stati chiamati a Spotorno, dove un altro gabbiano è improvvisamente precipitato vicino ai bagni Nelson, avvelenato da una micidiale polpetta.
Per cercare di venire incontro ai problemi da taluni sollevati in merito al fenomeno dell’inurbamento dei gabbiani, la Protezione Animali ha da tempo suggerito ai Comuni ed alla Provincia soluzioni incruente (sterilizzazione, sottrazione delle uova) che finora, però, non hanno ricevuto risposta.
 
NEL CUORE.ORG
4 GIUGNO 2014
 
DELFINARIO RIMINI, ENPA RIBADISCE: ILLEGITTIMA L'IPOTESI DI RIAPERTURA
Ecco perché nel delfinario non possono stare animali
 
Nei giorni scorsi la proprietà del delfinario ed alcuni esponenti politici, intervenendo su una presunta riapertura della struttura, hanno fornito informazioni palesemente inesatte sull'argomento. Per questo, l'Ente Nazionale Protezione Animali intende nuovamente fare chiarezza: la struttura non si trova nelle condizioni legali per riprendere la propria attività e per riaprire detenendo alcuna specie animale. Inoltre, il decreto di chiusura è già stato siglato dai tre ministeri competenti (Ambiente, Salute, Politiche Agricole).
Nel caso in cui la proprietà riaprisse il delfinario, essa si renderebbe responsabile di una lunga serie di gravissime violazioni della normativa vigente; violazioni che l'Ente Nazionale Protezione Animali non mancherà di denunciare all'autorità giudiziaria, includendo anche tutti i responsabili di gravi omissioni per non aver impedito l'eventuale arrivo degli animali e per la nuova riapertura.
L'Enpa, oltre ad aver nuovamente diffidato il Sindaco di Rimini, ha sollecitato un intervento immediato delle autorità, in primis del Servizio Cites del Corpo Forestale dello Stato che ha il compito di controllare e di accertare gli illeciti in tale materia, per scongiurare l'arrivo illegittimo dei pinnipedi che, secondo quanto pubblicizzato, dovrebbero giungere venerdì.
Ma ecco perché, stando alla vigente normativa, il delfinario di Rimini non può in alcun modo riaprire, né con i delfini né con alcuna altra specie animale:
Il delfinario di Rimini non ha la licenza di giardino zoologico ai sensi D. Lgs. 73/2005. Al riguardo è bene ricordare che "... per giardino zoologico si intende qualsiasi struttura pubblica o privata con carattere permanente e territorialmente stabile, aperta e amministrata per il pubblico almeno sette giorni all'anno, che espone e mantiene animali vivi di specie selvatiche, anche nati e allevati in cattività ..." Dunque, anche la struttura in questione deve possedere tale licenza, soprattutto se intende dar luogo ad una nuova attività. Tale licenza è obbligatoria per le strutture che iniziano attività dopo l'emanazione del decreto succiato;
Il delfinario di Rimini non è una struttura itinerante. Nei giorni scorsi, a mezzo stampa, è stata ipotizzato che il delfinario riprendesse l'attività di intrattenimento con animali a titolo di "spettacolo viaggiante". La proprietà avrebbe presentato al Comune relativa richiesta di licenza. E' evidente, anche alla luce del D. Lgs. 73/2005, come la struttura riminese non possa assolutamente eludere questa norma;
Il delfinario di Rimini non può detenere animali. Il provvedimento di chiusura del Delfinario di Rimini, già disposto con Decreto del Ministero dell'Ambiente (a fronte dell'inidoneità alla concessione della licenza di giardino zoologico), conferma in modo definitivo l'inidoneità della struttura a detenere animali di qualunque specie ai sensi del D. Lgs 73/05. Inidoneità che, va ricordato, è anche legata a "gravi ed irrisolvibili criticità nei confronti della rispondenza ai requisiti minimi richiesti dal D.M. 469/2001 in materia di detenzione in cattività degli esemplari di Tursiops truncatus".
E' evidente quindi che oltre all'aspetto normativo è necessario ricordare che tale struttura, non ritenuta idonea a nessun titolo anche dai Ministeri competenti, abbia esercitato negli anni una lunga serie di gravi violazioni e soprusi nei confronti degli animali. Ad iniziare dall'uso di tranquillanti sui delfini, per la loro gestione routinaria con farmaci, il cui uso non è consentito su questa specie.
E' quindi opportuno che si rammenti che ogni iniziativa oltre ad essere illegittimo è priva di qualunque fondamento etico e del minimo rispetto che si deve agli animali di qualunque specie.
 
NEL CUORE.ORG
4 GIUGNO 2014
 
AREZZO, RACCOLTA DI FIRME CONTRO GLI ANIMALI MORTI DI DAMIEN HIRST
La mostra è stata presentata oggi a Milano
 
Prosegue la raccolta di firme su Internet - supportata da una dettagliata petizione lanciata oggi sulla rete -, contro l'arrivo ad Arezzo delle opere che contengono animali morti firmate da Damien Hirst nell'ambito di 'Icastica', mostra d'arte concettuale presentata oggi a Milano in anteprima e che si terra' da giugno ad ottobre. Nella petizione le associazioni, non solo animaliste, che la sostengono e che finora hanno raccolto, a vario titolo, gia' circa 2.000 firme, ricordano le opere dell'artista britannico fatte con animali morti citando critiche e numeri (secondo fonti inglesi sarebbero 9.000 i lepidotteri morti durante una performance di Hirst). Le associazioni hanno annunciato anche eclatanti forme di protesta all'arrivo delle opere in citta'. Questa mattina il Teatro Parenti di Milano ha ospitato la presentazione della mostra, a cui, tra gli altri, hanno partecipato l'assessore alla cultura del comune di Arezzo, Pasquale Giuseppe Macri', e il direttore della mostra, nonche' curatore, Fabio Migliorati.
 
LA NUOVA PROVINCIA
4 GIUGNO 2014
 
«Il suo cane qui non può entrare»
Non vedente lasciata fuori dal ristorante

Davide Baino

 
Una situazione imbarazzante che sembra essersi originata da un equivoco. È quanto accaduto ad Asti in un ristorante di corso Alessandria, che ha avuto come protagonista Renata Sorba, coordinatrice provinciale dell’Apri (Associazione piemontese retinopatici e ipovedenti) e già arciera non vedente, York, il labrador che è diventato suo cane guida e il ristorante “Alla Piazza”, la cui direzione ora desidera scusarsi pubblicamente per quanto accaduto. Quella che doveva essere un’occasione per passare del tempo con degli amici, a causa di un equivoco, è diventata un momento di riflessione. L’appuntamento al ristorante “Alla Piazza”, era stato prenotato via telefono; durante la conversazione telefonica era stato fatto presente al ristorante la presenza di un cane, una notizia che, in un primo momento, non aveva creato problemi.Una volta giunti al locale, il personale, che probabilmente non aveva compreso di che tipo di cane si trattasse e quali fossero le sue dimensioni, si è opposto all’ingresso dell’animale. In quel frangente, non sono servite le spiegazioni del gruppo di cui faceva parte Renata sulle peculiarità dei cani guida e di come fossero autorizzati a entrare nei locali, così come la proposta di organizzare un tavolo più isolato. Una situazione di cui i gestori del ristorante, un locale da poco aperto, hanno compreso la gravità, e di cui desiderano scusarsi sottolineando come il tutto sia nato da un’incomprensione, probabilmente accentuata dalla difficoltà linguistica. Il titolare, al momento del fatto, non era presente e il personale, si sarebbe attenuto alle indicazioni generiche ricevute, riguardanti solamente le dimensioni dei cani e che non prendevano una situazione del genere.Una situazione in cui non ci sarebbe stata la prontezza di chiedere subito un parere al personale italiano presente in un’altra parte del locale. Una volta compresa la situazione, dopo aver ricevuto istruzioni di permettere l’accesso al cane, non sarebbe più stato possibile raggiungere il gruppo ormai allontanatosi. La gestione del ristorante, sottolineando come le sue porte ora saranno aperte ai cani guida, oggi si scusa. La comitiva ha poi continuato la serata altrove, con l’amaro in bocca per l’accaduto. Un incidente che sembra quindi essersi risolto, ma che ha fatto riflette la protagonista: «si diventa anestetizzati», indicando non un senso di apatia, ma una situazione che spinge a interrogarsi su quanta strada ci sia ancora da fare, e se il lavoro svolto fino a ora sia sufficiente. Una situazione di notevole disagio che si spera non si ripeta più in futuro. Il ristorante ora, chiarita la situazione, sarà pronto ad affrontare queste situazioni come previsto dalla legge del 25 agosto del 1988 e rinnova le sue scuse per la situazione che si è venuta a creare.
 
LA NUOVA FERRARA
4 GIUGNO 2014
 
Un animale per ogni italiano Cani e gatti anche nelle spa
 
Cani e gatti news. C'è un animale domestico per ogni italiano. Secondo un'indagine di "Iri Information Resources" condotta per la settima edizione del rapporto Assalco-Zoomark, in Italia si contano ben 60,5 milioni di pet. La diffusione degli animali domestici varia in base alla composizione del nucleo familiare, così chi vive da solo preferisce avere un gatto come compagno mentre le famiglie con figli preferiscono i cani. Le percentuali vedono, su un campione di 500 famiglie, il 55,6% di cani presenti nelle case contro il 49,7% dei gatti. Tutti i padroni sono d'accordo nel sostenere che i loro animali domestici contribuiscono a portare gioia e buonumore nella vita. Nasce a Milano la task force per gli animali in difficoltà: un servizio attivo 24 ore su 24 (al numero 020208) interamente dedicato agli animali per segnalazioni di smarrimento, maltrattamenti o avvistamenti di randagi. Il nucleo speciale della polizia locale, addestrato e preparato, ha già portato a termine oltre 200 interventi. Nel Regno Unito è boom di hotel di lusso per animali. Diverse strutture a cinque stelle hanno, infatti, allargato le proposte vacanze includendo anche i pet. Porte aperte dunque a cani e gatti e ai loro padroni che vogliono beneficiare di servizi esclusivi all'insegna del benessere come spa con acqua termale, massaggi e zone relax. 
 
GEA PRESS
4 GIUGNO 2014
 
Il grazioso riccio … immerso in acqua bollente per essere cucinato
I piatti proibiti della tradizione culinaria italiana descritti in un articolo del periodico "Il Forestale"
 
Immerso vivo  in acqua bollente. Il povero riccio di bosco viene poi prelevato, scuoiato e fritto. Succede in Emilia Romagna, Abruzzo e Molise ed è questa la fine imposta da un piatto della nostra tradizione culinaria ovviamente vietato dallo legge.
Il riccio bollito vivo, fa parte di una delle tante ricette proibite riassunte in un interessante articolo di Luisa Lauricella, Assistente Capo del Corpo Forestale dello Stato, pubblicato nel numero di marzo/aprile del periodico  “Il Forestale”.
Il povero riccio finito bollito rappresenta così l’orrore causato dal bracconiere che si avvale, per i suoi guadagni, di ristoranti compiacenti. Il tutto, però, è alimentato dal  “gusto del proibito” tipico  di clienti con voglia di trasgressione.
Una fine dolorosa cha accomune la morte di tanti altri animali. E’ il caso, ad esempio, di pettirossi e tordi del Veneto e delle valli del bresciano. Una morte oltretutto lunga che arriva con gli “archetti” ed i  “lacci” che causano  sfinimento, stenti e compressione.
E che dire dei ghiri altrettanto orrendamente uccisi, come gli scoiattili di cui “filetto” calabrese? Orrori per gli animali e danni per la natura, come nel caso dei “datteri di mare”, ovvero superprotetti molluschi bivalvi che finiscono ancora in zuppe e primi piatti. Per poterli prelevare si distrugge a colpi di martello il fondale roccioso.
Un fenomeno, quello dei “piatti proibiti” che, ad avviso dell’Assistente Capo,   produce i suoi guadagni. In periodo di crisi, però, le cose si complicano ulteriormente.
Una sfida contro la legalità ed una continua lotta tra guardie e ladri. “D’altronte – scrive nel suo articolo Luisa Lauricella – se gli appostamenti per cogliere sul fatto un bracconiere possono durare ore o anche giornate intere, invece il cacciatore di frodo riesce a collocare nel bosco un gran numero di mezzi di cattura in poco tempo e con un  dispendio economico quasi totalmente irrelevante“.
Alla base, però, c’è sempre da appagare la voglia di trasgredire; per terra come per mare. Che dire del filetto di delfino svelato dal noto servizio televisivo de “le Iene”? Mangiato presso alcuni ristoranti compiacenti della riviera laziale ma con probabili collegamenti in altre regioni d’Italia. Il sospetto va alla Liguria perchè era proprio quella la zona dove poter trovare la vietatissima carne di delfino.
Danni per gli animali ma anche per l’intero ecosistema. Questo succede quando la consistenza numerica di una specie diminuisce o addirittura si porta sull’orlo dell’estinzione.  La popolazione selvatica dell’anguilla, ad esempio, ha registrato un  crollo dell’80% e questo è avvenuto anche a causa della cattura delle “ceche”. Si tratta, in questo caso, dello stadio giovanile dell’anguilla, ovvero quelle provenienti dal mar dei Sargassi, ove si riproducono, ed in  risalita verso i nostri fiumi ed in generale le acque interne. Le ceche sono mangiate in provincia di Pisa , in un piatto, riferisce sempre il l’Assistente Capo della Forestale, “servito in sordina come una peculiarità“.
Appetiti che vanno oltre ogni buon senso e vietati dalla legge, ma contro i quali sono molto importanti le scelte individuali.
 
NEL CUORE.ORG
4 GIUGNO 2014
 
IRAQ, FERMATO DALLE AUTORITA' UN GATTO UTILIZZATO COME KAMIKAZE
E' purtroppo frequente il ricorso ad animali-bomba
 
Riguarda un gatto l'ultimo caso di animale utilizzato come kamikaze. E' accaduto in Iraq, dove le forze di sicurezza hanno bloccato un felino al quale era stata legata una bomba pronta ad esplodere. L'episodio - ha riferito il ministero dell'Interno di Baghdad, che non fornisce ulteriori dettagli in merito – è una rarità nel panorama della ribellione irachena. Mai prima d'ora un gatto era stato utilizzato per un attentato.
Al contrario, l'uso di altri animali-kamikaze da parte di terroristi nelle zone 'calde' della regione è da tempo una pratica sempre più diffusa. Tra i più utilizzati ci sono gli asini, i cani e le mucche che, tuttavia, muovendosi lentamente, sono state rapidamente accantonate perché facilmente intercettabili. I gruppi ribelli hanno quindi iniziato a scegliere al loro posto i cani-attentatori. Al-Qaeda in Iraq ad esempio ha spesso utilizzato i cani per i suoi attacchi. Durante gli anni dell'intervento armato americano, ad esempio, una delle brigate della fazione armata 'Bande jihadiste dell'Iraq', vicina al disciolto partito Baath, distrusse un carro armato americano con un cane-bomba. Spesso i miliziani hanno usato carcasse di cani gia' morti. Gia' nel 2003, a Baghdad, i ribelli fecero esplodere dei razzi che si trovavano su un carretto trasportato da un asino: l'obiettivo era la sede del ministero del Petrolio iracheno e due hotel dove alloggiavano personale americano e giornalisti stranieri. Episodi del genere si sono verificati negli ultimi anni anche in Afghanistan, Libano e nella Striscia di Gaza. Nell'enclave palestinese, nel 2010 un gruppo militante imbotti' con 200 kg di dinamite un asino e lo fece esplodere al confine con Israele. Lo scorso dicembre, inoltre, in Afghanistan i ribelli talebani scagliarono un mulo-bomba contro le truppe Nato nei pressi di una base militare nell'Helmand, nel sud-est del paese. Il mulo sospetto venne intercettato prima di raggiungere la base. Sul suo dorso era stata legata una balla di fieno piena di esplosivo. I militari americani in Afghanistan erano già stati allertati della minaccia di attacchi con animali kamikaze. Nell'aprile del 2013 sempre in Afghanistan, a Kabul, un altro asino era stato fatto esplodere vicino un posto di blocco della polizia uccidendo un poliziotto e ferendo tre civili.
 
BLITZ QUOTIDIANO
4 GIUGNO 2014
 
Londra: costringe il suo cane a indossare un collare di mattoni
Costringeva il suo cane ad andare in giro con un collare di mattoni. Motivo: "Accrescere la sua massa muscolare". Arrestata e poi rilasciata la padrona dell'animale, una 27enne inglese.

  
LONDRA – Portava a spasso il suo cane costringendolo a indossare un collare fatto di mattoni, tenuti insieme con plastica e nastro adesivo.
“Faccio quello che voglio, lo faccio per fargli crescere la massa muscolare”, questa la risposta della padrona, Lucy Burrow, una 25enne di Stoke-on-Trent (Regno Unito), nei confronti di chi l’ accusava di molestare il suo animale, secondo quanto riportato dal DailyMail.
Risposta che non ha evidentemente convinto le forze dell’ordine che l’hanno arrestata e poi rilasciata, ma non è escluso che possa essere rinviata a giudizio prossimamente.
Ad accorgersi delle condizioni del povero cane sono stati alcuni passanti, che hanno provato a liberare l’animale, provocando anche l’ira della padrona. La bestia appariva profondamente sofferente e non riusciva nemmeno a tenere la testa alta.
Secondo alcuni animalisti, sofferenze di questo tipo vengono imposte a quei cani destinati a svolgere combattimenti clandestini.
 
GEA PRESS
4 GIUGNO 2014
 
Guatemala – Cane rimasto 18 ore sommerso dalla frana (VIDEO)
 
Una bassa pressione tropicale che si teme possa evolversi  in  tempesta tropicale. Di certo la forte ondata di maltempo che ha colpito da alcuni giorni il Guatemala, sta provocando danni materiali e cinque vittime accertate.
A causare danni rilevanti non sono state solo le alluvioni ma anche le frane. Nella provincia di Huehuetenango si registrano, proprio a causa delle frane, le cinque vittime.
Il maltempo sembra ora dover proseguire  verso il Messico.
Ad intervenire in soccorso della popolazione è stato l’esercito una cui brigata, proprio nella provincia colpita dalle frane, ha estratto un povero cagnolino a quanto pare rimasto sommerso dai detriti per ben 18 ore. Il cane, apparso spaventato ma tutto sommato in buona salute, ha avuto salva la vita grazie ad alcune grosse pietre che si sono andate ad incastrare appena sopra il suo corpo. Di fatto lo hanno protetto dal peso dei detriti  garantendogli, verosimilmente, anche un passaggio d’aria.
Aiutandosi con una vanga e con le mani, i militari sono riusciti dopo qualche minuto a creare la via di fuga al cagnolino.
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VEDI VIDEO SALVATAGGIO CAGNOLINO
 
LA ZAMPA.IT
5 GIUGNO 2014
 
Guatemala, i soldati salvano un cane intrappolato nel fango per 18 ore
L’animale era rimasto sommerso dalla terra dopo le piogge torrenziali
 
FULVIO CERUTTI
 
Diciotto lunghe ore, Quasi una giornata intera, completamente sommerso dalla terra con la speranza che qualcuno lo veda e decida di salvarlo. Ci vuole molta voglia di vivere e tanta fortuna per riuscire vivo da un’esperienza del genere. Anche per questo hanno deciso di chiamarlo el Afortunado (il fortunato). Il protagonista di questa storia è un cane randagio che è finito sotto un mare di fango e terra in Guatemala. Il tutto causato dalle piogge torrenziali che hanno colpito il paese negli ultimi giorni e che hanno causato la morte di cinque persone. 
Per 18 lunghe ore il cane ha continuato ad abbaiare sperando di attirare l’attenzione di qualcuno. Dalla terra rossa spuntava solo la sua testolina che a stento riusciva a ruotare. E qualcuno ha sentito quel “grido” disperato: «Eravamo alla ricerca di persone e abbiamo sentito costantemente quel suono, debole, ma costante - racconta uno dei soldati mandati dal governo per cercare sopravvissuti -. Pensavamo fosse qualche persona intrappolata in una cantina che stava colpendo il tetto con un tubo. E quando ci siamo avvicinati abbiamo capito che era l’abbaiare di un cane». 
Nel video realizzato dai soldati, il cane è sommerso sino al collo dalla terra. Dopo aver usato la pala, i soldati usano le mani per rischiare di fargli male. «Non ci vuole mordere, sa che vogliamo salvarlo» dice uno di loro agli altri soccorritori. Lo sguardo del cane dice molto sul suo desiderio di vivere e così appena sente le zampe anteriori libere usa tutte le sue forze per uscire da quell’inferno. «Quando si è liberato ci è saltato in braccio e ci ha leccato la faccia. Sfortunatamente non c’era nessun altro sopravvissuto e l’abbiamo portato via con noi» racconta uno dei suoi “angeli”. 
Il veterinario che l’ha visitato l’ha trovato in buone condizioni nonostante lo stato di choc e la disidratazione. Ora verrà tenuto in un rifugio per animali in attesa che qualche famiglia del posto voglia donargli una nuova casa. 
VIDEO
 
CENTRO METO ITALIANO.IT
4 GIUGNO 2014
 
Fukushima sta devastando l’oceano Pacifico, fondali pieni di animali morti
Secondo uno studio il 98% dei fondali della California sarebbe pieno di creature marine morte a causa delle conseguenze del disastro alla centrale nucleare di Fukushima
 
I fondali del Pacifico al largo della California sarebbero un cimitero sottomarino, probabile conseguenza degli effetti del disastro alla centrale nucleare di Fukushima. Anche se ancora non è stato ufficialmente confermato, tutto lo lascia pensare, anche perchè è la prima volta che accade in oltre 24 anni che i fondali di un oceano siano così pieni di animali morti e in decomposizione. Lo studio, pubblicato ulla rivista Proceedings of National Academy of Sciences e lanciato da National Geographic sottolinea come si sia passati dall’1% addirittura al 98% dei fondali marini della California coperti di creature defunte. L’area presa in esame è quella ubicata a 145 miglia al largo, nella zona compresa tra le città di Monterey e Santa Barbara. Una notizia sconvolgente che potrebbe essere una delle conseguenze della radioattività emessa dalla centrale giapponese di Fukushima, colpita nel 2011 da un violento tsunami senza precedenti, che avrebbe trasformato un’enorme area del Pacifico in una sorta di cimitero marino. Una conseguenza a lungo termine di questo disastro potrebbe essere la progressiva riduzione dell’ossigeno ‘creato’ dalla vita marina e rilasciato nell’atmosfera.
 
GREEN STYLE
4 GIUGNO 2014
 
Cane denutrito sbrana un uomo: carcere per le proprietarie
 
È una vicenda agghiacciante quella che proviene da Liverpool, nel Regno Unito, dove due donne sono state condannate al carcere per il maltrattamento del loro cane, un incrocio tra un mastino e un dogo canario. L’animale, privato del cibo per ben 48 ore, è riuscito a sfuggire dalla sua abitazione e ha aggredito a morsi un anziano, uccidendolo. Per le proprietarie, di 29 e 30 anni, le corti han stabilito un periodo di reclusione pari a 12 mesi. Il terribile incidente risale al maggio dello scorso anno, quando Clifford Clarke – un pensionato di 79 anni – si trovava ai fornelli della propria abitazione, pronto a cucinare la cena. Il cane, probabilmente stremato dalla fame, sentito l’odore del cibo è riuscito a scappare e a intrufolarsi nel giardino dell’anziano, dove ha ucciso l’uomo a morsi. Le analisi immediatamente successive alla tragedia hanno dimostrato come l’animale abbia ingerito parti consistenti del corpo della vittima, una prova che ha determinato l’immediata condanna delle proprietarie. Stando alle ricostruzioni in tribunale, pare che la coppia di giovani abbia deliberatamente deciso di lasciare Charlie – questo il nome dell’incrocio – per due giorni solo in giardino, sotto il sole cocente e totalmente privato di acqua e cibo. Così come testimoniato da alcuni vicini di casa, il cane si sarebbe alimentato con del cibo per uccelli rinvenuto in giardino, quindi avrebbe bevuto dell’acqua piovana raccolta in un contenitore pieno di mozziconi di sigaretta. Un fatto del tutto insufficiente per saziare fame e sete di un animale di ben oltre 31 chilogrammi di peso, spinto quindi all’azione per cause di forza maggiore.
Stando ai giudici, l’aggressione che ne è conseguita è stata folle, violenta, orribile e deriverebbe direttamente dall’incuria delle due proprietarie. Atterrato l’anziano con un morso, il cane l’avrebbe poi trascinato per diversi metri, quindi ne avrebbe staccato un braccio con la forza delle fauci. Il pensionato è venuto a mancare poco dopo per le ferite subite, così come per la grande quantità di sangue perso. Le proprietarie, condannate al carcere secondo le norme del Dangerous Dogs Act, hanno evitato solo per un caso fortuito l’accusa di omicidio. L’animale, invece, è stato soppresso.
 
NEL CUORE.ORG
4 GIUGNO 2014
 
INDIA, LA CORTE SUPREMA "LIBERA" SUNDER, L'ELEFANTE MALTRATTATO
Dovrà esser trasferito in un rifugio entro il 15
 
Sunder, lo "schiavo del tempio", sarà trasferito entro il 15 giugno in un rifugio per elefanti a Bangalore. Lo ha deciso nei giorni scorsi la Corte suprema dell'India accogliendo un ricorso di Peta perché fosse resa esecutiva una sentenza nello stesso senso della corte d'appello di Bombay.
Il tempio di Jyotiba a Kolhapur (stato del Maharashtra) entrò in possesso di Sunder, dono dell'assemblea legislativa dello stato, nel 2007, ma dopo una buona dose di battiture con punte di ferro e crudeltà varie, il caso del giovane elefante maltrattato arrivò nelle aule di giustizia, perché i detentori si rifiutavano di eseguire gli ordini delle autorità del Maharashtra (tra cui il ministro delle Foreste) per tutelare Sunder. L'animale, per il quale hanno lanciato appelli celebrità internazionali, fu rinchiuso in un ex pollaio e recentemente è stato ferito ad una zampa. Ora però dovrebbe recuperare, se non la libertà, almeno un certo benessere. Ma ci sono voluti quasi due anni di battaglia legale, dopo l'ultima ordinanza a favore del pachiderma.
 
LA ZAMPA.IT
4 GIUGNO 2014
 
Grazie a Facebook la piccola Lola ritrova il suo cane rubato
In 24 ore oltre 25mila persone condividono l’annuncio della bambina: “Riportatemi a casa Ruby”

  
FULVIO CERUTTI
 
Mettere un “Mi piace” o cliccare su “Condividi” di Facebook non farà finire la fame nel mondo e non porrà fermerà le guerre sul pianeta, ma qualche volta può servire. Lo sa bene la piccola Lola Wilson, bimba inglese di sei anni, che ha affidato al social network le speranze di poter riabbracciare il suo Ruby. 
Tutto ha inizio nei giorni scorsi quando qualcuno ruba il Staffordshire bull terrier di 18 mesi dalla casa della famiglia Wilson a Pontcanna, Cardiff. 
E’ tanta la disperazione per aver perso il suo miglior amico a quattrozampe, ma è tanta anche la voglia di rivederlo. Così la famiglia Wilson decide di creare una pagina su Facebook, intitolata “Aiutatemi a portare a casa Ruby”, e dove caricano alcune foto del cane e le indicazioni di quanto successo. 
L’appello di aiuto ha un successo pazzesco: in sole 24 ore oltre 25mila persone lo condividono sui loro profili diffondendolo a macchia d’olio soprattutto nelle zone vicine a quel paese. 
Il giorno dopo Roxana Wilson, madre di Lola, riceve una telefonata da una persona che ha chiesto di rimanere anonima e che le comunica che il cane è stato venduto dal ladro. Così la donna sale in auto e ha potuto riportare a casa il suo cane. 
«La gente è stata fantastica, soprattutto le migliaia di persone su Facebook che ci hanno aiutati a ritrovare Ruby - racconta la signora Roxana -. La mia piccola Lola è come se fosse salita sulla luna e non credo che lascerà neanche per un momento Ruby: è il suo migliore amico, dormono insieme e si coccolano a vicenda. Ci sono persone terribili in giro, ma questa storia dimostra che ce ne sono tantissime con un cuore grande». 
Ora la polizia sta continuando le indagini per approfondire l’accaduto. 
 
FIDELITYHOUSE
4 GIUGNO 2014
 
Dopo 7 Mesi ritrova il cane scomparso, un video davvero emozionante!
 
Grazie al microchip Dora ed il suo padrone sono riusciti a ricongiungersi dopo ben 7 mesi dalla loro separazione, quando il cane si era allontanato da casa. GUARDA IL VIDEO SOTTO
Perdere un cane è un’esperienza terribile per tutti gli amanti degli amici a quattro zampe. Le speranze di poter ritrovare il proprio cane smarrito non sono altissime, specialmente se il ritrovamento non avviene subito. Le immagini di questo video, invece, documentano il ricongiungimento di un cane con il suo padrone dopo ben 7 mesi dalla sua scomparsa.
Un ritrovamento davvero fortunato e miracoloso quello di Dora, che a dispetto di tutte le statistiche, è riuscita a tornare nelle amorevoli braccia del suo padrone dopo ben 7 mesi.  A rendere possibile tutto questo è stato il microchip, di cui il cane era dotato, che ha permesso a chi l’ha ritrovato di poter risalire al proprietario e contattarlo. Attraverso queste immagini, infatti, si vuole sensibilizzare all’utilizzo del microchip, di cui ancora molti cani sono sprovvisti, sottolineandone l’importanza in casi come questo.
Dora si era persa durante i giochi d’artificio del 4 luglio a Frisco, TX, e nonostante le incessanti ricerche del suo padrone non era più stata trovata. Per fortuna, però, Dora è arrivata successivamente in un rifugio per cani a McKinney, TX, dove è stato possibile analizzare il suo microchip e risalire, in questo modo, al suo proprietario. Tutto questo è avvenuto dopo ben 7 mesi, quando tutte le speranze di ritrovare Dora erano ormai andate perdute. Invece, questo cane è riuscito a tornare tra le braccia del suo padrone.
Nello specifico, il video documenta il momento del loro ricongiungimento. La dolcezza di un momento tanto atteso non soltanto dal proprietario ma dalla stessa Dora, che di certo tante volte avrà cercato di ritrovare la via di casa. Nonostante il tempo trascorso, però, nel momento in cui si riavvicinano il tempo sembra tornare indietro e tutto torna alla normalità.
Un vero miracolo quello di Dora e del suo padrone, che nonostante quello che è successo sono riusciti a tornare insieme e a poter d’ora in poi continuare il loro cammino insieme. Tutto questo grazie ad un piccolo e semplice microchip, ma che in casi come questi può davvero fare la differenza.
VIDEO
 
IL TIRRENO
4 GIUGNO 2014
 
Pinguino in via d’estinzione nasce allo Zoo
 
di Eleonora Ferri
 
PISTOIA - Un mese propizio quello di maggio per le specie protette. Nel giro di una ventina di giorni sono nati nel Pistoiese due piccoli esemplari di specie protette: si tratta della prima spatola (il grosso uccello acquatico con il becco a spatola) nata in Toscana (nel Padule di Fucecchio) e un esemplare di pinguino sudafricano, una specie in estinzione, nato nel giardino zoologico pistoiese. L’uovo di Kalid, questo il nome del neonato pinguino, si è schiuso intorno al 10 maggio, all’interno dello Zoo di Pistoia. Adesso è vegliato costantemente da mamma Natalie (allo zoo di Pistoia dal 2013 e proveniente da un acquario francese) e da papà Ugo (nato allo zoo di Varsavia e arrivato a Pistoia da 2 anni). L’evento è molto importante perché la specie a cui appartiene il piccolo Kalid, che viene dalle coste del Sudafrica ed è detta Jackass (dall’inglese “asino” deriva dal suono del loro richiamo, simile appunto a quello di un asino) è in via di estinzione. E rischia l’estinzione soprattutto a causa degli inquinamenti e disastri petroliferi di cui «l’ultimo ha colpito oltre 30mila pinguini in quella zona, ma tra le cause anche la diminuzione del pesce, per via della pesca commerciale» spiega Paolo Cavicchio, direttore del giardino zoologico di Pistoia. Questi esemplari in Italia si trovano solo nello zoo di Pistoia e in quello di Torino. La riproduzione di questa specie rientra in un progetto europeo di tutela. «Esiste un coordinatore europeo, che conosce l’identità genetica degli esemplari – spiega Cavicchio - lo scopo del giardino zoologico è mantenere un serbatoio di esemplari protetti, per un eventuale inserimento in natura». In questa fase, dopo la nascita, gli operatori osservano solamente: «diamo un po’ più da mangiare ai genitori che devono nutrire il piccolo Kalid». I nomi degli animali vengono scelti «da chi capita: guardiani, curatori, o i bambini». Ma per sapere se Kalid è maschio o femmina si dovrà però aspettare 6 mesi, quando grazie al prelievo di una piuma si svelerà il sesso. E circa 2 o 3 settimane prima che venga fuori dal nido, e si unisca agli altri pinguini sudafricani dello zoo (9 maschi e 7 femmine in tutto provenienti da altri zoo). Ma Kalid non è l’unico nuovo arrivo. Il 1giugno, nel Padule di Fucecchio è nato il primo esemplare di Spatola in Toscana: un grosso volatile acquatico. La nascita del primo pulcino è avvenuta proprio durante uno dei sopralluoghi di monitoraggio del personale tecnico del centro di ricerca documentazione e promozione del Padule di Fucecchio. Un lieto evento reso possibile dal monitoraggio e dalla conservazione degli habitat messe in atto nel bacino palustre, e soprattutto all’interno delle aree protette. Questo particolare esemplare, famoso per il suo becco “a spatola”, ha nidificato in Italia solo in Emilia Romagna, Veneto e Friuli, e in solo poche decine di coppie.
 
GREEN STYLE
4 GIUGNO 2014
 
Cibo per cani: contaminazione da salmonella in USA
 
Hill’s Pet Nutrition, una società statunitense, ha segnalato la presenza di 62 sacchetti di cibo per cani probabilmente tossici. Gli alimenti secchi potrebbero essere stati infettati dalla salmonella, così come l’azienda ha comunicato lo scorso lunedì. Nell’annuncio stampa si sottolinea come il cibo, potenzialmente danneggiato dal bacillo, sia stato distribuito presso alcuni centri veterinari ed esercizi commerciali in California, Hawaii e Nevada tra la data del 24 aprile e quella del 13 maggio 2014. Sebbene in Europa non si corrano al momento rischi, la notizia è di sicuro interesse per capire come proteggere i nostri amici a quattro zampe. Le confezioni coinvolte sarebbero quelle da 7,7 chili l’una con data di scadenza al 2015: rintracciati tutti i 17 acquirenti fino a ora in possesso delle crocchette incriminate, nessun sintomo è fortunatamente emerso nei loro animali di affezione. L’azienda invita a segnalare eventuali sintomi sospetti, contattando gli addetti telefonicamente. La presenza del batterio pare sia emersa dopo un controllo di routine su molti campioni, alcuni dei quali erano già in commercio. La società confida in una risoluzione positiva dell’accaduto, senza nessuna contaminazione di cani o diffusione del pericoloso agente patogeno. La salmonella può colpire gli esemplari che assumono prodotti infettati, ma anche i proprietari se dopo il contatto con l’animale le mani non venissero correttamente lavate. I sintomi più comuni sono nausea, vomito, diarrea, crampi addominali e febbre, mentre quelli più seri e gravi si palesano attraverso infezioni arteriose, endocardite, artrite, dolori muscolari, irritazione oculare e sintomi del tratto urinario. I cani appaiono letargici, con episodi diarroici, febbre e vomito. Assente o minore la voglia di nutrirsi, dati i dolori addominali che gli esemplari sono costretti a sopportate. Ma in alcuni casi la malattia è latente, quindi l’animale è portatore sano dal bacillo divenendo veicolo di contagio per i suoi simili e l’uomo.
 
VANITY FAIR
4 GIUGNO 2014
 
Sicuri che l'uomo sia il più intelligente degli animali?
Studi recenti dimostrano che molte specie (anche insospettabili) sono molto più «sveglie» di quanto si pensasse. Galline, pecore e api comprese
 
D'accordo, ci sono quelli che esagerano e che magari parlano di politica al cane, ma su un fatto da un po' di tempo sono tutti d'accordo: da qualche millennio l'uomo ha sottostimato l'intelligenza delle altre specie animali e anche degli insetti.
Le ricerche sull'intelligenza degli animali stanno portando a una serie di scoperte (secondo alcuni non definitive) sorprendenti. Che, in parecchi casi, contraddicono tutta una serie di luoghi comuni. Come l'idea diffusa che le galline non siano furbe (da cui l'espressione «essere un pollo», per esempio). Alcuni test che hanno messo a confronti «cuccioli» umani e galline dimostrerebbe, al contrario, che queste ultime possono superare in abilità intellettuale un bambino di 4 anni.
Gli studi sono tantissimi e visto il crescente interesse per gli animali domestici trattati ormai come membri della famiglia in molti Paesi del mondo, le notizie di nuove scoperte (o presunte tali) si susseguono a un ritmo impressionante.
Proprio in questi giorni, per esempio sono stati pubblicati i risultati di uno studio piuttosto particolare condotto dalla Carroll University del Wisconsin. In questo caso a essere messi a confronto per stabilire chi siano più intelligenti sono stati gli amanti dei gatti e dei cani.
Risultato: chi preferisce i gatti in media ottiene valori più alti nei test per valutare il quoziente di intelligenza. I filo felini, inoltre, sarebbero in genere più flessibili e aperti alle novità dei cinofili.
Nella gallery, troverete alcuni esempi di intelligenza animale, dai delfini – da decenni considerati quasi pari all'uomo – fino alle api che, nel loro piccolo, pare se la cavino piuttosto bene.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
5 GIUGNO 2014
 
Restera (TV) , gatto impiccato con il fil di ferro
Orribile fine per la soriana Pucci, animalisti dai carabinieri per denunciare il fatto: «Prendeteli»

Rubina Bon

 
Treviso - Una fine orribile per la gatta Pucci: impiccata con il fil di ferro al muro esterno di un magazzino all’interno di un giardino lungo la Restera, non lontano dal ponte pedonale che porta verso il Sil Morto.
Ad accorgersi della povera soriana ormai senza vita è stato un passante che martedì mattina era a passeggio sulla Restera.
Camminando a ridosso del magazzino, ha notato la micia impiccata e ha avvertito il proprietario di casa. A quel punto è scattato il tamtam tra i gattari della zona, tra sconcerto e indignazione.
«Chi ha compiuto questo gesto terribile è entrato in una proprietà privata. Ieri si vedeva bene la rete che era giù», racconta Mirella Collodo, gattara della Restera che si occupa quotidianamente di una trentina di bestiole, «Sul magazzino era stato piantato un chiodo e la povera Pucci era impiccata con il fil di ferro. Siamo rimasti tutti tramortiti dal dolore: l’abbiamo tirata giù e sepolta là vicino».
Non ci sono foto della micia impiccata, chi si è trovato dinnanzi la scena è rimasto talmente choccato da non avere il coraggio di immortalare la macabra scena. Pucci era una gattina soriana di circa cinque anni, viveva assieme ad altri due mici nella casa di un anziano lungo la Restera. Quando l’uomo è stato portato in casa di riposo, i gatti erano rimasti senza un padrone. Ed è così che Mirella Collodo se li era presi in cura con amore come ha fatto con cento altri gatti.
«Anche lunedì sera attorno alle 21 ho dato da mangiare a Pucci, tutto era come al solito. Era tra i primi gatti a cui davo il cibo, quando tornavo dal mio giro lei mi aspettava sempre nello stesso posto per una carezza», racconta ancora la gattara Mirella, profondamente turbata per la tragica fine della micia, «Era buona, si lasciava coccolare. Non dava fastidio a nessuno. Siamo indignati dopo aver visto la gatta in quelle condizioni». Sospetti? Ufficialmente nessuno, in passato non si erano mai registrati episodi sospetti nei confronti dei gatti della zona. Poco distante però, solo qualche settimana fa, era stata praticamente eliminata da una mano ignota la colonia felina sulla Restera, fra Treviso e Silea.
L’episodio dell’impiccagione della gatta è stato portato all’attenzione dei carabinieri di Silea da parte del proprietario del magazzino dove si è verificato il fatto. E nelle prossime ore è atteso l’urlo di sdegno e di condanna del mondo animalista.
 
VENEZIA TODAY
5 GIUGNO 2014
 
Nuova strage di animali, almeno sei i cani avvelenati a Spinea
La denuncia arriva dai residenti e dall'associazione "Mamma Rosa": sei animali di diverse razze e di diverse taglie avrebbero ingerito stricnina
 
Prov. di Venezia Ora il fenomeno sta davvero dilagando. Dopo i gatti avvelenati e ustionati a Caorle, ora è la volta dei cani a Spinea. Secondo vari cittadini e secondo la nota associazione “Mamma Rosa”, solamente nell’ultima settimana sono morti sei animali, tutti probabilmente dopo aver bevuto un veleno letale. Come riporta La Nuova Venezia, la sostanza si chiama stricnina e potrebbe esser stata disseminata nell’area verde tra via Baseggio e via De Curtis, a pochi passi dal supermercato Pam. Una zona sempre molto frequentata dai cani e dai loro padroni.
Martedì sono morti due meticci di una donna del posto, lunedì la stessa sorte era toccata a due esemplari di Amstaff, sempre dopo essere passati per quella grande area verde. Un altro caso analogo si era verificato la scorsa settimana, e non sarebbe l'unico. La preoccupante situazione è stata già segnalata alle forze dell’ordine e al sindaco Silvano Checchin.
L’associazione “Mamma Rosa” ha reso noto il problema lanciando l’allarme sulla propria pagina Facebook, provocando naturalmente l’indignazione di molti amanti degli animali. Tutti raccomandano di evitare quella zona incriminata fino a quando non sarà totalmente bonificata.
 
GEA PRESS
6 GIUGNO 2014
 
Spinea (VE) – Allarme avvelenamento cani. Forse novità sul presunto avvelenatore
 
Potrebbero esserci delle novità in merito agli avvelenamenti di cani avvenuti a Spinea (VE) e denunciati nelle ultime ore dall’associazione “Amici del Rifugio Mamma Rosa”.
A riferirlo a GeaPress è Fabio Marin, presidente della stessa associazione, che spera in una risoluzione del problema, peraltro già occorso nel passato. Alcune persone potrebbero aver visto, o comunque fornito particolari utili, sul probabile avvelenatore.
L’allarme sulla presenza delle polpette avvelenate era stato lanciato dai volontari. L’area interessata dallo spargimento era quella  del Villagio dei Fiori a Spinea. “Non possiamo essere certi che quel luogo sia il solo interessato dallo spargimento – riferisce a GeaPress Fabio Marin – Ci rivolgiamo ai padroni dei cani ed ai cittadini in particolare. Stare attenti ai propri animali. Purtroppo non è semplice individuare l’avvelenatore, bastano piccoli quantitativi di veleno per causare gravi danni“.
[…]Intanto per Spinea, occhi aperti.
 
IL CENTRO
5 GIUGNO 2014
 
Cani e gatti in pericolo per i bocconi avvelenati
 
MONTESILVANO (Pescara) - «Se abitate a Montesilvano Colle attenzione ai vostri animali domestici perché rischiano di morire avvelenati». A lanciare l’appello è Carmelita Bellini, presidente dell’associazione Dog Village. Bellini mette in guardia i proprietari di cani e gatti e, in particolare, di quelli residenti in contrada San Giovanni. «Purtroppo» dice la guardia zoofila «c’è qualche essere estremamente crudele che sta disseminando sul territorio bocconcini contenenti veleno per topi, ma mortali anche per gli altri animali. Finora», prosegue, «a perdere la vita sono già stati diversi gatti del quartiere collinare e ben tre cani». In particolare a cadere nella trappola mortale che, a detta dei residenti della contrada ha fatto una vera e propria strage di gatti, sono stati due cani di proprietà e un altro da poco recuperato dall’associazione. «Qualche giorno fa mi hanno contattato da Montesilvano Colle perché c’era un cane vagante che dalle nostre verifiche era senza microchip», racconta la Bellini. «Così, dopo i controlli, e dopo averlo dotato del dispositivo elettronico di riconoscimento, l’ho portato con me al Dog Village ma a distanza di un paio di giorni, purtroppo, è morto per i bocconcini avvelenati che aveva mangiato in precedenza». La presidentessa dell’associazione animalista rivela di aver incontrato altre due persone residenti in contrada San Giovanni, i quali avendo visto i loro cani morire avvelenati dopo un periodo di ricovero nella clinica veterinaria dannunziana, si sono rivolti al Dog Village per prenderne in adozione altri. «Solo allora», prosegue Bellini, «mi sono resa conto che si trattava di un fenomeno più grave di quanto avessi immaginato, così ho deciso di dare l’allarme per evitare che altri animali muoiano e che altre famiglie soffrano la perdita dei loro compagni a 4 zampe». La guardia zoofila, da anni impegnata in prima linea a tutela del benessere animale, promotrice di una serie di appuntamenti volti alla corretta educazione dei proprietari al fine di scongiurare i fenomeni di abbandono, rivolge un consiglio a chiunque possieda un cane o un gatto in quella zona. «Anche se gli spazi aperti e la presenza di parchi rende quasi istintivo lasciare liberi i propri animali», dice, «cercate di tenerli sempre al vostro fianco sia per controllare cosa ingeriscono che per evitare di dare fastidio a chi non ama gli animali e che, come in questo caso, decide di risolvere il problema arrivando addirittura a ucciderli».
 
GEA PRESS
5 GIUGNO 2014
 
Tra teste di porco e di capretto. Le opzioni intimidatorie del mandamento mafioso di Bagheria sgominato dai Carabinieri

 
Sarebbe stato il settore del commercio del pesce, molto attivo nel paese di Porticello (PA), ad essere preso di mira nelle diverse attività del mandamento mafioso di Bagheria. Così, infatti, emergerebbe dalle indagini ambientali rese note dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Palermo che ha sgominato stamani, nel corso dell’operazione “Reset”, lo storico mandamento.
Trentuno fermi di polizia nei confronti di capi e gregari accusati di svariati reati tra cui quello di associazione per delinquere di tipo mafioso, omicidio, sequestro di persona, estorsione, rapina, detenzione illecita di armi da fuoco e danneggiamento a seguito di incendio.
In tutto, nel corso delle indagini, sono state documentare  44 estorsioni, quattro danneggiamenti a seguito di incendio, una rapina e una tentata rapina. Quattro i progetti di rapina sventati grazie all’intervento “preventivo” dei Carabinieri.
Il mercato del pesce di Porticello, uno dei più attivi del sud Tirreno noto alle cronache anche per i sequestri di Tonno rosso, era così finito nelle mire dell’organizzazione criminale. Una struttura che  si riassemblava secondo i vecchi schemi della più tipica organizzazione di stampa mafioso: capo, vice capo, reggente e soldati.
Un  quadro storico, anche dal punto di vista territoriale, che si ricompone nei centri abitati dell’hinterland meridionale della città di Palermo e che ricorre, per minacce ed estorsioni, ai più tipici protocolli dell’organizzazione mafiosa. Per indurre a non parlare, serve ancora la testa di capretto o di maiale.
Nelle intercettazioni rese note dai Carabinieri si sente programmare una intimidazione di questo tipo. Il suggerimento, poi attuato, è quello di ricorrere ad una testa di capretto ove posizionare “due cartucce di fucile e gliele mettiamo in bocca, nella testa di capretto”
Già nella fase di programmazione, appare chiaro il significato delle due cartucce in bocca. Queste, infatti, dovevano essere accompagnate di un biglietto con la seguente scritta: “stai attento con chi parli“. Il destinatario avrebbe così capito subito.
All’intimidazione poi attuata, ne viene però suggerita un’altra: una testa di maiale da recapitare, gettandola, sempre nei pressi del cancello. Anzi, in un primo momento, la testa del “porco” viene giudicata ancor meglio di quella del capretto.
Alle indagini dei Carabinieri hanno collaborato e contribuito numerosi commercianti della zona. Un muro di omertà che va sgretolandosi. Così il movimento antimafia Addiopizzo ha commentanto l’operazione di oggi rilevando il contributo  fornito dai  commercianti supportati dalla stessa associazione.
 
LA PREALPINA
5 GIUGNO 2014
 
Uccise un cane, solo una multa
In appello reato derubricato in maltrattamento d'animale, tolti i sette mesi di reclusione
 
Milano - Era finito sotto processo perché accusato di aver ucciso con due colpi di fucile da caccia un piccolo cane Yorkshire che poi avrebbe gettato esanime nella tramoggia di una macinatrice di foglie. Condannato dal Tribunale di Milano a sette mesi di reclusione, in appello un orefice di Cuggiono si è visto ridurre la pena a 5 mila euro di multa, più 3 mila di risarcimento da versare al padrone del cane. Lo sconto deciso dai giudici della quinta Corte d’Appello è dovuto al fatto che il reato è stato derubricato, da uccisione a maltrattamento di animali. Bisognerà leggere le motivazioni del collegio giudicante per capire le ragioni dietro la scelta di adottare una pena decisamente più tenue.
 
LA ZAMPA.IT
5 GIUGNO 2014
 
Calciatori con cuore di mucca in mano, è polemica
 
Ora anche Daniele De Rossi si è aggiunto ad altri illustri calciatori - Dani Alves (Brasile), Arjen Robben (Olanda), Diego Costa (Spagna) e Podolski (Germania) - scelti come testimonial della nuova campagna pubblicitaria che Adidas ha diffuso per i mondiali di Brasile 2014. I giocatori tengono in mano un cuore sanguinante per trasmettere il messaggio “Daremo il cuore per la nostra nazione”. Una campagna che non è piaciuta agli animalisti che hanno sottolineato il loro disappunto perché il cuore usato è stato tratto da una mucca. Nulla di illegale, ma per alcune associazioni è stata una “scelta immorale”.
Tra i calciatori messi “sotto accusa” per ora ha risposto il tedesco Podolski che ha detto: «Non ho fatto niente: la mia è solo una promessa, daremo tutto per la Germania»
Riceviamo e pubblichiamo la posizione dell’Adidas: “Non è certamente intenzione di adidas offendere la sensibilità delle persone. Per questa World Cup è stato deciso di rappresentare graficamente i giocatori adidas delle varie Nazionali pronti a dare il cuore per la propria Nazione. La campagna ’all in or nothing’, infatti, è basata sul concetto di dare tutto per alzare la Coppa del Mondo. Si è voluto rendere le immagini più veritiere possibili per rappresentare la passione che giocatori e tifosi provano nei confronti della Coppa del Mondo.
Il cuore è stato acquistato in una macelleria quindi disponibile ad uso alimentare. Gli animali sono stati macellati in linea con le vigenti normative.”
FOTO
 
LA ZAMPA.IT
5 GIUGNO 2014
 
La storia di Susi, lupa anarchica e ribelle
L’esemplare è diventata il simbolo di una lotta contro chi vuole ridurre alla metà il numero dei lupi in Scandinavia.

 
Antonella Mariotti
 
Centomila corone svedesi (diecimila euro) a chi dà notizie su Susi e il suo compagno. Lei è rossa, è anarchica, non sopporta restrizioni. Pare sia scappata dalla Russia ed ora è in Svezia, la stanno cercando per salvarla. Susi è una lupa. Il suo manto è rossastro, la sua morfologia è diversa da quella dei lupi nostrani, è un po’ più grande e appunto di un colore diverso è una lupa scandinava.  
Di lei si sono perse le tracce a febbraio, le associazioni animaliste l’avevano dotata di un radio collare due anni fa, poi avevano dovuto toglierlo perché le provocava allergie. Ma Susi doveva essere salvata dai fucili dei pastori di renne, ed è stata seguita per parecchi mesi fino a febbraio appunto. Nel Nord Europa – come a volte anche qui in Italia – i lupi hanno vita difficile pur essendo ridotti di numeri. Le renne nella zona dove è stata intercettata Susi sono circa trecentomila, i lupi appena trecento. Ma la differenza numerica non basta ai pastori Sami che hanno lanciato una vera e propria campagna contro Susi (e contro i lupi) che aveva anche un compagno, purtroppo già abbattuto, forse per timore della nascita di cuccioli.  
Adesso una delle associazioni animaliste svedesi che difende proprio i carnivori-predatori ha messo sul piatto una ricompensa a chi darà notizie di Susi, prima che venga intercettata dai cacciatori, o dai pastori che la cercano solo per eliminarla. “A noi interessa qualsiasi tipo di informazione – dice Ann Dahlerus, Segretario Generale dell’Associazione svedese -, anche riuscire a trovare le carcasse dei lupi morti, potrebbe portarci informazioni sulla causa della loro scomparsa, su chi li ha uccisi e come ”.  
Susi è da almeno tre anni al centro delle polemiche e della convivenza tra i pastori di Renne e le associazioni animaliste. La lupa che gli etologi considerano anche un buon patrimonio Dna è di fatto diventata il simbolo di una lotta contro chi vuole ridurre alla metà il numero dei lupi in Scandinavia. Sulla “sua pagina” Facebook I am Susi si moltiplicano gli appelli e le iniziative per trovarla e per salvarla e qualcuno ha scritto per lei questo: “Io sono famosa! Io sono una famosa lupa emigrata dalla Russia, ma avrei preferito essere una lupa sconosciuta, correre libera e selvaggia nelle foreste profonde della Svezia! Sono scappata quattro volte per tornare a casa e sono stanca”. In realtà Susi non è scappata “da sola”, ma per quattro volte è stata individuata, addormentata e spostata lontano dalle renne che aveva individuato come prede. 
La comunità internazionale di associazioni animaliste si sta muovendo per difendere Susi, ma l’impresa non è semplice anche per la forte pressione sui governi del Nord Europa dei pastori di Renne. L’Ente protezione animali svedese è riuscito a farsi ascoltare anche in tribunale per fermare la mattanza di lupi, e quindi anche di Susi. Ma la della lupa ancora non si hanno notizie. La strada di Susi si è persa? L’hanno uccisa e sepolta per non farla trovare? E’ una delle ipotesi. Adesso si spera che dieci mila euro possano bastare per conoscere la verità.
 
INFO OGGI
5 GIUGNO 2014
 
Vendevano carne colorata artificilamente. Denunciati 23 macellai a Palermo

Michela Franzone

 
PALERMO, 5 GIUGNO 2014 – Grazie all’indagine dei Nas sono stati denunciati 23 macellai del capoluogo Siciliano che vendevano carne trattata con Ione solfito che la faceva apparire rossa e sanguinolenta. L’imdagine dei carabinieri dei Nas è stata svolta in tutta Italia.
Ancora non è nota l’ubicazione delle attività che si rifornivano di questa carne colorata artificialmente, sembra però che siano distribuiti in tutti i quartieri della città.
Grazie all’attività che i Nas hanno svolto, più di 90 mila controlli, è stato possibile scoprire un vero e proprio mercato parallelo di cibo in tutta la penisola. Il caso della carne colorata infatti non è l’unico caso di cibo contraffatto che si è scoperto.
Sono state sequestrate tonnellate di pesce spada e tonno trattati con additivo invisibile alle analisi. Le truffe riguardano tutti i settori dell’agroalimentare. Non di rado succede che olio di soia o adultero viene spacciato per extravergine di oliva, e lo stesso capita con il vino. Dal dossier si scopre anche che su oltre 90mila controlli effettuati nei negozi alimentari tra il 2012 e il 2014, 31mila commercianti non hanno superato il test, e su circa 12mila allevamenti di bovini e ovini quasi 4mila sono risultati fuorilegge. Anche nel settore della panificazione e dei pastifici vengono a galla molte truffe. Ci sono infatti 6mila e 500 locali non in regola a fronte di 17mila e 500 verifiche effettuate dai Nas.
Dalle indagini si è anche evinto che il commercio illegale sta anche colonizzando il settore farmaceutico.
 
CANICATTI’ WEB
6 GIUGNO 2014
 
Sicilia, la truffa della carne adulterata: piena di solfiti per farla restare rossa
 
E’ di ieri la notizia divulgata dallo “Sportello dei Diritti” della sentenza della Cassazione penale che ha confermato la condanna di un macellaio siciliano, evidentemente senza scrupoli, che aveva causato uno shock anafilattico ad una giovane studentessa, con conseguenti gravissime lesioni personali, per aver utilizzato solfiti nella carne venduta nel suo esercizio che era stata consumata dalla malcapitata.Dopo il comunicato di ieri riteniamo doveroso ritornare sull’argomento perchè la pubblicazione della sentenza arriva subito dopo che proprio in Sicilia, ben 50 macellai, di cui 23 solo di Palermo, sono stati denunciati nei giorni scorsi dai NAS a seguito di numerosi controlli che hanno rilevato che nel 98% della carne controllata erano presenti in grandi quantità solfiti di sodio.I test effettuati dai militari del NAS e dai veterinari dell’Istituto Zooprofilattico di Palermo sono risultati a dir poco sconcertanti per il massiccio utilizzo di queste sostanze chimiche il cui scopo è solo quello di rendere apparentemente più presentabile la carne, mantenendone a lungo l’originario colorito, senza bloccare il naturale processo di putrefazione.I solfiti sono, infatti, adoperati come conservanti in numerosi cibi e nelle bevande, fra tutte il vino. Ma, in quanto sostanze chimiche additive, la loro eccessiva concentrazione può provocare gravissime conseguenze per la salute.Ciò che sta emergendo, rileva Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, è una colossale frode a danno dei consumatori e della nostra salute, che sino ad oggi è rimasta troppo silente anche per la difficoltà a scoprire i colpevoli di queste truffe se non con analisi specifiche.E’ evidente, quindi, che al di là della prudenza dei singoli cittadini nell’acquisto di carne di qualità, cosa che diventa assai difficile per noi consumatori “medi”, è necessario che s’intensifichino i controlli a livello dei dettaglianti sia della grande che della piccola distribuzione ed in caso di ulteriori spiacevoli “scoperte” come quella accaduta con l’indagine condotta dai NAS siciliani, bisogna punire i colpevoli con pene esemplari per evitare che si ripetano conseguenze come quella della ragazza siciliana che oggi paga un prezzo troppo alto per un comportamento altrui a dir poco sconsiderato.
 
GEA PRESS
5 GIUGNO 2014
 
Camerun – Sequestro di crani e pelli di gorilla
esotici 

 
Due pelli e due teschi di gorilla, più avorio di elefante. Sono stati trovati in possesso di un uomo arrestato nella parte orientale del Camerun. Un nuovo sequestro, reso noto da Ofir Drori, l’esperto di traffici di fauna selvatica dell’ONG LAGA (Last Great Ape Organization).
Un nuovo intervento di polizia contro i trafficanti di fauna selvatica che avviene a soli pochi giorni  da quello che probabilmente è il più grande sequestro di parti di grandi scimmie. Il 22 maggio scorso, infatti, vennero sequestrati ben 18 teschi di grandi scimmie. Si trattava di 11 teschi di scimpanzè e sette di gorilla (vedi articolo GeaPress).
L’intervento oggi comunicato conferma ancora una volta come ancora florido sia il mercato che rifornisce i collezionisti di ossa e non solo.
Soprattutto i teschi di scimmie sono purtroppo ancora molto ambiti dai collezionisti di più nazioni e tra questi anche quelli occidentali. Nel luglio 2010, ad esempio, un cranio di scimmia ed uno di pipistrello vennero sequestrati all’aeroporto di Malpensa (vedi articolo GeaPress). Le sanzioni, però, non  sono all’altezza del problema. Nel caso italiano venne contestata una sanzione amministrativa di poco superiore ai 6000 euro.
 
NEL CUORE.ORG
5 GIUGNO 2014
 
USA, LA POLIZIA TROPPO AGGRESSIVA: MOLTE SPARATORIE CONTRO ANIMALI
Soprattutto i cani nel mirino. Video per aiutare le autorità
 
La maggior parte delle sparatorie nella maggior parte dei dipartimenti di polizia degli Stati Uniti coinvolgono gli animali, di solito i cani, e gli esperti dicono che una nuova serie di video può aiutare a cambiare spesso le decisioni improvvise innescate e alimentate dalla paura. "Ci saranno momenti in cui la polizia ha bisogno di difendersi perché viene attaccata da un cane e non ha altra scelta, ma questa è la minoranza dei casi", ha detto Brian Kilcommons, comportamentista e addestratore di cani.
Gli sforzi per cambiare il modo in cui gli ufficiali si avvicinano agli animali sono emersi dal momento in cui i cani sono diventati una parte centrale della famiglia americana e le cause sono aumentate a dismisura con il rafforzamento della legge. I video gratuiti sono emersi da uno studio del 2011 da un centro dell'University of Illinois e da alcune organizzazioni no-profit tra cui il National canine research council, che promuove una migliore comprensione delle relazioni con i cani. Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha contribuito al lavoro. L'analisi ha scoperto che la maggioranza delle sparatorie della polizia vedeva gli animali coinvolti, ma non si sa perché così tanti cani finiscano nel mirino delle forze dell'ordine a livello nazionale ogni anno. A Milwaukee, dove un conteggio è stato realizzato per un processo, è stata trovata una media di 48 ogni anno dal 2000 al 2008. Il numero è sceso a 28 nel 2012, hanno spiegato i funzionari della città, perché la formazione aumentata. Una situazione da diffondere in tutto il Paese, visto che sono ancora troppe le morti di cani, ha fatto sapere Stacey Coleman, direttore esecutivo del National canine research counsil di New York.
 
GEA PRESS
6 GIUGNO 2014
 
Modica (RG) – Il cane tagliato a metà
La denuncia dell'OIPA e dell'UGDA

 
Un cane giovane, di circa un anno di vita, trovato innanzi al canile sanitario di Modica (RG). Un cane abbandonato, ha pensato Daria Daccò, Delegata provinciale dell’OIPA di Ragusa, intervenuta per il recupero che fin da subito si è presentato problematico. “Il cane – ricorda con inquietudine la responsabile animalista -  è riuscito a percorrere una ventina di metri prima di crollare. Si trascinava in maniera strana, come una foca“.
Il cane ha tentato in tutte le maniere di non farsi avvicinare. Ringhi e tentativi di mordere tra l’erba alta che caratterizzava il luogo. Infine la raccapricciante giravolta e la drammatica scoperta: le zampe posteriori erano gravemente fratturate ed in più punti. “In pratica – aggiunge Daria Daccò – era ormai senza  zampe posteriori. Pezzi malamente tenuti ed ossa scoperte”
Il povero Ulisse, così chiamato dai volontari, è stato subito portato da un Veterinario il quale ha provveduto alle prime cure non prima di averlo sedato. Le zampe, entrambe con inizio di necrosi, di fatto erano quasi scomparse  e per questo si è dovuto ricorrere ad una radicale amputazione.
I volontari stanno già pensando ad una  soluzione. Un carrellino speciale, ma ovviamente niente protesi. Non vi sarebbe moncherino sul quale poterle sistemarle.
Chi ha ridotto così il povero Ulisse?
Daria Daccò non vuole pensare ad un atto di brutalità, ma  già l’abbandono è un atto crudele, ancor di più per un cane in quelle condizioni.  Sebbene non può escludersi  che le gravi fratture siano state provocate da un incidente causato da un mezzo agricolo, l’esame radiografico ha però svelato un’altra amara realtà. L’addome del cane era infatti cosparso di pallini da caccia. Qualcuno, cioè, lo aveva trasformato in un tiro al bersaglio.
Sulla vicenda è  intervenuta anche l’UGDA (Comitato Ufficio Garante Diritti degli Animali) che, in una sua nota, denuncia la gravità di quanto accaduto. In linea teorica non si può escludere un collegamento  anche nell’ipotesi di un incidente con un macchinario agricolo. Un cane con notevoli difficoltà deambulatorie, come nel caso della parte posteriore colpita da una fucilata, ancor più facilmente può rimanere vittima di un incidente.
Il desiderio degli animalisti è che le persone prendano coscienza di quanto può accadere ad un essere indifeso. Una speranza per porre fine a tali barbarie
 
GEA PRESS
6 GIUGNO 2014
 
Ragusa – Lo scenario dell’apocalisse. Per la Polizia Provinciale era quello degli animali morti trovati ad una agricoltore
Tra i corpi senza vita anche quello di una Tartaruga marina

 
Uno scenario a volte anche apocalittico. Questo quanto comunicato dalla Polizia Provinciale di Ragusa, interventuta  presso una azienda agricola della provincia.
Gli Agenti, coordinati dal comandante Raffaele Falconieri, hanno infatti trovato ormai morti 109 storni neri, un rigogolo ed una tartaruga marina, ormai morti. Gli animali, sempre secondo la Polizia Provinciale, sarebbero stati catturati con marchingegni e trappole metalliche. Due stacchi di rete da pesca, una gabbia in metallo utile alla cattura dei cinghiali, tre trappole in ferro per la cattura dei conigli selvatici.
L’agricoltore deteneva inoltre irregolarmentete sette testuggini di Hermann, allo stato prive di dichiarazione CITES.
Trovati ancora in vita, quattordici storni neri, un rigogolo, una poiana di Harris e tre cinghiali. Gli storni sono stati subito liberati mentre per gli altri animali è stato disposto l’affido in custodia giudiziaria. La denuncia è relativa ai reati di furto venatorio e maltrattamento di animali.
Il provvedimento di sequestro è stato convalidato dal Gip del Tribunale di Ragusa, Claudio Maggioni.
 
RAGUSA NEWS
6 GIUGNO 2014
 
Polizia Provinciale denuncia per maltrattamento di animali
 
Santa Croce Camerina - La Polizia Provinciale di Ragusa ha denunciato un produttore agricolo S.F. di 49 anni, originario di Vittoria, ma residente a Santa Croce per “maltrattamento di animali e furto venatorio” perchè nella sua azienda agricola di contrada Palamentana in territorio di Ragusa deteneva fauna selvatica che è “patrimonio indisponibile dello Stato”. Lo stesso produttore deteneva irregolarmente anche sette testuggini di Hermann senza la necessaria dichiarazione Cites. Ma agli agenti della Polizia Provinciale, coordinati dal comandante Raffaele Falconieri, quando hanno fatto irruzione nell’azienda, si è presentato davanti uno scenario da savana selvatica, a volte anche apocalittico, per la presenza di diversi animali morti (ben 109 storni neri, un rigogolo, una tartaruga marina), catturati con marchingegni e trappole metalliche. Tra gli animali ritrovati vi erano anche 14 storni neri che sono stati subito liberati, 1 rigogolo, una poiana Harris e tre cinghiali. La Polizia Provinciale ha proceduto al sequestro oltre che degli animali, affidati in custodia allo stesso agricoltore, di due stacchi di rete da pesca, una gabbia in metallo utile alla cattura dei cinghiali, di tre trappole in ferro per la cattura di conigli selvatici. Il provvedimento di sequestro è stato convalidato dal Gip del Tribunale di Ragusa, Claudio Maggioni.
 
NEL CUORE.ORG
6 GIUGNO 2014
 
TRAFFICO CRIMINALE: 2000 CANI IMPORTATI ILLEGALMENTE IN ITALIA OGNI SETTIMANA
 
Sono circa 2000 i cani che ogni settimana vengono importati illegalmente in Italia. Traffico di cuccioli, animali clandestini, corse clandestine, combattimenti tra cani, traffico di fauna esotica protetta, sofisticazioni alimentari e depredazione della fauna ittica. Il rapporto "Zoomafia 2014" della Lav, giunto alla sua 15esima edizione, conferma la condotta trasformista e "infiltrante" delle organizzazioni criminali dedite ai traffici zoomafiosi capaci di trovare e inventarsi sempre nuovi canali di malaffare. Il rapporto è stato presentato in occasione del Congresso nazionale della Lav, oggi a Roma. "I rapporti del ministero dell'Interno, delle forze di polizia hanno inserito ormai ufficialmente i reati sugli animali tra quelli che interessano anche mafia, camorra, e 'ndrangheta - dichiara Gianluca Felicetti, presidente della Lav - il nostro rapporto identifica quelle che sono le nuove vie sullo sfruttamento degli animali che non sono solo contro degli esseri viventi, ma sono reati anche di carattere fiscale che vanno ad aggirare le pur minime regole del nostro ordinamento". Il rapporto di quest'anno "pone l'accento sul redivivo traffico di cuccioli dall'Est che vive sulla pelle di questi animali e sulla sensibilità delle famiglie che purtroppo non adottano un cane da un rifugio e che molto spesso viene da situazioni di illegalità. E poi quello della pesca illegale - sottolinea Felicetti - i nostri mari sono sempre più poveri e stanno morendo anche a causa di quello che è lo sfruttamento illegale. Questo e' un reato che tutte le forze di polizia devono perseguire, ma sta anche a noi cittadini fare scelte alimentari giuste, nonché il dovere civico di denunciare e fare la nostra parte".
"Un fenomeno criminale complesso e multiforme come quello zoomafioso richiede, per essere aggredito in tutti i suoi molteplici aspetti, una dettagliata analisi, una minuziosa conoscenza e lo sviluppo di professionalità e competenze ad hoc", avverte Ciro Troiano, criminologo, responsabile Osservatorio nazionale zoomafia Lav. Negli anni, gli scenari e i traffici criminali a danno degli animali si sono trasformati, ma resta alta la pericolosità sociale del fenomeno zoomafioso. 
Il traffico di cuccioli rappresenta il tema principale dello studio. I cagnolini, privi di certificati d'identificazione, ovvero scortati da false certificazioni che attestano trattamenti vaccinali e di profilassi mai eseguiti, sono poi rivenduti all'interno del territorio nazionale, con riverberi fiscali illeciti di non poco conto. Nei Paesi di origine vengono comprati per pochi euro, spesso arrivano ammalati e accompagnati da falsi pedigree e da documentazione contraffatta. Dietro questo business si nascondono gruppi organizzati che importano gli animali e li smerciano attraverso venditori compiacenti: sono circa 2000 i cani che ogni settimana vengono importati in Italia. Gli enormi guadagni, come alcune indagini hanno fatto emergere, vengono nascosti attraverso un sistema di società definito a "carosello": società collegate tra di loro che emettono e utilizzano fatture per operazioni inesistenti in modo da creare finti costi e abbattere i grandissimi utili. Le corse clandestine - sembrano essere i filoni zoomafiosi più interessati dagli appetiti della classica criminalità organizzata. Sono oltre un migliaio le persone denunciate negli ultimi dieci anni, con centinaia di cavalli sequestrati. Le inchieste avviate confermano che il doping non e' una pratica circoscritta alle sole corse clandestine, ma interessa anche corse ufficiali.
I combattimenti tra cani: ecco un altro punto. Si tratta di un fenomeno mai sconfitto, ma sicuramente diminuito rispetto ad anni fa. Denunce, sequestri, misure cautelari solo nell'ultimo anno, dopo anni di quasi silenzio. Da cosa dipende questa ripresa? Sicuramente è finito l'effetto dirompente che ebbe l'approvazione della legge 189/04, suscitando timori, paure e interrogativi che determinarono una sorta di strategia dell'immersione da parte dei gruppi criminali dediti alla cinomachia. L'attenzione poi, nel corso degli anni si è concentrata, da parte dell'opinione pubblica e dei mass media sul problema delle aggressioni e dei "cani pericolosi", determinando un'evidente silenzio sul fenomeno dei combattimenti. 
Un altro capitolo prende riguarda il business randagismo. Continua ad essere un vero affare per trafficoni e faccendieri che garantisce agli sfruttatori dei cani randagi introiti di centinaia di milioni di euro l'anno, grazie a convenzioni con le amministrazioni locali per la gestione dei canili. Alcuni privati, camuffati anche da false associazioni, hanno costruito la loro fortuna grazie a convenzioni milionarie con amministrazioni locali compiacenti, spesso aggiudicate con gare d'appalto al ribasso d'asta, alle quali corrispondono strutture fatiscenti, veri e propri lager. L'attenzione si focalizza, poi, sul traffico di fauna esotica. Avorio, pappagalli, tartarughe, ma anche caviale, pellami, e prodotti in pelle di animali protetti: è il fiorente traffico internazionale di fauna esotica protetta che, insieme a quello interno, gestito da vere e proprie bande dedite alla cattura e commercio illegale di fauna selvatica, minano la sopravvivenza di alcune specie e del loro ambiente naturale. Il bracconaggio con i reati relativi all'uso e detenzione di armi e munizioni conferma la sua pericolosità. La vendita di animali imbalsamati e il traffico di fauna per l'alimentazione umana muovono un giro d'affari milionario. La parte dedicata alla "Cupola del bestiame", ancora, indica un vero e proprio sistema di malaffare legato alla gestione di allevamenti, alle truffe ai danni dell'erario, dell'Unione europea, al traffico illegale di medicinali e sostanze dopanti, al furto di animali da allevamento, alla falsificazione di documenti sanitari. Spazio, quindi, alle sofisticazioni alimentari, che determinano sempre maggiore allarme sociale. Tonnellate di alimenti di origine animale sequestrati. Falsi prosciutti, formaggi scaduti sottoposti a maquillage, rietichettati e venduti come buoni, prodotti lattiero caseari scaduti ottenuti dagli scarti di lavorazione del formaggio, burro etichettato illecitamente come Dop, falsa mozzarella made in Italy, "Porchetta alla diossina". C'è da sottolineare che i controlli ci sono: costante l'attività del comando Carabinieri per la Tutela della salute e del Corpo forestale dello Stato. 
Infine, una parte riguarda la pesca illegale. Nonostante gli interventi della Capitaneria di porto e della Guardia di finanza, la lotta alla pesca illegale, ancora ampiamente praticata in tutto il Paese, è saltuariamente affrontata politicamente in risposta alle pressioni dell'Ue. Come sottolineano le associazioni ambientaliste, l'illegalita' nel settore della pesca e' stata favorita se non tollerata dalla debole ed inefficace risposta delle istituzioni, controlli inadeguati, sanzioni irrisorie, deroghe e permessi speciali spesso concessi senza tenere conto delle raccomandazioni scientifiche disponibili. I casi piu' ampiamente documentati sono l'illegalità nella pesca al tonno rosso e nell'uso delle spadare, la vendita di pesce sottotaglia o di specie protette, lo strascico sottocosta. La pesca di frodo, nelle sue sfaccettate forme di illegalita', viene perpetrata con mezzi e strumenti sempre piu' sofisticati e addirittura con aerei usati per individuare il tonno nelle acque del Mediterraneo.
 
LA ZAMPA.IT
6 GIUGNO 2014
 
Linda sarà la mascotte del Bari Calcio
Lieto fine per la cagnolona adottata dai tifosi dello Stadio San Nicola: non sarà sfrattata, anzi, diventerà uno dei simboli della società calcistica pugliese
 
claudia audi grivetta
 
Alla fine hanno trionfato il buon senso e il buon cuore. Linda, la cagnolona residente allo stadio San Nicola di Bari da dieci anni ma a rischio sfratto dopo il cambio di dirigenza della società pugliese, non dovrà infatti lasciare quella che è ormai di fatto la sua casa.  
Non solo la star della città non dovrà trovarsi una nuova sistemazione, ma il Bari ha deciso addirittura di farne la sua mascotte. “Come ogni squadra che si rispetti, anche il Fc Bari 1908 ha la sua mascotte. Nella famiglia biancorossa c’è Linda, una vecchia conoscenza della società”, si legge nel comunicato ufficiale. Linda avrà dunque uno spazio tutto suo all’ingresso 1 dello stadio e una cuccia nuova di zecca, ovviamente biancorossa. Il custode le porterà da mangiare e le terrà compagnia per un po’. Tutto come è sempre stato, insomma. Tranne che per un paio di cose: niente accesso agli uffici per evitare che questi ultimi si riempiano di peli biondicci e il patto che il cane dovrà rimanere legato durante le partite per questioni di sicurezza. Poco male in fondo, perché il trasferimento sarebbe stato un vero disastro per la cagnolona da anni abituata alla sua routine e ai suoi spazi. 
Un lieto fine, quindi, che senz’altro farà tirare un sospiro di sollievo a tutte (e sono tante) le persone che si sono mobilitate per Linda: a cominciare dai baresi, passando per la tifoseria del club, fino alle centinaia di persone che da tutta Italia hanno mandato foto di animali e padroni con l’hashtag #bariforlinda. “Vogliamo ringraziare tutti davvero, di cuore”, hanno commentato commossi i volontari dell’associazione animalista Occhi Randagi che ha lanciato la campagna virale. “No potremmo essere più felici, è un sogno che si avvera”. 
 
NEL CUORE.ORG
6 GIUGNO 2014
 
BARI, LA CAGNOLONA LINDA RESTERA' AL SAN NICOLA: NIENTE SFRATTO
Diventa la mascotte del club per la gioia dei volontari
 
Linda non verrà sfrattata. Continuerà a vive allo stadio San Nicola di Bari la cagnolona che sta lì da dieci anni. Insomma, non rischia di doversi spostare dopo il cambio di dirigenza della società pugliese. Il club calcistico, in corsa per la serie A, ha anche deciso di farla diventare la propria mascotte. "Come ogni squadra che si rispetti, anche l'Fc Bari 1908 ha la sua mascotte. Nella famiglia biancorossa c'è Linda, una vecchia conoscenza della società", si legge nel comunicato ufficiale. La bestiola avrà dunque uno spazio tutto per sé all'ingresso 1 dello stadio e una cuccia nuova di zecca, biancorossa, come i colori della società. Il custode le porterà da mangiare e le terrà compagnia per un po'. Come al solito, dunque. Ma con due novità: Linda non potrà entrare negli uffici e dovrà rimanere legata durante le partite per ragioni di sicurezza. 
Un lieto fine, comunque, per le tante persone che si sono mobilitate per Linda, fino a poche settimane fa a rischio sfratto. Dalla tifoseria del club alle centinaia di italiani che hanno mandato foto di animali e proprietari con l'hashtag #bariforlinda. "Vogliamo ringraziare tutti davvero, di cuore", hanno commentato commossi i volontari dell'associazione animalista locale che si occupa del cane barese. "Non potremmo essere più felici, è un sogno che si avvera".
 
GEA PRESS
6 GIUGNO 2014
 
Calice Ligure (SV) – Identificato il trappolatore di caprioli
L'animale, soccorso dalla Forestale, è tornato in natura

 
Intervento del Corpo Forestale dello Stato, Stazione di Calice Ligure (SV), in località Perti. A rimanere intrappolato in un laccio-cappio metallico piazzato dal bracconiere.
L’animale appariva visibilmente sofferente e impaurito. La trappola dei bracconieri si trovava nascosta tra i cespugli in un terreno situato alle spalle di una stazione dell’alta tensione dell’ENEL.
Le operazioni di soccorso dell’animale si sono felicemente concluse con la liberazione in natura del capriolo. Gli Agenti hanno provveduto poi a perlustrare e bonificare la zona rinvenendo altri 5 lacci metallici saldamente fissati a alberi, 3 reti per la cattura di volatili e una gabbia con congegno a scatto per la cattura di cinghiali.
Il materiale rinvenuto è stato così rimosso e sottoposto a sequestro penale per evitare che altri animali potessero cadere in trappola con notevoli sofferenze.
Le indagini successive che si sono protratte anche nei giorni seguenti e hanno consentito agli Agenti della Forestale di acquisire elementi per  l’identificazione del responsabile che verrà denunciato all’Autorità Giudiziaria.
Il responsabile rischia sanzioni penali per la violazione sulla normativa sulla caccia e per maltrattamento di animali.
 
IL CENTRO
6 GIUGNO 2014
 
Del Corvo trova cinghiali in casa: uccideteli

Dante Cardamone

 
CELANO (AQ) Stavolta anche il presidente della Provincia dell’Aquila, Antonio Del Corvo, ha potuto “toccare con mano” il problema dei cinghiali. Gli animali, dopo avere sfondato una rete di protezione, sono penetrati all’interno del giardino di un’abitazione nel popoloso quartiere di Coste Madonnine a Celano, area adiacente alla centralissima piazza IV Novembre. La casa visitata dai voraci animali è confinante con quella di Del Corvo. «Il problema è molto serio», ha commentato il presidente della Provincia, «non sono riusciti a entrare anche nella mia proprietà solo perché c’è un muro di recinzione». Del Corvo non ha perso tempo e ha dato mandato alla polizia provinciale di tenere sotto controllo il fenomeno. Il presidente ha firmato un decreto con il quale si dà mandato agli agenti di procedere all’abbattimento degli animali. La procedura dovrà essere vagliata dal nucleo faunistico della Provincia. Tra qualche giorno il provvedimento sarà in vigore, a Celano e anche in altre zone della Marsica e della provincia aquilana. «Se già in questo periodo i cinghiali riescono a scendere fino all’interno del centro abitato» ha aggiunto Del Corvo «immagino che cosa possa succedere tra uno o due mesi. Per tale motivo bisogna intervenire immediatamente. Quello dei cinghiali è un fatto molto serio. Questi animali sono voracissimi. Distruggono ogni cosa sul loro passaggio. Anche in questa stagione sono numerosi gli episodi che hanno visto i cinghiali devastare campi e vigneti. Oltre tale aspetto, è importante ricordare che gli animali possono rappresentare un serio pericolo per l’incolumità delle persone: non sono rari, infatti, episodi che hanno visto i cinghiali attaccare l’uomo. Il fatto che si siano spinti fino all’interno del centro abitato deve rappresentare un campanello d’allarme da non sottovalutare». Da tempo gli agricoltori della provincia sollecitano interventi per contrastare l’invasione dei cinghiali. Animali che stanno causando seri danni anche a molte colture del Fucino e ai vigneti nella Valle Peligna.
 
BLITZ QUOTIDIANO
6 GIUGNO 2014
 
Il biglietto lasciato in strada: “Mi manchi tanto, eri un cane perfetto…”
"Mi manchi tanto, è difficile non averti con me, eri un cane perfetto. Spero non ti sei dimenticata di me, io ti penso sempre. Il tuo, purtroppo, ex padrone". Firmato: Dave.

 
BOLZANO – Un biglietto, una lettera straziante affissa con delle puntine da disegno nei pressi della passerella pedociclabile a nord di ponte Talvera, a Bolzano.
“Mi manchi tanto, è difficile non averti con me, eri un cane perfetto. Spero non ti sei dimenticata di me, io ti penso sempre. Il tuo, purtroppo, ex padrone”. Firmato: Dave.
 
NEL CUORE.ORG
6 GIUGNO 2014
 
RIMINI, BLOCCATA L'IMPORTAZIONE DI LEONI MARINI PER IL DELFINARIO
L'Enpa: "La struttura non ha la licenza"
 
Come l'Enpa ha più volte precisato, l'ex delfinario di Rimini non ha alcuna autorizzazione alla detenzione di animali ai sensi del D. Lgs 73/05 relativo alla strutture zoo-delfinari, ed è proprio per questa motivo che, secondo quanto previsto dalla vigente normativa, è stata bloccata l'importazione dei leoni marini (destinati all'ex delfinario) da un Paese membro dell'UE. La struttura infatti non risponde alle normative vigenti: pertanto non è stato possibile dare il via libera all'arrivo degli animali nel nostro Paese.
Tale notizia dunque pone fine alle argomentazioni pretestuose della proprietà, che ancora insiste sulla possibilità di aprire al pubblico una struttura per la quale tre Ministeri competenti (Ambiente, Salute e Politiche Agricole) hanno definitivamente chiarito l'impossibilità di operare legalmente.
Inoltre, qualunque altra movimentazione e accoglienza, presso la medesima struttura, di animali provenienti dall'Italia sarebbe da considerarsi illegittima poiché nessuna norma può autorizzare l'ex delfinario alla detenzione di animali esotici/selvatici.
L'Enpa ringrazia tutti gli enti preposti che hanno consentito il ripristino della legalità. E ringrazia anche la consigliera Regionale Gabriella Meo che, presentando una interrogazione regionale, chiederà anche l'immediato sequestro della struttura.
 
LA REPUBBLICA
6 GIUGNO 2014
 
Sai parlare al tuo cane?
 
"Gli manca solo la parola!": quante volte lo avete pensato, del vostro cucciolo? Simone Dalla Valle, tra i più giovani e affermati dog-trainer italiani, è autore di una pubblicazione (in arrivo in libreria il 19 giugno) che sostiene la tesi "parlare con il proprio cane è possibile". Come parla il tuo cane è infatti un manualetto scritto in maniera semplice e veloce che spiega a ogni padrone come interpretare il linguaggio del migliore amico. Scopo ultimo, far conquistare alla mascotte il massimo benessere possibile (passando per la comprensione dei suoi desideri) e rendere sempre più armoniosa la nostra convivenza con lui. Con un po' di pazienza, come nella favola del Piccolo Principe riusciremo ad "addomesticare" il nostro amico, imparando a comprendere la sua lingua. Ecco qualche consiglio "rubato" al libro (edito Tea, 20 euro) e illustrato da simpatiche immagini. In più, il video trailer con protagonisti Simone & Sentinella: http://youtu.be/Ovl2sLsMVlQ
FOTO
 
CRONOPOLITA.IT
6 GIUGNO 2014
 
Uomini e animali: l’entusiasmo di essere complici
 
Spesso la compagnia degli animali è sottovalutata. Si pensa che il nostro gatto da appartamento possa starsene ad accoccolarsi sul divano da solo, che sappia badare a se stesso e che in fondo l’unica cosa che può pretendere è la ciotola piena e la lettiera pulita.
Altri sopravvalutano la loro importanza: quanti animalisti convinti preferirebbero salvare un animale e non un bambino? Ogni cosa necessita del proprio equilibrio.
Gli animali sanno essere amorevoli ma anche bestie, proprio come l’uomo. Eppure l’azione più bella, valorosa e umana, nel senso più naturale del termine, è quella di lodare e contemplare l’eccezionale scambio di energia che genera felicità e complicità tra una persona e il proprio amico peloso. Un legame che non dipende dalla routine, che non ha giochi di ruolo o fattori di dipendenza.
Qualche ora trascorsa tra i sentieri di Capogallo con una piccola comitiva di ragazzi e un cane voglioso di giochi può far comprendere quanto sia semplice cogliere la contentezza tramite i momenti di contatto tra l’uomo e la natura in modo da evidenziarne il valore universale.
Ad emergere è la felicità che scaturisce da una libertà mentale delle persone e di quella fisica degli animali: ecco che cosa può significare per un cane uscire dalle mura domestiche ed essere lasciato libero di godersi lo spazio senza dover rinunciare alla compagnia, alle attenzioni e alle cure di chi lo ha preso con sé.
I veri, principali protagonisti della scena fotografica sono la semplicità, la leggerezza e la naturalezza dei gesti; le posture, i movimenti e le azioni del tutto autentiche e spontanee mirano a trasmettere quella spinta gioiosa che porta a proteggere gli animali e denunciare ogni abuso e violenza nei loro confronti.
Il maltrattamento di animali, in diritto penale, è il reato previsto dall’art. 544-ter del Codice Penale ai sensi del quale:
1. Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da 3 mesi a 1 anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro.
2. La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi.
3. La pena è aumentata della metà se dai fatti cui al primo comma deriva la morte dell’animale.
Che la legge possa supportare la sensibilità umana contro ogni forma di crudeltà la quale secondo quanto stabilito dalla Suprema Corte è di per sé caratterizzata dalla spinta di un motivo abbietto o futile.
Rientrano nella fattispecie le condotte che si rivelino espressione di particolare compiacimento o di insensibilità […] atti concreti di crudeltà, ossia l’inflizione di gravi sofferenze fisiche senza giustificato motivo.
FOTO
 
ADN KRONOS
6 GIUGNO 2014
 
Studio sulla demenza, cani curano meglio degli umani
 
(Adnkronos Salute) - I cani curano meglio degli umani, almeno per quanto riguarda risvegliare i sentimenti e stimolare l'attività fisica, e questo anche negli anziani con demenza grave. Lo dimostra uno nuovo studio sulla pet therapy realizzato in un Centro Diurno Alzheimer di Firenze da un'equipe universitaria in collaborazione con gli esperti dell'associazione Antropozoa. Condotto dall'Unità di ricerca in medicina dell'invecchiamento dell'Università di Firenze, con Francesca Mugnai, presidente dell'associazione Antropozoa e responsabile all'ospedale pediatrico Meyer del progetto Pet therapy, la ricerca è stata pubblicata dalla rivista 'International Psychogeriatrics' e sarà presentata domani a Pistoia nella giornata di chiusura del quinto Congresso nazionale sui Centri Diurni Alzheimer.
Protagonisti due i cuccioli, ha spiegato la dottoressa Mugnai, Muffin, un barboncino di tre anni, e Gynni, una golden di sette. Dieci invece i malati: Rosa, Francesco, Anna, ecc., tutti ultrasessantenni afflitti da demenza grave, ovvero assai difficili da coinvolgere in qualunque tipo di attività. Lo studio è stato condotto in due fasi. Per prima cosa i pazienti sono stati sottoposti per tre settimane ad attività con l'aiuto di peluche, poi i peluche sono stati sostituti con i due cani sempre per un periodo di tre settimane. Ciò che non è accaduto nella prima fase si è invece felicemente verificato nella seconda. Il contatto con Muffin e Gynni - ha ricordato Mugnai - ha ridotto le manifestazioni di ansia e di tristezza, mentre ha aumentato in modo evidente quelle di piacere e interesse, sentimenti che in questa categoria di pazienti sono decisivi indicatori di qualità della vita.
 
LA ZAMPA.IT
7 GIUGNO 2014
 
Studio sulla demenza senile: i cani curano meglio degli umani
Protagonisti due i cuccioli Muffin, un barboncino di tre anni,
e Gynni, una golden di sette, che hanno lavorato con dieci malati
 
I cani curano meglio degli umani, almeno per quanto riguarda risvegliare i sentimenti e stimolare l’attività fisica, e questo anche negli anziani con demenza grave. Lo dimostra uno nuovo studio sulla pet therapy realizzato in un Centro Diurno Alzheimer di Firenze da un’equipe universitaria in collaborazione con gli esperti dell’associazione Antropozoa.  
Condotto dall’Unità di ricerca in medicina dell’invecchiamento dell’Università di Firenze, con Francesca Mugnai, presidente dell’associazione Antropozoa e responsabile all’ospedale pediatrico Meyer del progetto Pet therapy, la ricerca è stata pubblicata dalla rivista `International Psychogeriatrics´ e sarà presentata oggi a Pistoia nella giornata di chiusura del quinto Congresso nazionale sui Centri Diurni Alzheimer. Protagonisti due i cuccioli, ha spiegato la dottoressa Mugnai, Muffin, un barboncino di tre anni, e Gynni, una golden di sette. Dieci invece i malati: Rosa, Francesco, Anna, ecc., tutti ultrasessantenni afflitti da demenza grave, ovvero assai difficili da coinvolgere in qualunque tipo di attività. Lo studio è stato condotto in due fasi. Per prima cosa i pazienti sono stati sottoposti per tre settimane ad attività con l’aiuto di peluche, poi i peluche sono stati sostituti con i due cani sempre per un periodo di tre settimane. Ciò che non è accaduto nella prima fase si è invece felicemente verificato nella seconda. Il contatto con Muffin e Gynni - ha ricordato Mugnai - ha ridotto le manifestazioni di ansia e di tristezza, mentre ha aumentato in modo evidente quelle di piacere e interesse, sentimenti che in questa categoria di pazienti sono decisivi indicatori di qualità della vita. 
Nel corso della seduta i malati sono usciti anche dall’immobilità con un significativo risveglio delle attività motorie. Ma ciò che ha dato particolare valore al test è che le positive variazioni di umore e di comportamento sono state osservate anche successivamente a distanza di ore. Secondo Mossello, questi fenomeni sono da interpretare in un solo modo: la pet therapy è più efficace del semplice contatto umano per migliorare il tono affettivo e aumentare l’attività fisica dei pazienti, peraltro secondo uno schema di benefici sulla demenza già ben individuato. La pet therapy può infatti ravvivare i meccanismi cerebrali dell’attenzione, stimola il coordinamento psicomotorio, riaccende motivazioni, aiuta a relazionarsi. Può ridurre i sintomi psicologico-comportamentali evocando emozioni positive, stimolazioni tattili piacevoli, elementi ludici. Arriva perfino a costruire una relazione non verbale con l’animale e, spingendo a portarlo a spasso, incentiva l’attività fisica.  
 
ADN KRONOS
6 GIUGNO 2014
 
Cani e gatti vulnerabili al caldo, precauzioni come per anziani e bimbi
 
Il caldo in arrivo metterà alla prova anche cani e gatti, particolarmente sensibili alle alte temperature. E per loro sono necessarie le stesse precauzioni che si adottano con anziani e bambini: non uscire di casa mai nelle ore più afose, farli bere molto, evitare l'aria condizionata troppo fredda e preferire, nel caso i ventilatori. Ma, soprattutto, evitare di tenerli sotto il sole o portarli nella macchina bollente perché rischiano il colpo di calore, con conseguenze anche letali. A ricordare che l'arrivo dell'estate può mettere in crisi i nostri animali domestici è Raimondo Colangeli, vicepresidente dell'Associazione nazionale medici veterinari italiani (Anmvi)
"Cani e gatti quando soffrono il caldo - spiega Colangeli all'Adnkronos Salute - non sudano. O, meglio, sudano solo dai polpastrelli. I gatti si adattano meglio, cercano i posti più freschi della casa, e non si muovono. Mentre i cani, che pure riducono la loro attività solita, per termoregolarsi cominciano ad ansimare e possono produrre più bava". A soffrire di più, tra le razze canine, sono le brachicefale, quelle dal muso schiacciato (bulldog, shih-tzu, carlino, boxer, pechinese, molosso) "che hanno già una maggiore difficoltà a respirare", ricorda il veterinario. Proprio per questo meccanismo di termoregolazione "ci sono alcuni casi in cui la salute dei nostri animali può peggiorare con il caldo. E' il caso degli esemplari più anziani, i cani ad esempio con più di 10 anni, ma anche quelli che soffrono di malattie respiratorie e cardiache. Per loro il caldo è un vero disastro, così come per i gatti con problemi renali".
 
TISCALI
6 GIUGNO 2014
 
Giù le mani dai bambini, così due cani difendono "cucciolo umano" dalla mamma violenta
 
Il filmato, diventato virale, mostra una donna che, con in mano una ciabatta urla contro il proprio bambino. Sebbene la donna non intendesse picchiare il bimbo (si trattava di un esperimento atto a dimostrare il comportamento di questi due golden retriever), le grida del bambino (forse realmente spaventato) hanno attirato l’attenzione dei cani che si sono schierati in sua difesa. I due cani saltano sul divano e si frappongono tra lui e la minaccia come a fare da scudo. Non la attaccano con ferocia, perché sanno che lei fa parte della famiglia, ma sono disposti a tutto per salvare il "cucciolo".
VIDEO
 
URBAN POST
6 GIUGNO 2014
 
Pronti per le vacanze 2014 con il proprio animale
Chi ha un grande amico a 4 zampe e non vuole rinunciare alle proprie vacanze, può andare con lui. Molte idee di vacanza perfette per viaggiare con il proprio pet
 
Chi ha un grande amico a 4 zampe e non vuole rinunciare alle proprie vacanze, può andare con lui. L’idea di abbandonare i propri animali per poter andare in vacanza, non deve minimamente solleticare il cervello. Consultando il sito dell’ENPA (www.vacanzebestiali.org) si scopre che organizzare delle vacanze in compagnia degli amici pelosi non è poi così difficile. “A sostegno delle campagne contro l’abbandono “Non lasciare che le sue vacanze finiscano qui”. Ovvero, non lasciare che le sue vacanze finiscano in una piazzola di sosta dell’autostrada.” Questo il claim della nuova campagna antiabbandono dell’ENPA che partirà il 15 giugno. La seconda edizione della Giornata Nazionale Enpa contro l’abbandono degli animali è fissata per il 5 e 6 luglio 2014. Si può visitare anche il portale di Vacanze a 4 zampe attraverso il sito http://www.vacanzea4zampe.info, anche cani e gatti possono essere portati dalle spiagge agli hotel, ci sono molte novità e dritte per organizzare una vacanza con gli amici a quattro zampe. Anche campeggi e ristoranti sono consigliati, insieme alle modalità di viaggio, in treno, auto, aereo, traghetto. Si può consultare anche una guida pratica al viaggio.
 
GREEN STYLE
6 GIUGNO 2014
 
Spara a cane meticcio perché si accoppia con uno di razza
 
Una nuova vicenda di crudeltà sugli animali fa capolino sulla stampa internazionale, per quello che sta diventando un trend preoccupante, con diversi casi a cadenza quotidiana. Il maltrattamento questa volta arriva dalla Louisiana, negli Stati Uniti, dove un uomo è stato denunciato per aver sparato al cane di un vicino. La ragione? Il meticcio, sfuggito al controllo dei proprietari, avrebbe tentato di accoppiarsi con una cagnolina di razza. Il tutto è accaduto lo scorso 28 maggio quando Raider, un Labrador meticcio di 4 anni, è fuggito dal giardino della propria abitazione per raggiungere quello del vicino, Randall Schexnayder, dove trova dimora una cagnolina di razza. L’uomo, per evitare che i due cani si accoppiassero, ha sparato due colpi di pistola ferendo – fortunatamente non in modo letale – il povero quadrupede. Il tutto sarebbe avvenuto all’insaputa dei legittimi proprietari, i quali sono riusciti a ricostruire la vicenda solo dopo le indagini veterinarie del caso. Il cane, scappato da una recinzione lasciata per sbaglio aperta da uno dei figli del proprietario, è infatti riapparso nel giardino di casa sanguinante e con il collare distrutto. Il primo soccorso medico ha rivelato i colpi di due proiettili: il primo ha trapassato la mandibola dell’animale, il secondo si è conficcato a lato del collo. Uno shock per la famiglia, di primo acchito convinta che Raider fosse stato investito da un’automobile.
Data la gravità del caso, i proprietari hanno immediatamente sospettato del vicino, considerato come la famiglia avesse già ricevuto in passato delle minacce. Stando a quanto riportato dall’Huffington Post, l’aggressore 10 mesi fa avrebbe intimato i proprietari di tenere lontano il quadrupede durante la fase di calore della cagnolina, lasciando intendere spiacevoli conseguenze.
Interrogato dalla polizia, l’uomo ha ammesso di aver sparato al cane perché si sarebbe sentito minacciato. Dopo averlo cacciato dal giardino, infatti, l’animale sarebbe tornato sui suoi passi e avrebbe tentato di accoppiarsi con l’esemplare di razza, quindi la decisione di estrarre una pistola calibro 22. Il colpevole dovrà ora difendersi dall’accusa di crudeltà nei confronti degli animali: in attesa del processo, è libero dopo il pagamento di una cauzione di 10.000 dollari.
 
LA ZAMPA.IT
6 GIUGNO 2014
 
Soldato Usa adotta il cane che gli ha salvato la vita
La cagnolona ha perso una zampa lanciandosi contro chi sparava
 
FULVIO CERUTTI
 
«Non si lascia indietro nessuno». È una delle regole di molti corpi militari facendo riferimento ai compagni di battaglia feriti sul campo. E questo vale anche per i cani. Almeno così, per fortuna, la pensa il sergente Julian McDonald che ha deciso di adottare Laika, un eroina a quattrozampe che è rimasta ferito quattro volte durante il suo servizio in Afghanistan: quando hanno iniziato a volare i proiettili, lei non ha attaccato il nemico salvando la vita di McDonald, il suo compagno di viaggio, e il resto della squadra. Purtroppo il suo gesto eroico le è costato caro e i medici le hanno dovuto amputare la zampa anteriore destra. Alcuni avevano sconsigliato il sergente ad adottare Laika ritenendola potenzialmente aggressiva per poter tornare alla vita da “civile”. «Mi ha salvato la vita e per questo sono ancora qui. Ora voglio salvare la sua vita - racconta il sergente McDonald in un video realizzato da National Geographic - Lei è incredibile con i miei figli piccoli. Tutti gli animali imparano ad adattarsi all’ambiente in cui si trovano e a sopravvivere. Spero che più cani militari possano essere adottati. Proprio come noi meritano di andare in pensione»
VIDEO
 
Sì24
6 GIUGNO 2014
 
Charlie, il cane salvato da una toelettatura
 
Charlie era stato portato nel canile di Los Angeles dopo essere stato trovato mentre vagava ai bordi di una strada. Non gli restava molto da vivere: non per motivi legati a una qualche malattia, bensì perché a causa del suo pelo lungo e sporco nessuno voleva adottarlo e la struttura in cui era stato portato è una di quelle con il più alto tasso di eliminazioni.
Le associazioni animaliste si sono rimboccate le maniche e hanno deciso di salvare il cucciolo: una pulita, una rasata al pelo e una piccola bandana hanno trasformato il vecchio Charlie in un bellissimo cucciolo più dolce che mai. Riuscendo anche nel loro intento: Charlie, infatti, è stato adottato due giorni dopo.
VIDEO
 
TICINO NEWS
6 GIUGNO 2014
 
Gatto avvelenato ad Arbedo
La SPAB ha sporto denuncia per la morte della gatta Fiamma, di 3 anni. L'autopsia ne ha confermato l'avvelenamento
 
Svizzera - Nuovo caso di avvelenamento di animali, in Ticino.
Stavolta si tratta di una gatta di Arbedo, deceduta dopo aver inghiottito un bocconcino avvelenato.
Fiamma, questo il nome della gatta, aveva 3 anni.
La notizia della morte per avvelenamento è riportata oggi da La Regione. In merito all'accaduto la Società protezione animali di Bellinzona (SPAB) ha sporto denuncia contro ignoti. L'autopsia ha infatti confermato senza ombra di dubbio l'avvelenamento dell'animale.
La SPAB mette altresì in guardia tutti gli abitanti della zona ed i proprietari di animali domestici, invitandoli a segnalare eventuali episodi sospetti.
 
GREEN STYLE
6 GIUGNO 2014
 
Test cosmetici sugli animali: anche in Brasile il divieto
 
Anche il Brasile si unirà presto alle zone del mondo – tra cui Europa, Israele e India – che già hanno abbandonato i test cosmetici sugli animali. Nella nazione prescelta per gli imminenti Mondiali di Calcio 2014 e le successive Olimpiadi del 2016, dopo una lunga campagna di sensibilizzazione è stato approvato un apposito disegno di legge: il divieto entrerà in vigore nei prossimi 90 giorni.
Il tutto nasce da un’iniziativa della sezione brasiliana di Cruelty Free International che, nove mesi fa, ha deciso di lanciare una campagna di sensibilizzazione sul ricorso agli animali nei laboratori cosmetici. Dopo settimane di trattative e incontri con politici e rappresentanti del governo, la svolta: nella giornata di ieri il Congresso ha approvato un disegno di legge per confermarne il divieto, un provvedimento che diventerà esecutivo nei prossimi tre mesi.
Stando a quanto riportato dalla stessa Cruelty Free International, la regolamentazione brasiliana prevederà l’esclusione di ogni sperimentazione sugli animali per i prodotti cosmetici, purché esistano metodi alternativi riconosciuti a livello internazionale o non sia altrimenti possibile. Le norme, inoltre, prevedono una finestra di cinque anni per quegli ingredienti di nuova produzione incompatibili con i test alternativi, dopodiché il divieto diverrà in ogni caso vincolante. L’associazione animalista ha affidato a Frank Alarcon, il portavoce della campagna, un commento: Siamo soddisfatti che il Brasile abbia compiuto questo passo in avanti. Ora l’obiettivo è lavorare con l’industria e i legislatori per assicurare che i cosmetici brasiliani diventino tutti cruelty-free il prima possibile. Vorrei specialmente ringraziare quei 190.000 brasiliani che hanno firmato la nostra petizione: il vostro supporto ha reso il tutto possibile. Quello del rifiuto dei test cosmetici sugli animali è un trend che sta prendendo rapidamente piede in molti paesi del mondo, considerato come le metodologie alternative si siano dimostrare efficaci. Dopo le già citate Europa, Israele, India e Brasile, segnali positivi arrivano da Cina, Corea del Sud e Vietnam. Diverso è invece il discorso sulla sperimentazione animale a scopo farmaceutico o medico, dove il dibattito è tutt’ora in corso in gran parte delle nazioni occidentali.
 
METEO WEB
6 GIUGNO 2014
 
Animali: il veleno di un ragno fornisce un pesticida sicuro per le api
 
Il veleno di uno dei ragni piu’ velenosi del mondo potrebbe contribuire a salvare le api, fornendo un utile biopesticida capace di uccidere esclusivamente i parassiti e risparmiando i preziosi impollinatori. La “dritta” arriva da un nuovo studio della Newcastle University, nel Regno Unito, e potrebbe aiutare a contrastare il dilagante declino delle popolazioni di api in Europa che si ipotizza sia causato dai nocivi pesticidi ampiamente utilizzati dall’agricoltura. Il team ha scoperto che un biopesticida realizzato con una tossina del veleno del “ragno dalla ragnatela ad imbuto”, specie australiana molto pericolosa, e una proteina dalla pianta bucaneve (Galanthus nivalis) non e’ nocivo per le api. Il biocomposto non colpisce ne’ le larve ne’ le api adulte e non e’ pericoloso neanche per l’uomo pur essendo altamente tossico per alcuni parassiti particolarmente invasivi e aggressivi. Lo studio e’ stato descritto sui Proceedings of the Royal Society B.
 
ANSA
6 GIUGNO 2014
 
Cani addestrati 'dottori' diagnosticano tumore alla prostata
Annusando urine rilevano neoplasia con una precisione del 97%
 
ROMA - Cani addestrati 'dottori' per diagnosticare il tumore alla prostata: annusando le urine, possono infatti rilevare con una precisione del 97% la presenza della neoplasia, che in Italia colpisce ogni anno oltre 25.000 uomini. L'annuncio viene dal XXI Congresso Nazionale dell'Associazione Urologi Italiani (Auro), che si chiude oggi a Roma dopo tre giorni di dibattito tra oltre 500 specialisti."L'urina dei malati ha un odore particolare, che cani specificatamente addestrati sono in grado di percepire e riconoscere - spiega Gianluigi Taverna, Responsabile del Centro di Patologia Prostatica presso l'Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (Milano) -. Per questo nel 2012 abbiamo attivato uno studio in collaborazione con il Centro Militare Veterinario di Grosseto, patrocinato dallo Stato Maggiore della Difesa. Nella prima fase, che si è conclusa pochi mesi fa, abbiamo coinvolto 902 persone, suddivise tra sane e affette da cancro della prostata di diversa aggressività''. Zoe e Liu, due pastori tedeschi altamente addestrati, hanno annusato pochi millilitri delle loro urine e i risultati sono stati superiori alle aspettative: hanno evidenziato una sensibilità superiore al 98% e una specificità superiore al 96%, ''dati attualmente inimmaginabili - afferma l'esperto - se confrontati alle procedure diagnostiche in uso". Le straordinarie capacità dei cani possono quindi 'scendere in campo' al servizio della scienza. L'aiuto di questi animali ''può essere fondamentale - aggiunge il Colonnello Lorenzo Tidu, del Centro militare veterinario dell'Esercito - basti sottolineare che possiedono circa 200 milioni di cellule olfattive rispetto alle 50 degli esseri umani''. Resta ''la magia - sottolinea Pierpaolo Graziotti, Presidente AURO - che animali opportunamente addestrati siano più affidabili di qualsiasi attuale test diagnostico nell'identificare un paziente con neoplasia prostatica". Al momento, è in corso la seconda parte dello studio, che si concluderà entro un anno.
 
IL GIORNALE
7 GIUGNO 2014
 
Ecco i cani dottori che sanno fiutare il cancro alla prostata
 
Diverse volte mi è capitato di scrivere circa le capacità sensoriali che vengono attribuite agli animali. Tra queste quelle di chi sostiene siano in grado di percepire, in largo anticipo, le scosse telluriche o quelle di chi è convinto che certi animali siamo in grado di avvertire l'arrivo di devastanti tifoni. La realtà è che non esiste ancora una validazione scientifica di questi fenomeni, anche se gli aneddoti e le storie di persone che hanno avuto esperienze con cani, gatti, piccioni e altri uccelli, nella predizione di questi fenomeni naturali, cominciano a essere talmente frequenti, da rendere lecito pensare che la materia si forse stata studiata poco e male.
Qualche mese fa, scrivendo di questo argomento, mi ha contattato un urologo di cui mantengo l'anonimato richiesto, avvertendomi che, a breve, sarebbe uscito un importante studio sull'uso del cane come strumento diagnostico per la diagnosi del carcinoma prostatico, un tumore maligno che, solo in Italia, colpisce 25.000 uomini ogni anno. Non avendo più sentito il collega, pensavo che il suo ottimismo eccessivo lo avesse portato a farmi partecipe (anche se vincolato a un segreto che ho rispettato) di una notizia rivelatasi poi inesatta. E invece il suo ottimismo non era per nulla di maniera o esagerato. Era evidentemente già in possesso di dati per qualche verso veramente clamorosi che sono stati resi pubblici al XXI Congresso Nazionale dell'Associazione Urologi Italiani che si sta svolgendo a Roma, e si chiuderà oggi, dopo tre giorni di dibattito che ha visto impegnati 500 specialisti della materia. Un lungo lavoro scientifico che ha coinvolto il Centro di Patologia Prostatica presso l'Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (Milano) e il Centro Militare Veterinario di Grosseto, patrocinato dallo Stato Maggiore della Difesa, ha messo in evidenza che certi cani, addestrati allo scopo, sono in grado di diagnosticare con una precisione del 97% i tumori maligni della prostata. In che modo? Annusando l'urina dei pazienti. «L'urina dei malati ha un odore particolare, che cani specificatamente addestrati sono in grado di percepire e riconoscere» ha spiegato Gianluigi Taverna, responsabile del Centro di Patologia Prostatica. «Nella prima fase, che si è conclusa pochi mesi fa, abbiamo coinvolto 902 persone, suddivise tra sane e affette da cancro della prostata di diversa aggressività». Nel frattempo, Zoe e Liù, due pastori tedeschi particolarmente addestrati allo scopo, hanno cominciato ad annusare un piccolo quantitativo delle loro urine e l'analisi incrociata dei dati ha messo subito in luce una straordinaria capacità di individuare i soggetti malati e quelli sani.
Proprio come questi cani sono in grado di percepire la presenza di pochi grammi di droga, nascosti all'interno di involucri «mistificati» con profumi fuorvianti, allo stesso modo essi riescono a percepire un particolare odore emesso dall'urina dei pazienti affetti da cancro prostatico, che nessun naso umano potrebbe mai rilevare. L'aiuto di questi animali «può essere fondamentale» aggiunge il Colonnello Lorenzo Tidu, del Centro militare veterinario dell'Esercito. «Basti sottolineare che possiedono circa 200 milioni di cellule olfattive rispetto alle 50 degli esseri umani».
D'altronde già per il diabete, l'epilessia e il melanoma, i cani vengono impiegati per le loro capacità «mediche» che gli consentono di percepire in anticipo crisi ipoglicemiche, convulsive o trasformazione di nei in tumori maligni.
 
IL TIRRENO
7 GIUGNO 2014
 
Gattino calpesta l’insalata Preso a pallettoni: è grave
 
Prov. di Rieti Un paio di casi in pochi giorni fanno scattare l’allarme bocconi avvelenati. Tra Romagnano e Mirteto due cani hanno rischiato di morire dopo aver mangiato qualcosa che avevano trovato per terra. Sono stati salvati dalla prontezza di riflessi dei loro padroni che li hanno portati dal veterinario. L’avvertenza per chi porta spesso a passeggio i cani da quelle parti è di stare con gli occhi aperti.
 
MASSA - Batuffolo respira a fatica, a sostenerlo la flebo che il veterinario gli ha messo nella zampina destra. Il gattino di color bianco, come un batuffolo di cotone appunto, apre gli occhi solo quando sente avvicinarsi la sua piccola padroncina. La bimba non lo lascia solo un istante e prega tutte le sere per farlo guarire. Il felino - di appena un anno e due mesi - è stato ferito in maniera ignobile da una mano anonima che ha premuto il grilletto di una carabina, piantangogli un pallettone di una cartuccia nella trachea. Batuffolo ha rischiato seriamente di perdere la vita, una questione di millimetri se ha ancora qualche speranza di salvarsi. Ma non solo: è bastata anche la tempestività dei soccorsi a impedire che il gattino morisse dissanguato. E qui il merito è tutto della donna, Maria, che ha regalato il micio alla figlia. Ma chi è stato a ridurre in questo stato Batuffolo? Maria non ha dubbi: il proprietario di uno dei tanti orti che da Piastronata scendono fino in via Dorsale. Sarà impossibile scoprire chi, un po’ come cercare un ago in un pagliaio, ma intanto è giusto lanciare l’allarme per evitare che possa ripetersi una cosa simile. «Stiamo aspettando le radiografie e soprattutto che il veterinario sciolga la prognosi - racconta Maria -, poi presenteremo la denuncia ai carabinieri. Nella nostra città c’è qualcuno che si diverte a sparare a pallettoni ai gatti. E lo fa con l’intenzione di ucciderli, magari soltanto perché gli animali gli hanno calpestato quattro foglie di insalata. Mai vista così tanta inciviltà». Batuffolo comunque è in buone mani. Ma per ora non è operabile, ha spiegato il medico alla famiglia: «Ha la trachea gonfia e non è possibile tentare di rimuovere il corpo estraneo perché la probabilità che il gattino perda la vita sotto i ferri è estremamente alta - continua la donna -. Dobbiamo aspettare che l’infezione guarisca e poi operarlo. Speriamo tutto proceda senza intoppi, mia figlia si è affezionata tantissimo a questo micio». La denuncia però è indispensabile per dare modo alle forze dell’ordine di cercare la persona che ha premuto il grilletto. «Noi siamo sicuri che è stato il proprietario di uno degli orti che scendono da Piastronata. Batuffolo aveva l’abitudine di avventurarsi all’aperto e probabilmente la sua presenza ha dato fastidio a qualcuno. Bastava segnalarcelo, non c’era bisogno di commettere una simile barbarie», conclude la donna. Nessuno ha mai detto ai proprietari dell’animale di tenerlo in casa e soprattutto nessuno si è mai lamentato perché aveva subito dei danni alle coltivazioni. Più che parlare ha preferito sparare. Il gattino intanto se ne sta nella sua cuccia fasciato come un bimbo con un bendaggio di color rosso: non si può muovere. Sopporta perfino la flebo. Lo sa che la sua vita dipende da quell’ago che ha nella zampa.
 
IL TIRRENO
7 GIUGNO 2014
 
Uccisi a fucilate piccioni e un gatto

Cecilia Cecchi

 
SUVERETO (LI) Colpi di fucile all’alba e al tramonto si sentivano da un paio di settimane nel centro storico. Questo mentre il numero di piccioni e gatti stava diminuendo a velocità impressionante. Alla fine i “corpi del reato” sono saltati fuori, così come sono arrivate le denunce a carabinieri, forestale, polizia provinciale. «Decine di piccioni impallinati, possiamo curarne pochi, è una vergogna – dice Silvia Bartaletti consigliere uscente, da sempre oltre che dalla parte dei cittadini anche da quella degli animali – È stato pure ucciso un gatto della comunità felina con un pallino di una carabina. Ora basta davvero». Le immagini degli animali morti hanno sollevato sdegno pure sul web. «Gli spari? – prosegue Silvia – si sentono benissimo senza riuscire mai a individuare da dove provengono... è anche capitato che a qualche passante siano piovuti in testa pallini ». C’è andato di mezzo anche uno dei gatti più anziani, coi suoi 7 anni, della comunità felina. «Qui ospitavamo almeno 12 randagi – aggiunge Silvia – e qualcuno si è lamentato in Comune. Però, in collaborazione con l’Enpa, abbiamo avviato una valida campagna di sterilizzazione». Evidentemente per chi diceva che questi animali erano troppi, l’intervento soft non è stato sufficiente. «I gatti sono stati decimati – ricorda Silvia – questo lo abbiamo trovato, ma ne sono spariti un bel po’, ce lo hanno segnalato alcuni abitanti del centro storico che li accudivano. Così come i piccioni che sono scomparsi a decine, sono tanti è vero ma esistono altre soluzioni: stiamo distribuendo da tempo un mangime che viene da Modena. per controllarne la riproduzione. Ma se chi non ha pazienza spara agli animali, che succede se si arrabbia con un vicino?». Gesto ignobile per il sindaco Giuliano Parodi: «Faremo il possibile per capire chi si sta muovendo in questo modo incivile».
 
IVG
7 GIUGNO 2014
 
Allarme dell’Enpa: “A Savona è tornato il serial killer di animali”
Savona. Torna a Savona il killer seriale di animali di via Rossini: a dirlo è la sezione savonese dell’Enpa.

 
“Nella strada delle Fornaci, a ridosso di un supermercato, si verificano da anni maltrattamenti ed uccisioni di animali; a farne le spese colombi, tortore, passeri e gatti – raccontano – Ieri i volontari della Protezione Animali hanno raccolto i corpi di una decina di piccoli di colombo, che qualcuno aveva fatto cadere da diversi nidi che si trovano negli anfratti del ponte ferroviario; un’altra decina, anch’essi morti, erano stipati in un sacchetto di plastica buttano vicino ad un cassonetto”.
Negli anni scorsi, negli stessi luoghi, si sono verificati ripetuti avvelenamenti di colombi, tortore, passeri e gatti, morti dopo atroci agonie, o ritrovamenti di piccioni con ferite mortali, probabilmente “colpevoli” di sporcare le auto parcheggiate in zona.
Le guardie zoofile dell’Enpa stanno ora conducendo gli accertamenti per raccogliere le prove necessarie a denunciare il colpevole; la speranza è che le sue azioni siano state riprese da una delle telecamere di sorveglianza della zona. Anche perché, spiegano, la popolazione di colombi savonesi è in costante calo per motivi naturali e climatici; ciononostante continuano le lamentele di cittadini per la loro presenza.
“La colpa è della pessima gestione del problema da parte del Comune, che da anni continua a mantenere il divieto assoluto di dare loro cibo, invece di ascoltare l’Enpa e disciplinarlo in modo intelligente – accusano – ciò ha infatti favorito il frazionamento e la diffusione delle colonie di animali in tutte le zone della città alla ricerca di alimentazione, mentre in passato erano localizzate in poche aree cittadine ed in colonie numericamente stabili”.
Chi volesse collaborare può telefonare allo 019 824735 (10-12, 17-19) o inviare una mail a savona@enpa.org.
 
NEL CUORE.ORG
7 GIUGNO 2014
 
L'AQUILA, DENUNCIATO IL CIRCO ORFEI: "ELEFANTE LEGATO SOTTO IL SOLE"
GLI ANIMALISTI: "VICINO ALLA STRADA. ABBIAMO LE FOTO"
 
Denuncia degli animalisti contro il Circo Orfei, che si trova in questi giorni all'Aquila. "Come hanno avuto modo di verificare alcuni volontari e come si evince dal materiale fotografico, il 5 giugno i responsabili del circo hanno pensato di lasciare un elefante nel mezzo del prato antistante il luogo di stallo del circo che affaccia sulla strada statale", ha detto il portavoce Walter Caporale al quotidiano "il Centro". Il pachiderma - fanno sapere gli attivisti - è stato posizionato sul prato, a circa un metro dalla strada. E - a garanzia del fatto che non potesse fuggire - sono state utilizzate delle corde o più verosimilmente dei nastri, come dimostrano le fotografie scattate.
La situazione è stata descritta come "paradossale" anche perché il pachiderma è stato lasciato sotto il sole senza alcun riparo per chissà quanto tempo. E non solo: ci sono state ripercussioni alla circolazione stradale, visto che moltissimi "curiosi", passando da quel punto, si sono fermati a fare delle foto all'animale. 
Gli animalisti ricordano anche che la legge impone il rispetto di alcuni requisiti sugli elefanti nei circhi: ricoveri coperti che garantiscano almeno 15 metri quadrati di sosta individuale, con almeno 15 gradi di temperatura ambiente, forniti di lettiera in paglia secca su superfici facili da asciugare e dotate di drenaggio di acqua e urine. Deve sempre essere loro garantita, tra l'altro, la possibilità di sdraiarsi su un lato.
 
NEL CUORE.ORG
7 GIUGNO 2014
 
LIVIGNO, UCCIDE CERVO PROTETTO: CONDANNA SOFT PER UN CACCIATORE
TRIBUNALE DI SONDRIO: PAGHI 100 EURO DI AMMENDA
 
Ha abbattuto un cervo maschio illegalmente ed è stato condannato a pagare un'ammenda di 100 euro. Se l'è cavata così il giovane cacciatore Bruno Galli, 27 anni, residente a Livigno, in provincia di Sondria. La sentenza è stata emessa dal Tribunale del capoluogo valtellinese. Il 22 ottobre 2011 il ragazzo era stato sorpreso, infatti, dagli agenti della polizia provinciale a sparare a morte - rivela "Il Giorno" - ad un cervo maschio di sei o sette anni, con un contrassegno numerico sulla zampa di dietro destra che lo rendeva un esemplare protetto della "tipica fauna stanziale alpina".
 
MESSAGGERO VENETO
7 GIUGNO 2014
 
Pordenone, due pitbull fanno strage di gatti al parco
Il fatto è accaduto nel quartiere Cappuccini: i cani sono stati bloccati dalla polizia municipale e dal cinovigile. E’ caccia al proprietario
 
PORDENONE. Momenti di paura al parco Reghena, di via Lemene, a Pordenone. Due pitbull hanno aggredito una colonia felina, uccidendo alcuni gatti. I quattrozampe sono stati tenuti a bada dalla polizia municipale, avvisata da alcuni cittadini, e poi catturati dal tecnico dell’Azienda sanitaria che li ha momentaneamente portati in una struttura protetta. Sono in corso di identificazione i proprietari, dal momento che i pitbull erano dotati di microchip e, probabilmente, sono sfuggiti ai loro padroni, che rischiano una denuncia penale, oltre che una sanzione amministrativa.
L’allarme è stato lanciato da alcuni cittadini in tarda mattinata. All’interno del parco Reghena (quartiere Cappuccini) giravano due pitbull privi di padrone. Hanno attaccato la colonia felina, sbranando alcuni gatti. All’arrivo delle pattuglie della polizia municipale i due animali sono stati isolati sino all’arrivo del tecnico dell’Azienda sanitaria, che li ha catturati e portati temporaneamente al canile. Erano dotati di microchip e i proprietari saranno individuati proprio sulla base di questi.
Al termine dell’accertamento dei fatti, la polizia municipale procederà con le sanzioni ed eventuali segnalazioni dell’accaduto alla Procura per l’eventuale formulazione di ipotesi di reato quali l’omessa custodia e l’abbandono di animale.
 
IL PICCOLO
7 GIUGNO 2014
 
Ennesima aggressione, Labrador sequestrato

Luca Perrino

 
RONCHI DEI LEGIONARI (GO) - Dopo l’ennesimo assalimento, la drastica decisione. È stato prelevato dall’abitazione del suo proprietario, posto sotto sequestro e ricoverato in un canile convenzionato, il Labrador già protagonista di altre aggressioni di cani e dei loro proprietari a Ronchi dei Legionari. Dopo numerose segnalazioni, richiami e denunce, ieri mattina il sindaco, Roberto Fontanot, si è visto costretto a firmare un’ordinanza in rispetto della legge regionale numero 20 del 2012, che stabilisce le norme per il benessere e la tutela degli animali e che, all’articolo 4, dispone: «Il detentore di un animale d’affezione, quindi anche di un cane, sia tenuto a garantirgli il benessere e la salute e inoltre a prendere ogni possibile e adeguata precauzione per impedirne la fuga e a adottare modalità idonee a garantire la tutela di terzi da danni e aggressioni». Cosa che il padrone, il cinquantenne S.P., non ha saputo o voluto fare, provocando disagi ad altri cittadini e al suo stesso cane. Il provvedimento, dunque, è stato l’esito finale di una serie di episodi che hanno visto coinvolti non solo il Comune e il proprietario del cane, ma anche i Carabinieri, la Polizia locale, l’Azienda sanitaria e in particolare altri cittadini. L’ultimo episodio è stato denunciato lo scorso 27 maggio. Un cittadino, S.D.D., aveva segnalato alla Polizia locale di esser stato aggredito insieme al suo cane a Vermegliano da un Labrador, mentre si aggirava con il guinzaglio sciolto. Il Labrador, dopo aver azzannato un gatto, s’era scagliato contro l’altro cane, il quale aveva dovuto subire un’operazione chirurgica viste le gravi lesioni provocate dai morsi alla parte inferiore del corpo, mentre il suo proprietario aveva riportato un morso alla mano e due morsi lievi sulla guancia e all’orecchio, ricorrendo al pronto soccorso per le ferite e la profilassi di legge. Ma già nel luglio del 2013 a fare i conti con l’aggressivo Labrador era stato “Rocky”, un Cavalier King che era stato adottato da una famiglia ronchese dopo esser stato sequestrato in occasione di uno dei numerosi controlli nei confronti del traffico illegale di cuccioli. Nel novembre dello stesso anno i Carabinieri della stazione di via del Macello avevano segnalato all’Azienda sanitaria che alcuni cittadini avevano denunciato di essere stati morsicati da Labrador, nonostante fosse tenuto al guinzaglio ed erano state segnalate aggressioni subite da cani di piccola taglia. A quel punto, il Dipartimento di prevenzione aveva valutato il Labrador come «a rischio potenziale elevato per l’incolumità pubblica».
 
NEL CUORE.ORG
7 GIUGNO 2014
 
EMILIA-ROMAGNA, BRAMBILLA: UNA BARBARIE REGOLE SU CUSTODIA CANI
"LA REGIONE SMETTA DI PRENDERE IN GIRO LA GENTE"
 
Le regole per la custodia dei cani proposte dalla IV commissione del Consiglio dell'Emilia-Romagna, in attuazione della legge regionale contro l'uso della catena, sono un esempio di "barbarie normativa" e, se adottate, certamente provocherebbero agli animali "gravi danni psico-fisici". Lo afferma l'on. Michela Vittoria Brambilla, FI, presidente della Lega italiana per la Difesa degli animali e dell'Ambiente, che invita la Regione a non "istituzionalizzare" il maltrattamento.
"Invece di compiacere le lobby venatorie che per i propri comodi vorrebbero confinare un cane di trenta chili in un box di 2 metri per 2,2 – chiede l'ex ministro – le autorità competenti a redigere il regolamento ascoltino le voci davvero qualificate: gli appelli delle associazioni animaliste uniti al parere motivato di zoologi ed etologi. Anche per evitare una spettacolare contraddizione con i propositi della legge regionale, nata per aumentare, non per ridurre, il benessere degli animali. E con i requisiti minimi, definiti dalla Regione stessa nel settembre dell'anno scorso, per i canili di nuova costruzione: 9 metri quadrati di superficie se il box ha un'area di sgambamento aggiuntiva o 20 metri quadrati se non ce l'ha. Se si seguisse la strada tracciata dalla IV commissione, arriveremmo al paradosso che un cane avrebbe più spazio garantito in un canile che nell'abitazione del proprietario. Del resto, che la stessa legge regionale di recente approvazione fosse solo il malcelato tentativo di nascondere l'insensibilità della giunta per un tema di grande rilevanza sociale, era già chiaro, dal momento che non si è tempestivamente provveduto, dopo aver licenziato la legge, a compiere gli atti successivi, necessari per l'attuazione. La maggioranza dei cittadini – conclude l'on. Brambilla – ama gli animali e vuole vedere tutelato il loro benessere. La Regione lo comprenda e quindi smetta di prendere in giro la gente".
 
IL GAZZETTINO
8 GIUGNO 2014
 
«Attraversiamo il torrente», scivola e annega, lui muore per salvarla
Alberto, 29 anni, e Laura, 27, sono i fidanzati che hanno perso
la vita, il loro labrador si aggira in zona abbaiando disperato
 
BELLUNO - Sono morti nella prima bella giornata della stagione: Alberto Orsan, 29 anni, e la fidanzata, Laura Losso, 27 anni, entrambi di Belluno, non hanno resistito al desiderio di fare una passeggiata sul torrente Ardo, affluente del Piave. Ed è in una pozza un po’ più grande costruita dai ragazzi del posto per tuffarsi che i giovani hanno tentato di attraversare e sono scivolati.Pare che lei sia entrata in acqua e poi scivolata e che il fidanzato sia accorso per soccorrerla: due non ce l’hanno fatta. Lei, trascinata dalla corrente, è stata trovata contro dei sassi; lui incastrato tra gli alberi. Erano le 15.20 di ieri come racconta la testimone che abita nell’ultima casa prima del sentiero nel bosco.I due corpi senza vita sono stati avvistati poco dopo le 18 da alcuni ragazzi: sulla sponda c’era il cane, un labrador che abbaiava disperato. La bestiola è stata presa in consegna dalla polizia provinciale.
 
NEL CUORE.ORG
7 GIUGNO 2014
 
ESOTICI, STUDIO: IL 72 % MUORE PRIMA DI ARRIVARE NEI NEGOZI DI ANIMALI
LE OSSERVAZIONI SUI 26.400 ESEMPLARI SCOPERTI ALL'USGE
 
Il 72 per cento degli animali esotici che venivano commercializzati da uno dei maggiori operatori americani, la US Global Exotics moriva ancora prima di raggiungere i negozi. E' uno dei dati più inquietanti contenuti nello studio "Morbidity and Mortality of Invertebrates, Amphibians, Reptiles, and Mammals at a Major Exotic Companion Animal Wholesaler", pubblicato sull'ultimo numero del Journal of Applied Animal Welfare Science e realizzato analizzando i 26.400 animali di 171 specie sequestrati alla USGE (oggi fuori dal business) nel 2009, dopo una lunga investigazione della Peta.
Al momento del blitz, circa 80 animali su cento risultavano già morti, ammalati o gravemente feriti. Successivamente gli esperti hanno dovuto "smaltire" circa 3.500 tra animali morti o moribondi ogni settimana. In dieci giorni di osservazione seguiti al sequestro il tasso di mortalità (comprendendo i casi di eutanasia compassionevole) è stato del 18 per cento per gli invertebrati, del 44,5 per gli anfibi, del 41,6 per i rettili, del 5,5 per i mammiferi. Tra le cause cannibalismo, schiacciamento, disidratazione, stress ipotermico, parassitosi, digiuno, sovraffollamento e – appunto – eutanasia per evitare all'animale ulteriori sofferenze.
Un vero e proprio inferno, che la dice lunga, se si considera l'importanza (allora) dell'operatore sul mercato internazionale (legale) degli animali. Le condizioni di trasporto e detenzione erano peggio che deplorevoli. Alcuni animali furono trovati addirittura in bottiglie da due litri.
 
GEA PRESS
7 GIUGNO 2014
 
Oristano – 13 Tartarughe abbandonate sull’uscio di casa
Intervento della Polizia di Stato e dell'ENPA

 
Incredibile ritrovamento avvenuto nelle scorse ora a Silì, frazione di Oristano. Innanzi la casa di un cittadino due scatole contenenti in tutto 13 Testudo marginata, una specie di tartaruga di terra protetta dalla legge. Le tartarughe sembravano essere state divise per dimensioni. In una scatola, infatti, ve ne erano cinque che misuravano dai 15 ai 23 centimetri di carapace. Nella seconda scatola, invece, le altre otto di taglia più piccola.
Secondo l’ENPA di Oristano, avvisata dalla Polizia di Stato dell’insolito ritrovamento, si potrebbe trattare di un abbandono di tartarughe illegalmente detenute a seguito dei controlli svolti dalla Forestale. In altri termini un detentore non autorizzato, per paura dei controlli, si potrebbe essere disfatto degli animali.
In Sardegna, più volte sono stati sorpresi trafficanti di tartarughe di terra. In un paio di grosse operazioni compiute della Forestale si sono scoperti importanti collegamenti con altre regioni italiane. Le tartarughe illegalmente catturate venivano infatti destinate a terraristi compiacenti.
 
LA ZAMPA.IT
7 GIUGNO 2014
 
Cassandra e Isabeau, amore senza tempo
Il rapporto tra una lupa e una veterinaria nasce quando l’animale è cucciola
e rimane inalterato anche quando viene rimessa allo stato selvatico
 
raffaello masci
 
Roma  La favola di Cassandra e Isabeau non è una favola. Il Corpo forestale dello Stato ha cinque centri per il recupero e la cura degli animali selvatici feriti o abbandonati, uno di questi – a Popoli, in provincia di Pescara – è specializzato nel recupero dei lupi in difficoltà. E’ lì che si sviluppa la nostra storia, iniziata 12 anni fa. 
Cassandra Vantini è una veterinaria del Corpo forestale e assiste, tra gli altri, una coppia di lupi che, a un certo punto, riesce ad avere due cuccioli, nonostante la femmina sia già molto anziana (tant’è che morirà meno di un anno dopo). Cassandra si accorge, però, che la lupa-mamma ce la fa ad accudire adeguatamente solo uno dei piccoli mentre ha difficoltà a farsi carico dell’altro, che è una femmina. A quel punto la dottoressa - che sta seguendo un progetto con altri colleghi americani, proprio sul carattere dei lupi, allo scopo di dimostrarne una intrinseca disposizione alla mitezza – decide di procedere ad un esperimento: sarà lei ad esercitare le cure maternali nei confronti della lupacchiotta. Pur restando all’interno dell’area riservata a questi animali vive con lei nei boschi, l’alimenta con il biberon, la accudisce, la cura, la protegge pur trattandola da lupo e non da gattino. La cucciola – cui viene dato il nome di Isabeau – si affeziona enormemente a questa mamma umana e sollecita, e la segue come un cagnolino schivo e affettuoso a un tempo. Dopo sei mesi Isabeau viene reimmessa nella sua «famiglia di origine» e nel branco a cui appartiene: torna ad essere una lupa selvaggia e libera. Ma non si dimentica mai di Cassandra che va a trovarla a Popoli, sulle montagne della Maiella. 
Sono passati 12 anni da allora, eppure Isabeau sa quando Cassandra è presente nella riserva, ne percepisce l’odore e si avvicina. Non sa scodinzolare, non sa fare le moine degli animali domestici ma fa le feste a modo suo: si struscia a Cassandra, le salta addosso per leccarla … e la bacia. Gli altri lupi guardano questa scena che si ripete ormai da anni e – sia pur a maggiore distanza – si fanno incontro a questa giovane veterinaria dal sorriso luminoso che – in qualche modo – riconoscono come la mamma di Isabeau.
FOTO
 
RESAPUBBLICA
7 GIUGNO 2014
 
Nasce il gruppo “Picchiare gli animali”: su Facebook la bestialità dell’essere umano
Un gruppo Facebook dedicato alla violenza sugli animali. Fai girare la notizia per eliminarlo
 
E’ nato il 21 marzo 2014 il gruppo “Picchiare gli animali”. Diciamolo subito: chi dovrebbe essere picchiato sono i creatori di questo gruppo e i suoi 3.000 e oltre fans.
Segnalato da un lettore alla redazione di Resapubblica.it, il gruppo Facebook è da brividi. Sconsigliamo la visione ai deboli di cuore. Tanta, troppa violenza, verso poveri animali indifesi vittime del divertimento di qualche “cretino” (le parole forti, in certi casi, sono d’obbligo).
Immagini violente di animali maltrattati, incitazioni alla violenza e perfino un decalogo su come picchiare gli animali. Il gruppo Facebook “picchiare gli animali” è espressione di quanta bestialità, violenza e cattiveria l’essere umano riesce a esprimere.
Il gruppo Picchiare gli animali si sta diffondendo rapidamente ma sono già in tanti gli utenti che si stanno muovendo per cancellarlo. Noi abbiamo fatto la nostra parte segnalando la pagina a Facebook per chiederne l’eliminazione.
Contribuisci anche tu. Vai alla pagina cliccando su QUESTO LINK, clicca sull’ingranaggio in alto a destra vicino al “mi piace” e segnala la pagina (come indicato nell’immagine sotto). Eliminiamo queste “bestie” dal web.
 
LIFESTYLE
7 GIUGNO 2014
 
Picchiare gli animali, l’inno alla violenza che circola su Facebook (FOTO)
Creata a fine marzo, la pagina conta oltre 2000 likes e incita alla violenza sugli animali con foto e un vero e proprio decalogo al suo interno
 
Il mondo creato da Zuckerberg è oggi un buffet variegato, almeno quanto lo è la massa dei suoi fruitori. E nella varietà un posto per lo squallore è d’obbligo e spesso il riscontro positivo che ottiene è ancora più agghiacciante.
Un esempio? La pagina che da fine marzo incita alla violenza sugli animali, con foto, inni e un vero e proprio decalogo al suo interno: si chiama “Picchiare gli animali” e al suo seguito conta oltre 2000 followers.
Numeri che lasciano a bocca aperta e che spaventano per la crudeltà che rappresentano. Numeri reali, ognuno a rappresentare un individuo in carne e ossa, con la cui presenza il resto del mondo deve fare i conti.
Hamburger di carne di cane, una pentola colma di cuccioli, un bastone sulla testa di fido e una povera bestiola legata dietro il cofano di un’automobile: queste solo alcune delle indicibili testimonianze presenti sulla pagina.
E a legiferare all’interno di questa becera mentalità, un decalogo, una sorta di inno alla violenza, a sentenziare che gli animali non sentono dolore, che divertirsi è più importante degli animali, che è meglio picchiare un cucciolo che una donna, che se non dai da mangiare agli animali, questi mordono e così via. Perché lo squallore non si pone limiti, anzi, gode nel superarli.
Segnaliamo e cerchiamo di estirpare questa piccola fetta di marcio che resta tuttavia fin troppo grande.
FOTO E COMMENTI
 
QUOTIDINO.NET
7 GIUGNO 2014
 
Chiusa, per le proteste, la pagina Facebook: "Picchiamo gli animali"
Si suggeriva di "organizzare tornei di violenza" mostrando foto di sevizie sui cani. Oltre 25.000 segnalazioni a Facebook e diverse denunce per istigazione al maltrattamento. L'allarme lanciato attraverso il telefono amico di Aidaa
 
Roma, 7 giugno 2014 - L`allarme era partito nella serata di ieri quando erano arrivate le prime segnalazioni al telefono amico di AIDAA (associazione italiana difesa animali ed ambiente) della presenza su facebook di una pagina intitolata "picchiamo gli animali", una pagina che si prefiggeva di "organizzare tornei di violenza sugli animali" e che postava foto nelle quali si vedevano cani appesi o gettati in mare.
Nel giro di poche ore le segnalazioni si sono trasformate dapprima in un fiume e poi in un mare di indignazione. AIDAA già in mattinata aveva denunciato la pagina sia al social network che alla Interpol ed aveva messo online sul blog una pagina dove si spiegava come segnalare a facebook la pagina incriminata.
Nel giro di poche ore oltre 5.000 persone hanno visitato la pagina del blog dell`associazione e hanno sommerso facebook e i siti di segnalazioni di reati gestiti anche dalla polizia postale di segnalazioni (pare siano state oltre 25.000 in poche ore grazie al tam tam del popolo dei social network) fatto questo che ha indotto oggi alle 14 Facebook a cancellare la pagina mentre i gestori sono stati denunciati per istigazione al maltrattamento di animali ai sensi dell`articolo 545 del codice penale.
"Una vittoria del popolo degli amanti degli animali - afferma Lorenzo Croce presidente di AIDAA - un vero mare di indignazione che ha seppellito nella loro vergogna i gestori di una pagina che inneggiava al maltrattamento di animali e che, fatto questo che ci preoccupa, aveva ottenuto ben oltre 2.000 'mi piace'".
 
Sì 24
10 GIUGNO 2014
 
“Picchiare gli animali”, chiusa la pagina Facebook che inneggiava alla violenza
 
Contava oltre 3mila fan su Facebook. Difficile da credersi, esiste chi della violenza sugli animali ne fa un vanto, creando pagine ad hoc sui social network o cliccando “mi piace” per condividere la propria indegna pratica.
La pagina “Picchiamo gli animali”, oggetto di denuncia negli ultimi giorni da parte di numerosi utenti del web che hanno contribuito con le loro segnalazioni a rintracciarne i responsabili, recava al suo interno quanto di più inimmaginabile per tutti gli amanti degli animali, ma anche solo per chi nutre un senso di umanità: foto di animali maltrattati e guide alla violenza sui nostri amici a quattro zampe, per citare alcuni dei contenuti.
Negli ultimi giorni, numerose pagine antagoniste sono state aperte su facebook per chiedere l’immediata chiusura di “Picchiamo gli animali”. Un richiamo di massa alle armi del web che ha finalmente ottenuto il risultato sperato: la pagina in questione è stata chiusa, come afferma l’Associazione Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente Aidaa.
Tempestivo l’intervento dell’Interpol e della polizia postale che, a seguito di una denuncia, si sono attivate per la rimozione della pagina facebook. Sul web, intanto, monta la protesta per il mancato intervento immediato da parte dello stesso social network, che rispondendo alle segnalazioni dei suoi utenti, ha in un primo momento ritenuto “Picchiamo gli animali” rispettoso degli standard della comunità.
 
CHE DONNA
7 GIUGNO 2014
 
Cosa fare insieme ai nostri angeli a quattro zampe durante il weekend
 
Chi ama un cane e condivide la propria vita con lui conosce  molto bene il desiderio che arrivi presto il weekend per dedicargli finalmente tutto il tempo e l’amore  che merita.
I nostri amici pelosoni ci aspettano pazientemente durante le nostre lunghe giornate lavorative e ci accolgono sempre con molta dolcezza e amore, accontentandosi di dividere piccoli spazi e anche passeggiate fugaci pur di stare sempre con noi. Niente di più bello che dedicare a loro del tempo nel weekend per condividere delle attività, e vivere tante avventure assieme. Ecco cinque cose che potrete fare con il vostro cane durante il fine settimana.
Andare al mare
Con la bella stagione, molte spiagge hanno aperto l’accesso ai quattro zampe, portando con voi il libretto sanitario e le attrezzature richieste dallo stabilimento potrete vivere una giornata di relax e tanto divertimento insieme al vostro cane che vi stupirà con i suoi giochi acquatici e le sue enormi buche nella sabbia!
Andare a fare una gita in montagna
Il fresco della montagna sarà un ottimo pretesto per fare dello sport all’aria aperta in compagnia di fido. Mille avventure e molti animaletti renderanno la vostra giornata divertente e molto impegnativa. Ricordate di portare sempre con voi una fiala di cortisone in caso si punture di insetti, che nel cane possono a volte rivelarsi letali.
Frequentare uno stage di addestramento
Se il vostro cane ha bisogno di essere educato o non sapete gestirlo in alcune particolari occasioni, potrete sicuramente trovare nella vostra città degli stage di un weekend dove conoscere il personale cinofilo adatto per intraprendere un percorso di educazione ed addestramento per voi e il vostro cane. Sarà un occasione divertente per confrontarsi con altri proprietari ed avere un approccio diretto con dei professionisti del settore.
Organizzare dei giochi di attivazione mentale per il vostro cane
Costruire un percorso di attivazione mentale per fido, vi farà divertire e vi regalerà l’occasione di essere stupiti dalla bravura del vostro cane.
Farvi fare un servizio fotografico con il cane
Farvi fotografare insieme al vostro amore a quattro zampe sarà un evento che ricorderete per sempre nel vostro cuore e resterà sigillato nei vostri occhi attraverso foto meravigliose.
Un weekend passato in compagnia di esseri così speciali sarà ricco di momenti bellissimi e di forti emozioni. Buon divertimento!
 
LEGGO
7 GIUGNO 2014
 
Cina, cani macellati e mangiati per il solstizio:
"Carne miracolosa per la fertilità"
 
ROMA - Il 21 giugno si avvicina, e come ogni anno i gruppi animalisti si mobilitano in difesa dei cani. Sono proprio gli amici a quattro zampe, infatti, la pietanza tipica servita in Cina in occasione del solstizio d'estate. Durante il Festival di Yulin il piatto tradizionale è a base di carne di cane e vino di litchi.
Lo scorso anno, per la prima volta, associazioni animaliste cinesi hanno provato a fermare il massacro, descritto in un video agghiacciante realizzato dall'associazione Animal Equality, ma il Governo centrale si è dichiarato impotente nei confronti dell'usanza radicata nella cultura locale. Già nel 2011 un altro festival simile è stato abolito, ma in Cina, dove i cultori ritengono che la carne di cane abbia proprietà curative e "miracolose" soprattutto per quanto riguarda la fertilità maschile, le tradizioni sono difficili da sradicare.
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
7 GIUGNO 2014
 
CINA, MAIALINA SALTA DAL CAMION DIRETTO AL MACELLO E SI SALVA
L'ANIMALE RECUPERATO E ADOTTATO DALLA POLIZIA
 
Una maialina coraggiosa. Proprio come la protagonista del film di Hollywood. Forse anche per questo motivo è stata ribattezzata Babe. Sta di fatto che non finirà sulle tavole dopo la fuga da un camion in viaggio sulla strada verso il macello. La scrofa è stata catturata dopo il salto verso la libertà, da un'altezza di oltre quattro metri e mezzo, nel sud della Cina. L'episodio è stato raccontato dalla versione britannica di "Metro".
Un testimone ha detto che il maiale è salito sulle spalle dei suoi compagni di sventura - è il caso di dire - prima di saltare dal furgone. Per miracolo, la maialina è uscita illesa ed è stata adottata dalla polizia, intervenuta nella regione di Guangxi.
"Era sana e salva dopo il suo salto - ha detto una portavoce degli agenti - ma era disorientata nella grande città. Se non l'avessimo salvata, sarebbe senza dubbio finita a contatto con una lama brandita da qualche cittadino in grado di catturarla". E ha aggiunto: "La scrofa ha visto una possibilità di libertà arrampicandosi sulle spalle degli altri suini e l'ha colta al volo. Ora merita la possibilità di una vita migliore. Insomma, non verrà mai mangiata".
 
IL GAZZETTINO
8 GIUGNO 2014
 
Avvelenano due cani per rubare
il carburante da un'azienda agricola

Lorenzo Zoli

 
Prov. di Rovigo, Hanno avvelenato due cani per compiere un furto di carburante in un'azienda agricola. Uno è morto, l'altro è sopravvissuto. «L'ho fatto camminare un po’. Lui ci ha provato, ma poi si è accasciato sul prato ed è morto». Antonio Secchiero indica una porzione del giardino della sua azienda, la Seriz di Frassinelle. Non è un uomo che si faccia mettere in crisi da un furto. Ne ha subìti altri. «Nei mesi scorsi sono venuti nell'altra mia azienda a Polesella - racconta - Erano già stati anche qui».Questa volta però i malviventi sono riusciti a scalfirlo. Gli hanno portato via qualcosa che non c'entra col lavoro, i soldi, il commercio di cereali. Gli hanno portato via il suo Tobia. Un bel rottweiler di nove anni. I ladri lo hanno avvelenato, quando hanno colpito nell'azienda di via Cavour, in mezzo alla campagna. Avevano paura che abbaiasse, che desse l'allarme. Il medesimo trattamento è stato riservato all'altro cane, pure lui di nome Tobia. Un mastino napoletano grigio. Un colosso. «Lo ha salvato proprio la stazza», racconta il padrone. Una volta liquidati i guardiani a quattro zampe, i malviventi hanno avuto campo libero. Volevano carburante. Il loro obiettivo era una cisterna da 20 quintali, svuotata. «Ci sarebbe l'allarme - spiega Secchiero - ma spesso lo disinserisco perché tra erba alta e uccelli suonerebbe sempre». Sicuramente i ladri erano più d'uno, armati di manichetta e compressore per pompare fuori il gasolio. Dovevano avere almeno un grosso furgone con l'attrezzatura e le taniche. Dopo la cisterna sono passati ai tir e agli autoarticolati posteggiati sul piazzale. Cinque in tutto. Hanno svuotato ogni singolo serbatoio. In tutto sono spariti circa 40 quintali di carburante, valore tra settemila e ottomila euro. Ma quello che più abbatte il titolare è la morte del cane. Ha scattato alcune foto di Tobia esanime, sul prato. Le guarda e piange.
 
TRENTINO
8 GIUGNO 2014
 
Gallo cedrone pazzo ucciso a bastonate
 
AVIO (TN) - E’ stato ucciso a bastonate un gallo cedrone “pazzo” sul Monte Baldo. Un escursionista, aggredito dall’animale, invece di allontanarsi di corsa ha raccolto un pezzo di legno ed ha colpito il gallo cedrone fino ad ucciderlo. E’ accaduto qualche giorno fa sul versante aviense del Monte Baldo nella Val de la Bot sotto malga Fassole ad un’altitudine di 1200 metri. L’episodio è stato confermato dal personale della stazione forestale di Ala che, dopo la segnalazione arrivata nel Veronese (la zona, infatti, è quella di passo Cerbiolo al cofine tra le due province), ha compiuto un sopralluogo. Secondo quanto è stato ricostruito dalla Forestale si è trattato di un esemplare (già “noto” per il suo comportamento segnalato un anno fa da boscaioli ed escursionisti) di gallo cedrone definito “pazzo” a causa di uno sbalzo ormonale. «Gli animali che hanno questa caratteristica - spiega i Forestali - si dimostrano confidenti con l’uomo ma allo stesso tempo manifestano atteggiamenti aggressivi che possono spaventare le persone che si trovano sui loro passi». Un’eccessiva confidenza che è costata cara all’animale. Infatti l’escursionista si sarebbe avvicinato troppo al gallo cedrone, in genere piuttosto schivo e prudente, scatenando in lui una reazione violenta tanto da spaventare l’uomo che stava percorrendo il sentiero per malga Fassole. A quel punto l’escursionista con un paio di colpi di bastone ha ferito a morte l’animale: la carcassa è stata trovata in parte mangiata dagli animali predatori del bosco come le volpi. «Un comportamento sbagliato quello dell’uomo - commenta la Forestale - che invece avrebbe potuto allontanarsi velocemente senza che potesse succedere nulla. Nel periodo degli amori, da metà aprile a metà maggio, il gallo cedrone (come altri animali) assume un atteggiamento aggressivo a maggior ragione se, come in questo caso, abbiamo a che fare con un esemplare definito “pazzo”». Con l’uccisione dell’altro giorno si assottiglia la pattuglia dei galli cedroni, specie protetta, presente sul Baldo. «Senza dubbio è una perdita importante visto che nella nostra zona si possono contare sulle dita di una mano. La carcassa dell’animale morto non è stata recuperata dal bosco visto che per gran parte era spoglia a causa della volpe e di altri animali. Non sappiamo chi possa aver ucciso l’uccello visto che non ci sono testimonianze né dirette né indirette. E in quell’angolo di Monte Baldo non ci sono nemmeno foto trappole che registrano la presenza degli animali» concludono gli agenti della forestale.
 
LA STAMPA
8 GIUGNO 2014
 
Bimbi attaccati da una vipera in giardino, i cani di casa fanno da scudo
Il rettile ha morsicato “Dea” e “Layla” che sono state poi soccorse dal veterinario


NELLA FOTO I due cani hanno salvato i piccoli della famiglia Zanone: Maite di 11 anni e Jordi di 5

 
Marcello Giordani
 
Veruno (NO) - Una vipera sta per morsicare due bambini che giocano nel giardino di casa ma i cani della famiglia intervengono con un balzo fulmineo e salvano i loro «padroncini». E’ accaduto a Revislate, in via Comignago, dove si è rischiato il dramma.  
A pochi chilometri di distanza, a Bogogno, un pensionato che stava tagliando l’erba è stato invece morso. L’incubo stava diventando realtà nel cortile della famiglia Zanone.  
Alberto, papà di Maite e Jordi, 11 e 5 anni, racconta quegli attimi terribili: «Abbiamo un giardino che di solito è chiuso, dove i due bambini sono entrati per giocare. In mezzo all’erba c’era la vipera che ha cercato di attaccarli». 
Per fortuna i due cani di casa osservavano la scena: «Prima che la vipera riuscisse a colpire i miei figli sono intervenuti Layla e Dea, un setter inglese e un pastore tedesco. Il serpente allora si è diretto contro di loro e li ha morsicati». Poi, richiamato dalle urla dei bambini, è intervenuto papà Alberto, che ha ucciso il rettile. «Se non ci fossero stati i nostri cani - aggiunge Zanone - non so come sarebbe finita. Noi abitiamo fuori dal paese, in via Comignago, già in campagna, qui si trovano delle vipere».  
I morsi hanno comunque avuto delle conseguenze serie: «Abbiamo subito portato i cani dal veterinario - dice Alberto Zanone - che ha effettuato flebo e lavaggio del sangue perché gli animali avevano già assorbito il veleno della vipera. È andata bene, si sono salvati. Adesso vorremmo dei consigli da qualche esperto per capire cosa possiamo fare per evitare di ritrovarci in una situazione di questo genere». 
Non è l’unico caso di un «attacco» da parte di una vipera. A Bogogno un pensionato è stato morso mentre stava tagliando l’erba nel cortile di casa. L’anziano è stato traportato in ospedale dove è trattenuto in osservazione.
 
LA STAMPA
8 GIUGNO 2014
 
Gli animali non furono maltrattati, assolti due allevatori
Gli animali erano custoditi in un casolare a Vogogna e nel 2010 era scappati sulla provinciale
 
Renato Balducci
 
VERBANIA Verbano-Cusio-Ossola - Non ci fui né maltrattamento né mal nutrimento degli animali.  
Sono stati assolti Vito Dolce, 70 anni di Borgomanero, e Sebastiano Fattalini, 29 anni di Pieve Vergonte, accusati di maltrattamento di animali, reato contestato dopo la massiccia fuga di un gruppo di cavalli, custoditi in località Cartiera di Vogogna; gli animali scappati dal recinto invasero la strada provinciale 166 e la superstrada 33. Ieri, il giudice del tribunale di Verbania, Maria Rosa Fornelli, appurando la mancanza di dolo nel reato di maltrattamento ha riqualificato il reato in abbandono di animali, per il quale ha assolto Dolce e Fattalini perché il fatto non sussiste. Dolce è stato pure assolto dall’accusa di furto di uno dei cavalli.  
Era il dicembre 2010 quando molti animali in fuga vennero segnalati dagli automobilisti tra Vogogna e Piedimulera: furono poi recuperati a fatica dagli agenti della polizia provinciale e della guardia forestale. Scattò l’indagine, coordinata dal pubblico ministero Laura Carrera, che portò alla denuncia di Dolce e Fattalini, che erano stati incaricati di custodirli. Nel casolare alla «Cartiera» c’erano 34 cavalli, un mulo, un asino. Solo pochi erano di proprietà dei due imputati, molti appartenevano a diversi proprietari residenti in provincia e nel Novarese, che li avevano loro affidati. Durante le varie udienze del processo, la difesa, sostenuta dagli avvocati Marco Altieri, Rosalba Fede, Domenico Capristo, ha sempre sostenuto l’insussistenza dei fatti e che il reato di maltrattamento non si è mai consumato. I testimoni hanno dichiarato che i cavalli affidati agli imputati non erano neppure malnutriti. Anche sulla morte, successiva al sequestro, di alcuni cavalli, i veterinari non hanno stabilito che la causa del decesso fosse da addebitare al mal nutrimento, ma che probabilmente era dovuta a cause genetiche o parassitarie. 
 
IL TIRRENO
8 GIUGNO 2014
 
Ladri di polli e conigli “corrompono” cane da guardia
 
FIVIZZANO (Massa Carrara)  - Ladri di galline in azione nel territorio comunale fivizzanese. Ormai i malviventi si attaccano davvero a tutto: polli, conigli e altri animali da cortile compresi. E' quanto accaduto nella Valle del Bardine in un casolare di campagna. I ladri per poter agire indisturbati hanno anche “corrotto” il cane da guardia, un pastore tedesco, che i proprietari avevano lasciato a guardia degli altri animali. Al cane è stato offerto infatti un succulento pasto in maniera che mentre lui era intento ad abbuffarsi potessero entrare nel recinto dove erano custoditi polli e conigli. Quindi uno a uno hanno portato via pennuti e roditori. Ad accorgersi della sparizione degli animali sono stati gli stessi anziani proprietari quando si sono recati nel pollaio per dare il pasto alle galline. Trovando anche il contenitore del cane da guardia strapieno di pastasciutta e crocchette che evidentemente il pastore tedesco non era riuscito a ingerire completamente. Pollaio e conigliere sono state interamente svuotate di tutti gli animali che sicuramente saranno andati a riempire qualche capiente congelatore.
 
GEA PRESS
8 GIUGNO 2014
 
Matera – I falchi “pescati” nella Chiesa (VIDEO)
 
A nulla sono valse le decine di telefonate per liberare la famigliola di falco Grillaio, rimasta bloccata in una Chiesa di Matera a seguito dell’apposizione di reti protettive.
Infine Elisa D’Alessio è dovuta rientrare da fuori città, parlare decisamente con il parroco e provvedere personalmente all’apertura della rete. Un maschio di Grillaio, rimasto imprigionato con il suo nido e tre uova, mentre la femmina, dall’esterno, cercava disperatamente di passare il cibo al suo compagno. Una lotta estenuante, quella del povero falchetto, con ripetuti tentativi di uscire da quella trappola. Stamani si è temuto il peggio. Il falchetto non si vedeva più.
Eppure a Matera, non vi è trovata altra maniera per ridare libertà al Grillaio il quale, è bene ricordare, appartiene ad una specie molto rara e protetta dalla legge. I nidi, a prescindere dalla specie, non possono poi essere disturbati.
“Ho dovuto lasciare appositamente una riunione alla quale stavo partecipando [n d.r. Elisa D'Alessio è la fondatrice di GEAPRESS] e precipitarmi dalla Sicilia per venire a liberare il Falco. Un giorno intero di lunghe telefonate – spiega Elisa D’Alessio – dove sembrava finanche essere negata la presenta del Falco. Ed invece, in quella Chiesa vi era pure il nido con le uova. Mi auguro che la nidificazione non sia stata compromessa“.
Reso edotto il parroco che in quel luogo era in corso la nidificazione, si è infine acconsentito alla rottura della rete ed al rincongiungimento della famigliola di Falchi.
VEDI VIDEO GRILLAIO MATERA
 
LA ZAMPA.IT
8 GIUGNO 2014
 
L’alleanza dei Comuni: “Basta gare offshore, salviamo le balene”
Liguria, 22 centri puntano sul turismo ecologico
 
Giulio GAVINO
 
Sanremo - Rinunciare alle gare di off shore, assicurare il funzionamento dei depuratori, promuovere il whale watching e la ricerca, contribuire alla realizzazione delle «autostrade del mare» per impedire le collisioni tra il naviglio pesante e i grandi cetacei.  
La vocazione ambientalista per difendere le balene del Mediterraneo è il nuovo trend dei centri turistici della Liguria. Tutti pronti, con in prima fila Andora, Laigueglia, Bordighera, Spotorno, Vernazza, Chiavari a rinunciare a qualcosa pur di poter issare insieme al Tricolore e, per qualcuno anche la Bandiera Blu, anche la Bandiera Pelagos, il vessillo del Santuario del Mediterraneo che da quest’estate distinguerà i difensori dei cetacei. Una bandiera bianca dalla quale emerge inconfondibile la coda di una balena dalle onde di un mare che intreccia i tricolori italiano e francese con il vessillo bianco e rosso del Principato di Monaco (i Paesi firmatari dell’accordo internazionale che ha dato vita all’area protetta).  
L’impegno più corposo per i centri turistici si chiama «demotonautizzazione sportiva», la determinazione a bandire competizioni con off shore e altri scafi a motore dalle acque territoriali antistanti il Comune. I centri che hanno aderito in Liguria sono saliti nelle ultime settimane a 22. Il tutto sotto l’occhio vigile del ministero dell’Ambiente dove l’apprensione per le balene è salita alle stelle alla notizia del trasferimento della Concordia a Genova invece che a Piombino visto che il rottame del naufragio-Schettino dovrà attraversare tutto il Santuario dei cetacei. La cerimonia ufficiale dei vessilli delle balene è in programma la prossima settimana a Bordighera, il 14 giugno. Le balene? Non potranno che avere ricadute positive dalla firma del Patto di partenariato che ha trovato come motore i ricercatori di «Tethys», l’istituto di ricerca che da sempre si occupa della migrazione dei grandi cetacei nel Mediterraneo e che negli ultimi vent’anni ha foto-identificato ben 158 esemplari di balenottera comune adulta. Una comunità unica al mondo, senza contare i «cugini» come i capodogli, gli zifi, i grampi.  
Il 2014, già prodigo di avvistamenti tra la costa della Liguria e la Corsica, ha regalato un dato eccezionale. Un individuo maschio di balenottera, catalogato con il nome di «Cine», è stato identificato per il terzo anno consecutivo a conferma della migrazione e di come il Mar Ligure si possa considerare la «seconda casa» delle balene del Mediterraneo. «Speriamo che tutti i Comuni della Liguria aderiscano al partenariato - spiega Sabina Airoldi, la biologa marina che è capo-ricercatore per Tethys nel Santuario. La tutela della biodiversità e lo studio dell’equilibrio marino che ha reso possibile la migrazione sono pilastri solidi per conoscere la salute del nostro mare, quella delle coste, e soprattutto come e dove agire per affrontare eventuali criticità future».  
 
IL PICCOLO
8 GIUGNO 2014
 
Enpa: lavori in giardino, attenti alla fauna selvatica
 
All’Enpa sono state accolte nelle ultime settimane lepri rimaste ferite (quando non uccise) da incidenti causati dallo sfalcio dei prati di case con giardino o campagne di periferia. «Capita soprattutto nei periodi di riproduzione o in presenza di cuccioli. Gli animali selvatici abbandonano il loro rifugio all'ultimo, rimangono spesso immobili per mimetizzarsi e confidano nella loro velocità di fuga», dice l’Enpa: comportamento inefficace con tagliaerba o tosatrici. «Per limitare "vittime" in prati o giardini si possono attuare semplici accorgimenti: nelle operazioni di sfalcio ad esempio meglio iniziare i lavori al centro del prato in modo da offrire più vie di scampo agli animali. Ulteriore accorgimentoe - suggerisce l’Enpa - è la riduzione della velocità di lavoro per dare più possibilità di fuga alla fauna selvatica».
 
LA ZAMPA.IT
8 GIUGNO 2014
 
Cani e gatti vulnerabili al caldo, occorrono precauzioni come per anziani e bimbi
Il veterinario: «Rischi di colpi di calore in auto, possono essere letali»
 
Il caldo in arrivo metterà alla prova anche cani e gatti, particolarmente sensibili alle alte temperature. E per loro sono necessarie le stesse precauzioni che si adottano con anziani e bambini: non uscire di casa mai nelle ore più afose, farli bere molto, evitare l’aria condizionata troppo fredda e preferire, nel caso i ventilatori. Ma, soprattutto, evitare di tenerli sotto il sole o portarli nella macchina bollente perché rischiano il colpo di calore, con conseguenze anche letali. A ricordare che l’arrivo dell’estate può mettere in crisi i nostri animali domestici è Raimondo Colangeli, vicepresidente dell’Associazione nazionale medici veterinari italiani (Anmvi) «Cani e gatti quando soffrono il caldo - spiega Colangeli all’Adnkronos Salute - non sudano. O, meglio, sudano solo dai polpastrelli. I gatti si adattano meglio, cercano i posti più freschi della casa, e non si muovono. Mentre i cani, che pure riducono la loro attività solita, per termoregolarsi cominciano ad ansimare e possono produrre più bava». A soffrire di più, tra le razze canine, sono le brachicefale, quelle dal muso schiacciato (bulldog, shih-tzu, carlino, boxer, pechinese, molosso) «che hanno già una maggiore difficoltà a respirare», ricorda il veterinario. Proprio per questo meccanismo di termoregolazione «ci sono alcuni casi in cui la salute dei nostri animali può peggiorare con il caldo. È il caso degli esemplari più anziani, i cani ad esempio con più di 10 anni, ma anche quelli che soffrono di malattie respiratorie e cardiache. Per loro il caldo è un vero disastro, così come per i gatti con problemi renali». 
L’esperto mette in guardia soprattutto contro i colpi di calore. In questi casi il cane «comincia ad ansimare di più. Aumenta l’affanno, la temperatura corporea arriva fino a 42 gradi, l’animale ha fame d’aria e può collassare, svenire e persino morire». Quando i segni sono evidenti ma non gravi «il cane va messo all’ombra e bagnato con delle pezze» fresche. In caso di lingua cianotica, svenimento o malessere grave «il cane va invece portato subito in una struttura veterinaria», aggiunge Colangeli che ricorda come i colpi di calore siano frequenti soprattutto per gli animali trasportati in macchina nelle ore calde o addirittura lasciate in sosta. «Anche per una breve fermata - avverte il veterinario - quando fa caldo i cani non vanno mai lasciati in macchina, come del resto indicano diverse normative. A Roma per esempio il regolamento comunale per gli animali vieta di tenere gli animali in sosta in auto da aprile a settembre».  
 
IL GIORNO
10 GIUGNO 2014
 
Temperature record: ecco come aiutare cani e gatti a difendersi dal caldo
Caldo record, a soffrire le alte temperature non è solo l'uomo: anche gli amici a quattro zampe in estate possono andare incontro al colpo di calore o al colpo di sole
 
Milano, 10 giugno 2014 - Caldo record, a soffrire le alte temperature non è solo l'uomo: anche gli amici a quattro zampe in estate possono andare incontro al colpo di calore o al colpo di sole. In questi giorni in tutta la Lombardia si registrano temperature al di sopra del 30 gradi. E' quindi importante avere ben presente consigli e regole per aiutare il proprio animale ad affrontare al meglio il caldo torrido. Anche quest’anno la direzione generale della Sanità animale e dei Farmaci veterinari del ministero della Salute ha diffuso alcune informazioni utili per tutelare la salute degli amici a quattro zampe. Sono più predisposti al colpo di calore e al colpo di sole i cuccioli, gli animali anziani, le razze brachicefale (es. bulldog, gatti persiani ecc.), gli animali obesi e quelli affetti da malattie cardiocircolatorie e dell’apparato respiratorio.
IL COLPO DI CALORE. Si tratta di una grave condizione patologica, che si verifica quando gli animali sono esposti a temperature ambientali e umidità relativa elevate, a scarsa ventilazione, a situazioni di stress (spazi angusti o sforzi eccessivi). Il sistema di termoregolazione dell’animale non è più in grado di mantenere la temperatura corporea entro i limiti fisiologici e la temperatura corporea si innalza sino a 41-43°C.
IL COLPO DI SOLE. Si tratta di una grave condizione patologica che si verifica quando l’animale è esposto all’irradiazione diretta del sole, da cui non può sottrarsi perché impossibilitato a spostarsi (come ad esempio cane a catena, gabbie esposte al sole). I cani a mantello nero sono più a rischio perché il colore scuro aumenta la rifrazione dei raggi solari.
LE RACCOMANDAZIONI GENERALI. Bastano semplici ma importanti regole per passare insieme un’estate serena e in salute:
1. non lasciare cani, gatti e altri animali in macchina (non è sufficiente lasciare i finestrini un poco aperti e neanche parcheggiare all’ombra, perché l’abitacolo si riscalda rapidamente; inoltre l’animale con l’iperventilazione emana a sua volta calore);
2. non lasciare gli animali legati in luoghi esposti alla luce solare diretta;
3. assicurarsi che gli animali abbiano sempre a disposizione acqua fresca soprattutto dopo l’esercizio fisico;
4. evitare di portarli a spasso nelle ore piu calde della giornata;
5.portare i cani in spiaggia solo se ci sono condizioni favorevoli ( ventilazione, ombra).
6. fare molta attenzione a non lasciare residui di cibo nella ciotola dell’animale, perché vengono decomposti dai batteri, che con il caldo si sviluppano velocemente e possono dare luogo a tossinfezioni alimentari anche gravi;
7. dopo una passeggiata ispezionare accuratamente il mantello, le orecchie e le zampe dell’animale per individuare la presenza di spighe di graminacee, i cosiddetti ‘forasacchi’, che possono provocare gravi inconvenienti. Prestate particolare attenzione ad atteggiamenti anomali come scuotimento della testa, lambimento continuo di parti del corpo e starnuti ripetuti, sintomi che possono far sospettare la loro presenza; in questi casi rivolgetevi prontamente a un medico veterinario;
8. l’ispezione del mantello consente anche di controllare la presenza di parassiti come zecche e pulci. A scopo preventivo e fondamentale effettuare regolari trattamenti antiparassitari, secondo le indicazioni del medico veterinario. 
9. fare attenzione anche a quello che l’animale può ingerire durante le passeggiate in campagna, perché i terreni possono essere concimati o trattati con sostanze tossiche (diserbanti, lumachicidi) e, inoltre, possono anche essere presenti nell’ambiente resti di cibo avariato o esche avvelenate.
COSA FARE IN CASO DI COLPO DI CALORE. Se si sopsetta che l’animale presenti sintomi riconducibili al colpo di calore: spostarlo rapidamente dal luogo in cui si e verificata l’ipertermia e portarlo in un ambiente fresco e ventilato, raffreddare il corpo con acqua di rubinetto, docce o panni bagnati sopra il collo, la testa, le orecchie, le ascelle e la regione inguinale. Evitare di usare ghiaccio o acqua ghiacciata, non farlo bere a forza, consultate nel piu breve tempo possibile un medico veterinario e monitorate la situazione per le successive 24-48 ore.
 
GEA PRESS
8 GIUGNO 2014
 
Olanda – Per la Pentecoste, un gallo a 18 metri di altezza
 
Perchè criticare  altri paesi per le feste con uso di animali e non commentare quanto invece succede in casa?  Se lo sono chiesti gli animalisti olandesi in merito alla tradizione Pentecostale di Schiermonnikoog, una piccola isola a nord dell’Olanda. Un gallo, per tre giorni prigioniero di un cestello issato a 18 metri di altezza.
Schiermonnikoog, la cui traduzione corriponde a “l’isola del monaco grigio” o più semplicemente “l’isola del monaco”, è molto orgogliosa della sua tradizione a quanto pare esistente da parecchio tempo. Per gli animalisti, però, quel povero gallo nel cestello per tre giorni di seguito, sarebbe maltrattato. Una possibilità, però, alla quale si oppone il Sindaco  che ha sottolineato di aver disposto tutte le precauzioni del caso, oltre che la presenza di un Veterinario.
Niente da fare. Se vogliamo criticare i paesi che utilizzano animali per le loro feste (il primo pensiero è andato alla corrida) non si può permettere di tenere in casa tale “tradizione”. Quel gallo nel cestello non può che stare male. Dunque la petizione animalista ove si chiede al Sindaco di bloccare la festa, pena boicottaggio turistico del paese. La località, seppur piccola, conta un discreto afflusso turistico al quale corrisponde una disponibilità ricettiva adeguata.
Intanto domenica 8 giugno, giorno della Pentecoste 2014, il gallo è stato issato.
 
GEA PRESS
8 GIUGNO 2014
 
Russia – Le tigri siberiane tornano in natura (VIDEO)
IFAW: una vittoria per l'ambientalismo ed i difensori dei diritti degli animali
 
Si è conclusa nell’estremo oriente russo, la liberazione di cinque tigri dell’Amur. Il progetto ha visto partecipe l’IFAW (International Fund for Animal Welfare), Special Inspection Tiger, A.N. Severtsov Institute of Ecology and Evolution, l’Accademia delle Scienze Russa, Phoenix Fund, e la Wildlife Conservation Society (WCS).
Le ultime due tigri liberate sono state Svetlaya ed Ustin. Il buon esito dell’iniziativa rappresenta ad avviso di IFAW  il più grande rilascio di Tigri siberiane e la più grande  vittoria raggiunta in questo campo dagli ambientalisti e dai sostenitori dei diritti degli animali.
Ifaw ricorda come in natura rimangano appena 360 tigri siberiane. Il ritorno dei cinque esemplari, rappresenta pertanto un contributo notevole alla conservazione della specie.
Il progetto ora andato in porto ha comportato lunghi mesi di riabilitazione alla vita in natura delle cinque tigri. Un impegno considerevole al quale si è aggiunto lo sforzo dovuto al trasferimento dal centro specializzato ove erano detenute (si trattava di animali rimasti orfani). Gli animali sono così stati trasportati in piena tranquillità e per questo si è pure ricorso alla sedazione.
Gli spostamenti delle tigri saranno ora monitorati grazie al ricorso della tecnologia satellitare
VEDI VIDEO LIBERAZIONE TIGRI
 
REPUBBLICA.IT
8 GIUGNO 2014
 
Cani e gatti: sterilizzazione obbligatoria?
 
Uno studio americano di qualche tempo fa avverte che da una sola cagna non sterilizzata possono derivare 67.000 cani: quando l’animale è randagio (ma non solo) si stima una media di due parti l’anno per otto cuccioli ciascuno, di cui almeno la metà, ogni volta, femmine. Due parti anche per le gatte, con un’alta mortalità dei cuccioli. Calcolando che solo il 2,8 per cento di questi ultimi riesce a sopravvivere, in nove anni ecco che la micia ha indirettamente prodotto 11.606,077 soggetti.
Con ogni evidenza la tragedia del randagismo, che affligge l’Italia a dispetto di un’avanzata legge quadro, la 281/91,  con cui si vieta di sopprimere gli animali richiedendo in compenso pratiche di prevenzione, verrebbe completamente neutralizzata, e in breve tempo, con la semplice sterilizzazione degli animali sia nel pubblico che nel privato.
Spesso scandalose, in tal senso e malgrado i finanziamenti pubblici, le inadempienze di Asl e amministrazioni locali, nonché assente la politica di educazione verso i proprietari.  Per superficialità, per non arginare l’incessante riprodursi di animali destinati alla sofferenza, che fa comodo a tanti e motiva un multiforme business – dalla gestione dei canili ai traffici illegali -, non solo gli animali non vengono sterilizzati a sufficienza nelle strutture municipali o in convenzione, ma le istituzioni evitano con cura di raccomandare e promuovere la sterilizzazione degli animali di casa.
Affidarsi all’iniziativa dei singoli significa incontrare obiezioni come “è contronatura”, “non voglio fargli questa cattiveria”. Certo, in natura gli animali sarebbero liberi di riprodursi, e noi stessi, allo stato naturale, gireremmo seminudi e forse spensierati. Ma il guinzaglio e la ciotola non sono espressioni di naturalezza, e la vita con noi richiede un compromesso. Non è forse molto più cattivo permettere, quando non organizzare, l’avvento di cuccioli in un mondo drammaticamente sovrappopolato?
Il desiderio di maternità o paternità del nostro amico, sovente ostentato come una buona ragione, è in realtà una proiezione tutta umana, visto che a Lola, nella migliore delle ipotesi, toccherà una seduta da noi programmata, e finalizzata a partorire cuccioli con cui trascorrerà, nel complesso, poco più di un mese. Quindi, ciascuno di essi verrà piazzato altrove. Affidato ad amici, conoscenti o sconosciuti: a esser sinceri, possiamo garantire affidabilità per una minima parte di costoro. Quanti saranno effettivamente curati e amati, e quanti, al contrario, trascurati se non maltrattati. Quanti infine finiranno per la strada, in un canile, vittime di turpi mercati?
D’altro canto, la nostra giurisdizione stima gli animali come cose, e allo stato attuale imporre la sterilizzazione nel privato verrebbe inteso come limitare la libertà del proprietario. Si potrebbe tuttavia consentire di tenere cani e gatti interi solo previo un dazio, cui aggiungere l’obbligo di sottoporli a regolari controlli nonché alla registrazione immediata di tutti i cuccioli.  Si potrebbe inoltre combattere l’allevamento fai-da-te, del cui smisurato impatto cui si ha riscontro nei piccoli annunci: al di fuori di ogni controllo sanitario e fiscale, fattrici e stalloni sono costretti in spazi minuscoli, prigionieri di un mostruoso sfruttamento. Si potrebbe infine ragionare su una moratoria sull’allevamento ufficiale, non privo di responsabilità (dove finiscono i cuccioli malriusciti, i riproduttori a fine carriera?): qualche anno di sospensione delle attività per sanare la situazione, compensato magari con una quota del profluvio di risorse oggi investite ad alimentare un sistema perverso nei confronti di animali e uomini.
 
LA ZAMPA.IT
9 GIUGNO 2014
 
Spara a un meticcio perché cerca di accoppiarsi con la sua cagnolina di razza
L’animale è stato colpito due volte, ma è riuscito a tornare a casa sua dove
è stato soccorso. L’uomo è stato arrestato per crudeltà contro gli animali
 
FULVIO CERUTTI
 
La passione amorosa ha rischiato di costare cara per il piccolo Raider, un meticcio di quattro anni che vive in Lousiana (Stati Uniti). Il vicino di casa gli ha sparato due volte colpendolo al muso e al collo. La sua colpa? Essersi infilato nel giardino e aver cerchiato di accoppiarsi con la cagnolina che però era di razza. «Abbiamo notato del sangue davanti alla porta di casa. Abbiamo subito pensato a Raider - raccontano i componenti della famiglia Hanley alla televisione Wdsu -. L’abbiamo trovato coricato nell’erba con del sangue che usciva dal naso e dalla bocca. È stato il veterinario a cui hanno portato il cane a rivelare l’accaduto: qualcuno aveva sparato due volte a Raider. Un proiettile ha trapassato la mandibola dell’animale, mentre il secondo si era conficcato nel collo. Il pensiero della famiglia è andato subito al vicino di casa che già in passato aveva minacciato di qualche gesto eclatante nel caso il cane non fosse tenuto lontano dalla sua quattrozampe di razza. Interrogato dalla polizia, il 51enne Randall Schexnayder ha subito ammesso di aver sparato a Raider con la sua pistola calibro 22 per “difendere l’integrità” della razza della sua cagnolina. L’uomo è stato arrestato e accusato di crudeltà nei confronti degli animali: in attesa del processo, è uscito dal carcere pagando una cauzione di 10.000 dollari (circa 7.300 euro). 
Intanto Raider è stato sottoposto a intervento chirurgico per rimuovergli il proiettile dal collo. Ora è ancora un po’ sotto choc e spaventato, ma poco per volta, assicura il veterinario, tornerà alla normalità. 
 
MESSAGGERO VENETO
9 GIUGNO 2014
 
Sequestrati altri 23 cuccioli, erano senza acqua e cibo
Erano in un furgone intercettato dalla Gdf sull'autostrada tra San Giorgio e Latisana. L'autista  è stato denunciato per maltrattamento di animali

di Alessandra Ceschia

 
SAN GIORGIO DI NOGARO (UD). Li hanno sorpresi stipati all’interno di un Fiat Ducato che arrivava dalla Slovacchia. Erano in 23. Cuccioli di razza. Piccoli, anzi piccolissimi, che avevano sì e no due mesi e che già erano stati introdotti nel nostro territorio per essere venduti. L’operazione è scattata venerdì lungo l’autostrada A4 poco prima delle 18.
Gli uomini della Guardia di finanza di San Giorgio di Nogaro hanno scoperto il carico lungo il tratto autostradale fra l’uscita di Porpetto e quella di Latisana all’interno del mezzo c’erano diversi cuccioli di chihuahua, shih-tzu, cavalier king, bulldog francesi, maltesi, pincher oltre agli spitz, e pure un pastore tedesco e un rottweiler.
I cuccioli erano rinchiusi in gabbiette di piccole dimensioni, senza acqua nè cibo.
Dormivano in mezzo ai propri escrementi, anche le condizioni di aerazione erano assolutamente inadeguate, tanto da mettere a repentaglio la loro salute.
In quelle condizioni avevano viaggiato per centinaia di chilometri quando sono stati fermati dagli uomini delle Fiamme gialle.
Tutti gli animali erano forniti di regolare passaporto che attestava la razza, la provenienza e le vaccinazioni. I dati riportati sui documenti però, non corrispondevano alla loro reale età. Evidentemente, erano stati strappati alla madre troppo precocemente, una circostanza tale da mettere a repentaglio la stessa sopravvivenza delle bestiole.
Il conducente del mezzo, un cittadino di nazionalità slovacca di 22 anni, M.V. le sue iniziali, è stato denunciato per maltrattamenti ai sensi dell’articolo 544 ter e il Ducato è stato posto sotto sequestro.
I cuccioli sono stati visitati da un medico veterinario dell’Azienda per i servizi sanitari della Bassa friulana che li ha trovati in precarie condizioni di salute.
Sono stati pure sequestrati e attualmente sono custoditi in una struttura a Terranova vicino a San Canzian D’Isonzo dove hanno stanno ricevendo le prime cure.
La Procura ne ha disposto l'affidamento in custodia ai cittadini che ne facciano richiesta e che vengano ritenuti idonei, non appena i cuccioli saranno in condizioni di lasciare il canile.
A coordinare le indagini della Procura di Udine sulla vicenda è il sostituto procuratore Claudia Danelon.
FOTO
 
REPUBBLICA.IT
9 GIUGNO 2014
 
La seconda vita di Molly, il cane emigrante che non può più abbaiare
La meticcia arrivata a Piombino dalla Sardegna nascosta tra le auto di un traghetto dopo essere stata abbandonata dal padrone che le ha bruciato le corde vocali. Ora vive tra Seravezza e Pietrasanta, con la sua nuova famiglia

 
di Marco Bernardini
 
Una storiaccia. Una storia vera e, rarissima, di migrazione non umana. Molly è una meticcia di taglia media. Ha sei mesi quando viene regalata a un contadino che abita nella campagna intorno a Cagliari. L’uomo ha bisogno di un cane da guardia. Molly è perfetta per quel lavoro. Ad ogni rumore, anche il più lieve, abbaia. Troppo, però, per i gusti del fattore. Non bastano botte e digiuni a mortificare la sua vocazione naturale. Lo sciagurato padrone-padrino le brucia le corde vocali. Molly non abbaia più. Ma Molly, ora, serve più a niente. Un calcio in culo e fuori dal podere. Un viaggio da randagio verso il mare. Riesce a infilarsi, senza essere vista, nella stiva delle automobili della nave diretta verso il Continente. Un marinaio, allo sbarco di Piombino, la trova a ciambella e tremante in un angolo del traghetto. Finisce al canile municipale e anche su Internet per la serie adottatemi. Molly, da due anni e mezzo, vive con Edoardo in una casetta con giardino nel quartiere “Centoquindici”, tra Seravezza e Pietrasanta. E’ sufficientemente serena anche se non si stacca mai dal suo padroncino. Non può fare la guardia, ma ha imparato a parlare e a difendere il suo habitat con lo sguardo. La notte, quando dorme, talvolta trema. Anche i cani sognano.  E lei, probabilmente, nel suo incubo in bianco e nero  si chiede perché per lavorare come la natura l’aveva destinata sia stata costretta a tacere per sempre e a emigrare.
 
QUOTIDIANO.NET
9 GIUGNO 2014
 
Soccorrere un animale investito non è generosità ma obbligo di legge
Cane ferito mortalmente a Corato, in provincia di Bari. Le Guardie per l'Ambiente, intervenute poco dopo, non hanno potuto che rimuovere il corpo e seppellirlo. Ma ricordano che ci sono interventi obbligatori per gli automobilisti
 
Roma, 9 giugno 2014 -  Un altro cane randagio è rimasto vittima di un automobilista che, dopo averlo investito, non si è preoccupato di chiamare i soccorsi. E’ accaduto su via Castel del Monte, all’incrocio con viale della Primavera a Corato, in provincia di Bari. A segnalarlo sono state le Guardie per l’ambiente.
«Abbiamo ritrovato il cane abbandonato come un rifiuto qualsiasi durante il nostro solito giro di perlustrazione. All'inizio abbiamo pensato a un malore oppure ad un avvelenamento avvenuto in una zona residenziale appena fuori le mura urbane. Purtroppo invece, l’animale era stato investito: presentava infatti un evidente trauma cranico e un sanguinamento derivante da un urto violento con un oggetto in movimento». Un’omissione di soccorso di questo genere, oltre a richiamare la coscienza, rientra nella previsione dell’art. 189, comma 9-bis, del codice strada.
«L'utente della strada - sottolineano le Guardie - in caso di incidente comunque ricollegabile al suo comportamento, da cui derivi danno a uno o più animali d'affezione, da reddito o protetti, ha l'obbligo di fermarsi e di porre in atto ogni misura idonea ad assicurare un tempestivo intervento di soccorso agli animali che abbiano subito il danno».
«Chiunque non ottempera a questi obblighi - aggiungono - è punito con una sanzione amministrativa che prevede il pagamento di una somma di denaro che va da 410 a 1.643 euro. Inoltre le persone coinvolte in un incidente con danno a uno o più animali d'affezione, da reddito o protetti devono porre in atto ogni misura idonea ad assicurare un tempestivo intervento di soccorso: chiunque non ottempera a tale obbligo è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro che va da 82 a 328 euro». «Oltre che accertare la morte del cane - concludono le Guardie - non abbiamo potuto far altro che dargli almeno una dignitosa sepoltura. Se i cani sono i migliori amici dell’uomo, non si può dire certamente il contrario».
 
GEA PRESS
9 GIUGNO 2014
 
Parco Nazionale d’Abruzzo – Altro orso trovato morto
 
Si allunga la lista di orsi morti rinvenuti nel Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise.
Nel corso di una perlustrazione  di  servizio eseguita stamani dalle Guardie del Parco in località Prato Cardoso, si è infatti rinvenuta la carcassa di un orso. Sul luogo del ritrovamento si è diretto il Servizio di Sorveglianza, il Veterinario, il Servizio Scientifico e gli Agenti del Corpo Forestale che hanno provveduto ad eseguire tutti i rilievi necessari. Presente nei luoghi anche il Presidente del Parco Antonio Carrara, per rendersi conto direttamente dell’accaduto.
La carcassa, già nel primo pomeriggio, è stata trasportata a Pescasseroli (AQ).
Si tratta comunque di resti in avanzato stato di decomposizione che escludono allo stato delle cose di potere formulare una ipotesi verosimile sulle cause della morte. L’animale era comunque un maschio adulto di circa 14 anni di età, conosciuto dai ricercatori del Parco con il nome di Ferroio.
La carcassa sarà trasportata in un centro specializzato per sottoporla a necroscopia per accertare le cause della morte.
 
GEA PRESS
10 GIUGNO 2014
 
Parco Nazionale d’Abruzzo e l’Orso morto. Il Ministero della Salute chiede, ma il pascolo è ancora consentito

 
Il WWF: si dia corso alla richiesta. Stop al pascolo nella zone della marsica sospette per la TBC
GEAPRESS – Nuovi ipotesi e tristi scenari per il futuro dell’orso bruno marsicano dopo che ieri il Parco Nazionale ha comunicato il rinvenimento della carcassa di un nuovo animale (vedi articolo GeaPress ). Lo afferma il WWF Italia che in un suo comunicato evidenzia come la popolazione unica al mondo di questi orsi stenta ad essere gestita dalle popolazioni locali.
L’animale trovato ieri, corrispondente a quello conosciuto con il nome Ferroio, era un maschio nel pieno delle suo vigore di circa 14 /15 anni e questo rende ancora più drammatica la notizia della sua morte. Ferronio, prendeva il suo nome dalla  località ove per prima era stato segnalato.
I resti, in avanzato stato di decomposizione, hanno reso possibile il riconoscimento solo grazie alle placche colorate che lo identificavano. “Ciò non fa altro che confermare la necessità – afferma la nota del WWF – che l’Ente Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise proceda a dotare di radiocollari almeno tutta la popolazione adulta presente nell’area di principale presenza dell’Orso. In questo modo sarà possibile seguire gli esemplari e si potrà venire a conoscenza di eventuali decessi in tempi tali da consentire gli accertamenti del caso e le analisi necessarie per stabilire le cause di morte”.
Sulle cause di morte bisognerà attendere l’esito dell’esame autoptico ma il WWF avanza l’ipotesi di una patologia infettiva, la TBC, che ha causato di recente la morte di un’orsa femmina che frequentava le medesime aree di pascolo.
Quest’ultimo animale potrebbe essere morto per una molteplicità di altre cause (sono infatti tante quelle che hanno portato ai precedenti numerosi decessi come avvelenamento, altre patologie infettive, impatto con auto dovuto all’eccessiva velocità sulle strade o bracconaggio), ma in ogni caso è necessario gestire con adeguata risolutezza la comparsa della TBC sui pascoli di Gioia dei Marsi, visto che già nel 2013 si è segnalato un caso di TBC in un bovino proveniente dai pascoli di Lecce dei Marsi prossimi a quelli di Gioia dei Marsi.
Negli scorsi giorni il Ministro della Salute ha chiesto la sospensione a titolo cautelativo dell’attività di pascolo del bestiame a Gioia dei Marsi ed a Lecce dei Marsi. Ad avviso del WWF si tratta di una procedura corretta per la quale si esprime apprezzamento al Ministero della Salute e al Direttore generale del Dipartimento della Sanità pubblica veterinaria, della sicurezza alimentare e degli organi collegiali per la tutela della salute, Direzione generale della sanità animale e dei farmaci veterinari. Ora il WWF chiede all’Assessorato alla Sanità della Regione Abruzzo, in particolare al Responsabile dei Servizi veterinari, di adoperarsi immediatamente per promuovere capillari e puntuali controlli per tutti gli allevamenti che insistono nelle aree del Parco e dei comuni adiacenti, nel rispetto del principio precauzionale e dell’interesse pubblico per la conservazione e salvaguardia di una specie rara e sempre più a rischio di estinzione, ma anche per la stessa salute pubblica.
In  sintesi, alla luce di quanto è emerso fino ad oggi, sarebbe opportuno sospendere il pascolo in tutti i comuni e prioritariamente in quelli della Marsica perché i pascoli sono vicini e gli animali vengono comunemente lasciati senza controllo e liberi di muoversi. La richiesta indirizzata alle Autorità di polizia è quella di svolgere, così come previsto dalla legge, adeguati controlli sul rispetto delle norme regolamentari sul pascolo, sull’identificazione dei singoli esemplari, sul divieto di pascolo al di fuori delle aree autorizzate anche provvedendo al sequestro del bestiame in caso di irregolarità.
Il WWF ricorda come la zootecnia è compatibile con la conservazione dell’Orso e dell’ambiente a patto che sia svolta nel rispetto delle regole. I primi ad essere interessati a tutelare e difendere questi territori sono i tanti allevatori onesti e virtuosi: anche per tutelare loro, vanno colpiti coloro che si comportano in maniera illegale.
Il WWF si attende in ultimo misure decise da parte di tutti gli organi competenti, dal Parco Nazionale, che nelle ultime settimane, afferma sempre il WWF, avrebbe dimostrato una maggiore attenzione nel seguire tali emergenze anche supportato dal Ministero dell’Ambiente, all’Assessorato Regionale agli stessi Sindaci, che, nella loro funzione di autorità sanitaria, devono tutelare gli interessi collettivi.
 
MESSAGGERO VENETO
9 GIUGNO 2014
 
Femmina di capriolo muore col suo piccolo mentre partorisce
Le abbondanti nevicate dello scorso inverno, con la neve che è rimasta al suolo fino a primavera inoltrata, non hanno permesso alla bestiola, che era al suo primo parto, di nutrirsi in maniera adeguata
 
di Gino Grillo
 
FORNI DI SOTTO. Il corpo forestale regionale della stazione di Forni di Sopra ha recuperato non distante dall’abitato di Boscur, a pochi chilometri dal paese, una femmina di capriolo morta (nella foto) probabilmente di stenti durante il parto. Con la madre è morto anche il suo “bambi”: entrambe le carcasse sono state recuperate e portate al centro di Cornino. I forestali ritengono che l’animale sia morto per gli stenti e la malnutrizione. Le abbondanti nevicate dello scorso inverno, con la neve che è rimasta al suolo fino a primavera inoltrata, non hanno permesso alla bestiola, che era al suo primo parto, di nutrirsi in maniera adeguata.
Un altro fatto ha indotto i forestali a far conoscere quali possono essere i danni che gli escursionisti possono provocare in questi periodi alla fauna selvatica. «Mentre rientravamo abbiamo visto un escursionista che accidentalmente ha calpestato un piccolo capriolo nato da poche ore. Per fortuna l’animale non ha subito gravi conseguenze: lo scarpone dell’escursionista gli ha calpestato solo un orecchio». I piccoli dei capriolo, appena nati, misurano solo pochi decimetri di lunghezza e tendono a nascondersi nel fogliame o nell’erba alta rimanendo immobili per non farsi scorgere. «Probabilmente disturbata - raccontano i forestali – la madre si è allontana e il piccolo si è accucciato nell’erba e non visto è stato calpestato».
Oltre alla raccomandazione ai gitanti che si avventurano nei boschi di prestare la massima attenzione, la Forestale ammonisce anche gli automobilisti che transitano sulle strade di montagna: «In questi giorni, specie di notte, sono segnalati passaggi di mandrie di cervi e caprioli sulla statale 52 Carnica in particolare fra i due Forni Savorgnani».
 
GEA PRESS
9 GIUGNO 2014
 
Caccia, richiami vivi. Tutto in mano al Governo
Per le associazioni solo l'emendamento abolizionista potrebbe bloccare il dannoso articolo 15 della Comunitaria 2013
 
Ore decisive per l’annosa vicenda dei richiami vivi, piccoli uccelli migratori catturati per servire da richiamo ai cacciatori. Approda infatti alla Camera l’articolo 15 predisposto dal Governo nella legge Europea 2013; da domani sarà in Assemblea della Camera dei Deputati per il voto finale. Secondo le associazioni capitanate dalla LIPU, che si era fatta promotrice di una petizione popolare, tale uso sarebbe vietato dalla direttiva comunitaria di settore.
Tale articolo, però, sarebbe del tutto insufficiente allo scopo non vietando la cattura e l’utilizzo dei richiami ma limitandosi a prevederli in deroga. Ad avviso di Enpa, Lav, Lipu-BirdLife Italia, Wwf Italia si tratterebbe in realtà di “una soluzione blanda e anzi molto negativa, non solo perché andrebbe ad appesantire il già impossibile sistema delle deroghe italiane sulla caccia, ma perché non risponde affatto alle richieste dell’Europa, secondo cui si può fare del tutto a meno dell’utilizzo dei richiami vivi“.
La LIPU ha raccolto in  poche settimane ben 50.000 firme a sostegno della modifica di legge. Poi la  mobilitazione in rete che nelle ultime ore ha già coinvolto oltre mezzo milione di persone. Per non parlare della procedura di infrazione comunitaria che chiede di intervenire.
Il frutto di tale mobilitazione è un emendamento abolizionista sottoscritto da deputati di molti gruppi e persino la volontà del Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti: tutto sembra pronto per l’evento storico dell’abolizione dei richiami vivi, una delle pratiche più violente contro gli uccelli selvatici.
Quella dei richiami vivi, si legge nella nota delle associazioni, è una situazione cui possiamo finalmente dire basta con l’emendamento all’articolo 15, sottoscritto da numerosi parlamentari che in un solo colpo risolverebbe il contenzioso con l’Europa e volterebbe, dopo decenni, questa brutta pagina riservata agli uccelli selvatici. “Il Governo, a cominciare dal Ministro Galletti, dia parere favorevole, e il Parlamento approvi l’emendamento. Dimostriamo – concludono le associazioni – che l’Italia tiene alla legalità ambientale, alla biodiversità e al rispetto della vita selvatica”.
 
NEL CUORE.ORG
10 GIUGNO 2014
 
CACCIA, ASSOCIAZIONI A RENZI: STOP ALLA VERGOGNA DEI RICHIAMI VIVI
"L'ITALIA CAMBI VERSO ANCHE NEL RISPETTO DEI VOLATILI"
 
Un cartello di decine di associazioni rivolge al premier Matteo Renzi l'appello per l'abolizione dei richiami vivi, che verrà decisa con il voto alla legge Europea 2013, in queste ore in aula della Camera dei deputati. "Signor Presidente, ci rivolgiamo a Lei perché si metta fine ai richiami vivi, una delle pratiche più violente ancora in atto contro gli uccelli selvatici: piccoli uccelli migratori, con il volo infinito nel sangue, che vengono invece catturati e costretti ad una vita in gabbia, in condizioni indegne, per fungere da richiamo per la caccia. Un'attività vietata dalla normativa comunitaria (la cattura degli uccelli selvatici con le reti è categoricamente proibita), ma che l'Italia ha continuato a svolgere per anni. L'Europa ha oggi aperto contro il nostro Paese una pesante procedura di infrazione, chiedendo lo stop all'utilizzo dei richiami vivi, considerato - scrive la Commissione - che la quasi totalità dei cacciatori, italiani ed europei, caccia senza il loro ausilio".
Si legge ancora nella nota: "Per rispondere a questa nuova messa in mora, il Governo ha predisposto l'articolo 15 della legge Europea 2013, che però non vieta affatto i richiami vivi ma si limita a prevederne l'uso in regime di deroga. Tutti sanno che l'articolo 15 non risolverà la procedura e anzi, in aggiunta, andrà ad aggravare il già insostenibile sistema italiano delle deroghe di caccia, che già tanto è costato al Paese, finendosi per rivoltare contro le amministrazioni, le regioni, lo stesso Governo. Non è questa l'Italia che vogliamo, l'Italia di cui abbiamo bisogno. Non l'Italia delle scorciatoie e dei problemi rimandati. Per questo le chiediamo, Signor Presidente, di pronunciarsi per il divieto dei richiami vivi, perché si volti questa brutta pagina italiana e perché, anche nel rispetto della vita selvatica e delle regole ambientali comunitarie, l'Italia possa cambiare verso e tornare in Europa a testa alta, come è giusto, come merita".
Ecco le associazioni che hanno scritto al presidente del Consiglio: Amici della Terra, Animalisti italiani, Cabs, Cts, Enpa, Fai, Forum Ambientalista, Italia Nostra, Lac, Lav, Lipu-BirdLife Italia, Mountain Wilderness, Oipa, Pro Natura, Touring Club Italiano, Vas, Wwf Italia, Altura, Alfa, Lida e altri.
 
LA PROVINCIA DI SONDRIO
9 GIUGNO 2014
 
Il suo cane finisce nell’Adda
Anziano urla, nessuno lo aiuta
 
Com’è che si usa dire? Che Sondrio non è Milano e che se gridi aiuto qualcuno qui di sicuro risponde?
Niente di più falso, almeno a giudicare dall’episodio che si è verificato ieri mattina lungo il Sentiero Valtellina, alle porte del capoluogo. Il cane di un signore di 85 anni ieri mattina è finito in acqua e a detta del suo proprietario si trovava in grande affanno poiché faticava a raggiungere la riva: la corrente cercava di spingerlo al largo e dopo svariati tentativi l’animale sembrava privo di forze.
L’uomo, temendo il peggio per il suo Setter, ha chiamato immediatamente i vigili del fuoco e mentre attendeva il loro arrivo ha cercato di attirare l’attenzione dei passanti urlando e chiedendo aiuto a quanti si trovavano a percorrere il sentiero. E sono in molti il sabato mattina a pedalare o a fare jogging. Ma nessuno si è fermato, né si è mostrato interessato a quanto stava accadendo. 
 
CASTEDDU ONLINE
9 GIUGNO 2014
 
Poetto, il bar del Lido è vietato ai cani:scatta la denuncia ai vigili
Accesso negato allo stabilimento per un Golden Retriever, il proprietario non ci sta: "Nessun cartello lo vietava". Il titolare: "Prima la sicurezza dei bagnanti"

 
Federica Lai
 
Poetto (CA), ingresso vietato ai cani nello stabilimento balneare “Il Lido”, scatta la denuncia da parte di un cliente a cui ieri pomeriggio è stato negato l’accesso al bar perché in compagnia del suo amico a quattro zampe. “Noi siamo lo stabilimento più amico dei cani – precisa il direttore del Lido, Guido Passino – ma purtroppo esistono delle regole che vanno rispettate. Il cane in questione, pur avendo un aspetto innocuo, era di taglia grande e oltretutto senza museruola: per noi viene prima di tutto la sicurezza dei bagnanti”. E sono di ieri anche le numerose proteste sulla nuova area dedicata ai cani davanti al vecchio Ospedale Marino: la sua realizzazione era stata annunciata dal Comune lo scorso 21 maggio, ma ancora non è stata realizzata.
La denuncia. “Ieri pomeriggio mi è stato impedito l’accesso al bar, nei tavolini esterni subito dopo l’ingresso principale del Lido – spiega Federico Steri - poiché al seguito avevo un cane. Mi è stato detto che esistevano delle normative sanitarie e ordinanze della Capitaneria, senza che però fosse esposto nessun cartello o regolamento. Oltretutto l’inverno scorso sono entrato nello stesso bar con i cani e non c’è stato nessun problema. Ieri invece ingresso vietato. È stato triste vedere le facce dei bambini e delle altre persone che accarezzavano all’entrata dello stabilimento un cane di razza ‘golden retriever’  docile e adatto per i bambini, una razza che viene utilizzata per la pet therapy, per il soccorso nautico e per  la ricerca dispersi  in superficie e su neve, e vedersi mandare via come dei ladri senza una palese ragione di legge. Questa mattina è stato protocollato in via Crespellani un atto di denuncia indirizzata al Comandante della Polizia Locale di Cagliari contro i probabili responsabili per richiedere un intervento a riguardo in ordine a tutti gli illeciti amministrativi e/o penali ravvisabili”. 
La replica del Lido. “Esiste il divieto assoluto di far avvicinare i cani all’arenile durante la stagione balneare – precisa il direttore dello stabilimento, Guido Passino – noi non abbiamo fatto altro che far rispettare la legge, oltretutto con grande dispiacere perché io amo i cani. Inoltre, l’animale era di taglia grande e senza museruola: non potevamo mettere a repentaglio la sicurezza dei clienti”. Nella foto, il cane al quale il Lido è stato vietato.
 
GEA PRESS
9 GIUGNO 2014
 
Cusercoli (FC) – Recuperata tartaruga azzannatrice di un metro di lunghezza
Secondo il Tarta Club Italia nel nostro paese molte sono allevate illegalmente
 
Una grossa Tartaruga azzannatrice (Chelydra serpentina) è stata recuperata a Cusercoli, in provincia di Forli. Si tratta di una specie esotica considerata dalla legge italiana tra quelle pericolose per la salute e l’incolumità pubblica. Il grosso animale, misurante ben 100 centimentri e del peso di ventiquattro chilogrammi, era nel frattempo diventato un sorta di attrazione per gli abitanti della cittadina e più di una persona avrebbe preferito lasciarla nello specchio d’acqua ove era stata trovata.
A dare comunicazione dell’avvenuta cattura è il Tarta Club Italia, associazione no profit specializzata nella salvaguardia che gestisce un bacino presso il Centro di Recupero delle Tartarughe Alloctone ove sperano, una volta ottenuto il nulla osta delle autorità, di ricoverare il grosso animale. L’intervento dell’associazione era stato richiesto dalla Prefettura, congiuntamente all’ASL e Corpo Forestale di Forlì. Secondo il Tarta Club Italia l’animale sarebbe stato liberato da una persona che evidentemente non poteva più gestire un animale divenuto “ingombrante”.
La tartaruga, ad avviso degli esperti, rimaneva in quello specchio d’acqua perchè ricco di pesci. La sua presenza poteva però rappresentare un pericolo a causa del suo potente morso. Ad avviso di Tarta Club Italia “queste tartarughe sono vietate nel nostro paese, ma sappiamo che ce ne sono un discreto numero allevato illegalmente in quanto nella maggior parte dei paesi della Comunità Europe sono di libera vendita,  quindi molti le comperano all’estero e le portano a casa da piccole,  ma quando cominciano a crescere, sia per l’impossibilità di gestire grossi acquari o laghetti e per i rischi che ci sono nel detenerle illegalmente, spesso le abbandonano dove capita“.
 
BRESCIA CORRIERE.IT
9 GIUGNO 2014
 
In guerra e nel dopoguerra Erano esclusi dai rifugi. In un anno abbattuti mille randagi
Quando i cani ci lasciavano la pelle
Durante la guerra non potevano entrare nei rifugi antiaerei. Venivano anche abbattuti e le loro pelli vendute
 
di Maria Paola Pasini
 
Che vita da cani...! Non era soltanto un modo di dire durante la guerra e nei primi anni della ricostruzione. I «migliori amici dell’uomo» se la passavano davvero male: esclusi dai rifugi antiaerei, accalappiati, abbattuti, le loro pelli vendute. Pratiche che oggi farebbero rabbrividire ma che la difficile situazione generale della popolazione, l’enorme numero di randagi che si riproducevano senza controllo tra le macerie, il diffuso rischio-rabbia, rendevano «accettabili».
Nei tunnel antiaerei venivano considerati «oggetti indesiderati» al pari della biciclette. Ai cani e agli altri animali «di qualunque razza e anche se portati in braccio» era interdetto l’ingresso, forse anche in seguito all’elevata tensione e ad alcuni abusi che si erano registrati in questi luoghi di massiccio assembramento. Nei rifugi i problemi di ordine pubblico - dettati anche dall’esasperazione della gente - erano quotidiani. Liti, risse, ubriacature moleste, furtarelli, mercato clandestino: i verbali dei vigili urbani del Comune, chiamati continuamente a intervenire, sono veri e propri cahiers de doleance. Troppo per aggiungere anche il disagio di moleste presenze a quattro zampe... In caso di allarme aereo i cani - con padrone o no - dovevano dunque rassegnarsi alle bombe. Unica nota positiva per i randagi la... mancanza di filo d’ottone per i lacci. Il Podestà di Brescia invitava sin dall’ottobre 1944 gli operatori a procedere «con ogni rigore per l’accalappiamento di tutti i cani vaganti tutt’ora numerosissimi per la città non essendo ammissibile che a ciò non possa essere provveduto per la mancata assegnazione di filo d’ottone». Giusto qualche giorno di respiro e i lacci vengono realizzati con materiali alternativi. Finisce la guerra ma per «fido» la situazione non cambia. Anzi. I randagi continuano ad essere accalappiati e abbattuti. Migliaia - attestano i documenti - tra il 1945 e il 1949 nella sola città. Le pelli pesate e vendute ad una ditta specializzata e - c’è da immaginare - lavorate e trasformate. Una pratica crudele che raggiunse numeri elevatissimi. Solo nel 1947 il numero dei cani abbattuti a Brescia superò il migliaio in concomitanza con la diffusione di un allarme generalizzato tra la popolazione per «il numero dei casi di rabbia accertati in questo capoluogo e nei comuni viciniori». Solo nei mesi di luglio-agosto e settembre 1948, vennero abbattuti 502 cani, prodotti 593 chilogrammi di pelli che, consegnati alla Cooperativa pellettieri di Brescia, fruttarono alle casse del Comune £ 41.510. La presenza di tanti cani per le strade continuava ad essere percepita come un grave rischio per la popolazione. Il 4 aprile del 1949 l’accalappiacani L. G. e il vigile urbano G. B. vennero puniti con il provvedimento della censura. Che cosa era accaduto? Chiamati d’urgenza dal signor F. in via Milano, anziché procedere immediatamente «al sequestro di un cane che aveva morsicato il ragazzo tredicenne C. L. accettavano dalla stesso signor F. un bicchiere di vino». Ritenuto che questo comportamento fosse in contrasto con l’obbligo incombente di catturare il cane senza indugiare, i due dipendenti comunali vennero ripresi e colpiti con l’ammonizione. Un piccolo segno che la questione del randagismo era avvertita ancora come una stringente urgenza dal comune sentire: la perdita di tempo veniva considerata una mancanza deplorevole. Solo nel 1950 i prospetti comunali trimestrali dedicati alla cattura dei cani cominciano a cambiare tono. Non si parla più di abbattimento, ma di acquisto di «frattaglie» e «pane raffermo» per il mantenimento degli animali del canile. Inizia a cambiare il sentire collettivo e anche Brescia si avvia verso un miglioramento sostanziale delle condizioni generali di vita della città e dei suoi abitanti. E anche dei poveri «cani vaganti».
 
NUOVA SOCIETA’
9 GIUGNO 2014
 
Spiagge per cani, le 10 migliori in Italia
 
La bella stagione è ufficialmente iniziata e gli italiani, come ogni anno, si riversano sulle spiagge ad ogni week end o ponte disponibile. Come fare però quando ad accompagnarci ci sono i nostri amici a quattro zampe? Ecco un elenco delle migliori dieci spiagge per cani della Penisola.
019/480555bau Village, Liguria, corso Biliati 11, Albisola Marina (Savona), tel. 019/480555, www.baubauvillage.it; info@baubauvillage.it. Accetta cani di tutte le taglie, 140 posti. Costi: da 40 euro al giorno.
348/3848970ggia di Pluto, Veneto, via Procione, settore 1, Lido dei Pini, Bibione, San Michele al Tagliamento (Venezia), cell. 348/3848970; www.laspiaggiadipluto.com, franca.igor@libero.it.  Accetta cani di tutte le taglie; 240 posti. Costo: da 10 a 21 euro al giorno.
340/5228104ggia di Snoopy, Friuli Venezia Giulia, viale dell’Orione 10/A, Grado Pineta (Gorizia), tel. 0431/83630, cell. 340/5228104; www.spiaggiaairone.it, snoopy@spiaggiaairone.it. Accetta cani di tutte le taglie; 94 posti. Costo: da 17 a 21 euro.
339/44945121 No Problem, Emilia Romagna, Lungomare Giuseppe Di Vittorio 28, Bagno 81, Rimini, tel. 0541/388926, cell. 339/4494512; www.bagno81rimini.it, info@bagno81rimini.it. Accetta cani di tutte le taglie; 70 posti disponibili di cui 26 recintati. Costo: da 20 a 25 euro.
334/9508152ch – Toscana, località Botro ai Marmi, via della Principessa, San Vincenzo (Livorno), cell. 334/9508152, cell. 392/6001160: www.dog-beach.it, info@dog-beach.it. Accetta cani di tutte le taglie; 75 posti. Costi: da 16 a 18 euro.
6. Bagni Gigetta, Marche, lungomare Piermanni (Lung. Sud), Civitanova Marche (Macerata), tel. 0733.770255, cell. 328/5310375, gyagina@yahoo.it. Accetta cani di tutte le taglie; 10 posti. Costo: 5 euro.
7. Baubeach, Lazio, via Praia a Mare, Maccarese (Roma), tel. 06/81902352, cell. 349/2696461; www.baubeach.net, info@baubeach.it. Accetta cani di tutte le taglie; 150 posti. Costo: 18 euro.
8. Sud Isole, Porto Fino, Sardegna, Porto Quadro, Santa Teresa di Gallura (Olbia_Tempio), cell. 331/7285426; www.portofido.com, info@portofido.com. Accetta cani di tutte le taglie; 25 posti. Costo: 15 euro.
9. Lido Calypso Ye Ye, Calabria, via Nazionale 775, fraz. Bocale Secondo, Reggio Calabria, tel. 0965/676017, cell. 328/3722888, antonelloriggio@libero.it. Accetta cani di tutte le taglie; 12 posti. Costo: da 8 a 14 euro.
10. Lido Coiba, Puglia, Località San Foca Roca, frazione Melendugno (Le), cell. 347/8910319, www.lidocoiba.com, info@lidocoiba.com. Accetta cani di tutte le taglie; 10 posti. Costo: da 10 a 20 euro.
 
IL MESSAGGERO
9 GIUGNO 2014
 
Picchia la madre e le uccide il cane
a calci: 35enne arrestato

 
Ha ucciso il cane della madre e poi ha picchiato anche la donna: per questo motivo un 35enne dell'Illinois è stato arrestato e sarà processato il prossimo 26 giugno. I fatti, come comunica la polizia della Contea di Cook, sono avvenuti la sera dello scorso 31 maggio nel sobborgo di Worth, poco distante da Chicago.Il 35enne Christopher Krentkowski ha iniziato a prendere a calci il cane della madre e quando la donna ha provato a prendere le difese del povero animale, ha aggredito anche lei, provando a strangolarla e facendole sbattere la testa contro uno scaffale. Successivamente l'uomo si è di nuovo scagliato sul cane, fino a ucciderlo.
 
GEA PRESS
9 GIUGNO 2014
 
Libano – L’asino nel bagagliaio

 
Una immagine a quanto pare già nota agli animalisti libanesi. Asini trasportati in  maniera orrenda  e più volte segnati ad Animals Lebanon, una associazione animalista molto attiva in quel paese.
Secondo gli animalisti non è infrequente imbattersi in palesi abusi perpetrati in danno agli animali, nel corso di trasporti quantomeno impropri. Quell’asino, riferisce la nota dell’associazione animalista libanese, sicuramente stava soffrendo e sarebbe bastato un piccolo errore per causare danni irreparabili e  morte.
Animals Lebanon informa però di stare lavorando ad un disegno di legge sul benessere degli animali che preveda precise disposizioni anche in tema di trasporti. Tali comportamenti devono essere assolutamente vietati.
 
LA ZAMPA.IT
9 GIUGNO 2014
 
Usa, poliziotto salva un cane da un’auto sommersa
L’animale era rimasto bloccato nel mezzo finito in uno stagno
 
FULVIO CERUTTI


NELLA FOTO Il sergente Orr fotografato in piedi sull’auto tiene in braccio Moochie

 
Non ci ha pensato due volte. Per lui, amante degli animali, era troppo importante salvare quel cane rimasto imprigionato in un’auto finita in uno stagno.  
Così il sergente Raymond Orr si è tolto la pistola e si è tuffato nell’acqua stagnante per tirare fuori l’animale. Tutto ha avuto inizio quando il pick-up, parcheggiato da una signora 59enne, è finito in acqua. Dentro però c’erano i suoi due chihuahua, uno dei quali, Stitch, è riuscito a uscire dal mezzo e a salvarsi da solo. Ma non Moochie, l’altro quattrozampe. 
In questi casi ogni minuto che passa può essere decisivo per essere salvato e non c’era tempo per aspettare l’intervento dei vigili del fuoco: così l’agente si è immerso e, dopo qualche tentativo, è riuscito ad aprire l’auto e a entrare dentro il veicolo dove c’era il cane. I due sono così riusciti a uscire dal mezzo e una foto testimonia la felicità del poliziotto in piedi sul tetto dell’auto in braccio con Moochie , spaventato ma in buone condizioni. 
 
NEL CUORE.ORG
9 GIUGNO 2014
 
USA, LE AUTORITA': UCCISI 4 MILIONI DI ANIMALI SELVATICI IN UN SOLO ANNO
STRAGE DI COYOTE, LINCI E ALTRI ESEMPLARI: GIALLO SULLE CAUSE
 
Per anni, il massiccio sacrificio di animali selvatici sterminati dal governo federale, visto come un servizio che va dagli aeroporti ai ranch, è rimbalzato su e giù come uno yo-yo. E l'anno scorso il dato è cresciuto di nuovo. Gli oltre 4 milioni di animali colpiti, avvelenati, uccisi con il laccio o intrappolati dai Servizi per la fauna selvatica del Dipartimento dell'agricoltura nell'anno fiscale 2013 includevano 75.326 coyote, 866 linci, 528 lontre di fiume, 3.700 volpi, 12.186 cani della prateria, 973 falchi dalla coda rossa, 419 nero orsi e almeno tre aquile. Lo rivela "The Washington Post".
Anche se c'è una lista di animali uccisi, ci sono pochi dati che dimostrino la causa di ogni uccisione, i metodi utilizzati e le ragioni dietro gli errori che portano a massicce uccisioni di animali. Almeno due membri del Congresso hanno accusato i Servizi per la fauna salvatica di opacità per il fatto di non fornire maggiori informazioni ed è pronta la richiesta per l'avvio di un'indagine su come funziona questa strage.
Dal canto loro, gli stessi Servizi per la fauna selvatica dicono di rispondere alle richieste delle agenzie governative a livello nazionale e di lavorare per "risolvere i conflitti tra umani e animali selvatici" in modo strategico. "Con l'aumento dei danni della fauna selvatica, le richieste di assistenza possono anche aumentare", ha detto la portavoce Carol Bannerman. Allevatori e agricoltori pagano la metà delle spese dell'agenzia per l'uccisione degli animali che vedono come una minaccia. Ma l'agenzia non ha fornito alcuna spiegazione sul perché il dato delle uccisioni totali possa crescere da un milione e mezzo a cinque milioni nel giro di un anno.
Vicino alla fine del secolo scorso, tra l'altro, ha colpito l'incredibile cifra di quattro milioni. Due anni dopo, nel 2001, il numero è sceso a circa 1,5 milioni ed è rimasto relativamente basso per sei anni. Ma nel 2008 le uccisioni sono vertiginosamente salite a cinque milioni prima che il trend calasse a tre milioni nei successivi quattro anni. E oggi è tornato su, ben oltre i quattro milioni nel conteggio più recente. Tanto che i critici stanno facendo pressione per ricevere una spiegazione migliore sui motivi di fondo.
 
GREEN STYLE
9 GIUGNO 2014
 
Pig, il cane deforme con solo mezza spina dorsale
 
Un nuovo cane è entrato nelle grazie del popolo del web: si chiama Pig, ha un anno di età e negli Stati Uniti, dove vive, è già una celebrità. Il suo merito? Un corpo deforme sin dalla nascita, tanto da alimentare previsioni funeste sulla sua sopravvivenza. E invece il cane ha stupito tutti, veterinari compresi, dimostrando una gran voglia di vivere. La storia di questo esemplare, una cagnolina di cui non è ancora certa la razza, è davvero commovente: nato da una madre randagia, fuggita dopo il parto, il piccolo cucciolo ha sfoderato tutta la voce in corpo per attirare le attenzioni di una passante, che ha tratto in salvo l’intera cucciolata. Ma è stato quando la sua strada ha incontrato quella di Kim Dillenbeck, esperta di cani in difficoltà, che la vita del quadrupede deforme è completamente cambiata. Per un difetto forse genetico, la cagnolina è nata con una spina dorsale dimezzata, la mancanza di diverse costole e l’anca posizionata in modo errato. Sin dalla primissima infanzia, i veterinari non hanno scommesso sulla sua sopravvivenza, tanto da consigliare alla proprietaria la soppressione per evitare all’esemplare un’inutile sofferenza. La donna, grazie alla sua lunga esperienza nella cura di cani in difficoltà, ha però deciso di poter sopportare il dolore di una simile evenienza futura, regalando a Pig una madre, una famiglia e tanto amore. Sarà forse per la serenità conquistata, ma l’animale ha stupito tutti: ha superato l’anno di età e, con qualche accorgimento e dei trattamenti speciali, conduce un’esistenza del tutto rispettabile.
Gran parte dei dubbi sono sorti in merito alle previsioni di crescita: aumentando le dimensioni degli organi interni, ma non avendo spazio a sufficienza per espandersi, si è temuto il cane potesse soffocare per l’impossibilità di allargare correttamente i polmoni. Raggiunti i 6 chili di peso, tuttavia, nulla di quanto previsto si è verificato: la cagnolina cammina, corre e si diverte così come qualsiasi altro esemplare. Sebbene l’alimentazione sia fortemente controllata, anche perché la malformazione aumenta il rischio di soffocamento durante i pasti, il cane non ha purtroppo ancora completato la sua fase di crescita. Potrebbe raggiungere nei prossimi mesi gli 8 chili di peso e non è dato sapere come il suo fisico reagirà a questa evenienza. Nel frattempo, però, i veterinari non possono credere ai loro occhi, stupiti da quei progressi dell’esemplare che solo pochi mesi fa parevano impossibili.
 
LA ZAMPA.IT
10 GIUGNO 2014
 
Pig, il “mezzo-cane” divenuto star del web
Il cucciolo di un anno vive e combatte contro una malformazione genetica. La sua storia è diventata subito di esempio sulla Rete
 
FULVIO CERUTTI
 
La vita di Pig non è stata facile, ma la sua voglia di vivere è grande. La sua storia, resa nota sul web dal sito Al.com, ha avuto inizio circa un anno fa quando questa cagnolina è stata abbandonata, insieme ai suoi fratelli, dalla madre che li aveva appena partoriti. Il loro guaire ha però attirato un passante che li ha soccorsi. Ma per Pig i problemi non sono finiti in quel momento: questa femmina è nata con una spina dorsale dimezzata, senza diverse costole e un’anca posizionata in maniera sbagliata.  
Ma nella sfortuna, Pig ha avuto un incontro che le ha cambiato la vita: Kim Dillenbeck, esperta di cani in difficoltà, che si è presa cura di lei. Sebbene i veterinari le avessero consigliato l’eutanasia, la dottoressa Dillenbeck è riuscita a farle superare l’anno di età. 
I principali timori erano legati alla sua crescita e alla sua alimentazione: con l’aumentare delle dimensioni degli organi interni, dati i limiti del suo scheletro, c’era la possibilità che il cane soffocasse per lo spazio limitato dei suoi polmoni. Oltre a questo la dottoressa Dillenbeck ha da sempre dovuto fare molta attenzione al modo con cui nutre Pig cercando di farla mangiare lentamente per non farle andare il cibo di traverso. Tuttavia, nonostante tutti questi problemi, il cane ha continuato a correre e divertirsi come sempre. «L’unica volta che l’ho sentita piangere quando l’abbiamo microchippata perché i veterinari non hanno voluto farle l’anestesia, oppure quando le ho accidentalmente calpestato la punta della zampa - racconta la dottoressa Dillenbeck al sito Al.com -. Al di là di questo è un cane vocale. Abbaia quando vuole la vostra attenzione. Fa una sorta di strano suono quando lei è giocoso» 
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GREEN STYLE
9 GIUGNO 2014
 
Pelo del cane: le migliori cure
 
La cura e la salute del cane devono comprendere anche il pelo, non solo durante il periodo della muta stagionale, ma ogni singolo giorno così che la cute stessa risulti protetta e sana. La vita in appartamento, soggetta alle temperature interne, può incidete sul pelo e sul quantitativo perso. Indispensabile che il mantello di Fido sia sempre sano e vitale, perché specchio diretto del benessere del corpo e dell’umore stesso del nostro amico.
Se il quantitativo perso risulta superiore al solito, se il pelo appare chiazzato e in alcune zone diradato con la cute a vista, oppure sono presenti prurito, croste ed escoriazioni, è bene consultare subito un veterinario. I fattori scatenanti potrebbero essere tanti e tutti diversi, da valutare singolarmente per trovare la soluzione più adatta. Che sia frutto di un batterio, di una scarsa cura del manto, oppure una dieta errata con carenze alimentari, affrontare subito il problema aiuterà la salute del vostro cane e del suo pelo.
Cause principali
Rimedi e soluzioni
Dopo aver accertato la natura del malessere è bene agire di conseguenza, seguendo le indicazioni del veterinario di fiducia. Il primo step riguarda proprio l’alimentazione fornendo cibo sano, naturale e semplice. Magari aggiungendo qualche alimento utile per reintegrare eventuali mancanze come fibre, vitamine A ed E, Omega-3 tramite salmone e tonno, molta acqua per idratare la cute quindi occasionalmente uova e lievito di birra. Non solo: anche un’accurata pulizia del pelo ne favorirà il benessere, spazio alla spazzolatura costante quotidiana o quasi. Ma anche al lavaggio e alla toelettatura, da effettuare almeno due o tre volte l’anno per pulire senza aggredire la cute e perdendo lo stato di sebo naturale che la protegge dagli agenti atmosferici.
Importante quindi utilizzare prodotti naturali che non aggrediscano il PH della cute di Fido, magari attingendo ai classici rimedi della nonna. Ad esempio frizionando il pelo con acqua e aceto di mele, per disinfettarlo e renderlo più lucido. Ma anche il rosmarino potrà aiutare il manto, basterà lasciare l’erba aromatica in infusione in acqua calda per poi passare un panno umido e tiepido sul pelo. Per ultimo il tea tree oil, un antibatterico naturale da versare in acqua, qualche goccia e strofinare con delicatezza sulla pelle del cane. Come sempre è importante consultare il veterinario che consiglierà il rimedio più adatto per il vostro amico.
 
LETTERA 43
9 GIUGNO 2014
 
Scienza e animali, il ratto prova rimorso
Riconosce l'errore compiuto. E se ne pente. La scoperta degli scienziati americani. Che avvicina i roditori all'uomo.
 
di Gabriele Lippi
 
Anche i ratti piangono. Così simili all'uomo, così temuti e disprezzati. Intelligenti e addrittura capaci di provare rimorso. Quella compiuta da David Redish e Adam Steiner, due ricercatori americani dell'Università del Minnesota è una scoperta straordinaria, raggiunta attraverso un esperimento chiamato 'corridoio di ristoranti'.
QUATTRO CIBI DIVERSI. Gli scienzati hanno messo in cerchio quattro dispenser di cibo, con quattro aromi diversi: banana, ciliegia, cioccolato, e uno completamente privo di sapore. Ognuno di questi aveva un un tempo d'attesa segnalato da un suono. La tonalità più o meno acuta indicava quanto l'animale avrebbe dovuto aspettare prima di poter mangiare.
I ratti, col loro olfatto, hanno immediatamente riconosciuto il sapore preferito e capito che se si fossero fermati troppo a lungo presso uno dei dispenser, avrebbero perso il cibo offerto dagli altri.
Così alcuni hanno deciso di non aspettare per il sapore migliore, passando alla ciotola successiva per poi scoprire che avrebbero dovuto attendere ancora più a lungo, ricevendo un premio meno gradito.
GLI OCCHI RIVOLTI ALL'OCCASIONE MANCATA. Ed è qui che è successo qualcosa di speciale: i ratti si sono voltati, hanno guardato il dispenser precedente, mostrando di aver capito di aver perso un'occasione. Ma non basta, perché i roditori hanno capito la lezione e si sono mostrati più inclini ad attendere davanti al secondo dispenser.
Due indizi, certo, ma a fornire la prova definitiva ai ricercatori sono stati gli elettrodi sistemati sulla testa degli animali. Quando questi, delusi dalla nuova esperienza gastronomica si sono voltati verso il dispenser precedente, si è accesa la luce corrispondente alla corteccia orbitofrontale, l'area del cervello collegata al sentimento di rimorso.
INTELLIGENTI E CAPACI DI IMPARARE DALL'ESPERIENZA. Riconoscere un proprio errore e pentirsene è dunque un'altra prerogativa dei ratti. Una delle tante che li rendono animali speciali e vicini all'uomo. Il ratto, infatti, sa capire il pericolo e come uscirne. In caso di affondamento di una nave sono i primi a individuare la via per salire verso il ponte, il più lontano possibile dall'acqua, e per ucciderli è necessario usare veleni a rilascio tardivo, in modo che i sopravvissuti non possano identificare nel cibo la causa della morte dei loro compagni.
ANIMALI DA COMPAGNIA. Anche per questo sono tra le cavie da laboratorio più utilizzate e sempre più spesso si trovano nelle case degli umani. Ma non più solo come ospiti sgraditi. Perché i ratti da compagnia hanno molte qualità: sono fedeli, giocherelloni, indipendenti, non puzzano e non sporcano. Alla faccia dei pregiudizi.
 
ALESSANDRIA NEWS
10 GIUGNO 2014
 
Tre ore chiuso in auto, cane perde la vita
Soffocamento o colpo di calore le probabili cause della morte del povero animale, che è stato notato verso mezzogiorno di ieri, lunedì 9 giugno, nelle vicinanze del San Giacomo. A nulla sono serviti i soccorsi. L'Arca Novese ha annunciato che presenterà denuncia

Elio Defrani

 
NOVI LIGURE (AL) – È morto dopo aver trascorso più di tre ore chiuso in auto, sotto il sole cocente di ieri. I vigili del fuoco, il veterinario e i volontari dell'Arca Novese sono arrivati troppo tardi per salvare un cane che i padroni avevano lasciato a bordo della propria autovettura. Soffocamento o colpo di calore le probabili cause della morte del povero animale, che è stato notato verso mezzogiorno di ieri, lunedì 9 giugno, nel grande parcheggio di via Raggio, quasi di fronte all'ospedale San Giacomo.
Quando i soccorsi sono arrivati, per la femmina di Breton di 11 anni, non c'era ormai più nulla da fare: i pompieri hanno sfondato uno dei finestrini della vettura per estrarlo dall'abitacolo, che era diventato un forno, ma il veterinario ha dovuto constatarne il decesso. I proprietari del cane, un'anziana coppia di Grondona, erano venuti a Novi per sottoporsi ad alcune visite mediche, e hanno detto di non essersi accorti che il cane fosse entrato nell'auto, quando sono partiti da casa. L'Arca Novese, l'associazione animalista che gestisce il canile di Novi Ligure, ha annunciato che presenterà denuncia.
I cani soffrono il caldo più dell'uomo perché non hanno ghiandole sudoripare. Per i nostri amici a quattro zampe, l'unico modo per disperdere il calore è l'iperventilazione. Quindi il padrone non può regolarsi solo in base a ciò che sente sulla propria pelle. In macchina un uomo apre il finestrino e sta meglio, a un cane non basta. Nelle ore calde l'animale non va tenuto in auto, neanche all'ombra e con finestrini aperti.
 
GEA PRESS
10 GIUGNO 2014
 
Follie di inizio estate – Cane muore al chiuso della macchina. Un gatto, invece, centrato da un centinaio di pallini da caccia
 
C’è solo da sperare che l’estate cambi regime. Questo non solo per la canicola che in queste ore sta attanagliando le regioni del centro nord, ma anche per gli effetti inspiegabili, almeno così sembra, della psiche umana.
Due fatti tremendi avvenuti a Casarza Ligure (GE) ed a Novi Ligure (AL).
Nel primo caso a farne le spese è stata una gattina padronale che sabato sera è stata centrata, a distanza ravvicinata, da una rosa di pallini da caccia. Ricoverata d’urgenza in ambulatorio veterinario, la povera micia è apparsa subito in gravi condizioni ma, a distanza di tre giorni, sembra avere retto alla fase acuta. Si vedrà ora come procedere con i pallini. Dall’esame radiografico, infatti, è stato possibile osservare una distribuzione dei proiettili in più punti del corpo. E proprio la distanza particolarmente ravvicinata di questi ultimi, a  presupporre che il colpo sia stato esploso da distanza ravvicinata.
Del fatto sembra essere stato informato il Sindaco di Casarza Ligure, che ha assicurato il suo interessamento anche alla luce delle pericolosità derivante dall’uso dell’arma. Il Movimento Cinque Stelle dello stesso centro abitato, ha inoltre preso posizione, chiedendo una indagine immediata e l’accertamento delle responsabilità.
Altro grave episodio, sempre in danno ad animali, è invece occorso a Novi Ligure (AL). Un cane di grossa taglia sarebbe morto all’interno dell’autovettura ove era stato lasciato. Il caldo cocente potrebbe avere così determinato il colpo di calore risultato fatale per un cane ormai non più giovane.
Su quanto avvenuto soffia ora il vento della polemica. Per l’associazione Arca Novese è inconcepibile che nessuno ha dato in tempo l’allarme. I ringraziamenti, però, sono tutti rivolti ai Vigili del Fuoco i quali, appena intervenuti, hanno tentato di salvare il povero cane.
 
NEL CUORE.ORG
10 GIUGNO 2014
 
BOLOGNA, STRAGE DI 50 MILA POLLI: CARBONIZZATI IN UN INCENDIO
IL ROGO PER LA COMBUSTIONE DI CONCIMI E FECI
 
Cinquantamila polli sono morti carbonizzati in un incendio scoppiato la scorsa notte in un allevamento nelle campagne di Galliera, in provincia di Bologna. Le fiamme, innescate a quanto pare dalla combustione di concimi ed escrementi degli animali, sono scoppiate poco dopo mezzanotte nel capannone dell'azienda avicola "Fratelli Tedeschi" in via Tombetta. Nonostante l'intervento dei vigili del fuoco, intervenute con tre squadre, non è stato possibile salvare i circa 50.000 volatili (parte di un allevamento di 75.000 esemplari) che si trovavano nello stabilimento in cui c'è stato l'incendio. Inizialmente si era ipotizzato un corto circuito, ma da successivi accertamenti è stato ritenuto più probabile che il primo focolaio sia partito dalla combustione della pollina, un concime organico ottenuto dal riciclaggio per trattamento industriale degli escrementi dei polli, che produce azoto. Le fiamme si sono poi estese all'intera strutture del capannone, che ha riportato danni ingenti. A stabilire le cause accidentali del rogo sono stati i vigili del fuoco, al lavoro per tutta la notte e fino al pomeriggio successivo per spegnere completamente le l'incendio. E' stato chiesto anche l'intervento dei carabinieri di Galliera.
 
LA NUOVA FERRARA
11 GIUGNO 2014
 
Incendio uccide 50mila galline in un’azienda di Galliera
 
POGGIO RENATICO (FE) Fiamme e fumo nella notte visibili in tutto l’Alto Ferrarese. L’episodio è accaduto lunedì notte a San Venanzio di Galliera, in via Tombetta, presso lo stabilimento avicolo dell’Eurovo. Si è trattato di un incendio scoppiato attorno alle 3.30 del mattino, che ha visto il lungo intervento dei vigili del fuoco di diverse compagnie della zona, fra queste anche i pompieri di Cento. Sul luogo per i rilievi sono arrivati anche i carabinieri della stazione di Galliera, i quali hanno messo in sicurezza l’area e cercato di scoprire le cause dell’incendio, che ha provocato la morte di decine di migliaia di animali. Probabilmente è stato dovuto alla combustione della composizione organica pollina stoccata in uno dei magazzini dell’azienda. Si esclude la natura dolosa dell’incidente. Come detto prima, il fumo si è propagato per alcuni chilometri e le fiamme erano visibili da diversi paesi della zona, da Poggio Renatico a Sant’Agostino. I vigili del fuoco hanno terminato l’intervento solo alle 8 del mattino. Per l’Eurovo (già colpita dall’aviaria lo scorso anno) si tratta indubbiamente di un danno notevole, tuttora in corso di quantificazione. Si calcola che siano morte a causa delle fiamme almeno 50mila galline, oltre alla distruzione completta di tre capannoni di proprietà dell’Eurovo. Per fortuna l’incendio non ha avuto conseguenze sulle persone.
 
NEL CUORE.ORG
10 GIUGNO 2014
 
GROSSETO, AIRONI E GABBIANI MORTI IN VASCHE AZIENDA: SCATTA DENUNCIA
LI HANNO TROVATI LE GUARDIE ZOOFILE LAC AD ANSEDONIA
 
Numerosi uccelli morti, tra cui sei aironi cinerini, sette gabbiani e un cormorano sono stati trovati ad Ansedonia nel Comune di Orbetello, in provincia di Grosseto, nei pressi di un'azienda ittica. Le guardie zoofile-ambientali della Lega abolizione caccia Toscana hanno trovato molti resti di uccelli sparsi nell'acqua delle vasche di allevamento dei pesci. I volatili erano riusciti ad entrare dai buchi delle reti messe a protezione delle vasche, ma erano poi rimasti impigliati nel tentativo di uscire. Il tutto, sostengono le guardie zoofile, nell'indifferenza delle persone che, all'interno dell'azienda, stavano lavorando. Su richiesta del responsabile nazionale della Lac, è intervenuto anche il personale del Corpo forestale dello Stato che ha liberato due gabbiani ancora vivi. Nella zona sono state trovate molte carcasse di gabbiano, aironi cenerini in stato di decomposizione immersi nelle vasche di allevamento dei pesci. Questa mattina è stata depositata alla procura della Repubblica di Grosseto una denuncia con l'ipotesi di reato di maltrattamento e uccisione di animali.
 
NEL CUORE.ORG
10 GIUGNO 2014
 
PORTO ROTONDO, SI PORTA A CASA UNA TARTARUGA VIVA IN AUTO: SCOPERTO
IL TURISTA DEVE RISPONDERE DI MALTRATTAMENTO DI ANIMALI
 
Ha scambiato (si fa per dire) una tartaruga trovata vicino ad una spiaggia per un "souvenir" della Sardegna da portare a casa al rientro delle vacanze, ma è stato scoperto e denunciato dai carabinieri. Un turista pugliese ora dovrà rispondere di maltrattamenti di animali e detenzione di animali protetti. L'uomo, questa mattina, a pochi metri da una spiaggia di Porto Rotondo, ha visto uno splendido esemplare di "testudo marginata", della lunghezza di 30 centimetri. L'ha presa e l'ha messa nel cofano della sua auto, parcheggiata sotto il sole. In seguito alla segnalazione di alcuni bagnanti, il turista è stato raggiunto, però, dai carabinieri. All'uomo non è rimasto altro da fare che consegnare spontaneamente la tartaruga, che dopo alcuni controlli è stata rimessa in libertà.
 
LA NUOVA SARDEGNA
11 GIUGNO 2014
 
Sequestra la tartaruga, denunciato
 
di Giampiero Cocco
 
PORTO ROTONDO (Olbia-Tempio)  - Una tartaruga chiusa dentro il bagagliaio dell’auto lasciata al sole ha messo nei guai un turista pugliese. L’uomo, che aveva trovato la testudo marginata mentre, ieri mattina si recava in una spiaggia di Porto Rotondo, ha pensato bene di tenere per sé l’animale, chiudendolo dentro il bagagliaio della sua autovettura mentre lui si recava, con la fidanzata, in riva al mare. Ma la manovra è stata notata da alcuni passanti che hanno segnalato l’episodio ai carabinieri della stazione del centro turistico i quali, poco dopo, hanno rintracciato il proprietario dell’auto e lo hanno obbligato a rimettere in libertà, nella folta macchia mediterranea circostante il parcheggio, la testuggine. Il turista originario della Puglia è stato denunciato alla magistratura gallurese per maltrattamento di animali e sottrazione di specie protette, essendo la testudo marginata uno degli esemplari di tartaruga originaria dell’isola protetta da una decina di leggi internazionali. Il turista aveva l’intenzione, dichiarata, di portar via con sé l’animale, un ricordo della vacanza trascorsa nell’isola. La “tartaruga sarda”, com’è conosciuta la testudo marginata tra gli esperti, entra in letargo nella stagione invernale e in primavera, con i primi tepori, lascia la tana per riprodursi. Questo è il momento più delicato per l’animale, che facilmente può essere trovato mentre attraversa una strada o un sentiero, ed è la stagione preferita da coloro che di questa specie animale fanno commercio illegale, vendendo sia le testuggini adulte che quelle appena nate attraverso una rete amatoriale che si dirama in tutta l’Europa (dalla Germania arrivano le maggiori richieste ), un commercio abusivo tenuto costantemente sotto controllo dagli agenti del corpo forestale dello Stato e della Regione Sarda. In questi ultimi anni sono stati scoperti e denunciati diversi ladri di tartarughe i quali perlustravano le coste dell’isola e le zone interne per fare incetta di testuggini. I metodi per trasferire illegalmente fuori dall’isola le tartarughe sono i più disparati mentre i controlli si intensificano, in questo periodo dell’anno, in tutti i porti isolani per evitare la razzia che sta portando all’estinzione una delle specie autoctone dell’isola, la cui presenza risale al primo medioevo, quando furono introdotte in Sardegna e allevate da alcuni ordini monastici perché le loro carni, ritenute altamente nutritive soprattutto per gli ammalati, erano tra le poche di cui la chiesa cattolica consentiva il consumo nei giorni di astinenza. La testuggine è stata liberata ieri dai carabinieri nella stessa zona dalla quale il turista pugliese l’aveva prelevata.
 
IL GIORNALE
10 GIUGNO 2014
 
Mariella e il cane Leo Cercasi dog sitter per salvare un amore
Inseparabili da sempre. Ma ora rischiano di doversi dire addio: la padrona si è ammalata e non ha i mezzi per prendersene cura

Elena Gaiardoni

 
Meno male che Leo c'è. E meno male che ci sono Ciccio, Desi, Tom, Chicco, tutti gli animali del mondo che si accucciano accanto a Mariella, Vittorio, Elena, Antonio, Monica, uomini e donne che nel mondo s'abbeverano d'affetto grazie alla carezza sul pelo di un cane o di un gatto. Leo e Mariella sono una coppia di Pontedera: uno spinone meticcio di otto anni, una signora di sessantadue ammalata di una forma d'artrite reumatoide e psoriasica molto dolorosa che le ha paralizzato le dita dei piedi e sta procedendo impietosa su quella delle mani, costringendo la donna ad una sorta di chemioterapia una volta la settimana.
Mariella Buzzoni ha fatto la badante per decenni a Milano, poi una decina d'anni fa è ritornata in Toscana nella casa di suo padre. Giorni fa ha scritto una lettera al Giornale per lanciare un appello: «Sono sola, mi muovo a fatica, ho solo Leo che è tutta la mia vita, ma per portarlo fuori devo pagare una ragazza cinque euro al mattino e cinque euro alla sera. Non posso permettermelo. Aiutatemi, perché non mi separo da Leo». È un sos lanciato da una delle molte, disperse navicelle, quelle stanze in cui una persona ammalata riesce a trovare una potenza d'amore grazie a un cagnolino, che navigano all'oscuro in tante città del mondo emettendo la mirabile lucina di un rapporto uomo - animale tanto imperscrutabile, altrettanto necessario, mentre fuori il mondo corre indifferente convinto che la solitudine possa essere scacciata a colpetti di sms. «No, la solitudine si cura con un animalino dolce che non ti abbandona mai» dice Mariella Buzzoni.
La sua storia si confonde con il ritmo lento di tante altre semplici vite. «Con la pensione e l'accompagnamento arrivavo a quasi 900 euro, ma il Governo Renzi mi ha tolto 50 euro e altri 50 il Comune. La cifra per mantenere Leo sta facendosi troppo gravosa, per questo spero nel buon cuore di qualcuno».
Sebbene soffra di otite cronica, Leo non ha esigenze. Cibo, acqua e due passeggiate giornaliere per i suoi bisogni. «Non posso staccarmi da lui. Dovevo andare via una settimana per alcune cure ma ho rinunciato. Non l'ho mai lasciato solo da quando lo presi da una cucciolata di una conoscente. Era il più ciccione e aveva una testa così grande che non riusciva neppure a tenerla dritta sul collo».
Mariella Buzzoni ha una madre di 83 anni malata di cuore e una figlia che abita a Voghera, dove dopo tante ricerche ha trovato un lavoro. Nessuna delle due può esserle di conforto, nessuna delle due può condividere le sue stanze quotidiane, nessuna delle due può sostituire Leo, perché Leo è il sole, è il gioco, è la fedeltà, è la letizia. «Lo devo accarezzare con il pugno chiuso a causa della mia malattia, ma le coccole a Leo sono migliori di una medicina perché levano il velo delle lacrime dagli occhi». Il mondo corre, si ingegna a inventare nuove cose, idee, politiche, sistemi ma il racconto, la narrazione dell'amore che è l'unica, possibile narrazione, tutto il resto è twetter, vive in una casa di Pontedera dove abitano una donna e un cane. Mariella e Leo: questa è la storia, questa è la catartica epica dell'umanità, che sotto il Diluvio ha salvato in un'arca le coppie di animali per non dimenticare il giardino terrestre in cui è stata felice.
Leo è un diritto per Mariella, come Ciccio lo è per Vittorio, come Tom lo è per Antonio, come Desi lo è per Elena, come Chicco lo è per Monica e i nostri racconti hanno il compito di salvare questo diritto d'amore senza timore.
 
LA PROVINCIA PAVESE
10 GIUGNO 2014
 
Borgo, iguana fugge durante il trasloco Era vicino alla chiesa
 
di Adriano Agatti
 
PAVIA Una grossa iguana trovata vicino alla chiesa di Santa Maria in Betlem, in Borgo Ticino. E’stata recuperata dalla polizia che ha identificato il proprietario tramite il microchip. Mattia Cappelli, che abita in via Pasino a pochi metri dal posto del ritrovamento, l’ha recuperata in questura. Ha mostrato agli agenti tutti i documenti che ne autorizzavano il possesso. L’animale in fuga è stato visto da Roberta Villani, una donna che stava portando il cane a girare. Sembra che l’iguana, lungo circa un metro e mezzo, sia fuggito dall’abitazione dove vive da tempo. Il proprietario stava facendo trasloco. L’avvistamento è avvenuto domenica pomeriggio poco prima delle 18. «Ero in giro con il cane – racconta Roberta Villani – quando sono arrivata vicino alla chiesa del Borgo in via Dei Mille. Ho visto che c’era gente vicino alla fontana, mi sono avvicinata e ho notato un animale che sembrava un’iguana. All’inizio era immobile, poi si è innervosita per il gruppetto di persone che si era formato intorno. Ha cercato di muoversi e qualcuno le ha gettato una coperta addosso. Mi sono avvicinata con il cane e si è innervosita, forse si è spaventata e ha cercato di difendersi». E’stato chiesto l’intervento del personale della guardia forestale ma il recupero dell’animale non è riuscito perchè mancava in servizio il personale specializzato. Così Roberta Villani ha chiamato la polizia con una telefonata al 113 della sala operativa della questura. Sul posto sono arrivati gli agenti della volante. «Uno di questi – continua il racconto di Roberta Villani – era sicuramente esperto di animali. Nel frattempo qualcuno aveva dato da bere all’iguana che era addomesticata perchè ha preso l’acqua direttamente dalla bottiglietta. Il poliziotto, intanto, l’ha afferrata e tranquillamente l’ha caricata in auto. Non ci sono stati problemi, intanto la gente scattava fotografie». Una volta arrivati in questura gli agenti hanno svolto gli accertamenti e, tramite il microchip, sono risaliti al nome del proprietario. Un uomo che abita all’inizio di via Pasino, a poche centinaia di metri dal posto dove è avvenuto il ritrovamento. L’hanno convocato in questura e lui ha consegnato tutti i documenti che sono serviti a provare la proprietà dell’iguana. Per lui non ci saranno sanzioni penali e contravvenzioni.
 
GREEN ME
10 GIUGNO 2014
 
I cani non sono bici. 12 motivi per non tenerli a catena

 
Troppo spesso il "migliore amico dell'uomo" è lasciato a trascorrere tutta la vita in isolamento, intrappolato alle maglie di una catena che gli nega la vita.
I cani a catena sono privi di adeguate cure e di confortevoli ripari. Sono lasciati a soffrire il caldo e il freddo. Eppure tutto quello che vorrebbero è una carezza, la libertà di muoversi, la possibilità di rannicchiarsi ai piedi dei loro umani. Al chiuso. In una casa confortevole, dove siano amati davvero.
Ecco 12 motivi per non tenere i cani a catena. Non servono parole...
FOTO
 
NEL CUORE.ORG
10 GIUGNO 2014
 
ENPA, DAL "MARTEDI' NERO" DEGLI ALLEVAMENTI ALLA SCELTA VEGANA
"MODELLI ALIMENTARI ORMAI INSOSTENIBILI"
 
"Tra centinaia di bovini adulterati e 50 mila polli morti a seguito di un incendio, il 10 giugno 2014 potrebbe essere ricordato come il "martedì nero" degli allevamenti". Lo dichiara l'Ente nazionale protezione animali.
"E' ormai evidente che fatti questo tipo non possono essere considerati episodici ma sono causati da modelli alimentari, ormai anacronistici, ancora centrati sul consumo di carne e sul sistema di allevamenti intensivi che tale consumo rendono possibile – prosegue l'Enpa –. D'altro canto, è forse un mistero che i polli vengano ammassati a decine di migliaia nello spazio di pochi metri quadrati con una promiscuità che, oltre ad essere causa di sofferenza per gli animali facilita in maniera esponenziale l'insorgere e la trasmissione di patologie? E' forse un mistero che, come più volte denunciato anche da autorevoli istituzioni internazionali, agli animali degli allevamenti vengano somministrate sostanze potenzialmente pericolose per la salute degli animali stessi e dell'uomo?".
D'altro canto, in un settore nel quale gli esseri viventi non umani vengono considerati non alla stregua di esseri senzienti, ma come una mera opportunità di business, un oggetto su cui lucrare lauti guadagni, le frodi sono tutt'altro che rare, come dimostra il recente scandalo legato alla presenza di carne di cavallo in alcuni alimenti preconfezionati. "Il consumo della carne e l'industria ad esso legata – aggiunge la Protezione animali – causano ogni anno la sofferenza e la morte di milioni di animali, oltre ad essere tra i principali responsabili dell'inquinamento del pianeta e di numerose gravi patologie che minacciano la nostra salute. Se tutti noi scegliessimo una alimentazione "veg", vivremmo in modo più non solo sano ma, soprattutto, più etico".
 
GEA PRESS
10 GIUGNO 2014
 
La valanga di animali “italiani” nei controlli comunitari e con i paesi terzi. Ad essere verificato lo 0,6% del traffico comunitario. Il report del Ministero della Salute.
Importiamo pure frattaglie suine ed equine, sperma di toro e 45 milioni di pulcini di un giorno di vita
 
L’attività dei Posti di Ispezione Frontaliera e degli  Uffici Veterinari per gli Adempimenti Comunitari – 2013, in un resoconto prodotto dal Ministero della Salute.
In tutto 23 Posti di ispezione frontaliera (PIF) che svolgono nel nostro paese l’azione di controllo su animali, loro parti e mangimi importati da paesi terzi. Nel 2013 hanno controllato 50.312 “partite di animali, prodotti di origine animale e mangimi da oltre 100 Paesi terzi”.
La quota più grossa di questi commerci riguarda i prodotti della pesca con 33.746 partite (67,1%) a rappresentare il gruppo merceologico più  numeroso, seguito dalle carni con 3.900 partite (7,8%), dagli animali vivi con 3.463 partite (6,9%),  mangimi ed integratori con 2.185 partite (4,3%). Tra i prodotti della pesca importati (33.746 partite per un totale di circa 431.925 tonnellate)  prevale con il 36,6% la voce prodotti della pesca, dell’acquacoltura e molluschi (12.367 partite). Le carni ed i prodotti a base di carne, con 3.900 partite per un totale di circa 120.596  tonnellate, rappresentano invece il secondo gruppo merceologico in ordine di importanza.  Il 66,7% delle partite è  rappresentato da carni bovine (2.603 partite), seguono con il 10% partite di prodotti a base di carne  o frattaglie (391 partite), con il 9,4% le frattaglie della specie bovina, suina, ovina, caprina, equina, di volatili, conigli (366 partite).
La classifica cambia parzialmente se si prendono in considerazione i quantitativi importati: carni  bovine (97.534 ton.), carni preparate (9.222 ton.), frattaglie della specie bovina, suina, ovina,  caprina, equina, di volatili (4.606 ton.). Le partite di animali importate (3.463) possono a sua volta essere distinte, in due grossi gruppi  merceologici: animali di interesse agricolo-zootecnico, rappresentate solo da galli, galline, anatre,  oche, tacchini e faraone (7 partite) e altri animali quali pesci tropicali/ornamentali, animali da  affezione, animali da laboratorio, invertebrati ecc. Per quanto riguarda gli animali di interesse  agricolo-zootecnico si riscontra un numero minimo di importazioni (7 partite) nel corso del 2013.  Tale valore conferma la tendenza negativa riscontrata negli ultimi anni a seguito dell’entrata nella  Comunità Europea dei paesi dell’est Europa, ovvero un calo delle importazioni di animali vivi di  interesse agricolo zootecnico rispetto ad un progressivo e netto aumento del traffico  intracomunitario.  Gli animali vivi non agricolo-zootecnici con 3.456 partite rappresentano quindi il 99,8% delle partite  di animali vivi.  Tra i prodotti di origine animale non destinati al consumo umano le voci merceologiche più importanti sono  costituite da pelli (1.345 partite) e alimenti per cani o gatti, condizionati per la vendita al minuto  (1.254 partite).
Cosa avviene invece per i trasporti comunitari? A loro provvedono gli Uffici Veterinari per gli Adempimenti Comunitari  (UVAC).
A tali Uffici sono risutati essere segnate, tramite prenotifica, 1.665.159 partite di merci (+7% rispetto  l’anno 2012) che rappresentano un volume quasi ventiquattro volte superiore a quello delle partite  importate dai Paesi Terzi. Il 36,7% delle partite è rappresentato da prodotti della pesca (611.710 partite), il 28,2% da carni  (468.790 partite), il 26,9% da latte, derivati e altri prodotti di origine animale  destinati al  consumo umano (447.782), il 4,4% da altri prodotti di origine animale non destinati al consumo  umano (74.162 partite) ed il 3,8% da animali vivi. Considerando le carni in relazione alla specie di appartenenza  si può constatare come  i maggiori quantitativi introdotti (come numero di partite e come quantitativi totali) dagli altri Paesi  membri riguardano le carni bovine e suine. Sono state infatti introdotte 156.912 partite di carni  bovine per un peso di 372.649 tonnellate e 154.144 partite di carni suine per un peso complessivo di  970.226 tonnellate. Seguono in ordine di quantità le carni preparate (88.606 partite per 107.263 t.),  le carni di pollame (29.824 partite per 72.834 t.), altre carni (22.818 partite per 18.243 t.). Le partite di prodotti della pesca prenotificate (611.710 partite pari a quasi 480.630 tonnellate  di merce) sono circa il 7,7% in più rispetto a quelle dell’anno precedente. Esse sono costituite   soprattutto da teleostei (232.297 t.), molluschi (110.491 t.) e pesce preparato (97.606 t.).
Delle 447.782 partite di latte e derivati il 61,9% (277.318 partite), pari a 841.296 tonnellate, è  rappresentato da derivati del latte, mentre il 33% (147.664 partite), pari ad oltre 2.455.575  tonnellate, è rappresentato da latte; seguono poi gli altri prodotti commestibili con il 2,6% (11.504  partite). Per quanto riguarda le 62.715 partite di animali vivi l’interesse verte quasi esclusivamente sugli  animali del settore agricolo-zootecnico quali bovini, suini, ovi-caprini; gli altri animali quali i pesci vivi, gli invertebrati, rappresentano  infatti una quota minore e marginale (7.805 partite) del commercio intracomunitario di animali vivi. Tra i prodotti di origine animale non destinati al consumo umano prevalgono i mangimi di origine animale  (27.548 partite), le pelli (16.530 partite), gli altri prodotti e sottoprodotti di origine animale non  destinati all’alimentazione animale (14.800 partite) e materie prime trasformate di origine animale (5.824).
Da segnalare, tra i prodotti le cui importazioni sono in incremento, anche ossa, corni, zooccoli e prodotti derivati (+47,3%).
Il Paese dell’UE che spedisce il maggior numero di partite continua ad essere la Francia con  323.334 partite (19,4%), seguito dalla Germania con 321.710 partite (19,3%), dall’Austria con  265.533 partite (15,9%), dalla Spagna con 203.787 partite (12,2%), dall’Olanda con 160.151 partite  (9,6%) e dalla Danimarca con 103.786 partite (6,2%).  Seguono Grecia (56.169 partite), Gran Bretagna (42.004), Polonia (40.207 partite), Belgio (26.886  partite) e Irlanda (23.650 partite) con percentuali attorno al 2-3 %.
Circa la specie maggiormente importate, sempre di provenienza intracomunitaria, si registrano i  bovini, con 43.639 partite per un totale di 1.235.661 animali continuano a rappresentare la specie  di maggior importanza. Seguono i suini, con 3.917 partite per un totale di 956.977 animali, gli ovini  con 3.146 partite per un totale di 1.073.127 animali, gli equini con 2.069 partite per un totale di 30.722 animali, ed il pollame con 1.960 partite per un totale di quasi 45 milioni di animali.
Per quanto riguarda i bovini il Paese maggior fornitore è, come negli anni precedenti, la Francia con 32.268 partite e 910.588 animali, seguono altri Paesi che, in base al numero dei animali spediti, sono rappresentati dall’Austria con 3.631 partite per 70.626 animali, dalla Polonia con 1.328 partite per 65.416 animali, la Romania con 1.414 partite per 48.216 animali e l’Irlanda con 850 partite per 26.828 animali.
I suini, invece,  su 3.917 partite provenienti dall’UE 1.065 sono arrivate dalla  Francia (65.448 animali), 778 dalla Spagna (111.233 animali), 777 dall’Olanda (339.648 animali) e 775 dalla  Danimarca (328.078 animali). Si tratta per la maggior parte di suini da macello e di suinetti da  ingrasso.
Delle 3.146 partite di ovini 1.666, che corrispondono al 53% del totale, vengono dall’Ungheria.  Al secondo posto troviamo la Francia con 563 partite ed al terzo la Spagna con 290 partite. Delle 179 partite di caprini ne arrivano principalmente dalla Francia 57 partite, dall’Austria 37  partite, e dalla Spagna 32 partite.
La maggior parte delle 1.960 partite di pollame (45 milioni di animali) sono pulcini di 1 giorno  provenienti da allevamenti di alto livello genealogico. Il 59,4% di queste partite provengono dalla  Francia. Le introduzioni di equini da Paesi membri sono diventate, con l’allargamento dell’UE, più  numerose (2.069 partite per 30.722 animali) rispetto alle importazioni dai Paesi terzi attraverso i P.I.F.  italiani.
Quanto incidono su questa valanga di dati i controlli veterinari?
Sempre con esclusivo riferimento comunitario, nell’anno 2013 sono state sottoposte a controlli documentali e fisici  9.945 partite, pari allo  0,60% delle partite introdotte dai Paesi comunitari. La percentuale dei  controlli documentali e fisici varia a seconda della tipologia di “merce” raggiungendo i livelli più  elevati sugli animali vivi: caprini (11,73%), equini (10,29%), ovini (4,77%),. Le percentuali di controllo vengono dal Ministero definite “piuttosto alte” anche su uova e derivati (8,41%) mentre per tutte le altre tipologie di  “merci” la percentuale di controllo è inferiore al 2% delle partite segnalate.
La percentuale complessiva dei controlli, pari allo 0,60%, ha avuto un andamento sovrapponibile  all’anno 2012 (0,61%).
Non sono poi mancati i controlli straordinari come nel caso risalente al dicembre 2012 quando, in seguito a controlli ufficiali condotti in diversi Stati membri, sono stati  riscontrati sul mercato prodotti alimentari contenenti carne equina non dichiarata in etichetta.
Nel loro compesso, sempre secondo il Ministero, i dati rileverebbero un continuo incremento del volume dei traffici intracomunitari e di una progressiva maggiore responsabilizzazione da parte degli importatori ottenuta anche grazie all’incisiva azione di controllo di UVAC e ASL.
 
GEA PRESS
10 GIUGNO 2014
 
Bovini infetti. La maxi indagine del NAS dei Carabinieri (VIDEO)
Pessima la fine prevista per gli animali. I primi 500 già abbattuti nel 2013.
 
Oltre 300 Carabinieri impegnati dall’alba di stamani per dare esecuzione a  78 decreti di perquisizione e sequestro emessi dalla Procura della Repubblica di Perugia nei confronti di soggetti accusati di associazione a delinquere finalizzata alla commercializzazione per la successiva macellazione di bovini infetti e con marche auricolari contraffatte. Le regioni interessate sono: Umbria, Toscana, Lazio, Campania, Puglia, Lombardia, Abruzzo, Marche, Basilicata, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte.
L’inchiesta parte nel 2011 dalla regione Umbria ed ha visto interessati i Carabinieri del NAS di Perugia.
Secondo quanto  diffuso dallo stesso NAS gli animali sarebbero nati in aziende italiane, ovvero nelle regioni meridionali ed insulari. Stante le risultanza investigative sarebbero stati poi avviati alla macellazione grazie all’intermediazione di due aziende, nonchè di allevatori e medici veterinari. Al centro dell’inchiesta la presunta elusione dei controlli che avrebbe portato alla presentazione di bovini in buone condizioni di salute.
Già nel 2013, sempre nell’ambito della stessa inchiesta, erano state sequestrate quattro aziende agricole e 500 bovini vivi per un valore commerciale di due milioni e mezzo di euro. Tutti gli animali sono stati abbattuti e distrutti.
Le indagini hanno poi consentito di ricostruire la presunta organizzazione criminale nella quale sarebbero stati coinvolti a vario titolo 56 allevatori, tre autotrasportatori e sei medici veterinari facenti capo ad alcune ASL del centro sud. In tale fase sarebbero stati falsificati passaporti e marche auricolari.
Attualmente in corso sequestri di bovini per un valore stimato di due milioni di euro.
Sull’operazione di oggi è intervenuto con un suo comunicato il Ministro Martina che ha giudicato importante l’azione di contrasto portata avanti dai Carabinieri del Comando per la Tutela della Salute. “Il Governo – ha dichiarato il Ministro - è in prima linea nella lotta ai crimini agroalimentari, come dimostra l’operazione di oggi che si inserisce in un quadro più ampio di controlli messi in campo per garantire la qualità dei cibi. Dobbiamo continuare a lavorare su questa strada senza abbassare la guardia per difendere le produzioni dai traffici illeciti che danneggiano il settore e la nostra economia. La tutela dei consumatori e dei produttori onesti è una priorità assoluta, per questo abbiamo inserito nel provvedimento Campolibero anche nuove misure per contrastare con più forza il reato di contraffazione agroalimentare”.
VEDI VIDEO NAS
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REPUBBLICA.IT
10 GIUGNO 2014
 
Carne bovina infetta e venduta come pregiata, sequestri dei Nas in tutta Italia
In tutto 65 indagati tra allevatori, autotrasportatori e veterinari. Sequestri per oltre 4 milioni di euro. La carne non è mai arrivata ai consumatori perchè i bovini infetti sono stati abbattuti.
 
L'operazione è scattata all'alba partendo da Perugia, ma coinvolge  gran parte del territorio nazionale, da Verona a Potenza ROMA - Carne bovina infetta ma con il marchio di qualità. Per fortuna mai arrivata sulle tavole degli italiani. E' l'esito di un indagine dei carabinieri del Comando per la tutela della salute, che oggi hanno eseguito 78 decreti di perquisizione e sequestro in tutta Italia nell'ambito di un'indagine, denominata 'Lio' e condotta dal Nas di Perugia, relativa all'illecita commercializzazione di bovini infetti, con marchi auricolari contraffatti e dichiarati falsamente di razza pregiata. Sono in corso sequestri di allevamenti di bovini vivi per un valore stimato di circa 4 milioni di euro. L'operazione riguarda non solo il capoluogo umbro, ma anche altre 21 province in 12 regioni d'Italia: Arezzo, Avellino, Bari, Foggia, L'Aquila, Latina, Lodi, Matera, Padova, Perugia, Pesaro Urbino, Pistoia, Potenza, Ravenna, Rieti, Roma, Siena, Terni, Torino, Verona e Viterbo. Il comandante dei Nas Marco Vetrulli ha rassicurato sul pericolo contagio, scongiurato  dalla cottura o dal congelamento della carne. Dagli accertamenti è emerso che venivano vendute come pregiate, talvolta anche chianine, carni in realtà di animali di razze meticce. I militari hanno ricostruito la filiera dei trasferimenti dei bovini da una regione all'altra. Dopo i primi 500 capi abbattuti sono ora in corso accertamenti sanitari su altri 100 animali rintracciati con la documentazione risultata irregolare. Ai carabinieri il plauso del ministro dell'Agricoltura Maurizio Martina e delle associazioni di categoria. La prima fase dell'indagine ha portato alla scoperta di un traffico illecito di bovini colpiti da malattie infettive alcune trasmissibili all'uomo. Gli animali, nati in aziende dell'Italia meridionale e insulare, venivano avviati alla macellazione grazie all'intermediazione di due aziende, una perugina e una aretina, nonchè di allevatori e medici veterinari che riuscivano a far eludere i controlli sanitari facendo apparire sani i bovini. Al termine di questa prima fase (inizio 2013) sono state sequestrate 4 aziende agricole e 500 bovini vivi che sono stati abbattuti e distrutti, per un valore commerciale di due milioni e mezzo di euro. Nella seconda fase delle indagini i militari hanno ricostruito minuziosamente la vasta organizzazione criminale in cui erano a vario titolo coinvolti 56 allevatori, 3 autotrasportatori e 6 medici veterinari delle Asl del centro-sud (Perugia, Arezzo, L'aquila, Foggia, Potenza e Matera) dediti alla falsificazione di passaporti e marche auricolari che permetteva di introdurre sul mercato bovini di razza ed età diverse da quelle certificate dai documenti.
VIDEO
 
IL SOLE 24 ORE
10 GIUGNO 2014
 
Carne bovina infetta e falsa chianina, 65 indagati e sequestri per 4 milioni di euro
 
Sequestri per 4 milioni di euro, 65 indagati e sigilli a 4 aziende agricole. È il bilancio dell'operazione che dalle prime ore della mattina vede impegnati oltre 300 carabinieri dei Nas e dell'Arma territoriale, che stanno dando esecuzione in 21 province di 12 regioni a 78 decreti di perquisizione e sequestro emessi dalla Procura della Repubblica di Perugia nei confronti di soggetti ritenuti responsabili di associazione a delinquere finalizzata alla commercializzazione per la successiva macellazione di bovini infetti o con marchi auricolari contraffatti e dichiarati falsamente di razza pregiata.
I provvedimenti, eseguiti in Umbria, Toscana, Lazio, Campania, Puglia, Lombardia, Abruzzo, Marche, Basilicata, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte, sono stati emessi al termine di un'indagine che dal 2011 ha visto impegnati i carabinieri del Nas di Perugia coordinati dalla Procura umbra.
La prima fase dell'indagine ha portato alla scoperta di un traffico illecito di bovini colpiti da malattie infettive, alcune delle quali trasmissibili all'uomo. Gli animali, nati in aziende dell'Italia meridionale e insulare, venivano avviati alla macellazione grazie all'intermediazione di due aziende, una perugina e una aretina, nonché di allevatori e medici veterinari che riuscivano a fare eludere i controlli sanitari facendo apparire sani i bovini. Al termine di questa prima fase, all'inizio del 2013, sono state sequestrate 4 aziende agricole e 500 bovini vivi, che sono stati abbattuti e distrutti, per un valore commerciale di 2 milioni e mezzo di euro.
Nella seconda fase delle indagini, i militari hanno ricostruito la vasta organizzazione criminale in cui erano a vario titolo coinvolti 56 allevatori, 3 autotrasportatori e 6 medici veterinari delle Asl del Centro-Sud (Perugia, Arezzo, L'Aquila, Foggia, Potenza e Matera), dediti alla falsificazione di passaporti e marchi auricolari che permettevano di introdurre sul mercato bovini di razza ed età diverse da quelle certificate dai documenti. Sono in corso sequestri di allevamenti di bovini vivi per un valore stimato di circa 2 milioni di euro.
Cento i capi bovini sequestrati oggi nel corso delle perquisizioni in 12 regioni dal Nas di Perugia nell'ambito dell'operaizone "Lio" sulla commercializzazione della carne infetta o contraffatta. È stato reso noto nel corso della conferenza stampa tenuta a Perugia dal capitano Marco Vetrulli, che guida il Nucleo anti sofisticazione del capoluogo umbro. Sequestri, quelli odierni, che «non riguardano carni infette», ha sottolineato Vetrulli, ma «certificazioni non idonee». Anche nel caso dei 500 capi sequestrati nel 2011, in cui furono riscontrate carni infette (ad esempio da tubercolosi o brucellosi o blue tongue), inoltre, il ritiro avvenne prima della commercializzazione e nessun capo è giunto al consumatore. E, in ogni caso, ha spiegato ancora Vetrulli, il pericolo di trasmissione umana , teoricamente possibile, viene comunque abbattuto dalla cottura della carne. Ciò che è emerso con grande evidenza, invece, è il giro di contraffazione delle carni, con animali meticci fatti risultare chianina. In molti casi, è stato riferito, gli animali provenivano da Sardegna, Puglia, Lazio e Basilicata, ma venivano certificati come nati in Toscana o Umbria.
 
TGCOM24
10 GIUGNO 2014
 
Brasile, cane veglia il padrone ucciso
 
In questo video strappalacrime un meticcio rimane immobile a vegliare il proprio fedele amico. La canzone dei R.e.m. Everybody Hurts rende la scena ancora più toccante
E' proprio vero che il cane è il migliore amico dell'uomo e che la sua fedeltà è qualcosa di straordinario. In questo video strappalacrime un meticcio rimane immobile a vegliare il proprio padrone, ucciso durante un agguato in Brasile. La polizia intervenuta per i rilievi non sembra disturbarlo. Lui, con il cuore affranto, resta al suo posto. Al fianco del proprio padrone. La canzone dei R.e.m. Everybody Hurts rende la scena ancora più toccante.
VIDEO
 
GREEN ME
10 GIUGNO 2014
 
Infezione alle ghiandole anali del cane: come risolverla?
 
Vi capita spesso di vedere il vostro cane che cammina sfregando la regione posteriore del corpo sul pavimento? Ma perché tale atteggiamento per noi strano e insolito? Bisogna fare innanzi tutto una premessa. La regione perineale del cane (la zona che circonda appunto l'ano) è molto ricca di ghiandole; inoltre proprio nell'ultimissimo tratto del retto, poco prima dell'ano, esistono i sacchi anali che contengono delle ghiandole il cui secreto è importante in quanto ricco di feromoni, sostante necessarie nella comunicazione intraspecifica (quante volte infatti vediamo cani che si annusano tra di loro proprio tale regione? Permettono di marcare il territorio, sono una sorta di “biglietto da visita”).
Quando i cani defecano, le feci svolgono un'azione di “spremitura”, permettendo così la liberazione sul terreno anche di tali sostanze; a volte però questo non avviene (può esistere una predisposizione di razza oppure quando le feci sono troppo morbide per svolgere adeguatamente questa loro azione meccanica) e quindi tali ghiandole si infiammano e, molto spesso, vanno incontro a infezione. La cosa migliore, soprattutto se il nostro cane è predisposto a tale problema, sarebbe quella di spremere periodicamente tali ghiandole (sicuramente al momento il nostro amico non ne sarà felice, ma questo ne vale in salute); se trovate tale manovra difficile o poco gradevole, portate il vostro cane dal veterinario.
Se si sviluppa un ascesso si può notare una tumefazione ai lati dell'ano, e se inoltre si apre verso l'esterno mediante la creazione di un tragitto fistoloso, è possibile vedere una sorta di ferita con emissione di pus misto a sangue; può essere mono-/bilaterale.
I nostri cani possono presentarsi irrequieti in caso sentano fastidio, cercheranno di leccarsi o mordicchiarsi la base della coda.
Se si presenta ciò portatelo dal veterinario per una visita e per curare l'infezione, oltre a rimarginare l'eventuale fistola. Sicuramente procederà a ripulire la zona mediante lavaggi ripetuti con soluzione fisiologica; possono essere utilizzati antibiotici locali sempre tramite lavaggi e è se il caso ve ne prescriverà un altro con azione sistemica.
Ricorrendo invece ad una terapia naturale, si possono fare lavaggi locali con decotto di echinacea, malva, calendula, che aiutano a lenire l'infiammazione e, come la prima, svolgono anche un'azione antibiotica; inoltre l'echinacea può essere somministrata anche per via orale. Un azione antibatterica viene svolta anche dalla propoli; buono anche l'estratto di semi di pompelmo.
Tenete ben pulita la zona ed evitate che il vostro cane si mordicchi o sfreghi la regione.
 
LIVE SICILIA
11 GIUGNO 2014
 
Mattanza di cani e gatti al viale Rapisardi
La denuncia: "Il veleno è nelle aiuole"
La segnalazione è della Lida Catania dopo la segnalazione di alcuni residenti. "Queste persone hanno anche soccorso gli animali - afferma Carmelo Fichera segretario dell'associazione -  ma occorre la collaborazione di tutti".
 
CATANIA - Il randagismo, si sa, è un grosso male che affligge molte zone della nostra città, ma quando una problematica del genere incontra l'inciviltà di alcuni il mix che ne esce fuori diventa letale. Letale, e non è un termine scelto a caso, soprattutto per i quattro zampe, randagi e non, che popolano le strade etnee. La denuncia. "Appiccano degli incendi e lasciano bocconi avvelenati sui margini delle strade, sono persone cattive e meschine, l'amministrazione deve agire", questo soltanto uno dei tantissimi commenti carichi di amarezza a seguito dell'ennesimo tentativo di avvelenamento, per la precisione al viale Mario Rapisardi, divulgato dalla Lida, lega italiana dei diritti degli animali.
Avvelenamento che purtroppo è stato messo a segno. Veleno nelle aiulole che costeggiano la strada del frequentatissimo viale catanese. "Abbiamo l'obbligo di comunicare la notizia che ci è stata riferita de visu da alcuni residenti - spiega Carmelo Fichera segretario Lida Catania - queste persone hanno anche soccorso gli animali, ma occorre la collaborazione di tutti". Decine di gatti morti e due cani in gravi condizioni trasportati al più vicino centro veterinario, sono le conseguenze dell'avvelenamento messo in atto da chi - si suppone - avesse come intenzione quella di sbarazzarsi dei randagi.
L'annuncio apparso poche ore fa all'interno della pagina Facebook della lega italiana ha destato molta preoccupazione. Converrebbe non uscire i propri amici a quattro zampe o farli passeggiare in luoghi al momento non segnalati. "Gli amministratori della fan page Lida non hanno fatto altro che divulgare la notizia per cercare di limitare gli avvelenamenti degli animali circolanti in zona - ha concluso Fichera - noi restiamo a disposizione di tutti per qualsiasi chiarimento". Purtroppo tuttavia il rischio in zona rimane alto.
L'amministrazione comunale ha comunque fatto sapere, tramite l'assessore all'Ambiente Rosario D'Agata, che approfondirà la denuncia. "Non ne so nulla - afferma il delegato del sindaco Bianco - ma faremo accertamenti immediatamente".
 
CN24TV
11 GIUGNO 2014
 
Avvelenamento di due cani randagi a Filogaso, dura la condanna della Presidente Nazionale dell’Enpa
 
Vibo Valentia Non si placa l’ondata di violenza e atrocità nei confronti dei cani randagi del vibonese. Prima Mileto e poi Filogaso dove qualche giorno fa sono state rinvenute le carcasse di due cani, atrocemente avvelenati e lasciati morire nell’indifferenza generale dell’intera comunità.
A lanciare un grido di dolore e di rabbia sono i volontari dell’Enpa di Pizzo, presieduta da Marina Betrò, che con amore e dedizione instancabile dedicano cure e attenzione ai randagi dell’intero territorio. Dalla sterilizzazione all’impianto di microchip, fino all’adozione. Un impegno che a Filogaso è caduto nel vuoto, sopraffatto dall’indifferenza delle Istituzioni che per legge sono obbligate ad intervenire, stipulando una convenzione con un canile e procedendo alla sterilizzazione dei randagi.
Cosa questa che prevede, inoltre, la fruizione di fondi messi a disposizione dal Ministero della Salute per evitare che il randagismo diventi un fenomeno drammatico e ingestibile. Ma il sindaco di Filogaso, sordo alle richieste dei volontari dell’Enpa, ha fatto che si che nel proprio comune vincesse prima l’abbandono, poi il maltrattamento fino ad arrivare alla più atroce delle violenze nei confronti di due animali che non recavano alcun disturbo alla Comunità.
Per Ester cagnolina incinta pronta a partorire e per il dolce Rith, la cui carcassa è stata rinvenuta solo ieri e giace ancora a Filogaso, non c’è stato nulla da fare. Il veleno non ha dato loro scampo. Ad intervenire né i Carabinieri della locale stazione né i sanitari dell’Asp, contattati più volte da Marina Betrò, la quale recatasi immediatamente sul posto assieme ad un’altra volontaria, Nancy Lo Bianco, hanno provveduto a fare ciò che altri avrebbero dovuto fare per legge, ovvero portare la carcassa del cane rinvenuto, presso l’istituto zoo profilattico di Mileto.
Dura la posizione assunta dalla Presidente Nazionale dell’Enpa, l’On. Carla Rocchi, la quale non appena appresa la notizia ha cercato invano di contattare il Sindaco di Filogaso.
“L’inaudita violenza nei confronti dei randagi presenti sul territorio vibonese – ha chiosato la Rocchi – è segno di assoluta inciviltà. Avrei voluto parlare col Sindaco per capire il perché di tanta indifferenza, per ricordargli che lui sarebbe dovuto intervenire per legge. Avvelenare i randagi non risolve il problema, ce ne saranno molti altri che presto prenderanno il posto di quelli che purtroppo sono morti. E’ bene che tutti i sindaci sappiano – ha concluso la Presidente Nazionale dell’Enpa – che i Comuni attuatori di una politica positiva nei confronti degli animali sono stati premiati in termini di turismo oltre ad essere stati segnalati per la loro buona condotta.
Non tutti i Comuni hanno la fortuna di poter contare su volontari che instancabilmente si prodigano con cure di ogni genere per far sì che il randagismo non prenda il sopravvento”. Ai cittadini che si sono macchiati di un simile gesto arriva forte la condanna della Presidente dell’Enpa di Pizzo Marina Betrò.
“Avvelenare i randagi costituisce un reato, ai sensi dell’art. 544 bis e 544ter del codice penale, cioè rispettivamente uccisione e maltrattamento di animale ( maltrattamento per la lunga e dolorosa agonia prima che sopraggiungesse la morte) e, inoltre, l’art. 146 T.U. delle Leggi SANITARIE Regio Decreto 27 Luglio 1934, n. 1265 proibisce e punisce la distribuzione di sostanze velenose e prevede la reclusione da sei mesi a tre anni e un’ammenda da €51,65 fino a 516,46.
Spero quindi, che queste persone paghino come è giusto che sia. Ma per un’inversione di rotta - ha sottolineato Marina Betrò - è necessario che le istituzioni preposte si facciano carico delle proprie responsabilità, e facciano il proprio dovere perché noi siamo stanchi di dover pretendere quello che dovrebbe essere fatto per legge. L’unico modo per risolvere il problema – ha precisato – sarebbe quello di avviare delle concrete campagne di sterilizzazione”.
Nonostante le diverse porte sbattute in faccia, i volontari dell’Enpa Pizzo, continueranno nella loro infaticabile opera. “Le campagne di sensibilizzazione, organizzate sul territorio vibonese, in materia di protezione degli animali, – ha concluso la presidente dell’Enpa Pizzo – stanno accendendo una piccola luce in questa terra buia, ma è ancora troppo poco. Queste persone che commettono simili atti di violenza, devono essere isolate e devono pagare per i reati commessi. Tutto questo sarà possibile se ci sarà la collaborazione di tutti”.
 
ANSA
11 GIUGNO 2014
 
Altri 2 cani uccisi in Calabria,è strage
Morte per avvelenamento, presidente Enpa chiede accertamenti

 
(ANSA) - CATANZARO, 11 GIU - Altri due cani randagi sono stati avvelenati in Calabria. Due nuove morti che si aggiungono alle numerose avvenute negli ultimi mesi. Le due nuove si sono registrate a Filogaso, nel Vibonese. Uno dei due cani avvelenati, Ester, era incinta ed era pronta a partorire. Sulle morti in Calabria di cani è intervenuta Carla Rocchi, presidente nazionale dell'Ente nazionale protezione animali (Enpa), che parla di "inaudita violenza e di segnale di assoluta inciviltà".
 
MESSAGGERO VENETO
11 GIUGNO 2014
 
Stalla distrutta dal fuoco, animali morti

Maristella Cescutti

 
MERETO DI TOMBA (UD) - Un incendio di vaste proporzioni si è sviluppato ieri sera verso le 20.30 nell’azienda agricola “Il Ranch” di Pantianicco dove sono allevate più di cento mucche, oltre a cavalli, suini e animali da cortile. Due le bovine morte asfissiate, mentre altre sono rimaste ustionate. Fino a tarda ora si è lavorato non solo per domare il rogo (il lavoro di smassamento si è protratto per tutta la notte), ma anche per trasferire il bestiame in luoghi sicuri, mentre si levavano muggiti lamentosi da ogni angolo della grande stalla. Una scena impressionante, tanto che uno dei titolari dell’impresa è stato colto da un malore, fortunatamente non grave. Per ora impossibile quantificare i danni, che però paiono molto consistenti. All’improvviso per cause ancora imprecisate (si ipotizzata una possibile autocombustione) dal fienile che si trova vicino alla casa di abitazione dei due fratelli Cisilino che conducono l’azienda si sono sprigionate altissime le fiamme. Un fumo acre e denso ha in breve tempo invaso la zona . Era il momento della mungitura, poco dopo il tramonto, quando si è innescato l’incendio dall’edificio dove si trova il deposito del fieno: in pochi secondi le fiamme hanno avvolto tutto il fienile e la stalla dove si trovano appunto diverse decine di capi bovini. Tutta la grande famiglia Cisilino si è prodigata per mettere in salvo gli animali e l’operazione è stata molto difficile: una mucca è finita all’interno di una vasca di liquami, per cui il suo recupero è stato complicato. Grande è stato l’impegno di persone che si trovavano nei campi e di compaesani che hanno aiutato la famiglia a tenere gli animali lontano dal fuoco. Una squadra della Protezione civile di Pantianicco si è rivelata essenziale nel regolamentare il traffico. Larghissimo il dispiegamento dei Vigili del fuoco, coordinati dal vicecomandante ingegner Sergio Benedetti. Con la squadra della sede centrale di Udine arrivata con tre autocisterne, sono intervenuti pompieri volontari di San Daniele e Codroipo, uomini del distaccamento di San Vito al Tagliamento e una squadra con autobotte pure da Gorizia. In tutto sette automezzi e una trentina di uomini. Tutti sono stati impegnati fino a tarda per domare le fiamme e qualsiasi altro possibile focolaio. Sul posto per i rilievi i Carabinieri di Basiliano. Come si è detto, un malore ha colto Lucio Cisilino, uno dei fratelli titolari, dovuto allo choc. Sono stati chiamati subito i soccorsi e sul posto è intervenuta anche un’ambulanza del 118, ma per l’uomo non è stato necessario il ricovero in ospedale. Il neoeletto sindaco Massimo Moretuzzo e altri amministratori sono accorsi sul luogo. «Esprimiamo solidarietà alla famiglia - ha detto il primo cittadino - in un momento così difficile». Gara di solidarietà anche tra compaesani che si sono prodigati nei primi soccorsi. “Il Ranch” oltre a essere un’azienda modello è anche fattoria didattica: i fratelli Lucio e Valeriano Cisilino, assieme a mogli e figli, collaborano con i genitori Vinicio ed Esterina.
 
GAZZETTA DI MANTOVA
11 GIUGNO 2014
 
Ogni anno arrivano in Italia 2.000 cani importati illegalmente
 
Notizie sugli amici animali. Ogni settimana arrivano in Italia circa duemila cani importati illegalmente: il rapporto "Zoomafia 2014" della Lav conferma che, anche quest'anno, le organizzazioni criminali dedite a traffico di cuccioli, corse clandestine, sfruttamento e combattimenti tra cani, sono purtroppo molto attive. Il rapporto pone in particolare l'accento sul traffico di cuccioli provenienti dall'Est e sulla pericolosità del fenomeno zoo-mafioso. I cuccioli, infatti, privi di certificati d'identificazione o con false certificazioni di trattamenti vaccinali e profilassi mai fatti, sono comprati per pochi euro nei paesi d'origine e poi rivenduti (spesso ammalati e con falsi pedigree) in Italia. La stilista bolognese Elisabetta Franchi è in prima linea a favore degli animali, sostenitrice di tante iniziative animal-friedly, come la "dog hospitality": nella sua azienda di Bologna, infatti, permette ai dipendenti di portare gli amici pelosi e di trascorrere la giornata lavorativa in loro compagnia. La Franchi inoltre ha portato avanti alcuni progetti contro l'abbandono e il maltrattamento degli animali (e l'uso di pellicce) e ha aderito all'iniziativa "A nudo per amore" promossa da Enpa Onlus, Vicenza, per la creazione di uno speciale taccuino griffato con gli scatti di 13 volontarie ritratte senza veli con i loro pet.
 
GAZZETTA DI REGGIO
11 GIUGNO 2014
 
Vende chihuahua ma è un evasore totale
 
BAGNOLO (RE) - Mezzo milione di euro di ricavi sottratti all’imposte sui redditi e 55 mila euro di violazioni all’Iva. E’ questo quanto accertato dal distaccamento della Guardia di Finanza di Correggio a seguito di controlli incrociati sul campo e sul web, nei confronti di due commercianti della “bassa reggiana”, tra i quali intercorrevano stretti rapporti commerciali finalizzati alla vendita di animali domestici a privati cittadini. A finire nei guai un’attività di allevamento e vendita di cuccioli di cane di razza chihuahua a cui faceva capo un pensionato di Bagnolo in Piano, noto e affermato nel settore sia in Italia sia all’estero. Noto e affermato, certo, se non fosse per il fatto che il pensionato non lavorasse nel rispetto delle normative. L’attività, infatti, non solo proseguiva da anni (almeno dal 2009) senza aver mai assolto nessuno degli obblighi imposti dalla vigente normativa tributaria, con l’omessa istituzione e tenuta della contabilità per tutte le annualità sottoposte a verifica, ma anche senza alcuna autorizzazione amministrativa e sanitaria. L’allevamento, di fatto, continuava ad allevare e vendere cuccioli di chihuahua anche se però non aveva nessun diritto di farlo. Considerando che un cucciolo di Chihuahua può costare tra gli 800 e i 1300 euro, si fa presto a capire quale fosse il giro di denaro che circolava intorno all’azienda. Un’azienda che, però, operava illecitamente, sul territorio e sul web dove sono stati in tanti a cadere nella rete del commerciante: il sito dell’allevamento, infatti, era ben piazzato nelle ricerche Google e l’attività lodata proprio per la sua esperienza ventennale nel settore dell’allevamento di piccoli cani di razze pregiate, in particolare, appunto, i Chihuahua. Ed è stata proprio la “rete” – questa volta del web - a tradire il commerciante ed aiutare gli uomini delle Fiamme Gialle, che stavano già svolgendo indagini nel settore, a risalire più velocemente all’allevamento. Una volta scoperto che l’attività non risultava iscritta né alla Camera di commercio né all’anagrafe tributaria, gli uomini della Finanza hanno approfondito le indagini recandosi sul luogo per ulteriori verifiche. E ben presto, i numerosi controlli incrociati effettuati durante l’attività di servizio (riferibile alle annualità che vanno dal 2009 al 2014) hanno permesso di ricostruire il volume d’affari conseguito dal soggetto e sottratto all’imposizione fiscale. Ad aggravare la situazione, poi, il fatto che uno dei due commercianti, in stretti rapporti commerciali con l’altro evasore, è risultato essere completamente sconosciuto al fisco e, quindi, evasore totale.
 
MESSAGGERO VENETO
11 GIUGNO 2014
 
Uccise una cerva, donna a giudizio
 
ERTO E CASSO (PN) - E’ accusata di avere abbattuto con una fucilata, lo scorso dicembre, una cerva adulta in una zona vietata, all’interno del parco delle Dolomiti Friulane, nel Comune di Erto e Casso. La “cacciatrice”, poco più che sessantenne, ha regolare porto d’armi e autorizzazione all’attività venatoria. Su dove sia avvenuto l’abbattimento, sarà duello tra accusa e difesa. Ieri, davanti al giudice monocratico del tribunale di Belluno, è cominciato il processo. La donna è assistita dall’avvocato Paolo Viezzi, del foro di Udine. Il legale intende dimostrare che l’abbattimento è avvenuto all’esterno della zona protetta, in Valzemola. L’accusa, invece, porta le prove della polizia provinciale, ovvero i rilievi compiuti con due gps in uso al corpo forestale regionale. Quella mattina – erano le 9.45 – gli agenti udirono uno sparo. Si diressero verso la zona dalla quale proveniva il colpo e incrociarono la donna che, aiutata da altre persone, trascinava l’ungulato ormai privo di vita. Fu denunciata per abbattimento di esemplare in zona protetta, reato configurato dalla legge 157/92. «E’ stata compiuta una contestazione postuma», rileva il difensore. «Il punto di sparo è stato individuato all’esterno dell’area protetta». Il legale punta all’assoluzione della sua assistita. L’avvocato Paolo Viezzi ha difeso, recentemente, altri quattro cacciatori, di Andreis, accusati di avere ucciso due mufloni in un’area protetta, sempre in Valcellina. Dopo tre anni di indagine, lo scorso ottobre era arrivato il provvedimento di archiviazione del fascicolo. Una perizia aveva dimostrato che gli animali erano morti dopo diversi chilometri di corsa, e quindi si erano rifugiati nel parco, dopo essere stati colpiti all’esterno dell’area. I quattro avevano subito il sequestro dell’arma e la sospensione cautelare per due anni dell’esercizio venatorio e avevano dovuto avanzare ricorso al Tar perché avevano perso pure l’assegnazione alla riserva di caccia. «Uno dei quattro – rileva il legale – era addirittura arrivato dopo il fatto, contestualmente alla vigilanza, ma era stato indagato pure lui». I quattro ne sono usciti con un’archiviazione della loro posizione, innocenti. Stanno meditando, rileva il loro legale, di ricorrere alla giustizia civile per ottenere il ristoro del danno. «Sono stati indagati, subendo notevoli disagi. Il giudice valuterà se l’attività investigativa fu negligente o no».
 
LA ZAMPA.IT
11 GIUGNO 2014
 
Fontana di Trevi, gabbiano ferito salvato dalla polizia provinciale
Fortunatamente al piccolo, ancora in fase di svezzamento, è stata riscontrata solo una brutta contusione ad un’ala procuratasi durante i suoi primi voli.
 
Un piccolo di gabbiano che si aggirava spaurito e disorientato nelle strade della zona di Fontana di Trevi è stato salvato nelle prime ore di ieri pomeriggio. Incapace di staccarsi da terra per riprendere il volo e con un’ala poggiata scompostamente su un fianco, quasi a toccare l’asfalto, è stato notato da molti passanti. 
La svolta per l’animale, la cui livrea marrone-striato, il becco e le zampe scure che ne accreditano l’appartenenza alla specie del gabbiano reale, c’è stata quando alcuni impiegati dei gruppi consiliari di Roma Capitale di via delle Vergini hanno deciso di prendere l’iniziativa per dare l’allarme, con un giro di chiamate ai servizi cittadini che si occupano della salute degli animali. È stato così che la Polizia Provinciale, poco dopo essere stata allertata, si è presentata sul posto dove l’uccello, impaurito, stremato e con lo sguardo inutilmente rivolto al cielo, era stato sorvegliato a vista per evitare che finisse sotto le ruote di qualche veicolo: tre operatori della Polizia Provinciale lo hanno preso in consegna e condotto subito nell’ambulatorio della Lipu nei pressi del Bioparco. 
Fortunatamente al piccolo di gabbiano, ancora in fase di svezzamento, è stata riscontrata solo una brutta contusione ad un’ala, che si sarebbe procurato durante i suoi primi voli. Rifocillato e dissetato, tra non molti giorni dopo le cure del caso potrà riprendere a solcare i cieli di Roma, presumibilmente alla ricerca dei suoi genitori. 
 
IL TIRRENO
11 GIUGNO 2014
 
Cervo spaventato sfonda il parabrezza
 
ROCCASTRADA (GR) - In piena notte sono stati caricati da un cervo mentre cercavano di fotografarlo con lo smart-phone. Facendo un salto il fusone è salito prima sul cofano, poi ha sfondato il vetro anteriore della vettura, infine è scivolato di nuovo sull’asfalto dal lato guidatore, allontanandosi. Una brutta avventura per tre giovani, che il giorno successivo all’insolito incidente hanno avuto difficoltà a essere creduti. Invece è andata proprio così. Mentre percorrevano il tratto di strada tra Roccastrada e Sassofortino hanno notato un animale di stazza notevole al centro della strada: «Muohh, guarda bello…», si sono detti;- «Sarà un capriolo…», ha replicato un altro; «Ma è più grande. Sembra un daino...». Così, nel dubbio, si sono fermati a una decina di metri di distanza. Anche perché passare non sarebbe stato agevole. Lui, la bestia, è rimasto quasi ipnotizzato dai fari, immobile. Sono trascorsi alcuni secondi. Il tempo di “imbracciare” il cellulare, aprire l’applicazione fotocamera e… No, lo scatto stavolta non c’è stato. Lo scatto l’ha fatto invece il cervide verso l’abitacolo. Repentino, inimmaginabile. Un attimo: la rincorsa a testa bassa, la carica, il botto. Il balzo sul cofano bianco del coupè Renault, la scivolata sul vetro, infranto in un secondo da un peso stimato intorno al quintale. I tre ragazzi sono rimasti a bocca aperta. Non sapevano se ridere o preoccuparsi. Quasi non si rendevano conto. Eppure è successo l’imponderabile. Non solo hanno incontrato un animale raro da queste parti, un giovane cervo appunto, un fusone, ma quest’ultimo – spaventato – ha deciso addirittura di non farsi immortalare. Non ha gradito quelle attenzioni. Non si è sentito a proprio agio sotto i riflettori abbaglianti.E adesso c’è da fare anche i conti con il carrozziere. Una storia che un tempo avrebbe fatto la gioia dei vignettisti della Domenica del Corriere. Oggi la foto o un filmato della “carica” ai danni della vettura potevano invece valere migliaia di visualizzazione sul web. Nulla di tutto questo. Ciò che resta è un clic nel parcheggio di un’autocarrozzeria, il giorno dopo. Del ‘vandalo a quattro zampe’ solo qualche impronta sul cofano, le zampate sul glass. Poteva andare meglio. Decisamente. Dalla descrizione compiuta, dalla mole dell’animale, non vi è dubbio che si sia trattato di un cervo. «Peraltro – confermano alcuni cacciatori della zona – non è la prima volta che qui si incontrano questi animali. Arrivano a pesare anche 250 kg. E si dice che non abbiano un bel carattere…».
 
IL TIRRENO
11 GIUGNO 2014
 
Aironi e pesci morti, denuncia della Lac
 
ANSEDONIA (GR) - Carcasse di gabbiano, aironi cenerini in stato di decomposizione immersi nelle vasche di allevamento dei pesci, altri appesi che cadevano a pezzi. Decine di pesci morti: erano così forse da giorni nelle vasche di allevamento. Una situazione spiacevole da vedere in un allevamento di pesci. Visioni raccapriccianti, che hanno fatto scattare l’esposto: i pesci sono rimasti impigliati nelle reti, e sono morti, probabilmente, dopo grandi sofferenze. In un controllo delle guardie zoofile-ambientali della Lac - in un’azienda ittica a Ansedonia - sono stati trovati 14 animali morti di specie protetta, due vivi e liberati, cadaveri di pesci e uccelli morti in avanzato stato di decomposizione nelle vasche dell’allevamento dei pesci. Gli uccelli riuscivano ad entrare dai buchi delle reti messe a protezione delle vasche, ma poi non riuscendo poi a trovare l’uscita e rimando impigliati all'interno delle stesse reti trovandovi la morte dopo lunghe sofferenze. Il tutto - secondo il rapporto delle guardie della Lac - nell’indifferenza delle persone che lavorano all’interno dell’azienda. Sul posto è stato richiesto anche l’intervento di uomini della guardia forestale e sono stati liberati due gabbiani rimasti impigliati ma ancora vivi. Sulla vicenda è stata presentata denuncia alla Procura della Repubblica di Grosseto per l’ipotesi di reato di maltrattamento e uccisione di animali, ma anche per altri presunti di reati.
 
IL TIRRENO
11 GIUGNO 2014
 
Spesa vietata con il cane, scatta la class action
Massa: l'ipermercato Carrefour ha imposto il divieto di ingresso ai cani, ora è al centro di un'azione collettiva promossa da due avvocati
 
MASSA. Class action contro Carrefour. La propongono due avvocati massesi che leggendo le cronache del Tirreno sui cagnolini cacciati all’ingresso del supermercato invitano tutti i proprietari di quattro zampe a non accettare le imposizioni del centro commerciale. «La condotta del Carrefour di Massa che ha affisso un cartello ove si vieta l'ingresso nell'ipermercato ai cani è illegittima in base all'articolo 21 della Legge Regione Toscana del 20 ottobre 2009 numero 59», esordiscono i legali Valter Mattarocci ed Emilia Lorenzetti.
E aggiungono: «La legge al punto uno recita: "i cani accompagnati dal proprietario o detentore, hanno accesso a tutti gli esercizi pubblici e commerciali nonché ai locali ed uffici aperti al pubblico presenti sul territorio regionale". Al punto 2 sono indicate le modalità al fine di evitare che "i cani non sporchino e creino disturbo o danno alcuno"».
La decisione di dare vita a una class action è arrivata dopo le richieste di alcuni proprietari di cani indignati per quello che capita al Carrefour: «Alcune persone si sono presentate in questo studio legale per chiedere di presentare un esposto penale nei confronti del direttore del Carrefor di Massa e di individuare gli eventuali reati commessi a danno dei proprietari di cani bloccati dai vigilantes. Invitiamo pertanto tutti coloro ai quali viene vietato l'accesso all'ipermercato Carrefour di Massa, in quanto insieme al proprio cane, di chiamare i carabinieri e citare la legge regionale, nonché di unirsi a tutte quelle persone che stanno sottoscrivendo per un intervento della procura contro questa condotta arbitraria del Carrefour di Massa». Chi è interessato può telefonare allo studio legale degli avvocati Mattarocci-Lorenzetti tel 0585 810165. Altri numeri da contattare: 3388853106 - 3296619025.
 
IL SECOLO XIX
11 GIUGNO 2014
 
Arenzano, arriva a luglio la spiaggia libera per i cani
 
Valentina Bocchino
 
Arenzano (GE) - Corse a quattro zampe sulla spiaggia e tuffi in libertà, da quest’estate sarà possibile portare al mare ad Arenzano il proprio amico a quattro zampe. La zona prescelta è l’ex spiaggia della colonia marina di Alessandria, che un tempo era ospitata all’interno di Villa Figoli, ora di proprietà del comune.
«La spiaggia libera con accesso aperto agli animali di affezione sarà pronta per luglio – dice il vicesindaco di Arenzano, Daniela Tedeschi – abbiamo già preso contatti con la Asl, e presto posizioneremo una doccia ad altezza uomo, e una per i cani. I lavori per la pulizia e la manutenzione del litorale spetteranno al Comune».
La spiaggia in questione, nella zona a levante del paese, è lunga 55 metri e può contare su una zona d’ombra per far rifocillare Fido senza fargli prendere troppo caldo.
Il progetto partirà quest’estate e, se gli esiti saranno positivi, sarà destinato ad evolversi: se quest’anno i cittadini potranno contare su una spiaggia libera con accesso aperto agli animali, l’anno prossimo l’amministrazione conta di istituire nello stesso spazio una spiaggia libera attrezzata con anche un recinto per i cani, che ad oggi non è obbligatorio ma che può costituire un servizio in più.
Un atto dovuto verso gli amanti degli animali, spiega il vicesindaco: «Si tratta di un servizio che manca spesso a ponente, e in tanti ci hanno richiesto uno spazio per andare al mare con i propri cani. Mi sono arrivate parecchie e-mail provenienti anche da turisti stranieri, abituati all’estero ad essere sempre accolti insieme ai loro amici a quattro zampe».
 
IL TIRRENO
11 GIUGNO 2014
 
Sbagliato uccidere insetti per il consumo
 
Innumerevoli animali morti e show di dubbio gusto: è polemica Lav sull’aperitivo a base d’insetti offerto domenica sera dall’entomologo Fabio Fabbri all’Aurelia Antica. La Lega anti vivisezione – si legge in una nota - "stigmatizza" la trovata del centro commerciale. Secondo la Lav «l'iniziativa, invece di promuovere il rispetto degli animali, sperimenta nuove specie da uccidere per il nostro consumo». Diverse polemiche arrivano anche per la presenza di Fabbri: come esperto di animali «dovrebbe essere il primo che ne tutela la vita». Finisce nell’occhio del ciclone pure la Fondazione Grosseto cultura guidata dall’ex sindaco Loriano Valentini, realtà che ha collaborato all’evento. Quello di Giacomo Bottinelli (nella foto) responsabile Lav da poco confermato tra i 5 membri del consiglio direttivo nazionale dell’associazione, è un monito pesante. «Invitiamo vivamente la Fondazione a non collaborare a proposte che prevedano la morte di animali, educando la popolazione al rispetto di ogni forma di vita anche nelle scelte alimentari». Dalla Lav si domandano come mai il centro commerciale «non abbia offerto un banchetto vegan, quando le statistiche vedono sempre in crescita la scelta vegetariana e vegana». Si è preferito, invece, «proporre la morte d’innumerevoli creature per una manifestazione che potrà forse aver incuriosito qualcuno, ma che di certo procura la morte di altri innocenti». La Lega anti vivisezione invita al consumo dei vegetali, «lasciando vivere gli animali di ogni specie e difendendo l’ambiente dall’impatto degli allevamenti».
 
UMBRIA24
11 GIUGNO 2014
 
Allevamenti animali irregolari: 15 denunciati e 78 mila euro di multe: il bilancio della Forestale
Giro di vite in Umbria: 285 controlli in un anno, 165 sanzioni amministrative e 7 sequestri compiuti
 
Giro di vite da parte del corpo forestale dello stato sugli allevamenti di animali da carne ma anche su aziende che allevano cani e singoli cacciatori che detengono richiami vivi destinati a uso venatorio, allevamenti di selvaggina. Nell’attività di controllo sono stati impiegati sottufficiali e agenti appartenenti ai 40 comandi stazione Forestali presenti in regione.
Perugia Nell’ultimo anno in provincia di Perugia sono stati effettuati 230 controlli di cui una ventina su strada nei confronti di trasportatori di animali vivi e i restanti negli allevamenti, in gran parte di bovini, suini ed equini. A seguito delle verifiche tuttora in corso risultano 10 le segnalazioni trasmesse all’autorità giudiziaria per illeciti di carattere penale, tutte riscontrate nel comprensorio folignate-spoletino, di cui 7 riguardano l’installazione di strutture edilizie realizzate negli allevamenti in assenza del richiesto permesso di costruire, due per il mancato rispetto delle prescrizioni relative alla utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento, una per furto di bovini.
Irregolarità Per tali illeciti di carattere penale 10 persone sono state denunciate. Per quanto riguarda le violazioni di natura amministrativa sono state elevate al momento complessive 145 sanzioni amministrative per la cifra di 53.700 euro. Tra le irregolarità accertate c’è la mancata identificazione e registrazione di animali all’anagrafe, trasporto animali effettuato in assenza del certificato sanitario previsto, irregolare tenuta delle concimaie, abbandono di rifiuti non pericolosi sul suolo, irregolare detenzione di richiami vivi per uso venatorio, al riguardo sono stati effettuati sette verbali di sequestro amministrativo di fringillidi nel folignate .
Terni In provincia di Terni sono 55 gli allevamenti soggetti a controllo, 7 le segnalazioni all’autorità giudiziaria per illeciti di carattere penale, riscontrati nel ternano-amerino per macellazione clandestina, abbandono di animali senza controllo, abuso edilizio, e smaltimento illegale di rifiuti. Una Cnr è stata invece elevata nell’orvietano per maltrattamento animale, di quattro cuccioli di cane e relativa madre detenuti in condizioni igienico-sanitarie inidonee, gli stessi sono stati soggetti a sequestro penale e il proprietario è stato denunciato. A seguito dei controlli in provincia sono stati inoltre elevati 20 verbali amministrativi per l’importo totale di 14.010 euro per illeciti di tipo amministrativo relativi nella gran parte dei casi alla mancata registrazione degli animali all’anagrafe, irregolare gestione degli effluenti di allevamento, irregolarità nel trasporto animali su strada, mancata autorizzazione sanitaria in allevamento di cani.
Bilancio regionale Il tutto per un totale regionale di 285 controlli effettuati, 17 comunicazioni di notizie di reato all’autorità giudiziaria con 15 persone denunciate, 165 sanzioni amministrative contestate per un importo di 78.000 euro e 7 sequestri amministrativi.
 
IL CENTRO
11 GIUGNO 2014
 
Maxi-inchiesta su carni infette Controlli anche nella Marsica
 
AVEZZANO (AQ) - Per il ministro delle Politiche agricole e alimentari, Maurizio Martina, quello cui hanno messo fine i carabinieri del Nas di Perugia è «un inquietante sistema di contraffazione della carne». Nell’ambito del quale i militari hanno prima individuato un traffico di bovini colpiti da malattie infettive, 500 capi subito abbattuti e quindi mai finiti ai consumatori, poi una presunta organizzazione dedita alla contraffazione dei documenti degli animali che permetteva di introdurre sul mercato esemplari di razza ed età diverse da quelle certificate. Ieri all'alba carabinieri dei Nas e dei reparti territoriali hanno eseguito 80 decreti di perquisizione e sequestro in 21 province in 11 regioni (Umbria, Toscana, Lazio, Campania, Puglia, Lombardia, Abruzzo, Basilicata, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte). Provvedimenti disposti dalla Procura di Perugia. Indagati a vario titolo 56 allevatori, tre autotrasportatori e sei veterinari delle Asl di Perugia, Arezzo, Avezzano-Sulmona-L’Aquila, Foggia, Potenza e Matera. Un gruppo che secondo gli investigatori era dedito alla falsificazione di passaporti e marche auricolari per introdurre sul mercato bovini di razza ed età diverse da quelle sui documenti. Anche meticci spacciati per chianina. Nella Marsica e nell’Aquilano i carabinieri del Nas, col supporto delle compagnie di Avezzano e Tagliacozzo, hanno eseguito controlli a Luco, Trasacco, Tagliacozzo, Balsorano, Canistro e Ofena. L’indagine è partita nel 2011 e la prima fase ha portato alla scoperta di un presunto traffico di capi colpiti da malattie infettive, alcune trasmissibili all’uomo. Carne comunque – è stato ribadito ieri – mai finita ai consumatori. Nella seconda fase delle indagini il Nas ha ricostruito la presunta organizzazione criminale in cui sono ritenuti a vario titolo coinvolti allevatori, trasportatori e veterinari. Dediti – secondo l’accusa – alla falsificazione di passaporti e marche auricolari. Sequestrati allevamenti e bovini per un valore di due milioni di euro.
 
MATTINO DI PADOVA
11 GIUGNO 2014
 
Bovini infetti, l’indagine arriva a Lozzo
 
LOZZO ATESTINO (PD) - Carne bovina infetta ma con il marchio di qualità. Per fortuna mai arrivata sulle tavole degli italiani. È l'esito dell’indagine dei carabinieri del Nas, che ieri hanno eseguito 78 decreti di perquisizione e sequestro in tutta Italia nell’ambito di un’indagine, denominata “Lio” e condotta dal Nas di Perugia, relativa all’illecita commercializzazione di bovini infetti, con marchi auricolari contraffatti e dichiarati falsamente di razza pregiata. Sono stati sequestrati allevamenti di bovini vivi per un valore stimato di circa 4 milioni di euro. L’operazione riguarda non solo Perugia ma anche altre 21 province in 12 regioni d’Italia: Arezzo, Avellino, Bari, Foggia, L'Aquila, Latina, Lodi, Matera, Padova, Perugia, Pesaro Urbino, Pistoia, Potenza, Ravenna, Rieti, Roma, Siena, Terni, Torino, Verona e Viterbo. In provincia di Padova i carabinieri del Nucleo anti sofisticazione sono andati ad acquisire i documenti in un mattatoio di Lozzo. Hanno sequestrato documenti inerenti l’acquisto di alcuni animali. Secondo quanto emerso dai primi accertamenti, anche lo stesso mattatoio sarebbe parte lesa in tutto questo giro di carne bovina infetta. Dagli accertamenti è emerso che venivano vendute come pregiate, talvolta anche chianine, carni in realtà di animali di razze meticce. I militari hanno ricostruito la filiera dei trasferimenti dei bovini da una regione all'altra. Dopo i primi 500 capi abbattuti sono ora in corso accertamenti sanitari su altri 100 animali rintracciati con la documentazione risultata irregolare. Il comandante del Nas Marco Vetrulli ha rassicurato tutti sul pericolo contagio (legato alla prima fase, nel 2011, dell’inchiesta, che allora verteva su capi malati), comunque scongiurato dalla cottura o dal congelamento della carne.
 
LA ZAMPA.IT
11 GIUGNO 2014
 
“Il lato oscuro del latte”, in Canada un video choc scuote l’opinione pubblica
Mucche prese a calci, picchiate e impiccate: ecco l’inferno delle fattorie
per la produzione di massa filmata durante un’investigazione segreta
 
STEFANO GULMANELLI
 
VANCOUVER - Un video girato di nascosto nella più grande stalla di mucche da latte in Canada, la Chilliwack Cattle Sales, riaccende la questione degli abusi inflitti agli animali negli allevamenti. Le immagini, girate di nascosto da un impiegato nella stalla, mostrano in modo inequivocabile le pratiche brutali cui venivano regolarmente sottoposte le mucche allevate e munte nella fattoria in questione. Nel filmato – che Mercy for Animals Canada, la ONG che lo ha diffuso ha intitolato ‘Il lato oscuro del latte’ ¬ – si vedono alcuni lavoratori prendere a calci e picchiare con sbarre di ferro animali totalmente frastornati e spaventati. Un paio di sequenze mostrano un animale sollevato di peso per il collo con una catena collegata ad un trattore. Altri spezzoni rivelano violenze totalmente gratuite quali lo strappo del pelo dalla coda o l’impietoso colpire la mucca su ferite purulente. Il tutto in mezzo a insulti e urla di scherno da parte degli impiegati della stalla.  
Mercy for Animals Canada ha sottolineato come l’autore del filmato, prima di fare il video e passarlo all’esterno, avesse ripetutamente segnalato al management quanto accadeva nelle stalle senza però che venissero presi provvedimenti. Il video – preceduto dall’avvertimento circa la crudezza delle immagini contenute – è stato trasmesso dalla televisione pubblica e la questione è ora un caso nazionale. Da un lato si è avuto il licenziamento di otto lavoratori chiaramente riconoscibili nel video, a carico dei quali potrebbe essere aperto un procedimento penale; dall’altro Saputo, il più grosso produttore di latte del Canada – di cui Chilliwack Cattle Sales è fornitore – si è affrettato a prendere le distanze dall’accaduto, facendo notare come l’azienda sia per legge obbligata a fornirsi di latte attraverso il British Columbia Milk Marketing Board (BCMMB), il che rende difficile se non impossibile la scelta dell’allevamento da cui proviene il latte da utilizzare. L’opinione pubblica canadese ha mostrato sconcerto dinanzi a quanto rivelato dalle immagini e sono molti coloro che, sull’onda dell’emozione suscitata dal video, si ripromettono di allontanarsi dal consumo di latticini e carni prodotti su scala industriale. 
VIDEO
 
GEA PRESS
11 GIUGNO 2014
 
La disperazione per il cagnolino morto investito
Appello degli animalisti libanesi in favore di una legge per la protezione degli animali

 
Mentre dal Libano continuano ad arrivare notizie di uccisioni di uccelli rapaci ed i social network, pochi mesi addietro,  si riempirono delle immagini del macello di Beirut, gli animalisti del paese dei Cedri continuano ad insistere per una legge che tuteli gli animali.
A diffondere un messaggio pesante quanto un macigno è ancora una volta l’associazione Animals Lebanon. Una signora che ieri si trovava con il suo cagnolino sulle Corniche, il pricipale lungomare di Beirut. Assieme a Papito, questo il nome del cagnolino, è vittima di un incidente. Papito ha la peggio; finito sotto le ruote di una macchina, schiacciato ed infine abbandonato. La signora lo raccoglie ed in lacrime lo abbraccia mentre stava spirando.
Una immagine di dolore assoluto, commentano da Animals Lebanon. Una scena straziante che da sola mostra quanto si può voler bene ad un animale.
Si tratta di una scena tragica ma potente, riferiscono sempre gli animalisti libanesi. Una scena che dovrebbe far riflettere su quanto sia necessaria una legge per la protezione degli animali. Eppure, una proposta in tal senso, è  già stata presentanta. Ci sono Ministri, Deputati ed altre autorità, ognuno con il potere di agire.
“Nessuno dovrebbe provare cosa quella donna sta vivendo – spiega Animals Lebanon – ma quante di queste atrocità deve avvenire prima che venga fermato tutto ciò?
 
LA ZAMPA.IT
11 GIUGNO 2014
 
Nel 2013 uccisi quattro milioni animali dal dipartimento Agricoltura Usa
Compito principale del programma è l’eradicazione di specie invasive
non autoctone, ma degli animali uccisi molti sono locali.
 
Il programma “Wildlife Services” del dipartimento dell’Agricoltura statunitense ha portato all’uccisione, nel 2013, di oltre 4 milioni di animali selvatici potenzialmente in «conflitto» con l’uomo e le sue attività, soprattutto agricoltura, allevamento e trasporto aereo. Il dato, in aumento rispetto ai 3 milioni di uccisioni annuali registrate fra il 2009 e il 2012, ha innescato le proteste degli ambientalisti, secondo cui il programma opera in modo «opaco». 
Compito principale del programma è l’eradicazione di specie invasive non autoctone, ma degli animali uccisi molti sono locali. Tra questi, 75.326 coyote, 866 linci, 528 lontre di fiume, 3.700 volpi, 12.186 cani della prateria e 419 orsi, in grado di arrecare danni a colture e bestiame. I più colpiti sono però gli uccelli, che rappresentano una minaccia per il settore aeroportuale. Specie come lo storno europeo, il passero e il piccione rappresentano l’87% delle uccisioni, che hanno interessato anche volatili più grandi, ad esempio 973 falchi dalla coda rossa e almeno tre aquile. Le cifre hanno spinto alla protesta alcuni enti e gruppi ambientalisti. Tra questi il Centro per la diversità biologica, che già nel dicembre scorso aveva lanciato una petizione per chiedere informazioni dettagliate su ogni singola uccisione di animali nativi, compresi i metodi usati e le motivazioni. 
«Questi numeri svelano una campagna di uccisioni sconcertante, finanziata dai contribuenti, messa in atto ogni giorno lontano dallo sguardo degli americani», denuncia Amy Atwood, legale del Centro per la diversità biologica. «Invece di prendere in considerazione le critiche ricevute, il programma, che ha il coraggio di chiamarsi “Wildlife Services”, sembra mettere il piede sull’acceleratore nel suo abbattimento sistematico di animali selvatici americani». 
 
LA ZAMPA.IT
11 GIUGNO 2014
 
Filippine, a nove anni trasforma il garage in rifugio per animali
Continua il sogno di Ken, il ragazzino che ha deciso di donare
la sua vita e il suo tempo libero alla cura dei cani di strada
 
FULVIO CERUTTI
 
Il piccolo Ken cresce e con lui il suo sogno. Nei mesi scorsi la sua storia aveva fatto il giro del mondo: suo padre aveva pubblicato sul web le foto che ritraevano questo ragazzino di nove anni mentre si prendeva cura di alcuni cani randagi e malati. Lo faceva nel suo tempo libero, dopo la scuola, senza dirlo a nessuno.  
Così il padre ha deciso di assecondare questa sua bontà, aiutandolo a realizzare il suo sogno: costruire un rifugio per animali in una struttura vicino a casa sua. Un sogno iniziato nel garage di casa dove hanno da subito trovato rifugio i tre cani che nutriva per strada.  
I tre animali - chiamati Blackie, Brownie e White Puppy -,erano denutriti, malati di rogna e abbandonati a se stessi. Questo capitava nel febbraio scorso, ora a distanza di soli due mesi, i tre cagnolini si dimostrano di nuovo in forma, quasi irriconoscibili rispetto a prima. «Abbiamo messo da parte abbastanza soldi - racconta il ragazzo al sito HappyAnimalsClub.org - per poterli nutrire con cibo di qualità e fornire loro cure veterinarie. Hanno subito preso peso, le loro ferite sono guarite e il loro pelo è ricresciuto. Hanno anche imparato a non aver paura degli esseri umani». 
La sua storia l’ha reso noto in tutto il mondo e proprio da lontano sono arrivate molte offerte di gente che ha voluto aiutarlo nel suo sogno. Così ha raccolto circa 1100 euro, cifra che gli ha permesso di affittare per un anno una struttura di circa mille metri quadrati. Un vero e proprio rifugio per animali che per adesso non ci sono ancora: «Non ho ancora abbastanza soldi per ospitare i cani, ma spero di poterlo fare presto - scrive Ken -. Voglio cercare di raccogliere abbastanza soldi per raccogliere molti cani. Abbiamo bisogno di creare un sistema che ci permetta di curare i cani e trovare loro una buona casa. È una grande sfida perché qui nelle Filippine la maggior parte della gente vuole i cani di razza. Non amano i meticci, anche se sono intelligenti, fedeli e adorabili».
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GEA PRESS
11 GIUGNO 2014
 
Hong kong – Singoli passeggeri, ma con quasi otto quintali di avorio nelle valige

 
Sequestro, presso l’aeroporto internazionale di Hong Kong, di un cospicuo carico di avorio.
Secondo quanto diffuso dall’Ufficio delle Dogane a finire sequestrati sono stati ben 790 chilogrammi di avorio per un valore stimato di circa 7,9 milioni di dollari.
I doganieri avevano provveduto ad ispezionare alcuni bagagli di passeggeri in transito dall’Angola e diretti in  Cambogia. Ad essere stati rinvenuti sia pezzi grezzi di zanne che avorio semilavorato.
La singolarità di questo sequestro riguarda però l’entità dell’avorio sequestrato a singoli passeggeri. Si tratta, in questo caso, della più grande scoperta di avorio contrabbandato.
In tutto, ad essere arrestati, sono stati dieci uomini e cinque donne.
 
GEA PRESS
11 GIUGNO 2014
 
Nepal – Sequestrate pelle ed ossa di Leopardo delle Nevi

 
Rischiano diversi anni di carcere i due bracconieri nepalesi arrestati dalla polizia con l’accusa di aver tentato di contrabbandare una pelle ed uno scheletro di un rarissimo Leopardo delle nevi.
Nessuna notizia è stata diffusa circa il luogo di provenienza dei due reperti, probabilmente appartenenti allo stesso animale, così come della probabile  destinazione degli stessi.
A giudicare dalle misure della pelle si trattava probabilmente di un maschio adulto le cui ossa sarebbero poi servite al florido mercato sviluppatosi sulla richiesta fornita dalla medicina tradizionale.
Nel Nepal vive una popolazione di Leopardi delle nevi stimata in alcune centinaia di individui. Secondo i più recenti censimenti non dovrebbero superare le 500 unità. Negli undici paesi dell’Asia centro meridionale non dovrebbero però sopravviere più di 6500 esemplari. Poco meno della metà di questi sono distruibuiti tra Cina e Mongolia.
 
GREEN ME
11 GIUGNO 2014
 
Croccantini per cani e gatti tossici negli Usa. Nestlé Purina patteggia

Roberta Ragni

 
Una class action contro Nestlé Purina PetCare Co. che è valsa 6,5 milioni dollari. La multinazionale ha raggiunto un accordo con i proprietari di cani i cui animali domestici sarebbero stati uccisi dai croccantini Waggin' Train e Canyon Creek Ranch contaminati e tossici. Entrambe le parti hanno voluto evitare una battaglia legale lunga e costosa.
Tutto questo è accaduto negli Stati Uniti, dove il risultato, per il quale si attende l'approvazione di un giudice federale, crea di fatto un importante precedente: ogni proprietario di animali da compagnia convinto di aver subito danni dai prodotti di fabbricazione cinese potrà essere rimborsato non solo per il cibo acquistato, ma anche per tutte le spese veterinarie e post-morte sostenute.
L'importo disponibile per i proprietari sarebbe notevolmente inferiore a 6,5 milioni dollari. Dalla cifra, infatti, vanno dedotte le spese legali e amministrative e altri costi. Gli studi legali che rappresentano i querelanti chiederanno al giudice di approvare un tetto massimo di 2,15 milioni per le spese legali.
L'accordo sembra essere l'ultimo capitolo di una saga durata sette anni sul pet food che ha scatenato una vera e propria epidemia oltre Oceano, le cui cause restano ancora misteriose, nonostante i test e le analisi. La Food and Drug Administration ha segnalato a metà maggio che 5.600 cani e 24 gatti sono stati male dopo aver mangiato i prodotti incriminati, molti dei quali made in China. Si va da disturbi gastrointestinali a quelli renali. Più di 1.000 cani sono morti.
Dopo anni di indagini e attività di laboratorio, infatti, la FDA è stata in grado di collegare definitivamente i croccantini con malattie o morti degli animali. Le catene di prodotti per animali domestici nazionali Petco e PetSmart hanno annunciato che avrebbero smesso di vendere pet food cinese dal 1 gennaio 2015. Fino a quella data, però, i cibi rimaranno sugli scaffali dei negozi. Intanto Nestlè Purina PetCare e la sua controllata Waggin' Train hanno patteggiato, senza ammettere, tuttavia, alcuna responsabilità.
Occhio dunque a cioò che acquistiamo per i nostri amici pelosi: leggiamo sempre le etichette e la provenienza del cibo, cercando di scegliere marche cruelty-free.
 
GEA PRESS
11 GIUGNO 2014
 
Nel Parco dei Gorilla di Montagna, niente più indagini petrolifere
Accordo storico tra la compagnia petrolifera SOCO ed il WWF
 
La compagnia petrolifera britannica SOCO si impegna a non intraprendere o commissionarie indagini petrolifere come altri interventi all’interno del Parco Nazionale Virunga. Lo ha annunciato oggi la stessa compagnia petrolifera che, in una dichiarazione concordata con il WWF, subordina ogni ulteriore attività ad un parere di  compatibilità con lo status di Patrimonio dell’Umanità rilasciato dall’UNESCO e dalla Repubblica Democratica del Congo. La stessa compagnia ha dichiarato di sospendere entro 30 giorni ogni attività già intrapresa  e di non effettuare in futuro interventi di tal genere in tutti i siti dichiarati Patrimonio dell’Umanità. Tutte le precauzioni saranno invece intraprese per le zone cuscinetto ai siti tutelati dall’UNESCO.
La dichiarazione  arriva a conclusione di un accordo raggiunto con il WWF in base al quale (informa la dichiarazione concordata tra le due parti) il WWF ha deciso di fermare l’azione di denuncia che era stata intrapresa. L’importante risultato fa seguito alla mediazione messa in atto dal National Contact Point del Regno Unito presso l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE).
“SOCO – ha dichiarato Roger Cagle, vice Chief Executive Officer della compagnia – è felice della collaborare avuta con il WWF e spera di trovare assieme le soluzioni per migliorare le condizioni del Parco nazionale di Virunga e dei suoi abitanti.”
Secondo Rui de Sousa, presidente della SOCO, “l’accordo con il WWF si focalizzerà altresì sulla necessità che il governo della RDC e l’UNESCO possano raggiungere  un accordo sul  miglior modo di combinare sviluppo e l’ambiente.”
Per il Direttore Generale del WWF Internazionale, Marco Lambertini, “questo successo premia il lavoro di funzionari governativi, attivisti all’interno RDC e sostenitori di tutto il mondo che si sono uniti per aiutare a rimuovere la minaccia più immediata per il Parco Virunga. E’ giunto ora il momento che il governo della RDC riaffermi con forza che il Parco Virunga possiede un valore eccezionale per tutta l’umanità. Per questo – ha concluso il Direttore del WWF Internazionale – occorre l’annullamento di tutte le concessioni petrolifere nel Parco così come richiesto dall’UNESCO”.
Il WWF ricorda come il Parco Virunga ospita una preziosa biodiversità ed animali rari come i Gorilla di montagna. L’economia di decine di migliaia di persone dipende inoltre dal Lago Edward.
Nelle prossime settimane i rappresentanti dei Governi si riuniranno a Doha, in Qatar, per la riunione annuale del Comitato del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Oggetto della discussione sarà lo stato di conservazione del Virunga, la Grande Barriera Corallina australiana, il Selous Game Reserve in Tanzania, Parco nazionale di Doñana in Spagna ed altri siti di importanza internazionale.
 
LA ZAMPA.IT
11 GIUGNO 2014
 
Gran Bretagna muore a 24 anni Poppy, il gatto più vecchio del mondo
Il felino è morto per un’infezione
 
È morto all’età di 24 anni Poppy, che solo poche settimane fa era diventato il gatto più vecchio del mondo. Il felino o meglio la gatta, visto che era una femmina, viveva a Bournemouth, nel Dorset, e ultimamente era diventata praticamente cieca e sorda. 
Il Daily Mail ha riferito che Poppy, che a febbraio aveva spento 24 candeline, è morta per un’infezione venerdì scorso. Era di proprietà di una donna di 43 anni, Jacqui West, che si è detta «devastata per la perdita». «Sapevamo che sarebbe successo, ma siamo comunque profondamente turbati«m, ha raccontato. Il record mondiale era stato riconosciuto lo scorso 19 maggio e il Daily Mail aveva già dedicato diverse pagine a questo felino «dal pelo a guscio di tartaruga». Prima di Poppy c’era stato Pinky, un gatto del Kansas, in America, che era arrivato all’età di 23 anni proprio nel 2013. La donna, che vive con il marito e con due figli, ora dovrà badare al resto della sua comunità di animali: in casa, infatti, sono presenti altri quattro gatti, due conigli e un criceto. In futuro sarà comunque difficile eguagliare il record di longevità di Creme Puff, il gatto più anziano nella storia, morto a 38 anni in Texas nel 2005. 
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ANSA
12 GIUGNO 2014
 
Cani lasciati tra escrementi, uno muore
Nel Ravennate, proprietari denunciati a piede libero
 
RAVENNA, 12 GIU - Uno era infestato e divorato dagli insetti. Mentre l'altro era stato abbandonato tra i suoi stessi escrementi, senza acqua né cibo. E' la condizione nella quale la polizia Municipale di Cervia, sul litorale ravennate, ha trovato e sequestrato due cani. I due animali sono stati subito ricoverati al locale canile nel quale però, nonostante le immediate cure del veterinario, uno è deceduto. I proprietari, entrambi cervesi, sono stati denunciati a piede libero.
 
ROMAGNA NOI
12 GIUGNO 2014
 
Un cane tenuto in mezzo agli insetti, l'altro tra i suoi escrementi: denunciati i padroni
La polizia municipale sequestra gli animali e li affida al canile, dove uno dei due è deceduto. I proprietari rischiano fino ad un anno di reclusione e 15mila euro di multa
 
CERVIA (RA) - Nei giorni scorsi la polizia municipale ha sequestrato due cani tenuti in condizioni di grave precarietà. Al momento dell'intervento degli operatori uno era infestato e divorato dagli insetti, l'altro abbandonato tra i suoi stessi escrementi senza acqua e cibo. I due cani sono stati entrambi ricoverati al canile di Cervia, dove nonostante le immediate cure del veterinario uno purtroppo è deceduto. I proprietari entrambi cervesi sono stati deferiti all'autorità giudiziaria e rischiano pene detentive fino all'anno di reclusione e un ammenda fino a 15mila euro.
Le nuove normative sulla buona tutela degli animali e i reati contro gli stessi sono divenute particolarmente rigide. L’animale, vero e proprio essere vivente, ha un’elevata protezione giuridica, indipendentemente dal grado della scala biologica da questi occupato. Di conseguenza, dopo l’entrata in vigore della legge 20 luglio 2004 n. 189 ogni persona umana deve sempre adottare dei comportamenti socialmente apprezzabili nei confronti degli animali. 
"Dalla legge - ha dichiarato assessore Gianni Grandu - è stato attribuito alla Polizia municipale un ruolo fondamentale nella repressione di tali comportamenti criminosi, che vanno perseguiti con forza e rigore. Colgo l'occasione per ricordare che il canile di Cervia è una delle strutture all'avanguardia sul territorio nazionale e che chiunque può rivolgersi al canile per adottare un amico sfortunato, tenendo ben presente che nei confronti degli animali ci si assume delle responsabilità non solo morali, ma anche giuridiche". 
 
PADOVA OGGI
12 GIUGNO 2014
 
Animali feriti o abbandonati, polizia provinciale ne salva 18 in 2 giorni
Gli interventi a Cittadella, Casale di Scodosia, Conselve, Lozzo Atestino. In salvo un'upupa, un airone, 6 tartarughe, un piccione viaggiatore, una gazza, un cardellino, una civetta, una volpe, una rondine e 4 gheppi
 
Recuperati in due giorni dalla polizia provinciale 18 esemplari di fauna selvatica ferita. Le richieste di intervento alla sala operativa sono pervenute da diverse zone della provincia di Padova: da Cittadella a Casale di Scodosia, da Conselve a Lozzo Atestino. Gli agenti hanno eseguito il recupero di un’upupa, un airone, sei tartarughe, un piccione viaggiatore, una gazza, un cardellino, una civetta, una piccola volpe, una rondine e 4 falchi (gheppi). LE STORIE. “Ogni intervento ha una storia a se stante – spiega l’assessore alla Polizia provinciale Enrico Pavanetto – Uno dei falchi è stato recuperato da padre Federico Lauretta dei Frati della basilica di Santa Giustina di Padova che si è adoperato per portare l’esemplare nel nostro comando. Le sei tartarughe, invece, sono state abbandonate da ignoti davanti all’abitazione di una dipendente del comune di Grantorto, mentre all’upupa ferita è stato necessario un intervento per impiantare un chiodo in titanio affinchè l’animale potesse riprendere a volare”. L’intervento di chirurgia è stato eseguito dal medico veterinario Marco Bedin di Monselice. Anche il recupero dell’airone debilitato è stato impegnativo perché l’esemplare per difendersi usa il lungo becco appuntito.  INDAGINI IN CORSO. “Tutti gli animali recuperati sono stati affidati alle cure dei medici veterinari dei centri di recupero convenzionati e, dopo un periodo di riabilitazione, saranno rimessi in libertà – ha detto il comandante Cino Augusto Cecchini - Stiamo svolgendo le opportune indagini per cercare di individuare il soggetto che ha sparato all’esemplare di gheppio. Il veterinario Ferdinando Zanin ha sottoposto il rapace ad esame radiografico verificando, tra l’altro, la presenza di alcuni pallini nel corpo e nell’ala”.
 
GEA PRESS
12 GIUGNO 2014
 
Purugia – Trovate due lupe morte. Probabile avvelenamento
Per la Forestale le motivazioni sono da ricercare tra allevatori, cacciatori e cercatori di tartufo.

 
Due lupe ritrovate in avanzato stato di decomposizione del Corpo Forestale dello Stato in provincia di Perugia. Il luogo del rinvenimento è lo stesso dove si sono registrati numerosi casi di avvelenamento, tra cui quello del lupo Ezechiele recuperato e poi liberato nel marzo scorso dalla Forestale (vedi articolo GeaPress ).
Gli animali ora ritrovati non presentavano  ferite evidenti. Un fatto che avvalora l’ipotesi dell’avvenuta ingestione di esche avvelenate.
Secondo il Corpo Forestale dello Stato il fenomeno delle esche sta provocando numerosi casi di decesso tra la fauna selvatica. La problematica è monitorata con attenzione dalla forestale dell’Umbria che ha intensificato i controlli e sta svolgendo indagini su alcuni casi che è stato possibile accomunare per il luogo e la modalità di commissione del fatto.
Le esche, ricavate in molti casi da animali senza vita quali pecore o volatili contaminati da veleni quali quelli lumachicidi di libera vendita, rappresentano un pericolo sia per la fauna selvatica che circola nei dintorni ma nella generalità dei casi inquinano l’ambiente e le falde acquifere, creando un danno enorme a tutta la collettività.
Le ragioni di tali gesti, riferisce sempre la Forestale, sono da ricercare nelle proteste di alcuni allevatori di ovini ma anche cacciatori che desiderano eliminare i predatori che potrebbero compromettere la consistenza della fauna cacciabile e da taluni cercatori di tartufi che tendono ad eliminare i cani dei “concorrenti” attratti dalle esche assassine.
La bonifica del territorio risulta molto difficile, vista anche la natura selvaggia dei luoghi in cui vengono poste,  per questo è fondamentale il contributo dei cittadini nel segnalare al Corpo forestale il rinvenimento di carcasse o esche e la collaborazione con gli Istituti di zooprofilassi.
 
LA NUOVA SARDEGNA
12 GIUGNO 2014
 
Siniscola, esche avvelenate per cani e gatti
 
SINISCOLA (NU) - La pratica di disseminare strade e cunette di bocconcini avvelenati, purtroppo, non va mai in vacanza. In questi giorni, infatti continuano ad arrivare segnalazioni per la presenza di “polpette” letali che stanno facendo stragi di cani e gatti. Una situazione pesantemente sanzionata dalla legge, tanto che a Siniscola risulta che le forze dell’ordine abbiano aperto diversi fascicoli per fare luce su chi ricorre a queste abominevoli pratiche, costate la vita ad un numero indefinito di animali. L’amministrazione comunale, su indicazione delle autorità sanitarie, ha proceduto con la bonifica di diversi siti in parecchi rioni. Tuttavia non si fa in tempo a rimuovere il veleno da una parte che qualcuno lo cosparge in altre zone. È per questo che in città è in corso un monitoraggio delle strade, portato avanti anche con la collaborazione di alcuni volontari delle associazioni animaliste, per isolare i punti dove sono stati segnalati dei bocconcini infarciti di veleno. Gli occhi segnati dalla sofferenza di chi ha perso in questo modo degli animali a cui si era molto affezionati, si commentano da soli. Così come brilla l’impegno di chi ha deciso di tutelare la salute degli amici a quattrozampe sensibilizzando l’opinione pubblica a denunciare immediatamente chi viene visto mentre cosparge le strade di veleno per animali. «Purtroppo quello dei cani e dei gatti ammazzati in questo modo è un fenomeno che passa in sordina – affermano alcuni animalisti –. Il nostro impegno è volto a sensibilizzare la gente verso la tutela degli animali, compresi quelli erranti che vanno ricoverati nelle strutture apposite, e non assassinati». Un monito che si traduce nell’impegno di tanti volontari, che esortano le istituzioni ad intensificare la lotta contro chi si macchia di questi reati.
 
NEL CUORE.ORG
12 GIUGNO 2014
 
ITALIA 2014: TRA MALTRATTAMENTI E PESSIME CONDIZIONI, L'ODISSEA VERSO IL MACELLO
 
Maltrattamenti e pessime condizioni igieniche: è l'ultimo viaggio degli animali da macello. Non nuovo, ma sempre impressionante lo scenario in cui ha agito la Polizia Stradale con controlli mirati su tutto il territorio italiano. Si è da poco concluso il lavoro della task force della Stradale di tutta Italia relativo al controllo sul trasporto degli Animali vivi destinati all'alimentazione umana. In tutto il territorio nazionale, le pattuglie della Specialità della Polizia di Stato hanno effettuato controlli sui veicoli adibiti al trasporto di animali vivi verso i macelli. Su 917 veicoli controllati, sono state accertate 535 violazioni, di cui 110 relative alla normativa sul trasporto degli Animali vivi. Sono state accertate violazioni per un totale di 100.969,75 euro.
Il potenziamento dei controlli di legalità di tutta la filiera del trasporto animali per garantire la sicurezza alimentare e per accertare episodi di maltrattamento degli animali disposto dal ministero dell'Interno risponde a un'esigenza comunitaria ancor più che nazionale. L'attività di contrasto delle irregolarità nel campo della sicurezza stradale e della tutela della salute e del benessere degli animali è oggetto di un protocollo d'intesa tra ministeri dell'Interno e della Salute del 19 settembre 2011.
L'Unione europea già dal 2005 ha fissato linee guida in materia, impegnando i Paesi appartenenti ad aderire al Regolamento 1/2005, entrato in applicazione dal 5 gennaio 2007, in cui sono definite le regole da rispettare per ridurre al minimo lo stress a cui sono sottoposti gli animali, riconosciuti nel trattato di Lisbona come esseri senzienti. Sono invece risultati vani, nonostante il milione di firme raccolte tra i cittadini europei, i tentativi di ridurre ad 8 ore la lumghezza massima del viaggio cui possono essere sottoposti gli animali in transito verso i macelli.
 
LA ZAMPA.IT
12 GIUGNO 2014
 
Margot non trova famiglia, ma è un talento del disc-dog
 
Un continuo andare e venire, passando da una casa all’altra. Un passato fatto anche di maltrattamenti, ma ora a Cavour ha trovato il giusto equilibrio
claudia audi grivetta
Margot era un cane che nessuno voleva. Un cane giovane, di soli quattro anni, splendido incrocio fra un pitt-bull e un cane da caccia. Salvata dal Sud Italia, Margot era uno dei tanti “viaggi della speranza”: quei cani che, grazie ad amorevoli volontari, vengono tolti dalla strada o da canili-lager e portati dal Sud al Nord nella speranza che trovino una casa. Dopo una prima adozione che non ha funzionato, Margot è approdata al Rifugio di Cavour dove si è fermata per circa 6 mesi. Dopo una seconda adozione andata male Margot è nuovamente tornata in rifugio. Ancora qualche mese passato in canile e Margot è stata adottata dall’Oasi per l’Educazione Cinofila del Rifugio di Cavour e, in particolare, da una delle educatrici cinofile della struttura, Eva Minatel. Ora è parte integrante del branco di cani dell’Oasi. 
Puntare sul gioco  
Un continuo andare e venire, passando da una famiglia all’altra. Un passato fatto anche di maltrattamenti. Un insieme di condizioni che ha reso Margot un cane aggressivo, soprattutto verso gli altri cani. Per queste ragioni la piccola non riusciva a trovare una famiglia ’definitiva’. Fino a quando non sono intervenuti gli educatori dell’Oasi, che hanno subito capito che Margot aveva bisogno di incanalare la sua aggressività e che il modo migliore per farlo era il gioco. Margot inizia quindi ad allenarsi al Disc-dog insieme ad Eva. Il Disc-dog è uno sport cinofilo ancora poco conosciuto in Italia, ma che si sta diffondendo rapidamente grazie alla sua grande utilità nel consolidare il rapporto tra cane e proprietario. “In quanto predatori, tutti i cani hanno bisogno di soddisfare questo loro istinto e di fare attività motoria. Il disc-dog è uno sport adatto a cani di ogni razza (e non) e di ogni età, particolarmente indicato per cani con alto livello di energia. Grazie al gioco cane e proprietario interagiscono in modo costruttivo, divertendosi e passando insieme tempo di qualità”, spiega l’educatore dell’Oasi Marco Morelli. 
Campionessa  
Pian piano Margot ha risolto i suoi problemi di aggressività. Trattandosi di un cane ad alto livello di energia e dotata di un fortissimo istinto predatorio, la cagnona si è rivelata un talento del Disc-dog, attività che la soddisfa pienamente aiutandola a bruciare la sua energia in eccesso. Dopo pochi mesi di allenamento Eva e Margot stanno già partecipando al campionato del circuito nazionale DDGP (Disc-Dog grand Prix) arrivando diverse volte sul podio, e si sono classificate prime nel Novice Freestyle alla gara internazionale AWI Italian Qualifier tenutasi il 24 e 25 maggio a Piverone. Il 13 luglio, in occasione di una tappa del campionato Ddgp organizzato proprio dall’Oasi nella sua struttura, Margot farà il salto di qualità e parteciperà per la prima volta nella categoria intermedia. In quell’occasione sarà inoltre possibile ammirare le abilità del campione del mondo in carica, un cane nostro connazionale.  
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LA NUOVA SARDEGNA
12 GIUGNO 2014
 
In città e a Ollastra colpi di carabina contro i piccioni
 
di Elia Sanna
 
ORISTANO - Ci sono dei fucilieri che vagano senza controllo e sparano senza criterio. Non è il far west, ma due recenti episodi diffondo un buona dose di meraviglia e una, perlomeno equivalente, di preoccupazione. Protagonisti (in negativo) sono due irresponsabili che non hanno esitato ad imbracciare una carabina per sparare su cose o animali. L'episodio più recente è di ieri mattina ed è accaduto in piazza Roma. Poco dopo le 8 un agente della polizia locale ha notato un piccione ferito e sanguinante a ridosso della fontana. Sembrava fosse stato investito da un’auto, invece qualcuno gli aveva sparato un pallino di piombo con una carabina. È stato il veterinario a scoprire la ragione del ferimento del piccione. Qualcuno non ha esitato a sparare dalla abitazione, che probabilmente si affaccia sulla piazza Roma. Nessuno però si è accorto di niente: a quell'ora il salotto cittadino non è molto affollato e quindi non ci sono testimoni in grado di identificare lo sparatore. Una persona che ha compiuto un’azione molto pericolosa, che avrebbe potuto avere conseguenze serie per le persone: sparare un colpo di carabina in pieno centro non è di certo un’azione di cui andare fieri. L'agente della polizia locale ha comunque provveduto a soccorrere il volatile e lo ha trasferito alla clinica Duemari dove i veterinari hanno scoperto il pallino di piombo. Due giorni fa una analogo episodio è accaduto a Ollastra. In questo caso però il responsabile dell'episodio è stato individuato e denunciato. L'uomo è uscito da casa, armato con una carabina ad aria compressa. L'ha sistemata in spalla con la tracolla ed ha raggiunto il centro del paese. Il suo obiettivo pare fosse qualche volatile che soggiorna sugli alberi che abbelliscono la piazza del Municipio. Qualcuno lo ha visto imbracciare l'arma e far fuoco in direzione di un albero. Il pallino di piombo, dopo aver mancato il bersaglio, è finito contro la vetrata della farmacia, scheggiandola. Alcuni testimoni hanno dato l'allarme e l’uomo è stato individuato e denunciato. L’arma è stata sequestrata. Alcuni mesi fa in piazza Ungheria era accaduta una cosa analoga. Qualcuno aveva sparato un pallino da una finestra sfiorando un passante.
 
GEA PRESS
12 GIUGNO 2014
 
La Spezia – Il bracconiere con mais e pane. Denunciato dal Corpo Forestale dello Stato
 
Il personale dei Comandi Stazione Forestali di Sarzana e Sesta Godano (SP) è intervenuto in un terreno agricolo prossimo ad un’area boscata, in località Toschiano nel Comune di Santo Stefano Magra (SP). In questa zona, infatti, era in atto  l’attività di caccia illegale compiuta non solo di notte ma anche in periodo non consentito.
Gli Agenti della Forestale, richiamati da un colpo d’arma da fuoco, sono giunti nei pressi di un fabbricato rurale dove hanno provveduto ad identificare il presunto responsabile. Subito dopo si è avviata la perquisizione dei locali, rinvenendo nascosti sotto il  materasso un fucile  munito di cannocchiale ed una torcia per illuminare le prede nelle ore notturne, oltre ad alcune munizioni.
Durante i sopralluoghi sono stati rinvenuti sul terreno mucchi di mais e pane usati probabilmente per richiamare la selvaggina. Sono scattati, pertanto, il sequestro del fucile e delle munizioni, e la denuncia dell’uomo  per il reato di “uso di mezzi di caccia non consentiti ed in epoca di divieto”.
 
GEA PRESS
12 GIUGNO 2014
 
Richiami vivi – Il no dell’On.le Muscardini
Grave la decisione della Camera dei Deputati
 
“E’ grave e preoccupante che la Camera abbia respinto per pochi voti l’emendamento dei 5 Stelle sull’abolizione dei richiami vivi per gli uccelli, in totale contrasto con le normative europee. Questa scelta porterà, oltre alla morte di migliaia di volatili, anche a nuove multe e sanzioni da Bruxelles” – ha commentato l’On. Cristiana Muscardini, Vicepresidente dell’Intergruppo per il benessere animale al Parlamento Europeo.
“L’Italia – ha aggiunto l’Europarlamente italiana – ha la legislazione più avanzata sulla tutela degli animali, e proprio per questo avrebbe dovuto portare fino in fondo anche questa norma, che speriamo venga accolta dal Senato. Speriamo anche che il nuovo Parlamento Europeo continui a muoversi nella giusta direzione intrapresa dall’intergruppo durante l’ultimo mandato, continuando a tutelare gli animali e perfezionando una legislazione che si sta muovendo sempre di più verso principi etici di rispetto verso il mondo animale.”
 
MESSAGGERO VENETO
12 GIUGNO 2014
 
Maltrattamenti agli animali Dimostra l’estraneità, assolto
 
SAN QUIRINO (PN) Era finito alla sbarra per maltrattamento di animali, ma è stato assolto dal giudice monocratico del tribunale di Pordenone Rodolfo Piccin in quanto proprietario dell’allevamento “incriminato” da appena un mese. Si è dunque risolta nel migliore dei modi per l’imputato la vicenda che aveva coinvolto penalmente Angelo Secci, 45 anni, di Oristano, residente a Porcia, legale rappresentante e socio amministratore della Malga Valli di Barcis. Difeso dall’avvocato Luca Colombaro, l’uomo era accusato di detenere in un capannone adibito a stalla a San Quirino, un gregge composto da 55 agnelli e 75 pecore adulte, più un maiale, in condizioni incompatibili con la loro natura. Una situazione, quella accertata ad aprile-maggio 2011 dalla Guardia forestale, di grave sofferenza per gli animali, affetti da vincolo sanitario per encefalite spongiforme. I capi erano suddivisi in due zone di stabulazione separate da una corsia caratterizzata da uno spesso strato di lettiera, di 40-50 centimetri, composta da fieno e materiale fecale, senza abbeveratoi. L’accusa, sostenuta dal vpo Marco Tinozzi, aveva chiesto un’ammenda di 6 mila euro.
 
GEA PRESS
12 GIUGNO 2014
 
Delfino extracomunitario importato in Italia? Da un PIF non italiano verso il nostro paese
 
In alternativa ad un delfino, potrebbe essere una balena e pochi altri animali ancora. Escluso che in Italia sia stata importata una balena e preso atto che nel 2013 è stata resa nota l’importazione di un lamantino ma da uno zoo comunitario, rimane da capire cosa è esattamente l’altro animale che lo scorso anno è arrivato in Italia da un PIF comunitario.
L’importazione nel 2013 del probabile delfino extracomunitario appare nel report diffuso dal Ministero della Salute sull’attività degli UVAC e PIF. I primi sono gli uffici veterinari preposti al controlli delle spedizioni tra paesi comunitari. I secondi, invece, sono i Posti di Ispezione Frontaliera diffusi nei paesi UE e preposti al controllo veterinaio per le importazioni da paesi extracomunitari.
Proprio da un PIF non italiano, ma verso il nostro paese, è transitato uno degli animali che compaiono nell’apposita tabella ministeriale alla voce “Balene, delfini o marsovini (mammiferi della specie dei cetacei); lamantini e dugonghi (mammiferi della specie dei sireni)“. In alternativa a focene e dugonghi, per i quali non si ricorda una presenza italiana, rimane da capire la provenienza e destinazione della non meglia specificata probabile specie di delfino extracomunitario.
Nel passato, in più strutture italiane, sono arrivati delfini (anche di cattura) da altri continenti. Poi, tale prelievo, venne dichiarato come cessato se non addirittura smentito. I delfini italiani dovevano essere tutti nati in cattività. Dunque, se così è stato, l’ipotetico delfino extracomunitario potrebbe essere nato in cattività. Chissa da quale continente, però, visto che il passaggio presso un PIF certifica la provenienza extracomunitaria.
La frase utilizzata dal Ministero è comunque relativa ad animali vivi così come riportato nel sistema di nomenclatura in uso nei paesi UE. Di certo, per gli animali considerati nella tabella del Ministero, una “migrazione” un po’ troppo lunga, ma possibile nelle scorribande commerciali dell’uomo.
 
QUOTIDIANO.NET
12 GIUGNO 2014
 
Il Veneto vieta di tenere cani (e altri animali d'affezione) alla catena
Il Consiglio regionale ha approvato il provvedimento di cui era relatore Leonardo Pedrini di Fi. Previsti recinti di dimensioni adeguate. Il precedente dell'Emilia Romagna rimasto senza regolamento attuativo
 
Roma, 12 giugno 2014 - Divieto di tenere i cani alla catena in Veneto. Il Consiglio regionale veneto ha approvato una legge che vieta di tenere gli animali d'affezione a corda o a catena salvo che per ragioni sanitarie o di sicurezza documentabili e certificate dal veterinario. "Una legge di civiltà", ha spiegato il relatore Leonardo Padrin (Forza Italia), destinata a superare vecchie mentalità e a creare una cultura di rispetto del benessere animale.
Cani e animali di affezione non potranno più essere sottoposti a strumenti di costrizione, se non per specifiche e accertate esigenze di sicurezza o veterinarie, e dovranno usufruire di appositi recinti di adeguate dimensioni, anche in deroga ai regolamenti urbanistici. La nuova legge prevede anche che gli animali di compagnia abbiano libero accesso a giardini pubblici, parchi e spiagge, purché tenuti a guinzaglio e con museruola o altri strumenti contenitivi.
Non potranno entrare nelle aree giochi per i bimbi, contrassegnate da appositi segnali di divieto. Potranno invece scorazzare liberamente, senza guinzagli e museruola, negli spazi a loro destinati. Il Veneto è la seconda regione, dopo l'Emilia Romagna, a varare questo divieto. L'Emilia Romagna, per quanto abbia approvato da tempo questo provvedimento, si è impantanata sul regolamento attuativo che non riesce a vedere la luce. Le norme sin qui proposte, a Bologna, sulle dimensioni dei box per detenere i cani sono addirittura peggiorative rispetto a quelle sancite per i canili pubblici e privati.
 
LA ZAMPA.IT
13 GIUGNO 2014
 
Il Veneto vieta la catena ai cani e agli animali d’affezione
Uniche eccezioni per ragioni sanitarie o di sicurezza documentabili dal veterinario

 
Il Consiglio regionale veneto ha approvato una legge che vieta di tenere gli animali d’affezione a corda o a catena salvo che per ragioni sanitarie o di sicurezza documentabili e certificate dal veterinario. “Una legge di civiltà”, ha spiegato il relatore Leonardo Padrin, destinata a superare vecchie mentalità e a creare una cultura di rispetto del benessere animale Cani e animali di affezione non potranno più essere sottoposti a strumenti di costrizione, se non per specifiche e accertate esigenze di sicurezza o veterinarie, e dovranno usufruire di appositi recinti di adeguate dimensioni, anche in deroga ai regolamenti urbanistici. La nuova legge prevede anche che gli animali di compagnia abbiano libero accesso a giardini pubblici, parchi e spiagge, purché tenuti a guinzaglio e con museruola o altri strumenti contenitivi. Non potranno entrare nelle aree giochi per i bimbi, contrassegnate da appositi segnali di divieto. Potranno invece scorazzare liberamente, senza guinzagli e museruola, negli spazi a loro destinati. 
 
LEGGO
12 GIUGNO 2014
 
Cani malnutriti e 37 sacchi pieni dei loro resti:
arrestata la fondatrice di un rifugio per animali

 
di Silvia Natella
 
NEW YORK - Per anni Nicole Hulbig, 29enne del Tennessee, ha raccolto dalla strada o dai rifugi cani abbandonati, si proclamava la loro 'Salvatrice', ma adesso è accusata dalle autorità di maltrattamento e di crudeltà verso gli animali. La polizia ha trovato nel suo fienile vicino Clarksville, 37 sacchi pieni di resti di cani e altri 39 animali erano vivi, ma malnutriti, rinchiusi in piccole gabbie e privati ​​di cibo e acqua. Secondo The Leaf Chronicle la donna
avrebbe tentato di discolparsi raccontando che i cani erano morti per una malattia e non per la sua negligenza. Purtroppo sembra che i corpi siano così decomposti da non poter aiutare a chiarire la causa del decesso.
La Hulbig lavorava per un'organizzazione no-profit, RRR Service Dogs, che aveva lo scopo di salvare gli animali indesiderati e addestrare quelli particolarmente aggressivi per poter essere di aiuto alle persone disabili. Tra i cani in suo possesso, molti erano stati portati negli Stati Uniti dall'Afghanistan.
La donna è stata arrestata.
 
GEA PRESS
12 GIUGNO 2014
 
Vietnam – Sequestro di zanne di elefante
 
Settantasette zanne di elefante sono state poste sotto sequestro martedì scorso nell’aeroporto internazione di  Ho Chi Minh.
In tutto, ad essere stati ritrovati, sono  110 chilogrammi di zanne  nascoste in un carico dichiarato come “oggetti personali” partito dalla Nigeria e con scalo tecnico a Doha nel Qatar.
L’Ufficio delle Dogane vietnamita è riuscito a rintracciare il destinatorio, mentre ancora ignoto è il mittente. Il valore delle zanne è stimato intorno ai 200.000 dollari.
Nel mese di marzo, i funzionari doganali dello stesso aeroporto avevano sequestrato oltre 13 chilogrammi di corno di rinoceronte africano. Anche in quel caso il volo aveva fatto scalo a Doha mentre il corriere, un cittadino vietnamita, era stato arrestato.
 
DIRE GIOVANI
12 GIUGNO 2014
 
Spagna, ecco i cuccioli di 'Hulk': nati due cani verdi
 
ROMA - Lo scorso 3 giugno sono nati in Spagna due cuccioli di cane verdi, battezzati "Mini-Hulk", come il personaggio dei fumetti.
La strana coppia, un maschio e femmina, aveva il pelo di colore simile al pistacchio, ma a differenza del supereroe, la corporatura era più piccola rispetto ai fratelli ed erano molto deboli.
La femmina è morta poco tempo dopo e il maschio, anche se sopravvissuto, è ancora in cura.
"Ho pensato che i cuccioli fossero sporchi e ho cercato di pulirli, ma il colore non se ne andava", ha raccontato Aida Vallelado Molina, che alleva i cani con il padre nella città di Laguna de Duero, nei pressi di Valladolid in Spagna. Il maschio superstite sta cominciando a perdere il colore verde.
La causa della morte del cucciolo, e la ragione per la sua colorazione strana, sono ora oggetto di indagine.
Secondo la clinica veterinaria che ha in cura il maschio, l'origine di questa colorazione verde potrebbe essere biliverdina.
Questo pigmento, di solito verde o blu, si può trovare in gusci di uova di uccelli, nel sangue di molti pesci e, tra l'altro, nella placenta dei cani.
La biliverdina, tuttavia, di solito non viene mai assorbita dall'animale. Secondo gli esperti non c'è stata una mutazione genetica, i cani si sono intossicati durante la gravidanza, quindi erano più deboli.Questa debolezza si è conclusa con la morte di uno dei due cuccioli.
L'altro è ricoverato ancora presso la clinica, dove, grazie al cibo e alle cure che riceve, sta in via di guarigione.
I risultati delle analisi aiuteranno a comprendere questo mistero. I due cuccioli spagnoli non sono i primi esemplaro di cani pistacchio o "Pistaccani".
Nel 2012, il Daily Mail ha pubblicato la storia di un Labrador verde nato in Inghilterra (foto in basso).
Quel cane perse il suo colore circa dieci giorni dopo la nascita.
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GREEN STYLE
12 GIUGNO 2014
 
Piscine solo per cani in Spagna
 
La Spagna fa un passo in avanti nei confronti dell’accoglienza e dello svago dedicato ai cani. Nei pressi di Barcellona apre infatti il Resort Canino Can Jane: il primo parco acquatico, con annesso albergo a cinque stelle, interamente dedicato all’amico dell’uomo. Il nuovo impianto creato a Roca del Valles ha ottenuto un ottimo riscontro tra gli amanti di Fido, specialmente tra quelli che vogliono viziare i loro beniamini di casa. Le piscine presenti possiedono metrature differenti, per accontentare e incentivare il divertimento dei cani di ogni taglia. Lo stesso manager del resort, Federico Cano, in passato aveva visionato una struttura dove cani e proprietari potevano nuotare insieme. L’immagine lo aveva solleticato facendogli partorire l’idea del resort solo per cani, il passo dalla fantasia alla realtà ha trovato concretizzazione nell’innovativo spazio a pochi passi da Barcellona. All’interno dell’impianto non possono mancare gli scivoli, ovviamente di altezze differenti e in materiale plastico resistente. In questo modo i cani si possono buttare in acqua sicuri che la struttura regga perfettamente. Come sostiene Cano: Non capisco perché ai cani non sia concesso di godersi una nuotata, come per gli umani, specialmente nei periodi caldi e soprattutto qui in Spagna dove fa molto caldo. Ho quindi deciso di creare il resort progettando la piscina con una pendenza graduale, ciò che i cani apprezzano. Abbiamo superato anche alcuni problemi legati al filtraggio, che ora funziona perfettamente garantendo una grande esperienza per i cani e salute e pulizia per i proprietari”. Lo spazio funziona anche da pensione per i proprietari che partono per le vacanze, ma vogliono garantire lo stesso benessere anche per il loro amico. La difficoltà maggiore non è farli entrare ma convincerli a uscire dall’acqua: dopo una giornata di piscina, i cani avranno fatto moltissimo movimento e dormiranno sonni sereni. Lo spazio è una valida alternativa motoria anche per i quadrupedi anziani, bisognosi di tenere il corpo attivo, ma soprattutto una conferma di quanto Fido ami l’acqua e nuotare.
Il resort si avvale di un personale con 20 anni di esperienza in cura e gestione degli animali domestici, con tanto di scuola d’addestramento. Per 12 euro l’ingresso giornaliero vale per cani e proprietari, con l’opportunità di sfruttare uno spazio di 1.000 mq con giochi di vario tipo per la gioia di Fido.
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GEA PRESS
12 GIUGNO 2014
 
Brasile, Coppa del Mondo – Chi è la mascotte dei Mondiali di Calcio: un animale sempre più raro in un habitat quasi scomparso
 
Aggiornamento della lista rossa dell’IUCN (International Union for Conservation of Nature) per alcune specie animali e vegetali. Nella comunicazione resa nota oggi, compare proprio la Moscotte scelta per la Coppa del Mondo. Una singolare coincidenza visto che proprio oggi, nello stadio di San Paolo, si inaugurano i campionati di calcio con la  partita Brasile – Croazia.
Si tratta dell’Armadillo brasilino, altresì denominato Armadillo tre fasce, bolita o apar.
La singolare coincidenza ha forse consentito un’eccezione nel linguaggio strettamente scientifico dell’IUCN. Nel suo comunicato, infatti, si riferisce  della rivalutazione dello status  ” della  mascotte della Coppa del Mondo: l’Armadillo brasiliano trifasciato (Tolypeutes tricinctus)“.
Per il povero Armadillo il futuro appare tutt’altro che vittorioso, anzi la popolazione selvatica del piccolo animale, è probabilmente diminuita di oltre un terzo  negli ultimi 10 – 15 anni. Le cause sono da ricercare nella perdita del 50% della  “Caatinga” un particolarissimo habitat, altresì denominato “foresta grigia” che si rinviene (come l’Armadillo tre fasce) solo nel Brasile. Si tratta di un ambiente caratterizzato da un periodo limitato di piogge. Solo in autunno, infatti, è possibile ammirare il verde della vegetazione. Per il restante periodo dell’anno, le foglie sono assenti oppure secche. Da qui il termine di “foresta grigia”.
Buona parte di questo particolarissimo ambiente, è stato ormai degradato o distrutto. Un ambiente meno noto, rispetto alla florida foresta amazzonica ed al disboscamento più volte denunciato, che sta scomparendo in pressocchè assoluto silenzio. L’armadillo, come altri animali che lo abitano, ne sta pagando le conseguenze.
Bisogna  sperare che i mondiali brasiliani, pur tra le mille polemiche che li stanno caratterizzando, contribuiscano almeno a risollevare le sorti di un animale e del suo ambiente, così tanto esclusivo quanto minacciato.
 
FROSINONE 24
13 GIUGNO 2014
 
Atroce: cane legato ad una pietra e lasciato affogare in acqua
 
Prov. di Frosinone, Un altro agghiacciante episodio di violenza gratuita nei confronti di un cane è avvenuto oggi ad Esperia, comune situato nel sud della Provincia di Frosinone. Un cane è stato legato ad un pietra e poi gettato in un fossato pieno d’acqua. Il povero animale è morto in modo atroce. La sua carcassa è stata recuperata successivamente dai Vigili del Fuoco. Sul posto anche personale della Asl ed agenti della Polizia Locale. Tutti i presenti erano alquanto sconvolti per un gesto che definire da criminali è un puro eufemismo.
 
LATINA TODAY
13 GIUGNO 2014
 
Animali maltrattati e rinchiusi in area adibita a discarica abusiva
Controlli della stradale e della polizia provinciale in un terreno adibito a discarica in zona Nuova
 
Latina. Scoperti cani legati e costretti tra pulci e zecche, anatre e pollastrelli in strutture inadeguate e maiali tra i rifiuti
Animali in condizioni disumane e costretti a vivere tra i rifiuti. Questa la scoperta fatta nella giornata di ieri dagli agenti della polizia stradale e dalla polizia provinciale durante una serie di controlli amministrativi in un terreno abusivamente adibito da un pregiudicato di Rieti a discarica di veicoli e rifiuti pericolosi nei pressi della Pontina all’altezza del quartiere Nuova Latina.
Durante il controllo, che ha tra l’altro portato alla scoperta di un allaccio abusivo di energia elettrica alla linea aerea,  gli agenti, coadiuvati da funzionari Ausl nel frattempo invitati ad intervenire sono stati accertati “una serie di abusi nella conduzione di animali da compagnia e da allevamento per i quali si sta provvedendo in queste ore a notiziare l’Autorità Giudiziaria”.
In particolare sono stati scoperti 3 cani di piccola e media taglia, dell’età approssimativa di 3 anni, legati con catene di lunghezza ampiamente inferiore a quella prevista di 6 metri, impossibilitati ad abbeverarsi in maniera autonoma, e comunque privi al momento del sopralluogo di acqua e cibo, e infestati da pulci e zecche. In particolare uno di loro presentava profonde escoriazioni al collo dovute allo sfregamento della catena.
In un’area vicina erano tenuti allo stato brado alcuni maiali di razza tibetana, tra cui una scrofa in prossimità del parto, lasciati vagare in un terreno cosparso di rifiuti alimentari e materiali di risulta e occupato da vari veicoli in disuso dai quali fuoriuscivano liquidi pericolosi.
Ancora durante l’ispezione all’interno di alcuni cassoni chiusi in plastica e metallo, collocati in pieno sole, sono state scoperte 30 anatre, mentre in una struttura in cemento ed in una in plastica erano stipati circa cento pollastrelli in condizioni palesemente inidonee. L’area è stata posta sotto sequestro mentre l’uomo di 55 denunciato per maltrattamento di animali.
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IL MESSAGGERO
13 GIUGNO 2014
 
Facchinetti su Facebook: «Ho picchiato un uomo che maltrattava il suo cane»
 
Francesco Facchinetti ha picchiato il padrone di un cane, che stava maltrattando la propria bestiola. Lo ha confessato lui stesso su Facebook. «Ieri alle 15 passavo per Cabiate e mentre ero fermo al semaforo mi sono accorto che un signore sul marciapiedi stava picchiando il suo cane - racconta sul suo profilo - Sarà stato il caldo ma non c'ho visto più, e col mio fare bergamasco ho fatto a lui quello che lui aveva fatto al cane! Prenderò una denuncia ma non me ne frega niente... Lo rifarei altre mille volte».
 
VALDERA.IT
13 GIUGNO 2014
 
Vendono cuccioli di cani al mercato, la polizia locale li scopre e sequestra gli animali
La polizia locale dell'Unione Valdera ha riscontrato delle irregolarità da parte dei venditori. Indagini in corso
 
PONTEDERA (PI) — Stavano cercando di vendere tre cuccioli di cane al mercato settimanale di Pontedera, ma alla fine gli animali sono stati posti sotto sequestro dalla polizia locale dell'Unione Valdera. A insospettire gli agenti il fatti che i due stessero cercando di vendere i cuccioli ai passanti, da lì sono scattati i controlli e sono emerse delle irregolarità nella posizione dei “venditori” dopo una lunga serie di verifiche gli agenti hanno ritenuto che vi fossero gli estremi per sequestrare i tre cani. Ora i tre animali sono stati affidati a una struttura che li terrà in custodia fino a che non saranno terminati gli accertamenti della polizia dell'Unione Valdera e fino a che i presunti proprietari non avranno chiarito la loro posizione.
 
NEL CUORE.ORG
15 GIUGNO 2014
 
PONTEDERA (PI), SOTTO SEQUESTRO TRE CUCCIOLI IN VENDITA AL MERCATO
Indagini in corso della polizia locale dell'Unione Valdera
 
Cercavano di vendere tre cuccioli di cane al mercato settimanale di Pontedera, in provincia di Pisa, ma alla fine gli animali sono stati sequestrati dalla polizia locale dell'Unione Valdera. A insospettire gli agenti il fatto che i due stessero cercando di fare affari con i passanti. Da lì - si legge su un sito d'informazione locale - sono scattati i controlli e sono emerse delle irregolarità nella posizione dei "venditori". Dunque, dopo una lunga serie di verifiche, gli agenti hanno deciso di porre sotto sequestro i tre cagnolini. Ora i tre animali sono stati affidati a una struttura che li terrà in custodia finché non saranno finiti gi accertamenti della polizia dell'Unione Valdera e finché i presunti proprietari non avranno chiarito la loro posizione.
 
IL PICCOLO
13 GIUGNO 2014
 
Traffico lecito, cuccioli da restituire

Laura Tonero

 
Sei mesi fa hanno adottato un cucciolo sequestrato dalla guardia forestale in provincia di Gorizia, a Lucinico. E ora o devono restituirlo o pagare 800 euro per tenere il cagnolino. Una brutta storia, che ha dell'incredibile e che ha gettato nello sconforto diciassette famiglie della nostra regione, alcune anche residenti a Trieste. La vicenda ha inizio nel dicembre del 2013 quando nell'Isontino viene intercettato un furgone con a bordo 30 cuccioli di diverse razze privi di pedigree, del libretto delle vaccinazioni, senza antirabbica, senza regolari permessi di trasporto e con il passaporto in bianco. A trasportarli qui dalla Slovacchia era la ditta Max Ornitothology Srl di Massimo Boario con sede a Loira in provincia di Treviso. La magistratura allora aveva posto sotto sequestro i cucciolotti, 13 in breve tempo sono morti. Gli altri nei mesi successivi hanno trovato tutti una casa e una famiglia che li ha accolti a braccia aperte. E per loro è iniziata la vita. Hanno conosciuto l'affetto, le carezze, le coccole, le pappe, le corse sui prati e i pisolini sul letto dei nuovi compagni di vita. Ma ora per questi quatto zampe e per i loro padroni è arrivato un fulmine a ciel sereno. Nei giorni scorsi una raccomandata li ha avvisati che «con un'ordinanza, il direttore dell'Uvac Piemonte, - si legge - ha disposto il dissequestro del cane da lei avuto in affidamento». «L'animale - continua la raccomandata - va restituito nel più breve tempo possibile al legittimo proprietario, la ditta Max Ornithology di Massimo Boario, che si rende disponibile a vendere ai soggetti già affidatari i cani oggetto di sequestro entro e non oltre il prossimo sabato 14 giugno». E per qualcuno è iniziato un calvario, un dramma. In pratica: o restituiscono il cane o tirano fuori i soldi. E per chi non dispone di quella cifra il dolore è immenso. «E' una vergogna - dichiara addolorata Claudia Comelli, maresciallo del corpo forestale regionale - questo signore è riuscito a far emettere dell'autorità slovacca, dopo sei mesi dal sequestro, un nuovo "traces"( il certificato di trasporto), magari grazie alla complicità di qualche veterinario slovacco». Si è fatto mettere le carte in regola, insomma, e ora rivuole i cuccioli. E conscio del fatto che un cane di sei otto mesi è difficile da vendere, pretende o la restituzione dell'animale o il pagamento di 800 euro. Per dei cuccioloni senza pedigree e di conseguenza senza alcun valore di mercato. Per quell'uomo i cagnolini sono pura merce di scambio, da strappare anticipatamente alle madri, da trasportare in condizioni non a norma e da rivendere a prezzo d'oro. Ma per chi li ha preso in affido sono come dei figli, parte della famiglia. Alcuni dei proprietari hanno contattato Boari che con modo poco gentile ha fatto capire a chiare lettere: o il cane o i soldi. Alcuni hanno deciso di cedere al ricatto, di pagare, malgrado nei mesi passati abbiano dovuto spendere centinaia di euro per curare i cuccioli affetti da patologie tipiche dei cani svezzati precocemente, trasportati in condizioni vergognose e venuti a contatto con altri cani senza aver contratto le vaccinazioni. Qualcuno ha deciso invece di rivolgersi ad un legale per tutelare se stesso e il benessere del cagnolino che si ritroverebbe nuovamente dietro ad una gabbia, in mani poco attente alla sua felicità. «Questa tratta dei cuccioli deve finire - afferma la Comelli che di recente ha percorso ha ritroso il viaggi che questi cagnolini fanno prima di arrivare negli allevamenti, nei negozi o dai rivenditori abusivi di animali - invito i proprietari di questi cani a fare gruppo, ad unirsi. Non è ammissibile una cosa simile».
 
NEWS BIELLA
13 GIUGNO 2014
 
I carabinieri salvano un cane lasciato chiuso nell'auto
 
Biella, Dopo aver aperto la vettura i militari dell'Arma hanno dato da bere all'animale ormai quasi disidratato
Ha rischiato una brutta fine il cane che è stato lasciato ieri sera chiuso per 40 minuti in un’auto nel parcheggio del centro commerciale Gli Orsi. Fortunatamente un passante ha avvertito i carabinieri, che giunti su posto hanno aperto la vettura e dato da bere al cane ormai allo stremo. Al rientro il proprietario ha trovato a attenderlo gli agenti della polizia municipale e una probabile contravvenzione.
 
GAZZETTA DI REGGIO
13 GIUGNO 2014
 
Ferita da un pitbull per difendere il cane

Vittorio Ariosi

 
NOVELLARA (RE) - Quello che per la novellarese Eliza Misiura doveva essere un pomeriggio di relax, al sole con un’amica sull’argine dell’Enza, si è trasformato in una brutta e scioccante avventura. Lei aveva portato con sè la piccola Maia, l’amata cagnolina di razza Maltese, che per il caldo le si era appisolata accanto. Erano passate da poco le ore 16 quando si è avvicinato un giovane con al guinzaglio un Pitbull, senza museruola. Il cane ha prima annusato Maia, poi l’ha improvvisamente aggredita e azzannata a morte. Mentre, secondo la testimonianza delle due ragazze, il proprietario non faceva niente per fermare l’aggressione, l’amica ha cercato di trattenere il cane inferocito prendendolo per il collare, ed Eliza tentava disperatamente di strappargli dalle fauci la piccola Maia, ormai priva di vita. Subito dopo il giovane si è allontanato con il suo cane, senza prestare soccorso e senza aspettare i carabinieri, giunti poco dopo sul posto per gli accertamenti del caso. Probabilmente preoccupato dal fatto che per le non rare aggressioni alle persone, in particolare a bambini, i Pitbull sono inseriti nella lista delle razze canine pericolose, per le quali la normativa prevede fra l’altro la responsabilità civile e penale del proprietario “in caso di danni o lesioni a persone, animali e cose”, e l’obbligo di stipulare una polizza di assicurazione di responsabilità civile per i danni causati dal cane contro terzi. Al pronto soccorso di Guastalla, ad Eliza sono state riscontrate e medicate ferite lievi alla mano destra e alle gambe, oltre allo spavento e al dispiacere per la perdita della piccola Maia. Considerando l’aggressività dei Pitbull in attacco, e i non pochi altri casi del genere, le poteva anche andare peggio.
 
GEA PRESS
13 GIUGNO 2014
 
Caserta – Allevamento di rettili in garage protetto da cane molossoide
Intervento del Corpo Forestale dello Stato e dell'Arma dei Carabinieri

 
Un allevamento che secondo il Corpo Forestale dello Stato potrebbe essere illegale. Rettili all’interno di un garage ed a sua volta chiusi in contenitori di plastica. La scoperta è avvenuta in provincia di Caserta e ad intervenire è stato il personale del Servizio Territoriale CITES della Campania in collaborazione con il Comando Stazione dei Carabinieri di Trentola Ducenta ed il Servizio Veterinario dell’Azienda Sanitaria Locale di competenza.
Le indagini avrebbero così indirizzato verso quello che viene ora definito un allevamento in garage di una abitazione privata. Il luogo era sorvegliato da un cane molosso di grande taglia.
All’interno del garage i Forestali hanno trovato circa quaranta rettili rinchiusi in contenitori di plastica ed in condizioni igienico-sanitarie dagli inquirenti definite illegali. Sottolineato anche l’accesso definito problematico  a causa dell’odore “nauseabondo dell’aria”. Stante le prime risultanze investigative non sarebbe stata esibita alcuna autorizzazione veterinaria.
Tra gli animali detenuti anche un boa ed un pitone di circa tre metri ed altri serpenti appartenenti alla famiglia dei Boidi. Tra questi, sottolinea la Forestale, ve ne sarebbero alcuni molto temuti per la capacità di uccidere anche grandi prede. Presenti anche una Iguana comune (Iguana iguana), due serpenti della specie “Elaphe spp”, ventisette esemplari di Pitone reale (Python regius) e tre Boa costritturi (Boa constrictor).
Gli inquirenti hanno così proceduto al sequestro dei rettili ed alla contestazione di varie ipotesi di reato, tra le quali la detenzione incompatibile con la natura degli animali. All’oggetto delle indagini  anche l’eventuale commercio illegale di tali specie, tutte tutelate dalla Convenzione di Washington.
 
NEL CUORE.ORG
13 GIUGNO 2014
 
ORISTANO, SOTTO SEQUESTRO 27 BOVINI: BLITZ ANCHE IN ELICOTTERO
GLI ANIMALI SENZA MARCHIO AURICOLARE IN UN ALLEVAMENTO
 
E' dovuto intervenire anche un velivolo dell'11esimo Nucleo elicotteri di Elmas (Cagliari) per portare a termine con successo un'operazione congiunta condotta dai carabinieri della compagnia di Ghilarza, nell'oristanese, e dai veterinari della Asl 5 di Oristano: sotto sequestro un'azienda zootecnica nelle campagne di Abbasanta, in provincia di Oristano. Sono stati trovati e sequestrati 27 capi bovini allevati allo stato brado senza marchio auricolare. Al proprietario dell'azienda è stato anche contestato il mancato possesso dei documenti amministrativi relativi alle caratteristiche identificative degli esemplari e alle vaccinazioni obbligatorie. L'attività dell'allevamento è stata sospesa per 42 giorni e le indagini dei militari dell'Arma ora puntano a chiarire la provenienza del bestiame.
 
IL SECOLO XIX
13 GIUGNO 2014
 
A Genova cane e padrone, complici nella danza
 
Licia Casali
 
Genova - C’è il border collie che danza sulla colonna sonora di Star Trek saltando una spada laser e il whippet che accompagna la padroncina adolescente ballando al ritmo delle canzoni di Violetta: la nuova frontiera dell’addestramento e della complicità tra cane e padrone si chiama dog dance. È una disciplina che unisce l’insegnamento delle regole al divertimento: si effettua senza guinzaglio e senza costrizioni perchè si basa sulla fiducia nella relazione e su metodi gratificanti. «Si lavora a ritmo di musica – spiega Matteo Gardella, educatore e addestratore – La fantasia e il divertimento sono gli aspetti cardine di questa disciplina che aiuta a stringere un rapporto sano ed equilibrato con il proprio animale, più di tante altre discipline sportive». «Il requisito fondamentale – aggiunge Milly Boccardo, educatrice cinofila con un master in pet therapy – è una relazione forte tra cane e padrone: non è una gara ma un modo per educare l’animale divertendosi e senza costrizioni».
La dog dance, chiamata anche freestyle, è una disciplina arrivata in Italia da qualche anno ma ancora sconosciuta: «ed è un peccato – sorride Milly Boccardo – perché è adatta a ogni razza e si può praticare anche in casa, se fuori piove o fa freddo. Bastano una superficie poco scivolosa e una colonna sonora ritmata». Gli esercizi sono liberi e possono essere creati con fantasia: «E’ un divertimento sia per il conduttore sia per l’animale – spiega Matteo Gardella – e riscuote successo anche nel pubblico perché le esibizioni possono essere toccanti. Del resto la dog dance è nata proprio per insegnare l’obbedienza ai cani in un clima di allegria».
Le musiche utilizzate possono essere le più diverse: «Si usano principalmente canzoni ritmate perchè l’esibizione si divide in tre parti: apertura, tema centrale e chiusura – spiega Milly Boccardo, che ha iniziato a praticare questa disciplina 12 anni fa con la sua golden retriever – Si possono costruire coreografie praticamente attorno a ogni pezzo: io mi sono esibita sulla colonna sonora di Batman, indossando persino il mantello, così come con passi di danza classica sulla musica de La bella e la bestia».
Una disciplina che appassiona soprattutto i giovanissimi: «E’ un modo simpatico per iniziare l’addestramento – spiega Matteo Gardella – e imparare a essere un buon padrone in un ambiente sano divertente. I più giovani poi inventano coreografie molto divertenti: ricordo un adolescente che si esibiva con la musica di Lupin. Sua madre aveva anche cucito un vestitino a tema per il labrador». La dog dance nasce come disciplina da gara ma il più delle volte i padroni la praticano a livello non agonistico: «Io mi esibisco per raccogliere soldi a favore di canili o gattili – spiega Milly Boccardo – o per aiutare i disabili unendo la psicomotricità alla pet therapy: i risultati sono grandissimi».
I cani brevilinei, come border collie o volpino di pomerania, sono avvantaggiati nelle esibizioni ma tutte le razze possono cimentarsi: la dog dance è consigliata anche per cani anziani, grazie allo stretching preparatorio. Info www.scuolacinofila.it o www.cadubambo.it.
VIDEO
 
IL SOSTENIBILE
13 GIUGNO 2014
 
L’Ue presenta proposte sulla clonazione degli animali e su prodotti alimentari
 
Ieri la Commissione europea ha adottato tre progetti di legge sulla clonazione degli animali e sui nuovi prodotti alimentari, che conferiranno certezza giuridica al settore. Due proposte vieteranno l’uso delle tecniche di clonazione nell’UE per gli animali da allevamento nonché le importazioni di tali cloni animali. Sarà inoltre vietata la commercializzazione di prodotti alimentari derivati da cloni animali. Queste proposte sono incentrate sul benessere degli animali e su altri aspetti etici connessi all’uso delle tecniche in questione. Il progetto di legge sui nuovi prodotti alimentari rivede l’omonimo regolamento vigente per facilitare l’accesso di prodotti alimentari nuovi e innovativi al mercato dell’UE, pur mantenendo un livello elevato di protezione dei consumatori.
Il commissario UE per la Salute Tonio Borg ha dichiarato: “L’odierna iniziativa sulla clonazione animale risponde in maniera realistica e attuabile alle preoccupazioni in materia di benessere degli animali, nonché alle percezioni dei consumatori in merito ai prodotti alimentari derivati da cloni animali. Le modifiche in materia di nuovi prodotti alimentari porranno in essere un sistema più efficace, che offrirà ai consumatori dell’UE il vantaggio di un’ampia scelta di prodotti alimentari, creando un contesto favorevole per il settore alimentare europeo.”
Punti principali in materia di clonazione
Nell’UE non si effettuerà la clonazione a fini agricoli né tali cloni saranno importati finché persistono preoccupazioni sul piano del benessere degli animali.
Il primo progetto di direttiva prevede un divieto temporaneo di utilizzare le tecniche di clonazione negli animali da allevamento, nonché di immettere sul mercato cloni animali e cloni embrionali vivi. Il secondo progetto di direttiva garantisce che prodotti alimentari quali carne o latte derivati da cloni animali non siano immessi sul mercato dell’UE.
La clonazione non sarà tuttavia vietata per fini come la ricerca, la conservazione di razze rare e di specie minacciate di estinzione o l’uso di animali per la produzione di prodotti farmaceutici e di dispositivi medici, nei casi in cui l’uso di tali tecniche possa essere giustificato.
Punti principali in materia di nuovi prodotti alimentari
Nell’ambito del progetto di regolamento, i nuovi prodotti alimentari sarebbero soggetti a una più semplice, chiara ed efficiente procedura di autorizzazione centralizzata a livello UE, che dovrebbe consentire ai prodotti alimentari sicuri e innovativi di accedere più rapidamente al mercato dell’UE.
Per “nuovo prodotto alimentare” si intende in genere un prodotto alimentare non ancora utilizzato in misura significativa per il consumo umano nell’UE prima del maggio 1997, ossia prima dell’entrata in vigore dell’attuale regolamento, e in particolare i prodotti alimentari derivati dall’applicazione di nuove tecniche e tecnologie, quali i nanomateriali.
Sono inoltre previste disposizioni specifiche per i prodotti alimentari non ancora commercializzati nell’UE, ma che vantano un uso sicuro storicamente comprovato in paesi terzi, a vantaggio di un sistema più equilibrato e un ambiente favorevole al commercio.
Il progetto di legge si ripropone anche di tutelare l’innovazione. In base al nuovo sistema, in caso di innovazione comprovata da nuovi sviluppi scientifici, l’impresa alimentare che presenta la domanda deterrebbe l’autorizzazione alla commercializzazione per 5 anni prima che altre aziende possano iniziare la produzione.
 
CORRIERE DELLA SERA
13 GIUGNO 2014
 
Delfini, l’ex addestratore Lopez «I parchi acquatici sono prigioni»
Ha 55 anni e per 30 ha lavorato in zoo e delfinari. Poi la svolta: «In quei luoghi, come negli zoo, gli animali sono solo caricature di loro stessi, usati per business.»
 
Beatrice Montini
 
Albert Lopez è nato a Barcellona 55 anni fa. Per oltre metà della sua vita, 30 anni, ha lavorato come addestratore di delfini e altri cetacei in zoo e parchi acquatici a Barcellona. È stato anche in Italia, tra il 2004 e il 2007, all’Oltremare di Riccione (dove era capo addestratore) e all’acquario di Genova. Poi la svolta. «All’inizio e per molti anni ho creduto di poter cambiare i luoghi dove ho lavorato dall’interno – racconta Lopez a Corriere.it - Poi ti rendi conto che non è possibile, magari riesci a far vivere meglio i delfini, a migliorare le loro condizioni ma il problema principale resta: questi animali sono prigionieri. E soffrono enormemente. Per questo ho smesso di fare questo lavoro».
Rumore, solitudine, stress
La missione di Lopez adesso è quella di salvare i delfini. Collabora con SOSdelfines ed è stato ospitato in questi giorni in Italia dalla Lav per la campagna «Questo spettacolo non deve andare avanti» che chiede una legge che porti, progressivamente, alla chiusura di delfinari e altre strutture simili e la creazione di un parco naturale dove ospitare gli animali adesso presenti in questi luoghi. «Quando vediamo un uccello in gabbia – dice Lopez – ci è chiaro che si tratta di un animale privato della sua libertà. Vediamo le sbarre. Ma per i cetacei che vivono in acqua ci sembra diverso. Non pensiamo che anche la vasca, come una gabbia, è un luogo di reclusione. Invece lo è». Lopez spiega che, anche se non tutti i delfinari e parchi acquatici sono uguali («alcuni sono migliori, altri peggiori, altri sono dei luoghi terribili») i problemi per i delfini restano di base gli stessi: lo stress per il rumore, la solitudine, la deprivazione del cibo per l’allenamento, il «condizionamento» necessario per farli diventare i protagonisti degli show. «Nelle vasche i suoni rimbalzano, amplificati dall’acqua e dalle pareti, inoltre ci sono i
rumori dei motori e le voci delle persone. I delfini hanno un udito molto sensibile e tutto questo per loro è un caos incredibile. Normalmente hanno una socialità molto alta e comunicano tra di loro. Nelle vasche tutto questo è annullato. Tutto è innaturale: ad esempio normalmente i delfini si nutrono di pesce vivo, invece in queste strutture mangiano animali già morti».
L’addestramento
Per quanto riguarda l’addestramento Lopez sottolinea che «quasi mai» («anche se può accadere in alcuni posti») si tratta di addestramento violento. «Se sei un bravo addestratore usi il rinforzo positivo, che premia il delfino se fa quello che vuoi – spiega –Però se il delfino non ha voglia il metodo per costringerlo è quello di togliergli il cibo e a volte anche di isolarlo».
«Luoghi innaturali, sono delle prigioni»
Secondo la regolamentazione europea (Direttiva 1999/22/CE) i delfinari sono equiparati ai «giardini zoologici» e come tali sono tenuti per legge a svolgere determinate attività di ricerca e informazione per il pubblico sulla vita dei delfini e altre attività di sensibilizzazione. «Ma non si può avvicinare le persone alle tematiche ambientali, non si può fargli conoscere questi animali, usando dei delfini che vivono senza libertà – sottolinea Lopez - È una contraddizione insanabile. E infatti questi luoghi esistono per fare soldi. Questa mentalità esisteva 30 anni fa ed è la stessa oggi. Niente è cambiato. Nei delfinari come negli zoo non vediamo niente di reale, ma solo delle caricature di questi animali. Per ogni animale che tu vedi in uno zoo o in un parco acquatico in media 10 esemplari sono morti per lo stress, per la cattura, il trasloco, l’adattamento. Che senso ha?». «Noi pensiamo che gli animali siano al nostro servizio – conclude Lopez – ma non è così. Anche noi siamo animali ma crediamo di poter imprigionare la natura solo per il business. Però abbiamo anche il potere di dire basta, dipende da noi».
 
ANSA
13 GIUGNO 2014
 
Cina: crollo vendite carne di cane

 
A vigilia del "Summer Lychee and Dog Meat Festival"
Crollano le vendite di carne di cane in Cina alla vigilia del ''Summer Lychee and Dog Meat Festival'' nella città di Yulin, nella regione autonoma del Guangxi. Lo riferisce il China Daily. Il festival, che si tiene ogni anno e che quest'anno è previsto per il 21 giugno prossimo, ha causato molte polemiche sulle rete e ha attirato le proteste delle associazioni animaliste. Il proprietario di un ristorante, Xie, ha dichiarato di aver registrato ultimamente un forte calo dei profitti.
 
NEL CUORE.ORG
13 GIUGNO 2014
 
CONGO, BRACCONIERI SENZA PIETA': "CERVELLO STRAPPATO AGLI ELEFANTI"
IN DUE MESI 68 PACHIDERMI UCCISI NEL PARCO GARAMBA
 
Negli ultimi due mesi sono stati 68 gli elefanti uccisi nel parco nazionale Garamba in Congo, uno dei primi istituiti in Africa. Lo rende noto il gruppo no-profit sudafricano African Parks, precisando che il numero degli animali ammazzati equivale a circa il 4% della popolazione di pachidermi ospitata nel parco. Alcuni esemplari sono stati uccisi da bracconieri che hanno sparato loro da elicotteri in volo, strappato loro le zanne e rimosso cervelli e genitali. Fra i cacciatori ci sono alcuni soldati dell'esercito congolese, bracconieri del Sud Sudan, alcuni dei quali indossano uniformi militari, e membri dell'Esercito di resistenza del signore, gruppo ribelle ugandese. Il parco di Garamba, ha detto il direttore Jean-Marc Froment, "è sotto attacco da tutti i fronti".
 
IL TIRRENO
13 GIUGNO 2014
 
Salvato un micio trasformato in kamikaze
 
E' un gatto l'ultimo caso di animale utilizzato come kamikaze in Iraq, dove le forze di sicurezza hanno bloccato un felino a cui era stata legata una bomba pronta ad esplodere. L'episodio - ha riferito il ministero dell'Interno di Baghdad, che non fornisce ulteriori dettagli in merito - è una rarità nel panorama della ribellione irachena. Mai prima d'ora un gatto era stato utilizzato per un attentato, anche se l'uso di altri animali-kamikaze da parte di terroristi nelle zone "calde" della regione è da tempo una pratica sempre più diffusa. Tra i preferiti gli asini, i cani e le mucche che, tuttavia, muovendosi lentamente, sono state rapidamente accantonate perché facilmente intercettabili.
 
REPUBBLICA.IT
13 GIUGNO 2014
 
San Diego: cane e ghepardo, cuccioli inseparabili
 
Al San Diego Zoo Safari Park un cucciolo di ghepardo di sei settimane, rifiutato dalla madre, è stato "affidato" alle cure di un Rhodesian ridgeback: l'esperimento ha funzionato, i due sono letteralmente inseparabili
VIDEO
 
VENEZIA TODAY
14 GIUGNO 2014
 
Bocconi avvelenati, è allarme cani Tre meticci morti a Pramaggiore
I proprietari, residenti nella località di Belfiore hanno sporto denuncia ai carabinieri di Annone Veneto. Preoccupazione nella zona
 
Prov. di Venezia, Qualcosa li ha avvelenati. Tre meticci, di proprietà di una famiglia residente ad Pramaggiore, nella località di Belfiore, sono morti dopo avere probabilmente ingerito qualche boccone destinato non a loro, forse a dei topi.
L'AGONIA. Sono rientrati in casa dopo avere scorrazzato tra i campi. I tre cani erano abituati a restare fuori a lungo, ma mercoledì, al loro rientro in casa, qualcosa non andava. Gli animali hanno iniziato a sentirsi male e a vomitare. Una brutta agonia cui non è sopravvissuto nessuno di loro. I proprietari, dopo avere assistito al calvario delle povere bestie, hanno denunciato l'episodio ai carabinieri della stazione di Annone Veneto.
ALLARME CANI. Non è la prima volta. Ma di solito simili accadimenti si verificano in corrispondenza della stagione della caccia. Intanto nella zona è scattato l'allarme cani, perché altri animali non facciano la stessa brutta fine.
 
MESSAGGERO VENETO
14 GIUGNO 2014
 
Capriolo investito e abbandonato
Un’auto investe un cucciolo e lo abbandona sul ciglio della strada. Una pattuglia della Polstrada di Udine lo soccorre e lo salva

Elisa Michellut

 
FIUMICELLO (UD). E’ stata investita e poi abbandonata sul ciglio della strada. E’ viva solo grazie al tempestivo intervento della Polstrada di Udine e degli agenti del servizio risorse faunistiche e venatorie della Provincia di Udine.
Una brutta avventura quella toccata ad una femmina di capriolo di circa un anno trovata, verso le 5 del mattino di ieri, lungo la statale 14, tra Fiumicello e Villa Vicentina. E’ stata urtata da un’automobile in transito. Il conducente, anziché fermarsi, ha preferito andarsene lasciando la povera bestiola, impaurita e dolorante, sul ciglio della strada. Fortunatamente è stata notata da alcuni automobilisti che hanno immediatamente allertato gli agenti della Polstrada di Udine, accorsi sul posto.
La polizia stradale ha atteso che il personale del servizio risorse faunistiche e venatorie della Provincia entrasse in servizio (è operativo tutti i giorni dalle 7 alle 19 e risponde al numero verde 800961969) e poi la femmina di capriolo è stata data in custodia ad Alberto Della Vedova che, dopo averla caricata in macchina, l’ha portata da Maurizio Zugliani, titolare del centro di recupero fauna selvatica di Campoformido, gestito per conto della Provincia. «
Sono stato contattato alle 5.30 di sabato dalla Polstrada – racconta Zugliani -. Ho fatto subito chiamare Alberto Della Vedova perché non posso intervenire direttamente per recuperare la fauna selvatica. Il mio compito è quello di accogliere le bestiole 24 ore su 24. Nel frattempo, Alberto aveva ricevuto anche una chiamata dalla Protezione civile.
L’animale è arrivato traumatizzato. Dopo circa un’ora si è alzata, è stato un buon segno. Se non ha lesioni interne potrebbe farcela. La terrò qui finché non si riprenderà, poi la libereremo. Ma la legge prevede che quando si investe un animale bisogna fermarsi per prestare soccorso».
FOTO
 
IL CENTRO
14 GIUGNO 2014
 
Un cinghiale a spasso in città, soppresso
 
di Flavia Buccilli
 
PESCARA - E’ arrivato in spiaggia di buon'ora, si è infilato in mare e ha fatto un bagno. La sua presenza non è passata inosservata, trattandosi di un esemplare di oltre cento chili di peso. Lo hanno visto in molti per cui le segnalazioni sono arrivate una dopo l'altra alle forze dell'ordine, da persone allarmate dall’insolita presenza e anche da un ragazzo che è stato caricato dall'animale ed è rimasto assai scosso, pur non essendo stato ferito. Nel momento in cui in spiaggia, all'altezza dei bagni Bruno, si sono concentrati alcuni curiosi e i carabinieri di Montesilvano, che tentavano di acchiapparlo e bloccarlo, il cinghiale ha cominciato a fuggire, probabilmente agitato da tutte quelle presenze, per cui ha rinunciando al suo bagno in Adriatico ed è filato via, alla ricerca di chissà cosa. E' stato visto mentre si addentrava in pineta e proprio raccontando dell'allontanamento dalla spiaggia qualcuno assicura di aver visto non uno ma due cinghiali. Di certo c'è che un mammifero è arrivato a Pescara, fino alla zona della Madonnina, dove si è infilato tra due trabocchi, rincorso dal personale della squadra volante che ha attivato più pattuglie per riuscire a intercettarlo. Quando lo hanno individuato, considerato il pericolo a cui erano esposti cose e persone, hanno esploso dei colpi di pistola e intanto, con il passare dei minuti, il gruppo delle forze dell'ordine che cercava di bloccarlo per portarlo via da lì si è fatto più folto. C'erano infatti Corpo forestale dello Stato, in campo già da Montesilvano, polizia (sul posto anche il questo Paolo Passamonti) e Capitaneria di Porto, con il supporto del personale veterinario della Asl. Quando è stato localizzato, nascosto tra i trabocchi e dopo un altro bagno, il cinghiale è stato anestetizzato con un fucile e sistemato a bordo di un mezzo della Forestale ma era talmente agitato che ha spaccato una cassa di legno. E’ stato legato e, una volta placato, è stato visitato da un veterinario. Considerate le sue condizioni e visto che la zampa era uscita dall'articolazione si è deciso di sopprimerlo. La carcassa è stata trasportata all'Istituto Zooprofilattico di Teramo, dove sarà sottoposta agli accertamenti. Al termine di questa inusuale caccia al cinghiale il personale della Forestale, coordinato da Annamaria Angelozzi, aiuta a leggere quanto accaduto ieri. «E’ un po’ strano che questi animali arrivino fin qui», spiega Angelozzi, «ma nell'ultimo anno la loro presenza è stata segnalata in zone sempre più basse, come Pianella e Spoltore, e in maniera sempre più frequente». «Oggi», ha concluso la responsabile provinciale della Lega anti vivisezione (Lav), Antonella Agostini, «c'è stato un errore gestionale macroscopico con un inutile morte di un animale».
 
GEA PRESS
14 GIUGNO 2014
 
Monza Brianza – I cani tolti dal balcone
Intervento dell'ENPA e della Polizia Provinciale

 
Cani detenuti nei balconi. Un problema ricorrente e che ha riguardato, in questo caso, anche una segnalazione pervenuta all’ufficio anti maltrattamenti dell’ENPA di Monza e Brianza. Due cani di piccola taglia che, ad avviso dei segnalanti, sarebbero stati detenuti con continuità in un balcone di Carate Brianza.
Secondo il proprietario, contattato dai volontari dell’ENPA, erano invece portati regolarmente in passeggiata oltre al fatto che l’accesso all’appartamento era consentito  da alcune finestre aperte. La segnalazione, però, veniva vagliata dall’ENPA con sopralluoghi attuati in giorni ed orari diversi. Il balcone, infatti, era visibile dalla pubblica via.
Si è quindi reso necessario intervenire in maniera definitiva per risolvere la situazione.
Il 10 giugno il responsabile del nucleo anti maltrattamento ENPA e due agenti della Polizia Provinciale si sono recati nuovamente presso l’abitazione. Nel corso del sopralluogo sarebbe così risultato che i due piccoli cani erano chiusi nel balcone sotto il sole.
La detenzione di cani sul balcone, anche se non espressamente menzionata, è da considerarsi, ad avviso di ENPA, come “non idonea” e non in linea con le esigenze fisiologiche ed etologiche degli animali. A tal proposito la Protezione Animali richiama quanto stabilito dalla(Legge Regionale 33/2009.
Dopo aver accertato che i cani erano sprovvisti sia di microchip che di libretto sanitario, è stata concordata con il proprietario la cessione definitiva degli animali che ora si trovano presso il canile intercomunale di Monza in via Buonarroti 52.
I due cagnolini sono un incrocio shih tzu, maschio e femmina di circa un anno e mezzo. Belli e docili, dopo i controlli veterinari non faticheranno a trovare una nuova famiglia.
ENPA ringrazia la Polizia provinciale di Monza e Brianza per la collaborazione.
 
QUOTIDIANO.NET
14 GIUGNO 2014
 
Trasporto degli animali vivi: controlli in tutta Italia e multe a tappeto
Su 917 veicoli verificati dalla Polizia Stradale, 535 sono stati individuati come fuori norma. Creature ammassate, malate, senza acqua da bere
 
Roma, 14 giugno 2014  - Si é concluso in questi giorni il lavoro della task force della Polizia Stradale di tutta Italia relativo al controllo sul trasporto degli animali vivi destinati alle tavole italiane. In tutto il territorio nazionale, le pattuglie della specialità della polizia di Stato hanno effettuato controlli sui veicoli per il trasporto di animali vivi verso i macelli. Dall'indagine è risultato che su 917 veicoli controllati, sono state accertate 535 violazioni di cui 110 relative alla normativa sul trasporto degli animali vivi, per l'ammontare totale di 100.969 euro.
Animali maltrattati e in pessime condizioni di salute. Questo lo scenario in cui ha agito la Polizia Stradale con controlli mirati su tutto il territorio Italiano. Il potenziamento dei controlli di legalità di tutta la filiera del trasporto animali per garantire la sicurezza alimentare e per accertare episodi di maltrattamento degli animali disposto dal ministero dell'Interno risponde a un'esigenza comunitaria oltre che nazionale. L'Unione Europea - già dal 2005 - ha tracciato delle linee guida in materia, invitando i Paesi appartenenti ad aderire al Regolamento 1/2005, entrato in applicazione dal 5 gennaio 2007, in cui sono definite le regole da rispettare per ridurre al minimo lo stress a cui sono sottoposti gli animali, riconosciuti nel trattato di Lisbona come esseri dotati di sensi e sensibilità.
L'attività di contrasto delle irregolarità nel campo della sicurezza stradale e della tutela della salute e del benessere degli animali è peraltro già oggetto di un protocollo d'intesa tra Ministeri dell'Interno e della Salute del 19 settembre 2011.
 
TRASPORTO EUROPA
14 GIUGNO 2014
 
Multe per 100mila euro nell'autotrasporto animali
La Polizia Stradale ha concluso una campagna nazionale di controlli su strada focalizzata sui veicoli pesanti che trasportano animali vivi. Su 917 automezzi fermati, gli agenti hanno rilevato 535 violazioni.

Questa volta, la paletta rossa della Polstrada si è sollevata davanti alla cabina dei camion specializzati nel trasporto di animali vivi, una specializzazione dell'autotrasporto che richiede allestimenti e competenze specifiche e che deve sottostare ad una normativa – di stampo comunitario – piuttosto complessa. Le pattuglie della Polstrada hanno fermato 917 automezzi, accertando ben 535 violazioni a varie norme, 110 delle quali riguardavano in modo particolare le norme su questo settore, trovando anche animali maltrattati e in cattive condizioni di salute. Gli agenti hanno elevato sanzioni per un totale di 100.969,75 euro.
© TrasportoEuropa
 
MONTAGNA TV
14 GIUGNO 2014
 
Cani nei rifugi alpini? Il vademecum del Cai

Pamela Calufetti

 
MILANO — Il Regolamento Generale Rifugi del Club Alpino Italiano vieta di introdurre qualsiasi animale nei rifugi, nella legge italiana non esiste però alcun divieto di far entrare i cani nei pubblici esercizi. Come risolvere la questione? Il Cai ha deciso di stilare alcune semplici regole in un piccolo vademecum per tutti, in particolare per i gestori delle strutture d’alta quota e i proprietari degli amici a quattro zampe.
Nel Regolamento Generale Rifugi del Club Alpino Italiano si legge che “[...]non si possono introdurre animali nei rifugi, salvo diverse disposizioni concordate tra Sezioni e Gestore. Resta comunque il divieto assoluto di accesso agli animali nei locali adibiti a pernottamento.” Per la legge italiana non esiste alcun divieto di far entrare i cani nei pubblici esercizi, con l’obbligo di condurli con guinzaglio e museruola. Tuttavia, il divieto d’accesso entra in vigore per tutti quei luoghi in cui vengono preparati o conservati alimenti.
Ai sensi di tale normativa gli animali possono accedere a qualunque luogo pubblico o esercizio pubblico, salvo che non venga segnalato il divieto con apposito cartello cui deve corrispondere un apposito certificato amministrativo rilasciato all’esercente dal Comune. Ciascun Comune ha comunque facoltà di manare a livello locale ordinanze sindacali o regolamenti ad hoc più o meno restrittivi.
Per risolvere la questione, il Cai ha stilato un piccolo vademecum in cui ha indicato le regole per il gestore del rifugio e per il proprietario del cane. Il gestore dovrà innanzitutto informarsi nel Comune ove è situata la struttura per verificare la presenza o meno di tali ordinanze restrittive riguardo l’accesso degli animali e inoltre concordare con la Sezione la posizione da tenere nei confronti dell’accesso degli animali.
Qualora sia concordato il divieto, il gestore dovrà comunicare e/o recepire apposito certificato amministrativo rilasciato dal Comune e apporre un cartello ove si specificano i riferimenti del diniego. Se invece gli animali sono ben accetti, non si apporrà alcun cartello di divieto o al massimo cartelli di benvenuto per gli amici a quattro zampe.
Al proprietario è ricordato che i cani sono condotti sotto la sua responsabilità e spetta a lui adottare gli accorgimenti necessari affinchè gli animali non sporchino o creino disturbo alcuno, con l’utilizzo, e necessario, di museruola e guinzaglio. Inoltre si consiglia di informarsi in precedenza presso il gestore del rifugio circa la possibilità di accesso alle strutture da parte degli amici a quattro zampe.
 
IL TIRRENO
14 GIUGNO 2014
 
Caccia: ecco il calendario degli ungulati
 
PISTOIA - È stata approvata dalla giunta provinciale la parte del calendario venatorio del capriolo, cervo e daino per la stagione venatoria 2014-2015. Per queste specie la caccia è organizzata secondo piani di prelievo, che pre-determinano la quota di animali che può essere abbattuta, in modo da tenere sotto controllo l'incremento naturale delle popolazioni e di contenerne l'impatto negativo sulle attività agricole e forestali. Come per l’anno precedente, la caccia selettiva del capriolo (soli maschi, giovani e adulti) viene anticipata al 15 giugno, con possibilità di abbattimento fino al 14 luglio; si riparte poi dal 16 agosto fino al 29 settembre, come negli ultimi anni. Femmine e piccoli del capriolo saranno cacciabili esclusivamente dal 1 gennaio al 15 marzo 2015; anche per il cervo maschio adulto c'è la conferma dei tempi dell’anno scorso dato che quest’anno non sarà possibile iniziare i piani prima del 1 ottobre. La durata del periodo di prelievo è importante per assicurare che il numero di capi previsto dal piano sia in gran parte realizzato ed evitare così che, soprattutto quando i mesi autunno-invernali sono caratterizzati da condizioni meteorologiche difficili e da ripetute nevicate (la caccia è vietata in queste condizioni), il numero di capi abbattuti sia molto inferiore al programmato e quindi insufficiente per controllare le popolazioni. La Provincia ricorda che la coesistenza della caccia con le altre attività all'aperto è assicurata dal puntuale rispetto delle norme di sicurezza, cui devono attenersi i cacciatori abilitati a queste specie.
 
QUOTIDIANO.NET
14 GIUGNO 2014
 
Kenya. Ucciso dai bracconieri Satao, il più vecchio elefante d'Africa
La notizia diramata da un'organizzazione animalista che ha affidato al mondo un commovente messaggio: "Riposa in pace, vecchio amico". Il corpo ritrovato senza zanne. Oramai la caccia ai pachidermi è un'emergenza in tutto il continente
 
Roma, 14 giugno 2014  - E' un giorno triste per l'Africa e per il mondo intero. E' stato ucciso uno dei più vecchi elefanti del continente africano, avvelenato dalle frecce dei bracconieri in una riserva del Kenya. La denuncia arriva da un'organizzazione per la protezione della fauna selvatica, che si definisce addolorata per la morte di un "vecchio amico".
Satao, questo il suo nome, circa 45 anni, noto per le sue enormi zanne, è stato ammazzato a maggio nella più grande riserva naturale di Tsavo nel sud-est del paese. I bracconieri assassini  hanno deturpato la testa del pachiderma per estrarne le zanne, ma gli ambientalisti che lo hanno seguito per anni sono stati in grado di identificarlo dalle sue orecchie.
Il corpo del grande elefante è stato ritrovato a giugno. Tsavo Trust, un'organizzazione che lavora per la conservazione della natura e degli animali, ha annunciato, "con profondo dolore" la morte di questo elefante, tra i più amati e tra i più monitorati d'Africa. "Riposa in pace, vecchio amico, ci mancherai".
"Questa scomparsa sottolinea l'organizzazione in un comunicato - avviene in un contesto in cui la caccia di questi animali è aumentata", a causa dell'avorio delle loro zanne "ambito dai bracconieri". Lo scorso venerdì CITES, l'organizzazione internazionale per la protezione delle specie in via di estinzione, ha pubblicato un rapporto che evidenzia il persistente rischio di scomparsa del più grande mammifero terrestre, proprio a causa di bracconaggio.
 
LA ZAMPA.IT
15 GIUGNO 2014
 
Kenya: i bracconieri hanno ucciso Satao, l’ elefante più vecchio d’Africa
Ne hanno deturpato la testa per estrarne le zanne, aveva circa 45 anni.

 
È scomparso uno dei più vecchi elefanti del continente africano, avvelenato dalle frecce dei bracconieri in una riserva del Kenya. La denuncia arriva da un’organizzazione per la protezione della fauna selvatica, che si definisce addolorata per la morte di un «vecchio amico». 
Satao, questo il suo nome, circa 45 anni, noto per le sue enormi zanne, è stato ucciso a maggio nella più grande riserva naturale di Tsavo nel sud-est del paese.  
I bracconieri hanno deturpato la testa del pachiderma per estrarne le zanne, ma gli ambientalisti che lo hanno seguito per anni sono stati in grado di identificarlo dalle sue orecchie. La carcassa dell’animale è stata ritrovata a giugno  Tsavo Trust, un’organizzazione che lavora per la conservazione della natura e degli animali, ha annunciato, «con profondo dolore» la morte di questo elefante, tra i più amati. «Riposa in pace, vecchio amico, ci mancherai» .«Questa scomparsa sottolinea l’organizzazione in un comunicato - avviene in un contesto in cui la caccia di questi animali è aumentata», a causa dell’avorio delle loro zanne «apprezzato dai bracconieri». 
Venerdì, CITES, l’organizzazione internazionale per la protezione delle specie in via di estinzione, ha pubblicato un rapporto che evidenzia il persistente rischio di scomparsa del più grande mammifero terrestre, proprio a causa di bracconaggio. 
 
LA NUOVA VENEZIA
15 GIUGNO 2014
 
Tre bassotti e un pastore uccisi da bocconi avvelenati

Rosario Padovano

 
PRAMAGGIORE (VE) Strage di cani uccisi con bocconi di carne avvelenati. Si tratta di tre bassotti e di un pastore tedesco. Indagano i carabinieri di Annone Veneto dopo la denuncia presentata nel pomeriggio di venerdì. Tutte le ipotesi sono al vaglio degli inquirenti. I cani possono aver infastidito qualche vicino di casa che li sentiva abbaiare. Oppure in zona c'è un maniaco che odia gli animali. Tutto è accaduto l'altro giorno, in due distinti episodi. Nell'arco di 100 metri abitano, infatti, il proprietario dei tre bassotti uccisi e quello del pastore tedesco. I bassotti sono sempre stati docili, a detta del padrone, per cui non si capisce il motivo di tale accanimento nei loro confronti. «Non hanno mai fatto del male nessuno», ha fatto mettere a verbale l'uomo, sconvolto per quanto accaduto, «e soprattutto non abbaiavano di notte, a meno che non si presentasse vicino all'abitazione un estraneo. Sono avvilito». Chi può aver fatto del male ai cani resta un mistero. Accanirsi poi contro cani di piccola taglia rende l'episodio ancora più odioso e amaro. I cani avevano un'ampia disponibilità di terreno su cui scorrazzare liberamente senza creare alcun fastidio a chicchessia. In possesso di un grande giardino, infatti, il loro proprietario da anni li aveva abituati a vivere liberi. L'altro giorno si è consumato il dramma. Il padrone ha recuperato il primo bassotto. Era ancora vivo. Ansimava e tremava. È riuscito, prima di morire, a espellere un boccone di carne. Mangiandolo si è procurato l'agonia che lo ha portato a morire. Preoccupato per questa morte assurda il proprietario è andato alla ricerca degli altri due cani. Li ha individuati quasi subito, ma erano già morti. «Non ci sono dubbi», è convinto il padrone dei cani avvelenati, «qualcuno ha teso loro un agguato in piena regola, facendo loro mangiare bocconi di carne avvelenata. Tra i denti degli altri due cani c'erano tracce simili a quelle recuperate dalla bocca del primo bassotto morto». Non è tutto. Prima di recarsi alla stazione dei carabinieri di Annone Veneto per formalizzare la denuncia, il proprietario dei cani è stato avvicinato da un conoscente, che gli ha raccontato la sua disavventura. Anche il suo cane, infatti, un pastore tedesco, era stato ucciso da un boccone di carne avvelenata. L’episodio risale a pochi giorni fa.
 
LEGGO.IT
14 GIUGNO 2014
 
Picchia il cane sotto gli occhi dei vicini,
che filmano tutto e lo fanno arrestare
 
di Simone Pierini
 
PECHINO - È stato ripreso mentre picchiava il suo cane con un bastone per dieci minuti consecutivi.
I vicini non sopportavano i soprusi subiti dal povero cocker spaniel di 3 anni, così hanno impugnato una telecamera e filmato la scena che immortala Qihui Zhai mentre bastona il piccolo animale domestico. Il cane cerca invano di nascondersi nella cuccia, ma l'uomo sembra divertirsi a colpirlo. Il video è stato consegnato alla polizia che ha provveduto ad arrestare il responsabile con l'accusa di violenza e crudeltà nei confronti degli animali.  Mookie, questo il nome del cagnolino, ha trovato una nuova casa dove vivrà sereno.
VIDEO
 
CILENTO NOTIZIE
15 GIUGNO 2014
 
Sala Consilina (Salerno) - I cani della vicina abbaiano, lui infastidito li spara col fucile
 
I cani della vicina abbaiano e il rumore lo infastidisce, e così lui, esasperato, li prende a fucilate anziché ricorrere ai tappi per le orecchie o provare a chiedere aiuto al proprietario, ha deciso d’imbracciare il fucile e sparare ai poveri animali. E' successo a Trinità di Sala Consilina (SA). Secondo il racconto della donna, riportato da Uno Tv Web, i suoi due pinscher durante la consueta passeggiata serale con il marito, sarebbero sfuggiti al loro controllo scappando nel giardino vicino. Una volta giunti lì hanno iniziato ad abbaiare.
Ma i rumori hanno subito infastidito il proprietario di casa, che ha imbracciato un fucile e iniziato a sparare contro i cani. I cani sono salvi, gli spari li hanno solo spaventati. Ma dell'uomo si è persa ogni traccia.
 
ESTENSE.COM
15 GIUGNO 2014
 
Denunciato per maltrattamento di animali
 
Prov. di Rovigo. Indagini partite dai carabinieri di Fiesso Umbertiano dopo la segnalazione di un cittadino
Acqua sporca, rimasugli di cibo, nessun riparo e tanta solitudine. Era questa la vita di un cane di razza meticcia di media taglia, lasciato in evidente stato di abbandono in una abitazione dismessa nell’aperta campagna di Pincara, in provincia di Rovigo. Il proprietario del cane, un quarantaduenne incensurato residente a Ferrara, è stato denunciato in stato di libertà per maltrattamento di animali. Si tratta di I.J.V.D., cittadino originario del Messico, residente Ferrara ma di fatto domiciliato a Solesino in provincia di Padova.
Le indagini erano partite dai carabinieri della dipendente stazione di Fiesso Umbertiano, dopo la segnalazione da parte di un cittadino. I militari operanti, partiti in direzione Pincara, erano giunti nel cortile dell’abitazione dismessa di via L. Ghirardini 395 per effettuare un sopralluogo e controllare le condizioni del cane. Che subito sono parse critiche: il cittadino extracomunitario deteneva per tutto l’arco della giornata, in evidente condizione di abbandono, il cane sprovvisto del recinto e degli idonei ripari, con le acque da beveraggio alquanto sporche e con dei rimasugli di cibo.
A conclusione delle indagini, ieri è scattata la denuncia in stato di libertà alla procura della repubblica di Rovigo. Per quanto riguarda quello che dovrebbe essere il migliore amico dell’uomo, invece, è stato prontamente recuperato dal personale incaricato del servizio veterinario dell’Ulss 18 di Rovigo. Inoltre è previsto il ripristino delle condizioni decorose del cortile, anche mediante la costruzione dell’apposito recinto da parte del proprietario.
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