luglio 2014
 

 
GAZZETTA DI MANTOVA
1 LUGLIO 2014
 
Cane chiuso in gabbia da cinque anni, gli animalisti lo salvano
Le guardie ecozoofile dell'Oipa di Mantova hanno una segnalazione di una famiglia che voleva sopprimere il proprio cane, Marley, un incrocio breton di taglia medio piccola, perché aggressivo. Ma quando sono andati sul posto hanno trovato uno scenario ben diverso: il cane era rinchiuso in una gabbia. Da cinque anni.
 
Vincenzo Corrado
 
MANTOVA. Volevano sopprimere il cane perché abbaiava ai gatti del vicino. Un altro caso surreale di insensibilità nei confronti degli animali si è verificato la settimana scorsa in un paese dell’Ostigliese.
Le guardie eco zoofile dell'Oipa di Mantova ricevono una segnalazione di una famiglia che vuole sopprimere il proprio cane, Marley, un incrocio breton di taglia medio piccola, perché aggressivo. Ma quando si dirigono sul posto, accompagnate da un educatore cinofilo, trovano uno scenario ben diverso.
Il cane, rinchiuso in un recinto da 5 anni, è visibilmente stressato dalla condizione inadeguata alla sua natura, ma non denota alcun segno di aggressività o patologie comportamentali che giustifichino la soppressione. Dopo alcune indagini, le guardie scoprono che la famiglia, esasperata dai continui litigi con la vicina di casa infastidita dai pianti di lamentela del cane rinchiuso, aveva provato a contattare il canile per liberarsi dell’animale.
Presi dalla disperazione, i padroni avevano pensato di chiamare il veterinario per informarsi su come fare per sopprimere il cane. Il veterinario ha informato la famiglia del povero Marley dell'illegalità della richiesta e ha subito allertato le guardie che sono intervenute immediatamente per evitare che la disperazione inducesse la famiglia a compiere chissà quale altro gesto folle.
Marley è stato visitato da un educatore cinofilo, il quale ha riscontrato che l'animale è molto affettuoso e bisognoso di attenzioni, traumatizzato dal troppo tempo passato rinchiuso da solo in una gabbia. Al momento Marley si trova in mano ai volontari dell’Oipa, sta seguendo un percorso di rieducazione […]
 
NEL CUORE.ORG
1 LUGLIO 2014
 
MASSA, LASCIA IL CANE DELLA SUA FIDANZATA AL SOLE PER VENDETTA
L'animale, legato davanti al canile, ora sta meglio
 
Lascia il cagnolino della fidanzata sotto il sole per vendetta dopo una lite. E' successo a Massa. Un 24enne ha deciso di abbandonare il quattrozampe, una decina di giorni fa, davanti al canile di Montepepe, legato ad uno dei pali dell'ingresso della struttura. Il meticcio di due anni ha trascorso almeno due lunghissime ore sotto il sole cocente, finché una delle volontarie, Fiorenza Ranieri, lo ha visto, soccorso e rifocillato. L'episodio, accaduto qualche giorno fa, trova spazio su "La Nazione".
L'accaduto è stato illustrato dal presidente del canile, Roberto Guelfi, e dalla vicecoordinatrice nazionale delle guardie zoofile: "Il cane era lì da alcune ore, in uno stato di disidratazione - hanno riferito i due responsabili -. Dopo circa due ore, poi, si è presentata al canile una ragazza in lacrime, cercando la bestiola e raccontando che il suo compagno, dopo una lite avuta poco prima con lei, per motivi non precisati, aveva deciso di vendicarsi 'parcheggiando' il cane davanti all'entrata del canile". Un gesto con cui il giovane senza cuore aveva tentato di colpire la fidanzata, molto legata al cagnetto.
Ancora i responsabili del rifugio: "La ragazza, all'inizio, si rifiutava di denunciare il giovane. Poi, solo dopo aver parlato con tutti noi, si è tranquillizzata, ha deciso di adottare il cane e di interrompere la relazione con l'altra persona".
"La giovane aveva chiesto inizialmente che le venisse consegnato il cane - ha fatto sapere Alessandra Margara, consulente legale del canile - ma non è stato possibile perché non ne era la legittima proprietaria. Adesso la situazione è decisamente più chiara. E' emerso anche come, già all'inizio della scorsa estate, ci fosse stato un precedente tentativo di disfarsi della bestiola, perchè ritenuta troppo 'rumorosa'. L'animale è adesso in condizioni stabili - ha aggiunto Margara -. Denunceremo sicuramente la persona per l'atto compiuto, perché questo è l'unico modo per combattere gli abbandoni".
Il 24enne massese rischia ora fino ad un anno di carcere ed un'ammenda che va da mille a diecimila euro.
 
ALTO ADIGE
1 LUGLIO 2014
 
Chiodi e spilli dentro i bocconi
 
MERANO (BZ) - Bocconi anti-cani, con dentro chiodi ed alcuni spilli, sono stati trovati in via San Floriano a Maia Bassa. L'odioso episodio è stato denunciato su Facebook dal Palabiliard Club che sostiene di essersi già rivolto agli inquirenti per segnalare il rinvenimento. Polizia e carabinieri sono già al lavoro per verificare chi possa essere il responsabile di quanto accaduto. Non risulta, per ora, che qualche animale sia stato vittima dei bocconi. Via San Floriano è una strada laterale di via Roma. È a Maia Bassa. Vi sono delle case di abitazione fra i frutteti. Solitamente è una strada molto frequentata dai proprietari dei cani: è pressoché priva di traffico e gli animali possono scorrazzare in tranquillità. Ma, evidentemente, a qualcuno danno fastidio. A tal punto che sono stati disseminati diversi bocconi lungo la strada e nei campi adiacenti. Qualcuno, incuriosito e soprattutto sospettoso, li ha raccolti. Ed è rimasto senza parole. All'interno dei bocconi ha trovato dei chiodi ed anche degli spilli. Le esche per i cani sono state raccolte, fotografate e quindi consegnate agli inquirenti che stanno verificando se all'interno dei bocconi vi sia anche del veleno. Del fatto è stato informato anche lo speciale ufficio che si cura degli animali in Provincia. Nei prossimi giorni se ne dovrebbe sapere qualcosa di più. La zona di Maia Bassa non è purtroppo nuova ad episodi anti-cani. Alla fine dello scorso anno un potente pesticida causò la morte, per avvelenamento, di Lapo, il cane che venne stroncato dopo alcune ore di indicibili dolori. A stabilirlo, con certezza, era stata l'autopsia effettuata da una dottoressa dell'istituto provinciale zooprofilattico. In occasione dell'avvelenamento di Lapo, un altro cane della stessa proprietaria era stato salvato per miracolo grazie al tempestivo intervento del veterinario della clinica di Borgo Andreina. Altri due cani, di stazza molto più robusta, erano stati salvati pur avendo gli stessi sintomi degli altri animali. Proprio sulla base di quanto è emerso dall'autopsia su Lapo - la morte è stata causata da un potente pesticida che dura diversi anni e che quindi costituisce grande pericolo per gli animali o per chi, bambini soprattutto, ne viene a contatto - la Provincia aveva dato incarico alla Guardia Forestale di effettuare tutti i controlli e le verifiche necessarie nella zona dove è avvenuto l'avvelenamento (si tratta di un frutteto, il cui accesso non è sbarrato, fra Maia Bassa e Sinigo a lato della pista ciclabile). Ora qualcuno è tornato in azione, e questa volta aggiungendo sistemi più cruenti rispetto al già terribile veleno.
 
GEA PRESS
1 LUGLIO 2014
 
Milano – Cucciolo di volpe salvato due volte
L'impegno del Centro di Recupero "La Fagiana" e l'appello della LIPU: basta consumo del territorio

 
Barcollante ed in evidente stato di disagio fisico. Così è stato trovato sabato mattina un cucciolo di volpe di circa cinque mesi di vita. Un cittadino, che si trovava a transitare lungo la strada, ha soccorso il povero animale dovendo però subito affrontare un  maldestro tentativo di fuga a cui è conseguito un tuffo nell’acqua di una risaia.
Il soccorritore, niente affatto scoraggiato, non lo ha lasciato solo neanche in questa volta ed è occorso nuovamente in suo aiuto.
Recuperato il piccolo animale è partita le segnalazione alla Polizia Provinciale e da qui al Centro Recupero Fauna Selvatica “La Fagiana” gestito dalla LIPU a Pontevecchio di Magenta (MI).
La Volpe è stata così ricoverata in stato di incoscienza e nulla faceva pensare in un suo miglioramento. I Veterinari della Lipu sono intervenuti rapidamente attivando il protocollo specifico previsto in questi casi. Già nella giornata di Domenica il cucciolo ha manifestato una prima ripresa. L’animale è risultato vittima di un forte trauma cranico senza però accusare ulteriori lesioni fisiche.
Grazie all’impegno della LIPU la piccola volpe è tornata a camminare e mangiare da sola; attende solo la libertà una volta ristabilita perfettamente. Per lei sarà messa a disposizione l’area di riabilitazione della Lipu all’interno del Parco del Ticino.
“Gli investimenti di giovani mammiferi sono purtroppo una consuetudine – riferisce a GeaPress Veronica Burresi, responsabile del Centro – la fitta rete stradale milanese frammenta le aree naturali e agricole dove vivono molte specie selvatiche  che rischiano la vita negli spostamenti, abbiamo quindi il dovere di guidare con attenzione anche per tutelare questi esseri viventi. Occorre inoltre pensare costantemente a quanto spazio abbiamo rubato alla Natura, impegnandoci per far sì che questo consumo di territorio abbia fine” .
 
GEA PRESS
3 LUGLIO  2014
 
Milano – Il cucciolo di volpe con il colpo di bastone in testa

  
Brutte notizie per il cucciolo di volpe ricoverato nel Centro di Recupero Fauna Selvatica “La Fagiana” gestito dalla LIPU a Pontevecchio di Magenta (MI). Si ricorderà come il piccolo animale era stato salvato due volte, grazie all’intervento di un cittadino. Dalla strada, nel primo caso, e poi dal tuffo in una risaia (vedi articolo GeaPress ).
Un ulteriore esame voluto dai Veterinari del Centro ha ora messo in evidenza come il trauma cranico sia più grave di quanto in un primo momento  pensato. Un fatto che, unitamente allo stato di deperimento, mette a rischio i tempi di un breve ritorno in natura.
Per la LIPU è improbabile che un trauma così serio sia stato causato da un investimento. In questo caso, considerata l’entità della ferita, doveva almeno essere probabile la presenza di una o più frattura. Cosa che invece è decisamente esclusa.
La volpe, secondo la LIPU, potrebbe avere ricevuto un forte colpo in testa in uno degli orti della zona. Intontita, si è poi spostata fino al ciglio della strada, ove  è stata notata dal cittadino che ha avvisato la Polizia Provinciale e la LIPU.
Potrebbe dunque trattarsi di un atto volontario, causato da un colpo di bastone o qualche attrezzo. Abitudine, questa, che secondo la LIPU è diffusa nel territorio.  Il piccolo animale è ora accudito nel Centro di Recupero “La Fagiana” ed i tempi di riabilitazione saranno sicuramente più lunghi del previsto.
 
PRIMA DA NOI
1 LUGLIO 2014
 
Teramo. Scontro frontale con furgone: muore donna ed il suo cane
Tragedia a Teramo nel pomeriggio. Forse un riflesso abbagliante la causa del sinistro
 
TERAMO.  Una donna e il suo cane sono morti sul colpo in un incidente stradale avvenuto nel tardo pomeriggio nella zona industriale di Sant'Atto.
Maddalena Di Francesco, 77 anni di Teramo, era alla guida della sua Fiat Cinquecento che in prossimità di un incrocio, forse perché abbagliata dal sole, non si è accorta del sopraggiungere dal suo lato sinistro di un furgone che ha travolto la macchina.
I due mezzi hanno finito la loro corsa una ventina di metri oltre, nel cortile antistante un'azienda, contro due piante di grosso fusto.
La donna è deceduta sul colpo, mentre il cane di piccola taglia che sembra viaggiasse con lei, è stato sbalzato dall'abitacolo e nella caduta sulla strada è stato investito e ucciso da un'altra macchina che sopraggiungeva in senso opposto.
Il conducente del furgone, un 56enne di Teramo, è stato soccorso dal 118 e trasferito in ospedale a Teramo, ma le sue condizioni non sono gravi. Sul posto per i rilievi i carabinieri della stazione di San Nicolò a Tordino e i vigili urbani di Teramo.
 
LUGLIO 2014
 
Tragedia sulla strada
 
di Antonella Formisani
 
TERAMO - Probabilmente non ha visto il furgone che percorreva il lungo rettilineo nella zona industriale di Sant’Atto. Forse il sole al tramonto l’ha abbagliata. Così è morta Maddalena Di Francesco, casalinga 77enne di Villa Schiavoni di Nepezzano. E con lei è morto il suo fido cagnolino. La donna era a bordo della sua vecchia Cinquecento, insieme al Jack Russel terrier, e probabilmente stava tornando a casa: percorreva una traversa del lungo rettilineo - parallelo alla statale 80 - che taglia a metà la zona industriale alle porte di Teramo. Erano le 17,12 e proprio all’incrocio la piccola utilitaria è andata a sbattere con il Fort Transit che procedeva verso est. L’impatto è stato terribile: il furgone ha trascinato la piccola 500 per una decina di metri. La corsa dei due mezzi è finita in un’area verde proprio davanti alla fabbrica Sea: il furgone si è schiantato contro un albero. Immediato l’intervento del 118, che è arrivato sul posto con due ambulanze. I soccorritori della centrale hanno chiamato anche i vigili del fuoco per estrarre la donna dalle lamiere. Ma prima che arrivassero questi ultimi ce l’hanno fatta da soli e mentre tentavano di rianimarla le hanno fatto un elettrocardiogramma, che ha confermato l’asistolia, cioè che il cuore era fermo. A pochi metri dalla donna, sull’asfalto,il suo cagnolino sbalzato fuori dall’utilitaria per la violenza dell’urto - l’auto non era dotata della retina specifica per il trasporto degli animali - morto anche lui sul colpo. L’uomo alla guida del furgone, che trasportava un quad, I.C., artigiano di Canzano di 56 anni, è stato trasportato in ospedale dall’ambulanza della Croce bianca per un trauma al rachide cervicale. L’ambulanza della centrale ha invece trasportato all’obitorio del Mazzini Maddalena Di Francesco e qui la figlia ha proceduto al suo riconoscimento. Il sostituto procuratore di turno, Greta Aloisi, dovrà ora decidere se disporre l’autopsia, altrimenti darà l’autorizzazione alla sepoltura. La probabile causa della morte è comunque un forte trauma cranico. La vecchia auto azzurra si è infatti accartocciata su se stessa, con danni soprattutto sul lato del guidatore. Sul posto sono intervenuti i carabinieri per i rilievi: sono loro che stanno ricostruendo la dinamica dell’incidente. In supporto sono anche arrivati i vigili urbani e il servizio veterinario che si è occupato della rimozione del corpo del cane.
 
NEL CUORE.ORG
1 LUGLIO 2014
 
RIMINI, CON 3 OTARIE IL DELFINARIO RIAPRE COME SPETTACOLO VIAGGIANTE
Blitz amministrativo del sindaco, Andrea Gnassi
 
Nonostante lo stop dal ministero dell'Ambiente che lo ha giudicato "non idoneo alla concessione della licenza di giardino zoologico" il Delfinario di Rimini per l'estate 2014 potrà aprire al pubblico. Ad assumersi la responsabilità della decisione è stato il sindaco, Andrea Gnassi (Pd), che ha firmato un'autorizzazione ai gestori dell'impresa per "attività temporanea di spettacolo viaggiante" nella struttura sul Lungomare. A settembre il Delfinario della città romagnola era dato per spacciato, dopo il sequestro giudiziario dei quattro delfini reclusi da parte del Corpo Forestale a seguito di controlli che hanno portato alla conclusione che all'interno della struttura gli animali venivano maltrattati. Con il decreto del ministero dell'Ambiente firmato nelle scorse settimane, in risposta a una formale richiesta delle associazioni animaliste, sembrava posta la parola "fine" al tentativo di riaprire il Delfinario. Ma dare la concessione per "spettacolo viaggiante" rientra nei poteri del Comune e Gnassi ne ha approfittato. "Gli uffici del Comune di Rimini, dopo aver acquisito gli obbligatori nulla osta da parte dell'Asl e della Commissione di Vigilanza - si legge in una nota -, hanno rilasciato, sulla base delle indicazioni delle leggi in materia, l'autorizzazione all'ospitalità per 3 esemplari di Otarie (Arctocephalus pusillus pusillus), specie animale non protetta da Convenzione Cites (a differenza della specie precedentemente ospitata dalla struttura)". Il comune di Rimini "vigilerà per tutto il periodo dell'autorizzazione temporanea affinché le condizioni della struttura e della salute degli animali rispondano ai requisiti indicati da leggi e norme specifiche".
 
NEL CUORE.ORG
1 LUGLIO 2014
 
VENETO, IL "NO" DEL MINISTERO: "NON SPOSTATE I LUPI DALLA LESSINIA"
Non accolta la richiesta dell'assessore regionale
 
Non ci sono le condizioni per spostare i lupi dalla Lessinia. Così ha risposto il ministero dell'Ambiente alla Regione Veneto che aveva prospettato questa possibilità dopo i problemi evidenziati dalle amministrazioni locali per la presenza di questi animali nell'area montana veronese. Lo comunica l'assessore regionale alla Caccia, Daniele Stival, che ha ricevuto dalla Direzione generale per la protezione della natura e del mare del ministero dell'Ambiente una risposta negativa alla richiesta in questo senso inviata lo scorso aprile. ''Il ministero - fa presente Stival - al fine di poter fornire una risposta esaustiva al quesito posto, si è rivolto all'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) per avere un parere, in considerazione del grado di protezione di cui gode il lupo in ambito nazionale e comunitario. Nel suo parere, l'Ispra fa una sintesi relativamente alla situazione del lupo in Italia ed entrando nello specifico della prospettata traslocazione degli esemplari presenti in Lessinia elenca i motivi per cui tale intervento risulta impraticabile''.
 
COSE DI CASA
1 LUGLIO 2014
 
Al mare con il cane
Il piacere di rinfrescarsi, nuotare e giocare con l'acqua è unico: magari proprio in una delle spiagge dedicate agli amici a quattro zampe.
 
I cani adorano fare il bagno e tuffarsi in mare, nel lago o in un fiume (mentre detestano fare il bagnetto dal toelettatore!): il rapporto con l’acqua è spontaneo e naturale anche se ci sono razze più o meno predisposte. È importante, però, abituarli gradualmente in occasione dei primi bagni (che sia cucciolo o adulto) senza forzature che potrebbero causare shock e traumi e prendendo le dovute precauzioni. Anche stare in spiaggia con il proprio amico a quattro zampe è un’esperienza piacevole e divertente ma anche impegnativa: è importante rispettare le regole stabilite dai gestori dell’impianto balneare e, al medesimo tempo, prestare attenzione al benessere del cane.
Il bagno: all’inizio con cautela
Al primo approccio è bene portare il cane a fare il bagno in un luogo tranquillo dove non ci siano confusione e altri cani che potrebbero innervosirlo e agitarlo. Se possibile, è meglio entrare con lui in una zona dove l’acqua sia bassa, non fredda e dove la profondità aumenti gradatamente e, quando il cane comincia a bagnarsi le zampe, lodarlo con coccole e complimenti. Quindi percorrere a piccoli passi un breve tratto sempre più al largo, fino a quando non toccherà più con le zampe e sarà costretto a nuotare. I primi tempi evitare di fare bagni troppo lunghi e tenere il cane con un guinzaglio lungo senza mai lasciarlo libero fino a quando non si è certi che sia autonomo e responsabile: se il cane, infatti, si allontana troppo e non risponde ai richiami potrebbe essere difficile recuperarlo. Se non si è tranquilli e il cane è ai primi approcci con l’acqua meglio equipaggiarlo con un giubbotto di salvataggio per cani: in questo modo si potrà guidarlo e farlo sentire più al sicuro. Un consiglio utile è quello di portare con sé almeno un paio dei suoi giocattoli preferiti come una pallina: questo sia per stimolarlo a entrare in acqua lanciandolo e facendolo riprendere, sia per avere un oggetto che attiri la sua attenzione per tornare a riva nel caso si allontanasse troppo In ogni caso, non bisogna forzare o costringere il cane a entrare in acqua se non vuole, non mettergli la testa sotto per non intimorirlo, non entrare con il mare mosso e le onde o forti correnti marine.
Le razze che lo preferiscono
Le razze definite “acquatiche” sono l’American Water Spaniel, il Barbet, il Cao de Agua Portugues, L’Irish Water Spaniel, il Lagotto Romagnolo, il Perro de Agua Espanol e lo Spaniel Olandese. Altre che amano incredibilmente l’acqua e si fatica a tenerle lontano dal mare: Labrador Retriever, Golden Retriever, Terranova. I terranova, in particolare, per istinto si gettano in acqua: una naturale predisposizione che ha fatto di loro i “cani bagnino” ideali, addestrati per il soccorso e il salvataggio in mare. Le razze strutturalmente inadatte al nuoto sono il Bulldog e il Basset Hound che in acqua faticano a respirare a causa del torace largo e delle zampe corte.
Attenzione al sole
Ci sono alcune regole che valgono per gli uomini e altre che servono a rendere piacevole il soggiorno in spiaggia del nostro cane.
Per evitare spiacevoli discussioni bisogna far fare i bisogni al cane prima di accedere alla spiaggia e riportarlo nello spazio apposito almeno ogni ora.
Mai dare da mangiare al cane prima di andare in spiaggia per evitare possibili congestioni: è importante che il cane entri in acqua cinque o sei ore dopo il pasto.
Evitare di portare il cane in spiaggia nelle ore più calde: il riflesso della sole in acqua può irritare gli occhi e arrossare la pelle. Preferire il mattino presto o il tardo pomeriggio.
Se non si è in una spiaggia attrezzata, munirsi di ombrellone per ripararlo dal caldo e dal sole e, in ogni caso, ogni due ore portarlo a fare una passeggiata al riparo dal sole. Portare con sé una ciotola per l’acqua dolce da bere.
Per le zone maggiormente delicate della pelle dei cagnolini, come le orecchie e la pancia, utilizzare un’apposita crema solare.
Se il cane dovesse ingerire acqua di mare mentre nuota o gioca portarlo subito a fare i bisogni: l’acqua di mare ha un effetto purgante quasi immediato. Attenzione anche alla sabbia: se ingerita può causare un blocco intestinale.
Terminata la giornata in spiaggia (se possibile prima di andare a casa) sciacquare abbondantemente il cane con acqua dolce (il sale può causare dermatiti e seccare il pelo) e verificare che l’interno delle orecchie sia ben asciutto.
Le spiagge, sì ma dove?
L’Italia, rispetto ad altri Paesi Europei, purtroppo non vanta certo il primato del maggior numero di spiagge accessibili ai cani. Inoltre per essere definita tale una spiaggia per cani non deve solo garantire l’accesso ma anche servizi dedicati e spazi delimitati da recinzioni in modo che i nostri animali possano giocare liberamente. Premettendo che, prima di prenotare, è meglio verificare che non ci siano stati cambiamenti (le spiagge cambiano di anno in anno), ecco quindi dove si può andare in tutta tranquillità sapendo di essere i benvenuti.
SARDEGNA:
Sant’Antioco (Cagliari): spiaggia Is Prunis
Cagliari: località Poetto
Santa Teresa di Gallura (Oristano): spiaggia di Porto Quadro
PUGLIA:
Vieste sul Gargano (Foggia): Fantasy Beach
TOSCANA:
Pisa: spiaggia località Calambrone.
Marina di Cecina (Pisa): spiaggia Bau Bau Beach
Livorno: lungomare Ardenza.
Orbetello (Grosseto): spiaggia di Giannella in località Bocche d’Albegna; spiaggia di Feniglia in località il Caravaggio
Antignano (Livorno)
Piombino (Livorno): golfo di Baratti
Perelli (Livorno): tratto dal Porto di Torre del sale verso Follonica
Marina di Grosseto (Grosseto): tratto in direzione Castiglione della Pescaia
Rosignano Solvay (Livorno)
Forte dei Marmi (Lucca): Bagno Flavio
LAZIO:
Maccarese (Roma): Baubeach
MARCHE:
Fano (Pesaro – Urbino): Animalido, zona Arzilla
Porto Recanati (Macerata): a nord della foce del torrente Fiumarella
Recanati (Macerata): spiaggia Potenza (sul lato destro del Fiume Potenza)
Civitanova Marche (Macerata): stabilimento balneare Cristallo, lungomare Piermanni
Civitanova Marche (Macerata): stabilimento balneare Gigetta
Civitanova Marche (Macerata): spiaggia Libera “Amici di Fido”, lungomare Piermanni
Grottammare (Ascoli Piceno): sul lungomare de Gasperi
ABRUZZO:
Ortona a mare (Chieti): lido Ripari di Giobbe
Giulianova (TE) Unica Beach
EMILIA ROMAGNA:
Ferrara: lido di Spina
Rimini: stabilimento balneare Bagno 81, lungomare Tintori
Rimini: Bagno 150 Silvano – Miramare di Rimini
Rimini: centro stabilimento balneare Bagno 33
Rimini: Viserba Bagno 31
Rimini: Bagno Kauai, lungomare Tintori
San Mauro Pascoli (Ravenna): Bau Bau Beach
Provincia di Ravenna: spiaggia Casalborsetti e sempre a Casalborsetti: Lido Over Beach
LIGURIA:
Genova: Vesima
Alassio (Savona): Bagni “La vedetta”
Albisola (Savona): Bau Bau Village
Laigueglia (Savona): Bagni Capo Mele
Ospedaletti (Imperia)
Ventimiglia (Imperia): spiaggia vicino alla foce del fiume Roja, alla fine del Lungo Roja Girolamo Rossi
Pietra Ligure (Savona): zona di levante
In Liguria inoltre Ceriale, Finale Ligure, Pietra, Noli, Loano, Laigueglia, Alassio ed Albisola mare (tutte in provincia di Savona)
VENETO:
Eraclea mare (Venezia): Laguna del Mort
Bibione (Venezia): da via Faro a via Procione
Bibione (Venezia): spiaggia di Pluto
Porto di Lugugnana (Venezia): spiaggia di Brussa
SICILIA:
Spiaggia Libera Bau Bau Beach Priolo, lungomare Priolo, Priolo Gargallo (provincia di Siracusa)
Casa malerba, contrada Facciomare-Malerba, Palma Di Montechiaro (provincia di Agrigento)
CALABRIA:
Lido Calypso yey, via Nazionale 775, Bocale Secondo (Reggio Calabria)
Servizi a portata di smartphone
Anche in occasione dell’estate 2014 è disponibile gratuitamente per smartphone e tablet l’App Amici che permette di organizzare la perfetta vacanza a 4 zampe e di avere a portata di mano più di 6.500 strutture e servizi Pet Friendly su tutto il territorio italiano. Uno strumento indispensabile per vivere in serenità le vacanze e il tempo libero. Grazie alla nuova funzionalità Amici Advisor l’app permette di lasciare un commento e leggere le opinioni degli altri utenti sulle strutture di ricezione turistica e di tempo libero. È inoltre possibile aggiungere le proprie foto e dare un voto alla struttura visitata. Attraverso l’app è anche possibile registrarsi ad Amici di Crocchetta il programma che consente di dare una zampa a un cane o un gatto bisognoso. Basterà registrarsi fino al 30 settembre 2014 per regalare un pasto Royal Canin agli ospiti dei canili e gattili selezionati da Amici Onlus*, dando così un aiuto concreto ai cani e ai gatti che sono ospiti nei rifugi. Info www.amici.it – www.royalcanin.it
Dog sitter per tutti
In vista delle prossime vacanze estive, chi non può portare con sé il proprio cane, né vuole metterlo in pensione e non può chiedere a familiari ed amici di prendersene cura può chiedere al web. Dal 2013, è attiva in Italia Bibulu, la prima e più grande Pet community europea (oltre 40.000 iscritti) che mette in contatto i proprietari di cani con gli amanti degli animali che offrono la loro disponibilità per prendersene cura nella propria casa e a prezzi vantaggiosi. L’iscrizione al servizio è gratuita e l’accesso è semplice: è sufficiente, registrarsi al sito bibulu.com e scegliere il Dog Host tra quelli presenti nella propria città sulla base del profilo, delle foto e soprattutto delle recensioni lasciate dai precedenti utenti. Grazie a Bibulu, inoltre, i proprietari possono contare per tutta la durata della permanenza del proprio cane presso il Dog Host sull’assistenza veterinaria gratuita in caso di emergenza e sul supporto dello staff a disposizione 7 giorni su 7. 
 
TISCALI
1 LUGLIO 2014
 
Papa Francesco ha sbagliato nome: il rapporto di Bergoglio con gli animali è del tutto deludente
 
OSCAR GRAZIOLI
 
Con tutta la deferenza che il caso, e la persona, richiederebbero (poi spiego il condizionale), ho la netta impressione che l’attuale Papa abbia completamente sbagliato nome. Ha voluto fregiarsi del nome di Francesco, forse il santo più caro, non solo ai credenti, ma anche alle persone che, come me, credono che Gesù Cristo sia stato un uomo e nulla più, la cui vita peraltro è molto controversa, visto che le fonti storiche sono pochissime se si tralascia ovviamente quelli che il grande Fabrizio definiva l’Ufficio Stampa della religione cristiana, ovvero i Vangeli.
Personalmente non sono un appassionato di Dario Fo, tutt’altro, ma devo riconoscere che, capitato per caso su Rai1 poche sere fa, sono rimasto rapito dal racconto che ha fatto della vita di frate Francesco, con una smisurata capacità di affabulazione, di grande senso dell’ironia, ma anche di vero amore che il premio Nobel deve avere nei confronti del poverello di Assisi che spese gran parte della sua vita nella difesa dei poveri, degli ultimi, dei perdenti e nel rispetto per tutte le figure del creato, quindi anche degli animali.
E’ancora oggi commovente l’episodio della predica agli uccelli che Dario Fo ha reso con straordinaria coloritura. "Andando il beato Francesco verso Bevagna, predicò a molti uccelli; e quelli esultanti stendevano i colli, protendevano le ali, aprivano i becchi, gli toccavano la tunica; e tutto ciò vedevano i compagni in attesa di lui sulla via."
Il rapporto di Papa Bergoglio con gli animali è stato sin qui del tutto deludente. Pochi giorni fa il pontefice si lamentava della scarsa natalità delle coppie sposate e “gettava la croce” su chi ostentava amore nei confronti di cani e gatti, quasi fossero succedanei dei figli. Ho già scritto che se due persone (sposate o meno per me non fa alcuna differenza) decidono di non mettere al mondo figli, li capisco perfettamente. Partorire creature nel mondo di oggi ci vuole o una grande stabilità economica o un grande coraggio o una colpevole temerarietà e credo che molti, siano i figli “capitati per incidente”.
Ieri l’altro rispondendo alla domanda di una giornalista Papa Bergoglio ha affermato: “L'altro giorno leggevo una statistica sui criteri di spesa della popolazione a livello mondiale. Dopo alimentazione, vestiti e medicine, tre voci necessarie, seguono la cosmetica e le spese per animali domestici". Tutto questo, sempre per rampognare chi non mette al mondo figli ma spende i soldi in cibo, vestiti e, figuriamoci se potevano mancare, in cure per gli animali domestici”.
Francamente comincia un po’ a infastidirmi questo bersaglio a senso unico, proprio per un pontefice che ha scelto il nome di Francesco. Sarebbe bene ricordargli che questi “fratelli minori” li ha sempre creati quel Dio di cui il Papa è emanazione fisica sulla terra e che si tratta di creature che non hanno molto a che spartire con le cravatte, le scarpe e le cremine per la cellulite. Se nessuno osa farlo, lo faccio io e qui sta il senso di quel condizionale. Deferenza sì, ma non acritica venerazione.
 
IL MESSAGGERO
2 LUGLIO 2014
 
Papa Francesco, gli animali e il degrado culturale
La crisi economica è una delle cause della denatalità che “non dipende solo da una deriva culturale improntata all’egoismo e all’edonismo“.
 
Lo ha detto Papa Francesco in una bella intervista al Messaggero di qualche giorno fa.
Secondo il Papa, l’elevata spesa per animali domestici è “un altro fenomeno di degrado culturale. Questo perché il rapporto affettivo con gli animali è più facile, maggiormente programmabile. Un animale non è libero, mentre avere un figlio è una cosa complessa”.
Mi permetto di contestare un grande Papa che porta il nome di un grande Santo che accolse gli animali come fratelli e sorelle.
Per molti di noi che con gli animali condividono la vita, il rapporto affettivo non è certo più facile. Anzi.
Dobbiamo spogliarci del nostro antropocentrismo per capire e farci capire.
Dobbiamo far ricorso a quel che resta della nostra animalità per spegnere il linguaggio e davvero metterci in contatto con loro.
Dobbiamo prenderci cura di loro come essere viventi, esseri del Creato, esseri di Dio. E spesso loro sono solo “gli ultimi” di cui nessuno vuole occuparsi.
Forse il Papa e la Chiesa dovrebbero rinunciare all’antropocentrismo su cui si fonda l’umanità e il dominio degli uomini sulla natura e gli animali.
Solo così capirebbero che il legame con loro non rimpiazza quello con i figli. Semmai lo affianca.
Forse il Papa non dovrebbe parlare solo di spesa per gli “animali domestici” quando si riferisce alla crisi economica.
Il vero scandalo, il vero dolore è quell’interesse economico legato alla fabbrica mondiale della carne che, quello sì davvero affama il mondo. Affama i più poveri. E causa la morte di migliaia di bambini che sì, sono nati, ma solo per morire nei primi anni.
Secondo dati della FAO, oltre un miliardo di individui nel mondo, un sesto dell’umanità, soffre la fame. Mentre queste persone non hanno cibo a sufficienza, un altro miliardo consuma carne in maniera smodata.
L’attuale disponibilità di derrate alimentari potrebbe consentire a tutti gli abitanti del pianeta di assumere un numero sufficiente di calorie, proteine e altri nutrienti necessari.
Le produzioni attuali di cereali e legumi sarebbero sufficienti a sfamare tutti, se non servissero a nutrire gli animali che poi solo una parte dell’umanità potrà mangiare. Condannando l’altra a morire di fame.
Se smettessimo di mangiare animali, se smettessimo di coltivare campi infiniti per sostenere la fabbrica della carne, se rispettassimo il diritto di vivere di queste creature, forse non ci saranno più distinzioni fra domestici e non domestici. Animali e animali-umani.
Forse impareremo a condividere il pianeta con tutti gli animali che lo abitano. Oltre ogni specismo.
Forse impareremo a camminare assieme a loro proprio come facciamo con i nostri figli, i nostri vecchi, gli amici, coloro che hanno bisogno.
E quelle parole del Papa non avrebbero davvero più senso.
 
LEGGO
1 LUGLIO 2014
 
Impicca un cane davanti la scuola elementare:
bimbi sotto choc, caccia al responsabile
 
di Simone Nocentini
 
DUDLEY - I bambini della scuola elementare di Dudley, Inghilterra, difficilmente riusciranno a dimenticare la scena terribile alla quale hanno assistito.
Grande choc quando dalle finestre delle loro classi hanno visto un cane impiccato, che penzolava da un muro, senza vita.
Ora è caccia al mostro che ha compiuto un gesto così insano, terribile. L'esecuzione è avvenuta con una catena di metallo, legata ad una ringhiera, situata a qualche metro di altezza dal marciapiede.  L'animale non era in possesso di microchip identificativo e aveva circo due anni di vita.  Dure le parole dell'ispettore della polizia, Dave McCartney: "Anche se non conosciamo tutti i dettagli di questo orribile gesto, possiamo affermare che questo cane ha sofferto prima di morire. Dobbiamo trovare assolutamente il responsabile della sua morte", conclude.
FOTO
 
LEGGO
1 LUGLIO 2014
 
Kendall, la cheerleader che uccide gli animali:
sul web una petizione per 'bannarla'
 
DALLAS - La comunità del web si scaglia contro Kendall Jones, una giovanissima cheerleader texana diventata famosa per essere un'abile cacciatrice. La ragazza 19enne ha suscitato indignazione su Facebook dopo aver pubblicato le foto di se stessa in posa con gli animali che aveva ucciso in Africa. Gli animalisti hanno avviato una petizione su internet per 'bannarla' dal social network. Decine di migliaia le persone che hanno firmato una petizione per ottenere la rimozione delle foto.
La ragazza spesso va in giro con una troupe per documentare le sue avventure e mostrare i trofei di caccia.
FOTO
 
IL SECOLO XIX
2 LUGLIO 2014
 
Caccia animali in via d’estinzione, una petizione per farla bannare da Facebook
 
Caccia grossa e animalismo non sono mai andati a braccetto, tanto meno sul web e quando gli animali sono in via di estinzione. Non sono teneri gli utenti di Facebook nei confronti di Kendall Jones al punto di chiedere al sito di bannarla: la 19enne texana è diventata celebre in Rete per le foto postate, dove la sua bellezza di cheerleader è immortalata in mezzo ai corpi di animali uccisi, come fossero trofei.
Da quando ha tredici anni la ragazza pratica caccia grossa in Africa ma questa sua passione non l’ha esentata dalle molte critiche per le foto, anche crude, postate su una sua pagina personale .
Foto che raccolgono commenti negativi di animalisti e commenti positivi dei fan della caccia: ma i detrattori sono la maggior parte al punto che una petizione ha già la raggiunto le 40 mila firme per invitare Facebook a chiudere per sempre la pagina della giovane cacciatrice .
 
GREEN STYLE
1 LUGLIO 2014
 
Test cosmetici sugli animali: cade l’obbligo in Cina
 
Arrivano i primi segnali di cambiamento in Cina sul tema dei test cosmetici sugli animali: cade infatti l’obbligo di sperimentazione per i prodotti immessi in commercio. Questo non significa che i test cosmetici siano stati completamente banditi – come avviene oggi in Europa, India, Brasile e Israele – ma si tratta comunque di un passo importante in una nazione dove, raramente, i diritti degli animali sono presi in considerazione. Dal prossimo lunedì, così come deciso dall’autorità cinese per la gestione del farmaco, non saranno più obbligatori i test sugli animali da laboratorio per tutti quei prodotti dedicati alla bellezza e alla cura del corpo, come creme, shampoo, saponi e trucchi. In alternativa, le società produttrici potranno avvalersi di altri dati, come l’analisi tossicologica in una cultura di tessuto in vitro. La nuova norma non si applica però per i prodotti d’importazione o per i ritrovati dall’uso speciale o dall’alto potenziale allergenico, come le tinte per capelli e i protettori solari. La decisione è stata accolta con grande soddisfazione dalle associazioni animaliste che, da diversi anni, chiedono al governo centrale una maggiore attenzione sulle sorti degli animali da laboratorio. La scorsa domenica oltre 50 attivisti si sono riuniti nelle strade di Dalian, una cittadina nella provincia di Liaoning, per celebrare le nuove norme, tutti con simpatici cappelli con orecchie di coniglio. Grande gioia anche dalle associazioni internazionali che operano sul territorio, così come Troy Seidle di Humane Society International sottolinea: È una partenza importante. È la prima volta che abbiamo visto un obbligo ai test animali rimosso dalla normativa cinese sui cosmetici. Sebbene sia molto difficile, almeno in un primo momento, che la gran parte delle aziende locali di trucchi e affini smetta improvvisamente di far ricorso alla sperimentazione animale, la scelta garantisce la nascita di un nuovo mercato, orientato ai consumatori più sensibili. L’obiettivo è quello di raggiungere nei prossimi anni, così come avviene in altre parti del globo, il divieto totale a tali test cosmetici, per una protezione totale delle specie coinvolte.
 
NEL CUORE.ORG
1 LUGLIO 2014
 
TEST DEI COSMETICI SUGLI ANIMALI, CADE L'OBBLIGO IN CINA DA LUNEDI'
Lo ha deciso l'autorità per la gestione del farmaco
 
I primi segnali di cambiamento arrivano anche in Cina, almeno sul tema dei test cosmetici sugli animali. E' caduto, infatti, l'obbligo di sperimentazione per i prodotti immessi in commercio. Ciò non significa che i test cosmetici siano stati completamente vietati – come accade oggi in Europa, India, Brasile e Israele – ma si tratta comunque di un passo importante in una nazione dove, difficilmente, i diritti degli animali vengono difesi a dovere.
Da lunedì prossimo, così come deciso dall'autorità cinese per la gestione del farmaco - riferisce greenstyle.it - non saranno più obbligatori i test sugli animali da laboratorio per tutti i prodotti dedicati alla bellezza e alla cura del corpo, come creme, shampoo, saponi e trucchi. In alternativa, le società produttrici potranno basarsi su altri dati, come l'analisi tossicologica in una cultura di tessuto in vitro. La nuova regola non si applica, però, per i prodotti d'importazione o per i ritrovati dall'uso speciale o dall'alto potenziale allergenico, come le tinte per capelli e i protettori solari.
La decisione è stata accolta molto positivamente dalle associazioni animaliste che, da diversi anni, chiedono al governo centrale una maggiore attenzione sulle sorti degli animali da laboratorio. E Troy Seidle di Humane Society International ha commentato: "E' una partenza importante. E' la prima volta che abbiamo visto un obbligo ai test animali rimosso dalla normativa cinese sui cosmetici".
 
GIORNALETTISMO
1 LUGLIO 2014
 
Il video dell’uomo che salva un cane dall’affogamento
 
Liveleak ci presenta un video girato in Brasile che ha per protagonista un uomo pronto a sfidare un’inondazione causata dal maltempo che affligge da giorni numerose aree del nord del Paese per salvare la vita di un cane che rischiava di essere trascinato via dalla corrente di acqua e fango. L’uomo, impossibilitato a raggiungere l’animale con le braccia, costruisce una sorta di cappio con il quale riesce a prenderlo. Il cane, spaventato dalla situazione è restio a farsi salvare tanto che si agita in preda alla paura. Una volta al sicuro fa per scappare salvo fermarsi per salutare l’uomo che l’ha salvato annusandogli la mano. (Photocredit Liveleak)
VIDEO
 
LA ZAMPA.IT
1 LUGLIO 2014
 
Un’aquila, una volpe e due gatti... fuori dalla porta
 
In Alaska non è difficile incontrare una volpe o un’aquila, men che meno due gatti. Ma trovarseli tutti e quattro sulla porta di casa è un evento abbastanza bizzarro, soprattutto senza che si temano a vicenda. Un a scena che merita di essere vista e rivista.
VIDEO
 
IL PICCOLO
1 LUGLIO 2014
 
Lotta ai cinghiali a Cherso I cacciatori non bastano
 
di Andrea Marsanich
 
CHERSO (Croazia) - Mandate l’esercito croato a Cherso ad annientare i cinghiali, salvando così la disastrata popolazione ovina dell’isola. La boutade è stata pronunciata dal governatore della Regione del Quarnero e Gorski Kotar, il socialdemocratico Zlatko Komadina, nel corso della recente sessione del consiglio conteale, occupatosi dell’annoso problema della presenza di selvaggina alloctona a Cherso (ma anche a Lussino) e precisamente di cinghiali e daini. Sono specie introdotte una trentina d’anni fa nell’arcipelago per quello che a quel tempo era il “fabbisogno” del turismo venatorio. Nel corso degli anni gli esemplari si sono moltiplicati e sono fuggiti dalle riserve, riversandosi nei territori delle due isole senza che ci fosse alcun controllo. E ciò ha comportato gravi danni per gli allevatori di ovini (da parte dei cinghiali) e per gli agricoltori (nel caso dei daini). Non vanno dimenticati nemmeno i danneggiamenti causati da questi animali al paesaggio, come ad esempio la rottura degli antichi e caratteristici muri a secco presenti nelle due isole. Komadina ha scherzato, centrando però il problema: al momento non esiste alcun fattore che possa risolvere la questione. I consiglieri dell’opposizione di centro e centrodestra hanno intanto detto no alla proposta che l’affittuario della riserva Tramontana sia nuovamente la società venatoria Orebica di Cherso. A detta dei chersini, le doppiette dell’Orebica non sono infatti riuscite in tutti questi anni a liberare l’isola dalla deleteria presenza dei cinghiali, che hanno divorato migliaia di agnelli, danneggiando gravemente l’attività degli allevatori. La situazione, scrivono gli abitanti di Caisole (Beli) e Dragosetti in una lettera inviata ai consiglieri regionali, è ormai disperata; i cinghiali si sono riprodotti al punto tale da scorazzare in gran numero, uccidere e mangiare agnelli in quantità. «Si dovrebbero inviare i soldati, e solo in questo modo potremmo avere successo per risolvere il problema – ha concluso scherzosamente Komadina – ma le nostre forze armate hanno ben altro a cui pensare. Purtroppo nessuno dispone dei soldi necessari a sterminare i cinghiali a Cherso. Si tratta - ha precisato - di cinque milioni di euro. Fino a quando non salteranno fuori questi fondi, la società Orebica rappresenterà il male minore. Senza i cacciatori isolani - ha concluso Komadina - il quadro sarebbe ancora più inquietante». Al termine del dibattito è stato quindi deciso di ridare fiducia alla società già citata.
 
LA ZAMPA.IT
1 LUGLIO 2014
 
Entro il 2100 ci sarà un crollo demografico dei pinguini imperatore
Poco ghiaccio in Antartide riduce la disponibilità di cibo,
impattando negativamente sulla rete alimentare
 
Le colonie di pinguini imperatore (Aptenodytes forsteri) in Antartide saranno in netto declino entro il 2100. La previsione è di un nuovo studio condotto da Stephanie Jenouvrier (Woods Hole Oceanographic Institution) pubblicato sulla rivista `Nature Climate Change´. Il successo delle colonie di pinguini imperatore è intimamente correlato alle concentrazioni mare-ghiaccio. Poco ghiaccio riduce la disponibilità di cibo, impattando negativamente sulla rete alimentare mentre molto ghiaccio costringe gli adulti a viaggiare più a lungo per riportare il cibo ai «cuccioli». Le tendenze delle popolazioni di 45 colonie note sono state elaborate tenendo conto delle condizioni mare-ghiaccio previste da una serie di modelli climatici. Dai dati è emerso che anche se i tassi di crescita delle popolazioni di anno in anno saranno positivi fino al 2040, tutte le colonie cominceranno a sperimentare una riduzione entro il 2080. 
 
GEA PRESS
2 LUGLIO 2014
 
Casamassima (BA) – Cinque gattini “scippati” durante il parto
La Lega Difesa del Cane: un fatto orrendo frutto di ignoranza e crudeltà

 
Cinque gattini nel contenitore dell’immondizia. Un fatto tragico ma purtroppo ormai talmente comune da sembrare di non fare quasi più notizia. Questa volta, però, a Casamassima (BA) è avvenuto qualcosa di diverso.
I cinque gattini, trovati appena poche ore addietro, sono stati letteralmente tirati via al momento del parto. Avvolti attorno al corpo vi era non solo il cordone ombelicale, ma anche la placenta. Tanta è stata la forza, che  l’addome di un gattino si presentava aperto proprio nel punto di sutura con il cordone.
I cinque poveri mici, trovati da alcuni ragazzini sono stati consegnati in un negozio del centro ove si trovava Alessandra Quarto, volontaria del luogo.
“In tanti anni di attività – riferisce Alessandra Quarto a Geapress – una cosa così crudele non mi era mai capitata. Temo per la salute della madre, ma  è impossibile capire dove il fatto è accaduto. Dei cinque gattini – aggiunge Alessandra – solo uno si trova in condizini discrete“.
Un piccolo animale ha purtroppo entrambe le zampe posteriori in necrosi e probabilmente per lui non ci sarà niente da fare. Altri due  presentano una delle zampe posteriori rispettivamente in necrosi e con una frattura. Poi c’è il gattino ricucito. Il suo addome, infatti, si era lacerato nel momento in cui era stato violentamente tirato.
Dopo il tremendo gesto, qualcuno ha prelevato i cinque animali e li ha riposti in una scatola di cartone. Infine, l’immondizia.
“Purtroppo – ha dichiarato Gaetano Pirulli, responsabile della Lega Nazionale Difesa del Cane di Turi (BA) -  ci tocca constatare che, nel 2014, esistono ancora questi mostri. Siamo senza parole – ha aggiunto il responsabile animalista - tutte le nostre battaglie per le sterilizzazioni hanno dato risultati incredibili, perché scegliere di interrompere delle  vite e poi così barbaramente? “.
Le sterilizzazioni sono gratuite e l’unica spiegazione che gli animalisti riescono a dare su quanto accaduto è quella  di una profonda ignoranza ed insensibilità.  La pensa così la stessa volontaria che sta ora accudendo i gattini. “Questi animali – spiega Alessandra Quarto – a Casamassima vengono tenuti per allontanare i topi, ma poi vengono maltrattati, come in questo caso“.
Purtroppo l’abitudine di disfarsi di una cucciolata e molto diffusa. In molti comprensori rurali di più regioni italiane, gattini e cagnolini vengono tolti alla madre poco dopo la nascita e abbandonati nei posti più impensabili.
 
AGI
2 LUGLIO 2014
 
Messina: il cane attacca una capra, e il pastore lo impicca
 
Palermo - Un cane maremmano che aveva attaccato una capra e' stato impiccato a un albero dal pastore nelle campagne tra Roccafiorita e Limina, in provincia di Messina. Il fatto e' stato denunciato ai carabinieri da un appassionato di mountain bike di Santa Venerina (Catania), che durante un'escursione si e' imbattuto nella carcassa dell'animale.
Secondo quanto ha riferito, dopo aver inutilmente tentato di soccorrere il cane, che era gia' morto, ha individuato nella vegetazione un uomo, che ha ammesso di avere ucciso l'animale perche' aveva appena sgozzato una sua capra. Il ciclista ha puntualizzato che l'uomo gli ha effettivamente mostrato una capra morta che giaceva poco distante dal luogo dell'impiccagione del cane.
 
MESSINA ORA
12 LUGLIO 2014
 
PASTORE IMPICCA CANE CHE GLI HA AMMAZZATO UNA CAPRA, FOTO DIFFUSE IN RETE DA UN TESTIMONE
 
Ha preso il suo grosso cane, lo ha appeso a un albero e lo ha impiccato. Questa la punizione per avere ammazzato una delle sue capre. A essere denunciato per uccisione di animali è un pastore di Graniti, identificato dai carabinieri grazie alla testimonianza di un uomo che, passeggiando in bicicletta, non solo ha visto con i propri occhi il cane penzolare dall’albero ma lo ha pure immortalato, diffondendo le foto – poi riprese da alcuni giornali – sui social network.
Il turista, un catanese in gita tra le campagne di Limina, Roccafiorita e Graniti, ha potuto riprendere per primo anche la confessione del pastore che ha ammesso di avere proceduto all’impiccagione in un impeto d’ira generata dall’aggressione del cane a una delle sue capre. Il pastore ha mostrato al ciclista pure l’ovino privo di vita.
Rientrato a Santa Venerina, suo paese di origine, il testimone ha denunciato l’accaduto alla locale Stazione dei Carabinieri. A loro volta, i militari hanno comunicato la vicenda all’autorità giudiziaria e poi ai colleghi della Stazione di Limina.
Mentre la notizia ha cominciato a girare su Facebook ed è stata pubblicata dalle maggiori testate, i carabinieri della Compagnia di Taormina hanno recuperato elementi importanti per il buon esito delle indagini. La conoscenza dei territori e degli uomini ha consentito, infine, ai carabinieri della Stazione di Graniti di individuare nelle ore successive il pastore. L’uomo è stato convocato nella Stazione dei Carabinieri e deferito a piede libero per il reato di uccisione di animali.
 
AGI
12 LUGLIO 2014
 
Impicco' il cane che aveva ucciso una capra, denunciato pastore
 
Messina - I carabinieri di Graniti (Messina) hanno identificato e denunciato per uccisione di animali il pastore che nei giorni scorsi aveva impiccato a un albero il cane che aveva attaccato e ammazzato poco prima una delle sue capre. La carcassa del cane, un grosso maremmano, era stata notata venerdi' della scorsa settimana da un escursionista che su una mountain bike pedalava tra Limina e Roccafiorita. Inorridito, il ciclista si era fermato e poco distante aveva scorto un uomo. Questi aveva ammesso di essere stato lui a impiccare l'animale e si era giustificato dicendo di averlo punito perche' aveva azzannato a morte una sua capra, della quale gli aveva mostrato i resti. Rientrato a Santa Venerina (Catania), dove vive, il gitante aveva sporto denuncia ai carabinieri.
 
IL GIORNALE
2 LUGLIO 2014
 
Il giudice nega il maxi risarcimento alla proprietaria: «Animale senza valore economico»
 
Enrico Lagattolla
 
provincia di Milano - Un conto è amare il proprio gatto. Altra cosa è spendere una follia per curarlo. E così la donna che ha sborsato quasi 12mila euro per cercare di salvare la vita alla bestiola impallinata dal vicino di casa, non avrà diritto a un risarcimento. A stabilirlo è il giudice della decima sezione del tribunale civile Damiano Spera, nella sentenza con cui è stato chiamato adirimere la lite tra due donne che avevano citato in giudizio il vicino perché nel 2008 aveva sparato con un'arma ad aria compressa alle loro gatte, provocando la morte di una delle due dopo alcuni mesi di agonia. Troppi, 12mila euro. Un gatto, dice il giudice, è «privo di valore economico».
Ma cos'era successo? La storia ha inizio sei anni fa, a Corbetta. Nella primavera del 2008 un uomo - il vicino di casa - sparò con una pistola a aria compressa alle due gatte, Tilli e Zaira. La prima si salvò dopo l'estrazione di tre piombini dall'addome. La seconda, colpita da 4 piombini, morì l'autunno successivo. Il vicino (tuttora sotto procedimento penale per maltrattamento di animali) si presentò spontaneamente dai carabinieri, spiegando di aver sparato alle gatte perché gli provocavano danni al giardino. Nel frattempo le proprietarie lo citarono in giudizio davanti al giudice civile, chiedendo il risarcimento dei danni patiti. Quelli morali, ovvero «stress emotivo», «crisi d'ansia e insonnia». E quelli patrimoniali, perché per curare le due gatte hanno dovuto pagare non solo 8.500 euro al veterinario, ma anche chiedere un finanziamento con un ulteriore esborso di 2.554,62 euro tra interessi, commissioni e imposta di bollo alla banca. Ebbene il giudice Spera, all'esito dell'istruttoria, ha accolto la richiesta di risarcimento avanzata dalle proprietarie delle gatte, ma ha drasticamente ridotto la cifra chiesta. Nella sentenza, il giudice Spera ha invece stabilito che la cifra equa per il risarcimento del danno patrimoniale subito dalle donne è di 4mila euro, perché «qualora il proprietario si prodighi in spese veterinarie per curare il proprio animale (seppure quest'ultimo privo di valore economico), tale condotta è finalizzata indubbiamente al mantenimento e al ripristino del rapporto affettivo con l'animale». E «dunque, non pone in essere una condotta conforme ai delineati principi di diligenza e correttezza chi affronti spese veterinarie addirittura superiori al possibile risarcimento del danno compensativo della perdita di tale rapporto».
 
LA ZAMPA.IT
2 LUGLIO 2014
 
Gatti feriti con una pistola, il giudice: “Non risarcibili, cure troppo care”
Nel 2008 un vicino di casa aveva usato un’arma a piombini contro le micie
 
provincia di Milano - Due donne, madre e figlia, chiedevano oltre 10mila euro di risarcimento danni per cure veterinarie a carico di un loro vicino di casa che nel 2008 aveva preso una pistola a piombini e aveva sparato alle loro due gatte, Tilli, che era rimasta gravemente ferita, e Zaira che dopo una serie di interventi era morta. Il Tribunale civile di Milano, però, ha deciso di condannare l’uomo a versare solo 4mila euro di danni patrimoniali per le spese veterinarie perché, in sostanza, non si possono paragonare le lesioni agli esseri umani a quelle degli animali e possono essere risarciti solo gli «esborsi per cure veterinarie» limitati. Per il giudice della decima sezione civile Damiano Spera, infatti, per le persone «esigenze umanitarie ed affettive ed i valori costituzionali» escludono «in radice, che l’ordinamento possa consentire uno spazio di irrisarcibilità delle cure mediche prestate a seguito di lesione del bene salute». I principi enucleati, però, si legge nella sentenza, «non possono trovare applicazione per quanto attiene alle cure veterinarie, atteso che il nostro ordinamento, tutelando la salute dell’ animale non come `bene in sé´ ma come “funzionale” a garantirne la relazione con l’uomo, certamente non consente la valutazione della lesione di questi interessi (ed infatti, non è ipotizzabile la autonoma considerazione della “lesione del bene salute del gatto”)». Per questo, alle due donne il giudice ha riconosciuto 2 mila euro a testa di danni morali per il «rapporto interattivo tra proprietario ed animale» che è stato interrotto e che era «idoneo ad appagare esigenze relazionali-affettive certamente meritevoli di tutela da parte dell’ordinamento giuridico». Il risarcimento delle spese veterinarie, invece, è stato quantificato in 4mila euro, equivalente al danno morale, e non in quei 10mila euro che le due donne hanno speso per curare le gatte. 
 
NEL CUORE.ORG
2 LUGLIO 2014
 
LAV: FANTINO SOSPESO PER 10 ANNI DAL PALIO DI ASTI CORRE A SIENA
Indagato per maltrattamenti ad un cavallo poi morto
 
"Durante le prove del Palio di Siena, svoltesi lunedì sera, alcuni cavalli e tre fantini sono rimasti coinvolti in una caduta, che per fortuna non ha avuto serie conseguenze per gli animali". Il video diffuso sul web "mostra come il canapo anteriore non si sia abbassato a tempo debito, rimanendo così impigliato tra le zampe dei cavalli e causandone la caduta", qualcosa di simile a quanto accaduto al Palio di Asti lo scorso anno. Però, fa sapere la Lav, "tra i fantini feriti, anche Jonathan Bartoletti per la contrada della Chiocciola, squalificato - il 20 settembre 2013 - per dieci anni dal Palio di Asti, per aver tenuto, secondo il Capitano e il Magistrato del palio piemontese, un 'comportamento gravemente imprudente, pericoloso ed inadeguato', poiché 'fiancava e frustava violentemente il cavallo pur essendo il canapo ancora tirato' tanto da esporre il cavallo Mamuthones all'incidente che ne ha provocato la morte". Fatti per i quali Bartoletti, detto "Scompiglio", "è indagato ai sensi del Codice penale per maltrattamenti aggravati dall'uccisione dell'animale". La Lega anti vivisezione si chiede, quindi, "come mai Siena, che fa vanto del suo palio, ha fatto finta di nulla ed ha accettato che Bartoletti possa essere schierato tra i partecipanti?". Però, aggiunge l'associazione, "la storia del Palio di Siena parla da sola, in quanto a numero di cavalli morti accertati, dal 1975 ad oggi, e cioè ben 49".
"Ogni corsa di cavalli, tanto in ippodromo quanto su piste non ufficiali, come quelle in cui si disputano palii e giostre, presenta dei rischi che non possono essere in alcun modo evitati, nemmeno con le più accurate misure di sicurezza - dichiara Nadia Zurlo, responsabile del settore Equidi Lav - gli accorgimenti utilizzati possono ridurre i rischi, ma mai azzerarli, e nel caso specifico del Palio di Siena, ci vorrebbe una modifica sostanziale del percorso proprio alla curva di San Martino, notoriamente molto pericolosa, ma nessun tecnico o commissione ha il coraggio di modificare quella traiettoria, perché - ed è il caso di dirlo chiaramente - è proprio il rischio a rendere 'affascinante' questo tipo di competizioni". Anche la mossa al canapo "è finalizzata alla spettacolarizzazione - dice Zurlo - sarebbe più sicuro e veloce l'allineamento e la partenza alle gabbie come si fa in ippodromo, risparmiando ai cavalli nervosismo, nerbate, strattonate in bocca, rumore assordante, ma aumentare l'adrenalina di animali e pubblico è una condizione intrinseca alla corsa, e tutto, in quel cerimoniale, è studiato e fatto a misura dell'uomo e del suo bieco divertimento".
 
NEL CUORE.ORG
2 LUGLIO 2014
 
L'AQUILA, 9 CANI UCCISI: CONDANNA DEFINITIVA PER DUE VETERINARI
Due mesi e 10 giorni. "Siano radiati dall'Ordine"
 
Con la condanna definitiva a 2 mesi e 10 giorni di reclusione pronunciata dalla Corte di Cassazione, due veterinari Asl de L'Aquila, Pierluigi Imperiale e Mauro Ponziani, sono stati riconosciuti colpevoli nei tre gradi di giudizio dell'uccisione di nove cuccioli di cane, adducendo l'incredibile scusa che non c'era posto in canile. Una pratica peraltro abituale e consolidata, stando a quanto è stato accertato.
Per questo i presidenti nazionali dell'Enpa, Carla Rocchi, della Lav, Gianluca Felicetti, della Lega nazionale per la difesa del cane, Piera Rosati, e dell'Oipa, Massimo Comparotto, preso atto del "silenzio assordante" dell'Ordine provinciale dei medici veterinari de L'Aquila a precedenti singole richieste, hanno scritto a tutti i consiglieri dell'Ordine e agli organi della Federazione nazionale degli ordini veterinari, chiedendo la radiazione dei due dottori Asl che ancora oggi esercitano la professione come se nulla fosse accaduto.
"Sono colpevoli di abusi, hanno compromesso gravemente la reputazione e la dignità della classe sanitaria, hanno perso il requisito-base per esercitare la professione, violando anche il Codice deontologico dei veterinari", scrivono i presidenti delle associazioni animaliste nazionali.
Anche le parlamentari MIchela Vittoria Brambilla e Silvana Amati, Monica Cirinnà, Manuela Granaiola dell'ufficio di presidenza della commissione Sanità del Senato hanno presentato interrogazioni al ministro della Salute Beatrice Lorenzin per chiederle l'intervento a tutela delle normative e della professione veterinaria.
 
LA NUOVA SARDEGNA
2  LUGLIO 2014
 
SARDEGNA «Troppe violenze sugli animali, boicottiamo l’isola»
Dopo la strage di Nurachi l’appello della Lega nazionale per la difesa del cane: «La Sardegna è una meta che i turisti devono cancellare»

Michela Cuccu

 
NURACHI. «Per quel che ci riguarda la Sardegna è da cancellare da tutte le mete turistiche. Divulgherò le malvagità che accadono sul vostro territorio nei confronti degli animali». È un autentico boicottaggio verso la Sardegna, quello innescato sui social network dopo la strage dei diciotto cani di Nurachi.
La vicenda è nota: stanco delle lamentele dei vicini di casa per il continuo abbaiare dei suoi cani, sabato scorso un anziano allevatore anni ha deciso di porre fine alla faccenda avvelenando con un pesticida l’intera cucciolata. Solo una cagnetta, incinta, si è salvata dalla strage ed ora è in cura presso la clinica veterinaria Duemari di Oristano.
Nel frattempo la notizia ha destato uno scalpore immenso, anche a livello nazionale, come era scontato, da parte delle associazioni animaliste. La sezione di Alghero della Lega nazionale per la difesa del cane ha anche presentato un esposto alla procura della Repubblica di Oristano, sollecitando l’apertura di una indagine giudiziaria per accertare se dietro la strage dei diciotto cuccioli ci siano state responsabilità e omissioni, anche sotto il profilo amministrativo.
L’esposto, postato sul web dalla responsabile dell’associazione, Eva Bianchi, ha ricevuto innumerevoli sottoscrizioni e condivisioni anche a livello internazionale, non solo da parte di associazioni animaliste, ma anche da tantissimi comuni cittadini, profondamente colpiti da una vicenda di crudeltà difficilmente spiegabile. Sono parole durissime, quelle che si leggono nell’esposto, inviato anche all’attenzione del sindaco di Nurachi, dei carabinieri e della polizia locale, oltre ovviamente della dirigenza dell’Area veterinaria della Asl 5.
«Chiunque non sia intervenuto per evitare la strage, anche se una violenza così importante non la potrebbe mai immaginare nessuno, è anch’esso responsabile della morte dei cani», è scritto nell’esposto, che sollecita una «pena esemplare» per il responsabile della strage dei cuccioli. Ma intanto su internet si scatena una vera e propria raffica di accuse e persino una autentica campagna di boicottaggio turistico verso la Sardegna, altre volte teatro di episodi di crudeltà verso gli animali, come il cane ucciso barbaramente a Irgoli da un allevatore che lo aveva legato al paraurti della sua auto, trascinandolo per chilometri, o la cagnetta che a Trinità d’Agultu era stata impiccata.
«Come fanno i sindaci di questi paesi a non vergognarsi? – scrivono sul web – Noi invece ci vergogniamo, cittadini di tutta Italia, animalisti e non. Ci vergogniamo di avere a che fare con tanta indifferenza, con questo malcostume, con questo menefreghismo e lassismo che vive sulla disperazione e la morte di queste creature». È solo uno dei tanti passaggi contenuti nella campagna di boicottaggio turistico verso la Sardegna, scattata sulla rete. Una campagna provocatoria destinata a scatenare polemiche e discussioni, anche perché, purtroppo, la Sardegna non è sola per quel che riguarda episodi di crudeltà nei confronti degli animali.
 
GEA PRESS
2 LUGLIO 2014
 
Caccia, richiami vivi – Legambiente audita in Senato
 
“Dalle parole ai fatti: mettere fuori gioco tutte le illegalità in materia di natura”. Questo, in sintesi, il pensiero di Legambiente sull’annoso problema dei richiami vivi. Piccoli uccelli selvatici prelevati in natura che diventeranno “richiamo” per altri uccelli da abbatterere.
Nella giornata di ieri Legambiente ha ribadito il suo punto di vista presso le le Commissioni Riunite X (Industria, commercio, turismo) e XIII (Territorio, ambiente, beni ambientali), nell’ambito dell’esame del DDL n. 1541 di conversione in legge del Decreto n. 91 del 24 giugno 2014. Il Decreto, informa Legambiente, affronta la procedura di infrazione n. 2014/2006 contro l’Italia, che continua a utilizzare gli uccelli come richiami vivi. Ad avviso dell’associazione non sarebbero  rispettati i dettami della normativa europea.
“È giunto il tempo di mettere fuori gioco tutte le illegalità in materia di natura – ha dichiarato Antonino Morabito, responsabile nazionale fauna e benessere animale di Legambiente – Troppe le situazioni in cui ancora si agisce ignorando le leggi, a danno della natura in generale e degli animali selvatici in questo caso. Così facendo ci siamo attirati l’ennesima procedura d’infrazione della Commissione europea, che si traduce anche in offesa nei confronti dei cittadini che operano nel rispetto dell’ambiente e delle norme”.
Legambiente ha inoltre invitato i Presidenti e i Senatori delle Commissioni a difendere la legalità nella conversione in legge del Decreto, per contrastare il bracconaggio attraverso la valorizzazione della vigilanza volontaria e il rafforzamento degli strumenti atti a perseguire i bracconieri.
L’associazione ha inoltre  chiesto il rispetto della normativa europea per quanto riguarda in particolare i richiami vivi, che il Governo continua a consentire in deroga. Legambiente propone, dunque, di rendere obbligatoria almeno l’iscrizione degli esemplari a idonee anagrafi animali regionali gestite dai servizi sanitari, in modo da bloccare commerci illegali effettuati ancora oggi da chi cattura gli animali selvatici illegalmente.
 
GEA PRESS
2 LUGLIO 2014
 
Cesano Maderno (MB) – Tutti mobilitati per salvare la rana ficcanaso

 
Un caso singolare che dimostra quanto diffusa sia ormai l’esigenza  di salvaguardia degli animali. I fatti sono occorsi sabato scorso a Cesano Maderno (MB) e ad essere stata salvata, grazie alla sensibilità dei proprietari della Belvedere Glass, è una graziosa rana verde.
Nell’officina che si occupa della lavorazione del vetro, si erano infatti uditi versi di un animale non meglio identificato. Il suono che ha subito attirato l’attenzione, sembrava provenire da un macchinario. La prima ipotesi è stata di un animale incastrato, ma nient’altro era possibilecapire. Il verso rauco, riferisce l’ENPA di Monza e Brianza, faceva pensare a tutto, da un cane a un rapace.
Giorgio Monti, fratello del titolare dell’azienda, ha allertato così la Polizia Locale. Congiuntamente al servizio di accalappiamento dell’Asl sono  iniziate le ricerche, purtroppo rilevatesi  infruttuose anche quando è stata allertata l’ENPA di Saronno subito intervenuta con un proprio volontario. Infine l’arrivo dei volontari Simone e Vncenzo  dell’ENPA di Monza e Brianza.
Il misterioso verso era quello di una piccola rana finita nella vasca d’acqua di un macchinario utilizzato per il taglio del vetro. Il recupero è però apparso  molto problematico in quanto l’animale nuotava in una vasca contenente gli scarti di lavorazione: lastre e schegge di vetro, pericolose e difficili da maneggiare.
I proprietari, vista la situazione, hanno immediatamente svuotato la cisterna, permettendo ai volontari di prendere al volo la rana, intontita dalla situazione di pericolo e di stress in cui si era cacciata.
Si tratta di una rana verde, probabilmente un esemplare della specie Pelophylax kl. esculentus, diffusa nella pianura padana. L’animale appariva comunque in ottima salute ed è stato subito liberato nei pressi di uno stagno vicino.
ENPA ringrazia per la disponibilità e la sensibilità i proprietari di Belvedere Glass che hanno permesso ai volontari di lavorare senza fretta e hanno consentito di svuotare l’intera cisterna pur di salvare l’animaletto.
 
MATTINO DI PADOVA
2 LUGLIO 2014
 
Quattro orsi a spasso in Veneto ma è giallo su «Madi» scomparso
 
di Francesco Dal Mas
 
BELLUNO - Dov’è finito «Madi»? L’orso col radiocollare, che passeggia lungo il lago di Santa Croce, nella bassa Bellunese, scende tra i colli trevigiani del Prosecco, si spinge fino a Conegliano (in periferia) e scruta una bambina giocare a palla nel cortile di casa, è scomparso. Da un mese non dà segni di vita. L’ha ucciso un bracconiere, magari scambiandolo per «Gen 15», l’altro orso che fa le predazioni notturne tra gli ovini alpagoti? Gli ambientalisti di «Mountain Wildernes» e dell’Ecoisitituto, sollecitano le autorità preposte a indagare. O, più semplicemente, il collare ha le batterie scariche? O, ancora, l’animale è morto in una zona oscura, da dove i segnali non partono? «Attendiamo un’evidenza, di giorno in giorno» risponde, ma senza troppo rassicurare, Sonia Calderola, che in Regione Veneto sa morte, vita e miracoli dei grandi predatori. «Ci auguriamo, comunque, che non gli sia successo niente di male. Certo è che quanto più il tempo passa, tanto più siamo preoccupati». Sono quattro gli orsi che animano le terre alte del Veneto. Due si muovono a Nordest. Provengono dalla Slovenia, preferiscono compiere incursioni al confine tra le province di Pordenone e Belluno. «Madi» ha lasciato l’altopiano del Cansiglio, è sceso nella periferia boscosa di Vittorio Veneto, ha risalito la Vallata di Revine e Cison, dove ha attraversato tranquillamente la trafficata strada provinciale, con le guardie che gli hanno bloccato il traffico per non infastidirlo, si è inoltrato attraverso i vigneti di Prosecco raggiungendo Conegliano, dove ha bivaccato due notti – lo racconta Stefano Filacorda, dell’Università di Udine, che ha seguito i suoi percorsi - a pochi decine di metri da una casa con cortile dove ha osservato dei bambini a giocare alla palla. Lo hanno allontanato le guardie provinciali, sottraendogli il mangime che rubava ai cinghiali. «Per l’uomo non è pericoloso? La sua presenza gli dà fastidio». Madi, però, dopo essere ritornato in Cansiglio e, successivamente, in Alpago ha fatto perdere le sue tracce. Il radiocollare, applicatogli quand’è stato catturato in Friuli tra il 20 ed il 21 maggio 2013, ha smesso di trasmettere. Ha fatto 3 mila localizzazioni, ne poteva dare 6 mila. «Gen 15» invece non è pacifico come «Madi». Si è subito fatto notare per voracità. Un anno fa si è abbuffato delle prime pecore intercettate a Chies d’Alpago, in maggio dopo lo svernamento si è rifatto vivo nella stessa zona, e si è rimpinguato di altri ovini. La scorsa settimana si è accomodato in un gregge, sopra Col Indes, in comune di Tambre, ha atteso la notte ed ha divorato 5 bestie. Bisogna volare dall’altra parte del Veneto, tra il monte Baldo, nel Veronese, e l’altopiano di Asiago, nel Vicentino, per incrociare i grandi predatori che sbucano dall’autonomia del Trentino, che li alleva nei dintorni del monte Adamello. Ce ne sono due sconfinati e nessuno ha il radiocollare. «M4» ha soggiornato dalle parti del monte Baldo e si è quindi trasferito sull’altopiano dei 7 Comuni. È un maschio di circa 3 anni, pesa intorno al quintale e mezzo. Non si accontenta degli animali inermi, come sono appunto i capi ovini. Azzanna e uccide le vacche al pascolo, meglio ancora se trova freschi vitelloni. Ben 7 le predazioni, in una quindicina di giorni, è il conteggio di Calderola. Si muove tra Enego e Vezzena, quindi attraversa tutto l’Altopiano. La Forestale lo ha anche ripreso con la telecamera, perché talvolta ritorna sui propri passi, magari per concludere il pasto, come è accaduto in località Galmarara. Al confine col Trentino, l’altra notte ha strappato le mammelle ad una mucca. Ma poco distante fa capolino un secondo orso, non ancora identificato, anche se è stato il più fotografato e filmato. A fine maggio, vicino al rifugio Telegrafo, ha avuto un incontro ravvicinato con Stefano Cervati. L’animale ha incrociato un escursionista impegnato in una camminata con racchette da trekking. Ha rallentato la sua corsa, sembrava che volesse annusare l’uomo, e poi ha continuato a correre sulla poca neve ancora presente. Un’area, quella veronese, in cui fanno la loro parte anche i lupi, tanto che gli amministratori locali hanno vivacemente protestato. Ma il ministero dell’ambiente, come ha comunicato l’assessore alla caccia Daniele Stival, ha fatto sapere che non vi sono ragioni per la loro delocalizzazione. Per contro il ministero dell’agricoltura ha trasferito in Alpago gli ultimi 5 yack di cui disponeva. Malga Cate, in comune di Chies d’Alpago, ne ospita già una quarantina, i primi donati dall’allora ministro Luca Zaia.
 
MATTINO DI PADOVA
2 LUGLIO 2014
 
Tranquilli, qui ha soltanto la seconda casa
 
BELLUNO - «L’orso non è residente qui, ma nella nostra provincia periodicamente prende la seconda casa. Per cui prevedere una campagna di promozione turistica che faccia perno sul plantigrado non è molto agevole. E poi dobbiamo tenere presente che stiamo parlando di un orso, non certo di un cervo o di un capriolo, e quindi serve cautela». Il presidente del Federalberghi Walter De Cassan si dice scettico su un possibile “sfruttamento” di questa presenza nel Bellunese. «Questi animali sono spesso solo in transito qui, perché si dirigono o verso il Trentino o verso la Slovenia. Comunque sia, bisogna tenersi a debita distanza per evitare problemi». E qui il presidente degli albergatori di Confcommercio ricorda un episodio che ha visto la sorella e una sua amica un anno fa a tu per tu con uno dei tanti plantigradi che hanno soggiornato per qualche tempo in alta quota. «Circa un anno fa mia sorella e una sua amica, durante una passeggiata con le ciaspe tra i boschi, hanno visto in lontananza un orso. E la paura è stata tanta che hanno girato i tacchi, o meglio le ciaspe e se la sono data a gambe verso casa. E per quell’anno di passeggiate non se n’è più parlato», racconta De Cassan. Ma un incontro ravvicinato potrebbe essere possibile e così il Corpo forestale dello Stato ha reso note alcune regole di comportamento. «Trattandosi di un animale selvatico», precisano i forestali, «l’orso andrà trattato con rispetto ed attenzione, specialmente a causa della sua forza e rapidità di movimento sia a terra che in acqua, a dispetto della sua mole imponente. Prima di tutto l’animale potrebbe reagire a un incontro con l'uomo alzandosi sulle due zampe posteriori. Questo atteggiamento serve solo per "ascoltare" meglio ciò che gli sta attorno, capire da dove arriva un odore o un rumore e regolarsi di conseguenza. È una posizione difensiva che serve a capire cosa accade e, dopo aver individuato la provenienza, scappare in direzione contraria. Se si avvista un orso è sempre meglio farsi sentire. Qualora se ne avvisti uno o i suoi cuccioli è fondamentale non avvicinarsi ma godere della fortuna dell'avvistamento dal luogo sicuro; se l’incontro è lungo un sentiero, conviene alzare le braccia, fare rumore in modo da allontanare l'animale. Se lo si vede a distanza ravvicinata è bene non scappare, ma allontanarsi lentamente, non ostruendo la via di fuga all'orso».
 
LA ZAMPA.IT
2 LUGLIO 2014
 
Limite di velocità a 70 km/h per evitare di investire gli orsi marsicani
L’iniziativa sulla strada regionale 83 Marsicana fra Gioia dei Marsi e Campomizzo, vicino Pescasseroli
 
Limite di velocità a 70 km/h sulla strada regionale 83 Marsicana fra Gioia dei Marsi e Campomizzo, vicino Pescasseroli (Abruzzo), speciali pannelli che informano gli automobilisti del possibile passaggio di fauna selvatica, dissuasori ottici riflettenti che scoraggiano gli animali dall’attraversare: sono alcuni accorgimenti adottati per mitigare il rischio di incidenti stradali con la fauna selvatica, in particolare con l’orso marsicano. Due gli esemplari morti l’anno scorso dopo essere stati investiti. 
Il punto della situazione è stato fatto a Gioia dei Marsi, a conclusione del progetto di sicurezza stradale promosso dall’associazione «Salviamo l’Orso», finanziato con ottomila dollari da Patagonia e Fondazione Tidea e redatto in collaborazione con Comune di Gioia dei Marsi, Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e Provincia dell’Aquila. Tra i sostenitori Patagonia Store di Roma e Rewilding Apennines. 
Il limite di velocità, entrato in vigore di recente, è stabilito da un’ordinanza della Provincia dell’Aquila. «Salviamo l’Orso» ha poi provveduto a installare nei tratti critici speciali pannelli che invitano i conducenti a ridurre la velocità nonché sistemi di rallentamento a effetto ottico. 
All’incontro sono intervenuti il presidente del Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, Antonio Carrara, il sindaco di Gioia dei Marsi, Gianclemente Berardini, il consigliere della Provincia dell’Aquila Gianluca Alfonsi, l’assessore al Turismo e Ambiente del Comune di Pescasseroli, Umberto Esposito, e il presidente di Salviamo l’Orso, Stefano Orlandini. 
Il presidente di Rewilding Appennines, Alberto Zocchi, ha annunciato la firma di una collaborazione con Salviamo l’Orso per finanziare la messa in sicurezza di un ulteriore tratto di strada «Marsicana» nell’area di Pescasseroli e Opi. E il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise intende proseguire la collaborazione con l’associazione per la messa in sicurezza di alcuni tratti della provinciale 479 nella Valle del Sagittario.  
 
LA REPUBBLICA
2 LUGLIO 2014
 
Appello a NY: basta sterminio di cani e gatti
 
Negli USA, come nella maggior parte del mondo, il randagismo viene contrastato non già puntando il massimo delle risorse finanziarie e culturali sulla sterilizzazione degli animali e l’educazione dei cittadini, ma seguitando a uccidere legalmente e in massa cani e gatti. Così, una petizione lanciata in rete tre giorni fa invoca un civile cambiamento a partire da New York, per tanti versi esempio di democrazia e innovazione, il cui principale canile, il New York AC&C shelter, è accusato da tempo di essere un vero e proprio mattatoio per esemplari d’affezione.
Camere a gas e sommarie iniezioni letali sono i metodi più in uso presso i rifugi a stelle e strisce: in Italia l’illuminata legge 281/91 vieta di sopprimere i randagi e pure di destinarli alla vivisezione, peccato che inerzia delle istituzioni, illegalità e pesanti inadempienze di comuni e asl sortiscano risultati altrettanto spaventosi.
“Dal 1995 Il New York AC&C shelter è diventato municipale, finanziato dal locale Dipartimento di Igiene e Salute Mentale, nei termini di 14,2 milioni di dollari per il 2013” spiegano dal collettivo di No Kill-Italy (“non siamo un’associazione animalista, ma un senpre più vasto gruppo di cittadini, liberi da marchi e sovvenzioni, incontratisi sul Web sulla base delle sinistre liste di morte pubblicate ogni giorno”) da cui nasce la raccolta firme, capace di raccogliere adesioni già in Messico, Svezia, Seychelles, Polonia, UK, Francia e tanti altri paesi.
A quanto pare, come si può evincere anche da statuto e regolamento  della struttura di Manhattan, le sterilizzazioni vengono effettuate solo sui soggetti che vanno in adozione, pertanto gli ingenti fondi pubblici incoraggiano come soluzione il sistema delle epurazioni, che iniziano con regolarità alle 18 italiane. Il report 2013 parla di 3.054 gatti e 1.789 cani uccisi, mentre duemila esemplari risultano missing, spariti.
“Nel 2012 i gatti eliminati erano 4.905, contro 1.967 cani, una riduzione rispetto al 2004, quando il totale dei morti fu 25mila”. Soppressi a porte chiuse 72 ore dopo l’ingresso nella struttura, laddove non reclamati o adottati, con modalità atroci, a giudicare dal racconto video di un ex operatore della struttura. Secondo la testimonianza dell’uomo, gli animali arrivano quotidianamente al New York AC&C all’interno di camion. Gli operatori passano fra le gabbie e stabiliscono in un secondo chi debba morire e chi vada in adozione. La lista giornaliera delle esecuzioni conduce fino a cinquanta soggetti prescelti nell’ambulatorio: “Afferrano il cane, gli mettono una cinghia attorno alla bocca e senza alcuna sedazione preventiva il veterinario gli inietta il veleno nel cuore. Un colpo secco che spesso va ripetuto, anche due o tre volte, se l’animale non muore subito”. Nei casi più fortunati il decesso avviene in un minuto. “Cinque secondi per la fine dei gatti adulti, una ventina per i cuccioli. I corpi vengono poi infilati nei sacchi che si ammassano in cortile, qualcuno verrà a ritirarli”. Normative e metodi stridenti con l’immagine progredita della Grande Mela: la petizione invita a evitarla come meta turistica fintanto che le autorità locali non stabiliscano nuove e più gentili regole. “Per un anno abbiamo scritto a de Blasio, sindaco di New York, e nel gennaio scorso, in una sola notte, gli abbiamo inviato 2.500 e-mail” dicono da No Kill-Italy “senza tuttavia riceverne risposta, come neppure abbiamo riscosso cenni dal nostro Console in loco”.
L’unica reazione ottenuta finora dal gruppo civico, nel maggio scorso, reca la firma dalla portavoce del New York City Comptroller, Scott Stringer, il quale, si legge, “condivide appieno le vostre preoccupazioni circa il New York AC&C shelter, che andrebbe riconvertito in una struttura indipendente e no profit, affidata a veri esperti di benessere animale, poiché NYC deve e può essere leader nel welfare delle altre specie”.
Non fornisce ulteriori lumi, al momento, neppure la rappresentanza diplomatica americana in Italia: “L’Ambasciata degli Stati Uniti non ha nessuna informazione riguardo alla questione del canile New York AC&C shelter, pertanto non ci è possibile rilasciare alcuna dichiarazione in merito”.
Crescono di ora in ora, intanto, le firme di chi nel nome di Germany, gatto rosso eletto a simbolo nell’interminabile schiera degli “andati ma non dimenticati”, chiede a NYC di cambiare, facendosi portavoce negli USA di una più moderna sensibilità nei confronti di persone e animali.
VIDEO
 
YOU- NG
2 LUGLIO 2014
 
La Polizia entra nel suo giardino e spara al suo cane – VIDEO
 
Sean Kendall era a lavoro quando ha ricevuto una telefonata dalla Protezione Animali di Salt Lake City che lo avvisava che il suo cane era morto per colpa di un proiettile alla testa.
Durante la ricerca di un bambino scomparso, un ufficiale di polizia ha infatti sparato al suo cane, un cucciolo di due anni, mentre era nella sua proprietà.
Sean ha così deciso di registrare un video mentre affrontava le autorità e parlava con i responsabili di questo gesto insensato. Il ragazzo con rabbia e dolore, ma senza perdere la sua compostezza  ha chiesto spiegazioni ai due agenti,  il motivo per cui sono entrati senza avvisare nel suo giardino e cosa abbia fatto il suo cane per essere ammazzato.
“So che non è stato lei personalmente –  dice il ragazzo nel video rivolgendosi ad uno dei poliziotti presenti –   ma voi avete ucciso il mio cane! Ho avuto questo cane per due anni, lui era il mio migliore amico! E gli avete sparato, perché un ufficiale non poteva tenere la sua pistola fuori da casa mia “.
Il Poliziotto colpevole dell’accaduto ha raccontato di essere entrato nel  giardino di casa Kendall per vedere se il bambino scomparso fosse nascosto  lì ma si è trovato invece faccia a faccia con Geist, il cane che gli abbaiava contro. Sentendosi quindi minacciato ed impossibilitato nel portare a termine il suo lavoro, ha deciso di  aprire il fuoco.
Il consiglio di Lake City ha ora inviato una lettera al Capo della Polizia, Chris Burbank, chiedendo di educare meglio i propri agenti sulle procedure per le ricerche di persone scomparse, soprattutto in termini  di “invasione” del suolo privato.
“All’interno della comunità ci sono tante persone che hanno animali domestici, devono essere tutelate” ha riferito  Carly Arky, direttore delle comunicazioni per la Humane Society of Utah.
Sean Kendall ha pubblicato il suo video su Facebook, non notare la disperazione che traspare dalle sue parole è impossibile.
VIDEO
 
LA  ZAMPA.IT
2 LUGLIO 2014
 
Pompiere salva pastore tedesco facendogli la respirazione “bocca a muso”
Un altro esemplare rianimato grazie a un respiratore. I due animali erano rimasti intrappolati nell’incendio che ha colpito la casa
 
FULVIO CERUTTI


NELLA FOTO - L’intervento del pompiere Cristian Epinoza

 
Sono stati momenti drammatici per due pastori tedeschi tirati fuori da una casa in preda alle fiamme a San Antonio, in Cile. 
A causa del fumo inalato, i due cani, Apollo e Principessa, erano in arresto cardiaco. Momenti in cui conta agire senza pensare e con velocità. Uno dei due era così vicino al pompiere Cristian Epinoza che l’uomo ha deciso di fargli una respirazione “bocca-a-muso”. L’altro animale è stato invece collegato a un respiratore. Grazie al loro intervento entrambi i cani sono stati salvati e sono rimasti sotto le cure dei vigili del fuoco sino all’arrivo dei proprietari.  La scena dell’intervento di Epinoza è stata filmata e postata su Youtube: nel filmato i momenti drammatici della sua respirazione al cane, poco prima che riprendesse conoscenza. Un video forte, ma sapendo il lieto fine della storia utile a sottolineare il gesto tempestivo ed eroico del vigile del fuoco. 
 
NEL CUORE.ORG
2 LUGLIO 2014
 
ALASKA, RANGER INFILA CAGNETTA NELLO ZAINO PER PORTARLA IN SALVO
La bestiola, spaventata, era su una roccia sporgente
 
Un ranger al Parco nazionale di Kenai Fjords, in Alaska, ha tirato fuori una cagnetta da una sporgenza di una parete rocciosa nei pressi di Exit Glacier. Sadie è stata portata giù nello zaino del ranger John Anderson lunedì scorso. "Potrei dire il momento preciso in cui ha legato il cane, perché la folla ha applaudito ed esultato'', ha detto ieri il capo ranger Mark Thompson, che ha contribuito al salvataggio. Il responsabile della struttura, Kristy Sholly, ha confessato di non sapere per quanto tempo la bestiola, descritta come somigliante ad un barboncino, fosse rimasta lì anche perché si camuffava con le rocce. Sadie era probabilmente un po' disidratata ed è stata convinta ad entrare nello zaino, dopo aver rifiutato di camminare da sola, ha aggiunto Sholly. Mentre Thompson ha spiegato che l'animale era piuttosto stanco. Lui e Anderson hanno adottato tutte le precauzioni per non spaventarlo.
I funzionari del parco hanno cominciato a sentire notizie alla fine della scorsa settimana su un cane disperso nella zona, sul ghiacciaio e lungo il Resurrection River vicino a Seward, Alaska. Ma Sholly ha detto che i ranger non sono stati in grado di trovarlo. L'operazione, del resto, è stata complicata: Anderson si è dovuto calare con una corda per recuperare la cagnetta da quella sporgenza. Sadie aveva appena iniziato il percorso di adozione quando ha iniziato a quanto pare a vagare per il parco, ha riferito poi Sholly. La piccola era stata curata alla schiena nel canile locale e c'era un certo interesse da parte dei residenti locali di adottarla, ha concluso.
 
NEL CUORE.ORG
2 LUGLIO 2014
 
USA, TENEVA FINO A 500 RATTI MORTI O MORIBONDI NEL CARAVAN: ARRESTATO
Il 28enne bloccato dalle autorità in Arizona
 
Un uomo è stato accusato di crudeltà verso gli animali dopo che centinaia di ratti domestici sono stati trovati morti o moribondi in un caravan nel centro-nord dell'Arizona, negli Stati Uniti. I funzionari dello sceriffo della contea di Yavapai hanno fatto sapere che il 28enne Jeffrey Wendorff è stato arrestato con l'accusa di crudele maltrattamento di animali e trascuratezza e abbandono di animali lunedì scorso. Gli addetti dei Servizi sanitari hanno detto di aver ricevuto una chiamata sulla presenza di numerosi ratti intorno a una roulotte a Black Canyon City. Gli uomini dello sceriffo e gli ufficiali della contea per il controllo degli animali hanno riferito di aver trovato tra i 300 ed i 500 ratti nella parte anteriore e posteriore del mezzo. L'odore era travolgente. All'interno del caravan, ancora, le autorità hanno scoperto diversi acquari con ratti neonati e adulti. Wendorff ha detto alle autorità che aveva smesso di prendersi cura dei ratti di recente, ma era entrato in una partnership commerciale per allevare e vendere i ratti.
 
LA STAMPA
2 GIUGNO 2014
 
Autismo: così i cani trasformano i bambini
I cani addestrati possono essere d’aiuto alla salute dei bambini affetti da autismo. Lo studio che mostra con l’amico Fido possa spesso fare la differenza
 
L’autismo può apparire ai nostri occhi come un problema raro, invece le statistiche mettono in evidenza grandi numeri. Si parla di 1 bambino ogni 150. E, soltanto in Italia, si stima ne soffrano circa 350mila persone. Non è sempre facile riconoscere un soggetto autistico, a volte pensiamo di avere a che fare semplicemente con una persona, a nostro avviso, un po’ bizzarra.
Ad avere la peggio, tuttavia, sono i bambini che hanno bisogno di avere accanto a sé degli ottimi punti di riferimento. E non tutti necessariamente “umani”.Alcuni ricercatori del College University di Cork (Irlanda), pongono l’accento sui benefici che si possono trarre dall’avere un cane addestrato. A loro avviso, il sostegno per un bambino autistico è talmente importante che i governi dovrebbero mettere a disposizione delle risorse economiche destinate alle famiglie con piccoli affetti da disturbo dello spettro autistico (ASD).
La dottoressa Louise Burgoyne, del Dipartimento di Epidemiologia e Salute Pubblica dell’UCC, ritiene che lo studio condotto è stato in grado di dimostrare in pratica ciò che da tempo era stato ipotizzato attraverso delle prove aneddotiche.
E’ stato questo il motore pulsante che ha messo in moto l’idea di una ricerca che fosse in grado di misurare l’impatto di un cane addestrato su un bambino affetto da ASD.
Per far ciò, sono state analizzate le risposte di 80 genitori che possedevano un cane addestrato e 84 in lista di attesa per ottenerlo. I questionari sono stati compilati da ottobre 2012 a marzo 2013.
Le domande erano stato formulate al fine di comprendere l’effettiva validità del cane nei seguenti ambiti: maggiori sicurezza dei bambini riguardo i rischi ambientali; accettazione pubblica e consapevolezza dei ASD; senso di competenza e livelli di formazione del ruolo di badante.
Secondo i dati acquisti dalla dott.ssa Burgoyne, i risultati fanno pensare che le famiglie che erano riuscite ad adottare un cane addestrato avevano visto migliorare notevolmente la qualità della vita di tutti i membri familiari.
Il cane diveniva così come una sorta di “ponte” tra la società e i bambini affetti da ASD. L’animale poteva fornire una presenza rassicurante e allo stesso modo anche calmante per il piccolo. Ma non solo: si è rivelato un ottimo compagno per la sicurezza del bambino quando si trovava negli ambienti esterni.
«I genitori hanno detto che la percezione pubblica di un bambino [affetto da ASD] è migliore quando si possiede cane», spiega il Burgoyne.
I cani addestrati provenivano principalmente dall’Irish Guide Dogs for the Blind (I cani guida per ciechi). Ma la domanda è stata talmente elevata che non è stato possibile accontentare tutti. Sono ancora moltissime le famiglie che cercano di ottenere un cane per il loro figlio. Nonostante ciò, la lista d’attesa per quest’anno è già chiusa: un successo oltre ogni aspettativa.
Un esempio eclatante del beneficio che si ottiene da un cane guida è quello riportato sull’Irish Examiner e riguarda la signora Rachel Neglia che ha un figlio di otto anni, Eoin. A lei è stata data la possibilità di avere il cane dopo ben tre anni di lista d’attesa. L’animale si chiama Hector e secondo la mamma è stato in grado di trasformare totalmente suo figlio. «E l’ha sicuramente reso più sociale e in grado di parlare con altre persone», ha dichiarato la madre. Ector è sempre insieme a loro, anche in viaggi a lunga percorrenza e in aereo.
La ricerca è stata pubblicata recentemente sul British Medical Journal (BMJ).
 
BERGAMO SERA
2 LUGLIO 2014
 
Carne rossa può favorire tumore al seno
 
Addio carne rossa, soprattutto per le donne. Stando a quanto sostengono i ricercatori dell’Harvard school of public health di Boston, le donne che consumano carne rossa rischiano maggiomente di ammalarsi di cancro al seno.
Gli esperti hanno infatti analizzato la dieta di quasi 3mila donne che hanno sviluppato il cancro al seno: ebbene, chi dichiarava un consumo eccessivo di carne rossa negli anni giovanili aumentava il rischio di ammalarsi di tumore al seno.
Dalle pagine del British medical journal i ricercatori scrivono che è meglio sostituire la carne rossa con fagioli, piselli, lenticchie, noci, pesche e carne bianca. Via libera allora alle proteine vegetali, abbinate ad uno stile di vita dinamico, attento a non ingrassare, a evitare fumo e alcol.
 
LA NUOVA SARDEGNA
3 LUGLIO 2014
 
Cane trascinato e ucciso, l’allevatore va a processo
 
di Valeria Gianoglio
 
NUORO Indagini chiuse a tempo record e decreto di citazione diretta a giudizio. La Procura, in queste ore, ha deciso che Giuseppe Piredda, l’allevatore accusato di aver ucciso qualche mese fa, trascinandolo con una corda attaccata alla sua auto, un cane nella campagne di Irgoli, debba affrontare al più presto un processo. La data dell’udienza deve ancora essere fissata ma il giudice competente sarà il giudice monocratico. Indagini chiuse, dunque, e prove raccolte. Per la Procura, insomma, non ci sono punti oscuri o aspetti sui quali ancora scavare, nella triste vicenda che lo scorso 5 aprile aveva sollevato molte polemiche e scatenato decine di reazioni, soprattutto da parte degli amanti degli animali e di diverse associazioni. Le stesse associazioni che subito dopo la denuncia dell’allevatore avevano annunciato che si sarebbero costituite parte civile in un eventuale processo e che adesso, dopo l’avviso di chiusura delle indagini e il decreto di citazione diretta a giudizio sono indicate come persona offesa. E sono ben sei associazioni: la presidente della sezione di Alghero della Lega nazionale per la difesa del cane, Eva Bianchi, la presidente dell’Enpa, Carla Rocchi, la Lega anti-vivisezione onlus, il presidente dell’Anpana, Francesco Pellecchia, la Lega anti-vivisezionista, il vicepresidente della Lega anti-vivisezione, Roberto Bennati. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri del nucleo radiomobile di Siniscola e dalla Procura, lo scorso 5 aprile, l’allevatore di Irgoli, Giuseppe Piredda, «con crudeltà e senza necessità, cagionava la morte di un animale, segnatamente un meticcio di circa otto mesi che legava, tramite una fune, al proprio autoveicolo, per poi trascinarlo, ad elevata velocità, sul manto stradale». La Procura ha contestato all’uomo anche l’aggravante di aver commesso il fatto insieme a un minorenne. L’allevatore, dal canto suo, in questi mesi, davanti agli inquirenti ha detto la sua. Assistito dall’avvocato di fiducia, Gianfranco Careddu, ha spiegato che la sua, quel giorno, era stata certamente un’operazione maldestra ma che non aveva affatto come obiettivo quello di uccidere il cane. «Quel cane – ha spiegato Piredda – non era mia, ma un randagio che da tempo imperversava nella zona e uccideva il bestiame. Io, quel giorno, l’ho beccato mentre azzanava una mia pecora. Per questo, ho deciso che avrei dovuto allontanarlo subito da quella campagna. Così, l’ho legato alla fune e ho cercato di allontanarlo da là». Certo è che durante il percorso, l’auto esce fuoristrada e il cane muore. E nel frattempo una gazzella dei carabinieri si era accorta di tutto e aveva inseguito l’allevatore. Per questo, all’uomo è stato contestato anche il reato di resistenza a pubblico ufficiale. Piredda, dal cantosuo, ha sempre affermato di non essersi accorto della presenza dei militari, e che in ogni caso non stata affatto fuggendo.
 
IL TEMPO
3 LUGLIO 2014
 
L’addio in mare a Mirò primo cane bagnino
PESCARA Per quindici anni Mirò, ammiraglio a quattro zampe, ha sorvegliato le spiagge abruzzesi, lanciandosi dalle motovedette della Capitaneria di porto...

Paola De Angelis

 
PESCARA - Per quindici anni Mirò, ammiraglio a quattro zampe, ha sorvegliato le spiagge abruzzesi, lanciandosi dalle motovedette della Capitaneria di porto durante i numerosi servizi di pattugliamento lungo la costa. Instancabile ed equilibrato, il primo cane bagnino d’Abruzzo nella sua lunga esperienza ha tratto in salvo quattro persone. Quando se n’è andato per sempre, quattro mesi fa, la sua compagna di vita e di soccorso, Mariangela De Michele, ha promesso a se stessa, e a Mirò, che l’avrebbe restitituito al mare. L’impegno sarà onorato domani , alle 15, quando le ceneri del labrador biondo saranno disperse al largo di Pescara in una cerimonia organizzata con la Guardia costiera di Pescara e la Sics, la Scuola cani salvataggio. Daniele Moretto, noto musicista e compositore italiano, ha accettato di partecipare al tributo: la sua tromba suonerà il «Silenzio» per accompagnare l’addio al cane bagnino. In segno di riconoscenza, i ragazzi della Scuola Sics Abruzzo daranno vita a un’esercitazione con i loro amici a quattro zampe, che si lanceranno da due motovedette per una simulazione di soccorso. I cani bagnino nella nostra regione sono venticinque. Operano sulle spiagge e a bordo dei mezzi delle Capitanerie di porto, sempre al fianco dei loro padroni. Cane e conduttore formano infatti un’unità inscindibile: insieme sorvegliano il mare, insieme si tuffano in acqua, insieme si lanciano dalle motovedette, dai gommoni e anche dagli elicotteri dell’Aeronautica militare quando c’è da recuperare una o più persone in difficoltà. «Mirò è stato il primo cane brevettato dalla Sics in Abruzzo - ricorda la sua padrona, Mariangela De Michele, che della Sics Abruzzo è presidente -. Molto tempo è passato dalla prima volta che mise zampa in spiaggia: era il 2000 e all’epoca suscitò lo stupore dei bagnanti. Era sempre pronto a lanciarsi in acqua dalla motovedetta, impavido e lucido, sfidando l’altezza del salto, il freddo dell’acqua, il turbinio delle onde, lo sforzo per vincere le corrente: 52 chili di muscoli e un grande cuore al servizio delle persone in difficoltà. Mirò era un cane equilibrato - racconta ancora Mariangela - e ha insegnato tanto agli altri suoi "colleghi" della Sics, che hanno sempre avuto un estremo rispetto della sua leadership. Era un vero "soldato", attento alle regole, ma non ha mai perso la sua voglia di giocare: in questo era un cucciolo anche a quindici anni».
Le persone che sono state soccorse dai cani della Sics sono numerose. «Alcune ci sono riconoscenti perché l’intervento dell’unità cinofila ha salvato la loro vita - spiega Mariangela De Michele -, altre hanno ricevuto un aiuto perché colte dai crampi in acqua, altre ancora hanno potuto, grazie all'intervento della Sics, risalire su un'imbarcazione in avaria o sono state aiutate a riportare la propria barca a riva». In questi anni l’attività della Scuola cani salvataggio è molto cresciuta, i pattugliamenti lungo il litorale sono frequenti e oggi, rispetto al debutto di Mirò nel 2000, i bagnanti non si stupiscono più di vedere i cani bagnino in azione in spiaggia. «Il positivo impatto sull’opinione pubblica rappresenta la dimostrazione palese del successo del nostro lavoro - commenta la presidente -. L’esercitazione di venerdì sarà l’occasione per un tributo a Mirò: il segno della riconoscenza dei ragazzi della Sics nei confronti di un grande cane, che ha lasciato un’impronta indelebile nei nostri cuori».
 
NEL CUORE.ORG
3 LUGLIO 2014
 
MACACHI A MODENA, L'ATENEO SI DIFENDE: " SOLO RICERCA DI BASE"
"Gli animali stanno bene, sperimentatori empatici"
 
"Nessuna vivisezione ma solo sperimentazione animale di base, ancora necessaria per la ricerca medica". Cosi' Paolo Frigio Nichelli, preside della facolta' di Medicina e Chirurgia dell'Università di Modena e Reggio Emilia, risponde agli animalisti che lo scorso sabato hanno manifestato per il centro di Modena per chiedere la liberazione dei 15 macachi presenti nello stabulario dell'Ateneo, utilizzati per la ricerca medica. Nichelli è intervenuto questa mattina alla conferenza stampa che l'Ateneo ha organizzato per fare chiarezza sulla situazione dei primati sui quali secondo Nicheli "le tecniche di ricerca utilizzate sono completamente indolori e sono le stesse che vengono usate anche sull'uomo per studiare il comportamento e la funzionalità del sistema nervoso". Per Nichelli "la sperimentazione animale è necessaria in tutti quei casi in cui si deve studiare la funzione nel dettaglio", per esempio "per valutare l'effetto dei neurostimolatori nel Parkinson o per lo studio della possibilità di interfacciarsi tra protesi artificiali e funzioni della corteccia cerebrale". È vero che "una parte della sperimentazione medica oggi viene fatta in vitro, ma rimane comunque una parte importante da sperimentare in vivo", spiega ancora Nichelli, "senza la quale la ricerca di base non potrebbe portare a risultati". Per il preside comunque "le associazioni animaliste invece che protestare contro una vivisezione che non esiste- conclude Nicheli- potrebbero sostenere la ricerca innovativa, sia con la loro presenza sia con i fondi che riescono a raccogliere".
A sentire Renata Battini, direttore del Centro Servizi stabulario interdipartimentale Universita' degli Studi di Modena e Reggio Emilia, per i 15 macachi, divisi in due colonie, il soggiorno a Modena è una passeggiata di salute. "L'ambiente in cui vivono e' un ambiente controllato e l'Universita' di Modena si adeguera' entro la fine del 2016 alla nuova legge che prevede l'ampliamento delle gabbie", assicura. Battini, intervenendo alla conferenza stampa, ha spiegato che "si tratta di animali controllati anche da un veterinario esterno che vivono in un ambiente a sua volta controllato e che stanno bene", mentre "non potrebbero assolutamente vivere all'esterno in un ambiente naturale in quanto non adattati". Ogni progetto sperimentale prima di essere applicato agli animali, ricorda Battini, "viene visionato dal Comitato Etico e poi dal Ministero che lo deve autorizzare", e nell'ultimo quinquennio sono "due i progetti sperimentali partiti, della durata ognuno di 3 anni" e "l'ultimo partito nel 2013 si concludera' alla fine del 2016". Per Battini "si tratta di progetti per i quali viene stabilito il numero di primati che può essere utilizzato", un numero "sempre superiore a quello che effettivamente è necessario", spiega ancora Battini "anche perché è chiaro che la salute degli animali sta a cuore anche a gli sperimentatori che diventano empatici, specialmente con i primati", anche perché un animale che sta male non e' di nessuna utilità", aggiunge la direttrice. Certo "non ci si può aspettare di trovare le tende alle finestre dello stabulario- conclude- ma comunque cerchiamo di mantenere gli animali al meglio".
Lo sperimentatore "empatico" ci mancava.
Alla fine i rappresentanti dell'Università hanno risposto ad alcuni quesiti degli animalisti.  Il macaco ceduto a suo tempo alla Lav non verra' sostituito, ma tra anni, qualora i macachi presenti oggi fossero venuti a mancare e fosse necessario proseguire con le sperimentazioni, allora se ne dovrebbero acquistare altri. Per i medici "si tratta semplicemente di applicare la legge in vigore- spiega Renata Battini, direttore dello stabulario- che ora vieta la riproduzione degli esemplari a fini di ricerca ma che tra anni potrebbe cambiare". Ad oggi in ogni caso "non e' nelle intenzioni dell'Ateneo la sostituzione dell'esemplare ceduto nel 2012 per sopperire alla numerosita' della colonia". 
C'è anche una curiosa giustificazione per l'uso della specie "macaca fascicularis": Trattasi "di una specie inserita nella lista della Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, la quale elenca le cento specie animali", aggiungono dall'Universita' "che hanno provocato i danni maggiori, sia predando attivamente le popolazioni locali, sia infettandole o soppiantandole nella competizione alimentare, nel loro habitat naturale".
 
LA ZAMPA.IT
26 LUGLIO 2014
 
Lav, nuovo appello a Unimore per lo stop dei test sui macachi
«Tali esperimenti durano anni e hanno come esito la morte»
 
Settantatre professionisti laureati in discipline scientifiche hanno chiesto al Rettore dell’Università di Modena e Reggio Emilia di fermare le sperimentazioni sui macachi. Lo spiega la Lav, che torna sulla vicenda degli animali allevati nello stabulario dell’ateneo e sottoposti a test. Test che per Lav sono «molto invasivi che comportano l’inserimento di una spira (una sorte di vite) sotto la congiuntiva oculare, fili d’acciaio nei muscoli della nuca e camere di registrazione impiantate nel cervello; tali esperimenti durano anni e hanno come esito la morte». «Sono decenni che l’Ateneo modenese usa le scimmie per fini sperimentali e le pubblicazioni frutto di tali invasive investigazioni continuano a non dare risposte per l’uomo, è ora di smettere di giustificare dolore e uccisioni in nome di uno studio che non cura nessun malato» sostiene Michela Kuan, biologa responsabile Lav settore Vivisezione. 
Tra i firmatari dell’appello molti esponenti della neonata Associazione O.S.A. (Oltre la Sperimentazione Animale), che riunisce medici, veterinari, biologi, farmacisti e altri laureati in discipline scientifiche che hanno deciso di unire le loro competenze allo scopo di offrire alla ricerca scientifica modelli alternativi all’uso di animali, e fornire informazioni competenti rispetto alla reale utilità della sperimentazione animale. 
Tali procedure sono non solo eticamente inaccettabili, ma scientificamente non ammissibili, come sostenuto e dettagliatamente argomentato dagli aderenti all’O.S.A. L’appello al Rettore dell’Università di Modena e Reggio Emilia di chiudere questa inutile ricerca, si aggiunge a quello già fatto nei mesi precedenti da ben 84 deputati di vari schieramenti. Le associazioni animaliste, inoltre, hanno più volte offerto la propria disponibilità a farsi carico delle scimmie eventualmente dismesse, ma tutte le richieste per ora sono cadute nel vuoto. 
 
IL TIRRENO
3 LUGLIO 2014
 
Si laurea portando i suoi cani davanti ai prof
È andata a discutere la tesi insieme ai suoi cagnolini Cirillo e Hoppy: una laurea a 8 zampe quella di Rosa Rispoli, insegnante livornese di religione alle elementari Micheli e Puccini. Si è laureata in teologia presentando uno studio dal titolo “Gli animali nel progetto divino: prospettive bibliche e antropologiche”

Lara Loreti

 
LIVORNO. Quando la commissione universitaria le ha dato l'attestato, Cirillo e Hoppy hanno esultato come due bimbi felici per la loro mamma. Una laurea a otto zampe quella di Rosa Rispoli, un caso più unico che raro di studentessa che discute la tesi con i suoi cani. Già perché giovedì pomeriggio a Pisa, ad assistere Rosa, insegnante livornese di religione di 55 anni, oltre al relatore, c'erano due dei suoi adorati e affezionatissimi amici. Non cani comuni: Cirillo, 12 anni, è cieco e cammina a fatica: è arrivato a Livorno dalla Sardegna. Hoppy è reduce da una lesione gravissima: quando Rosa l'ha adottata, aveva la schiena spezzata tanto che l'avevano data per spacciata. Ma la cucciola, che oggi ha 3 anni, ha reagito. E ora riesce anche a camminare, anche se è rimasta in parte inferma.
Erano le 16 quando nell'istituto di scienze religiose Niccolò Stenone in piazza Santa Caterina a Pisa, in abito bianco, con Cirillo in braccio e Hoppy al guinzaglio, ha fatto ingresso Rosa. Come una sposa con le damigelle. E più emozionata che mai. «Loro mi hanno dato la forza, hanno vissuto passo dopo passo i miei sacrifici, si sono emozionati con me: abbiamo condiviso tutto», dice la neo dottoressa con le lacrime agli occhi. Sorride e pensa agli altri due suoi cuccioli, anche loro malati: sono Penny e Teodor, che invece l'hanno aspettata a casa, in zona stazione a Livorno. «Rincasata dopo la discussione, ho trovato il comitato di accoglienza: tutti felici per me. I miei quattro cani vanno molto d'accordo: sono un gruppo coeso e tra loro non si creano mai gelosie», dice.
Rosa Rispoli si è laureata in teologia con una tesi dal titolo “Animali nel progetto divino – Prospettive bibliche e antropologiche” con il relatore Leonardo Biancalani. Un tema non facile da affrontare, che ha creato non poche preoccupazioni alla maestra, che nella vita ha due grandi passioni: l'insegnamento ai bambini e gli animali. E' lei stessa a spiegare come è nato il suo lavoro universitario.
«Nella mia tesi di laurea ho cercato di conciliare queste due cose: da una parte il desiderio di specializzarmi per poter svolgere il mio lavoro in modo più qualificato possibile, così da condividere quello che ho imparato con i miei alunni. Insegno religione alle Micheli e alle Puccini, in piazza XI Maggio e in via Emilio Zola. Dall'altro, ho voluto approfondire lo studio del rapporto di Dio con gli animali. E non è stato facile. Il tema che ho affrontato è nuovo e avevo qualche preoccupazione su come sarebbe stato recepito dalla commissione: ci sono ad esempio degli animali che noi riteniamo sciocchi, come l'asino, ma che in realtà non lo sono agli occhi di Dio. Ma poi è andato tutto bene. E ogni tensione si è sciolta quando sono entrata in aula con Cirillo e Hoppy... La loro presenza è stata importante».
Perché ha deciso di portarli con sé alla discussione?
«Loro sono l'esempio vivente dell'amore di Dio per gli animali. Non sono cani normali: hanno una marcia in più. Amano la vita con tutto il cuore, hanno saputo reagire alle difficoltà e, invece di incattivirsi, sono diventati ancora più buoni. Nella laurea sono stati il mio valore aggiunto. Dolcissimi, eccezionali. I professori, le segretarie, tutti li hanno coccolati e accarezzati. Qualcuno li ha anche abbracciati. Basta guardarli per amarli».
Come si sono comportati nel corso della seduta di laurea?
«La mia relazione è durata 15 minuti, tempo in cui loro sono stati buonissimi: tutti e due seduti, non hanno mai abbaiato né si sono mossi. Io temevo che potessero in qualche modo creare problemi, fare pipì o infastidire qualcuno. Invece sono stati eccezionali, anche prima e dopo il momento della discussione vera e propria. Questa era l'unica condizione che il rettore aveva messo per poterli portare all'università, cioè che stessero buoni. E così è stato. Colgo l'occasione per ringraziare il rettore che mi ha dato questa opportunità».
Come hanno reagito i suoi alunni alla notizia?
«I miei bimbi, della prima alla quinta elementare, sono stati “stra” felici. Aspettano le foto per gioire con me. Le loro famiglie, e non solo, sono molto sensibili al tema dell'amore verso gli animali, soprattutto verso quelli malati, che non possono correre e giocare come gli altri, ma che non per questo vivono con minore intensità. La gente a Livorno, ma anche a Pisa, ammira quello che faccio per loro, e mi ferma per la strada per manifestarmi affetto e solidarietà».
Cosa si aspetta ora, che progetti ha?
«Voglio continuare in questa lotta nella difesa degli animali per combattere le violenze che alcuni di loro subiscono e per difendere quelli infermi perché tutti rientrano nel progetto divino. A settembre vorrei portare i cani a scuola a lezione con me per sensibilizzare i piccini all'argomento, e poi vorrei andare anche in televisione a parlare di loro per raccontare le loro storie, che sono esempi per tutti di coraggio e voglia di vivere».
 
GEA PRESS
3 LUGLIO 2014
 
Da Varese a Belluno, Angela e Camilla. Sono le scrofe “non oggetto” dei sequestri del SITA
L'innovativa testi accolta dalla Procura della Repubblica: la macellazione non è la norma ma eccezione

 
Sono arrivate al rifugio di Pedavena (Belluno), le due scrofe Angela e Camilla provenienti dal sequestro di un piccolo allevamento abusivo in provincia di Varese oggetto di intervento del SITA (Servizio Interprovinciale Tutela Animali).
I due animali, erano probabilmente destinati alla macellazione. Infine il sequestro basato sull’accusa di inidonee condizioni di detenzione e la loro liberazione.
Angela e Camilla fanno seguito ad altri maiali già trasferiti nei giorni scorsi. Con un mezzo appositamente noleggiato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Varese (spese a carico dell’indagato/imputato), alle 6.00 del mattino dell’altro ieri, partendo da Gavirate (VA) quale luogo di custodia delle suine, gli operatori di PG e il personale ausiliario del SITA hanno provveduto al loro trasferimento. In tutto sono occorse sei ore.
In tal maniera, comunica il SITA, è stato portato a conclusione il relativo procedimento penale, giacché nei giorni precedenti avevano trovato idonea sistemazione anche gli altri animali sequestrati insieme ad esse (4 conigli ed un ovicaprino).
Un esito, quello del sequestro disposto dalla Procura della Repubblica di Varese, che si differenza da quello di altri Uffici Giudiziari presso i quali gli animali cosiddetti da reddito o da allevamento è ancora equiparato al sequestro di meri oggetti vendibili all’asta. Ed invece, per Varese, si è applicato un altro orientamento.
Cosi come disposto disposto dalla Legge contro i maltrattamenti (artt. 19-quater delle disposizioni di coordinamento e transitorie del Codice Penale) e  dalla Convenzione Europea di Strasburgo per la protezione degli animali da compagnia (ratificata dallo Stato Italiano con Legge n.201 del 2010), si è ora riusciti a riproporre la “gestione etica” degli animali sequestrati. Si tratta, spiega sempre il SITA, della volontà la volontà di sottrarre l’animale oggetto di maltrattamento ad ogni ulteriore forma di sfruttamento (allevamento con finalità di lucro, macellazione etc), per risarcirlo, senza eccezioni di specie, della crudeltà e della sofferenza ingiustamente patita, e tutelare al contempo la salute pubblica dai rischi posti in essere dall’eventuale consumo di alimenti derivanti dalla macellazione di esemplari maltrattati o detenuti in condizioni inidonee.
Il nostro Ordinamento Giuridico, infatti, tutela tutti gli animali (vita, benessere, libertà etc) distinguendoli in due categorie: quelli non detenibili e quelli detenibili a cui appartengono gli animali da reddito/allevamento. Sicché, l’allevamento, con tutte le costrizioni che ne conseguono, e l’uccisione ai fini della macellazione costituiscono una deroga, cioè una eccezione, alla loro tutela, in quanto il bene che si intende tutelare: il sostentamento umano, è ritenuto un bene superiore.
Tuttavia, secondo il SITA “anche se pochi sono ancora oggi coloro i quali hanno colto tale sottigliezza, proprio perché allevamento e macellazione non sono la norma, bensì una particolare eccezione concessa a condizione che sia rispettate determinate condizioni, ad esempio il rispetto delle norme relative al benessere animale negli allevamenti (Dlgs n. 146/01), nel momento in cui queste vengono violate l’eccezione, o deroga che dir si voglia, non è più lecita. Da qui, il nuovo orientamento giuridico proposto dal SITA e accolto dalla Procura di Varese anche in considerazione dell’accresciuta sensibilità delle persone nei confronti degli animali TUTTI; pertanto non bisognerà più stupirsi nel vedere suini, bovini, ovicaprini, pollame etc venir poi affidati, a seguito di un sequestro penale con cui li si è sottratti ad una condizione inidonea e cagionatrice di sofferenza, a privati cittadini che, avendone la possibilità di detenerli, abbiano deciso di tenerli per compagnia e diletto in accordo con l’art. 1 della succitata convenzione Europea di Strasburgo per la protezione degli animali da compagnia, il quale asserisce testualmente che ”Per animale da compagnia si intende ogni animale tenuto, o destinato ad essere tenuto dall’uomo, in particolare presso il suo alloggio domestico, per suo diletto e compagnia”. I veterinari delle ASL se ne facciano perciò una ragione!“.
 
NEL CUORE.ORG
3 LUGLIO 2014
 
UN SMS SUL CELLULARE PER SALVARE GLI SQUALI DALLE RETI DA PESCA
Il nuovo sistema ideato dall'Università della Calabria
 
Una "rete" per salvare gli squali dalle reti, grazie a una nuova tecnologia con la quale sarà possibile tutelarli attraverso un messaggio di avvertimento inviato sul cellulare. L'innovativo sistema che si allaccia alle reti da pesca è stato realizzato per evitare che pesci ed animali marini di grossa taglia, e in particolare lo squalo elefante, possano morire intrappolati a causa di catture accidentali, come spesso avviene.
Il sistema, messo a punto dal dipartimento di Ingegneria informatica dell'Università della Calabria, è stato sperimentato nei giorni scorsi con successo all'isola dell'Asinara ed è stato sviluppato nell'ambito di SharkLife, un progetto dell'Unione europea finanziato con lo strumento Life+ per la conservazione degli squali nel Mediterraneo. L'obiettivo è ridurre le catture e la mortalità dello squalo elefante, il pesce più grande del Mediterraneo. Lo stesso sistema sarà utile anche per gli animali di grossa taglia come i cetacei e le tartarughe marine. E proprio dai pescatori arriva il sostegno più grande, perché l'utilizzo dei nuovi dispositivi sulle reti da posta riuscirà a salvare molti esemplari.
"Il congegno è in grado di rilevare e segnalare istantaneamente via sms l'avvenuta cattura nelle reti da posta di diversi animali, non solo di squali - dichiara Stefano Di Marco, vicepresidente nazionale del Cts e responsabile del progetto -. Alle reti sono applicate a intervalli regolari delle miniboe in grado di percepire attraverso dei sensori il peso dell'animale catturato: quelli di dimensioni superiori fanno scattare l'allarme presente nella boa principale in superficie, che fa partire immediatamente un messaggio indirizzato al personale". Il Mediterraneo ospita 45 specie di squali, e l'Italia in particolare ne ospita 43. Per il rapporto dell'Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn) l'area del Mediterraneo ha la percentuale più alta di squali e razze minacciate. Il 42% delle 71 specie valutate sono elencate nella "Lista Rossa" delle specie minacciate.
 
MESSAGGERO VENETO
3 LUGLIO 2014
 
Bau Beach, un piccolo “paradiso” per i cani
La gestiscono come volontari nei pressi di Punta Faro Francesco Mastroianni (Legambiente) e la sua compagna Sandra
 
di Viviana Zamarian
 
LIGNANO (UD). Era un sogno coltivato da tempo. Un sogno condiviso con la sua compagna di vita Sandra. Sapeva che non era facile. Sapeva che sarebbe stata dura. Eppure Francesco Mastroianni, delegato di Legambiente, decise di crederci. C’era un tratto di arenile a Lignano vicino a Punta Faro poco curato. Un tratto che poteva diventare una spiaggia libera per cani. Certo, di lavoro da fare ce n’era molto.
La pulizia, l’accoglienza, una presenza costante. Lui e la moglie decisero di farlo, volontariamente. Fu così che cinque anni fa grazie al Comune, al Circolo di Legambiente Udine e alla Capitaneria di Porto, nacque la Bau Beach. E oggi questo è diventato, a detta di molti, «un piccolo paradiso». Grazie a due cuori grandi. Due cuori generosi, quelli di Francesco e Sandra, uniti da quasi cinquant’anni, capaci di donare senza volere nulla in cambio.
La sveglia suona presto al mattino. Di lavoro ce n’è tanto. C’è una spiaggia da pulire e da sistemare. Sono le 6.15 e Francesco, 66 anni, è pronto a iniziare la sua giornata. La Bau Beach aprirà di lì a poco. E come ogni giorno da cinque estati sarà pronta ad accogliere i suoi ospiti a quattro zampe.
Rex è seduto sul suo sdraio, all’ingresso. Francesco lo accarezza: «È sempre con me», dice sorridendo. A pochi passi sotto un ombrellone ci sono due meticci che giocano. In lontananza una giovane coppia sta portando a passeggio il suo barboncino nero. Francesco è alla sua postazione di Legambiente. Indossa il cappello e la maglietta di colore giallo dell’associazione ambientalista.
Ci racconta la sua storia e la storia di questa spiaggia. Una giovinezza passata in Brasile dove la famiglia si era trasferita per lavoro poi la fuga quando salì al potere la dittatura e il ritorno in Italia. I piani erano di rientrare a San Paolo prima possibile ma incontrò l’amore della sua vita, Sandra. Lavorò come rappresentante, ma sempre impegnato nell’associazionismo.
Poi l’idea sostenuta da Legambiente di una spiaggia libera per cani. E da allora Francesco e Sandra ogni stagione la trascorrono lavorando volontariamente per mettere a disposizione dei turisti che desiderano trascorrere la loro giornata al mare con il proprio cane un posto ideale e pulito.
«La spiaggia è a ingresso gratuito - spiega Francesco – e vi si può accedere con i propri cani vaccinati e tenuti al guinzaglio. Sta a noi padroni garantire ai nostri amici una opportuna ombreggiatura e una adeguata scorta d’acqua; inoltre, noi disponiamo di un defibrillatore e di una cassetta di primo intervento per garantire la massima sicurezza ai turisti. A una cinquantina di metri ci sono i servizi igienici, le docce e tutto quello che serve. La cosa più bella è vedere le persone che trascorrono momenti felici con i loro amici».
L’impegno è tanto. Eppure lo si affronta con entusiasmo e con quella gioia che percepisci da come Francesco e Sandra parlano della Bau Beach. Grazie ai loro due cuori grandi. E a una generosità che si rinnova ogni giorno. Senza chiedere nulla in cambio.
 
AL FEMMINILE
3 LUGLIO 2014
 
10 motivi per cui (forse) prendere un cane non fa al caso tuo
 
Avere un cane è meraviglioso, un'esperienza unica, inimitabile e difficilmente descrivibile, ne abbiamo già parlato. I motivi per prenderne uno sono tantissimi, ma visto che un cane è per la vita è consigliabile ponderare bene tutto, pro e contro. Di seguito alcuni dei motivi per cui, prima di prendere un amico a quattrozampe, è importante rifletterci bene
1. Cane = impegno
I cani hanno bisogno di compagnia, di essere educati, di essere portati a correre e giocare, spazzolati, puliti, curati, supportati, alcuni sono problematici... Tradotto: i cani sono davvero impegnativi. Chi non ha tempo, non ha pazienza, forse dovrebbe pensarci due volte prima di prendere un amico a quattrozampe così impegnativo.
2. Un cane è un compagno di vita
Il cane è un compagno di vita, ma a differenza di una moglie o un marito con cui non si va più d'accordo, per i quali esistono separazione o divorzio, o dei figli che quando crescono se ne vanno di casa, dall'amico a quattrozampe non ci si separa e lui non si allontana. Chi decide di prendere un cane deve essere consapevole che sta prendendo una creatura spesso esigente, con cui vivrà (in media) per i prossimi 10-15 anni.
3. Ordine e pulizia assumono un altro significato
C'è chi convive serenamente con livelli più o meno elevati di disordine, c'è chi non tollera nemmeno una foglia fuori posto. Ecco, per questi ultimi un cane potrebbe essere la scelta sbagliata, perché gli amici a quattrozampe, di qualsiasi età, taglia, razza, e tipo di pelo un po' di scombussolìo in casa lo portano. Quando sono piccoli fanno ogni genere di danno, quando crescono graffiano il parquet correndo dietro i giochi, lasciano la terra quando tornano dal giardino nei giorni di pioggia e neve, alcuni perdono pelo come forsennati (e, super importante ricordarlo, non è la lunghezza del pelo che determina se ne perdono o no), alcuni odorano molto, altri sbavano...
4. Paura?
Ebbene sì, ci sono persone che pur avendo paura dei cani ne prendono uno, forse pensando che il loro non sarà un cane. I risultati sono tutto meno che piacevoli, perché i cani sono cani e la prima forma di rispetto nei loro confronti è ricordarselo. Chi ha paura dei cani non dovrebbe prenderne uno pensando che il suo sarà diverso. Perché le probabilità sono che non lo sarà.
5. Un cucciolo non è un peluche
I cuccioli sono morbidi, buffi, in una parola, irresistibili. Attenzione però. perché l'apparenza angelica del batuffolo quadrupede nasconde sempre un essere vivente che ha bisogno di essere portato fuori (tante volte e in qualsiasi condizione atmosferica) e che talvolta nasconde dentro di sé un'anima diabolica: fa pipì e pupù in casa, mangia tutto quello che trova in giro, di notte piange perché ha voglia di essere coccolato... Non dovrebbe prendere un cane chi non ha la voglia e la pazienza di occuparsi di una creatura pelosa e vivente, veramente esigente sin da piccola e che non smetterà mai di esserlo.
6. I cani richiedono serenità, dedizione, pazienza e costanza
I cani possono imparare praticamente tutto quello che i padroni sono disposti a insegnare loro. La premessa però è che il padrone si impegni a insegnare, e per farlo serve che sia costante e abbia tanta tanta pazienza e tanta gentilezza in sé. Un padrone che trascura l'educazione del suo cane ha la (quasi) certezza di trovarsi accanto un essere difficilissimo da gestire, dai comportamenti incompatibili con una serena e civile convivenza con gli umani e i suoi simili. Solo che la responsabilità non è del cane, ma del suo padrone che non se ne è occupato. Non dovrebbe prendere un cane chi non ha il tempo, la pazienza, il carattere per dedicarsi a loro.
7. La vita con un cane è meravigliosa, ma non è semplice
L'Italia non è un paese per cani - alcune zone sono meglio di altre per fortuna, ma in generale c'è una diffusa ignoranza e intolleranza verso di loro. Il che si traduce in una vita difficile per chi li ama e ha scelto di averli come compagni di vita - dall'uso del trasporto pubblico all'entrata nei negozi, tutto può essere molto complicato. Il cane richiede organizzazione - se si vuole partire bisogna sapere a chi lasciarlo in totale serenità (e non è facile), e se si vuole portarlo con sé, bisogna trovare posti dove sarà ben accolto.
8. Avere un cane ha dei costi non da poco
Le pappe buone costano, le visite veterinarie costano, le medicine per cani costano (molto), le cure mediche pure (non esiste la sanità pubblica per i cani), l'assicurazione non la regalano, l'eventuale pensione idem (si può considerare una media di 20 euro al giorno, ma varia abbastanza in base alla pensione e alla taglia del cane), etc. etc. Bisogna sapere che avere un cane è un impegno economico importante, oltre all'eventuale costo di acquisto se si prende un cane di razza da un allevamento.
9. Le vacanze non saranno più così libere
Se hai l'abitudine di fare spesso weekend fuori porta o ferie alla scoperta di nuovi angoli del mondo, sappi che dovrai raggiungere parecchi compromessi una volta preso un cane. A meno tu non abbia la fortuna di avere qualcuno che ti può aiutare, come per esempio una vicina o un famigliare, l'unica soluzione è una pensione per animali (in cui spesso i cani soffrono) o portare con te l'amico a quattrozampe (e non è detto che ovunque siano pronti a dargli il benvenuto).
10. Se ne vanno sempre troppo presto
C'è chi pensa che sia meglio aver avuto e perso che non aver mai avuto. Non necessariamente tutti concordano. Il padrone di cane si deve preparare ad una vita da Highlander (come il famoso film): ad amare tantissimo e sopravvivere. La perdita del compagno a quattrozampe è devastante e durissima da affrontare, a livelli che uno non si immagina fino a che non la ha vissuta. L'ultimo motivo che ci sentiamo di indicare per non prendere un cane è per non soffrire cosÏ tanto quando se ne vanno.
Nessuno di questi "problemi" logistici ti preoccupa? Allora sei decisamente pronta per fare il "grande passo" e far entrare in casa tua un cucciolotto peloso. E se vuoi un minimo di spinta in più, ecco 10 motivi per cui avere un cane ti cambierà (in meglio) la vita...
 
10 ottimi motivi per cui scegliere un cane come amico a quattro zampe
 
Vivere con un cane è un'esperienza unica, praticamente impossibile da descrivere. Qualsiasi razza, qualsiasi taglia, avere un cane in casa ti cambierà la vita. Di seguito ti proponiamo 10 motivi per decidere di avere un compagno di vita dotato di coda e quattro zampe. Se non hai mai avuto un cane e stai pensando di prenderne uno, ecco 10 ragioni per cui scegliere di avere accanto il meglio noto migliore amico dell'uomo potrebbe essere la scelta giusta da fare.
1. Sono così innocenti
Una salsiccina, un pezzettino di legno, una pigna, una pallina e anche il cane adulto più serio perde la dignità e inizia a giocare. Un cane che ti vuole bene ti vede da lontano e si lancia in una corsa scomposta che si conclude in un abbraccio festoso e bavoso che scioglie il cuore per la sua spontaneità e purezza. Per non parlare di quando si stendono davanti a te a pancia in su, con la zampe davanti un po' piegate e quelle sotto aperte, in un gesto di totale fiducia e richiesta di carezze e amore. I cani non giudicano, non calcolano, non valutano, ti vogliono bene, te lo mostrano non importa chi sei, cosa fai, cosa hai combinato nella vita.
2. Ti fanno sentire speciale
Un cane difficile che decide che sei suo amico, un cane di canile che stabilisce che deve tornare a casa con te, un cane felice e senza problemi che ti cerca per essere coccolato, la relazione che si stabilisce con ogni cane è unica e ognuno di loro ti fa sentire speciale. È una sensazione stranissima e a chi non l'ha mai provata può sembrare incredibile eppure è così. I cani ti scelgono, e quando lo fanno ti fanno sentire speciale come niente e nessun altro al mondo.
3. Sono una compagnia straordinaria
I cani non parlano ma sono una presenza e una compagnia dall’intensità e profondità quasi impossibili da descrivere a parole. Con il cane si chiacchiera, si gioca, si comunica, si va in giro, senza mai sentirsi soli, anche se solo dormono nella stanza in cui sei.
4. Distraggono
I cani hanno bisogno di attenzioni e di uscire per cui il padrone attento e affettuoso almeno per qualche ora al giorno è costretto a dimenticarsi del caos della sua esistenza per dedicarsi al benessere del suo quadrupede - e quindi a camminare al parco, giocare a palla, correre insieme...
5. Fanno socializzare
I cani hanno bisogno di stare in compagnia dei loro simili e le amicizie nate tra quadrupedi si evolvono molto spesso in piacevolissime amicizie tra umani.
6. Fanno fare attività fisica
Il quadrupede ha bisogno di uscire almeno tre volte al giorno, di cui almeno una, possibilmente due, devono essere di cammino, gioco, corsa possibilmente in un parco o comunque una area verde, e visto che da soli non possono andare da nessuna parte, ecco che il padrone più o meno pigro inizia a fare una vita più sana e attiva di cui sentirà presto i benefici.
7. Aiutano a mettere le cose in prospettiva
I cani maschi hanno l'abitudine di farsi il bidet e si dedicano a questa attività quando hanno voglia, in qualsiasi momento del giorno, indipendentemente da dove sono e da qualsiasi cosa stia succedendo intorno a loro. Una divertentissima vignetta dell'inglese Rupert Fawcett descrive stupendamente la situazione: Tre cani vestiti da Re Magi stanno portando i doni a Gesù Bambino, camminano in fila indiana con i primi due impettiti e orgogliosi, il terzo è per terra che si fa il bidet. Il secondo si gira, lo guarda e esclama "Oh Colin, santa pace, ma non potevi aspettare?" (potete cliccare qua per vedere la vignetta). Ugualmente, quando un cane ha sonno, si arrotola su se stesso, o si stende a pancia in su, magari con la lingua che pende di fuori, e ronfa, indipendentemente da dove è e da qualsiasi cosa stia succedendo intorno a lui. Per quanto suoni assurdo, questo loro essere ignari e indifferenti al caos della vita quotidiana in qualche modo si trasmette agli umani e li aiuta a vivere in modo più sereno.
8. Sono sempre "piccoli"
I cani sono dolcissimi, e più crescono più diventano dipendenti e legati ai loro padroni, vivono per loro e senza i loro umani sono persi. I cuccioli sono divertenti, coccoli e graziosissimi, con i cani adulti e anziani esiste una sintonia e una profondità affettiva sorprendenti. Ad ogni età sono una fonte continua di incredibili ed inaspettate tenerezze.
9. Ti fanno venire voglia di fare le cose
I cani si divertono e sono contenti e trasmettono la loro felicità con gli occhi e con la coda. Se non altro per rendere felici loro, uno fa tante cose in più di quante non farebbe se non avesse il quadrupede - un giro sulla spiaggia, una camminata nel bosco, quattro passi al giardino... ognuno ha il suo.
10. Rendono la vita migliore
Un cucciolo che ti si addormenta in braccio, una zampa che si allunga alla ricerca di carezze, una testa più o meno grande che si appoggia sulla gamba alla ricerca di conferme e carezze, un corpo più o meno grande che ti si stende accanto per far sentire la sua vicinanza, una testona che si gira per avere conferma che la strada che ha preso è giusta, un corpo che si appoggia alle gambe alla ricerca di sicurezza.... Sono solo alcuni tra i tanti(ssimi) motivi per cui avere un cane è bellissimo e rende la vita migliore.
 
GEA PRESS
3 LUGLIO 2014
 
Tailandia – Undici cani destinati ad essere bolliti vivi

 
Undici cani sono stati salvati  da morte certa in Tailandia. A darne comunicaizone è Soi Dog Foundation, il cui scopo è quello di prevenire e denunciare gli abusi perpetrati sui cani. Secondo la stessa associazione i poveri animali sarebbero stati in precedenza prelevati dalle strade nella provincia di Tak per essere destinati ad essere scuoiati e bolliti vivi, come in uso nel barbaro commercio di carne di cane.
Un cittadino sensibilizzato dai  manifesti affissi da Soi Dog Foundation ha però segnalato il camion ove erano stati caricati gli animali.
Il team di Soi Dog  ha così potuto avvisare la polizia locale che ha fermato e perquisito il camion. All’interno, nascosti nel vano posteriore, gli undici cani rubati. Secondo gli animalisti sono stati trovati rannicchiati e terrorizzati.
L’autista del mezzo è stato a quanto pare posto in stato di fermo  mentre il veicolo risulterebbe sequestrato. Sull’uomo gravano ora quattro capi di accusa relativi proprio al presunto commercio di carne di cane. Si tratta di maltrattamento di animali, commercio illegale di animali o loro corpi, trasporto irregolare di animali o loro corpi verso altre province oltre che di  possesso di animali non vaccinati.
Da quando sono stati affissi i manifesti, riferisce Soi Dog Foundation, cinque persone sono state arrestate.
 
GREEN STYLE
3 LUGLIO 2014
 
Uomo lancia cane dal terzo piano
 
Arriva dagli Stati Uniti l’ennesima vicenda di violenza sugli animali, questa volta perpetrata ai danni di un cane di piccola taglia. Stando a quanto riporta la cronaca a stelle e strisce, un uomo avrebbe deliberatamente lanciato l’esemplare dal terzo piano di un palazzo, uccidendolo. La motivazione? Un litigio con la sua fidanzata, la proprietaria del quadrupede. Il tutto è accaduto ad Arapahoe County, nel Colorado, qualche settimana fa. L’aggressore, un giovane di 25 anni, era nel bel mezzo di una violenta discussione con la fidanzata, quando ha afferrato il cane di casa e si è diretto verso il balcone. Al suo rientro, nessuna traccia dell’animale, gettato nel vuoto per vendetta. Stando alle ricostruzioni della polizia, e alle testimonianze dei vicini, lo scorso 20 maggio la coppia si sarebbe lanciata in un litigio da toni molto accesi, tanto da allertare i dirimpettai alle 7 di mattina. Nessuno pare abbia assistito al lancio del cane, ma pochi dubbi vi sarebbero sul fatto. L’uomo è stato accusato di violenza aggravata sugli animali, violenza domestica e assalto di terzo grado. Dovrà subire un processo e rischia una condanna esemplare: se le corti lo riterranno colpevole, per lui si apriranno le porte del carcere
Non è la prima volta, purtroppo, che da più parti del globo arrivano notizie di questo tenore, con vittime innocenti degli animali. Solo ieri la vicenda di un cane brutalmente impiccato nel Regno Unito, qualche settimana fa un povero esemplare cieco colpito con delle frecce da un vicino, quindi il dogo lasciato per giorni senza acqua né cibo e pronto ad azzannare un innocente anziano. Nonostante le campagne di sensibilizzazione e i controlli più serrati per evitare il ripetersi di questi episodi, sembra proprio che la questione del maltrattamento animale non trovi tregua alcuna. Spesso trattati come meri oggetti, cani e gatti finiscono al centro dei disastri amorosi e diventano merce di scambio, oltre che di insensata violenza.
 
LA ZAMPA.IT
3 LUGLIO 2014
 
Cane rigurgita l’anello nuziale smarrito cinque anni prima
Uno stecco di ghiacciolo ingoiato per golosità ha permesso di scoprire la storia


NELLA FOTO - Tucker e l’anello ritrovato

 
FULVIO CERUTTI
 
Cinque anni di ricerche senza trovarlo. Ormai la signora Lois Matykowski aveva rinunciato all’idea di poter ritrovare la propria fede nuziale, smarrita chissà dove. Ma è stato il suo cane a farle il regalo più bello, anche se non propriamente in maniera piacevole per entrambi. 
Un giorno Tucker, il cagnolone della famiglia del Wisconsin (Usa), ha mostrato qualche problema di stomaco. Tutto ha avuto inizio con un ghiacciolo che una delle figlie di Luis stava mangiando: il quattrozampe, goloso e giocherellone , ha pensato bene di addentarlo e ingoiarlo in un solo boccone, stecco compreso.  
E proprio quest’ultimo oggetto si è probabilmente bloccato alla bocca dello stomaco dell’animale, portandolo a frequenti colpi di tosse e vomito. La signora ha anche chiesto l’intervento deal veterinario che le ha consigliato di dare un po’ di vaselina in mezzo a due fette di pane. Una soluzione che ha aiutato Tucker a vomitare lo stecco del ghiacciolo, ma non a risolvere i suoi problemi visto che due giorni dopo stava nuovamente male. Il tutto fino a quando, finalmente, il cagnolone di 10 anni si è liberato del suo vero problema. Un sollievo, ma anche una sorpresa per la signora Matykowski: mentre stava pulendo il pavimento dal vomito di Tucker si è ritrovata fra le dita l’anello che aveva smarrito cinque anni prima: un paio di spazzolate e un po’ di sapone e la sua fede nuziale è tornata come prima. 
Ma il lieto fine della storia è arrivato anche, e soprattutto, dai raggi x a cui è stato sottoposto Tucker: nella sua pancia non sono stati trovati altri oggetti e ulteriori analisi non hanno mostrato danni interni. Alla signora Matykowski non è rimasto che ringraziare il suo cane e tornare a festeggiare con il marito, sposato vent’anni prima.
 
LA NUOVA VENEZIA
4 LUGLIO 2014
 
Cane muore di stenti, caccia al padrone killer
Chioggia. L’animale trovato denutrito martedì sera è morto la mattina seguente. Le volontarie del canile cercheranno di trovare il responsabile attraverso il chip

Diego Degan

  
CHIOGGIA (VE). «Chi ha ucciso Ombra?» La domanda campeggia nella pagina Facebook dell'Apa di Chioggia che riassume brevemente la vicenda di un cane meticcio morto di stenti. «Il primo luglio 2014 alle ore 22.30», dice il post, «grazie a delle persone meravigliose è stato possibile recuperare questo scheletro e toglierlo dalla strada. Le sue condizioni erano preoccupanti: difficoltà nel camminare e un visibile stato di denutrizione. Portato immediatamente in rifugio in attesa del mattino per visita veterinaria. Purtroppo alle 7.30 del giorno dopo Ombra è deceduto».
Ora Loretta Boscolo, responsabile dell’Apa di Chioggia vuole vederci chiaro su questa morte e capire chi è il padrone dell’animale. «Ombra aveva impiantato un chip che però non risulta registrato all’anagrafe canina quindi chiediamo a chi può averlo visto, di aiutarci a rintracciare il padrone. La morte di questo cane non può rimanere impunita».
Il corpo dell’animale è stato intanto portato in una struttura specializzata dove verrà fatta l’autopsia. In questo modo si potrà controllare dal microchip il numero di serie e risalire al veterinario che l’ha impiantato e da lì al proprietario dell’animale. Il cane, di taglia media, pesa almeno 25 chilogrammi. Ombra, quando è stato ritrovato ne pesava 15.
 
GEA PRESS
4 LUGLIO 2014
 
Golfo Aranci (OT) – Cuccioli imbustati lanciati nella strada provinciale

 
I fatti sono occorsi stamani nella strada provinciale nei pressi di Golfo Aranci (OT). Due cuccioli, insanguinati, nel bel mezzo della carreggiata vicino alla busta di plastica che era servita  a lanciarli da un’automobile in corsa.
Subito la telefonata per Patrizia Sala, volontaria animalista dei luogi, mentre varie macchine, oltre a quella del soccorritore,  iniziavano a fermarsi. Uno dei due cuccioli sembrava ancora in vita. Nel luogo anche una pattuglia del Corpo Forestale della Regione Sardegna che ha provveduto al trasporto dei piccoli cani presso un ambulatorio veterinario. Purtroppo, per entrambi, non vi era più nulla da fare.
Nell’asfalto, rimenevano le macchie del sangue fuoriuscito dalla bocca e la busta di plastica nella quale erano stati chiusi.
Per Patrizia Sala, si tratta di un nuovo episodio di maltrattamento nei confronti degli animali. “Purtroppo è ancora in uso la pessima abitudine di liberarsi delle cucciolate – spiega la volontaria animalista – Lanciarli da un’automobile evidenzia  ancor di più la crudeltà di chi commette tali crimini“.
I cagnetti, di non più di un  mese e mezzo di vita, hanno perso la loro vita per soddisfare il gusto di un sadico.
“Di recente mi sono capitati altri brutti episodi – aggiunge la volontaria – che hanno coinvolto  due miei gatti. Uno l’ho visto rientrare a casa  con  il collo gonfio. Era rimasto bloccato in un laccio di bracconiere. Un secondo, aveva la zampa ancora legata al cappio“.
Almeno una cosa, nel tragico evento di stamani, è stata risparmiata. Lo strazio dei corpicini maciullati dalle macchine in transito. Peraltro, in tal maniera, nessuno poteva risalire alle reali cause di morte.
 
IL GIORNO
4 LUGLIO 2014
 
Carne al veleno uccide cucciolo di cane
Rolf, un meraviglioso cucciolotto di Pastore “Bovaro del Bernese” di appena due anni, non ce l’ha fatta: ucciso da una polpetta killer
 
di Milla Prandelli
 
Iseo (Brescia), 4 luglio 2014 - Rolf, un meraviglioso cucciolotto di Pastore “Bovaro del Bernese” di appena due anni non ce l’ha fatta. Un boccone killer lo ha portato via ai suoi proprietari: una famiglia di Iseo composta da papà, mamma, una figlia e due sorelline in arrivo. «Tutto è accaduto una decina di giorni fa - spiega il proprietario Andrea - come tutte le sere siamo usciti a passeggio con Rolf e ci siamo diretti in via per Rovato, lungo la pista ciclabile. All’altezza della località Spiaggetta, ma non nella proprietà del lido dove i cani sono bene accetti, Rolf si è gettato in un cespuglio pur essendo al guinzaglio. Quando è uscito ho visto che stava mangiando qualcosa simile a una polpetta. Non sono riuscito a fermarlo. Ho sperato che non si trattasse di nulla di pericoloso».
Il cane ha cominciato a stare male nel giro di pochi minuti. «Non abbiamo fatto nemmeno a tempo a portarlo dal veterinario - racconta Andrea - ha avuto spasimi e convulsioni fino a quando il suo cuore si è fermato. Lo abbiamo visto morire. È stato tremendo: Rolf era uno di famiglia, un cagnolone speciale».
Nei giorni successivi Andrea ha appeso diversi avvisi in cui metteva in guardia i padroni dei cani che frequentano la zona tra la “Spiaggetta” e i campeggi. «Non so chi sia stato - dice - ma bisogna prestare attenzione. So che tanti padroni sono maleducati e non puliscono quando i loro cani sporcano. Ma non devono andarci di mezzo gli animali, che non hanno nessuna colpa».
A Iseo non è la prima volta che qualcuno sparge bocconi avvelenati. Qualche anno fa ignoti avevano gettato polpettine ripiene di topicida in parchi e per le strade del paese. Il problema, nella zona, è annoso, dunque. Recentemente sono stati segnalati avvelenamenti anche a Sulzano, Marone e Gussago. I cani che sono stati male sono molti e alcuni quelli che non ce l’hanno fatta.
 
GEA PRESS
4 LUGLIO 2014
 
Casagiove (CE) – Ovini scuoiati in strada

 
Ad attirare l’attenzione di Vincenzo Caporale, volontario animalista della provincia di Caserta, è stato un cane che stava mangiucchiando qualcosa in strada nei pressi di Casagiove.
Il primo pensiero del volontario è stato quello di immondizia abbandonata che in qualche maniera aveva attirato il cane  forse proveniente  da un ovile della zona. Al collo, infatti, presentava una corda ed un moschettone pendente.
Ed invece, raggiunto il luogo dell’insolita scena, Vincenzo Caporale si è trovato innanzi uno “spettacolo” che mai poteva immaginare. “Questo – spiega il volontario a GeaPress – nonostante per le vie della provincia è capitato di trovare di tutto, ivi compreso un  cane con la testa mozzata all’interno di un sacco” (vedi articolo GeaPress).
Il sacco malamente arrotolato era in realtà la pelle di un ovino perfettamente scuoiato. Attorno il resti di un altro ovino ed altri sacchi di plastica che emanavano un forte cattivo odore.
“Confesso che ho avuto un momento di scoraggiamento – aggiunge Caporale – perchè di queste scene non ne possiamo più. Cani, gatti ed altri animali, lasciati in strada a marcire. Ora le pelli di pecore, che qualcuno avrà macellato e poi abbandonato in strada. Le ho trovate ieri, ma stamani vi era ancora quella nell’asfalto. I sacchi, invece, erano stati portati via”.
Il cane si è allontanato velocemente, certo di potere tranquillamente concludere il suo pasto in un secondo momento.
 
GEA PRESS
4 LUGLIO 2014
 
Dove ancora la tagliola indigna. Caccia al torturatore di volpi

 
Sono molteplici le tipologie di trappole vietate dalla legge ma ancora molto in uso nel nostro paese. Tagliole, lacci, archetti, finanche esce eplodenti, per non parlare delle pastura a trabocchetto. In quest’ultimo caso  l’incontro con la morte è causato da una cordicella tesa in corrispondenza del sentiero ove è stato posto del cibo. Una volta urtata, la cordicella provoca la scarica di un fucile a tubo.
Un malcostume venatorio, quello dei metodi di caccia vietati dalla legge, ancora molto diffuso un po’ in tutte le regioni italiane
La presenza di una trappola, per fortuna, fa ancora notizia ma difficilmente innesca quanto successo in Inghilterra.
A Wirral, nei pressi di Chester, città inglese capoluogo dell’omonima Contea, l’allarme viene lanciato dalla locale sezione della RSPCA (Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals) che diffonde la foto di una povera volpe morta. L’animale, con l’arto orrendamente offeso, è ancora attaccato alla “Gin Trap”, in genere usata per la cattura dei conigli.
Altre associazioni riprendono l’appello della RSPCA. Bisogna individuare il colpevole e per questo si diffonde pure un numero di telefono per ricevere le segnalazioni. Appena pochi giorni prima un’altra volpe era finita nella Gin Trap e nonostante le cure prestate, era morta a causa dell’infezione causata dalla ferita.
Chissà se il trapolatore di Wirral sarà mai individuato, ma quello che colpisce è l’eccezionalità del ritrovamento e l’appello che ne consegue. Una foto, tremenda, diffusa per individuare il trappolatore il cui gesto, probabilmente, viene comunque inteso grave ma ancor prima raro.
 
GEA PRESS
4 LUGLIO 2014
 
Parco Vena del Gesso (RA) – Appena arrivati e già uccisi. Fine della coppia di Gufi reali
 
Era tornato a nidificare dopo 15 anni di assenza, da quando l’ultima coppia di Gufi reali (Bubo bubo) del Parco Regionale della Vena del Gesso era finita con un colpo di fucile che aveva centrato uno dei due esemplari della coppia superstite.
Quest’anno, il personale del Parco, che compie un regolare monitoraggio delle specie più importanti di piante ed animali, aveva finalmente accertato il ritorno alla nidificazione di questa rarissima specie. Tutto procedeva regolarmente e i due esemplari adulti, informa l’Ente Parco,  erano in perfetta forma. Purtroppo nel corso dell’ultimo sopralluogo, avvenuto il primo luglio scorso, sono stati ritrovati i resti di uno dei due adulti, le uova e il nido abbandonati.
Secondo il Parco regionale si tratta quasi sicuramente di un vile atto di bracconaggio, perpetrato con bocconi avvelenati o con una fucilata, poiché i due esemplari non avevano mostrato alcuna patologia o altri problemi fisici oltre al fatto che il gufo reale non ha assolutamente nessun nemico naturale.Si tratta, infatti, del più grande rapace notturno d’Europa ed è specie rarissima, particolarmente protetta da tutte le norme riguardanti la conservazione della natura ed è stata scelta dal Parco come uno dei propri emblemi.
La zonizzazione del parco era stata stabilita dalla Regione anche con il preciso intento di salvaguardare questo sito riproduttivo. Secondo il Parco  occorrerà ora  rivedere i confini al fine di una  maggiore tutela attorno all’area interessata dall’episodio. Ampliare la zona, al fine di prevenire possibili analoghi episodi in futuro.
Il Parco della Vena del Gesso Romagnola, informa l’Ente Gestore, esiste e lavora alacremente per salvaguardare e valorizzare il proprio territorio, per conservarne il patrimonio culturale e naturale e per renderlo una meta sempre più frequentata dal turismo sostenibile, collaborando attivamente con le comunità locali.
“Quando ci si trova di fronte a questi atti – riporta il Parco regionale – lo scoramento è però totale. Non si uccidono i simboli“.
 
GEA PRESS
4 LUGLIO 2014
 
Caccia, richiami vivi – LAC e CABS: la conversione del Decreto del Governo deve cancellarli

 
Le associazioni ambientaliste non ci stanno. Per loro, infatti, le cosiddette “cacce in deroga” rapresentano una forzatura giuridica.
Lombardia, Veneto, Toscana, Emilia Romagna – per citare i casi più gravi – la praticano in varie forme contro animali appartenenti a specie tutelate a livello di Direttive UE e della cattura degli uccelli selvatici da impiegare come richiami vivi.
Il problema, riferisce una nota di CABS e LAC,  si trascina ormai dal 1992, da quando cioé la legge nazionale per la tutela della fauna è entrata in vigore, bandendo di fatto la caccia a peppole e fringuelli, finalmente protetti, e vietando l’utilizzo delle reti, strumenti di cattura di massa e non selettivi, ma ancora autorizzati da alcune Regioni  per catturare decine di migliaia di uccelli da offrire ai cacciatori per attirare le prede presso gli appostamenti venatori.
Il divieto di abbattimento di esemplari di specie protette (come fringuelli, peppole, storni, pispole e frosoni), sarebbe così stato aggirato con apposite deroghe da alcune regioni italiane, Lombardia in testa, che hanno autorizzato queste cacce  per favorire una minoranza di cacciatori.
“Crediamo che troppi politici abbiano mal interpretato il loro ruolo – dichiarano Graziella Zavalloni e Alex Heyd, presidenti rispettivamente di Lega Abolizione Caccia e CABS – che non é quello di servire il piacere ludico di qualche migliaio di cacciatori interessati a fare fuoco su piccoli uccelli in migrazione, ma di proteggere la natura per il beneficio dell’intera popolazione e delle future generazioni“.
Il recente decreto-legge governativo n. 91/2014 dello scorso 24 giugno, che ha limitato i quantitativi di richiami vivi detenibili (fissando un tetto cumulativo sia per quelli allevati che per quelli catturati in natura negli impianti  autorizzati dalle province) dovrebbe ora costituire  un’occasione per ripulire la legislazione italiana dalla pratica dei richiami vivi, e ci auguriamo che in sede di conversione parlamentare la pratica dei richiami vivi sia cancellata in toto.
 
LA REPUBBLICA
4 LUGLIO 2014
 
Trasportava uno "zoo" nel furgone, non potrà riavere gli animali
La Cassazione: no al dissequestro, punire chi cagiona loro lesioni e chi li sottopone a fatiche insopportabili
 
di LORENZA PLEUTERI
 
Bologna - Sembra banale, scontato. Gli animali non devono essere trattati male. Ma per ribadire il concetto, condiviso, tradotto in norme di legge, c’è voluta la Cassazione, chiamata a pronunciarsi su un caso venuto alla luce nel bolognese. Gli agenti della Polstrada di Pian del Voglio, impegnati nel pattugliamento dell’Autosole, il 22 dicembre 2013 seguirono e poi fermarono un furgone con quattro strani aeratori nella carrozzeria. Dentro c’era un giardino zoologico viaggiante, 482 animali esotici o protetti stipati in gabbie e scatole, senza ciotole d’acqua, con poco ricambio d’aria, in condizioni allucinanti. Otto pitoni, due daini, due nandu, due alpaca, pappagalli, tartarughe e via elencando. L’unica autorizzazione esibita, dell’Asl, in teoria avrebbe consentito il solo trasporto di ovini e bovini e per un tempo non superiore alle dodici ore. Il veicolo venne sequestrato. E così gli animali sopravvissuti al viaggio, destinazione Sicilia, e le carcasse di quelli morti. Le bestie scampate furono affidate a due centri specializzati, dove morirono altri capi, e l’autista venne denunciato. Il verbale di sequestro, a causa della tardiva trasmissione della documentazione, non venne convalidato dal gip. Però lo stesso giudice sistemò la situazione disponendo d’iniziativa nuovi "sigilli" preventivi. Il legale rappresentate della ZooVarese, proprietaria del furgone, ha cercato di farsi dissequestrare tutto rivolgendosi prima al tribunale del Riesame e poi alla Cassazione. Ma gli "ermellini", quelli umani, hanno respinto anche l’ultimo ricorso. La sentenza appena depositata ricorda che l’articolo 544 ter del codice penale "punisce chi senza necessità cagiona lesioni ad animali e chi li sottopone a fatiche insopportabili per le loro caratteristiche etologiche", aumentando la pena in caso di decesso. Nella storia in questione "è estremamente verosimile che le condizioni di disagio e stress in cui vennero rinvenuti gli animali, tali da integrare gli estremi della lesione alla loro integrità fisica, siano dipese dalla modalità di trasporto".
 
CORRIERE DELLA SERA
4 LUGLIO 2014
 
Il gattino incastrato per 4 giorni
«Chi protegge gli animali a Roma?»
Il cucciolo è rimasto a lungo nell’intercapedine prima che intervenissero i volontari chiamati da Monica Cirinnà. «Ma perché il Comune non nomina un delegato?»
 
Lilli Garrone
 
Roma, Da quattro giorni e dieci minuti un gattino bianco e nero con gli occhi celesti di soli quaranta giorni piangeva disperato. Si era incastrato – andando alla scoperta del mondo - in una intercapedine sotterranea, a più di un metro sotto terra e molto stretta . Piangeva ininterrottamente mattina e sera, qualche inquilino del palazzo di viale Vaticano gli dava qualcosa da mangiare, ma non si riusciva a prenderlo perché appena ci si avvicinava lui, pauroso, si rintanava in una sorta di condotto. Chi abita nel palazzo era straziato nel sentire quel pianto ininterrotto, notte e giorno. Disperati erano la mamma e il papà del gattino che continuavano a stargli vicino e a vegliarlo anche loro impotenti.
Era affamato
Sono stati chiamati perfino i vigili del fuoco (intervenuti lì vicino per un albero caduto) hanno provato a tirarlo fuori, bloccando la sua via di fuga nella conduttura e poggiando un’asse fino in superficie: ma lui restava lì, paralizzato dalla paura. Alla fine è stato salvato e quando ormai era allo stremo delle forze e i suoi miagolii erano sempre più deboli, fiaccati anche dal caldo. Come? Corriere .it si è rivolto alla senatrice del Pd Monica Cirinnà, colei che ha fondato l’«Ufficio diritti animali» che ha inviato sul posto i volontari dell’Associazione della «Colonia felina di Torre Argentina»: esperti di felini ed essendo il gattino ormai affamato si è precipitato nella gabbietta dove era stata messa una bella alice profumata. E così è stato preso e quindi salvato.
Chi protegge gli animali?
Prima di rivolgersi alla Cirinnà, erano stati fatti innumerevoli tentativi per salvare il cucciolo. Chiamando i «gattari» della zona, lanciando appelli su Facebook, rivolgendosi alle associazioni più riconosciute. Una rete diffusa che, però, è priva di collegamento e organizzazione «centrale». «Il sindaco o chi per lui , un suo delegato, è responsabile anche della salute degli animali in questa città secondo il Dpr del 31 marzo del 1979- spiega Monica Cirinnà - . Purtroppo è dal maggio del 2008 che a Roma legge non viene più rispettata: prima nei cinque anni della giunta Alemanno e adesso anche in questo primo anno del sindaco Marino: non c’è nessun delegato istituzionale ai diritti degli animali».
Il garante che non arriva
«Il sindaco ha promesso la nomina del garante – prosegue la senatrice Pd - l’assessore Marino cerca per questo incarico un tecnico che spero venga presto identificato e mi auguro che sia capace ed efficiente almeno nei salvataggi. Ma l’unico modo per presidiare il territorio e quindi salvare gli animali in pericolo è avere un costante e proficuo rapporto con le associazioni di volontariato - conclude - che anche in questo caso si sono dimostrate efficienti. Ma perché devo continuare a fare un lavoro che non mi viene istituzionalmente riconosciuto? ».
Le paperelle di Meier
Ma quella del gattino non è stata l’unica avventura di animali in città del 3 luglio. Anche un Germano reale femmina con i suoi piccoli si è perduto, e la famigliola è andata a nuotare nella fontana dell’ Ara Pacis progettata da Richard Meier. Uno spettacolo inusitato (così come quello dei turisti che costantemente vi si lavano i piedi) e tutti si sono messi a cercar di salvare le piccole paperelle. Le persone presenti raccontano che i vigili urbani non hanno risposto; la Lipu non ha più la convenzione ma comunque avrebbe fatto un tentativo. E così mamma Germano è rimasta nella fontana prigioniera con i suoi piccoli. Qualcuno commenta: «In questa città tutti fanno quello che gli pare, pure le anatre …».
VIDEO
 
IVG
4 LUGLIO 2014
 
Sos Enpa: “Con l’estate aumentati i maltrattamenti di animali”. E attacca Comune e Provincia
Savona. Con l’estate e l’arrivo di molti turisti, si intensificano gli episodi di maltrattamento di animali in riviera.
 
provincia di Savona - A Spotorno una coppia di gabbiani e due piccoli, che avevano fatto il nido sul tetto della cabina di un ascensore in via Costantino, sono morti avvelenati; soltanto un giovane ancora vivo è stato recuperato dai vigili urbani e preso in cura dai volontari della Protezione Animali. I corpi sono stati consegnati per le analisi all’Istituto Zooprofilattico, mentre un residente della zona ha inviato una denunzia per maltrattamento di animali alla Procura della Repubblica.
Le guardie zoofile volontarie dell’Enpa stanno svolgendo accertamenti anche a Laigueglia, dove nei giorni scorsi un anziano si è recato sul tetto di casa ed ha massacrato con un bastone i nidi presenti di gabbiani e rondini, gettando gli animali a terra; anche qui i superstiti sono stati raccolti dal volontari dell’Enpa.
“La presenza dei gabbiani in città sta diventando un problema crescente in riviera, dove ad occuparsene è soltanto l’Enpa – dicono i volontari – che raccoglie i piccoli caduti dai nidi, li alleva e poi li rimette nelle zone di naturale presenza (spiagge, scogliere, foci dei torrenti), allontanandoli quindi dalle aree critiche cittadine. L’associazione, che è privata, onlus e non ha mai ricevuto contributi statali, propone da tempo a Comuni e Provincia di organizzare, con il consenso dell’Ispra, la raccolta delle uova nel mese di maggio e campagne di sterilizzazione dei soggetti adulti che raccoglie. Deve però denunciare il totale silenzio delle amministrazioni, che si svegliano soltanto quando si presentano le criticità ed allora pretendono che l’Enpa intervenga”. “Caso emblematico a Bergeggi, dove esiste una notevole concentrazione di gabbiani sull’isola e la costa prospiciente – continuano – con la direzione dell’area protetta marina e terrestre che non ne vuole sentire né di raccogliere le uova né di partecipare alle spese notevoli di recupero dei soggetti feriti o in difficoltà; o le fioriere di via Gramsci a Savona, dove nidificano i gabbiani ed i cui piccoli sistematicamente cadono a terra suscitando pietà o spavento nei passanti e crisi isteriche di alcuni impiegati comunali che assillano l’Enpa per il loro recupero”.
“Da 3 anni l’associazione chiede di rimuovere le fioriere o renderle innidificabili; da 3 anni il comune tace – attaccano dall’Enpa – L’associazione esasperata, che nel solo mese di giugno ha raccolto in provincia ben 200 gabbiani a proprie spese e senza l’aiuto di animalisti o di altre associazioni (competente e la Provincia, che non scuce un centesimo da 2 anni) cercherà qualcuno che costruisca ed installi su di esse sagome di rapaci, con la speranza che inducano le coppie a nidificare altrove”.
 
MAUXA
4 LUGLIO 2014
 
Estate 2014 - Abbandono animali, cani e gatti di nessuno da salvare
 
Con l'estate in corso è allarme per cani e gatti, amici a quattro zampe che vengono smarriti, dimenticati, offesi. Chiunque assista ad un abbandono, ha l'obbligo morale e civile di soccorrere il povero animale, nonché di denunciare alla polizia l'accaduto, contribuendo all'individuazione dei responsabili di simile abominio.
Cani e gatti. Cani e gatti di nessuno. Che una volta di qualcuno erano. Magari da cuccioli, quando agli uomini piaceva tanto vezzeggiarli. Magari prima dell'estate, perché in vacanza all'improvviso impicciano: dove metterli? Hanno esigenze proprie. Sono vivi, gioiscono e soffrono. Non sono mica pupazzi...
Abbandono animali. Così, se Fido o Micio ha fatto il suo tempo, lo si butta via. Come un maglione pesante che con il caldo non serve più. E la sua esistenza, che voleva essere magnifica stile volo di rondini, si ritrova contratta in un battito di ciglia. Forse in un primo momento la bestiola sarà tremebonda in qualche cespuglio, ma alla fine non potrà che giacere addormentata sul ciglio di una strada.
Crudeltà sugli animali. Quanti animali di casa si trovano ogni anno ad essere vittime d'abbandono? Tanti. Troppi. Ma, fosse anche uno solo, si tratta di un gesto di una crudeltà inammissibile, da censurare e punire senza sconto alcuno! Per questo chiunque assista ad un abbandono, ha l'obbligo morale e civile di soccorrere la povera bestiola e di denunciare alle forze dell'ordine l'accaduto.
Cosa fare. Ecco cosa fare: raccogliete e comunicate tutte le informazioni utili per rintracciare i responsabili. Scrivetevi data, ora ed indirizzo preciso del luogo del reato. Quando possibile, annotate la targa della vettura degli autori del misfatto. Un video registrato con il telefono cellulare potrebbe essere d'aiuto. Ed ottimo sarebbe poter indicare eventuali testimoni. I nostri amici a quattro zampe meritano il meglio e riuscire a salvarli non ha prezzo!
 
LA ZAMPA.IT
4 LUGLIO 2014
 
“Dolphin watching”, la vera libertà è... in mare
A Taranto Lav, Marevivo e Jonian Dolphin Conservation lanciano l’iniziativa per dimostrare come sia possibile “vivere” i delfini liberi e nel loro habitat
 
«L’unico modo per conoscere davvero i delfini è vederli in mare, cioè nel loro habitat originale, e non rinchiusi in vasche e sfruttati per il business dei delfinari». Il messaggio è chiaro e senza ombre di dubbio. A lanciarlo Lav, Marevivo e Jonian Dolphin Conservation oggi sono scese in mare con un catamarano nel Golfo di Taranto per avvistare i tursiopi. «In un Paese come il nostro, circondato dal mare, con 30 aree marine protette - si legge in una nota -, le tre realtà vogliono dare una testimonianza di come siano molto elevate, a differenza di quanto si possa comunemente credere, le possibilità di avvistamento dei delfini nelle acque italiane».La Jonian Dolphin Conservation - associazione di ricerca scientifica dedita, dal 2009, allo studio e alla tutela dei cetacei del Golfo di Taranto nel Mar Ionio Settentrionale – mette a disposizione il proprio catamarano per fare dolphin watching senza interferire con le loro abitudini naturali, un’emozione incomparabile con qualsiasi spettacolo in un delfinario, che mostra solo finzione e costrizione. In natura i delfini, che percorrono fino a 100 km al giorno, vivono in gruppi sociali complessi, composti da decine di animali e parlano un loro linguaggio, oltre a sviluppare una propria cultura. 
Nei delfinari, invece, questi cetacei sono costretti a fare spettacoli o essere esposti ai visitatori. Per divertire un pubblico pagante, essi sono sottratti alle loro comunità originali, prelevati in natura e fatti riprodurre direttamente in piscina, dove si ammalano di più e muoiono prima. La speranza di vita di un delfino in cattività è, infatti, di circa 20 anni contro i 50 anni in natura. 
Andare nei delfinari anche con i propri bambini, come spesso accade, è a dir poco diseducativo perché non si può imparare nulla dall’osservazione dei delfini nei delfinari: nessuna di queste strutture può garantire ai propri animali la libertà di esprimere comportamenti naturali né può offrire un ambiente che riproduca quello naturale. Questi animali, vivendo in un ambiente artificiale, sono depressi e il più delle volte sono sotto farmaci e ormoni. In Italia i delfinari non hanno alcuna funzione educativa né scientifica o di conservazione della specie, ovvero non rispettano queste caratteristiche obbligatorie per legge, facendo invece spettacolo: un inganno che i potenziali visitatori devono conoscere e a cui va messa la parola fine, a tutela degli animali imprigionati in questa inaccettabile, forzata cattività. 
Nel 2013 LAV, Marevivo e Born Free Foundation hanno lanciato in Italia “SOS delfini”, una campagna per la liberazione dei delfini dalla cattività, che prevede una petizione per dire basta alle prigioni d’acqua, che finora ha raccolto più di 50 mila firme. La metà degli Stati dell’UE hanno vietato o, comunque, non autorizzano i delfinari, in Italia ne rimangono tre attivi: Zoomarine (a Torvaianica, alle porte di Roma); Oltremare (a Riccione); l’Acquario di Genova. Il delfinario di Rimini è, invece, attualmente sotto processo per maltrattamento di delfini: nel settembre del 2013, infatti, il Corpo Forestale dello Stato ha proceduto ad un sequestro preventivo degli animali, poi confermato dalla Cassazione nel marzo del 2014.  
Il 4 agosto si replica a Sanremo: “dolphin watching” con gli esperti dell’Istituto di Ricerca Tethys. 
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MESSAGGERO VENETO
4 LUGLIO 2014
 
Abbandonati di notte altri rifiuti nella casa-discarica di Pantianicco - Foto 
La casa-discarica con le capre di Pantianicco e l’area del cortile poste sotto sequestro sono ora in attesa di bonifica. Le 16 capre, ricoverate in un’azienda agricola di Tarcento
 
di Maristella Cescutti
 
MERETO DI TOMBA (UD). La casa-discarica con le capre di Pantianicco e l’area del cortile poste sotto sequestro sono ora in attesa di bonifica. Le 16 capre, ricoverate in un’azienda agricola di Tarcento, stanno bene e saranno sottoposte a verifiche sanitarie.
Da registrare, fra l’altro, che all’alba di ieri una persona (non identificata) ha scavalcato il cancello e ha scaricato nuovi generi alimentari e rifiuti all’interno del cortile. In seguito a testimonianze e alla documentazione fotografica del fatto, il sindaco Massimo Moretuzzo ha deciso di fare un appello al senso civico dei cittadini affinchè contribuiscano a mantenere il decoro del paese: «Abbiamo convocato un incontro con il comandante del servizio di polizia intercomunale, Paolo Polo, per valutare ulteriori provvedimenti in ordine alla bonifica del luogo – ha detto -, in attesa della determinazione da parte dell’autorità giudiziaria del sequestro dell’area. Sarebbe naturale che il luogo venisse ripulito da chi l’ha ridotto in queste condizioni».
Il proprietario delle capre, residente a Udine, è stato rintracciato ieri pomeriggio e convocato per stamani dalla polizia municipale per la contestazione dell’addebito del reato di maltrattamento degli animali e di omissione di lavori su fabbricati pericolanti.
Intanto, gli abitanti della frazione si sentono sollevati per una prima soluzione del caso. Un caso che ha destato in tutto il Friuli vasta impressione per l’indecente condizioni in cui vivevano le 16 capre e perché una situazione così si è protratta per anni in pieno centro abitato.
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IL CENTRO
4 LUGLIO 2014
 
Cinghiali dannosi Del Corvo: iniziati gli abbattimenti
 
provincia dell'Aquila - Sono partiti gli abbattimenti dei cinghiali su richiesta dell'amministrazione provinciale. «Gli abbattimenti sono mirati al contenimento dei danni alle produzioni agricole» commenta il presidente della Provincia dell'Aquila, Antonio del Corvo, «abbiamo ottenuto, inoltre, l’approvazione tecnico-scientifica dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che di fatto ha prorogato le attività fino al mese di settembre. Gli interventi sono coordinati dalla polizia provinciale», continua il presidente Del Corvo, «e vedono il coinvolgimento degli ambiti territoriali di caccia, conosciuti come Atc, e la partecipazione degli stessi agricoltori, i quali con le loro segnalazioni, di volta in volta, evidenzieranno agli agenti della polizia provinciale, le zone maggiormente colpite dai cinghiali». Le aree più colpite dall’azione devastante dei cinghiali sono la Valle Subequana, la Valle Peligna e la Marsica. Gli agricoltori hanno richiesto più volte l’intervento della Provincia affinché risolvesse una situazione ormai diventata insostenibile. Considerato anche che gli animali si sono avvicinati anche alle abitazioni.
 
GEA PRESS
4 LUGLIO 2014
 
Formigine (BO) – Nell’area verde una Tartaruga azzannatrice
Gli esperti: non è una innocua tartarughina da giardino
 
Una tartaruga azzannatrice di notevoli dimensioni è stata consegnata al Centro fauna selvatica Il Pettirosso di Modena da un cittadino che l’aveva  trovata in un’area verde vicino la frazione di Casinalbo, nel Comune di Formigine (MO). A darne comunicazione è la Provincia di Modena.
Secondo i volontari del Centro, è possibile che la tartaruga sia stata abbandonata dal proprietario che probabilmente l’aveva incautamente o inconsapevolmente acquistata, forse confusa tra altre specie di piccole tartarughe la cui importazione è legale. Questa specie è invece considerata pericolosa per la salute  e l’incolumità del pubblico e per questo la sua detenzione è illegale.
Del recupero è stato informato il Corpo Forestale dello Stato che posto l’animale sotto sequestro. Dal Centro fauna la tartaruga verrà poi trasferita presso una struttura specializzata nel recupero della fauna esotica.
Episodi come questo non sono certo una novità in provincia di Modena: si tratta del settimo in cinque anni. L’animale pesa oltre cinque chili mentre il carapace misura circa 30 centimetri di diametro. La lunghezza becco-coda è di quasi mezzo metro più 15 centimetri di collo. Come conferma il responsabile del Centro, questa non è certo una innocua tartarughina da giardino: in cattività, se iperalimentati, alcuni soggetti hanno raggiunto i 35 chilogrammi.
La tartaruga azzannatrice è una specie diffusa nel nord America, in tutta l’area occidentale dal confine con il Canada fino al Golfo del Messico; è pericolosa per l’uomo: nonostante non sia per nulla aggressiva, se minacciata può infliggere serie morsicature col suo becco potente e la sua capacità di proiettare il lungo collo per mordere. E’ carnivora quindi è pericolosa anche per la fauna autoctona, in particolare anatre, testuggini palustri, rane e gamberi di fiume.
L’attività del Centro soccorso animali selvatici di Modena avviene sulla base di un accordo con la Provincia per il recupero di animali selvatici feriti e in difficoltà. Per le segnalazioni  chiamare i numeri 339 8183676-339 3535192 oppure il servizio 118.
 
IL SECOLO XIX
4 LUGLIO 2014
 
Napoleone, il donatore più generoso... è un cane
 
Alessandra Costante
 
Genova - Cani, i migliori amici dei cani. Come Napoleone, meticcio bergamasco, che nei suoi 5 anni di vita ha aiutato a salvare decine di suoi simili ed ora è tra i finalisti del premio Fedeltà del Cane, che il prossimo 16 agosto vivrà a San Rocco di Camogli l’edizione numero 52. O Riley, record-dog degli Usa: a otto anni ha ridato la vita a ben 224 compagni canini come ha calcolato il suo veterinario. Sono cani donatori di sangue.
Napoleone è un meticcio di cinque anni, pesa 43 chili e vive a Casazza, in provincia di Bergamo. Nicole Scudeletti, 35 anni, e il suo compagno, Fabio Bettosti, entrambi architetti, l’hanno adottato nell’estate 2009. «Cercavamo un cane di taglia grande proprio nei giorni in cui Napoleone era stato abbandonato in strada, a Madone – racconta Nicole. L’avevano accolto in Comune. Non è stato neppure un giorno al canile: abbiamo fatto subito le pratiche necessarie per adottarlo e ce lo siamo portato direttamente a casa».
Napoleone diventa un cane-donatore quando Nicole legge, su internet, l’appello di una clinica veterinaria di Bergamo. «Ho pensato ai cani meno fortunati – dice ancora Nicole - Napoleone ha già donato il sangue una decina di volte. Tra l’altro ha un gruppo universale, il Dea 1.1 negativo». In Italia ormai i donatori sono qualche centinaio e numerosi i centri trasfusionali, le cliniche veterinarie e le banche del sangue riservate agli amici a quattrozampe. Cani e gatti.
 
IL GIORNALE
4 LUGLIO 2014
 
I veri custodi di Pompei? Sono dieci cani randagi
 
A Pompei c'è una signora che ama gli animali. La chiamano l'«angelo dei cani». Ha i capelli corti e sempre la sigaretta in bocca. Che posa solo per accarezzare i suoi amici a 4 zampe. Cani che però non si trovano nel giardino di casa sua, bensì nel Parco archeologico di Pompei dove la signore svolge la mansione di custode addetta all'accoglienza. È una donna affabile che, se le sei simpatico, ti racconta un sacco di fatterielli. Io - forte del mio indiscutibile charme - sono entrato facilmente nelle sue grazie e così l'«angelo dei cani» ha subito dispiegato le ali, prendendo a volare alto.
«Attualmente qui nel sito i cani sono una decina - racconta la custode -. A volte ne troviamo altri legati ai cancelli, abbandonati dai loro padroni. Spesso combatto con i colleghi per non mandarli via. Io, per quel che posso, li curo e li sfamo. Anche il Colosseo è pieno di gatti, perché qui a Pompei non possono starci i cani?». Forse perché i due milioni di turisti che ogni anno visitano l'antica Pompei si aspettano di ammirare ciò che resta di una città sepolta dalla cenere e non ciò che resta di un branco di cani «archeologici» residenti in pianta stabile (pardon, in cuccia stabile) nella location storico-artistica tra le più suggestiva al mondo.
«Ma questi sono cani buoni, che non fanno male a nessuno - li difende la custode dal cuore animalista -. Stanno lì fermi, non abbaiano nemmeno. Sono molto più civili di tanti esseri umani». Ma, a differenza degli esseri umani (Suarez a parte, e per conferma chiedere a Chiellini ndr) potrebbero mordere. «Ma non è successo quasi mai...». Come sarebbe «quasi mai»? «In effetti - confessa l'«angelo dei cani» - qualche mozzico c'è stato...». I più a rischio sono i bambini, i più ingenui nell'accarezzare questi cani apparentemente immobili come statue (non a caso ci troviamo in un sito archeologico) ma a volte improvvisamente incazzosi. Nel nostro tour tra gli scavi abbiamo incrociato ben sei di «guardiani bestiali» (a «organigramma» completo sarebbero dieci), a fronte di appena due custodi umani (che a organigramma completo sarebbero 168. Morale: a Pompei i cani sono molto meno assenteisti dei custodi, 166 dei quali - durante il nostro sopralluogo di lunedì scorso - erano evidentemente in ben altre faccende affeccendati.
Alla biglietteria una cortese signorina ci consegna un opuscolo, «Piccola guida agli scavi di Pompei». Leggiamo al «punto 6»: «Si prega di depositare borse e zaini presso il guardaroba». Falso visto che noi siamo entrati con un borsone e lo abbiamo pure riempito di reperti. Attorno a noi centinaia di turisti, anch'essi «armati» di zaini, speriamo solo pieni di panini e bottigliette d'acqua.
Tenetevi forte e leggete il «punto 8»: «Non sono ammessi animali». Buttandola sul ridere, si potrebbe rispondere: «Forse perché gli animali sono già dentro».
A sancire la tragicomicità della situazione un cartello esposto tra i ruderi: «Per motivi di sicurezza si invitano i signori visitatori ad evitare qualsiasi forma di avvicinamento o contatto con i cani presenti sul sito». Insomma, la presenza di un branco di cani randagi è considerata a Pompei una realtà ineluttabile.
Intanto la giornata volge al termine, ci incamminiamo verso l'uscita. L'«angelo dei cani» è lì al suo posto, con una mano tiene la sigaretta e con l'altra accarezza uno dei suoi fedeli amici a 4 zampe.
Salutiamo la signora che con noi si è mostrata tanto gentile e le chiediamo dove siano i servizi igienici. «Qui dietro», risponde lei. Apriamo la porta del bagno e, bello steso davanti al vaso, c'è un bel cane bianco che ronfa beatamente. Espletare le funzioni fisiologiche in quelle condizioni risulta assai complesso, anche perché non vorremmo mai disturbare quel sonno bestiale. «Ma c'è un cane davanti al wc», facciamo timidamente notare alla custode. E lei: «Sì, è Fiocco, il mio preferito».
Un signore di una certa età si avvicina e mi fa: «Ma le sembra giusto che io non possa fare la pipì perché in bagno c'è Fiocco? E poi lei si fiderebbe ad abbassarsi i pantaloni davanti a un cane in fase di dormiveglia». L'istinto sarebbe quello di dargli ragione. Ma se poi l'«angelo dei cani» mi sbatte all'inferno? O, peggio, in un canile?
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
4 LUGLIO 2014
 
Guerra del pony, Favero paciere
 
MONTEBELLUNA (TV) «Vedremo di risolvere il problema introducendo una norma n modo da fissare regole di buon vicinato», così dice il sindaco Marzio Favero, a cui è stata sottoposta la questione del pony tenuto sotto le finestre di camera e cucina altrui. Si è in via S. Lucia, laterale di corso Mazzini, quindi in centro, dove in un giardino viene tenuto un pony. Animale di affezione con la legge Brambilla e quindi che si può tenere legittimamente in giardino. Ma il recinto in cui viene tenuto è sotto le finestre non dei proprietari, ma di un’abitazione confinante. «Viene tenuto benissimo, viene tenuto pulito, su questo non c'è nulla da dire», afferma Giorgio Pellizzari, «ma hanno messo il recinto del pony proprio sotto casa mia e soprattutto d'estate non posso tenere aperte le finestre di cucina e camera perché sono giusto sopra la stalla del pony. Nulla da ridire se facevano il recinto per il pony adiacente alla loro abitazione, ma lo hanno fatto sotto la mia». Pellizzari ha interpellato Usl, settore veterinario, settore ecologia del Comune, vigili urbani, ma la risposta è stata unanime: non si può fare niente, non c'è alcuna norma che dia dei limiti sugli animali da affezione e il pony è tra questi. E così ha provato a rivolgersi direttamente al sindaco Marzio Favero e questi gli ha promesso di risolvere la questione. «Ho interessato gli uffici perché predispongano una norma, da sottoporre poi alla commissione urbanistica, che risolva questa situazione del pony sotto le finestre della camera altrui». «C'è stata una civilissima richiesta e ho promesso di risolvere la questione», dice ancora il sindaco, «di solito queste situazioni si risolvono con rapporti di buon vicinato, in questo caso vedremo di predisporre una norma, che sarà inserita nelle regole edilizie non appena sarà approvato il piano degli interventi, che fissi norme di buon vicinato».
 
IL TIRRENO
4 LUGLIO 2014
 
Giochi, merenda, poi un pisolino anche il cane ha il suo asilo nido
 
di M. Antonietta Schiavina
 
Firenze, Si chiama Giotta, è una pincherina, è arrivata in Italia con i padroni dal Giappone e mentre loro sono impegnati a visitare Firenze, andando in luoghi dove lei non è ben accetta, gioca tranquilla con gli altri cani di "Bau- il Circolo delle Coccole" www.ilcircolodellecoccole.it. Non un "parcheggio" ma un asilo nido per cani, dove, quando il padrone non c'è, loro, invece di immalinconirsi, possono trovare stimoli e fare attività sempre diverse. Il Circolo fondato da Donatella Poretti, ex parlamentare amante degli animali, prevede per ciascun ospite una prova di inserimento gratuita che permetta di verificarne le esigenze e organizzare la permanenza. Non ci sono restrizioni per razze e dimensioni, ma serve solo la predisposizione all'eventuale socializzazione con i propri simili. Ed è obbligatorio il certificato di iscrizione all'anagrafe canina, più quello delle vaccinazioni, che deve essere rigorosamente in regola. «La giornata degli ospiti- spiega Donatella- è scandita da momenti di gioco singoli o in compagnia, passeggiate e visite ai giardini attrezzati per la sgambatura e altre attività seguite attentamente dal nostro personale». Ma c'è spazio anche per mangiare - con pasti preparati secondo la dieta che il cane deve seguire-e per schiacciare il sacrosanto pisolino... L'asilo per cani ha inoltre tanto di "dogbus", per prendere e riportare l'animale a casa e, nota importante, non vi si passa mai la notte. Possono essere organizzati anche servizi di dogsitteraggio a domicilio; cosa questa che si estende anche ai gatti. Il Circolo delle coccole, pensato come un luogo aperto senza gabbie ne' catene, è dotato di cuscinoni per la nanna e giochi da mordicchiare. I padroni più ansiosi poi, possono controllare in diretta i loro cani attraverso la webcam. Il Circolo è in Via Vittorio Emanuele II, 180, info 055/9060515.
 
IL GIORNALE
4 LUGLIO 2014
 
Salute, svago, dieta e "musica": la tata per animali è su internet
In rete promemoria e manuali per i padroni un po' distratti Programmano tutto, dal veterinario ai suoni più rilassanti

Daniela Uva

 
Visite dal veterinario, bagnetti, ricambio del collare anti pulci, movimento fisico. Chi decide di adottare un cane, ma ovviamente anche un gatto o qualunque altro animale domestico, deve tenere sotto controllo tanti particolari. Primo fra tutti il benessere del proprio piccolo amico. Ma purtroppo, con la vita frenetica e gli impegni, qualche volta si rischia di dimenticare qualcosa. Adesso però la tecnologia viene incontro alle esigenze dei padroni e dei loro pet. Lo fa grazie a una serie di applicazioni per tablet e smartphone che sono in grado di prendersi cura degli animali domestici, senza distrazioni e qualche volta in tempo reale.
Sui maggiori negozi virtuali dedicati alle app c'è davvero di tutto: dal programmino che tiene sotto controllo il benessere fisico degli animali a 360 gradi a quello che registra in tempo reale le informazioni che riguardano cagnolini e gattini. Senza dimenticare l'app che riproduce i suoni che riescono a calmare gli animali o quella che geolocalizza le strutture che permettono di fare sport insieme.
Una delle più gettonate dai padroni di mezzo mondo è senza dubbio «Pet Vet Recorder». Funziona sia su iPhone sia su iPad, ma anche sugli smartphone con il sistema operativo Android. Il programmino ha la capacità di registrare le informazioni mediche e la cartella clinica del proprio animale domestico per poi condividere o inviare queste informazioni al veterinaio, attraverso un dispositivo mobile. In modo che nulla, neanche le più normali vaccinazioni, sia lasciato al caso. Particolarmente utile è anche «The dog diary»: il suo segreto sta nel nome perché permette di prendere nota di tutto ciò che riguarda il proprio cane, come se fosse un vero diario virtuale. Funziona in modo semplice: il programma consente di creare un profilo virtuale grazie all'inserimento non solo dei dati principali dell'animale (nome, soprannome, data di nascita, razza, taglia, numero chip), ma anche di altri dati come peso e alimentazione.
L'opzione Compleanno permette poi, in funzione della data di nascita e della taglia del cane, di calcolarne - mediante un particolare algoritmo - l'età biologica e di creare un avviso il giorno del compleanno. E cosa dire di Per Acoustics? L'udito degli animali è particolarmente sensibile, si sa. Per questo è stata creata l'applicazione che riproduce i suoni più rilassanti per gli animaletti. In pratica il dispositivo contiene una sorta di archivio di suoni e musiche che risultano particolarmente gradevoli per gli amici a quattro zampe. Basta azionarlo perché la melodia parta, per aiutare i piccoli amici - ma perché no, anche i loro padroni - a rilassarsi un po'. Fra le app più utili per chi ama passare il proprio tempo libero all'aria aperta c'è, invece, Petometer. Si tratta di un sistema di geolocalizzazione che, in base a dove ci si trova in un determinato momento, consente di trovare in tempo reale parchi gioco aperti anche ai cani o aree detinate all'agility. Ma è possibile usarle, un po' come avviene per i programmi destinati agli «umani», anche per misurare tempi e distanze percorsi ogni giorno insieme.
Infine c'è iLocate Pet Grooming, eletta app più amata da chi adotta un animale domestico. Il programma si occupa di tutto: dal tenere sotto controllo la salute di cani e gatti al dispensare consigli su come crescerli ed educarli al meglio. Inoltre il programma è un vero e proprio archivio. Registra tutto: dagli appuntamenti veterinari ai tempi per l'alimentazione e per l'esercizio fisico. Provare per credere.
 
PENSIERI.IT
4 LUGLIO 2014
 
I cani, gli animali più simili all’uomo

Giada Fiordaliso

 
Il 3 luglio 2014, in Irlanda un cucciolo di barboncino, Billy, è impazzito di gioia appena ha visto la nuova arrivata della casa: una dolce neonata di nome Isabelle. L’animale ha cominciato a fare le feste e a gioire come se fosse un uomo. I suoi padroni hanno deciso di postare l’evento su Youtube strappando un sorriso e un’espressione stupefatta agli utenti.
Tuttavia la notizia di Billy non è la sola a stupire. I cani riescono ad essere persino più intelligenti dell’uomo perché sanno guidarlo in situazioni difficili, come il caso del dobermann di New York che ha fatto scoprire il 13 febbraio 2014 alla sua padrona di cinquantasette anni, Diane Papazian, un tumore al seno grazie ad uno stranissimo comportamento che aveva assunto da giorni. Il cane aveva infatti l’abitudine di strofinarsi insistentemente al fianco della padrona: quest’azione ha generato un prurito localizzato e, grattandosi, la donna ha scoperto la presenza di un nodulo. A questo punto Diane si è sottoposta a mammografia, con esito positivo. Ha in seguito attuato la chemioterapia ed ora è salva.
Ancora il 14 aprile 2013, è stato postato un video su Youtube di un cane della California, Wiley, che singhiozzava disperato sulla tomba del padrone. Il video non solo ha commosso numerosi utenti, ma ha sconvolto per la capacità del cane di piangere così similmente all’uomo.
Questi sono solo pochi dei numerosi esempi che si potrebbero elencare per dimostrare come i cani riescano a gioire insieme all’uomo o a soffrire con lui. Essi riescono a confortarlo nel momenti del bisogno e a stargli accanto fedelmente, tanto che si sono meritati il detto di “animali più fedeli dell’uomo”. Eppure l’epiteto ‘fido’ non basta più.
I cani infatti saranno anche i migliori amici dell’uomo ma non solo: essi sono anche gli animali più simili ad esso, addirittura più delle scimmie. A dimostrarlo, uno studio compiuto dalla del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology che sottolinea come questi animali sono gli unici a comprendere ogni gesto e attività dell’uomo, persino le espressioni del viso e le sensazioni. Uno dei test effettuati per dimostrare la tesi, è stato quello di far scoprire sia a cani adulti sia a cuccioli, quale fosse la ciotola contenente un premio, tra le tante loro sottoposte. Contemporaneamente i ricercatori, li aiutavano con le loro voci guidandoli nel ritrovamento della ciotola con la ricompensa. Solo i cani più abituati alla voce dell’uomo hanno vinto.
Altro studio a favore dell’intelligenza dei cani risulta essere quello della dottoressa Louise Burgoyne, del Dipartimento di Epidemiologia e Salute Pubblica del College University di Cork che dimostra che solamente i cani addestrati, perciò quelli che sono stati più a contatto con l’uomo, siano in grado di aiutare i bambini autistici a migliorare.
Studi, dati statistici, test, hanno quindi confermato ciò che l’uomo avrebbe già dovuto sapere: non solo il cane è il suo migliore amico sia nei momenti di gioia, sia in quelli di dolore, ma è anche molto intelligente, molto simile a lui, lo capisce. Essendo un amico dell’uomo, l’uomo è tenuto a trattarlo esattamente come si trattano i migliori amici: nel migliore dei modi, come un suo pari, con il massimo del rispetto e affetto possibili.
 
LA NUOVA SARDEGNA
4 LUGLIO 2014
 
Si sperimenta la rete che salva gli squali
 
Arriva la “rete” che salva gli squali dalle reti. Grazie a una nuova tecnologia, infatti, sarà possibile salvarli attraverso un messaggio di avvertimento inviato sul cellulare. Il sistema, messo a punto dal dipartimento di ingegneria informatica dell'università della Calabria, è stato sperimentato nei giorni scorsi con successo nei parchi della Maddalena e dell'Asinara ed è stato sviluppato nell'ambito di SharkLife, un progetto dell'Unione europea finanziato con lo strumento Life+ per la conservazione degli squali nel Mediterraneo. L'innovativo sistema che si allaccia alle reti da pesca è stato realizzato per evitare che pesci e animali marini di grossa taglia, e in particolare lo squalo elefante, possano morire nelle reti dei pescatori a causa di catture accidentali, come spesso avviene. L'obiettivo è ridurre le catture e la mortalità dello squalo elefante, il pesce più grande del Mediterraneo. Lo stesso sistema sarà utile anche per gli animali di grande taglia come i cetacei e le tartarughe marine. E proprio dai pescatori arriva il sostegno più grande perché l'utilizzo dei nuovi dispositivi sulle reti da posta riuscirà a salvare molti esemplari. Il Mediterraneo ospita 45 specie di squali, e l'Italia in particolare ne ospita 43. Per il rapporto dell'Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn) l'area del Mediterraneo ha la percentuale più alta di squali e razze minacciate. Il 42% delle 71 specie valutate sono elencate nella lista rossa delle specie minacciate.
 
NEL CUORE.ORG
4 LUGLIO 2014
 
DATI ALL'IPPICA: NON BASTANO 100 MILIONI PER EVITARE IL COLLASSO
IL MINISTERO PUBBLICA CALENDARIO E MONTEPREMI
 
Ippica italiana sempre più in crisi: il settore galoppo ha proclamato lo stato di agitazione, dopo che il ministro delle Politiche agricole ha pubblicato il calendario delle corse fino alla fine dell'anno, fissando il montepremi per il trotto e il galoppo a poco meno di 100 milioni di euro.
Il Ministero ha emesso in queste ore il decreto n. 51778 con il calendario corse per gli ultimi sei mesi dell'anno 2014. Il montepremi delle corse di trotto e galoppo (nonché piano ostacoli e per le manifestazioni sella) è fissato, si legge nel testo, a 97.685.327 euro per l'anno 2014. Quindi in linea con l'anno precedente, senza il taglio del 10% avvenuto nei mesi scorsi. Le giornate di corse sono "determinate, per l'anno 2014, nel numero di 959 per il trotto, e 474 per il galoppo, piano e ostacoli". Il Mipaaf spiega nel decreto che le scelte sono state dettate dalla necessità di "coniugare le esigenze tecniche con quelle finanziarie" che hanno portato ad una riduzione del 3% per il numero di giornate di corse al trotto e del 4% per il galoppo sul periodo luglio - dicembre 2013.
Il Comitato Nazionale Galoppo ha scritto al sottosegretario con delega all'ippica, Giuseppe Castiglione, proclamando lo stato di agitazione immediato e annunciando "tutte le azioni necessarie alla tutela del comparto, che collassando provocherebbe una perdita occupazionale a più di 50.000 persone". "Da molto tempo ormai l'intero comparto ippico o in particolar modo il settore galoppo vive una situazione di grande sofferenza - spiega il CNG nella missiva; con "il rischio ormai reale e' che l'intero sistema - a partire dall'allevamento italiano dei cavalli da corsa - possa collassare definitivamente". La decisione per lo stato di agitazione arriva in risposta ai provvedimenti presi per il secondo semestre 2014 con una determina del Mipaaf e che prevedono: "la riduzione dello stanziamento ordinario delle corse per gli ippodromi in cui sono programmate le corse di Gruppo, listed e handicap principali"; che "la percentuale del premio aggiunto al cavallo italiano, agli allenatori e ai fantini venga ridotto del 50% nel prossimo semestre"; che "il montepremi globale apparentemente identico nella cifra (97.685.327 euro) non lo e' in quanto comprensivo di altre voci tra cui l'IVA sui premi e le indennità TRIS"; e che "la programmazione prevede un taglio (solo per il galoppo) di 50 giornate (pari a 3 milioni di euro circa) e a farne le spese sono le piazze principali: Capannelle C.N.G. perdera' circa il 21% della dotazione media ordinaria e S. Siro addirittura il 30% circa".
 
GEA PRESS
4 LUGLIO 2014
 
Tailandia – La scimmia accoltellata in testa

 
Un giovanile scimmia di Giava è stata rinvenuta ieri nella città Tailandese di Petchburi. Stante quanto riportato dal Wildlife Friends Foundation Thailand, l’animale presentava nella testa una evidente ferita da taglio.
La scimmietta, recuperata da personale del Dipartimento dell’Agricoltura, è stata poi consegnata all’ONG che si occuperà del  recupero. La ferita è  molto seria ma vi sono buone speranza di poterla recuperare il piccolo animale.
Wildlife Friends Foundation Thailand è una ONG che si occupa attivamente del recupero della fauna selvatica e sostiene gli sforzi di conservazione in favore della natura asiatica. In tale contesto ha più volte recuperato e riabilitato animali alla vita selvatica.
Proprio ieri, sempre dalla Tailandia, un’altra tragica notizia, andata però anch’essa a buon fine.
Un carico di cani destinati ad essere bolliti vivi (vedi articolo GeaPress). A segnalare il tutto un cittadino sensibilizzato dai manifestati affissi da un’altra ONG. In Tailandia, però, il consumo di carne di cane non è conosciuto. Gli animali, tramite il Laos, vengono in genere esportati verso il Vietnam. Recentemente i due Governi hanno fatto dei progressi cercando di contenere tali commerci. Il pericolo, per l’area in questione, è anche quello della trasmissione della rabbia.
 
LA ZAMPA.IT
4 LUGLIO 2014
 
Usa, liberati 110 scimpanzé da laboratorio
Dopo aver trascorso una vita per gli esperimenti scientifici, ora vivranno in un’oasi faunistica
 
Per la prima volta nella loro vita vivranno sereni e tranquilli, lontani dai tavoli di laboratorio e dagli esperimenti scientifici. È la nuova vita che aspetta 110 scimpanzé liberati dal governo statunitense e destinati a una “pensione” da trascorrere in un’oasi faunistica. Una storia che ricorda un video, pubblicato nel 2012, dove era stato filmata la commovente liberazione di una decina di esemplari che per la prima volta, dopo 30 anni, avevano potuto camminare sull’erba e respirare l’aria pura (clicca qui per guardarlo ). 
Le 110 scimmie, con età tra uno e 50 anni, sono state usate in esperimenti su malattie degli esseri umani come l’epatite e l’Aids al New Iberia Center in Louisiana e in questo processo sottoposti a infezioni forzate, biopsie e anestesie.  
Per loro fortuna l’anno scorso il National Institutes of Health (NIH) ha deciso di ridurre l’uso dei primati nei test medici: «Nuove tecnologie e metodi scientifici li possono sostituire», aveva spiegato all’epoca il direttore degli NIH, Francis Collins, secondo cui «la somiglianza degli scimpanzé agli esseri umani li rende unicamente preziosi per alcuni tipi di ricerca, ma richiede anche più forti giustificazioni per il loro uso». 
Le associazioni per i diritti degli animali hanno applaudito l’iniziativa: «Non potremmo essere più felici per loro. Ora potranno vivere il resto della loro vita arrampicandosi sugli alberi, rilassandosi al sole e vivendo in più ampi gruppi sociali», ha commentato Wayne Pacelle, presidente della Humane Society degli Stati Uniti (HSUS). 
Circa 800 altri scimpanzé restano in mano alla scienza negli Stati Uniti. La consegna del gruppo della Louisiana arriva 17 anni dopo che gli NIH avevano ammesso di aver un surplus di animali da esperimenti e 14 anni dopo che il presidente Clinton aveva ratificato il «Chimp Act», un provvedimento che proteggeva i primati dall’eutanasia e che avrebbe dovuto aprire la strada alla loro liberazione. 
Un paragrafo della legge tuttavia prevedeva che gli animali venissero trasferiti in altri laboratori di ricerca e non in riserve naturali: una stortura corretta nel 2007 con un altro provvedimento, lo «Chimp Haven is Home», che assicurava un salvacondotto per le scimmie al `Chimp Haven´, un’oasi faunistica della Lousiana. 
A New Iberia gli scimpanzé vivevano in stanze di cemento e acciaio, alcuni in gabbie di isolamento un metro per due. Per adattarsi al nuovo habitat ci vorrà tempo. Arrivati a `Chimp Haven´, «alcuni hanno esitato a mettere i piedi sull’erba ma alla fine l’hanno fatto e tutti guardavano il cielo, forse per la prima volta», ha raccontato Kathleen Conlee, ricercatrice sugli animali di Hsus. 
VIDEO
 
GAZZETTA DI MODENA
4 LUGLIO 2014
 
L’università respinge le accuse animaliste «Niente vivisezione»
 
di Gabriele Farina
 
Nessun passo indietro dell’Università sul “caso macachi”. «Non possiamo ancora fare a meno della ricerca sugli animali - ha più volte ribadito il professor Paolo Frigio Nichelli, preside di Medicina - che in alcuni casi è obbligatoria, come quando c’è da registrare un nuovo farmaco o un dispositivo biomedico: mi sembra ovvio che sia così». RISORSE PER LA RICERCA. «Applichiamo tutte le leggi in campo - ha aggiunto Nichelli - per assicurare e migliorare il benessere degli animali. Spiace essere raffigurati come assassini. Gli interventi si svolgono tutti in anestesia, come per l’uomo. Le associazioni, anziché combattere in modo vago la vivisezione, che non esiste, potrebbero stanziare risorse per promuovere la ricerca di metodi alternativi». ALTERNATIVE LIMITATE. Giuseppe Biagini, vicedirettore del Centro servizi stabulario interdipartimentale, sostiene che le altre strade non sono sempre così affidabili. «Abbiamo anche un laboratorio di colture cellulari centralizzato - ha spiegato - ma ci sono stati casi in cui non avremmo potuto ottenere informazioni fondamentali da esperimenti “in vitro”. Per i campioni umani servono almeno sessanta individui, mentre per gli animali da otto a quindici, e il reclutamento umano ha tempi più lunghi. Il margine d’insicurezza per gli uomini è ampio, ma negli animali si può ridurre». “ANDREMO AVANTI”. Ieri è stato possibile osservare gli animali dello stabulario. Erano all’interno delle loro gabbie: come cibo hanno pellet e frutta, quando devono bere premono un bottone per ricevere l’acqua. Sono in quindici, uno è stato liberato. Per la Lav era stata una vittoria. «Eccedeva - ha replicato la prof. Renata Battini, direttore del Cssi - non c’è dubbio che è ciò che volevamo fare». Yuri Bautta, responsabile della Lav modenese aveva ricordato come «l’Università ha firmato un documento con cui s’impegna a non acquisire nuovi esemplari. Non possono nemmeno allevarli». «Esiste un documento - ha confermato Battini - con cui lo stabulario s’è impegnato a non rimpiazzare l’animale ceduto acquistandone un altro». I NEONATI FUORI. «Non si possono separare i maschi dalle femmine - ha detto il dottor Federico Spinoso, responsabile del Servizio Veterinario dell’Ausl - se ci dovessero essere riproduzioni, il soggetto che nasce non può mai entrare nella sperimentazione: non è vietato in Europa, ma in Italia. In caso di una nuova sperimentazione, è necessario acquistarli dall’esterno». «La sperimentazione sugli animali è un’ultima ratio - ha ripreso Battini - non solo perché lo dice la legge, ma perché richiede tempi ed energie. Il ricercatore non gode nell’utilizzare gli animali, spesso ha con loro un atteggiamento empatico. Un animale che sta male non è di nessuna utilità. La legge impone norme cui ci stiamo adeguando, non vogliamo fare nulla che non sia strettamente legale». AMBITI DI RICERCA. «Quando la sperimentazione animale è stata insufficiente - ha concluso il professor Carlo Porro, direttore dipartimentale di Scienze Biomediche - ci sono stati esempi drammatici come per il talidomidei». «Dagli studi sui macachi - ha concluso Nichelli - si sono potuti applicare i neurostimolatori per il Parkinson, si è estesa all’uomo la chirurgia dai svegli, in futuro si possono studiare le connessioni tra cervello e protesi. Scoprire i neuroni specchio è stato un cambio di paradigma. I macachi danno risposte per Alzheimer, Parkinson, epilessia, accidenti cardiovascolari».
 
TICINO NEWS
4 LUGLIO 2014
 
Cane avvelenato a Magliaso
Continua la serie di cani avvelenati: questa volta il boccone si trovava alla foce di Magliaso
 
Svizzera - Dopo i tre recenti episodi di Molino Nuovo e quello di Losone, altro caso di avvelenamento mirato ai nostri amici a quattro zampe: la vittima questa volta è il Rottweiler di una signora, residente a Magliaso, che in giornata si era recata alla foce, dove pare che il cane abbia assaggiato il fatidico boccone, morendo qualche ora dopo.
Sul posto è poi stata rinvenuta della carne cruda che bisognerà esaminare per appurarne la tossicità.
Non è il primo caso del genere in quel di Magliaso: alcuni contatti Facebook dell'associazione animalista AnimaLife ricordano infatti altri episodi simili, sempre in zona foce, quattro anni fa.
 
NEL CUORE.ORG
4 LUGLIO 2014
 
USA, FACEBOOK CANCELLA GLI SCATTI CRUDELI DELLA CACCIATRICE IN AFRICA
"Spot al bracconaggio di specie in via di estinzione"
 
Facebook ha cancellato alcune delle foto dei grandi trofei di caccia postati sul social network da Kendall Jones, una cheerleader di Texas Tech, sostenendo che violano i propri standard. Tuttavia, la 19enne ha poi condiviso un montaggio Fox News Channel delle foto cancellate di rinoceronti, elefanti, leoni e leopardi uccisi o addormentati. Jones ha ricevuto una pioggia di critiche on-line dopo la pubblicazione delle foto in cui lei stessa veniva ritratta in Africa accanto alle grandi prede (vedi nostro articolo: http://www.nelcuore.org/blog-associazioni/item/usa-la-cacciatrice-posta-i-trofei-in-rete-rabbia-animalista.html). La ragazza sostiene sulla sua pagina pubblica di Facebook che è legale ciò che fa. In una dichiarazione rilasciata ieri da Facebook, si legge che il social network rimuove ''i contenuti che promuovono il bracconaggio di specie in via di estinzione, la vendita di animali per la lotta organizzata o contenuti che includono atti estremi di maltrattamento di animali". Jones ha successivamente condiviso le immagini montate per ''Fox & Friends''. Un portavoce di Facebook ha rifiutato di commentare se il montaggio è permesso. Jones non ha replicato all'Associated Press.
 
GREEN STYLE
4 LUGLIO 2014
 
Cane abbandonato dal benzinaio, taglia sul colpevole
 
Stati Uniti - L’ennesimo caso di abbandono di cani finisce sulla cronaca internazionale. Questa volta, però, non è solo il dolore dell’animale a far capolino sui media, ma anche la speranza di identificare il colpevole. Tutto accade negli Stati Uniti, dove una donna ha bruscamente abbandonato il suo amico a quattro zampe in una stazione di servizio. Ripresa dalle telecamere di sicurezza, su di lei pende ora una taglia. Il tutto è successo nei pressi di Long Island alla fine di giugno: un’automobile bianca si ferma nel parcheggio, scarica un cane – un piccolo meticcio – e riparte a velocità sostenuta. Delle immagini strazianti, non solo per la reazione addolorata del cucciolo, ma anche per la presenza di bambini ad assistere alla scena. Il filmato ripreso dalle telecamere a circuito chiuso del benzinaio lascia interdetti per la sua crudezza. La proprietaria, una giovane sulla trentina, apre lo sportello al cane con la scusa di una passeggiata. Rimontata velocemente in auto, la partenza non può avvenire poiché l’animale si posiziona all’altezza del cofano, implorante per essere fatto rientrare nel veicolo. Un passeggero abbassa quindi il finestrino e lancia del cibo per distrarre il quadrupede, la vettura sgomma via e al cane non resta che partire per un estenuante inseguimento. Sui sedili posteriori, quattro bambini probabilmente tra i 3 e i 5 anni.
Questo primo e maldestro tentativo, tuttavia, non va a buon fine. Un testimone, sconvolto dalla scena suo malgrado assistita, monta in auto e blocca la strada alla proprietaria. Avvicinatosi al finestrino per richiedere spiegazioni, la giovane comunica di non poter più mantenere il cane e di essere quindi stata costretta all’abbandono. Non potendo intervenire diversamente, il testimone consiglia di consegnare il cucciolo a un rifugio, affinché possa essere adeguatamente accudito: trovandosi su una strada molto trafficata, l’animale avrebbe potuto perdere le vita e causare pericolosissimi incidenti. A nulla è però servito questo tentativo di convincimento: dopo 5 miglia, la donna ha nuovamente abbandonato l’animale, lanciandolo brutalmente dal finestrino della vettura. La SPCA ha quindi rilasciato un profilo identificativo della responsabile e offerto un premio di 2.000 dollari per chiunque fornisse informazioni utili alla sua cattura: l’abbandono dei cani è infatti un reato negli USA.
VIDEO
 
LA ZAMPA.IT
4 LUGLIO 2014
 
India: basta all’importazione di foie grais
Il Paese asiatico si aggiunge agli altri 18 Paesi che hanno già imposto il divieto
 
FULVIO CERUTTI
 
L’India dice basta all’importazione di foie grais. Il paese asiatico si va così ad aggiungere all’elenco di chi è contrario a questo alimento. La decisione, presa dal Ministero del Commercio e dell’Industria, è giunta anche grazie all’impegno di Animal Equity che ha presentato i risultati dell’investigazione sui “terribili maltrattamenti legati a questo settore”: ogni anno milioni di anatre e oche vengono alimentate forzatamente con imbuti e tubi che spingono il cibo direttamente nello stomaco degli animali. Il “fois gras”, fegato grasso, è il risultato di questa alimentazione imposta dagli allevamenti.L’India si va così ad aggiungere ad altri 18 Paesi che hanno già vietato l’importazione di foie gras: Argentina, Austria, Danimarca, Repubblica Ceca, Finlandia, Israele, Turchia, Germania, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Polonia, Svezia, Svizzera, Paesi Bassi, Regno Unito e California. 
 
GEA PRESS
8 LUGLIO 2014
 
Il Foie gras e le “due righe” di annuncio del Governo Indiano
 
Vi è qualcosa di insolito nel divieto di importare Foie Gras in India. Si tratta della sorprendente semplicità con la quale il Direttore Generale del Commercio Estero, a nome del Ministero del Commercio e dell’Industria,  ha dato comunicazione al mondo intero della decisione presa.
Pochissime righe nel SITO WEB GOVERNATIVO  dove in sostanza alla porola libero, riferito al commercio dei Foie gras, è sostituita la parola proibito.
Il divieto vale per il fegato, sia esso fresco che congelato.
Come è noto la patria di produzione del Foie Gras e la Francia, ma allevamenti sono presenti in altri Stati tra cui la Spagna dove Animal Equality riuscì a documentare l’allevamento delle povere oche, ivi compresa l’ingozzatura e l’uccisione. A causa dell’alimentazione forzata, le oche sviluppano un fegato abnorme che verrà ad occupare buona parte della cavità addominale.
Proprio l’inchiesta di Animal Equality è stata indicata come ispiratrice del provvedimento del Governo indiano.
Almeno sotto il profilo formale, sono invece bastate poche parole, senza grandi discussioni, cavilli, deroghe ed altri pretestuosi inghippi che spesso servono a lasciare le cose come stanno.
 
GEA PRESS
5 LUGLIO 2014
 
Genova – Chi ha prelevato il pulcino di Gabbiano? Una mamma disperata lo sta aspettando

 
Un pulcino di Gabbiano prelevato da due uomini apparsi nel terrazzo di un palazzo nei pressi di via XX Settembre a Genova. La denuncia è del settore protezione animali dell’ associazione No Macello che denuncia come il pulcino, già prossimo all’involo, era regolarmente accudito dai genitori. Una situazione che era monitorata da alcuni cittadini sensibili.
Giovedì scorso, nel corso del pomeriggio, due uomini hanno però prelevato il pulcino, chiudendolo in un trasportino per gatti e portandolo via.
Gli animalisti non credono, però, che si sia necessariamte trattato di un atto di crudeltà. Forse, riferisce Maria Grazia Barbieri, presidente dell’associazione No Macello, possono aver creduto che il povero animale fosse stato abbandonato dai genitori che invece, come affermano i cittadini che stavano seguendo l’evento, erano proprio nei pressi. Sono loro gli unici in grado di poterlo accudire e accompagnarlo fino all’involo.
Per questo il pressante appello: riportare subito il piccolo di Gabbiano da dove è stato prelevato. Tali animali, peraltro, appartengono ad una specie protetta, e pertanto non possono essere prelevati e men che meno tenuti in cattività.
La “mamma” del povero Gabbiano, è ancora lì che cerca il suo piccolo.
 
MESSAGGERO VENETO
5 LUGLIO 2014
 
Maiali stipati in un camion, multa salata per l’autista
 
Prov. di Treviso, Quindici maiali stipati in uno spazio di 9 metri quadrati. È quanto hanno constatato gli agenti della polstrada di Castelfranco, durante un controllo di un camion adibito al trasporto animali, al casello autostradale dell’A4 a Preganziol. Si è trattato di un controllo mirato al rispetto della normativa del trasporto animali vivi. Il camion in questione apparteneva a un allevamento di suini della provincia di Pordenone ed era diretto a tre allevamenti diversi della provincia di Salerno. Secondo quanto hanno constatato gli agenti della Polstrada, i suini erano in eccessiva densità di carico e in evidente stato di sofferenza. In particolare veniva riscontrato che in uno scompartimento si trovavano 15 maiali stipati in uno spazio di quasi 9 metri quadrati, con a disposizione uno spazio medio di 0,5 metri quadrati anziché di 0,7 come previsto dal regolamento della Unione Europea. Un’analoga situazione veniva riscontrata anche in altro scompartimento in cui 29 maiali erano stati stipati su 17 metri quadrati con uno spazio medio di 0,6 metri quadrati. Accertata l’eccessiva densità di carico, i veterinari dell’Uvac hanno disposto la misura d’emergenza dello scarico degli animali al posto di controllo di Villafranca Padovana. Durante lo scarico è stata accertata la presenza di 8 suini che non erano accompagnati dal prescritto certificato sanitario e pertanto veniva contestata la mancanza del certificato sanitario. Al posto di controllo il veterinario dell’Usl 15 Alta Padovana ha ordinato il riposo degli animali con l’obbligo di farli ripartire con la regolare densità dopo almeno 6 ore dall'abbeveramento. L’autista è stato stangato con una multa da 6.000 euro.
 
TUSCIA WEB
5 LUGLIO 2014
 
“Ancora bocconi avvelenati per i cani sul lungolago di Marta”

Danilo Piovani

 
Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – E’ allarme in paese, per via degli “avvelenatori”.
E’ così che vengono chiamati coloro che, noncuranti del pericolo che possono causare a terzi, continuano a disseminare, lungo la passeggiata ed al Pontone, bocconi avvelenati per i cani.
Da tre settimane a questa parte, sono morti tra atroci dolori, ben tre cani, l’ultimo ieri sera in ordine di sequenza, che stava  al guinzaglio della padrona, una signora di Roma, residente nel periodo estivo a Marta.
Mentre portava a spasso il proprio cagnolino, in località Pontone, uno dei più bei posti panoramici del paese, allontanatosi di poco, sicuramente attratto da qualcosa di particolare, ha assaggiato uno di queste confezioni mortali – preparate artigianalmente – e si è accasciato al suolo, in preda a convulsioni, mentre dalla bocca , usciva una schiuma bianca.
La proprietaria del cane ha capito subito che si trattava di avvelenamento, ed è corsa a Montalto Di Castro dal proprio dottore veterinario, per cercare di salvarlo: inutili i tentativi messi in atto, in quanto il veleno, era entrato in tutto il circolo sanguineo dell’animale che di lì a poco, tra le lacrime della signore, è morto.
Sgomento tra la gente di Marta, a causa degli stessi episodi di bocconi avvelenati, che nelle due ultime settimane hanno visto spirare, tra atroci dolori, altri due cani e quest’ultimo.
La preoccupazione dei genitori dei bambini è molto alta, in quanto proprio in questo luogo, vi si trovano scivoli e altalene ed ogni giorno è pieno di bambini che corrono sul pratino: c’è il rischio reale di venire a contatto con questi veleni, messi ad arte da persone incoscienti, che possono causare anche avvelenamenti per i piccoli.
Di quello che sta accadendo lungo le aree verdi del paese, sono a conoscenza le forze dell’ordine e la polizia locale, a tutt’oggi però, non si è ancora risaliti agli autori. Amareggiato un giovane artigiano barbiere di Marta, il quale ha dichiarato anche lui, che tre settimane fa, anche il suo cagnolino, è venuto a contatto con i bocconi avvelenati in uno dei giardinetti in questione e grazie al tempismo e forse ad un po’ di fortuna, con una corsa dal veterinario più vicino, è riuscito a salvarlo in extremis.
Atti di crudeltà, questi, che non trovano giustificazione alcuna, per chi non ama gli animali, spesso additati perché sporcano o abbaiano in ore inopportune, ma ad arrivare ad avvelenare con bocconi avvelenati mezzo paese, sembra esagerato, ed i rischi soprattutto per i bambini di Marta, sono reali.
L’unica soluzione, come propongono i possessori di animali, è quella già messa in atto nella vicina Capodimonte, la cui amministrazione, ha istallato vicino al porto e sul lungolago, una serie di videocamere, che con un monitoraggio, coprono gran parte del paese. Una richiesta questa che viene da più parti, a cui l’amministrazione, sembra rimanere sorda.
 
NEL CUORE.ORG
5 LUGLIO 2014
 
SAVONA, TROVATO TOPICIDA NELL'OASI URBANA DEL TORRENTE LETIMBRO
"PERICOLOSISSIMO PER UOMINI E ANIMALI"
 
- Esche per la derattizzazione sono state trovate alla foce del torrente Letimbro, a Savona. Tra i germani e i gabbiani che popolano l'oasi faunistica urbana, i volontari dell'Enpa hanno rinvenuto decine di bustine di veleno per topi. Gli animalisti che vigilano sull'oasi hanno fatto intervenire agenti della polizia provinciale e municipale che hanno redatto un rapporto per la magistratura. "Si tratta di un'azione pericolosissima per gli animali e per le persone che frequentano le vicine spiagge - spiegano all'Enpa - Il principio attivo del veleno e' un anticoagulante che induce nei topi emorragie, che li costringono a cercare affannosamente acqua dove vanno a morire inquinandola"
 
PROVINCIA DI BIELLA
5 LUGLIO 2015
 
Il suo cane sbrana un gatto, assolto
Aveva aizzato l'animale dicendo: ammazzalo!
 
Biella, E' stato assolto con formula dubitativa Alex Finotti, 36 anni, di Cossato, accusato di maltrattamento ed uccisione di animali. Secondo l'accusa, il 15 ottobre del 2011 aveva ordinato al suo cane di azzannare alcuni cuccioli di gatto, uno dei quali fu effettivamente ucciso. "Ciapalo, ciapalo, ammazzalo" sarebbero state le sue parole. Un gesto di crudeltà senza motivo al quale assistettero due donne che denunciarono poi il fatto ai carabinieri.
Il pubblico ministero Elena Lionetti ha chiesto per Finotti la condanna a sei mesi di reclusione, richiesta respinta dal giudice Vincenza Puglisi suppur con la vecchia formuna dell'insufficienza di prove.
 
GEA PRESS
5 LUGLIO 2014
 
Capriolo (BS) – Votata la mozione contro l’allevamento di visoni
La soddisfazione dell'OIPA che invita a non abbassare la guardia: potrebbero arrivare ricorsi
 
Il Consiglio Comunale di Capriolo (BS), riunito ieri sera,  ha votato all’unanimità un Ordine del Giorno contro l’apertura di un  allevamento di visoni previsto nell’ambito comunale. Secondo quando diffuso dall’OIPA, che ricorda l’attività della stessa associazione e la consegna di 2000 firme contro l’apertura, si tratterebbe di un “Atto di indirizzo per variante al piano di governo del territorio avente ad oggetto la cancellazione dallo stesso della possibilità di insediamento di allevamenti di animali da pelliccia su tutto il territorio comunale”.
Durante la votazione in Consiglio Comunale era in corso una manifestazione animalista alla quale ha preso parte la stessa OIPA.
Secondo l’associazione tutti i Consiglieri Comunali presenti si sarebbero espressi in maniera favorevole. Questo anche per la mozione presentata dal consigliere di minoranza Amedeo Lunardi volta a rafforzare la politica del Comune in tal senso. In questo caso, quello che veniva chiesto era l’impegno della Giunta Comunale e del Sindaco di trasmettere ai presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati la richiesta del Consiglio Comunale a favore dell’approvazione della Proposta di Legge C288 e del Disegno di Legge S62 in materia di “divieto di allevare, catturare e uccidere animali per la produzione di pellicce” in Italia. In aggiunta a ciò, riferisce sempre l’OIPA, anche  una dichiarazione di non gradimento dell’attività di allevamento ed uccisione di animali da pelliccia sul territorio del Comune di Capriolo e conseguente diniego a richieste in tal senso.
“Siamo soddisfatti del risultato, frutto dell’impegno di moltissimi volontari che negli ultimi mesi hanno condotto una lotta senza quartiere raccogliendo firme, organizzando manifestazioni di protesta e facendo pressione sull’amministrazione comunale – spiega Simona Duci, delegata OIPA di Brescia – Non abbasseremo tuttavia la guardia perché la modifica della variante del piano di governo del territorio non mette al riparo da eventuali ricorsi. La volontà dei cittadini e dell’amministrazione comunale di Capriolo è però chiara: non vogliamo anacronistici centri di tortura per animali”.
 
LA NAZIONE
5 LUGLIO 2014
 
Il cane Khyra può far visita alla sua padrona in ospedale; "Un incontro efficace come una medicina"
Il tema degli animali in ospedale per far visita ai padroni è molto discusso. La richiesta della famiglia Bartoli è stata esaudita dall'amministrazione comunale, dopo l'interessamento dell'Asl e dell'Enpa

 
di Francesco Marinari
 
Livorno, 5 luglio 2014 - Il cane Kyra ha potuto visitare la sua padrona in ospedale, dopo l'interessamento del Comune di Livorno, che con l'Asl ha concordato la visita. E' un tema molto discusso quello dell'opportunità che gli amici a quattro zampe visitino i loro padroni in ospedale. Alcuni progetti pilota esistono, ma niente di più. Grazie all'interessamento dell'amministrazione labronica, Kyra ha potuto far visita alla sua padrona. A lanciare l'appello al sindaco Nogarin è stato Mario Bartoli, padre di Christian, il ragazzo scomparso alcuni anni fa in circostanze tragiche e mai dimenticato dalla città. Nella famiglia Bartoli c'è Kyra, un cane che "ha acquisito diversi brevetti di soccorso e che è impegnata nella pet therapy", aveva scritto Bartoli al sindaco.
Ma all'ospedale gli animali non possono entrare. "Quello di mia madre - scrive Bartoli - è un piccolo desiderio,ma che in quel contesto così avvilente, diventa un grandissimo desiderio e carico di significato, desiderio dettato da una anziana persona che nonostante i miei continui incoraggiamenti a reagire,si sente e si vede inesorabilmente avviata a spegnersi. Per questo credo che esaudendo il suo desiderio, la presenza festosa e gioiosa di Kyra sarebbe un ottimo medicinale". Il Comune si è interessato della questione. In un contatto con l'Asl e con l'interessamento dell'Enpa è stato deciso di far entrare Kyra. Che ha potuto così far visita alla sua padrona. La foto pubblicata su Facebook da Bartoli dice molto più di ogni parola. 
"Scusandomi tantissimo con il personale del reparto per il disagio che la presenza di Kyra in corsia possa aver procurato - dice Bartoli su Facebook - spero vivamente che la visita della mia canina dentro il nostro nosocomio, sia l'inizio di un percorso di Pet-Therapy Ospedaliero. Terapia già sviluppata con successo in altri ospedali. Ovviamente occorreranno delle regolamentazioni, ma credo che specialmente nelle lunghe degenze e soprattutto in reparto Pediatria,la visita gioiosa di un Cane, sarebbe per quei piccoli pazienti una presenza terapeutica sicuramente molto efficace. 
 
REDATTORE SOCIALE
5 LUGLIO 2014
 
Homeless con il cane: poche le strutture che accolgono animali
Di solito gli amici a quattro zampe sono esclusi per motivi igienici e logistici. A parte poche iniziative isolate come "Homeless non dogless" a Torino e "Casa Silvana" A Milano. La storia di Elena e del suo cane Spike
 
ROMA - Persone senza dimora e cani: un connubio frequente. Il cane può essere un amico fedele, una relazione affettiva forte che permette di tenersi a galla, una famiglia... Ma sono rare le strutture di accoglienza che accolgono anche animali. Ne parla un articolo di Alberto Rizzardi pubblicato dal mensile Scarp de' tenis, che lascia molto spazio alla storia di Elena e Spike, una ragazza homeless che vive a Milano con un bellissimo cane albino, un incrocio tra un boxer e un San Bernardo salvato dalle combattimenti clandestini. Purtroppo per Elena, proprio a causa di Skipe,  non si possono aprire le porte della normale rete di accoglienza milanese. I cani infatti, di solito, non sono ammessi nei dormitori pubblici, principalmente per motivi igienici e logistici. E' una questione che si dibatte da tempo e che è stata affrontata con iniziative locali e isolate. Ha cominciato Torino, dove è nata l'associazione "Homeless non dogless" nel 2011. Alcune esperienze ci sono anche a Roma e Bologna. A Milano, nel marzo del 2014, "Casa Silvana" gestita dai City Angels ha aperto le porte anche ai senza dimora con cane: 15 posti letto e 15 cucce che si sono presto mostrate insufficienti. "Non credo che la mancata accoglienza dei cani nelle strutture assistenziali tradizionali sia dovuta solo a questioni igieniche o organizzative - spiega il fondatore dei City Angels, Mario Furlan, nell'articolo. - Sempre più spesso vediamo alberghi, spiagge e ristoranti aprire le porte ai cani. Parlerei piuttosto di una mentalità da cambiare. Se c'è la volontà di fare, le cose si fanno. E l'esperienza di 'Casa Silvana', nel suo piccolo, è lì a dimostrarlo".Nel nuovo regolamento comunale sugli animali dovrebbe trovare posto anche un capitolo dedicato ai cani degli homeless. In più i City Angels hanno creato una sorta di banco alimentare per raccogliere cibo per cani. Ma la situazione è più complessa e non riguarda solo la mancanza di strutture. A volte il cane è una sorta di "scudo" usato dal senza dimora per evitare di affrontare la sua situazione, come spiega Andrea Gazziero dell'associazione Cena dell'amicizia. E diverse sono anche le sfaccettature di chi si trova in strada con un cane. Alcuni sfruttano solo l'animale per impietosire i passanti. Altri rientrano nella categoria sfuggente dei cosidetti punkabbestia. Altri ancora sono come Elena e Spike: separarsi sarebbe impossibile, come lasciare un pezzo della propria vita, della propria famiglia, del proprio io. 
 
NEL CUORE.ORG
5 LUGLIO 2014
 
CALABRIA, IL TAR SUI CANI IN SPIAGGIA: SI' A LIMITI, NO AL DIVIETO
ANNULLATO PROVVEDIMENTO RESTRITTIVO DI UN SINDACO
 
Cani in spiaggia: sì, grazie. Il Tribunale Amministrativo Regionale della Calabria, sede di Reggio, ha stabilito con una sentenza esemplare che è cosa "irragionevole ed illogica oltre che irrazionale e spropositata" il vietare tout court l'accesso ai litorali "liberi" ai turisti con animali al seguito. Lo riferisce il quotidiano "La notizia". Risposta chiara ed esaustiva a un sindaco calabrese che aveva emesso un'ordinanza restrittiva valida per l'intera stagione. Secondo il Tribunale amministrativo, altro sarebbe stato il compito dell'amministrazione comunale: trovare, cioè, un giusto equilibrio tra igiene, decoro e sicurezza e la fruizione della spiaggia e del mare da parte di chi ha un cane, "ad esempio valutando se limitare l'accesso in determinati orari, o individuare aree a adibite anche all'accesso degli animali, con l'individuazione delle aree viceversa interdette al loro accesso". Insomma consentire a chi ha un cane di godersi il mare in santa pace in compagnia del fedele amico a quattro zampe, proprio come accade in altre parti d'Italia, dove le amministrazioni hanno autorizzato delle vere e proprie bau bau beach o stabilito orari e modalità di accesso.
 
ANSA
5 LUGLIO 2014
 
Apre in Brianza primo bar 'dog friendly'
Menù ad hoc e zona lounge per cani da 'Akita' a Concorezzo
 
(ANSA) - MILANO, 5 LUG - Gli animali domestici ormai entrano ovunque, ma un bar con dog's lounge e menù ad hoc ancora non c'era: ha appena aperto a Concorezzo, alle porte di Monza, l'Akita Italian Lounge Bar, il primo locale "dog-friendly". Non solo è attrezzato per accogliere i cani, ma offre anche, gratis, una selezione alimentare specifica per razza e taglia e una zona riservata. Non a caso i proprietari, Giuseppe Nesca e Vito Giasi, hanno vari cani di razza Akita, la stessa che dà il nome e il logo al locale.
 
IL GIORNALE
6 LUGLIO 2014
 
Arriva il lounge bar per cani con menù differenziati per gusti e razze
Hachi, Kime e Yuki. E' il mome degli Akita Imu, Hachi una femmina e gli altri due maschi, che hanno cambiato la vita di Giuseppe Nesca, 27 anni, e Vito Giasi, 44 anni.
 
Tre giorni fa i due soci hanno aperto l'Akita Italian Luonge Bar a Concorezzo in provincia di Monza, il primo locale dove il quattrozampe, che accompagna a colazione o all'happy hour o a cena il suo padrone, può trovare un menu anche per lui.
«Se ci siamo ispirati a qualche bar visto all'estero? No, il mio socio e io non abbiamo tempo per viaggiare. Sono stati i nostri cani ad ispirarci» racconta Giuseppe Nesca. L'Akita Italian Longe Bar apre alle 7 del mattino e chiude alle 3 di notte: vi trovi cibo per ogni ora del giorno, non solo per te ma anche per il tuo Fido. Su un tavolino in stile giapponese alto venti centimetri, visto che l'Akita è una razza nipponica, ci sono due ciotole: una per l'acqua e l'altra per croccantini oppure per due menù a base di riso e agnello, riso e tonno, a seconda dell'età o della razza del cane.
«Il prodotto è rigorosamente italiano per scelta, della ditta Dog Performance di Varese. Se il padrone gradisce che per qualche motivo il suo animale non mangi, diamo almeno dei biscottini». Nel ristorante c'è una stanza dove i cani possono divertirsi, oppure fare da «modelli» per foto poi appese ad una bacheca di sughero di un metro per un metro e settanta oppure pubblicate su Facebook. «Abbiamo fatto questa scelta dopo aver verificato personalmente le difficoltà che un proprietario di cani trova se vuole andare in un bar o in un ristorante. In Italia siamo arretrati su questo argomento. Non riusciamo a concepire la presenza degli animali nella nostra vita sociale pubblica, e pensare che sono uno stimolo di unione e infondono un bello slancio al nostro desiderio di socializzare» commenta Giuseppe Nesca.
Se si presentasse qualcuno con un gatto al guinzaglio? «Certo, ho controllato su internet e ho visto che alcuni gattofili cominciano a girare con il micio. Da noi sarà accettato con gioia. Speriamo anche dai cani...».
 
METO WEB
5 LUGLIO 2014
 
Animali: no al cibo crudo per cani e gatti
 
Le intossicazioni alimentari non sono un problema solo umano: anche i nostri amici a quattro zampe sono a rischio, se mangiano cibi che sono contaminati da batteri. Due di questi, Salmonella e Listeria, sono particolarmente pericolosi sia per gli uomini che per cani e gatti. E il principale fattore di rischio è mangiare alimenti crudi. A lanciare l’allerta sono gli esperti della Food and Drug Administration americana. Il cibo crudo, per i ‘pet’, “è rappresentato principalmente da carne, ossa e organi che non sono stati cotti – dice William Burkholder, Veterinary Medical Officer della divisione Fda per gli Alimenti animali – e che possono contenere microrganismi a rischio infezioni. Inoltre, il cibo crudo può far stare male i nostri animali anche se non viene manipolato correttamente. La Fda non crede dunque che l’alimentazione con cibi crudi per gli animali domestici sia coerente con l’obiettivo di proteggere il pubblico dai rischi significativi per la salute”. L’agenzia raccomanda pertanto la cottura di carne e pollame per uccidere i batteri nocivi come Salmonella e Listeria, prima di dare la ‘pappa’ al cane o al gatto. Burkholder ricorda che le persone spesso scelgono la dieta ‘cruda’ per i loro animali perché sottolineano che i cani e i gatti selvatici catturano da soli le loro prede e le mangiano crude. “È vero – spiega – ma non sappiamo quanti di questi animali si ammalano o muoiono proprio per questo motivo. E poiché gli animali selvatici vengono portati raramente da un veterinario quando sono malati, non c’è modo di raccogliere tali informazioni”. Gli esperti ricordano inoltre i sintomi di salmonellosi negli animali, che sono: vomito, diarrea, febbre, perdita di appetito, diminuzione del livello di attività. Mentre i sintomi della listeriosi sono nausea, diarrea, febbre, a volte disturbi neurologici. E ricordano: “Anche se il cane o il gatto non si ammalano, possono diventare portatori di Salmonella e trasferire i batteri nell’ambiente, e quindi le persone possono ammalarsi dal contatto con l’ambiente infetto”.
 
MESSAGGERO VENETO
5 LUGLIO 2014
 
I vegetariani sono in crescita in Fvg attestati sull’8 per cento
 
GORIZIA. Crescono i vegetariani in Italia: l’approccio “veg” coinvolge attorno al 9% della popolazione italiana (erano il 7,1% nel rapporto Eurispes del 2013). In Fvg la percentuale si attesta sull’8%. Lo conferma un sondaggio di Waste Watcher, l’Osservatorio nazionale di Last Minute Market, powered by Swg, realizzato per il Festival Vegetariano che si tiene al Castello di Gorizia anche oggi. Per la metà degli intervistati, vegetariani e vegani sono persone più attente all’ambiente e allo spreco. E non a caso Cibo e spreco – ambiente e rifiuti è il binomio scelto per questa quinta edizione della manifestazione che propone oltre 50 occasioni di approfondimento con ospiti come Melanie Joy, scrittrice e principale ricercatrice sul carnismo, Luca Mercalli, Rossano Ercolini, Syusy Blady, Antonio Lubrano, Paola Maugeri e molti altri.
Secondo il sondaggio, il vegetarismo si connota come vero e proprio stile di vita che coinvolge una fetta di persone sempre più ampia. Le motivazioni alla base di questa scelta vengono identificate quasi a pari merito nell’attenzione agli animali (7,5%), nello stile di vita (7,4%) e nella propria salute (7,3%), così come in una sensibilità etico-filosofica e ambientalista (entrambe al 6,5%). La metà del campione, inoltre, accredita ai vegetariani una maggiore sensibilità verso l’ambiente (50%) e più attenzione verso lo spreco alimentare. Con maggiore distacco sembra venga considerata la scelta vegana. Da sottolineare che il 56% del campione non crede agli aspetti positivi di questa pratica alimentare.
Il fiore al’occhiello di questa edizione sarà l’aspetto gastronomico che rappresenta e vuole rappresentare la prima tappa di avvicinamento al vegetarismo: il ristorante ogni anno propone ricette semplici e appetitose.
 
GEA PRESS
5 LUGLIO 2014
 
SAN DIEGO, LA BELUGA RUBY MORTA DOPO DICIASSETTE ANNI A SEAWORLD
FU USATA INUTILMENTE COME FATTRICE
 
Ruby, un bellissimo esemplare femmina di beluga, è morta al Seaworld di San Diego (USA) dopo diciassette anni di prigionia in un parco divertimenti che ha il solo scopo di arricchire, grazie alla schiavitù degli animali selvatici, chi lo possiede. Ruby aveva 38 anni. Catturata quando ne a due, era stata ceduta al Seaworld da un'altra organizzazione, e utilizzata (invano) come fattrice. La natura, infatti, sembra impedire il concepimento in questi splendidi animali in cattività. Il ricorso alla procreazione assistita, con Ruby, ha dato risultati penosi: la povera Beluga ha sì partorito un cucciolo, ma lo ha rifiutato subito dopo. Così il piccolo, altra vittima delle brame umane, è morto a un mese dalla nascita. E' il triste destino degli animali che vivono privati della libertà. PETA e tutte le associazioni animaliste, prendendo spunto dalla morte di Ruby, tornano a chiedere la chiusura di questi parchi "di divertimento" che in realtà fabbricano morte.
Su Facebbok la direzione del parcoha pubblicato un imbarazante"necrologio": : "Come ambasciatrice di tutti gli animali artici, dal 1997 ha incantato più di 40 milioni di visitatori del nostro padiglione artico. Era una magnifica balena, teneramemte amata dai suoi allenatorie dai nostri veterinari. Ruby mancherà molto a tutti qui  a Seaworld"
 
GEA PRESS
5 LUGLIO 2014
 
Pamplona – Il funerale del Toro
150 animalisti innanzi al Municipio: tu corri, il toro muore
 
Inizieranno domani i festeggiamenti in onore di San Firmino di Amiens, a Pamplona. Le corse dei tori si svolgono, però, tra il sette e il quattordici luglio.
Anche quest’anno gli animalisti hanno mostrato tutto il loro dissenso per le corse.
Circa 150 attivisti di AnimaNaturalis e di Peta, hanno inscenato una protesta proprio nel capoluogo della comunità autonoma della Navarra, che a breve vedrà  in strada i tori mischiati, nella loro corsa, alla folla.
Gli attivisti delle due associazioni hanno manifestato innanzi al Municipio. Sei “tori”, ovvero tre ragazze e tre ragazzi macchiati di sangue, a simboleggiare il funerale dei tori. Decine di cartelli, tenuti da altrettanti attivisti, mostravano la scritta in più lingue: tu corri, il toro muore. E’ questa la fine che spetta ai tori di Pamplona. Per loro, il conto alla rovescia, è già iniziato.
Ogni anno, nel corso della manifestazione, si registrano numerosi feriti. La forte attrazione che questa manifestazione riesce a suscitare a livello mondiale, sorregge purtroppo una delle tante tradizioni che in Spagna vedono protagonisti gli animali.
 
GEA PRESS
5 LUGLIO 2014
 
Sudafrica – Bracconiere ferito a morte

 
Secondo quanto diffuso oggi dall’ autorità di polizia del Sudafrica, due bracconieri di rinoceronte sono incorsi in un controllo con i rangers nella località di Woodlands, nella parte nord orientale del paese.
Nello scontro a fuoco che  è scaturito, uno dei due bracconieri è rimasto mortalmente ferito, mentre un secondo malvivente è riuscito a fuggire ed è attualmente ricercato.
La polizia ha posto sotto sequestro armamento di grosso calibro, munizioni ed equipaggiamento da bracconaggio.
Gli scontri a fuoco con i bracconieri, si sono già più volte conclusi con l’uccisione dei malviventi. Si trattava, in molti casi, di abitanti dei villaggi di confine del Mozambico, assoldati dalle associazioni criminali internazionli.
Buona parte del traffico dei corni di rinoceronte è ormai indirizzato verso i paesi della penisola indocinese, ma il principale terminale continua ad essere la Cina. Minore importanza, rispetto al passato, rivestono i paesi della penisola arabica e lo Yemen in modo particolare dove il corno di rinoceronte è utilizzato per la costruzione del manico di un pugnale tradizione.
Nell’estremo oriente, il corno viene utilizzato una volta rivolto in  polvere. Di nullo significati terapeutico, riveste ancora molta importanza nella medicina tradizionale.
 
GEA PRESS
6 LUGLIO 2014
 
Pozzuoli (NA) – Oltre l’orrore. Cane combattente bruciato vivo

 
“In tanti anni di attività di volontariato non ho mai visto niente del genere“. A riferirlo a GeaPress è Giulia D’Oriano che stamani, nel rione Toiano a Pozzuoli (NA), si è imbattuta in un cane  in stato di shock.
Un grosso cane, forse un incrocio di Pit bull, che presentava ampie porzioni del corpo annerite da quelle che sembravano diffuse bruciature. Croste che si sollevavano dalla carne e segni di ferite forse riferibili a combattimenti. La volontaria ha provveduto a fornire acqua al povero cane ed a mettersi in contatto con la Polizia Municipale. Da qui la chiamata all’ASL Napoli 2.
Sul posto sono intervenuti gli operatori addetti al prelievo.
“Desidero ringraziarli – dichiara Giulia D’Oriano - sono stati molto gentili e professionali. Hanno subito capito la gravità della situazione. Solo domani si saprà sullo stato di salute del cane, ora ricoverato dall’ASL“.
Giulia ha notato il povero cane mentre era intenta nel solito giro di accudimento per i randagi.  “Spero si possa salvare – aggiunge la volontaria -  Sono sconvolta per quanto successo“.
Oltre alle bruciature, il cane presentava l’asportazione dei polpastrelli dalle zampe posteriori e la zampa  anteriore sinistra fratturata. Poi le vistose bruciature, specie sul dorso e nel viso. Gli occhi, al momento del ritrovamento, erano chiusi. Un  cane, molto probabilmente, torturato.
Un nuovo caso di maltrattamento, che fa seguito ad altro cane combattente lanciato, appena pochi giorni addietro, da un’auto in corsa nell’immondizia della città di Palermo (vedi articolo GeaPress).
Eppure, nonostante la crudeltà di tali atti, la legge italiana contro i maltrattamenti in danno agli animali, non prevede l’arresto in flagranza di reato. Solo una denuncia a piede libero per un reato che non porta, a condanna avvenuta, neanche ad un secondo di prigione. Questo nonostante le pene reclusive previste, ed i proclami che sottolineavano la possibilità di finire in prigione a seguito dell’approvazione della legge 189/04. Le pene previste in realtà sono molto al di sotto della soglia di punibilità. Manca, cioè, l’esecutivà della pena.
Solo nel caso dei combattimenti, è previsto l’arresto in flagranza, peraltro in forma facoltativa, ma solo per particolari categorie di persone coinvolte nel fenomeno e molto difficili da individuare.
 
GEA PRESS
7 LUGLIO 2014
 
Pozzuoli (NA) – E’ morto il cane torturato e dato alle fiamme
La legge contro i maltrattamenti non prevede neanche l'arresto in flagranza di reato

 
Pozzuoli (NA) – E’ morto nel corso della notte a seguito delle gravi ferite subite, il cane Pit bull torturato e bruciato ancora in vita a Pozzuoli (NA).
Alla volontaria che lo aveva trovato ieri in strada in preda ad uno stato di shock (vedi articolo GEAPRESS), la notizia è stata riferita dall’ASL 2 di Napoli che aveva preso in cura il povero cane. Si trattava di un animale  microchippato. Il proprietario lo stava cercando da ieri mattina. Non è escluso che la vicenda diventerà ora oggetto di denuncia.
Nel referto che dovrebbe già essere stato stilato, sarebbero confermate tutte le peggiore previsioni. Il cane, cioè, è stato prima torturato (non è ancora esclusa l’ipotesi del combattimento) e poi dato alle fiamme. Lo volontaria lo aveva trovato con il corpo diffusamente annerito e con croste sollevate dalla carne. Oltre ad una zampa fratturata ed ai polpastrelli amputati delle zampe posteriori, il cane presentava  ferite agli organi interni. I segni delle bruciature era particolarmente evidenti nel volto e sul dorso.
Difronte a fatti di inaudita violenza non si può che sottolineare l’inadeguatezza della legge contro i maltrattamenti. Presentata come quella che avrebbe mandato in galera i responsabili di uccisioni e maltrattamenti, non prevede in realtà neanche l’arresto in flagranza di reato. Le pene detentive previste, sono poi ben al di sotto della soglia di punibilità. Tutti a casa o al massimo sotto processo (salvo Decreto Penale di Condanna e pena ridotta) per pagare una multa.
 
METEO.WEB
6 LUGLIO 2014
 
Animali: ucciso per divertimento un innocuo cucciolo di squalo nel Catanese
 
provincia di Catania - Le guardie Zoofile del Nucleo Provinciale Enpa di Catania hanno denunciato un uomo che ha catturato un cucciolo di squalo verdesca e portandolo a riva ha, di fatto, reso la morte dell’animale lunga, penosa quanto inutile. I fatti, si legge in una nota dell’Enpa, risalgono a venerdì 4 Luglio nella spiaggia di Fondachello, nel catanese, quando l’uomo viene ripreso dal proprio figlio mentre si pavoneggia in una ludica attività che lo pone al centro dell’attenzione, grazie alla tortura cagionata ad un piccolo di verdesca, di circa 50 centimetri costringendolo ad annaspare in cerca di acqua fino a quando muore. Le persone attorno alla macabra riunione, continua la nota dell’Enpa, con molta probabilità dati i toni, erano familiari, sembravano spassarsela e ponevano all’attenzione del ‘torturatore’ su come stare attento a probabili morsi o stare attento a non farla finire a mare. Il figlio prontamente pubblica video e foto sul proprio profilo Facebook, elogiando la bravura del padre e dicendosi fiero della prodezza del genitore che aveva preso una verdesca con le sole mani. ”Rimane l’amaro di quanti si sono scatenati contro lui e il padre per l’ uccisione ripresa e vantata -ha dichiarato il Responsabile delle Guardie Zoofile Enpa di Catania, Cataldo Paradiso- Ma, oltre al disgusto che si può provare guardando certe scene è triste rendersi conto di come ancora nel 2014 e nonostante le leggi a tutela degli animali che ne fanno divieto, si debba assistere a spettacoli macabri dove gli animali vengono uccisi e sottoposti ad inutili e crudeli sofferenze”. Come era prevedibile il video è stato rimosso dall’utente.
 
GEA PRESS
6 LUGLIO 2014
 
Catania – In spiaggia con il cucciolo di squalo. Denunciato dall’ENPA

Un cucciolo di squalo verdesca portato a riva.
E’ successo lo scorso 4 luglio in provincia di Catania, ma quella ripresa con il “pavoneggiamento” che lo pone al centro dell’attenzione in una spiaggia piena di bagnanti, è stata notata dall’ENPA di Catania che è intervenuta con le sua Guardie Zoofile.
Secondo quanto comunicato dalla sezione catanese della Protezione Animali, si sarebbe  resa la morte lunga, penosa ed inutile.
Oggetto della “pesca” in spiaggia,  è stato un piccolo di Verdesca. L’animale, lungo circa mezzo metro, sarebbe stato lasciare  annaspare nella ricerca dell’ acqua fino alla morte. Una macabra riunione, così la Protezione Animali giudica l’assembramento di persone attorno al povero animale. Non sarebbero stati risparmiati toni allegri e consigli su come non fare tornare in mare il povero animale.
“Ci chiediamo – riferisce l’ENPA di Catania - se la stessa prodezza manifestata da chi ha poi diffuso quel video, rimaneva intatta anche difronte da una verdesca adulta di 2/4 metri“.
“Oltre al disgusto che si può provare guardando certe scene  – ha dichiarato il Responsabile delle Guardie Zoofile Enpa di Catania, Cataldo Paradiso – è triste rendersi conto  di come ancora nel 2014  e nonostante le leggi a tutela degli animali che ne fanno divieto, si debba assistere a spettacoli macabri dove gli animali vengono  uccisi e sottoposti ad inutili e crudeli sofferenze”.
L’ENPA sottolinea come il video è stato rimosso,  ma nel frattempo le Guardie lo avevano  copiato assieme a tutti gli estremi quali foto e commenti.
Pensarà ora la Magistratura a chiarire quanto successo. Intanto l’ENPA ha provveduto a formalizzare una denuncia.
 
GAZZETTINO ONLINE
6 LUGLIO 2014
 
Il presunto squalo da carnefice a vittima. Denunciato l’“eroico” pescatore
 
Al figlio è sembrato di avere un padre eroe e ne andava fiero, così almeno aveva scritto in un post sul famoso social network Facebook, dove oltre a pubblicare il proprio stato d’animo aveva condiviso pure un lungo video della durata di diversi minuti che ritraeva il padre che afferrava con una mano, venerdì 4 luglio scorso, quello che ai loro occhi appariva un cucciolo di squalo (e meno male che era un pescatore anche se per passione ndR) di circa 50 cm mentre si trattava solamente di un innocuo cucciolo di verdesca, specie, questa, che pur appartenendo alla famiglia degli squali non solo è innocua ma molto diffusa nei nostri mari. Il video comincia a viaggiare veloce sul social network grazie a molteplici condivisioni fino a diventare virale ed a destare l’attenzione di qualche giornale on line che, riprendendo la notizia, spiega la vera natura dell’animale. Questo non fa altro che aumentare l’eco di questa “importante cattura” al punto da sollevare una vera pioggia di critiche, alcune molto aspre, nei confronti del coraggioso pescatore a mani nude e del figlio. Il video che infatti impazza sul web ritrae il pescatore che, preso dalla vena cinematografica di chi gli sta vicino, “gioca” con la verdesca diversi minuti finché l’animale muore stremato e, pare, sia diventato ingrediente di una gustosa zuppa, almeno così racconta sempre il figlio su Facebook a chi lo attacca. A complicare le gesta “eroiche” del pescatore pare siano intenzionate le guardie zoofile dell’Enpa, Ente Nazionale Protezione Animali, di Catania che, accortesi della notizia non intendono soprassedere e con le informazioni acquisite hanno denunciato alla Magistratura quanto accaduto perché in palese violazione delle leggi vigenti. “Rimane l’amaro in bocca di quanti si sono scatenati contro il ragazzo ed il padre per l’uccisione ripresa e vantata – ha dichiarato il responsabile delle guardie zoofile Enpa di Catania, Cataldo Paradiso – ma, oltre al disgusto che si può provare guardando certe scene è triste rendersi conto di come ancora nel 2014 e nonostante le leggi a tutela degli animali che ne fanno divieto, si debba assistere a spettacoli macabri dove gli animali vengono uccisi e sottoposti ad inutili e crudeli sofferenze”.
Attualmente il video è stato rimosso ma l’augurio è che simili gesta su qualsiasi specie animale non solo non vengano riprese e diffuse come fossero testimonianza di imprese “eroiche” ma nemmeno perpretrate…
FOTO E VIDEO
 
LA ZAMPA.IT
6 LUGLIO 2014
 
Lanciano gattina da auto in corsa sull’A7, adottata da un poliziotto
La micina ha riportato la frattura di una zampa. Ancora da identificare i responsabili del gesto criminale
 
FULVIO CERUTTI
 
provincia di Genova - Il rumore di un’auto, un tonfo sordo nel silenzio della notte, poi un lamento. Così una benzinaia dell’area di servizio “Vallescrivia Sud”, sull’autostrada A7 fra Milano e Genova, si è accorta che qualcuno, da un’auto in corsa, aveva lanciato qualcosa sull’asfalto. C’è voluto poco per capire che si trattava di una gattina grigia scaraventata fuori dal mezzo e finita contro una delle colonnine del distributore. Di li a poco sul posto è arrivata anche una volante della polizia autostradale di Genova che si fermata per capire l’accaduto: nonostante il lancio in corsa, la micina è sopravvissuta riportando una frattura di una zampa. In attesa di esaminare le telecamere e cercare di capire l’autore di questo gesto criminale, la gattina è stata portata alla Croce Bianca che l’ha visitata: l’animale dovrà essere operata alla zampa. Ma in questa brutta storia c’è anche un lieto fine: uno degli agenti giunti sul posto ha deciso di adottarla dandole una casa dove tutti le vorranno bene e potrà cercare di dimenticare il brutto episodio. 
 
OMNIAUTO
7 LUGLIO 2014
 
Gatto lanciato in autostrada da auto in corsa, ora sta bene
Nel non abbandonarli, ricordiamo come trasportarli

 
provincia di Genova - E' un fatto assurdo quanto pericoloso. Era circa mezzanotte quando un'auto è entrata a tutta velocità in un'area di servizio e dal finestrino è stato lanciato un gatto. Il gesto, che purtroppo rientra nel tragico abbandono degli animali durante l'estate, ha dell'eccezionale e poteva anche costituire un rischio per le altre auto che circolavano nei dintorni. Ce lo ha raccontato la Polizia stradale che è intervenuta sul posto a "Vallescrivia Sud", la prima stazione di servizio dopo Serravalle scendendo sulla A7 da Milano a Genova. Il tonfo sordo è stato sentito da una giovane benzinaia che è accorsa trovando il gatto, che era stato lanciato dall'auto in corsa contro la colonnina metallica del distributore (sul metallo - dicono gli agenti - ci sono ancora i segni). Una pattuglia della stradale, che era in servizio in quell'autostrada, si è fermata ed ha affidato il gatto alle cure della Croce Bianca, che lo ha operato. Uno dei due agenti lo ha adottato.
Abbiamo deciso di raccontare questa "piccola" storia, legata alla sicurezza stradale, per ricordare quanto assurdo possa essere certe volte l'uso dell'auto, troppo spesso in estate cani e gatti vengono lasciati in autostrada (con tutti i rischi che ne conseguono anche per gli altri automobilisti che, per evitare l'animale impaurito che magari attraversa, finiscono per fare un'incidente). L'invito è a prendersi cura del proprio animale domestico e di trattarlo bene anche quando lo trasporta in auto, perché - lo ricordiamo - come per i bambini esistono regole precise per la loro sicurezza durante i viaggi. Rivediamole di seguito:
1- Mai lasciare liberi in auto cani, gatti o altri animali;
2- Mai usare la cintura di sicurezza, ma sempre il trasportino che per una maggiore sicurezza va collocato nel vano bagagli (in caso di incidente sono più protetti);
3 - La gabbietta, se piccola, può anche essere posizionata per terra sia posteriormente che anteriormente;
4 - Durante i viaggi lunghi è bene fermarsi ogni tanto per dargli cibo e acqua.
Crash Test per gli animali
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
6 LUGLIO 2014
 
GENOVA, POLIZIOTTO ADOTTA LA MICIA GETTATA DA UNA MACCHINA IN CORSA
VALLESCRIVIA (A7), INDAGA LA POLSTRADA. "ZAMPA ROTTA"
 
Ha una zampetta rotta ma, tutto sommato, sta bene. E ha anche trovato casa: l'ha adottata un agente della polizia stradale arrivato per soccorrerla. E' la storia di una gattina che è stata lanciata dall'auto in corsa dentro l'area di servizio di Vallescrivia, sull'A7. Subito dopo il terribile gesto - riferisce "Quotidiano.net" - i malviventi sono fuggiti. Sono in corso le indagini della Polstrada anche attraverso l'uso delle immagini delle telecamere per riuscire ad identificarli e denunciarli.
La micia è stato recuperato proprio dagli agenti della polizia stradale di Genova e uno di loro ha deciso di adottare la piccola. I fatti sono accaduti nella notte tra giovedì e venerdì. La donna che gestisce il distributore di benzina ha sentito il rumore dell'auto, un tonfo e subito dopo un lamento. Si è fiondata fuori e ha trovato il gatto che aveva sbattuto ad una colonna del distributore e aveva rimediato una zampa rotta. Quindi, l'intervento della Polstrada e il sequestro delle telecamere da cui si conta di ricavare i dati sull'auto dei criminali.
 
LA NUOVA VENEZIA
6 LUGLIO 2014
 
Cittadini nei parchi «Vogliamo trovare il killer dei cani»
 
di Filippo De Gaspari
 
SPINEA (VE) - Cittadini contro l’avvelenatore seriale: si organizza la risposta al killer dei cani, che da qualche settimana colpisce nei luoghi più frequentati dagli amici a quattro zampe, disseminando esche avvelenate. Una quindicina i casi segnalati, tutti di cani morti per presunto avvelenamento. Partita la petizione per chiedere un intervento deciso da parte delle autorità, i proprietari di animali si stanno dando appuntamento ogni giorno nelle aree cani della città per firmare e in questi giorni stanno nascendo riunioni improvvisate in diversi parchi e punti di ritrovo della città. Intanto il consigliere comunale di Fratelli d’Italia e agente della polizia Mauro Armelao invita in Facebook i proprietari di animali che hanno perso il loro cane per avvelenamento a farsi vivi e stabilire un contatto in privato. «Con informazioni più precise potremo iniziare azioni mirate per arrivare a questo presunto serial killer», spiega Armelao, «la politica non c’entra, fa parte del mio lavoro. Aiutatemi ad aiutarvi». È politico invece il tentativo, sempre di Armelao, di portare la questione in consiglio. «Simili episodi costituiscono un reato penale», scrive Armelao in un’interrogazione, «oltre a costituire allarme in molti cittadini che frequentano i nostri parchi pubblici. Cosa intende fare il Comune per prevenire e reprimere con tutti i mezzi quanto sta accadendo a Spinea?». Se ne parlerà l’11 luglio alle 19.30, nel prossimo consiglio. Il Comune intanto ha già fatto sapere come si sta muovendo: «Stiamo seguendo la vicenda», spiega il sindaco Silvano Checchin, «abbiamo attivato una collaborazione con Asl 13 e carabinieri per raccogliere tutti gli elementi utili ad avere un quadro completo della situazione. Condivido le preoccupazioni dei proprietari di cani e assicuro massima attenzione». Il Comune ribadisce la necessità, per chi rimanesse vittima di avvelenamento presunto, di segnalarlo al veterinario, il quale provvederà a informare l’Asl. «Il quotidiano contatto con Asl e carabinieri», spiegano gli uffici, «è finalizzato a definire le misure da prendere a tutela della salute pubblica e degli animali».
 
LA REPUBBLICA TORINO
6 LUGLIO 2014
 
La mattanza dei gatti, uccisi da un branco di cani selvatici
I randagi si aggirano sulle rive della Dora e della Stura e hanno già divorato una quarantina di felini. E c'è rischio di aggressione anche per le persone
 
di GABRIELE GUCCIONE
 
Torino - La mattanza, la chiamano così le "gattare". Undici gatti sbranati in un poco più di un mese nella colonia felina tra la Manifattura Tabacchi e il Vivaio comunale. Altri sette felini sterminati vicino al dopolavoro Gtt di via Alfredo D'Andrade, sulle rive della Stura. Un gatto ucciso in via Leon Battista Alberti, un altro vicino allo Scalo Vanchiglia, cinque ammazzati dietro la cascina Fossata. È allarme tra le gattare, tra chi ogni giorno porta cibo ai mici delle colonie cittadine. Un branco di randagi scorrazza indisturbato lungo quello che negli ultimi anni è diventato un vero e proprio "corridoio ecologico" (come direbbero gli esperti) che porta i cani inselvatichiti a spostarsi e a compiere le loro scorrerie lungo i fiumi della città, dalla Stura alla Dora, passando per il parco della Colletta.
Finora non hanno mai attaccato l'uomo, al contrario di quanto successo in altre città. "Ma gli attacchi ai gatti stanno aumentando  -  sostiene Mariagiulia Numis dell'associazione animalista Casazaky  -  Segno che anche la loro aggressività sta crescendo". L'ultimo episodio l'altro ieri, alla Manifattura Tabacchi. "Sono andata a portare il cibo alla colonia, quando ho trovato un gatto morto  -  racconta Gabriella Torgano dell'associazione Gattagorà  -  L'hanno sbranato, è rimasto soltanto un brandello della coscia. Dall'inizio di questi episodi abbiamo chiesto al Comune e al canile municipale di intervenire per catturare i cani. Ma non hanno fatto nulla".
I randagi, qualcuno dice provenienti dai campi rom, da dove dopo l'abbandono, hanno preso la via della strada, inselvatichendosi. Ormai, nell'ambiente, sono conosciuti come i "cani dell'Arrivore", perché si sono stanziati all'estrema periferia nord della città. L'Asl ne conta una ventina. Ma gli osservatori sostengono che ce ne siano più di una quarantina, divisi in più branchi. "Anche i giardinieri del vivaio comunale hanno paura  -  racconta Nella Ferrara, della Lega italiana per la difesa del gatto  -  Ma la città non fa nulla. A noi non interesse che i cani vengano catturati e messi in canile, non vogliamo punirli, ma in qualche modo la situazione va affrontata. Anche perché rischia di diventare pericolosa per le persone". Il fatto è che quei cani, ormai diventati selvatici, non si possono nemmeno dare in adozione. In Comune si era pensato di raccoglierli, sterilizzarli e di lasciarli liberi in un campo recintato, vicino al canile di via Germagnano. Ma i soldi necessari per l'operazione e la recinzione non sono mai stati trovati.
 
LA REPUBBLICA
6 LUGLIO 2014
 
Porta Portese, blitz della forestale: sequestrati 200 animali
Alcune bancarelle vendevano abusivamente esemplari esotici, tra cui pappagalli, canarini, criceti e tartarughe dalle orecchie gialle
 
Roma - Maxi-blitz della fortestale e delle guardie zoofile dell'Enpa al mercato di Porta Portese. Questa mattina il nucleo investigativo per i reati in danno agli animali (Nirda) del corpo forestale dello Stato e il nucleo provinciale delle guardie zoofile dell'Enpa di Roma hanno posto sotto sequestro 200 animali tra cui pappagalli di varie specie, diamantini e canarini, tartarughe dalle orecchie gialle, cavie peruviane, criceti e pesci rossi. Gli animali, messi in vendita da due bancarelle abituali del mercato di Porta Portese e da un venditore abusivo, sono stati sequestrati in quanto il regolamento comunale a tutela degli animali ne vieta espressamente la vendita in forma ambulante". E' quanto si legge in un comunicato. "Gli esercenti - si legge nella notte della forsetale - non sono risultati inoltre in possesso della prescritta autorizzazione alla vendita di animali prevista dal regolamento di polizia veterinaria e della autorizzazione regionale richiesta per la detenzione e vendita di esemplari esotici". Parte degli animali sono stati presi in custodia dall'Enpa e verranno sottoposti a visite veterinarie.
 
AGEN PARL
7 LUGLIO 2014
 
ANIMALI: FORESTALE, BLITZ A PORTA PORTESE, 200 ESEMPLARI SEQUESTRATI
 
Roma – Questa mattina il Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli Animali (NIRDA) del Corpo forestale dello Stato e il Nucleo Provinciale delle Guardie Zoofile dell’ENPA di Roma hanno posto sotto sequestro 200 animali tra cui pappagalli di varie specie, diamantini e canarini, tartarughe dalle orecchie gialle, cavie peruviane, criceti e pesci rossi. Gli animali, posti in vendita da due bancarelle abituali del mercato e da un venditore abusivo, sono stati sequestrati in quanto il Regolamento comunale a tutela degli animali ne vieta espressamente la vendita in forma ambulante. Gli esercenti non sono risultati inoltre in possesso della prescritta autorizzazione alla vendita di animali prevista dal Regolamento di Polizia Veterinaria e della autorizzazione regionale richiesta per la detenzione e vendita di esemplari esotici. Parte degli animali sono stati presi in custodia dall’ENPA che monitorerà gli aspetti sanitari dopo un’accurata visita veterinaria. La restante parte, considerato l’elevato numero di esemplari, è stata affidata temporaneamente agli stessi venditori in attesa del doveroso provvedimento di confisca che dovrà essere emesso dall’Autorità Amministrativa competente, a seguito del quale gli animali saranno trasferiti presso altre strutture. L’operazione è stata effettuata a seguito delle numerose segnalazioni pervenute all’ENPA da cittadini che reclamavano per la presenza degli animali in vendita a Porta Portese che si protraeva da molti anni e ha visto la collaborazione di un medico veterinario libero professionista nominato Ausiliario di Polizia Giudiziaria.
 
LA PROVINCIA DI COMO
6 LUGLIO 2014
 
Animali morti al cimitero
Forse un rito per la partita
 
Cadorago (Como) - Resta un mistero il ritrovamento, dei tre volatili decapitati nel vialetto che porta al cimitero del paese.
Scartata a priori l’ipotesi di un rito satanico o del dispetto dopo un furtarello in un pollaio, le supposizioni hanno preso un’altra strada. Quella di un rito vicino alla tradizione brasiliana come era stato indicato un precedente analogo episodio di Rovello Porro.
Considerata, in questa occasione, la concomitanza con la partita Brasile-Colombia ai mondiali di calcio giocata poche ore dopo il ritrovamento, non si può nemmeno escludere che si tratti di un rituale propiziatorio organizzato da tifosi di una delle due squadre sudamericane.
«Effettivamente è una possibilità da prendere in considerazione- spiega Giorgio Gagliardi, medico, storico sindaco di Asso e soprattutto esperto di occultismo - ma da quello che si sa mi pare proprio che si possa parlare di un rito propiziatorio simile a quelli diffusi nei paesi del Sud America».
Di fatto qualche riferimento alla partita lo si può ritrovare. Uno dei tre animali trovati morti è una colomba e una delle due squadre era quella della Colombia. I cui giocatori indossavano la maglia ufficiale delle trasferte, rossa con i pantaloncini blu. E di color rosso era anche il pollo trovato all’esterno del cimitero di Cadorago. Il grigio della faraona, il terzo animale, ha poco a che vedere con il resto della divisa: ma trovare un volatile blu non è poi così facile. Supposizioni, comunque,su elementi difficili da interpretare.
 
LA PROVINCIA DI VARESE
6 LUGLIO 2014
 
Blitz e sigilli alla Schiranna
Sotto sequestro 50 cani
 
Varese -  Sigilli al ricovero per cani “Occhi struggenti” di via Al Gerett, alla Schiranna: carabinieri e guardie zoofile hanno fatto scattare l’operazione ieri mattina.
I cani, in tutto cinquanta, sono stati tutti allontanati dalla struttura gestita da Stefano Castagnetti e sono stati trasferiti e accolti nei canili di Gallarate e Cittiglio.
Castagnetti è indagato per maltrattamenti su animali. Le contestazioni mosse dal pubblico ministero di Varese Sara Arduini riguardano in particolare le condizioni igienico sanitarie in cui gli animali erano tenuti.
Il pm ha chiesto e ottenuto un decreto di sequestro per gli animali e la struttura firmati dal giudice per le indagini preliminari Stefano Sala.
Castagnetti ieri mattina era sotto choc: «Non so davvero spiegarmi l’accaduto - raccontava - Voglio bene a tutti i miei cani. Conosco la storia di ciascuno di loro. Questo è un ricovero al quale sia i privati che le associazioni si sono sempre rivolti. Abbiamo accolto cani malati e cani malnutriti. Cani che venivano tolti ai canili lager. E li abbiamo amati tutti».
Castagnetti spiega: «Suppongo che la magistratura si sia mossa sulla base di una segnalazione. Sulla base di una denuncia. Non so però chi abbia presentato le carte - diceva ieri mattina davanti alla piccola folla di persone che spontaneamente hanno raggiunto la Schiranna - Non i vicini, non ho mai avuto lamentele. Forse qualche ente».
Castagnetti pensa ai cani: «Ora sono rinchiusi in gabbie - raccontava - Qui invece erano liberi. Paradossalmente una delle contestazioni riguarda proprio l’assenza di gabbie. Ma non è meglio che non siano rinchiusi?». © riproduzione riservata
FOTO
 
LA PROVINCIA DI VARESE
9 LUGLIO 2014
 
Dieci cuccioli partoriti: adesso i cani sequestrati sono 60
 
Varese - Da 50 sono diventati 60 i cani sequestrati domenica alla Schiranna, all’associazione Occhi struggenti. Mami, un meticcio simile a un setter, ha partorito dieci cuccioli quasi in simultanea con l’arrivo dei carabinieri e del Servizio interprovinciale di tutela animali. Stefano Castagnetti
, il gestore della struttura di via Al Gerett, ieri, scortato da un carabiniere, ha avuto un’ora di tempo per andare a trovare i dieci cani rimasti alla Schiranna: «Ho ricevuto anche un’ordinanza firmata dal Comune con scritto che ho tempo fino a dicembre per ridurre i miei cani da 50 a dieci – dice - Ma non ho ancora ricevuto il verbale del sequestro di domenica».
I volontari insorgono sempre più numerosi – 244 quelli iscritti in 24 ore al gruppo di Facebook “Giù le mani da Occhi Struggenti” - per sapere dove siano i cani adesso. La situazione si complica dal momento che molti di quei cani erano intestati a persone e associazioni diverse da Stefano Castagnetti e da Occhi Struggenti.
«Molte di queste persone erano alla Schiranna durante il sequestro e volevano prendersi i propri cani, ma non sono state ascoltate – dice Isabella Franzi, una volontaria – Sono passati giorni e noi non sappiamo ancora dove siano i nostri pelosi. Siamo andati a cercarli a Cittiglio ma non li abbiamo visti. Probabilmente sono in un capannone, isolati, in un posto dove non possono uscire».
Rossana Ottolini, dell’associazione “Salva un cane – Animal Emergency Europe”, ha diffuso un comunicato con scritto: «La nostra associazione aveva appena portato a Occhi struggenti tre cani in attesa di adozione. Saputo del sequestro mi sono immediatamente mossa per andarli a riprendere per evitare che finissero in canile. Nel momento in cui scrivo (ieri mattina, ndr) ancora non è stato comunicato al signor Castagnetti dalle autorità competenti dove i cani sono stati portati».
Secondo Ottolini il sequestro – disposto alle 7.30 di domenica – è avvenuto nell’ora in cui lo sporco è maggiore: «A quell’ora, di domenica, ancora non c’è la persona che si occupa di pulire i locali dove dormono i cani (molti dei quali anziani, malati, focomelici, con carrellino, insomma i cani che fanno la fila per adottare tutti...) e quindi qualche traccia di vita biologica ovviamente l’avrebbero trovata per avvalorare le accuse di mancanza di igiene».
 
MESSAGGERO VENETO
6 LUGLIO 2014
 
I cuccioli li vendevano davanti al supermercato
Alcuni cuccioli di cocker privi di documenti e chip destinati alla vendita, sono stati sequestrati davanti al supermercato Lidl in via Cividale a Udine. La cucciolata nata meno di due mesi fa, era in un cestino di vimini
 
UDINE. Sequestro di cuccioli di cocker privi di documenti e chip destinati alla vendita ieri davanti al supermercato Lidl in via Cividale. La cucciolata nata meno di due mesi fa, era in un cestino di vimini in attesa di un compratore disposto a cedere qualche banconota da 50 euro.
Qualcuno li aveva avvistati sabato davanti al Panorama. L’organizzazione protezione animali aveva ricevuto una segnalazione, ma quando i volontari erano arrivati sul posto sia cuccioli sia l’uomo che li vendeva erano spariti. Ieri un nuovo allerta e stavolta i volontari hanno trovato due cuccioli in un cestino di vimini nel parcheggio del supermercato mentre la madre era legata con il guinzaglio a un cartello stradale. L’uomo, uno slovacco, non aveva alcun documento per dimostrare il possesso dei cani, nè questi avevano il microchip.
«Abbiamo chiamato la Guardia di finanza – ha riferito Mariarosa Pacorigh dell’Oipa – in un paio di minuti hanno mandato una pattuglia sul posto e altrettanto hanno fatto i carabinieri del Nucleo radiomobile». Una breve verifica sulle condizioni dei cuccioli da parte del veterinario Enrico Venir è bastata per capire che avevano meno di due mesi di vita e quindi non potevano essere ceduti. Così è stato disposto il sequestro dei piccoli che sono stati affidati al canile e che, quando si saranno ristabiliti, potranno essere adottati.
«Oltre a ringraziare le forze dell’ordine che si sono prontamente attivate - sottolinea la Pacorigh – rivolgo un appello alla cittadinanza a segnalare casi analoghi, poichè la vendita di cuccioli così piccoli e privi di documenti è un reato». Il numero cui ci si può rivolgere all’Oipa è il 3454356054.
FOTO E VIDEO
 
GIORNALE DI SICILIA
6 LUGLIO 2014
 
Sferracavallo, cane sbranato: parte la denuncia
L’aggressione mercoledì tra via Platone e via Aristotele. Il racconto della vittima: «Gli animali sono usciti da una villa, mi sono ritrovata da sola per terra». La padrona dei mastini si difende: avevo avvisato la ragazza che teneva tra le braccia il cucciolo di stare lontana dal cancello

 
di FEDERICA TERRANA
 
PALERMO. Fino a ieri, quella di portare a passeggio il proprio cane era una routine. Adesso, dopo l'aggressione a Sferracavallo da parte di due corso a una donna e al suo piccolo jack russell, deceduto pochi minuti dopo, monta la paura tra i proprietari che durante la giornata escono da casa con il proprio cane al guinzaglio.  Il fatto si è verificato lo scorso mercoledì, quando Gaetana D'Alessandro, una giovane di 34 anni, appena uscita dalla sua abitazione di via Platone con al guinzaglio Romeo di cinque mesi, si è ritrovata aggredita da due cani Corso dal manto grigio. Secondo il racconto della vittima, una volta girato l'angolo, i due cani sarebbero usciti dal cancello di una villetta di via Aristotele come una furia: uno dei due avrebbe assalito la giovane, mentre l'altro avrebbe azzannato il jack russell. «Il cancello della villetta era aperto - ha raccontato Gaetana D'Alessandro -. Ricordo che una donna cercava di staccarmi il cane di dosso e un signore lo allontanava con un bastone, non saprei. Poi ho aperto gli occhi e mi sono ritrovata sola distesa sull'asfalto. In un attimo - spiega in lacrime - non ho sentito né i cani né le persone». Una storia che sarebbe andata diversamente per la proprietaria dei due corso. Trema la voce di Antonella Gregorio quando racconta l'accaduto: «Quella mattina dovevo assistere agli orali di maturità di mia figlia. Così prima di salire in auto, ho aperto leggermente il cancello per assicurarmi che fuori non ci fosse nessuno. Avevo paura che i miei cani uscissero aggredendo qualche passante». Ma qualcosa è andato storto: «Una volta aperto il cancello ho visto una donna con in braccio un cane di piccola taglia, le ho urlato di andare via, ma la giovane si è avvicinata ugualmente al mio cancello. I cani hanno visto il piccolo jack russell e sono andati su tutte le furie - prosegue -. Ho afferrato il maschio Devil dal collare e poi dalla pelle, ma non sono riuscita a fermarlo. Sono caduta per terra, slogandomi una caviglia. Anche mio figlio ha cercato di trattenere la femmina Zora afferrandola dalla coda. Lei non è aggressiva». Attimi di panico e confusione per la donna che ha assistito impotente alla scena: «A questo punto ho visto la giovane accovacciarsi istintivamente per proteggere il suo cane, ma è stato tutto inutile. Devil è riuscito a strapparglielo via, da sotto il braccio. Una volta riportati i miei cani in casa, non ho visto più la giovane. Mio marito ha fatto il giro dell'isolato per cercarla e per poterle offrire il nostro aiuto ma la giovane era sparita. Così ci siamo autodenunciati al commissariato di Partanna Mondello».
Ma Gaetana D'Alessandro, che ha presentato denuncia, contro replica: «Non è assolutamente vero - dice - il cancello era aperto e quando mi sono risvegliata dall'incubo non c'era anima viva. Mi ha soccorso prima un muratore e poi un vicino di casa che mi ha accompagnato al pronto soccorso».
Al di là del caso specifico, il tema suscita molto interesse anche perché sono numerose le dispute e le controversie legate ad aggressioni, danneggiamenti o, più in generale, al rapporto tra vicini in possesso di cani. «Secondo la legge - spiega l’avvocato Claudio Gallina Montana - il proprietario di un cane è responsabile delle azioni del proprio animale. La parte offesa, se viene riconosciuta tale, avrà diritto al risarcimento del danno ed inoltre potrà querelare il proprietario del cane per lesioni colpose».
 
GEA PRESS
6 LUGLIO 2014
 
Macellazione fai da te. Nell’immondizia tra zampe di gallina e teste di toro

 
Dopo le pelli di ovino a Casagiove (vedi articolo GeaPress) le zampe di gallina a Capua (CE). I centri abitati si trovano  a pochi chilometri di distanza. Per gli animalisti, chiari segnali di una macellazione clandestina ancora molto diffusa.
A ritrovare le zampe di gallina è stato, nella giornata di venerdi, Marco Cocco, volontario animalista molto impegnato nel soccorso degli animali di strada.
Le zampe erano state gettate nei pressi di un tombino e ad un primo esame si presentavano ancora molto fresche. Qualcuno aveva cioè macellato della galline ed i resti erano stati gettati in strada. Probabilmente  una macellazione casalinga conclusa con il lancio dei resti per i cani.
Tali ritrovamenti non sono affatto  inusuali specie in alcune regioni del sud Italia.
Nel recente passato, nella città di Palermo, è avvenuto il ritrovamento di una testa di toro in un cassonetto (vedi articolo GeaPress)  e dei resti di un cavallo nell’immondizia nei pressi di una scuola (vedi articolo GeaPress). Gli animalisti hanno più volte lamentato l’estrema lentezza nella rimozione dei resti. Nel caso della testa di toro, si inscenò pure una manifestazione in strada.
 
PADOVA OGGI
6 LUGLIO 2014
 
Tornano i ladri di cani, a Ospedaletto rapiscono un carlino: caccia ai malviventi
L'episodio venerdì nel comune del Padovano: l'animale di razza è stato prelevato dal giardino di un'abitazione in pieno pomeriggio. La banda è poi scappata su una Bmw ma ha abbandonato il cane a Montagnana
 
provincia di Padova - Tornano i ladri di cani e per i padroni di animali di razza è obbligo fare attenzione anche ai piccoli amici: come si legge anche sul Gazzettino, infatti, l’ultimo episodio a Ospedaletto Euganeo venerdì pomeriggio attorno alle 17 quando una banda di ladri a bordo di una Bmw si è avvicinata al giardino di un’abitazione ed è andata a colpo sicuro a prelevare il carlino. Il tutto sotto gli occhi di alcuni testimoni che hanno dato l’allarme. Un ragazzo si è anche lanciato all’inseguimento dei malviventi, mentre arrivavano le forze dell’ordine.
ABBANDONATO. Alla fine i ladri hanno abbandonato l’animale a Montagnana dove è stato ritrovato. Non è il primo episodio del genere in tutto il Veneto e in Italia: le bande organizzate, in genere, usano questo metodo per poi rivendere gli animali prestigiosi al mercato nero.
 
MATTINO DI PADOVA
6 LUGLIO 2014
 
Cane di razza rapito e abbandonato nei campi
 
OSPEDALETTO EUGANEO (PD) - Si sono fermati davanti al cancello di casa e, in pieno giorno e sotto lo sguardo incredulo di alcuni residenti, hanno prelevato la cagnolina dal cortile, fuggendo poi a bordo di una Bmw. Fortunatamente il rapimento di Boh, carlino di due anni, è durato solamente qualche ora. A raccontare l’incredibile episodio è la padrona della cagnolina, Daniela Paschina, che vive a Ospedaletto Euganeo in via Maggiore, lungo la Padana Inferiore. «Venerdì pomeriggio, intorno alle 17, una Bmw grigia si è fermata davanti al cancello della mia abitazione. A bordo c’erano due uomini sui sessant’anni e un ragazzo molto giovane, a quanto pare italiani». Incurante della presenza di alcuni vicini, il più giovane dei tre si è avvicinato alla recinzione è ha allungato la mano verso il giardino, chiamando la cagnetta. «Non si sono spaventati nemmeno di fronte alle grida allarmate dei vicini» racconta ancora basita la donna «Hanno preso il carlino, lo hanno caricato in auto e sono fuggiti. Un mio vicino si è spinto fino in strada, cercando di fermare il terzetto, e un altro è addirittura salito in macchina per cercare di raggiungere la Bmw». La proprietaria di Boh, che in quel momento era in casa, ha contattato immediatamente i carabinieri di Montagnana, denunciando il rapimento. «Evidentemente i tre malviventi si sono accorti che erano stati visti da testimoni, pensando magari che qualcuno avesse anche potuto aver preso la targa della loro Bmw. Fatto sta che arrivati nel Montagnanese hanno abbandonato Boh in campagna» continua la Paschina. Un anziano del posto ha trovato la cagnolina e l’ha portata da un parente veterinario a Megliadino San Fidenzio: attraverso il microchip, è stato identificato il proprietario e il carlino ha potuto ritornare a casa. Appena due ore dopo il rapimento lampo. La cagnolina Boh, in questo caso, può dirsi fortunata: «Lo scorso settembre mi era stato rubato un altro cane di razza, uno shih-tzu di nome Corinne, di quattro anni. Non l’ho più rivista». La donna, come foto-profilo nella sua pagina Facebook, tiene da quel giorno l’immagine di Corinne. Proprio nel settembre scorso, peraltro, la Bassa Padovana era stata funestata da numerosi rapimenti di animali: più di qualcuno aveva segnalato la presenza di un Fiorino bianco in concomitanza di quelle strane sparizioni. Chiude Daniela Paschina: «Fate attenzione ad auto che passano a più riprese vicino alle vostre case. La Bmw grigia, per esempio, è stata vista anche il giorno prima del rapimento nelle vicinanze del mio giardino. Purtroppo il mercato clandestino degli animali è un fenomeno che tocca anche i nostri territori».
 
CITTA’ DELLA SPEZIA
6 LUGLIO 2014
 
Nello Spezzino non c'è nemmeno una spiaggia per cani. Unico caso in Liguria
La provincia spezzina rimane una delle poche senza 'dog beach'. Nel resto della Liguria sono presenti 18 stabilimenti che accolgono gli amici a quattro zampe.
 
La Spezia - Le coste spezzine rimangono maglia nera in Liguria per quel che riguarda la disponibilità a far accedere i cani in spiaggia.
Tra i 18 stabilimenti liguri che compaiono sul sito www.vacanzebestiali.org (clicca qui) dell'Enpa, Ente nazionale protezione animali, nemmeno uno è in provincia della Spezia.
Eppure per un territorio che si vuole promuovere come turistico, il fatto di promuovere il libero accesso dei cani su determinate zone dell'arenile dovrebbe essere visto come un punto a favore, una pratica da mettere in campo per attirare anche quei vacanzieri che non rinunciano mai a portarsi dietro il cucciolo di casa. Lo scorso anno ci fu un assaggio di 'dog beach', in un pomeriggio di fine agosto a Fiumaretta, ma evidentemente non è stato sufficiente per spingere qualche gestore di stabilimento a cambiare rotta.
 
LA PROVINCIA DI COMO
6 LUGLIO 2014
 
Gestire il cane in ferie
Ecco 10 consigli utili
 
Milano -  In Italia sono più di un milione le famiglie che vanno in vacanza con il cane. Ma spesso il piccolo amico domestico finisce per causare qualche problema o disagio e rischia di compromettere la vacanza. Ma anche di vivere lui stesso male il periodo lontano da casa.
- PRIMA DELLA PARTENZA
(1) Poiché anche in strutture dog-friendly ci possono essere spiagge o aree off-limits per il miglior amico dell’uomo, prima di partire è bene insegnare a Fido che lasciarlo solo non significa abbandonarlo. ù
(2) E’ importante non uscire mai di casa di nascosto o all’improvviso. Se uscite salutatelo in maniera gioiosa ed assentatevi per periodi sempre meno brevi, al ritorno mostratevi tranquilli.
(3) Provate magari a chiuderlo da solo in una stanza per cinque minuti quattro volte al giorno, non facendovi impietosire dai suoi lamenti.
- IN ALBERGO, AGRITURISMO, TRENO O NAVE
(4) Se lasciato temporaneamente solo Fido usa sporcare la stanza/cabina o fare qualche danno per dispetto e protesta per l’assenza del suo padrone, prima di partire occorre consultare il veterinario di fiducia e se nulla osta munirsi di collarini che rilasciando ferormoni (ormoni naturali con effetto rilassante) tranquillizzano Fido. I collarini sono in plastica e sono a lento rilascio durando fino a 4 settimane.
- SE FA I CAPRICCI AL RISTORANTE
(5) In alcuni ristoranti Fido è bene accetto. Ma nel caso che vedendovi mangiare lui inizia ad agitarsi magari chiedendo a gran voce la sua razione di croccantini e magari nell’agitazione fa cadere qualche cameriere intento a servire il vostro vicino che a sua volta non sopporta i cani, sgridarlo non serve assolutamente a niente. Occorre invece prevenire.
(6) Nei giorni che anticipano la partenza verificate il suo comportamento in casa. Se si comporta come sopra descritto iniziate con ignorare le sue richieste, il premio deve essere dato in cambio di un comportamento corretto e non per abitudine.
(7) Secondo gli esperti l’atteggiamento del cane che chiede la sua razione potrebbe essere dovuto al fatto che il capobranco mangia per primo e sentendosi il vostro cane un vero capobranco reclama quando a suo modo di vedere gli è dovuto.
(8) Iniziamo invece a farlo mangiare dopo che noi abbiamo terminato, capirà di non essere il capobranco ed anche al ristorante sarà tranquillo in attesa della fine del vostro pranzo o cena.
SE IN SPIAGGIA SI AZZUFFA CON GLI ALTRI CANI
(9) In questo caso il rischio è elevato in quei cani che non sono abituati a vivere e convivere con i loro simili o che hanno particolari problemi di socializzazione canina. In presenza di questi comportamenti anche a casa è buona cosa aumentare le uscite giornaliere e aiutarlo a conoscere gli altri cani facendogli annusare altri cuccioli.
(10) per le passeggiate scegliere sempre luoghi tranquilli per poi passare nell’arco di qualche settimana ai luoghi trafficati ed affollati in modo da permettere al vostro cane di abituarsi agli altri cani ma anche agli umani.
 
IL SECOLO XIX
6 LUGLIO 2014
 
Legno e animali, il business miliardario dei terroristi
 
Duecentotredici miliardi di dollari l’anno. Circa 156 miliardi di euro. Il fatturato di una multinazionale come l’americana Tyson Foods, colosso dell’alimentazione, o il volume delle importazioni dell’intera Unione Europea dalla Russia nel 2012. Duecentotredici miliardi di dollari sono anche il fatturato annuale della criminalità ambientale che va a finanziare milizie e terroristi tanto da arrivare a minacciare la sicurezza e lo sviluppo sostenibile.
Una cifra che fa rabbrividire quella che emerge da un rapporto di Interpol e Onu presentato a Nairobi nel corso del convegno internazionale del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep). Secondo i dati raccolti, il gruppo terroristico che opera in Africa orientale, cioè gli islamisti shebab somali legati ad al Qaida, avrebbe un giro d’affari tra 38 e 56 milioni di dollari l’anno grazie al commercio illegale di carbone da legna, mentre complessivamente, milizie e gruppi terroristici delle nazioni africane possono guadagnare dai 111 ai 289 milioni di dollari l’anno dal commercio di carbone. Carbone e legname, ma anche fauna e flora selvatica, sono le voci più redditizie per la criminalità.
A portare i maggiori guadagni nelle tasche delle organizzazioni terroristiche è proprio il traffico illegale di legname. Il disboscamento illegale e il commercio rendono una cifra compresa tra i 30 e i 100 miliardi di dollari l’anno, ovvero dal 10 al 30 % del fatturato totale di legname a livello mondiale. Il rapporto stima inoltre che dal 50 al 90% del legno commerciato in alcuni Paesi tropicali provenga da fonti illegali. Per raggiungere i mercati occidentali - Stati Uniti ed Unione Europea in primis - eludendo i controlli doganali, il legno illegale verrebbe occultato all’interno di traffici legali: verrebbero in sostanza utilizzate società disposte ad incanalare il legname illegale in spedizioni di legno o di pasta cellulosa prodotti da piantagioni autorizzate. Secondo i dati di Eurostat, Unione Europea e Stati Uniti importano ogni anno circa 33,5 milioni di tonnellate di legno tropicale e si stima che tra il 62 e l’86 % di quello illegale entri sotto forma di carta, polpa o trucioli di legno.
In Africa, il 90% del legno consumato viene utilizzato come combustibile. Nel 2012 la produzione ufficiale di carbone è di 30,6 milioni d tonnellate per un valore compreso tra 9,2 e 24,5 miliardi di dollari l’anno. Sempre secondo il rapporto, il solo commercio di carbone non regolamentato comporta una perdita di introiti per i Paesi africani di 9 miliardi di dollari, mentre gli utili prodotti dal carbone illegale sono compresi tra i 2,4 e i 9 miliardi di dollari. Cifre superiori rispetto al quelle del traffico di stupefacenti.
E con la crescita demografica prevista e il processo di urbanizzazione in atto, la domanda di carbone è destinata a triplicare nei prossimi tre decenni accrescendo ulteriormente i guadagni delle organizzazioni terroristiche.
Ma anche il traffico di animali e dei loro derivati è fonte di incredibili guadagni. Sicuramente il più remunerativo è l’avorio. Il contrabbando di zanne di elefanti africani in Asia può fruttare, come avorio grezzo, una cifra complessiva tra i 165 e i 188 milioni di dollari a fronte dell’uccisione di 20/25 mila animali l’anno. Nel mirino dei trafficanti anche i rinoceronti: dai 50 episodi di bracconaggio registrati nel 2007 si è passati agli oltre mille del 2013 e solo nello scorso anno il commercio di corni avrebbe fatturato tra i 63 e i 192 milioni di dollari. Fruttuoso anche il traffico delle scimmie e il bracconaggio delle antilopi tibetane rinomate per la loro preziosa lana.
«Per alimentare le loro attività illecite, le organizzazioni criminali transnazionali stanno facendo enormi profitti sfruttando le nostre risorse naturali, minacciando la stabilità e lo sviluppo futuro di alcune delle regioni più povere del mondo», ha commentato Jean Michel Louboutin, direttore esecutivo dei servizi di polizia dell’Interpol.
«Al di là degli impatti ambientali immediati - ha aggiunto invece Achim Steiner, direttore esecutivo dell’Unep - il commercio illegale di risorse naturali sta privando le economie in via di sviluppo di miliardi di dollari che finiscono nelle tasche dei criminali. Lo sviluppo sostenibile, mezzi di sussistenza e lo Stato di diritto sono minacciati mentre ingenti somme di denaro affluiscono alle milizie e ai gruppi terroristici. Questa situazione rivela come le risposte fino ad oggi messe in atto non sono state commisurate alla crescente minaccia per fauna selvatica e ambiente».
 
LA STAMPA.IT
6 LUGLIO 2014
 
Cina, vigili “sfrattano” il Panda rosso dall’albero
 
Un vigile del fuoco cinese tiene un panda rosso per la coda dopo averlo prelevato da un albero in un quartiere residenziale di Kunming, provincia Yunnan. L’intervento dei pompieri è avvenuto dopo la segnalazione alla polizia di alcuni residenti del posto.
FOTO
 
IL PICCOLO
7 LUGLIO 2014
 
Sospetta moria di gatti a Villesse (GO): sei decessi
 
Si sta verificando un’alquanto strana e sospetta moria di gatti a Villesse. Una famiglia del luogo ha denunciato ai carabinieri la morte prematura di ben quattro animali. E si sarebbero registrati i decessi, negli ultimi giorni, di altri due mici. Una lista che sta diventando lunga e che, per quersto, preoccupa non poco. Nel testo della denuncia ci sono, in realtà, ben pochi dubbi. La certezza è che ci sia la mano umana dietro a questi decessi seriali. «Ignoti hanno cagionato la morte di quattro gatti domestici di mia proprietà», dichiara una nostra lettrice. Perché i sospetti sono così fondati? «I primi tre animali, al rientro a casa, hanno manifestato tutti la stessa sintomatologia e cioè quella da avvelenamento da metaldeide che porta al decesso dell’animale dopo lunghe sofferenze e all’emissione di bava dalla bocca di colore bluastra». «Tale sostanza colorata - denuncia la lettrice - si trova normalmente nel veleno per lumache utilizzato negli orti per eliminarle dalle coltivazioni. L’ultimo animale è stato rinvenuto qualche giorno dopo e sempre con gli stessi segni di avvelenamento. Ci risulta che una sorte simile abbiano avuto anche altri due animali, sempre qui a Villesse». Pertanto, anche negli ultimi casi, il sospetto è che la causa sia stata (ancora una volta) la famigerata metaldeide. «Oltre ad essermi rivolta ai carabinieri, voglio denunciare pubblicamente l’accaduto - spiega la lettrice che ha voluto coinvolgere la nostra redazione -. E lo faccio anche perché voglio capire se altre famiglie hanno visto morire i propri amati gatti in questa maniera. Verosimilmente gli animali, girando nelle vicinanze, hanno avuto accidentalmente facile accesso a qualche confezione di veleno nelle abitazioni dei dintorni». Sempre che, aggiungiamo noi, l’avvelenamento non sia stato deliberato.
 
GEA PRESS
7 LUGLIO 2014
 
Caccia – Il TAR Marche salva i daini da … “selezione”
La soffisfazione della LAC
 
Confermato quanto già espresso in sede di Ordinanza cautelare nel luglio 2013. Il TAR delle Marche, sezione I, ha accolto il ricorso della LAC (Lega per l’Abolizione della Caccia) e di Earth onlus che avevano impugnato la delibera di Giunta Regionale sulla caccia agli ungulati.
I Giudici amministrativi hanno ritenuto fondato il ricorso  “dovendo ritenersi illegittima l’immotivata inclusione nei tempi di prelievo dei daini maschi del periodo pre-riproduttivo della specie protetta“. Il provvedimento, cioè, non è adeguatamente motivato.
Sul caso giunge ora la soddisfazione della LAC che sottolinea proprio l’insufficienza di motivazione con la quale la Giunta aveva deciso di abbattere i daini. Si tratta, come è noto, della cosiddetta “caccia di selezione”, di fatto cacciatori autorizzati dalle Province all’abbattimento di fauna selvatica anche in periodo di  chiusura fenerale della caccia. Questo secondo atti amministrativi che, come in questo caso, il TAR ha giudicato non motivati.
 
SMTV SAN MARINO
7 LUGLIO 2014
 
Apas: "Animali esotici chiusi in un garage, gestiti da un minorenne"
Comunicato
 
Repubblica di San Marino - L’Associazione Sammarinese Protezione Animali, sulla base delle segnalazioni pervenute alcuni giorni fa dai condomini dell’edificio di Via Prato del Moro 53 Acquaviva, riguardanti la detenzione da parte di un quindicenne di molte specie animali, soprattutto esotiche, all’interno di un garage della stessa palazzina, denuncia la grave situazione di degrado e di incuria, configurabile a tutti gli effetti come maltrattamento di questi animali. venutasi a creare anche a seguito della fuga di due pitoni dalla struttura.
La Polizia Civile recatasi sul posto nella mattinata di Sabato 5 luglio, ha riscontrato e documentato una situazione di detenzione degli animali in condizioni incompatibili con la propria natura (Art. 282 bis CP) perché al buio, nella sporcizia, privi di acqua e cibo, in ambiente non aerato, un serpente con la teca aperta...ecc. Il custode degli animali risulta essere un minorenne, il quale, non solo non accudisce gli animali, ma a detta dei condomini, peraltro molto spaventati, si diverte a giocare assieme ad altri coetanei fuori dal condominio con i serpenti, spaventando a morte i vicini. I condomini lamentano questa situazione da circa venti giorni, da quando cioè gli animali sono stati trasferiti lì dal luogo in cui il ragazzo li teneva prima di allora, tanto che a seguito del trasloco molti di essi, i più delicati, come pesci, uccelli e rettili sono morti, per comprensibili ragioni. Nonostante ciò, il Servizio Veterinario di Stato, autorità competente in fatto di benessere animale, si è limitato a fornire alla madre del ragazzo, alcune banali indicazioni per la corretta custodia degli animali!! E tutto questo in barba all’Art. 282 bis del Codice Penale che persegue il maltrattamento di qualsiasi animale, la non corretta custodia, l’omissione di custodia, l’abbandono. L’APAS nella giornata di oggi, ha ricevuto le telefonate di alcuni condomini, preoccupati per la fuga dei due rettili, dicendo anche di avere visto nelle serate scorse alcuni ragazzini correre trafelati verso la zona sottostante la palazzina, come se cercassero qualcosa o volessero lasciare sul posto qualcosa di scomodo.
L’APAS ha chiesto fermamente al Servizio Veterinario di effettuare al momento il sequestro cautelativo di tutti gli animali, in attesa dell’eventuale convalida da parte della magistratura, per appurare le diverse responsabilità, fra le quali la provenienza degli stessi in base alla Convenzione CITES, ma soprattutto per sottrarli da subito ad una condizione di degrado che li porterà in breve alla morte. Tuttavia, nonostante la piena disponibilità dell’APAS a collocare adeguatamente gli animali, in attesa dell’apertura di una indagine per maltrattamento e abbandono e per altri abusi o infrazioni che la magistratura dovrà appurare, il Servizio Veterinario di Stato, si è limitato a dare consigli e assurde prescrizioni alla madre del minorenne…. No comment!
 
GREEN STYLE
7 LUGLIO 2014
 
Cani in vacanza: cosa portare
 
Finalmente è giunta l’estate e si ravvisano le prime partenze direzione mare e montagna. Valigie e automobili pronte con tutto il necessario per staccare e rilassarsi in un luogo nuovo e interessante, oppure familiare. Che sia breve o lunga la vacanza, è importante farsi accompagnare dagli affetti più cari, che sia la famiglia, le amicizie o il cane d’affezione. Sempre più spiagge, alberghi e zone di ristoro hanno rivisto la politica di accoglienza dedicata agli animali. Un tempo severamente off-limits, oggi molte strutture aprono le porte ai cani di proprietà.
Una scelta importante che accontenta le necessità commerciali, ma anche le esigenze di chi possiede un quadrupede e non vorrebbe lasciarlo in pensione. Inoltre una strategia molto utile contro i drammatici abbandoni estivi, che si ripresentano all’inizio di ogni estate. Fido è parte integrante del branco familiare e come tale è giusto che goda del meritato riposo annuale, come premio per la sua incredibile e costante fedeltà. Ma prima di partire è importante preparare anche la sua valigia.
Cani in vacanza, la valigia
Sembra buffo ma anche per il cane è importante preparare un kit di articoli da portare in vacanza, l’indispensabile per consentirgli una permanenza rilassante. La prima cosa da riporre in borsa è il documento di riconoscimento di Fido ovvero il suo libretto, dove è indicato il numero del chip di appartenenza, il suo percorso medico comprese le vaccinazioni che dovranno essere in regola. In particolare se lo spostamento implica la presenza di insetti portatori di malattie come la filaria, oppure un viaggio all’estero con precise regole d’ingresso.
Per il viaggio è importante munirsi di cintura di sicurezza per cani, ma anche di un trasportino che gli consenta un viaggio comodo o ancora una rete divisoria tra baule e sedili. Quindi un cuscino e dei teli dove possa accucciarsi tranquillamente. Durante il viaggio non dovranno mai mancare i finestrini aperti così da far circolare l’aria in tutta l’auto, eventuali giochi per distrarlo e le soste per farlo sgambare. Mai lasciare il cane in automobile con i finestrini chiusi, se è impossibile condurlo all’interno della zona di sosta è importante posizionare l’auto all’ombra con il finestrino leggermente aperto per consentire al cane di non subire il colpo di calore e con la ciotola dell’acqua presente. L’assenza dovrà risultare limitata per non mettere a repentaglio la salute del cane, quindi non incorrere in reati e sanzioni.
In vettura e in vacanza non dovranno mancare le ciotole d’ordinanza, dell’acqua fresca, quindi il cibo nel caso Fido seguisse una dieta specifica e la sua cuccia per il relax notturno. Ovviamente ben accette anche la brandina da esterno, da appoggiare in spiaggia, oppure un telo da posizionare riparato dall’ombrellone quindi collare con guinzaglio. Mai lasciare il cane incustodito o assentarsi per troppo se l’animale soffre della sindrome dell’abbandono Per agevolare il relax magari potrebbe risultare utile un frigorifero portatile dove conservare l’acqua e i cibi, quindi bagnare il pelo del cane in caso di molta afa e ovviamente tante coccole.
Indispensabili le medicine, nel caso seguisse cure specifiche, oppure prodotti mirati per un kit d’emergenza per zone montane e boschive. Magari comprensivo di creme, bende, disinfettanti e antiveleno. Se il cane ama viaggiare agevolate il percorso con una musica rilassante, interagendo con lui. Oppure consegnandogli i suoi giochi, che non dovrete lasciare a casa. Se odia la macchina valutata mezzi alternativi, oppure fatevi consigliare dal veterinario per qualche rimedio naturale che possa tranquillizzarlo. Non dimenticate spazzole, dentifricio, copertina, museruola, snack d’ordinanza. Ma neppure un giubbetto catarifrangente in misura in caso di incidente.
Consultate sempre il veterinario prima di partire, in particolare se il cane è una new entry. Quindi imponetevi molte soste se il viaggio è lungo, per non far patire al cane lo stress da percorso. Il vostro amico dovrà rimanere al vostro fianco sempre, per non sentirsi spaesato in un luogo nuovo e ricco di distrazioni e pericoli. Rassicuratelo sempre con la vostra presenza, così da godere perfettamente insieme la pausa estiva.
 
IL CENTRO
7 LUGLIO 2014
 
VACANZA A QUATTRO ZAMPE

Magda Tirabassi

 
Arriva l’estate, si parte per le vacanze e i proprietari degli animali di compagnia, cani o gatti che siano, devono organizzarsi per preparare la valigia e programmare il viaggio anche al proprio amico con la coda. La regola d’oro rimane quella di giocare d’anticipo, in modo da non trovarsi in vacanza con qualche sorpresa. A seconda del tipo di viaggio che ci si accinge ad affrontare è importante accertarsi delle normative che disciplinano ogni opzione. Viaggio in treno, in aereo o in macchina, in Italia o all’estero, ci si trova sempre e comunque davanti a leggi e regolamenti diversi, anche in materia sanitaria. «Prima di partire è sempre buona norma un controllo veterinario», spiega Caterina Bonati Fagioli, vicepresidente della Lega del cane dell’Aquila e coordinatrice per la regione Abruzzo della Lega del cane, «anche nel caso in cui l’animale è vaccinato e seguito, bisogna accertarsi che sia in buona salute. A maggior ragione se si va all’estero, dove in alcuni Paesi può essere prevista e obbligatoria la vaccinazione antirabbica». Non dimentichiamo il bagaglio. Cosa mettere nella valigia del nostro amico a quattrozampe? «Sicuramente la scheda del microchip e il libretto sanitario», continua Bonati Fagioli, «ma anche il cuscino e il gioco preferito, una scorta di mangime, potrebbe infatti essere difficile reperirlo della stessa marca e tipo quando si è in giro, i medicinali abituali, il necessario per l’igiene, come spazzola e salviette, guinzaglio, collare. Non possono mancare nemmeno pettorine e medaglietta con i nostri riferimenti». E se il viaggio a volte può essere la parte meno piacevole della vacanza, potrebbe esserlo anche per il nostro amico e così prepariamoci ad affrontarlo con serenità. «Se ad esempio si viaggia in auto», sottolinea la coordinatrice della Lega «ci si può fare consigliare dal proprio veterinario un rimedio contro il mal d’auto, se sappiamo che il nostro amico soffre di nausea. Lasciare entrare sempre aria fresca, senza esporre l’animale direttamente all’aria condizionata e fare soste regolari. Fondamentale è non lasciare mai il cane da solo in automobile, neanche per brevi periodi: la temperatura nell’abitacolo sale velocemente e il colpo di calore può arrivare all’improvviso e essere letale. Sarebbe poi buona abitudine evitare, qualora si viaggi in treno, aereo o nave, di arrecare disturbo o disagio agli altri passeggeri: la tolleranza e il rispetto nei confronti degli animali, parte senza dubbio dall’educazione dei loro proprietari». Una sola è la parola negata in ogni caso: abbandono. La Lega nazionale per la difesa del cane ha aperto un sito ad hoc con tutti i consigli per partire “attrezzati” e godersi la vacanza anche in compagnia dei nostri amici. Basta un click su www.invacanzaconloro.it.
 
GREEN STYLE
7 LUGLIO 2014
 
Cani: regole e consigli per la passeggiata
 
Vivere con un cane comporta una serie di regole, doveri, svaghi e impegni da spartire con lui quotidianamente. Non solo la semplice presenza e qualche gioco, ma un’interazione costante e utile. Il nostro amico è un essere vivete e necessita di cure e attenzioni, tempo di qualità che è giusto dedicargli. Non solo una passeggiatina veloce e due annusate per la strada. Fido impone la presenza di un’interazione da branco, ad esempio con il suo capobranco ovvero il proprietario, quindi con il resto del gruppo.
Che sia una famiglia o una combriccola di altri cani, Fido avrà bisogno di esternare la sua necessità primaria: socializzare. Infatti il cane è famoso per essere un animale da compagnia, con precise esigenze e accortezze. Pensare di ospitarne uno per relegarlo in un angolo in modo autonomo, trascurandolo, è sbagliato oltre che una sofferenza. Il cane necessita di poche cose ma costanti, tra queste cibo e affetto. Immancabile quindi le passeggiate quotidiane, durante le quali non mancheranno occasioni e situazioni buffe.
Cane e passeggiata, occasione di divertimento
Probabilmente portando a spasso il cane vi sarà capitato di imbattervi in occasioni divertenti, spesso ripetitive oppure anomale. Alcune sono immancabili, come la ritualità che alberga nell’animo canino. Ad esempio potrete incontrare un sacchetto o un pezzo di carta che, smosso dal vento, il cane vorrà rincorrere credendo sia un animale. Non solo, nel caso fosse intento a giocare con la sua palla sicuramente la abbandonerà nel caso dovesse incrociarne una nuova nei paraggi. La curiosità anima il cuore del cane, facendolo apparire molto simpatico, attento e buffo.
Spesso queste sue doti di atleta potranno attirare i consensi e le attenzioni dei passanti, oppure degli amanti della categoria spesso prodighi di consigli. Ma la prestanza ginnica non risulterà molto gradita al proprietario, nel caso il cane fosse al guinzaglio e decidesse di correre in cerchio bloccando le gambe del malcapitato. A tutti sarà accaduto una situazione simile, all’ordine del giorno se si vive con un cane molto giovane e saltellante.
Di certo il linguaggio canino accomuna cani e proprietari, non sarà per questo strano incontrare una coppia simile alla nostra e scambiare sguardi e commenti d’intesa. Risulterà molto più facile ricordare il nome del cane, ma non del proprietario e non apparirà strano osservare i quadrupedi annusarsi la zona posteriore del corpo, parte integrante del loro lessico. Forse qualche signora potrà scandalizzarsi da tale affronto irruento, ma queste sono le regole del vivere quotidiano canino.
Infine quando si porta a spasso il cane è importante vestirsi in modo adeguato, ovvero con abiti comodi e utili alla situazione. Perché Fido dovrà espletare alcune formalità, come i suoi bisogni, e potrebbe capitare si sporcarsi. Ad esempio se il cane è vivace, oppure ama lanciare il prodotto con le zampe posteriori o anche in caso di vento. Sicuramente una passeggiata potrà risultare un toccasana gradito dopo una serata di bisbocce o eccessi alimentari, ma anche per sfogare lo stress della giornata e un momento di delusione. Nessuno come il vostro quadrupede potrà comprendere e capire i vostri silenzi, aiutandovi.
 
ALTO ADIGE
7 LUGLIO 2014
 
Serpenti, è piuttosto facile capire se sono velenosi
 
di Alan Conti
 
BOLZANO - Due quindicenni in cortile a parlare come avviene centinaia di volte a quell’età, ma a un certo punto in mezzo al prato ecco spuntare un serpente. È quanto accaduto ieri a due ragazze in via Rasmo a Casanova che hanno conosciuto da vicino un esemplare di oltre un metro tra i civici 97 e 105. «Ci siamo stupiti – racconta Eva Mercati, residente intervenuta subito dopo la segnalazione – e abbiamo chiamato i vigili del fuoco. Non siamo riusciti a capire esattamente che tipo di serpente fosse, ma di certo non era velenoso né minimamente aggressivo. Meglio così». Probabilmente il rettile è semplicemente risalito dalla zona del fiume. In prossimità di alcune roccette lungo la ciclabile in direzione Vadena, infatti, capita abbastanza frequentemente di imbattersi in serpenti in libera uscita. «Cercano il caldo e luoghi riparati – spiegano direttamente i vigili del fuoco – e l’estate è logicamente la stagione in cui è più facile trovarli in cerca di un approdo naturale». Molte persone, però, si impressionano facilmente alla vista di questi animali, ma per i pompieri è importante riuscire a mantenere una calma magnetica, freddi quanto loro. «Sì, è importante non stuzzicarli, segnalarceli immediatamente e non perderli di vista. In città è altamente improbabile, ma non si può mai escludere si tratti di un esemplare velenoso». In realtà un metodo empirico per farsene una ragione ci sarebbe pure, ma bisogna essere capaci di osservare bene senza provare alcun fastidio. «I serpenti velenosi presentano una testa triangolare, quelli innocui ce l’hanno più a forma di uovo. Non solo, un’altra spia della pericolosità sono gli occhi: se la pupilla è formata solo da una fessura bisogna prestare la massima attenzione. Certo, ci rendiamo conto di come non si tratti di un’osservazione semplice quindi è sempre meglio chiamare il più in fretta possibile». Se in città si può stare ragionevolmente sicuri, al netto di passioni esotiche di qualche vicino di casa, lo stesso non si può dire in montagna. «Le raccomandazioni sono sempre le stesse. Attenzione a spostare i sassi e a camminare in zone impervie con scarpe aperte o con abbigliamento non adatto all’ambiente». Per il resto bisogna mantenere la calma: difficilmente al serpente interessa davvero il polpaccio di un passante.
 
LEGGO
7 LUGLIO 2014
 
In catene dalla nascita: l'elefante Raju,
finalmente libero, piange di gioia
 
NEW DELHI - In catene dalla nascita come animale da soma, oggi è finalmente libero. Si tratta di Raju, un elefante indiano liberato grazie all'intervento dell'associazione Wildlife SOS. L'animale ha pianto nel momento in cui gli sono state tolte le catene, come se avesse perfettamente capito di aver conquistato la libertà.
«Le lacrime dell'elefante dimostrano quanto questo animale sia intelligente, avendo capito che gli stavamo dando la libertà, e quanto crudele dev'essere stato il trattamento cui è stato sottoposto per un'intera vita», ha detto il dottor Yaduraj Khadpekar, uno dei partecipanti alla liberazione.
I presenti hanno descritto il momento in cui gli sono state tolte le catene come uno dei più emozionanti della loro vita.
FOTO
 
TG COM24
7 LUGLIO 2014
 
Elefante libero, lacrime di gioia
India, tolte le catene al possente Raju
 
Cinquant'anni passati in India come animale da soma, in catene dalla nascita. Ora finalmente libero. E' la storia di Raju, elefante che ha pianto al momento della sua liberazione, quando è iniziata la sua nuova vita da animale libero. Grazie all'associziazione Wildlife SOS, Raju, un'intera vita passata a lavorare per l'uomo, mai come in questo caso suo aguzzino, ha versato lacrime di gioia. E' stata una delle operazioni più emozionanti della mia vita", ha affermato uno dei partecipanti, il dottor Yaduraj Khadpekar. "Le lacrime dell'elefante dimostrano quanto questo animale sia intelligente, avendo capito che gli stavamo dando la libertà, e quanto crudele dev'essere stato il trattamento cui è stato sottoposto per un'intera vita".
FOTO E VIDEO
 
LA ZAMPA.IT
8 LUGLIO 2014
 
India: elefante in catene da 50 anni, piange quando viene liberato
Il pachiderma Raju, è stato portato tre giorni fa in una riserva naturale vicino a New Delhi dove è curato dai veterinari
 
Un elefante, in catene da 50 anni e usato dal suo proprietario per mendicare nelle strade del nord dell’India, è stato liberato e grazie all’intervento di una organizzazione di difesa degli animali. 
Il pachiderma, che si chiama Raju, è stato portato tre giorni fa in una riserva naturale vicino a New Delhi dove è curato dai veterinari con una dieta ricostituente a base di frutta e con speciali trattamenti contro le piaghe. La commovente storia dell’anziano elefante e del suo viaggio verso la libertà è stata documentata da Wildlife Sos, associazione che ha sede in India e a Londra, con fotografie e filmati pubblicate sul suo website e ampiamente riprese dalla stampa anglosassone. 
Secondo gli esperti, Raju era stato addestrato fin da quando era un piccolo a mendicare, raccogliendo con la proboscide le monetine dei turisti, e quindi costretto dai vari proprietari a vagare per le strade mangiando quello che trovava e con pesanti catene uncinate per rallentare i movimenti. 
Da diverso tempo era stato notato, in scioccanti condizioni fisiche per le ferite e la denutrizione, dai volontari di Wildlife Sos India, ma c’è voluto tempo per completare tutte le pratiche burocratiche e ottenere il via libera da un tribunale. Opponendo una resistenza alla sua liberazione, il `mahut´ (padrone) gli aveva messo altre catene per impedire che camminasse. Ma un team di attivisti, nella notte, è riuscito a convincerlo a salire su un camion e dopo avergli somministrato dei sedativi lo ha portato nella sua nuova dimora.  
Durante un’operazione notturna, i soccorritori hanno portato via l’elefante da una fattoria dove era stato ripetutamente picchiato. Secondo quanto hanno riferito gli agenti, Raju, sottratto da cucciolo dalla madre, negli ultimi 50 anni ha avuto 27 proprietari che lo hanno usato per chiedere l’elemosina.  
Pooja Binepal della squadra di soccorso Wildlife SOS-UK ha detto: “Raju era in catene 24 ore al giorno, un atto di crudeltà intollerabile. Il team è rimasto pieno di stupore quando ha visto le lacrime durante il salvataggio. E’ stato incredibilmente emozionante. Sapevamo nei nostri cuori che si era reso conto di essere finalmente libero.”  
I soccorritori della Wilflife SOS-UK hanno agito dopo l’arrivo di una segnalazione, risalente all’anno scorso, da parte del Dipartimento Forestale dell’Utter Pradesh. (Fonte: Ansa)  
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
7 LUGLIO 2014
 
PAMPLONA, AL PRIMO "ENCIERRO" UN INCORNATO E QUATTRO IN OSPEDALE
CROCE ROSSA: UNA PERSONA COLPITA DA UN TORO ALLA COSCIA
 
Un incornato e quattro persone curate in ospedale. È il bilancio del primo "encierro" della festa di San Firmino a Pamplona, in Spagna. La Croce rossa riporta il bilancio dei feriti, registrati durante la prima corsa dei tori tra la folla nelle strade della cittadina, sul percorso di circa 800 metri che gli animali terrorizzati sono costretti a percorrere dal recinto fino all'arena. Sull'entità delle ferite, si sa soltanto che una persona è stata incornata a una coscia. Ogni anno la manifestazione, raccontata nel 1926 da Ernest Hemingway in "Fiesta", attira migliaia di turisti stranieri. E dal 1924 il bilancio è di 15 persone uccise.
 
LA ZAMPA.IT
7 LUGLIO 2014
 
“La nostra priorità è controllare il numero di cani randagi con l’eutanasia, non cercare loro una famiglia”
Polemiche per le dichiarazioni choc di un city manager texano
 
FULVIO CERUTTI
 
Texas (Usa) - Dopo tre giorni verranno sottoposti a eutanasia. Tre giorni in un canile con la speranza di trovare una famiglia che li adotti e che li salvi. E’ quanto ha deciso Sylvia Carrillo, il city manager di Aransas Pass, una città di circa 8mila abitanti in Texas (Usa). In una lettera agli abitanti, riporta il sito Inquisitr, l’amministrazione locale afferma che la prima responsabilità dell’Animal Control è quello di tenere sotto controllo la popolazione degli animali randagi. La lettera sottolinea come questo obiettivo non possa essere raggiunto puntando sulle adozioni. Una decisione presa giustificando il tutto con la mancanza di fondi, cure veterinarie insufficienti e troppa burocrazia generata dalle adozioni. Il city manager Carrillo ha ricordato il caso di un cane dato in adozione e morto poco dopo per parvovirus: «Senza adeguate cure e controlli veterinari potrebbe succedere di nuovo - spiega il funzionario - e la comunità dovrebbe riflettere prima che un bambino debba soffrire per aver perso un animale adottato». «Come direttore di una struttura che riesce a far adottare il 60% dei 7500 animali che ogni anno arrivano al rifugio, con un risparmio il 90% per i prossimi 3 o 4 anni - commenta Cheryl Schneider da Georgetown - la decisione del city manager è una tragedia. Essere così disinformati e indifferenti, è nauseante. Non ci vogliono budget più grandi, ma più volontari (che non sono un costo) e le spese possono essere coperte con le donazioni. Agire in questo modo è barbaro. Che cosa succede se una famiglia è in vacanza e il loro cane esce prima che loro ritornino?» L’amministrazione ha anche pubblicato un sondaggio online per chiedere agli abitanti se sarebbero disposti a pagare un sovrapprezzo di cinque dollari sulle bollette per coprire i servizi di cura degli animali. Anche se non è del tutto chiaro se questi fondi extra verranno impiegati per migliorare le cure veterinarie o per pagare le procedura per l’eutanasia. Intanto sul web sono già state aperte sottoscrizioni online per chiedere la sospensione di questa nuova politica cittadina. 
 
NEL CUORE.ORG
7 LUGLIO 2014
 
USA, "WOLVERINE" TRA LE SPECIE MINACCIATE? SNOBBATA LA RICHIESTA
I FUNZIONARI: PREMATURE LE CONCLUSIONI DEI BIOLOGI
 
Un funzionario dello US Fish and Wildlife Service ha ordinato ai biologi federali di ritirare le conclusioni del loro studio secondo cui gli ultimi 300 ghiottoni, i famosi "wolverine", negli Stati Uniti meritano lo status di specie minacciata. Gli scienziati avevano raccomandato la protezione per il fatto che il cambiamento climatico è destinato a distruggere le condizioni simili a quelle artiche di habitat rimanenti per gli animali, anche se la popolazione di circa 300 ha mostrato segni di lieve crescita negli ultimi anni. Lo riferisce il "Los Angeles Times".
I funzionari in tre Stati dove si trova ancora la maggior parte degli animali - Wyoming, Montana e Idaho - si sono opposti con vigore. Hanno sostenuto che le conclusioni sugli effetti del "cambiamento climatico" sull'habitat di questa specie sono premature. Gli ufficiali hanno anche avvertito che la salvaguardia degli animali potrebbe avere conseguenze economiche disastrose sulle attività ricreative, lo sviluppo e la cattura su vaste aree di terreno alpino già gestite a livello locale per i ghiottoni in questi tre Stati.
Noreen Walsh, biologo e direttore del Fish and Wildlife per la regione che include Wyoming e Montana, inizialmente ha elogiato la raccomandazione dei biologi rilasciata all'inizio del 2013. Ma i tre Stati poi hanno sollevato domande circa il grado di dipendenza dei ghiottoni dalla neve profonda in primavera per la sicurezza. Gli Stati, inoltre, erano scettici sul fatto che gli scienziati potessero misurare con precisione l'impatto delle temperature di riscaldamento sul comportamento della specie nell'habitat.
In risposta, l'Agenzia federale ha chiesto ad un gruppo di nove biologi di rivalutare le informazioni scientifiche. Il team di ricerca ha stabilito nel mese di aprile che i ghiottoni avrebbero continuato ad espandersi nel breve termine, ma che entro la fine del secolo le popolazioni sarebbero state forse influenzate in maniera significativa dalla perdita di habitat a causa del cambiamento climatico.
Sulla base di queste constatazioni, Terry Rabot, assistente direttore dei Servizi ecologici nella regione del Pacifico, ha proposto che l'agenzia avviasse il processo di riconoscimento dello status di minaccia per il ghiottone. Ma i funzionari non la pensano allo stesso modo, evidentemente.
 
GREEN ME
7 LUGLIO 2014
 
Melanie Joy spiega i meccanismi che rendono accettabile il consumo di carne
 
«La scelta vegetariana non è un regime alimentare, ma l'espressione di un sistema di valori che porta dall'apatia all'empatia, dall'oppressione alla giustizia». Parola di Melanie Joy, attesissima ospite del 5° Festival Vegetariano di Gorizia. Studiosa e scrittrice, Melanie Joy è approdata al Festival per presentare in anteprima nazionale il suo nuovo libro, dal titolo Finalmente la liberazione animale! in libreria dal 9 luglio 2014. Nel 2012 aveva pubblicato un libro che è presto diventato un best seller Perché amiamo i cani, mangiamo i maiali e indossiamo le mucche. Psicologa e sociologa presso la University of Massachusetts di Boston, oltre che conferenziera apprezzata a livello mondiale, a Gorizia la dottoressa Joy a provato a spiegare alcuni dei meccanismi che ci rendono accettabile il consumo di carne. Quella in cui siamo immersi è infatti una vera e propria "cultura carnista" che ci permette di giustificare l'assassinio animale.
E questo avviene in particolare attraverso la strategia delle tre «N», come la chiama Joy: mangiare animali è Naturale, Normale e Necessario:
- Naturale perché l'uomo è carnivoro fin dalla preistoria. Tuttavia, ricorda la ricercatrice, chi sostiene questa tesi finge di ignorare che prima di cacciare gli animali l'uomo si nutriva essenzialmente di frutta.
- Normale perché statisticamente i vegetariani, in molti paesi occidentali, sono appena uno su dieci. Ma può definirsi «normale» solo ciò che viene praticato dalla maggioranza?
- Infine, mangiare animali è Necessario per non incorrere in pericolosi squilibri alimentari. È la più forte delle argomentazioni dei carnivori, ma viene continuamente smentita dalle ricerche di alcuni nutrizionisti.
È indispensabile aprire gli occhi: in passato abbiamo giustificato allo stesso modo molti altri comportamenti che ora non ci sogneremmo mai di approvare, come la dominazione sociale del maschio, la coppia rigorosamente eterosessuale, le guerre di religione, la violenza. Chi mai accetterebbe oggi lo stupro delle donne delle altre città solo perché nella storia veniva sistematicamente praticato?
Le false scuse non terminano qui: a vegetariani e vegani viene imputata anche la colpa di «distruggere le tradizioni» legate alla tavola, come il pranzo di Natale, quando in realtà è sufficiente trovare un compromesso al classico arrosto per tutti sbattuto nel piatto ogni anno.
Inoltre alcuni sostengono che oggigiorno le piante non hanno più le stesse proprietà nutritive di un tempo, quando i metodi di coltivazione erano meno intensive. Tuttavia dietologi e nutrizionisti ci dicono che, anche qualora ciò fosse vero, gli alimenti a base vegetale di oggi sono sufficientemente nutrienti.
E comunque, come ha ricordato anche Melanie Joy, tutte queste scuse non devono distrarci dallo «scempio» che commettiamo uccidendo gli altri animali.
Il vegetarismo quindi va oltre l'alimentazione, è una scelta di vita. E proprio per tale importanza è un percorso che va affrontato a tappe: «Non si diventa vegetariani a tavolino» ha raccontato la dottoressa Joy. «Io ad esempio – ha spiegato – ho fatto questa scelta dopo essere rimasta disgustata dalla carne a causa di un'infezione virale. Da vegetariana sono poi solo successivamente diventata vegana». Passo dopo passo, la scelta vegetariana entra a far parte di noi e del nostro approccio alla vita.
«È un cambiamento di consapevolezza, per questo non passerà come passano le mode».
Melanie Joy continuerà il suo tour per promuovere il nuovo libro con una tappa a Roma il prossimo 9 luglio (giorno di ufficiale di uscita del libro) alle ore 19.30 alla nella sala conferenze della Città dell'Altra Economia (Largo Dino Frisullo, Testaccio)
 
LIBERO
8 LUGLIO 2014

Cagnolino abbandonato insegue l'auto dei padroni

Napoli - Finché ha potuto ha rincorso l'auto dei suoi padroni. L'ha seguita per chissà quanti metri tra il fumo delle marmitte e lo sguardo degli altri automobilisti che non riuscivano a capire dove volesse andare quel cagnolino color champagne che ha rischiato di essere investito più volte. E più forte era il suono del clacson più veloci correvano le sue zampine. Lui inseguiva una macchina, quella su cui i suoi padroni l'hanno caricato per poi sbarazzarsi di lui come un rifiuto ingrombrante. Giù, via, pronti per la partenza. Arrivato in cima alla salita di Corso Amedeo di Savoia a Napoli, si è accorto di aver preso per sempre quell'auto, si è buttato a terra. Sfinito. Una ragazza di nome Claudia e altri automobilisti si sono fermati. Gli hanno dato da bere e da mangiare e da bere.

 
L’ULTIMA RIBATTUTA
8 LUGLIO 2014
 
Il web si infuria: “chi abbandona il proprio cane deve morire!”
 
Prov. di Napoli, E’ una storia triste. Una delle tante che, soprattutto in questo periodo dell’anno, si è costretti a leggere. Un cagnolino abbandonato. Uno dei tantissimi che condividono la stessa terribile sorte:  dopo anni di amore incondizionato, si ritrovano legati ad un palo, lasciati in un autogrill o scaricati in mezzo ad un campo. Così, come se nulla fosse, con una freddezza degna dei più spaventosi assassini, i padroni gli voltano le spalle e li consegnano alla roulette russa della strada.
” Buonasera, ho bisogno d’aiuto: oggi transitando per il corso Amedeo di Savoia, abbiamo visto al centro strada un cagnolino che inseguiva disperato alcune auto non riuscendo ad identificare l’auto. Vista la situazione di pericolo visto che il cagnolino inseguendo al centro della strada stava per essere investito, ci siamo preoccupati di recuperarlo e dimetterlo in salvo(cosa un po’risultata difficile, in quanto era concentrato nel suo scopo).
Una volta giunto in cima a tutta la salita, era sfinito. Si è dovuto fermare e, guardandosi intorno, si è reso conto che l’auto non è riuscito a raggiungerla visto la strada era libera, si è fermato un attimo, guardato intorno e si è buttato per terra, sconfitto per non esserci riuscito.
Per quella strada noi, (una coppia) ed un’altra persona ci siamo fermate e lo abbiamo preso e consolato, abbeverato (era assetato ed affamato), questa è la sua foto, dopo che ha subito il trauma e si è riuscito un po’ a riposare.
Non abbaia, è mansueto, docile anche con chi non conosce ed ha circa 3 anni. Ha il cuore a pezzi, adesso si trova a Fuorigrotta, grazie ad un angelo che lo tiene con sé.
Se potete regalategli un po’ di amore e coccole, adottandolo. Non chiede altro. Se potete pubblicare, ve ne sarò grata,sono sicura, grazie al vostro aiuto, ritroverà la gioia persa oppure se qualcuno lo riconosce e ci aiuta a ricostruire o a rintracciare chi lo abbia abbandonato. Sono sicura uniti vinceremo.
Claudia ”
E’ la commuovente lettera arrivata e pubblicata dal quotidiano “Il Mattino”. Racconta la disperata corsa di un cane abbandonato all’inseguimento del suo padrone. Sui social, la notizia è rimbalzata alla velocità della luce. E sono subito volati insulti e maledizioni verso chi ha il coraggio di abbandonare il proprio amico a quattro zampe. “Chi abbandona il proprio cane deve morire”. Oppure, c’è chi si chiede: “Ma come si fa?”. E chi invoca un maggior controllo e delle pene esemplari.
Ma, purtroppo, nonostante le campagne contro l’abbandono promosse dalle associazioni animaliste, ogni anno va in scena lo stesso disgustoso spettacolo.
 
IL TIRRENO
8 LUGLIO 2014
 
Cane bassotto ucciso dal furgone pirata
"Era un mezzo del Comune"
L’incidente in corso Mazzini: l’animale era appena uscito dal recinto di casa. Inutile l’intervento dell’ambulanza, caccia al responsabile
 
LIVORNO. Incidente in pieno centro dove un cane bassotto è stato investito e ucciso da un furgone pirata che ha poi fatto perdere le proprie tracce. Lo schianto è avvenuto intorno a mezzogiorno di martedì. Da un prima ricostruzione, l’animale di piccola taglia era appena uscito dal recinto della casa nella seconda parte di corso Mazzini. Non è chiaro se il cane fosse al guizaglio oppure no. L’unica cosa certa è che l’animale ha attraversato la strada proprio nel momento in cui stava passando un furgone a forte velocità. Lo schianto - hanno raccontato alcuni testimoni - è stato tremendo. L’animale è stato travolto mentre il furgone non si è neppure fermato. Possibile che non si sia accorto di averlo investito?
Inutile l’intervento dell’ambulanza dell’Svs che si occupa del soccorso degli animali. I volontari del servizio veterinario (Vsv) non hanno potuto fare altro che costatare il decesso dell’animale una femmina di bassotto di 5 anni nome Trudy.
Per risalire all’autore dell’investimento sarà ora necessario accedere alle immagini della videocamera sotto la quale è passato il furgone prima di investire e uccidere l’animale.Alcuni testimoni però avrebbero riconosciuto il mezzo pirata, si tratterebbe di un furgone del Comune che trasportava i resti della potatura delle piante.
 
IL TIRRENO
10 LUGLIO 2014
 
Multa beffa alla padrona del cane ucciso dal furgone del Comune
Alla donna contestata l’assenza del guinzaglio, ora dovrà pagare 50 euro. «Il cancello di casa si è aperto per il vento ecco perché è uscita»

Federico Lazzotti

 
LIVORNO. Ha il sapore della beffa la multa che i vigili urbani hanno contestato alla padrona del bassotto investito e ucciso martedì mattina da un furgone del Comune in corso Mazzini. Dopo i rilievi per ricostruire la dinamica dello schianto, gli agenti hanno infatti elevato una multa di 50 euro alla proprietaria dell’animale perché il cane, una femmina di 5 anni di nome Trudy, era fuori senza guinzaglio.
«Anche la vigilessa che ha compilato il verbale era dispiaciuta - racconta Francesca Ceccherini - ma ha ripetuto che questa è la prassi. In ogni caso voglio dire che avrei mai lasciato libero il mio cane e che non mi sento di essere responsabile di quello che è successo. Trudy è uscita in strada perché il cancello del cortile è difettoso ed è stato aperto dal vento».
Dalle indagini dei vigili emergono anche alcuni retroscena sulla versione che il conducente del furgone, anche lui multato, ha rilasciato quando è stato individuato attraverso le telecamere e alcuni testimoni. «Pensavo di aver preso il bauletto di uno scooter», avrebbe detto cercando di giustificarsi e aggiungendo di «essere molto dispiaciuto per quello che era successo».
 
GEA PRESS
8 LUGLIO 2014
 
Casamassima (BA) – Cani dipinti di rosa
Le Lega Difesa del Cane: si tratta di un fatto preoccupante

 
Cani dipinti di rosa. E’ successo a Casamassima (BA) dove la locale sezione della Lega Nazionale per la Difesa del Cane denuncia quanto occorso a tre cani di proprietà. Un gesto forse di un gruppo di balordi ma non per questo meno preoccupante.
I cani sono tenuti in una casa di campagnia recintata. Secondo i proprietari, chi ha compiuto l’incredibile gesto ha probabilmente agito di notte. Protetti dal buio, mani ignote hanno provveduto a spruzzare la vernice. Per fortuna non sono stati compromessi gli occhi, ma il fastidio maggiore è per le orecchie, visibilmente incrostate.
A quanto pare gli stessi cani erano stati nel passato oggetto di altre azioni di disturbo.
Secondo Gaetano Pirulli, responsabile della Lega Nazionale per la Difesa del Cane di Turi (BA), anche nell’ipotesi di “ragazzi annoiati” non può non rilevarsi la gravità del gesto. Un fatto che denota mancanza di rispetto ed insensibilità.
“Si tratta di un fatto a mio avviso preoccupante – ha dichiarato a GeaPress Gaetano Pirulli – Non è ammissibile che ci si possa in tal maniera “divertire” senza rendersi conto che in quel momento si sta arrecando un serio danno. Se quella vernice finiva negli occhi, poteva di certo causare problemi ben più gravi”.
I tre cani di Casamassima verranno ora sottoposti a tosatura.
 
IL TIRRENO
8 LUGLIO 2014
 
Capriolo investito e poi preso a sassate
 
di Alfredo Faetti
 
NOMADELFIA (GR) È stato un masso abbandonato sulla strada a raccontare questa storia. Lo hanno trovato sporco di sangue e aveva dei peli impigliati nelle sue punte. Segni ancora freschi di un massacro che non ha portato a nulla, se non a una sofferenza senza senso. È bastato dargli un’occhiata per sentire i lamenti e il rumore delle ossa che si frantumavano. Poco distante dalla pietra, intanto, una vita cercava ancora di combattere. È istinto. Ma alla fine il dolore era troppo forte, le ferite insanabili, così un’iniezione ha dato la pace a un capriolo prima investito e poi lapidato dall’automobilista. Preso a sassate per cosa? Tentare di abbatterlo? Portare a casa una preda inaspettata? Impossibile saperlo: l’uomo è scappato, lasciando l’animale agonizzante sull’asfalto. È un’immagine tanto cruda da far rabbrividire, ma Giampaolo Lanfrancotti vuole raccontarla così come l’ha vista. Ha pubblicato anche le foto del capriolo insanguinato sul suo profilo facebook, visualizzate da migliaia di persone indignate. «Anche se sono un po’ crude fatele vedere ai bambini in modo che capiscano che razza di gente gira» dice. È stato lui a trovare l’animale ancora vivo sul ciglio della strada, vicino Nomadelfia, alle porte di Roselle. «Aveva una forza incredibile: nonostante tutto ha provato più volte ad alzarsi» racconta con la voce strozzata dall’emozione. Il capriolo infatti ha provato a reagire, ma non ce l’ha fatta. Quando il veterinario lo ha osservato, ha capito subito che aveva una zampa rotta, così come la mascella e il torace sfondato. «Che posso dire…» sussurra Giampaolo. Tutto accade per caso, anche in questa storia. È sabato sera e Giampaolo è a cena a Paganico con la moglie e una coppia di amici. Intorno all’una, il gruppo decide di mettersi in marcia verso casa a Roselle e all’amico viene un’idea: «perché non passiamo dalle strade interne? Se siamo fortunati vediamo anche una volpe». Sono appassionati di trekking e di animali, così decidono di attraversare le strade che tagliano i boschi. Ma quando la macchina arriva nella discesa che da Batignano porta a Nomadelfia, i fari illuminano qualcosa di strano. È un capriolo e sembra in difficoltà. Il gruppo scende di macchina e vede l’animale immerso in una pozza di sangue. Subito avverte i carabinieri e la polizia provinciale, che arrivano sul posto. Un’occhiata in giro, poi i massi lasciati vicino al capriolo iniziano a raccontare l’atrocità commessa poco prima. Sono sporchi di sangue e ci sono dei peli che ovviamente appartengono all’animale. Un attimo per realizzare l’orrore, poi è tutto chiaro. Qualcuno lo ha investito e anziché chiamare i soccorsi, come prevede la legge, lo ha lapidato. Che si sia trattato di folle confusione nel vedere tanta sofferenza o di lucida volontà di portare una preda a casa non è dato saperlo. Sul posto non c’era più nessuno e nessuno ha sporto denuncia. «Vuol dire che l’incidente non ha fatto grandi danni all’auto, altrimenti il conducente si sarebbe fatto vivo per i danni» chiosa Giampaolo. Lui invece è rimasto accanto all’animale per tutto il tempo. «Non mi scorderò mai quegli occhi tristi che mi guardavano mentre lo accarezzavo pensando di alleviargli il dolore». Ha cercato di tenerlo tranquillo, lisciandogli il muso, anche quando il veterinario dell’Asl, fatto arrivare dalla polizia provinciale, ha deciso che non c’era più nulla da fare e ha spento il dolore con un’iniezione letale. «Non lo nego, ho pianto» conclude Giampaolo. Certo, è umano. Lapidare un animale, invece…
 
GEA PRESS
11 LUGLIO 2014
 
Grosseto – Questa foto a qualcuno ha fatto venire fame
Capriolo incidentato e preso a pietrate. Il racconto di chi ha tentato di soccorrerlo: davanti a quel capriolo ho pianto.

 
Un dolore che si rinnova quello di Giampaolo Lanfrancotti. Un capriolo trovato orrendamente ferito ai bordi della strada tra Batignano e Nomadelfia, nei pressi di Grosseto. Eppure, dopo avere mostrato quelle fotografie, c’è stato qualcuno che  ha condiviso l’azione di chi  si è scagliato contro il povero animale. Quel capriolo, cioè, doveva finire nel piatto.
I fatti sono successi nello scorso fine settimana nei pressi di Grosseto. Giampaolo Lanfrancotti, si accorge di un capriolo adagiato ai bordi della strada. L’animale, tutto insanguinato, tentava ancora di rialzarsi. Giampaolo si attiva subito per i soccorsi.  Chiama la Polizia Provinciale ed i Carabinieri. Sul posto arriva anche un Veterinario del’ASL.
La scena che si prospetta è abbastanza chiara. Il capriolo, è stato colpito con due grosse pietre, al muso e al torace. Colpi violenti e ripetuti, tanto da avere provocato la rottura di entrambe le mascelle e lo sfondamento della cassa toracica. Nel costato, poi, è stato colpito con la punta della pietra. La parte, infatti, si presentava letteralmente bucata. Entrambe le pietre erano imbrattate del sangue e dei peli del povero animale.
L’ipotesi più probabile è che il capriolo sia stato vittima di un incidente stradale che però non deve averlo menomato in maniera grave.  L’animale, infatti, presentava la frattura della zampa. Poi qualcuno deve aver pensato di portarsi a casa il povero capriolo. Da qui l’orrendo tentativo di ucciderlo a colpi di pietra. Il Veterinario constatato lo stato delle ferite,  ha deciso di porre fine alle sua sofferenze.
Ora, però, quelle foto hanno fatto venire fame a chi, evidentemente, ha ritenuto valida la tortura del povero animale.
“E’ una cosa che mi ha profondamente ferito e che rinnova il mio dolore – dichiara Giampaolo Lanfrancotti a GeaPress – Davanti a quel capriolo mi sono messo a piangere, mi cercava con lo sguardo, la mia testa è stata invasa da mille pensieri. Aveva le mascelle fratturate e la cassa toracica sfondata. Penso a chi lo ha ucciso, la violenza che è stata scagliata contro quell’animale che invece andava aiutato. Quando sono arrivato, tentava ancora di reagire. Non riesco a pensare a cosa deve essere successo quando è stato trovato da chi ha poi infierito per ucciderlo“.
Del capriolo di Grosseto, molto probabilmente, non se ne sentirà più parlare, ma episodi di questo genere, in altre parti d’Italia, sono già successi. Animali selvatici incidentati e finiti per essere mangiati.
“Mi chiedo come si possa fare una cosa di questo genere e del grado di attenzione che, nel nostro paese, c’è nei confronti degli animali – agginge Giampaolo - Occorrerebbero  corpi di polizia specializzati nei casi di maltrattamento di animali. Da quel giorno, non faccio altro che pensare a quel povero capriolo. E’ stata una esperienza devastante”.
Secondo quanto riferito in loco, si trattava di un giovane maschio. Investito e brutalmente aggredito per essere mangiato.
 
IL TIRRENO
8 LUGLIO 2014
 
L’omesso soccorso agli animali è un reato
Sanzioni salate per chi non ottempera alla legge. Ecco chi chiamare se ci troviamo in situazioni simili
 
GROSSETO. Codice della strada, articolo 189, comma 9. «Le persone coinvolte in un incidente con danno a uno o più animali d’affezione, da reddito o protetti, devono porre in atto ogni misura idonea ad assicurare un tempestivo intervento di soccorso. Chiunque non ottempera all’obbligo di cui al periodo precedente è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 82 a euro 328». E questo se non si è direttamente responsabili dell’incidente, altrimenti la multa arriva anche a più di 1.600 euro.
È la legge, rivista nel 2010 per imporre il soccorso stradale agli animali rimasti feriti in incidenti, che ordina di chiamare i soccorsi in casi simili a quello del capriolo di Nomadelfia. Il suo stato di “animale selvatico” rientra nella categoria “protetta”. Quindi, in situazioni analoghe, sia che la colpa dell’incidente sia dell’automobilista sia che l’animale salti fuori all’improvviso, occorre chiamare i soccorritori, che nel caso specifico sono polizia stradale e provinciale e Forestale.
Per la provincia di Grosseto, i numeri a cui fare riferimento sono: polizia stradale 0564 399800; corpo forestale 0564 24338. È possibile contattare il nostro veterinario di riferimento. Questi contatti sono fondamentali anche per chi gli automobilisti vittime degli incidenti con gli animali: solo così è possibile attivare la richiesta di risarcimento danno.
 
GEA PRESS
8 LUGLIO 2014
 
Vallefoglia (PU) – Sequestro di “richiami vivi”
Intervento delle Guardie Eco Zoofile dell'OIPA
 
Intervento delle Guardie Eco Zoofile OIPA di Pesaro Urbino nella cittadina di Vallefoglia.
Ad essere stati posti sotto sequestro  lo scorso due luglio, sono due tordi ed un merlo che sarebbero stati detenuti illegalmente da un cacciatore. Ai poveri animali risultavano tagliate coda ed ali. Il fine verosimile era quello di poterli utilizzare nel corso della prossima stagione venatoria, come richiami vivi. Si tratta, come è noto, di uccelli che vengono adoperati dai cacciatori per attrarre  altri uccelli a tiro di fucile.
Gli animali ora sequestati erano detenuti, sempre ad avviso dell’OIPA, in gabbie piccole, sporche e buie.
Il cacciatore è stato così denunciato e dovrà ora difendersi dell’accusa di maltrattamento di animali. Gli animali sono stati invece trasferiti presso il Centro di Recupero per la Fauna Selvatica.
Come è noto l’uso in generale dei richiami è al centro di una vivace polemica. Per le associazioni, infatti, violerebbe la Direttiva 2009/147/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio concernente la conservazione degli uccelli selvatici.
 
IL CENTRO
8 LUGLIO 2014
 
La Forestale sequestra gabbia per cinghiali
 
TORRICELLA (TE) Una gabbia metallica usata per la cattura di animali selvatici di grandi dimensioni, specialmente cinghiali, è stata sequestrata nei giorni scorsi dal personale del comando della stazione forestale di Torricella Sicura durante un vasto servizio di pattugliamento predisposto dagli agenti. La gabbia era posizionata ben nascosta in prossimità di un bosco. Del fatto è stata interessata l’autorità giudiziaria che ha autorizzato e convalidato il sequestro della gabbia e disposta la distruzione. Sono in corso indagini per individuare i responsabili. «Il comando provinciale della Forestale», si legge in una nota, «ricorda a tutti i cittadini il numero verde gratuito di emergenza ambientale del corpo forestale, ovvero 1515, per segnalare problemi connessi al patrimonio forestale, all’ambiente, al buon uso del territorio e, soprattutto, in danno alla fauna selvatica e agli animali in generale». Non è la prima volta che sul territorio teramano vengono sequestrate gabbie di questo genere usate per la cattura di animali.
 
LA REPUBBLICA
8 LUGLIO 2014
 
Como, i pompieri salvano il daino caduto nel fiume
 
Lo hanno recuperato ferito e bagnato, ma dovrebbe cavarsela. Un daino è stato salvato a Como da una squadra dei vigili del fuoco: era finito tra le acque del Cosia, il fiume che attraversa un pezzo di città prima di incanalarsi in una galleria sotterranea che porta al lago. L'animale è riuscito a salire sull'argine poco prima dell'imbocco del tunnel nonostante la corrente, gonfiata dai temporali delle ultime ore, fosse particolarmente violenta. Per fermarlo, terrorizzato e tremante, i vigili del fuoco hanno dovuto bendarlo con un sacco di juta e poi immobilizzarlo. Durante l'intervento un operatore è stato costretto ad allontanare i curiosi dalla zona: "Rischia seriamente di morire di infarto", ha spiegato. Ora il daino sarà curato dal servizio veterinario cittadino e poi liberato nei boschi. Alla fine dell'intervento una folla di passanti ha salutato i vigili del fuoco con un applauso
FOTO
 
IL CENTRO
8 LUGLIO 2014
 
Cervo a spasso sul viale dell’abbazia di San Giovanni

Linda Caravaggio

 
FOSSACESIA (CH) Un cervo a zonzo per il viale di San Giovanni in Venere, il tratto alberato che conduce alla basilica benedettina. La trasferta domenicale, intorno alle 19, 30, di uno splendido esemplare di cervo maschio dalle grandi corna con ramificazioni, non è passata inosservata. Indescrivibile lo stupore e la gioia di quei pochi fortunati, che hanno assistito alla passeggiata domenicale dell’animale che dapprima ha esplorato i terreni circostanti la strada che conduce alla basilica benedettina, e poi di corsa ha attraversato la carreggiata per inoltrarsi nelle vicinanze dell’hotel Golfo di Venere, struttura prospiciente l’abbazia di San Giovanni in Venere. A memoria d’uomo non si ricorda un avvistamento di tali animali. Gli unici ormai habitué di quella zona, sono i cinghiali, in giro a volte anche di giorno, da soli o con prole a seguito. «Uno spettacolo eccezionale. Ho provato una sensazione stupenda che conserverò sempre tra i miei ricordi più belli», ha affermato Maria Amelia Di Nunzio, che risiede lungo la strada, tratto in cui il cervo veloce e inafferrabile ha guadagnato l’altra parte della carreggiata, per dirigersi e poi addentrarsi così da trovare rifugio tra la ricca e folta vegetazione dell’area vincolata denominata Riserva naturale Fosso San Giovanni, che si estende a nord della collina di San Giovanni in Venere e che si distingue per la natura incontaminata e non edificata, attraversata da sentieri natura e percorsi ciclabili, gettonati dagli appassionati di mountain bike. Ora, vedere quel mammifero proprio sulla costa, è un evento raro ma in molti sperano che il cervo possa aggirarsi ancora nei pressi del cenobio bendettino, così da immortalarlo in qualche scatto da cellulare.
 
GAZZETTA DI REGGIO
8 LUGLIO 2014
 
Le guardie catturano due cavalli di razza in fuga dal maneggio

Silvia Parmeggiani

 
CORREGGIO (RE) - Dopo le zebre di Rio Saliceto, fuggite qualche mese fa dal circo Togni, a Correggio sabato pomeriggio si è verificato un altro episodio di “fuga” verso la libertà. Protagonisti, questa volta, due bei cavalli di razza, che trottavano senza nessun fantino, intorno a mezzogiorno, nelle campagne di Correggio, tra via Fazzano e via Argine. A notarli per primi, mentre stavano risalendo da soli la campagna e in direzione della strada, sono state le guardie volontarie Ggev insospettite proprio per la mancanza di persone nelle vicinanze. Per questo le guardie si sono dapprima avvicinate, cercando di non agitare i due cavalli e guadagnarsi la loro fiducia; poi,grazie all'intervento di una guardia più esperta, i due equini sono stati recuperati per evitare che provocassero incidenti o che arrecassero danni a sé o ad altri. Più tardi, grazie anche all'intervento della polizia municipale che ha curato le ricerche, i due cavalli sono stati restituiti ai proprietari: un maneggio non tanto distante, da cui i due equini sono scappati dopo aver disarcionato due cavallerizze in passeggiata. Forse ad aver causato la “ribellione” potrebbe essere stato un movimento brusco o un comando mal interpretato, o ancora una semplice distrazione. Ma per fortuna l'episodio ha avuto un lieto fine. «In convenzione con i Comuni – commenta Maria Luisa Borettini, presidente Ggev Reggio Emilia – c'è sempre il controllo del buon uso dei parchi urbani, cani al guinzaglio e con il microchip di identificazione che controlliamo con i nostri lettori. Non è inusuale che ci capitino recuperi strani, come serpenti, iguane, uccelli e ricci, ma due cavalli liberi a passeggiare lungo le vie di Correggio ancora no». E “catturare” due cavalli non deve essere stata una cosa semplice. «Dopo un complicato "inseguimento" dei cavalli che ostinatamente imboccavano via Argine, Davide, collega esperto di cavalli, è riuscito a prenderli tutti e due in un sol colpo, tenendoli fermi e calmi, nonostante non avessero cavezze. Per farlo, è sceso sulla rotonda per cercare di prenderli mentre un altra guardia volontaria si è fermata per avvisare gli automobilisti dell'intralcio ad evitare incidenti. Speriamo solo che non torni a capitare, perché non sempre potrebbe riuscire un esito così tranquillo».
 
SOLO GOSSIP
8 LUGLIO 2014
 
Spiagge per cani in Italia: l’elenco completo, regione per regione
 
Volete godervi una vacanza al mare e volete/dovete portare con voi il vostro cane? Nessun problema. Per fortuna in Italia esistono diverse spiagge pet friendly che vi permettono di portare con voi il vostro fidato amico a 4 zampe senza rischiare multe o… brutti sguardi da parte dei bagnanti.
Di seguito un elenco di spiagge per cani suddivise per regione e un’utilissima infografica fornita dal portale homeway.it.
Spiagge per cani in Italia: l’elenco
ABRUZZO
L’ordinanza regionale impedisce l’accesso ai cani alle spiagge. I titolari delle concessioni demaniali possono consentire l’accesso ai loro stabilimenti solo a cani inferiori ai 7 kg. I cani devono restare sotto l’ombrellone, al guinzaglio, e non possono entrare in acqua. Informazioni al numero 085 800.23.70 (Ass. Stabilimenti Balneari)
Ortona a mare (CH): Lido “Ripari di Giobbe” Strada Statale Francavilla-Ortona
EMILIA ROMAGNA
San Mauro Mare (RN): “Le grandi spiagge”, telefono 333.8612771, (stabilimenti balneari Adolfo, Berto, Ermes, Royal e Sergio&Neri)
Rimini: Un’area sulla spiaggia di San Giuliano, zona “Maestrale”, telefono 0541.28282, cellulare 334.7308292. www.lidosangiuliano.it
Rimini: Beach 33 – Lungomare Murri Bagno 33 – Tel.0541380356 – 3472415404 www.beach33.com. Obbligo libretto vaccinazioni, raccolta deiezioni, guinzaglio. Divieto di accesso in mare. Assistenza veterinaria
Bellariva di Rimini: – “BAGNO 81 no problem…” – dispone di una grande area attrezzata per l’accoglienza di cani di ogni taglia, ideata con la collaborazione di un comportamentalista cinofilo. Per ulteriori informazioni: BAGNO 81 no problem… di Agostini Marco e Luca Lungomare Giuseppe Di Vittorio, Rimini Tel. spiaggia 0541 388926 Cell. 339 4494512 email: info@bagno81rimini.it Sito: www.bagno81rimini.it
Viserba (RN): – “Bagno Egisto” – area riservata ai cani come da ordinanze balneari. www.bagnoegisto.com – tel.: 320 1144453
Rivabella di Rimini: – Bagno Celli
Miramare di Rimini: Bagno Silvano 150 – si accettano cani di tutte le taglie e anche gatti, tel.: 0541 375403, e-mail: rimau@libero.it
Riccione: – bagni 32 Secondo tel.: 0541 604439; bagni 33 Edo
Riccione: – bagni 23 “Malibù” www.spiaggia23.com tel.: Massimo 347 4232056
Riccione: – spiaggia delle donne, bagno 97 tel.: 0541 642502 – 339 8866266
Cesenatico (FC): Bagno Corallo in località Villamarina tel. 054786670 sito www.bagnocorallo.it; per l’accesso a tale area sono richieste le vaccinazioni per: cimurro, epatite infettiva canina, leptoaspirosi (vacinio eptavalente) da non meno di venti giorni enon più di dodoci mesi e il trattamento per l’echinococcosi avvenuto da non meno di due e non più di venti (sverminazione)
Cesenatico (FC): Un tratto di litorale nella zona delle colonie di Ponente
Cesenatico (FC): Bagno Wanda – Lungomare Ponente, Cesenatico (FC) Tel 0547-75124 cell 339-2700172 – abitazione 0547-75786 www.bagnowanda.com
Cesenatico (FC): Bagno Angelo Universale 80 e 81 – Lungomare Ponente, Cesenatico (FC)
Casal borsetti (RA): Chiara – Bagno Overbeach – R.V. Group S.r.l. – Via Ciceruacchio, 49 – 48123 Casal Borsetti (RA) – dispone di area attrezzata per gli amici a 4 zampe – info@overbeach.it
Lido di Dante (Ravenna): alla foce dei Fiumi Uniti a spiaggia libera
Lido di Spina (Fe): Stabilimento balneare Baia di Maui – via Spiaggia
FRIULI VENEZIA GIULIA
Sistiana Mare (TS): l’accesso allo Stabilimento Castelreggio è consentito, ma ad un massimo di dodici cani per volta
LIGURIA
SAVONA – Alassio: – Baba Beach ,Via Francesco Maria Giancardi 44 -tel tel. 0182 038999 – www.bababeachalassio.com – info@bababeachalassio.com . Spiaggia attrezzata per i cani . 30 euro per 2 lettini+ombrellone
spiaggia libera non attrezzata frequentabile anche da animali domestici accanto a Baba Beach
SAVONA – Laigueglia: Bagni CAPO MELE – Località Capo Mele 0182/499200 Stabilimento balneare privato che accoglie i nostri amici dopo la presentazione di un progetto da parte dell’Enpa di Savona. Accesso a pagamento con prezzi medi
019/629311Pietra Ligure: Spiaggia comunale – Località Leonessa 019/629311 – I cani sono accettati e possono entrare in acqua in orari prestabiliti. Spiaggia aperta dal Comune su iniziativa dell’Enpa di Savona. Accesso a pagamento con prezzi contenuti
019/480555Albissola Mare: Baubau Village – Corso Bigliati 019/480555 Spiaggia attrezzata per i cani. Accesso a pagamento
SAVONA – Finale Ligure: prossima apertura
IMPERIA – Ospedaletti: Spiaggia libera non attrezzata frequentabile anche da animali domestici”situata tra lo Stabilimento balneare Byblos e lo Stabilimento balneare Baia del Sole (insenatura tra la foce torrente Carrubo e il pennello attracco condotta sottomarina acquedotto Roya) – Per informazioni turistiche: IAT – Informazioni e Accoglienza Turistica – tel. 0184 689085 fax 0184 684455 e-mail: infospedaletti@visitrivieradeifiori.it – turismo.iat@comune.ospedaletti.im.it - sito: www.comune.ospedaletti.im.it
IMPERIA – Sanremo: Spiaggetta da Monica
IMPERIA – Ventimiglia: alla foce del fiume Roya
GENOVA- Santa Margherita Ligure: “Spiaggia bau bau” nella località di Punta Pedale
LAZIO
06/66.56.24.94ne (ROMA): – stabilimento balneare “Marechiaro”, via Praia a Mare. Tel. 06/66.56.24.94 - www.baubeach.it – Maccarese
MONTALTO DI CASTRO (VT) -STABILIMENTO BALNEARE LA PINETA BLU – DOG BEACH LOC. TOMBOLO DEL PAGLIETO GRANDE MARINA DI PESCIA ROMANA – SERVIZI: DOCCIA RINFRESCANTE, ZONA D’OMBRA I CANI DEVOSO STARE AL GUINZAGLIO MA POSSONO FARE IL BAGNO
LOMBARDIA
PERLEDO (LECCO), comune “animal friendly” - Indirizzo: Spiaggia della Malpensata, Viale dei Giaridni, frazione Olivedo. Caratteristiche: Spiaggia aperta ai cani secondo regolamento comunale per animali di affezione e Ordinanza n. 6/2011. Gestore: La spiaggia è demaniale, al momento in carico al comune di Perledo. Regole: Come da Ordinanza sul modello dello standard diffuso dal Ministero del Turismo. Attrezzature: Parcheggio limitrofo (V le dei Giardini e Stazione FS Varenna-Esino-Perledo), sulla spiaggia Toilette per Cani. Altri usi della spiaggia: Attracco barche con gancio (gestione concessioni Consorzio del Lario e dei Laghi Minori). Foto e informazioni: Disponibili a richiesta (info@comune.perledo.lc.it)
MARCHE
Fano (PU): “Animalido” – spiaggia per cani (ed altri animali), 100 metri circa x 25, zona Arzilla (a fianco della spiaggia centrale del Lido). La spiaggia per cani è recintata, e la zona di mare è “recintata” con boe. Info: Comune di Fano – Ufficio Turismo tel. 0721 887.314 / 617
Civitanova Marche (MC): Stabilimento Balneare Cristallo, Lungomare Piermanni (Lungomare Sud). Tel. 0733 77.11.98
Stabilimento Balneare Gigetta. Tel. 0733 81.71.03 – Stabilimento Balneare Marebello. Tel. 0733 77.02.87
Spiaggia Libera “Amici di Fido”, Lungomare Piermanni (Lungomare Sud) dopo Molo Sud. Tel. 0733 78.12.28
Grottammare (AP): sul lungomare de Gasperi sono ammessi cani di piccola taglia, fino a 7 kg. Obbligo di guinzaglio, museruola, paletta e sacchetto. Vietato il bagno. Tel. 0735 73.92.20
Localita’ Marcelli di Numana (AN): spiaggia libera accanto al parcheggio del Camping Numana Blu all’inizio di Marcelli provenendo da Porto Recanati, sul lato sinistro del Fiume Masone
PUGLIA
Vieste sul Gargano (FG): Fantasy Beach
Lido coiba (LE) Melendugno – San foca – Spiaggia con recinto riservato ai pelosi con i loro proprietari. Il guinzaglio è obligatorio, museruola solo se liberi. 3478910319 – 0832841006 – www.lidocoiba.com
SARDEGNA
Cagliari: “Baubeach” – Spiaggia del Poetto, a 450 mt. dal “Lido Mediterraneo”
nell’isola di Caprera nella baia di Porto Palma: Spiaggia gestita dall’associazione di volontariato A.R.V.E.P.A.N.A. ( Tel. 347 3596057) in collaborazione con la Capitaneria di Porto di La Maddalena e dell’Ente Parco Nazione dell’Arcipelago di La Maddalena. Principali regole: obbligo del guinzaglio, libretto sanitario in regola con le vaccinazioni. Accesso consentito tutti i giorni dalle ore 9.00 alle ore 19.00
Abarossa/Sassu, nel Comune di Santa Giusta (OR) in Sardegna. Info
TOSCANA
Piombino (LI): Spiaggia Sotto Macelli; Spiaggia Lunga
Golfo di Baratti: tratto di arenile compreso fra Chiesa di San Cerbone e Scivolo di Alaggio; Spiaggia Bernardini
Perelli (LI): tratto dal Porto di Torre del Sale verso Follonica
Livorno: Spiaggia del Feliciaio; Spiaggia dell’Ardenza
Marina di Bibbona (GR): BAO BEACH: a nord, ai Bagni Pineta
Marina di Grosseto: fra Le Marze e Fuori Rotta; tratto di spiaggia in direzione Castiglione della Pescaia
Grosseto: Località Marze, fra Marina di Grosseto e Castiglione della Pescaia
Cecina: Spiaggia libera in località Fosso Nuovo (a cui si può accedere da via dei Cavalleggeri); Spiaggia libera Le Gorette (fra i Bagni Delfino e La Verde Riviera)
393/9658548zo (LI): “Dog Beach” la spiaggia riservata agli animali domestici – tel.: Luca 393/9658548 – Alessandro 393/9527912
Forte dei Marmi (LU) – Viale Italico, 56 – 55042 – Tel./Fax 0584.81209 – info@bagnoflavioversilia.it
VENETO
Spiaggia di Bibione (VE) con i seguenti regolamenti: l’accesso è consentito solo da via Faro o via Procione. Lo stazionamento è consentito solo sui tratti di arenile segnalati da appositi cartelli. I cani non condotti a guinzaglio dovranno essere muniti di idonea museruola. Il conduttore dovrà avere sempre con se’ una paletta ed un sacchetto per la raccolta degli escrementi.
Bibione (VE): Lido dei Pini – via Procione, “La spiaggia di Pluto”
Porto di Lugugnana (VE): Spiaggia di Brussa
Eraclea Mare (VE): Laguna del mort
Tamerici dog beach a Rosolina (Ro), bella struttura attrezzata per accogliere i cani
CAMPANIA
Tirreno 2000 con zona dedicata: docce per cani, ciotole, veterinario convenzionato e istruttrice o dog sitter. Località Calambrone viale del Tirreno, 86 accesso 123 c. Telefono 3391114681 sito www.spiaggiatirreno2000.it
 
OGGI
8 LUGLIO 2014
 
Gli animali aiutano a salvare la famiglia. Parola di psichiatra
Adottare un animale domestico unisce la coppia, migliora il lavoro di squadra, educa i bambini e mantiene giovani gli anziani. Lo psichiatra Michele Cucchi spiega perché
 
Cani, gatti, uccellini, pesci, rettili e roditori.  Nonostante la crisi economica e gli impegni che si accavallano, le famiglie italiane adottano sempre più frequentemente animali domestici nelle proprie case. E in breve tempo non riescono più a farne a meno. Quanti non rinuncerebbero mai al tenero cucciolo che li accoglie con mille feste al ritorno dal lavoro? Per quanti è indispensabile un amico sincero con il quale dimenticare l’ansia, lo stress e la depressione? I nuovi compagni di vita condividono con i loro “genitori umani” gioie e dolori, rendendo la loro vita piena di affetto e attenzioni, aspetti sempre più ricercati in un mondo di rapporti fragili e virtuali. «Vivere con un pet in casa è un’esperienza che può aiutare davvero a trovare il proprio equilibrio e la felicità autentica», conferma Michele Cucchi, psichiatra e direttore del Centro medico sanitario Santagostino di Milano. Secondo gli ultimi dati, oltre 9 italiani su 10 non possono assolutamente fare a meno della compagnia del loro compagno a quattro-zampe in tutti i momenti della giornata, dalla sveglia al weekend, dalla vacanza alle passeggiate in città. Interrogati sul perché della loro scelta, gli intervistati hanno confessato di ritenere l’animale fondamentale per tenere unita la famiglia (94%), per alzare il morale nei momenti difficili (91%) e per appianare le tensioni e litigi (84%) nate all’interno di coppie e famiglie.
«Gli animali – spiega lo psichiatra Michele Cucchi – entrano a far parte della squadra e questo arricchisce tutti i componenti della famiglia. Soprattutto i gatti insegnano il rispetto altrui ma aiutano anche a svagarsi, a non dimenticarsi di come sia bello giocare. Gli animali, quando entrano in famiglia, amano incondizionatamente, trasmettendo un amore unico, puro, che non conosce limiti».
A godere dei benefici che si traggono dal possedere un animale domestico sono soprattutto i bambini. «Amare gli amici a quattro zampe e farli entrare nella propria famiglia aiuta a sviluppare il sistema emotivo, soprattutto quello dei più piccoli in famiglia -prosegue l’esperto . Per i bambini avere animali in casa è importante perché insegna il rispetto e le regole dell’accudimento, soprattutto l’importante concetto di prendersi cura di qualcuno.
Altra categoria di persone ad alto potenziale di “pet-addiction” sono gli anziani. «Per loro  un animale è fonte di vitalità e rinnovata energia – conferma Cucchi -. È fondamentale sentire di essere utili se non indispensabili per qualcuno che si fida e affida a noi, permettendo inoltre di mantenere una routine quotidiana».
Secondo lo psichiatra, c’è anche un’altra categoria sociale che può trovare equilibrio e armonia con l’aiuto di un animale, ed è quella delle coppie. «Una coppia trova nuovi stimoli e talvolta affiatamento prendendosi cura di un animale, perché in questo caso il lavoro di squadra viene valorizzato. Avere un pet in casa rinnova ogni giorno l’importanza delle relazioni di fiducia e dona la bellezza dell’entusiasmo che gli animali sanno tipicamente portare in ogni loro gesto nei confronti dei loro proprietari».
 
TELESTENSE
8 LUGLIO 2014
 
Quando il cane sbadiglia
 
Quante volte è capitato di osservare con curiosità, un cane che sbadiglia. Se capita a noi, solitamente il quesito è: sonno o fame ? Il meccanismo dello sbadiglio nel cane, invece, è molto più complesso e soprattutto, neppure gli esperti, sono d’accordo tra loro nel fornire risposte convicenti. Diciamo allora che sbadigliare, per Fido, è sinonimo di situazioni diverse, alcune delle quali possono essere riconducibili anche ad un malessere legato, magari, ad una cattiva digestione. Nei casi più frequenti, il cane sbadiglia mentre si “stira” oppure, anche se più raramente, quando vede un altro cane sbadigliare o ancora, se si trova in uno stato di tensione. In quest’ultimo caso, il gesto si accompagna ad altri segnali come un ansimare eccessivo e leccarsi le labbra.
Tutto questo ci porta ad una considerazione che vale in ogni momento, ovvero la necessità di osservare con attenzione i segnali che il cane ci invia, per salvaguardarne la qualità della vita.
 
LA ZAMPA.IT
8 LUGLIO 2014
 
Dolly Parton adotta Dolly, cagnolina abbandonata al Festival di Glastonbury
La cantante country si è offerta di dare una casa all’animale


NELLA FOTO - La cantante Dolly Parton. Nel riquadro Dolly, cagnolina abbandonata

 
FULVIO CERUTTI
 
Dopo il successo delle performance andate in scena sul palco del Festival di Glastonbury s e ne sono andati tutti. Smontate le tende, caricati i bagagli su auto e bus, sul prato inglese sono rimasti rifiuti e una cagnolina bianca che qualcuno ha smarrito o abbandonato. Nonostante la notizia abbia fatto il giro di molti siti inglesi e non solo, nessuno l’ha reclamata. Impossibile per gli organizzatori capire chi, fra i 150mila spettatori accorsi al Festival, l’abbia portata con sé. E dopo una settimana di attesa non sembrano più esserci dubbi: il cane è stato abbandonato. Gli organizzatori dell’evento hanno così deciso di chiamarla Dolly, in onore alla straordinaria performance di Dolly Parton proprio sul palco del Festival. E proprio questa scelta potrebbe cambiare la vita della cagnolina attualmente in custodia presso il rifugio locale Happy Landings: la cantante country, dopo aver letto la notizia sui media inglesi, si è detta pronta ad adottare la cagnolina abbandonata. «Ho detto al mio manager di chiamare il rifugio per assicurarsi che venga trattato e curato correttamente - ha detto la 68enne Dolly Parton -. In questo momento nessuno l’ha rivendicato e so che è in ottime mani. Se nessuno la reclamerà nei prossimi giorni, la porterà con me nella mia casa in America». 
 
GEA PRESS
8 LUGLIO 2014
 
Tailandia – La tigre a pezzi nelle borse dei trafficanti
 
Tre sacchi con all’interno parti di tigre, sono stati scoperti dalla polizia tailandese nel corso di un posto di blocco lungo l’autostrada tra Hat Yai e Phatthalung.
Il luogo si trova nel tratto peninsulare della Tailandia a circa 200 chilometri dal confine con la Malesia.
I trafficanti, alla vista della polizia stradale, hanno abbandonato i sacchi riuscendo a fuggire nelle campagne circostanti. All’interno delle borse vi erano due zampe posteriori ed una anteriore del peso complessivo di circa 65 chilogrammi. Il corpo apparteneva forse ad una femmina di sei-sette anni di età. Non è da escludere che la testa ed il tronco della tigre, siano stati gettati dai trafficanti una volta tentata la fuga.
Al mercato nero la carne di tigre acquisisce un considerevole valore, ma il principale mercato, congiuntamente a quello delle ossa, si raggiunge con l’esportazione in Cina.
 
NEL CUORE.ORG
8 LUGLIO 2014
 
USA, VACCA DI RAZZA ANGUS A SPASSO IN CITTA' UCCISA DA UN POLIZIOTTO
L'ANIMALE AVEVA FATTO UNA CAPATINA AD UNA FESTA
 
La polizia di Mount Vernon, nello Stato di Washington, negli Usa, ha ucciso una vacca di razza Angus che vagava per la città, rea di aver "attaccato" un agente e di essere salita sopra la macchina di una pattuglia. Il "Skagit Valley Herald" scrive che la portavoce della polizia Shannon Haigh ha detto che la mucca sarebbe fuggita da una fattoria fuori dai confini della città. E' stata vista per la prima volta in un parcheggio del Wal-Mart lo scorso venerdì. Haigh ha aggiunto che l'animale ha eluso l'intervento della polizia della città e dei delegati dello sceriffo della contea di Skagit che cercavano di tenerla lontana da una festa di matrimonio che si celebrava nelle vicinanze. Quando gli ufficiali hanno cercato di catturarla ad un paio di isolati di distanza, la mucca avrebbe caricato e lmandato per aria un poliziotto. Era dolorante, ma non gravemente ferito. L'animale, allora, è scappato di nuovo saltando sul cofano di una macchina della polizia. Haigh ha spiegato, infine, che un agente ha ucciso l'animale, d'accordo con il suo proprietario. Comew sempre - in questi casi - ci si chiede: ma non bastava sedarla?
 
GEA PRESS
8 LUGLIO 2014
 
Tutti i tori di Pamplona (VIDEO) e la telecronaca un po’ “familiare”
 
Saranno oltre 45 i tori che correranno per la festa di San Fermin a Pamplona, il cui destino, secondo gli animalisti spagnoli, sarà comunque la morte.
Un appello al mondo intero, per bloccare feste con animali, ormai molto criticate.
Nella corsa di ieri, Pamplona ha intanto richiesto il suo tributo, oltre che di stress e  spavento che di certo deve investire i tori. Cinque i feriti (quattro secondo alcune fonti) di cui due in gravi condizioni. Uno di questi, poi, è stato centrato da una cornata. In realtà, il gruppo di tori che viene liberato  rimane fin quando possibile al centro della carreggiata. Nelle curve è però più probabile vederli sbandare e per questo scicolare verso i bordi della strada. Sono in realtà gli uomini che tentano toccarli ponendosi spesso  in testa del corteo.
Solo di rado i tori lasciano il gruppo tentando di incornare le persone. Uno di questi episodi si vede chiaramente al minuto 1.45 del filmato allegato. Uno dei tori si volta verso le persone cercando di colpirle.
L’unica esigenza, per i tori, è verosimilmente quella di scappare dall’inferno nel quale vengono catalputati. Gli uomini, come nel caso di ieri, finiscono calpestati dai tori e da altre persone.
Nel filmato di una tv spagnola si evince però un altro particolare. Il tono dei due telecronisti, un uomo ed una donna, ricorda tanto le tranquillizzanti cronache di altri palii o giostre con animali.
Nei prossimi giorni, a Pamplona, si svolgeranno  altre corse
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
9 LUGLIO 2014
 
PAMPLONA, DUE TURISTI INCORNATI DURANTE IL TERZO "ENCIERRO"
CROCE ROSSA: UNO COLPITO AL TORACE, L'ALTRO ALLA GAMBA
 
Un giovane turista statunitense e uno spagnolo incornati, un ferito per trauma cranico e numerosi corridori contusi nelle corse oggi davanti ai tori alle feste di San Firmino, a Pamplona, in Spagna. L'"encierro" odierno, il terzo delle celebrazioni, è stato il più lungo e pericoloso dall'inizio dei "sanfermines" ed è durato 3 minuti e 23 secondi. Protagonisti sono stati i tori dell'allevamento Guadalix della Sierra di Madrid. Dalla mandria, all'uscita dal recinto di Santo Domingo, si sono subito staccati due tori di testa, che all'altezza della curva nota come la Estafeta, hanno travolto alcuni dei corridori e provocato cadute e scene di panico sul percorso, reso più insidioso dal suolo bagnato dalla pioggia. Il turista statunitense è stato raggiunto da una cornata al torace, mentre l'altro corridore è stato ferito da una cornata a una coscia, informano fonti della Croce Rossa. Trasferiti al complesso ospedaliero della Navarra, entrambi si trovano in condizioni stabili. Va ricordato, tra l'altro, che dal 1924 il bilancio a Pamplona è di 15 morti.
 
LA ZAMPA.IT
8 LUGLIO 2014
 
Canada, si tuffano fra le piogge torrenziali per salvare una volpe
Due uomini hanno raggiunto l’animale rimasto su una roccia in mezzo all’acqua
 
fulvio cerutti
 
Un gesto generoso ed eroico. Nella provincia canadese di Saskatchewan due uomini, Colin Graham e Jordan Olson, si sono tuffati in un campo completamente allagato dalle piogge torrenziali per salvare una volpe. La presenza degli animali era nota nella zona: la famiglia Graham ha la casa vicino ai campi finiti sotto alcuni metri d’acqua. Per tutta la primavera hanno visto una famiglia di volpi lì vicino, spesso appollaiate su una serie di rocce. «Mia sorella - ha raccontato Colin Graham - si è chiesta che cosa fosse successo alle volpi e quando siamo usciti di casa a malapena abbiamo visto le rocce spuntare sotto l’acqua». 
In cima a una di queste era rimasto un esemplare giovane, aggrappato a quel poco di spazio ancora sopra la superficie dell’acqua. «Un ragazzo che era insieme a me, Jordan Olson, mi ha detto che avremmo dovuto raggiungerla a nuoto e salvarla» racconta Colin. Così hanno fatto portandola in salvo con loro. Non era più grande di un gattino, la piccola volpe era stanca e impaurita. «L’abbiamo caricata sul retro del mio camion per portarla a casa nostra, asciugarla e tenerla al caldo - spiega Colin -. Mentre ce ne stavamo andando abbiamo visto l’abbiamo riportata indietro. Sono tornati insieme e nei giorni successivi li ho rivisti di nuovo in giro sani e salvi» . 
FOTO
 
CILENTO NOTIZIE
9 LUGLIO 2014
 
Salerno - 25enne lancia il suo cane dal balcone perchè abbaiava troppo

Un giovane di 25 anni ha lanciato il suo cane dal balcone della propria abitazione perché abbaiava troppo e lo infastidiva. Per l’animale non c’è stato nulla da fare, è morto sul colpo. A darne notizia il sito Salernotoday. L’episodio è accaduto ieri mattina a Bellizzi (SA), in località Borgonovo. A segnalare l’accaduto una lettrice sconvolta per quanto accaduto assieme a tutto il quartiere. Il proprietario del cane, responsabile dell’assurdo gesto, è stato denunciato. Le Forze dell’ordine, avvisate dal vicinato, sono subito giunte sul posto e stanno indagando sull’accaduto.
 
GEA PRESS
9 LUGLIO 2014
 
Monza Brianza – Cane pastore tedesco, salvato dall’ENPA
La segnalazione era pervenuta ai Carabinieri

 
Una segnalazione pervenuta al Comando dei Carabinieri di Trezzo sull’Adda (MI) e poi girata per competenza  alla Stazione di Busnago (MB).
Ad essere coinvolti negli accertamenti anche due volontari del nucleo anti-maltrattamento dell’ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali) di Monza e Brianza.
Ad essere attenzionata, per un presunto caso di maltrattamento di animali, una piccola attività in un comune della provincia dove, secondo il segnalante, un cane pastore tedesc, sarebbe stato tenuto in condizione di magrezza legato a corta catena.
I volontari, contattato il proprietario, si sono fatti mostrare il cane che risultava, al momento dell’accertamento, legato ad una catena di due metri e mezzo oltre che relegato dietro una serie di bancali con materiale edile.  L’animale aveva a quanto pare a disposizione una cuccia di cemento, ciotole contenenti alcune crocchette e molti pezzi di pane. non avrebbe inoltre avuto un riparo dal sole ma, sottolinea l’ENPA di Monza Brianza, era privo di acqua; la ciotola si presentava asciutta.
Viste le condizioni dell’animale, i volontari hanno immediatamente contattato il servizio veterinario dell’ASL di zona.
Il proprietario avrebbe tentato di giustificarsi asserendo che probabilmente l’acqua era stata rovesciata dal cane che era stato a sua volta salvato da morte sicura. Sarebbe infatti stato recuperato circa 7/10 anni prima nei boschi di Imbersago (LC). Nessuno, però, si era mai preoccupato di rintracciarne il proprietario.
Secondo il Veterinaio ASL il cane aveva un’età compresa tra due o tre anni, ed era sprovvisto di microchip e documenti sanitari.
Oltre allo stato di denutrizione, il cane si presentava sporco e con alcune escoriazioni sulla schiena ed al collo, forse dovute alla continuata detenzione alla catena, nonostante il proprietario assicurasse che di notte veniva liberato.
Di carattere socievole, anche se abbastanza spaventato al momento, il cane è stata ritirato per malgoverno e detenzione non idonea. Si trova ora al canile Fusi di Lissone (MB), la struttura convenzionato per il comune di Busnago, e dopo le cure del caso sarà disponibile per l’adozione.
L’ENPA ringrazia  ora l’ASL per la continua e proficua collaborazione.
 
LATINA TODAY
9 LUGLIO 2014
 
La storia del cane Dingo che viene abbandonato: clochard finisce in tribunale
La curiosa vicenda ha coinvolto Forestale, Asl e un'associazione per la difesa degli animali. La Procura vuole archiviarla ma il giudice decide di andare avanti
 
Prov. di latina, L’abbandono di animali è un reato ma nel caso specifico, quello del cane Dingo, la vicenda diviene più complicata, tanto da portare il giudice a respingere una richiesta di archiviazione.
I fatti risalgono al mese di maggio dello scorso anno, quando i responsabili di un’associazione per la difesa degli animali di Gaeta trovano per le strade di Itri un cagnolino lo prendono in custodia, lo portano al servizio veterinario della Asl e se ne prendono cura.
Ma a rivendicarlo spunta un proprietario, un senzatetto albanese che si rivolge alle forze dell’ordine per denunciare l’appropriazione del cane. In realtà, però, Dingo non è stato rapito ma abbandonato dal clochard ed è lui che dovrà rispondere del reato commesso. Del caso si occupa la Forestale di Itri.
La storia finisce in tribunale, dove lo straniero, senza fissa dimora, viene accusato di aver abbandonato Dingo. Analizzata la vicenda, il pubblico ministero chiede di archiviare il fatto ma il giudice si rifiuta e stabilisce l’imputazione coatta, che si riferisce alla volontà di voler andare avanti con il procedimento penale, nonostante la pubblica accusa abbia chiesto di chiudere il tutto. Così, il senzatetto dovrà affrontare un’udienza preliminare davanti al giudice Giuseppe Cario che potrebbe decidere di disporre un processo. 
 
GEA PRESS
9 LUGLIO 2014
 
Cosenza – Sequestrati settanta cani tenuti in una struttura privata
Intervento delle Guardie Eco Zoofile dell'OIPA
 
Intervento congiunto, il 3 luglio scorso, delle Guardie Eco Zoofile dell’OIPA Cosenza, della Polizia Municipale di Rende e all’ASP. Ad essere sottoposti a sequestro amministrativo sono stati 70 cani che, stante i primi rilievi investigativi, avrebbero vissuto in condizioni penose all’interno di una struttura privata. Le Guardie, a questo proposito, descrivono cancelli fatiscenti e situazioni igienico-sanitarie pessime. La proprietaria dei cani era a quanto pare assente per motivi di saluti.
I cani sarebbero così risultati  confinati tra il piano terra e il piano superiore, fra box d’accampamento e stanze che dividevano dagli altri cani più aggressivi. Animali quasi tutti di taglia media o medio-grande, e la stragrande maggioranza di loro non microchippata.
L’iter del sequestro è ora nelle mani della Polizia Municipale di Rende (CS) e dell’ASP. I cani, invece, verranno a breve trasferiti presso il canile sanitario di Mendicino (CS).
L’OIPA sottolinea come tenere un animale in casa vuol dire prendersi davvero cura di lui: nutrirlo, curarlo se sta male, provvedere alle sue esigenze quotidiane di moto e assicurargli uno spazio in cui possa sentirsi a suo agio. In alcuni casi, si arri va però ad accumularli in maniera eccessiva non riuscendo più a tenerli come dovuto. Animali che rischiano oltretutto di divenire infelici e trascurati.
 
CORRIERE DELLE ALPI
9 LUGLIO 2014
 
Non sferrò un calcio alla cagnolina Lu ma cercò di liberarsi
 
di Gigi Sosso
 
BELLUNO - La cagnolina non stava facendo le feste. La piccola Lu, diminutivo di Lucrezia si era messa ad abbaiare e aveva attaccato la caviglia del vicino di casa. Impossibile chiamarla aggressione, vista la piccola taglia della meticcia tipo volpina di Maria Antonia Colle, ma Ennio Da Roit aveva dovuto scrollarsela di dosso. Il cinquantacinquenne geologo era accusato di maltrattamento di animali, ma se l’è cavata con l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato. Come domandato dal pubblico ministero e anche dall’avvocato difensore Paolo Zaglio, che peraltro ha argomentato la sua richiesta. Quel 4 novembre dell’anno scorso l’ormai ottantenne bellunese aveva denunciato il vicino di casa, in via San Lorenzo, per aver calciato con uno scarpone la sua cagnolina e averle fatto fare un volo da un’altezza di almeno un metro, nell’atrio del condominio, vicino alle buche delle lettere. La bestiola era stata male e, in proposito, c’è anche un certificato medico firmato dal veterinario Gianluigi Zanolla. Da Roit si è difeso, dicendo che istintivamente aveva cercato di liberarsi dall’abbraccio dell’animale e meno male che indossava gli scarponi da cantiere, perché altrimenti ci sarebbe potuto scappare un morso. Tra parentesi, Lu aveva avuto da poco dei cuccioli e la sua padrona aveva dovuto farle togliere più di un dente, sicché non è che avrebbe potuto lasciare grandi segni. Decisive le testimonianze di un’altra vicina e dell’amministratice del condominio. C’erano state delle lamentele, anche per gli altri cani del palazzo, nel corso di una riunione: rumori ed escrementi nel giardino. Nel caso di Lu, capitava di vederla libera, invece che al guinzaglio della parte offesa. Tra le domande dell’accusa, «ma lei odia questa signora?». Risposta negativa. E in conclusione la richiesta di assoluzione, dopo quella già formulata dall’accusa. Il giudice Scolozzi non poteva che assolvere Da Roit, perché il fatto non costituisce reato.
 
LA NUOVA SARDEGNA
9 LUGLIO 2014
 
Aperta un’indagine sul cavallo abbattuto
 
SEDILO (OR) Il cavallo ferito e abbattuto dopo l’incidente di domenica non sarebbe stato iscritto nell’elenco dei partecipanti all’Ardia del 2014. I carabinieri di Sedilo ora hanno aperto un’indagine che dovrà accertare le responsabilità sia degli organizzatori che del cavaliere che ha preso parte alla manifestazione. Si rischiano sanzioni con tanto di denuncia oltre alle polemiche che questa nuova vicenda si porterà appresso. Qualcuno aveva pensato che dopo l’incidente finisse tutto lì, ma i carabinieri della compagnia di Ghilarza sono andati avanti senza guardare in faccia nessuno, sulle informazioni acquisite. Un dato su tutti: nell’elenco che ufficializza l'idoneità dei cavalli a partecipare all'Ardia, gli animali erano 65, mentre anche all'occhio profano non erano di sicuro meno di un centinaio. L’incidente si è concluso con poche conseguenze per Marco Mongili, ancora ricoverato al San Francesco di Nuoro. Ma avrebbe potuto tramutarsi in una nuova tragedia come era accaduto cinque anni fa con la morte di Roberto Pisanu. I militari della stazione di Sedilo nelle prossime ore acquisiranno gli elenchi dei cavalli autorizzati dai veterinari e quindi idonei a prendere parte alla manifestazione. «Di ufficiale non c'è ancora niente ma abbiamo aperto una indagine dopo l'incidente, un atto dovuto, – spiega il comandante dei carabinieri della compagnia di Ghilarza, il capitano Alfonso Musumeci – dovremo chiedere agli organizzatori l'elenco ufficiale dei cavalli ammessi all'Ardia».
 
GEA PRESS
9 LUGLIO 2014
 
Frosinone e gli uccellatori provenienti dalla Campania
Una presenza che ricorre nel tempo. Gli interventi della Polizia Provinciale

 
Una presenza, quella degli uccellatori provenienti dalla Campania, che si ripete da anni. Un’abitudine quella in uso presso i bracconieri soprattutto napoletani, più volte denunciati in trasferta nel Lazio, ma con solide basi anche in Toscana, Basilicata e Calabria.
L’ultimo intervento degli uomini della Polizia Provinciale di Frosinone, agli ordini del Comandante Massimo Belli, è avvenuto nel corso delle attività di controllo per la protezione della fauna locale. Un uomo, riferisce la Polizia Provinciale, che catturava cardellini con il metodo delle reti e del richiamo vivo. La zona frequentata è sempre la stessa. Si tratta  dell’aeroporto, tra Frosinone e Ferentino.
L’uomo è stato condotto presso la stazione della Polizia Provinciale per l’identificazione e per chiarire alcuni particolari. Di certo è stato sorpreso mentre sembrava sorvegliare due impianti di cattura ma non era provvisto di mezzi di locomozione. Una circostanza che ha insospettito gli Agenti e che avrebbe portato ad accertare la presenza di un secondo personaggio il quale, accortosi dell’arrivo della Polizia, si era dato alla fuga con la vettura a disposizione.
Tutti i materiali per la caccia illecita sono sono stati posti sotto sequestro mentre il cardellino vivo che veniva utilizzato per il richiamo, ancora in buone condizioni, è stato lasciato in libertà nella zona.
Già nei giorni scorsi la Polizia Provinciale aveva sottolineato che la stagione purtroppo propizia per il reato di uccellagione era inziaita. L’area battuta era proprio la zona Aeroporto, tra i comuni di Frosinone e Ferentino. Da Napoli e provincia, gli uccellatori arrivano per catturare cardellini e altri tipi di uccelli presenti nei boschi del frusinate. Campani ma non solo.
Lo scorso primo luglio, l’Ispettore Superiore Mario Rinna e l’Ispettore Mario Papa, avevano sorpreso un residente di Villaricca (NA). Si era sistemato in un boschetto, a circa 100 metri da via Pozzo Bagnoli in territorio di Ferentino, per catturare cardellini grazie all’utilizzo di una rete. I poveri  animali sarebbero stati richiamati con strumentazioni elettroniche e due cardellini legati alla stessa rete.
In una gabbietta di legno erano già contenuti 16 cardellini appena catturati.
Anche in questo caso il materiale è stato sequestrato e i cardellini sono stati liberati. L’uomo è stato denunciato per la violazione dell’art.3 L.157/92 – Divieto di uccellagione.
“Purtroppo – sottolinea il Comandante della Polizia Provinciale, Massimo Belli – la pratica dell’uccellagione continua ad essere diffusa e ogni anno siamo costretti a intervenire più volte per sventare le catture spesso molto copiose ai danni di specie protette di uccelli“.
Sul mercato campano, spiega la Polizia Provinciale, questi uccellini sono molto ricercati e hanno anche un sostanzioso valore monetario.
 
GREEN ME
9 LUGLIO 2014
 
Gelati e ghiaccioli per cani: 10 ricette per prepararli in casa

Marta Albè

 
Gelati e ghiaccioli per cani, ecco un'idea originale per rinfrescare l'estate dei nostri amici a quattro zampe. La tentazione di dare ai cani un pezzetto del nostro ghiacciolo o gelato industriale o troppo zuccherato può risultare molto forte. Ma sia per loro - che per noi - meglio scegliere degli ingredienti il più possibile naturali e non dannosi.
Se il vostro cane è sensibile ai latticini e al lattosio, in queste ricette potrete sostituire lo yogurt con della semplice acqua per frullare meglio gli ingredienti che servono per preparare ghiaccioli e gelati (se avete la gelatiera potrete ottenere dei sorbetti o dei gelati più cremosi rispetto al semplice riposo in freezer). Non utilizzate mai il cioccolato (o il cacao) nei ghiaccioli e nei gelati per cani - e in nessun altra preparazione dedicata ai vostri amici a quattro zampe - poiché risulta tossico.
Anche lo zucchero raffinato non è per nulla benefico per i cani, quindi non aggiungetelo ai ghiaccioli o ai gelati e scegliete sempre yogurt al naturale e senza zucchero se lo volete usare come ingrediente per la preparazione. Non date ai cani i gelati e i ghiaccioli confezionati acquistati per voi, perché possono risultare troppo ricchi di zuccheri, coloranti e conservanti.
Alcune aziende negli ultimi tempi hanno pensato di lanciare sul mercato dei gelati speciali per cani, privi di qualsiasi ingrediente nocivo per il loro metabolismo, da mettere a disposizione nei bar durante l'estate. Una buona idea o un nuovo business? Di sicuro sarebbe bello se il gelato per i cani aiutasse a rendere i bar più ospitali per i nostri amici pelosi. Nel frattempo possiamo provare a realizzare ghiaccioli e gelati per cani in versione casalinga, da offrire come piccoli premi rinfrescanti di tanto in tanto, magari nelle giornate più calde e afose.
1) Eco-ghiacciolo per cani
Per preparare un eco-ghiacciolo per il vostro cane vi serviranno yogurt biologico e della frutta, ad esempio fragole o frutti di bosco, freschi o surgelati. Potrete mescolare lo yogurt e la frutta, versarli negli stampini dei ghiaccioli e trasferire il tutto in freezer fino a quando si saranno solidificati. Scegliete yogurt naturale senza zucchero e evitate ingredienti come burro, margarina o burro di arachidi, che sono troppo pesanti da digerire. Qui la ricetta completa.
2) Gelato per cani alla fragola
1 vaschetta di fragole fresche
3 o 4 vasetti di yogurt bianco magro
Schiacciate le fragole con uno schiacciapatate oppure frullatele. Mescolate le fragole con lo yogurt e poi congelatele per tutta la notte in un contenitore per alimenti oppure nelle vaschette per ghiaccioli e gelati. Lasciate riposare per qualche minuto a temperatura ambiente prima di servire.
3) Gelato per cani alla banana
1 banana matura
2 vasetti di yogurt al naturale
2 cucchiai di miele (facoltativi)
Schiacciate la banana e mescolatela con lo yogurt naturale. Se volete unite anche il miele. Con un frullatore ad immersione amalgamerete il tutto al meglio. Versate il composto in un recipiente adatto e riponetelo in freezer per alcune ore mescolando di tanto in tanto fino ad ottenere la consistenza desiderata. Potete lasciare riposare il gelato per alcuni minuti a temperatura ambiente prima di servirlo in modo che non sia troppo solido e freddo.
4) Ghiacciolo per cani alle carote e piselli
Potrete preparare un ghiacciolo per cani anche con gli ortaggi, ad esempio con delle carote tagliate a cubetti e con dei piselli freschi. Versateli in uno stampo per fare i ghiaccioli, riempite con dell'acqua e lasciate congelare in freezer fino a quando non si sarà formato il ghiacciolo. Come suggerisce Crazy Crumb, i cani si divertiranno a scogliere il ghiaccio per raggiungere le verdure.
5) Ghiacciolo per cani al kiwi
1 o 2 kiwi
1 vasetto di yogurt magro al naturale
Per realizzare questo ghiacciolo per cani dovrete frullare o schiacciare un kiwi maturo dopo averlo tagliato a pezzettini. Poi mescolatelo con lo yogurt magro al naturale. Suddividete il composto nelle vaschette per il ghiaccio e lasciate congelare in freezer per alcune ore prima di servire.
6) Ghiacciolo per cani al melone e fragole
1 tazza di melone
1 tazza di fragole
1 banana
Versate la frutta affettata in un frullatore e azionatelo per ottenere un composto omogeneo. Potrete servire il tutto come un frullato fresco oppure trasformarlo in ghiaccioli. Quindi versatelo negli appositi stampini per ottenere uno speciale ghiacciolo alla frutta (per i vostri cani e non solo!).
7) Ghiacciolo per cani alle verdure
Un'altra idea per ottenere rapidamente dei ghiaccioli per cani è quella di conservare o di preparare appositamente del brodo di verdura o del brodo di carne, ricordando che aglio e cipolle sono considerati alimenti inadatti per i cani. Potrete lasciare raffreddare il brodo e poi congelarlo nelle vaschette per i cubetti di ghiaccio.
8) Gelato per cani alla mela
1 vasetto di yogurt
1 mela
Frullate o grattugiate una mela per ottenere una purea e unitela allo yogurt. Quindi amalgamate molto bene e trasferite il tutto in un contenitore adatto per il freezer. Fate congelare per alcune ore mescolando di tanto in tanto. Oppure formate dei piccoli ghiaccioli con le vaschette per i cubetti di ghiaccio. Potete anche frullare la mela solo con un po' d'acqua, senza yogurt.
9) Ghiacciolo per cani al succo di frutta
Una maniera molto rapida per preparare dei ghiaccioli per i vostri cani consiste nel congelare del succo di frutta o ortaggi, ad esempio del succo di mela o del succo di carota. Meglio utilizzare il succo preparato in casa con una centrifuga o con un estrattore. Se scegliete prodotti confezionati, controllate che siano senza additivi e zuccheri aggiunti. Versate nelle vaschette per i cubetti di ghiaccio o negli stampi per ghiaccioli e lasciate in freezer per alcune ore, anche per tutto il giorno o per tutta la notte.
10) Ghiacciolo per cani al frullato di frutta
Un'ultima alternativa riguarda la preparazione di frullati di frutta fresca che rispettino i gusti del vostro cane. Di solito i cani apprezzano le mele, le fragole i kiwi o le banane (ma sempre meglio verificare). Frullate la frutta aggiungendo solo un po' d'acqua e senza zuccherare e congelate negli stampini per i ghiaccioli o nelle formine per il ghiaccio.
 
IO DONNA
9 LUGLIO 2014
 
Anche i cani hanno bisogno della protezione solare
Anche cani e gatti (soprattutto se a pelo corto) soffrono il sole e il caldo. Ecco allora come proteggerli nelle zone più delicate
 
di Anna Maria D'Alessandro
 
Il sole fa male anche ai quattro zampe. I raggi ultravioletti sono subdoli, il nostro corpo prova piacere nell’assorbirli e va in astinenza se mancano, hanno constatato gli scienziati del Brigham and Women’s Hospital di Boston.
Ma la nostra pelle, al sole, rischia cento diverse patologie, dall’eritema ai melanomi.
“E altrettanti rischi corrono gli animali domestici” avverte Luisa Cornegliani, veterinario milanese. “Animali glabri, a pelo corto o raso, come i cani dalmata e i bull terrier o i gatti chiari sono più soggetti a dermatiti, ustioni e tumori squamocellulari”.
I punti delicati sono naso, palpebre, orecchie: si arrossano, si scaldano, la pelle si squama. Stessi sintomi su fianchi, pancia e alte zone prive di pelo.
Inoltre, sole e salsedine rovinano il mantello dei pet come i nostri capelli, con danno non solo estetico, perché il pelo, per gli animali, è l’unica protezione dall’esterno.
Prodotti specifici, dopo qualche anno di test, non sono più in commercio “perché non c’è stato riscontro”, spiegano dalla multinazionale farmaceutica Bayer che li aveva lanciati.
“In alternativa” suggerisce la veterinaria “disponete sempre uno spazio all’ombra per gli amici a quattro zampe, non portateli a spasso fra le 11 e le 14, applicate sulle zone delicate un fattore di protezione almeno 15, meno profumato possibile perché l’odorato animale sente più del nostro”.
E dall'Ente Nazionale Protezione Animali aggiungono: “cani e gatti, a differenza dell’uomo, non sudano, quindi per abbassare la temperatura corporea aumentano i respiri. Se ansimano e sono molto caldi, stanno soffrendo. Occorre portarli al fresco, abbeverarli, bagnarli, tamponarli con sacche di ghiaccio”.
 
GEA PRESS
9 LUGLIO 2014
 
Parigi – Maxi sequestro di scaglie di pangolino
Provenivano dalla Nigeria ed erano diretti nel Laos

 
Rappresenta il più grosso sequestro di scaglie di Pangolino, mai avvenuto in Europa. I doganieri dell’aeroporto Charles De Gaulle ne hanno rinvenuti ben 250 chilogrammi in una spedizione che, dalla Nigeria, era diretta nel Laos.
Le scaglie era dichiarate come “scaglie di pesce” ed il loro valore ammonta a 187.500 euro.
Secondo l’Ufficio Traffic del WWF, per un solo chilogrammo di scaglie, occorrono dai tre ai quattro animali. Già nel 2009 un altro sequestro, sebbene di minore entità, era avvenuto nell’aeroporto parigino.
Proprio in questi giorni le autorità della Convenzione di Washington stanno discutendo sullo status delle popolazioni selvatiche delle diverse specie di pangolino ed eventuali misure da adottare per una maggiore protezione. Ad essere colpite dal bracconaggio, sono sia le specie asiatiche che quelle africane.
Il sequestro di Parigi dimostra come i trafficanti hanno sempre più spostato i loro interessi sui pangolini africani, ma il principale luogo di destinazione continua ad essere l’estremo oriente.
Come è noto le scaglie di pangolino sono utilizzate nella medicina tradizionale.
 
LA ZAMPA.IT
9 LUGLIO 2014
 
Basil il cagnolino cieco che cammina grazie alle “ali”
 
Sei mesi fa Basil è stato trovato affamato per le strade di Leeds (Regno Unito). Chi lo ha soccorso ha subito notato che questo cagnolino non era in grado di camminare senza sbattere il muso contro qualcosa.
Dagli Stati Uniti però è arrivato qualcosa che gli ha salvato la vita: l’«Halo di Muffin» è anello tubolare che evita al cane di sbattere contro gli oggetti. Attaccato al suo corpo con una cintura e un cuscino, un po’ come se fossero ali d’angelo, l’halo quando tocca un oggetto, mette pressione sulle spalle di Basil, facendogli capire che deve fermarsi.
FOTO
 
GREEN STYLE
9 LUGLIO 2014
 
Cani ciechi: un casco li rende autonomi
 
La cecità nel cane non è un’eventualità rara: la sopraggiunta anzianità, la cataratta, il diabete e i più svariati incidenti possono influire sulla vista dell’animale. La perdita di un senso così importante per il quadrupede, tuttavia, ne limita fortemente le capacità di movimento: il cane potrebbe non orientarsi, potrebbe cadere dalle scale o ferirsi sbattendo contro una parete. Una nuova invenzione, tuttavia, promette di incrementare la qualità della vita degli amici a quattro zampe ciechi. Si chiama Muffin’s Halo e non è nient’altro che una sorta di casco – un’aureola, così come suggerisce il nome – che funge da barriera tra il cane e gli ostacoli presenti sul suo percorso. Quando in direzione di una parete o un mobile, ad esempio, una barra in plastica entra in contatto con l’ostacolo prima che l’animale possa ferirsi, consentendogli di aggiustare rapidamente il percorso. Il dispositivo è stato creato nel 2012 da Silvie Bordeaux, una proprietaria statunitense che si è ritrovata a dover gestire la cecità del suo barboncino. Il cane, feritosi diverse volte e finito dal veterinario per l’ingestione accidentale di oggetti, aveva bisogno di monitoraggio continuo. Così la proprietà ha creato il sopracitato casco, l’aureola con tanto di ali decorative, in materiale leggero e sicuro, poiché fissato al corpo del cane tramite una comoda pettorina. Già dal primo giorno, per il cucciolo è stata una vera e propria rivoluzione: l’animale percepisce gli ostacoli prima di scontrarvici e ha ritrovato la capacità di orientarsi nello spazio, pur privato della vista.
In Europa il dispositivo ha ottenuto attenzione sulla stampa grazie alla vicenda di Basil, un mix di razza Corgi salvato nel Regno Unito dal rifugio West Yorkshire Dog Rescue. Scovato dimagrito, affamato e completamente cieco, i volontari che l’han preso in cura si sono domandati come garantirgli un futuro sereno, nonostante la cecità, data anche la giovane età. Trovato in Rete il casco, hanno effettuato un test: per l’animale è stata una rinascita, così come conferma l’attuale famiglia adottiva. Pur rimanendo un prodotto commerciale, volontari e la stessa ideatrice vogliono raccogliere dei fondi per donare degli esemplari a rifugi e canili negli USA, dove i cani senza vista vengono frequentemente soppressi poiché mai adottati.
VIDEO
 
GEA PRESS
9 LUGLIO 2014
 
Sudafrica – Sedici anni di carcere per due bracconieri di rinoceronte
 
Sentenza di condanna per due bracconieri di rinoceronte provenienti dal Mozambico e fermati nell’aprile del 2013 dalla polizia del Sudafrica. Stante quanto riportato dall’autorità nazionale dei parchi nazionali i due bracconieri sono stati condannati a 16 anni di carcere, cumulati sia tenendo contro del reato di bracconaggio che altre infrazioni. La sentenza è stata emessa dalla Corte di Nelspruit.
I due bracconieri erano stati arrestati nel Parco Nazionale Kruger. Con loro armi ed il corno del rinoceronte bianco ucciso. I reati contestati hanno così portato alla condanna di dieci anni per bracconaggio, quattro anni per violazione dei confini nazionali ed attività illegale in area protetta,  sei anni per il possesso non autorizzato di arma da fuoco e munizioni.
La condanna ora emessa è stata giudicata dall’Autorità nazionale per i parchi nazionali come un valido deterrente contro il bracconaggio ed uno stimolo per gli uomini impegnati in questa battaglia.
Solo nel 2014 il Parco Nazionael Kruger ha perso 351 animali, mentre sessanta persone sono state arrestate. Da registrare anche il primo caso di uccisione di elefante occorso nei mesi scorsi. Nel famoso parco sudafricano non avveniva da dieci anni.
 
NEL CUORE.ORG
9 LUGLIO 2014
 
USA, SFIGURATA DALLO SCIMPANZE': "LASCIATELI NEL LORO HABITAT"
CON THE HUMANE SOCIETY PER UNA LEGGE PIÙ SEVERA
 
Una donna del Connecticut, negli Stati Uniti, accecata e sfigurata dall'attacco di uno scimpanzé andrà in visita a Washington questa settimana per sollecitare l'approvazione di regole per rendere più difficile mantenere i primati come animali domestici. Charla Nash, che ha perso il naso, le labbra, le palpebre e le mani dopo il faccia a faccia con lo scimpanzé "domestico" di circa 90 chili del suo datore di lavoro nel 2009, ha detto che le persone che acquistano piccoli di scimpanzé sbagliano se pensano che saranno innocui, come degli amici d'infanzia. ''Ci sono molte persone che non sanno nulla di me e di quello che è successo. Se ci sarà maggiore consapevolezza, meglio sarà per la gente'', ha detto Nash a "The Associated Press" in un'intervista telefonica. La donna, i cui occhi sono stati rimossi chirurgicamente dopo l'attacco, ha aggiunto che gli scimpanzé ''non rappresentano una specie che chiunque dovrebbe tenere come animale domestico. Sono semplicemente troppo selvaggi e pericolosi quando invecchiano''. Charla Nash, che ha subito anche un intervento chirurgico di trapianto di volto nel 2011, dovrebbe comparire in una conferenza stampa domani a Washington con i rappresentanti di The Humane Society of the United States per fare pressione sul Congresso in modo tale da sostenere la legge sulla sicurezza dei primati in cattività. La donna dovrebbe anche incontrare lo staff del Congresso per discutere la legislazione, che ha già superato l'esame della Camera negli Stati Uniti. Ci sarebbe da modificare il Lacey Act, aggiungendo i ''primati non umani'' alla lista di animali che non possono essere commercializzati o trasportati attraverso i confini di Stato come animali domestici. Attualmente, il Lacey Act pone tali restrizioni sui grandi felini, come tigri e leoni. Circa 25 Stati vietano alle persone di mantenere alcuni o tutti i primati come pet. Ma John Goodwin, direttore della divisione contro la crudeltà verso gli animali a The Humane Society, ha fatto sapere che gli acquirenti possono aggirare le leggi con l'acquisto di primati da allevatori di animali esotici che trovano online o presso grandi aste dedicate. Un piccolo di scimpanzé - pensate - può arrivare a costare circa 5.000 dollari. Goodwin ha spiegato che non c'è alcun dato preciso su quante scimmie siano attualmente tenutiecome animali domestici negli Stati Uniti perché c'è scarsa regolamentazione nel settore degli esotici da compagnia. Sta di fatto che l'uomo ha gravemente interferito con la vita di queste scimmie intalligenti e fisicamente molto forti allontanandole dal loro ambiente naturale.
 
BLITZ QUOTIDIANO
9 LUGLIO 2014
 
Waffle, il cane che colleziona palloni: “Ne ha raccolti quasi mille”
 
NEWTON ABBOT (REGNO UNITO) – Waffle è un simpatico Lakeland Terrier femmina che vive a Newton Abbot, cittadina della contea inglese del Devon. Il cane, dopo ogni passeggiata si porta a casa una palla che trovava in strada. Il cane ha fiutato palloni da calcio, palle da tennis e palloni da spiaggia dai cespugli e dalle banchine (Newton si trova sul mare) per un certo numero di anni.
La proprietaria Sarah Bennett ha ora un intero giardino pieno dei suoi trofei. Sarah calcola che il cane abbia trovato quasi mille palle finora. Al Western Daily Express, la donna ha raccontato: “Fin dalla prima volta che l’abbiamo comprata si è messa a cercare una palla. La prima settimana che era con noi, ha portato a casa un vecchio pallone di cuoio trovato in fondo al giardino”.
Waffle raccoglie palle di tutte le dimensioni: da quelle piccole a quelle grandi utilizzate per giocare in spiaggia. Ed ora, come mostrano queste foto, ne ha davvero tante:
FOTO
 
GEA PRESS
10 LUGLIO 2014
 
Pozzuoli (NA) – Cane dato alle fiamme. Denunciato dai Carabinieri il presunto responsabile
Le indagini del Nucleo Radiomobile di Pozzuoli. E' il terzo intervento di quest'anno per reati relativi ad animali.

 
Niente combattimenti tra cani, come inizialmente si era pensato forse a causa della razza alla quale era sembrato appartenere il povero cane dato alle fiamme, domenica scorsa, a  Pozzuoli (NA) (vedi articolo GEAPRESS).
Ad individuare e denunciare il presunto responsabile è stato il Nucleo Radiomobile dei Carabinieri di Pozzuoli coordinato dal Tenente Gianfranco Galletta. Un Nucleo, quello del Radiomobile di Pozzuoli, che già nel corso dell’anno aveva condotto altre operazioni riguardanti reati in danno agli animali.
I Carabinieri sono arrivati al soggetto, ora denunciato per maltrattamento ed uccisione di animali, subito dopo che la notizia è stata resa nota dalla stampa.
Il proprietario del cane aveva a quanto pare riconosciuto il povero animale dopo che era stata diffusa la notizia. Un cane regolarmente microchippato ed iscritto all’anagrafe canina.
I militari hanno subito avviato le indagini che hanno così consentito di risalire al presunto responsabile. La motivazione del gesto, così come riportata dall’Arma dei Carabinieri, lascia quantomeno sgomenti. Il cane poi finito bruciato, si sarebbe accoppiato con una cagnetta appartenente al denunciato. Da qui la tremenda reazione che sarebbe culminata con un getto di sostanza infiammabile. Il cane, però, sarebbe stato prima picchiato.
Sarà ora la Magistratura a valutare la situazione anche alla luce della particolare dinamica dei fatti. I Carabinieri avevano sentito alcune persone a sommarie informazioni. Particolari che vengono definiti raccapriccianti.
La legge che dovrebbe proteggere gli animali da maltrattamenti ed uccisioni (189/04) prevede in questi casi una denuncia a piede libero.
Il povero cagnolino, morto poi nella notte tra domenica e lunedì presso l’ospedale veterinaio dell’ASL di Napoli, era stato rinvenuto parzialmente carbonizzato, giacente in una aiuola in località Toiano. Una morte, che gli stessi Carabinieri hanno definito atroce.
Nel recente passato lo stesso Nucleo Radiomobile, coordinato dal Tenente Galletta, ha portato a segno altri due importanti interventi aventi ad oggetto i reati in danno agli animali. In particolare i militari erano intervenuti su un caso riguardante dieci cuccioli appartenenti a razze da compagnia e nei confronti di una sorta di fattoria, risultata abusiva, dove sono stati rinvenuti centinaia di animali in condizioni giudicate inidonee.
Un impegno che anche questa volta non è venuto meno e che va considerato anche alla luce della particolare situazione territoriale ove i militari si trovano ad operare. Va, altresì, rilevato come il caso del cagnetto del rione Toiano, ha suscitato viva emozione tra gli stessi abitanti.
 
SALERNO NOTIZIE
10 LUGLIO 2014
 
Pozzuoli (NA), tortura e brucia vivo cane perchè sorpreso ad accoppiarsi con sua cagnolina

 
Ha barbaramente torturato ed ucciso un cane meticcio SPIKE, appartenente ad un 81enne di Pozzuoli, solo perchè stava per accoppiarsi con la sua cagnetta. Così un 22enne del posto, senza alcuna pietà dapprima si è scagliato contro il cane riducendolo in condizioni disumane dopodichè lo ha cosparso di benzina e gli ha dato fuoco con l’intento di dargli una lezione. L’essere che ha fatto ciò è solo un 22enne, e da quanto si può apprendere su facebook, dove da ore circola sia la sua foto sia il suo nome e cognome è sposato e padre anche di due figli.
“I Carabinieri, con cui ci complimentiamo, hanno beccato questo mostro in 24 ore e l’hanno denunciato a piede libero. Ci hanno preceduto – dichiarano il membro dell’esecutivo nazionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli ed il capogruppo al consiglio comunale di Pozzuoli del Sole che Ride Paolo Tozzi – perchè stavamo per mettere una taglia su questo delinquente affinchè fosse consegnato subito alla giustizia. Adesso ci aspettiamo un processo ed una condanna per direttissima. Se verrà confermato che è padre di figli gli va anche levata la patria podestà. Quello che ha fatto a questo povere animale lo potrebbe fare anche sui propri bambini”.
 
ANSA
10 LUGLIO 2014
 
Non vuole che cane si accoppia,lo uccide
Nel Napoletano 22enne dà fuoco a cane, denunciato dai cc
 
(ANSA) - NAPOLI, 10 LUG - Non voleva che la sua cagnetta si accoppiasse e così ha ucciso l'esemplare maschio, un cane meticcio, che invece lo aveva fatto, dandogli perfino fuoco. Denunciato in stato di libertà, a Pozzuoli (Napoli), un 22enne. É stato l'81enne padrone del meticcio regolarmente registrato all'anagrafe canina regionale e munito di microchip, a dare l'allarme quando ha scoperto, qualche giorno fa su un giornale, della morte del suo cane, trovato parzialmente carbonizzato e giacente in una aiuola.
 
LA NUOVA SARDEGNA
10 LUGLIO 2014
 
Tubo fucile con trappola per animali: in cella un bracconiere
Maracalagonis, gli agentI del Corpo forestale scoprono di notte in campagna un 64enne mentre sistemava l’arma

 
CAGLIARI. Un presunto bracconiere di Quartu Sant'Elena, Enrico Pinna di 64 anni, sorpreso ieri notte a caricare un'arma clandestina di fattura artigianale tipo «tubo fucile», utilizzato per la caccia di frodo agli ungulati, è stato arrestato in flagranza di reato dagli uomini del Nucleo investigativo di Polizia Ambientale e Forestale del Servizio Ispettorato di Cagliari. Il fatto è accaduto in località «Su Reu-Solanas», in territorio di Maracalagonis.
L'arma, fissata tramite filo di ferro su delle aste metalliche e puntata verso un mucchio di mandorle utilizzate come esca, era formata da un tubo idraulico azionato da un meccanismo a scatto che agisce su una cartuccia calibro 12 caricata a munizione spezzata. Il percussore, a sua volta, viene azionato dal passaggio dell'animale mediante un filo metallico teso.
L'arma era collocata fra la vegetazione di lentischi e olivastri, su una porzione di terreno attigua ad un sentiero, e in prossimità di varie abitazioni, la più vicina delle quali distante non oltre trenta metri. Successivi controlli sul territorio circostante hanno permesso l'individuazione, a poche centinaia di metri dal primo, di un altro tubo fucile pronto a sparare al passaggio di una preda, posizionato in un terreno attiguo alla strada provinciale, e riconducibile allo stesso Pinna.
Sono state individuate, inoltre, nella stessa area, altre quattro postazioni predisposte per l'alloggiamento di «tubi fucile». Il presunto bracconiere è stato accompagnato nel carcere di Buoncamino in attesa del processo con giudizio direttissimo.
 
GAZZETTA DI REGGIO
10 LUGLIO 2014
 
Allarme bocconi avvelenati a Rubiera

Adriano Arati

 
RUBIERA (RE) - Allarme, a Rubiera, per alcuni sospetti casi di avvelenamento di cani, provocati da polpettine “condite” con prodotti potenzialmente letali per gli animali. Un animale è morto, e diversi altri (ieri) hanno registrato problemi di salute, con sintomi facilmente riconducibili al veleno. Oltretutto, tutti i problemi si sono verificati dopo passeggiate con i cani nel vasto parco attorno al complesso sportivo rubierese, dove si trovano la piscina, i campi da tennis, le palestre, il palasport ed alcuni campi da calcio. Un’area frequentata giornalmente da decine se non centinaia di persone, soprattutto nel periodo estivo, in cui si trova parecchio terreno verde, compreso un percorso di “sgambamento” pensato proprio per chi decida di fare due passi in compagnia del proprio cane. E qui decine di proprietari si recano spesso per fare attività fisica, per loro e per i loro animali. Dopo i primi casi del fine settimana scorso, il susseguirsi dei problemi per le bestiole è stato notato da diverse persone, in particolare dai veterinari attivi in paese, che si sono trovati ad affrontare diverse segnalazioni l’una dopo l’altra. Un fenomeno troppo insolito per essere attribuito alla mera casualità, che ha insospettito i medici e non solo. Il tam tam su Facebook, soprattutto nei gruppi frequentati dagli abitanti rubieresi, è partito rapidamente, fra dolore e rabbia per gli avvelenamenti e avvisi agli altri proprietari di animali, perché facessero la massima attenzione. La notizia è arrivata così anche all’amministrazione comunale, che ha preparato materiale informativo con consigli utili su come proteggere i propri cani e l’ambiente circostante. Nel frattempo, sono iniziate le verifiche per capire cosa sia successo realmente. Non sembra siano state trovate polpettine o altre esche di carne avvelenate, e d’altronde – è stato sottolineato – non sono gli unici potenziali motivi di malori e anche di decesso. Pure diversi funghi che crescono nell’erba bassa hanno un forte tasso di tossicità, e un’altra ipotesi è quella che i cani possano essere entrati in contatto con veleni per lumache o per topi, distribuiti magari attorno ad abitazioni private per prevenire “invasioni”. Allo stesso tempo, dopo le prime segnalazioni, si stanno cercando tutti i proprietari di animali che hanno avuto problemi, per cercare di stabilire quali siano le cause. Alcuni cittadini stanno anche pensando di presentare denuncia formale, all’amministrazione comunale e alle forze dell’ordine, segnalando questi casi. La preoccupazione rimane alta, in attesa di ricostruire bene la dinamica, e di stabilire se vi sia qualche “avvelenatore” che punta a far morire i cani o se si sia trattato di incidenti causali.
 
GAZZETTA DI REGGIO
10 LUGLIO 2014
 
Polpette al topicida disseminate nel parco

Silvia Parmeggiani

 
CORREGGIO (RE) A quasi più di un anno dagli episodi avvenuti a San Martino in Rio e Casalgrande, e quasi contemporaneamente a quelli avvenuti pochi giorni fa a Rubiera, anche a Correggio è scattata l’allerta “bocconi avvelenati”. L’allarme sta girando in rete nella speranza che il messaggio arrivi alle orecchie di tutti e soprattutto raggiunga la maggior parte dei correggesi che vanno a passeggio con il proprio cane. L’area a rischio, per ora, è quella del parco di via Don Minzoni, ma non si escludono altre zone. È stata una cittadina ad accorgersi del rischio in quella via: sabato sera, infatti, durante una passeggiata con il suo cane ha rinvenuto cibo avvelenato lungo il cammino. Purtroppo quando se ne è accorta il suo amico a quattro zampe lo aveva già ingerito, ma, fortunatamente, il veleno non è stato tale da causarne morte immediata. Gli effetti, però, erano ben evidenti e per questo la donna, collegando i sintomi del suo cane ai bocconi trovati per terra, ha portato d’urgenza l’amico dal veterinario e ha lanciato l’allarme. Ora il cane è fuori pericolo ma se avesse mangiato più bocconi avvelenati, o il veleno fosse stato più concentrato, le cose sarebbero andate diversamente. Ecco perché la proprietaria, dopo essersi già rivolta alle autorità per denunciare l’accaduto, ha lanciato il suo appello in rete: una denuncia nei confronti di un gesto ignobile ma anche un monito ai suoi concittadini perché tengano gli occhi ben aperti, nella speranza che la sua storia non si ripeta. Anche perché nei parchi non ci sono solo cani: anche i bambini, infatti, potrebbero venir in contatto con cibi e crocchette alterate. La notizia dunque si è diffusa subito fuori e dentro la rete, parte importante l’ha avuta anche l’ufficio comunicazione di Correggio che, subito dopo aver ricevuto la segnalazione della donna, ha lanciato l’allarme sui social network arrivando così a tutti i propri contatti a tempi record. «Ci è stata segnalata – si legge sulla pagina Facebook del Comune di Correggio – la presenza di bocconi di cibo avvelenati con topicida (a volte in pezzi di salame), nel parco di via Don Minzoni (nei pressi del Conad e dell’hotel President). Riportiamo questa informazione solo per invitare i proprietari di cani a prestare attenzione». Ma se per i proprietari dei cani questo avviso potrà rivelarsi utile e prezioso, più difficile sarà tutelare i gatti e, comunque, gli animali randagi. Che sia dunque un gesto vandalico o di un pazzo esasperato la parola d’ordine per tutti è: «attenzione e rivolgersi alle autorità sia se si rinvengono nuovi bocconi sia che si notino movimenti sospetti».
 
GAZZETTA DI REGGIO
3 AGOSTO 2014
 
Non c’era veleno nei bocconi dei cani morti
 
RUBIERA (RE) - Non c’era veleno nei bocconi e nei resti dei cani morti a Rubiera a luglio. Alcune settimane fa il paese sulla via Emilia aveva vissuto giorni di agitazione e di timore in particolare da parte dei proprietari di animali domestici, dopo che parecchi cani erano stati male – ed alcuni sono poi morti – dopo essere stati portati in giro per le zone verdi rubieresi dai loro proprietari. Una sequenza ravvicinata che aveva generato l’ipotesi di un avvelenamento voluto da qualcuno che avrebbe lasciato bocconi letali in punti strategici del paese. Anche altre opzioni erano state vagliate: dal contatto con funghi e sostanze naturali pericolose, fino al veleno per topi e insetti ingerito involontariamente dai cani. L’amministrazione comunale di Rubiera, oltre a potenziare una campagna di prevenzione, aveva chiesto degli esami tossicologici da parte dell’istituto zooprofilattico provinciale, effettuati su diversi campioni – sia organici, degli animali, sia su potenziali bocconi trovati nei parchi. Ora sono arrivati i risultati di questi esami tossicologici, dai quali non emergono tracce di veleno nei materiali analizzati, come annunciato dal sindaco Emanuele Cavallaro, che comunque rimarca: «Rimane importante segnalare eventuali altri casi sospetti e, lo ripeto, proseguire nell'attività di prevenzione. Ovviamente sentiremo dal Servizio come proseguire».
 
GAZZETTA DI REGGIO
10 LUGLIO 2014
 
Autista salva un cane incatenato
Montecchio: l’animale era davanti al suo bus, lui lo ha consegnato alla Municipale
 
MONTECCHIO (RE). Salva un cane e lo libera dalla catena che aveva legata al collo. È stato un conducente dell’autobus che ogni giorno collega Montecchio a Parma a prestare soccorso al bastardino che, impaurito e sofferente, si è parato di fronte al suo pullman. Domenico Mauri, autista di Tep, l’azienda del trasporto d’oltre Enza, domenica era di turno e stava guidando il suo autobus numero 11 in direzione di Montecchio. Attorno alle 12.50, quando l’autobus si trovava nella stazione di Tortiano, nel comune di Traversetolo, vicino alla fermata di via Rosta, un cane nero di media taglia si è posizionato proprio di fronte all’autobus, impedendogli di ripartire.
«Non potendo riprendere la corsa sono sceso dal mezzo per verificare la situazione – racconta Mauri – ma avvicinandomi all’animale ho notato che era molto impaurito e che aveva al collo un pezzo di catena piuttosto fatiscente, chiusa con un perno da lavoro. Preso dalla compassione per l’evidente sofferenza dell’animale, ho subito cercato di liberarlo dalla catena, senza però riuscirci».
L’autista ha quindi contattati i carabinieri, con i quali ha concordato di proseguire la marcia verso Montecchio, caricando sul mezzo il cane, per poi consegnarlo, una volta giunto al capolinea montecchiese, alla polizia municipale della Val d’Enza, come da prassi. Gli agenti hanno quindi preso in custodia l’animale e lo hanno affidato al canile municipale di Montecchio.
«Spero che le autorità possano risalire al proprietario – conclude Mauri – è incredibile che gli animali vengano trattati ancora in questa maniera».
 
LA NUOVA SARDEGNA
10 LUGLIO 2014
 
Ricettazione di nove pitbull, giovane terralbese a processo
 
ORISTANO Il fratello Christian aveva saldato i conti con la giustizia patteggiando undici mesi. Ora sotto processo c’è Alex Garau (27 anni di Terralba), a processo per ricettazione di cani e di maltrattamento di animali, in tutto nove pitbull. Erano stati rubati dall’allevamento personale dell’oristanese Nicola Simbula che al processo è parte civile assistito dall’avvocato Andrea D’Andrea. E proprio la vittima del furto è stato tra i testimoni che ieri hanno deposto di fronte al giudice monocratico Anna Rita Murgia. A tradire il fratello Christian, entrambi sono difesi dall’avvocato Manuela Cau, era stato un annuncio che aveva messo sul sito internet Subito.it. Il padrone dei pitbull aveva riconosciuto, tramite una striatura, uno dei suoi cuccioli. Così aveva mandato alcuni amici a concludere l’acquisto. In realtà era una trappola che fece scattare la denuncia. Dopo il primo patteggiamento, ora Alex Garau proverà a dimostrare che nulla c’entra con quella ricettazione. Il processo proseguirà il 17 novembre.
 
ANCONA TODAY
10 LUGLIO 2014
 
Rapirono due cani per chiedere un riscatto: due fratelli sotto accusa
I due amati animali - due Shih Tzu - sono stati prelevati dall'auto della padrona, che sborsò 800 euro pur di riaverli. Uno dei due imputati è nel frattempo deceduto. La difesa contesta però il riconoscimento
 
SENIGALLIA. Avrebbero rapito i due adorati cagnolini – due esemplari di Shih Tzu – per poi chiedere alla padrona un riscatto di 800 euro per poterli riavere sani e salvi: a giudizio, davanti al Tribunale di Ancona, due fratelli di etnia rom (di cui uno deceduto recentemente). Il fatto risale al 2011, quando la coppia avrebbe prelevato i due cani, assieme ad una borsa, dall’interno dell’auto della signora, che era in sosta.
Determinante per il riottenimento dei due amati cani, riporta il quotidiano il Messaggero, l’intervento di mediazione di una guardia zoofila, ascoltata come testimone, che fece da tramite fra la parte lesa – che acconsentì al pagamento pur di riaverli – e i rapitori. La difesa, riporta sempre il quotidiano, contesta però il riconoscimento dell’unico imputato rimasto in vita.  
 
LA NUOVA FERRARA
10 LUGLIO 2014
 
Mai più sagre con animali selvatici
 
PONTE RODONI (FE) Non bastassero le associazioni dei commercianti ora contro le sagre che utilizzano la carne di animali selvatici si scaglia l’associazione Animalisti Italiani Onlus. Walter Caporale, presidente della stessa associazione afferma che «la carne di animali selvatici uccisi dai cacciatori non può e non deve essere venduta nè alle sagre e nemmeno alle manifestazioni di carattere gastronomico (solo quella proveniente dagli allevamenti ndr.). L'Associazione “Animalisti Italiani Onlus” denuncerà tutti gli organizzatori delle numerose sagre del cinghiale e di tutte le altre specie cacciabili utilizzate per queste feste estive». Un durissimo attacco a questo tipo di manifestazioni. A Ponte Rodoni ricordiamo che la prossima edizione della sagra del cinghiale è già stata fissata dal 7 al 16 agosto ad eccezione dell’11 e 12
 
ALGUER
10 LUGLIO 2014
 
L'opinione di Enrico Muttoni
Uomini e animali, è tornato il Circo
 
Ad Alghero è tornato il circo, preceduto, accompagnato e seguito dalle rimostranze di coloro che in queste occasioni protestano per il trattamento restrittivo e vessatorio riservato agli animali. La restrizione dei quali in spazi limitati urta e appanna il buonismo di cui è piena (troppo) la nostra epoca. Buonismo, in questo caso animalismo, che capirei se fosse riservato a tutto il regno animale: ed invece maschera ancora una volta la peggiore delle discriminazioni. Quella che vuole liberi, sani, e prosperi solo gli individui che ci stanno simpatici, sono belli, e che ci fanno compagnia. Infatti, se siamo disposti a batterci per i mammiferi del circo: elefanti, felini, cammelli, foche e così via, il nostro fervore scema man mano che si scende nella scala sociale degli animali (creata da noi, beninteso): chi guarderebbe con simpatia quello svelto ed intelligente mammifero che risponde al nome di Ratto delle Chiaviche? Dunque, amore, protezione e tutela per gli animali del circo: e per gli altri? Ci sono gli animali lavoratori. Che devono lavorare e tacere, come i cani molecolari, i bovini suini ovini tutti, o i delfini. Le attenzioni dell’opinione pubblica, per loro sono ridotte; forse perché ai lavoratori umani è riservato lo stesso trattamento. Poi ci sono gli schiavi: i pesci nell’acquario e gli uccelli in gabbia, che rispettiamo e nutriamo, ma guai a dargli la libertà. Il nostro senso del bello e la nostra solitudine valgono bene la costrizione di quelle povere bestie. Infine, nella nostra contorta psicologia, non ci accorgiamo degli eccessi: da quelli d’amore riservati al nostro gatto, a quelli di cupidigia riservati alle ostriche perlifere e ai bachi da seta, a quelli più repressi ed inconfessabili che liberiamo ogni volta che infilziamo un’anguilla sullo spiedo, bolliamo un’aragosta o premiamo il dito sull’erogatore dell’insetticida: a morte, a morte! Quindi la Natura, nella sua meravigliosa varietà, ci mette di fronte uno degli aspetti peggiori del nostro essere: il razzismo. Perché lo stesso furore discriminatorio che applichiamo agli animali, ai quali pretendiamo di affibbiare aggettivi umani (squalo assassino, volpe ladra, serpente infido, …) lo applichiamo ai nostri simili. Verso i quali rivolgiamo i nostri sentimenti ( di solito accuratamente celati) con gli stessi processi mentali riservati agli animali. C’è da riflettere. E riflettendo, non c’è che una conclusione. Non sappiamo perché al mondo il Creatore abbia trovato il posto per tante specie: sappiamo solo che tocca agli umani studiare le altre, e non viceversa. Lo studio deve portare al rispetto, e questo ad un trattamento degli animali che non li faccia patire, senza motivo. Lo spettacolo del circo deve vivere, per quello che insegna sugli uomini, sugli animali e sui loro rapporti. Lasciando però una domanda senza risposta: chi sarà stato il genio che ha capito che una foca può tenere una palla sul naso?
 
INFO OGGI
10 LUGLIO 2014
 
Animali domestici e Condominio, una non facile convivenza
 
10 LUGLIO 2014 -  Le “relazioni affettive” tra uomini e animali domestici riguardano un crescente numero di persone. Ciò crea talvolta l’insorgere di problematiche tra chi ama avere con sé una bestiola “da compagnia” e chi invece ha un’altra “filosofia” di vita e magari non sopporta di dover  incrociare ( o “sentire”) animali nel proprio habitat di residenza. Habitat che per molti è costituito dai moderni condomini dove la carenza di spazi è di per sé capace di creare potenziali conflitti.
Prima della riforma della legislazione in materia condominiale del 2012, era possibile l’approvazione di regolamenti condominiali che ponessero dei “veti” ai condomini riguardo al tenere animali “domestici” nella propria abitazione privata, ora non più. La normativa prevede infatti che un tale genere di divieto non sia legittimo. Questo per quanto riguarda le singole abitazioni. La disciplina delle aree comuni condominiali, invece, non si è occupata direttamente di questo aspetto.
Tuttavia, appare naturale che una conseguenza della libertà assoluta del condomino di avere animali nella propria abitazione sia quella che neppure si potrà impedire al condomino di usufruire della parti comuni insieme al suo animale. Ovviamente, ciò andrà fatto senza ledere i diritti degli altri condomini. Secondo un’interpretazione prevalente della normativa, sarebbero quindi nulli anche i regolamenti in vigore da prima del 2012, che contenessero divieti in tal senso In realtà le cose non sono tanto semplici per tutti gli animali che si volessero tenere con sé.Una cosa è tenersi in casa un cagnetto, altra un galletto starnazzante o un asinello.
La legge non definisce la nozione di animale domestico e questa è sicuramente una lacuna di rilievo. In mancanza di una definizione normativa, per animale domestico è allora verosimile intendere l’animale da compagnia, cioè quello che è consuetudine avere con sé per ragioni affettive. Un discorso a parte va poi fatto per la rumorosità dell’animale, che rientra nella disciplina dei rumori molesti che è dovere del condomino non creare. Vada allora per il cane in casa, ma il can che abbaia…troppo…potrebbe invece dar vita a legittime contestazioni da parte dei condomini con l’udito più sensibile.
avv. Raffaele Basile 
 
LA ZAMPA.IT
10 LUGLIO 2014
 
Un gelato per dire addio a Meeka, la sua cagnolina di 16 anni
Le immagini dell’ultimo saluto al quattrozampe commuovono il web
 
FULVIO CERUTTI
 
Meeka era una adorabile e fedele cagnolina, ma dopo 16 anni trascorsi felicemente la sua salute si era aggravata così tanto da spingere la sua proprietaria alla decisione più difficile: darle il sonno eterno. Però nell’ultimo giorno di vita, in un pomeriggio che chi ha vissuto sa essere durissimo, la sua amica di sempre ha voluto farle un regalo: un intero gelato. Un alimento che per il suo bene le ha spesso negato, ma che questa volta, l’ultima volta, le ha permesso di gustarsi in pace e con la contentezza di non vederla soffrire in una cuccia. 
A testimoniare il tutto le foto che la ragazza ha pubblicato sul web e da un messaggio pieno di amore: «Il mio cane si chiama Meeka, un incrocio fra un husky e un pastore tedesco. È un cane divertente.. sapeva “abbaiare” le parole “I love you” e sapeva evadere da ogni luogo chiuso. Mi sento fortunata ad aver trascorso con lei 16 lunghi anni della mia vita, ma sfortunatamente ora è giunto il momento di correre in Paradiso. Meeka ha lasciato per sempre l’impronta della sua zampa nel mio cuore, e io l’amerò per sempre». 
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LA ZAMPA.IT
10 LUGLIO 2014
 
Viaggi con i quattrozampe: otto cose da sapere
 
Vacanze con il nostro amico a quattro zampe? Certo, si può. Eccovi una breve lista di cose da sapere per poter viaggiare sui principali mezzi di trasporto con i nostri amici animali. Nelle prossime ’puntate’ parleremo di come viaggiare all’estero, di cosa fare se si trova un animale abbandonato e delle responsabilità penali di chi abbandona un animale. Perché possiamo andare in vacanza con i nostri amici pelosi, basta sapere come fare.
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AMANDO
10 LUGLIO 2014
 
Spiagge per cani: la top 10 italiana
 
Niente più tuguri e calette scomode. Ora i cani sono ben accetti anche nelle riviere più famose. Ecco una lista delle spiagge più lussuose
Chi ha detto che andare in vacanza con il cane vuol dire rinunciare al lusso? Viaggiare con Fido non vuol più dire sacrificarsi e cercare luoghi di villeggiatura di serie B, anzi. Con un po’ di organizzazione e spirito d’avventura si può andare alla scoperta di lidi inesplorati.
L’Italia sta diventando sempre più dog-friendly, e così le sue spiagge. Dalla riviera ligure a quella laziale, ecco le dieci spiagge per cani a cinque stelle.
1) Spiaggia di Pluto, Bibone (Venezia)
Nominata miglior spiaggia per cani d’Italia nel 2009, la spiaggia non offre soltanto l’attrezzatura (200 ombrelloni, lettini, guinzagli e sacchetti igienici) ma anche corsi di educazione cinofila e percorsi di agility.
2) Bi Dog Beach, Caorle (Venezia)
Si trova davanti al villaggio San Francesco di Caorle. Non solo ombrelloni, docce e lettini, ma anche incontri dedicati all’alimentazione e all’educazione di Fido. Da provare.
3) Bau Beach, la spiaggia di Braccobaldo, Peschiera del Garda (Verona)
È la prima spiaggia dog-friendly sul lago di Garda. Mille metri quadrati tra Fornaci e Bergamini attrezzati con ombrelloni, docce e zone d’ombra. Il bagno, qui, si fa in acqua dolce.
4) Tamerici Dog, Rosolina Mare (Rovigo)
Spiaggia attrezzata con lettini per cani e per padroni. Per il relax dopo il bagno, una pista di agility per mettere alla prova il proprio cucciolo.
5) Doggy Beach, Lignano Sabbiadoro (Udine)
Novanta postazioni con ombrellone, lettini e brandina per cane. Più 10 postazioni singolarmente recintate, una piscina per cuccioli, un punto shopping dedicato ai prodotti per quattro zampe e uno spazio tolettatura self service. A disposizione: veterinario e istruttore cinofilo.
6) Rimini Dog no problem, Rimini
La riviera romagnola si apre ai cani. La spiaggia di Rimini, insignita con il titolo “accoglienza 4 zampe top” dall’onorevole Michela Brambilla, mette a disposizione due tipi di ombrelloni: quelli non recintati e le suite, spazi isolati.
7) Baba Beach, Alassio (Savona)
Metà è dedicata ai cani, metà a tutti gli altri. Nella luxury beach savonese è stato creato uno spazio, la terrazza Snoopy, con una parte ombreggiata dedicata ai quattro zampe.
8) Bau Bau Village, Albisola (Savona)
Spiaggia con ombrelloni di paglia, lettini, docce calde e fredde e un grande campo di agility. La chicca? Una piattaforma galleggiante per i tuffi.
9) Baubeach, Maccarese (Roma)
Nella Riserva naturale del litorale romano, la Baubeach offre lettini, kit bagno-balsamo per il risciacquo a fine giornata e, a disposizione, un esperto comportamentale e un veterinario. L’ingresso per lui è solo di 4 euro.
10) Doggie Beach, Caprera (Otranto)
No cane, no party. Qui entrano soltanto i padroni accompagnati dai loro amici a quattro zampe. Ci sono 15 posti, l’ingresso è gratuito e include ombrellone, libero accesso al mare, ciotole e fontana d’acqua dolce per riempirle.
 
GREEN STYLE
10 LUGLIO 2014
 
Spezza la zampa al cane perché urina a letto
 
Arriva dagli Stati Uniti l’ennesima vicenda di violenza sugli animali e, ancora una volta, vittime sono i cani. Il caso odierno accade nei pressi di Staten Island, in quel di New York, dove un uomo avrebbe volontariamente spezzato la zampa del suo animale domestico poiché colpevole di aver urinato sul letto di casa. A diramare la notizia è la polizia locale che, dopo aver individuato l’uomo, ha proceduto all’arresto e all’incriminazione di maltrattamento di animali. Il proprietario, un giovane trentunenne, lo scorso quattro luglio avrebbe scovato il suo cane, un Pit Bull, mentre urinava sul letto. Per punirlo, il giovane si sarebbe avventato con forza su una delle zampe posteriori, fino a provocarne la rottura. La ferita è stata però scoperta solo quattro giorni dopo, quando il proprietario ha deciso di trasportare l’animale da un veterinario. È stato proprio il medico veterinario di turno ad avvisare le forze dell’ordine, a seguito dell’ammissione da parte del giovane: stando a quanto dichiarato, oltre alle percorse il Pit Bull sarebbe stato lanciato con violenza contro gli stipiti di una porta in legno. Il colpevole dovrà ora rispondere dei reati di maltrattamento e tortura di animali e, così come prevedono le leggi statunitensi, potrebbe essere costretto alla reclusione in carcere. Perderà inoltre la custodia del cane, così come la possibilità di possedere altri animali domestici in futuro.
Non è la prima volta che la stampa, non solo quella statunitense, riporta casi di tale incompresibile violenza ai danni di cani e gatti. La scorsa settimana, ad esempio, gran scalpore ha sollevato la vicenda di un giovane, deciso a lanciare un cagnolino di piccola taglia dal terzo piano di un palazzo pur di vendicarsi dell’ex fidanzata. E non solo, tra abbandoni nelle stazioni di servizio e quadrupedi colpiti per divertimento con dardi e frecce, quella del 2014 rischia davvero di essere un’estate di fuoco infernale per i diritti degli animali.
 
GREEN STYLE
10 LUGLIO 2014
 
Imbrattano cane randagio con scritte indelebili
 
L’ennesimo caso di abbandono di animali dimostra quanto crudele possa essere il comportamento umano. Il fatto succede in California, dove un cane non solo è stato lasciato al suo destino ai margini di una strada trafficata, ma addirittura è stato imbrattato con tinte indelebili. Fortunatamente, l’esemplare ha già trovato una nuova famiglia adottiva. Il cane, una femmina, è stato trovato nei pressi della cittadina di Benicia, seduto e spaventato sotto un albero. Su entrambi i lati del suo corpo la scritta “Free” (“gratuito”), mentre sulla fronte la dicitura “I need a home” (“Ho bisogno di una casa”). Il tutto realizzato con un pennarello indelebile. Nulla di fisicamente doloroso o irreversibile, ma scioccante e incomprensibile negli intenti.
Dalle scritte è evidente come i precedenti proprietari si siano voluti sbarazzare della cagnolina, nella speranza che qualcuno se ne facesse comunque carico. I messaggi, infatti, sembrano essere stati effettuati per stimolare la curiosità dei passanti, specificando come l’esemplare fosse libero e pronto per trovare una nuova abitazione. E così è stato grazie a Shannon Bettencourt, una giovane che si è imbattuta nell’animale e ha quindi deciso di portarlo in salvo.
Stando a quanto dichiarato dai nuovi proprietari e dai veterinari che l’hanno visitato, l’esemplare è rimasto in una condizione di randagismo per pochi giorni, prima di trovare la sua nuova famiglia. Curata, educata e incredibilmente docile, è evidente come la cagnolina abbia passato gran parte della sua esistenza in compagnia degli umani, poiché cresciuta in tutto e per tutto come quadrupede domestico. Esclusa quindi la possibilità di perdita o fuga da casa, l’abbandono è probabilmente un atto deliberato.
Di fronte all’impossibilità di rintracciare gli originari proprietari, nonostante appelli anche sui social network, Shannon e il suo fidanzato hanno deciso di adottare ufficialmente la cagnolina. Le scritte sul manto sono state ripulite grazie a una rasatura professionale, ma i due salvatori continuano a essere stupiti e addolorati per quanto successo. Il giovane fidanzato, in particolare, spiega come un cane così buono non avrebbe fatto di certo fatica a trovare una nuova casa: non vi era bisogno né di abbandonarlo per strada, tantomeno di ricoprirlo di inchiostro indelebile. La coppia ha ribattezzato il quadrupede Libby, abbreviativo di “Liberty”.
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GEA PRESS
10 LUGLIO 2014
 
Randagi uccisi nei canili americani. L’ENPA si appella all’Ambasciatore USA
 
Cani, ma anche gatti randagi, abbattuti nei ricoveri. Succede negli Stati Uniti e la pratica suscita ormai da anni, vibrate proteste. Più di recente quelle relative ad un canile di New York.
Proprio negli USA, alcune città hanno vietato gli abbattimenti, ma il problema è ancora diffusamente presente. Per questo la Presidente Nazionale dell’ENPA Carla Rocchi ha scritto all’Ambasciatore in Italia John R. Philips. Facendo riferimento ai metodi di gestione del randagismo la presidente Rocchi ha così posto all’attenzione dell’Ambasciatore “l’anacronistica pratica di abbattere cani e gatti randagi dopo una breve, spesso brevissima, permanenza nelle strutture di accoglienza”.
In tal maniera l’ENPA ha anche voluto  esprimere la forte contrarietà dell’opinione pubblica italiana per il modo  cruento di gestire il fenomeno randagismo ma anche per le recenti notizie di stampa secondo cui in una struttura newyorkese si sarebbero verificati abusi nei confronti degli animali.
“Mi rivolgo a Lei, Signor Ambasciatore, affinché si faccia portavoce di tale problema presso un’amministrazione sensibile e progressista, qual è quella presieduta dal presidente Obama – prosegue Rocchi -. La strada da seguire è indicata anche da alcune realtà locali presenti all’interno della Sua Nazione. Già da tempo Hastings e Rosemount in Minnesota, Prescott nel Wisconsin e molte altre città statunitensi hanno vietato l’uccisione dei randagi sui rispettivi territori”.
Da questo punto di vista, la presidente dell’Enpa ha accennato quella che viene definita “la positiva esperienza” vissuta dal nostro Paese con la legge 281/1991 che, laddove applicata alla lettera, vietando l’abbattimento dei randagi e imponendo l’obbligo di sterilizzazione di cani e gatti ha permesso, sempre secondo l’ENPA, di risolvere il problema una volta per tutte, in modo assolutamente incruento.
D’altro canto, ha evidenziato Rocchi, la pratica delle uccisioni favorirebbe l’abbattimento indiscriminato degli animali a scapito delle adozioni. Proprio come sembra confermare la vicenda della struttura newyorkese – vicenda che ha avuto di recente visibilità sulla nostra stampa – dove il numero delle epurazioni dei randagi sarebbe molto elevato, determinando inevitabilmente un profitto per i privati che operano in questa “industria della morte.
“Dire no alla strage dei randagi – ha aggiunto la presidente Rocchi – è oggi un atto dovuto e non più procrastinabile da parte di un Paese che ha l’ambizione ad essere un punto di riferimento per tutto il mondo. E non è ammissibile che interessi economici o di altro tipo decidano sulla vita e sulla morte di innocenti esseri senzienti! – aggiunge Rocchi -. Concludo, signor ambasciatore, animata non dalla speranza, ma dalla certezza, di trovare in Lei un interlocutore sensibile ed attento”
 
LA ZAMPA.IT
10 LUGLIO 2014
 
Il Giappone torna a cacciare le balene malgrado il divieto della Corte dell’Aja
Il premier Abe ha progettato un nuovo schema dal 2015 per «la ricerca», in base alla necessità di avere dati utili sulla gestione delle risorse ricavate dai cetacei.
 
Il Giappone riprenderà dal 2015 la caccia alle balene su un nuovo progetto articolato nonostante la Corte internazionale di Giustizia dell’Aja abbia decretato a marzo «l’illegittimità» del suo programma a «fini scientifici» nelle acque dell’Antartico, perché ritenuto a scopi commerciali. 
Il premier Shinzo Abe aveva anticipato i piani il 9 giugno, quando in un’audizione parlamentare ribadì la volontà di fare più sforzi per «la comprensione della comunità internazionale», ma quello che invece ha sorpreso è che l’annuncio definitivo lo abbia fatto in Australia, nel corso della visita nel Paese che nel 2010 citò Tokyo dinanzi alla Corte, con il sostegno della Nuova Zelanda, per la caccia nel “santuario dell’Antartico”. 
Abe, nel corso della conferenza stampa congiunta col premier Tony Abbott, ha chiarito che il Giappone lancerà un nuovo schema dal 2015 per «la ricerca», in base alla necessità di avere dati utili sulla gestione delle risorse ricavate dai cetacei. 
Il Sol Levante è un «buon cittadino nella comunità internazionale - ha rilevato ancora - e rispetterà la sentenza della Corte». Il Giappone «è un Paese che valorizza il diritto internazionale, l’ordine e lo stato di diritto e, pertanto, si atterrà alla decisione», ha proseguito, osservando che la Corte ha confermato che uno degli obiettivi della Convenzione sulla regolamentazione della caccia alle balene è proprio «l’uso sostenibile delle risorse». 
In base a questo punto di partenza, «guardando al diritto internazionale e alle motivazioni scientifiche, ci impegneremo nella raccolta di informazioni scientifiche indispensabili». 
Abe e Abbott, che hanno siglato importanti accordi anche in materia di sicurezza, pur mantenendo ferme le posizioni, hanno rilevato che il caso «non dovrebbe avere impatti sui rapporti bilaterali, che restano la parte importante». Poi, il premier australiano ha a sua volta rimarcato la «totale opposizione alla caccia alle balene», osservando che l’amicizia fra i due Paesi «è molto più grande del disaccordo su una singola questione». 
Pochi giorni prima, Abe, nell’ambito di una missione in Oceania, aveva fatto tappa in Nuova Zelanda e spiegato che il Giappone stava considerando la ripresa della caccia scientifica nell’Oceano Antartico. Identica la risposta del primo ministro John Key: totale contrarietà, con l’obiettivo di mettere fine del tutto alla caccia ai grandi cetacei.  
 
TICINO NEWS
10 LUGLIO 2014
 
Iniziativa animali, che flop!
Sono solo 1'717 (sulle 7'000 necessarie) le firme raccolte dall'iniziativa popolare di AnimaLife Ticino
 
Non è riuscita l'iniziativa popolare legislativa generica lanciata dall'Associazione AnimaLife Ticino per chiedere l’introduzione del divieto di soppressione degli animali da compagnia sani, presentata lo scorso 25 aprile.
Le firme consegnate alla Cancelleria dello Stato entro il termine di scadenza del 30 giugno sono infatti solo 1'717, quando ne erano necessarie 7'000.
Dal canto suo l'associazione prende atto dell'esito dell'iniziativa, ma ribadisce che vuole continuare a lottare. "Stiamo preparando una petizione a livello federale, dove non sono necessarie un preciso numero di firme e dove tutti i residenti (anche non svizzeri) potranno firmare. Vogliamo chiedere al Consiglio Federale e ai Consiglieri nazionali di prendere posizione in merito ad una legislazione assente. Assente perché l'OPAn non cita nemmeno l'eustanasia: né come atto vietato, né come atto permesso".
 
METEO WEB
10 LUGLIO 2014
 
Animali: in Europa il declino degli uccelli è colpa dei pesticidi neonicotinoidi
 
In tutta Europa meno uccelli per colpa dei pesticidi. Secondo scienziati olandesi l’uso diffuso in agricoltura di insetticidi neonicotinoidi, oltre ad essere indicato tra i responsabili della moria delle api, avrebbe anche influenzato “marcatamente” il declino delle popolazione di volatili nel vecchio continente, che negli ultimi tre anni avrebbero subito in alcune specie un calo del 20%. I ricercatori della Radboud Universiteit di Nimega, secondo quanto riporta la BBC, puntano il dito contro questo tipo di pesticida ampiamente usato in agricoltura per sterminare i parassiti e che fa parte di un gruppo di nuovi insetticidi introdotti nel 1990 come un “modo piu’ ecologico per trattare i parassiti delle colture”. Il pesticida, solubile in acqua, agisce direttamente sul sistema nervoso degli insetti, creando teoricamente meno problemi ai mammiferi e all’ambiente, ma a quanto pare avrebbe anche un impatto diretto sui volatili. Esaminando 15 specie di uccelli, per i quali gli insetti sono la principale fonte di cibo, gli scienziati olandesi hanno infatti scoperto che ad alte concentrazione nell’acqua di neonicotinoidi e’ “stata costantemente associata” una flessione delle popolazioni di uccelli monitorate. “Con concentrazioni superiori a 20 nanogrammi per litro, abbiamo trovato una riduzione del 3,5% delle popolazioni locali di uccelli – ha detto alla BBC, uno degli autori dello studio, Hans de Kroon. – In dieci anni si tratta di una riduzione del 35% della popolazione locale, e’ davvero enorme”. Bayer, che produce l’insetticida neonicotinoide sotto accusa nello studio olandese, respinge ogni addebito, affermando che non e’ stata provata una connessione diretta tra il declino delle popolazioni di volatili e l’uso di questi prodotti chimici. “I neonicotinoidi sono stati sottoposti a test intensivi sui rischi connessi alla salute e all’ambiente e i risultati hanno dimostrato la loro sicurezza, quando usati in modo responsabili e seguendo le indicazioni riportate sulle etichette”, ha precisato un portavoce della Bayer.
 
GEA PRESS
10 LUGLIO 2014
 
Mangiare meno carne fa bene al Pianeta Terra. Lo studio della Oxford University
Vegani più rispettosi di tutti. I ricercatori: i Governi devono riconsiderare il concetto di "dieta sostenibile"
 
Mangiare carne inquina di più. Questo, in sintesi, quanto si desume da uno studio della Oxford University, pubblicato nel mese di giugno dalla rivista scientifica CLIMATIC CHANGE.
In particolare, dagli studi di sette ricercatori che hanno firmato l’articolo, è risultato come un mangiatore medio di carne, incide sul riscaldamento globale quasi il doppio di un vegetariano e quasi tre volte di più rispetto alla dieta vegana, priva cioè di derivati animali.
Lo studio ha preso un esame 60.000 cittadini del Regno Unito considerati per diversa tipologia di dieta, ivi compresi forti e bassi mangiatori di carne.
Lo studio ha così rivelato come dimezzando l’alimentazione carnea si contribuisce a tagliare del 35% la cosiddetta “impronta di carbonio”, ovvero l’emissione di gas in grado di provocare un’alterazione climatica. La riduzione sarebbe però del 60% nel caso di una dieta vegana.
Una variazione drastica ed evidentemente preoccupante tanto che gli stessi autori hanno ritenuto di dover suggerire ai Governi di prendere in considerazione la ridefinizione della stessa “dieta sostenibile”. In sintesi, riporta sempre lo studio della Oxford University, una “dieta sostenibile sana”  dovrebbe considerare la riduzione del consumo dei prodotti di origine animale.
A questo proposito viene rilevato come gli allevamenti sono responsabili del 15 per cento delle emissioni globali di carbonio.
Secondo i ricercatori della Oxford University, il lavoro ora pubblicato dimostrerebbe come “la riduzione del consumo di carne e di altri prodotti di origine animale può dare un prezioso  contributo alla mitigazione dei cambiamenti climatici. Altri lavori – precisano sempre i ricercatori - hanno dimostrato altri benifici all’ambiente e alla salute grazie ad un ridotto consume di carne“.
 
GAZZETTA DI REGGIO
11 LUGLIO 2014
 
Cani morti: si cercano i bocconi

Adriano Arati

 
RUBIERA (RE). Il decalogo di norme divulgato dal Comune contro i potenziali avvelenamenti degli animali prevede norme semplici e basilari. L’uso del guinzaglio e, se necessario, della museruola; portare i cani in aree verdi o comunque in luoghi curati e ben puliti evitando terreni incolti e abbandonati. In caso di utilizzo domestico di veleni per topi, seguire attentamente le istruzioni e tenere lontani i prodotti dagli animali domestici, da acqua e cibi. Se compaiono sintomi di sospetto avvelenamento, chiamare subito un veterinario. Se l’animale muore, le spoglie vanno mandate – tramite il servizio veterinario dell’Ausl, all’Istituto Zooprofilattico competente per territorio. I corpi e i bocconi sospetti devono essere trattati con cautela, usando se possibile guanti e protezioni. L’avvelenamento è un atto criminoso e va segnalato, contattando l’Urp di Rubiera (0522-622202) il Servizio veterinario Ausl Scandiano (0522-850334) e i carabinieri di Rubiera (0522-626142). RUBIERA Arrivano davanti ai carabinieri i timori dei proprietari di cani di Rubiera, dopo i sospetti avvelenamenti segnalati nei giorni scorsi. Ci arrivano proprio mentre le guardie ecologiche iniziano un’azione di controllo di tutte le aree verdi rubieresi, e il Comune intensifica la prevenzione. Nel pomeriggio di ieri, un gruppetto di abitanti della zona, sei-sette persone, si è recato alla caserma dei carabinieri di Rubiera, per esternare la preoccupazione sulla possibilità che vi sia qualcuno che avvelena gli animali volutamente. Una paura ascoltata dai militari, già informati delle voci, e a loro volta attivi per verificarele, iniziate nel fine settimana scorso dopo che diversi cani hanno avuto dei malori, e due sono morti. I sintomi hanno fatto pensare al veleno, ma per ora non vi sono prove che si sia trattato di un atto voluto. Gli esami sanitari sono in corso, e occorrerà del tempo per gli esiti delle analisi. Le possibilità sono diverse, perché potrebbe essersi trattato anche di veleno per topi o lumache ingerito inavvertitamente dagli animali, o di funghi che crescono nell’erba, dalla forte tossicità. Per ora, non sono state trovate prove di bocconi avvelenati. I carabinieri hanno chiesto ai cittadini di avvisare le forze dell’ordine di ogni avvenimento sospetto, senza cercare di intervenire direttamente in alcun modo. Non si è trattata di una denuncia vera e propria, per altro impossibile a oggi. I casi di decesso sono pochi, e non vi sono certezze cliniche sulle cause. La preoccupazione è però alta, e si propaga parecchio anche via internet, nei gruppi Facebook popolati da rubieresi. Un sentimento recepito anche dall’amministrazione comunale, già attivata su questo fronte. «Siamo ancora in attesa di riscontri definitivi sui possibili avvelenamenti ai cani. Nel frattempo, controlliamo il territorio e facciamo informazione, la prevenzione è sempre utile», racconta il sindaco Emanuele Cavallaro. Mentre si aspettano gli esiti autoptici, è stata avviata un’azione di verifica in tutte le aree verdi dove gli abitanti portano i loro animali a passeggio. L’operazione è affidata a un gruppo di guardie ecologiche volontarie della zona, che da ieri ispezionano parchi, prati e percorsi, per trovare eventuali tracce di bocconi o di altri strumenti per avvelenare i cani. E per presidiare così il territorio, scoraggiando chi avesse davvero cattive intenzioni. «Sino a che non avremo gli esiti degli esami non sapremo se si tratti di avvelenamenti voluti, di possibili fonti di veleno ce ne sono diverse. I cani potrebbero essere venuti in contatto con delle trappole per topi, con dei funghi», spiega Cavallaro. Per adesso si punta alla prevenzione, in collaborazione con il servizio veterinario dell’Ausl. «Abbiamo distribuito e affisso i manifesti con il decalogo di istruzioni da rispettare: nozioni importanti a prescindere, in questo modo si abbassano comunque i rischi», continua il primo cittadino. «Norme utili per la salute degli animali ma anche per i proprietari: non sappiamo se vi sia qualcuno che voglia avvelenare i cani ma prevenire è sempre una buona strategia, ci siamo attivati e invitiamo i cittadini a segnalare altri casi potenzialmente sospetti».
 
GEA PRESS
11 LUGLIO 2014
 
Mestre (ME)– L’elemosina con il dobermann
Intervento della Polizia Municipale di Venezia

 
In pieno centro di Mestre con un cucciolo di Dobermann. Non si trattava di una normale passeggiata, ma di una richiesta di elemosina.
Il soggetto, piazzatosi nella giornata di ieri nei pressi di un supermercato di Corso del Popolo, ha però attirato l’attenzione di molte persone che si sono messe in contatto con la centrale operativa della Polizia Municipale. Gli Agenti sono pertanto intervenuti individuando un mendicante “barbanera”. Si tratta, come è noto, di cittadini dell’est europa non nuovi ad interventi delle Forze dell’Ordine proprio nella stessa strada di Mestre.
Per lui la sanzione della Polizia Municipale ed il sequestro dell’animale.
Gli Agenti hanno, per la prima volta, applicato  l’articolo 3 comma 17 del regolamento comunale di igiene urbana e benessere degli animali di Venezia (divieto di mendicare utilizzando animali), sanzionando il mendicante con una multa di 50 euro e sequestrando l’animale.
Il cucciolo, un dobermann di tre mesi, sebbene regolarmente cippato e con  libretto veterinario e passaporto internazionale, è stato affidato al personale del servizio veterinario dell’Azienda sanitaria locale 12, intervenuto sul posto, mentre il mendicante veniva informato della contestazione e di tutte le procedure pertinenti al caso.
 
IL MATTINO
11 LUGLIO 2014
 
La tigre di Mugnano
La cucciola segregata in un casolare viaggia verso la Germania. Leggi cosa l'aspetta
 
Alessandra Chello
 
E' salva. In viaggio verso la Germania. Angela, la tigre ritrovata a dicembre prigioniera in un'azienda agricola nelle campagne di Mugnano, avrà finalmente una chance di tornare a vivere con la dignità e la fierezza di un grande felino come lei.
Il trasferimento è iniziato la mattina di venerdì 11 luglio, dal parco di Dittellandia, l'area a Sud di Mondragone che l'ha ospitata fino ad ora. Protagonisti dell'operazione, un team di veterinari del Centro tedesco specializzato in fauna selvatica, il Four Paws e la Lav, la lega antivivisezione che si è fatta carico delle spese. Angela è stata sedata, sistemata a bordo di un speciale automezzo. E via. Partita: destinazione Francoforte. Con tanto di scorta degli uomini della Forestale che l'hanno accompagnata fino al confine tedesco.
Resterà in Germania il tempo necessario perché etologi ed esperti riescano a insegnarle a tornare selvatica. Come è giusto che sia. Poi sarà rimessa in libertà, in Africa.
«In Campania - spiega Stella Cervasio, Garante per i diritti degli animali del Comune di Napoli - sono almeno dieci al mese i sequestri che riguardano gli animali esotici illegalmente detenuti. Un fenomeno allarmante. Ecco perché va risolto subito il problema della custodia temporanea creando strutture organizzate in grado di poterlo fare con la dovuta competenza».
La storia di Angela per fortuna ha avuto un lieto fine. Ma quante altre piccole o grandi vittime della assurda crudeltà dell'uomo sono condannate ad una lenta agonia?
VIDEO
 
IL RESTO DEL CARLINO
11 LUGLIO 2014
 
Cane piange ogni volta che sente l’ambulanza
Da quando il padrone è morto: colpito da malore, era stato portato via a sirene accese
 
di Angelica Malvatani
 
Fermo, 11 luglio 2014 - Ci sono amicizie che vanno ben oltre i limiti che la vita pone, che superano anche i momenti più terribili. Legami che neppure la morte riesce a spezzare e chi resta conserva un dolore reale. Questa è la storia di una amicizia, di una scomparsa improvvisa e di un dolore che non si placa, e poco importante se il titolare del cuore non è una persona ma un cane. È la storia di Puul, un esemplare di setter, un cane da caccia che vive a Lido di Fermo. A raccontarla, con le lacrime agli occhi, i vicini di casa della famiglia di Puul, che ne conoscono il cuore grande.
Due anni fa il proprietario dell’animale si è sentito male in casa. Una situazione che è apparsa subito seria, è arrivata a sirene spiegate l’ambulanza per prestare soccorso anche se le condizioni dell’uomo erano apparse subito disperate. La corsa all’ospedale, da cui però non aveva fatto più ritorno. Da lì a poco il signore è morto, lasciando nello sconforto la sua famiglia e anche il cuoricino di Puul ha sofferto tanto.
Lo sa bene chi ama e conosce i cani, sanno che sono capaci di sentimenti tenaci e fortissimi che non si interrompono, qualunque cosa accada. Puul non dimentica, non ha mai dimenticato il suono di quell’ambulanza che si è portata via il suo amico e oggi, ogni volta che sente una sirena ululare, lui piange, fa un verso che stringe il cuore a chiunque lo senta.
«A noi viene in mente solo un pianto colmo di dolore - raccontano i vicini - non è l’ululato di un cane. È davvero un lamento che ci fa stringere il cuore e ogni volta ci fa riflettere sui sentimenti di cui sono capaci questi straordinari animali. Volevamo raccontare questa storia che ci è parsa davvero importante, per dire che i cani hanno dei sentimenti e sanno di far parte di una famiglia, noi umani abbiamo il dovere di rispettarli e di tenerli con noi per tutta la loro vita. Sapranno essere riconoscenti e la storia di Puul è lì a testimoniarlo. Noi volevamo solo dire che gli vogliamo bene e siamo molto dispiaciuti per il suo dolore».
Angelica Malvatani
 
GAZZETTA DI MODENA
11 LUGLIO 2014
 
Cervo da un quintale centrato da un’auto in via Emilia Ovest
 
di Sabrina Fiorini
 
Prov. di Modena, È comparso all’improvviso sulla strada e l’auto non è riuscita ad evitare l’impatto. Un giovane esemplare di cervo femmina è stato investito e ucciso nella notte di martedì, intorno alle 23, lungo via Emilia Ovest, sul tratto tra Cittanova e Marzaglia. L’animale, di circa cento chili, ha infatti invaso la carreggiata per attraversare, proprio mentre sopraggiungeva un Audi R8 con la quale è avvenuto il violento scontro che ne ha provocato la morte pochi minuti dopo. Ingenti anche i danni al veicolo coinvolto riscontrati dalla polizia municipale intervenuta sul posto insieme ai volontari del Centro fauna selvatica Il Pettirosso di Modena, che si sono immediatamente occupati della cerva, per il quale però non era possibile fare più nulla. «Si tratta di un fatto piuttosto particolare – commenta Piero Milani, responsabile del Centro fauna intervenuto sul luogo dell’incidente – dal momento che non si è verificato su una strada di montagna ma in pianura, nei pressi della città; in 14 anni di lavoro al Centro fauna selvatica non mi era mai capitato di vedere un cervo investito al di sotto della zona di Pavullo». Secondo Milani non si tratterebbe però di uno spostamento volontario dell’animale dal suo habitat naturale e le attenzioni delle autorità competenti dovrebbero quindi rivolgersi verso altre direzioni. «È possibile – afferma infatti – che il cervo fosse custodito da un privato e che divenuto adulto sia sfuggito al suo controllo; un animale di quelle dimensioni non passa certo inosservato e avremmo ricevuto segnalazioni se fosse stato libero, come capita spesso con i caprioli. Le autorità dovranno accertare il fatto, ma pensare a un effettivo spostamento di questi esemplari verso le zone di pianura sarebbe un allarmismo ingiustificato» Sono davvero tante infatti le persone, che secondo il responsabile del Centro ospiterebbero in casa e nei loro giardini animali selvatici trovati feriti o in difficoltà, senza avvertire l’amministrazione provinciale o il centro di recupero fauna, compromettendo così la loro salute e la loro stessa vita futura. «Spesso la gente pensa di accogliere un cucciolo, un piccolo “bambi”, ma non si rende conto o ignora che si tratta comunque di un animale selvatico, la cui natura va rispettata. Senza contare il rischio che si corre a livello legale di essere denunciati per detenzione di fauna pericolosa». La proprietà dell’animale selvatico è infatti dello Stato e viene tutelata da leggi nazionali e regionali molto severe, che chiedono di avvisare le autorità competenti in caso di ritrovamento. «È la prima cosa da fare – conferma Milani – e noi del Centro fauna siamo sempre disponibili per fornire informazioni e intervenire. Altrettanto importante però, è diminuire il numero di questi incidenti, oggi molto frequenti, rispettando prima di tutto la segnaletica e i limiti di velocità».
 
IL CENTRO
11 LUGLIO 2014
 
Maceroni: illegittimo l’abbattimento dei cinghiali in provincia
 
AVEZZANO (AQ) - «L’abbattimento dei cinghiali, avviato nell’Aquilano, è illegittimo». Ermenegildo Maceroni, commissario provinciale Italcaccia L’Aquila, scrive a Provincia, Regione e Parco Sirente Velino, per chiedere chiarimenti, in quanto «i piani di abbattimento della fauna selvatica nociva devono essere eseguiti esclusivamente dai soggetti indicati nella legge 157 del ‘92». «Abbiamo accertato che i metodi individuati dall’Ispra, cioè recinzioni elettriche, dissuasori acustici e olfattivi», continua Maceroni, «non sono stati adottati in tutte le zone colpite dagli assalti dei cinghiali e non sono stati fatti censimenti, tanto che non ci sono cifre di animali da abbattere. Gli abbattimenti che si stanno facendo sono vere e proprie carneficine, pericolose anche per cervi e caprioli, specie protette, che sono in fase di riproduzione e svezzamento dei loro piccoli. Tanto che in questo periodo non è permesso nemmeno l’addestramento dei cani. Non siamo gelosi del fatto che gli abbattimenti vengano eseguiti soltanto da alcuni privilegiati che abbiano conseguito il brevetto di selecontrollore e partecipano per il solo gusto di sparare, ma queste persone non hanno nessuna esperienza di caccia agli ungulati come i cacciatori di Italcaccia».
 
GAZZETTA DI MODENA
11 LUGLIO 2014
 
«Troppo comodo dar la colpa alle nutrie»
 
Modena - La relazione salvauomini della commissione regionale sulle cause dell’alluvione non convince tutti. Non convince la Lega per la Difesa Ecologica che in una nota “ritiene più corretto individuare la causa dell'alluvione nella mancanza di manutenzione e controllo da parte di Aipo piuttosto che alle tane degli animali anche perché, se così non fosse, bisognerebbe accettare che il nostro futuro dipende da tassi e istrici...». La Lde allarga la riflessione: «Sia nel caso del terremoto del 2012 che dell'alluvione sono state istituite commissioni e fatti studi per determinare le cause, ben sapendo che è molto arduo arrivare a questo. Non è che questo abbia secondi fini? Nel caso dell'alluvione, non potendo invocare l'eccezionalità delle precipitazioni, ci tranquillizziamo chiamando in causa gli animali. Anche nel caso del rischio idraulico del Canale Naviglio, di cui si parla in questi giorni, la colpa viene attribuita alle alghe (in realtà piante radicate) senza dire che la loro crescita abnorme è dovuta ai nostri scarichi. I colpevoli delle nostre disgrazie sarebbero quindi il mondo animale e vegetale. Anche la sperimentazione al Cavone ha escluso che la reiniezione nel sottosuolo sia causa di terremoti... Evidentemente c'è chi pensa alle Commissioni come tranquillanti piuttosto che alla soluzione dei problemi». Tornano allo specifico, la nota spiega che «è stato ipotizzato che la causa del collasso siano state le tane, ma le prove portate per questo non hanno una grande validità scientifica. A supporto vengono citate le testimonianze oculari di cittadini che hanno assistito all'allagamento una volta iniziata la rotta, attribuendogli un'importanza determinante. Peccato che non esistono testimonianze oculari di Aipo che in quelle ore e soprattutto in quelle precedenti avrebbe dovuto sorvegliare gli argini. Viene inoltre citata la presenza delle tane nei tratti di argine contigui a quello crollato (ovvia e nota) ma anche la loro presenza in quello crollato desunta dalle foto aeree del 2010 e del 2012, con addirittura l'indicazione dei fori di entrata e uscita. Se si superano i legittimi dubbi che dalle foto aeree si possa arrivare a un tale dettaglio, come mai non è stato fatto niente dal 2010 per rimediare?». La presidente di Conf-agricoltura Modena Eugenia Bergamaschi commenta così: «La presenza degli animali selvatici non è una novità, noi del mondo agricolo da anni lo segnaliamo. Gli animali fanno il loro “mestiere”, ovvero costruiscono tane, è nella loro natura e non possono essere incolpati dell’alluvione. L’eccessiva presenza di animali è un danno per la tenuta degli argini dei fiumi e per le produzioni agricole, e rappresenta un pericolo, ma si controlla con l’applicazione delle leggi e il lavoro dei coadiutori. Esiste un ente incaricato di vigilare gli argini, fare vigilanza e manutenzione e provvedere alla chiusura delle tane. Se fossero state applicate le norme si sarebbe evitata questa calamità annunciata. Il mondo agricolo in diverse occasioni ha segnalato la mancanza di manutenzione e il rischio di rottura degli argini, ma non è mai stato ascoltato. Nessuno meglio di un agricoltore conosce il territorio e i rischi ad esso connessi. Scaricare la colpa sugli animali non solo non è giusto, ma non è nemmeno la soluzione. Chi è incaricato della manutenzione dei fiumi svolga il proprio lavoro». Di tutt’altro avviso l’associazione delle Bonifiche che ironizzando su chi ironizzava ora chiedono di dar corso alla eliminazione delle nutrie.
 
GAZZETTA DI MODENA
25 LUGLIO 2014
 
Cancellata la legge per tutelare le nutrie: scontro Lav-Vaccari
 
Il senatore modenese del Pd Stefano Vaccari è nel mirino della Lav, che invita i propri aderenti a un mail bombing nei suoi confronti, per l'emendamento che fa rientrare le nutrie tra le specie della fauna selvatica non protette. «Dalla Lav non prendo lezioni sulla biodiversità - ribatte Vaccari - con affermazioni strampalate sugli scenari futuri, dopo l'approvazione di una modifica alla Legge 157/1992 che tutela la fauna autoctona tra la quale, purtroppo, era finita anche la nutria. Sottolineo, purtroppo, perché anche il vecchio Parlamento europeo prima di decadere aveva approvato un regolamento per contrastare la diffusione delle specie alloctone invasive e che dovrà essere adottato solo formalmente dal nuovo Consiglio. Le specie alloctone invasive sono una vera e propria minaccia alla biodiversità che, secondo le stime europee, ha anche un costo di 12 miliardi di euro per i danni causati. Tra queste, oltre alla nutria importata dapprima per scopi commerciali e poi diffusasi rapidamente per mancanza di predatori naturali, si possono citare a titolo di esempio la zanzara tigre, il coleottero rosso, la tartaruga d'acqua dolce carnivora. Per tornare a casa nostra, le stime in difetto parlano chiaro perché dal 1995 ogni anno le nutrie hanno provocato oltre 10 milioni di euro di danni, a cui vanno aggiunti svariati milioni di euro necessari per le attività di controllo e contenimento, finora sottoposte alle norme della 157/92. Il "Piano nutrie" della Provincia - seppure con un'attività importante di coordinamento con un significativo dispendio di risorse umane, economiche ed organizzative e migliaia di capi prelevati e abbattuti - non ha prodotto i risultati sperati, tant'è che si contano a milioni gli euro di danni tra i quali è bene annoverare, purtroppo, anche i danni provocati dalle tane di animali, quale concausa del collasso arginale a San Matteo che ha prodotto l'alluvione. La Lav e gli altri che si scagliano contro la modifica approvata coerente con la normativa europea, si assumano la responsabilità di andare a sostenere le loro ragioni davanti ai sindaci e ai cittadini di Bomporto e Bastiglia».
 
 
NEL CUORE.ORG
11 LUGLIO 2014
 
ALENA SEREDOVA SUI SOCIAL: NON ABBANDONARE IL TUO CANE IN ESTATE
L'EX DI BUFFON: "ABBIAMO TUTTI BISOGNO DI AMORE"
 
Anche Alena Seredova contro l'abbandono di animali. L'ormai ex moglie del portiere juventino Gigi Buffon ha postato sui propri profili social una foto che la ritrae con il suo amico a quattrozampe, Drugo. "Abbiamo tutti bisogno di cura e amore, soprattutto gli animali che non possono far sentire la loro voce". La modella ceca cerca, quindi, di lanciare un messaggio a chi - speriamo nessuno - vuole disfarsi degli animali in concomitanza all'estate in corso. Per lei, comunque, i cani sono importanti così come dimostrano le tante foto presenti su Facebook che la vedono insieme al suo cagnolone.
 
GEA PRESS
11 LUGLIO 2014
 
Tailandia – Bracconiere uccide l’elefante del film “Alexander”

 
E’ stato ucciso la scorsa notte l’elefante immortalato nel famoso film di Oliver Stone “Alexander”.
A darne comunicazione è il Centro dove il pachiderma era accudito. Aveva cinquanta  anni di vita. All’elefante, noto anche per le processioni reali che si svolgono in quel paese, sono state segate le zanne.
Secondo quanto dichiarato da Elephatstay, l’ONG impegnata nella salvaguardia degli elefanti, sul povero animale è stata eseguita l’autopsia. Una ipotesi circolata nelle scorse ore è quella di un probabile avvelenamento a cui ha fatto seguito il prelievo delle zanne.
Ad essere impegnati nella ricerca dei colpevoli, riferisce l’ONG con sede a Ayutthaya (antica capitale ove si svolgono le sfilate con gli elefanti), sarebbe ora anche l’esercito tailandese.
La Tailandia, è tutt’ora al centro di numerose polemiche sul traffico di avorio proveniente anche dall’Africa. Ad essere criticate sono le norme nazionali sulla circolazione dell’avorio proveniente dallo stesso paese. Questo, secondo le critiche sollevate  dal WWF, potrebbe favorire una copertura per i traffici illegali.
Il Centro che accudiva  Klao, questo il nome dell’elefante ucciso, ed altri pachidermi, ha annunciato “sconvolto” la scoperta avvenuta la scorsa notte.
Secondo le tradizioni locali, sul corpo dell’elefante sono stati riposti fiori ed incensi.
 
LA ZAMPA.IT
11 LUGLIO 2014
 
Follia in Tailandia, cane sul tettuccio del pick-up
 
Sul web si è diffuso questo video che arriva dalla Tailandia: un cagnolino si muove liberamente dal cofano al tettuccio di un pick-up, mentre il mezzo procede ad alta velocità. Un gesto folle e irresponsabile per la sicurezza dell’animale, ma che non sembra essere assolutamente isolato visti i tanti altri filmati che mostrano “imprese” simili su Youtube.
VIDEO
 
TIO.CH
11 LUGLIO 2014
 
Passeggiatine con il cane, un momento fondamentale
Lasciate socializzare il vostro animale: ne ha bisogno
 
Avere un cane comporta una serie di responsabilità per i padroni che non si fermano alla semplice presenza o a qualche gioco. L’amico a quattro zampe, infatti, ha bisogno di cure e attenzioni, che prontamente ricambia, e di tempo da trascorrere insieme. Non basta quindi una passeggiatina veloce e due annusate per la strada. Il cane ha bisogno di socializzare. Infatti è famoso per essere un animale da compagnia, con precise esigenze e accortezze.
Pensare di ospitarne uno per relegarlo in un angolo in modo autonomo, trascurandolo, è sbagliato oltre che una sofferenza. Il cane necessita di poche cose ma costanti, tra queste cibo e affetto. Immancabile quindi le passeggiate quotidiane, durante le quali non mancheranno occasioni e situazioni buffe.
Quando si porta a spasso il cane non bisogna infine dimenticare che anche l’abbigliamento è importante. Bisogna vestire abiti comodi e utili alla situazione. Perché quando il cane dovrà espletare alcune formalità, come i suoi bisogni, potrebbe capitare di sporcarsi.
 
ADN KRONOS
12 LUGLIO 2014
 
Animali: Bergamo, Forestale scopre 'serial killer' di gatti
 
Bergamo - Cercava tra gli annunci online riguardanti cessioni gratuite di gattini, se li faceva affidare ''e poi inviava attraverso i social network ai vecchi proprietari le foto degli animali uccisi o seviziati''. La Forestale ha interrotto a Bergamo l'attività di un presunto 'serial killer' di felini. ''E' un 40enne, originario del bergamasco, già noto alle forze dell'ordine. Era solito farsi regalare i gattini per poi spedire via internet le foto degli animali morti agli originari proprietari che chiedevano notizie sugli animali, compiacendosi dell'orrore e dello stupore provocato'', dice all'Adnkronos il commissario capo del Corpo Forestale Amerigo Filippi.
L'uomo, che è stato denunciato, avrebbe messo in atto i suoi propositi "attraverso un monitoraggio delle inserzioni pubblicate online da proprietari di gatti che offrivano gratuitamente in affido gli animali e che non immaginavano certo quanto stava per accadere''.
Sono ancora in corso, spiegano alla Forestale, gli ''accertamenti necessari a quantificare l'eventuale numero dei felini rimasti vittime, ma intanto l' inquietante pratica è stata bloccata impedendo che altri esemplari cadessero in questa trappola".
 
LA REPUBBLICA
12 LUGLIO 2014
 
Preso killer di gatti: trovava i mici in rete, poi li uccideva e mandava foto su WhatsApp
A Bergamo consultava i siti attraverso cui si affidano le cucciolate appena svezzate. Le donne che gli avevano affidato i cuccioli in buona fede ricevevano sul telefonino le immagini delle sevizie. Indaga la forestale
 
di MARA MOLOGNI
 
Bergamo - Andava a caccia di gattini su Internet, consultando i siti attraverso cui padroni premurosi cercavano persone per bene che adottassero i cuccioli dei propri felini. Ma il quarantenne bergamasco, indagato dal corpo forestale dello Stato e dai carabinieri, per bene non era: gli animali che gli venivano affidati finivano torturati e uccisi e gli ex padroni, soprattutto donne, diventavano vittime di stalking via WhatsApp. L'uomo, che risiede nella zona di Trescore Balneario in Val Cavallina, consultava sistematicamente bacheche on line e siti Internet che si occupano di trovare una casa alle nuove cucciolate, alla ricerca di inserzioni pubblicate nel bergamasco di donne intenzionate a regalare gattini appena svezzati e quindi adottabili. Dopo averle contattate, cominciava lo stalking: messaggi molesti e insulti alle signore che gli avevano incautamente ceduto un felino, ma anche a chi aveva rifiutato l'adozione, insospettito dagli strani atteggiamenti dell'uomo. Chi, infine, chiedeva rassicurazioni sulle condizioni dell'animale, riceveva fotografie di gatti morti o in agonia, chiaramente sottoposti a gravi maltrattamenti.A far scattare l'allarme, chiedendo l'aiuto di carabinieri e corpo forestale, sono state alcune associazioni animaliste contattate dalle donne vittime del quarantenne. Durante l'indagine, condotta dal personale del nucleo investigativo per i reati in danno agli animali e dal corpo forestale, sono stati messi in atto pedinamenti e perquisizioni anche nell'appartamento dell'uomo, dove sono state trovate tracce di sangue in quello che gli inquirenti definiscono "uno stato di totale degrado". Nel corso del sopralluogo si è potuta riscontrare la corrispondenza dell'abitazione con l'ambiente che compariva in alcune delle foto che l'uomo inoltrava alle inserzioniste.Le indagini sono ancora in corso, così come gli accertamenti necessari a quantificare il numero dei gatti uccisi. Se fosse riconosciuto colpevole di maltrattamenti sugli animali l'uomo, che è pregiudicato, rischierebbe il carcere. "Questo caso di crudeltà efferata - è il commento di Carla Rocchi, presidente nazionale dell'Enpa, ente nazionale protezione animali - deve spingere tutti gli utenti della rete alla massima prudenza e al massimo scrupolo nel vagliare le offerte di adozione. Tra tantissime persone per bene e generose può sempre nascondersi un delinquente".
 
GEA PRESS
12 LUGLIO 2014
 
Bergamo – Lo stalking a suon di gatti uccisi? Intervento del Corpo Forestale dello Stato e l’ipotesi investigativa
Gli animali sarebbero stati trovati via internet tra gli annunci di affidamento.
 
Bergamo – Indagini, quelle del Corpo Forestale dello Stato, che hanno riguardato  alcuni portali web. Le inserzioni, però, erano di persone in buonafede che sarebbero poi diventate protagoniste di uno scenario da incubo ora riportato grazie alle indagini del Corpo Forestale.
A finire nei guai un uomo accusato di avere reperito gatti via internet ed averli poi sottoposti a gravi maltrattamenti o brutalmente uccisi. A quanto pare si trattava prevalentemente di cuccioli.
Sul caso sono tutt’ora in corso le indagini per accertare l’eventuale numero dei felini rimasti vittime.
L’allarme era stato lanciato a seguito di uno screening a cui erano stati sottoposti alcuni principali siti di annunci on line. L’inquietudine aveva così colto le associazioni che si occupano di protezione di animali.
L’indagato, che sarebbe risultato essere pregiudicato e ora rischia la reclusione, sarebbe stato solito attuare un sistematico monitoraggio delle inserzioni su portali web relative a cessioni gratuite di gatti, concentrandosi esclusivamente su quelle pubblicate nel bergamasco da donne, che  contattava per entrare in possesso degli animali. Questo sarebbe stato solo l’inizio di atti di stalking attraverso i quali l’uomo avrebbe inoltrato messaggi molesti e ingiuriosi alle donne che gli avevano incautamente affidato i gatti o a chi stava per farlo ma si è fermato in tempo sconcertato dai suoi atteggiamenti.
Alle richieste di rassicurazioni sulla sorte dei gatti, quelli che aveva già ricevuto o quelli che avrebbe potuto procacciarsi, lui avrebbe risposto con foto raccapriccianti che ritraevano esemplari morti o in agonia, chiaramente sottoposti a gravi maltrattamenti.
Dalle segnalazioni e denunce di alcune persone incappate nella rete del presunto criminale è scaturita l’indagine condotta dal personale del Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli Animali, del Comando Provinciale e dei Comandi Stazione di Bergamo del Corpo forestale dello Stato. Dopo i pedinamenti e i controlli dei Forestali sono scattate  le perquisizioni presso l’appartamento dell’uomo, disposte dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bergamo, dove sono state rinvenute tracce di sangue in uno scenario generale definito dalla Forestale di degrado.
Sotto sequestro sono finiti i cellulari e le schede telefoniche di cui l’uomo si serviva. Si sarebbe inoltre riscontrare la corrispondenza dell’abitazione con l’ambiente che compariva in alcune delle foto che l’uomo inoltrava alle inserzioniste.
La Forestale ha eseguito indagini forensi veterinarie con i metodi di polizia scientifica, attraverso le quali sono stati prelevati campioni da tracce ematiche presenti su mobili, pavimento, letto e ora attende i risultati di approfondite analisi di laboratorio che possano comprovare l’appartenenza genetica del sangue a specie feline. Le indagini sono in pieno corso e si attendono gli sviluppi di questa inquietante vicenda.
 
LA ZAMPA.IT
12 LUGLIO 2014
 
Bergamo, la Forestale scopre un “serial killer” di gatti
 
Bergamo - Un 40enne se li faceva regalare, poi mandava le foto degli animali morti ai proprietari
Cercava tra gli annunci online riguardanti cessioni gratuite di gattini, se li faceva affidare «e poi inviava attraverso i social network ai vecchi proprietari le foto degli animali uccisi o seviziati». La Forestale ha interrotto a Bergamo l’attività di un presunto `serial killer´ di felini. «È un 40enne, originario del bergamasco, già noto alle forze dell’ordine. Era solito farsi regalare i gattini per poi spedire via internet le foto degli animali morti agli originari proprietari che chiedevano notizie sugli animali, compiacendosi dell’orrore e dello stupore provocato», dice all’Adnkronos il commissario capo del Corpo Forestale Amerigo Filippi. L’uomo, che è stato denunciato, avrebbe messo in atto i suoi propositi «attraverso un monitoraggio delle inserzioni pubblicate online da proprietari di gatti che offrivano gratuitamente in affido gli animali e che non immaginavano certo quanto stava per accadere’’. Sono ancora in corso, spiegano alla Forestale, gli «accertamenti necessari a quantificare l’eventuale numero dei felini rimasti vittime, ma intanto l’ inquietante pratica è stata bloccata impedendo che altri esemplari cadessero in questa trappola”. Dopo le prime segnalazioni riguardanti le macabre foto dei gattini uccisi o seviziati, è scattato uno screening dei principali siti di annunci online e la Forestale è risalita al presunto responsabile. L’uomo non si sarebbe limitato ad inviare agli originari proprietari contattati (in genere donne) le raccapriccianti istantanee che ritraevano gli animali seviziati, ma avrebbe anche inoltrato loro messaggi molesti o ingiuriosi. Dalle denunce di alcune persone incappate nella rete dell’uomo è scaturita l’indagine condotta dal personale del “Nucleo investigativo per i reati in danno agli animali” del Comando provinciale e dei Comandi stazione di Bergamo del Corpo forestale dello Stato. Dopo una serie di pedinamenti e controlli sono state effettuate perquisizioni presso l’appartamento dell’uomo, disposte dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bergamo, «dove sono state rinvenute tracce di sangue in uno scenario generale di degrado. Sotto sequestro -spiegano gli investigatori- sono finiti i cellulari e le schede telefoniche di cui l’uomo si serviva e si è potuta riscontrare la corrispondenza dell’abitazione con l’ambiente che compariva in alcune delle foto che l’uomo inoltrava alle inserzioniste». Sono stati poi prelevati campioni da tracce ematiche presenti sui mobili, sul pavimento e sul letto e si attendono i risultati delle analisi di laboratorio che possano comprovare l’appartenenza genetica del sangue a specie feline. 
 
GEA PRESS
12 LUGLIO 2014
 
Verona – Sequestro di pastore tedesco e di un meticcio
Intervento del Corpo Forestale dello Stato a seguito di denuncia della LAV. Soddisfazione per la nuova legge sui cani alla catena
 
Sono stati affidati alla LAV di Verona i due cani oggetto di sequestro scaturito in un centro della provincia, dalle segnalazioni da parte dei volontari della LAV. Oggetto di intervento del Corpo Forestale dello Stato sono le condizioni di detenzione di due cani, un pastore tedesco che sarebbe stato legato ad una corta catena nel cortile di un’abitazione e un meticcio legato con una corda dentro una piccola stalla al buio. La LAV di Verona riferisce altresì dello smagrimento del pastore tedesco.
Il tutto è partito nello scorso mese di aprile, a seguito della segnalazione di un cittadino che aveva osservato nelle sue frequenti passeggiate in montagna, una grave situazione di maltrattamento.
Tutti i sopralluoghi succedutisi nel corso di un intero mese avevano cosi attenzionato quanto segnalato. La LAV riferisce di spazi che sarebbero stati inadeguati in cui lo pastore tedesco e il meticcio sarebbero stati impediti nei movimento oltre che di avere  relazione propria di un animale sociale quale il cane. Stante i rilievi investigativi sarebbe emersa la mancanza di acqua e cibo costituito da solo pane, oltre che segni di sofferenza quali l’estrema magrezza e le escoriazioni probabilmente causate dallo sfregamento della corda sul collo.
Neppure le prescrizioni imposte agli agenti del Corpo Forestale, intervenuti a fine aprile su richiesta della LAV e a fine giugno, avrebbero prodotto gli sperati miglioramenti nella vita dei due animali.
Nella mattinata di ieri, sono scattate le operazioni di sequestro preventivo condotte da personale del NIPAF del Corpo Forestale dello Stato, su disposto del GIP, dott.ssa Rita Caccamo. Gli animali sono stati consegnati in affido giudiziario ai volontari LAV, che hanno immediatamente provveduto a sottoporli a  visita veterinaria e ad iniziare le prescritte terapie riabilitative.
La Regione Veneto, con la Legge 17 del giugno 2014, ha modificato la precedente Legge 60 sulla Tutela degli animali d’affezione e prevenzione del randagismo, introducendo l’ importante innovazione che vieta l’utilizzo della catena o di qualunque altro strumento di contenzione similare.
“Si tratta – dice Lorenza Zanaboni, Responsabile LAV Verona– di un provvedimento tanto importante quanto atteso. Nella nostra esperienza, infatti, sono moltissimi i casi di maltrattamento di cani che abbiamo dovuto affrontare in questi anni, nei quali la detenzione prolungata o continuativa ad una catena costituiva il principale problema.  Per eliminare questa pratica purtroppo molto diffusa saranno necessari interventi coordinati ed efficaci soprattutto sul piano culturale. Per questo invitiamo fin da subito i Comuni ed i Servizi Veterinari delle ASL – conclude la Zanaboni – ad organizzare capillari campagne di informazione rivolte ai proprietari di cani, con le quali far conoscere il provvedimento regionale e le sanzioni correlate, ma soprattutto invitandoli e motivandoli ad un diverso rapporto con gli animali ed a modalità di ricovero degli stessi più consone ed eticamente adeguate”.
La LAV ringrazia il Corpo Forestale dello Stato e la Procura di Verona per aver posto fine alla tribolazione dei due poveri innocenti.
 
CTZEN
12 LUGLIO 2014
 
Catania - San Cristoforo, stalla abusiva con tre cavalli
Gli animali tenuti in pessime condizioni
 
Catania - Due box, uno dei quali non permetteva ai cavalli di stare in posizione eretta, sono stati sequestrati in via Gramignani. Il proprietario è stato denunciato per maltrattamento. L’operazione è stata condotta dalle forze dell’ordine con il personale dell’Azienda sanitaria provinciale etnea e la polizia ambientale del Comune di Catania All’interno di una stalla in via Gramignani, nel cuore del quartiere San Cristoforo, la polizia ha ritrovato tre cavalli in pessime condizioni sanitarie. Senza luce e acqua corrente, in uno dei box non era presente nemmeno lo spazio necessario per far restare in posizione eretta gli animali. A circondare la struttura, inoltre, era presente una rete metallica con diverse parti sporgenti che rappresentavano un costante pericolo. Gli altri due box non avevano lo spazio necessario per raccogliere le deiezioni, per questo motivo i cavalli hanno sviluppato una patologia deformante e molto dolorosa agli zoccoli che li costringe all’immobilismo. Gli animali sono stati sequestrati e affidati a un’associazione ippica.
Il blitz è scattato lo scorso 10 luglio, con un’operazione condotta dalle forze dell’ordine con il personale dell’Azienda sanitaria provinciale etnea e la polizia ambientale del Comune di Catania. Il proprietario della stalla è stato denunciato per maltrattamento di animali e, inoltre, per furto di energia elettrica dato che si era allacciato abusivamente, così come gli abitanti di una palazzina adiacente composta di tre piani.
 
TUTT’OGGI
12 LUGLIO 2014
 
Animali, Forestale nel canile di Colleluna / Ass. “Grandi Amici” nel mirino
Ispezionate le case di volontari e operatori dell'associazione
 
Terni - Un vero e proprio blitz quello che la Forestale di Terni ha messo a punto nella serata di ieri, nel canile di Colleluna, poi esteso nelle abitazioni delle persone coinvolte.
Alcuni animali sono stati posti sotto sequestro, all’interno del canile stesso, in attesa di ulteriori verifiche.
Al momento, sembra che le indagini della Forestale riguardino alcuni operatori e volontari dell’associazione animalista “Grandi Amici” sui quali c’è un esposto per presunti furti di animali, detenuti illegalmente.
Ad ora, secondo quanto riferito dall’avvocato dei volontari, Francesco Mattiangeli, non è ipotizzato alcun reato, ma questa è la terza perquisizione dell’anno all’interno del canile.
È noto che l’associazione “Grandi Amici” si batte da anni contro le adozioni dei cani in Germania, che spesso vengono effettuate senza controllo pre e post affido, la presidente dell’associazione, Silvia Festuccia, ipotizza che qualcuno possa avercela con i “Grandi Amici” proprio per le sue battaglie.
 
NEL CUORE.ORG
12 LUGLIO 2014
 
TRAPANI, FERMATI SULL'A29 CON 25 CARDELLINI NELL'AUTO: DENUNCIATI
BLOCCATI DUE BRACCONIERI PALERMITANI DI 47 E 46 ANNI
 
Due palermitani, G. S. e B. F., rispettivamente di 47 e 46 anni, sono stati denunciati dai carabinieri perché sorpresi, all'altezza dello svincolo dell'A29 Salemi-Gibellina, in provincia di Trapani, mentre trasportavano nel portabagagli dell'auto su cui viaggiavano cinque gabbie con venticinque cardellini e altro materiale utile alla cattura di questo tipo di uccelli, appartenenti ad una specie protetta. Gli uccellini sono stati affidati in custodia dai militari dell'Arma al Centro di recupero della fauna selvaggia di Ficuzza, nel palermitano, che dovrà provvedere a rimetterli in libertà.
 
GEA PRESS
12 LUGLIO 2014
 
Napoli – Operazione volo libero nella terra dei fuochi
Intervento dei Carabinieri e delle Guardie EMPA e WWF

 
Intervento del Comando Stazione Carabinieri di Afragola  (NA) a seguito di segnalazioni  relative al possesso di animali in due località della provincia.
Stante quanto comunicato dall’EMPA (Ente Mediterraneo Protezione Animali) e dal WWF si tratterebbe dei centri di Frattaminore (NA) e Aversa (CE) ove sarebbero stati notati nei cortili di pertinenza  gabbie contenenti  fauna selvatica.
In particolare è stata rilevata la presenza di Cardellini (Carduelis carduelis) per un totale di 15 uccelli.
Il presunto detentore non avrebbe esibito al momento del controllo nessuna documentazione di acquisto. Per questo la fauna veniva sequestrata  e liberata così come previsto dalla legge 157/92 art 28. Nel secondo caso venivano invece notati in gabbia due falchi gheppi. Anche per questo è scattato il sequestro.
Per due persone  è così scattata la denuncia alla competente Autorità Giudiziaria. I gheppi  sono stati portati presso il Presidio Ospedaliero Frullone di Napoli  per le cure necessarie e metterli in natura.
L’ EMPA DI Napoli e il Wwf di Napoli esprimano vivo apprezzamento per l’ottima azione dei CARABINIERI
 
IL TIRRENO
12 LUGLIO 2014
 
Bagnolo, è allarme bocconi avvelenati
 
MONTEMURLO (Prato) - È allarme bocconi avvelenati a Bagnolo, frazione di Montemurlo. Due i casi di avvelenamento di cani nella giornata di mercoledì 9 luglio e un pitbull morto nella notte tra giovedì e venerdì, un dato preoccupante visto il numero di casi in pochi giorni che mette in allerta tutti i proprietari dei migliori amici dell’uomo e non solo. Nella mattinata di mercoledì un piccolo cucciolo di Husky di soli tre mesi stava giocando nei giardini di via Riva quando i padroni hanno visto il cane mangiare un pezzo di carne sospetto. I proprietari hanno subito capito cosa stava succedendo e hanno portato di corsa il cane dal veterinario che è riuscito a far vomitare il cucciolo in tempo e a salvargli la vita. Qualche ora dopo, sempre in via Riva, ma in un altro giardino pubblico, la scena si è ripetuta con un Golden Retriever di otto anni. Il cane è stato sorpreso dai padroni mentre mangiava una strana polpetta di carne abbandonata in mezzo al giardino. Provvidenziale anche questa volta l’intervento dei padroni e del veterinario che hanno salvato la vita all’animale. È morto invece nella notte tra giovedì10 e venerdì 11 luglio un Pitbull di un anno. I proprietari lo hanno trovato senza vita nel giardino di casa all’improvviso. «Nel caso del cane trovato morto nel giardino di casa non sappiamo se si tratti con certezza di avvelenamento – spiega la veterinaria – Di certo però visto la giovane età e lo stato di salute dell’animale e i due casi dei giardini di via Riva bisogna essere prudenti. Per questo ho inviato subito all’istituto Zooprofilattico sia il corpo del Pitbull che le polpette trovate nei giardini pubblici». I risultati non sono ancora arrivati, ma intanto numerose segnalazioni sono arrivate sia in Comune che alla polizia provinciale che ha a sua volta avvertito l’Asl. «Dico ai proprietari di cani – spiega la veterinaria – di stare attenti ai propri animali nei giardini pubblici e per strada. Un intervento tempestivo è fondamentale per salvare la vita dell’animale. Guardate quello che fanno e ciò che si mettono in bocca. Se qualcosa non va, correte dal veterinario. Significa salvargli la vita».
 
MATTINO DI PADOVA
12 LUGLIO 2014
 
Doping alle corse, due assoluzioni
 
Padova - Doping al cavallo in occasione della gara ippica Premio Verona disputato alle Padovanelle. Questa l’accusa di cui dovevano rispondere proprietario ed allenatore di Nadler. Ieri mattina, in tribunale a Padova, sono stati assolti entrambi nonostante la richiesta di condanna a 6 mesi da parte della Procura. La gara incriminata risale al 3 settembre 2010 ed era appunto prevista alle Padovanelle. L’appuntamento ippico rientrante nel Premio Verona, aveva visto un’ottima classificazione di Nadler, qualificatosi al terzo posto. Al termine della gara erano scattati i controlli antidoping Unire che avevano interessato diversi animali tra cui appunto il cavallo Nadler. Le analisi avevano avuto esisto positivo ed era scattata pertanto la denuncia nei confronti di Stefano Lago, 44 anni, residente a Cittadella, proprietario del cavallo e di Enrico Montagna, 47 anni, abitante a Bussolengo, allenatore ufficiale di Nadler. La Procura, con il sostituto Benedetto Roberti, aveva aperto un’inchiesta contestando la violazione delle leggi in materia di doping e in particolare la somministrazione di Flunixin, sostanza vietata, all’animale con lo scopo di fargli ottenere migliori prestazioni. Ieri mattina si è tenuta l’udienza a carico dei due imputati, conclusasi appunto con la loro assoluzione. La responsabilità di proprietario ed allenatore, secondo il giudice, non sarebbe stata provata. Occorrerà attendere le motivazioni della sentenza per conoscere nel dettaglio le ragioni dell’assoluzione.
 
QUOTIDIANO.NET
12 LUGLIO 2014
 
"Non è con la soppressione degli animali che si risolve il randagismo"
La presidente dell'Enpa, Carla Rocchi, scrive all'ambasciatore americano e chiede che gli Usa rivedano la politica di contenimento del fenomeno di cani e gatti vaganti
 
Roma, 12 luglio 2014 - «Signor Ambasciatore, le scrivo in merito alla politica di gestione del randagismo attualmente presente negli Stati Uniti d'America. In particolare vorrei porre alla sua attenzione l'anacronistica pratica di abbattere cani e gatti randagi dopo una breve, spesso brevissima, permanenza nelle strutture di accoglienza.» Inizia così la lettera-appello che la presidente dell'Ente Nazionale Protezione Animali, Carla Rocchi, ha scritto all'ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, John R. Philips, per esprimere la forte contrarietà dell'opinione pubblica italiana per un modo così cruento di gestire il fenomeno randagismo ma anche per le recenti notizie di stampa secondo cui in una struttura newyorkese si sarebbero verificati abusi nei confronti degli animali.
<Mi rivolgo a Lei, Signor Ambasciatore, affinché si faccia portavoce di tale problema presso un'amministrazione sensibile e progressista, qual è quella presieduta dal presidente Obama – prosegue Rocchi -. La strada da seguire è indicata anche da alcune realtà locali presenti all'interno della Sua Nazione. Già da tempo Hastings e Rosemount in Minnesota, Prescott nel Wisconsin e molte altre città statunitensi hanno vietato l'uccisione dei randagi sui rispettivi territori>, prosegue la lettera.
Da questo punto di vista, la presidente dell'Enpa ha accennato alla positiva esperienza vissuta dal nostro Paese con la legge 281/1991 che, laddove applicata alla lettera, vietando l'abbattimento dei randagi e imponendo l'obbligo di sterilizzazione di cani e gatti ha permesso di risolvere il problema una volta per tutte, in modo assolutamente incruento. D'altro canto, ha evidenziato Rocchi, la pratica delle uccisioni favorirebbe l'abbattimento indiscriminato degli animali a scapito delle adozioni. Proprio come sembra confermare la vicenda della struttura denominata New York AC&C Shelter – vicenda che ha avuto di recente visibilità sulla nostra stampa - dove il numero delle epurazioni dei randagi sarebbe molto elevato, determinando inevitabilmente un profitto per i privati che operano in questa “industria della morte”.
«Dire no alla strage dei randagi è oggi un atto dovuto e non più procrastinabile da parte di un Paese che ha l'ambizione ad essere un punto di riferimento per tutto il mondo. E non è ammissibile che interessi economici o di altro tipo decidano sulla vita e sulla morte di innocenti esseri senzienti! – aggiunge Rocchi -. Concludo, signor ambasciatore, animata non dalla speranza, ma dalla certezza, di trovare in Lei un interlocutore sensibile ed attento.»
 
NEL CUORE.ORG
12 LUGLIO 2014
 
ROMA, IL TAR CONTRADDICE MARINO: "SPIAGGE LIBERE APERTE AI CANI"
ACCOLTO IL RICORSO CONTRO L'ORDINANZA DEL CAMPIDOGLIO
 
Via libera agli animali nelle spiagge libere di Roma. Lo ha stabilito il Tar (Tribunale amministrativo regionale) che, mercoledì scorso, ha accolto la richiesta dell'associazione Earth contro l'ordinanza del Campidoglio dell'aprile scorso che vietava ai "conduttori di cani" l'accesso alle spiagge libere dell'arenile capitolino dal 1° maggio al 30 settembre, ovvero per tutta la stagione balneare. Un problema per gli amanti degli animali, che avrebbero rischiato di dover pagare multe da 50 a 300 euro. I giudici del Tar hanno scritto nell'ordinanza che sospende per ora quella di Marino: "Il divieto di condurre e far permanere in spiaggia qualsiasi tipo di animale, fatti salvi i tratti di concessione agli stabilimenti balneari che abbiano allestito aree attrezzate - si legge - appare ingiustificato e sproporzionato, soprattutto alla luce del fatto che il Comune è tuttora inadempiente all'obbligo di individuare tratti di arenile da destinare all'accoglienza di animali da compagnia". I togati, insomma, fanno riferimento ad una legge regionale del 2006. 
La prossima udienza per discutere di questa questione è stata fissata ad ottobre. Il risultato? Anche i nostri amici a quattro zampe potranno andare quest'estate sulle spiagge capitoline.
 
LA NUOVA VENEZIA
12 LUGLIO 2014
 
Cani anche in spiaggia a Caorle e Cavallino

Gemma Canzoneri

 
CAORLE (VE) Animali in spiaggia: da oggi a Caorle e Cavallino si può. Per adeguarsi alla nuova normativa regionale sulla “tutela degli animali d’affezione e la prevenzione del randagismo” che prevede la possibilità di accesso agli animali da compagnia a tutte le aree pubbliche e di uso pubblico, dal 9 luglio l’amministrazione comunale di Caorle, seguita a ruota da quella della vicina località di Cavallino Treporti, ha previsto una modifica al regolamento comunale (che sarà effettuata durante la prossima assemblea di consiglio) disponendo nuove coordinate per il territorio comunale in materia. I cani, dunque, da oggi potranno accedere alle spiagge libere, compresa la battigia e le aree antistanti le concessione, dove potranno solamente transitare e non sostare dovranno essere accompagnati al guinzaglio e muniti di idonea museruola, salve le eccezioni indicate dall'ordinanza. Rimane comunque il divieto di entrare in acqua al di fuori delle zone individuate (Bau Beach, spiaggia di Levante). L'accompagnatore dovrà essere sempre munito di palette e sacchetti per la raccolta delle deiezioni.
 
QUOTIDIANO.NET
12 LUGLIO 2014
 
"Moda e animali: un corretto rapporto è possibile, anzi probabile"
Dall'Enpa gli auguri a Fiorucci che compie gli anni in questo periodo. Come lui anche altri stilisti hanno optato per il rispetto della vita. E possono aumentare
 
Roma, 12 luglio 2014 – Sono settantanove anni portati benissimo quelli che il creativo Elio Fiorucci  ha compiuto lo scorso giugno. Settantanove anni nel segno dell'alimentazione vegetariana, abbracciata alcuni anni fa, e di un profondo rispetto per gli animali, con la richiesta avanzata dallo stesso Fiorucci al Ministro per le Riforme, Elena Boschi, di introdurre nella costituzione il principio del rispetto per gli animali.
«Al creativo milanese, che ha segnato la moda italiana così profondamente, valorizzando al contempo il Made in Italy nel mondo, facciamo i nostri migliori auguri per una vita lunga, serena e piena di successi – dichiara l'Enpa -. Con la vivissima speranza che egli continui, come ha fatto finora, ad impegnarsi attivamente per la tutela e la protezione degli animali.»
Per un mondo che troppo spesso finisce sotto accusa per l'uso di pelli e pellicce, Elio Fiorucci può dunque rappresentare un esempio positivo. Del resto, l'affetto e l'amore per gli animali non sono poi così rari tra gli stilisti. Come nel caso di Vivienne Weswood e di Stella Mc Cartney di un altro illustre “portabandiera” dello stile italiano, Giorgio Armani, che di Fiorucci è coetaneo, avendo compiuto ottant'anni in questi giorni. Di Giorgio Armani, infatti, che a differenza del creativo milanese non è vegetariano, sono noti il profondo amore per cani e gatti, ma anche diverse prese di posizione contro la piaga degli abbandoni.
«E' proprio da questo sentimento che gli stilisti dovrebbero partire per abbattere gli steccati specisti che “inquinano” il mondo della moda – prosegue l'Enpa -. Si dovrebbe capire una volta per tutte che non c'è alcuna differenza tra animali d'affezione, animali selvatici e quelli che vengono definiti come animali da reddito o da allevamento. Tra gli esseri viventi non esiste alcuna gerarchia. Cani, topolini, vitelli, coccodrilli, serpenti e uomini: tutti alla stessa maniera soffrono, provano emozioni e sentimenti. E tutti vanno rispettati.»
 
IL GIORNALE
12 LUGLIO 2014
 
Spezzatino o scatolette? Come ti nutro il cane
 
Elena Gaiardoni
 
La mitica immagine di Fido con l'osso in bocca deve rimanere un trastullo da cartone animato, perché oggi gli studi sull'alimentazione degli animali hanno fatto un forte passo avanti ed è bene saperlo. Il cibo non è solo un piacere, è una regola e questo vale soprattutto per cani e gatti che, se mal educati fin da cuccioli, assumono comportamenti errati. Difficilmente in seguito li cambieranno perché, prima regola: un animale è più abitudinario dell'uomo. Nessun altro essere vivente, come un cane o un gatto, insegna quanto sia errato viziare con il cibo; ogni concessione che gli si fa per il vezzo di sentirsi buoni impedisce in lui uno sviluppo corretto sia fisico che caratteriale. Cosa mangia un cane? È la domanda che tutti si pongono quando un cucciolo arriva in famiglia, quando cioè scatta la molla della tentazione: gli dò un biscotto, gli dò un pezzo della mia tavoletta di cioccolato, gli dò il pop corn per vederlo scondizolare con gioia, ma la ripetizione di questi gesti è dannosa. Il cane è un animale onnivoro, necessita di 40% di proteine, 40% di carboidrati e 20% di verdure che, dalle sei settimane, momento in cui passa dall'alimentazione dell'età adulta, devono essere assicurati nelle pappe quotidiane.A questo punto la domanda: meglio il cibo di casa o quello fatto di croccantini e scatolette? Il dubbio va discusso insieme a un veterinario, ma ci sono alcuni capisaldi da tener presenti. Intanto è necessario informarsi di cosa mangiasse l'animale prima di arrivare in casa. Se deve iniziare lo svezzamento i primi cibi devono essere molto morbidi: mousse per cuccioli o anche gli omogeneizzati. L'acqua deve essere sempre fresca nella ciotola e, se il cagnolino non beve, non commettere l'errore di sostituire l'acqua con il latte in polvere diluito, altrimenti si abituerà a questa bevanda che col tempo, assunta insieme a carne e pesce, apporta un nutrimento eccessivo. Sbagliato restare insieme al pet mentre mangia, perché della nostra presenza potrebbe farne un'abitudine e anche questo è errato. Il cibo apposito per molti è costoso e così è forte la tentazione di dire: ma sì, compero quello del supermercato a prezzi convenienti. Le crocchette economiche spesso sono fatte di soli cereali, che non sempre assicurano al quattrozampe le proteine di cui necessita quindi, qualsiasi tipo di alimentazione si scelga, deve essere di qualità. Ci sono alcuni alimenti che il cane non deve assolutamente «toccare». Il primo in assoluto è il cioccolato perché contiene teombrina, una sostanza che genera una forte intolleranza, sintomi come la diarrea e in alcuni casi potrebbe essere anche mortale. L'aglio e la cipolla sono dannosi perché portano alla rottura dei globuli rossi; per questo si sconsigliano le pappe troppo unte e troppo condite, come gli spezzatini. Da non concedere uva, uvetta, avocado, caffeina e teina. E l'osso? Lasciamolo ai mastini di Walt Disney ma non portiamolo a casa, a meno che non si tratti di quello di gomma per far giocare Fido come un bambino da coccolare. A proposito: le coccole sono nutrienti esattamente come il cibo, se non di più.