maggio 2012
 

LA NUOVA SARDEGNA
1 MAGGIO 2012
 
Sedilo, un cavallo vincitore di gare ucciso a coltellate
 
SEDILO (OR) -  Si sono introdotti in piena notte all’interno della stalla e, senza alcuna pietà, hanno ucciso a coltellate un purosangue di notevole valore, vincitore in passato di importanti gare anche nazionali e con alcune partecipazioni al palio di Siena. Pare che la vittima della violenza sia Indaco, un cavallo rientrato in paese da breve tempo e utilizzato come riproduttore. I carabinieri della compagnia di Ghilarza stanno svolgendo indagini per fare luce sul grave episodio accaduto nell’azienda agricola di un noto imprenditore alla periferia di Sedilo. Il bellissimo stallone è stato trovato morto dal suo proprietario, quando si è recato in azienda proprio per accudire l’animale. Il cavallo sarebbe stato ucciso, pare, con diverse coltellate, a conferma che chi l’ha ammazzato non voleva solo causare un danno al proprietario ma lanciargli anche un pesante avvertimento. Nel mondo agropastorale un fatto simile avrebbe un significato ben preciso: “stai attento che la prossima volta...” Dopo l’allarme, nella campagna sono arrivati i carabinieri della stazione di Sedilo che hanno immediatamente avviato le indagini per fare luce sull’episodio, anche se non sarà facile individuare il killer. In tutta la zona è stato effettuato un accurato sopralluogo alla ricerca di eventuali tracce lasciate dai malviventi. Chi ha agito conosceva bene le abitudini dell’allevatore e ha colpito quasi in assoluta sicurezza: in azienda infatti non c’era nessuno. Impossibile per ora sapere di più. Non c’è dubbio che si sia trattato comunque di uno sgarbo decisamente pesante per l’imprenditore. Secondo “radio paese”, il cavallo ucciso, oltre ad avere vinto in passato diverse gare importanti e aver anche partecipato ad alcune e dizioni del Palio di Siena, veniva utilizzato attualmente come riproduttore selezionato. Un purosangue che consentiva anche adesso al suo proprietario di ricavare importanti cifre come stallone da monta. I carabinieri mantengono sulla vicenda il massimo riserbo. La notizia a Sedilo è giunta solo a tarda sera e ha allarmato l’opinione pubblica. Nessuno però sa con certezza chi sia il proprietario del cavallo. Nel centro dell’alto Oristanese vi sarebbero infatti diversi allevatori che svolgono l’attività equestre e hanno in scuderia stalloni selezionati. Mancano le conferme, ma sarebbe comunque escluso che quanto accaduto la notte scorsa possa avere a che fare con la più nota Ardia di Sedilo. In provincia di Oristano, non si ricordano episodi simili. Gli ultimi cavalli deceduti erano stati infatti colpiti dal virus della Febbre del Nilo diffusosi in un maneggio del capoluogo. In Sardegna, invece un episodio feroce era accaduto in un agriturismo nelle campagne di Uri: quattro cavalli erano stati uccisi a fucilate. Pare che l’obiettivo dei malviventi potesse essere il proprietario del residence e, fallito l’agguato, i sicari si erano accaniti contro i cavalli. Ben più grave, infine, l’altro episodio accaduto all’ippodromo Pinna di Sassari: una mattanza. Nella notte del 12 novembre dello scorso anno, i soliti ignoti si erano introdotti all'interno dell'ippodromo armati di pistola. I killer avevano raggiunto i box e avevano sparato, senza lasciare scampo, a sette purosangue, alcuni dei quali erano morti subito, altri solo dopo ore di atroce agonia.
 
CORRIERE DELLA SERA
1 MAGGIO 2012
 
BRESCIA
Cani uccisi ipotesi veleno
 
Nuovo allarme a Brescia dopo il ritrovamento, sul monte Maddalena in città, di alcuni cani in preda alle convulsioni e poi deceduti. In precedenza altri 8 animali erano morti sempre in quella zona. Il sospetto è che siano stati avvelenati con bocconi sparsi ad hoc. Sulla vicenda è stata fatta anche denuncia e sono attesi i risultati delle analisi mediche.
 
TRENTINO
1 MAGGIO 2012
 
Cercano di salvare il capriolo, ma muore
 
PERGINE (TN) - Troppo lo zelo impiegato per “salvare” la femmina di capriolo con due piccoli in grembo e così l’animale si è impigliata nella rete tesa per catturarla, ha battuto la testa ed è morta. L’episodio è avvenuto il 22 aprile, ma solo ieri è stato raccontato dal proprietario dell’orto dove l’animale si era rifugiato, via Rusca nel rione Tegazzo, a pochi metri dal bosco. La femmina di capriolo, forse spaventata dai cani e dagli escursionisti della domenica, si era infilata nell’orto trovando l’ingresso libero e si era adagiata spaventata nel prato a ridosso del muro di cinta. Per “salvarla”, sono state chiamati le guardie forestali e i vigili del fuoco e una rete è stata tesa all’ingresso dell’orto per catturarla. L’animale, spaventato e soprattut to affaticato per i due piccoli, ha cercato una via d’uscita: si è diretto verso il garage interrato, ma era chiuso, ha girovagato per l’orto, è stato infine spinto verso la rete e vi è rimasto impigliato. E’ stato a quel punto che, non riuscendo a liberare le zampe, la femmina di capriolo, affaticata e sempre più spaventata non è riuscita a mettersi sulle zampe ed è caduta al suolo battendo la testa sull’asfalto e rimanendo uccisa sul colpo. L’animale risulterà poi appunto con due piccoli in grembo. «E’ stata usata la rete quando forse era meglio spingere l’animale verso il Tegazzo e il bosco che dista pochi metri - ha commentato il proprietario dell’orto - e l’animale probabilmente sarebbe uscito da solo per dirigersi tra le piante».
 
LA PROVINCIA DI VARESE
1 MAGGIO 2012
 
Nuova nidiata di leprotti «Aiutatemi a farli vivere»
 
VARESE - «Faccio appello alle persone che vengono a passeggiare a Mustonate: tenete i vostri cani al guinzaglio, altrimenti scorazzando nei prati potrebbero uccidere i cuccioli di lepre italica nati in questa primavera».
L'appello è dell'imprenditore Francesco Aletti Montano, che da qualche anno sta portando avanti l'ambizioso progetto di ripopolare la città di Varese con esemplari di lepre italica. A Mustonate ha creato una vera e propria oasi per la salvaguardia di questo piccolo mammifero. «Come al Campo dei Fiori ci sono i caprioli e i cervi, qui vicino al lago devono tornare le lepri italiche - spiega Aletti - È un animale che ho voluto introdurre per ripopolare l'ambiente con la sua fauna autoctona, non per produrre reddito».
L'avventura è iniziata sei anni fa, lasciando libera qualche coppia di lepre. Gli animali hanno trovato un habitat ideale e erba buona, tanto che il censimento effettuato dalle guardie provinciali nel 2010 aveva stimato la presenza di 70 esemplari. Quest'anno, invece, lo stesso censimento ne ha contate 25. Come mai questa drastica riduzione?
«Un calo fisiologico può essere normale in questa fase di ripopolamento - risponde Aletti - Credo che la responsabilità maggiore ce l'abbia avuto la pioggia caduta in grande quantità lo scorso anno in primavera. Il fatto che il numero si sia ridotto, però, è un campanello d'allarme che deve invitare tutti a fare uno sforzo ancora maggiore per proteggere questo animale, che oltre che dalla presenza dell'uomo (con i suoi cani e gatti) è minacciato dalle volpi e dalle gazze». 
Non è facilissimo vedere una lepre, tanto meno un cucciolo. Può essere utile sapere che la lepre italica si distingue dalla più comune lepre europea per dimensioni inferiori e una colorazione più chiara, di colore arancio su dorso. Gli occhi sono cerchiati di bianco e le orecchie hanno la punta nera, così come la coda.
Una volta queste lepri venivano importate dalla Polonia per le battute di caccia, a Mustonate però la caccia è vietata. Le lepri vengono catturate quando sono in sovrannumero e portate nei territori limitrofi. «Trovo persone che dicono "ma il mio cane è bravo" e che ignorano il disturbo che l'animale domestico arreca anche involontariamente alle nidiate - afferma Aletti -  Chiedo, cortesemente, un po' di collaborazione». Importante, inoltre, non scaricare sostanze nocive nell'acqua del torrente: «bisogna fare in modo che il torrente Valle Luna sia mantenuto il più pulito possibile».
 
LA SICILIA
1 MAGGIO 2012
 
«Chi salva animali non è criminale» la Rete si scaglia contro Green Hill
Dopo il fermo di 12 attivisti che hanno liberato una cinquantina di beagle, gli internauti li difendono a spada tratta
 
Anna Rita Rapetta
 
E' diventato un caso internazionale. Da tutto il mondo piovono attestati di solidarietà e concrete offerte di aiuto ai 12 attivisti fermati per il blitz a Montichiari al culmine di un corteo antivivisezione. Hanno liberato una cinquantina tra cuccioli e cagne adulte di beagle destinati a fare da cavia per esperimenti di laboratorio, li hanno salvati da Green Hill, il lager dove vengono allevati cuccioli che finiranno nei laboratori della Marshall Farm, ma ora rischiano grosso. Su di loro pende l'accusa di rapina, resistenza e violenza a pubblico ufficiale, furto aggravato in concorso e violazione di domicilio aggravata.
Non sono soli, però. Nella giornata degli interrogatori a Verziano per la convalida dei fermi, Brigitte Bardot ha scritto al ministro della Giustizia, Paola Severino, per chiederne la liberazione, e in Rete è in fermento. Da Twitter si leva il grido «non siete soli», su Facebook mille post, mille foto, mille richieste stanno facendo il giro chiedendo che nessuno venga accusato di aver liberato dei cuccioli. «Forza ragazzi non mollate, non siete soli», scrivono gli internauti. «Chi salva animali non è un criminale!». E ancora: «Green Hill deve chiudere e basta». L'appello per la liberazione degli attivisti si sta espandendo a macchia d'olio. Dalla Spagna è partita una petizione on-line e i messaggi di protesta arrivano da ogni dove. Sui social network circola perfino un post con nomi, numeri di telefono e e-mail di avvocati che si mettono a disposizione gratuitamente per difendere gli attivisti.
Green Hill ha stimato i danni per circa 250mila euro mentre l'ex ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, a nome della Federazione italiana associazioni diritti animali e ambiente, continua il suo appello ai senatori per approvare la norma che vieta di allevare in Italia cani, gatti e primati destinati alla sperimentazione.
A dare man forte agli attivisti antivivisezione, gli hacker di Anonymous che ieri hanno lanciato un nuovo attacco sul Web. Vittima dei pirati informatici, il sito ufficiale dell'Alaids (Associazione nazionale per la lotta contro l'Aids). Sul portale è comparso un comunicato di rivendicazione da parte di Anonymous che spiega le ragioni del gesto: «Salve, Mengele (Josef, responsabile di crudeli esperimenti medici e di eugenetica sui deportati di Auschwitz, ndr) del nuovo millennio. La vostra Associazione deturpa il reale fine della ricerca scientifica con insanguinate atrocità: quelle della vivisezione. Pratica barbara, inutile e oramai superata da tecniche valide e prive di crudeltà, la sperimentazione animale è moralmente e scientificamente inaccettabile. La sperimentazione animale è anche complice delle affamate Lobbies farmaceutiche, le quali nefandezze sono ormai note. Se Voi assaltate la Vita, noi assaltiamo i Vostri siti».
«Cosa è illegale e cosa è immorale?», è l'interrogativo di molti. E qualcuno sulla pagina Fb contro Green Hill suggerisce: «Forse bisognerebbe andare in molti in questura a dire "c'ero anch'io": ora serve solidarietà per gli arrestati».
 
CORRIERE DELLA SERA
1 MAGGIO 2012
 
Green Hill, i cuccioli salvati
 
Eccoli qui cinque cuccioli salvati sabato scorso da Green Hill a Montichiari.Guardateli. Giocano, corrono, sbadigliano, annusano. Dormono stretti tutti insieme. Sembrano aver già dimenticato. Hanno già ritrovato fiducia. Hanno perdonato. Solo gli animali sanno davvero perdonare.Il video è stato inviato in forma anonima al Coordinamento Fermare Green Hill.
C'era anche un testo:
"Questi sono cinque dei fortunati cani liberati dal lager Green Hill il 28 aprile 2012.I nostri cuori si riempiono di gioia al pensiero che la loro vita non sarà alla mercé dei vivisettori, ma non smetteremo mai di lottare per gli altri 2500 ancora prigionieri in quel luogo di morte e per tutti gli altri animali rinchiusi, sfruttati e resi cibo, indumento, e altri oggetti dagli esseri umani. Il 9 maggio la XIV^ commissione del Senato definirà il testo attuativo della direttiva europea sulla sperimentazione animale che dovrà essere votato dai senatori nei giorni successivi.Queste persone hanno in mano il destino di quegli animali e dovranno assumersi la responsabilità del proprio operato. Inoltre siamo stanchi delle promesse di chi utilizza gli animali e l'ingenuità delle persone per farsi pubblicità proclamando in continuazione l'imminente chiusura di Green Hill.La rabbia e la voglia di vedere quel lager distrutto hanno fatto sì che un'azione così bella potesse accadere. Rabbia e voglia che crescono ogni giorno di più.
Attenzione: tutti i cani usciti da Green Hill, anche se molto piccoli, sono già stati marchiati con un microchip. Le persone che dovessero trovarsi a custodire uno di quei piccoli, meravigliosi, esseri deve prestare la massima attenzione."Le dodici persone arrestate sabato, quattro uomini e otto donne, dopo una notte in carcere ieri sera sono state liberate. Non potranno più entrare nel territorio comunale di Montichiari.
VIDEO
 
IL TIRRENO
1 MAGGIO 2012
 
QUEGLI OCCHI PIU’ FORTI DI TUTTO

Cristiana Grasso

 
I cuccioli spaventati in braccio ai liberatori braccati parlano con gli occhi e spiegano perché l'amore per gli animali può non conoscere compromessi e paure. E non è solo scontata voglia di tenerezza, non è melensa passione o sublimazione di umane solitudini. Chi dallo sguardo dei piccoli beagle terrorizzati - ma anche dal musetto quasi umano delle scimmie-cavia, dalla dolce rassegnazione dei visoni o persino dall'occhio pungente dei topolini cavia - viene trafitto e riesce ad udire il lamento impotente del dolore che non si capisce, si fa un baffo dei luoghi comuni. Banalità che inchiodano gli amanti degli animali, anche quelli meno battaglieri, a stereotipi di fanatismo, igiene scarsa e tare affettive. Volta le spalle a chi non capisce e, nei casi di maggior ardore ma anche nelle semplici emergenze, si butta anima e corpo. Il gruppo ch e ha invaso la Green Hill e portato via un gruppo di cagnolini destinati quasi certamente a una fine atroce, per questo amore che è più che un'ideale, ha rischiato e rischia grosso. Consapevolmente ma sordo a ogni richiamo di calcolata prudenza. Il carcere e le richieste di risarcimenti esorbitanti non spaventano gli animalisti-liberatori di oggi e non spaventeranno quelli di domani. Studenti ma anche casalinghe e insegnanti: gente "normale" che per quegli sguardi terrorizzati si è messa in gioco e ci ha messo la faccia, il corpo, il futuro. Gratuitamente, senza calcolo o speculazione, senza soppesare le conseguenze di un’azione contraria al codice penale. In un mondo dove il tornaconto personale è l’unico motore. Un'avanguardia di anti-eroi e dietro di loro un mondo di anche silenziosi animalisti che comunque sarebbe disposto a partecipare alla lotta, con la stessa convinzione con la quale dedica le sue giornate a dar da mangiare ai gatti randagi, a curare uccelli feriti, a salvare i ricci dalla strada. Pronti a lottare, perché quando un beagle sfortunato riesce a stringerti così forte il cuore l'unico modo per ritrovare il respiro è cercare di salvarlo.
 
BRESCIA OGGI
1 MAGGIO 2012
 
L'appello delle detenute «Prigione o Green Hill ogni gabbia va aperta»
LE TESTIMONIANZE. Le attiviste portavoce del disagio della popolazione carceraria femminile
L'uscita da Verziano accolta da fragorosi applausi «Esperienza dura che rafforza la nostra battaglia»
 
Fabrizio Vertua
 
Sono uscite quando il giorno se ne stava andando. Ad attendere le otto donne arrestate sabato dopo il blitz alla Green Hill c'erano ieri una trentina di sostenitori, rimasti per ore sotto l'acqua a scandire slogan, ad esporre striscioni. Persone arrivate anche da Bergamo, Bologna, Firenze, Ferrara e altre città. C'era anche qualche cane. Ed è stato giusto così: dopo tante battaglie degli umani per la loro «liberazione», hanno inconsapevolmente ricambiato il favore. L'attesa davanti a Verziano è iniziata poco prima di mezzogiorno e si è conclusa in serata, quando finalmente le attiviste sono comparse dietro i cancelli. Nelle ore precedenti il padre di una di loro, arrivato da Firenze, aveva auspicato: «È una brava ragazza, speriamo che questo non le costi il posto di lavoro». E i vertici bresciani di «Occupy Green Hill» commentavano: «È stato pagato un prezzo altissimo, senza che ci fosse un disegno preciso in tal senso. Ma la nostra battaglia ora ha una visibilità enorme». «Siete grandi ragazze» era scritto su un lenzuolo, mentre un giubbino catarifrangente riportava la scritta «Green Tutti liberi». LA LUNGA ATTESA dei sostenitori fuori dai cancelli di Verziano, come detto, si è conclusa alle 21.16, quando la quarantaduenne Donatella ha varcato la soglia del penitenziario femminile. Il suo primo pensiero è andato a chi in carcere sta scontando lunghe pene. Lei che comunque è l'unica delle otto donne ad avere l'obbligo di dimora, ringrazia le sue compagne, anche se solo per due giorni, di detenzione. «Lì dentro ho trovato persone splendide, c'è stata una grande collaborazione - racconta, decisamente provata -. Il problema delle carceri dovrebbe essere affrontato più spesso». Passano solo quattro minuti e le sbarre interne al cancello si alzano nuovamente: è il turno della ventiseienne Debora. Anche per lei sono abbracci e applausi, subito una sigaretta per allentare la tensione. Poca la voglia di parlare: «È un'esperienza che mi è servita per crescere». Devono trascorrere ancora una ventina di minuti prima che, alle 21.42, escano in tre contemporaneamente: Veronica, Teresa (l'unica a non aver ricevuto alcuna misura cautelare) e Luana. La trentanovenne trevigiana ha in mano un cartello con la scritta «Anche noi abbiamo voce per gridare aiuto. Le detenute di Verziano». Non ha dubbi Luana, che appare forse la più sicura e la più forte a livello caratteriale, nel definire un'esperienza bellissima, pur nella sua tragicità, la detenzione. «Lo dico perché abbiamo avuto una solidarietà gratuita, pur non avendo chiesto nulla, da parte delle nostre compagne. Ci hanno trattato benissimo, come bene ci hanno trattato le guardie, ma questa esperienza mi porta a pensare con maggiore convinzione che ogni gabbia vada aperta». Luana nei due giorni passati a Verziano ha cominciato lo sciopero della fame e della sete; mentre parla sbuccia un'arancia, che l'aiuta a riprendere le energie. «Le carceri devono cambiare, manca tutto e soprattutto mancano i fondi. Le altre detenute hanno esposto cartelli con scritto "anche noi siamo cani", per sottolineare le loro condizioni e provare ad ottenere attenzione». ALLE 22.02 L'EPILOGO: escono anche Beata, Benedetta e Alessandra, l'ultima a parlare: «Ringrazio le ragazze del secondo piano, ci hanno davvero coccolate. Il carcere è duro perché non rieduca ma punisce e basta - sostiene -, non è colpa certo degli agenti, ma là dentro manca tutto. Noi ci battiamo per gli animali, ma bisogna farlo anche per i diritti umani».
 
IL TIRRENO
1 MAGGIO 2012
 
Scarcerati gli animalisti «Io eroe? Non lo sapevo»
 
BRESCIA - Sono stati scarcerati nella tarda serata di ieri e restano in attesa di processo i 12 attivisti, 4 uomini e 8 donne, che hanno preso parte al blitz di sabato scorso contro l’allevamento di Green Hill di Montichiari (Brescia), struttura in cui vengono mediamente ospitati 2.500 cani beagle destinati alla sperimentazione medica nei laboratori in molti laboratori europei. Il gip ha disposto per una di loro, Donatella Sarti, 44 anni, l’obbligo di dimora nel territorio comunale di Pelago (Firenze) dove risiede, mentre per tutti gli altri scatta il divieto di avvicinarsi a quello di Montichiari. Pesanti le accuse: furto e resistenza aggravata a pubblico ufficiale, reati di cui dovranno rispondere anche i quattro toscani: oltre a Sarti, Debora Torti, 26 anni, di Firenze; Benedetta Barsotti, 21 anni, di Cascina; Fabio Serrozzi, 37 anni, di Cambiano, frazione di Castelfiorentino. Tre manifestanti, provenienti rispettivamente da Bologna, Ferrara e Roma, dovranno rispondere anche di rapina impropria. Fabio Serrozzi (atteso a casa nella giornata di oggi) è stato anche l’unico ad avere rilasciato una breve dichiarazione subito dopo la scarcerazione: «Sono scosso», ha detto ieri sera per telefono al cronista del Tirreno con cui ha scambiato poche battute: «Come, sono diventato un eroe? Mah, vediamo come va il processo. Se lo rifarei? Su questo non rispondo». In attesa del processo su cui nessuno prevede ancora una data, la detenzione è durata in tutto 48 ore. Quattro degli arrestati avevano iniziato uno sciopero della fame. All’uscita dal carcere, alcuni avevano ancora le magliette “No alla vivisezione” che indossavano l’altro giorno durante la manifestazione davanti Green Hill in cui sono stati liberati simbolicamente una ventina di beagle. Ad accoglierli come eroi gli a ltri attivisti, ma soprattutto familiari e parenti desiderosi solo di riportarli a casa al più presto. A quanto si è appreso negli interrogatori del pomeriggio gli animalisti, che in mattinata avevano ricevuto la visita di solidarietà del senatore Alberto Filippi del Gruppo Coesione nazionale - Si Sindaci, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Per la comunità di animalisti, attivisti e ambientalisti il blitz di sabato pomeriggio verrà ricordato come una delle azioni più esaltanti contro la vivisezione. Dei venti cuccioli liberati tre sono stati riacciuffati dalle forze dell’ordine e riportati nelle gabbie. Ma gli altri sono rimasti nelle mani di chi li ha accolti con affetto. «Speriamo che sappiano come trattarli però - dice ora un esperto - sono animali più delicati degli altri proprio per come e dove sono nati».
 
STUDIO CATALDI
1 MAGGIO 2012
 
No alla VIVISEZIONE - I diritti degli ANIMALI, esseri senzienti - Un contributo dell'avv. Giulia BAMONTE

 

Riceviamo dalla nostra affezionata lettrice GIULIA OMBRETTA BAMONTE, alle h.10:30 del 20 aprile 2012, le considerazioni che seguono in tema di vivisezione.

"Cari Saluti a Voi Tutti e sperando di fare cosa gradita comunico ulteriori aggiornamenti: continuamo incessantemente a richiamare l'attenzione dei Parlamentari sull'argomento Vivisezione ma non solo ... Dossier Canili Lager Italiani, il reato di maltrattamento non ha spazi franchi Sent. Cass penale, norme internazionali sul benessere animale durante il trasporto ! Grazie a tutti GREEN HILL, ECCO COSA SAPPIAMO : LE VALUTAZIONI LEGALI DELL'AVV. GIULIA BAMONTE! LEGGETE !!!!!. pubblicata da Comitato Nazionale Ugda. CARISSIMI AMICI, E' GIUNTO IL MOMENTO CHE TUTTI SAPPIANO COSA E' STATO OGGETTO DELLE ATTENZIONI UGDA RIGUARDO A GREEN HILL DA TEMPO. QUESTO MATERIALE E' STATO FATTO PERVENIRE A UN CONSIGLIERE DELLA REGIONE LOMBARDIA A MEZZI DI INFORMAZIONE E ORA AL SEN. ALBERTO FILIPPI. Valutazioni Avv. Giulia Ombretta Bamonte L'allevamento di cani destinati alla vivisezione di Green Hill a Montichiari (BS)" oggetto di attenzione non solo Nazionale presenterebbe a ns. avviso plurimi aspetti di un problema da tenere in considerazione: oltre ai due principali, quello etico e quello scientifico, esistono aspetti di carattere legislativo, economico ed organizzativo. Come per Legge sono necessarie specifiche autorizzazioni e certificazioni e relativamente alla struttura in esame, anche a seguito delle note ispezioni, sembrerebbero assenti ed addirittura non conferite. In ordine allo STATUTO si evincerebbe che l'attività è stata registrata solo con finalità di all' allevamento di ANIMALI, anche se, sembrerebbe che si siano riservata la possibilità di effettuare modificazioni genetiche e sperimentali sugli animali destinati alla vendita se richiesto specificatamente dai committenti. Pertanto, si evidenzierebbe che alcuni articoli dello Statuto Registrato di Green Hill contrastino con quanto previsto dalle Leggi vigenti in Italia in ordine all'attività di "allevamento" senza le previste autorizzazioni e che alcune attività in esso previste non siano consentite. Tale stato di fatto sembrerebbe confermato anche dalle valutazioni degli organi competenti. Green Hill statutariamente si definirebbe solo allevamento e NON dovrebbero essere presenti articoli che "contemplino tra le attività consentite " anche: "operare modificazioni genetiche sugli animali destinati alla vendita"come ad esempio all'uso della sperimentazione in particolare per conto terzi...quali ad es: INTERVENTI DI MICROCHIRURGIA PER LA PREPARAZIONE DI GRUPPI DI ANIMALI ATTI AD ESSERE UTILIZZATI PER RICERCHE; L'ALLESTIMENTO DI MODELLI SPERIMENTALI DI VALUTAZIONE BIOLOGICA PER LA DETERMINAZIONE (così riportato da statuto) Ed inoltre ... che potrebbe significare "allestimento"? Parebbe che gli Animali siano stati ritrovati in ambienti stretti ed in condizioni etologicamente non appropriate alla loro stessa natura di Cani ( nello specifico Beagles , cane di natura dinamica): chi preposto alla loro applicazione e vigilanza non pare aver applicato le norme che stabiliscono gli specifici ed obbligatori requisiti per l'allevamento e la detenzione. Tale situazione è risultata idonea a determinare le seguenti conseguenze: Dalle ispezioni istituzionali effettuate sembra essere emerso CHE Green Hill sia privo dei requisiti obbligatori ex lege tipici delle strutture d'allevamento, quali le conformità delle gabbie, relative all'igiene, ai fattori che possono avere un impatto sul benessere degli animali quali le dimensioni e le sue caratteristiche di costruzione degli stalli (ad esempio, reti metalliche o in plastica) ad es: le previste ed obbligatorie Autorizzazioni e comunicazioni per le attività previste dallo statuto di Green Hill (alcune delle quali contravvengono il dettato normativo vigente), gli obbligatori registri di carico e scarico, documenti contabili e fiscali, certificati di nascita e provenienza dei cani e relative iscrizioni e versamenti all'anagrafe canina e pertanto un Titolo certo di Proprietà degli animali detenuti, modalità di detenzione dei cani contrarie alla loro natura etologica (mancanza degli spazi di deambulazione/sgambatura: negli allevamenti la possibilità di fare esercizio fisico può essere un fattore di primaria importanza), le loro condizioni di salute e sofferenza e relazioni relative alle condizioni igieniche dei luoghi interessati e informazioni sull'organizzazione e sul personale, con particolare riferimento alle rispettive responsabilità, all'istruzione e formazione degli operatori. Ben 454 cani non risulterebbero registrati né in anagrafe né nelle "liste" utilizzate al posto del regolare registro, la stessa ASL di Brescia, ha reso note le irregolarità riscontrate nell'allevamento di Montichiari con particolare riferimento alle necessarie documentazioni non rinvenute; Non sembrano essere note le operazioni che coinvolgono gli animali, ancor prima del loro ingresso negli stabulari, infatti, forse sarebbe da accertare la loro provenienza, le modalità di trasporto, le modalità di contenimento nonché all'esposizione ad elementi estranei come odori, rumori, detenzione, stato di salute e prevenzione sanitaria etc; Un Diffuso malessere collettivo generato non solo per le finalità dell'allevamento ma anche per le presunte condizioni di detenzione riscontrate che sembrerebbero aver motivato e comportato numerose pubbliche manifestazioni nazionali di dissenso e la comune richiesta di rispetto della legalità e cessazione di queste attività che ledono non solo il "diffuso Umano Sentimento". Le normative Italiane, recependo anche quelle Comunitarie, considerano gli animali "esseri senzienti, soggetti di diritto ed in particolare cani e gatti membri di famiglia "animali d'affezione" ai quali viene riconosciuto, anche a seguito di sentenze a Cass. Unite, particolare tutela sino a considerare reato penale il loro maltrattamento ed eventuale uccisione ed a riconoscere il risarcimento dei danni morali e materiali per offesa all'"umana pietas". Tra le tante definizioni valide per riconoscimento del dolore si riportano le seguenti ufficialmente accreditate: 1. il dolore è un'esperienza sensoriale ed emotiva sgradevole, associata ad effettivo o potenziale danno ai tessuti o descritta in termini di tale danno 2. il dolore negli animali è un'esperienza sensoriale spiacevole che provoca azioni motorie protettive; risulta in attività apprese di esitamento e può modificare tratti specie-specifici del comportamento, incluso quello sociale, anche relativamente agli esseri umani che vengono a conoscenza di queste attività che utilizzano "esseri viventi anche se di altra specie animale"; 3. il dolore è un'esperienza sensoriale spiacevole causata da effettivo o potenziale danno, accompagnata da reazioni somatiche e viscerali che determina modifiche del comportamento, incluso quello sociale che possono essere specifiche per ciascun individuo animale). Si rilevano molte caratteristiche comuni UOMO/ANIMALE tra cui la più importante è che il dolore è un'esperienza e come tale presuppone che una percezione venga evocata a livello di corteccia cerebrale; perché ciò avvenga, occorre che l'animale sia cosciente Lo stallo burocratico sembrerebbe aggirato dal fatto che lo stabilimento suddetto è in possesso di un insufficiente nulla osta rilasciato dagli enti locali competenti. depositata al Parlamento Europeo Una "richiesta urgente di chiusura dell'allevamento di cani destinati alla vivisezione di Green Hill a Montichiari (BS)" . In dispregio, relativamente all' aspetto Legislativo italiano vigente, sembra essere, comunque, a prescindere dalle autorizzazioni, l'ATTIVITA' prevista in alcuni Articoli dello Statuto di Green Hill, che inoltre sembra essere destinato solo alla finalità di allevamento di cani ... si riportano integralmente: " INTERVENTI DI MICROCHIRURGIA PER LA PREPARAZIONE DI GRUPPI DI ANIMALI ATTI AD ESSERE UTILIZZATI PER RICERCHE; L'ALLESTIMENTO DI MODELLI SPERIMENTALI DI VALUTAZIONE BIOLOGICA PER LA DETERMINAZIONE" si potrebbero configurare la violazione della Legge 189/2004 ed i correlati reati di cui Art. 544 bis c.p. (Uccisione di animali); Art. 544 ter c.p. (Maltrattamento di animale) - Art. 727 c.p. - seconda parte (Detenzione incompatibile), benessere animale" nel Decreto Legislativo n. 116 del 1992 e succ., oltre a quelle eventuali di natura igienico/sanitaria, fiscale e tributaria che si dovessero eventualmente riscontrare. In Italia l'uso e l'allevamento di cani e gatti non rileva dai dati ufficiali ed inoltre sono considerati ex lege soggetti di diritto, senzienti, d'affezione meritevoli di particolare tutela come da Sentenze di Cass., Statuti come quello di Green Hill, addirittura privo delle necessarie autorizzazioni ad hoc, che contempla non solo l'allevamento e l'utilizzo a fini sperimentali e/o scientifici, ma, anche, interventi per la preparazione, l'allestimento di modelli di valutazione biologica etc potrebbero essere ritenuti illegittimi, illegali oltre che nulli Tutto ciò premesso il sottoscritto Comitato UGDA, come sopra generalizzato, AVV. GIULIA BAMONTE / UGDA : VIETATO RIPRODURRE SENZA CITARE LA FONTE". Grazie, cara Giulia, per come tieni viva l'attenzione su questa pratica abominevole e di scarsissima rilevanza scientifica, che dev'essere al più presto bandita dalla faccia della terra per tutti gli animali. Nessuno escluso.
(01/05/2012 11:00 - Autore: Avv. Paolo M. Storani)

Tratto da: No alla VIVISEZIONE - I diritti degli ANIMALI, esseri senzienti - Un contributo dell'avv. Giulia BAMONTE

 
IL TIRRENO
1 MAGGIO 2012
 
Lo strano mondo di chi lotta con il cuore
 
di Stefano Bartoli
 
Partire da tutta Italia ed andare a rischiare la fedina penale in nome del diritto alla vita di 2.500 cani allevati per far funzionare i laboratori di ricerca di mezza Europa. Superare la dilagante logica Nimby (“Not in my backyard”, “Non nel mio cortile”), quella per cui ci si impegna e si lotta solo per ragioni strettamente legate all’interesse individuale. E combattere una causa nobilissima, anche se illegale. Gli animali non sono cosa nostra, hanno diritto a vivere, soffrire o provare felicità, per questo apriamo le gabbie e facciamo veramente di tutto per liberarli. Noncuranti, appunto, delle conseguenze penali e magari del fatto, come nel caso dell’azione contro la Green Hill di Montichiari (azienda al cento per cento di proprietà dei danesi della Great Divide Aps, braccio finale del colosso Marshall Farms Biomedical) , di dover perfino risarcire 250mila euro di danni. Va capito davvero fino in fondo il variegato universo animalista, quello di cui fanno parte anche gli attivisti, dodici in tutto, che si sono fatti rinchiudere in cella pur di difendere le loro condizioni. Un pezzo di società che è sempre esistito (le battaglie contro la vivisezione o le pellicce vanno avanti da decenni), ma che adesso usa Facebook e gli altri social network come potentissimi amplificatori. È proprio in questo contesto che vanno inquadrate le vite di due dei quattro toscani che sono entrati, loro malgrado, nella pattuglia di coloro che hanno pagato con una giornataccia in prigione l’azione di protesta dai connotati ancora tutti da disegnare. Fabio Serrozzi, 37 anni, di Cambiano, frazione di Castelfiorentino, di professione “viaggiatore”, e Benedetta Barsotti, 21 anni, commessa di Cascina sono accusati di furto e resistenza aggravata a pubblico ufficiale, colpe, se esistono, già rispedite al mittente dagli amici, ma di cui si occuperanno i giudici di un processo che, si spera, si terrà in tempi brevi. Ma, a parte qualche umana perplessità emersa già ieri sera al momento della scarcerazione (vedi pezzo in alto), non sembra questa la preoccupazione principale dei nostri due protagonisti finiti al centro dell’attenzione mediatica: «Benedetta è stata arrestata mentre aveva in braccio una femmina di beagle, la stava liberando. Credo che il dispiacere più grande per mia figlia, al di là del carcere, sia stato proprio quello di non avere potuto salvare quella mamma», dice Adriana Merighi, madre di Benedetta, anche lei nel Bresciano per la stessa manifestazione. «Da mesi ci stiamo impegnando con tanti altri animalisti per far chiudere Green Hill». Quella di Benedetta è infatti una famiglia molto impegnata sul fronte del rispetto dei diritti degli animali: madre e figlia lo scorso dicembre sono state per un mese davanti all’azienda per uno sciopero della fame; il padre, Fabrizio, vent’anni fa portò due cani randagi nell’ufficio del sindaco come protesta perché non voleva farsi carico dei problemi di un canile. Insomma, una quadro di grande sensibilità in cui può essere racchiuso anche Fabio Serrozzi, uno che ha abbandonato il suo posto fisso da impiegato in una ditta di cornici per andare a vedere il mondo. Dando così vita ad un lungo girovagare nei vari continenti, con tanto di approvazione della famiglia – spiegò proprio al Tirreno all’inizio di marzo– e perfino del suo datore di lavoro. Un quinquennio con l’autostop, senza una meta precisa, iniziato con la ragazza del tempo ed a costo sempre vicino alle zero, almeno per il cibo, l’alloggio e gli spostamenti in loco. Un tour che ha partorito un libro la cui presentazione sarebbe programmata per venerd&igr ave; prossimo in una libreria di Castelfiorentino. (Hanno collaborato Sabrina Chiellini e Francesco Turchi)
 
IL TIRRENO
1 MAGGIO 2012
 
Azioni violente, a rischio uomini e cani
 
«Le azioni violente e sconsiderate condotte a Green Hill sabato hanno arrecato danni e hanno messo la vita delle forze dell’ordine e degli animali a rischio: conduciamo un’attività legale, necessaria per la comunità medico-scientifica, per il suo fondamentale ruolo nel migliorare la salute delle persone e degli animali». Lo afferma Green Hill ricordando che «le principali cure ai pazienti che soffrono di malattie anche gravi sono state messe a punto grazie alla sperimentazione sugli animali». Rispettiamo i diritti della gente di essere in disaccordo e di dare voce pacificamente alla loro opposizione, tuttavia questo movimento è diventato violento e criminale», continua Green Hill sottolineando l’importanza delle sperimentazioni, ad esempio, per i farmaci chemioterapici». Green Hill ricorda inoltre che, secondo le leggi internazionali, nessun farmaco può essere introdotto sul mercato se non siano stati condotti accurati studi sugli animali per valutarne la potenziale tossicità».
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
1 MAGGIO 2012
 
Paese, un Comune anti-vivisezione
 
PAESE (TV) - Anche Paese dichiara guerra alla vivisezione. È stata infatti accolta all’unanimità, nel consiglio comunale del 26 aprile, la mozione presentata dal capogruppo di Italia dei Valori, Maria Cristina Fucile, intitolata "Risoluzione per la protezione e la tutela degli animali utilizzati per fini scientifici o tecnologici". «Sono soddisfatta per questa decisone è un segnale delle crescente sensibilità e rispetto verso gli animali», ha detto Maria Cristina Fucile. La mozione impegna il sindaco e presidente del Consiglio comunale ad attivarsi con il Parlamento italiano per far approvare in tempi rapidi la futura normativa nazionale in tema ricerca scientifica sugli animali. In pratica si tratta di recepire le direttive europea, con la quale si esortano i Paesi dell’Ue a sostenere l’impiego di metodologie alter native scientificamente valide che non implichino l’impiego di animali. Una strategia che migliorerebbe la ricerca e la tutela della salute umana e degli animali. Infine con la mozione impegna il sindaco a chiedere l’inasprimento delle sanzioni pecuniarie per i trasgressori. «Accolgo molto favorevolmente il voto del Consiglio comunale di Paese che è indubbiamente un segnale di civiltà» ha chiosato l’europarlamentare ed ex consigliere comunale di Paese Andrea Zanoni, nonché presidente della LAC, Lega Abolizione Caccia, da sempre in prima linea per la tutela degli animali. E visto ciò che è successo in qesti giorni a Green Hill non può che essere un bel passo verso l’eliminazione di pratiche ormai diffusamente giudicate in modo negativo. Negli ultimi anni anche la politica locale sembra essersi fatta interprete in molti casi della tutela degli animali, basti pensare alle numerose ordinanze che vietano in mol ti Comuni anche della Marca spettacoli circensi che utilizzano animali.
 
FUTURA TV
2 MAGGIO 2012
 
Cucciolo torturato, lapidato ed ucciso al rione Tamburi
 
Taranto - I volontari dell’Ente Nazionale Protezione Animali hanno trovato questa mattina, in zona Tamburi, il corpo senza vita di un cucciolo di meticcio di circa tre mesi, ucciso brutalmente dopo essere stato lapidato, soffocato con una corda e trascinato sul terreno per diversi metri. Sul posto sono accorsi anche agenti della Polizia ed il personale veterinario della Asl che hanno cercato di ricostruire la dinamica, nonostante non ci siano ancora sospetti sull'autore del gesto."Siamo agghiacciati per l’accaduto. Il corpo del povero cagnolino è stato massacrato con una ferocia, con un’efferatezza, con una spietatezza che lasciano attoniti. Personalmente, non ho idea di chi possa aver compiuto un crimine così barbaro che unisce la crudeltà al sadismo, anche se penso che nessuna persona sana di mente avrebbe potuto compiere un gesto s imile." Ha affermato Rosanna Pisani, presidente della Sezione Enpa di Taranto. "Quel che è certo è che presenteremo denuncia alla Procura di Taranto per maltrattamento e uccisione di animali; con l’occasione mi appello a tutti i possibili testimoni affinché ci aiutino a dare un nome e un volto al criminale".
A pochi metri dal corpo senza vita del meticcio, i volontari dell’Enpa hanno trovato altri tre cani, probabilmente della stessa cucciolata della vittima che però, non presentavano alcun segno di maltrattamento. […] Sono stati presi temporaneamente in custodia dalla Protezione Animali."Di fronte a questo nuovo, terribile, episodio di violenza ai danni di un trovatello, non posso che rabbrividire. – Ha commentato Carla Rocchi, presidente nazionale dell’Enpa - Ancora una volta mi vedo costretta a richiamare le istituzioni locali, responsabili per gli animali vaganti sul loro territorio, ai loro doveri in materia di prevenzione e controllo del randagismo. Ai sindaci, troppo spesso inadempienti su questo fronte, vorrei ricordare che gli animali sono parte integrante del nostro tessuto ed ecosistema urbano".[…]
 
GEA PRESS
2 MAGGIO 2012
 
Treviso: i gatti di “mamma albero” – l’ultimo scatto prima della morte

 
Gli amici l’avevano chiamata “mamma albero“. I suoi mici, appena la sentivano arrivare, le si arrampicavano fino alla spalla. In modo particolare Frignotto il quale, assieme a Dorian, le era stato consegnato otto mesi addietro dall’ENPA. Erano stati trovati appena nati, ancora con il cordone ombelicale sanguinante.Di loro si sta ora occupando il Comando Stazione Carabinieri di Cordignano. I due mici, infatti, sono stati avvelenati giorni addietro proprio nel giardino di casa di “mamma albero“. Un luogo non accessibile dalla strada e posto nel retro dell’abitazione di una frazione di Sarmede, incastonata tra prati e boschi. “Mamma albero” è in realtà la signora Felia.Pochi mesi addietro un’altra sua storia aveva riempito i giornali di Treviso. Un altro dei suoi gatti, questa volta centrato da un pallino di piombo e poi finito da alcuni cani. La signoria Felia tappezzò allora di volantini i paesi del circondario. Tutti, tranne un’armeria, accolsero il suo appello: parlare anche per pochi minuti con l’uccisore di Pastrocina. Questo il nome della gattina uccisa allora. Seguì un premio in denaro messo a disposizione dell’Europarlamentare Andrea Zanoni per chiunque avesse dato informazioni utili a rintracciare il responsabile. Niente da fare. Il dramma per la signora Felia si ripete questa volta in maniera ancora più mirata.Felia stava giocando con Frignotto e Dorian. Pochi minuti appena, il tempo di entrare in casa. Da quel pomeriggio del 30 marzo scorso, quei minuti sono stati da lei cronometrati più volte. Felia vuole capire come abbia potuto agire l’avvelenatore. Ripercorrere tutto esattamente cercando uno spiraglio che contribuisca a far luce su come sono andate le cose. Frignotto è morto guardandola. Felia lo stava trasportando di corsa dal veterinario. Dorian si è salvato ma è rimasto purtroppo menomano nelle sue funzioni.“Ha il respiro affannoso – ci dice tra le lacrime la Signora Felia – e non riesce più ad arrampicarsi su di me. Frignotto era unico, come unici sono tutti gli esseri viventi. Ognuno ha le sue abitudini, il suo sguardo, come faceva lui prima di salire su mamma albero“.Eppure dove sono avvenuti i fatti è un luogo veramente molto piccolo. Si potrebbe dire quasi a conduzione familiare. Il veleno, molto potente, ha avuto modo di agire in pochi minuti. Convulsioni, bavazione e poi la morte per soffocamento, presentando così una sintomatologia molto frequente in questi casi.“Io avevo l’obbligo di proteggerli – continua piangendo la Signora Felia – Non ci sono riuscita. Ero in quel prato con loro e avevo fatto la fotografia a Frignotto (vedi foto) pochi secondi prima di entrare in casa. Spero nelle indagini, nei Carabinieri che so stare seguendo il caso“.Il racconto della Signora conferma ancora una volta l’estrema facilità con la quale è possibile ricorrere agli avvelenamenti. Prodotti di facile reperibilità ed altamente tossici. Prodotti che non ci si fa ormai scrupolo di utilizzare finanche in ambienti molto piccoli. Praticamente fin dentro casa.
 
LA ZAMPA.IT
2 MAGGIO 2012
 
Australia, maxi multa per gli aguzzini di Dirk
Ubriachi, rapiscono il piccolo pinguino e lo abbandonano
in un'area infestata da squali

 
Sydney Multa di 2.000 dollari australiani, per i due turisti inglesi che, durante una notte folle, hanno rapito un pinguino di nome Dirk da un parco acquatico il mese scorso.
Owen Jones, 21 anni, ex soldato dei Royal Marines di sua Maestà, e Keri Mules, muratore vent'enne, sono completamente ubricachi, quando entrano di nascosto nello zoo marino di Sea World, provincia di Queensland.
Hanno bevuto un litro e mezzo di vodka: non pensano alle conseguenze, mentre nuotano con i delfini o svuotato un estintore nella vasca degli squali. Ancor meno lo fanno, quando decidono di sequestrare Dirk, prendendolo dalla vasca in cui nuota tranquillo.Una volta smartita la sbornia, i due ritornano lucidi e si accorgono di aver rapito il pinguino, ma, invece che riconsegnarlo subito al parco, decidono di tenere l'animale. Inizialmente, lo nutrono con del pane e tentao di ricreare il suo habitat naturale, utilizzando la doccia dell'albergo.Non paghi, decidono di liberarlo senza cognizione di causa. Lo lasciano presso un estuario, dove viene inseguito da un predatore (forse uno squalo), prima di essere salvato da due escursionisti e riportato a Sea World.«Hanno messo tutte le loro competenze al servizio del pinguino», dichiara l'avvocato difensore Bill Potts al processo. Indossa una cravatta con l'immagine di Dirk.Il giudice Brian Kucks è, però, inambovibile. «Avete abbandonato Dirk in una zona infestata dagli squali». Riferendosi agli orsi polari ospitati nel parco, aggiunge: «Potevate entrare nel recinto sbagliato e finire all'obitorio, invece che in tribunale.».
 
LA PROVINCIA DI SONDRIO
2 MAGGIO 2012
 
Ha seguito il funerale del padrone
Hachiko sardo ogni giorno al cimitero
 
Come un film, ma non è un film. Due mesi fa seguì il corteo funebre dalla chiesa parrocchiale sino al cimitero, dove da allora si reca ogni giorno per un saluto al suo padrone.
Si tratta di un bastardino color miele che, in paese, a Tonara nel nuorese, chiamano "Senza nome" perchè non si conosce quale gli avesse assegnato il suo padrone ricorda, anche se il rito si ripete solo da alcuni mesi. Nel gesto quotidiano ricorda la costanza della fedeltà del cane Hachiko, protagonista in un film con Richard Gere, che per circa dieci anni aspettò il padrone alla fermata del treno. La vicenda del "cane fedele"  si è snodata nel tempo dopo che il suo padrone, di 60 anni, è morto improvvisamente per infarto. Alcuni altri cani che teneva con lui sono stati "adottati" da alcuni compaesani ma "Senza nome" ha deciso di vegliare l a tomba dell'uomo.
Una guardia giurata che controlla il camposanto ha anche notato che la bestiola ha scelto di vivere vicino al camposanto e quando una vicina di casa del pensionato morto, che è anche la madre della guardia giurata, si reca quotidianamente in cimitero, dall'erba balza il cagnolino che la segue e assieme entra nel cimitero, raggiungendo la tomba del padrone.Dopo un po' il cagnolino riesce e torna nella sua tana, dove i paesani sanno che vive e non gli fanno mancare il cibo.
 
ANSA
2 MAGGIO 2012
 
Traffico di animali, 23 cuccioli scoperti in un bagagliaio
Erano disidradati e affamati. Denunciato l'automobilista
 
MILANO - Ventitre' cuccioli di cane stipati nel bagagliaio di una macchina senza acqua ne' cibo sono stati sequestrati dal Corpo forestale dello Stato, allertato dalla Polizia Stradale che aveva bloccato la vettura in un'area di servizio sulla tangenziale Ovest di Milano. I cuccioli, probabilmente provenienti dall'Est Europa, sono tutti di circa due mesi di eta' e pertanto ne sarebbe stata vietata l'importazione per legge.L'automobilista, un 35enne dell'hinterland milanese con precedenti penali proprio in quest'ambito, e' stato denunciato alla Procura di Milano per presunti reati che vanno dal traffico di cuccioli e dal maltrattamento di animali alla frode in commercio e alla ricettazione.
 
LIBERO
2 MAGGIO 2012
 
Animali: Forestale sequestra 23 cuccioli a Milano, denunciato trafficante
 
Roma - La Polizia stradale li ha trovati stipati nel bagagliaio di una macchina, ai limiti della sopravvivenza, senza acqua ne' cibo. Per i ventitre' cuccioli provenienti dall'Est Europa il viaggio e' finito in un'area di servizio sulla tangenziale Ovest di Milano, quando la polizia stradale ha bloccato l'auto sospetta. Sul luogo sono subito intervenuti gli uomini del Corpo forestale dello Stato, che li hanno sequestrati e consegnati al canile sanitario di Milano.I cuccioli, di diversi esemplari, bulldog, pinsher, barboncino, chihuahua e labrador, erano tutti di eta' inferiore ai tre mesi e venti giorni, il limite consentito per l'importazione di animali. Erano sprovvisti di microchip e nell'auto non c'era traccia di documenti per provare la provenienza e l'esecuzione dei piani di profilassi sanitari necessari. Sono state trovate invece delle buste con dei codici a barre intatti, cinque passaporti canini ungheresi e un listino di prezzi: prova che gli animali erano pronti per essere venduti.L'uomo al volante, un trentacinquenne dell'hinterland milanese con precedenti penali per traffico di animali, e' stato denunciato alla Procura di Milano per traffico di cuccioli, maltrattamento di animali e ricettazione.
 
ECOO
2 MAGGIO 2012
 
Storie di animali: la tristezza dei delfini che vivono in gabbia
 
Forse non ci avete mai riflettuto, ma anche i delfini vivono in gabbia. Certo, non sono loculi angusti e non sono in pessime condizioni di vita, ma anche per loro si tratta di una prigionia. Tra le tante storie di animali che vi abbiano raccontato, alcune a lieto fine e altre no, manca questa, quella sulla vita di questi bellissimi animali marini all’interno dei delfinari. L’occasione ce la dà un dossier che stato appena presentato e che riguarda lo stato dei delfinari in 14 Paesi dell’Unione Europea, dove la situazione non sembra affatto buona. A sentire la società che ha condotto lo studio -Whale and Dolphin Conservation Society- questi luoghi andrebbero tutti chiusi. Il problema più grande, infatti, è che sono gestiti come parchi turistici, dove i delfini sono solo un mezzo per attrarre soldi e fare business. Ma alla vita di questi poveri animali chi ci pensa? Le norme igenico-sanitarie sono poco rispettate, non c’è tutela per la vita di questi mammiferi marini. I delfini, infatti, non sarebbero animali adatti alla vita in cattività e i dati lo dimostrano: la vita media di un delfino che vive nelle acque del mare è di 45 anni. Gli esemplari di animali che vivono nei delfinari e che sono nati in mare aperto, invece, muoiono per la maggior parte entro i due anni, e chi sopravvive non va oltre i cinque anni.Le cause della morte vanno da problemi di salute legati alla vita in vasca fino a veri e propri atti di suicidio. C’è poco di cui stupirsi, pensandoci bene: pensate agli spazi a cui sono abituati quando nuotano liberamente, e pensate invece che nelle vasche hanno a disposizione al massimo 80 metri quadri cadauno, considerando però che le loro dimensioni sono di 3 o 4 metri di lunghezza.Sono 34 i delfinari sparsi in aree come il Belgio, la Spagna, il Portoga llo, la Francia, ovviamente l’Italia, Malta e la Grecia, ma anche paesi del nord come la Danimarca, la Svezia, la Finlandia, ma ancora l’Olanda, la Lituania, la Bulgaria e la Germania: pensate ai climi e alle condizioni a cui sono costretti a vivere i 286 cetacei che sono qui ospitati. Non è niente di diverso di uno zoo, solo che qui gli animali sono anche costretti a fare stupidi giochi con i bambini, ad esibirsi come marionette e a sopportare rumori e suoni per loro normalmente intollerabili. Se neanche voi siete d’accordo con queste folli pratiche, evitate i delfinari e spiegate ai vostri figli perché non posti sani da visitare: un documentario sarà loro più utile per scoprire tutto quello che c’è da sapere sui delfini.Se volete capirne di più sulla vita di questi animali scoprite la storia dei delfini innamorati che danzano o come i delfini si preparino alla morte, nel profondo mare blu, liberi.
 
MILANO TODAY
2 MAGGIO 2012
 
Cane cade nella metro a Cadorna: salvato
Un cane di piccola taglia scivola dalla banchina e, impaurito, corre da Cairoli a Cadorna: il personale Atm lo cerca e lo mette in salvo. Avrebbe potuto essere schiacciato
 
Disavventura, che ha tenuto col fiato sospeso diversi pendolari, intorno alle 7.40 di mercoledì 2 maggio, per un cagnolino nel metrò milanese.
Il cucciolo, infatti, probabilmente smarrendo il padrone a causa della confusione, è sceso dalla banchina della metropolitana e ha percorso alla cieca la distanza tra Cairoli e Cadorna, sulla linea rossa, in direzione Rho. Subito allertato il personale Atm, che, dopo una paziente ricerca, ha trovato la bestiola e l'ha portata in salvo.
 
GIORNALETTISMO
30 APRILE 2012
 
Il gatto con le zampe al contrario
Corky è un micio nato con una deformazione genetica che gli impediva di muoversi come un animale normale
 
Il gatto nato con le gambe al contrario si è salvato. Corky, il micio che ha commosso il web per la sua deformazione genetica che lo costringeva a muoversi strisciando le sue zampe, è stato operato da un veterinario, e l’intervento ha avuto successo. Finalmente le sue gambe sono state raddrizzate, ed ora potrà imparare a muoversi come un gatto normale.
FOTO
 
ACICLICO
2 MAGGIO 2012
 
Corky: il gatto con le gambe al contrario si è operato
Corky è un dolcissimo cucciolo di gatto nato con una malformazione genetica che gli impediva di camminare. Ora è stato operando grazio ad una raccolta di fondi e sta bene.
 
Corky è uno splendido micio che fino a qualche giorno fa aveva un grave handicap soprattutto per un gatto. Le sue zampette posteriori erano al contrario e ciò lo costringeva a trascinarsi con le sole zampe anteriori in quanto era per lui praticamente impossibile camminare normalmente. Il cucciolo è nato con questa grave malformazione alle gambe e probabilmente questo è stato uno dei motivi per cui è stato abbandonato. Per fortuna tre ragazze lo hanno trovato e se ne sono prese cura.Successivamente hanno deciso di dare una nuova vita al piccolo Corky e hanno organizzato una raccolta di fondi volta a finanziare l’operazione alle zampe che poteva rappresentare l’unica soluzione al suo problema genetico. Grazie alla generosità di molte persone la somma è stata raggiunta e il dottor Burchill si è occupato del complicato intervento portandolo a termine con successo. Ora Corky sta bene e sta gradualmente imparando a camminare come un gatto normale.
 
AGORA VOX
2 MAGGIO 2012
 
La sofferenza senza ragione degli animali

Lucilio Santoni

 
Conoscerete sicuramente la triste vicenda degli “Orsi della luna” e l’atroce martirio al quale sono sottoposti in Cina. In queste ultime settimane se n’è anche parlato sui giornali. Oppure avrete letto delle sanguinose stragi di delfini in Giappone. Ma anche in Italia non siamo da meno. Come saprete, in provincia di Brescia c’è il più grande allevamento d’Europa di animali da vivisezione.Ecco, allora, chiedo se qualcuno può aiutarmi a trovare una risposta alla domanda che da tempo pongo ad amici e conoscenti, soprattutto quelli che credono in Dio. Nessuno finora mi ha dato una risposta minimamente soddisfacente. Quando si chiede perché debbano morire bambini di pochi anni, soprattutto nel Terzo mondo, dopo aver vissuto una brevissima vita fatta esclusivamente di stenti, ci viene risposto che il disegno di Dio è imperscrutabile e che Egli, in ogni caso, ha un progetto trascendente su ogni persona. Vale a dire: cosa vuoi che sia una breve sofferenza sulla Terra quando c’è l’eternità del paradiso che aspetta gli innocenti? Bene, non senza qualche ragionevole dubbio, prendiamo per buona questa (piuttosto cinica) risposta. Ma ora vengo all’altra domanda, quella finora per me senza risposta.Dio, oltre agli uomini, avrebbe creato anche gli animali. Ora, come è noto, la stragrande maggioranza di questi ultimi finisce, magari dopo un’intera vita vissuta in un’angusta prigione senza aver commesso crimini, con l’essere scuoiata viva, dissanguata viva, vivisezionata per farne unguenti di bellezza o farmaci leg ati alla superstizione e all’ignoranza, viene picconata in testa per non rovinare la pelliccia che poi noi indosseremo durante i nostri inverni mediterranei, viene torturata e seviziata per gioco, per crudeltà e per le più svariate credenze di medievale memoria.Ora, la domanda è la seguente: perché Dio avrebbe creato questi esseri, che sono in tutto e per tutto simili a noi, che provano dolore e sentimenti, che amano e odiano come noi, che gioiscono e sono tristi come noi, che hanno paura della morte e della sofferenza, come noi, per poi riservare loro quello strazio e quella fine? Visto che, a quanto ci dicono i dottori della Chiesa, su di essi Dio non ha un disegno di redenzione, perché li avrebbe creati così simili a noi? Per puro sadismo? O forse Dio non esiste e allora, a maggior ragione, dovremmo tutti noi rispettare il loro “sacrosanto” d iritto alla vita?
 
MARKET PRESS
2 MAGGIO 2012
 
L’OCCITANE EN PROVENCE E I TEST SUGLI ANIMALI
 
Qui di seguito la posizione dichiarata da L’occitane riguardo ai testi sugli animali. “L’occitane non ha mai testato i suoi prodotti finiti sugli animali e controlla che le materie prime utilizzate non vengano testate sugli animali. L’occitane non ha alcuna intenzione di riconsiderare la sua posizione in quanto sin dalla sua creazione supporta la causa per la difesa degli animali e rifiuta di usare nelle sue formulazioni prodotti di origine animale ad eccezione dei prodotti degli alveari. L’occitane è impegnata da molto tempo con le associazioni animaliste come One Voice e Peta ed è stata una delle prime aziende ad essere ammessa nella lista della Buav - British Union for the Abolition of Vivisection nel 1997. A tal riguardo, nel dicembre 2011, la Buav ha deciso di togliere dalla loro lista tutte le aziende operanti in Cina a ca usa dei test possono essere svolti dalle autorità cinesi prima di immettere i prodotti nel loro mercato locale. L’occitane non ha mai svolto tali test ma purtroppo deve sottostare a questa decisione della Buav in quanto non può presentare prove formali che questi test non vengano eseguiti dalle autorità cinesi. L’occitane ovviamente rispetta le diverse legislazioni vigenti in ogni Paese pur partecipando attivamente al dibattito per l’abolizione dei testi sugli animali in tutto il mondo. L’occitane considera controproducente privare il paese più popolato al mondo di prodotti che non sono stati testati sugli animali durante le fasi di sviluppo e produzione - altrimenti i consumatori cinesi potrebbero accedere al mercato di prodotti testati da quelle aziende che ancora usano gli animali per questi scopi, dando man forte a questo mercato - ottenendo il risultato opposto a quello posto come obiettivo in questo dibattito. Ancora una volta desideriamo sottolineare che L’occitane intende contribuire attivamente all’abolizione dei test sugli animali in tutto il mondo. Per questo motivo L’occitane è in contatto con la Buav per attivare una task-force in Cina in modo da pressare le autorità cinesi in modo da trovare alternative alle loro attuali disposizioni vigenti. Inoltre L’occitane ha partecipato all’inizio del 2011 ad un colloquio a Pechino, insieme alla Buav, con le autorità cinesi per richiedere test alternativi e riconosciuti dalle stesse autorità per sostituire quelli attualmente in vigore sul territorio cinese in modo da ottenere la completa eliminazione degli attuali test.”
 
EXPRESS NEWS
2 MAGGIO 2012
 
Zoo cinese nutre le tigri con anatre e conigli, vivi
 
Cina – Nel giardino zoologico di Wenling nella provincia di Zhejiang, Cina orientale, hanno avuto la brillante idea di aiutare le tigri, in cattività, a risvegliare il loro istinto selvaggio nutrendoli con animali vivi.I funzionari dello zoo sono senza dubbio ben consapevoli che tale esercizio potrebbe essere un ottimo modo per attirare i visitatori.E così tra il divertimento generale, meno che delle vittime sacrificali, hanno gettato prima un’anatra e poi un coniglio nel recinto delle belve, che in pochi attimi li hanno catturati e sbranati.Il pubblico pagante ha apprezzato molto lo spettacolo e spera che anche in futuro sia possibile assistere allo scempio.Peccato che a nessuno venga in mente di chiudere gli zoo, piuttosto.
FOTO
 
TM NEWS
2 MAGGIO 2012
 
Brasile, animali esotici vittime di un traffico troppo redditizio
Ogni anno dal paese sudamericano spariscono 38 mln di esemplari
 
Milano - Piccoli uccelli canterini, are blu e gialle dell'Amazzonia, scimmie, tartarughe, serpenti, puma. Il traffico illegale di animali non risparmia nessuna specie in Brasile, neanche quelle in via di estinzione. Del resto le statistiche rivelano che è uno dei traffici più lucrativi, dopo quello della droga e delle armi."Un uomo e sua figlia erano in automobile quando la polizia li ha fermati: erano in possesso di questa lucertola e siccome la stavano portando via illegalmente, ce l'hanno portato qui, al centro" racconta Daniel Neves responsabile del Centro di selezione per gli animali selvaggi di Rio de Janeiro.Gli animali esotici, vittime di questo traffico, una volta intercettati dalla polizia vengono trasferiti in questo centro di Rio de Janeiro, prima di essere restituiti al loro ambiente naturale. Ma non tutti gli animali sono così fortunati. Del resto il traffico illegale ha un notevole il ritorno economico."Un'ara si può trovare per 300 reais al mercato nero. Ma costa 2.000 reais in modo legale. È questo il vero problema. La gente ama questi animali, c'è una grande domanda, ma l'offerta è scarsa ed i prezzi si gonfiano. Così la gente cerca quest'animali tra i trafficanti perchè sono molto meno costosi".Nel 2011, secondo i dati della ong Renctas, 38 milioni di animali esotici sono finiti vittime del traffico illegale: e il dramma, senza fine, è che il 90% di loro è morto durante il trasporto.
VIDEO
 
GEA PRESS
2 MAGGIO 2012
 
Green Hill: indagini su altri manifestanti – 8 maggio manifestazioni in tutto il mondo
Già sabato sera i cuccioli tolti agli attivisti tornati all’allevamento - 250.000 euro di danni, ma a Green Hill non ne sanno nulla.
 
Niente da fare. Nonostante le prime notizie circolate tra gli inquirenti circa il fatto che i cuccioli recuperati dalle Forze di Polizia, siano stati affidati all’ASL di Brescia, le cose non starebbero così. Anzi l’ASL di Brescia non si sarebbe fatta proprio vedere.A riferirlo stamani a GeaPress è il Comandante della Polizia Municipale di Montichiari, Commissario Cristian Leali. I cani, la stessa sera del blitz animalista, sono stati riconsegnati a Green Hill. Si tratterebbe in particolare di tre animali, uno dei quali sequestrato ad una signora che, con il cucciolo in braccia, stante quanto riferito dalla Questura, è stata notata in via Falcone a Montichiari. La signora venne poi accompagnata in caserma ed arrestata. Incertezza ancora sul numero totale dei cani tolti agli attivisti animalisti. L’allevamento di Green Hill, da noi stamani contattato, non rilascia però informazioni in merito. Incertezza anche sull’entità dei danni che, secondo alcuni organi di informazione, ammonterebbero a 250.000 euro. L’allevamento di Green Hill non ha però rilasciato alcuna sua dichiarazione in merito. Quasi a voler smentire la cifra circolata.Sempre da fonte inquirente era stato inizialmente riferito come i cani recuperati potessero essere sei o al massimo sette. Non si è avuto, ancora stamani, notizia certa sul numero totale dei cani tolti agli attivisti e, verosimilmente, riconsegnati già tutti a Green Hill.Ieri sera una comunicato dell’ANPANA, a firma dell’Avvocato Maria Morena Suarìa, responsabile dell’Ufficio Legale della stessa Associazione, aveva già riferito come le notizie circolate circa la consegna dei cani all’ASL, fossero prive di fondamento. Prima o poi verranno restituiti a Green Hill, essendo lui il “le gittimo proprietario”, aveva comunicato l’ANPANA.Questo per lo status giuridico che un animale ha nel nostro ordinamento. L’ANPANA ricorda come il codice civile li annoveri tra i beni mobili. Il codice penale, però, invece di applicare la norma sul danneggiamento di cose, ha coniato i nuovi articoli relativi al maltrattamento di animali. Un passo valido quasi a voler riconoscere la natura non materiale dell’animale. La Corte di Cassazione Penale, sottolinea sempre l’Avvocato Suarìa, si è spinta oltre affermando che gli animali sono esseri dotati di sensibilità psico-fisica. Un percorso giurisprudenziale ormai vivo dagli anni ’90.L’ANPANA auspica che la Magistratura voglia riconoscere agli imputati le attenuanti previste dall’art. 62 del codice penale ed in particolare l’aver agito per motivi di valore morale e sociale, oltre che per suggestione.
LE INDAGINI IN CORSO E LA POSIZIONE DEGLI IMPUTATI
Secondo quanto riferito a GeaPress dall’Avvocato Vittorio Arena, difensore di undici dei dodici imputati, ad una signora arrestata sabato scorso e rilasciata lunedì sera assieme agli altri attivisti, non è stata applicata alcuna misura cautelare. Obbligo di dimora, invece, per un secondo imputato presso il Comune di residenza, perchè con precedenti. Per tutti gli altri dieci è stato imposto il divieto di dimora a Montichiari. Il PM aveva, invece, chiesto tre arresti domiciliari e per tutti gli altri l’obbligo di dimora nei rispettivi Comuni di residenza. Il Giudice, però, non ha ritenuto dovere procedere in tal senso. Tutti sono così tornati liberi lunedì sera. Prima i quattro uomini. Poi, intorno alle 22.00, si è completato il rilascio delle donne. La difesa sta ora valutando la possibilità di un ricorso al Tribunale della Libertà. I tempi sono di dieci giorni a partire da lunedì. L’Avvocato Arena sottolinea come gli imputati abbiano posizioni diverse tra loro. Il reato che preoccupa di più è quello della rapina in propria. Attualmente sono in corso le indagini preliminari che riguardano, però, anche altri manifestanti. Nella è dato ancora sapere sugli elementi oggetto di indagine da parte degli inquirenti.
Nessuna richiesta di risarcimento è stata finora avanzata. L’unica cosa che processualmente può verificarsi è che Green Hill possa essere individuata come parte offesa.
LA GIORNATA MONDIALE CONTRO GREEN HILL E LA VIVISEZIONE
Intanto, il Coordinamento Fermare Green Hill, rilancia per l’8 maggio la protesta contro il noto allevamento. Per quella data gli attivisti si troveranno davanti le ambasciate ed i consolati italiani nel mondo. Tutto è scaturito dopo i fatti di sabato scorso. Le città delle quali si ha già notizia dell’adesione alla protesta sono Amsterdam, Londra, Parigi, Montpellier, Marsiglia, Varsavia, Bruxelles, Madrid, Barcellona, Atene e Claj-Napoca in Romania. Manifestazioni previste anche in altri continenti: New York (USA), Montevideo (Uruguay), Pretoria e Cape Town (Sudafrica), Adelaide (Australia).La data dell’8 maggio, comunica il Coordinamento Fermare Green Hill, è stata scelta in coincidenza con la scadenza re lativa alla presentazione degli emendamenti al testo dell’art.14 (ddl legge Comunitaria 2011) sulla sperimentazione animale, il cui termine ultimo previsto è il 9 maggio. Il giorno prima, pertanto, gli attivisti di tutto il mondo, ricorderanno ai Senatori della XIV Commissione del Senato, qual è il sentimento di milioni di italiani e cosa desiderano davvero gli animali.
 
IL TIRRENO
3 MAGGIO 2012
 
Due giorni in cella per aver salvato quei poveri cani
 
di Sabrina Chiellini
 
CASCINA (PI) - «Sono stata due giorni in carcere per avere salvato delle vite. È allucinante». A vederla Benedetta Barsotti, 21 anni, di Cascina, è una ragazzina acqua e sapone, dai modi gentili. Dietro quei capelli biondi e gli occhi appena truccati c’è una giovane donna battagliera. «Anche se non ti conosco, volevo dirti che hai avuto un grande coraggio. Complimenti, hai reso liberi degli animali innocenti che potevano essere vivisezionati solo per la ricerca sui cosmetici»: è uno dei tanti messaggi che ha trovato sulla sua bacheca di Facebook al rientro a casa. Lei che non ha perso il sorriso e la voglia di gridare no alla vivisezione sugli animali. Anche se è rimasta due lunghissimi giorni in carcere. Benedetta era tra i dodici attivisti che sono stati arrestati dalla polizia dopo il blitz all’inter no dell’allevamento Green Hill a Montichiari, in provincia di Brescia. Come avete deciso di entrare nell’azienda che alleva Beagle? «Non c’è stato niente di programmato. Niente di premeditato. È successo tutto all’improvviso. Sono andata a manifestare come altre volte. Ad un certo punto il corteo si è diviso, abbiamo attraversato i campi. Ci siamo trovati vicino alle reti di recinzione. Ho visto scavalcarle e sono entrata anche io. In quel momento non mi sono fatta troppe domande. C’era tanta gente a protestare. Il clima si è fatto pesante, c’erano persone esasperate. Tante promesse ma poi niente cambia. Quell’allevamento doveva chiudere da mesi». Quando sei stata fermata? «Stavo correndo, avevo preso un cane. Prima avevo visto dei cuccioli. Volevo salvarli ma ho avuto paura che morissero nella mia borsa. Così li ho lasciati. Il cane che ho preso aveva alcune ferite e cicatrici sul cor po. Ora è stato consegnato all’Asl. Speriamo che cerchino di capire la ragione di quei tagli. Anche alcuni Beagle salvati hanno identiche cicatrici. Per ora non posso dire di più». Dovrai affrontare un processo... «Quello che mi disturba di più è che non posso tornare a Montichiari. Ho il foglio di via. Non potrò andare a manifestare a Green Hill fino a quando non ci sarà stato il processo. E per ora non si sa quando». Come sei stata trattata? «In carcere le detenute sono state gentili, le guardie carcerarie un po’ meno... Fino alla convalida dell’arresto non hai alcuna possibilità di comunicare con l’esterno. Non puoi telefonare. Mi hanno tolto tutto anche i vestiti e i lacci delle scarpe. Mi sono trovata nuda, sono stata perquisita. Ma cosa potevo avere? Non potrò dimenticarlo». Scavalcheresti ancora quella rete? Sorride. «C’è il processo, devo pensare a quello e gli avvocati mi dicono di essere cauta. Non potrò mai pentirmi di avere contribuito a salvare la vita di quei cani. Ma non ho mai fatto niente di violento. A dicembre con mia madre abbiamo fatto lo sciopero della fame per chiedere la chiusura di quell’azienda. C’è qualcosa di più pacifico dello sciopero della fame? Ci sono state tante promesse non mantenute. Sabato ci siamo lasciati prendere dall’esasperazione. Ma almeno alcuni cani sono in salvo».
 
INFORMAZIONE.IT
2 MAGGIO 2012
 
Stop ai test sugli animali: Omia Laboratoires spiega cosa vuol dire cosmetici Cruelty Free
C’è ancora troppa confusione sui Cosmetici Cruelty Free. Cosa sono? Come si distinguono? Omia Laboratoires spiega cosa vuol dire veramente Cruelty Free e perché ha scelto di aderire allo Standard Internazionale NON TESTATO SU ANIMALI controllato da ICEA per LAV n° 040.
 
Roma, 02/05/2012 (informazione.it - comunicati stampa) Nonostante oggi sia accresciuta la consapevolezza sulle crudeltà a cui sono sottoposti gli animali per testare i prodotti cosmetici, c’è ancora troppa confusione sul significato di Cruelty Free. Cosa sono i Cosmetici Cruelty Free? Prima che una nuova sostanza chimica venga messa in commercio, deve essere sottoposta per legge a una serie di test per verificarne la sicurezza per i consumatori. In passato, praticamente tutti questi test venivano eseguiti su animali (solitamente conigli o roditori): si tratta di test invasivi e dolorosi che terminano con la morte dell'animale. Nel 2004 in Europa sono stati vietati i test su animali del prodotto finito e dal 2009 sono stati vietati ulteriori test su animali per gli ingredienti cosmetici . La battaglia non è ancora finita però, perché ad oggi questi test sono solo parzialmente coperti da metodi alternativi convalidati e quindi rimangono delle aree in cui la sperimentazione animale rimane non solo ammessa, ma obbligatoria, e forse questi verranno vietati (per i soli test cosmetici) nel 2013. Ciò che veramente importa, quindi, è che i singoli ingredienti non siano testati su animali. La discriminante per definire un prodotto cosmetico Cruelty Free è l'adesione dell’azienda produttrice allo Standard Internazionale NON TESTATO SU ANIMALI. Una ditta, per essere Cruelty Free nel senso stabilito dallo Standard deve: non testare su animali il prodotto finito, né commissionare a terzi tali test sul prodotto finito; non testare i singoli ingredienti, né commissionare a terzi questi test; per gli ingredienti comprati già testati dai fornitori, deve dichiarare che questi test sono avvenuti prima di un dato a nno a sua scelta e impegnarsi a non comprare ingredienti testati dopo quell'anno. Il che significa NON usare più alcun ingrediente (chimico, di sintesi) nuovo. Mentre può usare ingredienti completamente vegetali o anche di sintesi ma già in commercio prima dell'anno scelto. Ovviamente, questi prodotti non sono Cruelty Free nel senso che i loro ingredienti non sono mai stati testati su animali, ma sono Cruelty Free nel senso che non incrementano la sperimentazione su animali. Come riconoscere i cosmetici Cruelty Free? E’ importante sapere che le etichette trovate su cosmetici e detersivi non hanno alcun valore per quanto concerne l'adesione allo Standard di cui sopra perché per lo più indicano solo che il prodotto finito non è testato, ma questo, dal 2004, vale per tutte le ditte e non è quindi una discriminante. Per effettuare scelte veramente Cruelty Free, occorre conoscere la lista delle Aziende che hanno aderito formalmente allo Standard internazionale NON TESTATO SU ANIMALI attraverso la certificazione ICEA (società indipendente di auditing) dietro accordo con LAV - Lega Anti Vivisezione. Tutte le altre NON sono da considerarsi Cruelty Free. MGA Cosmetici, leader dei cosmetici Made in Italy, con i prodotti Omia Laboratoires ha certificato il proprio impegno per il rispetto e la salvaguardia degli animali aderendo allo Standard Internazionale NON TESTATO SU ANIMALI controllato da ICEA – Istituto per la Certificazione Etica ed Ambientale per LAV – Lega Anti Vivisezione n° 040. Con tale adesione, Omia Laboratoires si impegna ad assicurare che nessun animale sia stato usato per sviluppare o sperimentare i propri prodotti o gli ingredienti. Nessuno dei prodotti finiti o dei loro ingredienti sono stati testati su animali per scopo cosmetico da questa Società o dai propri fornitori dal 2005, momento in cui è stata adottata la presente politica.
 
LIBERO
2 MAGGIO 2012
 
Animali: in Trentino orso urtato da treno, sta bene
 
Trento - Un orso, nato dal progetto trentino di ripopolamento Life Ursus, e' stato urtato da un treno in Svizzera. Sembra pero' che l'animale non abbia riportate ferite nell'incidente, come hanno appurato guardacaccia svizzeri, che hanno rintracciato il plantigrado grazie al collare Gps. Certamente e' stato piu' fortunato di suo fratello, ucciso il 21 aprile da un Suv sulla statale del Brennero a nord di Bolzano. Lo scontro e' stato segnalato lunedi' sera da un macchinista della linea ferroviaria della Bassa Engandina, che pero' non sapeva con certezza se si fosso effettivamente trattato di un orso. Ieri i guardiacaccia hanno localizzato l'orso a solo 300 metri dal luogo dell'incidente e da quel momento viene costantemente monitorato. L'orso sembra comunque tranquillo e illeso.
 
AGI
2 MAGGIO 2012
 
Ambiente: oltre 500 pellicani morti in Peru', e' caccia al virus
 
Londra - Il governo peruviano sta cercando di comprendere le ragioni della morte di piu' di 500 pellicani lungo 70 chilometri di costa nella parte settentrionale del paese. Trovate anche 54 carcasse di uccelli tropicali, leoni marini e di una tartaruga. Gli animali, riporta la Bbc, sono stati individuati nella stessa regione in cui sono stati rigettati a riva 800 delfini, la cui morte e' ancora un mistero. Secondo gli esperti all'origine delle morti potrebbe esserci un virus. Il governo del Peru' ha definito la situazione "drammaticamente preoccupante. I test che saranno effettuati sugli animali potranno dirci di piu' sulla loro morte". Il Peruvian Maritime Institute (Imarpe) sostiene che i pellicani e gli uccelli tropicali siano stati rilevati in diversi stati di decomposizione, sebbene la maggioranza sembri morta recentemente. Il ministro all'Ambiente, Ga briel Quijandria Acosta, ha sostenuto che "un virus potrebbe aver ucciso i delfini, stessa sorte probabilmente toccata ai pellicani cosi' come accadde in passato quando un'epidemia attacco' diverse specie selvagge del mare in Peru', Messico e Usa. Avremo i risultati dei test effettuati sugli animali nei prossimi giorni".
 
BLOGOSFERE
2 MAGGIO 2012
 
Come usare un GATTO per giocare a bowling!
Questo non è solo un video divertente. E' un esperimento di fisica applicato sul gatto. Da non perdere!
 
Questo non è solo un video divertente. E' un esperimento di fisica applicato sul gatto. Da non perdere! Avete mai visto come si usa un gatto a vostro piacimento, magari per giocare al vostro sport preferito nelle comode mura domestiche? Noi di Video Pazzeschi siamo qui apposta, perchè se non l'avete ancora visto, vi mostreremo il video di un genio all'opera! Sfruttando un semplice puntatore laser, un gatto giocherellone, un pavimento su cui è stata passata la cera di fresco, e un panno morbido, è possibile utilizzare un gatto per fare strike con una pila di bicchieri di plastica.Detta così, forse è un po' complicata da visualizzare: una roba del genere va solo vista. Detto questo, prima di passare al video, desideriamo fare i complimenti a questo geniale utente di Youtube, che si è inventato un piano perfetto, frutto di atte nti studi e lunghe prove. Infatti, se ci pensate bene, questo è un vero e proprio esperimento di fisica, in cui, con una precisione abbastanza matematica, viene calcolata la velocità del gatto, il punto esatto in cui si fermerà sul panno, e la forza che lo sparerà dritto verso la piramide di bicchieri!
Ecco il video, studiatelo a ralenti!
 
COMUNICATI.NET
2 MAGGIO 2012
 
Gli animali da compagnia in crociera: sono ammessi?
 
Sapevi che alcune crociere accettano di imbarcare gli animali da compagnia dei passeggeri? In questo tipo di crociere potrai portare in vacanza il tuo cane o il tuo gatto, che dovranno però restare in un ambiente speciale a loro riservato. Potranno ugualmente godersi la traversata, avendo a disposizione personale specializzato e giochi a gogò. Chi possiede un animale da compagnia e vi è affezionato, probabilmente non è molto attratto dall’idea di lasciarlo solo al momento di intraprendere un viaggio vacanziero. Tuttavia, trovare compagnie aeree e hotel che accettano animali da compagnia può essere un’ardua impresa e, soprattutto, è necessario programmare il viaggio con un certo anticipo. Nel caso delle crociere la situazione non sembra essere meno complicata.
Missione impossibile?
La stragrande maggioranza delle compagnie di navigazione non permette ai passeggeri di imbarcarsi con i propri animali da compagnia. Il motivo è molto semplice: devono assicurarsi che tutti i passeggeri si sentano a proprio agio a bordo e per questo cercano di eliminare il maggior numero possibile di fattori di disturbo. I cani guida sono gli unici animali ammessi a bordo delle navi da crociera, a condizione che la persona non vedente ne abbia realmente bisogno per orientarsi. In questi casi eccezionali, l’animale da compagnia può restare in cabina accanto al suo padrone. Tuttavia la prenotazione dovrà essere effettuata con un certo anticipo, per lasciare al personale della nave il tempo necessario per informarsi sulle leggi che disciplinano lo sbarco degli animali nei paesi dove la nave effettuerà gli scali.
Un’alternativa poco comune
Vi sono alcune crociere che permettono ai passeggeri di imbarcarsi con i propri animali da compagnia, soprattutto quelle che solcano le acque statunitensi. In questi casi, tuttavia, l’animale non potrà restare in cabina accanto al suo padrone, ma dovrà soggiornare in uno spazio appositamente concepito all'interno della nave. In questo ambiente l'animale avrà a disposizione vari giochi e una persona che si preoccuperà di dargli da mangiare, toelettarlo e farlo passeggiare. Di fatto, in queste crociere anche gli animali da compagnia ricevono il proprio regalo di benvenuto. L’ambiente riservato agli animali da compagnia e le aree adiacenti a loro destinate sono aperti tutto il giorno, per cui i padroni possono entrarvi liberamente. Tuttavia non è consentito che gli animali da compagnia accedano alle aree destinate ai passeggeri. Bisogna sottolineare che gli ambienti per animali da compagnia di queste crociere hanno quasi sempre una capacità limitata, per cui è consigliabile prenotare con un certo anticipo. Ovviamente, dovremo assicurarci che il nostro compagno a quattro zampe abbia il passaporto e che soddisfi i requisiti sanitari richiesti dai paesi di destinazione. Per trovare una crociera che accetti animali da compagnia a bordo della nave, ti consigliamo di consultare i siti internet delle principali agenzie online specializzate in crociere, che potranno dirti con certezza se il tuo cane o il tuo gatto saranno accettati e sapranno fornirti assistenza in tutte le procedure legali e portuali.
 
LEI WEB
2 MAGGIO 2012
 
Cane in ufficio per combattere lo stress

Patrizia Piotti

 
Che la presenza di un animale domestico fosse positiva per la salute, già si sapeva: problemi cardiocircolatori e visite dal medico più rari per i proprietari di cani. Ma non solo. La presenza di un animale domestico aiuta a combattere la solitudine e lo stress psicologico. I livelli di cortisolo, chiamato anche ormone dello stress, diminuiscono già dopo cinque minuti di contatto con un cane, anche sconosciuto.Sono proprio questi effetti positivi sullo stress che spingono diverse aziende e ospedali a consentire la presenza di animali domestici sul posto di lavoro.I ricercatori dell’università americana Virginia Commonwealth University hanno deciso di studiare proprio questi effetti benefici. Hanno perciò scelto un’azienda di medie dimensioni (550 impiegati) che da 15 anni permette ai propri dipendenti di portare il proprio can e in ufficio. Qui hanno confrontato i lavoratori che portano il cane con loro, quelli che hanno un cane ma scelgono di lasciarlo a casa e quelli che non possiedono cani. Per essere più sicuri dei loro risultati hanno persino chiesto a coloro, che normalmente hanno il loro beniamino con sé, di lasciare a casa l’animale per un paio di giorni, in modo da poter fare un confronto.Il risultato più interessante è la differenza tra la percezione dello stress da parte di coloro che lavorano con il loro cane e coloro che non ne possiedono uno: i primi si sentono meno stressati. Inoltre, chi ha un cane ma non lo porta al lavoro, si sente sempre più stressato man mano che si avvicina la fine della giornata. Per coloro a cui è stato chiesto di lasciare Fido a casa vale lo stesso risultato. A quanto pare è proprio il cane ad aiutare a tenere sotto controllo lo stress.Gli studiosi hanno anche intervistato i partecipanti, chiedendo la loro op inione riguardo alla presenza degli animali al lavoro. Alcuni problemi di tipo pratico (come ad esempio rumorosità e disturbo, pulizia, allergie) sono saltati fuori. I ricercatori stessi commentano dicendo che si tratta di obiezioni importanti. Se state pensando di convincere il capo a lasciarvi portare Fido o Fufi al lavoro, quindi, riflettete bene su come ridurre al minimo questi possibili effetti negativi. Aggiungiamo noi che non tutti amano gli animali, e possono esserne impauriti per svariati motivi: non è giusto in questi casi imporne la presenza, quindi la gestione va studiata accuratamente.Non dimentichiamo infine, dice il gruppo della Virginia University, il benessere del cane. Qualche raccomandazione arriva anche dall’ANMVI, Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani. Sul sito AnmviOggi.it il presidente dell’associazione, Marco Melosi, spiega che anche Fido si deve trovare a suo agio in ufficio, essere tenuto in buona salute e avere tempo p er prendersi qualche bella pausa durante la giornata.Avete pensato proprio a tutto? Avete deciso di voler convincere il capo? Allora ecco il link all’articolo scientifico con lo studio originale di Randolph T. Barker e colleghi, pubblicato sulla rivista “International Journal of Workplace Health Management” (Giornale Internazionale della Salute e della Gestione del Posto di Lavoro).Fateci sapere se convincete il boss!
 
CORRIERE NAZIONALE
2 MAGGIO 2012
 
Anche cani e gatti soffrono di allergia
Uno studio rivela che il 44% dei padroni non lo sa, ma la primavera è una stagione a rischio per gli animali. Ecco come scoprirlo
 
Milano - Animali amici dell’uomo fino a condividerne acciacchi e malattie. Per esempio l’allergia, che può colpire anche cani e gatti soprattutto in primavera, stagione dei pollini per antonomasia. Un sondaggio internazionale condotto su oltre mille proprietari di 6 Paesi, Italia compresa, ha dimostrato però che
l'"ipersensibilita" di cani e gatti agli allergeni è ignota quasi alla metà dei padroni: il 44% dei proprietari non sa che anche i pet possono soffrire di allergie; più o meno altrettanti (43%) non saprebbero dire se il proprio animale ha sperimentato i sintomi tipici, e uno su 3 non sa indicare le allergie più comuni nei quattrozampe e cioè le dermatiti. La sensibilità al problema è maggiore fra i proprietari a loro volta allergici (46%), ma in gene rale 8 su 10 vorrebbero saperne di più e riuscire a riconoscere e trattare eventuali allergie dei loro animali.L’indagine ’Paws’ (Pet Allergy Worldwide Survey), promossa da Novartis Animal Health (Nah), ha coinvolto in Italia, Francia, Germania, Spagna, Regno Unito e Usa proprietari di cani e gatti distribuiti in ugual misura. In tutto 1.269 padroni hanno completato il sondaggio; circa la metà (618) aveva un animale al quale era stata diagnosticata un’allergia, mentre l’altro gruppo (651) aveva animali che ne presentavano i sintomi, pur non avendo avuto una diagnosi.«È essenziale - raccomanda il dermatologo veterinario britannico Stephen Shaw - che i proprietari riconoscano l’importanza dei segni più comuni di allergia negli animali: si grattano più del solito, leccano eccessivamente lo stesso punto, perdono peli e presentano infiammazione cutanea. Nonostante l’aumento della consapevolezza, il veterinario può proseguire per diagnosticare correttamente la causa, ridurre la sofferenza dell’animale domestico, alleviare il prurito e le lesioni cutanee nel modo più efficiente e sicuro possibile e migliorare la qualità della vita dell’animale».
 
GIORNALETTISMO
2 MAGGIO 2012
 
Il cane che si salva dalla pena di morte
L'animale farà la guardia a vita a un penitenziario americano
 
Al pari degli esseri umani anche i cani possono sperare di essere salvati last minute dall’eutanasia: è successo in Luisiana e lo racconta The Advocate.
LIBERO IN PRIGIONE - Chief, così si chiama il cane scampato alla pena di morte, da tempo scappava alla sua padrona e terrorizzava il vicinato, tanto che il caso è arrivato in tribunale e ha portato alla punizione non dell’uomo, bensì dell’animale. A salvarlo è stato il penitenziario della Luisiana Angola, che ha scritto al giudice chiedendo che il cane espiasse la sua colpa facendo la guardia al carcere di massima sicurezza. Il suo programma di difesa prevede infatti che cani di razza bastarda come Chief vengano impiegati per dei controlli notturni del perimetro della prigione.
LA LEVA FORZATA - Secondo la padrona il cane non se la passerà tanto bene nel nuovo incarico: “è abituato a stare a casa con l’aria condizionata e a mangiare cibo di qualità” ha dichiarato, negando che il cane abbia mai avuto comportamenti aggressivi e dicendosi disposta a trasferirsi pur di mantenere il cane con sé. Purtroppo per lei sembra non ci sarà nessun altro colpo di scena nella vicenda, e Chief inizierà a breve il proprio allenamento come guardia.
 
ANSA
2 MAGGIO 2012
 
Il cane fa la guardia alla bici e poi ci sale sopra
Il golden retriever, quando il padrone torna in sella, abbaia per far capire che puo' partire
 
Un Golden Retriever in Cina fa la guardia alla bici del padrone, poi sale sul portapacchi posteriore quando lui torna ed abbaia per fare capire che e' pronto per partire. Il cane si chiama Li Li ed e' ormai una star del web. Per le strade di Nanning, cittadina della provincia cinese di Guangxi, quando Luo Wencong lascia la bicicletta per fare qualche commissione, Li Li la ferma con le zampe. Un antifurto in carne ed ossa: eventuali rapinatori ci pensano due volte prima di avvicinarsi. Il video ha pero' anche diviso i lettori visto il rischio che corre l'animale nell'essere trasportato in questo modo. 
FOTO E VIDEO
 
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
3 MAGGIO 2012
 
Barletta, minacce a ingegnere: gatto morto sulla sua auto

Gianpaolo Balsamo

 
BARLETTA  (BT) - Un gatto morto, oramai in decomposizione, fatto trovare sul parabrezza di un’auto in sosta. La stessa, una «Bmw» di colore bleu, imbrattata da vernice di colore rosso.
Episodi inquietanti, compiuti da ignoti ai danni di un professionista di Barletta che, ieri mattina, andando a recuperare la sua autovettura parcheggiata in via Renato Coletta, si è trovato le due sgradite «sorprese». Ignoto, per il momento, sia l’autore dei due gesti che il movente.
Si sa per certo che il proprietario della «Bmw» è un noto ingegnere di Barletta (omettiamo le generalità per tutelarne la privacy) che, di fronte al macabro rinvenimento, sconcertato per quanto accaduto, ha dato subito l’allarme, richiedendo l’intervento dei poliziotti di una volante.
Gli uomini in divisa, giunti sul posto, in pieno centro cittadino, hanno constatato la presenza di un grosso gatto morto, ormai in avanzato stato di decomposione, letteralmente «spiaccicato» sul vetro anteriore dell’auto. Non solo. La «Bmw» era stata imbrattata sia laterlamente che nella parte anteriore da vernice rossa, spruzzata da qualche «writer» incallito. Ingenti i danni causati sulla carrozzeria ma, anche sui finestrini.
L’ingegnere ha denunciato l’accaduto alla polizia che ha avviato le indagini per risalire all’autore dei due gesti che potrebbero essere stati compiuti dalla stessa mano. Chi ha lanciato il gatto morto sul parabrezza, in altre parole, potrebbe aver imbrattato anche la carrozzeria dell’autovettura. Altrettano misterioso è invece il movente.
Gli inquirenti, stanno indagando a 360 gradi per chiarire se si è trattato di una intimidazione, di una bravata o di un semplice avvertimento. L’ingegnere, così come ha dichiarato, non avrebbe ricevuto minacce negli ultimi tempi. Non si esclude che i due gesti possano essere collegati all’attività professionale dell’ingegnere che spesso viene chiamato come consulente di parte: forse qualche cliente «insoddisfatto» o «trascurato». Ma non si escludono, anche, altri motivi. Un lavoro certosino, insomma, che procederà per esclusione. al vaglio degli inquirenti anche le immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza sparse nelle vicinanze del luogo dove era parcheggiata l’autovettura. E, intanto in città, dopo questo ennesimo avvertimento, il clima che si respira è di estrema tensione.
 
IL PIACENZA
3 MAGGIO 2012 
 
Torture su animali e molestie alle dipendenti, veterinario arrestato
Avrebbe soffocato cuccioli di cani e di altri animali in sacchetti di plastica; in altri casi avrebbe sottoposto gli animali ad interventi chirurgici molto dolorosi senza effettuare l'anestesia
 
Prov. di Pavia - Un veterinario di 52 anni, Giuseppe Antonio Genta, residente a Borgonovo, è stato arrestato questa mattina dai carabinieri di Santa Maria della Versa (Pavia) nel corso di un un'operazione alla quale hanno partecipato anche i militari di Stradella (Pavia) e gli uomini del Corpo Forestale dello Stato.L'inchiesta è condotta dalla dottoressa Ilaria Perinu, sostituto procuratore della Procura di Voghera (Pavia). Secondo le accuse, Genta avrebbe ripetutamente molestato alcune dipendenti delle due cliniche per animali che gestiva a Santa Maria della Versa (Pavia) ed a Borgonovo, costringendole anche ad assistere alle sevizie di numerosi animali. Torture sugli animali, arrestato il veterinario Giuseppe Antonio Genta Dalle indagini è emerso che il veterinario avrebbe soffocato cuccioli di cani e di altri animali in sacchetti di plastica; in altri casi avrebbe sottoposto gli animali ad interventi chirurgici molto dolorosi senza effettuare l'anestesia. Giuseppe Antonio Genta si trova ora agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Stradella (Pavia). Le indagini dei carabinieri proseguono.
 
LA PROVINCIA PAVESE
4 MAGGIO 2012
 
Molestie sessuali, arrestato veterinario
Santa Maria, denunciato dalle dipendenti. E' accusato anche di maltrattamenti agli animali: "Interventi senza anestesia"
 
 
Maria Fiore
 
SANTA MARIA DELLA VERSA (PV) - Cani malati chiusi in sacchetti della spazzatura, per farli morire. Infilati, ancora vivi, nel congelatore della clinica o uccisi a calci. Gatti operati con dosi basse di anestesia e torturati. Sevizie, secondo l’accusa, a cui avrebbero assistito alcune dipendenti della clinica veterinaria, costrette, a loro volta, a subire umiliazioni, mobbing e avances sessuali sul posto di lavoro. Con un lungo elenco di contestazioni è stato arrestato, ieri mattina, Giuseppe Genta, un veterinario di 52 anni che abita a Stradella. L’uomo, che ha una clinica a Santa Maria della Versa, in via Carabinieri d’Italia, e una a Borgonovo Valtidone, in provincia di Piacenza, si trova agli arresti domiciliari, in attesa di essere sentito dal magistrato. Ieri mattina, davanti ai carabinieri che gli notificavano il provvedimento, il medico si è proclamato innocente. Contro di lui, però, ci sono le testimonianze di alcune dipendenti dell’ambulatorio, raccolte dai carabinieri di Santa Maria della Versa. Da qui sono partite le indagini. Agli atti dell’inchiesta, coordinata dal magistrato della Procura di Voghera Ilaria Perinu e condotta dal capitano dei carabinieri di Stradella Francesco Spera, ci sono anche alcune foto. Immagini di animali sofferenti. Lasciati senza antidolorifici durante o dopo gli interventi chirurgici. Fatti morire a stenti dopo essere stati lanciati contro il muro o chiusi nei congelatori per essere ammazzati e non, come prevede la legge, anestetizzati prima di essere soppressi. Sempre secondo l’accusa, alcuni animali, malati terminali, sarebbero stati uccisi con l’iniezione del farmaco letale praticata direttamente nel cuore, per provocare l’arresto cardiaco. La procedura, che tiene conto della convenzione per i diritti degli animali, prevede al contrario che l’animale sia anestetizzato, di solito con dosi triple di calmante rispetto a quelle usate per gli interventi chirurgici.I carabinieri di Stradella e Santa Maria, insieme ai Nas di Cremona e alla Forestale di Zavattarello, hanno perquisito ieri le due cliniche gestite dal veterinario, per trovare ulteriori riscontri alle denunce delle dipendenti. Al medico, a cui è stata notificata ieri mattina nell’ambulatorio di Santa Maria della Versa l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Donatella Oneto, oltre all’accusa di maltrattamenti di animali e all’accusa di avere causato la morte degli animali stessi, è contestata anche la violenza sessuale, i maltrattamenti nei confronti delle dipendenti e la diffamazione. Le indagini sono ancora in corso ma, in base a quanto contenuto nell’ordinanza di custodia cautelare, l’uomo avrebbe sottoposto le ragazze che lavoravano nella clinica a trattamenti umilianti a sfondo sessuale, palpeggiamenti e violenza fisica, oltre che psicologica. In alcuni casi, secondo quanto descritto dalle stesse dipendenti, il medico avrebbe messo in pratica comportamenti di denigrazione e di vessazione nei loro confronti, diffamandole davanti a molti clienti e costringendole ad assistere alle torture su cani e gatti e alle uccisioni degli animali. Una situazione che avrebbe provocato nelle dipendenti sofferenza e disagio quotidiano. Questa è la versione dell’accusa. Versione che la difesa, rappresentata dall’avvocato Carlo Enrico Paliero (con cui ieri non è stato possibile mettersi in contatto) tenterà di ribaltare. L’inchiesta per accertare la verità non si ferma. I carabinieri invitano le persone che potrebbero riferire fatti utili alle indagini a rivolgersi, per ogni segnalazione, alla stazione di Santa Maria della Versa.
 
CORRIERE DELLA SERA
4 MAGGIO 2012
 
Stradella (Pavia)
Torture agli animali e molestie sessuali
Arrestato il veterinario degli orrori
Denunciato dalle sue collaboratrici, costrette ad assistere alle sevizie: cuccioli fatti morire di stenti o nel congelatore
 
Enrico Venni
 
STRADELLA (Pavia) - Un veterinario di Santa Maria della Versa, Giuseppe Genta, 52 anni, è stato arrestato dai carabinieri con l'accusa di maltrattamenti sugli animali e violenza sessuale sulle dipendenti delle sue due cliniche di Santa Maria della Versa e Borgonovo Valtidone (Piacenza). Le indagini sono state avviate lo scorso mese di ottobre, in seguito alle denunce presentante ai carabinieri di Santa Maria della Versa da parte delle stesse dipendenti del veterinario stradellino. Le testimonianze delle donne hanno permesso di ricostruire vere e proprie torture nei confronti degli animali: cuccioli fatti morire di stenti, operazioni chirurgiche che avvenivano senza anestesia, animali da sopprimere chiusi nei congelatori.
Secondo l'accusa, Giuseppe Genta (ora ai domiciliari) avrebbe anche sottoposto le dipendenti ad atti di violenza fisica e psicologica, nonché a trattamenti umilianti anche a sfondo sessuale (palpeggiamenti vari) diffamandole davanti a molti clienti, oltre a costringerle ad assistere alle condotte di sevizie, maltrattamento e uccisione di animali.
Raccapriccianti i racconti delle dipendenti: il veterinario avrebbe provocato la morte di alcuni animali chiudendoli dentro sacchetti della spazzatura e, nel caso di esemplari affetti da patologie terminali, nel congelatore. Il veterinario, secondo i capi di imputazione di cui è accusato, sarebbe responsabile di lesioni e sevizie a svariati animali da lui trattati, non avendo somministrato loro i necessari alimenti o antidolorifici e in alcuni casi effettuato interventi chirurgici con dosi insufficienti di anestesia.
Con efferata e ingiustificata violenza alcuni gatti sarebbero stati presi a calci o addirittura lanciati contro i muri. Nelle due cliniche di Santa Maria della Versa e Borgonovo Valtidone, oltre che nell'abitazione del veterinario, sono state eseguite anche perquisizioni dai Nas di Cremona e dai carabinieri di Stradella.
 
IL GIORNO
4 MAGGIO 2012
 
Molestie su dipendenti e sevizie su animali Arrestato veterinario
Dalle indagini sarebbe emerso che il veterinario avrebbe soffocato cuccioli di cani e di altri animali in sacchetti di plastica; in altri casi avrebbe sottoposto gli animali ad interventi chirurgici molto dolorosi senza effettuare l’anestesia
 
Pavia - Un veterinario di 52 anni, Giuseppe Antonio Genta, residente a Borgonovo Valtidone (Piacenza), è stato arrestato questa mattina dai carabinieri di Santa Maria della Versa (Pavia). L’inchiesta è condotta dalla dottoressa Ilaria Perinu, sostituto procuratore della Procura di Voghera (Pavia).
Secondo le accuse, Genta avrebbe ripetutamente molestato alcune dipendenti delle due cliniche per animali che gestiva a Santa Maria della Versa (Pavia) ed a Borgonovo Val Tidone (Piacenza) (Piacenza), costringendole anche ad assistere alle sevizie di numerosi animali.
Dalle indagini sarebbe emerso che il veterinario avrebbe soffocato cuccioli di cani e di altri animali in sacchetti di plastica; in altri casi avrebbe sottoposto gli animali ad interventi chirurgici molto dolorosi senza effettuare l’anestesia. Giuseppe Antonio Genta si trova ora agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Stradella (Pavia). Le indagini dei carabinieri proseguono.
 
GAZZETTA DI PARMA
4 MAGGIO 2012
 
Dipendenti molestate e animali seviziati: veterinario nei guai nel Piacentino
 
Stradella (PV) - Un veterinario di 52 anni, residente a Borgonovo Valtidone (Piacenza), è stato arrestato perché, secondo le accuse, avrebbe ripetutamente molestato alcune dipendenti delle due cliniche per animali che gestiva, costringendole anche ad assistere alle sevizie di numerose bestiole.Dalle indagini è emerso che il veterinario avrebbe soffocato cuccioli di cani e di altri animali in sacchetti di plastica; in altri casi avrebbe sottoposto gli animali a interventi chirurgici molto dolorosi senza effettuare l’anestesia.
 
LA PROVINCIA PAVESE
4 MAGGIO 2012
 
Le torture sui cani in quaranta fotografie
 
SANTA MARIA DELLA VERSA (PV) -  Immagini di cani sottoposti a interventi chirurgici senza essere intubati nè anestetizzati, tenuti fermi a forza di braccia e ricuciti da persone prive di competenza, senza guanti nè ferri sterilizzati. Cuccioli presi a calci, lanciati contro il muro o congelati dentro il freezer. Alcuni salvati in extremis delle ex dipendenti. Vermifughi iniettati al posto dei vaccini ma fatti pagare come tali. Sono i particolari che emergono dai racconti sulla vicenda che ha coinvolto Giuseppe Genta. Tutti racconti la cui fondatezza andrà verificata, che troverebbero riscontro in una quarantina di foto scattate all’interno della clinica veterinaria di Santa Maria. Fotogrammi raccapriccianti inviati all’Ordine dei medici veterinari della provincia di Pavia e ai carabinieri che ieri mattina presto hanno eseguito il procedimento di arresto. Secondo le accuse, il veterinario avrebbe esercitato la professione in modo improprio, fino a rendersi responsabile di maltrattamento di animali e molestie sessuali nei confronti delle dipendenti. Le testimonianze raccontano di oggetti lanciati contro le dipendenti, davanti alle quali pare che il veterinario non esitasse a mostrarsi nudo. Altre indiscrezioni ancora parlano di foto osè che lo ritraevano, fatte volutamente trovare dentro e fuori la clinica, destinate alle donne che lavoravano con lui. Da verificare se le stesse avessero firmato regolari contratti di assunzione e se, come sembrerebbe, il presunto coinvolgimento di alcune di loro nelle pratiche di eutanasia sugli animali avvenisse nonostante le stesse non fossero abilitate all'esercizio della professione e fossero entrate in clinica con mansioni di tutt'altro genere. Una situazione delicatissima sulla quale farà luce la Procura. Tutto sarebbe cominciato lo scorso mese di ottobre, con la prima segnalazione anonima recapitata all'Ordine dei veterinari della provincia di Pavia. All'interno la testimonianza non firmata di qualcuno che segnalava animali maltrattati e trascurati durante i ricoveri. Di lì a poco all'Ordine sono arrivate altre segnalazioni ancora. Fino a una chiavetta Usb contenente le fotografie scattate durante gli interventi. E non solo.
 
LA PROVINCIA PAVESE
4 MAGGIO 2012
 
L’Ordine l’aveva già sospeso per sei mesi Ora rischia di essere radiato dall’albo
 
L’Ordine provinciale dei veterinari ha denunciato Giuseppe Genta per malpratica professionale e maltrattamento di animali. Ora valuterà il secondo provvedimento disciplinare a suo carico con richiesta di sospensione urgente. Giuseppe Genta rischia di essere radiato. Il primo provvedimento disciplinare risale al periodo di Pasqua. L’Ordine lo aveva sospeso per sei mesi per concorso in esercizio abusivo della professione, riconoscendogli la responsabilità di aver fatto lavorare in clinica persone senza titolo. «Stiamo ragionando sul da farsi visti gli sviluppi delle ultime ore», ha commentato il presidente Massimo Pelizza (nella foto). Il primo provvedimento, notificato anche al ministero della Salute, non gli ha impedito di continuare a esercitare la professione. Sarà la Commissione centrale esercenti per le professioni sanitarie di Roma (Cceps) a decidere in merito. La vicenda comunque potrebbe subire una svolta se venisse adottata la sospensione d’urgenza.
 
LA PROVINCIA PAVESE
5 MAGGIO 2012
 
Santa Maria, nuove accuse al veterinario arrestato
 
 
Prov. di Pavia - Colpevole o innocente? Su internet non si contano più le reazioni all’arresto di Giuseppe Genta, che ha scatenato una valanga di commenti. I pareri si dividono tra chi augura al veterinario di Stradella di essere «messo in gabbia e operato senza anestesia» e quelli che invece lo considerano un ottimo professionista e una brava persona. E intanto su Facebook è nato il gruppo “Genta Giuseppe veterinario - Sosteniamolo”, che vuole dare «sostegno e solidarietà» al professionista di Stradella, vittima di un indeterminato «complotto» ordito da misteriose «voci di paese». «E’ stato il mio veterinario e non ho avuto mai dubbi su di lui – scrive Maria –. Curava gli animali con il cuore, e tanti li ha salvati dalla morte andando anche a domicilio». «Senza conoscerlo e averci avuto a che fare possono giudicarlo solo le male lingue e i creduloni della domenica», aggiunge Maurizio Sorrentino. «Genta è un ottimo veterinario – dice anche Aldo – ha sempre curato con professionalità il mio cane e trattato con i guanti anche la mia famiglia». Altri invece non sono così teneri con il veterinario accusato di sevizie sugli animali. «Lo so io cosa ho passato per il mio cane per colpa sua – dice Lucia – e non ne parliamo per il mio gatto». «Ma credete veramente che si arrestino le persone per le voci di paese?», si chiede Michela. «Quando ci chiameranno per testimoniare racconteremo tutto per filo e per segno», assicura Vanessa. Intanto le polemiche (e i commenti) continuano a imperversare. Alle otto di ieri sera sul sito internet della Provincia Pavese quasi 2740 persone avevano consigliato l’articolo su Genta, pubblicandolo sulla propria pagina Facebook. E 133 avevano commentato la vicenda. di Linda Lucini
 
SANTA MARIA DELLA VERSA In seguito alle perquisizioni sono spuntate nuove accuse per il veterinario arrestato per molestie sessuali alle sue assistenti e maltrattamento di animali. I carabinieri di Stradella e di Santa Maria in collaborazione con i Nas di Cremona hanno setacciato i due ambulatori del 52enne Giuseppe Genta, quello a Santa Maria e quello a Borgonovo Valtidone, ed hanno scoperto le carcasse di due cani e di due gatti in una cella frigorifera (materiale che è stato posto sotto sequestro). Inoltre sono stati sequestrate un centinaio di fotografie di interventi chirurgici su animali e alcune immagini che ritraggono il veterinario nudo. Foto, che stando alle accuse, le dipendenti trovavano in ambulatorio e nei loro cassetti. Sotto sequestro è stato messo anche il personal computer del professionista arrestato. Dopo la perquisizione i carabinieri avrebbero riscontrato una serie di violazioni amministrative, compreso il mancato aggiornamento dell’anagrafe canina. Inoltre è stata contestata al veterinario anche la tenuta irregolare del registro delle sostanze stupefacenti e dei medicinali veterinari. Tra le contestazioni anche irregolarità nello smaltimento dei rifiuti e nel materiale di prevenzione antincendio. Ma le accuse più gravi nei confronti del veterinario che abita a Stradella sono quelle che l’hanno portato in carcere, ossia le violenze sessuali nei confronti delle assistenti e i ripetuti maltrattamenti agli animali che gli venivano affidati. Stando ai racconti di alcuni testimoni, il veterinario avrebbe sottoposto cani a interventi chirurgici senza essere intubati nè anestetizzati. A suturare le ferite, sempre secondo le accuse, poi sarebbero stati aiutanti non solo senza alcuna competenza, ma anche privi di guanti e ferri sterili. Nei verbali si parla anche di cuccioli presi a calci, lanciati contro il muro, messi nel congelatore o fatti morire chiusi in sacchetti della spazzatura. Tutti racconti che si scontrano con l’opinione di molti suoi clienti più che convinti della capacità professionali del veterinario finito agli arresti domiciliari. Le testimonianze raccolte dagli inquirenti raccontano anche di oggetti lanciati contro le assistenti, di foto hard che le aiutanti si ritrovano nei cassetti e sulla propria auto. E poi ancora toni violenti, mobbing e avances nei confronti delle donne che lavoravano con lui in ambulatorio. Da qui l’accusa di violenza sessuale nei confronti del veterinario. Ora le indagini proseguono con altri controlli, soprattutto quelli relativi alla posizione contrattuale delle assistenti. Inoltre si attende l’interrogatorio dello stesso Genta che potrà chiarire la sua posizione: all’atto dell’arresto lui si è dichiarato innocente. Della questione se ne sta occupando anche l'Ordine dei veterinari della provincia di Pavia che già aveva preso un provvedimento di sospensione nei confronti del veterinario per aver lasciato che un’aiutante svolgesse mansioni da veterinario. Ora l’Ordine sta valutando la situazione per aprire un nuovo procedimento che potrebbe far rischiare a Genta la radiazione dall’Albo.
 
LA PROVINCIA PAVESE
6 MAGGIO 2012
 
Minacce e insulti al veterinario accusato di violenze
 
SANTA MARIA DELLA VERSA (PV) - Minacce, offese, provocazioni. Messaggi su fogli di carta, attaccati con il nastro adesivo, hanno trasformato ieri mattina l’ingresso della clinica di Borgonovo Valtidone, gestita dal veterinario 52enne di Stradella Giuseppe Genta, in una bacheca a disposizione di chi, sulle responsabilità del medico, da giovedì agli arresti domiciliari con accuse pesantissime, sembra non avere dubbi. A Santa Maria della Versa, invece, dove il veterinario ha un altro ambulatorio per animali in via Carabinieri d’Italia, è stato preso d’assalto il centralino della caserma dei carabinieri. Tante persone (Genta è molto conosciuto come professionista, sia in Oltrepo che in Valtidone) vogliono raccontare la loro esperienza. C’è chi dice di avere preso cani, certificati dal medico, che sarebbero morti pochi giorni dopo l’acquisto. Chi racconta di diagnosi sbagliate, di cani o gatti dati per spacciati, e poi sopravvissuti. Ma c’è anche chi il medico lo difende. E che parla di anni di cure amorevoli e di animali salvati solo grazie all’intervento del medico. Mentre le accuse al veterinario - mobbing, molestie sessuali alle dipendenti e maltrattamenti sugli animali - continuano a far discutere e dividono i clienti delle sue cliniche in due fazioni opposte, le indagini, coordinate dal magistrato della procura di Voghera Ilaria Perinu e condotte dai carabinieri di Stradella e Santa Maria della Versa, vanno avanti. Da esaminare ci sono i registri dell’anagrafe canina e i formulari dei farmaci sequestrati dai carabinieri durante la perquisizione nei due ambulatori. Ma anche alcune fotografie di interventi chirurgici su cani e gatti trovate nei cassetti dell’ufficio. E altre immagini che ritrarrebbero il medico nudo, come era stato peraltro riferito, durante la denuncia, dalle dipendenti e dalle stagiste che frequentavano la clinica. Le verifiche dei carabinieri riguardano anche l’ipotesi che ai danni dei padroni degli animali siano state commesse delle truffe. Alcuni clienti hanno infatti parlato di animali certificati, acquistati con l’intermediazione del medico, che sarebbero invece morti a distanza di pochi giorni. Ma anche di anestesie pagate fino a 600 euro per sopprimere cani e gatti malati terminali e mai usate, come invece prevede la procedura. D’altra parte l’accusa ritiene proprio che, in alcuni casi, gli animali venissero uccisi in altro modo e senza la somministrazione del calmante: lanciati contro il muro, presi a calci, o chiusi all’interno di celle frigorifere, aspettando che il freddo facesse da solo quello che avrebbe dovuto fare l’anestetico. Quattro carcasse di animali, due cani e due gatti, sono state trovate all’interno del congelatore durante la perquisizione. Sono state sequestrate e inviate in laboratori, dove dovrà essere accertata la causa della morte. Di fronte a queste accuse, il veterinario, che si trova agli arresti domiciliari da giovedì mattina, avrà la possibilità di difendersi nell’interrogatorio di garanzia che è stato fissato per mercoledì prossimo, il 9 maggio. Il veterinario, affiancato dal suo legale, l’avvocato Carlo Enrico Paliero, replicherà alle domande del gip, ma potrebbe anche avvalersi della facoltà di non rispondere.
 
LA PROVINCIA PAVESE
9 MAGGIO 2012
 
S. Maria, l’Ordine dei veterinari presenta un esposto contro Genta
 
di Linda Lucini
 
SANTA MARIA DELLA VERSA (PV) - Un esposto dell’Ordine dei veterinari contro l’operato di Giuseppe Genta, il 52enne di Stradella agli arresti domiciliari con l’accusa di violenza sessuale nei confronti delle sue assistenti e maltrattamenti degli animali. L’esposto è stato presentato ieri mattina ai carabinieri di Santa Maria (dove si trova uno degli ambulatori di Genta) e profila le ipotesi di accusa di concorso in abuso della professione, maltrattamenti di cani e gatti a lui affidati e malpratica, ossia la violazione del codice deontologico dell’Ordine. Allegata alla denuncia ci sono una serie di foto che ritraggono Genta durante gli interventi chirurgici su una serie di animali. L’Ordine non solo chiede alla procura di indagare, ma sta pensando anche di costituirsi parte civile ad un eventuale processo: «Ci stiamo riflettendo – spiega il presidente Massimo Pelizza – ma ne avremmo l’intenzione. Comunque decideremo insieme in consiglio dopo esserci consultati con il nostro legale. E’ una possibilità visto che, stando a una recente sentenza, l’Ordine può costituirsi parte civile quando c’è un danno all’immagine della categoria». L’Ordine ha già emesso un primo verdetto sull’operato di Genta che, poco dopo Pasqua, si era visto notificare un provvedimento di sospensione di 6 mesi per concorso in abuso di professione per aver lasciato che un’assistente svolgesse mansioni di cui non aveva la competenza. Al provvedimento dell’Ordine Genta ha già fatto ricorso in appello. Il fascicolo arrivato ai carabinieri è stato consegnato alla procura che questa mattina interrogherà il veterinario arrestato. L’interrogatorio sarà l’occasione per Genta per chiarire la sua posizione e dare una spiegazione alla lista di accuse che gli vengono rivolte. Accuse pesanti, stando a quando si è appreso, che sono state ricostruite tramite una serie di testimonianze che parlano di foto hard fatte circolare sotto il naso delle assistenti, di cuccioli presi a pedate, di soppressioni effettuate in modo brutale, di animali operati senza essere intubati, privi di flebo ed eseguiti a mani nude in situazioni per nulla sterili. Accuse alle quali non credono molti dei suoi clienti che non solo lo ritraggono come veterinario sempre disponibile e professionista corretto, ma si spendono anche in una raccolta firme a suo favore. In 56 ieri hanno aderito alla petizione su internet (www.firmiamo.it) per sostenerlo. Per contro è stata avviata anche un’altra raccolta firme sul medesimo sito che sotto lo slogan «Fermiamolo», ha raccolto 174 adesioni. Tutto ciò senza contare i due siti facebook aperti pro e contro il veterinario che raccolgono commenti di chi tifa pro o contro di lui.
 
LA PROVINCIA PAVESE
10 MAGGIO 2012
 
S. Maria, il veterinario si difende «Non molestie, solo carinerie»
 
di Maria Fiore
 
SANTA MARIA DELLA VERSA (PV) -  «Un complotto contro di me, messo in piedi da persone invidiose del fatto che sono un bravo professionista. Gli animali? Mai maltrattati. E le presunte molestie sulle mie ragazze erano solo carinerie». Si è difeso così, ieri mattina, il veterinario di Stradella Giuseppe Genta, titolare di una clinica a Santa Maria della Versa, arrestato dai carabinieri per molestie sessuali sulle dipendenti dell’ambulatorio e per sevizie sugli animali. Due ore e mezza di interrogatorio, davanti al gip di Voghera Donatella Oneto, in cui il veterinario ha cercato di ribaltare la versione dell’accusa, facendo qualche parziale ammissione ma fornendo una sua interpretazione dei fatti che gli vengono contestati. Il medico, da quanto è stato possibile sapere, avrebbe negato di avere sottoposto a torture gli animali che venivano portati nella sua clinica, ma ha comunque riferito alcuni particolari che sembrano andare nel solco tracciato dall’accusa. Dettagli che, a questo punto, il magistrato della procura di Voghera Ilaria Perinu, che sta coordinando le indagini, dovrà approfondire. Il veterinario, peraltro, potrebbe chiedere di essere sentito già nelle prossime ore dal sostituto procuratore di Voghera, per chiarire alcune dichiarazioni fatte ieri mattina. Non è stata invece ancora presentata nessuna richiesta di revoca degli arresti domiciliari: ieri all’interrogatorio era presente un sostituto dell’ avvocato difensore Carlo Enrico Paliero, con cui non è stato possibile mettersi in contatto per un commento. Il veterinario ha comunque smentito di avere molestato le dipendenti, aggiungendo anche che alcune fotografie trovate nei cassetti delle ragazze, che lo ritraggono nudo, «erano lì solo per caso». Ha poi respint o l’accusa di avere ucciso cani e gatti - destinati a essere soppressi - senza seguire la procedura corretta, e cioè praticando l’anestesia prima dell’iniezione di Tanax, un farmaco letale. Secondo l’accusa, il medico avrebbe, in alcuni casi, ucciso gli animali malati a calci, oppure chiudendoli, ancora vivi, nel congelatore. Oppure, come riferito dalle dipendenti transitate negli anni nella clinica veterinaria, anche privando gli animali malati del cibo e lasciandoli morire d’inedia. Contro il veterinario ci sono, per la precisione, le dichiarazioni di otto dipendenti. Dichiarazioni che hanno anche spinto l’Ordine dei medici veterinari a sospendere il professionista. Ma tra i clienti che portavano i proprio animali nei due studi di Santa Maria e Borgonovo, ci sono anche tanti che si schierano a favore del veterinario. Su internet è partita anche una petizione di sostegno al professionista.
 
LA PROVINCIA PAVESE
16 MAGGIO 2012
 
Animali lasciati senza cibo
 
SANTA MARIA DELLA VERSA (PV) - Spuntano altri particolari sulla vicenda di Giuseppe Genta, il veterinario 52enne di Stradella agli arresti domiciliari per violenza sessuale nei confronti delle sue assistenti e per maltrattamenti di animali. Le testimonianze delle collaboratrici avrebbero raccontato che gli animali affidati all’ambulatorio di Genta non venivano adeguatamente nutriti. Tale comportamento, a detta delle assistenti, era motivato dal fatto che gli animali assistiti, dopo un lungo periodo di digiuno, una volta dimessi avrebbero poi mangiato con grande appetito dando quindi l’impressione di essere non solo guariti, ma anche in ottima salute. Senza acqua e cibo sarebbero stati tenuti anche i pazienti lasciati nell’ambulatorio di Santa Maria della Versa per essere sottoposti ad eutanasia. La pratica del digiuno forzato sarebbe stata confermata da pi& ugrave; di una testimonianza. Lo stesso sarebbe accaduto per gli interventi effettuati da persone prive di competenze veterinarie. In più di un caso, le collaboratrici avrebbero raccontato di aver visto più volte assistenti intervenire chirurgicamente al posto del veterinario. C’è anche chi dice di essere stata obbligata dallo stesso Genta ad effettuare operazioni sui degenti. Qualcuna avrebbe anche raccontato di essere stata obbligata a tenere fermi animali che si risvegliavano durante gli interventi a causa di anestesie blande. Tra i vari racconti fatti dalle assistenti anche quello di sterilizzazioni che sarebbero state praticate a pazienti in gravidanza con cuccioli poi gettati nella spazzatura. Racconti che sono ben lontani da quanto sostiene Guseppe Genta che si proclama un benefattore nei confronti degli animali. Anche nell’interrogatorio con il magistrato si è proclamato innocente e ha dato spiegazioni a ciascuna delle contestazioni che gli vengono fatte. Nei suoi confronti anche l’Ordine dei veterinari ha aperto un procedimento per malpratica e concorso in abuso della professione.
 
30 GIUGNO 2012
 
«Mai fatto male agli animali»
Santa Maria, parla il veterinario accusato di molestie sessuali e maltrattamenti a cani e gatti
 
SANTA MARIA DELLA VERSA (PV). Lo ripete all’infinito: «Non ho nulla da rimproverarmi. C’è un complotto contro di me». Il 52enneGiuseppe Genta, dopo 38 giorni di arresti nella sua casa di Stradella con l’accusa di violenza nei confronti delle dipendenti e maltrattamenti di animali, racconta che ora è tornato a fare il veterinario: «Lavoro parzialmente, faccio visite a domicilio, fornisco consigli, ma non posso andare nè in ambulatorio di Santa Maria nè fare interventi chirurgici. E quello che ha deciso il giudice per me, anche se non comprendo: se uno non è delinquente, lavora dovunque».
Ma le accuse nei suoi confronti sono gravissime. Si parla di prove schiaccianti di molestie continue alle sue assistenti, di animali uccisi a pedate o fatti morire nel freezer.
«E’ un grande complotto in corso da anni. Io davo fastidio ai colleghi per il modo in cui lavoro. Faccio prezzi onesti, sono disponibile a tutte le ore e faccio visite a domicilio a differenza di altri che non escono mai dall’ambulatorio».
Per nessuno di loro però c’è l’accusa di malpratica o di operazioni senza anestesia e senza norme igieniche...
«Sulla mia professionalità non si discute. Dalla mia parte ho molti clienti che hanno visto dal vivo i miei interventi e che possono testimoniare. Anzi la gente apprezzava la possibilità di aver accesso alla mia sala operatoria. Se un cliente vede che il suo animale malato si muove perchè non è anestetizzato, sicuramente reclama. Invece non è successo. Anzi mi dicevano che davo troppa anestesia e che dormivano anche a casa. Sono accuse senza fondamento».
Eppure ci sono foto di operazioni senza guanti.
«Sì, lo so. Era uno scatto fatto per scherzo. Dovevo mandare la foto a mia mamma».
E le eutanasie che, a detta del pm, sarebbero state portate a termine con sofferenze?
«Ho sempre praticato l’anestesia fina dai tempi in cui non era obbligatoria. Fino al 2008 si poteva praticare l’iniezione in vena o nel cuore di un animale piccolo ma, come ricordano tanti miei clienti, io usavo anche in passato l’anestetico. Voglio vedere il testimone che racconterà fatti così inverosimili».
I testimoni sentiti dal pm parlano di animali lasciati senza mangiare per poter dimostrare ai padroni la loro buona salute, vista l’abbondante voglia di cibo.
«Ho una piccola degenza autorizzata da Asl per casi da tenere sotto osservazione. Può darsi che abbia impedito di dare cibo ad animali arrivati al mattino che sarebbero poi stati operati nel pomeriggio».
C’è anche chi ha detto che non venivano nutriti animali da sopprimere per farli morire di fame.
«Le eutanasie si fanno nel giro di un’ora. Sono tutte invenzioni. Se il 90% dei miei clienti mi hanno sostenuto con fiaccolate e manifestazioni, qualche motivo ci sarà. La fiducia si guadagna, non sono tutti sciocchi».
Tra le accuse anche quella di aver somministrato vermifughi al posto dei vaccini...
«Non ci si può sbagliare. Ogni vaccino ha una targhetta da mettere sul libretto e va registrato con la mia firma. Tutte cose che andrò a dimostrare con centinaia di etichette e poi con le fatture sugli acquisti. Io non ho nulla da rimproverarmi».
Si discolpa anche dall’accusa di molestie alle dipendenti?
«Certo, vorrei che mi dimostrassero il contrario. Qualche battuta scherzosa probabilmente l’ho fatta, ma non c’è proprio nient’altro».
La procura ha in mano foto di lei nudo. Come mai?
«Il mio computer personale è stato utilizzato impropriamente. Si era fuso l’altro pc, così ho dato a un’assistente la mia password e lei ha avuto accesso alla mia vita personale. Certo, confermo di avere delle foto particolari, ma erano personali. Avevo talmente fiducia nelle persone che lavoravano con me, che non mi sarei mai immaginato di trovarmi in questa situazione. Ho sbagliato a fidarmi troppo. Se solo avessi sanzionato le dipendenti... Ora dicono che ho dato un bacio sul collo e palpeggiato il sedere. A me proprio non risulta. Urla e insulti contro di loro? Macchè. Sì, una volta al mese magari le sparavo a un po’. Qualche parolaccia, fare la voce grossa. Niente più. Altro che arrabbiature quotidiane».
Visto quanto dichiara, come si è sentito quando si è trovato arrestato?
«Meravigliato. Come se mi fosse caduta una tegola in testa. Mai avrei pensato una cosa simile dopo 25 anni di lavoro appassionato. La mia vita è trasparente. Mi sento tranquillo e sereno con la certezza che questo incubo finirà».
 
L’ALTRO QUOTIDIANO
3 MAGGIO 2012
 
Ragazza morde il suo cane. Che ricambia
 
STATI UNITI - Secondo un vecchio luogo comune del giornalismo, se un cane morde un uomo non è una notizia, ma se un uomo morde un cane sì. Ebbene, è accaduto. Non è la prima volta, certo. Ma stavolta la protagonista della vicenda è una ragazza americana di soli 19 anni.
Nelle prime ore di martedì scorso, la polizia di Chicago ha ricevuto una chiamata di denuncia per un’aggressione canina, non diversa da tante altre. Immaginate la loro sorpresa quando hanno scoperto che il cane non era l’aggressore, ma la vittima.Lo riporta il Chicago Tribune, spiegando che la giovane Analise J. Garner sarebbe tornata a casa ubriaca dopo una notte di eccessi: secondo la confusa ricostruzione fatta dalla madre, la ragazza, inebriata dai fumi dell’alcool, avrebbe assalito sia lei che il cane di famiglia. E non un animale domest ico qualsiasi: un bulldog inglese di quasi 40 chili. Il cane se la sarebbe “cavata” con tre morsi sul dorso, con tanto di segni e ferite. Non è andata molto meglio alla madre della ragazza che ha riportato graffi in faccia e impronte di morsi su mani e braccia.Analise è stata arrestata, con l’accusa di aver bevuto alcolici sotto il limite d’età previsto dalla legge americana, nonché di crudeltà contro animali e violenza domestica. Ma anche il cane non sarebbe del tutto innocente. Secondo la polizia, il bulldog sarebbe alla fine riuscito a mordere di rimando la sua assalitrice. Per legge tutti gli attacchi da parte di cani dovrebbero essere riportati alla Protezione Animali, ma il sergente Mike Smith ha dichiarato al Chicago Tribune che per ora non ci sono accuse dirette. Chissà. Potrebbe diventare il primo caso di bulldog scagionato per autodifesa.
 
LA SICILIA
3 MAGGIO 2012
 
Quattro pecore investite e uccise ieri sulla Ss 640
 
Serradifalco. (CL) Ieri mattina nei pressi della ss 640 in contrada Grottadacqua, sono state trovate quattro pecore morte. Le quattro pecore, a giudicare dai segni che portavano, con ogni probabilità devono essere state investite da qualche automezzo che, transitando nella zona, deve essersi imbattuto in questi poveri animali che sono stati letteralmente falciati. A fare la macabra scoperta di queste quattro carcasse sono state le forze dell'ordine in servizio ieri in quella porzione di territorio. Le stesse forze dell'ordine hanno poi avvisato la Pm serradifalchese di cui è facente funzione il commissario capo Gaetano Butticè. A quanto sembra, per altro, non sarebbe stato possibile risalire alla loro provenienza o appartenenza in quanto non recavano alcun identificativo. La Pm, ricevuta la notizia del rinvenimento delle quattro carcasse nella zona in questione, s'è attivata procedendo alla segnalazione al servizio competente al fine di consentire la rimozione dei quattro animali.
 
IL MESSAGGERO
3 MAGGIO 2012
 
Botticella perde una ruota travolte quattro macchine
L'animale imbizzarrito trascina la carrozzella  per centinaia di metri, cade e si ferisce a una gamba

Davide Desario

 
ROMA - Si stacca una ruota da una botticella. Il cavallo si imbizzarrisce e percorre centinaia di metri senza guida travolgendo quattro automobili parcheggiate. E’ successo ieri pomeriggio in via Galvani in pieno Testaccio. Il vetturino è caduto ed è stato portato in ospedale. Il cavallo si è ferito ad una gamba. E solo per un caso non ci sono state conseguenze più gravi.
Ci risiamo. Come arriva la bella stagione i cavalli riprendono a trascinare le botticelle nel traffico impazzito di Roma, tra lo smog e il manto stradale disconnesso tra buche e sampietrini. «Stavo dando il resto a un cliente, quando ho visto un cavallo imbizzarrito sfrecciare su via Galvani trascinandosi dietro una botticella - racconta Giuseppe Viti, titolare di un panificio e per fortuna fantino esperto - Temevo il peggio, sono corso immediatamente dietro a l cavallo e, una volta raggiunto, l’ho preso per la briglia, gli ho parlato con fermezza, l’ho accarezzato, sono finalmente riuscito a calmarlo».
«Il cavallo era davvero impaurito - racconta Patrizio De Martino, che lavora al banco di una pizzeria-kebab -se avesse passato l’incrocio con via Zabaglia chissà cosa sarebbe accaduto».
A causare l’incidente, secondo i primi accertamenti dei vigili urbani del Primo gruppo, sarebbe stata la rottura del semiasse della botticella numero 20 con la conseguente perdita della ruota. Il cavallo, un giovane puledro bianco leggermente focato nero che si chiama Pisolo, ha iniziato a correre senza controllo trascinando la carrozza contro quattro vetture parcheggiate. L’unico passeggero era il vetturino, Andrea Travalloni di 41 anni, che è caduto ed è finito all’ospedale Fatebenefratelli.
«L’ennesimo incidente ai danni di una botticella in via Marmorata conferma l’anacronismo di un servizio pubblico non di linea, tenuto in vita solo per soddisfare le pretese di una piccola lobby di vetturini interessata a scarrozzare qualche turista a spese dei cavalli - attacca il consigliere comunale del Pd, Monica Cirinnà - Da mesi giace ferma negli uffici dell’Assemblea Capitolina una mia delibera di iniziativa consiliare, sottoscritta da tutti i capigruppo dell'opposizione, che prevede l'abolizione del servizio a trazione ippica, e per la quale torno a chiedere una immediata iscrizione all’ordine dei lavori dell’Aula Giulio Cesare». E aggiunge: «Sollecito l’assessore Visconti ad intervenire e a mostrare coraggio in questa battaglia di civiltà per mettere fine ad un impietoso sfruttamento dei cavalli che danneggia l’immagine della città agli occhi delle migliaia di turisti che di questo servizio non sentono l’esigenza».Sulla vicenda è interv enuto anche l’assessore provinciale al Turismo e animalista doc, Patrizia Prestipino: «L'incidente avvenuto in via Galvani è solo l'ennesimo episodio ai danni di un povero animale che si verifica nella totale indifferenza dell'amministrazione capitolina - ha detto - Gli incidenti, sempre più frequenti, che vedono coinvolte botticelle e cavalli sono la dimostrazione di come questi mezzi si sposino male con il nuovo volto della città e di come diano un'immagine di inciviltà e di mancata sensibilità per gli animali. Non è più possibile chiudere gli occhi - conclude Prestipino - è necessario fare qualcosa di concreto per la tutela degli animali».Per il delegato del sindaco di Roma Capitale per la Salute animale. «L'incidente non è stato causato da un problema di salute dell'animale, bensì da un danno alla botticella che trainava - spiega Federico Coccìa - Tuttavia, il veterinario dottor Luca Tossicroce è intervenuto sul posto e, fortunatamente, non ha riscontrato nel cavallo alcun problema di salute». E poi: «È stata istituita ed è attiva una commissione, composta da tre medici, che sta già lavorando per tutelare la salute dei cavalli delle botticelle, in special modo nel periodo estivo, quando questi animali affrontano maggiori sforzi a causa del caldo».
(ha collaborato Luna De Bartolo)
FOTO
 
LIBERO
3 MAGGIO 2012
 
Animali: Lav, incidenti a Roma e Firenze, stop a uso cavalli per il traino
 
"Il problema dei cavalli utilizzati per il traino di carrozze non riguarda solo Roma, anche altre citta', tra cui Firenze, che si servono ancora di questo anacronistico e crudele mezzo di trasporto per i turisti - dichiara Nadia Zurlo, responsabile nazionale del settore Equidi Lav che nei mesi scorsi ha avviato un'approfondita indagine sulle botticelle romane - Cavalli che stazionano per ore sotto il sole in piazze affollate e rumorose, bardati pesantemente e con l'imboccatura che non viene tolta nemmeno durante le soste in attesa dei clienti, costretti a camminare sui sanpietrini e sull'asfalto, nelle condizioni quanto piu' lontane a quelle naturali: ecco la vita di queste sfortunate creature, passate dalle corse in ippodromo alle strade delle citta"'."Le domande rivolte alla pubblica amministrazione capitolina non hanno avuto risposte - aggiunge la Lav - I soldi dei cittadini vengono spesi per l'edificazione delle nuove stalle a Villa Borghese, facendo scempio di uno dei parchi piu' importanti di Roma, sul quale persistono vincoli ambientali ed archeologici"."La Lav non ferma la sua lotta contro l'uso dei cavalli per le botticelle, e non solo, la estende a tutte le localita' in cui esistono situazioni analoghe: e' ora di riconvertire un settore che, al giorno d'oggi, non ha piu' senso di esistere", conclude Nadia Zurlo.
 
CORRIERE DELLA SERA
3 MAGGIO 2012
 
BLITZ DI ASL E FORESTALE
Massa, scoperta una scuderia lager
Cinque cavalli tenuti in condizioni indegne
Rinchiusi in vecchie baracche lorde di escrementi e legati
«Gli escrementi erano ovunque e l'odore insopportabile»

Marco Gasperetti

 
MASSA (Massa Carrara) – I cavalli, pare almeno cinque, erano rinchiusi in vecchie baracche lorde di escrementi, legati e tenuti prigionieri accanto ad attrezzature che i veterinari dell'Asl hanno giudicato «altamente pericolose per l'incolumità degli animali».
IL BLITZ - Sono stati salvati da un blitz dei vigili urbani, Asl e Forestale in un'area immediatamente adiacente a un centro ippico della costa del comune di Massa. Doveva essere un normale controllo, ma ben presto gli ispettori-veterinari si sono resi conto delle molte inadempienze del centro e hanno trovato gli animali che vivevano in condizioni igieniche indegne.
«FETORE INSOPPORTABILE» - Sull'operazione c'è ancora riservatezza perché le indagini continuano (bisogna stabilire l'esatto numero degli animali coinvolti e le reali responsabilità ei proprietari) e non sono esclusi nuovi sviluppi, anche clamorosi. Secondo indiscrezioni, i poveri animali venivano tenuti prigionieri nelle baracche senza che giornalmente fossero accuditi almeno nella pulizia. «Gli escrementi erano ovunque – ha raccontato un testimone – e l'odore insopportabile. Gli animai stavano fermi, quasi rassegnati all'interno di locali pericolosi perché qui venivano ammassati anche strumenti che avrebbero potuto ferire gli animali».
L'ESPOSTO - Asl, Forestale e Polizia municipale hanno presentato un esposto e ai proprietari è stata presentata una prima procedura d'ingiunzione. Ma, secondo gli investigatori, siamo solo all'inizio e non è escluso che le indagini possano anche portare a una denuncia penale per maltrattamento degli animali e l'eventuale chiusura delle stalle-lager.
 
ANSA
3 MAGGIO 2012
 
Blitz in centro ippico, cavalli tra escrementi e malnutriti
Proprietari terreno delle stalle denunciati per maltrattamenti
 
MASSA - Cavalli che vivevano in mezzo agli escrementi, in strettissimi box e malnutriti: e' la scoperta in un blitz dalla polizia di Massa, in un centro ippico della costa. I cavalli vivevano in strettissimi box pieni di escrementi, malnutriti, impossibilitati a muoversi e a contatto con arnesi e strumenti appuntiti, pericolosi per la loro incolumità. Le baracche erano abusive. Degli animali si occupano ora i veterinari della Asl 1. I proprietari del campo in cui sono state trovate le stalle denunciati per maltrattamento di animali.
 
LA REPUBBLICA FIRENZE
3 MAGGIO 2012
 
Blitz in un centro ippico cavalli sporchi e in pericolo
Operazione della polizia di Massa dopo alcune segnalazioni. Trovate cinque stalle in cui gli animali erano tenuti in pessime condizioni igienico sanitarie
 
Blitz della Polizia di Massa all'interno di un centro ippico della zona di costa del comune di Massa, che da alcune segnalazioni presentava irregolarità riguardanti il ricovero degli  animali. Il sopralluogo è avvenuto alla fine di aprile con i medici del Servizio Veterinario della Asl 1, il Corpo Forestale dello Stato e la Polizia Municipale di Massa. Nel corso dell'intervento, in un'area immediatamente confinante al centro ippico, sono stati individuati alcuni cavalli poco curati e custoditi in baracche posticce. Qui i veterinari dell'Asl hanno rilevato che i cavalli erano sporchi e mal tenuti, oltre che custoditi in pessime condizioni igieniche, in due box pieni di escrementi e alla presenza di varie attrezzature pericolose per l'incolumità fisica degli animali. Ai proprietari è stata preannunciata una procedura di ingiunzione dell'Asl con provvedimenti che saranno adottai in tempi brevi al fine di sanare le carenze riscontrate.Gli agenti della sezione Polizia Amministrativa, accompagnati dai medici veterinari della Asl1 hanno trovato cinque stalle, formate da strettissimi box, in cui i cavalli vivevano in pessime condizioni igienico sanitarie. I box erano pieni di escrementi, i cavalli erano costretti a stare nello sporco, mal nutriti, impossibilitati a muoversi e a contatto con arnesi e strumenti appuntiti, pericolosi per la loro incolumità. Foto e rilievi hanno evidenziato, inoltre, che le baracche in cui i cavalli venivano custoditi erano abusive. Il sopralluogo è avvenuto con il supporto del Corpo Forestale dello Stato e della Polizia Municipale di Massa. Degli animali si stanno occupando i veterinari della Asl 1. I proprietari del campo in cui sono state ritrovate le stalle sono stati denunciati per maltrattamento di animali.
 
L’ARENA
3 MAGGIO 2012
 
Gli Europei della vergogna per la mattanza dei cani
IL CAMPIONATO. Per dare una «ripulita» alle città, secondo Oipa, Enpa e Peta sono stati sterminati 20, 30 mila animali. La strage dei randagi, ordinata dalle autorità ucraine in vista della manifestazione, ha mobilitato le associazioni che su Internet hanno lanciato una campagna di protesta

Marzio Perbellini

 
Una questione di look. Per rifarsi il make up prima che si accendano i riflettori sugli Europei di calcio, inizio 8 giugno, l'Ucraina (Paese che ospita il campionato insieme alla Polonia) sta sterminando migliaia di cani randagi: per le autorità di Kiev gli animali sarebbero un brutto biglietto da visita per i turisti, una cartolina inappropriata per gli occhi del mondo, un brutto souvenir da offrire agli stranieri. E allora sotto - e senza andare troppo per il sottile - con il massacro. Andrea Cisternino, fotografo italiano residente in Ucraina e delegato dell'associazione animalista Oipa (Organizzazione italiana protezione animali, una delle più attive a denunciare la situazione) ha fotografato e testimoniato tutto. E all'Ansa ha detto: «I randagi vengono uccisi soprattutto di notte quando nessuno vede e nessuno può intervenire». «V engono ammazzati con metodi terrificanti», spiega. «Colpiti con un colpo di fucile alla testa quando va bene, perché almeno così muoiono subito. Ma più spesso avvelenati con carne piena di topicida o arsenico che procura la morte tra enormi sofferenze. O addirittura presi e buttati ancora vivi in forni crematori ambulanti. O narcotizzati e gettati in fosse comuni poi ricoperte di cemento. Solo a Kiev i dati ufficiali parlavano di 12mila randagi, non ne è rimasto nemmeno uno. E stessa cosa a Leopoli, altra città dove si giocheranno le partite».  Secondo la Peta (People for ethical treatment of animals) i randagi in Ucraina sarebbero oltre 500mila e solo nell'ultimo anno nella capitale sarebbero stati uccisi tra i 20mila e i 30mila cani. Stime ufficiali non ce ne sono anche perché lo sterminio è stato attuato non solo da "operatori" autorizzati. Ma incoraggiato pure tra i cittadini con massicce campagne mediatich e adducendo a non meglio precisati rischi di contrarre rabbia e malattie pericolose. C'era pure un sito web, vreditelyam.com, poi oscurato per le proteste, dove veniva spiegato, con una sorta di vademecum «ammazza cani fai da te», come preparare esche avvelenate e vari tipi di trappole. Ma di fronte alle denunce e alle proteste delle associazioni animaliste, le uniche che hanno cercato di impedire la mattanza sensibilizzando l'opinione pubblica, la Fifa ha fatto buon viso e cattivo gioco chiedendo di «rispettare la dignità degli animali» e promettendo 4 milioni di euro per canili e sterilizzazioni. Soldi che nessuno ha però mai visto. Mentre l'Unione Europea si è nascosta dietro a dichiarazioni di circostanza e a montagne di incartamenti che Victor Yanukovyc, presidente ucraino, e Mykola Azarov, primo ministro, hanno accolto prontamente impegnandosi di intervenire urgentemente. A parole. E bellamente ignorato nei fatti. Non mancano però gli «appelli ultimatum» inviati al Paese dell'ex Urss, come quello dell'europarlamentare Idv Andrea Zanoni (firmato da 22 eurodeputati sia del Pd sia del Pdl), o quello della senatrice e presidente dell'Enpa (Ente nazionale protezione animali) Carla Rocchi. «L'Ucraina smentisca il massacro», aveva detto ancora a gennaio, «o se ne assuma la responsabilità». Parole cadute nel vuoto. Nell'era di Internet però nulla si può più nascondere. E tantomeno mettere a tacere. E monta sulla rete la campagna «Boycott Euro 2012». Perché il popolo del web è indignato, esistono centinaia di foto terrificanti e di video atroci, ci sono pagine su Facebook, messaggi su Twitter e decine di blog sull'argomento. La rete brulica con numerose petizioni da firmare, lettere di protesta da scaricare e indirizzi mail da usare per fare conoscere il proprio dissenso. Televisioni e giornali hanno cominciato a parlarne e l'opinione pubblica ha iniziato a mugugnare. Addirittura là dove meno te lo aspetti: tra i giocatori. E allo stadio nelle curve dei tifosi. In Italia è successo a Bologna: nella curva Bulgarelli contro la Juventus è apparso uno striscione con scritto: «Cani: chi li uccide per gli Europei, chi li aiuta come noi». O a Milano. Nella curva nord dell'Inter nella gara di Champions giocata contro l'Olympique Marsiglia i supporter davanti agli occhi di Michel Platini, presidente della Uefa, hanno srotolato lo striscione dove chiedevano di fermare la carneficina. Analoghe proteste anche negli stadi tedeschi.  L'Oipa, intanto, sta organizzando una mobilitazione per portare il dissenso sui campi di calcio di tutta Europa: «Per dare il più possibile visibilità al problema», spiegano, «e convincere così le autorità ucraine a dialogare con gli animalisti». Nel frattempo il massacro continua.
 
GREEN STYLE
3 MAGGIO 2012
 
Sahara il ghepardo e Alexa il cane: amicizia indistruttibile
 
Cani e gatti si odiano? Non sempre, anzi di solito un avvicinamento sin da cuccioli può aiutarli a creare legami e amicizie durature. È quello che è accaduto al piccolo ghepardo Sahara e al cane Alexa di razza pastore dell’Anatolia. Le due, cresciute insieme all’interno dello zoo di Cincinnati, Usa, hanno fatto parte del programma educativo Cat Ambassador Program in collaborazione con il Cheetah Conservation Fund. Il progetto è nato per salvaguardare e proteggere i ghepardi dai pericoli imposti dalla natura e dall’uomo: come ad esempio il bracconaggio, la riduzione dello spazio del loro habitat ed i pericoli di una vita allo stato brado. Al contempo serve ad istruire gli agricoltori della Namibia e Sud Africa ad attrezzarsi con cani come Alexa, ottima razza da pastore e ideali protettori della casa e del bestiame. Capaci di svolgere questo ruolo senza essere aggressivi e minare la vita dei ghepardi, allontanandoli senza ucciderli. Molto spesso i contadini, impauriti da questi mammiferi dal passo veloce, cercano di ucciderli per salvare i propri animali ma l’utilizzo di un cane come Alexa potrebbe favorire sia i ghepardi che i contadini.  L’amicizia non convenzionale tra Sahra e Alexa, iniziata a due mesi d’età per le due cucciole, ha raggiunto i 10 anni di onorata carriera. Le due hanno girato tutta le scuole degli Usa, in compagnia di una rappresentate del programma, per mostrare come sia possibile una convivenza positiva tra due specie così diverse. Entrambe condividono spaz i e giochi all’interno dello zoo, anche se dormono in cucce separate, ma la loro è un’amicizia che si rinnova di continuo tanto da far pensare agli operatori che Alexa in realtà si consideri più un ghepardo che un cane. A distanza di così tanto tempo alle due è subentrata un’altra coppia di cucciole, le quali prenderanno virtualmente il testimone proseguendo nel programma educativo.
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SANREMO NEWS
3 MAGGIO 2012
 
Imperia: lettera del proprietario di Rochi "Sono disperato vi prego ridatemi il mio cane"
Ivan Amberto promette di non lasciarlo più scorrazzare libero

Gabriele Piccardo

 
"Chiedo a tutti gli amanti degli amici a 4 zampe, una firma per poter riprendere in custodia il cane 'Rochi'". Inizia così la lettera di Ivan Amberto, il proprietario del cane al centro della cronaca di Imperia degli ultimi mesi per aver azzannato il proprietario di un altro cane. "Sono disperato - prosegue - perchè sono stato io a dare il permesso a Rochi di salire le scale senza guinzaglio, pensando di essere solo con lui. Purtroppo, però, in cime c'era un altro cane libero: si sono attaccati tra loro ed il padrone dell'altro cane, essendo più vicino, ha cercato di dividerli e, purtroppo, si è preso un morso sulla coscia. Rochi non morde le persone. E' vero, non va d'accordo con diversi altri cani, ma questo è colpa della mia negligenza e del troppo amore che ho nei suoi confronti, fattori che mi hanno sempre spinto a lasciarlo g iocare libero e senza guinzaglio. Una volta ero al Prino e Rochi giocava libero con il cagnolino di una mia amica. Ad un certo punto si è avvicinata una ragazza di 16 anni con un cane in braccio. Ho subito notato che il cagnolino assomigliava a quello che aveva morso Rochi da cucciolo. Il mio cane si è avvicinato ad ha cercato di prenderlo, saltando addosso alla ragazza che, cadendo, si è ferita ad una spalla. Preoccupato, mi sono subito avvicinato per soccorrerla, chiedendo alle amiche di accompagnarla a casa e di contattarmi per eventuali danni ricevuti. Mi dispiace immensamente per quanto è accaduto. Il cane non ha nessuna colpa ma sono io che gli ho dato troppa fiducia. Solo ora mi sono reso contro che gli animali sono imprevedibili e chiedo scusa a tutti coloro che sono rimasti spaventati da Rochi e con un quali ho litigato. Chiedo a tutti gli animalisti ed agli amanti dei cani di firmare i fogli che trovate nei vari negozi, affinchè mi venga reso nuovamente Rochi. Sono un ragazzo che ha avuto problemi con alcol e droga (maledetta) e ne sono uscito grazie all'aiuto di questo meraviglioso cane. Non ho amici, perchè nella vita ho sbagliato molto ed ho pagato amaramente i miei errori. A 13 anni ho conosciuto un adulto che mi dava soldi per drogarmi. Sono stato debole e vivevo nelle mie paure. Ho fatto soffrire i miei genitori ed anche un altro cane perchè ero spesso in carcere. Ma, ad un certo punto ho deciso di prendere Rochi e di non farlo soffrire. Sono riuscito ad uscire dal tunnel dell'alcol e della droga. Ora, però, per non vederlo triste gli ho dato troppa libertà. Ed ora soffro perchè me lo hanno sequestrato. Mi hanno portato via la speranza di vivere perchè senza Rochi sono un uomo morto. Vi prometto che se me lo ridaranno, lo porterò in giro con mio padre, che non lo molla neanche un momento, o con l'aiuto di mi madre e mia sorella. Chiedo a voi di apporre una fir ma a mio favore. Non mangio da due giorni e non mangerò fino a quando non mi verrà ridato Rochi".
 
MESSAGGERO VENETO
3 MAGGIO 2012
 
Incastrato in un portone: morto il capriolo albino
 
LATISANA (UD) -  Era la mascotte dei cacciatori latisanesi, spesso veniva avvistato mentre pascolava nelle campagne a ridosso del Tagliamento. Un capriolo maschio, adulto e dal colore particolarissimo: albino. E’ rimasto incastrato tra le sbarre di un portone, a Latisanotta, e a nulla è servito il pronto intervento di Salvatore Salerno, agente della vigilanza venatoria ecozoofila della Federcaccia. Un incidente raro. Più numerosi invece, fa sapere Salerno, i caprioli che muoiono o rimangono gravemente feriti a seguito di investimento, con automobilisti spesso sorpresi della presenza di questi animali anche in pianura. «Anche nella Bassa friulana – spiega –, oltre a caprioli e daini, si possono incontrare ungulati di maggiori dimensioni quali cinghiali e cervi, fauna che tipicamente trova il suo habitat nella zona montana e pedemontana».
 
GO NEWS
3 MAGGIO 2012
 
Cuccioli di cervi e caprioli, guai ad accarezzarli
Dalla Provincia alcune regole di comportamento da tenere nei confronti di questi animali. In caso di ritrovamento non devono essere raccolti o spostati dal loro habitat
 
L'aumento e l'espansione sul nostro territorio della popolazione dei cervidi rende sempre più probabile l'incontro con questi abitanti dei boschi e può capitare di imbattersi in piccoli di cervo, daino e capriolo inermi ed apparentemente abbandonati dai genitori tra l'erba o i cespugli.Molte persone, desiderose di portare loro aiuto, sono tentate di portarli via (a casa, ad un veterinario o in centri di recupero) o anche semplicemente di accarezzarli, commettendo purtroppo un grave errore: chi raccoglie i piccoli di queste specie nella convinzione di salvarli, in realtà, li costringe ad un'esistenza in cattività o, spesso, ne causa la morte. Una volta sottratti al loro ambiente naturale, infatti, i giovani animali rischiano di soccombere per il forte stress alimentare e comportamentale al quale sono sottoposti, e, comunque, qualora raggiungesser o l'età adulta, difficilmente sarebbero in grado di vivere autonomamente, senza aver acquisito dai genitori le tecniche necessarie per procurarsi il cibo e difendersi dai predatori. Non solo, la madre, che basa le sue attività proprio sull'olfatto, dopo il contatto con l'uomo non riconosce più il cucciolo, che è destinato all'abbandono e alla morte.E' necessario sapere, invece, che nelle prime settimane di vita il piccolo di capriolo passa poco tempo con la madre, la quale si avvicina solo per allattarlo e si allontana al primo segnale di pericolo per tornare quando si sentirà più sicura; il piccolo è protetto esclusivamente dalla sua totale mancanza di odore, dal mimetismo conferitogli dai colori del mantello e dall'assoluta immobilità. Questo comportamento è adottato anche da altre specie selvatiche per sfuggire alla predazione.Ecco allora che il Servizio Agricoltura, Patrimonio Naturale e Ittio-faunistico, Gestio ne Aree Protette della Provincia di Pistoia, informa su alcune importanti regole da seguire.Ogni volta che si incontra un piccolo di capriolo non lo si deve né toccare né spostare, perché le mani lo contaminano di odore umano, privandolo di un importante mezzo di difesa. Queste operazioni, poi, oltre ad essere dannose in modo irreparabile per l'animale, sono del tutto illecite e portano a gravi sanzioni economiche.Spesso siamo portati a dimenticare che il capriolo, così come le altre specie selvatiche, non è un animale domestico ed  è privo di quelle caratteristiche di docilità, adattabilità e confidenza con l'uomo che contraddistinguono gli animali da compagnia, come il cane ed il gatto.Questi cuccioli, resi temporaneamente "affettuosi" dal nostro contatto quotidiano, una volta adulti possono assumere comportamenti aggressivi anche contro, per motivi territoriali e sessuali, e diventare pericolosi, oltre ad avere esigenze comportamentali ed ecologiche che non si addicono alla vita in piccoli spazi, quali giardini o piccoli recinti. Fonte: Provincia di Pistoia
 
IL TIRRENO
5 MAGGIO 2012
 
Meglio non toccare daini e caprioli
 
SAN MARCELLO (PT) -  Cervi, daini, caprioli: quante volte vedendo un piccolo della specie a lato della strada o all’interno di un bosco viene la tentazione di toccarlo, di accarezzarlo. Dalla Provincia un invito e una raccomandazione, che parte dal dato statistico di un aumento sul nostro territorio della popolazione dei cervidi. « È sempre più probabile - dice una nota dell’ente - l'incontro con questi abitanti dei boschi e può capitare di imbattersi in piccoli di cervo, daino e capriolo inermi ed apparentemente abbandonati dai genitori tra l'erba o i cespugli. Molte persone, desiderose di portare loro aiuto, sono tentate di portarli via (a casa, ad un veterinario o in centri di recupero) o anche semplicemente di accarezzarli, commettendo purtroppo un grave errore: chi raccoglie i piccoli di queste specie nella convinzione di salvarli, in realtà, li costringe ad un'esistenza in cattività o, spesso, ne causa la morte. Una volta sottratti al loro ambiente naturale, infatti, i giovani animali rischiano di soccombere per il forte stress alimentare e comportamentale al quale sono sottoposti, e, comunque, qualora raggiungessero l'età adulta, difficilmente sarebbero in grado di vivere autonomamente, senza aver acquisito dai genitori le tecniche necessarie per procurarsi il cibo e difendersi dai predatori. Non solo, la madre, che basa le sue attività proprio sull'olfatto, dopo il contatto con l'uomo non riconosce più il cucciolo, che è destinato all'abbandono e alla morte». Ecco allora che il Servizio agricoltura, patrimonio naturale e ittio-faunistico, gestione aree protette della Provincia di Pistoia, informa su alcune importanti regole da seguire. Ogni volta che si incontra un piccolo di capriolo non lo si deve né toccare né spostare, perché le mani lo contaminano di odore umano, privandolo di un importante mezzo di difesa. Queste operazioni, poi, oltre ad essere dannose in modo irreparabile per l'animale, sono del tutto illecite e portano a gravi sanzioni economiche.
 
GEA PRESS
3 MAGGIO 2012
 
Green Hill: le novità sui nuovi indagati
 
Sarebbero una decina le posizioni al vaglio degli inquirenti e relative all’attività di alcuni attivisti animalisti coinvolti sabato scorso nella liberazione dei cani di Green Hill. Allo studio degli inquirenti potrebbe esserci una ricca documentazione video e fotografica che mostrerebbe scene forse un po’ troppo ingenuamente messe a disposizione di telecamere e macchine fotografiche.Si tratterebbe di persone nuove rispetto ai tredici fermati della Forze di Polizia. Dodici di questi vennero poi arrestati e rimessi in libertà lunedì sera dopo la convalida dell’arresto, mentre una ragazza minorenne venne rilasciata poche ore dopo il fermo. Il reato più grave è sempre quello di rapina che, ricordiamo, non comporta il semplice impossessamento (furto) ma anche che questo avvenga con il mezzo della violenza al la persona o minaccia.I cani, piaccia oppure no, hanno un proprietario, ovvero il noto allevamento di Green Hill. Il loro prelievo, a quanto pare documentato fin dentro l’area privata dell’allevamento, comporta automaticamente la contestazione del reato in quanto procedibile d’ufficio. Questo anche nella quasi totalità delle ipotesi di furto. Non occorre cioè la denuncia di Green Hill che, stante indiscrezioni circolate, potrebbe ancora non avere formalizzato l’atto. Nessuna indiscrezione, invece, sull’ipotesi della premeditazione e, fatto ancor più grave, sul coinvolgimento in questo di più persone. Del resto, già negli stessi comunicati diffusi nei giorni scorsi dalla Questura di Brescia appare abbastanza scontata l’ingenuità mostrata da alcuni manifestanti. Difficilmente, infatti, una persona consapevole di essersi impossessata del frutto di una rapina se ne andrebbe con il beagle liberato tra le ca se di Montichiari. Potrebbe giustificarsi affermando di averlo trovato in strada, ma la cosa diventa più difficile da dimostrare per chi filmato all’interno dell’allevamento con il cane tra le mani o in strada mentre tenta di nasconderlo.
Una brutta storia che, in casa animalista, sta facendo nascere discussioni sul ruolo avuto dalle Forze dell’Ordine. Forse si poteva impedire l’irruzione anche se la Questura ha comunicato del tentativo riuscito da parte di alcuni manifestanti di aggirare lo schieramento posto a difesa di Green Hill e dell’uso di tronchesse atte a rompere le recinzioni. Se però vi è stato dell’altro, viene da chiedersi se effettivamente si è trattato solo di una partecipazione al dramma dei cani o di qualcosa che potrebbe incidere sul futuro assetto della protesta animalista in Italia.
 
CORRIERE DELLA SERA
3 MAGGIO 2012
 
Brescia L' ordinanza sugli arresti
Il giudice su Green Hill «Meritevole l' intento di salvare i beagle»

Mara Rodella

 
BRESCIA - Su di loro continuano a pendere capi di imputazione pesanti che vanno dal danneggiamento alla rapina. Il movente, però, era nobile. E anche per il giudice il loro gesto risulta «meritevole di apprezzamento». Sono i dodici attivisti (otto donne e quattro uomini) arrestati sabato scorso dopo il blitz al Green Hill, l' allevamento di beagle destinati alla sperimentazione che ha sede a Montichiari in provincia di Brescia. Durante l' assalto, epilogo di un corteo fino a quel momento pacifico, gli attivisti del movimento antivivisezione sono riusciti a liberare una sessantina di cuccioli (tre sono stati ripresi e restituiti al canile-lager). Sulle motivazioni del gesto si sofferma il gip, Enrico Ceravone, nelle tredici pagine di ordinanza di convalida dell' arresto. Gli animalisti cercavano sì una «utilità», ma essa era la libertà dei cuccioli: «Sussiste il fine di "profitto" - scrive il giudice - certamente integrato anche dalle finalità di percepire dal bene asportato un' utilità diretta, non mediata, anche se non di carattere patrimoniale o economico». Quale il vero scopo degli animalisti che hanno violato il recinto di Green Hill? «Il particolare movente, certamente meritevole di apprezzamento, di evitare la destinazione degli animali alla vivisezione». Ha mosso in maniera corale gli attivisti se è vero, come scrive il gip, che «l' azione della minoranza dei manifestanti che ha fatto ingresso nella struttura è stata con ogni probabilità coordinata, e l' azione di tutti i coindagati ha consapevolmente concorso ad agevolare la sottrazione dei beagle allevati». E mentre gli inquirenti analizzano filmati e immagini, la difesa valuta il ricorso al Riesame contro l' obbligo di dimora disposto per una delle attiviste, un a donna residente a Pelago (Firenze): già depositata l' istanza per chiedere quantomeno il permesso lavorativo. Fuori dai palazzi di giustizia, nel frattempo, la mobilitazione non si ferma. Anzi. Martedì prossimo, per la giornata mondiale contro Green Hill e la vivisezione, saranno organizzati presidi a Brescia come a New York, in moltissime città: hanno già comunicato la loro adesione il coordinamento Fermare Green Hill, il comitato di Montichiari e Occupy Green Hill. Un' occasione in più per lanciare un messaggio al Parlamento: il 9 maggio la VI Commissione del Senato esaminerà gli emendamenti all' articolo 14 della legge comunitaria per recepire la direttiva europea sulla sperimentazione. E vietare allevamenti come Green Hill.
 
ADN KRONOS
3 MAGGIO 2012
 
Non è possibile sapere nulla a causa del segreto militare
Stop ai test sugli animali a scopi militari, Aidaa chiede trasparenza nei dati ufficiali
"Ogni anno più di 65.000 animali vengono utilizzati per valutare la tossicità dei prodotti destinati all'industria bellica e circa 16.000 sono vivisezionati per gli esperimenti militari" denuncia l'Associazione difesa animali e ambiente.
 
Roma - "Ogni anno più di 65.000 animali vengono utilizzati per valutare la tossicità dei prodotti destinati all'industria bellica e circa 16.000 sono vivisezionati per gli esperimenti militari". La denuncia è dell'Associazione difesa animali e ambiente (Aidaa), che riporta i dati, pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale dell'11 marzo 2011, sui quali "non è possibile sapere nulla - sostiene l'Aidaa - a causa del segreto militare". L'associazione per questo chiede trasparenza su questi esperimenti e si rivolge al ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, affinché renda pubblica l'entità dei fondi spesi per i test. "In un momento in cui lo Stato si dibatte in mille difficoltà, riteniamo fondamentale bloccare le spese su questi esperimenti, a partire dall'importazione di migliaia di animali pagati con soldi pubb lici e utilizzati per esperimenti che non hanno nemmeno la motivazione medica e farmacologica", accusa il presidente dell'associazione Lorenzo Croce. "Chiediamo inoltre di sapere - conclude - a quali prove questi animali vengono sottoposti e che si smetta subito di usare animali per sperimentare l'efficacia di gas, bombe, mine e proiettili".
 
IL TIRRENO
3 MAGGIO 2012
 
Niente cani agli stranieri
 
VIAREGGIO (LU) -  Tramite Internet trova il cucciolo adatto ai propri figli. E si rivolge all’associazione animalista che lo ha in custodia. Ma l’associazione risponde picche: «Non diamo i cani agli stranieri». E ora Karima, originaria del Marocco ma con cittadinanza italiana - vive a Querceta, è sposata e madre di tre bimbi - attacca l’associazione “Nati liberi Versilia”. «Ho telefonato all’Associazione come da indicazioni – dice la signora Karima - però quando ho chiesto informazioni dicendo il mio nome mi sono sentita chiedere se ero straniera. Avuta la conferma mi è stato detto che non era possibile affidare i cani a persone straniere, perché avrebbero potuto decidere di andare all’estero portandosi con sé gli animali e in quel caso lo statuto dell’associazione non lo prevede. A quel punto non nascondo la delusione con cui ho interrotto la telefonata, anche perché mi sembra una ingiustizia, quasi una scelta razzista: anche gli italiani potrebbero decidere di andare all’estero e magari portare con sé il cane, oppure trattarlo male. Mi dispiace, perché alla bambina piaceva quel cane e non so come spiegarle che non lo può avere, perché la mamma è di origine marocchina. Mi sono rivolta al Tirreno, perché vorrei cercare di far capire che lo statuto di questa associazione secondo me va modificato». Interpellata la signora Cecilia di “Nati Liberi Versilia”, ha detto che non è stata informata che la signora Karima avesse la cittadinanza italiana. «Mi ha telefonato, mentre ero al canile e in quel momento avevo un problema con due cani, non mi ha assolutamente detto di avere la cittadinanza ed ero rimasta d’accordo che mi avrebb e dovuto telefonare la sera, cosa che non ha fatto. Confermo che il nostro regolamento dice di non dare cani a stranieri, perché abbiamo avuto delle esperienze negative. Persone che per portarli all’estero dopo avere atteso le procedure burocratiche che sono lunghe li hanno abbandonati. Altre che hanno portato cani all’estero per farli combattere».
 
ANSA
3 MAGGIO 2012
 
Animali:Cinghiali Colli Euganei,si' abbattimento controllato
Abnorme numero animali sta creando danni e problemi sicurezza
 
PADOVA - Via libera dal tavolo convocato dal Consiglio regionale oggi a Este (Padova) ad un piano per l'abbattimento controllato dei cinghiali che in grande numero sono presenti sui Colli Euganei.Il forte aumento dei cinghiali sta provocando danni alle colture, all'ecosistema e numerosi incidenti stradali dovuti ai sempre piu' frequenti attraversamenti degli animali. Il piano anti-cinghiali prevede di incrementare l'utilizzo dei chiusini per la cattura degli animali giovani, ed una azione piu' decisa di abbattimento controllato dei cinghiali adulti.
 
LA REPUBBLICA
4 MAGGIO 2012
 
Afragola (NA), sequestrato allevamento cani affidati ai loro aguzzini
Un allevatore clandestino teneva Yorkshire e Chihuaha in gabbiette oppure legati con catene cortissime. Il pm lo ha denunciato ma poi gli ha dato in custodia le bestie, non essendosi fatta avanti alcuna associazione
 
 
di STELLA CERVASIO
 
Teneva 22 piccoli cani, quasi tutti di razza Yorkshire terrier e Chihuahua in gabbiette per polli o legati a catene cortissime per farli riprodurre anche in età avanzata e nonostante fossero ammalati. Il suo unico scopo era vendere illegalmente i cuccioli a privati e a negozi. Non è necessario varcare i confini italiani e cercare nei paesi dell'Est la violazione dei diritti degli animali per fini commerciali.
E' stato sequestato dai carabinieri, dalla polizia municipale di Afragola e dalla Asl Napoli 2 di Caivano un allevamento abusivo dove gli amici dell'uomo venivano tenuti sempre rinchiusi in una baracca all'interno del un cortile di un antico palazzo, in un'area non visibile dall'esterno.
Il pm della Procura di Napoli Lucio Giugliano, non essendosi fatta avanti alcuna associazione animalista, ma solo singoli volontari, ha affidato i 22 sfortunati al loro stesso aguzzino, denunciandolo per la violazione dell'articolo 544 primo comma e 727 secondo comma, modificato con la legge 189 del 2004, cioè per il reato di maltrattamento di animali (che prevede la reclusione da tre mesi a un anno e la multa da 3000 a 15 mila euro) e per la "detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura, che producono gravi sofferenze", punita secondo il Codice penale con l'arresto fino a un anno o l'ammenda da 1000 a 10 mila euro. Pene severe che restano scritte, ma purtroppo difficilmente vengono applicate.
L'allevatore clandestino, che risulta disoccupato, per ora se l'è cavata soltanto con una denuncia.
 
All'arrivo delle forze dell'ordine, ha offerto loro un chihuahua ed ha ammesso di aver avuto in passato un pitbull da combattimento, ma non ha saputo spiegare come mai non l'avesse più, nonostante fosse stato microchippato. Approssimazioni incomprensibili in un territorio dove le Asl dovrebbero effettuare severi controlli sul benessere degli animali.
Dunque, al momento niente di più di una denuncia: eppure l'uomo, pur di sfruttare per la riproduzione "in batteria" i cani, di piccola taglia, quindi più richiesti sul mercato, li teneva in condizioni disumane. Bevevano in secchi d'acqua troppo alti per loro e senza ciotole neppure per il cibo. Una madre con cuccioli di pochi mesi era alloggiata in una bacinella senza neanche una coperta.
Molti animali erano ammalati, ma non è risultata nè la presenza di un veterinario chiamato dal titolare, nè di farmaci per le terapie. Un chihuahua aveva gli occhi ormai resi invisibili dal pus. Un'altra cagnolina, incinta, era in condizioni di salute pessime, secondo quanto certificato dai veterinari della Asl intervenuti.
Ma soprattutto, nessuno dei cani era dotato di microchip, quindi non essendo registrati all'anagrafe regionale, erano sistematicamente sottratti ai controlli delle autorità anche al momento della cessione a terzi: l'allevatore abusivo non ha voluto svelare a chi erano destinate le cucciolate, se a privati o a negozi.
In entrambi i casi, le cessioni in cambio di denaro e senza alcuna certificazione, sono illegali. Senza contare che far riprodurre animali ammalati (o con difetti comportamentali) è scorretto e anche su questo dovrebbero scattare i controlli. Neppure il destino di questi cani è ancora certo: potrebbero finire in un canile convenzionato con il Comune di Afragola, Eden Park di Torre del Greco, ma un'associazione di volontari ha intenzione di presentare la domanda per l'affidamento per evitare ulteriori trasferimenti alle vittime del maltrattamento.
Molto spesso la magistratura è costretta a nominare custodi giudiziari gli stessi titolari denunciati perché le associazioni che fanno richiesta di affidamento dei cani sotto sequestro devono essere registrate e avere uno statuto, meglio se iscritte ad apposito albo regionale. Il problema di molti rifugi di associazioni campane, come l'Adla di Ponticelli e la Leda di Acerra, che hanno in passato ospitato molti cani sotto sequestro per maltrattamenti, è quello di un fermo imposto dalle rispettive Asl veterinarie di appartenenza, a causa di sequestri per abusivismo edilizio: troppo onerose le spese per gli adeguamenti, il volontariato soccombe per una interpretazione della normativa che paradossalmente garantisce gli aguzzini e non chi può e vuole tutelare gli animali che la legge stessa definisce "d'affezione".
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
4 MAGGIO 2012
 
Avvelenati due gattini Uno muore, l’altro ce le fa
 
SARMEDE (TV) - Una ricompensa per scoprire chi ha avvelenato due gattini nel giardino di una casa di Rugolo. Dei due uno è morto, l’altro miracolosamente sopravvissuto. Ad aver perso ancora una volta l’affetto del proprio animale domestico e denunciare il caso tramite una campagna di affissioni in paese è Felia Calonico, che solo poche settimane fa aveva perso una gatta, Pastrocina, a cui era stato sparato con un Flobert per essere poi abbandonata in una siepe vicino casa con addosso segni di denti di animali, forse un cane. Ora Felia offre una ricompensa a chi saprà dare informazioni utili ad individuare il responsabile: questa volta è stato il veleno ad uccidere Frignotto e ad aver ridotto in fin di vita Dorian. «Era il pomeriggio del 30 marzo, mi sono assentata dal giardinetto sul retro della mia casa, dove stavo giocando con i gattini, solo per un quarto d’ora. Qualcuno ne ha approfittato per dare loro del veleno, forse con dei bocconi dati a mano», ha ricostruito la donna affranta dal dolore, « so solo che hanno entrambi cominciato a sbavare, sono corsa dal veterinario ma il povero Frignotto è spirato in auto tra mille rantoli. E’ stato orribile. Dorian è vivo per miracolo dopo settimane di cure».
 
VALDELSA.NET
4 MAGGIO 2012
 
Lega due cani a un palo e si allontana, poi minaccia la Polizia che interviene. Denunciato a Siena un 55enne
 
SIENA - Aveva legato con il guinzaglio a un palo, sotto il sole, due cani di piccola taglia che stavano guaendo. Gli agenti delle Volanti della Questura, che stavano transitando in via di Città, nel centro storico di Siena in servizio di controllo del territorio, sono stati però avvisati da una passante che il loro padrone si era recato da diversi minuti dentro un esercizio commerciale là vicino.
I poliziotti, individuato il negozio, hanno contattato il proprietario degli animali, invitandolo ad avere maggiore cura dei cuccioli.
L'uomo, un 55enne di origini campane, per tutta risposta ha iniziato a offendere gli agenti mostrandosi contrariato dal fatto che gli stessi si preoccupassero di cose, a suo parere, di così poco conto.
Poi ha iniziato a minacciarli di chiamare una nota emittente televisiva nazionale per evidenziare questo "strano" interessamento da parte della Polizia per cose futili e, addirittura, di far perdere il posto di lavoro agli agenti.A quel punto i poliziotti lo hanno invitato a seguirli in Questura dove, ad esito degli accertamenti necessari, è stato denunciato per minaccia e oltraggio a Pubblico Ufficiale. L'uomo si è successivamente allontanato con i due cani regolarmente condotti al guinzaglio.
 
GAZZETTA DI MANTOVA
4 MAGGIO 2012
 
Strattona il cane e finisce a processo
 
Mantova - Stava passeggiando sotto i portici in centro con il cane al guinzaglio, un samoyedo femmina di grossa taglia. L’animale, a un tratto, ha cominciato a tirare con forza e il padrone, per cercare di trattenerlo, l’ha strattonato più volte con decisione. Ma qualcuno non ha gradito quel gesto e ha chiamato la polizia. L’uomo è stato così denunciato per maltrattamenti ed è finito a processo. Ieri la prima udienza nel corso della quale è stato sentito il testimone della presunta violenza, un commesso di un negozio del centro. La vicenda risale al 29 maggio di tre anni fa. Quel giorno Luigi Capitani, 41 anni, artista di strada di Santa Margherita Ligure, cammina sotto i portici. Pepita, un femmina di Samoyedo di dieci anni, lo precede al guinzaglio. Avanza con decisione ma troppo velocemente. Il padrone, vista la mole dell’animale, lo trattiene con decisione. Gesto che il commesso vede dalla porta del suo negozio. Chiama la polizia e gli agenti vedono gli strattoni. Capitani è denunciato per maltrattamenti e il cane gli viene sequestrato. Un veterinario lo visita: non ha alcuna lesione. Nonostante questo e nonostante le numerose richieste di dissequestro Pepita non sarà più restituita, ma data in affido. Nel novembre prossimo è attesa la sentenza del giudice Stefano Aresu. A difendere l’artista di strada l’avvocato Cinzia Malagola.
 
GEA PRESS
4 MAGGIO 2012
 
Savona – fedeli per la vita: gabbianella in difficoltà salvata dal compagno
 
 
La scena è stata descritta da un turista di Como che si trovava in vacanza ad Albissola Mare (SV), in località Pesci vivi. Un gabbiano che traina faticosamente a riva un altro gabbiano gravemente ferito ad un’ala da un palamito dei pescatori. Il turista stentava a credere ai suoi occhi, anche perché il “qualcosa” trainato era già visibile da alcuni minuti, senza riuscire a capire bene di cosa si trattasse.Il turista, infatti, era comodamente disteso in spiaggia dilettandosi con il binocolo ad osservare il mare. Ad un certo punto è apparso lui, il gabbiano. Traina faticosamente qualcosa. Tutto attorno, quasi in servizio di scorta, altri gabbiani. Una fatica immensa. Poi, giunto a riva, adagia il suo “peso”. Si tratta di un altro gabbiano, forse la femmina, probabile componente della coppia per ora in riproduzione.L’animale è gravemente ferito ad un’ala. Il turista, nonostante l’indifferenza di alcuni residenti, si commuove ed avverte i volontari della Protezione Animali savonese, che recuperano il ferito e portandolo, quindi, dal veterinario. Ora è ricoverato in convalescenza presso la sede di via Cavour. Appena guarito ed in grado di volare sarà riportato ai Pesci Vivi, per riunirsi al suo salvatore, probabilmente il compagno o la compagna con cui, come tutti gli altri gabbiani, vive in coppia stabilmente per tutta la vita.Il soccorso della fauna selvatica ferita o in difficoltà è un compito espressamente affidato dalla Regione Liguria alla Provincia di Savona che, negli ultimi due anni e fino al 31 dicembre scorso, si è avvalsa dell’attività dell’ENPA, elargendogli contributi che solo in parte hanno coperto le spese vive sostenute per curare ben 2.719 animali (quest’anno sono già 270).
 
ANSA
4 MAGGIO 2012
 
Controlli forestale Umbria in allevamenti cani, 36 denunce
Sanzioni per oltre 90 mila euro
 
PERUGIA - Sono 36 le persone denunciate a piede libero del corpo forestale dello Stato nei controlli in allevamenti di cani presenti in Umbria.In provincia di Perugia gli indagati sono stati 33. Contestati, a vario titolo, i reati di maltrattamento di animali, uccisione, abbandono, commercio e traffico illegale di animali. Il corpo forestale ha inoltre inflitto loro sanzioni amministrative per piu' di 45 mila euro. A Terni, invece, sono state tre le denunce e circa 40 mila euro le multe per illeciti riguardanti la realizzazione di canili privati in assenza di autorizzazioni sanitarie o omessa iscrizione all'anagrafe canina.
 
IL TIRRENO
4 MAGGIO 2012
 
Bovini senz’acqua sui camion: maximulta
 
Cecilia Cecchi
 
PIOMBINO (LI) - Polizia stradale in prima linea per il corretto trasporto di animali. Ieri sono stati fermati due camion con bovini vivi a bordo destinati alla macellazione, senza alcuna tutela. Irregolarità che hanno portato a contravvenzioni pari a circa 11mila euro. «I veicoli – spiega il comandante del distaccamento di Venturina, Vincenzo Cesarano – provenivano dalla Sardegna, in arrivo dal porto e diretti in Emilia. Due autotreni per un'ottantina di bovini». Una pattuglia li ha fermati sulla 398. «Portati davanti alla caserma per i controlli previsti dalla legge per i lunghi viaggi – dice Cesarano – C’è sempre l’obbligo di avere un sistema per abbeverare gli animali e garantire loro una condizione ottimale. Ma l'abbeveraggio dei due veicoli non funzionava». È stato chiamato anche il veterinario della stradale, Ceccanti e ai conducenti è stato imposto l’abbeveraggio (gli agenti non hanno mancato di aiutare, armati di bacinelle). Dunque la prima contravvenzione di 3mila euro ciascuno, con comunicazione all’Asl, al ministero della sanità e alla Regione di provenienza dei mezzi, la Campania. Uno dei due camion poi era privo della licenza di trasporto in regola e così altre 4mila 100euro di verbale e fermo amministrativo dell’autotreno. Ma lo stop non è scattato da subito; è stato disposto che gli animali arrivassero a destinazione. Insomma quasi 11mila euro di verbali per la stessa proprietà. I bovini non hanno evitato il macello, ma almeno la sofferenza in più. «Ci sono regole chiare sul benessere dell'animale durante il trasporto, ne va della carne che poi mangiamo. Controlli che facciamo spesso, insieme a tutti gli altri per la sicurezza stradale» conclude Cesarano.
 
SPOLETO ONLINE
4 MAGGIO 2012
 
Reati e illeciti contro gli animali, 259 verbali della Forestale
Colpiti detentori di cani, bovini e ovini. Crescono i microchip
 
 
Maltrattamento di animali, uccisione, abbandono, realizzazione di ricoveri senza le previste autorizzazioni igienico-sanitarie, mancata registrazione all'anagrafe canina: è questa la maggior parte dei reati e degli illeciti contestati dagli agenti del Corpo forestale dello Stato ai possessori di animali d'affezione e non solo, con particolare - ma non esclusivo - riferimento ai cani da cinghiale detenuti in provincia di Perugia e Terni. A seguito dei controlli a tappeto, che si sono susseguiti sul territorio a partire dallo scorso mese di febbraio, 18 sono state le notizie di reato contestate in provincia di Perugia, con 33 persone segnalate all'autorità giudiziaria, e tre quelle in provincia di Terni, con altrettanti soggetti segnalati. 207 i verbali amministrativi nel Perugino, 52 sul territorio ricadente nella provincia ternana.
Da segnalare, fra i reati più gravi contestati, l'avvelenamento con esche e bocconi disseminati nel territorio, nelle zone di Città di Castello e Nocera Umbra, mentre nell'Eugubino sette cuccioli sono stati rinvenuti morti all'interno di sacchetti di plastica.
La somma dei 259 verbali irrogati dalla Forestale porta ad oltre 85mila euro il totale delle sanzioni elevate. Va detto che non tutti i verbali sono relativi a possessori di cani e, nello specifico, a cacciatori di cinghiale. Va inoltre aggiunto il fatto che, del totale dei controlli, i cinghialisti sanzionati non sono che un'esigua minoranza del totale presente in Umbria, e che ha a cuore il benessere dei propri cani.
Per completare il quadro, infine, un dato senza dubbio positivo: tra marzo e aprile 2012 si sono registrate in Umbria 9mila e 553 nuove registrazioni di animali, "con un incremento - scrive il Corpo forestale dello Stato - del numero medio mensile di cani microchippati pari ad oltre il 100%, che dimostra come i proprietari si sono dimostrati molto solleciti a registrare i propri animali con file agli uffici competenti per regolarizzarne la posizione". Evidentemente la paura delle sanzioni ha avuto la meglio sulla tradizionale ritrosia di alcuni nel mettersi in regola con la burocrazia. Ritrosia che non era stata smossa nemmeno in occasione delle campagne gratuite (l'ultima lo scorso novembre) regionali e di altri enti locali, volte alla regolarizzazione degli animali presso gli uffici delle Asl.
 
IL CITTADINO
4 MAGGIO 2012
 
L’anno scorso abbattuti 17.328 esemplari, la Regione potrebbe stanziare nuove risorse per la battaglia  Ancora “caccia grossa” contro le nutrie 

Greta Boni

 
LODI - Lodigiani contro roditori: la guerra non è ancora finita. Anche se non è chiaro chi stia per vincere, e questo vale per tutta la Lombardia. L’anno scorso, secondo i dati diffusi dalla Provincia di Lodi, sono state eliminate 17.328 nutrie, attraverso gli unici due sistemi di lotta consentiti dalla normativa: l’impiego delle gabbie ha intrappolato 6.787 esemplari, l’eliminazione con lo sparo ne ha abbattuti 12.623. A quanto pare, il bilancio del 2011 sembra aver dato risultati migliori rispetto al 2010, quando gli animali eliminati furono poco più di 11mila; l’esito del piano di contenimento, però, si è mantenuto al di sotto dei “picchi” del 2007 e, soprattutto, del 2008, quando si superò la soglia dei 19.500 roditori.L’argomento è stato affrontato anche il mese scorso a San Cristoforo, in occasione del tavolo agricolo provinciale, a margine della presentazione dello stato d’avanzamento del piano faunistico venatorio, in fase di aggiornamento. Per dare la caccia alle nutrie, considerate dannose per l’agricoltura, ormai c’è in campo un “esercito” di 700 guardie, o meglio, di selecontrollori, abilitati alla cattura e all’abbattimento della nutria sul territorio della provincia di Lodi. L’imperativo è quello di non abbassare mai la guardia nei confronti di una specie problematica che non ha nemici naturali sul territorio, un dettaglio sottolineato anche nella pubblicazione stilata dagli uffici di via Fanfulla e dedicata al mondo agricolo. Nonostante l’operazione messa in campo per rendere la vita difficile ai roditori, sembra che le nutrie stiano colonizzando delle nuove aree in tutta la Lombardia. Una notizia che ha destato una certa preoccupazione, soprattutto perché per finanzia re l’abbattimento sono necessarie rilevanti risorse finanziarie. Fino a questo momento la Regione ha destinato al programma di contenimento circa un milione di euro, senza riuscire a circoscrivere il problema. Insomma, la guerra sarà ancora lunga e dall’esito non scontato. «La tematica del contenimento delle nutrie nelle province di pianura come la nostra è molto sentita - afferma l’assessore di palazzo San Cristoforo Matteo Boneschi -, per i danni che questi animali provocano ogni anno all’agricoltura e al sistema irriguo. Proprio ieri (mercoledì, ndr) se n’è parlato al Tavolo istituzionale per l’agricoltura della Regione Lombardia, dove l’assessore Giulio De Capitani ha annunciato l’intenzione di sollecitare nuove risorse da investire in questo ambito. Già nei prossimi mesi, e comunque entro la fine del 2012, la Regione intende emanare nuove linee guida per il contenimento delle nutrie fac endo tesoro delle migliori soluzioni adottate nelle diverse Province. A questo proposito - conclude Boneschi - desidero ringraziare De Capitani per l’impegno e la sensibilità che ha sempre mostrato su questo tema, raccogliendo anche le preoccupazioni degli agricoltori lodigiani».
 
NEW NOTIZIE
4 MAGGIO 2012
 
Sarajevo: cani murati vivi e venduti ai ristoranti

Michela Santini

 
Sarajevo - Una donna a Sarajevo, in Bosnia, per tre anni ha murato vivi dei cani all’interno della propria abitazione. I cani venivano quindi trasferiti in una casa di campagna dove li macellava con l’aiuto del marito e vendeva la carne ai ristoranti della zona .
Impossibilità di agire - In molti erano a conoscenza di questi orrori, ma tutti fingevano indifferenza, solo una donna si è battuta per porre fine a queste atrocità. Si tratta di Jelena Paunovic che ha lottato quotidianamente per salvare la vita a questi poveri cani. Le autorità locali non riuscivano in nessun modo ad ottenere un mandato e non potevano quindi entrare in un’abitazione privata.
La liberazione - Dopo tre anni di battaglie Jelena è riuscita a radunare un gruppo di persone che hanno circondato la casa degli orrori promettendo di rimanere lì finché la polizia non li avesse ascoltati. Quando gli agenti hanno fatto irruzione hanno liberato sei cani prigionieri e hanno arrestato l’aguzzina. Ora si cercano altri possibili nascondigli dei corpi. Negli stessi giorni è stata anche arrestata una madre di famiglia che seviziava gli animali per poi mostrare le foto sul web.
 
IL TIRRENO
4 MAGGIO 2012
 
Blitz scopre stalle lager e cavalli malnutriti
 
Claudio Figaia
 
MASSA - Giovani cavallerizzi che caracollano in sella ai loro ben curati animali nel recinto sotto gli occhi attenti di genitori e istruttori. A poca distanza, una specie di lager per cavalli. Stalle sporche, pericolose, animali malnutriti, a rischio malattie. Questo hanno trovato gli agenti di polizia in un blitz nella piana tra via dei Loghi e via Volpina (nella zona poco sotto l’autostrada). A fare scattare la visita della polizia alcune segnalazioni di cittadini che parlavano di irregolarità riguardanti il ricovero degli animali. Segnalazioni veritiere. Se, infatti, è risultato che i cavalli della struttura adibita all’equitazione sono ben trattati e sottoposti a un continuo monitoraggio da parte del servizio veterinario dell’Asl, le forze dell’ordine hanno trovato – proprio a ridosso di quel centro ippico, un quadro allarmante di maltrattamento dei cavalli. E, ancora, un presunto abusivismo diffuso in tutto il maneggio. Il sopralluogo è avvenuto alla fine di aprile; assieme agli uomini della polizia amministrativa e sociale della questura, si sono mossi i medici del servizio Veterinario della Asl 1, il Corpo Forestale dello Stato e la Polizia Municipale di Massa. È bastato poco a questa task force per scoprire quella specie di inferno per quadrupedi. In un’area immediatamente confinante al centro ippico, hanno trovato cinque stalle, formate da strettissimi box, in cui i cavalli vivevano in pessime condizioni igienico sanitarie. I box erano pieni di escrementi, i cavalli erano costretti a stare nello sporco, mal nutriti, impossibilitati a muoversi e a contatto con arnesi e strumenti appuntiti, pericolosi per la loro incolumità. I veterinari dell’Asl dopo avere verificato la preoccupante condizione fisica degli animali, si stanno ora occupando di curarli. Ai proprietari del terreno in cui si trovano le stalle è stata preannunciata una procedura di ingiunzione dell’Asl con provvedimenti che saranno adottai in tempi brevi al fine di sanare le carenze riscontrate. Non solo: gli stessi proprietari sono stati denunciati per maltrattamento di animali. Ma le forze dell’ordine ritengono di avere scoperto anche dell’altro. La polizia municipale attraverso foto, rilievi e controlli incrociati con le mappe catastali, ha evidenziato che le baracche in cui i cavalli venivano, si fa per dire, custoditi sono abusive. Gli uomini del Corpo Forestale dello Stato, invece, hanno riscontrato a presenza di una struttura in legno anch’essa interamente abusiva.
 
GEA PRESS
4 MAGGIO 2012
 
Reggio Calabria – 100 falchi nel carniere
La LIPU: un tuffo nel passato grazie ai controlli ordinari inesistenti.
 
 
Sono probabilmente ancor più di 100, i falchi abbattuti in queste ore in diverse zone a sud di Reggio Calabria. In particolare l’area maggiormente interessata da una intensa azione di fucileria sembrerebbe essere quella della fiumara di Valanidi (RC). Secondo Giovanni Malara, Responsabile antibracconaggio della LIPU, gli animali uccisi potrebbero essere, infatti, sottostimati.“I cento falchi rappresentano una stima più che prudente – ha dichiarato a GeaPress Giovanni Malara – e si basa solo su quanto abbiamo potuto osservare direttamente trovandoci proprio all’interno di una zona comunque molto vasta.“.La giornata di ieri è stata, infatti, caratterizzata da un intenso passaggio di Falchi Pecchiaioli in migrazione. I bracconieri, forti di una tradizione venatoria tanto illegale quanto dura a morire, si sono maggiormente concentrati nelle vallate a sud della città, forse più marginali rispetto alla direttrici migratorie sullo stretto. I rapaci sono stati visti numerosi proprio in direzione della città e lungo la costa a nord, in luoghi maggiormente controllati e per questo temuti. Anche qui, però, non sono mancati gravi episodi di bracconaggio.L’azione di fucileria è stata intensa e di fatto indisturbata per quanto riguarda i controlli ordinari, eccetto cioè, quelli messi in atto dal NOA, lo speciale gruppo antibracconaggio della Forestale. I bracconieri hanno potuto così intercettare un filone consistente dei 5000 falchi osservati in migrazione in appena un giorno. Molti sono stati visti intraprendere la pericolosa via dei crinali della fiumara di Valanidi. Impossibile dire quanti siano stati centrati dai fucili dei cacciatori di frodo. Luoghi aspri, con versanti ripidi ed in parte coperti dalla vegetazione. I 100 falchi, sottolineano alla LIPU, devono intendersi come il minimo abbattuto.In questi giorni, lungo un’ampia fascia di territorio che va da Pellaro fino a poco prima di Palmi, sono attivi sia i volontari della LIPU, organizzati nello storico campo antibracconaggio, che le pattuglie del NOA (Nucleo Operativo Antibracconaggio) del Corpo Forestale dello Stato. Un lavoro, molte volte, integrato. Quattro bracconieri, ad esempio, sono stati individuati dalla LIPU proprio mentre erano intenti a sparare. Su segnalazione dei protezionisti, la Forestale ha provveduto a rintracciarli. Sono così stati denunciati in due. Armi e falchi uccisi, sono stati posti sotto sequestro. Solo in una piccola area, compresa appena tra i centri abitati di Embrisi e Santa Venera, sono stati uditi, in poche ore, ben 70 spari. Due giorni addietro, invece, erano stati fermati altri due bracconieri trovati in possesso di fucili da caccia con matricola abrasa. Cacciavano i falchi nei Piani di Petile di Calanna. Una zona ideale, trattandosi di un piano interposto tra i crinali della fiumara di Gallico, poco a Nord di Reggio. Per i bracconieri si tratta di una sorta di piattaforma agevole per centrare i rapaci durante la risalita della valle ed il successivo passaggio nella fiumara di Catona. Il processo per direttissima è in corso proprio in queste ore.Ritornando a ieri, i Forestali, diretti le pattuglie e l’elicottero a sud, hanno fermato tra bracconieri in zona Campicello. Due fucili di piccolo calibro e due falchi pecchiaioli appena abbattuti. Secondo la LIPU i controlli ordinari, escluso cioè gli interventi del NOA, sono inesistenti.“Ringraziamo il Nucleo Operativo Antibracconaggio per l’ottimo lavoro svolto – dichiara Fulvio Mamone Capria, Presidente LIPU – Crediamo che l’azione del Corpo Forestale vada tuttavia rafforzata, essendo il bracconaggio ai falchi un fenomeno ancora persistente in vaste zone del territorio reggino. Chiediamo al Prefetto di Reggio Calabria di sollecitare le altre forze di polizia a muoversi sul territorio. Troppe armi clandestine sono in mano ai bracconieri”.“Purtroppo gli avvenimenti di Pellaro, Embrisi e Santa Venera – aggiunge Giovanni Malara, responsabile antibracconaggio LIPU – dimostrano ancora una volta come il controllo ordinario del territorio in provincia di Reggio Calabria sia inesistente, come abbiamo denunciato in più occasioni. Senza la presenza del NOA e della LIPU le conseguenze per i falchi in migrazione sarebbero state molto più gravi”.
 
LIBERO
4 MAGGIO 2012
 
Animali: Lipu, a Reggio Calabria almeno 100 falchi abbattuti in un giorno
 
Roma - Le operazioni antibracconaggio condotte dal Corpo forestale dello Stato in collaborazione con i volontari del Lipu in provincia di Reggio Calabria danno i primi risultati. Ieri pomeriggio gli uomini della forestale, avvertiti dai volontari del Lipu, hanno arrestato tre bracconieri sorpresi in zona Campicello con due fucili di piccolo calibro e alcuni falchi appena uccisi. Altri quattro sono stati individuati tra Embrisi e Santa Venera e subito denunciati. Per i due cacciatori abusivi arrestati in flagranza lo scorso 2 maggio, sempre grazie alle segnalzioni del Lipu, oggi si e' svolto il processo per direttissima.Nonostante i controlli la strage di falchi continua. Sempre secondo la Lipu solo ieri sono stati abbattuti almeno cento falchi in tutta la provincia. Per questo "crediamo che l'azione del Corpo Forestale vada tuttavia rafforzata, essendo il bracconaggio ai falchi un fenomeno ancora persistente in vaste zone del territorio reggino", dichiara Fulvio Mamone Capria, presidente Lipu. "Chiediamo al Prefetto di Reggio Calabria di sollecitare le altre forze di polizia a muoversi sul territorio. Troppe armi clandestine sono in mano ai bracconieri"."Purtroppo gli avvenimenti di Pellaro, Embrisi e Santa Venera - aggiunge Giovanni Malara, responsabile antibracconaggio LIPU - dimostrano ancora una volta come il controllo ordinario del territorio in provincia di Reggio Calabria sia inesistente, come abbiamo denunciato in piu' occasioni. Senza la presenza della forestale e della LIPU le conseguenze per i falchi in migrazione sarebbero state molto piu' gravi".
 
GEA PRESS
4 MAGGIO 2012
 
Tragedia allo zoo: aggrediti dai ghepardi
Struttura simile a quella denunciata da Striscia La Notizia (video).
 
Qualcosa di molto simile alle performance a pagamento dello zoo di Campolongo Maggiore (VE) denunciato da Edoardo Stoppa in un servizio di Striscia la Notizia (vedi video). Turisti invitati ad accarezzare animali feroci, anch’essi presentati come assolutamente tranquilli ed accuratamente vigilati. Ed invece a Port Elizabeth, in Sudafrica, si è sfiorata la tragedia. Una turista scozzese di sessanta anni, è stata improvvisamente aggredita da due ghepardi, gettata in terra e morsicata alla testa, stomaco e gambe. I due animali sono stati allontananti, ma nel frattempo la signora era stata morsa in più punti del corpo tanto da dovere essere ricoverata in ospedale. Per lei numerosi punti di sutura.Sorprendente le dichiarazioni del direttore della struttura. Non riuscendo a spiegare il perché dell’improvvisa aggressione, ha infatti dichiarato che i due animali era come se volessero giocare. Non avendo artigli retrattili, a differenza degli altri felini, avrebbero così ferito la signora.Dunque, per chi asseconda spettacoli di dubbio significato, accertarsi dello stato delle unghia.Per la signora scozzese, però, quella vacanza si è trasformata in un incubo.Lo zoo di Port Elizabeth è più esattamente una riserva di caccia privata, strutture molto comuni in Sudafrica. Non era forse quello il caso, ma va rilevato come i grandi felini in quel paese vengono comunemente allevati per essere uccisi all’interno di recinti. Gli acquirenti sono in genere ricchi cacciatori occidentali, italiani compresi. A tal proposito fece molto scalpore, in occasione degli ultimi campionati del mondo di calcio, l’offerta di alcune agenzie turistiche che offrivano, per i tifosi, pacchetti comprendenti anche l’uccisione di leoni detenuti in recinti. A confermare a GeaPress la presenza di turisti-cacciatori italiani, fu Chris Mercer, massimo esperto sudafricano del problema (vedi intervista GeaPress).
 
MATTINO DI PADOVA
4 MAGGIO 2012
 
Scatta la mattanza dei cinghiali sui colli
 
di Nicola Cesaro
 
ESTE (PD) - Si sparerà, e in ogni Comune. L’obiettivo è chiaro: abbattere il maggior numero di cinghiali. A premere il grilletto saranno come sempre agenti del corpo forestale dello Stato e della Polizia provinciale, ed ora anche i nuovi 47 selecontrollori del Parco Colli che hanno terminato la preparazione la settimana scorsa. Il summit. È questa la “sentenza” emessa ieri dal summit riunito nella sede del Parco Colli dal presidente del consiglio regionale Clodovaldo Ruffato, che ha portato ad Este l’assessore veneto alla caccia Daniele Stival, i consiglieri regionali padovani, gli assessori provinciali Domenico Riolfatto ed Enrico Pavanetto, i vertici del Parco e delle forze dell’ordine, ma anche il viceprefetto Alessandro Sallusto. Oltre, e tutte le associazioni di categoria padovane che da anni denunciano i danni causati dei cinghiali alle colture. Nottate di caccia. «L’unico modo per eliminare i cinghiali pare essere l’introduzione nei Colli di puma e leoni», ironizza Ruffato, «visto che fino ad oggi il problema è stato sottovalutato e il numero di capi negli Euganei è diventato insostenibile. Scherzi a parte, la vera soluzione che abbiamo è quella di mettere in campo una task-force straordinaria: già entro metà mese sarà pronto un piano poderoso per l’abbattimento selettivo degli ungulati». Si procederà monte per monte, Comune per Comune: coordinati dalle forze dell’ordine e con la collaborazione delle varie municipalità, per più notti consecutive si andranno ad abbattere tutti i cinghiali che finiranno nel mirino dei selecontrollori. Lo si era già fatto quest’estate, ma con un quinto degli uomini e per qualche serata appena. Ieri pomeriggio la giunta del Parco di Gianni Biasetto ha convocato un esecutivo per abbozzare il piano d’intervento. Il tutto avverrà senza pubblicità, per evitare incursioni moleste come quelle dei “100%animalisti” che già ieri notte hanno tappezzato la sede del Parco Colli con striscioni di protesta. Difficile soluzione. Secondo l’assessore regionale Stival, «quello dei cinghiali è un problema che non si risolverà mai». Una dichiarazione choc. «Ormai son talmente tanti che non basteranno neppure sei mesi di battute di caccia» continua il leghista, che a metà seduta se ne è andato assieme a Leonardo Padrin, piuttosto demoralizzato e poco convinto: «Oltre al grande numero, c’è anche la questione legata alle immissioni illegali di questi animali nel Parco: c’è chi ha l’interesse a immettere cinghiali nel Parco e continuerà a farlo per sempre». In proposito di caccia, l’assessore Riolfatto ha sostenuto la necessità di accogliere insieme ai selecontrollori anche i cacciatori veneti: «Non verrebbero qui per sport, ma per svolgere un vero e proprio servizio civile». Nessuno ha osteggiato l’ipotesi, che potrebbe divenire realtà in questa fase risolutoria. Sindaci non invitati. Il vertice di ieri registrava degli assenti noti, i sindaci del Parco. L’unico presente era Luca Callegaro, primo cittadino di Arquà Petrarca, che però era lì in veste di membro dell’esecutivo dell’ente. E c’è chi non ha gradito il mancato invito: «I grandi capi veneziani si sono svegliati di colpo e si sono accorti dei Colli?» polemizza Riccardo Roman, sindaco di Galzignano: «E’ vergognoso che non siamo stati invitati. Sono venuti a fare campagna elettorale a tre giorni dalle amministrative. Ma prima di andar via, ci dicano se ci daranno i soldi necessari a fronteggiare questa emergenza e che intenzioni hanno per il futuro del Parco. Ci siamo rotti le palle del loro modo di governare».
 
TISCALI
4 MAGGIO 2012
 
Adottare un cane anziano? Una scelta da non fare alla leggera
 
OSCAR GRAZIOLI
 
Adottare un cane presso un canile è sicuramente un’azione lodevole e meritoria, se diamo ascolto al cuore, la lo è altrettanto se diamo ascolto alla ragione? La domanda mi viene suggerita da una notizia che leggo su uno degli infiniti siti animalisti presenti sul Net. Il comune di Rubano (Padova) offre un sostegno a chi adotta un cane anziano. Lo prevede la campagna "Oltre i canili", promossa dal Comune di Padova, in collaborazione con le sezioni locali della Lega del cane, del Wwf e della Lega anti vivisezione-Lav, oltre a paesaggioveneto.it. Chi adotta un cane anziano avrà tre anni di assistenza veterinaria gratuita, cinquanta euro annuali di bonus da spendere in medicinali e dieci giorni di pensione l’anno, pagati dal comune. Sempre ragionando con il cuore, doppiamente lodevole adottare un cane anziano che non avrebbe più alcuna speranza di vedersi aprire la porticina della sua gabbia. Eppure, ancora una volta, può darsi che il cuore e il raziocinio divergano, nelle loro motivazioni e vado a spiegare il perché.
Quando ho iniziato la professione, poco più di trent’anni fa, il problema dell’adozione al canile non si poneva. Presso il canile comunale (l’unico esistente) si recava, con il cuore in gola, chi aveva smarrito Fido, sperando di non essere arrivato troppo tardi, visto che, dopo un periodo variabile dai tre ai cinque giorni, al massimo avrebbe potuto onorarnela memoria. Icani accalappiati sulla strada infatti, dopo una brevissima sosta in gabbia, venivano soppressi ed evito di raccontarvi come. Solo negli ultimi vent’anni, con l’affermarsi di una maggiore attenzione verso i diritti e il benessere animale, i canili sono obbligati, a parte rare eccezioni, a mantenere i cani catturati a vita e sarebbe un loro dovere quello di far tutto il possibile per favorirne l’adozione da parte dei cittadini. Accanto a pochissime strutture dove i cani, tenuti benissimo, subiscono anche un’analisi di tipo comportamentale, la maggior parte dei canili, nel nostro paese, è quella che vediamo ogni sera su Striscia, è quella dove l’unica cosa che conta è il business e dove le organizzazioni criminali fanno i loro sporchi giochi.
Ma senza dover ricorrere ai “canili lager” anche in quelli “normali”, adottare un cane può rivelarsi un’autentica tragedia, soprattutto se anziano. Si tratta, per la maggior parte dei casi, di animali che ne hanno subite di ogni sorta, spesso hanno cambiato diverse famiglie, spesso scaricati sull’autostrada perché il”gioco” ha stufato Carletto, spesso imbrancati con altri hanno fatto vita randagia per mesi o anni. E qui, lasciamo perdere il cuore per un attimo. Ho visto decine di questi cani, dati in adozione, mostrare in pochi giorni disturbi comportamentali devastanti: ansia da separazione e relativa distruzione degli arredi, terrore dei rumori con fughe numerose e sbandate, crisi maniaco ossessive o fobiche d’ogni tipo, aggressività immotivata. E troppo spesso mi sono trovato di fronte una famiglia disperata che chiedeva “E adesso, che fare?”. Riportarlo in canile? Roba da spezzare il cuore. Impostare una lunga terapia farmacologica e cognitiva dagli esiti spesso incerti? Roba da sconvolgere le abitudini familiari e spezzare il portafogli. Insomma, un vero e proprio dramma.  Per questo torno alla riflessione iniziale. Lodevole e meritorio adottare un cane, ma senza che il cuore prenda il sopravvento assoluto sulle ragioni della mente.
 
ANSA
3 MAGGIO 2012
 
In vacanza con il gatto: Vademecum per un viaggio sereno
Dal treno all'auto, semplici accorgimenti per il felino viaggiatore
 
Le vacanze sono alle porte, ecco allora pronto un semplice vademecum per trascorrere una felice vacanza con il proprio animale da compagnia.
Anche per il gatto, che sempre più segue i suoi proprietari anche in vacanza, semplici regole da osservare servono sicuramente per trascorrere un viaggio sereno. 
Documenti di viaggio:  Verificare lo stato vaccinale dell’animale consultando il suo libretto: se i richiami non sono ancora stati effettuati, recarsi dal proprio Medico Veterinario di fiducia per eseguirli. Raccomandato che la vaccinazione del gatto sia sempre senza adiuvanti.  La Rabbia è ricomparsa recentemente nel nord-est: è importante che anche i felini che si recano o attraversano queste aree siano vaccinati contro questa pericolosa malattia. Per maggiori informazioni, rivolgersi al proprio Veterinario di fiducia, dove è disponibile un vaccino antirabbico privo di adiuvanti, specifico per il gatto. 
Se ci si reca all’estero, è necessario avere il Pet Passport: l’animale deve essere identificato (microchip) e la vaccinazione antirabbica è sempre obbligatoria. Fondamentale in questo caso rivolgersi al Veterinario e verificare preventivamente le specifiche richieste sanitarie della Nazione dove ci si reca.  In vacanza, forse ancor più che durante il resto dell’anno, è importante proteggere il gatto dai parassiti esterni (Pulci e Zecche) e dalla Filariosi Cardiopolmonare, a maggior ragione se ci si reca in zone a elevata pressione parassitaria. o Può essere infine consigliabile una polizza di responsabilità civile per eventuali danni causati dall’animale.  
Bagaglio: cosa non deve mai mancare: Libretto di vaccinazione e Pet Passport per chi si reca all’estero o Numero di telefono del proprio Veterinario di fiducia o Trasportino e coperta o Targhetta con indirizzo o Trattamenti antiparassitari o Garze e Disinfettante o Salviettine per la pulizia di occhi e orecchie o Ciotole e scorta di acqua e del loro cibo abituale
In auto:  Applicare ai vetri della vettura tendine parasole per evitare la luce diretta del sole, se non si dispone di aria condizionata, evitare di viaggiare durante le ore più calde della giornata, mai lasciare l’animale in auto da solo  Evitare di far mangiare l’animale subito prima della partenza: a stomaco pieno è maggiore il rischio di mal d’auto. Anche un eccesso di liquidi nello stomaco può favorire il vomito: va tuttavia fatta attenzione che l’animale non si disidrati durante il viaggio . Tenere sempre il gatto nel trasportino, che deve essere resistente e facile da pulire.  Il trasportino va sempre sistemato in un posto sicuro in modo che una frenata improvvisa non crei problemi: può essere utile usare la cintura di sicurezza per fissarla al sedile. Non è consigliabile invece il bagagliaio dell’auto, dove l’aria potrebbe essere insufficiente ed il calore eccessivo. Per tutta la durata del viaggio, l’auto deve essere areata per evitare colpi di calore, ma naturalmente non bisogna cadere nel rischio opposto di colpi d’aria  Se per il nostro gatto si tratta del primo viaggio di una certa lunghezza, è utile effettuare brevi “viaggi-prova”. Iniziare facendo conoscere al gatto l’ambiente all’interno dell’auto rimanendo fermi e tenendolo chiuso nel trasportino dove avemo messo la sua coperta preferita. Gattini che imparano da piccoli a viaggiare in macchina non avranno poi problemi in caso di trasferte . Coprire il trasportino con un panno (sarà considerato come un riparo dal mondo esterno) e attrezzarlo con i giochi abituali del nostro gatto.  
In treno: Il gatto deve sempre viaggiare nel suo trasportino e generalmente il trasporto è gratuito. Restrizioni e diverse modalità di trasporto sono previste a seconda del tipo di treno che si prende: Eurostar, Intercity, regionali e interregionali. E’ sempre opportuno informarsi preventivamente.
 
AGI
4 MAGGIO 2012
 
Usa: cibo per cani avariato, 14 persone con salmonella
 
Chicago - Cibo per cani avariato: sarebbe questo il motivo di un'infezione di salmonella registrata negli Usa che gia' avrebbe causato 14 malati di cui cinque gravi e ricoverati in ospedale. Secondo quanto riportato dal Centro di controllo delle malattie Usa, Cdc, il cibo era prodotto dalla Diamond Pet Foods e avrebbe provocato il contagio solo al contatto fisico con gli esseri umani che lo hanno maneggiato. Il Dipartimento alla Salute Usa intanto ha avvertito tutti i cittadini americani di lavarsi bene le mani prima e dopo la preparazione del cibo per i loro animali.
 
IL NORD
4 MAGGIO 2012
 
OMIA Laboratoires certifica il proprio impegno per il rispetto e la salvaguardia degli animali
C’è ancora troppa confusione sui Cosmetici Cruelty Free. Cosa sono? Come si distinguono? Omia Laboratoires spiega cosa vuol dire veramente Cruelty Free e perché ha scelto di aderire allo Standard Internazionale NON TESTATO SU ANIMALI controllato da ICEA per LAV n° 040.
 
Nonostante oggi sia accresciuta la consapevolezza sulle crudeltà a cui sono sottoposti gli animali per testare i prodotti cosmetici, c’è ancora troppa confusione sul significato di Cruelty Free.
Cosa sono i Cosmetici Cruelty Free?
Prima che una nuova sostanza chimica venga messa in commercio, deve essere sottoposta per legge a una serie di test per verificarne la sicurezza per i consumatori. In passato, praticamente tutti questi test venivano eseguiti su animali (solitamente conigli o roditori): si tratta di test invasivi e dolorosi che terminano con la morte dell’animale. Nel 2004 in Europa sono stati vietati i test su animali del prodotto finito e dal 2009 sono stati vietati ulteriori test su animali per gli ingredienti cosmetici.
La battaglia non è ancora finita però, perché ad o ggi questi test sono solo parzialmente coperti da metodi alternativi convalidati e quindi rimangono delle aree in cui la sperimentazione animale rimane non solo ammessa, ma obbligatoria, e forse questi verranno vietati (per i soli test cosmetici) nel 2013.
Ciò che veramente importa, quindi, è che i singoli ingredienti non siano testati su animali.
La discriminante per definire un prodotto cosmetico Cruelty Free è l’adesione dell’azienda produttrice allo Standard Internazionale NON TESTATO SU ANIMALI.
Una ditta, per essere Cruelty Free nel senso stabilito dallo Standard deve:
non testare su animali il prodotto finito, né commissionare a terzi tali test sul prodotto finito;
non testare i singoli ingredienti, né commissionare a terzi questi test;
per gli ingredienti comprati già testati dai fornitori, deve dichiarare che questi test sono avvenuti prima di un dato anno a sua scelta e impegnarsi a non comprare ingredienti testati dopo quell’anno. Il che significa NON usare più alcun ingrediente (chimico, di sintesi) nuovo. Mentre può usare ingredienti completamente vegetali o anche di sintesi ma già in commercio prima dell’anno scelto.
Ovviamente, questi prodotti non sono Cruelty Free nel senso che i loro ingredienti non sono mai stati testati su animali, ma sono Cruelty Free nel senso che non incrementano la sperimentazione su animali.
Come riconoscere i cosmetici Cruelty Free?
E’ importante sapere che le etichette trovate su cosmetici e detersivi non hanno alcun valore per quanto concerne l’adesione allo Standard di cui sopra perché per lo più indicano solo che il prodotto finito non è testato, ma questo, dal 2004, vale per tutte le ditte e non è quindi una discriminante.
Per effettuare scelte veramente Cruelty Free, occorre conoscere la lista delle Aziende che hanno aderito formalmente allo Standard internazionale NON TESTATO SU ANIMALI attraverso la certificazione ICEA (società indipendente di auditing) dietro accordo con LAV - Lega Anti Vivisezione. Tutte le altre NON sono da considerarsi Cruelty Free. MGA Cosmetici, leader dei cosmetici Made in Italy, con i prodotti Omia Laboratoires ha certificato il proprio impegno per il rispetto e la salvaguardia degli animali aderendo allo Standard Internazionale NON TESTATO SU ANIMALI controllato da ICEA – Istituto per la Certificazione Etica ed Ambientale per LAV – Lega Anti Vivisezione n° 040.Con tale adesione, Omia Laboratoires si impegna ad assicurare che nessun animale sia stato usato per sviluppare o sperimentare i propri prodotti o gli ingredienti. Nessuno dei prodotti finiti o dei loro ingredienti sono stati testati su animali per scopo cosmetico da questa Società o dai propri fornitori dal 2005, momento in cui è stata adottata la presente politica.Fonte: OmiaLaboratoires
 
AFFARI ITALIANI
4 MAGGIO 2012
 
"La scienza non ha bisogno della vivisezione". L'intervista di Affaritaliani al dottor Stefano Cagno
 
Dopo l'irruzione di un gruppo di attivisti nell'allevamento Green Hill di Montichiari, in provincia di Brescia, per liberare i cani beagle destinati alla sperimentazione, le proteste contro la vivisezione non accennano a placarsi. Il dottor Stefano Cagno - dirigente Medico in disciplina Psichiatrica, membro del comitato Scientifico Equivita e dei Medici Internazionali - che da anni si batte per l’abolizione dei test sugli animali nella ricerca sceglie Affaritaliani.it per spiegare perché la scienza non ha bisogno della vivisezione.
Milioni di animali ogni anno vengono torturati e uccisi per la vivisezione. E' un massacro evitabile?
"Almeno 115 milioni di animali sono uccisi ogni anno nei laboratori di ricerca, circa 900.000 in Italia. Nel 2012 è auspicabile che questo massacro sia vietato al più presto, al fine di evitare che milioni di esseri umani nel mondo debbano assumere farmaci sicuri negli animali, ma che poi si dimostrano per loro tossici. Negli USA il 51% dei farmaci presenta gravi reazioni avverse dopo la commercializzazione che non si erano verificate nei test sugli animali e per questo circa 100.000 cittadini statunitensi muoiono ogni anno. Non è questa la prova che la vivisezione è un metodo di ricerca inaffidabile? E cosa dire dell'obbligo di sperimentare anche sugli esseri umani dopo averlo fatto sugli animali? Se la vivisezione funzionasse perch&eacut e; le leggi di tutto il mondo impongono anche la sperimentazione umana?"
La scienza ha bisogno della vivisezione?
"No, ma questo lo sanno gli stessi vivisettori. Non esiste una sola pubblicazione scientifica al mondo che dimostri che i cosiddetti modelli animali poggiano su criteri scientifici, almeno quelli del 2012 e non quelli del 1800. Anzi esistono lavori che hanno dimostrato il contrario e pubblicati, ad esempio, su prestigiose riviste come il British Medical Journal o Nature. Per questo motivo i vivisettori si sono sempre rifiutati di sottoporre i loro modelli a processi di validazione, ossia a verifiche basate su criteri scientifici che ne dimostrino l'affidabilità. Strano, perché se fossero così sicuri dei loro esperimenti dovrebbero essere i primi a chiederne la validazione. Così continuiamo a studiare patologie come il cancro che hanno bisogno, spesso, di decenni per manifestarsi su animali come i ro ditori che vivono 1 o 2 anni. Studiamo le patologie del sangue o del sistema gastrointestinale nei ratti, ma se a noi facessero una trasfusione di sangue di ratto o bevessimo l'acqua di fogna che bevono questi animali moriremmo. Come negare che le differenze biologiche tra noi e loro sono significative?"
Nel panorama europeo siamo il Paese più arretrato?
"No, ma la recente Direttiva Europea approvata nel 2010, e alla quale l'Italia si deve adeguare entro la fine anno, rischia di farci fare qualche piccolo passo avanti formale, ma alcuni passi indietro sostanziali. Ad esempio la Direttiva prevede che si possano utilizzare gli animali randagi. In Italia ciò è già vietato da anni, ma se il Governo non chiederà una deroga torneremo anche noi indietro".
Quali soluzioni vede?
"Non esiste altra soluzione se non l'abolizione della vivisezione, l'applicazione dei metodi sostitutivi già esistenti e il finaziamento per crearne altri ancora. O noi veramente possiamo dimostrare che la vivisezione poggia su criteri scientifici (e questo è oggi impossibile!) oppure prendiamo in giro le persone, dicendo di stare tranquille perché i farmaci e tutte le sostanze commercializzate sono sicure poiché testate sugli animali, ma in realtà facciamo diventare le vere cavie tutte le persone che per prime assumeranno quelle nuove sostanze".
Quale settore incide maggiormente?
"Sicuramente quello dei test obbligatori per legge per la commercializzazione dei farmaci e in generale delle nuove sostanze con le quali gli esseri umani potranno venire a contatto. Sul totale sono almeno il 70%, quindi in Italia quasi 600.000 animali ogni anno. Non dimentichiamoci, però, che sono testati sugli animali anche i cosmetici, i prodotti per l'igiene della casa e della persona, i pesticidi e persino le armi chimiche. Con buona pace del vuoto slogan che la vivisezione serve per salvare vite umane".
Perché la chiusura di laboratori come Green Hill è importante?
"Sarebbe un importante segnale per tutta la Comunità Europea. L'Italia potrebbe essere la prima nazione che non permette che si allevino cani, gatti e scimmie per la vivisezione. Sarebbe una riforma di civiltà di cui gli italiani potranno andare orgogliosi. L'Italia per l'ennesima volta nella storia dell'umanità diventerebbe un esempio per gli altri e, se così sarà, la storia ci ricorderà".
 
ANMVI OGGI
4 MAGGIO 2012
 
Scoperto meccanismo BSE grazie alla sperimentazione animale
 
Il meccanismo tossico dei prioni è stato individuato e descritto grazie alla ricerca sui topi.
Roberto Chiesa, ricercatore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano e dell'Istituto Telethon Dulbecco, il programma carriere di Telethon. Proprio al premio Nobel Renato Dulbecco, recentemente scomparso, e' dedicato questo lavoro che si e' avvalso anche della collaborazione dell'Universita' di Milano e dell'University College di Londra.
Chiesa e il suo gruppo hanno utilizzato un modello murino della malattia di Creutzfeldt-Jakob di origine genetica (quella che nella variante infettiva viene definita 'morbo della mucca pazza'), che riproduce in modo fedele l'andamento della patologia: apparen temente sano alla nascita, l'animale sviluppa con il tempo problemi nella coordinazione dei movimenti e dell'equilibrio, successivamente un deficit neurologico.Lo studio è descritto su Neuron. "Abbiamo studiato - spiega Chiesa all'AdnKronos Salute - quello che succede nel cervelletto, l'area del cervello che controlla i movimenti, prima che inizi la degenerazione neuronale. Abbiamo visto che in corrispondenza dei primi deficit motori si ha un'alterazione nel rilascio di un particolare messaggero chimico cerebrale, il neurotrasmettitore glutammato. Questo perche', accumulandosi all'interno del neurone, la proteina prionica alterata ostacola il trasporto sulla superficie della cellula di un'altra proteina, un canale per il calcio voltaggio-dipendente, coinvolta nel regolare il rilascio dei neurotrasmettitori. Questo problema 'di traffico' - aggiunge - e' un meccanismo patologico del tutto nuovo che potrebbe essere alla base della disfunzione dei neuroni anche in altre malattie neurodegenerative in cui si osserva un accumulo di proteine alterate all'interno della cellula".
Inoltre e' un evento precoce "e probabilmente reversibile, quindi potenzialmente interessante in chiave terapeutica. Ripristinare il corretto trasporto dei canali per il calcio potrebbe dunque rivelarsi la chiave per evitare la degenerazione dei neuroni, ma naturalmente resta ancora molto da capire sui meccanismi con cui questo avviene", prosegue lo studioso.
"Circa il 10% dei casi delle malattie da prioni e' di origine genetica - ricorda Chiesa - e dipende da specifiche mutazioni di un gene localizzato sul cromosoma 20 che contiene le informazioni per la proteina prionica, piuttosto conservata a livello evolutivo: studiare queste forme genetiche e' la strada migliore per cercare di capire a cosa serva questa proteina nella cellula e come le sue alterazioni si traducano in un vero e proprio segnale tossico per il cervello".
Chiarire la cascata di eventi molecolar i innescata dalla proteina prionica alterata e' essenziale anche per individuare delle possibili terapie in grado di impedire a monte la morte neuronale: "Come in tutte le malattie neurodegenerative, infatti, la chiave e' intervenire il piu' presto possibile, altrimenti il danno diventa irreversibile", evidenzia lo scienziato.
 
TRENTINO
4 MAGGIO 2012
 
Leishmaniosi, un vaccino adesso è la cura più sicura
 
di Ivana Sandri
 
TRENTO La Leishmania canina era già stata affrontata sul Trentino il 30 gennaio 2012, per un incontro sui rischi collegati a questa zoonosi (è, infatti, una malattia pericolosa per il cane e trasmissibile anche all'uomo), le zone in cui è presente in Trentino, le possibili prevenzioni e le terapie. Viene trasmessa dai flebotomi (pappataci) durante un pasto di sangue e il rischio maggiore è per i cani che vivono nelle zone in cui il parassita è presente. L'allarme aveva raggiunto un picco in seguito al caso di trasmissione ad una bambina. Infatti all'epoca l'unica difesa possibile era rappresentata dall'utilizzo di antiparassitari da applicare agli animali, per prevenire le punture dei pappataci. Ora sembra sia a disposizione dei nostri amici cani un nuovo ed efficace rimedio: dal 4 aprile è disponibile in Italia presso gli ambulatori veterinari il primo vaccino contro la Leishmaniosi canina. Si tratta del "CaniLeish" della Virbac: una prevenzione che protegge il cane "dall'interno" e ne stimola il sistema immunitario in modo specifico contro il parassita Leishmania. Può essere somministrato a partire dai 6 mesi di età, riducendo il rischio di infezione attiva con il parassita. Il protocollo di prima vaccinazione prevede un ciclo di tre iniezioni, da somministrare ad un intervallo di tre settimane l'una dall'altra. La copertura vaccinale è da considerarsi attiva dopo quattro settimane dall'ultima iniezione del primo ciclo vaccinale. In seguito sarà sufficiente un richiamo a cadenza annuale. Il vaccino viene fatto solo su animale sano, perciò prima viene effettuato il test per verificarne lo stato clinico. Bisogna, però, ricordare che la vaccinazione non garantisce la copertura totale (è stato dimostrato che riduce di circa 4 volte il rischio di sviluppare la forma clinica della malattia in zone endemiche), perciò si dovrà continuare a proteggere il cane anche con l'utilizzo di antiparassitari ad uso esterno, di cui il più diffuso e noto nelle zone con maggior presenza di pappataci è il collare "Scalibor" a base di deltametrina, che è attivo anche contro le zecche, le pulci, le zanzare adulte. Un aspetto negativo è rappresentato dal prezzo tutt'altro che esiguo, ma anche la terapia per tenere sotto controllo la Leishmania, se il nostro cane ne fosse affetto, ha costi molto alti e protratti nel tempo. Dalla ditta produttrice non sono stati evidenziati reazioni sistemiche importanti: naturalmente il veterinario curante saprà meglio informarci sugli eventuali effetti collaterali.
 
UMBRIA 24
5 MAGGIO 2012
 
Cani picchiati e uccisi, 36 denunce in Umbria: dai cuccioli nei sacchetti alle esche al cianuro
Multe per 85 mila euro. Da inizio controlli «effetto Cortina» all'anagrafe canina
 
Prov. di Perugia - Dai cani costretti a vivere in gabbie di un metro per un metro e mezzo ai cuccioli soppressi in buste di plastica sotterrate. Dai bovini ricoperti dai loro stessi escrementi fino ai tanti episodi di bocconi avvelenati o trappole mortali. La casistica dei maltrattamenti agli animali è varia e fa riflettere sulla crudeltà di tante persone che non hanno scrupolo alcuni a lasciar morire di stenti o in modo violento altri esseri viventi.
I controlli e le sanzioni La guardia forestale dell’Umbria ha impresso un’accelerazione ai controlli sulle condizioni di vita degli animali. Controlli serrati negli ultimi mesi in particolare sui cani: oltre 800 ispezioni, nella gran parte di casi in allevamenti con più di dieci animali. I dati sono stati illustrati dal comandate regionale, Guido Conti, nel corso di una conferenza stampa. Il risultato finale è di 36 denunce per reati che vanno dal maltrattamento all’uccisione di animali, ma anche abbandono e detenzione in condizioni incompatibili con la loro natura. Nessuno rischia la galera, ma ammende penali fino a 30 mila euro. In totale, compresi i verbali amministrativi, sono state riscontrate 259 irregolarità per un ammontare di 85.717 euro di sanzioni.
In provincia di Perugia Sono 33 le persone denunciate nel Perugino in 18 distinte operazioni. Si va dai cani morti per esche e bocconi avvelenati a Città di castello e Nocera Umbra, all’uccisione di sette cuccioli dentro un sacchetto di plastica nell’eugubino, fino al cane trovato senza vita a causa degli stenti ancora con la catena al collo a Cascia. Ma anche commercio e traffico illegale di animali, ancora nell’eugubino (indagini in questo senso sono ancora in corso). Per ciò che riguarda le sanzioni amministrative, elevato 207 verbali per un importo complessivo di quasi 46 mila euro. In particolare, 185 verbali (per oltre 20 mila euro) hanno riguardato la mancata registrazione all’anagrafe canina), mentre 22 verbali (oltre 25 mila euro) la mancanza dell’autorizzazione sanitaria.
In provincia di Terni Nel Ternano le tre denunce sono scattate in un caso a Polino con un sequestro di cani, mentre negli altri ad Amelia e Avigliano per abusi edilizi. Nei 143 controlli elevate 52 sanzioni amministrative per un importo che sfiora i 40 mila euro.
Le segnalazioni dei cittadini «I controlli – ha spiegato il comandante Conti – in molti casi sono partiti da segnalazioni dei cittadini a cui noi abbiamo dato seguito. Ricordo che è a disposizione il nostro numero 1515 per segnalare incendi, ma anche casi di maltrattamento di animali o reati ambientali. Nello specifico, abbiamo riscontrato maltrattamenti sia a carico di animali da compagnia che di animali di taglie superiori come ovini o bovini: tante persone sono sensibili alle loro condizioni di vita, mentre altre li tengono in condizioni incompatibili alla loro natura e lì interveniamo noi».
Effetto «Cortina» Conti segnala poi una sorta di «effetto Cortina» nell’iscrizione all’anagrafe canina. «Dai dati acquisiti – ha sottolineato – dall’inizio dei nostri controlli c”è stato un vero e proprio boom delle registrazioni: se prima la media mensile degli animali “microchippati” era di circa 1.500, negli ultimi mesi si è saliti anche a 4.500. Visto che questi risultati non si erano visti nemmeno a seguito della campagna di Enpa e Regione con l’offerta di servizi gratuiti, è facile capire come a volte la migliore prevenzione è la deterrenza».
 
FAN PAGE
5 MAGGIO 2012
 
Animali maltrattatati in nome del folklore: l'assurda pratica del dog-spinning
 
Il cane è il migliore amico dell'uomo. Potremmo dire, però, che non è totalmente vero l'inverso. Ci sono persone che amano gli amici a quattro zampe e chi, invece, li considera alla stregua di oggetti da utilizzare a proprio uso e consumo. Questo accade in una vecchia tradizione che, un tempo bandita, ritorna di moda in Bulgaria. Parliamo della pratica del dog-spinning, un rituale pagano che viene sistematicamente eseguito ogni anno il 6 marzo per tenere lontano gli spiriti maligni legati alla primavera. A Brodilovo, dunque, i cani vengono attorcigliati con delle corde, legate alle estremità di due pali, e sospesi nel vuoto, sopra uno specchio d'acqua: dopo aver legato per bene il povero animale, viene ruotata e poi rilasciata la corda che fa precipitare il malcapitato cane, dopo aver girato vorticosamente a causa dello scioglimento della corda. Per i sostenitori del dog-spinning, gli animali sono tutelati, ma le foto che potete visionare in questo articolo dimostrano il contrario.
Gli animali restano terrorizzati da quanto accade loro, mentre la folla che accorre sul posto è entusiasta, incurante di quanto accade ai pelosi coinvolti in questo rito che non tiene affatto conto della sensibilità e dei sentimenti dei quali sono portatori. Perché non sono ‘solo' animali, sono esseri senzienti a differenza di alcuni esseri umani. Il rituale era stato interrotto nel 2005, quando i maltrattamenti operati sui pelosi divennero interesse internazionale e mediatico, per la crudeltà e la ferocia con i quali si trattavano i cani oggetto della “tradizione”. Gli animali, infatti, nella maggior parte dei casi, non riescono a salvarsi una volta caduti in acqua, perché perdono la capacità di orientarsi, a causa della paura che li blocca. Petko Arnaudov, sindaco della città bulgara, ha voluto rinnovare l'antico rituale, dichiarando in merito che in esso “non c'è niente di sbagliato” e che “al cane che partecipa non accade nulla. La società e la comunità internazionale ha interpretato erroneamente questo rituale. Nessuno uccide o ferisce i cani. Vengono portati spontaneamente dai proprietari che li amano, per far sì che prendano parte a questo rito folkloristico, con lo scopo di purificare la comunità locale dal male e di generare la fertilità”. 
La pratica è stata condannata, invece, dal Primo Ministro Boyko Borisov: il paesino, infatti, sarà multato per aver riportato in auge tale rito pagano. Per chi maltratta gli animali in Bulgaria, possono aprirsi anche le porte del carcere: chi non rispetta la legislazione in merito alle violenze sugli animali, rischia fio a cinque ani di galera. Non si possono di certo trattare i cani come se fossero bambole di pezza inanimate: non è concepibile, nel ventunesimo secolo, concepire tali pratiche come innocue per gli animali, solo perché fanno capo a un tipo di folklore che di tradizionale ha ben poco.
VIDEO E FOTO
 
ADN KRONOS
5 MAGGIO 2012
 
Pisa, ovuli di cocaina in stomaco cane: arrestato il padrone
Pisa -  Utilizzava l'animale come corriere della droga. In manette un 32enne pregiudicato di Pontedera per spaccio di sostanze stupefacenti e maltrattamenti di animali
 
Pisa - Utilizzava il suo cane come il corriere della droga, sperando cosi' di farla franca e di eludere i controlli delle forze dell'ordine: aveva messo 5 ovuli di cocaina nello stomaco della povera bestiola. L'uomo, un 32enne pregiudicato di Pontedera, e' stato arrestato dai carabinieri di Pisa per spaccio di sostanze stupefacenti e maltrattamenti di animali. M.P., gia' conosciuto dalle forze dell'ordine, aveva fatto inserire gli ovuli di cocaina nello stomaco dell'animale da un veterinario compiacente. I militari sono riusciti, a seguito di complesse indagini, a scoprire i fatti e ad arrestare il 32enne, sequestrando 2,5 chili di cocaina e 24mila euro in contanti.
 
PISA TODAY
5 MAGGIO 2012
 
Pontedera (PI), cani come corrieri di droga: arrestato trafficante
Il malvivente aveva due cani, entrambi usati per trasportare la droga. Il pontederese veniva sicuramente aiutato da un professionista che operava gli animali per inserire ed estrarre la cocaina
 
Una vicenda drammatica e quasi irreale che sarebbe troppo perfino per un narcotrafficante come Pablo Escobar. È la storia di M.P, uno spacciatore pontederese pregiudicato di 35 anni che usava i suoi due cani come corrieri per il trasporto illecito di cocaina. I poveri animali venivano operati, sia per inserire gli ovuli nel loro addome che, una volta arrivati a destinazione, per poter estrarre la droga e rivenderla. Un'agonia che si è conclusa il 20 aprile, quando dopo l'arresto del malvivente, la femmina del Dogue de Boredeaux è stata salvata e operata per estrarle gli ultimi 5 ovuli di droga all'interno dello stomaco.Il Comandante Alessio Nigro della Compagnia Carabinieri di Pontedera e il Rapine aggressioni Pisa arresti
"
Comandante Provinciale dei Carabinieri Gioacchino di Meglio hanno ricostruito l'iter della vicenda. I"

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l 20 aprile M.P era stato arrestato dal Nucleo operativo della compagnia di Pontedera perché nel suo appartamento erano stati trovati oltre 1kg di cocaina, 21 grammi di marijuana, 94 grammi di hashish e più di 24mila euro in contanti. Un bottino degno di uno spacciatore professionista.La perquisizione è stata resa possibile in seguito alla segnalazione del proprietario dell'appartamento in cui viveva il criminale. Il proprietario aveva allertato le forze dell'ordine a causa delle urla che provenivano dalla casa di M.P. che litigava furiosamente con un suo familiare. I Carabinieri, intervenuti per sedare gli animi e porre fine al litigio, si sono insospettiti dall'atteggiamento insolito dell'uomo. Così hanno cominciato a setacciare la casa di M.P., che non aspettandosi una perquisizione non aveva nascosto la droga.Ma un paio di ore dopo, la vicenda ha cominciato ad assumere particolari sempre più inquietanti che in un primo momento non erano emersi. M.P. aveva lasciato il suo cane alla ex compagna che, ignara di tutto, aveva cominciato ad avvertire il malessere dell'animale. Così il Dogue de Bordeaux era stato portato in una clinica veterinaria di Fornacette, dalla sorella dell'ex compagna. Dopo una breve ecografia è emersa la sconcertante verità. I veterinari hanno subito chiamato i Carabinieri, informandoli dei 5 ovuli di cocaina presenti nello stomaco del cane.L'animale, in preda a fortissimi dolori addominali, è stato operato il giorno stesso per potergli estrarre la droga. In tutto i 5 ovuli contenevano 1,5 kg di cocaina. Il cane di lì a poco sarebbe andato incontro ad una morte certa e una degli aspetti più inquietanti è che aveva una ferita addominale risalente ad un paio di giorni prima. Quindi lo spacciatore aveva già utilizzato il Dogue de Bordeaux come corriere. Dopo alcune indagini si è scoperto che il pontederese era anche il proprietario di un altro maschio di Rottweiller, sfruttato per le stesse mansioni e che riportava le stesse cicatrici nell'addome.Fortunatamente l'esemplare del Dogue de Bordeaux è sopravvissuto all'operazione e adesso si trova al sicuro con l'altro Rottweillwer. "I due animali avevano cicatrici ben fatte e lineari - ha affermato il Comandante Di Meglio - di sicuro eseguite con un bisturi ad opera di un professionista veterinario che collaborava con M.P. Oltre le ferite delle operazioni, i cani avevano anche un tatuaggio di riconoscimento e il Rottweiler aveva anche un microchip che conferma il fatto che non sia stato censito in Italia".Purtroppo gli indizi per risalire al paese di provenienza degli animali sono ancora pochi. Una traccia da seguire poteva essere il tipo di filo utilizzato per ricucire i cani, ma dalle indagini è emerso che si tratta di un prodotto venduto in tutta Europa. "Stiamo cercando ancora i complici del malvivente - continua a dire il Comandante Di Meglio - e forse potrebbe esserci anche un terzo cane coinvolto nella triste vicenda. Il sistema che M.P. utilizzava per spacciare la droga è davvero sofisticato e per adesso rappresenta un caso singolo in tutta Italia. Stiamo aspettando delle risposte dall'Interpool per sapere se ci siano stati casi analoghi in qualche parte dell'Europa".Il quantitativo finale di cocaina sequestrata sfiora i 7,5 kg che sono quasi 15mila dosi. Un giro che avrebbe fruttato una cifra esorbitante, dato che un grammo di cocaina (equivalente ad una dose) arriva a costare oltre 50 euro. L'uomo finito in manette non è un semplice spacciatore di strada ma un vero e proprio trafficante senza scrupoli. Probabilmente la droga non sarebbe stata distribuita solo in Toscana ma anche in altre regioni italiane.
Pontedera:cane corriere della droga
Adesso si trova in carcere, accusato di detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti e maltrattamento di animali. Ormai negli ultimi anni si sono susseguite notizie sui modi insoliti e bizzarri per spacciare la droga ma quest'ultima vicenda dei cani corrieri lascia un po' più di sgomento.
FOTO
 
L'UNIONE SARDA
5 MAGGIO 2012
 
Il rottweiler diventa corriere della droga Ovuli di cocaina inseriti chirurgicamente
Utilizzava i suoi cani come autentici corrieri della droga, ma i carabinieri, dopo lunghe e articolate indagini, sono riusciti a mettere fine alle sofferenze degli animali e ad arrestare un pregiudicato di Pontedera trovato in possesso 2 chili e mezzo di cocaina e 24 mila euro in contanti.
 
Prov. di Pisa - I cani, un rottweiler e un douge de bordeaux, venivano operati da un professionista compiacente che innestava all'interno del loro stomaco ovuli di cocaina. Così le povere bestie - primo caso del genere scoperto in Italia - venivano trasformate in inconsapevoli corrieri della droga, presumibilmente proveniente dall'estero. Gli animali hanno infatti tatuaggi e microchip stranieri sui quali i carabinieri della Compagnia di Pontedera, che hanno arrestato il proprietario dei cani, Massimo Pracchia di 32 anni, hanno avviato accertamenti, insieme all'Interpol, per scoprire la provenienza dello stupefacente. Pracchia è anche accusato di maltrattamento di animali in concorso con un veterinario non ancora individuato. L'utilizzo di cani corrieri di droga è stato scoperto dai militari quasi per caso, solo dopo l'arresto per detenzione e spaccio di droga di Massimo Pracchia, pregiudicato, considerato uno degli spacciatori di maggior livello della Valdera. I carabinieri erano intervenuti nella sua abitazione in seguito alla segnalazione dei vicini che avevano denunciato lo scoppio di una lite all'interno della casa: una volta giunti sul posto, gli agenti avevano trovato nell'alloggio un chilo di cocaina e poco più di 24 mila euro in contanti, oltre a 95 grammi di hashish e 21 di marijuana, materiale per il confezionamento delle dosi, un telefono cellulare e 4 diverse sim card. Per l'uomo sono scattate le manette. Ma nei giorni successivi i militari hanno ricevuto la telefonata di una clinica veterinaria della zona: segnalava la presenza di cinque ovuli contenenti un chilo e mezzo di cocaina nello stomaco di un douge de bordeaux che Pracchia aveva affidato all'ex convivente. La donna, all'oscuro di tutto, appena saputo dell'arresto dell'ex convivente e accortasi che il cane stava male lo aveva portato alla clinica per farlo visitare. Da lì la scoperta della cocaina. Ora l'animale sta bene. Le indagini hanno quindi permesso di appurare che Pracchia aveva nella sua disponibilità anche un rottweiler che sull'addome presenta una cicatrice del tutto analoga a quella dell'altro cane e che dimostra che nei mesi precedenti aveva subito la stessa sorte. Erano dunque i due animali a trasportare in Italia la cocaina che poi finiva sul mercato. I 2,5 kg di stupefacente sequestrato nella casa del pregiudicato hanno un valore di 300 mila euro, ma una volta tagliata la cocaina avrebbe fruttato almeno 15 mila dosi per un valore complessivo intorno ai 900 mila euro.
 
LA ZAMPA.IT
5 MAGGIO 2012
 
Usa il cane come corriere di droga: 5 ovuli in pancia
 
Traffico di droga e maltrattamento di animali. Queste le accuse mosse dai carabinieri di Pisa a Mario Pracchia, trentaduenne pregiudicato di Pontedera, che utilizzava i cani come corrieri. Un rottweiler e un dogue de bordeaux, in particolare, con tatuaggi e microchip esteri, la cui provenienza non è ancora certa.
I militari sono giunti all'arresto del Pracchia dopo un’indagine di alcune settimane, in cui hanno verificato come il trafficante fosse fornitore dei principali spacciatori toscani (e non solo). Nella sua abitazione, è stato sequestrato un chilo di cocaina, assieme a diversi grammi di hashish e di marjuana. Inoltre, sono stati trovati oggetti necessari alla preparazione delle dosi e diverse migliaia di euro in contanti.La sorpresa peggiore, però, è arrivata più tardi. L’ignara ex convivente di Pracchia, cui l’uomo aveva affidato il dogue de bordeaux, ha notato che il cane non stava bene. Ha portato l’animale in una clinica veterinaria, dove una radiografia ha rivelato cinque ovuli nello stomaco dell’animale. Un chilo e mezzo di cocaina, impiantata chirurgicamente da un veterinario compiacente e rimossa con successo dal cane.
FOTO
 
IL TEMPO
6 MAGGIO 2012
 
Coca nascosta nello stomaco del cane
PISA Sfruttava il proprio cane come corriere della droga: con un intervento chirurgico, effettuato da un complice veterinario, ancora da rintracciare, un pregiudicato di 32 anni di Pontedera, Massimo Pracchia, aveva fatto nascondere cinque ovuli contenenti 1,5 kg di cocaina nello stomaco dello sfortunato animale, un dogue de Bordeaux con tatuaggio e microchip esteri.
 
L'uomo è stato arrestato con l'accusa di detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio e maltrattamento di animali in concorso con il veterinario. Gli sono stati sequestrati complessivamente 2,4 kg di cocaina e 24.000 euro in contanti.
 
IL TIRRENO
6 MAGGIO 2012
 
Operavano i cani per riempirli di droga
 
di Sabrina Chiellini
 
PONTEDERA (PI) -  Per fare dei cani veri corrieri della droga, capaci di superare i controlli alle dogane, tagliavano l'addome ai poveri animali, forse dopo averli rubati all’estero, e li imbottivano di cocaina. Poi chiudevano le ferite con i punti di sutura. Come si potrebbe fare con la zip di una borsa. Un traffico scoperto dai carabinieri che hanno arrestato un disoccupato di 32 anni, di Pontedera, Massimo Pracchia, originario di Livorno. La pedina di un’organizzazione più complessa. Due i cani-pusher salvati: un rottweiler e un dogue de bordeaux, entrambi con tatuaggi e microchip esteri (i cui paesi di provenienza sono ancora in corso di accertamento). I cani potrebbero arrivare da paesi dell’Europa dell’Est.Erano utilizzati dal disoccupato che abita nella città della Piaggio per fare arrivare in Italia la cocaina (forse dall’Europa dell’Est). Droga destinata, secondo i carabinieri, a un mercato ben più vasto di quello della Valdera. A casa dell'uomo i militari, intervenuti su richiesta di alcuni vicini in seguito a una violenta lite, hanno trovato e sequestrato un chilo di cocaina, 24mila euro in contanti, 94 grammi di hashish e 21 di marijuana, bilancine di precisione e altri oggetti necessari al confezionamento delle dosi. L’aspetto più inquietante della vicenda è emerso poche ore dopo che Pracchia era stato arrestato, mentre i carabinieri stavano cercando di capire i motivi del litigio. In casa quella mattina non c’era solo l’anziano padre, ma anche un altro uomo, forse un cliente o un complice. Nel pomeriggio la ex cognata di Pracchia con una volontaria di un canile ha portato il dogue de bordeaux, che l’arrestato aveva portato a casa della ex convivente, alla clinica veterinaria Cascina. Il cane stava male e la donna non sapeva di avere un cane pusher che stava rischiando la morte. La cucciola aveva una cicatrice a livello ombelicale, conseguenza di un taglio che le era stato fatto pochi giorni prima. Da una radiografia sono stati individuati i cinque ovuli contenenti un altro chilogrammo e mezzo di cocaina. Il dottor Salvatore Maugeri, dopo avere informato i carabinieri, ha operato il cane e lo ha salvato. A questo punto, Pracchia è stato accusato non solo di spaccio ma anche di maltrattamento di animali. Il disoccupato è proprietario di un cane rottweiler che ha una cicatrice simile a quella del cane che è stato salvato dal dottor Salvatore Maugeri. Da qui la convinzione che Pracchia si servisse dei cani come insospettabili corrieri della droga, facendosi aiutare da un professionista per gli interventi. L’indagine ha permesso di recuperare più di due chili e mezzo di cocaina con un valore di mercato di oltre 300mila euro e di sequestrare i contanti trovati a casa dell’arrestato. I due cani sono in buona salute e sono stati affidati ad altri proprietari. Si pensa però che la droga trovata a casa del disoccupato - a Il Romito - sia arrivata nascosta nell’addome di un altro cane (sugli involucri c’erano tracce di sangue) che ancora non è stato trovato. L’operazione è stata illustrata dai carabinieri, dal comandante provinciale di Pisa, colonnello Gioacchino Di Meglio, e dal comandante della compagnia dell’Arma di Pontedera, capitano Alessio Nigro. Resta da capire per chi lavorava Pracchia e chi lo aiutava a operare i cani per inserire lo stupefacente.
 
IL PICCOLO
6 MAGGIO 2012
 
Ovuli di “coca” nella pancia dei cani
 
PISA - I cani, un rottweiler e un douge de bordeaux, venivano operati da un professionista compiacente che innestava all’interno del loro stomaco ovuli di cocaina. Così le povere bestie - primo caso del genere scoperto in Italia - venivano trasformate in inconsapevoli corrieri della droga, presumibilmente proveniente dall’estero. Gli animali hanno infatti tatuaggi e microchip stranieri sui quali i carabinieri della Compagnia di Pontedera (Pisa), che hanno arrestato il proprietario dei cani, Massimo Pracchia di 32 anni, hanno avviato accertamenti, insieme all’Interpol. L’obiettivo è scoprire la provenienza dello stupefacente. Pracchia è anche accusato di maltrattamento di animali in concorso con un veterinario non ancora individuato. L’utilizzo di cani corrieri di droga è stato scoperto dai militari quasi per caso, solo dopo l’arresto per detenzione e spaccio di droga di Massimo Pracchia, pregiudicato, considerato uno degli spacciatori di maggior livello della Valdera. I carabinieri erano intervenuti nella sua abitazione in seguito alla segnalazione di vicini che avevano denunciato lo scoppio di una lite all’interno della casa. Una volta giunti sul posto, gli agenti avevano trovato nell’alloggio un chilo di cocaina e poco più di 24mila euro in contanti, oltre a 95 grammi di hashish e 21 di marijuana, materiale per il confezionamento delle dosi, un telefono cellulare e 4 diverse sim card. Per l’uomo sono scattate le manette. Ma nei giorni successivi i militari hanno ricevuto la telefonata di una clinica veterinaria della zona: segnalava la presenza di cinque ovuli contenenti ben un chilo e mezzo di cocaina nello stomaco di un douge de bordeaux che Pracchia aveva affidato all’ex convivente. Gli ovuli erano molto grandi: oltre a causare la sofferenza al povero animale, potevano causarne la morte qualora si fossero deteriorati rilasciando la sostanza stupefacente. La donna, all’oscuro di tutto, appena saputo dell’arresto dell’ex convivente e accortasi che il cane stava male lo aveva portato alla clinica per farlo visitare. Da lì la scoperta della cocaina. Ora l’animale sta bene. Le indagini hanno quindi permesso di appurare che Pracchia aveva nella sua disponibilità anche un rottweiler che sull’addome presenta una cicatrice del tutto analoga a quella dell’altro cane e che dimostra che nei mesi precedenti aveva subito la stessa disgraziata sorte. Erano dunque i due animali a trasportare in Italia la cocaina che poi finiva sul mercato. I 2,5 kg di stupefacente sequestrato nella casa del pregiudicato hanno un valore di 300mila euro ma una volta tagliata la cocaina avrebbe fruttato almeno 15mila dosi per un valore intorno ai 900mila euro. Per l’aberrante soluzione ideata, il trafficante purtroppo a causa della carente legislazione italiana in materia dovrà rispondere solo di un reato contravvenzionale: quasi mai sfocia nell’effettiva carcerazione. E l’arresto non è previsto neppure in flagranza di reato. In caso di morte dell’animale, per evitare l’aggravante l’imputato deve solo dichiarare che con il maltrattamento non intendeva causare il decesso della sua vittima.
 
IL TIRRENO
6 MAGGIO 2012
 
Vomitava, stava rischiando di morire
 
di Sabrina Chiellini
 
PONTEDERA (PI) -  «Quando il cane è arrivato nella nostra clinica, vomitava, si intuiva anche dalla sua posizione che aveva forti dolori all’addome». Il dottor Salvatore Maugeri, della clinica veterinaria di Cascina, si è accorto subito che la femmina di Dogue De Bordeaux che era stata portata nella sua struttura aveva seri problemi di salute. «Appena l’ho visitata – continua il veterinario – ho visto che aveva una cicatrice nella parte ombelicale. Abbiamo deciso di fare una radiografia, che ha messo in evidenza la presenza di alcuni corpi estranei a livello addominale». Il cane aveva cinque oggetti a forma cilindrica liberi in addome. «La situazione ci è parsa da subito molto grave – aggiunge il veterinario – abbiamo chiamato i carabinieri. Il cane doveva essere operato subito, era a rischio la sua vita». I carabinieri, che la mattina avevano arrestato per spaccio Massimo Pracchia, 32 anni, hanno chiesto informazioni su chi aveva portato l’animale in clinica. La cucciola (alla quale è stato dato il nome provvisorio di Coca) era arrivata con una volontaria di un canile di Cascina. Il cane – i pezzi del puzzle cominciavano a combaciare – era stato abbandonato il giorno prima da Pracchia nel giardino di casa dell’ex compagna dell’uomo. La ex cognata vedendo che l’animale non stava bene, aveva chiesto aiuto a una volontaria del canile. E così via fino alla singolare scoperta, che ha aumentato i guai di Pracchia. «Per evitare che il cane morisse – aggiunge il veterinario – lo abbiamo operato subito. Qualcuno aveva aperto la cute e la parete addominale ed inserito i panetti di droga nell’addome. Panetti che erano lunghi dai 17 ai 20 centimetri, la cocaina era chiusa nel cellophane». Una situazione mai vista prima, almeno in Italia. Per avere a disposizione un cane-corriere della droga gli hanno aperto la parete addominale come se fosse una borsa con cerniera lampo. «L’intervento, a mio avviso – spiega ancora il veterinario – era stato eseguito in maniera un po’ artigianale, probabilmente all’estero. Credo che il cane sia stato operato da un medico, non saprei dire se da un veterinario o no. Sicuramente però da una persona con scarsa competenza da chirurgo anche se ritengo che chi ha aperto e suturato l’addome del cane sia una persona del mestiere». Per chiudere la ferita è stato usato un filo chirurgico riassorbibile. Un tipo di uso comune in chirurgia, venduto in tutta Europa. Anche l’altro cane sequestrato a Pracchia, un rottweiler di cui era in possesso il disoccupato arrestato, aveva una cicatrice simile sull’addome. Ed è probabilmente stato usato per fare lo stesso “servizio”. Si cerca un terzo animale, quello che ha trasportato la cocaina trovata in casa di Pracchia a Il Romito, la mattina del litigio con l’uomo ora ricercato dai carabinieri.
 
IL TIRRENO
6 MAGGIO 2012
 
Si cerca un terzo animale trasformato in “borsa vivente”
 
PONTEDERA (PI) - Cani nati all’estero, usati come corrieri della droga. Maltrattati, trasformati in borse viventi. Secondo i carabinieri, Massimo Pracchia «si serviva dei propri cani come insospettabili corrieri della droga, avvalendosi probabilmente di un professionista per eseguire gli interventi». L’arrestato dovrà rispondere dell’accusa di detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti e di maltrattamento di animali. «Il lieto fine della vicenda è rappresentato dal fatto che i due cani sequestrati godono attualmente di buona salute», hanno spiegato ancora i carabinieri. Resta però ora da capire - come è stato detto durante la conferenza stampa che si è svolta al comando provinciale dell’Arma - che fine possa aver fatto un terzo cane utilizzato per portare la droga a Pontedera. Sui panetti trovati a casa di Pracchia sono state trovate tracce di sangue. Per cui si ipotizza che la droga , destinata con molta probabilità non solo a Pontedera e ad altre città della Toscana, abbia fatto lo stesso percorso.
 
PISA NOTIZIE
7 MAGGIO 2012
 
Cani usati per il traffico di droga
I carabinieri hanno scoperto a Pontedera un traffico internazionale di stupefacenti attraverso l’utilizzo di due cani che non sono iscritti all'Anagrafe canina e che provengono dall'estero. Gli ovuli di cocaina venivano inseriti nello stomaco degli animali. A gestire l’operazione Massimo Pracchia, arrestato perché in possesso di 2,5 kg di cocaina, nonché per maltrattamento di animali. Si cerca di scoprire l’identità del veterinario complice dello spacciatore
 
 
Prov. di Pisa - Cani utilizzati come corrieri della droga. E' questa la terribile storia scoperta dai carabinieri di Pontedera. Si tratta del primo caso scoperto ad oggi in Italia in cui degli animali sono utilizzati per il trasporto di stupefacenti.Una storia che vede come vittime un rottweiler e un dogue de bordeaux, erano utilizzati da un pregiudicato di Pontedera di 32 anni per ricevere la cocaina. Ad entrambi i cani sono stati ritrovati dei tatuaggi e microchip esteri, i cui paesi di provenienza sono ancora in corso di accertamento attraverso l'Interpool visto che all'Anagrafe canina del Ministero non risultano iscritti.La scoperta da parte dei Carabinieri è avvenuta casualmente. Infatti gli agenti erano intervenuti nell'abitazione di Massimo Pracchia, pregiudicato e considerato uno dei grossi spacciatori della Valdera in seguito alla segnalazione dei vicini che avevano denunciato lo scoppio di una lite all'interno della casa. Giunti sul posto, i carabinieri hanno trovato nell'alloggio un chilo di cocaina e poco più di 24 mila euro in contanti, oltre a 95 grammi di hashish e 21 di marijuana, materiale per il confezionamento delle dosi, un telefono cellulare e 4 diverse sim card. Da qui l'immediato arresto dell'uomo.Ma nei giorni successivi i militari hanno ricevuto la telefonata di una clinica veterinaria di Fornacette in cui veniva segnalata la presenza di cinque ovuli contenenti un chilo e mezzo di cocaina nello stomaco di un douge de bordeaux che Pracchia aveva affidato all'ex convivente.La donna, all'oscuro di tutto, appena saputo dell'arresto dell'ex convivente e accortasi che il cane stava male lo aveva portato alla clinica per farlo visitare. Qui attraverso una radiografia la scoperta dei cinque ovuli contenti un altro chilo e mezzo di cocaina, uno dei quali rischiava di rompersi. Ma l'animale è stato operato e ora sta bene.In seguito a questa scoperta ulteriori indagini più approfondite hanno anche portato alla scoperta che Pracchia, accusato anche di maltrattamento di animali, aveva nella sua disponibilità anche un rottweiler che sull'addome presenta una cicatrice del tutto analoga a quella dell'altro cane e che dimostra che nei mesi precedenti aveva subito la stessa sorte.Sono al momento certamente dunque due i cani che sono stati utilizzati per trasportare in Italia la cocaina che poi finiva sul mercato. Complessivamente sono stati rinvenuti 2,5 kg di cocaina pura che una volta tagliata avrebbe fruttato almeno 15 mila dosi per un valore complessivo intorno ai 900 mila euro.Ma le indagini proseguono perché sono diversi ancora gli aspetti da chiarire a partire dall'individuazione del veterinario complice di Pracchia che operava i cani una volta in Italia per recuperare gli ovuli. Al contempo si cerca di capire se l'uomo lavorasse con altri complici e soprattutto da quale paese arrivano i due cani.
 
IL TIRRENO
7 MAGGIO 2012
 
Una famiglia vuole adottare “Coca”
 
PONTEDERA (PI) -  Mentre le indagini dei carabinieri non si fermano e cercano di capire per chi lavorava Massimo Pracchia, 32 anni, arrestato a Il Romito per spaccio di droga e maltrattamento di animali, per uno dei cani-pusher, quello che ha rischiato di morire dopo che era stato riempito di droga, si apre la speranza di una nuova vita. La cucciola di dogue de Bordeaux, salvata grazie all’intervento di un veterinario autorizzato dai carabinieri, è stata data in affidamento temporaneo a una famiglia. Nei giorni successivi all’operazione, che ha permesso di recuperare cinque panetti di cocaina che un complice di Pracchia aveva inserito nell’addome del cane, l’animale ha lasciato la clinica veterinaria Cascina (che si trova a Fornacette in via Tosco Romagnola) ed è stato accolto da una famiglia. È stato amore a p rima vista. I carabinieri sono stati informati della disponibilità della famiglia a prendersi cura del cane ormai ex corriere della droga. Per trasportare la cocaina l’organizzazione, di cui Pracchia fa parte, si serviva di cani ai quali tagliava l’addome per inserire gli involucri chiusi da cellophane contenenti la sostanza stupefacente. Mai vista, almeno in Italia, una situazione simile. Di solito sono gli uomini e le donne a ingerire ovuli di cocaina. Di cani operati e trattati come “borse” viventi non si era mai sentito parlare. I carabinieri della compagnia di Pontedera sono al lavoro per ricostruire i tasselli che mancano alla complessa vicenda.
 
GEA PRESS
7 MAGGIO 2012
 
Pontedera (PI): affidato ad una famiglia uno dei cani corriere della droga
Forse, oltre ai due sequestrati, altri cani utilizzati come corrieri.
 
I Carabinieri del Comando Compagnia di Pontedera (PI) tengono sulla vicenda il massimo riserbo. Il Dogue de Bordeaux, ritrovato nei giorni scorsi a Pontedera con lo stomaco riempito con cinque grossi ovuli contenenti cocaina (vedi foto in gallery), è stato affidato ad una famiglia. Luogo e nome degli affidatari sono però tenuti rigorosamente segreti al fine di evitare l’assalto dei giornalisti.Il trentacinquenne spacciatore, sicuramente non un trafficante di piccolo calibro, deteneva altresì un Rottweiler che è stato ora affidato ad un rifugio. Quest’ultimo cane presentava le tracce di un intervento precedente che fa presupporre non solo l’uso costante come corrieri della droga, ma forse anche qualcosa di più. Tra gli inquirenti, infatti, trapela l’ipotesi che in realtà siano stati utilizzati più cani, oltre i due già sequestrati. Adesso le indagini si concentrano sull’individuazione del professionista che ha eseguito le operazioni sugli animali.Alla scoperta del Dogue de Bordeaux con gli ovuli di cocaina, si è arrivati dopo che l’ex compagna di M.P., alla quale era stato affidato il cane e che nulla sapeva del trattamento riservato all’animale, si era rivolta ad una clinica veterinaria a seguito dei forti dolori addominali accusati dal povero cane. Qui, dall’esame radiografico (vedi foto di copertina), la tremenda scoperta dei cinque involucri pieni di cocaina, uno dei quali già in stato di deterioramento.Poco prima i Carabinieri del Comando Compagnia di Pontedera, guidati dal Comandante Alessio Nigro, avevano arrestato l’uomo per il possesso di un ingente quantitativo di droga.I cani, a quanto pare con tatuaggi non italiani, non rappresentano comunque un episodio isolato nella triste casistica degli animali utilizzati come corrieri della droga. Già nel passato in Italia erano stati utilizzati cavalli e mucche, ovviamente vivi, mentre all’estero si ricorse addirittura all’uso dei piccioni viaggiatori.
VEDI FOTO:
 
DE RUINA MUNDI
6 MAGGIO 2012
 
Li possiamo definire esseri umani ?
 

Mentre in Ucraina, nonostante le proteste delle associazioni animaliste, non si è riusciti a fermare la brutale mattanza dei cani randagi, della quale si sono insozzate le autorità locali pur di far posto agli europei di calcio, i quotidiani di oggi ci ricordano che anche qui,  nel nostro bel Paese, ci sono esseri indegni.

A Pontedera, vive un mascalzone di 32 anni, Massimo Pracchia, che è proprietario di un cane, un bellissimo “dogue de bordeaux”.

Il bastardo, che non definirei essere umano, è amico di un’altra carogna che fa il veterinario.

Cosa combinano questi due farabutti ?

Massimo Pracchia è uno spacciatore che per i suoi schifosi affari decide di utilizzare come corriere il proprio cane.

Con il suo degno compare, il veterinario, scelgono di ricorrere ad interventi chirurgici ed inseriscono nello stomaco del cane gli ovuli di cocaina così da poter sfuggire ai controlli antidroga.

Per fortuna i carabinieri pongono fine a questo scempio.  
Sul corpo del povero animale sono state riscontrate più cicatrici, a riprova che la crudeltà si era ripetuta più volte.

Al momento dell’arresto, nello stomaco del cane sono stati rinvenuti 5 ovuli di cocaina.

Ovviamente se uno di questi ovuli si fosse rotto, il cane sarebbe morto tra dolori atroci.

C’è solo da augurarsi che a giudicare questo bastardo possa essere un magistrato animalista, meglio se proprietario di un cane, che voglia usare la legge per rendere giustizia soprattutto alla povera bestiola.

Per il sedicente veterinario, invece, in attesa della galera e della auspicabile radiazione a vita dall’albo professionale, mi piacerebbe molto che un altro cane, magari proprio un “dogue de bordeaux”, gli affibbiasse un morso tale da procurargli lesioni permanenti.

http://deruinamundi-sav.blogspot.it/2012/05/li-possiamo-definire-esseri-umani.html

 
LA TRIBUNA DI TREVISO
6 MAGGIO 2012
 
Strage di galline e gattini È caccia ai cani randagi
 
di Salima Barzanti
 
SAN FIOR (TV) - Duecento galline, caprette nane, conigli, oche e persino gattini. Tutti uccisi. Da venti giorni in via Palù a San Fior di Sotto ogni notte si verifica una strage. Si cercano due cani, di piccola taglia, di colore scuro. Sarebbero loro gli autori della “mattanza”. I residenti della via, alcuni titolari di aziende agricole, hanno lanciato un appello per chiedere l'intervento del Comune. «Non sappiamo più cosa fare», afferma Roberto Martinello, «oltre all'evidente danno economico che abbiamo avuto, c'è anche quello affettivo. A me hanno ammazzato due caprette nane, che avevo da tre anni, me le sono cresciute, le accudivo, ci giocavo». Una ventina di giorni fa il primo caso. Una mattina, diversi residenti, si sono recati nell'allevamento di polli, scoprendo che decine e decine di animali erano stati uccisi. «A me hanno ucciso cinquanta polli, al mio vicino un'ottantina», continua Martinello, «un pollo di 3-4 mesi vale parecchi euro, pensiamo a che danno abbiamo avuto». Vicino dopo vicino, tutti hanno iniziato a fare i conti con questa strage. Gli artefici sarebbero dei cani. «Una donna ha detto di aver visto due cani di taglia medio piccola aggirarsi in zona una notte e la mattina dopo è stata scoperta la strage», continua il titolare dell'azienda agricola La Piuma, «i polli e gli altri animali sono dentro un recinto altro un metro e mezzo, credo che i cani abbiano alzato la rete e siano passati sotto. Un mio vicino ha detto che la porta scorrevole era aperta di 10 centimetri. Non sappiamo più cosa fare. Nei giorni scorsi io ho speso oltre 2.000 euro per installare quattro telecamere di sorveglianza, almeno spero di scoprire chi sono gli autori di questa “mattanza». Qualche animale, di quelli ammazzati, è stato anche mangiato, ma la gran parte sono stati lasciati lì, dopo essere stati uccisi. Come pure le caprette e i gattini. «Molti di noi», spiega un altro residente, «allevano questi polli esclusivamente per passione, a livello amatoriale, quindi lo sconforto è doppio». Infine l'appello: «se qualcuno sa o ha visto qualcosa, che ci contatti in via Palù a San Fior di Sotto». I residenti della via stanno cercando i responsabili della strage che non li fa dormire sonni tranquilli. La loro speranza è che non avvengano più fatti di questo genere e finisca lo stillicidio di galline e polli.
 
ADN KRONOS
5 MAGGIO 2012
 
Crisi, cani e gatti venduti per 'fare reddito': cresce il numero degli annunci
Roma - Le inserzioni sono spesso di persone normali, proprietari di femmine di cane fatte accoppiare per poi poter vendere i cuccioli al solo scopo di procurarsi un guadagno

 

Roma - In tempo di crisi tutto fa brodo ed ecco allora che anche gli animali possono diventare un modo per incrementare il proprio reddito. L'associazione italiana difesa animali ed ambiente (Aidaa) fa sapere che da tre mesi a questa parte si sta verificando un aumento delle inserzioni pubblicate sui siti specializzati on oline di vendita di cuccioli di cani e gatti di razza, ma anche di esemplari di cani e gatti adulti. L'aumento delle inserzioni supera abbondantemente il 30% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Il monitoraggio effettuato da Aidaa ha portato alla luce che a vendere i cani e i gatti non erano dei venditori abusivi di animali camuffati da venditori privati, ma persone normali, proprietari di femmine di cane che erano state fatte accoppiare per poi poter vendere i cuccioli al solo scopo di procurarsi un guadagno. "E' una situazione - ha dichiarato Lorenzo Croce presidente nazionale Aidaa- che al momento non desta preoccupazioni sotto l'aspetto numerico, nel senso che si parla di una cinquantina di annunci in tre mesi, ma la preoccupazione deriva da altri fattori primo tra tutti lo sfruttamento delle femmine di cani e gatti che vengono di fatto trasformate in vere e proprie fattrici. A preoccupare è anche la salute dei cuccioli, infatti chi ha necessità di far cassa difficilmente può far fronte alle spese veterinarie delle prime vaccinazioni per i cuccioli. Altri rischi per gli animali sono quelli di poter essere tolti alle madri troppo presto con tutte le conseguenze per l'aspetto sanitario e di rischio della vita stessa dell'animale e che i cuccioli non venduti siano destinati alla soppressione".

 
IL TIRRENO
6 MAGGIO 2012
 
Giostra, nuove regole nocive per i cavalli
 
PISTOIA - Il dubbio è lecito: ma se il nuovo regolamento della Giostra dell’Orso, alla fine, fosse davvero nocivo per i stessi cavalli utilizzati nello storico agone in piazza? La domanda la pone il gruppo di rionali del Cervo Bianco che, già nei giorni scorsi, avevano espresso alcuni dubbi in merito alla situazione che si è venuta a creare dentro il Leon d’Oro ed alcune decisioni maturate dal presidente del comitato cittadino, Fabio Dolfi. «Invitiamo tutti coloro che hanno a cuore l’incolumità degli animali – si legge nella lettera dei rionali di porta Lucchese – di prendere informazioni da persone preparate (veterinari) e farsi dire se è più rischioso correre ogni dieci minuti oppure ogni trenta. «I tempi di recupero degli animali, infatti, dopo lo sforzo fisico si accorciano di due terzi e ridurre il numero di tornate può diventare pericoloso. «Pertanto, con un regolamento del genere (assurdo) stilato e proposto dal presidente del Comitato insieme ai rioni, Drago escluso, si richiede che tali personaggi si assumano in maniera fattiva tutte le conseguenze che verranno fuori da questo cambio di regole. «Riteniamo giusto che la gente di ogni rione sappia che a questi signori dei cavalli non interessa proprio niente». Il secondo affondo è, ancora una volta, verso Dolfi. «Com’è possibile – prosegue la lettera dei rionali del Cervo Bianco – che il presidente del comitato cittadino si assuma la responsabilità di accettare bilanci che nessuno ha mai potuto controllare in maniera fattiva e decidere, da solo, che i suddetti siano validi. «Quello che vogliamo che emerga è di ripristinare la condizione ottimale affinché il rione diventi un punto di riferimento per tutti e non, come adesso, un giochino per quattro personaggi che fra l’altro hanno dimostrato di capire il giusto anche sulla salute e l’incolumità dei cavalli stessi». Mentre ci si avvicina ai giorni della manifestazione più sentita dalla città, le polemiche (anche interne agli stessi rioni) non accennano a placarsi.
 
GEA PRESS
5 MAGGIO 2012
 
Abruzzo: tornano le lontre (video)
L'appello del WWF: basta distruzione degli ambienti naturali.
 
Almeno sei lontre vivono stabilmente sul fiume Sangro, dalla sorgente alla foce. Poi anche in suo affluente, l’Aventino che però è minacciato dalle captazioni.Questo l’importante risultato reso noto stamani dal WWF e dall’Università del Molise e di Roma 3, nel corso di una conferenza stampa. Il WWF è riuscito tra l’altro a documentare, grazie ad un prezioso documento filmato, la presenza del grazioso mustelide lungo i due fiumi. Si tratta di un animale tipico di ambienti meritevoli di conservazione, dove cioè la natura presenta ancora buoni gradi di naturalità ed andrebbe ancor di più essere preservata.La ricerca del WWF è partita nel 2010 dopo che un precedente studio del 2007, finanziato dall’Oasi del WWF delle Cascate del Rio Verde, aveva permesso di accertare il ritorno del raro animale. Prima di allora la Lontra era ritenuta estinta in Abruzzo, mentre per tutta l’Italia si parla di un massimo di 350 animali molto difficili da osservare.La Lontra, però, lascia altri segnali che consentono di individuarne la presenza. Segnali utili e gentili nell’odore, addirittura profumati. Sono i suoi escrementi, le cui analisi genetiche hanno permesso di appurare la presenza di sei individui. Spostamenti da record, fino a 10 chilometri in una sola notte. Segno questo che la protezione della natura deve essere estesa, integrata in un ambiente ampio, come giustifica, ora, lo stesso studio del WWF.L’area interessata dallo studio è quella del bacino Sangro-Aventino, che risulta frequentato dalla specie dall’area a valle della diga di Barrea nel Parco Nazionale d’Abruzzo fin quasi alla foce del Sangro, passando per le due Oasi del WWF delle Cascate del Rio Verde e di Serranella (entrambe in provincia di Chieti). Un’ottima notizia, che arriva proprio nel mese delle Oasi WWF, quest’anno dedicato alla tutela delle coste, foci dei fiumi comprese, e che il 20 maggio aprirà gratuitamente al pubblico le oltre 100 aree naturali protette dall’Associazione in tutta Italia, tra cui – in Abruzzo, Campania e Basilicata – anche le Oasi in cui la lontra trova un rifugio sicuro.La ricerca è stata condotta dalla dottoressa Laura Lerone, dottoranda dell’Università Roma 3 e autrice del video, e dalla Professoressa Anna Loy, docente di zoologia all’Università del Molise. La dott.ssa Laura Lerone si è occupata in modo particolare dell’analisi della DNA che ha consentito di mappare l’esatta distribuzione della lontra nell’area di studio. Un lavoro lungo e meticoloso che si è basato sull’esame di ben 250 campioni. La Professoressa Loy, nel corso della conferenza stampa di oggi, ha rilevato come le 350 lontre italiane sono caratterizzate in una popolazione ristretta in due nuclei. Quello dei bacini fluviali abruzzesi e molisani (circa 60 individui) e quello dei bacini di Campania, Basilicata, Puglia e Calabria con circa 260 individui. E’ una specie particolarmente protetta a livello europeo ed è una tipica specie ombrello e bandiera. Ombrello perché se tuteliamo la Lontra conserviamo anche le altre specie che vivono nei corsi d’acqua. Bandiera perché è il simbolo più accattivante dei nostri fiumi rendendo possibile l’avvio di campagne di sensibilizzazione della popolazione alla difesa dell’ambiente.Grande soddisfazione è stata espressa da Dante Caserta, Consigliere Nazionale del WWF “Questa ricerca – ha riferito Dante Caserta – testimonia l’importanza delle Oasi del WWF e delle altre aree protette diffuse sul territorio italiano“.Uno stimolo che dovrebbe servire anche per le istituzioni che tutelano l’ambiente e che sono promotrici di conoscenza del territorio e della sua biodiversità. “L’ambiente cambia – ha aggiunto il Consigliere Nazionale del WWF – ed è necessario attuare programmi di monitoraggio costanti visto che fino al 2007, anno della ricerca promossa dall’Oasi WWF Cascate del Rio Verde di Borrello (CH), la Lontra si riteneva estinta in Abruzzo“.Gli studi, cioè, sono di fondamentale importanza per una corretta gestione del territorio, visto che proprio il fiume Aventino, dove è stato girato il video, è a rischio di una captazione a scopi idroelettrici che lo ridurrebbe ad un rigagnolo per chilometri. Il WWF in extremis, con una segnalazione al Ministero dell’Ambiente, è riuscito a bloccare l’opera che aveva già ricevuto, inopinatamente, tutte le autorizzazioni.“Questo video e i segni di presenza riscontrati in diversi punti di questo corso d’acqua sia a monte che a valle del lago di Casoli – ha dichiarato Dante Caserta – confermano tutti i dubbi che avevamo. Dopo tante alterazioni che questi fiumi hanno subito finora bisogna garantire la possibilità di espansione in Italia di questa specie conservando i pochi tratti di fiume integri e garantendo la rinaturalizzazione delle sponde. Il Fiume Sangro, anche grazie alle due oasi del WWF, la già ricordata e spettacolare Cascata del Rio Verde, la più alta dell’Appennino, e l’oasi di Serranella che compie quest’anno 25 anni di vita, è potenzialmente idoneo per questa specie fino alla foce che è tutelata dalla Riserva Naturale della Lecceta di Torino di Sangro“.Si tratta, infatti, di uno dei pochissimi casi nella fascia adriatica dove un fiume può ancora mantenere una certa naturalità dalle montagne fino alla foce, nonostante gli attacchi subiti, come la costruzione di una darsena a poca distanza dalla foce su cui peraltro vi è stata la condanna dell’Unione Europea su denuncia del WWF.Cosa fare, dunque, per la Lontra. Per il WWF è fondamentale applicare il Piano d’Azione nazionale ripristinando gli ambienti in grado di sostenere popolazioni vitali, come ad esempio il ripristino degli ambienti allagati alla foce del fiume Sinni nell’oasi di Policoro, in Basilicata, e fermando interventi infrastrutturali e di eccessiva captazione delle acque che pone a rischio quegli assi fluviali e quegli ecosistemi fluviali prioritari per la specie. L’azione del WWF e in particolare la giornata delle Oasi 2012 del prossimo 20 maggio in cui si chiede agli italiani di contribuire alla tutela di tre preziose oasi costiere, è volta proprio a dimostrare che si deve ricomporre un paesaggio frammentato, a partire dalle aree costiere che sono tra le più danneggiate dall’azione dell’uomo.Le iniziative del WWF  in difesa della Lontra e degli ambienti ancora integri, sebbene minacciati, abitati dal grazioso quanto raro mustelide possono essere finanziati devolvendo anche un piccolo contributo.
VEDI VIDEO:
 
LA NAZIONE FIRENZE
6 MAGGIO 2012
 
Labrador abbandonati e adottati dalla Coop di Legnaia
La tratta degli animali
Erano stati buttati in un cassonetto dai trafficanti di razze canine pregiate
 
Firenze - SALVATI per miracolo da una morte orribile cinque  cuccioli di labrador, grandi quanto dei peluche, tutte femmine di appena 40 giorni, che alcuni trafficanti internazionali di razze canine pregiate probabilmente non erano riuscite a vendere e hanno gettato in un cassonetto dei rifiuti all’esterno della Cooperativa di Legnaia di Sollicciano (situata proprio accanto agli ingressi di Fi-Pi-Li, Autosole e viadotto dell’Indiano).Non solo i 5 ‘batuffoletti’ (tre di color champagne e due neri) sono stati salvati, ma hanno trovato subito, grazie all’intervento di altrettanti dipendenti della Cooperativa, case e giardini ad accoglierli. Dunque una storia che è finita bene. Ieri, i cinque cagnolini (Stella, Sacha, Ombra, Perla e Acqua) erano ancora frastornati e choccati per la brutta avventura. Non si reggevano bene sulle zampe e non avevano ancora neanche la forza di guaire ma, proprio per l’intervento di un fiorentino, un semplice cliente della Cooperativa, Antonio Iovine, che li ha puliti (insieme alla moglie Debora) e rifocillati, hanno riacquistato colore e... profumo adeguati.SÌ, PERCHÉ (e questo spiegherebbe la pista dei trafficanti) i  cinque  cuccioli erano coperti di morchia e olio, probabilmente usata per nascondere l’odore degli animali o perché hanno viaggiato in un vano (quello motore, o in un sottoscocca?) di un misterioso camper visto aggirarsi in zona.SOLO UN CASO ha permesso alle bestiole di evitare di finire stritolate nella compattatrice della Quadrifoglio. Probabilmente nella fretta di gettare la cesta, una cucciolotta, poi battezzata Stella, è scivolata  via e non è finita dentro al cassonetto. Questo intorno alle 10 di mattina di venerdì. L’animale, pur frastornato, è riuscito a muoversi, rischiando però di finire sotto le ruote di un’auto che stava parcheggiando. Mauricio Skinner,  un dipendente della Legnaia Vivai (una società che fa parte della Cooperativa ma cura appunto i vivai esterni della zona di Sollicciano), ha visto la bestiola ed è riuscito a fermare l’automobilista appena in tempo. Presa la cucciolotta l’ha portata, fra la curiosità della gente, all’interno della Cooperativa. A questo punto Samuele Bassi, un sorvegliante della Ivis che gestisce la vigilanza della struttura commerciale, ha deciso di fare un giro di ricognizione. Aprendo, per scrupolo, i cassonetti dei rifiuti, in uno ha scorto la cesta con gli altri 4 labrador sporchi e ammutoliti. Così li ha portati all’ingresso della Cooperativa di Legnaia. Qui la storia ha fatto subito il giro dei dipendenti che, come una grande famiglia, hanno fatto a gara per adottare i cuccioli. Un cliente, appunto Antonio Iovine, si è offerto di portarli a casa per pulirli e controllarli e li ha riportati poi all’ora di fine turno dei vari dipendenti. L’ultimo è stato consegnato ieri a mezzogiorno.COSÌ STELLA è andata a Beatrice Romolini, Sacha a Daniele Baldini, Ombra a Silvia Magrini, Perla a Maria Del Pilar Ortega, Acqua a Daniele Bocciolini. Un cucciolo di labrador, ci ha spegato Enrico Villani, costa sui  1.000-1.100 euro con i certificati a posto, 400 euro svezzato e sverminato ma senza pedigree, 250-300 euro se è, come in questo caso, un ‘clandestino’. Ma per essere venduti i cuccioli dovrebbero avere almeno 60 giorni. Il direttore dell’area tecnica della Cooperativa di Legnaia, Simone Tofani, si è detto inorridito del gesto per la «totale mancanza di valori e di civiltà»  ma ha apprezzato la disponibilità immediata dei dipendenti «a cui va un grazie e un bravi».
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
6 MAGGIO 2012
 
Un cervo e due caprioli annegati nel canale, è polemica
 
NERVESA (TV) - Un cervo e due caprioli rinvenuti ieri nel primo pomeriggio nel Piave, nella zona di Castelsiviero, arrivati dal canale che passa a nord del Montello. E le riserve di caccia mettono sotto accusa gli enti che gestiscono il canale, dove, dicono, avviene ogni anno una mattanza di animali. A recuperare il cervo e i due caprioli sono stati, ieri, i responsabili della riserva di caccia di Nervesa. «Li abbiamo trovati dentro l'argine del Piave», spiega Fabio Guerra, presidente della riserva di caccia di Nervesa, «lì dove arriva il canale. È scandaloso che, nonostante i ripetuti allarmi, non sia stata fatta alcuna protezione al canale, i cui argini sono stati cementificati e una volta finito dentro, per un animale è impossibile uscire. Non si salva più niente e ogni volta che si perde un cervo si perde un grande patrimonio. È una vera e propria mattanza e nessuno fa niente». Contro gli enti che gestiscono quel canale e che porta anche l'acqua alla centrale Enel di Castelsiviero, si scaglia anche il presidente della riserva di caccia di Giavera, Gianni Mazzocco: «Da anni, mensilmente, lì annegano cervi e caprioli. Diffide su diffide che ho mandato non sono servite a niente. È un canale pericolosissimo anche per le persone. Dove la presa 7 confluisce sulla Panoramica si passa a livello dell'acqua e non è stata messa alcuna protezione. Quel canale, da quando sono stati cementificati gli argini, è diventato una trappola mortale che non può essere più tollerata. Lo è diventata anche per le persone, tanto che negli ultimi anni ci sono stati due annegamenti».  
 
IL RESTO DEL CARLINO
6 MAGGIO 2012
 
Ritrova il cane smarrito in novembre grazie ad una foto apparsa sul Carlino
Bagnolo Grande festa per la famiglia di Giulio Campani
 
 
di Antonio Lecci
 
Bagnolo (Reggio Emilia), 6 maggio 2012 - LA PUBBLICAZIONE della sua foto nell’apposita rubrica del Carlino Reggio, dedicata ai cani smarriti o in cerca di padrone, è stata la fortuna per Tommy, bastardino di piccola taglia di 14 anni di vita, tutti trascorsi al fianco della famiglia di Giulio Campana, di Bagnolo. A novembre il cagnolino era riuscito a scappare dal cancello del cortile, lasciato inavvertitamente aperto per un istante di troppo. L’animale, forse in cerca di qualche avventura «galante» o di un pomeriggio di sana libertà, si è allontanato velocemente, inutilmente inseguito dai proprietari. Per giorni era proseguita la ricerca in tutta la zona, fra Bagnolo, Massenzatico, Correggio, Mancasale, Pratofontana… Nulla. Di Tommy sembravano ormai perse le tracce. 
L’ATMOSFERA nella famiglia Campana si è fatta molto triste: ormai si credeva che il loro piccolo amico a quattro zampe non avrebbe più fatto ritorno. Il tempo continuava a passare e, nonostante i periodici giri nelle zone circostanti alla ricerca del simpatico cagnetto, la speranza di poterlo riabbracciare e coccolare si faceva sempre più flebile. Ma a cinque mesi di distanza, ecco che il cagnolino si è… rifatto vivo. «Una nostra vicina di casa – racconta dall’abitazione dei Campana – ci è venuta a trovare con il Carlino Reggio tra le mani. Ci ha mostrato la foto di un cane, nella rubrica degli “smarriti”, nell’edizione pubblicata il 25 aprile. Effettivamente, la somiglianza con il nostro Tommy era davvero straordinaria. Così, ci siamo recati al canile di Villa Cella, dove il nostro cagnolino era ospite già da qualche tempo. Lo aveva trovato a dicembre un volontario del canile. E lo aveva portato nella struttura, in attesa di ritrovare il proprietario. Il cane era regolarmente tatuato, ma con il passare del tempo il codice era ormai indecifrabile» .
TOMMY, appena uscito dalla gabbietta in cui era stato tenuto in queste settimane, è sembrato un po’ smarrito, praticamente spaesato. «Ma ci sono voluti non più di due minuti – aggiungono i Campana – per riconoscerci tutti e iniziare a farci una gran festa». Così, per il «vecchio» Tommy, è stato tempo di tornare alla sua adorata cuccia e ai lauti pasti a cui era stato abituato per tanti anni. Il 25 aprile, per il cagnetto, è stata davvero la giornata della sua… liberazione. Per tornare a casa.
 
IL FATTO QUOTIDIANO
6 MAGGIO 2012
 
Un’attivista di Green Hill arrestata: “Ho visto cani feriti e chiusi nelle celle”
Dopo il blitz a Montichiari per liberare in Beagle è finita in carcere. La donna parla di maltrattamenti agli animali. "Ma soprattutto mi ha colpito il silenzio, nessuno degli animali che abbaiava nonostante tutto quello che stava accadendo" 
 
di Marco Zavagli
 
Un silenzio spettrale. Non è stato l’arresto da parte delle forze dell’ordine, né i due giorni di carcere patiti a Brescia. Neppure la preoccupazione di doversi difendere dall’eventuale richiesta di risarcimento che pende sul suo capo. A sconvolgere Beata Stawycka era “quel silenzio spettrale” percepito all’interno di Green Hill.La donna polacca, 39enne istruttrice di nuoto, residente a Ferrara da 9 anni (da 15 in Italia), era tra le dodici persone arrestate lo scorso 28 aprile a Montichiari (Bs), dopo il blitz che aveva liberato una cinquantina di cani beagle destinati alla vivisezione. Beata Stawycka non è un’animalista “organizzata”. A Green Hill era andata da sola, dopo aver letto della manifestazione su internet. A causa di quell’episodio è stata arrestata per violazione di domicilio. L’arresto è stato convalidato e il gip ha emesso nei suoi confronti il divieto di ritorno nel comune di Montichiari. Ora però su di lei pendono anche le accuse di rapina impropria e resistenza a pubblico ufficiale. Oltre alla possibile richiesta di risarcimento danni che Green Hill potrebbe avanzare in tribunale (si parla di 250mila euro).Beata quel 28 aprile era riuscita a oltrepassare le recinzioni dell’allevamento e a vedere in faccia le centinaia di animali rinchiusi nelle gabbie. “C’erano file interminabili di cellette – racconta -, lungo corridoi bui e maleodoranti. Non ho visto recipienti con acqua. Molti cani avevano tagli lungo tutta la pancia che arrivavano fino al collo, come se fossero stati appena operati”.Su quella visione però ha preso il sopravvento l’assenza di rumore. Un silenzio totale. Nonostante il clamore della protesta, la reazione delle forze dell’ordine, il facilmente immaginabile scompiglio all’interno del campo, “da quei corridoi non si è levato nemmeno un rumore. Nessun animale ha abbaiato. Nemmeno un guaito. È stato straziante: come è possibile che un cane non reagisca con spavento, curiosità o rabbia in una situazione del genere? Cosa è successo?”.Beata ha cercato subito di fuggire da quelle immagini spettrali e si è trovata di fronte a un carabiniere. “Ci ho sbattuto contro perché mi voltavo come a chiedermi se fosse vero quello che avevo visto”. Il militare la arrestò, “anche se in braccio non avevo alcun beagle; non avevo sottratto alcun animale”.Ora la donna è tornata a casa, ma – a parte le questioni giudiziarie (per la rapina impropria si rischiano fino a 5 anni di reclusione) – non vuole rimanere con le mani in mano. “Qualcuno deve intervenire, le istituzioni devono attivarsi. Non è giusto che si mettano le manette ai polsi di chi voleva liberare quei poveri animali e si lascino i cani dentro le gabbie”.Il motivo per cui “nessuno ha pensato, per quanto ne sappiamo, di verificare le condizioni dei cani” rimane oscuro anche per il suo avvocato, David Zanforlini, che promette che di “Green Hill si tornerà presto a parlare”.Il riferimento è alla manifestazione internazionale contro l’allevamento di Montichiari e la vivisezione fissata per martedì 8 maggio. Hanno annunciato la propria adesione il Coordinamento fermare Green Hill, il Comitato Montichiari contro Green Hill e Occupy Green Hill. L’iniziativa cade giusto alla vigilia della riunione della XIV Commissione del Senato che dovrà esaminare gli emendamenti al testo dell’articolo 14 per il recepimento in Italia della Direttiva europea sulla sperimentazione animale.A Brescia la protesta partirà alle 15 da corso Zanardelli. L’appuntamento nazionale è invece a Milano, sempre alle 15, in piazza Mercanti. Gli organizzatori annunciano presidi e proteste anche fuori dai consolati e dalle ambasciate italiane nelle principali capitali mondiali.
 
LA ZAMPA.IT
6 MAGGIO 2012
 
Texas, ucciso il bufalo bianco profeta della pace dei Sioux
Trovato scuoiato in un ranch il rarissimo animale
 
Il piccolo «Lightning Medicine Cloud»
 
PAOLO MASTROLILLI
inviato a new york
 
Chi ha squartato Lightning Medicine Cloud, il bufalo bianco che annunciava il ritorno della pace e della prosperità tra le tribù indiane americane? Randy Meeks, sceriffo della Hunt County in Texas, non pensa ad altro: sa che deve scoprire in fretta il colpevole se vuole evitare che la sua comunità, e forse gli Usa, regrediscano ad uno stato di guerra coi Lakota Sioux.
Quando Lightning Medicine Cloud era nato, il 12 maggio dell’anno scorso, gli indiani lo avevano visto come il compimento di una profezia che per i cristiani somiglia al ritorno sulla Terra del Messia. La leggenda vuole che una femmina di bufalo bianca abbia insegnato ai Lakota come sopravvivere sulle loro terre, usando gli animali offerti dalla natura. Quando era andata via aveva avvertito che sarebbe tornata, per ristabilire l’armonia sul pianeta. Il suo ritorno sarebbe stato annunciato dalla nascita di quattro bufali bianchi, che avrebbero rappresentato un monito e un segno di speranza per tutti gli indiani.
Così si capisce perché il Lakota Buffalo Ranch di Greenville, 75 miglia ad est di Dallas, aveva accolto Lightning Medicine Cloud come un miracolo: «Era nato durante una tempesta spiega il proprietario del ranch, Arby Little Soldier - e questo lo aveva reso ancora più prezioso». I Sioux avevano festeggiato per giorni, e il ranch era diventato una meta di pellegrinaggio. Secondo gli scienziati, la nascita di un bufalo bianco non albino è un evento che accade una volta ogni 10 milioni di parti. Secondo Little Soldier era molto di più: «Un segno di Dio». In vista del primo compleanno, il ranch avrebbe ospitato un enorme pow-wow, una riunione di tutti i membri della tribù in cui sarebbe pregato, ballato e mangiato, in onore del piccolo bufalo, distribuendo anche borse di studio per i ragazzi.
Qualcosa ha cominciato ad andare storto il 3 aprile quando un fulmine ha ucciso Ben, il padre di Lightning Medicine Cloud. Un incidente durante il pascolo, ma non un bel segno. Lunedì poi, Little Soldier ha scoperto il cadavere del piccolo bufalo bianco, mutilato e scuoiato. E il giorno dopo la madre, Buffalo Woman, è stata ritrovata morta. L’intera famiglia della profezia sterminata. «Dio ce lo aveva mandato - ha commentato il proprietario - e la gente malvagia ce lo ha portato via. Chi ha ucciso Lightning Medicine Cloud, però, ha sbagliato i calcoli, perché il suo spirito continuerà ad aleggiare su queste terre». Una tragedia anche politica, perché mentre l’amministrazione Obama ha iniziato a ripagare gli indiani per i torti storici subiti, l’Onu chiede la restituzione delle terre sacre, per risollevare una popolazione di un milione di persone che vive in 310 riserve in condizioni spesso orribili, con un’aspettativa di vita media di 50 anni. Little Soldier ha offerto una taglia da 5.000 dollari a chi darà informazioni per scoprire i colpevoli, ma lo sceriffo Randy Meeks si era messo al lavoro con l’aiuto della Homeland Security anche prima della promessa ricompensa: «Quanto accaduto è orribile, dobbiamo fare chiarezza». Una faida interna? Una sfida razzista ai Lakota? Qualunque fosse la pista giusta, il rischio di una rivolta sarebbe troppo grave, per non percorrerla fino in fondo.
 
CORRIERE DELLA SERA
7 MAGGIO 2012
 
Via Bardolino
Due cani sventrati fatti ritrovare dentro un canale

D' Amico Paola

 
Due cani sventrati e poi gettati negli stretti canali che corrono lungo le risaie del Parco Sud, in via Bardolino, alla periferia del quartiere Barona. Il primo era stato recuperato nei giorni scorsi; il secondo, un alano, ieri, dalle guardie zoofile dell' Enpa Milano che hanno presentato denuncia contro ignoti e posto sotto sequestro l' animale, in attesa di autopsia. Un dato è certo: chi ha ucciso i due cani voleva che essi fossero trovati. La presenza del cane morto, che galleggiava nelle acque del canale, era stata segnalata alle autorità da diversi cittadini che lì corrono in bici e fanno footing. Complessa l' operazione di recupero dell' alano, che dai primi rilievi risulta non avere più di 4 anni. Sul corpo sono evidenti anche a occhio nudo i segni di sevizie. Ad ucciderlo, quasi certamente, una coltellata al cuore, all' altezza del costa to. Cui è seguito lo sventramento con la fuoriuscita delle viscere. L' animale aveva le unghie delle zampe anteriori completamente consumate, come se fosse stato trascinato sull' asfalto. Accanto alle risaie, ci sono diverti orti i cui proprietari ieri hanno riferito di aver notato il cadavere del cane il 1° maggio.
 
GEA PRESS
7 MAGGIO 2012
 
Milano: cane sventrato
L'ENPA: profonda ferita da arma da taglio.
 
Le Guardie Zoofile dell’ENPA di Milano hanno recuperato ieri pomeriggio, estraendolo dalle acque di un canale irriguo di Via Bardolino, al quartiere Barona, il cadavere di un cane, maschio, di circa 5 anni di età, probabilmente un incrocio di alano. L’animale, che era stato segnalato da diversi cittadini a diversi enti, a far data dal 4 maggio, è stato recuperato dalle Guardie ENPA in quanto veniva riferito che il cadavere presentava segni di sventramento.Una volta giunte sul posto e recuperate le spoglie dell’animale, le Guardie hanno accertato la presenza di una profonda ferita al costato, assimilabile ad una ferita inferta da un’arma da taglio. L’animale era stato sventrato, per motivi tutt’ora sconosciuti. Sembra che nella stessa zona in precedenza sia stato rinvenuto un altro cane che presentava le ste sse ferite.Le Guardie Zoofile hanno posto sotto sequestro il cadavere del cane, che è stato prontamente inviato alla facoltà di Veterinaria per l’esecuzione dei rilievi autoptici, e presenteranno nelle prossime ore una notizia di reato contro persone al momento ignote per il reato punito dall’art. 544 bis del Codice Penale.“Purtroppo stiamo assistendo a una recrudescenza di episodi criminosi nei confronti degli animali – ha dichiarato Ermanno Giudici, Capo Nucleo delle Guardie Zoofile dell’ENPA di Milano – anche compiuti mediante la commissione di atti incredibilmente violenti, come dimostrano sia l’episodio di Via Bardolino che quello, di qualche mese, accaduto in Via Idro, dove fu trovato un cane annegato con una pietra al collo. Questi atti di grave violenza nei confronti degli animali – ha aggiunto Giudici – sono molto preoccupanti anche perché è dimostrato che le persone che hanno comportamenti di questo genere verso gli animali, molto spesso, finiscono per replicarli sulle persone”.Si spera, adesso, che i risultati della necroscopia possano indirizzare le indagini sul caso. Intanto, l’ENPA di Milano invita chiunque avesse informazioni a contattare la sede o mandare una mail a gz@enpamilano.org.
 
AGI
7 MAGGIO 2012
 
TRAFFICO DI ANIMALI: TRE CONDANNE PER MALTRATTAMENTI
 
Chiavari (Genova) - Accusati di maltrattamento di animali sono stati condannati a pagare multe per ottomila euro. Protagonisti due autisti e un allevatrice, tutti di origini romene. L accusa, oltre quella di maltrattamenti per aver fatto viaggiare gli otto esemplari - di poco più di due mesi - durante l'inverno in un carrello trainato da una macchina era anche di ricettazione. (AGI) (AGI) - Chiavari (Genova), 7 mag. - Secondo la Guardia di Finanza di Rapallo che in due occasioni aveva effettuato il sequestro dei cuccioli, di Dogue de bordeaux, i pedigree e la documentazione in possesso degli autisti sarebbe stata falsa.Il tribunale chiavarese (giudice Roberto Carta) ha condannato Daniela Sorina Jebelan (45 anni, originaria di Timisoara), Ilie Tundrea (35 anni, originario di Resita) e Marcu Nicolae Dumitri (57 anni di Timisoara) al pagamento di tre mu lte. Quattromila per la donna, allevatrice di professione, e duemila per ogni autista che effettuò il viaggio, dalla Romania a Rapallo per consegnare i cuccioli. Assolti tutti e tre gli imputati, invece, dall accusa di ricettazione dei baby-mastini. I cagnolini, posti sotto sequestro due anni fa circa, e dati in affidamenti rimarranno agli attuali proprietari dopo la confisca disposta dal tribunale chiavarese.
 
ANSA
7 MAGGIO 2012
 
Difende cagnolino da aggressione molossi, ferita a bologna
Danni non gravi a una mano; il padrone dei cani e' fuggito
 
BOLOGNA - Una donna di 42 anni e' stata azzannata alla mano ieri a Bologna da due molossi che passeggiavano col proprietario non trattenuti da guinzaglio. La donna ha cercato di difendere il suo cagnolino dai morsi dei due cani, prendendolo in braccio, e a quel punto i due le hanno morsicato la mano. Ha riportato ferite lacero contuse non gravi.
E' successo alle 14.25 in via Fioravanti. Il padrone dei molossi,un giovane sui 30 anni, dopo l'aggressione e' fuggito.
La polizia del commissariato Santa Viola, lo sta cercando.
 
GEA PRESS
7 MAGGIO 2012
 
Pellicce da animali catturati con tagliole: interrogazione alla Commissione europea
 
Il deputato europeo Andrea Zanoni ha presentato un’interrogazione parlamentare alla Commissione europea per chiedere se l’importazione di pellicce da animali catturati con tagliole possa essere accettabile in Europa, dove vige il divieto di utilizzare le tagliole, e se un simile metodo di cattura possa davvero rientrare fra i cosiddetti metodi di cattura ‘non crudeli’.“L’utilizzo di tagliole per catturare animali è vietato nell’Unione europea da circa vent’anni – spiega Zanoni – Parallelamente, era stato introdotto in Europa anche il divieto di importazione di pellicce da animali catturati all’estero con questo barbaro metodo, salvo poi raggiungere un accordo commerciale con il Canada che ha nuovamente permesso l’importazione di animali catturati per mezzo di tagliole, purché allo stesso tempo si lavori allo sviluppo di trappole non crudeli: un vero paradosso”.L’accordo commerciale fra Europa e Canada prevede l’introduzione di ‘standard di cattura non crudele’, permettendo però al Canada di catturare animali per mezzo di tagliole e lacci, nel rispetto di determinate regole.“Ora, mi pare assurdo – prosegue l’Europarlamentare - considerare accettabile e ‘non crudele’ un metodo di cattura quale la tagliola, che fa sì che gli animali catturati vadano incontro a morsi auto-inflitti che possono sfociare in gravi complicazioni, fratture, rotture di tendini o di legamenti, lesioni di vario tipo, compresa la lacerazione della cornea, e amputazioni! Non è evidente che un povero animale catturato in tal modo andrà senz’altro incontro a una lenta, terribile agonia?”.“Alla Commissione – conclude Zanoni – chiedo coerenza fra le regole applicate entro il territorio europeo e le regole applicate alle importazioni di prodotti da Paesi terzi. La scelta di un capo d’abbigliamento quale la pelliccia è di per sé non sostenibile, crudele e quindi assolutamente da evitare ma, dato che non è possibile vietare per legge la produzione e la vendita di questo prodotto, venga almeno limitato al massimo ogni metodo cruento di cattura e di uccisione!”.
 
GEA PRESS
7 MAGGIO 2012
 
Ancona: l’arsenale-macello dei due cacciatori (fotogallery)
Maxi sequestro del Corpo Forestale dello Stato
 
Già la stessa area era stata oggetto di intervento del Corpo Forestale dello Stato. Anche in quell’occasione, ovvero nel marzo 2011, la Forestale scoprì nel Parco Regionale della Gola Rossa (AN), storie di bracconaggio e irregolarità nel possesso di armi. Ora la storia si ripete, con risvolti ancora più inquietanti che riguardano proprio il possesso delle armi. Due cacciatori tenuti d’occhio già dal marzo di quest’anno. Il sospetto era che fossero proprio loro i proprietari di alcune trappole poste all’interno del Parco Regionale della Gola Rossa e di Frasassi. In particolare, cinque lacci-cappio in metallo per la cattura di animali selvatici.Ad aprile la svolta nelle indagini dell’ Operazione Trappola condotte dai Comandi Stazione Forestale di Sassoferrato, Genga, Fabriano, Arcevia e Jesi e del NIPAF (Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale) di Ancona, con la collaborazione del personale di vigilanza dell’Ente Parco Regionale Gola della Rossa e di Frasassi.Accertato che il posizionamento delle trappole era dovuto proprio all’attività dei due cacciatori, un sessantacinquenne di Genga (AN) ed un cinquantacinquenne di Castelleone di Suasa (AN), i Forestali hanno richiesto e poi eseguito un decreto di perquisizione e sequestro della Procura della Repubblica di Ancona.Nel corso delle due perquisizioni sono stati sequestrati: 12 lacci metallici di fattura identica a quelli reperiti in bosco, 2 carabine e 3 fucili (alcuni muniti di silenziatore), 5 ottiche da puntamento, di cui 4 adatte al tiro notturno, 122 munizioni a palla di vario calibro non denun ciate all’autorità di pubblica sicurezza, 4 apparati ricetrasmittenti, 10 sacchi di carne di selvaggina congelata (probabilmente di cinghiale e/o capriolo), una trappola a gabbia di costruzione artigianale e vario materiale da caccia (torce, supporti, cavalletti, “forchette” per tendere i lacci e filo di ferro).Al secondo indagato, invece, si è riscontrata la responsabilità relativa alla detenzione di armi, munizioni e materiale esplodente non denunciate alla competente Autorità. Quest’ultimo, infatti, aveva la disponibilità di due locali a Castelleone di Suasa (AN) e ad Arcevia (AN). In tutto sono stati rinvenuti 175 cartucce a palla e 165 a munizione spezzata, di vario calibro, una modica quantità di esplosivo non denunciata, un silenziatore artigianale adattabile ad un fucile, 8 armi lunghe (tra fucili semiautomatici, doppiette e carabine), 4 visori notturni e puntatori ad intensificazione di luminosità, u na balestra completa di dardo e punta da caccia, trappole (2 tagliole, 4 lacci metallici ed una gabbia a scatto) idonee alla cattura fraudolenta della selvaggina, 3 radio rice-trasmittenti, un cavalletto con appoggio per arma da fuoco ed un congelatore contenente carne di selvaggina con evidenti lesioni di arma da fuoco. Infine, è stato trovato anche un fucile semiautomatico “Browning” con canna non denunciata all’autorità di pubblica sicurezza, all’interno di una stanza aperta ed accessibile, senza alcuna forma di custodia. Tutto il materiale è stato posto sotto sequestro.“Stiamo facendo ulteriori accertamenti” ha affermato il dott. Giancarlo D’Amato Comandante Provinciale del Corpo Forestale dello Stato di Ancona,“per scoprire la pericolosità delle munizioni reperite ed eventualmente ipotizzare il reato più grave di detenzione di armi da guerra”.Durante le indagini sono stati effettuati ri lievi fotografici che, insieme ai documenti ed ai verbali di rito, sono stati trasmessi alla Procura della Repubblica di Ancona, che ha anche la disponibilità di tutto il materiale sequestrato.A carico di due cacciatori, una denuncia per illecita attività venatoria nei parchi naturali, con mezzi vietati ed in periodo di divieto generale, uccisione di specie animali ed introduzione di mezzi di cattura non autorizzati, alterazione, omessa custodia di armi e detenzione di munizioni a palla non denunciate all’autorità di pubblica sicurezza.
VEDI FOTOGALLERY:
 
GEA PRESS
7 MAGGIO 2012
 
Svizzera: ci sono le capre, uccidiamole tutte
 
Sono tornate alla vita libera, ma l’antico addomesticamento dell’uomo le ha trasformate in qualcosa di diverso dai numerosi caprinidi selvatici che popolano il mondo. Quello che non si comprende è il perché gli errori dell’uomo, ovvero fuga ed abbandono dei poveri animali, debbano essere risolti con il fucile. Questo, infatti, è quanto attende una cinquantina di caprette rinselvatichite che i Comuni svizzeri di Poschiavo, Soazza e Mesocco vorrebbero far fuori. L’abbattimento sarebbe affidato ai Guardiacaccia. Anzi, Poschiavo, a due passi dalla provincia di Sondrio, avrebbe già iniziato.Una scelta irresponsabile dei proprietari, che ora rischia di essere pagata con la vita di animali innocenti. Questo secondo Offensiva Animalista un gruppo molto attivo in Svizzera ad esempio contro il noto zoo al Maglio.Animali come merce, che viene poi scartata quando non serve più. Questo denunciano gli animalisti che invitano ora a scrivere alle cancellerie comunali di Poschiavo, Soazza e Mesocco, chiedendo alle autorità di tornare sui loro passi e punire severamente chi ha invece abbandonato le caprette.Per Offensiva Animalista si tratterebbe della solita scusa per imbracciare i fucili. Stesse proposte, del resto, che hanno riguardato il Lupo e l’Orso, puntualmente ammazzati, dicono gli animalisti, non appena sono riapparsi in Svizzera dopo l’estinzione causata dalle attività umane.“Sarebbe anche ora di smetterla – commentano gli animalisti svizzeri – con questo allarmismo e continuo odio verso tutto ciò che non possiamo controllare“.Le capre rinselvatichite, rappresentano ormai un fenomeno diffuso. La particolare rusticità della capre, simile a quella dei molti cugini salvatici (basti pensare al famoso stambecco) rappresenta un fattore di vantaggio nella ripresa della vita selvatica. Nuclei di capre rinselvatichite sono diffuse anche in piccole isole mediterranee.
 
LA ZAMPA.IT
7 MAGGIO 2012
 
Parte la guerra allo scoiattolo grigio
"E' una delle 10 specie più pericolose" e nel parco del Levante genovese iniziano  gli abbattimenti
 
 
ALESSANDRA PIERACCI
 
Genova - Mi sembra un po’ come quelli che dicono noi siamo padroni a casa nostra», dice Edgar Meyer, dell’assessorato ai Parchi storici, Decrescita e Benessere animale del Comune. «Abbiamo scoiattoli parcocomunitari ed extraparcocomunitari», dichiara polemico Antonio Bruno (capogruppo prc). E poi ci sono i residenti di Nervi che guardano con smarrimento a un futuro dei loro parchi senza più quelle bestiole pronte ad accorrere al minimo sbattere di noci.Da robusto invasore americano, in grado di far sparire la specie autoctona rossa, considerato una delle 10 specie più pericolose della Terra, lo scoiattolo grigio comincia a muovere compassione e a smuovere polemiche. Dopo un censimento dell’Università che ne ipotizza circa 300 presenti, sta infatti per partire la cosiddetta «eradicazione» di Cip e Ciop nel parco del Levante genovese, caratterizzato da uno splendido roseto e appunto dagli scoiattoli grigi. Un’operazione da quasi due milioni che, però, sembra del tutto inutile, perché, come conferma l’assessore regionale all’Ambiente Renata Briano, non esiste una legge né europea né italiana che vieti la commercializzazione della specie americana: chiunque può acquistare le bestiole e, come spesso accade, liberarsene nei parchi, riavviando la diffusione.Lo scoiattolo grigio fu importato in Piemonte nel 1948, poi in Lombardia e infine in Liguria, nei Parchi di Nervi, nel 1966. E’ diventato una minaccia, perché più forte e grosso di quello rosso, di cui saccheggia le riserve invernali, in più portatore sano di una malattia che uccide la specie europea. Diversi organismi nazionali e internazionali, tra cui l’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, ora Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, hanno più volte chiesto un intervento risolutore e nel 2008 il Comitato Permanente della Convenzione di Berna ha aperto un «case file», equivalente della procedura di infrazione Ue, a carico dell’Italia per le inadempienze sui piani di controllo.
Così, per evitare pesanti sanzioni economiche, anche la Liguria, con il ministero dell’Ambiente, Piemonte e Lombardia, ha avviato un progetto da un milione e 930 mila euro, cofinanziato dalla Commissione Europea e affidato al coordinamento di Andrea Balduzzi del Dipartimento universitario di Scienze, Terra, Ambiente e Vita. Con i suoi studenti il docente organizzerà la cattura degli scoiattoli all’alba con trappole a gabbia, poi gli esemplari verranno affidati a veterinari per la sterilizzazione e trasferiti in bioparchi, fino alla morte. Gli scoiattoli catturati invece fuori dal parco saranno uccisi, denuncia Burno. «Con metodi eutanasici», precisa Balduzzi.Il parco resterà senza animali? «In pratica sì - dice Meyer, che pochi giorni fa ha ricevuto a Milano il premio per il «Comune amico dell’ambiente» - perché gli scoiattoli rossi a Nervi non ci sono mai stati, nè si sono propagati nella zona circostante». «E’ previsto un graduale inserimento come è previsto un rafforzamento della loro presenza negli altri parchi, come sulle alture del Righi», aggiunge Balduzzi. Ma se ne parlerà verosimilmente tra un paio d’anni.
 
TG COM 24
7 MAGGIO 2012
 
Genova dichiara guerra allo scoiattolo grigio
Sarebbero pericolosi per i fratelli “rossi”. Pronta una squadra di studenti con licenza di uccidere
 
Non bastava la lotta al piccione. Dopo la squadra di cittadini armati formata dall’assessore comasco Mario Colombo per sterminare i fastidiosi pennuti, è pronto un altro piccolo esercito anti-animali. L’obiettivo? I quasi 300 scoiattoli grigi dei Parchi di Nervi, in Liguria. Originari del Nord America, sono stati importati in Piemonte nel 1948, poi in Lombardia e infine in Liguria, e sono residenti in provincia di Genova dal 1966.Considerati una delle 10 specie più pericolose del pianeta, gli animaletti, così simpatici a prima vista, sono più forti e grossi degli scoiattoli autoctoni dalla pelliccia rossa. I grigi sarebbero diventati una reale minaccia per i fratelli rossi, perché saccheggiano le loro riserve invernali e sono portatori di una malattia mortale per la specie europea. Come nella conquista del West, gli scoiattoli yankee hanno colonizzato i boschi, sterminando i nativi, spogliato le cortecce dei pioppi e si riproducono con grande facilità.Le ragioni della cosiddetta “eradicazione” sarebbero dettate dal rischio di pesanti sanzioni economiche in arrivo dall’Europa, per “inadempienze sui piani di controllo” previste nel 2008 dal Comitato Permanente della Convenzione di Berna. La squadra con licenza di uccidere sarà coordinata da Andrea Balduzzi del Dipartimento universitario di Scienze, Terra, Ambiente e Vita. Con i suoi studenti organizzerà la cattura degli scoiattoli, che saranno sterilizzati e poi trasferiti in bioparchi in cui rimarranno fino alla morte. Gli scoiattoli “sorpresi” fuori dal parco di nervi saranno invece abbattuti “con metodi eutanasici”, come ha spiegato Balduzzi a La Stampa.Un’operazione da 2 milioni di euro che, però, sembra del tutto inutile: come conferma l’assessore regionale dell’Ambiente Renata Briano al quotidiano torinese “gli scoiattoli rossi a Nervi non ci sono mai stati, né si sono propagati nella zona circostante”. In più, ricorda Briano, non esiste una legge europea o italiana che vieti la commercializzazione della specie americana. Insomma, chiunque può acquistare la bestiola e, come succede spesso, liberarsene nei parchi. Il reale problema sarebbe che, secondo il Consiglio d’Europa, se non si interviene alla fine del secolo gli scoiattoli grigi potrebbero arrivare ad essere 11 milioni, più di cani e gatti.Tuttavia, la decisione ha lasciato perplessi sia parte dell’amministrazione comunale, sia i residenti di Nervi che si dovranno preparare a dire addio agli scoiattoli dei loro parchi. Anche perché prima della procedura di reinserimento dei “rossi” nostrani saranno necessari almeno due anni. I pericolosi “grigi” sono avvisati: la guerra è iniziata.
 
LA SENTINELLA
7 MAGGIO 2012
 
Cinghiali, un vero flagello Ora vogliamo sparare
 
di Mariateresa Bellomo
 
IVREA (TO) - Una battuta di caccia ai cinghiali e subito. Questo quanto chiedono gli agricoltori del territorio, arrabbiati per i danni che gli ungulati avrebbero procurato ai loro terreni. «Non ne possiamo più - tuonano all’unisono - vogliamo avere l’autorizzazione a sparare noi ai cinghiali senza aspettare che lo facciano i cacciatori. Nella Provincia di Asti è così, perché qui no? Anche quella di Torino dovrebbe intervenire e fare qualcosa per noi che, tra l’altro, aspettiamo da più di un anno gli indennizzi per i danni causati dai cinghiali ai nostri terreni». «Ogni sera quegli animali distruggono 3, 4 ettari di colture - continuano gli agricoltori -, mangiano tutto e al mattino dopo non possiamo fare altro che constatare, per l’ennesima volta, che il nostro lavoro ed il nostro guadagno &egrav e; stato azzerato nell’arco di poche ore». Marco Balagna, assessore all’Agricoltura della Provincia di Torino, interpellato, fa sapere: «Capisco gli agricoltori e sono dalla loro parte. Non credo però che la soluzione al problema sia lasciare che imbraccino il fucile, è pericoloso. Vorrei precisare, comunque, che per quanto riguarda la Provincia di Asti è vero che 6 mesi fa con delibera autorizzava gli agricoltori a sparare ai cinghiali, ma che, poi, il Prefetto non ha dato il via libera al provvedimento». Quindi Balagna ritorna sulla questione contenimento dei cinghiali e spiega: «Quando arriva una segnalazione sulla necessità che venga effettuata una battuta di caccia straordinaria, per esempio da un Comune, valutiamo la richiesta e diamo, all’autorità d’ambito della caccia, l’autorizzazione ad intervenire. Già adesso, comunque, per due mesi all’anno, tra gennaio e marzo, l&rs quo;Atc può effettuare interventi straordinari di contenimento. A questi si aggiungono i periodi di caccia ordinaria, da settembre fino alla fine di dicembre. Se servono altre battute di caccia bisogna, dunque, chiederle all’Atc. Proprio questo mese verranno rinnovati i vertici dell’autorità d’ambito; gli agricoltori dovrebbero sollecitare il nuovo direttivo che si insedierà a contenere meglio la presenza degli ungulati e a farlo in maniera seria». Nessuna buona nuova, invece, sul fronte indennizzi. «Gli indennizzi li dà la Regione non la Provincia e la Regione, sotto questo profilo, è in ritardo di oltre un anno perché non ci sono risorse economiche sufficienti. Un tema pesante questo per cui tutte le Province piemontesi prenderanno posizione nei confronti della Regione» conclude l’assessore all’Agricoltura.
 
CORRIERE DEL TICINO
7 MAGGIO 2012
 
La misteriosa morte dei pellicani
Sono, finora, più di 500 quelli che sono giunti a morire sulle coste peruviane
 
Qualche mese fa avevano iniziato ad arenarsi e a morire i delfini. Negli ultimi giorni, sulle coste peruviane, sono giunti a frotte pellicani stremati che, uno dopo l'altro, sono morti per cause ancora sconosciute. Non è la prima volta che le coste del Pacifico in America del Sud sono teatro di simili scenari raccapriccianti e misteriosi. C'erano stati i pinguini e i leoni marini in Cile (vd suggeriti). Adesso i pellicani. La moria di cetacei e uccelli marini aveva dapprima colpito le coste nord del Perù, ma adesso ad essere interessate sono anche quelle davanti a Lima, dove nelle ultime ore sono stati trovati una decina di pellicani morti ed un leone di mare in stato di decomposizione. Numeri che si aggiungono ad un tragico bilancio, per un fenomeno che ancora non ha una spiegazione scientifica e si tinge di giallo.Intanto il Ministero della salute ha emesso un'allerta sanitaria, invitando ad evitare le spiagge dove sono state rinvenute le carcasse e a non consumare pesce crudo. Se per l'esecutivo di Hollanta Umala da febbraio ad ora sono circa 900 i delfini e 538 i pellicani morti, i dati che vengono diffusi dalle organizzazioni non governative (Ngo) sono ancora più allarmanti, con un saldo di circa 3000 delfini e 1200 pellicani deceduti.L'area della strage (prima dei ritrovamenti di Lima) era sempre stata circoscritta ai 160 chilometri di costa tra Punta Negra, nell'area di Piuna e San Josè, regione di Lambayeque. Nel ricercare le cause di questa tragedia che ora coinvolge anche i leoni di mare (ne sono stati trovati morti una decina) ed altre specie di volatili marini, nelle scorse settimane gli ambientalisti avevano puntato il dito contro le esplorazioni petrolifere nel vicino specchio di mare, mentre fonti governative avevano scartato l'ipotesi, ritenendo piuttosto che l'agente scatenante fosse il «morbillivirus» (virus che colpisce anche le specie canine). Le ultime informazioni che arrivano dall'Istituto del mare peruviano (Imarpe), però se da un lato sembrano escludere il «morbillivirus», dall'altro danno l'idea di un indagine ancora in alto mare, con i test tutti da rifare. E l'unico punto fermo che emerge, è che gli animali morti avevano un sistema immunitario molto indebolito.Così, come accade ogni volta in cui non si riesce a dare una spiegazione scientifica immediata, si moltiplicano le speculazioni di ogni genere: dalla mancanza di nutrimento dovuto alla diminuzione dei banchi di acciughe, alla contaminazione da pesticidi agricoli (alcune taniche vuote sono state trovate sulle spiagge), al cambiamento del polo magnetico terrestre che disorienterebbe gli animali. E in tutto questo rincorrersi di ipotesi non manca neppure qualche catastrofista che si chiede se la malattia partita dai delfini non sia il virus mutante dell'apocalisse 2012 prevista dai Maya.
FOTO
 
LA ZAMPA.IT
7 MAGGIO 2012
 
Moria di delfini e pellicani sulle spiagge del Perù
 
Le autorità peruviano hanno dichiarato l'allarme in seguito alla morìa di pellicani e delfini che colpisce in questi mesi le coste del Perù. Turisti e residenti sono stati invitati a evitare le spiagge dove negli ultimi giorni sono stati trovati deceduti almeno 1.200 pellicani.
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ANMVI OGGI
7 MAGGIO 2012
 
GREEN HILL Cure veterinarie per i beagle “oggetti di reato”
 
I cuccioli sono formalmente 'oggetti di reato', secondo la magistratura. "Salvati", a parere degli animalisti.
I 28 o 70 cuccioli, a seconda delle voci, non sono adottabili, per ragioni di cautela e per timore che i carabinieri possano riprenderli e riportarli a Montichiari.
Intanto cresce il numero degli indagati per l'irruzione in quello che definiscono lager, altri dieci negli ultimi giorni. Lasciano intendere che le forze dell'ordine non hanno opposto una resistenza feroce per impedire il loro ingresso in Green Hill. Loro erano là solo per protestare, poi l'unico obiettivo è diventato salvare più cani possibile, la fuga con i cuccioli nascosti dentro le giacche o i cappotti.
Anche per le visite veterinarie non ci sarebbero problemi, tutti gli affidatari dei beagle possiedono altri cani "e i loro veterinari non faranno molte domande".
 
ANSA
7 MAGGIO 2012
 
Un farmaco curera' Parkinson e Alzheimer
Test su animali, riprogrammate cellule nervose
 
LONDRA - Un solo farmaco per curare tante diverse malattie neurodegenerative, come Alzheimer e Parkinson: é il sogno che si potrebbe ora concretizzare, dopo che un team di scienziati britannici è riuscito a fermare una malattia neurologica in test su animali legata ai prioni, "riprogrammando" le cellule degli animali destinate a morire.
Reso noto sulla rivista Nature, il traguardo è di Giovanna Mallucci della University of Leicester (Gb).
 
BERGAMO SERA
9 MAGGIO 2012
 
Nuovo farmaco curerà Alzheimer e Parkinson
 
Un solo, nuovissimo farmaco sarà in grado di curare malattie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson.Infatti un team di scienziati britannici è riuscito a fermare una malattia neurologica in test su animali, attraverso una sorta di “riprogrammazione” delle cellule degli animali destinate a morire.Autrice dello studio, pubblicato in versione integrale su “Nature”, èGiovanna Mallucci della University of Leicester (Gb).
 
GREEN ME
7 MAGGIO 2012
 
Cane in bici
 
Personalmente, non avendo un automobile e muovendomi per Roma in scooter o in bici, ho abituato il mio cane, fin da piccolo, a salire sul motorino. In tal modo, visti anche i tanti problemi che, purtroppo ancora sorgono sui mezzi pubblici, dove troppo spesso, nonostante guinzaglio e museruola, i cani non vengono fatti salire, riesco a portarlo tranquillamente al parco o dal veterinario.Per questo è con enorme ammirazione che ho guardato questo video in cui il padrone di un Golden Retriever riesce a trasportarlo con sé sulla bici! Il cane dapprima "fa la guardia" alla bici del padrone e, una volta che questo è tornato capisce che è giunto il momento di "tornare in sella".
Ho iniziato a cercare un po' su internet e ho visto che non è l'unico.In questo video, ad esempio, il cane siede comodamente sul portapacchi: Forse si tratta di casi estremi in cui il cane, esattamente come ho fatto io con il motorino, è stato addestrato fin da piccolo. Mi sono imbattuta, però, nel DoggyRide, una sorta di trasportino utilizzato, addirittura, per fare un viaggio in bici intorno al mondo Il prezzo di questo originale carrello per cani si aggira intorno ai 120 Euro e, stando a quanto riportato qui è disponibile in diversi colori . Da farci davvero un pensierino anche se, viste le condizioni in cui si gira a Roma in bici, forse non è il massimo della sicurezza.Per cani di piccola taglia, invece qui ho trovato cestini veramente carini e funzionali.Se l'argomento vi lascia ancora un po' perplessi, questo sito ci sono foto troppo carine di cani in bicicletta. Ben 20, una più simpatica dell'altra. A voi quale piace di più? Che ne pensate? Portereste il vostro cane in bici?
VIDEO
 
LA REPUBBLICA
8 MAGGIO 2012
 
IL CASO
Fiumicino, tenta di imbarcare 19 gatti
poi ne abbandona 15: denunciato
Gli animali, che ora stanno tutti bene, sono stati presi in consegna direttamente dall'Ente nazionale protezione animali. Il trolley in cui erano stati rinchiusi aveva fatto scattare un allarme bomba
 
Ha cercato di imbarcarsi sull'aereo per New York,  all'aeroporto di Fiumicino, con 19 gatti al seguito. Ma dopo il diniego da parte della compagnia aerea, che ne ha potuti accettare nella stiva soltanto 4, ha pensato bene di abbandonare nello scalo romano gli altri 15 gatti con i relativi trasportini. Gli animali, che ora stanno tutti bene, questa mattina sono stati presi in consegna a Fiumicino direttamente dall'Ente nazionale protezione animali (Enpa), di cui è presidente l'ex senatrice Carla Rocchi e trasferiti nel Gattile di Roma, in attesa di essere adottati.
Il responsabile dell'abbandono dei gatti, invece, un passeggero 44enne di nazionalità americana, già individuato dagli agenti della Polizia di frontiera diretti da Antonio del Greco, rischia ora una denuncia penale per maltrattamento di animali e per procurato allarme. Si tratta de llo stesso viaggiatore che questa mattina aveva abbandonato all'interno della hall Partenze internazionali un trolley e una lettiera per gatti, che hanno fatto scattare un falso allarme bomba. Secondo una prima ricostruzione dei fatti il passeggero sarebbe giunto ieri, nel primo pomeriggio, nello scalo romano per partire alla volta di New York via Monaco con la compagnia aerea tedesca Lufthansa.
Il vettore, però, quando si è trovato davanti al fatto che l'uomo pretendeva di imbarcarsi con 19 gatti, non ha potuto, come prevede il regolamento, accettare che nella stiva dell'aereo venisse imbarcata l'intera colonia felina, spiegando al proprietario che avrebbe si potuto
farli viaggiare, ma rivolgendosi al settore Cargo, adibito al trasporto degli animali. L'uomo, dopo avere trascorso la notte in aeroporto con i gatti, questa mattina ne ha abbandonati 15 fuori dal terminal Arrivi, poi si è imbarcato con gli altri 4 animali al seguito sul volo per New York.
 
ANSA
8 MAGGIO 2012
 
Tenta imbarco con 19 gatti, ne abbandona 15
E' accaduto all'aeroporto di Fiumicino. Era diretto a NYC
 
Ha tentato di partire dall'aeroporto di Fiumicino per New York con 19 gatti al seguito ma dopo il diniego da parte della compagnia aerea, che ne ha potuti accettare nella stiva soltanto 4, ha "pensato bene" di abbandonare nello scalo romano gli altri 15 gatti con i relativi trasportini. Gli animali, che ora stanno tutti bene, questa mattina sono stati presi in consegna a Fiumicino direttamente dall'Ente nazionale protezione animali (Enpa), di cui è presidente l'ex senatrice, Carla Rocchi, e trasferiti nel Gattile di Roma, in attesa di essere adottati. L'uomo responsabile dell'abbandono dei gatti, invece, un passeggero 44enne di nazionalità americana, già individuato dagli agenti della Polizia di frontiera diretti da Antonio del Greco, rischia ora una denuncia penale per maltrattamento di animali e per procurato allarme.Secondo quanto si è appre so, infatti, si tratta dello stesso viaggiatore che ha abbandonato all'interno della hall Partenze internazionali un trolley e una lettiera per gatti, che hanno fatto scattare un falso allarme bomba. Secondo una prima ricostruzione dei fatti il passeggero sarebbe giunto lunedi', nel primo pomeriggio, nello scalo romano per partire alla volta di New York via Monaco, con la compagnia aerea tedesca Lufthansa. Il vettore, però, quando si è trovato davanti al fatto che l'uomo pretendeva di imbarcarsi con 19 gatti, non ha potuto, come prevede il regolamento, accettare che nella stiva dell'aereo venissero imbarcati 19 gatti, spiegandogli che avrebbe potuto farli viaggiare, ma rivolgendosi al settore Cargo, adibito al trasporto degli animali. Così l'uomo, dopo avere bivaccato tutta la notte nello scalo insieme con i gatti, questa mattina ne ha abbandonati 15 fuori del terminal Arrivi, nelle vicinanze del pronto soccorso dello scalo, quindi si è imbarcato con 4 gatti sul volo per New York via Monaco, decollato intorno alle 8.45. La polizia giudiziaria dello scalo romano sta indagando sulla vicenda.
 
CRONACA QUI
8 MAGGIO 2012
 
In famiglia c'è un bebè in arrivo e per Lenny non c'è più posto
 
Milano - Ancora una volta ci ritro­viamo costretti a raccon­tarvi storie che hanno dell'inverosimile e che pure so­no tristemente reali. Quella del piccolo Lenny, per esempio, un tenerissimo Cocker fulvo di ap­pena due anni che è stato lascia­to in canile da quelli che erano gli ex proprietari. La ragione? In famiglia è in arrivo un bambino, e per questo cagnolino senza colpe improvvisamente pare non esserci più nè posto nè amore.
Eppure Lenny è un cagnolino dolcissimo, abituato a vivere in appartamento, assolutamente tranquillo. È sano e affettuoso: naturalmente non riesce a capa­citarsi di quello che gli è succes­so in un batter di ciglia. Cerca una nuova casa e una famiglia affidabile e fedele con cui vivere serenamente tutta la vita. Una famiglia, tanto per intenderci, che sappia che un cane è per sempre, indipendentemente dal­le new entry famigliari. Non è ammissibile - e lo scriviamo con cognizione di causa, visto che siamo genitori sia di bambini sia di quattro zampe - che l'arrivo di un bebè debba comportare il sacrificio di chi fino a poco prima consideravamo il nostro amico più fedele. Lungi da noi l'intenzione di " umanizzare" un cane o un gatto, ma ci piace ricordare che anche gli animali hanno diritti importanti, su tutti quello di venire amati e rispetta­ti, anche quando in arrivo c'è un " fratello" bipede. […]
 
GEA PRESS
8 MAGGIO 2012
 
Genova: nel vano ruota 57 tartarughe (foto)
Intervento Agenzia delle Dogane e Nucleo Cites Forestale.
 
Erano state sistemate nel vano della ruota di scorta. Cinquantasette tartarughe, quasi tutte Testudo graeca, pigiate nel piccolo contenitore a sua volta rinchiuso nel bagagliaio di una macchina sbarcata, sabato scorso, dalla motonave proveniente da Tunisi.Il cittadino tunisino alla guida del mezzo, è stato fermato dal persone dell’Agenzia delle Dogane del porto dei Genova. La perquisizione dell’automobile ha portato così a scoprire il grosso quantitativo di tartarughe. Tutte di piccola taglia, circa 10 centimetri, fatto questo che potrebbe essere funzionale alla più facile immissione nel mercato legale mediante l’uso di certificati Cites riciclati, ovvero riferibile ad altri individui denunciati come nati in cattività e poi morti o illegalmente venduti.Gli animali si presentavano in massima parte disidratati, m entre uno di essi è stato rinvenuto già morto.Allertato dall’Ufficio delle Dogane, è altresì intervenuto il Nucleo operativo Cites del Corpo Forestale dello Stato. Secondo la Forestale, quanto scoperto sabato scorso è sicuramente riferibile ad un vero e proprio traffico illecito di grosse proporzioni. Ben lontano, cioè, da importazioni illecite di singole tartarughe effettuate solitamente da ignari turisti. Il porto di Genova, del resto, è già stato individuato come nodo di un importante traffico di tartarughe che ha portato, proprio in Liguria, alla scoperta di un vero e proprio centro di smistamento di tali animali. Tartarughe arrivate a Genova, poi trasferite a Savona e da qui inviate in varie parti d’Italia. Un anello più basso, ma non meno importante, della stessa catena è stato individuato in Toscana, nei pressi di Massa Marittima. Eppure, nonostante l’entità di tali importazioni, le pene previste dal nostro ordinamento giuridico, sono di sola natura contravvenzionale. Sebbene l’ammenda può raggiungere la cifra di alcune decine di migliaia di euro è pur vero che la mancanza di misure più decise, come l’arresto in flagranza di reato, è la pressoché impossibilità di potere contestare il forte reato di associazione a delinquere, prefigurano un sistema che non molto preoccupa i trafficanti.Un tartaruga, una volta immessa nel mercato, può acquisire il valore di alcune centinaia di euro.Secondo il Servizio Cites del Corpo Forestale dello Stato, le tartarughe di terra continuano purtroppo ad alimentare un vasto mercato ill egale. Un fenomeno, sempre secondo la Forestale, che sta inevitabilmente portando ad un depauperamento sostanziale delle popolazioni naturali nei paesi di origine (Tunisia, Marocco, Libia, etc.), facendo temere sempre di più per la totale estinzione.L’invito della Forestale è pertanto rivolto anche agli ignari turisti che spesso, specie nei mercatini nord africani, si vedono proposte alla vendita tartarughe protette. Non sanno, però, che alla dogana il povero animale verrà sequestrato mentre al possessore verrà contestata una denuncia che potrebbe concludersi con il pagamento di una pesante ammenda.
VEDI FOTO:
 
OGGI NOTIZIE
8 MAGGIO 2012
 
Roma: recuperato pappagallo raro e 19 serpenti
 
Roma - Dopo il sequestro in provincia di Viterbo, dove è stato trovato un canile degli orrori, da Roma arrivano due buone notizie. La prima è che è stato ritrovato dagli agenti della Polizia Fluviale della Questura di Roma, un pappagallo della specie protetta 'Ara chloropterus', del valore commerciale superiore a 2000 euro. Il volatile, intorno alle ore 9.30, era stato notato dagli agenti mentre stava volando da una sponda all’altra del fiume Tevere, all’altezza dell’isola Tiberina. nel corso dei servizi di pattugliamento predisposti dal Questore per il monitoraggio delle rive del fiume e delle aree limitrofe, intensificati anche in vista dell’approssimarsi della stagione estiva. Gli agenti della Polizia Fluviale hanno provveduto a notiziare il Servizio CITES del Corpo forestale dello Stato, per coordinare l’intervento e mettere in salvo l’esemplare.
Da accertamenti, gli operatori del Corpo forestale dello Stato e della Polizia di Stato, sono riusciti a rintracciare il proprietario, un romano residente nella zona del centro storico. Contattato dai poliziotti, il proprietario ha dichiarato che “Cloty”, questo il nome dell’animale, una femmina di 18 anni avente un’apertura alare oltre un metro, negli ultimi 2 giorni era stato da lui affidato alle cure di un conoscente, dal quale verosimilmente si è allontanato. 
Mentre nell’ultimo mese il Gruppo di Intervento Rapido Biodiversità è riuscito a recuperare nel territorio capitolino 19 serpenti, affidati alle strutture di accoglienza. Durante la stagione calda, a Roma, il fenomeno della fuga o dell’abbandono di animali esotici si verifica con sempre maggiore frequenza creando evidenti problemi. 
 
LA ZAMPA.IT
8 MAGGIO 2012
 
La nuova vita dei Beagle "liberati" alla Green Hill
Gli animalisti del blitz a Montichiari: abbiamo trovato una famiglia per i cuccioli
 
ANTONELLA MARIOTTI
 
Torino Stanno tutti bene. E non li troveranno mai». Giacomo e Molly corrono incontro a Irene in un giardino, uno qualsiasi tra la Liguria e la Francia, si rotolano come fanno i cuccioli alla loro età, hanno una passione sfrenata per le caviglie, e l’ossessione per i lacci delle scarpe. Ma Giacomo e Molly, che poi non sono neanche i loro nomi, sono «oggetto di reato»; insieme ad altre decine di cani Beagle sono stati rapiti, rubati, salvati - a seconda dei punti di vista - dal blitz animalista contro Green Hill, l’allevamento a Montichiari che «produce» cavie da laboratorio. Irene e Maria fanno parte dello «Squadrone animalista», una delle tante associazioni che costellano il mondo dell’animalismo, più simile all’Animal Liberation Front (Alf) che all’Enpa, per capirci: attivisti disposti a tutto per portare via animali da situazioni di maltrattamento o come in questo caso da un allevamento, o ancora dai laboratori per la sperimentazione.Tutti i cani portati via da Montichiari il 28 aprile (alcuni dicono trenta altri settanta) «adesso hanno una famiglia che li terrà per sempre. Non sono adottabili perché non ci fidiamo. Lo sai che tre sono stati già restituiti ai proprietari di quel lager?». Per questo motivo sono stati necessari tre giorni, quattro passaggi e telefonate «ponte» per trovare chi, alla fine della catena, potesse «garantire» che la visibilità sul giornale non facesse arrivare i carabinieri a riprendersi i cuccioli. «E’ l’unico motivo per il quale siamo così diffidenti. Abbiamo paura per loro, non per noi: la galera è l’ultimo dei problemi».E poi il ricordo di quel giorno: «Quello che dicono non è vero. Non abbiamo premeditato nulla, no i siamo andati là come sempre per protestare». Irene è quella che studia le leggi, ascolta tutti i pareri in tv e ha i contatti con scienziati ed esperti contro la vivisezione. Ti guarda sempre con l’aria di chi in fondo non si fida proprio tanto di quelli che non si sa se stanno dalla sua parte oppure no, ma ci tiene a dire: «Non siamo sprovveduti, sappiamo rispondere a tutte le domande». Allora mentre Giacomo scava intorno ai gelsomini chiediamo: se un vostro familiare fosse malato e per curarlo fosse necessario sperimentare su un animale? «Parliamoci chiaro - attacca Irene -, ormai le cure fondamentali ci sono e i sistemi per trovare farmaci senza vivisezione pure. Anche Umberto Veronesi ha detto che ha ridotto al limite la sperimentazione animale. Ma ti sembra che io abbia lo stesso sistema gastrointestinale di un topo?». In effetti.Tornando a Giacomo e Molly il racconto di Maria si fa meno scientifico e più «visionario», guardiamo le foto sul computer «che non possiamo darti perché si riconoscono i volti e oggi (ieri per chi legge; ndr) ci sono stati altri dieci indagati. Sono stati momenti incredibili quando siamo entrati in quel lager». Ma non vi hanno fermati gli agenti? Non si sono accorti di quello che volevate fare? Uno sguardo d’intesa tra Maria e Irene e poi la prima riprende: «Non vogliamo mettere nei guai nessuno, diciamo che alcuni sono riusciti ad entrare e tutti nello stesso momento abbiamo voluto la stessa cosa: salvare più cani che potevamo. E’ stato un miracolo». I cuccioli sono usciti nascosti nelle giacche, sotto le maglie. Poi la corsa sul pullman e lì altre foto, con i musi in primo piano e dietro un signore che avrà superato i settanta con un basco nero.E lui chi è? «E’ “il generale” - sorride Maria -. Lui ha una visione del mondo, ci guida». Poi ancora foto ricordo dei cuccioli in viaggio. Ma come farete con loro, con le visite veterinarie? «Tutti quelli che hanno i cuccioli hanno anche altri animali, quindi i veterinari non fanno domande particolari, faranno i vaccini e le visite come fanno con tutti i cuccioli». Superato anche il problema del micro-chip, «alcuni hanno un tatuaggio sull’orecchio. Se altri hanno il micro-chip lo faremo togliere da persone di fiducia». Ma la «lotta è solo cominciata» e domani la «Giornata mondiale contro la vivisezione» diventa «contro Green Hill», con mobilitazioni anche davanti alle ambasciate italiane all’estero per chiedere la chiusura dell’allevamento di Montichiari. Perché proprio l’8 maggio? Perché mercoledì alla XIV Commissione del Senato verranno presentati gli emendamenti al testo dell’articolo 14 per il recepimento della Direttiva Europea sulla sperimentazione anim ale. «Il timore è che vincano le pressioni delle case farmaceutiche». Giacomo e Molly si sono addormentati su un gradino. E a vederli così è difficile pensare che la cosa giusta, per legge, sarebbe restituirli.
FOTO
 
CORRIERE DELLA SERA
8 MAGGIO 2012
 
LA REPLICA DELL'AZIENDA CHE ALLEVA I BEAGLE A MONTICHIARI
«Non siamo torturatori ma professionisti»
Sottrarre illegalmente i cuccioli dall'allevamento «equivale a sottrarre ai pazienti la possibilità di curarsi»
 
«Non possiamo più accettare di essere trattati come degli assassini da una propaganda che vuole imporsi con la violenza e l'illegalità. L'aggressione e i sabotaggi all'allevamento hanno avuto conseguenze gravissime per la salute degli animali, che amiamo e rispettiamo come d'obbligo per chi fa il nostro mestiere». Lo afferma la società di Green Hill, che si occupa di allevamento di animali da laboratorio, in una nota che arriva in concomitanza con l'iniziativa internazionale promossa dal coordinamento «Fermiamo Gree Hill». L'azienda ricorda come la sua sia «un'attività che richiede professionalità» e come «qualsiasi insinuazione sul presunto maltrattamento degli animali sia stata respinta anche dall'indagine della Procura di Brescia». «Sottrarre illegalmente i cuccioli dall'allevamento - continua la nota di Green Hill riferendosi al blitz degli animalisti di sabato 28 aprile - equivale a sottrarre ai pazienti, uomini, donne e bambini, la possibilità di curarsi».
 
GEA PRESS
8 MAGGIO 2012
 
I Veterinari al Presidente della Repubblica: mantenga la sperimentazione animale
 
Prima la stoccata sulla liberazione dei cuccioli di Green Hill, poi il riferimento all’impossibilità per la ricerca di potere andare avanti senza gli animali, infine l’appello al Presidente della Repubblica: “il passaggio diretto dai sistemi in vitro all’essere umano rischia di determinare delle conseguenze per la salute umana, che nessuno è in grado di stimare, e per questo è inaccettabile“. Questi i tre passi salienti della presa di posizione dei Presidenti dell’ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani) e della SIVAL (Società Italiana Veterinari Animali da Laboratorio) Marco Melosi e Massenzio Fornasier.“Ci appelliamo alla Presidenza della Repubblica – scrivono i Presidenti di ANMVI e SIVAL – affinché il Parlamento possa legiferare senza intimidazioni e il dibattito all’interno della società civile rientri nell’alveo della democrazia e del rispetto dei valori della Costituzione”.Il riferimento è ovviamente ai recenti fatti di Green Hill ed al recepimento legislativo della Direttiva 2010/63/UE del Parlamento europeo e del Consiglio,del 22 settembre 2010. Direttiva titolata sulla “protezione degli animali utilizzati a fini scientifici” ma, per i critici del provvedimento, denominata “direttiva vivisezione”.Per ANMVI e SIVAL, la discussione è stata caratterizzata, proprio in concomitanza con le fasi salienti dell’iter parlamentare tutt’ora in corso presso la 14° Commissione del Senato, da episodi illegali.“Abbiamo assistito – scrivono Marco Melosi e Massenzio Fornasier – ad episodi e manifestazioni che hanno travalicato la legalità e la democrazia”.Le voci della società civile e della comunità scientifica, se mpre secondo SIVAL e ANMVI, a favore di un recepimento per loro aderente ai principi europei e giudicati adeguatamente protezionisti nei riguardi degli animali utilizzati, “sono state vittime di insulti e di linciaggio mediatico”.“Come cittadini e come medici veterinari – dichiarano i due Presidenti nella lettera inviata al Quirinale - riteniamo che i principi costituzionali della tutela della salute umana e della libertà della ricerca scientifica ad oggi non possono ancora essere realizzati senza l’utilizzo di animali. Il passaggio diretto dai sistemi in vitro all’essere umano rischia di determinare delle conseguenze per la salute umana, che nessuno è in grado di stimare, e per questo è inaccettabile”. I due Presidenti hanno altresì fatto riferimento all’impossibilità di potere proseguire “nella conoscenza delle malattie che ancora affliggono gli animali e i cittadini di questo Paese e nello sviluppo di nuove terapie nelle quali i pazienti e le loro famiglie ripongono la speranza per il loro futuro”.Grave quanto asserito in merito al condizionamento animalista nei confronti dei parlamentari.I Presidenti di ANMVI e SIVAL aggiungono, infatti, come “coloro che in nome del protezionismo animalista ritengono che il Parlamento italiano debba adottare misure superiori al livello regolatorio previsto dalla Commissione Europea, oltre a porsi contro i principi di recepimento, non hanno esitato ad esercitare pressioni sulle istituzioni della Repubblica “per condizionare, anche con modalità violente di aggressione verbale, l’istituzione parlamentare” (Sen D’Ambrosio Lettieri, seduta del 14 aprile 2012, 14° Commissione dell’Unione Europea del Senato). La nota si conclude infine con un appello che cita l’articolo 9 della Costituzione Italiana che, tra i principi fondamentali della Repubblica italiana indica la tutela d ella ricerca scientifica.Nel comunicato delle due Associazioni non viene mai nominato, ma il riferimento è all’articolo 14 del ddl 3129 della proposta di legge comunitaria (cosiddetto emendamento Brambilla). In realtà, però, in nessuna parte dello stesso si parla del passaggio in toto diretto dalla sperimentazione animale agli esperimenti in vitro. Tra i documenti presentati al Senato dagli stessi esperti favorevoli alla sperimentazione animale si evince del resto come le loro posizioni siano più articolare ed in alcuni casi in quantomeno singolare contraddizione. E’ il caso, ad esempio, del numero di esperimenti comportanti dolore ed eseguiti senza analgesia e anestesia. Vi è poi, nell’articolo 14, la previsione di divieto di all evare sul territorio nazionale, cani, gatti e primati da destinarsi alla vivisezione. Secondo gli esperti si tratterebbe di un provvedimento foriero di spostamento della ricerca all’estero e importazione di animali da altri paesi. In realtà, aveva precisato la Responsabile del Ministero della Salute, dott.ssa Ferri, in Italia vi è un solo allevamento, ovvero il famoso Green Hill, con l’80% della produzione destinata all’estero.
 
FOCUS
9 MAGGIO 2012
 
Il punto sulla sperimentazione animale
Il caso Green Hill e i beagles liberati rimette in primo piano il tema della sperimentazione animale. 12 milioni in Europa. Quasi 900.000 in Italia. Sono gli animali utilizzati ogni anno per la ricerca. Una nuova norma europea regola la sperimentazione animale. Ma ha provocato molte polemiche: è migliore o peggiore della precedente?
Scienziati e animalisti si danno battaglia su un tema spinoso. Le ragioni degli uni e degli altri in questo speciale che analizza la nuova normativa europea ed esplora anche le possibili alternative.
Articolo originale del 25/10/2010 aggiornato nel 2012.
 
di: Rebecca Mantovani
 
Ogni anno 12 milioni di animali vengono utilizzati nei laboratori di ricerca di tutta Europa: martiri necessari alla scienza (ma anche alla cosmetica, alla chimica e persino all'industria bellica) o vittime innocenti che potrebbero essere risparmiate? La nuova normativa comunitaria ha riacceso il conflitto scientifico ed etico che da sempre accompagna la sperimentazione animale.
Ma quali sono le reali dimensioni del fenomeno? È vero che gli attuali progressi medici e scientifici non sarebbero stati possibili senza gli animali? E soprattutto: nel 2010 è ancora necessario sperimentare sugli animali o esistono metodi alternativi?
A queste e a molte altre domande cercheremo di rispondere in queste pagine, ascoltando le ragioni di chi considera l’impiego degli animali ai fini scientifici un male necessario (vedi pagina 4) e di chi invece combatte (vedi pagina 5) contro questa pratica promuovendo l’utilizzo di metodologie alternative (le trovi a pagina 6).
Ma per iniziare occorre prima di tutto analizzare le nuove regole che l’Unione Europea si è appena data.
Le novità della normativa europea
Dopo 4 anni di dibattiti, l’8 settembre 2010 è stata approvata la nuova direttiva europea sulla sperimentazione animale che aggiorna le regole stabilite nel 1986 dalla normativa attualmente in vigore.
Le nuove norme hanno suscitato – come era naturale dato il tema così controverso – molte polemiche. Le nuove regole sono migliori o peggiori delle precedenti?
Dipende dal punto di vista, perché se da un lato incentiva l’utilizzo di metodi alternativi e impone a chi sperimenta sugli animali di richiedere apposite autorizzazioni, dall’altro concede numerose deroghe che permettono, per esempio, di utilizzare gli animali randagi o quelli in via di estinzione, anche catturandoli in natura.
Luci e ombre della legge
Tra le specie più preoccupate per le decisioni prese a Bruxelles le scimmie antropomorfe, cioè le più simili all’uomo (gorilla, scimpanzé, bonobo, gibboni e orangutan): il loro utilizzo ai fini scientifici è vietato, ma la norma europea prevede diverse possibilità di deroga.
Un altro tema molto discusso riguarda la possibilità di compiere esperimenti senza anestesia.
Più in generale tutto il settore dovrà operare in un regime di maggior trasparenza: tutti i progetti di sperimentazione sugli animali saranno valutati dalle autorità competenti che dovranno verificarne l’effettiva necessità, concedendo l’autorizzazione solo se non vi sono metodi alternativi disponibili. Non solo: tutte le informazioni sui progetti dovranno essere rese pubbliche.
Inoltre, sia i laboratori che utilizzano animali che gli allevamenti specializzati saranno sottoposti a ispezioni annuali.
Le statistiche ufficiali relative ai numeri della sperimentazione comprenderanno anche i cefalopodi (come per esempio i polpi) e gli animali che vengono soppressi per utilizzarne organi o tessuti. Rimangono invece escluse api, lombrichi e tutti gli altri invertebrati.
Le regole post sperimentazione
Con la nuova normativa per la prima volta viene classificato il livello di dolore procurato durante le procedure sperimentali: se i test prevedono un elevato dolore per gli animali, ottenere l’autorizzazione alla sperimentazione sarà più difficile e occorreranno maggiori obblighi.
Un’ulteriore novità riguarda il dopo sperimentazione: che cosa succede agli animali una volta terminato l’esperimento? La nuova disposizione prevede che possano essere riutilizzati in altri test oppure che vengano soppressi con metodi regolamentati che provochino il minor dolore, sofferenza e angoscia possibile.
I più fortunati, se le condizioni lo permettono, possono essere avviati a un programma di reinserimento e successivamente dati in adozione a privati (vedi box).
E in Italia che cosa avverrà?
Le leggi attualmente in vigore nel nostro Paese sono più restrittive rispetto alla normativa europea, anche quella appena approvata.
Dal 1991 è vietato l’uso dei randagi nei laboratori e, dal 2008, non si possono più impiegare animali nella didattica. Cani, gatti e scimmie possono essere utilizzati solo previa autorizzazione del Ministero della Salute, così come gli esperimenti senza anestesia. Questi casi rientrano nella cosiddetta sperimentazione in deroga che dovrebbe costituire un’eccezione, ma che in realtà rappresenta circa il 20% del totale.
Per conoscere l’impatto della nuova direttiva in Italia sarà necessario attendere la legge nazionale di recepimento, ma si prevede che le norme esistenti rimangano.
Altri Stati dell’UE invece non dispongono di una propria legislazione in materia, limitandosi ad applicare la direttiva del 1986. È proprio in questi casi che la nuova normativa porterà dei sostanziali miglioramenti, introducendo nuovi limiti, divieti, procedure e controlli sul rispetto delle regole e sull’effettiva necessità di ricorrere agli animali.
 
BRESCIA OGGI
9 MAGGIO 2012
 
L'oncologo Veronesi: «La sperimentazione incruenta è dovere etico»
 
Sull'onda della mobilitazione globale contro la Green Hill di Montichiari si moltiplicano le prese di posizione di luminari del mondo scientifico internazionale contro la vivisezione e la sperimentazione sugli animali. Significativa quella di Umberto Veronesi, oncologo di fama mondiale ed ex ministro alla Salute. «Non ho mai avuto l'occasione di utilizzare dei cani per esperimenti e non lo avrei mai fatto perchè amo gli animali - spiega Veronesi -. Sarebbe stata un contraddizione etica considerato che sono il redattore della carta sui diritti degli animali. Penso che il nostro sforzo di civiltà sia quello di trovare vie sempre più efficaci per far progredire la scienza medica evitando l'impiego di animali nella sperimentazione». MA ESISTONO ATTUALMENTE metodi alternativi incisivi? «Moltissimi - rimarca l'ex ministro alla Salute -. L'analisi del Dna, la coltivazione cellulari in provetta, lo studio di microrganismi, muffe vegetali e lieviti». Il vero nodo da sciogliere secondo Veronesi è quello delle comitati etici. «Sono questi organismi che dovrebbero stabilire in ogni struttura che pratica la sperimentazione se quel determinato esperimento è davvero indispensabile per il progresso della medicina - sostiene l'oncologo -. Il comitato etico deve difendere i diritti degli animali fissando le regole degli esperimenti» Purtroppo - come ha sottolineato il servizio di «Striscia la notizia» dell'inviato Edoardo Stoppa andato in onda lunedì sera «non esistendo nessun comitato etico, ogni anno nel mondo si vivisezionano 400 milioni di animali di ogni specie». Solo il 30% riguarda la medicina il restante 70% il settore cosmetico, la filiera bellica quella dei detergenti e delle sigarette. «Riusciremo - assicura - a trovare un'alternativa di sperimentazione efficace per mettere al bando l'impiego di animali domestici». Nel frattempo si moltiplicano le prese di distanza dal documento del presidente dell'Associazione nazionale medici veterinari italiana Marco Melosi che ha chiesto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di non «abolire la sperimentazione animale». «Si tratta di una posizione personale lontana dal sentimento di moltissimi medici che si prendono ogni giorno cura di centinaia di migliaia di animali domestici è che mette in cattiva luce la categoria nei confronti della stragrande maggioranza di italiani contrari alla vivisezione» si legge in una nota di sottoscritta da centinaia di veterinari.
 
LA ZAMPA.IT
8 MAGGIO 2012
 
Polonia, cicogna disabile cova e alleva tre pulcini
 
Una cicogna bianca disabile ha procreato con successo al “Rehabilitation Center for Protected Animals” (centro riabilitativo per animali protetti) di Przemysl, in Polonia. Si tratta di un evento raro, poiché difficilmente i volatili disabili decidono di riprodursi, reso ancor più unico dal fatto che il partner della cicogna era nelle stesse condizioni della madre.
FOTO
 
TUTTO GRATIS
8 MAGGIO 2012
 
Il pinguino rapito torna a casa sano e salvo, multati i suoi rapitori
 
Troppo poco, secondo molti, la multa di 2000 dollari australiani, per i due turisti inglesi che in una vacanza, durante una notte quando erano completamente ubriachi, avevano rapito un povero pinguino da un parco acquatico. Il tenero pinguino Dirk, questo il suo nome, sarebbe stato prelevato dalla sua vasca del parco, il mese scorso. Gli autori di questa bravata due giovani inglesi, Owen Jones, 21enne ex soldato dei Royal Marines della regina d’Inghilterra e Keri Mules, anche lui ventenne di professione muratore. I due ragazzi sarebbero entrati di nascosto e completamente ubriachi, all’interno del parco acquatico di Sea World, nella provincia di Queensland, dove si trovavano in vacanza. Sebbene possa essere divertente ubriacarsi a 20 anni, per fare le pazzie più stupide, bisognerebbe ricordare d i aver rispetto per tutti gli esseri viventi. I due ragazzi, dopo essersi bevuto un litro e mezzo di vodka, si sarebbero buttati in una vasca di delfini per nuotare e avrebbero, poi, svuotato un estintore nella vasca degli squali, senza pensare alle possibili conseguenze del loro comportamento. Ad un certo punto della serata, per rendere il tutto ancora più eccitante, i due ragazzi avrebbero deciso di sequestrare un pinguino, il piccolo Dirk, che proprio in quel momento stava nuotando tranquillo e beato nella sua vasca. Fortunatamente, quando erano fuori dal parco e una volta che l’effetto dell’alcool era passato, i due ragazzi si sarebbero resi conto di aver rapito un povero pinguino. Impauriti, molto probabilmente, i due avrebbero continuato a detenere, illegalmente, l’animale, invece di riconsegnarlo al parco alle cure di persone più competenti. I due avrebbero poi cercato di rendere vivibile un bagno di albergo per il povero pinguino, cercando di allestire la vasca e nutrendolo con del pane. Una volta resisi conto che Dirk non sarebbe sopravvissuto a lungo in quelle condizioni, i due hanno deciso di abbandonarlo all’interno di un estuario, dove sembrava che il peggio, per il piccolo pinguino, dovesse ancora arrivare. Ma per fortuna, il pinguino sarebbe stato salvato da due escursionisti proprio mentre un predatore, forse uno squalo, lo stava inseguendo. Sarebbe stato grazie ai due escursionisti che il pinguino sarebbe riuscito a ritornare a Sea World.
A nulla sarebbe servita la difesa dell’avvocato dei ragazzi, Bill Potts, che duran te il processo aveva indossato una cravatta con l’immagine del famoso pinguino. A detta dell’avvocato, infatti, i due ragazzi avrebbero fatto di tutto per cercare di soddisfare il bisogno del pinguino. Ma forse l’unico bisogno sarebbe stato quello di lasciare il povero e traumatizzato Dirk, dove si trovava. Diversa e riflessiva la risposta finale del giudice Brian Kucks che per l’occasione ha cercato di sottolineare come alcuni comportamenti potrebbero avere delle conseguenze molto pericolose soprattutto quando non si pensa prima di fare determinate cose, rivolgendosi ai due giovani: “Avete abbandonato Dirk in una zona infestata dagli squali. Potevate entrare nel recinto sbagliato e finire all’obitorio, invece che in tribunale” .
 
TG COM 24
8 MAGGIO 2012
 
Canile degli orrori, decine di cuccioli affogati
La scoperta in una struttura privata nelle campagne vicino a Viterbo
 
Cuccioli appena nati strappati alle loro madri. Affogati e gettati nell’immondizia. La scoperta shock è stata fatta in un canile privato nelle campagne vicino a Viterbo, in seguito a una segnalazione alla polizia forestale. Una sorta di lager per cani in cui si trovavano altri 300 animali, di cui gran parte non era stata sterilizzata secondo il piano previsto dalla legge italiana.Quindi i cuccioli che nascevano nel canile venivano brutalmente “eliminati” e chiusi in sacchi di plastica gettati nei cassonetti della spazzatura. L’operazione è stata condotta dal nucleo investigativo per i reati in danno agli animali (Nirda) di Roma e dalla polizia ambientale e forestale (Nipaf) di Viterbo. Al loro fianco, personale medico veterinario specializzato per valutare lo stato dei cani trovati nella struttura. Per ora sarebbero tutti in discr ete condizioni.Il canile è stato subito sequestrato e i proprietari sono stati denunciati per maltrattamento e uccisione gratuita di animali. Rischiano fino a un anno e mezzo di reclusione.
 
GEA PRESS
8 MAGGIO 2012
 
Viterbo: cuccioli affogati e gettati nell’immondizia (foto)
Intervento del Corpo Forestale dello Stato.
 
Sono ancora in corso le operazioni del Corpo Forestale dello Stato nei confronti di un canile gestito da privati nel viterbese. Stante le prime informazioni pervenute si tratterebbe di circa 300 cani, nessuno dei quali sottoposti a piano di sterilizzazione.A quanto pare era abitudine che i cuccioli alla nascita venissero brutalmente strappati dalle loro madri ed uccisi tramite affogamento. I corpicini dei piccoli, poi chiusi all’interno di sacchetti di plastica, venivano infine gettati nei cassonetti dell’immondizia. Questi due ultimi gravi episodi sarebbero già stati riscontrati dagli Agenti della Forestale intervenuti sul posto a seguito di indagini scaturite da una segnalazione pervenuta al Nucleo Investigativo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale (NIPAF) di Viterbo.Il proprietario del canile è stato già iscritt o nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Viterbo, la quale ha disposto il sequestro dell’intera struttura da parte della Forestale. I responsabili dovranno rispondere dei delitti di maltrattamento e di uccisione gratuita di animali.A condurre l’operazione sono i Forestali del Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli Animali (NIRDA) di Roma e del NIPAF di Viterbo.Sono in corso accertamenti anche da parte del personale medico veterinario intervenuto a supporto della Forestale per valutare lo stato di salute degli animali. Al momento sono stati controllati un centinaio di esemplari risultati in discrete condizioni.
VEDI FOTO:
 
ANSA
8 MAGGIO 2012
 
Canile lager Viterbo, decine di cuccioli di cane affogati
Denunciati i responsabili, la struttura posta sotto sequestro
 
Decine di cuccioli di cane appena nati sono stati affogati nell'acqua e gettati tra l'immondizia. E' quanto ha scoperto, dopo una segnalazione, il nucleo investigativo della polizia ambientale e forestale di Viterbo in un canile privato nelle campagne della città. I proprietari sono stati denunciati e la procura della Repubblica ha disposto il sequestro della struttura. Secondo quanto si è appreso, gli agenti della forestale hanno riscontrato che i cuccioli venivano strappati alle madri subito dopo la nascita e brutalmente affogati. Le carcasse veniva poi chiuse in sacchi di plastica e gettati nei cassonetti dell'immondizia.Nel corso del blitz è stato anche accertato che una parte consistente dei circa 300 cani ospitati dal canile non erano stati sottoposti al piano di sterilizzazione previsto dalla legge. I responsabili della struttura sono accusati d i maltrattamento e di uccisione gratuita di animali. Rischiano fino una condanna fino ad un anno e mezzo di reclusione. L'operazione è stata condotta dagli agenti del nucleo investigativo per i reati in danno agli animali (Nirda) di Roma e del Nipaf di Viterbo. Sono in corso accertamenti anche da parte del personale medico veterinario intervenuto a supporto della forestale per valutare lo stato di salute dei cani trovati nella struttura. Al momento sono stati controllati un centinaio di esemplari risultati in discrete condizioni.
 
LA ZAMPA.IT
9 MAGGIO 2012
 
Decine di cuccioli affogati e gettati nella spazzatura
I cani nascevano in un canile privato di Viterbo. Denunciati i proprietari
 
Venivano strappati alle madri appena nati e affogati nell'acqua, per poi essere gettati nell'immondizia. E' accaduto a decine di cuccioli nati in un canile privato di Viterbo, a cui gli agenti della forestale sono giunti grazie ad una segnalazione. Lo struttura è stata sottoposta a sequestro e i proprietari sono stati denunciati.Le indagini degli agenti hanno rivelato che i piccoli nascevano all'interno del canile, dove prontamente i proprietari provvedevano ad affogarli prima di chiuderli in sacchi di plastica in cui venivano gettati come spazzatura.Il comune di Viterbo aveva previsto un piano di sterilizzazione che la struttura non ha mai messo in atto, probabile motivo della nascita di tanti cuccioli di cui disfarsi. Circa 300 dei cani ospitati non erano stati sterilizzati, e la vita all'interno del canile rendeva molto facile l'accoppiamento e quindi la nascita di animali indesiderati. I responsabili della struttura sono accusati di maltrattamento e uccisione gratuita di animali e rischiano una condanna fino a un anno e mezzo di reclusione.
Il nucleo investigativo per i reati in danno agli animali di Viterbo e il Nipaf di Roma che hanno condotto le operazioni hanno chiuso i cancelli e lasciato gli animali alle cure del personale medico veterinario. Gli accertamenti eseguiti fino ad ora su un centinaio di esemplari non hanno evidenziato rilevanti segni di maltrattamenti.
 
IL TEMPO
9 MAGGIO 2012
 
Operazione della Forestale a Viterbo. Indagato il proprietario della struttura
Scoperto canile degli orrori Cuccioli annegati e gettati nei cassonetti
VITERBO Decine di cuccioli soppressi in un canile.
 
L'ha scoperto il Corpo forestale in un canile nel viterbese gestito da privati. Il blitz è scattato in seguito alla segnalazione giunta al Nucleo Investigativo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale (Nipaf) di Viterbo. Gli agenti hanno riscontrato che una parte dei circa 300 cani ospitati nella struttura non erano stati sottoposti a sterilizzazione, come prevedono le normative. Inoltre, i cuccioli alla nascita venivano strappati alle madri e brutalmente affogati, poi chiusi in sacchi e gettati nei cassonetti dell'immondizia. Il proprietario del canile è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Viterbo, la quale ha disposto il sequestro dell'intera struttura da parte della Forestale. I responsabili dovranno rispondere di maltrattamento e di uccisione gratuita di animali e rischiano fino ad un anno e mezzo di reclusione.
 
JULIE NEWS
9 MAGGIO 2012
 
Le Guardie del WWF di Salerno e di Avellino scoprono e sequestrano avifauna protetta in strutture non autorizzate
 
 
Una scoperta davvero impressionante della quale per opportuni motivi di attività Giudiziaria, si è ritenuto divulgarne i particolari a distanza di qualche giorno. Il WWF di Salerno e di Avellino, con il coordinatore delle Guardie Fabrizio LULLO, in un intervento congiunto con i Carabinieri di Nusco, il Corpo di Polizia Municipale del Comune di Montella, e le Guardie Regionali Zoofile della Fed. Naz. “Pro Vita”, hanno rispettivamente controllato due strutture, impropriamente adibite a ricovero per rapaci ed avifauna, gestite da un’Associazione naturalistica a Montella (AV) e a Nusco (AV).
Lo scenario che si è presentato agli operanti è stato davvero raccapricciante. Rinchiusi in malo modo ed in piccolissimi spazi e denutriti, Gheppi, Allocchi, Barbagianni, Falchi, Poiane, Tartarughe terrestri, Pitoni. Oltre alle pessime condizioni di salute e detenzione dei poveri animali, durante il controllo, in diversi congelatori presenti nei locali, sono stati rinvenuti morti e congelati da tempo, decine di esemplari di ogni specie di animali “ Cani, Poiane, Volpi, Gatti, Faine, Sparvieri, Civette, Falchi, Gufi. ” Non sono mancati i ritrovamenti in entrambe le strutture, di carcasse di animali deceduti e non rimossi. Tragicamente ridotte in uno stato avanzato di putrefazione, tanto grave, da creare una situazione igienica malsana ed insostenibile, tanto, da creare non pochi problemi agli agenti operanti, i quali tra i nauseabondi odori e l’imbarazzo delle circostanze, hanno dovuto per ore svolgere un attento e parsimonioso lavoro di recupero e di annotazione di ogni cosa, ai fini del successivo sequestro. Rinvenuti inoltre centinaia di animali imbalsamati, di avifauna cacciabile e non, oltre ad una abbondante varietà di rettili conservati in barattoli di vetro ed immersi in una soluzione alcolica. Tutto inevitabilmente posto sotto sequestro, denunciati i due soggetti S.T. e F.N. di Salerno responsabili rispettivamente delle strutture, referenti a loro dire di una Associazione Naturalistica di Salerno. Grande disponibilità dei Carabinieri di Nusco e a Montella del Comando di Polizia Municipale. Alle operazioni di recupero ha partecipato altresi’ il Medico Veterinario dell ‘ASL di competenza e solo dopo accurate visite, tutti gli animali vivi sono stati trasferiti presso il CRAS di Napoli “Il Frullone” per essere curati e riabilitati. Tutti gli atti sono stati depositati presso la Procura di S.Angelo dei Lombardi (AV) e non si escludono ulteriori risvolti nelle indagini.
 
GEA PRESS
9 MAGGIO 2012
 
Campania – l’orrore nei centri di recupero: anche cani e gatti nei congelatori (fotogallery)
Intervento della Guardie del WWF, Carabinieri, Polizia Municipale e Guardie Pro Vita
 
Tre centri di recupero. A Nusco (NA), Montella (AV) e Sessa Cilento (SA). A Nusco doveva esserci il luogo finale del recupero degli animali selvatici. Da lì, cioè, dovevano tornare in natura, ma quanto scoperto lascia presagire una fine ben diversa per chissà quanti animali.Nei congelatori, infatti, sono stati trovati finanche i corpi di cani e gatti. Il sospetto è che le loro carni venissero utilizzate per nutrire i selvatici carnivori. Tra questi, forse, un lupo recentemente recuperato e trasferito poco prima del sequestro. Il lupo sarebbe stato detenuto all’interno di una voliera.Ad essere denunciati sono finiti S.T. e F.N., ora indagati dalla Procura della Repubblica di Sant’Angelo dei Lombardi.Farebbero capo ad un personaggio a quanto pare ben conosciuto nelle cronache naturalistiche campane. Secondo fonti inqui renti, sarebbero stati denunciati anche i due responsabili dell’associazione che gestiva i centri di recupero.
Ad intervenire le Guardie del WWF di Salerno e di Avellino, i Carabinieri di Nusco, il Corpo di Polizia Municipale del Comune di Montella e le Guardie Regionali Zoofile della Federazione Nazionale “Pro Vita”.Raccapricciante quanto si è presentato innanzi. Nei piccoli spazi erano infatti detenuti, a quanto pare in stato di denutrizione, rapaci sia notturni che diurni come gheppi, allocchi, barbagianni, poiane, e varie specie di falchi. Poi anche tartarughe terrestri, e alcuni pitoni. Tra gli animali morti e ammucchiati nei congelatori, vi erano, oltre a cani e gatti, anche decine di poiane, volpi, faine, sparvieri, civette, falchi e gufi.Non tutti gli animali morti erano depositati nei congelatori. Le Guardie del WWF comunicano, infatti, come nelle strutture di Montella e Nusco siano stati trovati carcasse di animali deceduti e non rimossi. Nei luoghi l’aria era irrespirabile.
Trovati, inoltre, centinaia gli animali imbalsamati. Soprattutto avifauna, sia cacciabile che protetta. Poi un elevato numero di rettili, immersi in soluzione alcolica finanche in barattoli della maionese.Da approfondire la presenza degli animali imbalsamati tra cui una spatola, un’aquila reale, alzavola, fischione, cicogne etc. Questo anche alla luce della mancata registrazione di provenienza. Forse commerci non regolari. Al vaglio, dunque, anche la posizione autorizzatoria dei luoghi dove fino al recente passato, altre forze di polizia, hanno consegnato animali selvatici bisognosi di assistenza.Incredibilmente quei posti erano fatti visitare alle scolaresche. Il soggetto al quale è riferibile l’attività dei due centri, uno dei quali sorto per iniziativa della Comunità Montana, è altresì noto anche in ambito accademico. Anzi, in una delle due strutture, ovvero quella di Nusco, si è pu re svolto un convegno di Medici Veterinari.A Montella, a quanto pare, vi era pure la casa di uno dei responsabili e la sede dell’associazione. A Sessa Cilento, la struttura sarebbe ricavata in locali del Comune. Sessa Cilento e Montella, erano le strutture di primo ricovero. Gli animali poi venivano passati a Nusco. Da qui, dovevano essere poi liberati. Forse, però, le cose non andavano in questa maniera anche perché parrebbe che non sia stata trovata la relativa documentazione.I reati contestati sono relativi alla detenzione degli animali imbalsamati senza autorizzazione, maltrattamento di animali, abbandono di animali, detenzione di animali protetti, violazioni della normativa Cites.I fatti sono occorsi un paio di settimane addietro, anche se sono stati resi noti solo ora. Alle operazioni di recupero ha partecipato il Medico Veterinario dell’ASL di competenza e solo dopo accurate visite, tutti gli animali vivi sono stati trasferiti presso il CRAS di N apoli “Il Frullone” per essere curati e riabilitati.
VEDI FOTOGALLERY:
 
ANSA
9 MAGGIO 2012
 
Centri 'recupero' animali selvatici erano lager, denunce
Cani e gatti imbalsamati o congelati, usati come cibo carnivori
 
AVELLINO - Due centri per il recupero per animali selvatici trasformati in altrettanti musei dell'orrore.E' quello che hanno scoperto le guardie del Wwf nelle strutture di Nusco e Montella, in provincia di Avellino.Gli animali, a decine, sono stati trovati imbalsamati o nei congelatori, tra questi molti cani e gatti le cui carni, si sospetta, venivano utilizzate per nutrire i selvatici carnivori, tra cui un lupo custodito all'interno di una voliera. Altri rapaci come gheppi, allocchi, barbagianni, poiane e varie specie di falchi erano stati ristretti in spazi angusti e maleodoranti che gli operatori del Wwf, insieme a carabinieri e guardie regionali zoofile, hanno trovato in stato di denutrizione. Due persone, responsabili dell'associazione che gestiva i centri, sono state denunciate.
 
AGEN PARL
9 MAGGIO 2012
 
ANIMALI: VIDEO-INCHIESTA LAV DENUNCIA CIRCO BELLUCCI-ORFEI
 
Roma - "Animali esotici sottoposti allo stress della vita itinerante e 'da palcoscenico', in un habitat innaturale, sono stati filmati e fotografati dalla LAV: si tratta degli involontari protagonisti del Circo Bellucci-Orfei che, proprio pochi giorni fa, dalla vetrina della trasmissione Bau Boys (Italia 1, del 29 aprile 2012), ha maldestramente tentato di difendersi dalle accuse di mantenere gli animali in condizioni di malessere. Alcuni di essi provengono da catture in natura, come l'elefantessa del Circo Bellucci-Orfei ripresa in video (video 1: http://youtu.be/TPCiXM5Q3kg) dalla LAV poche settimane fa (aprile 2012, Rovereto, provincia di Trento), ma anche in un video realizzato a Reggio Emilia nel novembre 2011 (video 2 http://youtu.be/s41Y0Y9HhFQ): il pachiderma fa parte di un gruppo di elefanti del circo Embell Riva, ed è stato strappato al suo nucleo per seguire l'addestratore ed esibirsi sotto il tendone dei Bellucci-Orfei. Gli elefanti, non bisogna dimenticarlo, sono animali gregari, e soffrono profondamente della mancanza dei loro simili: ciò nonostante nell’agosto dello scorso anno l'elefantessa è stata trasferita, passando dal suo gruppo alla solitudine". Lo si legge in una nota della LAV.
"I filmati della LAV documentano il suo grado di stress: il dondolio ossessivamente ripetuto rappresenta una stereotipia universalmente riconducibile al lunghissimo tempo passato con le zampe incatenate - afferma Nadia Masutti, responsabile nazionale Circhi, Zoo ed Esotici della LAV - Per questa elefantessa abbiamo ricevuto più di una segnalazione da parte di persone che avevano assistito a spettacoli in cui l’animale mostrava segni di disagio e si rifiutava di compiere gli esercizi".
"Le sfortunate tigri che il domatore Jodi Bellucci, dalle telecamere di Italia 1 (trasmissione Bau Boys del 29 aprile 2012), fa capire di aver addestrato fin da piccole, in realtà - spiega la LAV - non sono certo “figlie” di quel circo perché sono arrivate in Italia nel 2009, provenienti dal noto centro di addestramento spagnolo della famiglia Chipperfield, tristemente famoso per la crudeltà degli addestramenti che gli erano valsi uno dei più celebri processi per maltrattamento. (video 3 http://youtu.be/RmZINdXsEdc e video 4: http://youtu.be/u5WhZZkleqA, tigri - Reggio Emilia, novembre 11)".
"Documentare la drammatica realtà della vita degli animali nei circhi significa seguire il circo con costanza nelle varie piazze e rendersi conto di come vivono davvero gli animali, lontano dalle telecamere di programmati servizi TV e da occhi indiscreti - prosegue Nadia Masutti - Questo fa e continua a fare la LAV, anche nel caso del circo Bellucci-Orfei, e i filmati e le foto allegati sono stati realizzati in varie città dove il circo si è fermato, e sono opera di volontari. Siamo certi che siano estremamente eloquenti sia rispetto allo stato di stress degli animali che agli angusti luoghi di detenzione".  
"E così i cavalli del Circo Bellucci durante la registrazione del servizio Tv per la trasmissione Bau Boys (Italia 1, 29 aprile 2012) hanno 'magicamente' goduto, per il tempo della programmata registrazione, di uno spazio che non è certamente il loro standard di vita: purtroppo la situazione permanente è molto diversa, fatta di strette gabbie, che la LAV ha documentato con numerose fotografie".
"Lo stress inflitto a tutti questi animali è evidente, e per chi ha un occhio un po’ più allenato sono palesi anche le numerose e continue violazioni delle Linee Guida della Commissione Scientifica CITES, ovvero quei parametri che servono per valutare l’idoneità di un circo alla detenzione degli animali: animali tenuti sull’asfalto, interni di dimensioni troppo piccole e strutture esterne spesso inesistenti, recinti senza copertura, impossibilità di nascondersi al pubblico e totale assenza di arricchimenti ambientali, gli stessi arricchimenti che vengono considerati componenti essenziali per stimolare i comportamenti naturali e limitare la comparsa di comportamenti stereotipati (foto animali altri) - conclude Nadia Masutti - Il nostro Paese non può continuare a tollerare questo utilizzo degli animali: sollecitiamo il Parlamento ad approvare una legge per la riconversione dei circhi in spettacoli senza animali, valorizzando il talento degli artisti umani e sostenendo il loro lavoro. Elefanti, tigri o leoni non devono più essere strappati al loro habitat, fatti riprodurre in cattività, costretti a vivere in una cella e ad esibirsi come se fossero delle marionette".
 
ANMVI OGGI
8 MAGGIO 2012
 
Droga, Europol: animali nuovi drug mules
 
E' la prima volta per l'Italia dicono gli inquirenti, ma l'uso di animali per nascondere stupefacenti è uno dei nuovi strumenti del crimine internazionale. Per ingestione o inserimento chirurgico, gli stupefacenti sono nascosti in animali di ogni specie e attraversano le frontiere. Il "metodo colombiano" ha fatto la sua prima eclatante comparsa in Europa nel 2003. (foto Europol)
Risalirebbe al 2003 il primo processo a tre cittadini britannici accusati di traffico di stupefacenti, mendiante l'uso di animali come corrieri della droga (drug mules). Due Labrador ispezionati all'Aeroporto di Amsterdam, provenienti dalla Colombia, avevano della cocaina sotto cute. Era la prima volta che le autorità d'Europa facevano la conoscenza del "metodo colombiano", gi& agrave; noto negli Stati Uniti: la droga viene inserita in animali vivi di varie specie ed età, anche cuccioli, per ingestione, per impianto sottocute o per inserimento chirurgico. Eroina liquida, cocaina in profilattici e guanti di lattice ovviamente non sterilizzati, metodi che solo raramente e del tutto fortuitamente consentono all'animale di sopravvivere al recupero delle sostanze, una volta giunte a destinazione. Ad insospettire i veterinari delle dogane americane sono i comportamenti e l'aspetto dei cani, emaciati e letargici, l'inappetenza e il vomito, oltre alla vistosa presenza di suture chirurgiche palesemente sospette e in pessimo stato. In questi casi le radiografie rivelano il contenuto: immagini come quelle mostrate nei dossier di Europol e dalle cronache del caso nostrano di questi giorni. Europol, l'Ufficio europeo di polizia è l'agenzia di contrasto dell'Unione europea preposta allo scambio e all'analisi di intelligence in ambito criminale. Partecipa all'azione di contrasto promossa dagli Stati membri dell'UE anche nel settore del traffico di stupefacenti. L'Agenzia ha al proprio interno la Europol Specific Means of Concealment (ESMC) specializzata nell'individuazione di metodi usati per nascondere le droghe nei traffici internazionali.
All'epoca dell'adozione della Legge 210/2010, che ha introdotto il reato di traffico di animali da compagnia, l'allora Ministro Franco Frattini, propose di attivare una rete di controlli internazionali, coordinata da Europol, per una più stringente attività di contrasto della filiera illegale di cuccioli.Quanto ai due cani del cas o di Pontedera, il rottweiler è stato affidato ad un canile rifugio, mentre il Dogue de Bordeaux, è stato dato in affido ad una famiglia. E' stato proprio il Dogue de Bordeaux a consentire la scoperta di un ingente traffico di stupefacenti: l'animale aveva iniziato a stare male e la sorella del trafficante lo ha portato dal veterinario. Qui la scoperta: nell'addome del cane cinque ovuli contenenti un chilo e mezzo di cocaina. Dopo le cure veterinarie gli animali stanno bene, ma gli inquirenti ipotizzano l'impiego di più cani oltre ai due sequestrati. Proseguono anche le ricerche per rintracciare l'autore degli inserimenti in addome. Sui tatuaggi e microchip stranieri sono cominciati accertamenti, insieme all'Interpol, per scoprire la provenienza dello stupefacente. Il trafficante è anche accusato di maltrattamento di animali, in concorso con il "chirurgo" complice, non ancora individuato.
FOTO
 
GEA PRESS
9 MAGGIO 2012
 
Gallina imbustata – per un euro fine di un’ovaiola (VIDEO)
 
Fine coerente di una vita breve e passata negli orrori di un allevamento intensivo. Ad un euro, nel mercato palermitano di Ballarò, le galline vengono prelevate dalla gabbiette ove sono pigiate e chiuse in un sacchetto di plastica. Se muoiono meglio così. Tanto quella fine dovranno fare.Ad acquistarle sono soprattutto cittadini di origine africana. Il pollo è un piatto base della loro cucina. Bollito, in genere, per condire riso o per fare brodo. Per un euro, le galline fuori produzione degli allevamenti intensivi finiscono in tal maniera la loro esistenza. Infilate in un sacchetto di plastica in attesa di avere tirato il collo.Nessun controllo, fosse solo per i rischi sanitari. In linea teorica potrebbe trattarsi di un allevamento con problematiche igieniche, oppure con rilevante presenza della salmonella. Evento, questo, che a ben guardare gli stessi dati diffusi periodicamente dal Ministero della Salute, non è poi così improbabile.A Ballarò, però, è possibile ogni illecito. Galline per i cittadini di origine africana e uccelli di cattura per i palermitani, sia della città che della provincia (vedi articolo e VIDEO GeaPress).Domenica scorsa, proprio vicino alla piazza dove si sistemano, tranquilli ed impuniti, gli uccellatori, vi erano almeno due mezzi con le galline ovaiole. Il becco spezzato ne firma la provenienza, mentre lo stato penoso del piumaggio, conferma lo stress che le ha avvilite nella breve vita imposta dall’allevamento. Dai Servizi Veterinari di Palermo, non vogliono fare dichiarazioni. Poi, però, qualcuno ci dice che gli allevamenti quasi pagano i venditori di galline di Ballarò. Gli animali, infatti, dovrebbero essere smaltiti ex legge, ovvero dovrebbero finire in un inceneritore. Costa tantissimo ed ai proprietari degli allevamenti non sembra vero che qualcuno gli tolga l’inghippo dai piedi. Quasi tutte vengono dagli allevamenti del circondario.Gli acquirenti ci sono. Le prostitute sfruttate nella zona del porto e nel Parco della Favorita. Dormono in sei sette nei “catoi” di Ballarò. Un po’ come la gabbietta delle ovaiole. Poi ci sono le donne che vanno a servizio nelle case della Palermo bene ed i venditori ambulanti nord africani. Un palermitano, ci dice il venditore, non viene mai a comprare la gallina. Per pochi euro in più ha il ruspante in polleria, con patate e pure la coca cola omaggio. E’ il broler, o pollo da carne. Vita non dissimile dalle povere ovaiole.Intanto per domenica prossima, tutto è già pronto. I venditori di galline ed i bracconieri di fauna selvatica. Questa settimana hanno già tirato più volte le reti-trappola. Succederà ancora. Poi domenica mattina, Ballarò li accoglierà. Liberi di infrangere la legge.
VEDI VIDEO:
 
SICILIA WAY
9 MAGGIO 2012
 
Trasporto animali vivi, non più di 8 ore
Lo chiede la Commissione Ambiente del Parlamento europeo. Si cercano condizioni migliori per abbeveraggio, spazio, areazione
 
Dall'Europa importanti novità relative al trasporto di animali vivi. La Commissione Ambiente del Parlamento europeo ha votato a favore di un limite di otto ore per il trasporto degli animali  all'interno dell'Unione, A dare l'annuncio, l'eurodeputato della IdV, Andrea Zanoni. "Oggi la commissione Ambiente del Parlamento europeo ha dato un segnale forte della necessità di introdurre - ha affermato il deputato - Mi auguro che la commissione Agricoltura, competente in materia, prenda seriamente in considerazione le indicazioni votate oggi e rafforzi la posizione del Parlamento europeo a tutela dei milioni di animali trasportati spesso in condizioni miserabili in tutta Europa".Il testo sottoposto a voto è stato rafforzato da un emendamento che chiede l'introduzione di un limite massimo di otto ore nel trasporto degli animali vivi, condizioni migl iori di quelle attuali durante il trasporto (abbeveraggio, spazio minimo e areazione) e formazione professionale degli addetti al settore."Si tratta di misure indispensabili - ha concluso Zanoni - affinchè non si verifichino più i trasporti disumani ai quali sono sottoposti oggi bovini, suini, ovini e altri animali destinati alla macellazione".
 
AFFARI ITALIANI
9 MAGGIO 2012
 
Animali/ Aumenta la domanda dei corni: è allarme per i rinoceronti
 
 
La crescente domanda di corni di rinoceronte per la medicina tradizionale asiatica rischia di annullare decenni di sforzi ambientalisti per diminuire il ricorso al prezioso e raro materiale. La denuncia arriva dal Southern Africa Rhino Management Group che ha lanciato l'allarme: se la caccia ai rinoceronti continua a questi ritmi, il numero dei morti superera' le nascite, intrappolando la popolazione animale in una spirale discendente.L'epicentro delle attivita' illegali di bracconaggio e' il Sud Africa: nel 2007 sono stati uccisi 13 rinoceronti. Numero che lo scorso anno e' salito a 448, mentre dall'inizio del 2012 il conto delle vittime e' gia' a 200.Una strage in crescita in paesi come Kenya e Zimbabwe, secondo quanto riportato dal Telegraph. Grazie agli sforzi degli ambientalisti e alle numerose campagne per salvare il rinoceronte, la popolazione era cresciuta. In Africa si contano attualmente oltre 20mila rinoceronti bianchi e 4.800 neri. Ma i successi delle politiche "green" sono adesso minacciati dalla imponente richiesta di corni dall'Asia per il tradizionale rimedio naturale venduto sul mercato nero. A prezzi da capogiro: un chilo dell'introvabile materiale puo' arrivare a costare 50mila euro.
 
CORRIERE DELLA SERA
9 MAGGIO 2012
 
PARLA Una delle arrestate doPO IL BLITZ nell'allevamento di beagle a Montichiari
«Io e quel cucciolo strappato a Green Hill»
Benedetta: «Una cosa giusta, ma purtroppo non ho salvato il cane». L'attivista preoccupata per la votazione della legge al Senato
 
Disposta a finire in carcere pur di salvare i beagle di Green Hill. Benedetta Barsotti ( nella foto con il suo cane ) ventun'anni, di Pisa, vegetariana da quando ne ha 16, dieci giorni fa è entrata dentro l'allevamento di Montichiari e ha portato via un beagle di un anno.
Non hai pensato ai rischi che correvi?
«Non ho avuto paura, è stato un gesto spontaneo. Mi sono sentita in diritto di farlo perché la legge sulla sperimentazione animale fa schifo. La gente è stufa, altrimenti non sarebbe successo».
Da dove nasce questa tua sensibilità?
«Di sicuro dai valori che mi ha insegnato la mia famiglia. Da anni condividiamo questa battaglia. Mia madre ha fatto lo sciopero della fame con me per una settimana. Alcune cose, però, le devi sentire nel cuore».
Il dispiacere più gran de? «Mi hanno strappato il cane che tenevo tra le braccia. Non l'avrei mai abbandonato. Quando mi hanno trovato, ho implorato i carabinieri di lasciar libero l'animale, ma è stato inutile. Ora sono preoccupata».
Preoccupata per te?
«No, per il beagle che avevo trovato. Aveva una cicatrice lungo tutto l'addome, fino alla gola, e altre due in testa. Ho paura che sia stato vivisezionato».
Cosa è cambiato con questa battaglia?
«Alcuni amici dicono che sono una rompiscatole, fissata. Altri mi capiscono. Ho perso il ragazzo e pure il lavoro perché ero impiegata nella sua agenzia. Ora faccio la commessa in un negozio di scarpe, ma non sono pentita. Dovrò rispondere di furto, resistenza a pubblico ufficiale e violazione di domicilio, ma so di aver fatto la cosa giusta».
Attestati di stima?
«Tantissimi, mi hanno telefonato gli amici per una settimana. Ma non merito gli applausi perché non sono riuscita a salvare quel beagle".
Cosa vuoi fare da grande? Il tuo sogno?
«Mio padre ha una pensione per cani e a casa abbiamo due gatti, due cani e sette tartarughe. Vorrei fare un lavoro che mi permetta di salvare gli animali. Ora sono in ansia per la votazione della legge al Senato» Matteo Trebeschi
 
CORRIERE DELLE ALPI
9 MAGGIO 2012
 
La storia di un tasso in visita alla compagna rimasta ferita
 
di Paolo Baracetti
 
BELLUNO - E’ una storia vera. E’ una storia di animali. Accaduta qualche giorno fa. Commovente e tragica allo stesso tempo. Una storia di tassi e di un legame tra animali. «La morale sarebbe troppo facile. Lascio ad ogni singolo lettore - ci fa sapere Umberto Collarin, uno dei contitolari delle Segherie Bellunesi, l’antica azienda di famiglia che opera nel Bellunese dalla metà dell’800 – un momento di riflessione e perché no, di apprendimento». L’azienda dei Collarin è sita in via Caduti 14 settembre 1944, di fronte all’aeroporto poco prima di girare per il Supermercato Emisfero. E la vicenda si è svolta nelle corsie dell’enorme magazzino tra le tavole di tutte le essenza accatastate per tipo e grandezza. Da parecchi giorni, nelle varie corsie del magazzino, Collarin trovava escrementi di animali. «Troppo grandi per essere di cani o gatti. Con un certo margine di sicurezza, ho ritenuto potesse trattarsi di un tasso». La conferma avvenne qualche giorno dopo: la figlia del Collarin, mentre rincasava, intravide un tasso dirigersi verso il magazzino. Gli avvistamenti si ripeterono. Intanto ogni mattina la stessa storia: «Badile, scopa e segatura (che certo qui non manca)». Cosa spingeva un tasso a frequentare una segheria? «La risposta - prosegue Collarin – mi arrivò qualche giorno dopo. Ed è stato come un pugno allo stomaco». Da un angolo del magazzino Collarin percepì i una forte puzza di carne putrefatta. Nello spostare le tavole, il fetore aumentava. Si fece aiutare da un collega. Una volta spostate tutte le tavole apparve un tasso: «Aveva gli arti posteriori fracassati e in avanzato fase di cancrena». «Il muso dolce e bellissimo che non nascondeva, però, le enormi sofferenze che - ricorda un turbato Collarin - l’animale ferito doveva aver sopportato per giorni e giorni». «In un attimo mi fu molto chiaro»: il tasso che si aggirava velocemente e furtivamente di sera, era il compagno o la compagna del tasso che, dopo essere stato vittima di un incidente, non potendo ritornare nella tana, era entrato trovando rifugio all’interno delle segherie dietro a delle tavole in un angolo nascosto. «Per oltre 15 notti, il compagno o la compagna gli fa visita portandogli cibo, conforto e compagnia». «Dopo la scoperta sono state avvisate le guardie competenti ed è seguito l’inevitabile abbattimento della povera bestia ponendo fine – prosegue Collarin - a quella immane sofferenza». «Avevo voglia di raccontare questa storia: una storia di solidarietà ed amore: sentimenti che non sempre albergano nell’animo dell’uomo».
 
ANSA
9 MAGGIO 2012
 
Ue: Morganti (Ln), Commissione vigilera' su tratta animali
dopo caso scimmie giunte da Cina per vivisezione presso Monza
 
(ANSA) - BRUXELLES - ''La Commissione europea rafforzerà e migliorerà le condizioni degli animali necessari alla sperimentazione scientifica, ad esempio richiedendo sistematicamente la valutazione e l'autorizzazione dei progetti''. Lo rende noto, oggi a Bruxelles, l'eurodeputato della Lega Nord, Claudio Morganti, che aveva in precedenza interrogato la Commissione europea ''sul caso di oltre un centinaio di scimmie, provenienti dalla Cina, e trasportate per la vivisezione nei pressi di Monza, lo scorso 21 febbraio''.All'Esecutivo Ue, Morganti aveva chiesto ''come fosse possibile l'autorizzazione di una simile tratta di animali, senza averne valutati approfonditamente tutti gli aspetti'' e ''quali misure sono previste a livello europeo per la salvaguardia della dignità di questi animali da laboratorio''. Inoltre - ricorda Morganti - dal primo gennaio 2013 entrera' in vigore nell'Ue la nuova direttiva del 2010 del Parlamento e del Consiglio dell'Ue, sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici. Questa fara' scattare una serie di disposizioni destinate a ridurre al minimo l'uso e la sofferenza degli animali nelle procedure scientifiche''. ''Quella di Monza - ha proseguito l'eurodeputato - era solo la prima di una serie di spedizioni, che avrebbero dovuto portare in Italia, dalla Cina, oltre 900 scimmie.
Fortunatamente, le associazioni animaliste sono riuscite a far desistere l'azienda multinazionale, proprietaria del laboratorio per la vivisezione, dall'intraprendere la pratica. Tuttavia - ha concluso Morganti - per evitare che ciò si ripeta, è necessario che la Commissione europea in futuro sia vigile su queste questioni, garantendo così la dignità degli animali''.
 
CRONACA QUI
9 MAGGIO 2012
 
Maxi sequestro di cibi: destinati agli animali potevano finire sulle tavole
 
Prodotti di origine animale (carni bianche e pesce) freschi, surgelati e congelati, non più idonei all'alimentazione umana, perchè scaduti, ossidati, disidratati e con etichettatura contraffatta, destinabili esclusivamente come sottoprodotto per mangime animale. Sono questi i prodotti, assieme a migliaia di pizze surgelate, che sono stati sequestrati nell'operazione della Guardia di finanza del Veneto nel blitz in un centro di stoccaggio a Marghera, nel veneziano, e in altri 8 stabilimenti all'ingrosso. L'intervento ha evitato che le 130 tonnellate di carni, pesci e pizze che alcuni operatori senza scrupoli reimmettevano fraudolentemente in commercio, finissero al consumatore mettendone a forte rischio la salute. Erano in pessime condizione igienico-sanitarie. Sono state sequestrate in Veneto, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia. Gli alimenti sarebbero potuti finire sulle tavole dei consumatori o nelle mense di scuole, ospizi od altre collettività.L'operazione, conclusasi nei giorni scorsi e denominata 'Dirty Food', e' stata coordinata e diretta dal Comando regionale Veneto delle Fiamme Gialle e condotta dal Reparto operativo aeronavale di Venezia e dai comandi Provinciali di Vicenza e Padova, ha interessato la lavorazione e commercializzazione di alimenti freschi, surgelati e congelati.Sono stati controllati 8 stabilimenti all'ingrosso e denunciate 8 persone e scoperti 7 lavoratori in nero nel blitz che ha interessato le province di Vicenza, Pordenone, Padova, Venezia, Verona e Parma. Le ispezioni sono partite dal centro di stoccaggio a Marghera (Venezia) interessando poi il centro di smistamento a Vicenza e i depositi all'ingrosso delle altre province.Gli indagati sono accusati di reati vari, dal commercio di sostanze alimentari contraffatte o adulterate, alla frode in commercio, vendita di sostanze non genuine come genuine o in cattivo stato di conservazione. Nei confronti dei responsabili, operatori del settore con pochi scrupoli, sono in corso le conseguenti indagini fiscali, per accertare i proventi delle attivita' illecite e colpirli sul piano patrimoniale, quale ulteriore deterrente per una eventuale reiterazione delle condotte fraudolente.
 
GEA PRESS
9 MAGGIO 2012
 
Roma – 800.000 euro per mantenere le botticelle
Appello dell'ENPA: Sindaco Alemanno, lasci almeno un segnale positivo.
 
Costano ben 800.000 euro di denaro pubblico le inutili stalle per le botticelle romane. Soldi buttati al vento, quando per i 42 vetturini si sarebbe potuto trovare una soluzione diversa che non certo continuare a mantenerli a suon di centinaia di migliaia di euro. Utilizzano cavalli che, secondo l’ENPA di Roma, sono costretti a lavorare nel traffico cittadino per un servizio vetusto che crea sofferenza e in alcuni casi purtroppo anche la morte. Solo pochi giorni addietro, ricordano dall’ENPA di Roma, vi è stato un altro incidente con un cavallo ferito e il vetturino in ospedale. Solo l’ultimo evento di una lunga scia di cavalli morti e feriti.Per questo l’ENPA romana lancia un appello al Sindaco Gianni Alemanno.“Lasci almeno un segnale positivo di questa amministrazione in favore della tutela degli animali” dice Claudio Locuratolo, Presidente della sezione romana di ENPA . Tutela, però, che fino ad oggi sembrerebbe essere stata negata. Ad affermarlo è la stessa ENPA che ricorda come l’amministrazione capitolina guidata da Alemanno ha di fatto eliminato l’Ufficio Diritti Animali per sostituirlo con un “osservatorio” nascosto nelle pieghe del settore relativo al Decoro urbano.“L’unica iniziativa che è riuscita a mettere in campo il Campidoglio per i poveri cavalli delle botticelle – ha aggiunto Locuratolo – è la costruzione delle stalle all’interno di Villa Borghese, con grande scempio ambientale e una spesa di circa 800,000 euro di denaro pubblico.”Per l’ENPA i vetturini rappresentano una sorta di casta intoccabile. Sono appena 42 eppure riescono a dettare la linea politica al Sindaco e ai suoi delegati. Per l’ENPA verrebbe in tal maniera imposto un servizio pubblico che tale non è, visto che i soldi vanno nelle tasche dei vetturini e ai romani non resta che l’indignazione e la vergogna delle immagini dei cavalli stesi sull’asfalto romano, mostrate in tutto il mondo dai maggiori network.Signor Sindaco – si appellano all’ENPA – La preghiamo di lasciarci un segno tangibile della sua amministrazione per il rispetto degli animali, qualcosa di storico, qualcosa da ricordare positivamente, non ci lasci soltanto delle vane promesse e la cruda cronaca di sofferenza di esseri sensibili e indifesi.
 
AMANDO
9 MAGGIO 2012
 
Il cane in ufficio è un ottimo antistress
Cani e padroni inseparabili? Nessun problema, da oggi si possono portare anche a lavoro e fanno abbassano i livelli di stress, è dimostrato!
 
Che gli animali spesso rappresentino un ottimo metodo di cura in molti ambiti, ormai è risaputo; così come da molti il cane è considerato il miglior amico dell'uomo.
Unendo questi dati di fatto, non dovrebbe stupire quindi la nuova scoperta effettuata dalla Virginia Commonwealth University School of Business, che ha dimostrato come la presenza dei nostri amici a quattro zampe sul luogo di lavoro aiuti a combattere lo stress e a migliorare la resa.
Vediamo insieme il motivo di questa innovativa teoria.
Lo studio
Lo stress è una delle cause principali di assenteismo lavorativo, richieste di malattie e burnout, che portano ad una significativa perdita per la produzione sono diffusi.
Secondo lo studio effettuato dalla Virginia Commonwealth University, chi porta il proprio animale domestico sul lavoro è pi&ugrav e; soddisfatto e produttivo professionalmente, anche i colleghi ne traggono dei benefici.
Durante lo studio i ricercatori hanno confrontato i dati psicofisici relativi a coloro che portano i animali domestici in ufficio comparandoli con coloro che invece non ne hanno, valutandone diversi fattori tra i quali lo stress, la soddisfazione, l’impegno e il supporto organizzativo. Ciò che è emerso è che vi sono significative differenze di livelli di stress nei giorni in cui il cane era presente al lavoro e quelli in cui era assente. Posti di lavoro dog friendly
Il contatto cane-padrone genera benefici ad entrambi e i vantaggi della convivenza con un “peloso” sono molteplici: affetto, educazione, rispetto, stimolo e responsabilità.
Ormai sono sempre di più i posti “aperti” anche agli animali domestici, dai negozi, ai locali pubblici, agli hotel e anche alcune aziende.
Avere con sé il propri o animale domestico anche sul lavoro consente di prendersi ogni tanto una pausa, con la scusa di accompagnare il cane a fare i suoi bisogni, benefica per chi lavora da ore seduto davanti a carte e pc. Benefici di avere un cane con sé
Chi possiede un cane solitamente si sente meno solo, ha maggiore stima di sé, fa più esercizio, è più estroverso e lavora meglio in gruppo.
Inoltre, per lo stesso principio della pet therapy, l'animale facilita il rilassamento, scioglie i rapporti tra colleghi e fa stringere amicizie più facilmente.
Ovviamente bisogna pensare anche al bene dell'animale e, affinché possa stare con noi 8 ore lavorative, deve essere socializzato, pulito e bisogna consentirgli di sgranchirsi le zampe ogni 2-3 ore.
Sui benefici positivi dell'avere il cane con sé al lavoro, però, tutto dipende anche dal tipo di mansione che svolgiamo. Se ci sono macchinari o sostanze pericolose in gir o, il cane dovrebbe stare appiccicato al padrone e questo sarebbe controproducente, sia lavorativamente che per il benessere del cane. Ci si potrebbe organizzare meglio nel caso invece di un lavoro d'ufficio.
 
GEA PRESS
10 MAGGIO 2012
 
Bianca e la sua umiliante carcassa
 
Lei è Bianca, o quel che ne rimane. Ritrovata morta a Trappeto (PA) qualche settimana fa, presumibilmente avvelenata, subisce, ancora oggi, l’ulteriore umiliazione di restare lì, dove si è accasciata per l’ultima volta, nell’indifferenza di chi, per legge, etica e igiene, dovrebbe occuparsene. A nulla o quasi sono valse le diverse segnalazioni ai Vigili Urbani fatte da Calogero Di Grado, autore del ritrovamento. Il corpo della poveretta è ancora lì ad aspettare che, in mancanza di pronto intervento, gli spazzini naturali facciano e completino la loro azione, dilaniandone e lacerandone ogni parte . Qualche metro avanti, come se non bastasse, un lezzo nauseabondo rivela la presenza di altre probabili carcasse, invisibili perché sparse fra i canneti di una scarpata.Il Signor Di Grado si prendeva cura di Bianca e di tanti altri randagi delle campagne limitrofe alla propria abitazione, sfamandoli, offrendo loro un riparo, costruendo ed istaurando un rapporto empatico, sinergico, familiare, come dimostra il fatto che ognuno aveva un nome, un volto preciso, un’ identità propria. Dei dodici cani, all’incirca, che bazzicavano quel territorio, negli ultimi mesi, ne sono rimasti vivi meno della metà. Bianca, Gina e diversi cuccioli sono tutti morti; gli altri, fra cui Zoppetto, cane tripode, e Musolungo potrebbero avere le ore contate; il pericolo è tutt’altro che scampato, purtroppo.Trappeto è solo uno dei tanti Comuni del palermitano in cui si consumano, da mesi, autentiche mattanze gratuite, ingiustificate ed ingiustificabili. Si tratta di un bollettino di guerra di cui Bianca ed i suoi compagni di vita fanno tristemente parte, scontando, ancora una volta, la brutalità umana unita alle tanto evidenti, quanto inspiegabili, inadempienze istituzionali. Se fosse promossa e approntata, come da legge, una seria e coscienziosa campagna di prevenzione, monitoraggio e sterilizzazione dei randagi, non si assisterebbe, indubbiamente, ad epiloghi del genere, oggi tanto frequenti. La speranza è l’ultima a morire.Intanto, ieri mattina, il nuovo Sindaco, Giuseppe Vitale, ha ricevuto un gruppo di volontari di Palermo promettendo di dare continuità ai buoni propositi del Sindaco uscente, l’avv. Sebastiano Muscolino.“Noi non molliamo – grida Alessandra Di Piazza, portavoce dei volontari che si sono mobilitati da Palermo, “faremo di tutto per porre fine ad una situazione ormai inaccettabile, nel silenzio-assenso di un’intera collettività”.
VEDI FOTO:
 
GAZZETTA DI REGGIO
10 MAGGIO 2012
 
Uccide un gatto in cortile con una freccia di balestra
 
NOVELLARA (RE). L’ha trovato un signore nel cortile della propria abitazione ieri a mezzogiorno: sanguinante, che si trascinava a fatica sotto a un cespuglio, per morire poco dopo. Quello che era successo lo ha capito quasi subito: il gatto che da qualche giorno frequentava il suo quartiere e al quale anche lui dava da mangiare era stato colpito alla schiena da una freccia di balestra. La notizia dell’ennesimo, inqualificabile atto di violenza contro gli animali arriva da Novellara, zona via Mantegna. A raccontarlo è Sonia Bertazzoni, guardia zoofila nonché volontaria del canile intercomunale. «E’ stato questo signore a chiamarci e a chiederci aiuto – racconta – Quando siamo arrivati, però, purtroppo per il gatto non c’era più niente da fare: era ormai morto. Anche lui non voleva credere a quanto accaduto alla povera bestiola». Era un bel micione di circa quattro anni, maschio, con il manto tigrato grigio e bianco. Un gatto randagio ma in buona salute, curato dalle tante persone che ogni giorno gli allungavano qualcosa da mangiare. «Non ci sono dubbi su quello che è successo: la freccia è conficcata nella schiena. E analizzando il tipo, si tratta di quelle utilizzate dalle balestra che sono più corte rispetto a quelle per gli archi. Un fatto gravissimo, inqualificabile, che abbiamo subito denunciato ai carabinieri», prosegue. La mobilitazione, a Novellara, dopo questo atto vigliacco e barbaro, è altissima. L’appello per sapere chi in zona abbia una balestra e potrebbe averla usata contro il felino è già stato diffuso su Facebook, dal profilo del canile intercomunale e il passaparola sta facendo il resto. Tanto più che non dovrebbero essere molte le persone che in casa custodiscono questo tipo di arma. Inoltre, la freccia resta come reperto importante nella ricerca del responsabile. «Al momento la denuncia è contro ignoti – sottolinea la guardia volontaria – ma di certo non abbasseremo la guardia e ci teniamo che venga trovato chi è stato. Colpire a tradimento un gatto con una balestra è qualcosa che facciamo fatica a comprendere. In tanti anni che lavoriamo al canile come volontari non ci è mai capitata una cosa del genere». Chiunque avesse informazioni è pregato di comunicarle al più presto ai carabinieri.
 
REGGIO ONLINE
10 MAGGIO 2012
 
Novellara, gatto ucciso con una freccia da balestra nella schiena
Il paese si mobilita per scoprire il responsabile di questo gesto, a partire da un appello su Facebook
 
NOVELLARA (Reggio Emilia) – Trafitto alla schiena con ua freccia scoccata da una balestra. E’ morto così un gatto randagio di quattro anni nella zona di via Mantegna a Novellara, ucciso da qualcuno che non sopportava il suo vagabondare. A ritrovare il gatto, che da giorni girava in zona, è stato un abitante del quartiere: il micio si era trascinato sotto il cespuglio del suo giardino, e lì è morto. A raccontare l’accaduto a “La Gazzetta di Reggio” è Sonia Bertazzoni, guardia zoofila e volontaria del canile: “Non ci sono dubbi su quello che è successo: la freccia è conficcata nella schiena – racconta -  E analizzando il tipo, si tratta di quelle utilizzate dalle balestra che sono più corte rispetto a quelle per gli archi. Un fatto gravissimo, inqualificabile, che abbiamo s ubito denunciato ai carabinieri”.
Ora l’intero paese si sta mobilitando per scoprire il responsabile di questo gesto incredibilmente feroce, a partire da un appello lanciato su Facebook. Non sono di certo molti ad avere un’arma di questo tipo in casa: e se al momento la denuncia è contro ignoti, non è detto che il responsabile non possa venire presto identificato.
 
IL NUOVO MOLISE
10 MAGGIO 2012
 
Cani avvelenati: altri due casi segnalati a Colli a Volturno
 

COLLI A VOLTURNO (IS). Uccidere i nostri amici a quattro zampe in Italia rappresenta un grave reato punibile anche in sede penale. Ma farlo senza essere scoperti e soprattutto a discapito dei padroni delle bestiole, in questo caso indifese, è ancor più grave. Questo è quello che è accaduto a Colli a Volturno, dove da qualche giorno continuano, da parte dei cittadini , le segnalazioni del ritrovamento di poveri esemplari di cani, di qualsiasi razza, trovato morti o in fin di vita a causa di possibili avvelenamenti. I sintomi sono quelli di sempre, grande sofferenza dei nostri amici a quat- tro zampe, bava alla bocca, tremore e soprattutto difficoltà respiratorie che lentamente e con grande sofferenza portano alla morte di questi animali. L’ultimo caso è davvero emblematico. Un cittadino collese nella serata di martedì ha segnalato alla nostra redazione questo strano episodio. I suoi due amati cagnolini, un piccolo cocker e un “bastardino” per lo più trovatello, sono stati ritrovati in fin di vita. Il tutto caratterizzato da lamentele strazianti dei due poveri animali, allo stremo delle forze e chissà con quanto dolore inimmaginabile nel proprio corpo. Il primo, forse quello più debole, è spirato quasi immediatamente, l’altro invece, sta resistendo e sta combattendo una battaglia “complicata” contro la morte per mano di qualche “assassino” che si muove liberamente tra la gente e che trama i suoi piani per eliminare poveri ed innocenti animali, per lo più in regola con tutte le prescrizioni di legge attualmente in vigore. Purtroppo nei piccoli paesi episodi del genere si verificano quotidianamente e nessuno ha la forza ed il coraggio di denunciarli. Forse si è trattato di polpette avvelenate o di altre sostanze fatte ingerire agli animali molto socievoli, come racconta il padrone, e capaci di avvicinarsi davvero a tutti. Per questo motivo è stato fin troppo semplice avvicinarli e forse avvelenarli. Ancora da capire il perché di questa “mattanza”, forse i cani danno fastidio a qualcuno? Domande alle quali, probabilmente, nessuno risponderà. Si rimarrà sempre nel dubbio e intanto i casi di cani avvelenati si moltiplicano. Si spera che episodi tali nel prossimo futuro non si vengano mai più a verificare a danno di animali indifesi.

 
IL MESSAGGERO
10 MAGGIO 2012
 
Sequestrati 209 cuccioli di razza: stipati in un furgone, hanno meno di 12 settimane
Uno dei trasportatori, entrambi denunciati, era già stato
sorpreso la settimana scorsa con 272 piccoli di cane
 
TRIESTE - Continuano i sequestri in Friuli Venezia Giulia di cuccioli di cane - tutti di razze molto pregiate e particolarmente richieste dal mercato nero - provenienti dall'Est e, in particolare, dall'Ungheria.
Dopo il sequestro di 272 cani della settimana scorsa, i finanzieri del Nucleo di Polizia tributaria di Trieste hanno sequestrato oggi altri 209 cuccioli tutti di razze pregiate (Chihuahua, Pinceer, Yorkshire Terrier, Alani, San Bernardo, Spitz, Cavalier King, Labrador).
Erano stipati all'interno di un furgone fermato sull'autostrada A4 nel comune di Palmanova. Tutti i cuccioli sequestrati hanno meno di dodici settimane di vita, molti di essi addirittura meno di quattro settimane. I medici del servizio veterinario di Udine, dopo aver verificato lo stato di affaticamento degli animali, ne hanno affidato la custodia diverse strutture del Friuli Venezia Giulia.
I responsabili del trasporto, di origine campana, sono stati denunciati per traffico illecito di animali da compagnia. Rischiano una multa tra i 3mila e i 15mila euro, nonché la reclusione da tre mesi ad un anno, pena che va aumentata poiché gli animali, come in questo caso, hanno meno di dodici settimane di vita. Sono stati denunciati anche per maltrattamenti ed abbandono di animali. Uno dei due uomini era già stato denunciato la scorsa settimana, in quanto responsabile anche del precedente trasporto.
 
GEA PRESS
10 MAGGIO 2012
 
Savona: con la sega ad abbattere nidi di tortore
Intervento dell'ENPA.
 
 
Senza esitazione si è diretto vero l’albero di piazzale Moroni a Savona. Ha impugnato la sega ed ha così tranciato proprio il ramo scelto dalle tortorelle per costruire il nido. Prelevato proprio lui, l’odiato nido, l’ha infine gettato vicino il cassonetto della spazzatura. Ai volontari dell’ENPA savonese, avvisati dell’ennesimo scempio, non è rimasto altro che correre nel luogo e raccogliere le due tortorelle.L’ENPA ricorda che a partire dal mese di aprile e fino a tutto agosto, numerose specie selvatiche effettuano la cova ed il successivo allevamento dei nidiacei, anche sugli alberi cittadini. La legge vigente tutela sia i nidi che l’integrità degli animali, con pesanti sanzioni a carico dei responsabili. L’associazione chiede pertanto ai Comuni ed alle aziende incaricate controlli preventivi sulle piante da potare, per verificare che non siano presenti nidi e nidiacei non ancora autosufficienti ed incapaci al volo, rimandando gli interventi in caso positivo. Nel caso di Savona, riferisce la Protezione Animali, l’ATA, ovvero l’azienda multiservizi, lo sta già facendo, dimostrando grande sensibilità e professionalità.Purtroppo le conseguenze dei disservizi sono spesso a carico dei volontari. Un lavoro faticoso, costoso e spesso inutile svezzamento artificiale di intere nidiate di merli, gazze, passeri, colombi e tortore, cadute a terra assieme ai rami segati inopportunamente.
 
ASCA
10 MAGGIO 2012
 
Umbria/Animali: caprioli denutriti e spaventati salvati nel perugino
 
Perugia - Due piccoli di capriolo sono stati salvati da una ''task force'' costituitasi attraverso un tam tam telefonico. Il proprietario di un appezzamento di terreno ubicato nella zona di Pianello (Pg) ha trovato, nascosti in un vigneto, due ''cuccioli' smarriti, spaventati e visibilmente denutriti. Gli animali, rimasti senza madre, presumibilmente morta in un incidente stradale, si erano rannicchiati e si stringevano l'uno vicino all'altro. L'uomo, evidenzia una nota della Provincia di Perugia, li ha trasportati in casa per un primo soccorso e per alimentarli con il biberon. E' quindi partita la catena di telefonate per avvertire il delegato provinciale alla caccia, la presidente della LAV e la responsabile dell'associazione ''X 4 zampe Umbria'. Attraverso le strutture della Provincia, e' stato predisposto il trasferimento dei caprioli in un centro auto rizzato per l'alimentazione di piccoli cuccioli a Citta' di Castello. Non appena possibile, essi verranno collocati nel Centro di Torre Certalta che opera anche sul versante del recupero degli animali, prima di riconquistare la liberta' nella Zona di Ripopolamento e Cattura dello stesso Centro umbertidese dove potranno vivere senza rischi.
 
TRENTINO
10 MAGGIO 2012
 
Cattura rane nella notte multato un cacciatore
 
TESINO (TN) - Gli uomini della forestale di Canal San Bovo lo hanno pescato con le mani nel sacco. E dentro il sacco aveva delle rane. E non poteva averle. Il periodo, un mesetto fa, infatti, prevedeva il divieto di cattura in quanto periodo di riproduzione degli anfibi (nei periodi “normali” è invece consentito portarsi a casa fino ad un chilo di rane). Lui è un dirigente locale dell’associazione cacciatori. Le catture pare siano state effettuate durante la notte con l’ausilio di un faretto, per favorire, come si fa con i pesci, la concentrazione degli animali e quindi favorirne la cattura. La forestale, già informata sui movimenti dell’uomo, si è appostata nella “zona di caccia” e lì ha, appunto, beccato sul fatto il “catturatore” di rane. I forestali del Primiero hanno quindi notifi cato la violazione amministrativa («È come aver raccolto funghi senza permesso», hanno spiegato gli stessi forestali) con il verbale di rito e la conseguente multa. Nulla però che potesse risultare in conflitto con il ruolo ricoperto dal cacciatore tesino .
 
CORRIERE DEL VENETO
10 MAGGIO 2012
 
TREVISO «Il cane (guida) non può entrare» Non vedente allontanata dal ristorante
La signora voleva cenare con il marito e il suo cane a Treviso. Lei insiste e ottiene una sistemazione poco confortevole. Interviene la polizia
 
VENEZIA - Una donna non vedente ha segnalato al capogruppo regionale del Pdl Davide Bond che stava per essere allontanata da un ristorante di Treviso perchè il suo cane guida non era il benvenuto.«Serve fare chiarezza una volta per tutte - ha detto Bond, rendendo nota la segnalazione riguardante il caso avvenuto circa un mese fa - sulla disciplina dei cani guida. Non è possibile che ancora oggi ci siano atti di autentica discriminazione ai danni dei non vedenti. Per questo scriverò una lettera all'assessore Remo Sernagiotto e al ministero della Salute per segnalare il problema».
La segnalazione pervenuta a Bond è di una signora non vedente di Feltre, S.Z., che con il marito e il cane-guida era andata a cena in una ristorante etnico di Treviso. «Prima non volevano farmi entrare con il cane - ha riferito la donna al consigliere - poi mi hanno invitata a sedermi vicino alla porta d'ingresso in una zona davvero poco confortevole. Ho rivendicato i miei diritti ma non volevano sentir ragione così ho chiamato la polizia. Solo in questo modo, il proprietario ci ha fatto accomodare ma non era affatto convinto». «Il caso di Treviso non è il primo - ha commentato Bond - Spesso molte persone ignorano le leggi sui cani guida e le normative sulla disabilità, dai supermercati ai mezzi pubblici.
La stessa signora mi ha riferito che un anno fa, in un museo a Trento, si è sentita dire che poteva entrare solo se teneva il cane in braccio, un pastore tedesco di 32 chilogrammi. E di aver subito spiacevoli discriminazioni in alberghi di Ortisei e in Valle Aurina». Anche sulla base di questa segnalazione Bond ha deciso di sollecitare campagne di sensibilizzazione da parte della Regione e del ministero: «L'ignoranza della normativa in materia di disabilità e diritti dei disabili non è ammessa. Non è possibile che nel 2012 un ipovedente non possa entrare in un locale pubblico e sedersi a un tavolo come tutti. È una questione di civiltà».
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
11 MAGGIO 2012
 
Cieca col cane, «non può entrare»
 
«Con mio marito alcune settimane fa avevamo deciso di trascorrere una serata in un ristorante etnico di Treviso» racconta Simona Zanella, cieca, «peccato che quando sono entrata è successo il finimondo». Inizia così il racconto della donna, residente a Feltre, ma arrivata con la sua storia fino tra i banchi del consiglio Regionale. «Prima non volevano farmi entrare con il cane guida» continua, «poi mi hanno invitato a sedermi vicino alla porta d’ingresso in una zona davvero poco confortevole. Ho rivendicato i miei diritti ma non volevano sentir ragione così ho chiamato la polizia. Solo in questo modo, il proprietario ci ha fatto accomodare. Ma non era affatto convinto». A Treviso era già capitato un caso simile, il locale del caso all’epoca era il centralissimo e storico Biffi di piazza dei Signori. Ora invece ad essere al centro della bufera è il Wok sushi. Discriminazione. Questa l’accusa. «E non è la prima volta che capita» continua la donna, «spesso molte persone ignorano le leggi sui cani guida e le normative sulla disabilità, dai supermercati ai mezzi pubblici». Per lei infatti quanto avvenuto al Wok Sushi di Treviso non è che l’ultimo episodio in ordine di tempo. Poco più di un anno fa, in un museo a Trento, si è sentita dire che poteva entrare solo se teneva il cane in braccio, un pastore tedesco di 32 chilogrammi che avrebbe dovuto farle da guida tra la gente, le stanze, le opere d’arte. Sulla base di questa segnalazione ha deciso di intervenire anche il capogruppo del Pdl in Consiglio regionale Dario Bond. «L’ignoranza della normativa in materia di disabilità e diritti dei disabili non è ammessa. Ho chiesto agli organi di vigilanza di muoversi per una sensibilizzazione sul tema. Se un ipovedente non riesce a entrare in un locale pubblico, nel duemila, è questione di civiltà». Di opinione completamente diversa il titolare del ristorante, Tong. «Non c’è stata alcuna discriminazione» spiega, «si è trattato solamente di un problema logistico. Quando è entrata con il cane, la signora è stata invitata ad allontanarsi perchè gli animali non sono ammessi. Quando il marito ci ha esibito il tesserino però non abbiamo avuto problemi, solo non potevamo metterla a mangiare vicino al rullo sul quale passano i cibi per via del cane e delle regole d’igiene». Il titolare conferma l’arrivo della polzia, ma aggiunge: «siamo riusciti senza grossi problemi a trovare un posto dove la signora potesse cenare come desiderava» segue Tong, «ed è stata contenta». La verità. Di solito nel mezzo. Certa però la difficoltà dei locali pubblici (e non solo) a gestire la clientela che presenta disabilità, siano vista, udito, mobilità in genere.
 
LA ZAMPA.IT
10 MAGGIO 2012
 
L'obesità uccide il gatto star di Facebook
Meow pesava 19 chili e la sua pagina sul social network era visitata da decine di migliaia di utenti ogni giorno
 
 
Meow, il gatto di due anni che aveva conquistato la fama internazionale per il suo incredibile peso, è morto per complicazioni legate all'obesità.
Circa un mese fa il micio era stato adottato dal rifugio per animali di Santa Fe, New Mexico, dove era arrivato poiché la sua padrone di 87 anni non era più in grado di prendersi cura di lui.  I volontari avevano messo il gatto tigrato a dieta e avevano organizzato una campagna su Facebook per la sua adozione e perché fosse un esempio di come sia necessario tenere sotto controllo il peso degli animali domestici.La pagina del social network dedicata a Meow era diventata subito molto famosa e veniva visitata quotidianamente da centinaia di migliaia di utenti, tra i quali i veterinari del rifugio speravano di trovare un possibile nuovo padrone per il micio, a cui sarebbe stato affidato solo una volta dimagrito.
Le attenzioni e la dieta che il gatto seguiva sembravano dare buoni risultati, ed era già stat0 registrato un calo di peso di 2 libbre (circa 1kg) quando Mary Martin, direttrice del rifugio, ha cominciato a notare un peggioramento nelle sue condizioni. Mercoledì  Meow ha cominciato ad avere difficoltà respiratorie e in poche ore la situazione è diventata critica.
Il gatto è morto sabato scorso: «E' stato uno choc per noi, ci eravamo innamorati di quel gatto» ha dichiarato la direttrice del rifugio, che ha anche raccontato di non aver mai ricevuto tante telefonate per un gatto quante ne ha ricevute per Meow, la cui popolarità online aveva ricevuto livelli impressionanti.Il triste finale della storia di Meow può commuovere, ma soprattutto deve essere un monito per tutti quei padroni che non prestano l'adeguata attenzione all'alimentazione e all'attività fisica del proprio animale.
 
IL SECOLO XIX
10 MAGGIO 2012
 
Il gabbiano che assale gli automobilisti
 
 
Simone Schiaffino
 
Savona - Cinque o sei le persone aggredite, in pochi giorni. Tanto spavento, e per fortuna nessun automobilista che è rimasto ferito dall’incontro ravvicinato con l’animale. C’è stato pure un aitante pensionato che, brandendo un ombrello, ha allontanato da sé la minaccia di rimediare un poderoso colpo di becco o una zampata in testa. Come nella scena madre del film culto “Uccelli” di Hitchcock. Da qualche giorno c’è un gabbiano reale che terrorizza (il termine non è utilizzato a sproposito) i fruitori del parcheggio a pagamento accanto al Priamar, a cui si accede dalla rotatoria di corso Mazzini. La minaccia è invisibile, nel senso che nulla può far presagire l’aggressività dell’animale, fintantoché non si è abbastanza vicini per indispettirlo. Il volatile è fisso nell’aiuola accanto alla carreggiata di accesso, quella decorata con vetri colorati. Il fatto che non si levi in volo, e la sua imponenza, attira l’attenzione, e basta avvicinarsi alla ringhiera per far scattare i suoi istinti difensivi. L’animale grida, poi sbatte le ali minaccioso, infine spicca il volo e, dall’alto, scende in picchiata sul malcapitato, anche quando questo si è allontanato. E tenta l’attacco non una, ma più volte. Le segnalazioni sono giunte al Secolo XIX , e il sopralluogo del cronista ha verificato il fatto nel modo più evidente: con l’ennesimo attacco in picchiata, dall’alto, tentato due volte. Anche quando il malcapitato si era allontanato di un centinaio di metri dall’aiuola. Altri casi si sono verificati nei giorni scorsi, con lo stesso schema: la persona cammina vicino all’aiuola e per questo fatto, il gabbiano, sentendosi minacciato, si libra in volo per poi tentare la “beccata” sulla testa. In un caso, come detto, un uomo ha dovuto usare l’ombrello che aveva con sé per far desistere l’animale dall’attacco nei suoi confronti. Il comportamento del volatile ha una precisa spiegazione, fornita da Aldo Verner, etologo e delegato ligure della Lega italiana protezione uccelli. «Questo è il periodo dell’anno in cui le uova si sono schiuse, e i piccoli imparano a volare lanciandosi dal nido. Non è detto, però, che ci riescano al primo tentativo - dice Verner - Nel caso in questione è possibile che un piccolo gabbiano abbia tentato di volare, lanciandosi da un nido sul muraglione del Priamar, e che sia finito nell’aiuola. Potrebbe essere per questo che la madre “pattuglia” l’area verde, preoccupandosi di difendere il piccolo finché questo non abbia imparato a volare. Il comportamento descritto è esclusivo dei gabbiani reali, che sono animali piuttosto imponenti, e la difesa del cucciolo può essere condotta sia dalla femmina che dal maschio: perfino da un gruppo di adulti che hanno capito la situazione di pericolo in cui versa un piccolo gabbiano». Ieri la segnalazione del gabbiano aggressivo al parcheggio del Priamar è giunta all’Ata, la società multiservizi del Comune, ed è stata quindi inoltrata una richiesta di intervento al settore veterinario dell’Asl 2 savonese, soggetto che deve intervenire nel caso di animali randagi aggressivi. È possibile che già nella giornata di oggi il gabbiano reale sia allontanato dal parcheggio del Priamar, con buona pace degli automobilisti. L’aggressività di alcuni gabbiani reali, in questo periodo dell’anno, non è un fatto nuovo: nel giugno scorso un volatile di tale specie, che aveva nidificato nella scuola di piazza delle Nazioni, aveva attaccato un bidello. E per riportare la situazione alla normalità era stato necessario chiamare la polizia municipale e i vigili del fuoco.
 
IL TEMPO
10 MAGGIO 2012
 
Animali: Cardinale, nessun ostacolo a chiudere Green Hill
 
Roma - "L'ho già detto ieri in Commissione e lo ribadisco oggi: non credo ci sia alcun ostacolo a chiudere Green Hill. Lo vuole la maggioranza degli italiani". A intervenire sulla questione dell'allevamento di animali destinati alle sperimentazioni è il sottosegretario alla Salute, Adelfio Elio Cardinale, a margine della presentazione del portale 'Vacanze a quattro zampe', oggi a Roma."Non posso far altre che ribadire il parere favorevole del Governo al testo già approvato dalla Camera" su questo tema, conclude Cardinale. "Un fatto molto positivo - commenta Michela Vittoria Brambilla (Pdl), fondatrice della Federazione italiana associazioni diritti animali e ambiente - Ora dovremo aspettare i tempi tecnici. Ma Green Hill potrebbe anche chiudere entro l'estate, se la Regione Lombardia decidesse di calendarizzare l'iter della legge regionale in discussione, che vieta sul territorio lombardo l'allevamento di animali destinati alle sperimentazioni".
 
PANORAMA
10 MAGGIO 2012
 
“O la cavia o la vita” - gli animalisti contro Panorama
“BOICOTTIAMO PANORAMA - AVVIAMO EMAIL DI PROTESTA”
La copertina del numero di Panorama in edicola da oggi, dedicata alla vivisezione ed al famoso caso di Green Hill (l’allevamento di Montichiari dove si trovano i beagle destinati alla ricerca scientifica), ha scatenato la reazione degli animalisti secondo i quali il nostro settimanale è “vivisezionista”. Così su Facebook non è difficile trovare appelli come questo (clicca qui per vederlo) o gruppi (come questo). Forse si tratta di conclusioni “affrettate”, così vogliamo precisare.
 
di Daniela Mattalia
 
Nessuno può essere «favorevole» alla vivisezione o trarre piacere dall’idea che vengano effettuati esperimenti sugli animali (che siano cani, topi o pesci). Neppure noi di Panorama che da sempre scriviamo articoli sulla necessità di proteggere gli animali, le specie a rischio, l’ambiente, la natura. Come giornalisti però abbiamo in primo luogo il dovere di informare, e in questo caso abbiamo voluto informare su cosa accadrebbe se rinunciassimo alla sperimentazione animale, senza nasconderci dietro illusioni. Rinunciare ai test sulle altre specie è una scelta pienamente legittima, ma per prenderla in modo consapevole dobbiamo conoscere le sue implicazioni.La nostra non è l’apologia della sperimentazione animale bensì la presa di coscienza, sostenuta dagli esperti, che nessun farmaco potrebbe mai essere messo in commercio senza prima superare le prove di sicurezza. Ovvero, senza prima sapere se la molecola testata è cancerogena, per esempio, o tossica. E sono test che non possono essere sostituiti dalle prove in vitro. Non ancora, almeno, non in questa fase di evoluzione della tecnologia e della medicina. Un domani probabilmente ci arriveremo. Non è così adesso, però.Vogliamo i farmaci, quando ci ammaliamo, o si ammala una persona che amiamo. Vogliamo che stia bene, che guarisca, che non muoia. Li vogliamo anche se abbiamo un cane in casa o se accarezziamo il nostro gatto. Allora dobbiamo avere il coraggio e l’onestà di riconoscere che la molecola innovativa, il farmaco della speranza o il medicinale salvavita ci sono, o ci saranno, solo se i ricercatori potranno valutarne sicurezza ed efficacia in primis sugli animali.I beagle ci strappano il cuore, ma dovremmo commuoverci anche per la sorte dei topi e, perché no, anche per i moscer ini della frutta su cui vengono fatti innumerevoli esperimenti di genetica. O forse esiste una soglia sopra e sotto la quale fissiamo la nostra indignazione o la nostra indifferenza?
PER COMMENTARE
 
ECOO
11 MAGGIO 2012
 
Green Hill, i veterinari: “Uccidere gli animali è necessario per la ricerca”
Dopo la vicenda di Green Hill e dopo la liberazione dei beagle, sono i veterinari italiani a ribellarsi. In particolare ad esprimere le proprie opinioni sono stati Marco Melosi, presidente dell’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani, e Massenzio Fornasier, presidente della Società Italiana Veterinari Animali da Laboratorio. I due hanno scritto al Presidente della Repubblica, puntando il dito contro “episodi e manifestazioni che hanno travalicato la legalità e la democrazia“, un riferimento naturale all’episodio della liberazione dei beagle di Green Hill.
 
A cura di G. Rini
 
I veterinari spiegano che per far proseguire la ricerca scientifica è necessario sacrificare gli animali. Tutto questo “per “salvaguardare” la possibilità di proseguire nella conoscenza delle malattie che ancora affliggono gli animali e i cittadini di questo Paese e nello sviluppo di nuove terapie nelle quali i pazienti e le loro famiglie ripongono la speranza per il loro futuro“.Secondo i veterinari, sarebbe molto rischioso passare direttamente dai sistemi studiati in vitro all’essere umano, un passaggio che potrebbe determinare delle conseguenze per la salute dell’uomo, conseguenze che “nessuno è in grado di stimare, e per questo è inaccettabile“.I presidenti delle associazioni spiegano in particolare che i medici, gli studiosi e i veterinari italiani non possono in questo modo andare avanti nell a ricerca sulle “malattie che ancora affliggono gli animali e i cittadini di questo Paese e nello sviluppo di nuove terapie nelle quali i pazienti e le loro famiglie ripongono la speranza per il loro futuro“.Se teniamo in considerazione queste affermazioni, non possiamo essere totalmente in disaccordo. Ma è lecito chiedersi se alla base di queste idee ci possano essere delle altre argomentazioni. Qualcuno infatti si chiede se questo non avviene perché molti medici sono alle prese con pratiche di business della vivisezione o con i nodi economici delle lobbies farmaceutiche. Il dibattito continua.
 
NOTIZIARIO ITALIANO
10 MAGGIO 2012
 
Dieta senza carne nei bambini piccoli i vegetariani protestano, l'esperto replica
Il parere espresso dalla pediatra su Repubblica.it ha riacceso la polemica sui possibili effetti, nei primi anni di vita, di un'alimentazione priva di proteine di origine animale. Molte mail di contestazione e la risposta della professoressa Esposito
 
di Irma D'Aria
 
ROMA - La dieta priva di carne nei primi anni di vita può causare danni ai bambini? Il parere espresso in questo senso dall'esperto di Repubblica.it ha riacceso un'antica polemica che contrappone la posizione predominante fra i pediatri a quella dei vegetariani, convinti invece che una dieta priva di proteine animali sia adatta anche ai più piccoli.E' per questo che la risposta della nostra esperta di pediatria - Susanna Esposito, direttore della Clinica pediatrica 1 presso la Fondazione Policlinico di Milano - ha scatenato il dibattito. Rispondendo al quesito su una bambina di 18 mesi alimentata senza zuccheri e carne, l'esperta aveva ribadito che una dieta vegetariana nei primi anni di vita può portare a fenomeni di grave anemia e causare anche un ritardo di sviluppo neurologico.Il parere è stato criticato in numerose mail giunte in redazione e la reazione dell'Associazione vegetariana italiana (Avi) è stata immediata. "Come madre di una figlia vegetariana, che oggi ha 32 anni ed è vegetariana sin dalla nascita, per mia scelta inizialmente e per sua poi, posso testimoniare - scrive Carmen Somaschi, presidente dell'Avi - che vegetariani si può sin dalla nascita, anzi prima sin dalla gravidanza....". Tra le molte mail di "protesta", anche quella della biologa nutrizionista Roberta Bartocci "Dire che l'alimentazione vegetariana sia rischiosa per i bambini - scrive Bartocci - non solo è dichiarazione scorretta, ma non ha alcuna base scientifica.
Lo dico da nutrizionista oltre che da mamma di un bambino che non ha mai mangiato carne e pesce e gode di ottima salute, come tutti i bambini vegetariani che seguono alimentazioni variate e ben pianificate". Ancora, scrive la lettrice Barbara Nati: "E' risaputo in tutto il mondo ormai che la carne fa più danni che benefici". Note di protesta sono arrivate inoltre dal Movimento antispecista italiano e dagli Animalisti italiani di Bologna i quali sostengono che le argomentazioni della professoressa Esposito sono "figlie di una cultura assolutamente sorpassata che crede ancora che la nostra specie abbia bisogno di proteine animali per sopravvivere". Per replicare alle tante mail, abbiamo chiesto alla professoressa Esposito di tornare sull'argomento. "La somministrazione di una dieta contenente proteine di origine animale è essenziale per una crescita corporea adeguata. Su questo punto tutta la letteratura scientifica è concorde - ribadisce l'esperta - . Inoltre, con le
proteine, gli alimenti di origine animale assicurano un corretto apporto di altre sostanze, quali minerali e alcune vitamine che sono indispensabili perché non si manifestino carenze"."Quando, per convincimenti personali, si vuole evitare la carne di qualsiasi animale - continua Susanna Esposito - , è tassativo che la dieta contenga almeno uova o latte. A questo proposito bisogna, quindi, distinguere tra dieta ovo-latteo o latteo-vegetariana e dieta vegana. Le prime due, proprio perché contengono uovo e latte o almeno il latte, assicurano apporti - se uova e latte sono effettivamente assunti in quantitativi adeguati  - che sono sufficienti per assicurare la copertura dei fabbisogni nutrizionali, mentre ciò non si verifica se la dieta è assolutamente vegetariana".Secondo l'esperta, le carenze legate alle diete vegetariane strette, o a quelle con uovo e latte non adeguatamente bilanciate, si evidenziano molto più facilmente nel bambino perché la superiore velocità di crescita del soggetto in sviluppo richiede apporti proporzionalmente maggiori rispetto a quelli richiesti dall'adulto. "Classico è il caso delle gravide vegane e dei loro figli - dice la professoressa Esposito - . Le prime pur presentando livelli di vitamina B12 inferiori al normale tollerano senza sintomi la carenza; i secondi, invece, nascono con carenze evidenti e, specie se allattati al seno, possono sviluppare fin dai primi mesi di vita una grave anemia e possono andare incontro a problemi di sviluppo neurologico e psichico".La letteratura scientifica, sottolinea Esposito, è ricca di segnalazioni di questo tipo che riguardano, oltre alla vitamina B12, anche altri aspetti carenziali come quelli relativi allo zinco e ad altri oligoelementi e vitamine. "In merito, si è pronunciata di recente anche l'American Academy of Pediatrics, il massimo riferimento mondiale per ogni problema pediatrico, riportando sul proprio sito una presa di posizione molto dettagliata sul problema delle diete vegetariane e, di fatto, confermando che le diete vegane non sono raccomandate e quelle con uovo e latte o con il solo latte possono essere utilizzate se si accetta l'idea di eseguire controlli periodici ed eventualmente qualche esame di laboratorio ai bambini così alimentati".
 
LA NAZIONE
10 MAGGIO 2012
 
Cani e gatti potranno donare il sangue ai loro simili
Presto anche un cimitero per animali
 
Perugia - Cani e gatti donatori di sangue, per salvare la vita a molti dei loro simili. Alla facoltà di Medicina veterinaria dell'Università di Perugia sono entrati in funzione una emoteca ed un centro emotrasfusionale per questi animali. E' Il primo centro pubblico dell'Italia centrale per la preparazione e stoccaggio di sangue intero fresco e conservato e di emocomponenti.
E' stato realizzato nella sezione di Medicina interna del Dipartimento di patologia, diagnostica e clinica veterinaria ed è stato presentato oggi nell'Aula magna della facoltà per fare conoscere l'iniziativa e sensibilizzare l'opinione pubblica su un problema di civiltà perché - come ha detto il preside Franco Moriconi - per ''animali ed esseri umani la salute è unica''.
''Per il Comune di Perugia occuparsi delle per sone - ha detto il vicesindaco Nilo Arcudi - significa occuparsi anche degli animali che spesso sono elementi di vita per le persone''.
Nell'occasione è stato anche annunciato che nel canile di Collestrada, un ''canile a 5 stelle - ha detto il vicesindaco - considerato un modello in Italia da tanti media nazionali che se ne sono occupati, dall'Enpa e dallo stesso governo'', presto sorgerà anche un cimitero per animali.Il Centro emotrasfusionale, attivato ai sensi di una ''linea guida per le attività sanitarie in campo veterinario'' recepita dalla giunta regionale umbra, è diventato realtà con il sostegno economico della Fondazione Cassa di risparmio di Perugia. Offre un servizio per l'Ospedale veterinario didattico della facoltà ma anche a tutti i cittadini e alle 160 strutture sanitarie e ai 300 medici veterinari della provincia di Perugia e di quelle limitrofe.Il sangue intero e gli emoderivati sono infatti necessari in cas i di avvelenamenti, emorragie, interventi chirurgici, disordini della coagulazione, neoplasie ed altre malattie che mettono a rischio la vita degli animali.I donatori devono essere sani, con un peso superiore ai 25 chilogrammi per i cani e cinque per i gatti, e di età compresa tra uno ed otto anni. Nel nuovo centro i donatori verranno sottoposti gratuitamente a visite ed analisi ed il proprietario dell'animale riceverà anche una fornitura di mangime offerta da un'azienda sponsor. Saranno gratis anche i controlli periodici ai quali potranno essere sottoposti cani e gatti che donano il sangue.Gli scopi ed il funzionamento del centro emotrasfusionale sono stati illustrati da due docenti della facoltà, Vittorio Mangili e Teresa Antognoni.
VIDEO
 
LA NAZIONE
10 MAGGIO 2012
 
I cani-bagnino tornano a controllare le spiagge
Tornano in azione i cani abilitati per il soccorso ai bagnanti
 
Grosseto - Anche durante la prossima stagione estiva, sulla sicurezza dei bagnanti — insieme ai bagnini — vigileranno le unità cinofile dell’associazone Saucs, ovvero di una Onlus che dallo scorso gennaio è entrata a far parte delle risorse della Protezione civile regionale e, quindi, provinciale. E nell’attesa di riprendere il servizio di pattugliamento delle spiagge toscane sabato, a Castiglione (inizio alle 10.30), una decina di queste unità cinofile appartenenti alla Saucs Costa Maremmana prendereranno parte alle simulazioni di salvataggio organizzate dalla Lega navale italiana in occasione della «Giornata della sicurezza in mare».«L’evento — dice Alessandro Semplici, presidente della sezione locale della Saucs — è organizzato con il patrocinio del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e in collaborazione con la Capitaneria di Porto, i Vigili del fuoco, la Cri, l’Eurovinil e la stessa Saucs, nonché delle sezioni della Lega navale di Castiglione, Monte Argentario, Talamone, Siena e Prato. Durante la prima parte della manifestazione le unità cinofile da salvataggio si troveranno a lavorare insieme alle unità operative della Guardia costiera, Vigili del fuoco e Cri, mentre nella seconda parte delle simulazioni i cani e i loro conduttori mostreranno varie tipologie di intervento in situazioni più o meno complesse. L’esercitazione è aperta al pubblico».Nel corso degli ultimi due anni le unità cinofile della Saucs hanno effettuato una decina di salvataggi, due delle quali durante la scorsa stagione estiva. «A Castiglione — ricorda Semplici — io e il mio terranova Dafne abbiamo soccorso un bambino di 10 anni che si trovava da solo a circa 100 metri dalla riva e che era paralizzato dalla paura a causa del mare mosso, trovandosi così in una situazione di grave pericolo. A Baratti, invece, Gabriele Scaffai e il golden retriver Eva, sono intervenuti in aiuto di un uomo e dei suoi nipotini di 7 e 8 anni bloccati dalle onde e dalla corrente molto forte. Uno dei bambini fu strappato dalle braccia dello zio e il mare lo stava portando al largo: il cane, il suo conduttore e il bagnino lo raggiunsero e poi tutti e tre si aggrapparono al cane che li riportò fino a riva».
 
ANSA
10 MAGGIO 2012
 
Turisti quattro zampe, arriva il portale
''Vacanze a quattro zampe'' dedicato a chi viaggia con i propri animali
 
Un portale internet dedicato a chi viaggia in Italia con i propri animali. Si chiama "Vacanze a quattro zampe" e sarà presentato domani a Palazzo Chigi dal sottosegretario alla Salute Adelfio Elio Cardinale e dall'ex ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla, in rappresentanza della Federazione italiana associazioni diritti animali e ambiente.
Grazie all'iniziativa, si legge in un comunicato congiunto di Cardinale e Brambilla, il ministero della Salute e la Federazione delle associazioni "garantiscono concreto seguito agli obiettivi individuati in occasione della scorsa riunione del tavolo permanente tra loro istituito" e, in particolare, "al miglioramento della convivenza dei cittadini con i propri animali domestici, rispondendo alle esigenze di milioni di italiani che desiderano tenerli sempre al proprio fianco, a maggior ragione nel periodo delle vacanze".
Il sito www.vacanzea4zampe.com, non ancora attivo, è stato realizzato in collaborazione con le associazioni di categoria del settore turistico Federalberghi, Federturismo e Assoturismo, e dei pubblici esercizi (Fipe).Quando si programma un viaggio, se si prevede di partire con il proprio animale, è bene organizzarsi per tempo (circa 2 mesi prima) in modo tale da poter adempiere agli obblighi previsti dalla regolamentazione sanitaria e procedere alle eventuali vaccinazioni.  Ecco di seguito semplici regole da tenere sempre in mente quando si ci si sposta in una diversa regione o nazione. E' necessario: tenere presente i regolamenti delle varie compagnie aeree, marittime e ferroviarie,  rivolgersi al Consolato, delle Nazioni dove si ha intenzione di andare per avere informazioni sugli obblighi sanitari richiesti, Osservare le nuove disposizioni definite dall'Unione Europea dal 1 ottobre 2004.
 
DAILY WIRED
10 MAGGIO 2012
 
Cosa pensano i cani?
Lo stanno studiando alla Emory University, dove hanno addestrato due cani a stare tranquilli in una risonanza magnetica. E si è scoperto che prestano molta attenzione ai nostri gesti
 
Sono i migliori amici dell’uomo. Tanto che negli Stati Uniti è nato anche un social network dedicato a loro, per favorire gli incontri tra amici a quattro zampe e, secondo uno studio della  Bath Spa University, la razza del cane che scegliamo riflette la nostra personalità. Ma cosa passa per la testa dei nostri amici a quattro zampe quando scodinzolano, ci corrono incontro o ci guardano con gli occhioni teneri? Un team di ricercatori della Emory University di Atlanta ha utilizzato la stessa tecnica non invasiva con cui si cerca di comprendere i segreti del cervello umano, la risonanza magnetica funzionale (fmri), per studiare il cervello della più antica specie animale addomesticata. I risultati dello studio saranno pubblicati su PLoS One.
Due cani – Callie, un feist di due anni, e McKenzie, un border collie di tre – sono stati
addestrati per diversi mesi a entrare in uno scanner fmri e a stare fermi, con la testa immobile, senza essere sedati, in modo che i ricercatori potessero misurare la loro attività neurale. “ Per quanto ne sappiamo, mai in precedenza erano state acquisite immagini del cervello di un cane completamente sveglio commenta Gregory Berns, direttore dell’ Emory Center for Neuropolicy -. Ci auguriamo che questo sia il primo passo per comprendere meglio il rapporto tra esseri umani e cani, dal punto di vista dei secondi”.
Nell’esperimento Callie e McKenzie sono stati addestrati a svolgere un compito di discriminazione di due gesti umani, in previsione di una ricompensa. La mano sinistra rivolta verso il basso indicava che avrebbero ricevuto un hot-dog. Se entrambe le mani erano invece rivolte verso l’alto i cani sarebbero rimasti a bocca asciutta. “ E dato che quando la risonanza è in esecuzione è rumorosa come un martello pneumatico -
spiega Berns nel suo blog  - i cani hanno imparato a indossare delle cuffie”. I ricercatori hanno riscontrato un’attivazione della regione caudale nel cervello di entrambi i cani, in seguito al segnale corrispondente alla ricompensa, ma non per l’altro. " Questi risultati indicano che i cani prestano particolare attenzione ai nostri gesti - ha commentato Berns - e che il sistema di ricompensa del loro cervello si comporta in modo molto simile a quello umano".
Quando uno stimolo (per esempio un gesto) è associato a un premio, quando cioè c’è un segnale che anticipa l’occorrenza di una ricompensa, nel nostro cervello viene rilasciata infatti dopamina e si attivano certe aree, tra cui il nucleo caudato, che fa parte dei nuclei della bas e”, spiega Giorgio Vallortigara, neuroscienziato del
Cimec dell'Università di Trento. “ E’ interessante –continua – che siano stati studiati con l’fmri animali coscienti, non sedati né immobilizzati”.
I cani, in particolar modo, addomesticati circa 10-15mila anni fa, sono molto interessanti per la ricerca in neuroscienze cognitive perché, come spiega Vallortigara, “ sono in grado di interpretare i nostri segnali comunicativi, per esempio guardano dove gli indichiamo. Questa capacità mentale, che ha una base genetica, si è sviluppata nel corso di un arco temporale relativamente breve ed è il risultato del processo di addomesticazione. Inoltre, essendo sottoposti normalmente a pratiche di addestramento da parte dei loro proprietari, è più facile eseguire degli esperimenti con loro”.
L’idea di questo progetto ( The Dog Project) all’Università di Atlanta è nata circa un anno fa, quando Berns ha saputo che nella squadra delle forze speciali navali americane che
ha ucciso Osama bin Laden c’era anche un cane. " Se i cani possono essere addestrati a saltare fuori dagli elicotteri, perché non dovrebbero imparare a entrare nello scanner dell’fmri? In fondo uno scanner non è molto diverso da un elicottero: entrambi sono spazi molto piccoli. Anzi, una risonanza magnetica è molto più semplice. Invece di superare la paura delle altezze e saltare da un aereo, il cane deve solo imparare a tenere la testa ferma”. Ma perché fare una risonanza magnetica a un cane? “ La risposta è ovvia: per vedere cosa pensa, in particolar modo quando osserva il suo proprietario”. E così con questo progetto, Berns spera di decodificare con l’fmri i processi mentali dei cani, individuando quali aree del cervello si attivano a seconda di diversi stimoli. In definitiva, spera di capire quanto i migliori amici dell’uomo comprendono il nostro linguaggio, se sono effettivamente empatici e se riescono a percepire quando i loro proprietari sono felici o tristi.
 
IL TIRRENO
10 MAGGIO 2012
 
UN HAMBURGER MEGLIO DI SOIA CHE DI VITELLO
 
di CIRO VESTITA
 
È piovuto molto in questi giorni ma poca di questa acqua andrà ad arricchire le falde idriche: molta ne evaporerà (cosa che non succede con le piogge autunnali) e quindi probabilmente avremo un estate al secco. Risparmiare acqua è quindi un dovere, ma pochi sanno che gran parte dell'acqua viene usata non per scopi civili ma per zootecnia ed agricoltura. E qui possiamo inserire delle note salutistiche: per ottenere un hamburger di vitello occorrono quintali di foraggio e quindi di acqua; per ottenere un hamburger di soia il fabbisogno idrico è di appena un decimo. E poiché sono convinto che un abuso di cibi carnei possa portare a gravi danni quali placche di colesterolo e vari tipi di tumore, possiamo optare per una dieta vegetariana da tempo sponsorizzata dal nostro professor Umberto Veronesi. Mangiare vegetariano è una font e di salute immensa: molte patologie quali artrite, artrosi e gotta migliorano immediatamente con essa ma soprattutto c'è un grande rispetto per gli animali. Come per ogni dettame scientifico però bisogna fare dei distinguo. Pur mangiando vegetariano, da nutrizionista devo dire che questa dieta non è a mio avviso ideale per bambini e donne in gravidanza per i quali i cibi carnei sono difficili da sostituire.
 
GEA PRESS
11 MAGGIO 2012
 
Roma: cani con tumori in discarica – a denunciare il tutto una scolara (foto)
Intervento delle Guardie Zoofile dell'ENPA.
 
A denunciare il tutto una ragazzina di 14 anni. Dalla finestra della scuola vedeva ogni giorno lo strazio di quelle due povere cagnoline. Detenute in una baracca nella parte a discarica di una serie di orti abusivi ricavati appena sotto il tratto urbano della A24, Roma – L’Aquila.Ha alzato la cornetta ed ha composto il numero della sede romana dell’ENPA, intervenuta con il suo Nucleo di Guardie zoofile guidate da Claudio Locuratolo. La scena che si è presentata innanzi è stata raccapricciante. Il fetore si avvertiva già da molto prima di raggiungere la piccola baracca. Cumuli di immondizia e poi, all’interno, escrementi e un’infinità di piccoli contenitori in alluminio Per l’acqua, un piccolo contenitore di plastica rotto e con un residuo di acqua putrida.Pochi centimetri appresso, il primo or to. Le cagnoline, una delle quali risultata affetta da diversi tumori mammari, languivano in quella situazione indecente, sicuramente da molto tempo.Le Guardie dell’ENPA, constatata la gravità della situazione, peraltro ben descritta dalla scolara che ha segnalato il tutto, hanno subito richiesto l’intervento del Servizio Veterinario della AUSL Roma B e del 5^ gruppo della Polizia di Roma Capitale. Entrati nella fetida catapecchia, si è così provveduto a trasportare le due cagnoline presso il canile municipale della città, dove sono state sottoposte alle cure del caso.Le Guardie Zoofile dell’ENPA hanno disposto il sequestro giudiziario dei cani e provveduto ad inviare una denuncia contro ignoti alla Procura della Repubblica di Roma. Il reato è quello di maltrattamento di animali. Le cagnette sono state affidate in custodia giudiziaria al Comune di Roma mentre, per cure mediche necessarie, sta provvedendo l’ospedale veterinar io della AUSL Roma D.L’area, probabilmente di competenza della Società Autostrade per l’Italia, dovrà ora essere bonificata. Di fatto è una vera e propria discarica a cielo aperto.L’ENPA lancia un appello affinché chiunque abbia notizie utili all’identificazione dei responsabili, lo comunichi alle Guardie Zoofile.© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati
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LA PROVINCIA PAVESE
11 MAGGIO 2012
 
in breve
 
TORTONA (AL) - Cucciolo maltrattato Un 40enne nei guai I vigili urbani sono intervenuti in via Ortid ove era segnalato il maltrattamento di un animale. Hanno identificato S.M., 40 anni tortonese, che aveva al seguito un cucciolo di cane di proprietà di un conoscente. L’uomo è stato denunciato a piede libero.
 
LIBERO
11 MAGGIO 2012
 
Salerno: maltrattava cani, denunciato dalla polizia
 
Salerno - Tre cani meticci, rinchiusi all'interno di un piccolo recinto delimitato da una rete metallica, situato all'interno di un cortile in contrada Croce a Salerno sono stati trovati dagli agenti di una volante dell'ufficio di prevenzione generale della questura. I cani erano legati a catena in ferro molto corta, impedendo quindi ogni tipo di movimento alle bestie ma anche malnutriti e coperti di ferite.E' stato un automobilista a segnalare la situazione agli agenti della volante, subito intervenuti in contrada Croce. Gli investigatori hanno identificato il proprietario dell'area, un uomo di 57 anni e lo hanno denunciato alla procura salernitana per maltrattamenti di animali. I tre cani sono stati sequestrati e trasferiti presso il canile municipale di Salerno.
 
GEA PRESS
11 MAGGIO 2012
 
Perugia: scomparsi 334 cani (fotogallery)
I "fantasmi" superstiti, salvati dalla Forestale.
 
Il detentore di 367 cani, 334 dei quali scomparsi era già noto agli inquirenti per fatti analoghi ed in loco, comunque, molto conosciuto. A scoprire il nove maggio scorso in località Ripabianca, nel Comune di Deruta (PG), quello che parrebbe essere un vero e proprio allevamento risultato privo del nulla osta sanitario, è stato il Comando Stazione forestale di Marsciano (PG). Un fabbricato in muratura ed una porzione di terreno circostante a sua volta delimitato da recinzione composta da rete in metallo sorretta da pali in ferro infissi al suolo e materiale di risulta.Appena trentatré cani superstiti, anche se, sulla sorte dei restanti 334 gli inquirenti sospettano che possano essere stati venduti. Trentatré cani tutti da caccia, incroci compresi, e con diverse specializzazioni. Caccia alla lepre, caccia al cinghiale. Ad ogni modo, in base a quanto riportato dal Corpo Forestale dello Stato, è probabile che la promiscuità tra animali di diverso sesso, età (da cinquanta giorni a dieci anni) e razze, abbia reso assai probabile una competizione alimentare col soccombere degli individui più deboli. Di fatto, dicono alla Forestale, si è creata una sorta di spietata “selezione naturale”. I cani più grandi d’età, erano a quanto pare delle fattrici.Penose le condizioni di detenzione. Strutture precarie e giudicate nel complesso fatiscenti e non idonee ad ospitare gli animali. Alcuni di loro, sempre secondo la Forestale, apparivano in pessime condizioni di salute. Nei luoghi una vistosa presenza di feci disseminate un po’ ovunque su pavimentazione in terra battuta e ristagni d’acqua dovuta alla mancanza di pendenza del suolo e alla sua scarsa permeabilità. Acqua meteoriche e deiezioni degli animali non potevano così essere convogliate e nessun sistema atto allo scopo era stato nel tempo predisposto.I secchi con l’acqua, verosimilmente destinata all’abbeveraggio, si presentavano sporchi e con alghe. Totalmente assente, invece, era il cibo. Non vi erano neanche ciotole atte a contenerlo. A completare il quadro, cucce insufficienti e, in alcuni casi, direttamente collocate nel suolo bagnato.I trentatré cani erano così divisi: venticinque nell’area recintata antistante il fabbricato. Cinque, invece, erano detenuti all’interno di una stanza chiusa da una porta e priva di finestre. In pieno buio e con la pavimentazione cosparsa di feci ed urine. Gli ultimi tre erano collocati in un’area antistante la struttura a poca distanza dalla stessa. Si tratta di un cucciolo di 50 giorni circa, mentre gli altri due, di sesso diverso, risultavano legati ad unica catena di lunghezza inferiore ai 5 metri. La catena era priva di sistema di scorrimento tanto da essere impedito il libero movimento degli animali. Essendo di fatto assicurati ad unica catena, i due cani si ostacolavano vicendevolmente. Il maschio, inoltre, versava in condizioni di salute e in stato di nutrizione scadenti. Sempre questi ultimi tre cani avevano a disposizione un secchio con all’interno poca acqua stagnante. L’altezza del contenitore, inoltre, non consentiva al cucciolo di potervi accedere.Nel complesso, riferiscono gli inquirenti, lo stato sanitario dei numerosi cani appariva pessimo. Denutrizione, infestazioni da pulci e zecche, congiuntiviti purulente, dermatiti con perdita di peli, possibili sintomi riferibili a Leishmaniosi. Per un cane in giovane età anche evidenti sintomi gastro-enterici.Penosa la situazione di una cagnolina al termine della gravidanza. Poi ancora un altro cane costretto alla catena al chiuso di un recinto mentre, per un altro animale, veniva constatato lo stato di denutrizione ed evidenti gravi sintomi neurologici.Ben 16 cani risultavano non identificabili in quanto, pur avendo età superiore ai 45 giorni, non erano stati dotati di microchip o tatuaggio.A cosa serviva tale struttura? Dai primi accertamenti condotti emergerebbe l’uso come allevamento per fini commerciali. Il tutto eludendo le disposizioni in materia veterinaria e tributario-contributiva.Considerate le precarie condizioni igienico-sanitarie della struttura e le pessime condizioni di detenzione e di salute degli animali, veniva subito disposto il sequestro trasferendoli, su disposizione del Magistrato di turno, in una struttura privata a Todi. La speranza è che al più presto possano essere avviate le pratiche per l’affido temporaneo. Urgente, intanto, la sottrazione degli animali dalla disponibilità dell’attuale detentore, noto al Comando operante, in quanto deferito all’A.G. in altre tre occasioni per reati analoghi a quelli accertati, commessi con medesimo modus operandi.L’operazione del Corpo Forestale di Marsciano, che ha potuto usufruire dell’intervento di due Medici Veterinari richiesto all’ASL 2 di Perugia, è scaturito nell’ambito della campagna di controllo sul rispetto delle condizioni di benessere animale e detenzione di cani disposto dal Comando Forestale Regionale.Nel corso delle operazioni si è altresì avuto il supporto del Comando Stazione Forestale di Todi e di sei operatori sanitari e di accalappiamento cani. La Forestale sottolinea, inoltre, come il buon esito dell’operazione è dovuto anche alla sinergia con il Servizio Veterinario dell’ASL n. 2 di Perugia.
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IL TIRRENO
11 MAGGIO 2012
 
Cane intrappolato dal laccio illegale
 
di Lorenzo Santorelli
 
GROSSETO - «Da lontano sentivo i suoi guaiti strazianti. Sul momento ho pensato che fosse stato ferito da qualche animale e invece l'ho trovato con la zampa bloccata dal laccio. Ho dovuto chiedere aiuto ad un vicino per liberarlo e con questa foto voglio testimoniare un sopruso che si ripete tutte le estati nel mio terreno. Sono esasperata, non ne posso più di questi cacciatori». È un flusso di dolore e rabbia il racconto di Imma Giovannini, proprietaria del bed and breakfast Il Castellaccio al Saraggiolo, al confine tra le province di Grosseto e Siena nel comune di Santa Fiora. Il suo Mizar, un incrocio tra pastore maremmano e tedesco, dovrà essere operato alla zampa rimasta intrappolata in uno di quei marchingegni a scatto nei quali i cacciatori sperano rimangano incastrati altri tipi di prede. Il cane ha cinque anni «e un temperamento forte, ma tutt'ora zoppica ed è terrorizzato» dice la padrona prima di raccontare un precedente analogo. «L'anno scorso un altro dei miei cani rimase con il collo incastrato in una trappola simile. Lo trovò Mizar dopo quasi due giorni in quella posizione e lo salvammo a stento dalla morte». Al di là degli aspetti affettivi, Giovannini allarga il campo del suo malessere anche alla propria attività. «Io sono un'imprenditrice agricola, ho cavalli ed asini con i quali lavoro. Se durante un'escursione vengono azzoppati da queste trappole o colpiti dai proiettili vaganti per me è anche un danno economico». Oltretutto di lacci sono disseminati «anche quei sentieri percorsi quotidianamente dalle persone, non solo la parte più interna e nascosta del bosco. Io per prima ho rischiato più volte di rimetterci una mano o un piede». A nulla sono valse le numerose denunce presentate in questi anni. «La maggior parte sono cacciatori della zona, persone conosciute. Ma le stesse guardie forestali ammettono di non avere i mezzi per contrastare il fenomeno, almeno che non li colgano in flagranza». L'episodio è la spia di un malcostume diffuso. Ne è testimonianza anche la polemica scoppiata al Giglio tra animalisti, con associazioni come la Lac che organizzano campi antibracconaggio alla ricerca di queste trappole illegali, e le istituzioni del luogo che pur condividendo le preoccupazioni non sembrano gradire queste “invasioni di campo”. Dal canto suo la signora Giovannini si limiterà a fare l'unica cosa in suo potere. «Recinterò tutti i miei terreni e pianterò dei cartelli. Ancora non so cosa scrivere, ma il messaggio dovrà far capire a queste persone che non sono gradite».
 
GEA PRESS
11 AGGIO 2012
 
Cervi-premio da uccidere nelle lotterie di Bolzano: interrogazione alla Commissione europea
Andrea Zanoni: l'Ue fermi la roulette russa degli animali selvatici.
 
 
L’Ue fermi le lotterie di animali selvatici nella Provincia autonoma di Bolzano”. Lo chiede Andrea Zanoni, Eurodeputato IdV e vice presidente dell’Intergruppo sul Benessere degli animali al Parlamento europeo, con un’interrogazione alla Commissione europea. “Dalle coppe si è passati alla fucilata al cervo. Che la Commissione fermi in nome della Direttiva Ue Habitat questa vergogna avallata dalle autorità locali di Bolzano”.Nel corso degli ultimi mesi, le associazioni LAC, LIPU, LAV, Movimento Vegetariano NO alla Caccia ed ENPA hanno denunciato che nella Provincia autonoma di Bolzano vengono effettuate delle lotterie a pagamento, aperte a tutti i cittadini, con in palio la possibilità di uccidere animali appartenenti alla locale fauna selvatica. Ad esempio, tra i premi in palio della lotteria del 4 febbraio scorso organizzata dall’associazione Turistica di Tesido e dalla sciovia Guggenberg nel comune di Monguelfo (BZ) in val Pusteria, è stata prevista l’uccisione di un cervo maschio. Il premio di uccidere il cervo l’ha vinto una signora che non è nemmeno cacciatrice e che ha dichiarato di cedere il “trofeo” ad un cacciatore autorizzato.“Oltre ad una pratica incivile ed eticamente riprovevole, in quanto mette in palio la vita di poveri animali selvatici, queste lotterie violano i principi fondamentali della Direttiva Ue Habitat (92/43/CEE) che tutela in via generale i mammiferi selvatici – attacca Zanoni – Per questo ho chiesto alla Commissione europea di intervenire vista la complicità delle autorità bolzanine”.“A queste lotterie possono concorrere persone non aventi i normali requisiti di legge per uccidere legalmente la fauna selvatica messa in palio – spiega L’Eurodeputato – che quindi non possiedono le conoscenze utili per riconoscere queste specie e, nel caso, le specifiche conoscenze per l’utilizzo delle armi richieste per la loro soppressione. Da un articolo pubblicato dal quotidiano Alto Adige del 6 febbraio 2012, si apprende che nel 2010 è stato pubblicato un elenco di addirittura 127 beneficiari di questi abbattimenti in aree del demanio dello Stato”.Infine, Zanoni ricorda che il regolamento sulla caccia della Provincia autonoma di Bolzano (punti 7.1 e 7.2) prevede addirittura che l’Associazione Cacciatori Alto Adige può concedere “singole assegnazioni (di abbattimenti) ad istituzioni, autorità o persone per prestazioni particolari, etc”.“L’Ue fermi questo far West omicida prima che sia troppo tardi”, conclude Zanoni.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
11 MAGGIO 2012
 
Allevatore uccide airone Querelato dal dipendente
 
di Federico de Wolanski
 
VITTORIO VENETO (TV) -  Ha visto l’uccello posarsi vicino alle vasche e iniziare a cacciare il pesce e il cibo del suo allevamento ittico, così il titolare dell’azienda, 72 anni, ha imbracciato il fucile da caccia che teneva nel magazzino, l’ha caricato e fatto fuoco. Due volte. Il primo colpo ha ferito l’airone, il secondo lo ha ucciso. Questa la scena raccontata martedì mattina ai carabinieri di Vittorio Veneto da uno dei suoi dipendenti, un quarantenne assunto da poco all’interno dello stabilimento ittico. «Io sono un animalista», ha detto l’uomo nel raccontare il fatto ai carabinieri, «e non tollero simili atteggiamenti di violenza gratuita, oltretutto contro un animale indifeso e protetto che avrebbe potuto essere mandato via in ben altro modo». Immediata la corsa dei carabinieri in azienda. Si temeva, infatti, che l’uomo, armato, potesse scegliere altri obiettivi per il suo colpo diventando, di fatto pericoloso. Giunti nell’allevamento di Valsana, i militari hanno constatato che non c’erano più resti dell’uccello, ma in compenso spuntavano altri due fucili, regolarmente detenuti dal titolare, ex cacciatore. Sulla scorta della testimonianza resa dal dipendente, scosso per quanto accaduto in azienda, hanno denunciato il titolare dell’allevamento ittico per incauta esplosione dei colpi. Procedimento che potrebbe aggravarsi se si trovassero i resti del’animale facendo così scattare anche la denuncia per uccisione di una specie protetta in base alla legge dell’ex ministro Brambilla. Ma la questione rischia di aprire anche un altro fronte d’indagine. I carabinieri di zona invitano, infatti, tutti i residenti della zona a segnalare altri colpi d’arma da fuoco sospetti. Pare che già altre volte siano stati utilizzati fucili e altre armi da sparo per tenere lontani uccelli più o meno rapaci dalle vasche di allevamento del pesce delle varie itticolture di zona. «Un’abitudine che se venisse riscontrata», spiegano i militari, «sarebbe molto grave oltre che pericolosa». La vicenda è stata anche denunciata alla Lac, l’associazione che si occupa della tutela degli animali e si batte contro la caccia. I carabinieri di Vittorio Veneto e Lac erano già stati impegnati insieme contro il bracconaggio dei cervi sul Fadalto (poi osteggiato anche dall’intervento perentorio della stessa Regione) «e contiamo anche questa volta di instaurare una buona collaborazione contro i maltrattamenti agli animali», spiegano dal comando.
 
LA PROVINCIA PAVESE
11 MAGGIO 2012
 
Pattuglie anti-lupo nei boschi
 
ROCCA DE’ GIORGI (PV) - I lupi sono stati individuati. Sono due e pare non abbiano nessuna intenzione di allontanarsi da località Pasturenzo, là dove sono stati avvistati la prima e la seconda volta la settimana scorsa. Dopo le segnalazioni dei contadini, la conferma arriva dal Corpo forestale dello Stato di Zavattarello, che ora li sta monitorando. E’ certo dunque che gli esemplari siano due. Non è stata la trovata nessuna carcassa riferibile al terzo lupo che sulle prime qualcuno aveva raccontato fosse stato abbattuto da un residente. A quanto pare, i due lupi restano in zona perchè è ai piedi del bosco che trovano di che nutrirsi. Daini, caprioli, cinghiali. I servizi di pattuglia della Forestale ora sono finalizzati a creare l’effetto disturbo che dovrebbe indurli a spostarsi. Intanto in municipio il sindaco Angelo Villani segue l’evolversi della situazione. «Valuteremo se esporre un avviso che informi la gente – ha spiegato – Non è un allarme, solo un comunicato che dia conto dei fatti. Voglio evitare di fomentare inutili allarmismi». Gli esperti della Provincia hanno assicurato l’assenza di pericoli per l’uomo. Non vale altrettanto per gli allevamenti e le riserve naturali. Per il momento non risultano comunque razzie di animali. I due lupi si aggirano da una settimana in località Pasturenzo, tra i vigneti e le colline. Sono stati segnalati anche dai residenti di Ruino. Giovedì pomeriggio le prime segnalazioni, sabato mattina le altre.
 
AGEN PARL
11 MAGGIO 2012
 
FVG: SEQUESTRO MEZZI DI CACCIA ABUSIVA A RESIA
 
Resia - Una riuscita operazione del Corpo Forestale Regionale in Val Resia ha portato alla denuncia di due persone e al sequestro di un fucile e di altri mezzi per l'esercizio dell'attività di caccia abusiva in periodo di chiusura generale. I forestali della stazione di Moggio assieme al personale della struttura stabile centrale per la materia venatoria del Corpo forestale regionale durante un servizio antibracconaggio nel Parco delle Prealpi Giulie, poco dopo l'imbrunire hanno avvistato un'automobile che procedeva lentamente illuminando la zona con un faro. L'intervento è stato immediato e dopo una breve fuga l'automobilista, socio della Riserva di Resia, è stato fermato e identificato. All'interno del veicolo sono stati trovati un coltello serramanico e altri oggetti utili all'attività di bracconaggio, prontamente sequest rati. Nelle vicinanze del veicolo è stato inoltre rinvenuto un fucile carico, risultato poi appartenente al padre del conducente, che era stato gettato dal finestrino dell'auto nel tentativo di disfarsene. Le indagini della Procura di Tolmezzo sono proseguite in serata con la perquisizione alle abitazioni delle persone coinvolte, che hanno portato al sequestro di ulteriori oggetti, tra i quali animali impagliati appartenenti a specie particolarmente protette e altra avifauna. Le operazioni si sono quindi concluse in mattinata con la denuncia alla Procura di due persone, entrambe residenti a Resia. Lo comunica in una nota la Regione Friuli Venezia Giulia.
 
AGI
11 MAGGIO 2012
 
Animali: e' morto l'ippopotamo pigmeo, in Sudafrica era una star
 
 
Citta' del Capo - E' morto il principe Harry.Non si tratta del secondogenito della famiglia reale inglese ma dell'ippopotamo pigmeo nato in Sud Africa e diventato rapidamente una star per la sua piccola e tenera stazza. Il Cango Wildlife Ranch di Oudtshoorn ha annunciato il decesso del minuscolo animale, nato soltanto un mese fa, avvenuto a causa delle complicazioni seguite ad una operazione chirurgica per togliere un'ernia ombelicale. Il minuscolo ippopotamo era stato rapidamente innalzato al ruolo di celebrita' dalla comunita' di Internet che ha diffuso e scaricato le immagini dell'animale pigmeo. Secondo gli ultimi rilevamenti effettuati in Africa sulla specie, riporta l'Huffington Post, esistono attualmente soltanto tremila esemplari di ippopotami pigmei. Il principe Harry catturo' l'attenzione del mondo non solo per il suo piccolo corpo ma soprattutto perche' era stato inspiegabilmente rifiutato dalla madre Hilda e allevato nelle primissime fasi dallo staff del Ranch per sopravvivere.
 
ANSA
11 MAGGIO 2012
 
Animali: fenicottero rosa sulle rive del Centa ad Albenga
L'animale e' stato a lungo fotografato La curisoita' dei bambini
 
ALBENGA (SAVONA) - Un fenicottero rosa ha deciso di trovare ospitalita' lungo le rive del fiume Centa a pochi passi dal ponte rosso che divide il centro di Albenga con il quartiere di Vadino. Il fenicottero ha trovato nel greto del torrente del ponente ligure un habitat in cui potersi cibare.L'animale e' divenuto in poco tempo una attrazione ed e' stato a lungo fotografato, tra la curiosita' di molti bambini. Il fenicottero e' rimasto tranquillamente a mangiare nel Centa, per nulla infastidito di essere divenuto improvvisamente una star.
 
CORRIERE DELLA SERA
11 MAGGIO 2012
 
Viaggiare con i cani Ecco il portale online
 
ROMA - In vacanza con il proprio animale. Presentato ieri a Palazzo Chigi il portale a disposizione dei turisti proprietari di animali, su iniziativa dell' ex ministro Michela Vittoria Brambilla, che è anche fondatrice della Federazione italiana associazione diritti animali e ambiente, e con il sostegno dell' attuale sottosegretario alla Sanità con delega alla veterinaria, Adelfio Elio Cardinale. Basta digitare il sito www.vacanzea4zampe.info, per trovare alberghi, ristoranti, bar, campeggi e spiagge pet friendly, pronti ad accogliere i migliori amici dell' uomo. «Con questa iniziativa si vuole prevenire il randagismo - dice Brambilla - sostenere i proprietari di animali domestici, in Italia 22 milioni, e aiutare anche lo sviluppo del turismo». Afferma Cardinale: «È un primo passo per combattere la piaga del randagismo. Ed è un atto culturale per il riconoscimento dei diritti degli animali».
 
MARKET PRESS
11 MAGGIO 2012
 
ANIMALI DA COMPAGNIA - IL LIBRETTO SANITARIO DIVENTA ANCHE DIGITALE
 
Firenze - Da oggi è possibile registrare in modo digitale le informazioni contenute nel Libretto Sanitario attualmente di carta. E’ prevedibile infatti che anche questo documento privato migrerà in massa dalla carta al digitale come il resto dei documenti della vita di tutti i giorni. A testimonianza di questo grandioso processo basta ricordare che Il Governo Monti recentemente ha deliberato che tutti i libri scolastici dovranno avere obbligatoriamente una versione digitale (e facoltativamente quella cartacea) e che entro la fine del 2013 tutti i documenti emessi dalla Pa dovranno essere digitali. La nostra iniziativa denominata Pets Care Card ( www.Petscarecard.com ), articolata in www.Ilmiocanesicuro.com  e www.Ilmiogattosicuro.com  mira a mettere a disposizione dei proprietari di cani e di gatti uno strumento semplice ed al passo con i tempi che consente loro la conservazione digitale di tutti i dati di un Libretto Sanitario. In più offriamo loro, come bonus gratuito, l’Album per gli Amici, un’area riservata dove inserire audio, foto, filmati del proprio animale da far vedere su invito ai propri conoscenti ed amici. A breve è prevista la versione per i Cavalli.
 
GEA PRESS
12 MAGGIO 2012
 
Palermo: cavallo imbizzarrito investe tre automobili
Nessuno si è occupato di lui
 
E’ già successo lo scorso settembre, quando un cavallo irruppe in un negozio della centralissima Piazza Verdi a Palermo. La piazza del teatro Massimo. Ieri sera, intorno alle 21.45, il nuovo cavallo imbizzarrito ha deciso di dirigersi dietro il teatro, ovviamente con tutta la carrozza ad uso turistico alla quale era legato. Ha così imboccato contro mano via Volturno andandosi a schiantare contro una Suzuki Switf ed una Fiat Panda che si dirigevano, nel senso di marcia, verso il teatro Massimo. La carrozza si è di fatto spezzata finendo sulla Suzuki e su una Toyota posteggiata. Il cavallo, invece, si è ritrovato sopra la Panda.Subito sul cavallo è piombato il proprietario ed altri personaggi arrivati dal vicino quartiere del Capo. In strada, terrorizzata, la guidatrice della Suzuki ed il giovane guidatore della Panda. Nessuno dei due è rimasto fortunatamente ferito. Il cavallo è stato velocemente fatto sparire all’interno del quartiere mentre il gruppetto di persone che ha raggiunto il proprietario della carrozza, ha tentato di far perdere le tracce portandosi appresso i resti della carrozza. Solo la prontezza d’animo del guidatore, che si è messo di traverso in strada, ha impedito che il tutto potesse rimanere senza colpevole. Giunta la Polizia di Stato e, poco dopo, il Nucleo di Infortunistica stradale della Polizia Municipale, si è potuto così procedere all’identificazione del proprietario della carrozza. Nulla è dato sapere sul cavallo anche se gli estremi della stalla dovrebbero essere stati rilevati.Il traffico ha ripreso a scorrere solo intorno alle 22.45. Almeno fino alla 23.35, all’ASL di Palermo, dove ha sede l’Ufficio del veterinario di turno, non era arrivata alcuna segnalazione per la verifica delle condizioni del cavallo.
 
IL SECOLO XIX
12 MAGGIO 2012
 
Cane ucciso da polpetta al veleno
 
Lerici (SP) - Una serie di polpette avvelenate abbandonate nei luoghi più frequentati dai cani: i giardini sul lungomare di Lerici e il parco di Falconara, sulla collina. I cani che le hanno mangiate sono almeno uan mezza dozzina e un è già morto. La prima vittima si chiamava Otello ed aveva otto anni inutili le cure del veterinario che ha dovuto ucciderlo per evitargli inutili sofferenze. Ora è a caccia all’avvelenatore, le zone sono state tappezzate di cartelli che invitano i proprietari di animali a fare attenzione e segnalare persone sospette.
 
IL TIRRENO
12 MAGGIO 2012
 
Gatto ferito da un fucile ad aria compressa
 
AGLIANA (PT) - Spari in pieno giorno contro gli animali. Lo sfortunato bersaglio, per fortuna non in pericolo di vita, è Nando, gatto di razza di 3 anni che vive con la famiglia Allori in via Vivaldi. La mattina dello scorso 25 aprile Nando è stato ferito da un proiettile sparato forse da un'arma ad aria compressa alla zampa posteriore. Sconosciuto l'autore del gesto, che ha causato a Nando una brutta ferita alla zampa, tanto brutta da rendersi necessario un intervento chirurgico per la rimozione del proiettile. «Ero fuori in giardino insieme a mio marito Paolo - racconta Marisa Gaggioli - Quando abbiamo visto arrivare Nando zoppicando. Abbiamo subito pensato si fosse fatto male in una zuffa con altri gatti, e lì per lì non abbiamo notato niente di strano. Qualche ora dopo però è tornato mio figlio che si è reso conto che la zampa posteriore di Nando stava cominciando a sanguinare. Lo abbiamo curato disinfettando la ferita e ci siamo proposti di portarlo dal veterinario il giorno seguente se nel frattempo non si fosse ristabilito». Nando però non migliora: continua a zoppicare vistosamente e ha perso l'appetito. «La veterinaria si è resa subito conto che si trattava di un foro di proiettile - racconta ancora Marisa - Il proiettile era entrato nell'osso della zampa posteriore e si era conficcato lì. La sera stessa Nando è stato operato: anche se è stato impossibile estrarre una piccola parte del proiettile, Nando sta molto meglio, pur zoppicando ancora leggermente. Quando siamo arrivati nello studio della dottoressa però mi ha colpito una sua frase: ci ha chiesto se abitavamo a Montale. "Perché?" - le ho chiesto. Mi ha risposto che a Montale capitano spesso casi simili di animali feriti da colpi di proiettile» .
 
IL MATTINO
12 MAGGIO 2012
 
Veterinario low cost uccide cagnolino «Non sapeva dove mettere le mani»
 
LIVORNO - Operata male, una cagnetta in preda a forti dolori addominali è morta poche ore dopo l'intervento. È accaduto a Piombino. Lo studio medico dove la bestiola è stata portata è quello di un presunto veterinario romeno, dai prezzi low cost, sconosciuto all'ordine dei veterinari di Livorno e agli uffici comunali che, dopo l'operazione, non si è fatto più trovare.
Sul caso, riferito dal quotidiano Il Tirreno, indagano ora i carabinieri. «La povera bestiola aveva un metro di intestino in necrosi, che gli ha causato un infarto addominale perché l'intestino era stato tagliato e malamente ricucito alle due estremità; non solo: erano stati recisi anche i vasi sanguigni», racconta il dottor Marco Melosi, che è anche presidente dell'ordine dei veterinari di Livorno, dopo aver eseguito l'autopsia. «Chi ha operato la cagnetta evidentemente non sapeva dove mettere le mani», ha aggiunto il professionista che, dopo aver visto le condizioni del cane, ha presentato un esposto sull'episodio. A chiedere l'intervento del dottor Melosi è stato un amico del proprietario della cagnetta, una meticcia tigrata, preoccupato dell'improvviso peggioramento dell' animale dopo l'intervento, praticato al prezzo stracciato di 50 euro.
 
IL TIRRENO
12 MAGGIO 2012
 
Cane morto per colpa del falso veterinario
 
Provincia di Livorno - Il dottor Marco Melosi è indignato. E lancia un appello a tutti i proprietari di animali. Come veterinario, amante degli animali, e come figura istituzionale: Melosi è infatti presidente dell’Ordine dei veterinari di Livorno e dell’Anmvi (Associazione nazionale dei medici veterinari italiani). «Diffidate delle offerte stracciate – dice Melosi - e di personaggi senza scrupoli che non conoscete. Potete infatti mettere a serio rischio la vita e la salute dei vostri cani e gatti, o altri animali da compagnia». Del falso veterinario si dovranno occupare ora le forze dell’ordine, carabinieri e Nas, a cui il dottor Melosi ha presentato un esposto dettagliato sull’episodio. PIOMBINO La cagnetta è arrivata a Cecina in serata in preda a fortissimi dolori addominali. Il proprietario, di Piombino, preso dal panico, l’ha affidata a un amico veterinario (anche lui piombinese) che l’ha trasportata d’urgenza all’ambulatorio del dottor Marco Melosi. Ma dopo pochi minuti, nonostante il soccorso immediato, la bestiola è morta. «Quando mi hanno detto che l’animale era stato operato il giorno prima per una sterilizzazione - racconta il dottor Melosi - ho voluto vederci chiaro. Così ho eseguito l’autopsia e il risultato è stato sconvolgente. La povera bestia aveva un metro di intestino in necrosi, che gli ha causato un infarto addominale, perché l’intestino era stato tagliato e malamente ricucito alle due estremità; non solo: erano stati recisi anche i vasi sanguigni. Un lavoro da macellaio». E in effetti l’intervento era stato eseguito probabilmente da un falso veterinario. Il proprietario, che vuole rimanere anonimo, ha raccontato di aver portato il cane, una meticcia tigrata di nemmeno un anno, in un ambulatorio nella zona di Salivoli e intestato, su una targa di legno, a tale «Vladimir R., studio veterinario», un rumeno (così si è qualificato) che gli ha praticato un prezzo stracciato: 50 euro, contro i 250 che mediamente è il costo di una ovarectomia. Riportata a casa, la cagnetta si è subito sentita male. I proprietari hanno prima attribuito il malessere ai postumi dell’anestesia. Ma nel pomeriggio il povero animale ha cominciato a lamentarsi sempre di più e a guaire disperatamente. Così hanno telefonato al presunto veterinario che l’aveva operata, ma non l’hanno trovato. A quel punto si sono rivolti al giovane amico veterinario, che dopo averla visitata e curata, non sapendo più cosa fare, ha chiesto aiuto al collega più esperto. E da lì è partita la corsa sulla Variante verso Cecina, per cercare di salvare l’animale, che nel frattempo agonizzava. «É stata una cosa terribile - continua Melosi - purtroppo la bestiola è morta fra atroci dolori, perché l’infarto addominale provoca reazioni strazianti. Quello che voglio dire ai proprietari è di stare molto attenti: prima di mettere il loro animale in mano al primo venuto si accertino bene che abbia le competenze adeguate. La prima regola è conoscere il medico a cui ci si rivolge. E di fronte a prezzi così stracciati rispetto al normale diffidare sempre. Non è possibile infatti che un intervento del genere possa costare 50 euro. Evidente, che chi ha operato la cagnetta non sapeva dove mettere le mani». Intanto l’ambulatorio del presunto veterinario low cost, sconosciuto all’Ordine e agli uffici comunali, è sparito. Chiuso. Sul caso indagano i carabinieri e i Nas, ai quali Melosi, anche in qualità di presidente dell’Ordine dei medici veterinari, ha sporto denuncia.
 
LA NAZIONE
12 MAGGIO 2012
 
Cagnolina muore poco dopo l'operazione, il veterinario sparisce
Piombino: l'uomo dopo l'intervento non si è fatto più trovare, indagano i carabinieri
Lo studio medico dove la bestiola è stata portata è quello di un presunto veterinario romeno, dai prezzi low cost, sconosciuto all'ordine dei veterinari di Livorno e agli uffici comunali
 
Piombino (LI) - Una cagnetta in preda a forti dolori addominali è morta poche ore dopo essere stata operata. E' accaduto a Piombino. Lo studio medico dove la bestiola è stata portata è quello di un presunto veterinario romeno, dai prezzi low cost, sconosciuto all'ordine dei veterinari di Livorno e agli uffici comunali che, dopo l'operazione, non si è fatto più trovare. Sul caso, riferito da un quotidiano locale, indagano ora i carabinieri.''La povera bestiola aveva un metro di intestino in necrosi, che gli ha causato un infarto addominale perché l'intestino era stato tagliato e malamente ricucito alle due estremità; non solo: erano stati recisi anche i vasi sanguigni'', racconta il dottor Marco Melosi, che è anche presidente dell'ordine dei veterinari di Livorno, dopo aver eseguito l'autopsia. ''Chi ha operato la cagnetta evidentemente non sapeva dove mettere le mani'', ha aggiunto il professionista che, dopo aver visto le condizioni del cane, ha presentato un esposto sull'episodio.
A chiedere l'intervento del dottor Melosi è stato un amico del proprietario della cagnetta, una meticcia tigrata, preoccupato dell'improvviso peggioramento dell' animale dopo l'intervento, praticato al prezzo stracciato di 50 euro.
 
IL TIRRENO
12 MAGGIO 2012
 
Cane morto per colpa del falso veterinario
Era stato operato da un presunto medico romeno, che gli ha tagliato in due l’intestino e i vasi sanguigni provocandogli un infarto addominale
 
CECINA (LI). La cagnetta è arrivata a Cecina in serata in preda a fortissimi dolori addominali. Il proprietario, di Piombino, preso dal panico, l’ha affidata a un amico veterinario (anche lui piombinese) che l’ha trasportata d’urgenza all’ambulatorio del dottor Marco Melosi.Ma dopo pochi minuti, nonostante il soccorso immediato, la bestiola è morta. «Quando mi hanno detto che l’animale era stato operato il giorno prima per una sterilizzazione - racconta il dottor Melosi - ho voluto vederci chiaro. Così ho eseguito l’autopsia e il risultato è stato sconvolgente. La povera bestia aveva un metro di intestino in necrosi, che gli ha causato un infarto addominale, perché l’intestino era stato tagliato e malamente ricucito alle due estremità; non solo: erano stati recisi anche i vasi sanguigni. Un lavoro da macellaio». E in effetti l’intervento era stato eseguito probabilmente da un falso veterinario. Il proprietario, che vuole rimanere anonimo, ha raccontato di aver portato il cane, una meticcia tigrata di nemmeno un anno, in un ambulatorio nella zona di Salivoli e intestato, su una targa di legno, a tale «Vladimir R., studio veterinario», un rumeno (così si è qualificato) che gli ha praticato un prezzo stracciato: 50 euro, contro i 250 che mediamente è il costo di una ovarectomia.
 
IL TIRRENO
13 MAGGIO 2012
 
Il mistero del falso veterinario
 
CECINA (LI) -  Nessuna traccia del falso veterinario che ha provocato la morte di una cagnetta con un intervento di sterilizzazione definito «da macellaio» dal dottor Marco Melosi, professionista cecinese che invano ha tentato di salvare la bestiola e che poi ha effettuato l’autopsia. Ma nessuna traccia nemmeno di quella specie di ambulatorio a Piombino, nella zona di Salivoli, dove un romeno avrebbe apposto una targa di legno con su scritto “Vladimir R.” veterinario, secondo quanto avrebbero riferito i padroni del cane a un altro veterinario, piombinese, chiamato in causa quando l’animale era ormai agonizzante. Il professionista piombinese poi, valutando la gravità della situazione, si è rivolto al dottor Melosi raccontandogli anche la vicenda del presunto veterinario abusivo. I carabinieri, messi in azio ne dalla denuncia del dottor Melosi (che è presidente dell’Ordine provinciale dei medici veterinari), ieri sono andati a Salivoli, ma in realtà non hanno trovato nemmeno il numero civico che era stato loro indicato. E non hanno trovato nemmeno qualcuno che avesse mai visto o sentito parlare di un veterinario straniero con uno studio da quelle parti. Storia che si fa sempre più misteriosa, quindi, e che forse contribuirà meglio a chiarire lo stesso veterinario piombinese che ha portato la cagnetta a Cecina per un intervento vano quanto disperato. I carabinieri lo hanno convocato in caserma, e probabilmente lo sentiranno nella giornata di domani. Certo è che la cagnetta è morta tra atroci dolori, l’autopsia a cui l’ha sottoposta il dottor Melosi ha rivelato che la povera bestia aveva un metro di intestino in necrosi, che le ha causato un infarto addominale, perché l’intestino era stato tagliato e malamente ri cucito alle due estremità: inoltre le erano stati recisi anche i vasi sanguigni.
 
IL TIRRENO
16 MAGGIO 2012
 
Denuncia per truffa e maltrattamenti contro il veterinario
 
PIOMBINO (LI) - Truffa e maltrattamenti. E’ questa l’ipotesi di reato con cui Emanuele Del Giudice, il proprietario di Maya, la cagnetta morta dopo un intervento di sterilizzazione, ha denunciato ai carabinieri il veterinario piombinese a cui aveva affidato la bestiola. Inoltre il professionista dovrà rispondere del proprio operato all’Ordine, che lo ha convocato per sentire la sua versione ufficiale dei fatti. Una posizione difficile quella del veterinario. Al presidente dell’Ordine, Marco Melosi, a cui aveva portato la bestiola, chiedendo il suo intervento, l’uomo aveva raccontato che il padrone di Maya gli aveva riferito che l’animale era stato operato per 50 euro da un abusivo romeno. Versione poi smentita dal padrone della canina.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
12 MAGGIO 2012
 
Airone ucciso, Lav si schiera «Tutele a chi ha denunciato»
 
FOLLINA (TV) - La Lav plaude all’«esemplare comportamento del dipendente dell’allevamento ittico di Follina che ha denunciato il proprio datore di lavoro che aveva sparato a un airone, sorpreso a mangiare il pesce. Il dipendente - dice la Lav in un comunicato - consapevole di rischiare il posto di lavoro, non ha esitato a denunciare il suo titolare. Aldilà dell’attività della ditta di itticoltura, luogo di allevamento di animali per ucciderli – commenta Massimo Vitturi responsabile del settore caccia e fauna selvatica – il lavoratore denunciante l’illegalità contro un altro animale è un esempio di responsabilità civica e per tutte quelle persone che ad ogni stagione venatoria subiscono l’invadenza dei cacciatori ma non hanno il coraggio di denunciarli».La Lav «fornisce anche supporto e consulenza ai cittadini vessati dal comportamento dei cacciatori, per questo auspichiamo che il dipendente protagonista della vicenda accaduta ieri in provincia di Treviso, si metta in contatto con noi tramite il nostro sito www.lav.it oppure al numero telefonico 06.4461325».
 
LA NUOVA SARDEGNA
12 MAGGIO 2012
 
Venticinque cani in un mini alloggio
 
di Luca Fiori
 
SASSARI - Un canile abusivo in pieno centro. Venticinque cani randagi raccolti dalla strada e costretti a vivere in un minuscolo appartamento di via Maddalena, a due passi dalla cattedrale di San Nicola. Una situazione esplosiva, ai limiti della sopportazione per gli abitanti della via, costretti da quasi due anni a convivere con i miasmi insopportabili che fuoriuscivano dall'abitazione a tre piani trasformata nel rifugio dei randagi. Ieri mattina, dopo diverse raccolte di firme e una serie interminabile di richieste di intervento giunte a Palazzo Ducale, una task force composta da vigili urbani, veterinari della Asl numero 1, assistenti sociali e gli operatori del Taxi dog ha messo la parola fine a quello che per gli abitanti della zona era diventato un incubo. Convinte le due anziane proprietarie dei cani, grazie alla collaborazione delle assistenti sociali del Comune, poco prima delle 10 vigili urbani e veterinari hanno dato il via allo sgombero di venti cani. Gli animali sono stati caricati sui mezzi della ditta Taxi dog e portati nell'Istituto di Veterinaria per essere visitati, prima di essere accompagnati nei canili privati del circondario. L'intervento è stato portato a termine senza l'ordinanza del sindaco, perché le proprietarie degli animali sono state convinte che il trasferimento nei canili sarebbe stata la soluzione più giusta per tutti. Dopo un lungo braccio di ferro, già un mese fa le anziane proprietarie avevano consegnato cinque cagnette in attesa dei cuccioli e ieri finalmente hanno permesso che venissero portati via anche gli altri cani. La casa in cui vivevano gli animali insieme alle due donne era stata trasformata in una discarica, senza acqua e luce elettrica. Ieri mattina, dopo lo sgombero, è intervenuta anche la Caritas diocesana che dovrebbe risolvere il problema degli allacci di acqua e luce per consentire alle due anziane di riprendere a condurre una vita normale. Proprio i giorni scorsi la Asl ha approvato, con delibera del direttore generale, dopo il via libera del Servizio Prevenzione della Regione, il piano biennale di lotta al randagismo. Per attuare il progetto la Asl numero 1 ha a disposizione un importo di oltre 230mila euro di cui 134mila euro assegnati dalla Regione e circa 97mila euro, fondi stanziati in precedenza per la lotta al randagismo. In provincia sono circa 67mila i cani iscritti nell’anagrafe canina. L’iscrizione nel registro e l’attività di identificazione con microchip dei cani di proprietà vede impegnati attualmente i professionisti del Servizio di igiene degli allevamenti e produzioni zootecniche. Il piano biennale prevede l’identificazione elettronica di circa 5mila animali per anno, sino ad arrivare a quota 77mila nel 2014. La Asl, inoltre, ha stipulato una convenzione con la Facoltà di Veterinaria di Sassari per la sterilizzazione dei cani randagi. L'intervento interesserà circa 800 cani randagi presenti nei canili sanitari e rifugio e il trattamento vaccinale e antiparassitario di 2000 cani che, attualmente, rappresentano un onere finanziario per i singoli comuni. Il piano biennale contro il randagismo prevede, inoltre, un’attività di formazione dei gestori dei canili e delle guardie zoofile volta a fornire una adeguata informazione e preparazione sulle molteplici attività di loro competenza. Saranno interessati anche i proprietari di cani e la polizia municipale dei vari comuni della provincia.
 
TRENTINO
12 MAGGIO 2012
 
Giovane finisce nel lago, il suo cane lo salva
 
TRENTO - Salvato dal proprio cane dopo essere finito nel lago. L’altra sera uno stupendo meticcio ha salvato il padrone che era immerso nelle acque del lago di Santa Massenza. Il cane ha attirato i soccorsi e ha di fatto salvato il padrone, un trentenne che già era immerso nelle acque del lago fino alla vita. I fatti si sono svolti giovedì sera, verso le 8,30 di sera. Il cane, uno splendido meticcio dal pelo grigio, aveva accompagnato il padrone per una passeggiata sul lago. Poi il ragazzo, però, si è immerso nelle acque del lago. Il cane, quando si è accorto che il comportamento del suo padrone non era normale, ha iniziato ad abbaiare e guaire. Ha cercato di attirare l’attenzione di qualche passante, ma in quella zona, però, in quel momento non c’era nessuno. Così il cane è corso fino alla pizzeria Miralago, a qualche centinaio di metri di distanza. Ha cercato di attirare l’attenzione del titolare, Fulvio Rigotti. In un primo momento, però, l’uomo non ha badato al cane. L’animale, allora, ha iniziato ad abbaiare dentro il locale. A quel punto è stato legato fuori, ma lui si è messo a guaire ancora di più. Lo hanno sciolto e lui si è messo a correre in direzione del lago, poi è tornato indietro. A quel punto Rigotti si è reso conto che c’era qualcosa che non andava. Così ha seguito il cane e ha visto l’uomo che era immerso nelle acque del lago di Santa Massenza. Il ristoratore ha subito chiamato i soccorsi. Il padrone del cane è stato portato a riva e poi soccorso. Adesso può ringraziare il suo animale.
 
TRENTINO
12 MAGGIO 2012
 
Due volpi prendono casa al residence Europa
 
di Giancarlo Rudari
 
ROVERETO (TN) -  Hanno preso casa in un residence tra il Leno e il quartiere di Santa Maria: i nuovi inquilini sono due volpi che, a quanto sembra, vivono bene tra i condomini visto che nessuno dei residenti del residence Europa si sognerebbe di allontanarle. Anzi, sono gli abitanti stessi dei comdomini a dar loro il cibo lanciandolo dalle finestre o dai poggioli quando gli animali la sera si aggirano tranqulli tra gli spazi verdi e gli arbusti. Sono diventate la nuova attrazione, le due vopi, che capita di incrociare, come è successo a Gianfranco Micheloni, quando si torna a casa dal lavoro. «Qualche sera fa, dopo aver imboccato il vialetto che porta al mio condominio, me la sono trovata difronte: era lì, ferma sul prato che mi ha osservato un po’ e poi se ne è andata forse per nascondersi in qualche rifugio qui in zona». E come Micheloni, altri del residence Europa hanno notato l’animale, ma soltanto di sera o di notte: «Quando le ho viste io - afferma Giulia Bisoffi - erano in due, mi sembrava un esemplare adulto e uno giovanissimo. E’ da un bel po’ di tempo che si muovono indisturbate queste volpi. E nessuno dei condomini, a quanto mi risulta, si è lamentato della loro presenza o peggio ancora le teme. Anzi, sono sempre di più quelli che le danno da mangiare, lanciando qualche avanzo della cena dalle finestre. Non mi sembra che qualcuno abbia paura: casomai sono loro che si allontanano quando vedono qualcuno: io sono rimasta straemozionata quando le ho viste tutte e due». E così le volpi hanno preso casa anche in città. Per ora si sono sistemate in un giardino, chissà se un domani saranno adottate, come è successo vicino a Castel Pietra da Luisa Bertagnolli che ha recuperato una volpe ferita.
 
IL TIRRENO
12 MAGGIO 2012
 
Al supermercato Fido è un problema
 
Danilo Renzullo
 
PISA Entrare nel supermercato con il proprio cane? Un calvario. Tra leggi e regolamenti applicati dai singoli supermercati, fare la spesa in compagnia degli amici a quattro zampe può diventare un'odissea burocratica. Alcune segnalazioni giunte in redazione sollevano il caso: «Io e il mio cagnolino (uno spitz tedesco di circa 4 chili), che avevo messo nel carrello sopra un giornale, siamo stati invitati ad uscire dal supermercato», lamenta una lettrice. «I centri commerciali di Pisa - conclude - devono prendere una decisione. O tutti gli animali possono entrare oppure nessuno». Da una nostra indagine emerge che quasi tutti i maggiori supermercati cittadini rispettano la legge regionale vigente, ma tutto dipende dalla grandezza del cane e dall'"attrezzatura da trasporto". Al Carrefour da pochi mesi permettono «l'entrata nell'ipermercato di cani di piccola taglia ma solo se tenuti in braccio o nel trasportino». Sulla stessa linea i punti vendita Pam, che ammettono «cani di piccola dimensione tenuti in braccio». Porte sbarrate, invece, nei punti vendita Esselunga che vieta l'entrata «per motivi igienico-sanitari», ammettendo l'accesso solo in «situazioni particolari, come nel caso di non vedenti che hanno necessità di essere guidati da un cane, accompagnati, però, dal personale del punto vendita». Coop, ha «disposto il divieto di accesso per i cani al guinzaglio (divieto annullato nel caso di un non vedente) per questioni igienico-sanitarie» e permette l'ingresso ai cani «se tenuti in braccio o nel trasportino». La materia, in Toscana, è regolamentata dalla legge regionale 59 del 20 ottobre 2009 che, all'articolo 21, recita: «I cani, accompagnati dal proprietario o detentore, hanno accesso a tutti gli esercizi pubblici e commerciali nonché ai locali e uffici aperti al pubblico presenti sul territorio regionale», purché tenuti al guinzaglio e con museruola, specificando, che «il responsabile degli esercizi pubblici, nonché dei locali e degli uffici aperti al pubblico può adottare misure limitative all'accesso, previa comunicazione al sindaco». Dal Comune di Pisa, che applica il regolamento regionale, fanno sapere che l'unica richiesta di diniego è giunta da un bagno del Litorale. Se da un lato tutto è sottoposto anche al buon senso dei proprietari (cani di piccola taglia e tenuti con le dovute precauzioni indicate dalle leggi e non nel carrello, come nel caso della nostra lettrice), dall'altro nessun supermercato o altro esercizio pubblico e commerciale cittadino ha "ufficializzato" il divieto e, quindi, nessuno può vietare l'ingresso ai cani.
 
IL TIRRENO
12 MAGGIO 2012
 
Salvati dalla piscina 100 rospi smeraldini
 
Cecilia Cecchi
 
VENTURINA (LI) -  Recuperati e salvati ben cento rospi smeraldini dalla piscina di un agriturismo, a Venturina. Grazie alla sensibilità del proprietario che ha contattato il Wwf Val di Cornia si è evitato che i malcapitati animali venissero inghiottiti dagli impianti di lavaggio proprio mentre si stavano accoppiando. «Gli anfibi – spiega Paolo Maria Politi, direttore della riserva naturale provinciale oasi Wwf Padule Orti-Bottagone – hanno necessità di raccolte d’acqua, anche minime, dove poter portare a compimento l’accoppiamento e la deposizione delle uova. Siamo in piena primavera – aggiunge – e la diffusa presenza di piscine nelle strutture ricettive della zona diventano, nonostante si tratti di siti artificiali, punti d’irresistibile attrazione per rospi comuni, rospi smeraldini, rane verdi e tritoni». Ecco che il Wwf, col progetto “SmallWater” (coordinato e condotto dall’erpetologo volontario Wwf Fabio Fineschi), ormai da moltissimi anni si occupa, oltre che dello studio di anfibi e rettili nella rete idrografica minore della Val di Cornia, anche del recupero di anfibi che, attratti dalle piscine non utilizzate in inverno, diventano potenziali trappole senza vie di uscita per questi animali. Il rischio? Appunto che vengano inghiottiti durante la pulizia delle piscine, operazioni in corso ovunque per predisporre gli impianti in vista della stagione turistica. «A Venturina, all’Agriturismo Casa del Lecceto, Sergio Bagni, di fronte a questa situazione che si rinnova ogni anno nella sua struttura – racconta Politi – ha telefonato alla riserva per una richiesta di pronto intervento, finalizzato proprio al recupero di un notevole numero di rospi smeraldini dalla piscina». «Il personale dell’oasi si è attivato immediatamente – prosegue – predisponendo il recupero ed il trasferimento dei soggetti salvati da morte certa nella più ampia e sicuramente più naturale zona umida del Bottagone». Al rilascio i soggetti di rospo smeraldino salvati, molti tra loro già in fase di accoppiamento, sono risultati essere proprio cento. «Ringraziando Sergio Bagni per la sensibilità mostrata – sottolinea Paolo Maria Politi – siamo a ricordare alle strutture ricettive presenti nel territorio della Val di Cornia, l’importanza di piccole ma significative azioni per la conservazione di specie selvatiche, quali tutti gli anfibi attratti malauguratamente dalle piscine artificiali, segnalando la presenza di questi utilissimi animali al pronto intervento fauna selvatica Wwf». Info pronto intervento cellullare 338-1522578 o all’oasi Wwf Padule Orti-Bottagone (334-7584832, e-mail ortibottagone@wwf.it).
 
LA VOCE DEL NORD D'EST
12 MAGGIO 2012
 
Veneto, anguille a rischio estinzione: semina a Pellestrina
 
Venezia - Per la prima volta in Italia, nelle acque prospicienti il litorale di Pellestrina, isola della laguna di Venezia, è stata effettuata la semina di anguilla europea, specie ittica a rischio estinzione, ridottasi del 90% negli ultimi anni
Avvalendosi di risorse comunitarie a disposizione della Regione del Veneto e nell’ambito delle attività previste dal Piano Nazionale approvato dalla Commissione Europea nel luglio dello scorso anno per la ricostituzione degli stock di anguilla europea, a provvedere alla semina di circa 200 kg di anguille allo stadio di “argentine” è stato il Magistrato alle Acque, attraverso il suo concessionario Consorzio Venezia Nuova, con l’intervento operativo di Thetis e l’assistenza di un mezzo navale utilizzato ad hoc dalla Capitaneria di Porto di Chioggia per le operazioni di vigilanza sulla pesca.L’intento è quello di incrementare la migrazione delle anguille europee nel loro lungo viaggio fino al mar dei Sargassi, al largo delle Isole Antille, l’unico sito ad oggi scientificamente riconosciuto per la riproduzione della specie.
“L’anguilla, la cui presenza si è ridotta in questi ultimi anni del 90% – spiega   l’assessore alla pesca della Regione del Veneto –, è stata inclusa nell’elenco CITES,  Convenzione sul commercio internazionale di varietà animali in pericolo di estinzione, meglio conosciuta come Convenzione di Washington. Il nostro obiettivo è di ripopolare le acque, per salvaguardare una specie un tempo molto diffusa, che rappresenta una risorsa ittica originale e importante, ma anche per mantenere vive la cultura e le tradizioni legate al mondo della pesca. Ci fa piacere che il Magistrato alle Acque si ponga come partner della Regione del Veneto nell’ambito di queste politiche di protezione”.
 
TI PRESENTO IL CANE
12 MAGGIO 2012
 
Quei brutti cattivoni dei pit bull… Lilly finisce sotto un treno per salvare la sua umana
 
 
La notizia è di un paio di giorni fa: Lilly, una pit bull di 8 anni, ha salvato la sua umana Christine Spain che stava per essere travolta da un treno dopo essere svenuta cadendo sui binari. L’ha spostata e trascinata via giusto in tempo per salvarla, ma non è riuscita ad evitare lei stessa l’impatto col treno, che le ha maciullato una zampa (pare che sia stata amputata), rotto il bacino e causato lesioni interne.
Lilly adesso è ricoverata all’Angell Animal Medical Center di Boston, assistita nel migliore dei modi, e si spera che possa salvarsi anche se è ancora in prognosi riservata.
La proprietaria che grazie a lei ha superato un problema di alcolismo, è fermamente intenzionata a fare tutto il possibile perché la sua cagnetta possa tornare a casa con lei.
Cliccando qui si può trovare il video della CNN che racconta tutta la storia. Il caso è commovente, ma non isolato: il mese scorso un altro american pit bull terrier, Kilo (pur se “vecchietto” dodicenne) ha salvato il proprietario dall’aggressione di un ladro armato e si è preso in testa la pallottola destinata al suo umano: fortunatamente anche lui si è salvato.
L’anno scorso Titan, altro APBT, ha ottenuto il premio “Vicino dell’anno” (solitamente riservato agli umani) per aver salvato la vita alla sua proprietaria che era caduta fratturandosi il cranio.
Il pit bull è corso abbaiando verso il marito, che stava uscendo per andare a lavoro, e l’ha costretto a seguirlo fino al punto in cui era caduta la donna.
Solo pochi mesi fa un altro Pit bull, sempre “chiamando i soccorsi”, ha salvato una donna che era caduta lungo una collina ed era rimasta incastrata in un punto in cui era quasi impossibile vederla dalla strada.
Gli episodi di eroismo che vedono protagonista questa razza sono sempre più numerosi, ma bisogna cercarli col lanternino tra le rassegne stampa, perché nessuno si sogna mai di dar loro grande evidenza (neppure sui giornali locali): se invece un cane morde, veniamo immediatamente a saperlo anche all’altro capo del mondo.
Giornalismo di altissima qualità, non c’è che dire. Per stavolta, comunque, ringraziamo almeno i giornali che hanno dato il giusto rilievo all’eroismo di Lilly…e facciamo il tifo per lei, perché possa tornare a una vita tripede, ma serena.
FOTO
 
LA CITTA’ DI SALERNO
13 MAGGIO 2012
 
Abbattute 4 mucche prese ai Cappuccini
 
Prov. Di Salerno - Sono destinate al macello le quattro mucche che vagavano in piena libertá, catturate lo scorso marzo in localitá Cappuccini e difese dalle associazioni animaliste "Vengoanch’io" e "Rosa di Gerico" che hanno denunciato la crudeltá della cattura. Dopo due mesi di stazionamento in apposite stalle in attesa che si facesse avanti il proprietario degli animali, l’amministrazione Galdi ha disposto l’ordinanza per l’abbattimento dei bovini. «I bovini sequestrati il 6 marzo - recita l’ordinanza - devono essere abbattuti e destinati alla distruzione perché risultati sprovvisti di qualsiasi marca auricolare di riconoscimento». «L’ordinanza di dissequestro dei bovini e il conseguente abbattimento, si è resa necessaria dal momento che l’allevatore che favoriva il pascolo selvaggio, non ha provveduto alla loro identificazione e rintracciabilitá» fanno sapere dal Comune. Le mucche destinate al macello furono sedate e catturate tra le polemiche degli ambientalisti, in via Oreste Di Benedetto, ai Cappuccini. Le operazioni di recupero dei quattro animali furono effettuate dalla polizia locale, guidata dal comandante Licia Cristiano, e dagli agenti del corpo forestale dello Stato, guidati del comandante Mario Grimaldi. A distanza di due mesi dalla cattura, per i quattro animali è giunta l’amara sentenza. L’abbattimento e la distruzione saranno effettuati presso un impianto di macellazione di Nocera Superiore, convenzionato con il servizio veterinario dell’Asl nocerina.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
13 MAGGIO 2012
 
la mattanza dei randagi
 
«Stop al massacro dei cani e gatti in Ucraina» è l’appello di Leonardo Muraro, presidente della Provicia di Treviso, che si unisce alla protesta di tanti animalisti, in vista degli Europei di calcio 2012. In Ucraina, infatti, è in atto la mattanza di cani e gatti randagi per fare “pulizia” nelle strade che accoglieranno i tifosi. «Questo appello è rivolto soprattutto alla Lega calcio italiana e all’Unione Europea e l’Uefa », dice Muraro, «Non fate gli Europei in Ucraina dove stanno ammazzando oltre 15 mila tra cani e gatti. Non ha senso che, per far spazio allo sport, si debbano letteralmente massacrare degli animali. L’augurio che faccio è che la Nazionale italiana porti il lutto al braccio durante tutte le sue partite».
 
CORRIERE DELLA SERA
13 MAGGIO 2012
 
Il reportage sul National Geographic
Australia sotto choc per la foto dei koala morti
La strage nelle strade nelle zone di recente urbanizzazione che distruggono l'habitat dei marsupiali
 
Un koala ucciso da un'auto su una strada australiana
 
Francesco Tortora
 
MILANO - La foto dei koala senza vita sciocca la comunità australiana. È l'animale simbolo del Paese e dopo una lunga campagna promossa dai suoi sostenitori lo scorso mese è stato inserito in una lista di specie protette dal governo federale. Tuttavia la strage dei marsupiali non si arresta. Lo racconta un reportage del National Geographic che nel numero di maggio rivela come in Nuovo Galles del sud e Queensland la popolazione dei koala si sia ridotta fra il 30 e il 40% negli ultimi vent'anni. Per rendere ancora più efficace la denuncia, il celebre magazine ha pubblicato un'immagine, scattata in una clinica del Queensland, nella quale si vedono una dozzina di koala privi di vita stesi su un grande telo blu.
CARNEFICINA - Tutti gli animali presenti nella foto sono morti dopo essere stati investiti da auto o dopo essere stati sbranati da cani. Sono stati gli stessi veterinari della clinica a proporre al fotografo Joel Sartore di raccontare questa quotidiana strage attraverso un'immagine cruda ed eloquente. Lo scopo è far conoscere anche a chi vive fuori dai confini australiani quest’inutile mattanza. A commuovere i lettori è soprattutto la presenza nella foto di cuccioli di koala senza vita, stretti tra le braccia delle loro mamme: «Vedere questi piccoli morti abbracciati alle loro genitrici è stato davvero deprimente», ha spiegato all'australiano Herald Sun l'autore dello scatto. «In questi giorni ne ho visti tanti morire così. Li ho guardati mentre spiravano sul tavolo operatorio. È stato davvero triste. Questi che compaiono nella foto sono quelli morti in una sola settimana».
NUOVE MISURE - La vera causa di questa carneficina, affermano gli animalisti, è la nuova espansione urbanistica e l'irresponsabilità dei costruttori che non si fanno scrupoli a cementificare intere zone di campagna che fino a ieri erano l'habitat naturale dei marsupiali. Lo scorso 30 aprile il ministro dell'Ambiente Tony Burke, sotto la pressione delle associazioni animaliste, ha dichiarato i koala animali «vulnerabili» e ha promosso una campagna di sensibilizzazione nell'intero Paese. Adesso i difensori dei koala sperano che severe norme siano adottate per frenare la mattanza: «Il koala è l'animale simbolo dell'Australia», ha dichiarato il ministro Burke. «Occupa un ruolo speciale nella nostra comunità. I nostri concittadini vogliono che l'esistenza di questa specie sia assicurata e desiderano che i koala siano protetti per le future generazioni».
 
EXPRESS NEWS
13 MAGGIO 2012
 
L’allevamento di volpi per la produzione di pellicce in Polonia !
 
L’allevamento di volpi per la produzione di pellicce vicino città polacca Milcz. L’allevamento funziona da 30 anni !!! Qualche giorno fa l’associazione animalista polacca Ekostraz (Ecoguardia) voleva controllare l’allevamento e le condizioni nei cui vivono gli animali. Il prioprietario non ha permesso entrare quindi l’associazione Ekostraz ha chiamato la polizia e l’inspettore veterinario dell’Asl polacca. L’inspettore veterinario dell’Asl Natalia Misiek che e’ venuta sul posto ha rifiutato di controllare l’allevamento dicendo che secondo l’Asl tutto e’ in norma e che l’allevamento viene spesso controlatto da loro !!! Ora l’associazione Ekostraz e’ in atessa di causa giudiziaria contro l’Asl polacca e contro il proprietario dell’allevamento..
 
IL PICCOLO
13 MAGGIO 2012
 
La Capitaneria di Capri (NA) lancia l’«sos delfino»
 
Salvate il delfino Tiberio. È stata diffusa una circolare della Capitaneria di Porto di Capri per la salvaguardia di Tiberio, un delfino che da più di una settimana nuota in difficoltà nelle acque attorno a Capri con un corpo estraneo avvolto attorno alla pinna caudale. Il comandante della Circomare Capri, il tenente di vascello Alessandro Sarro, ha avvisato tutte le società, enti e sodalizi sportivi che navigano nelle acque di Capri, a prestare «massima attenzione a non effettuare manovre che possano spaventare l’animale o metterne la sicurezza a repentaglio, e segnalare eventuali avvistamenti alla Capitaneria, in attesa di interventi che possano consentire al mammifero di riprendere a nuotare libero». L’animale fu avvistato per la prima volta a inizio maggio da un ventiduenne che si trovava in mare con la barca. La presenza al largo di Capri di Tiberio (così fu poi battezzato l’animale), venne segnalata alla guardia costiera e alla stazione zoologica Anton Dohrn facendo scattare l’intervento dei ricercatori finora senza esito positivo.
 
ANSA
13 MAGGIO 2012
 
CRISI:IN ITALIA SI MANGIA PIU' CAVALLO,+25% PRIMI MESI 2012
ASSOCIAZIONE, ANIMALI AL MACELLO PERCHE' COSTA TROPPO MANTENERLI
 
ROMA - Impennata del 25%, già nei primi mesi del 2012, del consumo di carne di cavallo.A rilevarlo è l'Associazione Horse Angels la quale tiene a precisare come, negli ultimi anni, il consumo era calato in maniera sensibile: 62.000 animali nel 2011 contro i 281.000 di dieci anni prima. L'improvvisa ripresa delle macellazioni, denuncia l'Associazione, è un sicuro effetto dell'imperante crisi economica che ha portato i proprietari a disfarsi dei loro animali.
Il rischio attuale, riferisce l'Agenzia GeaPress, come in più occasioni avvalorato dagli stessi interventi delle Forze dell'Ordine, è che possano venire macellati sia animali destinati al consumo alimentare (dpa) che non. In quest'ultimo caso, con alta probabilità, si tratta di animali riciclati dagli ippodromi. Cavalli sportivi che assumono farmaci che li renderebbero incompatibili con la filiera alimentare. Si tratta di animali sui quali è consentito il trattamento con farmaci vietati se da macello.
Sempre secondo Horse Angels proprio l'etichetta non permette di comprendere se si tratta di cavalli italiani macellati in Italia, o di cavalli esteri macellati in Italia. Nulla viene detto, se trattasi di cavallo spagnolo, cavallo polacco, cavallo da corsa riciclato dagli ippodromi italiani, piuttosto che cavallo da tiro agricolo importato dall'estero."Non vogliamo incriminare i carnivori - affermano da Horse Angels - ma porre dei distinguo. Posto che tutti gli animali soffrono nella macellazione, e che ogni inutile sofferenza dovrebbe essere loro risparmiata. Posto che consumare meno carne fa bene alla salute degli uomini, del pianeta e degli animali.Ci sono animali nati per accompagnare l'umano nella vita di tutti i giorni, come il cane, il gatto e per l'appunto il cavallo".
 
GEA PRESS
13 MAGGIO 2012
 
In Italia si mangia più cavallo
La denuncia di Horse Angels.
 
Impennata del 25%, già nei primi mesi del 2012. In Italia si mangia più cavallo.  A rilevarlo, con disappunto, è l’Associazione Horse Angels la quale tiene a precisare come, negli ultimi anni, il consumo era calato in maniera sensibile. 62.000 animali nel 2011 contro i 281.000 di dieci anni prima. L’improvvisa ripresa delle macellazioni, denuncia l’Associazione, è un sicuro effetto dell’imperante crisi economica che ha portato i proprietari a disfarsi dei loro animali.Il rischio attuale, come in più occasioni avvalorato dagli stessi interventi delle Forze dell’Ordine, è che possano venire macellati sia animali destinati al consumo alimentare (dpa) che non. In quest’ultimo caso, con alta probabilità, si tratta di animali riciclati dagli ippodromi. Cavalli sportivi che assumono farmaci che li renderebbero incompatibili con la filiera alimentare. Basti considerare, aggiungono da Horse Angels, come oltre il 60% dei cavalli della sola ippica italiana, senza contare quelli delle discipline agonistiche del salto ostacoli, piuttosto che di altre, hanno documenti non dpa. Si tratta di animali sui quali è consentito il trattamento con farmaci vietati se da macello. Un motivo in più per non mangiare carne equina.Chi è in grado, inoltre, di interpretare correttamente l’etichetta che dovrebbe accompagnare le loro carni? Sempre secondo Horse Angels  proprio l’etichetta non permette di comprendere se si tratta di cavalli italiani macellati in Italia, o di cavalli esteri macellati in Italia. Nulla viene detto, se trattasi di cavallo spagnolo, cavallo polacco, cavallo da corsa riciclato dagli ippodromi italiani, piuttosto che cavallo da tiro agricolo importato dall’estero.E quand’a nche si trattasse di un cavallo allevato in Polonia al pascolo per essere consumato in Italia, i consumatori comprerebbero quella confezione di carne se sapessero a quali disagi è stato sottoposto l’animale per via del lungo trasporto? Non sarebbe allora meglio, per codesti consumatori, che l’animale fosse ammazzato all’origine per poi essere trasportato refrigerato? Almeno, saprebbero che ogni inutile sofferenza è stata risparmiata alla vittima, consentendole quel minimo di compassione di cui l’essere umano dovrebbe fregiarsi come motivo d’onore.“Non vogliamo incriminare i carnivori – affermano da Horse Angels -  ma porre dei distinguo. Posto che tutti gli animali soffrono nella macellazione, e che ogni inutile sofferenza dovrebbe essere loro risparmiata. Posto che consumare meno carne fa bene alla salute degli uomini, del pianeta e degli animali. Ci sono animali nati per accompagnare l’umano nella vita di tutti i giorni, come il cane, il gatto e per l’appunto il cavallo“. L’appello è rivolto ai proprietari. Stringete la cinghia e tenete l’amicizia con il vostro cavallo, senza trasformarlo in bistecca. 
 
GEA PRESS
13 MAGGIO 2012
 
I veterinari e la vivisezione: ognuno parli per sé
Il dott. Massimo Raviola, componente del Comitato Bioetica di Assovet: sperimentazione animale strada sbagliata.
 
I Veterinari sono pro o contro la sperimentazione animale? Alla domanda non c’è risposta. Per Assovet, l’Associazione Veterinari Titolari di Struttura c’è però l’impegno a lavorare per una nuova concezione di benessere e rispetto nei confronti degli animali.Questo, in sintesi, quello che può dirsi dopo le contrarietà sollevate a seguito della lettera inviata dai Presidenti di AMNVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani) e SIVAL (Società Italiana Veterinari Animali da Laboratorio)  al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Nello scritto, si invitava il nostro Presidente a tutelare la ricerca scientifica. Il riferimento, però, era fin troppo evidente. Parere negativo all’art. 14 contenuto nel ddl 3129 relativo alla legge comunitaria 2011. Misure più restrittive, almeno sulla carta, in tema di sperimentazione animale. Sulla vicenda è intervenuto il Presidente di Assovet dott. Roberto Gotter. “Ogni Veterinario – ha dichiarato il dott. Gotter a GeaPress – è libero di avere sul tema la sua personale opinione“. Non c’è, in altri termini, una decisione collegiale sull’argomento anche se la visione di Assovet , tiene a precisare il dott. Gotter, è completamente diversa rispetto a quanto espresso dai Presidenti di ANMVI e SIVAL.Nella lettera inviata al Capo dello Stato da AMNVI e SIVAL, i due rispettivi Presidenti, dott. Marco Melosi e dott. Massenzio Fornasier  ritenevano  “che i principi costituzionali della tutela della salute umana e della libertà de lla ricerca scientifica ad oggi non possono ancora essere realizzati senza l’utilizzo di animali. Il passaggio diretto dai sistemi in vitro all’essere umano rischia di determinare delle conseguenze per la salute umana, che nessuno è in grado di stimare, e per questo è inaccettabile”.Ma può un Veterinario parlare in questi termini anche a nome di suoi colleghi? Lasciamo alla categoria  il dibattito per risolvere la probabile divergenza di opinioni. Di certo, al di là della presa di distanza dell’Assovet, è utile riportare il parere di chi, Veterinario, pensa che tale sistema sperimentale vada abolito. Anzi, trova addittura assurdo che ai nostri giorni si continui ad inisistere con la sperimentazione animale.Per il dott. Massimo Raviola, componente del Comitato di Bioetica di Assovet, “ogni professionista ha la sua libertà di coscienza”. Il pensiero del dott Raviola, però, è che “l’attuale sistema rappresenta l’esempio lampante della dominanza  dell’uomo tesa allo sfruttamento degli animali. Non una azione di tutela, ma una vera e propria dominanza violenta“.“Dobbiamo rispettare gli equilibri naturali – riferisce a GeaPress  il dott. Raviola – e se vogliamo aprire gli occhi dobbiamo altresì essere consapevoli che, nonostante i progressi, a tutt’oggi molte malattie imperano irrisolte“. Non si sono ancora sciolti nodi cruciali e su questo il dott. Raviola è ancora più risoluto. “Non dico che  continuare ad insistere sia la causa del male ma di certo non è la strada migliore. Bisogna studiare altre strade, rispettose e valide. La sperimentazione animale – aggiunge il dott. Raviola  - va in direzione opposta. Poi ci sono i forti interessi, anche economici“.Forse uno spunto  in più per chi sostiene che l’opposizio ne all’art. 14 sia un pò troppo pretestuosa. Forse, una volta approvato l’art. 14, si potrebbe creare un “precedente” che potrebbe ispirare altri paesi.  Un assioma messo in discussione, insomma.Porre la domanda su Green Hill al dott. Raviola, sembra quasi superflua. Non solo non è il caso di mettersi a combattere l’art. 14 ma lo stesso è ritenuto tutto sommato inutile, eccetto che per Green Hill. Unico allevamento esistente in Italia, produce a Montichiari (BS) cani beagle per la sperimentazione. Essendo l’ultimo rimasto sarebbe automaticamente il solo a chiudere una volta approvato il divieto di allevare, sul territorio nazionale, cani oltre che primati e gatti. Di questi ultimi due, però, già non ve ne sono, sebbene potrebbero sempre aprirne. Meglio non rischiare. L’ultima domanda al dott. Raviola è relativa al pericolo paventato sul venir meno delle condizoni di benessere una volta chiuso Green Hill. Tale rischio era stato espresso in sede di audizione presso la XIV Commisisone del Senato, che ha attualmente in corso i lavori del ddl 3129. Anche nel caso venisse approvato l’art. 14 la sperimentazione sui cani non si fermerebbe. Secondo alcuni si avrebbe una importazione di animali dall’estero con il venir meno, durante il trasporto, delle condizioni di benessere.“Risulta – afferma il dott. Raviola – che l’80% dei beagle di Green Hill vengono già esportati all’estero. Non voglio sconfinare in altri argomenti – conclude il dott. Raviola – ma quando si parla di trasporto e di cani mi sia consentito un seppur breve accenno alle migliaiai di cuccioli che vengono importati come animali da compagnia da allevamenti esteri. Non ritengo che attualmente siano adeguamente attenzionati“.Strani via vai di piccole vite. Tanti cani dall’Ungheria per l’Italia e tanti da Green Hill per l’Ungher ia, dove è esistente uno dei maggiori clienti dell’allevamento bresciano. Per loro, però, nessuno ha mai scritto al Presidente della Repubblica.
 
ANSA
13 MAGGIO 2012
 
Animali: cucciolo capriolo salvato da Polstrada su A10
Era stato investito, soccorso in una piazzola
 
VARAZZE (SAVONA) - Un cucciolo di capriolo e' stato salvato dalla polizia stradale sulla A10, all'altezza del tratto tra Varazze e Cogoleto. L'animale, che era riuscito grazie alla sua agilita' ad entrare in autostrada, era stato investito sulla terza corsia. Una pattuglia della polizia stradale lo ha notato e soccorso. Il 'Bambi dell'A10' - come lo ha ribattezzato - lo ha prima messo al sicuro in una piazzola quindi trasportato in uno studio veterinario genovese. Lo specialista gli ha diagnosticato la frattura del metatarso della zampa anteriore sinistra e una ferita superficiale alla bocca.Dopo essere stato medicato, il capriolo e' stato portato in un'area sulle alture di Genova Nervi, nel terreno di un volontario che si dedica al recupero degli animali selvatici.
 
GENOVA 24
13 MAGGIO 2012
 
Cogoleto (GE), cucciolo di capriolo a passeggio sulla A10: investito e salvato
 
Cogoleto (GE). E’ proprio una brutta avventura quella in cui è incorso “Bambi”, un cucciolo di capriolo che l’altra sera si è trovato a passeggiare sulla terza corsia dell’autostrada A10, quella che porta da Genova a Savona.Sui monti tra Cogoleto e Varazze, ma più in generale lungo tutto l’arco appenninico ligure, in questa stagione i caprioli si avvicinano di più alla costa e non è quindi così raro incontrarli lungo le strade dell’entroterra.Sfruttando la sua abilità Bambi invece l’altra sera, tutto solo, ha deciso di esplorare quel nastro di asfalto che corre alle spalle dei paesi rivieraschi del ponente.“Animale vagante” questa la notizia che le radio della Polizia Stradale hanno diffuso alla pattuglia in servizio in quel momento e gli occupanti, Paolo e Federico, sap evano benissimo cosa fare così come sapevano benissimo che non sarebbe stato facile liberare l’autostrada da quell’inatteso pericolo per che gli automobilisti.Bambi nel frattempo veniva investito proprio lì, sulla terza corsia, quella di sorpasso, quella veloce, quella dove non ti aspetti di incrociare lo sguardo oltre il parabrezza con gli occhioni sgranati di un cucciolo di capriolo.Quando Paolo e Federico arrivano sul posto vedono quello che da lontano sembra un grosso cane steso sull’asfalto e subito si organizzano: Federico, tra le macchine che lo sfiorano e rallentano solo dopo aver inquadrato la sua divisa, corre indietro a deviare il traffico con le torce luminose mentre Paolo soccorre Bambi sollevandolo e portandolo in salvo nella piazzola, ormai al sicuro.Fortunatamente nessun’altra vettura ha investito Bambi dopo il primo urto e del suo investitore non ci sono tracce.Cercare un veterinario o qualcuno che si potesse occupare del cucci olo ferito non è stato semplice per l’operatore radio della Polizia Stradale al quale Paolo e Federico, mentre cercavano di tranquillizzare l’animale.Alla fine, incappucciato Bambi per non spaventarlo ulteriormente, i due agenti lo caricavano sulla station di servizio per portarlo a Genova, allo studio veterinario Animal Assistance, che aveva dato la sua disponibilità a curare il cucciolo.“Frattura del metatarso della zampa anteriore sinistra e ferita superficiale alla bocca”, questo il referto che il veterinario stilava prima di affidarlo alla cure di un volontario dell’ENPA che, sulle alture di Nervi, si dedica al recupero degli animali selvatici.
FOTO
 
ASAPS.IT
14 MAGGIO 2012
 
La polizia stradale soccorre Bambi, cucciolo di capriolo ferito sulla A10

 
GENOVA - E' proprio una brutta avventura quella in cui è incorso Bambi, un cucciolo di capriolo che l'altra sera si è trovato a passeggiare sulla terza corsia dell'autostrada A10, quella che porta da Genova a Savona.
Sui monti tra Cogoleto e Varazze, ma più in generale lungo tutto l'arco appenninico ligure, in questa stagione i caprioli si avvicinano di più alla costa e non è quindi così raro incontrarli lungo le strade dell'entroterra.
Sfruttando la sua abilità Bambi invece l'altra sera, tutto solo, ha deciso di esplorare quel nastro di asfalto che corre alle spalle dei paesi rivieraschi del ponente.
Animale vagante questa la notizia che le radio della Polizia Stradale hanno diffuso alla pattuglia in servizio in quel momento e gli occupanti, Paolo e Federico, sapevano benissimo cosa fare così come sapevano benissimo che non sarebbe stato facile liberare l'autostrada da quell'inatteso pericolo per che gli automobilisti.
Bambi nel frattempo veniva investito proprio lì, sulla terza corsia, quella di sorpasso, quella veloce, quella dove non ti aspetti di incrociare lo sguardo oltre il parabrezza con gli occhioni sgranati di un cucciolo di capriolo.
Quando gli agenti arrivano sul posto vedono quello che da lontano sembra un grosso cane steso sull'asfalto e subito si organizzano: Federico, tra le macchine che lo sfiorano e rallentano solo dopo aver inquadrato la sua divisa, corre indietro a deviare il traffico con le torce luminose mentre Paolo soccorre Bambi sollevandolo e portandolo in salvo nella piazzola, ormai al sicuro.
Fortunatamente nessun'altra vettura ha investito Bambi dopo il primo urto e del suo investitore non ci sono tracce.
Cercare un veterinario o qualcuno che si potesse occupare del cucciolo ferito non è stato semplice per l'operatore radio della Polizia Stradale al quale Paolo e Federico, mentre cercavano di tranquillizzare l'animale, si rivolgevano.
Alla fine, incappucciato Bambi per non spaventarlo ulteriormente, i due agenti lo caricavano sulla station di servizio per portarlo a Genova, allo studio veterinario Animal Assistance, che aveva dato la sua disponibilità a curare il cucciolo.
Frattura del metatarso della zampa anteriore sinistra e ferita superficiale alla bocca, questo il referto che il veterinario stilava prima di affidarlo alla cure di un volontario dell'ENPA che, sulle alture di Nervi, si dedica al recupero degli animali selvatici.da amicipolstrada.blogspot.it
 
CANICATTI’ WEB
14 MAGGIO 2012
 
Licata (AG), ritrovati avvelenati quattro cani randagi e un cavallo dato alle fiamme
 
Quattro cani randagi sono stati uccisi con polpette avvelenate al Villaggio dei Fiori, a Licata. La scoperta ieri pomeriggio da parte di alcuni passanti, che hanno avvertito gli agenti della Polizia municipale. Sul posto sono intervenuti anche i veterinari dell’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento. Alla periferia di Licata, un’automobilista di passaggio a dato l’allarme, dopo essersi accorto della presenza di un cavallo morto su un terreno.I Vigili urbani hanno scoperto che la testa dell’animale e parte del corpo erano stati bruciati. Sul posto i veterinari dell’Asp che hanno disposto la rimozione dell’equino. Secondo le indagini il cavallo sarebbe stato ammazzato, e poi dato alle fiamme.
 
GEA PRESS
14 MAGGIO 2012
 
Misano Adriatico (RN) – i paperi in padella
Ad essere additati alcuni ristoratori – fenomeno noto ma ancora nessuna flagranza di reato.
 
I paperi finiscono in padella. Questo secondo quanto discretamente confermato tra stessi inquirenti. Abitudini alimentari che vedrebbero addirittura coinvolti i giovani del Germano reale, grosso anatide dal collo verde. Di sicuro, ad avere visto la raccapricciante scena dell’inseguimento dei … pulcini, sono alcuni abitanti del luogo. La località è quella di Porto Verde, zona darsena, a Misano Adriatico (RN)
Già nella vicina Cattolica, nel fiume Conca, la Polizia Municipale ebbe a segnalare al Corpo Forestale dello Stato. Germani reali inseguiti e catturati per l’alimentazione. Nel caso di Porto Verde si tratterebbe però di poco più che pulcini ed i controlli della Forestale ad alcuni ristoratori del posto, a seguito di segnalazioni, non avrebbero però dato alcun esito. Occorrerebbe intervenire al momento, fanno sapere gli inquirenti, ovvero coglierli in flagranza di reato.Intanto, i Germani reali (secondo alcuni vecchi pescatori, immessi dagli stessi ristoratori) hanno ripreso a nidificare in zona darsena. Sono le coppie già depredate. Un piccolo sarebbe però già scomparso, dicono gli abitanti del posto.Predatori di pulcini ma non solo. Secondo alcuni pescatori del posto, in regola con i permessi, i fiumi della provincia di Rimini sarebbero avviliti dalla pesca abusiva. In effetti, già in due diverse operazioni, le Guardie dell’ANPANA, avevano avuto modo di denunciare alcuni di pescatori di frodo. In un caso, pescavano del balcone di casa.
 
GEA PRESS
15 MAGGIO 2012
 
I paperi di Misano Adriatico – dalla padella alla brace
Appello all'ENPA: aiutatemi a proteggere i paperottoli.
 
A Misano Adriatico i paperi non finisco in padella, men che meno in quella dei locali. Si serve “ottimo pesce”, come dice il Comune, e questo è noto, salvo per chi è vegetariano.Qualche dubbio, però, sulla sorte delle povere paperelle di Misano Adriatico, resta. Questo perché, in effetti, vi sono delle corrispondenze su quanto asserito dal Comune, ovvero un forte legame affettivo tra residenti e paperi. Tanto vero che addirittura da questi, anzi dalla stessa segnalante a cui fa cenno la presunta indagine resa nota dal Comune, arriva ora una versione diversa dal lieto fine della vicenda proposto nella comunicazione inviata a GeaPress dall’Amministrazione comunale.La segnalante del 2 maggio (vedi rettifica del Comune in articolo GeaPress) non è d’accordo con la storia di mamma papera e del paperotto soccorso che addirittura, dietro consiglio del barista del vicino locale, sarebbe tornato in darsena (nella foto inviata dal Comune). Questo, con piacevole finale, era stato riferito dal Comune.“A me quel soccorso non sembrava poi tale, anzi. – dice a GeaPress la segnalante che chiede solo di non diffondere il suo nome – La femmina del Germano reale, quella che il Comune chiama “mamma papera” ha continuato per giorni a chiamare il suo piccolo. Per me era come un pianto, di sicuro lo cercava. Non solo è scomparso quel piccolo ma anche tutti gli altri con i quali il Comune asserisce, invece, essere stato ricongiunto. La Forestale è stata qui, ma dopo il prelievo. Non può smentirmi“. Dove sono finiti i paperottoli di Misano Adriatico?Guai a riportare le voci dei pescatori, pur dicendo che non hanno avuto riscontro. Figuriamoci poi ad asserire che quelle anatre in darsena e nel vicino fiume sono state addirittura immesse. Voci, nulla più, senza diritto di cronaca. Chi può del resto intervistare una papera?La nostra segnalante, però, invita a venire a contare quei paperottoli, anche perché, proprio quella “mamma papera”, come la chiama il Comune, a seguito di quell’episodio si sarebbe spostata dalla darsena al fiume.“La Forestale, da me contattata, è intervenuta sul posto ma il prelievo era avvenuto prima. Non possono dire diversamente. Anzi la poverina, la mamma papera – tiene a precisare la signora – si è trasferita per la seconda covata nel fiume ma lì le cose non vanno meglio e per questo ora ho deciso di allertare l’ENPA. Io quelle anatre le ho nutrite d’inverno, quando ha fatto freddo. La temperatura era molto rigida. Qui ci sono state delle vere e proprie bufere di neve. Mi sono data da fare, cercando di non fare mancare il cibo a quei poveri animali. I locali erano tutti chiusi, non c’erano problemi. C’ero io, la neve e la papere. Poi la primavera e la nidificazione. Stava andando tutto bene, fino al 2 maggio, intorno alle 14.00, e non è avvenuto quello che ora ho letto. Ho pensato di chiamare la Forestale che effettivamente è arrivata. Tutto, però, era già concluso. I pescatori sanno, quelle anatre interessano ad altri. Povere paperelle. In quel caso ho chiamato la Forestale e pure la Polizia Municipale. Questa storia mi risulta difficile da digerire. Ora al fiume le cose non vanno meglio e per questo ho deciso di rivolgermi all’ENPA, qualcuno mi deve aiutare“.
 
GEA PRESS
14 MAGGIO 2012
 
E’ morto Navarre, il lupo salvato dalle acque del Limentra (BO)
 
 
L’ultima notizia era quella della grande area che doveva prepararlo alla liberazione (vedi articolo GeaPress). Era già stato predisposto tutto, anche il collare con il trasmettitore che l’avrebbe dovuto accompagnare nella vita libera. Ed invece, Navarre, il lupo salvato dal fiume Limentra, se ne è andato. Improvvisamente, otto giorni addietro.“Ci ha lasciato tutti nello sconforto – ha dichiarato a GeaPress, Mirca Negrini Responsabile del Centro Recupero di Sasso Marconi – Attendiamo il referto istologico, speriamo almeno di avere una risposta”.Navarre non dava segni di preoccupazione. Il pelo era perfettamente ricresciuto, era tornato nel suo peso forma e deambulava correttamente. Poi, all’improvviso una piccola emorragia, subito notata dagli esperti del Centro che sono prontamente intervenuti. L’emergenza sembrava risolta ma Navarre è andato in arresto cardiaco ed è spirato nonostante i tentativi di rianimarlo.Con 35 pallini di piombo in corpo, Navarre aveva rappresentato per molti una speranza. “Ci ha insegnato molto – aggiunge Mirca Negrini – con lui qualcosa è cambiato. Così sarà per tutti e il suo pensiero ci accompagnerà nella nostra attività”.Mercoledì scorso il corpo di Navarre era stato sottoposto ad esame necroscopico dal Direttore dell’Istituto Zooprofilattico di Bologna. Gli esami non hanno però chiarito la causa della morte. Bisognerà attendere quelli istologici. Il Centro Recupero di Sasso Marconi ha deciso solo oggi di rendere nota l’avvenuta morte.
 
LA ZAMPA.IT
14 MAGGIO 2012
 
Addio a Navarre Il lupo che ha commosso il web
 
Salvato da alcuni volontari del Centro Recupero Fauna Selvatica a Monte Adone di Brento con 35 pallini in corpo, a gennaio, mentre stava per morire nelle acque del Limentra (in località Mulino dei Sassi, nel Bolognese), il lupo Navarre sembrava essersi rimesso. Poi, all'improvviso, un malore lo ha stroncato. Le cause dell'inatteso decesso sono ancora sconosciute. Monitorato giorno e notte dalle telecamere del Centro Recupero, la storia di Navarre aveva commosso il Web. Che ora lo piange.
VIDEO
 
IL CENTRO
14 MAGGIO 2012
 
Corse clandestine, sequestrati quattro cavalli
 
TERAMO. Ancora corse clandestine di cavalli nel nucleo industriale di Sant’Atto. E’ successo nel primo pomeriggio di ieri quando sul posto, allertati da alcune telefonate, sono intervenuti i carabinieri.
Quattro gli animali che sono stati sequestrati e affidati al servizio veterinario della Asl. Non è escluso che nelle prossime ore possano scattare delle denunce, probabilmente alcuni rom che erano in zona. Davanti alle fabbriche chiuse per il fine settimana i cavalli gareggiavano in una corsa clandestina davanti ad alcuni spettatori e, probabilmente, scommettitori. Il blitz dei carabinieri è scattato quando è arrivata la segnalazione che denunciava la presenza degli animali al trotto in via Ruscitti, una strada regolarmente aperta al traffico.
Immediatamente i militari sono andati sul posto, in tempo per bloccare la gara. C’è stato un fuggi fuggi, ma alcune persone sono state identificate. Non è escluso che quella strada fosse stata scelta perchè la domenica il volume di traffico si riduce notevolmente visto che si tratta di una via percorsa quasi esclusivamente da coloro che lavorano nelle aziende del nucleo industriale di Sant’Atto.
 
IL CENTRO
15 MAGGIO 2012
 
Corse clandestine, tre rom indagati
 
TERAMO. Corse clandestine di cavalli: dopo i sequestri arrivano le denunce. I rom R.G., 38 anni, di Martinsicuro; A.D.R., 22 anni, di Giulianova e P.S., 65 anni, di Pescara sono finiti sotto accusa per aver organizzato e partecipato ad una competizione non autorizzata. Domenica mattina i carabinieri li hanno sorpresi sulla strada, nel cuore del centro industriale di Sant’Atto. Davanti alle fabbriche chiuse per il fine settimana quattro cavalli gareggiavano al trotto in una corsa clandestina davanti a circa 10 spettatori e, probabilmente, scommettitori. Davanti alla pattuglia dei carabinieri c’è stato un fuggi fuggi generale: molti spettatori sono scappati nelle campagne circostanti. I militari sono riusciti a bloccare i tre rom che si trovavano sui piccoli calessi, i sulky, utilizzati per la gara.
 Gli animali sono stati affidati al servizio veterinario dell’università per accertare se siano stati dopati. Il blitz dei carabinieri della stazione di San Nicolò a Tordino e di quelli della compagnia di Teramo (agli ordini del maggiore Americo Di Pirro) è scattato nella tarda mattinata di domenica, quando è arrivata la segnalazione che denunciava la presenza di cavalli al trotto in via Ruscitti, una strada regolarmente aperta al traffico. Immediatamente i carabinieri sono andati sul posto, in tempo per bloccare la gara. Non è escluso che quella strada fosse stata scelta perchè la domenica il volume di traffico si riduce notevolmente visto che si tratta di una via percorsa quasi esclusivamente da coloro che lavorano nelle aziende del nucleo industriale di Sant’Atto. Secondo la versione dei carabinieri è probabile che i nomadi si dessero appuntamento con cavalli e calesse, di loro proprietà, le domeniche radunando decine di spettatori e scommettitori, m olti dei quali provenienti anche da fuori regione. L’inchiesta non è chiusa. Sono in corso ulteriori indagini per accertare se le competizioni fossero collegate anche ad un giro di scommesse clandestine. Non è la prima volta che i rom vengono coinvolti in un’inchiesta di questo genere. Già in passato, infatti, sia in Abruzzo e sia nelle Marche, gruppi di nomadi sono stati denunciati per maltrattamenti di animali perchè scoperti ad organizzare corse clandestine.
 
GEA PRESS
14 MAGGIO 2012
 
Arrestato il Capitano Paul Watson, Fondatore di Sea Shepherd Conservation Society
I fatti risalgono al 2002 - richiesta di estradizione del Costa Rica
 
Secondo Sea Shepherd, dietro l’arresto di Watson ci sarebbe un tiro mancino, risalente addirittura al 2002, messo in atto dalle autorità del Guatemala. Di fatto a risultare in tal maniera protetta è stata l’attività di shark finning di un peschereccio del Costa Rica. Ora il mandato di cattura eseguito, dietro richiesta delle autorità del Costa Rica, dalla polizia tedesca. Watson, infatti, si trovava in Germania.Secondo la versione fornita da Sea Shepherd, la nave ambientalista aveva intercettato in acque internazionali il peschereccio del Costa Rica. Stavano pescando squali, per il solo prelievo della pinna. Contrariamente a quello che in genere è dato pensare la Cina, principale importatore mondiale di pinne di squalo, si rifornisce dalle marinerie di altri paesi. La nave di Sea Shepherd, dietro richiesta del le autorità del Guatemala, stava scortando in porto il motopesca del Costa Rica. Si trattava in realtà di un trabocchetto, dal momento in cui una nave armata dal Guatemala ha a sua volta intercettato l’equipaggio di Sea Shepherd con l’accusa ridicola di avere tentato di uccidere i marinai del peschereccio. “Violazione del traffico navale”, secondo le regole della navigazione.E dire che il Costa Rica è uno degli stati che più ha speso la sua immagine in favore della difesa della natura. Per questo si spera che le accuse mosse a Watson possono essere ritirate.Il Capitano Watson è assistito in carcere dal Vicepresidente del Parlamento Europeo, Daniel Cohn Bendit, e dall’Eurodeputato Jose Bove. “Speriamo – hanno riferito da Sea Sheperd – che si possa garantire al più presto la liberazione del Capitano Paul Watson prima che questa sciocchezza si trascini ulteriormente“.Sea Shepherd ha in c antiere una campagna mondiale in favore degli squali. Animali le cui popolazioni selvatiche sono crollate senza che però corrispondano da parte delle autorità preposte, seri programmi di intervento. L’oceano pacifico meridionale, sarà il primo mare dove Sea Shepherd si attiverà. Le operazioni partiranno a giugno. Secondo Julie Andersen, Direttrice Campagna Squali “faremo leva sulle nostre risorse e sulla nostra competenza per aiutare i Paesi di tutto il mondo ad applicare le leggi. Prendendo a modello le Galapagos – ha aggiunto Andersen – ci dirigeremo laddove c’è bisogno di noi, applicando le leggi locali e nel contempo sviluppando strategie e formando gli abitanti del luogo affinché possano difendere i loro squali, sviluppando azioni di applicazione delle leggi in tutto il mondo” .
 
GEA PRESS
15 MAGGIO 2012
 
Sea Shepherd – confermato l’arresto del Capitano Watson
 
Il Capitano Paul Watson rimane in stato di arresto. La Corte tedesca che ha esaminato il caso, poco dopo l’avvenuto fermo, ha infatti confermato la misura cautelare in ottemperanza alle esigenze di estradizione avanzata dal governo del Costa Rica. Watson, arrestato al suo arrivo all’aeroporto di Francoforte, deve rispondere dell’accusa di “violazione del traffico navale”, a seguito di una vecchia storia che sa tanto di trabocchetto. La nave di Sea Shepherd, infatti, aveva intercettato un motopesca intento nella pratica di shark finning. Ovvero il prelievo degli squali per la mortale asportazione delle pinne. Autorizzato dal governo del Guatemala a scortare in porto il motopesca, la nave di Sea Shepherd venne invece bloccata dalle autorità locali.Secondo quanto diffuso da Sea Shepherd a seguito del confermato arresto del Capitano Watson, ci potrebbero però essere delle irregolarità nella strana pratica resuscitata un decennio dopo (i fatti risalgono al 2002) dal Governo del Costa Rica. Dubbi che sarebbero stati confermati da una dichiarazione dell’Interpol secondo il quale il mandato del Costa Rica potrebbe non essere conforme. Questo secondo lo stesso ufficio legale dell’Interpol che non avrebbe pubblicato il Red Notice relativo al Capitano Watson. Si tratta della richiesta di arresto, con mandato di estradizione. La richiesta del Costa Rica, secondo quanto reso noto da Sea Shepherd, non sarebbe conforme alle procedure stabilite dall’Organizzazione Internazionale di Polizia Criminale, ovvero l’Interpol.Ad ogni modo, in base alla decisione del Giudice tedesco, il Capitano Watson rimane in stato di arresto. Watson è assistito in carcere dal Vicepresidente del Parlamento Europeo, Daniel Cohn Bendit, e dall’Eurodeputato Jose Bove.
 
GEA PRESS
15 MAGGIO 2012
 
Sea Shepherd – accolta l’estradizione: Watson sarà processato in Costa Rica
Appello di Sea Shepherd: inviate più mail possibili al Governo tedesco.
 
La Germania ha deciso. Accolta la richiesta di estradizione del Capitano Paul Watson in Costa Rica. Vani, finora, tutti i tentativi di fare desistere le autorità tedesche nel dar corso ad una vicenda vecchia ed ambigua, risalente addirittura a dieci anni addietro.Un mandato, quello avanzato dalle autorità del Costa Rica, che aveva sollevato le stesse perplessità dell’Interpol ma che evidentemente ha trovato riscontro nei giudici tedeschi. Una posizione sconvolgente ed inaspettata, dicono da Sea Shepherd, ancorché messa in atto da un paese europeo, civile e democratico.Sea Shepherd invita ora ad aderire all’appello (ADERISCI ALL’APPELLO) affinchè le autorità tedesche non diano corso all’estradizione. Il Capitano Watson è accusato di “violazione del traffico navale”. La sua colpa sarebbe di avere ostacolato le operazioni di skark finning, ovvero il taglio (a vivo) delle pinne degli squali. La pinna per le zuppe cinesi e lo squalo gettato in mare orrendamente mutilato.
Cosa rischia il Capitano Watson?
“Gli effetti dell’estradizione in Costa Rica – dicono da Sea Sheperd – potrebbero risultare decisamente drammatici per la lunga serie di rischi connessi ad un processo inficiato nella sua imparzialità e nella qualità e adeguatezza della condanna“.
Per questo Sea Shepherd chiede a gran voce il supporto di tutti. Dai media, ai sostenitori nazionali ed internazionali. Bisogna dissuadere il governo tedesco dall’esecuzione del provvedimento di estradizione.Watson è attualmente detenuto in una caserma vicino l’aeroporto di Francoforte. E’ assistito in carcere dal Vicepresidente del Parlamento Europeo, Daniel Cohn Bendit, e dall’Eurodeputato Jose Bove.
 
LA ZAMPA.IT
16 MAGGIO 2012
 
Brigitte Bardot contro l'arresto dell'animalista dei mari
«Vado io in carcere al posto
di Paul Watson» l'attrice si è detta scandalizzata dall'arresto del fondatore di Sea Shepherd
 
Brigitte Bardot torna a provocare: «Scandalizzata dall'arresto di Paul Watson, mi offro di prendere il suo posto.» La sex symbol e attrice francese che incantò tutto il mondo con le sue curve e i suoi lunghi capelli biondi, da anni ormai è in prima linea nelle lotte animaliste e ambientaliste.
La Bardot e Watson si conoscono dal 1977, quando si incontrarono durante una protesta contro il massacro dei piccoli di foca, trucidamente uccisi per farne morbide pellicce. Watson, «il giustiziere dei mari» come lo ha definito BB, è stato membro fondatore di Greenpeace e ha fondato l'associazione animalista Sea Shepherd, impegnata in operazione in mare aperto in difesa dei cetacei.L'arresto di Watson è avvenuto domenica a Francoforte ins eguito al mandato d'arresto emesso dalle autorità giudiziarie del Costa Rica. L'at tivista è accusato di aver messo in grave pericolo l'equipaggio di una nave nel 2002 durante una campagna della sua associazione contro le baleniere e le altre navi che utilizzano metodi non appropriati per la pesca.La 78enne ex attrice è sempre stata molto vicina alle battaglie della Sea Shepherd, a cui ha recentemente prestato il nome per battezzare una nuovo nave creata per fronteggiare i bracconieri dei mari.Non si tratta certo della prima provocazione dell'ex bellissima, che è stata più volte accusata di misantropia e di istigazione raziale (accusa per la quale ha subito anche numerose condanne) in relazione al suo libro del 2003. Tra le pagine di "Un grido nel silenzio" usa più volte termini giudicati controversi per raccontare l'immigrazione mussulmana in Francia, e in aprticolare si schiera fortemente contro l'uccisione dei montoni, rituale islamico che avviene tramite sgozzamento.
Nel 1986, inoltre, ha fondato l'Associazione Brigitte Bardot per il Benessere e La Protezione degli Animali, finanziata con la messa all'asta di suoi gioielli e reperti di scena.
 
GEA PRESS
17 MAGGIO 2012
 
Sea Shepherd – le dichiarazioni dal carcere del Capitano Watson
La Corte d'Appello si pronuncerà a breve sul ricorso degli avvocati – Watson, però, rimarrebbe sempre in carcere.
 
Forse già domani la Corte d’Appello tedesca si pronuncerà sul ricorso promosso dagli avvocati di Watson in merito alla richiesta di estradizione del Costa Rica accolta dalle autorità tedesche. Nel caso l’esito fosse positivo, Watson rimarrà novanta giorni in carcere per essere poi estradato.Intanto, ieri, in un’aula dell’aeroporto di Francoforte si è tenuta la conferenza stampa di Sea Shepherd. Presenti il Capitano Peter Hammerstedt che lo scorso marzo, a bordo della nave Bob Barker ha messo in fuga le baleniere giapponesi e Scott West leader della campagna in difesa dei delfini giapponesi e già presen te, in Giappone, a fianco di Erwin Vermeulen l’attivista di Sea Shepherd arrestato e poi assolto dalle autorità nipponiche. Alla conferenza stampa di Francoforte (aeroporto dove sabato scorso è stato arrestato Paul Watson, era altresì presente Oliver Wallasch , l’ avvocato tedesco che sta seguendo il caso.Per Sea Shepherd la concessa estradizione da parte delle autorità tedesche, equivale ad un sentenza di morte. Parole che pesano come pietre, ma che potrebbero trovare uno spiraglio di luce nella inusuale dichiarazione del Pubblico Ministero che ha dichiarato come le autorità tedesche potrebbero bloccare il tutto se fosse riconosciuta una motivazione politica dietro il mandato di arresto.“Nei nostri sforzi per difendere la vita delle balene, dei delfini, delle foche, degli squal i e dei pesci – ha dichiarato Paul Watson alla rappresentanza di Sea Shepherd che gli ha fatto visita in carcere – ci siamo fatti nemici potenti, in particolare il governo del Giappone. Non è un caso che la richiesta di estradizione del Costa Rica sia stata emessa nello stesso mese (Ottobre 2011) in cui i balenieri giapponesi (ICR) hanno avviato la causa contro Sea Shepherd. La richiesta di estradizione – ha aggiunto Watson – è collegata ad una denuncia da parte di alcuni pescatori del Costa Rica che ho scoperto in attività di bracconaggio nelle acque del Guatemala. I pescatori non sono stati feriti e la loro barca non è stata danneggiata. L’incidente è stato totalmente documentato nel film Sharkwater. L’Interpol – ha concluso il Capitano Watson – ha inizialmente rifiutato l’ordine di estradizione e lo ha ritenuto politicamente motivato. Pertanto, la domanda che ci si deve porre è perch&ea cute; la Germania stia prendendo in considerazione accuse fatte di bracconieri del mare“.Secondo quanto è stato riferito ieri in conferenza stampa se il Ministro della Giustizia e/o il Ministro degli Affari Esteri tedesco ritenessero di non dover concedere l’estradizione di Paul Watson in Costa Rica, il caso risulterebbe chiuso. Il Capitano Watson, in tal maniera, dovrebbe essere liberato immediatamente.L’invito di Sea Shepherd è pertanto quello di sottoscrivere l’appello al Ministro della Giustizia tedesco (VAI ALL’APPELLO).Il Capitano Watson, hanno riferito i rappresentanti di Sea Shepehrd, ha viaggiato in tutto il mondo da quando il governo del Costa Rica ha emesso il mandato d’arresto nell’ Ottobre del 2011. E ‘stato in Austral ia, Francia, Spagna, Inghilterra ed altri paesi ancora. Nessuno di questi paesi ha considerato l’ipotesi di arrestare il Capitano Watson come invece ha fatto la Germania.Se il Capitano Watson venisse estradato in Costa Rica non riceverebbe, sempre secondo Sea Shepherd, un processo equo e la sua sicurezza non potrebbe essere garantita. Tra le baleniere giapponesi e la mafia delle pinne di squalo in Costa Rica, il Capitano Watson ha nemici formidabili che cercano di fermare i suoi sforzi per difendere la vita marina. Nei giorni scorsi, sulla stampa giapponese, sono apparsi articoli riportanti una sorta di analisi su come potere formulare una azione internazionale del Giappone al mandato contro Watson. Tecnicamente, però, il Giappone non può operare un mandato in tal senso.
“Il posto del Capitano Paul Watson – ha dichiarato Peter Hammerstedt – è sulla sua nave in mare aperto, a proteggere squali, balene ed altre forme di vita marine, non certo in una prigione qui in Germania.”
 
GEA PRESS
17 MAGGIO 2012
 
Liberate Paul Watson! – l’On.le Zanoni “Accusa pretestuosa e dettata da motivi politici”
 
Le autorità tedesche liberino Paul Watson, un eroe ambientalista arrestato solo per motivi politici”. È l’appello di Andrea Zanoni, Eurodeputato IdV e Presidente dell’Intergruppo Benessere degli animali al Parlamento europeo, in seguito all’arresto del fondatore del gruppo ambientalista Sea Shepherd a Francoforte in Germania. “L’accusa di violazione del traffico marittimo avanzata dal Costa Rica, Paese che ha chiesto l’estradizione di Watson, è assolutamente pretestuosa e va rigettata con forza”.Il fondatore di Sea Shepherd è ritenuto dal Costa Rica responsabile di un incidente marittimo nel 2002 durante la registrazione del documentario “Sharkwaters’” su un’operazione illegale di caccia agli squali per prelevarne le pinne, compiuta dalla barca Varadero. L’equipaggio del Varadero ha accusato gli ecologisti di aver attentato alla sua vita, ma la Ong sostiene di avere un video che smentisce queste affermazioni. Per evitare la cannoniera guatemalteca, Sea Shepherd salpò quindi alla volta del Costa Rica dove scoprì altre attività illegali come l’utilizzo di tetri edifici industriali per far essiccare migliaia di pinne di squali.Andre Zanoni, che al Parlamento europeo è stato relatore della “proposta di Regolamento relativo all’asportazione di pinne di squalo a bordo dei pescherecci” approvata a larghissima maggioranza dalla Commissione Ambiente il 25 aprile scorso, esprime massima solidarietà a Watson e invita le autorità tedesche a ritirare l’autorizzazione di estradizione approvata pochi giorni fa (vedi ultimo aggiornamento GeaPress).“Consegnare Watson al Costa Rica,- continua Zanoni – oltre che calpestare i diritti di quello che va considerato un eroe ambientalista, renderebbe un Paese europeo complice di una persecuzione dettata soltanto da interessi politici e nient’altro”.“Il finning, ovvero la barbara pratica dell’asportazione delle pinne degli squali a bordo dei pescherecci – conclude l’Eurodeputato – rappresenta un reato contro il quale noi in Europa stiamo lottando anche grazie all’opera di denuncia internazionale che uomini come Watson fanno da anni anche a repentaglio della propria vita”.
 
GEA PRESS
18 MAGGIO 2012
 
Sea Shepherd: libertà su cauzione per Paul Watson
 
Paul Watson potrebbe essere scarcerato già lunedì prossimo. La Corte tedesca che sta esaminando la documentazione allegata alla richiesta di estradizione del Costa Rica, ha concesso nel tardo pomeriggio di oggi la libertà dietro pagamento di una cauzione. Il fondatore di Sea Shepherd non potrà, comunque, lasciare il territorio tedesco finché la Corte non avrà completato l’esame della documentazione. Solo alla fine di tale iter si deciderà sulla sorte di Watson, se cioè verrà estradato in Costa Rica oppure riacquisterà la piena libertà. Il non luogo a procedere scatterebbe nel caso in cui le accuse mosse a Watson, verrebbero giudicate viziate da motivazioni politiche e non da una tecnica “violazione del traffico navale”.Secondo Sea Shepherd la decisione, giudicata inusuale, è un successo delle pressioni che da ogni parte del mondo stanno arrivando sul Ministro della Giustizia tedesco. L’unico, dicono gli ambientalisti, in grado di prendere la decisione di non concedere l’estradizione in Costa Rica. Per questo, sostiene sempre Sea Shepherd, è importante continuare ad inviare mail riportanti l’appello promosso in favore di Watson (VAI ALL’APPELLO).Come ormai noto, un vecchio presunto incidente intercorso con le autorità del Costa Rica (Watson aveva filmato le operazioni di shark finning, ovvero le amputazioni delle pinne di squalo) era stato recentemente riesumato come motivazione della richiesta di estradizione. Il tutto in coincidenza di altra causa avviata dalle autorità giapponesi contro Watson. Il protocollo seguito dal Costa Rica, a giudicare da quanto comunicato dall’Interpol, non era però conforme. Fatto, questo, che aveva ancor di più avvalorato i sospetti di come la reale motivazione alla base del mandato fosse in realtà di natura squisitamente politica. Una volta accertata tale natura, la Germania non potrebbe più estradare Watson.Intanto, su di lui, grava la spada di Damocle di quella che Sea Shepherd non ha esitato a definire come una “sentenza di morte” emessa per essersi battuto per la salvaguardia del mare e dei suoi abitanti.
 
IL GIORNALE
14 MAGGIO 2012
 
Fedeli e precisi: cani-badanti aiutano i malati di Alzheimer
Ricordano ai padroni di mangiare, lavarsi e prendere i farmaci. Basta la loro presenza (poco rumorosa) per portare serenità
 
OSCAR GRAZIOLI
 
Dai cani guida per non vedenti a quelli per disabili fisici, dai cani da valanga a quelli per il soccorso marino, ormai le responsabilità del più fidato amico dell’uomo sono cresciute si può dire con il crescere delle sue esigenze psicofisiche, spesso in declino a causa dell’allungamento che ha subito la sua vita. Certamente fra le malattie più temute dagli anziani, per le devastazioni e le conseguenze sui familiari, ci sono l’Alzheimer e la demenza senile.È quindi la volta dei cani istruiti per aiutare queste persone gravemente malate, ricordando loro quando assumere i farmaci, incoraggiandoli a bere, a mangiare e a dormire a intervalli regolari. Quest’idea è stata sviluppata dagli studenti di disegno alla Glasgow School of Art e sta diventando una vera e propria ricerca scientifica portata avanti dalla Alzheimer’s Scotland and Dogs for the Disabled. Per comprendereildrammaticofenomeno della demenza senile è sufficiente pensare che nel 2021, se non ci saranno cambiamenti radicali (non previsti), un milione di persone in Inghilterra sarà interessato da forme di demenza. Una su tre, oltre i 65 anni.Le razze di cani impiegate sono essenzialmente due, il Labrador e il Golden Retriever. Si tratta di cani già ampiamente utilizzati nei soccorsi e come cani guida per ciechi, viste le loro straordinarie capacità di apprendimento, di docilità e di forza. L’istruzione comporta ad esempio l’uso di una speciale borsa di medicinali dalla quale esce una nota che ricorda al paziente il momento di assumere un farmaco, oppure risvegliare il malato a un certo punto del mattino, quando il sonno si protrae per troppo tempo. I cani vengono istruiti a guidare coloro cui sono affidati a orientarsi durante la giornata e a incoraggiarli nell’ aprire armadietti che contengono cibo per animali, ma, al contempo, biglietti scritti con precise istruzioni per nutrire se stessi. Un paio di volte al giorno il cane è istruito a sospingere dolcemente il proprietario verso il bagno, dove note colorate a grandi caratteri, impressi su fogli messi in posizioni strategiche, ricordano agli ammalati l’esigenza di lavarsi. Naturalmente l’attività di questi cani non può essere sfruttata per pazienti con grado avanzato di malattia. Infatti i primi due Labrador «anti Alzheimer» saranno consegnati, tra pochi mesi, a quattro coppie di cittadini scozzesi di cui uno dei partner deve versare nelle prime fasi della malattia. Dichiara all’ Independent Joyce Gray, responsabile dell’Alzheimer’s Scotland, che la persona ai primi stadi della demenza è ancora capace di vivere una vita relativamente normale e il cane lo aiuterà nel mantenere la routine e nell’allungare il più possibile i tempi dell’inevitabile peggioramento.Spesso la conversazione con altre persone rende il malato di Alzheimer confuso e irritabile e qui sta un altro vantaggio del cane che può restituirgli una sensazione di compa-gnia e di supporto silenziosi. Dalle ricerche pare che gli ammalati dimentichino i volti di parenti e amici ma non quelli dei loro animali. «La persona si accende quando vede il suo cane e interagisce con lui senza necessità di comunicazione verbale» afferma Gray.  Un’altra volta il cane può diventare l’unica àncora sicura per l’uomo perso nel buio.
 
IL SECOLO XIX
14 MAGGIO 2012
 
Gaga si (ri)veste di carne
 
 
Genova - Lady Gaga ci ricasca, e torna a indossare una delle mise più provocatorie mai sfoggiate per i suoi fan giapponesi: l’abito di carne. Stavolta però - per la gioia di tutti gli animalisti in circolazione, e di tutti i deboli di stomaco - non si tratta di un completo interamente fatto di carne animale, ma di un semplice vestito di pelle rossa che riproduce fedelmente striature e venature. La popstar ha indossato il completo sul palco della tappa di Tokio del suo Born This Way Ball Tour, durante un’esibizione in cui è apparsa vicino ad alcuni tranci di carne appesi a una trave sul palco. Gaga ha poi postato l’immagine, scattata dal fotografo e amico Terry Richardson, sul proprio profilo Twitter, a beneficio di tutti i “Little monster” sparsi per il mondo. A quanto pare la popstar, arrivata alla terza tappa giapponese del tour mondiale, ha particolarmente apprezzato l’atmosfera trovata a Tokio e il calore dei suoi fan, come dimostra un tweet arrivato poco dopo l’esibizione: «Stasera ci sono state gioia, felicità e gratitudine. Sono la più fortunata del Giappone, siete tutti speciali». Qualche giorno dopo, Gaga ha pubblicato un altro scatto di Richardson che la ritrae in calze a rete e body borchiato, aggiungendo all’immagine una dichiarazione d’amore ai fan: «Tokio Monster, potete avermi. Non voglio essere lasciata andare».Purtroppo per Gaga e per i monster giapponesi, però, il voto di fedeltà difficilmente potrà essere mantenuto: la popstar è infatti attesa a Singapore per il concerto del 28 maggio, al termine del quale dovrà salutare l’Oriente e volare in Australia. © Riproduzione riservata.
 
LA VOCE DELLA RUSSIA
14 MAGGIO 2012
 
Vienna, un bar dove i gatti sono di casa
 
A Vienna è stato inaugurato il primo bar dove oltre alle solite consumazioni è possibile "ordinare" la compagnia di un gatto, dal momento che nel locale i clienti possono liberamente scegliere cinque gatti che la padrona ha preso da un rifugio per animali abbandonati.La giapponese 47enne Takako Ishimitsu, trasferitasi a Vienna venti anni fa, ha impiegato tre anni per concordare l'apertura del bar in città nel rispetto delle norme sanitarie.Il bar con cinquanta posti a sedere è diventato immediatamente popolare tra i turisti e gli abitanti di Vienna. Come riferisce la proprietaria lo scopo del locale è quello di portare la felicità a tutte le persone che per qualsiasi ragione non possano permettersi di tenere un gatto in casa.
 
NOTIZIE RADICALI
14 MAGGIO 2012
 
Ivan Innocenti
Sperimentazione animale. Una riflessione. Perché sono contrario
 
La questione sulla sperimentazione animale mi ha visto nel tempo diventare contrario e abolizionista. Quando come membro del consiglio generale della associazione sono stato coinvolto direttamente mi sono dovuto chiedere materialmente quale sarebbe stata l’azione da intraprendere nel caso in cui dovessi decidere anche per gli altri, oppure defilarmi dal condividere e contribuire alle decisioni e alle azioni. Ho dovuto affrontare la posizione personale che mi ha portato a non mangiare più carne in quanto contrario agli allevamenti intensi, lager per animali, e allo spreco di risorse a scapito della collettività mondiale. I sentimenti antispecisti che mi pervadono sono altro aspetto che mi appartiene.La sperimentazione su animale è pratica crudele che sarebbe opportuno non utilizzare. Ma nello stesso tempo questa pratica viene indicata come necessa ria e opportuna per poter valutare gli effetti di farmaci e delle tecniche che potranno in futuro contribuire alla salute di tutti noi. Può essere che personalmente sia disposto a rinunciare a questi vantaggi per avere in cambio un mondo privo di esperimenti sugli animali. Ma questa rimane una scelta individuale il cui prezzo ritengo non sia da fare pagare anche alle altre persone che di ciò non sono convinte.
Non si può non tenere conto del metodo scientifico, della ricerca medica e delle indicazioni che vengono dagli scienziati che si occupano di salute.Queste considerazioni mi hanno portato a scambiare opinioni e posizioni con altri dell’associazione, considerazioni che poi sono state usate per un documento inviato ai parlamentari, documento che contiene le ragioni della ricerca medica.E’ opportuno promuovere ricerca per la realizzazione di tecniche alternativa agli esseri viventi e che ne riducano fino a renderne inutile l’utilizzo. Non si deve nell’attesa di ciò interrompere la ricerca che ha necessità di sperimentazione animale.Si deve per ogni animale utilizzato accantonare risorse e usarle per la ricerca di metodi alternativi e sostitutivi alla sperimentazione animale stessa, moltiplicando in questo modo le occasioni di conoscenza e in preparazione di quello che è un traguardo di civiltà. Il superamento della sperimentazione sugli animali.
 
IL PUNTO A MEZZOGIORNO
14 MAGGIO 2012
 
Dodici milioni di animali usati in sperimentazioni in 27 Paesi dell’Ue
 
“Dodici milioni di animali appartenenti ad oltre 25 specie sono sottoposti ogni anno a sperimentazione animale per motivi medici, militari e tossicologici nei 27 paesi dell’Unione Europea, questo quanto si evince dai dati forniti dalla stessa Unione Europea e riferiti al 2008″. E’ quanto si legge in una nota stampa dell’associazione Aidaa. “Per la precisione gli animali che risultano essere entrati nei laboratori in quell’anno (ultimo dato disponibile) sono stati 12.001.022 di questi circa 860.000 sono stati sottoposti a esperimenti e torture di vario tipo negli oltre 700 laboratori di vivisezione e sperimentazione presenti nel nostro paese. L’ 80% degli animali utilizzati per questi esperimenti sono composti da topi, ratti e conigli, ma seguono cani, gatti e primati. Ma l’elenco delle specie utilizzate per i diversi esperimenti è impressionante e comprende: cavalli, furetti,asini, cincillà, gerbilli, castori, marmotte, scoiattoli di terra, tassi, fochi, lontre e puzzole, ma non mancano nemmeno i volatili usati per gli esperimenti più strampalati per i quali sono stati utilizzati in particolare pappagalli, canarini e quaglie. Per completare il quadro ci sono poi gli animali della fattoria anch’essi usati per esperimenti e vivisezione in particolare maiali, micche, galline, pecore e capre. Di questi solo il 10% del totale viene impiegato per esperiementi su farmaci veterinari, mentre molti di questi animali in particolare i furetti ed i cani vengono impiegati per esperimenti militari e di prove della tossicità. AIDAA da oggi ha iniziato uno sciopero della fame a staffetta al quale stanno aderendo centinaia di italiani (per aderire inviare email a presidenza.aidaa@gmail.com) e diverse persone aderenti nei vari paesi dell’Unione. L’obbiettivo di questo sciopero è nei termini immediati la chiusura degli allevamenti di animali destinati alla vivisezione ed alla sperimentazione animale su tutto il territorio nazionale (Non solo Green Hill), ma anche per arrivare a chiedere il divieto di importazione in Italia e più in generale in Europa di animali destinati ai laboratori di vivisezione e sperimentazione animale”.
 
ETICAMENTE
15 MAGGIO 2012
 
Sperimentazione animale, ecco i “contro”
Ecco un esempio di come  la sperimentazione animale ha fuorviato anni di studi e ha ritardato risultati clinici.
Da un estratto di un articolo della LAV
 
…Kunlin fece un’indagine che copriva 200 anni di osservazioni cliniche su di un raro “esperimento della natura” chiamato aneurisma arteriovenoso (AA). I pazienti affetti da AA hanno le vene che pulsano come arterie e che si intasano come fossero arterie.
Prima di Carrel, lunghi studi sulle vene di pazienti affetti da AA avevano portato alla conclusione che le vene umane potessero sopportare la pressione sanguigna relativamente alta del sistema arterioso. Kunlin, cosciente di questi studi clinici, decise di usare un segmento di vena dello stesso paziente per fare un by-pass nell’arteria ostruita.
Funzionò molto bene. Sfortunatamente, in seguito, ricercatori americani vollero innestare segmenti di vene nel sistema arterioso dei cani.
E cosa accadde ? Gli innesti venosi diedero luogo ad aneurismi. L’esperimento fu riportato nel 1952 all’annuale convegno dell’”American College of Surgeons” (Collegio Americano dei Chirurghi) e creò molta agitazione.Questi risultati di laboratorio allontanarono la maggior parte dei chirurghi americani dall’impiego delle vene dello stesso paziente come materiale di innesto per il by-pass, mentre successivamente fu dimostrato che proprio questa era la tecnica migliore nella chirurgia del by-pass per le gambe e per il cuore. Dunque, gli esperimenti sugli animali hanno fuorviato la ricerca e rinviato lo sviluppo della chirurgia del by-pass…
Purtroppo la sperimentazione animale non è affidabile come tanti pensano, anzi negli anni ha comportato errori e ritardi nella ricerca. Alcuni dati allarmanti provengono dall’America dove sono 225.000 le morti causate dai farmaci (quelli che la scienza testa sugli animali) e il 90% dei farmaci testati e scaturiti dalla ricerca animale neppure supera la fase delle prove cliniche.  Non pensate che tutto questo sia uno spreco di risorse e di soldi oltre che di vite che seppure di cavie, scimmiette, cani o conigli sempre di vita si parla.Sul settimanale Panorama, questa settimana possiamo trovare un titolone che suona così: ”O la cavia o la vita” un’inno all’utilità della sperimentazione animale, un “sacrificio” della vita animale in cambio del benessere della vita umana. Ma in questo articolo non si parla affatto degli errori, dei ritardi, delle risorse sprecate, dei molti problemi inerenti la sperimentazione animale. A noi non sembra giusto. Se vogliamo un’informazione equa è giusto parlare non solo dei benefici ma anche dei NON benefici, anzi dei danni, causati dalla sperimentazione su esseri diversi da noi.E vi riporto anche un altro estratto dell’articolo della LAV dove anche questa volta si vede come la sperimentazione animale abbia causato ritardi e spreco di energie e risorse.Anche lo sviluppo del trapianto di fegato fu procrastinato per molti anni a causa di esperimenti. Simonsen e Dempster, i più attivi sperimentatori su cani in Inghilterra, sostennero che i trapianti di fegato non avrebbero potuto in alcun modo funzionare sugli esseri umani a causa della violenza del rigetto. In realtà, dei chirurghi americani di Boston, guidati da David Hume, decisero comunque di tentare tali trapianti sulle persone, poiché, avendo osservato una naturale riduzione delle difese immunitarie nei pazienti con gravi problemi al fegato, avevano concluso che con molta probabilità questi pazienti avrebbero tollerato l’impianto meglio dei cani in buone condizioni di salute.
L’équipe del Peter Bent Brigham ignorò i risultati ottenuti sugli animali e tentò i trapianti sui pazienti, che funzionarono per ben sei mesi, cioè dieci volte il limite di tempo raggiunto nei cani…E un altro eclatante “sbaglio” è stato fatto per il vaccino antipolio uscito 30 anni in ritardo proprio a causa della sperimentazione su scimmie alle quali però l’area scientifica dà il merito, che invece fu uno dei primi esperimenti in vitro, perchè si scoprì che il virus della polio si sviluppa nei tessuti intestinali e non nel midollo spinale o nel cervello ed era quindi possibile riprodurre tessuti intestinali per studiarne il virus.Ma questi sono solo alcuni dei casi se volete leggere l’articolo completo potete farlo cliccando
QUI. Ora tirate voi le vostre conclusioni e pensate ai pro e ai contro della ricerca su animali… probabilmente si equivalgono, ma siamo una società evoluta potremmo impiegare la ricerca anche per studiare metodi alternativi alla vivisezione. siete d’accordo?
 
L’ECO DEL CHISONE
15 MAGGIO 2012
 
La strage di cani resta un mistero
Al quartiere "Le Macine"

Laura Minolfi

 
Prov. Di Torino - Ancora una volta, al quartiere Le Macine sono stati presi di mira gli - indifesi - abitanti a quattro zampe. «Come l'anno scorso in questo periodo - commenta la consigliera Piera Bessone, che presenterà un'interrogazione in merito - sono stati ritrovati bocconi freschi di salsiccia con chiodi, ami e punti di pinzatrice all'interno». Vere e proprie esche per gli animali domestici, sparse deliberatamente nell'erba delle aiuole di via dell'Isolantite e via Torrente Lemina, anche all'interno di un parco giochi.
Dopo i cani morti l'anno scorso, questa volta è stato un gatto ad essere colpito, prima che un gruppo di volontari bonificasse la zona e che il sindaco, avvertito dagli abitanti insieme a Vigili urbani, Carabinieri e Lida, emettesse un'ordinanza di divieto di utilizzo, preparazione e miscela di esche o bocconi avvelenat i, contenenti sostanze tossiche o nocive, compresi vetri, plastiche e metalli (come già avvenuto poche settimane fa a seguito di episodi analoghi per le strade di Riva).
Anche perché, dopo l'autopsia al felino morto, l'Istituto zooprofilattico ha - ancora una volta - riscontrato la presenza di Coumatetralyl e Warfarin, potenti topicidi ingeriti dall'animale deceduto.
 
L’UNICO
15 MAGGIO 2012
 
Animali, Earth: cani costretti a vivere a catena a Tiburtina
 
Roma - Sono i cosiddetti cani da guardia, messi a difesa di depositi, ingrossi o sfasci. Sono tenuti perennemente a catena, tanto che spesso il metallo piaga la pelle, e alimentati con scarti buttati in terra e acqua sporca in un secchio. È la situazione rinvenuta nella serata di ieri dai volontari di Earth che a via Monteflavio, in zona Tiburtina, sono stati richiamati dai lamenti provenienti da un deposito. All'interno del piazzale antistante la costruzione hanno visto un cane che si dimenava nel tentativo di afferrare un osso che gli era stato lanciato senza nemmeno il riguardo di renderlo raggiungibile dall'animale. I volontari hanno notato che i cani presenti erano due, due meticci di pastore tedesco. Il secondo cane non era visibile perchè rintanato in un buco nel muro di cinta dovuto al crollo di alcuni mattoni. «Sia la legge nazionale 281/91 che il regolamento Comunale di Roma sul benessere degli animali vietano esplicitamente di tenere perennemente i cani a catena - spiega Valentina Coppola, presidente di Earth - è obbligatorio poi provvedere a una cuccia adeguata alla mole degli animali e coibentata in maniera da offrire adeguato riparo dalle intemperie e dal sole estivo». Secondo l'associazione tuttavia la sorte dei due animali trovati ieri e per la quale Earth ha provveduto ad inviare ufficiale segnalazione alle autorità, «è condivisa da centinaia di cani che vengono utilizzati come antifurto viventi. Chiediamo all'assessore Visconti di inviare una circolare ai gruppi dei vigili urbani di Roma nella quale si specifichi di controllare nel corso delle normali ispezioni, se nell'area di magazzini e capannoni industriali siano detenuti dei cani e verificarne il benessere secondo i requisiti di legge. Solo con controlli a tappeto potremo evitare a tanti animali torturati per tutta la vita di restare invisibili».
 
IL GIORNO
15 MAGGIO 2012
 
Muore il suo cane: padrone disperato si ferisce
Si è tagliato al braccio
Il ragazzo è stato prontamento soccorso dai sanatari. I residenti hanno chiarito: "Appena ha ricevuto la notizia terribile, gli è caduto il mondo addosso"
 
Arluno (MI) - Chi non ha mai avuto un cane non potrà capire il dolore che si prova quando se ne va. Una tristezza indescrivibile perché ci lascia un vero amico e paragonarlo ad una persona non è per niente esagerato. La storia accaduta ieri dimostra quanto ci si possa attaccare ad un animale. Ieri mattina ad Arluno un ragazzo ha riportato una ferita da taglio al braccio. Un evento serio catalogato dalla centrale operativa del 118 con il codice rosso della massima urgenza. L’operatore di turno, vista la dinamica, ha inviato un’ambulanza del Cvps di Arluno e l’elisoccorso. E’ accaduto verso le 10 in un appartamento nel pieno centro del paese. Tutto faceva pensare ad un semplice incidente domestico, come ne accadono tanti ogni giorno.Quel giovane si era ferito sbattendo contro una finestra e procurandosi dei tagli a l braccio. E’ corso in strada lasciando una scia di sangue lungo le scale ed è stato poi soccorso dai sanitari. Sul posto i commenti dei residenti hanno chiarito l’accaduto e hanno evidenziato il motivo di quell’incidente. Ieri mattina il giovane 32enne rimasto ferito ha ricevuto una notizia terribile. Il suo cane, il suo migliore amico, era morto. “Gli è caduto il mondo addosso – ha detto una signora – tanto da ferirsi, in maniera accidentale, sbattendo contro una finestra”. Nei pressi dell’appartamento del giovane non si parlava d’altro. “Sapevo del profondo amore che aveva per il suo animale – ha detto un altro uomo – lo capisco. Anche io ho sofferto tantissimo quando è morto il mio cane”.E un’altra donna ha continuato: “Ha perso tantissimo sangue. Mi hanno chiamata per pulire le scale, sono ancora tutte imbrattate”. Il ragazzo è stato medicato sul posto e trasferito, in codice giallo, al pronto soccorso dell’ospedale Fornaroli di Magenta. Sul posto è giunta anche una pattuglia della Polizia locale di Arluno, ma gli agenti non hanno eseguito alcun rilievo. Di fatto, l’incidente di ieri, è considerato un evento domestico e quindi il caso non viene nemmeno aperto. Tempo fa a Robecco sul Naviglio un uomo non esitò un attimo a gettarsi nel Naviglio Grande per salvare il suo cane che era caduto in acqua. A gran fatica ci riuscì e lo riportò sull’alzaia sano e salvo. Altro caso che testimonia il profondo attaccamento tra l’uomo e il cane.
 
CITTA’ OGGI WEB
15 MAGGIO 2012
 
Gli dicono che il suo amato cane è morto: preso dal dolore si ferisce ad un braccio
 
Arluno (MI) -  Una notizia tremenda quella che della morte del proprio cane. Tanto terribile che un ragazzo, questa mattina, dopo che ha saputo che il proprio animale non ce l'aveva fatta, si è infortunato ad un braccio. Così commentavano i vicini di casa, nel pieno centro di Arluno: "Colto dal dolore ha colpito un vetro accidentalmente procurandosi gravi lesioni da taglio".
E' accaduto ad Arluno dove è arrivata un'ambulanza del Cvps e l'elisoccorso. Il giovane è stato trasferito, in codice giallo, al Fornaroli.
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CORRIERE DI COMO
15 MAGGIO 2012
 
Mattanza di anatre, testimone minacciato con il coltello

Paolo Annoni

 
Como - L'altra sera davanti all’hangar
Questa volta la celebre fiaba danese del brutto anatroccolo di Hans Christian Andersen non ha un lieto fine. La colonia comasca di germani reali, le anatre comuni, che stazionano nel primo bacino, tra Villa Olmo e Villa Geno, è stata decimata la scorsa settimana. Almeno otto esemplari sono stati presi a bastonate, uccisi e riposti in un sacco da tre o quattro uomini di origini orientali.
A fare da increduli spettatori alla mattanza, una coppia di comaschi che aveva parcheggiato l’auto nel pressi dell’hangar dell’Aero Club Como.
«Mi stavo recando a prendere l’auto con mia moglie - spiega il testimone che preferisce mantenere l’anonimato per ragioni di sicurezza - dopo una cena con amici; saranno state le 23, quando ho notato direi quattro persone nei pressi del pontile dell’Aero Club».
«Mi sono avvicinato per spiegare a quella gente, pensavo fossero turisti, che il pontile può essere pericoloso se ci si muove in quattro, ma ad una distanza di una decina di metri ho notato che si trattava di cinesi, o comunque di orientali, e che due avevano bastoni in mano e percuotevano le anatre addormentate sul pontile, gli tiravano il collo e le mettevano in un sacco. Ho scorto chiaramente il sacco, ci saranno state almeno otto anatre».
Il comasco è rimasto inorridito da quella scena. «È capitato anche a me di portare del pane alle anatre nella zona dell’hangar, ma come si fa a ucciderle e poi in quel modo - dice - Ho gridato “ma cosa fate, lasciatele stare!”. E, per tutta risposta, uno dei cinesi mi ha fatto vedere un coltello e mi ha minacciato».
«Mia moglie era molto spaventata e anch’io, così ci siamo diretti verso l’auto e siamo a ndati via. Spero che le mie urla abbiamo almeno rovinato un po’ i loro piani. Domani (oggi ndr) andrò alla Protezione Animali per segnalare l’episodio».
E, purtroppo, pare che non sia la prima volta che i germani reali comaschi facciano questa fine. Un destino crudele per finire in raffinati menu. L’anatra arrosto e l’anatra laccata alla pechinese, specialità della cucina cinese, non sono mai state così indigeste.
 
LA REPUBBLICA
15 MAGGIO 2012
 
Indonesia, esperti nello zoo degli orrori per salvare gli animali
 
Più che un zoo quello di Surabaya, nell'Isola di Giava, Indonesia, sembra un lager: 15 tigri sono costrette a vivere in gabbie piccole e scure, abbandonate a se stesse. Ma non soffrono solo loro: in un mese sono morti 15 dei quattromila animali ospitati nella struttura, così il governo ha deciso di assumere un team di esperti per ridurre il tasso di mortalità. Il lavoro, però, è appena iniziato: a marzo una giraffa è morta, aveva 18 chili di plastica nell'addome. "Gli animali sono troppo vicini ai visitatori, che possono tirare di tutto" spiega Sumampau. Molti sono affamati, e mangiano l'immondizia che la gente tira dentro i recinti"
VIDEO
 
GEA PRESS
15 MAGGIO 2012
 
Palermo – forse ferito il cavallo finito sulla macchina
Parla il guidatore di uno dei mezzi coinvolti: ho visto la morte in faccia.
 
L’Associazione Italian Horse Protection ha chiesto alla Polizia Municipale di Palermo di rintracciare il cavallo che la sera dell’11 maggio scorso ha investito tre automobili e di accertarsi delle sue condizioni di salute. A tutt’oggi, infatti, nulla è stato comunicato sul povero animale che, stante alcune segnalazioni pervenute in redazione, sarebbe rimasto ferito ad una zampa posteriore. Il cavallo però, è stato subito allontanato dal gruppetto di persone che hanno tentato poi di portar via anche la stessa carrozza. Tentativo ostacolato, con la segnalazione alle volanti della Polizia nel frattempo intervenute, dal guidatore di uno dei veicoli coinvolti nell’incidente. Forse, però, dire solo “coinvolto” è poco. I guidatori, quella sera, hanno rischiato grosso ed in almeno un caso non è esagerato dire di aver visto la morte in faccia.“Stavo percorrendo via Volturno in direzione di piazza Verdi, verso il teatro Massimo. Innanzi a me altre due vetture ed è stato per questo che non mi sono accorto subito di quanto stava succedendo” riferisce a GeaPress il guidatore di una delle macchine coinvolte, una FIAT Panda.“Ho visto improvvisamente le due vetture farsi di lato e subito mi sono trovato innanzi il cavallo con la carrozza – continua il guidatore della Panda – Era totalmente fuori controllo, galoppava ed è finito sulla mia macchina. Ho avuto appena il tempo di sterzare verso destra ed una delle aste metalliche della carrozza è entrata nel finestrino rompendo il poggiatesta e rompendo posteriormente il tetto della mia macchina. Appena frazioni di secondo e sul quel poggiatesta c’ero io“.Qualcuno poi, tenta di allontanare l’asta della carrozza, ma anche questo viene impedito. L’asta metallica viene poi riposta accanto al finestrino, sull’asfalto.“Ricordo che il cavallo aveva dei problemi, non scorderò mai l’affanno del suo respiro. E’ stato tremendo, eravamo lì, spaventati, quel cavallo lo doveva sentire. La carrozza invece era sulla macchina che era alla mia sinistra ed un’altra posteggiata. Tutto  - conclude l’uomo – in effetti è successo poco prima che sono arrivati i giornalisti. In realtà è durato molto di più“.La scena è stata altresì notata da alcuni ragazzi che si trovavano proprio nei pressi del teatro. “C’eravamo anche noi, in piazza Massimo – ci conferma una ragazza che quella sera si è messa in contatto con la Redazione di GeaPress – Non abbiamo capito cosa è successo, forse un rumore, un tamburo o un clacson, non eravamo proprio a fianco delle carrozze. Abbiamo però visto il trambusto ed il cavallo iniziare a galoppare. Ho preso lo scooter ed ho tentato di raggiungerlo andando anche io contro senso in via Volturno. Era una scena drammatica, alla quale devono aver assistito molte persone. Una vera indecenza, cavalli in mezzo al traffico, fino alla sera, a tirare carrozze piene di turisti. Ho sentito lo schianto, le urla, le frenate delle macchine, ma c’erano dei ragazzi, quelli delle carrozze, che non mi hanno fatto avvicinare. Anzi – aggiunge la ragazza – direi proprio che avevano un tono minaccioso e secondo me hanno tentato di far sparire il tutto. Il cavallo di sicuro è stato il primo a scomparire. Nessuno si è opposto. Sono riuscita a fare qualche foto, ma non al cavallo, e poi mi sono dovuta allontanare. Una vera vergogna. Mi viene da pensare al cavallo ma anche a chi si è trovato innanzi tutto ciò“.Che fine ha fatto quel cavallo? Tutto quello che siamo riusciti a sapere è che la carrozza non era abusiva, ovvero trattavasi di un mezzo registrato al Comune di Palermo. Per questo, ora, i titolari delle tre vetture coinvolte, sperano che il tutto possa essere coperto da un’assicurazione, ma ancora su questo non si è avuta notizia. Il fatto che la carrozza sia registrata presso il Comune, potrebbe altresì far ritenere che la stalla sia in possesso dell’apposito codice.Incredibilmente, a Palermo, nonostante il Regolamento d’Igiene ne vieti la presenza, di stalle ce ne sono a centinaia ed alcune hanno pure il previsto codice di stalla. Cosa è successo alla zampa di quel cavallo?
 
MESSAGGERO VENETO
15 MAGGIO 2012
 
Morìa di cinghiali, cacciatori preoccupati

Donatella Schettini

 
AVIANO (PN) - C’è preoccupazione tra i cacciatori per la moria di cinghiali proprio a ridosso della apertura della caccia, prevista per domani. L’ultimo caso segnalato di ritrovamento di animali morti è avvenuto domenica nei pressi del Cro: uno già morto, l’altro agonizzante nei pressi della strada pedemontana. Un ritrovamento che ha messo in allarme alcuni cacciatori avianesi che non sanno mercoledì se imbracciare il fucile oppure attendere. «La competenza sulla questione e sul rinvio della stagione della caccia è della Regione – dice l’assessore provinciale alla Caccia, Stefano Zannier –. C’è stato recentemente un incontro in Regione a cui abbiamo partecipato anche noi in cui ci è stato comunicato che a tutte le riserve di caccia sarà distribuita una comunicazione con tutte le procedure da seguire». La comunicazione della Regione afferma che «il servizio sicurezza alimentare, igiene della nutrizione e sanità pubblica ha fatto pervenire notizia circostanziata dalle moria di una ventina di cinghiali nel territorio dei comuni di Aviano, Budoia e Polcenigo». Cinque sono stati i capi analizzati e quattro sono risultati positivi alla salmonella cholaraesuis, ma scrive il funzionario regionale «si attendono gli esiti degli esami sierologici a conferma del dato». Poiché non può essere esclusa «una qualche influenza sulla salute umana» vista l’apertura della caccia al cinghiale, la comunicazione della Regione detta alcune regole, da diffondere tra i cacciatori. Come prima cosa far pervenire all’istituto zooprofilattico capi abbattuti che abbiano evidenziato comportamenti anomali e sotterrare in modo appropriato, ricoprendoli di calce, gli intestini tolti agli animali abbattuti, Se gnalare alla Provincia gli animali morti in cattivo stato di conservazione e di concerto con essa sotterrare in modo appropriato le spoglie e cospargerle con calce. Non dare da mangiare ad altri animali visceri di capi morti e fare uso di guanti ed eventualmente di camici e calzari nel manipolare le spoglie di animali. La Regione detta altre norme e per il consumo si raccomanda di «consumare le carni e le altre parti edibili solo dopo completa cottura, in quanto la salmonella viene completamente inattivata alle temperature di cottura; evitare assolutamente di consumare carni crude o poco cotte ed anche preparati da stagionare perché la stagionatura non elimina il patogeno». Raccomandazioni che, però, non rassicurano tutti i cacciatori della zona.
 
IL CAMBIAMENTO
15 MAGGIO 2012
 
Trasporto animali e caccia in deroga, l'Ue si impegna
Passa in Commissione Ambiente al Parlamento europeo una relazione diretta a garantire migliori condizioni di trasporto agli animali non umani, mentre il commissario Ue all'Ambiente Janez Potocnik incontra le associazioni ambientaliste sul problema della caccia in deroga in Italia.
 
La scorsa settimana la commissione Ambiente (ENVI) del Parlamento europeo ha approvato a grande maggioranza - 51 favorevoli, 1 contrario, 2 astenuti - la relazione dell'eurodeputata olandese Kartika Tamara Liotard “sulla protezione degli animali durante il trasporto”. Insieme al testo, è stato votato un emendamento che chiede di introdurre un limite di 8 ore per il trasporto degli animali non umani, migliori condizioni durante i tragitti in tutto il territorio dell'Unione - relativamente allo spazio disponibile, all'areazione e all'abbeveraggio - e di prevedere una formazione professionale per gli addetti.Un passo avanti perchè “non si verifichino più i trasporti disumani ai quali sono sottoposti oggi bovini, suini, ovini e altri animali destinati alla macellazione”, fa sapere l'eurodeputato dell'Idv Andrea Zanoni, che insieme a d altri parlamentari Ue è stato autore di una dichiarazione nel mese di marzo sulla necessità di non superare il limite delle 8 ore massime di trasporto. Il passaggio successivo è ora il parere della commissione Agricoltura, che ha il compito di presentare la relazione finale sull'impatto del Regolamento europeo sulla protezione degli animali durante il trasporto (CE n. 1/2005).Il voto in commissione ENVI segue di un giorno un'altra iniziativa di Bruxelles a tutela degli animali non umani, organizzata questa volta dalla Commissione europea. Il commissario all'Ambiente Janez Potocnik ha infatti incontrato un gruppo di associazioni - WWF Italia, Legambiente, Enpa, LIPU – BirdLife Italia e Cabs - per discutere sul problema della caccia in deroga in alcune regioni italiane.Un tema su cui l'Esecutivo Ue è già intervenuto nel 2011, inviando all'Italia due lettere di messa in mora per mancata applicazione di due sentenze della Corte di Giustizia Ue, una del 2008, contro l'autorizzazione della caccia agli storni e ai fringuelli in Liguria, l'altra del 2010, che contestava la possibilità di cacciare specie protette concessa dall'amministrazione regionale veneta. Per il Veneto, in particolare, il termine ultimo per mettersi in regola è scaduto a dicembre; dopo l'ultimatum di Bruxelles, la Regione va quindi incontro ad una sanzione, che rischia di pesare sulle tasche di tutti i cittadini. Nonostante ciò il governatore Luca Zaia e gli assessori competenti hanno continuato a difendere il provvedimento, che, a loro dire, sarebbe stato condiviso anche con il ministro dell'Ambiente Corrado Clini.Senza dimenticare che nei mesi scorsi la Lombardia ha avviato il dialogo con la rappresentanza italiana a Bruxelles per chiedere la chiusura della procedura di infrazione avviata proprio a causa dell'attività venatoria in deroga, senza per questo desistere dal difenderne la pratica sul territorio regionale.Ai rappresen tanti delle associazioni il commissario Potocnik ha assicurato di stare seguendo quanto accade in Italia, in violazione della direttiva Ue “Uccelli”, e di essere determinato ad andare in fondo per trovare una soluzione a queste situazioni. Restano gli interrogativi sulla condotte a livello nazionale e delle regioni: “è tempo che il Governo italiano fornisca una risposta rigorosa e risolutiva su un tema, quale quello dell'abbattimento dei piccoli uccelli protetti, che ha condotto il nostro Paese alle soglie delle sanzioni economiche”, hanno fatto sapere, in una nota, i rappresentanti delle associazioni.
 
IL CAMBIAMENTO
15 MAGGIO 2012
 
Consumo di carne? "Non è un successo evolutivo"
Mentre aumenta il numero di persone che si avvicinano al veganismo, i mass media continuano a promuovere una dieta che includa alimenti di origine animale. Una vera e propria apologia della carne è ad esempio quella contenuta in un articolo recentemente pubblicato su L'Unità e al quale ha risposto il dottor Vincenzino Siani, presidente della Società Italiana di Nutrizione Vegetariana, smontando la teoria del “successo evolutivo dei carnivori”.
 
Andrea Romeo
 
È in continuo aumento il numero di persone che sempre più si avvicinano al veganismo, stanche delle menzogne raccontate in ambito alimentare dai media e da quei medici nutrizionisti che, per chissà quali ragioni, vorrebbero che ingurgitassimo quantità industriali di carne e derivati come fonti principali di calcio per evitare che ci si spezzi un femore da un momento all'altro (per dirne una). Così mentre da un lato sempre più gente prende le distanze dal 'senso comune' che ci vorrebbe 'onnivori', poiché stanca della violenza recata ad altri esseri viventi per futili motivi culturali, dall'altro lato sembrerebbe che questa 'piccola rivoluzione' a qualcuno non vada proprio a genio. Abbiamo assistito agli esilaranti attacchi della Rai ai 'veganiani' attraverso i suoi 'vassalli', e adesso anche le testate giornalistiche nazionali lasciano carta bianca ai loro giornalisti sull'argomento, a prescindere dalle loro reali conoscenze scientifiche in ambito nutrizionale, specialmente riguardo al veganismo che si sa, in certi ambienti, è diventato una specie di 'Barone Rosso', un nemico da abbattere a qualunque costo. Così un tale importante dibattito da cui dipendono le vite di milioni di esseri viventi (umani, animali e perché no, anche vegetali), viene affrontato in modo superficiale quando non addirittura del tutto aleatorio. Succede che se il giornalista - o lo scienziato - di turno è un amante della bistecca, l'uomo si trasforma magicamente in un 'carnivoro', magari estrapolando arbitrariamente frasi da una ricerca scientifica trovata in rete, ed interpretando i dati a proprio piacimento condendoli con un po' di retorica. Se invece a scrivere è un proselita della vecchia dieta mediterranea, ecco allora che lo scrittore predica l'onnivorismo. Infine, se a scrivere è qualcuno che rispetta la vita degli altri animali (e quindi un veg*ano), ecco che viene fuori che mangiar carne sia innaturale, sacrilego e l'uomo diventa di colpo un frugivoro. A quanto pare il nostro essere carnivori, onnivori o frugivori è determinato dallo stato d'animo soggettivo di chi scrive più che da una certezza scientifica, e sembra dipendere interamente dai gusti culinari di questi. È così che i lettori si ritrovano in uno stato confusionale perpetuo e invece di ricevere informazioni sugli alimenti che dovrebbero essere più o meno adatti alla loro salute (e a quella degli animali che arriveranno nei loro frigoriferi), finiscono per 'raccogliere farfalle' per poi seguire il buon e vecchio 'senso comune' spesso personificato dalla TV e dai suoi “consigli per gli acquisti”, o peggio da idee sbilenche provenienti da tradizioni basate più sul mito che altro, e spesso obsolete. Insomma, non è chiaro se i media vogliano informare (cosa che dovrebbe essere il loro obiettivo principale) o se intendano invece confondere le idee pubblicando articoli ora pro-vegetarismo ora contro, di proposito in modo del tutto casuale, onde mantenere lo status quo. Eppure i dati sulle potenzialità della dieta vegana come alternativa per una vita più salutare, meno efferata ed invasiva ci sarebbero eccome! In Italia abbiamo la Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana che annovera illustri nomi tra le sue fila: scienziati e ricercatori che da anni studiano il veganismo in tutti i suoi aspetti da un punto di vista rigorosamente scientifico, e che ci forniscono dati certi sul fatto che una dieta vegana possa essere adatta all'uomo in tutte le sue fasi di vita (se non addirittura più salutare di quelle 'tradizionali'), oltre al fatto che mangiar pollo fritto o formaggio siano pratiche assolutamente superflue e culturali, e che quindi nutrirsi di altri animali non è che una abitudine indotta. Ma questo a molti non basta. Nonostante l'evidente dato che vuole che i vegetariani dalla nascita crescano in forma e in salute in molti casi anche superiore a quella degli 'onnivori', osserviamo vere e proprie 'cacce alle streghe' nei confronti dei vegani, spesso solo perché, come detto, allo 'scrittore di turno' piace il prosciutto e dunque si sente in dovere di giustificare in qualche modo la sua abitudine, dato che tale è il nutrirsi di altri animali e dei loro 'derivati', più che una necessità fisiologica vera e propria. L'ennesimo esempio lampante di questa situazione ci viene fornito dalla testata giornalistica L'Unità. Il 3 maggio del 2012, il dottor Fabio Perelli pubblica sullo spazio riservato alla Scienza nell'edizione per il web un breve articolo dal titolo Il successo evolutivo dei carnivori. Secondo Perelli “Il successo evolutivo e il forte sviluppo demografico della nostra specie sono legati all’acquisizione della dieta carnivora”. Il dottor Perelli si rifà ad uno studio dal titolo Impact of Carnivory on Human Development and Evolution Revealed by a New Unifying Model of Weaningin Mammals, pubblicato il 18 aprile 2012 sulla rivista scientifica Plos one, a firma di Elia Psouni, Axel Janke e Martin Garwicz. Ovviamente la cosa non poteva passare inosservata, anzi la risposta da parte dei ricercatori veg*ani è immediata. A prendersi la briga di controbattere alle affermazioni del dottor Perelli è il dottor Vincenzino Siani, laureato in Medicina e Chirurgia e in Scienze Naturali, con una laurea specialistica in Scienze della Nutrizione e docente in Ecologia della Nutrizione, oltre ad essere presidente della Società Italiana di Nutrizione Vegetariana. Nella sua lettera inviata alla redazione del giornale L'Unità contro il fazioso articolo di Perelli, il dottor Siani esordisce affermando che “Il consumo di carne non è certo quello che ha determinato l'evoluzione umana”. Quindi continua evidenziando il grave errore 'interpretativo' del dottor Perelli in quanto gli stessi autori della ricerca scientifica da quest'ultimo citata, nel loro paper, affermano testualmente che “Tuttavia, l'impatto specifico del carnivorismo sull'evoluzione umana, sulla storia della vita e sullo sviluppo rimane controverso”. Alla luce di ciò, come si spiega che mentre la ricerca scientifica citata dal dottor Perelli nel suo articolo su L'Unità sia molto prudente nell'affermare certe dichiarazioni, il dottor Perelli invece scrive con assoluta certezza che la carne sia stata determinante nella nostra evoluzione? Sembrerebbe che il dottor Perelli abbia delle certezze che gli scienziati da lui citati non hanno, oppure che abbia in realtà interpretato i dati a suo piacimento per ragioni che a noi restano ignote. Il dottor Siani ci spiega inoltre che “sappiamo bene che i nostri predecessori si nutrivano anche di cibi animali rappresentati, nel caso di Homo habilis, da insetti e invertebrati casualmente presenti su rami, fiori, frutta e semi che costituivano la quasi totalità della sua dieta; successivamente i rappresentanti del genere Homo cominciarono ad approfittare delle carcasse abbandonate sul terreno dai predatori: in tali contesti, comunque, i consumi carnei erano rari, casuali, occasionali e discontinui e non potevano in nessun caso costituire una fonte di nutrienti capace di incidere in modo tale da indirizzare la nostra evoluzione”. “Con lo sviluppo dell'attività di caccia – continua Siani - la disponibilità di risorse alimentari di natura animale andò, ovviamente, crescendo; tuttavia i cibi vegetali rimasero la base fondamentale della dieta degli appartenenti al genere Homo. Relativamente al successo evolutivo della nostra specie e alle acquisizioni delle capacità cognitive […] vi è un generale consenso fra gli esperti sul fatto che la nostra evoluzione dipenda da fattori molto numerosi e di natura varia, ciascuno dei quali rappresentò una parte del contesto ambientale in cui i nostri predecessori subirono le pressioni della selezione naturale. Fra queste forze possiamo enumerare i caratteri fisici dell'ambiente, il clima, la vegetazione, la disponibilità di risorse edibili, la presenza di altre specie animali, la competizione per territorio e cibo e, per l'uomo, la stazione eretta e la conseguente libertà degli arti superiori, le specificità della sua fisiologia che hanno permesso o meno l'accesso ai cibi, la struttura sociale, i caratteri anatomo-funzionali del cervello, le acquisizioni culturali e così via. In ultima analisi, è il contesto adattativo che indirizza l'evoluzione.La disponibilità di proteine animali permise un più breve periodo di allattamento e un tasso di riproduzione più elevato? Sicuramente un'adeguata disponibilità di cibo consente un maggior successo riproduttivo, ma non vale solo per la carne e indicare in questa il cibo capace di indurre modificazioni qualitative tali da indirizzare lo sviluppo delle capacità cognitive è una pura ipotesi priva di qualsiasi sostegno scientificamente valido. […] In nutrizione, il principio generale scientificamente inattaccabile è il seguente: per vivere, crescere, riprodurci abbiamo delle necessità nutrizionali dipendenti in quantità e qualità prima di tutto dalla specie cui apparteniamo e, in seconda battuta, dalle nostre dimensioni, dallo stile di vita adottato e dall'ambiente in cui ci troviamo a operare; tali necessità nutrizionali le assumiamo dai cibi che consumiamo”.Insomma, i fattori che hanno determinato la nostra evoluzione e sopravvivenza sul pianeta sono molteplici e non è stata certamente la carne il fattore determinante che ha permesso la nostra evoluzione, e di certo l'intelligenza ha giocato un ruolo fondamentale. Citando di nuovo Siani, “il successo evolutivo della nostra specie sta, oggi, nel possedere il bagaglio culturale che ci consente di decidere, per scienza e coscienza (come noi medici siamo soliti dire) con quali cibi coprire le esigenze del sostentamento: lo possiamo fare esclusivamente con vegetali, aggiungere a questi prodotti animali (latte, uova e derivati) o decidere di accostarvi consumi carnei. Le capacità cognitive sviluppate nell'ambiente in cui è avvenuta la nostra evoluzione ci indicano le necessità nutrizionali e le fonti dalle quali derivarle; ci consentono di affermare che troviamo proteine in cereali e legumi oltre che nelle carni; che vi sono acidi grassi omega-3 nei pesci ma anche nelle noci. E conosciamo, anche, quanto le nostre scelte possano influire sugli ecosistemi e sulla crisi ambientale che stiamo attraversando”.
 
L'ECO DI BERGAMO
15 MAGGIO 2012
 
Due orsi sugli alpeggi delle Orobie
Coldiretti: allevatori preoccupati
 
Prov. di Bergamo - Si avvicina la stagione degli alpeggi e gli allevatori sono fortemente preoccupati per la presenza di un orso che vaga indisturbato sulle montagne bergamasche e ha già sbranato pecore e capre oltre ad aver fatto man bassa di arnie e lasciato graffi su stalle e baite. Il sospetto poi che gli orsi siano due inquieta ancora di più gli agricoltori, che sono ormai quasi pronti a partire con le mandrie per le malghe e non sanno bene come fare per difendersi da eventuali attacchi del plantigrado.
“La presenza di uno o più orsi sulle nostre montagne – spiega Alberto Brivio, presidente della Coldiretti bergamasca – è un grosso problema. Gli alpeggiatori che nelle prossime settimane porteranno gli animali al pascolo temono innanzitutto per la loro incolumità e poi per quella delle loro mandrie. Nessuno vuole che questi animali vengano abbattuti ma è necessario che gli agricoltori possano lavorare in sicurezza e che per questo vengano tutelati con misure idonee”.
Secondo la Coldiretti bergamasca l'attività dell'alpeggio è fondamentale per l'economia montana e per la tutela del territorio pertanto va salvaguardata. “Proprio nei nostri alpeggi – prosegue Brivio – vengono realizzati alcuni tra i prodotti più pregiati del nostro patrimonio agroalimentare, come ad esempio il Formai de Mut dell'Alta valle Brembana, gli stracchini e le varie formaggelle. Non è accettabile che proprio in un momento storico in cui c'è bisogno di più agricoltura per produrre cibo di qualità, si lascino sole le imprese dinanzi ai raid degli orsi, scoraggiando così anche i giovani che nonostante le incognite vogliono continuare questa preziosa attività. Per gli agricoltori di montagna portare gli animali in alpeggio significa avere la possibilità di incrementare la redditività aziendale, una boccata di ossigeno in questa fase di difficoltà per la zootecnica. Senza contare che mantenere l'agricoltura in montagna vuol dire anche assicurare il mantenimento del paesaggio e la cura del territorio”.
Le preoccupazioni per la presenza dell'orso sulle Orobie sono condivise anche da Giovanni Giudici, allevatore di montagna e presidente dell'APA (Associazione Provinciale Allevatori). “L'apprensione è tangibile – afferma – perché gli avvistamenti negli ultimi tempi sono stati numerosi, il pericolo che poi gli orsi possano essere due rende ancora più inquieti gli allevatori. Quando il bestiame si trova al pascolo è praticamente indifeso e può essere una facile preda, così come gli alpeggiatori stessi che stanno spesso all'aperto. Molte malghe non sono raggiungibili con la macchina e se succede qualcosa come si fa ? Ci era stata promessa almeno un'azione di monitoraggio per capire gli spostamenti dell'orso ma nulla è stato finora fatto, anzi, non si sa neppure con certezza quanti di questi amali vaghino per le nostre montagne”. Nei pascoli non c'è neppure la possibilità di realizzare una recinzione sufficientemente robusta per evitare l'accesso del plantigrado e gli agricoltori non hanno risorse per sorvegliare gli animali giorno e notte, né manodopera in più per mettere in sicurezza le stalle. “La convivenza dell'orso con gli agricoltori – rileva Francesca Monaci, allevatrice di Branzi – non è ancora possibile nei nostri territori. Le nostre realtà montane hanno altre priorità e necessitano di interventi di miglioramento e modernizzazione. Ho il massimo rispetto per tutti gli animali altrimenti ovviamente non farei l'allevatrice, ma ritengo che non abbia senso spendere soldi pubblici per uno o due orsi quando l'agricoltura di montagna ha bisogno di vedere risolti problemi basilari. Tra circa un mese porterò i miei bovini negli alpeggi dell'alta Valle Brembana e mi preoccupa molto sapere di correre il rischio di imbattermi in un orso. Io e i miei familiari lavoriamo anche la mattina presto e la sera tardi quando c'è buio e poiché negli alpeggi non c'è la corrente non abbiamo la possibilità di avere un'illuminazione artificiale e quindi di tenere sotto controllo la situazione. Dovrebbero almeno venire a spiegarci come ci dovremmo comportare in caso di un eventuale attacco e soprattutto dovrebbero studiare un modo per tenerci costantemente informati sugli spostamenti di questi animali che rappresentano un vero e proprio pericolo per noi e per i nostri bovini”.
 
MARKET PRESS
15 MAGGIO 2012
 
ANGUILLE A RISCHIO ESTINZIONE. VENETO PRIMO IN ITALIA: SEMINA A PELLESTRINA PER FAVORIRE RIPOPOLAMENTO
 
Venezia - Ha avuto luogo il 10 maggio, per la prima volta in Italia, nelle acque prospicienti il litorale di Pellestrina, isola della laguna di Venezia, la semina di anguilla europea, specie ittica a rischio estinzione. Avvalendosi di risorse comunitarie a disposizione della Regione del Veneto e nell’ambito delle attività previste dal Piano Nazionale approvato dalla Commissione Europea nel luglio dello scorso anno per la ricostituzione degli stock di anguilla europea, a provvedere alla semina di circa 200 kg di anguille allo stadio di “argentine” è stato il Magistrato alle Acque, attraverso il suo concessionario Consorzio Venezia Nuova, con l’intervento operativo di Thetis e l’assistenza di un mezzo navale utilizzato ad hoc dalla Capitaneria di Porto di Chioggia per le operazioni di vigilanza sulla pesca. L’intento è quello di incrementare la migrazione delle anguille europee nel loro lungo viaggio fino al mar dei Sargassi, al largo delle Isole Antille, l’unico sito ad oggi scientificamente riconosciuto per la riproduzione della specie. “L’anguilla, la cui presenza si è ridotta in questi ultimi anni del 90% – spiega l’assessore alla pesca della Regione del Veneto –, è stata inclusa nell’elenco Cites, Convenzione sul commercio internazionale di varietà animali in pericolo di estinzione, meglio conosciuta come Convenzione di Washington. Il nostro obiettivo è di ripopolare le acque, per salvaguardare una specie un tempo molto diffusa, che rappresenta una risorsa ittica originale e importante, ma anche per mantenere vive la cultura e le tradizioni legate al mondo della pesca. Ci fa piacere che il Magistrato alle Acque si ponga come partner della Regione del Veneto nell’ambito di queste politiche di protezione”.
 
GEA PRESS
16 MAGGIO 2012
 
Monreale (PA): tra i rifiuti un cavallo bruciato (foto)
 
Il territorio del Capoluogo siculo, mai come negli ultimi anni, mostra frequentemente e trasversalmente scenari inquietanti. Discariche a cielo aperto, parti di cavallo carbonizzate e randagi fra la monnezza ne sono una chiara ed inequivocabile testimonianza.Sembrerebbe un film dell’orrore, ma è quanto hanno visto ieri, con i propri occhi, in via Linea Ferrata, località Pezzingoli nel Comune di Monreale (PA), i volontari che si recano abitualmente da quelle parti, per rifocillare animali affamati, che sostano sul ciglio della strada, forzati habitué della spazzatura, alla disperata ricerca di un boccone e in trepida attesa che arrivi, puntuale, un cuore umano, apposta per loro. Se la presenza dei randagi, così come quella della monnezza, dappertutto, è storia tristemente nota, risulta certamente meno frequente trovare, disseminati dietro i cassonetti colmi di spazzatura, pezzi di cavallo, di cui testa e zampe ancora riconoscibili, benché carbonizzati.Non è da escludere che si tratti di un cavallo macellato clandestinamente. Lo farebbe presupporre la presenza della testa e delle parti distali degli arti. E’ già successo, a Palermo, in via Mongitore. Certo, però, che la città e i suoi dintorni danno adito a non poche ipotesi. Proprio ieri un comunicato della Questura ha riferito quanto anticipato da GeaPress in merito ad una grossa operazione di controllo per la salvaguardia della salute dei cavalli. Per la Questura trattasi di animali spesso impiegati in estenuanti operazioni di traino di calessi da spregiudicati cocchieri.Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Municipale, con l’ausilio di personale veterinario dell’ASP di Palermo hanno controllato 20 carrozze. Sono stati sequestrati due cavalli per motivi sanitari, in un caso si è proceduto al sequestro di documentazione sanitaria falsa, e sono state elevate sanzioni amministrative per un totale di circa 10.000,00 euro, per inosservanza del Regolamento Comunale e per assenza di certificato di origine dell’equino.A Pezzingoli, intanto, la spazzatura si trova sparpagliata per strada, visibile molto più che all’interno degli appositi cassonetti, i randagi si moltiplicano, partorendo cucciolate numerose e innescando un circolo vizioso, di cui tutti sono a conoscenza ma di cui nessuno, a partire dai Comuni, si occupa e preoccupa, facendo carta straccia di leggi e regolamenti, rendendoli misera lettera morta.Nel marasma di questo inspiegabilmente “lecito”, accettato laidume, risulta possibile, ma non per questo giustificabile, trovare carcasse di ogni genere animale, spesso arse del tutto e fatte a pezzi qualche ora prima, costituendo, per ciò stesso, indice e traccia di evidenti attività illecite.I ragazzi, volontari della LIDA Palermo, hanno sporto regolare denuncia dei fatti, recandosi al Comando Stazione dei Carabinieri di Monreale, sottolineando, peraltro, l’inizio di una grande battaglia in questa direzione.“A breve – dichiara Giusy Caldo, consigliere della LIDA Palermo – la nostra Associazione inoltrerà un esposto alle autorità preposte, al fine preciso di far cessare questo genere di situazioni incresciose.”“Episodi del genere – sottolinea Marilena Oddo, volontaria della LIDA Palermo – attestano la nostra impotenza dinanzi alla realtà quotidiana, affliggente nonché lace rante. Lottiamo – continua la Oddo – contro l’indifferenza generale, dall’alto come dal basso. Crediamo nella giustizia, ben consapevoli che di rado, purtroppo, si innescano quei dovuti procedimenti penali, tali da perseguire e punire chi ha precise responsabilità”.
 
IL TIRRENO
16 MAGGIO 2012
 
Un docile cavallo colpito a un occhio con un punteruolo
 
di Pierluigi Ara
 
CALCI (PI) - Un corpo appuntito nell’occhio di un cavallo intento a pascolare in un oliveto nell’alta Vallegraziosa. È l’ultimo episodio di barbarie contro animali che vede individui di pochi scrupoli colpire indiscriminatamente, in forma e tempi diversi, cani, gatti e cavalli. È avvenuto nel recente passato ma purtroppo la cronaca registra altri fatti inquietanti. In maniera spesso inimmaginabile si esplica la crudeltà forse anche ignorando la legge che oggi configura come preciso reato il maltrattamento agli animali. Quanto è successo in questi giorni al cavallo calcesano lo racconta la sua padroncina, l’ingegnere Elisa Raggi. «Voglio bene a Raid – confida Elisa – si tratta di un esemplare di razza avellinese, che oltretutto svolge un’azione utile tenendo pulito il terreno coltivato ad olivi. La zona è quella sopra la chiesa di Montemagno, un’area tranquilla dove non mi risulta che in passato si fossero verificate malvagità ai danni del mondo animale». Nel borgo collinare, per la verità, già ci siamo occupati di un cane che è stato avvelenato come denunciato ai carabinieri dalla proprietaria, Federica Del Moro. Elisa Raggi riferisce nei dettagli l’angheria di cui è rimasta vittima Raid: «Bisogna mettere in conto l’offesa portata da qualcuno con uno strumento acuminato. L’occhio adesso si è leggermente dischiuso, ma è tutta da stabilire la capacità che possa rivederci. Ci vorrà qualche tempo. Adesso, Raid si è fatto diffidente e ha paura quando viene avvicinato, mentre prima non avveniva». Elisa attende dal padre il via libera per presentare una circostanziata denuncia e rivolgersi a qualche associazione animalista. Esistono analogia con quanto è ac caduto a Stella, una cavallina parimenti bersaglio della cattiveria di un killer. Il proprietario Tommaso Talarico fa sapere: «Si trovava insieme ad un altro cavallo nei pressi di Nicosia, in località Santagata. Qualcuno, di notte, l’ha accecata con un ferro addirittura arrugginito. Da allora Stella chiaramente non è più la stessa. E’ diventata selvaggia, scontrosa, da docile e mansueta quale era sempre stata. Certi atti si commentano da soli».
 
IL MATTINO DI PADOVA
16 MAGGIO 2012
 
Trovati segregati in un furgone, 72 cuccioli portati al canile di Monselice
Il sequestro operato dagli agenti della Polizia locale Megliadina è avvenuto a Piacenza d’Adige. Il mezzo era guidato da due autisti dell’Est Europa e i cagnolini erano tenuti in condizioni disastrose: chiusi in piccole gabbie e perfino in scatole
 
MONSELICE (PD). Arrivano al canile sanitario di Monselice 72 cucccioli sequestrati dagli agenti della Polizia locale Megliadina a Piacenza d’Adige, nel corso di un controllo su un mezzo pesante.I cagnolini sono stati trovati in un furgone, condotto da due persone dell’Est Europa. Erano in pessime condizioni, tanto che è scattato il sequestro. I cuccioli erano rinchiusi in piccole gabbie e perfino in scatole. Probabilmente, poi, non hanno neppure tre mesi e quindi secondo la legge sono troppo piccoli per essere trasportati.Si tratta di cuccioli di diverse razze, ma soprattutto maltesi, yorkshire e pincher. Resteranno al canile di Monselice per tutta la durata del sequestro che sarà stabilita dall’autorità giudiziaria.
 
MATTINO DI PADOVA
18 MAGGIO 2012
 
Il canile è sorvegliato
 
MONSELICE (PD) - Proseguono le indagini sui 72 cagnolini sequestrati martedì a Piacenza D’Adige dal Nucleo delle Guardie Lac (Lega per l'abolizione della caccia) di Padova. I cuccioli, provenienti da due allevamenti, arrivavano dal sud dell’Ungheria ed erano assetati e disidratati. Molti, si sospetta, di età inferiore ai tre mesi. Tra loro ci sono rottweiler, chiwawa, golden retriever, cocker, bulldog, barboncini, maltesi, labrador e bassotti. Il furgone era stato fermato dalla Polizia megliadina per un normale controllo lungo la provinciale 41. Oltre 10 cuccioli erano chiusi in scatoloni di cartone completamente serrati, altri in gabbie privi di acqua e cibo, di questi alcuni con sintomi di disidratazione. L'ipotesi di reato per chi conduceva il camion è maltrattamento di animali. I cani si trovano ora al canile sanitario di Monselice, dove sono stati visitati e curati: alcuni di loro, infatti, presentavano sangue nelle feci. Ma nessuno è in pericolo. In queste ore il magistrato deciderà sulla convalida del sequestro. Dato il valore commerciale dei cagnolini, circa 70.000 euro, il canile si è attrezzato con un servizio di sorveglianza notturno, a cura della Protezione civile.
 
MATTINO DI PADOVA
16 MAGGIO 2012
 
Il sindaco contro il killer dei gatti
 
MASERÀ (PD) -  Il sindaco Nicola De Paoli è pronto a costituirsi parte civile nell’eventuale azione giudiziaria contro il killer dei gatti di via Terradura. La settimana scorsa i 100percento animalisti avevano denunciato una strage di gatti di proprietà di un giovane. Una gatta è stata addirittura infilzata dalla freccia di una balestra, altri due uccisi a fucilate, uno investito e un altro avvelenato. «E’ una barbara uccisione» commenta il sindaco «nei confronti di animali colpevoli solo di esistere. Come amministrazione siamo al fianco di tutti i movimenti animalisti che difendono e proteggono questi esseri viventi. Attendiamo con fiducia l’esito, per costituirci parte civile contro gli autori di questo grave reato». Gli animalisti si sono messi sulle tracce del responsabile, sarebbe pronta una denuncia. Si tratterebbe di un vicino di casa del giovane, un cacciatore, proprietario di una balestra acquistata a San Marino. L’uomo si era lamentato perché o gatti salivano sul cofano della sua auto.
 
GAZZETTA DI MANTOVA
16 MAGGIO 2012
 
Collare elettrico al segugio Il proprietario a processo
 
SAN BENEDETTO PO (MN) -  E’ finito a processo per aver maltrattato il suo cane. Secondo l’accusa gli avrebbe messo un collare in grado di rilasciare scariche elettriche di intensità variabile attraverso un telecomando. Ieri mattina, Achille Rodella, 62 anni, di Carpenedolo in provincia di Brescia è comparso davanti al giudice Giuditta Silvestrini. Ha spiegato al magistrato di non aver mai seviziato il cane e d’aver modificato il collare sostituendo la scossa elettrica con un led abbinato a un segnale acistico. Il giudice ha quindi disposto una perizia per stabilire se quel collare era effettivamente predisposto per rilasciare scariche elettriche. L’episodio di presunto maltrattamento è avvenuto a San Benedetto Po nel gennaio di due anni fa. Il cane, di razza, era stato rinvenuto con un collare elettrico al coll o. Un collare usato per l’addestramento che il giudice per le indagini preliminari aveva bandito perché illegittimo e in grado di provocare ingiustificate lesioni, dolore e paura nei cani. Per questo motivo aveva disposto il sequestro preventivo dell’animale, razza segugio che ancora oggi è ospite del canile San Lorenzo di Pegognaga. La prossima udienza sarà decisiva per la soluzione del caso, quando il perito relazionerà sulle caratteristiche di quel collare.
 
GEA PRESS
16 MAGGIO 2012
 
Brasile – violenta e uccide un’asina gravida: libero di circolare

 
Parnaíba, nello Stato brasiliano di Piauí, ovvero l’area a reddito più basso di tutto il paese. Sabato scorso Mauricio De Santos, 23 anni, in stato di ubriachezza ha prima tentato di violentare un’asina, infine, non riuscendovi, ha utilizzato un bastone. Legato il povero animale per il muso ha poi iniziato a prenderlo a bastonate, finché, accasciatosi a terra, la povera asinella è morta.De Santos, già noto per la tentata violenza ad un bambino di sette anni, ha infine rischiato di essere linciato dalla folla prima di essere rintracciato dalla Polizia. A complicare la vicenda, già abbastanza tragica, il fatto che l’asinella fosse gravida. La vicenda sta ora suscitando una forte reazione nella comunità locale che chiede pene più severe per questi criminali. De Santos, infatti, poco dopo essere stato fermato dai poliziotti, era già tornato libero.Nessuna società civile e pacifica sarà possibile finché non saranno severamente puniti crimini di questo genere, gridano ora gli animalisti brasiliani. Giova però ricordare che anche in Italia, salvo superiori reati, è impossibile non solo l’arresto in flagranza ma neanche il semplice fermo di polizia. Questo anche nel caso di ipotesi gravi di maltrattamento ed uccisione di animali.
 
CORRIERE DEL VENETO
16 MAGGIO 2012
 
Quel cane in volo che non smuove (tutte) le coscienze…

Macri Puricelli

 
Green Hill, sabato 28 aprile: l’immagine del cucciolo quasi in volo oltre la recinzione, fra una selva di mani pronte a soccorrerlo, ha fatto il giro del web e della stampa italiana e internazionale.E’ diventata il simbolo della libertà e dell’assalto all’allevamento di cani beagle destinati ai laboratori di sperimentazione.Ho discusso a lungo in questi giorni con amici e colleghi di vivisezione, diritti degli animali, animalismo.Poche cose riescono a muovere le viscere quanto le riflessioni sull’antispecismo.Ho trovato un mondo spaccato in due.Da una parte gli animalisti (e io sono fra loro) convinti che quanto successo a Green Hill sia un atto necessario per scuotere le coscienze e, soprattutto, per liberare i cani da un futuro di morte e dolore.
Dall’altra tutti gli altri.
Convinti che a Green Hill si sia consumato solo un furto.
Che gli animali debbano stare un gradino sotto gli umani.
Che abbiano meno diritti.
Che non siano esseri senzienti.
Che non provino dolore, sofferenza, amore, compassione.
Crediamo di essere l’unica specie sulla terra e ci comportiamo di conseguenza.
Invece siamo solo una delle tante che abitano il mondo.
 
LA ZAMPA.IT
16 MAGGIO 2012
 
Yorkshire salva la vita alla padrona
La disabile era collassata nella doccia, ma il suo cagnolino
è riuscito a chiamare i soccorsi

 
Victoria Shaw, disabile di 58 anni, ha addestrato il suo Yorkshire Louis a chiamare i soccorsi in caso di necessità.«L'ho sempre addestrato più per divertimento, era una specie di gioco, ma domenica si è rivelato davvero utile».
La 58enne del nord del Galles soffre di artrite ed un glaucoma le ha abbassato la vista fino a renderla quasi completamente cieca. Così, quando domenica, uscendo dalla doccia, è caduta ed ha rotto gli occhiali, è iniziato la disavventura. «Ho battuto la schiena e la spalla e ho sentito un crack provenire da una gamba, che ho creduto si fosse rotta».La donna ha raccontato di essersi fatta prendere dal panico per la mancanza degli occhiali, senza i quali non vede nulla, e per essersi ritrovata con una gamba rigirata sotto il corpo che non le permetteva di rialzarsi. In pochi minuti, per il dolore e per l'ansia, è svenuta.E dev'essere stato in quel momento che Louis ha capito che doveva entrare in attenzione.A causa della sua disabilità, la donna è registrata al servizio sanitario TeleCare che le ha fornito dei bottoni, distribuiti in tutta la casa, che può premere per segnalare un'emergenza.Victoria, quando le erano stati forniti i dispositivi di sicurezza, ne aveva messo uno per terra e aveva cominciato a farci giocare Louis, per poi insegnargli come premerlo in caso di necessità.Così, vedendo la sua padrona per terra senza sensi, Louis ha messo in pratica l'addestramento. «Ricevuta la chiamata, ho cominciato a domandare cosa fosse successo, ma l'unica risposta che ricevevo era l'abbaiare di Louis» racconta Sara Mcloughlin, di TeleCare, subito accorsa a casa Shaw, dove ha trovato la donna per terra, con a fianco il suo fido compagno a sorvegliare.
«Ho chiamato i paramedici, e sono rimasta lì accanto a Victoria ad accudirla, anche se a dire la verità, un custode lo aveva già» ha commentato la donna.
Pochi minuti dopo sono arrivati anche i medici con un'ambulanza, che hanno curato la 58enne e hanno accertato l'assenza di fratture.
La padrona di Louis, terminata la disavventura, ha poi dovuto ammettere l'incredibile affidabilità di Louis: «Non è solo il mio migliore amico e compagno, è la mia anima gemella. Non posso nemmeno immaginare una vita senza lui, perchè mi è davvero necessario»
 
GLOBALIST
16 MAGGIO 2012
 
Animali sfruttati per soldi: è ora di dire basta
Zoo e delfinari europei non rispettano la normativa: gli animali usati come pagliacci per fare cassa. Un invito alla messa a norma e al boicottaggio.

Luca Scarnati

 
In 14 paesi dell'Unione Europea su 27 non viene rispettata la Direttiva relativa alla custodia degli animali selvatici (CE 1999/22). E' questa la sostanza di un rapporto sui giardini zoologici pubblicato dalla Born Free Foundation, un ente benefico indipendente. Nonostante quanto previsto dalla Direttiva l'insieme delle strutture analizzate sembrano dare scarsi contributi alla conservazione delle specie a rischio di estinzione. Poche quelle impegnate in progetti di ricerca scientifica di rilievo e scarse le specie inserite in programmi di riproduzione in cattività e di reintroduzione nell'ambiente naturale. Per almeno un terzo delle specie presenti non sono disponibili per il pubblico informazioni sufficienti, o mancano indicazioni sull'habitat naturale o sullo stato di conservazione.
La maggior parte delle attività a scopo didattico eseguite con gli animali, li mostra in atteggiamenti innaturali, spesso accompagnati da musica, a scopo più di intrattenimento che di rappresentazione dei loro naturali comportamenti. Infine le specie sono spesso alloggiate in ambienti inidonei, che impediscono agli animali di tenere un comportamento naturale esponendoli a potenziali pericoli e situazioni di stress. In sostanza sarebbero solo attività commerciali, che non tengono in dovuta considerazione quanto previsto dalle leggi per la tutela degli animali.
Per quanto riguarda l'Italia il decreto legislativo (D.L. 21 marzo 2005, n. 73), che recepisce la Direttiva europea, sarebbe anche più severo della Direttiva stessa, specificando i requisiti minimi in materia di spazio abitativo, alimentazione, ventilazione, illuminazione e generali condizioni di allevamento in cattività degli anim ali. Organo preposto alla sua attuazione è il Ministero dell'Ambiente, ma la situazione non sembra buona. E' stato valutato un campione casuale di 25 giardini zoologici, in cui sono state rilevate 982 specie e 2.698 presenze animali in 2.695 recinti. Purtroppo soltanto 5 gli zoo che dispongono di una licenza di esercizio, mentre 21 sono in attesa della stessa ed almeno 39 esercitano la propria attività senza licenza e non sono quindi soggetti a regolamentazione. Fermo restando tutti i problemi prima esposti.Una interessante novità è che, in collaborazione con la Whale and Dolphin Conservation Society (Wdcs), ci si è occupati anche dei delfinari: ve ne sono 34 in 14 paesi dell'Unione europea, con 286 cetacei di sei specie diverse, tra balene, delfini e focene. Secondo il rapporto, che ha analizzato un campione di 18 strutture, si tratta anche in questo caso di attività di intrattenimento a fini di lucro, che violano ancora più degli zoo la Direttiva europea, svolgendo praticamente solo attività ludica, a cui questi animali non sono adatti. D'altronde, specificano gli esperti della Wdcs, è praticamente impossibile soddisfare le esigenze di tutela per questo tipo di specie, considerando le loro specifiche naturali caratteristiche biologiche, tanto che gli studi mostrano che i delfini hanno un tasso di sopravvivenza inferiore in cattività che in natura.Non sono stati rilevati programmi scientifici legati alle specie in questione, ne programmi di riproduzione in cattività o di rilascio di balene e delfini in libertà. Anzi la necessità di arricchire queste strutture con nuovi individui, o l'apertura di nuove, potrebbe facilmente alimentare, come già successo, un commercio illegale (in violazione della Convenzione Internazionale Cites) da paesi in cui la cattura in natura non è vietata. Addirittura l'apertura di questo tipo di strutture potrebbe quindi essere controproducente per la conservazione delle specie.
In Italia ci sono 8 delfinari noti, nel rapporto ne vengono indagati 5: Oltremare di Riccione e Gardaland a Verona, che è stato recentemente acquistato da Merlin Entertainments, i proprietari dei centri Sea Life di tutta Europa e Regno Unito. Poi Zoomarine a Roma, che si pensa operi senza licenza dalla sua apertura nel 2005, e infine Delfinario Rimini (Rimini) e Fasanolandia (Fasano, Brindisi). Violerebbero oltre alla normativa europea anche la già esistente normativa nazionale (Decreto Ministeriale 6 dicembre 2001, n. 469). Basta andare sui loro siti per rendersi conto come il messaggio prevalente sia chiaramente di tipo commerciale, addirittura a volte è proposto agli spettatori il contatto diretto con i delfini, espressamente vietato. Tra le strutture citate Oltremare risponde alle accuse sostenendo di essere sostanzialmente a norma, sebbene tra i comunicati stampa pub blicati sul loro sito non si trovi traccia di queste affermazioni, quasi ad aver timore di parlarne pubblicamente. Proprio in questa struttura nel 2007 la morte di un delfino di 10 giorni provocò anche un'interrogazione parlamentare. Nessuna risposta dal Ministero dell'Ambiente, responsabile dei mancati controlli, e dalle altre strutture citate.
Un appello è stato fatto dal signor Butler-Stroud, responsabile del Wdcs, che si è rivolto alla Commissione europea e a tutti gli Stati membri, affinché "si occupino con urgenza delle raccomandazioni contenute nel rapporto e si muovano al più presto per eliminare una volte per tutte queste imprese commerciali". Forse rinunciare a portare i nostri figli in queste strutture potrebbe essere un primo passo.
 
GEA PRESS
16 MAGGIO 2012
 
Nel congelatore tigri e leopardi
Nuova scoperta (a pezzi) lungo le vie del contrabbando orientale

 
Erano a pezzi dentro un congelatore di una casa di Khan Na Yao, un sobborgo a nord ovest di Bangkok in Tailandia. Due tigri (foto Ufficio Traffic), un leopardo e un gatto dorato asiatico quasi sicuramente destinati alla Cina. Ad essere arrestati sono stati un tailandese ed un vietnamita sospettati di avere acquistato gli animali nel distretto di Sadao, nel sud della Tailandia. Quasi sicuramente provenivano dalla Malesia. Sugli animali verrà ora eseguito l’esame del DNA, sperando così di potere rintracciare l’esatta regione di provenienza. Pochi dubbi, invece, sulla destinazione. Tailandia, Laos ed infine la Cina dove quasi sicuramente sarebbero stati utilizzati come componenti della medicina tradizionale.Già lo scorso febbraio erano stati rinvenuti, sempre a Bangkok, tigri fatte a pezzi e resti di altri animali selvatici.Secondo l’Ufficio Traffic, sarà importante stabilire le vie esatte di tale commercio che prevedrebbero anche il corso del fiume Mekong. Il solo sequestro, infatti, poco comporterebbe per la repressione di tali traffici. Fondamentale è la scoperta delle reali connessioni tra le diverse tappe delle vie del contrabbando.Recentemente altre parti di tigre sono state bloccate in Russia, anch’esse in procinto di essere contrabbandate in Cina.
 
GEA PRESS
16 MAGGIO 2012
 
Dall’elicottero e con il kalashnikov: fine di 22 elefanti

 
Sono stati uccisi tutti a colpi di Kalashnikov, comodamente utilizzato da un elicottero. In tal maniera ventidue elefanti del Parco Nazionale Garamba, nella Repubblica democratica del Congo, hanno finito la loro esistenza lo scorso 15 marzo. A tale conclusione sono giunti gli investigatori incaricati di ricostruire la scena presentatasi alle guardie del Parco. Diciotto adulti e quattro cuccioli, rinvenuti in gruppi distinti in un’ampia area del Parco Nazionale.Un abbattimento facile, sospettano gli inquirenti, visto che ben quindici dei diciotto elefanti sono stati uccisi con un solo colpo che ha centrato la testa.Secondo indiscrezioni circolate già nei giorni scorsi, l’elicottero dal quale si sospetta essere stato utilizzato il Kalashnikov, potrebbe essere un M-17 di costruzione russa, adibito al trasporto delle truppe dell’esercito ugandese. A quanto pare l’elicottero era stato autorizzato dalle autorità della Repubblica democratica del Congo ad attraversare lo spazio aereo. Il suo diretto coinvolgimento nel grave atto deve comunque essere confermato dai funzionari del Parco Nazionale. Stante i rilievi eseguiti sul terreno, è ancora incerta la presenza di tracce umane.Il Parco di Garamba, patrimonio mondiale dell’Unesco, si trova nel nord est del paese ed ospita una delle popolazioni più consistenti di elefante africano. Le autorità del Parco hanno promesso una ricompensa in premio per chi vorrà fornire informazioni concrete utili all’individuazione dei colpevoli.
 
LA ZAMPA.IT
15 MAGGIO 2012
 
Strage di elefanti in Camerun, almeno 200 uccisi da gennaio
I bracconieri stanno decimando la fauna del Parco Nazionale Bouba Ndjida per l'avorio
 
Secondo il Fondo Internazionale per il Benessere Animale (IFAW), il Parco Nazionale Bouba Ndjida, situato in una vasta zona del nord del Camerun, è stato preso di mira da una gang armata sudanese che da gennaio 2012 avrebbe già ucciso oltre 200 elefanti in cerca dell'avorio.
Negli ultimi mesi sono stati rinvenuti i corpi di centinaia di vittime del bracconaggio, ma è impossibile realizzare una stima definitiva degli animali morti poichè la strage continua ogni giorno.Inoltre, le autorità e i volontari del parco camerunense si dicono molto preoccupati dalla condizione degli orfani delle vittime, che in natura hannos erie difficoltà ad apprendere da soli a orientarsi e ad alimentarsi. E' quindi prevedibile che tutti i cuccioli rimasti da soli moriranno a causa della scomparsa dei genitori.Celine Sissler-Bienvenue, direttrice IF AW per l'Africa francofona si dice allarmata non tanto dal fatto in sè, che avviene ogni anno durante la stagione secca, ma dai numeri, che quest'anno hanno superato ogni possibile previsione.Secondo Sissler-Bienvenue «L'avorio viene illegalmente trasportato attraverso l'Africa occidentale per raggiungere i mercati asiatici ed europei. Il denaro ricavato dalla vendita dell'avorio viene utilizzato per acquistare le armi che verranno utilizzate nei conflitti regionali, particolarmente quelli sudanese e della Repubblica Centrale Africana.»La scarsità di tecnologie appropriate rende impossibile compiere una stima precisa  del numero di esemplari di elefanti presenti all'interno del Parco Nazionale e del territorio camerunense in generale, e i numeri forniti dalla Unione Internazionale per la Conservazione della Natura oscillano tra i 1000 e i 5000 individui. Sebbene si tratti di stime approssimative, rendono evidente quanto la morte di ben 200 esemplari po ssa influenzare sull'equilibrio naturale del territorio.Secondo l'Ifaw e le altre organizzazioni del settore, l'unica maniera per fermare definitivamente la strage di elefanti legata al commercio dell'avorio è azzerare la domanda del prodotto nei Paesi importatori, specialmente in Asia. Seondo i dati pubblicati dall'Ifaw, infatti, nel 2008 il Giappone e la Cina hanno acquistato circa 180 tonnellate di avorio proveniente dai mercati "legali" di Botswana, Sudafrica, Namibia e Zimbabwe. Sotto il velo di questo commercio legalizzato si nasconde lo spazio necessario ai contrabbandieri per realizzare la loro attività. Per questo motivo è importante ridurre l'importazione anche legale di questo prodotto, che causa la morte di migliaia di elefanti ogni anno e arma le milizie colpevoli dei massacri dekke guerre civili in corso in tutta l'Africa.
 
ECOO
17 MAGGIO 2012
 
Strage di elefanti in Congo, 22 animali uccisi a fucilate.
 
Si tratta di una vera strage di elefanti: in Congo 22 animali sono stati uccisi a fucilate dai bracconieri, i quali hanno agito tramite un elicottero per massacrare gli elefanti. La strage è stata compiuta nel Parco Nazionale di Garamba, uno dei parchi naturali che fa parte del patrimonio mondiale dell’Unesco. Il tutto semplicemente per alimentare il commercio di contrabbando, che ormai sta raggiungendo livelli davvero elevati. Vengono vendute zanne e genitali, proprio le parti del corpo che i bracconieri hanno estratto dagli animali, dopo aver compiuto la strage. Fanno davvero pietà quei poveri animali uccisi, che, nonostante le loro dimensioni, non hanno potuto difendersi dal massacro. A quanto può arrivare la crideltà degli uomini? Quanto gli interessi economici possono superare il senso di umanità che si può provare nei confronti di altri esseri viventi? Su questo si dovrebbe riflettere e anche molto.Non sono fatti che possono passare nel dimenticatoio, come se nulla fosse accaduto. Si è compiuta una carneficina e tutto per il guadagno economico. Tra l’altro non si tratta nemmeno della prima strage di questo tipo che è stata messa in atto nell’ultimo periodo. Basti pensare che nel mese di febbraio sono stati uccisi circa 450 elefanti in Camerun nel Parco Nazionale N’Djida Bouba. C’è una certa preoccupazione per questi animali, che finiscono nella rete della caccia per ricavarne avorio e carne. Anche le più note associazioni ambientaliste si sono mobilitate, per evitare la possibile e pericolosa estinzione degli elefanti, che metterebbe a rischio un intero ecosistema.Entro 50 anni, se si continua a non fare nulla per la tutela di questi animali, gli elefanti in Africa potrebbero anche essere soggetti all’estinzione. Occorre dunque corr ere ai ripari, se si vuole evitare di incorrere in un pericolo di questo genere.Non dobbiamo infatti dimenticare che anche gli animali sono indispensabili per mantenere quegli equilibri naturali a cui tutti nel mondo siamo soggetti. Non possiamo permetterci di contare su un futuro assicurato, se non pensiamo a tutto ciò.Il commercio illegale di parti estratte dagli elefanti uccisi è una pratica molto crudele, contro la quale si sta cercando di lottare da tempo, senza ottenere grandi risultati concreti. Ma purtroppo è difficile riuscire a cambiare la mentalità attenta all’interesse economico.
 
GAZZETTA DI REGGIO
16 MAGGIO 2012
 
Correggio: uccelli deformi il Cras Lipu lancia l’allarme
 
CORREGGIO (RE) -  Una gazza e un gufo con una evidente anomalia congenita. E’ quanto hanno scoperto i volontari del Cras Lipu Croce Alata di Reggio. I due animali vengono dalla Bassa. E la possibile colpa di tale malformazione potrebbe essere attribuita agli esterofosforici usati in agricoltura. «I due pullus sono stati ricoverati pochi giorni fa – spiega Mercedes Lombardo, del Cras – a entrambi manca completamente un occhio e la relativa cavità orbitale. Da indagini condotte, è emerso che molto probabilmente potrebbe trattarsi di prodotti comunemente usati in agricoltura, soprattutto nella coltivazione del nocciolo e nei frutteti. La madre sarebbe stata intossicata da questa sostanza al momento della deposizione delle uova, il che avrebbe causato lo sviluppo di feti con malformazioni». Il gufo ha l’altro occhio sano, sopravvivrà. La gazza è deceduta. «Questi dati, nuovi per la nostra provincia, si inseriscono in una letteratura già purtroppo vasta di malformazioni dovute all’uso di sostanze tossiche, seppure legali, nell’ambiente. Siamo preoccupati dall’arrivo di questi casi e speriamo che siano un episodio sporadico» conclude la Lombardo.
 
LA ZAMPA.IT
16 MAGGIO 2012
 
Cade nel camino acceso
Anatra salva per miracolo
Si era appollaiata sulla canna fumaria: ha ripreso il volo prima di toccare le fiamme
 
Vola via prima di toccare le fiamme, attraversando spaventata il salotto di una tranquilla signora inglese. E' la sfortunata anatra Sooty, che si è trovata a cadere nella canna fumaria di una casetta nel West Midlands. La padrona di casa, Helen Marsh, l'ha vista sbucare dal camino acceso, mentre guardava la televisione con i due figli.Il volatile è stato subito soccorso dalla signora Marsh, che, come racconta ai quotidiani Sun e Daily Mail, l'ha chiusa nella dispensa, prima di chiamare il Rspca (ente inglese per la protezione degli animali). Non senza aver tentato di aizzarle contro il cane, ammette.
«Il camino ha cominciato a sibilare, poi è arrivata la fuliggine» racconta la Marsh. «L'anatra starnazzava. Ho afferrato qualcosa per pulire e coperto il divano. Sono uscita dalla stanza e, quando sono tornata, l'anatra era seduta s ul mio divano, tutta ingarbugliata in una maglietta. Ho cercato di cacciarla, ma il mio cane era impazzito. L'ho chiusa nella dispensa, ma continuava a volare, cercando di scappare attraverso il vetro. C'era sangue ovunque.»
Fortunatamente per l'anatra, la protezione animali è intervenuta subito, portandola a un centro di recupero. Qui, l'anatra è rimasta fino a pochi giorni fa, quando è stata liberata dopo essersi rimessa. «Non è una storia che dimenticherò facilmente» Racconta Rebecca Cooper, del Rspca. «Sooty era praticamente illesa. Il camino non era grande, poteva cadere direttamente nel fuoco.»Non si può dire lo stesso della casa di Helen, che dopo il fatto ha avuto bisogno di una piccola ristrutturazione. «Solo poche centinaia di sterline, nulla di grave», spiega la donna. «Sono contenta che Sooty stia bene.»
 
LA ZAMPA.IT
16 MAGGIO 2012
 
San Francisco, emergenza coyote
I proprietari di cani protestano:«Sono troppi, sopprimiamoli»
 
Emergenza coyote a San Francisco, città generalmente sensibile alla tutela dei quattrozampe.
Secondo il censimento del 2010, San Francisco conta 180.000 cani registrati, a cui andrebbe aggiunto un numero indefinito di randagi. I loro proprietari, che in città costituiscono una risorsa elettorale importante, sentono minacciata la tranquillità dei loro amici pelosi dalla presenza dei coyote.La popolazione di questi canidi è, infatti, cresciuta a dismisura negli ultimi anni, portandoli a intrufolarsi nei giardini e nelle case e nei parchi della città, soprattutto quello del Golden Gate. Non è possibile dare un numero preciso degli esemplari di coyote presenti a San Francisco, ma si conosce per certo che il loro numero aumenta progressivamente.Le autorità locali applicano per ora una politica di convinvenza pacifica, riten nendo possibile un equilibrio stabile tra la popolazione canina e i suoi "cugini" coyote. Una soluzione che non convince i padroni dei quattrozampe, i quali hanno richiesto la cattura e la soppressione dei canidi selvatici.Stando alla responsabile del "Centro di Controllo per gli Animali", Rebecca Katz, gli abitanti di San Francisco sarebbero vittime di una nuova isteria generale. «I cittadini non voglio cogliere un messaggio semplice: è possibile coesistere pacificamente con la vita selvatica locale. Adottando alcuni accorgimenti dettati dal buon senso, come tenere i cani al guinzaglio per evitare che si avvicinino alle tane dei coyote, in particolare da aprile ad agosto» spiega al Katz. «In questa stagione, infatti, i coyote partoriscono i loro cuccioli. Naturalmente, proteggere i nuovi nati li rende più attenti e aggressivi»Gli amanti dei cani sono, però, poco convinti da queste indicazioni e si dicono decisi a combattere la politica di convivenza imposta dall'amministrazione cittadina. In particolare, si lamentano dei cartelli affissi al del Golden Gate Park, che ammoniscono «Attenti ai Coyote», e ai recinti che limitano alcune aree del parco. Sono stati, inoltre, barricati i bagni pubblici, in cui coyote cercavano di insediarsi.«Le barriere sono antiestetiche - lamenta David Powers, proprietario di Honda,un incrocio di rottweiler e pastore tedesco - e recintare i bagni pubblici una follia: appartengono alla città e ai suoi abitanti» . «Si tratta di una reazione impulsiva, comune a tutti i problemi che coinvolgono animali selvaggi.» Risponde Camilla Fox,  direttrice esecutiva di "Progetto Coyote", un'organizzazione privata con base a Marin County, il cui scopo è educare la popolazione a convivere con i canidi selvatici. «L'idea di "intrappolate e uccidete" non è una soluzione. Basta fare attenzione, usare il guinzaglio e semetterla di preoccuparsi. Gli animali sono stati creati dalla natura in modo da trovare un equilibrio pacifico».
Matt Orrick, che porta due volte al giorno il suo piccolo bastardino Lazlo al Golden Gate Park, ha dichiarato di avvistare regolarmente esemplari di coyote. Tuttavia, la sua posizione è tollerante: «Non mi hanno mai infastidito, né dato alcun tipo di problema. Tengo Lazlo al guinzaglio e non capita nulla di spiacevole».
 
IL CENTRO
16 MAGGIO 2012
 
Vietato alimentare orsi previsto anche l’arresto
 
PESCASSEROLI (AQ). Rischiano l’arresto fino a sei mesi e l’ammenda da 103 a 12.911 euro se lasceranno fuori dalle loro case o dai loro allevamenti cumuli di carote o di fieno. Sono gli allevatori ma anche i cittadini che abitano nei territori del Parco nazionale d’Abruzzo. A ricordarlo è il presidente dell’Ente naturalistico, Giuseppe Rossi, che con un’ordinanza ha disposto la rimozione di ogni tipo di fonte alimentare che possa attrarre l’orso e modificarne i comportamenti. Il Parco avverte che «il condizionamento degli animali selvatici attraverso il disturbo del loro habitat è vietato ed è sanzionato con pesanti multe e con l’arresto».
 Disposizione che è stata contestata dagli allevatori che hanno annunciato di voler, a loro volta, denunciare i firmatari del provvedimento per a buso di potere.«Ci dobbiamo organizzare con una credenza o qualcosa di simile per non incorrere in sanzioni o finire in carcere come spacciatori di carote per adescare gli orsi», afferma Dino Rossi, presidente dell’associazione allevatori Cospa e rappresentate abruzzese del Movimento dei Forconi. «Ci sembra che con questo provvedimento si vogliano scaricare i problemi legati alla sopravvivenza dell’orso marsicano su chi lavora e produce e paga le tasse».
 
L'ESPRESSO
16 MAGGIO 2012
 
'Test sugli animali? Inutili e dannosi'
Claude Reiss, per 35 anni direttore di ricerca in biologia molecolare al Cnrs, interviene nel dibattito scatenato da Ignazio Marino sulla vivisezione. "L'alternativa ai test sugli animali è la tossicogenomica, gli esperimenti sulle cellule umane"
 
di Francesca Sironi
 
Vivisezione? «La scelta peggiore che possiamo fare per testare la tossicità di un medicinale». A dirlo è Claude Reiss, per 35 anni direttore di ricerca in biologia molecolare al Cnrs, autore di centinaia di paper scientifici sul tema e consulente, fra gli altri, del programma europeo Reach per la verifica dei prodotti chimici in circolazione. Da quando è in pensione Reiss ha fondato Antidote Europe, un'associazione che promuove la tossicogenomica come alternativa ai test sugli animali dei medicinali.
Reiss non ha dubbi: «I test sugli animali sono un metodo inutile e dannoso. Il 90 per cento dei medicinali testati sugli animali vengono rigettati prima degli esperimenti clinici sull'uomo, perché le prove sono ritenute inattendibili. Ma è ovvio: ogni specie animale ha un proprio genoma unico e irripetibile. Questo comporta che ogni specie, un ratto, un topo, un cane o un uomo, reagisce in modo completamente diverso alla stessa prova».
Reiss ha studiato per anni l'evoluzione dell'Aids. Proprio in questo campo ha verificato l'inattendibilità degli esperimenti sugli animali: «Prendiamo lo scimpanzé, la specie più vicina all'uomo fra quelle normalmente usate in laboratorio. Lo scimpanzé è assolutamente immune all'Aids: il virus non gli fa nulla. Mentre ad esempio il suo fisico si comporta come il nostro col virus dell'Ebola. Vi rendete conto? Come si fa a validare un test su un'altra specie quando le reazioni di questa variano di volta in volta dalle nostre?».
Nessuna specie, qui ndi, può essere presa a modello di un'altra. Perché allora si continuano ad usare, ad esempio, i topi, per testare i medicinali? «Perché costano poco, ma soprattutto perché permettono alle case farmaceutiche di ottenere i risultati che vogliono. Prendiamo una sostanza X, ritenuta cancerogena. Se sono il tossicologo di una ditta che vuole mettere sul mercato quel prodotto sceglierò dei topi molto robusti. Ci sono almeno 100 linee differenti di topi, e ognuno si comporta in modo diverso. Prenderò ad esempio i B57L, molto resistenti al cancro. Li nutrirò poco, così che le cellule cancerogene non si inseriscano nei grassi. Alla fine dell'esperimento avrò un risultato positivo: il prodotto non è cancerogeno, ecco l'autorizzazione. La ditta concorrente potrà testare lo stesso prodotto su un'altra linea di topi meno resisteti al cancro ottenendo come risultato lo sviluppo tumorale nel 90 per cento del campione». Insomma, i tossicologi possono adattare l'esperimento al risultato voluto. Qual è l'alternativa? «Gli esperimenti su cellule umane, sviluppate in cultura, in laboratorio. L'insieme di questi test viene chiamato tossicogenomica, un modello scientifico sviluppato negli Stati Uniti negli anni '90, che permette di testare la tossicità dei prodotti direttamente su cellule umane, raccogliendo centinaia di risultati in pochissimo tempo e monitorando l'esperimento dal vivo». Secondo Reiss -
al contrario di Ignazio Marino - gli esperimenti in laboratorio sono molto più affidabili di quelli sugli animali: «Innanzitutto, sono cellule umane. E anche fra i più dispar ati genomi umani non c'è la differenza che si trova fra due linee di topi da laboratorio. Poi, costano poco e ci permettono di monitorare i risultati di tossicità in tempo reale, guardando in vitro le reazioni della cellula alla stimolazione».
Questo metodo, secondo Reiss, permetterebbe di verificare la reale tossicità, per gli uomini, dei farmaci e dei prodotti chimici: «Ci permetterebbe cioè di evitare migliaia di morti. In Francia l'uso di medicinali tossici per l'uomo è la quarta causa di morte, dati alla mano del ministero della Salute francese. I test sugli animali non sono affatto sufficienti per capire le reazioni del corpo umano a una sostanza».
Per questo Reiss ha presentato al Consiglio Europeo un programma per adottare in Europa un sistema di tossicogenomica di riferimento per i test dei medicinali. L'intera azione costerebbe 2 miliardi di euro: niente rispetto ai 52 miliardi di costo stimato degli eff etti secondari all'immissione sul mercato di medicinali inadeguati. Dal Consiglio, per ora, nessuna risposta, e anche nel programma Reach per verificare la tossicità dei composti chimici in circolazione i test sugli animali sono la prova che verrà adottata. Intanto però, la tossicognomica è stata presa in considerazione, e compare nei documenti ufficiali. «Non c'è discussione. La procedura sugli animali non è più accettabile», conclude Reiss.
 
CORRIERE DELLA SERA
16 MAGGIO 2012
 
LO STUDIO
Il «topo lucciola» per aiutare la ricerca sul cancro
Il Regina Elena ha sviluppato un innovativo modello animale che «fa luce» su meccanismi di proliferazione cellulare
 
MILANO - Un «topo lucciola» per studiare la proliferazione cellulare, sia essa dovuta ad un tumore sia essa indotta per «rigenerare» ciò che una malattia ha danneggiato. E’ stato creato nel laboratorio di ricerca di Oncogenesi molecolare dell’Istituto Regina Elena di Roma. Un topo transgenico, chiamato MITO-Luc, ottenuto legando il gene della luciferasi, proteina prodotta dalle lucciole, ad un frammento di Dna del topo (Nf-y) strettamente coinvolto nel processo di divisione e moltiplicazione cellulare. Così, quando si trovano in fase di crescita, le cellule dell’animale emettono bioluminescenza, una luce visibile ed apprezzabile dall’esterno semplicemente utilizzando una speciale macchina fotografica.
LA PUBBLICAZIONE - I topi-lucciola sono stati sviluppati dal team guidato da Giulia Piaggio, in collaborazione col Dipartimento di farmacologia dell’università di Milano. Le possibili applicazioni sono molteplici: spaziano dall’oncologia alla medicina rigenerativa, dalla farmacologia alla tossicologia. La descrizione del modello animale ha ottenuto la copertina di Molecular Biology of the Cell, la rivista della Società americana di Biologia cellulare. In MITO-Luc, ogni volta che le cellule si dividono emettono luce. Nelle aree del corpo ad elevata proliferazione cellulare, come per esempio nei tumori, si produce una quantità di luce tale da poter essere facilmente rilevata dall'esterno fotografando l'animale con un apparecchio in gr ado di apprezzare la giusta lunghezza d'onda luminosa propria dei fenomeni di bioluminescenza. Spiega Giulia Piaggio: «Noi pensiamo che i topi MITO-Luc siano un potente strumento per misurare rapidamente e facilmente la proliferazione cellulare in molte applicazioni sperimentali di interesse medico. Inoltre, sono utili per prevedere, mappare e caratterizzare la tossicità di vecchi e nuovi composti anti proliferativi con grandi implicazioni nel campo oncologico e farmaceutico». Basta fotografare l'animale ad intervalli regolari. Il topo MITO-Luc, made in Italy, è attualmente oggetto di una domanda di brevetto internazionale, per tutelarne sia la proprietà intellettuale sia lo sviluppo commerciale. Lo studio è stato possibile grazie a finanziamenti dell’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc)
Mario Pappagallo@mariopaps
 
AGI
16 MAGGIO 2012
 
Animali: Dubai, primo cammello clonato da "Reginetta di bellezza"
 
Dubai - Creato a Dubai il primo cammello clonato a partire dalle cellule di un animale vincitore di un concorso di bellezza. Lo ha riferito il Camel Reproduction Centre (CRC) dell'Emirato. Il nuovo esemplare, nato poco piu' di 3 settimane fa, e' una femmina ed e' stata 'battezzata' dal personale del laboratorio 'Sooty' (che vuol dire fuligginoso) a causa del colore molto scuro del suo manto, come ha riferito al sito ArabianBusiness Nisar Wani, capo del laboratorio di biologia riproduttiva del CRC. "E' il primo clone di una reginetta di bellezza - ha detto Wani - prima del suo arrivo avevamo avuto un paio di fecondazioni ma una non e' andata a buon fine un paio di settimane prima del parto". Il responsabile del laboratorio di biologia riproduttiva non ha voluto fornire particolari sul costo della clonazione, ma si e' limitato a precisare che era "una cifra piccola, rispetto al costo originario dell'animale". Sooty non e' l'unico cammello clonato dal CRC, istituto sostenuto e finanziato dal sovrano di Dubai sua altezza lo sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum (attivo dal 1989, il CRC ha clonato il primo esemplare nel 2009) ma e' la prima a essere clonata da cellule di una 'reginetta di bellezza'. Concorsi di questo genere che hanno come protagonisti i cammelli sono un appuntamento fisso in tutto il Medio Oriente e costituiscono anche un grande business. NegliEmirati Arabi Uniti vive una popolazione di quasi 380mila esemplari.
 
AGI
16 MAGGIO 2012
 
Animali: mammifero australiano a rischio estinzione dopo ciclone
 
Sidney - Uno dei mammiferi piu' a rischio in Australia potrebbe essere vicino all'estinzione a causa del ciclone Yasi. E' l'allarme lanciato dalla ambientalista Daryl Dickson, che ha valutato i danni sulla fauna selvatica del violentissimo ciclone - dalla forza pari a quella dell'uragano Katrina - che ha colpito il Queensland nel febbraio del 2011.Il mammifero in questione e' il Mahogany Glider (Petaurus gracilis), un piccolo marsupiale che vive sulle coste della regione dove si e' verificato il ciclone. La tempesta che ha colpito il Queensland ha infatto degradato l'habitat naturale del Mahogany Glider, gia' molto limitato quanto a estensione, ha precisato la Dickson. Prima del ciclone, la popolazione del marsupiale era stimata intorno alle 1.500 unita': secondo l'ambientalista e' difficile sapere con certezza quanti ne sono morti a c ausa della tempesta. "Quando gli animali vivono in aree cosi' ristrette - ha detto alla ABC - diventa piu' difficile una 'mescolanza' delle caratteristiche genetiche che e' cio' che mantiene le popolazioni in salute". Governo, proprietari terrieri e cittadini stanno cercando di fornire cibo e riparo per questi animali, ma l'unica strada percorribile per salvarli, secondo la Dickson, e' la conservazione del loro habitat.
 
CORRIERE ADRIATICO
17 MAGGIO 2012
 
Assurda crudeltà a Porto Sant’Elpidio
Cagnolino preso a fucilate
 
Porto Sant’Elpidio (FM) - Etica, condotta e moralità sono forme comportamentali base di una società e di una popolazione. Purtroppo non sempre sono rispettate. E’ quanto è accaduto nei giorni scorsi nella zona industriale con il ritrovamento di un cagnolino ferito gravemente con pallini di piombo provenienti da un fucile da caccia. L’animale, ricoperto completamente di sangue, è stato trovato da alcuni dipendenti di un’azienda ed portato di urgenza presso un veterinario. Curato al meglio, il cagnolino, un bastardino senza padrone e casa (adottato e amato dai dipendenti intervenuti) ha lottato il più possibile ma si è arreso durante la notte, lasciando un grande vuoto nei cuori di chi, in questi anni, aveva saputo regalargli un pezzo di pane, una carezza ed uno sorriso. Storie sicuramente meno importanti rispetto ad altre, ma sono altrettanto importanti in quanto devono far riflettere sulla mancanza di senso civico e rispetto.
 
IL GAZZETTINO
17 MAGGIO 2012
 
Camion lager per 72 cuccioli di cane: in viaggio dall'Ungheria senza acqua né cibo
I vigili di Piacenza d'Adige fermano il tir per un controllo: a bordo i piccoli di razza stipati in scatoloni e gabbie
 
PADOVA - Il nucleo delle guardie Lac (Lega per l'Abolizione della Caccia) ha sequestrato oggi 72 cuccioli di cane di razze diverse, molti dei quali di età inferiore ai tre mesi, assetati e disidratati, che erano trasportati da un camion proveniente dal sud dell'Ungheria. I cagnolini sono stati portati nel canile sanitario di Monselice, non si sa ancora se e come verranno dati in affidamento.
I cuccioli, che erano in due allevamenti, sono di razza rottweiler, chihuahua, golden retriever, cocker, bulldog, barboncini, maltesi, labrador e bassotti. Il camion era stato fermato dalla polizia municipale per un normale controllo a Piacenza d'Adige (Padova), lungo la Strada provinciale 41. Oltre dieci cuccioli erano chiusi in singoli scatoloni di cartone completamente serrati, molti altri si trovavano in gabbie privi di acqua e cibo, di questi alcuni con sintomi di disidratazione. L'ipotesi di reato per il conducente del camion è maltrattamento di animali.
I cagnolini sono stati trasferiti nel canile sanitario di Monselice. «Questo mercato deve essere stroncato subito - afferma il trevigiano Andrea Zanoni, presidente della Lac del Veneto ed eurodeputato Idv - ho da tempo aperto un fascicolo su queste problematiche ed entro breve inoltrerò un'interrogazione alla commissione europea per chiedere controlli e norme più severe».
 
GEA PRESS
17 MAGGIO 2012
 
Padova ed i cuccioli dall’Ungheria – intervento delle Guardie della LAC (fotogallery)
L'On.e Zanoni: i cani dall'est, fenomeno purtroppo molto diffuso.
 
Sono stati depositati stamani dal Nucleo Guardie LAC di Padova, i verbali di sequestro e notizia di reato, relativi al sequestro di 72 cuccioli di cane avvenuto lo scorso 15 maggio a Piacenza d’Adige (PD), lungo la provinciale n.41. Le Guardie della LAC, guidate da Luca Zampieri, erano infatti intervenute a seguito della chiamata della Polizia municipale dell’Unione di Megliadino San Fidenzio, che aveva fermato il camion per dei normali controlli sul codice della strada. Ad occuparsi del caso sarà ora la Procura della Repubblica di Padova. Il reato contestato è quello di maltrattamento di animali.Individuati anche i due allevamenti nel sud dell’Ungheria che avevano rifornito i 72 cuccioli di rottweiler, chiwawa, golden retriever, cocker, bulldog, barboncini, maltesi, labrador e bassotti. Oltre dieci di loro erano detenuti addirittura in singoli scatoloni di cartone completamente chiusi. Molti dei cani, inoltre, erano trasportati in singole gabbie privi di acqua e cibo. I poveri animali presentavano in alcuni casi chiari sintomi di disidratazione. Probabile, infine, che alcuni di loro siano nati da meno di tre mesi.Per l’accertamento dei fatti e la stesura dei verbali si è dovuti ricorrere ad una interprete italo ungherese.I cagnolini nel frattempo sono stati trasferiti nel canile sanitario di Monselice (PD), al quale le Guardie della LAC li hanno dati in custodia e nel quale sono stati sottoposti alle prime cure veterinarie.Andrea Zanoni, Presidente della LAC del Veneto ed Eurodeputato IdV del gruppo ALDE al Parlamento Europeo ha così commentato questa eccezionale operazione: “Ringrazio innanzitutto gli agenti della Polizia Municipale di Megliadino San Fidenzio, ma in particolare le due Guardie della LAC che a puro titolo di volontariato hanno compiuto un’operazione molto delicata ed altamente professionale.”“Il fenomeno del commercio illegale dei cuccioli dall’Est Europa – ha continuato Zanoni – detenuti quasi sempre in pessime condizioni igienico sanitarie, è più diffuso di quanto possiamo pensare e credo che questi episodi siano solo la punta dell’iceberg. Le autorità dovrebbero intensificare i controlli su questo traffico che spesso risulta micidiale per questi poveri cuccioli, dietro al quale operano dei loschi figuri senza scrupoli. Ho da tempo aperto un fascicolo su queste problematiche ed entro breve inoltrerò un’interrogazione alla Commissione Europea per chiedere controlli e norme più severe”.
VEDI FOTOGALLERY:
 
BELLUNO PRESS
17 MAGGIO 2012
 
Sequestrati dalla LAC 72 cuccioli provenienti dall’Ungheria. Zanoni (Presidente LAC Veneto): questo mercato deve essere stroncato subito
 
Il Nucleo delle Guardie della LAC di Padova (Lega per l’Abolizione della Caccia) hanno proceduto al sequestro di ben 72 cuccioli di cane trasportati in un camion proveniente da due allevamenti del sud dell’Ungheria appartenenti alle seguenti razze: rottweiler, chiwawa, golden retriever, cocker, bulldog, barboncini, maltesi, labrador, bassotti.Le Guardie, coordinate dal signor Luca Zampieri, erano state chiamate da una pattuglia della Polizia municipale dell’Unione di Megliadino San Fidenzio, che aveva fermato il camion per dei normali controlli sul codice della strada a Piacenza d’Adige (PD), lungo la provinciale n.41.Nel camion tra i settantadue cuccioli oltre dieci erano detenuti addirittura in singoli scatoloni di cartone completamente chiusi, inoltre molti dei cani trasportati in singole gabbie erano privi di acqua e cibo, alcuni avevano chiari sintomi di disidratazione, infine molti potrebbero avere un’età inferiore ai tre mesi.Per le procedure di legge le Guardie della LAC hanno chiesto l’intervento di una interprete italo ungherese, in particolare per la stesura dei verbali. Solo per le operazione di sequestro e verbalizzazione le due Guardie della LAC impegnate nell’operazione hanno lavorato sino alle 18.30 della stessa giornata.Oggi il comandante del Nucleo Guardie LAC di Padova ha depositato gli atti (Verbali di sequestro e Notizia di reato) presso la Procura della Repubblica di Padova per il reato di maltrattamento di animali, previsto dall’articolo 544 ter del codice penale relativo al maltrattamento di animali.I cagnolini nel frattempo sono stati trasferiti nel canile sanitario di Monselice (PD), al quale le Guardie della LAC li hanno dati in custodia e nel quale sono stati sottoposti alle prime cure veterinarie.Andrea Zanoni presidente della LAC del Veneto ed Eurodeputato IDV del gruppo ALDE al Parlamento Europeo ha così commentato questa eccezionale operazione: “Ringrazio innanzitutto gli agenti della Polizia Municipale di Megliadino San Fidenzio, ma in particolare le due Guardie della LAC che a puro titolo di volontariato hanno compiuto un’operazione molto delicata ed altamente professionale.Il fenomeno del commercio illegale dei cuccioli dall’Est Europa, detenuti quasi sempre in pessime condizioni igienico sanitarie, è più diffuso di quanto possiamo pensare e credo che questi episodi siano solo la punta dell’iceberg.Le autorità dovrebbero intensificare i controlli su questo traffico che spesso risulta micidiale per questi poveri cuccioli, dietro al quale operano dei loschi figuri senza scrupoli. Ho da tempo aperto un fascicolo su queste problematiche ed entro breve inoltrerò un’interrogazione alla Commissione Europea per chiedere controlli e norme più severe”.
 
LA NUOVA VENEZIA
17 MAGGIO 2012
 
Bocconi con puntine per gatti A Mira è caccia ai responsabili
 
CAMPAGNA LUPIA (VE) -  Gatti morti forse a causa di avvelenamenti nell’area compresa fra Lughetto di Campagna Lupia, Giare e Porto Menai di Mira. Alcuni animali sono stati trovati privi di vita nei giorni scorsi dopo che avevano sul corpo i segni di un possibile avvelenamento (emorragie e schiuma alla bocca). I residenti che li hanno rinvenuti nelle strade di queste località hanno segnalato gli episodi alle forze dell’ordine. Si vuole capire se, ad esempio, gli animali abbiano ingerito per errore bocconi avvelenati destinati a nutrie o topi che infestano i corsi d’acqua. Intanto a Mira, al parco Natura allegra, alcuni residenti hanno trovato dei bocconi di carne con puntine di matite. La casualità, dunque, in questo caso non esiste. I frequentatori del parco avevano scritto un cartello invitando a segnalare chi compie gesti del genere. Il parco tra l’altro che è il più ampio del territorio comunale è anche videosorvegliato e non è escluso che si possa risalire all’identità di chi compie questi crimini. Chi avvelena o maltratta gli animali infatti rischia una denuncia e una condanna penale.
 
CORRIERE DELLA SERA
17 MAGGIO 2012
 
Nei guai uno dei principali addestratori americani. Che fa scena muta davanti alla tv...
Botte e sevizie ai cavalli per farli trottare meglio
Tecniche dolorose e cruente di addestramento per gli animali in procinto di partecipare alle rassegne equestri
 
Francesco Tortora
 
MILANO - Per fare acquisire loro un’andatura più elegante e spettacolare, da mostrare nelle competizioni equestri, durante gli addestramenti erano torturati con congegni elettrici e picchiati con grandi bastoni di legno. Un video choc trasmesso dalla Abc nel programma televisivo «Nightline» e girato in incognito da un membro della Human Society, la più grande organizzazione statunitense a difesa degli animali, ha raccontato le sevizie e gli abusi perpetrati su alcuni Tennessee Walking Horse, razza equina molto famosa in America. Sott'accusa sono finiti Jackie McConnell, considerato uno dei più importanti addestratori di cavalli negli Usa e tutto il suo staff, incriminati per aver violato alcune norme a difesa degli animali come l’Horse Protection Act.
LE SEVIZIE - Nel video si vede McConnell che con profonda crudeltà utilizza un grande bastone di legno per picchiare i cavalli e poi utilizza congegni elettrici per insegnare agli animali a effettuare l'high-stepping, un particolare passo, molto apprezzato dai giudici delle competizioni equestri, nel quale l'animale tiene le zampe molto alte. Per rendere ancora più efficaci e spettacolari i loro movimenti sulle caviglie dei cavalli sono applicate sostanze chimiche corrosive che provocano un dolore intenso, ma permettono agli equini di sollevare le zampe sempre più in alto: "Troppo spesso si deve barare per vincere le competizioni equestri" ha dichiarato alla Abc Keith Dane della Humane Society of the United States
COMMENTI - McConnell, raggiunto da un reporter del network americano, non ha rilasciato dichiarazioni e non ha nemmeno voluto chiedere scusa per le sevizie protratte sugli animali. L'addestratore è stato incriminato da una giuria federale e secondo quanto ha dichiarato uno dei suoi avvocati dovrebbe dichiararsi colpevole delle accuse mosse contro di lui. I principali organizzatori delle competizioni equestri nelle quali gareggiano i Tennessee Walking Horse hanno rilevato che tali brutalità sono davvero rare e che alla fine non è detto che servano a far vincere le gare. Quello che è certo è che il valore economico dei cavalli che si aggiudicano queste competizioni aumenta vertiginosamente: "Non c'è bisogno di barare per vincere - sostiene Steve Mullins, membro del gruppo Show, incaricato di supervisionare gli animali prima degli eventi più importanti - Non è necessaria questa spazzatura per primeggiare nelle gare. E noi siamo terribilmente contro questa roba"
VIDEO
 
EXPRESS NEWS
17 MAGGIO 2012
 
Vandali spaventano due giraffe che muoiono di crepacuore
 
Polonia – Dopo un’irruzione notturna nello zoo della città polacca di Lodz due giraffe sono morte da stress. Ignoti vandali, entrati nella notte di Domenica nello zoo, hanno distrutto panchine, sculture e gettato detriti in direzione degli animali, ha detto il responsabile dello zoo. Poche ore dopo l’incidente, una giraffa è morta, l’altra è stato trovata morta la mattina di Lunedi.
L’autopsia effettuata su un animale, una femmina di tre anni, ha rivelato danni al cuore, testimonianza del grande stress, ha detto il vice direttore dello zoo Wlodzimierz Stanislawski. Le giraffe sono molto ansiose e anche suoni insoliti le possono portare a reazioni di stress. Lo zoo non ha telecamere, le guardie non hanno notato nulla del raid notturno.
E’ possibile riprodurre l’articolo citando chiaramente la fonte con link attivo
 
GEA PRESS
17 MAGGIO 2012
 
Tasmania: no alle gabbie per le ovaiole e scrofe in lattazione
 
 
Il Governo della Tasmania, Stato facente parte dell’Australia, ha annunciato oggi di impegnarsi per l’immediato bando degli allevamenti in batteria di galline ovaiole. Entro la metà del prossimo anno, inoltre, è previsto un provvedimento anche per le gabbie di gestazione delle scrofe. In quest’ultimo caso si tratta di orrende griglie di volume pari a quello del povero animale. Lo spazio è funzionale ad una cosa sola, ovvero allattare i maialini. La decisione, per le scrofe, era da prendere addirittura nel 2017 ma il governo della Tasmania ha deciso di anticipare i tempi.Per gli animalisti la decisione del Governo è il risultato dell’intensa campagna di sensibilizzazione portata avanti in questi ultimi anni. Situazioni intollerabili che hanno fatto breccia anche nei consumatori. Fino a sei galline in una gabbia di superficie pari ad un foglio A4 e gabbie di gestazione per le scrofe talmente piccole che i poveri animali non sono neanche in grado di potersi girare. Il governo della Tasmania ha ora riconosciuto come tali crudeli condizioni non possono più giustificarsi.In Italia gli allevamenti di ovaiole in batteria secondo le vecchie concezioni, sono tutt’ora presenti pur disattendendo il termine ultimo stabilito per la riconversione. Era fissato, infatti, per lo scorso primo gennaio, ma numerosi segnali in seno agli Uffici italiani del Parlamento europeo, avevano fatto intendere come tale termine non sarebbe stato rispettato. Nessuna miglioria per le gabbie di gestazione delle scrofe è invece prevista dalle stesse direttive comunitarie. Anzi le campagne di sensibilizzazione, portate avanti con raccolte di firme da inviare alle autorità europee e nazionali, si sono concluse con un pressoché totale fallimento.
 
LA SICILIA CATANIA
17 MAGGIO 2012
 
Maletto (CT): soccorso dai vigili del fuoco di randazzo
Salvato cagnolino, rischiava di annegare in un pozzo

Gaetano Guidotto

 
È andata più che bene ad un piccolo meticcio caduto incredibilmente dentro una cisterna piena d'acqua a servizio di un podere in contrada Nave. La proprietaria del terreno appena arrivata, ha udito il lamento del povero cagnolino ed è subito corsa a chiamare i vigili del fuoco di Randazzo.
Così una squadra al comando del capo distaccamento Franco Salanitri è intervenuta. Dentro la cisterna c'erano non meno di 2 metri d'acqua, ma il cagnolino si era aggrappato sopra un tronco di legno, forse caduto in precedenza. Così i pompieri rendendosi conto che l'animale non rischiava di annegare hanno prima svuotato la cisterna e poi sono scesi dentro la cisterna riportando il meticcio fra le braccia del suo proprietario, un contadino di Maletto, che lo cercava da 2 giorni.
 
GEA PRESS
17 MAGGIO 2012
 
Monza Brianza – famigliola di anatre perde la strada
Recuperati dalla Polizia Provinciale.
 
 
Si erano probabilmente allontanati dal torrente Certesa, nei pressi di Meda. Forse la scarsità di cibo o il disturbo di un animale selvatico. Sta di fatto che mamma papera, ovvero una femmina di Germano reale, ed i suoi otto anatroccoli si sono ritrovati nel bel mezzo del cortile di una casa privata. La famigliola errante era stata adocchiata da alcuni gatti. Gli abitanti si sono così messi in contatto con la Polizia Locale la quale ha a sua volta chiamato la Polizia Provinciale. Proprio quest’ultima ha avuto affidato dalla legge i compiti relativi alla fauna selvatica.Una pattuglia si è così recata a Meda, provvedendo al recupero di tutti gli animali ed al loro trasferimento in una zona umida, dichiarata fondo chiuso, nei pressi di Agrate. Di fatto, dicono dalla Polizia Provinciale, una piccola riserva naturale dove le anatre sono inserite nel loro habitat naturale.Il Germano reale è un anatide che usa frequentare anche piccoli torrenti nei pressi dei centri abitati o addirittura i corsi urbani dei fiumi. Ha imparato, se non disturbata, a convivere con l’uomo e scene di questo genere sono comuni in molte città italiane anche se in alcuni casi, come a Misano Adriatico (RN), si interviene con provvedimenti forse inopportuni, come quello di vietare la somministrazione del cibo.Per i paperottoli di Meda, invece, tutto a posto. Grazie alla Polizia Provinciale potranno crescere tranquillamente e raggiungere così l’età utile ai primi tentativi di volo, che avverranno tra circa un mese.
 
LA GAZZETTA DI REGGIO
17 MAGGIO 2012
 
Scontro in autostrada grave un 46enne Muoiono due bovini
 
di Elisa Pederzoli
 
CAMPEGINE (RE) - E’ di un ferito grave e un paio di bovini morti il bilancio del violento scontro registrato sull’autostrada del Sole, in territorio di Campegine. E’ successo intorno alle 4 del mattino di ieri, quando ancora faceva buio, all’altezza del chilometro 118 nord. Per cause ancora in corso di accertamento da parte degli agenti della polizia stradale di Modena, intervenuti per rilevare l’incidente, un camion che trasportava generi alimentari e che viaggiava in direzione Milano ha tamponato l’autoarticolato che lo precedeva. L’impatto è stato violentissimo. La motrice ha subito un brusco contraccolpo, il vetro si infranto e le lamiere del mezzo seppure robuste si sono accartocciate. Dentro il camionista, un 46enne di Salerno, è rimasto gravemente ferito. Ma non è stato il solo a farsi male. Il mezzo che ha tamponato, infatti, era carico di bovini diretti al macello. Nello scontro, il rimorchio è rimasto molto danneggiato, i cancelli si sono bloccati. Per mucche e vitelli quella gabbia mobile si è trasformata in un inferno. Due sono morti sul colpo, per l’urto tra i due mezzi pesanti. Altri animali sono rimasti intrappolati e feriti. Sul posto, sono intervenuti i veterinari dell’Ausl di Parma, che hanno provveduto a prendere in cura gli animali. Le operazioni sono state lunghe e complesse. E per liberare i poveri animali sono intervenuti i vigili del fuoco di Sant’Ilario. La centrale operativa del 118 ha inviato in autostrada due ambulanze. Le condizioni del 46enne sono apparse da subito molto gravi. Dopo le prime cure, è stato trasferito all’ospedale Maggiore di Parma dove è stato ritenuto necessario il suo ricovero nel reparto di Rianimazione. Ferito, ma per fortuna in modo lieve, l’altro camionista, un 35enne di Caserta. E’ stato accompagnato al pronto soccorso, ma è stato dimesso poco dopo. Per consentire i soccorsi a persone e animali e il recupero dei mezzi, la carreggiat