maggio 2014
 

GEA PRESS
1 MAGGIO 2014
 
Niscemi (CL) – Cani impiccati e avvelenati. L’OIPA: è la storia quotidiana del randagismo siciliano

 
Nessun  dito puntato contro Niscemi, grosso centro abitato della provincia di Caltanissetta, ma il problema c’è ed è anche abbastanza evidente.
“Il  randagismo è diffuso e coinvolge direttamente vaste inadempienze  – riferisce a GeaPress Fabio Calì, coordinatore delle Guardie Zoofile dell’OIPA siciliana – ma quello che sta avvenendo nell’ambito comunale di Niscemi è comunque molto preoccupante”.
In pochi giorni, infatti, i volontari della locale sezione OIPA hanno dovuto registrare cani avvelenati ed altri trovati semiseppelliti. C’è poi il cane impiccato rinvenuto penzoloni ad un albero. L’OIPA provvederà ora alla denuncia contro ignoti.
Perchè tanta crudeltà? Secondo Fabio Calì è il risvolto criminale della mancata risoluzione del problema del randagismo. Molti cani vaganti il cui numero, tiene a precisare il responsabile OIPA, tende continuamente ad aumentare grazie ai nuovi abbandoni di cani padronali. Qualcosa, dunque, non funziona a monte. Mancate microchippature e mancati controlli.
“Quando soccorriamo un cane randagio, ci rendiamo subito conto se è un  vero randagio oppure fino a poco tempo prima ha avuto un padrone. Nella stragrande maggioranza dei casi – spiega Fabio Calì – sono proprio questi ultimi cani, in genere confidenti e fiduciosi dell’uomo che invece ricambia con  la polpetta avvelenata o altri atroci crudeltà“.
Chi uccide un cane fa parte sicuramente di una esigua minoranza della popolazione, ma è comunque una persona, come altri, che non sopporta gli animali. Il numero dei cani vaganti è evidente  e purtroppo c’è chi mette in pratica gli effetti di una personalità deviata.
“Se in strada vi è un cane ricordo che esiste la legge n. 15 del 2000, ovvero il recepimento siciliano della legge sul randagismo – spiega Fabio Calì – Bisogna contattare il Sindaco o l’Assessore al ramo così come la Polizia Municipale. E’ il Comune che deve prendersi cura dei cani e trovare una risposta al problema, non certo le azioni criminali. Bisogna inistere – conclude il coordinatore delle Guardie OIPA – non certo mettere mano a polpette avvelenate o corde per impiccare i cani come accaduto ora a Niscemi“.
 
IL MATTINO
1 MAGGIO 2014
 
Cani avvelenati con le polpette al fosforo: paura per il serial killer di animali

Marina Lucchin

 
GRIGNANO (ROVIGO) - Un serial killer di cani da guardia colpisce a Grignano. Quando il migliore amico dell'uomo è anche un valido allarme contro gli intrusi, ecco che la polpetta avvelenata risolve il problema dei malintenzionati. Un fenomeno che sta prendendo piede nella frazione del capoluogo.
A denunciare quel che è accaduto al proprio animale domestico è Elvidio Previatello, che ha perso il suo cane lupo in questo modo. «Era una bestiola docile, bella e che avvertiva la famiglia quando c'era qualcuno, ma non in maniera cattiva».
L'uomo, molto noto in paese dato che con la moglie gestisce un negozio florovivaistico, è certo al cento per cento che non siano stati i vicini. «Non dava fastidio ad alcuno. Su chi abita nella zona ci metto la mano sul fuoco. Anche perché faceva da “antifurto” pure per loro. Noi pensiamo che a compiere una tale azione vergognosa sia stato qualche losco che aveva cattive intenzioni e ha deciso di eliminare il guardiano che vigilava su di noi giorno e notte».
Previatello non nasconde che ora ha paura. «Ci siamo chiusi in casa». L'altro cagnolino di casa, un meticcio molto diffidente, invece è sopravvissuto, ma come racconta il figlio Stefano «è perso. Non ha più il suo amico. Non mangia e non abbaia più. Scodinzola solo nel vedere la macchina con la quale è stato portato via l'ultima volta il suo amico».
Non si tratta della prima volta che a Grignano i cani vengono uccisi nei loro giardini da polpette avvelenate. «So di per certo che altri due pastori tedeschi della zona hanno fatto la stessa terribile fine».
Previatello si dice deluso dal comportamento del proprio veterinario. «Non si è voluto sbilanciare, forse anche per non creare confusione, dato che su tale segnalazione dovrebbe partire un intervento del Comune. Ho mostrato le analisi del sangue ad altri veterinari e non hanno avuto dubbi: avvelenamento da fosforo».
Dopo una lenta agonia, il povero animale è morto tra le braccia dell'altro figlio di Previatello. «Racconto questa storia perché tutti stiano in guardia, affinché cose del genere non capitino più ad alcuno. Non abbiamo mai sofferto così tanto».
 
TODAY
1 MAGGIO 2014
 
Cani da guardia avvelenati con polpette al fosforo: paura in Veneto
 
Prov. di Rovigo, La tattica è sempre la stessa: polpette al fosforo. Elvidio Previatello racconta alla giornalista del Gazzettino il suo dolore e lo sgomento per aver perso il suo cane lupo
C'è un misterioso uomo che avvelena i cani da guardia in provincia di Rovigo utilizzando il fosforo.
Come racconta oggi Marina Lucchin sul Gazzettino c'è un serial killer di cani che agisce indisturbato nel comune di Grignano.
La tattica è sempre la stessa: polpette al fosforo. Elvidio Previatello racconta alla giornalista il suo dolore e lo sgomento per aver perso il suo cane lupo: "Era una bestiola docile, bella e che avvertiva la famiglia quando c'era qualcuno, ma non in maniera cattiva. Non dava fastidio ad alcuno - dice l'uomo, molto conosciuto in paese - Su chi abita nella zona ci metto la mano sul fuoco. Anche perché faceva da “antifurto” pure per loro. Noi pensiamo che a compiere una tale azione vergognosa sia stato qualche losco che aveva cattive intenzioni e ha deciso di eliminare il guardiano che vigilava su di noi giorno e notte".
"So di per certo che altri due pastori tedeschi della zona hanno fatto la stessa terribile fine" dice Prevatiello al Gazzettino.
Previatello si dice deluso dal comportamento del proprio veterinario. «Non si è voluto sbilanciare, forse anche per non creare confusione, dato che su tale segnalazione dovrebbe partire un intervento del Comune. Ho mostrato le analisi del sangue ad altri veterinari e non hanno avuto dubbi: avvelenamento da fosforo».
 
MESSAGGERO VENETO
1 MAGGIO 2014
 
Il cane cade nella tubatura: salvato
 
CERVIGNANO (UD). Stava rincorrendo una nutria ed è accidentalmente caduto in una tubatura. Lo hanno sentito guaire e, per fortuna, sono riusciti a salvarlo appena in tempo. Protagonista di questa storia a lieto fine un meticcio che ha rischiato la vita.
Il fatto è successo martedì pomeriggio in via Predicort, a Cervignano. Come detto, la bestiola si era allontanata da casa per inseguire una nutria. Molto probabilmente ha perso l’equilibrio ed è finita all’interno di una tubatura utilizzata per lo scolo dell’acqua piovana. La sua proprietaria lo ha sentito guaire e fortunatamente è riuscita a individuare la posizione dell’animale. Immediata la chiamata ai vigili del fuoco del distaccamento di Cervignano, accorsi sul posto in pochi minuti. I pompieri, con l’aiuto di una ditta specializzata della zona, hanno portato alla luce la tubazione con l’aiuto di un escavatore. Il quattro zampe è stato messo in salvo e ha potuto finalmente tornare a casa.
Soddisfazione è stata espressa dai rappresentanti dell’Ente nazionale protezione animali, sezione di Cervignano, informati in merito all’accaduto. Mario Matassi, vicepresidente, commenta: «Ringraziamo i vigili del fuoco per essere intervenuti prontamente sul posto. E’ davvero un bell’esempio di collaborazione tra cittadini e personale di soccorso. Finalmente, in fatto di sensibilità nei confronti degli animali, le cose stanno cambiando. Speriamo che diventi la normalità».[…]
 
TRENTINO
1 MAGGIO 2014
 
Vandali devastano la roulotte del pastore
 
TRENTO - La scorsa notte l’ha passata al freddo. E non poteva fare altrimenti. Da tempo la sua casa è una roulotte che sposta giorno dopo giorno perché Eddy Trentin, 27enne di Ronchi Valsugana, di professione fa il pastore e sta portando 1.200 pecore in transumanza. Solo che qualcuno ieri ha distrutto la sua casa mobile «parcheggiata» a Mattarello, nella zona di Acquaviva. «Hanno rotto le finestre - racconta il pastore - e l’hanno distrutta tutta all’interno. Chiaramente volevano colpirmi: non è stato rubato nulla». Ma quello che fa più male ad Eddy è che chi ha devastato la roulotte, ha picchiato anche i due cani che aveva lasciato a fare la guardia. «E gli animali non si toccano» dice il pastore. I danneggiamenti li ha scoperti poco prima delle 19 di ieri sera quando ha fatto ritorno al «campo base», a Mattarello. «Sono arrivato la mattina - racconta - e mi sono fermato in una zona isolata dove non potevo dare fastidio a nessuno. Ho preparato il recinto e poi sono partito con le pecore. Le ho portate a pascolare lungo le rampe dell’autostrada. In linea d’aria sarò stato ad un chilometro di distanza». Trentin è rimasto fuori tutto il giorno e quando è tornato, ha trovato la roulotte devastata. «L’ho comperata non senza fatica un paio di mesi fa -spiega - e ora è distrutta. Ma quello che mi ha fatto più male è stato vedere i due cani picchiati. Per fortuna non sono in gravi condizioni ma non riesco a capire come una persona possa colpire un animale. Per cosa poi? Non hanno rubato nulla. Nella roulotte avevo lasciato il mio portafoglio con 100 euro e c’erano altre cose di valore che potevano essere portate via, ma non è stato toccato nulla. Invece hanno rotto tutto quello che poteva essere rotto. E poi se la sono presa anche con il recinto che avevo predisposto rompendo sei picchetti». Trentin non sa darsi una ragione di un gesto di questo tipo. «Probabilmente - dice - si tratta di qualcuno che mi conosce o comunque conosce i miei cani, altrimenti non avrebbe potuto avvicinarsi alla roulotte». Quello che è successo ieri rende ancora più amara la vita del pastore, vita che Eddy ha scelto da giovanissimo. «Quando ho finito la terza media - racconta - ho deciso che avrei fatto il pastore, come mio nonno. Le pecore mi sono sempre piaciute e non ho avuto esitazioni. Ora sono dieci anni che seguo il gregge che ho in società con Antonio Giuliani di Dro. Sono 1.200 pecore che sto portando in quota. Per una ventina di giorni sarò ancora lungo l’Adige e poi salirò in quota: una parte del gregge andrà sul Bondone, l’altra in Paganella. E lassù sarà tutta un’altra storia». Si perché il periodo della transumanza per i pastori è ricco di difficoltà con i vari divieti per far mangiare le pecore. «Alla fine le porterò a pascolare in piazza Dante», racconta. E non pare una battuta al cento per cento.
 
IL CENTRO
1 MAGGIO 2014
 
I cani dei turisti degli hotel ospiti al Dog Village
 
MONTESILVANO (Pescara) - Aprire le porte del Dog Village ai turisti che portano con sé gli amici a quattro zampe durante le loro vacanze. Montesilvano città amica degli animali grazie a una convenzione da stipulare tra il canile e gli albergatori. L’intento, annuncia l’ex assessore al Benessere animale Stefania Di Nicola, è sperimentare l’iniziativa già dalla prossima estate, ormai alle porte: «Uno dei prossimi progetti che porterò avanti insieme con l’associazione Dog Village sarà una convenzione con tutti gli albergatori», spiega Di Nicola. «L’idea è quella di mettere a disposizione la struttura per tutte quelle famiglie che non vogliono rinunciare a fare le vacanze in hotel, portando però i loro animali. Il fondamento della convenzione sarà quello di ospitare gli animali sia di giorno che di notte nel Dog Village, con la possibilità di poterli prendere in ogni momento della giornata per la passeggiata quotidiana. Sarà di certo un grande successo. Montesilvano, in questo modo, vedrà non solo aumentata ma anche modificata la tipologia dei suoi turisti». Un posto accogliente per ospitare gli amici a quattro zampe nel caso in cui i proprietari abbiano deciso di soggiornare in quelle strutture che non li ammettono. «Questa estate vorremmo sperimentare l’iniziativa», dice l’energica volontaria Carmelita Bellini, che da trent’anni si batte per debellare il fenomeno del randagismo e del maltrattamento degli animali. «Per poi renderla effettiva», aggiunge Di Nicola, «con una giusta campagna di comunicazione che metteremo in atto con gli albergatori». Quella del Dog Village, precisa l’ex assessore comunale, «è una realtà molto importante per Montesilvano, sia perché abbiamo eliminato il randagismo dalle nostre strade ma anche perché stiamo risparmiando denaro pubblico. Con il centro di adozione Dog Village i cani trovati sul territorio vengono quasi immediatamente fatti adottare dalle volontarie Carmelita e Giovanna, con un duplice effetto: quello di dare spesso una compagnia alle persone sole e quello di non gravare sulle tasche dei cittadini. Sono proprio queste azioni di buon senso che porteranno a risanare la spesa pubblica. Oggi abbiamo una situazione economica difficile e bisogna essere creativi». Il Dog Village garantisce anche assistenza a chi ha deciso di adottare un animale. Promossa l’adozione del cane adulto e non solo dei cuccioli, questi ultimi indubbiamente più difficili da gestire. All’ingresso, nei pressi del centro di intrattenimento Porto Allegro, campeggia un cartello con impressa una eloquente frase di Corey Ford: «Meticolosamente addestrato, l’uomo può diventare il migliore amico del cane».
 
FOCUS
1 MAGGIO 2014
 
Sperimentazione animale: il sesso dei ricercatori influenza il comportamento delle cavie
Il sesso dei ricercatori potrebbe alterare la risposta agli esperimenti nei topi da laboratorio. Una ricerca condotta alla McGill University solleva nuovi dubbi sulla validità scientifica della sperimentazione animale.

 
I maschi sono un stress, non solo per le rispettive compagne, ma anche per i topi da laboratorio. Una curiosa ricerca condotta presso la McGill Univeristy e recentemente pubblicata su Nature Methods evidenzia infatti come il sesso dei ricercatori possa influire sul comportamento e sulle risposte agli esperimenti delle cavie murine.
Di che sudore sei?
Secondo Jeffrey Mogil, ricercatore alla McGill e leader dello studio, i topi sottoposti a esperimenti da parte di scienziati maschi hanno mostrato una risposta al dolore molto più bassa rispetto agli esemplari dei gruppi di controllo. Lo stesso effetto è stato osservato nei topi esposti al sudore maschile umano o ai quali è stata messa nella gabbia una lettiera utilizzata da altri mammiferi maschi.
“Questo fenomeno non è mai stato preso in considerazione in tutta la storia della ricerca scientifica sugli animali, ma potrebbe aver alterato i risultati di numerosi esperimenti e ricerche” ha spiegato Mogil alla stampa.
Un esempio? Se uno scienziato maschio avesse sperimentato sui topi un nuovo farmaco contro il dolore, i risultati ottenuti potrebbero essere non del tutto affidabili.
Uomini: che stress!
Secondo gli scienziati la colpa sarebbe dello stress: i topi reagirebbero infatti all’odore maschile, umano o di un altro topo, preparandosi a lottare per il cibo o per l’accoppiamento. Questo scatenerebbe i meccanismi dello stress, riducendo così la risposta degli animali al dolore.
Nei test si è visto che i topi esposti contemporaneamente al sudore umano maschile e femminile non avevano alcuna reazione particolare: ciò che gli animali temono è quindi il maschio solitario che potrebbe invadere il loro territorio. Le cavie sembrano  tranquillizzarsi e riproporre risposte “normali” agli stimoli dopo 45 minuti di contatto con lo scienziato maschio.
La ricerca di Mogil sembra confermare la scarsa affidabilità dei risultati ottenuti con esperimenti sugli animali.
Ma quanto sono affidabili i test sugli animali? Una nuova ricerca ne mette in luce i limiti.
 
GEA PRESS
1 MAGGIO 2014
 
Inghilterra, sperimentazione animale – Il Governo potrebbe togliere la clausola di segretezza
 
Il Governo inglese potrebbe apprestarsi ad eliminare dalla legislazione di settore, la cosiddetta clausola di segretezza. Si tratta del divieto generale di rilascio delle informazioni relative agli esperimenti sugli animali. A riferire l’importante annuncio è Norman Baker ovvero il titolare dell’Home Office.
Tale esigenza era stata ripetutamente sottolineata dalle organizzazioni animaliste inglesi. Lo scopo, infatti, è quello  di rendere disponibile alle persone cosa realmente succede agli animali nei laboratori. Questo anche al fine di una valutazione complessiva sulla destinazione dei fondi destinati al settore.
Finchè la legge entrata in vigore nel 1986 non verrà cambiata, chi diffonde informazioni in merito agli esperimenti sugli animali, commette reato.
Secondo Michelle Thew , Chief Executive della BUAV “per troppi anni sono stati gli stessi  ricercatori a decidere quali informazioni diffondere. Ed invece è solo con una giusta trasparenza che si potrà sviluppare un vero dibattito sull’argomento“.
 
LEGGO
1 MAGGIO 2014
 
Porta il cane a morire: sei mesi dopo lo trova
nel retro della clinica: "Usato per trasfusioni"
 
FORT WORTH (TEXAS) - Una storia tremenda arriva dal Texas. È quella di Sid, un cane malato portato dal proprio padrone a morire per evitargli delle inutili sofferenze. Sei mesi dopo, però, la macabra scoperta. Il suo amico a quattro zampe era ancora in vita, tenuto in gabbia nel retro della clinica veterinaria e usato come cavia per le trasfusioni.
VIDEO
 
LA ZAMPA.IT
2 MAGGIO 2014
 
Salvano il cane Sid dal “veterinario vampiro”
Credevano che il loro quattrozampe fosse morto per l’eutanasia,
invece era tenuto in vita per fargli donare il sangue
 
fulvio cerutti
 
Portare il proprio cane dal veterinario per sottoporlo all’eutanasia è un’esperienza durissima. Chi ama il proprio quattrozampe spesso arriva a questa decisione dopo grandi tormenti interiori. Ma c’è chi ha vissuto un’esperienza peggiore: Marian e Jamie Harris per sei mesi hanno creduto che il loro cane fosse morto, mentre invece era stato tenuto in vita per fargli donare il sangue.Il veterinario Millard Lucien Tierce, 71 anni, sei mesi fa aveva convinto la coppia texana che Sid, il loro Leonberger di cinque anni, soffriva di una malattia spinale congenita. Non c’erano cure, ma solo molto dolore nel futuro dell’animale. Per evitargli tutto questo l’unica soluzione era l’eutanasia. I coniugi salutarono così il loro Sid lasciandolo al veterinario che si era impegnato a sopprimerlo e a bruciarne il corpo. Un giorno la Mary Brewer, una ragazza che lavorava alla clinica e che aveva scoperto questa pratica, decide di contattare la famiglia Harris e raccontare la macabra realtà: Sid non era morto, ma era stato letteralmente rapito, rinchiuso in una gabbia sul retro della clinica, tenuto in vita per diventare una sorta di cavia per trasfusioni. Quando Sid ha rivisto il signor Harris è impazzito di gioia, gli è saltato addosso e poi è corso verso l’automobile per tornare a casa. Ma non è stata l’unica buona notizia per il signor Harris: esami compiuti in un’altra clinica hanno dimostrato che il cagnolone godeva di salute perfetta. 
Il veterinario è stato ora arrestato con l’accusa di crudeltà contro gli animali.
FOTO
 
BERGAMO NEWS
2 MAGGIO 2014
 
Il suo amico a quattro zampe, dato come malato terminale, era ancora in vita, tenuto in gabbia nel retro della clinica veterinaria e usato come cavia per le trasfusioni.
Porta il cane a morire 6 mesi dopo lo scopre vivo e usato per trasfusioni
 
Arriva dal Texas l'ultima tremenda storia che riguarda gli animali. È quella di Sid, un cane malato portato dal proprio padrone a morire per evitargli delle inutili sofferenze.
Sei mesi dopo, però, la macabra scoperta. Il suo amico a quattro zampe era ancora in vita, tenuto in gabbia nel retro della clinica veterinaria e usato come cavia per le trasfusioni. Il veterinario Millard Lucien Tierce, 71 anni, è stato arrestato con l'accusa di crudeltà verso gli animali.
Fu lui stesso a diagnosticare una malattia spinale congenita a Sid, che lo avrebbe ucciso, consigliando al padrone, Marian Harris, di procedere all'eutanasia. Alla vista del padrone, il cane è impazzito di goia saltando subito nella sua auto.
Il signor Harris ha così portato il suo Sid in un'altra clinica dove gli è stata data la bella notizia: il cane sta bene e non deve essere soppresso.
 
NEL CUORE.ORG
2 MAGGIO 2014
 
USA, SFRUTTA UN CANE PER 6 MESI PER TRASFUSIONI: VETERINARIO NEI GUAI
I PROPRIETARI PENSAVANO CHE IL CANE FOSSE MORTO: SALVATO
 
Marian e Jamie Harris, texani di Fort Worth, per sei mesi hanno creduto che il loro cane fosse morto, invece era stato tenuto in vita al solo scopo di fargli donare il sangue. Il veterinario americano, Millard Lucien Tierce, 71 anni, sei mesi fa aveva convinto la coppia americana che Sid, il loro leonberger di cinque anni, soffrisse di una malattia spinale congenita. Niente cure, ma solo molto dolore  nel futuro dell'animale. Lo sconforto dei proprietari. L'unica soluzione era l'eutanasia. I coniugi salutano così il loro Sid lasciandolo al veterinario che si era impegnato a sopprimerlo e a bruciarne il corpo, scrive "La Stampa".Un giorno, però, Mary Brewer, una ragazza che lavorava nella clinica e che aveva scoperto il misfatto, decide di contattare la famiglia Harris e di raccontare l'amara realtà: Sid non era morto, ma era stato rapito, rinchiuso in una gabbia posta sul retro della clinica ed era stato trasformato in una sorta di cavia per trasfusioni.
Quando il cagnolini ha rivisto il suo proprietario è impazzito di gioia, gli è saltato addosso e poi è corso verso l'automobile per tornare a casa. Poi la beffa: gli esami fatti in un'altra clinica hanno dimostrato che il povero Sid godeva di salute perfetta. Il veterinario, intanto, è stato arrestato con l'accusa di crudeltà contro gli animali.
 
GEA PRESS
1 MAGGIO 2014
 
India – Scontro a fuoco con i bracconieri di rinoceronte
I malviventi riescono a fuggire con il corno
 
Quindicesimo rinoceronte ucciso dall’inizio dell’anno nel  Parco Nazionale di Kaziranga nello stato indiamo dell’Assam.
Si tratta di una femmina il cui corpo è stato ritrovato privato del corno.
I bracconieri erano stati individuati dalle Guardie del Parco ma lo scontro a fuoco che si è subito generato non ha impedito ai malviventi di riuscire a fuggire.
Preoccupa il numero già particolarmente elevato di rinoceronti uccisi. Nel 2013, infatti, furono 40. Un numero destinato ad essere eguagliato nel 2014 se non addiritutra superato. Il mercato di destinazione del prezioso corno è quello cinese. Dal corno si ricava una polperina alla quale vengono attrivuite proprietà terapeutiche. In realtà tale preparato e del tutto inutile ma il suo costo ha ormai superato quello della cocaina.
Il governo dell’Assam, per contrastare il fenomeno del bracconaggio, ha istituito uno speciale corpo di polizia che opera nelle aree forestali del paese. I poliziotti in difesa della natura sono dotati di fucili mitragliatori AK 47 noti con il più famoso nome di Kalashnikov.
 
HUFFINGTONPOST
1 MAGGIO 2014
 
Beau e Theo, bambino e cane sono cresciuti ma dormono ancora insieme
 
La foto del bambino Beau e del cucciolo Theo che dormono abbracciati avevano fatto il giro del mondo. Ora Theo e Beau sono cresciuti e continuano a condividere il sonno, nonostante il cagnolino sia diventato adulto e sia grande almeno il doppio del suo compagno di letto. Jessica Shyba, americana, è la madre di Beau e autrice del blog Momma's Gone City, che dall'arrivo in famiglia del cane ha iniziato a immortalare la strana coppia sul suo account Instagram.
FOTO
 
BOLOGNA TODAY
2 MAGGIO 2014
 
Sasso Marconi (BO), casale degli 'orrori': animali tra sudiciume e maltrattamenti
Blitz delle guardia zoofile che hanno sequestrato 11 cani e un pappagallo, trovati in pessime condizioni. Solo un mese prima, nello stesso casale, vennero trovati denutriti e sofferenti alcuni cavalli e maialini, anch'essi posti sotto sequestro
 
Drammatiche le condizioni all’interno di un casale sui colli bolognesi, a Sasso Marconi, dove erano custoditi undici cani e due pappagalli in condizioni assai precarie. Aria irrespirabile per le esalazioni di feci, escrementi di topo in grande quantità e a contatto con il mangime dei pappagalli, sporco e immondizia ovunque e proliferazione di pulci e zecche. Così è venuto alla luce inseguito ad un sopralluogo - avvenuto lo scorso 19 aprile, da parte del nucleo di guardie zoofile OIPA Bologna, in collaborazione con un medico veterinario e un esperto di comportamento cinofilo.
Il controllo è stato autorizzato dalla Procura della Repubblica al fine di verificare lo stato di salute degli animali ospitati nella struttura, che era già stata teatro del sequestro di due cavalli e due maialini vietnamiti nel marzo scorso.
I cani erano detenuti in diverse stanze della casa e tutti mostravano atteggiamenti di subordinazione, ansia generalizzata e comportamenti stereotipati riconducibili a gravi deprivazioni sensoriali e motorie, disturbi cognitivi e stato di frustrazione. Un pastore tedesco, che veniva detenuto costantemente in una stanza da letto legato ad un mobile con un guinzaglio corto, presentava un grave stato di deperimento, dermatite, e atrofia muscolare. Un levriero presentava uno stato cachettico, presumibilmente derivato da malnutrizione, e risultava apatico e spaventato. Le risse tra gli animali erano infatti la norma, tanto che diversi esemplari avevano ferite da morso e anche durante il sopralluogo delle guardie zoofile è scoppiata una violenta lite tra i cani, ignorata dai proprietari, che ha causato ferite sanguinanti ad uno degli esemplari, immediatamente curato con antibiotico.
Dei due pappagalli ne è stato rinvenuto solamente uno in quanto, stando al proprietario, l’altro era scappato. Il volatile era gravemente stressato, tanto da essere privo di piumaggio sulla maggior parte del corpo, in quanto la gabbia, priva di acqua e cibo, era posta sul pavimento a contatto con i cani che lo attaccavano continuamente.
FOTO
 
MILANO TODAY
2 MAGGIO 2014
 
Decine di cani morti in parco Sempione, il Comune: "Fate analizzare i bocconi"
Decine di cani sarebbero morti in questi giorni al Parco Sempione. Monta la rabbia dei frequentatori. E Palazzo Marino spiega la procedura: "Fate le segnalazioni all'Asl e, se potete, raccogliete i bocconi"


NELLA FOTO - Un cane deceduto dopo aver ingerito veleno“

 
Tra giovedì e venerdì quasi una ventina di cani sarebbero morti avvelenati al Parco Sempione. La stima, per la quale non vi è alcuna ufficialità, viene fatta da diversi lettori e frequentatori dell'area verde che, stanchi di una situazione che va avanti da settimane, hanno segnalato la cosa al Comune di Milano. 
A MilanoToday sono arrivate dodici mail dello stesso tenore.
Palazzo Marino ha risposto alle lamentele attraverso il profilo ufficiale di Facebook. Sul numero delle segnalazioni non c'è riscontro: "Abbiamo subito chiesto una verifica al Servizio tutela Animali, a cui non risulta alcuna segnalazione Asl di questo tipo", scrive piazza Della Scala.
Che spiega, poi, qual è la procedura corretta da seguire in questi casi. Al di là del dolore e della rabbia per la perdita dell'animale, bisogna avere "mente lucida" e raccogliere le prove: "In casi di sospetto di presunto avvelenamento la procedura prevede di raccogliere il boccone o portare direttamente l'animale avvelenato da un veterinario (privato o Asl) che invierà il campione all'Istituto Zooprofilattico per verificare l'effettivo avvelenamento. Il veterinario è anche tenuto a comunicare al sindaco l'avvelenamento sospetto o conclamato. In caso di avvelenamento conclamato il sindaco dovrà controllare l'area interessata e bonificarla. È quindi molto importante che i cittadini comunichino ad Asl o ai veterinari i propri sospetti, che devono essere però accompagnati da dei campioni da analizzare".
 
NEL CUORE.ORG
3 MAGGIO 2014
 
MILANO, SOS BOCCONI AVVELENATI AL PARCO SEMPIONE: "20 CANI MORTI"
FI: "IL COMUNE NON CONTROLLA E USA PROCEDURE INSENSIBILI"
 
Sarebbero decine i casi di cani morti avvelenati al Parco Sempione di Milano negli ultimi giorni. E' quanto comunica Silvia Sardone, membro della segreteria regionale di Forza Italia, che attacca l'amministrazione comunale per mancati controlli e per aver richiesto ai proprietari degli animali che hanno perso la vita procedure di accertamento definite "insensibili". "Ho ricevuto numerose segnalazioni - dice Sardone - da parte di cittadini per episodi di cani avvelenati e purtroppo morti al Parco Sempione negli ultimi giorni. Anche in rete sono numerosissimi i commenti di milanesi che parlano di una ventina di animali deceduti e chiedono l'intervento dell'amministrazione. Spiace constatare che le risposte del Comune sono piuttosto evasive e a tratti inaccettabili. Dichiarano che stanno facendo verifiche al Servizio tutela animali per analizzare le segnalazioni all'Asl". 
"Ma soprattutto - continua Sardone- invocano una procedura burocratica che si fa fatica a comprendere e accettare. In casi di sospetto di presunto avvelenamento la procedura prevede, infatti, di raccogliere il boccone e portarlo da un veterinario che invierà il campione all'Istituto zooprofilattico per verificare l'effettivo avvelenamento. Il veterinario è anche tenuto a comunicare al sindaco l'avvelenamento sospetto o conclamato. In caso di avvelenamento conclamato, il sindaco dovrà controllare l'area interessata e bonificarla. Praticamente chiedono ai proprietari di cane, evidentemente scossi per una perdita così assurda e vergognosa, di prendere i bocconi avvelenati e portarli all'Asl, dimenticando di immaginare che evidentemente il boccone è stato ingerito. Chiediamo - conclude Sardone - un intervento rapido di Asl e Comune per evitare il ripetersi di casi simili".
 
IL GIORNO
3 MAGGIO 2014
 
Bocconi avvelenati al parco Sempione: una ventina i cani morti
 
Milano, 3 maggio 2014 - Sarebbero una ventina i casi registrati negli ultimi giorni di cani morti avvelenati al parco Sempione di Milano.  A denunciarlo è stata Silvia Sardone, membro della segreteria regionale di Forza Italia che attacca l'amministrazione comunale per mancati controlli. "Ho ricevuto numerose segnalazioni - spiega Silvia Sardone - da parte di cittadini per episodi di cani avvelenati e purtroppo morti al Parco Sempione negli ultimi giorni. Anche in rete sono tantissimi i commenti di milanesi che parlano di una ventina di animali deceduti e chiedono l'intervento dell'amministrazione. Spiace constatare che le risposte del Comune sono piuttosto evasive e a tratti inaccettabili. Dichiarano che stanno facendo verifiche al Servizio tutela animali per analizzare le segnalazioni all'Asl".
 
GEA PRESS
3 MAGGIO 2014
 
Milano, Parco Sempione – Venti cani avvelenati?
L'appello dell'ENPA: chi ha segnalazioni si metta in contatto con noi
 
Venti cani avvelenati al Parco Sempione. E’ questa la stima circolata in queste ore in merito ad un avvelenamento di cani avvenuto nella più nota area verde milanese. Un numero che fa paura e che richiederebbe un immediato intervento, ad iniziare dall’applicazione dell’Ordinanza del Ministero della Salute che impone varie misure, tra le quali la bonifica e la tabellazione dell’area.
Per questo l’ENPA di Milano invita i cittadini i cui cani sono stati coinvolti nell’avvelenamento, a mettersi in contatto con i proprio volontari. “Presso la nostra sede  – riferisce a GeaPress Ermanno Giudici, presidente dell’ENPA di Milano  – non è pervenuta finora alcuna segnalazione di avvelenamenti. Nel caso, considerato anche l’elevato numero di cani che si è detto essere stati coinvolti, abbiamo bisogno di quante più informazioni possibili al fine di attivare i precisi protocolli stabiliti dal Ministero della Salute“.
Fino ad ora non è chiaro quanti cani sono stati realmente coinvolti nel denunciato avvelenamento. Nulla si sa sull’ agente tossico nel caso utilizzato. Di certo il Parco Sempione è uno dei luoghi più noti di Milano e molto amato anche per le passeggiate con gli amici a quattro zampe.
Dunque chi è a conoscenza dell’avvelenamento di cani, è invitato  a mettersi in contatto con l’ENPA di Milano. Precise disposizioni ministeriali stabiliscono cosa fare in questi casi.
 
IL GIORNALE
4 MAGGIO 2014
 
Milano - Parco Sempione è strage di cani: avvelenati venti animali
 
Cani avvelenati al Parco Sempione. A dare l'allarme è Silvia Sardone, della segreteria regione di Forza Italia. «Ho ricevuto numerose segnalazioni - commenta la Sardone, che è anche consigliere di zona - da parte di cittadini per episodi di cani avvelenati e purtroppo morti al Parco Sempione negli ultimi giorni. Anche in rete sono numerosissimi i commenti di milanesi che parlano di una ventina di animali deceduti e chiedono l'intervento dell'amministrazione». La Sardone lamenta che nulla sia stato fatto: «Spiace constatare che le risposte del Comune sono piuttosto evasive e a tratti inaccettabili. Dichiarano che stanno facendo verifiche al Servizio Tutela Animali per analizzare le segnalazioni all'Asl. Ma soprattutto invocano una procedura burocratica che si fa fatica a comprendere e accettare».
In casi di sospetto avvelenamento, spiega l'esponente azzurra, la procedura prevede di raccogliere il boccone e portarlo da un veterinario che invia il campione all'Istituto Zooprofilattico per verifiche. Il veterinario è tenuto a comunicare al sindaco l'avvelenamento sospetto o conclamato. Il sindaco dovrà controllare l'area interessata e bonificarla. «Praticamente chiedono ai padroni di cane, evidentemente scossi, di prendere i bocconi avvelenati e portarli all'Asl, dimenticando che evidentemente il boccone è stato ingerito. Con così tante segnalazioni, il Comune dovrebbe predisporre controlli e valutare l'immediata bonifica senza aspettare che si muovano i padroni di cani. Chiediamo un intervento rapido di Asl e Comune per evitare il ripetersi di casi simili».
 
NELCUORE.ORG
5 MAGGIO 2014
 
MILANO, I BOCCONI AVVELENATI FANNO PAURA: "IL COMUNE NON INTERVIENE"
I proprietari: "E se un bimbo dovesse mangiare un'esca?"
 
La teoria del killer solitario non regge e i responsabili potrebbero essere più di uno. Sembra diventato un incubo portare il cane al parco Sempione di Milano e non solo. I veterinari consigliano di fare stare i quattrozampe alla larga perché "potrebbero fare una brutta fine". Polpette avvelenate o esche imbottite di spilli o chiodi per uccidere le bestiole, mentre si chiede al Comune un intervento concreto per fermare la strage. Dall'inizio dell'anno agli ultimi giorni, sono una ventina gli animali morti dopo la passeggiata nell'area verde. Venerdì scorso, ad esempio, un 45enne ha fatto un giro al Sempione con i suoi labrador e golden retriever, rispettivamente di due e quattro anni e, quando è tornato a casa, se li è visti morire sotto gli occhi tra spasmi atroci, riferisce "il Giornale".
Palazzo Marino si limita a consigliare il proprietario a "portare il boccone o l'animale dal veterinario che provvederà a mandare un campione all'Istituto zooprofilattico dell'Asl. In caso di avvelenamento conclamato si provvederà a controllare l'area interessata e a bonificarla". Un consiglio paradossale: come si fa a portare il boccone dal medico se è stato ingerito dall'animale poi morto? E ancora: di solito i proprietari decidono di seppellire da soli i cani o di farli cremare. Dunque, il ricorso all'autopsia è sempre meno frequente, anche perché il costo non è alla portata di tutte le tasche. E il problema nasce proprio in questo caso: se il cane non viene sottosposto all'esame autoptico, per il Comune significa che ha perso la vita per un altro motivo.
Intanto, sono molti i proprietari (soprattutto donne) che stanno martellando da giorni la pagina Facebook del Comune. Mentre Silvia Sardone, consigliere di zona 2, membro della segreteria regionale di Forza Italia, esprime un dubbio condiviso: "Visto che le esche avvelenate non si presentano tutte allo stesso modo e vengono messe fuori dalle aree dei cani, cosa succederebbe se un bimbo ingerisse uno di questi biscottini o croccantini?". Le polpette al veleno, infatti, sono state trovate in quartieri lontani tra loro: dai giardini di Porta Venezia a piazzale Libia, da viale Sangimignano a via Savona, fino a Corsico, Porta Romana e via Bisceglie. "Abbiamo provveduto ad allerta il Servizio tutela animali - ha aggiunto Sardone - non risultano segnalazioni né all'Asl, né all'ordine dei veterinari". Il sindaco Giuliano Pisapia dov'è?
 
TG COM 24
5 MAGGIO 2014
 
Milano, cani avvelenati nei parchi: è caccia al killer
Nel giro di pochi giorni sono stati uccisi più di venti cuccioli. Veterinari e frequentatori dei parchi hanno lanciato l'allarme
 
Un vero e proprio giallo nei parchi di Milano. E' caccia al killer che dall'inizio dell'anno ha già ucciso più di venti cani con polpette o biscottini avvelenati nascosti tra i cespugli vicini alle aree riservate agli animali. Colpisce nei parchi della città in zone anche distanti tra loro, da Porta Romana a via Savona fino a via Bisceglie. Veterinari e frequentatori dei parchi hanno lanciato l'allarme al Comune di Milano dopo diverse segnalazioni ma la burocrazia stenta a porre fine al mistero: "Portate il boccone sospetto al veterinario" hanno consigliato gli amministratori sulla pagina Facebook del Comune. Purtroppo l'unica soluzione utile ad avviare le indagini sarebbe un'autopsia che certifichi l'avvelenamento, ma dati gli elevati costi i padroni finora si sono limitati a piangere i loro cuccioli. In molti hanno proposto ronde nei giardini milanesi e dati i numerosi episodi di avvelenamento, i medici hanno consigliato ai padroni di evitare le passeggiate al parco.
VIDEO
 
OGGI NOTIZIE
5 MAGGIO 2014
 
Decine di cani morti avvelenati a Milano, chi è il colpevole?
Sono decine i cani morti avvelenati al Parco Sempione di Milano, ma il colpevole ancora non è stato identificato. Manca una reale presa di posizione del Comune
 
Milano - Negli ultimi tempi si è fatta davvero alta l'apprensione per una spiacevole situazione che si sta verificando al parco Sempione di Milano dove decine di cani sono morti avvelenati e ancora il responsabile non è stato identificato. Silvia Sardone,  membro della segreteria regionale di Forza Italia e consigliere di zona, ha così voluto sottolineare come ritenga importante non sottovalutare il problema, mentre manca la giusta presa di posizione da parte del Comune che dovrebbe rassicurare i cittadini: "Ho ricevuto numerose segnalazioni da parte di cittadini per episodi di cani avvelenati e purtroppo morti al Parco Sempione negli ultimi giorni. Anche in rete sono numerosissimi i commenti di milanesi che parlano di una ventina di animali deceduti e chiedono l'intervento dell'amministrazione. Spiace constatare che le risposte del Comune sono piuttosto evasive e a tratti inaccettabili. Dichiarano che stanno facendo verifiche al Servizio Tutela Animali per analizzare le segnalazioni all'Asl. Ma soprattutto invocano una procedura burocratica che si fa fatica a comprendere e accettare. In casi di sospetto di presunto avvelenamento la procedura prevede, infatti, di raccogliere il boccone e portarlo da un veterinario che invierà il campione all'Istituto Zooprofilattico per verificare l'effettivo avvelenamento. Il veterinario è anche tenuto a comunicare al Sindaco l'avvelenamento sospetto o conclamato. In caso di avvelenamento conclamato il Sindaco dovrà controllare l'area interessata e bonificarla. Praticamente chiedono ai padroni di cane, evidentemente scossi per una perdita così assurda e vergognosa, di prendere i bocconi avvelenati e portarli all'Asl, dimenticando di immaginare che evidentemente il boccone è stato ingerito.
Ci si chiede dove sia finita la sensibilità di chi risponde ai messaggi dei cittadini e di chi si inventa tali pratiche. Con così tante segnalazioni di cittadini il Comune dovrebbe immediatamente predisporre controlli e valutare l'immediata bonifica senza aspettare che siano i padroni di cani a perdere tempo con queste procedure, soprattutto in un momento di evidente dolore e sconforto. Chiediamo - conclude Sardone - un intervento rapido di Asl e Comune per evitare il ripetersi di casi simili".
Non resta quindi che attendere per capire se davvero qualcuno vorrà affrontare in prima persona il problema visto che i cittadini hanno il diritto di capire l'origine del problema e sentirsi sicuri mentre trascorrno un momento all'aria aperta con il proprio amico a quattro zampe".
 
NEL CUORE.ORG
6 MAGGIO 2014
 
MILANO, "PRONTI A FARE LE RONDE PER DIFENDERE I CANI AL SEMPIONE"
I PROPRIETARI IMPAURITI DOPO I RECENTI AVVELENAMENTI
 
C'è chi pensa di organizzare delle ronde al parco Sempione di Milano per interrompere l'eccidio di cani ammazzati da bocconi avvelenati. L'idea è venuta ad alcuni proprietari dopo che una ventina di animali sono rimasti vittima di qualche balordo nei giorni scorsi nell'area verde più famosa del capoluogo lombardo. E la rabbia - racconta "il Giornale" - è il sentimento comune tra le persone intercettate in una giornata di relax. "Sono vegana, quindi non violenta, ma se colpissero i miei mici non esiterei a farmi giustizia da sola e in molto molto vendicativo", sbotta Francesca Zamboni, commessa. Giuseppe Mandalà gli fa eco: "E' inconcepibile che l'uomo sfoghi le sue frustrazioni sui più indifesi e proprio per questo più meritori di giustizia. Se qualcuno osasse far del male al mio carlino Attila, credo che reagirei con violenza".
Intanto, il Garante degli animali della città, Valerio Pocar, ha attivato pattuglie di polizia locale, che per ora non hanno individuato nessun boccone pericoloso nel parco. Pocar invita i cittadini a sporgere denuncia all'Asl, alla polizia locale, a un veterinario, "perché - spiega - una denuncia ci aiuta a procedere al meglio per tutelare l'incolumità dei nostri amici animali".
 
IL SECOLO XIX
2 MAGGIO 2014
 
Allarme ad Albaro fra i proprietari di cani: trovata una trappola velenosa

 
Genova - Preoccupazione nel quartiere di Albaro dopo il ritrovamento di una spugna fritta, esca utilizzata per uccidere gli animali che ne vengono attratti: la spugna ingerita, aumenta di volume e può portare alla morte per ostruzione gastro-intestinale.
Un’esca mortale di questo tipo è stata recuperata da una passante in via Guerrazzi, all’angolo con via De Bosis, nella zona delle piscine di Albaro.
L’allarme è scattato immediatamente e in questi giorni, oltre a chiedere un intervento delle forze dell’ordine per dare un volto alla persone che ha commesso un atto di questo genere, si controllano gli angoli delle strade in questione per verificare la presenza di altre spugne mortali.
Inoltre, come precauzione, i proprietari di cani sono invitati a portare gli animali a passeggio con guinzaglio e soprattutto museruola. Almeno fino a che non sarà cessato l’allarme.
 
CORRIERE.IT
2 MAGGIO 2014
 
Macellerie clandestine, sequestrata carne potenzialmente pericolosa
Stabilimento non autorizzato a Busto Arsizio: locali privi dei previsti requisiti minimi igienico sanitari strutturali e gestionali, ossia con sporco diffuso
di Redazione Milano online
 
Prov. di Varese. Sei carcasse di agnelli e carni varie potenzialmente pericolose per la salute perché macellate clandestinamente. È quanto hanno trovato e sequestrato i carabinieri del Nas di Milano in un’azienda agricola di Busto Arsizio, in provincia di Varese, nell’ambito di alcuni controlli. La carne, spiega il Nas, si trovava in uno stabilimento non autorizzato, in locali privi dei previsti requisiti minimi igienico sanitari strutturali e gestionali, ossia con sporco diffuso. I militari hanno sequestrato i locali e denunciato la responsabile legale dell’azienda agricola per il reato di macellazione abusiva di carni. L’azienda agricola era stata anche oggetto di un servizio televisivo del programma «Striscia la notizia», andato in onda il 15 aprile 2014, dal titolo «Agnellini in vendita».
 
TODAY
2 MAGGIO 2014
 
Carne macellata clandestinamente, scatta il sequestro: "E' pericolosa"
I carabinieri del Nas di Milano hanno sequestrato sei carcasse di agnelli e carni varie macellate clandestinamente (potenzialmente pericolose per la salute dei consumatori) in uno stabilimento non autorizzato
 
BUSTO ARSIZIO (VARESE) - I carabinieri del Nas di Milano hanno sequestrato sei carcasse di agnelli e carni varie macellate clandestinamente (potenzialmente pericolose per la salute dei consumatori) in uno stabilimento non autorizzato, presso un'azienda agricola di Busto Arsizio (Va).
Nel corso dell'ispezione in locali privi dei previsti requisiti minimi igienico sanitari strutturali e gestionali (sporco diffuso), i militari del Nucleo hanno sottoposto a sequestro penale la zona di macellazione abusiva nonché segnalato alla competente autorità giudiziaria la legale responsabile dell`azienda agricola ritenuta responsabile del reato di macellazione abusiva di carni.
L'azienda agricola era stata al centro di un servizio televisivo del programma "Striscia la notizia", andato in onda il 15 aprile 2014, dal titolo "Agnellini in vendita".
 
GEA PRESS
2 MAGGIO 2014
 
Ischia (NA) – Il cane che trova i fucili nascosti dai bracconieri. Inca, la Guardia con più fiuto del WWF
Il consuntivo del campo anti bracconaggio. Il presidente del WWF: la popolazione di Ischia ha collaborato a nostro fianco. Ottimo l'intervento dei Carabinieri

 
Il fatto che ha fatto forse  più piacere alle Guardie del WWF che per numerosi giorni hanno collaborato con i Carabinieri nelle operazioni anti bracconaggio, è stato  l’aiuto della popolazione locale. E’ questo l’aspetto che ha incoraggiato di più, oltre alla presenza costante e capillare dell’Arma dei Carabinieri e ad importanti risalti nella stampa nazionale ivi compresa la presenza di Edoardo Stoppa e della troupe di Striscia La Notizia.
Tante le  armi trovate, quasi tutte con matricola abrasa.
L’ultimo comunicato dei Carabinieri riporta un elenco di armi e munizioni rinvenute occultate in più punti della campagna di Ischia. Fucili da caccia e carabine, tutte con matricola abrasa. Finanche una pistola 38 special a tamburo calibro.
Armi e munizioni conservate in contenitori sigillati a sua volta occultati nelle campagne. Poi ancora trappole, richiami elettroacustici e trappole tipo tagliole.
“La presenza di queste armi disseminate nel territorio - riferisce a GeaPress Dante Caserta, presidente nazionale del WWF – assume un grado di pericolosità che va ben oltre il bracconaggio. Stiamo parlando di armi con matricola abrasa ed in quanto tali utilizzabili per ogni tipo di reato, non essendoci più un detentore rintracciabile. Un fatto che dovrebbe far riflettere su tali pericolosi connubi ed il controllo del territorio. Grazie ai Carabinieri di Ischia si è riusciti ad instaurare una collaborazione che ha dato ottimi risultati – aggiunge Dante Caserta – .  La loro presenza è stata costante e professionale, oltre che un valido aiuto per le nostre Guardie arrivate da più parti d’Italia“.
Di recrudescenza del bracconaggio parla invece Piernazario Antelmi, presidente del WWF Campania. “I progressi ci sono e sono evidenti ma quello che possiamo affermare è che il male del bracconaggio non solo non tende a cessare ma ha dato pure chiari segni di ripresa, come dimostrano proprio i numerosi ritrovamenti di armi. Fenomeni – spiega il presidente del WWF Campania – che forse si credevano estinti ed invece ancora presenti in maniera preoccupante”.
San Pancrazio, Stennecchia, Piano Liguori e Serra Fontana. Questi i luoghi ove in pochi giorni sono stati trovati i “fortini” dei bracconieri. Un fatto che potrebbe far seguito ai furti di armi da caccia che lo scorso inverno si sono registrati proprio ad Ischia.
La popolazione, quest’anno, ha collaborato. Le Guardie del WWF hanno avuto modo di potere interagire frequentemente con apporti locali. Notizie ma anche momenti di pausa rallegrati dal desiderio di conoscere le Guardie del WWF e poterle agevolare nel loro lavoro.
“I segnali pervenuti della popolazione locale rappresentano per noi un elemento di sicuro incoraggiamento – sottolinea Dante Caserta – Credo che giovi anche all’immagine turistica di Ischia. Un bene da tutelare e le persone che ci hanno aiutato hanno dimostrato innanzitutto di non farsi condizionare dalla volontà di chi infrangendo ogni regola ha scavato anfratti  e nascosto fucili per una caccia tutta illegale vietata dalle norme nazionali ed europee“.
Stiaccini, codirossi e tante altre specie di piccoli uccelli migratori sono le vittime del bracconaggio ad Ischia. Fucilati o trappolati, ma almeno nel primo caso a bloccare la mano del bracconiere c’è una Guardia del WWF che batte  tutti per il suo fiuto  investigatore. Un vero talento naturale che riesce a scovare le armi che hanno già sparato, sebbene seppellite o nascoste tra la roccia.
Si tratta di Inca, femmina di Pastore tedesco addestrata ad individuare armi e munizioni.
Inca, per le Guardie del WWF, è veramente una di loro. Inca e Andrea Cucini, la Guardia arrivata dalla Toscana che non si separa mai dal cane. Nei giorni scorsi,  Inca ha fiutato a Piano Liguori un fucile da caccia poi risultato con matricola abrasa, ed un centinaio di munizioni. Il tutto era sigillato all’interno di un tubo di ferro con portello e catenaccio. Il “fortino” del bracconiere era stato inoltre seppellito in una zona ben mimetizzata tra la vegetazione. Appena un volontario del WWF si è diretto in quel posto ed ha notato qualcosa di strano, Inca ha fiutato l’odore della polvere da sparo iniziando a suo modo ad avvisare e rovistare nel terreno.  Sono così saltate fuore le armi sulla quali, ora, stanno indagando i Carabinieri. Proprio a loro, ai militari di Ischia, va  il ringraziamento del WWF. Un impegno, secondo Dante Caserta, di primaria importanza.
 
GEA PRESS
2 MAGGIO 2014
 
Crotone – Rinvenuta la cassaforte del bracconiere. Conteneva un kit elettronico per sparare alle quaglie
Intervento del Corpo Forestale dello Stato

 
Due richiami acustico-elettromagnetici per la cattura illegale delle quaglie, sono stati sequestrati la scorsa notte a “Foce Neto”, nell’area comunale di Crotone. Ad intervenire il personale forestale dei Comandi Stazione di Crotone, Cirò, Petilia Policastro, Savelli ed il Nipaf provinciale.
Un sequestro scaturito a seguito di un’ampia attività di controllo notturno operata dagli Agenti della Forestale che ha interessato anche i comuni di Isola di Capo Rizzuto, Strongoli, Melissa e Cirò Marina. I richiami sono stati rinvenuti perfettamente funzionanti. Nessuna traccia, invece, del bracconiere.
Come è noto il cacciatore di frodo si può recare nei luoghi anche con molte ore di ritardo. Certo di trovare un congruo numero di quaglie attirate dal richiamo elettroacustico, provvederà in tutta comodita a centrarle con il fucile.
I richiami di “foce Neto”, erano assemblati in veri e propri kit completi di autoradio, cassetta, batteria, timer, altoparlanti, cavetti e morsetti, di cui uno sapientemente occultato e blindato dai bracconieri in una vera e propria cassaforte artigianale, chiusa da un robusto lucchetto oltre ad essere ancorata ad arte nel terreno.
Questo non ha per niente scoraggiato gli Agenti della Forestale che, nonostante la pochissima visibilità notturna e le difficoltà per raggiungere alcune zone paludose e ricoperte con fitta vegetazione ripale, hanno provveduto immediatamente e con tutti i mezzi a disposizione ad aprire e a disattivare i marchingegni elettronici.
Il personale del Corpo forestale dello Stato ha pertanto segnalato con la relativa informativa di reato, per ora a carico di ignoti, alla competente Procura della Repubblica di Crotone che ha immediatamente convalidato il sequestro.
Sono in corso, comunque, le indagini dirette all’individuazione dei responsabili di tale attività venatoria illegale.
 
GEA PRESS
2 MAGGIO 2014
 
Messina – Il Primo Maggio dell’uccellatore. Denunciato dal Corpo Forestale della Regione siciliana

 
Che si dovesse trattare di un uccellatore, la Forestale siciliana, nutre pochi dubbi. Tutta l’atrezzatura rinvenuta, riferiscono gli inquirenti, era infatti tipicamanete utilizzata per l’uccellagione.
Ad intervenire, nella giornata di ieri, sono stati gli uomini di Distaccamento Forestale di Messina Colle San Rizzo con il Coordinamento dell’Ispettorato Ripartimentale delle Foreste.
A finire sotto sequestro è stato un borsone di colore nero contenente quattro gabbie con all’interno rinchiusi cinque cardellini di cui quattro adulti utilizzati come richiami vivi, ed un piccolo nato in questa primavera. Nel gergo degli uccellatori si chiama “ramace”. Sequestrate inoltre due reti per la cattura dei cardellini, dieci picchetti in ferro, due matasse in corda di canapa e due matasse di corda di piccolo diametro di colore verde. Tutto necessario per un buon impianto di uccellagione, in barba alle leggi che lo vietano.
Ad essere denunciato è stato un uomo di Messina bloccato con la sua auto in località Torrente Trapani Alto. I fatti sono avvenuto alle 9.10 circa.
All’appello, però, mancava ancora la postazione utilizzata.
Condotto il presunto uccellatore presso il Comando Forestale ed espletati gli atti di rito finalizzati alla denuncia ed al sequestro del materiale ritrovato, gli Agenti tornavano nei luoghi  e dopo un accurato controllo  veniva in effetti individuato il luogo predisposto per l’uccellagione. Un’area pronta per l’uso ad alcune centinaia di metri ove era stato fermato l’uomo. Si trattava di un terreno ripulito dalla vegetazione al fine della posa delle reti, più un capanno per mimetizzare il bracconiere ed un punto di raccolta dell’acqua fatta appositamente confluire per attirare i malcapitati volatili.
 
NEL CUORE.ORG
2 MAGGIO 2014
 
ISCHIA, BLITZ ANTI-BRACCONAGGIO: SEQUESTRATE ARMI E MUNIZIONI
SCOPERTI ANCHE RICHIAMI, TRAPPOLE E TAGLIOLE
 
Sull'isola di Ischia controlli antibracconaggio dei carabinieri: sequestrate armi, munizioni e trappole per animali. I militari, in collaborazione con le guardie venatorie Wwf, perlustrando le zone montagnose, hanno scoperto e sequestrato a Forio, in località "Stennecchia", nascosti nel terreno in un sacco di juta, un fucile da caccia calibro 28; un fucile da caccia calibro 12; una carabina marca "Browning"; una carabina ad aria compressa calibro 4.5 e una pistola a tamburo calibro 38 special con le relative munizioni, tutte con matricola abrasa, e 34 cartucce di vario calibro. A Ischia, in località "Piano Liguori" e "San Pancrazio", sono stati trovati un fucile calibro 12 con matricola abrasa e un sacchetto contenente 136 cartucce dello stesso calibro, nascosti in un tubo di ferro lungo un metro e 30 centimetri e di diametro di 23 centimetri, chiuso con un piccolo portello in ferro e catenaccio, seppellito nel terreno e coperto da vegetazione. E ancora: 236 cartucce di vario calibro, 121 trappole per volatili e 11 trappole del tipo "tagliole". A Serrara Fontana, sulle pendici del monte Epomeo, in una grotta scavata nel terreno, infine, sono state recuperate 181 cartucce di vario calibro, 8 richiami elettromagnetici per volatili e sei trappole del tipo "tagliole". Proseguono le indagini per identificare gli utilizzatori delle armi.
 
GEA PRESS
2 MAGGIO 2014
 
Treviso – Le volpi sono salve. Il Consiglio di Stato accoglie la tesi delle associazioni
L'On.le Zanoni: mi complimento con le associazioni LAV, ENPA e OIPA
 
Il secondo periodo deciso dalla provincia di Treviso per l’abbattimento delle volpi di notte tramite l’ausilio di fari o abbattimento alla cerca e all’aspetto senza l’ausilio di cani, sarebbe dovuto iniziare il prossimo agosto. Animali, ricorda in un suo comunicato l’Eurodeputato PD Andrea Zanoni, che per il resto dell’anno potevano inoltre essere cacciati in tana con l’ausilio di cani e all’aspetto in prossimità della tana con utilizzo dei cani.
Ed invece Il Consiglio di Stato, con l’Ordinanza del 30 aprile scorso, ha sospeso la delibera della provincia di Treviso. Per l’On.le Zanoni Andrea Zanoni sarebbe ora sconfessata la linea della provincia di Treviso che non aveva peraltro accolto l’appello di ben 65.000 cittadini oltre che della nota attrice  Brigitte Bardot. “Le volpi sono ora salve - ha dichiarato l’On.le Zanoni – un migliaio di inermi cuccioli  che la provincia di Treviso voleva eliminare anche attraverso la barbara pratica della caccia in tana”.
Il Consiglio di Stato, intervenuto su ricorso ricorso di LAV, ENPA e OIPA, ha di fatto riformato la precedente Ordinanza del TAR Veneto.
“Mi complimento con le associazioni LAV, ENPA e OIPA – ha dichiarato l’On.le Zanoni – per questa prima importante vittoria che ha fatto giustizia dimostrando l’incapacità della Provincia di Treviso di applicare correttamente le leggi che tutelano la natura e la biodiversità“.
 
LA ZAMPA.IT
2 MAGGIO 2014
 
Obie, il bassotto di 34 kg ha perso metà del peso
 
Obie era arrivato a pesare circa 34 kg. Un peso troppo elevato per un bassotto di un cinque anni. Come spesso accade il tutto causato dalla poca attività fisica, i suoi primi proprietari erano molto anziani, e per il troppo cibo, spesso dato pensando di fargli del bene. Giorno dopo giorno il bassotto era diventato enorme. L’unica soluzione è una decisione molto difficile per i suoi proprietari: mandare Obie da una parente con la speranza che possa risolvere il problema.
La prescelta è Nora Vanatta, una nipote che ha una laurea in scienze animali ed è un tecnico veterinario certificato. Vanatta si pone subito un obiettivo importante: far perdere in poco tempo 18 chili.
L’impresa, che sembra disperata, riesce: in otto mesi Obie perde il peso previsto e viene sottoposto a un intervento chirurgico per rimuovere la pelle in eccesso. Al cane è stato dedicato anche un profilo Facebook, sia per raccontare i progressi di Obie, sia come monito per chi non pone sufficiente attenzione alla salute del proprio quattrozampe.
FOTO
 
CORRIERE DELLA SERA
2 MAGGIO 2014
 
Cina, 10 anni di carcere per chi consuma carne di animali a rischio
Stretta di Pechino per tutelare le specie a rischio estinzione
 
Stretta della Cina per cercare di tutelare gli animali selvatici. Secondo nuove regole approvate dalle autorità cinesi, chiunque mangi carne di animali in via di estinzione rischia fino a 10 anni di prigione. Lang Sheng, deputato all’ Assemblea Nazionale del Popolo, ha sottolineato che «la domanda è una delle motivazioni alla base della caccia su larga scala».
Il più grande mercato al mondo
Secondo un recente studio dell’Onu, la Cina è il più grande mercato del mondo per la fauna selvatica. Le motivazioni sono soprattutto legate alla medicina tradizionale e la credenza nelle proprietà curative della carne di alcuni animali, tra cui rinoceronti e tigri. In particolare il corno di rinoceronte passa attraverso una catena di interessi organizzata su molti livelli e il suo commercio illegale per i profitti supera quello dell’eroina. Il mercato di smercio, in questo caso, non è solo la Cina ma tutto il Sud Est asiatico. I corni, spesso strappati agli animali ancora in vita e destinati ad agonizzare per ore prima di morire, vengono venduti soprattutto in Vietnam e in Cina, come ingredienti di «miracolose cure».
 
NEL CUORE.ORG
2 MAGGIO 2014
 
BRASILE, RUBATO LEONE DI 300 KG DA UN CENTRO PER ANIMALI MALTRATTATI
"IL FURTO SU COMMISSIONE DEL PROPRIETARIO A SAN PAOLO"
 
La criminalità non conosce ostacoli in Brasile: un leone di circa tre quintali è stato rubato la notte scorsa da un centro specializzato che ospita animali maltrattati a Monte Azul, nello Stato di San Paolo. I ladri hanno forzato il portone d'ingresso e successivamente la gabbia di Rawell, un leone di nove anni, che era stato precedentemente narcotizzato con dei dardi. Alcuni testimoni hanno riferito alla polizia di aver visto quattro persone, tre uomini e una donna, aggirarsi a bordo di un furgoncino nel pressi del centro veterinario. Secondo la polizia, il furto potrebbe essere stato commissionato dall'ex proprietario dell'animale, che aveva già minacciato di riprendersi il leone sottrattogli perché denutrito e maltrattato.
 
LA ZAMPA.IT
3 MAGGIO 2014
 
Brasile: rubato un leone di 300 chili a San Paolo
Secondo la polizia, il furto potrebbe essere stato commissionato
dall’ex proprietario dell’animale, che aveva già minacciato di riprendersi
l’animale sottrattogli perché denutrito e maltrattato
 
La criminalità non conosce ostacoli in Brasile: un leone di circa tre quintali di peso è stato rubato la notte scorsa da un centro specializzato che ospita animali maltrattati a Monte Azul, nello stato di San Paolo. I ladri hanno forzato il portone d’ingresso e successivamente la gabbia di “Rawell”, un leone di nove anni, che era stato precedentemente narcotizzato con dei dardi. 
Alcuni testimoni hanno riferito alla polizia di aver visto quattro persone, tre uomini e una donna, aggirarsi a bordo di un furgoncino nel pressi del centro veterinario. 
Secondo la polizia, il furto potrebbe essere stato commissionato dall’ex proprietario dell’animale, che aveva già minacciato di riprendersi il leone sottrattogli perché denutrito e maltrattato. 
 
NEL CUORE.ORG
2 MAGGIO 2014
 
USA, SALSA PICCANTE SUL CUCCIOLO DELLA COMPAGNA: IN CARCERE
SOTTO ACCUSA UN 47ENNE DI SARASOTA, IN FLORIDA
 
Condannato a un anno di prigione un uomo di Sarasota, in Florida, Stati Uniti, accusato di aver gettato della salsa piccante addosso al cucciolo della sua compagna. Ieri, il 47enne Ephrian Myles ha supplicato il giudice di non farlo pagare per la crudeltà nei confronti dell'animale. Ma il magistrato Donna Berlino non l'ha ascoltato e ha ordinato 18 mesi in libertà vigilata e la frequenza di un corso di gestione della rabbia. E non solo: l'uomo non potrà più tenere un animale domestico o vivere in una casa dove ci sono bestiole. L'"Herald-Tribune" di Sarasota riferisce che Myles se l'è presa con l'incrocio di bassotto-chihuahua di tre mesi della sua ragazza, di nome Gizmo, e gli ha versato addosso salsa piccante. Che, secondo le autorità, è finita sugli occhi e nella gola del cagnolina. La giovane ha preso subito il cucciolo e l'ha portato in una caserma dei pompieri nelle vicinanze, dove la salsa piccante è stata lavata via. Il cagnetto è finito anche dal veterinario per aver accusato problemi neurologici.
 
VITA DI DONNA
2 MAGGIO 2014
 
Stop ai test su animali con la pelle artificiale ottenuta con le staminali

Antonio Luzi

 
Da molti anni c’è nel mondo una lotta portata avanti dagli animalisti che vorrebbero cancellare la sperimentazione sugli animali. Una battaglia che ha avuto uno dei suoi punti centrali di soprattutto quando si parla di trattamenti cosmetici che venivano sperimentati su animali.
Ora un team guidato dal King College di Londra ha pubblicato sulla rivista Stem Cells Report la notizia che è possibile far crescere uno strato di cellule della pelle umana a partire dalle cellule staminali.
La Humane Society International, una potente organizzazione americana che lavora per proteggere gli animali, compresi quelli nei laboratori, ha accolto favorevolmente la ricerca.
Troy Seidle, Direttore del dipartimento di Research and Toxicology for Humane Society International ha spiegato che "Questo nuovo modello di pelle umana è superiore scientificamente a quanto creato fino ad oggi e la speranza è che non sia più ucciso nessun animale solo per dare una bella e profumata crema ad una persona”.
In più, Troy ha aggiunto che le ricerche attuali, a causa delle differenti specie di permeabilità della pelle, o a fattori immunologici, rendevano la sperimentazione animale non sempre in grado di dare risposte sicure sugli effetti di molti prodotti cosmetici sulla pelle umana, oltre a provocare, inutilmente, danni e dolori agli animali usati per le sperimentazioni.
Le cellule staminali sono state trasformate anche altre volte in pelle, ma i ricercatori dicono che con questo esperimento si è creata una pelle simile a quella vera in possesso, soprattutto, della capacità di costituire una barriera impermeabile.
L’epidermide infatti è la prima barriera contro l’invasione batterica dell’organismo e particolarmente importante, in questo senso, risulta lo strato corneo dell’epidermide, che è impermeabile all’acqua.
La ricerca ha utilizzato cellule della pelle riprogrammate che offrono un modo per produrre una quantità illimitata del tipo principale di cellule della pelle che si trovano nell'epidermide.
Inoltre, avendole fatte crescere in un ambiente con bassa umidità, ha dato loro una barriera simile a quella della pelle vera.
Il ricercatore Dr. Dusko Ilic, del King College di Londra, ha detto: "Questo è un modello nuovo e appropriato che può essere utilizzato per testare nuovi farmaci e cosmetici e in grado di sostituire i modelli animali, ed è inoltre a buon mercato, ed è riproducibile".
Secondo la dottoressa Theodora Mauro, ricercatrice presso il Dipartimento di Dermatologia al San Francisco Veterans Affairs Medical Center”, ha spiegato che la creazione di questa pelle avrebbe aiutato, nel prossimo futuro, lo studio di malattie della pelle come l'ittiosi, pelle secca e squamosa o eczema.
Ha aggiunto poi che "Possiamo usare questo modello per studiare come la barriera cutanea si sviluppa normalmente, come la barriera è compromessa in diverse malattie e come si può stimolare la sua riparazione e recupero".
 
NEL CUORE.ORG
2 MAGGIO 2014
 
LA PELLE UMANA DALLE STAMINALI: "COSI' SI POSSONO SALVARE LE CAVIE"
L'EPIDERMIDE ARTIFICIALE CREATA DA 2 GRUPPI DI RICERCA
 
Uno strato di pelle umana "coltivato" dalle cellule staminali, ottenuto in laboratorio per trovare nuove cure a malattie come l'eczema. L'epidermide artificiale si deve ai ricercatori del King's College di Londra e potrebbe aprire nuovi orizzonti sulla ricerca medica. Non solo: riproduce le stesse funzioni di quella naturale e consentirebbe, in particolare, di abbandonare la sperimentazione sugli animali nel campo della cosmetica. La pelle, creata dagli studiosi inglesi insiem al San Francisco Veteran Medical Center, è stata creata partendo dalle cellule staminali umane e ha evidenziato una capacità permeabile ancora maggiore rispetto a quella "originale". Questa epidermide garantisce un'alta protezione verso la penetrazione di microbi e batteri. Le cellule epiteliali sono state prelevate e poi riprogrammate, grazie agli studi condotti per alcuni anni nei due istituti interessati.
"Possiamo usare questo modello per studiare come si sviluppa normalmente la barriera cutanea e come sia poi compromessa in diverse malattie, stimolando la riparazione e il recupero", hanno commentato i ricercatori. Stop finalmente alla sperimentazione sugli animali da laboratorio? Secondo gli studiosi, è possibile perché "i risultati della ricerca saranno applicabili alle persone". Le associazioni animaliste britanniche hanno accolto favorevolmente la notizia, sperando che possa rappresentare una svolta nelle prove mediche e farmacologiche, fa sapere l'International Business Times.
 
GREEN ME
2 MAGGIO 2014
 
Cambiamenti climatici: combatterli riducendo gli animali domestici. La proposta shock

Roberta Ragni

 
Gli americani spendono 55,7 miliardi di dollari ogni anno per i loro animali domestici, forse anche grazie alla complicità di un consumismo irragionevole e sconsiderato, che va dalle spa di lusso fino a vestiti e cappottini firmati. Così, dalle pagine dell'autorevole The Guardian, arriva una proposta shock: ridurre i 179 milioni di cani e gatti che vivono nelle case degli americani.
"Possono gli animali domestici far parte di un futuro sostenibile?", si chiede, infatti, l'autore Erik Assadourian. La sua quantomeno impopolare risposta è "no". Perché, argomenta, due pastori tedeschi utilizzano più risorse, e solo per le loro esigenze alimentari annue, rispetto alla media che il Bangladesh utilizza ogni anno in totale.
"E mentre i proprietari di animali domestici possono essere in disaccordo sul fatto che i bengalesi abbiano più diritto di esistere rispetto al loro 'zuccherino', la verità è che gli animali servono sempre meno allo scopo di tenerci compagnia in una società di consumatori sempre più individualista e socialmente isolati", scrive il giornalista.
Ma c'è di più. Assadourian prevede che quando il cambiamento climatico sconvolgerà il nostro approvvigionamento alimentare, non solo potremo abbandonare i nostri animali domestici, ma potremmo iniziare a mangiarli. 
Come agire in concreto? Prima di tutto sterilizzando. Immaginate, poi, per esempio, un divieto che obblighi le persone a non tenere più di un animale in casa, o la diffusione capillare di servizi che promuovano la condivisione di animali da compagnia tra amanti e appasionati, il cosiddetto Pet sharing. Che in realtà esistono già, come dimostrano la piattaforma Pets to Share e l'associazione californiana citydogshare.org.
Certamente l'economia della condivisione potrebbe estendersi agli animali, quantomeno per evitare che gli animali di canili e rifugi debbano passare tutte le loro giornate in gabbia. Ma nella sua rabbia contro gli animali domestici, ci sembra che Assadourian ignori un problema molto più grande per il cambiamento climatico: gli uomini.
Gli esseri umani, infatti, vivono non solo più a lungo, ma usano molte più risorse di quelle sfruttate dagli animali domestici. La sovrappopolazione e il sovraconsumo umano sono di certo più preoccupanti. Forse prima di prendersela con gli animali, che a nostro parare sono solo vittime, dobbiamo pensare a cambiare le le nostre sporche, inquinanti e dannose abitudine, dai trasporti all'energia, passando per il cibo. Tutto il resto è solo uno "scarica barili". O no?
 
LA ZAMPA.IT
3 MAGGIO 2013
 
Chicca abbandonata in strada, partorisce al comando di polizia
La cagnolina vagava sola in autostrada, gli agenti l’hanno soccorsa
e hanno avuto la piacevole sorpresa: un cucciolo tutto nero
 
Lasciata da sola nel momento di maggior bisogno. Abbandonata sull’autostrada A12 in avanzato stato di gravidanza. Il futuro di Chicca sembrava destinato a una brutta fine. Ma per sua fortuna alcune persone l’hanno notata in un’area di parcheggio e hanno chiamato la polizia stradale che è intervenuta in suo soccorso. Così come racconta il sito Luccacitta.net, tutto è capitato nella mattinata del 29 aprile scorso. Gli agenti intervenuti si sono trovati di fronte una cagnolina meticcia, di colore marrone, sprovvista di collare o microchip. Spaventata dal traffico stradale, la quattrozampe è salita volentieri sull’auto della polizia stradale che l’hanno portata al comando dove hanno subito provveduto a nutrirla e dissetarla. Per assicurarsi delle sue condizioni di salute, i poliziotti hanno chiamato un veterinario e di lì a poco hanno avuto una piacevole sorpresa: la cagnetta, che gli agenti hanno chiamato Chicca, ha partorito un piccolissimo cucciolo di colore nero. Un parto andato benissimo, con neomamma e cucciolo in buone condizioni.[…]
FOTO
 
GEA PRESS
3 MAGGIO 2014
 
Caivano (NA) – Uccellatori dentro casa
Intervento dell'Arma dei Carabinieri e delle Guardie del WWF

 
Un intervento dei Carabinieri della Tenenza di Caivano, avente ad oggetto reati di uccellagione, è avvenuto ieri in provincia di Napoli. La segnalazione pervenuta ai militari, riportava la presenza di avifauna protetta in una abitazione del luogo.
Nel corso del controllo era così possibile verificare come, in un cortile di pertinenza, vi erano numerose gabbie con volatili. Il detentore, riferiscono le Guardie del WWF Italia subito contattate dai Carabinieri, era a quanto pare già conosciuto proprio per vicende di uccellagione.
Ad essere ritrovate sono state due reti idonee alla cattura, oltre che volatili vivi. Si trattava, così come determinato dalle Guardie del WWF, di Cardellini, una specie di fringillide protetto dalla legge. Nessuna documentazione sarebbe inoltre stata rinvenuta sul lecito possesso degli animali. La provenienza presunta è pertanto quella di cattura.
Al detentore è stato così contestato il reato di detenzione di animali protetti mentre i cardellini sono stati tutti trasportati presso il Presisio Ospedaliero il Frullone di Napoli per i controlli necessari prima della liberazione in natura.
Questo ennesimo sequestro è, ad avviso del WWF, la dimostrazione di come il fenomeno dell’uccellagione ha raggiunto livelli considerevoli. Numerosi bracconieri, infatti, alimentano il mercato nero dei cardellini approfittando, in questo periodo, anche della fase di nidificazione degli uccelli.  Gli uccellatori, per questo, si recano in natura praticando l’asportazione del nido con all’interno uova  e piccoli.
Il ringraziamento del WWF è ora rivolto alle Forze dell’Ordine.
 
TRENTINO
3 MAGGIO 2014
 
«Basta crudeltà sui crostacei: provano sofferenza»
 
TRENTO - La Lav propone che il reato di maltrattamento nei confronti degli animali sia applicato anche ai crostacei. Nonostante il dibattito scientifico sia ancora aperto e combattuto, sempre maggiori sono gli studi scientifici che appurano la tesi, difesa anche dalla Lav, che i crostacei siano esseri senzienti e dunque in grado di provare sofferenza. Il Ministero della Salute ha redatto un documento tecnico-scientifico che sottolinea come la pratica di mantenere vivi su ghiaccio e con le chele legate astici e aragoste sia crudele. Il contatto con ghiaccio infatti determina asimmetria della perfrigerazione, sbalzo improvviso di temperatura, ipossia e stress anaerobico. Per dire basta al sacrificio d molti animali, consigli, informazioni e ricette utili su www.cambiamenu.it
 
IL TIRRENO
3 MAGGIO 2014
 
Nessun maltrattamento sui cavalli della Giostra
 
di Saverio Melegari
 
PISTOIA - Nessuna problematica sanitaria sugli animali controllati, né apparenti violazioni delle normative in tema di tutela dei cavalli. Con queste 18 parole si chiude definitivamente il caso riguardante la Giostra dell’Orso, dopo che, nello scorso dicembre, un servizio di “Striscia la Notizia”, il popolare programma di Canale 5, aveva evidenziato come per i cavalli del rione del Leon d’Oro potessero esserci gli estremi per parlare di cattiva alimentazione e poca possibilità di movimento all’interno dei box nei quali erano alloggiati. Una denuncia che mandò su tutte le furie il presidente del comitato cittadino, Fabio Dolfi, che fin da subito disse che quel servizio non dimostrava niente. Ma l’esser finiti su uno dei programmi più visti della tv italiana fece intervenire in prima persona persino il sindaco Samuele Bertinelli, che chiese una indagine approfondita. E se questi elementi fossero stati confermati, si era parlato addirittura di sospensione dell’edizione 2014 della Giostra. Così l’Asl, tramite i propri veterinari, nelle settimane successive alla segnalazione ha fatto visita ai quattro rioni cittadini non riscontrando nessuna anomalia, come è scritto nel documento ufficiale inviato poi all’ufficio di Igiene ambientale del Comune. «Non ci sono apparenti violazioni – si legge – della normativa applicabile. Per quanto riguarda le specifiche problematiche alle quali si faceva riferimento nel programma televisivo “Striscia la Notizia”, è il caso di precisare che in occasione del sopralluogo effettuato il 17 dicembre 2013 presso l’area gestita dal Leon d’Oro, non erano presenti gli animali e i tre box, dove erano alloggiati in precedenza, apparivano già smontati e più in generale tutta la struttura era in corso di dismissione. La ricognizione dell’intera area – prosegue il documento – ha comunque consentito di apprezzare la presenza di spazi adeguati all’esercizio fisico e di attrezzature per la movimentazione degli animali. Nei giorni successivi, sono state eseguite anche le verifiche sui cavalli riferibili allo stesso rione e tali controlli non hanno fatto apprezzare alcuna evidente problematica di salute degli animali». In sostanza i cavalli non sono stati maltrattati, o non portavano segni di violenza al momento delle visite, ma se nei box c’era qualcosa che non andava non si è potuto stabilire visto che i veterinari Asl non hanno trovato traccia degli stessi. «Tutti i rioni sono risultati conformi alle regole – dice il presidente del comitato “Giostra dell’Orso”, Fabio Dolfi – ed è evidente che quanto detto è servito soltanto per screditare l’immagine della manifestazione». Entro la metà di maggio il comitato dovrebbe presentare il programma completo di tutti gli appuntamenti della Giostra con la grande novità del patrocinio del Coni che farà da supervisore a tutta la Giostra che diventerà quindi manifestazione sportiva con ulteriori controlli antidoping ancora più stringenti da effettuare.
 
LA STAMPA
3 MAGGIO 2014
 
Camillo, il cane con la targa  diventato star di Facebook
Oltre tremila amici su Facebook per il bassethund malato alle zampe
 
p.p.c.
 
FINALE LIGURE (SV) - Camillo ha la targa. E anche due ruote, che gli sorreggono le zampotte posteriori rese inutilizzabili da due ernie del disco che hanno provocato danni al midollo. Camillo ha 8 anni e su Facebook spopola: ha più di tremila amici. Dopo questo articolo aumenteranno, potete giurarci. Perchè la sua storia è tutta da raccontare. E da leggere. 
Camillo è un bassetthound, quindi corpo allungato, zampe corte e dalla pianta larga, orecchie che spazzolano le strade e i marciapiedi. Tutti i giorni, in tarda mattinata, lui e il suo padrone (inutile dirlo: si vogliono un bene dell’anima) partono da Finalborgo e se ne vanno a Finalmarina. Poi tornano indietro. Finalmente a casa per la pappa. Perchè il miglior amico di Camillo, Cristiano Di Pasquale, fa il cuoco e quindi la sera si corica tardi. La lunga passeggiata mattutina (almeno due chilometri) serve a tutte e due per mantenersi in forma e socializzare. E chi non li conosce? La fama, e la simpatia, grazie a Facebook, travalicano ogni confine. Basta dargli un’occhiata a Camillo per diventare subito suoi amici. Lui ti guarda, sornione, con quegli occhioni dolci da tenerone qual è. E riprende a camminare. La carrozzina glielo permette. 
Racconta Cristiano: «Due anni fa Camillo ha cominciato a muoversi con grande fatica. Ho capito che dovevo farlo visitare. Gli hanno diagnosticato due ernie del disco. L’ho fatto operare in un centro specializzato di Montecatini. Poi la lunga fisioterapia in una clinica veterinaria di Bordighera. Ho quindi scoperto su internet che un’azienda di Treviso produce, a costi abbordabili, carrellini per animali disabili. L’ho comprato e così Camillo può ancora muoversi senza particolari problemi. La targa? L’ho vista dietro la carrozzina di un bassotto e l’ho acquistata su e-bay. Al centro c’è il nome del cane, a sinistra la I di Italia, a destra la sigla SV. Tutto regolare, tutto nella norma». Eppure c’è chi non capisce. O non vuole capire. «Spesso – prosegue Cristiano – incontro persone che mi accusano di accanimento o cose del genere. Non capiscono che l’esistenza di Camillo è decisamente normale. Mangia, dorme, riesce a fare i bisogni da solo. Certo, io lo aiuto un pochino perchè la vescica deve svuotarsi bene. Ma per il resto è del tutto autonomo. C’è chi mi dice che quella non è vita. Ma allora cosa facciamo: sopprimiamo tutte le persone che sono costrette a muoversi su sedie a rotelle? Incredibile!». 
Se volete diventare suoi amici, trovate Camillo su Facebook all’indirizzo Camillobassetthound.
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IL FATTO QUOTIDIANO
3 MAGGIO 2014
 
Animali: gli Usa li vietano nei circhi, in Italia chi li difende viene aggredito
 
Tamara Mastroiaco
 
Gli Stati Uniti, grazie ad un disegno di legge presentato dal repubblicano Jim Moran (D-VA), potrebbero entrare nella lista dei paesi che hanno già vietato l’uso di animali selvatici nei circhi o hanno preso misure per porre fine alle loro sofferenze. Il parlamentare ha collaborato con Animal Defenders International (Adi) per revisionare il disegno di legge chiamato Traveling Exotic Animal Protection (Teapa), redatto accuratamente dall’associazione stessa nel 2011. La normativa si applica solo ai circhi itineranti con animali, quindi non rientrano purtroppo nel disegno di legge gli zoo, gli acquari, le strutture di ricerca, i set di spettacoli televisivi o cinematografici, i delfinari e i rodei; se dovesse essere approvato, inoltre, prevede che i circhi possano eliminare progressivamente l’uso degli animali, quindi, ci sarebbe tutto il tempo per trovare una nuova sistemazione agli animali.
Adi ha già ottenuto, grazie alle proprie investigazioni e denunce, la limitazione o il divieto di utilizzare gli animali selvatici in 27 paesi. I circhi, a causa della loro natura itinerante, non forniscono agli animali selvatici l’habitat adeguato alle loro esigenze etologiche; vivono tutta la vita incatenati o legati, relegati in piccole gabbie posizionate sui camion, sostiene Jan Creamer, presidente di Adi. Da anni l’associazione denuncia attraverso le investigazioni sotto copertura la violenza usata dai circensi verso gli animali per sottometterli e addestrarli; nei video forniti dall’associazione vediamo uomini che picchiano, frustano, usano pungoli elettrici per far eseguire i numeri circensi agli animali, snaturandoli e abusando di loro psicologicamente e fisicamente. I video e le fotografie fornite dall’associazione mostrano chiaramente il trattamento disumano riservato agli animali e la crescente preoccupazione pubblica richiede di riconsiderare le condizioni di vita di queste creature sociali e intelligenti, afferma Jim Moran.
Gli animalisti da tempo sostengono che i circensi maltrattano gli animali e le indagini dell’associazione hanno dimostrato che rientra nella loro cultura agire con violenza! E non solo verso gli animali aggiungerei!
Il 30 marzo cinque attivisti, che hanno preso parte al presidio organizzato dall’associazione Animalisti Fvg in collaborazione con la Lav, sono stati aggrediti da tre addetti del circo. I circensi non solo si sono avventati violentemente contro gli attivisti ma hanno dimostrato la loro rabbia e ferocia anche verso coloro che si sono intromessi semplicemente per fermarli. Alcuni media hanno erroneamente comunicato che gli animalisti hanno provocato i circensi creando un clima d’odio. Mi chiedo: “Da quando partecipare ad un presidio autorizzato e manifestare pacificamente per sostenere le proprie idee inciterebbe all’odio e giustificherebbe il comportamento di tali persone?”.
Un comportamento “di una violenza inaudita, inaccettabile e ingiustificabile, ampiamente documentata con immagini e filmati – depositati in questura – che parlano chiaro e valgono più di tante parole e delle insinuazioni fatte nei confronti degli attivisti” dichiara Daniela Galeota, portavoce di Animalisti Fvg. “A poche ore dal pestaggio vero e proprio è seguito un secondo, altrettanto inaccettabile, pestaggio: quello di chi sta “testimoniando” versioni dei fatti non rispondenti alla realtà. E’ come essere picchiati due volte” conclude Daniela Galeota in un comunicato inviato alla direzione di Telepordenone per replicare alla telespettatrice che ha accusato gli animalisti di essersela cercata perché violenti. “Nonostante ciò assistiamo da parte dei circensi, consapevoli che i fatti avvenuti testimoniamo un assalto violento, ingiustificabile e un atto penalmente rilevante che ora la Magistratura dovrà giustificare nella sua gravità” dichiara la Lav.
Dopo questo grave fatto e a giudicare dal numero di paesi che hanno già vietato l’uso di animali selvatici nei circhi, credo sia giusto dire che queste forme di spettacolo con animali – includerei anche i delfinari, gli acquari, gli zoo, i palii e i rodei – non sono più una forma accettabile di intrattenimento. I circhi contemporanei senza animali, come le Cirque du Soleil, stanno acquistando popolarità grazie alla bravura degli artisti, all’originalità dei numeri, alla scelta accurata dei costumi e alla bellezza delle colonne sonore create appositamente per gli spettacoli ed eseguite dal vivo. Credo sia giunto il momento di scegliere consapevolmente a chi dare i propri soldi favorendo i circhi senza animali, in cui gli attori, gli atleti, i ballerini umani scelgono il palco e la vita itinerante come stile di vita, “rinunciando” anche alla vita privata per regalarci ogni sera un’emozione diversa.
VIDEO
 
LEGGO
3 MAGGIO 2014
 
Poliziotto picchia il suo cane e tenta di strangolarlo: il video lo incastra
 
WASHINGTON - Picchia il cane con il guinzaglio e lo solleva strattonandolo. Un poliziotto è ora stato denunciato dopo la diffusione del video con le violenze in rete. L'ufficiale era in giro con il cane a cui faceva annusare dei veicoli in cerca di droga. Durante il giro però il poliziotto si apparta e inizia a picchiare senza nessun motivo l'animale.
Il comando, che ha osservato il video, ha dichiarato che l'atteggiamento dell'agente è perfettamente conforme alle norme educative adottate sui cani.
Ora l'uomo è in congedo e si attende che vengano presi provvedimenti.
VIDEO
 
QUOTIDIANO.NET
3 MAGGIO 2014
 
Persero il cane con la tempesta Sandy, lo ritrovano in canile 18 mesi dopo
 
New Jersey. Sorpresa e commozione per la famiglia che aveva cercato tanto Reckless e che si era recata nella struttura per adottare un altro quattrozampe. L'animale non aveva il microchip
Eastontown (New Jersey, Usa), 3 maggio 2014 - Una famiglia del New Jersey perse il cane durante la supertempesta Sandy, nell'ottobre 2012, e un anno e mezzo dopo lo ha ritrovato in un canile. È accaduto a Chuck James, il cui cane Reckless, incrocio di terrier e pitbull, fuggì dal giardino durante l'ondata di maltempo.
Dopo averlo cercato per mesi ed essersi poi arresa alla perdita, la famiglia aveva deciso infine di adottare un altro animale. Ma una volta nel rifugio di Monmouth County ha avuto una inaspettata sorpresa. Tra i quattrozampe senza famiglia, rinchiusi in gabbia perché persi o abbandonati, c'era anche Reckless. James ha raccontato al The Asbury Park Press che lui e la moglie non hanno potuto trattenere le lacrime nel ritrovarlo.
I gestori del rifugio hanno spiegato che il cane non era dotato di microchip identificativo, quindi era stato registrato come randagio. Ora è munito del dispositivo di riconoscimento. La famiglia al completo, dopo aver riaccolto il quattrozampe, è quindi tornata a casa. O meglio, nell'hotel in cui vive mentre la sua casa di Keansburg è in riparazione a causa dei danni della supertempesta.
 
HUFFPOST
5 MAGGIO 2014
 
Ritrovano il cane che avevano perso durante l'uragano Sandy. "Avevamo perso la speranza"
 
Si era perso durante i giorni terribili dell'uragano Sandy nel New Jersey e la sua famiglia lo cercava da allora. Un pitbull bianco e marrone è tornato a casa proprio il giorno in cui i suoi padroni avevano deciso di adottare un nuovo cane.
"Lo cercavamo dall'ottobre del 2012 - ha raccontato Chuck James all'AP - non abbiamo mai perso la speranza. Ad un certo punto, però, ci siamo resi conto che dovevamo smetterla". Ma proprio quando stavano per arrendersi ecco rispuntare il loro amato cane. Come sorpresa di compleanno per la piccola Ally, i genitori avevano deciso di regarle un nuovo amico da adottare al canile. È stato davanti alla prima gabbia è avvenuto l'incontro: sbirciando dentro, i padroni hanno notato un muso familiare. "Era un pò più grande di quanto lo ricordavo perchè lo avevano alimentato bene - ha raccontato il padrone - ma sapevo che era lui. Non potevo crederci".
VIDEO
 
LA ZAMPA.IT
6 MAGGIO 2014
 
Persero il cane durante l’uragano Sandy, lo ritrovano 18 mesi dopo
La famiglia l’aveva cercato per mesi. L’hanno ritrovato in un canile
dove si erano recati per adottare un nuovo animale

 
fulvio cerutti
 
Nell’ottobre 2012 l’uragano Sandy si abbatteva sulla Giamaica, Cuba, Bahamas e Florida. Oltre 182 le vittime (di cui 110 negli Stati Uniti) e danni per 50 miliardi di dollari. Una furia che ha spazzato via la vita e le speranze di molte persone. Ma c’è chi, nella devastazione di quanto successo, ha ricevuto una notizia positiva. Anche a distanza di così tanto tempo: James e Elicia Chuck, una famiglia del New Jersey, ha ritrovato il proprio cane disperso durante la tempesta. Reckless, un incrocio di terrier e pitbull, era fuggito dal giardino proprio in quelle giornate concitate. I coniugi James lo hanno cercato per molto tempo.  
«Abbiamo segnalato la sua scomparsa e abbiamo chiamato i rifugi periodicamente» racconta James Chuck. Solo tre mesi fa, quando ormai era passato un anno e mezzo dalla sua fuga, si sono arresi all’idea di non riaverlo più fra le loro braccia: in occasione del decimo compleanno di loro figlia Ally si erano decisi a regalarle un nuovo animale da prendere al canile. Quando si sono trovati di fronte alla prima gabbia, entrambi i coniugi Chuck hanno avuto la stessa sensazione: quel cane aveva un muso familiare. «Era un po’ più grosso di quanto ricordassi, perché l’avevano nutrito bene - racconta James Chuck -. Ma ci ha subito riconosciuti e ha iniziato a saltarci addosso come un tempo. Non potevo crederci, non siamo riusciti a trattenere le lacrime».  
Regalo più bello non poteva ricevere non solo la piccola Ally, ma anche i coniugi Chuck. Il loro cane è tornato a casa, anzi in hotel dove purtroppo la famiglia vive ancora in attesa di poter ricostruire la loro abitazione. Ma il ritorno del loro quattrozampe aiuterà tutti, cane compreso, ad avere un senso di famiglia che, per fortuna, il superuragano Sandy non è riuscito a spazzare via. 
 
LA ZAMPA.IT
3 MAGGIO 2104
 
Quattrozampe alla deriva, li salva un cane
 
VIDEO
 
ADN KRONOS
4 MAGGIO 2014
 
Animali: Aidaa denuncia, orrore a Palermo si cerca killer gatti
 
Palermo - 10.000 euro di taglia sul killer dei gatti di Palermo. Questa la taglia che l'associazione italiana difesa animali e ambiente - Aidaa ha messo sulla testa del responsabile delle torture e uccisioni di gatti che da febbraio si susseguono nella zona compresa tra Vicolo Zisa e via Ida da Castelluccio nel capoluogo siciliano. 5 i casi di gatti rinvenuti ammazzati dopo essere stati sottoposti a sevizie in questi mesi. L'ultimo raccapricciante caso ieri, quando la responsabile Aidaa Palermo Rosalba Rabboni ha rinvenuto in una cuccia di plastica il corpicino di un gattino maschio di pochi giorni ucciso con la gola squarciata dopo essere stato sottoposto a orribili sevizie.
 
GEA PRESS
4 MAGGIO 2014
 
Agrigento – Il cagnolino volato nel baratro. Salvato da due ragazzi nordafricani
Il ringraziamento dei passanti: hanno fatto una cosa eccezionale

 
Una storia che potrebbe avere tanti significati. E’ avvenuta l’altro ieri pomeriggio di via Imera, ad Agrigento. Un cagnolino precipitato da un alto muro, in un torrente delle città. Una caduta tramenda seguita poi dai ripetuti sobbalzi tra i rovi fino al fiumiciattolo che in città non ha certo fama di essere molto pulito.
Fabio Zattolo si trovava a passare proprio da quelle parti quando ha notato dei ragazzini guardare in direzione del torrente. Poi i lamenti disperati del cagnetto. “Erano dei latrati tremendi – riferisce Fabio Zattolo a GeaPress – Una tragedia, quel cagnetto sembrava gridare di non voler morire. Raggiungere quel posto era però impresa veramente impossibile senza ricorrere ai Vigili del Fuoco“.
Un muro molto alto alla cui base faceva seguito il profondo fossato (nella foto di Fabio Zattolo). Nella melma il cagnetto che si lamentava. Fabio Zattolo cerca di guardare in quella direzione, prova a cercare qualcuno disposto ad aiutarlo quando all’improvviso sono sopraggiunti due ragazzi stranieri.
“Non ho capito quale era la loro nazionalità – racconta Fabio Zattolo - forse della Tunisia o del Marocco – Sono stati loro a chiedere subito del cagnolino e non hanno pensato due volte per affrontare quella discesa da incubo“.
I due ragazzi, scavalcano il muro ed iniziano ad inoltrasi tra i rovi nella parete quasi verticale. “Sembravano tenersi a quella vegetazione per non precipitare giù. Di certo - continua Fabio Zattolo – hanno raggiunto il fiumiciattolo. Ero molto preoccupato, per il cane ed ora anche per loro. Raggiunto il corso d’acqua si sono immersi nel fango ed hanno infine trovato il cagnetto. Aiutandosi tra loro hanno iniziato ad arrampicarsi ed appena hanno raggiunto la strada hanno chiesto del proprietario“.
Si è così scoperto che il cagnetto era stato smarrito da una signora che, felicissima, è corsa a riabbracciarlo. I due ragazzi sono andati via quasi subito. Infangati ma contenti di avere salvato il cangnolino.
“Ho avuto appena il tempo di ringraziarli, per me sono degli eroi – aggiunge Fabio – C’erano più persone ed il posto dove era precipitato il cagnolino era veramente tremendo. Spero che possa giungere a loro questa notizia, sono stati veramente dei grandi mentre in tanti stavano a guardare“.
Il cagnolino, intanto, è stato riconsegnato alla proprietaria. Certo che di quel posto, nei pressi di via Imera, conserverà uno strano ricordo. Due persone, venute dall’alto, lo hanno recuperato ormai immerso nel fango e nella sporcizia.
 
IL GIORNALE
4 MAGGIO 2014
 
il caso
Benvenuti cani e gatti Potranno farsi la cuccia tra gli scavi di Pompei 250

di Oscar Grazioli

 
Prov. di Napoli, Potrebbero essere un valore aggiunto al turismo. C'è un antico legame tra i luoghi d'interesse archeologico e le colonie animali, soprattutto quelle feline. Anche i cani senza proprietari prediligono spesso le zone monumentali antiche. Di giorno turisti e volontari provvedono a placarne la fame, mentre di notte, in questi siti, difficilmente si trovano balordi in vena di crudeltà e su di essi regna una quiete «tombale», esattamente quel che capita dentro o accanto ai cimiteri, altri luoghi preferiti dalle colonie feline e canine randagie.
Si è così brillantemente risolta la querelle dei cani randagi che stazionano presso gli scavi di Pompei. Qualcuno li voleva privare della libertà, relegandoli nella gabbia di qualche canile comunale. Ci ha pensato il commissario prefettizio del Comune, Aldo Aldi, disponendo che l'Ausl si assuma la responsabilità (che peraltro già possiede) di censire, visitare, microchippare e sterilizzare i cani che vivono nello storico sito archeologico.
Rispolverando una legge regionale del 2001 (Tutela degli animali d'affezione e prevenzione del randagismo), l'amministratore ha saggiamente scavato tra gli articoli riesumando il «cane di quartiere» che rispecchia un po' la filosofia della colonia felina alla quale siamo un po' tutti ormai abituati.
Recita tale legge all'articolo 10 che «Laddove si accerti la non sussistenza di condizioni di pericolosità per uomini, animali e cose, si riconosce al cane il diritto di essere animale libero. Tale animale si definisce cane di quartiere». Quando dunque i veterinari dell'Ausl avranno esaurito il loro compito, questi cani saranno il degno corollario dei cimeli custoditi (si fa per dire) in uno dei più straordinari siti d'interesse archeologico del mondo.
Alla fine dunque, l'ha avuta vinta la Federazione Diritti Animali e Ambiente che, sotto l'egida dell'ex ministro Michela Vittoria Brambilla, raccoglie numerose associazioni animaliste. «Di fronte ai frequenti crolli e agli episodi di grave negligenza umana - si era espressa la Federazione - è sconcertante costatare che qualcuno pensi ai randagi come alla prima emergenza di un sito che ne conosce ben altre».
Battuta velenosa ma azzeccata, se si pensa ai continui crolli di manufatti preziosi e alla negligenza mostrata dallo stato e dalle amministrazioni nei confronti dei furti continui di reperti antichissimi perpetrati alla luce del sole.
Come sottolinea lo stesso Aldi, il provvedimento è però temporaneo e bisognerà vedere, dopo le elezioni del 25 maggio, cosa intendernno fare il Comune e la nuova amministrazione.
La presenza di animali nei luoghi d'interesse archeologico è ormai un dato di fatto. Il cave canem dei mosaici sul pavimento delle case dei poeti tragici di Pompei ne è antica testimonianza. La città di Roma è storicamente legata, da sempre, alla convivenza pacifica con numerose colonie feline. I gatti di Roma che vivono ai Fori e dormono sopra i monumenti antichi, sono immortalati in cartoline spedite in tutto il mondo, in manifesti e calendari che i turisti acquistano volentieri. Tra queste colonie le più grandi e famose sono quelle del centro storico: Torre Argentina e Piramide di Caio Cestio.
In tutto a Roma vivono 400 colonie feline. Le «gattare», ma oggi numerosi uomini, sono ormai un'istituzione riconosciuta per legge e, in loro, s'identificano tutti quei volontari che si occupano di alimentare i felini che si crogiolano all'ombra dei ruderi e di controllare che non accada loro nulla di male.
Forse la più famosa «gattara» romana fu Anna Magnani, la bellissima e superba attrice del neorealismo che portava personalmente il cibo ai mici di Torre Argentina, così come famoso gattofilo era l'attore shakspeariano Antonio Crast, che riuscì a ottenere la chiave di un sotterraneo adiacente alle rovine, in modo da mettere al riparo le bestiole e conservare il cibo che acquistava mensilmente per loro.
 
IL SECOLO XIX
4 MAGGIO 2014
 
Varazze, se al cimitero sono ammessi anche cani e gatti
 
Angelo Regazzoni
 
Varazze (SV) - Porte aperte, da oggi, nei cinque cimiteri varazzini (Monumentale, Casanova, Pero, Alpicella e Faje) agli amici a quattrozampe, siano essi cani e gatti, o comunque animali domestici. Purchè, ovviamente, siano tenuti al guinzaglio (o in gabbietta) e che i conduttori rispettino le più elementari norme di educazione. Il Comune di Varazze ha recepito l’ordinanza ministeriale del novembre 2010 voluta e firmata da Michela Vittoria Brambilla, la ex ministra-animalista per eccellenza, e l’ha di fatto resa esecutiva. Gli stessi camposanti varazzini, intanto, si adeguano alle disposizioni sulla raccolta differenziata. Fiori e lumini, ad esempio, dovranno essere smaltiti separatamente. Chi sgarrerà, sarà contravvenuto, e la polizia municipale è già intervenuta in tal senso.
Gli animalisti hanno vinto la loro battaglia. Sino a pochi giorni fa, dovevano recarsi a rendere omaggio ai loro defunti, o semplicemente visitare il cimitero, lasciando a casa, o legati davanti all’ingresso, i loro più fedeli amici, i cani appunto. Gli addetti ai servizi cimiteriali del “Piccolo Staglieno”, come è definito l’ultrasecolare camposanto di Varazze per via della sua bellissima architettura, avevano segnalato agli uffici e agli amministratori comunali episodi commoventi, come quelli di cani che guaivano non solo in attesa del ritorno dei loro “padroni”, ma perché evidentemente comprendevano che più avanti, oltre la simbolica porta che per loro era off-limits, si trovano i corpi di persone amate.
«L’accesso ai cimiteri- precisano all’ufficio area pubblica del Comune- è consentito a tutti gli animali domestici, a condizione che i cani, anche di piccola taglia, ad esempio, siano tenuti al guinzaglio corto e che i conduttori siano pronti a rimuovere eventuali escrementi. Ci affidiamo al senso civico dei cittadini e siamo sicuri che i veri animalisti sapranno rispettare le indicazioni. Non vorremmo che, per la maleducazione di pochi, gli amministratori dovessero revocare l’ordinanza che, sia chiaro, non è un’imposizione ministeriale, ma un formale ed esplicito invito».
 
06 BLOG
4 MAGGIO 2014
 
BauBeach 2014 - 15 anni di spiaggia attrezzata per il benessere degli amici a quattro zampe
 
Nonostante il maltempo, la stagione balneare è ufficialmente iniziata, e per i tanti amici di animali a caccia alla spiaggia attrezzata per accogliere entrambi, il 16 maggio 2014 riapre anche il Baubeach Village di Maccarese.
L’inaugurazione di una nuova stagione di servizi, eventi, workshop ed iniziative dedicate ai quattro zampe, liberi di socializzare, correre, giocare, accompagnata dai festeggiamenti di 15 anni di attività gestita dall’omonima Associazione presieduta da Patrizia Daffinà.
7000 metri quadri a misura di cane di tutte le razze, le taglie, le età (anche i cuccioli già vaccinati), condizioni e temperamenti (si pure i furfantelli), attrezzati per sollecitare momenti di relax ma anche di approfondimento e crescita, dalle attività sportive volte a migliore la comunicazione e la fiducia con il cane all’educazione Comportamentale con il metodo della zooantropologia applicata e cognitiva, dagli incontri dedicati a socializzazione intraspecifica, Alimentazione naturale, adozione e cura di animali disabili e anziani, omeopatia e le cure olistiche in veterinaria, pronto soccorso per cani, ai seminari di Pilates, Thai Chi, Shiatsu Metodo Palombini e metodo Yoga Iyengar.
Un pianeta votato a Benessere e Armonia, dall’ingresso fornito di Kit (ciotolina, snack, bustine igieniche, ombrellino parasole, assistenza e copertura assicurativa all’interno della struttura) all’area ristoro ‘bio certificato Vegan ok’, dall’angolo della BAUBEAUTY all’Area Fitness, con il patrocinio della Regione Lazio e del Comune di Fiumicino.
Oltre a questo, ogni sabato il Baubeach ospiterà l’Ass. L’isola Che Non C’è con un tavolo informativo sulla attività e adozioni di cani, insieme ad un calendario di punti divulgativi dedicati alla LAV (Lega Anti Vivisezione) e ad altre Associazioni per campagne di adozione e informazione animalista. 
Se non conoscete ancora l’indirizzo il BAUBEACH è in via Praia a Mare snc, sul lungomare di Maccarese (RM)
Ingresso: 4 /5 Euro (kit per il cane compreso) ma i cani adottati hanno lo sconto! Lettini ed ombrelloni: dai 5 ai 7 Euro. Tessera annuale: 13 Euro.
Per chi è a caccia anche di alloggio ideale a soddisfare le medesime esigenze di chi viaggia sempre con il proprio amico peloso, BauBeach fornisce online anche qualche suggerimento. Segue il regolamento, il calendario della stagione 2014 e Bau a tutti!
BAUBEACH: IL REGOLAMENTO
al Baubeach è vietato introdurre soggetti asociali (sia cani che umani), femmine in estro (solo cani) e cuccioli non vaccinati.
2) è necessario mostrare le avvenute vaccinazioni, iscrizione alla anagrafe, e certificazione veterinaria per i cani ai quali è stata praticata la caudotomia.
3) i cani devono essere tenuti liberi di socializzare, correre, giocare tra loro, sempre sotto la responsabilità diretta del loro conduttore.
4) i cani devono avere sempre a disposizione una ciotola con acqua pulita e fresca e l’ombrellino per assicurare l’ombra quando sono a riposo.
5) rispettare l’Ambiente usando gli appositi secchi per la raccolta differenziata e raccogliendo con le apposite bustine igieniche le deiezioni del proprio cane.
6) la zona entro la quale il cane potrà fare il bagno è delimitata da boe, così come l’area di pertinenza del BauBeach è delimitata da segnaletica: si invita tutti a rispettare queste delimitazioni.
7) pregasi di riferire alla Direzione ogni problema in atto e di segnalare eventuali disservizi dando modo allo staff dell’area di poter intervenire immediatamente.
8) presso la Reception esiste un Punto di Primo Soccorso anche Veterinario, a disposizione per qualsiasi evenienza.
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
4 MAGGIO 2014
 
UTAH, "NO" DELLE AUTORITA' AL "MEMORIAL" PER I TACCHINI MORTI
L'AVEVA CHIESTO UNA MILITANTE DELLA PETA
 
Il Dipartimento dei Trasporti dello Utah (USA) ha respinto la richiesta di una militante dell'organizzazione animalista PETA, Amy Meyer, che avrebbe voluto indicare con un piccolo monumento e una scritta il luogo dove centinaia di tacchini avevano perso la vita in un incidente stradale. Gli animali erano trasportati su un camion andato quasi completamente distrutto e pochissimi sono sopravvissuti. Il "roadside memorial" proposto dall'attivista avrebbe dovuto esortare i passanti a "provare la dieta vegana". Le autorità dello Stato dei mormoni hanno negato l'autorizzazione sostenendo che la richiesta "non è conforme agli standard" dell'agenzia governativa che regola i trasporti nello Stato e normalmente concede ai parenti il permesso di "ricordare" con un segno sul ciglio della strada i propri cari deceduti a seguito di incidenti.
 
GEA PRESS
4 MAGGIO 2014
 
Russia – Gli orsi polari spellati. Il risveglio atteso dai bracconieri

 
Isola di Vaygach nel Mar Glaciale Artico. Siamo nella Russia nord occidentale e quanto scoperto è il frutto del primo giorno di spedizione di una missione del WWF. In questo periodo gli orsi polari sono ormai usciti dal letargo invernale.
Due orsi polari uccisi dai bracconieri in due diversi posti. In un caso si è trattato del corpo di un animale trovato all’interno di un edificio abbandonato di una stazione meteo. Appena due ore più tardi, durante le perlustrazione in elicottero, il secondo orso. Si vedeva già da lontano il ghiaccio sporco di sangue. Poi la carcassa spellata.
I due animali sono stati uccisi dai bracconieri che hanno raggiunto i luoghi comodamente seduti in motoslitta. Gli orsi sono stati colpiti alla testa ed al petto.
Secondo il WWF russo si tratta di un fatto molto grave che minaccia ancor di più lo status delle popolazioni di orsi polari russe.  L’intervento degli ambientalisti è avvenuto in collaborazione con la Guardie di frontiera. (foto – WWF Russia)
 
NEL CUORE.ORG
4 MAGGIO 2014
 
LIPU, 2500 RAPACI ALL'ANNO MUOIONO DURANTE LA MIGRAZIONE VERSO NORD
Duecento abbattuti dai bracconieri sullo Stretto
 
"Ogni anno circa 2.500 rapaci muoiono nel loro viaggio migratorio dal Nord Africa verso l'Europa settentrionale. Almeno 200 sono abbattuti dai bracconieri vicino allo Stretto di Messina. Gli altri dall'inquinamento umano e dalle costruzioni artificiali che alterano l'ambiente naturale". Questa la denuncia della Lega italiana protezione uccelli (Lipu), che in questi giorni ha organizzato in Romagna la 49° assemblea dell'associazione. "A cadere sono anche tanti passeriformi'', dice all'Adnkronos Marco Gustin, responsabile Specie Ricerca della Lipu. "Diversi milioni di esemplari volano verso nord lasciando l'Africa in primavera: migliaia di loro cadono sotto i colpi dei cacciatori, soprattutto nel Lazio, in Sicilia, in Sardegna e nelle isole minori della Campania", sottolinea l'esperto. Ogni anno, durante il periodo primaverile, circa 30-40mila esemplari di rapaci lasciano l'Africa e si muovono in direzione dell'Europa settentrionale. Per raggiungere la loro destinazione, gli uccelli attraversano lo Stretto di Messina, lo Stretto di Gibilterra e il braccio di mare turco a nord di Istanbul. Queste aree sono chiamate dagli specialisti ''a collo di bottiglia'', perché rapaci e cicogne, percorrendole, si incanalano lungo la loro rotta migratoria.
Gustin chiarisce che "i rapaci preferiscono volare su queste zone perché possono sfruttare le correnti ascensionali per spostarsi. In questo modo risparmiano energia, dato che per muoversi non devono sbattere le ali, ma semplicemente planare''. Il viaggio dura alcune settimane. ''Durante l'inverno europeo, i rapaci si fermano in Africa - aggiunge il responsabile Specie Ricerca della Lipu - soprattutto a sud del deserto del Sahara. Quando arriva la primavera, si spostano verso nord: raggiungono il bacino del Mediterraneo e l'Europa centro-settentrionale per riprodursi. In queste regioni, infatti, ci sono migliori condizioni per allevare i pulcini, dato che le giornate sono più lunghe e c'é abbondanza di cibo''. L'esperto della Lipu chiarisce che il viaggio migratorio e' molto difficile, sia per i rapaci che per i passeriformi. ''Soprattutto per i secondi - continua Gustin – perché l'inquinamento atmosferico, la deforestazione e le costruzioni dell'uomo riducono l'ambiente in cui possono vivere e nutrirsi. A questi fattori si aggiunge la minaccia del bracconaggio: un'illegale caccia ai volatili, che si verifica soprattutto nel Lazio, in Sicilia, Sardegna e nelle isole minori della Campania''. Se per i rapaci il tasso di mortalità è basso, vicino al 5-10%, per i passeriformi è molto alto: ogni anno, delle decine di milioni di esemplari che migrano, almeno il 50% muore durante la traversata.
 
TRENTINO
4 MAGGIO 2014
 
Padroni in vacanza serpenti in pensione al rettilario Spagnoli
 
di Daniele Peretti
 
TRENTO - L'arrivo dell'estate coincide col periodo di abbandono degli animali domestici. E se avete un serpente e non sapete dove metterlo per andare in vacanza tranquilli, non abbandonatelo ma rivolgetevi alla pensione aperta allo Spagnoli Reptiles: l'unico rettilario del Trentino. «Può non sembrare vero - ci dice Christopher Bernardini che gestisce il nuovo punto vendita insieme a Matteo Pagani e Simone Parise - ma il problema esiste. In Trentino c'è un gruppo abbastanza numeroso di appassionati che tengono varie specie di rettili in casa. Di certo oltre al centro città, anche a Gardolo, Sopramonte e Rovereto. Si tratta di una comunità con la quale ho preso contatto in questi due mesi, da quando ho aperto l'attività». I serpenti, la sua passione. «Sin da piccolo mi sono sempre piaciuti. Ho stressato talmente mia mamma che dopo vent'anni ha ceduto e mi ha dato il permesso di acquistarne uno. Così è arrivato Hexus, un pitone reale di un anno e mezzo, che lascio libero in casa». Pericoloso? «Per nulla. E' solo molto curioso e non lo si può perdere di vista, perché s'infila dappertutto e rischia di farsi male». Dalla passione, alla professione, ed ecco l'apertura del negozio. «É il mio secondo lavoro, sono insegnante di danza. Non sono certo i tempi per mettersi in proprio, ma sono riuscito a mettermi d'accordo con la famiglia Spagnoli per gestire quest'area, dove al momento ho in vendita sette specie di rettili, nessuno velenoso, dei gechi ed un pogona, il drago barbuto del deserto». Si attende buoni risultati di vendita? «Non è solo vendita. La diffusione dei serpenti nelle case trentine, mi ha fatto pensare alla pensione. Il rischio di abbandono per un rettile, d’estate lo considero alto e non sarebbe per nulla simpatico trovare un pitone per strada. Poi c'è uno spazio riservato alla cessione. Proprio ieri è arrivato il primo serpente, un Elaphe detto serpente del grano, che una signora non può più tenere e me lo ha lasciato in conto vendita. Poi ci sarà la didattica. Come maestro di danza sono in contatto con molti bambini, che vorrei coinvolgere per metterli in condizione di imparare a conoscere quella che è forse l'unica razza animale rimasta poco conosciuta all'uomo». Nei terrari anche due boa, un constrictor ed un constrictor imperator. Animali pericolosi? «Solo se si maneggiano male. Hanno le vertigini per cui quando si mettono attorno al collo, stringono naturalmente. Non per fare male, ma solo per paura. Poi dipende dalla stazza e dalla condizioni. Il serpente è curioso per natura. Certo non si può pensare che possa essere un animale da coccole, ma si può creare un rapporto impostato sul rispetto». Mangiano animali vivi? «Non posso sapere quello che fanno i singoli proprietari, ma noi abbiamo una regola: solo animali decongelati. I pitoni, i serpenti del latte e tutti gli altri serpenti mangiano piccoli topi, i boa i due ratti al giorno. Ma a parte la crudeltà di dare in pasto un animale vivo, c'è anche un problema di salute degli stessi serpenti. I ratti possono essere portatori di malattie, ma anche pericolosi per l'incolumità dei boa. Capita che il ratto aggredisca ed uccida il boa, magari pagato 6mila euro». Parliamo di prezzi: «Quelli che ho in negozio vanno dagli 80 ai 160 euro, ma sul mercato ce ne sono di decisamente più costosi». E per chi non si fida a venire in negozio ci sono la pagina facebook (spagnoli reptiles) e il numero telefonico: 3467429715.
 
GEA PRESS
5 MAGGIO 2014
 
Manfredonia (FG) – Cane trainato da un’automobile. Un secondo animale investito più volte e preso a calci
Intervento della Protezione Animali e della Polizia di Stato

 
Una macchina con un cane al traino. E’ successo sabato scorso nei pressi di Manfredonia (FG) lungo la strada che dal grosso centro pugliese conduce a Zapponeta. Un’automobilista di passaggio, notata la scena, avrebbe iniziato ad abbagliare all’autovettura con il cane al laccio. Purtroppo non vi è stato niete da fare. Nonostante la velocità non era eccessiva, il cane appariva sfinito fino a cadere.
Ha così iniziato a strisciare sull’asflato ma solo per pochi metri. La rottura della corda ha infatti  salvato il cane.
Sul posto è sopraggiunta la Polizia di Stato  ed i volontari dell’ENPA. Il cane appariva visibilmente provato ma senza avere subito gravi danni. Tracce di sangue apparivano  solo sulle dita.
Il cagnolino è stato subito preso in consegna dall’ENPA. Secondo Marco Lupoli, Direttore del canile dell’ENPA di Manfredonia, sentito oggi da Geapress, “il cane  stamani si è rimesso in piedi. Non è grave e non corre pericoli sulla vita ma sicuramente è rimasto provato dalla terribile esperienza”.
Del caso si sta ora occupando la Polizia di Stato, ma non è chiaro quali indizi siano stati raccolti dal segnalante.
Più grave, invece, la situazione di un secondo cane ritrovato sulla Strada statale 89 Manfredonia Foggia appena quindici minuti dopo il primo cane. Ripetutamente investito e lasciato agonizzante ai bordi della strada. Secondo un segnalante che ha poi prestato un primo soccorso al povero animale, il cane sarebbe stato spostato a calci per evitare che intralciasse la circolazione stradale.
“Questo secondo cane – spiega a GeaPress Mauro Lupoli – ci preoccupa non poco, sebbene non sia in pericolo di vita. La crudeltà evidentemente non conosce limite – aggiunge il responsabile dell’ENPA – un fatto che preoccupa sempre più anche alla luce della frequenza di questi episodi. Ad ogni modo, entrambi i cani sono accolti presso il canile dell’ENPA e speriamo, soprattutto per il secondo, di potere dare prima possibile la notizia della completa guarigione”.
 
GEA PRESS
5 MAGGIO 2014
 
Reggio Calabria – Uccello rapace impallinato dai bracconieri
Intervento dei Rangers d'Italia

 
Un fatto grave accaduto il primo maggio in località Salice. Una segnalazione pervenuta alla centrale operativa della Questura, riferiva infatti la presenza di un rapace ferito. L’intervento, su richiesta della stessa Polizia di Stato, è stato operato dalle Guardie Zoofile dei Rangers d’Italia i quali potevano in effetti constatare le presenza di una Poiana atterrata.
L’esemplare ritrovato veniva quindi condotto presso  la clinica veterinaria del dott Antonino Santisi.
La Poian (Buteo Buteo), riferiscono le Guardie Zoofile, è un uccello da preda tipico dell’Europa. Ha una lunghezza peculiare tra i 51 e i 57 cm con una apertura alare dai 110 ai 130 cm,  che lo rende  un predatore di medie dimensioni. E’ un rapace di forme compatte, frequenta ambienti semi-boscati con alternanza di zone a vegetazione prevalentemente erbacea in cui caccia e zone a vegetazione arborea. E’ molto simile al Falco Pecchiaiolo (Pernis Apivorus) che in  questo periodo migra nello Stretto di Messina.
Il  ferimento del rapace, fatto segno dei colpi esplosi da bracconieri, ripropone come ogni anno il problema del bracconaggio primaverile in riva allo stretto. Infatti, anche quest’anno  le Guardie zoofile dei Rangers d’Italia, saranno impegnate in appositi servizi, lungo il litorale ionico e tirrenico della provincia Reggina, servizi effettuati, nell’ambito della Vigilanza Ambientale e Zoofilo-Venatoria e che vengono mantenuti con continuità  e finalizzati alla prevenzione di eventuali illeciti in materia.
I ringraziamenti dei Rangers d’Italia sono ora rivolti al cittadino che si è messo in contatto con la Questura oltre che al personale della Polizia di Stato che si è dedicato con scrupolo alla risoluzione del problema avvertendo a sua volta le Guardie zoofile.
 
GEA PRESS
5 MAGGIO 2014
 
Reggio Calabria – Fuoco incrociato sui rapaci in migrazione
La denuncia del CABS: hanno sparato da più punti della rotta migratoria
 
Intensa attività di bracconaggio nella giornata di domenica ai danni dei rapaci migratori sul versante calabrese dello Stretto di Messina. Ne danno notizia i volontari del CABS impegnati nel campo antibracconaggio giunto alla sua trentesima edizione.
Le particolari condizioni atmosferiche, con vento forte da Nord/Ovest e soprattutto la perturbazione presente a Nord di Reggio Calabria, hanno spinto per tutto il giorno i rapaci nell’area meridionale della città, quella a maggior rischio. In mattinata sono state accertate attività di bracconaggio nelle zone di Croce Valanidi e Bocale. In quest’ultima località i volontari, dopo aver assistito all’abbattimento di un Falco Pecchiaiolo, hanno allertato il Nucleo Operativo Antibracconaggio. Le ricerche del falco  e dei responsabili non hanno purtroppo avuto esito positivo.
Nel pomeriggio l’intensa attività di bracconaggio è stata riscontrata in Contrada Vena di Motta San Giovanni.  I rapaci, purtroppo, transitavano a quote bassissime letteralmente schiacciati dal forte vento. Alcuni di loro, sfiniti, hanno poi tentavano di posarsi in un bosco di querce venendo accolti da decine di colpi di fucile.
Anche in questo caso i volontari del CABS presenti nella zona hanno allertato il NOA, ma a quanto pare non è stato possibile individuare alcuno dei responsabili.
La presenza di volontari e del Corpo Forestale dello Stato ha comunque scongiurato l’abbattimento degli altri falchi che sono transitati sul bosco fino al sopraggiungere dell’oscurità, quando si sono posati sugli alberi per trascorrere la notte.
Non si hanno notizie, invece, di quanto accaduto nelle zone di Embrisi e Santa Venere, le altre aree a forte rischio di bracconaggio, dove si dirigeva il flusso di rapaci in transito su Motta San Giovanni.
 
GEA PRESS
5 MAGGIO 2014
 
Castiglione della Pescaia (GR) – Gabbia-trappola per gazze
Denunciato dalle Guardie della LAC

 
Intervento delle  Guardie Zoofile/Ambientali della LAC Toscana, a seguito di segnalazione pervenuta nella giornata di ieri. Una gabbia trappola, questo all’oggetto della segnalazione, nei pressi della Diaccia Botrona, a Castiglione della Pescaia (GR). Sembra che l’arnese fosse stato posizionato per la cattura della gazze proprio innanzi al giardino di una villa.
Le Guardie della LAC (lega Abolizione Caccia) accertata l’effettiva presenza della gabbia, abilmente occultata con delle frasche, chiedevano così l’intervento della Polizia Provinciale.
All’interno dell’arnese risultavano trappolate due gazze le quali, prelevate dagli operatori intervenuti, venivano poste in libertà. Sotto sequestro, invece, la gabbia trappola.
Ad avviso della LAC, quanto avvenuto rappresenta un episodio molto grave. L’area oggetto dell’intervento era infatti  al confine con la Riserva Naturale della Diaccia Botrona oltre che in periodo primaverile quando la fauna selvatica è in pieno periodo di riproduzione. Queste illegittime catture, commenta sempre la LAC, arrecano un danno enorme agli animali,  sia per i soggetti adulti che vengono catturati e uccisi, sia per i piccoli nidiacei che moriranno di fame in attesa dei genitori che mai torneranno dai loro piccoli (L’art. 1 della direttiva Europea n. 2009/147/CE vieta anche solo il disturbo all’avifauna durante il periodo di riproduzione).
La LAC presenterà una denuncia alla Procura della Repubblica di Grosseto e si costituirà parte civile contro il responsabile, anche per il reato di Maltrattamento di animali, considerando che le gazze catturate si trovavano in una gabbia trappola di piccole dimensioni che  impedivano il regolare movimento e l’apertura alare. Una di queste era anche senza acqua.
La denuncia per il presunto bracconiere è quella di caccia in periodo di divieto generale e uso di mezzi vietati.
Chiunque voglia segnalare atti di bracconaggio o maltrattamenti di animali può contattare la sede Nazionale della vigilanza LAC al numero 0566/88080 oppure al numero 3392859066.
 
TRENTINO
5 MAGGIO 2014
 
Richiami vivi, la condanna dell’Unione europea
 
di Ivana Sandri
 
TRENTO - Che l'uso di richiami vivi - uccelli catturati con le reti e utilizzati per attirare i propri simili che verranno uccisi a fucilate dai capannisti - non piaccia agli Italiani è dimostrato dalle decine di migliaia di firme raccolte da Lac e Lipu, e consegnate rispettivamente alla Commissione Petizione dell'Ue e al Parlamento italiano. Tenuti in piccolissime gabbie, senza poter volare e nemmeno aprire le ali, al buio, spesso imbottiti di ormoni per indurli al canto quando vengono appesi fuori dai capanni, in questi giorni se ne discute alla Camera dei deputati, come pure della legge 157/1992 che permette questa pratica in contrasto alle direttive europee: la loro cattura viene praticata con reti da uccellagione in deroga alla direttiva Uccelli 147/2009/Ue che le vieta. Agguerrito contro i richiami vivi è Andrea Zanoni, che come eurodeputato e vice presidente dell'Intergruppo Benessere degli animali al Parlamento europeo ha fatto approvare un emendamento che prevede che la legge europea sul benessere degli animali debba includere misure volte a risolvere il problema del possesso di uccelli selvatici, catturati o allevati, utilizzati come richiami vivi nella caccia di uccelli migratori, in condizioni incompatibili con la loro natura. Le reti per la cattura sono utilizzate in Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Marche e nella provincia di Trento, portando all'apertura ufficiale in febbraio della procedura di infrazione 2006/2014 da parte della Commissione europea verso l'Italia, poiché si ritiene vi siano numerose alternative alla cattura di uccelli a fini di richiamo e che la caccia si possa fare senza l’utilizzo dei richiami. Si denuncia quindi la non selettività dei metodi di cattura, l’assenza di controlli nonché di trasparenza sull’effettivo numero di richiami detenuti dai cacciatori e si chiarisce che l’Italia è venuta meno agli obblighi della "direttiva uccelli", chiedendo al governo di sanare con urgenza la situazione. Secondo Zanoni, che il 25 maggio si ricandida al Parlamento europeo per continuare le sue battaglie a tutela degli animali e dell'ambiente, in Europa l'utilizzo dei richiami vivi è sconosciuto e l'Italia è l'ultimo dei paesi Ue a praticarlo. Assieme alle oltre 50.000 firme raccolte, la Lipu ha presentato un emendamento alla legge europea 2013 bis, in discussione alla Camera, che vieta l'uso dei richiami vivi e che risolverebbe la messa in mora. Ora il governo è chiamato ad assumersi le proprie responsabilità, per evitare che l'interesse di pochi comporti una condanna e pesantissime sanzioni.
 
LA NUOVA VENEZIA
5 MAGGIO 2014
 
Polizia a caccia di tre cinghiali avvistati a Porto S.Margherita
 
CAORLE (VE) - Tre cinghiali al mare. La segnalazione è giunta ieri mattina: i tre animali sono stati avvistati mentre attraversavano la strada in direzione Porto Santa Margherita dal quartiere di Sansonessa provenienti dalle strade sterrate vicine alla campagna. Sul posto sono subito giunti gli agenti della polizia provinciale, della Polizia municipale e ovviamente della Forestale ma l’operazione di ritrovamento e di cattura è stata più lunga del previsto. Con l’avvicinarsi del crepuscolo, infatti, i cinghiali, probabilmente scappati da qualche fattoria delle campagne limitrofe, non erano ancora stati recuperati. «Non abbiamo ricevuto alcuna segnalazione da eventuali fattori che hanno denunciato la scomparsa degli animali» spiegano dal comando della Polizia Municipale di Caorle, «probabilmente si tratta di tre cinghiali provenienti dalla vicina Brussa o dalle campagne della zona. Sul posto continuano le ricerche gli agenti della Forestale supportati dalla Polizia provinciale». Se effettivamente i tre animali provenissero da Valle Vecchia, cioè da Brussa, la strada percorsa da questi cinghiali sarebbe sicuramente considerevole ma comunque l’ipotesi non è da scartare.
 
NEL CUORE.ORG
5 MAGGIO 2014
 
SOSPETTO DOPING ANCHE SUI BUOI: CONTROLLI DOPO LA CORSA DI URURI
IL BLITZ DEI CARABINIERI IN PROVINCIA DI CAMPOBASSO
 
Controlli antidoping sui buoi nelle stalle ad Ururi, in provincia di Campobasso, alla fine della "Carrese" del paese, la corsa dei carri trainati dai grossi animali, vinta dai "Giovanotti" seguiti dai "Fedayn" e "Giovani". I carabinieri del nucleo antisofisticazione di Campobasso hanno fatto scattare a sorpresa, così come è accaduto a San Martino in Pensilis (Campobasso), i prelievi di sangue per gli animali per controllare eventuali alterazioni nell'organismo degli stessi o, nel peggiore dei casi, l'utilizzo di farmaci o sostanze proibite per aumentare le prestazioni dei bovini. I risultati sono previsti tra qualche giorno.
 
MODENA TODAY
5 MAGGIO 2014
 
Animali, Montese: daino tratto in salvo dai volontari del Centro fauna
 
Prov. di Modena - I volontari, chiamati sul posto da alcuni agricoltori, hanno liberato l'animale rimasto intrappolato da diverse ore nei rami di un albero a causa della rete metallica di una recinzione
In un bosco vicino Montese uno splendido daino del peso di oltre 80 chili è stato salvato, nella serata di domenica 4 maggio, dai volontari del Centro fauna selvatica Il Pettirosso; l'animale era intrappolato da diverse ore nei rami di un albero a causa di un pezzo di rete metallica di una recinzione rimasto attorcigliato intorno al palco.
I volontari, chiamati sul posto da alcuni agricoltori, hanno tagliato il filo e liberato l'animale che si riprenderà. Nel fine settimana i volontari sono intervenuti, in collaborazione con la Polizia provinciale, anche a Serramazzoni per liberare un capriolo anche in questo caso rimasto intrappolato in una recinzione. Il Centro opera sulla base di una convezione con la Provincia di Modena per il recupero e il salvataggio della fauna selvatica. Per le segnalazioni e richieste di intervento sono attivi 24 ore su 24 alcuni numeri telefonici: 339 8183676-339 3535192 oppure è possibile chiamare anche il servizio 118.
 
EURONEWS
5 MAGGIO 2014
 
Il GPS protagonista della salvaguardia degli animali
 
Meno privacy, più sicurezza: uno scambio in questo caso richiesto alle renne, la cui popolazione non cessa di diminuire. Si ritiene che ce ne siano poco più di un milione, in Siberia.
Ma il monitoraggio aereo negli ultimi anni è diventato troppo costoso, sicché gli scienziati hanno deciso di privilegiare altri metodi, come la geolocalizzazione.
È un programma dell’Università Federale della Siberia a finanziare i collari che vengono applicati agli animali: collari con un trasmettitore GPS, che darà informazioni sulle migrazioni, gli habitat, i luoghi in cui svernano.
“Il trasmettitore è fissato sull’animale e attivato semplicemente rimuovendo la calamita allegata. Da quel momento lo strumento inizia a inviare le proprie coordinate a un ricevitore”.
Minacciate dall’inquinamento, dal cambiamento climatico e dalla caccia di frodo, le renne potrebbero essere salvate proprio da questi collari.
GPS protagonista anche a migliaia di chilometri di distanza, in Australia, dove viene applicato ai pinguini di uno zoo.
Ai ricercatori qui interessa anche la rilevazione accelerometrica: si tratta di capire dove e come si spostano alla ricerca del cibo, nella speranza di trarne deduzioni valide anche per la vita nel mondo libero.
Una ricercatrice della Macquarie University spiega che lo scopo è, in particolare, capire come nuotano:
“Applichiamo questi piccoli accelerometri sui pinguini in cattività, qui allo zoo Taronga, per avere un’idea di come si muovono nello spazio tridimensionale acquatico, quando non li vediamo”.
I ricercatori dicono che il pinguino minore è estremamente vulnerabile alle modificazioni dell’habitat, il che fa di questa specie un indicatore importante sulla salute degli oceani.
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LA TRIBUNA DI TREVISO
5 MAGGIO 2014
 
Parte il colpo, cacciatore ucciso
 
di Silvia Bergamin
 
PIAZZOLA SUL BRENTA (PD) - Un colpo calibro 22, sparato da un fucile ad aria compressa, gli ha sfondato lo sterno. È la dinamica del fatale incidente che è costato la vita a un cacciatore: stava posizionando una carabina di potenza elevata su un treppiede, quando accidentalmente è partito un colpo mortale che l'ha centrato in pieno petto. Enrico Thomas Riello aveva solo 42 anni. E familiari e amici non riescono a farsene una ragione: «Conosceva le armi, le sapeva maneggiare con la necessaria prudenza, avrà eseguito quell'operazione chissà quante volte: come è potuto accadere?». Il tragico incidente è accaduto ieri mattina in via Carbogna a Piazzola sul Brenta, in un appezzamento di terreno di proprietà della vittima. A lanciare l'allarme, verso le 8, è stato Loris Ramina, amico del quarantaduenne: con l'aiuto di altri compaesani avrebbero dovuto sfalciare l'erba, in vista di una festicciola in programma domenica prossima. Al suo arrivo, però, l'uomo si è trovato di fronte una scena agghiacciante, con il corpo dell’amico steso sull'erba, immobile. Ha contattato immediatamente il 118, ma ogni tentativo per rianimare il cacciatore è risultato inutile. Il cuore di Enrico Thomas Riello ha smesso di battere proprio nell'oasi che, insieme a Ramina, aveva poco a poco popolato di frutteti e animali. Immerso nella pace di quella campagna, il quarantaduenne trascorreva ogni istante del suo tempo libero, per ricaricarsi e affrontare con maggiore slancio la sua professione di rappresentante farmaceutico. Ieri mattina, però, qualcosa è andato per il verso storto. Come suo solito, il piazzolese si era recato in via Carbogna per sistemare la sua proprietà. Il tempo era favorevole e la vittima voleva approfittare della bella giornata di sole per tagliare l'erba e accudire gli animali della piccola fattoria. Secondo la ricostruzione effettuata dai carabinieri della stazione di Piazzola sul Brenta e del Norm di Cittadella, Riello si sarebbe recato all'interno del capanno da caccia che aveva adibito anche a ricovero attrezzi. Con ogni probabilità stava caricando sul treppiede la carabina ad aria compressa: un'arma con una potenza piuttosto alta, 50 joules. Per ragioni ancora tutte da definire, inaspettatamente è partito un colpo. Gli investigatori hanno notato un particolare che risulterebbe decisivo per ricondurre la morte a un drammatico incidente: l'arma era sprovvista del ponticello che sta a protezione del grilletto, molto probabilmente il cacciatore l'aveva rimosso per poter installare la carabina sul treppiede; ma così facendo avrebbe ridotto i sistemi di sicurezza e il colpo sarebbe esploso, finendo col perforargli il petto, con un proiettile calibro 22. In un ultimo tentativo di salvarsi, Riello sarebbe uscito dal capanno riuscendo a percorrere una quarantina di metri prima di collassare al suolo. Forse il suo intento era quello di raggiungere la Fiat Panda che aveva parcheggiato poco distante e lanciare una richiesta d'aiuto. A causare il decesso sarebbe stata un'emorragia interna. L'area è stata posta sotto sequestro con un provvedimento dell'autorità giudiziaria, mentre sul corpo della vittima è stata ordinata l'autopsia. Sul posto è arrivato il medico legale che ha ipotizzato che la morte possa essere avvenuta tra le 7 e le 8.
 
IL FATTO ALIMENTARE
5 MAGGIO 2014
 
Tossina di shiga in carne bovina dai Paesi Bassi e insetticida in pomodori secchi italiani… Ritirati dal mercato europeo 59 prodotti

Valeria Nardi

 
Nella settimana n°18 del 2014 le segnalazioni diffuse dal Sistema rapido di allerta europeo per alimenti e mangimi sono state 59 (quattro quelle inviate dal Ministero della salute italiano).
L’elenco comprende una sola allerta, per la presenza di tossina di Shiga, prodotta dal gruppo Escherichia coli, in carni bovine non disossate, refrigerate e imballate sotto vuoto, provenienti dai Paesi Bassi.
Nella lista dei lotti respinti alle frontiere e/o delle informative sui prodotti diffusi che non implicano un intervento urgente troviamo: aflatossine in noccioli amari di albicocca originari dell’Uzbekistan e spediti dalla Turchia; presenza di uova non dichiarata in etichetta tra gli ingredienti in chele di granchio impanati e surgelati dalla Cina; conteggio troppo elevato di Escherichia coli in vongole refrigerate (Tapes semidecussatus) da Italia.Questa settimana tra le esportazioni italiane in altri Paesi che sono state ritirate dal mercato, la Francia segnala la presenza di Salmonella typhimurium in spalle di tacchino congelate; la Germania segnala la presenza di insetticida (tetradifon) in pomodori secchi.
 
ALTO ADIGE
5 MAGGIO 2014
 
Evitare la leishmaniosi grazie ai prodotti repellenti
 
di Alan Conti
 
BOLZANO - Si riavvicina l’estate e all’orizzonte comincia a stagliarsi il profilo delle vacanze e, purtroppo, il ronzio delle zanzare. Quello che per noi è un insetto fastidioso può essere per il nostro cane una minaccia assai più seria. Leishmaniosi e filariosi, infatti, non sono più malattie sconosciute ai padroni, ma un bel ripasso stagionale vale la pena farlo. Si tratta di malattie trasmesse da vettori esterni che inoculano nel cane parassiti in grado di portarlo anche alla morte. Ci sono, però, delle differenze marcate tra le due. La leishmaniosi, infatti, è trasmessa dalla puntura di un pappatacio, insetto più simile a un moscerino che a una zanzara, e purtroppo non permette una profilassi che sia sicura senza possibilità di contagio. Diverso il caso della filariosi causata da alcune larve iniettate dalle zanzare capaci di svilupparsi in vermi fino a 15 centimetri andando a stringere la zona dei polmoni e del cuore. Qui, infatti, esiste un procedimento che permette di mantenere il cane protetto senza dubbio alcuno. Partiamo, dunque, da quest’ultimo caso per farci spiegare dal veterinario Georg Moser come procedere senza incorrere in preoccupazioni. «In questo caso la prevenzione è facile e necessaria. Esiste un farmaco che va somministrato entro 30 giorni dall’eventuale contatto con la zanzara. Ha un’azione retroattiva e copre, appunto, fino a 30 giorni: per soggiorni più lunghi in zone a rischio è consigliata una somministrazione con cadenza mensile. Ci sarebbe anche la possibilità di fare una puntura che copre fino a 9 mesi, ma non conviene per chi va al Sud solo per il periodo delle vacanze». Più complesso, come detto, affrontare la leishmaniosi. «Qui è necessario usare prodotti repellenti per le zanzare come Advantix, Exspot o collari tipo Scalibor. Presente anche un liquido che si può somministrare 10 giorni prima della partenza per 30 giorni consecutivi. Da due anni è uscito anche un vaccino che, tuttavia, ha scarso effetto e viene sconsigliato dagli specialisti». La casistica più pericolosa è quella di una puntura del pappatacio che avvenga a breve distanza da un’altra puntura su un cane contagiato. Va da sé che la presenza massiccia dell’insetto fa la differenza. A Bolzano, però, la scorsa stagione il veterinario Luca Pazzini ha denunciato il primo caso di infezione contratta sul territorio altoatesino. Era aprile, poi non ci furono altri casi. Meglio, comunque, non sentirsi troppo al sicuro perché la facile circolazione di persone e animali comporta un ampliamento delle zone considerate a rischio.
 
LA ZAMPA.IT
5 MAGGIO 2014
 
Max, il cane amico del gattino disabile
Il micio soffre di una sindrome che ne limita fortemente le capacità motorie
 
FULVIO CERUTTI
 
Ralphee è un gattino che sin dalla nascita ha dovuto convivere con una difficile disabilità: ipoplasia cerebellare felina. Una sindrome che compromette il corretto sviluppo del cervelletto con conseguenti problemi nelle capacità motorie e di coordinamento dei movimenti. 
Un animale goffo, piccolino e indifeso come Ralphee potrebbe avere seri problemi con gli altri animali, figuriamoci con un cane molto più grande di lui. Ma questo non è il caso di Max, un cane che l’ha praticamente adottato. 
Il gattino è stato trovato in un fienile vicino a un cavallo, probabilmente abbandonato da sua madre a causa della disabilità. Ma non da Max che, da quando il felino è arrivato a casa, ha iniziato a seguirlo incuriosito. Così è nata la loro amicizia, sempre insieme incurante dell’andatura da “marinaio ubriaco” che caratterizza i movimenti di Ralphee. La sindrome di cui soffre il felino non degenerativa e non dovrebbe ridurne l’aspettativa di vita: i due potranno giocare ancora a lungo.
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LA ZAMPA.IT
5 MAGGIO 2014
 
Colpito da ictus, torna a gareggiare con il suo cane: “Lei mi ha sempre sostenuto”
Tre anni dopo aver rischiato la vita, un uomo rinasce grazie al suo Bull Terrier
 
FULVIO CERUTTI
 
«Sono stato colpito da un ictus. Mi hanno detto che per otto giorni era come se fossi morto. Poi hanno portato la mio cagnolina in ospedale, è saltata sul letto e mi ha leccato la faccia. E’ la prima cosa che mi ricordo e ho pensato: “ora posso tornare”». Trattiene a stento le lacrime il signor Gordy Bane mentre racconta il suo rapporto con la sua Ginger. Tre anni fa la sua vita sembrava destinata a essere limitata dalla malattia, ora invece è tornato anche a partecipare alle gare di “obidience”. In un video, realizzato al 2014 Akc National Obedience Championship in Pennsylvania, l’uomo racconta commosso quanto sia stato importante la sua inseparabile Bull Terrier: «Lei è il primo cane che ho formato, non l’avevo mai fatto prima. Però lei non è la mia studentessa, lei è la mia partner. Sembra rendere tutto più semplice e quando ho avuto bisogno mi ha sostenuto» 
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NEL CUORE.ORG
5 MAGGIO 2014
 
WASHINGTON, LA MARCIA A FAVORE DEI PITBULL: LASCIATECI I NOSTRI CANI
Migliaia di persone hanno manifestato negli Stati Uniti
 
Gli amanti dei pitbull si sono riuniti al Campidoglio, a Washington, l'altro ieri per una manifestazione contro "la legislazione specifica sulla razza", che vieta o comunque limita la proprietà di cani da razza, il più delle volte pitbull. "Grazie per essere venuti oggi", ha gridato l'attrice comica Rebecca Corry, che ha organizzato la Million Pibble March, la marcia dedicata ai "pibble", nome affettuoso per questi quattrozampe, a nome del suo cane Angel, che aveva subito gravi abusi da un proprietario precedente. Lo fa sapere "HuffPost".
"Oggi stiamo inviando il messaggio al legislatore federale, statale e locale che uccidere e vietare la vittima non è e non sarà mai giusta, o la risposta", ha detto Corry. "Le persone che cercano di porre fine al pitbull terrier vivono a un livello basso e necessitano di essere salvati. Purtroppo, cercando di ragionare con questi sciocchi è come chiedere a una persona senza braccia di darvi un abbraccio".
In un giornata calda, la folla festante - alcune migliaia secondo le stime degli organizzatori - ha condiviso il messaggio. Alcuni hanno espresso il loro supporto con magliette e cartelli pro-pit. Brianna Creash, che è arrivata in macchina per la marcia da New Jersey con la madre, ha mostrato un grande tatuaggio sulla coscia del cane di famiglia, Maggie, di due anni e mezzo. L'animale si è unito alla famiglia circa due anni fa, dopo che il patrigno di Creash l'ha visto che mangiava spazzatura per le strade di Philadelphia. "E' letteralmente saltato sul camion", ha detto Creash. "Lei si è messa a sedere accanto a lui e non l'ha mai lasciato", ha aggiunto la mamma, Michelle Olk, la quale ha anche fatto sapere che, quando Maggie è arrivata, i genitori hanno trascinato i loro figli dall'altra parte della strada quando hanno visto arrivare il cane. In questi giorni, ha confessato, quegli stessi bambini vanno a casa loro per chiedere: "Maggie può Maggie uscire a giocare?". I bimbi hanno battuto il pregiudizio, molti adulti ancora no.
 
NEL CUORE.ORG
6 MAGGIO 2014
 
TALAMONA (SO), GATTINO CENTRATO ALLA COSCIA DA UNA BALESTRA
LAV: UN GESTO DI PRIMORDIALE INADEGUATEZZA CULTURALE
 
"Un gesto di primordiale inadeguatezza culturale, inconcepibile ai tempi moderni". Così la Lav Sondrio si è espressa dopo aver denunciato all'autorità giudiziaria il ferimento di un gattino con una balestra. "Siamo di fronte - hanno spiegato gli animalisti al quotidiano 'Il Giorno' - ad un ennesimo grave gesto compiuto a danno di un gatto randagio di una colonia felina a Talamona". Il terribile episodio è accaduto la sera di mercoledì 30 aprile. In ambulatorio dalla coscia del micetto ferito è stato estratto "un oggetto che a prima vista parrebbe un dardo di balestra - fa sapere l'associazione -: recuperato, costituirà in fase d'indagine elemento probatorio".
La Lav, intanto, si è occupata della cura del gatto, che fortunatamente non è morto. "Ringraziamo i cittadini che ci hanno allertato e che hanno custodito il gatto, seppur con molte difficoltà, sino all'arrivo del veterinario. Chiediamo al Comune di Talamona l'adozione di un regolamento di tutela dei diritti degli animali in linea con le attuali norme giuridiche", concludono gli attivisti.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
6 MAGGIO 2014
 
Spariti i mici della Restera «È il gesto di irresponsabili»
 
SILEA (TV) - Notte dopo notte, la colonia felina lungo la Restera a Silea è stata eliminata. Degli undici mici che la popolavano, ne sono rimasti due. Di Bianchina, Musetta, Coccolona, nessuna traccia, così come di Matteo, Pippo, Grigione e degli altri gatti che facevano base non lontano dalla Centrale. «I gatti sono spariti di notte, uno dopo l’altro. Gli ultimi una decina di giorni fa», racconta Annalisa Del Zotto, la “gattara” di Preganziol che con altri volontari si prende cura dei mici, «È una colonia felina che esiste da almeno cinque anni, autorizzata dal Comune di Silea e dall’Usl, gli animali sono sterilizzati e da tempo un volontario ha costruito delle casette per loro. Abbiamo paura che sia stato fatto loro del male». Già lo scorso anno due mici erano stati impallinati con pallini ad aria compressa e lasciati feriti. Chi abbia fatto sparire i gatti e soprattutto perché, resta un mistero. Nessun sospetto fondato, le ricerche non hanno dato alcun esito. L’unica certezza è che, uno dopo l’altro, i gatti della colonia sono scomparsi. E proprio il fatto che siano spariti a intervalli regolari e sempre di notte fa sospettare che dietro ci sia un vero e proprio progetto di annientamento della colonia felina. «Chi sa, si faccia avanti», è l’appello dei “gattari”.
 
CANICATTI’ WEB
6 MAGGIO 2014
 
Agrigento, pitbull sfugge al padrone in pieno centro e ammazza un pincher
 
Un cane di razza Pitbull ha azzannato mortalmente un cagnolino Pincher. L’aggressione è avvenuta, ieri mattina in piazza Cavour, al viale della Vittoria, davanti agli occhi di decine di passanti. I testimoni parlano di un vero e proprio”assalto” da parte del cane di grossa taglia al cagnolino. Il Pitbull, che non indossava la museruola e non era tenuto a guinzaglio, secondo una prima ricostruzione della Polizia Municipale, sarebbe riuscito ad eludere la sorveglianza del padrone. All’improvviso come una furia si è avventato contro la piccola bestiola, al guinzaglio e per paura presa in braccio dalla padrona. Mordendolo ad una gamba l’ha praticamente “strappato” dalle mani della donna.  Attimi di terrore per chi ha assistito all’aggressione. Il grosso cane si è fermato solo dopo l’intervento del proprietario. Il Pincher è rimasto sul pavimento sanguinante e con una grave ferita all’addome. E’ stato soccorso, e dopo l’arrivo sul posto dei vigili urbani, consegnato alla veterinaria Leila Li Causi. Il cagnolino è stato sottoposto ad un delicato e difficile intervento chirurgico. Sembrava potesse riprendersi, invece, nel tardo pomeriggio però le condizioni si sono ulteriormente aggravate e a causa delle gravissime lesioni riportate all’intestino è morto, mentre era assistito da quella che è stata per diversi mesi la sua famiglia.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
6 MAGGIO 2014
 
Galline in gabbie minuscole allevatori assolti dal giudice
 
GODEGA DI SANT’URBANO (TV) - Erano accusati di maltrattamento di animali: secondo quanto riportato dagli ispettori dell’Usl le galline ovaiole di un allevamento di Godega erano stipate in gabbie troppo strette, fino a sei o sette esemplari in spazi di 45 centimetri per 40. A portare all’attenzione dei veterinari dell’azienda sanitaria la situazione era stato lo stesso Comune di Godega, allarmato dalla pioggia di denunce giunte da quanti risiedevano vicino all’allevamento: puzza insopportabile, una quantità di mosche mai vista prima. Gli ispettori, effettivamente, nella relazione successiva all’ispezione, avevano rilevato condizioni igieniche «alquanto precarie». Nel corso del processo però, che si è chiuso ieri con un’assoluzione piena, sono emerse le motivazioni degli allevatori: le galline erano state trasferite per essere salvate. Pochi giorni prima del controllo dell’Usl infatti un fulmine aveva colpito uno dei due capannoni in cui erano allevate le galline, facendo saltare l’impianto di aerazione. Ecco perché le bestiole superstiti erano state trasferite, in via temporanea, nel secondo capannone, in attesa di riparare il danno.
 
IL TIRRENO
6 MAGGIO 2014
 
Gazze intrappolate, bracconiere nei guai
 
CASTIGLIONE DELLA PESCAIA (GR) - Quando sono arrivati davanti al cancello di quella villa non credevano ai loro occhi. E hanno chiamato subito la polizia provinciale che insieme alle guardie zoofile della Lac hanno liberato due gazze finite in trappola. È successo due giorni fa vicino alla Diaccia Botrona dove era stata sistemata una gabbia-trappola per le gazze. La polizia provinciale ha provveduto al sequestro e alla denuncia del responsabile per il reato di caccia in periodo di divieto generale e uso di mezzi vietati. All'interno della gabbia erano rimaste intrappolate due gazze, liberate subito dopo il sequestro. Episodio gravissimo, considerando che la gabbia trappola era posizionata al confine con la riserva naturale della Diaccia Botrona, e in periodo primaverile quando la fauna selvatica si riproduce. La Lega anti caccia presenterà una denuncia alla Procura e si costituirà parte civile contro il responsabile, anche per il reato di maltrattamento di animali, considerando che le gazze catturate si trovavano in una gabbia trappola di piccole dimensioni che impediva loro di muoversi e aprire le ali. Una di queste, poi, era stata lasciata senza acqua. Chiunque voglia segnalare casi di bracconaggio può chiamare la Lac ai numeri 0566/88080 oppure al numero 339/2859066.
 
GEA PRESS
6 MAGGIO 2014
 
PARCO NAZIONALE DELL’ALTA MURGIA – A caccia di notte, con il fucile rubato occultato e pastura di olio minerale esausto
Il Corpo Forestale dello Stato: numerosi gli atti illegali compiuti nel Parco
 
Avevano occultato le armi in un’area isolata del Parco Nazionale dell’Alta Murgia. A convergere in località “Jazzo Rosso” dell’agro di Ruvo di Puglia (BA), sono stati però i Forestali del  Coordinamento Territoriale per l’Ambiente del  Parco Nazionale dell’Alta Murgia – Comando Stazione di Ruvo di Puglia. Dopo una lunga attività di indagine con osservazioni e appostamenti hanno colto in flagranza due soggetti che, stante il comunicato della Forestale, si stavano preparando ad una battuta nottura di caccia al cinghiale.
Le indagini di polizia giudiziaria hanno  permesso di accertare come l’attività di caccia illecita era effettuata con due fucili riportanti i numeri di matricola, di cui uno risultato rubato nel 2009 e l’altro di provenienza  ignota. Le armi erano state inoltre occultate nel luogo prescelto, all’interno di una sacca ricavata da una camera d’aria di un pneumatico e di un tubo in PVC a perfetta tenuta stagna.
Nei luoghi vi era inoltre una pastura per i ungulati. Sarebbe servita per attirare ed abbattere gli animali. Il pastone era un miscuglio di olio minerale esausto, sfarinato di cereali e cibo avariato.
Le successive indagini hanno altresì acclarato che uno dei due individui era in possesso di regolare licenza di caccia mentre l’altro con uno specifico precedente di polizia in materia di armi non possedeva alcuna abilitazione. Le indagini successive dei forestali del Comando Stazione di Ruvo di Puglia su disposizione del P.M. titolare saranno volte ad accertare l’esatta provenienza dell’altra arma al momento ignota.
I due soggetti dovranno ora rispondere di ricettazione, di gravi reati in materia di armi (detenzione e porto) oltre alle violazioni penali in materia di tutela di aree protette e di caccia illegale. La Procura della Repubblica c/o il Tribunale di Trani ha già convalidato il sequestro dei due fucili e del munizionamento effettuato d’iniziativa dal Corpo Forestale dello Stato.
“Nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia – ha dichiarato il Commissario Capo Giuliano Palomba -  è vietata la cattura, l’uccisione, il danneggiamento e il disturbo di tutte le specie animali, e quindi è assolutamente illegittima l’attività di caccia. Gli uomini del Corpo Forestale dello Stato hanno intensificato negli ultimi mesi il controllo sull’attività di bracconaggio. Anche nell’ultimo anno  diverse sono le persone che sono state denunciate all’Autorità Giudiziaria per aver esercitato l’attività di caccia all’interno del Parco o nelle zone limitrofe. Purtroppo i bracconieri nonostante i controlli effettuati dagli uomini del C.T.A di Altamura e dai Comandi Stazione di Ruvo Altamura, Gravina, Andria continuano l’attività non legale, e per eludere i controlli dei Forestali pongono in essere sistemi di caccia non convenzionali, facendo uso di tecniche di caccia silenziose, con l’ausilio anche di mezzi vietati. L’attività di indagine messa in atto dai Forestali anche con l’ausilio di telecamere, ha evidenziato la caccia attraverso l’investimento degli stessi animali con potenti autovetture, l’utilizzo dei lacci d’acciaio, vere e proprie trappole per tutta la fauna selvatica e l’utilizzo di armi che vengono nascoste nei boschi. E’ in corso di accertamento l’uso di balestre”
 
IL TIRRENO
6 MAGGIO 2014
 
Trovano un pitone in giardino
 
PISTOIA - Quando lo hanno scorto nel loro giardino di casa non credevano ai loro occhi. Poi, con cautela, si sono avvicinati e si sono resi conto che non era un abbaglio: davanti a loro c’era un serpente, per la precisione un pitone reale di circa un metro di lunghezza. Intontito dalla temperatura non proprio estiva, il rettile se ne stava immobile, seminascosto dall’erba, per cui per la giovane coppia di Bottegone non è stato difficile prenderlo e metterlo in una grossa scatola, per poi iniziare quella che è stata le vera avventura: trovare qualcuno a cui affidarlo. L’insolito ritrovamento è avvenuto nel tardo pomeriggio di domenica, in via del Pratale, nel giardino di una colonica ristrutturata in mezzo ai vivai della Piana. I padroni di casa hanno provato a contattare anche lo Zoo di Pistoia per trovare una casa al giovane pitone, ma la normativa che riguarda gli animali esotici ha delle maglie molto strette che impediscono a chiunque di accoglierne uno senza rispettare la lunga trafila burocratica creata per impedirne il traffico illegale. Fatto sta che la coppia, attorno alle nove di sera, si è arresa e ha chiamato i vigili del fuoco di Pistoia. Una squadra è andata in via del Pratale, ha preso in consegna il serpente e lo ha portato in caserma, dove, verso le dieci e mezzo è arrivato un veterinario. E’ stato lui a portarlo nel proprio ambulatorio e a metterlo in un’apposita teca riscaldata, che sarà per un po’ la sua casa. Probabilmente il giovane pitone è stato abbandonato nella campagna di Bottegone da qualcuno che lo teneva in casa abusivamente e che non intendeva più occuparsene.
 
GREEN STYLE
6 MAGGIO 2014
 
Cani tecnologici per le operazioni di salvataggio
 
Terremoti, crolli, alluvioni e disastri naturali di varia natura: in tutti questi casi, la presenza dei cani da soccorso è fondamentale. Senza l’incredibile olfatto e lo straordinario intuito degli amici quadrupedi, infatti, sarebbe molto difficile localizzare vittime sotto le materie, perlustrare edifici pericolanti, portare in salvo molte persone. Ma dove Fido da solo non può arrivare, in aiuto arriva la tecnologia. I ricercatori della North Carolina State University stanno sviluppando delle speciali imbracature, dotate di device all’ultimo grido della tecnologia, per aiutare i cani nelle operazioni di soccorso. Dalle telecamere ai sensori biometrici, dai rilevatori di calore a quelli di gas naturali, le ricerche di Fido si fanno più precise e dettagliate, grazie alla possibilità di monitorare da remoto le azioni dell’animale. Chiamato Smart Emergency Response System (SERS), il progetto vede la perfetta coordinazione tra personale umano, cani, robot, droni e altri device per lavorare insieme durante le condizioni d’emergenza. L’attrezzatura in dotazione può essere modificata a seconda della tipologia di disastro affrontata: sul dorso del cane può essere ad esempio montato un rilevatore di gas, per scoprire se il crollo di un palazzo sia stato causato da una perdita, oppure un contatore Geiger in caso si sospetti l’emissione di radiazioni.
Non è però tutto, perché il cane non può essere considerato solo uno strumento al servizio del team, bensì come un essere vivente dotato di specifiche esigenze e diritti. Così l’imbracatura prevede dei sensori biometrici affinché le funzioni vitali dell’animale – battito cardiaco, ossigenazione del sangue e molto altro – siano costantemente monitorate, così da richiamare Fido qualora un’operazione fosse pericolosa per la sua stessa sopravvivenza. E per gestire il cane da remoto, una serie di altoparlanti e sistemi a vibrazione per consentire all’animale addestrato di comprendere comandi di base come “torna indietro” o “cerca”.
L’ingegnoso e utile dispositivo è ancora in fase di studio e parteciperà alla prossima Smart America Challenge, una competizione per premiare l’innovazione e la ricerca negli Stati Uniti.
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ETICAMENTE
6 MAGGIO 2014
 
Come ti manipolo lo studio scientifico…e ti trasformo i vegetariani in malati cronici
 
Febbraio 2014.
Sulla rivista Plos One esce un piccolo e mal-disegnato studio austriaco sulla salute di “carnivori” e “vegetariani” in quella nazione. (1)
Lo studio non fa in tempo a venir tradotto e a circolare nel Bel Paese che  ovunque su blog e pagine Facebook escono dei titoli agghiaccianti:
“Il regime alimentare che ACCRESCE tumori e infarti”. (2)
LA STAMPA sottotitola: “Essere vegetariani fa male alla salute” (3)
LA REPUBBLICA a sua volta riporta che i vegetariani sono a più rischio tumori.
Era davvero questa la conclusione dello studio in questione?
Andiamo a vedere gli elementi principali, con i dati incontrovertibili,  vediamo come sono stati manipolati dai mass-media, e togliamoci le fette di salame dagli occhi (e dal piatto)…
a) IL CAMPIONE
Per lo studio sono stati selezionati meno di 1.500 austriaci, tra cui 330  “vegetariani”. (1)
Erano davvero tutti vegetariani questi 330 intervistati?
ASSOLUTAMENTE NO.
I ricercatori avevano trovato così pochi vegetariani  e ancora meno vegani da dover unire a questo gruppo anche i “pescetariani”, ovvero persone che consumano raramente la carne ma che consumano al suo posto il pesce e ancora latte, formaggi, uova ecc.
Chiamare tutto questo gruppo quello dei “vegetariani” richiede veramente un bel coraggio.
Questi chiaramente erano ricercatori coraggiosi…
Vegetariani, Vegani o Pescetariani?
Nonostante fossero i pescetariani a dominare, in termini percentuali, i risultati di tutto il gruppo sono stati generalizzati parlando sempre di “vegetariani”. Se i titoli di giornale avessero parlato di “pescetariani” già le cose sarebbero state più veritiere.
Invece stranamente il nome “pescetariani” non compare quasi da nessuna parte dove è stata riportata la notizia.
Spariti come per magia!
Al loro posto invece, in alcuni titoli di giornale, ecco apparire i vegani!
Quanti vegani c’erano nel gruppo, cioè di “puri vegetariani” che non consumano ALCUN cibo animale?
Pochissimi. Erano il gruppo dalla percentuale inferiore, spiegano i ricercatori.
Per l’esattezza, rappresentavano solo lo 0,2% di tutti gli intervistati! (1)
Talmente pochi che i risultati NON si possono chiaramente generalizzare anche a loro…
Tra l’altro, come ammettono gli stessi ricercatori, agli intervistati non è stata data una chiara definizione dei vari gruppi alimentari, è stato solo chiesto loro di auto-definirsi. (1,5)
Inoltre, come sanno i ricercatori e giornalisti più seri, uno studio dal campione così piccolo non ha mai pretese di avere grande rilevanza (a meno che si parli di studi clinici o di una malattia già molto rara ecc.).
Questo non è certo uno studio da prime pagine dei quotidiani o che meriti di finire in un telegiornale serio.-
I giornali che l’hanno riportato però ne parlano mettendolo alla stregua di studi ben più rilevanti, dove i vegetariani o vegani studiati sono invece nell’ordine delle decine di migliaia, con risultati totalmente a loro favore, come il famosissimo Adventist Health Study 1 e 2 o l’EPIC study europeo e molti altri.
(Questi studi, chissà perchè, fanno sempre poca notizia anche quando si parla di DIMEZZAMENTO del rischio di infarti o di diabete o di certi tumore per i vegani…).
b) IL TIPO DI STUDIO
Cross-sectional, ovvero, uno studio trasversale, di quelli che fanno una fotografia in un preciso momento e la descrivono.
In questo caso la foto è stata fatta alla popolazione austriaca, scegliendo circa 1.200 persone come campione.
Queste persone, o i dati relativi alla loro salute,  non sono stati monitorati e raccolti nel tempo, per vedere chi di loro avesse sviluppato nel tempo più malattie e poi confrontando la loro dieta.
Questa è stata una fotografia del momento presente e basta.
Questi studi NON POSSONO in nessun modo far arrivare a conclusioni che parlino di rapporti di CAUSA-EFFETTO, soprattutto con campioni di questi numeri.
Eppure molte persone non hanno sprecato tempo e hanno preso “l’articolo al balzo”, scrivendo commenti da pelle d’oca…Tra tutte le tipologie di studi scientifici tra l’altro (prospettiva, clinici ecc.)  quelli trasversali sono tra i meno valutati dalla comunità scientifica.
In pratica, un medico sarebbe folle se prendesse decisioni per un paziente basandosi sui risultati di una fotografia momentanea, tra l’altro fatta ad un gruppo così piccolo di persone, unite insieme tra loro quando sono diversissime (tra un vegano e un pescetariano la differenza a tavola è abissale) e dai risultati controversi.
Ma vediamo quindi questi risultati… Quelli veri.
c) I RISULTATI DELLO STUDIO
Paragonati al gruppo di “carnivori con alto consumo di carne”, i vegetariani hanno riportato di avere più allergie, cancro, depressione.
I carnivori erano quelli dal peso maggiore e col peggior tasso di incontinenza, artrite, ipertensione.
“Per il resto (asma, diabete, infarto, osteoporosi) non vi erano differenze significative tra i due gruppi.” (5)
Il gruppo dei “vegetariani” tra l’altro aveva le abitudini di vita più sane, ma apparentemente andava di più dal dottore (forse per i controlli del caso e le analisi, dato che tutti gli dicono di stare attenti alla salute?)
La cosa incredibile di questo studio, tra le tante, è che solo due mesi prima erano usciti altri risultati, sempre dallo stesso team di ricercatori e tratti dallo stesso campione! (6)
Conclusione dei ricercatori dello studio pubblicato a Dicembre?
“I nostri risultati mostrano che consumare una dieta ricca di frutta e verdure è associato a salute migliore e migliori comportamenti legati alla salute, quindi servono programmi di salute pubblica per ridurre i rischi di salute associati a una dieta carnivora.”

Mettetevi d’accordo insomma.
Di questo studio però non ha parlato nessuno!
Dilettanti allo sbaraglio?
Di sicuro, ancora più dilettanti (o in mala fede?) coloro che hanno riportato ovunque i dati dello studio di Febbraio, manipolandone così chiaramente le conclusioni.
E poi ci si lamenta che la stampa italiana sia tra le peggiori al mondo.
Da dove si è dedotto, per esempio, che “la dieta vegetariana FA MALE alla salute”?
Prima di dire una cosa del genere, o dire che la dieta vegetariana CAUSI i tumori, servirebbero centinaia di studi simili e di prospettiva su popolazioni di varie nazioni seguite per anni.
d)  LE INTERPRETAZIONI DEI RISULTATI
Sentiamo l’auto-critica dei ricercatori stessi, un’autocritica pubblicata nel loro stesso studio, ma che in pochissimi devono aver letto (o che hanno finto di non aver letto):
“Per via della tipologia di questo studio (trasversale), non si può fare alcuna dichiarazione sul fatto che  la salute peggiore dei “vegetariani” dello studio sia causata dalla loro dieta, oppure se invece questa dieta venga seguita proprio PER VIA del loro cattivo stato di salute.”  (1)
In parole molto povere, aggiungono,  non si può escludere che  “i vegetariani intervistati per questo studio avessero eliminato la carne  COME CONSEGUENZA dei loro problemi di salute, dato che una dieta vegetariana è spesso raccomandata per alcune malattie”. (4)
Non sarebbero quindi più malati PER COLPA della dieta vegetariana, ma semplicemente c’è la probabilità che molte persone ONNIVORE, che si ammalano di varie problematiche di salute (tra cui i tumori) scelgano poi di passare a una dieta senza carne e latticini, per cercare di stare meglio e riparare il danno…
Questa possibilità non fa una piega, se consideriamo che i dati scientifici di più valore mostrano ormai un forte nesso tra tumore, diabete, malattie cardiovascolari e consumo di proteine e grassi animali, mentre allo stesso tempo stanno rivelando un’associazione sempre più notevole tra le diete a base vegetale e il miglioramento di molti problemi di salute.
Eppure molti titoli di giornali/blog italiani hanno completamente sfalsato la notizia…
Avrete capito anche voi che chi vuole arrampicarsi sugli specchi troverà questo studio utilissimo per giustificare le sue dannose abitudini alimentari (o per promuovere il consumo di carne).
Studi ben più seri e di valore, che hanno monitorato o seguito negli anni migliaia di vegani, hanno ormai mostrato in modo molto chiaro che chi non consuma cibi animali in toto, soprattutto nell’eliminare i latticini, ha spesso rischi e/o incidenza inferiore di diabete, malattie cardiache, tumori di quasi ogni genere (soprattutto quelli ormono-sensibili), meno ricadute e recidive, pressione e colesterolo più basso, meno malattie auto-immuni,  meno stitichezza, un peso migliore, più longevità e una migliore capacità di riparazione dei geni difettosi.
Questo studio è un’ottima ancora di salvezza per chi non vuole staccarsi dalle sue abitudini malsane e un ottimo strumento da usare per l’industria della carne.
Su una cosa però i dati hanno ragione:  i vegetariani sono i piu’ ansiosi e i più depressi di tutti.
Per forza, come si fa a non esserlo nel vedere tutte queste manipolazioni e sapere quante persone continueranno ad ammalarsi e soffrire inutilmente e quanti animali innocenti continueranno ad essere torturati e uccisi ogni giorno anche per colpa loro? E.V.A.
 
ANSA
6 MAGGIO 2014
 
Da registro tumori animali dati su uomo
Parte da Porto Torres progetto pilota Istituto Zooprofilattico
 
CAGLIARI, 6 MAG - Un registro dei tumori degli animali da affezione e da allevamento per definire le categorie e le cause delle malattie tumorali, ma anche per avere alcuni indicatori ambientali utili alla salute umana e sulla qualità degli alimenti. Sono gli obiettivi del progetto, presentato oggi a Cagliari, per l'istituzione del registro dei tumori per gli animali, coordinato dall'Istituto Zooprofilattico per la Sardegna (Izs) e che sarà avviato a Porto Torres dall'Azienda sanitaria di Sassari.
 
GIORNALETTISMO
6 MAGGIO 2014
 
Animali geneticamente modificati per affrontare il “nuovo” clima
All’università del Delaware incrociano il patrimonio genetico delle galline per creare animali più resistenti al calore, sono solo l’avanguardia di un plotone di scienziati sostenuti da investimenti miliardari che cercano il business nella sopravvivenza al riscaldamento globale.
 
L’ADATTAMENTO - La ricerca di animali che possano affrontare la vita su un pianeta più caldo di quello che è oggi è finanziata dal governo federale e dai privati e non risparmia nessuno dei protagonisti della zootecnia, tutti i grandi gruppi hanno imboccato questa strada e tutti gli animali da allevamento sono oggetto di ricerche di questo tipo. Ricerche che secondo gli ambientalisti e gli specialisti non legati alle grandi corporation lasciano il tempo che trovano e rappresentano al più soluzioni parziali ad uso della grande industria. Industria che comunque resta fondamentale per il nutrimento di miliardi di abitanti del pianeta e che se dovesse essere devastata dalle conseguenze del cambiamento climatico porterebbe con sé molto di più delle quotazioni azionarie di questa o quella corporation.
LE GALLINE NUDE - Così in Delaware provano a incrociare il patrimonio genetico della galline dal collo nudo,che senza piume dovrebbero star più fresche e smaltire meglio il calore corporeo, abilità fondamentale per resistere alle temperature già elevatissime degli allevamenti industriali. I polli s’ammalano di più all’aumentare della temperatura, la carne del petto dei tacchini assume sapore e consistenza sgradevoli, bovini e ovini possono subire un numero più elevato d’attacchi di parassiti e perire in grande numero.
UNA DIREZIONE SBAGLIATA? - Per risolvere questi problemi si prova con la genetica, ma non sono pochi quelli che mettono in dubbio una strategia rivolta a soddisfare un aumento del consumo di carne prodotto soprattutto dall’accesso al benessere di centinaia di milioni di persone all’anno, che potendo consumare di più mangiano molto di più dei loro avi poveri e in particolare moltissima carne in più. Un approccio criticato anche dalla fondazione Bill e Melinda Gates, che propone invece i legumi per soddisfare la richiesta  di proteine, ma anche da altri che sostengono che per il governo sia come promuovere la sicurezza stradale mentre finanzia la progettazione di auto più veloci. Per ora però l’idea di ridurre il consumo della carne non sembra abbastanza popolare da divenire politica pubblica e la maggior parte degli investimenti resta orientata all’aumento della produzione.
 
IL TIRRENO
6 MAGGIO 2014
 
Sempre più cani e gatti contro la solitudine
 
Chiedono pochissimo e danno molto di più di quanto noi umani siamo disposti a offrire loro. Gli animali domestici, secondo un’indagine americana, riempiono la nostra sempre più dilagante solitudine:ci stanno vicino in ogni momento, sopportano i nostri sbalzi d’umore, le nostre cattiverie, si adattano alla nostra vita qualunque essa sia. Sono felici allo stesso modo un cane di strada che vive con un clochard sul marciapiede o un altro più ” da salotto” abituato a comodi divani o a crocchette prelibate. L’importante è che tutti e due abbiano il suo padrone accanto, che aiutano a loro volta a essere meno infelice: prova ne sono la pet terapy e gli ospedali che permettono a cani e gatti di stare accanto ai loro amici umani malati, per alleviargli almeno in parte il dolore, come fa il pediatrico Meyer di Firenze, che ha nel suo staff dei bellissimi Labrador, addestrati proprio per stare con i bambini che,grazie al loro calore, riescono ad accettare meglio terapie che richiedono a volte ricoveri lunghissimi.
 
TG COM 24
6 MAGGIO 2014
 
Calcia gatto e il video finisce sul web La polizia di New York arresta 21enne
Il giovane è stato incastrato dal filmato, pubblicato su Facebook
 
Sferra un violentissimo calcio a un gatto, attirato a sè con l'inganno, facendolo volare per diversi metri. Poi si gira verso la videocamera del telefonino che sta riprendendo la scena e scoppia a ridere esultando come un giocatore di football americano dopo una trasformazione. Il filmato, però, finisce su Facebook e scatta così la caccia all'uomo. Andre Robinson, 21 anni, è stato arrestato. Il ragazzo non è un volto nuovo per le forze dell'ordine: era già finito in manette otto volte, una per rapina a mano armata. La polizia, grazie al filmato, ha dapprima individuato il luogo, il quartiere Bedford-Stuyvesant di Brooklyn, a New York, e ha poi identificato il colpevole. Robinson è ora accusato di maltrattamento di animali.
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
6 MAGGIO 2014
 
USA, SCALCIA UN GATTO E PUBBLICA IL VIDEO IN RETE: ARRESTATO 21ENNE
LA POLIZIA RISALE AL RAGAZZO LAVORANDO SUL FILMATO
 
Molla un calcio molto potente a un gatto, attirato a sé con l'inganno, e lo fa volare per diversi metri. Poi si gira verso la videocamera del telefonino che sta riprendendo la scena e scoppia a ridere sguaiatamente. Il filmato finisce su Facebook - rivela "Tgcom24" - e scatta la caccia all'uomo. Andre Robinson, 21 anni, è stato arrestato. Il ragazzo era già finito in manette otto volte, di cui una per rapina a mano armata. La polizia, grazie al video, ha prima di tutto scoperto il luogo del misfatto, il quartiere Bedford-Stuyvesant di Brooklyn, a New York, e ha poi identificato il colpevole. Ora è accusato di maltrattamento di animali.
 
GEA PRESS
6 MAGGIO 2014
 
Malta – Nel regno delle cacce primaverili scoperto cimitero di uccelli protetti

 
Cinque Falchi di palude , una Albanella minore, un Falco pecchiaiolo, un Succiacapre, un’Upupa ed  un Cuculo. I loro resti sono stati trovati nel bosco maltese di Mizieb dai volontari del CABS, specializzati nei campi antibracconaggio.
Tutti gli animali sarebbero stati trovati nascosti tra le pietre. Secondo Axel Hirschfeld,  il Succiacapre ed il Cuculo sono sicuramente morti durante la stagione di caccia primaverile incredibilmente autorizzata dal governo maltese, mentre gli altri uccelli sembrano essere stati uccisi nello scorso autunno.
Ad intervenire nei luoghi, su richiesta del CABS, è stata la polizia maltese. Negli anni passati, nella stessa zona erano stati trovati fino a 270 uccelli seppelliti. Le indagini, però, non portarono a nulla.
In questi giorni a Malta si sono susseguite diverse segnalazioni di gravi atti di bracconaggio. Diciotto recuperi di uccelli protetti, tutti feriti da arma da fuoco, sono infatti stati denunciati da Birdlife Malta nel periodo delle cacce primaverili comprese tra il dodici ed il trenta aprile. Falchi, rigogoli ed altri animali protetti che purtroppo, in più casi, sono stati soppressi a causa delle devastanti ferite causate dai pallini di piombo.
Secondo il CABS, dopo la chiusura della caccia primaverile, si sarebbero uditi 140 colpi di fucile. In particolare  le aree più coinvolte sarebbero quelle di Gozo e della penisola di Delimara. Un cacciatore, avvistato con un fucile a pompa, è stato denunciato. Una volta accortosi della presenza dei volontari, avrebbe tentato di occultare il fucile, ma è stato rintracciato dalla Polizia maltese che ha pure rinvenuto  l’arma che era stata nascosta.
 
GEA PRESS
6 MAGGIO 2014
 
Cipro – Il Luì liberato. Molti altri, purtroppo, sono stati rinvenuti morti
E’ tornato libero dopo un lavoro certosino di pulitura, il piccolo Luì verde di Cipro.

 
Uno dei tantissimi piccoli uccelli che ogni anno rimangono trappolati nei bastoncini spalmati con il vischio. Si tratta, come è noto, della colla utilizzata dai bracconieri per catturare i piccoli migratori. Uccisi e spiumati, finiranno in salamoia per un piatto tipico locale.
A provvedere alla pulitura e liberazione sono stati i volontari del CABS che annunciano con soddisfazione la denuncia del dodicesimo bracconiere da quanto sono iniziate le attività antibracconaggio. Il cacciatore di frodo è stato sorpreso dalla Polizia cipriota in un giardino recintato nei pressi di Paralimni.
I volontari hanno inoltre provveduto a rimuovere 200 bastoncini con il vischio. Gli uccellini trovati già morti, sono invece 43. Altri diciannove sono stati  rinvenuti in una voliera.
Dall’inizio del campo antibracconaggio, i volontari hanno rimosso 2501 bastoncini (lamesticks), quindici reti per uccellagione e sedici richiami elettroacustici.
 
GEA PRESS
6 MAGGIO 2014
 
Sudafrica – Bracconieri uccisi. Avevano appena ammazzato un rinoceronte
I trafficanti aumentano le paghe dei cacciatori di frodo
 
Due bracconieri di rinoceronte sono stati uccisi sabato scorso dalle Guardie dell’Ezemvelo KZN Wildlife. Si tratta dell’organizzazione governativa incaricata della protezione della fauna selvatica che opera nella provincia sudafricana del KwaZulu-Natal.
Lo scontro con le Guardie è avvenuto nel Parco di Hluhluwe-iMfolozi. Si è trattato di una delle tre incursioni di bracconieri di rinoceronti avvenuta in pochi giorni. Stante quanto riportato dalle autorità di polizia i bracconieri avevano già sparato contro un rinoceronte,  uccidendolo. Le Guardie, avvertiti gli spari, si sono subito dirette nei luoghi freddando un primo bracconiere e ferendo a morte un secondo malvivente.
Nel luogo è stato trovato un fucile mitragliatore, due corni di rinoceronte bianco ed un’ascia. Con questo arnese i bracconieri provvedono a rompere la testa dell’animale asportando così il corno.
Si tratta del terzo rinoceronte ucciso nella provincia in una sola settimana.
Sempre secondo fonti di polizia parrebbe che i trafficanti internazionali hanno aumentato i pagamenti dei bracconieri. Di conseguenza le incursioni sono aumentate.
 
GEA PRESS
6 MAGGIO 2014
 
Kenya – Cacciatore ucciso da una Antilope d’acqua
In un mese altri tre incidenti da fauna selvatica
 
La dinamica di quanto avvenuto non è chiara ma secondo il Kenya Wildlife Service  si tratterebbe del primo incidente noto, causato da una Antilope d’acqua. I fatti sono accaduti nel villagio di Ng’ambo, nei pressi dell’insediamento di Marigat nella provincia kenyota della Rift Valley.
Il cacciatore, state una prima ricostruzione, sarebbe stato caricato da un grosso maschio di Antilope d’acqua. Le corna del grosso animale possono essere strumenti di offesa molti pericolosi. In genere a finire uccisa è l’antilope ambita preda di caccia anche dei ricchi occidentali.
Secondo le autorità kenyote, si tratta in poco più di un mese del quarto incidente mortale causato da fauna selvatica. Sul finire dello scorso febbraio un bracconiere venne spezzato in due da un ippopotamo del lago Naivasha. I due tronconi vennero poi recuperati a riva (vedi articolo GeaPress).
 
NEL CUORE.ORG
6 MAGGIO 2014
 
CALIFORNIA, ASPCA: 25 MILIONI DI $ PER DECINE DI MIGLIAIA DI RANDAGI
PER EVITARE L'UCCISIONE DI MOLTISSIME BESTIOLE
 
La Società americana per la prevenzione della crudeltà verso gli animali (Aspca) ha iniziato a lavorare ad uno dei suoi progetti più ambiziosi fino ad oggi: 25 milioni di dollari (circa 18 milioni di euro) destinati a salvare decine di migliaia di cani e gatti che sarebbero stati uccisi in rifugi o per le strade di Los Angeles. L'elemento di più alto profilo del progetto è una clinica per la sterilizzazione e la castrazione gratuita a sud di Los Angeles, dove una cerimonia di taglio del nastro oggi ha dato il via allo sforzo in una zona colpita dalla povertà dove abbondano i randagi. Più in generale, il piano mira a far sterilizzare e castrare tutti i cani nella regione popolosa della California meridionale, incrementare le adozioni, aiutare le persone a mantenere gli animali domestici se il denaro o il loro comportamento diventa un problema. E non solo: ecco aiuti ai gruppi di soccorso degli animali per le spese di trasporto e lo spostamento delle bestiole da rifugi sovraffollati a quelli in cui le adozioni sono più probabili. E' uno dei progetti più costosi mai intrapresi dalla Aspca, con sede a New York, un'organizzazione no-profit con 148 anni di storia, una delle più grandi in tutto il mondo. Sono stati stanziati 25 milioni dollari, perché si considera che questa attività possa durare circa cinque anni, ma la campagna potrebbe essere più lunga. ''Saremo presenti nel sud della California fino a quando il lavoro non sarà completato'', ha detto il presidente e ceo Matt Bershadker. Il gruppo si è concentrato su una regione dove circa 173.000 animali entrano ogni anno nei rifugi, ma poco più della metà vengono adottati. Il resto, invece, vengono uccisi. L'area comprende tutta la contea di Los Angeles e le città di Long Beach, Burbank, Pasadena, Upland e parti di Downey.
 
IL CENTRO
7 MAGGIO 2014
 
Cane ucciso in un recinto da un boccone avvelenato

Evelina Frisa

 
CASTIGLIONE M. R. (TE) E' stato un boccone tossico ad aver causato la morte di un cane regolarmente custodito all'interno di un'area recintata ad Appignano di Castiglione Messer Raimondo. La conferma è arrivata a seguito delle analisi effettuate dall'istituto zooprofilattico di Teramo. L'episodio, che si è verificato la settimana scorsa, ha originato l'intervento del comando della stazione forestale di Arsita, a seguito della segnalazione al numero di emergenza ambientale 1515 del Corpo forestale dello Stato da parte di un cittadino. Accertata la causa del decesso, gli uomini della Forestale hanno cercato eventuali altri bocconi o esche avvelenate in collaborazione con il Nucleo cinofilo antiveleno del Corpo forestale e quello del Parco nazionale Gran Sasso Laga. Gli agenti hanno ispezionato e bonificato tutta l’area interessata con l’ausilio di sei cani addestrati. E' stato minuziosamente perlustrato il territorio di Appignano, compresa la zona rurale più vicina al fiume Fino, senza rinvenire tracce di sostanze pericolose. Da cittadini residenti nella zona, che in anni passati hanno subito l’uccisione dei propri animali d’affezione, sono state raccolte informazioni e ogni altro elemento utile alle indagini. Le morti di cani a causa di bocconi avvelenati si verificano spesso in questa zona della valle del Fino; nello scorso gennaio, infatti, nella stessa località, a ridosso del fiume, gli uomini della Forestale di Arsita sono intervenuti per un episodio analogo. La zona d'ora in avanti verrà monitorata dal personale della Forestale, impegnato nell’attività investigativa, che potrà essere supportato da qualsiasi informazione o segnalazione dei cittadini.
 
GEA PRESS
7 MAGGIO 2014
 
Modica (RG) – Con l’Istrice ed i bastoni insanguinati dentro l’autovettura
Intervento della Polizia Provinciale. Denunciate tre persone

 
Era stato disposto all’interno di  un busta il povero Istrice trovato a tre soggetti originari della provincia di Ragusa fermati dalla Polizia Provinciale nei pressi di Cava Martorina, nell’ambito territoriale di Modica.
I tre erano stati notati da un cittadino che aveva provveduto ad avvisare la Polizia Provinciale. Erano all’interno di un autovettura vestiti con una tenuta verde mimetica e un trasportino per cani. Due cani da caccia di piccola taglia di razza meticcia; secondo la Polizia Provinciale per forma e statura corrispondevano a due tipici cani da tana. All’interno del sacco di plastica c’era il corpo dell’Istrice ancora sanguinante. Secondo gli inquirenti era morto da poco tempo. Sempre nella stessa autovettura due bastoni intrisi di sangue.
L’accusa è ora quella di avere abbattutto l’Istrice con mezzi non consentiti ed in periodo di divieto di caccia generale.
I fatti, occorsi lunedì scorso, sono stati denunciati grazie all’intervento  l’Isp. Sup. Antonio Carbonaro ed l’Ass.te Capo Carmelo Parrino.
Ai tre soggetti è stata immediatamente contestata l’ipotesi di reato prevista dall’art. 30, comma 1, lett. a, b e h) della L. 157/92 per aver abbattuto un istrice (specie d’interesse comunitario che richiede una protezione rigorosa “Direttiva 92/43/CEE allegato IV lettera A”) con mezzi non consentiti (bastoni in legno) e in periodo di divieto di caccia generale ed art. 110 del C.P. (in concorso) con contestuale sequestro dei corpi di reato.
 
GEA PRESS
7 MAGGIO 2014
 
Tusa (ME) – Bracconieri calabresi in trasferta in Sicilia. L’ipotesi degli inquirenti verte sulla caccia ai Falchi pecchiaioli
Intervento del Corpo Forestale dello Stato. Sequestrati fucili e munizioni
 
Un gruppo organizzato di bracconieri. Così il Corpo Forestale dello Stato definisce le persone denunciate nei giorni scorsi a Tusa (ME). La base sarebbe stata ricavata in una casa nello stesso Comune al confine tra le province di Messina e Palermo. Proprio in questo posto è stato bloccato il Nucleo Operativo Antibracconaggio (NOA) del Corpo Forestale  e dal Centro Regionale Anticrimine di Palermo del Corpo forestale dello Stato. L’operazione è stata condotta in collaborazione con i volontari del CABS (Committee Against Bird Slaughter).
Sempre secondo la Forestale l’abitazione dove sono stati individuati i presunti bracconieri, era situata su un terreno scosceso e in posizione strategica sulla rotta migratoria del falco pecchiaiolo. Da qui, con metodo sistematico avrebbero abbattuto i rapaci nel loro volo verso lo Stretto di Messina, aggirando così i controlli posti in essere dal NOA in Calabria in questi giorni nell’ambito dell’Operazione Adorno.
Per questo i soggetti ora denunciati, approfittando di una favorevole giornata per il passaggio dei rapaci, sembra si stavano preparando per esercitare l’illecita attività. I Forestali, appostati alle spalle della casa, non appena i cacciatori di frodo hanno estratto le armi da una intercapedine del loro fuoristrada, sono immediatamente intervenuti per porre fine a tale attività facendo irruzione nelle pertinenze dell’abitazione.
Le quattro persone presenti nell’alloggio  sono state denunciate a vario titolo per porto abusivo, incauto affidamento, omessa custodia di armi e attività venatoria in periodo di divieto. A carico di alcuni dei soggetti deferiti all’Autorità Giudiziaria sarebbero risultati precedenti specifici di Polizia. Oltre ai tre fucili utilizzati dai bracconieri sono state rinvenute e sequestrate 5.400 cartucce custodite nell’abitazione.
Sulla vicenda è intervenuto il CABS il cui responsabile ha “ringraziato il NOA e il CRA di Palermo del CFS per l’importante supporto fornito anche in questa circostanza contro il bracconaggio sullo Stretto. Vogliamo sottolineare il fatto che l’azione è stata talmente tempestiva da impedire, almeno per la giornata di ieri, che altri migratori fossero abbattuti”.
Sempre secondo il CABS il territorio prediletto dal gruppp pottrebbe essere stato quello di Caronia, vicino il Parco Regionale dei Nebrodi. Il CABS sottolinea inoltre come nei pressi dell’abitazione oggetto dell’intervento vi era un appostamento che potrebbe essere stato utilizzato anche per  la caccia. Tale struttura era ricavata su un pino marittimo al quale si accedeva tramite una grande scala in ferro. Si tratterebbe comunque di un’area esterna a quella dell’abitazione.
 
NEL CUORE.ORG
7 MAGGIO 2014
 
CASAGIOVE (CS), SEQUESTRATE 27 TARTARUGHE E DIECI UCCELLINI
Blitz della forestale in un giardino-zoo di Casagiove
 
Ventisette esemplari di tartarughe comuni ed una decina di uccelli facenti parte della fauna selvatica autoctona sono stati posti sotto sequestro dal personale del Corpo Forestale a Casagiove (Caserta) in seguito ad un blitz effettuato in un giardino pertinente ad un'abitazione privata. Il proprietario, un 65enne, e' stato denunciato alla Procura della Repubblica di S. Maria Capua Vetere per detenzione illegale di specie tutelata, nonche' per violazione delle norme relative all'applicazione in Italia della Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie animali e vegetali in via di estinzione, c.d. CITES. I militari della stazione di Caserta sono intervenuti con un medico veterinario dell'ASL e un tecnico della prevenzione ambiente sui luoghi di lavoro dopo una segnalazione pervenuta alla Centrale Operativa Regionale 1515 del Corpo Forestale di Napoli. Il giardino, e' emerso, era stato trasformato in un zoo; gli animali non avevano alcun tipo di identificazione riconducibile ad una provenienza lecita, ne' il detentore e' stato in grado di esibire alcuna documentazione in merito. Oltre alle 27 Testuggine comuni "Testudo hermanni", c'erano 7 cardellini, un lucherino, un verzellino, un verdone e una gazza. Gli uccelli, se si eccettua un cardellino non in grado di volare, sono stati liberati mentre le tartarughe sono state affidate in custodia giudiziaria temporanea ad un Centro di Recupero di animali.
 
NEL CUORE.ORG
7 MAGGIO 2014
 
POTENZA, IL CFS SEQUESTRA SETTE CAVALLI PRIVI DI DOCUMENTAZIONE
DETENUTI IN SPAZI STRETTI E SENZA ABBEVERATOI
 
Sette cavalli ''privi di documenti di provenienza, identificativi e sanitari'' sono stati posti sotto sequestro dal Corpo forestale dello Stato, a Potenza, al termine di un controllo amministrativo a carico di un rivenditore di equini, denunciato all'autorita' giudiziaria per ''acquisto di cose di dubbia provenienza e per maltrattamento di animali''. L'assenza di documenti identificativi dei cavalli non garantisce la loro ''adeguata sorveglianza sanitaria e la repressione e il contrasto alle frodi alimentari''. Inoltre, ''gli spazi in cui erano detenuti erano molto ristretti, con scarsa luminosita' e arieggiamento e senza abbeveratoi. Scarse erano anche le condizioni igieniche a causa del letame presente nei locali''
 
GEA PRESS
7 MAGGIO 2014
 
Salerno – La matassa di vermi. Serviva per catturare le anguille protette
Intervento delle Guardie ENPA

 
Intervento delle Guardie ENPA di Salerno che, nello scorso week end,  già impegnate in altre operazioni antibracconaggio, hanno provveduto a denunciare alcuni pescatori di anguille.
La tecnica, nella regione Campania, è sempre quella dell’ombrello con la matassa di vermi. Un metodo che anche in questo caso è stato utilizzato di notte.
Due i soggetti sopresi nella notte del primo maggio dalle Guardie dell’ENPA a pescare anguille nel fiume Sele. Con l’entrata in vigore della nuova legge regionale sulla pesca, la sanzione per pesca con mezzi non consentiti ammonta a € 500,00 e altrettanto quella per la pesca a esemplari vietati.
Evidentemente, commenta l’ENPA di Salerno, nemmeno queste cifre scoraggiano i pescatori di frodo, forse a causa dei forti ricavi derivanti dalla vendita del pescato. Domenica invece, la Protezione Animali di Salerno ha colto in flagranza un pescatore di frodo con bilancia a forca nel fiume Alento. La rete misurava oltre cinque metri e mezzo di lato, misura quasi doppia rispetto a quello consentito dalla licenza posseduta dal soggetto. Quest’ultimo, inoltre, risultava sprovvisto del versamento annuale.
 
LA CITTA’ DI SALERNO
8 MAGGIO 2014
 
Cattura notturna di anguille pregiate Pescatori nei guai

Antonio Elia

 
Prov. di Salerno, Pesca illegale di anguille nel Sele: tre persone sanzionate dalle guardie zoofile Enpa. È il risultato dei controlli effettuati lungo le sponde del fiume lo scorso week end. Malgrado le direttive della Regione Campania, il fenomeno della pesca notturna nel Sele sembra non arrestarsi. L’Enpa ha individuato lo scorso primo maggio alcune persone che svolgevano la pesca con la tecnica dell’ombrello e della matassa di vermi. Con l’entrata in vigore della nuova legge regionale sulla pesca la sanzione per pesca con mezzi non consentiti ammonta a 500 euro e altrettanto quella per la pesca a esemplari vietati. Ma nemmeno queste cifre scoraggiano i pescatori di frodo, forse a causa dei forti ricavi derivanti dalla vendita del pescato. Oltre a questi due pescatori che hanno violato le regole, domenica scorsa, sempre il personale della protezione animali di Salerno ha colto in flagranza un altro pescatore di frodo con bilancia a forca nel fiume Alento. La rete misurava oltre cinque metri e mezzo di lato, misura quasi doppia rispetto a quello consentita dalla licenza posseduta dal soggetto bloccato dal personale Enpa. Anche in questo caso è scattata la sanzione prevista.
 
LA NUOVA SARDEGNA
7 MAGGIO 2014
 
Incubo diossina, stop alla movimentazione e alla macellazione degli animali
Portoscuso, nuova ordinanza del sindaco in aggiunta ai divieti per il latte ovino e caprino

Gianfranco Nurra

 
PORTOSCUSO (Provincia di Carbonia-Iglesias, Regione Sardegna) - L'incubo diossina e metalli pesanti colpisce duramente l'economia del territorio. Dopo il divieto di commercializzazione del latte ovino e caprino, nuova mazzata sull'economia agro pastorale del territorio. Una nuova ordinanza del sindaco di Portoscuso ha imposto infatti il divieto di movimentazione e di macellazione dei capi presenti negli allevamenti nel territorio comunale e comunque di immissione nel circuito del consumo alimentare di ovicaprini e bovini e dei relativi prodotti zootecnici.
L'ordinanza, che è stata richiesta dal Servizio Prevenzione della Asl 7, colpisce una quindicina di aziende e allevamenti del territorio, tutte dislocate nel territorio comunale di Portoscuso. Per queste, a questo punto, è espressamente vietata «la movimentazione per vita, commercializzazione, macellazione o distribuzione a qualunque titolo dei capi ovicaprini e bovini e dei relativi prodotti zootecnici, e la distruzione e lo smaltimento del latte prodotto dalle stesse aziende nel rispetto delle norme».
I problemi comunque potrebbero estendersi anche ad altre aree. Le indagini in corso, infatti, sono allargate anche indirizzate su territori limitrofi a quelli del comune di Portoscuso. A rischio, insomma, se venisse accertata la presenza di metalli pesanti e diossina, potrebbero essere altre aziende di altri comuni del territorio.
 
LA REPUBBLICA
7 MAGGIO 2014
 
Il Tar sospende l'ordinanza del Comune: sì agli animali nei circhi
Il tribunale amministrativo dell'Emilia Romagna: Palazzo d'Accursio non ha competenza su questo tema. Gli animalisti: "Faremo ricorso"
 
di BEPPE PERSICHELLA
 
Il Tar dell’Emilia Romagna ha sospeso l’ordinanza del Comune di Bologna che vietava la presenza sul territorio di circhi con animali. La sentenza è stata depositata ieri e dà ragione a Global Circus che chiedeva l’annullamento del provvedimento dell’amministrazione comunale, già sospeso in passato in via cautelare dallo stesso tribunale. Ora il Tar fa un passo in più sostenendo che Palazzo D’Accursio non aveva alcun poter di emettere questa ordinanza. "In nessuna parte della legge è stabilito alcun divieto d’impiego, in detti spettacoli, di animali appartenenti a diverse specie con conseguente palese contrasto del regolamento impegnato e con la disciplina nazionale in materia di spettacoli circensi" si legge nella sentenza del Tar. Insomma Palazzo D’Accursio non poteva "fissare in via preventiva" lo stop agli animali durante questi spettacoli, anche se sul suo territorio. "È assurdo, faremo ricorso. L’intenzione del sindaco era quella di tutelare gli animali in via d’estinzione, un atto dovuto, si è comportato in maniera corretta" attacca Pierpaolo Cirillo, referente bolognese di Animalisti Italiani. Esulta invece Rossante Lerri di Global Circus: "Siamo contentissimi – dice – ce lo aspettavamo perché ovunque stiamo facendo ricorsi simili e mai una volta è arrivato un responso negativo. È giusto così perché il pubblico vuole vedere questi animali al circo e noi vogliamo accontentare il pubblico".
 
PRIMA PAGINA DI YVS
7 MAGGIO 2014
 
Firenze nuove regole sugli animali in tema di convivenza
 
Davide Mantovani
 
Presto in consiglio comunale arriverà un nuovo regolamento sugli animali che prevede norme dure.
I contenuti del documento sono stati presentati dopo l’ok della commissione dall’assessore all’ambiente Caterina Biti, e presentano diverse novità.
Norme stringenti per i circhi che utilizzano animali e hanno intenzione di fermarsi nel capoluogo toscano, gli animali potranno essere utilizzati solo nelle manifestazioni storico-culturali.
I cavalli dei fiaccherai dovranno appartenere a razze specifiche, non potranno essere utilizzati più di 6 ore al giorno, dovranno essere previste pause fra un servizio e l’altro, non potranno svolgere attività se la temperatura supera i 35 gradi, la carrozza dovrà avere un apposito contenitore per raccogliere gli escrementi dei quadrupedi, e la frusta sarà bandita.
Libero ingresso dei cani in uffici pubblici e negozi, con multe a chi espone cartelli che vietano l’accesso a spazi in cui possono entrare senza il benestare del Comune, ma divieto di accesso nelle aree giochi, lotta all’accattonaggio con l’uso di animali e al traffico illegale di cuccioli, per ogni animale venduto ci sarà l’obbligo di tracciabilità a carico del venditore e assoluto divieto di tenere i cani alla catena.
Una Firenze sempre più sensibile insomma, questo nuovo regolamento conferma il capoluogo toscano come una città all’avanguardia nel rispetto e nella cura degli animali.
La civiltà di una società, si misura anche per come tratta gli animali, diceva qualcuno, e aveva ragione, perché al di là di ciò che possiamo ritenere giusto o sbagliato in materia di convivenza con gli animali, abbiamo delle responsabilità come esseri umani nei loro confronti che non possiamo delegare a nessuno.
Spesso molte persone parlano dei massimi sistemi, e sembra che per fare del bene si debba per forza compiere azioni che comportano scelte drastiche come andare lontano in chissà in quale parte del mondo, e non si accorgono che possiamo fare la differenza proprio adesso, qui ed ora, semplicemente prendendoci cura delle cose e della vita intorno a noi.
Sempre il sopracitato Gandhi, diceva :” sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”, l’amore per la natura, per la vita, significa portare la nostra vera presenza all’interno di un processo armonico, che di certo non farà di noi dei fanatici, anzi, potrà solo farci bene.
Prendersi cura della vita in ogni sua forma è un miracolo che vivremo in prima persona, un’esperienza straordinaria che fino a quel momento non riuscivamo a vedere, eppure era sempre stata a portata di mano.
 
IL TIRRENO
7 MAGGIO 2014
 
Smontano l’auto e salvano il gatto
 
FAUGLIA (PI) - Hanno dovuto lavorare a lungo. Per più di mezz’ora. Smontando anche delle parti meccaniche di un’auto. Ma alla fine ce l’hanno fatta: sono riusciti a mettere in salvo un gattino che aveva trovato alloggio nel vano motore, con il rischio che - se nessuno se ne fosse accorto - la storia sarebbe finita in tragedia. È accaduto a Fauglia: un volontario della locale Croce Rossa ha notato che all’interno del cofano motore della sua autovettura s’era infilato un gattino. Ha fatto qualche tentativo da solo, per recuperarlo, poi, incontrando delle difficoltà, ha fatto intervenire prima gli operatori della Protezione animali e, successivamente, i vigili del fuoco del distaccamento di Cascina. Che, quando sono arrivati sul posto, hanno dovuto smontare qualche pezzo, per raggiungere il gattino, e prelevarlo senza provocargli ferite o altro, consegnandolo alle amorevoli cure della proprietaria. Per fortuna, tutto si è concluso nel migliore dei modi.
 
IL MESSAGGERO
7 MAGGIO 2014
 
Nord Dakota, cane trovatello salva bimbo di tre anni dall'assideramento

 
NEW YORK – Le cronache ci offrono oramai frequentemente storie di eroismo da parte dei nostri cani: tante persone sono state salvate da situazioni in apparenza disperate dall’intervento provvidenziale di Fido.L’ultima storia in ordine di tempo in materia di eroismo a quattro zampe ci arriva dal lontano Nord Dakota, dove un cane ha salvato dal morire congelato un bambino di tre anni che si era smarrito nei boschi. La famiglia del piccolo Carson, felice di riabbracciare il piccolo, ha rivelato che il cane, Cooper, era un trovatello: lo avevano adottato dopo che lo avevano visto abbandonato da cucciolo nel mezzo della strada. “Crediamo che la sua lealtà verso Carson sia stato il suo modo di ringraziarci”, hanno detto Courtney e Brock, i genitori del piccolo.La storia è avvenuta a Cooperstown, uno sperduto paesino agricolo a quasi duecento chilometri a nord di Fargo, e non lontano dal confine con il Canada. Le temperature lì sono ancora decisamente invernali, e la notte il termometro scende vicino allo zero. Aggiungete che sta piovendo e tira vento. E immaginate il terrore della madre, quando si è accorta che Carson non era rientrato a casa dai suoi giochi nell’aia della fattoria.Gli Urness posseggono una fattoria di 800 ettari, confinante con boschi e terreno selvaggio. La signora ha chiamato e cercato, poi insieme al marito ha chiesto aiuto al numero delle emergenze, il 911. L’intero paese è accorso dalla coppia: “I vicini e gli amici sono tutti venuti, i negozianti hanno chiuso bottega per venire ad aiutare, anche gli impiegati delle banche”, ha raccontato lo sceriffo Robert Hook.E tuttavia con il calare del buio è diventato evidente che da soli non avrebbero ritrovato il bambino. Sono stati chiamati gli elicotteri da Fargo e i cani da fiuto. Ma quando ha cominciato a piovere, oramai quasi all’alba, lo sceriffo stava per richiamare tutti a casa. E’ stato proprio in quel momento che una donna ha alzato la luce della torcia e ha visto un cane accucciato. Ha gridato e da sotto il cane è scivolato fuori il bambino.Il medico della contea che ha subito controllato il suo stato di salute ha detto che “molto probabilmente il calore del cane ha salvato il piccolo dal morire assiderato”. La mamma e il padre di Carson hanno confessato che durante tutte le terribili ore della notte si erano consolati proprio pensando che il cane era con il loro bambino: “Cooper e Carson sono legatissimi, sono amici per la pelle. Sentivamo che Cooper non avrebbe permesso che succedesse qualcosa di brutto a Carson”, ha detto la mamma, fra lacrime di gioia.
 
L’UNIONE SARDA
7 MAGGIO 2014
 
Cane poliziotto azzanna un arrestato
Polemiche per il video choc
 
Opinione pubblica divisa in Somerset, nel Regno Unito, dopo la diffusione di un video che mostra l'aggressione di un cane poliziotto a un giovane ammanettato.
E' polemica nel Somerset, Regno Unito, dopo la diffusione di un video che mostra l'aggressione di un cane poliziotto a un ragazzo che era a terra, ammanettato e tenuto d'occhio dagli agenti.
Il giovane era stato già arrestato in seguito a una rissa per strada, quando un poliziotto è arrivato tenendo al guinzaglio un cane del reparto speciale. Quando il ragazzo ha tentato di divincolarsi e di rialzarsi, è partito l'attacco: l'animale lo ha morso al collo, mentre l'agente che teneva il guinzaglio non ha fatto nulla per trattenerlo.
La situazione, secondo gran parte dell'opinione pubblica, era assolutamente sotto controllo e l'attacco del cane non necessario ai fini dell'arresto.
VIDEO
 
LA ZAMPA.IT
7 MAGGIO 2014
 
“Il futuro dei grandi carnivori? Bisogna imparare a convivere con loro”
Gloria Svampa, zoologa e curatore responsabile della Collezione
Mammiferi del Museo Civico di Zoologia di Roma: «Troppe specie hanno
pagato la rassegnazione dell’uomo a dire “ormai è troppo tardi”
 
Claudia Audi Grivetta
 
I grandi carnivori, esemplari animali fra i più belli e ammirati del Pianeta, sono anche, purtroppo, quelli la cui sopravvivenza è maggiormente minacciata. L’allarme è tristemente noto: a forza di distruggere gli habitat naturali in nome di una edificazione cieca e forsennata, l’uomo sta mettendo in serio pericolo la sopravvivenza di tigri, leoni, leopardi, orsi, e molti altri animali che garantiscono, fra l’altro, il mantenimento dell’equilibrio del nostro ecosistema. Le conseguenze sono pesantissime e verificabili da tutti. “Non ci si pensa perché sembrano due concetti distanti, ma la vita della tigre, o meglio la sua scomparsa, ha molto a che vedere con il riscaldamento globale, ad esempio”, spiega Gloria Svampa, zoologa e curatore responsabile della Collezione Mammiferi del Museo Civico di Zoologia di Roma. Un ruolo fondamentale, quello dei carnivori: attraverso il controllo degli erbivori, per esempio, fanno sì che le piante possano crescere e propagarsi, mitigando quindi gli effetti del succitato riscaldamento del globo. Ed è sempre grazie ai carnivori se è possibile limitare parassiti e malattie del bestiame, così come smaltire diversi tipi di rifiuti organici. 
Il pericolo  
Proprio al tema della sopravvivenza degli animali carnivori è dedicato l’incontro che si terrà giovedì 8 maggio, alle 18, presso il Museo Zoologico di Roma Capitale (Via Ulisse Aldrovandi
18 - Roma - Ingresso gratuito su prenotazione : tel. 06 67109270; zoologia@zetema.it), nono appuntamento degli undici “Happy Hours” dedicati ai temi della biodiversità. Quello in programma si intitola appunto “Il futuro dei grandi carnivori. Avranno ancora spazio sulla terra?”. Un interrogativo tutt’altro che semplice, ma con al centro una certezza: “E’ uno dei temi che toccherò nel mio intervento”, continua Svampa, “la rassegnazione dell’uomo, quel ’ormai è troppo tardi’, è stata fatale a troppe specie. In alcune zone l’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura ha difficoltà a segnalare la presenza di determinati animali perché negli anni sono diminuiti in modo tanto drastico da non permetterne più il riconoscimento”. Ad oggi fra le specie più minacciate al mondo c’è senz’altro il leopardo, un tempo diffuso in tutta l’Africa e l’Asia, ormai limitato solo ad una parte dell’Asia e all’Africa subsahariana e la cui popolazione, sempre secondo i dati del IUCN, è in declino di anno in anno.  
Invertire la tendenza  
La sopravvivenza delle specie è legata alla capacità di ognuna di adattarsi all’uomo e ai cambiamenti che opera sul Pianeta. “Ma è un meccanismo che bisogna invertire”, sottolinea ancora Svampa. “Quello che possiamo fare nei casi dei grandi carnivori è imparare a convivere con loro. Scegliere di non danneggiare ma lasciare spazi di vita. Anche i nostri problemi diminuiranno: mantenere l’equilibrio vuol dire anche non doversi trovare ad operare scelte difficili, come ad esempio la soppressione di centinaia di animali per far fronte a scompensi dell’ecosistema. Si dovrebbe iniziare a pensare che questi non solo soltanto problemi di ordine intellettuale, ma sono problemi pratici e di tutti. La perdita di una specie non è solo un fatto estetico: è un fatto non compensabile, non avremo mai la possibilità di sostituire ciò che è stato perduto”. 
 
NEL CUORE.ORG
7 MAGGIO 2014
 
ELEZIONI EUROPEE, ISTRUZIONI PER L'USO: ECCO IL VADEMECUM DELLA FEDERAZIONE
 
Elezioni europee, istruzioni per l'uso. Come di consueto, in occasione di appuntamenti elettorali, la Federazione Associazioni Diritti Animali e Ambiente mette a disposizione dei lettori di "nelcuore" analisi dei programmi presentati dalle forze politiche e suggerimenti sui candidati "animalisti" da votare: un vademecum completo per orientarsi. Nei programmi ufficiali (non tutte le forze politiche li hanno presentati) non sono molti i riferimenti alle tematiche animaliste.
I Programmi Europei

Tra le famiglie politiche europee (http://www.elections2014.eu/it/european-political-parties), i Verdi elencano alcuni impegni su allevamenti zootecnici, vivisezione (parziali) e per l'abolizione degli allevamenti di animali per pelliccehttp://campaign.europeangreens.eu/caro-cittadino-europeo-ita.
I Programmi nazionali per l'Europa
Il rinnovato impegno di Forza Italia sui temi animalisti é stato ufficializzato dall'on. Michela Vittoria Brambilla (responsabile divisione Amici Animali). Tra questi, la lotta contro la vivisezione, contro lo sfruttamento degli animali nei circhi, per norme più severe contro ogni forma di maltrattamento. Ha avuto ampia eco l'esclusione del leader dei cacciatori veneti, Berlato, dalle liste del movimento berlusconiano.
Riferimenti agli animali sono contenuti nel programma per le europee della lista "L'altra Europa con Tsipras": si parla di "contenimento dell'allevamento intensivo di animali a scopo alimentare, teatro di violenza e sofferenza per il vivente animale che dobbiamo e possiamo evitare. Bisogna difendere i nostri mari da pratiche di pesca eccessiva e illegale, in modo da ottenere una ripopolazione ittica e garantire la sopravvivenza di tutte le specie". http://www.listatsipras.it/ Nei "Sette punti" del Movimento 5 Stelle https://s3-eu-west-1.amazonaws.com/materiali-bg/7punti.pdf ne è elencato uno relativo a "finanziamenti per attività di allevamento finalizzate ai consumi nazionali interni" che sommato ai finanziamenti già ampi al settore è di super incentivo alle produzioni animali.
Il nostro Programma
http://www.nelcuore.org/io-voto-con-il-cuore/leggi-il-programma.html
Ecco le indicazioni positive per votare per i diritti degli animali:
NORD OVEST (Lombardia-Piemonte–Valle d'Aosta–Liguria)
Giovanni TOTI, Daniela LAZZARONI, Cristina STRIGLIO – FORZA ITALIA
Edoardo GANDINI - SCELTA EUROPEA (Centro Democratico-Scelta Civica-Fare per fermare il
declino)
Monica FRASSONI, Alessandro ROSASCO – GREEN ITALIA/VERDI EUROPEI
Daniela PADOAN – L'ALTRA EUROPA CON TSIPRAS
NORD EST (Veneto-Trentino Alto Adige–Friuli Venezia Giulia–Emilia Romagna)
Andrea ZANONI - PD
Francesca RESCIGNO - FORZA ITALIA
CENTRO (Lazio–Toscana–Umbria-Marche)
Goffredo BETTINI - PD
Marco FURFARO - L'ALTRA EUROPA CON TSIPRAS
Niccolò RINALDI - SCELTA EUROPEA (Centro Democratico-Scelta Civica-Fare per fermare il
declino)
SUD (Campania-Abruzzo-Molise-Basilicata-Puglia-Calabria)
Laura FERRARA - MOVIMENTO 5 STELLE
ISOLE (Sicilia-Sardegna)
Paola SOBBRIO - MOVIMENTO 5 STELLE
Antonio MAZZEO - L'ALTRA EUROPA CON TSIPRAS
Ylenia CITINO – FORZA ITALIA
http://www.nelcuore.org/io-voto-con-il-cuore/se-li-conosci,-li-voti.html
Vi ricordiamo che si vota domenica 25 maggio – dalle ore 7:00 alle ore 23:00
Come si vota con la preferenza: si barra il simbolo della lista del candidato prescelto e si scrive accanto in stampatello il/i cognome/i del/i candidato/i (è possibile esprimere un massimo di tre preferenze. Nel caso in cui l'elettore decida di esprimere tre preferenze, queste devono riguardare candidati di sesso diverso, pena l'annullamento della terza preferenza.)
 
CENTRO METEO ITALIANO.IT
7 MAGGIO 2014
 
Nata una capra con otto zampe, video incredibile dell’animale
 
Una capra è nata con otto zampe e presenta gli organi riproduttivi maschili e femminili, il gemello non si è sviluppato
Incredibile nascita in una fattoria in Croazia dove è venuta alla luce una capra con otto zampe e con la compresenza di organi riproduttivi maschili e femminili. Lascia a bocca aperta il video che mostra la capra, nata nel nord est del paese, che di primo impatto lascia pensare a una sorta di essere alieno ma che invece altro non è che una capretta. Il cucciolo di capra, definito un miracolo della natura dal proprietario della fattoria ma anche dai veterinari che l’hanno visitato, sarebbe nato con otto zampe in seguito al mancato sviluppo completo di un gemello nella fase embrionale.
Dunque la capra avrebbe ‘assimilato’ anche parte del gemello come le zampe e gli organi riproduttivi. La capra proprio a causa di questa deformazione è molto debole e non è detto che riesca a sopravvivere ma il suo proprietario ha intenzione di tenerla, qualora la capra dovesse superare indenne il periodo difficoltoso. Il video mostra le otto zampe della capra distesa sul fieno con poche energie.
VIDEO
 
LA ZAMPA.IT
7 MAGGIO 2014
 
Jane Goodall, 80 anni e non sentirli: “Salvo le scimmie per salvare tutti noi”
La nuova campagna della famosa etologa


NELLA FOTO - Non solo scimpanzé Jane Goodall nell’istituto che porta il suo nome dedicato alla tutela di tutte le scimmie

 
Marco Zatterin
corrispondente da Bruxelles
 
Non è la persona da cui ti aspetti di sentire che «questo è un mondo triste». Dame Jane Goodall, l’antropologa ed etologa britannica che ha rivoluzionato i rapporti fra uomini e scimpanzé, ci arriva però dopo un lungo discorso sul perché bisogna agire per salvare il pianeta, e i suoi abitanti, che è tutto meno che mesto. Ce l’ha con «le multinazionali che pagano gli scienziati per dire che non c’è legame fra effetto serra e clima estremo», con «l’ingordigia della società dei consumi». La sua filosofia è diversa, è un invito a vivere «in pace e armonia, anzitutto con se stessi». Giura che «ognuno può avere un impatto sulla Terra». Alcuni non lo sanno, dice, «ma noi sì e allora agiamo». Ha appena compiuto 80 anni e non si direbbe. Magra, elegante, giacca indiana e ciondolo africano, colori tenui, lunghi capelli bianchi ben legati, Jane Goodall confessa che il segreto dell’età è «non pensarci, vivere un giorno dopo l’altro e avere sempre qualcosa da fare», oltre che «non mangiare carne e fare attività sportiva». Vive a Bournemouth e viaggia 300 giorni l’anno. Per festeggiare il suo compleanno, che è stato in aprile, comincia oggi da Bruxelles una serie di conferenze a sostegno della sua fondazione e del programma «Roots & Shoots» (radici e germogli) che mira a diffondere una sensibilità verde con programmi nelle scuole di 130 Paesi. Ma anche i suoi piani per gli scimpanzé. In effetti è con le scimmie che è tutto cominciato, nella zona di Gombe, sul Lago Tanganika, in Tanzania, dove Dame Jane ha cominciato a lavorare nel 1960. «Vent’anni fa ci siamo resi conto che fuori dalla nostra area - racconta - non c’erano più alberi e la gente moriva di fame». E’ stato allora che l’attività scientifica si è sposata con l’impegno ambientale e umanitario: «Se non aiutiamo la gente, non sosterremo gli animali». Oggi l’area è riforestata e vi abitano 163 scimpanzé, è «la riserva più numerosa d’Africa». Su tre isole nel fiume si tentano esprimenti di semilibertà. E’ un processo difficile. Il simbolo è una scimmietta di peluche che porta con sè dal 1996. Si chiama «Mr. H», iniziale del cognome del marine americano che glielo ha regalato, un soldato che ha perso la vista, ma che non si è arresto, è divenuto un mago, fa persino paracadutismo. La Goodall sostiene che il pupazzo dà «ispirazione a chi lo tocca», cosa che hanno fatto 4 milioni di persone. Non ha l’aria rovinata, visto l’uso: «Lo faccio lavare in una clinica per bambole tedesca; è cara, ma a noi non chiedono nulla». Il Goodall Institute ha allargato il campo d’azione, la missione è migliorare l’ambiente «per tutti gli esseri viventi». Combattere il cambiamento climatico, anzitutto. «Non si può essere così stupidi da negarlo - denuncia Dame Jane -. Gli scienziati che lo fanno devono avere qualche ragione, è la pressione dell’industria». Certo, ammette, «ci sono dei cicli, ma la velocità con cui si ripetono gli eventi estremi accelera». Accusa l’America di frenare i negoziati sull’effetto serra, l’Ue di essere inerte e la Cina di trattare l’Africa come un tempo l’Europa coloniale. «E’ un mondo triste», ammette. Ci sono i cattivi come le persone che si «sentono impotenti e non fanno nulla». Eppure, la sua convinzione è che, «insieme, possiamo ancora renderlo un posto migliore». 
 
GIORNALETTISMO
7 MAGGIO 2014
 
I cani comprendono le parole dell’uomo
Lo dice uno studio dei ricercatori del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia
 
I cani sono in grado di comprendere simboli astratti e imparare i nomi degli oggetti, riporta Le Matin. Nel 1999 il Border Collie Rico, durante la trasmissione tedesca “Wetten Dass?” era stato in grado di attribuire a 77 giocattoli i nomi corrispondenti. In seguito è stato in grado di imparare i nomi di altri 120 oggetti, cosa che è in grado di fare un bambino. Lo studio è stato riportato sulla rivista Plos One.
CANI E SCIMMIE - Gli scienziati del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia hanno utilizzato i cani per capire quali siano le competenza base necessarie per comprendere la comunicazione umana. Le scimmie, i nostri parenti più stretti, sono certamente in grado di associare le parole agli oggetti, ma ciò richiede molto più tempo rispetto a quanto ne ha impiegato il cane Rico. «È successo qualcosa durante l’addestramento del cane», ha detto Sebastian Tempelmann, membro del gruppo di ricerca e insegnante dell’università di scienze applicate della Svizzera nordoccidentale. «L’uomo ha selezionato cani particolarmente docili e ricettivi alla comunicazione umana», ha dichiarato, aggiungendo anche che un cucciolo di sei settimane è capace di reagire alle indicazioni degli esseri umani, mentre le scimmie e i lupi sono in grado di farlo solo dopo un lungo periodo di tempo.
LO STUDIO - Lo studio ha coinvolto cinque cani e si è scoperto che questi sono anche in grado di riconoscere i simboli: questo è considerato un cardine del pensiero astratto e del linguaggio. Il Border Collie Betsy ha dimostrato di conoscere il nome di 300 oggetti. All’animale veniva mostrata la foto di un oggetto e poi doveva andare a prenderlo in un’altra stanza. Betsy ha raggiunto una capacità di astrazione sorprendentemente vicina a quella dell’uomo. In un altro esperimento Sebastian Tempelmann e i suoi colleghi hanno testato della capacità nei canidi che «non sono ancora state osservate in un altro essere non umano», questo vuol dire che sono in grado di riconoscere degli oggetti invisibili che vengono indicati con dei segni o delle parole. I ricercatori hanno quindi nascosto dei giocattoli e hanno  indicato ai cani il nascondiglio in cui si trovavano dicendo il loro nome. I cani hanno avuto la possibilità di vedere i giocattoli sia prima che dopo l’esperimento. Successivamente gli scienziati hanno verificato se i cani avevano attribuito il nome all’oggetto sconosciuto. L’esercizio si è rivelato essere estremamente difficile per i quadrupedi, tuttavia uno di loro ha dimostrato di essere in grado di imparare i nomi degli oggetti. Sebbene alcuni esercizi fossero troppo complicati per gli animali, Tempelmann sostiene che «ora abbiamo la prova scientifica che i cani hanno una flessibilità molto maggiore di quanto si pensasse nell’apprendimento delle parole».
 
GEA PRESS
7 MAGGIO 2014
 
Sperimentazione animale, test sugli analgesici – A comprometterli potrebbe bastare un’ascella sudata
 
La notizia che una ascella sudata potrebbe compromettere la validità di un test, potrebbe generare ilarità se non fosse per il fatto che è stata pubblicata in una rivista scientifica. Secondo uno studio condotto da 21 ricercatori di diversi gruppi di ricerca statunitensi, canadesi e svedese, gli effluvi ascellari, se emessi da un ricercatore e non da una ricercatrice, potrebbero, infatti, sfalsare il risultato finale. La ricerca, pubblicata lo scorso 28 aprile su Nature Methods e ripresa da  riviste come Scientific American, potrebbe ora favorire la tesi di chi sostiene la debolezza del metodo di ricerca basato sull’uso di animali. Fattori ambientali che potrebbero generare stress compromettando la validità del risultato.
Perchè un uomo e non una donna può alterare la reazione di un topo?
La risposta fornita dai ricercatori prende spunto da un fatto che fino ad ora era rimasto senza riscontro: ovvero i roditori sembravano rispondere agli esperimenti sul dolore in maniera diversa se in presenza di ricercatrice o ricercatore. La presenza di sole ricercatrici sembra ora fornire una risposta più veritiera, mentre i ricercatori possono alterare fino al 40% il valore del risultato finale. Sembra, a tal proposito, che il dubbio si andava vociferando  da anni.
Per capire se un topino alterava la soglia di dolore, i ricercatori hanno a sua volta provocato un dolore. Una iniezione alla zampa. Se la stanza si svuotava immediatamente, la soglia sembrava non subire variazioni; viceversa si registravano delle oscillazioni. I ricercatori hanno così trovato una correlazione in funzione del sesso del ricercatore. Bastava, infatti, lasciare nella stanza una maglietta indossata la notte precedente da un uomo, per provocare una alterazione della soglia del dolore. Con le donne, invece tutto tranquillo.
La fonte del “profumo” che influenzava il comportamento dei topi veniva rintracciata nel sudore ascellare maschile. Negli uomini alcune sostanze si troverebbero in misura maggiore rispetto alle donne.
Sorprendente la motivazione fornita dai ricercatori: l’odore del sudore umano maschile stressava a quanto pare gli animali, abbassando così la soglia del dolore. Anzi, basta la presenza di un cane come un gatto, ratto o cavia rigorosamente maschio per alterare il tutto. Alla base dello strano comportamento che scatenerebbe lo stress, ci sarebbe la competizione per il cibo indotta da una presenza maschile. Gli animali si stressano e sentono meno il dolore.
Rimane però da capire,  perchè i ricercatori hanno impiegato così tanto tempo per un esperimento tutto sommato molto semplice.
 
GEA PRESS
7 MAGGIO 2014
 
Nuova Zelanda – Stop alla vivisezione per “droghe ricreative”
 
Caffè, alcol, nicotina. Sono queste le droghe comunemente definibili per  “uso ricreativo”.
Secondo un comunicato diffuso oggi da Cruely-Free Internazional, il Primo Ministro neozelandese John Key avrebbe cambiato idea sull’autorizzazione ai test per tali sostanze. Per Cruelty-Free International si tratterebbe di un sicuro successo della campagna portata avanti comntro la sperimentazione animale. Il Primo Ministro, in un primo momento, aveva infatti avallato l’idea di autorizzare i test.
“Siamo lieti che la Nuova Zelanda abbia compiuto un altro passo verso la fine sperimentazione animale, almeno per scopi non medici” – ha dichiarato il Direttore di Cruelty Free International Michelle Thew. “Dai cosmetici ai prodotti per la casa alle droghe ricreative, vi è un crescente consenso internazionale sul fatto che questi prodotti non devono giustificare la sofferenza agli animali.”
 
GEA PRESS
8 MAGGIO 2014
 
Ginosa (TA) – Il parto della Yorkshire moribonda, abbandonata nell’immondizia
I volontari dell'associazione ANPA: storie crudeli

 
Un abbandono tremendo quello avvenuto ieri a Ginosa in provincia di Taranto. Una cagnetta gravida di razza Yorkshire  trovata dentro una cassetta della frutta riposta vicino ad un contenitore dell’immondizia. Il tutto in un posto decisamente improbabile per un ritrovamento. Si trattava, infatti, di un’area dismessa nei pressi della strada che da Ginosa conduce alla frazione di Marina di Ginosa.
Ad accorgersi di lei, sono stati  due giovani. La situazione è apparsa subito molto grave. La piccola Yorkshire, rinvenuta morente, aveva partorito alcuni cuccioli morti. I giovani, senza perdersi d’animo, hanno così provveduto al trasporto fino al canile di Ginosa gestito dall’associazione ANPA. Da qui, a cura dei volontari,  verso la Clinica Veterinaria di Gioia del Colle dove, poco dopo l’arrivo, la cagnolina moriva tra atroci sofferenze.
A raccontare a GeaPress quanto avvenuto è Giusy Troiano dell’associazione ANPA.
“Riscontriamo con una certa frequenza l’abbandono di cani di razza di piccole dimensioni – spiega Giusy Troiano – Spesso non si vogliono affrontare le spese veterinarie ed il cane viene abbandonato al canile. In questo caso, però, la dinamica è stata ancora più tremenda, perchè il posto dove è stata abbandonata sembra ideale per fare morire di inedia  il cane“.
Fatti che evidentemente si ripetono. Anzi si arrichiscono di particolari come quella voce che riporta la vendita di cuccioli all’interno di negozi ma in realtà riconducibili a singoli proprietari che li hanno fatto accoppiare.
“Occorerebbe un controllo costante dei microchip – aggiunge la volontaria - specie nei punti ove questi animali vengono venduti . C’è già capitato un caso di una cagnetta di razza piccola, abbandonata in procinto di partorire dei cuccioli avuti con un cane ben più grande. Il parto di quei cuccioli è stato difficilissimo e non escludo, vista la pessima abitudine di lasciare non custoditi i cani padronali, che in questo caso sia avvenuta la stessa cosa“. In altri termini il sospetto è che la povera cagnolina Yorkshire sia morta per un  parto troppo complicato. Il proprietario, per non affrontare spese, ha così deciso di sbarazzarsi del piccolo “ingombro”. Storie crudeli che appaiono subito in tutta la loro crudezza.
Fine di un “non randagio” sottolineano gli animalisti. Uno dei tanti cani con padrone che in qualsiasi momento possono diventare randagi.
“I Comuni dovrebbero controllare la presenza del microchip – conclude Giusy Troiano – Viceversa queste storie dovute alla crudeltà  di certe persone, saranno destinate a ripetersi“.
 
MELTY.IT
8 MAGGIO 2014
 
Le Iene, Trombetta : Quando la bestia è l'uomo, maltrattamenti sugli animali
Riccardo Trombetta nella puntata de Le Iene del 7 maggio è andato in Sardegna per un brutto caso di maltrattamento e tortura su un povero cane. Guarda il video del servizio su melty.it.
 
Il caso portato alla luce da Riccardo Trombetta nella puntata de Le Iene del 7 maggio aveva già fatto parlare e discutere. Due pastori sono stati arrestati per aver torturato e ucciso un cane in uno dei modi più barbari mai visti. Lo hanno praticamente attaccato con una fune alla loro macchina, trascinandolo fino a ucciderlo per più di due chilometri. I Carabinieri non sono riusciti a intervenire in tempo e, nonostante abbiano fermato la macchina, non hanno potuto fare niente per la povera bestia, poi abbattuta per le troppe sofferenze subite. A rischiare una pena di 18 mesi con aggravanti sono un uomo e suo figlio di 16 anni. Il fatto è avvenuto in Sardegna, nelle campagne di Siniscola, in Provincia di Nuoro. Qui sono in molti a vivere principalmente di pastorizia e in tanti a considerare il cane una bestia importante e un aiuto fondamentale per la loro attività. Ma sono purtroppo numerosi anche quelli che spesso li maltrattano in modo crudele. cani sono infatti di fondamentale importanza per l'aiuto nel gestire il gregge, il bestiame e le pecore. Purtroppo però quando questi animali non fanno più il loro lavoro come si deve o invecchiano vengono uccisi o abbandonati. Trombetta ha portato le testimonianze di un animalista e della direttrice di una canile della zona che hanno descritto una situazione allarmante dove, quando un animale crea problemi lo si spara o lo si impicca senza mezze misure. Ma perché compiere un gesto così estremo? Perché legare un animale a una macchina e ucciderlo in questo modo a dir poco barbaro? Le Iene, dopo Pelazza e le torture alle missioni di pace hanno voluto saperne di più e si sono quindi rivolte direttamente agli autori del folle gesto. Dopo averli avvicinati con una scusa e aver svelato la presenza delle camere Trombetta ha cercato di capire il motivo delle loro azioni. I due uomini hanno prima negato di essere loro le persone coinvolte nel fatto ma, messe alle strette, hanno provato a raccontare le loro ragioni. La presenza di cani randagi è infatti ormai diventata una piaga intollerabile per chi vive nella zona, per via della pericolosità e del danno che spesso creano alle pecore o all'intero bestiame. Il motivo scatenante, per i due, sarebbe stato aver trovato ben 50 pecore sgozzate da alcuni cani. Hanno affermato di aver provato a denunciare il fatto alle autorità, ma nessuno gli ha dato retta o si è interessato al problema. Così, presi dalla rabbia, hanno compiuto il folle gesto. Erano probabilmente esasperati dal gregge che diminuiva e dai danni subiti senza che nessuno fosse capace di prendere provvedimenti. Ma che senso ha avuto compiere un gesto così disumano? Qualsiasi motivazione avrebbero potuto avere non giustifica assolutamente quanto fatto. Una tortura senza mezzi termini, crudele e disumana, per cui le pene potrebbero essere molto severe.
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LEGGO
8 MAGGIO 2014
 
Cane trascinato con l'auto e ucciso.
Il padrone a 'Le Iene': "Volevo punirlo"
 
CAGLIARI - Nella puntata di ieri de 'Le Iene' la storia di un cane maltrattato e ucciso da un allevatore sardo. L'animale è stato attaccato al gancio traino di una macchina poi messa in moto ed è morto con atroci sofferenze. I Carabinieri non sono riusciti a intervenire in tempo e, nonostante abbiano fermato la macchina, non hanno potuto fare niente per la povera bestia, poi abbattuta per le troppe sofferenze subite. E' successo nelle campagne di Siniscola, in Provincia di Nuoro.
La Iena rintraccia il pastore colpevole del gesto. L’uomo prima nega di essere la persona incriminata, poi confessa e spiega le sue ragioni: pare che quel cane gli avesse fatto fuori un intero gruppo di pecore. Non è la prima volta che il pastore si trovava in una situazione del genere: “Ho provato a chiamare i Carabinieri un sacco di volte, ma se ne fregano perché non ritengono importanti queste cose”. L’uomo era alla guida dell’auto insieme al figlio di sedici anni e voleva punire l'animale.
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NEL CUORE.ORG
8 MAGGIO 2014
 
GROSSETO, INCUBO CANI AVVELENATI: TRE SONO MORTI IN POCHI GIORNI
Massa Marittima, appello dell'Asl e del Comune
 
Morti molto probabilmente per avvelenamento dopo un'agonia lunga e dolorosa. L'Asl si sta occupando dei casi che preoccupano gli abitanti di Massa Marittima, in provincia di Grosseto, e intanto avverte: "State attenti quando portate fuori i cani". Secondo "Il Tirreno", almeno tre quattrozampe morti negli ultimi giorni.
"Si invitano i proprietari di cani - scrive l'amministrazione comunale in un avviso rivolto ai cittadini - a controllare tramite guinzaglio i movimenti dell'animale e a proteggerlo con la museruola". E ancora: "Sulla base di esame anatomo-patologico, l'Istituto zooprofilattico sperimentale di Lazio e Toscana di Grosseto comunica che il quadro non esclude il sospetto di avvelenamento e sono in corso esami tossicologici". Non si sa ancora bene cosa abbia ucciso i cani. Allora il sindaco e l'Asl fanno sapere: "Alla vista di materiale sospetto, i cittadini possono attivarsi segnalandone la presenza agli organi di vigilanza".
 
IL TIRRENO
8 MAGGIO 2014
 
Allarme cani avvelenati
 
MASSA MARITTIMA (GR) - Morti dopo un’agonia lunga e dolorosa, che fa pensare ad un avvelenamento. L’Asl ed esperti del settore stanno portando avanti tutte le analisi del caso, ma intanto avvertono: «state attenti quando portate fuori i cani». È un nuovo incubo a Massa Marittima, dove negli ultimi giorni si sono verificati almeno tre casi di animali morti con gli stessi sintomi. «Si invitano i proprietari dei cani – scrive l’amministrazione comunale in un avviso diffuso ai cittadini tra bacheche e stampa – a controllare tramite guinzaglio i movimenti dell’animale e a proteggerlo con la museruola» Non è ancora certo che si tratti di polpette o altri bocconi letali, ma dalle prime analisi aprono questa pista. «Sulla base di esame anatomo-patologico, l’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana di Grosseto, comunica che il quadro non esclude il sospetto di avvelenamento e sono in corso esami tossicologici». Verifiche che stanno procedendo anche in queste ore, per arrivare alla sostanza letale che avrebbe ucciso almeno tre cani. E sono i sintomi al momento l’unico aspetto che accomuna il triste destino delle vittime a quattro zampe, visto che con i padroni non frequentano le stesse zone. Il boccone micidiale quindi potrebbe trovarsi dietro ogni angolo. In tutti i casi, gli animali sono tornati a casa senza problemi, per poi manifestare i primi sintomi poche ore dopo. I primi passi dell’agonia che si è consumata nel giro di una giornata. Ed è difficile capire di cosa si tratti, se di una polpetta, di crocchette o quant'altro. Non è stato trovato niente infatti. Per questo l’amministrazione insieme all’Asl lanciano un ulteriore appello: «alla vista di materiale sospetto, i cittadini possono attivarsi segnalandone la presenza agli organi di vigilanza».
 
IL RESTO DEL CARLINO
8 MAGGIO 2014
 
Strage continua, caccia aperta al killer dei cani: "Chi sa parli"
Bestiole avvelenate, l'appello degli animalisti: "Fate denuncia per aiutare le indagini"
 
di Caterina Zanirato
 
Rovigo - L’ULTIMO CASO, quello di un pastore tedesco di Grignano, morto dopo alcune ore di agonia, dopo essere stato trasportato d’urgenza al canile sanitario di Fenil del Turco. Il veterinario dell’Ulss 18, Donato Piccolo, ha provato a fare il possibile per lui, con tanto di flebo e cure. Purtroppo, niente da fare: il veleno per lui era troppo forte e gli è stato fatale. Ma ultimamente sono state varie le segnalazioni di casi di animali di compagnia avvelenati da polpette e bocconi letali in provincia di Rovigo, soprattutto nella zona di Grignano, senza capire da chi e perché. E per scoprirlo, il personale medico, delle varie associazioni animaliste e le forze dell’ordine invitano tutti i proprietari di cani che notano qualcosa di strano o che vedono il proprio animale rimanere vittima di casi di avvelenamento a effettuare accertamenti medici all’istituto zooprofilattico e sporgere denuncia, per aiutare le indagini che sono già in corso, seguite dai carabinieri, dato che è stato aperto un fascicolo in procura a Rovigo dopo le varie segnalazioni riportate.
«Purtroppo se non si fanno accertamenti sulle reali cause di morte dell’animale non si può sporgere denuncia — spiega Piccolo —. Nel caso del pastore tedesco, infatti, tutti i sintomi facevano presupporre un avvelenamento, visto che il cane vomitava e aveva tremori. Ma se non lo si accerta successivamente attraverso le analisi dell’istituto zooprofilattico non si può fare denuncia: ho chiesto ai proprietari di fare l’autopsia, ma non se la sono sentita. La normativa italiana, infatti, parla chiaro: se vengono accertati casi di avvelenamento in modo inconfutabile, e quindi attraverso il ritrovamento di bocconi avvelenati portati al servizio sanitario pubblico o attraverso l’autopsia di un cane deceduto, parte immediatamente la comunicazione al sindaco che poi deve bonificare il territorio e il reato viene perseguito d’ufficio dalla procura. A Grignano ci sono stati vari casi di avvelenamento, ma al momento non sono stati ancora fatti gli opportuni accertamenti».
«Purtroppo quella degli avvelenamenti è una piaga da vigliacchi che non colpisce solo Rovigo — spiega Sandro Guolo, responsabile della Lav —. Ci sono stati raccontati casi di avvelenamento a Grignano, a Boara Polesine e nella bassa padovana. Ma non possiamo fare altro che metterci a disposizione delle persone, per aiutarle a sporgere denuncia e far intervenire quindi le forze dell’ordine».
 
CESENA TODAY
8 MAGGIO 2014
 
Cani, gatti e una volpe avvelenati a Borello: è caccia ai veleni
Allerta per i bocconi avvelenati sparsi per Borello, in particolare nella zona del centro e lungo il torrente Borello. La Polizia Municipale è intervenuta nella frazione cesenate in seguito all'avvelenamento di due cani nella zona
 
Allerta per i bocconi avvelenati sparsi per Borello, in particolare nella zona del centro e lungo il torrente Borello. La Polizia Municipale è intervenuta nella frazione cesenate in seguito all’avvelenamento di due cani nella zona, probabilmente dovuta allo spargimento di veleni non ancora individuati. La perlustrazione dei vigili è andata avanti fino al pomeriggio di giovedì, senza tuttavia riuscire a reperire niente di sospetto.
L'allarme è nato dal fatto che martedì ieri sera è morto un cane per avvelenamento mentre un altro è rimasto gravemente intossicato seguendo più o meno lo stesso percorso, in area pubblica, nel pomeriggio di mercoledì. Quest'ultimo cane, di taglia piccola, è rimasti vittima di convulsioni e vomito e versa in gravi condizioni ed è in cura presso un veterinario. Il cane non ha vomitato alcuna “polpetta”, per questo si sospetta che il veleno possa essere in grani, per esempio lumachicida che viene sparso in questo periodo per la difesa degli orti. In tal caso potrebbe essersi trattato di un uso improprio da parte di qualcuno di prodotti delicati, ma che si trovano in libera vendita. La sostanza vomitata dal secondo cane è stata consegnata all'Istituto Zooprofilattico per le analisi del caso. La polizia municipale ha apposto nelle zone interessate appositi cartelli dove viene segnalata la possibile presenza di presunte esche avvelenate mentre verrà aumentata la vigilanza nella zona. La particolare attenzioni dei vigili nasce anche dal fatto che nel giro degli ultimi anni, sempre nella stessa zona, sono stati rinvenuti morti almeno 7-8 gatti, 2-3 cani e una volpe. Una concentrazione anomala, su cui la Polizia Municipale ci vuole vedere chiaro. Senza contare che se simili veleni si trovano in area pubblica, non solo gli animali, ma anche gli esseri umani ed in particolare i bambini- normalmente disattenti a ciò che toccano - sono potenzialmente esposti.
 
NEL CUORE.ORG
8 MAGGIO 2014
 
MILANO, ALLEVAMENTO-LAGER: 87 CONIGLI IN GABBIA AL BUIO
Oipa: le bestiole quasi immobili tra le feci e l'urina
 
C'erano 87 conigli tenuti in condizioni di grave maltrattamento. Dopo una segnalazione, le guardie zoofile Oipa di Milano ha effettuato un sopralluogo in una casa nella provincia ad Est del capoluogo lombardo. L'allevamento amatoriale a scopo alimentare era senza autorizzazione. Un vero e proprio lager - spiega l'associazione animalista - trovato in un piccolo locale adiacente all'abitazione. Senza luce e finestre e con l'irrespirabile per le esalazioni di feci e urina, trovate ovunque in grande quantità. Gli animali erano stabulati in gabbie di rete in metallo, come la pavimentazione su cui poggiavano le zampe, di dimensioni tali da non permettere agli esemplari adulti di cambiare posizione. Non c'erano nemmeno zone di ricovero, visto che queste "prigioni" impilate le une sulle altre. Cibo e acqua venivano forniti tramite un sistema di canaline e cannucce gestite manualmente dal proprietario, in base alla disponibilità di tempo, e quindi non con regolarità.
Ulteriore aggravante della situazione è stata la consapevolezza del proprietario sui danni provocati agli animali dalle condizioni di detenzione, tanto che la precedente razza di conigli allevata era stata sostituita da una più resistente per ovviare al problema delle ferite alle zampe causate dall'assenza di pavimentazione delle gabbie.
L'uomo è stato denunciato per maltrattamento di animali e detenzione in condizioni non idonee e produttive di gravi sofferenze e tutti gli 87 esemplari sono stati posti sotto sequestro. Visto l'elevato numero di animali, le guardie zoofile Oipa sono alla ricerca di stalli o affidi giudiziari per ricoverare gli animali, in parte già presi dall'Enpa di Monza, in attesa della convalida del sequestro.
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NEL CUORE.ORG
8 MAGGIO 2014
 
DESIO (MB), 18 GATTI DENUTRITI RINCHIUSI IN CASA TRA FECI E RIFIUTI
Liberati dalla polizia provinciale e affidati all'Enpa
 
Tenuti in condizioni igieniche pessime, tra escrementi e rifiuti. Dieci gatti adulti e otto amici messi in salvo dalla polizia provinciale di Monza e Brianza, su segnalazione dell'Enpa, in un appartamento delle case Aler di via Gabellini 103 a Desio. Molti dei felini erano denutriti e chiusi dentro quell'abitazione senza mai essere stati visitati da un veterinario, fa sapere "Il Giorno". Da anni i vicini della 50enne con problemi di invalidità protestavano per l'odore nauseabondo proveniente dall'appartamento, in cui allignavano scarafaggi, topi e insetti.
Ora gli animali sono stati portati all'Enpa, che adesso si prenderà cura di loro. Mentre il sindaco Roberto Corti ha detto: "A causa delle precarie condizioni igieniche dell'appartamento è intervenuta la polizia provinciale, perché in quella situazione gli animali non potevano rimanere. Siamo al lavoro per risolvere il problema".
 
GEA PRESS
8 MAGGIO 2014
 
Roma – Un caimano ed una tartaruga azzannatrice nell’acquario di casa
Intervento del Corpo Forestale e della Polizia di Stato

 
Un caimano dagli occhiali ed una tartaruga azzannatrice, trovati stamani dalle Forze dell’Ordine in un appartamento del quartiere Boccea di Roma. Per il Corpo Forestale dello Stato si è trattata di una sorpresa definita “sconcertante”.
La Forestale era stata avvisata dalla Squadra Mobile della Polizia di Stato che, nel corso di una perquisizione, si è imbattuta nei due animali. Ad intervenire il personale del Comando Stazione di Roma e del Servizio CITES centrale del Corpo forestale dello Stato.  Gli animali sono stati così identificati e subito trasportati  in un luogo idoneo.
I due rettili, a quanto pare di giovane età, appartengono a specie considerate dalla legge “pericolose per la salute e l’incolumità pubblica”. Entrambi  erano detenuti in acquario.
Con il naturale processo di crescita, però, gli animali avrebbero assunto grandi dimensioni nel giro di pochi anni ed il loro mantenimento in ambiente domestico avrebbe senz’altro comportato serie difficoltà di gestione a causa del loro potenziale lesivo insito in specie biologicamente aggressive ed imprevedibili.
I due esemplari sono stati sequestrati dal Corpo Forestale dello Stato, in base alla normativa vigente in materia di animali pericolosi e specie tutelate dalla Convenzione di Washington CITES, e trasferiti in un idoneo centro di recupero per fauna selvatica ed esotica a Roma.
 
NEL CUORE.ORG
8 MAGGIO 2014
 
GREEN HILL, SCAGIONATI IL CAPO DEI VIGILI E IL DIRIGENTE REGIONALE
Il gup di Brescia: il primo assolto, l'altro prosciolto
 
Non c'è stato omesso controllo. Nessun favoritismo. A quasi due anni dall'inizio del caso giudiziario di Green Hill, l'allevamento-lager di beagle di Montichiari, in provincia di Brescia, uno dei filoni d'inchiesta si chiude con l'assoluzione del comandante della polizia locale Cristian Leali e con il proscioglimento di Mario Astuti, dirigente del Servizio veterinario della Regione Lombardia. Lo scrive il "Giornale di Brescia". I due, messi sotto accusa dal sostituto procuratore Ambrogio Cassiani, dovevano rispondere di diversi capi d'imputazione: Leali di falso ideologico e omessa denuncia, Astuti di abuso d'ufficio. Il verdetto, che è arrivato dopo una lunga udienza preliminare, porta la firma del gup Enrico Ceravone.
 
GEA PRESS
8 MAGGIO 2014
 
Salvi i cinghiali del Parco dei Colli Euganei
La Corte Costituzionale boccia la legge regionale. La soddisfazione dell'On.le Zanoni: una vittoria del buon senso
 
Niente cacciatori per uccidere i cinghiali nel Parco Regionale dei Colli Euganei, in provincia di Padova. La Corte Costituzionale ha bocciato infatti la legge regionale che dava via libera alle doppiette. Ne da oggi comunicazione l’Eurodeputato PD Andrea Zanoni secondo il quale la decisione della Corte rappresenta una vittoria del buon senso.
Viceversa, sostiene sempre l’Europarlamentare si sarebbe trattato di un “regalo ai cacciatori”. Il tutto con la “scusa” della tutela dell’agricoltura.
“La presenza dei cinghiali nella zona – ha dichiarato l’On.le Zanoni – può e deve essere regolata con metodi non violenti”. La legge ora bocciata, prevedeva invece all’articolo 2  la possibilità per le Forze dell’Ordine di avvalersi della collaborazione dei cacciatori residenti per abbattere i cinghiali della zona.
“Ci sono metodi non violenti di controllo della loro popolazione – ha concluso l’On.le Zanoni – e squadre del Parco regionale dei colli Euganei appositamente preparate e che meriterebbero anzi maggior investimenti in termini di uomini e risorse”.
 
IL CENTRO
8 MAGGIO 2014
 
L’elicottero dei vigili si alza per trovare due mucche smarrite
 
CANZANO (TE) - Si è alzato in volo anche l’elicottero dei vigili del fuoco per localizzare due mucche che si sono allontanate da un allevamento. E’ successo nella prima mattinata di ieri a Canzano. I due animali, del peso ciascuno di oltre 4 quintali, hanno percorso vari chilometri attraversando due colline e finendo nella zona di Fosso Forcella, nel territorio comunale di Teramo. Per rintracciarli è stato necessario l'intervento di un elicottero dei vigili del fuoco decollato da Pescara. I due animali sono stati individuati intorno a mezzogiorno, ma una volta localizzati è iniziata la fase più difficile del recupero vista soprattutto la zona impervia. Recupero che è stato possibile grazie al'intervento di due allevatori della zona addestrati nel recupero dei bovini con i cavalli.
 
GREEN STYLE
8 MAGGIO 2014
 
Rigurgito del cane: cause e rimedi
 
Il cane spesso rigurgita, ovvero rigetta passivamente il cibo che non è ancora stato scomposto dallo stomaco. Solitamente si associa al vomito ma questo, in realtà, comporta uno sforzo addominale che implica l’espulsione di cibo tendenzialmente già digerito. Al contrario, il rigurgito implica un’uscita di cibo liquido e semi solido, parzialmente digerito, che può avvenire subito dopo il pasto oppure a distanza di ore. Non vi è presenza di conati o contrazioni addominali e la condizione dell’espulsione coinvolge espressamente l’esofago. Spesso il rigurgito è la conseguenza di un malessere, una condizione di disagio fisico o una malattia. Quando il cane rigurgita presenta una condizione fisica particolare, ad esempio una forte difficoltà respiratoria, perdita di peso, febbre, tosse, naso che cola e difficoltà di deglutizione. Il cane manifesta un appetito molto forte, accompagnato da voracità, ma il conseguente rigurgito impedisce al corpo di assimilare sufficienti sostanze nutritive. L’alito appare pungente, spesso accompagnato da odore cattivo, quindi può presentarsi una sorta di gonfiore nella zona dell’esofago.
Cause principali
Le cause principali che possono condurre al rigurgito sono molte, ad esempio una predisposizione legata alla razza come Fox Terrier, Miniature Schnauzer, Alano, Pastore Tedesco. Ma anche malattie congenite e disfunzioni all’esofago presenti sin dalla più tenera età, oppure avvelenamento, presenza di corpi estranei, ernia iatale, disturbi endocrini e rabbia. Alcune patologie gravi possono favorire il malessere come il cancro, un problema nervoso o anche il megaesofago. Spesso un esame approfondito, associato a radiografie oppure endoscopia, possono evidenziare la causa del rigurgito. Sarà il veterinario a valutare quale procedura affrontare per risolvere la problematica.
Consigli e rimedi
La soluzione potrà variare in base alla causa scatenante quindi in realazione alla gravità della problematica. Il veterinario potrà suggerire medicinali utili a prevenire il rigurgito, quindi antibiotici per curare le infiammazioni legate al sintomo. Una dieta specifica potrà aiutare a lenire la problematica, magari integrando e sottraendo cibi a seconda della reazione di Fido. In alcuni casi si può prevenire il rigurgito fornendo gradualmente gli alimenti, nel caso del megaesofago posizionando l’animale seduto in verticale così da favorire il passaggio del cibo verso lo stomaco.
Importante monitorare che il cane non ingurgiti oggetti o cibi troppo grossi, che possano ostruire la respirazione o la deglutizione. Oppure limitare l’eccessiva voracità e fretta garantendo al cane mini porzioni, da somministrare lentamente. Nel caso di rigurgito da reflusso o gastrite è bene fornire una dieta povera di grassi e blandamente proteica, come ad esempio riso molto cotto, carne magra, da integrare gradualmente su indicazione veterinaria.
 
LA REPUBBLICA
8 MAGGIO 2014
 
Sono i cani quelli che capiscono meglio gesti e voci dell'uomo
Nuovo studio aggiunge una nuova abilità alle già note capacità uniche del nostro 'migliore amico': sono in grado di interpretare al meglio i suoni umani 
 
"Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito". E gli stolti, oltre a molti uomini, sono anche la quasi totalità degli animali che sono considerati intelligenti: stolti sono gli scimpanzé, nostri cugini di Dna. Stolti i lupi. Ma non i cani. Sono loro gli unici animali che, se indichiamo in un punto, guardano davvero in quella direzione. Ma non è solo questo. Un nuovo studio svela nuove prove dell'intelligenza del miglior amico dell'uomo: i cani riescono meglio di qualunque altro animale a comprendere e sfruttare i suoni prodotti dall'uomo. Lo dimostra uno studio del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology.
I ricercatori hanno sottoposto a test uditivi cani adulti e cuccioli da otto a quattordici settimane di vita. La sfida consisteva nel trovare un pasto gustoso all'interno di alcune scatole. Dagli esperimenti è emerso che tutti i cani, cuccioli inclusi, hanno utilizzato gli spunti offerti dalle voci dei ricercatori per scovare il premio nel posto giusto.
I cani che avevano trascorso maggior tempo con l'uomo sono quelli risultati più abili nello sfruttamento dei suoni umani per avere qualche indizio in più.
 
FOCUS
8 MAGGIO 2014
 
I cani ci capiscono molto meglio degli scimpanzé
Fido sa capire dove è nascosto un gustoso spuntino semplicemente ascoltando il suono della voce umana. Un'abilità che i nostri "cugini" primati non hanno.
 
Elisabetta Intini
 
Il titolo di "miglior amico dell'uomo" non gli è certo stato dato a caso. Fido ci conosce meglio di qualunque altro animale e ci sono alcune cose che è il solo a saper fare: una di queste è la capacità di individuare un ghiotto spuntino affidandosi esclusivamente all'intonazione della voce umana. Un'abilità che nemmeno gli scimpanzé, i nostri più vicini cugini, possono vantare, come rivela una ricerca del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia (Germania). Trova quella giusta
I ricercatori hanno testato questa capacità su un gruppo di cani adulti e anche su alcuni cuccioli di età compresa tra le 8 e le 14 settimane. Una delle sperimentatrici ha mostrato ad ogni cane un delizioso bocconcino e due scatole identiche (costruite in modo da non lasciar passare gli odori). Quindi si è chiusa dietro una tenda e ha nascosto il cibo in una delle due scatole. Quando ha riaperto la tenda, rimanendo celata alla vista del cane, ma rivolgendo il volto verso la scatola piena di cibo, ha detto: "Oh guarda lì, che bello".Quasi tutti i cani sono riusciti a individuare la scatola giusta semplicemente seguendo la voce della donna. I cuccioli abituati a stare con l'uomo hanno addirittura ottenuto performance migliori degli adulti; ma quelli non avvezzi al contatto umano, ci sono riusciti solo qualche volta.
Alla faccia dei primati
Ricerche precedenti hanno mostrato che i bambini sanno usare la voce umana per trovare cibo o giocattoli, ma gli scimpanzé non ne sono capaci. Ciò sembra suggerire che la prolungata vicinanza con l'uomo avrebbe selezionato, nei cani, alcune specifiche capacità attentive nei nostri confronti. Di più: secondo gli scienziati queste abilità potrebbero ormai fare parte del patrimonio genetico di Fido.
 
GEA PRESS
8 MAGGIO 2014
 
Sudafrica – Il pangolino dentro la valigia
Le scaglie e la carne sono molto richiesti dal mercato dell'estremo oriente

 
Un pangolino nascosto all’interno di una valigia è stato sequestrato dalla Polizia sudafricana e dall’Ezemvelo KZN Wildlife, lo speciale corpo di protezione della fauna selvatica della provincia dello KwaZulu-Natal.
Si trattava di una grossa femmina rinvenuta per fortuna ancora in vita. Ad occuparsi del povero animale saranno ora gli operatori del Wildlife ACT Fund che in più occasioni hanno collaborato per la represione dei reati contro la fauna selvatica.
Non è stato reso noto a chi era indirizzato il pangolino, ma è risaputo, grazie anche a sequestri  avvenuti nel passato, che questi animali sono molto richiesti dai mercati asiatici.
Distribuiti nel mondo con più specie, sono soggetti ad un intenso bracconaggio che rifornisce di carne e delle scaglie cornee la medicina tradizionale orientale. Quesi tutte le specie asiatiche vedono già le loro popolazioni selvatiche compromesse da tali contrabbandi, ma in più occasioni sono stati scoperti commerci che coinvolgevano anche le regioni africane.
Forse meno noto rispetto ad avorio e corni di rinoceronte, ma tale fenomeno alimenta un giro di affari illecito di vaste proporzioni. Il valore delle scaglie ha infatti raggiunto cifre ragguardevoli che giustificano, evidentemente, l’esportazione dal continente africano.
 
TIO.CH
8 MAGGIO 2014
 
Si getta nel fiume per salvare il cane e rischia di annegare
Donna tratta in salvo da un agente di Polizia
 
WINTERTHUR - Una 64enne è stata tratta in salvo da un poliziotto dal fiume Töss ieri sera a Winterthur (ZH). La donna si è gettata nel fiume per salvare il suo cane rimasto bloccato in un vortice. L'agente è riuscito a portare a riva la signora, rimasta fortunatamente illesa. Ha estratto dall'acqua anche il cane, che però era già morto, ha reso noto la polizia. ATS
 
LA REPUBBLICA
9 MAGGIO 2014
 
Uccide il cane con una mazza da muratore: "Era troppo vivace"

 
Prov. di Torino, A Mazzé nel Canavese. Aveva già sotterrato l'animale ma la denuncia dei vicini lo ha fatto scoprire e denunciare dai veterinari dell'Asl
Il cane era troppo vivace e il padrone lo ha ucciso a bastonate. La terribile vicenda è accaduta nei giorni scorsi a Mazzè, un piccolo comune del Canavese.
Il cane, un meticcio di 11 mesi di grossa taglia, per gioco si era messo a scavare una buca in giardino. Il suo padrone, 44 anni, lo ha visto e lo ha aggredito armato di una mazzetta da muratore e di un coltello. In pochi minuti ha ucciso la povera bestia ma i suoi guaiti hanno attirato l'attenzione di un passante che ha avvisato i canile di Caluso.
Quando i veterinari dell'Asl To 4 sono arrivati sul posto l'uomo aveva già provveduto a sotterrare il cane nella stessa buca che l'animale aveva iniziato a scavare. Carabinieri e veterinari hanno dissotterrato la bestia per accertare le cause del decesso e hanno sequestrato la mazzetta da muratore e il coltello usati per massacrarla. Interrogato dai militari l'uomo ha raccontato di aver ucciso il suo cane perché dava fastidio ai genitori.
Proprio quel giorno, infatti, tra loro si era scatenata una lite: i genitori non volevano il meticcio per casa proprio perché era un po' troppo indisciplinato e aveva riempito di buche il giardino.
Il proprietario è stato denunciato per uccisione di animale.
 
LA SENTINELLA CANAVESE
9 MAGGIO 2013
 
Uccide cane con martello e coltello: denunciato 44enne di Mazzè (TO)
 
Ha ucciso il suo cane con un coltello e una mazzetta di muratore solo perché era un cucciolo giocherellone
Un quarantaquattrenne di Mazzè ha ucciso con un coltello e con una mazzetta da muratore il suo cane, un meticcio di 11 mesi, solo perché trattandosi di un cucciolo giocherellone, scavava qualche buca nel giardino. Ma i responsabili del canile di Caluso, avvisati del grave episodio di violenza gratuita, hanno richiesto l’intervento dei carabinieri della stazione di Caluso.
E dopo gli accertamenti del caso, i carabinieri hanno denunciato M.M. a piede libero per uccisione di animale.
Il fatto è accaduto nel tardo pomeriggio di martedì nel cortile dell’abitazione dell’uomo, a Mazzè: M.M. dopo aver litigato con i genitori che non volevano in casa il cane, un meticcio di grossa taglia sprovvisto di microchip, lo ha ucciso con un coltello e una mazzetta da muratore. Il cane è stato colpito al collo e la morte è avvenuta per emorragia. Poi l’uomo ha sotterrato la bestiola in giardino.
I guaiti del povero cane, però, hanno richiamato l’attenzione di una persona che ha assistito alla scena e ha chiamato subito il canile.
Luciano Sardino, responsabile del canile di Caluso e presidente della Lega nazionale per la difesa del cane ha quindi subito richiesto l’intervento dei veterinari dell’Asl/To4 e dei carabinieri. Da un primo esame effettuato sul posto dal veterinario è risultato che la povera bestiola è morta in seguito ad una profonda ferita sul collo. Il corpo del cane veniva quindi affidato al canile in attesa delle disposizioni della magistratura, mentre i carabinieri hanno provveduto al sequestro del coltello a serramanico e del martello utilizzato per ammazzare il cane
Il 44enne, ai carabinieri,avrebbe ammesso di aver ucciso il cucciolo perché dava fastidio ai sui genitori. Purtroppo in questi casi la legge non prevede l’arresto, ma una denuncia, però i carabinieri possono procedere d’ufficio senza la necessità di una querela. Sardino, presidente della Lega per la difesa del cane commenta: «Non ho parole. Purtroppo veniamo spesso a conoscenza di violenze sugli animali, ma seppur lentamente cresce anche la sensibilità da parte di molte persone che ci avvisano di maltrattamenti». (l.m.)
 
TORINO TODAY
9 MAGGIO 2014
 
Uccide il suo cane con una mazzetta: "Dava fastidio ai miei genitori"
Un uomo di 44 anni ha ucciso brutalmente il suo meticcio di 11 mesi perché era troppo vivace. Lo ha colpito mentre scavava una buca in giardino e poi seppellito. Un passante, uditi i guaiti dell'animale, ha chiamato i Carabinieri
 
Prov. di Torino, Un gesto barbaro compiuto solo perché il cane era troppo giocherellone. Un uomo di 44 anni ha ucciso con un mazzetta da muratore e un coltello il suo meticcio di grossa taglia di soli 11 mesi.
"Dava fastidio ai miei genitori", racconterà qualche ora dopo ai Carabinieri di Caluso, intervenuti sul posto perché chiamati dal canile e dall'Asl To 4. Quanto successo a Mazzè, nel Canavese, nella giornata di martedì, rischiava però di passare inosservato se i guaiti del cane morente non avessero attirato un passante.
Il cane si era "reso responsabile" di scavare troppe buche nel giardino di casa. Questo era quello che infastidiva parecchio i genitori del quarantaquattrenne. Proprio quando stava scavando l'ennesima buca l'uomo lo ha colpito. Diversi colpi al collo che ne hanno causato la morte per emorragia, come dirà più tardi il veterinario. Un passate, udito l'animale lamentarsi e forse dopo aver intravisto qualcosa, ha avvisato il canile e i Carabinieri. Mentre questi arrivavano sul posto, il proprietario aveva già seppellito il corpo del cane nella stessa buca iniziata dall'animale.
Disseppellito il meticcio, si è constato che effettivamente dietro la sua morte c'erano parecchi colpi dati sulla parte superiore del collo, come dimostrava una profonda ferita. I Carabinieri hanno sequestrato mazzetta e coltello e denunciato l'uomo per uccisione di animale. Quanto al corpo ormai privo di vita del cane, questo è stato affidato alla magistratura.
 
MESSAGGERO VENETO
9 MAGGIO 2014
 
AVIANO (PN)
Lascia morire di fame il cane Quattro mesi a militare Usa
 
AVIANO (PN). Ha lasciato morire di fame e sete il suo fido amico. E per questo è stato condannato a quattro mesi di reclusione (pena sospesa), ai sensi dell’articolo 544 bis del codice penale: maltrattamento e uccisione di animali.
La triste vicenda risale a qualche anno fa, quando il proprietario di una villetta a schiera di Aviano aveva denunciato Davide Courteny, 27 anni, militare americano della Base Usaf attualmente irreperibile, che in quell’abitazione risiedeva, ma era sparito da un paio di mesi e aveva smesso di pagare l’affitto. Entrato con le chiavi di riserva, il proprietario si era trovato di fronte una scenda agghiacciante: olezzo insopportabile, casa a soqquadro e lì, inerme sul pavimento della cucina, dove aveva evidentemente cercato invano cibo e acqua, un cane visibilmente disidratato, morto da giorni.
Era appunto l’animale di Courteny. Quest’ultimo, trovandosi agli arresti in Base, non aveva più fatto ritorno a casa. Secondo il suo difensore d’ufficio, l’avvocato Michele Attanasio, l’uomo aveva dato disposizione a un vicino affinché si occupasse del cane. Probabilmente l’ha fatto per qualche tempo, poi se n’è disinteressato. Così il quadrupede è andato incontro al suo ingrato destino. E il giudice monocratico del tribunale di Pordenone Monica Biasutti ha punito il responsabile.
 
GEA PRESS
9 MAGGIO 2014
 
Castel Viscardo (TR) – I cani con il solaio sfondato
Intervento del Corpo Forestale dello Stato

 
Intervento dei Sottufficiali ed Agenti  dei Comandi Stazione Forestali di Allerona e Orvieto  del Corpo forestale dello Stato  in un controllo congiunto  volto alla verifica e  prevenzione  del  fenomeno  del  maltrattamento  degli animali.
Nel corso dell’operazione si è rinvenuto un ricovero in  località  Fondacce del Comune di Castel Viscardo (TR) definito dagli inquirenti come “fatiscente” e dove erano detenuti alcuni cani  in condizioni  descritte dagli inquirenti come non  idonee  a  garantire  il  loro  benessere.
L’accertamento era mirato sulle condizioni in particolare di alcuni cani, ritenute particolarmente gravi. Tra questi quattro cuccioli e, separata da loro, la  madre.
L’intervenuto dell veterinario della USL Umbria 2 ha così permesso di rilevare come gli animali si presentavano  denutriti  e detenuti  in condizioni igienico-sanitarie non idonee e incompatibili con la loro natura. La Forestale riferisce altresì come gli stessi cani erano ricoverati all’interno di un fabbricato fatiscente e pericolante con pavimentazione in cemento; un luogo adibito nel passato a porcilaia, ricoperto da numerose deiezioni e rifiuti, il cui unico riparo  era costituito  da alcune lamiere appoggiate al muro.
Agli atti degli inquirenti anche la mancata protezione dal freddo e dalle intemperie; la struttura era priva di tetto mentre il solaio del  piano primo  si presentava sfondato. Le aperture ai lati del fabbricato erano inoltre prive di infissi.
Per questi motivi i cani sono stati  sequestrati  ed  il proprietario è  stato  denunciato a  piede libero  all’ Autorità Giudiziaria.
 
ANSA
9 MAGGIO 2014
 
Cani tra rifiuti, denunciato padrone
Trovati da forestale denutriti e separati dalla madre
 
Prov. di Terni, Denutriti e in condizioni igienico-sanitarie non idonee, incompatibili con la loro natura: è così che gli agenti della forestale hanno trovato quattro cuccioli di cane e la loro madre durante un controllo in località Fondacce, nel comune di Castel Viscardo. Denunciato per maltrattamenti di animali il proprietario. Secondo quanto riferito, i cuccioli, separati dalla madre, sono stati trovati all'interno di un fabbricato fatiscente e pericolante con il pavimento in cemento, in passato adibito a porcilaia, ricoperto da escrementi e rifiuti. L'unico riparo - spiega la forestale - era costituito da alcune lamiere appoggiate al muro. La condizione di denutrizione è stata confermata anche dal veterinario dell'Asl, chiamato ad intervenire sul posto per accertare lo stato di salute degli animali. I cani sono stati sequestrati
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IL SECOLO XIX
9 MAGGIO 2014
 
Bocconi avvelenati alla Foce, la preoccupazione degli amanti degli animali
 
Lorenzo Mameli
 
Genova - Non accenna a diminuire la preoccupazione degli amanti degli animali alla Foce e in Albaro. A pochi giorni dall'ultimo ritrovamento, in via Casaregis sono comparsi altri due oggetti potenzialmente molto pericolosi per gli amici a quattro zampe: due spugne fritte.
Le spugne sono state trovate in un'aiuola, vicino ai posteggi per le automobili. «Le mettono per avvelenare i cani: vi prego, condividete!», c'è scritto sulla pagina "Segnalazioni bocconi avvelenati a Genova e provincia", su Facebook.
La persona che ha notato le spugne — oltre a lanciare l'allarme — le ha raccolte, le ha fotografate e le ha portate all'Enpa, l'Ente nazionale protezione animali, la cui sede genovese si trova nella stessa via Casaregis, al numero 12a, cancello, sempre nel quartiere della Foce. «Sembrerebbe poliuretano espanso – ha scritto la donna – e sono unte. A breve sapranno dirmi se c'è anche del veleno».
Circa una settimana fa, in Albaro era stata ritrovata un'altra spugna fritta: un'esca in grado di portare al decesso gli animali che la inghiottono perché, una volta ingerita, aumenta di volume e può provocare un'ostruzione gastro-intestinale. La spugna era stata recuperata in via Guerrazzi, all’angolo con via De Bosis, vicino alle piscine di Albaro.
Nelle zone sospette, per precauzione, i conduttori dei cani sono stati invitati a portare gli animali a passeggio con il guinzaglio e soprattutto con la museruola, per poter controllare con maggior facilità gli oggetti (a volte pericolosi) che i nostri amici quadrupedi si trovano sotto il naso per le strade, fra le siepi e sui marciapiedi. Almeno fino al cessato allarme.
 
CORRIERE DELLA SERA
9 MAGGIO 2014
 
Cani caduti nel canale spariti
nella corrente: allarme dei residenti
Trovate le carcasse di diversi animali annegati. Il deviatore Olona si interra ed è una trappola: «Un pericolo anche per i bambini»
 
di Paola D’Amico
 
Milano, Un cane scivola in un canale - il deviatore Olona - che scorre nel Bosco in Città, viene risucchiato dalla corrente, non riesce a risalire e scompare, qualche centinaio di metri dopo, dove il canale si interra. È accaduto sabato pomeriggio. Di Taibo, meticcio di un anno e mezzo che una famiglia milanese aveva adottato da un canile del Sud Italia, nessuna traccia. Inutile l’intervento dei Vigili del Fuoco, dei volontari della vicina Cascina Linterno. Gianluca Baldon, esperto nel recupero di animali in difficoltà, cerca Taibo per due giorni nei punti il cui il deviatore torna all’aperto, da Baggio al Gratosoglio. E allo scolmatore dell’Olona, invece, ecco altre carcasse, due cani, un mastino e un Chow Chow femmina. Altri tre cani, più avanti, alla vasca in prossimità di una piccola centrale idroelettrica di Rozzano. Carcasse che ieri sono state recuperate, perché i veterinari della Asl dovranno cercare di stabilire le cause della morte. Ma ciò non fa che confermare la pericolosità di quel canale, già da tempo segnalata da chi vive nella zona, dalle associazioni presenti sul territorio e anche da Italia Nostra che ha in gestione il Bosco in città. «Presenteremo denuncia»
«Abbiamo cercato in ogni sbocco - spiega Cinzia, la proprietaria -. Il mio cane era sceso, senza difficoltà, in quel tratto che passa in mezzo al parco e non ha protezioni ma invece ha bordi di cemento che non permettono la risalita. Neppure se a cadere è un uomo o un bambino. I vigili del fuoco nulla avrebbero potuto fare senza mettere a repentaglio la loro stessa vita. Informandoci con grande difficoltà sul percorso di questo canale siamo venuti a conoscenza di numerosi altri casi. Per la legge il canale dovrebbe avere non solo adeguate segnalazioni di pericolo di morte che non ha, ma dovrebbe essere completamente inaccessibile». Nella zona di via Caldera (a 500 metri da dove Taibo è scivolato nell’acqua), il canale si interra per circa due chilometri e mezzo, da Quinto Romano a via Parri, davanti a case e condomini «in un parco senza nessuna recinzione dove i bambini giocano al pallone e i cani vengono portati a spasso». Per questo Cinzia annuncia che seguirà una denuncia alla Polizia Locale. Silvio Anderloni, del Bosco in Città, aggiunge: «Da Vighignolo, passando per il Parco dei Fontanili di Rho, il canale entra nel parco, pone oggettivamente dei problemi, non solo quando è in piena. Dal Comune la competenza è passata alla Provincia, con cui avevamo studiato interventi di protezione con reti e vegetazione. Poi è passato al magistrato del Po con il quale non abbiamo ancora avviato una collaborazione stretta».
Venti chilometri di «pericolo mortale»
Ceo de Carli, del comitato Fontalini di Baggio, aggiunge: «È pericoloso, va protetto, c’è un tratto che per un chilometro correrà vicino alla futura pista ciclabile di Expo». Il canale attraversa tutta Milano, in alcuni tratti sottoterra, giungendo allo scolmatore Olona dove incrocia il Naviglio Pavese e diventa Lambro meridionale, passando dietro l’ospedale San Paolo, in molti altri punti quando è all’aperto mancano recinzioni o avvisi: «Venti chilometri di pericolo mortale», conclude Cinzia.
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CORRIERE DELLA SERA
16 MAGGIO 2014
 
Il giallo dei cani morti spariti
Un canale usato come discarica
Dal microchip si è risaliti ai loro padroni. Sopralluogo in un allevamento

 

 
di Paola D’Amico
 
Il deviatore Olona usato come discarica per carcasse di animali morti? È il quesito a cui dovranno cercare una risposta i veterinari della Asl Milano 1 che oggi effettueranno un sopralluogo in un allevamento dell’hinterland. I due cani trovati allo scolmatore dell’Olona, a Sud di Milano, il 5 maggio scorso, durante le ricerche di Taibo - il cane scivolato nelle acque del deviatore dell’Olona nel Bosco in Città, prima di finire interrato per due chilometri -, infatti, hanno un nome e un proprietario. Entrambi sarebbero morti lo scorso febbraio e, secondo una prima ricostruzione dei fatti, consegnati ad uno smaltitore specializzato. Altri cani sono stati individuati molto più a sud, fuori Milano. E non è escluso che, esattamente come Taibo, non più riemerso, altre carcasse siano intrappolate nelle tombinature del canale dove scorre sottoterra, attraversando la periferia Ovest della metropoli. La proprietaria di Taibo ha inutilmente chiesto fino ad ora all’Agenzia per il fiume Po, competente anche per questo deviatore, di svuotare il bacino per ampliare la ricerca. Ma certamente ora qualcuno dovrà rispondere per l’abbandono di rifiuti che hanno una corsia specifica per lo smaltimento.
Animali con il chip
I due cani erano microchippati. E ciò ha consentito di risalire ai proprietari. Il primo abita a Bareggio e, tra le lacrime, ha spiegato che il suo cane era morto in febbraio, era stato affidato al veterinario di fiducia, perché si occupasse di farlo cremare. Il veterinario, a sua volta, già sentito dai responsabili della Asl, ha spiegato di «aver ricevuto l’animale morto e di aver trasferito la carcassa in un centro dove si allevano cani». Qui la sua sorte avrebbe seguito quella dell’altro cane, un setter femmina, che dall’aspetto potrebbe essere una fattrice, di proprietà dello stesso allevamento. Consegnati ad uno smaltitore, per essere cremati, sono finiti nel deviatore, che transita poco distante da Cornaredo per poi dirigersi verso Figino e prima di via Novara attraversare Bosco in città. Il direttore del dipartimento veterinario, Luigi Festa, chiarisce che «ci sono già evidenti difformità rispetto alle normative. Le carcasse di animali seguono le procedure dello smaltimento dei rifiuti speciali e dei sottoprodotti di origine animale tramite ditte specializzate. Il veterinario non può conferirlo ad un allevamento». Viceversa, poche alternative ha un cittadino, perché non tutti i Comuni autorizzano la sepoltura nel giardino di casa. Né l’allevatore avrebbe potuto ricevere una carcassa «senza contare che ogni passaggio va documentato». Altri tre cani, più avanti, alla vasca in prossimità di una piccola centrale idroelettrica di Rozzano. Carcasse che forse ora potrebbe essere utile recuperare.
 
GEA PRESS
9 MAGGIO 2014
 
Ischia (NA) – Nuovi interventi antibracconaggio. Fucili nascosti in campagna e canti (elettronici) di quaglie
In campo Guardie WWF, Arci Caccia e la preziosa collaborazione dell'Arma dei Carabinieri

 
Non a caso, nel periodo migliore della migrazione. Nei primi giorni del mese di maggio, infatti, esplosione di colpi di fucile nelle ore notturne nei Comuni di Forio e Barano.  A segnalare il tutto, come già accaduto in precedenti interventi delle Guardie del WWF in stretta collaboraizone con i Carabinieri, sono stati i cittadini.
I militari della Stazione Carabinieri di Forio, coadiuvati dalle Guardie WWF, predisponevano per questo un servizio antibracconaggio nel corso del quale veniva fermato  un cacciatore titolare di licenza di porto di fucile. L’uomo sarebbe stato colto in atteggiamento di caccia, mentre utilizzava un fucile sovrapposto calibro 36 magnum; stante la flagranza di reato veniva denunciato; il mezzo di caccia e il munizionamento venivano sottoposti a sequestro.
I controlli hanno rivelato ulteriori sorprese nel Comune di Barano. In un’area impervia tra la località Iesca e la zona di Terzana, veniva infatti ritrovato  un fucile sovrapposto calibro 20 oltre che cartucce idonee. Il tutto era occultato in un rudere. L’arma era provvista di matricola e i militari della Stazione Carabinieri di Barano hanno così provveduto ad identificare e  deferire all’Autorità Giudiziaria il proprietario per omessa custodia di armi e munizioni. Sempre nel Comune di Barano anche un richiamo elettroacustico destinato ad attrarre le quaglie di passo. Secondo quanto reso noto dalle Guardie del WWF era custodito in una cassaforte vincolata ad un albero; nei luoghi anche una decina di trappole per la cattura di piccoli uccelli: tutto materiale posto sotto sequestro dai Carabinieri.
Secondo Filippo Bamberghi, coordinatore del Campo Antibracconaggio WWF sull’isola “i risultati delle attività delle ultime settimane dimostrano che il bracconaggio primaverile sull’Isola di Ischia è un fenomeno duro a morire. Tuttavia la collaborazione dei cittadini dell’isola, le numerose segnalazioni anche da parte di cacciatori isolani e lo straordinario impegno dell’Arma dei Carabinieri, sotto il comando del Capitano Melissa Sipala, sono di buon auspicio per un costante miglioramento della situazione“.
Il WWF ha proprio quest’anno scelto di ritornare in maniera ufficiale sull’isola con il campo nazionale dedicato al contrasto del bracconaggio. “Una decisione – spiega  Piernazario Antelmi, delegato regionale del WWF Italia – che è stata resa necessaria sopratutto per la recrudescenza di questo grave fenomeno che abbiamo registrato negli ultimi tempi. Il tutto – ha aggiunto il delegato regionale WWF – dopo una precedente fase di calo  del bracconaggio dovuta proprio alla presenza decennale a Ischia delle guardie venatorie volontarie del WWF”
Per il primo anno le Guardie Volontarie WWF hanno potuto contare anche sulla collaborazione del Nucleo di Vigilanza dell’Arcicaccia con il quale sono stati espletati due servizi antibracconaggio congiunti. “Si tratta di un importante novità” conclude Filippo Bamberghi ” Si apre una nuova stagione di franca collaborazione con la parte più evoluta e sensibile del mondo venatorio isolano e coltiveremo anche nel futuro ciò che ci unisce: la lotta al bracconaggio! Un ringraziamento ad Emilio Galano che coordina le Guardie Arcicaccia e che ha scelto Punta San Pancrazio, luogo simbolico del bracconaggio ad Ischia, per il primo intervento congiunto”.
 
GEA PRESS
9 MAGGIO 2014
 
Caccia e richiami vivi. Per le associazioni è arrivata la condanna del Ministro dell’Ambiente
L'appello di LIPU, ENPA, LAV e WWF: votare subito l'articolo giusto e cancellare l'offesa agli uccelli migratori

 
“E’ con grande soddisfazione che leggiamo le dichiarazioni del Ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti e del relatore della legge europea 2013, Michele Bordo, a proposito dei richiami vivi“. Questa la presa di posizione di LIPU, ENPA, LAV e WWF secondo le quali la presa di posizione autorevole suona come una duplice condanna di una pratica che è al tempo stesso futile e violenta.
I richiami vivi, ad avviso delle associazioni, sarebbero infatti vietati dalle normative comunitarie.
“A questa condanna – si legge nella nota delle quattro associazioni - dobbiamo ora dare uno sbocco concreto. L’occasione, che peraltro ci viene chiesta dalla procedura di infrazione comunitaria, è offerta dalla legge Europea 2013. Il ministro Galletti e il relatore della legge diano parere favorevole all’emendamento predisposto dalla Lipu e sostenuto da decine di migliaia di cittadini italiani, dai tanti testimonial della scienza e della cultura, dalle più grandi associazioni ambientaliste e animaliste italiane”. Una cultura rappresentata anche da Enpa, Lav, LIPU e Wwf Italia ma anche dai numerosi Deputati che stanno sottoscrivendo l’emendamento.
“Approvare quell’emendamento significa cancellare una brutta pagina della nostra storia e un pessimo modo di salutare il meraviglioso viaggio degli uccelli migratori, catturati e costretti a una vita indegna“. Per le associazioni “non siamo stati così vicini al risultato storico dell’abolizione dei richiami vivi. Non perdiamo questa grande occasione“.
 
MESSAGGERO VENETO
9 MAGGIO 2014
 
Preso un altro bracconiere
 
PRADAMANO (UD). Altra operazione antibracconaggio della Polizia provinciale.
Un extracomunitario è stato colto in flagranza di reato a Pradamano e denunciato alla Procura per esercizio venatorio con uso di strumenti non consentiti e possesso di oggetti da punta e da taglio (un coltello di grandi dimensioni). Il fermato, privo di documenti, aveva costruito artigianalmente i lacci in acciaio per la cattura di fauna selvatica e li aveva collocati in punti strategici per il passaggio di caprioli, cinghiali e altri animali.
I lacci sono un sistema vietato per la cattura della fauna: determinano sofferenze per gli animali che rimangono impigliati e vanno incontro a morte lenta. Hanno collaborato i carabinieri di Manzano e i cacciatori della riserva di Pradamano.
 
BARI TODAY
9 MAGGIO 2014
 
Bulli in via Sparano: "Hanno ucciso un pulcino sotto gli occhi indifferenti degli adulti" Segnalazione a Bari
 
Hanno strappato dalle mani di una loro compagna un pulcino, forse acquistato poco prima da una delle bancarelle allestite lungo la strada in occasione della festa patronale. Lo hanno afferrato e lo hanno scagliato giù per le scale della chiesa di San Ferdinando, fino a farlo morire. Così, "per scherzo", per "divertimento". Senza che nessuno, almeno tra gli adulti che hanno assistito alla scena, intervenisse per fermarli.
L'episodio, avvenuto ieri sera in via Sparano, è stato segnalato a Baritoday da due lettrici.
"Stasera - racconta Agnese - durante la festa del Santo Patrono in pieno centro a Bari, un gruppo di ragazzini sui 13 anni,ha pensato bene di divertirsi così: il bullo del gruppo ha preso di mira una compagna che aveva tra le mani una povera bestiola, un pulcino preso o avuto durante la festa (già questa usanza barbara di vendere poveri animali durante le feste e le fiere dovrebbe essere abolita in un paese civile!) glielo ha sottratto e sotto gli sguardi divertiti e le risate di altri mostri in erba come lui. Lo ha scaraventato per terra, a quel punto la ragazzina ha implorato il bullo/mostro di renderglielo (piangendo) ma oltre a non renderglielo, il tipo ha preso la bestiola e dopo essere salito sulla scalinata della Chiesa di S.Ferdinando, lo ha lanciato facendolo letteralmente 'schiattare' giù mentre i degni compari 'schiattavano 'dalle risate".
La scena, prosegue il racconto, è avvenuta sotto gli occhi di numerose persone, ma nessuno è intervenuto per bloccare quei ragazzi. Nessuno tra gli adulti. E' stato invece un altro ragazzino a cercare di fare qualcosa. Il seguito dell'episodio lo racconta un'altra lettrice, in un'altra segnalazione.
"Intorno alle 19, in pieno centro, all'altezza della parrocchia di S.Ferdinando in via Sparano, - racconta Alessandra - ho assistito a quello che apparentemente era uno dei soliti litigi fra ragazzini. Al termine di questa scena, due si sono allontanati dalla chiesa verso la mia direzione, perciò ho approfittato per chiedere se qualcuno si fosse fatto male.  A quel punto, quello che fra i due si era "scagliato" con più forza contro il gruppo, mi ha raccontato, indignato, quello che era successo prima della zuffa, poiché da lontano non mi era stato possibile capire bene. Una ragazzina era in possesso di un pulcino ed uno del suo gruppo glielo aveva 'scherzosamente' sottratto per poi invece sballottarlo violentemente e lasciarlo cadere a terra, tramortito".
"Il ragazzino - prosegue Alessandra - mi ha detto di essersi accorto, anche relativamente da lontano, di ciò che stava accadendo poiché molte persone si erano voltate a guardare la scena e si è immediatamente avvicinato a questi sconosciuti, vedendo le condizioni dell'animale, per bloccare il deficiente. Questi gli ha risposto con insulti e manate, e approfittando dell'allontanamento del ragazzo, si cimentava nello scagliare a terra la povera bestia, uccidendola, per puro divertimento, (ripeto) in pieno centro, e sotto gli occhi di adulti, lì vicino, che non hanno avuto il fegato o il tempo (forse erano troppo impegnati a mangiare zucchero filato o a scegliere palloncini) di intervenire per bloccare questa schifezza (fra le altre cose, anche se di soggettiva rilevanza, avvenuta sulle scale di una chiesa)".
"Il ragazzino (perchè saranno al massimo 15enni quelli di cui sto parlando) è tornato all'attacco in difesa dell'animale, ormai morto, mentre intorno alla scena c'erano i membri del gruppetto che ridevano, e cosa ancora più assurda come ha detto il ragazzo ''uomini di quarant'anni che si dileguavano pur di non arragarsi con dei cozzali ignoranti, ma a me non interessa, hanno ucciso un cucciolo tanto per divertirsi, non esiste crudeltà peggiore''. Io ed altre persone che si sono fermate ad ascoltare il racconto, ci siamo complimentate con i due ragazzi per aver coraggiosamente almeno tentato di fare quello che altri avrebbero potuto bloccare in principio, anche chiamando le forze dell'ordine che ieri erano presenti ovunque. In conclusione, vi ho scritto perché, sicuramente è troppo tardi per rimediare all'atto di 'crudeltà gratuita' che si è consumato sotto gli occhi di tutti, e sarebbe un eufemismo parlare di sensi di colpa derivanti dalla lettura di un vostro articolo nel cerebroleso responsabile, ma chi ieri anche per un secondo ha pensato di intervenire e non lo ha fatto, e ogni giorno magari legge BariToday scandalizzandosi o lamentandosi di qualche problema qua e là nella nostra città, leggerà della sua mancanza di Palle e di come questa, almeno indirettamente, non è rimasta impunita".
 
BARI TODAY
9 MAGGIO 2014
 
Mostri in erba Segnalazione a Bari
 
Forse questa segnalazione non interesserà a nessuno, con tutte le gravi problematiche che ci affliggono,questo episodio sembrerà di normale amministrazione,ma voglio ugualmente segnalarlo,perché un po ' deve farci riflettere come adulti,come genitori,come cittadini.
Stasera durante la festa del Santo Patrono in pieno centro a Bari,un gruppo di ragazzini sui 13/13anni,ha pensato bene di divertirsi così: Il bullo del gruppo ha preso di mira una compagna che aveva tra le mani una povera bestiola,un pulcino preso o avuto durante la festa(già questa usanza barbara di vendere poveri animali durante le feste e le fiere dovrebbe essere abolita in un paese civile!) glielo ha sottratto e sotto gli sguardi divertiti e le risate di altri mostri in erba come lui. Lo ha scaraventato per terra,a quel punto la ragazzina ha implorato il bullo/mostro di renderglielo (piangendo) ma oltre a non renderglielo,iltipo. Ha preso la bestiola e dopo essere salito sulla scalinata della Chiesa di S.Ferdinando,lo ha lanciato facendolo letteralmente 'schiattare' giù mentre i degni compari 'schiattavano 'dalle risate.
A quel punto non potendo sopportare quello che stava accadendo e' intervenuto a difesa della povera bestiola un ragazzo poco più grande di loro, che addolorato e incattivito da quello che stava accadendo ,ha gridato loro :''cosa vi ha fatto questo povero pulcino,siete bravi a prendervela con un povero essere indifeso' Bene questo ragazzo ha rischiato di brutto perché i 'mostri' oltre a non sentirsi affatto in colpa,hanno iniziato ad aggredirlo con spinte e schiaffi sul volto,e' stato grazie all'intervento di suo amico che è riuscito a sottrarsi ai mostri,si badi bene non stiamo parlando di ragazzini disadattati o di quartieri a rischio ,parliamo di ragazzini 'bene' il tutto sotto gli occhi di ADULTI CONSENZIENTI,INDIFFERENTI e questo e' ancora più' pericoloso ! Mi chiedo come madre se devo insegnare il coraggio di intervenire ai miei figli o la politica del silenzio ,dell'omertà del fatti i fatti tuoi,che speranza devo passare nelle mie parole se siamo noi adulti a predicare bene e a razzolare male?
 
LA ZAMPA.IT
9 MAGGIO 2014
 
Dopo le corride e il circo, il cavallo Mike ha trovato la serenità
Ora vive nel torinese la sua nuova vita nonostante i segni lasciati sul suo corpo
 
claudia audi grivetta
 
Patrizia ha sempre gestito un negozio di abbigliamento con la madre a Borgaro Torinese ma la sue vera passione sono gli animali, i cavalli in particolare. Così 17 anni fa decide di dedicare tutta la sua vita alla sua passione e, insieme al marito, apre un grande rifugio a Lauriano Po. Nato come classico rifugio per cani sfortunati, maltrattati, abbandonati, ben presto questo incantevole parco diventa la dimora di oltre quaranta cavalli tratti in salvo da situazioni di sofferenza e maltrattamenti. “E’ successo un po’ per caso”, racconta. “Ho sempre avuto cavalli, fin da bambina. Poi un giorno iniziano a dirmi: “Lo prendi il mio cavallo? Se no lo porto al macello”. E così salva uno, poi salva l’altro. Oggi ne abbiamo una quarantina, che vivono fra Lauriano Po e l’altro nostro rifugio a Barbania”. 
Mike, dalla corrida al circo  
Mike, uno splendido cavallo Lapizzano di 13 anni, è stato uno di questi casi. Ma la storia di Mike, oltre ad essere lastricata di sofferenza come quella di migliaia di cavalli in Italia, è particolarmente emblematica del modo in cui sono generalmente considerati dall’uomo questi animali: né più, forse anche meno, di uno strumento. Mike nasce come cavallo da corrida. Lo sappiamo perché ha la coda mozzata (’scodato’ in gergo): una pratica che serve ad evitare che la coda, appunto, si attorcigli in qualche modo al toro e possa così intralciare il lieto svolgimento della ’gara’. Si recidono i nervi e si risolve il problema. Dopo anni di questa routine Mike non è più utile e si pone quindi il problema di sbarazzarsene. Ecco allora che un noto circo italiano lo compra ed inizia ad impiegarlo per i tristemente celebri numeri con gli animali. Comincia qui la seconda parte dell’inferno di Mike, già che di vita, in queste condizioni, è difficile parlare. 
Segni indelebili  
Gli anni passati al circo hanno lasciato a Mike i segni incancellabili di quello che ha passato: la schiena sfondata dai salti degli acrobati, cicatrici sul dorso della larghezza di trenta centimetri. Sul naso ancora i buchi dei chiodi che permettono di assoggettare l’animale a qualsiasi cosa, altro che addestramento. Sotto la pancia i segni delle speronate a rotella. Un regime che porta gli animali allo sfinimento fisico e psicologico, fino a quando non sono più un’attrazione. A quel punto i circhi se ne liberano più in fretta che possono. Mike è stato ’fortunato’ perché acquistato, per pochi soldi, da un signore in provincia di Torino, salvo poi rendersi conto dell’inutilità di un cavallo ridotto come era ridotto Mike. Mai curato, quasi non si reggeva più sulle zampe. Ed è stato qui che Patrizia lo ha trovato e salvato quattro anni fa. Oltre un anno per la guarigione fisica, “difficile dire quanto per quella emotiva” spiega. “Ancora adesso è terrorizzato dalle porte. Sono convinta che sia a causa di tutto quell’entrare e uscire dai tendoni del circo”. 
Grazie alla sua salvatrice ora l’odissea di Mike, durata probabilmente fin dalla nascita, è finita. “E’ con noi da quattro anni”, conclude Patrizia. “E’ un cavallo speciale. Vederlo rinascere e ricominciare a correre è stata una gioia indescrivibile”.
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LECCO NOTIZIE
9 MAGGIO 2014
 
Cane cade in un dirupo, salvato dai Vigili del Fuoco
 
LECCO – Disavventura a lieto fine per un cane finito in un dirupo in località Cereda, nella mattinata di venerdì: l’amico “a quattro zampe”, anziano e dal peso di circa 70 chili, non riusciva più a risalire dal fosso profondo qualche metro nel quale era finito.
I proprietari, residenti in zona, hanno quindi avvisato i Vigili del Fuoco che sono giunti a bordo di una jeep, raggiungendo il luogo dell’accaduto.
Per trarre il salvo l’animale, i pompieri hanno dovuto imbarellarlo, legarlo e recuperarlo attraverso un verricello. Il cane, nonostante la caduta, sta bene e è stato riconsegnato ai suoi padroni.
 
NEL CUORE.ORG
9 MAGGIO 2014
 
SPIAGGE PER CANI IN ABRUZZO PER LEGGE, BRAMBILLA: REGALO A ITALIANI
"GRAZIE ALLA REGIONE PER AVER ACCOLTO MIE INDICAZIONI"
 
"Finalmente una legge regionale che prevede l'accesso degli animali domestici alle spiagge in tutti i comuni costieri. Un'altra battaglia vinta e un segno di concreta attenzione alle esigenze dei tantissimi italiani che amano gli animali e vogliono quindi averli vicini anche in vacanza". Lo dice l'ex ministro del Turismo, on. Michela Vittoria Brambilla, commentando il testo approvato dal Consiglio regionale dell'Abruzzo e presentato questa mattina a Pescara, che raccoglie le indicazioni e previsioni dell'On. Brambilla. "Dopo aver profuso tanto impegno in questa battaglia per rendere più semplice la vita degli italiani e rendere l'accoglienza più inclusiva nel nostro paese – afferma l'on. Brambilla - voglio ringraziare la Regione, Forza Italia e in particolare il consigliere Riccardo Chiavaroli, primo firmatario della proposta, per aver dettato norme che consentiranno a cittadini e visitatori di trascorrere serenamente le proprie vacanze, in compagnia dei loro amici a quattro zampe, sulle splendide spiagge abruzzesi: un concreto passo avanti nella politica di Silvio Berlusconi per rispondere alle necessità dei proprietari di animali"."La legge abruzzese – sottolinea la dirigente di Forza Italia, responsabile del dipartimento per il sociale e la solidarietà – è il coronamento di un percorso di sensibilizzazione iniziato da tempo. Durante il mio mandato come ministro del Turismo, ho sottoscritto con l'Associazione nazionale dei Comuni italiani un protocollo d'intesa per la diffusione tra le amministrazioni locali di due ordinanze tipo: una per il libero accesso degli animali in tutti i luoghi pubblici o aperti al pubblico e nei pubblici esercizi e l'altra per l'individuazione di tratti di spiaggia dov'è consentito l'accesso agli animali domestici. L'intesa è stata poi rinnovata tra l'Anci e la nostra Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente ed ha effettivamente promosso l'istituzione di spiagge "animal friendly" in molti dei Comuni costieri italiani. Con la legge votata dal Consiglio regionale dell'Abruzzo si realizza un salto di qualità nell'accoglienza turistica, che diventa più moderna e orientata alle esigenze del mercato, soprattutto internazionale. Mentre l'Emilia-Romagna, dopo tanti proclami, fatica ad attuare la legge che vieta di detenere i cani alla catena, una Regione governata dal centrodestra dà un segnale forte, e sicuramente gradito ai cittadini, sui temi della vivibilità del territorio, della lotta all'abbandono e al randagismo e della buona convivenza con gli animali domestici. Grazie alla concretezza del presidente Berlusconi. Invito quindi anche le altre regioni italiane a volere seguire l'esempio virtuoso dell'Abruzzo".
Entro il 30 marzo di ogni anno i Comuni abruzzesi dovranno individuare almeno un tratto di spiaggia dove siano consentiti agli animali domestici accesso e balneazione, secondo regole semplici e chiare che garantiscano la sicurezza e il pieno rispetto di tutti. Nei siti della Regione dedicati al turismo, gli utenti troveranno un elenco degli arenili dove cani e gatti sono ammessi. A cura della Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente, invece, si possono cercare sulla pagina www.vacanzea4zampe.info gli indirizzi di alberghi, bed and breakfast, campeggi, bar, esercizi pubblici e naturalmente spiagge che accolgono animali, con i relativi servizi offerti.
L'iniziativa di far entrare i cani e i gatti nelle spiagge abruzzesi è stata illustrata questa mattina dal consigliere regionale di Forza Italia Riccardo Chiavaroli che con il collega Gianfranco Giuliante è stato tra i primi firmatari del provvedimento. "In questo modo - ha spiegato il consigliere Chiavaroli - sarà consentito un più libero accesso di cani e gatti sulle nostre spiagge, al fine da una parte di agevolare i possessori degli animali, con un incremento dell'attività turistica, e dall'altro di contrastare il triste e noto fenomeno dell'abbandono di animali domestici durante il periodo estivo che, oltre ad essere una pratica incivile, è anche causa di molti incidenti. L'approvazione di questa legge - ha concluso il consigliere regionale di Fi - ha visto anche una fattiva collaborazione di alcune associazioni animaliste e dell'Anci nella direzione di fare un passo avanti per tutelare gli animali in spiaggia, i loro proprietari e tutti i bagnanti". La legge è stata promulgata lo scorso 17 aprile e pubblicata sul Bura (Bollettino ufficiale della Regione Abruzzo) del 28 aprile scorso. Previste sanzioni amministrative per i proprietari degli animali che non saranno in regola con le norme relative al controllo dell'identificazione e vaccinazione degli animali. Alla conferenza stampa di questa mattina hanno partecipato anche Alessia De Paolis dell'Anci (Associazione nazionale comuni d'Italia) e Caterina Fagioli (Lega nazionale per la difesa del cane).
 
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9 MAGGIO 2014
 
La casa degli orrori: animali tenuti in condizioni disumane
Dorothy Harland, 58 enne inglese, ha tenuto 3 cani e 4 gatti in un vero e proprio tugurio per oltre 10 anni. La donna era uno dei membri fondatori della Emergency Animal Rescue Service, associazione per la salvaguardia degli animali.
 
Avanzi di cibo, lattine, sporcizia e lordume dappertutto. Questa è la situazione in cui un membro di un’associazione di beneficenza ha tenuto tre cani e quattro gatti per oltre 10 anni. Come scrive il Daily Mail, Dorothy Harland, 58 anni, era una delle fondatrici dell’Emergency Animal Rescue Service (EARS) in Ripon, North Yorkshire, in Regno Unito. Ha trascorso le sue giornate invitando la gente a prendersi cura degli animali, nel frattempo ne ha lasciato soffrire terribilmente altri in un vero e proprio tugurio. Le condizioni della casa erano talmente orrende che gli agenti che hanno casualmente scoperto il posto non sono riusciti a restarci dentro per più di un minuto senza maschere antigas. Alla Harland, che si è dichiarata colpevole di cinque capi di accusa per abbandono degli animali, è stato impedito di tenere animali per dieci anni. Gli è stato inoltre ordinato di svolgere 100 ore di lavoro non retribuito. La polizia ha detto che non appena le gabbie dove erano rinchiusi gli animali sono state aperte, le bestie immediatamente scappate fuori. Tra loro, c’era Bruno Bruno, un meticcio di 16 anni, che non riusciva proprio a stare in piedi. I test medici hanno rivelato che il povero cane aveva subito un ictus giorni pochi giorni prima che la polizia scoprisse la casa. Così i veterinari sono stati costretti ad abbatterlo. Un altro cane, un levriero di nome Jack, era tenuto in una gabbia arrugginita troppo piccola per le sue dimensioni ed era senza cibo né acqua. La polizia è stata allertata da un idraulico chiamato dalla Harland per riparare una perdita in casa. L’attenzione dell’uomo si è subito soffermata sui lamenti degli animali. Così ha dato l’allarme. La 58 enne si è difesa, sostenendo di soffrire di problemi di depressione e di solitudine.
FOTO
 
LA ZAMPA.IT
9 MAGGIO 2014
 
Politico adotta un cane durante la campagna elettorale, poi lo abbandona quando perde le elezioni
John Mancuso ha riportato al canile il quattrozampe Tiger
 
FULVIO CERUTTI


NELLFOTO - Tiger in canile e, a destra, in compagnia di John Mancuso

 
Ci sono molti motivi per adottare un animale da un canile: per dare una vita felice al cane, per riempire la propria vita della gioia che solo un quattrozampe può regalare, per far crescere i propri figli con un maggiore senso di responsabilità. Ma, sempre più spesso, a questi se ne sta aggiungendo anche un altro: adottare un cane per vincere le elezioni. 
Sempre più spesso, infatti, chi compete in una campagna elettorale punta a raccogliere i voti di chi ama gli animali. Ma c’è anche chi, dopo averle perse, decide di sbarazzarsi del compagno a quattrozampe. E’ successo negli Stati Uniti dove John Mancuso, uno dei candidati al consiglio comunale di New York, nell’ottobre scorso si faceva fotografare con Tiger, un vecchio pitbull adottato nel canile locale “Care & Animal Control”: «Sono il felice proprietario di Tiger, un cane randagio che ho salvato da un canile a State Island - diceva ai media Mancuso - e sto cercando di aumentare i rifugi per animali promuovendo le adozioni di animali per eliminare l’uccisione di animali innocenti». Il tutto corredato da una foto seduto sui gradini dell’ingresso di casa con in braccio il suo Tiger. 
«L’attuale sistema è inumano e crudele - raccontava il candidato al sito SILive.com -. Ci sono migliaia di newyorkesi che vorrebbero adottare questi animali, ma la città ha fallito la sua capacità di farli incontrare con i cani. Tutto questo è inaccettabile, io introdurrò una normativa per porre fine a questo aberrante trattamento degli animali nella nostra città».  
E come se non bastasse Mancuso aveva anche puntato il dito verso il rifugio “Care & Animal Control” accusandolo di essere gestito male e di non essere in grado di promuovere adeguatamente gli animali da adottare. 
Toni duri e risoluti. Parole che parlano di soluzioni per un problema che vede ogni giorno migliaia di animali sottoposti a eutanasia con l’unica colpa di non aver trovare una famiglia adottiva. 
Parole però rimaste tali dopo che John Mancuso ha fallito la sua corsa elettorale. Un fallimento politico, ma anche un fallimento personale soprattutto quando l’uomo ha deciso di riportare il suo Tiger al canile dove l’aveva adottato. Proprio a quel sistema che aveva accusato di essere «disumano e decisamente crudele». 
Una decisione che ha ovviamente scatenato le dure reazioni di molte persone sui social network. Contattato dai media locali Mancuso ha cercato di scaricare la responsabilità della sua decisione su altri fattori: «Il mio padrone di casa mi ha riportato le lamentele dei miei vicini di casa perché Tiger abbaiava troppo ed era troppo turbolento» ha detto Mancuso che ha anche sostenuto di aver cercato una casa fra i suoi amici, ma senza successo. «L’ho riportato al canile perché mi hanno detto che era giovane, carino e non così grande per non essere adottato» ha continuato a giustificarsi l’uomo davanti anche alle tante polemiche che la sua decisione ha scatenato sui social network. 
Una bufera mediatica che almeno è servita a dare visibilità alla storia di Tiger che, di lì a poco, ha trovato una nuova famiglia adottiva che questa volta, si spera, l’abbia scelto con il cuore e non per altri motivi. 
 
GEA PRESS
9 MAGGIO 2014
 
Libano – Nel paese dei cedri a caccia di Aquile Imperiali
Il CABS segnala alle autorità libanesi il profilo facebook del cacciatore

 
Si tratta di un animale tra i più rari al mondo. L’Aquila imperiale centrata dal fucile di un cacciatore libanese è finita cosi, assieme al volto del suo uccisore, nel profilo facebook dello stesso. Non si è trattato di imprudenza, ma dell’effetto di un sostanziale clima di impunità che garantisce la tranquillità a molti altri cacciatori i quali, tranquillamente, espongono le loro bravate a disposizione del mondo intero e con tanto di volto in primo piano.
In Libano non vi è una legge di settore. Anzi secondo alcuni la caccia sarebbe proprio vietata. A farne le spese sono decine di migliaia di cicogne, rapaci ed altri uccelli che in questo periodo transitano nelle alture libanesi. Una intensa attività di  fucileria ne abbatte a migliaia.
Rapaci, come nel caso della rarissima Aquila Imperiale, ma anche passeriformi e rallidi. Tra questi ultimi,  un altro animale molto raro: si tratta del  Re di Quaglie.
“Le notizie che arrivano dal Libano lasciano interdetti – ha dichiarato a GeaPress Filippo Bamberghi a nome del CABS, lo speciale Nucleo di volontari antibracconaggio - L’impatto della caccia su specie la cui popolazione è in costante calo – ha aggiunto Bamberghi – andrebbe attentamente valutata. La caccia specialistica in Libano, ad esempio al Re di Quaglie, non è nemmeno citata negli studi internazionali sulla specie. Stiamo parlando probabilmente dell’uccisione in primavera di decine di migliaia di esemplari che vanno aggiunti a quelli catturati nelle reti in Egitto“.
Il CABS aveva a questo proposito preparato, già dal  marzo del 2013, il primo report sulla caccia in Libano e da subito ha appoggiato la pagina facebook Stophuntingcrimeslebanon (vedi articolo GeaPress ) che ha avuto il merito di mostrare all’opinione pubblica internazionale il drammatico problema.
“Siamo fiduciosi nell’impegno preso dal nuovo Ministro per l’ambiente libanese  Mohammad Machnouk – ha concluso Bamberghi – per una rapida implementazione di una legge sulla caccia e per la creazione di una forza di polizia antibracconaggio. Anche dal mondo venatorio libanese arrivano segnali di una nuova consapevolezza. Il Cabs ha provveduto a segnalare al Ministro Mohammad Machnouk il profilo facebook del cacciatore che si è fatto fotografare con una rarissima aquila imperiale uccisa. Confidiamo in una prima e simbolica azione da parte delle autorità libanesi contro questo gravissimo atto di bracconaggio.”
Da segnalare come nelle scorse settimane vi era stata una presa di posizione del Governo polacco.  Le cicogne abbattute a centinaia in Libano, erano in migrazione verso i siti di nidificazione dell’est Europa (vedi articolo GeaPress).
 
LA ZAMPA.IT
9 MAGGIO 2014
 
Un bimbo di tre anni si perde, il cane lo trova e veglia su di lui
Il piccolo si era allontanato dalla fattoria per seguire il padre che stava andando al lavoro sul trattore. Il cane ha capito cosa stava succedendo e l’ha protetto sino all’arrivo dei soccorsi
 
FULVIO CERUTTI
 
Quando Courtney e Brock Urness hanno scoperto che loro figlio Carson si era allontanato dalla fattoria di Cooperstown (Nord Dakota), hanno iniziato a cercarlo. Erano le 7,30 della sera e il bimbo era nel giardino che stava giocando tranquillo, mentre la madre era rientrata per qualche minuto in casa per prendersi cura dell’altra figlia di 11 mesi. Un momento di distrazione e il loro piccolo di tre anni si era allontanato da casa andando chissà dove negli ampi spazi della loro tenuta. Dopo averlo cercato per un’ora, i coniugi hanno deciso chiamare lo sceriffo locale. La polizia ha subito attivato tutte le forze a loro disposizione: duecento fra poliziotti, vigili del fuoco, volontari, vicini di casa a piedi e a cavallo, e persino un piccolo aereo si sono messi sulle tracce del bimbo. Ma dopo ore di Carson non c’erano tracce. Con il passare del tempo si stava diffondendo l’incubo della tragedia. 
Ma mamma Courtney in cuor suo aveva un grossa speranza. Non era solo scomparso il piccolo Carson. A casa non c’era neanche Cooper, il cane che era sempre vissuto in fattoria con loro. L’avevano trovato per strada, abbandonato a se stesso. Fu proprio la signora Courtney a trovarlo e a portarlo in casa.  
Con il calare della notte lo sceriffo, dopo sei ore di ricerche, era stato costretto a richiamare tutte le forze in campo. La pioggia stava scendendo da due ore e le tracce sul terreno si erano cancellate. Le ricerche sarebbero riprese il giorno dopo, ma non prima di fare un ultimo tentativo mandando un quattroruote a cercare nel raggio di circa due chilometri dalla fattoria. Sul mezzo era montato un grosso faro puntato sul terreno con la speranza di vedere il piccolo. E’ stato in quel momento che, in mezzo all’erba alta, la figura di un cane si è mossa, alzando la testa di quel poco che è bastato per far sapere che era lì. Era Cooper. Il cane, subito dopo si è nuovamente coricato perché lì con lui, sotto di lui, all’asciutto e al caldo c’era il piccolo Carson che stava tranquillamente dormendo, messo al sicuro dal suo amico a quattrozampe. Il bimbo stava bene, salvo per i piedi freddi che erano l’unica parte che Cooper non era riuscito a coprire.  
«Carson ha detto a sua madre che Cooper era rimasto su di lui e lo teneva al sicuro e al caldo - ha raccontato il padre -. Aveva solo avuto un po’ paura del buio». 
Il signor Urness crede che il piccolo Carson si sia allontanato quando lo ha visto andare via sul trattore per lavorare nei campi. «Cooper deve averlo visto. Normalmente il nostro cane non lascia mai la fattoria. Ma vuole bene al piccolo Carson e da buon amico ha deciso di seguirlo e proteggerlo» 
FOTO
 
LA ZAMPA.IT
9 MAGGIO 2014
 
Regno Unito, il principe Carlo favorevole alla campagna per lo sterminio degli scoiattoli grigi
Il figlio della Regina ha concesso il suo patrocinio per l’iniziativa in favore degli esemplari “rossi”, britannici al 100%.
 
Pur di proteggere gli originali scoiattoli “rossi”, britannici al 100%, il principe Carlo, noto per le sue campagne in difesa dell’ambiente, ha concesso il suo patrocinio allo sterminio degli invasori statunitensi grigi. 
Nel Regni Unito si contano 5 milioni di scoiattoli grigi contro i 120.000/140.000 di autoctoni rossi, a rischio di estinzione perché i grigi sono portatori sani di un virus che stermina i cugini locali, oltre ad essere più grossi ed aggressivi. La prima coppia di grigi venne introdotta nel 1876 da un banchiere vittoriano di ritorno dagli Usa, e da allora si sono moltiplicati esponenzialmente a scapito dei rossi. 
Il principe di Galles ha sottoscritto il cosiddetto «squirrel accord» (accordo dello scioattolo) con le autorità scozzesi nella sua dimora di Dumfries House. Carlo è anche il patron del «Red Sqyuirrel Survival Trust», associazione benefica in difesa dei «rossi». 
Sul sistema per eliminare i grigi i particolari non sono molti: il sistema consigliato è quello di intrappolarli in gabbie e poi sopprimerli nel modo «più umano possibile».
 
NEL CUORE.ORG
9 MAGGIO 2014
 
GB, IL PRINCIPE CARLO CONDANNA A MORTE LO SCOIATTOLO GRIGIO
ANIMALISTA SÌ, MA CON GLI ANIMALI INGLESI
 
Animalista, ma solo con gli animali inglesi. Il principe Carlo, erede al trona di Gran Bretagna, è famoso per le sue battaglie ambientaliste, ma ora appoggi la guerra per eliminare lo scoiattolo grigio americano che ha soppiantato nei boschi dell'isola (come in tutta Europa) quello rosso, autoctono. Carlo ha dato il suo patrocinio al cosiddetto ''accordo dello scoiattolo'', firmato nella sua residenza scozzese di Dumfries House da rappresentanti del governo, funzionari delle foreste, e ambientalisti. Accordo che ha ricevuto anche il sostegno del ministro dell'Ambiente, Owen Paterson. ''Gli scoiattoli rossi sono una specie molto amata ma in pericolo, sono un parte della fauna selvatica britannica. Dobbiamo collaborare per far tornare il nostro iconico scoiattolo rosso''. Si calcola che nel Regno Unito ci siano 5 milioni di scoiattoli grigi contro i 120-140 mila di rossi. I primi, introdotti da un banchiere nell'epoca vittoriana, sono portatori sani di un virus che ha sterminato quelli inglesi.
 
NEL CUORE.ORG
9 MAGGIO 2014
 
TANZANIA, ONG LANCIA L'ALLARME ESTINZIONE DEGLI ELEFANTI IN 7 ANNI
"CIRCA 30 PACHIDERMI UCCISI OGNI GIORNO NEL PAESE"
 
Il bracconaggio degli elefanti in Tanzania ha raggiunto dei livelli così allarmanti che gli animali potrebbero sparire dal Paese in sette anni, ha avvertito una Ong (Organizzazione non governativa) per la difesa della fauna durante una conferenza a Dar es Salaam, in Tanzania. L'incontro di due giorni, con l'appoggio dell'Onu, si propone di studiare i modi per fermare il massacro di elefanti in questa nazione meta turistica, determinata a proteggere la sua fauna, ma che sta lottando contro le bande criminali molto organizzate e con metodi sempre più sofisticati. 
In Tanzania "circa 30 elefanti vengono uccisi ogni giorno. A questo ritmo, saranno sterminati entro il 2020", ha dichiarato la Società per la protezione degli elefanti nello Stato africano. In apertura della conferenza il vice presidente del Paese, Mohamed Gharib, ha chiesto l'aiuto internazionale per la lotta contro i gruppi di bracconieri. "La complessa rete del bracconaggio all'interno e all'esterno del Paese è alla base del commercio illegale che impedisce alla Tanzania di vincere da sola questa battaglia", ha aggiunto Gharib, dipingendo un quadro desolante della situazione attuale. L'anno scorso le autorità tanzaniane hanno lanciato una controversa campagna di lotta al bracconaggio, autorizzando i guardiani dei parchi nazionali di "sparare per uccidere" contro i bracconieri. Il numero degli animali uccisi era diminuito drasticamente, ma l'operazione è stata sospesa per via delle accuse di abusi da parte delle guardie contro la popolazione locale. La caccia illegale degli elefanti e rinoceronti è alimentata dalla forte domanda di zanne e avorio in Asia e Medio Oriente. La Tanzania accoglie una delle più grandi popolazioni di elefanti al mondo.
 
GREEN STYLE
9 MAGGIO 2014
 
Cani scoprono il diabete dall’alito dei pazienti
 
Da diverso tempo i cani sono impiegati con successo nella diagnosi precoce di alcune gravi patologie. Molti esemplari addestrati sono capaci di rilevare alcune tipologie di tumore, come quello alla prostata, semplicemente annusando un campione d’urina e prima che la normale diagnostica possa rinvenirne le tracce. Altri cani, invece, sono specializzati nell’anticipare le crisi convulsive in pazienti affetti da forme gravi di epilessia, altri ancora come supporto nell’autismo. Grazie all’associazione Medical Detection Dogs, ora gli amici a quattro zampe possono scovare i primi segni di diabete dall’alito dei pazienti. L’associazione, supportata dal servizio sanitario nazionale inglese, da anni fornisce gratuitamente ai pazienti dei cani perfettamente addestrati per monitorare le condizioni di salute. Quasi sempre impiegati per i casi di tumore, grazie a uno speciale training si è potuto ampliare il bagaglio delle competente anche al diabete, una patologia che cambia profondamente le routine quotidiane dei pazienti. Non solo possono comprendere con largo anticipo se un paziente sia affetto o meno da diabete, ma questi cani diventano di fondamentale aiuto per chi ha già ricevuto una diagnosi e deve perciò cambiare il proprio stile di vita. Anziché costringere il malato a molteplici controlli durante la giornata, e spesso anche di notte, l’animale domestico è in grado di recepire delle condizioni fisiche non ottimali e avvisare di conseguenza il proprietario. Claire Moon, una delle prime donne affette da diabete di tipo 1 incluse nel programma, spiega come la sua particolare condizione la costringesse a rimanere sveglia per tutta la notte, perché obbligata a misurarsi ogni ora il livello di zuccheri nel sangue. Trattandosi di un raro caso d’assenza di sintomi premonitori, come nausea o senso di svenimento, la vita della donna è profondamente cambiata, tanto da non essere più sopportabile. Grazie al cane di Medical Detection Dogs, basta la presenza di Fido per non preoccuparsene più: è il cane stesso che avvisa la proprietaria, con discreto anticipo, della necessità di una dose di insulina. E nonostante Claire tenda frequentemente all’ipoglicemia, può ora concedersi un lungo sonno senza la paura di non potersi risvegliare.
I cani sono addestrati per riconoscere livelli di glucosio inferiori a 4,5 punti, quindi ad avvertire i loro proprietari con guaiti e leccate sul volto. Inoltre, qualora il kit per le iniezioni fosse stato riposto a un’altezza consona, sarà l’animale stesso a prenderlo e consegnarlo al malato.
Medical Detection Dogs è un progetto in divenire, sempre più specializzato sulle più svariate patologie. Ad esempio, l’associazione ha consegnato di recente il primo cane al mondo addestrato per il riconoscimento dei livelli di cortisolo, un’ancora di salvezza per un paziente affetto dalla rara sindrome di Addison.
 
GREEN STYLE
9 MAGGIO 2014
 
Lavare il cane in casa: consigli
 
Lavare il cane in casa spesso può trasformare la pratica in un momento difficile, in particolare se Fido non ama immergersi in acqua. Che sia una necessità da ripete con frequenza o un passaggio occasionale in vasca, pulire la pelle e il manto di Fido è molto importante. Specialmente per la sua salute, per combattere la presenza di fastidiosi parassiti e garantire una felice convivenza casalinga. Una cute sana, pulita e protetta garantisce salute e benessere per l’animale, che eviterà così di grattarsi e ferirsi. Come anticipato, il bagno per Fido dovrà risultare un momento piacevole, sereno e tranquillo. Vietato costringerlo all’acqua, oppure trascinarlo con forza verso la vasca o la bacinella. Importanti invece parole calme e dolci, accompagnate da carezze, massaggi e coccole. Possibilmente in presenza di giochini e pupazzetti che possano invogliarlo e distrarlo al contempo.
Preparazione al bagno
Proteggete lo spazio accanto alla doccia, o alla vasca, appoggiando per terra asciugamani vecchi che impediscano a entrambi di scivolare. Quindi graduate l’acqua così che sia tiepidamente calda, piacevole al tatto e immergete il cane con calma bagnando il pelo con delicatezza. Se Fido lo permette utilizzate il doccino, quindi insaponate la cute e il pelo senza eccedere con il prodotto, oppure utilizzate il classico bicchiere per versare l’acqua sul corpo. Evitate di versare il detergente negli occhi e nelle orecchie, che pulirete in un secondo momento, per evitare irritazioni e otiti. Evitate di lavarlo se è appena stato vaccinato, oppure se non è in perfetta salute o magari è vittima di un periodo stressante. I migliori prodotti per il lavaggio sono quelli che rispettano la pelle di Fido, senza favorire allergie, irritazioni e stress cutaneo. Il PH del cane è pari a 7, quindi i prodotti per uso umano con PH 5 non sono indicati per la cura del pelo di Fido. L’aceto ad esempio possiede un PH molto basso, può aiutare a profumare il mantello ma non a detergerlo. Mentre alcuni prodotti veterinari al latte di avena possono igienizzare l’animale, senza privare la cute del sebo naturale e necessario per l’idratazione di base. Importante procedere distribuendo l’acqua con la mano lungo il corpo dell’amico, perché accolga il gesto senza ansia. Prodotti naturali
Per lavare Fido è bene utilizzare prodotti di tipo naturale, più delicati e rispettosi della cute e del pelo, considerando la tipologia di manto, la lunghezza ed eventuali allergie. I detergenti più in uso, a secco o liquidi, contengono argilla verde che aiuta la cicatrizzazione di ferite o irritazioni, quindi allontana batteri e parassiti. Ma anche equiseto, forte cicatrizzante, bardana che contrasta i cattivi odori del pelo umido e grasso, quindi poche gocce di lavanda e tea tree oil contro zecche, pulci e insetti. Ma anche shampoo all’olio di neem, all’olio essenziale di niaouly per pulire a fondo la pelle in modo delicato e igienizzante. Non superare il numero di tre massimo quattro bagni l’anno, se non indicato dal veterinario, così da non incidere sulla produzione naturale del sebo disidratando la cute. Per rinfrescare il pelo dell’animale durante il periodo estivo preparate un’acqua profumata con qualche goccia di lavanda, geranio, menta piperita e lemongrass, quindi massaggiate con cura lungo tutto il corpo. Asciugate sempre il cane con panni o asciugamani asciutti, se lo concede con l’asciugacapelli mantenendo una distanza di sicurezza per non scottare la cute.
 
GEA PRESS
10 MAGGIO 2014
 
Sustri (VT) – Il gatto Arturo. In fuga con una freccia in spalla
La LAV di Tarquinia: chi dovesse avvistarlo ci chiami
 
Colpito da una freccia mentre camminava tranquillo. E’ accaduto due giorni addietro al gatto Arturo. Così lo hanno chiamato i volontari della LAV di Tarquinia (VT) che denunciano il dramma non solo per il povero gatto  ma anche  per chi lo ha visto ed ha voluto aiutarlo.
L’allarme è arrivato con una telefonata. Le persone alle quali era stata segnalata la triste vicenda si mettono così alla ricerca di Arturo. Non ci vuole molto a rintracciarlo:  in Via S. Antonio Abate a Sutri, un gatto piange e si lamenta disperato. La scena è sconfortante; una freccia conficcata in una spalla ed il dolore che doveva essere immenso. Il gatto, peraltro, non si lascia avvicinare e poterlo trasportare dal Veterinario diventa subito un problema. Arturo, in un attimo, riesce a far perdere le sue tracce.
Chi ha colpito Arturo? Per la LAV di Tarquinia si tratta certamente di un crudele gioco probabilmente condiviso da qualche ragazzino insensibile al rispetto degli altri. Non molto tempo fa una testa mozzata di gallina venne rinvenuta nel Parco retrostante alla Scuola Primaria di Sutri mentre segnalazioni di maltrattamenti da parte dei giovani residenti del paese giungono con costanza all’associazione.
“Il maltrattamento verso gli animali è scuola del maltrattamento verso gli uomini – riferisce la LAV di Tarquinia -  Non solo lo insegna il buon senso ma gli stessi psicologi ed educatori ormai lo confermano scientificamente. L’appello che viene rivolto è anzitutto verso le famiglie che controllino i figli nelle loro attività e che si lascino allertare da azioni, come quella che ha colpito Artuto, che denotano disagi e tendenze giovanili violente“.
Nel contempo a Viterbo un gruppo di insegnanti del V° Circolo sviluppano percorsi in collaborazione con la LAV di educazione al rispetto della diversità che lasciano entusiasti bambini e genitori. Sinergie che si sviluppano e che seminano una società migliore.
I volontari non demordono e proseguono ancora nella ricerca disperata di Arturo ma da soli non ce la possono fare.
Chiediamo a tutti gli abitanti, anche ai più giovani, di cercarlo con noi contattando le associazioni di volontariato animalista o la Guardia medica veterinaria qualora lo avvistassero. Questo il numero di cellulare messo a disposizione della LAV di Tarquinia 3296260504.
 
GAZZETTA DI MODENA
10 MAGGIO 2014
 
Zoo degli orrori, condannato il proprietario
 
FINALE (MO) - Cinquemila euro di multa e mille euro da pagare ad Anpana e Lac, che si erano costituite parte civile. Si conclude così la sentenza del giudice Domenico Truppa sullo zoo degli orrori, allestito ripetutamente dal 73enne Marino Pola. Di lui se ne parla da oltre un decennio, fin da quando si raccontò lo stato di degrado e maltrattamenti a cui erano costretti diversi animali nella “vecchia” residenza in via Quattrina Santa Bianca. E neppure il successivo trasferimento, in via Redine Cremonine, aveva migliorato la condizione di vita di cavalli, cani e pecore, tanto che del caso si occupò pure Striscia. Pola ha sempre rigettato al mittente le accuse di maltrattamento, ma per anni quella condizione era stata denunciata anche dai volontari de “L’isola del vagabondo” di Mirandola. E il giudice è molto duro nel giudizio finale. Fin dal 2007 erano presenti tre cavalli, costretti a vivere in una gabbia ricavata da un container, così come venivano tenute promiscuamente un altro ronzino e un’asina gravida, che poi partorì con gravi sofferenze. Non meglio andava alle capre e alle pecore, anch’esse tenute nello stesso container di lamiera. Per i cani, invece, c’era una catena cortissima. “Tutti gli animali vivevano in un ambiente insalubre caratterizzato dalla presenza di materiali ferrosi, lamiere e altri oggetti taglienti. Tale situazione - scrive il giudice - è stata accertata in molteplici sopralluoghi senza che vi fossero sostanziali modifiche. Anche alcune ordinanze sindacali sono state tutte clamorosamente disattese. Gli animali erano privati per lunghi periodi di cure e attenzioni, denutriti e sottoposti a vessazioni inutili come avveniva nei periodi estivi con temperature torride». L’avvocato di Pola aveva chiesto l’assoluzione perché “il fatto non sussiste”.
 
GEA PRESS
10 MAGGIO 2014
 
Caccia, stop ai richiami vivi – Piena condivisione dell’On.le Zanoni alle dichiarazioni del Ministro Galletti
Il Video denuncia diffuso dall'Eurodeputato
 
L’eurodeputato PD Andrea Zanoni ha accolto con favore le parole del Ministro all’Ambiente italiano Gian Luca Galletti contro l’utilizzo dei richiami vivi nella caccia. Senza mezzi termini, il giudizio dell’Eurodeputato su tale uso venatorio: si tratterebbe  di una “pratica barbara da vietare“. Piena la disponibilità dell’Eurodeputato noto per le sue battaglie animaliste ed ambientaliste, ad offrire l’aiuto necessario per arrivare allo storico divieto.
“Le parole del Ministro Galletti sui richiami vivi sono sacrosante – ha dichiarato l’On.le Zanoni – Abolirli è una questione di civiltà. Facciamolo prima che a costringerci sia l’Europa”. Questo quanto scritto dall’Eurodeputato in una lettera inviata al Ministro.  Zanoni, vice presidente dell’Intergruppo per il Benessere e la Conservazione degli Animali al Parlamento europeo e candidato alle prossime elezioni nel Nord-Est ha altresì ricordato  come “dal 1996 combatto questa vergogna tutta italiana con controlli e denunce fatte in veste di Guardia venatoria e ambientale volontaria, proseguita poi in Europa come eurodeputato dal settembre 2011. Mi auguro che i miei colleghi al parlamento italiano rispondano con i fatti alla sollecitazione del Ministro e alle 50mila firme depositate in questi giorni per chiedere la messa al bando dei richiami vivi, una pratica anacronistica e barbara che spero presto venga vietata in tutta Europa”.
“Per questo – aggiunge l’On.le Zanoni - ho chiesto più volte con interrogazioni parlamentari al Commissario Ue all’Ambiente Janez Potočnik di intervenire e, sempre a Bruxelles, ho depositato diversi emendamenti a testi legislativi europei e sono intervenuto in varie occasioni in prima persona per denunciare questa barbarie italiana”.
Nel dicembre 2012 l’eurodeputato ha accompagnato alcuni rappresentanti dell’associazione LAC e del CABS (Committee Against Bird Slaughter) alla consegna di numerose migliaia di firme contro i richiami vivi alla presidente della commissione petizioni al Parlamento europeo. “Ecco che il 26 febbraio scorso la Commissione europea ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia per l’uccellagione e i richiami vivi, con una lettera di messa in mora del Commissario Ue all’Ambiente Janez Potočnik al Ministero degli Affari Esteri. Non soltanto, quindi, si tratta di cancellare una pratica assurda, ma anche di rientrare nella legalità europea. Per questo mi rivolgo al Ministro e al collega Michele Bordo, presidente delle Politiche UE della Camera: io, come eurodeputato, sono pronto a dare tutto il mio aiuto, competenza e passione”, conclude Zanoni.
Vedi VIDEO-denuncia diffuso dall’On.le Zanoni.
 
NEL CUORE.ORG
10 MAGGIO 2014
 
OCCHIO AL LUPO: LA CARTA APPROVATA DALLA FEDERAZIONE PRO NATURA
"NO ALLE UCCISIONI PER CONTENERE LA POPOLAZIONE"
 
"La Federazione Nazionale Pro Natura ribadisce la propria ferma contrarietà al contenimento della popolazione, anche mediante azioni simboliche e locali sul modello francese ed ancor più mediante la sistematica uccisione di soggetti sul modello svizzero, che contrasta con gli obiettivi internazionali e prioritari di conservazione della specie". E' uno dei passaggi salienti della "carta sul lupo" approvata a Fano dall'assemblea della Federazione nazionale pro Natura. Si tratta di "linee guida – spiega il presidente Muro Furlani – sulle quali concentreremo la nostra attenzione nei prossimi mesi". Ne pubblichiamo, di seguito, il testo integrale.
"L'espansione del Lupo (Canis lupus) in Italia è una importante notizia sul piano ecologico, sociale, economico e culturale: il lupo è infatti una specie simbolo dell'impegno per la conservazione della natura e del rapporto stesso tra Uomo e Natura, è una specie bandiera ed una specie ombrello tutelata a livello internazionale e nazionale.
Il nostro Paese, inoltre, svolge un ruolo chiave su scala continentale per la connessione delle popolazioni orientali (Carpazi e Balcani) con quelle occidentali (Penisola Iberica).Sebbene il lupo sia al centro di numerosi progetti di ricerca e di tutela di valenza internazionale, nazionale e locale, destinatari di una considerevole mole di risorse economiche, non esiste una strategia complessiva di gestione della specie e manca un supporto efficace alle economie locali potenzialmente sensibili al ritorno del carnivoro.
La Federazione Nazioale Pro Natura riconosce, infatti, che in assenza di adeguati strumenti informativi, formativi ed organizzativo-infrastrutturali la presenza del lupo può entrare in conflitto con attività zootecniche estensive e che pertanto il settore zootecnico – anche in virtù della sua potenziale esposizione – deve essere considerato un interlocutore prioritario rispetto al quale è urgente fornire un supporto concreto ed al tempo stesso pretendere il rispetto delle normative vigenti e delle indicazioni gestionali mirate alla riduzione dei rischi di predazione.
La Federazione Nazionale Pro Natura riconosce quali linee di azione strategiche quelle dell'informazione delle comunità locali (opinione pubblica generale e target-chiave), il sostegno delle attività zootecniche estensive, la valorizzazione delle dinamiche naturali di espansione dell'areale di distribuzione della specie come opportunità per le comunità locali (marketing territoriale) e sottolinea l'importanza di accompagnare tali processi spontanei di ricolonizzazione con un costante monitoraggio, funzionale anche ad una corretta informazione delle comunità locali e dei target più sensibili nonchè al corretto orientamento delle strategie gestionali.
La Federazione Nazionale Pro Natura, in particolare in merito al rapporto con la zootecnia, ritiene che la corretta applicazione di strumenti e modalità gestionali di prevenzione dei danni da predazione costituisca la base di qualsiasi processo di adattamento nella logica della convivenza tra lupo e attività zootecniche. In tal senso, la Federazione Nazionale Pro Natura ritiene che qualsiasi forma di indennizzo e sostegno agli allevatori in caso di predazione debba essere vincolata alla reale applicazione di tecniche di prevenzione.
La Federazione ritiene che solo in tal caso l'allevatore che abbia registrato danni da predazione abbia diritto ad un giustio indennizzo pari al 100% dei danni diretti, sommato al riconoscimento dei danni indiretti, e che tale indennizzo debba essere riconosciuto indistintamente nei casi di predazione da parte di lupo, canide sconosciuto o di cane, al fine di non fare gravare sugli allevatori l'eventuale fallimento delle politiche di contenimento del randagismo e dei relativi impatti.
La Federazione Nazionale Pro Natura auspica anche l'attivazione di forme di sostegno alla corretta gestione del pascolo, anche mediante strumenti quali il "premio pascolo gestito".
La Federazione Nazionale Pro Natura, allo stesso modo, sollecita gli organi competenti ad incrementare i controlli in merito all'effettivo rispetto da parte degli allevatori della normativa vigente in materia di gestione sanitaria degli animali, di prescrizioni forestali, di gestione dei cani, di applicazione degli standard minimi di prevenzione, nonché di periodi ed aree di pascolo.
La Federazione Nazionale Pro Natura sollecita la ridefinizione e l'applicazione di una strategia di contenimento e prevenzione del randagismo canino e delle forme intermedie, al fine di prevenire rischi sanitari e per la salute pubblica, contenere i casi di predazione a carico di bestiame domestico nonchè i casi di ibridazione lupo-cane.
La Federazione Nazionale Pro Natura, riconoscendo nell'ibridazione e nel conseguente inquinamento genomico una delle principali minacce per la conservazione del lupo, sollecita la raccolta di informazioni in merito a tale fenomeno, alla sua quantificazione e distribuzione, nonché l'approfondimento degli aspetti normativi e metodologici in relazione alla gestione degli ibridi.
La Federazione Nazionale Pro Natura sollecita inoltre l'aggiornamento e lo scambio di informazioni sulla distribuzione del lupo ed il dimensionamento della popolazione su scala nazionale, nonché l'aggiornamento degli strumenti di gestione a livello nazionale (Piano di Azione Nazionale).
La Federazione Nazionale Pro Natura ribadisce la propria ferma contrarietà al contenimento della popolazione, anche mediante azioni simboliche e locali sul modello francese ed ancor più mediante la sistematica uccisione di soggetti sul modello svizzero, che contrasta con gli obiettivi internazionali e prioritari di conservazione della specie.
La Federazione Nazionale Pro Natura, infine, riconosce nella dimensione culturale la vera emergenza da risolvere per poter impostare correttamente e in modo nuovo il rapporto con la specie, contenendo conseguentemente conflitti e uccisioni incontrollate. A tal fine si impegna a diffondere informazioni corrette, rigorose, supportate da solide basi scientifiche, nonché a vigilare sulla correttezza delle informazioni diffuse da terzi, ricorrendo anche ad azioni legali laddove venissero diffuse informazioni false potenzialmente impattanti sulla percezione della specie".
 
ALTO ADIGE
10 MAGGIO 2014
 
La storia»il viaggio del lupo attraverso le alpi
 
Di Riccardo Valletti
 
SILANDRO (BZ) - Dev’essere stata una traversata epica, attraverso boschi e vette tra i paesaggi più fotografati dell’arco alpino. L’ipotesi degli esperti della Provincia, corroborata anche dai rilievi dell’associazione cacciatori, è quella che vedrebbe il lupo avvistato a Montesole, sulla montagna sopra Silandro, in arrivo dalla Svizzera. In particolare si potrebbe trattare, con buona approssimazione, di un giovane maschio appartenente ad un branco che negli anni scorsi era già stato censito sul monte Calanda, nella zona di Coira, in Svizzera. Nel giro di qualche anno, gli osservatori avevano registrato almeno due cucciolate, delle quali solo un paio di lupi appena nati non erano sopravvissuti perché coinvolti in incidenti. Questo, con buona approssimazione, sarebbe il momento dell’età adulta di quelle nascite, avvenimento che per un maschio del branco impone una decisione di due: o sottostare al maschio alfa, il capobranco, o allontanarsi in cerca di nuovi territori dove cacciare e muoversi liberamente. La gerarchia del branco, infatti, è rigorosa, solo i due alfa (maschio e femmina) possono decidere dove andare, quando fermarsi e cosa cacciare, agli altri non è data nessuna libertà di decisione. Ed in questo senso la Val Venosta è un piccolo Eden: prima di tutto perché non è occupata da altri branchi, e quindi è un territorio libero per essere colonizzato, e secondo perché è un habitat naturale ricchissimo di prede. Tutte ottime ragioni per spingere il “nostro” lupo a piantare le tende, dopo una traversata di oltre cento chilometri, attraverso montagne e boschi, praticamente scalando due vette e ritrovandosi, dopo passo Resia, nella sua “terra promessa”. In paese. Silandro intanto tace, l’avvistamento di Claudio Donati, il cacciatore che all’alba di mercoledì è riuscito ad inquadrare l’animale per scattare qualche foto, non ha procurato nessuno scalpore né allarme. «Per il momento tendiamo a considerare la situazione come tranquilla - spiega il sindaco Dieter Pinggera - anche se credo che la popolazione locale si sia accorta della questione solo ora». Finora se n’era parlato, soprattutto tra contadini, ma non sembrava un problema contingente. «Chiaramente la presenza dell’animale ci mette nelle condizioni di innalzare il livello di attenzione - prosegue il sindaco - per il momento non abbiamo preso ancora nessuna decisione immediata, ma ci terremo in contatto con la forestale per monitorare la situazione, anche perché non abbiamo, nell’organico comunale, le competenze necessarie per affrontare la questione da soli». La notizia dell’avvistamento, però, anche se senza clamore né allarmi, ha avviato quel percorso di adattamento anche da parte dei contadini e degli allevatori locali al nuovo “vicino”. «Si stanno organizzando - prosegue Pinggera - ci saranno delle decisioni da prendere sul come proteggere gli animali, e abitudini da cambiare; per questo aspetto, vista la mancanza di esperienza, sicuramente ci saranno a breve degli incontri con gli esperti della Provincia, in modo da coordinare gli interventi. L’aneddoto. E proprio grazie all’avvistamento del lupo di Silandro, si è risolto il giallo sulla fine delle pecore di un maso. Nei giorni scorsi un paio di capi erano stati ritrovati morti, a poca distanza dal luogo dell’avvistamento; il proprietario in principio aveva dato la colpa ai suoi due cani, pensando che fossero impazziti, arrivando alla decisione di sopprimerli, onde evitare che il fattaccio si ripetesse. L’ironia della sorte ha voluto che il lupo si facesse vedere proprio nei paraggi del suo maso, ora che non ha più i suoi due fidati guardiani.
 
IL TEMPO
10 AMGGIO 2014
 
Cani e gatti non potranno votare ma ora possono andare al mare
La soddisfazione di Riccardo Chiavaroli e Gianfranco Giuliante

Sonia Irimiea

 
MONTESILVANO (Pescara) - Se cani e gatti potessero votare, il prossimo 25 maggio, giorno delle elezioni, il grande esercito abruzzese a quattro zampe si metterebbe in fila per ringraziare i promotori della recente legge regionale che consente loro di rifugiarsi sotto gli ombrelloni per sfuggire al caldo delle giornate estive. Purtroppo gli animali non possono esprimersi, ma i loro proprietari sì. E così, nell'attesa del voto, il centrodestra incassa - lontano dai veleni di una campagna elettorale difficile - il plauso di chi ha animali da compagnia. A trenta giorni dalla sua pubblicazione ufficiale, scaduti ieri, il provvedimento a firma del consigliere regionale e ricandidato nella circoscrizione di Pescara per la lista di Forza Italia, Riccardo Chiavaroli, è entrato in vigore. E per festeggiarlo, l’autore, accompagnato da uno dei primi firmatari, l’assessore uscente alla Protezione civile Gianfranco Giuliante, anche lui in lizza per le regionali nella circoscrizione provinciale dell’Aquila, ha scelto, appunto, una spiaggia. A Montesilvano. La legge che consente l’accesso degli animali sotto gli ombrelloni sarà al centro della giornata organizzata oggi a Milano da Berlusconi e l’onorevole Brambilla, una «Dudù day» dedicata agli animali. Intanto, ieri mattina, a Montesilvano erano presenti Caterina Fagioli, coordinatrice regionale della Lega per la difesa del cane e Alessia De Paolis, responsabile dell’Associazione nazionale comuni italiani, che hanno collaborato alla stesura del provvedimento. Con loro anche altri candidati del centrodestra abruzzese, tra cui gli aspiranti sindaco di Montesilvano e Silvi, Francesco Maragno e Ferruccio Benvenuti, quest’ultimo accompagnato dall’onnipresente Jimmy, un barboncino bianco. Parlando di cani di destra, non possiamo però tralasciare Aris, il bellissimo cavalier king di Chiodi, presente insieme al suo proprietario su alcuni manifesti elettorali con lo slogan «Mi fido di te». Esulta Chiavaroli, già autore nel passato di altri provvedimenti a favore degli animali. Porta la sua firma, infatti, la legge contro la vivisezione del 2012, così come alcuni emendamenti inclusi nella recente legge sul randagismo (dicembre 2013), ossia il divieto di incatenare i cani e la possibilità di accesso degli animali negli ospedali. «Siamo tutti contenti, il governo aveva 30 giorni per impugnare la legge, ma non è accaduto. Ora è ufficiale – ha detto – un fatto di civiltà e allo stesso tempo un importante stimolo per il turismo regionale». Non solo libero accesso sulle spiagge, ma anche un forte deterrente nella lotta contro l’abbandono degli animali. «In Italia si cercano da sempre i modi migliori per contrastare questo fenomeno – aggiunge l’assessore Giuliante – ma bisogna dare alle persone la possibilità di portarsi con loro gli amici a quattro zampe. In Abruzzo l’abbiamo fatto – conclude – grazie alla sensibilità del Consiglio regionale e in particolar modo dell’animale politico Chiavaroli». Un’allusione alle tante battaglie animaliste del consigliere uscente, allo stesso tempo «padre» adottivo di cinque gatti: Mammì, Susy, Lea, Lucy e Fritz. Il prossimo passo, spiega Alessia De Paolis, spetta ai Comuni che devono fare degli accordi con i balneatori per individuare le spiagge più adatte. «La legge deve essere garantista della convivenza tra chi possiede animali e chi magari non può condividere lo stesso stabilimento con un cane o un gatto a causa delle malattie » aggiunge De Paolis. A tal proposito l’Anci ha consultato Federasma (le associazioni di sostegno ai malati asmatici e allergici)”. Convivenza, quindi, nel rispetto della diversità e con un occhio rivolto all’educazione, precisa Caterina Fagioli. «Chi ha un animale di compagnia è portatore di diritti, ma anche di doveri – spiega – bisogna sottoporsi alle norme riguardanti l’igiene e la sicurezza».
 
LA ZAMPA.IT
10 MAGGIO 2014
 
“I cani capiscono l’uomo più di quanto possano fare gli scimpanzé”
Secondo una ricerca Fido e compagni riuscirebbero, meglio di qualunque altro animale, a comprendere e sfruttare i suoni prodotti dagli esseri umani
 
I cani hanno la sorprendente abilità di seguire il dito o lo sguardo di un essere umano per indirizzarsi verso un obiettivo. Una capacità che non è presente neanche nei lupi - i parenti più prossimi degli amici a quattro zampe - e negli scimpanzé - i «cugini» prossimi dell’uomo. Adesso un nuovo studio del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology aggiunge un tassello in più alle straordinarie e uniche abilità canine: i cani riescono meglio di qualunque altro animale a comprendere e sfruttare i suoni prodotti dall’uomo. 
I ricercatori hanno sottoposto a test uditivi cani adulti e cuccioli da otto a quattordici settimane di vita. La sfida consisteva nel trovare un pasto gustoso all’interno di alcune scatole. Dagli esperimenti è emerso che tutti i cani, cuccioli inclusi, hanno utilizzato gli spunti offerti dalle voci dei ricercatori per scovare il premio nel posto giusto. I cani che avevano trascorso maggior tempo con l’uomo sono quelli risultati più abili nello sfruttamento dei suoni umani per avere qualche indizio in più. La ricerca è stata presentata sui Proceedings of the Royal Society B.
 
RIVIERA 24
11 MAGGIO 2014
 
Padrone finisce in ospedale e non tornerà più: cagnolino MUORE, in casa, per la fame e per il dolore

di Fabrizio Tenerelli

 
Sanremo (IM) - Proprio in un'abitazione di una palazzina della strada abitava un anziano, che ai primi di maggio si è sentito male. Il personale del 118, intervenuto sul posto, lo ha portato all'ospedale
Un cane di razza Pincher è morto, per gli stenti e per il dolore dell'abbandono, una decina di giorni dopo il decesso del suo padrone. E' accaduto in un condominio di via Galilei (civico, 233) a Sanremo. In un appartamento di quella palazzina abitava un anziano che, ai primi di maggio, si è sentito male. Il personale sanitario del 118, intervenuto sul posto, lo ha portato all'ospedale. A dir il vero, alcuni vicini si erano anche offerti di tenergli il cagnolino, durante la sua assenza, ma lui, non volendo disturbarli, ha detto di no. "Ci penso io al mio ritorno", era stata la sua risposta. E, invece, a casa non è più tornato. Il cane, tuttavia, è rimasto solo e in questi giorni è stato trovato morto dai familiari del suo padrone, entrati nell'appartamento.
 
LA STAMPA
13 MAGGIO 2014
 
Il padrone muore all’ospedalee il cane a casa fa la stessa fine
L’animale deceduto di stenti aspettando invano il ritorno dell’uomo
 
gianni micaletto
 
SANREMO (IM) - Lui se n’è andato in poco tempo per un brutto male, in un letto d’ospedale. Lei ne ha aspettato il ritorno in silenzio (o quasi) e con pazienza. Giorni e giorni chiusa in casa sperando (invano) che la porta si riaprisse. Poi non ce l’ha più fatta e anche il suo cuore ha cessato di battere. È una storia triste, molto triste, venata anche da comprensibili moti di rabbia, quella che si è consumata in una palazzina di via Galilei, fra le aree più densamente popolate di Sanremo. Lei è Bibi, una giovane cagnolina di razza Pinscher nana, di colore bianco, morta di stenti e forse anche di dolore per non aver rivisto il suo padrone. Lui è Luigi, 67 anni, un uomo solo che aveva quell’animale come unico compagno di vita. Quando si è sentito male ed è arrivato un equipaggio del 118, non pensava che dall’ospedale non sarebbe più tornato. E ha lasciato Bibi a fare la guardia al modesto alloggio che occupava da tempo. Pare che almeno un vicino di casa si fosse offerto di tenere il cagnolino durante la sua assenza, ma lui avrebbe rifiutato, forse per non causare disturbo. O forse perché pensava che quel male non fosse poi così grave. Fatto sta che la permanenza all’ospedale si è protratta per settimane, mentre Bibi aspettava inutilmente fra le mura domestiche. Senza mangiare nè bere. Sola, abbandonata, dimenticata da tutti. Una fine atroce, ma evitabile, se soltanto qualcuno si fosse ricordato della povera cagnolina. L’hanno trovata «stecchita» i familiari del suo padrone quando è stato il momento di entrare in casa, perché Luigi non ce l’ha fatta a tornare lì, nella palazzina in via Galilei. E adesso nel quartiere il dispiacere si mescola al rimpianto per non essere riusciti a salvare almeno la piccola Bibi. C’è chi dice che si sia spenta addirittura prima del suo padrone, al quale non sarebbe stata data la ferale notizia per non aggravare ulteriormente le condizioni critiche in cui si trovava. E chi, invece, sostiene il contrario, aggiungendo che l’uomo si fosse convinto (nel delirio del male che l’ha divorato) di averla affidata temporaneamente a qualcuno, forse addirittura al canile. Si dice spesso che la verità stia nel mezzo, ma in questo caso serve a poco conoscerla fino in fondo.  Luigi non c’è più e il cane, suo malgrado, l’ha seguito nella cattiva sorte. Possibile che nessuno l’abbia sentito abbaiare o lamentarsi, sempre che l’abbia fatto? Se lo domandano anche in via Galilei, dove vedevano spesso quella simpatica bestiola in giro con il suo padrone. Il più delle volte in braccio al pensionato.  Il Pinscher è un cane consigliato alle persone anziane, perché sa rivelarsi dolce e sensibile. Ama il calore umano, ed è dotato di una spiccata fedeltà. Per natura è diffidente verso chi conosce poco e tende ad essere aggressivo con persone che non fanno parte del nucleo familiare. È quindi un ottimo guardiano, persino la razza toy (di dimensioni ridottissime) è capace di svegliare un intero condominio con il suo abbaiare veloce e continuo, se in casa entra qualche intruso. Ma in quell’alloggio di via Galilei sono entrati soltanto quando l’animale era già morto.  
 
GEA PRESS
11 MAGGIO 2014
 
Rossano Calabro (CS) – Morto di abbandono. Addio al piccolo cane mangiato dalla rogna

 
E’ andato via questa notte, tra atroci sofferenze, il piccolo cane di circa sei mesi di vita rinvenuto ieri in una discarica abusiva di Rossano Calabro, in provincia di Cosenza.
Non c’è stato tempo di completare le analisi cliniche che, dopo tante telefonate, erano state previste grazie alla disponibilità di un ambulatorio veterinario privato. Appena il tempo delle flebo per contrastare la disidratazione ed una prima terapia di base.
“La peggiore delle previsioni si è purtroppo avverata – riferisce a GeaPress Katia Forciniti, la volontaria del luogo che si era presa cura del cucciolo -  Le condizioni era apparse subito molto gravi e di certo i problemi di base che lo hanno portato alla morte, sono stati  l’abbandono e il disinteresse. Quanto mi sono recata nel luogo della segnalazione – aggiunge la volontaria – ho trovato questo esserino inerme; sembra di legno accartocciato. Ed invece era un cagnolino di non più di sei mesi di vita“.
Purtroppo situazioni drammatiche come quella nella quale è incorsa la volontaria, non sono poi così infrequenti. “Mi è già successo – aggiunge Katia Forciniti – in almeno altri quattro casi. Casi gravissimi ma questo è l’unico cagnolino che è morto“.
Nei luoghi vi sono a quanto pare alcune strutture di ricovero ma nessuna sembra aver fornito disponibilità.
Il cagnolino è stato recuperato ieri intorno alle 14.00. La giornata era decisamente calda ma, ovviamente, è impossibile stabilire  da quanto tempo era stato gettato nell’immondia. Possibile, si chiede la volontaria, che nessuno aveva fino ad allora  notato il cucciolo di appena sei mesi bisognoso di aiuto?
 
IL QUOTIDIANO DELLA CALABRIA
11 MAGGIO 2014
 
Cani avvelenati nel Vibonese, promossa una marcia
per le strade del paese contro la violenza
Dopo il ritrovamento di alcuni cani, avvelenati con alcune polpette, in provincia di Vibo Valentia è stata organizzata una marcia silenziosa contro la violenza sugli animali


NELLA FOTO – UN CANE AVVELENATO

 
di LUCIANA DE LUCA
 
MILETO (Vibo Valentia) - Una marcia silenziosa per dire basta alla violenza sugli animali, che attraverserà le strade di Mileto per non dimenticare le ultime vittime: Poldo, Nicki e Lulù. Ma soprattutto per farli vivere ancora su quelle strade che li hanno visti correre liberi e felici fino a quando qualcuno non ha deciso di porre fine alla loro esistenza. Eppure loro, i tre cani uccisi con della carne avvelenata e ritrovati dai volontari in via Bologna, non avevano contenziosi con nessuno. Erano cani estremamente docili, capaci di costruire rapporti affettivi sinceri.
Perché per Poldo, Nicki e Lulù l’uomo non era un nemico da cui difendersi. Di loro si prendevano quotidianamente cura tante persone. In molti li conoscevano e li chiamavano per nome. Questi cani, come tanti loro simili, erano presenze importanti nella comunità, capaci di strappare un sorriso e di far emergere tenerezze sopite o solo smarrite dietro le tante difficoltà quotidiane. Una morte inspiegabile dunque la loro, che rende ancora più colpevole chi ha offerto quella carne sotto forma di dono. Un comportamento vile, perverso, che oppone la cultura della morte a quella della vita. Ed è per questo che in tanti a Mileto hanno deciso di non dimenticare, di non far finta di niente. Perché Poldo, Nicki e Lulù occupavano un posto importante nelle loro vite e non è facile, per chi li ha amati e li ama ancora, accettare un destino così tragico e inutile. È nata una pagina su Facebook dedicata a loro e tutta Italia ha lanciato il suo grido di dolore e di rabbia. Per questo i volontari hanno deciso di dare forma e contenuto a tanta ribellione e far diventare battaglia civile la morte crudele e ingiusta di questi tre cani.
«Abbiamo deciso di fare una marcia silenziosa - si legge sulla pagina facebook dedicata alla marcia - per dire basta! Basta con la violenza sugli animali, basta alla sofferenza che gli avete inflitto, basta a queste atrocità. Noi ci opponiano tutti insieme,noi vogliamo giustizia affinchè la loro morte non sia stata vana. Non può finire così, non possiamo dimenticarli: erano i cani di tutti, di tutti coloro che si sedevano in piazza con loro accanto, di tutti coloro che hanno riso della loro goffaggine, di tutti coloro che provvedevano alle loro cure e al loro sostentamento, di tutti coloro che gli hanno dato anche solo una volta una carezza, di tutti coloro che li hanno accolti in farmacia o dentro l'edicola, di tutti coloro a cui hanno fatto compagnia nelle notti d'estate. Non erano solo cani, erano i nostri cani». La marcia per Poldo, Nicki e Lulù si muoverà alle 19 da piazza Pio XII. In tanti hanno aderito all’iniziativa. Per dire basta. Per non dimenticare quegli occhi neri, lucidi. Belli.
 
ROMAGNA NOI
11 MAGGIO 2014
 
Sparano ad un cane e si danno alla fuga
Il cane è stato ferito da un pallino di piombo sparato da una pistola ad aria compressa
 
RIMINI - Feriscono un cane con una pistola ad aria compressa, poi fuggono senza lasciare traccia. L’allarme è pervenuto ai carabinieri sabato mattina, dal padrone dell’animale, che vedendolo acciaccato e debole, lo hanno affidato alle cure dei sanitari di un centro veterinario che hanno diagnosticato una ferita all’addome causata da un pallino in piombo probabilmente esploso da un’arma ad aria compressa. I Militari della Stazione Flaminia, giunti sul posto hanno iniziato a raccogliere le testimonianze dei presenti e formalizzato la denuncia del proprietario del cane. Ora gli elementi sono al vaglio degli inquirenti.
 
LA NUOVA SARDEGNA
11 MAGGIO 2014
 
Animali denutriti, veterinario nei guai

Elia Sanna

 
ARBOREA (OR) Un cavallo, due cani e un maiale tenuti in condizioni pietose all'interno di un ex serra nelle campagne di Arborea. Quando sul posto sono arrivate le guardie zoofile dell'Ente nazionale protezione animali, si sono trovate davanti ad una situazione impressionante. Il cavallo, denutrito, era legato ad un albero, senza nemmeno un goccio d'acqua, mentre le cagnette avevano una catena di circa tre metri ed erano accucciate in un fosso ricavato nel terreno. Il maiale, infine, era segregato all'interno di una cassetta in plastica utilizzata per il trasporto della frutta con un coperchio di metallo. La cosa assurda è che il proprietario che accudiva quei poveri animali è un veterinario. L'uomo ora rischia una denuncia per maltrattamenti ad animali da parte dei carabinieri di Arborea. La scoperta è stata fatta ieri pomeriggio dalle guardie zoofile dell'Ente protezione animali della sezione di Oristano. Era stato un cittadino, due giorni fa, con una e-mail a segnalare la presenza degli animali tenuti in condizioni da fare spavento. Quando ieri pomeriggio le guardie zoofile hanno fatto irruzione nel terreno, lungo la strada 22 a mare, si sono trovati davanti una scena ben peggiore di quella descritta dall'anonimo cittadino. Il povero cavallo denutrito e forse anche malato, era legato ad un albero con una piccola fune. Gli agenti dell'Enpa lo hanno dissetato e liberato da quella assurda situazione. Anche le due cagnette sono state liberate da quella prigione. Erano anche loro nella stessa situazione di abbandono e di degrado tanto che vivevano in un rifugio scavato sotto terra. Peggio ancora le condizioni del suino: immobilizzato in una cassetta di frutta. Davanti ai carabinieri ed ad altri veterinari della Asl, le guardie dell'Enpa hanno documentato tutta la grave situazione e si sono fatti consegnare in affido le due cagnette. Il cavallo e il maiale dovrebbero essere sequestrati. I carabinieri di Arborea hanno stilato un dettagliato rapporto e nelle prossime ore lo invieranno alla magistratura. Il veterinario si è giustificato dicendo che gli animali li aveva trovati.
 
LA NUOVA VENEZIA
11 MAGGIO 2014
 
Rubano di notte due beagle da un giardino
 
Prov. di Venezia, Un vicino di casa è convinto che il furto è avvenuto alle cinque del mattino, perché ha sentito i cani abbaiare con insistenza. Poi il silenzio. La mestrina Silvia Moscati ieri mattina, quando si è svegliata, non ha più ritrovato nel recinto in giardino i suoi amati cani, una coppia di beagle, tutte e due femmine. Cagne che hanno un passato di sofferenza, perché erano entrambe fattrici provenienti dall’allevamento di Green Hill nel Bresciano dove si allevavano animali destinati ai laboratori e chiuso nel 2012 dalla magistratura. Venne disposto poi l’affidamento dei cani dell’allevamento alla Lav e alla Legambiente. Silvia Moscati racconta di aver ottenuto in custodia le due cagne che sono diventate le sue inseparabili compagne. Nella notte tra venerdì e sabato qualcuno le ha rubate. «Sono sparite dal recinto, assieme ai loro guinzagli. Il vicino dice di averle sentite abbaiare verso le cinque del mattino», racconta, « e credo sia quella l’ora in cui il ladro o i ladri sono entrati in azione portandosi via gli animali. Temo si tratti di un furto su commissione, purtroppo». Il furto di animali è avvenuto in una laterale di via Rielta, vicino al parco Albanese di Bissuola. La Moscati spiega di essere andata alla polizia a presentare regolare denuncia di furto delle sue amatissime cagne. I Beagle, divenuti noti in tutta Italia per la vicenda di Green Hill e la successiva campagna di adozioni, sono animali molto amati e tra le razze canine hanno molto seguito. La signora Moscati attende segnalazioni per ritrovare le due cagne portate via e spera che i ladri si decidano al più presto a restituirle al suo affetto.
 
LA PROVINCIA PAVESE
11 MAGGIO 2014
 
Strage di maiali e galline caccia a un predatore
 
MEZZANA BIGLI (PV) - Un grosso animale, di pelo scuro e dalla coda lunga, forse un cane randagio di grossa taglia o un felino fuggito da chissà quale gabbia, è stato avvistato la notte passata alla frazione Terzo di Mezzana Bigli. Un animale che in poche notti ha assalito e azzannato tre maialini, distrutto un serraglio metallico a colpi di zampate e ucciso una decina di galline. L’episodio è commentato dall’allevatore che vive con la famiglia nel cascinale: «In poche notti quell’animale ha distrutto quasi tutti i miei animali domestici. L’altra notte sono rimasto sveglio e, verso le quattro del mattino, nel cortile buio, ho notato distintamente un animale di grossa taglia e di pelo scuro aggirarsi vicino il pollaio. Sono uscito e sono stato quasi assalito dall’animale inferocito. Non abbaiava, ringhiava, quasi dei ruggiti soffocati. Mi sono riparato e l’ho visto allontanarsi velocemente spaventato forse dalla mia presenza». Forse una volpe, visto che in zona se ne segnalano molte? «Ma le volpi – dice l’allevatore – sono ben più basse e la loro coda è inconfondibile. Si tratta di una grosso felino o di un cane affamato e disposto a tutto pur di catturare qualche animale domestico». Dell’avvistamento sono stati informati i carabinieri di Pieve del Cairo che invitano chi vedesse in campagna qualche animale del tipo descritto dal residente alla frazione Terzo di provvedere ad un’immediata segnalazione. «Intanto – dice ancora l’uomo – faremo a turni in cascina per evitare altri danni e per capire con quale tipo di animale abbiamo a che fare».
 
GEA PRESS
11 MAGGIO 2014
 
Bolzano – Il racket degli implumi
Grosso sequestro di uccellini che erano stati prelevati nei nidi

 
Un grosso sequestro di implumi prelevati dai nidi dei meleti del bolzanino. E’ quanto avvenuto oggi ad opera dei Corpo Forestale della Provincia di Bolzano e dal Corpo Forestale dello Stato.
Gli interventi si sono protratti per tutta la giornata e si sono probabilmente estesi in altre regioni italiane.
Non sono ancora noti i particolari dell’operazione che dovrebbe avere ancora una volta al centro il racket dei piccoli implumi da utilizzare, riciclandoli illegalmente, come uccelli da richiamo per i cacciatori.
I meleti della provincia di Bolzano già in altre occasioni sono divenuti oggetto di razzie da parte dei bracconieri provenienti anche da altre regioni ed in particolare dalla Lombardia e dal Veneto. I piccoli uccelli servono solo se maschi. Una volta adulti saranno infatti loro a cantare attirando nell’inganno i volatili selvatici. Per scoprire il sesso degli implumi, gli uccellini subiscono la lacerazione dell’addome operata con una lametta. Con degli stecchini l’uccellatore sposterà le viscere  fino alle gonadi. Se maschi, la ferità verrà incollata, mentre le femmine verranno semplicemente gettate via.
Ogni stagione riproduttiva è caratterizzata da periodici interventi delle Forze dell’Ordine. Da segnalare i casi di importazioni illecite dalla Polonia, paese non a caso molto ricco di meleti. Proprio in questa coltura, a seguito delle particolari tecniche agricole utilizzate, i tordi prediligono nidificare.
 
GEA PRESS
11 MAGGIO 2014
 
Reggio Calabria – Ancora spari contro i rapaci in migrazione
Il CABS: ieri fucili in azione da nord a sud
 
Reggio Calabria – Una giornata di fuoco, quella trascorsa ieri, in danno a numerosi rapaci in migrazione lungo le alture di Reggio Calabria. L’intera fascia interessata dal passaggio migratorio, denunciano i volontari antibracconaggio del CABS, echeggiava degli spari dei fucili.
Numerose esplosioni sono infatti state avvertite fin da Solano e via via, scendendo sempre più a sud, Laganadi, Gallico, Trapezi, Campoli e Motta San Giovanni.
Ieri, infatti, si è registrato un forte passaggio migratorio ed in  molto punti i rapaci sono transitati a quote basse. Una condizione ideale per i bracconieri che possono così facilmente abbattere i rapaci in migrazione. Sembra, a questo proposito, che alcuni cacciatori di frodo sono stati notati dai volontari e per questo verranno depositate delle denunce. Più soggetti in atteggiamento di caccia sono stati individuati  addirittura in attività di appostamento in attesa dei Falchi pecchiaioli ed altri rapaci in migrazione.
L’intervento del NOA, lo speciale Nucleo antibracconaggio del Corpo Forestale, non dovrebbe purtroppo aver sortito gli effetti desiderati.
L’unica nota positiva è invece relativa alla giornata di oggi. I rapaci sono passati abbondanti ma anche molto alti. Difficile, dunque, poterli centrare con i colpi di fucile. Solo nel tardo pomeriggio, con la diminuizione delle correnti termiche che spingono in alto i grandi uccelli veleggiatori, gli animali hanno iniziato a volare più in basso. Non dovrebbero, però, esserci stati altri colpi di fucile.
 
GEA PRESS
11 MAGGIO 2014
 
Policoro (MT) – La Tartaruga con le rotelle. Era arrivata al Centro di Recupero con gli arti atrofizzati
Gli esperti del WWF: presto una soluzione definitiva, ma intanto "Testina" è da Guinness dei Primati

 
Si chiama Testina ed è la protagonista di una singolare vicenda, simbolo di una perfetta combinazione tra amore e scienza.
Si tratta di una femmina di Testudo hermanni, più comunemente conosciuta come tartaruga di terra. E’ stata portata al CRAS (Centro Recupero Animali Selvatici) di Policoro, in provincia di Matera. Al primo esame sono risultati evidenti i gravi problemi di deambulazione: difatti le è sta diagnosticata un’atrofizzazione degli arti posteriori, nonché una crescita alterata della carapace e delle stesse zampe.
Testina ha probabilmente vissuto sempre in casa e, nonostante tutte le premure del padrone, non ha potuto godere del suo habitat naturale. Le cause delle sue precarie condizioni di salute sono da imputare ad una scorretta alimentazione (eccesso di proteine, un apporto calcio-fosforo non equilibrato), ma anche alla mancanza di raggi UV, filtrati dai vetri delle finestre.
Nelle stesse condizioni della piccola tartaruga versano molti altri animali, sofferenti perché abitanti di un ambiente che non riconoscono come proprio. Le colpe, nella maggior parte dei casi, derivano dalla poca e sbagliata informazione che si dà su questo genere di creature. Purtroppo, nonostante l’attenzione offerta agli infaticabili biologi, veterinari e ricercatori che ogni giorno impegnano le proprie energie nel tentare di migliorare la vita dei loro pazienti, ci si deve scontrare con il grande problema costituito dalla mancanza di fondi adeguati per far fronte alle continue emergenze. Nonostante le donazioni dei visitatori dell’oasi WWF, i soldi non bastano mai! Una realtà che, tuttavia, non ha scoraggiato e non scoraggia l’equipe del centro di “ricovero animali selvatici” della Basilicata.
E’ proprio in questo ambulatorio che Testina ha ritrovato la salute, grazie all’operato di esperti quali il veterinario Erika Ottone, il naturalista Antonello Palmisano, il biologo marino Gianluca Cirelli, la responsabile Progetto Tartaruga Francesca Catucci e Lilla Ninivaggi laureanda in medicina veterinaria. Indispensabile inoltre l’appoggio e la supervisione del direttore dell’oasi Tonino Colucci.
Alla grave atrofia muscolare della tartaruga gli esperti hanno trovato una soluzione semplice ed originale: l’applicazione di due rotelle sotto il piastrone. Una pratica molto frequente all’estero, ma caso eccezionale per l’Italia: paese ricco di studiosi e ricercatori, ma povero di fondi.
Dove non arriva il denaro, deve però giungere l’ingegno umano: due minuscole ruote, unite tra loro e alla tartaruga con una resina speciale. E’ bastato intanto questo per evitare possibili escoriazioni dovute al  continuo trascinarsi con il solo aiuto degli arti anteriori.
Una creazione momentanea, in attesa di una più adeguata, che tuttavia è riuscita ad agevolare la vita del piccolo animale.
Adesso Testina sta bene e pare essere molto fiera delle sue nuove “zampette”, che non ferma mai. Forse, un giorno, sarà registrata nel Guinness dei Primati, come “tartaruga più veloce del mondo”!
 
NEL CUORE.ORG
11 MAGGIO 2014
 
MEDA, CANE SFONDA IL FINESTRINO DELL'AUTO E ASPETTA I PROPRIETARI
IL PITBULL NON SI È FATTO MALE: RICONSEGNATO ALLA FAMIGLIA
 
Gli agenti della polizia locale di Meda, in provincia di Monza e Brianza, ieri sono corsi in soccorso di un cane che, lasciato in auto, aveva sfondato il finestrino a suon di testate. La sua proprietaria, residente a Rho, in provincia di Milano, aveva parcheggiato la macchina, una Citroen C1, in via della Resistenza per accompagnare il marito all'Istituto auxologico per una visita, riferisce "Il Giorno". 
Non potendo portare l'animale, di razza pitbull, nel centro medico, aveva lasciato il finestrino leggermente abbassato pensando di poter tornare dopo poco. Il cane non ha voluto sapere di restare in auto da solo e ha iniziato a dare testate ad uno dei finestrini di dietro. Alcuni passanti, assistendo alla scena, hanno chiamato i vigili. I quali hanno constatato che - nonostante il finestrino fosse rotto - l'animale non aveva riportato neanche un graffio.
Il pitbull non è scappato, non abbaiava, ma è rimasto lì ad attendere i suoi proprietari. Gli agenti hanno avvertito il canile Fusi di Lissone e il magistrato per poter chiedere il permesso di aprire l'auto. Dopo un po', il cane è stato consegnato alla proprietaria, che è stata rintracciata.
 
LA ZAMPA.IT
11 MAGGIO 2014
 
Quando il cuore di mamma non ha limiti di amore
 
LaZampa.it celebra la Festa della Mamma proponendovi delle bellissime immagini che solo il mondo animale riesce a regalare: cani che allattano gattini, tigri che adottano maialini, scimmie che si prendono cura di cagnolini... perché l’amore materno riesce ad andare oltre ogni specie e razza.
Auguri a tutte le mamme!
FOTO
 
IL CENTRO
11 MAGGIO 2014
 
LETTERA AL DIRETTORERISPONDE MAURO TEDESCHINI
 
Gent.mo Direttore, è brutto scrivere e ripetere per tante e tante, forse troppe, volte le stesse cose, ma vorrei ri-sottolineare alcuni aspetti! Fermo restando che sono tanti e tanti anni che la fauna selvatica reca danno ai campi, ribadendo che in tutto il mondo, in Europa, nella zona Alpi italiane, e in tutte le regioni dell'Appennino (fra cui la Toscana, l’Emilia, l'Umbria, le Marche, con governi di centrosinistra) si pratica la caccia selettiva, ci si domanda: come è possibile che in questa regione (per qualcuno regione verde d'Europa, come a dire che gli altri di verde non ne hanno... Ahi, dimenticavo, ma noi abbiamo i parchi: inutili enti di gestione che ci costano fior di milioni di euro) ci sia ancora chi si oppone all'abbattimento selettivo di ungulati, unico metodo efficace, pratico e a costo zero? Perché sempre e solo ''gli altri'' (ovvero allevatori e agricoltori) ci devono rimettere (e di tasca propria)? L'obiettivo comune di questi paladini degli animali rimane sempre e solo uno: evitare, in ogni dove, la caccia! Intanto, l'orso continua a fuggire dal parco:quel caro baraccone che non sa più con chi prendersela per la diminuzione numerica di questa specie! Pensi, Direttore, non riescono neanche più a colpevolizzare la caccia, perché tanto in quei luoghi non si può cacciare! Quindi il problema dell'orso (come del resto di tutti gli animali) non è la caccia; ma loro questo non lo riconosceranno mai, come mai riconosceranno il grande fallimento della politica dei parchi! Parchi: proteggere (da chi o da che cosa, ancora non mi è chiaro) e incentivare l'ecoturismo (di massa, vero e proprio distrurbo per l'orso): non Le sembra contraddittorio? Proporrei di portare il conto dei danni della fauna selvatica ai nostri paladini degli animali: Caporale, Caserta, Acerbo, De Santis, oppositori estremi all’unica soluzione del problema! Pietro Bove Da profano le direi che così, su due piedi, non è che l'idea di sparare a un capriolo mi sembri particolarmente stimolante. Lei mi cita però il caso di regioni non certo arretrate che praticherebbero la caccia selettiva e allora dico che serve un supplemento di istruttoria: se ne occupi il nuovo presidente della Regione, una volta insediato, ascoltando tutte le parti in causa e prendendosi poi la responsabilità di decidere. Libero, nel frattempo, di invitare i signori citati a vedere i danni causati dalla fauna selvatica.
 
VNEWS
11 MAGGIO 2014
 
Orrore in Gran Bretagna: animali tenuti per 10 anni nella sporcizia
 
Hanno vissuto per dieci anni in condizioni disperate, circondati dalla sporcizia e soffrendo di stenti, rinchiusi in gabbie. L’ orrenda storia di maltrattamento animale che VNews 24 sta per raccontarvi risale allo scorso dicembre, ma è stata resa nota dai tabloid inglesi solo nelle ultime ore. Si, avete capito bene: la denuncia arriva dalla civilissima Gran Bretagna, da sempre attenta ai bisogni e ai diritti dei nostri amici a quattro zampe. Il caso ha avuto una rilevanza molto significativa in madrepatria perchè vede protagonista una donna che, incredibile ma vero, aveva fatto della causa animalista la propria ragione di vita.
LA CASA DEGLI ORRORI. Dorothy Harland, la 58enne accusata di aver tenuto, in estreme condizioni di indigenza, ben tre cani e quattro gatti, era membro attivo di un’ associazione animalista molto nota in Gran Bretagna, la Emergency Animal Rescue Service (EARS). La donna, che ha giustificato le proprie, malevole azioni sostenendo di soffrire di una grave forma di depressione, viveva ad Harrogate, in North Yorkshire. Le Forze dell’ Ordine inglesi sono arrivati a lei dopo una “soffiata” che denunciava la presenza, all’ interno della casa della 58enne, di almeno sette animali tenuti in condizione a dir poco pietose.
Arrivati sulla scena, gli agenti hanno constatato la terribile indigenza nella quale la Harland versava e le mancate condizioni igienico-sanitarie nelle quali la donna aveva costretto a vivere i cani Bruno (16 anni), Charlie, Jack ed i gatti Dolly, Molly, Polly and Murphy. Dalla casa proveniva un olezzo talmente forte che i poliziotti sono stati costretti ad entrare “armati” di mascherina. Dinnanzi ai loro occhi compariva una scena a dir poco apocalittica: sporcizia, spazzatura e muffa regnavano incontrastate nella casa mentre gli animali, visibilmente malati e denutriti, sono scappati fuori dall’ abitazione appena gli agenti hanno aperto le loro gabbie. RSPCA : “MAI VISTA UNA COSA DEL GENERE”. Visibilmente choccato anche l’ ispettore della RSPCA Dave Holgate. Al Daily Mail l’ uomo ha raccontato la terribile situazione trovata nell’ abitazione della Harland. “Era disgustoso. Veramente disgustoso” ha sottolineato Holgate, aggiungendo: “Una persona che opera a difesa degli animali dovrebbe sapere cosa è giusto e cosa è sbagliato per loro e quello che ho visto era decisamente sbagliato”. Dorothy Harland, condannata a ben cinque capi d’ accusa per abbandono di animale, dovrà svolgere cento ore di servizio sociale e pagare 260 sterline di spese processuali. Cosa più importante, però, a Dorothy non verrà concesso di possedere un animale di nessuna specie per almeno dieci anni. La Gran Bretagna, da sempre in prima linea per la salvaguardia degli animali, porta a casa un’ altra importante vittoria a favore della lotta al maltrattamento di cani, gatti ed altri animali, impartendo una lezione di civiltà alle altre Nazioni, carenti di una legislazione in tal senso.
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LA ZAMPA.IT
11 MAGGIO 2014
 
Belgio, due pompieri belgi muoiono per salvare un cigno
L’animale era finito in balia di un gorgo di un fiume in piena
 
Hanno donato la loro vita per salvare un cigno. Il dovere prima di tutto. Prima della propria vita e nonostante da settimane il proprio gruppo di lavoro da settimane è in stato di agitazione sindacale contro i tagli previsti dall’azienda. Quando il dovere chiama, tutto passa in secondo piano. Un cigno bianco è in balia di un gorgo del fiume in piena a Esneux, a sud di Liegi.  
Un intervento come tanti, ma che segnano il destino di Yves Peeters e Christian Dejardin, due sommozzatori dei pompieri della caserma di Rue Ransonnet. Un lutto che colpisce due quarantenni che lasciano moglie e figli.  
Dopo la tragedia, ancora una manifestazione per denunciare l’importanza di un lavoro in cui si rischia la vita quotidianamente, nonostante i tagli, nonostante le paure. «Moins de pompiers = Plus des dangers» (meno pompieri, più rischi) è scritto in uno degli striscioni nell’immagine di un altro corteo di protesta che caratterizza la pagina Facebook dell’azione sindacale. La giornata di rivendicazione si trasforma nello scioccato omaggio di cordoglio alle due vittime del lavoro. 
«Un tragico incidente» in un «intervento di routing» spiega il portavoce dei vigili del fuoco Herve’ Fanuel che descrive i due colleghi come «tra i più esperti». Yves e Christian sono entrati in azione dopo che una squadra di colleghi era arrivata sul posto ed aveva constatato che il cigno poteva essere salvato solo dagli uomini rana. Yves, è sceso in acqua. Ha liberato il cigno. Ma subito dopo è andato in difficoltà. Il collega ha cercato di prestargli soccorso, ma anch’egli è parso soccombere alla forza delle acque. I colleghi sono riusciti a tirarli fuori dall’acqua con l’intervento di un terzo sommozzatore. Esanimi. Yves già morto. Christian, trasportato in elicottero all’ospedale universitario non ha superato la notte. Una prima ricostruzione ipotizzava un attacco di cuore. I primi risultati dell’esame dei corpi ha rivelato traumi cranici, probabilmente dovuti all’impatto con detriti trascinati dal fiume. 
 
LA ZAMPA.IT
11 MAGGIO 2014
 
Salvataggio, la tecnologia è ancora battuta dai cani
Il confronto tra specialisti mostra la superiorità degli animali
Con una protesta: l’Italia investe poco sulle unità cinofile
 
STEFANO SERGI
 
Quattro zampe valgono ben più di sensori e microchip. Nell’era della montagna hi-tech, dove abbondano ormai Gps e trasmettitori Arva e si studiano applicazioni in grado di rilevare dall’elicottero il calore di un corpo sotto la neve, quando si tratta di trovare una persona sepolta dalla valanga non c’è ancora nulla di elettronico che possa lontanamente avvicinarsi alle capacità di un cane. Su questo, gli esperti non hanno dubbi. In vent’anni sono cambiate le tecniche di addestramento, diventate soft, e le razze impiegate: si appanna il mito di infallibilità del pastore tedesco, che ha limiti di agibilità e resistenza, ed emergono Border Collie, Malinois, Golden Retriever, Labrador Retriever. Velocissimi rispetto a un uomo, fiutano un corpo fino a una profondità di due metri e oltre. E infatti Francia e Svizzera hanno unità cinofile di stanza nelle principali stazioni sciistiche, al contrario dell’Italia. 
Ai 2050 metri di Cervinia si sono ritrovati conduttori da mezza Europa per un memorial dedicato a tre colleghi morti in servizio. Si sono sfidati a squadre, con tempi impressionanti: in un’area di 10 mila metri quadrati, il cane impiega 20 minuti a ritrovare una persona sepolta, contro le quattro ore necessarie a una squadra di 20 soccorritori con le sonde.  
Ma non è tutto oro quello che luccica. Lucio Trucco, guida di Cervinia e conduttore, racconta che all’estero le unità cinofile godono di maggior considerazione: «In Italia, se non sei nelle forze armate, devi sostenere tutte le spese: acquisto del cane (fino a duemila euro, ndr), cibo, cure, addestramenti. La reperibilità non è pagata e, paradosso, il cinofilo di turno al Soccorso alpino prende una diaria dimezzata rispetto alla guida. Insomma, siamo peggio dei volontari, perché sosteniamo un sacco di spese». E aggiunge: «C’è scarsa valorizzazione: le unità cinofile sono sempre un richiamo per bambini e adulti eppure non si vedono mai».  
Prima di diventare conduttore, passano almeno due-tre anni di duro lavoro: oltre a dover avere una simbiosi totale con il cane, bisogna conoscere i Gps, le cartografie, la meteorologia e la nivologia. Piero Chatrian, appuntato scelto e istruttore cinofilo del Sagf, il Soccorso alpino della guardia di finanza di Cervinia, è destinato per un po’ a insegnare e basta, perchè il suo amato Saetta è morto di tumore e ora deve ricominciare tutto da zero. «Per diventare conduttore – racconta - servono almeno due anni in cui fai il figurante, quello che si nasconde sotto la neve. Ci sono tre specializzazioni: valanga, superficie e macerie. Su valanga però il conduttore deve conoscere molto bene la montagna, la neve, saper fare sci alpinismo, usare ramponi, corde eccetera. E i problemi in alta quota sono tanti. In primavera ad esempio ci sono le condizioni peggiori, perché la neve umida trattiene in basso l’odore dell’uomo e il cane fa fatica a fiutare. Oppure, a 4 mila metri è il gelo che può disturbarlo ghiacciandogli il tartufo, così come il riverbero del sole è micidiale. Noi abbiamo berretti e occhiali, loro no. Ma restano fondamentali».  
E Lucio Trucco spiega il perché: «Il cane non discrimina. L’Arva è importante, certo, ma devi averlo e saperlo usare. Il cane invece cerca l’essere umano sepolto, chiunque sia, che abbia o no l’Arva». Chatrian aggiunge: «Zermatt, qui dietro a noi, ha dodici cani da valanga. Ogni stazione grande dovrebbe avere l’unità cinofila pronta, un pisteur con il suo cane. Arriverebbe comunque cinque minuti prima dell’elicottero. E cinque minuti, sotto la neve, possono fare la differenza tra la vita e la morte». 
 
TENEWS
12 MAGGIO 2014
 
Salvano una cagnetta. Inizia il calvario di chiamate a vuoto
L'Enpa: "Neanche una segreteria telefonica che dia il numero di reperibilità veterinaria. A occuparsi di un animale in difficoltà è un privato cittadino"
 
Elba (LI) - Un “calvario di chiamate a vuoto”. L’Enpa lo definisce così descrivendo l’ennesimo caso di difficoltà riscontrato nel soccorrere un animale. Ma cosa è successo? L’Ente protezione animali lo racconta così: “Siria, un'anziana meticcia, si era allontanata da casa in zona San Martino finendo sulla provinciale, in un punto estremamente pericoloso per la sua incolumità e per quella degli automobilisti. La fortuna ha voluto che in quel frangente la signora Verdiana, una vacanziera in procinto di recarsi all'imbarco dei traghetti per tornare a Milano, l'abbia vista e soccorsa. Siria stava in mezzo alla carreggiata, barcollante e confusa, a grave rischio di essere investita dal bus che stava per sopraggiungere. Tratta in salvo a bordo strada la signora si attiva affinché 'chi per norma' prenda in consegna il cane per verificarne l'eventuale proprietà attraverso la lettura del microchip o, in alternativa, del tatuaggio e ponga in essere quando prevede la legge regionale in questi casi".
Ed ecco le “chiamate a vuoto”: “La Polizia locale non risponde, l'Asl è irraggiungibile. Da nessuna parte una metallica segreteria telefonica che dia - almeno - il numero di reperibilità veterinaria. Stesso copione e stesso esito: a occuparsi di un animale in difficoltà è un privato cittadino”. “Anzi, peggio – dice l’Enpa - una turista che da questa esperienza non potrà che ricavarne un'immagine dell'isola certo non positiva. E a ragione. Anche perché in capo alle istituzioni, qualora il povero animale fosse stato causa di incidenti e di danni a terzi, sarebbe andata la prima responsabilità. Fortunatamente per Siria e per gli ignari automobilisti della provinciale le cose si sono risolte per il meglio. Vista l'impellenza della partenza, la salvatrice dopo aver chiesto ai residenti di zona se conoscessero il cane e avendone ricevuto risposte negative, decide di prendere l'animale, di caricarlo in auto e di portarlo con se ripromettendosi, appena giunta a Milano, di attivarsi per le ricerche dell'eventuale proprietario del quattrozampe. Manda all'Enpa la foto di Siria chiedendo ai volontari di aiutarla nelle ricerche. Intanto porta la cagnolina dal suo veterinario per verificare se avesse il microchip. Non risulta nessun identificativo, salvo la traccia di un vecchio tatuaggio che gli anni, però, hanno reso illeggibile”.
"Dall'altra parte - prosegue il racconto - la signora Maria, la padrona di Siria, si accorge della sparizione del cane e comincia a cercarla. Qualcuno le segnala di aver visto una donna caricare la cagnolina sull'auto. Giunge, sempre all'Enpa, il suo appello di smarrimento e la richiesta di aiuto per ritrovare la piccola e anziana Siria. È stata questione di poche ore e le due signore, tramite lo scambio con i volontari, vengono messe in contatto portando a una soluzione felice l'intera avventura del cane. Maria si organizza e parte per riportare a casa - sana e salva, grazie a Verdiana - la dolce e ignara Siria”.
“Una nota a margine – conclude l’Enpa - Chiunque possiede un cane è bene che lo fornisca di un collarino e di una medaglietta. Non sostituiscono l'obbligo del microchip, ma agevolano sicuramente la restituzione dell'animale fuggiasco al legittimo proprietario. Abbiamo chiesto, al proposito, a Maria perché la piccola Siria non ne fosse fornita. "Anni fa, prima di Siria, ebbi una cagnolina che purtroppo, a causa di un forte spavento, cerco di fuggire da casa e s'impigliò con il collare alla recinzione. Da allora non ho più voluto usarlo". Ne prendiamo atto. In ogni caso invitiamo Maria a farle mettere il microchip in sostituzione del tatuaggio - in uso fino a 10 anni fa - che ormai non si legge più. È il miglior modo per mettere in sicurezza la sua amata bestiola”.
 
GEA PRESS
12 MAGGIO 2014
 
Verona – Cani Pastore della Lessinia sotto sequestro. Per la LAV sarebbero stati detenuti tra rovi e immondizia
Intervento del NIPAF del Corpo Forestale dello Stato
 
Nella mattinata di giovedì scorso, agenti del NIPAF del Corpo Forestale dello Stato sono intervenuti per mettere in salvo una cagna meticcia di Pastore della Lessinia ed i suoi quattro cuccioli di circa sei mesi. Secondo il comunicato diffuso dalla LAV di Verona dalla quale è partita la denuncia, i cani sarebbero stati detenuti da tempo in un recinto infestato di rovi e immondizia all’interno del cortile di una casa disabitata nella zona della Bassona a Verona.
I vicini, riferisce la LAV, allarmati per la condizione di incuria e abbandono in cui versavano gli animali, provvedevano a fornire di quando in quando acqua pulita e cibo alle povere bestiole che tuttavia, forse a causa dello  stato di stress, paura e abbandono, sarebbero addirittura arrivate ad aggredirsi l’un l’altra ferendosi. Anche nei confronti degli umani, i cani mostravano atteggiamenti di estrema diffidenza se non addirittura di puro terrore  tanto che le operazioni di cattura per metterli in salvo sono risultate lunghe e complesse.
Visitati, rifocillati e curati, i cinque magnifici Pastore della Lessinia sono stati dati in affido giudiziario alla LAV i cui volontari, coadiuvati da educatori cinofili del SIUA, hanno già programmato e iniziato le attività per il loro recupero psico-fisico e comportamentale.
La LAV ringrazia il NIPAF del Corpo Forestale dello Stato di Verona per la celerità e la consueta professionalità con cui i suoi agenti hanno operato.
 
NEL CUORE.ORG
12 MAGGIO 2014
 
TRENTO, BOCCONI AVVELENATI NEI SENTIERI PER I CANI: DENUNCIATO
DUE ANIMALI MESSI IN SALVO DAI VETERINARI A FOLGARIA
 
Lasciava nei sentieri intorno a Folgaria, in provincia di Trento, bocconi di carne contenenti un veleno per lumache e ha causato così l'avvelenamento di due cani. I due animali sono stati salvati dai veterinari, che hanno indicato la sostanza in questione. Dopodiché sono scattate le indagini dei carabinieri. I militari della stazione di Folgaria, con il personale della forestale di Folgaria-Lavarone, hanno trovato l'uomo in possesso di questo veleno e l'hanno denunciato.
 
12 MAGGIO 2014
 
Almeno 73 mila cani non in anagrafe
Stime Asrem, parte progetto formazione forze di polizia
 
CAMPOBASSO - Sarebbero almeno 73 mila i cani non iscritti all'anagrafe canina. È quanto emerge da una stima dell'Azienda sanitaria regionale (Asrem) relativa alle omesse denunce di possesso da parte dei proprietari. In Molise - si legge in una nota - sono poco meno di 38 mila i cani iscritti all'anagrafe con una percentuale (11,7%) più bassa rispetto al dato nazionale, rapportato sulla base di 100 abitanti (14%). Per fronteggiare il fenomeno l'Asrem ha avviato il progetto "Fido...uno di noi".
 
GEA PRESS
12 MAGGIO 2014
 
Palermo – Sequestro al porto: 23 tartarughe protette al chiuso di una valigia
La Forestale: provenivano da Tunisi ed erano destinate al mercato clandestino

 
Un nuovo sequestro di tartarughe importate dalla Tunisia è avvenuto domenica scorsa presso il porto di Palermo. Ad essere controllato è stato  lo sbarco di passeggeri e merci della nave proveniente  da Tunisi. Una operazione condotta  dal Servizio CITES Regionale Palermo – NOC (Nucleo Operativo CITES) Palermo porto, articolazione dipendente dal Comando Regionale CFS Calabria.
Ad essere rinvenute sono state 23 tartarughe di terra appartenenti alla specie “graeca“. Si tratta, spiega il Corpo Forestale, di una specie tutelata dalla Convenzione di Washington sul commercio di specie rare e minacciate di estinzione.
Gli animali erano rinchiusi in un borsone a sua volta disposto all’interno di  un furgone. Il comportamento sospetto del passeggero ha destato l’attenzione degli uomini della Forestale. Una volta rinvenuti gli esemplari, l’uomo non è stato in grado di giustificare il possesso. Per tale motivo è stato  deferito all’Autorità Giudiziaria mentre tutti gli animali sono stati sequestrati in attesa di essere temporaneamente affidati ad un centro di recupero fauna selvatica e successivamente reintrodotte negli ecosistemi naturali d’origine.
Secondo la Forestale le tartarughe erano sicuramente destinate al fiorente mercato clandestino che si avvale di personaggi di pochi scrupoli che nei paesi di origine prelevano dall’ambiente naturale specie protette per poi destinarle al traffico internazionale.
 
GEA PRESS
12 MAGGIO 2014
 
Capua (CE) – Il tasso morto investito
Nuova denuncia dell'animalista Marco Cocco

 
Un Tasso adulto è stato investito nel corso del pomeriggio di ieri,  a pochi metri dalla città di Capua (CE). A darne comunicazione è Marco Cocco, volontario animalista dei luoghi molto attivo nella denuncia dei numerosi casi di animali rimasti uccisi da scontri con le auto in transito. Nel caso del  Tasso si tratta però della primo caso notato da Marco Cocco.
L’animale è stato ritrovato ormai morto al centro della strada e se non fosse stato rimosso fino ai bordi della carreggiata, il suo corpo sarebbe stato quasi sicuramente maciullato dal ripetuto passaggio degli autoveicoli.
“Prima di ieri pomeriggio non avevo mai visto un Tasso così vicino – riferisce a GeaPress Marco Cocco - e sinceramente avrei preferito con tutto il cuore incontrarlo vivo”. In quella strada il limite massimo della velocità è di cinquanta chilometri orari. Una andatura già sufficiente ad uccidere ma che difficilmente, visto i casi già documenti, sarà stata rispettata.
Il tasso è un animale che predilige i boschi specie se intervallati da radure. Si tratta di una specie protetta e caratterizzata da abitudini crepuscolari  e notturne.  In questo periodo le femmine sono gravide o in allattamento.
Evidentemente il povero Tasso aveva trovato nei luoghi un ambiente idoneo a poterlo ospitare. Aveva calcolato tutto, ma non la strada.
 
GAZZETTA DI REGGIO
12 MAGGIO 2014
 
Una tartaruga azzannatrice sulla provinciale di Salvaterra
 
CASALGRANDE (RE) - Una tartaruga azzannatrice (Chelydra serpentina), lunga circa 50 centimetri e del peso di circa 10 chili, è stata recuperata sabato dalla Polizia provinciale di Reggio a Salvaterra di Casalgrande. L'animale ha tentato di attraversare in pieno giorno la strada provinciale 51 provocando la fermata di varie auto. Gli automobilisti hanno allertato il 112, anche per l'atteggiamento estremamente aggressivo dell’animale, che tentava di mordere con scatti fulminei chiunque si avvicinasse. La tartaruga azzannatrice, infatti, è un potente predatore: la forza delle sue mascelle taglienti, che formano un becco a rostro, unita ad un'inattesa velocità del morso possono provocare gravi danni a chi incautamente le si avvicina. Per questo la specie è stata inserita nell'elenco degli animali pericolosi stilata dal ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare. La detenzione e la vendita, in assenza di specifica autorizzazione, sono punite con l'arresto da tre mesi ad un anno o con l'ammenda da 7mila a 75mila euro. Si ipotizza che l'animale di origine nordamericana e di abitudini acquatiche provenisse dal greto del fiume Secchia, poco distante dal luogo del ritrovamento, dove vi era probabilmente giunto sfuggendo dalla cattività oppure a seguito dell’abbandono da parte di qualche sconsiderato. La specie è infatti stata oggetto, in passato, di commercio a scopo amatoriale. Attualmente le norme restrittive dovrebbero scoraggiare questo commercio, ma è possibile che ci siano ancora allevamenti abusivi. Inoltre, come spesso accade, proprio l'approvazione di divieti provoca nei detentori l'esigenza di disfarsi di esemplari ormai “scomodi”. Se a questo si aggiunge che la specie trova idonee condizioni di vita nei fiumi e stagni italiani, ecco che diventa possibile incontrarne altre sul nostro territorio. I cittadini sono avvisati. Proseguono comunque le ricerche della Polizia provinciale per identificare gli eventuali proprietari che si siano resi responsabili dell'abbandono.
 
LA NUOVA VENEZIA
12 MAGGIO 2014
 
Sfilano sette muli, quanti ricordi «Erano i nostri amici del cuore»

Nadia De Lazzari

 
PORDENONE - Sfilano gli alpini e anche i muli. Sono sette in tutto. Dismessi dagli anni Novanta, oggi sono ritornati a Pordenone, per l’occasione dell’adunata nazionale, con i loro amici. Al vederli passare si commuove l’alpino Primo Furlan di Chioggia. E ricorda: «Erano i nostri vecchi amici di fatica. Erano sempre con noi, ad aiutarci sulle montagne». Ogni alpino aveva un mulo e lo accudiva per dodici mesi. Il rapporto con l’animale diventava simbiotico, gli alpini e i loro muli era un tutt’uno: «Gli ultimi periodi avevamo un mulo ogni due mesi. Ci affezionavano a queste preziose creature, che stavano sempre con noi». E rievoca due muli famosi a Pontebbana. I loro nomi erano Carnero e Aspra. Il primo quando sulle montagne la fatica prendeva il sopravvento e l’alpino era in difficoltà, lo spingeva con il suo muso. «Era amatissimo da tutti noi». Poi c’era Il mulo Aspra. «Era di dimensioni maggiori. Da questi animali venivamo ripagati di più di quello che davamo a loro». Sul sottofondo la voce dello speaker che davanti alle numerose autorità, nazionali e regionali, punta il dito e grida: «Dateci le caserme. Ci pensiamo noi a metterci i nostri ragazzi e i nostri muli». A un certo punto la serata è dominata dal maltempo. Piove, diluvia, grandina, gli alpini fradici non fanno una piega e sfilano silenziosi, la gente li applaude, tanto, tantissimo. «Grazie, grazie, alpini».
 
LA ZAMPA.IT
12 MAGGIO 2014
 
Litchi, cane sordo che impara ad ascoltare la voce del cuore
Nonostante la disabilità uditiva e una difficile esperienza di vita in famiglia, l’hamstaff sta seguendo un corso per imparare a interagire con il mondo
 
fulvio cerutti
 
Non sempre uomo e cane riescono a capirsi. Tutto diventa più complicato se il quattrozampe è totalmente sordo. Tutto diventa ancora più difficile se chi lo ha in casa ha problemi personali e non riesce a impegnarsi per convivere con questa disabilità. Questa è la storia, il vissuto di Litchi, nome derivato dal frutto totalmente bianco. Lo stesso colore di questo bellissimo esemplare di hamstaff di circa 3 anni. Una razza talvolta difficile, ma non nel caso di Litchi: il cane, sin dal suo arrivo in una struttura dell’Oipa, si è dimostrato dolcissimo e vittima di un profondo stato di frustrazione per tutto quello che ha vissuto. Anzi, lo stato di isolamento e separazione dal nucleo familiare avrebbe potuto anche causare comportamenti di autolesionismo più o meno accentuati: «Il fatto che questo non sia accaduto - spiega Luca Scanavacca, educatore cinofilo specializzato in cani disabili - ha dimostrato che il cane ha un carattere importante». Ora Litchi ha iniziato un percorso di formazione per nulla facile, ma che sta dando i primi frutti: «Gli inizi non sono stati facili - racconta l’esperto -. Un esempio? La prima volta che abbiamo cercato di farlo sedere, abbiamo impiegato circa 25 minuti: all’inizio si piegava, ma rimaneva a circa 15 centimetri di altezza dal terreno. Mentre ora si adagia e si siede mantenendo il proprio corpo in una posizione comoda e confortevole. Nell’ottica del cane questo è un passo in avanti importante perché rinuncia a una forte componente di reattività: nella posizione precedente era pronto a balzare in avanti, mentre accettando di coricarsi completamente ha deciso finalmente di rilassarsi e di abbassare il suo stato di tensione». 
La complessità della situazione di Litchi, oltre al difficile vissuto familiare, è ovviamente legata alla sordità. Il non sentire produce un disequilibrio cognitivo e di mobilità rispetto al mondo che circonda il cane. «Questo disequilibrio limita fortemente l’animale nelle interazione: dalla capacità di sostenere una carezza a un più generico contatto fisico. Situazione che lo porta ad agire in modo non consono». La sordità poi spesso è una disabilità che viene non solo gestita bene, ma anche ignorata e non compresa: «Anche nel mondo della caccia, molti cacciatori scelgono i cani in base alla “non-reazione” agli spari. Poi però si lamentano e usano metodi pesanti come collari elettrici o a strozzo perché il cane non risponde al richiamo. Oppure alcune razze, come i dalmata, vengono spesso definiti “testoni”, perché non ascoltano gli input dei proprietari. Per poi scoprire che in molti casi questi cani hanno problemi di udito». 
In questo primo periodo Litchi sta imparando ad accettare molte situazioni che prima lo portavano a comportamenti di tensione. Ora per esempio accetta la pettorina, mentre prima era gestibile solo con il collare che aveva al suo arrivo. «Sicuramente ci sarà un periodo in cui il cane raggiungerà il punto di rifiuto: il momento in cui dovrà decidere se continuare a evolversi o tornare indietro. Allora dovremo rimodulare la formazione - spiega Scanavacca -. Ma la vera incognita dei prossimi mesi sarà l’interazione con altri cani. Molto dipenderà dal livello di tranquillità che l’animale riuscirà a raggiungere. Diverso il discorso per futuri proprietari: nei casi di sordità può anche accadere che se il cane gioca con altri suoi simili, possa non rispondere ai richiami del proprietario. Per questo sarà importante istruire anche chi potrà un giorno averlo in casa. Ma prima pensiamo al cane» 
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GREEN STYLE
12 MAGGIO 2014
 
Donna e cane sordi comunicano con il linguaggio dei segni
 
È un racconto straordinario quello che proviene da Aurora, nel Nebraska, dove fra una donna e un Pit Bull, entrambi sordi, è scoccata un’immediata scintilla. Grazie al linguaggio dei segni, proprietario e cane possono comunicare tranquillamente, per un futuro che già si prospetta ricco d’amore. La vita di Rosie, un Pit Bull femmina di 3 anni, è del tutto particolare. Accudita in un rifugio di Humane Society, per lei le chance di adozione sono sempre state molto ridotte: la sua sordità ha reso difficile la comunicazione con l’uomo. Il primo legame che si forma tra l’animale e un nuovo proprietario è infatti quello vocale: l’animale comprende, grazie al tono di voce, quali siano i comandi e quali le ricompense. Escluso dalle normali interazioni, un futuro d’amore non è stato però precluso al cane. Tracie Pfeifle, una delle volontarie che ha seguito Rosie negli anni, ha deciso di investire sul suo training per renderle comprensibile il linguaggio dei segni. Così, grazie a un addestramento con ricompensa, il cane ha iniziato a tradurre i gesti della mano in comandi ed emozioni. E la sua vita è cambiata completamente: dal silenzio e la scarsa capacità di socializzazione, Rosie è diventata una cagnolina curiosa, vispa, pronta a donare molto amore. E per lei anche una meravigliosa coincidenza: l’adozione da parte di una donna, anche quest’ultima non udente.
Cindy Koch, questo il nome della nuova proprietaria, ha sempre desiderato adottare un cane sordo, per condividere insieme una mancanza – quella dell’udito – che può diventare una forza. Fra l’animale e la donna è stato subito amore a prima vista, come se sapessero di essere unite prima ancora di conoscersi. E pare già che Cindy sia riuscita a insegnare nuovi segni alla sua amica a quattro zampe, perché il cane è molto reattivo all’apprendimento e ben disposto a mettersi in gioco. Il tutto accompagnato da un carattere davvero dolce e rispettoso, a dispetto delle false credenze che spesso circolano sul conto della razza Pit Bull.
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LA ZAMPA.IT
13 MAGGIO 2014
 
Nebraska, cane e donna sordi comunicano con il linguaggio dei segni
La pit bull Rosie e la signora Cindy, uniti dalla disabilità, riescono a capirsi
 
claudia audi grivetta
 
«Un animale disabile ha poche possibilità di essere adottato». Tracie Pfeifle, volontaria del rifugio Humane Society di Grand Island, nel Nebraska, parla chiaro e sa che la storia di Rosie ha davvero dell’incredibile. Rosie è un pit bull femmina di tre anni nata sorda. I suoi precedenti proprietari si sono sbarazzati di lei che aveva bisogno di maggiori cure e attenzioni rispetto ad un cane normo dotato. Quando Rosie è arrivata al rifugio, la sua condizione e la mancanza di addestramento avevano creato fra lei e il mondo una spessa barriera fatta di silenzio e di solitudine. Fino al giorno in cui Tracie, compreso l’handicap della cagnolina, si è armata di pazienza e determinazione ed ha iniziato ad insegnarle una sorta di linguaggio dei segni perché potesse interagire con l’uomo e, magari un giorno, essere adottata. 
Piccoli passi  
“Il primo comando è stato un pollice in su che stava per “brava”. Dopo un po’ ha capito che stavamo comunicando con lei. In seguito le abbiamo insegnato comandi semplici come “seduta”, “giù”, “ferma”, “camminare” e “fuori”. Pochi concetti che però l’hanno fatta uscire dal suo ’guscio’”, racconta Tracie emozionata ad una tv locale. “E’ stato semplicemente straordinario vederla sbocciare e diventare un cane. Non penso che sapesse come esserlo prima”. Quattro mesi dopo Rosie è una cagnolona vivace, curiosa e giocherellona a cui manca solo una casa e l’affetto costante di un compagno di cammino. 
“Lei mi capisce”  
A quel punto entra in scena la futura padrona di Rosie, Cindy Koch, anch’essa affetta da sordità. Un legame immediato il loro, un aiuto reciproco che forse difficilmente avrebbero trovato altrove. Inoltre Cindy aveva sempre voluto un cane sordo. “Perché? Perchè io lo sono e sapevo di poter entrare davvero in contatto con lei, sapevo che sarei stata in grado di capire esattamente quello che prova”, spiega Cindy mentre Rosie le si accoccola sulle gambe. “Voglio insegnarle il linguaggio dei segni e il modo in cui le persone sorde comunicano”, aggiunge Cindy. “E’ un cane intelligente, sono certa che imparerà in fretta”. 
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LA ZAMPA.IT
12 MAGGIO 2014
 
Nevada, nove cani da laboratorio per la prima volta assaporano la libertà
I beagle non avevano mai provato l’emozione di essere amati e di essere al sicuro
 
fulvio cerutti
 
Per anni sono rimasti chiusi nelle loro gabbie. Le uniche uscite erano legate a visite mediche o a test di laboratorio a cui erano destinati. Ora però nove beagle sono stati liberati da un laboratorio in Nevada grazie al supporto del senatore Mark Manedo che da tempo si sta da tempo dedicando alla libertà dei quattrozampe.  
Ora i nove cani, che godono di buona salute e che sono stati affidati ai volontari del Beagle Freedom Project, avranno una nuova vita e famiglie vere. 
I nove cani sono giovani, fisicamente stanno bene, ma emotivamente dovranno seguire un lungo percorso di recupero per superare tutto quello che hanno vissuto. Lo si è visto anche dal video che l’associazione ha diffuso sul web. Tirati fuori dalle loro gabbiette, presi in braccio sono stati portati su un prato. È stata la prima volta che le loro zampe venivano a contatto con l’erba. Sembra di vedere l’uomo nel giorno dello sbarco sulla Luna. Pochi passi, molto molto attenti, come se dovesse capitare qualcosa di brutto da un momento all’altro. Poco per volta i primi hanno iniziato a esplorare il nuovo mondo. L’espressione del loro muso diventa minuto dopo minuto più rilassata. Sono finalmente felici e assaporano la libertà.  
Quando vengono liberati gli ultimi esemplare, i primi corrono loro incontro come se volessero dare loro il benvenuto. Qualcuno, con un carattere più forte degli altri, è sembrato abituarsi subito alla nuova vita: Mr. Sammy, così come è stato chiamato, era così voglioso di curiosare nel giardino che si è infilato sotto una recinzione per fare un bel tutto nella piscina. Come dargli torto: era la prima volta che sentiva sul suo pelo il calore del sole del Nevada. 
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GEA PRESS
12 MAGGIO 2014
 
Londra, aeroporto Heathrow – Sequestro di 211 pezzi di avorio mascherati con il lucido delle scarpe
 
Secondo gli organi di informazione dello Zambia, 211 pezzi di avorio sarebbero sarebbero stati sequestrati alcuni giorni addietro nell’aeroporto londinese di Heathrow. Gli oggetti erano mascherati con la vernice di un lucido per scarpe.
L’intervento di polizia sarebbe derivato da una informativa pervenuta dallo Zambia Wildlife Authority che faceva però riferimento ad una nota dell’Interpol. Ad essere stata intercettate era infatti una spedizione che riportava come destinazione finale Parigi. Del caso sarebbero noti i nomi sia del mittente che dei destinatari parigini, mentre alcuni arresti sono stati eseguiti nello Zambia.
L’aeroporto londinese doveva pertanto essere solo quello di transito.
Nella casistica degli occultamenti di avorio finora adottati dai trafficanti, compaiono diversi metodi, alcuni dei quali al limite dell’incredibile. Se la lucidatura dei pezzi d’avorio era evidentemente riservata a celare l’inconfondibile colore dello stesso, diversamente non può dirsi per i carichi di pesce secco che sono avvenuti nel recente passato in alcuni sequestri nel sud est asiatico. Seguono poi le spedizioni dichiarate come pietre per l’edilizia e legname tropicale.
I sequestri dai paesi africani verso quelli europei sono di gran lunga inferiori rispetto alle destinazioni asiatiche. Il Vietnam ed il porto di Hong Kong sono i luoghi ove più spesso ricorre il sequestro di avorio in non pochi avvenuto in grandi quantità.
Nel caso dell’aeroporto londinese, il peso complessivo dell’avorio sequestrato ammonterebbe a circa dieci chilogrammi.
 
GREEN STYLE
12 MAGGIO 2014
 
Pensione per cani anziani in Giappone
 
In Giappone l’età media della popolazione si sta allungando, quindi nascono velocemente molti centri di accoglienza e cura per anziani. E se per la terza età la nazione nipponica ha un occhio di riguardo, spesso estende la stessa cura per i compagni di viaggio di queste persone fragili e delicate: i loro cani d’affezione. Solitamente il ricovero per accertamenti e cure, oppure per terapie e ginnastica, da temporaneo diventa definitivo. I loro amici di casa non sempre possono avvalersi del supporto di familiari, amici e rifugi. Per loro c’è il rischio del canile. Non in tutti i reparti geriatrici è ben vista la presenza di un cane domestico, quindi sono sorti centri paralleli per l’accoglienza di esemplari anziani in difficoltà. Il più noto è quello di Himawari a Tsukuba, nella prefettura di Ibaraki, che apre le sue porte a cani molto vecchi e bisognosi di assistenza durante l’assenza dei proprietari. Mentre gli anziani trascorrono del tempo di qualità tra cure e rimedi, i loro quadrupedi sono curati allo stesso modo. La società che gestisce il centro ha molta esperienza in materia, infatti gestisce un parco a tema: il Wanwan Land, cioè “la terra del cane”. Il portavoce della società, Haruko Matsushita, assicura amore e assistenza a esemplari di tutte le razze ma che possiedano più di 10 anni di età. La struttura dispone di camere singole e confort specifici per ogni esigenza, oltre a uno spazio comune per l’interazione. Luogo simbolo per gli animali con principio di demenza, utile a ritardare l’avvento della malattia. Mentre i proprietari anziani possono disporre di una sovvenzione statale per il soggiorno all’interno della casa di riposo, i loro amici a quattrozampe non possono godere dello stesso beneficio. I costi della pensione canina sono unicamente a carico dei loro amici umani, con cifre di base annuali pari a 2.250 dollari, fino a 16.800 dollari per tutta la vita.
 
NEL CUORE.ORG
13 MAGGIO 2014
 
MASSA, ZEUS LASCIATO A SE STESSO: INFESTATO DA CENTINAIA DI ZECCHE
SOTTO SEQUESTRO: È IN CANILE. DENUNCIATO IL PROPRIETARIO
 
Un cane moribondo legato ad una catena di metallo di due metri, in gravissime condizioni igienico-sanitarie, infestato da un centinaio di zecche. Un piccolo recinto senza tetto come alloggio. Zeus - è stato ribattezzato così - un breton di dieci anni, era lasciato al suo destino in stato di abbandono a Massa. Veniva tenuto in via Ramona, la lunga strada che attraversa la piana di Montignoso, scrive "La Nazione". L'animale ha un proprietario e resta da capire a questo punto il motivo per cui si trovasse in quella condizione spaventosa.
I fatti risalgono a giovedì scorso. Una vicina si accorge dello stato di salute mediocre del cagnetto, lasciato in un terreno dal proprietario, e contatta la polizia municipale di Montignoso. Intervengono anche Roberto Guelfi, presidente della sezione Apuania della Lega nazionale difesa del cane, e Alessandra Margara, responsabile dell'ufficio legale, comunicazione e sviluppo del canile di Montepepe. Quest'ultima racconta: "Siamo stati contattati domenica mattina dalla polizia municipale di Montignoso. A noi il cane si è presentato in condizioni di salute molto compromesse, con zecche su tutto il corpo e uno stato di maltrattamento che andava avanti almeno da sei mesi".
Ma perché si è aspettato da giovedì a domenica per affidare l'animale alle cure di qualcuno che gli volesse bene? Margara spiega: "La vicina di casa ha portato il cane in una clinica di Massa che effettua servizio 24 ore su 24. La clinica si sarebbe rifiutata di ricoverare l'animale, per motivazioni ancora poco chiare. E' stato fatto un solo emocromo, che ha evidenziato un valore dell'emoglobina molto basso e, da una prima diagnosi, sarebbe uscito un quadro molto grave. Nonostante tutto, il cane è stato rispedito al suo alloggio, nel terreno di via Romana, fino a quando i vigili non ci hanno chiamati". 
Secondo la Lega del cane, la salute di Zeus - sequestrato dal pm - è al momento fortemente compromessa. Ieri alle 15 al canile di Montepepe, dove è stato sistemato, è stato visitato da un veterinario di fiducia dell'associazione. 
Il proprietario è sotto indagine per maltrattamento di animale e ora la Lega "ha tutta l'intenzione di costituirsi come parte civile nel procedimento che vedrà coinvolto il proprietario del cane", conclude Margara.
 
ANSA
15 MAGGIO 2014
 
Cane in gabbia muore, infezione zecche
L'animale era legato ad un catena senza cibo né acqua

 
(ANSA) - MASSA CARRARA, 15 MAG - E' morto per una grave infezione da zecche Zeus, un cagnolino di 10 anni, abbandonato dai suoi padroni, per mesi legato ad una catena, rinchiuso in una specie di gabbia per piccioni, senza acqua né cibo, in pessime condizioni igienico sanitarie. La procura ha aperto un'inchiesta e il padrone del cane è denunciato per maltrattamenti e morte procurata. Il cane era stato curato dai volontari della Lega del cane e gli erano state prestate tutte le cure, ma le sue condizioni erano disperate.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
13 MAGGIO 2014
 
Abbandona i suoi due cani
Condannato e multato
Protagonista un uomo di 56 anni di Cavaso: pagherà 700 euro
 
Cavaso del Tomba (Provincia di Treviso) - Abbandonato i suoi due cani: multa da 700 euro. Protagnonista un uomo di 56 anni residente a Cavaso del Tomba.
L’uomo ha abbandonato i suoi due cani, un Terranova e un meticcio, e una volta contattato dalla polizia locale e dal canile non si è presentato a recuperarli, lasciando che di loro si occupare l’Ente protezione animali. Finito a processo sbarra per rispondere dell’accusa di abbandono di animale, l’uomo è stato riconosciuto colpevole ma se l’è cavata con un'ammenda di 700 euro.
I fatti contestati risalgono all’aprile del 2012. Un cittadino di Pederobba, andando a controllare una delle sue proprietà, trovò nel giardino i due animali.
 
TRENTINO
13 MAGGIO 2014
 
Bocconi avvelenati a Folgaria
 
FOLGARIA (TN) - Bocconi di carne tritata nei quali era stato rudimentalmente impastato un veleno lumachicida a base di metaldeide. E poi abbandonati nel bosco. I carabinieri di Folgaria e la guardia forestale hanno impiegato parecchie settimana per chiudere il cerchio, partendo dall’avvelenamento di due cani ormai quasi un mese fa. Gli animali grazie alle tempestive cure veterinarie e alle caratteristiche del veleno impiegato, se l’erano cavata, ma un sopralluogo nell’area dove era presumibile avessero ingerito il veleno aveva permesso si trovare altri «bocconi». Da allora la zona, nel comune di Folgaria, è stata tenuta d’occhio con discrezione ma costantemente. Fino all’individuazione del presunto responsabile: un uomo del posto, 50 anni di età. Che oltre ad essere collegato strettamente all’area dove erano stati trovati i bocconi avvelenati, è risultato avere in casa lo stesso tipo di lumachicida utilizzato per confezionare le rudimentali esche. E’ stato denunciato per maltrattamento di animali. Non è ancora chiara la ragione per la quale l’uomo avrebbe disseminato di esche potenzialmente mortali l’area vicino a casa sua. L’ipotesi che pare più probabile è che prendesse di mira animali predatori selvatici - volpi, tassi e faine - abbastanza frequenti nella zona. Se per difesa dei propri animali domestici o per bracconaggio potrebbe spiegarlo solo il diretto interessato, che al momento non avrebbe ammesso nulla. Va da sè che quei bocconi risultano però insidiosissimi anche per gli animali domestici - cani e gatti su tutti - oltre che per uccelli e, potenzialmente, bambini. Non ci sarebbero prove di altri animali colpiti oltre ai due cani a suo tempo salvati dai veterinari.
 
LA REPUBBLICA
13 MAGGIO 2014
 
Biella, collari punitivi per cani sequestrati dalla Finanza
 
I collari sono usati per calmare gli animali potenzialmente irrequieti provocando dolore. Studi sullo strumento hanno dimostrato che al contrario il cane diventerebbe molto più nervoso e non più in grado di controllarsi Vendevano collari "punitivi" per cani, sprovvisti di marchio Ce e istruzioni. La Guardia di Finanza di Biella ha sequestrato 24 collari in un bazar gestito da cinesi nel biellese. I collari sono usati per calmare gli animali potenzialmente irrequieti provocando dolore e, se utilizzato indiscriminatamente, potrebbe integrare a carico di chi ne fa uso, anche il reato di maltrattamento. Studi sul collare punitivo hanno dimostrato che, a causa del continuo dolore, il cane diventerebbe nervoso e non più in grado di controllarsi.
 
IL CENTRO
13 MAGGIO 2014
 
I nove camosci del Parco colpiti e uccisi da un fulmine
 
CIVITELLA ALFEDENA (AQ) - Non sono stati uccisi da un virus killer ma da un fulmine i dieci camosci trovati morti ad aprile sul monte Sterpi d’Alto, nel territorio del comune di Civitella Alfedena. Il nuovo e sorprendente responso arriva dai laboratori dell’Istituto zooprofilattico sperimentale di Abruzzo e Molise, con sede a Teramo. A uccidere gli animali, nel cuore del Parco nazionale d’Abruzzo, non è stata una tossinfezione batterica causata dalla clostridiosi ma un fulmine, caduto durante i forti temporali che nell’ultima decade del mese di aprile hanno interessato la zona. «I risultati delle analisi specifiche eseguite sulle carcasse di cinque animali» spiega Dario Febbo, direttore del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise «indicano la folgorazione quale causa della morte dei camosci. Dai primi esami necroscopici sembrava che si trattasse di clostridiosi, causata da batteri che sono stati riscontrati comunque nell’intestino degli animali. Ma gli approfondimenti escludono nuovamente una epidemia, scartano una tossinfezione batterica e certificano la folgorazione. A giorni inoltre arriverà anche il responso delle analisi specifiche degli altri cinque camosci».
 
IL CENTRO
15 MAGGIO 2014
 
Strage di camosci, i veterinari: «È stato un fulmine, no virus»
 
PESCASSEROLI (AQ) - Nessuna epidemia per i dieci camosci ritrovati morti su monte Sterpi d’Alto, nel territorio di Civitella Alfedena. La conferma ufficiale arriva proprio dal Parco nazionale d’Abruzzo che, in base alle lesioni anatomopatologiche riscontrate sulla gran parte delle carcasse, chiarisce che il decesso in simultanea degli animali è stato determinato dalla caduta di un fulmine. «Possiamo quindi escludere qualsiasi malattia diffusiva di tipo infettivo» dichiara Dario Febbo, direttore del Parco «e da nostri accertamenti abbiamo appreso che l'evento, certamente non frequente, è comunque stato registrato anche in passato come ricordato da anziani pastori, che hanno testimoniato casi simili avvenuti sul monte Sterpi d’Alto che hanno provocato la morte di pecore al pascolo». Le analisi effettuate hanno escluso l’assenza di virus e batteri, come ipotizzato in un primo momento. Le carcasse dei dieci esemplari di camoscio appenninico furono rinvenuti e recuperati tra il 23 e 24 aprile e trasportate all’Istituto zooprofilattico di Abruzzo e Molise per stabilire la causa di morte.
 
ESTENSE.COM
13 MAGGIO 2014
 
Appello Lipu per chi trova piccoli animali
Non sempre è necessario portarli al centro di recupero Giardino delle Capinere
La Lipu di Ferrara lancia un appello in difesa degli animali selvatici che in primavera entrano nella fase più importante della loro vita, il periodo riproduttivo.
 
Ogni specie ha le sue caratteristiche specifiche di svezzamento ma, nella maggior parte dei casi i giovani, sia uccelli che mammiferi, cominciano a uscire dai nidi o dalle tane, molto prima della loro autonomia alimentare, ma non vengono per questo abbandonati dai genitori, che continuano ad assisterli e a fornirgli il necessario. Il tutto avviene in modi e tempi diversi, da specie a specie nell’arco delle 24 ore. Quello che la Lipu chiede con forza, è di valutare con attenzione se, chi trova piccoli soli, sia la cosa migliore di prenderli e portarli al Centro di Recupero “Giardino delle Capinere” della Lipu. “Ricordiamo – spiega la Lipu – che rischi ne corrono comunque, ma le cure parentali sono molto spesso fondamentali per la loro sopravvivenza, una volta liberi in natura”. Da qui l’appello: “Ribadiamo quel che più volte si è detto, si debbono portare via dal loro habitat solo se sono in reale e immediato stato di pericolo per la loro incolumità. Altrimenti bisogna lasciarli dove sono o, al limite, spostarli non troppo lontani da una strada o altro di potenzialmente rischioso. Non va dimenticato che, nel caso si valuti di doverli prendere per spostarli, vanno presi con un paio di guanti, soprattutto i mammiferi, per non lasciare traccia dell’odore umano, che potrebbe diventare un deterrente per i genitori”.
 
ECO SEVEN
13 MAGGIO 2014
 
Attenti alle strisce bianche vicino i negozi: pericolose per i cani
Basterebbe una leccata alle strisce bianche che spesso si vedono dinanzi alle porte d’ingresso dei negozi perche’ il nostro cane stia molto male e muoia
 
Quando portiamo a passeggio il nostro cane facciamo attenzione a quelle, apparentemente innocue, strisce bianche dinanzi ai negozi. All’inizio della bella stagione, infatti, molti negozianti, nel tentativo di allontanare blatte, scarabei e altri insetti, spargono insetticida e veleni in polvere in modo da creare una barriera deterrente all'ingresso dei fastidiosi ospiti.
La striscia bianca, quindi, è un concentrato di veleno che potrebbe fare molto male ai vostri cani.  Basta una leccata e il veleno può far morire il nostro cane.
 
NEL CUORE.ORG
13 MAGGIO 2014
 
SPINO D'ADDA (CR), CIOTOLE D'ACQUA FRESCA DEL COMUNE PER I CANI
DELIBERA DEL SINDACO: POSTE AL MUNICIPIO E IN BIBLIOTECA
 
Ciotole con acqua fresca davanti al Comune e alla biblioteca per i cani. Lo ha deciso il sindaco di Spino d'Adda, in provincia di Cremona, Paolo Riccaboni, in vista dell'arrivo del caldo estivo. La delibera comunale è in vigore da sabato scorso, fa sapere "Il Giorno". Una bella novità per i quattrozampe e per chi vive con loro. Il primo cittadino spiega: "C'era già un regio decreto che imponeva ai commercianti di mettere ciotole d'acqua fresca, nella stagione calda, fuori dai negozi. Poi questa sensibilità si è persa per strada. Non mi definirei sindaco animalista, ma solo sensibile alle problematiche degli animali e favorevole a suscitare interesse e benevolenza nei loro confronti, convinto che in questo modo alleveremo cittadini migliori. Abbiamo acquistato le ciotole la scorsa settimana - aggiunge Riccaboni - e da sabato le abbiamo messe fuori dal Comune e dalla biblioteca. Pensano i dipendenti a cambiare l'acqua, anche loro sono d'accordo con l'iniziativa".
 
LA ZAMPA.IT
13 MAGGIO 2014
 
Oristano, il delfino è troppo goloso per tornare in mare
Il mammifero ha scavalcato gli sbarramenti e si è infilato in una peschiera
di uno stagno dove ha trovato pesci e sogliole facilmente catturabili.
 
nicola pinna
 
ARBOREA (ORISTANO)  - Più che curioso è un delfino goloso. Il più furbo del branco, che ha scelto la peschiera dello stagno di S’Ena Arrubia, in Sardegna, per assicurarsi pasti ricchi e a qualunque ora. Ha scavalcato gli sbarramenti che separano la laguna dal Golfo di Oristano e da due settimane ha deciso di non lasciare questo angolo calmissimo di stagno, ricco di pesce e abitato dai fenicotteri. Non vuole andar via perché i cefali e le sogliole sono il suo cibo preferito. 
Per i pescatori della cooperativa Sant’Andrea l’ospite è sì gradito ma molto scomodo: “È simpatico e lo abbiamo anche ribattezzato Felice ma ci impedisce di lavorare - spiega il presidente Giuseppe Vacca - Non solo divora tutto quello che trova ma fa anche fuggire i pesci che abitualmente si avvicinano ai lavorieri. Noi da settimane passiamo le giornate ad ammirare il suo show in acqua e aspettiamo che qualcuno faccia qualcosa. Abbiamo persino sistemato alcune reti per costringerlo a tornare in mare ma ogni volta salta gli sbarramenti e torna dentro lo stagno”. Entusiasti, nel frattempo, sono i bambini della zona che ogni pomeriggio raggiungono S’Ena Arrubia, in provincia di Oristano, per fare una foto insieme a Felice.
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IL RESTO DEL CARLINO
13 MAGGIO 2014
 
Spiaggia da cani: ingresso vietato a chi non ha animali
Al bagno 82 box attrezzati per gli amici a quattro zampe e i loro padroni
 
di Manuel Spadazzi
 
Rimini, 13 maggio 2014 - Sarà il paradiso di Fido, e dei loro padroni. Vietati rigorosamente i riminesi e turisti che si presenteranno in spiaggia senza cani. E se non bastasse il nome dello stabilimento, ci saranno pure i cartelli a ricordarlo: «Io qui non posso entrare», con l’immagine di una persona al posto di quella di un cane... Benvenuti nella spiaggia riservata soltanto ed esclusivamente agli amici a quattro zampe.
E’ il bagno 82, di Marco e Luca Agostini, gli stessi che per anni hanno ospitato i turisti coi loro cani nello stabilimento a fianco, il numero 81. Dall’anno scorso gli Agostini hanno preso (in affitto) l’82, e hanno deciso di farne una delle prime spiagge d’Italia riservate esclusivamente a Fido. «Tutto qui è stato pensato per gli animali, nel nostro stabilimento. Abbiamo 52 box con recinti attrezzati, un’altra cinquantina di ombrelloni ideati appositamente per chi viene in spiaggia col cane. E poi docce, fontane, e ogni altra attrezzatura indispensabile». In passato all’81 «non tutti i bagnanti senza cani gradivano la loro presenza.Così abbiamo deciso di trasformare il bagno 82 in uno stabilimento dedicato soltanto a chi ha il cane. Niente ombrelloni o lettini a chi non ha un animale con sé».
Funzionerà? Gli Agostini non hanno dubbi: «Noi abbiamo sempre più richieste ogni anno, di turisti che scelgono Rimini per poter fare vacanza con i loro animali. E chi si porta il cane con sé in ferie, di solito se si è trovato bene diventa poi un cliente fedele». La nuova spiaggia si chiamerà Dog no problem e non passerà inosservata: «Metteremo anche dei cartelli, molto evidenti, per far capire che l’ingresso è vietato alle persone sprovviste di cani».
Non è l’unica novità sulle spiagge di Rimini, che punteranno sempre più sul wellness e lo sport. Il Turquoise, con la nuova gestione, diventerà uno degli stabilimenti più ‘sportivi’, con una grande beach arena per organizzare tornei e competizioni. Dal 9 giugno ripartiranno le ‘spiagge del benessere’, con mille eventi in una ventina di stabilimenti. Sempre più in voga il sup, lo sport su tavola da surf che arrivea direttamente dalle Hawaii, e che quest’anno sarà protagonista a luglio al bagno Elio di Torre Pedrera con una tappa del circuito italiano, mentre al bagno 78 si potrà provare il brivido di un volo sul mare con il parafly.
FOTO
 
IL GIORNALE
13 MAGGIO 2014
 
Vivisezione vietata E adesso i macachi rischiano la morte
 
Presso l'Università di Modena e Reggio Emilia c'è un gruppo di macachi (scimmie antropomorfe) che potremmo definire «tra color che sono sospesi», perché il loro destino è molto precario, soprattutto dopo le nuove leggi che vietano, nel nostro paese, l'allevamento di cani, gatti e primati con finalità di sperimentazione. La Lav di Modena, nella persona del suo responsabile Yuri Bautta, ci mette al corrente che dal 2005 almeno è in atto, negli stabulari dell'ateneo emiliano, una linea di ricerca su macachi, con esperimenti molto invasivi sul cervello, iniziata dal professor Leonardo Bon, il quale peraltro ha pensato bene di lasciare gli animali in condizioni di promiscuità, in modo che si riproducano. Questo, nelle sue intenzioni, per avere una colonia di scimmie sufficientemente vicina, dal punto di vista fisiologico e comportamentale, a quelle che vivono in condizioni naturali, nelle savane dell'Africa. E su questo non intendo esprimermi, altrimenti rischio la querela per me e per il giornale. Fatto sta che nel 2010, Bautta con l'intermediazione del Comune incontra lo sperimentatore e gli chiede la chiusura della linea di ricerca, offrendo di farsi carico, come Lav, dei primati sopravvissuti. Il professor Bon, che sta per andare in pensione, si mostra interessato. Molte parole, ma pochi fatti. Nel frattempo a Bon subentra un'altra ricercatrice che non intende rispettare quanto promesso dal suo predecessore. Solo dopo molte insistenze, accetta di cedere due macachi. Alla fine esce un solo animale, perché l'altro, a detta dei ricercatori, è deceduto. La faccenda si complica quando i patti verbali e scritti vengono improvvisamente disattesi, nonostante i richiami del Comune. Alla fine esce un documento che impegna lo stabulario a non sostituire il macaco con l'acquisizione di nuovi individui.
Finalmente il 1° agosto 2012 un macaco raggiunge il centro faunistico di Monte Adone a Sasso Marconi dove viene ospitato grazie al finanziamento di un'associazione svizzera (Atra) e del dottor. Tettamanti, noto responsabile del progetto iCare. I ricercatori però si chiudono a riccio, specie quando assurge al pubblico dominio la storia di un laboratorio di vivisezione clandestino, scoperto dalla Lav, al cui titolare, già indagato, l'università di Modena avrebbe affidato le richieste ministeriali per le sperimentazioni. Come dire, Dracula consulente dell'Avis.
Dal 1 novembre 2013 l'università di Modena ha un nuovo rettore, non più ex vivisettore ma, almeno come formazione professionale (è ingegnere) più neutrale sul tema vivisezione. Su richiesta della Lav, l'onorevole Brambilla gli scrive una lettera sollecitando la chiusura della linea di ricerca sui macachi. Nel frattempo la nuova legge sulla vivisezione vieta alle università l'allevamento di primati. L'ateneo modenese però, ha un problema in più: non solo non potrà più allevare primati ai sensi della nuova legge, ma grazie al documento che ha stipulato con la Lav, sotto il patrocinio del Comune, non potrà più acquisire nuovi soggetti. Classica situazione di stallo. La preoccupazione è che, in assenza di controlli, lo stabulario possa sopprimere i primati o, peggio, cederli ad altri laboratori. Fino a ora la Lav ha mantenuto il riserbo, ma adesso chiede alla pubblica opinione e alle amministrazioni, una degna vecchiaia in pace e lontano dagli orrori delle sonde piantate nei cervelli, per questi nostri «fratelli minori».
 
NEL CUORE.ORG
13 MAGGIO 2014
 
MODENA, A RISCHIO SOPPRESSIONE I MACACHI DELL'UNIVERSITA'
LA LAV RILANCIA L'ALLARME SULLA SORTE DELLE SCIMMIE
 
Che fine faranno i macachi dell'Università di Modena e Reggio Emilia? Un articolo di Oscar Grazioli sul "Giornale" rilancia la questione di cui si sono già occupati la Lav (nazionale e locale) e l'on. Michela Vittoria Brambilla.
Si tratta di un gruppo di macachi utilizzati per ricerche invasive sul cervello e lasciati appositamente in promiscuità, perché si riproducano e riproducano i tratti fisiologici e comportamentali tipici delle colonie che vivono in libertà. Dal 2010 la Lav sta cercando di ottenere la chiusura della linea di ricerca e l'affidamento dei macachi, approfittando del pensionamento del professore responsabile. Ma ottiene, il 1 agosto 2012, la "dimissione " di un solo macaco, ospitato nel centro faunistico di monte Adone, con l'impegno sottoscritto dai responsabili dello stabulario a non sostituirlo con l'acquisizione di altri individui. I rapporti sono tesi, anche a causa del procedimento giudiziario aperto a carico del responsabile di un laboratorio abusivo scoperto dalla Lav a Mirandola (MO) , dove, primo caso in Italia, si eseguivano clandestinamente test di tossicità su animali. Tra ottobre del 2012 e febbraio del 2013 vi sono state due condanne: http://www.nelcuore.org/la-repubblica-degli-animali/item/modena-vivisezione-clandestina.html?category_id=5. Nel frattempo cambia il Rettore dell'Università e l'on. Brambilla coglie l'occasione per chiedergli di chiudere la linea di ricerca sui macachi. L'ultimo tassello è l'entrata in vigore delle nuove norme, più restrittive, sulla vivisezione: le scimmie sono sempre di più un "peso" per l'Università. E' il momento di raddoppiare la vigilanza, perché gli animali potrebbero essere ceduti ad altri laboratori o, peggio, soppressi. Invece di godere anche loro, dopo tante sofferenze, di un meritato pensionamento in qualche rifugio.
 
MESSAGGERO VENETO
13 MAGGIO 2014
 
In Friuli è riapparsa la lontra, mancava da cinquant’anni
Un piccolo nucleo di esemplari è stato scoperto nell’area del Tarvisiano: proviene dalla Carinzia. La scoperta allo studio degli zoologi del Museo friulano di storia naturale

Giulia Zanello

 
UDINE. La lontra è ritornata in Friuli Venezia Giulia. A quasi cinquant’anni di distanza dalle ultime presenze accertate, è ricomparso un piccolo nucleo di esemplari che si aggira nella zona del Tarvisiano.
Dalle prime ricerche effettuate sul territorio, come ha riferito lo zoologo Luca Lapini del Museo friulano di storia naturale, tra i più accreditati esperti sul tema, sembrerebbe trattarsi di una femmina, che si muove sempre accompagnata da due cuccioli e un maschio, che opta per percorsi più “solitari”.
Tutto è cominciato lo scorso 18 marzo, quando il ricercatore di Therian research group, Marco Pavanello, nell’ambito di alcuni studi sul visone americano, ha individuato tre punti marcati dalle lontre nei pressi della valle di Fusine. Sono cominciate le indagini in collaborazione con il Museo sulla base di impronte, foto e indagini di campo alla ricerca di escrementi, che hanno accertato la presenza della lontra.
Le ipotesi sono ancora al vaglio, ma come spiega Lapini, è quasi certo provengano dalla Carinzia (è un animale che muove i suoi passi seguendo l’orografia e tendenzialmente predilige le discese), le tracce seminate dal nucleo familiare si trovano a cavallo tra il Tarvisiano e il confine con la Slovenia e si estendono almeno fino a Kranjska Gora.
«Ora che sappiamo che c’è e da dove viene – afferma Lapini –, le nostre ricerche si concentrano sull’alimentazione e su quali sono gli ambienti in cui sosta, in modo da salvaguardarne la sopravvivenza e cercare di limitare le barriere che ne limitano la circolazione».
Già, perché dopo 47 anni in cui la lontra era scomparsa, a causa della caccia e dell’inquinamento, si presentano nuovi problemi gestionali, derivanti in primo luogo dalla caccia alle nutrie, animale con il quale spesso può venir confusa, può facilmente essere vittima di incidenti stradali, catturata da reti da pesca o morire a causa dell’alterazione ecologica dei fiumi.
La lontra, animale solitario che fa parte della famiglia dei mustelidi, è un mammifero carnivoro e il suo cibo prediletto è il pesce: un maschio può raggiungere 1.20 metri di lunghezza e il peso solitamente varia dai 7 ai 16 chili, mentre le femmine si stabilizzano intorno ai 7.
Nel 2011 e nel 2012 si erano già verificati degli avvistamenti, ma in entrambi i casi gli animali erano stati travolti e uccisi da automobili: il primo tra Buja e Tarcento, nella zona paludosa tra Urbignacco e Bueriis, mentre il secondo a Trasaghis.
 
GREEN STYLE
13 MAGGIO 2014
 
Cancro alla prostata: cani più veloci dei test nella diagnosi
 
Si parla spesso del ricordo dei cani nella diagnosi delle più svariate patologie: come si è già visto in precedenti articoli, gli amici a quattro zampe possono rilevare con certezza gli stadi iniziali di alcuni tumori, come quello al seno o alla vescica, così come anche i cali glicemici del diabete. Una recente indagine condotta nel Regno Unito, però, svela quanto i cani siano importanti nel percorso medico: sono 4 volte più veloci nello scovare un tumore alla prostata rispetto alle normali analisi di laboratorio. A comunicarlo è l’associazione no-profit Medical Detection Dogs che, da sperimentazioni interne, ha scoperto come i cani correttamente addestrati possano scoprire un cancro alla prostata con un tasso di affidabilità elevatissimo, molto di più di quanto non raggiungano i test tradizionali. Gli animali, semplicemente annusando un campione d’urina dei pazienti, rilevano l’odore sprigionato da alcune proteine che reagiscono con la massa tumorale. E sarebbero ben quattro volte più veloci rispetto all’indagine canonica, uno strumento quindi irrinunciabile per la diagnosi precoci. Prima il tumore viene scoperto, infatti, maggiori sono le chance di completa guarigione. Così spiega Claire Guest, direttore delle operazioni per Medical Detection Dogs: Negli anni, milioni di sterline dei fondi del servizio sanitario nazionale sono stati investiti nei metodi tradizionali, ma ci sono stati blandi miglioramenti della loro affidabilità. Questo ha causato un grande spreco di risorse, per non contare l’angoscia subita dagli individui. I cani offrono una soluzione alternativa che porta a risultati consistentemente accurati. Scovare un tumore ai suoi esordi non è affatto semplice, tanto che ai primi stadi non è infrequente imbattersi in falsi positivi, da verificare poi in seguito man mano che la patologia progredisce. Un simile processo allunga i tempi di cura del malato e allontana nel futuro il trattamento, mentre l’impiego delle capacità degli amici a quattro zampe potrebbe accorciare, e di molto, le tempistiche. L’associazione Medical Detection Dogs è stata invitata dalla Camera dei Lord del Parlamento Inglese per una dimostrazione dei suoi risultati, per verificare vi siano i presupposti per la donazione di fondi per l’addestramento dei cani o di norme che facilitino il loro ingresso nelle strutture mediche.
 
GEA PRESS
13 MAGGIO 2014
 
Texas – L’incredibile video degli orsi in arrampicata libera
Succede negli Stati Uniti. L'orsetto si ferma nella parete di roccia a strapiombo e studia una nuova strategia per la risalita
 
Una femmina di Orso nero americano ed il suo cucciolo, in arrampicata libera. E’ successo nel Parco Nazionale statunitense di Big Bend situato nella parte meridionale del Texas lungo il confine  messicano.
Mamma orso ed il suo cucciolo, in arrampicata libera lungo una parte rocciosa.
Il tutto è stato filmato da Stephanie Latimer il cui video, inserito su You Tube appena lo scorso 12 aprile ha già avuto quasi due milioni e quattrocentomila visualizzazioni. Il filmato è stato girato in una parete di roccia del canyon di Santa Elena lo scorso 21 marzo.  Poco più di un minuto di immagini che mostrano la maestria di mamma orso e del suo cucciolo. Prima la grossa femmina su una parete verticale che, seppur ricca di appigli, fa comunque venire i brividi. Poco più sotto il giovane orso che segue in maniera più indecisa il percorso della madre.
Momenti  di suspance con il piccolo a quattro zampe divaricate  in uno dei punti più lisci della parete.  La voce di sottofondo di chi sta riprendendo la scena sottolinea tutta l’apprensione del momento.  L’orsetto sembra pensarci un po’ e poi, per motivi apparentemente inspiegabili, compie qualche passo indietro. In quel punto la parete sembra veramente ancora più piatta.  L’animale, in realtà, aveva capito che per raggiungere il terrazzino di roccia doveva riprendere la salita appena poco a sinistra e da un punto più basso.
Pochi metri ancora e finalmente l’orsetto raggiunge la via dove già era arrivata la madre. Di sottofondo la felicità di Stephanie Latimer. L’orsetto è finalmente salvo.
VIDEO
 
LA ZAMPA.IT
13 MAGGIO 2014
 
Giappone: tre anni dopo lo tsunami ritrovano il loro gatto scomparso
I suoi proprietari lo credevano morto durante il terribile evento naturale, era invece in una foresta poco lontana da casa
 
fulvio cerutti
 
L’11 marzo 2011 il sisma e tsunami che colpirono il Giappone hanno cambiato la vita di molti. Anche negli aspetti più privati e personali. C’è qualcuno però che, tre anni dopo, può tornare a sorridere perché ha ritrovato l’adorato gatto scomparso nella disastro di quelle ore. Loro sono i coniugi Yamagishi: Kazuko, 64 anni, e suo marito, Takeo, 67, avevano ormai perso le speranze di ritrovare in vita Suika. Ma qualche giorno fa è accaduto il miracolo: l’animale è stato ritrovato in una foresta poco distante dalla sua vecchia casa di Ofunato, in una delle zone più colpite dal sisma. Lo avevano cercato per tre mesi, ma senza trovarne traccia. Tutto sino al 10 aprile scorso quando una coppia ha avvistato un gatto nero rannicchiato in una foresta a Rikuzentakata, altro comune della stessa prefettura. Dopo aver atteso un mese che qualcuno lo reclamasse, i volontari del rifugio in cui era stato portato decidono di pubblicare la foto del gatto sulle pagine di un giornale locale. Proprio quando un dipendente del centro stava per stampare l’immagine del micio, si accorge che sul collare c’era scritto con l’inchiostro il nome Yamagishi, insieme ad un numero di telefono. Grazie a quel collare personalizzato è stato possibile rintracciare Kazuko e Takeo. 
 
FOGGIA TODAY
14 MAGGIO 2014
 
Allevatore tenta di uccidere il suo cane: lo lega all’auto e lo trascina per chilometri
Questo perchè il cane disturbava i suoi animali. E' accaduto sulla Manfredonia-Zapponeta, dove due passanti hanno visto la scena e allertato la polizia. Il cane è salvo per miracolo


NELLA FOTO – il cane moribondo

 
provincia di Foggia - Voleva uccidere il suo cane perché - a suo dire - disturbava gli animali che allevava. Un anziano allevatore di Manfredonia era deciso e fermo nel suo intento. Per questo, aveva legato il meticcio nero al gancio traino della sua Ford Fiesta e lo aveva trascinato per qualche chilometro sulla strada provinciale che collega Manfredonia a Zapponeta, all’incrocio con viale dei Pini di Siponto.
Lo avrebbe trascinato a lungo, fino a farlo morire tra atroci sofferenze, se non fossero intervenuti due passanti, inorriditi dinanzi al macabro rituale. L’uomo, costretto a fermarsi e a liberare l’animale, in un primo momento aveva pensato di portare il meticcio via con sé, poi lo ha sollevato dall’asfalto e lo ha letteralmente scaraventato nell’adiacente cunetta, lasciandolo moribondo sul ciglio della strada per poi fuggire.
Gli agenti del commissariato di Manfredonia, però, grazie alle testimonianze raccolte, sono riusciti ad individuare il soggetto che è stato denunciato a piede libero. Il cane, invece, è stato ritrovato lì dove era stato abbandonato, mentre guaiva a causa delle lesioni procurategli.
Il cane ha provato in tutti i modi a non soccombere, correndo a perdifiato, sempre più velocemente, dietro l’auto alla quale era stato legato. Fino a quando, ormai stremato, il cane stramazzava, lasciandosi trascinare sull’asfalto e marchiando a sangue la carreggiata.
Seppur spaventato e terrorizzato, il cane si è lasciato avvicinare dai poliziotti intervenuti che lo hanno affidato alle cure del servizio veterinario dell’E.N.P.A. di Manfredonia. Per l’autista della Ford, invece, è scattata la pesante accusa di maltrattamento di animali, un reato che prevede una pena che va dai quattro mesi ai due anni di carcere.
 
ANSA
14 MAGGIO 2014
 
Lega cane ad un auto e lo trascina per km
Animale salvato da passanti. Allevatore “infastidiva il bestiame”
 
(ANSA) - FOGGIA, 14 MAG - Un allevatore è stato denunciato per maltrattamento di animali per aver tentato di uccidere il suo cane che, a suo dire, infastidiva il bestiame di proprietà: con una corda ha legato l'animale al gancio di traino dell'auto e lo ha trascinato per alcuni chilometri sulla strada provinciale che collega Manfredonia a Zapponeta, nel foggiano. Sono stati due passanti a bloccare l'uomo e a chiamare la polizia. Il cane, che è in gravi condizioni, è ora affidato alle cure di un veterinario.
 
LA ZAMPA.IT
15 MAGGIO 2014
 
Enpa: “E’ fuori pericolo il cane legato all’auto e trascinato per chilometri”
I volontari di Manfredonia: «E’ un miracolo»

 
Lucky, il cucciolone meticcio di quattro mesi legato ad un automobile e trascinato sull’asfalto per alcuni chilometri da un allevatore di Manfredonia perché avrebbe infastidito alcuni animali all’interno della proprietà dell’uomo, «è miracolosamente fuori pericolo». Lo rende noto l’Enpa di Manfredonia che, dopo avere messo in sicurezza il cane insieme agli agenti della Polizia di Stato, lo ha ricoverato d’urgenza presso l’ambulatorio veterinario del proprio canile, dove sono state prestate al cane le necessarie cure. 
«Quando sono giunto sul posto ho assistito ad uno spettacolo agghiacciante - racconta il presidente dell’Enpa di Manfredonia, Marco Lupoli -. Slegato dall’automobile, il cucciolone era stato scaraventato in un fosso adiacente alla sede stradale e se ne stava immobile, rannicchiato su se stesso con il corpo lacerato dalle ferite. Pensavo fosse morto». E invece Lucky - questo il nome dato dai volontari della Protezione Animali al quattro zampe - è stato fortunato perché è riuscito a sopravvivere. «Mi sono avvicinato al cane, l’ho accarezzato e lui si è mosso facendomi capire così di essere ancora vivo, benché in preda ad un forte stato di choc - prosegue Lupoli -. Rincuorato, insieme agli altri volontari mi sono precipitato nella nostra struttura, dove il veterinario ha immediatamente curato le escoriazioni e le ferite da trascinamento. Oggi, siamo più ottimisti: Lucky non solo è fuori pericolo, ma dovrebbe ristabilirsi completamente». 
«Oltre ai cittadini che hanno segnalato questo fatto raccapricciante, ringrazio di cuore gli agenti della Polizia di Stato del Commissariato di Manfredonia che sono intervenuti con profondo senso del dovere e grande professionalità, permettendo in tal modo di salvare la vita al cane - commenta la presidente nazionale dell’Enpa, Carla Rocchi -. Crimini del genere rappresentano la negazione dei più basilari principi etici e di civiltà; naturalmente siamo impegnati affinché non si ripetano più».  
 
GEA PRESS
15 MAGGIO 2014
 
Manfredonia (FG) – Rapito il cane trainato in strada

 
Incredibile ma vero. Lucky, il cucciolone che era stato imposto al seguito di un’automobile nei pressi di Manfredonia (FG) e poi soccorso dall’ENPA (vedi articolo GeaPress) è stato rapito. Lo rendono noto i volontari dell’ENPA che informano come ignoti, probabilmente scavalcando la recinzione della struttura gestita dall’associazione, sono entrati nel canile sanitario ed hanno rapito il povero cane. Lucky, precisa l’ENPA, era ospitato in un box che condivideva con altri due cani.
Ad essere convinto che il rapimento possa essere collegamento con le indagini conseguenti alle violenze denunciate, è ora il responsabile dell’ENPA di Manfredonia Marco Lupoli. “Come spiegare altrimenti – afferma il responsabile dell’ENPA – che oggi l’unico a mancare all’appello in canile era proprio Lucky? E come spiegare che questo sia avvenuto all’indomani della vasta eco che la storia del povero quattro zampe ha avuto in tutto il Paese?“.
“Di fronte a tanta barbarie non si può fare altro che inorridire – aggiunge la presidente nazionale dell’Enpa, Carla Rocchi -. Auspico con tutto il cuore che chiunque abbia sottratto Lucky, si renda conto dell’enormità di tale gesto e restituisca l’animale. In tal modo potrà non solo alleggerire la propria posizione di fronte alla legge ma dimostrare di avere ancora un briciolo di umanità. L’Ente Nazionale Protezione Animali farà tutto il possibile, anche dal punto di vista legale, per trovare il cucciolone e garantirgli una vita migliore di quella che ha conosciuto nei suoi primi tre mesi di vita“.
 
LEGGO
15 MAGGIO 2014
 
Morto Lucky, il cucciolo legato a un'auto
e trascinato per chilometri dal suo padrone
 
FOGGIA - Legato a un'automobile e trascinato sull'asfalto per chilometri solo perchè infastidiva gli altri cani del suo padrone. Lucky, il cucciolone meticcio di circa quattro mesi ucciso dal suo stesso padrone, è morto, probabilmente per le ferite riportate durante i maltrattamenti.
Il cucciolo è stato trovato morto stamani nel canile, all'esterno delle gabbie nelle quali non era stato rinchiuso per decisione dei gestori.  Lo si apprende da fonti della questura di Foggia alle quali non risulta che l'animale - come ha denunciato oggi l'Enpa - sia stato rapito dal canile. Sulla carcassa il canile farà eseguire l'autopsia.
 
LA ZAMPA.IT
16 MAGGIO 2014
 
Morto Lucky, il cane legato a un’auto e trascinato per chilometri nel foggiano
In un primo momento si era diffusa la notizia di un suo rapimento, poi è stato trovato in un’area defilata della struttura in cui aveva trovato ricovero
 
FULVIO CERUTTI
 
Lucky è morto. Era sopravvissuto alla malvagia di un agricoltore che nel Foggiano l’aveva legato alla sua auto e l’aveva trascinato per chilometri. Il cucciolone di circa quattro mesi è stato trovato senza vita all’interno del canile dove aveva trovato ospitalità. Ora sarà l’autopsia a rivelare le cause del suo decesso. Questa brutta storia ha vissuto anche qualche momento di mistero. Poche ore prima del suo ritrovamento, l’Enpa di Manfredonia ne aveva denunciato il rapimento dal canile. Lucky infatti non era strato trovato nel box che condivideva con altri due cani e si era pensato che alcuni ignoti avessero scavalcato la recinzione della struttura per portarlo via. Solo dopo un più accurato controllo della Polizia, Lucky è stato trovato senza vita in un’area più defilata del canile, fra le erbe alte. Per ora l’unica certezza è la denuncia per maltrattamenti di animali nei confronti dell’agricoltore che l’aveva trascinato con l’auto, reato che prevede una pena dai quattro mesi ai due anni di carcere. 
 
AGI
20 MAGGIO 2014
 
Cane morto dopo torture: sindaco Manfredonia, atto lascia sgomenti
 
Foggia - "Un atto di gratuita violenza, oltre che di ignobile incivilta', perpetrato ai danni di un essere vivente indifeso e che lascia sgomenti". Cosi' il sindaco di Manfredonia Angelo Riccardi commenta l'episodio avvenuto alcuni giorni da quando un agricoltore ha legato il proprio cane alla sua automobile trascinando per alcuni chilometri: il cane, Lucky, e' morto il giorno dopo nei pressi dell'Enpa di Manfredonia. E proprio il sindaco di Manfredonia ha dato mandato al proprio ufficio legale di analizzare l'intera vicenda e provvedere a costituire la citta' come parte civile nell'eventuale processo che vedra' imputato l'agricoltore sipontino. "Respingiamo con forza - ha precisato pero' Riccardi ogni tentativo di dipingere la comunita' sipontina come un unicum violento e insensibile - Nessuna attenuante, quindi, per il grave atto, ma altrettanta fermezza nel respingere offese che sarebbero gratuite se rivolte a tutta la comunita'".
Intanto della triste vicenda di Lucky si stanno interessando le associazioni animaliste di tutta Italia che, con una lettera, chiedono alle istituzioni e, in particolare, alle forze dell'ordine di intervenire per fare giustizia e perche' l'agricoltore, che con il suo gesto ha causato la morte dell'animale, paghi come prevede la legge.
 
LA NUOVA SARDEGNA
14 MAGGIO 2014
 
Con la Jaguar investe un cane e sputa in faccia alla padrona
Sassari, la sfuriata è avvenuta in via Bellieni, sul parabrezza della lussuosa auto lo stemma dell’Ordine dei medici
 
SASSARI. Prima ha arrotato un cane, un “vecchietto” colpevole di attraversare troppo lentamente la strada sotto il peso dei suoi 18 anni, poi ha insultato la padrona dell’animale e le ha sputato in faccia. La donna è stata vittima di un’aggressione inqualificabile solo perché aveva osato protestare contro chi aveva fatto del male al suo animale. È successo sabato mattina all’incrocio tra viale Umberto e via Bellieni e l’autore della sfuriata, il conducente di una fiammante Jaguar con lo stemma dell’Ordine dei medici bene in vista sul parabrezza, sarebbe forse passato alle vie di fatto se non fosse stato fermato da un giovane che si è frapposto fisicamente tra lui e la proprietaria del cane.
È solo per ringraziare lo sconosciuto “salvatore” che la vittima dell’aggressione ha accettato di commentare la disavventura che le è capitata, alle 9.30 di sabato, mentre portava il suo vecchio cane a spasso nel centro. «Se non fosse stato per quel ragazzo che è intervenuto mentre quell’uomo si stava avvicinando – dice – me la sarei vista ancora più brutta. Mi sconcerta pensare che a parte quel ragazzo e alcune signore, che hanno protestato ad alta voce per quanto stava accadendo sotto i loro occhi, nessuno degli uomini che ha assistito ha fatto niente per aiutarmi».
Chi ha assistito alla scena racconta che la signora, mentre attraversava via Bellieni, è stata sollecitata dal conducente della Jaguar a sbrigarsi. Ma la donna ha continuato a regolare il suo passo con i tempi lenti del cane, un pointer diciottenne, che portava al guinzaglio. È stato allora che l’automobilista, nel tentativo di svoltare, ha toccato il cane con la ruota. L’animale ha guaito per il dolore e la sua padrona ha protestato a gran voce. Il conducente della Jaguar è sceso dall’auto, si è qualificato come «un medico in visita» e alla fine ha sputato in faccia alla donna.
Dopo l’intervento del ragazzo, l’uomo si è rimesso alla guida ed è ripartito sgommando. Il cane è stato visitato da un veterinario: a parte lo choc non pare abbia riportato danni fisici. L’affetto della sua padrona sarà la medicina per un vecchio animale che ha scoperto, al tramonto della sua esistenza, quanto possono essere rabbiose le bestie a due zampe.
 
NEWS BIELLA
14 MAGGIO 2014
 
Chi ha sparato a Tigro?
In pieno centro di Valdengo esploso un colpo d'arma da fuoco contro un gatto. L'episodio è stato denunciato ai carabinieri. Lo sfortunato felino potrebbe perdere un occhio. Preoccupato anche il sindaco Sergio Gronda

 
Prov. di Biella, Quando il suo gatto Tigro è rientrato ieri sera da uno dei suoi giri nel centro di Valdengo, Ughetta Gasparetto si è subito accorta che qualcosa non andava. “La prima a notarlo è stata il realtà mia figlia – spiega – era tutto gonfio all’altezza dell’occhio”. Preoccupata la donna si è subito recata al pronto soccorso veterinario del Barazzetto, dove al gatto è stata fatta una radiografia per evidenziare eventuali ematomi interni. ”Pensavamo fosse stato investito oppure ferito in una zuffa con un altro animale”. Invece dalle lastre è emerso che a colpire lo sfortunato Tigro è stata una pallottola. “E non un pallino da caccia ma un proiettile vero e proprio”.
Dopo un primo attimo di sbigottimento Ughetta Gasparetto ha deciso di recarsi dai carabinieri. “Soltanto un folle può pensare di sparare in pieno centro paese. Noi abitiamo vicino al municipio e di sicuro Tigro non si è allontanato di molto”.
Il proiettile è ora fermo vicino alla trachea del gatto. “Penetrando ha lesionato in modo serio un occhio, che speriamo comunque di salvare, ora il veterinario sta decidendo se rimuovere la pallottola, con tutti i rischi del caso”. Non è la prima volta che in centro a Valdengo qualcuno si accanisce contro i gatti della zona. “Anni fa erano ricorsi al veleno, uccidendone alcuni, ma usare un’arma da fuoco con il rischio che la pallottola vada a colpire qualcuno è ancora peggio, speriamo di avere presto notizie dalle forze dell’ordine”.
Molto preoccupato si dichiara anche il sindaco Sergio Gronda. “Mi sa di incredibile – commenta  – sparare in quella zona, con il rischio di colpire anche un passante. E’ un episodio che non esito a definire preoccupante. Il proiettile poteva rimbalzare e ferire un bambino. Ciò non toglie il fatto che non doveva essere colpita nemmeno quella povera bestiola. Ribadisco che ritengo si tratti di un grave episodio, mai accaduto prima a Valdengo, e spero che i carabinieri facciano piena luce sulla vicenda”. M.Z.
 
MATTINO DI PADOVA
14 MAGGIO 2014
 
I cinghiali terrorizzano un gruppo di fedeli e sbranano un cane
Este, attimi di paura per venti persone che stavano pregando al capitello mariano in via Casella. Ungulati sempre più vicini al centro storico


NELLA FOTO - La cagnetta con i punti di sutura

 
ESTE (PD). I cinghiali terrorizzano un gruppetto di fedeli intenti a recitare il rosario mariano e riducono in fin di vita la cagnetta di un residente. E’ stata sicuramente un’esperienza da dimenticare quella vissuta dai venti persone che, venerdì scorso poco prima delle 21, erano impegnati nel “fioretto” dedicato alla Madonna presso il capitello di via Casella, alla periferia di Este. «Nel cuore della preghiera abbiamo udito dei lamenti di un cane» spiega Giorgio R.
«Quando ci siamo voltati verso la fonte del rumore, ci siamo trovati di fronte sei cinghiali. Una mamma, di notevoli dimensioni, e i suoi cuccioli, a meno di quattro metri dal nostro gruppetto». Vedendo gli ungulati avanzare, qualcuno ha cominciato a scagliare contro gli animali delle pietre. Un’anziana ha brandito un bastone, sventolandolo contro gli ospiti sgraditi: «Non ci hanno attaccato, ma avanzavano senza paura verso di noi. A forza di urla e sassi fortunatamente hanno desistito».
Quando gli animali hanno lasciato il campo è tuttavia sbucato l’animale che era stato sentito lamentarsi: «Solo allora mi sono accorto che si trattava della mia cagnetta Lilly» continua il testimone «Evidentemente aveva avuto un incontro ravvicinato con questi cinghiali: era ferita e agonizzava». Il veterinario che l’ha curata ha dovuto applicare numerosi punti di sutura: ora Lilly è salva ma rischia di avere un polmone perforato. «L’attacco dei cinghiali non è avvenuto in mezzo al bosco» chiude il padrone del cane «ma quasi a ridosso della strada. Poco prima del loro arrivo la mia figlioletta era tornata a casa da sola: e se avessero attaccato lei invece che il cane? E’ intollerabile che si debba avere paura e che non si sappia come risolvere la situazione».
 
GEA PRESS
14 MAGGIO 2014
 
Salerno – Bracconieri a caccia di quaglie
Intervento delle Guardie dell'ENPA
 
Ancora bracconieri lungo la fascia costiera della provincia di Salerno. Le segnalazioni, pervenute alle Guardie dell’ENPA, ripropongono il triste fenomeno della caccia di frodo primaverile in danno ai migratori. Una presenza, quella dei bracconieri, che l’ENPA reputa ormai costante.
Ad essere particolarmente colpite sono quaglie. Una attività venatoria che sembra ancora prediligere proprio la fascia costiera ma che ha visto, tra i segnalanti, sia semplici cittadini che cacciatori. I volatili, spiegano le Guardie dell’ENPA raggiungono sfinite le nostre coste.
Attiviti i servizi di sorveglianza le guardie Enpa di Salerno hanno così sorpreso due bracconieri in esercizio di caccia nella zona di Punta Licosa, promontorio con vasto parco forestale di macchia mediterranea che rientra nel Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano. I soggetti, sono stati avvistati mentre vagavano all’interno della macchia con 4 cani di razza setter. Dopo un primo appostamento per seguire i movimenti, le Guardie sono uscite allo scoperto e hanno sorpreso i due.
Entrambi identificati si è così  proceduto al controllo dei cani, due dei quali sono risultati sprovvisti di chip. Dunque la denuncia per esercizio di caccia in area protetta oltre che sanzionati per mancata microchippatura dei cani.
 
LA NUOVA SARDEGNA
14 MAGGIO 2014
 
Ladri al mattatoio comunale
 
TEMPIO (OR) - Prosegue in città l’ondata di furti. Nella notte fra lunedì e martedì, ignoti hanno portato via dal mattatoio, nell’area della zona industriale di Parapinta, un camion con nove capi bovini pronti alla macellazione. Il furto è stato scoperto ieri mattina dai componenti della Comac, la cooperativa tempiese, che gestisce molto bene il mattatoio comunale. Mentre gli animali sono risultati assicurati contro i furti, il mezzo, di proprietà della Comac, risulta coperto solo dalla normale assicurazione automobilistica che non comprende però, la copertura contro il furto. L’accaduto è stato denunciato al commissariato di Tempio che ha avviato le indagini. Ieri pomeriggio, è stato ascoltato anche Nicola Luciano, assessore comunale all’agricoltura, pastorizia, territorio e attività produttive, responsabile del settore che comprende anche il mattatoio e che ha espresso la propria marezza «per l’abbandono in cui lo Stato sta lasciando il territorio anche per quanto concerne la sicurezza dei cittadini». Sul furto indagano anche i carabinieri della compagnia di Tempio che già un’altra volta, il 28 gennaio del 2008, avevano dovuto investigare su un furto quasi analogo. In quella occasione, i ladri mai scoperti, avevano portando via quattro camion (di cui due frigo e due adibiti al trasporto degli animali), sedici mezzene di otto vitelloni (25 quintali di carne già lavorata) una enorme quantità di attrezzatura di considerevole mole, utilizzata nelle diverse fasi della macellazione ed infine computer e materiale d’ufficio. Danno stimato di 200 mila euro. Il 13 febbraio dell’anno successivo i carabinieri, vicino a Bonorva, avevano recuperato parte della refurtiva di Tempio su un camion anch’esso rubato ma in un’altra località della Sardegna.
 
LA ZAMPA.IT
14 MAGGIO 2014
 
Capriolo finisce in un negozio nel bergamasco, recuperato e liberato
Anche se ha sbattutto contro molti arredi, l’animale non ha comunque riportato fratture né ferite di particolare gravità
 
prov. di Bergamo - Un capriolo è finito all’interno di un negozio di Albino, all’inizio della Val Seriana, in provincia di Bergamo. Tra l’incredulità dei presenti. L’animale ha finito la sua corsa contro il bancone del “Centro scommesse 365”. L’animale, che era sceso dalle colline intorno e chissà come era finito a vagare nelle strade, è improvvisamente entrato nel locale andando poi a sbattere contro gli arredi e ferendosi in modo non grave a una zampa.  
Con un po’ di difficoltà l’animale è stato bloccato dai presenti e consegnato poi a due agenti della Forestale. L’animale non ha comunque riportato fratture né ferite di particolare gravità, tanto che poco dopo è stato liberato. 
 
LA ZAMPA.IT
14 MAGGIO 2014
 
L’orso M25 “visita” una coppia di turisti in Engadina
A inizio anno l’animale era stato catturato in Alto Adige e munito di radiocollare per monitorare i suoi spostamenti
 
L’orso trentino M25, che nei giorni scorsi è stato avvistato in più occasioni in Engadina, ha fatto «visita» a un appartamento di vacanza a Vna’, cogliendo di sorpresa una coppietta di turisti ungheresi. Lo riporta il sito news rsi.ch.  
Il giovane plantigrado con ogni probabilità si è diretto poi verso est, per rientrare in Alto Adige nella zona di passo Resia. 
La scorsa settimana M25 era stato avvistato da un automobilista nei pressi di Zernez in Bassa Engadina, mentre si trovava al bordo della strada. Inizio anno l’animale era stato catturato in Alto Adige e munito di radiocollare per monitorare i suoi spostamenti, visto che aveva creato problemi ad alcuni greggi di pecore. 
L’ultimo orso apparso nei Grigioni è stato M13, abbattuto dalle autorità svizzere nel 2013 in Val Poschiavo. 
 
TRENTINO
29 MAGGIO 2014
 
M25 rischia di essere abbattuto
 
TRENTO C’è un altro orso emigrato dal Trentino in Alto Adige e da qui, poi, finito oltre confine a rischiare di essere abbattuto. Dopo M13, fatto fuori della doppiette tedesche perché giudicato un po’ troppo problematico, a fare la stessa fine potrebbe essere ora M25, plantigrado trentino spintosi fino in Engadina, splendida e montagnosa regione della Svizzera nella quale M25 è stato visto qualche settimana fa. L’accoglienza degli svizzeri - quanto meno di quelli che navigano sul web - è stata ottima. E’ addirittura partito una sorta di sondaggio sul web per dare un nome più consono e meno scientifico di M25, sigla arida per un animale evidentemente considerato simpatico. e così M25 in breve è diventato «Rock&Roll», ma il battesimo virtuale non ha reso più umano il plantigrado che ha continuato scorrazzare e a cibarsi degli animali che ha trovato sulla propria strada. Ora le amministrazioni locali stanno pensando di abbatterlo, con il WWF locale che ha invece lanciato una petizione per proteggere l’animale.
 
IL GAZZETTINO
14 MAGGIO 2014
 
No ai cani di media taglia sui bus,
il Tar dà ragione all'azienda trasporti

Elisabetta Batic

 
TRIESTE – Con buona pace dei loro padroni, i cani di media taglia non potranno salire sugli autobus cittadini. Il Tar dà ragione alla Trieste Trasporti che aveva fatto ricorso contro il nuovo regolamento di vettura redatto lo scorso anno dalla Provincia che prevedeva la possibilità di trasportare un cane di taglia media, sistemato nella parte retrostante dell’autobus con museruola e guinzaglio.
La sentenza del Tar non permette dunque a Trieste di allinearsi alle decine di grandi città italiane dove invece l’accesso ai mezzi del trasporto pubblico locale da parte degli amici a quattro zampe è consentito.Trieste Trasporti si era dimostrata critica fin da subito segnalando che il trasporto di cani di taglia media avrebbe comportato turni di pulizia diversi, formazione del personale con conseguente aumento di costi e rischi per l’utenza composta anche da anziani, bambini, soggetti allergici o semplicemente timorosi. Gli stessi cani si sarebbero potuti ritrovare su veicoli affollati con rischio di reazioni imprevedibili a discapito dell’incolumità dell’utenza. Secondo il Tar, si legge nella sentenza, l’Amministrazione provinciale non ha tenuto «adeguatamente conto delle esigenze delle fasce deboli dell’utenza» e non ha «considerato che i cani di media taglia, che non possono essere trasportati in gabbie o contenitori, si troverebbero a contatto con gli altri passeggeri».
Guinzaglio e museruola «non risultano sufficienti a tutelare l’incolumità degli utenti potendosi ben dare il caso che il cane possa sfuggire al controllo di chi ne ha la custodia e comunque far cadere o ferire o ancora spaventare gli altri trasportati».
Nei bus triestini i cani di grossa taglia, invece, non possono salire, quelli più piccoli devono stare nel trasportino.
 
IL PICCOLO
15 MAGGIO 2014
 
I giudici del Tar fanno scendere i piccoli cani dal bus
Accolto il ricorso di Trieste Trasporti che si era opposta al nuovo regolamento della Provincia sui quadrupedi
 
Matteo Unterweger
 
Il Tar chiude le porte degli autobus del trasporto pubblico locale ai cani di media taglia. Il Tribunale amministrativo regionale ha infatti accolto il ricorso presentato da Trieste Trasporti contro la previsione inserita nel nuovo Regolamento-tipo della Provincia sul Tpl e con la quale era stato definito che i proprietari di cani di media taglia potessero portare con loro sui i bus gli amici a quattro zampe (muniti di museruola e al guinzaglio). Peraltro, perché questa indicazione potesse trovare effettiva attuazione, la Trieste Trasporti avrebbe però dovuto adottare il Regolamento di vettura, unico documento vincolante nei rapporti con l’utenza, sulla scorta del Regolamento-tipo approvato dalla giunta Bassa Poropat. Ma a questo atto Trieste Trasporti - titolare della concessione della gestione del trasporto pubblico locale (su cui ha competenza appunto la Provincia) - si è invece opposta, chiedendone il rigetto al Tar.
I giudici Umberto Zuballi (presidente), Manuela Sinigoi e Alessandra Tagliasacchi hanno stabilito che il ricorso debba essere accolto, dando ragione a Tt. Nel dettaglio hanno in particolare rilevato che «l’Amministrazione provinciale, nell’aprire (ai cani di media taglia, ndr) i mezzi destinati al servizio pubblico locale non abbia tenuto adeguatamente conto delle esigenze delle fasce deboli dell’utenza, rappresentate da bambini, anziani e portatori di handicap». In particolare, secondo i giudici, la Provincia «non ha ragionevolmente considerato che i cani di media taglia, i quali non possono come tali essere trasportati in contenitori o gabbie (cosa invece ammessa per quelli piccoli, ndr), si troverebbero a contatto con gli altri passeggeri». «Né a tutela dell’incolumità degli utenti risulta sufficiente - scrivono i giudici - l’obbligo per gli esemplari trasportati di indossare la museruola e di essere tenuti al guinzaglio, potendosi ben dare il caso che il cane possa sfuggire al controllo di chi ne ha la custodia, e comunque far cadere o altrimenti ferire o ancora spaventare gli altri trasportati». In conclusione, il Tar sottolinea che l’obbligo del trasportatore «che svolge un pubblico servizio è quello di farne fruire a tutti i potenziali utenti e non solo a quelli che posseggono cani di media taglia». Da qui, la decisione.
Giudicati infondati invece i motivi di ricorso più tecnici, quelli su una presunta invasione di campo da parte della Provincia nelle competenze di Tt e sull’incongruenza fra norme. Da Trieste trasporti, ieri, nessun commento alla pronuncia del Tar. Mentre palazzo Galatti, per voce dell’assessore provinciale ai Trasporti Vittorio Zollia, ha osservato: «Ho letto la sentenza. Nella parte di diritto ci dà ragione, mentre nel merito il Tar ha ritenuto che la Provincia non abbia tutelato gli interessi di tutte le persone. Comunque a nostro avviso sempre tutelate, visto l’obbligo di museruola e guinzaglio per i cani di media taglia. La giunta, nella riunione di oggi (ieri, ndr), si è riservata di verificare se vi siano le condizioni - aggiunge Zollia - per ricorrere al Consiglio di Stato. Questa disposizione la chiedono tanti utenti e le norme prevedono che i cani di media taglia possano avere accesso ai luoghi pubblici: noi riteniamo tale anche l’autobus. In ogni caso - conclude l’assessore - le sentenze si rispettano».
 
NEL CUORE.ORG
14 MAGGIO 2014
 
CIRCO, APPELLO ALLA CINA CONTRO LO SFRUTTAMENTO DEGLI ANIMALI
Il Paese ospita il festival circense a Lanzhou
 
Anche l'Italia, attraverso l'Ente Nazionale Protezione Animali, ha aderito alla campagna internazionale promossa dalle associazioni animaliste per ottenere che le insegne circensi che partecipano al Festival del Circo di Lanzhou (Cina) non utilizzino animali nei loro spettacoli. Per questo, il network internazionale di associazioni animaliste ha contattato le autorità cinesi – tra cui il ministro allo sviluppo rurale ed il Sindaco della città di Lanzhou – ricordando loro non solo che uno degli obiettivi del partito comunista cinese è quello di promuovere la diffusione della cultura ambientalista nella società cinese, ma, soprattutto, che nel 2010 proprio il governo nazionale aveva vietato le esibizioni circensi di animali selvatici detenuti in cattività.
«Oltre ad essere addestrati attraverso la violenza e la deprivazione alimentare, oltre ad essere obbligati ad eseguire "esercizi" del tutto innaturali per loro, oltre a dover sopportare livelli di rumore che causano stress e sofferenza psico-fisica, gli animali detenuti nei circhi – si legge nella lettera inviata dagli attivisti internazionali - sono spesso costretti a vivere in recinti estremamente angusti, dai quali escono soltanto per pochi minuti al giorno.»
«Come se ciò non bastasse – proseguono gli attivisti -, i proprietari dei circhi e le persone che nei circhi si occupano degli animali non alcuna formazione nel campo del benessere animale e non sono minimamente in grado di garantire loro le cure di cui essi hanno assoluto bisogno.»
Non c'è nulla di educativo in tutto questo. Anzi, il continuare a trattare esseri senzienti non umani alla stregua di oggetti e l'esibire pubblicamente, soprattutto ai bambini, le vittime di questa forma di maltrattamento, rischia di produrre nella società una pericolosa assuefazione verso comportamenti sprezzanti nei confronti di tutti gli esseri viventi. In questo senso, il circo "cruelty free" fa bene non soltanto agli animali ma anche alle persone.
 
NEL CUORE.ORG
14 MAGGIO 2014
 
LUCCHETTI: "IN MOTO DA UNA VITA, CORRO PER GLI AMICI ANIMALI"
E' vegetariano e campione italiano 250cc Grand Prix
 
Ha 38 anni ed è salito in sella ad un moto per la prima volta quando era ancora molto piccolo. Ecco una delle sue passioni. L'altra? Gli animali, che adora da sempre. Ecco perché è anche diventato vegetariano. E' la storia di Giacomo Lucchetti, motociclista animalista, nato a Pesaro, segno zodiacale Toro. Una vita di corsa, sempre accanto agli amici dell'uomo.
Quando ha iniziato a correre in moto? Si ricorda la prima vittoria? In questo periodo a quale competizione partecipa?
"Dopo diversi anni e tanti successi ottenuti con le minimoto, la mia prima gara con una 250cc GP l'ho disputata nel 1998 sul circuito del Levante, a Bari. Grazie ad una profonda dedizione e a tantissimi sacrifici, la prima vittoria è arrivata qualche anno dopo sul circuito di Magione, in provincia di Perugia, sempre in occasione di una gara di Campionato italiano Grand Prix. Attualmente partecipo al Campionato nazionale 250cc Grand Prix di cui sono campione in carica e del quale, assieme alla mia squadra, ho vinto la prima prova disputatasi lo scorso 13 aprile sul circuito di Misano Adriatico".
Perché ha scelto il numero 27?
"Le persone a me più vicine sanno che non svelerò mai il motivo di questa decisione legata ai miei ricordi d'infanzia più belli, quando davanti al televisore di casa sognavo di emulare le gesta dei grandi campioni americani della rimpianta classe 500cc GP o quando in sella alla prima motociclettina costruita dal mio babbo nel garage di casa scorrazzavo per le stradine di campagna intorno alla casa dei nonni. E già mi sembrava di essere al Mondiale...".
Quando è sbocciato l'amore per gli animali? Da quanto tempo porta il logo Enpa sulla sua moto?
"Praticamente appena nato. A casa mia gli animali sono sempre stati una presenza costante ed importantissima, tutti arrivati per caso dalla strada o prelevati da situazioni difficili. Il mio primo compagno di giochi è stato uno stupendo trovatello che ha saputo trasmettermi infinita umanità (sì, proprio umanità) ed amore incondizionato per tutta la sua esistenza. Solo gli animali lo sanno fare. Sono testimonial ufficiale dell'Ente nazionale protezione animali per il settore motociclistico dal 2012 e da allora il logo è sempre presente sia sulla carenatura della mia moto, sia su tutta la struttura tecnica".
Capita che sul podio lei srotoli striscioni animalisti. Quali sono le cause che le stanno più a cuore?
"Effettivamente sia la starting grid (griglia di partenza), sia il podio sono due momenti davvero fondamentali in cui poter promuovere tematiche animaliste molto importanti e spesso drammatiche. Attualmente mi sto occupando della tragica questione riguardante il consumo di carne di cane e gatto nei paesi asiatici. Un tema straziante dovuto ad una cultura e con metodologie a dir poco assurde. Questi poveri animali vengono torturati, seviziati, scuoiati vivi, cotti sul fuoco ancora agonizzanti nella totale indifferenza dell'opinione pubblica. Sto lottando perché a tutto ciò venga posto una fine ma la vedo durissima senza un intervento radicale a livello internazionale".
Il mondo delle moto è sensibile ai temi animalisti o fa fatica a far passare il suo messaggio?
"Non so. In tanti mi fanno i complimenti per ciò che faccio ma con i soli complimenti non si risolve niente. Vorrei che le persone sostenessero le campagne contro ogni maltrattamento e violenza sugli animali firmando petizioni e partecipando attivamente con ogni gesto quotidiano. Non servono azioni eclatanti o gravosi investimenti di tempo: sarebbe sufficiente optare per uno stile di vita più salutare e per certi versi anche più economico, eliminando o perlomeno limitando il consumo alimentare di carne e scegliendo prodotti di consumo ecologici come abbigliamento. Ma purtroppo l'ambizione di indossare capi 'pregiati' o l'usufruire degli interni in pelle dell'auto sarà sempre troppo forte nelle persone...".
Quando è diventato vegetariano? Perché?
"Sono vegetariano dal 1998. Una scelta scaturita per una questione prettamente etica e di rispetto verso il mondo animale. Trovo che la società odierna abbia raggiunto un livello di egocentrismo insostenibile. A differenza di epoche lontane quando non si era a conoscenza dei valori nutrizionali e di periodi storici in cui la fame era davvero presente nella quotidianità delle persone, con l'assoluto benessere di oggi non abbiamo più bisogno di nutrirci di carne prendendoci il diritto di uccidere un altro essere vivente. Questo lo dicono i più illustri scienziati dell'era moderna e non un povero attivista come me".
Si conciliano bene la dieta vegetariana e il lavoro sulle due ruote? Ci sono altri colleghi che hanno fatto la sua stessa scelta?
"La dieta vegetariana è stata la scelta migliore che potessi fare nella mia vita, perché oltre al fattore etico (da cui tutto è scaturito) ha portato un miglioramento salutare incredibile sia nella vita di tutti i giorni sia nelle prestazioni sportive. I colleghi? Credo di sì, ma onestamente non saprei chi in particolare".
 
QUOTIDIANO.NET
15 MAGGIO 2014
 
Animali in condominio: dieci regole d'oro per non incorrere in sanzioni o liti
Aidaa ha incaricato l'avvocato Paola Duval di stilare le norme che mettano al riparo da possibili conseguenze di natura civile. Basta un po' di accortezza per una convivenza serena anche se la legge stabilisce il diritto di ospitare animali domestici a prescindere dai regolamenti condominiali
 
Roma, 15 maggio 2014 - Da diversi anni AIDAA, Associazione italiana animali ambiente, si occupa della convivenza in condominio delle famiglie con animali domestici con quelle che non ne hanno. In Italia sono oltre 12 milioni le famiglie che possiedono animali domestici. Per questo motivo è stata incaricato l'avvocato Paola Duval, del tribunale degli animali di Roma, di stilare un decalogo aggiornato delle normative e dei comportamenti per chi detiene un animale in condominio.
La L.220/2012 di riforma del condominio ha novellato l’art. 1138 cc. disponendo che le norme del regolamento non possono vietare di possedere o detenere animali domestici affermando la piena libertà di possedere o detenere per conto di altri, animali quali i gatti, i cani, i criceti, i conigli, ecc. Ciò posto, detta libertà incontra il limite del rispetto dei diritti degli altri condomini alla quiete ed alla salute, nonché dei doveri di controllo e custodia nelle parti comuni. Qui di seguito il decalogo delle regole che il ‘buon proprietario’ è tenuto comunque ad osservare nel pieno esercizio del suo riconosciuto diritto di vivere con un animale domestico, in particolare il cane.
1. Portare sempre il cane al guinzaglio corto (mt. 1,50) e con la museruola al seguito quando si attraversano o si sosta negli spazi comuni e nel giardino condominiale.
2. Il cane deve essere tenuto al guinzaglio corto e con museruola al seguito quando si usa l'ascensore condominiale, ricordarsi di portare sempre con sè un deodorante per togliere gli odori di Fido e del materiale per l'eventuale pulizia degli ascensori qualora Fido perda pelo.
3. Mai lasciare libero il cane per le scale condominiali o negli spazi condominiali chiusi e nei giardini condominiali (tranne diverse disposizioni del regolamento).
4. Raccogliere sempre e con gli appositi sacchettini le deiezioni dei propri cani e pulire con appositi prodotti non nocivi né per cani né per i bambini qualora il cane faccia pipì in spazi condominiali o nel giardino comune.
5. Se si possiede un giardino di proprietà utilizzato dal cane, deve essere sempre tenuto pulito dalle deiezioni in modo da evitare sgradevoli odori ai vicini. Il giardino, il box o lo spazio privato dove vive il cane deve essere pulito almeno una volta al giorno.
6. Mai lasciare in giro negli spazi comuni ciotole contenenti cibo o acqua per il proprio cane, se lo stesso mangia in spazi comuni o nel giardino privato o comunque all'aperto, occorre lasciare la zona utilizzata così come era precedentemente, raccogliendo i rifiuti e spostando le ciotole.
7. Se il cane abbaia in casa negli orari del riposo provvedere ad insonorizzare la zona dove vive il cane e predisporre gli spazi a lui riservati nella zona più lontana possibile rispetto alle case ed alle finestre dei vicini.
8. Mai lasciare il cane libero in ascensore, potrebbe disturbare o importunare gli altri condomini
9. Portare il cane a passeggio almeno due volte al giorno, lasciandolo correre per almeno mezz'ora in una apposita area cani, questo lo aiuterà a stancarsi e distrarsi.
10. Evitare di lasciare solo in appartamento il proprio cane per più di sei-sette ore al giorno, il cane si sentirebbe trascurato e ovviamente si lamenterebbe. Mai lasciare il cane solo chiuso fuori casa sul balcone anche se per poche ore, occorre sempre lasciare aperta una porta in modo che l'animale possa andare e venire dall’appartamento.
In caso di violazione delle suddette regole il proprietario detentore potrà incorrere in sanzioni di natura civile, per violazione del divieto di immissioni o penale per maltrattamento <Si tratta di un aggiornamento del nostro prontuario - spiega Lorenzo Croce presidente di AIDAA - messo a punto dalla nostra presidente del tribunale degli animali di Roma avvocata Paola Duval, che in maniera semplice spiega le norme di comportamento alle quali attenersi per una convivenza civile in condominio anche con le famiglie che non hanno animali>.
 
GREEN STYLE
14 MAGGIO 2014
 
Lavare un cane cucciolo: cosa sapere
 
Lavare un cane è una pratica utile e importante, in particolare per la salute dell’animale stesso e del luogo che condivide con noi. Come già visto, pulire il proprio quadrupede in casa, immergendolo in un bagno igienizzante, necessita di attenzione e calma. In particolare se Fido è un animale timoroso, timido, magari traumatizzato da precedenti esperienze. Oppure se non ama il tuffo in vasca, per indole e carattere personale, quindi preferisce rotolarsi nel fango e nella polvere.
Se poi il soggetto in questione è ancora cucciolo, è fondamentale rispettare la tempistica esatta, dal momento dell’adozione fino alla vaccinazione. Sono step fondamentali per il suo benessere, che è necessario non trascurare così da affrontare il primo lavaggio in completa salute. La pratica del bagno dopo l’ingresso in casa è una questione importante, non è atipico per i veterinari ricevere domande in merito. Ma, come anticipato, prima di immergere il cucciolo di cane in acqua è indispensabile attendere qualche tempo. In particolare per consentire al nuovo amico di ambientarsi, conoscere il nuovo spazio e familiarizzare con le novità.
Lavare un cucciolo, consigli e regole
Il passaggio dal calore materno alla nuova casa deve risultare meno traumatizzante possibile, il piccolo amico necessiterà di tempo utile per memorizzare i nuovi odori. Per familiarizzare con tutti i componenti del nuovo branco, dovrà sentirsi accolto, protetto e amato, così da non soffrire la lontananza dalla madre. Il bagno è l’ultimo passaggio da affrontare, per mantenerlo pulito è possibile utilizzare salviette igienizzantiadatte per la sua cute. Oppure bagnare un panno pulito con acqua tiepida e aceto di mele, giusto per rinfrescare il pelo e mantenerlo pulito il più possibile, quindi spazzolarlo con cura e calma ricompensandolo con premi, carezze e giochini.
Il momento della toilette dovrà risultare positivo, giocoso, sereno e l’animale dovrà comprendere che il bagnetto è un passaggio divertente e ludico. Importante rispettare le tempistiche dei vaccini e dei richiami, per non vanificare il loro effetto. Dopo un mese di conoscenza con la pratica verrà inserito il catino di plastica o la vasca, da riempire con poca acqua tiepida e tanti giochi. Il cane verrà immerso lentamente nell’acqua bassa quindi inumidite con calma le zampe, poi il corpo, sempre accompagnando il gesto con parole dolci e grattini. Un collarino sottile potrà aiutare a trattenere Fido con gentilezza all’interno della vaschetta. Massaggiate il corpo dell’animale con cura distribuendo lo shampoo già diluito, evitando testa, occhi e orecchie. Risciacquate con acqua tiepida che verserete con la mano o con un bicchiere.
Attrezzatura per il lavaggio
Per lavare correttamente il cucciolo procuratevi un catino capiente di plastica oppure, se tranquillo, la vasca o la doccia. Una serie di asciugamani da distribuire per terra nel caso l’acqua fuoriesca dal contenitore, quindi alcuni puliti da utilizzare per riscaldare e asciugare l’animale. Uno shampoo naturale che rispetti la cute e il PH del cane, una spazzola morbida oppure un pettine, un cardatore e un asciugacapelli. Dopo il bagno si può eliminare il sottopelo morto con la spazzola o con il cardatore, muovendolo con molta delicatezza. Si può asciugare il cane con l’asciugacapelli permettendogli di familiarizzare prima con il rumore, senza orientare il getto caldo direttamente sulla cute. Evitate di lasciare il cane fuori al caldo durante le giornate estive, potrebbe ammalarsi a causa delle correnti d’aria o stare male per un colpo di calore. La pazienza è la regola principale da memorizzare e mettere in atto, rispettando i tempi e le emozioni del cucciolo.
 
GEA PRESS
14 MAGGIO 2014
 
Scimmie da vivisezionare – Da rivedere le esportazioni di Laos, Cambogia e Vietnam
La BUAV: merito delle nostre indagini. I paesi importatori in Europa ed USA

 
La riunione del “Comitato Animali” della Convenzione di Washington, riunitosi in Messico, ha deciso di saperne di più sul commercio di Macachi dalla coda lunga (Macaca fascicularis) provenienti dal Laos, Cambogia, e Vietnam.
L’istanza era stata motivata dalla BUAV, la più antica associazione antivivisezionista inglese, a seguito delle investigazioni effettuate sulla provenienza di questi animali: dichiarati come nati in cattività ma che potrebbero invece essere prelevati in natura. Sempre in merito alle stesse popolazioni, la BUAV ha inoltre sostenuto la mancanza di dati sulla loro reale consistenza  (vedi articolo GeaPress ). Al centro delle investigazioni animaliste, e da qui la richiesta agli Uffici della Convenzione di Washington, è  l’uso che di questi animali viene fatto, ovvero quello della sperimentazione animale. Anche per l’Italia, cosi come confermato dalla nuova legge del 4 marzo scorso, non esiste divieto alla loro utilizzazione.
Le popolazioni selvatiche dei tre paesi asiatici, grazie alla decisione degli Uffici Cites, entreranno all’interno del cosiddetto  Review of Significant Trade. In altri termini si dovranno ora verificare i prelievi ed eventuali danneggiamenti per le popolazioni selvatiche. In questo caso potrebbe essere rivisti gli attuali permessi che, a detta degli animalisti, potrebbero essere viziati da certificazioni di nasciata in cattività non veritiere.
Secondo la BUAV c’è stata infatti una rapida espansione del commercio internazionale di Macachi dalla coda lunga fin dal 2004. La scimmia in questione  viene esportata per i laboratori di ricerca sparsi in tutto il mondo ed in particolare negli Stati Uniti ed Europa .
Gli uffici CITES dovranno ora disporre una serie di raccomandazioni alle quali dovranno attenersi i tre paesi. Questo al fine di appurare l’impatto che il commercio internazionale sta avendo nelle popolazioni selvatiche ed eventualmente rivedere la sostenibilità di questi commerci in funzione delle regole della Convenzione di Washington.
Tra le raccomandazioni più significative, le stesse basi scientifiche con le quali, fino ad ora, si è ritenuto che le esportazioni non incidono sulle popolazione selvatiche dei Macachi coda lunga. Altra raccomandazione riguarderà i criteri con i quali si è supposta la distinzione tra gli animali di cattura e quelli dichiarati come nati in cattività.
Nella vicenda appare però una nota polemica. Le popolazioni selvatiche di Macachi dell’Indonesia non sono invece state ritenute significative di potenziale revisione. In altri termini, potranno continuare ad essere esportate così come avviene ora.
 
NEL CUORE.ORG
14 MAGGIO 2014
 
MARIO NEGRI SUD, LA PROCURA APRE UN'INDAGINE SUI TOPI SOPPRESSI
Sul caso aveva richiamato l'attenzione la Lav
 
Sulla soppressione di centinaia di topi da laboratorio all'Istituto Mario Negri Sud la Procura di Lanciano (Chieti) ha aperto un'indagine. Lo riferisce il quotidiano "Il centro" (vedi anche: http://www.nelcuore.org/blog-associazioni/item/chieti-centinaia-di-topi-soppressi-nei-laboratori-del-mario-negri-sud.html).
Lunedì scorso, mentre dipendenti e ricercatori erano in sciopero per denunciare la crisi finanziaria, nella sede di Santa Maria Imbaro (Chieti) si sono presentati, su mandato della Procura, gli agenti della Forestale, per un accurato sopralluogo dello stabulario ed una verifica della documentazione. Sembra che la soppressione di centinaia di topolini, sulla quale aveva richiamato l'attenzione la Lav, sia dovuta a difficoltà di gestione dello stabulario e ad una riduzione dell'attività per la chiusura di alcune linee di ricerca. Le indagini proseguono.
"La LAV - dice una nota dell'associazione - si oppose con forza all'istituzione del Mario Negri Sud ai tempi della sua apertura, criticando anche la pioggia di contributi pubblici stanziati per realizzarla. E ora il Consiglio Regionale dell'Abruzzo, in via di scioglimento, ha annunciato lo stanziamento di altri 400mila euro per far sopravvivere la struttura che, invece, dovrebbe riconvertirsi in attività di ricerca senza animali unicamente con i metodi di ricerca sostitutiva. Confidiamo che le Istituzioni coinvolte, a cominciare dalla Procura, facciano di tutto per far luce sulla vicenda e salvare la vita ai topi ancora vivi da possibili soppressioni".
 
IL CENTRO
14 MAGGIO 2014
 
Cavie soppresse in laboratorio: indagini della Forestale
 
SANTA MARIA IMBARO (CH) - La Procura di Lanciano ha aperto un fascicolo sulla soppressione, nelle scorse settimane, di centinaia di cavie da laboratorio da parte dell'istituto Mario Negri Sud. L’inchiesta fa seguito ad un esposto della Lav (Lega anti vivisezione) che ha denunciato il centro di ricerca, attraverso il presidente nazionale Gianluca Felicetti, per maltrattamenti su animali. Lunedì scorso, mentre numerosi dipendenti e ricercatori erano in sciopero per denunciare la gravissima crisi finanziaria in corso, sono arrivati gli agenti della Forestale su mandato del procuratore capo Francesco Menditto. Gli investigatori sono stati accompagnati nello stabulario, dove ancora risiedono centinaia di topolini utilizzati ai fini della ricerca scientifica e dove è stato effettuato un accurato sopralluogo e verifica della documentazione. Da una prima ispezione sembrerebbe che non sia stato trovato nulla di anomalo o di illecito, ma potrebbe essere chiesto un supplemento di indagine nei prossimi giorni. Ad accompagnare gli agenti nello stabulario sono stati gli stessi responsabili del Negri Sud assieme ad un veterinario. La soppressione di centinaia di topolini aveva fatto scalpore, con una eco addirittura nazionale, nelle scorse settimane. Il contenimento del numero delle cavie era stato dovuto, oltre che alle difficoltà di gestione dello stabulario, anche al distacco del responsabile del laboratorio del Metabolismo lipidico e tumorale, Antonio Moschetta, che ha lasciato l’istituto da mesi. Lo stabulario, dove si contavano centinaia di cavie utilizzate per la ricerca sul cancro, è rimasto quindi privo di alcuni tipi di attività. La procedura di soppressione dei roditori è iniziata di concerto con l’amministrazione dell’Istituto.
 
IL CENTRO
16 MAGGIO 2014
 
Cavie uccise, il Negri attacca la Lav
 
SANTA MARIA IMBARO (CH) - Uomini e cavie, destini incrociati. Si intitola così la nota della Fondazione Negri Sud in merito all'inchiesta aperta dalla Procura di Lanciano a seguito di un esposto della Lav (lega antivivisezione) per maltrattamenti e soppressione di animali. L'associazione aveva denunciato il centro di ricerca farmacologica a seguito della soppressione, nelle scorse settimane, di centinaia di topolini da laboratorio utilizzati a fini di ricerca scientifica per malattie come tumore, infarti, e altre patologie genetiche. L'abbattimento delle cavie, via gas, si era reso necessario a causa della crisi economica del Negri Sud e del trasferimento di alcuni laboratori di ricerca. Immediate e furibonde le reazioni delle associazioni animaliste, tra cui la Lav. Ma il Negri Sud tiene a ribadire di aver "sempre agito secondo la legge" e chiede di concentrarsi anche sui destini dei lavoratori e ricercatori del centro che, quasi al pari delle cavie, rischiano il proprio lavoro e quindi la propria vita e quella delle famiglie. «Lunedì scorso», precisa la Fondazione in una nota in merito all'ispezione ordinata dalla Procura, «è stata effettuata una verifica ispettiva nel nostro stabulario ad opera del Servizio Veterinario della Asl Lanciano-Vasto-Chieti e del Corpo Forestale dello Stato, che non ha rilevato particolari anomalie nella gestione della struttura ed ha riscontrato la presenza di alcune decine di cavie». «A proposito di questi animali, già nello scorso aprile ci eravamo rivolti proprio al presidente della Lav Felicetti», dichiara Tommaso Pagliani, direttore amministrativo della Fondazione, «inoltrandogli due successive richieste di affido di 45 roditori in esubero ancora ospiti del nostro stabulario. Richieste, le nostre, di affido e dunque di collaborazione per salvare gli animali, dal momento che non disponiamo più di risorse economiche necessarie per continuare a nutrirli e ad assisterli. Fino a questo momento le nostre richieste non hanno ricevuto risposta dal presidente Felicetti né da alcun rappresentante Lav. È senz'altro più facile e di maggiore effetto formulare un esposto-denuncia nei nostri riguardi piuttosto che mantenere fede alle disponibilità di accoglimento degli animali in esubero».
 
ADN KRONOS
14 MAGGIO 2014
 
Oltre 9 mln di animali sottoposti a test per sicurezza sostanze chimiche
 
Nel 2013 oltre 9 milioni di animali da laboratorio nel mondo sono stati sottoposti a test per la sicurezza delle sostanze chimiche. Sono questi i dati del nuovo report elaborato dal Lush Prize, il premio internazionale per la ricerca nel campo dei test alternativi.
Il report, presentato durante la Giornata Mondiale degli Animali da Laboratorio, ha registrato un aumento del 2% nell'uso di cavie da laboratorio rispetto ai dati precedenti, a dispetto delle recenti regolamentazioni, che hanno bandito i test per la sicurezza cosmetica nelle maggiori economie del mondo, incluse Europa ed India. "Scienziati, opinione pubblica, aziende e legislatori concordano sempre più sul fatto che i test chimici sugli animali appartengano a una tecnologia del passato" afferma Rob Harrison, uno dei direttori del Lush Prize.
Per Harrison, però, "l'aumento delle iniziative che promuovono test più efficaci basati sulle cellule umane sembra non tradursi ancora in una riduzione del numero degli animali usati per i test". Il report è stato presentato in occasione dell'apertura delle candidature per l'edizione 2014 del Lush Prize, che ogni anno assegna 250mila sterline alle migliori iniziative nel mondo che promuovono lo sviluppo e l'uso dei test alternativi.
 
GAY.IT
14 MAGGIO 2014
 
Uccidono il gatto del vicino gay per costringerlo a cambiare casa
Avrebbe minacciato la "normale crescita" dei bambini perché gay. Minacciato e insultato.
 
Una violenza omofoba cieca, quella che ha colpito Andrew Davies, attivista per i diritti lgbt in Galles e presidente del Unity Group Wales, che si è visto uccidere il gatto da parte di alcuni vicini di casa che volevano a tutti i costi convincerlo ad andare a stare altrove.
Un anno e mezzo di vessazioni e pressioni di ogni genere, fino a quel gesto così crudele che è costato la vita alla povera bestiola.
Secondo i suoi vicini, Andrew Davies era una minaccia per la "normale crescita dei bambini" del quartiere di Swansea, dove vive. E per convincerlo ad allontanarsi le hanno provate tutte, dalle lettere minatorie nella cassetta della posta, ai biglietti fatti scivolare sotto la porta di casa, fino alle torture e all'uccisione del gattino.
Non contenti, stando a quanto riporta l'emittente britannica BBC, i vicini hanno anche inviato al povero Davies un messaggio di condoglianze per la dipartita dell'animale che, in realtà, conteneva altre minacce.
Secondo il ministro Jeff Cuthbert, nel biennio 2012-2013 in Galles si sono registrati 1810 crimini d'odio che sono solo "la punta dell'iceberg. Il ministro, responsabile del dicastero per la comunità e la lotta alla povertà, è necessario promuovere un cambiamento culturale che punti ad una maggiore inclusione e tolleranza.
 
LA ZAMPA.IT
14 MAGGIO 2014
 
Chihuahua terrorizzato, salvato sull’autostrada
 
Un’immagine che parla da sola: un chihuahua terrorizzato che si fa piccolissimo, ancora più piccolo di quanto già sia, per la paura delle auto che corrono veloci sulla superstrada americana. Dopo una corsa fra i mezzi, il cagnolino si è ancorato al sul muretto separatore. Grazie alle tante segnalazioni fatte dagli automobilisti, sul posto è giunta una pattuglia della California Highway Patrol che ha recuperato il piccolo cane grazie a dolcino. Alla fine il cane è risultato privo di microchip e privo di dati di proprietà, ma di sicuro non avrà problemi a essere adottato.
FOTO
 
GEA PRESS
14 MAGGIO 2014
 
Cina – Quattro tonnellate di pangolini morti sequestrate nella provincia di Guangdong
 
Centinaia di pangolini morti, sono stati sequestratti dalla polizia di frontiera nella provincia cinese di Guangdong.
La polizia ha trovato 956 carcasse di pangolino pari ad peso complessivo di quasi quattro tonnellate. I resti dei poveri animali erano nascosti in 189 contenitori termici trasportati all’interno di  un furgone. La polizia è intervenuta a seguito di dettagliata segnalazione e l’operazione ha portato alla denuncia del trasportatore.
La destinazione del carico era quasi sicuramente destinata al mercato della carne, considerata una prelibatezza dalla cucina tradizionale. Le scaglie, invece, vengono utilizzate nella medicina orientale.
Il sequestro conferma ancora una volta come il mercato illegale di pangolini continui ad essere  fiorente. Più importazioni sono infatti state documentate non solo come provenienti dalla penisola indocinese, ma anche dall’Africa. Recentemente le autorità del governo centrale hanno annunciato nuovi interventi legislativi volti a rafforzare le pene.
Gli animali di questo ultimo sequestro provenivano dal Vietnam.
 
GEA PRESS
19 MAGGIO 2014
 
Tailandia – Sequestro di Pangolini. Provenivano dalla Malesia ed erano diretti in Cina
 
Continua irrefrenabile il commercio di Pangolini prelevati nel sud est asiatico e diretti in Cina. Dopo il sequestro di quattro tonnellate di pangolini surgelati intercettati dai doganieri cinesi nella provincia di Guangdong (vedi articolo GeaPress), un nuovo carico di questi animali è stato individuato nel distretto di Pathum Thani, in Tailandia. Due persone sarebbero state arrestate.
Stante quanto riferito dalle autorità di polizia tailandesi, gli animali provenivano molto probabilmente dalla Malesia ed erano diretti in Cina.
Il commercio di Pangolini sta assumento negli ultimi anni proporzioni sempre più preoccupanti. Gli animali, infatti, servono sia per la loro carne che per l’uso delle scaglie molto richiesto dalla medicina tradizionale.
Ad essere importate non sono solo le specie asiatiche, ma anche quelle africane.
 
GREEN STYLE
14 MAGGIO 2014
 
Uomo colpisce cane con una freccia

 
Si ricorderà di certo la storia, pubblicata qualche mese fa, di quel povero gatto statunitense colpito da una freccia che ne ha trapassato il corpo da lato a lato, sopravvissuto miracolosamente grazie a un intervento chirurgico. La vicenda oggi si ripete, ma dall’altra parte del globo e con protagonista un cane. Un uomo malese, armato di arco e frecce, ha ferito deliberatamente un innocuo esemplare anziano. Il tutto è successo a Petaling Jaya, una città satellite nei pressi di Kuala Lumpur, qualche giorno fa. Un uomo, ritrovatosi nel giardino di casa il cane di un vicino, non ha avuto remore dal prendere l’arco per infilzare l’animale con un paio di frecce. Una violenza inammissibile, soprattutto perché avvenuta nel giro di pochissimi minuti: accortosi di come l’animale avesse abbandonato la propria cuccia, il legittimo proprietario ha raggiunto immediatamente il vicino per recuperare il cane. Qui la scioccante scoperta, come racconta alla stampa locale: Nel tempo che ho raggiunto il cane, il mio vicino aveva già scoccato due frecce. Ho visto l’uomo reggere arco e frecce, per avvicinarsi al cane e colpirlo di nuovo. Il colpevole è stato raggiunto dalla polizia: gli agenti stanno investigando sul caso, ma nessuna indiscrezione è trapelata sulle possibili, e al momento inspiegabili, motivazioni. Il maltrattamento che ha avuto una certa rilevanza mediatica sulle fonti informative locali, ha sollevato l’indignazione dell’opinione pubblica e delle associazioni animaliste. Così spiega l’attivista Melinda Joy Gomez: Sembra si sia trattato di un cane perduto, che ha avuto problemi a raggiungere la via di casa e quindi si è avvicinato all’abitazione dell’aggressore dopo aver sentito delle voci in quella direzione. Il cane non è fuggito perché non vedente: l’uomo ha colpito con le sue frecce un cane anziano, cieco e molto malato. [...] Avrebbe potuto chiedere l’aiuto dei vicini o spruzzare dell’acqua sul povero animale, anziché colpirlo con delle frecce. Così come confermano le fonti locali, l’esemplare in questione – una femmina – non è né aggressivo né pericoloso, di conseguenza l’estrema reazione del colpevole risulta ancora più incomprensibile.
 
LA ZAMPA.IT
14 MAGGIO 2013
 
Il branco salva piccolo di elefante dal fiume
 
In un’arida zona del Kenya, le acque di un fiume sono un sollievo, ma possono essere anche un pericolo. In questo video un branco di elefanti, dopo essersi dissetato, avanza lentamente per attraversare le acque fangose. Fra di loro un esemplare è molto giovane e non riesce a opporsi alla forza del fiume. Ma la mamma è vigile e con uno scatto veloce riesce a bloccare il figlio per poi spingerlo verso il resto del branco rimasto in attesa di dare un eventuale aiuto.
VIDEO
 
LA ZAMPA.IT
14 MAGGIO 2014
 
Regno Unito: pugno duro contro i padroni di cani pericolosi
La pena per i proprietari dei quattrozampe responsabili  di attacchi mortali passa da due a 14 anni di prigione
 
Nessuno sconto nei confronti dei padroni di cani pericolosi nel Regno Unito: il governo di Londra impone il pugno duro e inasprisce le condanne per i proprietari di cani ritenuti responsabili per attacchi mortali effettuati dai loro animali. 
In Inghilterra e Galles viene così modificato il Dangerous Dogs Act con le condanne massime che passano da un massimo di due anni di prigione previsti fino ad ora ad un massimo di 14.  
Aumento di pena -da due a cinque anni- anche nel caso in cui l’aggressione provochi lesioni, mentre al testo viene aggiunta una parte dedicata alla protezione dei cani guida, che se attaccati vedranno il proprietario rischiare fino a tre anni in carcere. Pene previste anche nel caso in cui l’attacco avvenga nella casa del padrone del cane aggressore, a meno che la vittima non sia un intruso. 
L’inasprimento è sopraggiunto anche in risposta alla morte di due bambine, avvenuta nei primi mesi dell’anno, a seguito di due distinte aggressioni canine. 
 
GREEN STYLE
14 MAGGIO 2014
 
Cani che assomigliano a panda: è mania in Cina

 
È nata una nuova moda e come sempre proviene dalla Cina: un nuovo genere di cane morbido e soffice, ribattezzato Panda Dog. Il simpatico animaletto ricorda, per colore e fattezze, l’omonimo animale simbolo del WWF. In realtà il quadrupede è un comunissimo Chow Chow, figlio di una sapiente selezione estetica. A lanciare la nuova tendenza è stato Hsin Chen, proprietario di un negozio di animali con sede a Chengdu, nella provincia di Sichuan sud-ovest del Paese. La richiesta di questo genere di cane è cresciuta rapidamente in una nazione dove, ancora oggi, il quadrupede è parte integrante dell’alimentazione di base. Ma come tutte le mode, con relativi cambi di atteggiamento e cultura, il cane è stato elevato a un nuovo livello. Una nuova consapevolezza e rispetto, mista alla voglia sempre costante di crere novità e sperimentare.
Per questo Hsin Chen si è dato alla colorazione e alla toelettatura mirata, trasformando il cane in un simpatico Panda. Il risultato ottenuto, tingendo ad arte il pelo e tagliandolo per ottenere un volume preciso, garantisce un effetto strabiliante e molto accattivante. Il tutto rimarrà invariato per circa sei settimane, dopodiché risulteranno necessarie alcune modifiche e qualche ritocco. L’uomo assicura che nessuna sostanza chimica verrà impiegata per la realizzazione della colorazione, tutto verrà effettuato nel pieno rispetto dell’animale. La gente non si preoccupa di pagare un extra, amano l’idea di camminare per la strada catturando l’attenzione della gente. Così da esclamare: si è un Panda Dog! I cinesi non sono nuovi a questo genere di stravaganze e manie, spesso la loro attenzione è catturata da ciò che è inusuale e particolare. Ad esempio a Hong Kong è in voga da tempo la passeggiata con i cani multicolor, frequentemente esemplari viziati trasportati in passeggini di lusso e agghindati con collari e pettorine lussuose. Una vera discrepanza tra la tradizione che perpetua l’usanza di cucinare i quadrupedi come cibo elitario, contro quella di sfoggiare i cani come status symbol.
 
GEA PRESS
15 MAGGIO 2014
 
Biella – Capriolo porzionato e cervo surgelato al ristorante
Per il Corpo Forestale dello Stato si potrebbe trattare di abbattimenti illeciti
 
Mezzo capriolo già porzionato e carne di cervo surgelata nel ristorante; presso l’abitazione, invece, diverse armi e munizioni. E’ questo quanto ritrovato dal NIPAF di Biella del Corpo Forestale dello Stato all’interno delle cucine di un ristorante della provincia. I Forestali sono arrivati sul posto la sera del due maggio scorso a seguito di intensa attività investigativa. Agli atti degli inquirenti il lecito possesso di questa carne che, secondo gli sviluppi investigativi, dovrebbe essere stata detenuta in maniera non regolare e frutto, probabilmente, di abbattimenti non autorizzati. Il proprietario, riferisce il Corpo Forestale dello Stato, non sarebbe stato in grado di fornire la documentazione che attestasse la lecita provenienza delle carni.
In tutto alla fine dell’attività, sono state sottoposte a sequestro 10 armi da sparo di vario calibro, regolarmente denunciate, ma a quanto pare detenute in maniera non sicura, in violazione a quanto prescritto dalla legge.
Ad essere sequestrate anche 117 munizioni (molte delle quali detenute illecitamente) ed un pugnale, detenuto illegalmente. Per la carne ritrovata è stato contestato il reato di furto ai danni dello Stato. La fauna selvatica, infatti, è patrimonio indisponibile dello Stato e può essere lecitamente acquisita solo con abbattimenti effettuati in periodo consentito e con le modalità previste dalla legge.
La Forestale rileva come elementi investigativi potrebbero far presupporre l’illecito abbattimento dell’animale e, di conseguenza, l’illecita detenzione ad uso commerciale. A breve, verrà eseguita un’autopsia presso l’Istituto di veterinaria dell’Università di Torino per definire, in maniera certa, le cause della morte dell’animale.
Il ristorante è stato altresì segnalato alla locale Autorità sanitaria per verificare la piena ottemperanza delle norme in materia di igiene e sanità all’interno del locale. Questo nel caso, per la selvaggina ritrovata, sia mancata ogni preventiva necessaria valutazione di idoneità dal punto di vista veterinario ed ogni indicazione che consenta la tracciabilità delle carni, come prescritto dalla legge.
Tutta la carne e le armi ritrovate, sono state poste sotto sequestro. Dei reati è stata notiziata la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Biella. Per tutti i fatti, è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria il proprietario del ristorante, un cittadino italiano residente in provincia di Biella.
 
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