maggio 2015
 

VERONA SERA
1 MAGGIO 2015
 
Bocconi killer lungo l'Adige. Venerdì scorso l'ultimo episodio, torna l'incubo ad Albaredo (VR)
Un segno d'inciviltà che colpisce tanto gli animali selvatici, quanto quelli domestici. L'ultima vittima si chiamava Jack. Il Comune ha provato ad arginare la piaga, ma con la caduta della giunta il progetto si è spento
 
Un incubo senza fine per gli abitanti di Albaredo. I bocconi avvelenati tornato a colpire e venerdì scorso un altro cane ha perso la vita. Jack, un cucciolotto di 18 mesi, era fuori con i suoi padroni, per una passeggiata lungo l’Adige, quando trova fra l’erba qualcosa da mangiare. Al rientro a casa, Stefano Tadiello, questo il nome del padrone, nota subito che qualcosa di strano nel comportamento dell’animale: “Jack indietreggiava, sembrava come in preda alle allucinazioni. Poi ha iniziato a sbavare copiosamente, è caduto a terra, tremante per gli spasmi, ha lanciato due forti lamenti ed è morto in brevissimo tempo. Una scena straziante” spiega in lacrime Tadiello. Il cane è stato poi trasportato dal veterinario che, dopo una visita approfondita, ha giudicato la morte avvenuta per avvelenamento. Il figlio del proprietario ha pianto per due giorni, tanto che la famiglia ha già deciso di adottare un nuovo cucciolo.
Ma questo è solo l’ultimo di altri episodi simili verificatisi in queste zone. A Pasquetta, un padrone è riuscito a salvare in extremis la sua bestiola facendola vomitare con il sale. Ad inizio anno sono stati denunciati alla Polizia locale altri due decessi di cani rimasti intossicati. In passato è stata vagliata l’ipotesi dei cani molecolari, animali appositamente addestrati per individuare i bocconi killer, ma poi si è fermato tutto, anche a causa della caduta della Giunta Conti. “Noi siamo pronti a riprendere, qualora l'amministrazione lo volesse”, annuncia il preparatore di cani da ricerca Roberto Zampieri.
 
LA STAMPA
1 MAGGIO 2015
 
Ladri in un alloggio rubano anche il cane
Il fatto a Vado Ligure: sparito un cucciolo di chihuahua
 
Silvia Campese
 
SAVONA Con l’oro e i gioielli, questa volta, i ladri si sono portati via anche un pezzo di cuore della famiglia di Francesca: il cucciolo di chihuahua tutto nero, Blade. Ieri, a Vado, si è consumato l’ennesimo furto in appartamento, di pomeriggio. Francesca Nonnis, residente in via Caduti per la Libertà, era uscita con i suoi figli per raggiungere il marito. «Esco di rado – racconta- perché il mio ultimo bambino è ancora piccolo e, spesso, diventa complicato spostarsi con lui. Dovevo, però, fare una commissione e sono andata via chiudendo, come sempre, la porta blindata». Al ritorno, la drammatica scoperta. Le tracce dell’incursione dei ladri che, oltre ai gioielli, hanno portato via il piccolo Blade, un cucciolo che Francesca aveva comprato, un mese fa, per la figlia dodicenne. Acquistato in un allevamento, per una cifra di poco inferiore ai mille euro. «Lo choc è stato forte- racconta -. Non riesco a capire la crudeltà di queste persone, che non si sono accontentate dell’oro, ma ci hanno strappato il piccolo Blade».
 
QUOTIDIANO.NET
4 MAGGIO 2015
 
Ritrovato a Nizza il chihuahua rubato a Vado Ligure (SV)
I ladri avevano svaligiato l'appartamento e portato via anche Blade gettando nella disperazione una famiglia. Ma il microchip ha permesso il ritrovamento
 
Savona -  «Blade», il cucciolo di chihuahua rubato il 29 aprile scorso nell'abitazione di Francesca Nonnis a Vado Ligure è stato ritrovato in una clinica veterinaria di Nizza, in Costa Azzurra. Lo aveva portato una coppia con l'intenzione di vaccinarlo. Il personale della clinica si è insospettito ed ha scoperto che quella bestiola di appena tre mesi era stata rubata nel Savonese. La telefonata che Laura, la figlia di Francesca attendeva con ansia, è arrivata oggi alle 17. «Il vostro cane è al sicuro da noi».«Laura - racconta la nonna Teresa - non stava più nella pelle. Era felice per la notizia e domani mio genero andrà a Nizza a riprendere il suo Blade». Ora resta da capire se sia stata la coppia che ha rubato il cane o se, con ogni probabilità, lo abbia acquistato da persone in qualche modo collegate ai ladri senza cuore che lo scorso 29 aprile, insieme ai gioielli e ai soldi, si erano allontanati anche con il cucciolo di chihuahua di appena tre mesi. La mamma di Laura che risiede in via Caduti della Libertà era uscita di casa per raggiungere il marito con gli altri figli ed aveva lasciato il cagnolino da solo. «Dovevo fare una commissione e sono andata via chiudendo, come sempre, la porta blindata. Quando sono tornata abbiamo trovato la casa svaligiata e Blade accudito da mia figlia dodicenne non c'era più».
 
GEA PRESS
1 MAGGIO 2015
 
Sicilia – I bracconieri nei nidi delle Aquile (VIDEO)
 
Nuovi probabili furti di uova e pulcini, dai nidi siciliani di Aquila di Bonelli. Il Gruppo Tutela Rapaci, il nucleo di volontari antibracconaggio che sta monitorando alcuni siti siciliani, parla di “ragionevole certezza” ma ormai da alcune settimane, protezionisti e  probabili bracconieri si sfiorano nei sentieri che conducono ai nidi.Automobili che arrivano fin sotto le pareti di roccia ove nidifica la rara Aquila e persone con il binocolo che guardano proprio in direzione dei nidi. Avvertita la presenza dei volontari, salgono in macchina e fuggono. Poi, un paio di settimane addietro, la nidificazione che sembrava stare andando a buon fine. E’ durata poco: nido vuoto e cova terminata, per sempre.Altri nidi di Aquila, invece, resistono ancora sotto l’occhio vigile dei volontari. Per cercare di incastrare i cacciatori di frodo, i volontari, già alcune settimane addietro, hanno posizionato le telecamere nascoste, lungo i pendii di roccia (vedi VIDEO). Lunghe camminate in montagna, quasi al limite delle pareti rocciose, e poi la telecamera fissata alla raccia. Il bracconiere non lo sa, ma la sua presenza potrebbe rimanere immortalata ed il filmato consegnato alle Forze dell’Ordine. Un sistema che già da altre parti, ha funzionato.Come è noto i pulcini di Aquila del Bonelli hanno un notevole valore nel mercato illegale della falconeria. Più indagini del Corpo forestale dello Stato hanno messo in evidenza un fitto intreccio di interessi che, dalla bassa manovalanza siciliana, porta fino a strutture specializzate centro europee. Qui le Aquile ricevono i certificati Cites falsi ed in qualche maniera vengono immesse nel mercato legale. In alcuni casi tornano in Sicilia, ormai prigioniere, presso falconieri locali. Il mercato finale, però, potrebbe essere quello dei falconieri arabi. Per un’Aquila, aveva riferito il Corpo Forestale dello Stato, sono disposti a pagare anche alcune decine di migliaia di euro.In almeno due diversi interventi, i Forestali dello Stato sono riusciti a rintracciare i presunti responsabili. Si trovavano in Sicilia ed in Piemonte. Purtroppo nessuna, tra le autorità siciliane preposte, si adopera per la protezione della rarissima Aquila, questo nonostante alcuni nidi risultano in aree demaniali. La Procura della Repubblica di Caltanissetta, che per prima, negli anni scorsi, ha aperto una inchiesta, si è così ritrovata ad operare con i Forestali dello Stato. Nel campo, però, la protezione dei rapaci, è lasciata solo al sacrificio dei volontari.Aquile predate e non solo, visto che dai nidi siciliani vengono rubati anche Falchi pellegrini e soprattutto Lanari. Un falco, quest’ultimo, ancora più raro del primo e che trova, proprio in Sicilia, la sua roccaforte. Specie protette dalla legge ma con reati che dovrebbero tutelarli contraddistinti da pene troppo basse.Intanto, almeno fino all’involo, i volontari coordinati dal Gruppo Tutela Rapaci, continueranno a presidiare i siti delle Aquile del Bonelli. Nelle montagne siciliane, ancora per alcuni giorni, continuerà la lotta  a distanza tra bracconieri e protezionisti. (nella foto uno dei piccoli di Aquila del Bonelli, trafugato da un nido siciliano e recuperato negli anni scorsi dal Corpo Forestale dello Stato).
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
2 MAGGIO 2015
 
EMILIA-ROMAGNA, IL "DAGLI ALLE NUTRIE" DELLA COLDIRETTI
Tonello: "Ai contandini la licenza di ucciderle"
 
Mettere gli agricoltori "in condizione di abbattere le nutrie". Lo chiede il presidente della Coldiretti dell'Emilia-Romagna, Mario Tonello. "Una seria politica di difesa del territorio e dell'ambiente – afferma - deve prevedere una concreta politica di contenimento e abbattimenti di questi animali che scavano tane negli argini dei fiumi, creando situazioni di rischio per l'ambiente e le attivita' umane. C'e' anche da rilevare che le nutrie stanno modificando il loro comportamento ed hanno preso ad attaccare e mangiare materiale plastico, come ad esempio le canalette per la fertirrigazione, danneggiando irrimediabilmente impianti che la stessa Regione finanzia con i fondi del Piano di Sviluppo rurale".
 
PRIMA PAGINA DI YVS
1 MAGGIO 2015
 
Cani donatori di sangue: è nata una banca dati italiana
In caso di bisogno, con il nuovo database Dog Blood Donors, le trasfusioni di sangue per i nostri amici a 4 zampe saranno più agevoli.
 
Già molto tempo fa, Gandhi affermò che la grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali; e come dargli torto. Gli animali sono compagni sensibili e fidati, uno fra tutti, si dice fin dalla notte dei tempi, è stato per noi esseri umani il cane, che rappresenta di sicuro per eccellenza, l’immagine ideale di amicizia fra l’uomo e il regno animale. Ora, grazie al nuovo database Dog Blood Donors, prima banca dati per cani donatori di sangue, i veterinari o i proprietari di cani, potranno reperire facilmente del sangue utile per effettuare delle trasfusioni. I proprietari di cani possono iscriversi alla lista gratuitamente, sia come donatori, che come semplici utenti, così in caso di bisogno, potranno facilmente trovare un donatore di sangue per il loro cane. Questa pare una buona notizia, finalmente le trasfusioni per cani saranno meno complesse, soprattutto in caso di urgenza, e speriamo quindi che questo nuovo database contribuisca ad abbassare la mortalità in seguito agli incidenti o nelle operazioni.Forse, solo chi ha condiviso con un cane un pezzo della sua vita sa quanto sia meraviglioso vivere un rapporto di amicizia forte e autentico, un sentimento, che questo nostro straordinario amico può insegnarci ad esprimere con franchezza. Per questo dobbiamo tanto ai cani, piccoli maestri di vita, che con il loro esempio ci mostrano cosa significhi davvero essere di animo nobile senza voler mai nulla in cambio.
 
LA ZAMPA.IT
1 MAGGIO 2015
 
Apre l’Expo 2015, ma i cani e i gatti restano fuori
La manifestazione internazionale a Milano vieta l’accesso agli animali domestici
 
Fulvio Cerutti
 
L’Expo Milano 2015 è ufficialmente aperto al pubblico... ma non per tutti, almeno non per cani e gatti. Nella guida “domande&risposte” del sito ufficiale viene prevista una sola eccezione: hanno accesso solo i «cani guida per le persone non vedenti o altri cani da compagnia per specifiche ragioni mediche».Dunque i 20 milioni di turisti, che dal 1° maggio al 31 ottobre prossimo, dovranno varcare i cancelli senza i loro quattrozampe. Un concetto che diventa ancora più chiaro nella seconda parte della risposta quando viene scritto «Si prega di notare che all’esterno del sito non sono previste aree o servizi in cui lasciare gli animali durante la visita ad Expo».  Difficile capire il perché di questa scelta. Se è vero che portare gli animali in un luogo molto affollato non è l’ideale, è anche vero che ormai sono sempre di più i turisti che si accompagnano con i fedeli amici, ovunque loro vadano. Non prevedere una soluzione di accoglienza, seppur con eventuali limiti ad aree specifiche, è un’occasione persa per dimostrare quanto sia grande l’amore per gli animali da parte dalla maggior parte degli italiani. 
 
LA ZAMPA.IT
1 MAGGIO 2015
 
Ritrova il cane perso dopo l’eruzione vulcanica in Cile
 
Durante la tremenda eruzione vulcanica avvenuta in Cile, molte persone sono state evacuate dalle loro case costrette a lasciare i loro animali domestici al loro destino. Quando la situazione si è tranquillizzata sono tornate per cercare i loro quattrozampe nella speranza di trovarli ancora vivi. In questo video l’emozionante incontro fra una donna e il suo cane che stava cercando da molti giorni.
VIDEO
 
IL MATTINO
2 MAGGIO 2015
 
Cane ucciso a colpi di pistola, è allarme randagismo nel Cilento
 
provincia di Salerno - Lo hanno ucciso sparandogli senza pietà. Il cadavere di un cane, probabilmente un randagio, è stato rinvenuto in località Spinazzo.
Per lui, purtroppo, non c'è stato nulla da fare. Ma l'ennesimo atto di crudeltà verso un animale indifeso è stato subito segnalato attraverso i social network.Nonostante l'impegno dell'Associazione Bau Bau Zenit che da anni accoglie e cura tanti randagi e di tanti amanti degli animali, non è purtroppo il primo caso.Alcune settimane fa in località Laura fu rinvenuto un cucciolo che era stato investito da un'auto e abbandonato con la spina dorsale spezzata.
 
GEA PRESS
2 MAGGIO 2015
 
Trapani – Combattimenti tra Pit bull, intervento della Polizia. L’OIPA: zona già conosciuta
Le carenze della legge e le difficoltà investigative
 
Quattro cani Pit bull sono stati oggi sequestrati dalla Polizia di Stato in via Cesarò, nel quartiere Casa Santa, a Trapani. Il ritrovamento dei cani lascia presupporre il loro coinvolgimento  nei combattimenti clandestini.
L’intervento della Polizia parrebbe aver fatto seguito ad alcune segnalazioni giunte alla centale operativa. L’ipotesi degli investigatori, ossia l’esistenza di combattimenti clandestini, viene confermata anche dalle Guardie Zoofile dell’OIPA, molto attive nella città di Trapani.
Secondo Danilo Catania, coordinatore delle Guardie OIPA di Trapani, l’esistenza dei combattimenti è probabile anche in altri quartieri come quello delle Cappuccinelle. “La difficoltà maggiore – riferisce Danilo Catania a GeaPress – consiste nel rintracciare l’arena dove si svolge il ring. Una cosa è una segnalazione di uno o più cani per i quali è facile presupporre il coinvolgimento nelle lotte, ed un’altra è sapere esattamente il luogo e l’orario dove si svolge il match illegale”
Un ambiente poco permeabile che probabilmente separa i luoghi di detenzione dei cani da quelli relativi al loro utilizzo. Purtroppo la Legge 189/04 (maltrattamento di animali) separa anch’essa le due fattispecie, prevedendo sanzioni di una qualche entità solo per pochi casi. Si tratta, in particolare, di promotori, organizzatori e di chi dirige. Le aggravanti, valide solo per queste categorie, riguardano poi il coinvolgimento dei minori, l’utilizzo di videoproduzioni o comunque registrazioni in qualsiasi forma dei combattimenti.
Tutte situazioni molto difficili da individuare, mentre per l’allevamento e l’addestramento sono previste  pene non  dissimili da quelle di ogni altro maltrattamento. Sono però quest’ultime, come parrebbe dimostrare anche  l’odierno intervento della Polizia di Stato a Trapani, quelle più facilmente rintracciabili.
I quattro cani Pit bull sequestrati dalla Polizia di Stato sono affidati al canile municipale di Trapani. Le indagini sono ora volte a rintracciare gli eventuali proprietari.
 
GIORNALE DI SICILIA
2 MAGGIO 2015
 
Trapani, combattimenti clandestini: sequestrati 4 cani

Luigi Todaro

 
TRAPANI. Blitz della polizia in alcuni manufatti diroccati, nella zona di via Cesarò, nel territorio di Erice Casa Santa. Quattro cani - di razza pit bull -, tutti sprovvisti di microchip, sono stati sequestrati e affidati al canile municipale. Gli animali- è il sospetto degli investigatori - potrebbe essere stati utilizzati in combattimenti clandestini attorno ai quali si innescherebbe un giro di scommesse illegali. L' operazione della polizia è scattata in seguito ad alcune segnalazioni pervenute alla sala operativa della questura.
Adesso è «caccia» ai proprietari. Contestualmente è stato eseguito un controllo straordinario del territorio che ha interessato, in parti colare, la zona di Casa Santa, - disposto dal questore Maurizio Agricola - per prevenire e reprimere gli episodi di microcriminalità, ma anche per contrastare il dilagare fenomeno dell' abusivismo commerciale. Sono state identificate 60 persone; sequestrati numerosi ciclomotori per mancato uso del casco e autovetture perchè sprovviste di copertura assicurativa. Identificati e multati anche i posteggiatori abusivi. All' operazione, che ha visto l' impiego della Squadra volante, della Squadra mobile, della Polizia stradale e del Reparto prevenzione crimine di Palermo, hanno partecipato anche gli agenti della polizia municipale di Erice.
 
GEA PRESS
2 MAGGIO 2015
 
Ischia (NA) – Grave atto contro le Guardie zoofile. L’ENPA: bracconiere con passamontagna ha sparato contro di noi
La Protezione Animali: non ci faremo intimorire. L'attività andrà avanti con ancora più impegno
 
Un bracconiere con il volto coperto da un passamontagna. Questa la descrizione fornita dall’ENPA di un uomo che questa mattina, imbracciato il fucile, avrebbe sparato contro le Guardie dell’ENPA di Ischia che si erano appena qualificate. Solo la provvidenziale presenza di un muretto ha evitato il peggio I fatti sono avvenuti alle 6.00 del mattino in un’area con folta vegetazione a Rotaro. Le Guardie dell’ENPA erano appostate da almeno due ore per tenere sotto controllo un “chiamaquaglie”. Si tratta di un riproduttore elettronico di versi di uccelli vietato dalla legge ma ancora molto in  uso nel mondo venatorio illegale. Il bracconiere, in tal maniera, attira l’avifauna selvatica e si reca poi per ucciderla. E’ quello che stava succedendo all’alba di oggi. Intorno alle 6.00 del mattino il bracconiere con il volto coperto  si è presentato nei luoghi aizzando una muta di cani. Urla disumane, riferiscono le Guardie dell’ENPA. L’uomo ha quasi subito iniziato a sparare contro i volatili. Al vaglio degli inquirenti c’è l’ipotesi che il soggetto potesse essere in possesso di un fucile automatico a più colpi. Appena le Guardie si sono qualificate l’uomo avrebbe  alzato il fucile puntando in direzione delle Guardie poco distanti. E’ stato un attimo. Le Guardie si sono gettate subito in terra, per fortuna protette da un muretto. Hanno chiaramente sentito lo spostamento d’aria causato dai proiettili. L’uomo è poi scappato, inseguito dalle Guardie, ma è riuscito a far perdere le tracce nel folto della vegetazione.Le Guardie ENPA hanno subito chiamato i Carabinieri ed il Corpo forestale dello Stato di Ischia che sono sopraggiunti in poco tempo. Nel luogo sono arrivate anche le Guardie volontarie del WWF che congiuntamente a quelle dell’ENPA stanno in questi giorni perlustrando l’isola per reprimere l’azione dei bracconieri.Appena due giorni addietro le Guardie dell’ENPA hanno fermato un altro bracconiere. In una sorta di baracca, oltre ai fucili regolarmente detenuti ne è stato trovato  uno con matricola abrasa. L’uomo non avrebbe saputo spiegare la provenienza.In merito a quanto successo oggi, l’ENPA tiene a sottolineare come come l’episodio, seppur grave, non li intimorisce. Anzi, sarà da ulteriore stimolo per reprimere ancor di più il grave fenomeno del bracconaggio contro la piccola avifauna migratoria .
 
NEL CUORE.ORG
2 MAGGIO 2015
 
DAGLI ANIMALI AGLI UOMINI: 50 ENNE DENUNCIATO PER MALTRATTAMENTO
A Subbiano (Arezzo) l'intervento dei carabinieri
 
Faceva vivere moglie e due figli in condizioni di indigenza, insieme ad undici cani con i quali dormiva, un 50enne aretino e' stato denunciato per maltrattamenti familiari e maltrattamento di animali. L'uomo era gia' stato individuato dalle guardie dell'associazione animalista Oipa e dai carabinieri di Subbiano (Arezzo) che a fine 2014 gli avevano trovato i cani in cattive condizioni sequestrando gli animali. Ottenuto il dissequestro dalla procura l'uomo aveva portato gli animali in casa facendoli dormire nella sua camera in condizioni precarie e tenendo, stando a quanto emerso dalle indagini, moglie e due figli in una situazione igienico sanitaria definita terribile dal personale intervenuto sul posto, un'abitazione alle porte di Arezzo. L'intervento odierno dei carabinieri e della guardie dell'Oipa ha portato alla denuncia dell'uomo e alla segnalazione della situazione di degrado sociale in cui vive la famiglia.
 
LA ZAMPA.IT
2 MAGGIO 2015
 
Nepal, cane eroe salva due turisti svedesi
Padre e figlia stavano dormendo in albergo quando il quattrozampe ha dato l’allarme
 
Sono molti i cani impegnati in Nepal nel dare aiuto alle popolazione colpite dal terremoto. Quattrozampe professionisti coordinati da operatori della gigantesca macchina dei soccorsi intervenuta. Ma c’è anche un cane la cui storia è balzata alle cronache internazionali per aver salvato due turisti svedesi. Tutto ha avuto inizio sabato scorso, quando Lennart Ryden, in visita con la figlia nella città di Pokhara, si trovava in un negozio di abbigliamento e la terra ha iniziato a tremare. Mentre si stava diffondendo il panico, i due, su consiglio di un poliziotto, sono andati in hotel. Una scelta che sarebbe stata loro fatale se non fosse intervento un cane: verso le 5 del mattino, padre e figlia sono stati svegliati da un mix di Pastore Tedesco che dal cortile dell’albergo aveva iniziato a ululare senza tregua. «Il cane aveva capito che qualcosa stava per capitare, non si fermava più, sembrava ci stesse avvertendo – continua Lennart –. Così, ci siamo vestiti in fretta e siamo scesi in strada il più velocemente possibile. Un attimo dopo è arrivata una nuova scossa fortissima che ha fatto crollare l’albergo». Skavlan, così hanno chiamato il quattrozampe, non li ha più lasciati, diventando il loro “angelo custode”. Tra loro è nato un legame così forte che lo vorrebbero adottare e portare a casa con loro. «Non ho mai incontrato un cane così incredibile - racconta il signor Ryden -. Ci segue tutto il tempo senza mai perderci di vista. Può sembrare sciocco, ma con lui ci sentiamo più al sicuro». 
 
LA ZAMPA.IT
2 MAGGIO 2015
 
Norvegia, abbandona il gatto in aeroporto per non perdere il volo
La donna è stata denunciata e le è stato sequestrato il micio
 
C’è chi si dispera per aver perso il gatto in aeroporto e c’è chi lo abbandona per non perdere il volo. È quanto capitato in Norvegia, all’aeroporto Gardermoen di Oslo, dove una donna, di fronte al divieto di imbarco per l’animale, avrebbe abbandonato felino dentro un trasportino. 
Secondo il Daily Mail, la trentenne, le cui generalità non sono state diramate, si sarebbe recata agli imbarchi della compagnia aerea Norwegian Airlines portando il suo gatto in un trasportino. Di fronte al divieto di far imbarcare l’animale, la donna si è allontanata tornado senza l’animale. Comportamento che ha insospettito i dipendenti della compagnia aerea che hanno così deciso di cercare nei dintorni sino a quando hanno trovato il gattino in un angolo vicino all’area bagagli. La proprietaria, interrogata dalla polizia, avrebbe inizialmente dichiarato di aver consegnato il quattrozampe a un conoscente recatosi appositamente in aeroporto per il ritiro. Dichiarazioni smentite dalle immagini delle telecamere a circuito chiuso. Così è scattata la denuncia.
 
IL SOLE 24 ORE
2 MAGGIO 2015
 
Nepal: una Ong organizza soccorsi per animali vittime del terremoto
 
Tre le vittime del terremoto in Nepal ci sono anche gli animali. E in loro soccorso è impegnata una Organizzazione non governativa (Ong) internazionale, la Humane Society International (Hsi): cani, vacche, capre, asini e altri animali colpiti dal terremoto che ha devastato il Nepal una settimana fa. Un team di veterinari della Hsi (nella foto di Jodi Hilton di Ap, la dottoressa Rina Dev con un cane sopravvissuto nel piccolo villaggio di Singan Pol, distretto di Lalipur) è al lavoro a Kathmandu per curare “animali che sono stati feriti nei crolli o semplicemente abbandonati” in seguito alla calamità. Ovviamente nell’emergenza la priorità è stata data ai superstiti e agli sfollati. E così spesso gli animali sono dimenticati o lasciati morire in strada. Insieme a un partner nepalese, la Animal Welfare Network of Nepal, questi speciali soccorritori intendono installare dei rifugi dove accogliere e sfamare cani, gatti, capre, vacche e galline. Oltre alle decine di migliaia di persone terremotate, secondo l’Ong, “anche migliaia di animali stanno soffrendo le conseguenze del sisma perché sono stati intrappolati nei detriti delle case crollate. “Migliaia di animali sono morti schiacciati dalle macerie o seppelliti vivi”. “Un nostro team – racconta Rahul Sehgal – ha ispezionato oggi diverse aree della capitale dove gli animali vivono in pessime condizioni, senza cibo e acqua, spesso privi di cure mediche e di un riparo”. Nei villaggi colpiti, diverse capre e bovini non hanno più una stalla dove ripararsi dalla pioggia.
 
NEL CUORE.ORG
2 MAGGIO 2015
 
SAN DIEGO, SEAWORLD MULTATA PER L'(IN)SICUREZZA SUL LAVORO
Forti rischi per i dipendenti e i trainer delle orche
 
Seaworld – la società americana specializzata in parchi marini le cui procedure di sicurezza sono sotto la lente da quando, nel 2010, un'addestratrice fu uccisa da un'orca – è stata citata in tribunale con l'accusa di non proteggere adeguatamente i suoi dipendenti nel parco di San Diego (California). Il dipartimento governativo che si occupa di salute e sicurezza sul lavoro ha emesso citazioni per un totale di 26 mila dollari di multa. Secondo le citazioni, il parco non ha pienamente informato i dipendenti sui rischi che si corrono lavorando con le orche ed ha fatto loro firmare ogni anno un modulo che di fatto li dissuadeva dal riferire eventuali incidenti.
Nel 2010 l'orca Tilikum fece annegare l'addestratrice Dawn Brancheau e la Seaworld fu oggetto di indagini per la sicurezza sul lavoro. Da allora la società sostiene di aver apportato miglioramenti al programma con le orche. Ma i gruppi animalisti replicano che al Seaworld il denaro viene prima di tutto, prima della sicurezza delle persone e, manco a dirlo, del benessere degli animali.
 
LA ZAMPA.IT
2 MAGGIO 2015
 
Con l’aumento delle temperature, una specie su 6 è a rischio estinzione
 
Se L’innalzamento delle temperature proseguirà al ritmo attuale, una specie su sei di animali e piante (il 16%) è a rischio di estinzione entro il 2100. Le zone del pianeta più a rischio sono quelle dove al momento la biodiversità è maggiore: Sud America, Australia e Nuova Zelanda. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Science secondo il quale se le emissioni di gas serra non saranno controllate e ridotte la temperatura globale salirà di 4,3 gradi sopra il livello pre-industriale (fino `800) entro il 2100. L’aumento della temperatura di 0,9 gradi espone al rischio di estinzione il 2.8% di piante ed animali. Se l’aumento è del 2% il rischio sale al 5,2%, per arrivare al 16% (una specie su 6) con più di 4 gradi. 
 
IL CITTADINO
3 MAGGIO 2015
 
Veleno e bastonate al gatto di famiglia: donna fa denuncia ai carabinieri
Cercano di ammazzarle il gatto prima con il veleno e poi prendendolo a bastonate sulla schiena ma il micio, miracolosamente, riesce a fuggire e atornare a casa in fin di vita. La donna, di Carate Brianza, ha fatto denuncia ai carabinieri

Barbara Apicella

 
Prov. di Monza Brianza. Cercano di ammazzarle il gatto prima con il veleno e poi prendendolo a bastonate sulla schiena, ma il micio, miracolosamente, riesce a fuggire e a tornare a casa in fin di vita. Una brutta avventura quella capitata a Bruno, il gatto di un anno di Maria Grazia Villa. Il fatto è accaduto lunedì, nelle prime ore del pomeriggio, quando il micio è ritornato a casa in via Mascherpa trascinandosi e cercando poi riparo nella sua cuccia.
«Ho capito immediatamente che non stava bene – spiega – Aveva gli occhi sbarrati, era impaurito, sbavava ed era dolorante se lo accarezzavo sulla schiena. Non essendo automunita ho chiamata una mia amica gattara, che lo ha portato dal veterinario».
Lì l’amara sorpresa: il gatto aveva subito un principio di avvelenamento ed era stato percosso sulla schiena. Una lunga notte d’attesa e di ansia per Maria Grazia e per la figlia adolescente, molto legata all’animale, rimasta profondamente scioccata.
«Il gatto è stato immediatamente sottoposto a terapia farmacologica – prosegue – Ora Bruno è per fortuna fuori pericolo e ha cominciato a mangiare da solo».
Nel frattempo, su consiglio del suo legale, ha presentato denuncia alla caserma dei carabinieri. «Una denuncia contro ignoti – precisa – è da due anni che qualcuno nel quartiere ha preso di mira i miei gatti. Bruno e Felix sono i gatti di casa, poi ne avevo una decina che ogni giorno venivano a mangiare e giocare nel giardino della mia abitazione. Col passare del tempo non li ho più visti, venendo poi a sapere che erano stati trovati morti in qualche abitazione del vicinato e in strada». Fino al caso di Bruno.
«Adesso basta – conclude – Sono stanca di questa cattiveria contro gli animali. Da quando Bruno è stato avvelenato e bastonato mia figlia è entrata in crisi, piange in continuazione e ha perso entusiasmo verso ogni attività. Che il colpevole venga trovato e punito».
 
H24 NOTIZIE
3 MAGGIO 2015
 
Fiamme in un fienile, morti diversi animali, danneggiati due trattori
Un violento e devastante incendio questa notte ha distrutto un fienile a Campoleone, morti diversi animali.

Maya Bottiglia

 
provincia di Latina - Le fiamme sono divampate intorno alle 23,40 in via della Stazione di Campoleone ed hanno coinvolto un fienile dove erano presenti numerosi animali molti dei quali pecore, alcune sono morte, altre invece sono state tratte in salvo. Sono stati danneggiati anche due trattori e diversi attrezzi presenti nel capannone accanto. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco del distaccamento di Aprilia ed i carabinieri sempre di Aprilia che hanno subito avviato le indagini per capire l’esatta dinamica del rogo. A dare l’allarme gli stessi proprietari titolari del ristorante che confina con il fienile.
 
RAI NEWS
3 MAGGIO 2015
 
Carla Rocchi, presidente Ente Nazionale Protezione Animali Anche gli animali fanno parte della nostra felicità In Italia ci sono più animali domestici che cittadini umani: sono 60 milioni, tra cani, gatti, coniglietti, criceti, serpenti, ragni, uccellini. Perché prendersi cura di un animale è tra le cose che dà una felicità immensa .
 
Presidente Rocchi, a vedere i salti che fa un cane quando torniamo a casa o come si struscia un gatto, sembra che anche gli animali siano capaci di provare gioia, di essere felici. Ci sono studi che lo confermano? Assolutamente sì. Studi recenti e approfonditi dimostrano quello che chiunque divida la propria vita con animali sa da sempre: queste creature amano, soffrono, sperano in una misura che spesso è superiore alla nostra. E non solo cani e gatti ma anche tante altre creature che con la loro presenza rendono migliore la nostra vita. Certo è anche che gli animali danno felicitá a noi, con loro instauriamo una empatia che a volte si trasforma in sentimenti filiali, e molti fanno dormire il proprio animale nel letto, o li vestono come fossero bambini. Chissà quanto questo renda felici gli animali stessi... Il rapporto diretto con il proprio amico umano rappresenta per gli animali la prima, più importante necessita'. È' la certezza delle attenzioni ricevute che li rende felici. Le esagerazioni danno probabilmente più' fastidio a noi che a loro. Presidente molti regalano cuccioli a Natale, per far felici i bambini, ma poi li abbandonano a ferragosto, quando quei cuccioli sono cresciuti. Ogni anno fanno questa fine 100mila cani, soprattutto d'estate, ed i canili sono pieni di pelosi che aspettano di tornare a fare il loro lavoro più gradito: inondarci di amore. Regalare animali senza essere sicuri che siano desiderati e bene accolti è spesso la premessa per il loro abbandono. Regalare cuccioli e' particolarmente rischioso perché la loro trasformazione in adulti può, a torto, non essere considerata gestibile. Consiglio di regalare cani adulti, e solo a persone che sappiano apprezzare e desiderare la creatura che entra nella loro vita. Molti traggono gioia dal maltrattare gli animali, con i combattimenti, o tenendoli alla catena, o sparandogli per "sport". Che tipo di felicitá è quella Chi maltratta gli animali appartiene alla stessa categoria di delinquenti incivili di chi maltratta le persone. Studi attendibilissimi ci dicono che nella storia di ogni serial killer c' e' un passato di maltrattatore di animali, al punto che il maltrattamento di animali viene considerato un indicatore certo di futuri comportamenti criminali. Cosa dobbiamo fare per far felici i nostri animali, quando decidiamo che entrano a far parte della nostra famiglia Molto semplicemente: dobbiamo AMARLI!!!
 
GEA PRESS
3 MAGGIO 2015
 
Perù – Il Puma alla catena nel pick up del circo, è ora libero

 
Un vero e proprio faccia a faccia quello che si è avuto in Perù tra il proprietario di un circo e le autorità di polizia. A chiedere il loro intervento era stata l’ONG ADI (Animal Defenders International), ma di lasciare andare il Puma ed il Condor anch’esso detenuto nel serraglio, i circensi proprio non volevano sapere.In particolar modo a colpire sono  state le condizioni di detenzione del felino. Lunghi anni legato tramite una pesante catena ad un pick up. Per impedire che venisse portato via il proprietario del circo ha cercato l’appoggio degli abitanti del villaggio ove era impegnato.C’è voluto il diretto intervento del Procuratore di Piura, capoluogo della regione ove si è svolta l’intera vicenda, per convincere il proprietario del circo sulle pesanti sanzioni nelle quali sarebbe incorso nel continuare a bloccare il sequestro dei due animali. Stante quanto riferito da ADI, il Puma si sarebbe presentato sotto peso. Toccante il momento in cui sono state spezzate le catene. Il felino, a quanto sembra, era stato acquistato una decina di anni addietro presso un negozio di animali.ADI  è attivamente impegnata in più paesi del mondo, nella sua battaglia contro la cattività animale e quella circense in particolare. Suo il merito delle legislazioni che in alcuni paesi americani hanno portato al bando degli animali nei circhi.
 
LA ZAMPA.IT
3 MAGGIO 2015
 
California, a 73 anni prende a pugni un orso per salvare i suoi cani
L’ex pugile ha messo in fuga l’animale: «Non potevo permettere a nessuno di ferirli. Loro sono la mia famiglia»
 
Fulvio Cerutti
 
Prov. di Latina. Prendere a pugni un orso è già un’impresa, farlo a 73 anni ha qualcosa di pazzesco. Ma Carl Moore non ci ha pensato due volte: doveva salvare i suoi cagnolini. È quanto accaduto in California. L’uomo si trovava su una terrazza di un cantiere per discutere di questioni lavorative con due suoi dipendenti. A un certo punto i suoi cani si sono messi ad abbaiare in maniera forsennata. Alla vista dell’orso, i tre uomini hanno iniziato a sbracciarsi e a urlare nella speranza di spaventare l’animale. Ma i loro gesti non sembravano servire a nulla. Così, mentre i suoi dipendenti sono rimasti a distanza, Moore ha deciso di raggiungere l’orso e lo ha colpito in pieno muso mettendolo in fuga. «Non potevo permettere a nessuno, uomo o animale, di ferire i miei cani. Sono la mia famiglia», ha detto il proprietario di Lacy, un chihuahua di 12 anni, e di Bailey, Labrador di 15 anni. C’è da dire che Moore, sebbene anziano, ha un passato personale che di certo gli ha insegnato a difendersi visto che, prima di diventare dirigente edile, è stato Marines, pugile e buttafuori in locali notturni del Texas.  «Questa mia manona destra in passato ha mandato al tappeto parecchia gente - ha detto l’uomo -. Deve ancora nascere chi mi mette in fuga». La polizia locale ha riferito che a Moore è stato dato il permesso di sparare all’orso, ma l’ex Marines ha replicato: «No, non voglio sparare a nessun animale». 
FOTO
 
GEA PRESS
4 MAGGIO 2015
 
Molfetta (BA) – Cane gravemente malato, al chiuso del garage. E’ morto poco dopo la sua liberazione

 
Un cane gravemente malato è stato rinvenuto al chiuso di un garage a Molfetta, in provincia di Bari.  Ad intervenire sono stati gli attivisti della Lega Nazionale per la Difesa del Cane, accorsi nei luoghi a seguito di segnalazione.A quanto sembra da quel garage provenivano latrati e lamenti. Coadiuvati dai Carabinieri e dai Vigili del Fuoco, i volontari si sono trovati innanzi una scena drammatica. In un angolo, ormai impedito nei movimenti, vi era un anziano cane meticcio di circa 13 anni. Secondo la Lega Difesa del Cane si sarebbe presentato deperito fino a non potersi reggere sulle zampe. Il capo, poi, era ormai sfigurato da una grande massa tumorale.Visitato dai veterinari ASL e poi trasferito presso il canile comunale, il povero cane era ormai in condizioni di salute definite gravissime. La Lega Difesa del Cane ha però tentato lo stesso di salvarlo“Lo abbiamo trasferito presso una struttura veterinaria di nostra fiducia a Bari nella speranza che potesse avvenire un miracolo” – riferisce Mariangela La Volpe, presidente della sezione di Molfetta della Lega Difesa del Cane - Purtroppo, nonostante le cure, non ce l’ha fatta”.Un uomo è stato denunciato con l’accusa di maltrattamento di animali.“Ora quella sfortunata creatura riposa in pace – ha aggiunto la responsabile animalista – ma l’indignazione contro chi ha fatto sì che tale strazio potesse verificarsi non tace”. I ringraziamenti sono ora rivolti ai Vigili del Fuoco, sempre disponibili a soccorrere gli animali in difficoltà, i Carabinieri e il Comandante della Stazione di Molfetta.
 
NEL CUORE.ORG
4 MAGGIO 2015
 
ROMA, PINCHER SOTTO SEQUESTRO: GUARDIE EARTH E CC AGGREDITI
La figlia della coppia di proprietari su tutte le furie
 
Le guardie zoofile di EARTH, capitanate dal comandante Alfredo Parlavecchio, sono intervenuti dopo una segnalazione nella casa di due coniugi residenti a Tivoli Terme, zona Tiburtina, a Roma, per verificare le condizioni di un piccolo cane, di razza pincher, tenuto sempre a catena. Le guardie, una volta arrivate, si sono rese conto del fatto che le condizioni della cagnolina erano critiche. Aveva, infatti, una vasta escoriazione sul collo dovuta allo sfregamento della catena ed una massa sull'addome per cui non era stata prestata alcuna cura. L'animale presentava, ancora, segnali fisici e stereotipie dovute allo stress della sua condizione di immobilità.
I proprietari della cagnolina, innervositi dal controllo effettuato, hanno dichiarato che avrebbero abbandonato l'animale per non avere ulteriori fastidi. A questo punto le guardie zoofile EARTH hanno deciso di sequestrare la cagnolina per darle le cure veterinarie necessarie. Ma, proprio quando i proprietari stavano firmando il verbale di sequestro amministrativo, è spuntata una figlia della coppia che ha cominciato a dare in escandescenza. La donna, gridando, si è scagliata contro la guardia Karola Razzovaglia, che per l'aggressione ha riportato escoriazioni e tumefazioni al ventre ed ad una gamba. La donna ha poi preso in braccio la cagnolina ed è fuggita in automobile.
A questo punto le guardie zoofile hanno richiesto l'aiuto dei carabinieri e, con il gruppo di San Basilio, sono andati nella casa romana della donna. Qui si sono ripetute le scene di urla e i tentativi di aggressione anche ai danni dei carabinieri, che hanno brillantemente contenuto una situazione che poteva diventare molto pericolosa, soprattutto per la presenza di una minorenne, figlia della donna, che ha assistito alla scena violenta.
Le guardie zoofile sono così riuscite a prendere in custodia la piccola pincherina, che necessita di cure fisiche e comportamentali per superare il trauma dei maltrattamenti subiti. "Ringraziamo i carabinieri del nucleo di San Basilio - dichiara Valentina Coppola, presidente di EARTH  - che si sono mostrati professionali e disponibili".
EARTH ha già passato la pratica al proprio ufficio legale, che provvederà a fare denuncia nei confronti della donna per minacce e lesioni a pubblico ufficiale oltre che per maltrattamento ad animali.
 
GEA PRESS
4 MAGGIO 2015
 
Villa San Giovanni (RC) – Pietre che schiacciano i Ghiri

 
Trappole semplici quanto micidiali. Sono quelle scoperte dai volontari della LIPU, impegnati nell’annuale campo antibracconaggio per la protezione dei Falchi in migrazione, in contrada Santa Trada nel comune di Villa San Giovanni (RC).Le trappole sono state trovate in prossimità della biforcazione di alcuni grandi ulivi. Un’esca avrebbe attiritato il povero Ghiro proprio sotto le pietre. Sarebbe bastato anche un piccolo movimento per provocarne la caduta ed il conseguente schiacciamento del Ghiro.I volontari della LIPU stanno ora perlustrando l’intero uliveto alla ricerca di altre trappole.Purtroppo, ancora oggi, il Ghiro costituisce un piatto ricercato, nonostante la protezione che la legge riserva al roditore selvatico. Un uso sia casalingo che presso alcuni ristoranti compiacenti che trova una facile protezione nell’impenetrabilità che tutt’ora riservano le vallate dell’Aspromonnte.
 
GEA PRESS
4 MAGGIO 2015
 
Orsa Daniza – GIP rinvia atti al Magistrato che sta indagando. La soddisfazione dell’ENPA
Annamaria Procacci: passo importate verso richiesta di chiarezza
 
Soddisfazione dell’ENPA per la decisione del GIP di Trento che ha rinviato al Pubblico Ministero gli atti relativi all’indagine sull’uccisione dell’orsa Daniza. Secondo Annamaria Procacci, Consigliere Nazionale dell’ENPA, si tratta di un “passo importante verso quella nostra richiesta di chiarezza e verità che abbiamo sempre manifestato, anche a nome dell’opinione pubblica italiana, fortemente colpita dalla morte di Daniza“.Per l’ENPA, però, il problema potrebbe essere ancora più ampio.Secondo l’avvocato Valentina Stefutti “sin dall’inizio abbiamo sostenuto la necessità di indagare anche in ordine alle responsabilità delle più alte gerarchie dell’amministrazione provinciale“. Molti dubbi, insomma, che secondo l’Avvocato Stefutti è ora necessario chiarire con le nuove indagini. Questo, “sia per quanto riguarda la versione dei fatti fornita dal noto cercatore di funghi, sia soprattutto sulla legittimità dei presupposti stessi per la cattura e la telenarcosi di Daniza. Tra l’altro, era ed è noto anche in provincia di Trento il rischio legato alla telenarcosi, visto che già in precedenza si erano verificati episodi analoghi, come l’annegamento di un orso narcotizzato nel Lago di Molveno, episodi che avrebbero dovuto suggerire indubbiamente una grande prudenza“.Con la decisone del GIP è stata premiata la strategia legale di Enpa relativa alle responsabilità istituzionali e all’attendibilità della versione fornita dal cercatore di funghiPer Annamaria Procacci, non può non rilevarsi “l’attenzione che, nel documento del GIP, viene rivolta agli atti della pubblica amministrazione locale; è importante che in futuro gli amministratori, che hanno responsabilità in merito alla biodiversità, soprattutto quella più rara e preziosa, evitino di compiere scelte che si rivelano gravissime per il patrimonio naturale del nostro Paese“.
 
NEL CUORE.ORG
4 MAGGIO 2015
 
DANIZA, ENPA: PREMIATA LA NOSTRA STRATEGIA LEGALE SULL'INCHIESTA
Il commento dopo il rinvio degli atti dal gip al pm
 
L'Enpa esprime profonda soddisfazione per la decisione del gip di Trento che ha rinviato al pubblico ministero gli atti relativi all'indagine sull'uccisione dell'orsa Daniza, per cui era già stata chiesta l'archiviazione da parte della Procura. "E' stata premiata interamente la strategia legale di Enpa, che ho rappresentato e rappresento in questa triste vicenda", dichiara l'avvocato Valentina Stefutti. "Sin dall'inizio - prosegue Stefutti - abbiamo infatti sostenuto che fosse necessario indagare anche in ordine alle responsabilità delle più alte gerarchie dell'amministrazione provinciale e che vi fossero molti dubbi - che è necessario chiarire con le nuove indagini - sia per quanto riguarda la versione dei fatti fornita dal noto cercatore di funghi, sia soprattutto sulla legittimità dei presupposti stessi per la cattura e la telenarcosi di Daniza. Tra l'altro, era ed è noto anche in provincia di Trento il rischio legato alla telenarcosi, visto che già in precedenza si erano verificati episodi analoghi, come l'annegamento di un orso narcotizzato nel Lago di Molveno, episodi che avrebbero dovuto suggerire indubbiamente una grande prudenza". "La decisione del Giudice per le Indagini Preliminari di rinviare gli atti - aggiunge Annamaria Procacci, consigliere nazionale di Enpa - è un passo importante verso quella nostra richiesta di chiarezza e verità che abbiamo sempre manifestato, anche a nome dell'opinione pubblica italiana, fortemente colpita dalla morte di Daniza. Rileviamo in particolare l'attenzione che, ne documento del GIP, viene rivolta agli atti della pubblica amministrazione locale; è importante che in futuro gli amministratori, che hanno responsabilità in merito alla biodiversità, soprattutto quella più rara e preziosa, evitino di compiere scelte che si rivelano gravissime per il patrimonio naturale del nostro Paese".
 
PANORAMA
4 MAGGIO 2015
 
Animali: veterinario, rischio colpi calore anche con caldo improvviso e breve
 
Roma - Maggio inizia con la prima ondata di calore, prevista in queste ore a partire dal Meridione, con temperature che potrebbero superare i 36° C. Ma non si pensi di aspettare l'estate piena per difendere gli animali dal termometro che sale vertiginosamente: "Esattamente come noi, anche loro risentono molto dell'improvviso aumento delle temperature. Quindi bisogna subito mettere in atto le misure tipiche dell'estate inoltrata, dal non lasciarli chiusi in macchina", cosa che fino a ieri potevamo fare, "al controllare che soggiornino in luoghi freschi e ventilati per evitare colpi di calore", consiglia Marco Melosi, presidente dell'Associazione nazionale medici veterinari italiani (Anmvi).
Con i cambiamenti repentini di condizioni climatiche "ci vuole anche più attenzione del solito - dice l'esperto all'Adnkronos Salute - soprattutto per i cani rispetto ai gatti, e in particolare per i soggetti che risentono maggiormente del caldo: le razze brachicefale (Bulldog inglese e francese, Carlino, Pechinese), gli animali anziani, cardiopatici e quelli obesi. La prima regola è non lasciarli in macchina pensando che non sia ancora estate. Da un giorno all'altro può non succedere nulla o succedere l'irreparabile". Consigliabile anche "iniziare già da subito a portarli al parco o in passeggiata nelle ore meno afose. Al contrario, essendo la notte ancora fresca e quindi essendoci un'ampia escursione termica rispetto al giorno, chi sposta i cani a dormire all'esterno nella bella stagione, aspetti ancora qualche settimana per farlo".
In qualsiasi momento della giornata, con le temperature in brusco aumento, è in agguato il rischio di colpi di calore: "I sintomi da tenere in considerazione - evidenzia Melosi - sono innanzitutto la posizione del cane, che se si sdraia su un fianco e appare molto ansimante potrebbe essere in difficoltà. In questa fase iniziale è possibile intervenire precocemente, bagnando l'animale. Se però la salivazione aumenta e diventa abbondante e il cane si mostra sempre più irrequieto, potrebbe davvero essere in atto un colpo di calore. Per contrastarlo, bagnare subito l'animale anche con secchiate d'acqua o con tamponamenti con dell'alcol (che evaporando dà la sensazione di fresco), un intervento da ritenersi salvavita. Poi, recarsi dal veterinario perché, anche se appare ristorato, nel suo organismo potrebbero essersi innestate delle complicanze".
Per i gatti, invece, niente paura: "Sono più indipendenti e autonomi anche da questo punto di vista: riescono a trovare il luogo più fresco della casa o, se vivono all'aperto, hanno la possibilità di salire su un albero o su un muretto e di trovare refrigerio".
Dove è più opportuno far 'stazionare' il cane durante una giornata afosa? "Meglio un luogo al sole ma ventilato - spiega il veterinario - che uno all'ombra, ma senza alcun movimento d'aria. E assicurare sempre la presenza di acqua fresca". Quanto al taglio del pelo, "è un argomento controverso e non è tra le priorità 'estive': in molti casi il pelo si unisce a uno strato di grasso che contribuisce a mantenere stabile la temperatura corporea del cane e tagliarlo significa privarlo di questa protezione. Per l'aria condizionata invece non ci sono controindicazioni".
Infine, l'alimentazione e la protezione dai parassiti: per il momento la 'pappa' si può "mantenere così com'è - conclude l'esperto - ma per i cani che devono perdere peso, la calura è un'occasione per iniziare la dieta: ridurre gradualmente la razione di croccantini (limitarsi a toglierne 3 o 4 al giorno ogni giorno). Per i parassiti esterni, anche questi arriveranno all'improvviso. Occorre quindi premunirsi con i tanti presidi che ci sono a disposizione per contrastare l'attacco di pulci e zecchi, e iniziare allo stesso modo la classica profilassi contro filaria e leishmaniosi soprattutto nelle zone endemiche. Da quest'anno poi sono on line utilissime mappe che indicano, Regione per Regione e Provincia per Provincia, le località 'infette' o meno".
 
LEGGO
5 MAGGIO 2015
 
Sequestrati a Rho 15 cani pronti per combattimenti clandestini: 3 denunciati
 
MILANO - Tre persone sono state denunciate dai carabinieri, a Rho (Milano), per abbandono e maltrattamenti di animali. Sono accusati di aver lasciato in un centro quindici cani che - secondo le ipotesi degli investigatori - erano destinati al circuito degli incontri clandestini. A sostenere la tesi è la fedina penale dei tre e la razza degli animali: dogo argentino, mastino napoletano, spagnolo e corso. I denunciati sono un uomo di 40 anni (anche con precedenti specifici), e due donne di 26 e 47 anni, tutti pregiudicati. All'inizio di marzo scorso hanno affidato i 15 cani a un allevatore di Rho dicendo che sarebbero tornati dopo pochi giorni.
Per mesi il titolare del centro ha provato invano a mettersi in contatto con i proprietari, finchè ha segnalato l'episodio ai carabinieri, sottolineando le condizioni precarie degli animali e la loro aggressività. Ora i cani sono stati sequestrati per essere riaffidati.
Prima di entrare in una nuova famiglia, però, per molti di loro sarà necessario una rieducazione a causa della pericolosità riscontrata dalle guardie zoologiche.
 
IL GIORNALE
5 MAGGIO 2015
 
L'inferno di 19 cani addestrati alla violenza e poi abbandonati
 
Paola Fucilieri
 
Gli animali erano destinati ai combattimenti clandestini La denuncia di un allevatoreUna storia triste. Riguarda un gruppo di 19 cani appartenuti a un trio di truffatori senza scrupoli e che (questa, per il momento, è solo l'ipotesi investigativa, seppur molto concreta, avanzata dai carabinieri della compagnia di Rho) erano destinati al combattimento in un losco giro di scommesse clandestine. Ora i nostri amici a quattrozampe - tutti molossoidi, perlopiù esemplari di dogo argentino, pastore corso e mastino spagnolo - si trovano in un allevamento di via Vittoria, a Lucernate, una frazione di Rho. Per poco ancora però. I militari, dopo aver sentito il parere delle guardie ecologiche che hanno appurato lo stato di malnutrizione e maltrattamento degli animali (di cui l'allevatore, va detto, non ha alcuna colpa) infatti ne hanno disposto il sequestro preventivo, un provvedimento in attesa di essere convalidato dall'autorità giudiziaria. Inoltre, secondo una valutazione comportamentale fatta sempre dalle guardie ecologiche, gli esemplari che, dopo le peripezie vissute, si sono fatti via via più aggressivi, dovranno essere sottoposti a un periodo di rieducazione.Tutto comincia a febbraio all'Isola d'Elba. A Portoferraio la polizia locale denuncia tre persone per occupazione abusiva di un terreno recintato e maltrattamento dei quattordici cani che ci vivevano rinchiusi in gabbia. Si tratta di un milanese 40enne, della sua compagna di 47 anni e di un'altra ragazza 26enne che abita con loro. Il gruppetto vive di espedienti. In particolare l'uomo è un noto truffatore e ha precedenti per furto nonché, insieme alla compagna, proprio per maltrattamento di animali.
Dopo la denuncia il trio carica i cani su un furgone e abbandona l'isola. A marzo l'uomo e le due donne arrivano a Lucernate di Rho dove affidano i cani, molti già malconci e aggressivi, a un allevamento privato, in via Vittoria. «Lasciamo qui i nostri cani» spiegano all'allevatore, promettendogli di tornare dopo una settimana. Inutile sottolineare che non si fanno più vivi.
«I cani, intanto, si accoppiano e nascono altri cinque meticci, diventando in tutto 19 - ci spiegano gli investigatori -. Trattandosi di esemplari di grossa taglia, che mangiano parecchio e vanno nutriti regolarmente, l'allevatore è costretto a spendere grosse cifre per il loro sostentamento. Senza parlare delle spese veterinarie che cani di quel tipo richiedono. Quelli maggiormente aggressivi, inoltre, costretti a vivere insieme ad altri, in gabbia e per lungo tempo, diventano ancora più difficili da gestire».Così, su segnalazione dell'allevatore, intervengono i carabinieri che coinvolgono anche le guardie ecologiche e formulano l'istanza di sequestro preventivo dei cani, denunciando a piede libero per maltrattamento e abbandono di animali i tre truffatori che, naturalmente, hanno fatto perdere le loro tracce. Saranno coinvolti ancora in traffici di quattrozampe destinati al combattimento e a un giro di scommesse clandestine? Per i poveri cani, speriamo proprio di no.
 
GEA PRESS
7 MAGGIO 2015
 
Rho (Milano) – Sequestro di 19 cani molossoidi. Intervento delle Guardie Zoofile OIPA (fotogallery)
L'accusa degli animalisti: si doveva intervenire prima
 
Una pensione/allevamento nella provincia milanese. Questo il luogo dell’intervento delle Guardie Zoofile dell’OIPA di Milano che, dietro segnalazione, hanno rinvenuto 19  cani molossi, tra i quali cani corso, mastini napoletani e spagnoli, dogo argentino.Secondo quanto riportato dall’OIPA i cani sarebbero stati abbandonati oltre che a presentare segni di denutrizione. Segnalati anche i presunti casi di stress tra i quali quello che avrebbe interessato una femmina  gravida che ha partorito 9 cuccioli. Secondo le Guardie sarebbe stato proprio lo stress a causare l’uccisione, da parte della madre, di quattro cuccioli.
Un individuo adulto è inoltre deceduto nei giorni successivi. Ad essere imputato e il quadro clinico che si sarebbe presentato, riferisce sempre l’OIPA, compromesso dalle mancate cure.
L’intervento ora comunicato parrebbe però ricollegarsi ad una precedente indagine svoltasi questa volta nell’Isla  d’Elba.Si sospetta che i cani fossero stati tenuti al buio e tra i loro stessi escrementi in gabbie ricavate con materiale da recupero. La segnalazione giunta alla Asl territorialmente competente, non avrebbe tuttavia portato al sequestro, ma  a prescrizioni in merito alla detenzione. Il sospetto è che i cani siano stati poi trasferiti in Lombardia.
I fatti hanno poi avuto una prosecuzione nel momento della denuncia del titolare della pensione che si è trovato a dover mantenere i 19 cani. Le Forze dell’Ordine, infatti, avevano aperto un fascicolo al quale le Guardie Zoofile OIPA hanno contribuito con indagini. In tal senso è stato messo a disposizione personale ausiliario esperto in salute e comportamento. Il tutto al fine di una valutazione dello stato dei cani, trovando immediatamente una sistemazione alternativa per i cuccioli, la cui incolumità era maggiormente esposta ai possibili fattori si stress della madre.Paola Papi, coordinatrice delle Guardie Zoofile OIPA di Milano e provincia si chiede ora come sia stato possibile che questa situazione non  sia stata affrontata nella precedente dimora dei cani.Il presunto proprietatio, al momento irreperibile, è stato denunciato e dovrà rispondere dell’accusa di maltrattamento e abbandono di animale.
Le guardie zoofile OIPA Milano stanno valutando in queste ore sistemazioni idonee per i cani e, data la mancanza di disponibilità degli enti preposti a farsene carico, si stanno attivando per il trasferimento in strutture adatta al recupero degli esemplari più compromessi a livello comportamentale, con l’obiettivo di poterli dare in adozione e restituire loro la dignità che gli è stata tolta.© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati
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NEL CUORE.ORG
5 MAGGIO 2015
 
ROMA, "I SUOI DIECI CANI SENZA ACQUA NE' CIBO": PROPRIETARIA A PROCESSO
Dopo le denunce dei vicini di casa e il blitz per liberarli
 
Guaivano e piangevano. Una decina di cani, tutti di razza, lasciati anche sotto il sole sul terrazza con una sola ciotola d'acqua per tutti. Hanno abbaiato per giorni e alla fine sono stati liberati dai carabinieri e dalla polizia municipale. E' successo a Ostia due anni fa. Ora la proprietaria, Maria Teresa C., un'ex funzionaria del ministero delle Finanze, che pensava di aver fatto il massimo riservando un appartamento per le bestiole, è finita sotto processo. Lo rivela "Il Messaggero".
La donna viveva all'Eur, a Roma, i gli "amati" (sue parole) cagnolini, tra cui un jack russel, due beagle, un chihuahua, un carlino, un pincher e un bassotto, a Ostia, in un attico vicino al lungomare. Capitava che talvolta, per giorni, lasciava i poveri quattrozampe con le scodelle vuote. Erano stati i vicini, che continuavano sentire gli animali lamentarsi, ad avvertire le forze dell'ordine. Che, quando sono arrivate per il blitz, hanno visto le ciotole vuote così come la scodella per l'acqua.
Viene aperto presto un fascicolo. Il sostituto procuratore Simona Maisto ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio della proprietaria, una donna benestante con tenute e appartamenti nella Capitale. Ieri a piazzale Clodio, dove ha sede il Tribunale di Roma, è stata sentita la veterinaria dell'Asl che ha partecipato al salvataggio dei cagnolini. "Erano stremati", ha detto. L'avvocato Antonio Casillo ha replicato: "Non c'era nessuna volontà da parte della mia assistita di far del male ai suoi cagnolini. Mi risulta che cercava di far loro visita tutti i giorni. Qualche può aver avuto degli impedimenti per gravi problemi personali che solleveremo eventualmente a processo".
 
TARGATO CN
5 MAGGIO 2015
 
Cane aspetta il padrone fuori dalla banca, ma lui è mancato da settimane: una storia da film a Borgo San Dalmazzo
 
Prov. di Cuneo. Una storia che ricorda il film “Hachiko – Il tuo migliore amico”
Una storia che ricorda il commovente film di Lasse Hallström del 2009 con Richard Gere “Hachiko – Il tuo migliore amico”. Per chi se lo fosse perso il film racconta del rapporto di Richard Gere, nel film Parker Wilson, con un cane di razza Akita. Il legame tra il cucciolo e il padrone è molto forte tanto che il cane lo attende tutte le sere alla stazione, anche quando questo morirà d’infarto aspettandolo nello stesso posto per 10 anni.
Cambia il luogo, Borgo San Dalmazzo, e la razza del cane, un piccolo volpino, ma la storia non muta. Ci è giunta infatti in redazione la testimonianza di alcuni lettori secondo i quali questo cane, è rimasto  imperterrito per tutta la mattina seduto davanti alla porta della Banca di Caraglio, guardando all’interno di tanto in tanto, ma senza mai entrare. Queste le affermazioni giunte in redazione:
“Alle 13.30 siamo usciti e lui era sempre lì da tutta la mattinata, ogni tanto un abbaio ma continuava a guardare dentro come se aspettasse che qualcuno uscisse. Abbiamo pensato che il padrone fosse dentro e abbiamo quindi controllato in bagno e ovunque ma la filiale era ormai vuota! Tornati dalla pausa pranzo abbiamo visto una ragazza che gli correva incontro e lo prendeva in braccio felice di averlo trovato ! Era infatti il cane del povero papà morto da qualche settimana che aveva l'abitudine di venire in banca e lasciarlo fuori ad aspettare ! Il cagnolino non vedendo più il suo padrone da vari gironi ha pensato di venirlo a cercare in banca... ma ormai non lo rivedrà mai più!”.
 
GEA PRESS
5 MAGGIO 2015
 
REGGIO CALABRIA – Falco in migrazione preso a fucilate
L'allarme del CABS: bracconaggio dilagante e con armi clandestine

 
Lunghi giorni passati ad osservare la migrazione degli uccelli rapaci, con l’intento di proteggerli dal fuoco di fila dei bracconieri che hanno ripreso gli appostamenti, fin dalle porte dei centri abitati.I volontari del CABS, sono subito pronti ad avvisare le Forze dell’Ordine e ad accorrere nei luoghi, ma l’orografia particolarmente complessa dell’Aspromonte, ostacola spesso un intervento risolutivo. Un punto a vantaggio degli irriducibili bracconieri calabresi che, in barba alle leggi in vigore, continuano a centrare i rapaci con i colpi dei loro fucili.E’ avvenuto anche nella serata di ieri, quando alcuni cittadini di Fiumara si sono rivolti ai volontari del CABS per segnalare l’abbattimento di un Falco Pecchiaiolo.Recuperato il povero animale, si è subito provveduto al suo soccorso. Purtroppo il rapace presentava una ferita da arma da fuoco all’ala destra. Di lui si occuperanno gli esperti  del Centro Recupero di Messina, gestito dall’associazione MAN per conto dell’Azienda Foreste della Regione Siciliana. Il Falco Pecchiaiolo dovrà subire un delicato intervento chirurgico.Il CABS segnala a questo proposito come sono stati parecchi, nel corso degli ultimi giorni, i colpi di fucile indirizzati ai rapaci in transito sul versante calabrese dello Stretto di Messina. Il 90% di questi atti di bracconaggio, spiega il CABS, è stato compiuto utilizzando armi clandestine, nascoste nei posti più idonei all’abbattimento dei rapaci. A conferma del carattere criminale di questa caccia e della sottovalutazione di questo fenomeno illegale da parte delle autorità locali.
 
REPUBBLICA.IT
5 MAGGIO 2015
 
La guerra degli animali
L'immagine di Isonzo, un bel cagnone abbracciato al suo padrone, la incontro per caso sulle pagine del Messaggero Veneto.
 
C'era qualcuno che all'Hic Caffè di Gorizia rendeva omaggio a un esercito silenzioso. A quei milioni di animali che sono morti, senza poter scegliere, nel primo conflitto mondiale. E' stato inevitabile mettermi in viaggio e raggiungere Serenella Ferrari (potete conoscerla in questa bella intervista concessa a Radio Popolare proprio su questo tema).
E' stato necessario, e doloroso, farmi accompagnare di immagine in immagine ascoltando racconti di fatica, paura e, nonostante tutto, amore incondizionato.
Cavalli, cani, gatti, piccioni uccisi dalla guerra nel silenzio dei libri di scuola, dei media più importanti, della saggistica accademica. Doveva girare quella mostra, mi sono subito detta. Doveva raccontare tutto quello che era successo e che in pochi davvero conoscono.
L'approdo a Venezia e a Open - oggi alle 18 l'inaugurazione della mostra  " 1914/18: la guerra e gli animali" - è giunto in modo naturale, come se fosse già scritto nella genesi di questa avventura di conoscenza.
Visitate questa mostra, sfogliate questo catalogo, leggete i documenti che l'accompagnano. Ma non illudetevi che sia tutto finito.
Sarebbe sbagliato pensare che gli animali siano stati utilizzati in modo così massiccio solo nella prima Guerra mondiale. C'è stato un prima e c'è un dopo. Purtroppo.
Tutte le guerre di questi ultimi anni in ogni angolo del mondo hanno visto sul campo (o in mare) milioni di animali. I rapaci vengono ancora usati per spiare le linee nemiche, i beluga e i delfini vanno a caccia sottomarina e topi fiutano le mine meglio dei cani.
Un vero e proprio «plotone» di mammiferi marini (delfini, leoni marini, beluga) furono addestrati dall' ex Unione Sovietica in una base militare della Crimea. Obiettivo: individuare le mine sottomarine.
Molti di questi vennero poi venduti all' Iran e trasferiti nel Golfo Persico, dove vennero impiegati per sorvegliare le acque dello stretto di Hormuz. Vittime di un addestramento che li privava delle loro esigenze, i delfini furono grandi combattenti.
La Marina sovietica voleva addirittura paracadutarli nei teatri di guerra. Li voleva imbragare e poi lanciare. Fino a metà degli anni ' 80 il Congresso degli Stati Uniti autorizzava la cattura di 25 mammiferi marini all' anno proprio per scopi di difesa.
E non senza crudeltà. Durante la prima guerra del Golfo, i militari montavano sul muso dei delfini ordigni esplosivi, mandandoli a schiantarsi contro il nemico.
Fortissima fu l'opposizione delle associazioni animaliste che insorsero contro la Us Navy, costringendola a smettere. Ma non era la prima volta che gli Stati Uniti utilizzavano i war-dolph, i poveri delfini kamikaze. Lo avevano già fatto durante la guerra del Vietnam.
Kamikaze loro malgrado furono anche i cani. Durante la seconda guerra mondiale, l’esercito americano li usò per far saltare in aria i panzer tedeschi. Lo raccontano nel libro A Higher Form of Killing, Robert Harris e Jeremy Paxman.
I cani appena svezzati venivano tolti alle madri e veniva loro dato il cibo solo sotto alla “pancia” dei carri armati. Una volta sul campo di battaglia venivano tenuti a digiuno, con un esplosivo e un’antenna di comando sul dorso.
Quando i panzer tedeschi si avvicinavano, gli animali affamati venivano rilasciati. Correndo istintivamente sotto ai carri nemici per cercare il cibo, l’antenna strisciava contro la pancia di metallo, facendo detonare l’esplosivo e distruggendo carro armato e cane.
Sulla terraferma uno dei principali scopi nell'utilizzare animali è sempre stato quello di individuare le mine.
Fino a qualche decennio fa venivano utilizzati solo i cani. Ma alla fine degli anni Novanta del secolo scorso alcuni ricercatori belgi hanno scoperto l'incredibile fiuto dei criceti del Gambia,che assomigliano a grandi topi dal peso considerevole che arriva fino a un chilogrammo.
Gli animaletti vengono addestrati facendo loro associare l'odore di banane e noccioline, i loro cibi preferiti, a quello dell'esplosivo.
La loro prima azione fu nel 2004 in Mozambico. Tre criceti vennero utilizzati lungo una ferrovia minata nel corso della guerra civile. Ognuno di loro riuscì a individuare venti mine. E a sopravvivere. Grazie all'olfatto, ma anche grazie al modo leggero con cui calpestano il terreno minato senza innescare esplosioni, riducendo il rischio di saltare in aria, come invece capita ai cani.
Una volta scoperto l'esplosivo, i topi si mettono in posizione eretta sulle zampette posteriori oppure piantano il muso sul terreno.
Non solo topi. Oggi vengono utilizzate anche le api facendo loro associare l'odore dell'esplosivo a quello del polline: seguendo i loro spostamenti diventa possibile tracciare una mappa delle zone contaminate. Ma la guerra degli animali non è solo l'azione di guerra.
E' un terreno dove le strategie di violenza non hanno confini di specie. Un luogo dove la guerra, intesa come sofferenza, dolore e morte, non finisce mai.
Nel 1942 l’isola di Gruinard, sulla costa nord-occidentale della Scozia, divenne il luogo di un progetto di ricerca i cui effetti sul territorio durarono fino agli anni ’80. Dopo aver evacuato gli abitanti e avervi lasciato solamente un gregge di pecore, un team di militari e scienziati fece esplodere una bomba riempita di miliardi di spore di antrace. Il giorno dopo le pecore cominciarono a morire.
Ulteriori esplosioni vennero provocate fino all’estate del ’43. Le pecore di Gruinard furono le prime vittime di una potentissima arma batteriologica destinata all’uomo.
Anche in tempo di pace sugli animali si sono testate ami letali. Esperimenti di strategie belliche continuarono per decenni fino quando, era il 1983, l'associazione americana PETA denunciò l’uso di cani nella ricerca sulle ferite d’arma da fuoco. Lo shock dell'opinione pubblica - in anni in cui il dibattito sui diritti degli animali come creature senzienti era ormai avviato - fu enorme e il governo statunitense proibì ’uso di cani, gatti e primati in test militari (anche nucleari) chimici e batteriologici.
Malgrado ciò, nel 1992 venne scoperto che un ricercatore della Louisiana State University continuava a sparare alla testa a gatti imprigionati per riprodurre ferite umane. In seguito alla denuncia delle associazioni, anche questa ricerca venne fermata. In difesa dei gatti, ma non di capre, maiali e pecore. Creature di serie B. La guerra sugli animali non ha confini.
In Italia, nel 2012, l' Associazione Italiana per la Difesa di Animali e Ambiente denunciò un sistema di torture coperte dal segreto militare che avrebbe visto coinvolti 30 mila animali, tra topi, cani, gatti costretti a testare l’effetto di gas letali e di altre armi chimiche.
Venivano torturati in nome della guerra. Venivano costretti ad annusare miscele tossiche o utilizzati nei test dei proiettili dirompenti. Molti restavano vittime di orrende mutilazioni e morivano di morte atroce.
Il 29 marzo 2014, in Italia è entrata in vigore la nuova legge sulla vivisezione. Un articolo finalmente vieta l'uso degli animali in esperimenti bellici.
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TG COM 24
5 MAGGIO 2015
 
Animali, stretta sui maltrattamenti
Il Senato approva quattro mozioni. Tra i temi caldi il superamento di circhi e randagismo, la lotta agli abusi come la spiumatura dei volatili e la fine dell'utilizzo delle cavie per i test scientifici
 
Gli animali sono "esseri senzienti" quindi il loro benessere deve essere tutelato, per legge. E' questo il principio che ha portato l'aula del Senato ad approvare quattro mozioni sulla promozione della cultura contro i maltrattamenti che vanno dall'abbandono al loro uso per i test scientifici, dalla lotta al randagismo al superamento dei circhi. E non solo. L'intento è l'istituzione di ''un Garante per i diritti degli animali" a livello europeo. Tra i temi caldi toccati a Palazzo Madama anche la richiesta di una "dovuta diligenza delle imprese italiane lungo tutta la filiera produttiva per prevenire abusi come, ad esempio, nel caso della spiumatura di volatili vivi".E ancora: si auspica la promozione di "iniziative per informare e diffondere le metodologie alternative alla sperimentazione animale con la finalità di abbandonare progressivamente l'uso degli animali a fini scientifici fino alla completa sostituzione''; così come si chiede una nuova legislazione in tema di spettacoli viaggianti, promuovendo il superamento di circhi che utilizzano gli animali. Punti su quali il governo ha dato parere complessivamente favorevole chiedendo di riformulare alcuni punti ''caldi'' o di ritirarne altri come quello ''anti-caccia''.Le votazioni. Quella a prima firma della senatrice Paola Taverna del M5s ha ricevuto 175 sì, 22 no, 25 astenuti. La seconda a prima firma della senatrice del Pd Silvana Amati è passata con 170 sì, 3 no, 53 astenuti. La terza mozione, della senatrice Monica Cirinnà del Pd, ha ricevuto 155 sì, 3 no, 54 astenuti. Infine quella della senatrice pentastellata Serenella Fucksia e' passata con 179 sì, 9 no, 35 astenuti. Approvati anche due ordini del giorno, quello di Carlo Giovanardi (149 sì, 24 no, 54 astenuti) e a quello della senatrice di Sel Loredana De Petris (182 sì, 8 no, 31 astenuti). 
Approvano le associazioni animaliste. "Le mozioni sulla promozione della cultura contro i maltrattamenti degli animali” sono importanti e in linea con quanto già approvato dalla Camera nel settembre scorso e, per quanto riguarda la sperimentazione sostitutiva degli animali, i relativi impegni proposti sono in linea con la politica dell’Unione Europea". Lo affermano le associazioni LAV, Enpa e Lega nazionale per la difesa del cane, ricordando che il nostro Paese è ancora indietro riguardo all'attuazione del Trattato Europeo
 
NEL CUORE.ORG
5 MAGGIO 2015
 
SENATO, SI' A 4 MOZIONI CONTRO I MALTRATTAMENTI DI ANIMALI
Scontro fra gli animalisti e la lobby dei vivisettori
 
Quattro mozioni sulla promozione della cultura contro i maltrattamenti degli animali sono state approvate oggi in Senato e sottoscritte da oltre venti senatori di tutti i gruppi. Etichette chiare, prevenzione al randagismo e ricerca alternativa: ecco i principali temi sul tavolo. Le mozioni "sono importanti e in linea con quanto già approvato dalla Camera nel settembre scorso e, per quanto riguarda la sperimentazione sostitutiva degli animali, i relativi impegni proposti sono in linea con la politica dell'Unione europea", hanno fatto sapere nel primo pomeriggio le associazioni Lav, Enpa e Lega nazionale per la difesa del cane, ricordando che "il nostro Paese è ancora indietro riguardo all'attuazione del Trattato Europeo che riconosce gli animali come 'esseri senzienti' e che le mozioni" di Pd e M5S "contengono importanti impegni per colmare questo vuoto: a partire dall'istituzione di un 'Garante per i diritti degli animali', interventi sugli allevamenti degli animali e la loro esportazione, il divieto di importazione e commercializzazione delle specie cosiddette 'aliene', interventi a difesa degli animali domestici, compresa un'iniziativa a Bruxelles per l'estensione a tutti e 28 i Paesi dell'Unione del divieto di uccisione dei cani randagi e dei gatti vaganti già vigente in Italia da più di vent'anni, e impegni per rilanciare con autonomia d'intervento la task force del ministero della Salute contro i canili-lager, e disincentivare la reclusione degli animali selvatici". "Quanto poi proposto nelle mozioni riguardo la sperimentazione a fini scientifici - concludono le associazioni animaliste - fa parte degli impegni dell'Unione europea e nei quattro punti specifici viene chiesto il sostegno ai metodi sperimentali sostitutivi che vengono ampiamente praticati nel resto del mondo e che rappresentano gia' in alcuni settori una alternativa riconosciuta. Proprio il contrario - concludono le associazioni - dell'oscurantismo di chi ritiene come unici validi i test sugli animali. Monitoreremo per questo il voto dei senatori rendendo noti i si' e i no alle proposte di buon senso presentate".
Di tutt'altro avviso la lobby dei vivisettori. Alcuni parlamentari stanno "andando nella direzione di limitare o vietare la sperimentazione animale nella ricerca scientifica. E' importante che i cittadini e i malati italiani sappiano che, nel recepire una direttiva europea, il Parlamento italiano, contro la stessa direttiva, ha aggiunto forti limitazioni che comprometteranno il futuro della ricerca biomedica italiana e impediranno, giusto per fare un esempio, lo studio del cancro e gli xenotrapianti", ha scritto stamani la senatrice a vita Elena Cattaneo in una lettera al quotidiano "la Repubblica".
Prima del voto, nel primo pomeriggio, è tornato alla carica anche il senatore di Ap (Alleanza popolare) Carlo Giovanardi, che insieme alla presidente della commissione Sanità Emilia Grazia De Biase, ha organizzato una conferenza stampa a Palazzo Madama in cui alcuni ricercatori, tra cui Silvio Garattini, hanno paventato il rischio che intervenendo contro la sperimentazione animale di fatto si "uccida la ricerca" che già in Italia, come sottolinea proprio Garattini "è in stato di abbandono". Lo stesso Garattini, numero uno dell'istituto Mario Negri, ha fatto sapere: "Siamo rimasti molto sorpresi leggendo i verbali della discussione generale sulle mozioni" che c'è stata in Aula la scorsa settimana perché "ci sono affermazioni illogiche" e "sbagliate" come quelle relative alla possibilità di ricorrere a "metodi alternativi" rispetto alla vivisezione ("Non si sa di cosa si sta parlando"). Garattini ha poi puntato il dito contro quello che definisce "un attacco alla ricerca scientifica" e ha difeso la sperimentazione animale a spada tratta. E non sono mancati all'appello gli interventi di De Biasi e Giovanardi. La prima, che ha detto basta al "fondamentalismo" animalista (sic!), ha parlato di "diritto alla ricerca" e ha aggiunto che è "già stato votato un investimento di un milione di euro" per i metodi alternativi alla sperimentazione animale. Anche il senatore di Ap, che sul tema ha presentato un ordine del giorno, ha sottolineato come "nel caso in cui si abbia una malattia o un congiunto malato si preferisca sempre ricorrere ai medici e non agli stregoni con le piume...".
 
NEL CUORE.ORG
5 MAGGIO 2015
 
VIVISEZIONE, BRAMBILLA: "LA STRADA MAESTRA? I METODI ALTERNATIVI"
"Nulla di oscurantista nella richiesta di promuoverli"
 
"Non c'è nulla di strano, né di oscurantista, nel chiedere al governo di sostenere l'elaborazione, la validazione e lo sviluppo di metodi alternativi alla sperimentazione animale, è invece la strada maestra. E' inoltre assurdo credere che presupposto della sperimentazione animale sia che gli animali non vengano fatti soffrire: l'esperienza dice il contrario". Lo afferma l'on. Michela Vittoria Brambilla, FI, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell'Ambiente, commentando la polemica intorno al contenuto delle mozioni sul benessere animale in discussione oggi al Senato."Fin dagli anni Sessanta – prosegue l'on. Brambilla – nel mondo scientifico si parla di limitare l'impatto della sperimentazione animale attraverso la regola delle tre R: rimpiazzamento (sostituzione con metodi alternativi), riduzione (riduzione del numero di animali coinvolti), raffinamento (miglioramento delle condizioni degli animali) e la stessa direttiva 63/2010, che considero per tanti altri aspetti sciagurata, indica comunque la strada dei metodi alternativi. Solo che i metodi alternativi non crescono sugli alberi: bisogna crederci, finanziarli, diffonderli. Non mi stupisce che a questo processo pongano ostacoli quanti sulla sperimentazione animale hanno edificato tutta la propria carriera: è comprensibile, ma bisogna guardare al futuro"."Personalmente – aggiunge l'on. Brambilla – sono contraria ai test su animali per ragioni etiche. La sofferenza di un esser vivente non è un'astrazione, ma qualcosa di molto concreto. So che la parola "vivisezione" dà fastidio a chi pratica – come si preferisce dire oggi, in omaggio alla "correttezza politica" - la "sperimentazione animale", ma proprio per la sua carica emotiva è l'unica appropriata, non ipocrita, per definire procedure che provocano negli animali "dolore, sofferenza, angoscia e danni durevoli". Da questo punto di vista sono convinta che vi sia continuità tra la vecchia fisiologia ottocentesca "squartatrice" e alcune pratiche "moderne". Entrambe, infatti, hanno come presupposto, questo sì, la riduzione dell'animale a mero oggetto, del quale ci si può tranquillamente servire senza preoccupazioni morali".
 
REPUBBLICA.IT
5 MAGGIO 2015
 
Perché la scienza non può rinunciare a sperimentare sugli animali
 
CARO direttore, che cosa diranno in futuro i nostri figli o nipoti e gli storici quando, leggendo i dibattiti parlamentari, scopriranno che alcuni hanno lavorato per determinare il peggioramento delle loro condizioni di salute ed economiche? L'hanno fatto per decenni impedendo la ricerca pubblica sugli Ogm.
E VIETANDONE lo studio o la coltivazione sebbene sicuri. L'hanno fatto più di recente confondendo ciarlataneria e medicina. Lo fanno ogni giorno disconoscendo il valore della ricerca scientifica e l'impegno di ogni giovane ricercatore che, nonostante tutto, si ostina a lavorare in Italia. In modo non meno grave lo stanno facendo anche andando nella direzione di limitare o vietare la sperimentazione animale nella ricerca scientifica. Non stiamo parlando di "vivisezione", che non esiste nei laboratori di ricerca.
È importante che i cittadini e i malati italiani sappiano che, nel recepire una direttiva europea, il Parlamento italiano, contro la stessa direttiva, ha aggiunto forti limitazioni che comprometteranno il futuro della ricerca biomedica italiana e impediranno, giusto per fare un esempio, lo studio del cancro e gli xenotrapianti. Cioè i nostri figli e nipoti leggeranno che alcuni parlamentari, privi delle conoscenze necessarie, pronunciavano parole come genomica, proteomica, epidemiologia, microcircuiti cellulari per sostenere come questi possano sostituire la sperimentazione animale. Di come quest'ultima " veniva utilizzata in passato ma oggi esistono metodi più efficaci, come quelli che utilizzano tessuti prodotti in vitro " o di progetti di ricerca per generare un " human body on chip " che, a detta loro, sono usabili " per valutare rapidamente le risposte del corpo umano a nuovi farmaci".Oggi il Senato si appresta a votare alcune mozioni sul benessere animale (giusto), dove la sperimentazione animale viene di fatto equiparata alle crudeltà (assurdo), laddove invece la sperimentazione animale ha come presupposto che gli animali non devono soffrire. Si dice che gli scienziati oggi possono usare un computer, che sarebbe più predittivo della reazione o dell'efficacia di un trattamento rispetto a un modello animale. Senza spiegare chi istruirà il computer con algoritmi (fantascientifici) tali da mimare le risposte biochimiche dell'organismo, dei suoi circuiti umorali, degli organi connessi, di ogni loro singola cellula, ciascuna con i suoi trentamila geni tradotti in centomila proteine funzionali. Non dicono come computer o cellule in un piattino di plastica possono farci capire le basi di malattie multisistemiche, l'attività dei farmaci per la depressione, per i disturbi del movimento o dell'alimentazione, l'insonnia, la Sma, la Sla, la sclerosi multipla, l'Huntington, l'Alzheimer, il diabete, etc. Se è vero che gli animali non sono sempre predittivi, come può un computer essere più predittivo? Oggi il computer K giapponese (che simula solo 1 bilione di neuroni e costa 10 milioni di dollari l'anno) è 1.500 volte più lento della biologia e necessita di 4 anni per simulare una giornata di funzionamento di pochi semplici neuroni. Alcuni parlamentari lamentano che la sperimentazione sia fatta soprattutto su animali maschi e pertanto non sia predittiva per umani di sesso femminile. Invece di chiedere che si investa in sperimentazione animale che riguardi anche il genere femminile ecco la solita proposta del computer. Mi chiedo: ma come si accerteranno che è femmina?I metodi alternativi (in realtà "complementari") li creiamo noi scienziati e ne conosciamo bene significato, vantaggi, applicazioni e limiti. E sappiamo che è grazie alla sperimentazione animale che sono state sconfitte malattie che uccidevano milioni di bambini e adulti; che sono aumentate le capacità di trattare farmacologicamente o chirurgicamente malattie a lungo mortali; che abbiamo 4 vaccini contro Ebola e la possibilità di salvare vite umane. È stato anche grazie alla sperimentazione animale se l'aspettativa di vita alla nascita, per i nostri figli e nipoti, oggi supera gli 80 anni; se oggi si sperimentano nell'uomo (anche nel bambino) terapie geniche per diverse malattie; se abbiamo Rna interferenti capaci nell'animale di spegnere geni-malattia; strategie di sostituzione cellulare nel Parkinson di prossima sperimentazione clinica; trattamenti per l'ictus in cui effetto, finestra di opportunità e rischi connessi coincidono quasi perfettamente fra animali e uomo. All'Epfl di Losanna lavorano per ripristinare le funzioni sensoriali e motorie nelle lesioni midollari producendo "device" neuroprotestici che permettono a roditori o scimmie con lesioni di muoversi nuovamente. Mi fermo qui. Ci sono centinaia di esempi. Nemmeno un "capestro voto contro" potrà cambiare questa realtà.La ricerca in tutto il mondo si attua attraverso la libera competizione tra le idee. Il presidente del Consiglio, alcune settimane fa, sottolineava la necessità che la ricerca italiana fosse più competitiva (io direi anche "attrattiva") a livello europeo. Giusto. Versiamo il 13% del totale investito in ricerca dall'Unione europea ma i progetti italiani riportano a casa solo l'8% del totale. Cioè con i soldi italiani sosteniamo la ricerca di altri Paesi. Ma come si possono ottenere i dati preliminari che permettono a noi di competere a livello europeo lavorando in un Paese che non ha bandi nazionali per accumulare quei dati o che avversa la sperimentazione animale? Il Governo e il Parlamento devono avere presente che tutto ciò ci renderà isolati e sempre più deboli sul piano dell'accesso a trattamenti più avanzati contro le più gravi malattie e nella competizione al riparto dei fondi per la ricerca. Oltre a questo, le mozioni in discussione sottovalutano pericolosamente i rischi e il peggioramento per la salute umana dei nostri figli e nipoti che deriverà dal rinunciare alla sperimentazione animale. È quindi importante che la comunità scientifica e gli intellettuali italiani forniscano  strumenti al pubblico e ai politici interessati al benessere dei loro concittadini, affinché ogni manipolazione della realtà sia efficacemente contrastata.
(*L'autrice è docente all'Università degli Studi di Milano e senatrice a vita)
 
LEGGO
5 MAGGIO 2015
 
Rapisce e violenta il cane del vicino, il cucciolo
resta traumatizzato: "Si nasconde sotto le auto"

 
Ha rapito il cagnolino del vicino per violentarlo, e il cucciolo è rimasto così traumatizzato che ora cerca solo di nascondersi: "Si nasconde sempre sotto le auto", dice il proprietario del cane.  L'uomo accusato di aver fatto sesso con il cucciolo è stato arrestato dalla polizia. Il fatto è accaduto nella città di Orangeburg, nello stato della Carolina del Sud. Freddie James, 79 anni di età, è stato preso in custodia dall'Ufficio dello sceriffo della Contea. Secondo il rapporto dello sceriffo, il 79enne ha colpito il cucciolo alla testa e poi ha fatto sesso con lui. Il vice-sceriffo ha poi trovato il cagnolino spaventato, fortemente agitato, e che cercava di nascondersi sotto le auto parcheggiate lungo la strada.
 
NEL CUORE.ORG
5 MAGGIO 2015
 
USA, CAGNETTA INCINTA LASCIATA DENTRO UN ALBERO: "CUCCIOLI MORTI"
Boo recuperata in California. "Stava morendo di fame"

 
Incinta e impaurita, nascosta nel tronco di un albero. Così Shirley Zindler, impiegata del Centro controllo animali della contea di Sonoma, in California, negli Stati Uniti, ha trovato una cagnolina. E sono servite alcune ore per convincerla ad uscire dal suo rifugio. Nonostante fosse incinta, pesava solo tre chili. Insomma, stava per morire di fame. "Le costole erano chiaramente visibili e quando l'ho presa in braccio aveva gli occhi pieni di paura, era chiaramente traumatizzata", ha raccontato la soccorritrice a "HuffPost".
Pochi giorno dopo essere stata salvata, la cagnetta ha iniziato il travaglio: è stata sottoposta ad un intervento chirurgico irrinunciabile e, purtroppo, nessuno dei cuccioli ha visto la luce vivo. Ora Boo - la bestiola è stata chiamata così in onore del personaggio del romanzo "Il buio oltre la siepe" - viene accudita da Shirley e sta lentamente ricominciando a fidarsi delle persone, in attesa di una famiglia che decida di adottarla. (Foto: Shirley Zindler)
 
LA ZAMPA.IT
30 MAGGIO 2015
 
Il cane abbandonato in un albero è stato adottato
 
Cristina Insalaco
 
Il terrore è sparito dagli occhi di Boo. Una famiglia della California, che si è commossa nel leggere la storia della cagnolina che fa fatto il giro del mondo, qualche giorno fa l’ha finalmente adottata. Oggi Boo vive in una bella casa con giardino insieme ad altri quattro zampe, seguita da oltre tremila fans. Perché Kim, la sua nuova proprietaria, le ha dedicato la pagina Facebook «Life of Boo», nella quale racconta i progressi del cane per combattere la paura, o la fotografa mentre dorme e scodinzola felice nel prato.La cagnolina era stata abbandonata ad aprile dentro al tronco di un albero. Era incinta e sotto choc, quando Shirley Zindler, impiegata del Centro Controllo Animali di Sonoma County, in California, l’ha trovata e soccorsa. «Sono state necessarie alcune ore prima che si convincesse a mettere le zampe fuori dal rifugio – ha raccontato Shirey -, ma sono riuscita a prenderla in braccio e ad evitare che morisse di fame». Poco dopo il cane ha iniziato il travaglio. I veterinari hanno dovuto fare un intervento chirurgico, ma i cuccioli non sono sopravvissuti.Zindler l’ha accudita ed aiutata a fidarsi degli umani, tutto il resto lo sta facendo la nuova famiglia della cagnolina. «Nelle scorse settimane ho ricevuto molte richieste di adozioni – scrive l’impiegata del Centro Controllo Animali -, addirittura da una famiglia di New York, che avrebbe pagato il viaggio dalla California. Ma ho rifiutato per evitare ulteriori traumi all’animale». Poi ha conosciuto Kim, e tra lei e il cane è stato amore a prima vista.«L’avrei anche adottata io, ma preferisco lasciare la mia casa aperta ad altri quattro zampe che avranno bisogno di aiuto in futuro», scrive Shirley sul suo blog, ammettendo di aver sentito un nodo in gola quando Boo si è trasferita a casa della sua nuova proprietaria. Kim, invece, è pazza dalla felicità per la new entry della famiglia, e ha già postato decine di foto della cagnolina, che prende il nome personaggio del libro «Il buio oltre la siepe».
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GEA PRESS
5 MAGGIO 2015
 
Parco nazionale Garamba (RDC) – Ranger ucciso dai bracconieri
 
Un Ranger del Parco nazionale Garamba, nella Repubblica Democratica di Congo, è stato ucciso dai bracconieri mentre era in servizio con la sua pattuglia. Agoyo Mbikoyo, questo il nome del Ranger, sebbene mortalmente  ferito, è riuscito a raggiungere i suoi colleghi, accampati nei pressi, prima di crollare a terra.
Il servizio di pattugliamento nel quale era impegnato il Ranger era finalizzato al monitoraggio di un branco di elefanti stanziati  nella parte meridionale del Parco. E’ probabile che la presenza della pattuglia abbia dato fastidio ai trafficanti di avorio che hanno teso l’agguato al Ranger.Nei luoghi sono stati inviati rinforzi di polizia che si sono avvalsi anche  di un elicottero 
Purtroppo il Parco della RDC, non è nuovo a fenomeni di questo genere. Un agguerrito bracconaggio, probabilmente in combutta con organizzazioni criminali di base in Sudan,  ha già provocato l’estinzione del rinoceronte bianco del nord. Degli ultimi esemplari, non si hanno più notizie da anni.Agoyo Mbikoyo era uno dei Ranger più esperti del Parco di Garamba. L’agguato mortale è avvenuto il 25 aprile, ma la notizia della morte  è stata diffusa solo nelle scorse ore.
 
NEL CUORE.ORG
5 MAGGIO 2015
 
USA, CON LE NUOVE LEGGI A RISCHIO CENTINAIA DI ANIMALI E PIANTE
L'allarme lanciato dal Center for biological diversity
 
Le recenti misure del governo statunitense stanno mettendo a rischio di estinzione centinaia di animali e piante, perché consentono agli enti federali di non ridurre i danni inflitti a rare specie animali da progetti federali di estrazione di petrolio e gas naturale. Lo ha affermato in una nota il Center for biological diversity (Centro per la biodiversià, un'organizzazione non-profit con sede a Tucson) commentando l'Endangered species act (Esa) dell'amministrazione Obama. Secondo quanto si legge nella nota, le regolamentazioni fissate dalla nuova legge per la tutela delle specie a rischio varata da Washington "espone centinaia di piante animali a un rischio più alto di estinzione consentendo agli enti federali di evitare di quantificare e limitare i danni derivanti dall'applicazione di progetti relativi al commercio del legname, le attività estrattive (petrolio e gas naturale) e altre attività". Secondo Brett Hartl, direttore del dipartimento sulle politiche per le specie a rischio del Center for biological diversity, molte specie sono in "gravi difficoltà" oggi non a causa di un singolo progetto, ma perché "centinaia di progetti del genere vengono permessi ogni anno". E le nuove regolamentazioni - ha aggiunto Hartl - "assicurano che il problema continuerà" in quanto consentono alle agenzie federali di portare avanti progetti che, presi individualmente, potrebbero infliggere "ferite lievi" ma che, se combinati con centinaia di altri, sarebbero in grado di infliggere un "colpo mortale".
 
NEL CUORE.ORG
6 MAGGIO 2015
 
NAPOLI, CAVALLI DOPATI PER LE CORSE CLANDESTINE: 8 PERSONE ARRESTATE
Il blitz all'alba nella zona di Nola contro un clan
 
Otto persone sono state arrestate dalla Squadra mobile della Questura di Napoli in un'operazione scattata all'alba nella zona di Nola (Napoli) contro il clan di camorra Marotta, a conclusione di un'inchiesta della Dda partenopea che ha riguardato anche l'organizzazione di gare con cavalli sottoposti a trattamenti dopanti. La polizia sta eseguendo otto ordinanze di custodia cautelare in carcere per associazione di stampo mafioso, estorsione, spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione di armi e materiale esplosivo.
Un vero e proprio clan gestito da marito e moglie che controllava le estorsioni ad imprenditori edili, e la distribuzione di apparecchiature di video-poker, oltre a corse clandestine di cavalli sottoposti a sostanze dopanti nella zona Asi di Nola. E' quanto emerso dalle indagini portate avanti dalla Dda di Napoli, partite grazie alle dichiarazioni di alcuni pentiti di camorra, che hanno portato a scoprire il nuovo clan di Michele Marotta, detenuto, ed ex appartenente al clan Russo. Proprio Marotta, secondo gli inquirenti, grazie al supporto della moglie Michelina Esposito, anche lei sottoposta a misura cautelare in carcere insieme ad altre sette persone, aveva assunto il monopolio camorristico della zona di Polvica di Nola. Tra gli arrestati ritenuti partecipi dell'associazione camorristica e dei singoli reati, Giovanni Petrella, ritenuto colpevole di condotte estorsive commesse subito dopo la sua scarcerazione per altre condanne, Arcangelo Romeo e Vincenzo De Simone, già ritenuti appartenenti al clan Di Domenico, e Luigi Sgambato, che, secondo gli inquirenti, insieme ad altri personaggi, avrebbe organizzato le gare clandestine di cavalli sottoposti a sostanze dopanti. La squadra mobile di Napoli, ha inoltre attuato un decreto di sequestro preventivo di alcune aziende, autovetture, motocicli, beni immobiliari e conti correnti a carico degli indagati, per i quali è emersa la sproporzione tra redditi leciti e situazione patrimoniale.
 
NEL CUORE.ORG
6 MAGGIO 2015
 
DELFINARIO DI RIMINI, AL VIA DOMANI IL PROCESSO PER MALTRATTAMENTO
"Un ulteriore passo avanti per chiudere la struttura"
 
Inizia domani 7 maggio il processo al delfinario di Rimini che vede imputati il legale rappresentante della società di gestione della struttura, e la veterinaria responsabile della custodia e della somministrazione dei farmaci, con l'accusa di maltrattamento di animali - ai sensi degli articoli 544 ter, comma I e II, e 727 del codice penale – perché, come si legge nel decreto di citazione a giudizio, "sottoponevano i 4 delfini della specie Tursiops truncatus ospitati nel delfinario, a comportamenti insopportabili per le loro caratteristiche etologiche e quindi incompatibili per la loro natura, anche sottoponendoli a trattamenti idonei a procurare un danno alla salute degli stessi con conseguenti gravi sofferenze". La Lav, parte offesa, sarà presente all'udienza.Nel decreto di citazione in giudizio il pm ha dettagliatamente specificato anche le criticità emerse in relazione alle dimensioni e alle caratteristiche delle vasche in cui erano detenuti ed erano costretti ad esibirsi i quattro delfini."Questo processo rappresenta un ulteriore passo avanti verso la definitiva chiusura della struttura – afferma la Lega anti-vivisezione – pur non avendo mai ottenuto l'indispensabile licenza di giardino zoologico, infatti, il delfinario di Rimini è rimasto aperto al pubblico per quasi un decennio proponendo spettacoli con delfini, e, nonostante tutto, dalla scorso anno fa esibire delle otarie".Una vicenda giudiziaria iniziata con il sequestro preventivo degli animali e il loro trasferimento, avvenuto a settembre del 2013 (disposto della Procura della Repubblica di Rimini in seguito al sopralluogo degli agenti del servizio Cites del Corpo forestale dello Stato del 31 luglio 2013, scaturito da numerose segnalazioni della Lav e di altre associazioni, sequestro confermato dalla Cassazione nel 2014) e proseguita con l'emanazione di un decreto di chiusura del delfinario di Rimini, notificato dal ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare lo scorso 5 dicembre."Questo procedimento non rappresenta solo il processo ad una gestione inaccettabile degli animali da parte del delfinario di Rimini, ma è il primo vero processo all'industria della cattività dei delfinari che dietro la maschera di strutture zoologiche e scientifiche, sono in realtà solo dei parchi giochi per l'esposizione e l'esibizione degli animali in spettacoli che non hanno nulla a che fare con l'etologia degli animali", conclude la Lav
 
NEL CUORE.ORG
7 MAGGIO 2015
 
DELFINARIO DI RIMINI, PRIMA UDIENZA DEL PROCESSO: LA LAV E' PARTE CIVILE
Prossima udienza fissata per il prossimo 28 gennaio
 
Si è svolta questa mattina la prima udienza del processo al delfinario di Rimini che vede imputati il legale rappresentante della società di gestione della struttura, e la veterinaria responsabile della custodia e della somministrazione dei farmaci, con l'accusa di maltrattamento di animali - ai sensi degli articoli 544 ter, comma I e II, e 727 del codice penale – perché, come si legge nel decreto di citazione a giudizio, "sottoponevano i 4 delfini della specie Tursiops truncatus ospitati nel delfinario, a comportamenti insopportabili per le loro caratteristiche etologiche e quindi incompatibili per la loro natura, anche sottoponendoli a trattamenti idonei a procurare un danno alla salute degli stessi con conseguenti gravi sofferenze".
La Lav, come parte offesa, con l'avvocato Carla Campanaro ha depositato la propria costituzione di parte civile. Il giudice togato Giorgio Barbuto ha deciso di tenere il processo per sé, in considerazione della complessità ambientale dei fatti riguardanti il delfinario. Dopo alcune schermarglie procedurali con i due imputati, il giudice ha rinviato il processo, con tutti gli imputati, al prossimo 28 gennaio: in questa udienza saranno ascoltati i primi quattro testi presentati dalla Procura.
"Attendiamo fiduciosi la prossima udienza, alla quale saremo presenti: questo processo sarà decisivo per l'auspicata definitiva chiusura di questo circo d'acqua che, pur non avendo mai ottenuto l'indispensabile licenza di giardino zoologico, è rimasto aperto al pubblico per quasi un decennio proponendo spettacoli con delfini, e, nonostante tutto, dalla scorso anno fa esibire delle otarie. La città di Rimini non deve perdere l'occasione per riconvertire questa struttura in un'attrazione senza utilizzo di animali, la sola apprezzabile dal pubblico – afferma la Lega anti-vivisezione –. Questo procedimento non rappresenta solo il processo ad una gestione inaccettabile degli animali da parte del delfinario di Rimini, ma è il primo vero processo all'industria della cattività dei delfinari che dietro la maschera di strutture zoologiche e scientifiche, sono in realtà solo dei parchi giochi per l'esposizione e l'esibizione degli animali in spettacoli che non hanno nulla a che fare con l'etologia degli animali".
Nel decreto di citazione in giudizio il pm ha dettagliatamente specificato anche le criticità emerse in relazione alle dimensioni e alle caratteristiche delle vasche in cui erano detenuti ed erano costretti ad esibirsi i quattro delfini.
Una vicenda giudiziaria iniziata con il sequestro preventivo degli animali e il loro trasferimento, avvenuto a settembre del 2013 (disposto della Procura della Repubblica di Rimini in seguito al sopralluogo degli agenti del servizio Cites del Corpo forestale dello Stato del 31 luglio 2013, scaturito da numerose segnalazioni della Lav e di altre associazioni, sequestro confermato dalla Cassazione nel 2014) e proseguita con l'emanazione di un Decreto di chiusura del delfinario di Rimini, notificato dal ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare lo scorso 5 dicembre.
La Lav si sta battendo e manifesterà ancora sabato prossimo, a Rimini, con Basta delfinari ed Essere Animali, contro la riapertura della struttura con altre specie animali.
 
TORINO TODAY
6 MAGGIO 2015
 
Bocconi killer nei giardini, due cani avvelenati in via Sospello
Nel mirino dei residenti del quartiere Borgo Vittoria è finita l'area compresa tra corso Grosseto e via Sospello. Altri bocconi, invece, sono stati ritrovati in via Borgosesia
 
TORINO. L’incubo polpette avvelenate rimbalza tra i quartieri Borgo Vittoria e Parella. Un bilancio che parla di due cani morti per avvelenamento e di un terzo esemplare, grave ma vivo. Sotto accusa le polpette avvelenate lasciate in mezzo all’erba, o sui marciapiedi, dagli spietati killer degli animali. Nel mirino, stando a quanto trapelato sui social network, è finito un giardino compreso tra corso Grosseto e via Sospello, nel territorio della Quinta circoscrizione. Un’area al cui interno alcune persone avrebbero trovato dei bocconi alquanto sospetti.Due esemplari hanno recentemente perso la vita, costringendo i loro padroni a divulgarne la notizia. Nella speranza che altri cittadini possano prestare maggiore attenzione a ciò che si nasconde tra piante, panchine e attrezzature per il fitness. Senza dimenticare le vaschette d’acqua.
Entrambi i cani sarebbero morti per avvelenamento causato da polpette a base di bromuro e stricnina, un veleno usato solitamente dai bracconieri per uccidere le volpi e i lupi e che, invece, qualcuno ha pensato bene di gettare in pasto a dei poveri cani. Veleno che viene ritrovato anche all’interno di pezzettini di carne fresca. Altri bocconi, invece, sono stati ritrovati e fatti sparire da un marciapiede di via Borgosesia. “Li abbiamo portati ad analizzare. Ci vogliamo vedere chiaro”.
 
IL MATTINO
6 MAGGIO 2015
 
Follia a Castellabate (SA): i loro cani litigano, lui estrae un coltello e colpisce la padrona e l'animale
 
Serata di follia ieri a San Marco di Castellabate. Una signora del posto, G.F. di 64 anni, è rimasta ferita con un coltello insieme al suo cane. Immediato l'intervento dei sanitari del Saut di Castellabate e dei carabinieri della locale stazione. Secondo una prima ricostruzione, la 64enne stava passeggiando con il suo meticcio di taglia media, quando ha incontrato un suo conoscente con al seguito un altro cane di piccola taglia. Tra i due quadrupedi è iniziata una lite ed il proprietario del cane di piccola taglia ha estratto un coltello colpendo più volte il cane della signora. Nella concitazione, un fendente ha colpito la mano della signora che è riuscita a rifugiarsi nella sua casa per dare l'allarme. La signora è stata medicata al Saut, mentre il cane trasportato presso un veterinario per le cure del caso. L'aggressore è stato individuato.
 
GREEN ME
6 MAGGIO 2015
 
Crimini sessuali contro animali: condanna esemplare per lo stalliere che abuso' di una cavalla incinta

Roberta Ragni

 
Per lui ci sono ora due anni di reclusione, pena sospesa, con liquidazione del danno in separata sede ma con la provvisionale di € 5.000,00 e liquidazione di spese legali in favore della LAV parte civile di € 550,00 (oltre IVA e CPA).Il Pubblico Ministero, dott.ssa Liliana Todaro, aveva chiesto e ottenuto per l'imputato la citazione diretta a giudizio davanti al giudice monocratico del Tribunale di Messina, per rispondere in particolare dei reati di:
maltrattamento (reato p. e p. dall'art. 81, 544 ter comma 3 c.p.) "perché – si legge nel decreto di citazione a giudizio - in più occasioni, sottoponeva a sevizie una cavalla consumando rapporti sessuali con l'animale. In particolare, abusava sessualmente della cavalla, in stato di gravidanza, con il proprio organo genitale e con altri attrezzi impropri, determinando atroci sofferenze a cui è seguito il distacco della placenta, l'aborto e, infine, la morte".
danneggiamento (reato p. e p dall'art.635 c.p.) "per avere, mediante la condotta descritta, irrimediabilmente reso inservibile la cavalla-fattrice"."Una vicenda di inaudita gravità ed efferata violenza, con epilogo mortale – afferma la LAV - Ad inchiodare il colpevole, rivela l'Associazione animalista, le sequenze video di alcune telecamere interne che avrebbero ripreso gli abusi sessuali. Anche se il colpevole è stato condannato nulla potrà "riparare" alle sofferenze e alla morte inflitte con tale sadismo".Si tratta di una sentenza che aiuta a porre l'attenzione sui crimini sessuali a danno di animali, una piaga ancora sommersa, come spiega Ciro Troiano, criminologo e Resp. LAV Osservatorio Zoomafia, autore di una recente indagine sui crimini sessuali a danno di animali: "La zooerastia è un disturbo sessuale caratterizzato dall'eccitazione erotica o dalla fantasia di avere rapporti sessuali con animali, o dal praticare attività sessuali con gli stessi in modo non occasionale. E' considerata una psicopatologia solo se è compulsiva e se è suscettibile di procurare danni seri al funzionamento psicologico dell'individuo".Ogni abuso su animali di natura sessuale integra il reato di maltrattamento. "Siamo convinti però – conclude Troiano - che, vista la complessità del fenomeno, sia necessaria un'articolata rivisitazione della questione anche sotto il profilo della tutela penale e una giusta collocazione del precetto in seno al Codice penale prevedendo apposite disposizioni punite con la reclusione e la multa. Fatti di tale violenza non devono più accadere: ci auguriamo che quanto accaduto a questa cavalla faccia maturare al più presto ogni azione opportuna ai fini della prevenzione e delle repressione di tali gravissimi reati".
 
GEA PRESS
6 MAGGIO 2015
 
Firenze – Trovata la tartaruga dai morsi pericolosi. Intervento del Corpo Forestale dello Stato
 
Per la legge italiana è una specie pericolosa per la “salute e l’incolumità pubblica”. Per questo la temibile Tartaruga azzannatrice è bandita ormai da diversi anni. Non sarebbe più possible detenerla, ma evidentemente ancora per molti così non è. Questo a giudicare dai ritrovamenti che, con una certa frequenza, si ripetono in più parti d’Italia.
L’ultimo di questi è avvento oggi in provincia di Firenze. In un canale di Fucecchio, infatti, un cittadino si è accorto del grosso esemplare del peso di circa 15 chili. In prossimità del Rio Macone, nei pressi di San Pierino, la Chelydra serpentina (questo il nome scientifico della specie originaria del nuovo continente) faceva bella mostra di se. Sul posto sono subito intervenuti i Forestali del Comando Stazione di Empoli che hanno provveduto al recupero ed alla consegna del grosso animale presso il Centro di Scienze Naturali di Galceti (PO).
Il suo peso non deve sorprendere ed in un certo senso è la prova del suo recente abbandono. In natura, spiega la Forestale,  raggiunge al massimo i 4,5-6 chilogrammi di peso, ma allevate in cattività fanno registrare livelli da record; fino a 34 chilogrammi. Facile presupporre che la Tartaruga azzannatrice di Fucecchio era stata, fino a poco tempo addietro, allevata in cattività.
Animale dal corpo robusto e dall’apparato muscolare sviluppato, può sferrare abili morsi muovendo improvvisamente il collo con scatti che ricordano quelli di un serpente. Da qui il nome della specie “serpentina”.
 
IL FATTO ALIMENTARE
6 MAGGIO 2015
 
Manzotin: ritirato un lotto di carne in scatola per sospetta non conformità microbiologica. Controverso l’esito delle analisi

Sara Rossi

 
Ieri 5 maggio è stato ritirato dagli scaffali di tutti i supermercati Coop e Auchan e altre catene un lotto di carne in scatola Manzotin per non conformità microbiologica. Generale Conserve SpA, ha diramato un comunicato invitando a ritirare dai punti vendita le scatolette confezionate nell’astuccio di cartone composto da due  pezzi da 140 grammi. L’azienda precisa che il lotto è stato ritirato “in via precauzionale”, per sospetta non conformità microbiologica. Si tratta  del lotto L130719 con termine minimo di conservazione 31.12.2018. Per capire se nell’armadio della cucina ci sono  scatole del lotto ritirato occorre cercare il codice stampato sul cartoncino e/o sul fondo della lattina.“La questione non è chiara – precisa l’azienda –  perché il lotto è stato prodotto il 19 luglio 2013 e in questi due anni e mezzo non ci sono stati problemi. L’altro elemento da considerare è che l’analisi condotta dall’Istituto zoooprofilattico sperimentale di Caltanissetta indica la presenza di batteri mesofili che non possono essere presenti in una scatoletta sterile oltre alla una presenza di forme vegetative anaerobi solfito riduttori”.  Abbiamo provato a contattare  nel pomeriggio di oggi l’Istituto Zooprofilattico per chiarimenti e e ci è stato promessa per domani una risposta. Vi aggiorneremo Per ulteriori chiarimenti chiamare il Servizio consumatori al numero verde 800 03 54 10.
 
NEL CUORE.ORG
6 MAGGIO 2015
 
INDONESIA, UNA VENTINA DI UCCELLI RARI INFILATI NELLE BOTTIGLIETTE
Arrestato un 37enne mentre sbarcava da una nave

 
La polizia indonesiana ha arrestato un presunto contrabbandiere di animali selvatici, dopo aver scoperto una ventina di uccelli rari, per lo più cacatua dalla cresca gialla, infilati con la forza in bottiglie di plastica.
Il 37enne è stato fermato dalla polizia lunedì mentre sbarcava da una nave passeggeri a Surabaya, nell'isola di Giava.
Le fotografie mostrano gli uccelli, con le loro caratteristiche piume gialle, schiacciati nelle bottiglie dopo essere stati scoperti dalla polizia. Il fondo delle bottigliette da mezzo litro di acqua minerale era stato tagliato per poter infilare i volatili.
"Abbiamo trovato 21 cacatua dalla cresta gialla e un pappagallo verde", ha spiegato il capo della polizia inquirente del porto di Tanjug Perak. "Tutti gli uccelli sono stati scoperti in bottiglie d'acqua, che erano infilate in una cesta".
Gli animali sono stati inviati all'ufficio per la conservazione della fauna indonesiana. (Foto: Olycom)
 
ARTICOLO TRE
6 MAGGIO 2015
 
Animali vivi usati come portachiavi
 
Redazione – Si tratta di piccoli pesci, tartarughe ed altri anfibi i quali vengono venduti, crudelmente, come fossero ninnoli per la telefonia mobile e portachiavi. Potrebbe sembrare una cosa fuori dal mondo, una bufala, ma a quanto pare diverse fonti confermano, come la CNN che già riportava l'orribile questione nel 2011 (e che continua, purtroppo ad essere in voga); mantenuti in sacchetti di plastica trasparente o colorati pieni di acqua ossigenata, gli animali vengono venduti a crica 1,50 dollari l'uno. Un commerciante, che vende questi "portachiavi-viventi" al di fuori di una stazione della metropolitana di Pechino, ha detto proprio alla CNN che la piccola sacchetta contiene ossigeno cristallizzato e sostanze nutritive. Ha poi aggiunto che gli animali possono vivere per giorni al suo interno, ma ha anche avvertito che dovrebbero essere liberati dal sacchetto non appena l'aria si esaurisce perchè altrimenti soffocano. Una nuova, ma forse non così tanto, forma di crudeltà verso gli animali, ancora una volta esibiti come oggetti e non trattati da esseri viventi. La cosa peggiore e grave è che sono tante le persone che stanno partecipando a questa "moda"; tra turisti e cinesi vengono comprati molti di questi poveri animali, comprati e poi sballottati in giro, a volte persino dimenticati in tasche o borse, decretando per loro una fine orribile. Questi ciondoli ovviamente sono stati duramente condannati dai gruppi che lottano per i diritti degli animali, che criticano fortemente la mancanza di una legge che tuteli gli animali in Cina "Se una legge nazionale sulla protezione degli animali venisse emanato in Cina, questi atti di crudeltà potrebbero essere evitati, e coloro che si ostinano a causare danni e sofferenze agli animali potrebbero essere perseguiti" ha detto David Neale direttore del welfare Animal Asia, il quale ha anche aggiunto che le condizioni in cui vengono tenuti gli animali potrebbero avere ripercussioni anche sulle persone, specialmente le tartarughe (molto spesso portatrici di salmonella) perchè stando in un sacchetto rischiano di ammalarsi molto facilmente e di trasmettere queste malattia una volta divenuti animali domestici.
FOTO
 
GEA PRESS
6 MAGGIO 2015
 
Spagna – Adamo ed Eva, scimpanzè in fuga alla ricerca dell’Eden perduto. Eva è già stata uccisa
L'allarme delle Autorità alla popolazione: non uscite di casa
 
Uno zoo safari come tutti gli altri, almeno a vederlo nelle mappe. Una strada a forma di budello contorto  che sforacchia i recinti dove sono reclusi gli animali e poche altre aree. Il tutto alle porte di Sa Coma, nell’isola di Maiorca, nelle Baleari.Lunedì, intorno alle ore 12.00 scatta l’allarme. Due scimpanzè, forse per la mancanza di corrente elettrica, riescono ad uscire dall’area a loro dedicata. Nello zoo scatta l’emergenza. Le persone vengono fatte allontanare  e,ove possibile, invitate ad entrare in aree sicure.Nei luoghi si dirige subito la Guardia Civil e lo speciale dipartimento del SEPRONA il cui compito è quello della protezione animale. Arrivano pure gli Agenti forestali e parte subito la caccia. Lo scimpanzè adulto può essere un animale molto pericoloso.Lo zoo safari è proprio alle porte del centro abitato ma, attorno ad esso vi sono ampi campi coltivati e zone boscate. L’ideale per fare perdere le proprie tracce. L’ordine è quello di uccidere gli animali. Un tranquillante, avrebbero riferito le autorità coinvolte nella cattura, ottiene il suo effetto almeno dieci minuti dopo  il rilascio del farmaco. In quel frangente l’animale ha tutto il tempo di scappare.Già nella giornata di lunedì, viene raggiunta Eva. La Guardia Civil spara, uccidendola. Di  Adamo, invece, nessuna traccia. Sarà questa la terza notte passata sotto le stelle. Un sogno di libertà, purtroppo  molto pericoloso (per lui e per gli uomini che lo hanno voluto prigioniero) che sembra doversi concludere con la morte.In Spagna, intanto, è esplosa la polemica. Secondo gli animalisti la morte della povera Eva andava evitata, ed invece così non sarebbe stato. Rimane ancora Adamo rimasto da solo in un “Paradiso” che non lo accetta se non al chiuso di una gabbia. L’ordine, intanto, rimane lo stesso: sparare a vista.
 
BLITZ QUOTIDIANO
6 MAGGIO 2015
 
Libby, pittbull salvata dalla soppressione diventa cane-poliziotto
 
HOUSTON (STATI UNITI) – Libby è l’unico esemplare della sua cucciolata sopravvissuta alla soppressione decisa dalle dure regole applicate in molti canili statunitensi. A salvare questo esemplare di Pitbull è stata Marcia Poitter, una delle responsabili del gruppo Operations Pets Alive.
Questo tipo di razza, vista la fama negativa che ha, in molti casi non viene neanche presa in considerazione per le adozioni. Libby però è stata più fortunata ed è stata salvata, restando in addestramento per tre anni presso il centro. La donna racconta allo Houston Chronicle, che la cagnetta è stata salvata grazie al fatto che era molto più esuberante e le piaceva giocare. Poi è stata vista da un avvocato che già possedeva un pittbull che ha parlato di questo esemplare a Brad Croft, il fondatore del centro texano per la formazione dei cani poliziotto. Croft, dopo averla conosciuta ha deciso di inserirla nel suo piano di addestramento ed ora, dopo mesi di formazione Libby è pronta a lavorare nella sezione anti-droga.
FOTO
 
LA ZAMPA.IT
6 MAGGIO 2015
 
Volevano sopprimerlo, ora il Pit Bull diventerà cane poliziotto
 
Fulvio Cerutti
 
Tutti i suoi fratelli sono stati soppressi, ma non Libby. Lei no. L’unica della sua cucciolata a non finire vittima delle crudeli regole applicate in molti canili statunitensi. A salvare questo esemplare di Pit Bull è stata la scelta di Marcia Poitter, una delle responsabili del gruppo Operations Pets Alive. Una grande eccezione visto che questo tipo di razza, data la nomea negativa che si porta dietro, normalmente non viene neanche presa in considerazione per le adozioni.«Libby era un po’ diversa dai cani che scelgo per le operazioni di salvataggio - racconta la donna allo Houston Chronicle -. Era molto più esuberante e le piaceva giocare. Un cane ad “alta energia”». Anche per questo motivo, Libby è rimasta in addestramento per tre anni. Ma la vera svolta per il Pit Bull è arrivata quando un avvocato che già ne possedeva uno, l’ha notata e ha pensato che poteva avere un destino diverso. Così ne ha parlato a Brad Croft, il fondatore del centro texano per la formazione dei cani poliziotto K9, che dopo averla conosciuta ha deciso di inserirla nel suo piano di addestramento. Ora, dopo mesi di formazione (vedi anche il video qui sotto), Libby è pronta a lavorare nella sezione anti-droga, proprio in quella città che quattro anni prima voleva toglierle ogni futuro.
FOTO E VIDEO
 
LA ZAMPA.IT
6 MAGGIO 2015
 
New York, il senatore allergico ai gatti ne vuole mettere al bando l’asportazione delle unghie
 
Claudia Audi Grivetta
 
Lo Stato di News York potrebbe essere il primo stato americano a vietare l’asportazione delle unghie ai gatti. Una pratica che in molti considerano crudele non meno che barbarica. Per i proprietari di gatti casalinghi rappresenta il ’salva mobili’ ma per i mici comporta dolore e la privazione degli artigli, quasi un organo vitale per i nostri amici pelosi.  
Promotore di questa iniziativa è il senatore repubblicano Joseph Griffo, cosa che ha scatenato non poca ironia su quotidiani statunitensi come il “New York Daily News”. Griffo è infatti notoriamente allergico al pelo del gatto e i giornalisti americani non hanno perso tempo ad ipotizzare che questo disegno di legge, presentato la scorsa settimana al Senato, sia solo una mossa per incrementare il suo consenso politico. Ma tant’è e il portavoce di Griffo ha subito provveduto a far sapere che «indipendentemente dall’essere allergico o no, il senatore ritiene che gli animali debbano essere trattati con umanità». Punto. Come dargli torto? 
Eppure qualcuno c’è. I veterinari, ad esempio. Secondo la American Veterinary Medical Association, quella di asportare o meno le unghie dei gatti dovrebbe essere una scelta personale. Del proprietario che apre il portafogli, ovviamente, non del povero micio che probabilmente ne farebbe a meno. Di tutt’altro avviso la Humane Society e altre associazioni animaliste locali, decise sostenitrici del disegno di legge. Forse, se si chiedesse ai diretti interessati, non rimarrebbero tanti dubbi da porsi o congetture da fare.  
 
GREEN STYLE
6 MAGGIO 2015
 
Cani inglesi contro i trafficanti in Tanzania
 
La lotta ai trafficanti e ai bracconieri in Africa si dota di nuovi e validissimi aiutanti: i cani. Una società inglese, infatti, è pronta a utilizzare una squadra di addestrati quadrupedi per individuare trasporti illeciti, grazie allo straordinario olfatto degli amici a quatto zampe. Gli animali aiuteranno le autorità nella ricerca di avorio, armi, munizioni, parti di grandi felini, elefanti e molto altro ancora.Il progetto sarà gestito da due realtà inglesi: la società Wagtail UK e l’organizzazione Conservation Dogs. Insieme si occuperanno della formazione della squadra di cani, nonché di servizi di consulenza e supporto per le autorità della Tanzania, anche con il training e il recruiting degli animali e di nuovo personale. Il contratto è stato confermato dalla Wildlife Conservation Society (WCS), mentre i cani entreranno nella custodia del Tanzania National Parks (TANAPA).Non è la prima volta che gli amici scodinzolanti vengono impiegati in operazioni di controllo e monitoraggio in Africa, dove la piaga del bracconaggio e dei traffici illeciti è ancora lontana dall’essere sconfitta. L’azienda inglese, ad esempio, già collabora con la WCS per un progetto analogo in Gabon, con risultati del tutto soddisfacenti. L’impiego dell’olfatto infallibile dei cani, infatti, rende molto più complesse le mire di bracconieri e trafficanti, costituendo un vero e proprio effetto deterrente alle pratiche illegali. Così spiega un portavoce:I cani in Gabon sono addestrati per riconoscere avorio, pangolini, pelle di leopardo, pinne di squalo, carne di selvaggina e radici di iboga. Il progetto in Gabon è stato visto come un prototipo per altre nazioni in Africa e nel resto del mondo.
I cani addestrati dalla società sono già saliti agli onori della cronaca in patria qualche tempo fa, per aver aiutato le autorità a intercettare un commercio illecito di tabacco, per uno dei più grandi sequestri mai avvenuti in Inghilterra.
 
METEO WEB
6 MAGGIO 2015
 
Un giorno da cani: la vita di un randagio tra le strade dell’India [VIDEO]
Come sopravvivereste un giorno per le strade della vostra città?
 
World For All Animal Care & Adoptions è un’organizzazione animalista di Mumbai, che si occupa di adozioni di animali randagi, ma anche di salvataggi e sterilizzazioni, ed ha creato questo video per rendere l’idea di cosa affronta un cane randagio ogni giorno nelle strade indiane.
N.B.: nessun animale è stato maltrattato durante la produzione di questo filmato, creato con video-editing.
VIDEO
 
GAZZETTA DEL SUD
7 MAGGIO 2015
 
MESSINA Sevizie su animale,  condannato stalliere
Inflitti 2 anni di reclusione a un marocchino di trentadue anni. Violenze e abusi sessuali su una cavalla incinta fino a provocarne la morte
 
Due anni di reclusione, pena sospesa. È la condanna inflitta a uno stalliere marocchino trentaduenne, per maltrattamento di animali aggravato dalla morte. Lo straniero (B.S. le iniziali) deve inoltre pagare una provvisionale di 5mila euro e liquidare le spese legali alla Lav, Lega antivivisezione, che si è costituita parte civile. Il 32enne è ritenuto responsabile di aver seviziato e sottoposto ad abusi sessuali una cavalla incinta, fino a provocarle un aborto e portarla alla morte. Le sue condotte riprovevoli furono immortalate dalle sequenze video di alcune telecamere in dotazione al maneggio presso cui lavorava lo stalliere. Secondo l’accusa, avrebbe consumato rapporti sessuali con l’animale, che era in stato di gravidanza, determinando atroci sofferenze a cui è seguito il distacco della placenta, l’aborto e, infine, il decesso. Si tratta di «una vicenda di inaudita gravità ed efferata violenza, con epilogo mortale – denuncia la Lav –. Ad inchiodare il colpevole, le sequenze video di alcune telecamere interne che avrebbero ripreso gli abusi sessuali. Anche se il colpevole è stato condannato nulla potrà “riparare” alle sofferenze e alla morte inflitte con tale sadismo. Una sentenza che aiuta a porre l’attenzione sui crimini sessuali a danno di animali, una piaga ancora sommersa », commenta Ciro Troiano, criminologo e responsabile Lav Osservatorio zoomafia, autore di un recente dossier sui crimini sessuali ai danni di animali. «Fatti di tale violenza – aggiunge – non devono più accadere: ci auguriamo che quanto accaduto a questa cavalla faccia maturare al più presto ogni azione opportuna ai fini della prevenzione e delle repressione di tali gravissimi reati». Lo stesso Ciro Troiano parla di zooerastia per definire una deviazione o perversione sessuale, considerata una psicopatologia solo se compulsiva e se suscettibile di procurare danni seri al funzionamento psicologico dell’individuo. Le componenti che spingono le persone a soddisfare i propri bisogni sessuali con gli animali sono varie: si va dal “divertimento” alla lussuria, passando per la curiosità, il sadismo e il senso di onnipotenza che comprende anche il controllo della vita e della morte dell’animale.
 
LA STAMPA
7 MAGGIO 2015
 
In fiamme camion che trasportava cavalli: animali salvati
È successo nel pomeriggio sulla Provinciale tra Cosseria e Millesimo
 
Mauro Camoirano
 
COSSERIA (SV) Intervento dei Vigili del fuoco di Cairo, ieri pomeriggio, per un camion che trasportava cavalli e che, pare a causa di una foratura, ha preso fuoco lungo la Sp 28 bis, nel tratto che da Cosseria scende verso Millesimo. Un inizio di incendio che dal copertone si sarebbe propagato al pianale del camion, terrorizzando, ovviamente, gli animali che, però, sono usciti dalla brutta avventura del tutto illesi. Così come il conducente del mezzo che ha evitato sia incidenti sia che gli animali patissero eccessivi disagi. Sono intervenuti anche i carabinieri, più che altro per regolare la viabilità lungo la trafficata arteria. Il fumo nero che si è sprigionato dal copertone, l’arrivo dei mezzi dei vigili del fuoco, l’apprensione per gli animali e l’attività dei pompieri ha causato, infatti, qualche disagio alla circolazione, rallentata anche da qualche curioso. [M.CA.]
 
NEL CUORE.ORG
7 MAGGIO 2015
 
UDINE, PICCHIA CONIGLIO TENUTO AL GUINZAGLIO: BLOCCATO DALLA POLIZIA
L'uomo era ubriaco: ha minacciato anche gli agenti
 
Un 55enne residente a Udine è stato arrestato ieri sera dalla polizia per minaccia aggravata, resistenza a pubblico ufficiale e maltrattamento di animali. La richiesta di intervento al 113 è partita intorno alle 20 da un fast food della zona della stazione della città friulana, dove l'uomo era entrato già ubriaco, con un coniglio al guinzaglio, terrorizzando gli avventori, sbattendo i pugni sul bancone, strattonando e gettando a terra l'animale e tentando entrare nella cucina. Alla vista degli agenti della Squadra Volante ha iniziato a minacciarli di morte, opponendo resistenza prima di essere caricato sull'auto di servizio. Durante il tragitto verso la Questura, ha tentato di sfondare il vetro divisorio e ha picchiato la bestiola, minacciando poi anche la guardia medica intervenuta per visitarlo.
Le volanti erano state costrette a fare altri cinque interventi nell'arco di due giorni per occuparsi dello stesso individuo. L'uomo era stato tre volte in pronto soccorso, una in Prefettura dove si era fermato pretendendo le carte per diventare apolide. E la sera dell'arresto, intorno alle 19, nello stesso locale se l'era presa con il barista che si rifiutava di versargli da bere.
 
IL TIRRENO
7 MAGGIO 2015
 
Tenta di avvelenare i cani del vicino, denunciato
Serravalle, un anziano accusato di avere gettato un'esca con del topicida nel giardino del confinante. Scoperto grazie alle telecamere
 
SERRAVALLE (Pistoia).  Tenta di avvelenare i cani del vicino per questioni di passo  irrisolte  fra due proprietà e per questo è stato denunciato per tentato maltrattamento di animali. Nel pomeriggio di ieri, un cittadino residente in via Provinciale  Lucchese  ha chiesto l’intervento dei militari della locale Stazione e del Radiomobile, perché il sistema di videosorveglianza  installato nella sua proprietà aveva registrato la presenza di un uomo che fingendo di cercare qualcosa in un cespuglio, aveva in realtà gettato un'esca avvelenata, costituita da un pezzo di carne di maiale, all’interno della sua proprietà.L'uomo si era precipitato nel prato antistante la sua abitazione riuscendo a prelevare la carne, risultata poi probabilmente avvelenata con un topicida, prima che i suoi due cani, un Alaskan Malamut e un Chihuahua, la addentassero. L’uomo ha riferito ai militari di avere già rinvenuto nel recente passato residui di carne risultata avvelenata da topicida, che aveva fatto analizzare privatamente da un laboratorio e, per tutelare l’incolumità dei suoi familiari e dei due cani,  aveva fatto installare  alcune telecamere, temendo che la cosa si ripetesse,  come di fatto ieri è avvenuto.La vicenda parrebbe collegata ad una irrisolta questione di passo con un anziano vicino di casa a causa della quale, il proprietario dei due animali, aveva sporto qualche tempo fa una querela nei suoi confronti. I militari hanno così proceduto ad una perquisizione nell’abitazione del vicino,  trovando una confezione di topicida in grani, sottoposta a sequestro, apparentemente compatibile per forma e colore con quello trovato all’interno dell’esca che è stata repertata per le successive analisi.L’anziano è stato denunciato per tentato  maltrattamento di animali. Qualche anno fa i militari della locale stazione erano dovuti intervenire denunciandolo per ingiurie, minacce ed una serie di danneggiamenti  ad automezzi, in una diatriba con altri vicini per questioni di passo e parcheggio.
 
SAVONA NEWS
7 MAGGIO 2015
 
Loano (SV), trovate tre tartarughe abbandonate e disidratate in un cassonetto

 
"E’ la solita storia; comprano una piccola e simpatica tartaruga d’acqua per il bambino che piange perché la vuole; poi il piccolo cresce e se ne disinteressa, la bestiola pure, non sta più nella vaschetta e finisce nella spazzatura". A denunciare l'accaduto è l'Enpa, che prosegue :"E’ quanto accaduto a Loano, dove in via Cremona una signora che stava depositando la spazzatura nel cassonetto, ne ha trovato addirittura tre, affamate e disidratate, “buttate via” da qualche malvagio incivile. Un fatto analogo era accaduto il mese scorso ad Albenga ed a gennaio un grosso esemplare era caduto da un balcone del centro di Savona, senza che si riuscisse a trovare il proprietario, che si è ben guardato dal farsi vivo". Le tre bestiole sono ora in cura presso la sede savonese della Protezione Animali; sfamate e messe in un confortevole acquario, stanno bene e sono in attesa di essere adottate da chi vorrà farne richiesta, da lunedì a sabato, dalle 10 alle 12 o dalle 17 alle 19, telefono 019 824735. Le guardie zoofile dell’ENPA stanno cercando di individuare e denunciare l’autore del triplice abbandono; chi avesse informazioni utili è pregato di telefonare allo stesso numero.
"Sono importate dall'estero o allevate direttamente in Italia a decine di migliaia; nel primo anno di vita vanno incontro a una mortalità elevatissima perché acquistate incautamente, senza informazioni adeguate ed alimentate in modo scorretto. Quando riescono a raggiungere l'età adulta, finiscono spesso per diventare scomode e ingombranti per i loro proprietari, perché, non potendo più essere tenute all'interno di una semplice vaschetta, dovrebbero invece essere posizionate in un laghetto all'aperto, più adatto alle loro caratteristiche ed esigenze etologiche"."Per questo, prosegue l'Enpa, numerosissimi esemplari finiscono abbandonati nei fiumi, nei laghi e negli stagni; un reato, questo, che rappresenta anche un grave danno per la fauna e la flora autoctone. Prima di aprire le porte di casa a una tartaruga d'acqua occorre dunque valutare attentamente se si è in grado di accudirla per tutta la sua vita, altrimenti l'unica cosa da fare è quella di rinunciarvi. Stato, Regioni e Comuni dovrebbero inoltre recepire la proposta dell’ENPA di vietarne importazione, allevamento e vendita".
 
QUOTIDIANO.NET
7 MAGGIO 2015
 
Arturo, il cane "pompiere" è stato salvato di nuovo
Firenze. Piccolissimo era finito in un canale di scolo ed è stato recuperato. E' diventato cane da ricerca delle persone tra le macerie ma è arrivato un tumore.
 
Firenze, 7 maggio 2015 - Salvato due volte, perché se lo merita. La prima volta è stato salvato dai pompieri che l'hanno reclutato nelle loro fila. La seconda volta Arturo, un rottwailer di sette anni, è stato salvato da un tumore grazie all'intervento di Almo Nature che, venuta a conoscenza della sua storia, si è fatta carico dell'operazione e delle cure mediche. La storia di Arturo inizia a 20 giorni dalla sua nascita quando il cucciolo cade dentro una tubazione di scarico scoperta nel giardino di una villetta. Viene soccorso d'urgenza dai pompieri e, dopo un'operazione di recupero durata circa quattro ore, il cucciolo viene salvato ormai allo stremo delle forze. Rifocillato e lavato, viene affidato alle cure del Capo Reparto Bruno Domenici, diventando "uno di famiglia" e dividendo il divano con l'altra bassottina di casa.
Per Arturo è l'inizio di una nuova vita da pompiere in erba: dopo un addestramento durato 3 anni, nel 2011 ha conseguito la «Specialità nella ricerca in superficie e tra le macerie delle persone». Oggi Arturo fa parte del Nucleo Cinofili dei Vigili del Fuoco assieme al suo proprietario, distinguendosi inoltre nelle operazioni per recuperare i superstiti nel naufragio della Costa Concordia all'Isola del Giglio e ricevendo nel 2013 il premio Fedeltà, a San Rocco di Camogli. La storia di Arturo stava per interrompersi l'anno scorso, quando è stato colpito da una forma tumorale che faceva temere il peggio e da quel momento per lui è iniziato un secondo salvataggio. Ma Arturo è un cane combattente e non si arrende facilmente.
 
LA ZAMPA.IT
8 MAGGIO 2015
 
Arturo, il cane-pompiere salvato due volte
 
Fulvio Cerutti
 
La vita di Arturo non è mai stata molto facile. A cominciare da quando, a soli 20 giorni di vita, questo cucciolo di Rottweiler cade in una tubazione di scarico aperta nel giardino di una villetta. A salvarlo, dopo quattro ore di intervento, sono stati i vigili del fuoco che hanno deciso di andare oltre: adottarlo e addestrarlo per diventare un cane-pompiere.  
I tre anni di formazione hanno portato i loro frutti: Arturo è diventato uno degli eroi della Concordia, premiato a Camogli per aver contribuito al salvataggio dei superstiti dopo la tragedia all’Isola del Giglio.Ma la vita per lui aveva altre situazioni per metterlo alla prova: l’anno scorso Arturo è stato colpito da un tumore che faceva temere per il peggio. Ora questo cane-pompiere di Livorno è stato salvato per la seconda volta: l’intervento chirurgico, e le cure complete, sono state pagate da Almo Nature, azienda di petfood che, conosciuta la sua storia, ha deciso di prendersene carico.  Arturo è stato così operato e dopo diversi esami e controlli di routine, oggi si può dire guarito e presto potrà tornare a lavorare a fianco del suo proprietario.
FOTO E VIDEO
 
METEO WEB
7 MAGGIO 2015
 
Etichettatura, allevamento, trasporto: il Senato impegna il Governo sul benessere animale
Etichettatura sul metodo di produzione, legislazione specifica per la tutela degli animali da allevamento che attualmente ne sono sprovvisti, regolamentazione dell’esportazione di animali vivi fuori dall’Unione europea
 
Dichiara Annamaria Pisapia, Direttrice di CIWF Italia Onlus: “Plaudiamo all’approvazione delle mozioni sul benessere animale da parte del Senato, in particolare quella a prima firma Silvana Amati (PD), in cui trovano spazio alcuni impegni fondamentali per garantire una maggior protezione agli animali negli allevamenti. Pensiamo soprattutto alla promozione di un sistema di etichettatura obbligatoria dei prodotti che renda chiari al consumatore gli standard di benessere animale adottati lungo tutta la filiera e all’emanazione di norme minime di tutela delle specie che ne sono attualmente sprovviste, come mucche, conigli, tacchini e pesci. Si tratta di due punti importantissimi, su cui come CIWF ci battiamo da anni. Un altro punto essenziale poi è l’inclusione del benessere animale nella Carta di Milano, in cui al momento viene solo menzionato, ma non integrato, con le sue reali implicazioni per la salute delle persone e la tutela dell’ambiente. La mozione a prima firma Monica Cirinnà (PD) invece impegna il governo ad agire in sede europea rispetto alla crudele esportazione di animali vivi verso paesi terzi.”Allevamento: In tutta Europa ancora oggi vacche, conigli, tacchini e pesci sono sprovvisti di una normativa specifica che li protegga. Gli effetti di questa lacuna legislativa sono devastanti: i conigli, ad esempio, sono allevati per la stragrande maggioranza in gabbie da batteria, in condizioni terribili che CIWF Italia ha documentato con una sua video inchiesta, lanciando una petizione per l’abolizione delle gabbie negli allevamenti.
Le vacche sono allevate per lo più in stalla, e anche quando l’allevamento è biologico non è mai garantito che questi animali vedano mai un filo d’erba. Condizioni di vita terribili che finalmente, grazie alle mozioni approvate in Senato ieri, hanno la possibilità di essere cambiate. Esiste infatti anche la possibilità di emanare norme nazionali, oltre che europee.
Etichettatura: I consumatori sono attori centrali per la tutela del benessere degli animali negli allevamenti, ma ai consumatori stessi deve essere garantito il diritto di scegliere sulla base di informazioni chiare. Ecco perché l’impegno per un’etichettatura che indichi il metodo di produzione è un grande passo avanti verso il rispetto di animali che non possono e non devono più essere considerati come semplici “prodotti” e macchine per produrre profitto.
Trasporto di animali vivi: Con questa mozione l’Italia dimostra di stare al passo con la Corte Europea di Giustizia che recentemente, con una sentenza, ha stabilito che le leggi europee per il trasporto degli animali devono essere rispettate anche nei Paesi extra UE. L’impegno odierno del Governo assicurerà che sia vietato il trasporto in condizioni disumane fuori dall’UE, cosa che avviene ancora, come CIWF ha potuto documentare.Carta di Milano: Il benessere animale, ed i temi ad esso correlati, sono i  grandi assenti nella Carta di Milano. Questo è un totale controsenso perché è assurdo parlare di sostenibilità e di cibo per tutti quando i metodi di produzione intensivi, come l’allevamento e l’agricoltura, si basano sulla sofferenze di milioni di esseri senzienti e hanno impatti devastanti sulla salute degli esseri umani e sull’ambiente, oltre ad essere completamente inefficienti. CIWF si augura che il Governo ora agisca per riparare a questa grave lacuna della Carta, prima che venga firmata il 4 giugno dai Ministeri dell’Agricoltura dei Paesi partecipanti ad EXPO.
Ora è il Governo che deve trasformare tutti questi impegni in concrete iniziative legislative. CIWF Italia lavorerà per far sì che questo avvenga.
 
ANSA
7 MAGGIO 2015
 
Furio e Mirco i primi ibridi lupo-cane monitorati in Italia
Progetto LIFE MIRCO-Lupo Parco Appennino tosco-emiliano
 
ROMA - Per salvaguardare la razza del lupo nell'Appennino tosco-emiliano e contrastare l'ibridazione causata dall'accoppiamento con i cani, nell'ambito del progetto LIFE M.I.R.CO-Lupo per la prima volta sono stati sterilizzati e vendono adesso monitorati due esemplari di ibrido lupo-cane, Furio e Mirco. Il progetto per la conservazione della specie 'pura' del Lupo è stato avviato da poco più di tre mesi nel Parco nazionale dell'Appennino tosco-emiliano. Dall'accoppiamento lupo-cane nascono ibridi di prima generazione che poi si incrociano in natura con altri lupi, dando vita a lupi "introgressi", imparentati, da parte di padre, con il cane domestico.L'incrocio non avviene solo con randagi e cani pastori, cani lupi cecoslovacchi o razze somiglianti al lupo, "ma anche con cani padronali mal gestiti". Furio e Mirco sono stati liberati subito dopo la vasectomia e vengono adesso seguiti grazie ad un collare GPS. Furio, di circa un anno, è in fase di dispersione e dopo aver esplorato la Provincia di Parma sta cercando un territorio nell'Appennino reggiano; Mirco, di 5-6 anni, invece "mostra segni di un animale che ha perso lo status di dominante e occupa un'area non definita, pur tornando in alcune zone con regolarità". "Stiamo realizzando - spiega Willy Reggioni responsabile del progetto e del gruppo Wolf Apennine Center - azioni per indagare l'effettiva incidenza dell'ibridazione e azioni per sperimentare soluzioni per contrastarla, considerata uno dei più subdoli e pericolosi fattori di minaccia per il lupo. Con attività di cattura, accerteremo la purezza degli esemplari, sterilizzandoli nel caso risultino ibridi".L'ibridazione è un problema "di natura conservazionistica" della specie Lupo e non di conflitto uomo-lupo, "il monitoraggio approfondirà aspetti dell'ecologia degli ibridi, sui quali circolano leggende e pregiudizi - ribadisce Reggioni - come una presunta maggiore pericolosità verso l'uomo, ancora tutta da dimostrare". Sono state catturate anche due femmine tra il 22 e il 26 aprile, Lubiana e Bandia, dello stesso branco. Dotate di GPS, sono state liberate subito dopo, non mostrando segni di ibridazione.
FOTO
 
GEA PRESS
7 MAGGIO 2015
 
Caccia in Romania. Annamaria Procacci, ENPA: come in Albania, sbattere la porta in faccia ai cacciatori
Al Senato, intanto, arriva l'Interrogazione parlamentare della Senatrice De Petris
 
Arriva in Parlamento, con una Interrogazione presentata dalla Senatrice De Petris (SEL) la questione della paventata deregulation venatoria che rischia, tra l’altro, di favorire i cacciatori italiani (vedi articolo GeaPress).
Ne da comunicazione l’ENPA che sostiene la mobilitazione delle associazioni e dell’opinione pubblica romena contro un progetto di legge che prevede la caccia in primavera ed anche nei terreni privati.
“Siamo ben consapevoli che in tal maniera si spalancherebbero le porte al turismo venatorio italiano – ha dichiarato Annamaria Proicacci, Consigliere  Nazionale dell’ENPA – La Romania ha già pagato un altissimo tributo ai fucili italiani. Nei carnieri soprattutto i piccoli uccelli, le allodole ma anche animali rari come le linci. Quello che non possono più fare in Italia, a causa di normative divenute più restrittive anche grazie al lavoro delle associazioni, le “doppiette” nostrane lo fanno altrove, spesso con abbattimenti massicci citati dalle cronache dei giornali, che finiscono così per gettare discredito sul nostro Paese“.“La minaccia che pesa sulla biodiversità rumena – ha aggiunto l’esponente nazionale dell’ENPA – riguarda tutta l’Europa: gli uccelli selvatici sono patrimonio comune e tutti gli Stati Membri debbono rispettare le regole per la loro tutela, come stabilisce in primo luogo la direttiva europea 147/2009, uno degli elementi portanti delle politiche ambientali dell’Unione“.L’ENPA chiede dunque alla Commissione Europea un intervento urgente.“Vorremmo – ha concluso Annamaria Procacci - che la Romania chiudesse le porte in faccia ai cacciatori provenienti dal nostro Paese, come ha ben fatto lo scorso anno l’Albania approvando una moratoria generale della durata di due anni, a causa della grave diminuzione del patrimonio faunistico, di cui è stato responsabile anche il nostro Paese con il turismo venatorio”.La richiesta di intervento formulata al Governo dalla Senatrice Loredana De Petris, è quella di indagare tutti gli aspetti del turismo venatorio oltre che intensificare i controlli.
 
METEO WEB
7 MAGGIO 2015
 
Nature difende i test sugli animali: un pericolo eliminare le leggi UE
La rimozione della Direttiva sarebbe un passo indietro per il benessere degli animali nell’Unione europea e per il ruolo guida dell’Europa nella promozione della salute umana e animale
 
Eliminare le attuali normative europee sulla sperimentazione animale sarebbe un pericolo per la scienza ma anche per la salute degli animali: e’ l’allerta della rivista Nature in vista della discussione, prevista la prossima settimana al parlamento Ue, per abrogare le attuali leggi promossa dai movimenti anti-vivisezione, soprattutto italiani. L’editoriale e’ firmato dalla genetista Kay Davis, dell’Universita’ di Oxford. Dopo aver accesso il dibattito nell’aula del Senato, il tema delle normative sulle sperimentazioni animali si allarga dunque all’Europa. Forte di 1 milione di firme raccolte, l’iniziativa europea anti-vivisezione “chiede l’abrogazione di una direttiva europea che protegge gli animali utilizzati per la scienza”, spiega Davis. “La rimozione della direttiva – scrive la genetista – sarebbe un passo significativo indietro sia per il benessere degli animali nell’Unione europea e per il ruolo guida dell’Europa nella promozione della salute umana e animale”. “Si tratta di una provocazione estremista”, ha commentato Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri. “Si tratta di movimenti ideologici – ha aggiunto – puramente antiscientifici”.
 
NEL CUORE.ORG
7 MAGGIO 2015
 
"NO AL MASSACRO DI BIODIVERSITA' CAUSATO DAL TURISMO VENATORIO"
Enpa: "La Romania ha già pagato tanto, la sosteniamo"
 
"Condividiamo e sosteniamo la mobilitazione delle associazioni animaliste e ambientaliste della Romania e dell'opinione pubblica che si oppongono alla deregulation venatoria in discussione attualmente nel Parlamento. Siamo ben consapevoli che essa spalancherebbe al turismo venatorio italiano la prospettiva di massacri della fauna più feroci di quelli condotti lì finora". Lo dichiara Annamaria Procacci, consigliere nazionale dell'Enpa nel commentare la presentazione di una interrogazione parlamentare, depositata oggi da Sel.
"La Romania ha già pagato un altissimo tributo ai fucili italiani: nei carnieri soprattutto i piccoli uccelli, le allodole ma anche animali rari come le linci. Quello che non possono più fare in Italia, a causa di normative divenute più restrittive anche grazie al lavoro delle associazioni, le "doppiette" nostrane lo fanno altrove, spesso con abbattimenti massicci citati dalle cronache dei giornali, che finiscono così per gettare discredito sul nostro Paese. La minaccia che pesa sulla biodiversità rumena riguarda tutta l'Europa: gli uccelli selvatici sono patrimonio comune e tutti gli Stati Membri debbono rispettare le regole per la loro tutela, come stabilisce in primo luogo la direttiva europea 147/2009, uno degli elementi portanti delle politiche ambientali dell'Unione – prosegue –. Chiediamo alla Commissione europea un intervento su quanto sta accadendo. Vorremmo che la Romania chiudesse le porte in faccia ai cacciatori provenienti dal nostro Paese, come ha ben fatto lo scorso anno l'Albania approvando una moratoria generale della durata di due anni, a causa della grave diminuzione del patrimonio faunistico, di cui è stato responsabile anche il nostro Paese con il turismo venatorio".
 
LA ZAMPA.IT
7 MAGGIO 2015
 
“Mi prendo cura dei cavalli con la medicina olistica”
La veterinaria torinese: «Uso i fiori di Bach per gli animali ansiosi»
 
Alma Brunetto
 
Personalmente, ho sempre creduto che il dottore migliore nel mondo sia il veterinario. Non può chiedere ai suoi pazienti cosa non va…deve saperlo». Queste parole pronunciate dall’attore comico Will Rogers, la dicono lunga, quanto sia difficile occuparsi degli amici a quattro zampe. Ma la veterinaria Paola Cappellin di Pinerolo ha saputo coniugare trattamenti olistici moderni ed innovativi con le esigenze dei suoi pazienti preferiti, i cavalli. Ne possiede 4: Alisa, Blossom e pure un asinello Dodo di 13 anni e una pecorella, il più anzianotto Magic Johnson di 23 anni e la cocca Esprit de la Cure con cui si diletta in equitazione. Paola è figlia d’arte, il papà Silvano è medico da 35 anni e applica la medicina olistica, si è domandata se questa filosofia non potesse calzare a pennello sugli animali.
Differenze
«La differenza tra animali e uomini è che non esiste un condizionamento cinico. Ho iniziato a praticare l’agopuntura, poi l’omotossicologia una terapia d’avanguardia che è un trade d’union tra l’omeopatia classica e il rigore della medicina tradizionale. Altre terapie complementari sono la quantica, la floriterapia di Bach, la biorisonanza che prevede l’utilizzo del Vega test, un metodo con cui interrogo l’organismo e ottengo informazioni sulle cause del disequilibrio». Ormai sono in molti a rivolgersi a lei, come ultima spiaggia, quando le terapie tradizionali non hanno funzionato.Tutti metodi di cura che funzionano, se abbinati ad una buona dose di psicologia «Spesso lo scoglio per curare l’animale è lo stesso proprietario, che deve cambiare atteggiamento, per evitare di fare ulteriori danni». Non sempre basta la medicina. Tempo fa si è ritrovata a curare una cavalla nervosa. Davanti a un ostacolo, non ragionava più. Paola la sottopone al Vega test e le somministra Fiori di Bach, la diagnosi è uno «stato di conflitto». C’è stato forse un cambiamento nella vita della paziente? Ed ecco che si scopre, che fino a poco tempo prima, condivideva il paddock con una cavalla, che essendo gravida è stata spostata. Come compagno di «stanza» si è ritrovata un cavallo con cui litigava tutto il giorno. Lo stato emozionale e le amicizie sono un pilastro importante, anche per loro. 
 
MESSAGGERO VENETO
7 MAGGIO 2015
 
Prime proteste contro i cani in spiaggia
Dopo la legge, lamentele e richieste di spiegazioni per gli animali nei tratti liberi. Chiesto un emendamento alla Regione

di Viviana Zamarian

 
LIGNANO (UD). C’è chi ha telefonato agli uffici spiaggia della località per avere chiarimenti. «Posso o non posso portare in spiaggia con me il mio cane?», hanno chiesto numerosi turisti. Chi, invece, si è già lamentato perché non gradisce la presenza di “fido” sotto il vicino ombrellone.Insomma, le modifiche alla legge regionale 20/2012, con le quali si consente di poter portare i propri animali nei tratti di spiaggia libera, ha destato più di qualche malumore e perplessità in questo avvio di stagione. Almeno per alcuni ospiti che non gradiscono molto l’accesso dei quattro zampe sul litorale.«In primis per questioni igienico-sanitarie», dicono. Per questo l’amministrazione comunale, assieme al consorzio Spiaggia viva – che raggruppa 13 concessionari balneari della località –, ha deciso di rivolgersi direttamente alla Regione per chiedere un emendamento alla norma che consenta di definire con maggior precisione i luoghi dove potranno essere condotti i cani nel rispetto degli altri ospiti della spiaggia e degli stessi animali.«A Lignano – spiega l’assessore Paolo Ciubej che fin da subito si è interessato a questa problematica – le spiagge libere, la cui gestione cioè è demandata al Comune e nelle quali ora la norma prevede l’accesso anche ai cani sono sei e si trovano tutte a Sabbiadoro. C’è però da sottolineare il fatto che a Lignano attualmente, sempre a Sabbiadoro, sono già presenti due spiagge per cani, una ad accesso libero gestita dai volontari di Legambiente e un’altra privata dotata di tutte le attrezzature e comfort per i cani. Si vuole chiedere alla Regione di prendere tutti gli accorgimenti necessari per consentire la miglior convivenza possibile tra chi vuole portare in spiaggia il proprio amico a quattro zampe e chi no».Al momento, inoltre, l’amministrazione è al lavoro per mettere a disposizione dei turisti una terza spiaggia per i cani vicino alle foci del Tagliamento. A sottolineare la volontà di creare altre aree attrezzate dove chi lo desidera può godersi la spiaggia in compagnia del proprio animale.Si vuole così trovare in tempi brevi una soluzione che accontenti tutti i turisti e che, al tempo, stesso chiarisca e regolarizzi l’accesso di “fido” alle strutture balneari nel rispetto, ovviamente come ribadiscono anche i concessionari, degli stessi animali. Di recente l’assessore Ciubej ha partecipato a degli incontri con i funzionari della Regione facendosi portavoce delle esigenze espresse dall’amministrazione Fanotto e dagli operatori della località.
 
STILE.IT
7 MAGGIO 2015
 
Animali in viaggio: consigli per non sbagliare
Che siate diretti in Italia o all'Estero, che viaggiate in aereo o in nave, ci sono delle cose che è importante sapere, per la vostra e loro sicurezza
 
E' in vigore già da alcuni mesi la nuova normativa sanitaria dell’Unione Europea che disciplina tutto ciò che riguarda i viaggi dei nostri amici animali. Ecco un piccolo vademecum, che sintetizza le disposizioni del Ministero, su cosa è fondamentale sapere: 12 punti importanti per chi arriva in Italia e per chi la lascia, per chi viaggia in aereo e per chi preferisce la nave. Da non dimenticare mai.
1) Per quanto riguarda gli stati membri dell'Unione Europea, gli animali da compagnia che viaggiano dall’Italia verso uno Stato membro UE devono essere muniti del passaporto comunitario e identificati tramite microchip o un tatuaggio chiaramente leggibile;
2) in caso di prima vaccinazione antirabbica, che può essere somministrata  soltanto agli animali che abbiano almeno 12 settimane di età, devono trascorrere almeno 21 giorni prima di poter movimentare l’animale. Il passaporto deve attestarne l'avvenuta esecuzione;
3) é indispensabile verificare le condizioni di accettazione dei Paesi che si raggiungono, perché spesso il passaporto non è sufficiente. E l’introduzione degli animali da compagnia, al seguito dei rispettivi proprietari o responsabili, è possibile a condizioni diverse a seconda che gli animali provengano dai Paesi membri dell'Unione europea o dai Paesi terzi;
4) è vietato introdurre in Italia, sia dai Paesi membri dell’Unione Europea che dai Paesi terzi, cani, gatti e furetti di età inferiore alle dodici settimane che non siano stati vaccinati per la rabbia di età tra le dodici e le sedici settimane; 
5) é utile ricordare che in alcuni Paesi terzi ci sono leggi molto severe che prevedono, ad esempio, che il cane venga messo in quarantena in una struttura sanitaria e quindi separato dal proprio padrone anche per lunghi periodi, si consiglia, a tal fine, di acquisire ogni utile informazione con molto anticipo, anche per gli scali;
6) ogni compagnia di navigazione può stabilire la tipologia e le dimensioni del trasportino, il numero degli animali accettati in cabina ecc. I cani di media o grande taglia, solitamente, viaggiano nella stiva pressurizzata in apposite gabbie rinforzate;
7) il trasportino deve consentire all’animale di stare in una posizione comoda, di potersi girare e accucciarsi; deve essere ben aerato, impermeabile, resistente e nel fondo può essere presente un telo e/o altro materiale assorbente. L'animale non deve avere né guinzaglio né museruola. Questi accessori non devono inoltre essere lasciati all'interno del trasportino;
8) l'animale non deve mostrare segni di stanchezza fisica e non deve essere ferito. Consulta il medico veterinario per assicurarsi sullo stato di salute dell’animale, decidere se è necessario o meno l’uso di  eventuali tranquillanti e per ogni altro utile consiglio;
9) con Trenitalia è possibile viaggiare con il proprio cane, sia di taglia piccola che grande, in prima e seconda classe. Nelle carrozze ristorante/bar non è consentito l’accesso agli animali. Trasporto possibile anche con Italo, anche per gatti e altri animali da compagnia;
10) numerose compagnie di navigazione consentono l’accesso di animali a bordo ma è opportuno informarsi per tempo sul regolamento. Alcune richiedono il certificato di buona salute redatto dal medico veterinario oltre al documento di identità dell’animale che deve accompagnarlo in ogni suo spostamento. Anche qui è richiesto il trasportino. E attenzione al mal di mare: chiedete consiglio al vostro veterinario;
11) quando viaggiate in automobile evitate le ore più calde della giornata e stati attenti all’aria condizionata. Ricordatevi di portare la ciotola per l’acqua e un piccolo asciugamano per rinfrescare il vostro animale in caso di necessità. Inoltre dategli spazio e fate soste frequenti in modo da non creare alcun tipo di disturbo;
12) ultimo, nonché il più importante dei consigli: abbiatene cura, sempre, perché un animale non è soltanto fonte di affetto e di divertimento, ma anche e soprattutto una responsabilità. E non bisogna mai sottovalutarla.
 
LA ZAMPA.IT
7 MAGGIO 2015
 
Salva un cane trascinato dal padrone sulle rotaie del treno
 
Fulvio Cerutti
 
Ha rischiato la vita per salvare un cane che il padrone aveva trascinato sulle rotaie mentre stava arrivando un treno. Mickey Parkes, 21enne operatore finanziario di Stretford (Regno Unito), ha raccontato di aver dovuto lottare per strappare il cane al suo padrone, un uomo di 47 anni, saltando sui binari della Piccadilly, la principale stazione di Manchester. 
«All’inizio ho visto quell’uomo mentre stavo comprando il biglietto del treno, urlava e parlava da solo nella stazione - ha raccontato Parkes al Daily Mail -. Mentre aspettavo il mio treno in ritardo di venti minuti, l’ho visto saltare giù sui binari. Era chiaro che c’era qualcosa che non andava in lui. Tutti gli hanno gridato di tornare indietro, ma lui si è messo a urlare contro di loro». Quando ha capito che l’uomo non sarebbe risalito e che il treno stava ormai sopraggiungendo, è saltato anche lui sui binari e ha preso il vecchio Labrador che l’uomo trascinava dietro di sé legato al guinzaglio.Dopo essere risalito sulla banchina, si è accorto che l’uomo lo aveva seguito, camminando portando una bicicletta al suo fianco. «La cosa triste è che quando lui se ne è andato - ha concluso Perks -, il cane non ha provato nemmeno a seguirlo». L’uomo è stato poi arrestato e il cane è stato affidato a un rifugio per animali.
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LA ZAMPA.IT
7 MAGGIO 2015
 
Messico, la nuova vita del vecchio leone Guero
 
Un leone in gabbia è come un re ingiustamente imprigionato: la sua fierezza merita ogni tentativo di salvarlo. Così un santuario per animali selvatici del Colorado sta facendo l’impossibile per raccogliere 60mila dollari per salvare un leone ferito e abusato in Messico. Guero, questo il suo nome, non solo ha i denti consumati nel tentativo di rompere le sbarre della sua gabbia, ma ha anche il collo rotto da una porta a ghigliottina che chiudeva la sua prigione in una struttura privata in cui era rinchiuso.  Data la sua età, almeno 15 anni, e le sue condizioni fisiche solo veterinari esperti potevano tentare di salvarlo. Così, grazie a una raccolta fondi di oltre 50mila euro, il felino di oltre 160 kg è stato trasportato in aereo in Colorado. Un intero gruppo di veterinari della Colorado State University si è così messa all’opera per cercare di migliore gli ultimi anni della sua vita. Non potendo risolvere i problemi al collo, troppo rischiosi data l’età, hanno deciso di prescrivergli medicine per alleviargli i dolori. E’ invece stato più facile curare i suoi denti, per permettergli di nutrirsi senza soffrire. Lunedì il leone Guero è stato trasferito nella sua nuova casa di 720 acri nel Wild Animal Sanctuary, a migliaia di chilometri dal luogo dove ha vissuto una vita triste e di sofferenze. «Crediamo che possa vivere ancora altri tre o cinque anni, ma anche se fosse solo un anno, stiamo facendo di tutto perché lo viva in modo tranquillo e felice, con del buon cibo, terreno soffice sotto le zampe, erba fresca dove rotolarsi e aria fresca da respirare - ha commentano i responsabili del santuario -, Questa è la nostra speranza» 
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METEO WEB
7 MAGGIO 2015
 
Animali: nelle Isole Salomone uccisi 1300 delfini a inizio 2013
Solo gli abitanti di Fanalei tra il 1976 e il 2013 hanno ucciso 15mila delfini
 
I delfini che gravitano al largo delle isole Salomone, nell’Oceano Pacifico meridionale, sono sempre piu’ vulnerabili. Solo nei primi mesi del 2013 ne sono stati uccisi 1.300 esemplari, ricercati soprattutto per i loro denti che vengono impiegati dagli isolani come moneta e come oggetto ornamentale. Lo evidenzia una ricerca della Oregon State University pubblicata sul Royal Society Open Science. La caccia ai delfini nelle isole Salomone “ha un valore culturale ed economico”, spiega Scott Baker del Marine Mammal Institute dell’ateneo americano. L’isola piu’ attiva su questo fronte cruento e’ quella di Malaita. Nel 2010 il suo villaggio piu’ attivo nella caccia, Fanalei, aveva sospeso le sue attivita’ in cambio di una compensazione economica da parte di una ong, ma gli isolani hanno ripreso a cacciare nel 2013. Solo gli abitanti di Fanalei tra il 1976 e il 2013 hanno ucciso 15mila delfini. I ricercatori si sono recati sul posto per documentare l’entita’ del fenomeno e i dati sono risultati allarmanti: nei primi tre mesi del 2013 oltre 1500 delfini erano stati uccisi. Si tratta, spiegano i ricercatori, di una delle cacce piu’ ampie mai documentate al mondo, che batte perfino alcune delle piu’ cruente in Giappone. La situazione potrebbe peggiorare, avvertono gli scienziati, visto che il valore di un dente di delfino e’ aumentato di 5 volte negli ultimi dieci anni e vale 70 centesimi di dollari.
 
IL GIORNALE
7 MAGGIO 2015
 
Missouri choc: ecclesiastico cerca cane per rapporti sessuali
Jerald Hill, 56 anni e leader di una delle tante chiese protestanti del Missouri, è stato arrestato mentre cercava un cane con cui avere rapporti sessuali
 
Jerald Hill, 56 anni e leader di una delle tante chiese protestanti del Missouri, è stato arrestato in quanto sospettato di aver avuto rapporti sessuali con un cane.Le autorità, come racconta l'Huffington post, si sono insospettite dopo che l'uomo aveva postato un annuncio in cui chiedeva due tipi di animali per poter abusare di loro. Un detective sotto copertura ha provato a offrirgli un cane, che è stato subito accettato dall'ecclesiastico.
 
CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
8 MAGGIO 2015
 
Maltrattamento agli animali e truffa
A Cerignola denunce per il canile
Un blitz del Corpo Forestale porta alla luce condizioni simili ad un lager, gli oltre 400 cani non assistiti sotto il profilo sanitario. Struttura sequestrata e affidata al sindaco
 
FOGGIA — Gli agenti del Corpo forestale dello Stato di Foggia e di Manfredonia sono intervenuti a Cerignola presso il canile comunale gestito dall’Associazione Protezione Animali (A.P.A.C.) per accertamenti riguardanti la corretta gestione di strutture deputate al ricovero di cani randagi e per prevenire e reprimere reati di maltrattamento animali. Le condizioni della struttura, dalle prime verifiche svolte dagli agenti intervenuti con l’ausilio del Servizio Veterinario della ASL di zona, sono apparse da subito precarie e inadeguate al corretto ricovero di animali domestici. Le verifiche sono state estese anche ad alcuni locali adibiti a ricovero per animali, di proprietà di una donna di Cerignola, presidente e responsabile A.P.A.C., e all’interno di tali strutture risultavano essere custoditi oltre a vari cani, anche alcuni cavalli ed un cinghiale privi di microchip.Da una verifica documentale si è accertato che il canile risultava essere sprovvisto del nulla osta sanitario, mentre i 400 cani ospitati risultano essere ben oltre il limite numerico consentito. All’interno delle strutture erano presenti anche numerosi cuccioli. Di fatto molti dei cani randagi in affidamento non erano stati neppure sottoposti ai minimi trattamenti sanitari, ovvero sterilizzazione e assistenza sanitaria prestata dal veterinario convenzionato con l’associazione inesistente, vivevano in condizioni precarie ed inammissibili. Inoltre, a causa dell’assenza dei requisiti minimi di benessere animale e delle pessime condizioni igienico-sanitarie la struttura era stata già dichiarata non idonea dal competente Servizio Veterinario della ASL di Cerignola.Al termine del controllo gli agenti del Corpo Forestale procedevano a sottoporre a sequestro sanitario gli oltre 400 cani non regolarmente detenuti e l’intero canile rifugio. Al fine di garantire la sopravvivenza degli animali e la loro corretta cura l’intera struttura è stata messa nella disponibilità del sindaco di Cerignola, quale Autorità sanitaria comunale. Sono in corso ulteriori indagini a carico della regolarità dell’A.P.A.C. e del rapporto convenzionale con il Comune, ormai scaduta da diverso tempo e mai rinnovata con l’ente comunale. Pertanto presidente e responsabili dell’A.P.A.C. venivano deferiti all’Autorità Giudiziaria per maltrattamento animali e truffa aggravata ai danni dell’ente comunale.
 
FOGGIA TODAY
8 MAGGIO 2015
 
Blitz nel canile di Cerignola: struttura priva di nulla osta sanitario, salvati 400 cani
L'operazione degli uomini del Corpo Forestale dello Stato. Denunciati per maltrattamento animali e truffa aggravata ai danni dell'ente comunale il presidente ed i responsabili dell'associazione A.P.A.C.
 
provincia di Foggia - Un “canile fantasma”, privo di nulla osta sanitario, nel quale erano ricoverati - in condizioni igienico-sanitarie giudicate assolutamente precarie - numerosi cani e anche alcuni cuccioli. Stiamo parlando del Canile comunale gestito dall’Associazione Protezione Animali (A.P.A.C.), oggetto di un blitz – finalizzato a svolgere accertamenti riguardanti la corretta gestione di strutture deputate al ricovero di cani randagi e per prevenire e reprime reati di maltrattamento animali - degli uomini del Corpo forestale dello Stato di Foggia e del Comando Stazione di Manfredonia, lo scorso 30 aprile.Le condizioni della struttura, che si estende su una superficie di circa 3 ettari, sono apparse da subito precarie e inadeguate al corretto ricovero di animali domestici. Le verifiche sono state estese anche ad alcuni locali adibiti a ricovero per animali, di proprietà di una donna di Cerignola, presidente e responsabile A.P.A.C. e all’interno di tali strutture risultavano essere custoditi oltre a vari cani, anche tre cavalli ed un cinghiale privi di microchip. Da una verifica documentale si è accertato che il canile risultava essere sprovvisto del nulla osta sanitario, mentre i 400 cani ospitati - tra esemplari adulti e cuccioli - risultano essere ben oltre il limite numerico consentito. Precisamente il triplo.Gli agenti hanno constato, inoltre, che all’interno delle strutture erano presenti anche numerosi cuccioli. Di fatto molti dei cani randagi in affidamento non erano stati neppure sottoposti ai minimi trattamenti sanitari, ovvero sterilizzazione e assistenza sanitaria prestata dal veterinario convenzionato con l’Associazione inesistente, vivevano in condizioni precarie ed inammissibili. Inoltre, a causa dell’assenza dei requisiti minimi di benessere animale e delle pessime condizioni igienico-sanitarie la struttura era stata già dichiarata non idonea dal competente Servizio Veterinario della ASL di Cerignola.Al termine del controllo, gli agenti del Corpo Forestale hanno proceduto al sequestro sanitario degli oltre 400 cani non regolarmente detenuti e dell’intero canile rifugio. Al fine di garantire la sopravvivenza degli animali e la loro corretta cura, l’intera struttura è stata messa nella disponibilità del sindaco di Cerignola, quale autorità sanitaria comunale. Sono in corso ulteriori indagini a carico della regolarità dell’A.P.A.C. e del rapporto convenzionale con il Comune, ormai scaduta da diverso tempo e mai rinnovata con l’Ente Comunale. Presidente e responsabili dell’A.P.A.C. sono stati denunciati per maltrattamento animali e truffa aggravata ai danni dell’ente comunale.
FOTO
 
NEL CUORE.ORG
8 MAGGIO 2015
 
ROMA, CANILE PARRELLI: "8 RINVII A GIUDIZIO PER I MALTRATTAMENTI"
Chiuse le indagini: coinvolti anche cinque veterinari
 
La Procura della Repubblica di Roma ha rinviato a giudizio la sig.ra Giuseppina Lacerenza, proprietaria del canile "Rifugio Parrelli"(Roma), due collaboratori, 5 veterinari dell'Asl Roma B e il direttore sanitario della struttura, e vi sarà un unico processo. Pluridenunciata negli ultimi 20 anni, la struttura era stata posta sotto sequestro ad ottobre 2013 in seguito ad una precedente ispezione, scaturita da una dettagliata denuncia presentata dalla LAV per gravi ipotesi delittuose, tra cui il reato di maltrattamento di animali (art. 544 ter del Codice penale), detenzione incompatibile (art.727 C.p.) ed esercizio abusivo della professione medico veterinaria (art. 348 C.p.). Roma Capitale è stata nominata, dal magistrato, custode giudiziario degli animali, in collaborazione con la Asl. La palese inadeguatezza della struttura e la sua illegalità, poi, sono state confermate dal Tribunale del Riesame. A Luglio 2014 la LAV, autorizzata in un primo momento dalla Procura della Repubblica di Roma ad entrare nel "Rifugio" con l'obiettivo di promuovere le adozioni degli animali, con il supporto delle associazioni Alfa e AVCPP, considerato il lassismo del Comune di Roma nelle adozioni degli animali, ha chiesto e ottenuto la custodia dei cani e dei gatti in uscita, procedendo sistematicamente al trasferimento degli stessi fino al definitivo svuotamento della struttura, avvenuto in data 24 marzo 2015.
"Ora attendiamo un atto, dovuto e deciso, da parte del Sindaco Marino – afferma LAV – per disporre la revoca immediata dell'autorizzazione sanitaria all'ex canile, perché quanto di grave accaduto all'interno di quella struttura non possa mai più ripetersi. Non sarebbe tollerabile che una struttura svuotata per ordine della Magistratura, grazie ai volontari e alle risorse delle Associazioni, torni ad ospitare animali e reiteri condotte di maltrattamento."In questi anni, secondo la LAV, gli animali hanno subito una situazione di gravissima costrizione, lesiva del loro benessere psicofisico, anche in considerazione del fatto che lo stesso gestore ha continuato ad accogliere indiscriminatamente e frequentemente una gran quantità di animali, pur essendo consapevole delle inadeguate condizioni in cui tali animali avrebbero vissuto."Esprimiamo la nostra soddisfazione per la decisione della Procura della Repubblica – prosegue la LAV – una vicenda drammatica che si è trascinata per troppo tempo sulla pelle di animali indifesi, e con precise responsabilità che la Magistratura ha finalmente accertato, grazie ad inequivocabili elementi di prova. LAV si costituirà parte civile nel procedimento penale che vede sotto accusa la gestione di un canile drammaticamente conosciuto, anche dall'opinione pubblica estera, per le condizioni tragiche in cui erano tenuti gli animali che vi conducevano una vita d'inferno.
 
CORRIERE.IT
10 MAGGIO 2015
 
L’Aidaa: «Al Rifugio Parrelli uccisi
settemila cani in 20 anni»
L’associazione: «Cuccioli uccisi e bruciati come legna da ardere, cani seppelliti sotto il pavimento, altri morti di stenti. Ora c’è un’inchiesta, ma vogliamo sapere chi ha coperto questo lager»
 
di Redazione Roma Online
 
ROMA - «Cuccioli uccisi e poi bruciati come legna da ardere, cani ammazzati e seppelliti sotto il pavimento, migliaia di cani di cui si sono perse le tracce e che sicuramente sono morti di stenti in quanto alimentati a pane ed acqua. Non stiamo parlando di un appendice per animali di un lager staliniano, ma parliamo del rifugio Parrelli che si trova nel cuore di Roma e che ora pare alla fine dei suoi giorni se cosi come ci ha comunicato il comune di Roma nei prossimi giorni verrà revocata l’autorizzazione sanitaria ad ospitare altri cani». E’ la denuncia lanciata da Aidaa, l’associazione italiana per la difesa di animali e ambiente.
«Altre attività»
La Lacerenza e i suoi complici hanno sulla coscienza almeno 7000 cani assassinati in venti anni- dice Lorenzo Croce presidente di AIDAA - per questo vogliamo sapere chi ha permesso che tutto questo avvenisse senza muovere un dito per bloccare questa strage durata decenni, noi abbiamo i dati degli ultimi venti anni, ma non sappiamo cosa sia successo prima. Ma sopratutto - conclude Croce - vogliamo sapere davvero cosa si nascondeva dietro il paravento di quel rifugio-lager, perchè lì non vi erano solo attività legate al canile, ma molto altro sul quale si deve fare chiarezza una volta per tutte».
«Scoprire le connivenze»
«Dopo decine di denunce, comprese molte di Aidaa che presentò un dossier alla procura della Repubblica, ora siamo al dunque - prosegue l’associazione -. Il Parrelli presto potrebbe essere solo un brutto ricordo. Ma all’ Associazione italiana difesa animali ed ambiente - Aidaa questo non basta, infatti il presidente nazionale Lorenzo Croce tra i primi a firmare le denunce contro il canile lager presenterà un esposto alla procura di Roma per scoprire di quali connivenze ha potuto godere questa donna che in venti anni è colpevole della morte accertata di almeno 7.000 cani entrati nella sua struttura e mai più usciti».
 
GEA PRESS
8 MAGGIO 2015
 
Foggia – 400 cani ed il presunto “fantasma”, nelle indagini del Corpo Forestale dello Stato
 
Secondo il Corpo Forestale dello Stato sarebbero stati gestiti da una associazione  “fantasma”.  Questa l’ipotesi investigativa sulla quale sta lavorando il Nucleo Investigativo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale (NIPAF) di Foggia ed il Comando Stazione Forestale di Manfredonia (FG) del Corpo Forestale dello Stato.Un intervento congiunto al Servizio Veterinario dell’ASL locale su un canile comunale gestito da una associazione convenzionata. In tutto, quattrocento cani, tra cui molti cuccioli. Una cifra, riferisce sempre la Forestale, ben oltre il limite numerico consentito ed animali che gli inquirenti avrebbero rinvenuto in pessime condizioni.In alcuni locali adibiti a ricovero, inoltre, sono stati trovati tre cavalli, a quanto sembra tutti senza microchip, ed un cinghiale. Cani che in alcuni casi, non sarebbero stati sottoposti ai minimi trattamenti sanitari prescritti dalla legge, come nel caso della sterilizzazione ed assistenza sanitaria da parte del veterinario convenzionato con l’associazione. Quest’ultima poi, non sarebbe stata iscritta nell’apposito registro. Non solo: sempre secondo il Corpo Forestale dello Stato, la struttura nel passato sarebbe stata dichiarata non idonea da parte del Servizio veterinario territorialmente competente.Questa prima fase delle indagini si è, dunque, conclusa con il sequestro degli oltre 400 cani, oltre che del cinghiale, dei cavalli e della stessa struttura. Al Sindaco di Cerignola sono state affidate le cure degli animali e l’intera struttura. Il Sindaco, infatti, è Autorità Sanitaria locale.Indagini ancora in corso sulla convenzione (secondo la Forestale scaduta e non rinnovata) e sull’associazione. I responsabili ed il presidente della stessa dovranno ora rispondere del presunto maltrattamento di animali e truffa aggravata ai danni dell’Ente comunale.
 
MATTINO DI PADOVA
8 MAGGIO 2015
 
Maltrattava il cane, maxi multa
Signora condannata a pagare (pena sospesa) 11 mila euro, confiscato l’animale
 
di Cristina Salvato
 
PADOVA. Una donna di Mortise è stata condannata a 11 mila euro di multa per i maltrattamenti cui sottoponeva il suo cane rottweiler. La pena è stata sospesa, per cui la donna, O. B., non dovrà pagarli a meno che non venga sorpresa nuovamente a sottoporre animali ad angherie e soprusi.Come quelli cui ha sottoposto per almeno un anno Gea, un rottweiler femmina costretta a vivere rinchiusa in un appartamento, costantemente gravida e percossa. A detta degli inquilini del palazzo – che, allarmati dai continui lamenti del cane, hanno avvertito le guardie zoofile della Lac – l’animale veniva picchiato ogni giorno ed era costretto a vivere in uno spazio angusto, senza la possibilità di uscire frequentemente all’esterno ad espletare i propri bisogni.Ai suoi richiami a voler uscire venivano date in risposta soltanto percosse e l’animale, quindi, guaiva di continuo, tanto che i vicini hanno ritenuto intollerabile il protrarsi di una simile situazione di violenza e l’hanno segnalata.Il rottweiler, poi, era sempre gravida, utilizzata per partorire cuccioli da rivendere, perché, come riferiscono le guardie Lac, rappresentavano un’entrata economica per la proprietaria.Raccolte le testimonianze di tutti i vicini e ottenuta l’autorizzazione dal gip ad effettuare il sequestro preventivo, lo scorso novembre le guardie si sono presentate con i carabinieri di Padova e con due veterinari presso l’abitazione della donna e hanno prelevato l’animale, consegnandolo successivamente ad una famiglia per il suo recupero psicofisico.La proprietaria, invece, è stata denunciata per maltrattamenti. Ora, dopo neppure un anno, si è giunti alla condanna della donna e alla confisca di Gea, che rimarrà a chi l’ha seguita e curata in questi mesi. Condanna pesante, che ammonta a 11 mila euro di multa (pena sospesa), perché – si legge nella sentenza – la proprietaria «teneva il cane in precarie condizioni igieniche e di benessere, atteso che lo stesso veniva detenuto all’interno dell’abitazione con spazi inadeguati a garantire il movimento dell’animale. Inoltre veniva sottoposto in svariate occasioni a violenze fisiche e continue gravidanze»
 
NEL CUORE.ORG
8 MAGGIO 2015
 
NAPOLI, SESSANTENNE PRENDE A FUCILATE UN CANE: DENUNCIATO
Intervento della Polizia di Stato a Pianura
 
Prende a fucilate un cane perché riteneva che entrasse spesso nella sua proprietà. Per questo la Polizia di Stato ha denunciato in stato di libertà un 60enne del quartiere Pianura a Napoli. La denuncia del fatto è arrivata dal proprietario del cane, che vedendo l'animale zoppicante e con un occhio ed una zampa sanguinanti lo ha portato presso un pronto soccorso veterinario, scoprendo che era stato colpito con un fucile caricato a pallini di piombo. I poliziotti di Pianura si sono quindi recati presso l'abitazione del sospettato che ha confermato quanto accaduto giustificando il suo gesto con il fatto che il cane entrava spesso nella sua proprietà. L'uomo ha inoltre mostrato le armi che detiene e cioè due pistole e tre fucili con relativo munizionamento: di questi ultimi uno perfettamente compatibile con quello che ha sparato al cane. Il 60enne è stato quindi denunciato in stato di libertà e i suoi fucili, nonché le relative munizioni, sono stati sequestrati. Il cane ha perso un occhio ma secondo i veterinari non è il pericolo di vita.
 
GEA PRESS
8 MAGGIO 2015
 
Napoli – Cane senza occhio per una fucilata. Intervento della Polizia di Stato
 
E’ stato denunciato dalla Polizia di Stato, Commissariato Pianura, il presunto autore di un grave gesto occorso mercoledì sera. L’accusa è quella di avere preso a fucilate un cane.La denuncia, scattata nella giornata di ieri, fa riferimento alla segnalazione di un cittadino che nella serata antecedente aveva udito un colpo di arma da fuoco. Il proprietario del cane, regolarmente detenuto e denunciato, aveva poi notato il povero cane rientrare zoppicante in direzione dell’abitazione. Un occhio ed una zampa si presentavano sanguinanti.E’ così partita la corsa dal Veterinario dove veniva appurata la causa di tutto ciò: un colpo di un fucile caricato a pallini di piombo.Dopo aver ricevuto la denuncia, i poliziotti di Pianura si sono subito recati presso l’abitazione del sospettato che avrebbe confermato quanto accaduto. Le motivazioni che sarebbero state addotte riferivano che il cane entrava spesso nella sua proprietà.L’uomo ha poi mostrato le armi detenute: si trattava di due pistole e tre fucili con relativo munizionamento, di questi ultimi uno perfettamente compatibile con quello che ha sparato al cane.E’ scattata, quindi, la denuncia in stato di libertà mentre i fucili, nonché le relative munizioni, sono state sequestrate.Il cane ha perso un occhio ma secondo i veterinari non è il pericolo di vita.
 
NEL CUORE.ORG
8 MAGGIO 2015
 
ROMA, ALLARME BOCCONI AVVELENATI NEL QUARTIERE MONTEVERDE
Nella zona vecchia, tra villa Pamphili e villa Sciarra
 
"Questa è Bo ed è morta oggi, dopo agonie e pianti, per mano di" qualcuno "che sta mettendo polpette e croccantini avvelenati per strada e a villa Pamphili. Attenzione a chi ha cani". Questo uno dei tanti tristi annunci-avvertimento che fra ieri e oggi si stanno rincorrendo su Facebook tra gli utenti romani, in particolare fra chi vive nel quartiere residenziale di Monteverde. Pare infatti che, soprattutto nei bei parchi della zona vecchia, soprattutto villa Pamphili e villa Sciarra, sia riapparso il problema dei bocconi-killer. Già quasi tremila le condivisioni sul social network della storia e della foto di Bo, un golden retriever che ha perso la vita proprio a causa di una di queste esche. Nel quartiere intanto iniziano a comparire cartelli di avvertimento: "Stanno riempiendo tutte le vie del quartiere Monteverde vecchio con croccantini avvelenati che stanno uccidendo moltissimi cani - recita un manifesto la cui foto è stata pubblicata e fatta girare su Facebook - fate attenzione ai vostri cuccioli in primis. Cerchiamo di fermare l'assassino".
 
LA NAZIONE
8 MAGGIO 2015
 
Oltre cento cani avvelenati, il bilancio della Polizia provinciale
Contestati 117 reati contro il benessere di cani e gatti. Mentre sono 52 gli animali morti in 5 anni
 
Prato, 8 maggio 2015 - E' alta l'attenzione che gli agenti della Polizia provinciale dedicano alla tutela degli animali d'affezione, in particolare di cani e gatti. Negli ultimi cinque anni di attività sono state ben 117 le contestazioni di reati elevate, molte delle quali a seguito di maltrattamento mentre sono stati 108 i casi di avvelenamento seguiti. Un bilancio poco lusinghiero se si pensa alle sofferenze inflitte ma che dà conto dell'importante azione svolta sul territorio dagli agenti della provinciale, impegnati in numerosi accertamenti sia d'iniziativa, sia a seguito di segnalazione da parte di cittadini, o in base alle specifiche competenze assegnate loro per la ricerca dei responsabili nei casi di avvelenamento.Proprio per quest'ultimi, negli ultimi cinque anni sono stati 108 i casi segnalati che hanno portato alla morte di 52 animali (cani, gatti e volatili). Sono stati invece 117 i reati contestati a seguito di maltrattamento o di detenzione di animali in condizioni precarie, con conseguente sequestro e attivazione delle procedure di affidamento a persone o strutture idonee. 76 le sanzioni amministrative redatte e 77 gli animali posti sotto sequestro penale (48 cani e 29 capre). Numerose anche le deleghe inviate dalla Procura della Repubblica per verificare, a seguito di denunce, lo stato di detenzione degli animali.La Polizia Provinciale ricorda la propria disponibilità a fornire informazioni e ricevere richieste e/o segnalazioni attraverso il numero di telefono di pronto intervento 337-317977.
 
LA NUOVA VENEZIA
8 MAGGIO 2015
 
Due pastori tedeschi sbranano un cagnolino e assalgono un bimbo
I cani di grossa taglia erano fuggiti da una casa di Pianiga. Uno è stato ucciso a bastonate dal padre del piccolo, l’altro è in canile

di Giusy Andreoli


NELLA FOTO - Il meticcio Piuma, sbranato dai due pastori tedeschi

 
PIANIGA (VE). I due pastori tedeschi che l’altro ieri mattina avevano sbranato Piuma, il meticcio della famiglia Masiero, la sera stessa sono tornati in via 5 Archi a Barbariga di Vigonza e hanno tentato di azzannare il padroncino della cagnolina. «Sono entrati nel nostro giardino come furie», racconta la mamma del bambino, «e si sono avventati su mio figlio. L’accalappiacani che era venuto la mattina per recuperarli se non fossero scappati, ci aveva avvisato della possibilità che sarebbero tornati».Fortunatamente il padre del bambino era presente e ha afferrato un bastone allontanandoli dal figlio. Uno dei due cani, due femmine, è rimasto ferito a morte, l’altro è stato reso innocuo e legato fino all’arrivo dell’accalappiacani e di una pattuglia dei carabinieri di Pionca di Vigonza. Nell’attesa la famiglia Masiero ha sfamato la sopravvissuta con delle crocchette. «Si è tranquillizzata, presa singolarmente era docile ma evidentemente in coppia facevano branco», è la spiegazione che si è data la famiglia Masiero di fronte all’aggressività dimostrata in precedenza dai due pastori tedeschi.È stato così possibile, attraverso il microchip, verificare e risalire al proprietario dei due animali, a Pianiga. I due pastori tedeschi erano scappati dalla sua proprietà mercoledì sera, regolare denuncia era stata presentata ai carabinieri. Il cane sopravvissuto è stato portato al canile sanitario per la profilassi antirabbica, l’altro è stato smaltito secondo la procedura prevista. I due pastori tedeschi sarebbero anche responsabili dell’uccisione di alcuni gatti e di diverse galline delle famiglie di Barbariga.
 
IL TIRRENO
8 MAGGIO 2015
 
Cane morì di tumore dopo essere scappato, padrone a processo
L’animale era fuggito per la paura dei botti di fine anno. Il proprietario: l’ho sempre amato come fosse un figlio
 
MASSA. Un cane di razza. O meglio una bella cagnolina di razza che per vicissitudini familiari dei proprietari, un lutto e una grave malattia, si ritrova senza casa, o meglio non è ammessa nell’appartamento in cui si sono trasferiti i padroni. Per la precisione il figlio della donna che venne ricoverata in ospedale per mesi a causa di gravi problemi di salute e nipote del nonno che aveva sempre accudito la cagnolina ma che nel frattempo era deceduto. L’animale è finito nel terreno di un amico del giovane proprietario e nel dicembre del 2010 a seguito dei botti di Capodanno era scappato. Viene poi ritrovato in canile a Viareggio e da qui trasferito dopo una visita veterinaria voluta proprio dal giovane padrone in quello di Massa . L’animale si smarrisce di nuovo e muore a seguito di una forma di tumore. Il giovane proprietario si ritrova a processo per omessa custodia e malgoverno dell’animale (articolo 672 del codice penale).In aula, davanti al giudice Cristina Ponzanelli, la testimonianza drammatica del giovane che ha ricordato il tempo passato con la sua cagnolina.«Avevo con lei un rapporto quasi morboso - ha raccontato in tribunale - la adoravo. I problemi sono cominciati quando mio nonno, che stava con lei tutto il giorno, è morto e mia madre si è ammalata. Il cane ha cominciato ad essere stressato e a questo si è aggiunto che abbiamo dovuto trasferirci dal paese dove vivevamo prima al centro città. Il proprietario della casa non voleva gli animali».E così è cominciata una lunga trafila per alloggiare il cane prima nella csa poi nel terreno di un amico. «Io andavo a trovarla tutti i giorni, ma poco prima di fine anno, nel 2010, spaventata dai botti di fine anno, è scappata. Mi hanno chiamato dopo quasi due mesi dicendomi che era in un canile a Vaireggio». A quel punto il ragazzo si precipita a prendere la sua cagnolina, la porta nel canile di massa, a Montepepe. «Prima l’ho fatta visitare, a parte una dermatite non le avevano trovato nulla». Ricominciano le visite quotidiane: «Andavo lì, anche con la mia fidanzata di allora e stavamo con lei, la facevamo camminare». Fino all’epilogo, l’animale scappa di nuovo. E poi muore. La vicenda finisce con un processo a carico del giovane proprietario che in tribunale si è commosso ricordando la cagnolina. Il processo è stato aggiornata al prossimo mese per la discussione e la sentenza.
 
GEA PRESS
8 MAGGIO 2015
 
Assemini (CA) – Cinquemila oloturie per l’uso “etnico”. Intervento della Guardia di Finanza

 
provincia di Cagliari - Tutte essiccate all’interno di un’abitazione privata. Ben cinquemila oloturie, infatti, sono state rinvenute stamani ad Assemini dalla Guardia di Finanza – Stazione Navale di Cagliari.Secondo i Finanzieri si sarebbe trattato di una vera e propria attività, non autorizzata, finalizzata alla trasformazione delle oloturie a scopo alimentare. L’intero quantitativo di echinodermi (meglio conosciuti con il nome di cetriolo di mare) è stato posto sotto sequestro.
L’indagine è partita a seguito di alcuni controlli avvenuti su dei mezzi navali. A bordo di questi, infatti, era stata notata la presenza di ingenti quantitativi di oloturie. Si tratta, spiega la Finanza, di un pescato non utilizzato in Italia. Risalendo a ritroso l’insolita filiera, la Guardia di Finanza è arrivata all’abitazione di Assemini. Nel luogo sarebbe altresì mancato il rispetto dei minimi criteri igienico-sanitari. A quanto sembra i rifiuti della lavorazione venivano riversati nel vicino Rio Sa Nuxedda. E’ verosimile che le oloturie sarebbero state destinate ad un mercato non tradizionale, probabilmente cinese.
 
LA PREALPINA
8 MAGGIO 2015
 
Bracconieri nei guai
Caccia al cinghiale al Sacro Monte: sessantenni denunciati dalla polizia provinciale
 
Varese - I due erano già appostati in un capanno di fortuna allestito nel fitto della vegetazione, con l'arma pronta e puntata verso le "esche" lasciate apposta per attirare cinghiali di passaggio. Ma a scompaginare i piani dei bracconieri, prima che riuscissero a impallinare qualche malcapitato ungulato, sono arrivati gli uomini della Sezione faunistica della Polizia provinciale. Risultato: cinghiali salvi, cacciatori di frodo denunciati e sequestro di un fucile e di altro materiale venatorio.
Il fatto è avvenuto intorno alle ore 20.30 di giovedì 7 maggio, mentre gli agenti erano impegnati in un'attività di controllo antibracconaggio nel territorio del Parco del Campo dei Fiori.
In territorio comunale di Varese, nei pressi del Sacro Monte, la pattuglia della Provinciale si è imbattuta nei due uomini, sessantenni incensurati, italiani e residenti in zona, che stavano cacciando sebbene in questo periodo l'attività venatoria non sia consentita.
 
LA ZAMPA.IT
8 MAGGIO 2015
 
Leone operato di tumore con robot a Lodi, il primo caso al mondo
 
Fulvio Cerutti
 
Un’operazione speciale per un paziente molto speciale. All’Ospedale Veterinario dell’Università Statale di Milano a Lodi è stato infatti realizzato il primo caso al mondo di chirurgia robotica mininvasiva teleassistita per l’asportazione di un surrene affetto da tumore a Leonardo, un leone di circa otto anni.
La scoperta del tumore
A fine marzo, la veterinaria della struttura che ospita il felino nel cuneese aveva preso contatto con l’Università per un consulto per capire l’origine di una malattia endocrina che affliggeva l’animale. Gli esami hanno messo in evidenza un tumore di 4 cm di diametro a carico del surrene sinistro. Nessun tumore surrenalico né tantomeno la sua asportazione erano mai stati descritti in letteratura nella specie leone.
La soluzione innovativa L’uso della chirurgia tradizionale a cielo aperto per l’asportazione di una neoplasia in una sede così delicata avrebbe comportato un importante danno ai tessuti e il decorso post operatorio sarebbe stato lungo e stressante per l’animale, con un rischio decisamente alto di complicanze post operatorie connesse alla ferita chirurgica.Da qui l’idea di ricorrere alla chirurgia laparoscopica mini-invasiva tele assistita. Si tratta del primo caso in assoluto al mondo di intervento effettuato su un animale tramite l’ausilio del robot chirurgico “Telelap ALF-X”. Il robot lavora con un meccanismo simile a quello della laparoscopia classica ma i bracci chirurgici vengono comandati a distanza da una consolle. Questa tecnologia trasmette al medico una visione interna dell’addome tridimensionale e ad alta definizione. Grazie a particolari software sviluppati dalla Sofar, il Telelap ALF-X fornisce una sensibilità tattile sulla consistenza dei tessuti e mediante un originale eye-tracker consente all’operatore di spostare la telecamera, e quindi l’inquadratura, epscon il semplice movimento degli occhi. 
Il post-operatorio
L’operazione su Leonardo è andata molto bene: il leone ha riportato solo tre ferite di circa tre centimetri e ha potuto tornare a muoversi deambulare già tre ore dopo la fine dell’anestesia generale, mostrando un ripristino delle normali funzioni organiche nelle 24 ore successive. Ora, completamente ristabilito, il leone è tornato a casa. Questo intervento pionieristico effettuato su un leone potrebbe aprire le porte a una nuova era di chirurgia robotica, anche per animali che devono essere sottoposti a interventi particolari o a specie che necessitino di un post-operatorio il più possibile privo di stress.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
8 MAGGIO 2015
 
I vigili arruolano Trixi, il cane antidroga
Operativo da oggi al fianco della polizia locale, è un pastore "grigione" di 11 mesi. Pattuglierà parchi e giardinetti con il suo agente spalla
 
TREVISO. C'è un nuovo agente nella caserma della polizia locale di Treviso, si chiama Trixi, è un bellissimo pastore  "grigione" femmina di  11 mesi guidato dal suo agente spalla Piero Curci con cui ha condiviso un lungo percorso di addestramento per fiutare stupefacenti. Trixi è infatti un abilissimo cane anti droga e con gli agenti della locale di Treviso avrà infatti proprio questa funzione. Non ordine pubblico o sicurezza, solo controlli nei parchi e nei giardini, nelle vie della città e lungo le strade, durante eventuali posti di blocco. Ovviamente occhio particolare per Sant'Andrea, i giardinetti più volte oggetto di controlli da parte degli agenti, ma anche Mura e zone secondarie.
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
8 MAGGIO 2015
 
CDM: APPROVATA DIRETTIVA UE PER L'IMPORT DI CANI, GATTI E FURETTI
"Prevenire rischio sanitario su cuccioli non vaccinati"
 
Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente, Matteo Renzi, e del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha approvato in sede definitiva, dopo l'acquisizione e alla luce dei pareri delle competenti Commissioni parlamentari, la direttiva europea 2013/31 in materia di norme sanitarie che disciplinano gli scambi e le importazioni nell'Unione di cani, gatti e furetti. Lo riferisce la nota di Palazzo Chigi. Il testo risponde all'obiettivo di prevenire il rischio sanitario connesso alla commercializzazione dei cuccioli non vaccinati per la rabbia, estendere da 24 ore a 48 ore il lasso di tempo anteriore alla partenza in cui va effettuato l'esame clinico obbligatorio sugli animali, garantire la massima tutela del benessere di questi animali nei trasporti.
 
NEL CUORE.ORG
8 MAGGIO 2015
 
"RISOLTO IL GIALLO DELL'ORSO M25: E' IN FUGA NELLA VALCAMONICA"
La polizia provinciale ha scattato una foto a Monno
 
Per settimane gli uomini della Forestale pensavano che fosse morto, sparito assieme al suo radiocollare. Invece M25, l'orso di quattro anni che nell'estate del 2014 ha fatto visita più volte in Valcamonica, dal 29 marzo sarebbe un "plantigrado in fuga", anche se non arrivano più segnali Gps e i voli in elicottero non sono serviti a ritrovarlo. Il giallo, però, potrebbe essere stato risolto la scorsa notte, quando un orso è stato fotografato dalla polizia provinciale di Brescia, a Monno, in Valcamonica, stando a quanto rivela "Libero". Ora solo l'esame del Dna sui campioni di pelo recuperati nel luogo dell'ultimo scatto potranno svelare se si tratta di M25 o di un altro esemplare. Il risultato è atteso fra qualche giorno e sarà decisivo per le indagini aperte dalla Procura di Sondrio sulla scomparsa di M25.
 
IL FRIULI
8 MAGGIO 2015
 
Cuccioli di animali selvatici: le “regole” da adottare se li si incontra
Cardin: «Mai portarli via dal nido. Quello che può apparire come il gesto più logico e semplice da compiere si rivela dannoso proprio nei confronti di chi si vorrebbe aiutare»
 
In questa stagione è molto facile imbattersi in animali che, in un primo momento, possono sembrare in difficoltà ed invece non sono altro che esemplari giovani, in attesa del ritorno dei genitori. Anche quest’anno il Corpo di Polizia Locale - Nucleo operativo di vigilanza ittico-venatoria e venatoria della Provincia di Pordenone vuole ricordare alcune norme di comportamento da tenere qualora ci si dovesse imbattere in animali selvatici di varie specie, che apparentemente sembrano in difficoltà, ciò al fine di garantire loro un’ottimale sopravvivenza in natura. «Infatti, a volte quello che può apparire come il gesto più logico e semplice da compiere si rivela dannoso proprio nei confronti di chi si vorrebbe aiutare» spiega l’assessore provinciale con delega al Servizio Faunistico e Vigilanza, Francesca Cardin. «Innanzitutto, non bisogna portar via i piccoli dalle vicinanze del nido. Spesso i nidiacei effettuano prove di volo e non è detto che la prima volta abbiano successo. I genitori comunque vigilano su di loro ed è quindi opportuno lasciarli sul posto» raccomanda Cardin. Per quanto riguarda invece i giovani ungulati (soprattutto caprioli o cervi), sottolinea l’assessore che «gli stessi, in attesa del ritorno dei genitori, cercano di mimetizzarsi tra la vegetazione e stanno immobili per non farsi notare da eventuali predatori. I genitori anche in questo caso sono nelle vicinanze ed è necessario non spostare i cuccioli dal luogo di ritrovamento».E’ pertanto opportuno non avvicinarsi, né tanto meno toccare l’animale individuato, dato che i genitori, scorgendo una presenza umana o, più semplicemente, sentendone l'odore, potrebbero addirittura abbandonare la prole. La morte dei giovani esemplari diventerebbe allora un evento a dir poco certo. A meno che non ci sia una situazione di grave pericolo di vita, come ad esempio un animale ferito notato in mezzo ad una strada, è sufficiente spostare l’esemplare in un prato nelle immediate vicinanze e porlo così in sicurezza. Lo stesso principio vale per i nidiacei: solo in caso di pericolo, come ad esempio un predatore (gatto o altro) nei paraggi, è opportuno, sempre se possibile, mettere l’esemplare in una scatola, collocarla in un posto inaccessibile ai predatori stessi, ma pur sempre vicino al luogo di ritrovamento, al fine di permettere ai genitori di continuare ad accudire il loro piccolo.«In ogni caso, in presenza di esemplari selvatici in difficoltà – conclude Cardin – è indispensabile affidarsi a personale esperto, quello della Polizia Locale della Provincia di Pordenone, a quello del Centro unico di recupero per il soccorso della fauna selvatica in difficoltà, convenzionato con la Provincia di Pordenone, o comunque altro personale del settore, comunque qualificato, quale ad esempio il Corpo Forestale Regionale. Spesso anche le migliori intenzioni possono nuocere all’animale selvatico recuperato: l’improvvisazione, l’inesperienza e la non conoscenza delle diverse specie e delle loro abitudini possono compromettere definitivamente la riabilitazione e la possibilità di un successivo reinserimento in ambiente naturale dello stesso. Non ci si deve, quindi, in nessun caso “improvvisare veterinari”». E’ inoltre assolutamente sconsigliato somministrare cibo e tanto meno medicinali. Al massimo si può mettere a disposizione dell’acqua.Per eventuali emergenze, informazioni, segnalazioni, il Corpo di polizia locale-Nucleo operativo di vigilanza ittico-venatoria della Provincia di Pordenone mette a disposizione i propri recapiti telefonici. Dal lunedì al venerdì dalle 08:00 alle 13:30, il martedì ed il giovedì anche dalle 15:00 alle 17:00, sarà sufficiente comporre i seguenti numeri: 0434/231445-447. Il servizio di reperibilità (335/5636378), istituito proprio per garantire il recupero della fauna selvatica e non per quella domestica, è invece attivo 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno, compresi i festivi.
 
GEA PRESS
8 MAGGIO 2015
 
Paolo Bernini, il “Deputato Vegan”. Dall’Italicum alla vivisezione: un impegno politico a 360 gradi
Dalle galline dell'infanzia, all'incontro con Essere Animali ed Antonio Colonna dell'Eital. La storia di chi crede in un mondo diverso
 
Ventotto anni, nato a Cento (FE), rappresentante alla Camera dei Deputati per il Movimento 5 Stelle e Segretario della Commissione Difesa.  Paolo Bernini è ormai diventato un punto di riferimento certo per le battaglie animaliste italiane. Da quando è stato eletto, è riuscito a dare uno scossone al panorama animalista, forse un po’ troppo attempato. Dagli allevamenti di pellicce, ai Macachi dell’Università di Modena, fino ai canili lager.
Una presenza “on the road” per la quale Bernini fornisce subito una spiegazione. “Bisogna ricominciare da lì, vicino alle persone – spiega Bernini a GeaPress – In Parlamento le proposte di legge e per certi versi le Interrogazioni non servono granchè; meccanismi troppo macchinosi che bisogna riuscire a cambiare, ma sui quali, per ora, è inutile fare eccessivo affidamento. Noi, per ora, rappresentiamo la speranza del cambiamento che al più presto riusciremo ad avere“.Una passione, quella per gli animali, che nasce tanti anni addietro. Un luogo d’infanzia intriso di affetti e di altri aspetti che creavano contraddizione. L’abitudine, dei vicini, di finire galline ed altri animali da cortile che invece Paolo Bernini voleva continuare a vedere vivi. Per fortuna, la sensibilità della sorella lo ha aiutato, ma il ricordo di quelle galline è comunque   rimasto indelebile. “Ero piccolo – racconta Bernini - ed andava così, era difficile opporsi“.Crescendo è arrivata la scelta vegetariana e, quasi subito, quella vegana. Sul web iniziano a circolare nuovi temi. Si conosce meglio la realtà  degli allevamenti intensivi e le conseguenze dell’alimentazione carnea non solo sugli animali, ma anche per l’ambiente. “Mi riferisco alle enormi estenzioni  che si devono riservare alle colture foraggere. Per produrre che cosa? Carne e macelli? Io sono vegano etico e non farei mai del male ad un animale, ma dobbiamo tenere ben presenti anche le ricadute dell’alimentazione carnea sull’ambiente“.Quel mondo fatto di tanta sofferenza, arrivò infine direttamente sotto gli occhi di Paolo Bernini. “Ero a Bologna -  spiega il Deputato pentastellato – e casualmente mi sono imbattuto in una manifestazione di Essere Animali. Esponevano piccoli animali morti, trovati nei macelli. Mi sono fermato a parlare con gli attivisti, ho capito che tutto ciò doveva essere parte del mio impegno poltico“.Un impegno iniziato nel 2008 con “Gli amici di Beppe Grillo” e di lì a poco con il futuro Movimento 5 Stelle. Sempre in Emilia il primo battibecco con il mondo del circo, proprio difronte la struttura itinerante della famosa giraffa Alexander, morta poco dopo essere stata catturata per le strade di Imola. “Avevo preso parte alla manifestazione animalista ma sul posto c’era il Senatore Giovanardi; era dalla parte dei circensi ed abbiamo avuto modo di dare corso ad uno scambio di opinioni forse un po’ vivace”.“In Parlamento – aggiunge Bernini – si respira un’atmosfera astratta, distaccata dai bisogni delle persone. A quelli che non ce la fanno, alle persone che hanno perso il lavoro, cosa diamo da mangiare? Forse l’Italicum? Chi sta in Parlamento, non si accorge del mondo che c’è fuori. A pagare le spese sono temi importanti - aggiunge Bernini – Dalla legge elettorale fino alle tamatiche animaliste. La politica è sorda ed il Governo va ormai avanti a suon di fuducia. Chi deve legiferare in un paese democratico? Cosa ci sta a fare il Parlamento?“.Bernini, in altri termini, è un fiume in piena che abbraccia a 360 gradi l’impegno politico del Movimento 5 Stelle. Proviamo a ritornare sugli animali e l’incontro con Antonio Colonna, dell’associazione Eital. E’ quello il mondo delle investigazioni sul traffico di cuccioli ed altri temi quali il bracconaggio e la zoomafia. Con Essere Animali, l’associazione META ed Antonio Colonna, Bernini è ad Antegnate per l’allevamento di pellicce. Si reca dai Carabinieri e sostiene la causa animalista. L’iter giudiziario che ne è scaturito è ancora in  corso ma il risultato che si raggiunge è comunque molto importante. A Modena, poi, è addirittura clamoroso. L’Università, sebbene (come dichiarano alla stampa) non in conseguenza della campagna animalista, pone fine alla sperimentazione sulle scimmiette. Tutti sanno, però, che è stata proprio la causa animalista a sollevare il polverone e per questo la quasi totalità degli animali, verranno ceduti. Bernini non si ferma e pochi giorni dopo si ritrova a Sarno, in provincia di Salerno. Si tratta della vicenda, tutt’ora in corso, del noto canile. E’ lo stesso Bernini ad informare con continuità degli sviluppi mentre, innanzi ai cancelli, chiede l’intervento della Polizia di Stato.In ballo, però, sembrano esserci tante  altre cose, in varie parti d’Italia. Dai bracconieri del profondo nord a quelli del profondo sud.“Di vivisezione torneremo a parlare presto - promette Bernini – e chi mi critica faccia pure, anzi non mi meraviglia affatto”.
 
CORRIERE.IT
8 MAGGIO 2015
 
Pericolo «spighe»: come proteggere i cani
Taglio del pelo corto e attenzione ai prati e parchi con l’erba appena tagliata. I consigli della toelettatrice
 
Nedda Martinetti
 
PADOVA - Belle giornate di sole, erba appena tagliata nei prati e per i cani il solito problema che si propone ogni anno in questa stagione: le famigerate spighe. Sono le ariste delle graminacee selvatiche, note anche come «forasacchi». Si trovano in qualsiasi prato, campo, parco, ma anche marciapiede o lungo le strade, quando l’erba viene tagliata e non rastrellata via. Chi ha un cane li conosce bene, sono diffuse ovunque. Quando sono verdi sono innocui, ma quando si seccano si trasformano in «piccoli aghi» che si disperdono nell’ambiente attaccandosi a tutto. Una volta attaccati al pelo «camminano» e si conficcano nella e, dopo averla perforata, continuano il loro percorso all’interno dell’animale causando gravi conseguenze, anche la perforazione delle strutture scheletriche. L’ingresso di questo corpo estraneo nell’organismo è causa di gravi infezioni che si manifestano con arrossamenti, pus, edema, gonfiore e dolore. I segni clinici sono diversi a seconda della sede di penetrazione. I punti in cui le spighe «entrano» più facilmente nel cane sono orecchie, naso, zampe, bocca. La spiga «viaggia» dentro il cane, può arrivare anche molto distante. Può entrare anche fra i fasci muscolari, non è semplice trovarla. Sta al veterinario proporre la terapia più adatta o decidere se intervenire urgentemente e operare il cane. In ogni caso al primo «dubbio» che il cane abbia una spiga, bisogna portarlo immediatamente dal veterinario. Se soffia dal naso, scrolla la testa e le orecchie, si lecca le zampe o ha altri atteggiamenti che sembrano dimostrare fastidio in qualche parte del corpo, una corsa dal veterinario è d’obbligo. Ma come prevenire le spighe? Una toelettatura adatta è uno dei modi in cui si possono aiutare i cani a non «raccogliere» spighe attraverso il pelo. Quindi zampe e orecchie con pelo molto corto per affrontare la bella stagione. Ecco, a proposito di toelettatura, i consigli di Nedda Martinetti, maestra toelettatrice di Padova di «Cat & Dog», che ogni anno in questa stagione mette in guardia dal famigerato «pericolo spighe» e suggerisce tagli corti e pratici per i nostri amici a quattro zampe. Tenere lontani i cani da parti appena tagliati o da luoghi dove individuiamo spighe, oltre a controllarli bene durante le passeggiate, è comunque il modo migliore per evitare problemi.
 
STRETTO WEB
9 MAGGIO 2015
 
Sicilia: sfinisce il cane legandolo all’auto, denunciato un 69enne
I  Carabinieri di Avola hanno denunciato in stato di libertà per maltrattamento di animali un 69enne
 
I  Carabinieri di Avola (Siracusa) hanno denunciato in stato di libertà per maltrattamento di animali un 69enne. L’uomo aveva legato con una corda il proprio cane allo specchietto dell’auto e ha iniziato la marcia costringendo l’animale a una estenuante corsa. Sfinito, il canee è crollato al suolo, trascinato sull’asfalto per alcune decine di metri. Il 69enne, resosi conto dell’accaduto anche a seguito della pronta reazione delle persone che hanno assistito alla scena, ha abbandonato sul posto l’animale dandosi alla fuga. Il cane è stato immediatamente soccorso dai passanti che hanno allertato le forze dell’ordine fornendo utili indicazioni per individuare l’uomo. Sul posto è intervenuto un veterinario dell’Asp che ha medicato le ferite riportate dall’animale affidato poi in custodia al locale canile municipale.
 
GEA PRESS
9 MAGGIO 2015
 
Polpenazze (BS) – Con il fuoristrada contro pecore e cane. Intervento del Partito Protezione Animali
 
Alla guida di un fuoristrada entra in un terreno e si scaglia contro percore ed un cane. Questo quanto all’oggetto di una denuncia presentata nei giorni scorsi in merito a quanto sarebbe avvenuto a Polpenazze, in provincia di Brescia.Sempre una nota diffusa dal Partito Protezione Animali, l’uomo avrebbe poi iniziato ad inseguire il proprietario del gregge impugnando addirittura un fucile fuori dal finestrino e continuando a guidare a velocità sostenuta. La presenza di un canale ha poi consentito al proprietario degli animali di mettersi in salvo.I fatti sono stati denunciati ai  Carabinieri di Nuvolento che stanno ora conducendo le indagini al fine di verificare la dinamica dei fatti oltre che l’identificazione del soggetto. Il proprietario degli animali si è poi rivolto ai rappresentati del Partito Protezione Animali chiedendo collaborazione.“Mi auguro – ha dichiarato il Presidente del PPA Catelli – che le autorità locali identifichino con celerità l’autore di questa follia, indipendentemente dalle motivazioni che lo hanno spinto a compiere questo gesto resta un soggetto pericoloso per la comunità e per gli animali; il sequestro di eventuali armi in suo possesso credo che sia un atto assolutamente necessario“.Gli animali, a seguito delle ferite riportate, dovranno essere soppressi.
 
GEA PRESS
9 MAGGIO 2015
 
Capua (CE) – Feti di coniglio ed animali scuoiati, gettati in un giardino di casa. Lo sdegno degli animalisti

 
Un gatto morto, un coniglio adulto scuoiato ed appeso alla ringhiera con un gancio. Infine  piccoli feti, forse di coniglio, gettati a casaccio in direzione del giardino di una villetta di Capua.La macabra scoperta è stata fatta proprio da chi abita nei luoghi il quale, allarmato,  si è subito premurato di denunciare il tutto all’autorità competente. Sembra che l’incredibile gesto non abbai nulla a che fare con chi abita in quella casa. Un fatto che farebbe propendere per un’azione portata a compimento da una persona disturbata. Un macabro scherzo, senza altri fini, portato  a termine da chi ha pure trovato il tempo di sistemare almeno un coniglio spellato lungo la ringhiera.Un fatto che ha lasciato senza parole gli animalisti di Capua i quali, in più occasioni, sono dovuti intervenire per sanare situazioni di maltrattamento di animali ed in difesa dei cani e gatti randagi. Particolarmente sentito sul posto, è il problema dei cani e gatti che finiscono investiti dalle automobili in transito. Piccoli corpi maciullati sotto gli occhi apparentemente indifferenti dei passanti. Mai, però, un caso così particolare per il quale è difficile fornire una spiegazione plausibile.Dubbi, in modo particolare, vengono avanzati sul gatto morto. Secondo Marco Cocco, attivo volontario dei luoghi, potrebbe essere stato ucciso e poi disposto nello stesso luogo ove sono stati trovati i feti di coniglio e gli adulti scuoiati.La speranza è ora riposta nelle autorità competenti, affinchè si attivino urgentemente per  individuare l’autore del preoccupante gesto.
 
LA NUOVA SARDEGNA
9 MAGGIO 2015
 
Calasetta, cani uccisi dai bocconi avvelenati
Atroce fine di alcuni animali, adulti e cuccioli, provocata dai bocconi di cibo irrorati da un lumachicida sparsi in strada e nei giardini privati
 
CALASETTA (CI). Denuncia di Gruppo di intervento giuridico e Lega per l'abolizione della caccia: cani adulti e cuccioli sono stati fatti morire tra atroci tormenti con bocconi avvelenati sparsi in strada e nei giardini di abitazioni private. "Purtroppo la pratica dell’avvelenamento dei cani e di altri animali trova sempre proseliti nelle campagne dell’Isola di Sant'Antioco. Nella notte fra il 3 e il 4 maggio 2015, a Cussorgia, frazione di Calasetta), sono stati avvelenati con bocconi irrorati da un lumachicida verde smeraldo alcuni Cani adulti e cuccioli. Dosi potenti - spiegano gli ambientalisti -, sparse fuori e all’interno di giardini privati, che non hanno consentito – nonostante l’intervento immediato della proprietaria – di evitare il decesso fra atroci dolori dei poveri cani. Il velenoso lumachicida miscelato con bocconcini agisce in fretta: nell'arco di 15 minuti blocca il sistema nervoso centrale, abbassa la temperatura del cane, portandola dai 38 gradi ad un minimo di 25 gradi. Bava alla bocca, convulsioni sempre piu' frequenti e forti, la morte arriva anche dopo diverse ore di devastanti sofferenze"."Grazie ai carabinieri del 112, è stato immediatamente contattato il Servizio veterinario dell’Asl. 7 di Carbonia. Il 5 maggio i carabinieri della stazione di Calasetta - è scritto ancora - hanno ricevuto la denuncia della proprietaria e hanno avviato gli accertamenti del caso"."Un mese fa era avvenuto, sempre a Cussorgia, un altro avvelenamento di un cane. Negli ultimi anni sono stati fin troppo frequenti i casi di avvelenamento e maltrattamento di cani e altri animali nelle zone rurali dell’Isola di Sant' Antioco. In particolare nell’autunno 2012 si verificò un folle e assurdo picco di crudeltà: prima vennero ritrovati numerosi cani avvelenati e almeno anche uno splendido esemplare di volpe (Vulpes vulpes) a causa di bocconi avvelenati disseminati fra macchie, vigneti e campagne fra Calasetta (soprattutto presso la località di Cussorgia) e Sant' Antioco (in particolare nella località di Sa Ariasci), poi un povero cane massacrato di bastonate, dopo esser stato legato con filo di ferro per immobilizzarlo.
 
LA NUUOVA FERRARA
9 MAGGIO 2015
 
Cane ucciso da una polpetta avvelenata
Nel giardino dei proprietari trovati bocconi pieni di granuli che potrebbero essere un prodotto topicida

Giorgio Carnaroli

 
OSPITAL MONACALE (FE). Sono disperati. Non si danno pace. Rosetta e Piergiorgio non dormono da 48 ore e tutto perché qualcuno ha avvelenato due dei loro cinque cani (di cui quattro Pincher e un Rottweiler di 12 anni). Lea, un pincher, di cinque anni, la più giovane, è morta dopo poche ore; Leo, l'altro pincher, è su un lettino vicino ad una stufa: sta male ma dà segni di ripresa anche se non è ancora fuori pericolo. Che siano stati avvelenati è ormai una certezza, sempre con l’odiosa tecnica delle polpette al veleno. La coppia, molto conosciuta a Ospital Monacale e San Nicolò, ha rinvenuto difatti nel cortile della loro abitazione alcune polpette che ad occhio nudo evidenziano la presenza di granuli di veleno per topi. Le hanno conservate in freezer come prova da consegnare ai carabinieri. Ma a stabilire quale sostanza è stata usata, saranno le analisi: i due proprietari oggi andranno infatti alla stazione di Santa Maria Codifiume per presentare la denuncia e consegnare intanto le polpette che saranno poi analizzate. Ieri, intanto, siamo andati a trovare la coppia che vive in paese, a Ospital Monacale. Rosetta è su un divano che veglia i suoi cani, e soprattutto Leo. Un scena commovente: «Vivono in casa con me - dice con occhi che da tempo non riposano - per noi sono come figli. Anzi, e non me ne vergogno, loro dormono con me». Piergiorgio, a distanza di 48 ore, ancora non si da pace. I suoi occhi mostrano sofferenza e con un filo di voce racconta l'accaduto: «Tutti i miei cani hanno il micro-chip - dice - e vengono controllati dal veterinario». Piergiorgio sospende il racconto e risponde al telefonino; e mentre accarezza Leo racconta l'accaduto a chi è dall'altra parte del telefono. Poi prende dell'acqua e prova a far bere il suo paziente. Insiste bagnandoli la bocca e finalmente il cagnolino sorseggia portando speranze di ripresa. «Però ancora non cammina», dice Rosella e l'uomo le risponde, «tranquilla: almeno ha bevuto».Poi riprende il racconto. «Mercoledì - aggiunge - verso le 23 lasciamo liberi i cani nel cortile per fargli fare i loro bisogni e per evitare che li facciano in casa. Siamo andati a letto e Rosella mi ha svegliato perché i cani stavano male. Ho chiamato il veterinario ma poi abbiamo scelto di correre nell'ambulatorio. Pochi istanti ed ha capito dell'avvelenamento. Gli ha praticato le prime cure poi siamo andati nella farmacia di turno per comprare le altre e siamo tornati a casa. Dopo un po', mentre vomitava, la piccola è morta». L'uomo sospende il racconto poi aggiunge: «Speriamo che si salvi Leo e domattina (oggi, ndr) vado a presentare la denuncia». Sui sospetti, la coppia preferisce non fornire una risposta ma quel che è certo è che le polpette non sono cadute dal cielo.Si tratta del primo cane che muore per colpa delle polpette al veleno in questo territorio. In altri casi sono state rinvenute polpette avvelenate che però in quelle circostanze non avevano provocato morti.
 
QUI NEW  VERSILIA
9 MAGGIO 2015
 
Un altro gatto avvelenato
Lo rende noto l'associazione Lida Versilia. Il ritrovamento della bestiola nella zona del Varignano dove erano già stati segnalati altri gatti uccisi
 
VIAREGGIO (LU) — Non si fermano le segnalazioni di animali morti per avvelenamento a Viareggio. Dopo tre cani e altrettanti gatti l'associazione animalista Lida Versilia attraverso un post su Facebook lancia l'allarme dopo il ritrovamento dell'ennesimo gatto morto per avvelenamento in zona via dei Marmi al  Varignano.
L'appello a stare attenti dell'associazione:
"Mi hanno detto che è stato trovato un gatto avvelenato in via dei Marmi al Varignano, Viareggio. La padrona ne è al corrente e dice che è già il secondo gatto che Le uccidono così ... Spargiamo la voce così chi sta in zona può fare attenzione!!".
 
GEA PRESS
9 MAGGIO 2015
 
Giulianova (TE) – L’anaconda nell’immobile pubblico. Intervento del Corpo Forestale dello Stato

 
Incredible esito di un sopralluogo del Corpo Forestale dello Stato, Comando Stazione di Alba Adriatica (TE) in un seminterrato di un immobile pubblico di Giulianova, in provincia di Teramo. Nei locali, adibiti a rimessa attrezzi, vi erano infatti alcune teche con rettili tra cui una Tarantola ed una Anaconda.Gli Agenti, rintracciato il proprietario, ha provveduto alla verifica della documentazione e al trasferimento degli animali presso strutture idonee. La Forestale sottolinea a questo proposito come la presenza di animali esotici, nel caso di fenomeni di reintroduzione, rappresenta una minaccia per le specie autoctone e quindi alla biodiversità.Nei giorni scorsi il personale dello stesso Comando Stazione, oveva inoltre provveduto a sequestrare cento metri di rete disposta da sponda a sponda nel torrente Salinello. Secondo la Forestale sarebbe servita ad intrappolare ingenti quantitativi di pesce. Altra trappola, questa volta destinata alla cattura di avifauna, è stata individuata in collaborazione con il Nucleo Cites di Pescara. A finire sotto sequestro anche venti semplari di avifauna, mentre il presunto responsabile è stato denunciato dall’Autorità Giudiziaria. La Forestale ricorda come la legge vieti ogni forma di uccellagione oltre che la detenzione di nidi, nidiacei ed uova.Gli interventi dei giorni scorsi si collocano nell’ambito dell’attività di prevenzione a quella che la stessa Forestale definisce aggressione del territorio.
 
GEA PRESS
9 MAGGIO 2015
 
Brescia – Arrestato un bracconiere. Volpi in tagliola e Guardia ANPANA in Ospedale
 
Ad attenderlo a casa c’erano i Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Desenzano sul Garda (BS) e gli Agenti del Nucleo Ittico-Venatorio della Polizia Provinciale. Il bracconiere di volpi, intercettato questa mattina dalle Guardie dell’ANPANA, si è prima diretto con il proprio mezzo contro due macchine delle Guardie volontarie finendo per schiacciare il piede di uno degli Agenti. Traportata al Pronto Soccorso di Desenzano sul Garda, alla Guardia è stata riscontrata la frattura di un dito. Ne avrà per venti giorni.Il bracconiere dovrà ora rispondere di lesioni e resistenza a Pubblico Ufficile.Secondo la Polizia Provinciale di Brescia il soggetto sarebbe stato già da tempo attenzionato. Il sospetto era quello di avere ucciso a fucilate, avvelenato o catturato con  tagliole le volpi che si aggiravano nei luoghi. Alle prime ore di oggi il controllo, al quale ha fatto seguito l’inattesa evoluzione.Il Magistrato di turno ha disposto l’arresto del bracconiere ed il suo trasferimento a Brescia per il processo in direttissima. Ad intervenire nei luoghi anche la Polizia Locale di Bedizzole.Secondo una prima ricostruzione fornita dalla Polizia Provinciale, il bracconiere avrebbe volutamente causato l’incidente.Le Guardie dell’ANPANA sono molto note nella provincia di Brescia per la loro opera di prevenzione e repressione degli atti di bracconaggio.  Grazie all’intervento odierno, è stato possibile trovare una volpe ancora viva nella tagliola. Il povero animale è stato trasportato in un Centro di Recupero.
 
NEL CUORE.ORG
9 MAGGIO 2015
 
REGGIO C., ORDINANZA DEL PREFETTO: ABBATTERE LE "VACCHE SACRE"
I bovini della 'ndrangheta rei di far danni
 
Farà sicuramente discutere, almeno gli animalisti, l'iniziativa assunta dal prefetto di Reggio Calabria per affrontare un annoso problema del territorio: Claudio Sammartino ha disposto l'abbattimento delle cosiddette "vacche sacre", i bovini di affiliati alla 'ndrangheta che vagano in tutta la provincia provocando danni alle colture e che vengono tollerate nel timore di ritorsioni. Gli animali, inoltre, sono coinsiderati un pericolo per la circolazione stradale e ferroviaria.
Il prefetto Sammartino ha emanato, "per ragioni di grave necessita' ed urgenza", un'ordinanza con la quale e' stato disposto l'abbattimento di animali vaganti, in particolare bovini, "nel caso in cui - si afferma nel provvedimento - dovessero creare situazioni di pericolo concreto per l'incolumita' delle popolazioni e per la sicurezza della circolazione sia stradale che ferroviaria". Dell'esecuzione del provvedimento - spiega un comunicato - sono state incaricate le forze di polizia statali e locali e gli eventuali ausiliari. La decisione e' scaturita dalla recente riunione tecnica di coordinamento delle forze di polizia, con la partecipazione dei Procuratori della Repubblica di Reggio Calabria, Palmi e Locri, durante la quale e' stato esaminato il fenomeno degli animali vaganti che possono determinare situazioni di rischio per la pubblica incolumita', oltre ad arrecare danni alle coltivazioni e all'economia locale". "Tale fenomeno - si aggiunge nella nota - puo' costituire, altresi', una verosimile forma di pressione e prevaricazione, fino al danneggiamento delle colture, praticata da soggetti senza scrupoli e con finalità illecite". "Il Prefetto ha altresì disposto - si afferma ancora nel comunicato - che il Commissario straordinario dell'Azienda sanitaria provinciale ed il Comandante del Corpo forestale dello Stato, d'intesa con le Amministrazioni comunali interessate, potranno disporre l'eventuale impiego della carne derivante dall'abbattimento degli animali per il consumo umano e a scopo benefico. E' previsto inoltre lo smaltimento delle carcasse".
 
GEA PRESS
10 MAGGIO 2015
 
Calabria – L’Ordinanza “vacche sacre” vale per tutti gli animali vaganti. Tutti protestano ma nessuno ricorre
 
Raccolte di firme, addirittura quasi “sentenze” che incolperebbero il Prefetto di Reggio Calabria di maltrattamento di animali. Tutti protestano ma nessuno, però, ricorre (così come previsto dalla legge) per tentare di fermare l’Ordinanza.
Contrariamente a quanto finora detto, l’Ordinanza del Prefetto di Reggio Calabria emanata lo scorso otto maggio, non ha disposto l’abbattimento dei soli bovini, bensì  di tutti i possibili animali vaganti (vedi Ordinanza). Un provvedimento del Prefetto, però, altro non è che una disposizione amministrativa che, come tutte le altre, può essere impugnata. Lo ricorda la stessa Ordinanza “: ricorso amministrativo, entro sessanta giorni dalla pubblicazione sul sito della Prefettura, innanzi al Ministro dell’Interno o al TAR regionale, sezione distaccata di Reggio Calabria”.Nessuno, però, sembra avere intrapreso questa strada che potrebbe impedire l’abbattimento degli animali vaganti (… non solo bovini, dunque).L’Ordinanza, infatti, dispone “l’abbattimento degli animali vaganti, e in particolare dei bovini, …“. I bovini, poi, potranno essere impiegati per il consumo umano oppure, come per tutti gli altri vaganti, interrati con il supporto dei Comuni.  Il fatto che ad essere uccisi potrebbero essere tutti i vaganti è altresì richiamato anche nelle premesse del provvedimento prefettizio, oltre che nelle precedenti Ordinanze che si sono susseguite negli anni.Ad ogni modo, condizione essenziale per procedere all’abbattimento è la pericolosità degli animali, ossia, come recita l’Ordinanza, “..nel caso i cui dovessero creare situazioni di pericolo concreto per l’incolumità delle popolazioni e per la sicurezza della circolazione, sia stradale che ferroviaria“. Del resto, ben al di fuori della Calabria, fanno (più o meno) la stessa fine i cavalli del cosiddetto “randagismo equino”. Animali che in più parti d’Italia vengono catturati e destinati in stallo presso le stalle comunali per essere poi messi all’asta. E poi?Dunque, mentre in molti gridano, il destino dei vaganti della provincia di Reggio Calabria, potrebbe essere segnato. Questo qualora venisse data esecuzione al provvedimento per la quale è stato incaricato il Corpo Forestale dello Stato in collaborazione con le altre Forze di Polizia statali e locali.Chi conosce la particolare orografia dell’Aspromonte sa, infatti, quanto sia difficile  un intervento di abbattimento come, ancor di più, di cattura delle numerose centinaia di bovini vaganti. Nel corso di un’audizione che aveva preceduto una vecchia antecedente Ordinanza, venne ricordata la quasi impossibilità di potere raggiungere gli animali e provvedere alla loro cattura. Strade montane impraticabili con i mezzi pesati o addirittura assenti. C’è poi il rischio di possibili  veloci “salti” di versante  che gli animali braccati potrebbero effettuare senza grandi difficoltà. Nel caso, poche decine di metri  per gli animali e diversi chilometri per gli operatori che devono raggiungere il nuovo versante e riorganizzare il tutto.Ciò non toglie che la presenza dei bovini vaganti, rappresenta una storica sentinella dell’incapacità dello Stato nel governare ampie fette del proprio territorio.  Un provvedimento inutile, quello dell’abbattimento, per risolvere il problema.I pochi aducaci protezionisti delle impervie vallate aspromontane, storico rifugio di latitanti e delle cosiddette “vacche sacre”, ritengono che l’Ordinanza servirà solo a fronteggiare una situazione di emergenza, così come in sostanza detta lo stesso provvedimento. Le migliaia di “vacche sacre” annidate nell’Aspromonte, ben difficilmente potranno tornare nelle stalle oppure, come si spera, mai finire sottoterra.
 
ADN KRONOS
12 MAGGIO 2015
 
"Non uccidete le vacche sacre della 'Ndrangheta", al via petizione per dire no alla mattanza
 
Una petizione per dire no all'uccisione delle 'Vacche sacre' della 'Ndrangheta decisa dal prefetto di Reggio Calabria Claudio Sammartino. E' quella lanciata su Firmiamo.it per salvare la vita agli animali che da anni vengono lasciati pascolare senza controlli creando danni a colture e disagi alla viabilità su strada e su rotaia.Un’azione fin troppo definitiva secondo i promotori della petizione che si schierano contro la decisione del prefetto e propone una soluzione rispettosa della vita degli animali. Preso atto che il problema deve essere risolto, la petizione propone il sequestro degli animali e la loro riallocazione in nuove aree dove le 'Vacche sacre' possano continuare a vivere.Nel testo si legge: "Uccidere è una soluzione facile e veloce di un Paese che non sa governarsi. Organizzarsi e preservare la vita di questi animali sarebbe invece la risposta di un Paese intelligente e democratico verso tutti, animali compresi”. E ancora: "Se le povere vacche sono lasciate pascolare senza controlli, di chi è la colpa? Dell’uomo o dell’animale? E se la colpa è dell’uomo, perché è l’animale a farne le spese, addirittura con la vita?"
 
NEL CUORE.ORG
14 MAGGIO 2015
 
"VACCHE SACRE" A CITTANOVA (RC), IL SINDACO: "E' GIUSTO ABBATTERLE"
Comando provinciale dei carabinieri: controlli al via
 
"L'ordinanza emanata dal prefetto di Reggio Calabria in merito all'annoso problema delle cosiddette vacche sacre è un atto importante che muove nella direzione della sicurezza dei cittadini, degli automobilisti e degli agricoltori che insistono sul territorio pedeaspromontano". Così il sindaco di Cittanova, Francesco Cosentino, interviene in merito all'ordinanza emessa cinque giorni fa dal prefetto Claudio Sammartino con la quale è stato disposto l'abbattimento di animali vaganti, in particolare bovini, nel caso in cui dovessero creare situazioni di pericolo concreto - secondo le autorità - per l'incolumità delle popolazioni e per la sicurezza della circolazione stradale e ferroviaria. Si tratta di capi di bestiame spesso di proprietà della 'ndrangheta e, quindi, ritenute "intoccabili" per il timore di ritorsioni.
Intanto, è partita l'attività di controllo e di monitoraggio da parte dei carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria del fenomeno. I controlli in questione fanno seguito all'ordinanza emessa dal prefetto, Claudio Sammartino, con la quale, "per ragioni di grave necessità ed urgenza", è stato disposto l'abbattimento di animali vaganti, in particolare bovini, "nel caso in cui - si afferma nel provvedimento - dovessero creare situazioni di pericolo concreto per l'incolumita' delle popolazioni e per la sicurezza della circolazione stradale e ferroviaria". Secondo quanto riferito dai militari dell'Arma, negli ultimi tre anni sono stati segnalati in tutto il territorio provinciale 31 avvistamenti di bovini vaganti. Gli incidenti causati dalla presenza incontrollata degli animali sono stati tre, due ferroviari, nel tratto della linea jonica compreso tra Bova Marina e Monasterace, ed uno lungo una strada provinciale, dove una vacca è stata investita da un'automobile. La presenza dei bovini, in 28 casi sui 31 segnalati, non ha provocato conseguenze grazie al pronto intervento dei carabinieri. L'avvistamento dei capi di bestiame vaganti ha portato alla denuncia all'autorità giudiziaria di 37 persone, ma le indagini proseguono incessantemente per tenere la situazione sotto controllo. Il vero problema, però, riferiscono ancora gli investigatori, è rappresentato dal timore di molte persone a denunciare la presenza di "vacche sacre" su loro proprietà o per strada per il timore di subire ritorsioni. Elemento che rende difficile l'accertamento dell'esatta portata del fenomeno, le cui dimensioni, comunque, appaiono ben più consistenti rispetto a quanto emerge dai dati ufficiali su cui possono contare la magistratura e le forze dell'ordine.
Il sindaco e il prefetto
Il sindaco del paese in provincia di Reggio Calabria, commentando il provvedimento prefettizio, sottolinea "i significativi elementi di novità contenuti nel decreto, utili a fornire nuovi strumenti a forze dell'ordine e amministratori per la gestione del fenomeno. La volontà di affrontare con decisione la problematica dei bovini vaganti - ha proseguito il primo cittadino - è un ulteriore segnale che lo Stato mette in campo per far sentire la sua presenza in aree storicamente complesse della Calabria".
Massima la disponibilità offerta dal sindaco a nome dell'intera giunta: "Come amministrazione comunale di Cittanova siamo pronti a prestare la necessaria collaborazione in questo senso, rinnovando la sinergia tra istituzioni e organi dello Stato, con l'auspicio che nel prossimo futuro le criticità riscontrate dai cittadini possano essere risolte con successo. Un grazie - dice Cosentino - va al prefetto e alle forze dell'odine che nel tempo hanno dimostrato attenzione massima alle istanze della popolazione e grande sensibilità verso le problematiche dalla provincia di Reggio Calabria e, nello specifico, della Piana di Gioia Tauro. Dal nostro punto di vista - aggiunge - ogni sforzo nella direzione della legalità e della libertà, sarà uno sforzo necessario, condiviso e importante, che l'amministrazione cittanovese e l'intera comunità di Cittanova saranno pronte a compiere per l'affermazione della giustizia e del bene comune".
 
GEA PRESS
9 MAGGIO 2015
 
Molise – Il Tribunale del Riesame non sblocca le Carresi. L’ENPA: l’impianto accusatorio è solido
 
Nuova doccia fredda per le Carresi, le tradizionali corse con i carri trainati dai buoi seguiti da persone a cavallo. Dopo il provvedimento del GIP emesso nei giorni scorsi (vedi articolo GeaPress) anche il Tribunale del Riesame di Campobasso decide sul mantenimento del sequestro.Ne da comunicazione l’ENPA che, nei mesi scorsi, aveva depositato un esposto dal quale sono scaturite le indagini ed i clamorosi provvedimenti  della Magistratura di Larino (CB). Trenta persone a vario titolo indagate ed il sospetto di trattamenti farmacologici non autorizzati. A finire sequestrate sono state le stalle e per la prima volta, le tradizionali corse molto criticate dagli animalisti, non si sono svolte.Il Tribunale del Riesame, afferma l’ENPA, ha infatti respinto l’istanza di dissequestro avanzata dagli avvocati dei Comuni di  San Martino in Pensilis, Portocannone e Ururi Secondo l’avvocato Claudia Ricci, che sta seguendo per conto di ENPA la vicenda, “dopo il provvedimento emesso dal GIP nelle passate settimane arriva oggi una nuova conferma circa la validità delle indagini e la solidità dell’impianto accusatorio.  Il procedimento va dunque avanti e tutta l’attenzione è ora puntata sull’eventuale rinvio a giudizio.Per l’ENPA si tratta già di una vittoria straordinaria.  Al Procuratore di Larino, dottor Vaccaro,  ai Carabinieri delle Compagnie di Termoli, di Larino e del Nas (Nucleo Antisofisticazione e Sanità) di Campobasso ed a tutti coloro i quali stanno collaborando all’inchiesta, pervengono intanto i ringraziamenti di Carla Rocchi, presidente nazionale di ENPA.
 
QUOTIDIANO.NET
9 MAGGIO 2015
 
Belluno, scala mobile interdetta ai cani guida: protesta
 
Il collegamento meccanico è stato fermato dai gestori per impedire che una quindicina di non vedenti con i loro animali lo utilizzasse
Belluno, 9 maggio 2015 - La lunga scala mobile che collega il parcheggio Lambio, nella parte inferiore di Belluno, al centro storico è stata bloccata per oltre un'ora stamane, su decisione dei gestori della struttura, per impedire che un gruppo di non vedenti la utilizzasse, essendo la scala preclusa ai cani per ciechi. Il gruppo di non vedenti si era presentato proprio per dar vita ad una piccola manifestazione sul problema del divieto dell'uso dei loro animali accompagnatori sulla struttura.Hanno aderito una quindicina di persone con i rispettivi animali. Questo ha provocato l'interruzione del funzionamento della scala mobile, costringendo le persone che si stavano dirigendo al mercato cittadino ad affrontare la scalinata esterna ed inducendo più di qualche anziano a rinunciarvi. Il divieto, al centro di una discussione che si protrae ormai da vari anni, sarebbe collegato alla irregolarità di particolari dimensioni geometriche e di pendenza della struttura rispetto alle normative europee. Spiegazione che non accontenta, naturalmente, i non vedenti che pretendono di avere un servizio al pari di tutti gli altri cittadini fruitori.
 
NEL CUORE.ORG
9 MAGGIO 2015
 
ONU, DUE GIORNI DEDICATI ALLA TUTELA DEGLI UCCELLI MIGRATORI
Procacci (Enpa): "Non li proteggiamo abbstanza"
 
I 10mila chilometri della rondine, gli 8mila dell'averla, i 35mila della sterna meriterebbero piena attenzione e assunzione di responsabilita' da parte di istituzioni e opinione pubblica. Lo ricorda l'Onu con le due giornate dedicate ai migratori, oggi e domani, che quest'anno trattano in particolare dell'impatto dei sistemi di produzione di energia sulle popolazioni naturali e sulla necessita' di una loro riconversione "bird-friendly". ''L'Ente Nazionale Protezione Animali - dichiara Annamaria Procacci, consigliere nazionale dell'Enpa - condivide pienamente questo approccio, necessita' di coniugare i modelli energetici sostenibili con il rispetto e la tutela della biodiversita': gia' abbiamo in passato sottolineato, ad esempio, il pericolo e i danni che le pale eoliche provocano sull'avifauna. Ma in generale nel nostro Paese per i migratori il quadro e' del tutto insoddisfacente. Ancora forte il bracconaggio, soprattutto nelle piccole isole - le Guardie Enpa sono state prese a fucilate a Ischia pochi giorni fa durante operazioni di controllo - nella valli del Bresciano sui piccoli uccelli protetti, in Sardegna, nello Stretto di Messina su falchi e cicogne: luoghi tradizionalmente a grande rischio per l'avifauna''. ''Ma l'illegalita' e' purtroppo ampiamente diffusa - ricorda Procacci -. La Commissione Europea ha aperto nell'autunno scorso la procedura "pilot" 6955/14 (provvedimento propedeutico all'apertura di una procedura di infrazione), ponendo molteplici quesiti alle autorita' italiane sui modi in cui queste intendano garantire che la caccia rispetti i principi di una saggia utilizzazione e che si mantengano le popolazioni.
 
ANSA
9 MAGGIO 2015
 
Grande Guerra: Quilici racconta animali eroi al fronte
Cani, colombi cavalli nel documentario in sala e poi su Rai1
 
In Europa, con i 60 milioni di soldati, vissero sui fronti della I guerra Mondiale, tra gli stenti, il fango e le bombe almeno undici milioni di cavalli, 200 mila piccioni e colombi, 100 mila cani, e altri milioni animali, come muli, asini, maiali, buoi, canarini, pollame.Utilizzati, a seconda dei casi, per trasportare rifornimenti, trovare feriti, segnalare la presenza di gas, portare messaggi, tenere compagnia o per il sostentamento delle truppe. Un 'esercito' che Folco Quilici racconta nel documentario 'Animali nella Grande Guerra', in sala dal 15 maggio con Luce Cinecittà e il 24 maggio in onda su Rai 1.Grazie a molto materiale inedito, il regista tra filmati e foto, diari, lettere provenienti dall'Archivio storico Cinecittà Luce, Cineteca del Friuli e British Pathe, fa scoprire la dedizione, l'utilità (anche come pet therapy ante litteram) e a volte l'eroismo degli animali in trincea. Dai muli da soma degli alpini, che trasportavano anche cannoni smontati, ai cani, 'effettivi' dell'esercito' o adottati' e poi abbandonati nei vari spostamenti, che condividevano nel quotidiano le difficoltà e i compiti dei soldati, stabilendo con loro un profondo legame emotivo.Senza dimenticare colombi e piccioni, efficacissimi strumenti di comunicazione fra i comandi, e i cavalli (già raccontati nel loro ruolo nella Grande Guerra in War Horse) che dopo aver affiancato i soldati in battaglia, finirono soprattutto negli eserciti tedeschi e austriaci, rimasti a corto di viveri, da 'carne in piedi'. Compiti primari che la Bretagna ha ricordato a Londra con un memoriale (Animals in War Memorial Fund), dedicato simbolicamente, al 'Soldato 2709', un piccione viaggiatore morto in servizio.'Eroi' diventati in qualche caso anche divi decorati e mediatici, come il piccione Cher ami', il pitbull terrier Stubby, o il pastore tedesco Rin Tin Tin trovato abbandonato in Lorena da un soldato americano e diventato negli Usa una star cinematografica. Si parla però anche gli animali 'nemici' dei soldati al fronte, come i topi e i pidocchi, che infestavano le trincee.''Gli operatori al fronte non avevano alcun interesse a filmare gli animali e questo ha reso le loro immagini ancora più interessanti, perché li vediamo comparire sulla scena in modo naturale, quasi per caso, rendendo il materiale più sincero e vero'' spiega Quilici, che ha anche un legame personale, sul rapporto fra animali e soldati. ''Mio padre - dice - che è morto quando avevo 10 anni, aveva combattuto la prima Guerra Mondiale da alpino e tornato dal conflitto, nei pochi momenti insieme, mi raccontava storie del fronte, ricordando sempre anche le fatiche vissute e condivise con il suo mulo, memorie preziose per me''.
 
LA ZAMPA.IT
9 MAGGIO 2015
 
Joshua, il primo cane che torna a camminare dopo una paralisi
Il piccolo randagio è stato operato alla spina dorsale dopo un incidente in Bulgaria
 
Giulia Merlo
 
È una storia a lieto fine, quella del piccolo Joshua. Il cagnolino randagio è il primo della sua specie a tornare a camminare, dopo aver subito un delicatissimo intervento alla spina dorsale. Il cane è stato salvato due anni fa da una coppia di veterinari inglesi, che lo ha trovato gravemente ferito sul ciglio di una strada in Bulgaria. Dopo difficili cure mediche e sei mesi di riabilitazione in una clinica di Sofia, l’anno scorso ha potuto rientrare in Inghilterra per conoscere la sua nuova famiglia. I medici gli hanno dovuto riattaccare chirurgicamente la spina dorsale spezzata, poi il cagnolino è stato sottoposto a una lunga fisioterapia in piscina, per rinforzare i muscoli delle zampe. Adesso Joshua sente di nuovo e muove tutte e due le zampe posteriori: una sensazione che nessun animale prima di lui ha mai provato, dopo essere rimasto paralizzato. La sua fortuna è stata quella di essere stato trovato da Michelle, una veterinaria del Gloucestershire che guida il K9 Rescue, un rifugio per animali che lavora per salvare i cani feriti in est Europa. «Salviamo in media 50 cani l’anno. La cifra può sembrare bassa, ma lavoriamo con animali molto malati», ha raccontato Michelle.Joshua è il primo cane del mondo a salvarsi dopo una lesione così grave: le sue zampe devono ancora rinforzarsi prima che possa tornare a correre, ma per ora riesce a muoversi grazie alla sua“Kerdog”, una speciale “sedia a rotelle” formata da due stampelle con le ruote fissate sulla parte posteriore della schiena. Il macchinario è stato fatto arrivare per lui dagli Stati Uniti e gli permette di rinforzare gradualmente i muscoli.  Ora il cane è stato adottato da Claire Owczarkowski, che gli sta con pazienza insegnando a camminare di nuovo. I veterinari sono ottimisti, però: entro un anno Joshua dovrebbe essere guarito completamente.
FOTO
 
LA ZAMPA.IT
9 MAGGIO 2015
 
Delfini sempre più a rischio nell’Oceano Pacifico
 
I delfini che gravitano al largo delle isole Salomone, nell’Oceano Pacifico meridionale, sono sempre più vulnerabili. Solo nei primi mesi del 2013 ne sono stati uccisi 1.300 esemplari, ricercati soprattutto per i loro denti che vengono impiegati dagli isolani come moneta e come oggetto ornamentale. Lo evidenzia una ricerca della Oregon State University pubblicata sul Royal Society Open Science. La caccia ai delfini nelle isole Salomone “ha un valore culturale ed economico”, spiega Scott Baker del Marine Mammal Institute dell’ateneo americano. L’isola più attiva su questo fronte cruento è quella di Malaita. Nel 2010 il suo villaggio più attivo nella caccia, Fanalei, aveva sospeso le sue attività in cambio di una compensazione economica da parte di una Ong, ma gli isolani hanno ripreso a cacciare nel 2013. Solo gli abitanti di Fanalei tra il 1976 e il 2013 hanno ucciso 15mila delfini. I ricercatori si sono recati sul posto per documentare l’entità del fenomeno e i dati sono risultati allarmanti: nei primi tre mesi del 2013 oltre 1500 delfini erano stati uccisi. Si tratta, spiegano i ricercatori, di una delle cacce più ampie mai documentate al mondo, che batte perfino alcune delle più cruente in Giappone. La situazione potrebbe peggiorare, avvertono gli scienziati, visto che il valore di un dente di delfino è aumentato di 5 volte negli ultimi dieci anni e vale 70 centesimi di dollari. (Fonte: Ansa)
 
IL GIORNALE DI VICENZA
10 MAGGIO 2015
 
Lascia morire di stenti il cane legato in cuccia
Le guardie zoofile riescono a salvare in extremis un secondo meticcio malnutrito e chiuso in gabbia Il pensionato però si difende: «Ieri stava bene»


FOTO - Il meticcio salvato in extremis dalle guardie zoofile dell'Enpa

 
ORGIANO (Vicienza). Una storia di ordinaria miseria che però ha visto come vittime due animali di fatto abbandonati e prigionieri in una casa di campagna.
Un cane meticcio morto di stenti, un altro fortemente denutrito salvato in extremis: questa la brutta e sconcertante storia di grave maltrattamento di animali che è stata scoperta alcune settimane fa nell'abitazione del pensionato orgianese E.T. dalle guardie zoofile dell'Enpa (Ente nazionale protezione animali) durante un controllo scattato dopo una segnalazione di alcuni cittadini che proprio non ce la facevano più vedere quei poveri animali soffrire in quel modo.
Gli agenti zoofili di Vicenza hanno ritrovato un cane maschio di piccola taglia meticcio di color rosso morto all'interno della propria cuccia ancora legato ad una grossa catena, mentre un altro giaceva acciambellato, su se stesso, magro oltre ogni immaginazione, solo pelle ed ossa denutrito e abbandonato a se stesso, invisibile agli occhi di un padrone che non lo curava da molto tempo.
 
VICENZA TODAY
10 MAGGIO 2015
 
Orgiano (VI), pensionato lascia morire di stenti il cane
L'Enpa è intervenuto ad Orgiano per salvare due cani di proprietà di un ottantenne. L'uomo non riusciva più a sostenerli, il più debole dei due meticci è morto di fame, salvo per miracolo il secondo
 
ORGIANO (Vicienza). Il cane è il miglior amico dell'uomo ma non sempre la fedeltà dell'animale viene ricambiata. L'Enpa di Vicenza è intervenuto ad Orgiano nell'abitazione di un ottantenne per soccorrere due cani lasciati a morire di fame. Come riportato nella versione cartacea de Il Giornale di Vicenza,  è stato possibile salvare solo uno dei  animali. L'anziano li teneva in casa senza riempire mai la ciotola del cibo, così alcuni vicini hanno segnalato i maltrattamenti dei due meticci.Quando le guardie zoofile di Vicenza sono arrivate nell'abitazione  per uno dei due animali, entrambi magrissimi, era già troppo tardi. All'interno della casa nessuna ciotola per il cibo, solo due tazze appoggiate al suolo contenti dell'acqua putrida, e il cadavere di un bastardino rossiccio. Entrambi gli animali sono stati portati via, mentre l'anziano è stato denunciato.  Alla vista del cibo il cane sopravvissuto si è lanciato famelico sulla ciotola, costringendo i volontari ad intervenire.
 
GEA PRESS
10 MAGGIO 2015
 
L’Aquila – Venti bovini morti. La Forestale: per diversi dei vivi, denutrizione e zecche

 
A finire denunciati sono stati i rispettivi proprietari di due diversi allevamenti. A loro sono stati contestati i reati di uccisione di animali, inosservanza dell’Ordinanza dell’Autorità, omessa custodia e malgoverno, concorso di persone nel reato.Ad intervenire è stato il Corpo Forestale dello Stato il quale ha  contestualmente elevato sanzioni amministrative di importo pari a 18.000 euro a seguito delle diverse presunte irregolarità che sarebbero state riscontrate in violazione ai regolamenti di polizia veterinaria.Il Corpo Forestale dello Stato ha rinvenuto venti carcasse di bovini in diverse località del Comune di Bisegna, nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.   Il controllo, effettuato nelle scorse settimane ricorrendo a ripetute ricognizioni territoriali, aveva  fatto seguito ad una intensa attività  di indagine svolta a seguito di diverse segnalazioni. Le operazioni, erano state a sua volta eseguite congiuntamente dagli addetti alla Sorveglianza del Parco, gli Agenti del Coordinamento Territoriale per l’Ambiente del Corpo Forestale dello Stato e le Guardie del Parco.Su specifica richiesta del personale di Polizia Giudiziaria, è intervenuto altresì il Servizio Veterinario dell’ASL Avezzano-Sulmona-L’Aquila, nonché il Servizio Veterinario del Parco. Il tutto al fine di determinare le cause di morte e l’eventuale presenza di patologie diffusive.Oltre agli animali rinvenuti morti,  sarebbero stati individuati animali in vita (ancora presenti e radunati a più riprese nell’area pascoliva interessata dal fenomeno) con i segni di quelli che, ad una prima analisi, sembrerebbero essere marcati livelli di denutrizione e una massiccia infestazione da zecche.
 
LA ZAMPA.IT
10 MAGGIO 2015
 
Pandina, la cagnolina adottata alla Fiat di Pomigliano
 
Cristina Insalaco
 
provincia di Napoli - L’hanno trovata vicino allo stabilimento Fiat di Pomigliano D’Arco, con un dente rotto e gli occhi terrorizzati. Lei è una setter inglese, che era stata abbandonata dal suo ex proprietario nel parcheggio dell’azienda, probabilmente perché non più utile per la caccia. «Appena ho visto questa cagnolina, che vagava sperduta senza meta, me ne sono innamorato – racconta Carlo Tuorto, 37 anni, impiegato Fiat -. Così ho immediatamente scattato due foto e le ho spedite ad Anna, la mia fidanzata, scrivendole: la adottiamo?».Dopo una permanenza nel canile di Nola e dopo essere stata microchippata e curata dai veterinari per un’infezione gastrica, oggi vive ad Acerra insieme a Carlo ed Anna, che l’hanno chiamata «Panda», o «Pandina», in onore dell’auto Fiat prodotta a Pomigliano. «Quando è arrivata a casa nostra aveva paura di ogni cosa, dai viaggi in auto, al rumore della cerniera degli stivali di Anna – prosegue Carlo Tuorto -, era come se non fosse abituata a ricevere l’amore di qualcuno».  Poi, con il trascorrere dei giorni, grazie al loro affetto ha cominciato ad acquistare fiducia nei nuovi padroni, e a sciogliere i traumi del passato. «Adesso, per esempio, rimane serenamente accanto a noi senza guinzaglio durante un pic nic al mare. Ha ripreso a scodinzolare, a lasciarsi coccolare e ad andare a caccia di lucertole. Pur con scarsi risultati. Sono piccoli traguardi». Poi continuano: «Pandina ci ha arricchito la vita, e l’ha riempita di bellezza e semplicità. Stiamo già pensando di adottare in futuro un secondo quattro zampe».
FOTO
 
RESA PUBBLICA
10 MAGGIO 2015
 
Sicilia, arrivano a Palermo i cani in grado di trovare cadaveri: operativi a luglio
I cani avranno competenza su tutto il territorio dell’Italia Meridionale e saranno in grado di riconoscere fino ad una gamma di 300 emanazioni provenienti da cadaveri
 
I cani della polizia sono addestrati per trovare esplosivi, droga e perfino persone. Grazie al loro fiuto riescono a scovare anche gente morta da anni, nascosta dentro un pilastro, oppure tracce di sangue cancellate con vernice o ripulite con detergenti chimici. Questi in particolare sono i cani per la ricerca ematica e di sostanze cadaveriche, spesso erroneamente conosciuti come i “cani molecolari”, e da luglio saranno operativi presso la squadra mobile di Palermo.“In tutto – spiega Fabio Giordano, dirigente dell’ufficio prevenzione generale della Questura di Palermo- i cani sono tre e al momento sono sotto addestramento ed allenamento. Resteranno a Palermo e avranno competenza su tutto il territorio dell’Italia Meridionale. I cani- continua- saranno in grado di riconoscere fino ad una gamma di 300 emanazioni provenienti da cadaveri”.Al momento l’ufficio Volanti di Palermo è dotato di cani antiesplosivo, antidroga, ordine pubblico, polizia giudiziarie e ricerca di persone vive. Ma i cani impegnati nella ricerca di sostanze cadaveriche è un progetto unico nel suo genere e non solo in Sicilia. “In Italia- afferma Giordano- grazie all’esperienza della polizia svedese è stato avviato un progetto di sperimentazione nel 2011 dalla squadra cinofili dell’ufficio polizia di frontiera presso lo scalo aereo di Malpensa, a Milano. Il progetto è stato avviato in collaborazione con il dipartimento di sanità pubblica, neuroscienze, medicina sperimentale e forense dell’Università di Pavia che ha fornito il necessario supporto scientifico nello studio della composizione chimica delle componenti volatili della decomposizione umana, analizzando la reazione olfattiva del cane”.Bisogna, ad ogni modo, sfatare alcuni miti, ad esempio: non è possibile che il cane poliziotto annusando la maglietta della persona scomparsa riesce a rintracciarla. “Questa- chiarisce Giordano- è roba da film”. Ci sono, dunque, delle precisazioni da fare. “Affinchè un cane trovi un cadavere-  dichiara Giordano- deve essere il suo conduttore in grado di portare il suo compagno di squadra sul punto più vicino al luogo dove si presuppone possa trovarsi la persona morta. Solo così il cane sarà in grado di fiutare le molecole della decomposizione organica”. Inoltre il cane riconosce una vasta gamma di odori tra quelle, però, imparate durante l’addestramento.L’importanza del conduttore e della raccolta dei dati sono dunque due elementi fondamentali per la conclusione dell’indagine da parte del cane.Il cane inoltre deve avere delle caratteristiche ben precise: predisposizione al gioco ma anche all’apprendimento, alla ricerca e al rapporto biunivoco con il conduttore ed infine presentare particolari doti quali ad esempio: la forza, la resistenza ed il coraggio, oltre ad avere un olfatto raffinato.
E’ importante infine capire che ogni cane ha delle specifiche qualità e non esiste uno in grado di trovare droga ed esplosivi insieme oppure persone vive e morte. “Da un punto di vista chimico – sostiene il dirigente- le componenti odorose sono completamente diverse rispetto a quando si cerca una persona viva, in quest’ultimo caso si ha a che fare con aminoacidi, scaglie di pelle e soluzioni che fanno riferimento al sudore. Nel caso invece di un essere umano morto il cane impara a riconoscere circa 100 elementi diversamente combinanti in base alle modalità e al grado di decomposizione”.
Perché non chiamarli “cani molecolari”?
“Perché in realtà la capacità di fiutare molecole è una caratteristica di tutti gli animali, specie quelli selvatici”. I cani in questione invece sono stati addestrati per riconoscere “molecole” ben precise.
 
TORINO TODAY
10 MAGGIO 2015
 
Si butta in acqua per salvare un cane dalla corrente e rischia la vita
E' successo oggi a Torino sulle sponde del fiume Dora, all'altezza di corso Umbria. Fortunatamente i Vigili del Fuoco hanno risolto la faccenda in pochi minuti
 
Torino - Il cane che si è gettato in acqua, forse solo per farsi una nuotata, non pensava certo di creare tanto subbuglio. Oggi infatti, attorno alle 13, i Vigili del Fuoco hanno effettuato un intervento davvero insolito.  Allertati da una chiamata di un passante, sono subito accorsi per salvare un uomo dalle acque della Dora. Giunti al ponte di corso Umbria, sono scesi dai loro mezzi e si sono precipitati per tirare su, dalla sponda del fiume, un ciclista.Il giovane, che poco prima percorreva con la sua bici i vialetti del Parco Dora,  era intervenuto a sua volta per tirare fuori dall'acqua un grosso Labrador che aveva pensato bene - vista la calda giornata - di darsi una rinfrescata. Il cane, data la discreta corrente in quel punto, non riusciva più però a risalire la sponda e l'uomo, senza pensarci due volte, ha scavalcato la ringhiera e si è calato in acqua, spingendo il cane sulla riva.Ma successivamente si è passato un brutto quarto d'ora poichè, dopo diversi tentativi falliti, non è più riuscito a risalire la sponda. Fortunatamente qualcuno dei passanti ha allertato i Vigili del Fuoco che in pochi minuti, grazie anche all'intervento di un loro sommozzatore, hanno risolto la faccenda.  Lieto fine per tutti dunque, anche per il Labrador che - con l'aria un po' mortificata - ha fatto un sacco di feste, tutte meritate, al suo eroe.
 
LA ZAMPA.IT
10 MAGGIO 2015
 
Festa della mamma, storie speciali di animali
 
Fulvio Cerutti
 
Oggi è la Festa della Mamma. Un giorno per ricordare l’importanza di chi ci ha dato la vita, ci ha nutrito e protetto permettendoci di crescere. Nel mondo animale sono tante le storie di madri che bisognerebbe prendere ad esempio per capire la profondità di questo istinto che le rende esseri così meravigliosi. LaZampa.it ne ha selezionate otto per celebrare al meglio questa giornata.
 
Buona Festa della Mamma, dedicato alle due e alle quattrozampe! 
LA MUCCA PARTORISCE IL VITELLINO E LO NASCONDE
Uno degli aspetti più tristi dell’industria del latte è quello della separazione fra la mucca e il suo vitellino. Appena venuti al mondo e capaci di stare in piedi, i piccoli vengono prelevati dalle loro madri per poter mungere il loro latte. Mentre i vitellini cresceranno quel tanto che basta per diventare carne da macello.
Un’esperienza che la mucca Clarabelle ha vissuto in prima persona molte volte, così quando è stata salvata da una fattoria e si è trovata a partorire, il suo istinto l’ha portata a nascondere la gravidanza e, soprattutto, la nascita del suo piccolo. Per giorni ha cercato di celarlo dietro un cespuglio, all’ombra di un tronco secco. Un gesto d’amore che ha commosso i volontari che l’hanno salvata. Ora Clarabella e Valentino stanno crescendo insieme. 
MAMMA ELEFANTE SALVA IL PICCOLO DOPO 11 ORE DI SFORZI
Un’elefantessa ha cercato per 11 ore di salvare il suo cucciolo caduto in un pozzo nell’India centrale, prima che intervenissero gli abitanti di un villaggio ad aiutarla a tirare fuori il piccolo. Il pachiderma ha cercato dalle otto di sera fino alle sette del mattino di sollevare il suo piccolo con la proboscide, ma a ogni tentativo le sue zampe sprofondavano sempre più nel fango e facevano franare altra terra con il rischio di seppellire il cucciolo. I suoi lamenti hanno attirato i residenti della comunità che dopo aver osservato da distante i tentativi disperati di tirare fuori il cucciolo dal pozzo profondo un paio di metri, hanno deciso di intervenire in suo aiuto. 
NONOSTANTE L’INCENDIO, MAMMA OCA NON ABBANDONA LE UOVA
Resiste al fuoco per salvare le sue uova. È il gesto eroico accaduto in Ohio di un’oca canadese che, spinta dall’istinto materno, ha messo a repentaglio la sua vita per salvare i suoi futuri pulcini. Tim White, l’uomo che ha scattato le fotografie, racconta di essere stato attirato dal fumo che proveniva da un angolo di un giardino. Avvicinatosi ha visto che il nido dell’oca era in fiamme e l’animale si era accovacciato sopra per cercare di proteggere le uova. L’uomo è subito corso a raccogliere dell’acqua e al suo ritorno l’oca era ancora lì, nonostante le sue piume e parte del suo corpo fossero già bruciate.
MAMMA SCOIATTOLO SALVA IL PICCOLO CADUTO DALL’ALBERO
Un piccolo di scoiattolo cade da un albero. Un fotografo assiste alla scena, ma non interviene subito perché ha notato che qualcuno sta scendendo dall’albero: è la mamma del piccolino. Negli scatti del fotografo, l’esemplare adulto prende fra le sue piccole zampette il malcapitato, sembra coccolarlo per qualche istante. Poi lo assicura con la sua bocca e risale l’albero per riportarlo nella loro casetta.
MAMMA GATTA PERDE I SUOI PICCOLI E NE ADOTTA ALTRI TRE
Pochi giorni dopo il parto, la gatta Mickey vede morire i suoi tre gattini nati prematuri. La micia non sembra riuscire a superare il dramma e cade in depressione. Il suo proprietario si rivolge a un rifugio per animali per cercare aiuto e la direttrice ha un’idea commovente: portare tre gattini rimasti orfani nella speranza che la gatta li adotti. «Ho alcuni piccoli per te così potrai essere di nuovo mamma» dice con voce calma la donna alla gatta e lei sembra capire. In pochi minuti è nata una nuova famiglia.
MAMMA CANE SALVA I SUOI CUCCIOLI DA UN INCENDIO
Nove cuccioli possono scodinzolare felici, grazie alla loro mamma che li ha salvati da un incendio. È quanto capitato in Cile dove la cagnolina è riuscita a metterli al sicuro mentre le fiamme stavano aggredendo la foresta vicino al loro rifugio. L’animale, quando ha capito il pericolo imminente, ha scavato una buca dove ha messo al sicuro i suoi cuccioli per poi mettersi in salvo. Per fortuna la gente del posto che trovato il nascondiglio portando aiuto a tutti e dieci i quattrozampe.
AQUILA RICOPERTA DI NEVE PER PROTEGGERE LE SUE UOVA
La neve è scesa copiosa sul Codorus State Park a Hanover, in Pennsylvania. Il freddo e bianco manto ha coperto qualunque cosa. Ma c’è a chi sembra non importare. È un’aquila calva intenta a riscaldare le sue uova. Le immagini di questa devota mamma hanno fatto il giro del web e aumentato l’interesse per la vita di questo uccello continuamente monitorato attraverso una web cam live.
RAPITA E VENDUTA, LA CUCCIOLA RITROVA MAMMA ELEFANTE
Un video testimonia l’incontro fra Me-Bai e Mae Yum, figlia e madre rimaste separate per tre anni. La gioia della madre elefantessa per aver ritrovato la sua cucciola lascia senza parole. La piccola era stata rapita nel 2011 e venduta a un’organizzazione che l’avrebbe usata per trasportare i turisti in Thailandia. Lo stress e i traumi di questo lavoro l’hanno resa troppo debole per continuare, così è stata liberata e mandata all’Elephant Nature Park. Il resto, l’incontro con la madre, non necessita di ulteriori spiegazioni: parlano le emozioni.
FOTO E VIDEO
 
IL MATTINO
10 MAGGIO 2015
 
Uccidono e cucinano un cucciolo di cane: «Lo hanno scuoiato, volevano mangiarlo»

 
BANGALORE - Le perversioni della mente possono raggiungere livelli davvero al confine dell'umanità.Così tre studenti indiani, Dholjit, Michael e Romen, tutti di 20 anni, hanno commesso un'azione brutale: hanno deciso di uccidere in maniera crudele un cucciolo di cane di appena 6 mesi che viveva nella loro casa.Lo hanno fatto nel peggiore dei modi: scuoiandolo e cucinandolo. Secondo la ricostruzione fatta dalla polizia indiana, infatti, sembra proprio che i tre studenti volessero addirittura mangiare il povero animale.Ora i tre sono stati arrestati dopo che alcuni vicini avevano allertato i militari a causa di uno strano odore proveniente dalla casa dei ragazzi. Entrati nell'abitazione la polizia ha assistito ad una scena da film horror. Rischiano fino a 3 anni di carcere.
 
THE POST INTERNAZIONALE
10 MAGGIO 2015
 
Il traffico illegale di animali
È il secondo mercato nero più redditizio al mondo, dopo quello della droga, per un giro d'affari da 7 miliardi di euro l'anno
 
Vittoria Vardanega
 
Il traffico illegale di animali costituisce un giro d'affari da più di 7 miliardi di euro l'anno, ed è il secondo mercato nero più redditizio al mondo dopo quello della droga, secondo i dati riportati da Traffic, un'organizzazione che si occupa di monitorare il contrabbando della fauna selvatica. Giusto per avere un'idea, il commercio globale e regolarizzato di tè, caffè e spezie si aggira complessivamente intorno a 21 miliardi di euro l'anno. Gli animali contrabbandati spesso vengono trasportati da un Paese all'altro in condizioni estreme, come si vede nelle immagini di questo fotoreportage. Lunedì 4 maggio 2015, nel porto indonesiano di Tanjung Perak, la polizia ha sequestrato 24 pappagalli intrappolati in altrettante bottiglie di plastica, dove non avevano lo spazio per muoversi. Gli animali sono stati costretti ad affrontare il viaggio senza cibo né acqua.
FOTO
 
RSI NEWS
10 MAGGIO 2015
 
Troppi animali maltrattati
Lo scorso anno è stato raggiunto un nuovo record di procedimenti penali in Svizzera: 1'679
 
I diritti degli animali vengono ancora troppo spesso violati e lo scorso anno è stato raggiunto un nuovo record di procedimenti penali avviati in Svizzera. A rivelarlo è la NZZ am Sonntag, stando alla quale nel 2014 i casi aperti sono stati 1'679, e ben 1'479 si sono conclusi con una condanna. Si tratta di cifre importanti, in crescita del 14% rispetto al 2013.Stando ai dati raccolti dalla Confederazione, la maggior parte degli incarti, quasi i due terzi, riguardava animali domestici, in particolar modo i cani.Secondo le associazioni a difesa degli animali i dati sono preoccupanti ma segnano, in un certo senso, un’inversione di tendenza: le autorità sono maggiormente attente al fenomeno e le persone, più sensibili al problema, denunciano con maggior facilità gli abusi.
 
NEL CUORE.ORG
10 MAGGIO 2015
 
IL BACINO DEL CONGO E' IN PERICOLO, APPELLO WWF: SALVARE CUORE VERDE
Habitat di gorilla, elefanti e di tante altre specie
 
''Il 31% della superficie del Pianeta è ricoperto da foreste, ma scompaiono 13 milioni di ettari ogni anno: la deforestazione è un crimine contro l'umanità e la principale minaccia per la vita sulla Terra''. Un pericolo che afflige uno dei "cuori verdi" del mondo: il Bacino del Congo ormai ''sotto scacco''. Ed è per salvarlo che il Wwf ha lanciato una raccolta fondi alla quale tutti possono aderire fino al 24 maggio, momento conclusivo della giornata delle Oasi che, quest'anno, ha una missione speciale: ''Tutelare il Parco Dzanga Sangha, una vera e propria 'culla' protetta per le comunità locali e habitat privilegiato'' per diversi animali. Quest'area protetta si trova nel Bacino del Congo, in Africa, ed è ''habitat di gorilla, elefanti e rifugio anche per le popolazioni che vogliono sfuggire la distruzione del loro ambiente, fermare le guerre e costruire uno sviluppo che sia sostenibile e duraturo''. Ma incombono alcune minacce: ''La perdita di un incredibile patrimonio di biodiversità e risorse naturali a causa della deforestazione, il bracconaggio, le illecite attività estrattive e i conflitti armati''. Il ritmo di distruzione delle risorse nel Bacino del Congo ha raggiunto livelli di ''pericolosa intensità: ogni anno in questa parte dell'Africa si perdono 700 mila ettari di foreste tropicali''. Le Nazioni Unite hanno sancito che, ''senza interventi mirati a limitare il bracconaggio in questa zona dell'Africa, entro il 2020-2025 gran parte delle popolazioni di grandi scimmie potrebbero estinguersi''. E lo stesso vale anche per gli elefanti cacciati dai bracconieri per il commercio dell'avorio: solo nella Repubblica democratica del Congo questi esemplari sono passati in meno di 60 anni da 200 mila esemplari a meno di 20 mila. Dal 10 al 24 maggio è possibile aiutare il progetto per il "cuore verde dell'Africa" (anche attraverso il sito www.wwf.it/foreste). Lo slogan della campagna del Wwf è chiaro: "Le Foreste ci proteggono: difendiamole. Il loro futuro è nelle nostre mani". Testimonial dello spot è Gabriella Pession, mentre sui social network la campagna viaggia con l'hashtag #forestenelletuemani. ''La combinazione letale di deforestazione, caccia insostenibile e bracconaggio sta distruggendo il cuore verde dell'Africa - ha dichiarato Isabella Pratesi, direttore conservazione Wwf Italia - con un danno incommensurabile per le comunità che vivono in questi luoghi e per l'intera umanità''.
 
LA ZAMPA.IT
10 MAGGIO 2015
 
Yellowstone, turisti in fuga inseguiti da orsa e cuccioli
 
Un gruppo di turisti ha “sperimentato” la vita selvaggia un po’ troppo da vicino e ha vissuto momenti di panico all’interno del parco Yellowstone. Un video mostra infatti una orsa inseguire, isnieme ai suoi tre cuccioli, un gruppo di cinque turisti su un ponte. «Scappate! Scappate!» grida loro un ranger del parco.
Per fortuna tutto è finito bene, ma poteva andare peggio: «Questi turisti hanno corso un grosso pericolo - spiegano dal management del parco -. Gli orsi neri sono normalmente timidi nei confronti delle persone. Ma possono cambiare comportamento se sono in presenza dei loro cuccioli e diventare molto protettivi. Non bisogna mai trovarsi in mezzo fra un’orsa e i suoi cuccioli».
I cuccioli nel video sembrano avere circa 13 mesi e nel primo anno di vita imparano la maggior parte delle cose utili per diventare indipendenti. Fra qualche mese la madre sarà meno protettiva.
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
11 MAGGIO 2015
 
Castel San Pietro Terme (BO) – Spacca la testa al cane con una badilata. Intervento dei Carabinieri
 
provincia di Bologna - Una chiamata pervenuta nel tardo pomeriggio di sabato al numero delle emergenze dei Carabinieri. Nel cortile di un’abitazione, veniva riferito di un uomo che stava prendendo a badilate il suo cane. All’arrivo dei militari si provvedeva all’identificazione del soggetto che, però, negava ogni addebito. Per lui il meticcio di piccola taglia si era ferito rimanendo incastrato in un rete metallica.I Carabinieri, hanno però ispezionato la rete  non trovandovi alcuna traccia ematica.E’ stato questo il momento in cui il soggetto ha provveduto a fornire una diversa versione dei fatti. Il cane sarebbe stato picchiato per la presunta intenzione di azzannare la figlia. I Carabinieri hanno sentito un testimone che ha comunque riferito della brutalità con cui l’uomo avrebbe picchiato il cane lasciandolo addirittura agonizzante con la testa spaccata.Il cagnolino, ancora in vita ma in gravi condizioni di salute, è stato trasportato presso un Veterinario di Imola.
 
REPUBBLICA.IT
11 MAGGIO 2015
 
Colpisce il cane con un badile, bestiola gravissima
Ai carabinieri l'uomo ha detto inizialmente che l'animale era rimasto ferito in una rete metallica
 
provincia di Bologna - Un uomo di 53 anni di Varignana, vicino a Castel San Pietro terme, ha ammesso con i carabinieri allertati da una telefonata al 112 di aver picchiato il proprio cane a colpi di badile, riducendolo in gravissime condizioni. Il proprietario del cane all'inizio ha negato, dicendo che l'animale era rimasto ferito nella rete metallica. Ma lì non vi era alcuna traccia di sangue. Poi l'uomo ha detto di averlo picchiato il cane perché voleva azzannare la figlia 18enne. L’unica certezza è la brutalità, come riferito da un testimone, con cui l’uomo avrebbe picchiato l’animale lasciandolo agonizzante con la testa spaccata. La bestiola è stata affidata alle cure di un veterinario di Imola.
 
NEL CUORE.ORG
12 MAGGIO 2015
 
BOLOGNA, PICCHIA IL CANE A COLPI DI BADILE: SALVATO, GLIELO RIAFFIDANO
L'animale dimesso dopo le cure. Il 53enne sotto accusa
 
Un uomo di 53 anni di Varignana, vicino a Castel San Pietro Terme, in provincia di Bologna, ha ammesso con i carabinieri allertati da una telefonata al 112 di aver picchiato il proprio cane a colpi di badile, riducendolo in gravissime condizioni. Più e più volte, secondo il racconto di un vicino. Il proprietario del cane all'inizio ha negato, dicendo che l'animale era rimasto ferito nella rete metallica. Ma lì non c'era alcuna traccia di sangue. Poi l'uomo ha detto di averlo picchiato, perché avrebbe attaccatto la figlia. L'unica certezza è la brutalità, come riferito da un testimone, con cui l'uomo avrebbe picchiato l'animale lasciandolo agonizzante con la testa spaccata.
La bestiola è stata affidata alle cure di un veterinario di Imola, che l'ha subito stabilizzato. Ieri, però, l'animale è stato dimesso e riaffidato al proprietario. Stando alle informazioni acquisite dai carabinieri, rileva "Il Resto del Carlino", l'uomo non avrebbe mai dimostrato violenza nei confronti del cagnolino fino all'altra sera. Sta di fatto che, non appena verrà formalizzata, dovrà rispondere dell'accusa di maltrattamento di animale. Non è un controsenso?
 
QUOTIDIANO.NET
11 MAGGIO 2015
 
Vimercate, lega il cane alla moto e parte: denunciato
Nei guai operaio di trent'anni. L'animale affidato a un veterinario
 
di Antonio Caccamo
 
Vimercate (Monza e Brianza) 11 maggio 2015 - Ha legato il suo cane alla moto con una corda e lo trascinato a forte velocità per più di un chilometro insensibile ai lamenti della bestiola. Scoperto e fermato dai carabinieri sulla via per Burago, l’insensibile l’operaio ecuadoregno di 30 anni, residente a Vimercate, è stato denunciato a piede libero con l’accusa di maltrattamento di animali. Una scena agghiacciante è apparsa agli occhi dei militari. Il piccolo meticcio aveva abrasioni sui cuscinetti plantari delle 4 zampe. E’ stato prima fatto curare da un veterinario e dunque affidato ad ente di protezione animali. Ora dovrà guarire dalle ferite, dalla sofferenza e dallo spavento. Poi magari sarà affidato a un padrone meno crudele di quello che ha avuto.
 
NEL CUORE.ORG
11 MAGGIO 2015
 
TRENTINO, TROVATI MORTI DUE CUCCIOLI D'ORSO CON LA MADRE
In corso di accertamento le cause della morte
 
Due cuccioli di orso di pochi mesi e un esemplare adulto, la loro madre, sono stati trovati morti in val di Tovel, in Trentino. Lo rende noto la Provincia di Trento precisando che la causa della morte - sulla scorta degli accertamenti dei forestali - e' con ogni probabilita' dovuta all'aggressione di un esemplare maschio adulto. Nei prossimi giorni verranno svolte le indagini necroscopiche per confermare le cause del decesso degli orsi ed attivate le analisi genetiche per l'individuazione degli orsi morti e, possibilmente, del maschio responsabile dell'aggressione, precisa la Provincia. La segnalazione del ritrovamento dei resti dei due cuccioli e' arrivata ieri al personale del Corpo forestale da parte di un cacciatore di Tuenno. La carcassa dell'orsa era completamente coperta con muschio e terra, con modalita' dunque assai tipiche del comportamento dell'orso, quando intende nascondere le carcasse a possibili altri carnivori interessati al consumo, sottolineano gli esperti. I corpi dei cuccioli erano a circa 150 metri dalla madre. La cucciolata sarebbe stata la quinta accertata quest'anno, dal momento che altre 4, per complessivi 7 cuccioli, sono state monitorate nel corso delle ultime settimane nel gruppo di Brenta orientale e meridionale. Durante la stagione degli amori (maggio e giugno) - affermano gli esperti - non e' infrequente che i maschi attacchino i cuccioli per eliminarli ed ottenere cosi' la possibilita' di accoppiarsi con la femmina, che puo' ritornare in calore in tempi assai rapidi. In questo caso l'orsa e' probabilmente deceduta proprio nello scontro avuto con il maschio per la difesa dei propri cuccioli.
«Anche se potrebbe trattarsi di un fatto naturale è paradossale che ad accorgersi dei resti sia stato un cacciatore e che tale scoperta sia stata del tutto casuale. È forse questo il modo in cui la Provincia intende monitorare gli orsi?», commenta Andrea Brutti dell'Ufficio Fauna Selvatica di Enpa. «Bisogna assolutamente fare chiarezza su questa triste e dolorosa vicenda che ci lascia sgomenti, ma è ancora più necessario lavorare per tutelare seriamente i plantigradi, con una attività di serio e costante monitoraggio. Gli orsi sono rappresentano un patrimonio per la biodiversità non del solo Trentino ma dell'intero Paese e, piaccia o meno, la loro presenza, deve essere tutelata in base alla legge».«Non è accettabile – conclude Brutti – che nei suoi report la stessa Provincia non sia in grado di stabilire con precisione quanti orsi vivono oggi in Trentino, classificando come dispersi alcuni esemplari di cui si è persa ogni traccia. Basta con le approssimazioni e con le campagne diffamatorie, vero e proprio terrorismo psicologico, promosse da sindaci, cittadini e politici per ottenere facili consensi. Sulla pelle degli animali».
 
GEA PRESS
11 MAGGIO 2015
 
Il figlio di Daniza (VIDEO) e l’infanticidio di valle Tovel. Tutte le cucciolate dell’anno
 
Almeno nove cucciolate dell’anno, documentate nel mese di aprile nella provincia di Trento. Si tratta, ha riferito l’Ente provinciale, della probabile totalità delle cucciolate di orso  avvenute nel gruppo del Brenta.A questi  risultati  è giunto  il Corpo Forestale Trentino, il personale del Parco Naturale Adamello Brenta, l’Associazione Cacciatori Trentini ed i volontari il cui lavoro è stato coordinato dagli Enti preposti.  Dalla raccolta dei reperti organici si cercherà ora di individuare il profilo genetico di ogni  individuo al fine di poterlo  seguire nei suoi spostamenti.Il risultato più atteso era però quello dei giovani dell’orsa Daniza, morta l’anno scorso durante un tentativo di cattura. Secondo la Provincia di Trento sarebbero stati raccolti campioni organici oltre che immagini, come  nel caso  del giovane orso osservato in alta Val Rendena e probabilmente attribuibile ad uno dei figli di Daniza (vedi Video).Purtroppo si deve segnalare un episodio di altro tenore, occorso in valle Tovel. Un’orsa e due cuccioli sono  stati trovati morti da un cacciatore che ha segnalato il tutto al Corpo Forestale della Provincia intervenuto con  i  cani da orso. Il fatto sarebbe però attribuibile ad un fenomeno che parrebbe essere del tutto naturale. Lo stesso Ente provinciale, infatti, riferisce di “ragionevole certezza” in merito alla possibile aggressione da parte di un maschio adulto. In genere avviene l’uccisione dei soli piccoli, specie nei mesi di maggio e giugno. In tal maniera si determina nella femmina l’insorgenza di un secondo calore che indurrà ad un nuovo accoppiamento. Il padre di questa seconda cucciolata sarà lo stesso che ha ucciso la precedente.Un meccanismo naturale che è alla base della diffusione dei propri geni e che ben corrisponde, in bibliografia, al termine di “infanticidio”.In questo caso, però, si è avuta l’uccisione della femmina. Un fenomeno, secondo  gli esperti, che avviene raramente. Mentre per i cuccioli (dati scandinavi) la mortalità per aggressione da maschi adulti è compresa tra il 40 ed il 50%, nelle femmine si registra un tasso quasi nullo. Si tratta di una piccola aliquota compresa tre l’1 ed il 2 %.Il calcolo delle possibili cucciolate, ovvero di quattro finora registrate, non include quella di Valle Tovel.
Si pensa che il probabile maschio aggressore sia ancora in zona. Nei prossimi giorni le analisi genetiche individueranno esattamente sia gli orsi periti che lo stesso eventuale maschio casua dell’aggressione. © Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati
VIDEO
 
GEA PRESS
11 MAGGIO 2015
 
Bracconaggio, la brutta figura della Sardegna – Turisti tedeschi denunciano reti con uccelli morti

 
Sardegna - In una zona molto bella di Domus de Maria, in provincia di Cagliari. Tra la macchia di Ginepro, un tusista tedesco si indigna per la presenza di reti da uccellagione. Non sapendo come intervenire si mette in contatto con la sede tedesca del CABS, lo speciale gruppo di volontari specializzati in antibracconaggio, la cui sede centrale si trova proprio in Germania. Da qui, la segnalazione è stata subito girata alla sede attiva della Sardegna, ottenendo così l’intervento immediato dei volontari.Le reti sono subito apparse in stato di pericoloso abbandono, da almeno 10 giorni. Nel frattempo, però, numerosi uccellini erano rimasti trappolati.Per dieci di loro non c’era più nulla da fare; erano morti di stenti tra atroci sofferenze.Un impianto di ragguardevoli dimensioni, riferisce ora il CABS, costituito da almeno 11 reti, ciascuna delle quali di dimensioni pari a quattro metri per due. Purtroppo le zone compresa tra Teulada e Domus de Maria, sono tra quelle maggiormente colpite dagli uccellatori la cui attività non si ferma neanche nel periodo di riproduzione delle specie. Un danno, riferisce il CABS, che si moltiplica in modo esponensiale.“Evidentemente – riferiscono i volontari del CABS – nessuno prima del turista tedesco si era accorto di quelle reti stese tra gli alberi, nonostante le loro dimensioni certo non piccole.  Ciò richiama – conclude la nota dei protezionisti – la necessità di controlli più diffusi ed efficaci, per colpire sia la  filiera di cattura che di vendita degli uccelli, entrambe illecite.
 
GEA PRESS
11 MAGGIO 2015
 
PADOVA – Il cacciatore con le gabbie fai da te. Animali vivi e morti dell’ex selecontrollore

 
I fatti sono avvenuti nella provincia padovana e ad intervenire, dietro segnalazione, è stato il Corpo Forestale dello Stato. Corvidi, come Gazze e Cornacchie, imprigionati nelle gabbie metalliche con appena pochi centimetri quadrati di spazio. I malcapitati volatili dovevano poi servire da esca per catturare altri uccelli appartenenti alla stessa specie.A finire nei guai è stato  un cacciatore che  fino al 2014 era autorizzato alla cattura di cosiddetta “selezione”. L’autorizzazione della Provincia era ormai scaduta, ma lui, evidentemente, continuava nel suo proposito.A seguito della denuncia del Corpo Forestale, dovrà ora rispondere del reato di uccellagione e detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze. Gli inquirenti, infatti, riferiscono di avere rilevato, negli uccelli utilizzati a fini di richiamo, evidenti alterazioni del piumaggio verosimilmente causate dei ripetuti urti contro le pareti della gabbia.Le sorprese, però, non erano ancora finite. Una decina di cornacchie e gazze morte erano state, infatti, disposte in un terreno agricolo recintato destinato presumibilmente ad allevamento di animali da cortile. Tutto quanto rinvenuto, animali morti e vivi, oltre che all’attrezzatura, è stato posto sotto sequestro. I corvidi ancora in vita, al fine di un accertamento delle condizioni di salute e successiva reimmissione in libertà, sono stati affidati alle cure dell’associazione “Il Gheppio”.
 
GEA PRESS
11 MAGGIO 2015
 
Napoli – Uccellagione ormai all’ordine del giorno. Intervento delle Guardie EMPA e dei Carabinieri
 
I reati contestati sono quelli di maltrattamento di animali e ambientali. Il tutto è scaturito a seguito di alcuni controlli sull’anagrafe canina che hanno portato le Guardie Zoofile EMPA (Ente Mediterraneo Protezione Animali) ad eseguire un controllo nel comune di Volla (NA).Già dalla strada, riferiscono le Guardie, venivano notate alcune  gabbie con all’interno cardellini. Si tratta di una specie protetta dalla legge. Una persona, presente sul posto, tentava a questo punto di scappare.  A quanto sembra si trovava nascosto in un capanno ed i cardellini, le cui gabbie venivano rinvenute in un cespuglio, servivano ad attirare altri volatili. Il meccanismo di scatto della rete disposta nei luoghi era quello della cordicella.Nei luoghi si è poi chiesto l’intervento dell’Arma dei Carabinieri la quale, effettuato il controllo, procedeva al sequestro della rete e dei cardellini. Per il presunto bracconiere la denuncia alla Procura della Repubblica di Nola con l’accusa di uccellagione e detenzione di animali protetti.“Questi fatti – ha dichiarato il Capo Nucleo della guardie EMPA Giuseppe Salzano – sono all’ordine del giorno. Sono infatti diverse le persone che le Guardie hanno deferito all’Autorità Giudiziaria proprio per questo tipo di reato. E’ questo – ha concluso il Capo Nucleo – il periodo nel quale vengono posizionate le numerose reti per la cattura di uccelli appartenenti a specie protetta”.Tutti gli animali rinvenuti nelle gabbie sono stati liberati in natura. I ringraziamenti dell’EMPA sono ora rivolti ai Carabinieri  della Stazione di Volla (NA) per la fattiva e celere collaborazione.
 
IL MESSAGGERO
11 MAGGIO 2015
 
Ravenna, ex guardia giurata uccide compagna e il cane, poi si toglie la vita
 
Lui prima ha sparato a lei in testa, poi ha mirato al cagnolino che per loro due - assieme da una ventina d'anni e senza figli - era uno della famiglia. Infine ha rivolto l'arma verso se stesso, sempre all'altezza della testa, e ha premuto il grilletto. Sono morti tutti e due sul colpo nella loro camera da letto nell'appartamento di via Romea nord a Savio di Cervia, frazione a sud di Ravenna. Marco Rossi aveva 57 anni, era nato a Perugia e in passato aveva fatto la guardia giurata. È per questo che aveva ancora il permesso di detenere la sua pistola a tamburo. Paola Fabbri, di un anno più giovane, era la parrucchiera del paese. Il suo salone si trova giusto a poche decine di metri dalla loro abitazione. Il compagno da qualche tempo le dava una mano là dentro. Oggi il negozio era chiuso per via del riposo settimanale: è la ragione per la quale i corpi dei due sono stati trovati ancora in pigiama nonostante tutto sia accaduto a mattino inoltrato.Sette in totale i colpi contati dai carabinieri della locale Compagnia e del nucleo Investigativo. La bestiola, un piccolo meticcio nero, deve avere cercato terrorizzata uno scampo prima di finire a sua volta colpita alla testa: è stata poi portata in condizioni disperate in un vicino studio veterinario. Molte ore più tardi i corpi dei suoi padroni sono stati portati in obitorio. La prima a realizzare quanto era accaduto là dentro, è stata la madre della donna che vive in un appartamento vicino.Era lei che di solito cucinava il pranzo per i due. E così dopo il mezzogiorno, non avendoli ancora sentiti, ha deciso di andare con i piatti. I due cadaveri erano uno vicino all'altro, senza possibilità di soccorso. Il cagnolino da qualche parte, agonizzante. All'abitazione sono subito giunti anche il Procuratore capo Alessandro Mancini e il pm di turno, Monica Gargiulo. Pochi i dubbi sulla dinamica sull'accaduto. Le verifiche si sono semmai concentrare su un possibile movente, soprattutto in ragione del fatto che tra la coppia non sembravano esistere particolari di conflittualità.Descritti da amici, clienti e vicini come due che andavano d'accordo, gentili e sorridenti: due affiatati e sereni, con lo stesso lavoro e perfino con le stesse passioni. Tanto che sarebbero dovuti partire a breve per una crociera. Se ne concedevano una all'anno, e qualche volta andavano pure in montagna. E allora in questo contesto, per capire come mai lui possa avere all'improvviso premuto il grilletto, potrebbe rivelarsi determinante il fatto che l'uomo da tempo soffrisse di una grave patologia intestinale.E che per questo assumesse anche farmaci antidepressivi. Più di recente gli era stata prospettata un'operazione chirurgica che avrebbe segnato per sempre la qualità della sua vita. Una sequenza di eventi che letta così, restituisce il gesto disperato di qualcuno che vuole portarsi dietro tutti i propri cari, compreso il cagnolino.
 
VICENZA TODAY
11 MAGGIO 2015
 
Valdagno (VI): finisce nel torrente con il cane, salvati dai vigili del fuoco
Il movimentato episodio è avvenuto domenica, alle 14.30, in località San Quirico. Il ragazzo era entrato in acqua per salvare l'animale
 
Momenti di panico, poco dopo le ore 14.30 di domenica, a San Quirico di Valdagno. Un cane ed il suo padrone erano caduti nel torrente Agno e sono dovuti intervenire i vigili del fuoco per salvarli.  
Nel primo pomeriggio una coppia di ragazzi di Valdagno erano a spasso con il proprio meticcio lungo i sentieri a valle dei laghetti di pesca sportiva, quando l’animale è scivolato finendo in acqua. Il cane è riuscito a raggiungere il greto dietro una cascatella, ma con il rischio di finire in acqua ed essere travolto dalla corrente. In suo soccorso il ragazzo di 26 anni che a sua volta per raggiungere il cane si è trovato pure lui in difficoltà. La ragazza ha chiesto aiuto ai vigili del fuoco, intervenuti da Schio anche con un operatore SAF (speleo alpino fluviale) che si è calato in acqua ha raggiunto il ragazzo e il cane. Il vigile ha assistito il ragazzo e il cane procedendo con l’aiuto degli altri operatori a portare all’asciutto i malcapitati.
 
VELVET PETS
11 MAGGIO 2015
 
Attenzione: chi lascia il cane troppo solo è colpevole del reato di abbandono
 
Una buona notizia sul fronte della lotta contro i maltrattamenti e gli abusi sugli animali. Infatti, a quanto si legge su Il Sole 24 ore, il Tribunale di Trento ha condannato una famiglia proprietaria di un Pastore Tedesco per averlo lasciato troppo tempo da solo senza acqua né cibo. Il cosiddetto reato di abbandono, quindi, è da ritenere configurato non solo in caso di sevizie, torture e crudeltà caratterizzate da dolo nei confronti dell’animale, ma anche in caso di comportamenti colposi di incuria, inerzia o indifferenza da parte dei proprietari.
La sentenza ha preso il via dopo che alcuni vicini di casa della famiglia in questione si erano lamentati per il costante latrare del cane. L’esemplare, un Pastore Tedesco, pare infatti che abbaiasse sia di giorno che di notte, disturbando l’intero palazzo. Il motivo, sembra fosse sostanzialmente lo stato di abbandono in cui versava il 4 zampe, costretto a vivere in un piccolo terrazzino, in condizioni incompatibili con la sua natura. Il cane, inoltre, veniva spesso lasciato solo senza acqua e cibo. Dopo vani tentativi di parlare con i condomini proprietari della bestiola, è così scattata una prima denuncia e dopo le indagini svolte dalle autorità competenti, il caso è arrivato davanti al Tribunale di Trento che, una volta ricostruiti i fatti, ha configurato al proprietario del cane il reato di abbandono di animali (nella specifica previsione del comma 2 dell’articolo 727 del Codice penale) che sanziona la condotta di chi “detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze”. Ne deriva che il comportamento di un proprietario di animale che non si prende adeguatamente cura del suo cane (tanto da lasciarlo senza viveri e non accorgersi del suo stato di salute) può essere equiparato a chi lo abbandona in mezzo una strada o lo sottopone a sevizie e torture. Questo perché con questi atteggiamenti si rischia comunque di danneggiare gravemente la sensibilità psico fisica degli animali. Per i giudici, la nozione di abbandono “postula invero una condotta ad ampio raggio che include anche la colpa intesa come indifferenza, trascuratezza, disinteresse o inerzia“. E noi non possiamo che gioirne.
 
NEL CUORE.ORG
12 MAGGIO 2015
 
PALERMO, CAVALLO CHE TRAINAVA UNA CARROZZA STRAMAZZA PER TERRA
Ferito. Un altro imbizzarrito ha danneggiato due auto
 
Traffico in tilt in via Roma a Palermo per un cavallo che è stramazzato a terra e si è ferito. L'animale che trainava una carrozza è rimasto sull'asfalto davanti all'ufficio postale. Si sono create lunghe auto perché la carreggiata è stata ristretta. Poco prima un altro cavallo imbizzarrito in via Messina Marine ha danneggiato due auto in sosta una Ford Ka di una donna di 34 anni e la Toyota Yaris di un palermitano di 59 anni. Quest'ultimo, rimasto ferito, è stato soccorso dai sanitari del 118 e trasportato all'ospedale Buccheri La Ferla.
 
NEL CUORE.ORG
12 MAGGIO 2015
 
"OTARIE AL DELFINARIO DI RIMINI, CHIESTO L'INTERVENTO DEL CFS"
Enpa: "Battaglia legale contro l'ok del Comune"
 
L'Enpa pronta a dare il via ad un'altra battaglia legale contro il delfinario di Rimini autorizzato dal Comune a far esibire tre esemplari di otarie o leoni marini. "Il provvedimento amministrativo con cui il Comune di Rimini ha autorizzato il 'delfinario' ad organizzare spettacoli con le otarie - si legge in una nota dell'Ente nazionale protezione animali - presenterebbe diversi punti critici che l'Enpa sottoporrà, già a partire dai prossimi giorni, al vaglio dell'autorità giudiziaria per valutare eventuali responsabilità giuridiche a livello amministrativo". L'associazione animalista, infatti, ha avuto accesso agli atti che autorizzano il delfinario di Rimini ad eseguire spettacoli con animali dal 27 marzo sino al 10 ottobre. "Il contenuto dell'atto - continua l'Enpa - conferma la nostre convinzioni circa l'illegittimità di un provvedimento che pretende, in modo decisamente surreale, di assimilare un acquario a una struttura viaggiante, sulla base della normativa del 1968 che regolamenta gli spettacoli circensi. Ma soprattutto chiamerebbe in causa la responsabilità di chi tale autorizzazione ha concesso". Secondo la Protezione animali, gli acquari vanno assoggettati alla normativa dei giardini zoologici "rispetto alla quale la struttura riminese non è in regola, tanto che la licenza gli è stata espressamente revocata". L'Enpa, infine, sollecita il Corpo forestale dello Stato a "prevedere controlli urgenti circa le modalità in cui vengono detenuti gli esemplari di otarie circa l'idoneità della struttura".
 
NEL CUORE.ORG
12 MAGGIO 2015
 
A CACCIA NEL PARCO D'ABRUZZO PER RIFORNIRE I RISTORANTI: 12 INDAGATI
Blitz Cfs. "Animali macellati e fatti a pezzi sul posto"
 
Nascondevano i fucili sotto le rocce, nei pressi dei pascoli degli animali selvatici protetti all'interno del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e, dopo averle utilizzate per abbattere, prevalentemente cervi, le riponevano nei nascondigli, mentre gli animali uccisi venivano macellati e fatti a pezzi sul posto. Dodici persone hanno ricevuto altrettante informazioni di garanzia in cui si ipotizzano i reati di associazione per delinquere finalizzata al bracconaggio, utilizzo di armi clandestine per l'abbattimento di animali protetti e non protetti nell'area del Pnalm e ricettazione. Si tratta di due persone di Guidonia (Roma), sei di Pescasseroli (L'Aquila) e quattro di Bisegna (AQ), tra cui una donna. Le indagini, condotte dal Corpo forestale di Avezzano, sono partite lo scorso anno quando le guardie arrestarono nel Parco d'Abruzzo due persone armate, mentre una terza riuscì a dileguarsi, probabilmente con la carne degli animali uccisi. Attraverso pedinamenti, appostamenti e inseguimenti gli agenti del CfS sono riusciti a ricostruire le attività della banda di bracconieri, il cui scopo era quello di vendere la carne degli animali uccisi a ristoranti e privati della Marsica. I bracconieri si riunivano a Bisegna e qui avveniva la divisione dei compiti: alcuni utilizzavano le armi, altri macellavano e altri ancora erano adibiti al trasporto delle carni. Le indagini sono ancora in corso e non si esclude che nella vicenda possano essere coinvolte altre persone.
 
LA ZAMPA.IT
12 MAGGIO 2015
 
Chi non si prende cura del proprio cane rischia il carcere
Lo ha stabilito una sentenza del tribunale di Trento. Condannata una famiglia che teneva un pastore tedesco in un piccolo terrazzo senza acqua e cibo
 
Giulia Merlo
 
Chiunque metta in atto comportamenti colposi di inerzia, incuria o indifferenza nei confronti del proprio animale domestico incorre nel reato di abbandono di animale. Lo ha stabilito la sentenza n.856/2014 del tribunale di Trento. La vicenda è iniziata con la querela presentata dai vicini di casa, che avevano deciso di passare alle vie giudiziarie dopo numerosi richiami verbali, stanchi di sentire il cane dei propri dirimpettai abbaiare giorno e notte. L’animale - un pastore tedesco - era infatti costretto a vivere in una piccola terrazza e spesso veniva lasciato senza acqua e cibo. Il tribunale di Trento ha accertato sì l’esistenza del reato di disturbo per cui era scattata la querela, ma è andato anche oltre. Il giudice ha infatti ritenuto che la condotta dei padroni del pastore tedesco integrasse anche il reato di abbandono di animali, previsto all’articolo 727 del codice penale. Il codice sanziona con l’arresto fino ad un anno o con una ammenda che va da mille a 10mila euro chiunque detenga animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze. Secondo il tribunale, esattamente il comportamento dai padroni del pastore tedesco, che non si sono presi cura in modo adeguato del loro cane e ne hanno danneggiato la «sensibilità psico-fisica», lasciandolo senza cibo e in uno spazio angusto per giorni. La sentenza ha, infatti, stabilito che la nozione di abbandono «postula una condotta ad ampio raggio, che include anche la colpa intesa come indifferenza, trascuratezza, disinteresse o inerzia».  E addirittura, nel caso specifico, i giudici hanno ritenuto che si sia configurata la fattispecie più grave, ovvero quella di reato doloso. I padroni avevano, infatti, ricevuto numerosi richiami a prendersi cura dell’animale da parte dei vicini di casa, e quindi la loro condotta è stata ritenuta assolutamente voluta e non “solo” frutto di negligenza.
 
BLASTING NEWS
11 MAGGIO 2015
 
Gli orsi, animali amati, ma in pericolo
La storia degli orsi, esemplari prima cacciati, ma ora protetti dagli animalisti
 
Gli animali sono creature stupende e interessanti. Si stima che approssimativamente nel pianeta ci siano tra i 2 e i 100 milioni di specie di animali. Oggi parliamo degli orsi, amati da molti ma odiati da alcuni che gli hanno dato la caccia per secoli. Alcuni per poter ottenere le loro pregiate pellicce, altri per semplice divertimento. Gli orsi non sono in pericolo solo per questo ma anche per le dimensioni ridotte del loro habitat. Questo è stato causato dal disboscamento voluto dall'uomo o anche dallo scioglimento dei ghiacciai per colpa del riscaldamento globale causato dall'inquinamento. Molti stanno facendo del loro meglio per preservare la specie. Quindi per poter fare qualcosa dobbiamo conoscere meglio questo simpatico animale e conoscere le sue abitudini e caratteristiche. L'orso ha varie specie: l'orso polare che è il più grande degli orsi e vive al polo nord, poi c'è il panda gigante che è molto tranquillo e si ciba prevalentemente di bambù e vive solo in Cina, poi c'è l'orso labiato che è chiamato così per le sue labbra grandi, si ciba di insetti e vive in India e in Nepal. Oltre a queste ci sono altre specie minori ma quella più numerosa e senz'altro la specie dell'orso bruno. Tutti gli orsi fanno parte della famiglia degli ursidi e sono onnivori. Il colore della pelliccia e la grandezza varia a seconda della specie, dell'habitat, dell'età e dell'alimentazione. Questi animali sono grossi e imponenti e hanno un udito molto fine. In genere hanno un carattere timido e schivo ma se disturbati possono diventare molto aggressivi. Gli orsi vivono in media 20 anni nel loro ambiente naturale ma in cattività possono arrivare anche a 40 anni. Mediamente l'orso bruno europeo maschio può essere alto 1 metro al garrese. Il garrese è un specie di gobba fatta di grasso e muscoli ed è la parte più alta dell'orso quando sta sulle quattro zampe. Il peso può variare dagli 80 ai 300 chili. La femmina invece è più piccola, infatti può essere alta 80 centimetri e può pesare dai 65 ai 220 chili. Negli ultimi anni gli orsi hanno imparato a non avere più paura dell'uomo avvicinandosi alle case o ai parchi in cerca di cibo che non trovano più nel loro habitat. Ma questo in alcuni casi gli è costato la vita. Per questo ora questa specie è protetta, perchè stava andando in via di estinzione. Oggi ci sono molti parchi e riserve che ospitano questi esemplari. Qui in Italia sono ad esempio il Parco Nazionale dei Pirenei o il Parco Nazionale d'Abruzzo. Ma in tutto il mondo ce ne sono moltissimi. Impariamo a rispettare questa e tutte le altre specie di animali facendo ognuno la nostra parte.
 
IL GIORNO
11 MAGGIO 2015
 
“Scienza, cellule staminali, Ogm e sperimentazione animale: la ricerca non deve avere limiti"
Intervista alla scienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo
 
di Dario Crippa
 
Brugherio (Monza e Brianza), 11 maggio 2015 - La ricerca? Non deve avere limiti, a cominciare dall’uso delle cellule staminali embrionali. E del ricorso alla sperimentazione animale, di cui “non possiamo fare a meno”. A dispetto di un’Italia (e una politica) spesso ipocrita, che da un lato proibisce gli Ogm, dall’altro ne importa su scala industriale. Parlare con la scienziata Elena Cattaneo non è facile: un po’, perché sa essere schiva e spigolosa, un po’ perché predilige opinioni anche scomode. Sempre. Nata a Milano il 22 ottobre 1962, è senatrice a vita dal 2013, terza donna in Italia ad aver ricevuto tale carica. L’ultima, era stata Rita Levi Montalcini. Vive a Brugherio da oltre trent’anni, ha una laurea in Farmacia, un Dottorato in Biotecnologie Applicate alla Farmacologia e una considerevole esperienza al M.I.T., il Massachusetts Institute of Technology di Boston, dove ha cominciato a lavorare sulle cellule staminali cerebrali. Un’attività che ha continuato anche al suo ritorno in Italia, dove si è dedicata allo studio della malattia di Huntington, una malattia genetica neurodegenerativa. Intanto è diventata professore ordinario all’Università Statale di Milano ed è attualmente direttrice del laboratorio di Stem Cell Biology and Pharmacology of Neurodegenerative Disease. È anche cofondatrice e direttrice di UniStem, il Centro di Ricerca sulle Cellule Staminali dell’Università Statale di Milano.
Cos’è la ricerca? L’Italia ci investe abbastanza?
“La ricerca è l’anima di un Paese civile, una risorsa in grado di fornire prove e descrivere fatti utili a far funzionare le cose al meglio delle nostre possibilità. I risultati della ricerca sono pubblici, visibili, monitorabili, verificabili, di tutti. Da decenni l’Italia sottovaluta tutto ciò, con rare, microscopiche eccezioni. L’Italia è stata la culla della scienza e dell’umanesimo, ma ha perduto presto questa supremazia. Oggi si dà troppo spazio a idee strampalate. Questo umilia e disorienta il giovane studioso. Parallelamente, non esistono iniziative audaci di investimento in conoscenza. Un Paese che non fa ricerca resta indietro, culturalmente e, quindi, civilmente. Perde competitività e opportunità di progresso. In ogni disciplina, le grandi scoperte vengono da investimenti in ricerca di base. Ma serve coraggio per spingersi in quella direzione, e lungimiranza. Oggi la ricerca scientifica in Italia versa in una condizione molto difficile e stiamo assistendo anche alla scomparsa delle idee, con rare isole che sopravvivono”.
Qual è l’attività a cui si dedica in particolare? Perché ha deciso di occuparsi della malattia di Huntington?
“Mi interessava studiare quello che succede nelle cellule. È stato durante la mia esperienza al MIT di Boston che ho iniziato a lavorare con le staminali, erano i primi tempi, e mi aveva incuriosito la possibilità di studiarle per capire una malattia. Rientrata in Italia, ho indirizzato le ricerche sulla corea di Huntington, malattia neurologica e genetica. Uno dei nostri successi scientifici è stato l’aver capito che nell’Huntington ci sono alcune anomalie cerebrali come la riduzione di BDNF, fattore neurotrofico cerebrale, e di colesterolo. Stiamo lavorando con altri gruppi per normalizzare queste alterazioni. Ma vogliamo anche capire da dove arriva il gene che causa la malattia e perché lo abbiamo conservato. Un lavoro che ci sta riportando indietro nel tempo di milioni di anni, per seguire la strada che ha fatto quel gene. E’ una strada per poter essere di aiuto ai malati”.
La ricerca deve avere limiti?
“La scienza ci offre sempre prospettive di scoperta interessanti spesso accompagnate da dilemmi etici e sociali che devono essere presi in seria considerazione. È una condizione imprescindibile per costruire un rapporto tra scienza e società basato su trasparenza, integrità e coerenza di pensieri e comportamenti di chi fa scienza credendoci fino in fondo. Del resto è la nostra Costituzione a dirci che non ci possono essere limiti alla conoscenza. Sulle applicazioni ciascuno deve capire le implicazioni sociali di ciò che si rende disponibile ed è qui che il dialogo tra diverse discipline, ma anche il coinvolgimento del cittadino, diventa cruciale”.
Cosa pensa dell’uso delle cellule staminali embrionali: fin dove può spingersi l’uomo?
“Queste cellule hanno influenzato la mia vita professionale e le mie riflessioni sui rapporti tra scienza, politica e società. L’Huntington è una malattia genetica in cui muoiono neuroni. In laboratorio vogliamo produrre neuroni da staminali, per capire meglio la malattia e magari, un domani, per fare un trapianto terapeutico sperimentale. Stiamo lavorando per ottenere quei neuroni dalle staminali embrionali derivate dalla blastocisti umana sovrannumeraria e destinata alla distruzione. Non esistono altre cellule “fisiologiche” dalle quali poter partire per avere neuroni con le qualità necessarie. Con le staminali embrionali umane si sono aperte delle prospettive di ricerca inedite, i passi avanti sono stati straordinari. Non esiste staminale adulta capace di generare neuroni umani della qualità (e quantità) ottenuta dalle staminali embrionali. Contemporaneamente, si è aperto un dibattito etico su questo tipo di cellule. Offrire alla società nuovi pensieri e riflessioni, fa parte dei compiti della scienza. Ma mentre le polemiche crescevano, in laboratorio abbiamo iniziato a ottenere risultati, a dimostrare che queste cellule, istruendole, potevano essere trasformate in neuroni umani, il più possibile simili a quelli che stanno nel nostro cervello e a quelli che degenerano nella corea di Huntington. Altri le impiegano in studi per il Parkinson. Se sei uno scienziato, non puoi mentire facendo credere che puoi ottenere quegli stessi neuroni partendo per esempio da staminali adulte. Quindi fai le tue riflessioni e decidi cosa fare assumendotene la responsabilità. Ora ci sono anche le staminali pluripotenti indotte, un surrogato delle embrionali. Le studiamo in parallelo per capire il loro valore, ma non potranno facilmente sostituire le embrionali in ogni ambito della ricerca”.
Ha mai dubbi o pentimenti? Uno scienziato può averli?
“I dubbi sono continui anche perché ci si muove spesso in campi mai esplorati prima. Si affrontano sapendo di poter essere sulla strada sbagliata, lasciando che siano le prove e le evidenze a parlare, anche quando sono relative alle implicazioni sociali di ciò che si fa. A valle di un piano di lavoro ci sono mille riflessioni, solitarie e collettive. Mi ha sempre aiutato parlare e spiegare i perché di quel che faccio. È un modo per mettere in gioco i miei pensieri e le mie azioni. Parlare di embrionali staminali umane, quando nessuno lo faceva se non per demonizzarle, mi ha aiutato a capire meglio quanto fosse importante la libertà di ricerca e ad affermare, anche a me stessa, che non voglio tornare indietro, né fermarmi. Io voglio continuare a lavorare con queste cellule”.
Che rapporto hanno gli Italiani con la scienza?
“La nostra esistenza è strettamente legata al progresso della ricerca e della scienza. Nonostante questo, però, i risultati conseguiti vengono percepiti lontani dalla vita di tutti i giorni. Riconosco che la scienza ha difficoltà a entrare in empatia con i cittadini, spesso non trova il modo migliore per comunicare e raccontare fatiche, fallimenti e speranze che nascono nei laboratori. Ma credo anche che una parte della responsabilità sia della cultura politica. Se la politica non sa distinguere tra medicina e ciarlataneria, e mettere all’angolo con durezza la seconda, come possono i cittadini percepire il valore di chi è alla frontiera a conquistare nuovi pezzi di conoscenza affinché siano consegnati a tutti? I mezzi di comunicazione, poi, nel tentativo di semplificare un messaggio, trascurano particolari utili a far capire il processo e le motivazioni che guidano la ricerca. A volte, come nella discussione sugli Ogm, i fatti della scienza sono manipolati perché conviene fare passare messaggi diversi. E questo è terribile. Si ingannano i cittadini per mantenere i propri privilegi”.
Politici e scienza: cosa ne pensa, ora che si è trovata a frequentare il Parlamento?
“La scienza potrebbe essere la migliore alleata della politica, in quanto strumento per comprendere il mondo e le opportunità offerte dalle migliori conoscenze di oggi. In Aula spesso capita che colleghi senatori mi avvicinino per chiedermi chiarimenti su argomenti che vorrebbero approfondire. Cerco di essere utile mettendo a disposizione fatti e prove. Su alcuni temi una parte della politica ha altre priorità, come il gradimento degli elettori, che non sempre si sposano bene con la verità dei fatti. Contemporaneamente, mi accorgo anche di quanto sia importante la politica, di come il Parlamento sia la sede dove si prendono le decisioni cruciali per il Paese”.
Cosa pensa degli Ogm? Male o risorsa?
“È da oltre 15 anni che si susseguono studi e pubblicazioni scientifiche sulla sicurezza di piante geneticamente modificate, come il mais o il cotone Bt e la soia Ogm. Fino a oggi, non c’è una sola prova scientifica che permette di ritenere più pericoloso per la salute e l’ambiente l’uso di Ogm, rispetto alle coltivazioni tradizionali e biologiche. Inoltre, la sicurezza di cibi e piante ingegnerizzate è garantita da una serie di controlli a cui, ad esempio, i prodotti di agricoltura biologica non sono sottoposti. Le tragiche morti per ingestione di germogli di soia coltivata con metodi biologici in Germania dovrebbero essere un importante allarme. In Italia, dove è vietato coltivare e fare ricerca sugli Ogm, si importano ogni anno 4 milioni di tonnellate di soia geneticamente modificata e alcune delle nostre eccellenze alimentari, come Grana Padano e prosciutto San Daniele, vengono prodotte da animali nutriti con mangimi Ogm importati. In altre parole, importiamo quello che a noi è proibito produrre. E ai ricercatori pubblici è impedito di studiare migliorie in campo aperto. Significa mettersi in mano alle multinazionali che si vorrebbero contrastare vietando gli Ogm. E’ una strategia suicida e cieca. La bilancia agroalimentare italiana ha un deficit fisso di 4-6 miliardi di euro l’anno da decenni. Secondo la FAO, l’Italia importa ogni anno il 35% del mais, ossia 4,5 milioni di tonnellate di mais (o derivati) in parte anche transgenico. Il costo ammonta a circa 800 milioni di euro, soldi che passano dalle tasche degli imprenditori agricoli italiani a quelli esteri. A molti colleghi parlamentari contrari agli Ogm andrebbe chiesto a chi giova questa politica dello struzzo. È giusto quello che sostiene Confagricultura: se gli Ogm non si possono coltivare, non si deve nemmeno poterli importare e, inoltre, si deve chiedere anche di etichettare i derivati da animali nutriti con Ogm”.
Cosa pensa della sperimentazione sugli animali?
“Non possiamo farne a meno. Non esiste Paese al mondo con un minimo di regolamentazione sanitaria che non chieda fior di prove sull’animale prima di iniettare nell’uomo un RNA interferente che blocca un gene o un virus terapeutico o un farmaco o una cellula. Dove ci sono alternative alla sperimentazione animale gli scienziati (che sono quelli che lavorano per tutti e con l’immane fatica di farlo anche in Italia) le usano già. Quello che anche in questo caso manca a quella parte della politica che pone questi ulteriori ostacoli alla ricerca rigorosa, è il coraggio e l’onestà di spiegare ai cittadini che il blocco della sperimentazione animale significherebbe il blocco di qualsiasi sviluppo medico, per consegnarsi alle credenze del miraggio che un computer o un piattino di coltura ci possa, in 150 anni, far capire come curare l’Huntington, la SMA, la depressione o i disturbi alimentari”.
 
ALETEIA
11 MAGGIO 2015
 
Tutti i cani vanno in paradiso?
Le grandi menti lo vogliono sapere
 
Dopo quindici anni di gite con la lingua di fuori su una bucolica montagna del New England, il nostro cane questa settimana se ne è andato.Chiunque abbia perso un animale sa quanto sia difficile dirgli addio. Non si tratta “solo di un animale”. No, si sta perdendo un membro della famiglia e un amico. La famiglia soffre davvero. Alla fin fine, la perdita di quell'animale rappresenta il passare degli anni.Ovviamente, il pensiero di poterlo rivedere è una grande consolazione, ma è vero? Tutti i cani vanno in paradiso? Possiamo osare sperare che tutti i cani vengano “salvati”? A dicembre è circolata una storia in base alla quale papa Francesco avrebbe dichiarato che vedremo i nostri cani in paradiso. È risultata falsa – anche se fosse così, infatti, la Chiesa non si è mai pronunciata formalmente sulla questione –, ma è stata sufficiente a suscitare un dibattito nazionale tra i cristiani.
Due pesi massimi intellettuali hanno affrontato di recente la questione. Sulle pagine di First Things, il pensatore ortodosso David Bentley Hart ha scritto di uno scambio di idee con “un giovane tomista estremamente serio” sulla vita ultraterrena:
“L'occasione dello scambio di idee, tra parentesi, è stata una conversazione lunga e noiosamente circolare sull'escatologia cristiana. Il mio interlocutore aderiva a un concetto particolarmente incolore della visione beatifica, che non permette alcuna partecipazione reale della creazione animale (tranne in modo eminente, attraverso di noi) alla beatitudine finale del Regno; io, invece, spero di vedere i cuccioli in paradiso, e persevero nella fede soprattutto per quel motivo. Da parte sua, tutte le argomentazioni erano tratte da Tommaso e dai suoi commentatori; da parte mia, erano tratte dalla Scrittura. Naturalmente, limitato alla fonte inferiore di autorità, ero in svantaggio”.
L'articolo – principalmente il suo ritratto dei tomisti come beatnik antropocentrici – ha catturato l'attenzione dell'autore de La Filosofia della Mente, Edward Feser. In un articolo sul Public Discourse, Feser segue le distorsioni del pensiero tomista di Hart e chiarisce i principi metafisici in gioco:“Hart insinua che chi non è d'accordo con lui 'respinge ogni dimostrazione di... affetto negli animali' e promuove un resoconto 'meccanicistico' in cui il comportamento animale si riduce a 'stimoli e risposte biomeccanici'. Ma se questo è vero per Cartesio, è sicuramente falso per i tomisti, che respingono il concetto meccanicistico di Cartesio delle sostanze materiali... Gli animali non umani non sono macchine; sono realmente consapevoli, provano davvero dolore e piacere, mostrano davvero affetto e rabbia. Questi stati consapevoli, però, sono comunque del tutto dipendenti dagli organi corporei, come qualsiasi altra cosa che fanno gli animali non umani. Quando i loro corpi muoiono, quindi, non c'è nient'altro che possa sopravvivere in una vita ultraterrena. La morte di Fido è dunque la fine di Fido”.Gli animali hanno un'anima – almeno nella tradizione tomista, gli animali non sono degli automi privi di consapevolezza, ma anime sensibili capaci di soffrire e che meritano gentilezza – ma non hanno la ragione, non possono astrarre le forme del mondo o prendere complesse decisioni morali, il che rappresenta il nucleo della nostra immortalità. Ecco quindi l'argomentazione: a) l'immortalità appartiene all'anima razionale, e b) gli esseri umani hanno anime razionali, quindi c) i cani non vanno in paradiso. In un modo o nell'altro, tutto ciò sembra essere piuttosto futile. Non ci sono cose più importanti per le quali varrebbe la pena di spendere del tempo?Quando una questione secondaria porta due personaggi così importanti (che tra l'altro concordano su molte cose) a un disaccordo infuocato, c'è la possibilità che sia stato toccato qualcosa di importante, anche se solo indirettamente. In questo caso, l'immortalità di Fido ha forti implicazioni per tre questioni più ampie: la questione del rapporto di Dio con la sua creazione, la questione della morte e dell'immortalità e la questione della nostra natura umana. La morte del mio cane non è solo una questione sentimentale – è un fatto metafisico.Il cuore di Hart è al posto giusto, ma la sua argomentazione è intaccata da ostacoli intellettuali. La mente di Feser è al posto giusto, ma la sua argomentazione – malgrado la sua accuratezza dal punto di vista metafisico – comporta dubbi consistenti. Può portare avanti la posizione più persuasiva, ma si può dire che la questione sia chiusa?È difficile capire perché le persone di fede dovrebbero scartare l'idea che gli animali vadano in paradiso come un'impossibilità logica, indipendentemente dalla nostra metafisica. C.S. Lewis ha adottato una prospettiva paolina per argomentare che il fatto che gli animali vadano in paradiso è almeno una cosa concepibile. È “possibile”, ha scritto, “che certi animali possano avere un'immortalità, non in sé, ma nell'immortalità dei loro padroni”. Dio santifica gli umani, che umanizzano i loro animali, e ogni anello è legato all'altro nell'eternità – o potrebbe accadere in qualche altro modo che ancora non riusciamo a concepire? Peter Kreeft concorda sul fatto che non c'è niente che ci possa impedire di pensare alla questione:“La risposta più semplice che conosco per questa domanda, posta tanto spesso dai bambini, è 'Perché no?' Le domande dei bambini in genere sono le migliori, e dovremmo fare attenzione a trattarle con la stessa serietà di chi le pone. Gli animali, come qualsiasi altra cosa a questo mondo, possono mediare l'amore e la bontà di Dio nei nostri confronti e prepararci alla nostra unione con Lui, o possono distrarci da Lui. In Paradiso, tutto media e nulla distrae”.Amavo il mio cane, e mi si è spezzato il cuore nel dirgli addio. Lo rivedrò? Non credo – non perché non gli voglia bene, e sicuramente non perché Dio non lo ama, ma solo perché Dio ha pianificato cose più grandi per la sua famiglia umana, dotata di ragione e volontà a Sua immagine e somiglianza.Posso dire definitivamente che non correrò di nuovo con lui alla fine di tutto? Assolutamente no. Il nostro è un Dio delle sorprese.
Matthew Becklo è un marito e padre, filosofo amatoriale e commentatore culturale di Aleteia e Word on Fire. I suoi scritti sono apparsi su First Things, The Dish e Real Clear Religion.
[Traduzione dall'inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]
 
LA ZAMPA.IT
11 MAGGIO 2015
 
Griffin, il supercane che aiuta la padrona disabile a vestirsi
Claire è affetta da una sindrome degenerativa e il suo Golden Retriver fa tutto al posto suo, dalla spesa alla lavatrice
 
Giulia Merlo
 
La aiuta a vestirsi, carica la lavatrice e cambia i canali della televisione. Griffin, un Golden Retriver addestrato per prestare assistenza ai disabili, è diventato un compagno insostituibile per la sua padrona, Claire Syversten. La ventiseienne inglese soffre della sindrome Ehlers Danlos, una patologia ereditaria degenerativa che colpisce i legamenti e le ossa che la costringe su una sedia a rotelle, e anche il minimo movimento potrebbe provocarle la rottura delle giunture. «Griffin è il mio eroe. Mi ha restituito la fiducia che avevo perso, davvero non potrei vivere senza di lui. La mia condizione mi limita moltissimo e prima di avere Griffin dovevo dipendere in tutto e per tutto dagli altri. Adesso lui fa tutto al posto mio», ha detto Claire, che ha incontrato il suo amico a quattro zampe attraverso il Canine Partners, un centro che si occupa di mettere in contatto i disabili con i cani da assistenza.  «Quando lo ho visto è stato amore a prima vista, appena ci siamo incontrati ho saputo che sarebbe diventato il mio cane». Claire e Griffin sono compagni inseparabili da due anni ormai e le incredibili capacità del cane attirano sempre moltissimi curiosi, soprattutto al supermercato. Il golden retriver, infatti, prende dagli scaffali le cose che la padrona gli indica, mette in buste separate frutta e verdura e consegna alla cassiera il portafoglio. «Prima di Griffin ero sempre molto nervosa quando dovevo uscire di casa, ora invece non è più un problema perchè so che lui si occuperà di tutto», ha raccontato Claire.Il cane è stato addestrato ad aiutare Claire in ogni aspetto della vita domestica: è in grado di aprire e chiudere le porte, la aiuta a svestirsi, a spostarsi dalla sedia a rotelle elettrica a quella manuale e, quando suona il telefono, è lui a prenderlo e portarlo alla padrona. «Griffin fa davvero la differenza nella vita quotidiana di Claire e come lui ci sono altre centinaia di cani che lavorano con i loro proprietari disabili. La loro presenza restituisce ai malati l’indipendenza, ma anche l’autostima e la sicurezza. Diventano veri e propri compagni di vita», ha spiegato Jenny Moir, che si occupa di addestrare i cani per il Canine Partners.
FOTO
 
TG COM 24
11 MAGGIO 2015
 
Pegasus, la vita di un cucciolo immortalata giorno dopo giorno
Il time-lapse per più di sei mesi della vita di un tenero cane
 
"Quando ho salvato Pegasus, mi è stato detto che non sarebbe vissuta troppo a lungo così mi sono messo a registrare ogni giorno". Sono le parole del proprietario di un bel cucciolo danese che ha voluto girare un time-lapse per più di 6 mesi. Ed ecco immagine dopo immagine la vita della tenera Pegasus immortalata dalla telecamera.
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
11 MAGGIO 2015
 
HONG KONG, UN CINGHIALE AL CENTRO COMMERCIALE: BLOCCATO IN VETRINA
L'animale sarà presto rimesso in libertà
 
Un cinghiale ha fatto visita ieri in un centro commerciale di Hong Kong, nel quartiere di Chai Wan, non nuovo a incursioni da parte di animali selvaggi, perché troppo vicino alle foreste. Entrato in un negozio di abbigliamento per bambini, ha prima fatto fuggire clienti e commessi, poi ha cercato rifugio in un ripostiglio posto al piano superiore, ma il controsoffitto ha ceduto e il povero animale si è trovato letteralmente in vetrina, attorniato da poliziotti e curiosi armati di macchinette fotografiche per immortalare il momento. Diverse ore hanno impiegato gli agenti per cercare di immobilizzare e sedare il cinghiale, una femmina di 25 chilogrammi, che nella sua sfortunata avventura ha distrutto a morsi numerosi manichini. L'animale sarà presto rimesso in libertà insieme a un altri cinghiale, sorpreso a nuotare in una piscina di un parco qualche ora prima.
 
GEA PRESS
12 MAGGIO 2015
 
Avola (SR) – Ercolino minuti dopo essere stato slegato dall’auto che lo trascinava
Il cane ora sta meglio. Il grazie dei volontari all'Arma dei Carabinieri

 
Pochi minuti, dopo essere stato sciolto da quella corda che lo teneva legato allo specchietto retrovisore dell’automobile. La foto, infatti, mostra Ercolino appena soccorso l’otto maggio scorso ad Avola.Il presunto autore del gesto, dovrà ora rispondere dell’accusa di maltrattamento di animali contestata dall’Arma dei Carabinieri di Avola, in provincia di Siracusa. L’uomo, stante quanto riportato dall’associazione Canisciolti Onlus che si è presa cura del piccolo meticcio, lo avrebbe legato proprio allo specchietto retrovisore dell’ autovettura trascinandolo in strada. L’intervento dei passanti ha poi evitato il peggio, ma sembra che l’uomo, a seguito della reazione delle persone, si sia immediatamente allontano.I Carabinieri lo hanno rintracciato proprio a seguito della segnalazione dei passanti.Il cagnolino, tutt’oggi, soffre in modo particolare delle ferite procurate ad una zampa, ma le cure prestategli hanno notevolmente migliorato il suo stato di salute.Oltre ai Carabinieri, la sera dell’otto maggio era presente anche l’ASP territorialmente competente. In favore di Ercolino è intervenuto, inoltre,  l’Assessore al randagismo del Comune di Avola, Simona Loreto, nota per la sua sensibilità nei confronti degli animali. L’Assessore ha subito disposto il trasferimento presso una struttura idonea. Ad occuparsi del trasporto sono stati i volontari della stessa associazione.
Il cagnolino fa ancora fatica a camminare a causa della ferita riportata alla zampa ma anche per i danni subiti ai polpastrelli.I ringraziamenti sono ora rivolti all’Arma dei Carabinieri di Avola per la sensibilità e lo scrupolo professionale dimostrato nel corso dell’intervento. L’impegno dell’associazione Cani sciolti Onlus è quello di riuscire a portare il cagnolino fino al momento dell’adozione.
 
NEL CUORE.ORG
12 MAGGIO 2015
 
NOLA (NA), "TRAFFICO DI 51 CUCCIOLI": PROCESSO AL COMMERCIANTE AL VIA
Parte civile la Lav, già custode giudiziaria dei cani
 
E' iniziato oggi al Tribunale di Nola (Napoli) il processo a carico di R.T., commerciante di animali, rinviato a giudizio per i reati di traffico illecito di animali da compagnia, ricettazione e violazione di sigilli. La Lav, che aveva ricevuto la custodia giudiziaria dei cuccioli, è stata ammessa come parte civile. La prossima udienza è prevista per il prossimo 6 ottobre.
I fatti risalgono al marzo 2012, quando gli agenti della Corpo forestale dello Stato di Roccarainola intervennero in un capannone nei pressi di Nola (in località Camposano) per sequestrare 51 cuccioli di varie razze (schar pei, bull terrier, spitz, cavalier king charles, maltese, bouledogue francese, bulldog inglese, terranova, chow chow, pinscher, shih-tzu, labrador, barbone nano, carlino, jack russell).
I cuccioli, secondo l'accusa, erano stati introdotti nel territorio italiano senza sistemi di identificazione, certificazioni sanitarie e con un'età inferiore a quella prevista dalla normativa vigente. Alcuni passaporti contenevano correzioni, in altri la data di nascita era stata alterata o riportata in modo inesatto.
Sedici cuccioli morirono subito dopo il sequestro e i 35 sopravvissuti furono affidati in custodia giudiziaria alla Lega anti-vivisezione, che si fece carico delle cure necessarie. Gli animali, infatti, manifestavano alcune patologie, probabilmente causate dello stress subito e della tenera età alla quale erano stati separati dalle madri. In poche settimane la Lav ha trovato per tutti i piccoli una famiglia accogliente e sicura che garantisse loro affetto e un'adeguata vita relazionale.
"Ci auguriamo questo processo si concluda con una condanna, e con il massimo della pena a carico dell'imputato dell'odioso reato di traffico illecito di animali da compagnia, - commenta Ilaria Innocenti, responsabile settore cani e gatti Lav – soprattutto in considerazione dell'età prematura e del decesso di un così alto numero di piccoli".
"Sequestri come quello che ha dato il via a questa azione giudiziaria sono resi possibili dalla Legge 201/2010, che ha finalmente dotato le nostre forze dell'ordine di un'efficace strumento di contrasto – prosegue Ilaria Innocenti –. Il reato di traffico illegale di cuccioli, fenomeno che ogni anno in Italia coinvolge migliaia animali, grazie all'art.4 della legge fortemente voluta dalla Lav, è punito con la reclusione da tre mesi a un anno e con la multa da euro 3.000 a euro 15.000. Pena aumentata se gli animali hanno un'età accertata inferiore a dodici settimane o se provengono da zone sottoposte a misure restrittive di polizia veterinaria adottate per contrastare la diffusione di malattie trasmissibili proprie della specie."
Ogni singolo cittadino e ogni amministrazione locale può contrastare tali illegalità preferendo sempre le adozioni dai canili, gratuite e importantissime per contrastare la piaga dell'abbandono, e favorendo sempre la cultura del rispetto degli animali fin dall'età scolastica dei bambini: questi comportamenti oltre ad essere un efficace deterrente per chi illecitamente traffica in cani o gatti, sono una testimonianza di civile convivenza e di rispetto verso ogni specie vivente.
 
IL RESTO DEL CARLINO
12 MAGGIO 2015
 
Lascia il cane chiuso in auto all’ospedale
Salvato dopo le segnalazioni di numerosi cittadini, la donna, 32 anni stava effettuando una visita nel nosocomio
 
di Caterina Zanirato
 
Rovigo, 12 maggio 2015 - Chiuso in auto, sotto al sole di mezzogiorno, mentre la sua padrona era andata a farsi visitare in ospedale. E’ stato trovato così dalle volanti della polizia di Rovigo, l’altro pomeriggio, un cane bastardino di taglia media, chiuso all’interno di una Punto parcheggiata proprio davanti all’ospedale. Una scena che aveva impietosito e preoccupato chiunque, tanto che numerose sono state le chiamate al 113 e al 115 di passanti che temevano il peggio per il povero cane. Così, verso le 13, gli agenti di polizia hanno raggiunto quell’auto, trovando sul posto anche i vigili del fuoco, che tentavano di aprire la portiera.Il cane, chiuso sotto al sole e senza aria da tempo, si era coricato in pessime condizioni a terra. Temendo il peggio, una volta aperta l’auto, la povera bestiola è stata trasportata al canile di Fenil del Turco, dove è stata affidata alle cure mediche del veterinario responsabile della struttura. Si stanno verificando ora le sue reali condizioni di salute, che parevano gravi dato il caldo patito, anche per quantificare il tempo che il cane ha trascorso chiuso in auto. La bestiola comunque ora sta bene e si sta riprendendo senza gravi conseguenze. Nel frattempo, la polizia ha rintracciato la sua proprietaria, una donna di 32 anni che era andata a fare una visita all’interno dell’ospedale. E non sapendo dove mettere il cane, l’aveva lasciato chiuso in auto senza adottare gli opportuni provvedimenti (finestrino abbassato e una ciotola di acqua per evitare insolazioni). La donna, una volta contattata, ha spiegato che si trovava nel nosocomio rodigino da pochissimo. Ma le numerose segnalazioni dei cittadini pervenute alle forze dell’ordine, fanno pensare al contrario. Si valuteranno ora le condizioni del cane prima di procedere con la denuncia.
 
GEA PRESS
12 MAGGIO 2015
 
Savona – Abbandono in albergo. Tartaruga a spasso per i corridoi
 
Una tartaruga d’acqua dolce trovata in un corridoio di un albergo di Savona. Secondo la Protezione Animali, intervenuta per soccorrere il povero animale, la tartaruga sarebbe stata abbandonata da un cliente o da qualcuno che è comunque riuscito ad introdurla nei locali.Un nuovo abbandono di questi animali, riferisce l’ENPA di Savona, dopo quelli recentemente occorsi ad Albenga e Loano.Si tratta, in questo caso, di un animale adulto di ragguardevoli dimensioni. Un esemplare di circa venti anni, molto attivo e vivace. Il soccorso, ancora una volta, è stato reso possibile grazie alla disponibilità dei volontari dell’ENPA. La tartaruga, necessita di un laghetto di discrete dimensioni e per questo la Protezione Animali savonese ha diffuso il seguente numero di telefono: 019 824735 L’ENPA approfitta dell’occasione per rinnovare l’appello a non comprate tartarughe d’acqua nel caso non si sia convinti e motivati di doverle tenere per tutta la loro vita. Nei negozi che purtroppo continuano a venderle, sottolinea sempre la Protezione Animali, sono in genere molto piccole. Una volta cresciute, se non amate e rispettate, diventano un problema spesso risolto illecitamente con l‘abbandono.
 
TIRRENO
12 MAGGIO 2015
 
Fiamme in casa: palazzo evacuato, salvo un cane
Livorno, terrore a Barriera Garibaldi: l'appartamento per fortuna è vuoto. Lievemente intossicato un uomo di 55 anni di Lara Loreti
 
LIVORNO. Fiamme in appartamento al quinto piano di un edificio in piazza Ferrucci, davanti al circolo Divo Demi. I vigili del fuoco, accorsi a tempo record, hanno salvato un cane davanti a decine di persone emozionate e preoccupatissime alle vista  delle fiamme che uscivano con intensità dalla finestra e sul terrazzo, e del fumo che proveniva dalla porta della casa. E' successo alle 16. L'allarme è arrivato dai vicini: la paura più grande era che in casa ci fosse qualcuno. Per fortuna non c'erano persone, ma un cane e un gatto. Il cane è stato tratto in salvo con grande difficoltà dai pompieri. Nulla da fare per il gatto. La primissa allerta è arrivata da due ragazzi della Svs, lì di passaggio, che sono stati i primi a evacuare il palazzo per mettere in salvo i vicini. Decine di persone si sono precipitate per strada, tra residenti e  passanti. La coppia di ragazzi livornesi, che abita nell'abitazione in questione, era fuori casa, e  quando è  tornata  ha trovato la terribile sopresa. La giovane, alla vista del trambusto, ha cominicato a  piangere disperata perché temeva che al cane fosse successo qualcosa, invece l'animale era in salute. Nessuna notizia invece del gatto, per il quale si teme il peggio. Da capire e le cause del rogo. Forse in casa c'era un fornello e un elettrodomestico acceso, ma la dinamica dei fatti è ancora da accertare, sono in corso indagini dei vigili del fuoco.Sul posto, oltre ai pompieri (che hanno dovuto fare più viaggi con bombole e acqua), si sono precipitate l'ambulanza della Svs e una veterinaria per soccorrere il cane che comunque stava bene. Sono arrivati anche gli agenti delle volanti che hanno dato una mano nelle operazioni di soccorso. Lievemente intossicato un uomo di 55 anni residente nell'edificio: è stato trasferito per precauzione in ospedale.
FOTO
 
GAZZETTA DELLA SPEZIA
12 MAGGIO 2015
 
Lettera/ Traforo Beverino, velocità da Formula 1 e strage di piccoli animali
 
Buongiorno,per l'ennesima volta questa mattina mi sono dovuta fermare per raccogliere una bestiola colpita da qualche auto che a tutta velocità percorre la Valgraveglia, per metterla da parte sul ciglio della strada. E' successo per scoiattoli, volpi e soprattutto gatti, che sicuramente appartenevano a qualche famiglia. Nonostante il limite dei 50 Km/ora da poco imposti, in molti continuano a scambiare la Valgraveglia, nel tratto che va dal traforo a Beverino per un autodromo. Tutto ciò a discapito di qualsiasi essere vivente che si trovasse a passare in quel momento per la strada. Suppongo farebbe poca differenza se si trattasse di un bambino, oppure qualcuno di noi, poveri e inutili cittadini, mentre magari cerca di leggere il proprio contatore di ACAM acque che, contro ogni logica, si trova sotto i tombini posti in mezzo alla strada (ma questo è un altro capitolo...)Possibile che non si riesca a limitare la velocità in questo centro abitato? Possibile che non si riescano ad avere tre o quattro rallentatori che facciano capire che lì ci sono delle case? A Pian di Madrignano per tre case c'è il tutor, all'inizio di Follo c'è il tutor, in mezzo alla radura prima di Borghetto c'è il tutor, idem per Brugnato e da noi c'è Indianapolis? Inoltre sarebbe anche opportuno che la Provincia ci dicesse se non paghiamo abbastanza tasse per meritare il taglio dell'erba che impedisce la visibilità in diversi punti, compreso lo svincolo di S. Benedetto che porta al traforo. Del fumo che invade il traforo, invece, ne parliamo un'altra volta...Alla prossima lettera vi invio le foto di tutte le bestiole morte che raccolgo! E' una vergogna! (Amanda Giardini)
 
LA ZAMPA.IT
12 MAGGIO 2015
 
Stop alla vivisezione, l’Ue decide entro il 3 giugno
 
Un incontro con il vicepresidente della Commissione Ue Jyrki Katainen e quindi un’audizione pubblica al Parlamento Ue: l’iniziativa popolare europea “Stop Vivisection” è tornata oggi alla ribalta a Bruxelles dopo aver raccolto l’appoggio di 1.173.130 cittadini di 26 dei 28 Stati membri. A secco solo Belgio e Croazia mentre l’Italia fa la parte del leone con oltre metà delle firme, 690 mila. Il 3 giugno il gabinetto Juncker, hanno fatto sapere i suoi servizi, deciderà se dare seguito all’iniziativa dei cittadini europei proponendo un testo legislativo o altri strumenti per bandire la vivisezione oppure se riterrà opportuno non agire. La campagna Stop Vivisection chiede alla Commissione Ue l’abrogazione della direttiva 2010/6 3/UE (per la protezione degli animali utilizzati a scopi scientifici) e «la presentazione di una nuova proposta di direttiva che sia finalizzata al definitivo superamento della sperimentazione animale». I firmatari sottolineano che oltre «alle ragioni dell’etica» - riflesse dai risultati del sondaggio Eurobarometro del 2006 secondo cui l’86% dei cittadini Ue sono contrari alla vivisezione - si aggiunge oggi «l’appello sempre più stringente del mondo della scienza che afferma che il “modello animale”, non predittivo per l’uomo, è privo di valore scientifico poiché non esiste prova statistica che ne dimostri l’efficienza e l’affidabilità». Con il Trattato di Lisbona i cittadini Ue possono presentare proposte di iniziativa popolare tramite la raccolta di un milione di firme in almeno sette Stati membri (con un numero minimo per ogni paese, per l’Italia di 54.750 persone). Su una quarantina di tentativi, Stop Vivisection è la terza iniziativa a raccogliere le firme necessarie. Ma finora nessuna si è tradotta in una proposta normativa. (Fonte Ansa)
 
IL SECOLO XIX
12 MAGGIO 2015
 
Genova, allarme carne cruda: decine di intossicati dopo Capodanno
 
Genova - Una quarantina di casi diluiti in tre-quattro mesi. Abbastanza per far scattare non solo un allarme sanitario, certificato da alcuni sopralluoghi condotti dalla Asl nelle scorse settimane, ma un’inchiesta giudiziaria per «somministrazione di alimenti adulterati». Succede a Genova, dove i carabinieri del Nas (Nucleo antisofisticazioni) hanno depositato una dettagliata relazione al sostituto procuratore Stefano Puppo, nella quale fanno il punto su una catena di sospetti casi di trichinellosi - infezione parassitaria - registrati a partire dai primi del 2015. Le avvisaglie si registrano a Capodanno, quando quattro persone - tre uomini e una donna - accusano malesseri dopo un cenone in un agriturismo dell’alta Valbisagno. I sintomi sono la nausea, il mal di pancia, la dissenteria. Decidono tutti di rivolgersi al proprio medico e dopo qualche giorno sono ricoverati in reparti diversi. L’apprensione si consolida con i risultati delle prime analisi: i quattro hanno uno sbalzo notevole dei globuli bianchi e vengono trasferiti a malattie infettive. Lì i medici tentano di dare un nome al batterio, e nel frattempo scatta un tam tam tra i familiari delle persone ricoverate e altri partecipanti alla cena. Altri quattro si rivolgono al San Martino e scoprono di fatto d’essere stati contagiati. Viene così informato l’ufficio igiene della Asl 3 diretto da Lorenzo Marensi, e alcuni campioni inviati a Pavia per essere esaminati da un centro specializzato. Il responso dello screening, che si consolida di settimana in settimana, e dopo che anche i militari del Nas (guidati dal capitano Gianmario Carta) sono stati incaricati dei rilievi, è quello d’una diffusa trichinellosi, che si contrae ingerendo particolari tipi di carne cruda. I controlli di medici e inquirenti fanno pensare che potrebbe essere stata decisiva la consumazione di salame di cinghiale, sebbene gli accertamenti su alcune carni esaminate abbiano dato esito negativo. Il denominatore comune fra le persone colpite resta insomma quello di aver mangiato nello stesso posto. Va a questo punto precisato un dettaglio: se contrastata ai primi sintomi, la trichinellosi non produce conseguenze particolarmente serie, aldilà d’un diffuso e prolungato malessere. Più gravi sono invece le ripercussioni laddove le manifestazioni iniziali vengano sottovalutate, con possibile interessamento del cuore e alcuni decessi censiti in passato. La diffusione nell’ordine delle decine di casi è inoltre molto rara nel nord Italia.
 
REPUBBLICA.IT
12 MAGGIO 2015
 
Torte, gelati e croissant: la pasticceria per cani e gatti
Ha aperto a Rimini e in poche settimane ha ricevuto ordini da tutta Italia: è un negozio che vende prelibatezze solo per gli amici a quattro zampe: "Presto organizzeremo anche feste di compleanno"
 
di SABRINA CAMPANELLA
 
RIMINI - La tradizione della grande pasticceria italiana alla conquista del migliore amico dell’uomo. E’ sbarcata di recente a Rimini una pasticceria alquanto insolita. All’interno sono svariate le prelibatezze, ma la grande particolarità è che sono per cani (e, da poco, anche per gatti): cornetti, torte personalizzate e presto, grazie all'accordo con uno stabilimento balneare, anche vere e proprie feste di compleanno.Un ricco menù. Nella vetrina di Bau Bau Cherie (via Sigismondo), ci sono i pasticcini al pistacchio di Bronte o alla vaniglia e i cantucci, mentre per i palati che preferiscono il salato non mancano le versioni al pollo, al salmone e alla ricotta. E ancora mini croissant al tonno di Sicilia o al miele di lavanda Dop, maxi biscottoni con fiocchi d'avena miele e camomilla oppure alla lavanda e parmigiano. Per le giornate di caldo afoso, sono in arrivo i gelati, freschi e dissetante, mentre per una pausa golosa fuori orario i lecca lecca paiono essere davvero irresistibili così come i pop corn.
"Solo prodotti sani". “Si tratta di prodotti al 100% artigianali e privi di zuccheri aggiunti, cioccolato o altre sostanze nocive” spiega la titolare del punto vendita Laura Zanella “e naturalmente le ricette utilizzate sono bilanciate e scrupolosamente studiate per la salute degli amici a 4 zampe. Anche gli ingredienti sono
selezionati in base a criteri di alta qualità (non vengono utilizzati né farine animali né scarti di origine industriale) per garantire un’alimentazione ghiotta ma sana”. In poche settimane dalla sua apertura la Zanella, grazie alla complicità dei social network, ha lanciato anche l’idea delle torte di compleanno personalizzate – non solo per cani ma anche per gatti – e sono già numerose le ordinazioni arrivate da tutta Italia.
E arrivano le feste di compleanno. E per l’estate alle porte la vulcanica imprenditrice si è già fatta venire in mente un’altra idea: “Rimini è un posto di mare e di vacanza quindi ho stretto una collaborazione con la Bau Beach (presso il Bagno 81) dove si potrà organizzare la festa di compleanno in spiaggia per il proprio cane con tanto di torta, birra fresca e patatine, naturalmente tutto for dog…!”.
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IL TAM TAM
12 MAGGIO 2015
 
Coccole vietate per i cuccioli di capriolo e lepre
 
Non toccare, non accarezzare e non raccogliere i piccoli di questi animali, pensando che possano essere abbandonati, se ne potrebbe determinare l'abbandono da parte delle madri Con il mese di maggio la natura è nel pieno risveglio primaverile e molti animali selvatici sono nel massimo delle loro attività riproduttive ed anche al Parco dei Monti Sibillini si preoccupano di salvaguardare la loro prole Ancora una volta è importante ricordare quanto sia fondamentale sapere come comportarsi di fronte ad un nuovo nato.
In particolare, questo è il periodo in cui molti ungulati selvatici (camoscio, capriolo e cervo) partoriscono la loro prole che gli escursionisti possono talvolta trovare tranquillamente adagiata e nascosta nella vegetazione di campi, radure o in boschi (capriolo e cervo).
Questo è il consueto comportamento dei primi giorni dopo il parto, che la natura, nel corso di millenni, ha “premiato” in queste specie.
I piccoli, infatti, in questo modo rimangono invisibili ai predatori.
Le madri, per proteggerli, non stanno loro vicine, evitando in questo modo che la loro presenza possa attirare i predatori, ma a cadenze regolari li raggiungono per allattarli.Un comportamento simile, ma in questo caso in specie molto diverse, è mantenuto dalla lepre e da molte specie di rapaci notturni.
E’ quindi indispensabile anche questo anno richiamare l’attenzione dei frequentatori della natura ricordando di non toccare, non accarezzare e non raccogliere i piccoli di questi animali, pensando che possano essere abbandonati.
Infatti se questi non sono feriti o in evidente difficoltà, anche una sola carezza trasferisce su di loro odori che le loro
madri potrebbero percepire come una minaccia, ponendo il piccolo nella effettiva probabilità che venga realmente abbandonato.Altrettanta cura devono avere agricoltori o chi a vario titolo sfalci erba o fieno: prima delle attività sarebbe opportuno percorrere a piedi in particolare i bordi dei campi (fra il campo e
il bosco) in modo di verificare che non siano presenti piccoli di queste specie.
Nel caso in cui vengano rinvenuti piccoli, e qualora non sia possibile rimandare l’attività di qualche giorno, questi animaletti possono essere raccolti delicatamente, con guanti adeguatamente strofinati su erba e terra, e spostati di pochi metri in luogo sicuro.
 
LA ZAMPA.IT
12 MAGGIO 2015
 
LA TRISTE STORIA DELL’ORSO CHE CAMMINA SU 2 ZAMPE
 
A vederlo camminare su due zampe, come se fosse un uomo, viene da sorridere. Un po’ come capita quando vediamo un cane o un gatto che si muovono come degli equilibristi. Ma nel caso di quest’orso non c’è nulla da essere felici. Il veterinario del santuario per orsi neri dove ora vive, racconta che questo esemplare, come molti altri, è stato salvato dalle fattorie della bile, luoghi dove per tutta la loro vita gli animali vengono tenuti in una gabbia con una cannula inserita nel corpo per prelevare la bile, sostanza ritenuta utile dalla medicina cinese.
Dopo aver trascorso tutta la sua esistenza in queste gabbie e a causa di una cattiva alimentazione, l’orso è cresciuto con le zampe posteriori molto corte e la testa sproporzionata rispetto al proprio corpo. Probabilmente, sostiene il veterinario, l’orso ha imparato a camminare sulle due zampe per cercare di ricevere del cibo e, ad agevolarlo, è stato il suo peso, così scarso da essere sopportato dalla schiena e dalle zampe posteriori.
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LA ZAMPA.IT
12 MAGGIO 2015
 
La Waza sospende il Giappone per la caccia ai delfini a Taiji
 
Fulvio Cerutti
 
La caccia ai delfini a Taiji potrebbe aver ricevuto un colpo mortale. L’Associazione mondiale degli zoo e degli acquari (Waza) ha infatti sospeso l’affiliazione giapponese per le violazioni del «codice etico» dovute alla cattura dei delfini nella prefettura giapponese di Wakayama, pratica che da tempo scatena le proteste internazionali. La recente decisione, presa all’unanimità del consiglio, potrebbe rendere difficile per zoo e acquari del Sol Levante trovare la cooperazione all’estero su animali rari e altre questioni. «Alla base della sospensione c’è la determinazione che Jaza (l’affiliazione nipponica, ndr) ha violato il codice etico Waza e il benessere degli animali. Inoltre, il consiglio ha riaffermato la posizione secondo cui - spiega la Waza sul suo sito web - i suoi associati devono confermare che non acquisiranno i delfini provenienti da Taiji». La storia Taiji era balzata alle cronache internazionali anche grazie per il film-documentario «The Cove», premio Oscar 2009, che ha mostrato il massacro dei cetacei durante la caccia al largo della costa. L’anno scorso Caroline Kennedy, ambasciatore americano a Tokyo e figlia del presidente JFK, su Twitter aveva apertamente manifestato la sua preoccupazione per questo tipo di pratica. La Waza ha tenuto nel 2014 un ciclo di colloqui a Tokyo con l’Associazione giapponese di zoo e acquari (Jaza), che ha però respinto il piano di due anni sulla moratoria della «caccia guidata», fatta prendendo gli animali intrappolandoli nelle reti anche per giorni e separando madri e cuccioli. Il dossier è stato ridiscusso a novembre nella conferenza internazionale dell’Associazione mondiale, ma la parte nipponica non ha accettato di limitare le pratiche contestate.
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GEA PRESS
12 MAGGIO 2015
 
Sea Shepherd torna nelle isole Faroe. Contro l’uccisione delle balene pilota
 
Dal 14 giugno fino al mese di ottobre, i volontari di Sea Shepherd provvederanno a presidiare le isole Faroe. L’arcipelago facente parte del Regno Unito di Danimarca, è notoriamente sede della strage dei delfini globicefalo, altresì denominati “balene pilota”.L’operazione prenderà il nome di “Sleppid Grindini” e sarà caratterizzata da una ulteiore maggiore presenza dei volontari proprio nei luoghi della mattanza.  “Per centinaia di anni – riferisce la nota di Sea Shepherd – gli isolani hanno continuato ad uccidere le balene pilota che in quel periodo migrano nelle acqua poco profonde. Il massacro, conosciuto nella lingua locale con il nome di  o “grind”, avviene in nome di una sanguinosa tradizione”. Il tutto, giustifato ancora per ragioni alimentari.Dopo essere state spinte dalla barche all’interno dei fiordi, la balene vengono tirate a riva tramite l’utilizzo di ganci inseriti negli sfiatatoi. Viene poi recisa la spina dorsale. L’agonia, riferisce sempre Sea Shepherd, può durare alcuni miniti. Una morte traumatica che avviene innanzi ai propri simili. Un supplizio ulteriore per animali dallo spiccato senso sociale.Il nome della campagna 2015 “Sleppid Grindini”, storpia il  termine locale di “grindadráp”" con quella che letteralmente significa la  “liberazione delle balene”.
Nelle Isole Faroe interverranno più squadre di Sea Shepherd, sia di terra che di mare.Nel corso della campagnia 2014 sono stati arrestati numerosi attivisti di Sea Shepherd. Tra questi un’italiana di origine altoatesina. Sea Shepherd aveva inoltre criticato la presenza della marina danese.
 
GEA PRESS
12 MAGGIO 2015
 
Sudafrica – Cacciatori di frodo centrati dai proiettili della polizia
 
Due sospetti bracconieri di rinoceronti sono stati centrati dai proiettili della polizia sudafricana nel corso di uno scontro a fuoco avvenuto la scorsa settimana nel Kruger National Park.I due, stante quanto comunicato oggi dalla Polizia di quel paese, potrebbero essere arrivati dal vicino Mozambico. Una volta sorpresi dai Rangers del Parco è scaturito il conflitto a fuoco che si è concluso con il ferimento dei due bracconieri ed il conseguente loro ricovero in ospedale.In realtà si è trattato di due diversi gruppi di bracconieri. Il primo incidente è avvenuto, infatti, nella località di Malelane lo scorso 5 maggio. Il secondo, invece è occorso in piena notte nei pressi di Crocodile Bridge. A finire sotto sequestro sono stati due fucili da caccia muniti di silenziatore, 14 caricatori e due asce verosimilmente destinate a troncare il corno del rinoceronte. Le armi sono state inviate presso un laboratorio specializzato al fine di verificare l’evenutale loro uso in altri contesti.I sospetti bracconieri, invece, sono piantonati in ospedale dagli Agenti della Polizia sudafricana. Dovranno rispondere del possesso illegale di armi e munizioni, oltre che della presenza non autorizzata nell’area del Parco.
 
LA ZAMPA.IT
12 MAGGIO 2015
 
Disneyland, i gatti invadono la casa di Topolino
 
Claudia Audi Grivetta
 
Non ci si immaginerebbe mai che l’unico posto al mondo in cui un topo è protagonista sia anche il paradiso dei gatti. Invece è proprio così e stiamo parlando nientepopodimeno che di Disneyland, leggendario parco a tema americano e, ovviamente, del suo ispiratore Mickey Mouse o Topolino. 
«Se fossi un gatto non ci sarebbe posto migliore al mondo per vivere di questo», ha sentenziato sul “Los Angeles Times” lo scrittore freelance Taylor Roberts, che ricorda ancora il suo primo avvistamento di due anni fa: un gatto che sfrecciava attraverso un percorso a Fantasyland. Da quel giorno Taylor ha dato vita al profilo Twitter “Cats of Disneyland” in cui ogni tweet prova ad esprimere il pensiero dei mici del parco giochi. Post tipo “se ti ostini ad indossare le infradito a Disneyland, allora stai davvero solo chiedendo di essere graffiato da un gatto”, che mano a mano hanno conquistato e fidelizzato oltre 44 mila persone che seguono la pagina. Il portavoce di Disneyland non commenta, la situazione è nota ma non esattamente incoraggiata o sponsorizzata. E’ comprensibile, d’altronde, che il parco giochi più famoso al mondo non voglia passare da rifugio per animali randagi. Una donna che era stata colta sul fatto mentre dava da mangiare ad uno dei gatti è stata cacciata via senza tanti giri di parole. Il parco a tema è però davvero conosciuto per la cura dei gatti, che a loro volta ricambiano tenendo a bada topi e altri roditori. Uno scambio alla pari, insomma, che ha origine all’epoca di Walt Disney, il quale scoprì decine di gatti nel castello della Bella addormentata e si rifiutò di lasciare che fossero uccisi. Nel corso degli anni i mici hanno sviluppato un affezionatissimo fan club fra Twitter, Facebook e Instagram, dove i 18 mila follower seguono tutti i giorni gli aggiornamenti fotografici dei gatti di Disneyland.
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VANITY FAIRE
12 MAGGIO 2015
 
20 modi in cui gli animali ci migliorano la vita
Avere un animale in casa porta benesse fisico e morale. Chi lo provato non ci vuole rinunciare ed è disposto a spendere per cani, gatti e pesci rossi
 
Salute fisica e piscologica, oltre che stimolo all’intelligenza. Tutti grazie agli animali da compagnia. Dunque migliorare la qualità della vita si può, bastano un cane o un gatto o un qualunque altro animale presente in casa. E gli italiani sembrano saperlo molto bene. Sono 60 milioni gli animali da compagnia in Italia; fra questi 14 milioni sono cani o gatti secondo i dati e . 46 milioni di altri piccoli animali tra cui pesci, uccelli, rettili e roditori. È un’immagine di popolo pet friendly quello che appare degli italiani secondo l’ottava edizione del Rapporto Assalco – Zoomark 2015 che riporta anche come questo amore per gli animali abbia influenzato positivamente il mercato del pet care, anche in tempo di crisi economica. I costi per gli italiani, sono minori dei benefici, un animale da compagnia è un lusso che quasi tutti possono permettersi. Il rapporto viene realizzato dall’Associazione Nazionale tra le Imprese per l’Alimentazione e la Cura degli Animali da Compagnia e Zoomark International, il salone internazionale dei prodotti e delle attrezzature per gli animali da compagnia, in collaborazione con l’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani e IRI Information Resources. Si aggiunge a questo un’indagine GfK Eurisko svolta nei primi mesi dell’anno 2015 secondo la quale gli italiani sono convinti dell’influenza positiva della presenza di un animale da compagnia in famiglia. I pet favoriscono uno stile di vita sano e piacevole: secondo il 67% degli italiani e il 74% dei proprietari, vivere con un animale d’affezione può produrre effetti positivi sulla salute del corpo e della mente. Meno ansia e minori problemi legati alla depressione. Riconosce questo effetto positivo sulla salute psicologica agli animali da compagnia il 95% degli intervistati. Avere un animali porta a fare maggiore attività fisica all’aperto dalla semplice passeggiata alla corsa. Gli animali in famiglia trasmettono a gran parte dei proprietari intervistati serenità e gioia (43% del totale), mentre per più della metà dei giovani fra 14 e 24 anni si accentuano l’allegria e il divertimento. Si può rinunciare a un animale da compagnia? La risposta è no per il 92% di quanti hanno conosciuto il piacere di vivere con un gatto, un cane, ma anche con un qualsiasi altro animale di casa. Non se ne può fare a meno perché è parte integrante della famiglia e fonte di benessere. Non solo cani e gatti si è detto, perché le ricerche più recenti riportano che lo stress scende anche se si contempla un acquario e gli uccellini contribuiscono a creare momenti positivi in contesti come le case di cura.
Il piacere di avere un animale da compagnia in 20 punti.
 
VANITY FAIRE
12 MAGGIO 2015
 
Se bella vuoi apparire (e nessuno far soffrire)
L'Unione Europea ha vietato i test sugli animali per i cosmetici, eppure sono ancora milioni gli animali sacrificati ogni anno. Ne abbiamo parlato con due rappresentanti di Lush, il marchio di prodotti di bellezza  che l'alternativa cruelty free la pratica da 20 anni
 
Enrica Brocardo
 
Il tuo voto pesa. Non solo sul tuo futuro e su quello del Paese ma anche sugli animali che non possono esprimere la propria preferenza.
Questo il senso della campagna Votes for Animals organizzata dal marchio di cosmetici britannico Lush (in collaborazione con tre associazioni che hanno a cuore i diritti degli animali come The League Against Cruel Sports, Animal Aid e Common Decency del chitarrista e compositore dei Queen Brian May), nelle settimane precedenti il voto per il rinnovo della Camera dei comuni (vedi video qui sotto) e in occasione dell'apertura del più grande negozio Lush al mondo in Oxford Street 179 a Londra lo scorso aprile.
Le elezioni si sono svolte il 7 maggio scorso e sappiamo come sono andate (con la vittoria di David Cameron), ma il messaggio resta valido per il futuro e non solo per i cittadini britannici.
UN VOTO ANCHE PER LORO
In occasione dell'apertura del negozio di Oxford Street e della marcia Votes for Animals, abbiamo avuto modo di parlare con Hilary Jones (Lush Ethical Director) e con il co-fondatore e direttore di Lush Karl Bygrave per fare il punto sulle iniziative del brand, sull'industria cosmetica e la sperimentazione e, in generale, sui diritti degli animali.
«Lush vuole ricordare alle persone che hanno l'opportunità di andare a votare di pensare agli animali e di chiedere ai politici di impegnarsi nella loro difesa», dice Hilary Jones. «È giusto pensare alla gente, all'economia, ai posti di lavoro, al sistema sanitario, all'istruzione, ma anche ai milioni di animali che subiranno le conseguenze delle nostre scelte».PRODOTTI 100% CRUELTY FREE
Fin dalla sua nascita, vent'anni fa, Lush ha fatto della salvaguardia degli animali la propria bandiera: niente test sulle cavie (al loro posto volontari umani) e solo prodotti vegetariani o vegani. Più una serie di altre iniziative come il sostegno alla ricerca cruelty free con l'assegnazione di finanziamenti a chi sviluppa sistemi di test alternativi a quelli tradizionali (tramite il Lush Prize, vedi sotto) e la vendita di prodotti finalizzati alla raccolta di fondi a favore di associazioni impegnate nella difesa degli animali, dell’ambiente e delle persone.
TEST VIETATI IN EUROPA DAL 2013
Nel 2013 l'Unione europea ha vietato la produzione e la vendita di prodotti cosmetici (anche provenienti da altre aree del mondo) testati su animali. «È stato un incredibile passo avanti», dice Karl Bygrave, «anche se c'è voluto molto tempo per arrivare fin lì, dal momento che l'industria dei cosmetici ha fatto tutto il possibile per rimandare. E ora sembra che anche altre grandi nazioni vogliano seguire questo esempio come l'India e parte del Brasile».
Diverso il caso degli Stati Uniti dove i test sulle cavie sono ancora ammessi. «E questo è un vero problema», spiega Hilary Jones. Ma l'altra grossa questione è: chi effettua i controlli per verificare che la direttiva viene applicata e su quali prodotti? «Per i consumatori», dice Karl Bygrave «è davvero difficile essere certi che quello che acquistano sia cruelty free. Il vero punto è aprire una discussione sui test alternativi, che non richiedono l'utilizzo di animali e neppure di colture cellulari di origine animale, far sì che vengano approvati e obbligare le aziende a utilizzarli».
L'IMPORTANZA DI FARE DOMANDE
Nel frattempo, come dovrebbero regolarsi i consumatori attenti alle questioni animaliste?  «Dovrebbero  chiedere direttamente alle aziende in che modo i loro prodotti vengono testati», dice Bygrave.
Perché porre domande è anche un modo per fare pressione. «Se le persone richiedono questo genere di informazioni, vuol dire che sono sensibili alla questione. È un modo per spingere le aziende ad adeguarsi. In Unione europea si è arrivati al bando dei test sugli animali per i cosmetici proprio perché la gente continuava a porre questo genere di domande».
FINANZIAMENTI AI GIOVANI RICERCATORI
Se pensate che la sperimentazione sugli animali sia un passaggio crudele ma inevitabile, è l'ora di ricredervi. «Test che non comportano l'uso degli animali da laboratorio esistono già», dice Hilary Jones. «Il problema è che gli scienziati che sono cresciuti utilizzando i test su animali continuano a farlo solo perché sono abituati a questi metodi. E i giovani ricercatori che spesso vorrebbero ricorrere a sistemi alternativi fanno fatica a trovare i finanziamenti».
Da qui nasce il Lush Prize che mette a disposizione 250mila sterline all'anno per finanziare progetti di ricerca o campagne di sensibilizzazione mirati a favorire lo sviluppo e la diffusione di test alternativi a quelli sulle cavie da laboratorio (Le candidature sono aperte fino al 24 luglio. Chiunque abbia un progetto da sottoporre può inviarlo sul sito www.lushprize.org).  
I TEST? CRUDELI E INUTILI
Chi sostiene i diritti degli animali ha molti fronti su cui combattere anche al di là della cosmetica.
Hilary Jones e Karl Bygrave ne citano alcuni. «Pochi proprietari di animali, per esempio, sono consapevoli che il cibo che acquistano per i loro pet viene testato proprio su cani e gatti». Animali costretti a vivere nei laboratori e a fare da cavie per verificare gli effetti  di diverse combinazioni di ingredienti.
«Ci sono un sacco di ambiti in cui i test sugli animali sono di routine e che la gente non immagina neppure», dicono. E concordano sul fatto che di tutti il test più crudele è il cosiddetto LD50, dove LD sta per Dose letale. «In pratica si tratta di stabilire in che quantità una certa sostanza causa la morte del 50 per cento di un gruppo di cavie. Milioni di topi da laboratorio o di pesci vengono uccisi ogni anno in questo modo senza nessuna ragione: a che cosa serve sapere quanto di una certa sostanza ci vuole per uccidere un ratto? A niente. Eppure si continua a farlo».
 
GEA PRESS
13 MAGGIO 2015
 
Capua (CE) – Maniacale perversione: gattino seviziato con un ramo

 
Il corpo del povero micetto è stato trasportato, a cura del Servizio Veterinario territorialmente competente, presso il canile di Santa Maria Capua a Vetere (CE). Rimarrà a disposizione della Magistratura, ove verrà presentata la denuncia contro ignoti.
Un’orrenda sevizia rimasta sul corpo del micetto nero con un pezzo di ramo infilzato nell’ano. Impossibile stabilire cosa sia avvenuto prima. L’unica cosa certa, oltre a quel ramo, è la rogna che affliggeva  il piccolo gatto randagio. A confermare la malattia della pelle è stato lo stesso Servizio Veterinario.Il ritrovamento è avvenuto nella giornata di ieri. Il corpo del gatto era steso accanto alla recinzione della Villa Comunale, nei pressi dell’Ospedale Palasciano.
A segnalarlo è stato un passante che si è messo in contatto con gli animalisti di Capua. Nei luoghi è così arrivato Marco Cocco il quale non ha potuto fare altro che constatare il decesso del povero micio e la presenza del ramo infilzato. Accanto al gattino vi era un altro pezzo dello stesso ramo. Impossibile stabilire se il povero animale era già morto nel momento in cui è stato seviziato .“Non cambia molto – riferisce Marco Cocco a GeaPress – Chi si è accanito contro il gatto ha fatto una cosa tremenda, sia che vivo o già morto. E’ solo l’ultima di una lunga serie di episodi di maltrattamento ai quali si aggiunge lo squallore dei luoghi. La villa è di fatto semiabbandonata, con tratti di recinzione divelta e persone che entrano anche in piena notte“.Nessuna segnalazione è pervenuta sul possibile autore dell’orrendo gesto e la speranza degli animalisti è che anche questo caso non rimanga tra quelli irrisolti.Purtroppo la legge italiana punisce in maniera molto blanda anche i più efferati casi di maltrattamento di animali. Le previsioni di cercere (giuste o sbagliate che siano) tanto sbandierate in occasione dell’approvazione della legge 189/04 (cosiddetta legge maltrattamenti) equivalgono a poco più di uno spot pubblicitario.
 
GEA PRESS
13 MAGGIO 2015
 
Como – Tra cani impallinati e Tassi che rotolano dopo il colpo di fucile. Intervento della Polizia di Stato

 
Un rumore, tipo colpo di arma da fuoco, un bagliore ed un tonfo con rotolamento fino alla vegetazione confinante con la propria abitazione. Questo quanto riferito da una signora di Como all’equipaggio di una Volante della Polizia di Stato intervenuto  subito dopo la segnalazione.Gli Agenti, una volta raggiunto il luogo ove si era avvertito il tonfo, hanno però scoperto che ad essere colpiti non erano solo i Tassi. Un vicino di casa, infatti, riferiva del proprio cane che, la settimana scorsa, era rientrato a casa zoppicante. La zampa, infatti, era stata penetrata dai pallini di un fucile. Il “rituale” del tonfo, riferito dalla segnalante, si sarebbe addirittura ripetuto più volte.Viene così individuata una casa dalla quale si è pensato provenire  i colpi. Il soggetto individuato avrebbe in un primo tempo  negato ogni addebbito. Poi, però, sarebbe giunta l’ammissione degli spari indirizzati ai roditori che, sempre a suo dire, da qualche tempo “infestavano” la sua proprietà.L’uomo, a questo punto, ha mostrato l’arma agli operatori di polizia che però, negli stessi luoghi, hanno rinvenuto altri otto fucili privi di munizionamento e tre pistole. Incredibile quanto riferito dalla Polizia di Stato. Le munizioni, infatti, sarebbero state sparse per tutta casa; dai cassetti agli armadi e sui mobili. La denuncia di possesso e detenzione di alcune armi sarebbe inoltre stata  intestata al padre, ormai defunto. La stessa, inoltre, sarebbe stata  non completa poiché mancante di un fucile e di una pistola ritrovati in casa ma non elencati nei documenti.Tutte le armi non denunciate sono così state sequestrate, mentre le altre risultano ora ritirate. L’uomo, accompagnato in Questura per gli atti di rito, è indagato in stato di libertà con l’accusa di detenzione illegale di armi e munizionamento e per omessa custodia.
 
LA ZAMPA.IT
13 MAGGIO 2015
 
Investe un cane e fugge, multato automobilista ad Arezzo
 
Ha investito un cane e si è dato alla fuga lasciandolo agonizzante sul ciglio della strada. Per questo un automobilista a Olmo, alle porte di Arezzo, è stato multato dalla polizia municipale. Il conducente di una Mercedes, secondo quanto riferito, è sceso dall’auto e lo ha spostato a margine della carreggiata senza chiamare soccorsi. Solo dopo alcune ore ha telefonato ai vigili urbani per i rilievi ma al momento dell’intervento della pattuglia era evidente che l’animale era già morto da alcune ore. Ipotesi confermata da un veterinario chiamato per constatarne il decesso. Il conducente è stato quindi sanzionato sulla base dell’art. 189 comma 9 bis del codice della strada per non aver preso tutte le misure idonee ad assicurare un intervento tempestivo di soccorso all’animale.
 
NEL CUORE.ORG
13 MAGGIO 2015
 
ROVIGO, SCOPERTA VOLPE LEGATA A CATENA: DENUNCIATO CACCIATORE
Blitz della polizia municipale a Santa Maria Maddalena
 
Una volpe tenuta in cattività e legata a una catena da un cacciatore altopolesano, nel pieno centro di Santa Maria Maddalena (Rovigo) è stata scoperta, seminascosta da un pannello all'interno di un manufatto in legno e vetroresina, dalla polizia municipale di Occhiobello (Rovigo). Accertate le buone condizioni generali di salute dell'animale, gli agenti hanno provveduto al sequestro della volpe e alla denuncia del proprietario dell'area, un cacciatore di Occhiobello, per irregolare detenzione di esemplare di fauna selvatica e maltrattamento, visto che lo teneva a catena senza alcuna necessità.
 
IL PICCOLO
13 MAGGIO 2015
 
Allarme tra i residenti: avvelenatore di cani in azione a Staranzano
Ha lanciato wurstel nei giardini delle case perché gli animali abbaiavano: un beagle e due meticci hanno rischiato di morire
 
di Ciro Vitiello
 
STARANZANO (GO). Lancia wurstel avvelenati nei giardini delle abitazioni per provocare la morte dei cani che abbaiano perché lo infastidiscono. Nella vendetta “due” l’ignoto personaggio, non ancora contento della malefica azione, per placare ancora di più la sua rabbia, ha tagliato pure le gomme di due auto (una Clio e una Fiat 500) che appartengono ai proprietari degli animali, causando anche danni materiali. Davanti le case, inoltre, per dispetto nottetempo vengono gettati anche grumi di terra che imbrattano sia i vialetti che l’ingresso.L’azione dell’ignoto vendicatore perpetrata tra sabato e domenica notte, si è saputa solo ieri. Si sente sicuro di ciò che fa e agisce in un triangolo di territorio che si estende nella zona degli impianti sportivi di base tra le vie Corbatto, Zanolla e Burri. Un’area residenziale tutta nuova, composta da una cinquantina di villette singole a schiera, dove regna pace e tranquillità. Sono episodi che hanno scosso la comunità locale. Non è la prima volta che accadono simili fatti. Ad oggi il colpevole non è stato identificato. Solo per un caso fortuito i tre simpatici cagnolini sono scampati alla morte: un beagle e due meticci, colpevoli solamente di essere golosoni, attratti da quel saporito bocconcino, ma soprattutto di “fare il loro lavoro”, cioè quello di abbaiare. E così è successo che i cani girando per il loro giardino sono cascati nel tranello mangiando i “prelibati” bocconcini che hanno trovato nell’orto. Una trappola ben congegnata poiché le deliziose salsicce tedesche sono state svuotate della polpa interna e riempite di un impasto avvelenato. I cani sono stati subito colti da malore e sembrava ormai finita, visto che agonizzavano e si lamentavano come se fossero le ultime ore di vita. Il veterinario chiamato sul posto poteva intervenire con una lavanda gastrica solamente se gli animali avessero gettato fuori il cibo intossicato. Così è stato e si è potuto procedere alla cura che ha salvato gli animali.«Sono già tre anni che tentano di avvelenare i cani in questa zona – afferma preoccupata la signora Sabrina – e oggi chi fa queste cose preoccupa poiché coinvolge nella sua rabbia non solo gli animali, ma anche i loro padroni. Lo scorso anno un cane in via Corbatto è morto per aver mangiato una polpetta avvelenata. Ora c’è un crescendo di azioni che ci mettono paura perchè chi non vuole bene agli animali non vuole bene neanche ai suoi simili. Ieri – aggiunge la signora Sabrina – abbiamo denunciato questo increscioso fatto ai carabinieri, i quali sono intervenuti sul posto per verbalizzare l’accaduto. Peccato perché anche in altre parti vengono messi dei cartelli contro i cani, i quali se sporcano per la strada non dipende da loro ma da chi li porta in giro che non puliscono». Contente per la felice conclusione altre due vicine di casa, la signora Sonia, ormai convinta di aver perso il suo “bastardino”. Le persone colpite dall’ignoto avvelenatore, per difendersi hanno messo in atto un “passaparola” per mettere in guardia tutti i proprietari di cani della zona ed evitare che possano mangiare il cibo gettato da sconosciuti. «Adesso – spiegano le donne – per un periodo terremo i cani nei terrazzi».
 
GEA PRESS
13 MAGGIO 2015
 
Vastogirardi (IS) – Area naturale interdetta per bocconi avvelenati
La Forestale: aumento dei casi in occasione della stagione tartuficola e venatoria
 
E’ intervenuto direttamente il Sindaco di Vastogirardi, in provincia di Isernia, per interdire l’accesso in un’area naturale ove il Corpo Forestale dello Stato ha individuato ben otto bocconi avvelenati.L’Ordinanza del Sindaco fa seguito ad altro provvedimento, emesso anni addietro dal Ministero della Salute. L’area è stata tabellata ed interdetta ad ogni accesso.Il veleno, riferisce il Corpo Forestale dello Stato, era destinato ad uccidere animali sia domestici che selvatici. Era già successo giorni addietro ad Isernia dove a morire era stato un cane di proprietà di un Medico Veterinario dell’ASREM. La nuova segnalazione è invece pervenuta al Comando Stazione Forestale di San Pietro Avellana. Un’altro cane padronale che aveva manifestato chiari segni di avvelenamento. I sintomi si erano verificati dopo che era stata percorsa una zona rurale. Alcuni giorni fa, sempre a Vastogirardi, altri due cani erano morti avvelenati.Nei luoghi è così stato disposto l’arrivo del Nucleo Cinofilo Antiveleno del Corpo forestale dello Stato, proveniente dal Parco Nazionale del Gran Sasso – Monti della Laga. Da qui il ritrovamento delle otto esche ed il provvedimento del Sindaco. I bocconi saranno esaminati dall’Istituto Sperimentale Zooprofilattico per l’Abruzzo ed il Molise, sede di IserniaIl Corpo Forestale dello Stato ricorda come l’uso di esche e bocconi avvelenati rappresenta una pratica ancora molto diffusa. Sempre secondo la Forestale si evincerebbe la presenza di picchi nell’uso di tali sostanze in occasione delle stagioni tartuficole, di quella venatoria e della monticazione del bestiamo.
 
NEL CUORE.ORG
13 MAGGIO 2015
 
TRAFFICO ILLECITO DI ANIMALI NEL PNALM, ENPA: ESTENDERE I CONTROLLI
"In azione una vera e propria organizzazione a delinquere"
 
"Il Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molie (Pnalm), come altri parchi nazionali dove sono ancora presenti animali selvatici anche molto rari, si trova già da tempo nel mirino di bracconieri che, qui come in altre parti del Paese, riteniamo agire illecitamente grazie all'omertà e alla complicità della popolazione, per lucrare sulla vita degli animali". Così Andrea Brutti dell'ufficio fauna selvatica di Enpa all'indomani dell'operazione con cui il Corpo forestale dello Stato ha portato alla luce un traffico illecito di specie selvatiche protette che venivano catturate, uccise e macellate per essere infine rivendute a ristoratori della zona. Secondo quanto ipotizzato dalle indagini del CfS, "che Enpa ringrazia per la professionalità e l'efficacia dimostrata anche in tale circostanza", al centro di questi traffici illeciti ci sarebbe una vera e propria organizzazione a delinquere.
"Dal nascondere armi sotto le rocce all'uccisione degli animali, dalla macellazione clandestina alla rivendita delle carni a ristoratori, gli indagati - prosegue Brutti - hanno dimostrato capacità organizzative davvero impressionanti. Ora ci aspettiamo sia fatta giustizia e abbiamo già attivato il nostro ufficio legale affinché prenda tutti gli opportuni provvedimenti contro i criminali". "A nostro avviso quello del Parco nazionale d'Abruzzo non è un caso isolato. Del resto, più volte abbiamo lanciato l'allarme su episodi simili anche in altri contesti. Per questo - conclude Brutti - ora ci aspettiamo indagini approfondite in tutte le aree protette, auspicando che il Corpo forestale sia potenziato invece di essere depotenziato, sciolto o assorbito da altre forze armate, come vorrebbe invece il Governo. Il nostro patrimonio di biodiversità, fiore all'occhiello del 'giardino-Italia' merita di essere difeso in modo adeguato e fattivo, affinché tale tutela non resti una buona intenzione espressa solo sulla carta".
 
GEA PRESS
13 MAGGIO 2015
 
Salerno – I cuccioli “ricercati”. Per la Forestale potrebbe celarsi il rischio rabbia
 
Ad essere “ricercati”,  sarebbero due diversi gruppi di cuccioli di cane.  Ottantatrè già posseduti in anagrafe dagli allevatori ed altri 18 che fanno più direttamente parte dell’indagine avviata dal Corpo Forestale dello Stato. Gli inquirenti dovranno ora verificare dove sono finiti gli animali del primo gruppo che non sarebbero più risultati ai sopralluoghi effettuati presso alcuni allevatori della provincia di Salerno. Secondo indiscrezioni, infatti, parrebbe che i primi 83 cuccioli, siano stati ceduti in assenza della necessaria documentazione e dei controlli sanitari.A monte, però, c’è una indagine complessa che risale ad una spedizione di cuccioli di cane provenienti dall’Ungheria e destinati ad allevatori dell’agro nocerino-sanrese. Il “carico” sospetto era di 18  animali. I successivi 83 sono invece quelli risultati ai successivi riscontri effettuati presso l’anagrafe canina.In particolare i 18 cuccioli sarebbero stati destinati ad un’azienda del casertano che li avrebbe poi rivenduti ad allevatori della provincia di Salerno. Questo gruppo di cuccioli, sempre secondo il Corpo forestale dello Stato, avrebbe fatto parte di un “carico testato a campione” presso l’importatore. L’ipotesi investigativa è fondata sul sospetto della scarsa immunizzazione nei confronti del virus della rabbia. Dunque, aggiunge  la Forestale, sul rischio di diffusione della malattia.Secondo gli investigatori i tre allevatori, dopo avere acquistato i 18  animali, potrebbero essersi disfatti degli stessi sottraendoli ai dovuti controlli sanitari volti alla titolazione anticorpale nei confronti del virus della rabbia.Le denunce contestate riguardano l’abbandono di animali, diffusione di malattia, false dichiarazioni e violazioni alle norme in materia fiscale e tributaria.
 
GEA PRESS
13 MAGGIO 2015
 
Trento – Mamma orsa e i cuccioli uccisi. Intervento del Deputato “animalista” Paolo Bernini
 
Nei giorni scorsi la Provincia di Trento ha diffuso la notizia del  ritrovamento dei corpi senza vita di una femmina di orso e dei suoi due cuccioli. L’ipotesi avanzata era quella del cosiddetto “infanticidio” causato da un maschio adulto anche se (dati scandinavi) le percentuali ove si registra la morte della femmina, non vanno oltre il 2% dei casi.Un’ipotesi, quella dell’infanticidio, che evidentemente non convince del tutto il Deputato pentastellato Paolo Bernini che, in una nota diffusa oggi dal Movimento 5 Stelle, riferisce di orsi trentini senza pace.Secondo il Deputato, i plantigradi sarebbero “vittime di una gestione discutibile e ricca di lati oscuri sui quali stiamo indagando ad ampio raggio, con tecnici e professionisti esperti. Il ritrovamento di una mamma orsa con i suoi due cuccioli morti desta viva preoccupazione ed è soprattutto necessario che, ben oltre le congetture, si ricerchino le adeguate prove tramite necroscopie eseguite da un veterinario forense esperto di animali selvatici. E’ opportuno verificare adeguatamente una serie di parametri che solo un veterinario forense  esperto può indagare con la finalità di trovare  elementi necessari per l’identificazione delle reali cause del decesso”.L’intervento del deputato “animalista” non si ferma, però, solo a questo.Bernini, infatti non crede che il progetto trentino  abbia fornito i risultati auspicati. “Trattandosi di animali che appartengono al patrimonio indisponibile dello Stato, è d’obbligo che i Ministeri competenti diano garanzie di sicurezza e di tutela per tutti gli animali presenti sul territorio e pretendano prove e riscontri tecnico-scientifici per identificare le reali cause dei decessi dei tanti orsi morti in quel distretto”.Il caso dell’orsa rinvenuta morta in  valle Tovel, non è però l’unico ad essere attenzionato da Bernini. Secondo il deputato pentastellato  “è inoltre necessario che si faccia immediatamente chiarezza anche sul decesso dell’orso M6 di cui ancora la Provincia non ha reso noti i risultati della necroscopia. Abbiamo l’esigenza di sapere cosa abbia causato la morte di M6 e allo stesso modo vogliamo chiarezza anche sul caso dell’uccisione di Daniza“.
 
NEL CUORE.ORG
13 MAGGIO 2015
 
CAGLIARI, UN ARSENALE PER CACCIARE CINGHIALI E VOLATILI: 4 DENUNCE
L'operazione della Forestale nella zona del Sarrabus
 
Quattro persone denunciate, armi, munizioni e trappole per cinghiali, volatili e altri animali sequestrate. E' il bilancio dell'operazione condotta dal Corpo forestale nel cagliaritano contro il bracconaggio. Le operazioni si sono concentrate soprattutto nel Sarrabus e hanno visto il coinvolgimento delle stazioni della Forestale di Muravera e Sinnai. In particolare, in località Pisanedda, agro di Muravera, è stato sorpreso un cittadino tunisino di 25 anni, al lavoro per un'azienda agricola, mentre posizionava una trappola per cinghiali lungo un sentiero all'interno dell'oasi di protezione faunistica di Colostrai. La gabbia era provvista di sistema a scatto che si azionava quando l'animale mangiava l'esca. Altro cibo era stato disseminato sul sentiero in modo da far avvicinare i cinghiali. Il tunisino è stato sorpreso proprio mentre azionava la trappola. Sempre nella zona di Muravera in località S'Acqua Seccis sono stati bloccati altri due bracconieri di 72 e 47 anni. I due si stavano appostando vicino a una pastura di mandorle pappadoxie con un fucile caricato a pallettoni. Gli agenti della Forestale hanno perquisito la casa di uno dei due: dentro sono stati trovati un fucile calibro 22 munito di un sofisticato visore notturno di fabbricazione Russa, cartucce, caricatori, 61 reti da uccellagione e 10 tagliole in metallo per la cattura di lepri e conigli. L'ultima operazione è stata portata a termine nella pineta di Sinnai. Denunciato un uomo di 57 anni sorpreso mentre imbracciava un fucile con un visore notturno a infrarossi e si appostava per la caccia di frodo.
 
GEA PRESS
13 MAGGIO 2015
 
Cagliari – Pure un bracconiere tunisino, tra le persone denunciate dal Corpo Forestale della Regione Sardegna
Tra fucili caricati a pallettoni, visori di fabbricazione russa, gabbie e pappadroxie
 
C’è pure un potente visore notturno di fabbricazione russa tra gli attrezzi di caccia illegale sequestrati dal Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale del Servizio Ispettorato di Cagliari, Comandi Stazioni di Muravera e Sinnai, nel corso dei nuovi interventi antibracconaggio.In tutto, a finire denunciati, sono quattro persone tra cui un uomo, colto in flagranza nella Pineta di Sinnai, mentre imbracciava il fucile caricato a pallettoni. Sull’arma era montato un visore notturno a raggi infrarossi che doveva servire a puntare il cinghiale in prossimità della pappadroxie, la pastura di mandorle disposta dal bracconiere.Un’altro potente visore notturno, questa volta di fabbricazione russa, è stato trovato in località S’Aquas Seccis, nel Comune di Muravera. L’area in oggetto si trova all’interno dell’ Oasi di protezione Faunistica. Ad essere colti in flagranza sono stati altri due bracconieri anch’essi in  procinto di appostarsi nei pressi di una pappadroxie. In loro possesso vi era un fucile caricato a pallettoni. Nel corso di una perquisizione di una casa rurale, di proprietà di uno dei due, è stato inoltre trovato armamentario di vario genere utile alla caccia di frodo, tra cui un fucile calibro 22 munito del sosfisticato visore notturno russo. Vi erano poi cartucce calibro 22 e più caricatori. Come se ciò non bastasse ben 61 reti per l’uccellagione e  dieci tagliole per la cattura di lepri e conigli.Nel corso degli interventi della Forestale della Regione Sardegna è stato denunciato anche un uomo di nazionalità tunisina. Sarebbe  stato colto in flagranza mentre armava una grossa gabbia destinata alla cattura dei cinghiali. L’intervento è avvenuto in località Pisanedda, nel Comune di Muravera, all’interno dell’Oasi di protezione faunistica di Colostrai. La gabbia era sistemata lungo uno dei camminamenti usualmente utilizzati dai cinghiali. Una scia di cibo doveva servire ad attirare i cinghiali ed altri ungulati fin dentro la gabbia, dove un meccanismo a scatto li avrebbe bloccati fino all’arrivo del bracconiere.
 
GEA PRESS
13 MAGGIO 2015
 
Bolzano – Albanesi e bergamaschi, bracconieri di uccellini implumi. Intervento dell’Arma dei Carabinieri
 
Sette persone denunciate in due soli giorni. E’ questo il risultato ottenuto dall’Arma dei Carabinieri di Bolzano, nei confronti di una pratica svolta prevalentemente da persone provenienti da fuori regioni. In questo caso, ad essere denunciati, sono tra bergamaschi e quattro albanesi a quanto sembra diretti, con il carico di uccellini, in Toscana.Il fenomeno, ormai noto, è quello del prelievo illegale di implumi che serviranno a rifornire il mercato degli uccelli da richiamo in  uso ancora nelle tradizioni venatorie di alcune Regioni del centro nord Italia. Ad essere interessate dai prelievi, sono le zone pianeggianti della provincia di Bolzano ed i meleti in modo particolare. Gli uccellini, ancora implumi, riferisce l’Arma dei carabinieri di Bolzano, vengono strappati ai loro nidi da uccellatori senza scrupoli per essere poi  rivenduti come “richiami” in altre zone d’Italia.Al fine di contrastare il fenomeno, i Carabinieri delle Stazioni competenti sui territori interessati, hanno per questo  pianificato un  periodico monitoraggio. Interventi che hanno portato a due distinte operazioni.A Gargazzone, i militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Merano hanno sorpreso due uomini e una donna, tutti provenienti dalla provincia di Bergamo, a bordo di un’autovettura. Nel cofano erano stati stipati 13 volatili della specie “Tordo bottaccio”.A Terlano invece, i Carabinieri della locale Stazione, al termine di un lungo appostamento hanno fermato 4 albanesi, provenienti dalla Toscana, che avevano caricato nella loro auto ben 38 “Turdidi” ed 11 nidi.Tutti gli interessati sono stati segnalati alla Procura della Repubblica di Bolzano con l’accusa di maltrattamento di animali ed uccellagione, mentre i volatili sono stati affidati ai Centri di Recupero “AVIFAUNA” di Tirolo e Bolzano.
 
LA SENTINELLA
13 MAGGIO 2015
 
Padrone muore d’infarto, il cane lo veglia per 24 ore
Favria, Marino Enrietti, 51 anni, disabile, era sul pavimento di casa con Titti accanto. Trovato dai carabinieri

 
di Mauro Michelotti
 
FAVRIA (TO). L’ha vegliato per un giorno e una notte, abbaiando quando qualcuno si avvicinava alla casa. Forse per richiamare l’attenzione o per un estremo gesto di protezione verso la persona con la quale viveva in simbiosi da tanti anni. E dalla quale non avrebbe voluto separarsi mai. Ma Titti, un cagnolino di piccola taglia, al suo amico di sempre, Marino Enrietti, 51 anni, disabile, ha dovuto dire addio. E come spesso avviene quando il rapporto tra cane e uomo è esclusivo, continuerà a cercare le sue carezze affettuose e faticherà a capire che quella persona generosa con la quale ha condiviso un pezzo di esistenza non tornerà mai più. Più che il cordoglio, la commozione, è di un’intera città, Favria, perchè Marino lo conoscevano davvero tutti. L’han trovato riverso sul pavimento del suo alloggio in centro, con Titti accanto, ieri mattina, martedì, i carabinieri della stazione di Rivarolo a cui era stata fatta la segnalazione, stroncato da un malore fulminante, ma la morte, con ogni probabilità, risale al giorno prima. Enrietti era seguito dagli assistenti sociali del Ciss 38 e una domiciliare, due volte al giorno, gli portava i pasti. Quello del pranzo di lunedì non è stato ritirato, e questo, la sera, ha insospettito la donna. Titti abbaiava, come per mandare un messaggio disperato. I responsabili del consorzio per il socio assistenziale sono stati informati e a loro volta sono stati contattati gli uomini dell’Arma. Ciò che nessuno si augurava era invece una tragica realtà. Il cadavere dell’uomo, come detto, era a terra, e da un primo esame si è capito che il decesso dev’essere stato repentino, immediato. Il corpo è stato trasferito nell’obitorio dell’ospedale di Cuorgnè a disposizione delle autorità. Non è escluso che si debba procedere con l’esame autoptico.E Titti? Sembra che ci sia già chi si è fatto avanti per un’eventuale adozione, anche se tutto dovrà avvenire per gradi. Il cagnolino, come detto, era la creatura che più è stata accanto a Marino, inseparabili. Non ha avuto una vita facile, Enrietti. Nel 1982 un drammatico incidente stradale lo mandò in coma per 80 giorni. Si svegliò, ma non era più lo stesso. I gravi traumi patiti lo avevano menomato. Disabile, dunque, per quanto fosse riuscito a mantenere una certa autonomia. Per anni, è stato il sindaco di Favria, Serafino Ferrino, a svolgere le funzioni di tutor, anzi, di amministratore di sostegno, una figura che oggi, per Enrietti, ricopriva il presidente del Ciss 38, Carla Boggio. Titolare di una piccola pensione (meno di 300 euro al mese), Marino era in carico al consorzio che provvedeva un po’ a tutto, dalla preparazione e distribuzione dei pasti giornalieri alla pulizia della casa e al decoro della stessa persona, per quanto Enrietti, come viene sottolineato, pur nella disabilità era un uomo che ci teneva ad essere sempre in ordine e di gradevole aspetto. Durante il giorno, lunghe, lunghissime passeggiate e Titti a seguirlo o a precederlo come un’ombra. Un uomo, il suo cane, un cuore e un’anima soli. Spezzati, adesso.
 
VELVET PET
13 MAGGIO 2015
 
Prendere un cane o no? Come capire quando non è il caso
 
Si dice sempre di come il cane sia “il miglior amico dell’uomo”, ma non si capisce bene se il detto includa tutti gli esseri umani o solamente alcuni. Perché ammettiamolo, i 4 zampe sono meravigliosi, ma piuttosto impegnativi. Questi animali non solo hanno bisogno di compagnia, ma anche di essere educati, di essere portati a correre e giocare, di essere spazzolati, puliti e curati ogni giorno che saranno con voi. Alcuni di loro, inoltre, sono problematici o si portano dietro forti traumi, e non è semplice viverci insieme. Chi ha poco tempo e poca pazienza, dunque, dovrebbe riflettere attentamente prima di compiere una scelta come questa. Già, perché, un cane non può e non deve essere visto come una moglie o un marito da cui si può sempre divorziare se non ci si va più d’accordo. E nemmeno come un figlio che, una volta cresciuto, inizierà la propria esistenza altrove. I pelosi saranno completamente dipendenti da voi per tutto il corso della loro vita e che, in media, dura tra i 10 e i 14 anni (ma anche di più) in base alla tipologia e alla razza d’appartenenza, quindi è bene essere preparati. Se siete tra coloro che amano l’ordine e la pulizia assoluta, in più, il cane non fa decisamente al caso vostro. E’ inevitabile: cuccioli e cuccioloni di ogni età e forma scombussolano parecchio l’ambiente in cui vivono, perdendo peli, graffiando il parquet o rosicchiando mobili e tappeti.Va detto che i cani possono imparare più o meno tutto quello che i proprietari sono disposti a insegnare loro. Ma va detto anche che i proprietari devono avere voglia di insegnare e, per farlo, serve sia costanza che pazienza. Un essere umano che trascura l’educazione del suo cucciolo molto probabilmente avrà vicino un cane adulto difficile da gestire, capace di mettere a rischio la serena e civile convivenza con altri umani e altri cani. Come se ciò non bastasse, c’è ancora un’altra considerazione da fare: le vostre vacanze, infatti, non saranno più le stesse. Se avete l’abitudine di fare spesso weekend fuori porta o ferie alla scoperta di Paesi lontani, sappiate che dovrete raggiungere diversi compromessi una volta preso un cane. Sorvolando, infine, la questione economica (avere un cane è comunque piuttosto dispendioso tra pappe, veterinario, giochi e pensioni) c’è un ultimo motivo per cui, secondo noi, è bene fare una riflessione in più prima di prendere un compagno peloso: loro se ne andranno sempre prima di voi. Per molti la perdita di un animale è un’esperienza durissima, da cui non è facile riprendersi. Ma se siete arrivati fino a qua convinti comunque che un cane vi renderebbe la vita più bella vuol dire che siete davvero pronti: il vostro 4 zampe è là fuori da qualche parte e sta solo aspettando voi.
 
LIVING CESENATICO
13 MAGGIO 2015
 
Cani e bambini: la prima regola? Genitori intelligenti
 
Chi nella propria infanzia ha avuto la fortuna di crescere con un cane o più cani in famiglia, conosce perfettamente l’importanza di un rapporto fra cane e bambino. Personalmente la ritengo una grande fortuna perché penso che questi bambini, me compresa, da adulti conserveranno sempre ricordi indelebili riguardo al loro fedele amico a quattro zampe. Il rapporto bambino-cane, se costruito e consolidato nel rispetto, diventa un rapporto estremamente intenso. Il bambino, come il cane, è istintivo, spontaneo, impara a leggere e a interpretare al meglio un linguaggio diverso dal suo, sviluppando così una grande capacità empatica e comunicativa. Ma così come i cani, non tutti i bambini sono uguali. Ognuno ha il suo carattere e una propria personalità. Ci sono bambini che hanno un istinto amorevole e innato verso gli animali, bambini invece paurosi, terrorizzati alla vista di un cane forse perché lo vedono ancora come il lupo di Cappuccetto Rosso fomentati spesso dai loro genitori, poi ci sono bambini frenetici, iperattivi che non temono nulla e alla vista di ogni cane gli si buttano addosso senza ritegno.Ad ogni modo penso che una buona educazione sia sempre valida per qualsiasi bambino. Di fondamentale importanza è insegnare al bambino il rispetto per l’animale come ad esempio non disturbare mai il cane quando dorme o quando mangia e qui i genitori devono essere vigili, soprattutto se il bambino è molto piccolo.Un cane in famiglia deve sempre avere un rifugio, un angolo tranquillo che lo tenga al sicuro dal bambino. Ci sono genitori che pensano di comprare o adottare un cane come regalo per il loro bambino, ottima idea… ma non per questo però il bambino potrà giocare o torturare il cane portandolo allo sfinimento senza mai essere rimproverato.Se questi genitori non saranno in grado di gestire il loro figlio, con delle regole ben precise nel rispetto del loro cane, allora penso che un bel peluche sia la soluzione ideale. Ai bambini va insegnato di non toccare mai un cane sulla testa, di non urlare, di non abbracciarlo soprattutto quando sta riposando, di non rubargli giochi o cibo dalla bocca. Un cane non parla, però cerca sempre di esprimere un suo disagio, con la postura e i movimenti del corpo. Noi adulti per primi dovremmo imparare a leggere e a capire il suo linguaggio, insegnarlo ai bambini, affinché un cane non venga mai indotto a compiere atti spiacevoli.
 
VIAGGI NEWS
13 MAGGIO 2015
 
Estate 2015. Spiagge accessibili ai cani. Tutto quello che dovete sapere
Se durante l’estate avete voglia di andare al mare e portare con voi il vostro cane invece che lasciarlo a casa, oppure nelle strutture adatte all’hospitality degli amici a quattro zampe sappiate che in Italia stanno partendo diversi progetti sperimentali di spiagge con libero accesso ai cani.
 
Quando le trovate sono segnalate da appositi cartelli e, in ogni comune, nell’ufficio informazioni, potranno dirvi dove si trovano (per le migliori 5 in Italia clicca qui). Ovvio è che, per accedere a queste spiagge bisogna rispettare un codice di comportamento che, più o meno ovunque prevede:
Libero accesso ai cani dotati di microchip e regolarmente iscritti all’anagrafe canina, provvisti di libretto sanitario attestante l’avvenuta vaccinazione contro parvovirosi, antirabbica, cimurro e leptospirosi (in regola con le vaccinazioni previste e ogni altro adempimento di legge).
L’accesso è subordinato al rispetto delle norme di comportamento sotto elencate:
a) Ogni animale potrà accedervi se munito di:
– documento di iscrizione all’anagrafe canina o passaporto attestante l’avvenuta vaccinazione antirabbica in caso di cani proveniente da paese estero comunitario o documento internazionale di vaccinazione in caso di provenienza extra comunitaria;
– documentazione sanitaria, attestante l’effettuazione della profilassi vaccinale periodica  almeno contro rabbia, cimurro, parvovirosi, e leptospirosi;
– certificazione veterinaria attestante lo stato di buona salute, rilasciata dal medico veterinario curante massimo un mese prima, che dovrà essere esibita in fase di controllo da parte degli organi preposti alla vigilanza.
b) L’accesso è proibito ai cani femmina durante il periodo estrale.
c) Per i cani appartenenti a razze o a incroci di razze a rischio di aggressività è d’obbligo applicare la museruola e il guinzaglio in caso di rischio per l’incolumità di persone o animali o su richiesta delle Autorità competenti;
d) Ogni animale, prima di accedere alla spiaggia, dovrà essere munito di collare antipulci e ogni altro presidio, sempre certificato dal veterinario curante (ved. punto c);
e) I cani provenienti dall’estero devono essere accompagnati da passaporto internazionale.
f) E’ fatto obbligo ai proprietari di controllare ed accudire i propri animali, ponendo particolare attenzione a condurli e custodirli al guinzaglio per consentire una pacifica convivenza con i presenti.
g) Nei limiti del possibile l’accompagnatore dovrà evitare latrati prolungati e comportamenti eccessivamente vivaci del proprio cane, viceversa sarà tenuto ad allontanarsi dalla spiaggia.
h) L’accompagnatore dovrà aver cura che il cane non rechi disturbo ai vicini; dovrà inoltre, sistemare una ciotola con acqua sempre presente ed accessibile all’animale, a cui deve esser data la possibilità di ripararsi all’ombra.
i) Eventuali deiezioni solide dovranno essere immediatamente rimosse e depositate nei contenitori dei rifiuti, mentre le deiezioni liquide dovranno essere asperse e dilavate con abbondante acqua di mare a cura del proprietario del cane;
j) Il proprietario, salvo diversa offerta di servizi, si dovrà dotare di un idoneo quantitativo di acqua potabile da utilizzarsi per le necessità del proprio animale.
k) Ogni due ore circa l’accompagnatore è tenuto a condurre il cane fuori della spiaggia per una passeggiata .
l) I proprietari sono personalmente responsabili del comportamento del proprio cane e degli eventuali danni causati a persone o cose. I cani non devono essere mai lasciati incustoditi e liberi di vagare;
m) L’area destinata alla balneazione degli animali è compresa nello specchio d’acqua antistante la zona di arenile a loro destinata;
n) Durante la permanenza in acqua dei cani deve essere assicurata la presenza del proprietario per la relativa sorveglianza;
o) Il mancato rispetto di una delle condizioni richiamate nel presente disciplinare determina l’allontanamento dei trasgressori dall’arenile ad opera di agenti di qualsiasi Corpo avente titolo o degli operatori responsabili della gestione della spiaggia.
 
GALILEO
13 MAGGIO 2015
 
Sperimentazione animale e metodi alternativi: a che punto siamo?
 
È possibile immaginare un futuro in cui la ricerca potrà fare completamente a meno della sperimentazione animale e servirsi soltanto di metodi alternativi? È un tema assai delicato e appena tornato all’onore delle cronache: solo pochi giorni fa, infatti, sono state presentate diverse mozioni in Senato che riguardano, per l’appunto, i temi della sperimentazione animale, del benessere degli animali da laboratorio e dell’utilizzo di metodi alternativi. In particolare, ha fatto discutere la mozione 239, a prima firma Paola Taverna (M5S), in merito alla promozione delle “metodologie alternative alla sperimentazione animale con la finalità di abbandonare progressivamente l’uso degli animali a fini scientifici”. Non si tratta di una legge: una mozione parlamentare, infatti, è l’insieme di direttive non vincolanti per il governo in merito alle questioni oggetto della mozione stessa. In altre parole, si tratta di un parere che l’esecutivo è libero di non seguire, assumendosi la responsabilità politica della propria decisione.Nello specifico, la mozione 239 non è stata approvata in forma integrale, ma ne sono state richieste modifiche e soppressioni, richiamando la Direttiva Europea 2010/63 “sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici“, che regola l’utilizzo di animali nella sperimentazione biomedica e che è stata recepita in modo restrittivo dal governo rispetto al testo originale, già di suo molto stringente. Per capire cosa siano i metodi alternativi cui fa cenno Paola Taverna, abbiamo chiesto delucidazioni direttamente a chi li pratica e sviluppa. Abbiamo intervistato Marco Nobile e Raffaele Nicastro, post-doc dell’Università Bicocca di Milano e coinvolti in un progetto di ricerca sul cancro presso il Laboratorio di Metabolomica Sysbio: scienziato computazionale il primo, biotecnologo il secondo.
Qual è il vostro campo di ricerca?
Nicastro: In sostanza, studiamo le proprietà emergenti di sistemi complessi come gli organismi viventi. Un sistema biologico è l’esempio perfetto di un insieme che è più della somma delle singole parti. La biologia di sistemi si prefigge, in sostanza, di integrare una gran mole di dati biologici per ricostruire in modelli matematici l’immenso numero di connessioni, cambiamenti, funzioni che avvengono all’interno di una cellula, di un tessuto o addirittura di un organismo pluricellulare.
Come giudicate le mozioni definite “salva-animali” approvate in Senato nei giorni scorsi?
Nicastro: Le mozioni recentemente approvate in Senato si potrebbero risolvere, nella migliore delle ipotesi, in uno spreco di denaro pubblico (istituzione di un garante per i diritti degli animali, corsi di formazione riguardo metodologie alternative). Il mondo della politica non è solo distante da quello della scienza e della ricerca, la sensazione è quella di un progressivo ulteriore allontanamento. Il caso delle modifiche alla direttiva europea sulla sperimentazione animale è l’esempio più lampante, poiché si tratta di modifiche molto restrittive ad una direttiva già considerata a livello mondiale la normativa più severa in materia.
Quando si parla di metodi alternativi, nel linguaggio comune ci si riferisce a colture cellulari, simulazioni al computer, “metodi di rilevanza umana”, “human on a chip”. Si tratta di metodi realmente alternativi? E qual è la corretta definizione?
Nobile: Il discorso è molto ampio. Quello che si può dire con certezza è che in questo momento non esistono alternative. Chiunque affermi il contrario sta mentendo o non ha idea di cosa sta parlando, semplicemente. A tutti, per primi i ricercatori biomedici, farebbe piacere non dover fare ricorso ad animali per i test di laboratorio, ma non c’è nessuna tecnologia in grado di sostituire questo passaggio. L’unica alternativa, se interrompiamo i test su animali, è passare direttamente ai trial clinici, con le ovvie conseguenze dovute alla mancanza di un “filtro” preliminare di tossicità. Nel contempo, però, c’è una forte ricerca relativa ai metodi “complementari” (questa può essere una definizione corretta), ovvero che non rimpiazzino la sperimentazione animale ma che ne limitino il ricorso laddove sia possibile e nei limiti dell’applicabilità. Tutti i metodi citati cadono in questo contesto, alcuni sono già utilizzati e prenderanno sempre più piede con il progredire della tecnologia (e degli algoritmi). Tuttavia siamo ancora molto lontani dalla possibilità di simulare computazionalmente, in maniera realistica, un’intera cellula.È possibile sviluppare metodi alternativi indipendentemente dai risultati della sperimentazione animale, o è necessario rifarsi a questa? Nello specifico della ricerca di base, quali metodi alternativi vengono applicati e con quale efficacia?
Nobile: In ogni caso, la calibrazione e validazione di qualsiasi modello computazionale richiede dati sperimentali, anche con l’ausilio della sperimentazione animale. Nessuno si fiderebbe di un modello o metodo di simulazione se non dimostrasse la capacità di replicare le osservazioni sperimentali.
Nicastro: I cosiddetti metodi alternativi necessitano e necessiteranno di essere validati nella loro funzione predittiva delle risposte di un organismo intero. Nella ricerca di base la parte del leone la fanno sicuramente le colture cellulari, recentemente sbandierate come metodi alternativi ma che sono in realtà usate da decenni per lo studio di biochimica e biologia molecolare delle cellule. Le conoscenze così ottenute sono state enormi e sono sicuramente il carburante necessario per raggiungere obiettivi futuri, ad esempio nella biologia dei sistemi, ma ad oggi non costituiscono sicuramente alternative all’uso di animali nella sperimentazione preclinica.
I metodi alternativi non richiedono in nessuna misura l’uso di animali? Per fare un esempio, nelle colture cellulari si usa spesso il siero bovino per il terreno, ma anche utilizzando terreni senza siero si rendono necessari fattori di crescita a volte prelevati da animali.
Nobile: miglioramenti in tal senso sono sicuramente avvenuti, in particolare con la sostituzione, quando possibile, del siero bovino e dei fattori di crescita con derivati sintetici. Non ci si dimentichi però che la ricerca richiede l’utilizzo di derivati animali anche per scopi non direttamente collegati alla coltura delle cellule. É questo il caso ad esempio di proteine di origine animale utilizzate come standard o come enzimi in molti esperimenti necessari per indagare fenomeni di biochimica cellulare.Pensate sarà possibile sviluppare metodi alternativi per studi di teratogenicità (l’interazione dei farmaci con la gravidanza, ndr) e/o per farmaci veterinari che non prevedano l’utilizzo dell’animale nelle sue fasi?
Nobile: Il punto di vista computazionale è privilegiato perché ci consente di astrarre: la teratogenicità di una sostanza può essere investigata con le stesse tecniche di simulazione descritte prima. Tuttavia, nel momento in cui scegliamo il livello di granularità con cui vogliamo studiare questo sistema, rischiamo di trascurare i processi su un’altra scala, e di arrivare a conclusioni errate. Per fare un esempio, se creiamo un modello a livello molecolare dell’azione di un farmaco durante la gravidanza, difficilmente riusciamo anche a simulare l’embrione in formazione.
Nicastro: Si tratta sicuramente del problema più spinoso nella sostituzione della sperimentazione animale, considerando i tristi eventi del passato. Non è pensabile nel prossimo futuro un’alternativa ai test di teratogenicità su animale. Le interazioni fra madre e feto saranno sicuramente un elemento di incredibile complicazione, ad esempio, nello sviluppo di simulazioni al computer atte a testare l’effetto di un trattamento. I farmaci veterinari richiederanno sempre la sperimentazione clinica su animale, così come i farmaci destinati all’utilizzo umano necessitano di una fase di sperimentazione clinica su umani.Quali costi si devono affrontare nello sviluppo ed utilizzo di metodi alternativi? Questi sono più o meno costosi rispetto alla sperimentazione animale odierna?
Nobile: Per le ragioni espresse prima, mi limito a considerare la simulazione come metodo complementare alla sperimentazione animale. In linea di principio basta un computer. Dunque, se si esclude la formazione del personale dalle voci di costo, si parla di poche migliaia di euro. Tuttavia, certi tipi di analisi e modelli di una certa grandezza impongono l’uso di infrastrutture di supercalcolo che possono avere costi maggiori. Per chi voglia dotarsi di un’infrastruttura propria, questi costi sono legati all’acquisto, installazione e mantenimento (energetico e sistemistico) di questi macchinari molto complessi, creati “aggregando” centinaia o migliaia di nodi di calcolo.
Nicastro: Lo sviluppo di metodi alternativi è sicuramente oneroso e, per esempio, nel campo della Systems Biology, richiede il cospicuo finanziamento di generazioni di ricercatori. L’idea è però che, una volta sviluppati, questi metodi siano incredibilmente meno costosi della SA non solo in termini di vite animali ma anche in termini economici (si paragoni il costo di simulazioni al computer, che non è “usa e getta”, con quello di mantenimento di migliaia di animali). Per tali motivi è sicuramente un paradosso quello sostenuto da chi dice che tali metodi siano già belli e pronti e non siano utilizzati perché troppo onerosi per gli istituti di ricerca e l’industria farmaceutica.Ad oggi, cosa può arrivare a simulare un modello computazionale in silico? A quale livello di complessità si può giungere?
Nobile: Il discorso può essere ipersemplificato in questi termini: più si incrementa la dimensione del sistema da studiare, più potenza di calcolo è necessaria. In alcuni contesti (ad esempio, la dinamica molecolare) è possibile sfruttare con un discreto successo architetture parallele, che scalano “bene” all’aumentare dei nodi di calcolo. Ciononostante, anche sulle macchine più potenti del pianeta (equipaggiate con decine di migliaia di GPU e coprocessori paralleli), sono necessarie diverse ore di calcolo per ricreare la dinamica temporale corrispondente a poche “frazioni” di secondo di un sistema composto da poche molecole. La limitazione di questo approccio sta nel fatto che è veramente difficile, per non dire impossibile, pensare a una simulazione che coinvolga tutte le reazioni che avvengono in una cellula: sono un’enormità, presentano problemi di scala temporale, di collocazione spaziale delle molecole, di mancanza di conoscenza di alcuni parametri fondamentali, e via elencando. Per questa ragione, la ricerca sui metodi complementari avviene anche a livello algoritmico, cercando di studiare nuovi metodi in grado di alleggerire la complessità computazionale, senza per questo sacrificare l’attendibilità delle simulazioni.Pensate che in futuro possa esistere una sperimentazione unicamente con metodi alternativi e che la sperimentazione animale possa essere abbandonata definitivamente?
Nobile: Sarà forse possibile per la ricerca di base, più difficilmente per la fase preclinica. Quando ciò sarà teoricamente possibile, la scienza dovrà affrontare un ostacolo emotivo della gente forse più grande di quello attuale. Si tratterà di convincere volontari umani a provare farmaci mai testati su organismi interi. Chissà che allora non ci saranno movimenti che accuseranno le case farmaceutiche di sperimentare solo al computer perché più economico?
Nicastro: Improbabile, ma lo speriamo tutti.
 
NEL CUORE.ORG
13 MAGGIO 2015
 
"IN 6 ANNI CROLLATO IL CONSUMO DI CARNE PER DUE MILIONI DI ITALIANI"
Indagine GfK Eurisko: il verde batte il rosso a tavola
 
Il verde batte il rosso sulle tavole degli italiani. Aumenta, infatti, il consumo di prodotti a base vegetale, crolla quello di carne: sono due milioni gli italiani che hanno ridotto il consumo di carne negli ultimi sei anni. E circa il 3% degli italiani tra i 18 e i 64 anni si ispira ai principi vegan (quasi 1.150.000). A dirlo l'indagine GfK Eurisko - TreValli "Buono da Pensare", presentata a Milano al Fuori Expo della Regione Marche, che ha fotografato i cambiamenti nelle abitudini alimentari in Italia negli ultimi vent'anni tra salute, palato e genuinità, ma anche etica e rispetto degli animali. Il 16% degli italiani si sente vicino ad almeno un regime alimentare particolare, a partire dalla cucina vegana e da quella vegetariana. Che, insieme, raccolgono consensi dal 9% degli intervistati (3% vegani, 6% vegetariani), seguite dal macrobiotico e dal crudismo (vicini alla sensibilità del 2% del campione).
Sono 4 su 5 gli italiani che conoscono alimenti a base di soia, e sfiorano il 40% quelli che li consumano abitualmente o ne hanno fatto uso almeno una volta negli ultimi sei mesi. L'acquirente tipo viene dal Nord-Ovest (36%), abita in grandi città (13%) e occupa posizioni dirigenziali (25%); sono prevalentemente donne (58%), tra i 45 e i 54 anni (28%) e in possesso di una laurea (17%). A finire più spesso nei carrelli della spesa la panna vegetale (15%), le bevande sostitutive del latte (conosciute da oltre la metà del campione e scelte dal 14%) e i piatti pronti a base di soia (12%). "La gamma dei prodotti vegetali - ha spiegato il direttore pianificazione strategica e business innovation di TreValli, Federico Camiciottoli - va incontro a esigenze relativamente nuove e in crescita".
 
NEL CUORE.ORG
13 MAGGIO 2015
 
BRASILE, IL LEONE WILL LIBERATO DAL CIRCO: TOCCA L'ERBA DOPO 13 ANNI
Ecco il video girato da Rancho dos Gnomos
 
Riassaporare la libertà dopo 13 anni passati rinchiusi in un circo brasiliano. E' la storia di Will, che ha passato buona parte della sua esistenza in una gabbia stretta e spesso sporca. Per fortuna, l'organizzazione Rancho dos Gnomos con sede a Cotia, nello Stato di San Paolo, è riuscita a liberarlo e a portarlo nel proprio santuario in cui trovano rifugio altri animali selvatici che hanno subito abusi. Nel video che vedete qui sotto tratto dal canale YouTube dell'associazione, Will per la prima volta dopo anni acquista la libertà. Prima è guardingo e sperimenta il contatto con l'erba fresca, poi si ruzzola per terra e si mette a giocare. Ecco la sua reazione.
VIDEO
 
LA ZAMPA.IT
13 MAGGIO 2015
 
Usa, sfonda il vetro di un’auto per salvare un cane e viene arrestato
Il veterano è intervenuto quando ha visto l’animale chiuso in una macchina sotto il sole
 
Giulia Merlo
 
Quando la polizia lo ha arrestato per aver sfondato il finestrino, non si è scomposto. «Sapevo che ci sarebbero state conseguenze, ma non importa. Un vetro si sostituisce, un cane no». Il veterano della Guerra del Golfo Michael Hammons si trovava con la moglie al centro commerciale di Athens, in Georgia, quando ha sentito che un c’era un cagnolino abbandonato in un’auto nel parcheggio.Alcuni passanti lo avevano notato chiuso in una Mustang, sotto il sole e senza acqua, e stavano aspettando l’intervento della polizia. Quando lo ha visto, Michael ha afferrato la stampella della moglie e ha sfondato il vetro della macchina, liberando la bestiola e permettendole finalmente di respirare. «Soffro di una sindrome da stress post-traumatico e ho visto abbastanza morte e distruzione. Non volevo che succedesse niente al cane, se potevo intervenire per evitarlo», ha detto il veterano alle forze dell’ordine giunte sul posto. Quando la proprietaria è tornata, però, si è arrabbiata moltissimo per il danno all’auto e ha insistito con la polizia per sporgere denuncia contro Michael. «Noi non avremmo voluto incriminarlo, ma ha confessato di aver sfondato il finestrino e quando la vittima di un danno dice che vuole denunciare noi non possiamo fare altro», ha commentato l’agente della Oconee Conuty. Lo stato della Georgia, infatti, consente di infrangere un finestrino nel caso di un bambino in pericolo, ma non se si tratta di un animale. Anche la signora, comunque, è stata denunciata a sua volta per aver abbandonato il cane in auto, anche se ha provato a difendersi dicendo di averlo lasciato solo per qualche minuto. I testimoni, però, la hanno smentita. Nessun rimpianto, però, per il veterano, che ha ripetuto di essere convinto di aver agito per il meglio per salvare il cagnolino.
FOTO
 
LA ZAMPA.IT
13 MAGGIO 2015
 
“I cani e gatti del futuro? Sostituiti da robot”
Entro 10-15 anni i robot potrebbero prendere il posto del cane e del micio di casa. Almeno questa è l’ipotesi fatta dai ricercatori dell’università australiana di Melbourne sulla rivista Frontiers in Veterinary Science.
 
«Potrebbe suonare surreale avere animali domestici virtuali o robotici, ma per le prossime generazioni potrebbe essere una cosa del tutto naturale», osserva Jean-Loup Rault, coordinatore della ricerca che punta a riprodurre i migliori amici dell’uomo su chip e circuiti elettronici. Il ricercatore è convinto che il cambiamento potrà avvenire in poco più di un decennio: «non è una questione di secoli. Se nel 2015 sulla Terra vivranno 10 miliardi di esseri umani , è probabile che le cose cambieranno prima di quanto possiamo pensare. Se qualcuno avesse descritto Facebook 20 anni fa, gli avrebbero dato del matto. Ma in Giappone è già possibile vedere persone molto affezionate al loro cane-robot. Al punto da celebrare i funerali quando i circuiti finiscono di funzionare».A fare da apripista negli anni ’90 è stata la moda del Tamagotchi, l’animaletto elettronico da accudire 24 ore su 24. Si calcola che da allora ne siano stati venduti oltre 76 milioni in tutto il mondo. Poi sono arrivati i mondi virtuali nei quali si allevano animali 2.0, come Happy Farm. Quindi è stata la volta dei primi cani robot, come Aibo della Sony, trattato come un vero cane nelle case in cui è entrato finora. Su Google ci sono numerosissimi brevetti di cani-robot, osserva Rault, e «tutti sono convinti che il mercato possa decollare nei prossimi 10-15 anni». Mentre i ricercatori continuano nei loro studi per realizzare il robot-Fido, c’è chi si pone il problema etico sulla possibile dipendenza di un umano da un robot. Elemento questo sicuramente importante vista la già elevata dipendenza che ormai ogni persona tende ad avere nei confronti delle tecnologie. Probabilmente però i ricercatori dovrebbero approfondire un altro aspetto, quello del rapporto emotivo che si viene a creare fra la persona e l’animale. Un sentimento che si viene a costruire nel tempo, imparando a conoscersi reciprocamente, fondendo i due caratteri in un unico elemento. Qualcosa che nessuna tecnologia, almeno per ora, è riuscita a replicare. Per fortuna.
 
IL TIRRENO
14 MAGGIO 2015
 
Otto cani uccisi: il padrone mette una taglia
Strage di maremmani, pastori dei Pirenei e meticci tra Roccalbegna e Arcidosso: "5000 euro per chi mi darà informazioni certe sui responsabili"

di Fiora Bonelli

 
ARCIDOSSO (GR). «Metto una taglia di almeno 5.000 euro destinata a chi mi darà informazione certa su chi ha ucciso i miei otto cani da guardiania. E mi appello al prefetto perché faccia qualcosa contro chi se la prende con animali che fanno solo il loro lavoro di guardiani di greggi».Chi parla è Giacomo Franceschelli, pastore di Arcidosso, che ha visto morire fra martedì e mercoledì i suoi cani da guardiania senza i quali adesso sarà complicato salvaguardare le sue greggi. Otto cani di cui lui sospetta l’avvelenamento: sarebbe la seconda volta che accade dopo che altri cinque cani da guardiania erano stati uccisi col veleno allo stesso pastore e nello stesso luogo. Un fattaccio che aggrava il già pesante quadro in cui sono costretti a vivere i pastori e i loro greggi, costantemente in stato di assedio a causa della presenza di predatori di ogni tipo. E proprio per proteggere le pecore dagli assalti del lupo o ibridi che siano è necessario tenere questi cani. E più il gregge è grande, più cani occorrono.«Se ho fatto qualcosa a qualcuno, proprio non lo so. Chiedo, se è così, che questo qualcuno me lo venga a dire. I cani non c’entrano nulla», si sfoga Franceschelli. Fatto sta che questa è la seconda volta che i suoi cani vengono uccisi, anche se per avere certezza dell’avvelenamento saranno le autopsie a doverlo dire, quelle che saranno effettuate all’istituto zooprofilattico dove gli animali morti sono stati portati.Di quanto è accaduto il pastore Giacomo Franceschelli si è accorto alle 20,30-21 di martedì 12 maggio, quando è andato a rimettere il gregge nel capanno. La zona è quella delle Capanne, ai piedi di Monte Labro (Roccalbegna), accanto alla riserva di Pescinello.«Martedì sera - spiega Franceschelli - ero andato a rimettere le pecore nell’ovile e ho trovato morto uno dei miei cani. Mi sono reso conto che qualcosa non andava, ma era già buio e dovendo fare il lavoro con le pecore non ho avuto modo di guardarmi intorno. Purtroppo, da casa, mi erano venuti dietro altri quattro cani. Ed è stata una tragedia. Infatti quando sono tornato al podere Le Vene di Monte Labro, dove abito, due di loro sono morti subito. Gli altri due sono morti mercoledì mattina. Ho avvertito subito la polizia provinciale, i carabinieri e la Asl e con loro, quando sono arrivati, siamo andati al pascolo delle Capanne dove martedì sera ho trovato il cane morto e abbiamo trovato gli altri tre cani. Tutti morti, anche loro».Franceschelli è disperato e furibondo. «Sono morti un pastore dei Pirenei, due pastori belga, un meticcio belga e quattro maremmani. Sono morti tutti quelli adulti e che mi servivano anche a radunare il gregge oltre che a sorvegliare le pecore e difenderle dai predatori. Me ne rimangono tre a Capanne e quattro o cinque a casa, ma tutti ancora cuccioli e dunque incapaci di lavorare bene come gli altri. Sono costretto, adesso, a stare in piedi giorno e notte a sorvegliare le mie pecore e questo è un grande problema, come ben sa chi fa il mio mestiere».Franceschelli comunque vuole vederci chiaro: «Ho chiesto a carabinieri e polizia di fare di tutto per trovare il responsabile di questa strage, che è la seconda volta che mi capita. Sono cani da pastore, perfettamente addestrati a fare il loro lavoro, vivevano a stretto contatto con le pecore giorno e notte e non erano affatto pericolosi per le persone e gli animali a cui non avrebbero fatto alcun male. Un danno irreparabile per la mia azienda. Solo gli allevatori possono comprendere quanto valga un cane che ti sorveglia un gregge e al quale puoi affidare senza problemi una parte del tuo patrimonio. In ogni caso - aggiunge - questa cosa deve finire. Io ci metto 5.000 euro di taglia che pagherò a chi mi saprà dare notizie certe sul fatto. E non solo. Chiedo alle forze dell’ordine e al prefetto di fare di tutto per intercettare i responsabili. Ci saranno tracce, sul terreno, ci saranno tracce telefoniche. Voglio giustizia per me e per i cani».Ma Giacomo Franceschelli indica anche un altro problema: «Adesso sono anche angosciato per le mie pecore, che magari pascolando possano trovare erba avvelenata. Speriamo di no, speriamo non succeda. Dico solamente che questi gesti sono roba primitiva, di persone senza cuore e senza cervello. Veramente roba da Medioevo».
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REPUBBLICA.IT
15 MAGGIO 2015
 
Nove cani avvelenati, il proprietario mette una "taglia" di cinquemila euro
Gli animali trovati morti tra martedì e ieri a Roccalbegna, nel grossetano, dal titolare di un'azienda ovina. Che ora cerca informazioni
 
Nove cani da guardia sono morti avvelenati a Roccalbegna (Grosseto). Il proprietario, che possiede un'azienda ovina sul monte Labro, ha deciso di mettere a disposizione 5.000 euro a chi è in grado di fornirgli notizie utili per risalire al responsabile dell'avvelenamento degli animali, trovati morti otto martedì scorso e uno ieri.Sopravvissuti solo due cani. Il proprietario ha anche chiesto a forestale e carabinieri di impiegare i cani molecolari per vedere se nel pascolo ci siano ancora dei bocconi avvelenati.
 
NEL CUORE.ORG
14 MAGGIO 2015
 
COMO, AVEVA UN ARSENALE A CASA E SPARAVA AI TASSI E AI GATTI DEI VICINI
Un 56enne denunciato. Le armi sono state sequestrate
 
Teneva in casa un piccolo arsenale di pistole e fucili con cui sparava ai tassi, incolpati di aver "infestato" la sua proprietà, e ai gatti dei vicini. Sono le 22.40 di martedì quando una volante della polizia arriva in via Imbonati, a Como: poco prima una donna, chiamato il numero di emergenza, aveva riferito di aver udito un rumore, simile a un'esplosione da arma da fuoco, accompagnata da un bagliore e seguita da un tonfo. Una volta a destinazione, gli agenti prendono contatto con la donna, che mostra loro l'area boschiva da cui aveva sentito provenire lo sparo, confermato anche da un altro abitante della zona. Che ha raccontato: "Sono parecchi giorni che questo rituale si ripete. Una sera della settimana scorsa il mio cane è rientrato in casa zoppicando, colpito a una zampa da alcuni pallini di fucile". Lo rivela "Il Giorno".
Dopo essersi fatti indicare l'abitazione da cui si presumeva arrivassero gli spari, i poliziotti hanno contattato il proprietario, C.B., 56 anni, il quale dapprima ha negato di essere il responsabile di quei colpi, poi ha ammesso di aver sparato a dei roditori, che da qualche tempo si erano introdotti nella sua proprietà. L'uomo in casa aveva un piccolo arsenale: otto fucili (privi di munizionamento) e tre pistole, con le munizioni sparse per tutta l'abitazione, nei cassetti, negli armadi, sui mobili. Alcune delle armi erano intestate al padre ormai defunto, altre invece erano prive di ogni documentazione. L'uomo è stato accompagnato in Questura per gli atti di rito e denunciato in stato di libertà per detenzione illegale di armi e munizionamento e per omessa custodia.
 
NEL CUORE.ORG
14 MAGGIO 2015
 
CHIAVERANO (TO), UCCISO IL CIGNO BALDASSARRE: "GESTO VIGLIACCO"
Il sindaco: denuncia ai carabinieri contro ignoti
 
Polemiche a Chiaverano (Torino) per l'uccisione di un cigno. Il centro di duemila abitanti nel Canavese si è mobilitato per assicurare alla giustizia l'assassino di Baldassarre, così come veniva chiamato un cigno bianco che viveva da oltre dieci sul lago Sirio. Il sindaco, Maurizio Fiorentini, oggi ha annunciato via Facebook di avere presentato ai carabinieri, dopo avere raccolto ogni informazione possibile, una denuncia contro l'autore di un gesto "inqualificabile" e "vigliacco" ma avverte che non c'è ancora "la certezza di arrivare a una condanna" e, quindi, invita i testimoni a farsi avanti ufficialmente. Baldassarre è stato accusato, a volte, di essere invadente nei confronti dei frequentatori del lago Sirio: il sospetto è che a ucciderlo sia stato un bagnante. Si tratterebbe di un nuotatore che, ritrovandosi il cigno nelle vicinanze, gli avrebbe trascinato il capo sott'acqua. Da tempo - ricorda Fiorentini - l'animale era comunque "un simbolo bellissimo" del lago nonché "un'attrazione per grandi e bambini". Per proteggere il cigno dalle polemiche era nata, su Facebook, la pagina "Io sto con Baldassarre" che ad oggi ha raccolto quasi 1.200 like.
 
GEA PRESS
14 MAGGIO 2015
 
CHIAVERANO (TO) – Il cigno strangolato. Il Sindaco è certo dell’autore e va dai Carabinieri
 
La querela è stata presentata per l’uccisione dell’animale ma anche per aver distrutto un bellissimo simbolo che identificava il Lago Sirio. In tal maniera Maurizio Fiorentini,  Sindaco di Chiaverano (TO), è voluto intervenire in merito all’uccisione del cigno Baldassarre. Un simbolo bellissimo, un richiamo e un’attrazione per grandi e bambini, ha riferito il Sindaco.
La vicenda del cigno morto forse per strangolamento, ha scosso in molti. Il Sindaco, però, sembra essere sicuro dell’identificazione  dell’autore nei confronti del quale ha già presentato un denuncia  presso il locale Comando Stazione dei Carabinieri. Il Primo cittadino avrebbe raccolto diverse informazioni.   Il Comune, inoltre, valuterà la costituzione di parte civile nel caso verrà intentato il processo.Secondo il Primo cittadino il probabile autore del gesto non sarebbe un bagnante occasionale. Per ragioni ancora oscure, avrebbe afferrato per il collo il povero animale trascinando la testa sott’acqua fino a causare la morte per annegamento. Completata la nuotata e raggiunta la riva, l’autore del gesto che il Sindaco ha definito “vigliacco”, si sarebbe allontanato con la propria auto.Sempre da informazioni apprese in loco, il cigno non avrebbe attaccato il bagnante. A recuperarne il corpo  è stato il proprietario di un ristorante. Sembra che alcune persone hanno rimproverato l’autore del gesto senza ottenere particolari risposte. Intanto questa mattina i servizi dell’ASL e la Polizia Municipale di Chiaverano hanno eseguito i rilievi sul corpo del volatile. L’ASL ha poi provveduto al trasferimento per la cremazione.Il Sindaco Fiorentini tiene però a precisare che  “avere identificato il responsabile non da la garanzia certa della necessaria e auspicata condanna per il suo vile gesto. E’ infatti necessario che chi ha visto si faccia avanti per testimoniare. Testimoniare è un atto di civiltà e costa poco – ha concluso il Sindaco – Fare finta di nulla vuol dire essere complici di questo vile e assurdo atto di crudeltà“.
 
LA ZAMPA.IT
16 MAGGIO 2015
 
Un geometra ha ucciso il cigno Baldassarre: “Nuotavo e mi infastidiva”
 
Giampiero Maggio
 
Me lo sono trovato di fronte mentre attraversavo il lago e la prima sensazione che ho provato è stata quella di fastidio. Così gli ho tirato il collo, ma non pensavo di averlo ammazzato». Poi ha proseguito la sua nuotata. Come se non fosse mai accaduto nulla. E’ la spiegazione, banale quanto sconvolgente, rilasciata ai carabinieri da Isidoro V., 55 anni, geometra di Castellamonte, identificato e denunciato per l’uccisione di Baldassarre, il cigno simbolo del lago Sirio.
Caccia all’uomo finita
Per l’identificazione sono state determinanti le testimonianze delle persone che, l’altro ieri pomeriggio, si trovavano in riva al lago e hanno notato la scena. Una donna è riuscita a vedere l’auto sulla quale poi l’uomo è salito prima di abbandonare il Sirio e tornare a casa. Ha annotato il numero di targa e lo ha segnalato al sindaco di Chiaverano, Maurizio Fiorentini. E’ stato il primo cittadino a sporgere denuncia ai carabinieri: «Chiediamo a chi ha assistito a questo atto spregevole – è l’appello di Fiorentini - di aiutarci ad incastrarlo. I carabinieri lo identificheranno, ma lo dobbiamo inchiodare in Tribunale». Dal numero di targa i militari sono risaliti all’identificazione del cinquantacinquenne.
L’ammissione
Isidoro V., il geometra contro il quale, ora, si è scatenata la reazione indignata di migliaia di persone che sui social network non gli risparmiano insulti (e in alcuni casi minacce), ha ammesso ogni responsabilità. Lo ha fatto, raccontano i carabinieri, con il più assoluto disincanto. «Stavo nuotando quando quel cigno mi si è avvicinato». E’ in quel momento che si è scatenata la reazione. Fulminea: «Mi dava fastidio, così gli ho tirato il collo, ma non pensavo di averlo ammazzato». Invece Baldassarre, il cigno che da 15 anni popolava lo specchio d’acqua, tanto da diventare una vera e propria icona per un’intera Comunità, non è più riuscito a sollevare il muso, ormai sott’acqua.
Chiaverano parte civile
Un simbolo, dunque. Anche perché Baldassarre, in passato, era stato al centro di molte polemiche per la sua aggressività nei confronti di bagnanti e piccole imbarcazioni (i pedalò) che invadevano il suo territorio. C’era chi, dalle acque del Sirio lo voleva lontano. Una minoranza, però. La stragrande maggioranza, invece, aveva firmato petizioni e lanciato appelli perché Baldassarre potesse restare nella sua casa. E lì, nelle acque del Sirio, è rimasto fino all’altro ieri, prima che qualcuno decidesse di sbarrazzarsene. «Stiamo valutando – dice il sindaco – di costituirci parte civile».
VIDEO E FOTO
 
LA ZAMPA.IT
17 MAGGIO 2015
 
Un intero paese contro l’uomo che ha ucciso il cigno Baldassarre nel lago
Ivrea: l’autore del gesto si è dileguato. Gli abitanti: “Meglio per lui”
 
Giampiero Maggio
 
Ivrea  (TO) - Al citofono di casa non risponde nessuno. Il telefono squilla a vuoto. Isidoro Verna, il geometra di 55 anni che ha confessato di aver ucciso, strozzandolo, il cigno reale «Baldassarre», simbolo da 15 anni del lago Sirio, specchio d’acqua tra le colline che circondano Ivrea e Chiaverano, nel Torinese, si è dileguato: «E’ andato da alcuni parenti. Ed è meglio per lui», tagliano corto in paese.
Gli insulti e le minacce
A spiegare le sensazioni di quest’uomo di mezza età finito alla gogna mediatica è il suo avvocato, Piefranco Sado: «E’ turbato per tutto il clamore che questa storia sta suscitando, non se l’aspettava». Basta sfogliare le migliaia di pagine dedicate al caso e date in pasto ai social network per percepire il tenore dell’indignazione, in alcuni casi anche la violenza verbale, di chi continua a lasciare commenti sulla vicenda. C’è chi si limita a condannare, chi esprime parole di solidarietà all’animale e c’è chi, invece, va molto oltre. «Se ha paura di vendette o ritorsioni? No, però il mio cliente è scosso», spiega il suo legale. Verna è stato denunciato penalmente.
La difesa
Ieri, a Castellamonte, dove vive, in molti gli hanno puntato il dito riservandogli parole non proprio gentili: «Non dovevamo finire agli onori delle cronache per una vicenda così triste e squallida» si sfoga Giovanni Maddio, esponente della giunta comunale. Verna, intanto, la ricostruzione di quel pomeriggio di quattro giorni fa l’ha fatta ai carabinieri, che in un giorno e mezzo lo hanno rintracciato e, grazie ad alcuni testimoni, hanno risolto il caso. «Sono arrivato al lago alle 17, ho indossato la muta e mi sono immerso». Il geometra è un abile nuotatore, è vice presidente di Canavese Triathlon, quelle rive le conosce come le sue tasche. Così come conosceva Baldassarre. Lo aveva incontrato in tante occasioni e anche il pomeriggio di mercoledì. Verna racconta: «Nuotavo, il cigno mi seguiva ma dopo 100 metri mi ha superato e si è messo di fronte. Poi ha aperto le ali attaccandomi. Ho provato a parare i colpi che mi sferrava con il becco e di respingerlo». Tutto inutile: «E allora l’ho afferrato per il collo immergendolo in acqua. Volevo farlo desistere, non certo ucciderlo». Verna ha poi proseguito raggiungendo l’altra sponda. Tornando, però, ha notato le piume galleggiare: «Non ho visto più il cigno. Sinceramente pensavo fosse ancora vivo».
I testimoni
Sul caso di Baldassarre si è mobilitata un’intera comunità. C’è chi ha assistito alla scena e chi, come Ilze Svike Svitina, una ragazza Lettone da due anni in Italia, con lo smartphone ha immortalato il cigno in compagnia del suo assassino. L’immagine è stata scattata pochi attimi prima che Verna afferrasse il collo del volatile: «Ma erano già lontani dalla mia visuale - racconta -, non ho visto la scena della sua uccisione. Ricordo soltanto che i due nuotavano insieme. A me interessava fotografare Baldassarre, ma con lui c’era sempre quell’uomo». A notare la scena dell’uccisione. invece, è stata una donna, che però non è ancora stata rintracciata: «Non c’è stata alcuna aggressione da parte dei cigno, ha fatto tutto quell’uomo». C’è chi, però, prova ad alleggerire la posizione di Verna: «Baldassarre? Lo amavamo tutti ma è vero anche che spesso c’è stato chi, in passato, lo ha molestato e il cigno è diventato aggressivo», racconta Luca Revel Chion, titolare del ristorante il Vecchio Cipresso, due passi dal lago.
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GEA PRESS
14 MAGGIO 2015
 
Avellino – Abbandono in provincia. Per la cucciola si mobilita Polizia Municipale, un Assessore e due Sindaci
 
Una cucciola in tenera età, abbandonata da qualche miserabile nelle campagne del paese di Bonito. Così la LAC commenta l’ennesimo caso di abbandono di cani avvenuto in provincia di Avellino. In questo caso, però, il lieto fine è stato assicurato.
La piccola, infatti, è stata tratta in salvo dalla Polizia Municipale di Bonito. L’Agente che ha raccolto la cucciola, ha provveduto ad ospitarla presso la sua abitazione.“Sono stato contattato dall’Agente – riferisce a GeaPress Mauro Merola, responsabile della LAC di Avellino -  e con vari giri di telefonate si è trovata un’adozione, evitando il ricovero presso il canile convenzionato. La destinazione è stata in un altro Comune, addirittura nella casa del Sindaco di Villamaina che, così, ha fatto felice sua figlia a cui, da poco, era venuto a mancare il suo cane”.La LAC tiene a ringraziare l’Agente della Polizia Municipale di Bonito Gennaro Mazzola che ha provveduto a salvare la cagnetta, Giuseppe De Pasquale, sindaco di Bonito, che ha autorizzato il trasporto della cagnolina fino a Villamaina è l’Assessore del Comune di Villamaina Vincenzo Di Marino. Un ringraziamento particolare va al Sindaco di Villamaina Stefania Di Cicilia e naturalmente alla figlia che ha accolto la piccola con tanta gioia.“Tutto è bene quel che finisce bene – conclude Mauro Merola - soprattutto quando privati, associazioni e pubbliche amministrazioni lavorano in sinergia“.
 
NEL CUORE.ORG
14 MAGGIO 2015
 
ANCONA, KYRA CERCA IL PROPRIETARIO MORTO IN SPIAGGIA E SINDACO L'AIUTA
Firmata una deroga al divieto sui cani nell'arenile
 
Il suo proprietario muore e lei - una cagnolona dallo sguardo dolce - ogni giorno va in spiaggia a cercarlo, lì dove facevano lunghe camminate insieme. E per quell'amore gli uomini si riscoprono umani e le leggi possono cambiare. Non passa giorno in cui, di pomeriggio, Kyra non si faccia vedere. Succede tra le dune di Falconara Marittima (Ancona) anche ora che il suo compagno non c'è più, ucciso da un infarto. Era il 19 aprile: l'operaio in pensione Leo Mangiaterra ha avuto la forza di telefonare al 118 e gridare aiuto, ma non è bastato. Quando i medici sono entrati nell'appartamento facendosi strada dopo i colpi d'ascia dei pompieri sul portone, lo hanno trovato morto, vegliato dal suo meticcio lupo dal pelo fulvo adottato otto anni prima in un canile. Lo racconta "il Giornale".
Facevano coppia fissa Leo e Kyra. Soprattutto nelle passeggiate pomeridiane in riva all'Adriatico, che puntualmente si concludevano con una sosta all'ombra degli alberi del club nautico. Dopo che Leo se n'è andato, Kyra ha continuato ad andare sul bagnasciuga, con la speranza di rivederlo. Vana ma segno di un amore sconfinato.
Rimasta sola, Kyra ha trovato in Massimo Leti, istruttore di windsurf, un punto di riferimento sicuro che l'ha salvata dal rientro altrimenti inevitabile in canile, nell'attesa che qualcuno le schiuda - di nuovo e per sempre - le porte di una famiglia. Ma la burocrazia ha provato a cancellare il sogno di questa cagnolona: la corsa sull'arenile sulle tracce di Leo. "Dal 15 maggio al 15 settembre - ha lanciato l'allarme il presidente del club nautico, Guido Armeni - per i cani c'è il divieto di frequentare la spiaggia. Qui le siamo tutti affezionati. Chiediamo al Comune e agli enti competenti di concedere una proroga per consentire a Kyra di rimanere con noi".
Detto fatto: il sindaco Goffredo Brandoni si è precipitato al circolo per controllare di persona la situazione. Tornato al municipio, ha preso carta e penna per convincere l'Autorità portuale anconetana a rilasciare un permesso speciale che tenesse lontani multe e accalappiacani, spiegando che "in un momento in cui le istituzioni non riescono a dare risposta a tanti drammatici problemi, non possono venire meno persino la sensibilità, i sentimenti, la vicinanza".
Ieri mattina da Ancona, con la rapidità riservata agli affari urgenti, sotto forma di nulla osta a firma del presidente Rodolfo Giampieri, è arrivata la risposta: Kyra potrà continuare a correre sul litorale abbaiando al cielo, sempre alla ricerca del suo Leo. Verrà presto qualcun altro a prenderne il posto. "Ma perché non sia strappata alle piste sabbiose a lei care, faremo in modo che possa essere qualcuno di Falconara", promette Brandoni.
 
IL GIORNALE
14 MAGGIO 2015
 
Se l'amore di Kyra per il padrone morto fa cambiare le leggi
Va tutti i giorni in riva al mare dove passeggiava col suo Leo Il paese si mobilita per aggirare il divieto ai cani sulle spiagge

Gianpaolo Iacobini

 
Il suo padrone muore e lei - una cagnolona dallo sguardo dolce - ogni giorno va in spiaggia a cercarlo, sui passi delle lunghe camminate insieme. E per quell'amore che vince la morte gli uomini si riscoprono umani, le leggi cambiano.Non passa giornata in cui, al pomeriggio, Kyra non si faccia vedere. Che ci sia il sole o tiri vento tra le nuvole, e poi magari piove, poco conta. Il suo muso spunta tra le dune di Falconara Marittima anche adesso che il suo compagno non c'è più, ucciso da un infarto. Era il 19 aprile: l'operaio in pensione Leo Mangiaterra ebbe la forza di alzare la cornetta e gridare aiuto, ma non bastò. E quando i medici del 118 entrarono nell'appartamento facendosi strada col lavoro d'ascia dei pompieri, lo trovarono senza vita, vegliato dal suo meticcio lupo dal pelo fulvo adottato otto anni prima in un canile.Un uomo e un cane, un'ombra sola. Specie nelle passeggiate pomeridiane in riva all'Adriatico, che puntualmente si concludevano con una sosta all'ombra degli alberi del club nautico. E dopo che Leo se n'è andato, Kyra ha continuato a sgambettare sul bagnasciuga, aspettando di vederlo apparire all'orizzonte e chinarsi per stringerla al petto. Come Hachiko, l'esemplare di Akita che al trapasso del professore universitario che lo aveva preso con sé, al tempo del Giappone stretto tra le due guerre mondiali per dieci anni alla stessa ora non mancò mai l'appuntamento alla stazione di Shibuya col treno che solitamente riportava a casa l'amico scomparso, poi rivissuto al cinema col volto di Richard Gere.Storie belle come fiabe, e perciò piene di mostri. Rimasta sola, Kyra ha trovato un'anima gemella in Massimo Leti, istruttore di windsurf che l'ha salvata dal rientro altrimenti inevitabile in canile, nell'attesa che qualcuno le schiuda - di nuovo e per sempre - le porte di una famiglia. Ma la burocrazia, drago sputafuoco che incenerisce speranze e buoni propositi, ha provato ad annerire la perla più rara: la corsa sull'arenile sulle tracce di Leo. «Dal 15 maggio al 15 settembre - ha lanciato l'allarme il presidente del club nautico, Guido Armeni - per i cani c'è il divieto di frequentare la spiaggia. Qui le siamo tutti affezionati. Chiediamo al Comune e agli enti competenti di concedere una proroga per consentire a Kyra di rimanere con noi».Detto fatto: il sindaco Goffredo Brandoni, vestiti i panni del principe azzurro 2.0, si è precipitato al circolo per verificare di persona la situazione. Tornato a Palazzo di città, ha preso carta e penna per convincere l'Autorità Portuale anconetana a rilasciare un permesso speciale che tenesse lontani multe e accalappiacani, spiegando che «in un momento in cui le istituzioni non riescono a dare risposta a tanti drammatici problemi, non possono venire meno persino la sensibilità, i sentimenti, la vicinanza».Per una volta, non c'è stato bisogno di spronare i destrieri ad avanzare per incrociar le spade. Ieri mattina da Ancona, con la celerità riservata agli affari urgenti, sotto forma di nulla osta a firma del presidente Rodolfo Giampieri è arrivata la risposta: Kyra potrà continuare a correre sul litorale abbaiando al cielo perché non le porti via il ricordo di Leo. Verrà presto qualcun altro a prenderne il posto, «ma perché non sia strappata alle piste sabbiose a lei care faremo in modo che possa essere qualcuno di Falconara», promette Brandoni, chiudendo col lieto fine la favola vera del cagnolone che dimostrò al mondo il teorema di Victor Hugo: «Se guardi negli occhi il tuo cane, non potrai più dubitare che abbia un'anima».
 
LA ZAMPA.IT
14 MAGGIO 2015
 
Cane veglia anziano padrone deceduto, poi muore di fame

 
Imola - Non lo ha mai abbandonato, fino alla fine, ed è morta con lui nello stesso letto. È la commovente storia di Penelope, una femmina di Pinscher nano di 10 anni, trovata ieri accanto al corpo senza vita di un pensionato 82enne di Imola, nel Bolognese. Da alcuni giorni i vicini non vedevano l’anziano e il suo cagnolino così, preoccupati, hanno deciso di avvertire due parenti dell’uomo. Entrati nell’appartamento, la triste notizia: entrambi erano sul letto, ormai senza vita. 
Dagli accertamenti effettuati dai carabinieri, intervenuti per un sopralluogo, l’uomo sarebbe deceduto per cause naturali e Penelope lo avrebbe vegliato per giorni senza abbaiare, fino a morire anche lei, probabilmente di fame.
 
NEL CUORE.ORG
14 MAGGIO 2015
 
IMOLA, VEGLIA IL PROPRIETARIO SENZA VITA: CAGNETTA MUORE DI FAME
Penelope trovata accanto all'82enne dentro casa
 
E' rimasta fino alla fine accanto al proprio proprietario, ed è morta con lui nello stesso letto. Penelope, una femmina di pinscher nano di 10 anni, è stata trovata ieri accanto al corpo senza vita di un pensionato 82enne di Imola, nel bolognese, deceduto nel suo appartamento in via Corelli. A trovarli sono stati due parenti dell'uomo, andati a controllare dopo essere stati avvertiti da una vicina di casa, preoccupata dato che non vedeva da alcuni giorni l'anziano e il suo cagnolino. Entrambi erano sul letto, ormai senza vita. Dagli accertamenti dei carabinieri, intervenuti per un sopralluogo, l'uomo sarebbe morto per cause naturali e Penelope lo avrebbe vegliato per giorni senza abbaiare, fino a morire anche lei, probabilmente di fame.
 
GEA PRESS
14 MAGGIO 2015
 
IMOLA (BO) – Cagnolino si lascia morire vegliando il corpo del suo padrone
 
Intervento particolare quello dei  Carabinieri della Stazione di Imola. Nella giornata di ieri, infatti, sono intervenuti nell’abitazione di un ottantenne trovato non più in vita nella sua casa.Ad accorgersi di quanto accaduto, sono stati due lontani parenti  avvisati da una vicina di casa. La donna era preoccupata per l’assenza dell’anziano. A quanto sembra non si vedeva più da alcuni giorni.Il corpo dell’uomo, verosimilmente deceduto per cause naturali, è stato rinvenuto sul letto accanto a quello del suo cagnolino, razza “Pinscher nano”. Accortosi della scomparsa del suo padronem ha seguito la stessa sorte accasciandosi al suo fianco.
 
GEA PRESS
14 APRILE 2015
 
Pit bull (ex) combattente, beato tra le onde (VIDEO). Ta Thai riconquista la vita
 
Sequestrato a seguito di intervento delle Forze dell’Ordine a Palermo. Un cane combattente, in una delle non molte operazioni ove si è riusciti ad intervenire sul ring. Luoghi difficili per appuntamenti  veloci. Poche persone che assistono ed alcuni che garantiscono gli scommettitori. I Carabinieri arrivarono nel momento più opportuno. Ta Thai (il suo precedente nome è stato “cancellato” dai volontari) era ferito. Aggressivo con gli altri cani, ma dolcissimo con l’uomo. Chi lo aveva addestrato era stato bravo ad istigare in  lui l’odio verso i suoi simili.Amorevolmente accudito dai volontari di Palermo, Ta Thai è custodito in un luogo che non viene reso noto. Forse, per la prima volta nella sua vita, ha preso il gusto della passeggiate. Per lui, ogni giorno, c’è la quotidiana razione di coccole. Infine il mare.“Le giornate sono molto belle – riferisce a GeaPress Alessandra Musso, responsabile cittadina della LIDA – Eravamo distanti da Palermo e l’acqua era limpidissima. Ta Thai ha sollevato il collo ed ha iniziato ad annusare in direzione del mare. Poi ha spalancato la bocca e socchiuso gli occhi, come a volerlo sentire ancora di più”.Una spiaggia incantevole e solitaria, per fortuna molto lontana dai luoghi dove era stato sequestrato. Giornate limpide e tiepide con il mare sempre più invitante. Ta Thai, accompagnato sulla battigia, si è beatamente disteso come a farsi accarezzare dalle piccole onde.“Era beato – spiega Alessandra Musso – E’ stato molto commovente, di certo la prima volta che vedeva il mare, l’odore della salsedine, quella frescura rigenerante. Si è rotolato più volte e quando siamo andati via mi è sembrato più contento del solito. Ta Thai ha un carattere dolcissimo. Mi causa molta tristessa pensare  come lo hanno ridotto, ma stiamo facendo di tutto per dargli una vita dignitosa. Purtroppo – ha aggiunto la responsabile animalista – sappiamo che così non è per molti altri cani”.Nelle mille impenetrabili viscere di Palermo, molti cani patiscono la sofferenza di un luogo piccolo e buio. Vengono addestrati ad odiare i loro simili; solo così il combattimento può avere corso. Purtroppo la legge 189/04, che dovrebbe punire chi maltratta gli animali, non è particolarmente significativa neanche contro chi li fa combattere. Basta pensare che l’arresto in flagranza di reato (peraltro facoltativo) è previsto solo nel caso vengano accertate esclusive aggravanti (come il coinvolgimento di minori) e solo per talune categorie di personaggi. Si tratta di  organizzatori e promotori dei combattimenti.Soggetti molto difficili da individuare, mentre più comuni sono i ritrovamenti di allevamenti di cani da lotta. Per chi coinvolto in quest’ultimo giro, vale la stessa minore pena di un qualsiasi maltrattamento. Niente carcere (neanche facoltativo in flagranza di reato) perchè le pene reclusive sono molto al di sotto della soglia di punibilità. Tutti liberi, come nel caso di chi possedeva Ta Thai, ex combattente, che oggi, grazie ai volontari, si gode beato la  nuova vita, lontano dalla città.
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
14 MAGGIO 2015
 
ZOOMAFIA, DOMANI A BAGNO A RIPOLI (FI) IL PRIMO VERTICE NAZIONALE
Aprirà i lavori una relazione di Ciro Troiano della Lav
 
Si svolgerà domani, a Bagno a Ripoli (Firenze), il primo vertice nazionale sulla zoomafia, organizzato dalla Fondazione Antonino Caponnetto, in collaborazione con il Comune di Bagno a Ripoli e l'Omcom (Osservatorio mediterraneo sulla criminalità organizzata e le mafie). Si tratta del primo vertice nazionale dedicato alla lotta alla zoomafia. I lavori si apriranno con una relazione di Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell'Osservatorio nazionale zoomafia della Lav, il quale sottolinea che "auspichiamo che, in ossequio all'esigenza di legalità e sicurezza diffusa in tutti gli strati sociali, si arrivi presto al varo di provvedimenti legislativi, alcuni attesi da tempo, come il potenziamento della normativa sulla tutela penale degli animali, la modifica della normativa sugli animali d'affezione e delle norme sulla tutela dell'incolumità pubblica dall'aggressione dei cani, che richiedono una organica risistemazione in un unico e rinnovato testo; le disposizioni sul doping e le corse di animali su strada, che prevedano apposite sanzioni sotto forma di delitto, l'adeguamento delle sanzioni attualmente previste per gli illeciti in materia di adulterazione alimentare e in materia di pesca, alla loro capacità offensiva, la rivisitazione della legge sulle scommesse e, infine, l'istituzione di un apposito capitolo 'Dei delitti contro l'Ambiente' all'interno del Codice penale".
 
IL TIRRENO
15 MAGGIO 2015
 
Un altro cane all’amo è allarme sulle spiagge
Castagneto Carducci: due episodi a Marina nell’arco di altrettanti giorni. Lanciata una petizione per chiedere più pulizia e maggiori controlli di Divina Vitale
 
CASTAGNETO (LI). Ad appena ventiquattro ore di distanza un altro cane è rimasto vittima di una lenza lasciata in spiaggia da pescatori incuranti. E quel che è peggio è che si tratta del solito animale, Duna, che qualche mese fa aveva vissuto la stessa brutta disavventura. Aveva ingerito un amo con ben 5 esche attaccate, e venne salvata per miracolo dal veterinario, dopo essere stata sottoposta a un’operazione chirurgica.
Duna, scampato il pericolo e ritrovate le forze, felice è tornata a correre in spiaggia. Fino a quando sulla sua strada si è parato di nuovo il lascito di un pescatore incivile. E per la seconda volta è costretta a lottare contro le esche. Ne ha ingerita un’altra in un tratto di spiaggia molto frequentato. E la polemica non si arresta, visto che non ci sono solo i cani a rischo ma anche i bambini che giocano in spiaggia. Su tutte le furie la proprietaria Adelaide Guarino che chiede, a gran voce, normative urgenti a tutela. «Ci risiamo – afferma Guarino –. Abbiamo vinto un altro amo! La seconda volta per la mia piccola Duna. Sono proprio stufa, anzi arrabbiata perché ora non è più il momento di usare parole soft, qualcuno deve prendersi le proprie responsabilità! Non sono i pescatori, perché è il mare che porta il sudicio? Bene, allora che il Comune si faccia carico del problema che sta diventando una piaga per tutti, non solo per i possessori di animali. Serve una pulizia costante della spiaggia e divieto di pesca in zone ben delineate. Voglio andare al mare con i miei cani e mio figlio senza preoccupazione!».
Il tema è molto sentito e su facebook le idee si sprecano. Torna sul problema Alberto Morganti: «Partiamo con una petizione popolare a nome della cittadinanza – afferma – che chieda a chi di competenza: cartellonistica informativa sul pericolo per bambini e cani in tutti gli accessi al mare con specificate le sanzioni previste; stessa informativa via web sul sito del Comune». Ce aggiunge: «Ancora controlli della polizia municipale e della guardia costiera, divieto transitorio di pesca dalla spiaggia in via cautelativa. E poi che i rei recidivi multati non possano più pescare lungo la nostra costa. Onde evitare di dover ricorrere al divieto permanente di pesca, per rispetto verso la maggioranza dei pescatori corretti e coscienziosi». Il ripetersi di episodi chiama in causa l’amministrazione comunale. «È una questione degna del massimo interesse – dice il sindaco Sandra Scarpellini –. Questo è il periodo peggiore perché arriviamo dall’inverno e la pulizia finora è stata sommaria. Per di più il mare riporta a terra molti detriti. Dal 18 maggio partiremo con la setacciatura e la buona notizia e che ci stiamo attivando per allungare la stagione con apertura il primo di giugno e chiusura alla fine di settembre». E conclude il sindaco: «Raccogliamo tutti gli appelli per dare vita a una serie di collaborazioni per sensibilizzare al problema, proprio con le associazioni di pescatori. C’è la massima volontà di provare a trovare soluzioni che permettano a tutti, bambini, famiglie, pescatori, animali, di fruire della spiaggia. E tutto deve avvenire nel rispetto delle regole locali che chiariscono dove si può pescare e dove si possono portare i cani. Detto ciò l’arenile deve essere pulito e sicuro con una politica sempre più attenta e l’avvio di una serie di controlli puntuali».
 
GEA PRESS
14 MAGGIO 2015
 
Rosignano Marittimo (LI) – Recupero di un cucciolo di capriolo (VIDEO). Le raccomandazioni della Polizia Provinciale
 
Intervento della Polizia Provinciale di Livorno che ha provveduto a recuperare un cucciolo di capriolo nei pressi di Rosignano Marittimo.Un periodo, quello primaverile, particolarmente delicato proprio a causa della nascita dei cuccioli degli ungulati.“Nelle nostre zone – riporta la Polizia Provinciale di Livorno – sono abbondanti i caprioli, ma capita di trovare anche daini e, molto raramente, anche qualche cervo. I cuccioli dei cervidi (caprioli, daini e cervi) hanno macchie chiare per sfruttare il mimetismo col terreno e, contrariamente ai cinghiali, non emettono forti odori corporei perché tale meccanismo li difende dai predatori. Capita perciò molto spesso di imbattersi in cuccioli che sembrano abbandonati, perché la mamma si nasconde a pochi passi di distanza per attirare su di sé gli eventuali predatori. Il cucciolo, pertanto non è abbandonato, ma semplicemente accudito a distanza. La mamma sentendo avvicinare altri animali, tra cui gli uomini, fugge per portare lontano dalla prole gli intrusi. Questo comportamento viene adottato per alcuni giorni dopo la nascita e comunque fino a quando il piccolo non sia in grado di correre sulle sue zampe alla stessa velocità della madre“.Il cucciolo, però potrebbe attirare l’attenzione delle persone che, non conoscendo la sua natura, lo credono abbandonato. Un aiuto che tale non è. Non solo: toccare il piccolo animale potrebbe condannarlo a morte.“Chi trova un cucciolo non deve assolutamente toccarlo – raccomanda la Polizia Provinciale di Livorno – Il piccolo va lasciato stare e la madre dopo che la persona si sarà allontanata tornerà ad occuparsene. Toccarlo o prenderlo in braccio comporta automaticamente l’abbandono da parte della madre. Prendere un cucciolo può determinare gravi patologie nella madre che allatta, quali mastiti ed altre malattie che possono portare la femmina anche alla morte. Prendere un cucciolo – conclude la Polizia Provinciale – causa una dipendenza totale del piccolo dagli esseri umani che determinano nell’animale uno sviluppo tale da rendere il capriolo “confidente” verso gli uomini, portandolo ad avvicinarsi a case e strade in maniera da costituire pericolo per se e per le persone“.Per questi motivi la Polizia Provinciale invita tutti ad attenersi a queste prescrizioni.© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
14 MAGGIO 2015
 
PIEVE DI SOLIGO (TV), 59 CANI E GATTI AIUTATI DALL'AMBULANZA DELL'USL 7
Il bilancio degli interventi del 2014. Il servizio è attivo h24
 
Il servizio di pronto soccorso dell'Usl 7 di Pieve di Soligo, in provincia di Treviso, rivolto a cani e gatti coinvolti in incidenti stradali, è intervenuto, nel 2014, in 59 casi, 39 volte per i felini e 20 per i cani. Dopo l'intervento dell'ambulanza, chiamata attraverso il 118, le cure urgenti agli animali investiti sono state erogate dall'ospedale veterinario "Città di Conegliano". L'Usl n. 7 è stata tra le prime nel Veneto ad attivare, nel 2012, il servizio di pronto soccorso per animali incidentati, aperto 24 ore al giorno per tutto l'anno, in risposta alle disposizioni del Codice della strada che obbligano tutti coloro che investono un animale con il proprio mezzo di trasporto a fermarsi e richiedere l'intervento di personale specializzato. Fra i cani vaganti recuperati, appena il 21% sono risultati senza microchip, contro il 47% registrato nel 2010.
 
NEL CUORE.ORG
14 MAGGIO 2015
 
PROCURATORE TRENTO ARCHIVIA CASO DANIZA, LAV: "INTERVENGA ORLANDO"
"Il ministro apra un'inchiesta sull'operato dei pm"
 
Richiesta del gip di rivalutare l'archiviazione del caso della morte dell'orsa Daniza non accolta dal procuratore capo di Trento, Giuseppe Amato. "Con inusuale rapidità", scrive la Lav in una nota, in riferimento al decesso dell'osa avvenuto la scorsa estate, durante un tentativo di cattura con sedazione. "Nessuna nuova indagine quindi - prosegue l'associazione animalista - né sull'idoneità dell'attrezzatura portata dalla squadra di cattura (esempio antidoto, ossigeno), sui farmaci usati e sui mezzi impiegati, come pure ritenuto necessario dagli stessi consulenti della Procura per capire l'esatta dinamica della morte. Tutto risolto per il procuratore della Repubblica, con l'oblazione di 2.000 euro, che dovrà versare il veterinario responsabile dell'anestetico fatale per il plantigrado. Non considerando che è il terzo caso del genere in Trentino e in pochi anni, e che erano stati alcuni consiglieri provinciali ad inneggiare misure forti verso gli orsi". "Chiediamo al ministro della Giustizia, Andrea Orlando - conclude la Lav - di aprire un'inchiesta sull'operato del procuratore capo, affinché possa essere sgombrato del tutto il campo dall'ipotesi che la morte di Daniza non sia stato un fatto del tutto accidentale e colposo, dovuto all'imperizia del veterinario, ma sia piuttosto frutto di un più preciso disegno generale e proveniente dall'alto, per risolvere quello che purtroppo, per molti esponenti delle istituzioni locali, era solo un problema per il territorio, da eliminare".
 
NEL CUORE.ORG
14 MAGGIO 2015
 
CARONIA (ME), "BOVINI MALATI": SOTTO SEQUESTRO ALLEVAMENTO, INDAGATI
Sotto accusa il responsabile e i veterinari dell'Asp
 
I carabinieri hanno sequestrato in un allevamento a Caronia (Messina) con 53 bovini, dei quali nove malati di tubercolosi. Dalle indagini è emerso che negli ultimi controlli ufficiali condotti da veterinari dell'Asp (Azienda sanitaria provinciale) di Sant'Agata Militello, gli animali erano stati dichiarati in buono stato di salute. In realtà, quegli stessi controlli sono stati smentiti dalle analisi su campioni di sangue effettuate dagli operatori dell'Istituto zooprofilattico di Barcellona Pozzo di Gotto, condotte tra l'altro con metodi innovativi in fase di sperimentazione. E' venuto fuori che il 30% dei bovini monitorati era malato di infezione tubercolare. Avvisi di garanzia, dunque, sia per l'allevatore dei bovini infetti che per i veterinari dell'Asp che avevano effettuato i controlli. Dovranno rispondere, a vario titolo, di diffusione di malattie degli animali, detenzione di alimenti pericolosi per la salute, falsità ideologica, abuso d'ufficio ed inosservanza dei provvedimenti dell'Autorità, oltre che truffa aggravata per l'ottenimento dei contributi.
 
L’ECO DI BERGAMO
14 MAGGIO 2015
 
Il «cane-bambino» e le sue conseguenze
«Lilli, vieni dalla mamma!». «Jack, amore mio, la pappa!» o ancora «Jenny, andiamo a nanna!»… Alzi la mano chi, almeno una volta, non si sia lasciato scappare una frase simile rivolgendosi al proprio cane!

Paolo Bosatra

 
Anche io, lo ammetto, ogni tanto mi rivolgo ai miei pelosi con intercalare «umano» e sdolcinato e, se la cosa è fine a se stessa, davvero non c’è nulla di male nel dimostrare in questo modo a loro tutto il nostro affetto. Così cerchiamo di dargli il cibo migliore, la cuccia più confortevole, i giochi più interessanti e di fargli fare le attività più divertenti. Fin qui facciamoci i complimenti, siamo i «padroni» migliori del mondo, e i nostri cani non potrebbero desiderare nulla di meglio.
Facciamo attenzione però, non lasciamoci prendere troppo la mano, rischiamo (in assoluta buona fede, sia chiaro) di trasformare poco alla volta il nostro amico peloso in un vero e proprio «bambino a 4 zampe», e ciò dovrebbe indurci a un’attenta riflessione: il rischio «zooantropomorfizzazione» (in gergo scientifico si chiama così) nasconde diverse insidie che nel tempo potrebbero sfociare in veri e propri disturbi del comportamento e causarci non pochi problemi. Il rischio c’è, ed è ancora più alimentato dalle possibilità di marketing che la sempre crescente attenzione per i nostri cani sta creando. Negli ultimi anni infatti nei «pet-stores» si sono visti articoli a dir poco assurdi: scarpe per cani, passeggini, addirittura arredamenti completi per allestire la loro «cameretta» con tanto di lettino, armadio e cassettiera con specchio. Verrebbe da sorridere se non facessi l’Educatore Cinofilo di mestiere, e se la mia etica personale non mi inducesse, in tempi di crisi, a farmi certe domande… Facciamo ora un passo indietro e torniamo ad inquadrare il nostro migliore amico per quello che in realtà è: un cane, appunto, e nel rispetto del suo essere e della sua dignità come tale dobbiamo trattarlo. Fin dal primo giorno di convivenza il nostro cucciolo non necessita di una cameretta, ma di regole nelle quali deve riconoscersi nel suo ruolo di cane, inoltre deve riconoscerci come suo branco e non come sua famiglia. È il suo istinto che lo richiede, e noi abbiamo il dovere di assolvere a questa funzione. Su questo costruiamo giorno dopo giorno il nostro status di buoni leader (lui in noi cerca un riferimento sicuro, non una mamma o un papà), e grazie a ciò verremo accreditati da lui ad essere le sue guide. Abituarlo a mangiare sempre dopo di noi, a dormire in uno spazio tutto suo, a non esserci sempre attaccato come un’ombra, sono elementi essenziali per costruire una serena ed equilibrata convivenza nel rispetto reciproco, che ci ripagherà nel tempo.Nella mia esperienza professionale noto che le persone più a rischio di trasformare il cane in un bimbo con la coda sono le donne, solitamente senza figli o con gli stessi divenuti adulti e che magari sono già usciti di casa. E ovviamente i cani più a rischio di questa trasformazione sono quelli di piccola taglia. È prevalentemente in queste famiglie (ma anche in altre) che si trovano le situazioni più estreme, con cani che mangiano a tavola, che dormono in mezzo ai cuscini tra marito e moglie, che vengono portati sempre in braccio, al supermercato così come a passeggio, ma anche che rubano dai piatti, che ringhiano o addirittura mordono il marito che si avvicina al letto e che hanno sviluppato iperfobia o aggressività nei confronti dei loro simili. Rileggete le ultime righe e noterete che ad ognuna delle tre cause sopra elencate corrispondono in perfetto ordine gli effetti che ho citato!Ecco quindi riportato in poche righe il risvolto della medaglia, le insidie che si possono celare dietro all’umanizzazione del nostro cane che, ahimè, viene costretto a modificare se stesso per far fronte alle nostre aspettative ed esigenze.Qualcuno di voi obietterà che il proprio quattrozzampe è ben felice di dormire tra i due cuscini, di mangiare a (o da) tavola e di starsene in braccio. Certo così può sembrare, se consideriamo il fatto che il cane spesso vive per renderci felici e che trae da queste situazioni una serie di benefici, ma non dimentichiamo che tutto ciò è a danno della sua natura stessa.Riscoprite quindi il piacere di rapportarvi correttamente con loro, cercate di capire come comunicare adeguatamente, imparate l’arte di giocare«da cani» e permettete loro di socializzare senza paura: solo così potrete capire quanto sia unico e magico il legame che si riesce ad instaurare con i vostri stupendi amici a 4 zampe!
 
LA ZAMPA.IT
14 MAGGIO 2015
 
Mozambico, sequestrati 170 zanne di elefante e 65 corni di rinoceronte
 
Lorenzo Simoncelli 
 
La polizia mozambicana insieme al Ministero dell’Agricoltura locale ha sequestrato oltre una tonnellata di zanne d’elefante e corna di rinoceronte. Un’operazione celebrata in prima pagina dal quotidiano locale O País e definita dalle autorità la più importante nella storia della lotta al traffico d’avorio in Mozambico. Il materiale è stato sequestrato all’interno di una casa di Matola, nella provincia della capitale Maputo e data l’entità, 65 corna di rinoceronte e 340 zanne d’avorio, prime stime fanno pensare ad un valore complessivo intorno ai 20 milioni di dollari. Sul mercato nero asiatico, infatti, sono merci richiestissime che possono raggiungere valori superiori anche all’oro o al traffico di droga. I trafficanti, due cittadini cinesi, sono stati arrestati mentre erano in casa intenti ad impacchettare la merce pronta alla spedizione in Asia.  Alcune delle zanne d’elefante erano ancora sanguinanti, quindi si presume che l’uccisione degli animali, si pensa circa 235, sia avvenuta poche ore prima. Fonti locali affermano che i trafficanti hanno tentato fino all’ultimo di convincere le autorità a rilasciarli con mazzette di 34mila dollari, sapendo come la polizia locale sia facilmente corrompibile.
FOTO
 
NEL CUORE.ORG
15 MAGGIO 2015
 
MOZAMBICO, MAXI-SEQUESTRO DI 340 ZANNE DI ELEFANTE E 65 CORNI
L'operazione della polizia: arrestato un cittadino cinese
 
Una tonnellata e mezzo di zanne di elefante e un centinaio di chili di corni di rinoceronte sono stati sequestrati ieri dalla polizia a Matola, provincia meridionale di Maputo, in Mozambico, che ha arrestato un cittadino cinese. E' il più grande sequestro mai realizzato di avorio e corni, afferma la polizia. In particolare, sono 340 le zanne di elefante, corrispondenti a 1160 chili e 65 corni, ovvero 124 chili. La polizia presume che i bracconieri abbiano ucciso 170 elefanti e 65 rinoceronti. "Senza dubbio è bracconaggio - ribadisce il portavoce delle forze dell'ordine Emidio Mabunda -. Alcune delle zanne avevano ancora del sangue fresco, segno che gli animali sono stati uccisi di recente". Secondo la World conservation society, organizzazione statunitense impegnata per la tutela dell'ambiente, la caccia di frodo uccide ogni anno tra i 1.500 e i 1.800 elefanti in Mozambico e questa nazione dell'Africa meridionale di 23 milioni di abitanti è diventata il corridoio principale per avorio e corni, poi venduti nei mercati neri asiatici.
 
RAI NEW
14 MAGGIO 2015
 
L’Australia condanna a morte Pistol e Boo, i cani di Johnny Depp L’attore, impegnato nelle riprese di un film, ha portato con sé gli animali senza dichiararlo e chiedere un permesso alle autorità doganali. Se non li rimanderà subito negli Usa, saranno
 
Inattesa grana per Johnny Depp in Australia, dove si trova per le riprese del nuovo sequel della serie "Pirati dei Caraibi". I suoi due cani, Pistol e Boo, sono stati "condannati a morte" dal ministero dell'Agricoltura perché l'attore li ha introdotti illegalmente nel paese. L’unica scappatoia è "smammare subito". Autorità inflessibili "Solo perché é Johnny Depp non significa che sia esonerato dal rispetto delle leggi australiane", ha detto il ministro dell'Agricoltura, Barnaby Joyce. L'Australia ha regole molto rigide per l'importazione di animali, con lo scopo di impedire la diffusione di malattie: occorre chiedere un permesso e le bestie vengono messe in quarantena per poi essere riconsegnate al padrone. Depp ha però portato con sé i due Yorkshire terrier all'insaputa delle autorità doganali australiane. “Indietro o dovremo sopprimerli” I due "clandestini" sono stati scoperti casualmente, quando sono stati portati a farsi belli in una toilette per cani. “È ora che Pistol e Boo smammino negli Usa. O li rimanda indietro o dovremo sopprimerli", ha avvertito il ministro. Ai giornalisti che gli chiedevano se non fosse preoccupato della reazione di Depp, ha risposto: "Non credo che il signor Depp mi inviterà al galà per la prima di Pirati dei Caraibi". Il film che si sta girando in australia ("Dead Men Tell No Tales", "I morti non raccontano storie") è il quinto della serie che ha finora incassato 3,6 miliardi di dollari.
 
LA ZAMPA.IT
14 MAGGIO 2015
 
L’Australia condanna a morte i cani di Johnny Depp
 
Fulvio Cerutti
 
Johnny Depp finisce nei guai in Australia. Le autorità sanitarie di quarantena hanno ordinato alla star di Hollywood di portar via dal paese i suoi cani Pistol e Boo entro sabato o saranno soppressi. Il grande continente prevede, per evitare la diffusione di malattie nel suo territorio, che gli animali possano entrare solo con un permesso e seguendo un periodo di quarantena di almeno 10 giorni.Il ministro dell’Agricoltura australiano Barnaby Joyce ha accusato oggi l’attore di aver fatto entrare illegalmente i suoi Yorkshire terrier a bordo del suo jet privato il 21 aprile scorso, quando è tornato in Australia per continuare le riprese del quinto capitolo della serie “Pirati dei Caraibi”, presso gli studi di Gold Coast. Non è solo un invito, ma un vero e proprio ordine che il dipartimento dell’Agricoltura ha dato ieri a Depp e alla moglie Amber Heard consentendo loro 72 ore per dimostrare di aver rispettato le regole o per far tornare negli Stati Uniti i due quattrozampe. Pena l’eutanasia per i due incolpevoli pelosi. «Se la gente pensa che sia una decisione dura - ha commentato il ministro Joyce a una tv locale -, allora vi dirò che cosa è davvero duro: lo è se abbassiamo la guardia e se la rabbia arrivasse nel nostro continente». E ancora, in un’altra intervista, Joyce non si mostra influenzato dalla celebrità di Deep: «Il processo per far entrare gli animali è semplice: si ottiene un permesso, li si porta in quarantena e poi sono liberi. Se si inizia a fare eccezioni per le stelle del cinema, anche fossero gli uomini più sexy al mondo, allora perché non dovremmo chiudere un occhio per tutti?». 
 
GEAPRESS
15 MAGGIO 2015
 
JOHNNY DEPP SCAPPA DALL'AUSTRALIA PER SALVARE I SUOI DUE CAGNOLINI
L'attore staserà rientrerà negli Usa con il jet privato
 
Pistol e Bo, i due yorkshire terrier di Johnny Depp, non saranno soppressi come prevedeva la severa legge australiana sulla quarantena per gli animali stranieri. Depp, che era in Australia per le riprese del nuovo sequel della serie "Pirati dei Caraibi", tornerà in serata su un volo privato negli Usa. A dare la notizia è stato lo stesso ministro dell'Agricoltura di Canberra, Barnaby Jones, irritato con la star perché ha introdotto i due cagnolini illegalmente nel Paese senza rispettare il vincolo "dei dieci giorni di quarantena". L'unica scappatoia? Andar via subito. Depp ha deciso, infatti, che lascerà l'Australia stasera alla chetichella. Jones, però, non esclude che al rientro negli Usa le autorità doganali possano fermare a loro volta Pistol e Boo, a meno che il loro status di cani statunitensi al 100% li salvi dalle conseguenze (un'altra quarantena) della breve permanenza in Autralia. Solo per caso i due "clandestini" sono stati scoperti, quando la star di Hollywood li ha portati in una toilette per cani.
 
TODAY
17 MAGGIO 2015
 
Salvi i cani di Johnny Depp: l'Autralia non li sopprimerà
I due Yorkshire Terrier torneranno in America con un jet privato dopo l'ultimatum del Ministero dell'Agricoltura
 
Salvi da morte certa i cani di Johnny Depp, che lasceranno l'Australia e torneranno in America per evitare l'abbattimento a cui andavano incontro perchè l'attore di Hollywood li avrebbe introdotti illegalmente sul suolo australiano. L'annuncio è arrivato dal ministro dell'Agricoltura di Canberra, Barnaby Joyce: Boo and Pistol torneranno negli Usa su un jet privato, la "mossa più saggia" per evitare di incorrere nella terribile sanzione che sarebbe scattata nei prossimi giorni. Tuttavia il ministro si è detto preoccupato per la sorte delle due bestiole, di razza Yorkshire Terrier, che rischiano di rimanere apolidi, se tale può essere un cane. "La domanda è: se ha violato le nostre leggi, ha obbedito a quelle Usa?" si è chiesto Joyce davanti alle telecamere dell'Abc. "Il mio timore è: gli Usa li lasceranno entrare? E se no, hanno un posto dove andare?". Johnny Depp è da mesi in Australia per girare il quinto episodio de "I pirati dei Caraibi". Lui e la moglie Amber Heard sono accusati di non aver dichiarato Boo e Pistol alla dogana quando sono arrivati in Queensland con il loro jet privato ad aprile. I cani avrebbero dovuto essere visitati e messi in quarantena dopo l'arrivo in Australia. Il loro ingresso illegale è venuto alla luce quando un salone di toeletta per cani della Gold Coast ne ha postato la foto sulla sua pagina Facebook. Una petizione a Joyce per salvare i cani ha raccolto 17.000 firme in poche ore e su Twitter è nato l'hashtag #waronterrier per criticare la severità delle norme australiane.
 
NEL CUORE.ORG
14 MAGGIO 2015
 
KENYA, UN LABORATORIO CON ANALISI DNA PER LA LOTTA AI BRACCONIERI
A Nairobi via a studi di genetica e medicina legale
 
L'analisi del Dna su resti di specie a rischio, come rinoceronti ed elefanti, andrà in soccorso della lotta al bracconaggio, attività illegale che si stima valga centinaia di miliardi di dollari l'anno. A questo scopo è stato inaugurato in Kenya, a Nairobi, un laboratorio di genetica e medicina legale, il primo del suo genere nell'Africa centro-orientale e secondo nel continente dopo il Sudafrica. Lo annuncia sul suo sito il Kenya wildlife services (Kws), sottolineando che con le sue analisi del Dna il laboratorio aiuterà a perseguire i crimini dei bracconieri contro la fauna selvatica. La struttura raccoglierà e analizzerà campioni di Dna da resti di animali recuperati, per consentire agli investigatori di identificarne con esattezza la specie di appartenenza. Le prove raccolte - spiega a "The Guardian" Paul Gathitu, portavoce del Kws - potranno essere utilizzate per perseguire i colpevoli in tribunale. I sospetti bracconieri, aggiunge, non potranno più affermare che gli animali in loro possesso sono parte del loro "gregge" domestico, perché il Dna permetterà di identificarli. Il laboratorio sarà gestito da un team di 45 ricercatori che utilizzeranno le analisi genetiche anche per mappare e diagnosticare eventuali epidemie della fauna selvatica nell'Africa orientale. Sul progetto sono stati investiti 100 milioni di dollari grazie a donatori come l'Abbot Laboratory e l'Università di Washington, Seattle.
 
GREEN ME
14 MAGGIO 2015
 
Tater, il cane che ritrova la sua famiglia dopo il terribile tornado del Texas (VIDEO)
 
Tater, che si era perso durante la tempesta, era ancora vivo. Era riuscito a tornare nei pressi de luogo in cui si era separato dai suoi proprietari e aspettava. Quando domenica scorso è suonato l'allarme, infatti, tutta la famiglia ha lasciato la casa per cercare di raggiungere il rifugio in una scuola nelle vicinanze, ma non sono mai arrivati. Il padre, la madre, il loro piccolo neonato di appena 2 settimane e il loro cane Tater sono saliti su un'auto, ma purtroppo sono finiti direttamente nel percorso del tornado. La vettura ha inziato a girare su sé stessa. La furia del vento l'ha ribaltata e distrutta. La famiglia è rimasta miracolosamente illesa, ma Tater non c'era più, risultava introvabile. Quando Andy, tre giorni dopo, è riuscito a tornare nel luogo in cui il loro SUV era stato rovesciato, è stato accolto con una bella sorpresa: il suo cane scomparso era lì, vivo e vegeto. Tater è subito corso tra le sue braccia. "E' un bravo cane... E' una parte della famiglia. Io non so davvero cos'altro dire, sono solo contento di avere di nuovo il mio cane", ha raccontato l'uomo emozionato. Una storia a lieto fine che per un attimo ha fatto dimenticare la distruzione e la morte provocate da una serie di tornado e tempeste nel sud degli Stati Uniti nei giorni passati. Roberta Ragni
VIDEO
 
LA ZAMPA.IT
14 MAGGIO 2015
 
La gatta Pippa sopravvive 49 giorni chiusa in un container
 
Claudia Audi Grivetta
 
A volte un pisolino può cacciare in un mare di guai, letteralmente. E’ successo a Pippa, gattona australiana che è rimasta “incastrata” in un container da trasloco per ben 49 giorni senza acqua né cibo. Era scomparsa dalla sua casa a Darwin, nel nord dell’Australia, a febbraio e i suoi proprietari non hanno saputo più nulla di lei finché non è rispuntata ad aprile dall’altra parte del paese, a Brisbane, nel Queenland.Stando a quando a raccontato la sua proprietaria, la signora Rebecca Schilling, Pippa deve essere sgattaiolata nel container per fare un pisolino e dal 20 febbraio, giorno in cui è stato sigillato il mezzo, della miciona non vi è più stata notizia. Rebecca temeva che Pippa si fosse allontanata per sempre ma il mese scorso la telefonata dei vicini le ha ridato speranza. Pippa era stato ritrovata, disidratata e denutrita ma pur sempre viva.  Al momento Pippa si trova presso una famiglia affidataria, giusto il tempo per permetterle di riprendersi fisicamente. Non appena la sua salute lo permetterà, però, farà ritorno a casa, si spera non per nave. Ad attenderla, oltre a Rebecca e suo marito, anche la figlia di dieci anni che temeva di non riabbracciare più la sua amata gattona Pippa.
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CORRIERE.IT
14 MAGGIO 2015
 
India: gavettoni agli animali dello zoo per combattere il caldo
Gli addetti del Tata Steel Zoological Park di sonari fanno del loro meglio per rinfrescare gli
 
Gavettoni due volte al giorno per gli ospiti del Tata Steel Zoological Park di Sonari, nel nord-est dell'India. Le temperature nel Paese hanno raggiunto picchi di 42 gradi e gli addetti del parco fanno del loro meglio per tenere al fresco i grandi animali presenti nella struttura, in particolare leoni, orsi e giaguari.
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HUFFINGTON POST
14 MAGGIO 2015
 
Diario di viaggio di un cane col padrone. Il progetto fotografico "This Wild Idea" di Theron Humphrey
 
Theron Humphrey viaggia spesso con Maddie, il cane che ha adottato nel 2011 da un canile. Il fotografo l'aveva già resa famosa in una serie di foto, ma ora ha deciso di portare la sua amica a quattro zampe lungo gli Stati Uniti a bordo di un sidecar o di una macchina, alla ricerca di 25 storie che abbiano al centro la relazione delle donne con la motocicletta. Mentre Theron cerca le protagoniste del suo nuovo progetto, Maddie si gode un viaggio leggendario che ha già un nome: "This Wild Idea".
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NEL CUORE.ORG
14 MAGGIO 2015
 
IL PROPRIETARIO MUORE? NEGLI USA C'E' LA "CASA DI RIPOSO" PER ANIMALI
Per prenotare un posto servono fino a 2.000 dollari
 
Una casa di riposo per cani e gatti, ospitati una volta che i loro proprietari non ci saranno più. Con l'aumento delle famiglie senza figli e con un animale e del numero degli anziani che trascorrono la loro vecchiaia con un quattrozampe, sta riscuotendo grande successo l'iniziativa lanciata in Texas, negli Stati Uniti: una casa riposo in grado di accogliere il "miglior amico" una volta che chi se ne occupa regolarmente non ci sarà più. Per prenotare un posto è necessario pagare fra i mille e i duemila dollari, poi i proprietari - guardando al futuro benessere dell'animale - dovranno mettere a disposizione un fondo dai 50 mila ai 210 mila dollari a seconda dell'età dei proprietari e del tipo di animale. Più giovane è il proprietario, più è alto il costo: il centro offre la possibilità di "sostituire" una bestiola con un'altra in caso di morte prematura dell'iscritto. Al momento la casa di riposo ospita 34 animali, ma altri 510 sono iscritti: ci sono cani, gatti, cavalli, asini, conigli e anche un lama. ''Cinquanta anni fa un centro come questo non esisteva - spiega Hanry L. Presal, il direttore del centro -. Ma con il rafforzarsi delle relazioni fra uomo e animale, l'aumento delle coppie senza figli e di anziani che vivono senza figli, questa è un'opzione che piace''. Eppure, centri come questo sono ancora rari. Negli Stati Uniti ce ne sono pochi altri, altri simili ci sono in Gran Bretagna e in Giappone.
 
IL QUOTIDIANO WEB
15 MAGGIO 2015
 
Cavalli tenuti in luogo non idoneo
Animali sequestrati, denunciato un uomo
L'intervento è stato portato a termine da Carabinieri e Corpo forestale dello Stato dopo un'ordinanza del sindaco di un comune del Cosentino
 
TREBISACCE (CS) - Sei cavalli, tra i quali anche un pony, sono stati sequestrati a Trebisacce dai carabinieri e dal Corpo forestale dello Stato che hanno denunciato una persona per detenzione di animali incompatibili con la loro natura, occupazione abusiva di edifici pubblici, abuso edilizio e gestione illecita di rifiuti.L’intervento è stato fatto in esecuzione di un’ordinanza del sindaco di Trebisacce di sgombero dei locali dell’ex mattatoio comunale. L’immobile, che è stato sequestrato assieme all’area di pertinenza, è risultato occupato abusivamente per alloggiare gli equini che sono risultati privi di documentazione identificativa e sistemati in locali provi dei necessari requisiti igienico-sanitari.Al controllo ha partecipato personale dell’Azienda sanitaria provinciale che ha potuto riscontrare criticità sia sul piano igienico sanitario che di benessere degli animali.
 
NEL CUORE.ORG
15 MAGGIO 2015
 
GENOVA, 5 CAMALEONTI VIVI LEGATI PER LA CODA IN AUTO: DENUNCIATO
Tunisino bloccato al porto. I rettili tutti di specie protetta
 
Guardia di finanza, funzionari dell'ufficio dogane di Genova e Forestale hanno sequestrato cinque camaleonti vivi di specie protetta e denunciato un cittadino di Tunisi, residente in Francia, che li stava trasportando. I rettili sono stati trovati nel bagagliaio dell'auto sbarcata al porto da una nave proveniente dalla Tunisia, legati per la coda con un filo e assicurati a una canna conficcata nella terra di un vaso. A causa delle condizioni in cui i rettili sono stati costretti a stare durante il trasporto, l'uomo è stato denunciato per violazione della normativa Cites e per maltrattamento di animali.
 
LA REPUBBLICA
15 MAGGIO 2015
 
Il traffico di animali come quello di droga, ecco le zoo mafie
A Firenze la Fondazione Caponnetto ha organizzato il primo vertice italiano su un fenomeno che riguarda anche macellazione, corse e combattimenti clandestini
 
Animali come droga, usati per fare soldi dalle organizzazioni criminali. Attraverso il traffico di cuccioli o di uccellini da richiamo, attraverso corse e lotte clandestine, macellazione non autorizzata. Le zoomafie usano tante strade per raggiungere il profitto contando anche sul fatto di non essere al centro dell'attenzione come le organizzazioni criminali che compiono reati "classici", come appunto lo spaccio di stupefacenti. Del fenomeno si è parlato oggi a Bagno a Ripoli, dove la Fondazione Caponnetto ha organizzato il primo vertice dedicato alla lotta alla zoomafia. Ciro Troiano, il criminologo che si occupa di questo tipo di reati per la Lav, Lega antivivisezione, ha sottolineato quanto sia importante intervenire su questi reati in modo mirato. "E' necessario costituire una banca dati di questi reati, avere un quadro generale dei maltrattamenti di animali permetterebbe alle procure interventi efficaci". Troiano ha ricordato come proprio a Firenze, nel 1999, venne fatta la prima inchiesta di rilievo internazionale sui combattimenti tra animali. Ha anche sottolineato come esiste il fenomeno dei "canili per delinquere", strutture non utilizzate per dare un posto da vivere agli animali abbandonati ma piuttosto per incassare soldi dalle amministrazioni senza curarsi delle condizioni degli ospiti. All'incontro hanno partecipato tra gli altri anche la giornalista di Repubblica Margherita D'Amico, Giorgio Giombetti della Fondazione Caponnetto, Marta Ciappelli della polizia forestale di Firenze.
“Questi gruppi criminali raccolgono un’importante fonte di guadagno da questi reati, che manifestano una spiccata capacità di trarre vantaggio da qualsiasi trasformazione del territorio, guadagnando il massimo e rischiando poco – sottolinea Troiano – La criminalità organizzata dedita ai vari traffici a danno degli animali si distingue per la sua capacità di agire su vasta scala, per il suo orientamento al business, per la capacità di massimizzare il profitto riducendo il rischio. Del resto, il business ha dimensioni considerevoli: sono diversi i miliardi di euro intascati ogni anno, grazie ai numerosi trafficiclandestini che sfruttano gli animali”. Tutti i partecipanti hanno sottolineato come i rischi per chi commette questo tipo di reati, in particolare il traffico sia di cuccioli di cane che di animali selvatici, siano comunque inferiori rispetto a quelli di chi sposta la droga. Ma i ricavi sono comunque alti. E infatti le organizzazioni utilizzano precauzioni simili a chi lavora nel campo degli stupefacenti, cambiando spesso i telefoni come i mezzi di trasporto per non essere intercettati.
 
IL PICCOLO
15 MAGGIO 2015
 
Staranzano: analisi sui würstel al veleno per trovare il killer dei cani
Timori anche per i giochi dei bambini. Il sindaco Marchesan: «Tagliati gli pneumatici alle auto dei padroni»
 
di Ciro Vitiello
 
STARANZANO (GO). Si stringe la morsa delle indagini per dare un volto e un nome al “killer” dei cani, che butta nei giardini polpette avvelenate per zittire gli animali che abbaiano. Nonostante la notte tra mercoledì e ieri sia trascorsa tranquilla, nell’area degli impianti sportivi in via Atleti Azzurri d’Italia a Staranzano, in particolare tra le vie Corbatto, Zanolla e Burri, è sempre alta la tensione e massima l’allerta della gente, intenzionata a smascherare il colpevole, uomo o donna che sia. Questa storia negli ultimi giorni ha fatto troppo rumore e la persona che ha in testa di uccidere i cani, probabilmente fino a quando non si saranno calmate le acque, agirà con prudenza per non essere scoperto. Una prima vittima si era già registrata lo scorso anno. Purtroppo, infatti, non c’era stato nulla da fare per un animale colpito a morte.
Intanto alcuni campioni di wurstel incriminati, sono stati inviati a un laboratorio di Udine per effettuare analisi specifiche e individuare il tipo di veleno con cui sono stati imbottiti. Dalla tipologia si potrebbe forse risalire all’acquisto del prodotto e restringere il cerchio dei sospettati. La paura della gente, che vuole salvaguardare la vita dei cani, arriva a temere le conseguenze più gravi dell’azione: il pericolo per i bambini piccoli, che giocando in giardino potrebbero inavvertitamente mettere alla bocca il cibo adulterato.«Esprimo a nome dell’amministrazione la più ferma condanna verso l’autore di questo ignobile gesto e una solidarietà a quelle famiglie che sono state colpite da tali azioni criminose, condotte contro gli animali che amo molto». È la prima reazione espressa ieri dal sindaco di Staranzano, Riccardo Marchesan il quale non ha parole per definire gli eventi che hanno subìto una recrudescenza negli ultimi giorni. «Oltre al tentato avvelenamento di tre cani per fortuna risolto con l’ausilio del veterinario – continua Marchesan – mi ha colpito anche l’atto di vandalismo subito dalle persone in quanto padroni dei cani. Non era mai successo, a Staranzano, che teppisti avessero tagliato i copertoni di due auto». «Un gesto inqualificabile – aggiunge il sindaco – che ci induce a sperare che resti fine a se stesso e che non si ripeta più in futuro. Per superare questi episodi che segnano il territorio, occorre una forte collaborazione fra le istituzioni assieme alle forze dell’ordine e alle segnalazioni dei cittadini. Nei giorni scorsi - afferma Marchesan – ho ricevuto una mail da una di queste famiglie colpite, in cui si esprimeva sdegno e amarezza e la richiesta di fare qualcosa. Presto riceverò le persone in municipio per esprimere vicinanza e confermare determinazione nel combattere vandalismi e, se possibile, scoprire i colpevoli».Parole dure anche da parte della presidente dell’associazione de “La Cuccia”, il rifugio che accoglie dagli anni ‘80 cani e gatti abbandonati nel territorio della provincia di Gorizia e nei comuni limitrofi ospitata attualmente in una zona dell’Idrovora Sacchetti in via Rivalunga sempre a Staranzano. «Vorrei solo mandare un messaggio a questa persona – dice la presidente Laura Grassi –. Oggi per chi maltratta gli animali, la legge non è più tenera come una volta. Prevede, infatti, oltre a una maxi-multa anche il carcere. Quindi ci pensi bene prima di regalare bocconcini al veleno ai cani. Basta che qualcuno lo individua anche dalle tende della sua finestra ed è fatta. Non si scappa alla condanna. Per quanto riguarda il gesto, non ha bisogno neanche di un commento».
 
LA ZAMPA.IT
15 MAGGIO 2015
 
Anziana sale sul bus col cane, i carabinieri la fanno scendere
A Trieste la nuova legge regionale permette il trasporto di animali, ma è ancora inappalicata a causa dell’ostruzionismo dei gestori del servizio
 
Giulia Merlo
 
È salita sull’autobus 14 con a guinzaglio il suo cagnolino di piccola taglia, che per l’occasione indossava anche la museruola. Appena l’autista l’ha notata, però, ha fermato il mezzo e le ha intimato di scendere: «Il suo cane non può salire sull’autobus, non riparto finchè non scendete». Alla fine è stato necessario l’intervento dei Carabinieri, che hanno convinto la signora ad abbandonare il mezzo, prospettandole una possibile denuncia per interruzione del servizio. Lo spiacevole episodio è successo a Trieste, protagonista un’anziana signora di 79 anni e la sua piccola Sally. Non sono servite nemmeno le proteste della donna, la quale era salita sull’autobus portando con sè del testo della nuova legge regionale del Friuli Venezia Giulia, che regola proprio l’accesso degli animali da compagnia a spiagge, giardini pubblici e autobus. Secondo la legge entrata in vigore il 2 aprile 2015, infatti, i cani possono salire sui mezzi pubblici friulani, a condizione di essere tenuti al guinzaglio, di indossare la museruola e che il padrone abbia pagato il biglietto anche per loro. Prima, invece, il regolamento della Trieste trasporti prevedeva che potessero accedere alle vetture solo i cani per i non vedenti e animali di piccola taglia tenuti a guinzaglio, con la museruola e soprattutto chiusi in un trasportino. La nuova normativa non è stata accolta con favore dai gestori del servizio trasporti, che hanno chiesto e ottenuto di attivare un tavolo congiunto con l’amministrazione regionale e provinciale, chiedendo la proroga dell’entrata in vigore della legge e promettendo di concludere i lavori entro fine aprile. Ben oltre il termine fissato, però, il tavolo non è ancora chiuso. «Nelle more del completamento dei lavori del tavolo tecnico attivato sul tema del trasporto degli animali e della successiva assunzione dei relativi atti, continuano ad applicarsi temporaneamente i regolamenti di vettura finora in vigore», ha fatto sapere Trieste Trasporti. La signora e Sally avevano già provato un’altra volta a salire sull’autobus ed erano state costrette a scendere. Memore dell’episodio, per il secondo tentativo la donna aveva portato con sè il testo della legge da mostrare al conducente. Nulla da fare, però: anche questa volta la settantanovenne e il suo cagnolino hanno dovuto proseguire a piedi. «La signora è molto scossa. La prima volta era scesa senza protestare, la seconda invece si è inizialmente rifiutata. Abita in periferia e non sa in che modo potersi spostare con il proprio cane, non si può pensare che ogni volta debba pagare un taxi», ha commentato l’avvocato che segue l’anziana.
 
VANITY FAIRE
15 MAGGIO 2015
 
20 + 1 storie di cani campioni di fedeltà
Il sacrificio di Penelope, che si è lasciata morire di fame per vegliare il padrone ormai senza vita, è solo l'ultimo esempio di una lunga serie di atti d'amore dei cani nei confronti dei loro amici umani. Da Hachiko fino a oggi, ecco le storie che hanno commosso il mondo
Di Penelope al mondo ce ne sono migliaia, forse milioni.
 
La storia della piccola pinscher di 10 anni che si è lasciata morire accanto al padrone è solo l’ultima di una lunga serie.
Nella gallery qui sopra, ne abbiamo raccolte altre 20 (clicca per leggerle). Non solo storie di cani che hanno continuato ad aspettare che il loro padrone tornasse come il famoso Hachiko, al quale sono stati dedicati monumenti e un film con Richard Gere. Ma anche vicende a lieto fine, ovvero cani che sono riusciti a salvare la vita  del loro «umano».In questi stessi giorni, in Italia, si parla, anche di un altro caso piuttosto simile. La protagonista è Kyra una meticcia di 9 anni che da oltre un mese continua a tornare sulla stessa spiaggia, a Falconara, dove aveva l’abitudine di andare con l’uomo che l’aveva adottata, il pensionato Leo Mangiaterra,  morto di infarto lo scorso aprile.
Dal 15 maggio, con l’apertura della stagione balneare, la legge vieterebbe ai cani, quindi anche a Kyra, di stare in spiaggia.
Ma la storia non è passata inosservata e in molti si sono mobilitati per far sì che si possa ottenere una proroga speciale in attesa che il cane trovi una nuova famiglia.Per fortuna la fedeltà dei cani nei confronti dei loro amici umani, qualche volta viene eguagliata in senso inverso.
Certamente i casi di padroni che si sono sacrificati per la vita dei loro animali sono meno numerosi, ma ne vogliamo ricordare un paio.
La storia di Enzo Gaddi che lo scorso marzo, in provincia di Modena, è morto nel tantivo di salvare la sua cagnolina caduta in una buca.
E quella di John Patti, un pensionato americano che l’anno scorso è morto annegato in un lago nei dintorni di Tampa per recuperare dalle acque il suo adorato yorkshire.
 
NEL CUORE.ORG
15 MAGGIO 2015
 
"TRAFFICO ILLECITO VIRUS AVIARIA", GLI ATTI DA ROMA IN ALTRE 3 PROCURE
"Danno al patrimonio avicolo di 40 milioni di euro"
 
L'inchiesta su un presunto traffico illecito del virus dell'aviaria, che coinvolge 41 persone, sarà presto all'attenzione di tre Procure, oltre a quella di Roma. Lo ha deciso il Gup (Giudice dell'udienza preliminare) del Tribunale capitolino, Michela Francorsi, che ha disposto la trasmissione degli atti per competenza territoriale alle Procure di Verona, Padova e Pavia, lasciando ai magistrati di piazzale Clodio casi minori legati a false attestazioni e rivelazione di segreto d'ufficio. Nell'indagine, condotta dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, sono indagati dipendenti del ministero della Salute, dirigenti degli Istituti zooprofilattici sperimentali di Padova e Teramo e manager di aziende farmaceutiche. Secondo l'accusa, dal 1999 al 2003 è stata attiva un'associazione per delinquere che avrebbe utilizzato virus del tipo H9 e H7N3, di provenienza illecita. Obiettivo del sodalizio, secondo i pm, era quello "di produrre in forma clandestina, senza la prescritta autorizzazione ministeriale, specialità medicinali ad uso veterinario, procedendo poi, sempre in forma illecita, alla loro commercializzazione e alla loro somministrazione agli animali avicoli di allevamenti intensivi" del Nord Italia, "determinando così il contagio di sette operatori del settore, come accertato dall'Istituto superiore di Sanità e, quale misura di prevenzione, l'abbattimento di milioni di capi di polli e tacchini". Un'attività illecita che avrebbe causato un danno al patrimonio avicolo di circa 40 milioni di euro. La Procura di Roma contesta reati che vanno, a seconda delle posizioni, dalla ricettazione alla corruzione, dalla somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica alla tentata epidemia, dalla concussione all'abuso d'ufficio.
 
GEA PRESS
15 MAGGIO 2015
 
Brasile – Pantera nera inseguita e uccisa a badilate in testa (VIDEO). L’indignazione del web
 
Due Pantere nere (ovvero la forma melanica del Giaguaro) inseguite da due uomini a bordo di una imbarcazione.I fatti sarebbero successi nello Stato del Mato Grosso, ma sull’esatta collocazione dei luoghi vi è ancora incertezza. Di certo, una delle due pantere, forse la madre con il giovane, è morta affogata dopo essere stata più volte colpita da una vanga metallica.In un primo tempo il povero animale, dopo avere subito i colpi inziaili, sembrava essere riuscito ad allontanarsi. L’imbarcazione, però, punta nuovamente verso la pantera che sembrava indirizzarsi verso alcuni massi emersi. La seconda serie di badilate è questa volta fatale. Il povero animale immerge sempre più la testa sott’acqua, finchè non  riesce più a controllare i suoi movimenti. Una morte atroce, per affogamento, voluta da due soggetti che si sta ora cercando di individuare. Un animale inerme, che ha subìto senza alcuna possibile di difesa  i colpi di vanga, fino a morire inalando l’acqua del fiume.Dopo la divulgazione nei media, il filmato ha provocato l’indignazione dell’opinione pubblica. In Brasile si sottolinea  la protezione che la legge riserva al Giaguaro. Inserito nella lista rossa dell’IUCN, è una specie considerata in condizioni critiche dall’IBAMA, l’organismo statale brasiliano che si occupa anche della salvaguardia della fauna selvatica.Il grave fatto sarebbe avvenuto nella zona del Pantal, la più grande zona umida al mondo. Un’area, almeno quella del Parco Nazionale, ove si registra una delle più alte densità di Giaguari. Secondo l’IBAMA, però, il luogo dove è stato ucciso il felino, potrebbe trovarsi nella zona del fiume Tapajós, in Amazzonia.Sul web, intanto, si è aperta la “caccia”. In molti, infatti, vorrebbero individuare i due personaggi e punirli severamente.
VIDEO
 
LA ZAMPA.IT
18 MAGGIO 2015
 
Rara pantera nera uccisa con un remo in Brasile
 
Un raro esemplare di pantera nera è stata colpita a morte con un remo mentre stava nuotando in un fiume brasiliano. La scena, filmata dagli stessi autori dell’orrendo gesto, mostra anche un’altra pantera che, per fortuna, è riuscita ad allontanarsi incolume. Ora le organizzazioni animaliste del luogo stanno dando la caccia alle persone sulla barca: uccidere una pantera nera è un grave crimine perché è una specie protetta in Brasile ed è nella “lista rossa” delle specie a rischio estinzione. Se individuate le persone potrebbero dover pagare una multa fino a 1600 euro.
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LA ZAMPA.IT
15 MAGGIO 2015
 
“La danza dei gatti morti”, choc degli studenti di anatomia

 
Claudia Audi Grivetta
 
«L’orrore, l’orrore» diceva, prima di morire, Kurtz il misterioso personaggio creato da Joseph Conrad in “Cuore di tenebra” nel vedere l’orrore di sé stesso nella propria civiltà. E cosa avrebbe detto allora di un gruppetto di studenti della Harding Charter Preparatory High School in Oklahoma, una della scuole più prestigiose degli Stati Uniti? Ebbene in questo istituto è accaduto un fatto che ha scosso l’opinione pubblica ed è stato riportato da diversi giornali, “Daily Mail” in primis. Otto studenti si sono filmati mentre, dietro ai banchi del loro laboratorio di anatomia, facevano danzare i corpi morti di altrettanti gatti, diretti da un nono studente davanti a loro. Il video è poi finito sulla pagina facebook di uno degli studenti e da lì, in un attimo, ha fatto il giro del mondo. A rendere il tutto ancora più raccappriciante è la musichetta sulle cui note vengono fatti ballare i cadaveri, in realtà destinati alla dissezione per il corso di anatomia. Si tratta di “Meow mix”, jingle di una nota pubblicità di alimenti per animali. Gli studenti sorridono, si divertono, la musica sciocca e ripetitiva crea un’atmosfera a dir poco macabra, con i corpi dei gatti che, sincronizzati, si toccano ’danzando’ da destra a sinistra. Alla fine del filmato lo studente ’regista’ alza un cartello con la scritta “Piccolo and the Pussycats” (Piccolo e le Pussycats). Leslie Piccolo è il nome di un insegnante di scienze della scuola ma non è chiaro se fosse presente al momento in cui è stato registrato il video e non ha ancora rilasciato dichiarazioni in merito. Sulla scia del filmato la Peta (People for Ethical Treatment of Animals) ha chiesto che venga bandita la dissezione di animali nelle scuole e ha aggiunto, parlando con i giornalisti del “Daily Mail”, di aver inoltrato numerose lettere all’amministrazione dell’istituto senza però aver ricevuto risposta. Nonostante il no comment della scuola la Peta ha proseguito nell’accusa, sostenendo che il video violi le linee guida dell’educazione scientifica che prescrivono di trattare gli animali eticamente e con rispetto. Non solo, l’associazione animalista ha anche aggiunto che la dissezione degli animali in classe può causare disagio psicologico per tutta la vita e indurre un minore rispetto nei confronti degli animali. Secondo i dati della Peta, negli Stati Uniti oltre dieci milioni di animali vengono uccisi ogni anno per la dissezione e il gruppo si sta battendo perché, almeno nelle scuole, vengano usati metodi alternativi come i programmi informatici. «I programmi interattivi di dissezione – ha spiegato Justin Goodman, responsbile Peta per le indagini di laboratorio – hanno dimostrato che è possibile insegnare materie come biologia e anatomia risparmiando tempo, denaro e vite animali. Inoltre possono essere più efficaci perché consentono agli studenti di ripetere la dissezione più volte».
 
ASKA NEWS
15 MAGGIO 2015
 
Ranch di coccodrilli, dalla carne alla pelle non si butta niente
In Zimbabwe è settore florido, aziende da 500.000 Usd all'anno
 
In Zimbabwe allevare coccodrilli è diventata un'attività lucrativa, un settore che ogni anno frutta milioni di dollari all'economia del paese. Questa fattoria vicino alle Victoria Falls ha esportato 130 tonnellate di carne nel 2014. E visto che anche del coccodrillo "non si butta via niente", l'azienda ha guadagnato 500.000 dollari grazie alla vendita di carne, al turismo e ai prodotti manifatturieri. Morris Muzamba, venditore allo Zambezi Nature Sanctuary and Crocodile Ranch: "La cintura più cara, fatta con la pelle del ventre, costa 200 dollari. Per le borse si va dalla meno cara - 200 dollari - alla più cara - circa 1.475 dollari".L'anno scorso, sono state vendute più di 43.000 pelli di coccodrillo, essenzialmente sul mercato europeo, ma il prodotto è sempre più richiesto anche in Asia e in Australia. Tra allevamento, produzione di carne, cinture, scarpe e borse l'industria impiega fino a 1.000 lavoratori.Il carattere stagionale degli allevamenti, tuttavia, rendono i guadagni instabili. Jackson Dube, guida turistica al Crocodile Ranch spiega: "Si riproducono da aprile a luglio, poi depongono le uova tra agosto e settembre e per schiudersi ci vogliono tre mesi, quindi tra novembre e dicembre".Ogni anno nascono 100.000 coccodrilli, quelli che non vengono uccisi, sono comunque fonte di guadagni come attrazione per i turisti. In un momento di crisi economica che attraversa il paese, la crescita di questa industria rappresenta un settore fortunato.
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
15 MAGGIO 2015
 
NEW YORK, PRESTO VIA LIBERA AI CANI NEI RISTORANTI E NEI BAR ALL'APERTO
Il disegno di legge ora al vaglio dell'Assemblea
 
Presto i proprietari di cani potrebbero avere la possibilità di portare i loro amici a quattro zampe con sé nei ristoranti e nei bar all'aperto di New York. Lo stabilisce un disegno di legge approvato dal Senato statale, che ora passerà al voto in Assemblea. Di fatto questo accade già molto spesso, ma i ristoratori rischiano grosso: secondo le attuali leggi statali, infatti, i locali che servono cibo vicino agli animali rischiano di perdere la propria licenza. Se verrà approvata, la misura non rappresenterà, però, un obbligo per i ristoranti, che potranno autonomamente scegliere se metterla in pratica oppure no. Una legge simile è stata adottata l'anno scorso dalla California.
 
CORRIERE.IT
15 MAGGIO 2015
 
Salvatores e l’amore per cani e lupi. In anteprima
il “corto” del premio Da domani sulle televisioni la storia emozionante del rapporto tra un lupo e l’uomo di oggi, fondata su una promessa fatta 25 mila anni fa
 
Un lupo esce da una grotta poi la scena si sposta in una centrale dove un uomo assiste allo scorrere di immagini in una serie di monitor. Le immagini sembrano ripercorrere la storia dell’antica alleanza fra uomini e cani e una voce fuori campo ne accompagna la storia e tutte le occasioni in cui il cane è rimasto vicino all’uomo nonostante i tradimenti di questi e i gesti a volte spietati e irrispettosi verso la sua natura di cane. La voce fuori campo, si scoprirà alla fine, è quella del lupo - perché all’origine era il lupo e non il cane – che rivendica un’antica promessa stipulata 25.000 anni fa, grazie alla quale i lupi alpha permisero ad alcuni membri del branco di farsi cani affiancando l’uomo per aiutarlo e sostenerlo nella vita quotidiana, a patto che questi ne rispettassero la sua natura. Con il cortometraggio “The Promise” ideato e finanziato da Almo Nature e diretto dal regista premio Oscar Gabriele Salvatores, l’azienda italiana si fa portavoce di quest’antica promessa per offrire attraverso un grande momento artistico, uno spunto di riflessione sul rapporto tra l’uomo e il cane affinché l’uomo riacquisti la consapevolezza del rapporto che ci lega a questi, e sull’importanza del rispetto per la sua natura di animale. Il corto di Salvatores da domani sarà trasmesso da Sky e da la 7. «Salvatores - dice Pier Giovanni Capellino, fondatore e presidente di Almo Nature - ci ha scelti dopo un colloquio nell’inverno scorso, convinto anche, spero, dal nostro genuino essere schierati con il lupo ma al contempo presenti concretamente a fianco dei produttori agricoli e dei pastori, che sono spesso lasciati soli a fronteggiare con i loro soli mezzi il ritorno del lupo».«La nostra azienda - aggiunge Capellino - collabora dal 2014 con Wac (Wolf Apennine Centre) nell’appennino tosco emiliano, inoltre con Canis Lupus in Toscana e con il progetto Life-WolfAlps in Piemonte, sostenendo direttamente l’alimentazione di oltre 300 cani da guardiania. A partire da giugno estenderemo il progetto anche in Liguria, fornendo ad alcuni allevatori 20 cuccioli di pastore maremmano, facendoci carico anche della loro alimentazione fino a giugno 2016».
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
15 MAGGIO 2015
 
SPAGNA, TORERO INCORNATO ALLA GIUGULARE ALLA CORRIDA: "GRAVE"
Il 25enne Jiménez Fortes salvo per 1 cm (video)
 
Quando a vincere è l'animale. Il torero Jiménez Fortes, 25 anni, è ricoverato in gravi condizioni dopo che un'incornata ha colpito la sua giugulare. È accaduto alla Feria de San Isidro di Las Ventas, la più importante plaza de toros della Spagna. Solo il pronto intervento del resto dell'equipaggio della corrida ha consentito di sottrarre al toro il torero, che è stato subito trasportato nell'infermeria e poi all'ospedale dove è arrivato con il collo squarciato ed è stato subito opertato. Le sue condizioni sono state giudicate gravissime, ma per sua fortuna non è in pericolo di vita. Solo per questione di un centimetro non è stata recisa un'arteria vitale. Il giovane era già stato incornato lo scorso anno. Qui sotto il video caricato su YouTube da Skinny Joey (attenzione: immagini forti). Intanto, in Spagna infuriano le polemiche sulla corrida.
VIDEO
 
GREEN ME
15 MAGGIO 2015
 
La Nuova Zelanda riconosce gli animali come 'esseri senzienti'

Roberta Ragni

 
La Nuova Zelanda ha appena compiuto un enorme passo avanti per il benessere degli animali riconoscendoli legalmente come esseri "senzienti". La nuova legge stabilisce ufficialmente che gli animali, come gli esseri umani, sono esseri "senzienti", nel senso che sono in grado di percepire e sentire cose. "Dire che gli animali sono "senzienti" vuol dire affermare esplicitamente che possono vivere emozioni sia positive che negative, compresi il dolore e l'angoscia", ha dichiarato la dott.ssa Virginia Williams, presidente del Comitato Nazionale Animal Ethics Advisory. "Questo importantissimo riconoscimento segna un altro passo nel cammino del benessere degli animali". Il disegno di legge, spiega Animal Equality, vieta anche l'utilizzo degli animali per la sperimentazione di prodotti cosmetici e prevede anche un sistema di classificazione delle pene più o meno severe, dando agli ispettori che controllano il benessere animale la possibilità di presentare rapporti di conformità o meno con la legge. "Che gli animali abbiano emozioni simili alle nostre lo vediamo tutti i giorni. Vivono l'ansia da separazione e mostrano sofferenza. E questo è un sentimento quasi umano. La stessa cosa accade quando vediamo animali trascurati e che hanno problemi di benessere. Soffrono molto per questo. Lo si può vedere nei loro occhi. E' molto triste, davvero", ha aggiunto la direttrice del Nelson SPCA - l'ente protezione animali neozelandese. Il disegno di legge è uno strumento che fornisce maggiore chiarezza, trasparenza e migliore applicabilità delle leggi sul benessere degli animali. Ed è solo uno degli ultimi atti in favore degli animali per il Paese, che nel 2012 si era unita con l'Australia contro la caccia alle balene. "La percezione del benessere degli animali sta cambiando rapidamente e le pratiche che un tempo erano all'ordine del giorno per gli animali domestici e di allevamento non sono più accettabili o tollerate. Il disegno di legge porta la legislazione in linea con il mutato atteggiamento della nostra nazione sullo stato degli animali nella società", conclude il Presidente dell'Associazione Veterinari della Nuova Zelanda, il dottor Steve Merchant. Quando anche l'Italia seguirà questo straordinario esempio?
 
LIVE SICILIA
16 MAGGIO 2015
 
Cane impiccato a un albero
Denuncia degli animalisti
"Il sindaco di Trapani dovrebbe chiedere scusa per quanto accaduto all'intera città ed ai carabinieri intervenuti" chiede Enrico Rizzi, capo della segreteria nazionale del Partito Animalista Europeo.
 
TRAPANI - Una cagna è stata trovata impiccata a un albero nelle campagne trapanesi. Vicino al corpo c'era un pastore tedesco che non aveva alcuna intenzione di allontanarsi dalla carcassa, ringhiando a chiunque tentasse di avvicinarsi. Lo denuncia il partito animalista europeo. Sono intervenuti i carabinieri del nucleo radiomobile di Trapani, il servizio veterinario dell'Asp di Trapani, le guardie zoofile dell'Oipa di Trapani con qualifica di polizia giudiziaria ed Enrico Rizzi, capo della segreteria nazionale del Partito Animalista Europeo. "Il sindaco di Trapani dovrebbe chiedere scusa per quanto accaduto all'intera città ed ai carabinieri intervenuti - dice Rizzi - militari che ringrazio infinitamente per essersi recati sul posto in tempi brevissimi, per la loro professionalità ed il loro impegno. Non è assolutamente accettabile che il comune di Trapani non abbia ancora previsto, dopo tre anni di amministrazione Damiano, un servizio di pronta reperibilità dei dipendenti comunali del canile al fine di poter intervenire in casi di estrema necessità. Quando non si provvede a ciò, accade poi che due auto dei carabinieri rimangano impegnate per ben 4 ore, tralasciando la sicurezza della nostra città. Se non era per me e per le Guardie zoofile dell'Oipa, che ringrazio sempre per il loro prezioso contributo non retribuito, come sarebbe finita? Damiano chieda scusa e si dimetta immediatamente".
 
GIORNALE DI SICILIA
17 MAGGIO 2015
 
Cane impiccato nel Trapanese, denuncia degli animalisti
Sono intervenuti i carabinieri del nucleo radiomobile di Trapani, il servizio veterinario dell'Asp di Trapani, le guardie zoofile dell'Oipa di Trapani con qualifica di polizia giudiziaria ed Enrico Rizzi, capo della segreteria nazionale del Partito Animalista Europeo
 
TRAPANI. Una cagna è stata trovata impiccata a un albero nelle campagne trapanesi. Vicino al corpo c'era un pastore tedesco che non aveva alcuna intenzione di allontanarsi dalla carcassa, ringhiando a chiunque tentasse di avvicinarsi. Lo denuncia il partito animalista europeo.Sono intervenuti i carabinieri del nucleo radiomobile di Trapani, il servizio veterinario dell'Asp di Trapani, le guardie zoofile dell'Oipa di Trapani con qualifica di polizia giudiziaria ed Enrico Rizzi, capo della segreteria nazionale del Partito Animalista Europeo. «Il sindaco di Trapani dovrebbe chiedere scusa per quanto accaduto all'intera città ed ai carabinieri intervenuti - dice Rizzi - militari che ringrazio infinitamente per essersi recati sul posto in tempi brevissimi, per la loro professionalità ed il loro impegno. Non è assolutamente accettabile che il comune di Trapani non abbia ancora previsto, dopo tre anni di amministrazione Damiano, un servizio di pronta reperibilità dei dipendenti comunali del canile al fine di poter intervenire in casi di estrema necessità. Quando non si provvede a ciò, accade poi che due auto dei carabinieri rimangano impegnate per ben 4 ore, tralasciando la sicurezza della nostra città. Se non era per me e per le  Guardie zoofile dell'Oipa, che ringrazio sempre per il loro prezioso contributo non retribuito, come sarebbe finita? Damiano chieda scusa e si dimetta immediatamente.
 
GEA PRESS
16 MAGGIO 2015
 
VOLTURARA IRPINA (AV) – La confezione avvelenata. Era indirizzata alla “casa dei fantasmi”
Nessun atto intimidatorio al Candidato Sindaco. A rischiare la pelle erano i cani
 
Uno strano involucro vicino all’abitazione del Dott. Marra Edmondo, Candidato Sindaco alle prossime elezioni amministrative di Volturara Irpina (AV). Questo avevano trovato i Carabinieri del locale Comando Stazione una volta avvisati del ritrovamento. In un foglio di giornale erano state riposte una decina polpette crude!
I fatti sono avvenuti sabato scorso e dall’esame dei  bocconi di carne, subito posti sotto sequestro, è emersa la presenza di un notevole quantitativo di una sostanza che gli stessi Carabinieri hanno poi riferito essere “altamente nociva”.  Le indagini si sono subito indirizzate su più fronti: dallo scherzo di cattivo gusto, all’atto intimidatorio oppure un’altro “bersaglio”. Nessuna ipotesi, pertanto, era stata tralasciata dai Carabinieri che avevano avviato un’approfondita attività info-operativa, sfruttando alcuni spunti informativi derivanti dall’approfondita conoscenza dell’ambiente e della realtà locali.L’attività di indagine ha così tolto ogni dubbio. E’ stato infatti accertato che  non si è trattato di atto intimidatorio nei confronti del candidato a Sindaco, bensì di un gesto compiuto da ignoti, per risolvere “in proprio” il problema dei cani randagi presenti in zona. Una mano scellerata aveva riposto delle polpette avvelenate in un immobile da decenni in costruzione e mai ultimato, attiguo a quella del Dott. Marra.A quanto sembra a rovinare il piano di queste persone senza scrupoli, sarebbero stati due dodicenni i quali, entrati per giocare nella “casa dei fantasmi” (così chiamano nel gioco lo stabile divenuto rifugio di cani e gatti), avevano notato le polpette e, per salvare gli amici animali, avevano spostato l’involucro nei pressi della vicina abitazione del candidato sindaco.Gli animali, presi in custodia dalla locale Amministrazione Comunale, sono stati sterilizzati e microchippati.Sono in corso serrate indagini finalizzate ad identificare gli scellerati, responsabili della brutale iniziativa messa in atto contro le già sfortunate bestiole.
 
GEA PRESS
16 MAGGIO 2015
 
Benevento – Abbandono in superstrada. Gattina raggomitolata e il crudele metodo della “roulette russa”
 
Un cartone con “qualcosa” raggomitolata. Il tutto disposto nella corsia d’emergenza della superstrada che congiunge Benevento all’autostrada Napoli/Bari. Questo notavano i volontari della LAC in transito nei luoghi. Impossibile, però, tornare indietro salvo rischiare un gravissimo incidente.
Una volta  in autostrada si è così usciti al primo svincolo disponibile. Raggiunto il luogo del verosimile abbandono, i volontari si sono trovati innanzi una gattina di appena due mesi. Uno scellerato aveva deciso il metodo della “roulette russa” per eliminare la povera micetta. Molto scarse, infatti, le probabilità di sopravvivenza una volta abbandonato il cartone. Quasi sicuramente sarebbe finita schiacciata da un mezzo in transito.
I volontari, nonostante la particolarità del posto, riuscivano a fermare la macchina quasi all’entrata dell’autostrada ma la gattina, evidentemente spaventata, si è subito indirizzata  sotto l’autovettura dei soccorritori rendendo ancora più complicato e pericoloso il salvataggio.
Infine, dietro la ruota posteriore a lato della carreggiata, è avvenuto quello che i volontari hanno definito “il miracolo”.
“Siamo riusciti a bloccarla e portarla in salvo – spiega il responsabile della LAC Emilio Mauro Merola -  Non voglio pensare che sia frutto di un abbandono, non è assolutamente umano lasciare in un’autostrada una gattina di qualche mese, voglio pensare che si sia allontanata da qualche posto abitato e (o) caduta dal muro di cinta che costeggia l’autostrada. Adesso è in salvo  […]
 
TG COM 24
16 APRILE 2015
 
Roma, caccia al serial killer di cani: "Utilizzate polpette avvelenate"
I proprietari degli animali stanno condividendo le loro informazioni
 
A Roma è partita la caccia al serial killer dei cani. I volantini che mettono in guardia dal pericolo delle polpette avvelenate sono affissi ovunque, sui pali della luce, sui cassonetti dei rifiuti, all'ingresso dei giardini. L'ultimo caso a Villa Sciarra, all'inizio di maggio: un golden retriver ucciso da un boccone alla strictina. Al momento sono stati presi di mira i parchi di Monteverde, ma anche a Villa Pamphili è scattato l'allarme. I proprietari dei cani non si sentono più sicuri e controllano a vista i loro amati animali e, naturalmente, tutto quello che mettono in bocca. Tanti i casi denunciati in rete, nei blog, nella pagina Facebook del comitato di quartiere.Al punto che c'è chi consiglia di mettere la museruola ai propri cani per evitare il pericolo. Ma sarebbe una sconfitta...
VIDEO
 
MESSAGGERO VENETO
16 APRILE 2015
 
A Flambro i gatti spariscono nel nulla
Tantissimi i casi segnalati dopo la storia di Romeo. E sul web piovono parole di condanna per il gesto crudele

di Paola Beltrame

 
TALMASSONS  (UD). A Flambro sono tantissimi i gatti che spariscono nel nulla. La storia di Romeo, il micio morto poche ore dopo essere stato raggiunto da un colpo di carabina, ha dato la stura a una serie di proteste da parte degli abitanti del paese, che sospettano la stessa atroce fine per i loro amici felini. La vicenda ha commosso e sconcertato molti lettori del nostro giornale: un centinaio sulla pagina Facebook del Messaggero Veneto i commenti di condanna del crudele gesto.Anche Gabriele, che ha vissuto insieme con i familiari il dispiacere di vedere il gatto tornare a casa arrancando sulle zampe anteriori e di non aver potuto, nonostante le cure della veterinaria, salvargli la vita, ha ricevuto alcuni sms da persone che lo hanno ringraziato per aver fatto conoscere pubblicamente la barbarie di chi non ha avuto scrupolo a sparare addosso alla bestiola. Da lì, tutta una serie di denunce al nostro giornale per gatti misteriosamente scomparsi a Flambro.Riferisce Vania, che come Gabriele abita in una casa confinante con la campagna: «In tre anni mi sono mancati una decina di gatti. Escono di casa e non fanno più ritorno. Così anche da mia suocera e in tutte le case della mia via. Non si trovano i corpi dei mici, né investiti né avvelenati. Tutti si chiedono come mai. Gli anziani dicono che danno fastidio negli orti e c’è chi li cattura con trappole, attirandoli con del cibo, e poi li uccide con il fucile». Se fosse vero sarebbe atroce. Ma il caso di Romeo pare confermare la diceria.«L’ultimo, che avevo preso in adozione al Rifugio di via Gonars a Udine – continua Vania -, un bel felino grigio di nome Mich, animale dolcissimo e docilissimo che ho anche fatto curare da una malattia che aveva inizialmente, è durato un anno.Dall’altro giorno non s’è più visto. Dovrò prenderne un altro, ma con quale prospettiva? Sono animali a cui ci si affeziona. In particolare – spiega la padrona del povero Mich - piacciono ai bambini: quando poi non ci sono più bisogna inventare qualcosa per non vederli piangere, come ad esempio dire che la gatta s’è sposata ed è andata a vivere in un’altra casa. Non si prende un animale a cuor leggero. Tutte le mie amiche adorano i gatti, ma qui a Flambro non durano, pare impossibile».
Amarezza e tanta rabbia nei commenti in rete dopo la pubblicazione della fine crudele di Romeo. «Povera creatura – scrive Ilaria -. Rinnoviamo l’appello a sterilizzare i mici, così nella stagione degli amori non rischiano di dare fastidio a gente stupida e ignorante». E Valentina: «Chi fa delle crudeltà agli animali è capace di tutto».Altri ricordano che eliminare a questo modo un animale da compagnia può costare la condanna a diversi mesi di carcere e migliaia di euro di multa.
 
LA NUOVA SARDEGNA
16 MAGGIO 2015
 
Muore in casa a Sassari, il cane lo veglia per giorni
L’animale è stato trovato privo di vita accanto al corpo del padrone. Triste storia di disagio e solitudine
 
SASSARI. Morte naturale, quasi certamente un malore. E il suo cane l’ha vegliato per giorni, senza mangiare, finchè non è caduto anche lui, a poca distanza dal padrone. Le indagini dei carabinieri dovranno fare luce sul decesso di un uomo sassarese di 55 anni, trovato privo di vita, giovedì sera, nella sua abitazione di via Tirso, nel quartiere Latte Dolce. Pochi gli elementi di certezza: di sicuro, l’uomo era morto da parecchi giorni, era già in fase di decomposizione. E nell’appartamento è stato trovato privo di vita anche il suo cane che gli ha tenuto compagnia fino all’ultimo istante.
La triste scoperta dopo una segnalazione, perché ormai da diversi giorni non si avevano notizie dell’uomo e dall’appartamento proveniva un odore sospetto. I vigili del fuoco sono entrati nell’alloggio (in una palazzina a tre piani inizialmente occupata da sei famiglie e ora pare ridotte a due) e hanno favorito l’intervento dei carabinieri. Nella casa nessun segno di colluttazione così come sono stati esclusi segni di violenza sul corpo dell’uomo e anche sul cane. Valutazioni attente che hanno fatto propendere gli investigatori dei carabinieri per una morte naturale. Il decesso potrebbe essere stato causato da un malore, anche perché pare che l’uomo da tempo non fosse in buone condizioni di salute. La situazione sarebbe peggiorata nell’ultimo periodo, tanto che nessuno l’aveva più visto in giro nel quartiere. Secondo le prime valutazioni del medico legale, intervenuto insieme ai carabinieri della compagnia di Sassari che hanno avviato le verifiche, il cinquantacinquenne era morto da parecchi giorni (forse anche dieci). Il suo cane, fedele, è rimasto lì accanto al corpo del padrone. Ha atteso che si svegliasse, che tornasse ad accarezzarlo come faceva sempre.Invece l’uomo era morto. E il cane non ha più mangiato, potrebbe essere morto di stenti. Nessuno si è accorto di niente in tutti questi giorni, e questa è forse la cosa più assurda della triste storia. In una società dove in tanti sono proiettati con lo sguardo lontano, giustamente anche a sottolineare le situazioni di disagio e sofferenza che rimbalzano da altre parti del mondo, può accadere che in una città civile e moderna, in un quartiere integrato, si possa morire come in un angolo dimenticato. Un uomo e il suo cane, in solitudine, senza neppure una mano d’aiuto che non sempre deve essere richiesta con procedure ufficiali. A volte basterebbe una chiamata, l’intuizione di chi è ancora capace di volgere lo sguardo a pochi metri dalla sua apparente normalità. Il corpo dell’uomo è stato trasferito all’istituto di Patologia forense per gli ultimi accertamenti.
 
L’ECO DI BERGAMO
16 MAGGIO 2015
 
Dalmine (BG), cane cade in un canale
Rischia di affogare, salvato dai pompieri
 
È successo nella giornata di sabato 16 maggio: «Hanno salvato il mio cane, che si chiama Babe: sarebbe sicuramente stato trascinato dalla corrente e io non avrei potuto fare nulla» ha spiegato la padrona. Salvataggio in atto, problema risolto, con una lettera di ringraziamento di una famiglia di Dalmine ai pompieri locali.
 
NELCUORE.ORG
16 MAGGIO 2015
 
I NOSTRI "VICINI": ROMA CAPITALE ANCHE DELLA FAUNA SELVATICA
In città vivono gheppi, allocchi, palchi pellegrini...
 
Roma e' anche la capitale della fauna selvatica. Falchi pellegrini, gheppi, allocchi, picchi, pappagalli, e gabbiani reali sono solo alcune delle specie che volano sui cieli romani e vivono fra tetti, ville, e monumenti della citta' eterna, dove ogni anno 5mila esemplari selvatici vengono recuperati e reintrodotti in natura. E' quanto emerge dal rapporto "Note di rondini" presentato dal Corpo forestale dello Stato in collaborazione con la LIPU in occasione della V/a edizione del Festival del Verde e del Paesaggio all'Auditorium Parco della Musica di Roma. Proprio grazie ai numerosi parchi pubblici, zone verdi e ai siti archeologici dove molte specie nidificano, Roma e' una citta' a prova di biodiversita' e dove "la convivenza con l'uomo e' quasi sempre ben tollerata". "Roma e' un esempio verde per l'Italia - sottolinea Alessandro Bottacci, Capo Ufficio Biodiversita' del Corpo forestale dello Stato - e noi cerchiamo di mettere in atto tutte le azioni necessarie per salvaguardare tutti gli animali". Inoltre da anni colonie di specie non autoctone, come i pappagalli parrocchetti dal collare e parrocchetti monaco, sono presenti al parco della Caffarella, a Villa Pamphili e a Villa Borghese. A Roma nidificano 78 specie di uccelli come il gheppio nelle zone del Colosseo, di San Pietro e delle Terme di Caracalla. Poi c'e' l'allocco a villa Ada con 6/7 coppie in 1 kmq. Tra i mammiferi, sono presenti ricci, faine, volpi e cinghiali che attirano i lupi sempre piu' vicino al nord della capitale. Ci sono anche rospi, raganelle e rane. Inoltre alla fine degli anni '90 venne segnalata la presenza di grossi granchi in pieno centro. Se la citta' di Roma abbraccia la fauna selvatica e' anche grazie alla Forestale e alla Lipu che ogni anno salvano 5mila esemplari che vengono ospitati al centro di recupero fauna selvatica gestito da LIPU e dal Comune di Roma. Tra questi, oltre 200 sono uccelli rapaci, oltre 4000 tra passeriformi, aironi e uccelli acquatici. I mammiferi sono circa 600: lupi, volpi, istrici, tassi, ricci e pipistrelli. Gli ultimi arrivati sono degli anatroccoli di Casarca, anatra che da circa 4 anni nidifica sul tetto di Palazzo Chigi trasferiti dalla Forestale al CRFS Lipu. Francesca Manzia responsabile del centro LIPU infine ha ricordato che "quando si trova un animale selvatico la prima cosa da fare e' rivolgersi a chi sa come trattarlo perche' sbagliare qualcosa significa compromettere la sua liberazione".
 
QUOTIDIANO.NET
16 MAGGIO 2015
 
Prima Guerra Mondiale. Vittime ed eroi sconosciuti: gli animali
Milioni di morti, migliaia di operazioni portate a termine: un docufilm di Folco Quilici rende giustizia alle creature che operarono nelle trincee insieme con i nostri militari
 
Roma, 16 maggio 2015 - E' uscito ieri nelle sale “Animali nella Grande Guerra”, il docufilm diretto da Folco Quilici, che descrive in modo approfondito il ruolo dei milioni di animali impiegati tragicamente nel conflitto bellico della Prima Guerra Mondiale. I libri di storia dimenticano quasi totalmente gli animali e il loro ruolo nelle vicende umane, ma essi sono fondamentali e, nella maggior parte dei casi, inconsapevoli vittime sacrificali delle scelte umane. Nella Grande Guerra furono undici milioni i cavalli, 100 mila i cani, muli, asini, buoi, maiali, 200 mila i piccioni e colombi viaggiatori, che vissero di stenti tra fango e bombe, condividendo il fronte insieme ai 60 milioni di soldati di tutta Europa. I muli, fondamentali sulle montagne, insieme a buoi e cani vennero utilizzati per il trasporto di parti di cannone, munizioni, provviste ed acqua. I piccioni viaggiatori vennero utilizzati per l’invio di messaggi alle truppe e insieme ai cani vennero purtroppo sacrificati nel rilevamento della presenza di gas tossici.I cani furono inoltre utilizzati per il ritrovamento dei feriti e, vicino ai soldati, divennero spesso il loro unico legame di affezione durante il conflitto bellico, dentro e fuori la trincea. Ma gli animali vennero utilizzati anche come cibo, in macelli provvisori allestiti vicino agli accampamenti. Se su quei campi di battaglia oggi crescono fiori, dobbiamo ricordarci che vi riposano, insieme ai soldati, anche gli animali che hanno inconsapevolmente e con coraggio dato la vita, senza alcuna colpa e senza poter scegliere.La Gran Bretagna ha ricordato a Londra tutti gli animali caduti in battaglia con un memoriale (Animals in War Memorial Fund), dedicato simbolicamente al Soldato n. 2709, un piccione viaggiatore morto in servizio. "Animali nella Grande Guerra" è un documentario che finalmente riconosce il ruolo determinante degli animali “italiani” nel conflitto bellico. Un documentario per ricordare ed essere grati agli animali, che dopo il passaggio nelle sale cinematografiche sarà trasmesso su RAI 1 il 24 maggio, in occasione dell’anniversario dell'entrata in guerra dell'Italia, nel 1915.
 
ABRUZZO WEB
17 MAGGIO 2015
 
ADUNATA ALPINI: SEQUESTRATI 100 CHILI DI CARNE DUBBIA, VOLANO MULTE
 
L’AQUILA - Oltre 100 chilogrammi di carne sequestrati senza tracciabilità oppure scongelata e ricongelata, con multe per complessivi 8 mila euro.Questo il bilancio di una serie di controlli amministrativi ordinati dal prefetto, Francesco Alecci, finalizzati ad accertare che le attività commerciali straordinarie nate in tutta la città non fossero svolte in maniera abusiva e che agli Alpini non fossero somministrate merci scadute o avariate.Partendo da un elenco di obiettivi individuati dal Comando Polizia Municipale di L’Aquila, la Questura ha organizzato una specifica attività interforze, alla quale hanno partecipato: Polizia di Stato; Arma dei Carabinieri; Nucleo anti sofisticazioni (Nas) dei Carabinieri di Pescara; Nucleo agroalimentare e forestale (Naf) del Corpo Forestale dello Stato; Polizia Municipale; Asl L’Aquila.I risultati del servizio, durato tutto il giorno e che ha visto l’impiego di circa 30 uomini, sono di 11 violazioni amministrative accertate per mancanza di requisiti igienico sanitari; 100 chili di carne sequestrata perché priva di tracciabilità e scongelata e ricongelata; 13 confezioni di dolci sequestrate perché prive di tracciabilità; 8.000 euro di sanzioni già elevate.Ulteriori sanzioni potranno essere elevate al termine di ulteriori accertamenti.
 
LA ZAMPA.IT
16 MAGGIO 2015
 
Una lista dei desideri per Coco, il cane morto di cancro
 
Quando i padroni hanno scoperto che il loro cane aveva un tumore hanno deciso di stilare una “bucket list”, una lista dei desideri. Una sorta di “Non è mai troppo tardi” per animali. Nel film Jack Nicholson e Morgan Freeman non volendo arrendersi al destino di malati terminali, iniziano un’avventura imprevedibile Così Coco, una rottweiler di otto anni, ha girato il paese in lungo e in largo diventando una star locale. Ha corso lungo il mare, fatto il bagno in piscina, guidato un treno, è salito su un camion dei pompieri, sfrecciato su una cabriolet, mangiato una bistecca in un pub e un Big Mac al McDrive. Ha anche trascorso la giornata con un agente di polizia che l’ha fatta sedere su un elicottero delle forze dell’ordine.  Coco è andato a Sheffield dove gli hanno fatto una scansione 3D del suo corpo che diventerà un modello che i padroni terranno come ricordo. Le hanno anche fatto un calco in bronzo della sua zampa. Symon Spencer e Theresa Clancy, una coppia di Farnborough, Inghilterra, a più di 50 km da Londra, hanno preso Coco quando aveva solo nove settimane. A febbraio la scoperta della malattia: un tumore alle ossa incurabile e inoperabile alla spalla destra. La diagnosi non lasciava speranze. Dopo una radiografia il veterinario ha avvisato Symon e Theresa che a Coco rimanevano solo poche settimane di vita.  Le avventure di Coco sono state documentate su Facebook. “Inizialmente ho creato la pagina solo per me, per non dimenticare - ha detto Symon -, quando ho visto arrivare più di 300 richieste di amicizia non ci potevo credere”. Coco è morta il 5 maggio, ma i suoi padroni sono certi che ha vissuto gli ultimi mesi di vita con entusiasmo.
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GEA PRESS
16 MAGGIO 2015
 
Spagna – Tori “senza catene”. Undici persone ferite in strada (VIDEO) e torero incornato (VIDEO)
 
Versa in gravi condizioni, ma le sue condizioni sono stabili. Il corno lo ha trafitto tra la carotide, la vena giugulare e l’esofago. Un incidente tremendo ripreso dalle telecamere della tv spagnola.E’ accaduto ieri a Madrid dove il grosso animale (poi ucciso)  del peso di 650 chiligrammi,  ha più volte incornato il torero per il quale si è temuta la vita. Il sangue, hanno riferito i giornali spagnoli, sgorgava a fiotti.Ancora più grave quanto successo invece a Talavera de La Reina, nei pressi di Toledo. Un toro da corrida, sfuggito al controllo, ha ferito nella sua ultima corsa ben undici persone tra cui alcuni bambini. Nel filmato diffuso dal Partito Animalista Spagnolo (PACMA),si vede il toro puntare verso quella che sembra una carrozzina di un disabile. Istanti dopo due persone, in giovane età, fuggono terrorizzate tra le urla dei passanti. Il toro, inseguito da una ventina di Agenti della Guardia Civil è stato infine raggiunto ed ucciso a colpi di pistola. Attimi, prima, aveva distrutto una macchina della polizia.Non è mancato anche qui un torero. Il toro era già morto, ma lui non ha esitato a diffondere la sua sorridente immagine in un poco opportuno selfie. Undici persone, invece, sono finite in ospedale.
VIDEO
 
LA ZAMPA.IT
16 MAGGIO 2015
 
Whiskers, il gatto conteso da due famiglie
 
Claudia Audi Grivetta
 
Whiskers, o Simon, è un gatto conteso fra due proprietari. La sua storia è particolare ma al tempo stesso esemplare perché quello che è successo a Whiskers, o Simon, può accadere a molti gatti.
Siamo negli Stati Uniti, a Rochester, nello Stato di New York. Sul finire di ottobre dello scorso anno Courtney Amos smarrisce il suo gatto Whiskers che per undici anni è stato il suo fedele compagno. Lo ha cercato per i successivi quattro mesi senza riuscire a trovarlo, poi un giorno riceve la telefonata di un ex allievo della Mayo High School che aveva visto la foto del suo gatto sul sito Camp Companion. 
In pratica Whiskers era stato trovato dall’associazione che, pensando fosse un randagio, lo aveva dato in adozione. A quel punto per Courtney non c’era più nulla da fare: il micio non si chiamava più Whiskers ma Simon e aveva una nuova famiglia, la quale non aveva nessuna intenzione di restituirlo alla proprietaria precedente. La Amos è arrivata fino al punto di coinvolgere un avvocato ma si è ritrovata in mano un pugno di mosche. «E’ come perdere un figlio – ha dichiarato distrutta Courtney al “Post Bulletin” - l’ho avuto per undici anni, sono cresciuta con lui, è la mia infanzia». Purtroppo però la giovane non possiede gli strumenti legali per riprendersi il suo gatto. Anche se molte persone considerano i propri animali come parte integrante della famiglia, le leggi non sono dello stesso parere. Il miglior modo per evitare questi problemi, secondo i funzionari del rifugio che ha dato in adozione il micio, è quello di dotare il proprio animale di microchip identificativo, unico vero strumento che consente di ricondurre l’animale al suo proprietario. 
FOTO
 
GEA PRESS
17 MAGGIO 2015
 
POGGIOMARINO (NA) – Investimento in coppia
L'accusa degli animalisti: nessuno si interessa del randagismo

 
Un doppio investimento avvenuto nei pressi di Poggiomarino, in provincia di Napoli. Due randagini che probabilmente, a causa del calore della femmina, sono morti contemporaneamente.I fatti sono avvenuti lo scorso  venerdi. Nei luoghi ci sarebbe pure chi ha vociferato sulla particolare condizione della femminuccia. Un solo colpo, di certo violento per gli effetti causati, e due “problemi” in meno. Nessuno, però, ha sporto denuncia e le voci rimangono tali, specie quando si susseguono in luoghi dove gli interventi contro il randagismo non sono all’altezza della situazione. Anzi, a sentire Rosa Salzano, volontaria della Lega Difesa del Cane di Angri (SA) tali interventi sarebbero praticamente assenti.
A rimetterci la vita, come in questo caso, sono i cani.“La scena che mi sono trovata innnazi – riferisce Rosa Salzano a GeaPress – era tremenda. Mi è sembrato di vedere una di quelle immagini di un paese estero, lontano da noi, dove i cani fanno questa fine. Ed invece siamo in Italia. Nessuno sterilizza, nessuno si impegna, tra le istituzioni, contro il randagismo”Il cagnolino bianco, chiamato dai volontari del luogo con il nome di Achille, era accudito da un signore del posto fin da quando era stato abbandonato in strada. La femmina di colore nero, invece, era in calore. Volontariamente oppure no, qualcuno li ha investiti probabilmente mentre si stavano accoppiando. Di certo, i loro corpi sono stati lasciati sull’asfalto.Nessuno dei due cani era microchippato.
 
GEA PRESS
17 MAGGIO 2015
 
Massa Carrara – Pinscher lanciato in autostrada. Le Guardie OIPA: è morto sul colpo
 
Massa Carrara – Pinscher lanciato in autostrada. Le Guardie OIPA: è morto sul colpo
I fatti sarebbero accaduti nella giornata di oggi. Stante quanto comunicato dalle Guardie OIPA di Massa Carrara, un cane di razza Pinscher sarebbe stato lanciato da un’auto in corsa  lungo l’autostrada che da Carrara conduce a La Spezia. Il cangolino è morto sul colpo.Sempre secondo quanto reso noto dall’OIPA nei luoghi sono intervenute le Forze dell’Ordine ma nulla è stato diffuso circa  l’autore del gesto.L’OIPA lancia  un appello a collaborare rivolto a potrebbero avere visto o comunque in grado di fornire notizie utili per ricostruire l’intera vicenda. L’invito è quello di segnalare, anche in forma anonima, ogni dettaglio utile.
 
IL TIRRENO
17 MAGGIO 2015
 
Cani addestrati in cerca di tracce di veleno sui pascoli
Il sopralluogo della polizia provinciale al podere dove sono morti i nove animali da guardia Gli allevatori si sfogano con il candidato Rustici: «I predatori vanno eliminati»
 
di Fiora Bonelli
 
ROCCALBEGNA (GR). Per i nove cani uccisi presumibilmente col veleno, sabato mattina, si è mossa la polizia provinciale che è andata al podere Le Capanne di Giacomo Franceschelli. Si trattava di prelevare campioni di terra partendo dal luogo dove mangiano i pastori da guardiania e in altri parti del pascolo, perché deve essere certo che gli animali rimasti non corrano alcun pericolo. Intanto sono arrivati a Giacomo Franceschelli i sentimenti di solidarietà di tante persone, a partire dal sindaco di Roccalbegna Massimo Galli e poi da tanti allevatori del grossetano che, fra l’altro, hanno incontrato Franceschelli anche in occasione dell’ abboccamento che i pastori hanno avuto, sabato pomeriggio, con il candidato regionale del Pd Francesco Rustici, dove gli allevatori sono andati a far presenti i loro problemi: «Non c’è più bisogno di repubblica. Ci vuole un nuovo risorgimento. Rivogliamo la nostra dignità di allevatori». Così la delegazione a Francesco Rustici, aspirante consigliere regionale del Pd alle prossime elezioni, che aveva chiesto un incontro con una rappresentanza di allevatori della provincia. «Bisogna trovare il modo di liberare i nostri pascoli dai predatori - hanno detto - Ne va della sopravvivenza stessa di una filiera economica imprenditoriale importante anche per la salvaguardia del territorio».Ancora una volta, un gruppo di allevatori è andato a presentare la propria situazione pubblicamente, per ottenere risultati. Il filo conduttore di un discorso, sempre più complicati e cronico è stato quello delle predazioni: «Adesso siamo alle porte coi sassi - hanno detto - il problema deve essere eradicato. Non si tratta di proteggere il lupo, ma le pecore e il lavoro nostro e dei nostri padri».Interventi accorati e appassionati, anche di giovani allevatori, come Elisa Silvestri di Livorno che ha consegnato a Rustici una lunga lista di predazioni subite nella campagna livornese, come ha fatto Antonio Crobu venuto a Castel del Piano da Siena a raccontare che non servono risarcimenti, ma eliminazione dei predatori “prima che si arrivi all’anarchia”. «Il lupo deve tornare in Abruzzo, perché la Maremma è la terra delle pecore e il lupo non ci deve stare». «Svegliatevi», ha esclamato un pastore, «bisogna salvare questa nostra bellissima Toscana». Il ragionamento dei pastori si basa sul fatto che il lupo non è un animale stanziale del grossetano come dimostrano documenti e testimonianze. Il perché si sia voluto reintrodurre proprio qui è ignoto a tutti. Questo sostengono gli allevatori che hanno rinnovato ai politici il loro appello e invitato il giovane Rustici a sostenere la loro causa. Rustici ha ascoltato e ha compreso la gravità del problema.
 
IL GIORNALE
18 MAGGIO 2015
 
Expo vietato ai cani Ma in città ci sono 32 asili per animali
Ecco la cartina dei luoghi sicuri dove lasciare i quattrozampe durante le visite all'Esposizione

Maria Sorbi

 
Dove lasciare cane e gatto mentre si visita Expo? O ci si appoggia ai servizi dei dog sitter privati e affini o si chiede una mano alle strutture ufficiali.
Dopo oltre due settimane dall'inizio dell'Esposizione, già in parecchi si sono informati e hanno sollevato il problema. Magari arrivano da lontano, devono rimanere in città per lavoro per un mese o addirittura fino alla fine della manifestazione. Hanno preso in affitto loft e appartamenti con contratti stagionali e si sono portati appresso il cane o il gatto, con tanto di cuccia e vaschetta. Tuttavia lasciarlo a casa per poche ore è un conto, mollarlo in un appartamento dal mattino alla sera è un altro. E allora è partita la ricerca di un aiuto. Anche perché tra i padiglioni di Rho non è possibile portare animali al seguito nemmeno se stanno dentro una borsa. E non esistono strutture attorno al villaggio di Rho adatte a un «dogsitteraggio». Il regolamento internazionale sulle fiere vieta l'accesso agli animali domestici. Dove non arriva la fiera arriva il Comune. Che anche da questo punto di vista cerca di abbattere tutti gli ostacoli che limitino le Pari opportunità.A Milano è possibile fare affidamento su 32 luoghi dedicati, garantiti dal Comune, che offrono un servizio di ospitalità e di pensione per animali domestici e perfino per i rettili. Tra questi, otto sono gli asili dedicati esclusivamente ai cani, sei per i gatti mentre i restanti offrono soluzioni miste. In qualche caso eccezionale, anche per rettili o pesci. «Abbiamo pensato ai tanti visitatori che vengono in città per Expo e che, magari, hanno bisogno di trovare uno spazio sicuro, accogliente e pieno di affetto in cui lasciare il proprio amico a quattro zampe per qualche ora o, addirittura, per qualche giorno - dichiara l'assessore con delega alle politiche animali, Chiara Bisconti -. Milano è una città amica degli animali: ecco perché l'amministrazione comunale ha certificato 32 spazi dedicati, dove poter affidare in totale sicurezza il proprio cane o il proprio gatto, che vanno considerati a tutti gli effetti componenti della famiglia. Abbiamo voluto mettere in rete l'elenco, offrendo così un servizio utile a molte persone».Le tariffe degli asili per animali sono abbordabili e si ha la garanzia di affidarsi a persone competenti che rispettano il cane o il gatto. Guardando la mappa delle pensioni per i quattro zampe, ci si rende conto che tutta la città è «coperta» dal servizio: ovunque i turisti/visitatori abbiamo preso dimora, troveranno un punto d'appoggio vicino dove accompagnare Fido. Addirittura, qualche struttura riconsegna l'animale completamente lavato e pettinato. Insomma, Milano si prepara ad accogliere centinaia di cani e gatti stranieri. Sono i compagni di tutti quei visitatori che hanno scelto la soluzione della casa in affitto anziché dell'albergo proprio per non separarsi dal fidato amico. Nelle scorse settimane infatti ci sono anche stati casi di telefonate alle reception degli hotels per chiedere se era possibile accogliere anche il cane o fare riferimento a un servizi di assistenza.
 
QUOTIDIANO.NET
17 MAGGIO 2015
 
Expo. "Trentadue siti per lasciare gli animali in mani sicure"
Cani, gatti e persino rettili. Il Comune di Milano ribadisce: "La città è amica degli animali e siamo perfettamente attrezzati per rispondere alle esigenze dei visitatori"
 
Roma, 17 maggio 2015 - Expo pensa agli animali e respinge le polemiche dei giorni scorsi sul divieto di ingresso dei pelosi all'esposizione universale di Milano. Così ieri una nota precisa. Trentadue luoghi dedicati, garantiti dal Comune, che offrono un servizio di ospitalità e di pensione per cani, gatti e perfino per i rettili. Lo ricorda palazzo Marino a quanti, padroni di un animale domestico, vogliano visitare Expo. "Un'opportunità importante per chi ha con sé un amico a quattro zampe, visto che il regolamento internazionale sulle fiere vieta l'accesso agli animali domestici", spiega il Comune.Tra questi, otto sono gli asili dedicati esclusivamente ai cani, sei per i gatti mentre i restanti offrono soluzioni miste. In qualche caso eccezionale, anche per rettili o pesci. "Abbiamo pensato ai tanti visitatori che vengono in città per Expo e che, magari, hanno bisogno di trovare uno spazio sicuro, accogliente e pieno di affetto in cui lasciare il proprio amico a quattro zampe per qualche ora o, addirittura, per qualche giorno - dichiara l'assessora con delega alle politiche animali Chiara Bisconti -. Milano è una città amica degli animali: ecco perché l'amministrazione comunale ha certificato 32 spazi dedicati, dove poter affidare in totale sicurezza il proprio cane o il proprio gatto, che vanno considerati a tutti gli effetti componenti della famiglia. Abbiamo voluto mettere in rete l'elenco, offrendo così un servizio utile a molte persone".
 
ADN KRONOS
17 MAGGIO 2015
 
Farmaci per cani e gatti più costosi di quelli umani. Il veterinario: "Costretti a prescriverli"
 
Farmaci per animali più costosi di quelli umani. Il doppio, quando va bene, anche a parità di principio attivo. Un esempio su tutti? Un gastroprotettore per Fido può arrivare a costare 16 euro, a fronte dei canonici 8. E va anche peggio se il micio ha bisogno di un antibatterico ad ampio spettro: in qualche caso il prezzo del farmaco veterinario può arrivare a costare 6 volte tanto.Una bella differenza. Ma tant'è. E i proprietari degli amati 'pet' si trovano a dover sborsare un centinaio di euro all'anno, in media, per prendersi cura dei loro 'compagni di vita'. E infatti il mercato dei medicinali veterinari va a gonfie vele: si parla di circa 600 milioni di euro. Solo in Italia. I proprietari fanno sentire la loro voce: l'Ente nazionale protezione animali ha lanciato una petizione su Change.org, che sfiora le 76mila firme, per cambiare l'attuale normativa. La legge vigente, infatti, dispone che i veterinari non possano prescrivere farmaci per uso umano nel caso in cui siano disponibili medicinali per animali.Lo sa bene un veterinario di Conegliano nel trevigiano che, pensava di fare un favore al proprio paziente, prescrivendo a gennaio di quest'anno un farmaco umano alla proprietaria di un cagnolino: si è visto recapitare una multa di 3mila euro dagli ispettori dell'Azienda sanitaria locale. "La normativa europea prevede che si possa prescrivere quello a uso umano in via eccezionale solo quando non esiste quello veterinario. Proprio perché lo possiamo utilizzare quando non esiste, non vedo perché non si possa usare quando esiste e costa meno", dichiara all'Adnkronos Angelo Troi, presidente del Sindacato italiano medici veterinari liberi professionisti."Il problema qual è? Che con un dosaggio e principio identico le differenze di costo tra i due medicinali sono notevoli", sottolinea Troi. Secondo l'esperto, "le aziende farmaceutiche hanno tutto l'interesse di mantenere un doppio mercato: quello dei medicinali per umani e per animali. Noi chiediamo che il veterinario, dove c'è una convenienza per il consumatore e a parità di principio attivo, possa prescriverlo. Il professionista è in grado di capire la differenza tra un farmaco che si può usare e uno no".Da Nord a Sud, chiamando le principali farmacie, confermano che "sono in molti a chiedere se possono utilizzare il farmaco per uomini anche per gli animali". Per questo, rivela un veterinario milanese, che preferisce mantenere l'anonimato, "fornisco abitualmente medicinali da uomo, soprattutto antibiotici, nelle dosi giuste ai proprietari di cani e gatti per venire incontro alle loro difficoltà economiche".Il problema è all'ordine del giorno anche dell'agenda Ue. E' infatti in discussione una bozza di regolamento europeo sul farmaco veterinario. "Se diventa attuativa - spiega Troi - non ci sarà più la possibilità di prescrivere farmaci umani per i piccoli animali".
 
GEA PRESS
18 MAGGIO 2015
 
Rossano (CS) – Il cane legato al paraurti dell’automobile. Oggi la denuncia inviata la PM

 
E’ stata presentata oggi dall’associazione Heidi – Una vita da cani, la denuncia per il grave fatto commesso nella giornata di sabato a Rossano, in provincia di Cosenza. Il corpo di un cagnolino bianco, legato al paraurti di un’automobile.Il guidatore, fermato dai Carabinieri, è caduto dalle nuvole tanto che nella cittadina si è sparsa  la voce di un possibile scherzo di cattivo gusto.  Neanche in questo caso, però,  verrebbe meno la gravità di quanto commesso. Una o più persone, avrebbero  comunque utilizzato il cane, forse già morto, per una macabra sfilata.In merito alle novità investigative è stato riportato quanto asserito da un Medico Veterinario, ovvero che il cagnolino era morto da diversi giorni. Una dichiarazione che non sembra, però, lasciare pienamente soddisfatti gli animalisti. Alcuni di loro, infatti, asseriscono che il cane perdeva sangue. Ci si chiede, qualora appurata questa ipotesi, come sarebbe stato possibile per un cane morto da diversi giorni.“Nella giornata di oggi – riferisce a GeaPress Stefano Lioi dell’associazione Heidi – abbiamo provveduto ad inviare una richiesta al PM incaricato affinchè venga disposto il sequestro del corpo del cane oltre che l’esame autoptico“. Un provvedimento che nel caso potrebbe togliere ogni dubbio sulle cause di morte del povero animale. Il caso è attenzionato anche da altre associazioni, tra cui l’ANPANA, l’associazione Frida, il WWF e la Federazione dei Verdi.“Di certo – ha aggiunto Stefano Lioi – quanto successo è gravissimo. Un fatto sconcertante per il quale spero non si arrivi all’archiviazione”.
Nel passato, proprio a Rossano, si sono verificati altri episodi, sempre in danno agli animali. Numerose, a livello locale, sono state le condanne per quanto accaduto sabato. Si spera, però, che alle parole possano ora seguire i fatti.Le indagini sono condotte dall’Arma dei Carabinieri.
 
IL GIUNCO
18 MAGGIO 2015
 
Animali impiccati e infilzati con un punteruolo vicino alla riserva naturale: denunciato agricoltore
 
CAPALBIO (GR) Trappole e tagliole, per catturare uccelli e animali selvatici. Erano state posizionate in un campo a pochi metri dalla riserva naturale del Lago di Burano, nel comune di Capalbio. A scoprirle sono state le guardie volontarie della Lac che questa notte, alle 4, hanno effettuato un blitz su un terreno.Giunte nella zona segnalata, le guardie hanno accertato che  in una gabbia-trappola era rimasto prigioniero un animale. «Poco dopo – afferma il direttore nazionale vigilanza LAC Raimondo  Silveri – si è presentato un  uomo,  che con un punteruolo ha cercato di  infilzare e uccidere l’animale ancora vivo, dopodiché lo ha afferrato per il collo cercando di strangolarlo, ma è stato fermato dagli agenti. Una volta scoperto, l’uomo  ha accompagnato gli agenti  nei luoghi dove erano  posizionate le altre trappole, scoprendo numerosi altri animali uccisi  e appesi alle piante per spaventare i loro simili e impedire così che si cibassero dei frutti dei suoi alberi».Sul posto è intervenuta una pattuglia della polizia provinciale di Grosseto che ha sequestrato le gabbie-trappole, gli animali morti oltre alla grossa tagliola. L’uomo è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Grosseto per maltrattamento e uccisione di animali, esercizio  di caccia  in periodo di divieto generale, detenzione  e uso di  mezzi vietati.
 
NEL CUORE.ORG
18 MAGGIO 2015
 
GROSSETO: TRAPPOLE, GABBIE E TAGLIOLE PER FAGIANI, DENUNCIATO
"Scoperti animali uccisi e appesi alle piante"
 
Blitz stanotte delle guardie della Lac (Lega abolizione caccia) nei boschi di Capalbio, in provincia di Grosseto, vicini alla riserva del lago di Burano dove un uomo aveva posizionato tre grosse gabbie-trappole per catturare animali, oltre alla presenza di una grossa tagliola usata per la cattura degli uccelli. Le guardie, una volta raggiunta la zona segnalata, hanno accertato che in una gabbia-trappola era rimasto prigioniero un fagiano. Poco dopo si è presentato un uomo, che con un punteruolo ha cercato di infilzare e uccidere l'animale ancora vivo, dopodiché lo ha afferrato per il collo cercando di strangolarlo, ma è stato fermato dagli agenti. Dopo essere stato scoperto, l'uomo ha accompagnato gli agenti nei luoghi dove erano posizionate le altre trappole. Sono stati scoperti numerosi altri animali uccisi e appesi alle piante per spaventare i loro simili. E' intervenuta anche una pattuglia della polizia provinciale di Grosseto: sequestrati le gabbie-trappole, gli animali morti nonché la micidiale tagliola di grandi dimensioni per catturare uccelli di grossa taglia. L'uomo è stato denunciato alla Procura di Grosseto per maltrattamento e uccisione di animali, esercizio di caccia in periodo di divieto generale, detenzione ed uso di mezzi vietati.
 
GEA PRESS
18 MAGGIO 2015
 
Grosseto – Armato di punteruolo ad infilzare animali. Infine tenta lo strangolamento
Intervento delle Guardie della Lega per l'Abolizione della Caccia
 
Gabbie trappole per animali, spesso di grossa taglia. Ungulati, ma anche lupi o altri canidi, oppure animali di piccola taglia. Tutti vengono attirati con un’  esca alimentare; rimangono poi  bloccati da un meccanismo a scatto. Come vengono uccisi?Una risposta arriva oggi da Grosseto, dove le Guardie LAC, intervenute alle 4.00 del mattino nel territorio del Comune di Capalbio si sono trovate innanzi un uomo armato di punteruolo che avrebbe cercato di infilzare ed uccidere l’animale rimasto imprigionato. Sempre secondo le Guardie avrebbe poi tentato afferrarlo per il collo cercando di strangolarlo.I propositi dell’uomo sono stati bloccati dalle Guardie volontarie della LAC (Lega Abolizione Caccia), che si erano appostate nei pressi.Nelle campagne di Capalbio, adiacenti alla riserva naturale del Lago di Burano, erano state notate, infatti, tre grosse gabbie – trappole, più una grossa tagliola usata per la cattura degli uccelli. Un intervento maturato a seguito di dettagliata segnalazione.L’uomo è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Grosseto per maltrattamento e uccisione di animali, esercizio  di caccia  in periodo di divieto generale, detenzione  ed  uso di  mezzi vietati.
 
GEA PRESS
18 MAGGIO 2015
 
Umbria – L’orgoglio venatorio (dimezzato) benedetto dai Padri Francescani
 
Un orgoglio che evidentemente riesce con difficoltà a manifestarsi senza l’apporto delle sue roccaforti. Cinquemila (ma secondo alcune cronache venatorie ancor meno) i cacciatori che hanno sfilato nella giornata di ieri per le vie che da Assisi portano a Bastia Umbra. Non solo: tra le poche migliaia racimolati, circa mille cacciatori provenivano dalle roccaforti bergamasche (dove si era svolta la prima edizione) e bresciane (dove si svolgerà la prossima esidzione). Sette pullman da Bergamo e addirittura nove da Brescia.A sfilare anche una sorta di bara con la scritta “spiedo, caccia, deroghe”. Assolutamente predominante la presenza maschile, forse dall’età un po’ elevata, ma comunque appassionata. Apriva il corteo uno striscione verde con la scritta “orgogliosi di essere cacciatori” seguito da alcuni pannelli riportanti una scritta in italo-francese, quasi a volere sottolineare il rischio di finire non molto bene: “Je suis un cacciatore”. Simpatico, poi, lo striscione del “gruppo ardito cacciatori orobici”.Un po’ delusi per le basse cifre (riferiscono sempre alcune cronache venatorie) ma benedetti. Ad officiare la messa sono stati, però, i Frati Francescani, addirittura nella  Basilica di Santa Maria degli Angeli ad Assisi. Proprio la presenza dei Francescani ha attirato qualche ironica critica in casa ambientalista. Il CABS, lo speciale Nucleo di volontari antibracconaggio, rivolge un “sentito ringraziamento alla congregazione francescana per l’opera di spirito e carità cristiana offerta ai nostri amici cacciatori, senza la quale questo evento non avrebbe avuto senso…”. Più diretto al ricordo del poverello di Assisi, è invece l’associazione Gabbie Vuote che ricorda “..il luogo Sacro della non violenza, dell’accoglienza, della pace, della compassione dove il Santo ha tracciato le parole di quella poesia sublime che è il Cantico delle creature…”. Incompresibile, dunque, quella benedizione impartita dai Frati Francescani. Fino a prova contraria, sembrano dire gli animalisti, una parte di quelle “Creature” finiscono oggi impallinate.Ironia a parte, dall’anno prossimo si ritorna a Brescia ed i numeri dei cacciatori, forse con meno spese di pullman, riceveranno il loro picco positivo nonostante l’Umbria, è bene ricordarlo, non sia da meno per le sue tradizioni venatorie. (nella foto, una scorsa stagione di caccia in deroga documentata dal CABS nelle alture bresciane)
 
QUOTIDIANO.NET
18 MAGGIO 2015
 
Animali, anche con le azioni giudiziarie si insegna il rispetto
Enpa ha avviato, solo nel 2014, 295 procedimenti per reati contro gli esseri senzienti. "L'ottica non è solo quella della repressione ma anche della prevenzione" spiega la presidente Carla Rocchi
 
Roma, 18 maggio 2015 – Non solo Daniza e non solo Green Hill. Dal 31enne di Busto Arsizio condannato per avere ucciso il cane della compagna scaraventandolo contro un muro al 42enne di Carpi che ha dovuto pagare un'ammenda di 800 euro per traffico di fauna protetta, passando per il sequestro preventivo degli animali utilizzati nella manifestazione molisana delle carresi, sono ben 295 le azioni giudiziarie avviate nel 2014 dall'Enpa per reati contro gli animali (alle quali vanno aggiunte quelle promosse dalle Guardie Zoofile e dalle Sezioni Locali dell'Enpa). Azioni, queste, rese possibili anche grazie al sostegno degli italiani che hanno devoluto alla Protezione Animali il loro 5x1000.Naturalmente, trattandosi di iniziative recenti, la maggior parte delle segnalazioni non ha ancora visto la celebrazione di un processo: il procedimento è “entrato nel vivo” soltanto in 27 casi mentre un altro 20% di denunce è stato archiviato per mancanza di testimoni. «Perseguire tali crimini rappresenta uno degli indirizzi strategici prioritari della nostra associazione – spiega la presidente nazionale di Enpa, Carla Rocchi – perché il ricorso allo strumento legale ci permette di fare non soltanto opera di repressione ma, anche e soprattutto, di prevenzione. Per questo è fondamentale che chiunque sia a conoscenza di informazioni utili dal punto di vista giudiziario non si tiri indietro ma collabori attivamente con le autorità; chi commette un reato contro un altro essere vivente deve sapere che non può farla franca».E' innegabile, del resto, che in materia di tutela giuridica degli animali, il nostro Paese ha compiuto significativi passi avanti dal punto di vista giurisprudenziale e che il nostro ordinamento giudiziario si sta finalmente avviando a superare quella visione antropocentrica per cui i crimini contro gli animali venivano considerati alla stregua di “reati minori”. E che spesso alimentava nei potenziali criminali una ingiustificata e barbara presunzione di impunità. D'altro canto, come confermano oramai molti autorevoli criminologi, è evidente che tra i reati in danno agli animali e i reati contro le persone esiste una correlazione diretta tale per cui molto spesso i primi hanno valore predittivo rispetto ai secondi.E stretta correlazione – anzi, una vera e propria interdipendenza – esiste anche tra i piani giurisprudenziale, culturale ed etico poiché la crescente sensibilità sociale nei confronti degli animali alimenta l'impegno con cui vengono perseguiti i reati ai loro danni e ne viene, sua volta, alimentata. «Il nostro rapporto con gli animali sta cambiando – prosegue Rocchi – poiché essi sempre più spesso vengono considerati come esseri senzienti e quindi, come noi, titolari di diritti. C'è ancora molto da fare perché tale principio accolto universalmente, ma è una battaglia di civiltà che possiamo vincere; per questo ringraziamo tutte le persone che con il loro sostegno ci permettono di combatterla tutti i giorni anche nella aule dei tribunali».
 
IL CENTRO
18 MAGGIO 2015
 
A Montesilvano una spiaggia dedicata a cani e gatti
I proprietari di cani e gatti hanno finalmente una spiaggia dove andare con i loro amici a quattro zampe senza correre il rischio di beccarsi una multa: il Comune ha riservato un tratto di spiaggia libera tra Bagni Bruno e Luna Rossa
 
MONTESILVANO (Pescara). I proprietari di cani e gatti hanno finalmente una spiaggia dove con i loro amici a quattro zampe senza correre il rischio di beccarsi una multa. Il Comune di Montesilvano ha individuato una spiaggia libera dove quest’estate potranno scorrazzare gli animali domestici. Si tratta dell’arenile che si trova tra gli stabilimenti Bagni Bruno e Luna rossa.È stata persino emanata un’ordinanza per indicare con precisione dove gli animali domestici potranno liberamente crogiolarsi al sole. Nel provvedimento, però, vengono fissate delle regole. Innanzitutto, il divieto assoluto di accesso ai cani in prossimità della foce del Saline per il rischio di estinzione dell’uccello fratino che, solitamente, nidifica in quell’area. L’accesso alla spiaggia libera tra Bagni Bruno e Luna rossa, invece, sarà consentito esclusivamente nel rispetto delle seguenti condizioni. Innanzitutto, al rispetto delle norme igienico-sanitarie.«A tal fine», spiega l’ordinanza, «il proprietario deve munirsi di idonea certificazione sanitaria o del libretto delle vaccinazioni».Gli animali che non risulteranno in regola con le vaccinazioni, quindi, non potranno accedere alla spiaggia libera. Inoltre, l’accesso sarà vietato ai cani femmina nel periodo del calore. I proprietari, comunque, dovranno essere identificabili tramite i microchip, tatuaggi di riconoscimento presenti sugli animali. In qualsiasi caso, per motivi di sicurezza e per l’incolumità dei bagnanti, gli animali potranno sostare entro il perimetro degli ombrelloni e, comunque, nelle immediate vicinanze del proprietario. L’ordinanza, infine, ricorda che è vietata la balneazione agli animali, nonché il loro accesso a piscine e docce.
 
L’ESPRESSO
18 MAGGIO 2015
 
Il filetto? Sa di mafia. Il veterinario, la carne infetta e gli aiuti agli amici
Inchiesta a Palermo sul direttore del dipartimento di prevenzione veterinaria: che forniva cerificati sanitari falsi per dare una mano agli allevatori di sua conoscenza a vendere cibi fuori regola. Favorendo anche le aziende dei boss
 
di Lirio Abbate
 
Gli “amici” non si toccano. Anche se mettono in vendita carne di bovini ammalati o se servono al ristorante pesce di dubbia provenienza. Per loro, stando alle indagini, il direttore del dipartimento di prevenzione veterinaria di Palermo era pronto a tutto. Anche a impugnare i provvedimenti dei carabinieri del Nas o della Capitaneria di Porto o fornire «certificati sanitari falsi» a ditte che esportano dolci. Se gli «amici» poi sono commercianti o imprenditori del settore alimentare, i controlli non sono mai una sorpresa, in modo che non si facciano trovare impreparati. E poiché siamo in Sicilia, in tanto attivismo si finisce per mettersi dalla parte della famiglia Guttadauro, che la mafia la conosce bene, ed è pure collegata al padrino latitante Matteo Messina Denaro.In questa stagione sono diversi i “falsi” paladini della legalità che stanno cadendo dal piedistallo, perché si scopre il loro vero volto attraverso indagini svolte in tutta la Sicilia; ma le accuse a Paolo Giambruno, 59 anni, direttore del dipartimento e presidente dell’ordine dei veterinari di Palermo, da sempre definito un uomo che con il suo modo di fare si è costruita la fama di duro, pronto a denunciare, colpiscono perché di mezzo c’è la salute pubblica.Centinaia di ore di intercettazioni, realizzate dalla Digos in un’indagine coordinata dai pm di Palermo, hanno messo in luce un comportamento disinvolto, per i giudici è stata «evidenziata la pericolosità sociale di Giambruno». Gli sono stati sequestrati dalla polizia beni e società per milioni di euro ed è stata avviata una misura di prevenzione antimafia, perché in alcune di queste ditte compaiono anche esponenti di Cosa nostra. Il procuratore aggiunto Dino Petralia e i pm Geri Ferrara e Claudia Bevilacqua sostengono di avere trovato «uno scenario allarmante sulla gestione della sanità pubblica veterinaria da parte di Giambruno» il quale, secondo gli investigatori, «pur di garantire i propri interessi imprenditoriali, ha spesso violato i principi d’imparzialità nella gestione dell’ufficio».
Gli investigatori della Digos della Questura di Palermo «oltre a palesare cointeressenze tra Giambruno con soggetti inseriti anche in contesti criminali» hanno accertato in molti casi che l’opera del responsabile dei veterinari di Palermo «è stata caratterizzata da favoritismi e abusi, realizzati anche con l’aggravante di trovarsi in una posizione di conflitto di interessi e di incompatibilità tra i suoi interessi privati e la funzione pubblica esercitata».l veterinario ha società immobiliari e di nautica per un valore di alcuni milioni di euro, e gli sono stati sequestrati pure tre yacht di lusso. E attraverso due società aveva venduto immobili «in posizione di totale incompatibilità con le funzioni svolte, a imprenditori che operano nella produzione e trasformazione di prodotti alimentari di origine animale, ai quali avrebbe poi rilasciato autorizzazioni sanitarie».Un professionista bifronte. Che per gli inquirenti era tanto disponibile verso gli amici e tanto duro contro gli altri, contro cui disponeva ritorsioni amministrative (i veterinari che non si piegavano ai suoi ordini), continui controlli e denunce. Un metodo che per quasi vent’anni gli ha permesso di costruirsi la fama di difensore della salute pubblica. Il caso più angosciante emerso dalle indagini è l’intervento di Giambruno «nell’interesse di un allevatore» di Carini che gli investigatori definiscono «senza scrupoli»: il responsabile delle verifiche si adopera per «immettere a libero consumo la carne di un bovino macellato, nonostante che dall’autopsia fosse risultato affetto da tubercolosi, violando la normativa che per questi casi prevede la distruzione della carcassa».Non solo. La Digos evidenzia un dato allarmante: «il sospetto che i controlli negli allevamenti di bovini per l’attuazione dei piani di risanamento e profilassi sul territorio di competenza del distretto veterinario di Carini, o non venivano effettuati, ovvero vi si dava attuazione in maniera molto approssimativa». E così sui banchi delle macellerie finiva carne infetta. La polizia ha accertato che, su 90 capi testati nell’allevamento in questione, 39 sono risultati positivi alla prova tubercolinica ma nessuno dei veterinari incaricati dei controlli lo aveva segnalato. Focolai ci sarebbero stati anche in altri allevamenti della provincia. Giambruno e i suoi fidati collaboratori vengono a sapere dell’indagine e dalle loro conversazioni registrate emerge la concreta preoccupazione del responsabile dei veterinari per questa grave situazione «che gli era sfuggita di mano».
Il sostegno agli “amici” - secondo gli inquirenti - non si limitava all’attività dell’ufficio veterinario.Giambruno sarebbe intervenuto anche quando i controlli erano eseguiti dalle forze dell’ordine, sequestrando cibi avariati o irregolari. Lui si muoveva impugnando il provvedimento e chiedendo il dissequestro. In molti casi la Digos ha accertato che queste iniziative andavano a vantaggio di suoi conoscenti. E sarebbe arrivato al punto di compilare ricorsi a favore di operatori del settore alimentare senza apparire in prima persona. Molti di questi documenti amministrativi sono stati trovati dalla polizia nell’ufficio del veterinario durante una perquisizione.Tra questi vi era il ricorso in cui Giambruno faceva sue le ragioni di Tommaso Tomasello, legale rappresentante della Sud Pesca, azienda di lavorazione, trasformazione e commercializzazione di prodotti ittici che ha sede ad Aspra, alle porte di Palermo: un’opposizione al sequestro dei Nas, che avevano contestato l’importazione dal Marocco di acciughe sott’olio in confezioni anonime. Giambruno, nonostante non fosse destinatario della nota dei carabinieri e tantomeno l’autorità competente a decidere nel merito, dopo aver ricevuto copia della memoria difensiva dalla Sud Pesca, aveva inoltrato il ricorso all’assessorato regionale al Commercio: e di fatto “intimava” al dirigente dell’assessorato l’annullamento del verbale di sequestro. Un caso doppiamente singolare: l’imprenditore ittico Tommaso Tomasello è il cognato di Carlo Guttadauro, accusato di estorsione aggravata dall’aver favorito la mafia, che a sua volta è fratello di Filippo Guttadauro, sotto inchiesta per associazione mafiosa, cognato del boss latitante Matteo Messina Denaro. I proprietari della Sud Pesca, oggi denominata Flott spa, in quel periodo erano proprio Tomasello e Carlo Guttadauro.Gli inquirenti sono lapidari: «La sanità veterinaria pubblica lasciata all’arbitrio di un dirigente privo di scrupoli, che cerca di consolidare il suo potere al fine di apparire agli occhi degli operatori socio assistenziale ulteriormente autoritario nel campo dei controlli». Giambruno è indagato per concussione, falso, abuso d’ufficio, truffa aggravata e intestazione fittizia di beni, ma è rimasto in libertà ed è convinto di potere smontare le accuse: «L’inchiesta era iniziata quattro anni fa. Un dipendente del servizio veterinario aveva denunciato che imprenditori pagavano tangenti per avere favori. Ebbene dopo quattro anni di indagini e non c’è stata traccia di queste dazioni di denaro».Con lui a vario titolo sono stati indagati 16 veterinari. Tutti si sono difesi sostenendo di non avere mai permesso che carne infetta venisse messa in vendita. Ma il manager dell’azienda sanitaria, Antonio Candela, ha deciso la scorsa settimana l’azzeramento dell’intero Ufficio veterinario. Candela, con l’avallo dell’assessore alla Sanità, Lucia Borsellino, ha sospeso i 16 dipendenti coinvolti. A cominciare dal capo, Paolo Giambruno.
 
FIDELITY HOUSE
18 MAGGIO 2015
 
Abbandona il suo cane per strada. Ecco la sua straziante reazione
Un cane ama i suoi padroni più di se stesso e questo video ne è l'ennesima dimostrazione. L'arrivo di un bambino comporta il suo abbandono della casa dove ha vissuto e l'allontanamento da quei padroni tanto amati. Loro vanno avanti con la loro vita ma lui continua a cercarli disperatamente bramando solo di tornare tra le loro braccia. GUARDA IL VIDEO SOTTO
 
Avere un cane da coccolare è un dono per ogni essere umano. La prova di un amore grande e disinteressato che non conosce limiti e confini. È questa la sintesi del rapporto tra un cane ed il suo padrone.A volte, però, questa magia si spezza, per tante ragioni, ed ecco che una situazione idilliaca si trasforma in un vero e proprio inferno per il cane di turno, che vede crollare ogni certezza ed ogni sicurezza nella sua vita.A rompere l’equilibrio nella vita di un cane spesso può essere la più grande delle gioie per una famiglia, ma anche per i nostri cuccioli che amano i più piccoli come e più di se stessi e li difendono da ogni pericolo.Già, proprio l’arrivo di un bambino in una coppia può far decidere loro di sbarazzarsi del proprio cane, spesso ritenuto pericoloso per il nascituro. Ecco, quindi, che la decisione più difficile viene presa: quel cane deve abbandonare la casa e la famiglia che lo ha amato.In questo video viene mostrata la reazione del cane a tutto questo. Dopo essere stato abbandonato, infatti, il cane vaga per la città ed incontra anche gente disposta a coccolarlo ma il suo pensiero è sempre costantemente a quei padroni che ha tanto amato.E se alla fine loro, grazie alla nascita del piccolo, riescono a trovare la felicità, lui invece continua la sua ricerca disperata di quei padroni che ha amato più di se stessi. Un video ci mostra tutto questo e non potrà che colpirci al cuore. Troppo spesso gli animali vengono abbandonati, e spesso in altri video abbiamo visto poi la loro trasformazione dopo essere stati salvati dalla strada, dove vengono condannati a morte certa.
VIDEO
 
IL TIRRENO
18 MAGGIO 2015
 
Incendio in una baracca in Corea, animali salvati dalle fiamme
Livorno, il rogo è avvenuto in via Donaldo Mei, dietro il campo del Mastacchi. Le fiamme sono divampate da un canneto
 
LIVORNO. Un incendio è scoppiato intorno alle 10,15 di lunedì 18 maggio in una baracca alle spalle del cimitero dei Lupi, in via Donaldo Mei a pochi metri dal campo del Mastacchi nel quartiere di Corea. A bruciare sarebbe stato parte di un immobile usato per il ricovero degli animali. Molti di essi, tra i quali due cani, sono stati salvati da alcuni passanti. Tutta da chiarire l'origine delle fiamme. L'ipotesi più probabile è quella che a far scoppiare l'incendio sia stato un rogo lungo il canneto che costeggia il fossato. Non è escluso che da un campo  vicino qualcuno abbia deciso di bruciare alcuni arbusti innescando, senza volerlo l'incendio. Ora saranno gli accertamenti dei vigili del fuoco e della municpale a chiarire le origini delle fiamme. Da appurare l'origine del fuoco: non è escluso che la scintilla sia partita dalla saldatrice di una vicina ditta.  All'interno della baracca c'erano cani gatti e polli, ma per fortuna tutti gli animali sono stati salvati e non ci sono stati intossicati. La presenza della vegetazione ha favorito l'espandersi del fuoco a partire dalle 10 di lunedì 18 maggio. Sul posto si sono precipitati i vigili del fuoco e la Svs con l'ambulanza veterinaria. Sul posto si è precipitata la polizia che sta svolgendo gli accertamenti.
FOTO
 
IL TIRRENO
18 MAGGIO 2015
 
Anatra aggredita da un cane. Un passante interviene ma viene attaccato
L'episodio è successo al parco di via Giotto. La Lav ha soccorso l'animale e ricorda: è obbligatorio il guinzaglio. Scatta la denuncia
 
GROSSETO. Un’anatra è stata aggredita e ferita da un cane lo scorso 14 maggio nel parco di via Giotto a Grosseto. L’episodio è avvenuto intorno alle 12 quando un giovane che si trovava nel parco si è accorto che il cane, di una razza da caccia, presumibilmente un setter, aveva afferrato il volatile causandogli serie lesioni.Il giovane è prontamente intervenuto togliendo l’anatra dalla bocca del cane che al contempo lo ha morso con conseguenze fortunatamente non gravi. A ciò è seguita una denuncia sporta presso i carabinieri di Grosseto.Nel contesto, come risulta dal verbale di denuncia, la proprietaria del cane insieme alla figlia avrebbe inveito contro il ragazzo sostenendo che “essendo un cane da caccia è nella sua indole aggredire i volatili” e affermando il proprio diritto di non condurlo con il guinzaglio. Il giovane vittima del morso del cane si è rivolto alla Lav che ha provveduto a portare l’anatra dal veterinario. Dal referto emerge come il volatile presentasse una vasta ferita sotto l’ala con lacerazione dei muscoli pettorali."Siamo da sempre sostenitori dell’accessibilità dei cani ad ogni area compresi i negozi e i pubblici uffici – spiega la Lav Grosseto –  ma le misure di sicurezza come il guinzaglio non possono essere sottovalutate prima di tutto per garantire i cani stessi e gli altri animali. Il regolamento comunale per la tutela degli animali all’articolo 24  chiarisce che è vietato lasciare cani incustoditi nelle aree pubbliche o aperte al pubblico, comprese le aree a verde pubblico. Il regolamento precisa anche che è fatto obbligo di applicare il guinzaglio ai cani quando si trovano nelle vie o in altro luogo aperto al pubblico, nei locali pubblici o sui mezzi pubblici di trasporto. In assenza di questo infatti i cani potrebbero rimanere coinvolti in incidenti con danni a se stessi e alle persone, infliggere danni ad altri animali come l’anatra del caso o entrare in conflitto con altri cani. Esistono peraltro aree verdi recintate, gestite da associazioni, destinate dal Comune alla libera sgambatura dei cani nelle quali non è fatto obbligo di utilizzare il guinzaglio. In tutte le altre zone pubbliche invece questa misura di sicurezza è obbligatoria anche in base alla legge regionale in materia e a un’ordinanza ministeriale vigente. Invitiamo pertanto tutti i cittadini a rispettare la normativa per scongiurare episodi simili che creano in primo luogo problemi agli animali”.L’anatra si sta ristabilendo e presto potrà essere rimessa in libertà.
 
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