marzo 2012
 

DIARIO DEL WEB
1 MARZO 2012
 
La scelta degli animali
 
Lo scientismo è prima di tutto stupido: ed è per questo che è pericoloso in una società libera
1. Le parole del professor Piergiorgio Strata sulla «sperimentazione animale» – e non chiamiamola «vivisezione», per carità: vivisezione, spiega compunto il professore, è un parto cesareo – meritano di essere lette come un esempio magistrale di superstizione scientista e di arroganza umana.Giudicare scientificamente irrinunciabile la sperimentazione sugli animali è quanto di più antiscientifico si possa immaginare: la caratteristica fondamentale della ricerca è andare avanti, non restare fermi; sperimentare, non conservare; e soprattutto tenere la mente costantemente aperta ad un’altra possibilità, sempre e comunque.Il professor Strata ha invece della scienza un’idea metafisica e spiritualista, e dunque totalitaria: la scienza impone, la scienza richiede, la scienza necessita. La scienza invece è un’opinione e un racconto, validi fino a prova contraria: e il compito dello scienziato è trovare la prova contraria per poter così andare avanti fino alla prossima smentita. Tutto il resto è superstizione.
2. Il rozzo scientismo metafisico del professor Strata lo porta inesorabilmente a cancellare l’etica dal novero delle opzioni. Tagliare, avvelenare, intossicare, soffocare e infettare migliaia di animali innocenti è per il professore una necessità: la sua scienza, come ogni totalitarismo politico e religioso, non riconosce né la morale, né i diritti naturali, né la libertà di scelta.Nessun animale si sottopone volontariamente alla sperimentazione, per la buona ragione che non può decidere. Decidere al posto suo è un crimine, legittimato unicamente dalla nostra forza e dalla nostra superiorità militare su questo pianeta. Non abbiamo alcun diritto sugli animali, di nessun genere e in nessuna circostanza: non più di quanto una mosca, o Dio, o la scienza abbiano diritti su di noi. I diritti degli animali (come quelli degli uomini) esistono in sé, prima e indipendentemente dal loro riconoscimento giuridico.Ogni uomo può liberamente sottoporsi alla sperimentazione scientifica, inclusa la vivisezione e l’avvelenamento, se così vuole; ma nessuno può decidere per un altro essere senziente. La sperimentazione sugli animali è un’usurpazione e dunque è illegale, indipendentemente dalla sua utilità. Qualche utilità, del resto, devono averla avuta anche gli esperimenti del dottor Mengele, ma a nessuno verrebbe in mente di difenderli.
3. A chi è contro la sperimentazione sugli animali, il professor Strata consiglia in conclusione «di portare assieme alla carta di identità un biglietto nel quale sia scritto: ‘Credo che gli animali non debbano essere usati per la ricerca medico-scientifica. Se io mi trovassi in un pronto soccorso senza poter parlare, non trattatemi con nessun farmaco o apparato medico che sia stato sviluppato usando animali come soggetti sperimentali’.»  L’argomento è particolarmente odioso, se non fosse fondamentalmente sciocco. Dovremmo forse respingere l’intera cultura classica perché senza schiavitù non sarebbe mai fiorita? O abiurare al cristianesimo perché il suo affermarsi nel mondo è costato più sangue che preghiere?Lo scientismo è prima di tutto stupido: ed è per questo che è pericoloso in una società libera.
 
GIORNALETTISMO
1 MARZO 2012
 
Quello che ha ucciso otto cuccioli di cane
E poi li ha buttati in un torrente. La polizia gli dà la caccia

 
E’ caccia aperta al killer che in Istria ha ucciso otto cuccioli di cane e li ha poi buttati in un torrente. Il macabro ritrovamento dei corpi senza vita è avvenuto in Croazia, a Pisino, città da 9mila abitanti.
GLI INDIZI - Del caso parla oggi Il Piccolo di Trieste. Il responsabile della morte degli animali potrebbe essere un proprietario di cani da caccia:Ha provocato orrore e dolore tra l’opinione pubblica la triste vicenda di otto cuccioli di cane trovati senza vita sulla superficie ghiacciata del torrente Foiba. Più precisamente i corpi sono stati scoperti sotto il ponticello di Dusani alle porte di Pisino. Le foto dei cadaveri dei cuccioli, bastardini di colore vario che avevano uno o al massimo due giorni di vita, sono state pubblicate su tanti giornali e su tanti portali Internet in Croazia. E la domanda del pubblico e degli animalisti è stata inevitabile: «Chi è stato?». La polizia ha aperto un’indagine ma finora non è stata trovata alcuna traccia. Secondo l’associazione locale per la tutela degli animali “Happy End” il “killer” potrebbe essere un proprietario di cani da caccia e da tartufo che nel Pisinese sono numerosi. Spesso le vittime di “faid
IL CARCERE - L’autore delle violenze e dei maltrattamenti rischia fino ad un anno di detenzione. Continua Il Piccolo:In base alla legge croata, però, il colpevole rischia grosso: fino a sei mesi di carcere per maltrattamento, tortura e uccisione di animali. Fino a un anno di detenzione -manon è questo il caso – se la morte avviene in seguito alla lotta tra gli animali a scopodi guadagno. In verità, almeno sinora, non è stato accertato se i cuccioli siano morti per il gelo o se siano stati gettati sul ghiaccio quando erano già privi di vita. La differenza è molto importante per quanto attiene l’aspetto giuridico-penale. Nella seconda ipotesi, infatti, il colpevole è passibile di sanzioni più lievi, precisamente per smaltimento illegale di carcasse animali. La risposta al quesito potrebbe arrivare dall’autopsia ma nessuno l’ha sinora richiesta. C’è ancora tempo, però, visto che i cadaveri dei cuccioli sono custoditi nella cella frigorifera della Stazione veterinaria. Chi li ha buttati nel torrente, di sicuro, ha agito di notte e probabilmente non si è accorto che l’acqua era ghiacciata. I casi di cuccioli abbandonati o sterminati non sono una rarità in Istria, denunciano i veterinari, ricordando che mesi addietro nel Polese ne era stato trovato un sacco pieno. Sono ancora più frequenti i casi di abbandono nei boschi delle carcasse di cani vecchi, poiché i proprietari non intendono spendere per lo smaltimento.e” sono proprio i cani che forniscono lauti guadagni ma vengono trattati come “cose”.
 
IL PICCOLO ISTRIA
1 MARZO 2012
 
Istria, 8 cuccioli di cane
Istria, otto cuccioli buttati nel torrente Parte la caccia al killer
I cadaveri dei cani sono stati scoperti alle porte di Pisino La polizia indaga. Il colpevole rischia sei mesi di carcere
 
PISINO Ha provocato orrore e dolore tra l’opinione pubblica la triste vicenda di otto cuccioli di cane trovati senza vita sulla superficie ghiacciata del torrente Foiba. Più precisamente i corpi sono stati scoperti sotto il ponticello di Dusani alle porte di Pisino.Le foto dei cadaveri dei cuccioli, bastardini di colore vario che avevano uno o al massimo due giorni di vita, sono state pubblicate su tanti giornali e su tanti portali Internet in Croazia. E la domanda del pubblico e degli animalisti è stata inevitabile: «Chi è stato?».La polizia ha aperto un’indagine ma finora non è stata trovata alcuna traccia. Secondo l’associazione locale per la tutela degli animali “Happy End” il “killer” potrebbe essere un proprietario di cani da caccia e da tartufo che nel Pisinese sono numerosi. Spesso le vittime di “faide” sono proprio i cani che forniscono lauti guadagni ma vengono trattati come “cose”.In base alla legge croata, però, il colpevole rischia grosso: fino a sei mesi di carcere per maltrattamento, tortura e uccisione di animali. Fino a un anno di detenzione - ma non è questo il caso - se la morte avviene in seguito alla lotta tra gli animali a scopo di guadagno.In verità, almeno sinora, non è stato accertato se i cuccioli siano morti per il gelo o se siano stati gettati sul ghiaccio quando erano già privi di vita. La differenza è molto importante per quanto attiene l’aspetto giuridico-penale. Nella seconda ipotesi, infatti, il colpevole è passibile di sanzioni più lievi, precisamente per smaltimento illegale di carcasse animali.La risposta al quesito potrebbe arrivare dall’autopsia ma nessuno l’ha sinora richiesta. C’è ancora tempo, però, visto ch e i cadaveri dei cuccioli sono custoditi nella cella frigorifera della Stazione veterinaria. Chi li ha buttati nel torrente, di sicuro, ha agito di notte e probabilmente non si è accorto che l’acqua era ghiacciata.I casi di cuccioli abbandonati o sterminati non sono una rarità in Istria, denunciano i veterinari, ricordando che mesi addietro nel Polese ne era stato trovato un sacco pieno. Sono ancora più frequenti i casi di abbandono nei boschi delle carcasse di cani vecchi, poiché i proprietari non intendono spendere per lo smaltimento.
 
CORRIERE DELLA SERA
1 MARZO 2012
 
Investe il cane e non presta soccorso,multa di 389 a un militare americano
L'uomo è stato rintracciato grazie a un testimone. E' la prima volta che la polizia municipale applica la modifica al regolamento del Codice della strada
 

VICENZA - Ammonta a 389 euro la sanzione a carico di un militare americano della Caserma Ederle, per omissione di soccorso nei confronti di un cane di piccola taglia. La polizia locale ha applicato così per la prima volta a Vicenza venerdì 24 febbraio l'articolo 189 bis del Codice della strada che è stato recentemente modificato con la previsione dell'omissione di soccorso nei casi di investimento di animali d'affezione come cani e gatti, da reddito come galline e bovini, o protetti come cervi, caprioli e tartarughe. Una pattuglia della polizia locale è intervenuta in viale della Serenissima per l'investimento del cane, dopo che il conducente dell'auto si era allontanato senza prestare alcun soccorso.
Quest'ultimo, grazie ad un testimone che ha individuato la targa, è stato rintracciato e ha ammesso l'accaduto dichiarando di essersi allontanato, convinto che si trattasse di un coniglio. Il cane, un meticcio di piccola taglia e di colore bianco, è stato trasportato al servizio veterinario dell'Ulss dove è stato soccorso. «Apprezzo lo spirito di collaborazione del cittadino che ha prontamente segnalato questo grave comportamento non rispettoso della vita di un animale indifeso - dichiara l'assessore alla sicurezza Antonio Dalla Pozza -. Le nuove norme del codice della strada giustamente tutelano anche gli animali e non possiamo che gradirle. In generale i comportamenti che danneggiano gli animali è bene siano segnalati».

 

IL MESSAGGERO
1 MARZO 2012

Vicenza, militare Usa investe un cane: multato per omissione di soccorso

VICENZA - Ammonta a 389 euro la sanzione a carico di un militare americano della Caserma Ederle, per omissione di soccorso nei confronti di un cane di piccola taglia. La polizia locale ha applicato così per la prima volta a Vicenza venerdì 24 febbraio l'articolo 189 bis del Codice della strada che è stato recentemente modificato con la previsione dell'omissione di soccorso nei casi di investimento di animali d'affezione come cani e gatti, da reddito come galline e bovini, o protetti come cervi, caprioli e tartarughe. Una pattuglia della polizia locale è intervenuta in viale della Serenissima per l'investimento della piccola bestiola, dopo che il conducente dell'auto si era allontanato senza prestare alcun soccorso.
Il testimone. Quest'ultimo, grazie ad un testimone che ha individuato la targa, è stato rintracciato e ha ammesso l'accaduto dichiarando di essersi allontanato, convinto che si trattasse di un coniglio. Il cane, un meticcio di piccola taglia e di colore bianco, è stato trasportato al servizio veterinario dell'Ulss dove è stato soccorso. «Apprezzo lo spirito di collaborazione del cittadino che ha prontamente segnalato questo grave comportamento non rispettoso della vita di un animale indifeso - dichiara l'assessore alla sicurezza Antonio Dalla Pozza -. Le nuove norme del codice della strada giustamente tutelano anche gli animali e non possiamo che gradirle. In generale i comportamenti che danneggiano gli animali è bene siano segnalati».

 
IL RESTO DEL CARLINO
1 MARZO 2012
 
Bocconi avvelenati nell’oasi dei cani Due salvi per miracolo
Arrivano i vigili
 
di Lorenzo Priviato
 
Ravenna - AXEL, un bell’esemplare di cane lupo, martedì stava per addentare il boccone ma la padrona ha fatto in tempo a levarglielo di bocca. Ieri a mezzogiorno, invece, un cucciolone di pochi mesi ha trovato e ingerito un altro pezzo di carne, lo ha subito vomitato ma ora si trova sotto le cure del veterinario.Due episodi a distanza di ventiquattr’ore fanno ripiombare i proprietari di cani nell’incubo dei bocconi avvelenati. Ne sono ritrovati alcuni niente meno che all’interno di un’area sgambamento cani, in via Capodistria. La polizia municipale, intervenuta su richiesta degli stessi padroni, ha affisso cartelli in cui avverte del pericolo: «Attenzione, possibile presenza di bocconi avvelenati». Solo pochi giorni fa un cane era morto in un parco di Lugo, dopo un’atroce agonia, per sospetto avvelenament o.E ora questo nuovo caso nel quartiere Darsena. In questo fazzoletto di pochi metri quadrati, ogni giorno, sono una decina i proprietari che portano i loro amici a quattro zampe a correre e ‘sgambare’ nell’area comunale allestita una decina d’anni fa. Le ora di maggiore affluenza sono al mattino e a metà pomeriggio, dopo il lavoro. Aree di questo tipo, circondate dalle case, solitamente sono accompagnate da un corredo di polemiche e lamentele. «Non qui», assicura Roberto Fabbri, che per primo ha allertato la municipale: «L’unico problema che si ricordi — racconta — fu dovuto al litigio tra due proprietari». Come lui altri frequentatori dell’area, come Sabrina Capriotti, attendono di conoscere i risultati delle analisi dei bocconi consegnati alla municipale, che interesserà Arpa e i veterinari dell’Ausl per gli accertamenti previsti. Di certo quei pezzi di carne («puzzavano parecchio&raq uo;), nell’area sgambamento recintata e chiusa con un cancello, non sono finiti per caso.IN ASSENZA di problemi col vicinato, le ragioni del gesto al momento non sono facilmente decifrabili. I proprietari — che dell’area sgambamento denunciano anche lo stato di abbandono, tra panchine fatiscenti e il terreno poco curato —, per ora continuano a portare a correre e giocare le loro bestiole. Ma sapendo che, per loro, è vietato distrarsi e perderle di vista anche un istante.
 
GEA PRESS
1 MARZO 2012
 
L’Italia dell’esca avvelenata: sul banco degli imputati l’attività venatoria, i cercatori di tartufo e i pastori
 
Le ultime notizie sono tutte in ambito urbano. Due cani avvelenati a Ravenna ed entrambi salvati. Rimanendo in zona si segnala un cane morto a Lugo. Poi la provincia di Treviso. A Ferra di Soligo, tre cani morti. Una cadenza praticamente quotidiana, che sembra non conoscere sosta.Il fenomeno va, però, attenzionato in maniera più ampia, ivi compresi gli ambienti rurali o le stesse aree naturali dove in minor misura circolano le notizie. Un elemento di valutazione in più arriva ora dallo studio condotto dal Centro di Referenza di Medicina Forense Veterinaria dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana. L’indagine ha riguardato l’uso del veleno per la preparazione di esche avvelenate ed ha riguardato un intervallo di tempo compreso tra il 2005 e il 2009. I risultati, comunque, potevano essere ancor più esaustivi se solo vi fosse stata la piena collaborazione da parte degli Enti coinvolti. Nonostante il progetto rientrasse nel LIFE Natura Antitodo, proposto ed attuato dal Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga (oltre che dalle Regioni dell’Andalusia e di Aragona, in Spagna), grande assente è stato L’Istituto Zooprofilattico Abruzzo e Molise. In Abruzzo, infatti, ricade la quasi totalità del territorio del Parco. Assente anche la Sardegna e la Sicilia (quest’ultima ha risposto solo per il 2009) e una gran parte degli enti che, in tutta Italia, sono preposti alla gestione delle aree protette. Pressoché nulla la collaborazione avuta dalla Polizia Provinciale. Con la sola eccezione di quella della provincia di Taranto e di Vicenza, nessuna ha risposto al questionario inviato.E dire che i risultati della ricerca dovrebbero ora servire per la lotta all’uso illegale dei veleni che, stante quanto riferisce l’Is tituto Zooprofilattico della Regioni Lazio e Toscana, rappresenta un fenomeno diffuso e sottostimato. Un vero e proprio attentato alla salute pubblica, dice sempre l’Istituto, soprattutto per l’alto rischio a cui espone i bambini che, per gioco o curiosità, possono entrare in contatto con le esche avvelenate.L’incidenza sull’uso del veleno colpisce maggiormente le regioni del centro Italia, seguite da quelle del nord dove maggiore è il rapporto tra i campioni risultati positivi e il totale pervenuto. La minore incidenza delle altre regioni, però, potrebbe essere dovuta ad una minore sensibilità verso il problema che si riflette così sul quantitativo di dati affluiti presso gli Istituti Zooprofilattici. Non è inoltre da escludere un diverso spettro analitico dei laboratori.Di certo si individuano due picchi annuali, più o meno uniformemente distribuiti nel territorio. I mesi di febbraio e marzo e quelli di ottob re e novembre. Secondo gli esperti a caratterizzare le impennate, potrebbero contribuire tre fattori. L’attività venatoria, ovvero la lotta ai cosiddetti “nocivi” antecedente ai lanci di selvaggina per ripopolamento, la competizione tra cercatori di tartufi e l’attività zootecnica che potrebbe incidere sulla ripulitura dei pascoli, prima di far uscire le greggi. In ultimo le basse temperature. Consentirebbero una migliore conservazione nell’ambiente, sia degli animali morti che delle stesse esche, rendendole così disponibili al prelievo per un più ampio lasso di tempo.Pericoli anche per il cosiddetto avvelenamento a cascata. La sostanza tossica, cioè, entra nella catena alimentare, così come può diffondersi nelle acque. Tra quelle più utilizzate figurano i pesticidi organofosforici, gli organoclorurati, il fosfuro di zinco, la metaldeide, i rodenticidi anticoagulanti, i carbamati e la stricnina. Da segnalare poi i casi di avvelenamento negli animali da reddito. Ingestione di foraggi trattati o contaminati in campo nel corso di trattamenti eseguiti su altre colture, oppure di mangimi e foraggi contaminati durante la conservazione per trattamenti con antiparassitari e/o rodenticidi. Sempre tra le cause di allevamento di animali da reddito potrebbe rientrare l’acqua fornita per l’abbeveraggio e contaminata per trattamento diretto, ad esempio contro le larve di zanzare, ma anche le infestazioni acquatiche in genere, così come la percolazione o dilavamento in profondità del terreno fino al raggiungimento delle falde freatiche.Da non potersi escludere, in ultimo, la contaminazione per l’uso di contenitori per cibo od acqua riservati in precedenza alla sostanza tossica, così come il contatto diretto conseguente a irrigazione e/o polverizzazioni, così come l’uso di disinfestanti in allevamento.A rimanere colpiti dal veleno son o cani in particolare, seguiti dai gatti, piccioni, ma anche pecore e maiali. Tra fauna selvatica da segnalare la presenza di lupi e orsi.
 

CORRIERE DELLA SERA
1 MARZO 2012

Via Solferino 28 dalla parte del cittadino - La lettera
LA CRUDELE PRIGIONIA IN GABBIA DELLE CORNACCHIE «ESCA»

Bossi Fedrigotti Isabella

Gentile signora, abito a pochi chilometri da Milano. Qualche giorno fa ho notato nei campi vicino alla mia abitazione una gabbia con all' interno 4 cornacchie che si dibattevano, nell' inutile tentativo di uscire. Sulla gabbia due cartelli della Polizia provinciale di Milano. Si tratta di un piano quinquennale di controllo dei corvidi; chiunque avesse danneggiato le gabbie o gli animali all' interno sarebbe stato perseguito penalmente. Colpito dall' evidente sofferenza delle cornacchie, ho contattato la Provincia di Milano. Un dirigente del Servizio faunistico mi ha cortesemente spiegato che si tratta di un programma perfettamente legale di cattura e abbattimento di animali ritenuti nocivi per la fauna selvatica. Sia la legge nazionale, sia la legge regionale, sia l' Ispra, prescrivono che siano prioritariamente utilizzati, a questo scopo, metodi ecologici. Sarà per questo che nella delibera d ella Provincia si legge che: «la soppressione dei soggetti catturati sarà effettuata secondo metodi ecologici»? Forse con arco e frecce? E quale sarà mai la conoscenza di metodi ecologici di uccisione da parte degli operatori preposti a quel triste compito? Forse si atterranno a quanto prescrivono analoghe delibere, più particolareggiate, di altre Province che specificano: «Il metodo sicuramente più consono consiste nella disarticolazione delle vertebre cervicali sbattendo con vigore e velocità d' azione la nuca dell' animale sullo spigolo vivo di una superficie rigida», con l' avvertenza che «è di fondamentale importanza evitare di eseguire tale operazione in prossimità delle trappole dove altri corvidi potrebbero associare l' operazione alla trappola». Strano concetto dell' ecologia! Ritengo che tenere in una gabbia per più di 36 ore, 4 cornacchie terrorizzate, con diversi gradi sottozero , senza cibo e senza acqua, costituisca un evidente maltrattamento di animali che, a quanto mi risulta, è reato penalmente perseguibile, anche se lo stesso dirigente della Provincia di Milano ha tentato di sostenere che le 4 cornacchie non fossero le stesse di due giorni prima. Ovviamente non posso dimostrarlo, non avendo avuto l' accortezza di chiedere loro la carta di identità! Ci sarebbe ancora una domanda: in tempi di grave crisi economica è accettabile che i soldi dei contribuenti vengano spesi per attivare una pratica che sembra volta a tutelare gli interessi di pochi cacciatori, che non desiderano avere concorrenti? Marco Santandrea Sa cosa le dico, pur con il rischio di farmi maledire? Meglio, allora, i cacciatori che, almeno, le cornacchie le uccidono a schioppettate e non secondo i trucidi metodi prescritti dalla legge, dopo qualche giorno di crudele prigionia oltretutto!

 
LA TRIBUNA DI TREVISO
1 MARZO 2012
 
Vigili del fuoco al lavoro Salvati capra e cagnolino

CAERANO (TV) - Per fortuna è in atto dal 26 febbraio l'asciutta dei canali e quindi anche quello in cui ieri nel primo pomeriggio è finita una capretta non aveva acqua, altrimenti l'animale difficilmente poteva salvarsi. È stato tuttavia necessario l'intervento dei vigili del fuoco di Montebelluna per portarla in salvo e restituirla al proprietario. La capretta era uscita dal recinto ed era finita nel canale tra via Piave e via Sant'Antonio. Si tratta di uno dei canali principali del consorzio di bonifica Piave, profondo e largo, ma fortunatamente senz’acqua. La capretta è stata fortunate che era asciutto, altrimenti sarebbe stata trascinata via dalla corrente. Non riusciva a risalire la scoscesa sponda del canale e quindi è stato necessario chiedere l'intervento dei vigili del fuoco di Montebelluna per trarla in salvo. I pompieri sono arrivati in pochi minuti, sono scesi nel canale, hanno preso la capretta con qualche difficoltà, perchè l'animale era impaurito e cercava di fuggire, e, una volta che l'hanno bloccata, l'hanno issata fino a riva. Una volta tornati sull'argine hanno potuto riconsegnare la capretta al proprietario. I vigili del fuoco sono poi corsi ieri pomeriggio anche in via del Redentore ad Altivole per liberare un cane incastrato in una ringhiera.

 
LA REPUBBLICA
1 MARZO 2012
 
"Stop all’arrivo di scimmie cavia"la Harlan si arrende agli animalisti
Blitz degli animalisti con l'ex ministro Brambilla nello stabilimento della multinazionale Usa
in Brianza. Che si è impegnata a bloccare l'arrivo di altri 750 macachi per gli esperimenti
 
dal nostro inviato PAOLO BERIZZI
 
MONZA - Questo (non) è un paese per scimmie. La notizia - nei prossimi giorni converrà verificarla attentamente - arriva alle sette e mezzo della sera, dopo il blitz delle felpe nere animaliste dentro i laboratori della Harlan a Correzzana: l'invio nello stabilimento della multinazionale americana di altri 750 macachi destinati alla sperimentazione - i primi 104, come rivelato da Repubblica, che ha sollevato il caso, sono stati importati dalla Cina il 21 febbraio - è stato bloccato. Lo ha garantito il presidente di Harlan, David Broken, parlando al telefono da Minneapolis con Michela Vittoria Brambilla. L'ex ministro del Turismo, qui in veste di animalista, è l'unica, oltre a tre militanti di '100% animalisti' - ma loro hanno scavalcato facendo irruzione nell'azienda - che è riuscita, dopo una lunga trattativa, a entrare nei capannoni di Correzzana. «Il numero uno di Harlan mi ha assicurato che non arriveranno altre scimmie - ha spiegato Brambilla - Venerdì Broken verrà in Italia e ci incontreremo, ha promesso che si troverà anche  una
soluzione per salvare la vita ai 104 esemplari che si trovano già qui». L'annuncio, che ha un po' placato, almeno per ora, la massiccia ondata di proteste del fronte animalista, è giunto alla fine di una giornata ad alta tensione: alle tre del pomeriggio una ventina di militanti dell' associazione '100% animalisti', felpe nere e striscioni contro Harlan, si sono presentati davanti all'allevamento brianzolo della multinazionale (uno dei tre presenti in Italia). Mentre l'ex ministro Brambilla veniva rimbalzata al citofono dell'azienda, in tre hanno scavalcato i cancelli e, di fronte ai carabinieri, hanno raggiunto i capannoni che ospitano i laboratori e gli stabulari dove sono rinchiusi migliaia di animali - soprattutto roditori, oltre a 150 scimmie. I militanti sono riusciti e penetrare all'interno dello stabilimento e a introdursi in uno dei laboratori: ma l'area dei macachi era stata isolata, impossibile da raggiungere.«L'avevamo promesso e lo abbiamo fatto, la nostra è stata un'azione dimostrativa necessaria - dice Paolo Mocavero, leader degli ultrà animalisti - Il massacro degli animali da sperimentazione e da vivisezione è una vergogna non più tollerabile». L'incursione è durata una decina di minuti, dopodiché i militanti, che inizialmente erano stati bloccati dentro il capannone, sono usciti e si sono trovati di fronte altri carabinieri giunti in rinforzo. Applausi delle decine di animalisti. Sono 900 i primati importati dalla Harlan e destinati a laboratori pubblici e privati, ospedali, università, centri di ricerca italiani e stranieri: un carico straordinario, proveniente dalla Cina via Roma-Fiumicino, autorizzato dal ministero della Salute con un decreto del 31 gennaio 2012. E' stato lo stesso ministro Renato Balduzzi - dopo la denuncia del nostro giornale - a disporre ispezioni immediate alla Harlan e un monitoraggio.Due giorni dopo a Correzzana sono arrivati i Nas, che non hanno accertato irregolarità né nelle procedure di importazione dei macachi (la maggior parte prelevati in natura alle isole Mauritius) né per quanto riguarda le loro condizioni  (gli ultimi arrivati sono in quarantena). La vicenda delle 900 scimmie - sulla quale la Procura di Monza ha aperto un'inchiesta - ha diviso il mondo scientifico: da una parte Umberto Veronesi, secondo il quale non c'è nessuna ragione perché si debbano sacrificare dei primati per la ricerca. Dall'altra Silvio Garattini, che difende, in quanto necessaria, la sperimentazione (anche) sulle scimmie. A dirimere il dibattito, almeno in Lombardia, potrebbe essere - se verrà approvata come sembra - una legge regionale che vieta l'allevamento di primati (oltre a cani e gatti) in tutto il territorio lombardo. «Fra qualche settimana la legge entrerà in vigore - dice Brambilla - a quel punto aziende come Harlan non potranno più operare qui».(
 
NOTIZIE RADICALI
1 MARZO 2012
 
Vivisezione, sperimentazione animale e gli spettri del passato. Intervista a Piergiorgio Strata
 
Annalisa Chirico
 
“Chicago-blog” diretto da Oscar Giannino pubblica un’intervista a Piergiorgio Strata, scienziato e ricercatore che dal 2006 al 2011 è stato Co-presidente dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica. E’ un utile contributo alla riflessione e alla conoscenza, nell’ambito di un dibattito avviato il 6 febbraio scorso con gli interventi di Maria Antonietta Farina Coscioni (“Il rischio di essere vittime di un fondamentalismo venato di verde”) e di Elisabetta Zamparutti (“Per un nuovo modo di concepire la ricerca scientifica”); e poi proseguito con gli interventi di Francesco Pullia (“Vivisezione, un dogma fatiscente”, 7 febbraio); Emanuele Rigitano (“La ricerca scientifica può fare a meno degli animali?”,10 febbraio); Maria Antonietta Farina Coscioni (“Libertà di ricerca scienfica. Battaglia da vincere in nome di Luca”, 20 febbraio); ancora Maria Antoni etta Farina Coscioni (“Caso Harlan. Sì alla libertà di ricerca scientifica. No ai polveroni, alle strumentalizzazioni e alle demagogie”, 27 febbraio); Luca Pardi (“Dal corpo dei malati al fondamentalismo tecno-scientista”, 29 febbraio); Francesco Pullia (“Nostalgia di Adele”, 29 febbraio).
 
Per adeguarsi alla direttiva comunitaria del 2010 sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici, l’Italia si appresta ad adottare una normativa ancora più severa di quella imposta dall’Unione Europea. In base al testo approvato alla Camera, per esempio, allevare dei cani a scopo esclusivamente scientifico potrebbe diventare reato. Gli animalisti sono scesi sul piede di guerra: dagli accampamenti davanti all’allevamento di Green Hill a Montichiari fino alla Harlan di Corazzana, dove sono giunti i NAS richiesti a gran voce dalla parlamentare del Pdl Michela Brambilla. I controlli hanno dato esito negativo: tutto in regola.Per fare chiarezza abbiamo rivolto alcune domande a Piergiorgio Strata, professore emerito di neurofisiologia all’Università di Torino, Presidente dell’Istituto nazionale di neuroscienze e rappresen tante del governo italiano nel consiglio degli amministratori fiduciari dello “Human Frontier Scienze Program”.
Innanzitutto, professore, chiariamo il significato delle parole. Le espressioni “vivisezione” e “sperimentazione animale” sono spesso usate in modo interscambiabile, eppure non sono sinonimi...
Il termine vivisezione è stato coniato per definire la pratica di sezionare un corpo vivente in contrasto con il termine autopsia che si riferisce alla pratica di sezionare un cadavere. Un intervento di appendicite è vivisezione che normalmente avviene sotto anestesia. Sperimentazione animale è un termine più ampio che include ad esempio la somministrazione di farmaci senza interventi chirurgici.
Dunque anche a proposito di un parto cesareo si può parlare di vivisezione.
Certamente. Questo tipo di vivisezione talvolta è necessario per salvare la vita alla madre e/o al nascituro.Eppure il termine “vivisezione” nell’immaginario collettivo è ammantato di un risvolto truculento…Nell’immaginario collettivo l’idea prevalente è che vivisezione sia prendere un animale vivo e farlo a pezzi senza anestesia. E’ disinformazione, una parola usata per evocare spettri che non ci sono più. 
Su una scala da 1 a 10 quanto è stata importante la sperimentazione sugli animali per la ricerca scientifica? 
Consultando la lista dei premi Nobel per la Medicina o la Fisiologia si può dire che l’importanza della sperimentazione animale sia 10 in molti, forse tutti, i settori della medicina. È vero che ci sono anche sperimentazioni sugli animali che portano scarsi contributi a nuove conoscenze, ma chiunque conosca come si sviluppa la scienza sa che i picchi di creatività produttiva si raggiungono sempre se c’è un’ampia base di attività di ricerca, indipendentemente dalla sua qualità. La grande scoperta del ricercatore isolato, se mai c’è stata, è un ricordo di un lontano passato. 
Quali sono i principali protocolli che regolano le modalità operative con cui deve essere condotta la sperimentazione animale? 
L’Italia ha regole ben precise e le regole vengono implementate attraverso continui e rigorosi controlli con multe per i trasgressori. Questo riguarda sia le condizioni nelle quali vengono tenuti gli animali sia le regole per limitare la sofferenza. Gli abusi descritti nel passato per fortuna oggi sono soltanto un ricordo e le fotografie che ancora circolano ovunque io personalmente non le ho mai viste dal vero. 
Oggi la sperimentazione animale si può considerare superflua ai fini della ricerca? 
La sperimentazione sull’animale è indispensabile in certi settori della ricerca ed è complementare a quella che viene fatta con sempre più frequenza su colture di cellule in vitro. Non si possono condurre su colture cellulari la sperimentazione di una nuova tecnica chirurgica oppure lo studio di un farmaco antiepilettico o contro l’insonnia. Molto spesso la sperimentazione serve a rilevare effetti collaterali negativi di fronte ad un farmaco che ha mostrato ad esempio ottime qualità antibatteriche in vitro, ma magari ha effetti altamente lesivi per vari organi. 
Quindi i metodi alternativi come per esempio le colture in vitro non possono sostituirsi del tutto alla sperimentazione animale. 
Assolutamente no. Un’idea diffusa ma errata è che la sperimentazione sugli animali serva solo a determinare la potenziale tossicità dei farmaci. È vero che molti animali vengono ancora usati per questo scopo, e credere che possano essere sostituiti da culture cellulari o modelli matematici è un’assurdità. Voglio dire, se uno non si fida dei test di tossicità fatti sugli animali, come fa a fidarsi dei test fatti su una coltura o un computer? 
Dunque, a suo avviso, l’idea che in un futuro non lontano grazie alla tecnologia informatica la ricerca possa avvalersi esclusivamente di modelli matematici computerizzati è una chimera? 
L’uso di modelli matematici trova già oggi spazio per rendere la ricerca più veloce e precisa, ma non per la creatività. 
Che cosa direbbe a chi si batte per abolire la sperimentazione animale allo stato delle conoscenze attuali? 
A tutte queste persone e soprattutto a coloro che sono convinti che la sperimentazione animale sia dannosa per l’uomo, consiglio di portare assieme alla carta di identità un biglietto nel quale sia scritto: “Credo che gli animali non debbano essere usati per la ricerca medico-scientifica. Se io mi trovassi in un pronto soccorso senza poter parlare, non trattatemi con nessun farmaco o apparato medico che sia stato sviluppato usando animali come soggetti sperimentali”.
Messaggio ricevuto. Grazie.
 
RIVIERA 24
1 MARZO 2012
 
"Simba, l'ormai noto cinghiale di San Pietro a Sanremo (IM), oggetto di maltrattamenti"
Sanremo - "Nel giro di neppure 10 giorni, il personale preposto alla cattura di Simba, ha sparato alcune fiale di narcotico alla bestiola, ma questo ha sortito solamente l'effetto di farlo immediatamente fuggire" scrive un nostro lettore
 
Spettabile Redazione Riviera 24,
la importuno relativamente alla vicenda di Simba, l'ormai noto cinghiale di San Pietro, frazione collinare del Comune di Sanremo.
A mio modesto parere, negli ultimi 10 giorni la simpatica bestiola è stata oggetto di "maltrattamenti sugli animali", che qualcuno minimizzera dicendo "ma che ci importa è solo una bestia".
Questa "bestia" ormai è diventato un veicolo di socializzazione, a giudicare dalle frequenti visite giornaliere che riceve; alcune persone portano il cibo, altre semplicemente fanno una visita e qualche foto ricordo con il simpatico ungulato, moltissimi sono i bambini, che accompagnati dai genitori, vogliono vedere il cinghiale buono.
Dopo aver divagato, torniamo ai maltrattamenti, nel giro di due settimane, anzi di neppure 10 giorni, il personale preposto alla cattura di Simba, ha sparato alcune fiale di narcotico alla bestiola, ma questo ha sortito solamente l'effetto di farlo immediatamente fuggire, per rintanarsi spaventato nei canneti e roveti adiacenti.
Dopo queste operazioni, Simba è tornato al proprio posto molte ore dopo, visibilmente stanco, infermo sulle zampe ed inappetente, soprattutto nella seconda occasione, è ricomparso solamente dopo 24 ore, non ha mangiato nulla di ciò che le era stato portato e rimane sempre sdraiato a terra reagendo pochissimo ad ogni tipo di sollecitazione. Detto questo, non vorrei che la prosima settimana (solitamente di lunedì o martedì, come le predendenti due volte), un'ulteriore iniezione di narcotico, possa essere fatale alla bestiola.
Credo che nel nostro comune e comunque la società odierna, abbia problemi ben più gravi che quello di voler scacciare a tutti i costi un cinghiale addomesticato, sicuramente addomesticato contro la propria volont&agr ave;, in quanto le era stata uccisa dai soliti bracconieri, proprio nella stessa zona la madre ed un fratellino e che, alcune persone di buon cuore lo hanno accudito e rifocillato.
Oltretutto, mi chiedo il perchè di tanta cattiveria gratuita e soprattutto perchè si debba dar sempre credito a quella minoranza veramente esigua di persone che, solamente per una presa di posizione, non certamente nei confronti di Simba ma, certamente nei confronti di tutta quella gente che a Simba dimostra solidarietà ed affetto.
Chiedo perdono per essermi dilungato nel discorso ma, credo che la vostra autorità, datavi dalla profesione che svolgete, possa mettere un freno a questo stillicidio, creato ad arte dalla malvagità umana nei confronti di un qualcosa di molto bello che non può far altro che unire le persone, soprattutto in questi tempi difficili sotto molti aspetti della vita quotidiana.
Grazie.Una famiglia di amici di Simba di Riviera24
 
AREZZO NOTIZIE
1 MARZO 2012
 
Ottorino, l'ocio bionico. Il veterinario svela i falsi miti sugli animali che mangiamo

 
In Valdarno un'oca ferita da una volpe, che le ha spezzato il becco, non riesce più a mangiare. I proprietari, la famiglia Bartolini di Montevarchi, decidono di portarla dal veterinario, come avrebbero fatto per il cane o il gatto di casa. Il dottor Alberto Briganti, con un intervento mai realizzato prima, ricostruisce in rame il becco di Ottorino, questo il nome dell'animale, che può così riprendere a mangiare.
La famiglia Bartolini è felice, perché per loro Ottorino non è un animale da mettere al forno ma da amare, è appunto un animale d'affezione.
Come lo sono i due maialini, i cavallini, le galline e le due anatre amiche di Ottorino (nelle foto della Nazione). "Per noi sono animali rigorosamente da compagnia", ha infatti spiegato la signora Paola Bartolini. Lo speciale rapporto che lega lei e la sua famiglia a Ottorino è chiaramente rappresentato dal fatto che gli abbiano dato un nome. Chi di noi mangerebbe un animale che è abituato a chiamare per nome? Dimostrando di voler salvare l'ocio Ottorino, destinato a morire di fame, la famiglia ha lanciato un messaggio d'amore così grande che deve suggerirci almeno un pensiero, espresso dallo stesso veterinario. "Questa storia", ci ha detto il dottor Briganti, "dimostra che si può instaurare una relazione d'affetto con qualsiasi animale e ci invita a riflettere sul valore degli animali, anche di quelli considerati 'da carne', che sanno manifestarci dei sentimenti e affezionarsi a noi. Nel caso particolare delle oche, inoltre, queste appartengono come le anatre alla famiglia delle anatidi, animali che hanno un'intelligenza straordinaria".Che Ottorino, l'ocio dal becco bionico, possa aprire il cuore e la mente di tutte le persone che amano gli animali per arrivare alla consapevolezza che mucche, maiali, conigli o galline provano gli stessi sentimenti del cane o del gatto, soffrono e amano, e hanno il diritto di vivere come loro e di non finire nei nostri piatti.
 
SALERNO TODAY
1 MARZO 2012
 
Cavalla precipita nel dirupo e muore: puledrino tenta di rianimarla con la zampetta
Una cavalla è precipitata in strada dalla collina sovrastante, morendo sul colpo. Sul posto si sono recati i vigili urbani, che hanno trovato un puledro che tentava di muovere l'animale con una zampa
 
Gli animali hanno dei sentimenti, eccome: spesso li dimostrano molto più spontaneamente degli esseri umani. Accade così che, in via Risorgimento, all'altezza degli ex caselli autostradali della Napoli - Salerno, una cavalla sia precipitata dalla collina sovrastante schiantandosi al suolo e morendo sul colpo. A renderlo noto gli agenti della polizia municipale, agli ordini del capitano Eduardo Bruscaglin Cavallo morto via Risorgimento I caschi bianchi, giunti sul posto, hanno trovato un piccolo puledro (probabilmente figlio della cavalla) che con una zampetta tentava di far muovere il genitore, purtroppo inutilmente. Il cucciolo è stato affidato dai veterinari dell'Asl ad un allevatore della zona mentre il personale del comune di Salerno ha provveduto a rimuovere la carcassa dell'animale. I vigili urbani stanno indagando per risalire all'allevatore e proprietario della cavalla.
 

CITTA’ DELLA SPEZIA
1 MARZO 2012

I Vigili del fuoco salvano dai rovi un giovane beagle scomparso da lunedì

Golfo dei poeti (SP) - Storia a lieto fine per un beagle che qualche giorno fa si era allontanato da casa. L’animale infatti è stato ritrovato oggi alle 13.30 dalla proprietaria di un terreno nei pressi della Venere Azzurra, nel comune di Lerici.
La signora sentiva continuamente dei guaiti provenire da un cespuglio di rovi. Avendo intuito che si trattava di un animale in difficoltà ha allertato i vigili del fuoco.Una volta giunti sul luogo, i pompieri hanno aperto un varco attraverso i rovi fino ad arrivare ad un rudere dove era presente un vecchio serbatoio per contenere acqua. Il cane, terrorizzato e senza cibo da giorni, era finito lì dentro. Una volta recuperato, il cane è stato affidato alle cure del Salvataggio animali e poi restituito al suo padrone che lo cercava da lunedì scorso.

 
LA ZAMPA.IT
1 MARZO 2012
 
A marzo visite gratuite dal veterinario
Nell’edizione 2011 furono effettuate 23.000 visite e oltre il 70% degli animali visitati non ha mostrato patologie
 
Torna la Stagione della Prevenzione, iniziativa che offre la possibilità ai proprietari di cani e gatti di tutta Italia di far visitare gratuitamente il proprio animale per tutto il mese di marzo. È il settimo anno consecutivo che grazie ad un accordo tra l’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani (ANMVI) e Hill’s Pet Nutrition, è possibile offrire ai proprietari di cani e gatti una visita gratuita. L’obiettivo è di stabilire lo stato di salute dell’animale ed, eventualmente, verificare la necessità di successivi esami più specifici. Nell’edizione 2011 furono effettuate 23.000 visite e oltre il 70% degli animali visitati non ha mostrato patologie.«Ancora una volta, Stagione delle Prevenzione - si legge in una nota - ribadisce l’importanza della prevenzione come elemento card ine per la salute e il benessere degli animali e conferma il proprio impegno nell’opera di sensibilizzazione di medici veterinari e proprietari sul problema dell’obesità nei cani e gatti».
«Stagione della Prevenzione parte quest’anno con un risultato record. Sono oltre 4.000 (11% in più rispetto allo scorso anno) i medici veterinari che parteciperanno a questa edizione - ha detto Stefano Roserba Marketing Manager di Hill’s Pet Nutrition Italia - Proprio grazie alla loro collaborazione, siamo riusciti nel corso di questi anni a far visitare gratuitamente decine di migliaia di cani e gatti».
Collegandosi al sito www.stagionedellaprevenzione.it, è possibile identificare il nominativo del medico veterinario più comodo per prenotare ed effettuare, per tutto il mese di marzo, la visita di controllo gratuita.
 
GEA PRESS
1 MARZO 2012
 
Sudafrica: due cuccioli di rinoceronte uccisi dai Rangers corrotti
 
Due dei quattro rinoceronti uccisi dai Rangers corrotti del Kruger Park e dei quali si è avuta notizia ieri,  erano dei cuccioli. Appena martedì scorso, il Parco Nazionale aveva diffuso la notizia del ritrovamento degli animali al Napi Boulders Loop, nel Pretoriuskop Ranger Section del Kruger Park. Ieri, invece, l’arresto dei quattro. Un comandante dei Rangers, un funzionario e due guide. L’aspetto che preoccupa di più è proprio l’area oggetto dell’atto di bracconaggio che era affidata al controllo del Ranger ora arrestato. Si tratta, infatti, di una zona molto piccola. Appena pochi ettari, dove però, dall’inizio dell’anno, sono stati uccisi undici rinoceronti. E’ verosimile che la banda  sapesse in anticipo dei movimenti programmati dall’esercito sudafricano, a cui è affidato in modo particolare il controllo della frontiera con il Mozambico. Da questo paese, infatti, provengono spesso le bande di bracconieri. Non solo. Pochi giorni addietro, sempre nella stessa area, vi erano stati violenti scontri a fuoco che hanno provocato la morte di alcuni bracconieri. Forse, però, conveniva avvisare preventivamente solo alcuni di loro.Elicotteri, potenti mitragliatrici, finanche veterinari corrotti, ed ora anche Rangers. Facile da immaginare, però. L’alto guadagno che procura il corno di rinoceronte è in grado di corrompere fino agli alti livelli. Poi l’elevato numero di animali uccisi. Già 43 dall’inizio dell’anno nella sola area del Kruger Park. Ottanta in tutto il Sudafrica. Solo nel 2011 furono nello stesso paese uccisi ben 448, più del 2010, quando si registrarono 303 animali uccisi. Un’ecatombe che sembra non avere fine e che secondo gli stressi Uffici della Convenzione di Washington, trova una utile copertura sia nei permessi di caccia falsificati che nelle successive alterazioni della documentazione Cites che dovrebbe garantire la liceità del traffico. Uccidere i rinoceronti, in più paesi africani, non è illegale. I permessi, però, sono stabiliti dalla stessa autorità della Convenzione di Washington.
 
GREEN ME
1 MARZO 2012
 
Circhi: il Governo inglese mette al bando gli animali, ma solo quelli esotici

Marta Albè

Il Governo inglese ha pronunciato un secco no all’impiego di animali esotici nei circhi in territorio britannico. La risoluzione giunge dopo una campagna da parte degli animalisti iniziata sei anni fa, che lo scorso anno aveva portato alla presentazione presso il Parlamento di una proposta di legge volta a bandire dai circhi elefanti, scimmie, tigri, serpenti ed ogni animale selvatico costretto ai maltrattamenti più severi per il mero divertimento dell’uomo nel corso degli spettacoli circensi.Restano ancora purtroppo al di fuori del decreto altri animali tradizionalmente impiegati nei circhi, che non rientrano tra le specie considerate esotiche. Ci riferiamo, ad esempio, ai cavalli o ad animali domestici con cui noi tutti siamo abituati a convivere ed a considerare spesso al pari di amici di cui prenderci cura, come i cani. Si tratta certamente di un primo passo in avanti per l’Inghilterra, che è però ancora lontana da una nazione come la Grecia, a tutt’oggi al centro dell’attenzione dei media per ben altri motivi.Eppure è necessario ricordare come la Grecia sia la seconda nazione al mondo ad aver portato a termine l’intento di mettere al bando dai circhi tutti gli animali, senza distinzione tra specie esotiche ed animali d’affezione. In ciò la Grecia è seconda solamente alla Bolivia, già protagonista di un boicottaggio senza precedenti nei confronti di Mc Donald’s la nota catena di fast food che per la prima volta è stata costretta a chiudere i propri battenti a causa della scarsità di avventori. Nella speranza che anche l’Italia possa seguire l’esempio greco e che la Gran Bretagna estenda il bando ad ogni specie animale senza esclusioni e distinzioni, resta un dato di fatto che, affinché il nuovo regolamento venga messo in pratica nel la propria totalità, sarà necessario attendere altri due anni, il tempo previsto affinché esso possa entrare ufficialmente in vigore. Il Primo Ministro David Cameron ha in ogni caso reso noto che entro la prossima estate verranno stabilite una serie di rigide licenze volte a limitare e regolamentare l’impiego di animali esotici nei circhi. Rimane comunque una certa perplessità di fronte a come i politici britannici abbiano deciso di tutelare solamente una porzione degli animali tradizionalmente protagonisti dei numeri circensi. Gli animalisti, nel timore che il divieto possa essere ulteriormente rimandato, puntano ad una sua anticipazione ed all’inasprimento delle licenze già previste.Gli animali possono ancora essere sfruttati come una fonte di guadagno basata su di un dubbio divertimento? I bambini sarebbero felici di assistere ai numeri da circo che vedono scimmie, cavalli ed elefanti come protagonisti, se sapessero i maltrattame nti che ognuno di essi è costretto quotidianamente a subire? Si tratta di questioni a dir poco basilari che ogni Paese dovrebbe porre a se stesso al fine di vietare torture e crudeltà gratuite nei confronti delle quali noi uomini, tanto saggi ed evoluti, non dovremmo ormai provare altro sentimento che la vergogna.

 

GEA PRESS
1 MARZO 2012

Inghilterra: il governo ha deciso, no al circo con gli animali

Il Governo di David Cameron conferma la volontà di bandire l’uso degli animali selvatici dai circhi inglesi. A comunicarlo è stamani il Dipartimento dell’Ambiente e dello Sviluppo Rurale dello stesso Governo il quale ha annunciato che prima dell’estate sarà in vigore un sistema di rigide licenze in attesa dell’entrata in vigore del bando. Le motivazioni addotte dal governo inglese, dice sempre il Dipartimento, sono di ordine etico, ma non è possibile allo stato individuare con esattezza il periodo di transizione valido fino all’entrata in vigore del divieto. Per questo, ovvero per garantire il benessere degli animali (dice sempre il Dipartimento), si disporranno delle regole severe che dovranno disciplinare il sistema di licenze.Lo stesso Dipartimento ha annunciato che a partire da oggi e fino al prossimo 25 aprile, sarà disponibile una pubblica consultazione che dovrà contribuire a definire il regime di licenze.Cautela, è stata espressa in casa animalista. Il divieto nei circhi è infatti una campagna che va avanti da almeno sei anni. La maggioranza dei cittadini inglesi si è già  espressa in favore del bando nel corso di un sondaggio pubblico. Poi vi è stata la mozione votata dai parlamentari inglesi e che, secondo l’ordinamento parlamentare di quel paese, ha carattere vincolante. Infine l’arresto, voluto da Cameron. Il suo Governo dichiarò pure di non potere imporre il divieto in considerazione del fatto che l’Austria era stata bloccata nell’analoga volontà, da un ricorso circense innanzi alla Corte Costituzionale. Lo scorso dicembre, però, la Corte austriaca ha dato torto ai circensi ed in tal maniera venne meno lo scrupolo sollevato dal Governo di Cameron. Stamani il comunicato del Dipartimento.Gli animalisti inglesi, però, hanno risposto che il divieto deve essere imposto subito o, in subordine, in tempi certi e brevi. Viceversa si potrebbe ritenere di trovarsi innanzi all’ennesima scappatoia non solo dalla volontà popolare, ma anche da quella dei parlamentari inglesi.Nei mesi scorsi aveva fatto molto scalpore il video girato dagli animalisti  all’interno di un circo inglese dove veniva documentato il continuo maltrattamento con bastonate e calci di un’anziana elefantessa (vedi foto in alto).

 

IL GIORNALE
2 MARZO 2012

La vittoria degli animalisti Stop alla tratta dei macachi

MANILA ALFANO

Stop. Non arriveranno più scimmie dalla Cina per essere vivisezionate, e quelle già stipate nel famigerato capannone a Correzzana, in Brianza, hanno buone possibilità di salvarsi. E’ questa la prima, grande vittoria degli animalisti, capitanati dall'ex ministro Michela Vittoria Brambilla. La mobilitazione è stata formidabile. Animalisti, gruppi anti vivisezione, media solidali. Tutti contro alla sperimentazione sugli animali deportati dalla Cina. Novecento in tutto. I telegiornali avevano dato grande risalto, mostrando fotografie tristissime. Immagini peggiori che riprendevano un piccolo mamaco aggrappato con la zampetta alla griglia della gabbia per non essere acciufato; l'uomo in camice bianco costretto addirittura ad aiutarsi con un piede per riuscire a staccare l'animale spacciato e disperato. Una scena che ha colpito, urtato la sensibilità di molti. E poi le petizioni, una raccolta di firme, la mobilitazione che si allarga, che chiede di estendere il divieto di vivisezionare anche agli altri animali, tra cui i Beagle, i cani prescelti per gli esperimenti. Oggi questa maxi deportazione di 900 macachi dalla Cina alla Harlan di Correzzana al momento in quarantena al laboratorio ha fatto rumore.
L'ex ministro del turismo Michela Vittoria Brambilla ci aveva creduto fin dall'inizio in questa battaglia. Con il gruppo antivivisezione si era organizzata, preparata, partecipato ai sit-in. L'altro ieri era riuscita a visitare lo stabilimento della multinazionale. Ha avuto un lungo colloquio telefonico con David Broker, il presidente della multinazionale. Il presidente Broker ha, infatti, deciso di lasciare gli Usa e venire in Italia per incontrare questa mattina l'ex ministro Brambilla, che rappresenterà anche il fronte di tutte le associazioni animaliste impegnate nella battaglia contro la vivisezione. Ieri una nuova interroga zione della Brambilla con le associazioni animaliste ai ministri della Salute, dell'Ambiente, degli Esteri, delle Politiche agricole e forestali. L'obbiettivo è verificare la provenienza delle scimmie importate in Italia, la parlamentare chiede se i ministri non ritengano violato il sentimento verso gli animali tutelato dal codice penale, se gli animali siano stati davvero presi da allevamenti e non siano invece stati prelevati dal loro ambiente.
«I metodi alla Frankenstein - ha detto la deputata - sono residui del passato, comode scorciatoie per le imprese farmaceutiche. Comunque considero l'aver bloccato l'importazione di altre scimmie e l'incontro con il presidente Broker già un primo risultato importante ed una vittoria per tutti coloro che amano gli animali e vogliono vederli rispettati». Sì, una vittoria sudata. Mercoledì, davanti alla struttura brianzola, c'era stato gran fermento, tra sit-in e blitz di alcuni gruppi di animalis ti. Poi sono arrivati i Nas e gli ispettori inviati dal ministro della Salute, Renato Balduzzi. Ieri poi un'interrogazione ai ministri della Salute e dell'Università e Ricerca sulla vivisezione è stata presentata dal senatore Alberto Balboni del Pdl in cui si chiede al governo di «intervenire con urgenza al fine di revocare l'autorizzazione concessa per evitare che tali scimmie siano oggetto di sperimentazioni».
Molti sono i cittadini che in questi giorni si stanno indignando. Si fanno paragoni e si scopre ad esempio che negli Stati Uniti da ben 5 anni, lo studio dei dati derivati dal modello animale è stato sostituito con lo studio dei dati specifici per la specie umana basati sulla ricerca di cellule e tessuti. Si chiama progresso e civiltà.

 
IL GAZZETTINO
3 MARZO 2012
 
Appello al governo: salvate 900 scimmie dalla vivisezione
 
Mi perdonerete se ritorno su un problema di cui mi sono già occupato? Ma la trasformazione epocale che la nostra civiltà sta vivendo comprende anche – un fatto molto rilevante- una profonda evoluzione del nostro atteggiamento verso gli animali, soprattutto verso i mammiferi, di cui meglio conosciamo i sentimenti, così simili ai nostri.Questa grande trasformazione non era nel pensiero e nei sentimenti di un cacciatore che viveva in Umbria, vicino ad Assisi, che mi raccontò la storia di una volpe, disperata per i suoi piccoli, che andava vicino a casa sua per trovare da mangiare per loro. ”Abbiamo fatto quasi amicizia”, mi disse, ”ma poi, con l’inizio della stagione della caccia, le ho sparato…ed è morta”. “E i piccoli?” “Chissà”.Tutto questo mi è tornato alla mente quando ho visto in televisione le immagini di due situazioni molto dolorose, espressione, anch’esse, dell’insensibilità e dell’incapacità di capire di molti esseri umani.La prima situazione: un camion di cuccioli di cane, e di seguito un carico di gattini, tutti stipati nelle gabbie predisposte per loro da inumani esseri umani in vista della vendita. La seconda: forse mi hanno maggiormente ferito le immagini di un carico di scimmiette, perché più simili all’uomo anche fisicamente. Sono arrivate dalla Cina con aerei cargo della repubblica popolare e sono destinate a finire vivisezionate per presunte finalità scientifiche.Questi sono alcuni dei comportamenti espressione di scelte e di una mentalità che sono il frutto della ferocia o dell’insensibilità di una società antica, quasi primitiva. Eppure il mondo cambia, ed anche la scienza ci aiuta a capire le similitudini fra gli esseri umani e molti animali un tempo impensabili, mentre la cultura e l’immagine del mondo si trasformano. Quando ero bambino i cacciatori, prevalentemente giovani, erano circa un milione, oggi sono quasi la metà e sono sempre più anziani. Una cultura dell’insensibilità e dell’incomprensione muore poco alla volta.  Ma nel frattempo? Sono arrivate in Italia queste novecento scimmiette destinate ad una fine atroce. Guardandole mi sono detto: possibile un tale orribile scempio in un paese che si dichiara civile e moderno? Questo uso degli animali è peggiore della caccia, anche se condivido il pensiero di un famoso scrittore che osservava pressappoco: ”non capisco la barbarie di chi, armato, uccide degli esseri innocenti e disarmati, appendendo poi orribili trofei nel salotto di casa”. Cerchiamo di porre fine a tutto questo, espressione di una cultura antica nemica della natura e degli animali. Per cominciare, liberiamo quelle povere scimmie. Anzi, invitiamo il governo, e soprattutto il ministro della salute, Renato Balducci, a liberarle, risparmiando loro una fine orribile.
 

LA ZAMPA.IT
2 MARZO 2012

"Qui non c'è posto  per il cane della nonna"
Case di riposo chiuse per gli animali, ma a Torino c’è il  regolamento comunale

FABRIZIO ASSANDRI

Torino Quasi sempre, il nonno che bussa all’ospizio con appresso il suo amico a quattro zampe deve scontrarsi con il classico aut aut: tu puoi entrare, lui no. Una risposta da copione, sebbene dall’anno scorso il regolamento comunale di Torino preveda proprio l’inserimento degli animali d’affezione nelle case di riposo, accanto agli ospiti autosufficienti, che potrebbero prendersene cura. Precisiamo subito che il regolamento parla di «possibilità» e non d’obbligo. Tradotto: nessuna struttura l’ha preso sul serio.
Così, ad esempio, all’istituto Carlo Alberto di corso Casale, gestito dall’Asl, alla domanda se possiamo chiedere ospitalità per la nonna inseparabile dal suo pincher, ci rispondono che «la legge non lo consente. Sarebbe impossibile per ragioni di igiene».
Stesso niet alla Residenza Crocet ta di via Cassini, privata: «Da noi persino i parenti in visita che vogliono portare il cane devono chiedere il permesso al direttore». Niente da fare anche al convitto Principessa Felicita di Savoia, ai piedi della collina, dove però viene fatta pet-therapy con un cane, mentre gli anziani hanno stretto amicizia con i gatti di una colonia felina. «Non siamo contrari all’idea di potersi portare dietro gli animali d’affezione - premette il direttore Massimo Oliverio - ma ci sono alcuni punti critici, dalle norme sanitarie alla privacy, visto che le nostre camere sono doppie».
Non va meglio nemmeno nelle strutture a diretta gestione comunale. All’istituto Buon Riposo di via San Marino ci rispondono che «è impossibile, perché qui siamo una struttura pubblica». Qualcosa potrebbe cambiare, è il ragionamento, «visto che stiamo per passare nelle mani dei privati: bisogna vedere cosa decideranno&ra quo;. L’unica, sia pur selettiva, eccezione che abbiamo trovato è l’istituto Cimarosa di via Ghedini, gestito dal Comune: in stanza «sono ammessi solo i gatti: con i cani ci sarebbero problemi logistici, visto che vanno portati a passeggio».
A cercare di far rispettare il regolamento è la consulta animalista di Torino: «Chiederemo un incontro con l’assessore al welfare Elide Tisi - spiega il presidente Francone - perché medi tra le case di riposo e noi, che dobbiamo accogliere nei canili animali di anziani che non riescono più a stare a casa propria, ma sarebbero ancora in grado di badare ai loro animali. I nostri volontari, inoltre, si offrirebbero per turni di passeggio e piccole cure».
L’assessore replica che «solo in rarissimi casi un anziano autosufficiente deve separarsi dal suo animale: in genere chi può resta a casa sua». Per la Tisi «nelle case di riposo bisogne rebbe incentivare la pet-therapy, come previsto dal regolamento comunale. Immaginare una convivenza vera e propria resta invece un’opzione più problematica, ma faremo il possibile».
(Articolo tratto da "Animalia", le pagine sugli animali della cronaca di Torino)

 
LA REPUBBLICA TORINO
2 MARZO 2012
 
Una trappola uccide un giovane lupo
Scoperto e denunciato il bracconiere: è una specie protetta, in Piemonte ce ne sono soltanto sessanta esemplari
 
di FEDERICA CRAVERO

L'ultima vittima del bracconaggio è un giovane lupo, un esemplare sano, maschio, di un anno di età, che probabilmente faceva parte del branco che si trova nella zona dell'Orsiera, in Val di Susa. Gli uomini della forestale lo hanno trovato ormai cadavere nella zona di Trana, incappato in un laccio messo in funzione da un cacciatore di frodo.
Una storia lontana anni luce da Cappuccetto Rosso. Il lupo, adesso, non mangia più nessuno. Anzi, è una specie protetta perché rischia l'estinzione. E al cacciatore della favola si è sostituito un bracconiere. Che stavolta non è rimasto impunito: gli agenti della stazione di Giaveno lo hanno individuato e denunciato alla procura di Torino per gli articoli del codice penale 544 bis (uccisione di animale senza necessità) e 727 bis (danneggiamento di habitat naturali), oltre che per la violazione della leg ge quadro sulla caccia, che tutela le specie tutelate come il lupo. L'uomo si è giustificato dicendo che in realtà con quella trappola avrebbe voluto disfarsi di alcune volpi che invadevano la sua proprietà e non pensava che avrebbe potuto colpire un lupo. Le volpi non sono animali protetti, tuttavia la caccia a questa specie è chiusa in questo periodo e comunque sistemare una trappola è sempre un reato.La morte del giovane lupo solleva nuovamente il problema della tutela di questo carnivoro. In Piemonte si contano attualmente circa 60 esemplari, tutti provenienti dall'Abruzzo. Si tratta di stime, visto che il lupo migra spesso e velocemente. Secondo il monitoraggio della Regione Piemonte i lupi vivono in piccoli branchi localizzati soprattutto nel Cuneese sulle Alpi Marittime, nel Torinese tra l'Orsiera e Salbertrand e, in misura minore, sull'Appennino alessandrino e nel Piemonte settentrionale. Ogni anno nascono una dozzina di nuovi cuccioli, ma più o meno altrettanti esemplari muoiono vittime di incidenti o di bracconieri. Così il numero da qualche anno rimane sostanzialmente costante.
Nei confronti dei lupi continua ad esserci un atteggiamento di paura ingiustificata: l'ultimo attacco all'uomo risale oramai al 1921. "Qualcuno dice che in Piemonte ci sono migliaia di lupi e che mettono a rischio i turisti: abbiamo intenzione di denunciarli per procurato allarme", attacca Piero Belletti, dell'associazione Pro Natura. E anche gli assalti al bestiame domestico possono essere annullati. "Se accade che il lupo mangi le pecore è solo perché sono prede più facili rispetto agli animali selvatici, visto che in Piemonte gli ovini vengono lasciati allo stato brado - spiega Belletti - Ma è sufficiente rinchiudere le bestie negli ovili: un progetto simile è stato fatto all'Orsiera e gli attacchi dei lupi si sono praticamente azzerati".

 
IL CORRIERE.IT
2 MARZO 2012
 
Treno investe mucca in Calabria
Traffico bloccato per un’ora e disagi per i viaggiatori

BOVA MARINA (REGGIO CALABRIA) – Un treno regionale partito da Reggio Calabria e diretto a Catanzaro Lido ha rischiato di deragliare, nei pressi di Bova Marina, sulla linea jonica, dopo avere investito una mucca. L’animale e’ stato travolto e trascinato per diversi metri. Lo scontro non ha creato problemi per i passeggeri ma solo danni al treno e agli scambi ferroviari ed e’ stato necessario chiudere il traffico per circa un’ora. Il transito dei convogli, adesso, e’ ripreso regolarmente.

 

AFFARI ITALIANI
2 MARZO 2012

Brindisi/ Scoperto un 'lager' per animali

Un vero e proprio 'lager' per animali e' stato scoperto dagli agenti del Nucleo Investigativo del Corpo Forestale di Brindisi nelle campagne di Oria. Durante il sopralluogo effettuato all'interno di una struttura fatiscente trasformata in azienda zootecnica, il Corpo Forestale, in collaborazione con i veterinari dell'Asl, ha sequestrato 12 cani, 9 equini, 10 ovini oltre a suini e caprini.Gli animali erano sistemati in strutture di fortuna; inoltre i vari capi non erano iscritti nelle rispettive anagrafi e non erano rispettate le normative sanitarie. Il verbale redatto dagli agenti sara' inviato al Servizio Veterinario di igiene degli allevamenti e di Sanita' Animale della Asl di Brindisi, che dovra' procedere ai successivi controlli sanitari degli animali e alla erogazione delle sanzioni amministrative.

 

BRINDISIUM
2 MARZO 2012

Sigilli al lager per animali

Brindisi - Un vero e proprio lager per animali è stato scoperto, in data 18.02.12, dagli agenti del Nucleo Investigativo “N.I.P.A.F.” del Corpo Forestale dello Stato di Brindisi, nell’agro di Oria.
Durante il sopralluogo effettuato all’interno di una fatiscente struttura trasformata in azienda zootecnica, il personale del Corpo Forestale, con i veterinari dell’ASL competente, hanno sequestrato numerosi animali: 12 cani, 9 equini, 10 ovini e ancora suini e caprini.
Numerose le omissioni contestate al proprietario e gestore degli animali: dalla mancata registrazione alla ASL di competenza, all’allevamento in una struttura non conforme in quanto gli animali erano custoditi in alloggi di fortuna fatiscenti, alla mancata iscrizione dei capi alle rispettive anagrafi e al mancato rispetto di tutte le normative sanitarie.
Il verbale redatto dagli A genti sarà inviato al Servizio Veterinario di igiene degli allevamenti e di Sanità Animale della ASL di Brindisi, che dovrà procedere ai successivi controlli sanitari degli animali e alla erogazione delle salate sanzioni amministrative al proprietario.
Proseguono i controlli effettuati dagli agenti del Corpo Forestale dello Stato di Brindisi nell’ambito della repressione di reati in campo ambientale.
COMUNICATO STAMPA CORPO FORESTALE DELLO STATO

 
IL CENTRO
2 MARZO 2012
 
San Giuliano, volpe uccisa da un boccone avvelenato
 
L’AQUILA. Una volpe è stata trovata morta ieri mattina dagli agenti del Corpo forestale. Il ritrovamento è avvenuto a San Giuliano, nei pressi della ex cava.
Ad ucciderla è stato un boccone avvelenato, trovato successivamente dalla cagnetta Karma del servizio antiveleno Antidoto. I bocconi avvelenati erano stati lasciati probabilmente per uccidere i lupi che in questi giorni stanno scendendo a valle per sfuggire alla neve. La strada tra San Giuliano e la Madonna Fore è molto frequentata dagli aquilani, e proprio per questo nei prossimi giorni tutta la zona verrà battuta dai cani antiveleno per eliminare ogni rischio, sia per gli animali selvatici, sia per quelli domestici.
 
IL TIRRENO
2 MARZO 2012
 
Il canile di Crespina è blindato
 
CRESPINA (PI) -  Il canile dove è stato portato il branco di cani che ha dilaniato il corpo di Vito Guastella, il camionista di 50 anni di Alcamo, aggredito e ucciso nel piazzale di una ditta di autotrasporti a Biscottino di Collesalvetti è stato blindato. Difficile entrare. Mentre si cerca di capire se il branco fosse solito stazionare abitualmente nel piazzale e per quale ragione nessuno sia intervenuto prima della tragedia, i sette cani, una volta sequestrati, sono stati affidati al canile gestito da Marco Mori e dai figli sulle colline di Crespina. Una struttura abbastanza nuova, nel mezzo della campagna, in una proprietà recintata a cui non si può facilmente accedere. Con questo canile privato è infatti convenzionato il Comune di Collesalvetti che, come succede per molti altri enti, non ha un canile municipale e i randagi trovati sul proprio territorio vengono affidati a strutture private. «Non possiamo lasciare entrare nessuno nel canile – spiega il proprietario Marco Mori, allevatore di cani da caccia – questo ci è stato chiesto dai carabinieri di Livorno. I cani sono sotto sequestro e anche sotto osservazione da parte dei veterinari». È infatti stata attivata la procedura prevista quando un cane è protagonista di aggressioni. L’osservazione dura dieci giorni. I sette meticci sono arrivati la sera della tragica fine del camionista. Erano stati sedati dai veterinari. Inizialmente gli animali, infatti, avevano atteggiamenti aggressivi e anche per una questione di sicurezza sono stati anestetizzati. Stamani i veterinari dell’Asl 5 di Pisa, d’accordo con i colleghi di Livorno, andranno a fare un sopralluogo nel canile di Crespina, che si trova in una zona non proprio vicina al paese a cui si arriva da una strada sterrata, per verificare le condizioni dei sette randagi. Finora i cani sono rimasti negli spazi a loro assegnati, che sono rigorosamente chiusi e a cui nessuno , a parte gli addetti del canile, può avvicinarsi. «Fino a quando i veterinari e l’autorità giudiziaria non ci daranno l’ok – spiega Mori - eviteremo di fare entrare persone nel canile. Magari si potrà fare su appuntamento. Ma in questa fase così delicata è meglio evitare. Tanto non c’è molto da vedere, i cani sono tranquilli, non stanno creando alcun problema». Il canile ora ospita 43 cani ed ha una capacità massima di 60 unità.
 
LA NUOVA SARDEGNA
2 MARZO 2012
 
Gatto ucciso, la condanna della comunità
 
Simone Repetto
 
CARLOFORTE (CI). Ha destato raccapriccio e scalpore, nella comunità isolana, la notizia della barbara uccisione di una gatta gravida, avvenuta l’altra sera in pieno centro storico. Anche perchè, come riferito più volte dalle associazioni di categoria, l’episodio è solo l’ultimo di una lunga serie, che ha visto maltrattamenti e violenze ripetute verso i gatti, sia in centro che in alcune zone di periferiche dell’isola di San Pietro. Mentre i Carabinieri della stazione carlofortina stanno compiendo indagini per risalire all’autore o agli autori della macabra impiccagione del gatto, avvenuta nei pressi della Scalinata 4 Aprile 1943, le associazioni animaliste, i veterinari ma anche gli appassionati degli amici a quattro zamp hanno denunciato una situazione che si fa sempre più imbarazzante. Tutti mirano a sensibilizzare la popolazione contro tali brutalità, isolando i responsabili e, se possibile, denunciandoli alle forze dellordine, come previsto da una legge, la 189, del 2004. In un passato non troppo remoto, si sono verificati casi di gatti impallinati a fucilate o avvelenati da bocconcini letali, nel tentativo di sbarazzarsi velocemente e brutalmente di animali indesiderati, senza il minimo timore di incorrere in reati penali e rischiare il carcere. Lo stesso discorso può essere fatto per i cani, anche loro sempre più esposti al rischio di avvelenamenti o maltrattamenti, soprattutto per quanto riguarda i randagi.
 
ROMAGNA NOI
2 MARZO 2012
 
CAGNOLINO IMPAZZITO SCHIVA LE AUTO IN CORSA
In via Confine a Macerone, i carabinieri riescono a catturare l'animale impaurito per i rumori degli elicotteri
 
 
CESENA - Ieri pomeriggio la pattuglia dei carabinieri di Macerone è intervenuta in via Confine su segnalazione di diversi automobilisti, che a causa di un cagnolino avevano rischiato tamponamenti e uscite di strada. Giunti sul posto i militari hanno trovato il cane che imperversava da un lato all'altro della sede stradale, probabilmente spaventato dal rumore degli elicotteri del vicino aeroporto. Acchiapparlo non è stato facile per i due carabinieri, che hanno inseguito la bestiolina per diversi minuti, prima di riuscire a mettergli intorno al collo un improvvisato guinzaglio fatto con una corda reperita sul posto. Per farlo è stato necessario bloccare per alcuni minuti il traffico. Alla buona riuscita dell'intervento gli automobilisti presenti hanno applaudito. Il cagnolino sta bene ed è stato affidato alle cure delle guardie ecozoofile, dopo essere stato rifocillato in caserma.
 
LA REPUBBLICA
2 MARZO 2012
 
Pitbull aggredisce passanti e cane poliziotto gli spara e lo abbatte
Pomeriggio da incubo nella zona della Stazione Centrale di PALERMO. Ferito un quattordicenne che stava portando a spasso il suo cane. Il pitbull ha tentato di aggredire i poliziotti, che gli hanno sparato un colpo alla testa
 
di ROMINA MARCECA
 
PALERMO - Primo pomeriggio da incubo nella zona della Stazione centrale. Un pitbull è stato ucciso da un poliziotto con un colpo di pistola dopo che aveva aggredito due passanti e i loro cani. Il pitbull, sembrerebbe randagio dalle prime indagini, ha aggredito prima una signora che teneva in braccio il suo barboncino. La donna stava passeggiando vicino ai portici della Stazione centrale. Le urla hanno attirato altri passanti che sono riusciti ad allontanare il cane. La signora sotto choc ha chiamato la polizia.Il pitbull, intanto, è arrivato in via Pietro Randazzo, una traversa di corso dei Mille. È lì che Antonino Giuliano, un quattordicenne che stava facendo passeggiare al guinzaglio il suo American Staffordshire Terrier di un anno e mezzo, è stato azzannato alla caviglia dal cane che poi si è avventato sul terrier mordendolo alla testa. Il giovane ha cercato di allontanare la bestia ma senza successo. Il pitbull si è avventato di nuovo su di lui, mentre in strada almeno in trenta hanno cercato di staccare il cane dalla gamba del ragazzino e poi dall’altro cane.
Intanto, la pattuglia della polizia che si trovava alla Stazione centrale è stata raggiunta da alcuni residenti. I poliziotti prima hanno tentato di allontanare il cane con i manganelli, ma quando il pitbull ha puntato uno dei poliziotti, quest’ultimo gli ha sparato un colpo alla testa. Il cane è stramazzato al suolo dentro a un’officina della strada. Il ragazzino è stato trasferito in ospedale d’urgenza,  dove ancora i medici lo stanno curando.
 
PALERMO TODAY
3 MARZO 2012
 
Stazione, pitbull aggredisce ragazzino: poliziotto spara e uccide il cane
Stazione, pitbull azzanna ragazzino Poliziotto spara e uccide il cane
Attimi di paura ieri pomeriggio in via Randazzo, nei pressi di corso dei Mille. Il cane dopo aver aggredito una signora con un barboncino, ha morso il quattordicenne a passeggio col suo terrier
 
Palermo - Un pitbull aggredisce due passanti e i loro cani, poi viene abbattuto da un poliziotto con un colpo di pistola. E' successo ieri pomeriggio nella zona della stazione centrale. Il pitbull, a quanto pare randagio, ha aggredito una signora con in braccio un barboncino, la donna si è messa a urlare e il cane è scappato. Si è diretto verso via Randazzo, traversa di corso dei Mille, dove un quattordicenne stava passeggiando il suo Terrier. Il pitbull si è avventato contro di loro mordendo il ragazzo alla caviglia e il terrier alla testa. Decine di passanti hanno cercato invano di aiutare il giovane. Poi è arrivata una volante della polizia e il pitbull è stato ucciso dopo che aveva puntato anche uno degli agenti. Il quattordicenne è stato trasferito in ospedale d'urgenza.
 
GEA PRESS
3 MARZO 2012
 
Vicenza: Oliver, prima il fucile da caccia, poi il tiro a segno
L'ENPA diffonde il numero per le segnalazioni.
 
 
Un lavoro complicato, quello delle Guardie Zoofile dell’ENPA, che dovranno cercare di capire chi ha centrato, lo scorso febbraio, il povero Oliver. In zona vi sono più armi denunciate che residenti e di gatti e cani finiti nella rosa di pallini da caccia, se ne contano una ventina in appena due anni.Siamo a Montebello Vicentino e lo scorso 2 febbraio, in contrada Ospizio, una signora rinveniva Oliver, un gatto che all’apparenza sembrava essere stato investito. Portato dal Veterinario e pulite le ferite si riscontrava dall’esame ai raggi X, come lo stesso aveva la testa devastata dai pallini da caccia. Occhi bianchi e lacerati, muso, collo e parte del corpo, invasi dai pallini. Il povero animale, però, mostrava strane ferite. Alcuni fori con sangue rappreso, altri, invece con sangue fresco, come se fosse stato centrato in due momenti diversi.Sette pallini erano stati sparati in un secondo momento, con un fucile ad aria compressa. Sette colpi successivi alla rosa di pallini. Il gatto gravemente ferito e verosimilmente immobile, era divenuto il bersaglio di un tremendo tiro a segno. Nella lastra, i pallini del fucile ad aria compressa, sono quelli più grossi e sagomati per aumentarne la potenza. Vengono pubblicizzati dichiarando che in tal maniera si aumenta il potere penetrante. Questo, soprattutto, per le armi ad aria compressa di potenza inferiore a 7,5 Joule, ovvero di libera vendita. Sette pallini tremendi, uno dietro l’altro dopo che il povero micio era stato devastato dal colpo di fucile da caccia.Oliver era ancora vivo, ma il Medico Veterinario constatato il gravissimo stato di salute e la sofferenza dell’animale, ha deciso di praticare l’eutanasia. Se Oliver è arrivato ancora vivo, è stato, dicono all’ENPA, solo per mostrare il grado di cattiveria e ferocia che può nascondersi in alcune persone. Se fosse stato trovato già morto, sarebbe stato scambiato per un animale investito.Ora la speranza è che qualcuno possa fornire informazioni utili a rintracciare il colpevole e per questo l’ENPA mette a disposizione il seguente numero di cellulare: 348 9952822“Facciamo appello – ha dichiarato Renzo Rizzi, portavoce dell’ENPA – affinché vengano fornite alle Guardie quante più informazioni possibili per rintracciare e smascherare il responsabile mettendolo così in condizione di non nuocere più.”Proprio nella stessa zona del rinvenimento di Oliver, ovvero tra via Selva e via degli Ospizi, circa un anno addietro venne centrato da un colpo di fucile da caccia, un pastore del Caucaso. 
 
METRO NEWS
2 MARZO 2012
 
Cani e gatti proteggono il cuore del padrone dalle malattie
Secondo uno studio giapponese avere un animale domestico fa bene
 
 
Avere un cane o un gatto intenerisce il cuore. Ma può anche fare di più: proteggerlo dalle malattie. Tra i pazienti con disturbi coronarici, infatti, i proprietari di animali domestici mostrano un maggiore tasso di sopravvivenza a un anno rispetto a chi non ha mai accolto un animale in casa. Lo dimostra uno studio giapponese condotto da esperti della Kitasato University Graduate School of Medical Sciences di Kanagawa e pubblicato sull’American Journal of Cardiology.L'indagine ha puntato a valutare se il possesso di un cane o di anche di un gatto fosse in grado di modulare gli squilibri dell'attività nervosa autonoma cardiaca nei pazienti con patologie correlate allo stile di vita come diabete mellito, ipertensione e iperlipemia. Sono stati coinvolti con analisi e interviste 191 pazienti con età media di circa 70 anni, divisi in proprietari e non proprietari di animali domestici.Ebbene nei primi si è rilevata una maggiore variabilità del ritmo cardiaco rispetto ai secondi: in pratica, il cuore di chi ha abitualmente a che fare con animali domestici è maggiormente in grado di rispondere a situazioni diverse, come ad esempio agli eventi stressanti. Il possesso di un animale dunque, secondo gli autori, può essere considerato un modulatore indipendente degli squilibri dell’attività nervosa autonoma cardiaca. «Probabilmente gli animali svolgono un ruolo di sostegno sociale - dicono gli esperti - aiutano cioè a ridurre lo stress e possono soddisfare alcune esigenze di compagnia». (Adnkronos salute)
Nella foto "Uggie", il cane star del film "The Artist" con il protagonista Jean Dujardin.
 
IL CENTRO
3 MARZO 2012
 
Cuccioli di pastore ammazzati da polpette avvelenate
 
ORTONA (CH) -  Non si ferma a contrada Santa Lucia il progetto folle di qualcuno di ammazzare i cani e i gatti della frazione. Due giorni fa, purtroppo, l’azione criminale è andata a buon fine con la morte atroce di due cuccioli di pastore tedesco, di quasi un anno, che hanno mangiato alcune polpette avvelenate. Il fatto è avvenuto nel pomeriggio di giovedì, quando Catina Tiberio una dei due proprietari dei due cani, Zac e Rex, si è accorta che qualcosa non andava.
 «Stavo stendendo il bucato sul balcone quando i miei cani giù in giardino, nei pressi della cuccia, hanno cominciato a tremare. Non ho avuto neanche il tempo di portali al veterinario perché sono morti in pochissimi minuti con grande sofferenza davanti ai miei occhi. Ora, temiamo per Ice, il nostro primo cane, sempre di razza pastore tedesco, che accudiamo da 3 anni e mezzo, in pratica da quando era piccolissimo».I due cuccioli, anche di Riccardo Marcucci, vicino di casa della Tiberio, sono stati ammazzati all’interno della proprietà in comune: un’area agricola di circa un ettaro davanti alle palazzine residenziali, con una zona recintata sotto casa ben attrezzata proprio per soddisfare al meglio le esigenze dei due animali. Si ipotizza che l’atto incomprensibile e ingiustificabile sia stato compiuto di notte e il killer di animali abbia agito arrivando dall’aperta campagna per poi gettare le polpette tossiche all’interno della zona recintata. Alcuni bocconi sono stati ritrovati nella vicinanze della recinzione. I proprietari hanno denunciato quanto accaduto ai carabinieri, ai vigili urbani e al referente del sindaco per il randagismo e il benessere degli animali, Emanuele Villante. Ieri mattina, sul posto si è recato anche Zuccarini, dell’Asl di Chieti, che ha constatato il decesso dei due animali e ha disposto il loro trasferimento nel pomeriggio presso l’istituto zooprofilattico di Lanciano per l’autopsia. Saranno analizzati anche i campioni di polpette ritrovati nella zona per determinare il tipo di veleno letale utilizzato per la preparazione del boccone fatto di carne macinata, crocchette e strane pilloline blu e bianche. Probabilmente, l’intera area sarà bonificata al più presto. Intanto, è stato dato l’allarme a Santa Lucia e avvisato i residenti interessati a fare attenzione ai loro animali domestici, ma soprattutto ai bambini piccoli che sciaguratamente potrebbero portare nella bocca cose raccolte per terra. Oggi, la sezione di protezione civile farà un sopralluogo nella contrada alla ricerca di altri bocconi avvelenati. Sembra che queste azioni non siano spinte da motivi personali, ma saranno gli investigatori a fornire tutti i chiarimenti del caso e a rintracciare i colpevoli. Alcuni giorni fa è stato colpito anche l’allevamento di Shar Pei di Cristian Mancini, fortunatamente non ci sono stati decessi.
 
ANSA
3 MARZO 2012
 
Cani catturati con trappole e lasciati morire
 
Trappole a cappio fatte con cavi d'acciaio, nascoste tra le foglie o posizionate sulla recinzione di un terreno di campagna: è in una di queste trappole illegali che ieri a Velletri, in provincia di Roma, è stato ritrovato un cane in fin di vita, disidratato e con il cappio d'acciaio che gli stringeva stomaco e genitali. E in una trappola simile, posizionata sempre nello stesso posto, già qualche mese prima erano state trovate delle ossa: con tutta probabilità quelle di un altro animale finito nel cappio e lasciato morire così.La scoperta è stata fatta da un residente della zona, tra via delle Noci e via Colle dell'Acero, al confine con Nemi. Allertata dell'accaduto, la Polizia è subito intervenuta con una volante e gli agenti del Commissariato di Velletri hanno constatato la presenza di numerose trappole e le gravi condizioni dell'animale, richiedendo anche l'intervento dei veterinari della Asl.Interpellato dalla polizia, il responsabile del terreno dove sono state ritrovate le trappole (e l'animale catturato) ha negato di esserne il fautore, non riuscendo però a dare spiegazioni convincenti di come mai quelle trappole si trovassero nella sua proprietà.Per l'accaduto è stata sporta una denuncia contro ignoti. L'animale intrappolato, una meticcio di piccola taglia, è stato liberato e rifocillato.(enrico.morini@ansa.it)
FOTO
 
MATTINO DI PADOVA
3 MARZO 2012
 
Stalla lager, sfilata di testimoni
 
VILLA DEL CONTE (PD) -  Nuova tappa del processo che vede imputato Silvano Bianchi. L'uomo deve rispondere di rimozione di sigilli davanti al giudice del tribunale di Cittadella Claudio Marassi. Il reato per cui ieri era alla sbarra gli è stato contestato il 5 gennaio 2008. La vicenda al centro del processo era esplosa pochi mesi prima, durante un controllo del servizio veterinario dell'Ulss 15, con gli agenti della polizia locale dell'Unione del Camposampierese, a seguito di numerose segnalazioni da parte dei residenti circa la continua presenza di extracomunitari, si era recato nell'allevamento di Bianchi. All’ingresso dell’azienda c’era un freezer pieno di carne surgelata. Per gli investigatori sarebbe stata merce destinata alla vendita. Nella stalla vicina un’ottantina di animali tra pecore, capre, suini e una vacca. Animali tenuti in condizioni igieniche pessime. Sul pavimento furono trovate anche un paio di pecore e una capra morte. Fuori, nel cortile, accanto ai fabbricati un quadro desolante di escrementi, carcasse di animali mischiati a copertoni e rottami. Tutto era finito sotto sequestro e le carcasse messe all'interno di un congelatore apponendo i sigilli. Dopo qualche settimana un nuovo blitz: in quell’occasione era stato riscontrato che Bianchi aveva rimosso tutti i sigilli, forzando la maniglia, ed aveva asportato tutta la carne riposta all'interno. Ieri in tribunale a Cittadella davanti al giudice Claudio Marassi sono stati sentiti Giuliano Berton, veterinario dell'Usl15 e Giuseppe Froni, della polizia locale. Processo rinviato il 9 novembre.
 
GEA PRESS
3 MARZO 2012
 
Arezzo: la stalla con due metri e mezzo di letame e animali morti (fotogallery)
Intervento del Corpo Forestale dello Stato.
 
Al di là di ogni immaginazione. Un pavimento costituito da letame ed animali morti, spesso ben due metri e mezzo. Talmente alto che gli animali ancora presenti, una settantina tra ovini e caprini, potevano affacciarsi direttamente dalle finestre, viceversa irraggiungibili. Da una porta laterale l’ammasso di pelame, teste, zampe e letame, franava all’esterno. I resti dei poveri animali colavano in una pozza fetente.Poi, i cani. Un continuo andirivieni, intenti a trascinare e portar via i resti degli animali morti. Non meno di 120, tra capre e pecore, ammassate all’esterno ed in diverso stato di decomposizione. Un fetore insopportabile che si spandeva nelle campagne circostanti dove sono stati ritrovati altri venti animali morti.A complicare i disastrosi effetti di un quadro igienico degno di un incubo, una infezione virale che deve avere trovato in quelle condizioni l’ambiente ideale per espandersi.I Veterinari dell’ASL 8 hanno potuto accertare che gli animali erano di fatto abbandonati a se stessi da almeno tre mesi.Il tutto è avvenuto in località Pianettole ricadente nel Comune di Anghiari (AR), ed a scoprire l’incredibile stalla sono stati gli Agenti del Corpo Forestale dello Stato del Comando Provinciale di Arezzo, Comando Stazione di Pieve Santo Stefano.I due allevatori, entrambi di Anghiari, sono stati denunciati per uccisione, maltrattamento e abbandono di animali. 
VEDI FOTOGALLERY:
 
AREZZO NOTIZIE
3 MARZO 2012
 
Allevamento da incubo, 120 animali uccisi e 70 maltrattati: blitz di Forestale e Asl
 
 
Gli agenti del Corpo Forestale dello Stato hanno denunciato due imprenditori agricoli di Anghiari per l'uccisione di 120 pecore e capre e per il maltrattamento di altri 70 ovini e caprini, detenuti in precarie condizioni igieniche, sanitarie e di alimentazione. Gli uomini del Comando Stazione Forestale di Pieve Santo Stefano si sono recati insieme a veterinari della Asl 8 in Comune di Anghiari, nei pressi della località Pianettole, per verificare le condizioni di detenzione del bestiame allevato in un'azienda agraria gestita da due imprenditori agricoli residenti ad Anghiari.
L'attenzione dei Forestali si è subito rivolta verso un grande fabbricato adibito a stalla dal quale proveniva un forte odore nauseabondo. Ecco la ricostruzione che ha fatto la forestale dell'accaduto: "All'esterno della struttura erano presenti, abbandonata sul terreno, numerose carcasse accatastate di pecore e capre in avanzato stato di decomposizione. Completava il quadro la presenza di alcuni cani che si aggiravano tra gli animali morti, nutrendosi delle carni avariate e trasportandone i resti un po' ovunque. Anche all'interno della stalla la situazione appariva sconcertante. Il pavimento risultava completamente ricoperto da uno strato di circa 2,5 metri di letame e carcasse di animali morti. Su questa "lettiera" stabulavano ancora 70 pecore e capre, ancora vive ma allo stremo. Lo spazio che rimaneva tra lo strato di letame sottostante e il tetto della struttura era minimo, tanto che gli animali potevano affacciarsi alle finestre poste nella parte superiore della stalla".
I veterinari della Asl 8 hanno poi certificato che la morte degli animali (sono 120 le carcasse conteggiate) era dovute alle precarie condizioni alimentari, igieniche e sanitarie in cui venivano detenuti, abbandonati praticamente a se stessi da circa tre mesi.
A peggiorare le cose è intervenuta anche una grave infezione virale, che si è rapidamente diffusa tra il bestiame, favorita dallo spazio molto ristretto in cui questo era costretto a vivere.
I due allevatori anghiaresi, titolari dell'azienda agricola sottoposta a controllo, sono stati quindi denunciati dal Corpo Forestale alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Arezzo per uccisione di animali (art. 544-bis del Codice penale), maltrattamento di animali (art. 544-ter C.P.) e abbandono di animali (art. 727 C.P.).
E' già in corso la bonifica dell'allevamento, alla quale sovrintenderà la ASL 8, che si occuperà anche della salute degli animali sopravvissuti.
La fotogallery
 
ROMAGNA GAZZETTE
11 MARZO 2012
 
nell’arentino.Denunciati i due titolari.
Animali, stalla degli orrori scoperta dalla Forestale nell’arentino.Denunciati i due titolari.
 
 
AREZZO & DINTORNI. Una fattoria degli orrori, un vero e proprio lager per animali da allevamento, mucchi di carcasse di pecore e capre in avanzato stato di decomposizione, letame ovunque, una decina di cani che giravano brandendo carni putrefatte e i circa 70 animali ancora in vita ridotti allo stremo delle forze. Questo il raccapricciante spettacolo apparso agli agenti del Corpo forestale dello Stato durante il blitz effettuato presso un’azienda agraria dell’aretino in località Pianettole, nel comune di Anghiari.A far presagire una simile situazione gli odori nauseabondi provenienti dall’allevamento, tanto che i Forestali hanno fatto irruzione nell’allevamento muniti di mascherine e altri dispositivi di protezione individuale.
A mobilitarsi sono stati gli agenti del Comando Stazione di Pieve Santo Stefano (AR), affiancati dal personale veterinario della ASL 8 di Arezzo che ha potuto verificare come la morte degli animali sia stata dovuta a uno stato di grave incuria ed abbandono che perdurava da mesi e a pessime condizioni igieniche, sanitarie e alimentari.
Una grave infezione virale, diffusa rapidamente tra il bestiame anche a causa dello spazio molto ristretto in cui era costretto a vivere, aveva contribuito a far precipitare la situazione.
I due titolari dell’azienda agricola sono stati denunciati alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Arezzo per abbandono, maltrattamento ed uccisione di animali, gravi reati per i quali è prevista anche la pena della reclusione.Il provvedimento più urgente ha riguardato la bonifica dell’area per eliminare possibili rischi sanitari e le 120 carcasse sono state immediatamente smaltite ricorrendo all’intervento di una ditta specializzata.Gli animali sopravvissuti, 70 pecore e capre costrette a vivere su uno strato di oltre due metri di letame e carcasse tanto da riuscire ad affacciarsi solo alle finestre della parte superiore della stalla, sono state sottoposte a un programma di cure e frequenti controlli da parte del Servizio Veterinario locale. Sono tuttora in corso indagini per far luce sui diversi aspetti della vicenda.
 
MESSAGGERO VENETO
3 MARZO 2012
 
Un’altra carcassa animale a Bagnaria Arsa
 
Monica Del Mondo
 
BAGNARIA ARSA (UD) -  Un altro abbandono di carcassa animale a Bagnaria Arsa. Questa volta si tratta di un cane, un cucciolotto di circa tre mesi, non dotato di microchip, in cattive condizioni igienico-sanitarie, lasciato nell’area antistante la chiesa del paese. E non è la prima volta. Anche domenica scorsa, una carcassa di ovino era stata ritrovata nella stessa zona. Sul caso indagano i Carabinieri della stazione di Torviscosa che stanno procedendo per individuare il responsabile del gesto. I reati ipotizzabili sono due: abbandono di rifiuti (come tale viene infatti considerata la carcassa) e maltrattamento di animali. Il cane, un meticcio di media taglia, certamente non sembrava essere stato oggetto di cure e attenzioni da parte del suo proprietario. Per questo è stata disposta l’autopsia onde stabilire le cause della morte. L’episodio non è direttamente riconducibile alle azioni intimidatorie che, negli ultimi mesi, sono state rivolte, con l’abbandono di carcasse di animali, al servizio veterinario dell’Ass 5 e a uno dei suoi veterinari in particolare. Tuttavia i Carabinieri hanno sentito anche l’ottantenne che aveva ammesso le proprie responsabilità nei casi di abbandono delle carcasse davanti alla sede del Dipartimento di Prevenzione e davanti all’abitazione del veterinario. L’uomo però si è dichiarato estraneo a quest’ultimo episodio. Gli accertamenti dei Carabinieri proseguono in tutte le direzioni, compresa quella di collegare il ritrovamento di ieri ai casi precedenti.
 
INFO INSUBRIA
3 MARZO 2012
 
Claudio De Ferrari: sospensione a vita?
 
De Ferrari mentre maltrattata uno dei suoi cani (foto Youtube)
 
Mario Besani
 
Sta facendo il giro della rete il crudele Video che ritrae il “musher” italiano Claudio De Ferrari mentre maltratta i suoi Husky durante l’ultimo campionato europeo di sleddog svoltosi lo scorso fine settimana in Svizzera. La Federazione internazionale di cani da slitta, WSA (World Sleddog Association) ha sospeso momentaneamente l’italiano. La Federazione svizzera, da parte sua, lo ha bandito da qualsiasi gara in terra elvetica. A riferire l’accaduto è il sito del quotidiano gratuito svizzero 20Minuten.Solo agli animi poco sensibili è consigliato di guardare il VIDEO annesso. Il filmato ritrae Claudio De Ferrari, un musher italiano, mentre strattona e picchia selvaggiamente uno dei suoi cani da slitta.Il fatto è avvenuto durante l’ultimo campionato europeo di “sleddog”, svoltosi lo scorso fine settimana in Svizzera, a Gryon, nel Canton Vaud. De Ferrari che è arrivato secondo nella gara, rischia ora di perdere il titolo, ma non solo. La Federazione internazionale di cani da slitta, WSA (World Sleddog Association), dopo avere visionato il video, ha deciso di sospendere momentaneamente l’atleta in attesa di chiarimenti. Comunque, il presidente della WSA, Arno Steichler, ritiene che De Ferrari sarà quasi sicuramente sospeso a vita. Intanto, la Federazione svizzera di cani da slitta, ha deciso di bandire immediatamente l’italiano da qualsiasi gara che si svolge in terra elvetica. “Non è possibile trattare i propri cani in questo modo e passarla liscia”, ha detto la presidente della federazione elvetica Sabine Kunz.Probabilmente,De Ferrari, dovrà fare i conti anche con la magistratura svizzera. Nei suoi confronti è pendente una denuncia per maltrattamenti di animali. Qualche responsabilità per l’accaduto potrebbe però essere addebitata anche ad alcuni giudici di gara che pur avendo assistito al trattamento crudele a cui De Ferrari sottoponeva i suoi cani. Non sono intervenuti.Intanto, secondo alcuni siti italiani, uno degli Husky maltrattato e costretto a riprendere la gara, malgrado fosse sfinito, sarebbe morto d’infarto.
IL VIDEO E' STATO RIMOSSO
 
LA STAMPA
3 MARZO 2012
 
Una Jihad sui cani?
Singolare presa diposizione da parte di un’organizzazione musulmana: gli animali dovrebbero vivere solo all’aperto e non in abitazioni e luoghi chiusi
 
Marco Tosatti
 
L’opinione del mondo musulmano sui cani non è molto alta, tradizionalmente; legata forse a uno sfortunato episodio in cui il profeta Maometto è stato attaccato da un esemplare della specie. E “qalb ibn qalb” , cane figlio di cane è un epiteto particolarmente offensivo, nel mondo arabo. Ma non pochi osservatori sono rimasti inquieti dopo la presa di posizione di Hasan Küçük, un rappresentante politico dei Musulmani Democratici dell’Aia, il quale ha affermato che i cani dovrebbero essere proibiti come animali da compagnia nella città, secondo quanto hanno riportato fonti di stampa locali. Il suo partito afferma che i cani appartengono alla natura, non all’interno delle abitazioni. E di conseguenza, sostiene il leader politico, rinchiuderli in casa rappresenta un caso di maltrattamento e dovrebbe essere punito per legge. Ma i malpensanti, che non mancano mai, sospettano che Hasan Küçük non sia tanto preoccupato per la sorte dei cani, quanto perché l’islam considera impuri i cani stessi. E infatti la sua proposta, che è stata avanzata proprio mentre i difensori dei diritti degli animali dell’Aia chiedevano che la città diventasse più “amichevole”, è stata respinta dai membri del Consiglio comunale. Ma a quanto sembra la proposta di Küçük non è particolarmente nuova; almeno agli occhi di chi segue con attenzione questo mondo. Ci sono state storie, negli anni passati, di persone – anche non vedenti – che si sono visti rifiutare l’accesso alle auto da parte di tassisti musulmani , o in negozi gestiti da seguaci dell’islam; e in qualche caso, sembra, sono dovuti scendere dagli autobus a causa della reazione degli altri passeggeri. Daniel Pipes ha fatto un elenco di casi di questo tipo, in un estensione geografica che da Milwaukee giunge fino a Melbourne, e che risale agli anni ’90. (http://www.danielpipes.org/blog/2005/11/muslim-taxi-drivers-vs-seeing-eye-dogs). Nel luglio del 1997, per esempio, a New Orleans un tassista, Mahmoud Awad, si è così infuriato verso una passeggera, Sandy Dewdney, che cercava di far salire il suo cane sull’automobile, che l’ha tirata fuori a forza, gridando “No dog! No dog!”, e nell’operazione facendole male al polso. La difesa (la saliva dei cani rende impuri) non è stata giudicata attendibile dal giudice e il tassista è stato condannato a 120 giorni di servizio civile in una casa per ciechi. A Edmonton nel 2003 Doris Owen ha cercato di entrare nel negozio di Moahammad Rafiq, pakistano, che ha vissuto in Arabia Saudita per 25 anni. Rafiq non ha lasciato entrare Doris nel negozio, anche dopo essere stato avvisato che la legge locale permette ai non vedenti di entrare con il loro cane nei locali pubblici. Rafiq si rifiutava di ascoltare le spiegazioni di Doris, gridava: “Porta fuori da qui quel cane…Questo negozio è anche la mia chiesa, perché ci prego e ci mangio”. La lista è molto lunga. Riportiamo solo un altro caso, che risale al 19 luglio del 2010. Il Daily Mail scriveva che guidatori di taxi e di autobus musulmani ordinavano ai passeggeri non vedenti di scendere, e che il fenomeno “ha assunto tale ampiezza che il problema è stato sollevato alla Camera dei Lord, spingendo il ministro dei Trasporti Norman Baker ad avvertire che le obiezioni religiose non erano un motivo sufficiente a espellere un passeggero non vedente” da un veicolo. George Herridge, di 73 anni, rimase sbalordito quando per due volte è stato fatto scendere dal’autobus a causa del suo cane-guida, Andy, un labrador nero, di fronte a cui passeggeri musulmani avevano avuto reazioni violente. Herridge ha sporto denuncia alla compagnia di trasporto, che ha aperto un’inchiesta; in seguito è stato informato che la questione era stata risolta internamente. Un altro segnale, proveniente questa volta dall’Iran, avverte che forse la situazione sta arrivando a un’altra svolta. E’ stata avanzata qualche mese fa al Parlamento iraniano una legge che renderebbe illegale, e quindi punibile, il possesso di cani, collegandolo all’interno delle leggi islamiche, cioè la Shari’a. Secondo i proponenti, oltre a una minaccia per la pubblica sanità, c’è un problema ulteriore. La popolarità di chi ha un cane “pone un problema culturale, una cieca imitazione della volgare cultura occidentale”. La legislazione proposta delinea punizioni specifiche per “far passeggiare e mantenere animali impuri e pericolosi”; per estensione potrebbero essere colpiti anche i gatti, ma per il momento il bersaglio principale sembrano solo i cani. E dal momento che la legge prevede la confisca degli animali, e che nella sola Teheran ci sono migliaia di cani, si pone il problema di quale potrebbe essere la sorte delle bestiole confiscate. Ma per alcuni analisti il vero problema si pone in Occidente. E temono che una volta che l’obiezione religiosa sui cani abbia avuto partita vinta, si passi ad altri temi “sensibili” dal punto di vista dell’opinione islamica, secondo quella che viene definita “logica della conquista”. Nella British Columbia i tassisti la cui “onesta fede religiosa…impedisce il trasporto di non vedenti con i loro cane” hanno avuto l’esenzione. L’aeroporto di Minneapolis-Saint Louis ha organizzato un compromesso fra non vedenti accompagnati da cani e i tassisti islamici. In Gran Bretagna i cani poliziotti usati per identificare i terroristi se portati in moschee o abitazioni di musulmani sono dotati di stivali di cuoio per evitare di creare reazioni. Quanto più la percentuale islamica di una popolazione cresce, le prese di posizione da parte loro diventano più rigide.L’anno scorso, secondo un rapporto di Soeren Kern, i gruppi islamici di Lérida, in Catalogna, che ha un 20 per cento di popolazione islamica, hanno chiesto il divieto di accesso per i cani sui trasporti pubblici e in certe aree pubbliche, perché questo violerebbe “la libertà religiosa e il diritto a vivere secondo i principi islamici”. E il rifiuto del Comune di accogliere la richiesta è stato seguito da una raffica di episodi di avvelenamento.
 
LIBERO
2 MARZO 2012
 
Animali: Legambiente Basilicata, trovata lontra morta in Parco Appennino
 
Potenza - Nel Parco Nazionale dell'Appennino Lucano Val D'Agri Lagonegrese, alcuni cittadini hanno trovato una lontra morta e hanno cosi' informato i volontari Legambiente. Il Corpo Forestale dello Stato, giunto sul posto, non ha piu' trovato la carcassa, probabilmente preda di qualche altro animale. E' quanto fa sapere Legambiente.''Non e' certo il primo caso - spiega l'associazione del cigno verde - in cui esemplari di questo animale vengono trovati morti in Basilicata, regione del Sud Italia in cui le popolazioni di lontra costituiscono una porzione essenziale per la conservazione della specie nell'intero territorio nazionale. Sebbene nella maggior parte dei casi l'animale viene ucciso dall'impatto con autovetture in transito, questa volta e' stato ritrovato nel suo ambiente naturale lontano dalla rete viaria''.
 
IL GAZZETTINO
3 MARZO 2012
 
Salvo un cane finito nel dirupo
 
Monselice (PD) - Ore d'ansia e ricerche in grande stile, ieri mattina, per un cane che si è smarrito sul monte Ricco. Il proprietario è un uomo del posto, che si era recato sul colle per una passeggiata mattutina assieme al suo amico a quattro zampe. Improvvisamente, però, l'animale è caduto in un dirupo dopo essere sfuggito all'attenzione del padrone. Questi non ha potuto fare nulla per seguire il suo beniamino ed ha subito chiamato i soccorsi. Sul posto sono intervenuti immediatamente i vigili del fuoco del distaccamento atestino e i militari del corpo forestale dello Stato. La task force si è divisa in squadre, che hanno setacciato le varie zone del Ricco per quasi due ore. I pompieri hanno controllato le pendici e le strade più basse, mentre la forestale è salita verso la cima. Del cane, purtroppo, nessuna traccia: la bestiola era probabilmente stata presa dal panico dopo aver ruzzolato per vari metri lungo la scarpata. Ogni tentativo di richiamare il «disperso» si è rivelato vano e, data l'estensione dei boschi che ricoprono il colle monselicense, i soccorritori disperavano di trovarlo. Alla fine il protagonista della vicenda è stato rintracciato, vivo e vegeto, a poca distanza dalle strutture che sorgono sulla sommità del rilievo.
 
L'ARENA
3 MARZO 2012
 
Salva la gatta rimasta intrappolata per giorni
PESCANTINA (VR). Inutile il tentativo dei vigili del fuoco calatisi nel cunicolo: la micia, spaventata, ha preferito nascondersi. Era finita in un pozzetto per l'irrigazione, profondo 4 metri: il suo padrone è riuscito a recuperarla
 
la gattina finita nel pozzetto d'irrigazione con il suo salvatore
 
Cosa non si fa per gli amici animali. Una gatta che mancava da casa da domenica scorsa era rimasta intrappolata in un pozzetto d'irrigazione ed è stata salvata ieri pomeriggio dal suo padrone in maniera rocambolesca. Antonio C., 46 anni, residente in via Salvo D'Acquisto a Pescantina, dopo svariati tentativi andati a vuoto, si è calato con una scala nel pozzetto che si trova all'incrocio tra via Salvo D'Acquisto e via Sabionè. Si è infilato nello stretto cunicolo che collega le canalette sotterranee della zona ed ha tratto in salvo l'animale. Ma per arrivare al lieto fine di questa avventura la strada non è stata per niente semplice. Subito dopo aver perso Cleopatra, questo il nome della micia di un anno color panna e dagli occhi azzurri, i padroni hanno tappezzato il quartiere di volantini con la sua foto nella speranza che qualcuno la vedesse, inviando una segnalazione anche al sito web del nostro giornale. Ma tutto senza esito. Poi giovedì sera la svolta.  «Stavo buttando la spazzatura quando ho sentito il pianto della gattina provenire da uno dei pozzetti», racconta Antonio. Spostando la lastra di cemento che chiude il pozzo, profondo oltre quattro metri, è riuscito, dopo aver gettato dei croccantini sul fondo, a vedere per pochi minuti la sua gattina, affamata e assetata (non mangiava e beveva da domenica). Sul posto giovedì sera, oltre a un gruppo di residenti della zona incuriositi e preoccupati per la sorte dell'animale, sono intervenuti i vigili del fuoco, che, dopo aver transennato l'area circostante, si sono calati all'interno del pozzetto. Ma Cleopatra, spaventata dal trambusto, si era nascosta. Antonio non si è dato per vinto e ieri mattina è tornato sul posto: ha aspettato finché la micia ha fatto capolino dall'imboccatura in fondo al cunicolo, si è calato con una scala e infilandosi tra le strette pareti del passaggio, non senza difficoltà, ha preso il felino e l'ha portato in salvo. «È stata una gioia immensa», ha affermato raggiante Antonio subito dopo il salvataggio. «In famiglia siamo molto affezionati a Cleo, specie mia figlia Chiara di 4 anni. Era straziante vederla e non riuscire a salvarla. Per fortuna alla fine tutto è andato per il meglio».
 
LA REPUBBLICA ROMA
3 MARZO 2012
 
IL CASO
Il gatto Romeo finalmente salvo immobile su un albero per 2 giorni
A soccorrerlo la Protezione civile. Il ramo sul quale il micio si era arrampicato è a venti metri d'altezza. Impaurito e affamato, non era in grado di scendere e l'allarme è scattato tra i residenti di un condominio di via Sacconi
 
di ANGELA SORBO
 
Roma - E' tornato di corsa nella sua tana, sotto una tettoia di un residence dove le gattare di via Sacconi gli danno quotidianamente da mangiare. Si è finalmente conclusa l'odissea del gatto Romeo dopo più di 50 ore immobile sul ramo di un pino. A salvarlo è stata la Protezione civile avvertita da alcuni residenti di un palazzo e dall'assessore all'Ambiente Visconti. E' stato recuperato grazie ad un cestello di piccole dimensioni.Il micio si trovava da due giorni sul ramo di un albero a venti metri d'altezza, inseguito da un cane non aveva trovato altro nascondiglio. Immobile, impaurito, affamato, Romeo non era in grado di scendere e l'allarme è scattato tra i residenti di un condominio di via Giuseppe Sacconi.
I condomini hanno immediatamente chiamato i vigili del fuoco che però non hanno potuto fare altro che mettersi naso in sù e scrutare Il gatto. A detta loro infatti, nessun mezzo a loro disposizione era in grado di poter entrare nel cortile del palazzo per salvare Romeo. "Era li sopra da due giorni senza cibo e senz'acqua, racconta il signor De Tommaso, non miagolava neanche per quanto era impaurito. Per fortuna la vicenda è a lieto fine".
 
TUTTO GRATIS
3 MARZO 2012
 
Animali rari: cuccioli di tigon nati in Cina
 
 
Nascita sensazionale nel mondo animale. In una piccola città cinese, nei pressi di Pechino, infatti, sono nati due cuccioli di Tigon. Non si tratta di un nome particolare dato ai due cuccioli, bensì del nome attribuito a questi felini rari. I cuccioli sarebbero nati dall’incrocio tra una tigre ed una leonessa. La loro madre, una leonessa, aveva messo al mondo tre cuccioli, ma alla fine solo 2 sono riusciti a sopravvivere, per fortuna. Gli animali nati da incroci di questo genere, ovvero dall’accoppiamento di animali di specie diversa, non sopravvivono a lungo. Basti pensare che gli esemplari di tigon presenti sulla faccia della terra, sono solo 10. Le loro teste hanno la forma di quella di una leonessa con delle zampe corte e a strisce che riprendono le caratteristiche fisiche delle tigri. Si tratta di un avvenimento molto raro ed è molto difficile il concepimento dall’accoppiamento tra una tigre ed un leone. Basti pensare che la riproduzione ha avuto successo solo tre volte. I cuccioli si trovano all’interno dell’Insitute of Grealty Endangered and Rare Species
 
WIRED.IT
3 MARZO 2012
 
Sperimentazione animale, come funziona in Italia
Dopo le proteste per il carico di macachi importati dalla ditta Harlan di Correzzana, facciamo il punto sull’uso delle cavie nella ricerca. Quante sono? Quali specie? Chi le usa? E come? 
 
Topolini, soprattutto. Ma anche ratti, porcellini d’india, criceti. E conigli, cani, gatti, maiali. Persino capre, asini, mucche, cavalli. Fino ai primati più simili a noi: gorilla, scimpanzé, bonobo, gibboni. Sono le cavie su cui vengono testati farmaci, vaccini o tecniche chirurgiche, prima di farlo sulle persone. Al loro tributo si devono cure salvavita e molti dei più grandi progressi in campo medico e scientifico. Ma è etico sacrificare gli animali in nome del progresso della ricerca? Tema spinoso, di quelli che infiammano gli animi. Com’è successo in questi giorni a Corezzana (in provincia di Monza), una delle sedi italiane della multinazionale Harlan, travolta dalle proteste per un carico di 900 macachi importati dalla Cina e destinati alla sperimentazione. Tutto regolare, secondo gli accertamenti dei Nas predisposti dal Ministero della Salute, ma le pressioni del fronte animalista, di cui l’ex ministro del Turismo Michela Brambilla s’è fatta portavoce, sono state così forti da spingere il numero uno di Harlan, David Broker, a fare marcia indietro. Alle prime 104 scimmie, arrivate nei giorni scorsi nel paese brianzolo, non faranno seguito altri esemplari.
Ma quanti sono gli animali utilizzati nei laboratori di ricerca? Per quali scopi? Con quali tutele? In Italia la normativa è piuttosto stringente. E negli ultimi anni, in virtù di una sempre maggiore sensibilizzazione al problema, si sta facendo molto anche a livello europeo per incentivare la
regola delle 3 R, Replacement, Reduction, Refinement. Ovvero la sostituzione degli animali con metodi alternativi, ogni qualvolta sia possibile; la riduzione del numero di cavie impiegata; e il miglioramento delle condizioni degli animali. In questa direzione va la direttiva Ue approvata nel 2010 che, pur segnando notevoli passi avanti rispetto alla vecchia normativa del 1986 (specialmente nei paesi dell’est dove la regolamentazione era quasi assente), è stata oggetto di aspre critiche da parte delle associazioni animaliste.
In Italia, già dal 1992, le regole sono più severe di quelle previste a livello comunitario. È vietato l’uso di animali randagi nei laboratori. Dal 2008, non si possono impiegare animali nella didattica. Cani, gatti e scimmie possono essere utilizzati solo previa autorizzazione del Ministero della Salute. Si tratta delle cosiddette sperimentazioni in deroga di legge, concesse solo laddove si dimostri che sono indispensabili specie con un sistema neurologico superiore. Nell’80 per cento dei casi i centri svolgono test su animali più semplici, dal moscerino della frutta al topolino. Sono vietati anche gli esperimenti praticati senza anestesia ed è obbligatorio limitare al minimo le pratiche dolorose. E, contrariamente a quanto si pensi, la vivisezione vera e propria sull’animale vivo non viene più praticata.
Ogni anno, i centri autorizzati a eseguire sperimentazioni animali (ospedali, laboratori, aziende) devono presentare relazione al Ministero. In base agli
ultimi dati, pubblicati in Gazzetta Ufficiale e relativi al triennio 2007-2009, sono circa 900mila all’anno (3mila al giorno) gli animali utilizzati in Italia a scopi sperimentali, la metà dei quali roditori. In Europa sono 12 milioni.
Altro traguardo è stato il
divieto di sperimentazione animale per i prodotti cosmetici. Pur con questi limiti, in certi casi la sperimentazione animale è purtroppo una pratica ineludibile. I metodi alternativi (colture in vitro, simulazioni al computer, tecniche di imaging, chip al Dna) sono “un aiuto prezioso nella fase di sperimentazione intermedia, – sostiene Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano – ma nonostante gli importanti passi in avanti delle tecnologie e delle conoscenze, la sperimentazione è ancora necessaria”
(Credit per la foto: Vstock LLC/Tetra Images/Corbis)
 
IL GAZZETTINO DI PADOVA
3 MARZO 2012
 
Fermi tutti, ci sono i rospi
In molte strade dei Colli limite a 30 all’ora per salvaguardare il transito degli anfibi
 
Fermi tutti, arrivano i rospi. La bella stagione coincide da anni con una terribile mattanza di anfibi sulle strade dei colli, dove migliaia di animali vengono schiacciati dalle auto in transito. Per preservare il «bufo bufo» la Provincia ha deciso di ridurre a 30 chilometri orari la velocità massima in molte arterie collinari di propria competenza. La nuova normativa è già stata attivata e rimarrà in vigore sino alla fine di maggio, quando le migrazioni si saranno ridotte al minimo. Nella zona del Parco sono già state avviate varie iniziative per mettere in sicurezza i rospi, considerati fondamentali per l'equilibrio dell'ecosistema. Canalette sotterranee e reti salva-rane spuntano in alcune zone del territorio, ma le bestiole continuano imperterrite ad attraversare le strade. Con tutte le conseguenze del caso per una specie che da tempo è protetta dalla convenzione di Berna per la salvaguardai della fauna minore. Il provvedimento è comunque legato anche alla sicurezza degli automobilisti. «Con l'inizio della stagione degli accoppiamenti - conferma l'ordinanza emessa qualche giorno fa dalla Provincia - i rospi si recano vicino ai luoghi di riproduzione e le migrazioni annuali interessano un numero considerevole di esemplari, il cui percorso interseca in alcuni tratti la viabilità provinciale». Nella lista delle strade inserite nella delibera figura la provinciale 6 «di Cà Borin», fra Este e Baone, dal chilometro 5+700 al chilometro 6+050. Fra Baone, Arquà Petrarca e Cinto Euganeo c'è invece la provinciale 21 «del Poeta», interessata dalle limitazioni dal chilometro 3+830 al 4+642. Ci si sposta quindi a Galzignano, dove la sp25 «del Castelletto» è a rischio dal chilometro 1+960 al 2+600. Anche a Torreglia saranno valide le imposizioni provinciali: sulla sp43 «Speronella» bisogna andare piano dal chilometro 10 al chilometro 10+800. Si chiude con la provinciale «dei Colli», che collega Este a Vo Euganeo. Qui il limite dei 30 orari è in vigore dal chilometro 30+497 al 31+740.
 
CORRIERE DELLA SERA
4 MARZO 2012
 
Rischia di finire nel camion dei rifiuti cagnolino salvato da due carabinieri
«I lamenti del cucciolo sembravano quelli di un bambino»

NELLA FOTO - I due carabinieri col cagnolino che hanno salvato

Marco Gasperetti

 
LIVORNO – Ancora pochi minuti e il cucciolo sarebbe finito nel tritatutto dei camion della nettezza urbana, probabilmente. E invece il meticcio dagli occhi dolci, è stato salvato da due carabinieri e da una signora che ha dato l’allarme. Uno dei due militari che hanno salvato il cagnolino gli ha voluto dare il suo nome: Ennià. Era stata la donna a sentire i lamenti dell'animale (appena venti centimetri di lunghezza) mentre domenica mattina, in via Gramsci davanti all’ospedale della città a pochi minuti dal centro, era scesa in strada per smaltire la spazzatura. Lamenti strazianti, quasi umani, tanto è vero che in un primo momento la signora aveva pensato a un neonato. Poi, dopo aver aperto il cassonetto, ha visto il cane, chiuso in una scatola di cartone, sommerso dai rifiuti e con il cellulare ha chiamato il 112.
IN SALVO - «Poverino, era spaventatissimo e tremava dal freddo. – ha raccontato la donna - Quando mi ha vista mi è sembrato che scodinzolasse. Aveva capito che ero arrivata per salvarlo e che non tutti gli umani sono cattivi». I carabinieri sono arrivati pochi minuti dopo, hanno liberato Valentino, spaventatissimo, affamato e infreddolito, lo hanno portato in caserma, lo hanno sfamato e tranquillizzato e infine lo hanno affidato al servizio veterinario dell’Asl.
LE INDAGINI - Subito dopo sono iniziate le indagini per scoprire chi ha abbandonato l’animale: il colpevole rischia una condanna penale e una multa salatissima. Intanto, quando nel quartiere si è sparsa la notizia, molte persone hanno chiamato carabinieri e Asl per chiedere di adottare il cagnolino. Lui, Valentino, sembra già un altro cagnolino: vispo, tranquillo, sereno. Pronta ad accogliere bravi padroni che lo coccoleranno per tutta la vita.
 
ANSA
4 MARZO 2012
 
Cucciolo cane abbandonato in cassonetto rifiuti, salvato cc
Chiamata Ennia come brigadiere intervenuto grazie sos passante
 
LIVORNO - Un cucciolo di cane abbandonato in un cassonetto dell'immondizia e' stato salvato da una passante e dai carabinieri. E' accaduto stamani a Livorno. La cagnolina, che ha verosimilmente meno di un mese di vita, e' stata chiamata dai carabinieri 'Ennia', come il nome del brigadiere che l'ha estratta dal contenitore dei rifiuti. A dare l'allarme e' stata una residente della zona di via Gramsci (dov'e' avvenuto l'episodio) che ha sentito il debole lamento della cagnolina quando e' andata a gettare l'immondizia. L'animale, grande meno di 20 centimetri, e' stato affidato all'Asl.
 
LA SICILIA
4 MARZO 2012
 
Portano via un cucciolo dal negozio di animali
 
Gianni Di Gennaro
 
RAGUSA - Un fine settimana da dimenticare quello di Salvatore Corallo, titolare di un negozio di animali nella centralissima via Cancellieri a Vittoria. Rientrando in casa nella tarda serata di venerdì, si è reso conto, insieme alla moglie, che la loro abitazione era stata "visitata" da topi d'appartamento che hanno messo tutto a soqquadro. Dopo l'intervento degli agenti della polizia scientifica che hanno effettuato i rilievi e dopo averci dormito sopra, ieri mattina i coniugi Corallo si sono recati nel loro negozio per iniziare un'altra giornata di lavoro. Poco dopo mezzogiorno, due giovanissimi, un ragazzo e una ragazza di età compresa tra i 18 e i 20 anni, si sono presentati nel locale per guardare alcuni cuccioli di cane. Mentre il titolare del negozio veniva distratto dal ragazzo, descritto abbastanza longilineo, di carnagione chiara e con gli orecchini, la ragazza che lo accompagnava, piuttosto bassa, con capelli neri abbastanza lunghi e grassottella, sottraeva un cuccioli di Shih-Tzu portandolo via con se e scappando a gambe levate. A notare la giovane, alcuni clienti che entravano in quel momento nel negozio. Il cucciolo rubato ha appena due mesi, è bianco a chiazze nere ed ha il micro-chip, quindi facilmente individuabile dalle forze dell'ordine.
Inoltre, la coppia sicuramente è stata ripresa dalle telecamere di sorveglianza di due istituti di credito, uno di fronte al negozio e l'altro due porte dopo. Non c è dubbio dunque che i due giovani potrebbero essersi messi nei guai, soprattutto se sono incensurati e del luogo.
 
GIORNALETTIMSO
4 MARZO 2012
 
Randagi-killer, la mappa dei cani pericolosi
L’ultimo censimento risale al 2007
 
 
I cani senza tetto erano quasi seicentomila nel 2007. Uno ogni dieci tra quelli accuditi in casa. Il Corriere della Sera racconta del censimento, primo e unico, fatto nel 2007.La Lav (Lega antivivisezione) denuncia che a «queste cifre non corrispondono adeguate cure per gli animali ». Una valutazione delle dimensioni del randagismo, precisa Ilaria Innocenti, «deve prendere in considerazione anche tutte le problematiche che alimentano il fenomeno: il commercio di animali, l’importazione di cuccioli, le nascite incontrollate, la mancata sterilizzazione dei cani di proprietà e le carenze degli organi di controllo». Bruno Mei Tommasi, dell’associazione nazionale tutela animali (Anta), spiega come i due casi ravvicinati tra loro di randagi che hanno aggredito umani a Livorno e Milano illustrano più di tante parole le due facce della medaglia: «I randagi sono 1,5 milioni, almeno tre volte quelli stimati e molti sfuggono al controllo: basti pensare che a Lampedusa ci sono 5mila abitanti e 400 randagi.Milano e Livorno, però, fanno storia a sé. Quei randagi vivono ambiti di confine della città ma accanto a persone che in qualche modo li alimentano. Non è randagismo ma gestione inadeguata, maltrattamento».Diverso il fenomeno al Sud:«Il randagismo puro è in Puglia, Sicilia, Campania, Calabria. Dove sono le microchippature? Perché non si fanno a tappeto? E ci sono canili che non hanno alcun interesse a dare in adozione gli animali. Perché rinunciare al compenso sicuro, da 1 euro a 5 al giorno per ospite?». Ci sono canili lager, ma dei 1.650 Comuni che non dispongono di questa struttura, l’80 per cento è al Sud. E nella solo Puglia sarebbero 70 mila i cani senza padrone. I branchi sono un potenziale rischio di aggressione per le persone.Eppure ci sono differenze anche tra randagi:«Il cane ferale, figlio di randagi che non ha mai conosciuto l’uomo, potenzialmente è meno pericoloso di un cane che è uscito da un sistema familiare e, reintrodotto in un sistema naturale, riattiva il suo istinto atavico primordiale, si unisce ad altri e fa branco. Questo conosce l’uomo, i suoi limiti». Il cuore del problema è la sterilizzazione. L’Associazione veterinari (Anmvi) chiede un piano straordinario. «I nostri settemila ambulatori sono a disposizione», dice il presidente Marco Melosi. E Fiorenza Resta, avvocato impegnato nella tutela dei diritti animali rincara: «Le Asl su questo sono assolutamente carenti».
 
IL TIRRENO
4 MARZO 2012
 
Caccia aperta all’ottavo cane killer
 
LIVORNO - È caccia aperta all’ottavo cane killer, che fa parte del branco che martedì mattina ha sbranato il camionista siciliano Vito Guastella. I carabinieri e gli espeti dell’Asl sono tornati al piazzale in via dell’Arnaccio 61 dove è avvenuta la tragedia. Gli esperti hanno visto il cane che manca all’appello, ma l’animale è scappato e non si è fatto prendere. Senza il branco, il cane è rimasto senza punti di riferimento e sembra essersi “isolato”. Subito dopo l’aggressione mortale, i veterinari dell’Asl 6 avevano catturato 7 cani. In tutto erano 9: il nono, in base a quanto emerso, sarebbe stato portato via dalla donna romena che vive in una roulotte nel piazzale adiacente a quello dell’orrore. Sul corpo della vittima oggi sarà svolta l’autopsia da parte del medico legale Damiano Marra. Per l’occasione, torneranno in città anche i familiari del morto, la moglie Vincenza Salato, il cognato Antonio e altri parenti. L’inchiesta per capire di chi siano i cani, seguita dal pm Gianfranco Petralia, finora ha portato a tre indagati.
 
GEA PRESS
4 MARZO 2012
 
Polonia – Italia: l’odissea dei cavalli per i macelli italiani (fotogallery)
La denuncia di Horse Italian Protecion.
 
Due settimane addietro, in provincia di Treviso, è stato fermato dalla Polstrada un camion adibito al trasporto di cavalli per un macello della provincia di Verona. Irregolarità dovute al mancato rispetto della normativa sul benessere animale durante il trasporto. Il sequestro, il pagamento della sanzione e l’inevitabile restituzione degli animali. Il privato committente era andato subito a riscattarli, predisponendo un trasporto a norma fino al macello. Destinatario italiano e mittente polacco. Proprio dalla Polonia, denuncia ora Italian Horse Protection, arrivano 20.000 cavalli (dati 2009) per la macellazione in Italia.Un punto nevralgico di rifornimento, si trova a Skaryszew, un piccolo centro agricolo a poco più di cento chilometri a sud di Varsavia.Gli attivisti di Italian Horse Protection hanno documentato quanto successo il 27 febbraio scorso, nel corso dell’annuale mercato dei cavalli. Presente anche una nutrita rappresentanza della Fondazione Tara, fondata nel 1995 a Breslavia. Gestiscono, tra le altre attività, un rifugio con numerosi cavalli.Quello che si evince dalle foto di Italian Horse Protection, è un quadro preoccupante, non solo per il benessere dei cavalli ma anche per chi ha l’abitudine di mangiarli. Gli attivisti denunciano come nessun Veterinario è stato visto nel tempo trascorso tra l’arrivo e la partenza dei diversi carichi (circa 12 ore). Arrivano all’interno di camion, van o semplici carrelli, piccoli e sporchi. Finanche al galoppo, come un cavallo magrissimo con in sella un ragazzo. Poi le ferite, i pony e gli altri cavalli, lasciati alla corda per dodici ore, senza bere e mangiare. Finita la contrattazione, avviene il carico nei camion in partenza. Animali stipati senza separatori, così come del resto quelli sequestrati dalla Polstrada di Treviso.Viene da chiedersi come mai questi carichi riescono a passare indenni ai controlli veterinari di frontiera. Non si tratta di distrazioni difficili da individuare, ma di macroscopiche violazione, come nel caso dell’assenza dei separatori che, come riferisce Italian Horse Protection, sarebbero invece previsti dalle normative comunitarie.Gli animalisti, giorno 27, hanno protestato. Striscioni, foto orrende di cavalli feriti durante il trasporto. Gli allevatori erano in tanti. Alcuni di loro sono arrivati a Skaryszew con due, al massimo tre cavalli. Sono i cavalli delle zone rurali, che non servono più all’agricoltore. Poi ci sono quelli allevati per la macellazione.Ci sono anche i camionisti. Ridendo guardano gli animalisti. Altri, invece, ostentano la più assoluta indifferenza. Si sentono sicuri, del resto nessuno gli dice niente. Arrivano cavalli che sembrano scheletri ambulanti, altri feriti. Poi ci sono quelli che cadono nel corso delle maldestre operazioni di carico e scarico. Vengono contrattati in loco. Si costituisce il carico e via. In molti arriveranno nei macelli italiani, tra questi in tanti hanno meno di un anno e mezzo d’età. Siamo in Europa dove, a seguito dell’interrogazione parlamentare presentata dall’eurodeputato Andrea Zanoni si è venuti a sapere che l’UAV (Ufficio Alimentare e Veterinario Europeo) avrà a disposizione, forse a partire da quest’anno, cinque ispettori che dovranno vigilare sul rispetto della normativa sul benessere animale.Avete capito bene, cinque ispettori. Ma non per un paese, cosa che già risulterebbe palesemente insufficiente, ma per tutti i 27 paesi membri, più quelli che esportano verso l’Unione Europea!E dire che proprio agli allevatori europei è andato il 71% dei settanta milioni di euro destinati al benessere negli allevamenti. I soldi sono stati erogati tramite il Fondo Agricolo europeo per lo sviluppo rurale. Il 29% di questi soldi è andato per studi economici, ricerca, applicazione delle normative…
VEDI FOTOGALLERY:
 
LA ZAMPA.IT
4 MARZO 2012
 
Animali da ricerca, l’Italia discute
E le proteste degli attivisti bloccano l’arrivo di 900 macachi destinati alla sperimentazione
 
SARA RICOTTA VOZA
 
Milano - A entrare nel sito della Harlan, la multinazionale americana che - come si legge - fornisce «prodotti e servizi» finalizzati «alla cura umana e all’uso di animali da ricerca» qualcuno scoprirà forse per la prima volta che cosa è in concreto una parte della ricerca medica di base. Cliccando su «prezzi e promozioni» si vede un topino bianco che esce da una tazza, cliccando su «prodotti e servizi» se ne trova uno bruno. La sperimentazione «in vivo», cioè su animali, è prevista e regolata dalla legge italiana e una direttiva europea del 2010 intende uniformare la situazione in tutta Europa. Niente di irregolare, dunque, se non fosse che la notizia dell’arrivo alla sede italiana della Harlan - a Corrazzana, neoprovincia di Monza e Brianza - di un maxicarico di 900 macachi destinati alla sperimentazione ha convinto non solo quasi tutte le associazioni animaliste, ma anche molti cittadini e alcuni esponenti politici che sia ora di rimettere in discussione la ricerca su animali vivi in Italia, promuovendo sistemi «alternativi».
La vicenda è scoppiata a fine febbraio quando una prima «tranche» di macachi è effettivamente arrivata dalla Cina a Fiumicino e da lì in Brianza (sarebbero 104). Sono cominciati i presidi davanti alla sede della Harlan da parte delle associazioni di difesa degli animali e le prese di posizione dei politici. Fabio Granata (Fli) e Maria Vittoria Brambilla (Pdl) hanno presentato interrogazioni parlamentari al ministro della salute Balduzzi, che ha mandato Nas e Carabinieri a ispezionare lo stabilimento, risultato poi conforme alle disposizioni normative.
Ma la Brambilla, da ex ministro del Turismo è diventata anche la prima interlocutrice del presidente della Harlan David Broker, volato a Corrazzana da Indianapolis dopo pochi giorni dallo scoppio del caso. L’ex ministra lo ha incontrato e gli ha chiesto di «poter ritirare le 104 scimmie già arrivate per salvare loro la vita». Per le altre centinaia che avrebbero dovuto completare il carico «questa garanzia mi è già stata data». Ha chiesto anche di far entrare telecamere e giornalisti per documentare come vengono trattati gli animali, ma su questo l’azienda si sarebbe presa due settimane di tempo per rispondere.
Non tutti però si fidano delle rassicurazioni ufficiali: ieri per tutto il giorno associazioni e cittadini hanno presidiato pacificamente la sede della Harlan. Nella vicenda ha anche un ruolo il governatore Roberto Formigoni, cui cinque sigle pro-animali (Enpa, Lav, Leidaa, Lndc, Oipa) chiedono di dare «rapida attuazione alla proposta di legge da lui presentata e che prevede il divieto di allevamento di cani, gatti e primati destinati alla vivisezione sul territorio lombardo».Oltre ai macachi della Brianza, infatti, da tempo è sotto i riflettori un allevamento di beagle - sempre a fini di sperimentazione - in provincia di Brescia.
E il mondo scientifico e delle associazioni dei malati? L’oncologo Umberto Veronesi ha dichiarato che «non c’è ragione al mondo per cui si debbano sacrificare dei primati, che sono nostri fratelli e sorelle».
Mentre Maria Antonietta Coscioni, deputata radicale e presidente dell’Associazione Luca Coscioni invita a non fare «confusione, equiparando sperimentazione scientifica a vivisezione». In serata si schiera anche il senatore Carlo Giovanardi: «Sarebbe interessante avere anche l’opinione delle associazioni dei malati e di chi ha un familiare che può avere speranza di guarigione solo attraverso i progressi della ricerca».
 
ETICAMENTE
4 MARZO 2012
 
Vivisezione: cos’è realmente?
 
Si legge su Wikipedia: “Il termine vivisezione (dal latino: vivus, vivo, e sectio – onis, taglio) indica una pratica di ricerca utilizzata nel campo della sperimentazione animale consistente nell’effettuare una dissezione su animali ancora vivi. (…) Fine della vivisezione è quella di investigare quegli aspetti della biologia animale che non sarebbe possibile studiare con un organismo non in vita.La pratica è oggetto di numerose critiche a causa delle numerose sofferenze inflitte agli animali sottoposti a studio. Alcuni casi di vivisezione su umani sono stati denunciati durante la seconda guerra mondiale, in esperimenti condotti dalla Germania e dal Giappone.”Ebbene: c’è chi è a favore di questa pratica scientifica e chi è contrario; c’è chi dice che non è possibile fare altrimenti e chi invece sostiene che esistono altre procedure più etiche e rispettose degli animali.Che siate su un fronte oppure sull’altro tutti hanno il dovere di guardare le immagini che seguono e di riflettere sulle azioni dell’uomo!
 
METEO WEB
4 MARZO 2012
 
Vivisezione, Silvio Garattini: “non ci sono alternative valide”
 
Esistono sistemi ”complementari, cioe’ “la cultura in vitro, l’uso di cellule in provetta”, ma la sperimentazione su animali vivi ”e’ necessaria e insostituibile. E’ obbligatoria nelle leggi internazionali e nazionali”. A dirlo il farmacologo Silvio Garattini. Intervistato dalla Stampa, il fondatore e direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri auspica che, nel dibattito sulla ricerca sugli animali, ”prevalga il buonsenso e la fiducia nei ricercatori, eliminati dalla discussione anche in Parlamento”. ”In Italia ci sono regole severe”, assicura Garattini. ”Si rafforzino i controlli e si chiudano gli stabulari gestiti male. Che l’animale non soffra – sottolinea – e‘ anche esigenza della ricerca“. Se e’ vero che l’animale non rappresenta l’uomo, ”e’ comunque un modello dell’uomo perche’ ha cervello, stomaco, cuore, reni, oltre che funzioni simili”, spiega Garattini. Per questo si sottopongono gli animali ”agli stessi interventi chirurgici e con le stesse regole a cui viene sottoposto l’uomo, compresi gli anestetici, o li si espone a trattamenti per studiare come si comporta l’organismo”. In merito alle scimmie, ”in Italia si utilizzano pochissimo e nel mondo rappresentano lo 0,1% degli animali utilizzati”, rileva il farmacologo, ma ”sono le piu’ indicate per gli studi comportamentali, ad esempio per gli antidepressivi e gli antipsicotici, e sono anche alla base dei grandi risultati dei farmaci che hanno trasformato l’Aids da malattia fatale in malattia cronica che permette una vita prolungata”.
 
CORRIERE DELLA SERA
5 MARZO 2012
 
LA RICERCA GIAPPONESE
Troppa vitamina E fa male alle ossa
Nei topi l'assunzione simile al contenuto degli integratori in commercio erode le ossa, stimolandone la degenerazione

Emanuela Di Pasqua

 
MILANO – Si trova negli spinaci, nei broccoli, negli olii vegetali, nella frutta secca: è la vitamina E, normalmente prezioso alleato della fertilità, antiossidante e cruciale per molti meccanismi umani. Ma se assunta in dosi eccessive può indebolire le ossa, contribuendo alla loro degenerazione. Insomma, in una dieta normale questa vitamina non può essere nociva, ma il concetto ormai troppo in voga degli integratori va rivisto e la troppo osannata vitamina E va semplicemente ridimensionata.
LO STUDIO – La scoperta è dei ricercatori dell’università di Keyo, a Tokyo, guidati da Shu Takeda, che dopo aver iniettato una dose simile a quella contenuta negli integratori di uso comune in alcuni topi da laboratorio ne hanno individuato gli effetti collaterali. Gli animali «imbottiti» di tocoferolo (uno dei principali composti detti vitamina E) hanno dimostrato una riduzione della massa delle ossa, spiegabile in quanto un iperdosaggio della vitamina incoraggia la formazione degli osteoclasti, incaricati di ridurre il tessuto osseo. In sostanza con un’overdose di vitamina E verrebbe distrutta una quantità eccessiva di tessuto osseo e, se l’uomo reagisse (come è probabile) in maniera simile ai roditori, la quantità distrutta risulterebbe maggiore di quella creata. I topi in deficit di vitamina E, al contrario, presentano una massa ossea maggiore poiché le cellule deputate al riassorbimento osseo (gli osteoclasti) diminuiscono se nell'organismo non c’è abbastanza vitamina E.
LE CELLULE DELLE OSSA – Per mettere meglio a fuoco i risultati della ricerca giapponese giova ricordare le caratteristiche del tessuto osseo. L’osso è sede di un’intensa attività cellulare e ogni anno circa il 10 per cento della massa ossea viene rinnovata. Le cellule delle ossa vengono didatticamente suddivise in quattro categorie: gli osteociti, gli osteoblasti, gli osteoclasti e i loro precursori. Gli osteoblasti sono responsabili della formazione della matrice ossea e gli osteoclasti sono responsabili della disgregazione della matrice ossea: «Il nostro organismo assiste a un’eterna battaglia tra osteoblasti e osteoclasti – spiega lo specialista Robert Graham, del Lenox Hill Hospital di New York City – e capire questa battaglia cellulare significa focalizzare con precisione il ruolo della vitamina E sulla salute del tessuto osseo».
VITAMINA E - Il tocoferolo, normalmente conosciuto come vitamina E, fu scoperto nel 1922 dai medici Herbert Evans e Katherine Bishop, e viene definito «il fattore liposolubile in grado di prevenire la morte fetale animale». Inizialmente chiamata fattore X, e solo successivamente denominata vitamina E, nel 1927 fu individuata come fattore nutriente essenziale per mantenere fertili i ratti di laboratorio. In realtà i meccanismi con cui la vitamina E agisce nell’organismo erano poco noti fino a qualche decennio fa. Oggi si sa che la vitamina E ha un ruolo importante quale agente antiossidante e nella prevenzione dell’ossidazione degli acidi grassi polinsaturi, rafforza il sistema immunitario e potenzia il funzionamento dei muscoli. Insomma, fa benissimo. Ma non può essere assunta allo stesso modo in cui si prendono delle mentine.
BASTA LA CAUTELA – A questo lavoro seguiranno altri approfondimenti, anche perché lo studio giapponese contraddice precedenti lavori , compreso uno studio risalente al 2010 di segno opposto. Ma la ricerca nipponica, pubblicata su , in realtà invita semplicemente alla cautela e al buon senso, ridimensionando il ruolo degli integratori vitaminici. Non si possono utilizzare in modo approssimativo né è corretta l’auto-prescrizione: se l’organismo non ha un reale bisogno di questi integratori e non ci sono particolari esigenze non vanno presi. Il business degli integratori alimentari vanta cifre da capogiro, ma spesso si basa su ingannevoli (o eccessive) promesse e su falsi miti. L’integrazione alimentare è spesso una scorciatoia, a volte anche nociva. 
 
ALBENGA CORSARA
5 MARZO 2012
 
Animali: ancora all’opera l’avvelenatore di Laigueglia (Savona)
 
Nuovamente all’opera domenica mattina l’avvelenatore di Laigueglia. Diverse vie del centro storico erano cosparse di granaglie avvelenate, che la scorsa settimana avevano ucciso numerosi colombi ed anche alcuni piccoli uccelli granivori; una ventina di piccioni erano stati soccorsi dai volontari della Protezione Animali ma pochi sono riusciti ad essere salvati. Gli animalisti, assieme ai vigili urbani, hanno subito spazzato via il cibo avvelenato.L’episodio si verifica con preoccupante puntualità anche tre volte all’anno dal 2010; qualcuno sparge un forte anestetico di vecchia generazione, mischiato a cibo, che tramortisce gli animali ed uccide i soggetti più debilitati; mentre per salvarli il costo dei medicinali e le cure assidue necessarie mettono a dura prova l’opera dei pochi volontari dell’associazione.L’ENPA ha inviato un esposto a tutti g li organi di polizia territorialmente competenti in materia (Carabinieri, Polizie Municipale e Provinciale, Commissariato di P.S., Corpo Forestale) con la richiesta di intensificare i controlli; rivolge anche un appello ai residenti nel centro storico, affinché segnalino movimenti sospetti.
 
METRO
5 MARZO 2012
 
Terrore a Villa Ada accoltellato un cane/VIDEO

Lorenzo Grassi

 
Roma. Una zuffa tra cani nel parco di Villa Ada ha rischiato di trasformarsi in tragedia: il padrone del più piccolo fra i due animali coinvolti ha estratto un coltello, ha afferrato il cane “avversario” per il collo e lo ha trafitto con più fendenti al ventre. Non contento, ha puntato il coltello insanguinato anche contro l’altro padrone che accorreva in soccorso e lo ha minacciato urlandogli contro: «Il tuo cane stava per ammazzare il mio». Poi si è dileguato.Sulla scalinata laterale nel vialone del parco che porta al lago inferiore ci sono ancora le chiazze del sangue perso a fiotti dal cane ferito gravemente, un labrador di nome Arturo, mentre il padrone disperato lo portava di corsa in braccio dal veterinario. Fortunatamente un delicato intervento chirurgico e una nottata di trasfusioni sono riusciti a salvarlo.L’episodio di violenza &egrav e; avvenuto nella serata di mercoledì scorso, ma si è appreso solo in seguito con la formalizzazione della denuncia ai carabinieri da parte del proprietario di Arturo, che assicura che il suo cane è di indole mansueta e che la zuffa poteva essere interrotta tranquillamente. Ora a Villa Ada, con un tam-tam tra i frequentatori, è scattata la caccia al pericoloso uomo che si aggira armato di coltello: secondo la descrizione è molto alto, abbastanza grasso e con capelli medio-lunghi. Ha un cagnolino marroncino con una striscia bianca sul petto. La vicenda riapre con forza la polemica sull’inesistente vigilanza nei confronti dei troppi cani che circolano senza guinzaglio né museruola nei parchi romani.
I precedenti
12 febbraio 2011. Un pitbull lasciato libero e senza museruola attacca un setter che stava passeggiando con il suo padrone nei boschi di Villa Ada, lo azzanna al collo e lo uccide. Anche il padrone del setter resta ferito ad un braccio nel tentativo di dividere i due animali.
26 aprile 2010. Un uomo che stava facendo jogging a Villa Ada vede spuntare improvvisamente un massiccio Perro de Presa Canario lasciato libero e senza museruola che lo azzanna prima ad un polpaccio e poi all’avambraccio. Il podista riporta ferite guaribili in 15 giorni.
VIDEO
 
MESSAGGERO VENETO
5 MARZO 2012
 
Gatti uccisi con polpette al veleno
Travesio (PN), la denuncia di un genitore: sono già 6 gli animali morti, ora temo per la mia bambina. Partono le denunce ai carabinieri
 
TRAVESIO (PN). È allarme nella zona di Travesio per gli animali ucciso da polpette avvelenate. Lo lancia un cittadino, Erik Marmai, ache vive con la famiglia a Toppo di Travesio.«Sono un genitore – scrive Marmai – di una splendida bambina di 16 mesi e ora che comincia a scorrazzare per il cortile sono preoccupatissimo perchè qualche criminale sta avvelenando i gatti del circondario probabilmente con dei bocconi intrisi di pesticidi: endosulfan e carbosulfan, come ho appreso dal veterinario che ha fatto analizzare gli animali morti». I pesticidi in quesione, utilizzati in agricoltura e dal 2006 banditi dall’Ue e recentemente anche su scala mondiale perchè in particolar modo per l’Endosulfan vi sono studi che indicano la sua pericolosità per la salute e il benessere di bambini, di operai agricoli e di quelli che vivono nelle vicinanze delle zone trattate.Tra i sintomi di avvelenamento vi sono: nausea, vomito, convulsioni e, in casi estremi, anche perdita di coscienza e morte. Si sospetta che l’Endosulfan interferisca col sistema endocrino e che l’esposizione a bassi dosaggi del feto sia collegata ad autismo, danni al sistema riproduttivo maschile e difetti congeniti. «In due anni – continua Marmai – ci sono morti 6 gatti, ma solo il primo e l’ultimo li abbiamo visti morire tra atroci sofferenze, inoltre a dei nostri vicini ne sono morti 5 in un anno più un simpaticissimo cagnolino, a un altro amico un gatto e a mia sorella un altro ma molti altri spariti (almeno 4) senza sapere che fine avessero fatto e alla luce di questi fatti presumibilmente morti avvelenati».«Oggi – continua Marmai – anch’io mi recherò a far denuncia dai carabinieri di Meduno, ma chiedo un vostro aiuto per smuovere le acque perchè il pericolo è reale e n on vorrei che questo maniaco andasse in giro a lanciare esche per i cortili, mettendo in pericolo i nostri bambini».
 
AREZZO NOTIZIE
5 MARZO 2012
 
Strage di animali nell'allevamento-incubo, la Asl: "Nessun virus, solo maltrattamenti"
 
 
Provincia di Arezzo - La strage di ovini scoperta nell'azienda agricola di Pianettole, nel comune di Anghiari, non è dovuta ad una grave infezione virale, ma semplicemente alle precarie condizioni alimentari ed allo stato di abbandono in cui gli animali versavano da alcuni mesi". Ad affermarlo è il servizio veterinario della Asl, dopo la pubblicazione da parte di molti quotidiani, sia locali che nazionali, della notizia della strage di pecore e capre portata alla luce dall'intervento congiunto di Asl e Corpo Forestale.
"Si tratta di una precisazione doverosa, quanto necessaria, afferma il Responsabile della Sanità Pubblica Veterinaria zona Valtiberina – dr Umberto Coresi. Purtroppo, in alcuni articoli pubblicati è stato erroneamente affermato che 'lo stato di abbandono della stalla aveva originato anche una grave infezione virale, rapidamente diffusasi all'intero allevamento'. Una affermazione priva di fondamento - sottolinea Coresi - che però ha avuto come risultato quello di mettere in allarme molti allevatori della zona".
Da qui la precisazione della Asl: "molti allevatori si sono rivolti al nostro servizio dopo la pubblicazione della notizia, prosegue Coresi, perché preoccupati dalla presenza di eventuali focolai infettivi in grado di propagarsi ai loro allevamenti. A tutti abbiamo spiegato che le ragioni del nostro intervento erano legate esclusivamente a reati di maltrattamento e smaltimento carcasse animali, la cui morte era da ricondurre alle precarie condizioni alimentari e dallo stato di abbandono in cui versavano da mesi".
 
LIBERO
5 MARZO 2012
 
Taranto: spara con scacciacani verso randagi e vicino, denunciato
 
Taranto - Spara con una scacciacani contro dei randagi che passavano davanti alla sua villetta e, di fronte alle rimostranze di un giovane di 25 anni, ha esploso tre colpi dalla stessa pistola anche nella sua direzione. Fortunatamente i proiettili erano a 'salve'. E' successo nella tarda mattinata di ieri in localita 'Lido Azzurro' a Taranto. Agenti della Squadra Volante della Questura hanno deferito in stato di liberta' un uomo di 70 anni, per minaccia aggravata e spari in luogo pubblico. Quando i poliziotti sono giunti sul posto lo hanno trovato addirittura con due pistole in mano, entrambe calibro 7.65 Browning, modello scacciacani. Gli agenti lo hanno subito disarmato senza trovare resistenza. Da alcuni vicini di casa e in particolare da un giovane di 25 anni hanno appreso che l'anziano signore ha avuto l'ennesimo gesto di intolleranza verso dei cani randagi esplodendo contro quest'ultimi alcuni colpi di pistola. Il 25enne ha protestato ma prima e' stato invitato ad allontanarsi, poi l'anziano gli ha puntato la scacciacani esplodendo, a breve distanza, un colpo intimidatorio a salve. Dopo i primi attimi di smarrimento il giovane, in preda ad una rabbiosa reazione, ha cercato invano di entrare nella villetta tanto che l'anziano ha esploso altri due colpi. Solo l'intervento dei vicini, allertati dagli spari, ha fermato l'ira del giovane aggredito che si e' gradualmente tranquillizzato. Durante la perquisizione nell'abitazione del 70enne e' stata trovata una terza pistola, questa volta lanciarazzi. Tutte e tre le armi erano detenute regolarmente ma sono state ugualmente sequestrate.
 
IL QUOTIDIANO ITALIANO
5 MARZO 2012
 
Taranto, spara contro cani e passante: denunciato 70enne
 
TARANTO – Gli ha puntato contro la pistola e ha sparato senza pensarci due volte. Fortunatamente l’arma era a salve. È accaduto ieri mattina in località Lido Azzurro. Gli agenti della Squadra Volante hanno deferito in stato di libertà un 70enne tarantino per minaccia aggravata e spari in luogo pubblico.Infastidito dalla presenza di alcuni cani randagi, l’uomo esce di casa e esplode contro gli animali alcuni colpi a salve. Un 25enne assiste alla scena e chiede spiegazioni del gesto all’anziano. Fra i due nasce così un battibecco.Dopo avergli intimato di andarsene, il 70enne impugna nuovamente la pistola e spara contro il ragazzo. Ripresosi dallo shock, il giovane, in preda alla rabbia, cerca di entrare nell’appartamento del “pistolero’’, che esplode altri due colpi.I vicini riescono a far calmare il 25enne e decidono di avvertire la polizia, che poco dopo giunge sul posto trovando il signore con in mano due pistole. L’anziano viene subito disarmato e condotto in Questura.Nel corso delle perquisizioni nella sua abitazione, le forze dell’ordine hanno rinvenuto una pistola lanciarazzi. Le armi, tutte regolarmente detenute, sono state sequestrate e messe a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
 
AGI
5 MARZO 2012
 
SPARA CONTRO CANI E MINACCIA PASSANTE, DENUNCIATO 70ENNE A TARANTO
 
Taranto - Un uomo di 70 anni e' stato denunciato a Taranto dalla Polizia per minaccia aggravata e spari in luogo pubblico. Gli agenti sono intervenuti in localita' "Lido Azzurro", dove erano stati segnalati spari d'arma da fuoco, e disarmato l'anziano che davanti alll'entrata di una villetta stringeva due pistole tra le mani. Entrambe le armi sono poi risultate scacciacani. Dagli accertamenti e testimonianze dei vicini di casa, e' emerso che il pensionato aveva esploso contro alcuni animali randagi alcuni colpi di pistola a 'salve'. Un venticinquenne presente all'episodio, e che aveva reclamato per il gesto, era stato prima, in modo poco amichevole invitato ad allontanarsi, poi minacciato con la scacciacani, che il pensionato ha usato per sparare prima un colpo intimidatorio, e poi altri due verso il ragazzo che ha tentato di reagire. Solo l'intervento dei vicini, che allertati dagli spari erano accorsi sul luogo, e' riuscito a fermare l'ira del giovane aggredito. Le armi sono state poste sotto sequestro.
 
IL TIRRENO
5 MARZO 2012
 
Cagnolini gettati nei rifiuti: salvati

LIVORNO - Una nata da pochi giorni, l’altro ormai anziano, sono stati entrambi buttati via, in un cassonetto dell’immondizia. Ma quello che per i due cagnolini, due meticci, sembrava un destino ormai segnato, alla fine è cambiato in maniera fortunosa: tutti e due sono stati salvati, uno proprio all’ultimo momento, quando stava per finire nella macina dell’impianto di trattamento rifiuti. I due fatti sono avvenuti a Monsummano e Livorno. Quello di Monsummano ha il sapore dell’incredibile: un anziano meticcio è stato gettato in un cassonetto, in qualche zona della Valdinievole, è finito dentro il camion compattatore ed è sopravvissuto, per essere poi scaricato nel mucchio dei rifiuti all’impianto consortile di Monsummano. Qui è sfuggito alla morte un’altra volta, quando è stato raccolto dalla benna che solleva i rifiuti: s campato alle ganasce di acciaio, stava per essere gettato nel trituratore, ma un addetto lo ha visto penzolare dalla benna. L’uomo ha fermato tutto e ha raccolto il cagnolino, che è stato affidato alle cure del veterinario. Incredibilmente, sta bene, ed ha solo una leggera ferita ad una zampina: è stato curato ed affidato ad un rifugio per animali abbandonati. L’altro fatto a Livorno, dove una signora che abita nella zona dell’ospedale ha sentito dei guaiti provenire da un cassonetto quando è andata a gettare la spazzatura. Spaventata, ha avvertito i carabinieri ed un brigadiere ha capito che nel cassonetto c’era un cane. Sono intervenuti gli operatori dell’azienda di servizi e così è stato trovato il cucciolo, una cagnolina di appena 20 centimetri di lunghezza che qualcuno aveva gettato nel cassonetto. La canina è stato affidata al servizio veterinario Asl, mentre i carabinieri hanno iniziato le indagini per sc oprire chi lo ha abbandonato in questo modo barbaro.

 
ACICLICO
5 MARZO 2012
 
La bimba tenuta in vita dal suo cane
Il cane è il migliore amico dell’uomo, si sa. Questa storia conferma la fedeltà e l’amore che questi animali possono trasmetterci. È proprio grazie a cani come Mr Gibbs che Alida può sopravvivere.

 
Mr Gibbs è un cane speciale. È uno di quei cani che vengono allevati con un particolare tipo di addestramento che rende loro capaci di essere un valido aiuto per persone con diverse patologie. Alida Knobloch ha solo due anni e già si trova a dover combattere con la vita. La piccola, infatti, è affetta da  dall’iperplasia neuroendocrina dell’infanzia, una patologia che si manifesta con delle crisi respiratorie. Per poter restare in vita Alida deve essere costantemente attaccata all’ossigeno. L’unico momento in cui può staccarsi è durante il momento del bagno.Purtroppo, però, l’ossigeno, con cui è costretta a convivere, è contenuto in un contenitore troppo pesante per essere trasportato e per consentire ad una bambina così piccola di vivere senza nessun altro tipo di problema. È a questo punto che entra in gioco Mr Gibbs che aiuterà la piccola Alida a trasportare le bombole dell’ossigeno. Il cane infatti presenta una pettorina in cui è possibile inserire le bombole.
 
METRO
5 MARZO 2012
 
Caccia ai cani da combattimento clandestino
E' l'ipotesi degli inquirenti: troppo feroci per sbranare così

Andrea Sparaciari

 
Trezzano (MI). Non un branco di cani randagi sfuggiti ai padroni e inselvatichiti, ma esemplari di pastore tedesco addestrati all’aggressione   per i combattimenti clandestini. È l’ipotesi a cui starebbero lavorando gli inquirenti per chiarire la dinamica della morte di Gaetano Gnudi, il 74enne assalito e ucciso venerdì pomeriggio nel Parco del Centenario a Muggiano.Cani addestrati da elementi non ancora identificati, ma, fanno sapere gli inquirenti, le indagini si sono concentrate sul  vicino campo rom. Un’ipotesi, quella dei cani da combattimento, che, secondo quanto risulta a Metro, è stata seguita sa subito dalla polizia, fin dal venerdì notte. Suffragata anche dal fatto che la stessa sera sarebbe stato ritrovato un esemplare di pastore tedesco morto nelle vicinanze del luogo dell’aggressione, mentre un altro sarebbe stato catturato e chiuso nel canile.E proprio le osservazioni su questo esemplare potranno fornire le risposte che i poliziotti cercano. A insospettire gli investigatori, le condizioni in cui è stato ridotto il corpo di Gnudi, uno scenario definito “macabro” dagli stessi investigatori. Troppo grave lo scempio, anche per un branco affamato. Intanto,  ieri, verso le 13, nel parco sono stati avvistati altri due cani, ma sono riusciti a fuggire.  Oggi il vertice
E per oggi alle 14 è stato fissato in Prefettura il vertice tra Asl e polizia locale di Milano, Trezzano e Cusago per decidere il piano d’azione. Convocata anche la polizia provinciale, l’unico corpo dotato di fucili al narcotico. 
 
CORRIERE DELLA SERA
5 MARZO 2012
 
Gli animali non sono mai “cattivi”
 
 
Il caso del signore azzannato a morte dai cani a Muggiano rappresenta un episodio gravissimo, anzitutto per l’esito funesto dell’aggressione. Si tratta di un episodio, però, che deve far riflettere. Per quanto ne so al momento, non è chiaro se si sia trattato di una banda di cani randagi o di un cane aggressivo lasciato libero e incustodito. In entrambi i casi la colpa dell’accaduto non può farsi risalire all’animale o agli animali, ma all’ incuria degli umani.Da un lato, infatti, in questo paese i cani randagi sono tali pressocché esclusivamente in conseguenza dell’abbandono di cani domestici da parte di coloro che ne hanno la responsabilità e, non dimentichiamolo, l’abbandono di un cane, oltre che un atto vile sotto il profilo morale, è un reato. Dall’altro lato, ricordiamo che raramente il cane è naturalmente aggressivo, e se tale diventa è a motivo di scelte, certamente poco apprezzabili, da parte di chi ne ha la responsabilità nell’allevamento e nell’educazione dell’animale nonché, quando esso sia stato reso aggressivo e pericoloso, di incuria o incoscienza nella sua custodia.Se questi tragici episodi avvengono, e purtroppo non sono casi isolati, la colpa, dunque, è anzitutto umana e non si tratta né di fatalità né di una “cattiveria” animale. Negli omicidi la colpa non è mai della pistola, ma quando si tratta di un animale, alla fine è lui ad andarci di mezzo, fino alla condanna a morte in nome della sicurezza collettiva compromessa, non da lui, però. Certamente, una più attenta applicazione della normativa sul randagismo potrebbe essere utile.Per quanto attiene al responsabile del cane, ci sono leggi civili e penali, che tuttavia arrivano quando il male è fatto. Forse, una maggiore attenzione all’educazione di coloro che tengono un animale che potrebbe divenire pericoloso se mal gestito e un controllo più severo della qualità della relazione tra l’umano e il cane potrebbero prevenire episodi così dolorosi e, al tempo stesso, eviterebbero l’ingiusto scarico di responsabilità su una creatura innocente, quando altri sono i responsabili.
 
LAVORI IN CASA
5 MARZO 2012
 
Cani in condominio, istruzioni per l’uso
 
avv. Alessandro Gallucci
 
I cani, per la loro naturale vivacità o per l’incuria dei loro padroni, possono recare disturbo. Quest’affermazione, per quanto possa urtare la sensibilità di noi amanti degli animali, non può essere messa in discussione.Certo è che il disturbo può provenire oltre che da un cane anche dagli esseri umani; la differenza, però, sta nella reazione consentita dall’ordinamento giuridico.Così per il cane, a differenza dell’essere umano, può essere chiesto l’allontanamento dalla casa del padrone.Il disagio provocato da un cane che abbaia in continuazione può essere enfatizzato in condominio; ebbene, in questi casi, come in altri, il giudice, nel caso di molestie, non deve per forza ordinare l’allontanamento di fido ma può limitarsi a prescrivere che venga tenuto in modo diverso. Ci offre lo spunto di approfondire quest’ultima affermazione una recente ordinanza emessa dal Tribunale di Lecco.Nel caso di specie una signora teneva il suo cane nel giardino e la vicina del piano superiore si lamentava perché l’animale stava spesso sotto la finestra della sua abitazione e abbaiava ad ogn’ora del giorno e della notte con il risultato di toglierle il sonno.Il regolamento, diceva questa signora, impone di tenere cani di piccola taglia e comunque di tenerli nelle unità immobiliari: il giardino non può essere considerato tale.In ragione di ciò la ricorrente chiedeva provvedimenti utili alla cessazione del disturbo.La proprietaria del cane si difendeva sostanzialmente negando le accuse rivoltegli.Il giudice, nell’accogliere il ricorso, prima d’ogni cosa, s’è soffermato sulla natura del regolamento in relazione alla clausola riguardante gli animali in condominio.Il suo pensiero è conforme a quello espresso dall’unanime dottrina e giurisprudenza. Secondo il magistrato lombardo quanto all’efficacia delle prescrizioni del regolamento condominiale in materia di divieti, dottrina e giurisprudenza concordano nel ritenere che occorre distinguere i comuni regolamenti condominiali, volti a regolare la disciplina delle cose e dei servizi comuni a noma dell’art. 1138 c.c. dai cosiddetti regolamenti contrattuali (o di natura pattizia), aventi efficacia reale (Trib. Lecco 9 febbraio 2012).Così, continua il giudice adito, mentre le clausole dei comuni regolamenti condominiali (di formazione interna) non possono imporre divieti, che limitino il diritto di proprietà dei condomini, cioè la facoltà dei proprietari di godere e disporre dei loro appartamenti in modo pieno ed esclusivo, invece i regolamenti condominiali, cosiddetti di origine esterna, aventi natura contrattuale, possono imporre limiti o oneri reali o vere e proprie servita e, quindi, an che il divieto assoluto di detenere determinati animali nelle proprietà esclusive.In definitiva, la clausola d’un comune regolamento condominiale, che vieta di tenere cani o altri i mimali nei singoli appartamenti non ha valore assoluto, non può limitare la facoltà dei condomini di tenere tali animali, a meno che questi arrechino in concreto disturbo o molestia, ovvero si verifichi una immissio in alienum, che superi i limiti della normale tollerabilità (art. 844 c.c.).Invece, nel caso di regolamenti contrattuali non si richiede il disturbo effettivo, la molestia, l’immissione intollerabile, poiché il divieto di tenere animali ha valore assoluto, anche quando non si verifichi e non venga in concreto provato un disturbo effettivo ai condomini, perche tale divieto, siccome inserito in un atto avente natura contrattuale, diventa una limitazione reale, una servitù, con la quale il condomino accetta espressamente una limitazione della sua proprietà nei confronti di determinate altre persone (Trib. Lecco 9 febbraio 2012).Nel caso di specie, si legge nel testo dell’ordinanza, esiste il così detto fumus boni iuris: il regolamento vieta di tenere animali in modo difforme da quanto prescritto; non solo, dice il giudice, ciò comporta anche il pericolo di danno in quanto il cane della resistente è di grossa taglia ed è notorio che questo tipo di cani possa recare maggior disturbo.L’abbaiare continuo, anche di notte, del cane della resistente, dice il giudice, era da ritenersi accertato.Tutte queste considerazioni, tuttavia, non possono fare concludere per la necessità di allontanare fidoIl magistrato del Tribunale di Lecco, infatti, ha poi concluso che s’è vero che il regolamento citato dal ricorrente è di natura contrattuale, è altrettanto vero che esso non vieta in assoluto di tenere animali ma impone di tenerli di piccola o media taglia e nelle unità immobiliari in modo tale che non diano fastidio.Visto che la resistente aveva un cane di grossa taglia e soprattutto nel giardino, il giudice ha finito pur condividendo le lamentele circa la rumorosità del cane non ha concluso per il suo allontanamento: che il cane sia tenuto nell’appartamento, ha ordinato il Tribunale adito!
 
IL GIORNALE DI VICENZA
5 MARZO 2012
 
Una civiltà meno crudele
A pensarci bene
 
Nata e cresciuta nel secondo quarto del Novecento la mia generazione è stata al centro di notevoli cambiamenti. L'avevano prodotta gli uomini che fra il 1915 e il 1918 si erano trovati, quasi sempre senza volerlo, dentro ad un'avventura internazionale, anzi mondiale, definita, da una delle voci più equilibrata dell'epoca, quella di Benedetto XVI, «una inutile strage». Le vittime si erano contate, sull'uno e l'altro versante, con cifre inaudite: a milioni, addirittura. Ancora oggi, a distanza di tanti anni, la conoscenza oggettiva e diretta delle proporzioni quasi incredibili che vita e morte avevano assunto sui due versanti appare quasi incredibile. Eravamo figli di un popolo considerato civile, per il quale tutto ciò che aveva a che fare, come fattore causale, con la morte suscitava un senso di orrore. Anche nella gestione dell'ordinaria maniera di essere e di fare all'interno delle case, fossero contadine oppure operaie, la presenza della morte, inevitabile per esempio a livello animale, conservava qualche aspetto di orrore. Eppure la familiarità che accompagnava l'evento micidiale per gli animali a noi più vicini, fossero di stalla o di cortile, non riusciva a liberarsi sempre da qualche nota di orrore. La testa di un animale da cortile, del quale si voleva recuperare, uccidendolo, il sangue, era il luogo nel quale la massaia implacabile girava la punta di una forbice; e l'abbattimento di un bovino, ottenuto con il piccolo pugnale che ne recideva i legami cervicali, erano meno atroci della ferita mortale inferta al collo del maiale, dal quale era anche importante ricavare la maggior quantità di sangue possibile, sia perché il corpo dell'animale restasse il più possibile dissanguato sia perché a quel tempo il sangue degli animali domestici era considerato commestibile. Abbiamo nominato il maiale. Fra gli animali di maggiore entità, nessuno allora, e oggi pure per altri versi, dava in misura totale i propri elementi costitutivi, e in varia misura utilizzabili, quanto lo facesse, generalmente parlando, il maiale. Il quale, nella maggioranza dei casi, nasceva o cresceva nella varia famiglia degli altri animali domestici, fino al giorno in cui veniva crudamente immolato. Ancora oggi, a distanza di tanti anni, sono indimenticabili le fasi di quell'olocausto. L'antica parola conserva, per il soggetto di cui parliamo, tutto il pieno significato: non v'è infatti alcun animale, fra gli amici che l'uomo sacrifica a proprio vantaggio, che uguagli il suino nella totale donazione di sé. La nostra civiltà può considerare lodevole lo sforzo che nel corso degli ultimi decenni a più livelli s'è cercato di compiere, sia per risparmiare agli animali sofferenze non necessarie, sia per trarre dalla loro immolazione, a volte consistente in gesti di lieve entità che gli operatori apprezzano come si deve. La stessa fase che precedeva, un tempo, il dissanguamento dell'animale, al quale non sempre si riusciva ad impedire strazianti grida, è andata, nei tempi recenti, attenuando le fasi un tempo crudeli. Viene da pensare che, in questa direzione, si possano, anzi si debbano compiere ulteriori passi in avanti. Il fatto che la scienza medica, e le discipline affini, siano visibilmente impegnate nell'attenuazione di tutte le sofferenze non inevitabili va considerato a lode e ulteriore incoraggiamento del sapere scientifico sempre più profondamente impegnato a vantaggio dell'essere umano.
 
LA REPUBBLICA
5 MARZO 2012
 
IL RITORNO DI PADILLA IL TORERO INCORNATO 5 MESI FA
 
Le foto dell'incidente nell'arena fecero il giro del mondo. Il volto devastato dalle corna del toro e la paura per la sua vita. Invece Padilla è tornato. Un ritorno trionfale nell'area di Olivenza, nel sud-ovest della Spagna, del noto torero Juan Josè Padilla, a cinque mesi dal grave incidente dello scorso ottobre, quando durante un'esibizione venne incornato da un toro al viso e perse l'uso di un occhio. Vestito in verde e oro, con una benda sull'occhio sinistro, Padilla, 38 anni, ha sfilato nell'arena strapiena della Plaza de toros di Olivenza, che gli ha reso omaggio. Una vera e propria ovazione, secondo i media spagnoli. Padilla ha poi affrontato Trapajoso, un toro del peso di mezza tonnellata. La perdita dell'occhio non gli ha impedito di realizzare una 'faenà ('tirò) perfetta e di tagliare un orecchio all'animale dopo averlo ucciso
FOTO
 
CORRIERE NAZIONALE
5 MARZO 2012
 
Nuova Zelanda, la tosatura pecore candidata a sport olimpico
La proposta arriva dagli allevatori di ovini
 
Pochi secondi è il lavoro è fatto, la pecora viene bloccata, tosata e liberata ad una velocità impressionante tanto che in tutti i paesi dove l'allevamento degli ovini per la lana è una importante realtà si tengono gare di velocità e abilità nel tosare gli animali. Ma ora i tosatori vogliono di più: la Federazione nazionale degli agricoltori neozelandesi ha proposto che questa disciplina sia riconosciuta in campo internazionale e che i suoi più bravi "atleti" partecipino in futuro ai giochi del Commonwealth e persino alle Olimpiadi."Per noi è uno sport, forse il pubblico non la pensa così, ma vi assicuro che è uno sport" dice un allevatore francese.Non è un caso che la proposta arrivi dalla Nuova Zelanda una nazione dove vivono circa 4 milioni di abitanti e oltre 40 milioni di pecore."N on sarei sorpreso se in 10-15 anni la tosatura diventasse uno sport olimpico, sarebbe una grande occasione di rilancio per l'agricoltura e per tutto il mondo rurale" dice fiducioso uno degli organizzatori del campionato mondiale di tosature che si tiene in Nuova Zelanda.La tosatura delle pecore richiede sforzi simili a quelli che compiono gli atleti degli sport più faticosi ed emozionanti sostengono i promotori che precisano: "Le pecore hanno bisogno di essere tosate, facciamo del bene andiamo premiati".
VIDEO
 
LA ZAMPA.IT
5 MARZO 2012
 
La tosatura delle pecore candida si a sport olimpico
 
Pochi secondi è il lavoro è fatto, la pecora viene bloccata, tosata e liberata ad una velocità impressionante tanto che in tutti i paesi dove l'allevamento degli ovini per la lana è una importante realtà si tengono gare di velocità e abilità nel tosare gli animali. Ma ora i tosatori vogliono di più: la Federazione nazionale degli agricoltori neozelandesi ha proposto che questa disciplina sia riconosciuta in campo internazionale e che i suoi più bravi "atleti" partecipino in futuro ai giochi del Commonwealth e persino alle Olimpiadi."Per noi è uno sport, forse il pubblico non la pensa così, ma vi assicuro che è uno sport" dice un allevatore francese.Non è un caso che la proposta arrivi dalla Nuova Zelanda una nazione dove vivono circa 4 milioni di abitanti e oltre 40 milioni di pecore ."Non sarei sorpreso se in 10-15 anni la tosatura diventasse uno sport olimpico, sarebbe una grande occasione di rilancio per l'agricoltura e per tutto il mondo rurale" dice fiducioso uno degli organizzatori del campionato mondiale di tosature che si tiene in Nuova Zelanda.La tosatura delle pecore richiede sforzi simili a quelli che compiono gli atleti degli sport più faticosi ed emozionanti sostengono i promotori che precisano: "Le pecore hanno bisogno di essere tosate, facciamo del bene andiamo premiati".
VIDEO
 

LA ZAMPA.IT
5 MARZO 2012

Gran Bretagna, stop agli animali feroci nei circhi entro due anni
Le stime parlano di 150-200 animali ancora in regime di cattività, 37  dei quali selvatici. Tra questi figurano zebre, leoni, tigri, cammelli, coccodrilli e un canguro

Londra - Stop agli animali feroci nei circhi entro due anni. E' la linea dura stabilita da Londra dopo che il governo era finito sotto pressione in seguito a una campagna di sensibilizzazione appoggiata da deputati e celebrità come l’ex Beatles Paul McCartney.
Stando al Daily Mail, tabloid da sempre schierato a favore del bando, il ministero per l’Ambiente «confermerà l’intenzione di legiferare entro la fine dell’attuale legislatura». Nel mentre l’esecutivo introdurrà un severe regime di licenze per quei pochi circhi che ancora usano animali selvatici nei loro spettacoli. Le stime parlano di 150-200 animali ancora in regime di cattività, 37 dei quali selvatici. Tra questi figurano zebre, leoni, tigri, cammelli, coccodrilli e un canguro.

 
LA REPUBBLICA
5 MARZO 2012
 
Cina, nascono due ''tigon'': cuccioli di tigre e leonessa

Una leonessa ha dato alla luce due cuccioli misti di tigre-leone e un esemplare puro di leone. E' la prima volta  che accade all'interno di una stessa cucciolata. Purtroppo uno dei due piccoli misti non ce l'ha fatta ed e morto poco dopo la nascita. E' molto bassa la percentuale di "tigon" (tiger-lion) che riesce a venire alla luce e a sopravvivere: si stima che gli esemplari in vita nel mondo siano meno di dieci
VIDEO
http://video.repubblica.it/natura/cina-nascono-due-tigon-cuccioli-di-tigre-e-leonessa/89668/88061

 
LA PROVINCIA DI CREMONA
6 MARZO 2012
 
Gussola, cani scomparsi e picchiati

 
GUSSOLA (CR) - Storia di Titty, una cagnolina scomparsa, e della piccola Giulia, una bambina che la adora, ma che ancora non sa quel che è successo. Titty è nata al Bosco Cartiera di Gussola due anni fa, ha il pelo nero raso, è sterilizzata e sua mamma si chiama Emma. Due cagnoline di piccola taglia, meticce, abituate a stare sempre insieme. Entrambe appartengono al custode della Cartiera, Angelo Ghisolfi. «Erano abituate a girare intorno alla Cartiera - racconta la moglie di Ghisolfi, Giuseppina -. Spesso andavano insieme sul ponte di ingresso del lancone». Si tratta della nota oasi di protezione della fauna istituita dalla Provincia di Cremona. «E’ un punto — prosegue Giuseppina — piuttosto frequentato, dove arriva parecchia gente. Fatto sta che tra il 9 e l’11 febbraio sono scomparse, ma poi Emma è rientrata a casa, malconcia. Qualcuno, che non saprei nemmeno come definire, l’ha picchiata». Di Titty, invece, si sono completamente perse le tracce. Assai difficile che si sia allontanata volontariamente dalla mamma, da cui era inseparabile. Il timore più fondato è che sia stata rubata.
 
IL REPORTER
6 MARZO 2012
 
Chiuso un canile abusivo, trovati all'interno 13 cani maltrattati
 
Camilla Fusai
 
La Polizia municipale di Lucca ha scoperto e chiuso un canile abusivo a Balbano, un piccolo paese nella zona collinare del capoluogo toscano.
I CANI. Al momento dell'intervento, Polizia e gli specialisti dell'Asl, hanno trovato nel canile aperto senza alcuna autorizzazione, 13 cani di razza Golden Retriver e Dogo Argentino. I cani erano tenuti al freddo e maltrattati. Al momento, i tredici cani, sono sotto sequestro in luoghi più consoni ad ospitarli.
LA STRUTTURA. I cani erano tenuti in una struttura senza copertura, tenuti al freddo e alle nevicate delle scorse settimane. Al suolo non vi era pavimentazione in cemento, come previsto dalla legge, ma solo uno strato di ghiaia. La struttura è stata sequestrata per evitare che fosse utilizzata dall'uomo e dalla donna che la gestivano e che sono stati denunciati per abuso e maltrattamento di animali.
 
TG COM
6 MARZO 2012
 
"Maltratta" cani, polemiche su musher italiano
 
La gara compromessa, i cani stremati e ora anche il video online a svelare la dura reazione contro gli husky. Giornata da dimenticare per l'italiano Claudio De Ferrari, nome noto nel mondo dello sleedog, che durante l'ultima gara del campionato europeo di cani da slitta a Gryon, in Svizzera, ha perso la pazienza e si è scagliato contro gli animali, colpevoli di essersi fermati. Il tutto è stato filmato da uno spettatore che ha pubblicato le immagini sul web scatenando una reazione di sdegno globale. Dura la presa di posizione della federazione internazionale e di quella italiana che hanno sospeso De Ferrari da ogni competizione definendo "inqualificabile" il suo comportamento. Il regolamento dello sleedog prevede infatti, come spiega un'appassionata in Rete, che il cane, nel momento in cui decida di fermarsi, non possa nemmeno essere strattonato."Tutta questa gente non capisce niente di questo sport. Un cane stanco mangia immediatamente della neve. Come potete vedere nel video, non è questo il caso", avrebbe replicato il musher italiano utilizzando uno pseudonimo sul web.
VIDEO
 
IL SECOLO XIX
7 MARZO 2012
 
Maltratta i cani da slitta durante la gara
 
Genova - Si chiama Sleddog, e ormai, sostenuto perfino da una federazione internazionale, si può considerare uno sport. Depurato del nome inglese è, molto semplicemente, una gara tra slitte trainate da husky siberiani. I cani corrono, l’uomo che conduce la slitta li guida lungo il percorso, l’equipaggio che taglia il traguardo per primo vince. Regole chiare che non contemplano maltrattamenti. Ma a vedere un video che circola online, il “musher” (così si chiama chi guida la slitta nel gergo sportivo) italiano - precisamente di Ferrada di Moconesi, nell’entroterra di Chiavari - Claudio De Ferrari sarebbe andato oltre, scuotendo con forza i suoi husky, rei di essere semplicemente troppo stanchi per proseguire a tutta velocità durante una gara valida per il campionato europeo.La corsa, che si è svolta a Gryon, in Svizzera, ha visto De Ferrari (già campione del mondo nel 2007) piazzarsi al secondo posto. Ma sono bastati pochi secondi del video (rilanciati dal sito “20minutes”) per far innestare la retromarcia a organizzatori e federazioni locali e internazionali. L’italiano, va detto, non picchia gli husky, ma contrariato e fortemente innervosito dalla situazione, li strattona, li tira e fa di tutto per farli alzare e poi ripartire.Tanto basta, in uno sport in cui il rispetto per l’animale è tutto, a tal punto da definirli “partner” nel regolamento. In pratica vengono messi sullo stesso piano dell’uomo che li guida. Risultato: la Federazione internazionale di Sleddog (Fistc) ha deciso di sospendere De Ferrari. Del suo futuro se ne riparlerà solamente dopo la prossima assemblea. Svizzera e Austria, intanto, non lo iscriveranno più ad alcuna manifestazione. E anche in Italia non si è perso tempo nel prendere le distanze dal “musher”. Sul sito della federazione (Fimss) campeggia un gelido comunicato: «Abbiamo preso visione del filmato realizzato ai campionati europei di Gryon, dove viene evidenziato un comportamento inqualificabile da parte di un concorrente italiano...il medesimo viene immediatamente sospeso da tutte le manifestazioni organizzate dai club federali».La federazione italiana ha anche inoltrato alla Fistc la richiesta «di una urgente apertura di una commissione d’inchiesta con la presenza di terzi esterni alla federazione stessa che valuti e giudichi quanto successo». Anche il Club italiano Sleddog (Cis), per cui De Ferrari è tesserato, parla sul suo sito di «fatti incresciosi», decidendo di sospendere l’atleta «in attesa di un preciso referto dei giudici della gara e di eventuali chiarimenti che potranno essere forniti dal musher stesso», che per ora ha taciuto nonostante il suo video sia or mai commentato, con toni sprezzanti, in tutto il mondo. La difesa di De Ferrari, per ora arriva da un utente di Youtube, che scrive: «Troppa gente non capisce nulla di questo sport. Un cane stanco mangia la nave. Come si può vedere nel video, non è questo il caso».Nel video, però, c’è ben altro. Abbastanza da far pronunciare ad Arno Steichler, presidente della federazione internazionale, le parole “sospensione a vita”. Sul Web gira una petizione con lo stesso scopo. Nel dubbio, chiedere agli husky: non parlano, ma - come ogni padrone di cane sa - si fanno capire benissimo.
VIDEO
 
SICILIA NEWS 24
6 MARZO 2012
 
Trappeto (PA). Trovate sul lungomare esche con veleno per animali
 
Cani e gatti avvelenati a Trappeto. Sul lungomare ovest della cittadina marinara, sono stati già trovati diversi animali morti proprio per intossicazione. Diversi i cittadini che hanno denunciato al locale comando della Polizia Municipale la presenza di esche contenenti veleno. I caschi bianchi insieme all'amministrazione comunale, hanno inviato al servizio veterinario quanto recuperato e si è in attesa del risultato delle analisi. Intanto il sindaco Giuseppe Muscolino esprime sentimenti di sdegno per gli autori del gesto.
 
GEA PRESS
6 MARZO 2012
 
Napoli: sequestro cuccioli dall’est
Coinvolto un grosso importatore pugliese.

 
Erano arrivati nel leccese e poi, dal noto importatore, erano stati inviati al negozio di Camposano (NA). Cinquantadue cuccioli di cane appartenenti a varie razze, tra cui Labrador, Jack Russel, Maltese, Barbone, Pinscher, Bulldog. Si tratta in parte di animali in età prematura e con documentazione irregolare ed altri di incerta provenienza, privi di passaporti e microchip identificativi. In buona parte provenivano dall’Ungheria e confermano, ancora una volta, l’importante tappa di Lecce. Già in altri sequestri è infatti apparsa la stessa città quale destinazione all’ingrosso del carico di piccole vite.Ad intervenire sono stati gli agenti del Comando Stazione Forestale di Roccarainola (NA) impegnati in attività di controllo sul territorio e allertati da una segnalazione pervenuta al numero di emergenza ambientale 1515 del Corpo forestale dello Stato. Il 37enne titolare dell’esercizio è stato denunciato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nola per traffico illecito di animali da compagnia.Dai controlli è emerso che parte dei cuccioli rinvenuti non era dotata di alcun sistema d’identificazione, né microchip né altra certificazione, mentre l’altra parte era accompagnata da documenti scarsamente attendibili: su alcuni passaporti erano chiaramente visibili delle cancellature. In particolare, è stato riscontrato che la data di nascita, riportata sui passaporti ungheresi di diversi cuccioli, non corrispondeva a quella reale. I cani infatti hanno meno di 3 mesi di età, limite al di sotto del quale sono vietate la vendita e l’importazione. Tutti gli animali del sequestro di Camposano, sono stati sottoposti ad accertamenti veterinari da parte dell’Unità Operativa Veterinaria ASL di Nola al fine di salvaguardarne l’incolumità.Il Corpo Forestale dello Stato ricorda che il traffico illecito di cuccioli di razza provenienti dall’estero è una pratica molto diffusa, e troppo spesso acquirenti inconsapevoli, attirati dalla possibilità di ottenere un cane di ottimo pedigree ad un prezzo vantaggioso, si affidano a rivenditori poco seri. La conseguenza, pertanto, di tale traffico spesso è il decesso del cucciolo a causa di malattie favorite da un sistema immunitario carente e da precarie condizioni di trasporto.Si tratta del terzo sequestro in pochi giorni che vede coinvolti grossi importatori di cani del sud Italia. Recentemente altri due sequestri, operati dalla Guardia di Finanza di Trieste, hanno interessato un grosso e noto importatore della Campania. Altri grossi importatori sono segnalati in Friuli, Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna, mentre importanti punti di snodo del traffico sarebbero, oltre che in Emilia, anche in Toscana. 
 
LIBERO
6 MARZO 2012
 
Animali: Forestale blocca traffico illegale cuccioli cane nel napoletano
 
Dai controlli e' emerso che parte dei cuccioli rinvenuti non era dotata di alcun sistema d'identificazione, ne' microchip ne' altra certificazione, mentre l'altra parte era accompagnata da documenti scarsamente attendibili: su alcuni passaporti erano chiaramente visibili delle cancellature. In particolare, e' stato riscontrato che la data di nascita, riportata sui passaporti ungheresi di diversi cuccioli, non corrispondeva a quella reale. I cani infatti hanno meno di 3 mesi di eta', limite al di sotto del quale sono vietate la vendita e l'importazione.Il Corpo forestale dello Stato ricorda che il traffico illecito di cuccioli di razza provenienti dall'estero e' una pratica molto diffusa, e troppo spesso acquirenti inconsapevoli, attirati dalla possibilita' di ottenere un cane di ottimo pedigree ad un prezzo vantaggioso, si affidano a rivenditori poco seri. La conseguenza, pertanto, di tale traffico spesso e' il decesso del cucciolo a causa di malattie favorite da un sistema immunitario carente e da precarie condizioni di trasporto.Il Corpo forestale dello Stato raccomanda, quindi, di acquistare cuccioli solo se dotati di microchip e accompagnati da regolare documentazione, che possa comprovare anche l'avvenuta esecuzione di un adeguato piano di profilassi sanitaria.
 
ASCA
6 MARZO 2012
 
Animali: Forestale sgomina traffico illegale cuccioli nel napoletano
 
Roma - Cinquantacinque cuccioli di cani appartenenti a varie razze e messi sul mercato illegalmente sono stati sequestrati dal Corpo forestale dello Stato in un esercizio commerciale del comune di Camposano, in provincia di Napoli.I cuccioli provenivano in gran parte dall'Ungheria ed erano stati immessi sul mercato in eta' prematura e con documentazione irregolare, mentre altri cani di incerta provenienza erano comunque privi di passaporti e microchip identificativi. Gli esemplari provenienti dall'Est Europa, spiega la Forestale, erano stati sdoganati in Puglia da un importante rivenditore del leccese. Lungo l'elenco delle razze alle quali appartengono i cani sequestrati tra cui Labrador, Jack Russel, Maltese, Barbone, Pinscher, Bulldog.Ad intervenire sono stati gli agenti del Comando Stazione Forestale di Roccarainola (NA) impegnati in attivita' di control lo sul territorio e allertati da una segnalazione pervenuta al numero di emergenza ambientale 1515 del Corpo forestale dello Stato.Il 37enne titolare dell'esercizio e' stato denunciato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nola per traffico illecito di animali da compagnia.I cani sono stati sottoposti ad accertamenti veterinari da parte dell'Unita' Operativa Veterinaria ASL di Nola al fine di salvaguardarne l'incolumita'. Dai controlli, prosegue la Forestale, e' ''emerso che parte dei cuccioli rinvenuti non era dotata di alcun sistema d'identificazione, ne' microchip ne' altra certificazione, mentre l'altra parte era accompagnata da documenti scarsamente attendibili: su alcuni passaporti erano chiaramente visibili delle cancellature. In particolare, e' stato riscontrato che la data di nascita, riportata sui passaporti ungheresi di diversi cuccioli, non corrispondeva a quella reale. I cani infatti hanno meno di 3 mesi di eta', limite al di sotto del quale sono vietate la vendita e l'importazione''.
 
CORRIERE DELLA SERA
6 MARZO 2012
 
a Camposano, nel napoletano
Cuccioli di cane senza microchip Denunciato titolare di negozio di animali
Tutti di razza i cinquantacinque cagnolini ritrovati Un 37enne accusato di traffico illecito
 
NAPOLI - Traffico illecito di animali. Di questo dovrà rispondere un 37enne di Nola, titolare di un negozio di animali, denunciato dagli uomini del corpo forestale dello Stato della stazione di Roccarainola che martedì 7 marzo hanno scoperto nella sua rivendita di Camposano, nel Napoletano, una partita di 55 cuccioli di razza (Labrador, Jack Russel, Maltese, Barbone, Pinscher, Bulldog). Dagli accertamenti della Forestale, svolti in collaborazione con il personale dell'unità operativa veterinaria dell'ASL Napoli 3, è emerso che 29 dei 55 cuccioli non avevano alcun tipo di documentazione o sistema che ne attestasse la provenienza. Gli altri invece sono risultati provenire dall'Ungheria. I cuccioli sono stati sequestrati ed affidati al personale veterinario che si prenderà cura di loro. Secondo i sanitari alcuni degli animali potrebbero aver e anche meno di tre mesi e venti giorni, la soglia minima fissata dalla legge italiana per importare in Italia animali dall'estero. In alcuni casi inoltre la Forestale ha notato che gli animali erano accompagnati da documentazione scarsamente attendibile (su alcuni passaporti sono state notate chiare cancellature). Secondo la Forestale il traffico illecito di animali è una pratica sempre più diffusa e può essere dannosa sia per gli animali che per gli acquirenti. Spesso - sottolinea il comando provinciale della Forestale di Napoli - tali traffici si concludono con la morte prematura dei cuccioli a causa di gastroenteriti o cimurro o altre malattie che insorgono in questi cani ancora troppo piccoli per poter essere trasportati ed allevati.
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IL TACCO D’ITALIA
6 MARZO 2012
 
Animali in decomposizione nell'azienda agricola. Nei guai l'amministratore

COPERTINO (LE) – Dovrà rispondere di gestione illecita di rifiuti ed esercizio di discarica abusiva, l'amministratore unico della società che gestisce l'azienda agricola di Copertino ispezionata nelle scorse ore dai carabinieri del Noe di Lecce. Ciò che i militari hanno trovato una volta dentro si commentava da solo: carcasse di animali – scheletri di bovini e di una volpe ed altri in avanzato stato di decomposizione -, liquidi biologici, plastiche ed altri materiali prodotti all'interno dell'azienda. Il tutto stoccato senza alcun riguardo su un terreno di 4mila metri quadrati.
L'uomo è stato multato anche per non avere provveduto all'identificazione degli animali e per avere trascurato di aggiornare i registri di carico e scarico. I carabinieri hanno sequestrato l'intera area ed anche il bestiame presente in quel momento in azienda: 90 bovini e 183 ovini , per un valore totale di 300mila euro. Tutto è stato rimosso da una ditta specializzata nella raccolta dei rifiuti speciali.
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http://www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=20399

 

LA ZAMPA.IT
6 MARZO 2012

Vivere con un cane o un gatto intenerisce e rende più forte il cuore
I risultati di una ricerca giapponese  sottolineano i benefici anche fisici per i proprietari dei "pet"

FULVIO CERUTTI

Roma - Non si prendono cura solo del nostro umore, ma anche del nostro benessere fisico. Convividere la propria esistenza con un cane o un gatto, infatti, non intenerisce solo il cuore, ma lo rende anche più forte e in grado di combattere le malattie.
A confermare quello che gli amanti degli animali sostengono da tempo, arriva anche uno studio condotto da esperti della Kitasato University Graduate School of Medical Sciences di Kanagawa (Giappone) e pubblicato sull’American Journal of Cardiology: tra i pazienti con disturbi coronarici, infatti, i proprietari di animali domestici mostrano un maggiore tasso di sopravvivenza a un anno rispetto a chi non ha mai accolto un animale in casa.Il focus dello studio è girato intorno al possesso di un cane o di anche di un gatto, valutandone gli effetti nella modulazione degli squilibri dell’attività nervosa autonoma cardiaca n ei pazienti con patologie correlate allo stile di vita come diabete mellito, ipertensione e iperlipemia. Sono stati coinvolti con analisi e interviste 191 pazienti con età media di circa 70 anni, divisi in proprietari e non proprietari di pet.Il risultato è stato confortante: il cuore di chi ha abitualmente a che fare con animali domestici è maggiormente in grado di rispondere a situazioni diverse, anche a eventi stressanti. Il possesso di un animale dunque, secondo gli autori, può essere considerato un modulatore indipendente degli squilibri dell’attività nervosa autonoma cardiaca. «Probabilmente gli animali svolgono un ruolo di sostegno sociale - dicono gli esperti - aiutano cioè a ridurre lo stress e possono soddisfare alcune esigenze di compagnia»

 
GAZZETTA DI REGGIO
6 MARZO 2012
 
Uccidere l’animale vergogna per l’uomo
 
E’ anche grazie ai social network che ultimamente si è tornato a parlare di sperimentazione animale. Il caso specifico riguarda l'arrivo, dalla Cina, di 900 macachi. Destinati alla sede italiana della Harlan situata nella neoprovincia di Monza e Brianza. La vicenda è scoppiata a fine febbraio quando il primo carico, composto da 104 di questi primate, è atterrato a Fiumicino. Sempre destinazione Brianza. Da qui le mobilitazioni politiche. Come la Brambilla e Fabio Granata. Quella dei Nas e carabinieri che hanno ispezionato lo stabilimento. Risultato conforme alle disposizioni normative. La presa di posizione dell'oncologo Umberto Veronesi che ritiene la sperimentazione inutile. In un vario dipanarsi tra contrari e favorevoli. A questo punto vorrei fare una considerazione personale. Ormai, tramite il web, si può accedere a qualsiasi tipo d'informazione. Su youtube sono registrati i più svariati video. Compresi quelli della macellazione animale. Immagini raccapriccianti. Piene di terrore che riempie lo sguardo ed il cuore dei poveri animali che realizzano la loro fine. Che spesso vengono allevati in spazi angusti e nutriti a forza. Riempiti di anabolizzanti per velocizzarne la crescita. Antibiotici perchè non si ammalino. Ma soprattutto animali, negli allevamenti intensivi, che vivono nel disagio e nella paura. Ai quali non viene mai rivolto un gesto d'affetto. Perchè considerati meri oggetti. Tutto questo ha ripercussioni sulla carne. In un corpo che soffre di queste brutture dalla nascita alla morte. O meglio... alla brutale uccisione. Esiste una correlazione evidente tra questi fatti e l'incidenza di certi tumori. Come quello al colon od all'intenstino. Basta informarsi per rendersene conto. Consiglio la lettura di "Se niente importa" di Foer. Libro illuminante. Ma tutto questo viene sp esso taciuto. I mass-media non ne parlano. Assoldati, come sono spesso, dalle varie lobby. E la scusa degli allevamenti per sfamare anche gli indigenti non regge. Basterebbe farlo con i cereali che invece vengono usati per produrre mangime. Si risparmierebbe dolore ed inquinamento. Che dagli stessi allevamenti viene prodotto in grandi quantità. Il reale motivo è sempre lo stesso... il dio denaro. A breve sarà Pasqua. E milioni di agnelli, tra grida terrificanti, verranno macellati. Perchè...? Per tradizione... Pazzesco!!! Penso che le persone dovrebbero riflettere maggiormente su queste cose. Sapere quanta sofferenza è stata spesa dietro quel pezzo di carne che magari comprano dal macellaio come fosse una mela cresciuta su un albero. Riflettere sul dolore che l'uomo, nella sua infinita arroganza e presunta superiorità, provoca quotidianamente a svariate creature. E provare vergogna. Perchè, come diceva Lao Tse «si è responsabili per ciò che si fa ma anche per ciò che non si fa». * Sant’Ilario
 
IL PICCOLO
6 MARZO 2012
 
Animali in gabbia o al guinzaglio, torture in nome del profitto
 
la lettera del giorno
Qualche giorno fa sono andata a mangiare in un'azienda agricola di Samatorza (TS)... il posto era splendido e la giornata quasi primaverile. Tutto è andato benissimo fino al momento in cui ho pensato di portare le mie nipotine a fare una passeggiata, per andare a vedere gli animali. Nell'area dedicata ai bambini c'erano due gabbie, veramente molto piccole, che contenevano un coniglietto e una cavia che avevano a malapena lo spazio per muoversi; erano ovviamente sistemate sul pavimento, in modo che tutti i bambini potessero vederli, toccare la gabbia, cercare di infilarci le mani, nei casi peggiori scuoterla, nel tentativo di provocare qualche reazione in quei poveri animaletti. Purtroppo i genitori presenti non si preoccupavano granchè, anzi, avranno erroneamente pensato che fosse un'esperienza positiva per il proprio figlio... più avanti c'erano dei c avalli in un recinto, delle galline in uno spazio decente e un asino in una dolina, che mi hanno fatto sperare che l'azienda si preoccupasse del benessere dei propri animali e che il coniglietto e la cavia fossero stati sistemati lì solo temporaneamentE. Purtroppo ho dovuto ricredermi molto in fretta: quando mi sono avvicinata al bancone che vendeva prodotti biologici ho notato la stalla delle mucche e delle capre! Uno stanzone molto grande, attraversato da un corridoio centrale su cui si affacciavano da una parte una dozzina (più o meno) di mucche legate con un grosso guinzaglio al collo, tenute quindi sempre ferme, con la possibilità di mangiare, bere e, eventualmente, allungarsi in avanti un po' per riuscire a sdraiarsi; di fronte, dentro a due recinti incredibilmente affollati, c'erano delle caprette, fortunatamente libere ma che disponevano di uno spazio vitale veramente esiguo. Ho chiesto se quegli animali venissero portati fuori e la risposta è sta ta negativa: no, passano la loro vita legati o chiusi dentro al capannone. Ho esitato molto a scrivere questa lettera, perchè so che la legge è dalla parte dell'allevatore e conosco benissimo le risposte che si danno: gli animali dispongono di cibo, acqua e di un ricovero... ma tutto il resto? È possibile non rendersi conto della sofferenza che viene loro inferta? È possibile che, in nome del profitto, sia ancora permesso torturarli così? È quasi grottesco pensare che la maggioranza delle persone è pronta a indignarsi per quello che si fa in Cina ai cani e ai gatti ma poi non realizzi tutto quello che si fa, nella nostra civilissima Italia, a tutti gli altri animali! E la vivisezione... ma vogliamo cominciare a ragionare su cosa significa questa parola? Di quanto sia aberrante la sperimentazione su un essere vivente che soffre e che prova paura, angoscia, ansia, dolore! Certo, riconoscere la loro sofferenza equivale a qualificarci come aguzzini. D'altra parte, lo schiavismo basava la propria forza sul fatto che si consideravano le persone di colore diverse, e quindi non in grado di "sentire" come i bianchi. In fin dei conti siamo abbastanza furbi da cautelarci: nessuno, a meno che non sia obbligato a farlo, va a farsi un giro negli allevamenti intensivi, nei macelli, nei laboratori. Tutto avviene in modo molto pulito, senza provocare alcun turbamento nelle persone che non vogliono sapere. Daniela Schifani-Corfini Luchetta
 
VARESE NEWS
6 MARZO 2012
 
Gallarate (VA)
"Rapisce" un cucciolo di cane e chiede soldi per liberarlo
Arrestato per rapina un trentottenne senza fissa dimora: prima ha venduto un cucciolo a un ragazzo, poi gliel'ha sottratto chiedendo un "riscatto"

Prima vende un cane, poi lo "rapisce" chiedendo un immediato riscatto per liberarlo: protagonista è L.S., trentottenne rumeno già noto alle forze dell’ordine per vari reati contro il patrimonio e per resistenza a pubblico ufficiale. L’uomo, senza fissa dimora in Italia, ma spesso presente nelle vie del centro di Gallarate intento a chiedere l’elemosina, è gravemente indiziato di avere rapinato circa duecento euro ad un trentenne gallaratese e - nella giornata di lunedì 5 marzo - è stato sottoposto a fermo di polizia giudiziaria. L’antefatto risale alla fine di febbraio scorso, quando il cittadino rumeno, che molto spesso conduce con sé cuccioli di cane per meglio esercitare la questua, ha venduto all’italiano un piccolo esemplare, approfittando del suo animo compassionevole e della sua sincera simpatia per gli animali. Pochi giorn i dopo però l'uomo ha incontrato il ragazzo con il cucciolo e ha improvvisamente sottratto la bestiola al suo nuovo legittimo proprietario, chiedendo poi del denaro per la sua restituzione, adducendo varie fumose giustificazioni e minacciando di portare via per sempre il cucciolo. Di fronte alle rimostranze del gallaratese, ormai troppo affezionato al cane per privarsene ma in quel momento a corto di denaro contante, il rumeno è arrivato a minacciarlo con un taglierino che aveva con sé, alludendo chiaramente alle pericolose conseguenze che sarebbero potute derivare dal mancato pagamento, e che si sarebbero aggiunte alla mancata restituzione del cucciolo. La minaccia a mano armata ha talmente spaventato la vittima da indurla a prelevare il contante da un vicino bancomat sotto lo sguardo attento del rumeno, a cui poi ha consegnato l’intera somma. Scosso dall’accaduto il trentenne ha trovato il coraggio di sporgere denuncia in Commissariato solo dopo al cuni giorni, fornendo la descrizione del responsabile che è stato quindi rapidamente rintracciato; poco dopo c’è stata la conferma mediante il diretto riconoscimento. L'uomo, che aveva con sé un taglierino corrispondente alla descrizione fattane dalla vittima, è stato pertanto sottoposto a fermo di polizia giudiziaria e condotto presso la Casa Circondariale di Busto Arsizio. La sua posizione è ora al vaglio del Sostituto Procuratore della Repubblica di Busto Arsizio Pasquale Addesso.

 
LA PROVINCIA PAVESE 
6 MARZO 2012
 
Cavallo travolto e ucciso dal treno
 
TORTONA (AL) - Disagi sulla linea ferroviaria fra Alessandria e Tortona, ieri mattina, per un insolito incidente: un cavallo è stato investito dal treno in corsa proveniente da Alessandria e diretto a Tortona. L’incidente è avvenuto poco dopo le 7,30 sulla linea ferroviaria Alessandria-Tortona, fra San Giuliano e Torre Garofoli: un treno interregionale veloce ha travolto un cavallo che era fuggito da un recinto e scorrazzava imbizzarrito lungo i binari. L’animale è morto sul colpo ma lo schianto ha gravemente danneggiato il locomotore, che si è guastato. Sul posto sono intervenuti la Polfer e i vigili del fuoco di Tortona. Questi ultimi hanno accompagnato fino a Tortona due pensionati che dovevano effettuare una visita medica urgente e non sarebbero mai arrivati in tempo. La carcassa dell'animale è stata rimossa dopo breve tem po, ma si sono verificati disagi per tutti gli altri passeggeri che sono giunti a Tortona solo verso le 10,30, quindi con circa tre ore di ritardo, in quanto è stato necessario far intervenire un altro locomotore e trainare il convoglio fino alla stazione di Tortona. La linea ferroviaria, che è una delle più importanti della regione, in quanto collega Torino a Bologna, è rimasta bloccata per diverso tempo e tutti i treni hanno subito ingenti ritardi di circa un’ora. Nessuna persona è rimasta ferita ma davvero tante sono state le proteste dei pendolari per l’incidente: molti studenti sono arrivati a scuola in ritardo, così come molti lavoratori hanno dovuti chiamare il datore di lavoro per avvisare del ritardo, che non dipendeva dalla loro volontà.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
6 MARZO 2012
 
Il veterinario «Fatto di tutto per Orsetto»

Lieta Zanatta

 
ARCADE (TV) -  Il caso di Orsetto, il cagnolino di razza Yorkshire di Arcade, ucciso, probabilmente a calci, nel novembre scorso, continua a far discutere. Stefano Pastrolin, il veterinario dell'ospedale veterinario San Francesco di Castagnole dove l'animale era stato portato d'urgenza spiega che «la nostra clinica è aperta sempre 24 su 24, e accetta tutte le urgenze, come quella di Orsetto che accadde di domenica. Oltre ai nostri veterinari, abbiamo due chirurghi, specializzati in maniera diversa, di cui uno a turno sempre disponibile. Ma il chirurgo di turno reperibile in quel momento, che c'era, non era quello specializzato in un tipo di intervento come quello che sarebbe stato necessario. E bisognava intervenire, e non "tentare" un'operazione. Per questo, e ritengo che sia stata fatta la cosa eticamente più corretta, abbiamo avvisa to immediatamente una clinica di Padova che ha a disposizione ben 80 veterinari specializzati. Faccio questo mestiere da tanti anni, e mantengo questa struttura con la passione e il grande amore che ho verso gli animali perché non siamo una grande clinica, è per noi antieconomico il tipo di servizio che offriamo.Per questo affermo con tutta onestà e umiltà, che con Orsetto abbiamo fatto il possibile e agito con serietà, come prevede l'etica professionale».
 
QUI BRESCIA
6 MARZO 2012
 
Agnosine (BS), bracconiere sorpreso con 40 reti da uccellagione

Bracconieri ancora in azione nel Bresciano, anche a stagione della caccia oramai conclusa. L’ennesimo episodio è stato riscontrato venerdì scorso ad Agnosine, dagli uomini del Corpo Forestale dello e con gli agenti di Vobarno in località Fontanino.
Nei guai è finito un bracconiere (già noto per precedenti simili) che è stato sorpreso, dopo un appostamento durato diverse ore, mentre andava a recuperare il bottino dalle 40 reti da uccellagione posizionate nel bosco.
Nel corso della perquisizione personale, nelle tasche del cacciatore di frodo sono stati rinvenuti due esemplari di fringuelli morti, mentre in un sacchetto di plastica vi erano altre nove reti. Grazie all’intervento dei forestali sono stati liberati alcuni uccellini rimasti impigliati nelle trappole, tra cui tre tordi bottaccio, cinque merli, dieci pettirossi.
Nell’abitazione dell’uomo sono stati poi rinvenuti altri esemplari di cincie, fringuello e una balia nera, conservati nel freezer.
L’uomo è stato denunciato all’autorità giudiziaria per il reato di uccellagione con ausilio di reti, cattura e detenzione di avifauna protetta dalla Convenzione di Berna.

 
GIORNALE DI CALABRIA
6 MARZO 2012
 
Teneva cinghiali in gabbia, denunciato un uomo nel Catanzarese
 
CATANZARO. Un uomo è stato denunciato e otto cinghiali sono stati posti sotto sequestro, nell’ambito dei controlli del territorio effettuati dal comando stazione Forestale di Taverna. Gli agenti, in località “Pitari” del comune di Pentone, hanno individuato all’interno di un uliveto rinchiusi in un box, oltre ad animali domestici, anche otto cinghiali del peso variabile dai 15 ai 40 chilogrammi. L’area è risultata essere di proprietà di C.L., 56 anni, di Pentone, non a norma con la prevista autorizzazione regionale per la detenzione di fauna selvatica, oltre a non essere in possesso della prevista documentazione in materia di polizia veterinaria, e cioè la certificazione di detenzione e provenienza e il registro aziendale. L’uomo è stato, quindi, denunciato per la violazione della normativa in ma teria di caccia, a causa della detenzione di animali selvatici privi di autorizzazione regionale, nonché ai sensi della legge che regolamenta anche la detenzione di specie di fauna e flora che possono costituire pericolo per la salute e incolumità pubblica.
 
CORATO LIVE
6 MARZO 2012
 
Cane lupo smarrito in via Francavilla
E' un cane meticcio femmina, simile cane lupo, di taglia media, colore nero focato. E' previsto un compenso in caso di ritrovamento

 
Bari - Si è smarrito il 22 febbraio scorso in via Francavilla, nei pressi del ponte che passa sulla ferrovia Bari nord. E' un cane meticcio femmina, simile cane lupo, di taglia media, colore nero focato. Il cane è iscritto all’anagrafe canina e dotato di microchip. Al momento della scomparsa aveva un vistoso collare in tessuto di colore rosso. Chiunque fosse in grado di darne informazioni può contattare la redazione al numero 080.898.39.54. E' previsto un compenso in caso di ritrovamento.
Il cane smarrito  Foto: © n.c.
 
 
GEA PRESS
6 MARZO 2012
 
Catanzaro: il cinghiale innamorato e la fantasia dell’allevatore (denunciato)

A scoprirlo è stato il personale della Stazione Forestale di Taverna. In un uliveto di località “Pitari” nel Comune di Pentone (CZ), un allevamento abusivo di cinghiali. Chiusi in un box, otto animali di peso variabile tra i 15 ed i 40 chilogrammi. L’allevatore, in possesso di altri animali, si sarebbe difeso asserendo che trattavasi di un accoppiamento casuale tra un cinghiale ed una scrofa.Il frutto dell’incontro galeotto, non veniva però ritenuto credibile dal Corpo Forestale dello Stato, anche alla luce delle stesse caratteristiche degli animali Dello stesso parere anche il Servizio Veterinario dell’ASP di Catanzaro. L’allevamento, inoltre, era privo di documentazione in materia di polizia veterinaria, ovvero la certificazione di detenzione e provenienza, oltre che del registro aziendale.C.L., questo il nome dell’allev atore, veniva denunciato alla locale Procura della Repubblica per la violazione della normativa in materia di caccia a causa della detenzione di animali selvatici privi di autorizzazione regionale, nonché ai sensi della L. 150/92 e del Decreto del Ministero dell’Ambiente del 19/4/96, che, in applicazione della C.I.T.E.S. (Convention on International Trade of Endangered Species) regolamenta anche la detenzione di specie di fauna e flora che possono costituire pericolo per la salute e incolumità pubblica.
Ieri si è avuta notizia di un altro intervento del Corpo Forestale dello Stato, Comando Stazione di Cascia (PG). Un uomo è stato denunciato per avere piazzato numerosi lacci-cappio in metallo per la cattura illegale di cinghiali in Valnerina. Il tre marzo, invece, altro ritrovamento di lacci metallici. Questa volta, ad intervenire, è stato il Commissariato di Polizia di Velletri, in provincia di Roma. A rimanere bloccato nella trappola, era rimasto un grosso cane. Denunciato l’affittuario del fondo all’interno del quale sono state rinvenute numerose altre trappole.Non è da escludere che per tutti e tre i casi, si nasconda la macellazione dei suidi selvatici, finalizzata al rifornimento del settore della ristorazione. Un problema più volte evidenziato negli stessi comunicati della Forze dell’Ordine intervenute. 

 
CORRIERE DELLA SERA
6 MARZO 2012
 
Non ho un giardino, devo rinunciare al cane? No, a lui servono affetto, cure e passeggiate al parco
 
Il giusto cane per il giusto spazio? O il giusto proprietario per un qualsiasi cane? Angelo L., Milano « Ah no! Io rispetto gli animali, non ho il giardino pertanto non prenderò mai il cane !». È la frase che viene pronunciata da chi ha deciso di non affiancare la propria vita a un animale. Questo non è un giudizio, ma una mera osservazione delle giustificazioni che una persona può dare alla scelta di non portarsi un animale in casa. L' esuberanza, l' invadenza, lo sporco, i peli sul parquet, il sacrificio del tempo, la pipì e la cacca del cucciolo dappertutto, sono delle buone motivazioni per dire: «Io non prenderò mai un cane ». Perché, quindi, non ammettere la verità a se stessi e agli altri? Forse è solo un modo per legittimare la propria scelta e, nel contempo, far sentire l' interl ocutore un aguzzino che costringe un animale tra quattro mura contro la sua volontà. Ma qual è la volontà di un cane? Un cane che ha un compagno di vita bipede che, oltre a dargli un "equilibrato" affetto, gli somministra la giusta quantità di cibo, lo accompagna nelle uscite da casa consentendogli di muoversi, di fare i suoi bisogni e di socializzare con i suoi simili, generalmente, non mostra sintomi comportamentali od organici di sofferenza. Nell' elenco delle risorse da garantire all' animale mancano un giardino o una grande casa. Infatti, non sono indispensabili ad un cane quando questo dà sfogo alla normale necessità di movimento in uno spazio aperto come, per esempio, in un parchetto pubblico dove la promiscuità con altri cani migliora l' equilibrio e la socievolezza dell' animale. Un cane adulto, all' intero di un' abitazione, se gestito come sinora descritto, si comporta come un soprammobile e, talvolta, ci si dimentica della sua presenza. La sua mole non è motivo di disparità di trattamento, pertanto, poco importa se un cane sdraiato occupa mezzo metro o un metro quadrato in un' abitazione. Tornando all' inizio della nostra riflessione il "no ad un cane in casa" è funzionale al rispetto delle sue esigenze o a quello dei nostri spazi e abitudini? Comunque vada sarà un successo ! Daniele Mazzini istruttore educatore
 
L’ECO DEL CHISONE
7 MARZO 2012
 
Val Chisone: trovate esche avvelenate, decimato un branco di lupi

Priska Novarese

 
PRAGELATO (TO) - Continua a Pragelato la preoccupazione per le esche avvelenate, dopo i mucchi di farina, in totale tre trovati lungo i sentieri, è giunta anche la segnalazione di una faraona, spiumata e sistemata presso fontana Cabot, nei boschi sopra la frazione Allevè.
L'inquientate spettacolo - la faraona era attorniata da pane secco, ricordando un po' una scena rituale - è stato scoperto da una donna pragelatese a passeggio con i cani che ha chiamato subito l'ente competente. Ora l'esca è in procinto di essere analizzata: «Bisogna fare molta attenzione quando si trovano delle possibili esche - spiega Francesca Marucco, coordinatrice del progetto Lupo Piemonte - perché molto spesso si tratta di bocconi lasciati per i lupi o per altri selvatici, ma se contengono fialette di cianuro, come è già successo, nel caso di rottura può morire anche l'uomo».
 
MARKET PRESS
7 MARZO 2012
 
SCIENZIATI CONFUTANO OPINIONE AMPIAMENTE CONDIVISA SU COME FUNZIONA LA SCLEROSI LATERALE AMIOTROFICA
 
Bruxelles, 7 marzo 2012 - Quando immaginiamo in che modo i risultati della ricerca possono cambiare la società o aiutarci a ridefinire i confini della scienza medica noi pensiamo alla dimostrazione di un´ipotesi o alla decifrazione di un codice, ma a volte anche la ricerca che confuta una teoria può essere molto positiva, poiché in questo modo gli scienziati possono eliminare una delle tante ipotesi e non sprecare anni esaminando dei vicoli ciechi. E un team di ricercatori tedeschi ha appena fatto esattamente questo. Scrivendo nella rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas), il team ha confutato un´ipotesi ampiamente accettata riguardante una fase causativa nelle malattie neurodegenerative. Questi risultati si occupano in modo specifico di modelli animali della sclerosi laterale amiotrofica (Sla) umana, conosciuta anche come malattia dei motoneuroni, ma le scoperte hanno anche implicazioni per altre malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer o la malattia di Huntington. Il loro lavoro è stato supportato dal progetto iPsoals ("Modeling sporadic Als in motor neurons by genetic reprogramming of patient skin fibroblasts"), che è stato finanziato nell´ambito dello Schema Era-net Neuron da 2 milioni di euro del Settimo programma quadro (7° Pq). Uno dei modi in cui si manifestano le malattie neurodegenerative è la perdita di assoni, che sono essenzialmente le linee di trasmissione dei segnali elettrici nelle singole cellule nervose, e di sinapsi, che sono i siti chiave per la comunicazione tra di loro. In passato, questi danni erano stati attribuiti a delle insufficienze nel trasporto bidirezionale di organelli, come ad esempio le centrali energetiche intracellulari chiamate mitocondri, lungo gli ass oni delle cellule nervose. Il team, proveniente dalla Technische Universitaet Muenchen (Tum) e dalla Ludwig-maximilians-universitaet Muenchen (Lmu), ha messo alla prova queste ipotesi precedentemente ritenute valide in uno dei più approfonditi test mai effettuati fino ad oggi. Essi hanno utilizzato nuove tecniche di imaging, con alta risoluzione sia spaziale che temporale, per osservare i cambiamenti sia nella morfologia degli assoni che nel trasporto degli organelli in molti modelli animali diversi di Sla. I loro risultati mostrano che il deficit nel trasporto e la degenerazione degli assoni si possono sviluppare in modo indipendente, mettendo così in discussione la teoria che vuole che uno sia causa diretta dell´altro. Essi hanno osservato il trasporto assonale degli organelli in un tessuto vivo in tempo reale, in un modo che ha consentito loro di seguire il movimento dei singoli mitocondri mediante un nuovo approccio di imaging che prevede l´etichetta tura transgenica. Essi sono stati anche in grado di osservare il trasporto di un altro tipo di organelli, delle vescicole derivanti dagli endosomi. Sono stati esaminati molto diversi modelli animali di Sla, tutti basati su mutazioni umane associate alla malattia. Uno degli autori dello studio, il professor Thomas Misgeld dell´Istituto di Neuroscienze presso la Technische Universitaet Muenchen, ha così commentato le loro scoperte: "Noi riteniamo che queste intuizioni abbiano delle implicazioni per altri studi sulla Sla, o persino per studi su altre malattie neurodegenerative. Quello che i nostri esperimenti ci dicono in realtà è che non è facile sviluppare modelli fedeli delle malattie neurodegenerative. Quindi potrebbe valere la pena impegnarsi di più per ottenere migliori modelli animali, poiché questa è l´unica via per progredire con gl i studi meccanicistici, continuando sempre a verificarli in base alla patologia umana o ai modelli cellulari derivanti dall´uomo. Nel frattempo, è probabilmente prudente lavorare con diversi dei modelli disponibili in parallelo. Inoltre, in termini biologici più generali, i nostri risultati ci parlano anche delle relazione tra le interruzioni del trasporto assonale e la degenerazione, che potrebbe non essere così stretta come avevamo supposto. Qui noi abbiamo ancora molto da capire." Il progetto iPsoals riunisce ricercatori provenienti da Francia, Germania, Israele e Svezia allo scopo di meglio comprendere i meccanismi della Sla. Per maggiori informazioni, visitare: Technische Universitaet Muenchen (Tum): http://portal.Mytum.de/welcome_en/  
 
DAG SPIA
6 MARZO 2012
 
SACRIFICI BESTIALI E BESTIALITÀ - AL FARMACOLOGO SILVIO GARATTINI CHE CONCIONA “LA VIVISEZIONE È NECESSARIA E INSOSTITUIBILE”, SI CONSIGLIA DI ACQUISTARE SUL WEB IL LIBRO DI GLAUCO BENIGNI E DORA FERRÈ: “BH - IN DIFESA DEI FRATELLI ANIMALI”, COSÌ TANTO PER DIRE MENO FRESCACCE DEL TIPO: “GRAZIE ALLE SCIMMIE L’AIDS NON È PIÙ UNA MALATTIA FATALE” - GLI ANIMALISTI INSORGONO E PROMUOVONO PER LUNEDÌ LO “SCIOPERO DEL FARMACO”...
 
1-"LA VIVISEZIONE È NECESSARIA E INSOSTITUIBILE"
Nino Materi per "il Giornale"
Si fa presto a fare del facile «animalismo». La verità è che la scienza (quella vera) non ama fare ricorso alle cavie, ma lo considera indispensabile. A conferma di questa tesi giungono le parole di un'autorità in materia: il professor Silvio Garattini. Per il quale esistono sistemi «complementari, cioè la cultura in vitro, l'uso di cellule in provetta», ma la sperimentazione su animali vivi «è necessaria e insostituibile. Oltre ad essere obbligatoria nelle leggi internazionali e nazionali».
Parola di Garattini, appunto. Intervistato da La Stampa, il fondatore e direttore dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri auspica che, nel dibattito sulla ricerca sugli animali, «prevalga il buonsenso e la fiducia nei ricercatori, eliminati dalla discussione anche in Parlamento». «In Italia ci sono regole severe - assicura Garattini - . Si rafforzino i controlli e si chiudano gli stabulari gestiti male. Che l'animale non soffra è anche esigenza della ricerca».
Se è vero che l'animale non rappresenta l'uomo, «è comunque un modello dell'uomo perché ha cervello, stomaco, cuore, reni, oltre che funzioni simili», spiega Garattini. Per questo si sottopongono gli animali «agli stessi interventi chirurgici e con le stesse regole a cui viene sottoposto l'uomo, compresi gli anestetici, o li si espone a trattamenti per studiare come si comporta l'organismo».
In merito alle scimmie, «in Italia si utilizzano pochissimo e nel mondo rappresentano lo 0,1% degli animali utilizzati», rileva il farmacologo, ma «sono le più indicate per gli studi comportamentali, ad esempio per gli antidepressivi e gli antipsicotici, e sono anche alla base dei grandi risultati dei farmaci che hanno trasformato l'Aids da malattia fatale in malattia cronica che permette una vita prolungata».
Un dibattito delicatissimo che ieri ha visto intervenire anche il senatore del Pdl, Carlo Giovanardi: «Io sto dalla parte di Silvio Garattini, Umberto Veronesi e della scienza medica, che spiegano come l'unica alternativa vera alla sperimentazione sugli animali è quella di usare come cavie uomini e donne».
Intanto l'Associazione per la difesa degli animali e dell'ambiente (Aidaa) promuove per lunedì prossimo la prima giornata di «sciopero del farmaco», nella quale tutti gli italiani, e in particolare gli amanti degli animali, sono invitati a disertare le farmacie come segno di protesta contro la sperimentazione animale. Servirà a qualcosa?
2- "BH - IN DIFESA DEI FRATELLI ANIMALI"
di Glauco Benigni e Dora Ferrè - libro-web che si può acquistare su ilmiolibro.it e lulu.com
Il web-book racconta la storia di un personaggio liberamente ispirato alla vita di un eroe animalista martire. La narrazione è un mix di fiction (nella prima parte) e realtà (soprattutto dal 1987 in poi). Alcune affermazioni e citazioni sono tratte dal dibattito attualmente in corso nel Movimento Animalista e Antispecista.La storia comincia a Liverpool nel 1952 e si svolge, per 7 settennati, lungo ogni tappa fondamentale della crescita del Movimento Animalista: dal Fur Free Movement alle prime liberazioni delle cavie, fino alle dimostrazioni di massa, nelle strade e sotto le ambasciate, contro i crudeli esperimenti condotti nei laboratori di Big Pharma.Finisce nel 2001, anno in cui il protagonista muore in prigione, dopo aver sostenuto 3 scioperi della fame per ottenere l'abolizione della vivisezione.Per alcuni di noi la causa della liberazione animale &egrav e; una guerra che intendiamo vincere. Se falliremo sarà perché non abbiamo dato il massimo o perché non ci abbiamo creduto abbastanza. Per alcuni di noi le lacrime sono vere, il cuore si spezza veramente e si è pronti a morire per vincere questa guerra (Barry Horne)
Gli animali non sono creature inferiori e noi non siamo creature superiori... tutti insieme facciamo parte della grande manifestazione dell'Essere Supremo senza Spazio e senza Tempo
3- SACRIFICI BESTIALI E BESTIALITÀ
Da : www.laverabestia.org
La legge obbliga i produttori farmaceutici a testare, sugli animali non umani, qualunque sostanza, o farmaco nuovo, prima di metterlo in commercio. E' un errore !!!
Spesso la sperimentazione sugli animali ha dato risultati molto diversi dalla stessa sperimentazione fatta sugli umani. Ecco un elenco di 35 casi eclatanti.
1. Più della metà dei 198 nuovi farmaci (testati sugli animali) rilasciati tra il 1976 ed il 1985 furono o ritirati o riclassificati in seguito a gravi ed imprevisti effetti collaterali. [16] Questi effetti collaterali, tra gli altri, includevano complicazioni quali disritmia letale, attacchi cardiaci, insufficienza renale, crisi epilettiche, arresto respiratorio, insufficienza epatica ed ictus.
2. Il Flosint, un farmaco contro l'artrite, venne testato su topi, scimmie e cani; tutti tollerarono il farmaco molto bene. Invece, negli esseri umani ha provocato dei decessi.
3. Lo Zelmid, un antidepressivo, fu testato su topi e cani senza incidenti ma causò gravi problemi neurologici negli esseri umani.
4. Il Nomifensine, un altro antidepressivo, fu associato ad insufficienza epatica e renale, anemia e decessi negli esseri umani. Eppure i test sugli animali avevano indicato che il farmaco si potesse usare senza alcun effetto collaterale.
5. L'Amrinone, un farmaco usato contro l'insufficienza cardiaca, fu testato su numerosi animali e rilasciato senza alcun problema. Negli esseri umani però sviluppò la trombocitopenia, cioè la mancanza di cellule ematiche necessarie per la coagulazione del sangue.
6. Il Fialuridine, un farmaco antivirale, causò danni al fegato in 7 pazienti su 15. Cinque di loro morirono e due dovettero ricorrere ad un trapianto di fegato. [17] Eppure il farmaco aveva funzionato bene sulle marmotte [18][19]
7. Il Clioquinol, un farmaco antidiarroico, ebbe risultati positivi nei test effettuati su topi, gatti, cani e conigli. Nel 1982 però dovette essere ritirato in tutto il mondo perché responsabile di cecità e paralisi negli esseri umani.
8. L'Eraldin, un farmaco contro le malattie cardiache, causò morte e cecità negli esseri umani nonostante non avesse provocato alcun effetto indesiderato negli animali. Quando immesso sul mercato, i ricercatori affermarono che si fosse distinto per la completezza degli studi di tossicità effettuati su animali. Successivamente i ricercatori non furono in grado di riprodurre questi risultati su animali. [20]
9. L'Opren, un farmaco contro l'artrite, uccise ben 61 persone. Sono stati inoltre documentati più di 3.500 casi di reazioni gravi ad esso. L'Opren era stato testato su scimmie ed altri animali senza causare problemi.
10. Lo Zomax, un'altra medicina contro l'artrite, fu responsabile della morte di 14 persone e causa di sofferenze per molte altre.
11. Le dosi dell'Isoprotenerol, un farmaco usato nel trattamento dell'asma, furono calcolate utilizzando animali. Sfortunatamente si è dimostrato essere troppo tossico negli esseri umani. 3.500 persone sofferenti d'asma morirono nella sola Gran Bretagna a causa di sovradosaggio. E' ancora difficile riprodurre questi risultati negli animali.
[21][22][23][24][25][26]
12. Il Methysergide, un farmaco usato nel trattamento del mal di testa, ha portato a fibrosi retroperitoneale, o gravi cicatrci del cuore, dei reni e dei vasi sanguigni nell'addome. [27] I ricercatori non sono stati in grado di riprodurre questi effetti negli animali. [28]
13. Il Suprofen, una medicina contro l'artrite, fu ritirata dal mercato quando i pazienti cominciarono a soffrire di tossicità renale. Prima del suo rilascio, i ricercatori dissero questo al riguardo: "Eccellente profilo di sicurezza. Nessun effetto a livello cardiaco, renale o del sistema nervoso centrale in nessuna specie." [29][30]
14. Il Surgam, un altro farmaco contro l'artrite, fu studiato per avere un fattore di protezione dello stomaco che prevenisse ulcere nello stomaco, un effetto collaterale comune a parecchi farmaci contro l'artrite. Nonostante risultati promettenti nei test su animali provocò ulcere in pazienti umani. [31][32]
15.Il Selacryn, un diuretico, fu ampiamente sperimentato sugli animali ma dovette essere ritirato dal mercato nel 1979 dopo che 24 persone morirono a causa di un'insufficienza epatica indotto dal farmaco. [33][34]
16. Il Perhexiline, un farmaco per il cuore, fu ritirato dal mercato quando si scoprì che produceva un'insufficienza epatica che non si era riscontrata nei test su animali. Anche dopo che fu individuato quel particolare tipo di insufficienza epatica, non la si poté riprodurre negli animali. [35]
17. Il Domperidone, progettato per curare nausea e vomito, produceva nell'uomo un battito cardiaco irregolare e dovette essere ritirato dal mercato. I ricercatori non furono in grado di riprodurre questo effetto nei cani nemmeno con un dosaggio di 70 volte superiore rispetto la dose normale. [36][37]
18. Il Mitoxantrone, una cura contro il cancro, produceva scompenso cardiaco negli esseri umani. Fu ampiamente testato su cani senza che si riscontrasse questo effetto. [38][39]
19. Il Carbenoxalone sarebbe dovuto servire nella prevenzione delle ulcere gastriche ma nei pazienti causava ritenzione idrica al punto da provocare scompenso cardiaco. Dopo che i vivisettori scoprirono ciò che causava negli esseri umani lo testarono su topi, ratti, scimmie e conigli ma non riuscirono mai a riprodurre questo effetto su di essi. [40][41]
20. Il Clindamycin, un antibiotico, causa una condizione nell'intestino detta colite pseudomembranosa. Eppure fu testato per un anno intero ogni giorno su cani e topi; non solo, essi furono anche in grado di tollerare dosi dieci volte maggiori di quelle tollerate dagli esseri umani. [42][43][44]
21. Gli esperimenti su animali non suffragarono mai l'efficacia di farmaci simili al valium durante il loro sviluppo od in seguito. [45][46]
22. Le compagnie farmaceutiche Pharmacia ed Upjohn inte
rruppero i test clinici sulle loro compresse Linomide (roquinimex) per il trattamento della sclerosi multipla dopo che diversi pazienti soffrirono di attacchi cardiaci. Su 1.200 pazienti, 8 soffrirono di attacchi cardiaci legati alla somministrazione del farmaco. Gli esperimenti su animali non avevano in alcun modo previsto questo.
23. Il Cylert (pemoline), un farmaco usato nel trattamento delle malattie da carenza di attenzione e iperattività, causò insufficienza epatica in 13 bambini. Di essi, undici o morirono o necessitarono di un trapianto di fegato.
24. L'Eldepryl (selegiline), un farmaco usato nel trattamento del morbo di Parkinson si scoprì essere causa di pressione sanguigna molto alta. Quest'effetto collaterale non fu riscontrato negli animali.
25. La combinazione di due farmaci utilizzati nelle diete dimagranti, fenfluramine e dexfenfluramine, si scoprì essere legata ad anomalie delle valvole cardiache e ritirata dal mercato nonostante studi compiuti su animali non mostrarono mai alcuna anomalia cardiaca. [47]
26. Il farmaco contro il diabete "troglitazone", meglio conosciuto come Rezulin, fu testato su animali senza causare problemi significativi ma causò danni al fegato negli esseri umani. I produttori ammisero che almeno un paziente era deceduto ed un altro dovette essere sottoposto a trapianto del fegato come risultato della somministrazione del farmaco. [48]
27. La digitale è stata usata per secoli per curare malattie cardiache. Eppure, gli esperimenti su farmaci derivati dalla digitale furono ritardati perché essa causava pressione alta negli animali. Fortunatamente le prove sugli esseri umani ebbero la meglio e come risultato, il digoxin, una sostanza analoga alla digitale ha salvato innumerevoli vite. Molte più persone sarebbero potute sopravvivere se i test sugli animali fossero stati ignorati e la digitale fosse stata rilasciata prima. [49][50][51][52]
28. L'FK 506, ora chiamato Tacrolimus, è un agente anti-rigetto il cui uso fu quasi completamente abbandonato prima di effettuare analisi cliniche, a causa di grave tossicità negli animali. [53][54] Studi sugli animali suggerirono che la combinazione di FK 506 con cyclosporin si sarebbe potuta rivelare più efficace. [55] In realtà negli esseri umani si è rivelato essere esattamente l'opposto. [56]
29. Esperimenti su animali suggerirono che l'uso dei corticosteroidi sarebbe stato di aiuto nel caso di shock settico, una grave infezione batterica del sangue. [57][58] Gli esseri umani invece reagirono in modo differente. Questo trattamento aumentò i decessi causati da shock settico. [59]
30. Nonostante l'inefficacia della penicillina nei conigli, Alexander Fleming usò l'antibiotico su di un paziente molto grave dal momento che non aveva altro con cui provare. Per fortuna i primi test Fleming non li fece su cavie o criceti perché la penicillina li uccide. Howard Florey, il premio Nobel a cui si co-attribuisce la scoperta della penicillina disse: "Cohe fortuna che non avessimo questi esperimenti su animali, negli anni '40 perché altrimenti la penicillina non avrebbe mai ottenuto una licenza e, probabilmente, l'intera gamma degli antibiotici non sarebbe mai stata realizzata."
31. Il rilascio del Fluoride, un farmaco che previene la carie, fu posticipato perché causava cancro nei topi. [60][61][62]
32. I due farmaci notoriamente pericolosi, il thalidomide ed il DES furono testati su animali e rilasciati per essere usati su esseri umani. Il risultato fu la sofferenza e la morte di migliaia di persone.
33. Esperimenti effettuati su animali trassero in inganno i ricercatori sulla rapidità con cui l'HIV si replica. A causa di queste false informazioni, i pazienti non ricevettero terapie immediate e le loro vite vennero accorciate.
34. Ricerche condotte su animali ritardarono lo sviluppo del vaccino anti-polio, secondo il dottor Albert Sabin, il suo inventore. I primi vaccini contro la rabbia e la polio funzionarono bene sugli animali ma storpiarono o uccisero i pazienti a cui furono somministrati.
35. I ricercatori che lavoravano con animali si sono ammalati o sono deceduti a causa dell'esposizione a malattie che, anche se innocue per gli animali ospiti (come l'epatite B), sono potenzialmente o effettivamente mortali per gli uomini.
 
NOTIZIE RADICALI
7 MARZO 2012
 
Stefano Cagno
La vivisezione e il “sacrificio” degli animali
 
Con l’intervento del dottor Stefano Cagno, prosegue il dibattito aperto sulle questioni relative alla libertà di ricerca scientifica e di sperimentazione anche animale. Il dottor Cagno lavora come dirigente medico ospedaliero presso l’azienda ospedaliera di Desio e Vimercate (MB), ed è responsabile del Centro diurno di Bernareggio (MB).Si dice convinto che gli esperimenti sugli animali vadano aboliti, poiché non rispondono ai criteri scientifici del XXI secolo, ed è autore di alcuni libri sul tema: “Gli animali e la ricerca”, “Sperimentazione animale e psiche: un’analisi critica”, “Quando l’uomo si crede Dio”. Anche se non sono affatto certo che gli esperimenti sugli animali vadano aboliti, sono comunque lieto che il dottor Cagno ci abbia inviato questo suo intervento; ricordo che il di battito e la riflessione si sono aperti il 6 febbraio scorso con gli interventi di Maria Antonietta Farina Coscioni ed Elisabetta Zamparutti, e che si è poi dilatato e arricchito con altri interventi: Francesco Pullia (7 febbraio); Emanuele Rigitano (10 febbraio), Maria Antonietta Farina Cos cioni (20 e 27 febbraio); Luca Pardi e Francesco Pullia (29 febbraio); Piergiorgio Strata (1 marzo); Maria Antonietta Farina Coscioni (2 marzo); Michela Kuan (5 marzo); Marco Mamone Capria e Umberto Veronesi (6 marzo). Non posso che auspicare che il dibattito, la riflessione e il confronto si sviluppino ulteriormente, a quanto pare ce n’è bisogno (Va.Ve.).La recente approvazione della Direttiva Europea 2010/63/UE ed ancora di più le campagne per la chiusura degli stabilimenti di Green Hill e della Harlan, hanno stimolato un vivace dibattito tra favorevoli e contrari alla vivisezione.
A quanti sperimentano sugli animali fa comodo banalizzare la discussione come lo scontro tra i ricercatori che”ovviamente” amano gli esseri umani, ma soprattutto i bambini e gli antivivisezionisti che “ovviamente” amano gli animali e odiano gli esseri umani, soprattutto i bambini. La realtà non è così. Lo scontro è tra chi continua ad utilizzare un metodo di ricerca vecchio di almeno 2 secoli e chi punta sulle più moderne tecnologie.Come medico, la prima domanda che mi nasce spontanea è: “I modelli animali sono mai stati validati, ossia sono mai stati dimostrati validi scientificamente?” La risposta è oggettivamente: no! Non esiste una sola pubblicazione in tutta la letteratura scientifica che dimostra che un solo modello animale poggia su criteri scientifici, almeno quelli del 2012 e non quelli di Claude Bernard che è vissuto nell’ottocento. Al limite esistono casi in cui a posteriori, ossia dopo avere sperimentato sugli esseri umani, si è visto che un’altra specie si comporta in maniera simile a noi. Ma a posteriori sono tutti bravi: anch’io potrei definirmi mago se butto i dadi e dico solo dopo che il numero che esce era proprio quello che avevo pensato.I vivisettori usano per rispondere a questa critica un argomento risibile da un punto di vista scientifico, ossia che i modelli animali sono stati validati dalla storia. Ma quale storia? Quella dell’ottocento o quella del ventunesimo secolo?Perché i vivisettori non acconsentono che i loro metodi siano sottoposto, come lo sono i metodi sostitutivi, ad un processo di validazione, come per altro anche chiesto in un articolo pubblicato sulla rivista “British Medical Journal” ancora nel 2004? Strano, perché se fossero così sicuri della bontà d el loro metodo, dovrebbero essere i primi a chiederne la validazione, perché se ciò avvenisse gli antivivisezionisti scientifici non avrebbero più argomenti. Ma i vivisettori sanno benissimo che i loro modelli potevano essere validi nell’ottocento, quando si studiavano i grandi principi del funzionamento dei sistemi biologici complessi, ma non ai tempi nostri, ossia quelli della genetica e dello studio del funzionamento a livello microscopico.Così, non avendo argomenti razionali, perché o dimostro che un metodo è valido scientificamente o lo devo considerare tale per atto di fede, i vivisettori e alcuni loro amici, preferiscono darci degli oscurantisti che vogliamo limitare la ricerca per motivi etici. Tuttavia la ricerca si pone già dei limiti etici perché nessuno approverebbe di vivisezionare un bambino sano anche se si avesse la certezza che da questo esperimento ne deriverebbe un vantaggio per l’umanità.Mi permetto inoltre di sottolineare un piccolo ma significativo particolare che si può trovare in tutte le pubblicazioni in cui si usano gli animali Dopo avere descritto l’esperimento, i vivisettori scrivono testualmente che “sacrificano” gli animali. Strano, perché i sacrifici rimandano a pratiche antiche di stampo religioso che nulla hanno a che fare con la Scienza. In questo caso ritengo che i vivisettori stessi tradiscano l’essenza della questione: alla bontà dei loro metodi si deve credere per atto di fede come per atto di fede si crede a Dio. Coerentemente quindi compiono i loro sacrifici. Ma allora mi chiedo: “In nome di quale dio questi grandi scienziati sacrificano gli animali?”Esistono molteplici argomenti che dimostrano l’inutilità, se non la dannosità, dei test sugli animali, ma credo che queste 10 domande siano sufficienti almeno a mettere qualche dubbio alle anime candide che credono ancor a alla favola del buon vivisettori e del cattivo animalista.
Se la vivisezione poggiasse su basi scientifiche:
1. perché esistono farmaci ad uso umano e farmaci ad uso veterinario?
Tutti sanno che i farmaci ad uso umano e quelli ad uso veterinario non sono gli stessi ed anche quelli per i cani non sempre si usano per i gatti e viceversa. Quale prova più evidente per dimostrare che ogni specie ha un proprio funzionamento e i dati ottenuti su una specie non sono automaticamente estrapolabili a nessun’altra?
2. perché i ricercatori non vogliono che si avvii un processo di validazione dei modelli animali?
I metodi sostitutivi la vivisezione sono sottoposti ad un processo di validazione, ossia di dimostrazione della loro validità scientifica, mentre i modelli animali non sono mai stati validati. Nonostante ciò, la prima proposta, come già detto, che rifiutano i vivisettori è proprio quella di validare i propri modelli.
3. perché sono stati creati animali modificati geneticamente e quindi umanizzati?
Nonostante possiamo contare su centinaia di specie animali differenti, i vivisettori negli ultimi 20 anni hanno creato milioni di animali modificati geneticamente, aggiungendo un gene umano, oppure togliendo un gene che gli animali possiedo al contrario dell’uomo. Quindi in entrambi questi casi, di fatto, gli animali sono stati “umanizzati”, ossia resi geneticamente più simili a noi. Non è questa una prova per dimostrare che la distanza tra gli esseri umani e tutte le altre specie è così elevata che dobbiamo umanizzare gli animali?
4. perché dopo la sperimentazione sugli animali bisogna obbligatoriamente sperimentare sugli esseri umani?
I vivisettori spesso ripetono che, se non si sperimentasse sugli animali, bisognerebbe farlo sugli esseri umani. In realtà in tutto il mondo le leggi impongono la sperimentazione umano dopo quella animale, prova questa indiscutibile che dei dati sugli animali non possiamo fidarci.
5. perché è praticamente impossibile entrare nei laboratori?
Entrare in un laboratorio di vivisezione è impresa quasi impossibile, anche quando si vuole concordare la visita. Ne sanno qualcosa i giornalisti di Report che quando hanno registrato una trasmissione sulla vivisezione non sono riusciti ad entrare nei laboratori dell’Istituto Superiore di Sanità. Tutto ciò è molto strano per un’attività che è considerata da chi la pratica lodevole e ben condotta. I vivisettori dovrebbero essere i primi a fare entrare le telecamere nei loro laboratori per smascherare le malignità degli antivivisezionisti.
6. perché oltre il 50% dei farmaci presentano gravi reazioni avverse dopo la commercializzazione?
Gli antivivisezionisti sono a volte accusati di utilizzare i pochi casi in cui il comportamento degli animali si è dimostrato differente rispetto al nostro. Tuttavia i dati statunitensi hanno dimostrato che il 51% dei farmaci hanno presentato dopo la commercializzazione gravi reazioni avverse che non si erano evidenziate negli animali da laboratorio e per questo motivo ogni anno muoiono circa centomila cittadini statunitensi. Come negare che questa strage non dipenda da un modello sperimentale sbagliato?
7. perché si utilizzano prevalentemente roditori anche se sono animali lontani da noi da un punto di vista evolutivo?
Oltre il 80% degli animali utilizzati sono roditori che sono piuttosto lontani da noi da un punto di vista evolutivo. È vero che con loro condividiamo il 95% del DNA, ma con gli scimpanzé condividiamo il 99% del DNA. Certamente i roditori sono piccoli, mansueti, poco costosi e stimolano poca empatia nella gente. Sospetto che questi siano i criteri, “poco” scientifici, che li fanno preferire a tutte le altre specie più evolute.
8. perché si studiano le malattie croniche e degenerative nei roditori che vivono solo 2-3 anni?
Sono studiate negli animali malattie come i tumori, le epilessie, la demenza, la schizofrenia e molte altre che necessitano di molti anni, a volte di decenni, per potersi sviluppare. Nella maggior parte di questi casi si utilizzano roditori, come topi e ratti che vivono al massimo 2-3 anni. Non è questa una differenza sufficiente per invalidare qualsiasi risultato?
9. perché si studiano le malattie della mente negli animali che non sanno parlare?
Il professor Pietro Croce affermava che la vivisezione poggia su un errore metodologico, ossia l’illusione di potere estrapolare i dati ottenuti negli animali nella nostra specie. In campo psichiatrico l’errore è doppio, poiché con gli animali non condividiamo lo stesso strumento di comunicazione ossia il linguaggio. Come si fa a capire se un animale è delirante, o allucinato, o ha idee suicidarie se non parla? Inoltre i modelli animali in psichiatria si ottengo somministrando sostanze psicoattive o distruggendo parti del cervello, condizioni queste che i clinici utilizzano proprio per escludere negli esseri umani una malattia psichica.
10. perché farmaci tossici negli animali sono stati lo stesso commercializzati?
Di solito la gente crede che la vivisezione serva a selezionare le sostanze sicure da quelle tossiche per la nostra specie, tuttavia il prontuario farmaceutico è pieno di farmaci tossici negli animali che sono stati lo stesso sperimentati negli esseri umani e poi commercializzati. Forse gli stessi vivisettori non credono nelle loro ricerche e quindi dopo avere investito molti soldi nei test sugli animali, continuano anche sugli esseri umani. È questa vera scienza?
Una sola di queste domande sarebbe sufficiente per mettere in seria discussione la validità scientifica della vivisezione, tutte insieme sono una dimostrazione che la ricerca medico-scientifica deve prendere strade diverse se vuole essere affidabile nei fatti e non solo a parole.
 
GENOVA 24
7 MARZO 2012
 
Ronco Scrivia, lascia morire di fame il cane chiuso in una gabbia: sul terreno ossa di altri animali
 
Ronco Scrivia (GE). Ha lasciato il suo cane da solo a morire in una gabbia, senza acqua né cibo per più di un mese. Per questo motivo i carabinieri della Stazione di Ronco Scriva hanno denunciato un 52enne residente a Busalla, per il reato di uccisione di animale, che prevede una reclusione fino a due anni.L’uomo, che di professione fa il muratore, per un certo periodo della sua vita ha avuto la passione per l’allevamento e aveva iniziato a curare alcuni animali in un terreno in località Ronfagneto, a Ronco Scrivia. Poi, però, probabilmente stufo e avendo poco tempo a disposizione, ha lasciato tutto andare a rotoli, abbandonando gli animali al proprio destino. In totale aveva circa una decina di capi, tra bovini, suini e ovini.Quando ieri i carabinieri sono giunti sul posto hanno trovato il povero cane morto all’interno di una gabbia e i veterinari della Asl hanno stabilito che la causa di quella triste fine è dipesa da mancanza di nutrizione.“Lo stesso proprietario ha dichiarato di essersi recato per l’ultima volta su quel terreno un mese fa e che il cane era ancora vivo – spiega il comandante Pierantonio Breda – poi, però, non è più tornato sul posto, adducendo come scusante la presenza di troppa neve e troppi impegni lavorativi”.Uno scenario inquietante quello scoperto da carabinieri, dal corpo forestale e dalla Asl. Sul terreno in cui giaceva morto il povero cane, chiuso in una gabbia grande 1 metro e mezzo per 1 metro e mezzo, erano sparse decine di ossa di altri animali e un corpo di una pecora in avanzato stato di decomposizione. In questo caso non è stato possibile stabilire la causa precisa della morte, ma quasi sicuramente la denutrizione ha fatto la sua parte. All’appello manca anche un altro cane, un pastore maremmano, che il proprietario ha detto di non vedere più da tempo.Il muratore è stato anche sanzionato per detenzione di gabbie per la cattura di cinghiali.
 
IL SECOLO XIX
7 MARZO 2012
 
Cane muore di fame, contadino denunciato
 
Genova - Avrebbe fatto morire di fame il suo cane, tenendolo a lungo chiuso all’interno di una gabbia: per questo, un contadino 52enne di Ronco Scrivia, nell’entroterra del capoluogo ligure, è stato denunciato a piede libero dai carabinieri.L’animale, un meticcio, è stato trovato all’interno del recinto di un ex allevamento di animali che l’uomo aveva abbandonato da tempo; oltre alla carcassa del cane, i militari hanno sequestrato anche quella di una pecora e varie ossa di animali, che saranno analizzate. Inoltre, il contadino, accusato del reato di uccisione di animali, teneva all’interno di un gabbiotto numerose trappole per il bracconaggio, sequestrate dalla Forestale.Il blitz è scattato dopo la segnalazione di alcuni residenti della zona: l’uomo, che saltuariamente lavora come muratore, ha provato a giustif icarsi dicendo di non essere potuto andare a dare da mangiare al cane «per colpa della neve».
 
LA CITTA' DI SALERNO
7 MARZO 2012
 
Strage di cani a San Cipriano: è polemica
 
Marilia Parente
 
San Cipriano Picentino (SA). Una vera e proprio strage di cani si è consumata a San Cipriano Picentino, nei pressi del parco Capriglione. Cuccioli, adulti, femmine e maschi: decine i randagi che sono stati avvelenati con la stricnina. Dolori atroci, irrigidimento dei muscoli, spasmi e, infine, dopo tremende sofferenze, il blocco della respirazione: così sono scomparsi, ieri mattina, diversi animali. A raccoglierne i corpi esanimi, alcuni volontari della Lega per la Difesa del cane che, senza parole, hanno contato solo nella mattinata di ieri, sette decessi, tra cui un cane domestico che, per caso, ha ingerito il potente veleno diffuso da chi, senza pietá, mirava a liberarsi dei randagi. «Nessuno si è mai fatto carico dei diversi branchi di randagi che frequentano parco Capriglione, eccetto qualche amante degli animali che, spontaneamente, li nutriva e li abbeverava - hanno spiegato alcuni volontari - Il Comune non si è mai preso carico di questi cani senza padrone: nessun programma di sterilizzazione è stato messo in atto e, quasi mai, si è provveduto a mantenere gli animali in canile. Il proliferare del randagismo nella zona, pertanto, era prevedibile e a tale fenomeno, purtroppo, inevitabilmente seguono timori e paure da parte di residenti e cittadini». Alla paura nei confronti dei branchi dei cani senza guinzaglio, qualcuno ha pensato di rispondere con un atto di barbarie, avvelenandoli. I volontari ora attendono risposte concrete da parte dell’amministrazione per scongiurare altri stermini.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
7 MARZO 2012
 
Finanza, sequestrati 50 uccelli rari
 
MOGLIANO (TV) -  Traffico illegale di uccelli dalla Romania: sequestrati dalla Guardia di Finanza una cinquantina di volatili, tutte specie vietate al commercio. Fringuelli, cardellini e fringillidi ibridi, malgrado le pessime condizioni di viaggio, con il loro canto, hanno guadagnato la libertà. Erano stipati e nascosti nel sottofondo del bagagliaio di un veicolo commerciale diretto in Piemonte, l'insolito cinguettio ha insospettito gli agenti delle fiamme gialle impegnati in una serie di controlli vicino al casello autostradale di Mogliano. L'ispezione su uno dei tanti mezzi fermati durante il week-end ha portato così al ritrovamento di due scatoloni, all’interno dei quali si trovavano circa 50 esemplari, 6 dei quali purtroppo già deceduti a causa del trattamento limite a cui erano stati fino a quel momento sottoposti. Per la corretta identificazione dei volatili è stata richiesta la collaborazione della sezione venatoria della polizia provinciale, che ha da subito accertato l'appartenenza a specie protette di cui è assolutamente vietata la commercializzazione. Questi colorati e festosi uccelli erano destinati al mercato illegale, ciascuno per un valore compreso tra i 70 e i 400 euro. Il contrabbandiere dovrà però rinunciare al lauto guadagno, ed è stato inoltre denunciato alla Procura per i reati di detenzione di avifauna protetta e maltrattamento di animali. I pennuti sono stati sequestrati e dopo aver ricevuto le prime cure sono ora ospitati nel centro di recupero della fauna selvatica di Treviso. L'intensificazione dell’attività di controllo economico finanziario nel territorio, disposta dal colonnello Giuseppe De Maio per effetto delle direttive del prefetto Aldo Adinolfi, ha portato così ad uno dei più importanti sequestri di animali protetti registrato dall'inizio dell'anno nella Marca.
 
GEA PRESS
7 MARZO 2012
 
Le uova impossibili: essereAnimali e l’inchiesta sulle galline ovaiole (video)
L’investigazione più completa mai condotta in Italia – dodici miliardi di uova in cambio di infinita schiavitù.
 
L’investigazione più completa mai condotta in Italia sugli allevamenti di galline ovaiole. Un impegno grandioso, quello di essereAnimali. Ventisette allevamenti di galline, su cinquanta individuati delle circa 200 strutture dell’Emilia Romagna. Una delle corazzate Potëmkin della produzione di uova italiana.Bologna, Cesena, Ferrara, Forlì, Ravenna e Rimini, per un totale di oltre 15 ore di registrazione video ed un migliaio di fotografie. Galline in allevamenti intensivi, con gabbie non a norma oppure arricchite, in terra, a più piani ed infine gli allevamenti biologici che, a dire il vero, non prospettavano grandi differenze rispetto alle altre tipologie. Mangime biologico e minore densità, ma l’unico posto assolutamente pulito appare essere quello esterno. Pulito perché interdetto alle galline. Questo, almeno, nel periodo invernale, quando cioè gli attivisti essereAnimali hanno condotto l’investigazione che li ha tenuti impegnati per tre mesi, a partire da dicembre.La beffa delle gabbie arricchite. Quelle, cioè, che dovrebbero essere obbligatorie a partire dal primo gennaio di quest’anno. Di fatto una minoranza nell’Italia delle inadempienze. Spazi appena più larghi e come arricchimento, un tubo in plastica e l’area razzolamento, in realtà un piccolissimo tappetino gommato. Scordavamo il … “separè”. Un ridicolo spazietto velato da poche strisce di plastica. Dovrebbe rappresentare il nido … . In realtà, in tutte le gabbie, le uove scivolano in un pavimento grigliato in pendenza. La raccolta è meccanizzata. Un nastro continuo di uova come quello che, alla nascita delle povere galline, ha fatto fuori i maschietti. Dritti verso il trituratore, vivi, assieme ai resti dei gusci. Galline che, bene che veda, vivranno un anno e mezzo. La produzione, se vivono di più, si abbassa. Ed allora via al macello, anche se una gallina arriva a dieci anni di età. Morte in funzione della produzione, come nel caso dei pulcini. Tutto considerato. La morte di inedia, basta che non si superi la soglia di rischio (economico).Già da quando pulcini, c’erano le telecamere di essereAnimali. Uccellini tenerissimi ai quali viene spezzato il becco per evitare che si feriscano, aggredendosi a causa delle condizioni di stress. Rumori assordanti, pavimenti all’inizio in paglia, poi un misto di escrementi, penne e piume che andranno rimossi solo quando tutti gli animali verranno avviati al macello per la produzione di carne di bassa qualità.Le immagini mostrate da essereAnimali, tengono a precisare gli attivisti, sono quelle ordinarie. Nessuna situazione patologica. Eppure il tutto è molto distante dai quadretti bucolici che spesso appaiono nelle confezioni esposte nei supermercati. Anche gli stessi allevamenti a più piani, fino a quattro. In realtà servono a sfruttare il più possibile lo spazio. Tutte tecniche che, in nessuna delle quattro tipologie documentate da essereAnimali, risparmiavano le galline deplumate, uno dei più chiari segnali di stress che appaiono negli uccelli.Le uniche differenze rilevabili, dicono da essereAnimali, riguardavano la densità delle galline. Sicuramente maggiore nelle gabbie di un allevamento intensivo non a norma. Ma poco o nulla di più, in termini di dignità della vita, di stress maturato nel breve periodo di una esistenza passata senza vedere il sole, un filo d’erba, un posto diverso che non sia quello funzionale a produrre uova. Dodici miliardi all’anno, tanto ne produce l’Italia. Un impero economico che probabilmente ha guardato con quasi assoluta indifferenza alle smaglianti, quanto improbabili vittorie animaliste che ci hanno fatto credere che le galline in gabbia, presto sarebbero state liberate. Ed invece non siamo neanche in grado, nonostante l’obbligo entrato in vigore il primo gennaio, di adattarci al bluff delle gabbie arricchite. Quelle con la bacchetta di plastica, il separè e lo zerbino in gomma di pochi decimetri quadrati per razzolare.
VEDI VIDEO:
 
CORRIERE DELLA SERA
7 MARZO 2012
 
La Protezione Animali segnala «un clima da caccia alle streghe»
 
Conti Paolo
 
I recenti episodi di aggressione a persone erroneamente e in maniera speciosa attribuiti a randagi, e invece sempre riconducibili a situazioni di omessa custodia e di cattiva gestione dei cani, hanno dato il via a un feroce attacco contro gli animali - qualsiasi animale - e contro chi li detiene. E' come se la sensibilità sempre più diffusa sui temi animalisti avesse per contrappasso ingenerato in una minoranza una frustrazione nei confronti di chi ama gli animali e da sempre se ne occupa. Mi rivolgo alla sua cortesia perché possa dare spazio agli infiniti episodi di convivenza felice, di salvataggi di vite umane operati dagli animali, ed alle tante testimonianze che fanno del nostro un Paese ancora all' avanguardia in questo ambito. Nei momenti di crisi la caccia alla streghe è una tentazione forte. Sono certa che il suo giornale sarà un baluardo contro questa deriva di frustrazione e di basso profilo. Carla Rocchi Presidente nazionale Enpa Gentile presidente, da anni noi pubblichiamo storie di reciproco amore tra umani e animali. Tra i nostri vanti, la battaglia contro lo sfruttamento dei cavalli con le «botticelle», inadatte al caos del traffico contemporaneo. Ma diamo voce anche a quei tantissimi cittadini (e qui non c' entrano, mi scusi, i recenti fatti di cronaca) che da anni protestano per la sistematica inosservanza di leggi e regolamenti. Le mie figlie hanno un piccolo cane: sanno bene che nei parchi va rigorosamente tenuto al guinzaglio per evitare che rincorra chi fa jogging, spaventi bambini o anziani che hanno il pieno diritto civile ad avere paura, o a non amare i cani. Questa è la libertà: il rispetto delle regole, e quindi degli altri.
 
LA NUOVA FERRARA
7 MARZO 2012
 
Salva un agnello smarrito in strada
 
LAGOSANTO (FE) -  La storia dell’agnello salvato dalla Polizia provinciale ha già fatto il giro del web. Daniela Gadda, una volontaria della Protezione civile di Lagosanto, mentre stava guidando nei giorni scorsi sulla Strada provinciale Mondo Nuovo, nel Mezzano, ha notato che le auto davanti alla sua scansavano qualcosa in mezzo alla carreggiata. «Ho pensato ad un sacco con dei rifiuti o un animale morto - ha dichiarato in seguito - ma quando l'ho visto mi sono resa conto che era un animale vivo, completamente bianco e fermo in mezzo alla corsia di marcia, evidentemente intimorito dal veloce traffico veicolare». La volontaria della Protezione civile si è immediatamente fermata con l'auto, ha acceso le quattro frecce e, avvicinandosi all'animale si è accorta che si trattava di un agnellino nato da poco tempo. Dopo aver fatto qualche telefonata senza esito, ha visto una pattuglia della Polizia provinciale che stava sopraggiungendo. Gli agenti si sono subito fermati ed hanno preso in custodia il cucciolo. Immediatamente dopo lo hanno portato da un vicino pastore, nel cui ovile era già ricoverato il gregge. «Chissà - ha commentato Daniela Gadda - forse insieme alle altre pecore ha ritrovato i suoi genitori». Si raccomanda agli automobilisti che avvistano animali in strada di telefonare subito alle forze dell’ordine per la segnalazione e comunque di fermarsi con la massima prudenza.
 
GEA PRESS
7 MARZO 2012
 
Iowa: il Governatore firma la legge strozza (filmato) animalista
 
Il Governatore dello Iowa, Terry Branstad, ha firmato la discussa legge che considera reato grave chi filma all’interno di un allevamento. Appena pochi giorni addietro il provvedimento aveva avuto il voto del Senato suscitando non poche polemiche anche per il precedente di iperprotezione, finora ineguagliato per altre categorie produttive (centrali nucleari a parte).Il provvedimento trae la sua origine dopo le investigazioni condotte dai gruppi animalisti americani, all’interno di allevamenti dello Iowa. In particolare molto scalpore fece l’indagine di Mercy for Animals all’interno dei magastabilimenti della Sparboe, produttrice di uova (vedi Video). Dopo la diffusion e dei filmati, McDonald’s sospese la fornitura presso Sparboe.La cosa sollevò molta indignazione, ma generò altresì le reazioni di politici locali evidentemente sensibili alle esigenze di un elettorato tipico di una Stato agricolo, quale è lo Iowa. Nella stesura iniziale della legge erano addirittura previste pene severe per chi diffondeva al pubblico i filmati registrati all’interno dell’allevamento. Tale parte ora è stata tolta e ad essere colpiti sono rimaste le figure dei dipendenti.Rimane un mistero, però, come tali irregolarità non siano state notate dagli organi preposti. Questo anche alla luce di un’altra recente investigazione di Mercy for Animals condotta nei confronti dell’allevamento Butterball. Nei suoi stabilimenti, nel North Carolina, vengono prodotti il 20% dei tacchini per le tavole degli statunitensi. Poco prima dell’irruzione della polizia, intervenuta a seguito della denuncia animalista, un Veterinario della pubblica amministrazione mise in allerta i colleghi dell’allevamento. La Presidente della Sparboe, la signora Beth Sparboe Schnell, dichiarò che avrebbe intrapreso le azioni volte a garantire il buon nome dell’azienda, ma di avere anche licenziato quattro suoi dipendenti che sarebbero stati riconosciuti come responsabili dei comportamenti filmati. Con la nuova legge, potrebbe ora tenerseli, mentre potrebbe licenziare chi contribuisce ad evitare inutili sofferenze. In Italia, proprio nelle scorse ore, si è appreso dell’apertura di una indagine penale nei confronti degli attivisti di Nemesi Animale che avevano rivendicato il filmato girato all’interno di un mega allevamento di galline ovaiole in provincia di Varese.
VEDI VIDEO:
 
ASCA
8 FEBBRAIO 2012
 
Animali: Forestale, scoperta fattoria 'lager' nel perugino
 
Perugia - Una quarantina di capi bovini e ovini in condizioni igieniche e sanitarie precarie e malnutriti nonche' carcasse di altri esemplari abbandonate nei pressi delle stalle, ricoperte di cumuli di letame. E' questo il raccapricciante scenario che e' apparso agli occhi degli agenti del Comando Stazione di Citta' di Castello (PG) del Corpo forestale dello Stato, all'interno di un'azienda zootecnica della zona.I Forestali sono intervenuti dopo aver svolto alcune indagini sull'azienda e hanno potuto appurare le pessime condizioni in cui gli animali venivano tenuti.
In particolare, all'interno di una stalla, spiega la Forestale, ''sono stati rinvenuti una dozzina di bovini e una ventina di ovini in precarie condizioni igieniche, sporchi, malnutriti e con poca acqua. Alcuni animali sono stati ritrovati feriti e agonizzati a terra e alcune carcasse sono state rinvenute seppellite nei pressi della stalla sotto cumuli di letame. Tra gli animali morti, una pecora, deceduta da alcuni giorni durante il parto, e il suo feto, lasciati a terra all'interno della stalla''.
''Per un asino, - aggiunge la Forestale - rinvenuto in fin di vita steso a terra da giorni e in gravissime condizioni igieniche, il veterinario della ASL che ha collaborato con i Forestali ha dovuto decidere l'abbattimento. L'animale era stato lasciato all'addiaccio ed era denutrito e disidratato.Come se non bastasse all'esterno delle stalle erano state accumulate tonnellate di rifiuti, anche pericolosi, costituite per la maggior parte da materiali ferrosi di vario genere''.La Forestale, su disposizione della Procura della Repubblica, ha sequestrato l'intera struttura, che e' stata affidata in custodia cautelare al Sindaco di Citta' di Castello, e tutti gli animali in essa ospitati sono stati affidati alle cure di due operai del Comune. Il titolare dell'azienda zootecnica e' stato denunciato all'Autorita' Giudiziaria per maltrattamento di animali, abusivismo edilizio, gestione di discarica abusiva e inquinamento.
 
LIBERO
28 MARZO 2012
 
Animali: bovini maltrattati, una denuncia nel perugino

Perugia - Bovini legati con corde cortissime, un vitello immerso nel letame fino al collo. Sono quaranta i capi bovini trovati dalla Forestale in condizioni igieniche e sanitarie precarie su un totale di 300 capi controllati dagli agenti in localita' Trognano, nel comune di Cascia, durante i controlli sul rispetto degli allevamenti animali.Secondo quanto riferito dalla Forestale, i quaranta bovini sono stati trovati legati al collo con corde molto corte, attaccate lungo i muri della stalla impedendo loro qualsiasi naturale movimento. Molti degli animali presentavano diarrea e le unghie delle zampe, a causa dell'immobilismo, avevano raggiunto lunghezze tali che ne impedivano il normale movimento. I bovini, inoltre, erano costretti a coricarsi sui loro escrementi e un vitello e' stato trovato immerso nel deposito dei letami, mentre cercava di divincolarsi dalla morsa melmosa che l o attanagliava.I veterinari dell'Asl, chiamati dagli agenti del Corpo forestale dello Stato, hanno riscontrato il "palese stato di maltrattamento" subito dagli animali. La Forestale, su disposizione della competente Procura della Repubblica di Spoleto, ha disposto il sequestro dei bovini, con affidamento in custodia al sindaco del Comune di Cascia. Tutti i bovini nel frattempo sono stati spostati in un luogo idoneo sempre all'interno della stessa azienda. Il titolare e' stato segnalato all'autorita' giudiziaria per maltrattamento di animali e mancata osservazione dei provvedimenti dati dall'autorita' sindacale.

 
UMBRIA 24
8 MARZO 2012
 
Città di Castello (PG), scoperto allevamento-lager: animali denutriti, ciechi, sommersi di escrementi
Un anziano del posto denunciato dalla Forestale per maltrattamenti
 
Maurizio Troccoli
 
Un allevamento lager è stato sequestrato dagli agenti del Corpo forestale dello Stato di Città di Castello. Dovrà rispondere dell’accusa di maltrattamenti di animale e di abbandono di rifiuti anche speciali il proprietario, un anziano del posto.
Condizioni aberranti All’interno sono stati trovati bovini legati con le catene completamente disidratati e al buio dopo verifiche veterinarie gli animali sono risultati essere ciechi e in forte stati di avanzamento di diverse tipologie di malattie legate alla malnutrizione. Alcuni di questi bovini -dicono gli agenti della forestale – li abbiamo trovati perfino con la pelle che gli cadeva dal corpo e con le ossa di fuori. Altri animali sono stati trovati rantolanti in mezzo a escrementi e rifiuti di ogni genere.
Gli orrori Uno di questi, un asino, è stato abbattuto «per evitargli ulteriori sofferenze», ha detto il comandante regionale Guido Conti. Una pecora è stata trovata morta mentre partoriva con il piccolo ancora per metà in grembo, mentre altri animali sono stati trovati sotto montagne di letame. I capi sopravvissuti sono stati affidati al sindaco di Città di Castello, Luciano Bacchetta, che è stato nominato custode giudiziario e che ha già provveduto e che ha già assegnato l’allevamento alle cure di due operai del comune.
VIDEO
 
GEA PRESS
8 MARZO 2012
 
Perugia – la stalla lager: tra asini agonizzanti e mucche sepolte nello sterco (VIDEO)
Intervento del Corpo Forestale dello Stato.
 
Un asinello agonizzante in terra, da giorni all’addiaccio denutrito e disidratato. Poi una pecora, morta di parto, con il feto in parte già apparso e lasciato in tal maniera. Bovini morti, coperti sotto un grosso cumulo di letame e pagliericcio. Un altro bovino, in terra, con la zampa spezzata.Per il povero asinello il Veterinario ha dovuto disporre l’abbattimento. Le precarie condizioni, però, erano rilevabili per tutti gli animali della stalla di Città di Castello (PG) dove è intervenuto il Corpo Forestale dello Stato del  Comando Stazione di Città di Castello.Una ventina di bovini ed una quarantina di ovini, tutti  in precarie condizioni igieniche, sporchi, malnutriti e con poca acqua. A fornire loro da mangiare e da bere sono stati gli stessi Forestali.Il degrado della struttura era comunque molt o diffuso. L’intero luogo appariva come una grande discarica di materiale di vario genere. Resti di elettrodomestici, materiale ferroso, copertoni di autocarri, reti per materassi.  Ammassi di rottami frammisti  a liquami derivanti in parte dalla decomposizione del cumulo di stallattico, ivi compresi i bovini malamente ricoperti.In corso la verifica del regolare possesso degli animali, se cioè effettivamente registrati, come nel caso dell’anagrafe bovina, e detenuti in maniera conforme con  quanto eventualmente risultante nel registro di stalla.L’intervento, congiunto a quello dei Medici Veterinari dell’ASL territorialmente competente, ha comportato il deferimento dell’allevatore all’Autorità giudiziaria ed il sequestro dell’intera area su disposizione della Procura della Repubblica di Perugia. Strutture ed animali sono stati affidati in custodia giudiziaria al Sindaco di Città di Castello. A prenders i cura degli animali, sono ora due operai del Comune.
VEDI VIDEO:
 
VARESE NEWS
8 MARZO 2012
 
Samarate (VA)
Minaccia i genitori con un'accetta e sgozza i loro conigli
Arrestato un 45enne tossicodipendente: armato, ha terrorizzato il vicinato, accanendosi sulla casa degli anziani e sugli animali. Nella fuga ferito il padre
 
Minuti di follia e terrore: la casa devastata, gli animali da cortile uccisi a colpi di ascia, i genitori in fuga. È successo nel pomeriggio di mercoledì a Samarate, dove i Carabinieri della locale stazione, in collaborazione con quelli di Lonate Pozzolo venuti a dar manforte, hanno arrestato un 45 enne italiano, già con precedenti per maltrattamenti nei confronti dei propri genitori ,nonché tossicodipendente.
Per tutta la mattina - secondo la ricostruzione fatta dai militari - l’uomo ha insistentemente chiesto denaro al proprio padre, probabilmente per acquistare dello stupefacente, ma dopo i ripetuti rifiuti dell’anziano genitore, alla fine il figlio ha perso la testa iniziando ad inveire contro di lui.  Ancora non soddisfatto tra gli attrezzi di casa ha trovato un’accetta e, brandendola, ha minacciato il padre. Non ottenendo ancora quello che cercava, ha sfogato la propria rabbia sul mobilio presente nell’abitazione, distruggendo soprammobili ed una porta. Ha poi danneggiato delle piante di limoni presenti nel giardino e, non contento, ha ucciso dei conigli, una decina, che i propri genitori allevavano in cortile. Il padre, rendendosi conto della furia cieca e senza controllo del figlio, è fuggito in strada cercando aiuto. È stato però inseguito e, dopo un’ennesima lite, è stato spintonato cadendo a terra ferendosi.
A questo punto l’aggressore è stato raggiunto dalla pattuglia dei Carabinieri di Samarate, allertata da alcuni vicini che avevano chiesto aiuto al 112: i militari hanno bloccato e disarmato l’uomo, ancora fuori di sé, e l'hanno portato in caserma a Samarate. Il pm di turno ne ha disposto l’arresto per i reati di tentata estorsione, minacce, danneggiamento ed uccisione di animale. Successivamente è stato condotto nel carcere di Busto Arsizio. Nel frattempo il genitore, condotto presso l’ospedale di Busto Arsizio, è stato visitato e giudicato guaribile in 5 giorni per alcune contusioni ed abrasioni, oltre che per lo stato di forte agitazione.
 
LA SICILIA
8 MARZO 2012
 
Troppi cani avvelenati: soltanto coincidenza?
 
Caltanissetta - Una sola segnalazione può far pensare ad un fatto episodico, ma se le denunce di cani trovati morti per avvelenamento diventano due o tre, c'è da temere che questo modo barbaro di liberarsi degli animali sia alquanto diffuso nella nostra città, soprattutto nelle campagne limitrofe alla città. «Da qualche giorno - segnala una donna - in contrada Bucceri non si vedono più i cani che erano soliti vagare nella zona. Non davano fastidio, né erano aggressivi, ma ovviamente non tutti la pensavano così. Ho il sospetto che possano essere stati avvelenati, perché uno di questi lo abbiamo trovato morto e con la schiuma in bocca, evidente segno di avvelenamento. Ma la cosa altrettanto grave è che da una un paio di settimane, malgrado sia stata fatta segnalazione ai vigili urbani, la carcasse dell'animale è ancora lì perché nessuno è venuto per rimuoverla».
Analogo sospetto viene esternato da persone residenti in via Angelo Custode, la strada che sorge di fronte al Villaggio Santa Barbara, dove sono sorte negli anni numerose villette. «Da quelle parti - ci viene segnalato - si aggiravano due cagnette sterilizzate. Era un piacere vederle arrivare, liberate temporaneamente dai proprietari. Gli veniva dato da mangiare e loro arrivavano con puntualità davanti alle abitazioni dei loro… ristoratori». Qualche giorno fa, però, una delle due cagnette (dal pelo bianco e nero) è stata trovata morta pure per avvelenamento e l'altra non la si vede più in giro. Ha fatto la stessa fine?
Il terzo caso che ci è stato segnalato riguarda il rinvenimento di tre carcasse di cani in contrada Misteci. Insomma, troppi casi analoghi per pensare che siano pure e semplici coincidenze. Piuttosto c'è da supporre che i cani che nelle ore giornaliere vengono lasciati liberi per le campagne, spesso e volentieri vengono considerati un pericolo (o anche un semplice fastidio) da chi decide di dare loro del cibo avvelenato. Cosa si può fare per mettere fine a questo problema che uccide i cani ma che, ogni volta che ne viene trovato uno morto, infilza una lama nel cuore delle persone che amano gli animali?
 
IL GAZZETTINO
8 MARZO 2012
 
L’ALLARME Tre casi nei giorni scorsi. Il sindaco invita a tenere alta la guardia: «Faremo chiarezza»
Esche avvelenate: museruola ai cani
Trappole lungo la pista ciclabile in via del Cansiglio. Altri due animali salvati dal veterinario
 
Treviso - Salgono a cinque i casi di cani avvelenati e l'amministrazione lancia un invito, a tutti i vittoriesi, a far indossare ai loro amici a quattro zampe una museruola se vanno a passeggio nel tratto della ciclabile di via del Cansiglio. I cartelli, installati ieri dagli operai del comune, parlano chiaro: avvertono che a terra ci potrebbero essere delle esche avvelenate. Cosa possa aver causato questi casi, se dietro tutto ciò ci sia l'azione dell'uomo o se si tratti di intossicazioni accidentali, è tutto da chiarire.La scorsa settimana i primi tre casi di cani che, rientrati da una passeggiata lungo la pista ciclabile in zona Lidl, hanno avvertito alcuni dei tipici sintomi da avvelenamento, come l'abbondante salivazione. Curati dal veterinario, sono poi ritornati nelle loro case. Martedì al comando della polizia locale altre segnalazioni, due cani che avevano con i loro padroni percorso sempre la ciclabile di via del Cansiglio. I due animali sono stati curati nell'ospedale veterinario «Città di Conegliano» e ieri dimessi. «La sostanza che gli ha intossicati - spiega il direttore della clinica, il dottor Ernesto Schievenin - sembra solo di tipo neurotossico, a differenza di uno dei precedenti casi in cui il veleno era anche di tipo gastroenterotossico».Tutti i casi registrati sono stati segnalati al servizio veterinario dell'Ulss 7 e il comune, dal canto suo, invita tutti i possessori di cani a prestare attenzione. «È opportuno - afferma il sindaco Gianantonio Da Re - che i proprietari dei cani che transitano nell'area interessata facciano indossare ai propri animali una museruola, che si dimostrerà utile finché non sarà fatta chiarezza sulla vicenda». Anche ieri personale del comune ha cercato, tra l'erba, l'eventuale presenza di bocconi o altre sostanze che potrebbero essere collegate ai casi di avvelenamento, ma senza esito. «Non è detto che si tratti di avvelenamenti volontari - aggiunge l'assessore alla sicurezza Mario Rosset -, potrebbero essere invece legati alla derattizzazione, forse dei cani hanno leccato un topo morto, o forse hanno leccato del sale sparso lo scorso mese in occasione della neve». Nessuno dei padroni di questi cani avrebbe visto il proprio animale mangiare qualcosa in occasione della passeggiata. «Chiediamo a tutti i possessori di cani - chiude Rosset - di segnalare in comune eventuali casi analoghi, anche se si verificano in altre zone della città».
 
IL TIRRENO
8 MARZO 2012
 
Si cercano scalatori per salvare un gatto
 
ULIVETO TERME (PI) - Su Facebook si è scatenata una sorta di gara per cercare di aiutare un gattino che da alcuni giorni viene sentito piangere, nelle ore della sera, da unadelle rocce delle Nonne di Uliveto. Il primo allarme è di una settimana fa. Sono intervenuti i vigili del fuoco ma pare non abbiano potuto fare niente. per raggiungere il gattino. Ad alcune cittadine della zona, che si stanno prodigando per aiutare il micio, è stato spiegato che ci vorrebbero dei rocciatori per scalare la roccia che è alta oltre cinquanta metri. Su Facebook è partito l’appello. Uno scalatore del Cai di Pontedera ha dato la propria disponibilità a salire sulla Nonna per raggiungere il gattino. Ieri sera è stato effettuato un altro sopralluogo. Per capire se il gatto era ancora sulla sommità del masso e non riusciva a scendere. È stato tutto predisposto per soccorrere l’animale. A dare l’allarme e richiedere poi l’intervento dei vigili del fuoco, circa una settimana fa, è stata una cittadina di Uliveto. Di giorno il rumore delle auto copre il miagolio del gatto. Ma la sera, camminando nel parcheggio di fronte agli uffici della società Acqua e Terme di Uliveto, pare non sia difficile sentire il lamento del gatto che restando prigioniero sulla roccia, su cui è salito, ha sollecitato il pronto intervento del popolo di Facebook. Stamani dunque sarà possibile saperne di più. E capire se il salvataggio si rende ancora necessario o meno.
 
GAZZETTA DI PARMA
8 MARZO 2012
 
Intrappolato nel motore dell'auto: cane salvato a Piacenza
 
Piacenza - Un cane di piccola taglia è rimasto incastrato tra la mascherina e il radiatore di un’auto, forse dopo essere stato investito senza che il conducente se ne accorgesse. A salvarlo è stata la polizia municipale di Piacenza, intervenuta in piazzetta San Fermo su richiesta di alcuni cittadini che avevano sentito l’animale guaire.
Per liberarlo è stato necessario smontare il paraurti. Dalla ricostruzione dell’accaduto, sembra che l’animale sia stato investito poco prima e a seguito dell’urto si sia incastrato vicino al radiatore senza riportare gravi ferite. Sono in corso le verifiche per rintracciare il proprietario.
 
LA ZAMPA.IT
9 MARZO 2012
 
Cane investito e incastrato in un'auto, salvato
 
Se l'è davvero vista brutta un cagnolino salvato a Piacenza. Una scena quasi incredibile da raccontare: l'animale, di piccola taglia, è stato trovato incastrato nel vano compreso fra la mascherina e il radiatore di una Lancia Musa. Alcuni cittadini lo hanno sentito guaire dal veicolo parcheggiato e si sono trovati il cane di colore marrone di cui spuntavano soloil musetto, le zampe e il lembo di una copertina colorata. Dopo aver tentato, senza successo, di liberarlo, le persone hanno richiesto l'intervento della Polizia Municipale che ha provveduto a smontare il paraurti. In queste foto il cane con i suoi salvatori e le immagini delle condizioni in cui è stato ritrovato.
FOTO
 
LA REPUBBLICA
9 MARZO 2012
 
PRIMAVALLE, 2 CANI ABBANDONATI SENZA CIBO E ACQUA IN APPARTAMENTO: SALVATI DA PS
 
Provincia di Roma - Due cani meticci di piccola taglia sono stati trovati ieri pomeriggio dalla Polizia all'interno di un appartamento in precarie condizioni igieniche. Da giorni la proprietaria dell'abitazione non rispondeva alle chiamate, né era stata vista dagli altri condomini. Trattandosi di una donna sola, le vicine di casa, preoccupate, hanno chiamato il 113. Giunti sul posto, gli agenti del Commissariato Primavalle, diretti dal dott. Domenico Condello, hanno immediatamente avvertito un odore nauseabondo provenire dall'appartamento. Quindi, con l'ausilio dei Vigili del fuoco e alla presenza di personale sanitario, hanno proceduto all'apertura della porta. Nell'entrare nell'abitazione gli agenti hanno da subito verificato le pessime condizioni igieniche in cui viveva la donna. Immediatamente hanno appurato che la proprietaria non era presente, mentre erano rim asti solo i due cagnolini della donna, ormai senza cibo nè acqua. Gli animali sono stati trovati in pessime condizioni di salute e per questo sono stati affidati ad una struttura idonea. Sono in corso le indagini per rintracciare la donna e i suoi familiari.
 
ANSA
9 MARZO 2012
 
Due cani abbandonati in casa da giorni,si cerca proprietaria
Sono in pessime condizioni, Polizia avvertita da condomini
 
ROMA - Due cani di piccola taglia sono stati trovati ieri dalla Polizia in un appartamento in precarie condizioni igieniche. Da giorni la proprietaria dell'abitazione, che vive sola, non rispondeva alle chiamate, ne' era stata vista dagli altri condomini che hanno allertato il 113. Gli agenti, con i pompieri, hanno aperto la porta verificando le deleterie condizioni igieniche in cui viveva la donna. Gli animali, senza cibo ne' acqua e in pessime condizioni di salute, sono stati affidati a una struttura idonea. Si cerca la donna.
 
IMAGE LINE NETWORK
8 MARZO 2012
 
Trasporto animale, più controlli in vista
Se ne è discusso al Parlamento europeo, che si interroga su come frenare l'aumento registrato nella movimentazione del bestiame
 
Angelo Gamberini 
 
A Bruxelles si continua a discutere di trasporto animale. Nell'ultimo incontro della commissione Agricoltura del Parlamento europeo, a fine febbraio, questo argomento è stato al centro della relazione presentata da Janusz Wojciechowski che ha messo l'accento sull'aumento del numero di animali trasportati e in particolare di bovini (+ 8%). Per la maggior parte dei casi si tratta di animali destinati al macello, motivo per il quale il relatore ha invitato ad incentivare il trasporto della carne piuttosto che degli animali vivi. Soluzione che imporrebbe però la creazione di macelli locali e dunque un aumento delle strutture di macellazione. Una tesi quest'ultima sostenuta dall'austriaca Karin Kadenbach, che presumibilmente non tiene in debito conto le ripercussioni economiche di una polverizzazione degli impianti di macellazione. Un problema, questo della eccessiva frammentazione e della ridotta dimensione, che non riguarda la maggior parte degli stati membri, ma che continua ad essere un problema in Italia, dove la presenza di troppi macelli ha per lungo tempo creato inefficienze e diseconomie non ancora del tutto risolte.
Controlli e armonizzazione
Se sono troppi gli animali trasportati, sono pochi al contrario i controlli e per di più attuati in modo disomogeneo, cosa che crea distorsioni anche a livello di concorrenza all'interno della Ue, tanto che si chiede più rigore vigilando su tutti gli aspetti del benessere animale. Magari con la creazione di un istituzione incaricata di vigilare sull'applicazione delle norme, Un supplemento di burocrazia che forse sarebbe meglio evitare. Più concreta la proposta arrivata per voce della svedese Marit Paulsen che ha messo in dubbio l'opportunità di prescrivere in 8 ore e per tutti gli animali la durata massima del trasporto. Per alcune specie questo limite può essere persino eccessivo, mentre per altre potrebbero non esserci ripercussioni sul loro benessere nemmeno di fronte a durate ben superiori. Di qui l'opportunità di stabilire durate di trasporto differenziate in funzione della specie animale. Proposta non priva di logica, ma anche in questo caso motivo di un maggior carico di burocrazia e, perché no, di maggiori difficoltà per i controlli.
No a nuove norme
Dell'argomento si tornerà a parlare nelle prossime riunioni del Parlamento europeo, già in calendario per il 19 e 20 marzo. L'ipotesi di lavoro, al momento, non prevede tuttavia un aggiornamento delle norme in materia, ma un probabile accentuarsi dei controlli per applicare al meglio quanto già previsto dalle regole esistenti.
 
GEA PRESS
8 MARZO 2012
 
Brasile: le navi degli asini, dirette in Cina
 
Chissà se arriveranno anche in Italia sotto forma di salami finti doc. Di certo anche in Cina si mangia asino e stante quanto riportato dai mass media brasiliani, ancora di più avverrà nel futuro. Trecentomila, se tutto andrà secondo l’accordo commerciale che si starebbe per concludere. Trecentomila asini stipati nelle navi. Dal nord est del Brasile, fino alla Cina, dove si aggiungeranno al milione e mezzo che già ogni anno viene allevato o importato (specie dall’India e dallo Zambia) per essere macellato. Gli imprenditori cinesi si sono già incontrati con allevatori e politici locali. Avrebbero già concordato un buon prezzo di mercato che servirà a rifornire il programma di miglioramento genetico finalizzato alla produzione alimentare. Prima dei coltellacci dei macellai, però, un lungo viaggio in nave.Gli animalisti brasiliani ricordano però come da tempo nel loro paese non attraccano più navi negriere. Il trasporto degli asini non avverrà, dicono gli animalisti, in condizioni molto dissimili. Stipati in spazi angusti e con il rischio di morie di massa.Fine tremenda per un animale timido e gentile come il mite asinello.  
 
GEA PRESS
8 MARZO 2012
 
California: i maiali-modello per i medici militari
Bruciati, accoltellati e pistolettati - il tutto in un terreno agricolo non autorizzato.
 
 
Maiali tagliati, bruciati, centrati da colpi d’arma da fuoco. Il tutto nei pressi di Alpine nell’entroterra di San Diego, in California. Gli abitanti della zona non lo sapevano, salvo che quell’area agricola era già stata multata, nel recente passato, a seguito di esercitazioni di gruppi paramilitari. Una sorta di ranch, di proprietà privata, che di agricolo aveva ben poco. Poi, lo scorso mese di febbraio, l’elicottero di una tv americana ha sorvolato la zona. I filmati mostrano giovani uomini, in abbigliamento leggero color sabbia,che in fretta e in furia cercano di far scomparire i resti di una esercitazione. In terra le macchie di sangue. Dentro i sacchi, i maiali. Sarebbero stati anestetizzati e messi a disposizione per esercitazioni di medici militari da inviare, a quanto pare, in Afghanistan. I maiali, devono così servire da manichini (veri e vivi) da ricucire, amputare, steccare ed infine, eutanasiare. Il proprietario non vede nulla di male. In fin dei conti, dice, è come allevarli per mangiarli. Anzi, dice qualcuno, servono per i nostri militari in missione all’estero.Chi invece non è d’accordo sono gli animalisti di Peta e i residenti. I primi accusano chi ha organizzato tali esercitazioni di mettere in scena uno spettacolo barbaro e crudele. Per le esercitazioni dei medici militari ci sono i manichini appositamente costruiti per simulare perfettamente gravi ferite traumatiche. I residenti, invece, nulla sapevano di quanto stava accadendo dietro casa. Anzi nessuna autorizzazione specifica era stata fornita.Nel passato, oltre ad essere multata, la struttura era stata chiusa sempre a causa dei mancati permessi. Il proprietario aveva prima negato, poi ammesso che venivano eseguiti semplici esercizi di tiro, infine addestramenti per la polizia locale ed esercitazione paramilitari. Ora i militari (quelli veri) che dovranno andare a recuperare soldati gravemente feriti. Speriamo non si confondano, considerato il livello di “manichino” vivente che gli è stato fornito. Almeno un abuso, se non per le crudeltà contro gli animali, in quel ranch, a sentire i residenti, ci sarebbe. Ovvero nulla era stato autorizzato. Abusivo, insomma, ma con i militari e i maiali veri.
 
ANMVI OGGI
8 MARZO 2012
 
Fisco e veterinaria si mobilitano gli eurodeputati
Dodici parlamentari europei, trainati da Cristiana Muscardini si appellano al Sottosegretario alla Salute. Petizione on line "Fido non è una tassa".
 
L'inserimento nel redditometro del possesso di cani e gatti e relative spese veterinarie ''porterebbe all'aumento del randagismo e annullerebbe tutte le battaglie vinte in questi anni'': questo l'appello rivolto al sottosegretario alla salute Elio Cardinale in una lettera inviata dall'eurodeputata Cristiana Muscardini (Fli-Ppe) nella veste di vicepresidente dell'eurogruppo animali al Pe. La lettera e' stata sottoscritta anche dai due vicepresidenti italiani dell'Eurocamera, Roberta Angelilli e Gianni Pittella, nonche' dai colleghi Erminia Mazzoni, Amalia Sartori, Paolo Bartolozzi, Salvatore Iacolino, Marco Scurria, Andrea Zanoni, Patrizia Toia, Gianluca Susta, Niccolo' Rinaldi, Licia Ronzulli.''Ci rivolgiamo a lei - si legge nella lettera - perchiederle di intervenire, perche' insistere sulla propostasarebbe ingiustamente penalizzante per milioni di cittadini,porterebbe ad un aumento dell'abbandono, con gli evidenti rischie costi sanitari, e toglierebbe ogni valore alle battaglie e airisultati ottenuti con il microchips e con la lotta alrandagismo''. Sull'argomento e' partita anche la petizione 'Fidonon e' una tassa'
Dura la reazione dell'Associazione nazionale medici veterinari: ''Siamo al surrealismo fiscale - ha detto Marco Melosi, presidente dell'Anmvi -. E' l'ennesima allucinazione del Fisco nazionale, un quadro visionario, degno della ribellione descritta nella Fattoria di George Orwell''.''Condivido e sostengo pienamente le ragioni che hanno spinto i nostri rappresentanti in Europa ad appellarsi al sottosegretario alla salute - ha dichiarato invece il presidente nazionale dell'Enpa, Carla Rocchi -. In un momento difficile come quello attuale, qualunque aggravio di spesa per le famiglie italiane che hanno animali renderebbe piu' oneroso il loro mantenimento. Se cosi' fosse, cio' finirebbe per aggravare il problema randagismo, che il nostro Paese ha affrontato con leggi all'avanguardia e, di conseguenza, per comportare maggiori oneri economici a carico delle nostre istituzioni. La scelta di non inserire cani e gatti nel redditometro, dunque, avvantaggerebbe non soltanto la spesa delle famiglie, ma anche quella dello Stato''.
 
GAZZETTA DI MANTOVA
8 MARZO 2012
 
Argini che crollano: prima di dare la colpa solo alle nutrie

Angela Fara

 
Vorrei esprimere qualche considerazione in merito all'immagine presente sulla Gazzetta di Mantova del 20/2/2012 nell'articolo dal titolo "Castorini della discordia", riferita al Comune di Quingentole. In questa immagine è possibile notare un enorme buco che sembrerebbe provocato da qualche mezzo atto proprio allo scavo. Affermo questo conoscendo molto bene, per formazione, le caratteristiche delle tane delle nutrie e la costituzione idrogeologica dei nostri suoli. Avendo potuto osservare vari cedimenti naturali di argini, quello ritratto in foto non pare affatto corrispondere ad un evento di origine animale. Data la conformazione delle tane di nutria (diametro 30-50 centimetri, lunghezza da 1 a 5 metri circa, per la maggior parte rappresentate da un solo cunicolo) l'impatto è circoscritto e facilmente monitorabile. Solo in casi particolari la tana potrebbe ce dere e il risultato che si avrà consisterà nel cedimento della parte superiore dell’argine su quella sottostante. Tutt'altra cosa che l'apertura di un varco. Generalmente i cedimenti delle tane presenti negli argini appaiono come crolli, smottamenti, frane, e comunque in tutti i casi è d'obbligo sottolineare come l'assenza di vegetazione costituisca il fattore primario di degrado ambientale, di origine antropica, scatenante questo genere di manifestazioni. Argini privi di vegetazione sono assai più instabili, fragili e deboli, quindi suscettibili alle azioni erosive sia dell'acqua sia degli agenti atmosferici. Sarebbe necessaria e auspicabile una seria, accurata e costante manutenzione, come previsto dalle normative dei Consorzi di Bonifica; occorrerebbe attuare opere di prevenzione, come le piantumazioni e la valorizzazione ambientale. Esistono al giorno d’oggi tecniche molto valide ed efficaci di ingegneria ambientale, metodi ecologici appli cabili fin da subito proprio per le situazioni più sensibili. A titolo di esempio posso citare: uso di recinzioni e di altri ostacoli, gestione dei livelli dell'acqua (rialzi d'inverno e contenimenti d'estate), dissuasori e repellenti, differenti locazioni delle colture.
 
GAZZETTA DI REGGIO
8 MARZO 2012
 
I branchi che attaccano l’uomo? Colpa della gestione dell’animale
 
di OLGA PATTACINI
 
In questi giorni sono apparse sui giornali le terribili notizie di due persone sbranate da un gruppo di cani: sono storie scioccanti, che risvegliano in noi paure ataviche. E’ difficile accettare l’idea che il miglior amico dell’uomo, che cammina al nostro fianco da migliaia di anni, possa diventare un mostro, ma dobbiamo cercare di interpretare quanto accaduto alla luce dell’etologia. I cani, come tutti i carnivori e anche l’uomo, sono una specie “naturalmente” aggressiva con un “naturale” istinto di difesa del territorio e delle risorse. L’uomo ha selezionato le diverse razze canine proprio in virtù di tali istinti, per cui abbiamo cani da difesa dei greggi o della proprietà, oltre che cani da caccia e da compagnia. Da quanto letto sui giornali in questi casi non si è trattato di cani vagant i inselvatichiti, ma di soggetti mal gestiti da persone che si limitavano a dar loro da mangiare, ma senza instaurare una relazione e soprattutto senza essere un punto di riferimento per i cani che quindi hanno “naturalmente” fatto branco. Chiunque si avvicini al territorio del branco ed è visto come una potenziale minaccia viene aggredito, inizialmente con abbai e posture di aggressive, poi un gesto di minaccia della vittima, ma soprattutto la fuga scatena il comportamento predatorio. La situazione degenera con l’attacco da parte dei soggetti dominanti del branco fino alla morte della preda. E’ facile, a questo punto, condannare i cani, dimenticando che la colpa riguarda gli esseri umani dotati di coscienza del bene e del male, non degli animali che agiscono in base all’istinto. Questi cani sono di difficilissima se non impossibile rieducazione non solo per la pericolosità oggettiva, ma anche per i problemi di socializzazione interspecifica. Cosa si può fare per evitare queste situazioni? Si deve lavorare sul concetto di proprietà responsabile e buona gestione degli animali, che non vuol dire solo soddisfare le esigenze primarie, ma anche interagire positivamente, essere una figura di riferimento e soprattutto essere consci che per i cani la linea di confine tra essere un compagno meraviglioso o un killer può essere molto sottile. Veterinario Ausl
 
AFFARI ITALIANI
8 MARZO 2012
 
All'Università di Pisa sospeso seminario per pressioni animalisti Lav
 
La lobby animalista è così potente da condizionare anche l'Università. Alla Facoltà di Medicina Veterinaria presso l'Università di Pisa, il Seminario sul Benessere degli Animali non Convenzionali inizialmente previsto per sabato 11 febbraio, è stato prima rimandato al 17 marzo e poi "momentaneamente sospeso a causa di alcune proteste da parte della LAV".E' pubblica una lettera inviata al Rettore dell'Università ed al Preside della Facolta' di Medicina Veterinaria  dal presidente della Lav per lamentare la presenza di alcuni relatori (tra cui FederFauna, che ora denuncia il caso), il tipo di sponsor dell'evento ed il "non invito ad alcuna associazione animalista", ma e' probabile che quella non sia stata l'unica iniziativa intrapresa dagli animalisti, visto che i relatori sono stati avvisati della sospensione, con la precisazione che "Al fine di non avere delle ripercussioni sulle attivita' di ricerca della Facolta', si ritiene opportuno riformulare il titolo ed alcune presentazioni che erano in programma".Eppure, per proprio Codice Deontologico, "Nell'esercizio dell'attivita' professionale il Medico Veterinario ha il dovere di conservare la propria indipendenza intellettuale e difendere la propria liberta' da pressioni o condizionamenti esterni". Interverrà questa volta la Fnovi (Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani), o riterrà piu' "preziosa" la collaborazione con gli animalisti?Una collaborazione che una mail pervenuta al Sindacato definisce "collusione" e che FederFauna ritiene pericolosissima, soprattutto se espone una figura importante come quella del Medico Veterinario alle pressioni ed ai condizionamenti delle lobby: cosa potrebbe un domani finire o non finire nel piatto degli Italiani a loro insaputa?Nel recente passato non c'era stata una ferma presa di posizione della Fnovi nemmeno quando all'Ufficio legale della Lav arrivarono a chiedersi: "ma dove e' scritto che un organo di Polizia Giudiziaria per accertare un maltrattamento di animali deve necessariamente rivolgersi ad un Veterinario Asl e non puo' verificare gli estremi del reato in via diretta?".
 
CASERTA NEWS
8 MARZO 2012
 
Investito da auto pirata mentre cerca di salvare un cane
 
Caserta - Dramma nel Casertano. Il caponucleo delle Guardie Zoofile Enpa di Caserta, Antonio Fascì, è stato investito da un'auto pirata mentre si trovava sulla carreggiata della Casilina per mettere in sicurezza un cane vagante. Nell'urto contro la macchina, Fascì ha riportato traumi e lesioni, ma le sue condizioni fisiche sono buone. Nulla da fare, purtroppo, per il quattrozampe che non è sopravvissuto all'impatto. «Quella sera – raccontano le Guardie Zoofile volontarie dell'Enpa di Caserta – eravamo in servizio per alcuni controlli anti-randagismo quando abbiamo notato un cane vagante nel centro della carreggiata. Preoccupati per l'incolumità dell'animale e degli altri automobilisti, siamo scesi dalla nostra vettura e abbiamo cercato di mettere in sicurezza l'animale.» Ed è proprio in questo momento che &e grave; sopraggiunta, marciando a folle velocità, l'auto pirata. «Nonostante avessimo segnalato la nostra presenza con i lampeggianti e avessimo intimato con la paletta all'automobilista di rallentare – proseguono le Guardie Enpa –, questi ha continuato la sua corsa senza neanche accennare a rallentare e si è dato alla fuga.» Il povero cane, colpito in pieno, è morto sul colpo; Antonio Fascì, invece, è stato preso di striscio e sbalzato all'interno di una cunetta. «Scioccati per l'accaduto – aggiungono i volontari Enpa –, abbiamo immediatamente soccorso il caponucleo, affidandolo alle cure dell'ospedale più vicino.» Ma non è tutto. La vicenda, infatti, si è tinta di giallo quando le Guardie Zoofile Enpa sono tornate sul posto per rimuovere il corpo del povero quattrozampe – corpo che era stato temporaneamente adagiato sul ciglio della strada – e non lo hanno più trovato, forse perché rimosso dal "pirata della strada" nel tentativo di cancellare ogni traccia dell'incidente. Tuttavia, secondo quanto reso noto dall'Enpa di Caserta, sono in corso indagini molto accurate per risalire all'identità del conducente.
 
L’ARENA
9 MARZO 2012
 
Uccisi due gatti e un corvo
L'ombra di messe sataniche
RITROVAMENTO INQUIETANTE. Le carcasse trovate nelle aiuole dei giardini di circonvallazione Raggio di Sole. «Temiamo siano stati sacrificati: accanto agli animali c'era un sacchetto con fiori e lumini» dice la responsabile della Lav


NELLA FOTO – il corvo e i due gatti, i fiori freschi e i lumini trovati nelle aiuole dei giardini Raggio di Sole

Alessandra Vaccari

 
Verona. Due gatti e un corvo, ammazzati con qualcosa di contundente. Non animali qualsiasi, bensì animali che solitamente vengono sacrificati durante le messe nere. Gli animali erano chiusi in un sacchetto delle immondizie. E accanto, in un altro sacco sono stati trovati fiori e lumini. E quindi impossibile non ipotizzare sacrifici animali durante messe nere. Come ha detto anche l'altro giorno monsignor Gino Oliosi, rettore di Santa Toscana, ma soprattutto esorcista riconosciuto dalla Chiesa, nelle messe a Satana viene scimmiottata la messa cattolica, in altri termini, è come se assistesse ad una messa domenicale cattolica, al contrario, nel senso che al posto della lode a Dio, subentra la lode a Satana. Cosa succede in città? spariscono reliquiari e candelabri. Si ritrovano carogne di animali come gatti e corvi uccisi a botte (la gattina aveva anche l'utero di fuori). Nelle messe nere esistono un sacerdote, dei rituali, delle preghiere, infine il culmine è la comunione satanica, al proposito vengono utilizzate ostie consacrate e trafugate dai tabernacoli delle chiese oppure rubate al momento della comunione, con la comunione "in mano". C'è anche un mercato delle ostie consacrate, riguarda soprattutto quelle grandi. Le ostie consacrate vengono poi dissacrate in vario modo: il rito cambia a seconda di quello che si vuole celebrare, e del momento dell'anno (sempre come accade nel rito cattolico). Viene sacrificata una creatura nera (gatto, corvo, cane, caprone) oppure uomini, donne, bambini, il loro sangue (talvolta mestruale o di una vergine penetrata in quel momento) viene raccolto in un calice a quel sangue si aggiunge lo sperma del sacerdote poi si intinge l'ostia nella mistura e la si dà da mangiare agli adepti, talvolta l'ostia viene inserita nella vulva di una donna.  «Stamattina verso le 9 ho ricevuto da una nostra socia, che portava a passeggio i suoi tre cani, mi segnalava la presenza di una borsa di juta con dentro dei gatti morti nascosta sotto la siepe dell'aiuola che c'è prima dei giardini Raggio di Sole», ha detto ieri Lorenza Zanaboni, responsabile della Lav. «Recatami sul posto, ho trascinato fuori da sotto la siepe la borsa e ne ho versato il contenuto. All'interno due gatti e un corvo morti. Il gatto maschio è tigrato, non sterilizzato ed è stato colpito al muso; la femmina è bianco e nera, colpita al muso e con schiacciamento dell'addome che le ha prodotto la fuoriuscita dell'utero. Il corvo stecchito. Accanto alla borsa con le carcasse dei poveri animali, una borsa in nylon contenente 4 portalumini rossi la cui candela è consumata, utilizzati come vasetti per 4 mazzetti di fiori gialli, proprio ben conservati, segno che i fiori erano stati raccolti da poche ore», continua l'animalista, «le due borse erano ben nascoste sotto la siepe e solo il fiuto dei cani della nostra socia le ha scovate. La stessa siepe verrebbe utilizzata normalmente come deposito per parti di biciclette smontate o altra refurtiva, come ci riferisce la signora che mi ha segnalato la presenza delle due borse. Inoltre, spesso la signora in quel posto e nei vicini bastioni è solita trovare porcospini morti presi al laccio da rudimentali trappole realizzate con spago. Parrebbe trattarsi di caccia a scopi alimentari ad un animaletto molto utile all'ambiente. Ci allarma la morte e lo strano modo di occultamento dei due gatti e del corvo accanto a lumini da cimitero con dentro mazzetti di fiori. Temiamo si tratti di riti satanici in cui vengono sacrificati animali». Zanaboni ha allertato il Corpo Forestale dello Stato e la polizia locale per provvedere alla rimozione delle carcasse e al loro smaltimento.
 
GAZZETTA DI MANTOVA
9 MARZO 2012
 
Cane ucciso a pistolettate da un carabiniere al parco
 
Provincia di Mantova - Una passeggiata nel parco, due cani che si azzuffano e poi i tre colpi che rompono il silenzio di una mattina di sole e squarciano il cuore di uno degli animali. A spararli, un carabiniere della stazione di Goito, fuori servizio e in borghese che ha estratto la pistola dalla tasca e ha abbattuto il cane. Questi i fatti. Discordanti le versioni sul perché l’uomo abbia usato l’arma. Inconciliabili quella fornita dalla padrona di Rex, pastore tedesco di due anni e mezzo, ucciso dai proiettili, e quella del carabiniere della Compagnia di Castiglione. Al parco urbano di Goito, a ridosso della ex statale Goitese e poco distante dalla caserma locale, si trova verso le nove del mattino, Ofelia Linda Sperneac, casalinga 46enne di origini rumene, residente a Goito, che accompagna per una passeggiata i suoi due pastori tedeschi, un maschio e una femmina. Ha i cani al guinzaglio, ma per alcuni momenti li lascia liberi. Sono cani buoni, vivaci ma mansueti, dice la donna. Nell’area verde entra il carabiniere in borghese con il suo cagnolino, un cucciolo meticcio. Nel parco non c’è nessun altro: la donna ci racconta che i suoi due cani si sono avvicinati al cagnolino, ma non in modo aggressivo. «La femmina ci ha persino giocato, mentre Rex lo ha annusato, poi al massimo ha arruffato il pelo, digrignato i denti, ma niente di più. Non lo ha morso né aggredito». Il momento invece si fa teso e, sempre secondo la donna, inspiegabilmente il carabiniere estrae dalla tasca la pistola d’ordinanza e senza indugio spara tre colpi al pastore tedesco, uccidendolo all’istante. «Mi sono spaventata da morire, perché non ho subito capito cosa stava succedendo. Pensavo avesse sparato in aria, invece poi guardo il mio cane e lo vedo a terra, sanguinante e immobile». Tre colpi precisi e mortali, uno al cuore, due ai fianchi. Sul posto viene chiamato il veterinario del paese, il dottor Stefano Greggio il quale conferma il decesso dell’animale e si preoccupa di rimuovere la carcassa. Nel frattempo vengono chiamati i carabinieri della stazione di Goito, ma anche quelli della Compagnia di Castiglione, tra cui il comandante, il capitano Giovanni Pillitteri. Secondo il comando castiglionese, il carabiniere di Goito ha usato la pistola per difendere se stesso e il suo cagnolino, perché il pastore tedesco, senza guinzaglio e senza museruola, avrebbe attaccato il meticcio e morso alla mano il carabiniere che ha tentato di proteggere il piccolo animale (il referto del pronto soccorso, a cui l’uomo si è poi rivolto) confermerà la ferita). Queste le due versioni, che probabilmente porteranno ad una reciproca denuncia: della donna nei confronti del carabiniere per eccesso di difesa; del carabiniere nei confronti della donna perché i suoi cani di grossa taglia erano in un’area pubblica senza museruola e uno dei due senza guinzaglio. Linda sporgerà denuncia, però non ora, non subito. Adesso i suoi pensieri sono per Rex, che non c’è più, quel cane cui voleva bene «e che non meritava di essere ammazzato così, per nulla».
 
GEA PRESS
9 MARZO 2012
 
Piazza Armerina: riprende la mattanza al veleno (video – ATTENZIONE IMMAGINI MOLTO FORTI)
Cento cani in un anno. Chi guadagna con la morte?
 
Nuovi avvelenamenti di animali. Ad essere colpiti sembrerebbero ancora una volta i cani. Forse però una eventuale casistica sarebbe viziata dal fatto che sono proprio i cani quelli che più di frequente vengono colpiti dal veleno nelle zone densamente abitate. Per questo è facile averne comunicazione.Una quindicina di animali, in poco più di una settimana, tra Vittorio Veneto (TV) e San Cipriano Piacentino, in provincia di Salerno. Cani randagi e cani padronali, egualmente colpiti da quello che si presuppone essere un principio attivo utilizzato in prodotti di sintesi ad uso agricolo.La città dove però ancora una volta si ricorre in maniera incredibilmente frequente agli avvelenamenti è Piazza Armerina, in provincia di Enna. In poco più di un anno sono oltre un centinaio i cani uccisi. Un lumachicida, in particolare, ma anche cocci di vetro inseriti in polpette di carne e, in alcuni casi, poveri animali centrati da colpi di fucile. Circa ottanta cani solo nel 2011. Contando quelli di quest’anno, a breve si supereranno i cento.L’elenco 2012 inizia giorno 16 febbraio con un primo cane morto nei pressi dell’Ospedale Chiello. Poi, domenica 26 febbraio, si alza il tiro. Due cuccioloni nel Villaggio San Marco. Uno dei due era l’ultimo rimasto di una numerosa cucciolata. Degli altri non si sa più niente. Nei luoghi un alto numero di bocconi avvelenati e frattaglie imbevute di veleno. Stesso giorno, stessa ora ma luogo diverso. Contrada Solazzo, altri due cani. L’indomani è il turno di Contrada Santa Croce. Un cane di proprietà ed un randagio. Il primo riuscirà a salvarsi. Fino al due marzo, quando intervengono i volontari della LAV di Enna, il cane morto è ancora ai bordi della strada chiuso in un sacco.Martedì 28 febbraio tocca a Contrada Cicciona, un altro cane. Il mercoledì e giovedì successivo è di nuovo Contrada Santa Croce a fare registrare la morte di due randagi. Tra sabato 3 marzo e lunedì 5 altri tre cani ancora. Tutti morti. I volontari, da soli, corrono da un capo all’altro della cittadina per affrontare l’emergenza ormai quotidiana.“Siamo stremati, sia fisicamente che psicologicamente – dichiara a GeaPress Lorena Sauli, responsabile della LAV di Enna – Non sappiamo come dividerci e dove correre prima. Non è stata risparmiata alcuna zona di Piazza Armerina. Abbiamo raccolto resti di carne avvelenata persino nei marciapiedi dove camminano le persone. Non finisce mai e noi siamo davvero disperati.”A chi conviene l’uccisione dei cani di Piazza Armerina? Nessuno crede più che si tratti di un folle. Piazza Armerina rappresenta il peggiore incubo degli avvelenamenti dei cani in Italia e, come l’anno scorso, la stagione della mattanza è di nuovo iniziata. Fino ad oggi non sarebbero state apportate bonifiche al terreno, mentre sembra abbastanza scontato che lo smaltimento dei cani dovrebbe essere costato non poco al Comune. Un cane da smaltire a norma di legge, richiede tanti soldi.Intanto, i volontari hanno ripreso a girare con il kit delle emergenze…una siringa con acqua e sale. Si spera che in tal maniera, il cane possa vomitare liberandosi del veleno prima che venga assimilato. C’è poi chi è rimasto intossicato solo dal contatto con la polpetta e chi non riesce a salvarsi neanche quando è stato somministrato l’antidoto. E’ il caso del cane la cui agonia vi mostriamo nel video. Il veterinario aveva somministrato l’antidoto e la macchina per portarlo in ambulatorio stava per arrivare. E’ collassato, ed anche in questo caso il veleno ha vinto. Speriamo che il video serva a smuovere qualcosa, ma teniamo ad avvisare i lettori che le scene mostrate sono drammatiche. Sconsigliamo pertanto alle persone particolarmente sensibili, la visione. Speriamo, però, che venga visto da chi dovrebbe intervenire.
VEDI VIDEO - ATTENZIONE IMMAGINI MOLTO FORTI:
 
LA SICILIA ENNA
11 MARZO 2012
 
Avvelenati altri 14 cani P. Armerina.
Nuova denuncia della Lav al prefetto; la polizia municipale apre un'inchiesta
 
Marta Furnari
 
Piazza Armerina (EN). La Lega Antivivisezione di Enna denuncia i nuovi casi di avvelenamento di cani randagi che purtroppo nelle scorse settimane ha interessato la città di Piazza Armerina, con una attività di indagine al riguardo avviata dal Comando vigili urbani.
A parlare dei gravissimi fatti che stanno accadendo è la presidente Lav Enna Lorena Sauli: "A fronte del numero sconvolgente di animali deceduti, poco o niente è stato fatto per fermare la strage" abbiamo denunciato l'eccidio alla Procura e più volte abbiamo sollecitato il sindaco a mettere in atto le procedure previste dalla legge. Non ci risultano, però, attuate le misure previste dall'Ordinanza "Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati", quali ad esempio la bonifica delle aree interessate dai bocconi avvelenati".
Sauli continua: "Intanto i cani continuano a morire, cuccioli e adulti. Sono, infatti, 14 gli animali deceduti tra atroci sofferenze dal 16 febbraio 2012 ad oggi, due quelli che sono riusciti a sopravvivere. Quest'anno gli effetti del veleno utilizzato appaiono molto più potenti. Nessuna o remotissima possibilità di scampo per i cani, nonostante il tempestivo intervento dei veterinari. A fronte di questi nuovi episodi, abbiamo scritto nuovamente al prefetto per chiedere provvedimenti utili per fronteggiare il problema."
Ad intervenire sul massacro anche Ilaria Innocenti responsabile nazionale del settore cani e gatti Lav: "Tutti i soggetti deputati a contrastare e prevenire il fenomeno devono urgentemente attivarsi per mettere in atto le procedure che il nostro Ordinamento giuridico mette a disposizione, per prevenire e contrastare il fenomeno, procedure peraltro chiarite con le Linee guida emanate il 15 novembre scorso dal ministero della salute per standardizzare e uniformarle sul territorio nazionale ed è per questo che anche la Lav nazionale ha scritto al sindaco di Piazza Armerina e al prefetto di Enna. Il numero di animali deceduti a Piazza Armerina è senza precedenti, occorre fare ogni sforzo per individuare i colpevoli della strage. Anche i cittadini possono fare la loro parte, invitiamo quindi tutti coloro che avessero informazioni o notizie per risalire agli avvelenatori a comunicarle tempestivamente alle forze dell'ordine, ciò potrebbe salvare gli animali, ma anche vite umane e difendere il prestigio turistico di una città famosa per le sue bellezze".
Intanto dalla polizia municipale armerina, diretta dal comandante Paolo Gabrieli giunge notizia circa i provvedimenti e le attività d'indagine svolta sui casi di avvelenamento: "I killer-dog - dice il commissario della polizia municipale Giovanni Velardita - ha purtroppo ripreso la sua spregevole opera di sterminio. Dopo una breve pausa, è ripresa la moria dei cani randagi. Almeno uno al giorno, stante le segnalazioni. La nostra squadra investigativa, ha avviato approfondite indagini per risalire all'identità dei responsabile di tali atti". 
 
MATTINO DI PADOVA
9 MARZO 2012
 
Tre cani avvelenati con il topicida
 
di Francesco Zuanon
 
CAMPOSAMPIERO (PD) -  Sono già tre i cani avvelenati nelle ultime settimane a Camposampiero e dintorni: scatta l’allerta anche in municipio. «Prestate attenzione ai luoghi dove portate a passeggio i vostri cani oppure ai giardini interni alle abitazioni davanti ai quali passate. Non c’è nessun allarme, ma tre casi in poco tempo richiedono attenzione» spiega l’assessore alla sicurezza Salvatore Scirè. Il primo caso si è verificato in via Tiso da Camposampiero, dove una residente, C.B., ha trovato in giardino il proprio cane agonizzante e, dalle analisi compiute prima dal veterinario e poi dall’Usl 15 Alta Padovana, si è giunti alla conclusione che l’animale era stato avvelenato da alcuni bocconi contenenti il dicumarolo, sostanza utilizzata come veleno per topi. In seguito alla segnalazione da parte del servizio di igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche dell’unità sanitaria locale, il sindaco Domenico Zanon ha richiesto alla polizia locale una serie di controlli e indagini sul territorio comunale. Nelle ultime settimane, due casi si sono verificati in via Pavese e in via Pasubio, nello stesso quartiere residenziale San Marco, a ovest della ferrovia e a ridosso del polo ospedaliero. «Sempre cani domestici avvelenati nelle vicinanze o dentro i giardini. Le ipotesi possono variare: dallo scherzo al dispetto. Ma non possiamo trascurare anche la possibilità che qualche malintenzionato voglia liberare i quartieri dalla presenza rumorosa e vigile dei cani per avere campo libero» ipotizza l’assessore Scirè. Che a questo punto, a nome di tutta l’amministrazione comunale, invita quindi «tutti i cittadini che trovassero bocconi sospetti o esche a segnalare subito gli episodi alla polizia locale o in municipio». La tempestività potrebbe evitare altri casi di avvelenamento, ma anche fornire elementi utili alle indagini in corso.
 
IL CENTRO
9 MARZO 2012
 
Cani avvelenati, allerta del sindaco
 
TARANTA PELIGNA (CH). Ha rivolto un appello ai suoi concittadini, il sindaco Marcello Di Martino, per dire basta agli avvelenamenti dei cani.I casi segnalati sono stati finora tre: a novembre tre cani morti; uno a dicembre; alcuni giorni fa due cani morti e un altro salvato dalle cure veterinarie.Nei primi due casi è stata utilizzata la stricnina, mentre nell’ultimo sono stati usati veleni emorragici.Gli episodi avvengono nelle zone marginali del paese. Sono in corso indagini da parte dei carabinieri e delle guardie forestali.
Il sindaco Di Martino sostiene che si tratti di «emergenza criminale e di allerta sociale. Chi si macchia di tali misfatti, la cui serialità è evidente, oltre che ad accanirsi vigliaccamente e in modo deprecabile contro gli animali, mette anche a serio rischio la vita dei cittadini e dei bambini in modo particolare», afferma il primo cittadino che aggiunge: «Faccio appello a tutti i tarantolesi affinché vigilino e controllino sugli spazi aperti e nei giardini e riportino in Comune tutte le informazioni necessarie alla bonifica degli ambienti e le indicazioni utili alle forze dell’ordine per stanare chi continua a delinquere con tanta malvagità nel nostro paese», conclude il sindaco Di Martino.
 
GEA PRESS
9 MARZO 2012
 
Savona: la gatta con l’amo in bocca
L'ENPA: pesca di terra da mettere subito sotto controllo
 
 
Aveva un amo conficcato nel palato, la gattina di Cella Ligure (SV) salvata dai volontari della Protezione Animale. L’amo le impediva di mangiare, oltre a procurarle notevole fastidio e dolore. Per estrarlo è stato necessario un intervento chirurgico in anestesia totale. Per fortuna il povero animale si è ora ripreso. In attesa di trovare una nuova e meno pericolosa sistemazione, la gattina sta trascorrendo la sua degenza presso il gattile di Albissola Marittima.Purtroppo non è la prima volta che capitano episodi di questo genere. Proprio l’ENPA di Savona ha infatti più volte denunciato l’incredibile comportamento di numerosi pescatori, i quali abbandonano nei pressi della riva, ami ed altri attrezzi potenzialmente pericolosi. Tra questi le esche in silicone o altro materiale, a forma di pesce. Vere e proprie attrattive con esiti che possono essere anche mortali. Chi più spesso cade nell’inganno, sono i gabbiani. Nel caso di Celle Ligure, invece, la gattina.Pescatori di terra che spesso, a dire dell’ENPA, non sono considerati neanche per i danni arrecati al mare. Secondo la Protezione Animale di Savona, la loro discutibile attività, forse perché erroneamente ritenuta poco dannosa, è stata esclusa dal censimento della pesca sportiva. Censimento peraltro tardivo rispetto alle direttive europee ed intrapreso finalmente solo l’anno scorso.Per gli animalisti risulta ad ogni modo incomprensibile come, in un momento così grave per i pesci del Mediterraneo, con il 75% delle specie in netta riduzione, si permetta ancora di pescare per divertimento, per giunta senza regole ed identificazione; e ben sapendo che molti praticanti cedono il pescato, spesso consistente, a ristoranti compiacenti in violazione delle norme igieniche e fiscali.
 
POLIZIA DI STATO
9 MARZO 2012
 
Tre persone denunciate per furto e maltrattamento animali
 
Nell’ambito dei servizi di controllo del territorio disposti dal Questore di Catania dott. Antonino CUFALO, personale della Squadra a Cavallo dell’U.P.G.S.P., nel quartiere di San Cristoforo ha denunciato in stato di libertà tre individui per furto aggravato e maltrattamento animali. Nella circostanza, sono stati rinvenuti e sequestrati nr.5 cavalli.
 
TUSCIA WEB
9 MARZO 2012
 
Tribunale - A un'ammenda di 5mila euro
Catena troppo corta per i cani, dieci cacciatori condannati
 
Condannati in dieci per maltrattamento degli animali.
Erano accusati di tenere i loro cani da caccia legati con una catena troppo corta. Per questo, il tribunale di Viterbo, sezione distaccata di Montefiascone, ha condannato dieci cacciatori di Civitella D’Agliano a un’ammenda di 5mila euro.
La sentenza è stata emessa ieri dal giudice Italo Ernesto Centaro. I fatti contestati risalgono al 2007, anno in cui arrivarono gli ispettori nel bosco in cui uno degli imputati teneva una quarantina di cani da caccia, nelle campagne di Civitella.Dai controlli risultò che la catena usata per legarli era lunga all’incirca un metro. Troppo poco, secondo i parametri regolamentari. E così il pm Paola Conti dispose il sequestro dell’area e i dieci cacciatori finirono a giudizio per maltrattamento degli animali.Il reato comprende un’infinita varietà di fattispecie, dalle catene troppo corte ai combattimenti clandestini tra cani. Ecco perché l’accusa è come un macigno per chi dice di amare e curare i propri animali. A maggior ragione per i dieci imputati che, senza i loro cani, non sarebbero potuti andare a caccia.“Dal processo – spiega l’avvocato Michele Guerriero, che assisteva i cacciatori – è risultato che i cani godevano di buona salute, non presentavano ferite e che erano stati sempre adeguatamente nutriti. Il maltrattamento, semmai, era eventuale: la catena troppo corta avrebbe potuto causare loro lesioni. Di fatto, però, queste lesioni non c’erano”. Motivo per cui la difesa ha già deciso di fare appello. Il ricorso sarà pronto entro i prossimi quindici giorni.
 
GEA PRESS
9 MARZO 2012
 
Viterbo: 5000 euro di condanna per i cani alla catena
Dietro l'angolo, la prescrizione.
 
I fatti risalgono al febbraio 2007, quando il NIRDA (Nucleo Investigativo sui Reati in Danno agli Animali) sequestrò 1200 metri quadrati di bosco nei pressi di Civitella D’Agliano (VT) occupato abusivamente da un canile con 44 cani. Gli animali vennero trovati alloggiati in cucce costruite con materiali di fortuna e tutti tenuti ad una corta catena di circa un metro. Condizioni di privazioni che li avrebbero costretti finanche nei minimi movimenti. Nei pressi dei luoghi, pure una gabbia trappola, vietata dalla legge, già armata ed attrezzata con un’esca di carne. I proprietari dei cani erano parte dei componenti di una nota squadra di caccia al cinghiale di Civitella. Tra essi pure il Presidente della squadra.Di Decreto penale di condanna neanche a parlarne. Quell’ignominia di essere accusati di maltrattamento e inidonee condizioni di detenzione andava tolta. La vicenda, del resto, fece molto scalpore e finì sulle prime pagine dei giornali locali e non solo. La difesa, nel corso del dibattimento, puntò molto sul fatto che i cani non presentassero ferite e che fossero tutti ben alimentati. Ieri la condanna. 5000 euro di ammenda. Lo riferisce il quotidiano Tuscia Web, il quale riporta non solo la tesi sostenuta dal difensore ma annuncia anche come quest’ultimo farà ricorso in appello dal momento in cui non vi erano ferite a seguito della corta catena.Bisognerà leggere le motivazioni della condanna per capire il motivo per il quale i cacciatori hanno perso, ma giova ricordare come, sia per le inidonee condizioni che per il maltrattamento, valgono condotte in grado di procurare patimenti non solo fisici ma anche psichici. La prima sentenza che rivoluzionò in tal senso il concetto di maltrattamento è ormai antica, ed ha avuto nel tempo pieno riconoscimento giurisprudenziale nelle sentenze della Corte di Cassazione. Ai tempi di quella sentenza, esistevano ancora la preture. Venne emessa ad Amelia, in provincia di Terni, a pochi chilometri da Civitella D’Agliano.L’avvocato difensore ha già annunciato ricorso in appello. Considerato che i fatti sono successi all’inizio del 2007, la prescrizione è dietro l’angolo. I cacciatori potranno nel caso dire di non essere mai stati condannati.
 
TRENTINO
9 MARZO 2012
 
Il capriolo in palio, un’atrocità
 
RONZO - CHIENIS (TN). Animalisti offesi e sconcertati. La femmina di capriolo, messa in palio alla lotteria della riserva di caccia di Ronzo-Chienis, ha creato polemiche e perplessità. Soprattutto sul profilo Facebook del nostro giornale. «Ormai l’animale è parificato ad un oggetto qualsiasi, come una bici o una tv», tuona Anna Pilati del movimento “No alla caccia”. «È un pretesto per rendere normale una atrocità come la caccia», commenta Giusy Ferrari di “Animalmente”.Come raccontavamo nell’edizione di ieri, la riserva di caccia Ronzo - Chienis ha allestito una lotteria (per raccogliere fondi da destinare alla sopravvivenza dell’associazione e alla beneficenza) durante la prima mostra dei trofei (che si terrà dal 23 al 25 marzo). Come raccontava il rettore della riserva, Ezio Cappelletti, la decisione di inserire l’abbattimento di un capo di capriolo femmina non è un fatto inedito. Abitudine consolidata in altre riserve, anche Ronzo Chienis ha deciso di prendere un capo già inserito nel piano di abbattimento provinciale e destinarlo alla lotteria.Alla lettura della notizia, sono piovute le critiche dagli ambienti contrari alla caccia, vegetariani e vegani. Sul profilo Facebook del Trentino gli scambi di vedute sono stati piuttosto fitti (qualche volte con frasi poco urbane). Che ha coinvolto Rosanna Manara, Francesco Cio Larcher, Andrea Tamanini, Marco Chizzola, Annalisa Bortolotti, Irene Andreoli, Daniele Brugnara, Silvia Struffi, e raccolto l’apprezzamento di Paolo Pegoretti, Grazia Palombella, Simon Beltrami Marisa Francesconi, Nicola Franceschi e Roberto Rampanelli Menotti.
«L’animale visto come oggetto appartiene al pensiero dei cacciatori - commenta la vicepresidente del movimento vegetariano “No alla caccia” - questa volta si sono smascherati, parificano l’animale ad una bicicletta. Non viene considerato il suo ruolo all’interno della catena naturale. La vera motivazione è considerare l’animale come oggetto e giocare con la sua vita».Bordate anche da Giusy Ferrari, responsabile di Animalmente. «Siamo stufi di leggere che sparano per la caccia di selezione. È atroce pensare all’animale come oggetto. E se vincesse il premio una persona che non pratica la caccia? Dobbiamo allora vederlo come un atto di generosità dei cacciatori che rinunciano all’abbattimento di loro animale? È offensivo». E annuncia un volantinaggio alla prossima fiera di San Giuseppe a Trento e alla Fiera caccia e pesca di Riva del Garda.
 
TRENTINO
10 MARZO 2012
 
Quel capriolo è da abbattere
 
RONZO CHIENIS (TN). Nerio Giovanazzi, consigliere provinciale di “Amministrare il Trentino”, da appassionato cacciatore, interviene nel dibattito sul capriolo in premio alla lotteria dei cacciatori di Ronzo Chienis. «Non si tratta di parificare un animale a un oggetto, ma quella femmina di capriolo fa già parte di un piano di prelievo. Non si rompono equilibri».
Il consigliere provinciale Nerio Giovanazzi ha letto attentamente gli articoli dedicato al caso di Ronzo Chienis. «Traspaiono sdegno, indignazione e preoccupazione e personalmente credo che la cosa sia stata eccessivamente caricata di significati che non trovano solido fondamento né con la realtà dei fatti né con il buon senso», premette Giovanazzi. «Sappiamo che l’attività venatoria ha sempre sollevato forti discussioni e grossi scontri - spiega ancora - in palio non c’è un oggetto che corrisponde ad una femmina di capriolo: in palio vi è la possibilità di fare un prelievo, nella riserva interessata, di un soggetto che rientra nei piani di abbattimento redatti in base alla consistenza faunistica. Se il prelievo non lo dovesse fare il vincitore del biglietto - o nel caso in cui tale vincitore fosse un non cacciatore - lo farebbe comunque un cacciatore della riserva. Non si tratta di parificare un animale ad un oggetto, né di rompere equilibri esistenti tra il prelievo e a consistenza faunistica».
Il consigliere provinciale Nerio Giovanazzi ribadisce un concetto: «Questa polemica non deve offuscare il ruolo svolto dai cacciatori sul territorio e all’interno della comunità». Concetto ampiamente espresso anche dal rettore della riserva di Ronzo - Chienis, Ezio Cappelletti.«Il titolo “capriolo in palio, un’atrocità” mi ha fatto correre con il pensiero ai momenti di apprensione quando ho saputo dell’arresto dei due marò e del trattamento loro riservato dalle autorità indiane - conclude Giovanazzi - al fallito blitz inglese per liberare i due ostaggi in Niegria, che ha avuto un esito drammatico, per non parlare poi di Rossella Urru. Potrei citare altre preoccupanti situazioni di violenza perpetrata ai danni degli esseri umani più indifesi, ma ormai su questo regna la quasi totale indifferenza e sembra dia molto più scandalo un fatto come questo».Sullo stesso episodio, il consigliere provinciale dei Verdi, Roberto Bombarda, ha proposto una interrogazione in merito. «La lotteria - scrive - non è una “libera e gratuita donazione”», ma esiste una precisa normativa sul finanziamento di tali associazioni e contesta il fatto che l’acquisto in numero diverso di biglietti possa configurare un commercio.
 
GEA PRESS
9 MARZO 2012
 
Sartiglia di Oristano: cavallo colpito ai reni (video)
Il Comitato Europeo Difesa Animali: speriamo non dicano che trattasi d'affetto.
 
Nuove polemiche sulla Sartiglia di Oristano, svoltasi lo scorso febbraio. In un filmato dell’edizione appena conclusa, si vede chiaramente uno dei cavalieri colpire ripetutamente il cavallo da lui montato. L’animale sembra avvertire i colpi ed in qualche maniera l’esercizio equestre viene portato a conclusione.Inizialmente era sembrato che le autorità, dopo il tragico incidente dell’anno scorso fossero corse ai ripari. Poi, però, il comunicato apparso nel sito della Fondazione Sa Sartiglia, lascia più di qualche dubbio. In merito alle notizie relative alle decisioni della Giuria, si legge nel comunicato, “al momento non esiste alcun provvedimento da parte degli organi competenti, ma solo la decisione della Giuria di segnalare il caso al fine di un’attenta valutazione dei fatti accaduti“. “Se, comunque, il cavaliere ha commesso un errore”, si legge ancora nel comunicato “chi ne ha la competenza potrà decidere di sanzionarlo, ma è corretto dare al caso la giusta dimensione che non appare quella di un maltrattamento voluto“. Anzi, per la Sartiglia, i maltrattamenti voluti non esistono a priori. Questo perché, aggiunge la Fondazione “in Sartiglia è improprio parlare di maltrattamenti e chi vive questa manifestazione, la segue e la ama, conosce il profondo rispetto che ogni cavaliere ha per il suo compagno di corsa. Possono esserci errori, leggerezze, ma mai maltrattamenti voluti“.Chi non la pensa alla stessa maniera è Roberto Tomasi del Comitato Europeo Difesa Animali che già l’anno scorso aveva denunciato gli incidenti.“Non stupisce per niente – ha dichiarato Tomasi – quanto accaduto nella Sartiglia del mese scorso. E’ inoltre penoso il tentativo da parte degli organizzatori di minimizzare l’accaduto, per non dire delle affermazioni del fratello del fantino sul fatto che si stesse solo spronando il cavallo“.Per Tomasi l’unica cosa che non poteva evitarsi era un commento, visto che gli incidenti dell’anno scorso e quello occorso quest’anno sono stati abbondantemente documentati con riprese video e fotografiche. “Meno male che non è stato dichiarato che trattavasi di un atto di affetto” ha commentato ironico Tomasi.
VEDI VIDEO:
 
IL TIRRENO
9 MARZO 2012
 
Sbranato dai cani Dubbi dei periti
 
LIVORNO «C’è qualcosa che non torna nella ricostruzione della dinamica dell’aggressione, rispetto anche a quanto emerso dall’autopsia. Vogliamo vederci chiaro: è per questo che io e miei periti, medico legale di parte in primis, vogliamo approfondire l’indagine sulla morte di Vito Guastella». È determinato l’avvocato Antonino Sugamele, che assiste la famiglia Guastella-Salato, quando parla della morte del camionista di 50 anni sbranato da un branco di cani martedì 28 febbraio sull’Arnaccio. Sono diversi gli interrogativi che si pone il legale: «Prima di tutto mi chiedo perché il camion non sia stato sequestrato dagli investigatori. Io penso che sarebbe stato importante invece analizzare il mezzo e capire se c’erano delle anomalie». Guastella al momento dell’aggressione, in base a quanto emerso dalle indagini, stava agganciando il rimorchio – che aveva lasciato in sosta sul piazzale gestito dalla ditta di trasporti Di Leo - alla motrice. «Io credo che il mezzo debba essere sottoposto a una perizia anche per capire i movimenti fatti dalla vittima: c’è qualcosa che non quadra. Mi domando infatti perché il camionista non sia salito a bordo del tir, cosa che, molto probabilmente, gli avrebbe garantito la salvezza». Il camion non è mai stato sequestrato dai carabinieri e dalla Procura che coordina l’inchiesta: gli inquirenti non hanno ritenuto necessario sigillarlo in quanto non direttamente connesso all decesso. Intanto procedono le indagini per capire a chi appartenessero gli otto-nove cani del branco che ha attaccato mortalmente il camionista. Per ora restano tre gli indagati: la romena Rodica Trofin, 52 anni, il camionista Claudio Giacalone, 58, Daniele Giuseppe Di Leo, titolare della ditta di trasporti e proprietario del piazzale dove stanziavano i cani. Ieri mattina invece, dopo dieci giorni di tentativi, è stato catturato l’ultimo cane del branco. La task force di veterinari della Asl, vigili urbani e carabinieri ha individuato il cucciolo, un maschio di circa un anno e mezzo, di grossa taglia. Per prenderlo i veterinari hanno dovuto agire in un luogo circoscritto. Fondamentale l’intervento della romena che ha fatto entrare l’animale nella sua roulotte. Lì i veterinari l’hanno immobilizzato, colpendolo con un dardo anestetizzante. Erano giorni che sfuggiva alla cattura. Gianfranco Giannardi, capo del servizio Prevenzione dell’Asl, spiega perché: «Questo cane s’è rivelato particolarmente sveglio. Inoltre, nel momento in cui noi nei giorni scorsi lo abbiamo colpito più volte con il sedativo, l’animale ci ha associato al pericolo. Ecco perché scappava. L’unico modo per bloccarlo era agire in un ambiente circoscritto. Infatti - prosegue l’esperto - nel caso in cui la roulotte della romena non avesse funzionato, ci eravamo già organizzati col Comune di Colle con delle transenne da mettere nel piazzale per creare un luogo chiuso». Il cucciolo ora è con altri cani nel canile di Crespina.
 
GEA PRESS
9 MARZO 2012
 
Australia: tartarughe macellate vive in spiaggia (VIDEO)
Il Ministro dell'Ambiente: investigherò. Gli animalisti: vieti subito le cacce di tradizione.
 
Il Ministro dell’Ambiente dello Stato australiano del Queensland ha disposto una immediata investigazione e si è detto indignato dopo aver visto il documentario diffuso ieri sera dalla ABC (Australian Broadcasting Corporation). C’è però chi si chiede cosa abbia da investigare, visto che le popolazioni locali aborigene del Queensland possono cacciare e di conseguenza macellare tartarughe marine e dugonghi.E’ una caccia di tradizione riconosciuta, l’unica cosa che non si potrebbe fare è la vendita della carne.Ed invece ieri la ABC ha mostrato senza veli la caccia di tradizione australiana, consentita dalle leggi del Queensland (vedi VIDEO – ATTENZIONE, IMMAGINI MOLTO FORTI). Tartarughe lasciate per numerose ore in acqua appese da una corda e macellate vive. Appena il tempo di stordirle … con un pezzo di cemento lanciato con forza in testa. Gli spruzzi di sangue dal moncherino dell’arto amputato, i coltellacci del macellaio, l’animale che di dimena e spalanca la bocca per il dolore atroce. Poi i dugonghi. Il pacifico mammifero marino che viene finito per annegamento trascinandolo in mare con una barca a motore.Un argomento imbarazzante, perché di mezzo c’è il rispetto delle tradizioni e poi, una minoranza, quale quella aborigena locale. Un popolo, nel suo complesso, notoriamente molto discriminato dall’arrivo degli occidentali.L’ABC ha filmato tutto, ivi compreso l’arrivo dei pacchi in aeroporto. Dentro, pezzi di tartaruga e i dugonghi. C’è anche, a tranci, la tartaruga macellata e ripresa dalla ABC disposta sottosopra nella spiaggia del Queensland. Nel suo corpo aveva 150 uova. Del resto si avvicinava alla spiaggia per nidificare . Eppure le giustificazioni addotte sono già state sentite da altre parti. C’è chi richiama la crisi economica, altri se la prendono con problemi più grandi, come l’effetto serra. Chi non è stato mai d’accordo, senza rischio di essere tacciato di razzista, sono gli animalisti australiani che, senza se e senza ma chiedono che venga immediatamente soppressa la caccia di tradizione. Ieri sera, però, il Ministro dell’Ambiente del Queensland si è indignato e vuole investigare. Speriamo che non decida di vietare le riprese video.
VIDEO ATTENSIONE IMMAGINI FORTI
 
GEA PRESS
9 MARZO 2012
 
Slovacchia: no alla caccia di cani e gatti
Adesso è legge.
 
Successo degli animalisti Slovacchi. Per quanto incredibile possa sembrare, nel piccolo paese dell’Unione Europea era consentito ai cacciatori potere uccidere cani e gatti. Secondo le stime del 2009 almeno 15.000, tra cani e gatti. Il tutto all’interno delle riserve di caccia dove si poteva sparare anche contro gli stessi cani da caccia che si erano allontanati dal loro padrone. Dal sei marzo scorso, le cose cambiano. Il Parlamento Slovacco ha infatti approvato un articolo di legge che vieta tali uccisioni.A farsi promotori dell’iniziativa erano stati, già lo scorso maggio, due deputati del partito di Governo SAS (Partito Solidarietà e Libertà) che hanno poi ricevuto l’appoggio parlamentare.Vale la pena ricordare che la Slovacchia è un paese aderente all’Unione Europea. Solo una legge interna ha potuto però cancellare una norma crudele. Nessun impedimento, infatti, è stato mai sollevato in sede europea, mancando una norma specifica posta a tutela degli animali d’affezione. L’impegno dell’Unione, infatti, è particolarmente riservato agli animali da reddito, ovvero quelli di allevamento. Ad essi, ovvero agli allevatori, sono andati la totalità dei contributi destinati al benessere degli animali.
 
LA ZAMPA.IT
9 MARZO 2012
 
Thailandia, sequestrati animali rari diretti al traffico
Il proprietario è stato arrestato

 
Bangkok Cinque tigri, tredici leoni albini, pantere e altri esemplari di specie minacciate di estinzione, per un totale di 200 animali, sono stati sequestrati dalle autorità tailandesi nel corso di un raid contro una rete di trafficanti nella provincia di Saraburi, Thailandia centrale.
"Il proprietario degli animali non ha fornito i documenti legali per le cinque tigri e pertanto è indagato per violazione della legge sulla tutela e la conservazione della fauna selvatica", ha indicato il tenente colonnello Adtapon Sudasi, agente della polizia criminale per i reati ambientali.
Altre verifiche sono in corso per determinare la proprietà degli altri animali, tra cui due orangutan, due panda, quattro fenicotteri e due cammelli. L'uomo, Yutthasak Suthinan, 52 anni, rischia fino a 4 anni di prigione.Il gruppo animalista Freeland Foundation, citato dalla polizia, ha precisato che in passato Suthinan apparteneva a una importante rete legata all'Africa e ad altri paesi e successivamente nella sua azienda ha cominciato a promuovere la riproduzione degli animali per soddisfare le numerose richieste. I poliziotti hanno ritrovato inoltre resti di elefanti, zebre, gnu e leoni e della carne conservata nel congelatore e probabilmente destinata ai ristoranti.
 
LA ZAMPA.IT
9 MARZO 2012
 
Rio, turisti salvano delfini piaggiati
 
Essere in vacanza a Rio de Janeiro, a oziare su una delle infinite spiagge brasiliane, e diventare, tutto d'un colpo, un eroe. Per qualcuno quella parola potrà sembrare esagerata, ma non la pensano così gli amanti degli animali e le persone che hanno visto il video fare il giro del web. In pochi istanti una trentina di delfini si sono spiaggiati, trasportati dalle onde. Inutile il loro muovere le pinne, il loro destino sembrava segnato. Di fronte a loro molti turisti che, superato l'iniziale stupore, si sono buttati in acqua e, con ogni mezzo, sono riusciti a rimettere in mare i mammiferi. E alla fine scatta l'applauso e le urla di felicità delle persone.
VIDEO
 
PANORAMA
9 MARZO 2012
 
Servivano in mensa animali contaminati con uranio impoverito. E’ allarme a Capo Frasca
 
 
Mitragliati con le armi all’uranio e poi macellati e mangiati da civili e militari. Non si tratterebbe di un fatto accaduto una sola volta ma di episodi ricorrenti, ovvero, ogni volta che il bestiame dei pascoli confinanti con l’area del Poligono militare di Capo Frasca, Oristano, sconfinava e raggiungeva il presidio militare.Questa sorte è toccata a cavalli, buoi e agnelli che allontanandosi,  si inoltravano nella zona “bersaglio” dei mitragliamenti. Gli animali sarebbero stati colpiti a morte da proiettili realizzati con uranio impoverito o altri metalli pesanti pericolosi per la salute, sparati dai militari in addestramento ma anche dagli aerei. Poi, le loro carcasse nonostante fossero state contaminate con le nanoparticelle, non sarebbero state smaltite o distrutte o abbandonate sul terreno ma caricate sui mezzi e portate nella mensa per essere sezionate, cucinate e distribuite nei pasti giornalieri.Non sappiamo se l’attività di macelleria sia stata autorizzata o meno e se le Asl abbiano effettuato controlli- continua a denunciare a Panorama.it, Falco Accame, presidente dell’Associazione italiana assistenza vittime arruolate nelle forze armate e famiglie dei caduti (Anavafaf)- ma certamente le nanoparticelle depositate nei corpi degli animali sono nocive per la salute”.Sulle sperimentazioni militari e sulle conseguenze cliniche per i cittadini, animali e per gli stessi militari che hanno maneggiato le armi all’uranio, sono in corso inchieste della magistratura di Lanusei e Cagliari; indagini iniziate a seguito di un rapporto shock redatto proprio dai veterinari dei due centri abitati sardi sull’inquinamento ambientale del Poligono Interforze di Salto di Quirra.La magistratura sta esaminando le aree regionali dove in passato è stato fatto uso di uranio impoverito e dove sono state “recuperate” carcarsse di animali le cui carni sono risultate positive alla presenza di nanoparticelle. E proprio in queste zone continuano a svolgersi i cosidetti “giochi di guerra”, nonostante già dal dicembre 2011 la Commissione Paritetica Regionale sulla servitù militari sia sia opposta al piano semestrale di esercitazioni.Ma è sempre in Sardegna, nei pressi del poligono di Quirra, che da anni nascono animali deformi, quasi mostruosi, come il piccolo Polifemo. A dicembre scorso, infatti, dopo quattro giorni è morto l’ultimo dei numerosi agnelli deformati nato nella zona “d’osservazione” con un solo occhio al centro della testa, il cervello esposto e le orecchie molto più lunghe del normale. I veterinari sono riusciti a tenerlo in vita per il tempo necessario ad poter effettuare, su disposizione della magistratura, le analisi del sangue.Ma la denuncia di Falco Accame si fa ancora più precisa: “Durante la recente visita della Commissione Parlamentare d’Inchiesta del Senato sull’uranio impoverito e nanoparticelle non sono emersi dei fatti verificatisi nel poligono di Capo Frasca e forse anche in altri presenti in territorio sardo, aventi interesse per la salute del personale militare nonostante la Commissione sia stata informata su chi può testimoniare in merito”. Non solo.“Assieme alle operazioni di macelleria non cosentite nel Poligono di Capo Frasca- continua Accame- si sono verificati episodi gravissimi che ritengo meritino una fortissima censura: l’atteggiamento di alcuni comandanti”.Il  presidente dell’Anavafaf, sostiene che alcuni ufficiali abbiano dato, solo per puro divertimento, l’“ok” ai mitragliamenti degli animali. E una volta colpiti, si fossero messi a ridere.Ma la scia dei militari che si sono ammalati di leucemia e linfoma di Hodgkin dopo avere prestato servizio nei poligoni sardi e aver maneggiato le armi all’uranio impoverito, continua ad aumentare.“Non è accettabile che il segreto nei Poligoni copra questioni che riguardano la salute del personale- conclude Falco Accame- il segreto deve limitarsi a questioni riguardanti le traiettorie dei proiettili e gli effetti causati dalle esplosioni”.
 
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
10 MARZO 2012
 
Maglie, cagna legata  col cappio al guard-rail
 
 
ANGELA LEUCI
 
MAGLIE (LE) - Ennesimo caso di violenza contro gli animali a Maglie. È accaduto all'entrata dalla statale 16, nei pressi della strada per Melpignano, dove una innocua cagna meticcia è stata legata al guardrail e abbandonata. Il suo aguzzino, volontariamente o forse no, aveva messo in atto un meccanismo che l'avrebbe portata alla morte. La cagna, che si trovava lì da almeno due giorni, aveva infatti cercato di liberarsi, tagliandosi il collo con la corda con cui era stata legata: fortunatamente, un commerciante della zona ha chiamato i soccorsi, che sono giunti dal veterinario Rosario Faggiano, che ha salvato il povero animale suturando la ferita con numerosi punti. La meticcia, che non ha ancora un nome, osserverà dieci giorni di convalescenza, e poi potrà essere adottata. Sta già meglio e al momento si trova dal veterinario che l'ha soccorsa, in attesa che qualcuno le voglia bene. Maglie conosce nuovamente la barbarie dell'uomo contro gli animali. Alla fine del 2011, il bilancio è stato assolutamente negativo in fatto di violenze di questo genere, anche se si è chiuso con il lieto fine della vicenda di Angel, cucciola mutilata a Martignano, adottata proprio a Maglie, a testimoniare che gli esempi virtuosi esistono anche qui. Ma i maltrattamenti a cani e gatti non si arrestano, tanto che un cittadino di Maglie, stanco di vedere i propri gatti avvelenati, ha inscenato una protesta appendendo uno striscione sul balcone di casa.
Purtroppo, i colpevoli di questi reati restano ancora troppo spesso impuniti. 
 
LA NUOVA SARDEGNA
10 MARZO 2012
 
Uccide a calci la cagnetta del titolare

SASSARI. Il suo orario di lavoro era finito. Alle 20 le telecamere a circuito chiuso inquadrano un uomo che guarda in alto, fa qualche passo e sale in una rampa di scale. Un operaio non dovrebbe andare lì, al primo piano c’è l’ufficio del datore di lavoro. E’ una stanza delimitata da un vetro trasparente e quella sera, rinchiusa dentro, c’è Ciccetta. E’ una cagnetta di pochi chili, con lontane parentele con qualche avo yorkshire. La telecamera non racconta cosa accade in una manciata di minuti, è puntata in basso, nell’area di fabbricazione e sui macchinari. Ma lì c’è un altro operaio, che guarda atterrito col naso all’insù e cammina all’indietro, come per allontanarsi da qualcosa che non avrebbe mai voluto vedere.
Alle 7,45 del giorno successivo la telecamera esterna della ditta Cogita, che produce infissi a Predda Niedda, intercetta qualcosa di strano. Un dipendente entra nel cancello. All’interno dei locali afferra una scatola di cartone e una busta dell’immondizia. L’ultima sequenza è questa: l’uomo alle 8 esce nuovamente e in mano stringe un sacco nero. Dentro c’è Ciccetta, massacrata a calci con le scarpe antinfortunistiche. Quando i dipendenti ritrovano la carcassa gettata in un terreno vicino, Giuseppe, il suo proprietario, non ha il coraggio di guardarla. E’ un omone grande, che potrebbe incutere timore, e invece sono cento chili che si sciolgono in pianto. «Dopo aver ucciso la cagnetta - dice - è venuto al lavoro e ha fatto finta di niente. Mi ha offerto anche un caffè». Non c’era un motivo valido per quell’esecuzione: nessuna antipatia o vendetta col titolare, stipendi sempre pagati puntuali, assunzione in regola. «Questa è l’ultima busta paga - dice Giuseppe - mi tocca anche liquidare una bestia simile. Però da oggi è licenziato». Allora è semplice fastidio, la seccatura di avere tra i piedi una animale che ha la pessima abitudine di scodinzolare e reclamare carezze. Forse non voleva ammazzarlo: «Ho fatto una cazzata», si è giustificato l’uomo con i colleghi, ma è un’esplosione di violenza inaccettabile da un uomo di 47 anni, padre di due figli. Oltretutto non era la prima volta che prendeva a calci la bestiola. I suoi colleghi all’inizio erano restii a raccontare la verità: sapevano delle conseguenze, il licenziamento era scontato e anche la denuncia in Questura. L’uccisione di un animale è un reato grave e si rischia da 4 mesi a 2 anni di reclusione. Ma tutti erano affezionati a Ciccetta, che non sarà stata benedetta dal santo pedigree, però aveva una simpatia che conquistava. La stessa che ora sprizzano i suoi quattro cuccioli partoriti sei mesi fa, che corrono allegri e innocenti nel cortile assolato. E quando un operaio arriva col bustone nero, e i cuccioli si precipitano curiosi ad annusare, loro si affrettano ad allontanarli, con la pietà e il giusto rispetto che si riserva ad ogni essere capace di soffrire. Poi allontanano la mamma morta e li accarezzano più forte.

 

CASTELLI TODAY

10 MARZO 2012

 

Velletri (RM): salvo il cagnolino trovato imprigionato da una trappola illegale

La notizia si è diffusa ben presto su tutti i siti dedicati agli animali: una settimana fa un cagnolino è statro trovato imprigionato in una trappola costruita ad hoc in un fondo. Una trappola mortale per gli animali selvatici

 

Velletri: salvato cane intrappolato trappola illegale
Il cagnolino liberato dalla polizia (Foto Ansa)



 

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di Francesca Ragno

 

Velletri: salvato cane intrappolato trappola illegale
La notizia si è ben presto diffusa nel corso di questa settimana su tutti i siti internet dedicati alla tutela degli animali dopo che lo scorso sabato un cagnolino meticcio di piccola taglia e dal pelo nero era stato trovato imprigionato in una trappola mortale nelle campagne di Velletri e per fortuna è stato salvato e si è ripreso, dopo esser stato liberato e rifocillato.

Il cagnolino era rimasto imprigionato in due cappi di acciaio nascostri tra le foglie intorno alla recinzione di un fondo di campagna nella zona compresa tra via delle Noci e Via Colle dell'Acero.

Il cagnolino era stato ritrovato dagli agenti della polizia disidrato e con i cappi che gli stringevano lo stomaco e i genitali. Sempre nella stessa zona settimane fa erano state trovate delle ossa a testimonianza che lì già qualche altro animale aveva perso la vita.

Il proprietario del fondo dove sono disseminate diverse trappole per animali non ha saputo dare spiegazioni sulla presenza delle trappole e ha negato che fosse stato lui ad averle posizionate. Sull'accaduto è stata esporta denuncia contro ignoti

 
TUTTO GRATIS
10 MARZO 2012
 
Maltrattamento animali: torturavano i cani e pubblicavano i video in rete. Arrestati
 
 
Due ragazzi americani, rispettivamente di 22 e 13 anni, sono stati arrestati con l’accusa di maltrattamento animali, dopo essersi filmati mentre torturavano dei cuccioli di cane e per aver postato i video, incriminanti, su youtube.Com’era evidente dal video, i due ragazzi sono stati accusati per aver torturato i poveri cani prendendoli dal guinzaglio, mordendoli, gettandoli in aria lasciandoli cadere sul suolo e strofinando dell’alchool sui testicoli. Il ragazzo maggiorenne, Joshua Moore è stato arrestato con otto capi di accusa di maltrattamento di animali e quattro per torture inutili nei confronti di animali.Per sua risposta il ragazzo avrebbe dichiarato che quanto si vedeva nel video era solo per divertimento e che non vi sarebbe stata alcuna intenzione di causare danni agli animali. Forse sarebbe stato più divertente se si fossero presi a schiaffi da soli invece di prendersela con dei poveri cagnetti indifesi. Sei capi di accusa per maltrattamento animale e tre per tortura animale nei confronti del ragazzo minorenne. Gli ufficiali di polizia avrebbero iniziato ad indagare dopo che gli utenti di youtube avevano segnalato il video.E le torture non finiscono qui. I due ragazzini sono accusati di aver torturato psicologicamente una cagna alla quale avrebbero nascosto i cuccioli subito dopo averli partoriti. Il video mostrava la povera madre in preda alla pazzia senza trovare i suoi piccoli. In altri video obbligavano i cani a mangiare le proprie feci, in altri li obbligavano ad ingerire sostanze acide con dei tubi.  Gli animali che si trovavano all’interno dell’abitazione del 22enne, cinque cani e cinque cuccioli, tutti di razza chihuahua, sono stati affidati alle cure di un rifugio per animali.
 
PADOVA OGGI
10 MARZO 2012
 
Famiglie rivali a Baone, a rimetterci la pelle è il povero cane Pippo
A Valle S. Giorgio un meticcio di 12 anni è morto dopo che gli è stata staccata una zampa con un grosso taglio alla coscia, aveva un'emorragia interna al polmone e trauma cranico dovuti a percosse. Forti sospetti degli animalisti sul vicino "recidivo”
 
Provincia di Padova - Una storia che chiude lo stomaco e stringe il cuore. È quella del povero cane Pippo, un meticcio di 12 anni capro espiatorio di una faida tra famiglie sui colli euganei, a Valle San Giorgio di Baone.
IL FERIMENTO. La vicenda si è consumata in via Tormene, dove in una bifamiliare vivono due famiglie che da anni si fanno la guerra, senza esclusione di colpi. All'ora di pranzo di ieri, venerdì 9 marzo, il fattaccio: Pippo esce dalla casa della sua proprietaria, Graziella Pavan, per andare a gironzolare nel grande cortile promiscuo, una specie di zona franca delle due famiglie. Ad un certo punto la donna sente un guaito e si precipita in cortile, sull'uscio di casa si trova il povero Pippo sofferente e con un grosso taglio sulla coscia con la zampa staccata
 
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PADOVA OGGI
12 MARZO 2012
 
Cane Pippo, il referto: ad ucciderlo addome e torace schiacciati
Arriva il responso del Dr Francesco Geminiani sulla morte del povero animale, morto a causa di un forte schiacciamento alla pancia e al torace. Oggi pomeriggio la manifestazione degli animalisti dove è accaduto il tragico fatto
 
Provincia di Padova - Arriva il responso del Dottor Francesco Geminiani sulla morte del povero cane Pippo, massacrato due giorni fa da ignoti.
REFERTO MEDICO. In base al referto medico, il cagnolino avrebbe subito diversi traumi e ferite (senza pietà dicono gli animalisti).
SCHIACCIAMENTO TORACICO FATALE. La più feroce alla zampa destra, quasi amputata (la zampa aveva una frattura) da quella che sembra essere senza dubbio un'arma da taglio. Ma il trauma più violento e terribile l'animale l'avrebbe subito all'addome e al torace: un vero e proprio schiacciamento che ha provocato un ematoma inguinale e un versamento toracico. Ferite fatali per il povero Pippo.
LA MORTE DURANTE LE CURE. Inutili i soccorsi con il tentativo di immobilizzare la zampa: l'animale è deceduto alle 22 proprio durante i medicamenti
FOTO
 
IL GAZZETTINO BELLUNO
10 MARZO 2012
 
È caccia aperta al serial killer di cani e gatti che da settimane sta mietendo vittime ..
 
Loredana Losso
 
Provincia di Belluno - È caccia aperta al serial killer di cani e gatti che da settimane sta mietendo vittime fra gli animali da compagnia di Sossai.Le polpette di carne e lumachicida, disseminate fra le aree verdi e giardini della località frazionale, sarebbero già costate la vita a più di una decina di cani e altrettanti gatti. La conta degli animali morti per l'avvelenamento di larga scala sarebbe, però, secondo gli stessi operatori sanitari, sottostimata. Solo «i più fortunati», infatti, sono stati sottoposti dai proprietari all'attenzione dei veterinari locali, mentre non si escludono morti sospette lasciate cadere nel dubbio e altri casi di cani e gatti smarriti e mai più ritrovati, perché deceduti lontano da casa per gli effetti quasi immediati dei bocconi avvelenati. «Da quasi un anno si sente di animali scomparsi o trovati morti senza causa apparente» raccontano alcuni residenti. Secondo il tam tam attivatosi nelle ultime settimane fra gli amanti degli animali della zona, il mix letale di veleno per lumache, facilmente reperibile in commercio, avrebbe iniziato già vari mesi fa a uccidere a macchia di leopardo numerosi cani e gatti, toccando l'apice fra fine febbraio e i primi di marzo, quando solo all'ambulatorio «Casarin e Associati» i casi di avvelenamento avrebbero sfiorato la decina. «Personalmente ho salvato in extremis quattro cani e un gatto - racconta uno dei veterinari del poliambulatorio - ma non escludo che per altri animali una diagnosi tardiva sia costata la vita». Mentre sono attesi nei prossimi giorni i risultati delle analisi dei succhi gastrici prelevati dalle vittime degli avvelenamenti per individuare natura e tipo del veleno, i veterinari locali raccomandano la massima attenzione agli animali. «Alterazioni del sistema nervoso, convulsioni e coma sono i primi effetti del veleno» spiegano i sanitari, invitando al controllo sia dei cani sia dei gatti che normalmente vivono nei giardini di casa, sia di quelli che escono solo durante brevi passeggiate. «Un attimo di distrazione - avvertono i veterinari - può essere sufficiente al cane per ingoiare i bocconi presunti responsabili della moria».
 
IL GAZZETTINO
10 MARZO 2012
 
Alano avvelenato con delle polpette mentre gioca al parco
 
Mirella Piccin

AZZANO DECIMO  (PN) - Torna l'incubo del boccone avvelenato per cani e gatti. È morto così, dopo un paio d'ore di agonia, Camillo, un alano di undici mesi di proprietà di Marta Carlesi, responsabile dell'asilo nido di via Montessori, che risiede con il marito Daniele e il figlio Alessandro in via Degli Olmi, nel centro cittadino. È proprio a poca distanza da casa, nel piccolo parco dove il cane solitamente accompagnato dai proprietari scorrazzava per l'uscita giornaliera, che è stato avvelenato. Lo ha trovato agonizzante il proprietario Daniele, il quale ha subito caricato Camillo in auto e lo ha portato dal veterinario. Nemmeno la lavanda gastrica è servita a salvargli la vita. Il fatto è stato denunciato, contro ignoti, ai carabinieri. Camillo, spiega Gabriella, la madre di Marta, «era un animale bello, elegante, che non aveva mai arrecato danno né disturbo a nessuno. Solo una persona si lamentava che il cane non doveva stare al parco, perchè era per i bambini. Era l'amico di mio nipote, Alessandro, che ora è disperato. Ritengo quanto mai deprecabile e indice di inciviltà, quanto accaduto». Nel frattempo le analisi hanno confermato quello che i veterinari avevano sospettato: la dose di veleno ingerita con le polpette, non gli ha lasciato scampo. Il cane era uscito mercoledì mattina presto per un giro intorno al parco quando, poco dopo, già presentava una sintomatologia riconducibile all'avvelenamento. Animali maltrattati, succede ancora ad Azzano Decimo. Una storia di crudeltà che ci riporta a qualche anno fa, quando sempre nei pressi della zona, ma dalla parte opposta vennero trovati una ventina di gatti avvelenati sempre con delle polpette.

 
IL GAZZETTINO ROVIGO
10 MARZO 2012
 
AVVELENATI IN PINEA 5 CANI DA TARTUFO

Provincia di Rovigo - La pineta di San Giusto è terreno ghiotto per i tartufai ed i loro cani. Campo di allenamento e non solo per gli amanti del bianchetto che nasce spontaneo nella zona. Ma anche teatro di un fatto raccapricciante: la morte per avvelenamento di ben 5 cani di ricercatori del Polesine ma anche del Ferrarese e del Ravennate. Di questi 5 cani due erano di un solo proprietario.Difficile sapere chi possa essere stato l'autore o gli autori di questo che non è esagerato definire un "delitto". Ecco l’opinione di un tartufaio di Papozze, Dino Giani: «Accompagnavo il mio cane che come mangia la granella del tartufo ma ad un certo punto l'ho visto aver comportamenti strani. L'ho caricato in macchina per il ritorno e dopo mezz'ora è morto quando eravamo per la strada di ritorno».Se diverso tempo fa in altri paesi c'è stata una moria di 12-13 cani da tartufo con l’indagine che ha scoperto essere opera di tartufai per eliminare la concorrenza, «qui - continua Gnani - ci conosciamo tutti e se fosse stato uno di noi avrebbe portato il suo cane con la museruola».E quindi? «Gli autori sono dei cialtroni. E mi fermo qui per non dare sfogo alla mia rabbia e al mio dolore. Mi domando il vantaggio per questi delinquenti dal momento che il bianchetto non ha grande valore commerciale perché non è il tartufo nero di Alba. Non voglio pensare nemmeno che la nostra presenza abbia disturbato i cani di chi abita nelle vicinanze e che talvolta abbaiano».È la seconda volta in poco temo che a Porto Viro si lamenta la morte per avvelenamento di cani e gatti.

 
LA ZONA FRANCA
10 MARZO 2012
 
CATANIA:ANIMALI IN CONDIZIONI ALLUCINANTI
 
 
Nell’ambito dei servizi di controllo del territorio disposti dal Questore di Catania dott. Antonino CUFALO, personale della Squadra a Cavallo dell’U.P.G.S.P., nel quartiere di San Cristoforo ha denunciato in stato di libertà tre individui per furto aggravato e maltrattamento animali. Nella circostanza, sono stati rinvenuti e sequestrati nr.5 cavalli.
 
LA NAZIONE
9 MARZO 2012
 
Carabiniere uccise cane sparandogli Assolto perché non costituisce reato
L'episodio risale al 17 febbraio 2008
 
Firenze - Un carabiniere uccise un cane meticcio di tre anni a colpi di pistola, il 17 febbraio 2008, nel corso di un controllo. Il giudice lo ha assolto perché 'il fatto non costituisce reato'. Il militare ha sempre sostenuto di aver sparato per evitare di essere aggredito. Davanti al tribunale di Firenze c'era anche un presidio, con una quindicina di cani, della Lav che si era costituita parte civile.Durante il controllo a un camper posteggiato in via del Cavallaccio a Firenze, vennero anche arrestati il proprietario del cane, Angelo, e un suo amico, con l'accusa di resistenza a pubblico ufficiale. Angelo stamattina era davanti al tribunale. I due, scarcerati, vennero querelati dai militari che poi ritirarono le querele. Il pm Francesco Tei aveva chiesto l'archiviazione ma il gip nel 2009 decise per il rinvio a giudizio del carabiniere.Per i difensori del militare, Mario Taddeucci Sassolini e Filippo Bellagamba, quando l'imputato e il suo collega bussarono al camper, oltre ad Angelo e alla compagna, uscì anche il cane, Alì, che avrebbe iniziato a ringhiare e abbaiare. E quando l'animale si avvicinò, il carabiniere, ''impaurito'', fece fuoco centrandolo in mezzo agli occhi. ''Ma non c'era nessuna volontà di uccidere né seviziare l'animale'' hanno aggiunto i difensori, ''al massimo si è trattato di un errore''. Gli avvocati Sauro Poli e Maria Beatrice Perugini, rappresentavano rispettivamente il proprietario di Ali' e la Lav.
 
IL TIRRENO
10 MARZO 2012
 
Sparò al cane, assolto carabiniere
Firenze: il militare controllava un camper e si spaventò quando “Alì” gli si fece incontro ringhiando
 
FIRENZE. Qualche urlo e un accenno di contestazione da parte di alcune persone che erano nel pubblico, ha accolto la decisione del giudice Reggiani che ieri mattina al tribunale di Firenze ha assolto, perchè ’il fatto non costituisce reatò, il carabiniere che il 17 febbraio 2008, nel corso di un controllo, uccise “Alì”, un cane meticcio di 3 anni, a colpi di pistola.Il militare ha sempre sostenuto di aver sparato per evitare di essere aggredito dall’animale, ma il suo comportamento in quell’occasione ha provocato una notevole contestazione da parte degli animalisti. E infatti ieri mattina, davanti al tribunale di Firenze, c’era anche un presidio, con una quindicina di cani, della Lav, Lega anti vivisezione, che si era costituita parte civile nel processo.La vicenda che portò all’uccisione di “Alì” avvenne durante il controllo a un camper posteggiato in via del Cavallaccio a Firenze, alla fine del quale vennero anche arrestati il proprietario del cane, Angelo e un suo amico, con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale.Angelo stamani era davanti al tribunale. I due, scarcerati, vennero querelati dai militari che poi ritirarono le querele. Il pm Francesco Tei aveva chiesto l’archiviazione per l’uccisione del cane, ma il gip nel 2009 decise per il rinvio a giudizio del carabiniere.Per i difensori del militare, Mario Taddeucci Sassolini e Filippo Bellagamba, quando l’imputato e il suo collega bussarono al camper, oltre ad Angelo e alla compagna uscì anche il cane che avrebbe iniziato a ringhiare e abbaiare. E quando l’animale si avvicinò il carabiniere, «impaurito», temendo di essere aggredito dall’animale, estrasse la pistola d’ordinanza e fece fuoco centrandolo in mezzo agli occhi, ammazzandolo. «Ma non c’era nessuna volontà di uccidere nè seviziare l’animale» hanno aggiunto i difensori, «al massimo si è trattato di un errore».Una tesa, questa, che sostanzialmente è stata accolta nella sentenza di assoluzione dal giudice.
 
CORRIERE DELLA SERA
10 MARZO 2012
 
A REZZATO (BS)
Donna aggredita dai cani: Lei grave, il suo meticcio è morto
Il pastore tedesco si è avventato contro il cagnolino e ha azzannato la padrona al braccio
 
Sessanta giorni di prognosi, i segni dei denti nella carne, un polso fratturato ma soprattutto la morte del suo amato meticcio. Questo il bilancio dell'incidente accaduto ad una signora di Rezzato venerdì pomeriggio in località San Carlo, quando due pastori tedeschi, hanno scavalcato il recinto di casa e si sono gettati su una donna che passeggiava con il suo cagnolino. La furia cieca delle bestie ha lasciato sull'asfalto il meticcio in fin di vita (soppresso in seguito dal veterinario). La donna è stata ricoverata in Poliambulanza con una prognosi di 60 giorni e la frattura del polso.
 

IL GAZZETTINO
10 MARZO 2012

VIGONOVO (VE) Cavalla finisce nel Brenta Scatta l’allarme

Una cavalla cade nel Brenta-Cunetta, intervento d'emergenza dei Vigili del fuoco di Mira ieri mattina per recuperare l’animale che rischiava di annegare nelle profonde acque del fiume, in prossimità del ponte tra Fossò e Vigonovo. La richiesta di aiuto è stata lanciata da due guardiani di pecore che, con il loro gregge formato da oltre 300 capi e al quale sono aggregati anche alcuni cavalli, asini e muli, stavano transitando lungo l'argine sinistro del fiume. Una cavalla, forse per bere, si è avvicinata troppo alla sponda ripida del fiume precipitandovi dentro. Inutili i tentativi di farla risalire a riva, i due pastori hanno chiesto l'intervento dei pompieri, prontamente arrivati sul posto muniti di un gommone per una eventuale operazione di soccorso in acqua. Nel frattempo la cavalla, quasi si fosse resa conto dell'impossibilità di risalire dalla sponda sinistra, ha preferito prendere il largo, attraversare le fredde acque del fiume in tutta la sua larghezza e cercare un punto più favorevole per la risalita sull'altra sponda. Operazione che è riuscita senza l'intervento dei vigili del fuoco. La cavalla, forse impaurita, non voleva però saperne di farsi ricondurre sul lato opposto al fiume, e ha cominciato a vagare lungo l'argine destro senza farsi avvicinare. Così i pastori hanno usato un vecchio stratagemma. Attraverso il ponte hanno portato il gregge dall'altra parte del fiume, e quando la cavalla ha visto gli animali si è docilmente aggregata al gruppo.
Il gregge di pecore proviene dalla provincia di Trento e ogni anno, a cavallo tra l'inverno e la primavera, scende lungo gli argini del Brenta per il pascolo. 

 
IL PICCOLO
10 MARZO 2012
 
Cuccioli di cinghiale salvati dalle fiamme
 
TRIESTE - Pecore e mucche sono state portate per tempo in salvo dalle fiamme che fra mercoledì e giovedì hanno devasttao centoventi ettari di bosco e prato nei dintorni di Fernetti. Ma molti animali selvatici ne hanno fatto le spese. In questa stagione i mammiferi hanno già le prime cucciolate, e infatti le fiamme hanno spaventato almeno un piccolo di cinghiale che nella fuga ha perso i contatti con la madre. Per sua fortuna è stato raccolto da una persona civile che lo ha subito portato nei ricoveri dell’Ente protezione animali, in via Marchesetti. Dove il cucciolo ha trovato altri suoi simili a tenergli compagnia. Nei giorni scorsi infatti all’Enta sono stati accolti ben tre cinghiali di pochi giorni, uno - come si diceva - dalla zona dell'incendio boschivo, uno dalla Napoleonica ed uno dalla zona del Rio Ospo. Tre piccoli moschettieri (sono stati ribatezzati Athos, Porthos e Aramis) si sono aggiunti a D'Artagnan, prossimo al reinserimento in natura visto che ha ormai la taglia giusta. Il presidente dell’Enpa Granfranco Urso approfitta per ricordare che i gruppi di femmine di cinghiale con piccoli accolgono anche gli orfani ed i dispersi, per cui è abbastanza facile reinserire nelle famiglie di cinghiali (vige un rigido matriarcato) piccoli sani e ben rifocillati. Quando però sono molto piccoli è buona norma nutrirli e curarli sino al raggiungimento di un peso forma minimo per sgambettare sicuri nei boschi. L'Enpa dunque ringrazia i soci e cittadini che hanno soccorso gli animali che se capitati in mani sbagliate sicuramente avrebbero avuto un non felice destino. Con l'occasione Urso e i suoi collaboratori ringraziano anche tutti coloro che stanno donando cibo per gli animali a seguito dell'appello per la ricostituzione delle scorte alimentari dell'Enpa distribuite tutte agli animali randagi e selvatici nel lungo periodo di gelo e di bora.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
10 MARZO 2012
 
Maxi macello, no degli animalisti
 
di Vera Manolli
 
VEDELAGO (TV) -  Il «no» degli animalisti contro il maxi macello previsto in via Terza Armata. È partita la raccolta firme lanciata dall’Enpa (ente nazionale protezione animali ) per fermare il progetto Barcon. «Ci sono altri modi per creare posti di lavoro – osserva il presidente dell’associazione, Adriano De Stefano – noi come animalisti non siamo d’accordo con questo progetto. Chiediamo all’amministrazione comunale di fare il bene per la salute dei cittadini». Secondo gli animalisti nell’allevamento annesso al mega macello di casa Colomberotto saranno ospitati circa 30 mila vitelli. «Questo progetto, oltre a deturpare il paesaggio agricolo e cementificare una delle ultime zone verdi dell'area pedemontana, creerà inquinamento ambientale per il grande utilizzo di acqua richiesta dall'allevamento (vorrei ricordare che per la produzione di 1 kg di carne bovina ci vogliono 15.000 litri di acqua potabile) e massacrerà oltre 36.000 bovini alla settimana». Dopo lo scontro tra il sindaco Quaggiotto e i comitati del «no», durante l’ultimo incontro svoltosi martedì sera, è in arrivo una nuova ondata di proteste da parte degli animalisti. La petizione scatta subito on line. «Non possiamo trattare come pura merce questi animali: sono degli esseri senzienti e, loro malgrado, vittime di un'industria che fa profitti a danno loro e della collettività – contestano gli animalisti – L'alimentazione ricca di proteine animali è stata indicata come la principale causa di malattie come obesità, tumori, problemi cardiaci, diabete, osteoporosi». Tolleranza zero per il gruppo di animalisti verso lo sfruttamento del suolo per la coltivazione di cereali e foraggio per il loro sostentamento, causa del disboscamento selvaggio. «Non posso essere complice dell'uccisione di migliaia di esseri viventi innocenti e vedere il mio territorio devastato dall'ennesima colata di cemento – dichiara De Stefano– La terra è la principale risorsa per tutti i suoi abitanti: umani, animali, piante ed è nostro dovere preservarla per chi verrà dopo di noi» .
 
CORRIERE DI RAGUSA
11 MARZO 2012
 
Esposto querela presentato in procura dall´animalista Biagio Battaglia
Cuccioli ammazzati col veleno a Ragusa, denuncia Lav
La brutta scoperta in contrada Conchigliato Maltempo, sulla stradale Ragusa – Chiaramonte

 
Ragusa - Sei cani morti avvelenati in contrada Conchigliato Maltempo, sulla stradale Ragusa – Chiaramonte, ricadente nel territorio comunale del capoluogo ibleo. Cinque cuccioli di 9-10 mesi di vita e la madre, una meticcia di circa quattro anni, trovati privi di vita a poca distanza gli uni dagli altri. Un gesto cruento ed incivile che ha spinto il responsabile provinciale della Lav, Lega antivivisezione, a sporgere denuncia querela contro ignoti alla procura della Repubblica di Ragusa. La macabra scoperta era stata fatta dall’operatore forestale Gianfranco Gurrieri, che aveva subito segnalato il brutto episodio a Battaglia. «Tale deprecabile fatto – scrive Battaglia – integra a mio avviso il reato di uccisione di animale di cui all´articolo 544-bis del Codice penale (come dalla legge 20 luglio 2004, n. 189), nonché il reato ex art. 674 del Codice penale relativo al getto di cose pericolose».
L´art 544 bis del Codice penale statuisce che "Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi". Tale articolo, introdotto dalla Legge 189 del 2004 a tutela degli animali, punisce chiunque cagiona la morte di un animale, per crudeltà o senza necessità. Inoltre, secondo l´art. 674 C.P. "chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di uso altrui, cose atte ad offendere le persone è punito con l´arresto fino ad un mese o con una ammenda".
 
IL GIORNALE DI VICENZA
11 MARZO 2012
 
Esche nel giardino, avvelenato il cane
IN VIA LEGIONE ANTONINI. Il meticcio mangia dei bocconi e viene colto dalle convulsioni, ma fortunatamente si salva
I proprietari ordinano le analisi «Siamo decisi a fare la denuncia»
 
Chuncho, il meticcio che ha rischiato di morire avvelenato
 
Sara Marangon
 
Vicenza - I bocconi avvelenati colpiscono anche a Vicenza, e più precisamente in via Legione Antonini. Dopo i drammatici casi che hanno interessato decine di cani e gatti tra Montegalda, Castelnovo, Montebello zona Selva, Valdagno, Torri di Quartesolo e Lonigo, a finire in clinica è stato il quattrozampe della famiglia Bordin, attualmente fuori pericolo. Nel primo pomeriggio di mercoledì Chuncho, meticcio di taglia grande, ha trascorso alcune ore in giardino e proprio lì la sua padrona, Vincia Ortoli, sospetta che il cane abbia mangiato quelle che potrebbero essere state le esche letali. «Noi eravamo in casa, ma non abbiamo visto nulla di strano, né sentito abbaiare - spiega la ragazza di origini francesi, ma residente in città da 8 anni -. Dopo cena nostra figlia ci ha chiamati urlando che Chuncho stava male. Arrivati in salotto abbiamo visto che il cane era in preda alle convulsioni, con gli occhi rovesciati. Aveva rimesso straccetti di carne bianca, molto simili a quella di pollo. Ovviamente siamo corsi alla clinica veterinaria più vicina aperta 24 ore su 24. Dopo le cure e il prelievo del sangue, Chuncho è stato tenuto tutta la notte in osservazione. I pezzettini di carne ritrovati nello stomaco saranno spediti al laboratorio per essere analizzati; per il momento sembra non sia stato un topicida». La famiglia Bordin è decisa a capire cosa abbia avvelenato il loro amato cane e per questo, ricevuto l'esito delle analisi, sporgerà denuncia. «Ci siamo subito preoccupati di avvertire anche i vicini - dice Vincia Ortoli -, molte persone della zona, infatti, hanno cani e gatti domestici. È stata un'esperienza bruttissima, che non auguro a nessuno. Finora non avevamo motivo di pensare che qualcuno potesse far del male a Chuncho. Lui si è salvato perché è di taglia grande, perché ha vomitato gran parte dei bocconi avvelenati e perché l'abbiamo soccorso subito, ma se così non fosse stato?». Si dice preoccupato per la frequenza con cui vengono ritrovate queste esche, e per l'alto numero di vittime, anche Renzo Rizzi, portavoce del Coordinamento protezionistico vicentino: «Il periodo caldo è sempre quello che va dalla fine della stagione venatoria fino ad aprile - spiega -. Il veleno viene messo per colpire gli animali ritenuti nocivi, un esempio per tutti le volpi. Sappiamo che molto spesso siamo di fronte a ripicche tra cacciatori e tra raccoglitori di tartufi, ma voglio ricordare che stiamo posizionando telecamere ad hoc e che la legge prevede fino a 18 mesi di carcere per uccisione di animale domestico. Quando si trova un cane o un gatto avvelenati la prima cosa da fare è correre in clinica. Poi è necessario fare denuncia e avvisare l'Ulss e il sindaco del comune di quanto accaduto affinché l'area venga bonificata. Infine, se si trovano i bocconi vanno raccolti per essere portati ad analizzare».
 
IL SANNIO
11 MARZO 2012
 
Maltrattamento di cani. Denunciato un 47enne
 
FORINO (AV) - Ieri mattina a Forino i Carabinieri della locale Stazione in collaborazione con il personale veterinario dell’ASL di Avellino e di quello zoofilo di Venticano hanno sequestrato 10 cani tenuti in precarie condizioni igienico-sanitarie. I cani custoditi senza alcuna autorizzazione erano rinchiusi in piccole gabbie fatiscenti cosparse di feci e avanzi di cibo. Gli animali, quasi tutti di razza segugio italiano, visitati dal veterinario sono stati trovati comunque in buono stato generale di salute. Gli stessi sono stati prelevati e affidati ad una struttura idonea ubicata a Quindici. Il proprietario, un 47enne del posto, è stato, invece, denunciato a piede libero per maltrattamenti di animali.
 
MATTINO DI PADOVA
11 MARZO 2012
 
Via Maroncelli, sgozzata una capra col suo piccolo
 
Provincia di Padova - STANGA Tra venerdì e sabato notte è stata sgozzata e portata via una capra con il suo piccolo (nato da appena due settimane) dalla Fattoria cittadina di via Maroncelli 130. E' l’ultima crudele incursione dei predoni che dall'inizio di marzo hanno ucciso e rubato dalla Fattoria una decina di galline, una pecora femmina, il suo compagno e due capre. Nessuno di questi era un animale destinato al macello. E’ evidente che i raid sono organizzati da briganti affamati che si muovono in gruppo (perché devono trascinare gli animali uccisi). Durante l’ultima incursione hanno bastonato i due cagnolini della fattoria. Il più anziano è così terrorizzato che ieri si è rifiutato per ore di uscire dalla cuccia. Quando ha tirato fuori la testa non ha smesso di tenere le orecchie basse e la coda tra le zampe. «E’ letteralmente traumatizzato – riferisce Elisabetta, una delle responsabili dell'associazione – Stamattina (ndr ieri) non si lasciava nemmeno avvicinare da noi: è stato bastonato duramente». I predoni sono entrati da via Maroncelli, la strada che porta a Mortise. Hanno scavalcato un tratto basso di recinzione e sono penetrati nella fattoria attraverso i campi. Quindi hanno fatto razzia di animali, uccidendoli sul posto e trascinandoli scappando sempre dai campi. Ieri nonostante la pulizia dei volontari erano ancora visibili le tracce fresche del sangue dopo la brutale macellazione. «E’ da alcune settimane che siamo nel mirino di questi barbari – racconta Alberto Sartori, un altro responsabile – Dopo i primi furti siamo stati costretti a chiudere le galline nelle voliere e recintarle tutto intorno con reti edili. Siamo in fase di trasloco e se ne stanno approfittando: ci siamo organizzati in ronde notturne, ma sem bra studino i nostri movimenti. E’ probabile si nascondano nelle vicinanze prima dell'agguato. E’ gente che ha fame, ma se ci avessero chiesto aiuto li avremmo aiutati». La fattoria presto si trasferirà a Casalserugo. Nel frattempo hanno staccato la corrente e quindi reso inefficaci le telecamere che prima sorvegliavano l’area. «Negli ultimi tempi – aggiunge Alberto – l’intero rione sta subendo un’ondata di degrado: due case vicine sono state occupate abusivamente, hanno spaccato tutto, dalle finestre agli interni. Una delle palazzine era la nostra precedente sede. E’ di proprietà delle Acciaierie Venete che hanno dovuto murare ogni ingresso per scongiurare le occupazioni. Mentre l’ex-condominio a tre piani che affaccia sulla nostra terra è stato devastato in meno di un mese prima che arrivassero i carabinieri».
 
GAZZETTA DI PARMA
11 MARZO 2012
 
Crocetta: pitbull sbrana un cane tra le braccia della padrona
 
Chiara Pozzati
 
Parma - L’aggressione è durata pochi secondi: ma è stata fatale. Via Minghetti, zona via Cremonese: una coppia entra nel recinto per cani e un possente pitbull, senza guinzaglio e senza padrone, si avventa contro il loro cirneco dell’Etna. Una furia cieca quella del molosso che ha sbranato l’altra bestiola tra le braccia della padrona, mentre il compagno tentava invano di scacciarlo. E’ successo venerdì sera, poco dopo le 19. I protagonisti di questa storia da brivido sono Gian arco Savio e la compagna,storici standisti del Mercanteinfiera. ’uomo ha rimediato una profonda erita alla mano, il referto parla i 15 giorni di prognosi, la compagna
7 giorni...
 
LA PROVINCIA PAVESE
11 MARZO 2012
 
Collare elettronico per addestrare i cani Assolto cacciatore

Simone Delù

 
CASTEGGIO (VA) -  Dopo quasi due anni è finito l'incubo di un cacciatore casteggiano, che nel luglio 2010 era stato accusato di addestrare i propri cani con un metodo non consentito. «Ero stato calunniato da una persona che aveva segnalato alle forze dell'ordine il mio metodo per addestrare i cani, basato sull'utilizzo di un collare elettronico munito di telecomando, regolarmente in commercio ormai da anni e che si può acquistare presso le rivendite specializzate – spiega Concetto Alecci, il cacciatore finito nel mirino - Dopo questa segnalazione erano intervenuti gli uomini del Corpo Forestale dello Stato, che avevano effettuato una perquisizione domiciliare nella mia abitazione. Io ho consegnato volontariamente i collari, affinché fossero eseguiti tutti gli accertamenti». Alecci si è visto accusare di maltrattamento degli animali tramite l’utilizzo del collare, che in realtà emette degli impulsi sonori e lievi vibrazioni elettroniche. «Si era parlato addirittura di elettroshock, infangando la mia immagine di cacciatore corretto e sempre molto scrupoloso nella cura dei cani. Tanto che l'ufficiale sanitario dell'Asl, quando è venuto a casa mia, ha verbalizzato che gli animali sono tenuti in condizioni alimentari e fisiche molto buone, all'interno di spazi adeguati – sottolinea il cacciatore casteggiano - Attraverso il mio legale, l’indagine ha appurato che i collari sono utilizzati esclusivamente per uso educativo e non arrecano alcun danno agli animali, anzi sono di grande aiuto per evitare che il cane vada ad esempio in strada od in altri luoghi pericolosi». Pochi giorni fa, presso il tribunale di Voghera, la conclusione del processo: «Il giudice mi ha assolto in quanto il fatto non costituisce reato – spiega Alecci & ndash; Questa vicenda ha avuto un lieto fine, è giusto che la gente conosca come realmente si siano svolti i fatti».
 
VARESE NEWS
11 MARZO 2012
 
Lettere al direttore
“Quel bel gatto investito nell’indifferenza generale”
Un lettore segnala le tragica storia di un micio investito a Cuveglio, a margine di una strada molto trafficata e si chiede come sia stato possibile che tra tutte le auto passate da lì nessuno abbia prestato soccorsi al micio ferito
 
Un lettore segnala le tragica storia di un micio investito a Cuveglio (VA), a margine di una strada molto trafficata e si chiede come sia stato possibile che tra tutte le auto passate da lì nessuno abbia prestato soccorsi al gatto ferito 
Salve,
volevo segnalare l'atto di inciviltà in cui mi sono imbattuto oggi: stavo percorrendo la via "battaglia di San Martino" a Cuveglio, per intenderci la strada principale che prosegue verso la Valcuvia, quando in prossimità del Centro Commerciale Valcuvia Shops ho incontrato sul ciglio della strada un bellissimo gattone bianco e nero sdraiato sulla parte destra della corsia. Si notava immediatamente che c'era qualcosa che non andava in quel bel micione per stare così vicino alle auto che gli sfrecciavano vicino. Era stato investito e non era in grado da solo di allontanarsi dalla strada.
Ho fatto inversione con la moto e son ritornato indietro quando nel frattempo due signore a passeggio l'avevano preso in braccio e a quanto mi hanno riferito andavano a portarlo al veterinario che ha uno studio proprio lì vicino sulla via principale. Il povero gattone aveva il volto sanguinante e appena il fiato per aprire la bocca e cercare di miagolare.
Con somma tristezza mi chiedo, perchè chi l'ha investito non si è fermato a prestare soccorso o a chiedere aiuto?
Perchè con tutte le auto che sono poi seguite non c'è stato nessuno che abbia avuto il coraggio di fermarsi per vedere cosa avesse quel bel gattone sdraiato sul lato della strada vicino ai veicoli che sfrecciavano?
E ancora, se qualcuno ha assistito all'incidente perchè non ha chiamato il 112 come prevede la nuova normativa sull'assistenza agli animali?
Non posso pretendere che a tutti piacciano i gatti ma se ci fosse stato un cane o qualche altro animaletto a cui tanto teniamo qualcuno avrebbe fatto qualcosa?
Sono profondamente stufo e deluso di vedere che c'è ancora tanta indifferenza e inciviltà anche nei confronti dei nostri amici a quattro zampe.
Spero che quel gattone sia adesso nelle mani di chi gli possa volere più bene di chi l'ha investito e anche di chi è passato e pure vedendolo in quelle condizioni non ha fatto niente.
Mi scuso per lo sfogo e ringrazio per la pubblicazione di questa email. GR
 
GEA PRESS
11 MARZO 2012
 
Polonia: Skaryszew la fiera incubo dei cavalli, replica (VIDEO)
La denuncia di Horse Angels: gli italiani i primi commercianti.
 
Tra poche ore la fiera di Skaryszew replica. L’incredibile compravendita di cavalli che si svolge nella cittadina polacca, riparte a breve. A comunicarlo è l’Associazione Horse Angels.Scarsi controlli e lunghi viaggi senza sosta, come nel caso dei cavalli provenienti dalla Polonia e bloccati lo scorso febbraio dalla Polstrada a Treviso. Cavalli che, una volta entrati in Italia e macellati risulteranno da “produzione nazionale“, ovvero allevati all’estero e macellati in Italia. Quelli allevati e macellati in Italia, saranno invece di “produzione italiana“, denuncia sempre Horse Angels. Insomma, continua l’Associazione che si occupa di protezione dei cavalli, se proprio non riuscite a fare a meno di mangiare cavallo, sappiate almeno come venite presi in giro.L’Italia è uno di quei paesi che più importa cavalli da carne dalla Polonia. Conferma il tutto la Fondazione Polacca Tara che lo scorso gennaio ha inscenato una manifestazione proprio a Skaryszew. Anzi, sempre secondo la Fondazione Tera, gli italiani sono tra i principali commercianti e macellai che ogni anno giungono proprio a Skaryszew. Cavalli a buon prezzo e spesso provenienti da zone rurali ove non servono più.Ma cosa è Skaryszew? Un mercato associato ad una festa storica. Di mezzo c’è un privilegio concesso ai commercianti della città dal re polacco. Questo nel 1633. La Fondazione Tara così descrive l’evento: “si mangiano spezzatini con crauti, salsicce, lardi, strutti affinché la gente possa mangiare tutto con gusto. Il grasso cola sui menti dei commercianti, viene bevuto un mare di vodka, tutto accompagnato dai ritmi della musica folk. Ecco la Quaresima in Polonia, il paese più cattolico al mondo“.Il tutto in onore del cavallo che però, sostengono gli animalisti polacchi, è apprezzato solo per il suo peso, ovvero il valore della carne.
VEDI VIDEO:
 
EXPRESS NEWS
11 MARZO 2012
 
Allegra famiglia di psicopatici in vacanza uccide una giraffa per divertimento
 
Una famiglia felice, in posa con orgoglio, accanto ad una giraffa che hanno appena ucciso per puro divertimento.
Turisti come questi pagano decine di migliaia di euro per cacciare legalmente le giraffe, un animale elegante, un gigante gentile del regno animale.
Molti poi portano a casa le teste degli animali e le appendono al muro come un trofeo, per vantarsi delle loro avventure africane.
Il Dr.Julian Fennessey un esperto di animali e di giraffe in particolare, ha detto: “Alcuni di questi pseudo-cacciatori provengono dalla Gran Bretagna, ma la grande maggior parte provengono da Nord America, Germania, Russia e Scandinavia.
I cacciatori pagano fino a 10.000 euro per dei safari di caccia alle giraffe, con l’obiettivo di uccidere i maschi più grandi.
La popolazione di giraffe si è quasi dimezzata dal 1988 scesa da pi&ug rave; di 140.000 a meno di 80.000.
Sono ritenute estinte in luoghi come l’Angola, Mali e Nigeria.
Ma in Sud Africa, Namibia e Zimbabwe è ancora legale poter dar loro la caccia.
Joe Duckworth, della Lega contro gli sport crudeli, ha dichiarato: “E ‘immensamente egoista uccidere questi animali. Non è accettabile ucciderle per fare una foto con l’animale morto. ”
Tornando alla famigliola, sembra che nessuno sappia chi siano ne da dove provengano. Per i genitori, coinvolgere dei bambini ad una pratica tanto vigliacca e barbara, sembra essere un motivo di orgoglio.
Ci auguriamo che qualcuno “li trovi”, ovunque siano e faccia capire loro, una volta per tutte, che quello che hanno fatto è sbagliato e non si deve fare.
FOTO
 
IL MATTINO
11 MARZO 2012
 
Cani da sterilizzare, operano quattro veterinari tedeschi
 
di Ornella Mincione
 
CASERTA - Hanno iniziato ieri pomeriggio ad operare e smetteranno il 17 marzo, quando ripartiranno per la Germania. Si tratta di quattro medici veterinari, che, contattati da una volontaria dell'associazione Nati Liberi, Giovanna Giaffa, hanno deciso di venire a Caserta e sterilizzare circa 100 cani del canile municipale e pochi altri di famiglie disagiate. Sabine Bockmeyer, Juele Siebeneichen, Claudia Bretthauen e Hassan Mafamane, i quattro veterinari tedeschi, «hanno portato tutto con loro, persino gli antibiotici», spiega l'assessore comunale con delega al canile Pasquale Parisella. Il progetto, dal titolo «Meno cuccioli, meno randagi», nasce dalla collaborazione dell'amministrazione comunale e dell'associazione Nati Liberi. «Non mancano medici volontari nel nostro territorio - specifica l'assessore Parisella -. Il problema è che bi sogna poi munirli di tutto il necessario: cosa molto difficile viste le difficoltà economiche del Comune e del canile stesso. Inoltre, far venire veterinari di altri posti avrebbe significato un'interferenza di Asl». Quindi, i quattro medici tedeschi si sono proposti per sterilizzare circa 100 cani maschi e pochissime delle femmine non ancora sterilizzate dall'azienda sanitaria locale. A questi si aggiungeranno quei cani di famiglie che non possono permettersi di fare un'operazione simile. «Seppure ci fosse qualcuno di loro che non è stato ancora ”microchippato”, i medici tedeschi potranno applicare i microchip che abbiamo qui in canile», precisa Alessandra Pratticò di Nati Liberi. I cani operati saranno poi disponibili alle adozioni, «che il più delle volte avvengono via web», dice Pratticò.
«Molti vengono adottati proprio in Germania - racconta l'assessore Parisella - e per essere tranquilli che questi animali stiano bene con le nuove loro famiglie, monitoriamo la loro vita, controlliamo che non vengano immessi in circuiti strani, di sperimentazione». Intanto, i volontari del canile, date le difficoltà economiche in cui si trova la struttura che da ottobre vive di beneficenza, sono più che entusiasti di potersi avvalere dell'opera di professionisti.
«Abbiamo anche un altro progetto da mettere in pratica», continua Pratticò. Per ora i gatti si trovano in uno stanzone di 40 metri quadri. «Se avremo il consenso del Comune e del gestore (quando si saprà chi è) - dice la presidente di Nati Liberi -, ci piacerebbe montare delle strutture per dare vita ad un vero e proprio gattile», che al momento non c'è, nonostante la presenza di circa venti gatti.
 
GEA PRESS
12 MARZO 2012
 
Sassari: orrore a circuito chiuso
Spacca la testa al cane - tutto ripreso dalle telecamere.

 
I fatti sono accaduti lo scorso 7 marzo. Un operaio irreprensibile con più anni di servizio presso una ditta di infissi e finestre di Sassari. Dalla provincia al capoluogo per lavorare. Poi giorno sette, l’incredibile episodio. L’operaio prende ripetutamente a calci la cagnolina del proprietario. Una cagnetta tipo yorkshire (nella foto), trovata in strada ed accolta da una famiglia molto sensibile ai problemi che affliggono gli animali.Ciccetta, questo il nome della cagnolina, viene creduta morta. Aveva tentato di rifugiarsi sotto una scrivania. Era ormai inerme in una pozza di sangue. Provvederò domani, deve aver pensato l’operaio che già doveva risolvere il problema di un suo collega che aveva tentando di fermarlo. Il proprietario non c’era e all’apertura si poteva sistemare tutto con calma.Il giorno dopo, il titolare dell’azienda si trova innanzi l’operaio. Andiamo a prendere un caffè, gli propone l’uomo. Poi però viene notata l’assenza. Dov’è ciccetta? Di lei non vi è più traccia. Pensare che fosse scappata, era impossibile. In ditta ci sono pure i suoi cuccioli. Senza di loro non si sarebbe mai allontanata. La mattina trascorre con apprensione. Poi, nel primo pomeriggio, l’amara realtà.“Un racconto incredibile – riferisce a GeaPress Giuseppe Tanda, titolare dell’azienda – Eravamo stati assieme tutta la mattina, non aveva fatto trapelare niente. Una persona di fiducia da anni e poi – aggiunge il Sig. Tanda – cosa aveva fatto di male la cagnolina? Era ben voluta da tutti, non solo dai miei familiari, ma anche dai rappresentanti, dagli stessi operai. Ci stiamo tutti chiedendo il perché“.Poi il pensiero va alle telecamere della sicurezza. Hanno filmato quanto accaduto in alcune parti dell’azienda. Il racconto di chi ha assistito si incastra con gli spezzoni del filmato.Giorno sette la cagnolina ha tentato di scappare più volte. Sarebbe così stata inseguita e presa a calci. Ciccetta, infine, rimane in un angolo ed a questo punto non ha più avuto scampo. Viene lasciata in una pozza di sangue, sotto la scrivania. Ciccetta è morta, o almeno così doveva essere stato creduto.La mattina successiva l’operai si ripresenta. “Ciccetta” è ancora viva. La telecamera continua a registrare. Parrebbe che l’uomo abbia a questo punto raccolto qualcosa, forse una grossa pietra. Allora, si dirige verso la cagnolina, alza le braccia e le scaglia contro il peso. La testa si apre a metà, schizzi ovunque. Lui non si perde d’animo. Torna con pezzuola, detergente e guanti. Pulisce per benino e sistema i miseri resti in una busta di plastica che finisce in un campo vicino.I filmati sono stati ora consegnati alla Questura. Il Magistrato deciderà quale reato contestare all’operaio, nel frattempo licenziato in tronco.“Nel filmato si vede che si avvia all’uscita con quella busta – riferisce il Sig. Tanda – E’ stato tremendo sapere che c’era Ciccetta, non so come spiegarlo. Poi quando è stato trovato il sacchetto, non ho voluto vedere. Non ho avuto coraggio, ho visto solo i cuccioli che si sono avvicinati, hanno annusato e per fortuna sono andati via. Niente vendette – dice il Sig. Tanda – ho solo detto che poteva andarsene. Non so proprio su che basi poteva continuare il nostro rapporto. Se la legge punisce per quello che ha fatto – aggiunge il proprietario della cagnolina – deve pagare. Devolvo tutto ad una associazione che si occupa di protezione di animali, ma la legge deve essere applicata“.I poveri resti della cagnetta sono stati recuperati dalle Guardie Zoofile della LIDA. L’uomo, per quanto si è potuto apprendere, va dicendo che ha chiesto scusa.
 
L'UNIONE SARDA
12 MARZO 2012
 
Lapida il cane del titolare
Tradito da video e licenziato
E' successo in un'azienda nella zona industriale di Predda Niedda, a Sassari. L'operaio, 47 anni e padre di due figli, ha finito la piccola cagnetta spaccandole la testa con una grossa pietra.
 
Ha ucciso a calci e pietre la cagnetta del datore di lavoro sotto l'occhio di una telecamera a circuito chiuso: grazie alle immagini l'uomo, un operaio di 47 anni, padre di due figli, è stato licenziato e rischia ora di finire sotto processo per gravi maltrattamenti sugli animali, un reato punibile con la reclusione da 4 mesi a 2 due anni. L'episodio risale alla settimana scorsa ed è stato rilanciato oggi sul sito di un gruppo animalista. Ciccetta, la cagnetta uccisa, lontane parentele con uno Yorkshire, pesava solo pochi chili: il suo aguzzino prima l'ha ripetutamente colpita con le scarpe antifortunistica, poi l'ha finita con una grossa pietra che le ha spaccato la testa. La telecamera della ditta, situata nella zona industriale di Predda Niedda, ha intercettato la brutale sequenza sino all'epilogo: l'operaio esce stringendo in mano un sacco nero dell'immondizia. Si scoprirà poi che all'interno c'è il corpo della bestiola. La carcassa è stata gettata in un terreno vicino all'azienda e scoperta dai dipendenti che hanno avvisato il proprietario. "Dopo aver ucciso la cagnetta - racconta - è venuto al lavoro e ha fatto finta di niente". Tradito dalle telecamere, l'operaio si sarebbe giustificato dicendo di aver fatto una stupidaggine.
 
ANSA
12 MARZO 2012
 
Uccide a calci e sassi il cane del datore lavoro, licenziato
Tradito da telecamere a circuito chiuso, ora rischia processo
 
SASSARI - Ha ucciso a calci e pietre la cagnetta del datore di lavoro sotto l'occhio di una telecamera a circuito chiuso: grazie alle immagini l'uomo, un operaio di 47 anni, padre di due figli, e' stato licenziato e rischia ora di finire sotto processo per gravi maltrattamenti sugli animali, un reato punibile con la reclusione da 4 mesi a 2 due anni.
Ciccetta, la cagnetta uccisa, lontane parentele con uno Yorkshire, pesava solo pochi chili: il suo aguzzino prima l'ha ripetutamente colpita con le scarpe antifortunistica, poi l'ha finita con una grossa pietra che le ha spaccato la testa.
 
TG COM 24
12 MARZO 2012
 
Sassari, uccide il cane del datore di lavoro
Incastrato dalle telecamere è stato licenziato
L'uomo, 47enne, rischia ora di finire sotto processo per gravi maltrattamenti sugli animali
 
A Sassari un operaio di 47 anni ha ucciso a calci e pietre la cagnetta del datore di lavoro. Una telecamera a circuito chiuso ha ripreso l'uomo mentre compiva il brutale gesto e, grazie alle immagini, è stato licenziato. Il rischio ora è che finisca sotto processo per gravi maltrattamenti sugli animali, un reato punibile con la reclusione da quattro mesi a due anni.Ciccetta, questo il nome della cagnetta uccisa, pesava solo pochi chili ed è stata prima ripetutamente presa a calci con le scarpe antinfortunistica. Poi l'innocente bestiola è stata finita con una grossa pietra, che le ha fratturato la testa.L'intera sequenza è stata ripresa dalle telecamere a circuito chiuso della ditta, situata nella zona industriale di Predda Niedda. Le immagini mostrano l'operaio mentre esce stringendo in mano un sacco nero dell'immondizia con all'interno il corpo della bestiola. La carcassa è stata poi gettata in un terreno vicino all'azienda e scoperta dai dipendenti che hanno avvisato il proprietario.L'uomo si è quindi recato al lavoro, come se nulla fosse accaduto. Una volta scoperto l'accaduto, però il proprietario di Ciccetta ha deciso di licenziare l'operaio, che ora rischia di finire in tribunale. Tradito dalle telecamere, l'operaio si sarebbe giustificato dicendo di aver fatto una stupidaggine.
 
LA ZAMPA.IT
13 MARZO 2012
 
Uccide il cane del datore di lavoro, licenziato
L'operaio ora rischia anche il processo per gravi maltrattemento sugli animali
 
Sassari - Ha ucciso a calci e pietre la cagnetta del datore di lavoro sotto l’occhio di una telecamera a circuito chiuso: grazie alle immagini l’uomo, un operaio di 47 anni, padre di due figli, è stato licenziato e rischia ora di finire sotto processo per gravi maltrattamenti sugli animali, un reato punibile con la reclusione da 4 mesi a 2 due anni.
L’episodio risale alla settimana scorsa ed è stato rilanciato sul sito di un gruppo animalista. Ciccetta, la cagnetta uccisa, lontane parentele con uno Yorkshire, pesava solo pochi chili: il suo aguzzino prima l’ha ripetutamente colpita con le scarpe antifortunistica, poi l’ha finita con una grossa pietra che le ha spaccato la testa. La telecamera della ditta, situata nella zona industriale di Predda Niedda, ha intercettato la brutale sequenza sino all’epilogo: l’opera io esce stringendo in mano un sacco nero dell’immondizia. Si scoprirà poi che all’interno c’è il corpo della bestiola. La carcassa è stata gettata in un terreno vicino all’azienda e scoperta dai dipendenti che hanno avvisato il proprietario. «Dopo aver ucciso la cagnetta - racconta - è venuto al lavoro e ha fatto finta di niente». Tradito dalle telecamere, l’operaio si sarebbe giustificato dicendo di aver fatto una stupidaggine.
 
CTS NOTIZIE
12 MARZO 2012
 
Maltrattamento animali: cane impiccato a Messina
 
Macabra scoperta ieri mattina sui Colli Sarrizzo, a Messina, abituale metà delle gite fuori porta della domenica: un cane meticcio è stato trovato impiccato a un grosso albero con un filo della luce, lungo il sentiero che da Pizzo Chiarino discende verso la vallata del torrente Bordonaro. A denunciare l’episodio è stato un escursionista del Club Alpino Italiano, vigile del fuoco in pensione, che stava percorrendo il sentiero assieme alla sua compagna. L’uomo ha avvertito la polizia che, arrivata sul posto, ha perlustrato la zona dove è avvenuto lo sconcertante caso alla ricerca di elementi utili a risalire agli autori dell’ignobile gesto. Le indagini dovranno stabilire anche se si sia trattato di un atto intimidatorio nei confronti del padrone dell’animale o un gesto di insano, ingiustificato sadismo criminale.
 
GEA PRESS
12 MARZO 2012
 
Roma: gatti uccisi con la colonna vertebrale spezzata
L'Associazione Earth diffonde il numero per le segnalazioni.
 
Incursione notturna nel piccolo recinto della colonia felina di via Aristeo, nel quartiere Tiburtina a Roma. A farne le spese tre gatti verosimilmente presi a colpi di bastone. Ai mici, infatti, è stata spezzata la colonna vertebrale. Un quarto animale è rimasto ferito, mentre altri due gatti sono riusciti a scappare.A scoprire quanto accaduto è stata una delle gattare del posto, che ha denunciato il tutto all’Associazione Earth. La signora Anna, questo il nome della gattara, da anni accudisce i circa 60 gatti di via Aristeo. Stante quanto riferito ad Earth, non è la prima volta che in zona si registra la sparizione dei gatti, così come anche il loro ritrovamento già morti o gravemente feriti.Il recinto di via Aristeo è riservato solo ad animali bisognosi di cure, come lo erano i tre micini ai quali &e grave; stata diagnosticata, dal veterinario ASL, la frattura della colonna vertebrale. Sugli animali, comunque, sarà eseguito anche l’esame necroscopico.“E’ un fatto di incredibile cruenza” spiega Valentina Coppola Presidente di EARTH, “chi ha ucciso a bastonate i tre gattini malati deve essere individuato poiché rappresenta un pericolo per altri animali ma anche per la stessa società e va fermato al più presto”.EARTH ha inviato un esposto contro ignoti in Procura e prega chiunque sia in grado di dare informazioni in merito, di chiamare il numero 3346484722 o scrivere una mail a earth.organizzazione@gmail.com.
 
ABRUZZO 24 ORE
12 MARZO 2012
 
L'Aquila: il cane "celebrità" Prosperino fatto fuggire dal canile. E gli altri? "Nessuno li vuole"
Imperiale (Asl): "I randagi, per legge, dovrei catturarli tutti"
 
Prosperino, il cane catturato due giorni fa dal servizio Veterinario della Asl, è stato liberato da alcuni attivisti animalisti. Da questa notte Prosperino non è più nel canile di Collemaggio.A confermare ai nostri microfoni la notizia è proprio il direttore del servizio Pierluigi Imperiale, attaccato in questi giorni come carnefice.Imperiale ha accettato di incontrarci e raccontarci il suo lavoro e il perché di quella cattura. "In realtà - spiega - per legge dovremmo catturarli tutti". Il Comune dell'Aquila spende, spiega Imperiale, circa 250 mila euro per la gestione dei canili. Una cifra enorme cui poi si aggiungono donazioni private.Secondo Imperiale, tra l'altro, i canili non bastano a contenere i cani, perché "ci sono Comuni inadepienti di fronte alla legge. Qui i cani dovrebbero rimanere per poco e poi essere tra sferiti in rifugi messi a disposizione dai Comuni, che non lo fanno e i cani restano qui a vita."Tutti i cani che vi sono all'interno sono adottabili. "Nessuno li adotta- specifica Imperiale- gli unici che lo fanno arrivano dal nord Italia. La maggior parte dei cani che viene preso da cui, è utilizzato per mansioni: caccia etc. I più piccoli tutti li vogliono, ma quelli di taglia grossa, anche di età avanzata nessuno viene a prenderli.C'è tanta ipocrisia anche tra gli animalisti."
Prosperino era considerato dagli animalisti della città, un cane di quartiere, secondo Imperiale, un cane che ha creato problemi. "Il Comune ce lo ha segnalato, e tante sono state le segnalazioni, per cui io ho fatto il mio lavoro, se non intervengo commetto un'omissione."
VIDEO
 
LA ZAMPA.IT
13 MARZO 2012
 
L'Aquila, blitz notturno per liberare Prosperino
Il quattrozampe randagio simbolo del dopo terremoto era stato catturato dall'Asl e era tenuto in un canile
 
L’Aquila - Un caso nazionale, con tanto di protesta sui social network: la storia del cane randagio dell’Aquila, conosciuto da tutti col nomignolo di Prosperino, aveva commosso tutti. Ora dalle parole, qualcuno è passato ai fatti.L’animale, uno dei pochi a non essere mai andato via dal centro storico del capoluogo distrutto dal 6 aprile 2009, è stato catturato nei giorni scorsi dal servizio veterinario della Asl perchè «mostrava segni di aggressività» anche se «non sono stati registrati episodi» di attacchi alle persone, come spiegato dal responsabile Pierluigi Imperiale.
Immediata è stata la reazione di semplici cittadini e animalisti che hanno tempestato la rete di messaggi per portare alla liberazione del cane conosciuto da tutti, di taglia media e di color rossiccio. Appelli arrivati, semp re tramite Facebook, anche al sindaco del capoluogo, Massimo Cialente, che ha proposto l’adozione da parte di un singolo cittadino come possibile salvataggio.
Un’ipotesi, ma qualcuno ha deciso di andare per vie di fatto, tanto la notte scorsa un gruppo di sconosciuti ha effettuato un vero e proprio blitz nel canile situato nella frazione aquilana di Bazzano a seguito del quale Prosperino è tornato libero: oggi stazionava nella zona della centralissima Fontana Luminosa. Un’azione su cui indagheranno anche gli agenti della Polizia dopo la denuncia per furto aggravato sporta da Imperiale che, ha però promesso, non tornerà ad acciuffare Prosperino a meno che non mostri nuovi segni di aggressività verso l’uomo.
 
MARKET PRESS
12 MARZO 2012
 
UNO STUDIO FINANZIATO DALL´UE STABILISCE CHE SI PUÒ ALLENARE IL CERVELLO A USARE LE PROTESI
 
Bruxelles, 12 marzo 2012 - Gli scienziati impegnati nello sviluppo di protesi controllate dal pensiero per persone che stanno guarendo da lesioni delle colonna vertebrale o da un´amputazione, saranno interessati a un nuovo studio finanziato dall´Ue che mostra che il cervello è più flessibile e allenabile di quanto si pensasse. In un articolo pubblicato sulla rivista Nature, un team di ricercatori portoghesi e americani spiega come, attraverso un processo chiamato plasticità, parti del cervello possono essere allenate a fare qualcosa che normalmente non fanno. Il team ha scoperto che gli stessi circuiti del cervello usati per imparare le capacità motorie, come andare in bicicletta o guidare la macchina, si possono usare per controllare compiti strettamente mentali, anche arbitrari. Si tratta del primo studio che esclude il ruolo del movimento fisico quando si impara a usare una protesi. Uno degli autori dello studio, il dotto Rui Manuel Marques Fernandes da Costa, del Centro dello studio dell´ignoto Champalimaud a Lisbona in Portogallo, ha ricevuto una sovvenzione Starting Grant del Consiglio europeo della ricerca (Cer) di oltre 1,5 milioni di euro per il lavoro svolto sul suo progetto Neurohabit ("Neural mechanisms of action learning and action selection: From intent to habit") che ha contribuito a questo studio. Un altro degli autori dello studio, Jose Carmena dell´Università della California, Berkeley negli Stati Uniti, commenta così i risultati dello studio: "Speriamo che le nuove informazioni che abbiamo ottenuto sull´insieme delle connessioni del cervello porteranno a una più ampia gamma di protesi migliori che sembrino più naturali possibile a chi le usa. Suggeriscono che imparare a controllare un´interfaccia cervello-macchina, cosa che è assolutamente innaturale, potrebbe sembrare completamente normale a una persona perché questa attività di apprendimento usa i circuiti incorporati del cervello esistenti per il naturale controllo dei movimenti. Questo è fondamentale per le persone che non possono muoversi. La maggior parte degli studi sull´interfaccia cervello-macchina sono stati fatti in animali sani e con un corpo funzionante. Il nostro studio dimostra che questo controllo delle neuroprotesi è possibile, anche se il movimento fisico non viene coinvolto." L´esperimento condotto dal team consisteva nel vedere se i ratti potessero completare un compito astratto quando non era coinvolto il movimento fisico intenzionale. I ricercatori hanno disaccoppiato il ruolo dei neuroni motori in questione necessari per muovere i baffi con l´azione necessaria per ottenere un premio in cibo. Ai ratti è stata applicata un´interfaccia cervello-macchina che convertiva le onde cerebrali in toni acustici. Per ottenere il premio, i ratti dovevano modulare i loro schemi di pensiero nell´ambito di uno specifico circuito del cervello per alzare o abbassare la tonalità del segnale. Ai ratti veniva dato un feedback acustico, in modo che imparassero ad associare uno specifico schema di pensiero a una specifica tonalità. In un periodo di appena due settimane, i ratti hanno velocemente imparato che per ottenere il cibo, dovevano creare una tonalità alta, per ottenere acqua zuccherata, dovevano creare una tonalità bassa. Se il gruppo di neuroni del compito venivano usati per la loro normale funzione, muovere i baffi, non c´era alcun cambiamento di tonalità del suono e nessun premio. "Non è una cosa naturale per i ratti," commenta il dott. Costa. "E questo ci dice che è possibile costruire una protesi che non deve per forza imitare l´anat omia del sistema motorio naturale per funzionare." I ricercatori sperano che queste scoperte porteranno a una nuova generazione di protesi che diano una sensazione naturale e che possano essere usate senza che i pazienti debbano pensare troppo a muovere un arto robotico. Per maggiori informazioni, visitare: University of California - Berkeley: http://www.Berkeley.edu/  
 
ATTUALITA’ TUTTO GRATIS
12 MARZO 2012
 
ANIMALI CHE GIOCANO TRA LORO: IL GATTO E LA SCIMMIA
 
Gli animali quando giocano tra di loro non danno molto peso alla distinzione di razza o specie, soprattutto quando sono piccoli. È questo il caso del video che ha per protagonisti un gattino e una scimmia , intenti a giocare nel giardino di casa. Il filmato, registrato dai loro padroni, è diventato uno dei più cliccati di questo fine settimana. I due piccoli amici, ovvero il gattino e la scimmietta, si divertono ad acciuffarsi e a rincorrersi, come se stessero giocando a guardia e ladro. Il tutto avviene sotto gli occhi divertiti dei padroni e sotto lo sguardo un pò invidioso di un cane, che vorrebbe essere coinvolto nel gioco ma che, al quanto pare, no n riesce a trovare un ruolo per la sua parte. Tuttavia non sempre la differenza di specie tra animali ha dei risvolti positivi. È ben dimostrato dall’immagine che mostra due animali diversi, uno squalo bianco feroce e una povera foca, finita tra le sue fauci. Non bisognerebbe meravigliarsi essendo questa scena all’ordine del giorno nel mondo animale, in quanto appartiene alla legge della natura, la legge del più forte. La povera foca però, sarebbe riuscita a fuggire dallo squalo più temuto del mondo che avrebbe voluto inghiottirla in un sol boccone. Sarà stato distratto dal flash della macchina fotografica?
VIDEO
 
PARKS.IT
12 MARZO 2012
 
I Nuclei Cinofili Antiveleno in soccorso degli animali del territorio
 
Mentre intensificano le azioni ispettive, dentro e fuori il perimetro dell'area protetta, le unità cinofile antiveleno del progetto LIFE "Antidoto" del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga dimostrano sempre più concretamente la loro efficacia ed importanza ambientale e sociale. Il più recente "successo", questi straordinari cani giunti dall'Andalusia lo hanno ottenuto alcuni giorni fa, lungo il sentiero di Madonna Fore, alla periferia dell'Aquila.Quella di Madonna Fore è una località da sempre frequentata dagli aquilani come "percorso salute" e per tranquille passeggiate all'aria aperta, spesso in compagnia dei propri amici a quattro zampe. Il luogo, inoltre, dopo il terremoto che ha devastato la città, rappresenta un punto d'incontro e un'occasione di svago per molti. Proprio in questo contesto, qualcuno ha voluto seminare morte e pericolo, lasciando lungo il sentiero letali esche avvelenate per colpire animali domestici e selvatici.In seguito al caso di avvelenamento di un cane, scampato alla morte grazie alla tempestività del padrone e del veterinario, la ASL veterinaria dell'Aquila ha chiamato i Nuclei Cinofili Antiveleno di "Antidoto", gestiti dal Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e dal CTA del Corpo Forestale dello Stato, affinché effettuassero un'ispezione sul posto. E' stato così che Karma, uno dei cinque cani, ha prontamente rinvenuto la  carcassa di una volpe, risultata anch'essa avvelenata. A seguito del rinvenimento, l'azione coordinata dei Nuclei Cinofili, della ASL Veterinaria, del Comune dell'Aquila e dell'Istituto Zooprofilattico di Teramo, ha consentito di tabellare tutta la zona per segnalare il rischio del veleno per l'incolumità di uomini e animali e di avviare le indagini per l'individuazione del colpevole.
La Direzione del Parco ha espresso viva soddisfazione al riguardo, sottolineando come la dotazione delle unità cinofile, nell'ambito del progetto Life "Antidoto" cofinanziato dalla Comunità Europea, stia non soltanto ripagando pienamente dell'impegno profuso dai Servizi dell'Ente, ma dando concreti risultati e successi, in termini di tutela e difesa degli animali selvatici e domestici e, in generale, dell'ambiente del Parco.
 
ANMVI OGGI
12 MARZO 2012
 
Nuova Ordinanza contro esche e bocconi avvelenati
 
Il Ministero della Salute ha emanato una nuova ordinanza (Ordinanza 10 Febbraio 2012) di divieto di utilizzo e di detenzione di esche e bocconi avvelenati.
Il provvedimento è sulla Gazzetta Ufficiale n.58 del 09 Marzo 2012 e fa seguito al verificarsi di avvelenamenti e uccisioni di animali domestici e selvatici a causa di esche o bocconi avvelenati, accidentalmente o intenzionalmente disseminati nell'ambiente. La presenza di veleni o sostanze tossiche rappresenta un serio rischio per la popolazione umana, in particolare per i bambini, a causa della contaminazione ambientale, con conseguenti danni anche al patrimonio faunistico, comprese le specie in via d'estinzione e all'ambiente.
L'ordinanza è in vigore dal 9 marzo 2012.
L'adozione dell'ordinanza 18 dicembre 2008, e successive modificazioni, ha reso possibile un maggior controllo del fenomeno con significativa riduzione dell'incidenza degli episodi di avvelenamento e con individuazione dei responsabili che sono stati perseguiti ai sensi delle norme penali vigenti. L'anno scorso, il Ministero della Salute ha anche realizzato delle specifice linee guida per favorire la massima efficacia attuativa delle norme, che vengono ora confermata "nelle more dell'emanazione di una disciplina organica in materia, mantenere le misure di salvaguardia e prevenzione".
Il medico veterinario che, sulla base di una sintomatologia conclamata, emette diagnosi di sospetto avvelenamento di un esemplare di specie animale domestica o selvatica, ne da' immediata comunicazione al sindaco e al Servizio veterinario dell'azienda sanitaria locale territorialmente competente. Il medico veterinari o invia all'Istituto zoo profilattico sperimentale competente per territorio eventuali campioni e in caso di decesso dell'animale anche la carcassa, al fine dell'identificazione del veleno o della sostanza che ha provocato l'avvelenamento, accompagnati da referto anamnestico utile ad indirizzare la ricerca analitica. L'invio di carcasse di animali deceduti per avvelenamento e campioni biologici da essi prelevati, nonche' di esche o bocconi sospetti di avvelenamento avviene per il tramite delle Aziende unita' sanitarie locali competenti per territorio o delle imprese convenzionate.
Una nota esplicativa, diffusa a novembre del 2011 dal Ministero sulle azioni di contrasto al fenomeno degli avvelenamenti, contiene la modulistica e le schede utili al medico veterinario nell'espletamento dei compiti assegnatigli dall'Ordinanza 18 dicembre 2008: dalla segnalazione di sospetto avvelenamento alla sua conferma. Le linee guida sulla corretta esecuzione delle procedure di intervento sono state presentate dal Ministero della Salute nel corso di un convegno organizzato da ANMVI, di cui sono disponibili le videorelazioni.
 
LIVE SICILIA
12 MARZO 2012
 
Denuncia per avvelenamento di cani
 
Una denuncia contro ignoti per l’avvelenamento, a Canicattì, in provincia di Agrigento, di alcuni cani randagi già sterilizzati da parte dell’amministrazione comunale è stata presentata ai carabinieri da alcuni cittadini, residenti in via Regione Siciliana, che li avevano ‘adottati’ e li accudivano in una zona di largo Aosta. Due cani sono stati trovati avvelenati e altri mancano all’appello. Nella denuncia vengono citati alcuni cittadini sospettati di aver avvelenato i cani. Nei giorni scorsi alcuni pedoni erano stati aggrediti. Indagini sono in corso da parte dei carabinieri.
 
GONEWS
12 MARZO 2012
 
Milo è il primo cane che sarà a fianco dei padroni durante il matrimonio
Se ci saranno riscontri positivi questa opportunità verrà poi estesa anche ai single che potranno essere inseriti in questo albo che sancisce lo straordinario rapporto fra l’uomo e gli animali
 
Il primo animale che verrà iscritto in questo particolare registro si chiama Milo e sarà presente alla cerimonia che i suoi due padroni celebreranno il prossimo 2 giugno nella ex- Chiesa della Misericordia, in pieno centro a Montecarlo, officiata dal sindaco Vittorio Fantozzi.
“La notizia sta facendo il giro del mondo e ci sono riscontri anche da paesi lontani- conferma il primo cittadino-. L’idea è piaciuta e cominciano i primi movimenti. Il 2 giugno ci sarà emozione per tutti, non solo per gli sposi, ma anche per Milo e tutti gli amanti degli animali che vedranno un tangibile riconoscimento per tutto l’amore che questi esseri viventi ci offrono ogni giorno”.
Questa particolare novità era stata presentata circa un mese fa nell’ambito della nuova edizione di "Sposarsi a Montecarlo" dal Sindaco V ittorio Fantozzi, con gli assessori Angelita Paciscopi e Massimiliano Paluzzi, insieme al presidente del centro commerciale naturale Antonio Pirozzi e al presidente del Consorzio del Vino Doc Gino Carmignani, in arte Fuso, nel corso di una conferenza stampa che si era tenuta nello splendido locale “Forassiepi” gestito da Pirozzi.
Nelle intenzioni dell’ammnistrazione comunale, se continueranno i riscontri positivi, questa opportunità verrà poi estesa anche ai single che potranno essere inseriti in questo albo che sancisce lo straordinario rapporto fra l’uomo e gli animali, che non avrà valore legale ma che sarà curato con la massima serietà dall’amministrazione comunale. Oltre alla possibilità di poter celebrare matrimoni tutto l'anno, incluso i giorni festivi, con orario continuato il Comune di Montecarlo ribadisce ed amplia la possibilità di scegliere tra location inedite e spettacolari come il settecentesco teatro dei Rassicurati, la trecentesca Fortezza del Cerruglio o le secolari cantine vitivinicole che costellano il territorio.  Il tutto accompagnato da una bottiglia di vino doc creata appositamente per l’evento.
 
LEGGO
12 MARZO 2012
 
TORO SCATENATO, CENTRA IL MATADOR E FUGGE
 
CITTÀ DEL MESSICO - Un toro davvero scatenato: è 'Silencioso', che non ha voluto recitare la parte della vittima dell'arena di Città del Messico. 'Silencioso' prima ha incornato il torero messicano Alberto Espinosa al Monumental plaza e poi ha tentato la fuga, saltando la staccionata dell'arena di Mexico City sotto gli occhi atterriti degli spettatori e dei fotografi che hanno immortalato sia l'istante in cui il toro ha centrato Alberto Espinosa sia il momento in cui ha spiccato un gran balzo per saltare la parete che divide l'arena dalle tribune. Il tentativo di fuga del toro, tuttavia, è durato molto poco: 'Silencioso' è stato subito braccato dagli inservienti del Monumental plaza e rispedito all'interno dell'arena.
FOTO
 
NEWS&TVLUCERA
13 MARZO 2012
 
I pirati della strada colpiscono ancora
 
LUCERA (FG) - Si tratta dell'ennesimo caso di abbandono di animali. Questa volta la bestia vittima di una sorte terribile è un cane, un meticcio che probabilmente vittima dell'alta velocità di alcuni automezzi è stato travolto ed ammazzato. Per la povera bestiola, che probabilmente sarà sbucata all’improvviso dai terreni che affacciano in contrada Percettore, all’incrocio con la stradina sterrata che conduce ai palazzoni della zona ‘Lucera 3’, sarà stato fatale l’impatto con un mezzo in transito lungo la Strada Statale 17.
Non si tratta certo del primo caso di animale investito, in particolare su questa arteria battuta  con frequenza dalle autovetture e dai mezzi pesanti che si muovono lungo la bisettrice compresa tra Foggia e Campobasso, ma se in episodi precedenti l’intervento di rimozione della carcassa dalla strada statale veniva  operato a qualche giorno di distanza da quando si verificava la morte dell'animale, questa volta qualcuno ha pensato di ovviare al problema semplicemente spostando la carcassa sul margine della strada fra le erbacce incolte lasciando che avvenga lì la decomposizione del corpo. Il nostro appello va a chi di dovere perché si provveda a  rimuovere quanto prima ciò che rimane di una povera bestia già fin troppo martoriata ed evitare agli abitanti della zona e a chi transita di lì accidentalmente lo scempio di assistere all'accanimento di altri animali sul corpo esanime.
VIDEO
 
GAZZETTA DI MANTOVA
13 MARZO 2012
 
Cani uccisi da bocconi di stricnina

Giordano Cucconi

 
SUZZARA (MN) -  Bocconi di carne con stricnina stanno causando letali avvelenamenti di cani che, accompagnati dai proprietari, scorazzano all’interno del parco San Colombano (un’area naturale protetta di circa 730 ettari che si estende per sette chilometri lungo le fasce fluviali del Po, all’altezza delle frazioni suzzaresi di Riva e di Tabellano). Denunce contro ignoti sono state inoltrate dai carabinieri mentre l’assessore Giulio Davoglio ha provveduto a segnalare alla guardia venatoria o agli organismi competenti quanto sta accadendo, nel tentativo di individuare i responsabili di questi episodi, rivolgendosi, inoltre anche a chi fosse in grado di intercettarli. Da evidenziare il fatto che, oltre ai cani, altri animali che compongono il complesso di diverse altre specie che vivono nel parco, potrebbero cibarsi dello stesso intru glio composto da alcaloide fortemente tossico, che procura la morte per paralisi respiratoria. «Chi fosse in possesso di qualche indizio - ha evidenziato l’assessore - può mettersi in contatto con i nostri uffici, telefonando al numero 0376/513248».
 
CORRIERE ROMAGNA
13 MARZO 2012
 
LONGIANO, A CROCETTA
Ancora bocconi avvelenati per animali
Sos che arriva da un’area verde Un cane è finito nella trappola

Giorgio Magnani

 
LONGIANO (FC). Bocconi avvelenati: un cane e alcuni gatti morti a Crocetta. Torna l’incubo avvelenamenti. Non è la prima volta all’interno dell’area comunale di Longiano. Chi mette a segno questi atti mostruosi dimentica che, oltre alle sofferenze atroci per gli animali, ed al dolore che provoca ai padroni, rischia anche pesanti condanne penali.
Capoluogo già nel mirino. Nelle settimane scorse a Longiano capoluogo cinque colombelle sono morte avvelenate.
Avevano infatti sintomi da ingestione cibo avvelenato. Da qualche anno avevano trovato riparo sotto i coppi della Collegiata San Cristoforo di Longiano con la simpatia della gente. Così nei giorni scorsi un gruppo di giovani ne ha ricomprato una coppia, liberandole nell’aria prima della funzione domenicale. Crocetta fenomeno ciclico. Nelle settimane scorse altri casi di avvelenamento sono stati riscontrati in località Crocetta. Alcuni bocconi con il veleno hanno anche causato il decesso di un cane e di alcuni gatti. La zona è quella delle aree verdi che si affacciano su via Mistadella, dietro al centro civico della frazione, dove ci sono case popolari e bambini che giocano nei giardini. A sentire i residenti non è fenomeno nuovo ed anche in passato ci sono stati dei casi di animali avvelenati. Ritorna quindi l’incubo.
La polizia municipale. «Nei giorni scorsi, a Crocetta - informa la comandante della polizia municipale, Paola Giorgetti - sui marciapiedi e nel parco pubblico di Crocetta, sono stati rinvenuti da cittadini alcuni bocconi di carne, salsicce e polpette, le cui analisi tossicologiche hanno riscontrato la presenza di pesticidi clorurati. Un cane è deceduto a seguito dell’ingestione dei bocconi».
Le norme di comportamento. «Si informano i cittadini che in caso di ritrovamento di esche o bocconi presumibilmente avvelenati - continua la comandante - è necessario avvisare il Servizio Veterinario Ausl o gli organi di polizia. In caso di impossibilità di un intervento immediato da parte delle autorità, prima di raccogliere qualunque materiale sospetto, è necessario munirsi almeno di guanti. I materiali devono essere consegnati in contenitori chiusi al servizio veterinario (telefono 0547/352061) che, dopo una prima valutazione del materiale ritrovato, si farà carico di inviare i campioni al laboratorio analisi, per le indagini tossicologiche. Qualora invece si verifichi un evento potenzialmente pericoloso come l’ingestione di veleni o sostanze tossiche da parte di animali domestici è necessario rivolgersi immediatamente al proprio veterinario di fiducia o recarsi presso il più vicino ambulatorio veterinario».
Reato perseguito dalla legge. «Si informa che l’avvele namento di animali - conclude Giorgetti - tramite l’abbandono di esche tossiche nell’ambiente è sempre un comportamento irresponsabile ed illecito, punito dal codice penale».
Non solo multe, dunque, ma in caso si venga identificati il rischio è quello di una pena detentiva.
 
OGGI TREVISO
13 MARZO 2012
 

CANI E GATTI MORTI AVVELENATI
Zanoni "1000 euro a chi aiuta le indagini"

CASTELCUCCO (TV)  - Tanti, troppi, gli animali uccisi nell'ultimo periodo da bocconi avvelenati. Solo sul confine tra i comuni di Castelcucco e Paderno del Grappa, nel giro di tre giorni, a fine febbraio, sono morti un cucciolo di lupo cecoslovacco, un gatto e un secondo cagnolino. A ricordarlo è l'eurodeputato IDV Andrea Zanoni, che ha dichiarato che offrirà 1.000 euro a chiunque aiuti le indagini per trovare i colpevoli di questi crimini.Zanoni si riferisce al lupo cecoslovacco, morto dopo aver ingerito un boccone avvelenato trovato tra l’erba il 24 febbraio scorso mentre passeggiava con il suo  padrone. Morto dopo circa venti terribili minuti di agonia. E al cagnolino e al gatto trovati agonizzanti nella stessa zona tra il 27 e il 28 febbraio. Diversi gli indizi che portano a supporre che si tratti di un veleno a base dicianuro. “Sono rimasto mo lto colpito – dichiara Andrea Zanoni – per il numero di animali morti in un così breve lasso di tempo. Il lupo cecoslovacco in particolare pesava quasi 30 chili ed è morto in pochissimi minuti a riprova dell’alta pericolosità del veleno utilizzato. Un veleno così potente è pericolosissimo non solo per gli animali domestici, non posso pensare cosa potrebbe accadere se uno di questi bocconi fosse inavvertitamente maneggiato da un bambino mentre sta giocando. Per questo ho deciso di dare un aiuto concreto per individuare questi delinquenti mettendo una taglia di 1.000 euro per chiunque darà informazioni che portino all’individuazione di chi dissemina i campi di bocconi avvelenati. Lancio un appello affinché venga posta massima attenzione ai propri animali domestici perché questo non è un episodio isolato. Lo scopo di questi figuri è decimare i cosiddetti animali “nocivi”: Volpi, Tassi, Cornacchie, Gazze, ecc.., che un tempo i cacciatori vedevano come loro concorrenti, esche che provocano centinaia di vittime anche tra i cani e gatti di proprietà, mandando ogni anno in disperazione centinaia di famiglie".

 
GEA PRESS
13 MARZO 2012
 
Ritorna l’Italia del veleno e dell’Ordinanza anti veleno (disponibile su GeaPress)
Avvelenamenti ovunque ma della legge, ancora nessuna notizia.
 
GEAPRESS – Dieci cani a Caltanissetta. Tutti sterilizzati, microchippati e … vittime del veleno. Animali del tutto innocui, ma uccisi da quella che la LIDA cittadina ha definito una “zoofobia inarrestabile“. A Termini Imerese (PA), invece, la derattizzazione senza tabelle. A provvedere hanno pensato per fortuna le Guardie Ambientali che hanno affisso alcuni cartelli con la seguente scritta: “Esche Rodenticide collocate nel lungomare Cristoforo Colombo – non toccare eventuali esche, tenere i cani al guinzaglio e con la museruola, evitare il contatto con eventuali carcasse di topi“.Infine Treviso. L’eurodeputato Andrea Zanoni, eletto proprio in questa provincia, ha oggi comunicato di avere messo una taglia di 1000 euro per chiunque riuscirà a fornire indicazioni utili a rintracciare chi ha disseminato di esche avvelenat e, lo scorso fine febbraio, il comprensorio tra Castelcucco e Paderno del Grappa. Chi è in possesso di informazioni utili può utilizzare, in orario d’ufficio, il seguente numero messo: 0422/591119. Secondo l’On.le Zanoni si tratta di un avvelenamento che ricorre sul finire dell’inverno e che è già costato la vita ad una grosso cane, uno di piccola taglia ed un cucciolo. In modo particolare il primo avvelenamento viene messo in evidenza a dimostrazione della pericolosità dell’agente tossico utilizzato. Un cane di grossa taglia, morto in meno di venti minuti. Similmente a quanto avvenuto a Piazza Armerina, in provincia di Enna, dove uno dei tanti cani che hanno assunto il veleno in quest’ultimo periodo (morendo in molti casi) aveva solo mors o, senza per fortuna ingerirlo, il boccone avvelenato.Per Zanoni l’avvelenamento di Treviso, è da ricollegare all’illegale eliminazione dei cosiddetti nocivi, ovvero quelli che un tempo i cacciatori vedevano come loro concorrenti. Si tratta di volpi, tassi, cornacchie, gazze ed altri animali ancora. Esche che uccidono anche centinaia di cani e gatti, gettando nella disperazione tante persone. Un periodo, quello sottolienato dall’On.le Zanoni, che coincide con quello di maggiore incidenza a sua volta rilevato in un recente studio pubblicato dal Centro di Referenza di Medicina Forense Veterinaria dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana. Sul banco degli imputati, attivati venatoria, pastorizia e rivalità tra i cercatori di tartufo.Eppure ancora una volta si vivono due realtà che sembrano non collimare. Quella vissuta in strada, con animali sia selvatici che domestici che continuano a morire, e quella dei piani alti che tutt’ora non riescono a condurre in porto una legge specifica. E’ proprio di pochi giorni la notizia dell’ennesimo reitero dell’Ordinanza voluta dall’ex Sottosegretario al Ministero della Salute, Francesca Martini. L’attuale Ministro l’ha confermata (SCARICA ORDINANZA MINISTERO DELLA SALUTE), inserendo tra l’altro alcune novità già contenute nelle Linee Guida emanate lo scorso novembre (SCARICA LINEE GUIDA). Di rilievo il fatto che il medico veterinario, già sulla base del primo esame dell’animale, pu&ogra ve; avviare, in attesa dei risultati di laboratorio, l’iter che dovrebbe portare alla veloce tabellazione e bonifica dell’area. L’ENPA, la LAV, le Lega Nazionale per la Difesa del Cane e la Leidaa, hanno auspicato la piena attuazione sia dell’Ordinanza che delle stesse linee guida, anche se, riferiscono le Associazioni, occorre uno strumento efficace e senza scadenza. Occorre, cioè, una legge. Ricordiamo che la prima Ordinanza è datata 2008 e che non si può all’infinito reiterare uno strumento di natura amministrativa che di fatto, in tal maniera, diventa (quasi) una legge.
 
LIVE SICILIA
13 MARZO 2012
 
Traffico illegale di animali, un denunciato
 
Provincia di Ragusa - Un autoarticolato nel quale erano stipati numerosi volatili, piccioni viaggiatori, provenienti da Malta è stato bloccato dalla Guardia di Finanza a Modica. Durante le operazioni è stato scoperto che dei quasi 2000 animali trasportati soltanto 1260 erano in possesso della certificazione che ne attestasse lo stato di salute. E’ stato disposto il rimpatri del mezzo insieme agli animali. L’autotrasportatore è stato denunciato.
 
GEA PRESS
13 MARZO 2012
 
Palermo – la corsa clandestina e l’invito rivolto al perdente: macellalo (video)
La LIDA: a Palermo non cambia niente, stalle clandestine ovunque.
 
Sono come le vecchie corse cladestine, ma il tutto è miniaturizzato. Il cavallo, il calesse e pure il percorso che, però, deve mantenere una caratteristica imprescindibile. Lo sprint finale in salita.Caduta in disuso la circonvallazione cittadina, la corsa clandestina si è ancor di più chiusa su se stessa. Nella tangenziale (tratto in blu in fotogallery) è troppo pericoloso per via degli interventi delle Forze dell’Ordine. I vecchi tempi di una corsa ogni domenica mattina, per adesso sono tramontati.Poi è iniziata la corsa a singolo calesse. E’ quella a cronometro ed il tutto rimane (quasi) nel rispetto della legge. Il Codice della Strada, sebbene riformato nell’estate 2010, vieta la competizione ma non l’uso della strada al calesse. Infine, con qualche anno di ritardo rispetto a Napoli e al la Sicilia orientale, anche a Palermo sono arrivati i cavallini. In città quasi non ve ne erano. Non hanno forme tozze, come nel caso del primo calesse che si vede nel filmato, ma sembrano dei cavalli in miniatura. Per i fantini delle corse clandestine, poco importa, basta che corra. Sull’asfalto, ovviamente.Un giro minore e forse più parcellizzato. Strade più piccole ed ancor più fuorimano. Niente cavalli da ippodromo che finiscono, se non più adatti, a tirare una carrozza per turisti così come nella corsa clandestina (il fenomeno è spesso coincidente). La puntata è piccola, popolare. Così già lo era sulla circonvallazione. Si scommette l’equivalente di un quintale di biada. Massimo trenta euro. Ragazzi di quartiere sebbene, in alcuni casi, con il coinvolgimento di personaggi di maggiore caratura criminale. Niente grande mafia. Almeno questo si deduce dagli interventi delle Forze dell’Ordine . Ove compaiono nomi inseriti in associazioni di tipo mafioso, come successo a Messina, si è scoperto essere più afferenti ad una sorta di portafoglio di varie attività criminali che non ad una vera esclusiva specializzazione.Sta di fatto che a Palermo la corsa clandestina miniaturizzata è apparsa in via Valenza (percorso colore arancio in fotogallery), tra i quartieri di Villagrazia e Bonagia. Il tutto si svolgerebbe la domenica pomeriggio, subito dopo l’ora di pranzo e fino alle 17.00. La corsa, a quanto pare, avviene con regolarità. Un primo scooter fa da battistrada facendo accostare le automobili in transito. Un secondo scooter, invece, strombazza annunciando l’arrivo della corsa. A seguire i due calessi e un’automobile. Entrambi i cavalli vengono continuamente frustati. In cima alla via Valenza, vicino al frantoio alle pendici della montagna, arrivano sfiniti. Poi la curva di via Falsomiele. La macchina sbanda, ma tutto rie sce a riprendersi. Una domenica pomeriggio, quella dell’ 11 marzo. Una come tante solo che questa volta qualcuno ha filmato. Forse non ha sopportato di rimanere bloccato per dare precedenza alla corsa. I pochi secondi del filmato, fatto poi pervenire alla LIDA di Palermo, mostrano l’ordinata sequenza della corsa, ivi compreso il primo scooter che si vede solo negli ultimi fotogrammi. Era lui che aveva fatto accostare le automobili. Poi l’invito al guidatore del cavallo perdente: macellalo!“Le corse di cavalli clandestine – riferisce a GeaPress Alessandra Musso, Responsabile della LIDA cittadina – sono ancora diffuse in città. Basta vedere le numerose stalle abusive in pieno perimetro urbano, quando lo stesso Regolamento d’Igiene del Comune di Palermo, le vieta. Abbiamo fatto denunce e manifestazioni – continua Alessandra Musso – ma ad oggi risultati concreti non ne abbiamo visti. Le cose sembrano non cambiare mai“.P arlare con gli abitanti di via Valenza è pressoché impossibile. Qualcuno però ci dice che le corse avvengono ogni domenica pomeriggio. Luogo di allenamento dei cavalli sono le strada del quartiere Bonagia. Poi si devono provare i circuiti. Oltre a via Valenza ve ne sono altri. Le stalle sono in realtà piccoli box, in alcuni casi al pianterreno delle case del luogo. Qualcuno ha ancora il cavallo acquistato all’ippodromo, ma ormai la moda indirizza sui pony. Termine generico, riferito a cavalli al di sotto di una certa altezza. Ci sono quelli più tozzi e già conosciuti, come il primo della corsa di domenica, ed i cavallini in miniatura come il perdente al quale si è augurato il macello.
VEDI FOTO E VIDEO:
 
GEA PRESS
13 MARZO 2012
 
Parco Nazionale d’Abruzzo: il cervo nel congelatore
Ex cacciatore aveva approfittato delle abbondanti nevicate.
 
Aveva approfittato delle abbandonanti nevicate dello scorso mese di febbraio, l’ex cacciatore di Barrea (AQ) che aveva ucciso il cervo sceso a valle. Di certo non si può dire che di lui aveva fatto perdere le tracce visto che quest’ultime erano rimaste nel terreno innevato e hanno dato l’avvio giusto alle indagini.Avviate le indagini, il Servizio di Vigilanza del Parco, su mandato della Procura della Repubblica di Sulmona, ha portato ieri a termine la perquisizione domiciliare a casa dell’indagato. Nel congelatore in possesso del trentenne bracconiere si sono così ritrovati numerosi sacchetti di plastica contenenti la carne del cervo. Tutto sotto sequestro unitamente a un fucile da caccia, una carabina, un revolver, un coltello da caccia, n. 42 cartucce calibro 12, n. 19 proiettili special e n. 5 proiettili per carabin a calibro 30/36.“Il Parco Nazionale d’Abruzzo – ha riferito il Presidente Rossi – è l’unico assieme a quello del Gran Paradiso, ad avere un proprio nucleo di Guardie che si aggiungono così alla vigilanza esercitata dal Corpo Forestale dello Stato tramite il proprio Coordinamento Territoriale. Le Guardie del Parco con quest’ultimo intervento hanno messo a segno un altro duro colpo alla pratica del bracconaggio, purtroppo ancora diffusa nel territorio del Parco“.
 
TUTTO GREEN
13 MARZO 2012
 
Gli animali sono come i bambini, da cuccioli hanno sempre voglia di giocare
 
Non occorrono grandi ricerche scientifiche per notare come anche gli animali da cuccioli amino giocare tantissimo, e come l’attività ludica, al pari degli esseri umani, sia importante anche per loro per l’apprendimento. Non è un caso che gli animali adulti prediligano il gioco come forma educativa dei loro cuccioli, così da insegnare loro comportamenti che gli saranno utili in età avanzata.Eppure, a conferma di questa tesi, così naturale anche per chi non è un esperto, due ricercatrici pisane hanno rilevato somiglianze tra i cuccioli di scimmia e i bambini. In particolare, Elisabetta Palagi e Giada Cordoni, del Museo di Storia Naturale e del Territorio dell’Università di Pisa – in collaborazione con l’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr di Roma – hanno notato che il gioco solitario e il gioco sociale seguono due diverse traiettorie ontogenetiche (da Wikipedia: ontogenesi, processo mediante il quale si compie lo sviluppo biologico di un organismo vivente): mentre tra  coetanei mostra un picco di frequenza durante l’infanzia, il gioco da soli mantiene livelli pressoché costanti in tutta la fase “immatura”.Ma gli esempi che ci offre Madre Natura sono tantissimi e riguardano soprattutto mammiferi ed uccelli. Le lontre di fiume lottano per gioco tutto l’anno; i macachi del Giappone adorano addirittura tirarsi palle di neve; le madri di stambecco scalciano i piccoli più pigri, per incoraggiarli a tenere dei rapporti sociali tra simili; i passerotti giocherellano coi rami fin da piccoli, dovendo cimentarsi nella costruzione del nido; la tigre siberiana e gli scimpanzé  utilizzano bastoni improvvisati per giocare. Gli osservatori hanno individuato anche la specie più instancabile: i Kea, grandi pappagalli della Nuova Zelanda, capaci di trascorrere intere giornata a far ruzzolare pietre in pozze d’acqua o a lanciarsele.Le statistiche ci dicono anche quali sono gli animali che, proprio giocando, muoiono di più. Basta pensare all’85% delle otarie sudamericane uccise mentre giocano, sebbene le attività ludiche rappresentino solo il 6% della loro giornata. E ci dicono anche quale animale, da adulto, abbandona qualsiasi attività ludica: il cavallo, da piccolo particolarmente burlone.Non mancano poi sul web, video divertenti che ritraggono animali alle prese con i giochi. Ce n’è uno che riguarda un rospo (il bullfrog africano), campione di Ant Crusher, un gioco per smartphone dove si devono spiaccicare degli insetti. Questa modalità di svago è però costata molto cara al proprietario del cellulare, perché l’animale ha finito per mangiarsi il dito. D’al tronde come si suol dire: il gioco è bello quando è corto…di Luca Scialò
VIDEO
 
PANORAMA
13 MARZO 2012
 
La straordinaria amicizia tra il labrador Ben e la delfina Duggie-VIDEO
 
La delfina Duggie nel 2006, alla morte del suo compagno, decise di fermarsi stabilmente al largo dell’isola irlandese di Tory e ogni tanto andava a nuotare nella baia di fronte al villaggio. E qui è nata una delle amicizie più insolite del mondo animale: quella con il labrador Ben. Dal 2006, praticamente tutti i giorni, Ben che per istinto ama moltissimo l’acqua, va a trovare la sua amica Duggie e con lei nuota anche un paio d’ore.
Guarda il video di Ben che nuota con Duggie
 
GEA PRESS
13 MARZO 2012
 
Circhi con animali: in Scozia dicono no
 
Ancora brutte notizie per i circhi con animali. Il vento contrario alla detenzione degli animali nei serragli circensi arriva questa volta dalla Scozia. Giorni addietro una mozione presentata al parlamento scozzese chiedeva di vietare nell’intero territorio suddiviso in 32 unità amministrative, il circo con animali. Fatto questo che faceva seguito ad altra mozione votata a stragrande maggioranza dal parlamento inglese (in questo paese le mozioni sono vincolanti) che obbliga il Governo, entro luglio, a vietare la detenzione di animali, se di specie selvatica, nei circhi.Nel frattempo, però, i singoli Consigli (ovvero le 32 unità amministrative della Scozia) si stanno facendo essi stessi promotori di divieti regionali. Nei giorni scorsi, a votare in tal senso, era stato l’East Ayrshire Council. Ora è invece la volta de l North Lanarkshire Council. Un segnale forte e inequivocabile per il governo scozzese. Così hanno commentato i movimenti animalisti.Singolare il motivo per il quale il North Lanarkshire Council ha votato in tal senso. Da quelle parti era in arrivo il Bobby Roberts Super Circus, ovvero il circo ove gli animalisti erano riusciti a filmare le penose condizioni di detenzione dell’anziana elefantessa indiana di nome Anne (nella foto) e le continuate bastonature con le quali era avvilita. Prima il rifiuto dell’affitto dei terreni, ora la votazione. In questi giorni richieste ad intervenire in tal senso sono pervenute pure all’Assemblea dell’Irlanda del Nord.
 
LA REPUBBLICA
13 MARZO 2012
 
la polemica
Limiti sugli animali da laboratorio
contro-mobilitazione degli scienziati
L'appello di alcuni big italiani della ricerca perché il Parlamento adotti senza restrizioni la direttiva Ue sulla sperimentazione. Garattini (Mario Negri): "Senza le scimmie l'Aids sarebbe ancora una malattia mortale". Oltre il 90% dei test vengono svolti su topi e ratti 
 
ROMA - La polemica sull'uso degli animali nella ricerca si riaccende periodicamente, ma stavolta arriva alle istituzioni visto che il Parlamento italiano è chiamato a ratificare la direttiva comunitaria sulle regole della sperimentazione animale. Il testo è già passato alla Camera dove la pressione del movimento animalista ha portato all'approvazione di alcuni emendamenti che il mondo italiano della ricerva giudica restrittivi e in contrasto con l'obiettivo della Ue, che è quello di armonizzare le normative tra i 27 paesi dell'Unione.L'ultima polemica, scoppiata sull'importazione di 900 scimmie cinesi dalla Harland di Monza, ha spinto alcuni dei nomi più in vista della ricerca italiana a intervenire pubblicamente per spiegare le ragioni della scienza e fare il punto sull'utilizzo delle cavie in Italia: "La vivisezione è un retaggio del passato - dicono gli scienziati - . Oggi esiste la 'sperimentazione animale' per testare farmaci, ed è attuata con tutte le garanzie stabilite da leggi moderne, ma resta ancora una necessità irrinunciabile se vogliamo che gli ammalati trovino sempre migliori terapie".Per affermare questi concetti hanno incontrato la stampa, a Milano, Silvio Garattini, (Istituto Mario Negri), Marco Pierotti (Istituto Tumori di Milano), Pier Giuseppe Pelicci (Istituto Europeo di Oncologia), Ferdinando Cornelio (Istituto Neurologico Besta) e Massenzio Fornasier, presidente Società Veterinari Animali da Laboratorio. Garattini ha avuto incontri a Palazzo Madama per caldeggiare queste ragioni e chiedere la modifica agli emendamenti approvati dalla Camera e un recepimento senza restrizioni della direttiva Ue: "Senza la sperimentazione animale sulle scimmie - ricorda tra l'altro Garattini - l'Aids sarebbe ancora una malattia fatale, perchè solo sui primati funzionano i far maci antiretrovirali che hanno portato alla cronicizzazione della malattia".Marco Pierotti sottolinea invece che l'Italia è all'avanguardia per la disciplina sulla sperimentazione: un comitato etico verifica che l'esperimento sull'animale sia scientificamente corretto, abbia metodologia appropriata, risponda a congruità statistica e che gli animali non siano sostituibili con altra forma di sperimentazione. A parte ciò, poi, le stesse riviste scientifiche internazionali esercitano una forma di controllo, escludendo dalla pubblicazione le sperimentazioni non rispettose degli animali.Pier Giuseppe Pelicci spiega le tre fasi della ricerca rispetto all'obiettivo-farmaco: "Per definire la sua tossicità, prima viene testato per vedere come si comporta sulle cellule, poi sugli animali, quindi sull'uomo. Il 30% dei progetti muore nella prima fase (cellule). Dei restanti, il 40% muore nella seconda fase (animali); il 50% viene scartato nei test sull'uomo. Solo l' 1% dei progetti alla fine diventa farmaco". Secondo Pelicci, non è possibile saltare la seconda fase, quella che interessa gli aninali, "perché la cellula non ci può dire qual è l'effetto su un organismo".Discorso ancora più valido, aggiunge Ferdinando Cornelio, per i test sul sistema nervoso che "interagisce in sistemi cellulari complessi che richiedono l'integrità di una struttura animale complessa". Massenzio Fornasier spiega che in Italia la legge impone la presenza di un veterinario in ogni istituto di ricerca. Fornasier ha presentato anche i numeri delle sperimentazioni animali in Italia: nel 2009 sono stati utilizzati oltre 750mila ratti e topi (su un totale di 830.453 animali da laboratorio). Quanto ai primati, ne sono stati utilizzati 502.Garattini ha sottolineato, inoltre, che il ricorso alla "cavia" animale" è crollato rispetto a trent'anni fa: "Ormai
usiamo sempre meno animali in laboratorio grazie alle nuove tecnolo gie che permettono di seguire con metodi non invasivi l'andamento di una malattia e l'efficacia delle terapie. Basti pensare - ricorda Garattini - che negli anni '80 il Mario Negri arrivava a quota 100 mila roditori 'reclutatì, quest'anno sono stati appena 12 mila. Oggi, in pratica, ne usiamo dieci volte meno".
 
VIRGILIO NOTIZIE
13 MARZO 2012
 
Vivisezione/ Garattini: E' una necessità,non esistono alternative
"Favorevoli a direttiva Ue, non a emendamenti della Camera"
 
Milano - La sperimentazione scientifica sugli animali "è una necessità, è spesso obbligatoria per legge e non esistono soluzioni alternative, ma, piuttosto, complementari come le culture in vitro". E' un tentativo di sgombrare il campo da pregiudizi e posizione ideologiche, ad esempio l'utilizzo improprio del termine "vivisezione", quello di Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, che ha convocato una conferenza stampa per spiegare le ragioni della ricerca biomedica in un momento particolarmente delicato visto che, in questi giorni, è all'esame del Senato la direttiva Ue in materia, già corretta alla Camera con una serie di provvedimenti restrittivi. "Non siamo contrari alla direttiva Ue, anzi siamo favorevoli. Siamo contrari agli emendamenti introdotti alla Camera perchè rischiano di rendere disarmonica, rispetto ad altri paesi, l'applicazione della direttiva stessa", ha spiegato Garattini, aggiungendo che sono in corso contatti con le commissioni competenti per poter spiegare le ragioni dei ricercatori. "Difficile" invece incontrare l'ex ministro del Turismo e convinta animalista Michela Vittoria, protagonista in questi giorni di una battaglia contro la multinazionale Harlan, colpevole di aver importare in Italia 900 macachi destinati alla sperimentazione.
 
CORRIERE DELLA SERA
14 MARZO 2012
 
«Lasciateci sperimentare sugli animali»
Appello degli scienziati dopo i blitz animalisti
Ma Veronesi: «Usare i criteri validi per gli umani». Una legge in discussione in Parlamento

Simona Ravizza

 
MILANO - «I ricercatori non sono dei torturatori». Il gotha degli scienziati di Milano si mobilita a favore delle sperimentazioni sugli animali: «Altrimenti si mette a rischio la ricerca». L'appello arriva in un momento cruciale: il Parlamento sta per recepire la direttiva dell'Unione europea (la 2010/63) sull'argomento; ma - con sette punti votati dalla Camera - viene introdotta una serie di restrizioni che fanno storcere il naso ai ricercatori che martedì si sono riuniti allo Starhotels Rosa. Viene previsto, tra l'altro, il divieto per l'allevamento di scimmie, cani e gatti e per gli esperimenti che non prevedono anestesia.
LA MOBILITAZIONE - Lo scorso febbraio Michela Brambilla, parlamentare del Pdl, nonché nota animalista aveva festeggiato il risultato: «Una piccola grande vittoria in un lungo cammino». Ma ora si muovono gli scienziati: «Chiediamo che la direttiva venga recepita come è stata approvata a livello europeo - dice Silvio Garattini, alla guida dell'Istituto farmacologico Mario Negri -. Con l'emendamento restrittivo avremo di nuovo un Paese diverso rispetto agli altri». I fatti di cronaca, intanto, imperversano: dopo la battaglia per fare chiudere Green Hill , l'allevamento di beagle destinati alla sperimentazione, pochi giorni fa la multinazionale Harlan di Correzzana (Monza) è stata costretta dalle polemiche a bloccare l'invio di 900 scimmie alle aziende farmaceutiche.
LA RICERCA - La preoccupazione dei ricercatori è, dunque, forte. È il motivo per cui alcuni dei nomi più in vista del panorama scientifico italiano, a capo dei più importanti centri di ricerca di Milano, hanno deciso di mettere la faccia nella battaglia a favore delle sperimentazioni animali. Oltre a Silvio Garattini, in prima fila ci sono Pier Giuseppe Pelicci (codirettore scientifico dello Ieo); Marco Pierotti (direttore scientifico dell'Istituto nazionale Tumori); Ferdinando Cornelio (direttore scientifico del neurologico Besta); Lucia Monaco (direttore scientifico della Fondazione Telethon) e Alberto Mantovani (direttore scientifico Humanitas). Sottolinea Pierotti: «Le nostre regole sulla sperimentazione sono all'avanguardia: c'è un Comitato etico, Cesa, per verificare che l'esperimento sia scientificamente corretto e che gli animali non siano sostituibili».
APPELLO -L'appello dei medici, che si sono mobilitati martedì, può essere riassunto in una frase: «Gli animali non strumenti da laboratorio, ma partner degli scienziati. Senza la sperimentazione animale sulle scimmie l'Aids sarebbe ancora una malattia fatale». Ma la scienza stessa non è del tutto compatta sull'argomento. Molto più cauta, per esempio, è la posizione dell'oncologo di fama mondiale Umberto Veronesi, che chiede per la sperimentazione sugli animali l'applicazione di criteri analoghi a quelli usati per le sperimentazioni sull'uomo. «Il Dna degli scimpanzé è uguale per il 99% a quello umano - dice Veronesi -. È il motivo per cui il loro utilizzo deve essere particolarmente restrittivo».
 
GEA PRESS
14 MARZO 2012
 
Sperimentazione animale: la parola ai difensori (dall’Italia all’Inghilterra)
 
Limiti oltre la soglia regolamentare. Di fatto elementi restrittivi che impedirebbero alla ricerca di andare avanti. Così la pensano cinque nomi noti in parte già recentemente apparsi nella crociata contro il famoso emendamento Brambilla, inserito nella proposta di legge comunitaria. A far paura, in modo particolare, è quel divieto di allevare cani, gatti e primati se finalizzato alla sperimentazione animale.Ieri in conferenza stampa a Milano, la discussione è stata ancora una volta incentrata sui lavori di recepimento d ella Direttiva Europea ed in particolare le restrizioni che sarebbero imposte, specie con il famoso divieto, nella proposta di legge comunitaria. “Se non si possono allevare animali in Italia, verranno comperati all’estero dove sarà più difficile per i veterinari effettuare controlli”.A condividere tale pensiero, sono stati Silvio Garattini (Istituto Mario Negri), Marco Pierotti (Istituto Tumori di Milano), Pier Giuseppe Pelicci (Istituto Europeo di Oncologia), Ferdinando Cornelio (Istituto Neurologico Besta) e Massenzio Fornasier, Presidente della Società Veterinari Animali da Laboratorio (SIVAL).Il bersaglio da colpire è rappresentato dai prossimi lavori a Palazzo Madama. Qui arriverà la proposta di legge comunitaria già approvata alla Camera dei Deputati. Anzi, stante quanto riportato dal quotidiano dell’ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani) su Palazzo Madama è avvenuta una vera e propr ia sensibilizzazione. I cinque difensori della sperimentazione animale (guai a chiamarla vivisezione, perché retaggio del passato) hanno portato a sostegno della loro tesi il diminuito numero di animali da laboratorio (in realtà particolarmente riferito a ratti e topi che non sono contemplati, però, nella proposta di legge comunitaria) oltre che gli studi sul virus dell’AIDS compiuti sui primati. Argomento, questo, molto controverso proprio in campo scientifico e che comunque, al di là delle diverse tesi, non ha ancora portato alla formulazione di un vaccino, scopo della ricerca.Ad ogni modo quello che è stato sollevato è il fatto che gli animali saranno in tal maniera acquistati all’estero. Vediamo allora cosa succede oltralpe, anzi addirittura oltremanica. E’ di poche ore la notizia delle esternazioni dell’ex Ministro della Scienza nello scorso governo laburista. Lord Drayson, questo il nome dell’ex Minist ro, ha riferito che la ricerca in Inghilterra starebbe morendo. La causa è il rifiuto delle compagnie di trasporto di accettare ordinativi di animali da destinare alla sperimentazione animale. Ha ceduto pure l’ultima compagnia di trasporto navale, mentre già da prima si erano rifiutate sia le ditte che gestiscono il trasporto nel tunnel della Manica, che quelle aeree (British Airways, compresa). Sono state boicottate dagli animalisti che, per Lord Drayson, altro non sono che estremisti. A causa loro, anche in Inghilterra si avranno grossi danni per i malati, anche se il blocco potrebbe interessare non oltre l’1% degli animali utilizzati, ovvero topi geneticamente modificati. “Quello che gli estremisti hanno fatto con successo – ha riferito l’ex Ministro della Scienza – è stato di identificare gli anelli deboli della catena“.Quale sarà la conseguenza? Se per l’Italia si dice che gli animali verranno acquistati all’estero, in Inghilterra andranno all’estero (dice Lord Drayson) i ricercatori.Continuano, dunque, gli scenari a tinte fosche. La scadenza del primo gennaio 2013, quando cioè si dovranno comunicare alla Commissione europea le disposizioni relative alla protezione più estesa degli animali da laboratorio, si avvicina sempre più.
 
AGEN PARL
14 MARZO 2012
 
FVG: FERONE (PENSIONATI), FERMARE LA SPERIMENTAZIONE SUGLI ANIMALI
 
Trieste - "La pratica della sperimentazione sugli animali - afferma in una interrogazione il consigliere regionale Luigi Ferone - risulta essere datata e va contro qualsiasi diffusione di una cultura animalista che miri a tutelare gli animali e a favorire la nascita di sentimenti positivi verso esseri viventi che non sono in grado di difendersi." E' quanto riporta una nota della regione Friuli Venezia Giulia."Il rappresentante regionale del Partito Pensionati ricorda, poi, che la legge regionale n. 3 del 2010 sulla diffusione di metodologie alternative alla sperimentazione animale afferma che la nostra Regione promuove la tutela degli animali favorendo la diffusione di metodologie innovative, da utilizzare a fini sperimentali o ad altri fini scientifici e didattici, che non facciano ricorso all'uso di animali vivi. Non mancando di citare anche la legge nazionale n. 413 del 1993 sull'obiezione di coscienza alla sperimentazione animale, Ferone desidera sapere dalla Giunta se in Friuli Venezia Giulia siano praticate sperimentazioni sugli animali o se si preferisca - come è auspicabile - praticare metodi alternativi in ottemperanza alla LR 3/2010. Il consigliere chiede, poi, se nelle università della regione sia data la possibilità offerta dalla legge 413/1993 circa l'obiezione di coscienza alla sperimentazione animale."
 
GAZZETTA DI PARMA
13 MARZO 2012
 
Ditelo al veterinario - L'importanza della pulizia dei denti
 
Egregio dottor Gresia, 
sono qui a chiederle un consiglio sulla mia cagnolina di razza maltese di circa sette anni, che da un po' di tempo emana dalla bocca un odore molto pungente a dir poco. 
All’inizio pensavo fosse legato a problemi digestivi quindi le ho cambiato diverse volte il cibo, ma la situazione non è variata. 
Quando mi son recato dal veterinario per la vaccinazione mi è stato detto che la mia Briciola ha tutto il tartaro sui denti e quindi necessita di una pulizia, ed il tutto in anestesia totale. 
Vengo al dunque: ma è proprio necessario anche per lei fare la pulizia con tutti i rischi dell’anestesia? Grazie per la risposta.

Rispondo molto volentieri alla sua domanda poiché nella pratica ambulatiorale mi viene posto lo stesso quesito; dico sì senza alcuna titubanza, a meno che le condizioni di salute dell’animale vietino categoricamente l’esecuzione dell’anestesia generale. La pulizia dei denti (detartasi) nei nostri animali domestici (cani e gatti) non ha, come a volte si crede, una semplice finalità estetica, ma è di fondamentale importanza per prevenire ciò che noi veterinari chiamiamo comunemente come malattia parodontale. Il tartaro è facilmente visibile sui denti; esso ricopre in parte o totalmente lo smalto e si localizza fino agli spazi sottogengivali. E’ costituito essenzialmente da depositi minerali e residui di cibo che col tempo vanno incontro a fenomeni di calcificazione. All’interno di questa struttura mineralizzata colonizzano sempre e comunque batteri che contribuiscono fortemente a quel fenomeno detto alitosi che Lei ha riscontrato nella sua Briciola. Le azioni di disturbo operate dalla placca sono molteplici e vanno dall’alito cattivo ad infiammazioni e retrazioni gengivali, perdita di denti ed ascessi, alla formazione di carie ed a volte a pericolosissime disseminazioni di germi che possono mettere a rischio la vita dei nostri animali (infezioni ossee e cardiache). Le cause della formazioni del tartaro sono da ricercare essenzialmente, oltre che a fattori predisponenti tipici dei cani di piccola taglia, in una scorretta alimentazione supportata da una scarsa o assente igiene dentale. La somministrazione di solo cibo tenero impedisce la tipica azione meccanica di «sfregamento» svolta dal cibo secco (croccette) sulla superficie dello smalto. La prevenzione, come per tante altre patologie, resta sempre la soluzione migliore, fornendo ai nostri cucci oli una sana alimentazione e sottoponendoli frequentemente alla pulizia dei denti che si realizza con appositi spazzolini o con comodi ditali sui quali può essere applicata una pasta specifica. Quando il problema è già presente si deve provvedere il prima possibile alla rimozione del tartaro che si effettua mediante uno strumento (ablatore) a cui seguirà una azione di lucidatura dei denti stessi. La pulizia è solitamente piuttosto rapida e se le condizioni del paziente lo permettono (visita ed esami preanestesiologici nella norma) l’intervento è quasi sempre scevro da inconvenienti di ogni tipo.
 
IL RESTO DEL CARLINO
14 MARZO 2012
 
"Torture col collare elettrico" A processo il padrone del cane
Formigine L'animale trovato magro e stremato
 
Modena - Torturato con un collare elettrico capace di dargli la scossa.Sarebbe questo il maltrattamento subito da un cane da caccia, tenuto a bada dal suo padrone con il marchingegno che poteva essere azionato con un telecomando. Lo sostiene l’accusa nell’ambito del processo, iniziato ieri a Modena, contro un 85enne di Formigine a giudizio per maltrattamento di animali.
Il cane da caccia fu trovato stremato a bordo di una strada da alcuni passanti, che si fermarono a soccorrerlo e che allertarono subito il canile. L’animale era malnutrito ma soprattutto aveva un collare elettrico acceso, che lampeggiava. Il cane è stato soccorso da una addetta del canile che, arrivata sul posto, ha caricato l’animale in macchina e lo ha trasportato nella struttura dove è stato riscontrato che aveva il microchip. In pratica l’animale, iscritto all’anagrafe canina, aveva un proprietario.«Il cane era magro e stremato — ha detto ieri in aula l’addetta del canile che lo ha recuperato — ma non era in pericolo di vita. Gli ho tolto il collare elettrico che lampeggiava di una luce verde». Insomma, se qualcuno avesse premuto il pulsante del telecomando il cane sarebbe stato raggiunto dalla scossa. L’accusa vuole dimostrare che il cane sia stato torturato: il collare elettrico, infatti, non avrebbe altre funzioni se non quella di dare la scossa. Tesi respinta dalla difesa, secondo cui invece il solo fatto che il cane ‘indossasse’ il collare non dimostra che sia stato colpito dalle scosse elettriche. Il processo è stato rinviato e nella prossima udienza sarà sentito il veterinario del cane. L’animale è stato riaffidato al padrone, che ieri non era in aula, mentre il collare elettrico è stato sequestrato.
 
IL CENTRO
14 MARZO 2012
 
Bocconi avvelenati, uccisi altri due cani
 
ORTONA (CH). Colpito ancora l’allevamento di Shar-Pei di Cristian Mancini di contrada Santa Lucia, ma, purtroppo, l’obiettivo del folle avvelenatore di cani e gatti che da settimane sta terrorizzando il quartiere è stato raggiunto. Sono stati ammazzati due cuccioli di canina di razza cinese, Jacob, di 16 mesi e Inblack, di 3 anni, mentre Crosby, di 4 anni, è riuscito a salvarsi per la seconda volta dall’attentato, ma ora le sue condizioni sembrano critiche. Il metodo è sempre lo stesso: polpette e croccantini avvelenati gettati, presumibilmente, di notte sia nelle aree pubbliche che in quelle private. Un’azione criminale, inspiegabile e senza giustificazione che sembra non essere supportata da «acredini» personali nei confronti della famiglia Mancini, dato che sono stati uccisi anche due bellissimi cuccioli di pastore tedesco di proprietà, sempre nelle vicinanze e dei gatti, senza trascurare il fatto che ci sono stati altri tentativi di sterminio di altri animali della zona, fortunatamente, non andati a buon fine. Eppure, dopo il verificarsi di questi fatti, si sono effettuati i controlli a tappetto in contrada e ritrovati più di un boccone avvelenato, ma è evidente che il serial killer degli animali è tornato a colpire duramente nelle ultime ore. Il caso assume una valenza importante, un vero e proprio attentato alla salute pubblica anche perchè le polpettine potrebbero essere trovate da bambini piccoli e portate alla bocca con gravi conseguenze. L’argomento sarà portato all’attenzione del consiglio comunale di oggi pomeriggio da parte del consigliere comunale del Partito democratico Tommaso D’Anchini che sollecita il sindaco Nicola Fratino e la giunta ad assumere tutti i provvedimenti necessari, affinchè questo problema s ia risolto definitivamente. «C’è poco da dire», commenta Mancini, «hanno avvelenato i miei cani la notte scorsa e due su tre hanno fatto una fine terribile. Qualcuno ha gettato una mistura di croccantini e mix di veleni nella mia proprietà senza pietà per questi animali. E’ il gesto di un folle che bisogna fermare al più presto». Sull’argomento interviene anche l’allevatore di pastori tedeschi, Mario Albanese: «È necessario inquadrare bene quello che sta accadendo. Non si sta avvelenando solo animali, fatto di per se gravissimo, ma si sta attentando alla salute pubblica e all’incolumità di tutta la comunità».
 
GAZZETTA DI MANTOVA
14 MARZO 2012
 
La sorte di Rex fa piangere in tv Inchiesta sugli spari di Goito
 
GOITO (MN) -  Il caso del pastore tedesco ucciso in un parco pubblico da un carabiniere sbarca in tv. Ieri, infatti, la sua padrona, Ophelia Linda Sperneac ha partecipato alla trasmissione Pomeriggio Cinque, tenuta sulla rete ammiraglia di Mediaset da Barbara D’Urso. La conduttrice ha inserito il passaggio riservato al caso di Goito, all’interno di un più ampio servizio sulla terribile storia di un pensionato sbranato da un branco di randagi alla periferia di Milano. Linda Sperneac ha raccontato la vicenda, quindi è seguito il collegamento telefonico con la veterinaria che ha sempre seguito il pastore tedesco, Debora Ferrari di Goito, la quale ha raccontato che Rex era un cane mansueto sia nei confronti di altri animali che verso gli uomini. Intanto, come ci spiega l’avvocato di fiducia della Sperneac, la procura ha aperto un fascicolo anche senza la denuncia della parte lesa, perché il reato “uccisione di animali per crudeltà o senza necessità” (per cui si rischia da due mesi a quattro anni di reclusione) può essere perseguito d’ufficio. Le indagini comunque sono tuttora in corso.
 
MERATE ONLINE
14 MARZO 2012
 
Cernusco: ovini squartati ritrovati alle Orane. I brandelli di carne e pelle sparsi nei campi
 
Zampe letteralmente spezzate in due, pelli scuoiate e interiora di animale sono state sparse nella sterpaglia che infesta parte della campagna della zona Orane a Cernusco. Trattasi di parti di due o più pecore ritrovate, nella mattinata del 14 marzo, da due coniugi che stavano passeggiando nei paraggi, attirati probabilmente dal fetore e dallo sciame di moscerini che si annidiavano sui brandelli degli ovini.
Le due persone hanno così chiamato gli agenti della polizia locale di Osnago che si sono portati sul posto e hanno poi allertato il collega di Cernusco, competente per territorio. Gli agenti hanno trovato nelle immediate vicinanze delle carcasse il coltello da macello di medie dimensioni con il quale i responsabili hanno squartato le bestie.Difficile per ora fare ipotesi sulle intenzioni degli ignoti che hanno compiuto questo gesto, anche se con tutta probabilità il fine era quello di estrarre le parti commestibili degli animali per potersene cibare. Per quanto insolito possa sembrare, questo episodio si era già verificato in passato. Alcuni mesi fa, infatti, un contadino aveva ritrovato dei brandelli di capre sgozzate in un appezzamento di terra a Cernusco.
FOTO
 
SALERNO NOTIZIE
14 MARZO 2012
 
Salerno: sospetti maltrattamenti su capre e cani, intervengono i Vigili Urbani a Mariconda
 
In seguito ad una segnalazione di maltrattamento animali, in particolare capre e cani, la Polizia Municipale di Salerno, unitamente a veterinari dell’A.S.L. ed a quello della “Lega Protezione Animali”, è intervenuta presso un fondo situato in zona “Mariconda”. Sul posto, oltre ad essere stata rinvenuta una capra deceduta e dove i veterinari hanno verificato che le cause del decesso erano state naturali, non sono stati accertati maltrattamenti ad animali.
 
CORRIERE DI RAGUSA
14 MARZO 2012
 
Nonostante il temporale ladri attivi nelle campagne del modicano
Rubati venti vitelli in contrada Porta di Ferro
Al proprietario non è rimasto altro che denunciare il fatto

MODICA - Venti vitelli sono stati rubati in una azienda agricola di contrada Porta di Ferro. Nonostante le cattive condizioni del tempo i ladri hanno messo a segno il loro colpo trafugando gli animali che si trovavano in un terreno adiacente l’azienda agricola.
Il proprietario non si è accorto di nulla anche perché nella zona imperversava il temporale e nessuno si è accorto dell´azione malavitosa che ha richiesto certamente tempo per caricare gli animali su dei camion. Al titolare non è rimasto altro che denunciare il fatto dopo aver constatato che i venti vitelli non si erano allontanati;le ricerche nella campagna circostante infatti non hanno dato esito positivo.

 
CORRIERE DELLA SERA
15 MARZO 2012
 
L'animaletto forse sarà imbalsamato e esposto comunque al pubblico
Cameraman uccide il coniglietto senza orecchie
Calpestato inavvertitamente durante la presentazione pubblica in tv. Era già diventato la star di uno zoo in Sassonia

  

NELLE FOTO 
Il piccolo Til, consiglietto senza orecchie (Ap)
Til, a destra, con un compagno di giochi (Reuters)

Elmar Burchia

 
MILANO - Il simpatico animaletto avrebbe dovuto diventare presto la nuova star di un piccolo zoo in Sassonia: un coniglietto senza orecchie. Ma poi è arrivato un uomo con delle scarpe grosse.
STELLA MAI NATA - Siamo a Limbach-Oberfrohna, in Germania. Tre settimane fa, nel parco animali della cittadina tedesca era nato un coniglio domestico molto particolare. Come per altri sui predecessori, diventati nottetempo delle celebrità internazionali, anche il coniglietto era sulla giusta strada per essere amato dal pubblico e dai media di tutto il mondo. L’animaletto, infatti, era venuto alla luce senza orecchie. Tanto è bastato, insomma, per far subito il giro del web ed innescare il solito tam tam sui social network. Senza contare il potenziale giro d'affari che avrebbe potuto generare il coniglietto, fra contratti pubblicitari e gadget. Ma la sua carriera è terminata, purtroppo con un epilogo tragico, ancor prima di cominciare.
Til, a destra, con un compagno di giochi (Reuters)
L'INCIDENTE - Cos’è accaduto? Dunque, andiamo per ordine. In questi giorni era prevista la presentazione ufficiale alla stampa del coniglietto senza orecchie; sarebbe stato battezzato col nome «Til», da Til Schweiger, il noto attore tedesco che ha già calcato le scene internazionali, protagonista della commedia campione d’incassi in Germania «Keinohrhasen» (Coniglio senza orecchie). Mercoledì scorso, durante le riprese che avrebbero raccontato la storia della nuova stella dello zoo, un cameramen ha calpestato accidentalmente il piccolo animale con un passo falso all’indietro. E lo ha ucciso. «È morto all’instante, non ha sofferto», ha detto il responsabile dello zoo, Uwe Dempewolf. Che aggiunge: «Siamo tutti sconvolti e non ci possiamo credere». Prima dell’incidente il coniglio senza orecchie si trovava insieme ai suoi cinque fratelli e alla madre in una stalla a parte all’interno del parco animali. Era diventato la mascotte dello zoo. Numerose persone da tutta la Sassonia avevano già fatto richiesta per visitare il coniglio senza orecchie. «Eravamo così contenti di poter presentare il piccolo animale e vederlo crescere qui da noi», ha aggiunto Dempewolf. Che, tuttavia, ci tiene a sottolineare: «Non è stata colpa del cameraman, lui è il più scosso di tutti. È stato solamente un tragico incidente».
SARA' IMBALSAMATO - Perchè il coniglietto fosse nato senza orecchie non è ancora stato del tutto chiarito. Probabilmente si tratta di una malformazione genetica. «Può anche darsi che la madre gli abbia morsicchiato le orecchie», ha spiegato il presidente dell’associazione degli allevatori di conigli di razza della Sassonia, Michael Rockstroh. Ciononostante, si tratta «di un caso assai raro». Appena lo choc sarà superato lo zoo valuterà l’ipotesi di imbalsamare il coniglio. Per la «felicità» di tante persone che in tutta la Germania avrebbero quasi certamente imparato ad amarlo. 
 
LA ZAMPA.IT
15 MARZO 2012
 
Coniglio "famoso" muore calpestato dal cameramen
 
Aveva un futuro da star il piccolo Til, un coniglio nato senza orecchie di tre settimane, che viveva nello zoo di Limbach-Oberfrohna, in Germania . Il caso ha voluto che sia morto proprio mentre si stata per girare un servizio televisivo su di lui, poco prima della conferenza stampa che doveva presentarlo al grande pubblico. A schiacciarlo e ucciderlo è stato un operatore di ripresa, che era lì per filmarlo. "Non lo avevo visto" ha dichiarato l'uomo in un'intervista alla Bild.
FOTO
 
LA NUOVA SARDEGNA
14 MARZO 2012
 
Cagnetto cade in un dirupo: salvato dai vigili del fuoco
 
SASSARI. Un passante, nel primo pomeriggio, ha sentito dei guaiti, si è avvicinato a un dirupo e in basso ha visto un cuccioletto. Il cane era caduto e non riusciva a risalire. L’uomo ha chiamato i vigili del fuoco e una squadra ha raggiunto il luogo scosceso sulla strada vecchia per Osilo, nei pressi della cava. I vigili si sono calati con una corda e alla fine sono riusciti a portare in salvo l’animale. Il meticcio, dall’aria molto simpatica, è stato affidato al taxi dog Andrea Loriga.
 
BOLOGNA 2000
14 MARZO 2012
 
Clonazione: in India la prima capra pashmina ‘fotocopia’
 
Lo zoo degli animali ‘fotocopia’ si arricchisce di un nuovo esemplare. Per la prima volta al mondo, in India, e’ stata clonata la capra pashmina, nota e apprezzata per la qualita’ del suo manto, da cui si ricavano le omonime sciarpe. La capretta frutto della clonazione si chiama Noory ed e’ nata il 9 marzo, nel corso di un progetto finanziato dalla Banca mondiale e portato avanti dai ricercatori della facolta’ di Scienze veterinarie della Sher-e-Kashmir University insieme al National Dairy Research Insitute.
 
IL REPORTER
14 MARZO 2012
 
Un cavallo cieco dalla nascita. Ma vincente
 
Camilla Fusai
 
Laghat ha nove anni, è un purosangue cieco dalla nascita a causa di un fungo. Ma la malattia non lo ha ostacolato e da cinque anni, vince in pista.
LAGHAT. Laghat è un purosangue di nove anni. E' cieco dalla nascita ma la malattia non gli ha impedito di vincere ben diciannove corse in cinque anni e di ricevere buoni apprezzamenti. Il cavallo non ha problemi a stare in gruppo e reagisce ai comandi.
LA CAPANNA. Invece che in un box, Laghat vive in una capanna comoda nel parco di San Rossore a Pisa dove si allena. Federico De Paola, il suo proprietario, racconta che il cavallo non ha nessun problema a stare con gli altri cavalli e ad evitare contatti. Una vita normale, condotta da un animale con un senso in meno.
 
IL TIRRENO
14 MARZO 2012
 
Laghat, cavallo-miracolo È cieco ma vince le corse
 
di Paolo Allegri
 
PISA Laghat è un purosangue di nove anni, sano e allegro. Ha vinto diciannove volte nella sua carriera ma quello che è straordinario è che si tratta di un cavallo completamente cieco. Un galoppatore dalla testa d'oro con una luce dentro che lo guida sulle piste di tutta Italia. Il 23 febbraio all'ippodromo pisano del Prato degli Escoli ha vinto un handicap in un campo di 15 partenti staccandosi di due lunghezze e mezza. Il suo proprietario, Federico De Paola racconta: «Laghat è cieco dalla nascita, a causa di un fungo. L'allevatore cercò di curarlo ma senza riuscire a donargli la vista». Laghat in corsa non risente di questo grave handicap. Risponde ai comandi del fantino e non ha problemi a stare in gruppo, ad evitare contatti con gli altri cavalli. «Devo ancora capire bene anch’io come sia possibile - aggiunge De Paola – ma posso dire di non aver mai avuto problemi a comandarlo, anche in corse particolarmente affollate, da sedici-diciotto partenti. Reagisce perfettamente ai comandi, da sempre». Laghat, dal mondo dell'ippica ha ricevuto un trattamento speciale, tanto che a differenza degli altri purosangue che vivono in un box, lui gode della comodità di una capanna nel parco di San Rossore.Dopo il lavoro mattutino svolto sulle diritture dei Cotoni, nel meraviglioso centro di allenamento pisano, per prepararsi alle gare, Laghat si rilassa assieme ad una cavalla grigia con cui condivide il suo 'alloggio'.«A lui non piace stare da solo - racconta ancora il suo proprietario-allevatore - ma non dite che questa cavalla è come un bastone per un cico. Anzi, lui con lei è abbastanza autoritario: pensate che quando torna da una corsa che è andata male finisce anche per picchiarla qualche volta...».Questo purosangue - va detto - non è quello c he si dice un campione, ma solo un cavallo di buon livello che sa ritagliarsi le sue occasioni nel programma. Anche se il suo palmares è pieno di belle pagine: ha vinto infatti diverse corse in giro per l’Italia, montato da De Paola ma anche da altri fantini come Colombi, Virdis, Sulas, e Lobina. Da Varese a Firenze a Roma fino a Livorno e Pisa, Laghat nel giro di cinque anni ha portato a casa diciannove corse e una lunga serie di ottimi piazzamenti.Ma al di là dell’aspeetto tecnico e dei risultati, Laghat ci regala, tuttavia, un insegnamento prezioso. Quel non arrendersi di fronte alle difficoltà. Quella voglia di vita che è qualcosa che anche gli animali ci trasmettono.Laghat ama molto essere accarezzato, quasi che con quel bisogno di affetto cercasse una compensazione per quella vita apparentemente nell'ombra ma invece profumata di bagliori, quella luce dentro che lui riversa in un contatto con una carezza del fantino dopo la corsa, in que l rotolarsi sulla paglia assieme alla compagna. «E' anche un po' stravagante - conclude Federico De Paola - perchè dopo una delle sue corse piu' belle scappò dalla sua capanna insieme ad un altro cavallo per una passeggiata nella tenuta di San Rossore. Era quello il suo modo di festeggiare quella galoppata vincente. Dopo qualche ora tornò tranquillo al suo posto, come se niente fosse». Vedete come un cavallo da corsa sappia regalarci una storia che supera il dolore e trasuda di vitalità. Una lezione dolcissima, meravigliosa quella di Laghat, il purosangue dalla luce dentro. Sabato la sua straordinaria storia ha trovato la grande ribalta televisiva con un servizio sul magazine sportivo del sabato sera di Italia 1, un bel reportage da San Rossore curato da Carlo Pellegatti, mitica voce del Milan che spesso e volentieri si regala delle incursioni a fondo ippico. E le vittorie del cavallo che vive nell’ombra è la dimostrazione ch e il movimento ippico italiano, tra mille difficoltà riesce comunque a regalarci ancora magia, stupore, fiaba. Non siamo una pallina che gira ma qualcosa intriso di cultura, tecnica, sport, emozione. E da oltre tre secoli. E storie come quella di Laghat tengono in vita queste emozioni.
 
IL SALVAGENTE
14 MARZO 2012
 
Laghat, cavallo cieco, in pista vince (il video)
Ha 9 anni e si è già aggiudicato 19 corse. Vive a San Rossore.
 
Si chiama Laghat, è un purosangue di 9 anni, è cieco dalla nascita a causa di una micosi. Ma la cecità non gli impedisce di collezionare vittorie in pista. Ha già vinto 19 corse in cinque anni e ha al suo attivo una serie di buoni piazzamenti. Invece che in un box, vive in una capanna nel parco di San Rossore a Pisa dove si allena. Il suo proprietario, Federico De Paola, racconta al quotidisano Il Tirreno che il cavallo non ha problemi a stare in gruppo con gli altri.
Ecco Laghat in un video di Mediaset
 
IL TIRRENO
14 MARZO 2012
 
È cresciuto con Sitnikov, il puledro senza un occhio
 
Di Laghat, il cavallo cieco, ha parlato spesso Enrico Querci, giornalista e scrittore pisano, esperto di cose di cavalli. Ecco alcuni aneddoti tratti dai suoi articoli.«All’inizio degli anni quaranta, un cavallo commosse gli ippici e in particolare Luigi Camici. Il suo nome era Fior di Sole ma, ironia della sorte, il cavallo era completamente cieco. Eppure, nonostante questo handicap, fu un ottimo cavallo da corsa per il verde e il giallo della Scuderia Mantova. A San Rossore due cavalli ciechi hanno vinto a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro: Sitnikov e Laghat. La storia dei due è stata a tratti drammatica ma ci sono stati anche degli episodi comici o quasi. A Sitnikov manca completamente l’occhio sinistro. La causa di questo incidente è stato uin calcio della madre in paddock. st. Ancora più particolare la storia di Laghat. Il figlio di Diktat e stato colpito da puledro da una micosi ad entrambi gli occhi. Laghat debutta in una vendere, e vince di 5 lunghezze, facile, facile. Un premio per la dedizione che gli uomini hanno avuto per l’animale che, dal suo mondo fatto per la maggior parte di luci e ombre, dell’uomo deve fidarsi. Al contrario di Sitnikov, Laghat è tranquillo di carattere, e addirittura svolge il compito di battistrada nei lavori mattutini. Qualche problema, invece, lo ha creato nella gestione del suo tempo libero. Per un periodo era tenuto di giorno in un paddock con un vecchio cavallo di Federico De Paola. Ma nel box, non sentendosi al sicuro da solo, girava in continuazione. La prima soluzione è stata quella della capretta: aprendo la porta del box la capra è scappata terrorizzata. A quel punto si è pensato di ricorrere al vecchio amico di Laghat, e i due cavalli hanno dormito nello stesso box per un bel pò di tempo e Laghat ha acquisito più sicurezza».
 
LA NUOVA FERRARA
14 MARZO 2012
 
L’ODISSEA PER CURARE UNA LEPRE FERITA
 
Scrivo queste parole per raccontare un fatto spiacevole. Ero in macchina con il mio fidanzato che mi stava riaccompagnando a casa quando abbiamo visto qualcosa di indefinito in mezzo alla strada. Ci siamo fermati e, avvicinandoci, abbiamo capito che si trattava di una lepre. All'apparenza sembrava illesa, ma avvicinandoci abbiamo trovato uno scenario raccapricciante: aveva le zampe ferite, si vedevano la carne nuda e le ossa, era stata probabilmente investita da un’auto. Io e il mio fidanzato ci siamo fatti coraggio e l'abbiamo caricata in macchina, avvolgendola in uno straccio. Abbiamo cercato il numero di un pronto soccorso per animali e abbiamo chiamato. Ha risposto un dottore al quale ho fatto presente l'accaduto e lui mi ha ricordato che loro potevano curare l'animale ma dovevano essere retribuiti, dato il carattere privato della clinica. Ho insistito, dicendo c he l'animale era agonizzante e urgevano cure immediate, ma non c'è stato verso. Ci tengo a sottolineare che io e il mio fidanzato abbiamo rispettivamente 20 e 23 anni, siamo studenti universitari e non potevamo permetterci di pagare le cure. Ho fatto presente al medico che non sapevo dove portare l'animale e lui mi ha suggerito di chiamare i vigili e domandare a loro. Intanto il tempo passava, la lepre soffriva e nessuno poteva aiutarci, anzi è più corretto dire: nessuno voleva aiutarci. Eravamo vicini alla caserma dei Carabinieri di via del Campo, siamo entrati e abbiamo chiesto aiuto. Gentilmente ci hanno indicato un numero di telefono di un pronto soccorso per animali. Abbiamo telefonato e dopo due tentativi ha risposto una donna, ho spiegato la situazione e lei mi ha suggerito di portare la lepre all'ente che si occupa di animali selvatici a Bologna, oppure di portarlo alla Lipu il giorno dopo e di tenere a casa mia l'animale durante la notte. Ho ribattu to chiedendo di portare la lepre da loro perché necessitava di cure urgenti ma la risposta è stata negativa: «Noi non ci occupiamo di questo tipo di animali». Ho iniziato ad innervosirmi, data la criticità dello stato della lepre e ho fatto notare che era pur sempre un essere vivente e necessitava di cure urgenti. E lei: «Quel tipo di animali può essere portatore di malattie. Se vuole portarlo qui deve pagare i primi 58 euro della visita, poi il costo delle successive visite e l'intervento». In sintesi, se le portavamo la lepre non erano in grado di aiutarci perché loro non gestiscono quel tipo di animali, mentre se la pagavamo ci riuscivano. Ho chiuso la telefonata dicendole con ironia: «Complimenti, questa si chiama civiltà». Non sapevamo più cosa fare. Avrei potuto portarla dalla mia veterinaria di fiducia il giorno dopo, loro l'avrebbero curata senza problemi perché sono persone onest e che fanno bene il loro lavoro per etica e non per soldi, ma l'animale in quello stato non avrebbe passato la notte. Senza più speranze e con l'animo a pezzi l'abbiamo portata alla clinica per animali che avevamo chiamato per prima, in quanto era la più vicina. Li abbiamo pregati di portare dentro la lepre, di fare qualcosa per aiutarla e far cessare la sua sofferenza. Un ragazzo della clinica si è vestito ed è venuto fuori a prendere la lepre dalla macchina. Ci ha guardati e ci ha detto: «Ora ci pensiamo noi, lasciatela qui». Quando l’abbiamo tirata giù dalla macchina ci ha guardato con degli occhi che sarà difficile dimenticare. Mi è tornata in mente la poesia di Umberto Saba intitolata “La capra”, quando recita: “Il dolore è uno, ha due occhi e non varia”. Gli occhi di quella lepre erano gli stessi occhi di ogni persona o essere vivente quando soffre e ha paura. Se un uomo fosse st ato trovato agonizzante in mezzo alla strada, certamente sarebbe stato aiutato e certamente sarebbe stato curato al pronto soccorso. Invece perché un animale agonizzante nessuno lo vuole curare a meno che non venga lautamente ricompensato? Aiutare una persona in difficoltà è un dovere etico e civico, così dovrebbe essere anche se fosse un animale a trovarsi in difficoltà. Ma in questo verso la civiltà deve ancora fare passi da gigante. Abbiamo lasciato la lepre in mano a quel ragazzo che l'ha portata dentro alla clinica. Non so che fine abbia fatto, non so se sia ancora viva. Spero che almeno abbiano provato a curarla ed assisterla. Spero che i veterinari della clinica siano stati umani, come dovrebbero essere tutti gli uomini, diversamente non ci meritiamo nemmeno di essere chiamati così.
 
GEA PRESS
15 MARZO 2012
 
Bolzano – spacca la testa al cane: non è reato
 
Accolta la tesi che il PM aveva sostenuto nella richiesta di archiviazione: “l’indagato ha cagionato la morte dell’animale, che peraltro riteneva già morto il giorno prima, poiché vecchio e ammalato“. In tal maniera l’Ufficio del GIP del Tribunale di Bolzano lo scorso 10 febbraio ha archiviato per “mancanza dell’elemento soggettivo del reato“, il procedimento penale che era stato aperto nei confronti di un cittadino di Racines (BZ).Il 3 gennaio 2011 l’uomo si era presentato nei locali del depuratore di Campo di Trens con il suo cane creduto morto. Si apre la cella frigorifera e 17 anni vissuti assieme a quello che l’uomo definisce il suo miglior amico, vanno sottozero. L’indomani il proprietario riceve una telefonata. Abbiamo aperto la cella, il suo cane è vivo. Lui si precipita, prende l’accetta e spacca il cranio all’animale.Non c’è colpa e non c’è dolo e il solo fatto (ovvero l’elemento oggettivo) non regge il reato. Oppure potrebbe darsi che c’era la colpa e non il dolo, ma l’elemento soggettivo decade nel momento in cui la prima condotta non è punibile per lo specifico reato. Nel reato di uccisione di animali, così come di maltrattamento, la colpa non è infatti punibile. Uccidere o maltrattare per negligenza o ignoranza (ovvero per colpa)  non rientra incredibilmente nelle possibilità di applicazione  degli articoli 544 bis (uccisione) e 544/ter (maltrattamento) del nostro Codice Penale. Circa il dolo, ovvero l’intenzionalità ad uccidere come a maltrattare, il GIP di Bolzano potrebbe aver condiviso la tesi  di una azione non crudele e necessaria per le particolari condizioni del cane.Tutto finito dunque, il cane era vecc hio e ammalato. La vicenda era stata denunciata dai Servizi veterinari di Bressanone.Una interpretazione quantomeno discutibile e che, al di là di come sia stato possibile deporre un animale, in realtà ancora vivo, all’interno di una cella frigorifera, pone seri dubbi su chi può arrogare il diritto di eutanasia e con quali metodi, poi.Ricordiamo, comunque, che l’attuale legge contro i maltrattamenti degli animali pone a tutela il sentimento dell’uomo conseguente all’eventuale condotta criminosa che ha arrecato maltrattamento o morte. L’animale, cioè, non è portatore di diritti. Il tutto, poi, punito con blande pene.Uno dei casi più efferati mai accaduti in Italia, ha riguardato una gattina di Verona presa a badilate in testa nel febbraio 2011. Il testimone e la proprietaria alla quale fu raccontato il gesto compiuto da un vicino, si sentirono male. La condanna, tra le più alte mai registrate in Italia, & egrave; stata una sanzione pecuniaria di 10.500 euro. Stessa sorte che toccherà probabilmente all’operaio di Sassari che pochi giorni addietro avrebbe prima ripetutamente inseguito e ferito a calci una cagnolina lasciandola in una pozza di sangue. Il giorno dopo, accortosi che era ancora viva, avrebbe scagliato un grosso sasso sulla testa della cagnetta, spaccandola a metà e causandone, ovviamente, la morte. Nonostante il reato di uccisione (544/bis C.P.) preveda la reclusione fino a due anni, mai un solo secondo di carcere sarà scontato, anche nel caso di condanna divenuta definitiva. Anzi, non saranno neanche possibili pene alternative, come pulire le celle di un canile (si era augurato il proprietario della cagnolina “ciccetta” di Sassari). La punibilità, infatti, ha bisogno di previsioni di pena ben più alte de i teorici due anni. Questo, molto probabilmente, anche nel caso dei pregiudicati. Bisogna considerare che tipo di reato si era precedentemente commesso e quanto tempo addietro.
 
MB NEWS
15 MARZO 2012
 
Maltrattamento animali, operazione della polizia provinciale in un negozio di Desio (MB)
 
Blitz della polizia provinciale in un negozio di animali di Desio. Al termine di oltre due mesi di indagini gli agenti guidati dal comandante Falcio Zanardo hanno indagato a vario titolo tre uomini per maltrattamento di animali, gestione di rifiuti non autorizzata, falso in atto, ricettazione e truffa.In particolare, gli accertamenti effettuati dalla polizia avrebbero fatto emergere che cuccioli di cane, provenienti da un allevamento bergamasco gestito da un pregiudicato per reati specifici di maltrattamento di animali e violazioni delle norme sui rifiuti, giungevano al negozio di Desio affetti da gravi malattie come giardia, parvovirosi e malattie respiratorie, oltre che infestati da parassiti tra cui vermi, coccidi, zecche e pidocchi. Poi, alla consegna, l’allevatore stesso consigliava la somministrazione di cura antibiotiche con dosi triple rispetto a quelle solit amente predisposte dai veterinari.Nell’inchiesta è stata coinvolta anche la figura di un veterinario, che si sarebbe occupato della falsificazione dei certificati di nascita e di quelli medici, oltre che di falsificazione di iscrizioni all’anagrafe canina. L’altra mattina, infine, la polizia ha colto in flagranza di reato l’allevatore e il veterinario mentre trasportavano alcuni cani per venderli: durante la perquisizione sono stati ritrovati sette cani stivati nel baule di un fuoristrada, completamente senza aria e senza agio di movimento. Infine, sono stati sequestrati, inoltre, altri otto cani in grave pericolo di vita che ora si trovano in affido al’Enpa e l’Australian Shepherd Rescue Italia.
 
MILANO OGGI NOTIZIE
15 MARZO 2012
 
Animali - Cuccioli maltrattati: blitz della Polizia, tre indagati
 
Monza - A Desio gli agenti della Polizia Provinciale, dopo varie segnalazioni, hanno accertato le condizioni degli animali in un noto negozio. Al termine del blitz tre uomini sono stati indagati per reati diversi: maltrattamento di animali, gestione di rifiuti non autorizzata, falso in atto, ricettazione e truffa. Le indagini si protraevano da più di due mesi e hanno permesso di scoprire come i cuccioli di cane provenissero da un allevamento bergamasco gestito da un pregiudicato e arrivavano al negozio già gravemente malati. L'allevatore stesso consigliava cure antibiotiche con dosi triple rispetto a quelle solitamente predisposte dai veterinari. L'indagine ha fatto emergere anche la figura di un veterinario che si occupava della falsificazione dei certificati di nascita e di quelli medici, oltre che di falsificazione di iscrizioni all'anagrafe canina.
Sono stati sequestrati otto cani in grave pericolo di vita che ora si trovano in affido presso l'Enpa e l'Australian Shepherd Rescue Italia. E' emerso anche un macabro dettaglio: l'allevatore bergamasco si occupava anche dello smaltimento abusivo degli animali deceduti, effettuando un vero e proprio "giro di cadaveri" presso tutti i fornitori.
 
GEA PRESS
16 MARZO 2012
 
Monza Brianza: vendita cuccioli con medicinale per eutanasia (video e fotogallery)
Tutti i particolari del sequestro di Desio.
 
Vi è molto di più dietro il sequestro a Desio (MB) del quale si è avuta notizia l’altro ieri. Un grande negozio dove è intervenuta la Polizia Provinciale di Monza Brianza, coadiuvata dalle Guardie Zoofile di Milano con il Caponucleo Ermanno Giudici ed i volontari dell’ENPA di Monza che hanno preso in custodia i sette cani. Presente anche la dott.ssa Gaslini, Medico Veterinario della Clinica ENPA di Milano.Due mesi di indagini che avrebbero appurato come nell’allevamento in provincia di Bergamo venivano finanche spacciati cuccioli di cane meticcio, come cani di razza. Animali affetti da gravi malattie che, in alcuni casi, avevano poi portato alla cecità. Alle malattie e parassitori inizialmente comunicate dalla Polizia Provinciale di Monza Brianza subito dopo il sequestro (giardia, parvovirosi, malattie respiratorie, parassitosi da vermi, coccidi, zecche e pidocchi) si sarebbe ora certificata una grave dissenteria, congiuntivite ed un attacco micotico. Poi quella borsa piena di medicinali. A quanto pare l’allevatore consigliava agli acquirenti di somministrare dosi triple di antibiotico rispetto a quelle consegnate. E poi il Tanax ovvero un farmaco notoriamente utilizzato per l’eutanasia.Oltre all’allevatore vi era anche un veterinario libero professionista di Bergamo, anch’esso denunciato assieme ad una terza persona.L’allevamento riforniva numerosi negozi sia di Bergamo che di altre provincie come nel caso di Monza Brianza e del grande negozio di Desio. Tante razze e numerose fattrici, anche se gli inquirenti sospettano che in parte possano provenire da commerci con l’estero.Un allevamento sinonimo di garanzia. Così si pubblicizzava l’allevatore nel cui fondo è noto un allevamento di cavalli. Sebbene si vantasse di consegnare i cani al sessantesimo giorno di vita, la Polizia Provinciale ne avrebbe trovati anche di meno di un mese. Quello che sembra venir fuori è una figura avvezza alla truffa. In tal senso era di aiuto il ruolo del libero professionista di Bergamo era quello di approfittare della professione veterinaria per agevolare la falsificazione dei documenti ed in modo particolare la data di nascita e le certificazioni mediche.Tutti i cuccioli sono stati trovati stipati in tre trasportini al chiuso del bagagliaio dell’automobile. Particolarmente odioso quanto starebbe rilevandosi dall’esame dei contratti di vendita. Conterrebbero delle clausole dove l’allevatore si metteva al riparo da ogni contestazione.
VEDI FOTOGALLERY:
 
IL TIRRENO
15 MARZO 2012
 
Caccia al veleno che ha ucciso il cucciolo

Beatrice Faragli

 
QUARRATA (PT) -  È caccia al veleno che ha ucciso il piccolo Ugo. Ieri, sulla morte del cucciolo di labrador, è stata sporta denuncia contro ignoti alla Polizia Provinciale, mentre martedì pomeriggio, nei terreni intorno a villa La Costaglia, a Quarrata, è intervenuta la Protezione animale per prelevare uno dei felini trovati senza vita a poche decine di metri dalla tenuta. Il gatto potrebbe essere l’ennesima vittima delle presunte polpette letali responsabili dei decessi e delle sparizioni avvenute nei giorni scorsi. Non è esclusa neppure la riesumazione del cucciolo spirato l’ 8 marzo dopo 40 minuti di sofferenza e convulsioni. Le analisi sul corpo dell’animale potrebbero infatti servire a rintracciare la presenza di eventuali sostanze velenose e a chiarire le cause della morte. Determinato a non sep pellire la verità sotto terra come ha dovuto fare col suo Ugo, Andrea Baldi Papini – al fianco, per i 6 mesi concessi, dello splendido labrador color cioccolato ucciso giovedì scorso durante la passeggiata del primo pomeriggio – sta facendo tutto ciò che in questi casi bisognerebbe fare. La sua famiglia è proprietaria della tenuta La Costaglia e lui, dopo la scomparsa dell’amato amico a quattro zampe, ha setacciato i terreni a caccia delle esche velenose. Ieri ha denunciato l’accaduto alla Polizia Provinciale. «Siamo di fronte a un presunto reato – spiega il Presidente regionale dei Verdi, Lorenzo Lombardi – La denuncia è d’obbligo e serve a tutelare il territorio, gli animali e i cittadini. Chi ha ammazzato un labrador di 20 chili in appena 40 minuti è in possesso di un veleno letale e quasi certamente vietato. In dosaggi più alti quella sostanza può uccidere anche una persona. Lo stesso veterinario che ha tentato di curare il cane avrebbe dovuto predisporre le analisi per scoprire le cause della morte». La clinica veterinaria pratese, a cui Baldi Papini ha affidato il suo Ugo ormai in fin di vita, non ha invece disposto alcun accertamento. Così il giovane quarratino, stordito dalla perdita, ha riportato a casa il cane e l’ha seppellito nel boschetto di famiglia. Il dubbio è nato pochi giorni dopo la morte del labrador, quando cioè i proprietari della tenuta sono venuti a conoscenza della scomparsa di una quindicina di gatti intorno alla villa. Alcuni corpi, tra cui quello prelevato ieri dalla Protezione animale, sono stati ritrovati nei campi vicini alla Costaglia. Cinque giorni fa inoltre un altro cane della zona è morto avvelenato. I sintomi denunciati da Baldi Papini potrebbero essere riconducibili alla stricnina, sostanza usata per uccidere topi, volpi, cani e gatti. La vendita è vietata dal 2006. Basterebbe ro dai 50 ai 100 milligrammi di questo potente veleno per uccidere un uomo di corporatura media. «Un atto ufficiale – continua Lombardi - serve a registrare il reato penale e a far intervenire le autorità competenti. Purtroppo sono ancora molte le persone che non denunciano. La psicologia di chi lascia sui terreni le esche è quella di un vigliacco e non bisogna aver paura di gente così».
 
MESSAGGERO VENETO
15 MARZO 2012
 
Gallo morto in cimitero, è mistero
 
Inquietante “ritrovamento” al cimitero San Vito di Udine: un gallo morto avvolto in stracci sporchi di sangue tenuti insieme da nastro adesivo. Ieri mattina il custode, durante i suoi “giri” di controllo, ha notato accanto al monumento ai caduti austro-ungarici (che si trova nella zona nord, vicino al muro di cinta) uno strano fagotto tenuto insieme con lo scotch marrone da pacco. Lì per lì l’uomo non deve aver pensato ai potenziali pericoli - in fondo non sapeva ancora cosa c’era dentro l’involucro - e così lo ha messo su una carriola e spostato di qualche decina di metri. Poi, però, si è rivolto alla polizia, manifestando anche un po’ di inquietudine. Al cimitero, poco dopo, è arrivata una pattuglia della Squadra volante insieme a personale della Scientifica e della Mobile. Dopo un primo esame del “pacco”, gli agenti hanno deciso di aprirlo senza chiedere l’intervento degli artificieri, in quanto non sembrava contenere materiali metallici nè esplosivi. E, dopotutto, era già stato spostato senza conseguenze. Le operazioni di apertura, in accordo con la Procura della Repubblica, sono state filmate. Il gallo era senza vita, ma non presentava ferite evidenti. Secondo le prime ipotesi della polizia, l’involucro potrebbe essere stato gettato dall’esterno del cimitero. Ancora da chiarire se il lumino trovato nelle vicinanze possa far parte anch’esso del “pacco”. L’animale morto è stato smaltito secondo le procedure di legge, mentre sono stati sequestrati alcuni pezzi di nastro adesivo che saranno sottoposti a ulteriori accertamenti da parte della Scientifica. Lo scorso ottobre nel medesimo cimitero era accaduto un episodio analogo che, però, non sembra avere molto a che fare con quello di ieri. Un corvo nero morto, appoggiato accanto a una vecchia lapide. E poi candele, croci e cerchi disegnati su un panno scuro. In quell’occasione era stato un 73enne - giunto sulla tomba della propria madre, nella zona vecchia del cimitero - aveva notato un involucro bianco all’interno dell’ala Est. Era sull’erba, a ridosso del marmo della lapide. Dopo aver visto quel pezzo di lenzuolo chiuso all'estremità con nastro adesivo l’uomo si era rivolto ai vigili urbani che poi avevano controllato il contenuto dell’involucro: due candele lunghe una ventina di centimetri, un corvo nero ormai in avanzato stato di decomposizione e un panno scuro sul quale erano stati realizzati disegni con un gesso. Alcuni cerchi inseriti accanto alle croci. Sembravano proprio materiali utilizzati per un cerimoniale di magia nera. Ancora da chiarire, invece, la provenienza di quanto ritrovato ieri nel camposanto di via Firenze. Le ipotesi vanno da strani riti (si esclude tuttavia la pista del satanismo) fino all’avvertimento.
 
ANSA
15 MARZO 2012
 
Ambiente: Pe chiede limite 8 ore trasporto animali a macello
Zanoni(Idv), diventi obbligatorio in tutti i Paesi Ue
 
STRASBURGO - Stop ai viaggi infiniti nell'Ue per gli animali destinati alla macellazione: il Parlamento Ue chiede che il limite massimo sia di 8 ore di trasporto. Il Parlamento europeo ha approvato una dichiarazione scritta sul trasporto di animali vivi presentata dall'italiano Andrea Zanoni (Idv), dal danese Dan Jorgensen (S&D), dall'olandese Esther de Lange (Ppe), dal ceco Pavel Poc (S&D) e dallo svedese Carl Schlyter (Verdi).''Si tratta di una pietra miliare della protezione degli animali in Europa'', ha detto Zanoni. ''Da oggi possiamo rivolgerci a Commissione e Consiglio affinche' questa decisione diventi un obbligo inderogabile in tutti i 27 Paesi membri''.''L'attuale legislazione europea - ha indicato Zanoni - purtroppo permette che centinaia di ovini, bovini, caprini e altri animali, vengano trasportati ammassati gli uni sugli altri, senza un centimetro di spazio, senza quasi nemmeno l'aria per respirare''.L'iniziativa e' partita con la campagna internazionale '8hours' lanciata dall'associazione animalista Animals' Angels che ha raccolto 1 milione di firme in tutta Europa per chiedere all'Ue le 8 ore massime di trasporto per gli animali vivi.''Il prossimo passo - ha segnalato Zanoni - sara' la consegna del milione di firme raccolto al Commissario Ue alla sanita' John Dalli''.
 
GEA PRESS
15 MARZO 2012
 
Parlamento Europeo: approvata la dichiarazione 8hours sul trasporto animali
L'eurodeputato Andrea Zanoni: adesso Commissione e Consiglio non potranno più ignorarci.
 
Approvata la dichiarazione scritta sull’introduzione di un limite massimo di 8 ore per il trasporto nell’Unione europea di animali destinati alla macellazione. Lo fa sapere Andrea Zanoni, Eurodeputato IdV, Vice Presidente dell’Intergruppo sul Benessere degli animali al Parlamento europeo e uno dei cinque promotori dell’iniziativa.“Si tratta di una pietra miliare della protezione degli animali in Europa – ha dichiarato l’On.le Zanoni – Da oggi, grazie a questo testo adottato dal Parlamento europeo, possiamo rivolgerci a Commissione e Consiglio affinché le 8 ore massime di trasporto diventino un obbligo inderogabile in tutti i 27 Paesi membri”.La dichiarazione 49/2011 sull’introduzione di un limite massimo di 8 ore (SCARICA LA DICHIARAZIONE) è stata promossa da Andrea Zanoni, Dan Jørgensen (danese socialista), Esther de Lange (olandese popolare), Pavel Poc (ceco socialista), Carl Schlyter (svedese verde) e costituisce l’approdo legislativo della campagna internazionale 8hours, lanciata dall’associazione animalista Animals’ Angels che ha raccolto nei mesi scorsi ben 1 milione di firme in tutta Europa per chiedere all’Ue le 8 ore massime di trasporto per gli animali vivi.“Grazie a questo testo, il Parlamento europeo può ufficialmente chiedere a Commissione e Consiglio di riesaminare il regolamento n. 1/2005 al fine di introdurre un limite massimo di 8 ore per il trasporto di animali che dovrà essere rispettato sempre e comunque – spiega Zanoni – A oggi l’attuale legislazione europea purtroppo permette che centinaia di ovini, bovini, caprini ed altri animali vengano trasportati ammassati gli uni sugli altri, senza un centimetro di spazio, senza quasi nemmeno l’aria per respirare”.Grazie all’impegno di Zanoni e dei quattro colleghi è stato possibile raccogliere più di 378 firme tra gli eurodeputati indispensabili per l’approvazione della dichiarazione scritta.“Adesso andiamo avanti – conclude Zanoni – il prossimo passo sarà la consegna del milione di firme raccolto al Commissario Ue competente John Dalli. Adesso la Commissione non può più prendere sotto gamba la tutela degli animali perché a chiedere un miglioramento delle loro condizioni sono i cittadini europei e la massima istituzione che li rappresenta, il Parlamento”.
 
CORRIERE DELLA SERA
15 MARZO 2012
 
La Peta denuncia l'uso di purosangue non più adatti e imbottiti di droghe
Muoiono i cavalli sul set, Hbo sospende «Luck»
Interrotta al termine della prima stagione la fiction con Dustin Hoffman e Nick Nolte. Tre animali morti nelle riprese
 
MILANO - Tre cavalli morti come «effetto collaterale» delle riprese di una serie televisiva che aveva tra i propri protagonisti anche Dustin Hoffman e Nick Nolte. Si chiama «Luck», che in inglese significa fortuna. Ma la vera fortuna è che la Hbo, l'emittente che la produce, abbia deciso di sospenderla. Visti i buoni riscontri di pubblico avrebbe dovuto esserci una seconda stagione, ma i produttori David Mich e Michael Mann, assieme ai vertici del canale, hanno deciso di non procedere ulteriormente con le riprese. Una scelta, fanno sapere, adottata «a malincuore» ma che nasce dalla constatazione di come le ragioni della sicurezza vengano prima di tutto: «Abbiamo sempre fatto il possibile per mantenere uno standard che fosse il più alto possibile - spiega un comunicato diramato mercoledì sera -, ma purtroppo gli incidenti capitano ed è impossibile garantire che non si ripetano in futuro».
ANIMALI A RISCHIO - Lo stop deciso da Hbo è stato accolto con grande favore dalle associazioni animaliste americane, a partire dalla Peta che a più riprese aveva chiesto alla Hbo di utilizzare immagini di repertorio di corse ippiche anziché ricrearle ex novo utilizzando cavalli non più in attività. Proprio questa sarebbe l'origine di tutti gli inconvenienti: per girare le scene di gara sarebbero stati utilizzati animali che effettivamente hanno alle spalle una lunga carriera negli ippodromi - non certo i purosangue ancora attivi, che nessun proprietario metterebbe a repentaglio per una fiction televisiva -, ma che non hanno ovviamente modo di capire la differenza tra una competizione vera e propria e una simulata in funzione cinematografica. Di conseguenza, una volta usciti dai cancelli della linea di partenza, per un retaggio del loro re cente passato, i cavalli iniziano a correre con tutta la foga di cui dispongono, salvo non avere più né il fisico né l'allenamento di un tempo. La conseguenza è che, come sottolineato dalla tv, gli incidenti alla fine succedono. Ma evidentemente, in certe condizioni, sono tutt'altro che fortuiti.
ANCHE DROGHE - Non solo: secondo Peta non sarebbero mancati episodi di utilizzo di droghe per indurre gli animali a rendere al massimo davanti alla macchina da presa e a non avvertire dolori fisici e reumatici. A dare informazioni al gruppo animalista sarebbero stati degli informatori vicini alla produzione che hanno di volta in volta fornito aggiornamenti su quanto stava accadendo sul set e sulle condizioni degli animali. E che Peta ora ringrazia pubblicamente. 
 
LA ZAMPA.IT
15 MARZO 2012
 
Lav attacca i medici pro-vivisezione: anacronistico e scorretto difendere i test sugli animali
Nei giorni scorsi l'appellodi Garattini e altri medici contro l'emendamento al Senato più restrittivo nell'utilizzo  degli animali nei test medici
 
Roma - Non poteva passare inosservata la levata di scudi che nei giorni scorsi ha visto scendere in campo alcuni medici italiani favorevoli alla sperimentazione sugli animali. E' diretta la replica della Lav, Lega anti-vivisezione, che bolla come «anacronistica e scorretta» la difesa dei test sugli animali in Italia dove, per legge e per volontà scientifica, è stata riconosciuta la validità dei metodi alternativi (senza uso di animali) alla vivisezione.
Garattini: «Senza i test sulle scimmie, l'Aids sarebbe ancora una malattia fatale»
«La vivisezione è un retaggio del passato. Oggi esiste la "sperimentazione animale" per testare farmaci, ed è attuata con tutte le garanzie stabilite da leggi moderne, ma resta ancora una necessità irrinunciabile se vogliamo che gli ammalati trovino sempre migli ori terapie». Per affermare questi concetti, dopo le polemiche sull’arrivo in Italia di 900 scimmie dalla Cina, nei giorni scorsi si eran mossi alcuni "pezzi da novanta" della ricerca italiana come Silvio Garattini, (Istituto Mario Negri), Marco Pierotti (Istituto Tumori di Milano), Pier Giuseppe Pelicci (Istituto Europeo di Oncologia), Ferdinando Cornelio (Istituto Neurologico Besta) e Massenzio Fornasier, presidente Società Veterinari Animali da Laboratorio.
Obiettivo principale della mobilitazione è modificare in Senato alcuni emendamenti alla legge che recepisce la recente direttiva comunitaria sulle regole alla sperimentazione animale, già passata alla Camera. Per il ricercatore, sono emendamenti restrittivi che non hanno ragione d’essere e contraddicono lo sforzo dell’Ue di armonizzare le legislazioni dei 27 Paesi Ue. Ma senza la sperimentazione animale sulle scimmie - ricorda Garattini - l’Aids sarebbe ancora una mal attia fatale, perchè solo sui primati funzionano i farmaci antiretrovirali che hanno portato alla cronicizzazione della malattia.Pierotti fa presente che l’Italia è all’avanguardia per le regole sulla sperimentazione: c’è un Comitato etico, Cesa, che verifica che l’esperimento sull’animale sia scientificamente corretto, abbia metodologia appropriata, risponda a congruità statistica e che gli animali non siano sostituibili con altra forma di sperimentazione. Ma sono le stesse riviste scientifiche internazionali che esercitano il controllo, escludendo dalla pubblicazione le sperimentazioni non rispettose degli animali. Pelicci spiega le tre fasi della ricerca su un farmaco: «Per definire la sua tossicità, prima viene testato per vedere come si comporta sulle cellule, poi sugli animali, quindi sull’uomo. Il 30% dei progetti muore nella prima fase (cellule). Dei restanti, il 40% muore nella seconda fase (anima li); il 50% viene scartato nei test sull’uomo. Solo l’1% dei progetti alla fine diventa farmaco».La domanda di Pelicci è "possiamo saltare la seconda fase?". La sua risposta è «No. Perchè la cellula non ci può dire qual è l’effetto su un organismo». A maggior ragione per le sperimentazioni nel sistema nervoso che, dice Cornelio, «interagisce in sistemi cellulari complessi che richiedono l’integrità di una struttura animale complessa». Fornasier spiega che, in Italia la legge impone la presenza di un veterinario in ogni istituto di ricerca. Secondo dati del 2009, in oltre il 99% dei casi la sperimentazione riguarda ratti e topi (circa 750 mila), sono un centinaio i primati, 170 i cani, nessun gatto. C’è solo un allevamento di cani per la sperimentazione, a Montichiari (Brescia) e 2-3 allevamenti di roditori.
La replica della Lav: il 90% dei farmaci non supera le prove cliniche
La sperimentazione animale, continua l’associazione animalista, «ha comportato, e continua a farlo, grandi errori e ritardi nella scienza: ne sono una testimonianza le 225.000 morti negli Stati Uniti e 197.000 in Europa (dati annuali) per cause avverse ai farmaci, morti silenziose di cui nessuno parla, o il dato allarmante che il 90% dei farmaci non supera le prove cliniche, con un ingente spreco di fondi e di menti umane che lavorano per produrre dati inutilizzabili».
«Non è realistico n‚ corretto - a giudizio della Lav - cercare di far passare il messaggio che esiste una «buona sperimentazione«, che gli animali non soffrono e che vengono prese tutte le accortezze legali e personali per garantire il benessere degli animali «da laboratorio».
 
CONDOMINIO WEB
15 MARZO 2012
 
I condomini possono tenere gli animali in condominio ma devono farlo nel rispetto del regolamento
 
di Alessandro Gallucci
 
Vietato tenere animali in condominio! Formula generica e per questo probabilmente illegittima presente in tanti regolamenti condominiali. Perché un elemento va tenuto sempre presente: il regolamento, solamente quello contrattuale, però, può vietare la detenzione di animali in condominio ma limiti e divieti regolamentari, anche se accettati dal singolo, devono essere ben chiari e precisi; riferirsi genericamente agli animali significa, potenzialmente, vietare la detenzione di un cane come di un criceto. Il divieto, inoltre, lo s’è detto, può essere contenuto solamente in un regolamento contrattuale . Questo documento, infatti, è l’unico che, essendo accettato da tutti, può contenere limitazioni ai diritti d’ognuno sulle parti di proprietà comune ed esclusiva. Il regolamento assembleare , invece, ha la sola funzione di disciplinare l’uso e la gestione delle cose comuni: insomma non può limitare il diritto di nessuno. In ogni caso il divieto contenuto nel regolamento contrattuale, questa almeno è la presa di posizione del Tribunale di Lecco, dev’essere sempre interpretato in modo tale sia salvaguardato il diritto di chi lamenta la violazione ma anche quello del proprietario dell’animale. Nel caso di specie una signora aveva un cane di grossa taglia e lo teneva libero nel proprio giardino. La vicina del piano superiore si lamentava per i rumori (abbaio continuo) di quell’animale. Il regolamento consentiva di tenere nelle unità immobiliari solamente cani di piccola e media taglia a condizione che non recassero fastidio. In questo contesto, pertanto, la vicina della proprietario del cane proponeva ricorso d’urgenza al Tribunale di Lecco per risolvere la situazione. Il giudice lo accoglieva ma non allontanava l’animale dal cond ominio. Si legge nel testo dell’ordinanza resa il 9 febbraio 2012 che in relazione “ all'efficacia delle prescrizioni del regolamento condominiale in materia di divieti, dottrina e giurisprudenza concordano nel ritenere che occorre distinguere i comuni regolamenti condominiali, volti a regolare la disciplina delle cose e dei servizi comuni a noma dell'art. 1138 c.c. dai cosiddetti regolamenti contrattuali (o di natura pattizia), aventi efficacia reale. Mentre le clausole dei comuni regolamenti condominiali (di formazione interna) non possono imporre divieti, che limitino il diritto di proprietà dei condomini, cioè la facoltà dei proprietari di godere e disporre dei loro appartamenti in modo pieno ed esclusivo, invece i regolamenti condominiali, cosiddetti di origine esterna, aventi natura contrattuale, possono imporre limiti o oneri reali o vere e proprie servita e, quindi, anche il divieto assoluto di detenere determinati animali nelle propriet&agrav e; esclusive. In definitiva, la clausola d'un comune regolamento condominiale, che vieta di tenere cani o altri i mimali nei singoli appartamenti non ha valore assoluto, non può limitare la facoltà dei condomini di tenere tali animali, a meno che questi arrechino in concreto disturbo o molestia, ovvero si verifichi una immissio in alienum, che superi i limiti della normale tollerabilità (art. 844 c.c.). Invece, nel caso di regolamenti contrattuali non si richiede il disturbo effettivo, la molestia, l'immissione intollerabile, poiché il divieto di tenere animali ha valore assoluto, anche quando non si verifichi e non venga in concreto provato un disturbo effettivo ai condomini, perche tale divieto, siccome inserito in un atto avente natura contrattuale, diventa una limitazione reale, una servitù, con la quale il condomino accetta espressamente una limitazione della sua proprietà nei confronti di determinate altre persone. Come risulta dal doc. n. 3 prodotto dalla ricorrente, nel caso di specie il regolamento condominiale è di origine contrattuale, in quanto allegalo al contratto preliminare di acquisto dell'immobile” (Trib. Lecco 9 febbraio 2012). Svolte queste considerazioni di carattere generale il magistrato adito specifica che “ non occorre pertanto, nella fattispecie, l'effettivo disturbo o molestia, per rendere operativo il divieto di tenere cani al di fuori delle unità abitative (con esclusione, quindi, dei giardini di pertinenza) […] Tuttavia il giudice è ben conscio che avere un animale non è un vezzo ma cosa seria che coinvolge legami affettivi e diritti fondamentali dell’individuo. Così, chiosa il Tribunale di Lecco, “ proprio in ragione di quel "delicatissimo contemperamento dei contrapposti interessi coinvolti nel procedimento d'urgenza" […], appare evidente che -avendo la sig.ra (…) la possibilità di far stazionare il suo cane in altri spazi, piuttosto che sotto la finestra della camera da letto della ricorrente- l'interesse della ricorrente appare meritevole di protezione, nella misura in cui comporta un mimino sacrificio dell'interesse della resistente. La misura d'urgenza più opportuna appare essere quella che rispecchia la proposta della ricorrente, ovvero il ricovero del cane, per tutto il corso della giornata, all'interno dell'appartamento della resistente, ovvero all'esterno, ma sul lato sud dell'immobile, con divieti in ogni caso di farlo stazionare sotto i locali della camera da letto della ricorrente” (Trib. Lecco 9 febbraio 2012).
 
IL RESTO DEL CARLINO
15 MARZO 2012
 
Gatto scappa di casa e torna castrato
Denuncia per maltrattamenti
Quando l’animale è tornato aveva un punto di sutura

di Tommaso Moretto

 
Rovigo, 15 marzo 2012 - Il gatto scappa un giorno da casa e torna indietro castrato da mano ignota.È questa la spiacevole sorpresa a cui si è trovato di fronte un sessantenne rodigino che ha denunciato il fatto in Questura. Qualche giorno fa, a cavallo del fine settimana, per una giornata intera il gatto di questo signore non ha fatto ritorno agli orari nei quali il suo padrone lo aspettava.Si tratta di un gatto domestico molto robusto di colore nero, un gattone secondo quanto riferisce la polizia di Rovigo.Il sessantenne, preoccupato, dopo averlo cercato è rimasto ansioso in attesa che il suo animale da compagnia rifacesse capolino dalla finestra. Per una notte ha dormito nell’ansia che la bestiola se ne fosse andata per sempre quando il giorno successivo il felino, alle due del pomeriggio, si è ripresentato dal suo padrone che lo ha acco lto a braccia aperte.Probabilmente facendogli le coccole ha notato nel basso ventre dell’animale i segni di una depilazione. Ad uno sguardo più attento si è accorto della presenza di una macchia di disinfettante.Corso dal veterinario, che ha riscontrato subito la presenza di un punto di sutura, se n’è uscito con l’agghiacciante verdetto: l’animale è stato castrato.Costernato, il padrone si è rivolto alle forze dell’ordine ed ha sporto denuncia contro ignoti per maltrattamento animale. Non ci sono al momento sospetti né su vicini di casa né su amici e parenti.
 
GREEN MEE
15 MARZO 2012
 
Ecco Crystal: un gatto in via d'estinzione nato con la fecondazione assistita (video)
Una mamma gatta surrogata per un micino in via d'estinzione:il gatto africano dai piedi neri.
 
Si chiama Crystal, è nata il 06 Febbraio ed è una gattina davvero speciale. Non per il suo adorabile musetto o per i suoi bellissimi occhioni, ma perché è un esemplare di gatto dai piedi neri (Felis nigripes), rarissima specie felina tra le più piccole al mondo diffusa solo in Botswana, Namibia e Sudafrica, nato da un embrione fecondato in laboratorio, congelato e poi impiantato a una gatta domestica. I gatti come lei, chiamati così per il colore dei cuscinetti, stanno infatti scomparendo dalla faccia della Terra. Ma, ora, grazie alla sua mamma surrogata Amelie e all'opera degli esperti del Center for Research of Endangered Species dell'Audubon Nature Institut e, in Louisiana, Crystal è diventata la prova vivente che questo felino dalla pelliccia dal color oro fulvo con macchie nere o brune può essere salvata grazie a questa particolare fecondazione assistita.Per il Presidente dell'Audubon Nature Institute, Ron Forman, la tecnica all'avanguardia che ha dato vita a Crystal offre molte speranze non solo alla sua specie, ma a tutte quelle in pericolo: "proprio come la tecnologia sta facendo oggi grandi passi in avanti per ogni altro campo, la scienza della riproduzione assistita per le specie minacciate ha percorso una lunga strada da quando abbiamo aperto il Center for Research of Endangered Species per le specie in via d'estinzione nel 1996. Ed ora, un'altra novità in questo settore rinnova la nostra speranza per il futuro. Stiamo dimostrando che questa scienza funziona. Siamo in grado di fornire strumenti di alta tecnologia per molte specie, visto che la situazione diventa sempre più critica per la fau na selvatica di tutto il mondo". Per ora, il successo di queste nuove tecnologie è questa soffice e adorabile palletta di pelo, che dona nuove speranze al gatto dai piedi neri, inseriti nella lista americana delle specie in via di estinzione dal 1970 e che conta appena 10.000 esemplari in natura, sterminati soprattutto dalla perdita del loro habitat. Talmente pochi che, se non si agisce per preservarli, dopo aver causato alla loro specie danni irreparabili, spariranno per sempre dal nostro Pianeta.
Roberta Ragni
 
CORRIERE ADRIATICO
16 MARZO 2012
 
Sospetti di strane presenze e Messe nere
La gattina impiccata evoca casi di riti esoterici. Gli inquirenti seguono la pista della bravata

Giacomo Quattrini

 
Osimo (AN) - Gli inquirenti che indagano per uccisione e per crudeltà sugli animali sostengono che si tratti di una brutta bravata di qualche ragazzo, o forse di una ritorsione, ma i residenti di via Paolo VI continuano a riferire di episodi strani, sospetti, che avvengono nella zona tra l’ex campetto dei frati e i reperti di Fonte Magna, appena sotto le mura romane di Osimo. Il giorno dopo il ritrovamento della gattina impiccata nell’area verde dell’ex campetto dei frati, lo scalpore in città è palpabile. Fra chi ricorda episodi esoterici del passato e strane tendenze del presente, c’è chi chiede al Comune di prestare più attenzione alla pulizia del verde e all’illuminazione pubblica.
F.S., la quarantenne che ha ritrovato la gattina impiccata e che preferisce restare anonima, racconta che “la zona tra l’ex campetto dei frati e l’area di Fonte Magna è incolta, preda di bivacchi, serve più attenzione e illuminazione per evitare strani movimenti”. E proprio tra questi movimenti, più volte, i residenti della zona sotto via Fonte Magna e di via Paolo VI raccontano di aver visto “persone incappucciate di sera spostarsi nei boschetti di proprietà privata, anche sfondando la recinzione. Abbiamo rinvenuto tra le sterpaglie pietre che prima non c’erano, massi anche di 50 centimetri, pesanti, portati apposta. E da come erano disposti, in circolo, sembravano fossero delle sedute, e poi ramoscelli bruciati”. “Per questo - racconta la signora - abbiamo sospetti su messe nere in questa zona e riti satanici che di solito vedono il sacrificio di un gatto”. Il collegamento tra le messe sataniche e la morte della gattina non è tuttavia così scontato, come fanno sapere gli inquirenti che indagano sul truculento assassinio del micio. C’è chi sostiene che si sia trattato di una ritorsione verso la padrona di quell’animale ucciso, una donna slovacca che abita proprio nella zona, “ma è una signora molto a modo, tranquilla, non mi risulta abbia problemi con qualcuno e poi - racconta la 40enne che ha rinvenuto la gattina impiccata - la nostra zona è piena di animali da cortile, non randagi, siamo tutti molto tolleranti, la gattina si faceva accarezzare, era ben voluta, non mi spiego proprio un gesto del genere”. C’è chi ripercorre episodi del passato, come Leo il “custode” della pista ciclabile di Campocavallo che segnalò nel capanno vicino ai laghetti delle strane presenze notturne, gente con candele attorno a un tavolo, oppure chi ricorda del ritrovamento di rose, vetri e altro che si fece risalire a un rito d’amore occulto nel quadrivio tra via Molino Mensa e via Jesi alcuni anni fa, o semplicemente ai furti di ostie e calici nelle chiese.
 
GEA PRESS
16 MARZO 2012
 
Milano: gli orti abusivi e i gatti avvelenati
 
Due diverse zone della periferia di Milano. Muggiano, con i cani che nei giorni scorsi hanno ucciso un uomo e via De Andrè, più a sud, dove si è consumata la decimazione di una grossa colonia di gatti regolarmente accuditi e registrati. Secondo l’ENPA di Milano ed i Servizi Veterinari dell’ASL non si trattava, nel caso di Muggiano, di cani randagi. Gli animali hanno un padrone e l’assenza di cani magrissimi o comunque sofferenti è una conferma che nella città e nei suoi dintorni, non vi sono veri e propri randagi. Le cause di quanto accaduto, potrebbero cioè essere imputate anche alla cattiva gestione dei luoghi. Un aspetto è quello relativo alla presenza di tanti piccoli orti, in buona parte abusivi. Luoghi, cioè, dove può far comodo avere un cane che poi, incustodito, si rit rova assieme ad altri del comprensorio a fare branco.In via De Andrè, invece, sono morti numerose decine di gatti. Ad ucciderli il veleno ed i conflitti, non sanati, tra le gattare regolarmente riconosciute dal Comune di Milano ed i proprietari dei numerosi orti, anche qui almeno in parte abusivi. La vicenda finisce ora in Consiglio Provinciale dove il Consigliere Luca Gandolfi (IdV) ha sollecitato con una sua interrogazione, l’intervento dell’Ufficio Diritti Animali della Provincia.“Una colonia di felini che vive distante dalle abitazioni, ma forse – ha dichiarato Gandolfi – non abbastanza lontana da una miriade di orti abusivi che si sono moltiplicati nell’indifferenza generale in questa porzione della periferia sud di Milano“.Secondo il Consigliere Gandolfi, dei circa 80 gatti presenti in zona almeno la metà sono stati già avvelenati.“Sull’argomento presenteremo un’interrogazione affinché l’Ufficio Diritti Animali della Provincia – ha aggiunto Gandolfi – sia informato di quanto sta avvenendo e svolga a pieno il suo ruolo di tutela dei diritti degli animali. Ricordo che due anni fa il Consiglio Provinciale ha approvato la Dichiarazione Etica dei Diritti degli Animali. Non è sufficiente – ha concluso il Consigliere Gandolfi – scrivere delle cose belle e giuste, bisogna anche fare di tutto perché i contenuti vengano applicati nella vita reale.”
 
GEA PRESS
16 MARZO 2012
 
Catania – sequestro stalle abusive: cavalli, cani e caseificio
Intervento della Polizia di Stato.
 
Maxi intervento, nei giorni scorsi, della Questura di Catania, ai danni di stalle abusive adibite a ricovero di cavalli utilizzati nelle corse clandestine. Cavalli e non solo visto che in almeno un caso, nella zona industriale della città, oltre ai tre corridori sono stati rinvenuti cinque cani. Questi ultimi erano non solo senza acqua ma anche privi di ogni tipo di riparo. Uno di loro era addirittura legato al paraurti di un’automobile. Nei luoghi vi era pure un caseificio, ovviamente anch’esso abusivo.Ad intervenire è stato il Nucleo Cinofili e quello della Polizia a Cavallo della Polizia di Stato che, nel corso di una seconda operazione portata a termine nel quartiere San Cristoforo, ha rinvenuto ben cinque cavalli tenuti all’interno di alcune stanze di una abitazione. Luoghi fatiscenti, privi di luce solare ed all’ interno di locali risultati anch’essi abusivi. L’unica luce disponibile era quella artificiale, la quale però veniva rubata. Oltre al maltrattamento di animali è stato pertanto contestato il furto di energia elettrica. Rinvenuti, inoltre, numerosi farmaci veterinari privi di ogni prescrizione. Il sospetto è pertanto che gli animali potessero essere regolarmente dopati.Nella città di Catania, oltre al noto fenomeno delle corse clandestine è anche in uso l’alimentazione a base di carne di cavallo. Del quadrupede non si butta niente, tranne testa, polmoni, viscere e zampe. Un circuito in parte ancora sommerso e che funziona anche come luogo di macellazione clandestina dei molti cavalli da corsa che si tengono in città. Ad essere utilizzata, almeno fino al recente passa to, è anche la centralissima via Etnea, una strada che per Catania è una sorta di spina dorsale. In un’occasione la stessa Polizia di Stato fermò due giovani che con uno scooter, in quello che di fatto è il salotto cittadino, trainavano due cavalli da corsa.
 
VIRGILIO NOTIZIE
16 MARZO 2012
 
Vivisezione/ Non arriveranno gli altri 796 macachi alla Harlan
Brambilla: ma si attende risposta per acquisto altri 104
 
Roma - Non arriveranno più altri macachi alla Harlan ma "attendiamo una risposta ufficiale alle due richieste che ho presentato al presidente americano: documentare con riprese televisive le condizioni di detenzione degli animali nello stabilimento diCorrezzanae soprattutto poter acquistare le 104 scimmie che ora si trovano in quarantena". A nome del fronte delle associazioni animaliste, l'ex ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, ha scritto nuovamente al numero uno del settore Rsm (Research services and models) della multinazionale Harlan, David Broker. "Certamente - continua Brambilla -il fatto che il presidente Broker mi abbia garantito che non arriveranno più altri macachi rappresenta un primo importante risultato. Ma abbiamo intenzione di salvare anche le meravigliose creature che oggi sono in quarantena nel capannone diCorrezzanaE di mostrare a tutta l'Italia le condizioni di detenzione dei macachi, come le ho viste personalmente entrando nello stabilimento. Erano liberi nelle foreste delle sud est Asiatico e ora sono in gabbia a Monza". Intanto, le associazioni animaliste Lega Antivivisezione (LAV), Lega Nazionale per la Difesa del Cane (LNDC), Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell'Ambiente (LEIDAA) e l'Organizzazione Internazionale di Protezione Animale (OIPA) annunciano per il giorno 21 marzo, dalle 10.30 alle 13.30, in Piazza del Pantheon a Roma un presidio rivolto al Senato. Proprio la settimana prossima, infatti, la Commissione politiche comunitarie di palazzo Madama esaminerà il testo della legge comunitaria, nel quale è inserita la norma della Brambilla che prevede il divieto di allevamento di cani, gatti e primati destinati alla vivisezione in tutto il territorio nazionale. La sua approvazione comporterà la chiusura di Green Hill e il divieto per Harlan di allevare i macachi. Gli animalisti interverranno con una montagna di ciotole vuote, a simboleggiare le migliaia di cani morti di Greenhill.
 
AFFARI ITALIANI
17 MARZO 2012
 
Animali/ Gli scienziati: "La sperimentazione è utile alla ricerca". La Lav: "Un alibi per produrre farmaci"
 
I big della ricerca si mobilitano a favore della sperimentazione sugli animali. L'appello è di "non mettere a rischio la ricerca" e arriva proprio quando il Parlamento sta per recepire la direttiva dell'Unione europea sull'argomento. L'Italia sta per introdurre una serie di restrizioni, respinte dagli scienziati, tra cui il divieto per l'allevamento di scimmie, cani e gatti e per gli esperimenti che non prevedono anestesia. Ed è polemica. Puntuale arriva La replica della Lega Anti Vivisezione: "I test sugli animali ha provocato grandi errori e ritardi nella scienza".
L'APPELLO DEGLI SCIENZIATI A NON FERMARE LA SPERIMENTAZIONE
"Oltre il 95% degli esperimenti sugli animali viene eseguito su topi e ratti. L'uso di altre specie animali, magari di taglia più grande, è spesso richiesto dalle leggi che regolano la presentazione di studi tossicologici. E in altri casi la scelta dipende dalle necessità della ricerca: dal moscerino per studi genetici alla scimmia per studi comportamentali". Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, fa il punto sulla sperimentazione animale in Italia: "Ormai usiamo sempre meno animali in laboratorio grazie alle nuove tecnologie che permettono di seguire con metodi non invasivi l'andamento di una malattia e l'efficacia delle terapie. Basti pensare - racconta - che negli anni '80 il Mario Negri arrivava a quota 100 mila roditori 'reclutati', quest'anno sono stati appena 12 mila. Oggi, in pratica, ne usiamo dieci volte meno".Gli ultimi dati nazionali pubblicati risalgono al 2009, anno in cui, a fronte di 553 mila topi e 200 mila ratti (nel 2007 erano 252 mila) usati, le scimmie sono ferme a quota 502, i cani a 607 e i gatti risultano i più fortunati: nessuno di loro ha contribuito all'avanzamento della ricerca. Nello 'zoo' degli animali cavia, anche 31 cavalli e asini, 8.657 conigli, 12.993 porcellini d'India, 2.485 suini, 526 criceti, 453 bovini e 375 ovini, 19 capre, 2.304 anfibi e 309 rettili, e ancora 14.958 pesci e 31.798 uccelli a cui vanno aggiunte 23 quaglie."Il triennio 2007-2009 ha registrato un calo di circa il 20% rispetto a quello precedente. Calo in parte legato alle difficoltà della ricerca. Ma negli ultimi anni possiamo dire con certezza di aver assistito da un lato a una riduzione del numero di animali usati, dall'altro a un aumento di progetti a parità di esemplari reclutati", spiega Massenzio Fornasier, presidente della Società italiana veterinari animali da laboratorio (Sival). "Siamo anche alla ricerca di modelli animali più involuti: per esempio i vermi come il Caenorhabditis elegans, si sono rivelati utili per studi sul sistema nervoso", aggiunge Ferdinando Cornelio, direttore scientifico dell'Istituto neurologico Besta di Milano. "Oggi - assicura - possiamo studiare gli animali come malati, senza doverli sacrificare". Che fine fanno quelli che si riesce a non perdere? "Per alcuni è previsto in reinserimento in determinati habitat. Le scimmie in alcuni casi vengono affidate a giardini zoologici o a zoo safari. I cani, se le loro condizioni lo permettono, vengono dichiarati adottabili. E attraverso l'Asl si organizza un percorso per trovare loro una famiglia".A volte però è la burocrazia a impedire questo percorso virtuoso: "Abbiamo ricevuto una richiesta di adozione persino per alcuni topolini, ma la mole di carte da firmare ha scoraggiato il 'mecenate' che voleva prendersi cura di loro", raccontano dal Mario Negri. Animali che hanno un costo altissimo per gli istituti di ricerca. Basta guardare ancora una volta i conti del Mario Negri: "Abbiamo investito 1,5 milioni di euro solo per costruire l'area di stabulazione - spiega un esperto dell'istituto - e per mantenere gli animali spendiamo 60-70 mila euro al mese. Poi ci sono le spese per gli anestetici e il costo di ciascun animale che può variare dai 5 euro per un comune topolino ai 300-400 euro per i più preziosi topi con modifiche genetiche ad hoc. In totale la spesa mensile si aggira sui 100 mila euro".Gli scienziati non ci stanno a passare per 'torturatori', spiegano. "Il nostro dovere è quello di spiegare la posta in gioco. Di far capire la contraddizione che dobbiamo affrontare ogni giorno fra l'amore per il paziente e la disperazione se gli fai del male con qualcosa che non è stato previsto in fase di sperimentazione", spiega il co-direttore scientifico dell'Ieo di Milano, Pier Giuseppe Pelicci."Senza animali - aggiunge Garattini - l'Aids farebbe ancora stragi. Solo sulle scimmie è stato possibile studiare il virus e dobbiamo a loro tutte le vite salvate". La comunità scientifica si è dotata anche di codici di autoregolamentazione, precisa Cornelio: "Le società scientifiche internazionali sono autorizzate a punire gli scienziati che non usano metodi etici per gli animali". I ricercatori soffrono degli attacchi degli animalisti, sottolinea: "Alcune azioni dimostrative fanno male anche agli animali. Brucia ancora il ricordo di alcuni cani con distrofia di Duchenne che vennero liberati dal Besta una decina d'anni fa. Ci hanno tolto la possibilità di sperimentare una nuova terapia per i pazienti. Per cosa? La salute stessa di questi cani, colpiti dalla malattia, è stata messa a rischio. Sicuramente sono morti nel giro di poco tempo".
LA REPLICA DELLA LAV
La Lega Anti Vivisezione risponde con alcune doverose puntualizzazioni alle dichiarazioni rese agli organi di stampa dal prof. Silvio Garattini (Istituto Mario Negri) e da altri ricercatori che difendono la sperimentazione animale. Considerando che l'Italia per Legge e per volontà scientifica, riconosce la validità dei metodi alternativi (senza uso di animali), il fatto che tali Direttori del settore della ricerca non solo pratichino la sperimentazione su animali ma addirittura la difendano, è non solo anacronistico ma anche scorretto.Il messaggio della necessità della vivisezione, vista come unico passaggio fondamentale e obbligatorio per il progredire della scienza è profondamente sbagliato e fuorviante; infatti la sperimentazione animale ha comportato, e continua a farlo, grandi errori e ritardi nella scienza: ne sono una testimonianza le 225.000 morti negli Stati Uniti e 197.000 in Europa (dati annuali) per cause avverse ai farmaci, morti silenziose di cui nessuno parla, o il dato allarmante che il 90% dei farmaci non supera le prove cliniche, con un ingente spreco di fondi e di menti umane che lavorano per produrre dati inutilizzabili.Numerosissimi sono gli esempi che dimostrano come la sperimentazione animale sia una pratica obsoleta e fuorviante e come continui a comportare ritardi nel progresso di una scienza veramente utile per l’uomo; infatti vi sono molte importanti scoperte mediche che non vengono accettate perché non possono essere “provate” da esperimenti su animali, benché siano solidamente basate sull’evidenza clinica. Nello specifico, mentre il prof. Garattini sostiene che “senza la sperimentazione sulle scimmie l'Aids sarebbe ancora una malattia fatale, perché solo sui primati funzionano i farmaci antiretrovirali che hanno portato alla cronicizzazione della malattia”, è doveroso ricordare come in questo ambito siano stati ampiamente utilizzati i macachi (la specie importata e venduta dalla Harlan) inoculati però con un virus “simile” all’HIV: l’SIV, che non infetta la specie umana. Nel 1989 si riuscì a vaccinare i macachi contro l’SIV e nel 1990 iniziarono le prove di vaccinazione dell’uomo contro l’HIV, ma ad oggi nessun vaccino efficace è stato trovato. Per arrivare poi nel 2005 alla dichiarazione del Dr.Hu, ricercatore del Washington National Primate Research Center: “l’efficacia dei vaccini contro l’HIV non può essere valutata con il modello SIV"."Il caso del farmaco attualmente più usato contro l’AIDS, l’AZT è indicativo di come la sperimentazione animale rappresenti un alibi per produrre farmaci piuttosto che una necessità scientifica. L’AZT venne approvato nel 1987, fu introdotto sul mercato in base a studi clinici e nonostante provocasse cancro vaginale a topi femmina, infatti venne dichiarato che 'il cancro nei roditori non è necessariamente indice di cancro nell’uomo'", afferma la biologa Michela Kuan, responsabile LAV settore Vivisezione.Un altro esempio è la scoperta che un basso livello di radiazione su di un padre o una madre può causare la leucemia nei discendenti, anche se la radiazione avviene prima del concepimento. Questa scoperta non è confermata da esperimenti animali. Poiché gli animali da laboratorio danno i risultati più svariati, si può dimostrare o confermare qualsiasi ipotesi si desideri. Non è realistico né corretto cercare di far passare il messaggio che esiste una "buona sperimentazione”, che gli animali non soffrono e che vengono prese tutte le accortezze legali e personali per garantire il benessere degli animali "da laboratorio".La realtà è ben diversa, come dimostrano i minimi parametri di stabulazione per animali che vivono dentro le gabbie, privati di ogni necessità etologica e fisica e sottoposti a sperimentazioni per le quali non esiste limite al dolore che è possibile infliggere. A conferma di questo, l’allarmante dato che in Italia solo negli ultimi due anni sono state autorizzate più di 400 sperimentazioni in deroga di cui 350 per non ricorso ad anestesia, quindi particolarmente dolorose (fonte Ministero della Salute 2008-2009). Se non fosse così, perché i laboratori non sono mai accessibili? Perché nascondere all'opinione pubblica la realtà degli stabulari costruendoli sotto terra e senza finestre?Alcune obsolete posizioni restano inspiegabili, come la lotta contro l’art.14 della Legge comunitaria, oggetto di discussione per il prof. Garattini che si è recato a Roma per un colloquio sul tema a Palazzo Madama: questo articolo non prevede il divieto totale di sperimentazione, bensì una ricerca che implementi i metodi alternativi e sia trasparente, aumentando i controlli e la condivisione di dati. Il principio di trasparenza è doveroso e voluto anche a livello europeo secondo la Direttiva 2010/63 attualmente in vigore, quindi l’Italia approvando tale articolo sosterrebbe la posizione richiesta da tutto il territorio comunitario, diventando un esempio per l’Europa, invece di continuare ad avere una ricerca che sperpera fondi e dove le “fughe di cervelli” sono sempre più numerose.da www.lav.it
 
IL POST
16 MARZO 2012
 
Il massacro degli elefanti in Camerun
Dall'inizio dell'anno i bracconieri ne hanno uccisi almeno 200, la metà di quelli ospitati nella riserva naturale di Bouba Njida, dice il WWF
 
 
Il Bouba Njida è una riserva naturale del Camerun, nell’Africa equatoriale, e ospita una ricca fauna con oltre 23 specie diverse di antilopi e centinaia di esemplari di elefanti. Il numero di questi grandi mammiferi nella zona si sta però riducendo velocemente in questi anni a causa del fenomeno del bracconaggio, come ha di recente segnalato il World Wide Fund for Nature (WWF). A causa della scarsa presenza di forze di sicurezza nella riserva, si stima che da inizio anno a oggi siano stati uccisi almeno duecento elefanti. Gli animali vengono massacrati dai bracconieri, che ottengono grandi guadagni dalla vendita delle loro zanne.“Il WWF è turbato dalla notizia che il bracconaggio continua indisturbato” ha spiegato con un comunicato stampa Natasha Kofoworola Quist, rappresentante dell’associazione ambientalista nella zona. Solo la scorsa settimana, l’organizzazione ha scoperto le carcasse di 20 elefanti nella riserva in Camerun. Le autorità del paese sono state accusate di aver fatto ben poco per evitare la caccia illegale in queste settimane, cosa che ha incentivato l’arrivo di bracconieri anche da altri stati africani.Il governo del Camerun ha detto di aver inviato negli ultimi giorni le forze speciali dell’esercito per affrontare il problema. Secondo il WWF si tratta, però, di una risposta tardiva che cambierà difficilmente le cose. I soldati inviati sono pochi e questo potrebbe complicare ulteriormente il pattugliamento della riserva. I bracconieri, inoltre, sono molto agguerriti e non esitano a sparare anche contro le forze speciali quando vengono intercettati lungo le piste del parco naturale. In una delle azioni di contrasto è morto un soldato, cosa che ha inciso per diversi giorni sulle operazioni.
 
GENOVA TODAY
17 MARZO 2012
 
Maltratta cani durante gara, video shock contro sportivo di Moconesi
Durante una prova di sleddog, corse con slitte trainate da husky, Claudio De Ferrari, campione chiavarese di questa disciplina si è reso protagonista di gesti violenti verso gli animali tanto da richiamare l'attenzione di Striscia la Notizia
 
Ha fatto discutere, e non poco, il video mostrato dalla trasmissione Striscia la Notizia sullo sleddog, la corsa sulle slitte trainate da husky siberiani.Non tanto per lo sport in sé, bensì per i maltrattamenti subiti dai cani da parte del padrone. La persona in questione vive a Moconesi, nell'entroterra chiavarese, si chiama Claudio De Ferrari ed è un esperto di questo sport. Da anni lo pratica con alterne fortune, ma ciò visto nel video che vi proponiamo (guarda il video) è davvero difficile da capire.Coi propri cani esausti, stremati dalla corsa l'uomo fa di tutto per farli continuare la gara, non risparmiando a loro gesti violenti che hanno fatto il giro del web.La gara in questione si è svolta a Gyron, in Svizzera, e nella fattispecie De Ferrari è arrivato secondo.La federazione italiana ha anche inoltrato alla Federazione la richiesta «di una urgente apertura di una commissione d'inchiesta con la presenza di terzi esterni alla federazione stessa che valuti e giudichi quanto successo».Su De Ferrari si è pronunciato anche il presidente della federazione internazionale dello sleddog usando le non tenere parole di "sospensione a vita" per il corridore chiavarese.
 
LA NAZIONE
17 MARZO 2012
 
Trovata morta nel suo appartamento Il cane la veglia tutta la notte
In via Ciabattini alla Migliarina
La donna, 59 anni, aveva parlato al telefono con il figlio la sera prima del decesso
 
Viareggio (LU) - Probabilmente era morta già da ieri sera e il suo cane, un meticcio di color nero, l'ha vegliata a fianco al letto per tutta la notte. Secondo il medico del 118 che e' intervenuto sul posto, per il quale il decesso e' avvenuto per cause naturali. La donna, 59 anni, aveva parlato al telefono con il figlio ieri sera.
Stamani l'ha richiamata ma non avendo risposta, si e' preoccupato e cosi' sono stati allertati i soccorsi. Vigili del fuoco, un'ambulanza del 118 e una volante della polizia, sono andati in via Ciabattini alla Migliarina, a Viareggio, dove la donna viveva da sola. I vigili del fuoco sono entrati nell'appartamento attraverso una finestra e cosi' hanno trovato la donna senza vita.
 
IL TIRRENO
18 MARZO 2012
 
Muore a 59 anni vegliata dal cane
Fatale un malore
 
di Roy Lepore
 
VIAREGGIO (LU) -  Il cane, un meticcio di color nero, l’ha vegliata a fianco al letto per tutta la notte, quando si è reso conto che la sua padrona aveva avuto qualcosa di serio. Ma la donna, purtroppo, è deceduta, forse per un attacco cardiaco. La morte è avvenuta nella notte di venerdì o nelle prime ore di ieri, stando al medico del 118 che è intervenuto sul posto, in un’abitazione di via Ciabattini nel quartiere Migliarina. Patrizia Checcucci, 59 anni, aveva parlato al telefono con il figlio venerdì sera, ma ieri mattina, come al solito non avendo risposta dalla madre al telefono si è preoccupato e così sono stati allertati i soccorsi. I vigili del fuoco, una ambulanza del 118 e una volante della polizia, sono andati in via Ciabattini alla Migliarina, dove al secondo piano di un condom inio, la donna viveva da sola. Purtroppo quando i vigili del fuoco sono entrati all’interno dell’appartamento attraverso una finestra l’hanno trovata senza vita. Non è da escludere le cause del decesso possono essere riconducibili ad un attacco cardiaco, anche se la donna non aveva mai sofferto di nulla, quindi quanto accaduto ha colto di sorpresa oltre che i familiari, coloro che la conoscevano e sono rimasti addolorati per questa disgrazia. Un aspetto molto commovente in quanto accaduto è l’affetto che le ha dimostrato il suo cane che non l’ha abbandonata un istante, avendo intuito con l’istinto dell’animale, cosa era accaduto. Purtroppo il cane non ha potuto fare nulla per salvarla, se non dimostrarle tanto amore. Comportamenti ti che dovrebbero essere presi d’esempio in più un caso spesso anche dall’uomo. Il cane meticcio adesso è con il figlio, dopo che da ieri non avrà più la sua p adrona con la quale trascorreva molte ore che seguiva passo passo e che ormai era diventato come una guardia personale. Questa improvvisa disgrazia ha diviso per sempre la signora e il suo fido cagnolino.
 
LA SICILIA
17 MARZO 2012
 
S'improvvisa veterinario per curare cane pagherà una multa per maltrattamenti
 
Provincia di Caltanissetta - L'avere somministrato un farmaco cortisonico al proprio cane è costata una condanna al padrone avventato che si è improvvisato veterinario: dovrà pagare una multa di 4 mila euro perchè riconosciuto colpevole del reato di maltrattamenti ad animali. È questa la pena irrogata dal giudice monocratico Domenico Stilo a Giovanni D'Amico, un ventiquattrenne dal passato costellato da vicissitudini giudiziarie che, per questo episodio, ha rischiato anche la reclusione. La Procura, infatti, chiedeva di infliggergli una condanna e non in termini pecuniari.
I fatti contestati a D'Amico (difeso dall'avv. Nicoletta Cauchi) risalgono ad un paio di anni fa. Il giovane viaggiava in sella ad uno scooter alla cui guida c'era un amico quando incappò in un posto di blocco istituito dalla polizia. Il passaggio dei due scooteristi non passò inosservato tra gli agenti attratti dal fatto che il passeggero - si scoprirà dopo che era D'Amico - teneva al guinzaglio un pittbull. L'animale apparve ai poliziotti affaticato, ma D'Amico si giustificò subito adducendo che il cane da qualche giorno presentava delle chiazze che aveva cercato di curargli con un farmaco cortisonico, aggiungendo che proprio quel pomeriggio si era recato dal veterinario per un controllo.
Il cane fu sequestrato e D'Amico fu denunciato per maltrattamenti ad animali. Tramite il suo legale di fiducia, l'avv. Nicoletta Cauchi, presentò istanza di dissequestro che andò a buon fine. La doccia fredda per D'Amico giunse all'atto di andare a riprendersi il cane. Giunto al canile, del suo pittbull non c'era più traccia. Di qui la denuncia presentata da D'Amico sfociata nel prosieguo in un'archiviazione visto che non fu possibile ricostruire il modo in cui l'animale era sparito. 
 
ESTENSE.COM
17 MARZO 2012
 
Due cani a zonzo in superstrada
Gli animali sono stati catturati con difficoltà dopo le chiamate di decine di automobilisti
 
 
Ostellato (FE). Hanno fatto il diavolo a quattro in superstrada, anche se erano solo in due. Due cani che gironzolavano lungo la trafficata arteria, creando condizioni di pericolo per gli automobilisti in transito e per se stessi nei pressi dello svincolo di Corte Centrale.I due animali, fuggiti da chissà dove, sono saliti e scesi più volte edalla superstrada tanto che numerosi conducenti, spaventati da ciò che sarebbe potuto accadere, hanno segnalato la situazione alle forze dell’ordine per porre termine alle incursioni dei due pericolosi giocherelloni. Tante le telefonate ai carabinieri che, assieme all’accalappiacani, hanno faticato non poco a catturarli e ad affidarli, incolumi, al più vicino canile, che si è poi occupato di accertare se avessero un padrone e di rintracciarlo per riconsegnargli le due bestiole.
 
IL GAZZETTINO
17 MARZO 2012
 
La strage continua
 
Maria Zampieri
 
Provincia di Belluno - La strage continua. A Soccher non si arresta la moria di gatti e anche ieri un paio sono stati visti senza vita ai bordi delle strade. Ma non solo: sempre ieri un cagnolino ha manifestato segni di forte malessere con vomito e dissenteria. Così in Comune è giunta l’ennesima segnalazione dell’esistenza di possibili avvelenatori. «È almeno da una ventina di giorni - dicono alla polizia municipale - che in quella zona si trovano carcasse di gatti. Stiamo indagando per arrivare agli autori delle uccisioni per poi denunciarli». La legge del 2004 è chiara. Essa recita: «Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi». E riguardo al maltrattamento di animali, dice: «Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre mesi a un anno o con la multa da 3 mila a 15 mila euro».La causa delle morti di gatti a Soccher e del rischio che possano soccombere anche i cani, come purtroppo è avvenuto anche in altre località, è quasi sicuramente dipesa da avvelenamento. I bocconi mortali sarebero stati preparati perché, in modo particolare nella frazione sotto il Dolada, è piuttosto marcato il fenomeno del randagismo felino. Di questo fatto, sempre dal Comune, comunicano di aver informato il servizio veterinario dell’Ulss 1: «La sitazione sta diventando ingestibile - sostengono - pertanto bisogna pensare seriamente a risolvere il problema. Una via è la sterilizzazione, ma una volta praticata l’operaizone rimane problematico il mantenimento di questi animali, visto che nella nostra zona non esistono gattili pubblici». 
 
IL GAZZETTINO
17 MARZO 2012
 
Salgono a sei i casi di gatti avvelenati segnalati al comando di Polizia Locale
 
Provincia di Treviso - Salgono a sei i casi di gatti avvelenati segnalati al comando di Polizia Locale del comune di Pieve di Soligo: tutte le morti si sono verificate nell'area di via Possamai, a Solighetto. A terra il personale del servizio veterinario dell'Usl 7, impegnato nella bonifica, non ha trovato dei bocconi avvelenati, ma a causare la morte di almeno due dei sei gatti è stato un ratticida, così come emerso dalle analisi eseguite sui cadaveri degli animali.Le prime segnalazioni di avvelenamento sono giunte in comune una settimana fa. Alcuni gatti domestici, nella zona di via Possamai, erano stati trovati morti e la causa era stata indicata nell'avvelenamento. Causa che, per un paio di gatti, è stata confermata dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, mentre per gli altri quattro si parla di presunto avvelenamento. Nell'area, all'indomani delle segnalazioni, sono stati appesi dei manifesti che invitano i residenti a prestare attenzione, in particolar modo ai bambini che potrebbero raccogliere da terra del materiale sospetto. Avvisi che tutt'ora sono esposti anche nelle limitrofi vie Fantin, Sartorello, Monte Marmolada, Brandolini e Rivette. «Dopo la bonifica non sono giunte altre segnalazioni - afferma l'assessore all'ambiente Gino Lucchetta - quindi non vi è allarme, ma è sempre bene prestare attenzione perché il veleno è risultato essere una sostanza in genere utilizzata come ratticida, che essendo un potente anti-coaugulante è pericoloso anche per l'uomo. Pertanto - aggiunge l'assessore - invito tutti i genitori a vigilare con attenzione sui bambini, che non raccolgano ed ingeriscano materiali sospetti, ma allo stesso tempo invito tutti i proprietari di cani a controllare tramite guinzaglio i movimenti dell'animale e a proteggerlo con la museruola».Rimane sempre valido l'invito da parte dell'amministrazione pievigina a segnalare al comando di polizia locale (0438/985346) o al 112 dei carabinieri eventuali altri nuovi casi di presunto avvelenamento, come pure il rinvenimento a terra di bocconi sospetti, pericolosi non solo per gli animali ma anche per gli uomini.
 
TORINO TODAY
17 MARZO 2012
 
Rottweiler aggredisce e uccide un altro cane in corso Cirié
Al proprietario del cane è stata fatta una contravvenzione per malgoverno dell'animale. E' successo nell'area riservata ai cani in corso Ciriè poco prima delle 16 di venerdì 17 marzo
 
Torino - Quando gli agenti della polizia Municipale sono arrivati nell'area riservata ai cani in corso Ciriè il rottweiler aveva già aggredito e ucciso un altro cane. E' successo ieri, venerdì 16 marzo, poco prima delle 16.

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Corso Ciriè: rottweiler aggredisce e uccide un altro cane
La pattuglia ha identificato il proprietario del cane e lo ha contravvenuto ai sensi dell'articolo 672 del Codice Penale per malgoverno dell'animale e ha redatto gli atti per la richiesta al Servizio Veterinario della visita di controllo dell'animale.

 
GAZZETTA DI MANTOVA
17 MARZO 2012
 
Meno veleni nei campi, gli istrici sbarcano nell’Oglio Po
 
Provincia di Mantova - La notte scorsa un camion in transito sulla provinciale 59 ha travolto un istrice tra Casaletto e Bellaguarda all’altezza della corte Ballerina Nuova. Nell’estremo tentativo di salvarsi, l’animale ha “sparato” i suoi lunghi aculei, che ieri sono poi stati osservati con curiosità dai residenti. La sfortunata bestia era un maschio adulto sui 20 chili di peso. Sul posto si sono portate anche le Guardie ecologiche volontarie Michele De Biase, Angelo Mario Boni e Lino Pettinà, che hanno prelevato alcuni aculei per consegnarli al Parco Oglio Sud: sono infatti le prime prove della presenza dell’animale in zona. Secondo gli esperti, è del tutto probabile che vi siano anche le femmine: a maggio avremo le cucciolate? Gli istrici arrivano inoltre dove vi sono pure volpi e tassi: segnali questi del fatto che l’agricoltura locale è oggi più “biologica” e rispettosa che in passato. Tale animale è inoltre considerato prelibato; e corre voce che alcuni già sognino di gustare istrice “alla mantovana” con polenta.
 
ADN KRONOS
17 MARZO 2012
 
Asl Sassari: focolaio di peste suina africana a Pattada, colpito un allevamento familiare
Milano -  Abbattuti 15 animali e attivata la disinfezione. Presto la convocazione dell'Unità di crisi
 
Milano - Nuovo focolaio di peste suina africana in Sardegna. La malattia arriva anche nel Monte Acuto - comunica l'Asl di Sassari - e colpisce un allevamento familiare nelle campagne di Pattada, in localita' Olitetta, lungo la strada per Budduso'. Qui i veterinari del Servizio di sanita' animale dell'azienda sanitaria hanno abbattuto 15 suini.
Il Gruppo d'intervento veterinario, con la collaborazione dell'amministrazione comunale di Pattada - si legge in una nota dell'Asl - oggi ha provveduto anche alla disinfezione del focolaio con l'impiego dell'unita' mobile di cui e' dotato il Servizio Asl. Cartelloni informativi sono stati sistemati nella zona di vincolo di protezione, compresa nel raggio di 3 chilometri dal focolaio e che interessa 29 aziende, tutte nel Comune di Pattada, con oltre 150 suini censiti. E' stata quindi delimitata anche la zona di sorveglianza, nel raggio dei 10 chilometri dal focolaio, che interessa 130 aziende con oltre 700 suini censiti nei Comuni di Pattada, Benetutti, Nule e Nughedu. La zona di sorveglianza interessa anche una parte del territorio di Budduso' e Osidda delle Asl di Olbia e Nuoro.L'Unita' di crisi locale, prontamente convocata non appena ricevuta la conferma della positivita' dei campioni da parte dell'Istituto zooprofilattico di Sassari - precisa l'Asl - ha disposto tutta una serie di azioni previste dai manuali d'emergenza e dalle normative regionali e nazionali. Tra le altre, il Servizio di sanita' animale ha inviato un sms di allerta agli allevatori interessati al blocco della movimentazione. Dal Servizio veterinario di via Rizzeddu sono state inviate la richiesta di emanazione delle apposite ordinanze al sindaco di Pattada, e le comunicazioni al ministero, alla Regione, al Centro referenza nazionale e ai Nas. I veterinari, infine, hanno calendarizzato le visite cliniche entro 7 giorni nelle aziende ricadenti nella zona di protezione. "Purtroppo le nostre previsioni si sono avverate - sottolineano gli esperti del Servizio di sanita' animale - La presenza dell'epidemia nel territorio tra Ala' e Oschiri e nel Goceano sta interessando anche il territorio di Pattada, dove nei giorni scorsi si era tenuta un'affollata assemblea con gli allevatori locali indetta dal sindaco Deiosso e dal Servizio veterinario di sanita' animale. In quell'occasione era stata illustrata la situazione ed era stato fatto un appellato agli allevatori, perche' evitassero il piu' possibile il contatto tra i loro suini e i cinghiali popolazione ormai interessata dal virus in misura importante".I veterinari dell'Asl di Sassari ricordano gli accorgimenti da adottare: "Impedire la promiscuita' con il selvatico, non somministrare residui alimentari ai suini, segnalare prontamente i casi di animali morti al Servizio veterinario, non frequentare allevamenti dove vi e' stata sintomatologia e usare idonei disinfettanti".Dal Goceano, intanto, continuano ad arrivare segnalazioni di cinghiali rinvenuti morti, 4 soltanto di recente, e sui quali lo Zooprofilattico di Sassari ha diagnosticato il virus, segno della diffusione dell'epidemia. Nei prossimi giorni verra' convocata una riunione del'Unita' di crisi locale con la partecipazione dell'Izs, del Corpo forestale, dell'Ente foreste e dei Comuni interessati, per fare il punto sulla situazione epidemiologica e adottare ulteriori misure di contrasto all'epidemia.
 
AGI
17 MARZO 2012
 
PESTE SUINA: FOCOLAIO A PATTADA, ABBATTUTI 15 MAIALI
 
Sassari - La peste suina africana e' arrivata anche nel Monte Acuto dove ha colpito un allevamento familiare nelle campagne di Pattada, in localita' Olitetta, lungo la strada per Budduso'. Qui i veterinari del Servizio di sanita' animale dell'Asl di Sassari hanno abbattuto 15 suini. Il gruppo d'intervento veterinario (Giv), con la collaborazione dell'amministrazione comunale di Pattada, oggi ha provveduto anche alla disinfezione del focolaio con l'impiego dell'unita' mobile di cui e' dotato il servizio. E state sistemate della cartellonistica nella zona di vincolo di protezione, compresa nel raggio di 3 chilometri dal focolaio e che interessa 29 aziende, tutte nel comune di Pattada, con oltre 150 suini censiti. E' stata quindi delimitata anche la zona di sorveglianza, nel raggio dei 10 chilometri dal focolaio, che interessa 130 aziende con oltre 700 suini censiti, nei comuni di Pattada, Benetutti, Nule e Nughedu. Inoltre la zona di sorveglianza interessa anche una parte del territorio di Budduso' e Osidda delle Asl di Olbia e Nuoro."Purtroppo le nostre previsioni si sono avverate - ha sottolineato dal Servizio di sanita' animale - la presenza dell'epidemia nel territorio tra Ala' ed Oschiri e nel Goceano sta interessando anche il territorio di Pattada, dove nei giorni scorsi si era tenuta un'affollata assemblea con gli allevatori locali indetta dal sindaco Deiosso e dal Servizio veterinario di sanita' animale. In quell'occasione era stata illustrata la situazione ed era stato fatto un appellato agli allevatori perche' evitassero il piu' possibile il contatto tra i loro suini e i cinghiali popolazione ormai interessata dal virus in misura importante".
Ecco allora alcuni accorgimenti che i veterinari dell'Asl di Sassari si apprestano a ricordare: impedire la promiscuita' con il selvatico, non somministrare residui alimentari ai suini, segnalare prontamente i casi di animali morti al servizio veterinario, non frequentare allevamenti dove vi e' stata sintomatologia e usare idonei disinfettanti.Dal Goceano, intanto, continuano ad arrivare segnalazioni di cinghiali rinvenuti morti, quattro soltanto di recente, e sui quali l'Izs di Sassari ha diagnosticato il virus, segno della diffusione dell'epidemia. Nei prossimi giorni verra' convocata una riunione del'Unita' di crisi locale con la partecipazione dell'Izs, del Corpo Forestale, dell'Ente Foreste e dei comuni interessati per fare il punto sulla situazione epidemiologica e adottare ulteriori misure di contrasto all'epidemia.
 
CORRIERE DELLA SERA
17 MARZO 2012
 
Cani da single o da famiglie
Colpo di fulmine o scelta razionale?
Chihuahua per il monolocale, jack russel per la mansarda. Un quattro zampe cittadino su tre è mignon
 
PAOLA D'AMICO
 
C’è un esercito di cani tascabili, formato lilliput, che cresce nelle nostre città. Viaggiano in una borsa, salgono in taxi, entrano al ristorante. Di complicazioni, apparentemente, sembrano non crearne: la sgambata quotidiana è ridotta all’essenziale, mangiano come uccellini. Forse, meglio di altri, realizzano il sogno che è di tutti i cani: stare il più possibile con il padrone. Che importa se ciò significa indossare i panni di figliolo peloso/bambola, infagottati in cappottini griffati e agghindati con collari scintillanti. Occupano poco spazio. Alice, single, pubblicitaria, nega d’aver scelto un chihuahua, perché è di moda.
«Vivo in un monolocale, trenta metri, mi potevo mai permettere un alano?».Un terzo degli amici a quattro zampe «cittadini» sono cani in miniatura, chihuahua, bassotti, pinscher, schnauzer nani, anche jack russel. Vero è che un certo fascino della vita nella metropoli — le infinite opzioni per il brunch, l’aperitivo con gli amici, l’ultima mostra — gli altri animali, quelli extra large, se lo perdono di sicuro. «A volte lo pensiamo, la vita è più facile per un cane mignon, non c’è verde per noi, figurarsi per loro», dicono uomini e donne, sportivissimi, che alle sette e mezza del mattino si contendono un pezzo di prato stretto tra i condomini con i loro labrador, golden retriver e border collie, i quali sognano dopo la sgambata anche un bagno (vietato) nel laghetto. «Tutti cani dolci, obbedienti, il labrador persino auto educante — dice di loro Cinzia Cortelezzi, medico veterinario —. Se devo abbinarli ad un tipo di appartamento, penso ad una casa con terrazzo. Ma è bene avere a poca distanza un parco. Devono stare all’aperto, necessitano di passeggiate e corse». Così il jack russel, che sembra caricato a molla, perfetto per un attico o una mansarda, non si fermerà davanti ad una scala a pioli o ad un soppalco, ma due volte al giorno dovrà pure lui scatenarsi in pazze corse al parco.«Il cane per l’uomo è disposto a tutto, lo segue dal Paleolitico, le sue potenzialità sono ancora da scoprire», ricorda l’etologo Roberto Marchesini: «Non dovremmo pensare al cane in termini di ingombro, se scelgo per esempio un border collie devo pensare che era un cane da pastore, ha bisogno di fare moto». E di stare col padrone. «Dire non prendo il cane grande perché non ho spazio è un alibi per non dire che si temono l’esuberanza, l’invadenza, lo sporco, i peli sul parquet, il sacrificio del tempo, la pipì e la cacca del cucciolo dappertutto», aggiunge l’istruttore cinofilo Daniele Mazzini che invita sempre a «pensare canino» e a metterci nel loro pelo. «Spesso si sceglie più sulla base dell’aspetto esteriore che della personalità. La domanda corretta da porsi dunque è: questo cucciolo sarà o meno idoneo al mio stile di vita?».Può capitare che siano i regolamenti condominiali a condizionare le scelte. Bene indagare anche sull’attitudine ad abbaiare del peloso, jack russel, bassotti, beagle sono stati selezionati per questo. Levrieri, cani da caccia, setter in testa e anche cocker sono invece maestri nei silenzi. Jolanda Vandoni, allevatrice di mastini napoletani, ricorda di quando si trasferì dalla campagna in città: «Prima lottai con le regole del condominio, che non prevedevano la convivenza con animali, poi scelsi compagni pelosi di minori esigenze, due schnauzer nani».È saggio, insistono gli addetti ai lavori, scegliere con attenzione la razza di animale più adatta a voi e all’appartamento in cui vivere. Il cane è il nostro specchio. Ma non deve diventare un oggetto. Pensare canino costringe a riflettere: si vive nella stessa casa ma la si percepisce in modo diverso.Noi con gli occhi loro con il naso. Bobi non si lamenterà mai per il colore del divano, forse, però, l’odore dei detersivi potrebbe offendere il suo olfatto. Chi ha poco spazio e il terrore dei peli «e vive in un appartamento di medie dimensioni si orienti tra cani di media taglia con pelo da tosare o strippare». Come lo schnauzer. Intramontabile la passione per i pastori tedeschi. «Dormono all’aperto, con una cuccia adeguata e coibentata — spiega il veterinario —. Parliamo di villette». Scrive Paola Fossati, specialista in diritto animale e legislazione veterinaria alla Statale di Milano, che «per la dimensione quali-quantitativa raggiunta dagli animali in città la società attuale potrebbe essere definita non solo multiculturale e multietnica ma anche multi specie». Il mercato l’ha già capito. Sono nati showroom per loro.Voi li frequentate? Qual è la cosa più folle o l’acquisto più assurdo che avete fatto per il vostro cane?
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
18 MARZO 2012
 
Crescere con Fido, regole d’oro per la famiglia

Lieta Zanatta

 
Non c'è esperienza più bella per un bambino che crescere assieme a un quattro zampe. Perché Fido è da subito un amico fedele, un compagno di giochi insostituibile, un membro della famiglia a tutti gli effetti che si prende cura del suo amichetto umano. Ma l'inserimento di un cane , o gatto, in famiglia non è sempre facile, anche perché di solito i genitori trascurano un particolare importante: se il cane deve abituarsi da subito a ritmi e abitudini dei familiari, bisogna anche tenere presente che ci sono delle precise regole per educare, soprattutto i bambini, a rispettare l'esistenza di questo essere senziente, che dà la sua vita in cambio di poche carezze e una ciotola di pappa. Ci sono dei consigli, dispensati dall'Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente, per aiutare i bambini a interagire da subito con Fido, par tendo dal fatto che il cane non è un regalo, e tanto meno un giocattolo, ma un essere vivente che prova dei sentimenti come gioia, dolore, delusione, patimento. Se Fido dorme, non andare a disturbarlo, ma lasciarlo riposare: bisogna far capire al bambino che a nessuno piace essere svegliato nel mezzo di una bella dormita, pena essere irritabili o perlomeno infastiditi. Lo stesso se mangia la pappa: è il momento più importante della sua giornata, ed è bene lasciarlo stare, per evitare anche una reazione inconsulta, come una zampata o un morso. E' bene spiegare al bambino cosa succederebbe se qualcuno gli togliesse il piatto da tavola, quando ha tanta fame. Non fargli dispetti tirandogli orecchie e coda, e non prendergli dalla bocca giocattoli o magari l'adorato osso. Piuttosto cercare di proporgli (i cani lo capiscono subito) uno scambio: dargli un premio, come le sue crocchette preferite, così mollerà immediatamente la presa. Una cosa da ri petere più volte, fino a diventare automatica. Lo stesso se avviene al contrario, con Fido che vuole strappare giochi od oggetti che il piccolo ha in mano. Mai arrabbiarsi, e dargli qualcosa in cambio. Sono questi i momenti più importanti, in cui deve intervenire l'adulto per mediare, fare capire chi comanda. Non gridare verso Fido, che possiede un udito finissimo e può agitarsi, ma chiamarlo con tranquillità, senza corrergli dietro. E quando corre dal bambino, fare in modo che gli faccia delle carezze e gli dica, con amore, quanto è bravo. Lui lo capirà subito, basterà lo sguardo per intuirlo. Non sempre il cane ha voglia di giocare con il bambino: a volte decide di starsene da solo o magari correre dietro a farfalle o insetti. In questo caso, è bene aspettare che torni a giocare con il bimbo quando ne ha voglia. Se il cane mostra i denti o ringhia, è bene spiegare al ragazzino che è meglio lasciarlo stare e che chiami immediatamente un adulto, per capire le ragioni dell'atteggiamento ostile. Crescere con un animale è quanto di più educativo ci possa essere per un bambino. Lo arricchisce umanamente e, soprattutto, lo aiuta a responsabilizzarsi nei confronti di un essere più debole. Un atteggiamento che lo aiuterà ad affrontare il non sempre facile cammino verso l'età adulta.
 
VIVI ENNA
18 MARZO 2012
 
Aidone (EN). Il fenomeno dell’avvelenamento dei cani non risparmia neanche Aidone. Uno morto e due gravi

Angela Rita Palermo

 
Aidone. Un cane morto e altri due gravi. Anche nella cittadina aidonese, come nella vicina Piazza Armerina, si sta registrando il fenomeno dei cani avvelenati. A morire è stato un labrador, che il suo padrone aveva portato, assieme ad un altro cane, ora grave, a fare una passeggiata, nella zona del Castellaccio, la parte alta del paese, a poche centinaia di metri dalla chiesa Madre – san Lorenzo. Non era la prima volta che i due cani venivano portati a spasso in questa zona, dove gli animali possono essere lasciati un poco in libertà anche per poter fare i propri bisogni. Le esche avvelenate, a quanto pare bocconi di carne (polpette), coprirebbero un’ampia area del Castellaccio visto che nella parte più bassa, zona dell’Annunziata, stessa sorte è toccata ad un altro cagnolino, che, dopo aver ingerito un boccone, ha accusato i s intomi tipici dell’avvelenamento. L’appello della signora Angela, padrona del labrador:”E’ nostra intenzione sporgere denuncia contro ignoti perché non è possibile che ci sia ancora gente che possa mettere in atto gesti del genere”. C’è il rischio peraltro che altri cani possano incorrere nei bocconi avvelenati. Ancora la signora Angela:”Un invito a chi possiede dei cani di evitare per ora questa zona del Cstellaccio, almeno fino a quando non si faccia una bonifica del posto”. A questo punto sorge spontanea la domanda:”In casi del genere, a chi compete l’eventuale bonifica del posto?”.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
18 MARZO 2012
 
Vivisezione, i diari dell’orrore
 
Che fine faranno i 104 macachi provenienti dalla Cina e detenuti alla Harlan di Correzzana? Facile intuirlo, alla luce dei diari della disperazione, più di mille pagine di un rapporto riservato pubblicate sul sito inglese www.xenodiaries.org dell'associazione Uncaged Campaigns e rilanciato dal blog dell'Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente. Una documentazione terribile, che evidenzia le indicibili sofferenze e assurde torture a cui furono sottoposti le scimmie, in particolare i babbuini, a cui furono trapiantati organi di maiali, in nome della Scienza. Tra il 1994 e il 2000, «cuori e fegati di animali geneticamente modificati venivano trapiantati nel collo, nell'addome e nel torace delle scimmie catturate in natura. Ai primati venivano somministrate dosi enormi di farmaci immuno-depressivi, nel vano tentativo di impedire il rigetto degli organi est ranei, con risultati terrificanti». Uncaged Campaigns pubblicò questa relazione confidenziale nel 2003, dopo una lunga causa che la tenne sotto scacco per circa tre anni. Infatti «la ricerca fu condotta da un'azienda biotecnologica, la Imutran, facente parte della multinazionale farmaceutica Novartis Pharma AG, in collaborazione con l'Università di Cambridge, e gli esperimenti vennero condotti nei tristemente noti laboratori della HLS, ora sotto il mirino di SHAC. Si osservi - continua la nota - che è da qui che provenivano, e probabilmente provengono tutt'ora - i maiali utilizzati presso l'Università di Padova, per esperimenti su primati - macachi, provenienti invece dal CNR di Roma - del tutto simili a quelli descritti in questi Diari». Per manifestare contro la detenzione dei macachi nella Harlan, e restituirli al loro habitat, dove hanno il diritto di vivere, inviare una email al Ministero della Salute via http://oipa.org/italia/vivisezione/appelli/harlan.html.
 
IL PUNTO A MEZZOGIORNO
18 MARZO 2012
 
Vivisezione in Lombardia. Aidaa dà i numeri dei centri in cui si pratica
 
“La vivisezione in Lombardia purtroppo non si limita ai cani di Green Hill o alle scimmie di Harlan”. E’ quanto si legge in un comunicato stampa dell’associazione Aidaa presieduta da Lorenzo Croce. “Per dare un quadro degli interessi e dei profitti che ruotano attorno alla sperimentazione animale riteniamo sia buona cosa avere i dati precisi per capire di cosa stiamo parlando. In Lombardia sono presenti il 70% dei maggiori centri di ricerca dove si pratica la tortura su animali e qui si svolge la stragrande maggioranza di esperimenti su primati, cani, gatti, ma anche topi, cavie ed altri animali da laboratorio. Ma vediamo i numeri nel dettaglio: i laboratori in cui si pratica la vivisezione e la sperimentazione animale sono 137 (dato 2010) molti di loro sono situati nelle Università, in ospedali pubblici e privati come il San Raffaele e la clinica Humanitas o in strutture industriali quali la ex Pharmacia di Nerviano. Oltre a questi vi sono anche istallazioni di “ricerca scientifica” militare le cui attività sono assolutamente sconosciute in quanto coperte da segreto di stato. In Lombardia sono presenti 3 allevamenti di animali destinati alla vivisezione dei quali 2 stabilimenti Harlan a Correzzana e Bresso e Green Hill di Montichiari, quest’ultimo alleva solo cani di razza beagle. In Lombardia ogni anno vengono utilizzati (e in buona parte uccisi) circa 650.000 animali l’anno per la vivisezione e la sperimentazione animale di questi il 65% è importato dall’estero (in particolare gatti e altri piccoli animali). Secondo le stime ufficiali il giro di affari solo per quanto riguarda gli animali supera i 450 milioni di euro l’anno. I dati sono tratti da fonti regionali e ministeriali. Questi sono i numeri della vivisezione in Lombardia. Per questo motivo AIDAA ritie ne assolutamente insufficienti sia la proposta di legge 145 iscritta al consiglio regionale lombardo che punisce con una multa da 50.000 a 150.000 euro chi alleva animali destinati alla vivisezione in Lombardia, sia l’emendamento in discussione al Senato che di fatto proibisce l’allevamento di cani e gatti e primati mentre non tocca in alcun modo il diritto di sperimentare sugli animali lasciando decidere sull’utilità degli esperimenti ai singoli ricercatori all’interno dei protocolli farmacologici. Tra gli esperimenti maggiormente eseguiti in Lombardia vi sono prove di natura tossicologica, interventi chirurgici ed esperimenti di natura neurologica specialmente questi sui cervelli di gatti e scimmie.
 
VIRGILIO NOTIZIE
18 MARZO 2012
 
Vivisezione/ Aidaa: in Lombardia la si pratica in 137 laboratori
Molti sono in università o in ospedali, 3 gli allevamenti ad hoc
 
Roma - Non solo la Green Hill di Montichiari la Harlan diCorrezzanain Lombardia la vivisezione o la sperimentazione animale sono praticate in 137 laboratori (dati 2010), molti dei quali situati "nelle Università, in ospedali pubblici e privati come il San Raffaele e la clinica Humanitas o in strutture industriali quali la ex Pharmacia di Nerviano". Lo rende noto l'Aidaa, l'associazione italiana a difesa degli animali e dell'ambiente, che sottolinea come, proprio in Lombardia, sia presente "il 70% dei maggiori centri di ricerca dove si pratica la tortura su animali e qui si svolge la stragrande maggioranza di esperimenti su primati, cani, gatti, ma anche topi, cavie ed altri animali da laboratorio". In Lombardia sono presenti 3 allevamenti di animali destinati alla vivisezione: 2 stabilimenti Harlan aCorrezzana eBresso e uno Green Hill aMontichiari che alleva solo cani di razza beagle. "In Lombardia - enumera l'Aidaa - ogni anno vengono utilizzati (e in buona parte uccisi) circa 650.000 animali l'anno per la vivisezione e la sperimentazione animale di questi il 65% è importato dall'estero". Secondo le stime ufficiali il giro di affari solo per quanto riguarda gli animali supera i 450 milioni di euro l'anno. Per questo motivo l'associazione "ritiene assolutamente insufficienti sia la proposta di legge 145 iscritta al consiglio regionale lombardo, che punisce con una multa da 50.000 a 150.000 euro chi alleva animali destinati alla vivisezione in Lombardia, sia l'emendamento in discussione al Senato che di fatto proibisce l'allevamento di cani e gatti e primati mentre non tocca in alcun modo il diritto di sperimentare sugli animali lasciando decidere sull'utilità degli esperimenti ai singoli ricercatori all'interno dei protocolli farmacologici".
 
LA SICILIA
18 MARZO 2012
 
Sutera. L'ex sindaco Carruba attacca Difrancesco: «E' possibile che non sa cosa avviene in paese?»
«Alberi avvelenati e cani uccisi»
 
Sutera (CL). Mentre ancora divampano le polemiche sull'ascensore panoramico, l'ex sindaco Marco Carruba accende un'altra miccia su cani e alberi avvelenati a Sutera e va giù contro il primo cittadino Gero Difrancesco che definisce: "Un sindaco che evidentemente non vive a Sutera" e aggiunge: «Dal giornale "La Sicilia" testualmente leggo: "non so nulla sui cani avvelenati e di piante avvelenate in aree pubbliche, nessuno è venuto a lamentarsi, né ho ricevuto denunce o lagnanze dalla persone a cui le aree pubbliche sono state affidate". In merito due sono le considerazioni: la prima è che il sindaco Difrancesco ormai non vive più a Sutera; la seconda è che il sindaco è pienamente consapevole di mentire sfrontatamente ed abilmente.
Un dato certo è che il sottoscritto non si inventa nulla, come intende far credere l'attuale sindaco, a cui rivolgo una serie di semplici domande: è vero o meno che la sig.ra Modica si sia portata presso l'Utc del Comune per segnalare la morte di un albero della specie ficus benjamina e la pericolosità in essere di un secondo albero della stessa specie piantumato vicino alla via Diaz che stava per rovinare pericolosamente in strada? E' vero o meno che gli operai della manutenzione siano stati comandati al fine di tagliare l'albero ormai secco e potare, raddrizzandolo, quello che stava per rovinare sulla via Diaz? Dica il sindaco se il terzo albero di ficus benjamina sia anch'esso seccato e se, allo stesso, non sia stato apposto un cartello, da anonimo cittadino, in cui si lamenta la morte per avvelenamento del predetto albero e del vicino fratello?
In quanto ai cani avvelenati - aggiunge l'avv. Marco Carruba - è evidente che solo il sindaco non ha saputo dei cani rinvenuti morti in via Roma, in Piazza Della Repubblica, in via Orti e dei manifesti, quest'ultimi affissi in ogni angolo del paese ove la giovane Alessandra lamentava la scomparsa del fidato amico cane, promettendo lauta ricompensa a chi glie l'avesse fatto ritrovare vivo o morto».
 
CORRIERE ADRIATICO
18 MARZO 2012
 
Traffico in tilt Un cane semina il panico
 
Sant’Elpidio a Mare (FM) -  Molto probabilmente è stato abbandonato in mezzo alla strada e ha rischiato di provocare danni davvero gravi, ieri intorno alle 15, un cane lungo la strada Brancadoro. L’animale, un setter inglese, apparentemente in età avanzata, è rimasto disorientato in mezzo alla strada, nei pressi della rotatoria prima del Chienti. Ha attraversato le corsie più volte, provocato rallentamenti e fatto sfiorare una serie di tamponamenti. Hanno riportato ordine gli agenti della polizia municipale che sono riusciti a fermarlo al lato della strada e a legarlo a un guinzaglio in attesa dell’arrivo del servizio veterinario Asur. Il carattere docile e una cordicella intorno al collo fanno pensare non si tratti di un randagio. Il cane si agitava vedendo transitare furgoni e camper.
 
TRENTINO
18 MARZO 2012
 
Le lotterie con i caprioli in palio sono crudeli e immorali
 
TRENTO. La Lega per l’abolizione della caccia, Lac, tuona contro la lotteria che metteva in palio un capriolo: «Le lotterie venatorie sono incivili e danneggiano il buon nome dei trentini». La Lega spiega: «Un cervo in palio a una lotteria a Tesido in provincia di Bolzano, due femmine di capriolo messe in palio a Ronzo Chienis in Provincia di Trento, un camoscio e un cinghiale messi in palio dalle donne cacciatrici trentine a Riva del Garda. Quale altra barbarie aspettarci? Gli animali non sono elettrodomestici da mettere in palio alle lotterie! Sarà forse legale ma di sicuro è immorale. I cacciatori continuano a giustificarsi affermando che è una cosa normale, ma come può essere normale divertirsi a uccidere un animale? Come possono pensare che qualcun altro provi piacere nel vincere la possibilità di sparare a un animale?».
 
CASERTA NEWS
18 MARZO 2012
 
Bracconaggio, operazione “Cardellino libero”: Guardie Zoofile in azione
 
Aversa  (CE) - Ancora uno smacco ai bracconieri dell'agro aversano che continuano imperterriti a violare la legge venatoria sulla cattura di volatili di specie protetta. Questa volta è toccato a tre bracconieri colti in flagranza di reato che, alla vista degli uomini in divisa del Nucleo Investigativo Antibracconaggio U.N.A.T.A.A. di Aversa agli ordini del Comandante Guardie Zoofile-Venatorie Saverio Mazzarella, si sono dati alla fuga dileguandosi nelle campagne circostanti lasciando sul posto numerose specie di volatili catturati e rinchiusi un gabbie piccolissime, strette, anguste, sovraffollate e piene di escrementi. L'operazione è scattata nella mattinata di oggi 16/03/2012 dopo vari appostamenti ed indagini pregresse, dove una pattuglia del Comando di Polizia Venatoria di Aversa si è imbattuta in un sodalizio formato da tre persone dedite alla cattura su commissione di volatili ai fini commerciali, venduti alle uccellerie di tutto l'Agro Aversano ed acquistate da commercianti delinquenti e compiacenti. Sequestrata una rete per uccellagione di ben nove metri posizionata a terra, decine di cardellini, usignoli, lucherini, peppole e faneli, due richiami vivi legati per le ali della specie "Cardellino di sesso femminile con le funzioni di Zimbello. Distrutto dagli Agenti, così come previsto dalla Legge 157/1992 (che regola lo svolgimento dell'esercizio venatorio), l'appostamento temporaneo costruito dai bracconieri e ben occultato fra la vegetazione sotto il quale questi ultimi si nascondevano per l'illecita attività dell'uccellagione. Dalle modalità di costruzione dell'appostamento, del montaggio della rete e dal modo di applicazione del crudele legaccio a due dei volatili rinvenuti, imprigionandoli, gli investigatori venatori deducono che si tratti di bracconieri professionisti incalliti ed abituali che lucrano profumatamente a scapito degli animali protetti e di proprietà dello Stato Italiano. Il bracconaggio infatti è uno dei reati più gravi fra quelli contro il patrimonio, mettendo in seria difficoltà le specie animali protette ed in pericolo di estinzione. Si precisa che la detenzione, l'allevamento ed il commercio di fringillidi della specie Carduelis Carduelis (Cardellino) è severamente vietata dalla legge italiana. La fauna sottoposta a sequestro sarà data alla libertà domenica prossima 18/03/2012 in mattinata presso il Comando Guardie Zoofile di Aversa sito in via Luca Giordano/Parco Balsamo, Area Faunistica Ambientale di interesse scientifico ed etozoologico. La Caserma delle Guardie Zoofile U.N.A.T.A.A. di Aversa, sede del Coordinamento Interforze Centro Sud Italia è la più grande d'Italia per le dimensioni (4.000 mq) e per il numero di Agenti in servizio, fiore all'occhiello della città di Aversa e simbolo della lotta al traffico di fauna, nonché impegnata in prima linea nella lotta al bracconaggio ed ai crimini ambientali, è stata inaugurata lo scorso mese di febbraio ed affidata al Comandante Saverio Mazzarella dall'Amministrazione Comunale guidata dal sindaco dott. Ciaramella Domenico affinché divenisse un'area di relax e di interesse naturalistico per il pubblico, una zona ludica per bambini ed un punto di osservazione immerso nel verde per gli appassionati del mondo animale e studiosi di materie scientifiche.
La liberazione dei volatili sottoposti a sequestro verranno messi in libertà proprio dai numerosi bambini presenti nel parco che apriranno le gabbie apprendendo i veri valori della vita e venire a conoscenza dei requisiti essenziali del rispetto per la natura e l'ambiente e per la libertà di tutti gli animali.
L'azione repressiva posta in essere dalle Guardie Zoofile è stata notificata alla Procura della Repubblica configurandosi diverse ipotesi di reato che vanno dal bracconaggio, maltrattamenti, violazione della legge per l'esercizio venatorio, furto venatorio, sottrazione di fauna di proprietà dello Stato Italiano. Le indagini sono in corso per identificare i bracconieri ed i loro potenziali acquirenti.
 
GEA PRESS
17 MARZO 2012
 
E’ esplosa l’Isola del Giglio: boom di trappole, schiacce e bracconaggio nel Parco Nazionale (fotogallery)
Dopo la campana rubata alla Costa Concordia, altri trecento furti al giorno (al patrimonio indisponibile dello Stato).
 
 
Da marzo l’isola del Giglio è un’esplosione di colori e di profumi intensi che “rapiscono” tutti i sensi, scrive la Pro Loco. Da Marzo, però, l’isola del Giglio è anche un’esplosione di bracconaggio, in pieno Parco Nazionale, che rapisce ed in tutti i sensi uccide, migliaia di animali. Un bracconaggio spietato e fin troppo tollerato in pieno Parco Nazionale. Dopo la campana di Costa Concordia rubata sotto gli occhi di tutti, al Giglio è furto al patrimonio indisponibile dello Stato, ovvero lo specifico reato che dovrebbe reprimere i furti di fauna. Al Giglio, però, ad essere repressa parrebbe essere la legalità.“L’isola è piena di trappole” dichiara Piero Liberati, esperto di antibracconaggio con all’attivo numerosi interventi sia in Italia che all’estero. Venti volontari che in questi giorni hanno percorso in lungo e in largo l’intera isola. “Abbiamo trovato triplicato il numero di trappole – aggiunge Liberati – Dal centinaio al giorno del 2009, si è ora passati a trecento“.Trappole sistemate ovunque, impossibile a non vedersi, ancorché in pieno Parco Nazionale. Micidiali cappi costruiti con filo d’acciaio, tipo quello dei freni delle biciclette. Rimangono impiccati i conigli ma nell’isola delle esplosioni, sono diffuse anche le famigerate “schiacce”, ovvero sassi o comunque grossi pesi tenuti sollevati da un bastoncino collegato ad un’esca. Quando l’animale mangia l’esca, tira una cordicella collegata al bastoncino. Quest’ultimo, muovendosi, libera il peso che schiaccia il malcapitato animale.Venti volontari provenienti dalla Puglia, Marche, Lazio, Toscana e Campania. Diverse realtà associative che hanno dato corpo al campo organizzato da ValleVegan e CABS. Una iniziativa che è stata anche un vero e proprio campo scuola.“Vogliamo formare nuovi volontari – spiega Piero Liberati – la realtà che abbiamo trovato al Giglio, dopo tre anni, sicuramente richiede un maggiore impegno. Se tutto ciò avviene in un Parco Nazionale, lascio immaginare altrove. Il tutto, poi, con mezzi vietati ed in periodo di caccia chiusa“.Ma chi sono i bracconieri del Giglio? Piccoli coltivatori spesso con regolare licenza di porto d’armi uso caccia. La scusa è la protezione delle colture ma in realtà, anche dove si è riusciti a far mettere delle economiche recinzioni, le trappole continuano ad essere piazzate lungo i camminamenti dei conigli. Secondo le informazioni assunte in loco proprio in ambienti venatori, si sarebbe pure creato un piccolo mercato della carne di coniglio. Al di là di tutto, però, nessuno si può arrogare il diritto, pur paventando ipotetici danni, di sistemare trappole micidiali. Il fatto, poi, che quello sia un Parco Nazionale, la dice lunga sul clima di tolleranza che non solo al Giglio, ma in molti altri posti d’Italia, si respira quando di mezzo ci sono illeciti venatori e danni alla fauna. Se non fosse per i volontari, difficilmente altri avrebbero affrontato questo problema.“In molti casi – spiega Liberati – troviamo conigli intrappolati già in putrefazione, se non addirittura scheletri. In funzione di come va la stagione, il bracconiere si disinteressa della trappola la quale rimane armata e perfettamente efficiente. Le schiacce poi, sono un tipico esempio di metodo crudele che è stato giustificato con l’esigenza di far diminuire topi e ratti. Mi chiedo però – aggiunge il responsabile antibracconaggio – del perché attirare un topo con fichi secchi e pane, esche che servono a ben altre specie animali. Del resto noi, sotto le schiacce abbiamo trovato i pettirossi“.Una situazione disastrosa, sotto il profilo della legalità, quella che viene ora descritta dai volontari che hanno anche raccolto una mole considerevole di materiale documentale, sia filmati che foto. Un’isola intrappolata sullo sfondo di una nave affondata tra gli scogli. Poi la campana rubata in uno dei posti più vigilati nel nostro paese. Il fatto che sia un Parco Nazionale, la dice lunga sulla gravità del fenomeno bracconaggio.Non è stata possibile riportare una replica del Parco Nazionale, essendo gli uffici aperti dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.00 ed il martedì ed il giovedì a partire dalle 14.30.Con il mese di marzo inizia la grande stagione del bracconaggio italiano. Le piccole isole rappresentano uno dei casi più eclatanti. L’arcipelago toscano, le pontine e poi anche Ischia, Capri fino alle Pelagie. I volontari sono autofinanziati ed il loro lavoro salva ogni anno la vita a migliaia di animali. Abbiamo accolto il loro invito a contribuire al finanziamento dei campi. Più fondi si raccoglieranno più animali saranno salvati (VEDI PAGINA DONAZIONE).
VEDI FOTOGALLERY:
 
IL RESTO DEL CARLINO
18 MARZO 2012
 
Circo: attivisti girano video denuncia sulle condizioni degli animali
Le riprese tra i tendoni di Cesena
Video Le immagini riprese da 'essereAnimali'
 
Cesena – Proteste contro la condizione degli animali del circo attendato in città.Gli attivisti di essereAnimali hanno infatti documentato le loro condizioni e il materiale è finito in mano a Gea Press che da tempo denuncia casi di maltrattamenti o presunti tali contro animali.“Non vogliamo puntare il dito contro il circo ma – scrivono gli attivisti - discutere dell’utilizzo stesso degli animali nei circhi”.EssereAnimali riporta il parere di una veterinaria, Giulia Bompadre sul materiale video raccolto dagli animalisti attorno al circo che ha fatto tappa a Cesena: “Bopadre visionando il filmato ed in particolare l’ippopotamo con vaschetta e asflato esposto alla vista di decine di persone riferisce che 'quell’essere animale ripreso in primo in piano non è in grado di soddisfare i propri biso gni fondamentali… Dal video è evidente l’isolamento sociale di questo mammifero erbivoro che in natura vive all’interno di gruppi sociali; l’inadeguatezza dell’ambiente fisico, da cui l’impossibilità di manifestare i normali comportamenti di specie; ed è perciò ragionevole supporre uno stato di stress/disagio.” Eppure gli attivisti non attaccano lo specifico circo.Il problema, fanno sapere, è l’uso degli animali, a prescindere dall’insegna circense: “Non vogliamo parlare di normative violate nelle modalità di detenzione – dicono da essereAnimali – ma piuttosto del fatto che la cattività in quanto tale sia sempre e comunque crudele”. Il circo, per i militanti animalisti, non è divertente per gli animali. Trascorrono quasi tutto il loro tempo in gabbia e l’unico diversivo è lo spettacolo per cui sono stati addestrati a compiere esercizi innaturali che non vorrebbero certo dover compiere a comando.
VIDEO
 
GEA PRESS
18 MARZO 2012
 
Manerbio (BS) – il paese macello: 13.000 abitanti per 12.000 suini al giorno
Soddisfazione dopo la prima manifestazione contro il mega macello (foto).
 
Per un diverso rapporto tra uomo e natura, fuori dalle logiche dello sfruttamento in nome del profitto. Questo il tema centrale della manifestazione tenutasi ieri pomeriggio a Brescia contro il progettato mega macello di Manerbio. Sotto la sede della Provincia, perché è lì che si decideranno le sorti del macello dopo l’ok dato dal Sindaco del paesino della bassa bresciana.Una trentina di persone per la prima uscita pubblica del Coordinamento Contro il Mega Macello e soprattutto tanta attenzione da parte della stampa locale. Soddisfatti gli attivisti del Coordinamento per questo primo presidio, cui faranno seguito altre iniziative, mentre continua ormai da due settimane l’invio di email di protesta indirizzate alla Provincia.Un macello che disturba, come dovrebbero esserlo tutti. Ma a Manerbio quello che fa ancor di più paura sono le cifre. Dodicimila maiali al giorno. Dodicimila individui, dicono al Coordinamento.Il tutto per il nuovo investimento di Hamburger Pini, l’azienda italiana che conta già due mega macelli. Un impatto notevole, non solo sulle coscienze ma anche per l’ambiente. Un quantitativo enorme di acqua consumata ogni giorno (quasi sette milioni di litri) per un tipo di alimentazione della quale, tra l’altro, se ne potrebbe fare tranquillamente a meno. E poi i problemi sulla circolazione stradale. Il macello sarebbe attivo giorno e notte. Una enorme camera della morte sempre affilata ed efficiente sulla vita di 4.380.000 maiali l’anno.Acqua, liquami e sangue. Un impatto non da poco per la povera pianura padana già abbastanza congestionata dalle pressioni umane.“Le fotografie che mostravamo sotto la sede della Provincia – riferisce il Coordinamento Contro il Mega Macello – provengono tutte da allevamenti della zona. Basterebbero già loro a spiegare. Dalla Provincia, per ora, non sono arrivati segnali.”Intanto, c’è chi si è preoccupato dei lavoratori, ma solo per sapere se assumeranno extracomunitari, altri sul traffico di camion ed il consumo di acqua. Sui maiali, poco, molto poco.Dalla Provincia arriverà la risposta definitiva. Ma a che punto sono i lavori relativi all’iter? A Manerbio il Sindaco Cesare Giovanni Meletti si è subito buttato sul facile lavoro. Il macello più grande d’Europa, sembra giustificarsi con i posti di lavoro. Grandi aziende che hanno chiuso, come la Marzotto finita all’estero e il problema della disoccupazione. Dovere di una amministrazione comunale, secondo il Sindaco, è dare questa opportunità. A dire il vero, non molto invidiabile. L’intera Manerbio rischia di equivalersi ad un macello di suini. Come potrà diversamente caratterizzarsi un paese che all’ultimo censimento ISTAT rilevava poco più di 13.000 abitanti? In un sol giorno, o poco più, lo stesso numero caratterizzerà i maiali uccisi.
VEDI FOTO:
 
IL GAZZETTINO
18 MARZO 2012
 
Nuovo blitz delle autorità sanitarie nell'allevamento-agriturismo di via Callaltella a Monastier
 
Federica Florian
 
Provincia di Treviso - Nuovo blitz delle autorità sanitarie nell'allevamento-agriturismo di via Callaltella a Monastier, una sorta di lager a cielo aperto, già oggetto di numerose denunce e della doppia visita dell’inviato del programma televisivo "Striscia la Notizia" che ne ha documentato pubblicamente il totale degrado e le condizioni impossibili in cui vengono tenuti gli animali. Costretti a vivere in recinti sporchi, a cielo aperto e con scarso cibo ed acqua. Ad intervenire giovedì mattina per controlli approfonditi, sono stati gli uomini del Nas (comando dei carabinieri per la tutela della salute), Noe (nucleo operativo ecologico dei carabinieri) e del servizio veterinario dell'azienda sanitaria Usl 9 di Treviso. E pare che gli organi di controllo non abbiano trovato nulla di nuovo rispetto a quello che era già stato rilevato nei mesi scorsi, con il proprietario che si è sempre dimostrato restio a mettersi in regola con le normative e con le ordinanze emesse dagli organi preposti. In questi giorni però, starebbe ripulendo con uno scavatore il letame ammucchiato, spargendolo poi nei terreni circostanti, coltivati a vite. Nell'allevamento sarebbero rimaste una cinquantina di mucche, tre-quattro capre e un maialino, mentre altri animali sono stati allontanati, a cominciare dai caproni.«Come amministrazione comunale non siamo mai rimasti con le mani in mano, - puntualizza il sindaco di Monastier, Salvatore Lo Stimolo - cercando innanzitutto la via del dialogo con il proprietario. Ora però abbiamo deciso di rivolgerci alla Procura della Repubblica, consegnando tutta la documentazione prodotta in questi mesi dai vari organismi di controllo preposti (Usl 9, Forestale dello Stato, Provincia di Treviso per la parte sui nitrati, Comune di Monastier), perché questa situazione deve finire una volta per tutte. Con l'arrivo della bella stagione e con l'innalzarsi delle temperature la situazione potrebbe peggiorare e noi dobbiamo tutelare la salute pubblica. Comprendiamo i disagi dei vicinanti. Questa situazione non può andare avanti all'infinito, con rimpalli continui».
 
BLOG LIVE
18 MARZO 2012
 
Surabaya: quando lo zoo diventa un luogo di morte
 
 
Risale all’inizio del mese di marzo la morte di un esemplare maschio di giraffa ospitato nello zoo indonesiano di Surabaya. Il nome dell’animale era Kilwon, una giraffa di 21 anni, e la sua morte è stata provocata dall’ingestione di ingenti quantità di plastica.Dopo la sua morte sono inziate accurate indagini per capire in che modo tale materiale potesse essersi accumulato nel corpo dell’animale. Ciò che è stato scoperto è sconcertante. La causa del blocco intestinale che ha provocato la morte di Kilwon sarebbe assimilabile alla scarsa qualità del cibo che gli veniva somministrato ogni giorno. All’interno del suo cibo, infatti, sarebbero state presenti piccole quantità di plastica, che con il tempo si sarebbero accumulate nel sistema digerente dell’animale, come ha affermato Tony Sumampaw, dirigente dello zoo di Surabaya. Pochi giorni prima della morte, l’animale si rifiutava di mangiare, finendo poi per collassare al suolo e morire.Lo zoo di Surabaya era già conosciuto alle cronache locali per le condizioni di detenzione dei suoi animali, per il sovraffollamento e per il fatto che, negli ultimi 5 anni, sono stati più di 2000 gli animali morti nella struttura. Le stime indicative dell’Associated Press affermano che ogni mese sono circa 15 gli animali che muoiono all’interno dello zoo e che, se le cose non cambieranno, nei prossimi 3 anni tutti gli animali ospitati moriranno.Tra gli esemplari ospitati in condizioni pietose ci sono 16 tigri, una tigre bianca ricoperta di lesioni e ferite, più di un centinaio di pellicani che vivono in condizioni così drammatiche da non avere  neanche la possibilità di apire le ali, coccodrilli e molti altri animali, per un totale di circa 250 specie diverse.Tony Sumampaw si è difeso dalle critiche dichiarando che presto avverrà un totale rinnovamento dell’intera struttura. Nel frattempo si pensano strategie alternative, come privatizzare lo zoo o liberare gli animali per donarli a specifici santuari che potranno ospitarli al meglio.
 
IL JOURNAL
18 MARZO 2012
 
ANIMALI E MAFIE: UN BINOMIO REDDITIZIO
Il fenomeno delle zoomafie: lo sfruttamento e il maltrattamento degli animali da parte delle organizzazioni criminali
 
Cercando sul dizionario Zanichelli edizione 2008  alla voce "zzomafie" si legge: settore della mafia che gestisce attività  llegali legate al traffico o allo sfruttamento degli animali”. Maltrattare e sfruttare gli animali può rivelarsi un’attività molto redditizia. E lo sanno bene le organizzazioni criminali, che ci guadagnano circa 3 miliardi di euro l’anno.Galline macellate in garage, cani e gatti seviziati senza motivo, corse clandestine, cavalli uccisi per ritorsione, bracconaggio, pesca con bombe a mano, traffico di animali esotici, abigeato, doping: sono solo alcuni dei reati che l’Osservatorio nazionale zoomafia (istituito nel 1999 dalla Lav e avente come obiettivo quello di analizzare lo sfruttamento degli animali da parte delle organizzazioni criminali) ha rilevato nel suo ultimo rapporto (contenente i dati del 2010). Reati che però vengono ancora considerati di serie B. Nonostante la convinzione e l’evidenza del legame tra la lotta alla mafia e l’arginamento di questi fenomeni. Anche per questo se n’è parlato ieri a Genova: perché “i grandi sodalizi criminali, per essere combattuti, devono essere conosciuti in tutti i loro aspetti”, come si legge sull’introduzione al Rapporto 2011.“Si parla poco della relazione tra mafia e mondo animale- ha dichiarato Ciro Troiano, fondatore dell’osservatorio e suo attuale direttore, specializzato in Antropologia criminale e metodologie investigative- Ma questa relazione c’è ed è sotto gli occhi di tutti. Gli animali hanno avuto e hanno tuttora delle funzioni ben precise nel sistema mafioso. Una di queste è la funzione economica”. Come tutte le risorse, gli animali vengono sfruttati per far profitti. “Poi c’è una funzione simbolica- ha continuato Troiano- in quanto gli animali sostituiscono quelle che un tempo erano le insegne di potere e di gloria. Sono status simbol, biglietti da visita di cui il boss si serve per ribadire la sua importanza”. Ancora, c’è una funzione di “controllo sociale e di dominio territoriale. Per esempio- ha spiegato il direttore dell’Osservatorio- le corse clandestine dei cavalli si svolgono in quei territori dove le organizzazioni mafiose controllano in maniera sistematica il territorio”.
E infine “l’aspetto forse più inquietante della questione”, che è la funzione di “pedagogia nera affidata agli animali”. Spesso i clan reclutano nuove leve valutando prima di tutto la loro capacità di uccidere animali. “I ragazzini vengono avvicinati al sistema mafioso- ha concluso Troiano- con compiti di piccola responsabilità, come gestire dei cani allevati per il combattimento, occuparsi dei cavalli delle corse clandestine, fino all’assassinio di un animale”. E’ la storia a insegnarcelo:
Leonardo Vitale, tra i primissimi collaboratori di giustizia, per entrare a far parte di un’organizzazione criminale fu messo alla prova: doveva uccidere un cavallo. Il giovane non se la sentì, ma gli fu concessa una prova d’appello: uccidere un uomo.Il problema principale del fenomeno delle zoomafie è che si denuncia poco e si persegue pochissimo o quasi. Al quale si lega il fatto che, sebbene la legge italiana fornisca validi strumenti per punire reati contro gli animali, “le forze dell’ordine spesso considerano le vicende legate agli animali come non rientranti nelle loro competenze” ha raccontato Maurizio Santoloci, giudice direttore dell’ufficio legale della Lav.“Per combattere il fenomeno- ha concluso Troiano- prima di tutto è necessario acquisire la consapevolezza che dietro alcune condotte erroneamente ritenute di minore entità si nasconde interesse criminale di ben altro spessore. La lotta animalista così si trasforma in lotta per la legalità, contro la mafia”.
 
L'ECO DI BERGAMO
18 MARZO 2012
 
Un gatto arrestato a Caravaggio?
Ma ora Tato è tornato a casa
 
Provincia di Bergamo - gatto arrestato? Ebbene sì, è successo proprio a Caravaggio, ma ora il piccolo Tato - bastardino di 4 anni - è libero, ed è tornato a casa sua, nella villetta di vicolo della Spiga. Il micio nei giorni scorsi è stato il protagonista di una sorta di arresto, tolto alla sua proprietaria Loredana Benvegnù giovedì 15 marzo.
Tutto è capitato perchè Tato si era arrampicato sul tetto della villetta del vicino di casa, ma quando il micio ha capito di non essere in grado di scendere, come già accaduto altre volte in passato, c'è stata l'inevitabile chiamata ai vigili del fuoco, come nelle più classiche delle storie.
«I vigili del fuoco mi hanno risposto di non poter uscire per un gatto fermo su un tetto e così - ha raccontato la signora Loredana - l'ho lasciato lì, sperando che, vittima dei morsi della fame, fosse sceso da solo». Ma il gatto invece di scendere si mette a miagolare sempre più forte e i vicini di casa chiamano la polizia locale che, a sua volta, ha fatto intervenire i vigili del fuoco e i volontari del gattile di Bergamo. Tratto in salvo, gli agenti della polizia locale lo hanno quindi preso e consegnato al volontario del gattile. «In pratica - ha raccontato la donna - me lo hanno arrestato e, con modi piuttosto bruschi, me lo hanno portato via, tra le lacrime di mia figlia. La giustificazione? Mi hanno spiegato che disturbava, ma non mi hanno fatto firmare nessun tipo di verbale. Mi è sembrata una forzatura bella e buona».
Avvisata dell'accaduto dalla proprietaria di Tato, anche l'Enpa (Ente nazionale protezione animali, ndr) è intervenuta. «Gli addetti del gattile di Bergamo - ha spiegato sempre la signora Loredana - non volevano ridarmi il mio Tato così, minacciando denunce e querele, venerdì ho avuto la meglio». Sempre che il gattino non decida di salire su un altro tetto...
 
CORRIERE ADRIATICO
18 MARZO 2012
 
Due spiagge libere attrezzate per i cani
 
Fermo Anche Fermo darà la possibilità a chi ha un cane di andarci insieme al mare. Nell’incontro che gli Amici dei Cani hanno avuto con l’Assessore all’Ambiente Elmo Tappatà mercoledì scorso, sono state messe a punto possibilità e condizioni per un utilizzo responsabile della spiaggia da parte di tutti. Verranno attrezzate due spiagge libere, una nel litorale nord Lido e una nel litorale sud Marina Palmense.
 
IL GIORNALE
18 MARZO 2012
 
Ti sposi? Ecco chi ti aiuta a curare e preparare (il cane)
 
OSCAR GRAZIOLI
 
Confesso, sono allergico ai matrimoni, o meglio agli inviti nuziali. Quando vedo quella sinistra busta di carta speciale, con l'indirizzo scritto rigorosamente a mano (femminea), il corpo mi si copre di bolle pruriginose. compagni di scuola e parenti, dove duecento invitati, già dopo il lambrusco e gli affettati, cominciavano a urlare «bacio, bacio», mentre qualcuno provvedeva ad attaccare vecchi mestoli arrugginiti al parafango posteriore dell'auto. Se non fosse che c'è di mezzo un defunto direi che partecipo più volentieri a una passeggiata tra i cipressi, dove il rumore della ghiaia calpestata e il canto delle cinciallegre assecondano ricordi e riflessioni. Per fortuna oggi prendono piede (per chi può) quelle cerimonie raffinate e un tantino snob, di chi ha preferito delegare tutta l'organizzazione al «wedding service» e alla sua tosta, severa, puntuale e precisa «wedding planner», cui gli sposi hanno dato carta bianca per organizzare l'evento. Visto che questo nuovo tipo di cerimonia risparmia stress a sposi e parenti e pare che, alla fine, faccia addirittura risparmiare, il «wedding service» è ormai una realtà consolidata anche nel nostro paese. Mancava qualcosa però e ci ha pensato Silvia Giudici, istruttrice cinofila, che ha aperto a Milano un centro di «wedding dog service». Spieghiamo di che si tratta.
Visto che gli sposi, pur sollevati dai loro impegni ad opera della «wedding planner» sono comunque un tantino indaffarati, come faranno a preparare e a gestire i loro cani, qualora intendessero non separarsi da loro nel giorno più felice (si spera) della loro vita? Ecco che entra in gioco il «wedding dog service» che vi mette a disposizione personale preparato per far sì che il vostro cucciolone di Terranova (60 Kg di peso) non sparecchi, con la coda, i tavoli dei commensali facendo bonariamente volare calici di champagne sui calzoni immacolati dell'ammiraglio e olive taggiasche nella profonda scollatura della giovane donna, prontamente aiutata dalle mani di uomini generosi nell'offrirsi di recuperarle.
L'attività di «wedding dog service» sta spopolando nei paesi anglosassoni, mentre pare che in Grecia non stia andando altrettanto bene. In Italia, nonostante la cura Monti, si appresta a diventare di moda, soprattutto tra i personaggi dello star system. Per le coppie più vanitose, oltre ai momenti topici della giornata è possibile anche curare lo stile del proprio cane, scegliendo e facendo realizzare accessori glamour, abitini fashion per garantire l'eleganza di un impareggiabile invitato in un giorno così speciale. Il «wedding dog service» comprende, oltre all'incontro prima del matrimonio e la presa in carico del cane durante tutta la durata del ricevimento, anche toelettatura, e realizzazione di un servizio fotografico dedicato (al cane). Il tutto curato da un professionista che garantisce anche una corretta gestione comportamentale durante la cerimonia. Se poi si vuole un servizio davvero completo, il cane andrà a scuola di bon ton per un periodo adeguato, un'auto speciale lo andrà a prendere per portarlo da toelettatore e pedicure subito prima della cerimonia cui parteciperà con fiocchi e abitini speciali, in stile con l'evento e adatti alla stagione. Il cane però non potrà entrare in chiesa e neanche nella sala del Tricolore di Reggio Emilia dove il compagno sindaco Del Rio ha deciso che i cani rovinano i sacri arredi della patria.
Ci volevano i cani per mettere d'accordo Peppone e Don Camillo.
 
MARIGLIANO. NET
19 MARZO 2012
 
Marigliano, altri cani morti
"In località Ponte dei Cani ritrovate altre carcasse di cani"

 

MARIGLIANO (NA)  - Nuovo ritrovamento di cani. Altri 5 cani ritrovati lungo gli argini  dei regi lagni, questa volta in località Ponte dei Cani. Continuano i ritrovamenti di carcasse di cani lungo i lagni del mariglianese.Questa volta è a Lausdomini, ai confini con Acerra. Una volta il luogo del ritrovamento era un posto dove i contadini che coltivavano i fertili campi si riunivano poco prima di pranzo per approvvigionarsi di acqua. Infatti sul posto c’è una uno sfiatatoio di una conduttura d’ acqua, che arriva da Serino, molto apprezzata, perché leggera e dissetante. Un luogo, una volta salubre, che era molto frequentato dai lavoranti nelle calde e dure giornate di lavoro.Oggi la desolazione regna sovrana,  tra abbandoni di scarti di lavorazione, balle di indumenti e adesso anche carcasse di cani morti e resti di macellazione abusiva. I cani morti abbandonati sono 5 in tutto, tre in avanzato stato di composizione.

 
TRENTINO
19 MARZO 2012
 
Bocconi avvelenati, giro di vite

Ivana Sandri

 
TRENTO. Con l’Ordinanza 10 febbraio 2012, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale n. 58 del 9 marzo 2012, sono state rinnovate e migliorate le “Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati”. Fin dall’adozione dell’Ordinanza 18 dicembre 2008, e successive modificazioni, il Ministero della salute si era posto l’obiettivo di combattere le morti di animali selvatici e domestici a causa delle esche avvelenate, con rischio anche per le persone - particolarmente grave per i bambini che potrebbero maneggiarle o ingerirle - che ne venissero casualmente contaminate.
 Uno strumento ritenuto necessario per contrastare un fenomeno di cui è difficile fare una stima, ma si parla di circa 130.000 cani all’anno (fortunatamente da alcuni mesi è a disposizione dei veterinari una novità per contrastare gli effetti degl i anticoagulanti contenuti nei più diffusi rodenticidi: il 5 luglio 2011 il ministero della salute ha autorizzato con procedura urgente un farmaco ad uso veterinario a base di vitamina K1).
 Il profilo dell’avvelenatore si è evoluto nel tempo, passando da una netta preponderanza nelle zone rurali di casi connessi alle liti fra cacciatori o all’abitudine di eliminare competitori nella caccia come le volpi, all’azione nelle zone urbane di veri e propri serial killer che mirano ad uccidere spesso per mera zoointolleranza o a scopo di vendetta.
 Per favorire l’attuazione delle norme già nel novembre del 2011 il Ministero aveva redatto delle linee guida, con l’obiettivo di standardizzare le procedure e uniformarle sul territorio nazionale.
 Ne aveva reso noto i contenuti in un incontro rivolto agli addetti ai lavori, per favorire una migliore operatività, rilevando anche le inadempienze riscon trate fin dalla prima emanazione. Le principali inosservanze si erano evidenziate a carico dei sindaci e dei Servizi veterinari ufficiali che non sempre avevano provveduto con tempestività all’obbligo di bonificare l’area contaminata e a intensificare l’attività di controllo.
 Carenze si sono verificate anche nell’istituzione del “tavolo di coordinamento” presso le Prefetture (in Trentino Commissariato del Governo) e tempi di risposta sui reperti da parte degli Istituti zooprofilattici non compatibili con la necessità di agire con rapidità. Nell’ordinanza vengono specificati gli obblighi di sindaci, Asl, medici veterinari liberi professionisti, istituti zooprofilattici, prefetti, vengono indicate le modalità per effettuare derattizzazioni e disinfestazioni, e vengono definiti i tempi entro i quali devono essere attuati controlli ed esami necessari ad accertare l’avvenuto avvelenamento, al fine di rendere possibile l’individuazione del responsabile.
 La nuova ordinanza ha ricevuto l’approvazione delle associazioni protezioniste che, però, chiedono che le norme siano recepite in legge al più presto per renderle definitive e senza scadenza (l’ordinanza ha durata 24 mesi).
 
PADOVA 24 ORE
19 MARZO 2012
 
Cane ucciso da esche avvelenate: allarme a Due Carrare (PD)
 
100% animalisti denuncia un inquietante tentativo di avvelenare cani e gatti a Due Carrare. Il fatto risale, secondo il comunicato che riportiamo qui sotto, a martedì scorso, ed è stato segnalato da una residente della zona di Due Carrare:
"Ad un  certo punto uno dei due cani della donna che li aveva portati a passeggio - scrivono Paolo Mocavero e compagni di associazione - ha iniziato ad avere barcollamenti e bava alla bocca, a quel punto la signora Barbara lo portava subito dal Veterinario a Battaglia Terme, ma era troppo tardi: il Veterinario poteva solo accertare la morte per avvelenamento.La signora Barbara disperata, tornava sul campo per capire cosa avesse potuto ingoiare il suo povero cane, amara la sorpresa: nel campo c'erano un sacco di sardine avvelenate, a quel punto la signora Barbara ne raccoglieva tantissime.
Oggi un nostro attivista si è recato sul posto trovando altre sardine avvelenate. Ormai è palese l'obiettivo del killer: far fuori i cani e gatti della zona.
Dal caso sono stati infornati i carabinieri della vicina stazione di Battaglia Terme e usl veterinario di Conselve.Il seguente comunicato viene spedito anche al sindaco di Due Carrare, che dovrà per legge bonificare l'intera zona.La signora Barbara sporgerà regolare denuncia contro ignoti".
 
LA NUOVA FERRARA
19 MARZO 2012
 
Strane pastiglie nel parco
 
Provincia di Ferrara - In quel campetto i residenti della zona portano spesso i loro cani a sgambare, compresa la domenica quando tutta la famiglia è riunita a casa e c’è anche un po’ di tempo per fare un giretto con il proprio animale domestico. Forse è stato proprio un cane, ieri mattina, a fiutare la presenza di quelle pastiglie di colore verdastro, mimetizzate tra i fili d’erba del parchetto. E’ stato comunque un residentem ad avvertire i carabinieri che attorno a mezzogiorno hanno eseguito anche un sopralluogo nell’area verde. Un praticello con l’erba bassa incuneato fra i palazzi e le strade di Barco, in via Bentivoglio, a poca distanza dal centro per l’infanzia Elefante Blu, che organizza attività per i bambini in età da scuola materna. Anche questo particolare ha destato preoccupazione nei residenti. «Che tipo d i pastiglie sono? - hanno chiesto ai carabinieri - E a che cosa servono?». Qualcuno teme ora che siano state sparse intenzionalmente nel parchetto. «Forse per tenere lontani i cani - commentava ieri un residente - o per fargli del male». Solo l’analisi delle pasticche, però, potrà dissolvere o confermare i dubbi. I carabinieri di Pontelagoscuro hanno ispezionato il parchetto individuandone, dicevano ieri i residenti, una decina. In genere dopo questo tipo di ritrovamenti viene attivato il Servizio veterinario dell’Asl che dispone l’esame del prodotto in laboratorio per verificare se si tratta di sostanze tossiche e valutare se sussistono pericoli per la salute pubblica. Sequestri di questo tipo non sono poi così rari. Erano veramente avvelenati, infatti, i bocconi rinvenuti l’autunno scorso tra via Byron e via Zirardini, a poca strada da corso Isonzo, a Ferrara. In quel caso si trattava di carbammati, molecole usate in agricoltura come pesticidi e insetticidi, sostanze spesso coinvolte in episodi di avvelenamento di animali domestici. Ed era probabilmente proprio questa, cioè la volontà di provocare un'intossicazione negli animali, l'obiettivo di chi aveva sparso in strada i granelli azzurro-verdognoli indicati dai cittadini.
 
IL TIRRENO
19 MARZO 2012
 
Prende a sassate il cane della vicina di casa
 
PECCIOLI (PI) - Esce di casa insieme al suo cagnolino, un meticcio di piccola taglia, e si accorge che il vicino lo usa come bersaglio. Forse l’uomo era infastidito dalla presenza dell’animale o chissà per quale altro motivo. «Se continui ad abbaiare…», e giù con una sassata. «Ero lì – racconta la proprietaria dell’animale –, non ho potuto fare finta di non vedere». La donna, offesa dal gesto, ha prima protestato contro l’uomo che aveva ferito il cane e poi si è rivolta al commissariato di Pontedera e ha presentato una querela per maltrattamento di animali. La grossa pietra lanciata contro il cane è stata acquisita dalla polizia. Il veterinario che ha visitato il meticcio gli ha riscontrato un trauma da choc ed un esteso ematoma nella zona lombo-sacrale. «Per me non è facile superare ques ta situazione – racconta la proprietaria del cane – già nel 2005 ho perso un cane che è stato ucciso con il veleno». La vicenda è accaduta a Montecchio di Peccioli in un condominio di sei appartamenti, dove tutti si conoscono. E non è difficile capire quando qualcuno non tollera gli aninali. «Tengo a precisare – continua la donna – che il nostro cane di notte dorme in casa con noi, per cui è difficile sostenere che dà fastidio». Sulla vicenda è intervenuta anche la Dav, Difesa Ambiente e Vita. «Quella dei maltrattamenti contro gli animali – dice Alessio Giani, presidente dell’associazione - è una realtà costantemente presente sul nostro territorio». La Dav da anni si occupa di raccogliere le segnalazioni provenienti dai cittadini della Valdera e della provincia di Pisa con l'obiettivo di attivare emergenze, urgenze e allertare le forze dell'ordine. «Malgrado negli ultimi anni si sia registrato un indubbio aumento della sensibilità nei confronti del rispetto degli animali, anche consolidata da norme civili e penali che condannano atti di violenza e soprusi – aggiunge la Dav – bisogna ammettere che c'e' ancora da fare per diffondere un'idea di umanità e di benessere collettivo che non può prescindere dal rispetto e dalla tutela degli animali e dell'ambiente circostante». Spesso non è facile risalire agli autori dei maltrattamenti. Nel caso di Peccioli l’uomo che ha lanciato la pietra è stato però individuato e andrà incontro a guai giudiziari.
 
STRILLI.IT
19 MARZO 2012
 
Cosenza, denunciate 3 persone per maltrattamento di animali e detenzione specie protetta
 
Due esemplari di parrocchetto ondulato e 4 tortore dal collare orientale sequestrati, nonché 3 persone denunciate all’Autorità Giudiziaria. E’ questo il bilancio dei servizi effettuati dagli Agenti della Polizia Provinciale di Cosenza, nell’ambito dei controlli mirati alla prevenzione e repressione dei reati contro il maltrattamento degli animali, predisposti dal Comandante del Corpo, dott. Giuseppe Colaiacovo, all’interno della Fiera di San Giuseppe.
Gli Agenti hanno colto in fragranza di reato due uomini, originari della provincia di Napoli, B.D. di anni 50 e A.S. di anni 47, che praticavano accattonaggio lungo Viale Mancini, chiedendo ai passanti somme di denaro, servendosi di due esemplari di parrocchetto ondulato. Gli uccelli erano costretti in una cassetta angusta, senza possibilità di spiccare il volo, poiché avevano entrambi gli arti ta gliati. Gli uomini hanno cercato di darsi alla fuga, ma sono stati prontamente bloccati dagli Agenti.
I due dovranno ora rispondere del reato di maltrattamento di animali, in base all’art. 544 ter c.p.
Nell’ambito degli stessi servizi, gli Agenti hanno denunciato all’Autorità Giudiziaria D.L, di anni 47, per aver violato la Legge157/92 (Legge sulla caccia).
L’uomo deteneva in una gabbia, allo scopo di venderli, 4 esemplari di Tortora dal collare orientale, una specie protetta.
I volatili sono stati ora trasportati al CIPR di Rende, che provvederà alla loro cura.
Maltrattare gli animali è un reato e gli Agenti della Polizia Provinciale continueranno nella loro opera di controllo e sorveglianza al fine di perseguire chiunque si renda colpevole di tali illeciti.
 
LA SICILIA CATANIA
19 MARZO 2012
 
«La strage degli innocenti… animali»

Claudio Frosina

 
Per motivi di lavoro percorro quotidianamente quasi tutte le principali arterie stradali della Sicilia Orientale. La strada, di qualsiasi natura essa sia, statale,provinciale o comunale o con le più svariate caratteristiche, autostrada, superstrada, strada urbana o extraurbana, in quanto suolo pubblico, necessita di naturalmente di un attento controllo e teoricamente di un'adeguata manutenzione. Son ovvie considerazioni in virtù dell'enorme numero di autoveicoli che si muovono su questi indispensabili strumenti di comunicazione. Fatta questa premessa, desidero segnalare come la famigerata SS 284 (la sigla è tutto un programma) Adrano-Paternò per la quale, leggo, si è avviato un iter di ammodernamento e messa in sicurezza, rappresenta certamente una delle strade più "incivili" da percorrere. I gravissimi incidenti che con infinita tristezza abbiamo osservato in questi anni, certificano la grande urgenza di questo progetto di miglioria. In un contesto quindi di particolare rischio costante dei tanti automobilisti che giornalmente percorrono tale arteria stradale, si aggiunge una sorta di martirio di innumerevoli animali (cani, gatti, volpi, ecc….) che vengono massacrati per la mancanza di una recinzione che probabilmente la tipologia della strada non prevedeva nel passato. In un comunque breve tratto di strada è facile verificare, solo a vista, almeno una quarantina di animali (la gran parte cani senza o con collare…) che testimoniano il grado di civiltà di una società, teoricamente civile, ma nella realtà dei fatti con margini di progresso assolutamente imbarazzanti. L'ingresso improvviso di un animale, soprattutto di sera, all'interno del manto stradale rappresenta naturalmente la morte dell'animale, ma soprattutto un rischio gravissimo per l'incolpevole automobilista. L'auspicio è un progetto Siciliano dalla rapida conclusione… ma, nelle more, la vaga speranza di un essere umano che curi e non abbandoni creature che al contrario credono ancora nella fedeltà.
 
LA NAZIONE
19 MARZO 2012
 
Il Parlamento Europeo approva la dichiarazione 8hours sul trasporto animali
La dichiarazione 49/2011 sull’introduzione di un limite massimo di 8 oren rappresenta l’approdo legislativo della campagna internazionale 8hours, lanciata dall’associazione animalista Animals’ Angels
 
Arezzo - Verso trasporti più umani. Con questo obiettivo è stata approvata la dichiarazione sull’introduzione di un limite massimo di 8 ore per il trasporto nell’Unione europea di animali destinati alla macellazione. “Si tratta di una pietra miliare della protezione degli animali in Europa – ha dichiarato l’onorevole Zanoni – Da oggi, grazie a questo testo adottato dal Parlamento europeo, possiamo rivolgerci a Commissione e Consiglio affinché le 8 ore massime di trasporto diventino un obbligo inderogabile in tutti i 27 Paesi membri”.
La dichiarazione 49/2011 sull’introduzione di un limite massimo di 8 oren rappresenta l’approdo legislativo della campagna internazionale 8hours, lanciata dall’associazione animalista Animals’ Angels che ha raccolto nei mesi scorsi ben 1 milione di firme in tutta Europa per chiedere all’Ue le 8 ore massime di trasporto per gli animali vivi.
“Grazie a questo testo, il Parlamento europeo può ufficialmente chiedere a Commissione e Consiglio di riesaminare il regolamento n. 1/2005 al fine di introdurre un limite massimo di 8 ore per il trasporto di animali che dovrà essere rispettato sempre e comunque – spiega Zanoni – A oggi l’attuale legislazione europea purtroppo permette che centinaia di ovini, bovini, caprini ed altri animali vengano trasportati ammassati gli uni sugli altri, senza un centimetro di spazio, senza quasi nemmeno l’aria per respirare”.
“Adesso andiamo avanti – conclude Zanoni – il prossimo passo sarà la consegna del milione di firme raccolto al Commissario Ue competente John Dalli. Adesso la Commissione non può più prendere sotto gamba la tutela degli animali perché a chiedere un miglioramento delle loro condizioni sono i cittadini europei e la massima istituzione che li rappresenta, il Parlamento”.
 
GEA PRESS
19 MARZO 2012
 
Canada: al via la caccia ai cuccioli di foca
 
Venerdì prossimo il bastone dei cacciatori di tradizione canadesi inizierà ad uccidere i cuccioli di foca. La mattanza si chiuderà solo a fine aprile. Questo nonostante nel 2011 sia stata registrata la moria dell’80% dei cuccioli a seguito dello scioglimento anticipato dei ghiacci.Russia, paesi dell’Unione Europea, Stati Uniti e Messico, già non importano più i prodotti derivati dai cuccioli di foca, ma le autorità canadesi continuano a sovvenzionare una caccia praticata ormai da soli 200 cacciatori locali (pochi anni addietro erano alcune migliaia). Le motivazioni addotte riguardano la presunta riduzione del pescato ed i possibili danni ai pescatori canadesi. Questo, però, senza tener conto non solo dell’ecatombe dei cuccioli conseguente allo scioglimento dei ghiacci, ma anche del fatto ch e le stesse autorità della pesca canadesi hanno dichiarato che non esistono studi sufficienti ad avvalorare tale tesi. Anzi, il fenomeno non è mai stato monitorato. Sul Canada, però, si apre la possibilità degli investimenti cinesi. Alla drastica riduzione del mercato conseguente all’abbandono degli importatori russi, potrebbe infatti sostituirsi la sconfinata possibilità dei nuovi acquisti cinesi, ovvero l’intero sud est asiatico.Intanto, dal prossimo venerdì è caccia. I banchi di ghiaccio canadesi cominceranno a macchiarsi di rosso mentre sul rispetto delle norme previste per le macellazioni, seri dubbi sono avanzati dalle Associazioni protezioniste. Già l’anno scorso (i cacciatori non possono opporsi alla presenza di osservatori internazionali) furono documentate macellazioni a vivo degli animali.
 
LA NAZIONE
19 MARZO 2012
 
Abbattuti dieci cinghiali Polemica in Oltreserchio "'Femmine gravide e cuccioli"
La replica: "Situazione di pericolo per gli abitanti"
Il primo intervento mirato al contenimento degli ungulati

Laura Sartini

 
Lucca - PRIMA discesa in campo dei cacciatori contro i cinghiali, prime roventi polemiche. Ci telefona in redazione una signora di Carignano. «Non è possibile – sbotta -. Ho sentito gli spari, ma non possono uccidere quelle povere bestie proprio adesso, nel pieno del periodo della riproduzione, con mamme gravide e cuccioli al seguito. E’ uno scandalo. Vorrei capire come e chi ha reso possibile tutto ciò, ma so che ci sono dei cacciatori che si sono rifiutati di partecipare a questa mattanza». L’intervento dei cacciatori abilitati guidati dalle guardie venatorie in realtà è in regola con l’ordinanza emanata dal Comune e mirata al contenimento dei cinghiali nella zona dell’alveo del fiume compresa tra Ponte S.Pietro e il Ponte di Monte S.Quirico. Lo spiega Carlo Martinelli, presidente di Federcaccia Lucca, che fa il bilancio di questa prima, e al momento unica, battuta al cinghiale. «IN UNA uscita abbiamo abbattuto dieci ungulati, che abbiamo dato tutti in beneficenza. In un recente, rapido censimento a campione ne erano stati individuati una trentina nella zona lungo fiume, un signore ne ha addirittura contati 70 in via Vecchi Pardini a S.Anna – dice Martinelli -. Qui siamo in presenza di un’evidente situazione di pericolo per gli abitanti, visto che i cinghiali si avvicinano alle case sempre più numerosi. Inoltre vogliamo parlare dei danni alle coltivazioni? E di chi, puntualmente, li rifonde? Si tratta di migliaia di euro ogni anno, e siamo proprio noi cacciatori a pensarci»Da sottolineare, secondo il referente di Federcaccia, le specifiche modalità con cui è avvenuta la battuta. «Non si tratta di caccia – chiarisce – ma di un’azione di contenimento effettuata con cacciatori abilitati, in possesso dei requisiti di legge, seguiti passo passo dalle guardie venatorie. Per quanto riguarda la fase di riproduzione, che peraltro inizia a novembre, non è elemento ostativo. L’articolo 37 della legge nazionale specifica che si può procedere al contenimento 365 giorni l’anno laddove esistano pericoli per le persone oltre che danni ingenti alle coltivazioni. La gente ha effettivamente paura, riceviamo costantemente segnalazioni. Nel corso della passata stagione nell’Atc 12 sono stati abbattuti 3.500 cinghiali, 200 solo nell’ambito territoriale numero 7, di Lucca Nord. Sembrano molti, in realtà ci troviamo di fronte a una popolazione sconfinata e a una situazione oltre il livello di guardia. Per questo la Prefettura, tirando le fila del tavolo di coordinamento degli enti interessati, ha autorizzato l’azione di contenimento attraverso precise prescrizioni».
 
TURI WEB
19 MARZO 2012
 
Rubati sei maiali, ritrovate le teste
 
Turi  (BA)- I carabinieri stanno cercando gli autori di un furto avvenuto in una masseria tra Turi e Rutigliano. Nella notte tra lunedì e martedì ignoti sono entrati nella masseria ed hanno rubato sei maialini portandoli via senza lasciare tracce. Il titolare degli animali ha denunciato la scomparsa dei suini dal peso di circa 40 kg l’uno presso la stazione dei carabinieri di Turi. A rendere la vicenda più sconcertante è il fatto che il giorno dopo a Rutigliano sono stati ritrovati nelle vicinanze di un casolare le teste e le interiora dei maiali che con ogni probabilità sono stati macellati clandestinamente. Sul caso indagano i carabinieri. 
 
LA SENTINELLA
19 MARZO 2012
 
Bassotto finisce in un cunicolo
 
MONTALTO DORA (TO) -  Un’ora dentro un cunicolo, profondo circa un metro e mezzo, di uno dei grandi silos del mulino di via Matteotti, a Montalto Dora. Se l’è vista brutta venerdì mattina Toby, un simpatico bassotto di 12 anni che, girovagando per le strade del paese, si era poi introdotto nell’impianto della società Sam non riuscendo, però, più ad uscirne. Per fortuna i titolari dell’azienda, nel sentire i guaiti insistenti del piccolo a quattro zampe, hanno potuto accorgersi della sua presenza. Subito gli imprenditori, non sapendo come aiutare l’animale, hanno chiamato la polizia locale di Montalto Dora. Gli agenti, Alessio Mautone e Roberto Masia, una volta giunti sul posto, vedendo il cane impaurito e rannicchiato, hanno provveduto a contattare Luciano Sardino, il gestore del Canile di Caluso (struttura convenzionat a con il Comune di Montalto). Così Sardino è riuscito a portare in salvo il povero Toby. Rapida l’identificazione del proprietario del cane, grazie alla presenza del tatuaggio che ha permesso di restituire Toby alla proprietaria che, già da diverse ore, cercava invano di rintracciarlo. Toby ha, così, potuto tornare a casa, per dimenticare tra coccole e un pasto rassicurante, la sua brutta avventura nel silos del mulino montaltese.
 
GEA PRESS
19 MARZO 2012
 
Tailandia: quanto costa un cane da macello
Gli interventi degli animalisti tailandesi e la situazione legislativa attuale.

 

In Tailandia c’è chi pensa alla salvaguardia degli animali, ma gli interessi economici frenano, da almeno 15 anni, l’approvazione di una legge. A sostenere questa tesi è l’Associazione animalista tailandese Thai AGA (Thai Animal Guardians Association). Tale carenza favorisce purtroppo anche il traffico di cani catturati per essere inviati in Cina e Vietnam. La vicenda venne alla ribalta lo scorso gennaio quando circa 800 cani, stipati in piccole gabbie, vennero fermati alla frontiera con il Laos grazie all’intervento del nucleo della Polizia tailandese specializzato nella repressione del traffico di droga. Neanche il Laos è un paese dove si mangiano cani, ma è inserito nel lungo viaggio che conduce verso le cucine tradizionali cinesi e vietnamite.Gli animali sono ora ospiti presso un rifugio di Thai AGA, anche se un nuovo eventuale sequestro, manderebbe in tilt una situazione già difficile da sostenere. Il motivo per il quale in paesi come la Tailandia continuano a catturarsi i cani è dovuto proprio alla mancanza di una legislazione in tema di difesa degli animali. E’ vietato rubare animali domestici, ma stiparli in gabbia e trasportarli non costituisce reato. Cani verso il mercato alimentare cinese e vietnamita, nel nord della Tailandia. Per quello delle pelli un solo piccolo centro del sud del paese. Una vergogna per l’intera Tailandia, dicono i volontari di Thai AGA.Buona parte dei cani vengono catturati in strada, ma un terzo di essi ha un proprietario. Il prezzo pattuito oscilla intorno ai dieci dollari, ma al destinatario arriverà almeno triplicato. Per i cani da pelle i prezzi sono più bassi. Massimo tre euro. Secondo Thai AGA è a Fienile Tarae, nel sud est del paese, dove avviene la macellazione. Tempo addietro venne rinvenuto anche un luogo di macellazione di gatti, a quanto pare gestito ad un filippino. Fienile Tarae è abitato da meno di 2000 persone. Niente, su una popolazione che in Tailandia raggiunge i quasi 65 milioni di abitanti. Eppure a Fienile Tarae si continua, secondo Thai AGA, a macellare cane. La carne, come prodotto secondario dell’industria pellicciaia, si vende in bancarelle improvvisate in strada.Purtroppo, sottolineano i volontari di Thai Aga, in Tailandia manca una legge contro le crudeltà sugli animali e la macellazione di un cane non costituisce reato. Vi è un solo comma dell’art 381 del Codice Penale tailandese, che punisce con un mese di prigione o una multa di mille baht (pari a poco meno di 25 euro), “chiunque commette un atto di crudeltà o uccide un animale tramite mezzi che provocano inutili sofferenze“. Il Codice Penale, però, non specifica cosa debba intendersi per “crudeltà”. Anzi, aggiunge pure che vale solo nel caso di un mezzo che produce inutili sofferenze. E’ una “inutile sofferenza” uccidere un cane con tecniche di macellazione molto in uso nelle zone rurali e non vietate dalla legge? I cani muoiono con un colpo di mazza alla testa o un coltello che trafigge il collo. Un po’ come avviene per gli uccellini finiti dagli uccellatori italiani (ovvero per schiacciamento della testa o del torace) o per i maiali sgozzati degli allevamenti rurali (sempre italiani). Nel primo caso è reato, nel secondo caso, no.

 
IL TIRRENO
19 MARZO 2012
 
Volete un bel cucciolo? Attenti alle fregature
 
di Antonio Scuglia
 
Chiunque ami il proprio cane o gatto come amerebbe un figlio - e così dovrebbe essere - può trovare spoetizzante parlare di questi piccoli grandi amici in un contesto... economico anziché affettivo. Oggi non parliamo del redditometro, però. È che in tutti i casi in cui si scelga di comprare il cucciolo in un negozio o allevamento, anziché adottarlo da un canile o gattile, controllare la correttezza dell’aspetto finanziario dell’acquisto è anche un modo di aiutare gli animali, oltre a proteggere il proprio portafogli da future sorprese. Perché? È semplice: rivolgendosi a negozi gestiti da persone specializzate e oneste si impedisce che i cuccioli vengano commercializzati da gente senza scrupoli. State per acquistare o regalare un cane o un gatto? Ecco una guida che potrà servirvi per fare un acquisto consapevole e per non alimentare inconsapevolmente l'orribile tratta dei cuccioli dall'Est europeo, strappati alle cure materne dopo poche settimane di vita. Questi arrivano in Italia imballati come una saponetta, dentro una cassetta di cartone o di legno, trasportati in furgoni non riscaldati d'inverno e roventi d'estate, al buio, senz'acqua, senza cibo, senza aria. Secondo alcune stime di autorevoli riviste del settore, infatti, si tratta di un traffico annuale di 50.000 esemplari. Molti cuccioli muoiono durante il trasporto o subito dopo il loro arrivo a destinazione. Ma i trafficanti li pagano talmente poco che si rifanno con quelli che restano vivi e che riescono a vendere a prezzi esorbitanti. Per i cuccioli sopravvissuti, poi, inizia un nuovo calvario. Spesso si ammalano perché non sono stati vaccinati. Soffrono di gastroenterite virale, cimurro, malattie facilmente trasmissibili, spesso a decorso mortale. E allora che fare? Eccovi a disposizione un semplice vademecum per diventare proprietario di un cane o di un gatto, senza incentivare inconsapevolmente il deplorevole commercio con i cuccioli, e per avere inoltre una buona garanzia d' aver acquistato un animale sano che vi darà gioia per molto tempo. Se non avete la possibilità di recarvi in un allevamento e vi rivolgete ad un negozio, dovete pretendere il preciso indirizzo di provenienza del cucciolo e verificate l'esistenza dello stesso (oramai quasi tutti gli allevatori dispongono di una homepage). Il cucciolo dovrà essere accompagnato da un libretto di vaccinazione compilato con la data di nascita precisa e i trattamenti antiparassitari, nonchè le vaccinazioni già effettuati da parte di un veterinario. Prima di qualsiasi altra considerazione sull'acquisto, inoltre, ponetevi questa serie di domande: vi aiuteranno a fare una scelta consapevole, che non svuoterà le vostre tasche e porterà in casa vostra un cucciolo felice. - Desidero un/quel cane o gat to veramente? - Quanto tempo ho da dedicargli? -Ho figli? Che età hanno? -Ho un giardino? E' recintato? - Sono pronto a dedicarmi all'animale per i prossimi anni? - Ho visitato un canile/gattile prima di procedere all'acquisto? Trovate la razza idonea alle vostre esigenze: parlate con un veterinario esperto nel settore. Documentatevi sull'argomento, non fermatevi a considerare solo gli aspetti estetici della razza.
 
IL TIRRENO
19 MARZO 2012
 
Libretto sanitario niente conflitti con il pedigree
 
Cani e gatti sono come i bimbi: tutti belli. Ma se si vuole un cane col pedigree è bene sapere che può accadere che l'animale non appartenga alla razza dichiarata, e che all'acquirente venga chiesto un ulteriore esborso di denaro per avere il pedigree, documento che invece dovrebbe essere a disposizione fin dalla nascita della cucciolata. Se l'animale è di razza e munito di pedigree deve recare un numero e un tatuaggio impresso sull'orecchio o sulla coscia destra che ne indichi la reale identità; se di età inferiore ai 4 mesi il tatuaggio non può essere effettuato, ma il numero deve essere già attribuito. Inoltre non ci devono essere discrepanze tra la data di nascita riportata dal pedigree e quella del libretto sanitario.
 
IL TEMPO MOLISE
20 MARZO 2012
 
Una visibilità della quale avrebbero fatto volentieri a meno.
Se in Ucraina stanno ormai venendo a galla inquietanti notizie su stragi di cani, per i randagi la situazione non migliora neanche in un paese come l'Italia.
 
Provincia di Isernia - A testimoniarlo è il racconto di Francesco, protagonista lo scorso venerdì di una storia che può suscitare solo rabbia. «Io e mio padre eravamo sulla strada statale 85 Venafrana – racconta Francesco –. Erano le 22.50 quando, all'altezza di Monteroduni, abbiamo trovato un cane investito. Nonostante avesse le zampe paralizzate era ancora vivo. Ci siamo fermati per provare a soccorrerlo dopodichè abbiamo chiamato la Forestale». Da qui in poi le difficoltà. «I Forestali hanno riferito che non era di loro competenza e che forse era meglio chiamare il centralino dell'ospedale per contattare qualche veterinario». Una volta al «Veneziale» una nuova sorpresa. «Non esiste un alloggio momentaneo per i cani». È l'una di notte. Il veterinario, intanto assicuratosi che il cane non fosse in pe ricolo di vita, congeda Francesco dicendogli di lasciarlo all'interno dello spiazzale degli ambulatori veterinari. Il medico infine, ribadisce più volte che avrebbe avvertito i suoi colleghi per prestare tutte le cure necessarie non appena avessero cominciato il loro turno. Come è andata a finire e se il randagio sia vivo, non è dato saperlo, per ora. Pare proprio che la malasanità riguardi anche i cani.
 
ANSA
19 MARZO 2012
 
Tre denunce per maltrattamenti animali a Fiera San Giuseppe
Polizia provinciale sequestra uccelli chiusi in due cassette
 
COSENZA - La Polizia provinciale ha denunciato tre persone a Cosenza, nel corso di un'attivita' di controllo durante la Fiera di San Giuseppe, accusate di maltrattamenti ai danni di animali.Due dei denunciati chiedevano l'elemosina servendosi di due esemplari di parrocchetto ondulato con le ali tagliate e costretti in una piccola cassetta. Il terzo denunciato aveva posto in vendita quattro esemplari di tortora anche questi rinchiusi in una cassetta angusta.
 
COMUNICATO ENPA
20 MARZO 2012
 
ANIMALI. A TARANTO CUCCIOLO DI TRE MESI LADIPATO E SOFFOCATO
 
Orrore a Taranto. I volontari dell’Ente Nazionale Protezione Animali hanno trovato, in zona Tamburi non lontano dal fiume Galesa, il corpo senza vita di un cucciolo di meticcio di circa tre mesi, ucciso brutalmente dopo essere stato lapidato, soffocato con una corda e quindi trascinato sul terreno per alcuni metri. Sul posto sono accorsi anche agenti della Polizia di Stato e personale veterinario della Asl che ha ricostruito la dinamica; al momento non ci sono ancora sospetti sul possibile autore di un gesto così efferato. «Siamo agghiacciati per l’accaduto. Il corpo del povero cagnolino è stato massacrato con una ferocia, con un’efferatezza, con una spietatezza che lasciano attoniti. Personalmente, non ho idea di chi possa aver compiuto un crimine così barbaro che unisce la crudeltà al sadismo, anche se penso che nessuna persona sana di mente avrebbe potuto compiere un gesto simile.», commenta Rosanna Pisani, presidente della Sezione Enpa di Taranto. «Quel che è certo è che presenteremo denuncia alla Procura di Taranto per maltrattamento e uccisione di animali; con l’occasione mi appello a tutti i possibili testimoni affinché ci aiutino a dare un nome e un volto al criminale.» A breve distanza dal corpo del povero meticcio, i volontari dell’Enpa hanno trovato altri tre cuccioli, probabilmente fratelli della vittima, che, fortunatamente non presentavano alcun segno di maltrattamento e sembrano essere in buone condizioni di salute. In attesa che vengano adottati, i cani sono stati presi in custodia dalla Protezione Animali.
«Di fronte a questo nuovo, terribile, episodio di violenza ai danni di un “trovatello” non posso che rabbrividire – aggiunge Carla Rocchi, presidente nazionale dell’Enpa -. Ancora una vol ta mi vedo costretta a richiamare le istituzioni locali, responsabili per gli animali vaganti sul loro territorio, ai loro doveri in materia di prevenzione e controllo del randagismo. Ai sindaci, troppo spesso inadempienti su questo fronte, vorrei ricordare che gli animali sono parte integrante del nostro tessuto ed ecosistema urbano.» Già in passato la zona di Tamburi era stato teatro di maltrattamenti contro gli animali. Il caso più eclatante due anni fa quando i volontari dell’Enpa salvarono in extremis un cane da un tentativo di annegamento.
 
ANSA
20 MARZO 2012
 
Animali: Enpa, a Taranto cucciolo lapidato e soffocato
Presentata denuncia alla procura. Appello dei volontari
 
TARANTO - I volontari dell'Ente Nazionale Protezione Animali hanno trovato, nella zona Tamburi di Taranto, non lontano dal fiume Galeso, il corpo senza vita di un cucciolo di meticcio di circa tre mesi,ucciso dopo essere stato lapidato, soffocato con una corda e quindi trascinato sul terreno per alcuni metri. Sul posto sono intervenuti anche agenti della Polizia di Stato e della Asl. L'Enpa presenterà denuncia alla Procura di Taranto per maltrattamento e uccisione di animali.L'Enpa rivolge un appello ai possibili testimoni affinché aiutino i volontari a dare un nome al responsabile.
 
SICILIA NEWS 24
20 MARZO 2012
 
Porta cane ferito al pronto soccorso,ma medici non lo curano
 
GELA (CALTANISSETTA) - Un imprenditore si e' presentato al pronto soccorso dell'ospedale di Gela, con il suo cane, uno Yorkshire, sanguinante, che era stato aggredito da un branco di randagi, ed ha chiesto che l'animale venisse medicato. Ma i sanitari si sono rifiutati di curare il cagnolino. Il proprietario del quadrupede, si e' allora infuriato e ha telefonato ai carabinieri, denunciando una presunta ''omissione di soccorso verso un essere vivente''. Poi e' arrivato un veterinario.
 
IL GAZZETTINO
20 MARZO 2012
 
SANZAN Nei giardini bocconi con sostanze tossiche antilumache
Cani e gatti avvelenati
La denuncia di una cittadina stanca di veder morire bestiole
 
Provincia di Belluno - Stanca di essere costretta a vedere i suoi piccoli animali soffrire o, peggio, a trovarli già morti, una cittadina ha deciso di esternare il suo stato d'animo. A.S. abita nella frazione di Sanzan. «Gli animali sono la mia compagnia - spiega la donna - per cui ho da sempre l'abitudine di tenere con me cani e gatti. Attualmente ho due affettuose cagnoline: Susy e Margherita. Tengo a precisare che il mio giardino è recintato e che i miei cani passano gran parte del loro tempo in casa». Ma da qualche tempo c’è chi non sopporta gli animali, arrivando al punto di cercare di sopprimerli. «Dapprima - prosegue A.S. - mi è sparito un gatto. Poi ne ho trovati, a distanza di tempo l'uno dall'altro, due di morti nel giardino e, nei giorni scorsi, una delle mie cagnoline è entrata in casa che respirava affannosamente e tremava vistosamente. La ho immediatamente portata dal veterinario dell'Ulss che ha riscontrato sintomi da avvelenamento da sostanza antilumache. Le ha somministrato tre antidoti ed è riuscito a salvarla».La donna dice di non sapere chi possa essere stato a provocare l'avvelenamento «perché se lo sapessi - sottolinea - non esiterei a sporgere denuncia. So comunque di altri casi avvenuti nella zona ma forse le persone coinvolte preferiscono non esporsi». Purtroppo l'intossicazione di animali domestici attraverso la somministrazione di bocconi avvelenati è una brutta abitudine. «Molto spesso - tiene a sottolineare A.S. - per il quieto vivere i proprietari degli animali avvelenati preferiscono lasciar correre, limitandosi a prendere un nuovo gatto o un nuovo cane oppure rinunciando a ospitare un animale in casa. Ma non ritengo giusto dover rinunciare alla convivenza con queste bestiole semplicemente perché qualcuno, vuoi perché abbaiano o vuoi perché, come nel caso dei gatti, entrano nel loro territorio, si prende la libertà di avvelenarli. Anche perché la legge protegge chi ama gli animali al punto che, come recita la norma, chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale, può essere punito con la reclusione da 3 a 18 mesi e chi cagiona una lesione a un animale o lo sottopone a sevizie, comportamenti, fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche, è punito con la reclusione da tre mesi a un anno o con la multa da 3 mila a 15 mila euro». 
 
GAZZETTA DI PARMA
20 MARZO 2012
 
Lemignano (PR): boccone avvelenato, un cane salvato in extremis
 
Cristina Pelagatti

Con la primavera ricomincia per i proprietari dei cani l’incubo dei bocconi avvelenati. Quando la stagione comincia a permetterlo, è prassi cercare luoghi dove portare a «sgambare» l'amico a quattro zampe ma lo si fa con una dose d’ansia perché spesso il contrappasso per poche decine di minuti di libertà è la morte del cane per ingestione di «polpettine killer». Free, un bellissimo Weimaraner di quasi 7 anni, fino a poche settimane fa era uno di quei cani fortunati che vivendo in campagna aveva la possibilità di correre nei campi di fianco a casa, senza correre pericoli.
Questo fino a quando, durante una passeggiata domenicale mattutina vicino a casa, a Lemignano, non ha ingerito un boccone che non l’ha ucciso solo per la prontezza di riflessi della sua proprietaria.
«Stavamo passeggiando sulla strada, rasenti ai campi - ha raccontato Antonella Brighetti -, in strada Lemignano, dove abitiamo, una via tranquilla contornata dai campi. Appena siamo arrivati in casa, ha cominciato a tremare, e, ripensando al fatto che mi sembrava avesse annusato o ingerito qualcosa, l’ho caricato in auto e l’ho portato subito alla Crocetta, alla clinica veterinaria aperta anche la domenica. Appena siamo arrivati si è accasciato a terra. Fortunatamente i veterinari sono riusciti a fargli vomitare una parte del boccone e poi hanno eseguito tutti i trattamenti».
«Free è stato una giornata in clinica - ha continuato il racconto - poi l’ho portato a casa con la flebo ed ha continuato a prendere antibiotici e medicine per settimane. L’allarme è rientrato ma i danni si sapranno solo con il tempo, quelle sostanze vanno a toccare il sistema nervoso e potrebbe avere episodi di epilessia».
Oltre alle sofferenze atroci per il cane e le spese mediche che vanno affrontate c’è da sommare, al conto di un’esperienza simile, la paura che rimane nel proprietario: «Ora non lo lascio solo nemmeno sotto casa, per Free le corse libero nei campi sono finite. E' andata bene solo per la tempestività dei soccorsi e perché è un cane grosso, quindi essendo riusciti a fargli rimettere parte del boccone ingerito il veleno rimasto non è riuscito ad ucciderlo, ma se fosse stato un cane più piccolo non sarebbe sopravvissuto».
E’ tanta l’amarezza di Antonella che appena accaduto il fatto ha avvertito le guardie forestali: «Sono arrivate subito ad ispezionare la zona, mi hanno spiegato che, in terreni di caccia, è prassi per i cacciatori spargere bocconi avvelenati per eliminare volpi o altri animali che potrebbero uccidere la cacciagione che loro, una volta partita la stagione della caccia, vogliono cacciare. Mi hanno detto che lanciano i bocconi spesso passando in auto e le parti più pericolose sono quelle vicine alla strada. Ai proprietari di cani dico di tenere alta l’attenzione: una volta che il cane ha qualcosa in bocca non si riesce a toglierlo. La soluzione sarebbe mettere al cane quando si va a passeggio la museruola, privandolo così del suo unico quarto d’ora di libertà».

 
IL GAZZETTINO
20 MARZO 2012
 
L'emergenza cani avvelenati...
 
VITTORIO VENETO  (TV) - L'emergenza cani avvelenati, segnalata nelle settimane scorse lungo la pista ciclabile di via del Cansiglio, in zona Meschio, sembra essere rientrata. Non si sono infatti registrati nuovi casi sospetti di intossicazione. Al comando di Polizia Locale non sono arrivate altre segnalazioni, anzi è emerso che l'ultimo caso registrato in ordine di tempo non si sarebbe verificato sulla pista ciclabile lungo il Meschio, bensì in un'area privata. Qui, il cane avrebbe mangiato un boccone sospetto. Il comando di Polizia Locale invita comunque tutti i possessori di cani a far indossare ai loro amici a quattro zampe la museruola, in via prudenziale, qual ora transitino lungo la ciclopedonale di via del Cansiglio anche nei prossimi giorni. I cartelli che segnalano il rischio di esche a terra rimarranno esposti ancora per un pò.Rimanendo sempre in tema cani, sono partiti i servizi volti a individuare i trasgressori dell'ordinanza che obbliga di raccogliere le deiezioni lasciate a terra dagli animali: per ora nessuna multa è stata emessa.
 
GAZZETTA DI PARMA
20 MARZO 2012
 
Esche avvelenate: nuovo stop
 
Rose Ricaldi
 
Un fenomeno in costante aumento, che rappresenta una pericolosa minaccia non solo per la salute degli animali ma anche, più in generale, per l’incolumità pubblica: sono le esche avvelenate che di anno in anno mietono sempre più vittime tra fauna selvatica ed animali da compagnia. Per cercare di contrastare la diffusione dei famigerati bocconi è in vigore dal 9 marzo, data della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n°58, l’ordinanza del Ministero della Salute “Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati”, scaduta lo scorso 10 febbraio, che è stata rinnovata e migliorata. La nuova normativa, che avrà una validità di 24 mesi, ha raccolto immediatamente il plauso di Lav, Enpa, Leidaa e Lega Nazionale per la Difesa del Cane, che hanno particolarmente apprezzato le modifiche introdotte dal ministro Balduzzi, in particolare quella riguardante la possibilità, al fine di identificare la sostanza colpevole dell’avvelenamento, di inviare all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale competente per territorio eventuali campioni di esche anche nel caso in cui l’animale avvelenato sia sopravvissuto: l’Ordinanza del 2010 consentiva l’identificazione dei veleni solo attraverso l’invio del cadavere. Come nella passata versione della normativa, le analisi dei campioni dovranno essere effettuate entro 30 giorni dall’arrivo degli stessi, mentre gli esami necroscopici, secondo la nuova Ordinanza, dovranno essere eseguiti entro 48 ore dall’arrivo delle spoglie della vittima: saranno le Aziende Sanitarie Locali competenti per territorio o le imprese convenzionate ad inviare i corpi degli animali deceduti ed i campioni di esche velenose o presunte tali. Nella normativa sono espressi inoltre chiaramente i compiti di medici veterinari, Asl, Istituti Zooprofilattici, Sindaci e Prefetti. «Con queste modifiche – hanno commentato soddisfatte le associazioni – sarà agevolata, e in caso di decesso anche accelerata, la ricerca delle sostanze utilizzate per avvelenare o comunque uccidere gli animali, le indagini per individuare i responsabili più veloci e gli animali e i cittadini maggiormente tutelati». Vista la costante crescita dei fenomeni di avvelenamento attraverso esche e bocconi venefici, un aggiornamento dell’Ordinanza “Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati” era più che mai necessario: lo scorso Gennaio le stesse Enpa, Lav, Leidaa e Lega Nazionale per la Difesa del Cane avevano scritto al Ministro Balduzzi sollecitandone il rinnovamento. Alla luce delle modifiche apportate alla normativa, le associazioni animaliste hanno tenuto a precisare che «affinché i suoi e ffetti siano davvero efficaci, è necessario che tutti i soggetti preposti a contrastare e reprimere il fenomeno seguano le Linee guida emanate il 15 novembre scorso dal Ministero della Salute per standardizzare le procedure previste dall’Ordinanza stessa e uniformarle sul territorio nazionale. Per proteggere gli animali, la salute pubblica e l’ambiente è comunque indispensabile uno strumento ancora più efficace e soprattutto senza scadenza. E’ necessario, quindi, che le norme contenute nell’Ordinanza siano recepite in legge al più presto per renderle definitive».
 
GEA PRESS
20 MARZO 2012
 
Puglia e randagismo: interventi inadeguati e maltrattamenti
Intervento dell'eurodeputato Zanoni sul Governatore Vendola.
 
“Mi appello alla sua sensibilità affinché possa fare luce sul grave problema del maltrattamento dei cani randagi in Puglia e predisporre azioni concrete che portino ad una soluzione definitiva”. Così Andrea Zanoni, Eurodeputato IdV, scrive a Nichi Vendola, governatore della Regione Puglia, in seguito alle molte segnalazioni ricevute da cittadini ed associazioni sulle gravi condizioni in cui versano i cani randagi e sulle situazioni precarie di alcuni rifugi per cani in Puglia .Zanoni chiede a Vendola “un’indagine approfondita su quanto riferiscono cittadini e associazioni” e notizie su quanto “emerso dai lavori della Commissione consiliare di indagine sull’applicazione della legge regionale 3 Aprile 1995 n. 12, Interventi per la tutela degli animali d’affezione e prevenzione del randagismo”.“Le segnalazio ni che ricevo parlano di cani randagi denutriti, spesso maltrattati, feriti, e a volte addirittura lasciati morire nell’indifferenza generale – scrive l’On.le Zanoni – E poi molte critiche anche sullo stato di molti rifugi per cani pugliesi, dove i cani vivono spesso in condizioni di eccessivo sovraffollamento, soffrendo di denutrizione, mancanza di cure veterinarie e dei requisiti igienici di base, talvolta perfino senza rifugi, trovandosi così esposti alle intemperie”.“Il randagismo diventa un problema qualora non viene affrontato nel modo giusto – spiega l’eurodeputato – Una capillare e metodica campagna di sterilizzazioni possono limitare l’aumento della comunità canina e al contempo tutelare i nostri amici a quattro zampe da violenze gratuite e maltrattamenti di cui troppo spesso sono oggi vittime“.Andrea Zanoni ricorda nella sua missiva che è possibile destinare una parte delle sanzioni amministrative comminate in violazione del nuovo Codice della Strada alla gestione del fenomeno del randagismo (Deliberazione n.142/2011/PAR della Sezione Regionale di Controllo per il Lazio della Corte dei Conti).“Mi auguro che anche per lei, come per me, sia importante e urgente risolvere in modo efficace e decisivo il grave problema della gestione dei randagi in Puglia – conclude Zanoni – Problema che non può e non deve essere demandato alle sole forze di volontari appassionati e motivati, ma necessita di un ulteriore sforzo da parte delle autorità competenti”.
 

GIORNALETTISMO
20 MARZO 2012

Il gatto che torna a casa dopo sei anni
Era scappato dal barcone dei suoi proprietari e ha vissuto da solo tutto questo tempo

 

Si chiama Mac e nel 2006 era saltato giù dal barcone con cui i suoi padroni stavano “attraversando i canali dello Staffordshire”, racconta il Daily Mail; da quel momento, non si era più fatto vedere e Stuart e Maureen Emery, i suoi padroni, avevano perso la speranza: erano tornati più volte sul logo in cui il gattino si era perso per tentare di trovare qualche traccia, ma Mac era letteralmente scomparso.
DURO A MORIRE - Ha passato sei anni vivendo completamente da solo nelle baracche presso il fiume, prima di tornare a casa. Non che sia proprio tornato a casa da solo: “Il gattino di 18 anni è stato trovato da un’associazione animalista, pochi giorni prima che le baracche sul fiume fossero demolite. “Mac è stato scansionato e hanno trovato un microchip identificativo che stabiliva che proprio il signor Emery fosse il proprietario”, come da prassi insomma.
TORNARE A CASA – “E’ sconvolgente”, dice il tipografo in pensione: “Non pensavo che avrei mai visto Mac di nuovo. Ci siamo sempre chiesti cosa fosse successo ma onestamente pensavamo fosse morto. Quando è entrato nella camera mi ha riconosciuto istantaneamente, mi è saltato addosso e mi ha colpito con la testa in maniera molto dolce”. E’ stato un momento bellissimo, dice l’uomo.

 
MERATE ONLINE
20 MARZO 2012
 
Paderno D’Adda (LC): cane tenta la fuga ma resta incastrato nella cancellata
 
È stato un passante che, dopo averla sorretta per diversi minuti mentre era rimasta intrappolata a circa un metro da terra, nelle inferriate della cancellata ha chiesto l'intervento dei vigili del fuoco. È accaduto a Paderno, nel pomeriggio di lunedì, quando una cucciola di Labrador per paura  forse di un tuono che è esploso improvvisamente nel cielo, annunciando la grandine, ha tentato di fuggire dal giardino dell'abitazione dei suoi padroni in Via Gasparotto. Il cane, come dicevamo spaventato, ha così tentato di saltare il recinto passando tra una sbarra e l'altra, ma rimanendo incastrato. Un uomo che in quel momento stava passando ha sentito il cane guaire e si è avvicinato. L'animale era rimasto intrappolato nella recinzione senza possibilità di liberarsi. Il passante per un po' è riuscito a sorreggere l'animale e a tenerlo calmo prima c he, agitandosi, potesse farsi male poi si è deciso a chiamare i vigili del fuoco. Giunti sul posto i Vvf hanno utilizzato uno speciale divaricatore, aprendo così un varco tra le due sbarre all'animale.
 
GAZZETTA DI PARMA
20 MARZO 2012
 
Ditelo al veterinario - Cani pericolosi? Questione di educazione
 
Gentile dottoressa Faccini,
possiedo un pit bull dolcissimo che ho allevato ed educato scrupolosamente sapendo che diversamente mi sarei potuta ritrovare un animale senza controllo e pericoloso. Ora leggo sulla Gazzetta di un pit bull che ha aggredito e sbranato un cagnolino all’interno di un’area riservata ai cani. Questo animale era stato lasciato senza custodia e pertanto libero di agire come voleva. Come è possibile che un cane possa arrivare a tanto mentre ad esempio il mio, che è della stessa razza, è una vera e propria pasta? 
E’ solo questione di educazione o c'entra in qualche modo la razza o cosa? Se me lo può spiegare le sarei grata anche perché molti conoscenti mi dicono che sono matta a tenere un cane così.
Fino a qualche anno fa un’ordinanza ministeriale stabiliva quali fossero le razze canine pericolose (ne erano state individuate 17) e fra queste vi era anche il suo cane, il Pit bull. Ora questa norma è stata abolita perché si è capito che non è la razza a rendere il cane pericoloso ma il comportamento sbagliato ed irresponsabile del proprietario soprattutto durante il delicato periodo della socializzazione. Ho sempre sostenuto, anche attraverso questa rubrica, che tutti i cani, dal più piccolo al più grande, di razza e non, devono essere educati in maniera corretta sia per evitare che insorgano problemi del comportamento