marzo 2014
 

BLOG SICILIA
1 MARZO 2014

Gatto impiccato: intimidazione a 2 avvocati di Gela

 

GELA (cl) - Un gatto morto, impiccato, per intimidire due avvocati di Gela. E’ stato fatto ritrovare stamani in via Ducezio, nel quartiere “Baracche”, nel centro storico della città, davanti allo studio di due noti legali gelesi, Angelo Cassarino e Salvatore Dominante.
Il gatto era legato con una corda al collo e appeso alla ringhiera dell’immobile che ospita lo studio, con accanto un mazzo di fiori, un lumino di quelli che si usano per i defunti e un biglietto con la scritta “ppi l’avvucatu”.
A notare il macabro avvertimento sono stati i vicini di casa che hanno informato i carabinieri. Sull’episodio è stata avviata un’indagine. I due avvocati hanno dichiarato di non avere ricevuto minacce né richieste di denaro.

 
NEL CUORE.ORG
1 MARZO 2014
 
GELA (Caltanissetta), GATTO IMPICCATO E FIORI DAVANTI AD UNO STUDIO LEGALE
Il messaggio intimidatorio lasciato da ignoti
 
Un gatto impiccato alla ringhiera di un piccolo stabile di via Ducezio, nel quartiere Sant'Ippolito, a Gela, in provincia di Caltanissetta. Oltre al felino morto anche un mazzo di fiori, un cero funebre e un cartello con la scritta "pa l'avvucatu" (per l'avvocato). Questo il messaggio intimidatorio lasciato da ignoti. La scoperta è stata effettuata dai residenti della zona. Poi sono arrivati i carabinieri del reparto territoriale che hanno fatto i primi rilievi. Al pian terreno dello stabile gestiscono un loro studio professionale gli avvocati Angelo Cassarino e Salvatore Domante, che hanno escluso di avere mai subito minacce o intimidazioni.
 
TARGATO CN
1 MARZO 2014
 
Alba (CN), si sta riprendendo il cane massacrato dai ladri messi in fuga
Ora è caccia ai malviventi che per entrare in una casa hanno ucciso un meticcio, ferendone barbaramente un altro. Gli animali hanno difeso la casa fino all'estremo delle forze. Indagano i carabinieri
 
Si sta riprendendo il cane di razza meticcia che alcune sere fa è stato selvaggiamente picchiato da alcuni ladri che tentavano di entrare nella casa dei suoi padroni. "Ha di nuovo iniziato ad abbaiare" hanno detto felici i titolari del meticcio che ha rischiato la vita per tutelare la loro casa.
Non è invece andata così bene alla sua compagna, una meticcia come lui che è morta a causa delle violentissime bastonate dei malviventi. I ladri certo non si aspettavano una reazione simile e, spaventati dai due animali, li hanno barbaramente picchiati e poi si sono allontanati dall'abitazione senza portar via nulla.
Immaginabile la disperazione dei titolari dei cani quando, rientrando a casa, hanno trovato i loro amati cagnolini in un lago di sangue. Sul caso indagano i carabinieri di Alba.
 
IL RESTO DEL CARLINO
1 MARZO 2014
 
Cani avvelenati con la stricnina: allarme nella Bassa
Il veterinario: "E’ letale anche per l’uomo"
 
di Matteo Radogna
 
Malalbergo (Bologna), 1 marzo 2014 - Non c’è solo la rabbia e il dolore della proprietaria per il cane morto a causa dell’avvelenamento da stricnina, ma anche la preoccupazione di vigili urbani, dell’Ausl e della polizia provinciale perché si tratta di una sostanza vietata per legge irreperibile sul mercato. L’area tra Altedo e Minerbio, dove è morto l’amico a quattro zampe, dovrà essere bonificata. Le analisi dell’istituto zooprofilattico non lasciano dubbi: c’erano massicce dosi di stricnina nel povero animale.
La proprietaria di Lara, il pastore tedesco morto, sta ancora cercando l’altro cane, Lola, la meticcia scomparsa nel nulla. Purtroppo il sospetto che sia stata uccisa e seppellita si fa strada fra le ipotesi della padrona, Lella Bignami: «L’ho cercata dappertutto, ma è sparita. La stricnina è un veleno vietato e letale anche per l’uomo. Una sostanza difficile da reperire. Al pari della droga è vietato anche il possesso. Era già successo nella zona che fossero trovati bocconi avvelenati, ma la stricnina è la prima volta».
La Bignami racconta come sono andati i fatti: «Mio padre aveva aperto il cancelletto di casa per far entrare una persona e Lara e Lola sono scappate. Dopo di che un signore è venuto a dirci che avevano ucciso qualche gallina. Abbiamo detto che avremmo risposto dei danni senza alcun problema, anche perché i cani sono assicurati. Poi nel pomeriggio è tornata soltanto Lara che visibilmente aveva qualcosa che non andava. L’ho portata dal veterinario e prima di entrare nell’ambulatorio era già morta. Lara forse è riuscita a tornare a casa perché era di corporatura più robusta e il veleno ha fatto effetto in un secondo momento; mentre Lola deve essere morta nel giro di pochissimo tempo. Senza il ritrovamento del corpo diventa difficile fare ipotesi».
La Bignami ha affisso volantini in tutta la zona per avere notizie dell’altro cane, Lola. «Per ora — continua — nessuna notizia. Ho denunciato l’accaduto anche ai carabinieri della stazione di Altedo e ho avvertito un agriturismo della zona dove i clienti arrivano con gli amici a quattro zampe». Il veterinario di Baricella, Antonio Tallarico, sottolinea che non si tratta dei soliti bocconi avvelenati: «Non credo che dietro questo caso ci sia la mano dei cacciatori che cercano di avvelenare le volpi. Mi chiedo perché sia stata usata la stricnina. In questo caso non stiamo parlando di una tanica di pesticidi abbandonata per errore in campagna. L’altra domanda che ci dobbiamo porre è che fine ha fatto l’altro cane scomparso. Credo che su quanto è successo vada sensibilizzata l’opinione pubblica». Intanto, dalla zona di Granarolo arrivano segnalazioni di gatti avvelenati.
 
IL GIORNO
1 MARZO 2014
 
Maltrattamenti di animali e macellazione clandestina: ex assessore nella bufera
Livigno, l'ex assessore Gianvittorio Bormolini colto sul fatto dai Nas di Brescia
 
di Susanna Zambon
 
Livigno (Sondrio), 1 marzo 2014 - Era assessore comunale all’Agricoltura e all’artigianato, e come membro della Giunta con una delega importante si era trovato in pubblico a parlare anche di allevamento e argomenti correlati. Nessuno si aspettava che proprio lui, Gianvittorio Bormolini, 62 anni, potesse essere colto sul fatto mentre sventrava una capra gravida ancora viva alla quale era stato praticato il taglio dell’utero allo scopo di estrarre due capretti in gestazione. La vicenda ha destato grande clamore in Valtellina, e soprattutto a Livigno, dove i fatti ormai noti si sono verificati. E a distanza di qualche giorno emerge il nome del titolare della macelleria del Piccolo Tibet e allevatore che è stato denunciato per maltrattamenti di animali e macellazione clandestina, e lo stupore sale ancor di più.Si tratta, come detto, dell’ex assessore della Giunta di Lionello Silvestri. (L’allevatore ha fatto due legislature). Bormolini aveva deleghe all’Agricoltura e all’artigianato
. «Quando siamo intervenuti con i carabinieri del Nas di Brescia erano in corso operazioni apparentemente di macellazione - ha spiegato nei giorni scorsi Marco Marchetti, direttore del dipartimento veterinario dell’Asl di Sondrio -. Una capra era sottoposta ad un’operazione di apparente eviscerazione, ma in realtà l’animale era al termine della gravidanza. Nelle celle frigorifere, poi, abbiamo reperito carcasse di animali. Abbiamo accertato sia il reato di maltrattamento di animali che di macellazione clandestina. Carni, quelle trovate, sfuggite ai controlli, come ad esempio al campionamento ante e post morte previsto per legge, e che quindi potevano essere pericolose per il consumatore». E a rendere più grave il tutto il fatto che si tratti di un amministratore che si occupava fino a pochi anni fa proprio della stessa materia che ora gli è costata le pesanti accuse.
 
NEL CUORE.ORG
1 MARZO 2014
 
ISCHIA, 100 CARCASSE DI CONIGLI IN UN MACELLO CLANDESTINO: TRE DENUNCE
Marito, moglie e dipendente scoperti dalla polizia
 
Macellazione clandestina di conigli a Ischia. Sull'isola, la polizia, in collaborazione con il personale veterinario dell'Asl, hanno controllato una società agricola, nel Comune di Barano, scoprendo che, in barba a tutte le autorizzazioni e norme igienico-sanitarie, oltre ad allevare circa 1.500 animali, clandestinamente provvedeva anche alla macellazione. Nel corso del sopralluogo, è stata scoperata una struttura metallica mobile, di circa 30 mq, che era stata adibita a mattatoio, con reparti nei quali avveniva lo stordimento, la iugulazione, il depellamento, l'eviscerazione ed infine l'incassettamento dei conigli. Circa 100 carcasse di conigli, nonché grossi bidoni contenenti scarti di macellazione, sono stati sequestrati dai poliziotti. Sequestrati anche dei frigoriferi industriali, all'interno dei quali erano conservate cassette in plastica con carcasse di conigli. La polizia ha denunciato in stato di libertà i coniugi proprietari della ditta agricola, in regola con l'allevamento ma sprovvisti di autorizzazioni per la macellazione. Denunciato anche un dipendente.
 
GEA PRESS
2 MARZO 2014
 
Ischia (NA) – Denuncia per macellazione clandestina di conigli
Intervento della Polizia di Stato
 
Coniglio all’ischitana, tramandato di generazione in generazione. Lo ricorda la Polizia di Stato a proposito di un intervento riguardante un allevamento di questo animale. Per la Polizia di Stato nell’isola ci sarebbe una vera e propria cultura di questo animale.
Gli agenti del Commissariato di Pubblica Sicurezza  “Ischia”, coadiuvati dai tecnici dell’ASL hanno infatti controllato una ditta con un grosso allevamento di conigli. Circa 1500 animali che sarebbero stati destinati alla macellazione non autorizzata.
Il sopralluogo avrebbe infatti rivelato una  struttura metallica mobile di circa trenta metri quadrati. Era questo, secondo gli inquirenti il luogo adibito a mattatoio, con reparti ove sarebbe avvenuto lo stordimento, la iugulazione, il depellamento, l’eviscerazione ed infine l’incassettamento dei conigli.
Sono circa un centinaio, a questo proposito, le carcasse dei conigli rinvenuti, nonché grossi bidoni contenenti scarti di macellazione. Il tutto è stato posto sotto sequestro in attesa delle decisioni della Magistratura. La Polizia di Stato ha altresì apposti i sigilli a dei frigoriferi industriali, all’interno dei quali erano conservate cassette in plastica con carcasse di conigli.
Ad essere  denunciati in stato di libertà sono tre persone. La ditta risultava comunque in regola con l’allevamento. Le contestazioni degli inquirenti riguardano infatti la macellazione.
 
NEL CUORE.ORG
1 MARZO 2014
 
MALTRATTAMENTO, EX ASSESSORE Dì LIVIGNO COLTO SUL FATTO DAI NAS
Denunciato anche per macellazione clandestina
 
Lo hanno sorpreso, riferisce l'edizione odierna del "Giorno", mentre sventrava una capra gravida ancora viva per estrarre due capretti in gestazione. Non solo: nelle celle frigorifere teneva carni sfuggite ai campionamenti previsti per legge e quindi potenzialmente pericolose per i consumatori. La vicenda ha fatto scalpore a Livigno (Sondrio) perché l'allevatore, e macellaio; coinvolto è stato per due mandati assessore all'agricoltura e all'artigianato. Insomma, ha violatio le regole che fino a pochi anni fa era chiamato a far rispettare. G.B., 62 anni, è stato denunciato per maltrattamento di animali e macellazione clandestina.
 
QUOTIDIANO.NET
1 MARZO 2014
 
Ferrara, blitz per catturare trafficante internazionale di animali esotici
L'uomo è stato sorpreso in un hotel cittadino con un passaporto falso. E' irlandese e tre anni fa finì in carcere per due corni di rinoceronte
 
Roma, 1 marzo 2014 - L'hanno arrestato in piena notte in un hotel di Ferrara i poliziotti delle Volanti: un blitz vero e proprio per arrestare un irlandese, Patrick O'Brien, 33 anni, ritenuto un contrabbandiere di animali esotici, visto che tre anni fa venne fermato, arrestato e poi processato per aver avuto due corni di rinoceronte del peso di quasi 3 chili per valore di 120.000 euro.
Le manette sono scattate all'una di notte dopo che gli agenti della Volante (l'ufficio Upg) avevano rintracciato in albergo l'uomo, poiché dalla banca dati Schengen risultava avere a suo carico un Mae, mandato di cattura europeo, emesso dalla Francia per il reato di contrabbando. Durante il controllo nella stanza dove alloggiava, l'uomo ha esibito agli operatori un passaporto inglese che riportava i dati anagrafici di un tale Jeremi O'Brien, un fatto che ha insospettito gli agenti visto la nota parlava di un irlandese.
Dopo i riscontri sul passaporto irlandese presso il Servizio per la cooperazione internazionale di polizia, è emerso che vi era assoluta somiglianza tra il soggetto segnalato come Patrick e Jeremi che alloggia nell'hotel a Ferrara. L'uomo in piena notte è stato condotto in questura dove negli uffici della Polizia scientifica è stato controllato e dopo gli accertamenti sui documenti è emerso che era palesemente falso.
La storia di Patrick O'Brien è quella di un irlandese che venne arrestato per contrabbando e importazione di merce illecita il 25 ottobre del 2011 e per questi fatti venne poi condannato a 3 anni di reclusione: con i suoi familiari era stato controllato su un'auto alla dogana di Bayonne in Bennesse Maremne (Francia). E dal controllo del veicolo vennero scoperti sotto il sedile posteriore due corni di rinoceronte del peso di 2.75 chili che hanno un valore stimato di 120.000 Euro e destinati alla farmacopea orientale perché ritenuti - secondo le credenze popolari - aver capacità afrodisiache. 
 
ALTO ADIGE
1 MARZO 2014
 
Cane rubato al supermercato I testimoni: «È stata una donna»

 
di Valeria Frangipane
 
BOLZANO «Mi hanno rubato “Pepe”, un cane buono come il pane, per piacere aiutatemi a ritrovarlo!». Hai voglia a dire “sono solo animali”. La verità è che quando entrano in una famiglia iniziano a farne parte. E quando si perdono, si ammalano o peggio - muoiono - il dolore è profondo. Per questo ha un senso dire che la civiltà di una comunità sta scritta anche nel rapporto che ha con gli animali e per questo vi raccontiamo la storia di “Pepe”, il maltese di due anni sparito giovedì pomeriggio davanti all’Eurospar di via Palermo. Ricominciamo. «Mi hanno rubato “Pepe”, aiutatemi a ritrovarlo!». La telefonata arriva in redazione in mattinata. Insolita e concitata. Ma non si capisce cosa abbiano rubato. Scusi non ho capito... cosa le hanno rubato? “Pepe”. Sì ma chi è “Pepe”? «Il mio cane, un maltese di due anni. Beh non solo mio, è il maltese di famiglia, il miglior amico di mia figlia Sophia, 11 mesi appena, che passa le ore a giocare con lui. La piccola continua a cercarlo, mia moglie Helen ed io non sappiamo che fare. Cosa dici ad una bambina. Piange in continuazione e va in giro “gattoni” per casa a cercarlo». Manuel Mantovan, bolzanino, 30 anni, impiegato in una ditta che assembla cavi, racconta l’insolita storia. «Sentite... ancora non ci credo. Ma chi ruba i cani altrui? Perchè lo fa? Non vorrei mai che l’avessero caricato in macchina per venderlo altrove. Mi è venuta pure in mente la tratta dei cani, o che qualche mendicante l’abbia preso con sè per intenerire il viandante. Non so che pensare! Sono andato in Questura per denunciare l’accaduto, certo, so che hanno altro da fare, ma il nostro “Pepe” non può essere svanito nel nulla». Ma com’è successo? «Giovedì pomeriggio, sul tardi, mia moglie esce di casa per fare la spesa. Va all’Eurospar di via Palermo, quello più vicino a via Druso, si porta dietro il cane e lo lascia fuori dal supermercato. Lo lega al guinzaglio all’apposito paletto, lo saluta, “stai buono arrivo tra poco”, lui scodinzola, non gli piace star fuori ad aspettare ma sa che poi sarebbe arrivata. Lei intanto entra in negozio». Sono da poco passate le 18 e “Pepe” - minuscola nuvola bianca - si mette a cuccia, in fedelissima attesa. «Passa un quarto d’ora ed anche io esco di casa per andare incontro a mia moglie e darle una mano a portare le borse a casa. Arrivo davanti all’Eurospar e vedo il cane. Lo accarezzo, lo saluto gli dico “buono Pepe” ancora un po’ e arriviamo”, poi entro. Trovo mia moglie, finiamo di comprare quel che serve, paghiamo alla cassa ma come usciamo lui non c’è più. Prima abbiamo pensato che si fosse slegato da solo, siamo rientrati e le cassiere ci hanno detto che era passata una signora, aveva slegato il guinzaglio e se l’era portato via. “Pensavamo che fosse la proprietaria”, ci hanno detto». E voi che avete fatto? «Ho passato le ore in giro per la mezza città a cercarlo, ieri sono uscito di casa alle 5 della mattina, chi l’ha portato via dovrà pur portarlo fuori mi sono detto, così ho battuto le strade e le stradine, ho chiesto ad altri padroni di cani, ma di “Pepe” nemmeno l’ombra. Ieri ho pure chiesto un permesso al lavoro per avere più tempo possibile ma non c’è stato niente da fare. Per questo lancio un appello: per piacere chiunque lo abbia visto o creda di averlo visto mi chiami. E chi vede un maltese provi a chiamarlo per nome, lui è sveglio e si girerà. Cercate di capire, “Pepe” è uno di famiglia, speriamo che torni». Il numero di telefono è 345 3335521.
 
ALTO ADIGE
1 MARZO 2014
 
Trovato Pepe, il cane rubato davanti a un supermercato
Denunciato un bolzanino per ricettazione: "L'ho comprato per 20 euro da un romeno". Individuato grazie ad una segnalazione
 
E' stato trovato in un appartamento di viale Druso a Bolzano, Pepe, il maltese di due anni rubato davanti a un supermercato in via Palermo. Il cane è stato individuato grazie alla segnalazione di una bolzanina, Fiorella Tait, che aveva visto un vicino entrare in un condominio con il maltese. La donna aveva letto sull'Alto Adige del furto del cane. Sul posto sono arrivate subito le volanti che hanno recuperato il cane e denunciato un bolzanino di 48 anni per ricettazione. L'uomo ha detto di averlo comprato da un romeno per 20 euro.
FOTO E VIDEO
 
IL CENTRO
1 MARZO 2014
 
Sparito il cane cieco che aiutava il disabile

Matteo Del Nobile

 
TORINO DI SANGRO (CH) - Che fine ha fatto Briciola, volpina bianca, cieca, con una macchia nera sulla testa? Scomparsa o rubata? Se lo domanda una coppia di anziani rimasta senza quella cagnolina da una settimana. Di Briciola si sono perse le tracce in località Lago Dragoni, vicino al campeggio Miramare, dove i due possiedono una casa. «Forse l’hanno presa per farci un dispetto, abbiamo fatto una denuncia ai carabinieri. Speriamo bene» dice la signora Lucia. Si dice che chi non ha mai avuto un cane non può comprendere la sofferenza che provoca la sua morte o scomparsa, ma se quel cane era la fedele amica di un figlio che oggi non c’è più, ecco che la storia è ancor più velata di tristezza. «Quattro anni fa abbiamo perso un figlio di sclerosi multipla, malattia che è stata sua compagna per diciotto anni. Grazie a Briciola, a Billy (un lupacchiotto in miniatura) e a un gatto, la mia vita e quella di mio marito Nannino è meno sola», dice Lucia che, a scanso di equivoci, aggiunge «gli animali non possono sostituire chi non c’è più ma aiutano a far sopportare meglio il dolore». Il racconto si fa emozione quando Briciola è ricordata sulle gambe del figlio, oppure quando, con quello slancio così naturale negli animali, gli leccava la faccia poco prima che morisse. «Quando mio figlio è morto, Briciola si è messa in un angolo e non voleva mangiare. Anche per lei», dice Lucia, «c’è voluto del tempo per accettare quel dolore». La coppia ha deciso di passare gran parte del tempo a Lago Dragoni dove ha la casa, l’orto, il mare vicino. La sera spesso ritorna a Torino di Sangro e porta sempre Briciola con sè. Venerdì scorso i coniugi arrivano di buon mattino, Nannino va nell’orto e Lucia si siede sotto il gazebo e Billy e Briciola si accucciano vicino ai suoi piedi. All’improvviso la volpina si alza e va verso il cancello che mai ha oltrepassato, seguita dall’altro cane e dal gatto. Da qual momento di Briciola si sono perse le tracce. Conoscendo il valore affettivo del cane, arrivano diversi amici della coppia; iniziano le ricerche ma niente. «Pensiamo che si sia trattato di un dispetto e adesso abbiamo anche paura a restare qui. Speriamo», supplica la signora Lucia, «che qualcuno si muova a compassione e ci faccia ritrovare la nostra Briciola».
 
ALTO ADIGE
1 MARZO 2014
 
L’orso non è un pericolo Non chiamate i cacciatori
 
TERMENO (BZ) - Chiamare in causa i cacciatori per scacciare l'orso da Bassa Atesina e Oltradige? Con la sua proposta, apparsa anche sulle pagine di Repubblica, il sindaco di Termeno Werner Dissertori si è guadagnato la replica piccata della Lac, la Lega per l'abolizione della caccia (delegazione Trentino Alto Adige), che premette che «tutti gli animali selvatici, compresi lupi, orsi e linci vivono su questa Terra da molto prima di noi esseri umani e hanno tutto il diritto di continuare a farlo e di conseguenza siamo noi, sedicenti esseri senzienti, a dover fare un passo indietro ed evitare di antropizzare tutto il territorio». Nel merito, poi, Caterina Rosa Marino della Lac ricorda che «la caccia è competenza provinciale e non comunale» (insomma, Dissertori non la può regolamentare sul proprio territorio comunale) e che «volenti o nolenti, dobbiamo rispondere alle direttive nazionali ed europee. In Italia e in Europa, linci, lupi e orsi sono animali protetti in quanto animali rari e preziosissimi per gli ecosistemi naturali». Inoltre, «in caso di comprovato danneggiamento da orso» sono previsti risarcimenti provinciali: «Forse che i danni da ungulati - aggiunge la portavoce della Lac - diversamente da quelli da lince, lupo o orso, sono tollerabili in virtù del fatto che gli ungulati sono cacciabili, mentre i grandi predatori no?» Ed eccoci al punto più importante. Il rapporto tra orso e uomo e i pericoli, veri o presunti, per il secondo. Per la Lac, Dissertori «ha dimenticato che mai da oltre 150 anni abbiamo registrato notizia di aggressioni da parte di orsi alle persone, mentre ogni anno contiamo una trentina di incidenti anche mortali causati da cacciatori... Abbiamo inoltre, ogni anno, centinaia di incidenti provocati da api e vipere... Che facciamo - si chiede la Marino - iniziamo lo sterminio? Oppure prendiamo intelligenti precauzioni?» Al proposito, la Marino fa notare che «sarà sufficiente provocare del leggero rumore camminando nel bosco e l’orso avrà tutto l’interesse di evitarci. Un innocuo sonaglino sarà sufficiente a proteggerci. Ognuno di noi continua a passeggiare per i campi, viaggiare e lavorare semplicemente prendendo legittime precauzioni e sperando di non essere scambiato per un cinghiale da un cacciatore».
 
GEA PRESS
1 MARZO 2014
 
Rapporto Eurispes 2014 – In aumento eutanasie e abbandoni. I dati forniti dall’esperienza del Medico Veterinario
Il rilievo di Horse Angels: gli italiani vogliono il cavallo come animale d'affezione. Niente macellazioni
 
Forse un po’ in secondo piano rispetto ai dati commentati in casa animalista sul Rapporto Eurispes (sensibilità vincenti contro la vivisezione, circo e caccia), ma anche gli equidi hanno un loro posto nelle statistiche elaborate sulle abitudini degli italiani.
Lo rileva Horse Angels, l’associazione specializzata nella protezione dei cavalli.
La maggioranza degli italiani, infatti, si dice favorevole ad una proposta di legge che intende equiparare gli equidi (cavalli, asini, ecc.) agli animali da affezione e impedirne la macellazione. Il 51,9% li vuole vivi e non  bistecche. Horse Angels è a questo proposito attivamente impegnata nella stesura di una nuova proposta di legge, sostenibile, per il riconoscimento del cavallo come animale d’affezione.
Significativi sono i dati ricavabili dall’esperienza dei Medici Veterinari. Il 47,2% di loro dichiara che la disponibilità dei clienti ad adottare animali. Rispetto a qualche anno fa, è rimasta stabile, ma un rilevante 44,3% sostiene che è diminuita; solo per l’8,5% è invece aumentata. Una causa probabile della crisi economica che ha portato a diminuire la propensione ad adottare.
Di rilievo anche i dati sugli animali maltrattati. Più della metà dei veterinari (59,5%) afferma che il numero di animali feriti o in difficoltà in seguito ad abbandono portati nel suo ambulatorio è sostanzialmente stabile rispetto al passato. È però degno di nota il fatto che un veterinario su 4 (25,7%) abbia notato un aumento degli abbandoni rispetto a qualche anno fa; il 14,8% parla invece di una diminuzione.
Alla maggioranza dei veterinari (1,4% spesso, 22,5% qualche volta e 51,7% raramente) è capitato di curare animali maltrattati.
Tutto da riflettere l’aumento le richieste di eutanasia. Il 40,1% dei veterinari afferma che nel corso dell’ultimo anno sono aumentate le richieste di eutanasia a seguito di diagnosi di malattia cronica/non curabile.
Il popolo dei vegetariani e dei vegani, tra sensibilità animalista e cura della salute. Il 6,5% degli intervistati è vegetariano, lo 0,6% vegano, per un totale del 7,1%. Nella precedente rilevazione i vegetariani si fermavano al 4,9%, per una quota complessiva che, con l’1,1% dei vegani, si attestava al 6%. Quasi un terzo (31%) dei vegetariani e vegani ha scelto questo tipo di alimentazione per rispetto nei confronti degli animali, un quarto (24%) perché fa bene alla salute. Un altro 9% afferma di farlo per tutelare l’ambiente.
Un’etica…“bestiale”. Sul tema della vivisezione, sempre al centro di accesissimi dibattiti, la netta maggioranza degli italiani (81,6%) si dice contraria a tale pratica; i favorevoli risultano solo il 16%. Allo stesso modo l’85,5% è compatto nel dichiararsi contrario all’utilizzo di animali per la produzione di pellicce; solo il 12,9% è a favore.
Un terzo (33,3%) degli italiani è favorevole all’utilizzo degli animali nei circhi, ma la maggior parte, il 65%, è contrario.
Appena più della metà del campione è favorevole all’esistenza degli zoo (56,2%, contro il 42,2% dei contrari) e dei delfinari (54,5% vs 43,8). La possibilità di accesso degli animali da compagnia nei luoghi pubblici raccoglie oltre la metà dei consensi.
 
VNEWS 24
1 MARZO 2014
 
Torturano un cane, poi il video su Facebook: arrestati 2 adolescenti

  
St. Louis – Col sorriso divertito, il ragazzino inquadrato lo lancia in aria, poi lo sbatte a terra e lo riempie di pugni, tenendolo ben fermo. L’altro adolescente filma tutto e non trattiene la risatina: la vittima di questo video raccapricciante è un cane di appena 5 mesi, oggetto delle torture fisiche da parte dei due minori. Non contenti del divertimento ottenuto a fine riprese, i due ragazzini postano il filmato sul social Facebook. Con 2.000 condivisioni, il video in questione ha permesso l’arresto e la detenzione di questi due vandali, con l’accusa di maltrattamenti su animali.
La stessa pena per entrambi i carnefici, anche l’adolescente che stava solo filmando il pestaggio: i due sono stati inviati in una struttura di detenzione minorile. La madre di uno di loro si è detta esterrefatta da tale comportamento. Non è raro, infatti, che i genitori di questi bulli non siano minimamente a conoscenza del comportamento dei loro figli e, anzi, li reputino d’indole coscienziosa. L’animale è stato preso in custodia da un’associazione animalista locale, per gli accertamenti medici e per le cure di cui necessita a seguito del pestaggio.
Importante è stato l’intervento degli utenti di Facebook, che hanno inviato il video incriminante alla polizia di St. Louis. Tuttavia, già sotto il post inviato dai due adolescenti in molti si erano espressi con fare minaccioso, esprimendo indignazione e disgusto verso i fautori di questa crudeltà. Infatti, è choccante che questo tipo di fenomeni si sia verificato ad opera di minorenni, che in genere sono sensibili all’affetto verso gli animali.
 
LA NUOVA FERRARA
1 MARZO 2014
 
È un trafficante di corni di rinoceronte
 
L’hanno arrestato in piena notte in un hotel cittadino i poliziotti delle Volanti: un blitz vero e proprio per arrestare un irlandese, Patrick O’Brien, 33 anni, ritenuto un contrabbandiere di animali esotici, visto che tre anni fa venne fermato, arrestato e poi processato per aver avuto due corni di rinoceronte del peso di quasi 3 chili per valore di 120mial euro. Le manette sono scattate all’una di notte dopo che gli agenti della Volante (l’ufficio Upg) avevano rintracciato in albergo l’uomo, poichè dalla banca dati Schengen risultava avere a suo carico un Mae, mandato di cattura europeo, emesso dalla Francia per il reato di contrabbando. Durante il controllo nella stanza dove alloggiava, l’uomo ha esibito agli operatori un passaporto inglese che riportava i dati anagrafici di un tale Jeremi O’Brien, un fatto che ha insospettito gli agenti visto la nota parlava di un irlandese. Dopo i riscontri sul passaporto irlandese presso il Servizio per la cooperazione internazionale di polizia, è emerso che vi era assoluta somiglianza tra il soggetto segnalato come Patrick e Jeremi che alloggia nell’hotel a Ferrara. L’uomo in piena notte è stato condotto in questura dove negli uffici della Polizia scientifica è stato controllato e dopo gli accertamenti sui documenti è emerso che era palesemente falsi. La storia di Patrick O’Brien è quella di un irlandese che venne arrestato per contrabbando e importazione di merce illecita il 25 ottobre del 2011 e per questi fatti venne poi condannato a 3 anni di reclusione: con i suoi familiari era stato controllato su un’ auto alla dogana di Bayonne in Bennesse Maremne (Francia). E dal controllo del veicolo vennero scoperti sotto il sedile posteriore due corni di rinoceronte del peso di 2.75 chili che hanno un valore stimato di 120.000 Euro e destinati alla farmacopea orientale perchè ritenuti - secondo le credenze popolari - aver capacità afrodisiache.
 
NEL CUORE.ORG
1 MARZO 2014
 
ALASKA, DOPO 25 ANNI ANNULLATO L'EFFETTO "VALDEZ" SULLE LONTRE
Nel 1989 il disastro della superpetroliera Exxon
 
Sono passati quasi 25 anni da quando la superpetroliera Exxon Valdez, al largo dell'Alaska, disperse in mare più di 40 milioni di litri di petrolio e solo oggi - e finalmente - uno studio dimostra che la popolazione delle lontre di mare, decimate dall'incidente, si è ricostituita. "Una delle lezioni che possiamo trarre è che gli effetti del petrolio durano per decenni", spiega all'Associated press biologa Brenda Ballachey, responsabile dello studio, che racconta con i numeri quella tragedia marina avvenuta il 27 marzo del 1989, nel fiordo dell'isola di Prince William. Subito dopo l'incidente, racconta la biologa, furono ritrovate mille carcasse di lontre di mare. I poveri animali, per liberare la folta pelliccia dal grasso, ingurgitavano enormi quantità di petrolio che ne provocavano, va da sé, il decesso. Ne furono salvate 350, tutte lavate e asciugate. Non bastò: una volta rimesse in acqua morirono quasi tutte.
Ma l'incidente della Exxon Valdez ebbe conseguenze ancora più drammatica sulla colonia di lontre marine dell'Alaska. Il dramma, continua la Ballachey, continuò, infatti, per gli anni a venire, almeno fino al 2007. Le lontre di mare sembravano risentire, ancora dopo decenni, delle conseguenze dell'inquinamento petrolifero. La parola alla Ballachey: "I nostri studi dimostrano che il numero di animali morti per essere stati contaminati dal petrolio direttamente è pari a quello degli animali deceduti per le conseguenze secondarie". E spiega che le statistiche si fanno esaminando l'età delle carcasse ritrovate: tutte di animali molto giovani. Insomma una strage innaturale, durata quasi vent'anni. Ma ora si volta pagina e il futuro per le lontre marine del fiordo dell'Isola di Prince William sembra roseo. Infatti, come spiega la studiosa, la colonia è fiorente e non muoiono più, in maniera innaturale, animali giovani, ma, come avviene in tutte le colonie di lontre di mare del mondo, individui che hanno raggiunto, diciamo così, un'età veneranda.
 
IL TIRRENO
2 MARZO 2014
 
La Provincia dà il via all’abbattimento di cinquecento volpi
 
PONTEDERA (PI) - Dovranno fare appello alla loro proverbiale furbizia per non finire nel mirino dei cacciatori. La vita si fa difficile anche per l’animale simbolo dell’astuzia. E se ne accorgeranno loro malgrado le volpi che scorrazzano nelle campagne della Valdera. Da oggi parte infatti il periodo di caccia autorizzato dalla Provincia di Pisa per ridurre la popolazione di questo predatore che ha la sfortuna di essere classificato tra le specie problematiche. Nell’arco di un anno l’obiettivo è di abbatterne 478 esemplari. Il tutto per tutelare la piccola selvaggina di cui vanno ghiotte, come lepri e fagiani. Non sarà comunque una caccia indiscriminata. I tecnici della Provincia hanno redatto un piano articolato per Zone di ripopolamento e cattura (Zrc) e Zone di rispetto venatorio (Zrv) prevedendo per ciascuna il numero di capi da abbattere entro il 28 febbraio del 2015. Il criterio che ispira il piano di prelievo viene definito a carattere conservativo, ma vale solo per gli esemplari che sfuggiranno il piombo dei fucili. Nella determina del servizio Politiche rurali, del 25 febbraio, sono indicate anche le modalità di cattura e i relativi periodi di caccia autorizzati, il tutto con l’avallo dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. I cacciatori potranno avvalersi dell’uso di un cane specializzato per l’appostamento alla tana della volpe o la cerca entro un raggio di cento metri, da febbraio alla fine di luglio. Mentre tra gennaio e il 1º di aprile e da agosto a dicembre sono ammessi gli abbattimenti anche in notturna sia all’aspetto che in cerca, con una tregua tra mezzanotte e le cinque del mattino. E con autorizzazione specifica, da richiedere alla Polizia provinciale, è consentito anche l’uso di trappole. E se la decisione della Provincia è stata giustificata con la necessità di tutelare altre specie animali, prede abituali delle volpi, non è difficile ipotizzare che l’apertura della caccia a questo animale provocherà una serie di polemiche, specialmente da parte del mondo animalista. Non va dimenticato che, a suo tempo, una decisione simile suscitò un autentico vespaio a Siena, dove la Provincia, nel 2013, aveva deciso di autorizzare la caccia a questo selvatico, oltretutto nella tana, in pratica autorizzando l’abbattimento dei cuccioli. Alla fine le proteste degli animalisti, che arrivarono ad interrompere un consiglio comunale, sortirono il loro effetto e il provvedimento venne ritirato.
 
NEL CUORE.ORG
2 MARZO 2014
 
PISA, PIANO CONTRO LE VOLPI: "SONO TROPPE, 478 ESEMPLARI NEL MIRINO"
La Provincia si scatena e lascia via libera ai cacciatori
 
Le volpi ancora nel mirino dei cacciatori. La vita per loro si fa difficile anche in Toscana. E' partito, ieri, infatti il periodo di caccia autorizzato dalla Provincia di Pisa per ridurre la popolazione di questa specie. Nell'arco di un anno l'obiettivo è di abbatterne 478 esemplari, accusati di essere troppo ghiotti di lepri e fagiani.
"Non sarà una caccia indiscriminata", scrive "Il Tirreno". Ma i numeri sono quelli di una vera e propria strage. Sta di fatto che i tecnici della Provincia hanno redatto un piano articolato per Zone di ripopolamento e cattura (Zrc) e Zone di rispetto venatorio (Zrv) prevedendo per ciascuna il numero di capi da abbattere entro il 28 febbraio del 2015. 
Non è questo il primo caso di caccia alla volpe in Toscana. Nei mesi scorsi, una decisione simile fece scoppiare le polemiche a Siena, dove la Provincia, nel 2013, aveva deciso di autorizzare la caccia di questo animale, oltretutto nella tana, in pratica autorizzando l'abbattimento dei cuccioli. Alla fine le proteste degli animalisti, che fecero interrompere un consiglio comunale, sortirono il loro effetto e il provvedimento venne ritirato.
 
GAZZETTA DI MODENA
2 MARZO 2014
 
Proposta della Lega: «Abbattimento selettivo dei lupi»
 
Modena. «Gli enti pubblici provinciali che si occupano di tenere sotto controllo la fauna del territorio dovrebbero cominciare a valutare l'ipotesi di abbattimenti selettivi di lupi». La proposta, destinata a sollevare polemiche e divisioni, è della Lega Nord, malgrado il lupo sia animale protetto. «Negli ultimi anni il numero di questi predatori è aumentato notevolmente e adesso nella nostra montagna si muovono branchi che riuniscono molti esemplari e che stanno diventando pericolosi. Nell'autunno scorso, in una frazione di Pavullo, alcune capre sono state sbranate da un branco formato da almeno 18 lupi. I lupi non sono pericolosi per l'uomo fino a quando sono riuniti in branchi di piccole dimensioni. Ma quando i branchi si allargano, questi animali diventano più aggressivi e possono arrivare ad attaccare gli esseri umani. Visto l'ambiente favorevole grazie all'abbondanza di ungulati, loro prede naturali, i lupi rischiano di passare da categoria in via di estinzione a quella opposta. I danni causati dagli attacchi dei lupi agli animali da allevamento e da pascolo sono soggetti a un risarcimento da parte dello Stato. Diventa urgente trovare una soluzione di equilibrio che potrebbe essere proprio una caccia selettiva con autorizzazione».
 
NEL CUORE.ORG
2 MARZO 2014
 
ROMA, CON LA WEDDING DOG SITTER IL CANE ALLE NOZZE DEL PROPRIETARIO
L'idea è venuta alla trentenne Elisa Guadarelli
 
Accompagna il cane all'altare, al fianco della sua proprietaria. E' il compito di una wedding dog sitter. La sua missione? Far partecipare al giorno più bello dei proprietari il cane della sposa o dello sposo. Ieri, nella chiesa in piazza San Macuto, a Roma, c'era anche Elisa Guadarelli, trent'anni. Che racconta al quotidiano "Il Tempo": "Sono stata la prima in Italia ad esercitare in questo settore. Faccio in modo che il miglior amico degli sposi possa partecipare al matrimonio come qualsiasi altro invitato. E poi realizziamo un servizio fotografico dal punto di vista del cane, di ciò che lui vede dal basso".
L'idea è venuta ad Elisa proprio durante la preparazione delle sue nozze, quando non ha trovato nessuno che potesse occuparsi dei suoi quattro cani e del suo gatto. Da ora in poi, almeno a Roma, invece, le altre coppie che andranno all'altare avranno qualcuno che si possa occupare dei quattrozampe della nuova famiglia.
 
STATO QUOTIDIANO
2 MARZO 2014
 
Ansia da separazione nei cani (G.Fatone – dog trainer)
 
Manfredonia  (FG)– LA maggior parte dei proprietari di cani si lamenta del fatto che il proprio amico a 4 zampe mette in atto una serie di comportamenti indesiderati (che molti li definiscono : DISPETTI) solo quando viene lasciato solo. Questi comportamenti possono costituire una vera e propria problematica comportamentale chiamata ANSIA DA SEPARAZIONE.
Solitamente il cane che soffre di questa patologia tende a:
- Distruggere tutto ciò che gli sta intorno (sia con denti che con le zampe)
- Urinando e (in alcuni casi) defecando per tutta la casa
- Abbaiare e/o ululare in continuazione per cercare un contatto con noi
Questo problema è diffuso nei cani che vengono abbandonati e che si trovano in canile. Non è insolito incorrere in questo problema se si decide di adottare un cane dal canile. È anche diffuso nei cani di razza, a causa di allevatori che “fabbricano” cani troppo infantilizzati, troppo dipendenti dal rapporto con gli uomini. Molto spesso sempre gli stessi allevatori, allontanano i cuccioli a circa 30 giorni dalla mamma aggravando ulteriormente questa situazione .
In queste situazioni non fate l errore di legare il cane o chiuderlo in un box/balcone o stanza, raggirate il problema senza risolverlo. È un po’ come avere un menisco rotto e prendersi antinfiammatori a vita. Per risolvere questa problematica è necessario farvi aiutare da un professionista in grado di sviluppare competenze e autostima nel vostro cane.
Non affidate il vostro cane nelle mani di pseudo addestratori o chi si spaccia per istruttore senza mai aver frequentato corsi o scuole! Parallelamente al problema del vostro cane potrebbero insorgere nuove problematiche!
Giuseppe Fatone – Dog Trainer – Consulente Cinofilo
 
GEA PRESS
2 MARZO 2014
 
Balena a bordo – Sea Shepherd documenta nuovamente l’uccisione delle balene (VIDEO)
Gli ambientalisti: tra poche ore probabili nuovi scontri
 
Nuovamente intercettata la nave fabbrica giapponese Nisshin Maru. Sea Shepherd comunica oggi di averla individuata all’interno della Dipendenza del Mare di Ross alle 10:05 circa AEDT (fuso orario dell’Australia Orientale).
Questa volta a bordo della nave vi è il corpo di una balenottera minore. Sul ponte e dai fianchi della nave, si vedono evidenti tracce di sangue.
Sempre sul ponte, ma in una parte più coperta, sono  presenti tranci di carne assieme alla testa di una balena.
Ad individuare la nave-fabbrica è stato l’elicottero della  Steve Irwin, una delle tre navi ambientaliste presenti dell’oceano antartico. Oltre alla Steve Irwin, anche la Bob Barker si sta avvicinando alla nave fabbrica.
Grave quanto dichiarato da Peter Hammarstedt, Capitano della Bob Barker, il quale, con l’oscurità,  teme una “imboscata” delle navi giapponesi. Così, riferisce sempre Sea Shepherd, sarebbe successo in altre occasioni.
La tattica di Sea Shepherd è quella di interporre le proprie navi tra la poppa della nave fabbrcia e le arpionatrici. In tale maniera vengono ostacolate le operazioni della flotta giapponese. In questa fase sono in genere avvenuti i pericolosi incontri tra le due flotte. Navi che passano a distanza ravvicinata e tattiche di allontanamento messe in campo dai giapponesi.
Sea Shepherd ha più volte denunciato la presenza di cavi di acciaio in acqua, tali da potere mandare in avaria le navi ambientaliste in un oceano, come è noto, poco ospitale.  A bordo delle navi ambientaliste ci sono trentotto australiani e tre neozelandesi. Per questo Sea Shepherd si appella ai governi di Australia e Nuova Zelanda “affinchè intervengano prontamente presso il governo giapponese per informarlo chiaramente che non tollereranno un altro attacco non provocato contro i loro cittadini impegnati nell’applicazione del diritto internazionale.”
E’ la seconda volta nell’arco di una settimana che Sea Shepherd individua la flotta baleniera giapponese.
ACCEDI AL VIDEO DI SEA SHEPHERD
 
GEA PRESS
3 MARZO 2014
 
Antartide – Gli incontri pericolosi tra Sea Shepherd e le baleniere
 
A poche ore dall’annuncio di Sea Shepherd, sono iniziati i pericolosi “duelli” tra le navi ambientaliste e la flotta baleniera giapponese. Ne ha dato comunicazione Sea Shepherd Australia poco dopo che l’elicottero della nave ambientalista  Steve Irwin ha intercettato la nave – fabbrica Nisshin Maru. Come è noto si tratta della nave ove avviene la lavorazione delle balene uccise dalle cosiddette “arpionatrici”. La tattica in genere utilizzata da Sea Shepherd è quella di interporre un proprio battello tra la poppa della nave – fabbrica e le arpionatrici. Gli scontri, aveva ricordato ieri il Capitano Peter Hammarstedt, comandante della nave ambientalista Bob Barker, avvengono in genere in questa fase. Anche ieri, per la terza volta in poche settimane, il pericoloso sfrecciare delle navi delle due flotte, si è ripetuto.
Secondo la versione fornita da Sea Shepherd, gli scontri sarebbero iniziati ieri alle 17.45 AEDT (fuso orario dell’Australia Orientale), ovvero a distanza di meno di otto ore dell’avvistamente della nave fabbrica da parte dell’elicottero di Sea Shepherd (vedi articolo GeaPress e video). L’accusa degli ambientalisti è però rivolta in modo particolare contro il Governo australiano. Per Sea Shepherd il Governo australiano avrebbe ora abbandonato le belene al loro destino pur essendo stato avvisato della presenza giapponese proprio nell’area al centro di una diatriba internazionale. Si tratta del cosiddetto Santuario dell’Oceano Antartide, dove la caccia alle balene dovrebbe essere vietata. Un fatto, evidentemente, non riconosciuto dai giapponesi.
Le due flotte continuano tutt’ora ad avvicendarsi pericolosamente nel Mare di Ross.
Di diverso avviso sono ovviamente le dichiarazioni che provengono dal Giappone. Già nello scontro avvenuto  una settimana addietro, l’Agenzia della pesca, aveva sottolienato la pericolosità delle azioni messe in atto da Sea Shepherd. I giapponesi, dal canto loro, parlano di una “boa di avvertimento” che gli ambientalisti avrebbero tentato di tranciare. Si potrebbe forse trattare,  del “cavo d’acciaio” che Sea Shepherd denuncia essere trainato in mare dai giapponesi per costringere ad un cambio di rotta le navi ambientaliste.
 
GEA PRESS
3 MARZO 2014
 
Roccasecca (FR) – Sistemato nella cesta attendendo la morte
Inutile intervento dei volontari e l'indignazione per l'incredibile gesto

 
Sistemato in una cesta di vimini ed avvolto in un cappotto. Di certo, quando è stato visto ai bordi di una strada della periferia di Roccasecca (FR), sembrava dormire. Rimasto incredulo dell’insolito abbandono, un automobilista di passaggio si è fermato per prestare soccorso al cane.
Ai bordi di quella strada, invece, il cane era morto.
Con il muso adagiato sul  bordo della cesta e con il cappotto di copertura parzialmente spostato, tanto da fare pensare ai volontari dell’associazione “Anima L Mente”, che quel cane, quando è stato abbandonato, era ancora in vita. Qualcuno, peraltro, sembra averlo notato già il giorno prima.
Secondo Cristina Di Adamo, volontaria dell’associazione, si tratta di un fatto comunque insolito, pur trattandosi di zone dove il randagismo è tutt’ora diffuso.
“E’ un fatto che ci indigna parecchio – riferisce Cristina Di Adamo a GeaPress – Sembra quasi che l’autore del gesto ha voluto lasciare un messaggio fin troppo chiaro: arrangiatevi voi. Questo – aggiunge la volontaria – anche nell’ipotesi che qualcuno ha trovato il cane investito e provvedendo a quella sorta di sistemazione ai bordi della strada. Nessuno, tranne il ragazzo che si è fermato, si è preso la briga di pensare a qual povero cagnolino, morto pure sotto la pioggia“.
Il cane molto probabilmente aveva un padrone. Ben curato, presentava pure un collarino.
“Ne abbiamo viste tante – aggiunge Cristina Di Adamo – ma così è la prima volta. Ci occupiamo noi dei cani di strada, sterilizzando a nostre spese i randagi ed impegnandoci nell’adozione. Quando succedono queste cose, però, sembra quasi che il mondo non voglia migliorare”.
Il ritrovamento del corpo del cagnolino, è stato ora comunicato al Comune per la rimozione. L’appello, invece, è rivolto a chi riconosce il cane. Potrebbe servire a ricostruire l’intera vicenda.
 
L’UNIONE SARDA
3 MARZO 2014
 
Nuoro, raid di fuoco al canile Gli animali liberati dai box
Blitz nel canile "Croce blu" alla periferia di Nuoro.
 
Ignoti sono entrati durante la notte all'interno della struttura gestita dalla onlus "Fedele amico". Erano da poco passate le 22 quando hanno appiccato il rogo. Non ci sono dubbi sul fatto che si tratti di un incendio doloso: gli attentatori hanno aperto le gabbie e fatto fuggire gli animali prima di far scattare il piano di devastazione. Sono stati gravemente danneggiati uffici e ambulatorio veterinario. Distrutto il sistema di videosorveglianza. Danni per quasi 150mila euro. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco. Le indagini sono dei carabinieri.
 
OTTO PAGINE
3 MARZO 2014
 
Cane abbandonato investito da un’auto: Un uomo lo salva e chiama i Carabinieri
Solofra. Un cittadino Michele D'Alessio ha salvato l'animale ferito in maniera profonda

 
Solofra (AV) –Abbandonato e poi investito da un pirata della strada, un cane ha avuto la fortuna di essere aiutato dalla sensibilità di animalisti e forze dell’ordine.
A notare la presenza del povero cane è stato il professionista solofrano Michele D’Alessio che ha subito allertato i carabinieri della stazione cittadina. Sul posto è arrivato il maresciallo Claudio Gaeta e il carabiniere scelto Giuseppe Pagliarulo. Il cane era stato appena investito da un’auto e aveva una ferita profonda alla zampa. I militari hanno prestato le prime cure al cane cercando di fermare l’emorragia in attesa dell’arrivo del veterinario e dell’autoambulanza dell’Asl che avevano provveduto a chiamare.
Ora grazie al loro intervento l’animale si trova sotto osservazione all’ospedale per animali.
 
LA NUOVA SARDEGNA
3 MARZO 2014
 
Orso bruno, tigre, elefante e due ippopotami sotto sequestro
Maltrattamenti di animali, blitz del Corpo forestale dello Stato al circo Martin a Domusnovas

Tamara Peddis

 
DOMUSNOVAS (Sardegna). Un orso bruno, una tigre, un elefante e due ippopotami, tutti sotto sequestro dopo un bliz del Corpo forestale dello Stato nel Circo Martin a Domusnovas.
Gli agenti hanno effettuato un’ispezione a sorpresa durante lo spettacolo, decidendo quindi il sequestro preventivo di alcuni animali.
L’ipotesi di reato è maltrattamenti e mancato rispetto della normativa sugli animali pericolosi.
L’ispezione è stata disposta con decreto dalla Procura di Cagliari a fronte di alcune segnalazioni di un’associazione ambientalista.
Gli uomini del Corpo forestale dello Stato, giunti direttamente da Roma e diretti dal commissario capo Irene Davì, hanno effettuato l’intervento a Domusnovas anche con l’ausilio di un veterinario per verificare lo stato di salute degli animali, alcuni dei quali appartengono a specie protette.
Orso, tigre, elefante e ippopotami, per quanto sequestrati, resteranno nella carovana circense visto che è difficile trovare loro un “alloggio” adeguato: sono stati affidati momentaneamente ai proprietari del circo con l’obbligo di non impiegarli nello spettacolo e di nutrirli in attesa di altre disposizioni.
 
GEA PRESS
4 MARZO 2014
 
Sequestro al Circo in Sardegna – Tutti i particolari
Sogno una filastrocca? L'incredibile numero con orsi e cavallo, al centro delle indagini degli inquirenti

 
Potrebbe essere anche la tipologia dello spettacolo ad avere portato al sequestro di alcuni animali in un circo attendato in Sardegna. Il Corpo Forestale dello Stato pone infatti in evidenza la tipologia di un numero ove un orso sale a bordo di un carretto trainato da un cavallo, costretto in una museruola, che porta in groppa anche una tigre al guinzaglio.
Per il Corpo Forestale dello Stato, infatti, non si tratta ne “di un sogno né una filastrocca, ma il culmine di uno spettacolo circense“.
I fatti sono avvenuti in provincia di Carbonia Iglesias.
Sempre ad avviso del Corpo Forestale, sarebbe proprio tale aspetto a poter mettere in evidenza una tipologia detentiva definita innaturale oltre che cagionevole di un maltrattamento, per ora solo presunto. Le specie coinvolte nel numero spettacolare sono appartenenti a quelle considerate pericolose per la la salute e l’incolumità pubblica.
Ad intervenire il personale del Servizio CITES centrale di Roma del Corpo forestale dello Stato, coadiuvato dalla Polizia di Stato (Commissariato di Iglesias) e dalle unità del CFS in servizio nella regione sarda. Ispezioni e sequestri scattati in seguito all’esposto di una nota associazione animalista e ad indagini mirate a verificare le condizioni di utilizzo e detenzione degli animali, a garanzia sia del loro benessere che dell’incolumità pubblica.
Sotto sequestro sono finiti un orso, un elefante africano (meno docile e addomesticabile rispetto alla specie asiatica) una tigre e un ippopotamo. Ma nella struttura erano presenti anche una leonessa e altri animali. Alcuni esemplari (in particolare l’orso più anziano, la tigre e l’elefante), sarebbero stati manipolati senza barriere e all’aperto, prima dell’inizio e durante lo svolgimento degli spettacoli, in zone non autorizzate, prossime ad aree dove abitualmente stazionano i visitatori del piccolo zoo annesso alla struttura.
Da appurare inoltre se non venivano adottate sufficienti precauzioni che scongiurassero il rischio di fuga degli animali, notoriamente imprevedibili, o di eventuali loro aggressioni. La Forestale sottoliena l’esistenza di specifiche e rigorose normative in materia di animali pericolosi oltre che prescrizioni dell’autorità prefettizia che stabiliscono limiti categorici in merito all’esposizione degli esemplari in pubblico e al di fuori delle strutture autorizzate.
Significativo quanto altresì comunicato sulla detenzione. Per la Forestale, infatti, potrebbero non essere state rispettate le esigenze etologiche, biologiche, psichiche. Il riferimento tecnico sarebbero i criteri di mantenimento degli animali nei circhi che la normativa vigente stabilisce. Particolarmente eclatanti, così li definisce la Forestale,  i presunti casi di maltrattamenti quali l’utilizzo per tempi prolungati di museruola e legacci per l’orso e la tigre.
Quattro sono i gestori del circo denunciati dalla Forestale alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari.
Gli esemplari sequestrati, tutti di sesso femminile (l’elefante africano di circa 25 anni, la tigre di 11, l’orso bruno di 35 anni e l’ippopotamo) sono stati temporaneamente affidati alla custodia dei proprietari con l’obbligo di mantenerli in determinate condizioni atte a garantirne il loro benessere e la sicurezza pubblica, in vista di un futuro trasferimento ad opera del Corpo forestale presso strutture idonee.
 
NEL CUORE.ORG
4 MARZO 2014
 
CAGLIARI, SEQUESTRATI ANIMALI AL CIRCO MARIN: "MALTRATTATI" (VIDEO)
La procura in azione dopo la denuncia della Lav
 
Gli agenti del Corpo forestale dello Stato hanno sequestrato diversi animali, tra cui un orso, un elefante, una tigre e due ippopotami del Circo Martin. L'operazione, secondo quanto riportato dalla stampa locale, è avvenuta ieri a Domusnovas, in provincia di Cagliari, su disposizione della procura cagliaritana, dopo la denuncia della Lav.
"E' una notizia che ci riempie di soddisfazione -
commenta l'associazione animalista -: dal 2009 seguiamo gli spostamenti del Circo Martin, oggetto di numerose investigazioni, ad opera dei nostri volontari, e denunce. Le immagini girate durante la recente tournée in Sardegna sono drammatiche ed eloquenti, e testimoniano le molteplici violazioni delle Linee Guida Cites, relative ai requisiti minimi di detenzione degli animali".
Il video - che trovate qui sotto - documenta in particolare un'esibizione vietata: un cavallo, infatti, viene portato davanti al pubblico con in groppa una tigre e, in aggiunta, viene costretto a trainare un carretto con sopra un orso, legato ad una catena corta per limitarne i movimenti spontanei.
Le linee Guida Cites del ministero dell'Ambiente "per il mantenimento degli animali nei circhi e nelle mostre viaggianti" stabiliscono molto chiaramente che "In nessun caso esemplari di specie diverse potranno essere trasportati o mantenuti in strutture attigue, soprattutto se le relative specie sono in rapporto preda-predatore". E ancora: "Particolare attenzione deve essere posta a non imporre la vicinanza di specie per loro natura non compatibili".
Le ultime immagini girate dai volontari Lav di Cagliari mostrano anche le condizioni di detenzione degli animali nello zoo del circo: gabbie minuscole e prive di qualsiasi arricchimento ambientale, all'interno delle quali gli animali sono comunque legati con una catena, e l'orso ha addirittura una museruola. Preoccupante, infine, per la sicurezza pubblica, l'assenza di protezioni idonee ad impedire il contatto tra i visitatori e gli animali.
A supporto della denuncia, la Lega anti vivisezione ha prodotto anche il parere di un medico veterinario, specializzato in tema di animali esotici, selvatici e zoo, che conferma la gravità delle condizioni degli animali ritratti nel video.
"Le drammatiche condizioni di questi animali non possono essere più ignorate. Ci auguriamo che siano definitivamente sottratti ai titolari del Circo, ai quali deve essere vietato in futuro di acquisire altri animali
- conclude la Lav -. Come numerose sentenze hanno confermato, e come è ben noto al Corpo Forestale dello Stato, che ringraziamo, perché sia imputabile il reato di maltrattamento animali, le lesioni non devono essere necessariamente fisiche, ma anche riconducibili a sofferenze di carattere ambientale, comportamentale, etologico o logistico, comunque capaci di produrre sofferenza agli animali in quanto esseri senzienti".
VIDEO
 
ANSA
4 MARZO 2014
 
Animali circo sequestrati da Forestale
Nel Cagliaritano, pericolo per sè stessi e pubblico
 
Un orso sale a bordo di un carretto trainato da un cavallo, costretto in una museruola, che porta in groppa anche una tigre al guinzaglio. E' il culmine di uno spettacolo circense accaduto nella provincia di Carbonia Iglesias, in Sardegna, e "potrebbe bastare già questo a evidenziare la detenzione assolutamente innaturale e il presunto maltrattamento degli animali, alcuni appartenenti a specie considerate pericolose per la salute e l’incolumità pubblica". Lo sottolinea il Corpo forestale dello Stato il cui personale del Servizio CITES centrale di Roma, coadiuvato dalla Polizia di Stato (Commissariato di Iglesias) e dalle unità della Forestale in servizio nella regione sarda, ha compiuto ispezioni e sequestri scattati dopo l’esposto di una associazione animalista e ad indagini mirate a verificare le condizioni di utilizzo e detenzione degli animali, a garanzia sia del loro benessere che dell’incolumità pubblica. Quattro i gestori del circo denunciati alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari.
Sotto sequestro sono finiti un orso, un elefante africano (meno docile e addomesticabile rispetto alla specie asiatica), una tigre e un ippopotamo. Ma nella struttura erano presenti anche una leonessa e altri animali. Alcuni esemplari (in particolare l’orso più anziano, la tigre e l’elefante) appartenenti a specie in grado di costituire grave pericolo per la pubblica incolumità, sarebbero stati ripetutamente manipolati senza barriere e all’aperto, prima dell’inizio e durante lo svolgimento degli spettacoli, in zone non autorizzate, vicine ad aree dove abitualmente si intrattengono i visitatori del piccolo zoo annesso alla struttura.
Secondo la Forestale non venivano adottate sufficienti precauzioni che scongiurassero il rischio di fuga degli animali o di eventuali loro aggressioni. Tutto ciò in violazione alle specifiche e rigorose normative in materia di animali pericolosi e alle prescrizioni dell’autorità prefettizia che stabiliscono limiti categorici in merito all’esposizione degli esemplari in pubblico e al di fuori delle strutture autorizzate.
Gli esemplari, erano detenuti senza alcun rispetto delle esigenze etologiche, biologiche, psichiche e - secondo la Forestale - particolarmente eclatanti i presunti casi di maltrattamenti quali l’utilizzo per tempi prolungati di museruola e legacci per l’orso e la tigre. Gli esemplari sequestrati, tutti di sesso femminile (Baby, l’elefante africano di circa 25 anni, la tigre di 11, l’orso bruno di 35 anni e l’ippopotamo) sono stati temporaneamente affidati alla custodia dei proprietari con l’obbligo di mantenerli in condizioni per garantire il loro benessere e la sicurezza pubblica, in vista di un futuro trasferimento ad opera del Corpo forestale presso strutture idonee.
FOTO
 
QUOTIDIANO.NET
4 MARZO 2014
 
Orso, elefante, tigre: la Forestale sequestra gli animali del Circo Martin
Operazione in Sardegna dopo la denuncia e le investigazioni della Lav. Ipotizzato il maltrattamento di animali. In un numero un cavallo in pista con la tigre in groppa e un orso trainato nel carretto. Immagini drammatiche
 
Cagliari, 4 marzo 2014  - Un orso, una tigre, un elefante e due ippopotami sono stati sequestrati nel circo Martin, in questi giorni a Domusnovas nel Sulcis Iglesiente dal Corpo Forestale dello Stato. L'operazione è stata effettuata con il supporto degli uomini del commissariato di Iglesias e ha visto impegnati dodici uomini della forestale. I reati ipotizzati dagli investigatori, coordinati dalla dottoressa Irene Davì del servizio Cites centrale, sono maltrattamento e mancato rispetto delle norme di detenzione di animali pericolosi. In altri termini, in base a quando emerso dall'inchiesta aperta dalla Procura di Cagliari, gli esemplari  venivano custoditiin modo "improprio" e quindi potenzialmente pericoloso per le persone.
La Cites è la Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione. L’operazione,  su disposizione della Procura di Cagliari, è scattata in seguito alla denuncia della LAV.
“E’ una notizia che ci riempie di soddisfazione  – commenta la LAV – dal 2009 seguiamo gli spostamenti del Circo Martin, oggetto di numerose investigazioni, ad opera dei nostri volontari, e denunce. Le immagini girate durante la recente tournée in Sardegna sono drammatiche ed eloquenti, e testimoniano le molteplici violazioni delle Linee Guida Cites, relative ai requisiti minimi di detenzione degli animali”. 
Il video, documenta in particolare un’esibizione vietata: un cavallo, infatti, viene portato davanti al pubblico con in groppa una tigre e, in aggiunta, trainando un carretto con sopra un orso. Questi ultimi sono inoltre costretti da una corta catena per limitarne i movimenti spontanei. Le Linee Guida Cites del Ministero dell’ambiente “per il mantenimento degli animali nei circhi e nelle mostre viaggianti” stabiliscono molto chiaramente che “In nessun caso esemplari di specie diverse potranno essere trasportati o mantenuti in strutture attigue, […]soprattutto se le relative specie sono in rapporto preda-predatore”.
E ancora: “Particolare attenzione deve essere posta a non imporre la vicinanza di specie per loro natura non compatibili”. Le ultime immagini girate dai volontari LAV di Cagliari mostrano anche le condizioni di detenzione degli animali nello zoo del Circo: gabbie minuscole e prive di qualsiasi arricchimento ambientale, all’interno delle quali gli animali sono comunque legati con una catena, e l’orso ha addirittura una museruola.
Preoccupante, infine, per la sicurezza pubblica, l’assenza di protezioni idonee ad impedire il contatto tra i visitatori e gli animali. A supporto della denuncia la LAV ha prodotto anche il parere di un medico veterinario, specializzato in tema di animali esotici, selvatici e zoo, che conferma la gravità delle condizioni degli animali ritratti nel video.
“Le drammatiche condizioni di questi animali non possono essere più ignorate. Ci auguriamo che siano definitivamente sottratti ai titolari del Circo, ai quali deve essere vietato in futuro di acquisire altri animali – afferma la LAV – Come numerose sentenze hanno confermato, e come è ben noto al Corpo Forestale dello Stato, che ringraziamo, perché sia imputabile il reato di maltrattamento animali, le lesioni non devono essere necessariamente fisiche, ma anche riconducibili a sofferenze di carattere ambientale, comportamentale, etologico o logistico, comunque capaci di produrre sofferenza agli animali in quanto esseri senzienti”.
 
L’UNIONE SARDA
4 MARZO 2014
 
Animali maltrattati nel circo Martin
Forestale sequestra orso, elefante e tigre
L'operazione è stata messa a segno a Domusnovas (CI) dal Corpo forestale di Stato con la collaborazione della Polizia.
 
Ci sono anche un orso, un elefante e una tigre tra gli animali sequestrati ieri in un'operazione del Corpo forestale dello Stato nel circo Martin, a Domusnovas.
Un blitz nato dalle denunce e dalle segnalazioni presentate da alcune associazioni ambientaliste e disposto dalla Procura di Cagliari: a Domusnovas sono intervenuti gli uomini della forestale provenienti da Roma. L'accusa è di maltrattamenti di animali. Gli animali sequestrati sono stati affidati ai proprietari del circo che non potranno ovviamente utilizzarli negli spettacoli. All'operazione hanno partecipato anche gli agenti del commissariato di polizia di Iglesias.
 
UMBRIA 24
3 MARZO 2014
 
Terni, più controlli sul trasporto di alimenti e animali vivi: sottoscritto il protocollo in prefettura
Gianfelice Bellesini: «Organi ispettivi e di polizia insieme nella tutela dei consumatori». Intanto a palazzo Bazzani è arrivato il nuovo vice prefetto vicario
 
Forze di polizia, servizi veterinari, ispettori sanitari e del lavoro fianco a fianco nella vigilanza del comparto agroalimentare. Il piano di controllo sottoscritto in prefettura, riguarderà i veicoli che trasportano animali vivi e i prodotti di derivazione animale.
Obiettivi Il piano punta a razionalizzare la vigilanza sui trasporti di animali o prodotti derivati, rendendo più incisivi i controlli su strada. Tutto ciò con l’obiettivo di garantire non solo il rispetto delle norme igienico-sanitarie, ma anche il benessere degli animali, la tracciabilità degli alimenti e, soprattutto, la sicurezza dei consumatori finali.
Il prefetto «Non si tratta di un ‘giro di vite’ sul comparto agroalimentare – precisa il prefetto Gianfelice Bellesini – ma, al contrario, un servizio in più a tutela di un settore economico che è uno dei fiori all’occhiello del nostro territorio. Garantire l’igiene e la sicurezza dei prodotti alimentari – spiega – significa aiutare le filiere d’eccellenza a mantenere alta la qualità e la competitività dei prodotti. La sinergia fra forze di polizia e organi ispettivi consentirà di coordinare e rendere ancor più efficaci i controlli».
Le iniziative Il piano rappresenta la prima di una serie di iniziative volute dal tavolo di coordinamento agroalimentare istituito in prefettura. Altre azioni sono previste per i prossimi mesi nei campi della prevenzione e del contrasto delle frodi alimentari e delle contraffazioni dei prodotti tipici.
Protagonisti Il documento è stato sottoscritto da Isabella Cives (Servizio prevenzione, sanità veterinaria e sicurezza alimentare della Regione), Guglielmo Spernanzoni (Usl Umbria2), Katia Grenga (dirigente polizia stradale Terni), Pier Luigi Felli (comandante provinciale dei carabinieri), Amedeo Farruggio (comandante provinciale guardia di finanza), Francesco Paolo Di Dio (vicecomandante provinciale corpo forestale dello Stato) e Dina Musio (direzione territoriale del lavoro).
Arrivi e partenze Sul fronte degli incarichi, da palazzo Bazzani fanno sapere che ha assunto l’incarico il nuovo vice prefetto vicario. Si tratta di Andrea Gambassi – 53 anni originario di San Giustino –  proveniente dalla prefettura di Bologna dove svolgeva le funzioni di capo dell’ufficio di staff del rappresentante dello Stato e della conferenza permanente. Il dottor Gambassi prende il posto di Rita Stentella, passata alla prefettura del capoluogo emiliano.
 
NEL CUORE.ORG
3 MARZO 2014
 
STERMINIO DELLE VOLPI A PISA, ENPA: BASTA CON I FAVORI AI CACCIATORI
La protesta di massa via mail contro la Provincia
 
L'Enpa lancia una protesta di massa via mail, un "mail bombing", contro la Provincia di Pisa "che ha dato il via libera ai cacciatori per trucidare ben 500 volpi". Le modalità previste, "purtroppo già sperimentate da altre provincie italiane, sono anche quelle della caccia in tana: mute di cani vengono scagliate contro le tane per fare strage sia delle madri che dei cuccioli". Così la Protezione animali in una nota. "E' assurdo e inaccettabile che le volpi, animali così importanti ai fini dell'equilibrio biologico perché 'tengono sotto controllo' altre specie (quali nutrie e ratti), vengano sterminate con il placet di istituzioni decisamente troppo accondiscendenti nei confronti del mondo venatorio, soltanto per fare un favore ai cacciatori i quali le considerano loro competitor nella caccia", spiega l'Enpa. Ed è "altrettanto sconfortante constatare come basti una protesta degli istituti venatori, che lamentano presunti 'danni' alla fauna pronto caccia, per convincere la Provincia di Pisa a dare il via libera alla 'guerra totale' contro le volpi", prosegue la Protezione animali. Secondo cui, invece, è "necessario eliminare i ripopolamenti venatori di lepri e fagiani, destinati allo 'pseudo-divertimento' dei cacciatori, e seguire alla lettera il dettato normativo della legge 157/92: laddove siano accertate situazioni di sovrappopolazione, oltre ai censimenti ad opera di istituti scientifici, prevede il ricorso obbligatorio ed in via prioritaria ai metodi di contenimento ecologici, ovvero incruenti, non contemplando mai il ricorso al mondo venatorio".
 
NEL CUORE.ORG
4 MARZO 2014
 
PISA, STOP ALLO STERMINIO DELLE VOLPI: LA PROVINCIA CI RIPENSA
Successo del mail-bombing promosso da Enpa
 
Il mail-bombing ha avuto effetto: la Provincia di Pisa ci ripensa e revoca la determina che autorizzava l'abbattimento di quasi cinquecento volpi con il sistema della caccia in tana. "Ho chiesto ai dirigenti del mio ufficio – spiega al "Tirreno" l'assessore Giacomo Sanavio – di revocare la determina che era stata approvata già da domani mattina (quindi da oggi ndr). Pensiamo di poter esaminare la questione con maggiore serenità, soprattutto per il clima che è montato su questa vicenda. E' cresciuta, rispetto al passato, la sensibilità per la tutela degli animali". Centinaia di email, infatti, hanno raggiunto in poche ore, dopo l'appello dell'Enpa diffuso anche sul "Nelcuore", la casella della Provincia.
La decisione di abbattere le volpi era stata presa, nelle intenzioni degli amministratori, per tutelare la piccola selvaggina di cui le volpi vanno ghiotte. La stessa, però, di cui "vanno ghiotti" i cacciatori. Insomma, il massacro delle volpi avrebbe levato di mezzo pericolosi concorrenti delle doppiette.
 
IL GIUNCO
3 MARZO 2014
 
Aggredito da 3 pastori tedeschi mentre cerca di salvare il proprio cane: finisce all’ospedale

Simone Paradisi

 
FOLLONICA (GR)– Per salvare il proprio cane viene aggredito da 3 pastori tedeschi e finisce al Pronto Soccorso. È successo ieri a Follonica in via Curiel ad un quarantenne che abita in zona. L’uomo, intorno alle 10 e mezza, stava passeggiando insieme al proprio cane di piccola taglia quando è l’animale è finito nel mirino di tre cani lupo di una villetta che si affaccia sulla via.
I pastori tedeschi in qualche modo sono riusciti a portarsi sulla strada; uno di loro ha azzannato al polpaccio ed al piede destro l’uomo che frattanto aveva preso in braccio il proprio cagnolino per salvarlo dall’aggressione. Il quarantenne urlando e chiedendo aiuto è riuscito ad entrare nel portone di casa ed a chiudersi alle spalle il pastore tedesco.
Immediato l’arrivo sul posto dei Carabinieri della Tenenza di Follonica e di un’autoambulanza della Croce Rossa. L’uomo aggredito è stato condotto al Pronto Soccorso cittadino: per lui profilassi antitetanica, 10 giorni di prognosi e sospetta frattura del dito indice del piede. Il fatto è stato denunciato ai militari dell’Arma.
 
SI’ 24.IT
3 MARZO 2014
 
Cinque falsi miti da sfatare su cani e gatti
 
Luoghi comuni e leggende metropolitane riguardano ogni aspetto della vita umana, compresa quella dei nostri amici a quattro zampe. Quante volte si sentono frasi del tipo: “Non prendere un Dobermann, all’età di sette anni impazzisce”, oppure “Ae una donna è incinta non deve tenere in casa il gatto perché potrebbe contrarre la toxoplasmosi” o ancora “Se il vostro cucciolo fa i bisogni in casa, per rimproverarlo, strofinategli il muso sulla pipì”.
Grazie all’aiuto di Valerio Di Mento, veterinario del Centro Veterinario Aristotele di Palermo, sfateremo cinque miti nei confronti di cani e gatti.
“Un Doberman a sette anni impazzisce perché la sua scatola cranica non riesce a contenere lo sviluppo del suo cervello”
Un Dobermann compiuti sette anni non impazzisce affatto. Fughiamo ogni dubbio: non è vero che a un tratto la scatola cranica di questa razza canina non riesce più a contenere la crescita del suo cervello e che quindi, comprimendolo, porti il cane alla pazzia. A sette anni il cane è già formato, la crescita si è fermata. Questa maldicenza probabilmente si deve al fatto che questi cani furono utilizzati in guerra dalle S.S per la loro forza e l’obbedienza.
“Sono incinta, devo dare via il gatto”
Si dice che i gatti siano certi portatori di toxoplasmosi e che contagino le donne in dolce attesa. Falso! È più probabile che una donna incinta contragga questa malattia da cibi poco cotti o verdure lavate con poca cura. Per dovere di cronaca va detto che il gatto potrebbe contrarre la toxoplasmosi, ma l’unico modo in cui potrebbe contagiare un essere umano sarebbe tramite il contatto ripetuto e prolungato con le feci. La malattia, infatti, è trasmissibile per via oro-fecale, quindi basta non entrare in contatto con i bisogni del micio e far cambiare ad altri il terriccio della lettiera.
“Strofinare il muso del cucciolo sulla pipì per rimproverarlo se ha fatto i bisogni in casa”
Pratica poco utile e soprattutto crudele! Il cane non capirà nulla, soprattutto se il padrone scopre il misfatto ore dopo. In questo caso, per esempio, il cucciolo non assocerà il severo rimprovero con l’errore legato al luogo in cui fare pipì. Il risultato ottenuto sarà solo quello di aumentare la sua insicurezza. Soprattutto potrebbe pensare che l’errore consista semplicemente nell’aver fatto pipì, comincerà a nascondersi per espletare i suoi bisogni e non osiamo immaginare dove potremmo ritrovarli.
“Un anno del cane equivale a sette dell’uomo”
Falso. Non esiste una diretta correlazione fra età del cane e quella dell’uomo. L’età del cane va rapportata alla razza, al peso e allo stile di vita. Così un cane Yorkshire di otto anni sarà un adulto nel pieno delle sue forze, mentre un Alano della stessa età può essere considerato già un soggetto anziano.
“L’osso al cane e il latte ai gatti”
Scordate per sempre i cartoni animati. Le ossa ai cani fanno più male che bene, soprattutto se si tratta di ossa lunghe, che si spezzano facilmente (come quelle di pollo, per esempio). Il cane rosicchiandole potrebbe romperle e ingerirne dei pezzi che danneggerebbero gravemente il suo intestino. Dopo una certa età, non date più latte al vostro gatto. Il felino perde la capacità di assimilarlo correttamente dopo lo svezzamento (così come i cani) e da adulti l’ingestione dello stesso potrebbe provocargli fastidiosissimi problemi.
 
GREEN STYLE
3 MARZO 2014
 
Raffreddore cane: sintomi e rimedi
 
Anche i nostri amici cani possono ammalarsi e prendere il raffreddore, un’infezione che può colpire sia adulti che cuccioli. Del resto, esattamente come i proprietari, anche gli animali sono esposti ai cambi stagionali e agli sbalzi di temperatura, quindi ai batteri influenzali che circolano nell’aria. Solitamente il disturbo si può superare velocemente, in poco tempo, circoscrivibile in due o tre giorni. Per il cane è importante che il proprietario si accorga dello stato influenzale e della presenza del raffreddore, così da agire in modo rapido per facilitare la guarigione. Del resto la zona colpita interessa l’organo e il senso più importante per l’animale, ovvero il naso (o tartufo) e quindi l’olfatto. Per Fido annusare è importante per conoscere e decifrare l’ambiente esterno, tutto ciò che incontra il naso poi attraversa l’apparato respiratorio. Risulta necessario bloccare l’infezione sul nascere, per impedire che degeneri in tosse e bronchite. Quando il cane ha il raffreddore spesso appare più tranquillo, quieto, si riposa in un posto appartato aspettando che l’infezione si estingua naturalmente. I sintomi più evidenti sono simili a quelli umani, solitamente è il proprietario stesso a essere il veicolo di contagio, favorendo starnuti, scolo nasale, tosse, dolore muscolare, catarro, mal di testa, inappetenza, a volte anche la febbre. Il decorso può variare in base all’età del cane e alla tipologia, non tutti i cani esternano l’infezione nello stesso modo. Inoltre se subentra la tosse può capitare che il cane vomiti il catarro, ma indubbiamente lo starnuto è il sintomo più evidente in tandem con lo scolo nasale. Importante valutare e quantificare la presenza del liquido che fuoriesce dal naso, se non scompare dopo pochi giorni è necessario ripresentarsi dal veterinario per alcuni accertamenti. Cura
Per favorire la guarigione del nostro amico è bene chiedere consiglio al proprio veterinario, che potrà indicare il rimedio più adatto in base alla situazione. Quindi garantire a Fido un po’ di tranquillità, una cesta calda e morbida, poco stress e poche emozioni. La posizione del giaciglio è fondamentale, dovrà trovarsi in uno spazio protetto e non esposto a correnti d’aria. Il pelo del cane dovrà essere asciugato al ritorno da ogni uscita sotto la pioggia, ma sempre coperto da un impermeabile in misura. Il cane dovrà accedere a un’alimentazione sana, nutriente e bilanciata completa di acqua che aiuti la reidratazione e lo smaltimento del catarro.
Nel caso la rifiuti aiutatelo con una siringa priva di ago o da sciroppo, oppure aggiungendola al cibo sotto forma di brodo caldo. Nascondete le medicine prescritte nel cibo che ama di più, così da convincerlo ad assumerle. E per favorire la respirazione portatelo con voi in bagno, chiudendo la porta, aprendo il rubinetto d’acqua calda. Dieci minuti di permanenza e il vapore formatosi sbloccherà il catarro agevolando una migliore respirazione.
 
ALTO ADIGE
3 MARZO 2014
 
Gioie e dolori del guinzaglio Ecco cosa impone la legge
 
di Martina Capovin
 
BOLZANO - Ci sono leggi che regolamentano l’utilizzo del guinzaglio e della museruola per i cani. Tutti i proprietari di cani dovrebbero conoscere queste leggi, onde evitare spiacevoli incidenti e multe. La legge più recente che parla di guinzagli nel cane è l’ordinanza della salute pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.209 di venerdì 6 settembre e che sarà efficace per 12 mesi. La legge inizia dicendo che il proprietario del cane è sempre responsabile civilmente e penalmente dei danni o lesioni causati a cose, persone o animali. Per prevenire questi danni, ecco che viene regolamentato l’utilizzo del guinzaglio: nelle aree urbane e nei luoghi pubblici bisogna utilizzare un guinzaglio non più lungo di 1,5 metri (solo nelle preposte aree per cani si può utilizzare il guinzaglio più lungo). Questo significa che di fatto il guinzaglio estensibile, quello amato dalla maggior parte dei proprietari, è vietato. Bisogna poi sempre portare con sé la museruola (rigida o morbida) da applicare al cane se c’è rischio per l’incolumità di persone o animali o se le autorità competenti ne fanno richiesta. Fra le altre cose che la suddetta ordinanza prevede c’è anche quella di affidare il cane a persone che siano in grado di gestirlo e di informarsi prima dell’acquisizione del cane sulle caratteristiche di razza sia fisiche che etologiche. Per quale motivo però sono state emesse queste disposizioni? Spesso è un modo non solo per tutelare gli altri, ma anche per tutelare la salute del cane. Troppo spesso il guinzaglio estensibile veniva tenuto lungo anche a livello di metri di distanza, con il cane che poteva scorrazzare dove più gli pareva. Se questo può andare bene in un’area cani recintata o in un prato in aperta campagna, non va altrettanto bene anche in città. Con il guinzaglio troppo lungo il cane può finire in mezzo alla strada. Oltre a mettere a rischio la salute di “bau”, si diventa delle potenziali fonti di incidente, facendo rischiare la vita anche alle altre persone. E se invece un cane, magari di piccola taglia, con il suo bel guinzaglio lungo chilometri si infila nel cancello di una villa: come si recupera? E se dall’altra parte c’è un cane da guardia? E sulla museruola vale lo stesso discorso: tocca al proprietario tutelare le altre persone da eventuali aggressioni. Se sai già che il cane tende ad aggredire perché cercarsi guai e denunce? Bisogna sempre avere appresso la museruola e se è il caso metterla: non si tratta di umiliare il padrone e il cane, bensì di dimostrare alle altre persone civiltà, maturità e consapevolezza.
 
IL GIORNALE
3 MARZO 2014
 
Ecco i ristoranti stellati per cani e gatti buongustai
Il primo locale è nato a Londra, ma la moda si è subito diffusa anche in Italia. A Lecco una chef animalista ha raccolto la sfida
Croccantini, pastoni insipidi e biscotti secchi addio. Anche Fido ha i suoi gusti e, quando si tratta di mangiare, può diventare molto esigente.

Daniela Uva

 
Proprio come il suo padrone. Da Berlino a Bruxelles sono tanti i ristoratori che l'hanno capito e hanno così trasformato l'esigenza di garantire agli animali domestici un pasto a tre stelle in un vero e proprio business. A molti zeri. Il primo ristorante di lusso dedicato ai cani è stato inaugurato nella capitale tedesca qualche mese fa. Si chiama Pets Deli ed è frutto dell'idea del giovane imprenditore David Spainer. Qui un cagnolino può trovare di tutto: dalla carne al pesce, passando per un menu interamente vegetariano. Il costo oscilla da tre a nove euro, il cibo è rigorosamente biologico e i padroni possono aspettare che il loro amico a quattro zampe finisca chiacchierando seduti in salotto davanti al camino. L'idea non poteva certo passare inosservata, così anche a Londra è nato il Lily's Kitchen Diner, un ristorante gourmet dedicato a cani e gatti. Con un menu studiato appositamente per loro. Il merito è della chef Henrietta Morrison, che non solo ha studiato cibi di altissima qualità e adatti al metabolismo degli animali, ma ha anche messo a disposizione dei piccoli quadrupedi tavoli e ciotole di design, creati proprio per loro. Un po' come accade nel sofisticato Toutou bar, il ristorante per soli cani che Bernard Schol ha inaugurato a Bruxelles.
Qui gli alimenti provengono solo da allevamenti e colture biologiche, e i cagnolini vengono serviti a tavola da un'equipe di camerieri in divisa. E dopo aver mangiato carne o pesce, gli amici a quattro zampe possono gustare un gelato senza zucchero o delle bevande rigeneranti non dannose per la loro salute. Se Fido ama i dolci un'altra idea arriva dalla capitale inglese. Perché proprio qui esiste una gelateria specializzata. Si tratta di un camioncino itinerante - del tutto simile al più classico dei carretti - che gira per i parchi della città accompagnato dalla colonna sonora di Scooby Doo. Il pistacchio non c'è, ma in alternativa è possibile gustare coppette al gusto di pollo o di prosciutto. Ma cosa succede in Italia? Nel nostro Paese le regole che limitano l'accesso degli animali nei locali pubblici sono cambiate. E questa ventata di libertà ha spinto alcuni imprenditori a puntare proprio sul loro benessere. E così a Rogeno, in provincia di Lecco, è stato aperto un ristorante molto speciale: sono benvenuti tutti, sia i padroni sia i loro piccoli amici.
Il locale è stato battezzato Cinque cerchi, e grazie all'idea di Tereside Mughetti e Giacomo Fornari i clienti possono portare con loro il proprio cagnolino, che viene servito ai piedi del tavolo da un cameriere, proprio come se fosse un cliente. Così il piccolo amico mangia - e non paga nulla - mentre i suoi padroni si godono la cena. Per chi ama i gatti, infine, un salto è d'obbligo a Torino.
Qui c'è il Neko Cafè, il primo bar italiano dedicato agli amanti dei mici. Il locale ospita, infatti, sette gattini abbandonati, che nel bar ci vivono, coccolati dall'amore dei clienti. La formula, molto in voga a Tokyo, Vienna, Berlino, Parigi, Madrid, Bucarest e Monaco piace anche qui da noi. Anche perché, fra una carezza e una grattatina, è possibile fare amicizia, mangiare torte fatte in casa e scambiare con gli altri avventori libri e consigli su come vivere con un gatto.
 
LEGGO
3 MARZO 2014
 
Cuccioli di cane e di gatto uccisi per la ricerca, il video choc di un'animalista indigna il web
 
di Alessia Strinati
 
LONDRA - Cuccioli di gatto e di cane terrorizzati nei laboratori in attesa che vengano effettuate su di loro sperimentazioni. Le immagini choc sono state filmate di nascosto da una militante nel Regno Unito per l'abolizione della vivisezione ( BUAV ).  I cuccioli gridano, sono spavenatati, vengono strappati dalle loro madri e uccisi per le sperimentazioni. Sui cani vengono effettuate punture, alcuni di loro muoiono senza che gli scienziati se ne curino particolarmente, dando solo l'ordine di smaltire le carcasse nei rifiuti.
Una barbarie senza cuore nei confronti dei cuccioli che muoiono e rimangono traumatizzati da quanto vivono in quei laboratori.
I corpi dei cani e dei gatti sono sezionati; in una parte del filmato uno dei ricercatori parla con il cadavere di un cucciolo dicendogli: «Facciamo in modo che i pezzi di carne servano a qualcosa».  Le immagini choc riaccendono il dibattito in Gran Bretagna e in tutta Europa sulla sperimentazione animale e sulla possibilità di sperimentare farmaci e cosmetici senza l'utilizzo di creature indifese.
VIDEO
 
IL FATTO QUOTIDIANO
3 MARZO 2014
 
Sperimentazione animale: siamo pronti alla ‘svolta sostitutiva’?
 
Vanna Brocca
 
Che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa. Come la favolosa Fenice del Metastasio, i metodi sostitutivi (leggi: i metodi che sostituiscono i test animali nella ricerca medica e tossicologica) sono un oggetto di grande interesse, molto chiacchierati ma anche molto poco conosciuti quando si tratta di valutarne in concreto la portata.
Dacché anche in Italia sono diventati di gran moda, più o meno dal 2009, quando si tenne a Roma un affollatissimo Congresso mondiale a essi dedicato, ne parlano i ricercatori di laboratorio per affermare che, sì certo, non si può negare che esistano, e tuttavia sono poca roba, per niente utile a sostituire gli “indispensabili” esperimenti sugli animali. E ne parlano molti esponenti della lotta alla sperimentazione animale per sostenere, tutt’al contrario, che essi sono tanti e già tutti pronti all’uso, se solo ci fosse la volontà politica di farlo.
Siccome quello dei metodi sostitutivi è un universo in grande trasformazione, dove gli stessi protagonisti fanno fatica a star dietro a tutte le svolte e le accelerazioni consentite dalle tecnologiche d’avanguardia messe in campo, la mancanza di informazioni puntuali sembra abbastanza giustificata sia da una parte sia dell’altra. 
Perciò, per cominciare a diradare la nebbia, sarà utilissimo l’incontro pubblico di mercoledì 5 marzo, organizzato nella Sala Nassirya del Senato, dalla senatrice Paola Taverna e altri esponenti del Movimento 5 Stelle, che hanno chiamato a Roma due dei massimi protagonisti della svolta “sostitutiva” – Thomas Hartung e Costanza Rovida – per parlare di Nuove strategie di ricerca (senza animali) per la salute dell’uomo e del pianeta.
Il primo, Thomas Hartung, farmacologo e tossicologo, docente di Evidence-based Toxicology, è direttore del Centro per le alternative alla sperimentazione animale (CAAT) che ha due sedi operative: a Baltimora, negli Stati Uniti, in seno alla Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health; e in Germania, presso l’Università di Costanza. Hartung, che è autore di oltre 350 pubblicazioni scientifiche, dal 2002 al 2008 ha diretto anche il Centro europeo per la convalida dei metodi alternativi della Commissione Europea (ECVAM).
La seconda, Costanza Rovida, ha lavorato diversi anni per conto della Commissione Europea allo sviluppo di metodi integrati e alternativi per valutare la sensibilizzazione cutanea. Membro di Caat Europe, consulente chimico aziendale per l’applicazione dei metodi sostitutivi in ambito regolatorio, è impegnata e attivissima nel promuovere i test in vitro attraverso workshop, seminari e pubblicazioni scientifiche.
Le nuove metodologie in via di sviluppo presuppongono un radicale cambio di paradigma nella ricerca scientifica, in particolare negli esperimenti di laboratorio. Dice Hartung: “È il passaggio da una verifica empirica sugli animali, che si è dimostrata né accurata né predittiva per l’uomo, a una ricerca che vuole andare a fondo e capire come agiscono – in base a quali specifici meccanismi – i composti chimici nell’organismo umano”.
È una sfida colossale. Le novità si chiamano modelli virtuali e organi su chip, (Q)SAR, robotica, studi su cellule staminali umane, tecnologie di scansione molecolare, genomica, proteomica, metabolomica, tossicogenomica. Negli Stati Uniti, a sostenerne lo sviluppo con ingenti investimenti sono le massime autorità scientifiche e amministrative: l’Epa in cooperazione con la Food and Drug Administration e diverse altre agenzie federali. Per loro, l’idea di superare la sperimentazione animale non ha motivazioni etiche: ”Nasce dai limiti riscontrati nei test animali. Dalla necessità di trovare risposte adeguate ai nostri interrogativi sulla salute dell’uomo e dell’ambiente”.
Meno coesa degli Stati Uniti, l’Europa sta affrontando l’emergenza salute e la necessità di analizzare le 60mila sostanze chimiche in circolazione di cui poco o nulla si sa con un regolamento buono sulla carta ma pessimo nella sua applicazione pratica: varato nel 2007, il Reach (Regolamento sulla registrazione, valutazione e autorizzazione delle sostanze chimiche) si sta rivelando un boomerang di proporzioni colossali. Secondo Costanza Rovida: “In assenza di controlli adeguati, si sperimentano le sostanze con i soliti metodi, facendo ricorso agli animali, sprecando così l’opportunità di avere un profilo tossicologico delle sostanze completo e sicuro”.
Negli anni scorsi abbiamo imparato a nostre spese che cosa sono i derivati, le bolle speculative, lo spread e il credit crunch: adesso, sarà meglio imparare, e piuttosto in fretta, che cosa significano  ”profilo tossicologico”, “predittività”, “metodi sostitutivi”, “Tox21″ e “Reach” per la nostra vita e per la nostra salute.
 
LA REPUBBLICA
3 MARZO 2014
 
Perché ti ho salvato: storie animali di adozioni felici
 
Il fotografo Theron Humphrey (thiswildidea.com), nato e cresciuto nel North Carolina, ha attraversato 50 stati americani alla ricerca di storie di adozioni felici. Il suo progetto, Why We Rescue, racconta - per immagini ma anche attraverso interviste audio - le storie di chi ha arricchito la propria vita scegliendo di prendersi cura di un cane o un gatto randagio.
Lo stesso Humphrey, nel 2011, ha adottato Maddie, un cane che è diventato il suo compagno inseparabile e anche il protagonista di un fotoprogetto virale: "Maddie on things". Nel corso del suo viaggio il fotografo ha incontrato persone come Michael B., di New York, che afferma: "Adottare Max (un pit-bull) è stata la decisione più azzeccata della mia vita. Perché l'ho fatto? A chi me lo chiede rispondo: come si fa a non aiutare un cane?".
Katie, che vive in Florida, ha adottato sia un cane sia un gatto e vive insieme a loro su una barca: "Il loro è un amore incondizionato - dice - Tutto l'affetto che gli ho dato mi è tornato indietro". Nessuna delle 50 persone intervistate si è pentita della sua scelta. Angela, che vive nel South Carolina, di cani ne ha sei e si prende cura, con un'associazione, di altri trenta randagi: "E' follia - afferma - una follia bellissima".
ASCOLTA GLI AUDIO
(a cura di Pier Luigi Pisa) 
FOTO
 
LA ZAMPA.IT
3 MARZO 2014
 
L’Idaho dichiara guerra ai video segreti sugli abusi contro gli animali
Approvata una legge che prevede una multa sino a cinquemila dollari
e un anno di prigione per chi li realizza senza autorizzazione
 
FULVIO CERUTTI (AGB)
 
Le fattorie e le industrie casearie hanno diritto alla loro privacy. Poco importa se a farne le spese sono gli animali o i consumatori finali. Potrebbe essere riassunto così il concetto alla base di una legge approvata nell’Idaho, primo fra i governi degli Stati Uniti ad approvare una provvedimento che vieta e condanna i video realizzati segretamente che denunciano i maltrattamenti a cui sono sottoposti gli animali nelle fattorie americane. 
Tutto è nato da un’inchiesta realizzata nel 2012 dalla “Mercy for animals”, un’organizzazione animalista e vegana. I video, realizzati con una telecamera nascosta, hanno mostrato l’inferno delle mucche in una grande fattoria: gli animali venivano percossi con delle canne, gli addetti saltavano sulle loro schiene, le prendevano a pugni sul muso, le torturavano con le catene attorno al collo e, in alcuni casi, le sottoponevano ad abusi sessuali. 
Una volta resa pubblica, cinque lavoratori e il manager dell’azienda vennero accusati di crimini contro gli animali. Ma il filmato ha anche scatenato le proteste dell’industria casearia: i video non sarebbero stati utilizzati per frenare gli abusi nei confronti degli animali, ma per causare danni all’azienda in questione che alleva oltre 60mila mucche ed è una delle più grandi realtà del settore lattiero-caseario degli Stati Uniti. «L’associazione Mercy for animals - spiega Bib Naerebout, presidente dell’associazione dei caseari dell’Idaho - ha continuato a fare propaganda perché la gente non comprasse i prodotti di quell’azienda anche dopo che i cinque lavoratori accusati erano stati licenziati». 
Dalle proteste alla nuova normativa il passo è stato abbastanza breve: il governo locale ha approvato una legge che considera criminale, punibile con la prigione o con una multa di cinquemila dollari, chi realizza foto o video non autorizzati all’interno di una fattoria o di un allevamento. Stesso pericolo può incorrere chi cerca di farsi assumere con lo scopo di realizzare quei video. 
L’Idaho è riuscito così a far diventare legge quello che in molti altri Stati è rimasto a livello di provvedimento, senza essere convertito in legge. Un caso può non rappresentare un trend, ma i 17 tentativi fatti in 11 Stati è sicuramente una politica che sta mettendo sempre più in allarme le associazioni animaliste. 
«Approvando quella legge - protesta Nathan Runkle, direttore esecutivo della Mercy For Animals - il governatore Otter si è schierato con coloro che cercano di mantenere le pratiche sbagliate dell’industria casearia nascondendo tutto al pubblico e ha creato un rifugio sicuro per i maltrattamenti agli animali». 
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
3 MARZO 2014
 
IDAHO, SI' ALLE LEGGE CHE VIETA I FILMATI DEGLI ABUSI SU ANIMALI
Gli attivisti: "Un'isola felice per i maltrattamenti"
 
Il governatore dell'Idaho, Otter "l'allevatore", ha firmato una legge venerdì scorso che stabilisce il carcere e multe contro le persone che segretamente filmano gli abusi sugli animali nelle strutture agricole dello Stato americano. Il governatore ha firmato la nuova legge rapidamente, appena due giorni dopo che ha superato l'ostacolo legislativo finale alla Camera.
Il disegno di legge è arrivato in risposta ai video diffusi dall'associazione animalista Mercy for Animals, con sede a Los Angeles, che ha mostrato i lavoratori della Bettencourt Dairy che pestavano, trascinavano e abusavano sessualmente sulle mucche nel 2012 .
L'industria lattiero-casearia da 2,5 miliardi dollari si è lamentatata del fatto che il gruppo di attivisti avrebbe utilizzato i video, non per frenare gli abusi, ma per colpire ingiustamente gli affari della Bettencourt, un'azienda che opera in numerose località e che include più di 60.000 mucche. Insomma, una delle più grandi ditte lattiero-casearie degli Stati Uniti.
Otter, che possiede un ranch, ha detto che il provvedimento contribuirà a rendere gli allevatori più sicuri nella loro proprietà e per il loro sostentamento. E ha scritto in un comunicato: "La mia firma oggi riflette la mia fiducia nella loro volontà di agire in modo responsabile nel miglior interesse degli animali da cui dipende tale sostentamento. Nessuna organizzazione per i diritti degli animali si preoccupa più degli agricoltori e degli allevatori dell'Idaho per assicurare che gli animali siano sani, ben trattati e produttivi".
Mercy For Animals ha immediatamente denunciato la firma di Otter venerdì scorso, dicendo che l'Idaho si trasforma ora in "un rifugio sicuro per gli abusi sugli animali". "Il governatore Otter ha deluso l'Idaho e il popolo americano", ha detto il direttore esecutivo del gruppo, Nathan Runkle. Che ha aggiunto: "Con la firma che trasforma questo disegno di legge in norma, si è schierato con coloro che cercano di realizzare pratiche corrotte negli allevamenti dell'Idaho, nascoste alla vista del pubblico e che cercano di creare un rifugio sicuro per il maltrattamento di animali e altre attività criminali nello Stato".
 
GEA PRESS
3 MARZO 2014
 
Indonesia – La vendetta del Drago di Komodo – Due bracconieri uccisi dalla Polizia
 
E’ di sicuro uno degli animali simbolo della conservazione mondiale e per questo il Parco Nazionale, già nella sua stessa denominazione, è a lui dedicato. Si tratta del Drago di Komodo, grosso rettile dal morso mortale contro il quale, per allontanarlo, basta un semplice bastone.
Per il Parco Nazionale è un simbolo, forse ora più sicuro alla luce di quanto successo venerdì scorso, sebbene l’intervento di polizia sia costato la vita a due bracconieri che si erano inoltrati per uccidere dei cervi. Lungo le rive del Parco indonesiano, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, i due sospetti sono stati uccisi nel corso di un conflitto a fuoco con la vigilanza.
I due facevano parte di un gruppo più vasto che era stato intercettato dalla Brigata Mobile della Polizia nazionale. Gli agenti, impegnati in una perlustrazione in motoscafo attorno all’isola, avevano infatti notato una barca non identificata che si avvicinava a riva.
Intimato l’alt ed iniziate le operazioni di avvicinamento al natante, sono subito partiti in direzione della polizia i primi colpi di arma da fuoco. A quanto pare almeno cinque dei dieci bracconieri, risultavano ben armati. Lo scontro a fuoco è durato per almeno mezz’ora.
Secondo quanto dichiarato dalla vigilanza del Parco, che è intervenuta congiuntamente alla polizia, il bracconaggio in danno dei cervi potrebbe minacciare la popolazione di Draghi di Komodo. Assieme ai bufali selvatici ed altri animali, i cervi costituiscono la principale preda di Draghi.
Recentemente il Governo indonesiano ha disposto il rafforzamento della vigilanza armata, al fine di prevenire ulteriori atti di bracconaggio.
 
GEA PRESS
4 MARZO 2014
Roccasecca (FR) – Era un cucciolo il cane nella cesta, morto dopo l’abbandono in strada
I volontari di “Anima L Mente”: speriamo che qualcuno lo riconosca e ci faccia sapere cosa è successo
 
Era un cucciolo di pochi mesi, quello ritrovato ai bordi di una strada periferica di Roccasecca, in provincia di Frosinone alcuni giorni addietro (vedi articolo). Almeno fino ad ieri, il povero cane era ancora nella incredibile cesta “addobbata” con un cappotto.
A riferilo a GeaPress sono i volontari dell’associazione “Anima L Mente”, che hanno denunciato il grave atto di indifferenza che comunque caratterizza quanto successo. Questo, avevano riferito i volontari, anche nell’ipotesi di “sistemazione” del povero cane una volta  trovato investito. Di certo, avevano aggiunto i volontari, qual cane non è stato abbandonato da morto. La posizione del muso e lo strano cappotto smosso, indicano che il cane era ancora in vita.
Quanto un cittadino ha notato la cesta fermandosi per prestare i soccorsi, la posizione del cane e l’incredibile addobbo, avevano tratto in inganno. Non stava dormendo. Era morto, sicuramente di indifferenza.
Il cagnolino aveva un collarino rosa decorato, accuratamente scelto. Possibile che nessuno lo riconosca?
Intanto, sottolineano i volontari, il Comune è stato avvisato.
 
IL CITTADINO
4 MARZO 2014
 
Giussano (MB), carne e chiodi in strada
Almeno tre cani caduti in trappola

 

NELLE FOTO: Giussano, il cane Susy ha mangiato una polpetta di carne con chiodi abbandonata sul marciapiede: la denuncia all'Enpa della proprietaria (Foto by foto Enpa MB)
Giussano, il cane Susy ha mangiato una polpetta di carne con chiodi abbandonata sul marciapiede: la denuncia all'Enpa della proprietaria
(Foto by foto Enpa MB)

 

Giussano -  Una manciata di polpette imbottite di chiodi abbandonate per strada, un cane operato d’urgenza, la denuncia di una donna a carabinieri, vigili e sindaco. È successo la scorsa settimana a Giussano e lo ha reso noto l’Enpa di Monza e Brianza. L’animale operato è Susy, che a spasso con la padrona Sara Locatelli e Pavel ha inghiottito la carne lasciata su via General Cantore. Sarebbero almeno tre i cani caduti nella trappola.
“Avevo notato che entrambi annusavano in giro con troppa foga, ma sul momento non ho dato peso alla cosa - ha raccontato la ragazza, residente a Giussano - Poi Susy ha mangiato qualcosa, e accanto c’era un chiodo”.
Dopo pochi metri, sorpresa: “Una salsiccia piena di chiodi intrecciati in maniera accurata e certosina ha attirato nuovamente i cani. A questo punto mi sono insospettita e li ho riportati di corsa a casa”.
E lì, nonostante un comportamento normale delle bestiole, la paura e la corsa dal veterinario. “Dalla radiografia si vedevano chiaramente dieci chiodi di circa un centimetro nello stomaco di Susy, il veterinario l’ha dovuta operare immediatamente”. Nei giorni successivi la scoperta che anche altri animali avevano vomitato o digerito chiodi dello stesso tipo. Così, la decisione di esporre denuncia ai carabinieri e di scrivere una lettera a vigili e sindaco.
Perché di sicuro esistono padroni maleducati di cani poco educati, “ma una reazione di questo genere è oltremodo intollerabile e ha lasciato tutti senza parole - ha concluso Sara - Speriamo di individuare i responsabili del gesto, che dovranno rispondere davanti alla legge di quello che hanno fatto”.
L’Enpa Monza e Brianza ricorda che su appuntamento è disponibile presso la sede monzese di via Lecco un ufficio gratuito di consulenza legale per problemi legati agli animali. E che un gesto di questo genere è da considerarsi reato penale.
 
IL MESSAGGERO
4 MARZO 2014
 
Viterbo, strage di gatti al cimitero:
vendetta o messe nere?
 
VITERBO - È strage di gatti al cimitero di San Lazzaro: gli animalisti minacciano un esposto in Procura, il Comune ci mette una “pezza”, attaccando un cartello in cui si avvisa che i gatti sono del sindaco e che chiunque faccia loro del male o li porti via rischia la denuncia per maltrattamenti agli animali. La conta è presto fatta: la colonia felina del cimitero monumentale, nel giro di poche settimane, si sarebbe misteriosamente ridotta della metà, passando dagli originali 19 ad appena una decina di mici.
Tre sono scomparsi a febbraio, altri cinque negli ultimi due giorni. Una gatta grigia, travolta e straziata da una macchina, è stata trovata morta in maniera orribile domenica mattina. Un giallo: «A giudicare dalle ferite - hanno spiegato alcuni testimoni – sembrerebbe vittima di un agguato, come se l’investitore avesse preso la mira e accelerato apposta per metterla sotto». Un orrore che ha convinto i gestori della colonia, sorta nel 2006, a portare i resti della bestiola alla Asl.
Ieri sono spariti altri quattro mici, due appena sterilizzati. Sei-sette anni fa ci fu un precedente, tanto che si pensò alle messe nere: «Ma quali satanisti? Qualcuno avrebbe chiesto a una ditta che effettuava dei lavori di “deportare” i gatti. Per questo stavolta abbiamo subito presentato un esposto ai vigili urbani, siamo andati alla Asl e siamo pronti a recarci in Procura».
Nel frattempo, in attesa del sopralluogo della Asl, ieri si è mosso Palazzo dei Priori. Nei giorni scorsi molti visitatori del camposanto si erano lamentati per la presenza dei gatti, che lasciavano escrementi su viali e tombe; sul fatto che sulle lapidi vi fossero croccantini e quant’altro. Il vicesindaco Luisa Ciambella ha effettuato una verifica a San Lazzaro, quindi il settore cimiteriale ha fatto affiggere un avviso, mettendo nero su bianco che i gatti del cimitero sono del sindaco Leonardo Michelini.
«Nessuno – si legge – può impedire l’alimentazione e il riparo dei gatti delle colonie, catturarli, spostarli sul territorio, maltrattarli o peggio ancora ucciderli».
 
IL CENTRO
4 MARZO 2014
 
Grifoni avvelenati nel Parco Sirente Velino

Magda Tirabassi

 
COLLARMELE (AQ) - Ritrovati due grifoni morti in località Fonte Cituro, a Collarmele, nel Parco regionale Sirente Velino. La polizia provinciale ha consegnato in Procura un fascicolo per sospetto caso di avvelenamento. Gli uomini della provinciale del nucleo ambientale di Avezzano hanno individuato ieri mattina, alle 9, due carcasse di esemplari di grifone, in stato di decomposizione. Da una prima ispezione del territorio, gli agenti giunti sul posto, l’ispettore capo Germano Di Cesare, responsabile del nucleo, e l’ispettore Valerio Girolami, non hanno recuperato sostanze o bocconi avvelenati ma per ora la tesi più accreditata è proprio quella dell’avvelenamento. Le carcasse sono state trasportate alla sede di Caruscino dell’istituto zooprofilattico di Teramo, su disposizione del veterinario della Asl, Mario Mazzetti. In attesa dei risultati delle analisi tossicologiche, gli agenti della polizia provinciale, coordinati dal comandante Antonio Del Boccio, ha predisposto ulteriori controlli su tutta la zona, che saranno avviati già questa mattina. Anche per eliminare eventuali fonti di pericolo per altri animali. I grifoni sono stati reintrodotti all’interno del Parco negli anni Settanta. Si nutrono soltanto di carcasse di animali morti e non sono in grado di predare animali vivi. Svolgono un’importante funzione in quanto provvedono a ripulire i monti dai resti di animali che vivono allo stato brado, come cavalli, mucche, pecore e cinghiali, e che muoiono per cause naturali, per malattie o per altre cause e che potrebbero essere causa di diffusioni di malattie per gli altri animali selvatici.
 
NOVI LIGURE.NET
4 MARZO 2014
 
Cani in cattive condizioni, denunciata per maltrattamento
Una 30enne di Capriata d'Orba (AL), in seguito ad una denuncia, ha ricevuto una visita dei carabinieri che scoprivano come tenesse i tre pastori tedeschi di sua proprietà in condizioni incompatibili alla loro natura

Sara Moretto

 
CRONACA - Il cane è da sempre il migliore amico dell’uomo, ma viene sempre ricambiato? La risposta purtroppo è no. Nel fine settimana, una 30enne di Capriata d’Orba è stata denunciata in stato di libertà per maltrattamento di animali. Come scoperto dai carabinieri della compagnia di Novi, la donna, padrona di tre pastori tedeschi, teneva gli animali in condizioni incompatibili alla loro natura. A portare i militari a compiere gli accertamenti, una denuncia formalizzata alla stazione dell'Arma del paese.
Sempre nelle stesse giornate, è stato denunciato in stato di libertà un cittadino polacco 38enne domiciliato a Capriata d’Orba, poiché sorpreso alla guida di autocarro senza patente, documento mai conseguito dall'uomo. Denunciato in stato di libertà anche un cittadino ecuadoriano 29enne residente a Novi Ligure, anch'esso sorpreso alla guida di autovettura non solo senza patente, ma senza averla mai conseguita. Il veicolo è stato sequestrato e verrà confiscato, in quanto il denunciato, già incorso nella stessa violazione l'anno scorso, risultato recidivo.
 
CORRIERE DEL VENETO
4 MARZO 2014
 
IL CASO
Cani al buio, tra gli escrementi
La proprietaria a processo
L'accusa è maltrattamento. Animali prigionieri in un lager, senza mai uscire: sono diventati ciechi
 
PADOVA – Costringeva i suoi sei cani a vivere in un lager, al buio, senza mai uscire, circondati dai propri escrementi. Adesso, G.M., 37enne di Legnaro, dovrà affrontare un processo con l’accusa di maltrattamento di animali. I sei cani (di diversa taglia e diversa età) sono diventati quasi ciechi. Gli animali, hanno accertato i carabinieri di Legnaro arrivati a casa della donna grazie ad una soffiata da parte di persone che si erano accorte della situazione, passavano tutte le ore del giorno in spazi stretti, costretti a camminare sui propri escrementi ormai stratificati da anni, senza una luce e in condizioni igieniche precarie. Quando i militari dell’Arma hanno liberato i cani, trasmettendo il fascicolo sul tavolo del pm Benedetto Roberti, li hanno trovati quasi ciechi, impauriti, affetti da stomatiti, infezioni cutanee e fotofobici: avevano paura della luce.
 
ANCONA TODAY
4 MARZO 2014
 
Senigallia (AN): cani da caccia segregati nei box, pensionato denunciato
Le indagini, di Municipale e Guardie Zoofile, hanno fatto emergere una situazione particolarmente grave, soprattutto per la detenzione di una femmina meticcia di 13 anni detenuta in uno spazio di poco più di due metri quadrati
 
Nei giorni scorsi è stato eseguito dalla Polizia Municipale di Senigallia, assieme alle Guardie Zoofile del Nucleo Vigilanza Zoofila di Ancona, un decreto di perquisizione e sequestro a carico di un pensionato senigalliese per le accuse di detenzione incompatibile di due cani da caccia.
Il decreto, emesso dal PM della Procura di Ancona dott. Paolo Gubinelli, si è reso necessario dopo settimane di indagini, che hanno fatto emergere una situazione particolarmente grave, soprattutto per quanto riguarda la detenzione di una femmina meticcia di 13 anni detenuta in uno spazio di poco più di due metri quadrati, nel centro urbano di Senigallia. Il pensionato è stato tenuto sotto controllo dalle Guardie Zoofile per un lungo periodo di tempo, nel quale è stata documentata la costante permanenza dei due animali negli angusti box addossati alla residenza del proprietario.
L’uomo è stato quindi denunciato per detenzione incompatibile e ora rischia l’arresto fino ad un anno o una multa da mille a 10mila euro.  I due cani sono stati trasportati in un luogo idoneo indicato dalle Guardie Zoofile.
Le Guardie Zoofile “invitano quindi i cittadini a un più cosciente comportamento nella detenzione dei propri animali d’affezione, ed eventualmente, ove ci fossero dubbi, a contattare il Nucleo di Vigilanza Zoofila di Ancona per non incorrere in pesanti sanzioni e provocare inutili sofferenze agli animali”.
 
NEL CUORE.ORG
4 MARZO 2014
 
ANCONA, TENEVA CANI DA CACCIA IN BOX STRETTISSIMI: DENUNCIATO
"Meticcia di 13 anni in uno spazio di due metri quadrati"
 
Un pensionato di Senigallia, in provincia di Ancona, è stato denunciato dalla polizia municipale e dalle guardie zoofile del Nucleo vigilanza zoofila di anconetano per detenzione incompatibile di due cani da caccia. In particolare, l'uomo teneva una femmina meticcia di 13 anni in uno spazio di poco più di due metri quadrati. Le indagini, durate settimane, hanno permesso di documentare la costante permanenza dei due animali nei piccoli box addossati alla residenza del pensionato. I due cani sono stati trasportati in un luogo idoneo indicato dalle guardie zoofile.
La detenzione incompatibile di un animale è punita dal codice penale con l'arresto fino a un anno o con l'ammenda da 1.000 a 10.000 euro. Basta che il cane sia legato ad una catena troppo corta o che viva perennemente dentro un box o semplicemente confinato in un balcone, o addirittura, nell'ipotesi più grave, tenuto in un ambiente completamente isolato da qualsiasi contatto umano e visivo. In questi casi si parla di maltrattamento e le pene sono decisamente più gravi.
 
GEA PRESS
4 MARZO 2014
FIUMICINO (RM) – Confisca di tre Suricati
Erano stati sequestrati dall'ENPA. Ringraziamento per il Comune
  
E’ giunta a confisca la vicenda di tre Suricati, piccolo mammifero carnivoro la cui specie è originaria del Sud Africa. Vennero sequestrati dalle Guardie ENPA del Nucleo di Roma dell’ENPA nel marzo 2013 all’interno di un negozio di animali di Fiumicino.
Stante quanto comunicato dall’ENPA sarebbero stati detenuti in maniera irregolare. La confisca ora pervenuta è stata disposta  dal Comune di Fiumicino con Determina Dirigenziale dell’Area Politiche Culturali e Diritti – Ufficio Diritti degli Animali. Il tutto proprio a seguito degli accertamenti svolti dalle Guardie ENPA che provvidero a sanzionare il negozio oltre che a disporre sotto sequestro i tre piccoli animaletti esotici.
Nel corso degli accertamenti, sarebbero mancati proprio le necessarie autorizzazioni per la detenzione e la vendita di questi animali previste dalla Legge Regionale del Lazio n.89 del 1990. Nella determina dirigenziale, comunica sempre l’ENPA, sono confermati i rilevi delle Guardie relativi alla sommistrazione per dodici ore ininterrotte al giorno di illuminazione oltre che le evidenziate azioni di disturbo da parte del pubblico. Secondo l’ENPA i tre Suricati avrebbero costituito attrazione per la clientela. All’epoca dei fatti erano giunte all’ENPA segnalazioni di cittadini indignati.
L’invito è ora rivolto alla Commissione Regionale Animali  Esotici, affinché non vengano autorizzati negozi alla detenzione di questi animali. All’ASL viene invece chiesta  una vigilanza più attenta.
I Suricati sono ora ricoverati in una struttura idonea nei pressi della Capitale.
L’ENPA ringrazia il Comune di Fiumicino, in particolare la Dott.ssa Daniela Pascucci, Funzionaria Direttiva Biologa, responsabile dell’Ufficio Diritti degli Animali, che con dedizione, passione, capacità  e determinazione,  ha curato il complesso e lungo iter burocratico che ha portato alla confisca degli animali.
 
NEL CUORE.ORG
4 MARZO 2014
 
BRACCONAGGIO, LA CAMERA BOCCIA EMENDAMENTO SUL FURTO VENATORIO
"Salvi" i cacciatori. La Lav riproporrà il voto al Senato
 
Con 388 no e 81 sì la Camera ha bocciato mercoledì scorso - forte del parere negativo dato da governo e commissione Giustizia - un emendamento presentato dai Cinquestelle che intendeva estendere l'applicabilità dei reati contro il patrimonio dello Stato ai casi di bracconaggio commessi da cacciatori che possiedono una regolare licenza di caccia.
I cacciatori "regolari" che vengono sorpresi a cacciare di frodo, infatti, non possono essere imputati dei reati contro il patrimonio previsti dagli articoli 624, 625 e 626 del codice penale, contrariamente agli "irregolari". L'emendamento (presentato rispetto al provvedimento che introduce nel codice penale il reato di inquinamento ambientale) proponeva una modifica all'articolo 30 della Legge 157/92, estendendo la possibilità di imputare per furto ai danni dello Stato anche i bracconieri che possiedono una licenza di caccia, considerando non meno grave il danno causato alla fauna selvatica da questi ultimi, che di fatto risultano impunibili.
"Storicamente il bracconaggio, in particolare quello a danno di animali protetti, è stato sempre punito nel nostro sistema normativo con sanzioni modestissime con conseguente irrilevante effetto preventivo e repressivo – ha dichiarato il dott. Maurizio Santoloci, magistrato e direttore dell'ufficio legale della Lav – La teoria giurisprudenziale del "furto venatorio" negli anni scorsi ha invece consentito di operare una efficace azione di contrasto anche alle forme di bracconaggio più cruente ed odiose, anche con arresto in flagranza di bracconieri".
"Non codificare tale principio in una norma organica – prosegue Santoloci – rileva chiaramente una mancata volontà di affrontare in modo serio e concreto le forme di caccia illegale di ogni tipo ma soprattutto quelle a danno di animali protetti. Resta da chiedersi: perché non approvare una norma severa finalizzata soprattutto a contrastare chi distrugge la nostra fauna protetta?...".
La Lav proporrà al Senato di votare in seconda lettura l'emendamento, esprimendosi sul contenuto e non bocciandolo a priori solo perché presentato da una forza d'opposizione.
 
GEA PRESS
4 MARZO 2014
 
Unione Europea – Italia sotto inchiesta per il bracconaggio
L'Europarlamentare Zanoni: siamo a due passi dall'infrazione
 
La Commissione europea ha aperto una procedure Pilot, propedeutica ad un’infrazione, per i numerosi casi di bracconaggio all’avifauna in Italia denunciati dall’eurodeputato PD Andrea Zanoni. Per lo stesso Europarlamentare, che recentemente è riuscito a portare nella giusta destinazione l’altra annosa questione dei richiami vivi (vedi articolo GeaPress)   si tratterebbe di una chiara violazione della normativa europea che potrebbe costare una procedura d’infrazione con tanto di sanzioni.
“L’Italia resta sotto la lente di ingrandimento della Commissione Europea per i numerosi casi di bracconaggio che si verificano nella penisola -  ha dichiarato Zanoni – Se non interveniamo al più presto rischiamo pesanti sanzioni economiche”. Così l’eurodeputato PD, vice presidente dell’Intergruppo per il Benessere e la Conservazione degli Animali al Parlamento europeo, ha annunciato l’apertura del Caso EU Pilot 5283/13/ENVI “Uccisione, cattura e commercio illegale di uccelli”, una procedura che avviene appena prima dell’apertura di una infrazione.
“La Commissione europea ha chiesto al Ministero dell’Ambiente e al Ministero delle Politiche Agricole e Forestali dettagliate e precise informazioni sui ripetuti casi di bracconaggio in Italia – spiega Zanoni – ed in particolare: bracconaggio nel Delta del Po con mezzi vietati come i richiami elettroacustici; bracconaggio in Sicilia con prelievo di pulli nei nidi di Lanario, Falco pellegrino e Aquila del Bonelli; uccellagione in Sardegna (Sulcis e Sarrabus) con reti lacci e trappole di piuccoli passeriformi;  uccellagione in Valcamonica, Valtrompia e Valsabbia di piccoli uccelli migratori; bracconaggio con fucili e reti ai danni dei rapaci in migrazione; bracconaggio di anatidi e trampolieri in provincia di Foggia (vasche Margherita di Savoia e laghi di Lesina e Varano) e cattura di allodole con reti; bracconaggio di anatidi e trampolieri nelle “vasche della camorra”, bracconaggio di quaglie e tortore e cattura di passeriformi primaverile nelle isole di Ischia e Ponza”.
“Questa è una risposta sonora a quanti continuano a negare i gravissimi casi di bracconaggio in Italia e la non sempre pronta risposta di certe autorità locali. Dal canto mio – ha concluso l’Eurodeputato – continuerò a denunciare queste violazioni alla normativa europea a Bruxelles e a monitorare da vicino l’evolversi della situazioni in Italia”.
Tra le questioni sollevate  dalla Commissione Europea anche il rischio che le attività di bracconaggio determinano  numerosi problemi di conservazione delle specie di avifauna con  possibili impatti negativi anche in altri Paesi dell’Unione europea. Questo, ha sottolineato sempre la Commissione, anche in relazione al ruolo chiave svolto dall’Italia per la sua posizione geografica lungo le rotte migratorie di numerose specie. La Commissione ha altresì auspicato l’impegno delle autorità italiane nel contrastare il fenomeno al fine di garantire  il rispetto effettivo delle disposizioni della Direttiva Uccelli e dei relativi obiettivi di conservazione dell’avifauna.
 
IL CENTRO
4 MARZO 2014
 
Troppi cervi e caprioli La Regione vuole aprire la caccia selettiva
 
PESCARA - Si chiamano “selecacciatori”. Sono cacciatori specializzati nell’abbattere alcune specie animali, come cervidi o cinghiali, per equilibrarne il numero rispetto all’estensione del territorio. Nelle intenzioni del regolamento che oggi verrà discusso in Commissione Agricoltura del Consiglio regionale i selecacciatori dovranno garantire «la conservazione delle specie, assicurando un equilibrato rapporto con l'ambiente». Per i caprioli il rapporto ottimale varia da 10 a 30 capi per 100 ettari, per il cervo da 1,5 a 6 capi per 100 ettari. I selecacciatori dovranno usare armi con canna ad anima rigata e caricamento singolo manuale munite di cannocchiale di puntamento. Non potranno portare con sè cani. Il regolamento ha già suscitato le proteste del consigliere regionale di Rifondazione Maurizio Acerbo («Aperta la caccia aperta a Bambi»). Contrari anche Wwf e Lipu: «La Regione rispolvera alla chetichella un provvedimento già ritirato nell’ottobre 2012 che sostanzialmente apre la caccia al cervo e al capriolo», dicono il presidente regionale Wwf Luciano Di Tizio e il referente Lipu Stefano Allavena. «Si tratta di due specie che sono tornate in Abruzzo dopo che la caccia le aveva completamente distrutte, a partire dagli anni ’70 del secolo scorso, grazie a un’intelligente operazione di reintroduzione in parchi e riserve naturali. Da allora le due specie si sono gradualmente diffuse anche all’esterno delle aree protette ma ancora oggi vi sono ampie zone, potenzialmente adatte, in cui, soprattutto il cervo, è molto raro o assente». Lipu e il Wwf ritengono «assurdo pensare di aprire la caccia a queste due specie, visto che è ancora in pieno svolgimento il processo di ricolonizzazione di vaste aree, e comunque senza studi adeguati sulla loro presenza in Abruzzo. In ogni caso ogni progetto di questo genere va respinto di fronte alla necessità prioritaria di tutela dell'orso bruno marsicano». La massima concentrazione di cervi si trova infatti nella Zona di Protezione Esterna del Parco Nazionale d’Abruzzo. «Aprire la caccia al cervo e al capriolo in questa zona, di estrema importanza per l’orso, significa aggiungere un ulteriore grave fattore di disturbo», dicono Lipu e Wwf.. Per l’assessore Regionale Mauro Febbo il regolamento «non è più rinviabile, per i problemi che la mancata gestione delle specie crea agli agricoltori e alle stesse specie protette: infatti è ormai acclarato dal mondo scientifico che il cervo è un forte competitore del camoscio d’Abruzzo».
 
ALTA LEX
4 MARZO 2014
 
Maltrattamento di animali: è necessario l’elemento soggettivo doloso
Tribunale Verona, sentenza 31.01.2014
 
Per la configurazione del reato ex art. 544-ter c.p., è necessario l’elemento soggettivo doloso.
Nella sentenza n. 2568/2013 il Tribunale di Verona in composizione monocratica affronta il tema del maltrattamento di animali.
Una donna è stata condannata per il reato ex art. 544-ter c.p. perchè cagionava lesioni a 110 animali tra adulti e cuccioli di cani, detenendoli in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di grandi sofferenze.
L’allestimento dell’allevamento violava altresì le disposizioni di cui all’art. 12 DGR del Veneto n. 272 del 6/02/2007, a causa dei recinti privi di visibilità, delle dimensioni che non permettevano possibilità di movimento, delle deiezioni che non venivano smaltite in modo igienico, e dell'assenza di un sistema di ventilazione forzata che avrebbe permesso un ricambio d’aria e di un recinto all’aperto.
All’imputata veniva lamentato di non essersi adoperata affinché gli animali avessero l’assistenza necessaria dal punto di vista veterinario e di aver causato con tale omissione la morte di tre cuccioli.
In sua difesa, la donna sosteneva che era stata buttata fuori in malo modo dal capannone nel quale gestiva il proprio allevamento e che si era adoperata per il ricovero dei cani nell’attesa di ottenere l’autorizzazione all’esercizio dell’attività e di essersi comunque sempre occupata di loro “amorevolmente”.
Il Tribunale ha precisato che il delitto di cui all’art. 544-ter c.p. si configura ogni qualvolta si cagionino (anche in forma omissiva, secondo quanto dispone il comma secondo dell’art. 40 c.p., nel caso in cui sull’agente incomba l’onere di impedire l’evento) per crudeltà, o comunque senza necessità, lesioni agli animali, ovvero li si sottoponga a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le caratteristiche etologiche.
Nella sentenza, seguendo l’orientamento della giusprudenza precedente, viene ribadito che è sufficiente ai fini dell’integrazione del reato la sussistenza dell’elemento soggettivo del dolo generico.
Il tribunale analizza il rapporto tra l’art. 544-ter c.p. e la contravvenzione di cui all’art. 727, comma secondo, c.p.
La condotta di maltrattamento di animali sorretta da dolo eventuale, come nel caso analizzato, rientrerà nel campo di applicazione dell’art. 544 ter c.p., che richiede appunto l’elemento soggettivo doloso.
Saranno quindi punite con la contravvenzione contenuta nell’art. 727 comma secondo c.p. le condotte meramente colpose consistenti nella detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura tali da provocare gravi sofferenze.
In conclusione si può affermare che in tema di maltrattameno di animali, bisognerà verificare se dalla condotta siano derivate lesioni o almeno una grave sofferenza e poi valutare l’elemento soggettivo per inquadrarla nella corretta fattispecie.
Il Tribunale ha condannato l’imputata per il delitto di cui all’art. 544-ter c.p., per le lesioni cagionate dovute a trascuratezza.
Sussiste “rispetto a tale comportamento omissivo, il dolo al più eventuale, vista la piena accettazione del rischio dell’evento-lesione come conseguenza della propria omissione”.
Per approfondimenti:
(Altalex, 4 marzo 2014. Nota di Enrica Maria Crimi)
 
GEA PRESS
4 MARZO 2014
 
Gli animali investiti e tanti mattoncini da mettere assieme sul palazzo della vita
Contro l'indifferenza che uccide l'esperienza di un animalista "di strada".
 
Al di là della strada. Alcuni canoni imposti dalla moderna società rendono implicitamente schiavo il singolo individuo. Azioni che si ripetono all’infinito e trasformano l’uomo quasi in un automa. Lo stesso uomo che usa le macchine, in questo caso le automobili, e diventa un prolungamento delle stesse, come se la stessa umanità fosse ingoiata dal metallo o dall’asfalto.
Mentre ritornavo a casa ,qualche tempo fa, alla guida della mia automobile, notai un gatto che, molto lontano da dove mi trovavo, si stava avvicinando al bordo della strada. Sicuramente la sua intenzione era quella di attraversare e considerata la velocità delle auto, nonostante mi trovassi in centro abitato, con un limite di quaranta chilometri orari per non parlare del divieto di sorpasso, pensai che per il povero animaletto non sarebbe stata un’impresa semplice se non addirittura l’ultima. Dal lato opposto non arrivavano auto e vidi il gatto accennare prima a dei timidi tentativi, poi deciso si portò al centro della strada dove, però, venne bloccato dalle auto che sopraggiungevano nel mio stesso senso di marcia. A quel punto era praticamente impossibile non vederlo.
Dopo sei o al massimo sette automobili c’ero io. Decelerai e azionai le quattro frecce per permettere al gattino di completare l’impresa e nel contempo far notare a quelli che mi seguivano la presenza di “pericolo”. Incuranti della mia manovra, quelli dietro ebbero la brillante idea di sorpassare e quasi investire il gattino, che si trovava a pochi metri dalla mia auto, sempre impaurito e bloccato a centro strada. L’unica soluzione fu quella di scendere dal veicolo e fermare “a gesti” le auto che quasi non investirono pure me. Con la mia auto al centro strada, quattro frecce accese, dovetti scendere e gesticolare per far fermare tutti gli altri. Il gattino per fortuna riuscì a raggiungere l’altro lato della strada. Non feci nulla di eroico, fui solo meno indifferente, poi però per qualche istante mi pervase uno strano senso di paura. Non paura di essere investito, ma di aver letto negli occhi della gente l’indifferenza.
Quella stessa indifferenza, solo lo scorso anno ha ammazzato più di cento animali nella sola mia città, tra gatti, cani e volpi, senza contare ricci e altri animaletti. Numeri che, almeno in questo caso, riguardano il centro urbano e che,ahimè, non rappresentano una quantità precisa. Il tutto documentato con foto – spesso e volentieri criticate – e una denuncia/relazione presentata anche al Sindaco con una mappa dettagliata della città in cui si evidenziavano tutti i punti degli investimenti in cui gli animaletti avevano perso la vita. Criticità pericolosa non solo per gli animali non umani. Spesso sento dire: “si, ma gli animali sono imprevedibili, te li vedi spuntare all’improvviso…” senza riflettere che anche un bambino può essere imprevedibile e quindi cosa si fa, si investe anche lui?
Esistono le norme etiche del buon senso, nascoste da qualche parte in quella sacca dimenticata della nostra cara coscienza. Di sicuro a quaranta km orari si avrà un tempo di reazione diverso da ottanta, piuttosto che centoventi. Basterebbe rifletterci un attimo. Nel frattempo un altro gatto, l’ennesimo, ha perso la vita, investito e lasciato sull’asfalto alle 8:30 in una stradina secondaria sempre della mia città. Quando è stato recuperato era ancora vivo. Portato d’urgenza presso l’ambulatorio veterinario, dopo tutte le cure possibili, purtroppo è stato necessario ricorrere all’eutanasia, considerate le condizioni irreversibili.
Potrei raccontarne cento e altri di episodi del genere come ad esempio il caso di Nico. Un dolce cagnolone di quartiere a cui (quasi) tutti volevano bene. Investito all’una di notte,lo scorso luglio da due ragazzi su di un motociclo che dopo averlo preso in pieno – con la miracolosa fortuna di non cadere – si fermarono dopo 100 mt a controllare le condizioni della moto, incuranti della sofferenza del povero cane a terra nel sangue, per poi andare via tranquillamente. Data la velocità elevata del veicolo, l’unico testimone presente, considerata anche l’ora, non riuscì a segnare il numero di targa. Dopo aver ricevuto la sua segnalazione mi recai subito sul posto e facendo scudo con la mia auto riuscì a recuperare e caricare Nico in macchina. Lui la conosceva bene la mia auto, c’era già stato tante volte. Ci saliva anche per salutarmi quando tornavo a casa, ma questa purtroppo sarebbe stata l’ultima da vivo. La corsa contro il tempo per arrivare in una clinica privata dove purtroppo non ci fu nulla da fare. Nico morì dopo qualche ora.[…]
Marco Cocco – Volontario animalista di Capua (CE)
 
NEL CUORE.ORG
4 MARZO 2014
 
MILANO, CITY ANGELS: PER I CLOCHARD CON CANE UN DORMITORIO CON CUCCE
In via Esterle 15 posti letto per i senza tetto
 
Per i clochard con il cane, finora non ammessi nei dormitori pubblici principalmente per motivi igienici, c'è una buona notizia a Milano. In via Esterle 13, una traversa di via Padova, i City Angels hanno accolto la proposta del Comune di ospitare i senza tetto che non vogliono separarsi dal loro cane. "Siamo già pronti - dice il fondatore dell'associazione Mario Furlan al quotidiano "la Repubblica" -. Nella nostra 'casa Silvana' abbiamo allestito 15 posti letto con altrettante cucce e stiamo intensificando le attività perché abbiamo molte richieste. Infatti, a volte, ospitiamo anche due cani per cuccia".
Nel nuovo regolamento comunale sugli animali ci sarà anche un capitolo dedicato a chi non ha casa e dorme per strada con un animale, unico compagno di viaggio contro la solitudine. Proprio un gruppo numeroso di clochard trascorre la notte con i propri cani sotto i porticati davanti al cinema Arlecchino, una traversa di corso Vittorio Emanuele, il cuore della città. Furlan continua: "Andiamo spesso a parlare con quel gruppo e spieghiamo che, se vogliono, da noi c'è posto anche per gli animali. Nel nostro dormitorio abbiamo un grande turn over: alcuni ospiti si fermano qualche settimana, ma nel periodo freddo cambiano molto. Diversi sono quelli che ci vengono segnalati dal Comune. E noi apriamo le porte a tutti".
Non solo: i City Angels stanno anche lavorando insieme all'assessore ai Servizi sociali del capoluogo lombardo, Pierfrancesco Majorino, per realizzare un progetto di banco alimentare per raccogliere cibo per cani.
 
GEA PRESS
4 MARZO 2014
 
Sudafrica – Trovato il rinoceronte mutilato dai bracconieri. L’eutanasia è avvenuta stamani

 
Rintracciato stamani il rinoceronte che lo scorso venerdì era stato osservato da alcuni visitatori del Parco Nazionale sudafricano Kruger. L’animale appariva gravemente ferito a seguito della privazione del corno compiuta dai bracconieri.
Per almeno quattro giorni ha vagato nella boscaglia nonostante l’orrenda mutilazione.
Le ricerche, avviate venerdì scorso, erano state ostacolate dalle cattive condizioni metereologiche. Oggi il rinvenimento nella località di Phabeni, in  un’area molto distante da dove il rinoceronte era stato visto dai visitatori.
In genere i riconoceronti privati del corno non hanno quasi possibilità di sopravvivenza. In aggiunta a ciò il proiettile che aveva colpito il rinoceronte di Phabeni, era risultato conficcato all’altezza del cervello. I bracconieri, una volta vicini all’animale che evidentemente sembrava tramortito, hanno poi praticato il rudimentale taglio. Il grosso rinoceronte si era poi in qualche maniera rimesso in piedi, come già successo per altri casi.
I rangers hanno riferito che non vi era alcuna possibilità di intervento ed il povero animale è stato eutanasiato. Un episodio che la stessa Autorità per i parchi Nazionali del Sudafrica ha definito “straziante”.
Il recupero del rinoceronte è avvenuto in un’area del Parco particolarmente difficile da raggiungere. Purtroppo, anche per quest’anno, il numero dei rinoceronti uccisi tende già segnatamente a superare tutti i precedenti recor negativi.
 
LA ZAMPA.IT
4 MARZO 2014
 
“La biodiversità in Europa? Si salva importando ippopotami ed elefanti”
Sarebbero queste le conclusioni tratte da un team di ricercatori danesi
 
Importare in Europa elefanti e bisonti per difendere la biodiversità: una ricetta ”originale” che permetterebbe di ricostruire gli antichissimi paesaggi europei, contraddistinti da isole ricche di varietà biologiche, come le foreste popolate da elefanti e rinoceronti e le rive del Reno e del Tamigi popolate da ippopotami. Secondo lo studio realizzato da un gruppo di ricercatori danese dell’Università di Aarhus e pubblicato sulla rivista dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti gli “architetti” degli ecosistemi preistorici furono i grandi mammiferi, eliminati rapidamente dall’avvento dell’uomo moderno. 
Raccogliendo e analizzando i risultati di decenni di studi relativi al ritrovamento di coleotteri fossili, in particolare gli scarabei stercorari, i ricercatori danesi hanno realizzato una mappa delle foreste e della fauna che caratterizzavano il paesaggio dell’Europa tra 130 e 5 mila anni fa. Ne emerge che in epoca preistorica il continente era ricco di grandi foreste e popolato da una moltitudine di grandi animali erbivori, come elefanti e ippopotami. L’arrivo dell’uomo, attraverso la caccia e lo sfruttamento dei terreni per scopi agricoli, portò rapidi cambiamenti e l’estinzione di questa mega-fauna. «Un modo per creare - ha spiegato Rasmus Ejrnaes, uno dei responsabili dello studio - un maggior numero di ecosistemi auto-organizzati e con un alto livello di biodiversità sarebbe quello di creare spazi per i grandi erbivori nel paesaggio europeo, con la possibilità di reintrodurre animali come i bovini selvatici, bisonti e persino elefanti. Manterrebbero una vegetazione variegata nelle regioni temperate e garantirebbero le basi per un alto livello di biodiversità». 
 
GREEN STYLE
4 MARZO 2014
 
Cani, gatti e scimmie arrostiti in Indonesia
 
Il mercato di Tomohon nel Nord Sulawesi, in Indonesia, è famoso per i generi alimentari che propone. Cibi atipici che altrove violerebbero leggi e provocherebbero svenimenti e lacrime, ma che sul territorio indonesiano incontrano il consenso di molti acquirenti. Il tradizionale mercato propone carne arrostita di scimmie, pipistrelli, gatti, cani, maiali, ratti, bradipi ma anche di pitoni giganti. Gli esemplari cotti alla fiamma, o alla brace, sono esposti sulle bancarelle completamente integri con un’espressione straziante sul muso. Su alcuni banchetti il cibo viene prontamente affettato o tagliato su richiesta, oppure i corpi preparati all’occorrenza per vendere le interiora. A testimoniare la tradizione culinaria indonesiana è stato Raymond Walsh, fotografo e blogger di 44 anni con base in Oman, che ha riportato sul suo blog l’esperienza vissuta in prima persona. Accanto a ceste ricolme di frutta e verdura coloratissima, stazionano i corpi di cani, scimmie, pipistrelli completamente abbrustoliti. Venduti come stuzzichini infilzati su stuzzicadenti di legno, oppure sezionati e acquistati a pezzi. Il macabro scenario pare essere di casa nel mercato, perché per gli indonesiani gli animali non sono solo esemplari domestici ma anche fonte di cibo. Le immagini strazianti del reportage svelano corpi cristallizzati nel dolore finale, accentuato dalla cottura sul fuoco che restringe la pelle e fa assumere alle vittime espressioni simili a grida.
I metodi di soppressione variano in base all’animale, il più terribile è quello dei cani, che vengono impiccati. E prima che ciò avvenga rimangono pressati in una gabbia di ferro molto stretta, a pochi passi dai loro compagni ormai privi di vita e già pronti sul banco della vendita. L’aria di dolore e morte che si respira incide sull’atmosfera del luogo, lo stesso fotografo la descrive come pesante e pressante. L’usanza locale, se pur esotica e comune in Indonesia, ha creato molto turbamento in Raymond, che descrive come indimenticabili gli sguardi dei cani rinchiusi nelle gabbie anguste in attesa di morire.
 
GEA PRESS
4 MARZO 2014
Svizzera – Le amazzoni nel bagagliaio
 
Due Amazona finschi, sono state trovate chiuse all’interno di altrettanti contenitori nascosti in un bagagliaio di una macchina proveniente da Friburgo, in Germania.
Il sequestro, avvenuto lo scorso agosto, è stato tenuto segreto dalle autorità doganali svizzere, al fine di approfondire le indagini.
L’autovettura era guidata da un cittadino svizzero, fermato al passaggio di frontiera di Riehen, nei pressi di Basilea ed a sua volta non molto distante da Friburgo. I due pappagalli erano disposti in contenitore  di poco più grande dello loro stesse dimensioni. Tali contenitori erano a sua volta sistemati sotto il fondo del bagagliaio.
L’Amazona finschi, originaria del Messico, è inserita nell’Appendice I della Convenzione di Washington sul commercio di specie rare e minacciate di estinzione. Si tratta dell’elenco al quale è riservata la massima protezione.
 
GREEN STYLE
4 MARZO 2014
 
Cani morti in Inghilterra, ancora misteriosa la causa
 
È un vero mistero la malattia sconosciuta che sta mietendo vittime tra i cani inglesi: è salita a 19 la conta degli esemplari deceduti fino a ora. I veterinari non riescono a individuare la causa scatenante, a trovare il colpevole silente che infetta i cani del Regno Unito. Le zone più colpite pare siano quelle della Contea di Durham e del Dorset, ma la patologia sconosciuta si è lentamente diffusa da sud a nord con esiti molto negativi. Nonostante le somiglianze con l’Alabama Rot, che negli anni ’80 colpì mortalmente in USA un numero molto alto di cani di razza Levriero, i veterinari non hanno individuato la presenza del batterio, scatenante cioè l’E. coli. Il primo vero caso di questa malattia misteriosa è stato scovato nel 2012 nella contena del New Forest in Hampshire, con esito negativo per la vita del cane malato. Da allora la malattia si è diffusa in silenzio, con calma, allargando il raggio d’azione. I veterinari hanno identificato alcuni sintomi comuni. Ad esempio la formazione spontanea di segni sulla cute che somigliano a punture, quindi un’evoluzione in escoriazioni e tagli sulle zampe e il corpo. Successivamente subentrano piaghe e sangue, dal dolore fisico si passa all’inappetenza con rifiuto del cibo e vomito. Il cane diventa apatico, poco reattivo e sviluppa un’insufficienza renale acuta, con spasmi e dolori che lo condurranno alla morte. I medici hanno escluso un legame con virus, funghi, batteri o tossine, mentre propendono per un’origine di tipo genetico. Inoltre avanzano dubbi sulle passeggiate in zone boschive e isolate, che potrebbero incidere negativamente sulla salute del cane. Molte le teorie, ma l’unica certezza è che non è stata ancora individuata la causa di questa moria. I cani colpiti spesso spirano tra forti dolori, oppure il veterinario è costretto a sopprimerli come ultimo gesto caritatevole. L’ultimo caso quello di Poppy, un cane di razza Whippet infettatosi dopo una passeggiata, colpito dalla malattia in modo rapido fino al terribile esito finale.
 
NEL CUORE.ORG
4 MARZO 2014
 
NEW YORK, 20 MILA ANIMALI UCCISI IN DUE ANNI PER LA SICUREZZA DEI VOLI
Per le autorità è "una strage necessaria"
 
In due anni ben ventimila animali sono stati uccisi nell'area degli aeroporti di New York per evitare, spiegano le autorità aeroportuali, problemi nel via vai del traffico aereo e salvare, sottolineano, vite umane. Storie, ribatte David Karopkim, fondatore dell'associazione Goose Watch NYC, convinto che si possa, acquistando apparecchiature sofisticate e radar appositi, risolvere il problema senza l'inutile strage di falchi africani, gheppi americani, gabbiani, puzzole, volpi rosse, conigli, cerbiatti e chi più ne ha più ne metta.
Ma ecco, nel dettaglio – i dati sono pubblicati sul sito dell'Huffington Post, grazie a una richiesta sulla base del Transparency act spedita dal New York Post – i numeri della strage. Cominciamo dagli uccelli in via d'estinzione. All'aeroporto Teterboro, in New Jersey, dipendenti della Port authority hanno sparato a un falco africano e a un gheppio americano; ben 11, invece, sono stati i falchi pescatori ammazzati al JFK. Moltissimi tipi di uccelli hanno subito la medesima triste sorte: 3203 storni, 1908 tortore luttuose, 5.729 gabbiani. E poi ci sono gli altri animali, quelli che non disturbano in cielo, ma sulla terra: 82 conigli dalla coda di cotone, 4 volpi rosse, 18 opossum, 11 coyote, 11 cerbiatti e 11 puzzole. Una strage necessaria, secondo le autorità portuali che ricordano il "Miracolo sull'Hudson" di cinque anni fa. Un aereo in volo si scontrò con uno stormo di anatre, il pilota, per miracolo, riuscì a dirottare il velivolo sull'Hudson e a farlo atterrare dolcemente sull'acqua. Tutti in salvo: 155 passeggeri e i cinque membri dell'equipaggio.
 
GIORNALETTISMO
4 MARZO 2014
 
Il video dell’uomo che rischia la vita per salvare un cane
 
La storia che ti farà ricredere sul genere umano di oggi viene da Huffington Post: un automobilista a Houston ha rischiato la vita attraversando l’autostrada per salvare un cane ferito. Le telecamere di sorveglianza mostrano il giovane uscire dal proprio camioncino, scavalcare lo spartitraffico e portare al sicuro la bestiola, un labrador femmina, che successivamente ha ricevuto le cure adeguate.
Il video:
 
LA REPUBBLICA
4 MARZO 2014
 
Salva il cane sull'autostrada con un panino
 
Appena ha saputo che c'era un cane ferito in mezzo alla strada, Rickey Young non ha esitato e ha scavalcato le barriere di una statale a Los Angeles, tentando di avvicinare l'animale spaventato con un sandwich. Il giovane è riuscito a portare in salvo il cane che era stato investito
VIDEO
 
LA ZAMPA.IT
4 MARZO 2014
 
Theo e Beau, il loro amore diventa virale sul web
La famiglia Shiba adotta un cagnolino e racconta per immagini il rapporto nato fra il più piccolo dei suoi tre figli e il quattrozampe
 
FULVIO CERUTTI (AGB)
 
Theo è un cagnolino adottato. Beau è il cucciolo di casa, il più piccolo della famiglia Shiba. La loro storia d’amore, semplice e naturale, ha inizio quando il bimbo ha solo due anni e nella sua vita entra a far parte un quattrozampe salvato da un canile quando aveva solo sette settimane di vita. «Era il più timido della cucciolata, ma appena ha visto Beau gli è corso incontro - racconta la madre -. Guardando il suo muso ho capito che lui sarebbe stato il nostro nuovo componente della famiglia».  
Un’amicizia che diventa intensa così come in tante famiglie, anche a discapito di qualche regola che la signora voleva imporre: «In un primo momento avevo pensato di farlo dormire su un lettino in un recinto coperto. Ma poi il suo piagnuccolare era diventato insopportabile così ho lasciato che salisse nel suo letto. Il terzo giorno l’ho trovato coricato abbracciato a mio figlio Beau mentre stava facendo il suo pisolino pomeridiano».  
Quello che è stato un gesto di un pomeriggio è poi diventato un rito quotidiano che la famiglia Shiba ha voluto raccontare con decine di immagini pubblicate sul profilo Instagram Mommasgonecity. Immagini che in poco tempo sono diventate virali sul web, sempre più diffuse, oggetto di interesse dei media e delle televisione e, prossimamente raccolte anche in un libro.. Vale la pena concedersi una carrellata di queste immagini
FOTO
 
NEL CUORE.ORG
4 MARZO 2014
 
CALIFORNIA, IMMAGINI MOZZAFIATO DI BALENE E DELFINI DAL DRONE (VIDEO)
L'autore: "Ho imparato tantissimo su questi cetacei"
 
Ecco le incredibili riprese da un drone sorvolando Dana Point, nell'Orange County, in California. Sono state realizzate dal capitano Dave Anderson della Capt. Dave's Dolphin and Whale Safari. In questa sequenza di cinque minuti, si vede un nutrito gruppo di delfini e di tre balene grigie che migrano lungo la costa al largo di San Clemente, negli Stati Uniti. Ma ci sono anche alcuni fotogrammi mozzafiato di un cucciolo di megattera che si scambia tenerezze con la madre, oltre ad un altro esemplare a Maui.
Nella descrizione del filmato, il capitano Dave dice: "Questo è il video più bello e avvincente di cinque minuti che io abbia mai realizzato. Ho imparato così tanto su queste balene e delfini da questo filmato con il drone che mi sento come di essere entrato in una nuova dimensione". Sorprendentemente - racconta HuffPost - Anderson ha filmato tutte le scene da un piccolo gommone, da cui ha lanciato e ha catturato il piccolo drone, un elicotterino, a mano. E' stato un processo pericoloso, ma nessuna legge è stata violata. Eppure, i cineoperatori della fauna selvatica non devono tentare di ripetere l'impresa a meno che non siano esperti e in grado di rispettare tutte le leggi.
Il capitano Dave lavora per educare il pubblico sulle grandi balene e sulla popolazione di delfini al largo della costa della California. Ha anche iniziato a liberare per la prima volta dagli ami da pesca un gruppo balena di Orange County nel 2008, visto che questa è una delle principali cause della morte di cetacei in tutto il mondo.
VIDEO
 
GEA PRESS
5 MARZO 2014
Palermo – Sequestro di 13 Pit bull. Un arresto per resistenza ed il sospetto dei combattimenti
Intervento della Polizia di Stato
Agenti della Polizia di Stato appartenenti all’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, hanno tratto in arresto un giovane accusato dei reati di violenza, resistenza e minacce a Pubblico Ufficiale oltre che furto di energia elettrica.
L’intervento di polizia che ha portato all’arresto e scaturito nel corso di un controllo di un magazzino di via Buonpensiero. Si tratta di una strada nei pressi del Cimitero di Sant’Orsola ed il fiume Oreto, non nuova ad interventi repressivi che hanno comportato anche il sequestro di animali.
In questo caso, all’interno di un magazzino, sono stati individuati 13 Pit bull che secondo la Polizia di Stato, sarebbero di dubbia provenienza.
I fatti sono avvenuto intorno alle 20.00 di ieri sera, quando una pattuglia, in servizio di prevenzione e controllo del territorio, riteneva di sottoporre a controllo di polizia gli occupanti di una vettura ferma sul ciglio della strada. Le spiegazioni fornite dai due soggetti, circa la loro presenza in zona, non convincevano però gli Agenti che decidevano di estendere il controllo ad un magazzino limitrofo. In questo posto, infatti, i due avrebbero raccontato di essere rimasti.
Uno dei due soggetti sottoposti a controllo provvedeva così all’apertura del lucchetto consentendo l’accesso agli Agenti. Secondo la Polizia di Stato il presunto magazzino era in realtà un’area esterna delimitata da muratura, reti metalliche e materassi.
Al centro dell’area 13 gabbie di un metro quadro cadauna costruite in mattoni di tufo e cemento. All’interno di ogni gabbia un pitbull che ringhiava.
A questo punto la situazione è degenerata. Alla richiesta dei poliziotti sull’eventuale rintracciabilà dei cani, ovvero la presenza del chip, uno dei soggetti sarebbe andato in escandescenza colpendo gli Agenti. Non soddisfatto li apostrofava in malo modo e si rifiutava di seguirli. Tratto in arresto  dovrà ora rispondere anche del reato di furto di energia elettrica, in considerazione della presenza di un magnete che, così come stabilito da personale Enel, attingeva irregolarmente corrente elettrica da altra fonte.
Sul luogo veniva fatto intervenire un veterinario dell’Asp allo scopo di verificare la salute dei cani che, ad un primo superficiale esame, sembravano versare in cattivo stato.
Proprio in merito alla considerevole presenza di animali, indagini sono in corso per verificare se all’interno del magazzino fosse stato approntato un allevamento di cani, magari addestrati al combattimento o, comunque, pronti ad esser venduti “in nero” ed a prezzi concorrenziali.
L’intera area è stata posta sotto sequestro.
 
IL TIRRENO
5 MARZO 2014
Animali avvelenati, è allarme
di Giulia Catarzi
CARMIGNANO (Prato) - «Stavo stendendo i panni nel giardino davanti alla mia casa quando una tortora è precipitata a terra ai miei piedi ed è morta». Questa la segnalazione di una residente di Comeana dopo che, da una settimana a questa parte, i residenti di viale Leopardi e delle strade limitrofe hanno trovato numerosi volatili di questa specie deceduti sulla carreggiata. «Sono già diverse mattine che, uscendo per andare al lavoro, vedo delle tortore morte sulla strada – racconta un altro abitante del posto – all’inizio, trovandone una vicino alla mia auto ancora viva ma impossibilitata a volare, pensai le fosse successo qualcosa, poi però nei giorni successivi ne ho viste altre morte, e quindi ho pensato che probabilmente sta succedendo qualcosa, anche perché di spari non se ne sentono». In effetti viale Leopardi a Comeana è costeggiato da numerosi alberi di pino sui quali si annidano questi uccelli sporcando, come è facile immaginare, tutte le auto che vengono lasciate lì sotto per la sosta. Qualcuno ha quindi avanzato l’ipotesi dell’avvelenamento da parte di qualche cittadino esasperato, ma di prove certe al momento non ce ne sono. «Come amministrazione comunale – spiega il vicesindaco di Carmignano Elisa Drovandi – non abbiamo assolutamente intrapreso iniziative per limitare questo tipo di fauna. Abbiamo però riscontrato, ultimamente, che sono stati avvelenati anche tre o quattro gatti a Seano e non sappiamo davvero darci una spiegazione. Le tortore possono creare dei fastidi ai residenti della zona, ma siamo ben lontani dal solo immaginare di intraprendere azioni di soppressione. Figurarsi, non lo facciamo neppure con le nutrie, che scavano tane importanti dalle quali l’acqua penetra negli argini dei nostri fiumi e ne mina la stabilità. In questo caso, infatti, stiamo valutando come poter allontanare la specie, ma non certo di uccidere gli animali». Un altro problema con cui deve fare i conti l’amministrazione carmignanese, restando sempre su questo argomento, è quello dei barbagianni al cimitero di Seano. Anche qui i volatili sporcano le lapidi e creano numerosi malumori tra i cittadini, ma nel tempo ci sono state varie azioni per tentare di limitare il fenomeno senza arrivare mai a misure drastiche alle quali, invece, ha pensato chi avvelenato i gatti a Seano e, forse, anche le tortore a Comeana.
 
MATTINO DI PADOVA
5 MARZO 2014
Chiude i cani in casa: denunciata
LEGNARO (PD) - Lei, G.M., 37 anni di Legnaro, è da tempo senza un lavoro. Vive sola in una casa di famiglia, ormai cadente. Ha problemi psicologici. Pochi contatti umani e unica compagnia, per molto tempo, solo i cani che appartenevano ai genitori, entrambi morti qualche anno fa a poca distanza l'uno dall'altro. Il prossimo 3 novembre finirà a processo davanti al giudice monocratico di Padova per maltrattamento degli animali. A presentare la denuncia alcuni vicini da tempo in conflitto con la famiglia di G.M. proprio a causa di quei cani che abbaiavano sempre, di giorno e di notte. Un conflitto combattuto anche a colpi di azioni giudiziarie. La donna, rimasta sola, aveva deciso di risolvere il problema rinchiudendo gli animali dentro casa, con gli scuri perennemente abbassati. Il 9 novembre 2012 è intervenuto il settore veterinario dell’Usl. E i cani sono stati sequestrati, prima di affidarli all’Enpa, l’Ente protezione animali di Sarmeola. Terribili le loro condizioni: è emerso che, da anni, vivevano tra gli escrementi stratificati in condizioni igieniche terribili e in quella permamente oscurità. Tanto da essere colpiti da diverse infezioni come stomatiti e altre malattie. Naturalmente sono fotofobici: non tollerano la luce e ormai sono quasi ciechi. Ma al di là dei cani, c’è anche il caso di una donna che, con ogni probabilità, ha bisogno di un grosso aiuto.
 
NEL CUORE.ORG
5 MARZO 2014
CAGLIARI, FINITI IN UN CANALE E STREMATI: SALVATI DUE CUCCIOLI
Recuperati dalla polizia. Ma non si trova la madre
Erano stremati dal freddo e dai ripetuti tentativi di risalire un canale di scolo delle acque piovane e la mamma abbaiava incessantemente forse dopo aver tentato di salvare i suoi cagnolini da morte sicura. Proprio quei latrati hanno catturato l'attenzione degli agenti della Squadra nautica della polizia di Cagliari che sono riusciti a salvarli. Due cuccioli di cane sono stati soccorsi dai poliziotti nelle vicinanze del Porto canale. Alle 9 di oggi la pattuglia era impegnata nei consueti controlli dei litorali quando gli agenti hanno sentito abbaiare un cane. Si sono avvicinati notando il canale pieno d'acqua e due cuccioli che tentavano di rimanere a galla. I poliziotti - con non poche difficoltà - son riusciti ad afferrare i cagnolini salvandoli. Li hanno asciugati e riscaldati con alcune coperte e hanno cercato di rintracciare anche la madre, che si era allontanata, ed eventualmente altri cuccioli nell'area portuale, ma nessuna traccia di altri animali. Così, dopo le prime cure, i cagnolini, di circa due mesi, sono stati affidati ad un'associazione di volontariato.
 
GEA PRESS
5 MARZO 2014
Manfredonia (FG) – Nel lago, pitone reale e tegu
Intervento del Corpo Forestale dello Stato
 
Il personale del servizio CITES del Corpo forestale dello Stato di Bari, ha rinvenuto presso l’Oasi di Lago Salso di Manfredonia, un pitone reale e un tegu. Si tratta, spiega il Corpo Forestale dello Stato, di rettili le cui specie sono di origine esotica. Il commercio di questi animali è regolamentato dalla normativa Cites, così come adottata anche dall’Unione Europea e dall’Italia.
La Forestale, sottolineando i possibili pericoli nel maneggiare tali animali, evidenzia altresì come  il loro ritrovamento è sicuramente dovuto all’abbandono da parte di cittadini della zona che non riuscendo più a gestire in casa tali esemplari, li liberano senza conoscere le problematiche.
Gli agenti del CITES hanno pertanto provveduto al sequestro degli esemplari rinvenuti che saranno affidati ad un centro autorizzato alla detenzione degli stessi.
 
NEL CUORE.ORG
5 MARZO 2014
PISA, STRAGE DI DUE MILIONI DI API: UCCISE CON UN INSETTICIDA MICIDIALE
L'attacco al presidente di un'azienda di Titignano
Armati di un insetticida micidiale, hanno aperto le trenta arnie di un'azienda pisana, dove vivevano quasi due milioni di api, e hanno iniziato a sterminarle. Poi sono scappati nelle campagne. Secondo i carabinieri, si è trattato di un'azione pensata da professionisti, probabilmente pianificata nei minimi dettagli. È accaduto a "La mieleria" di Titignano, una frazione di Cascina, in provincia di Pisa, scrive il "Corriere della Sera".
Come ha spiegato Sergio D'Agostino, il proprietario e presidente dell'Associazione nazionale degli apicoltori, in ogni arnia erano ospitate sessantamila api che producevano vari tipi di miele. "Non riesco a capire chi possa aver compiuto un gesto così tremendo", ha detto ai carabinieri che stanno indagando su più fronti l'imprenditore sposato con un'agronoma, Rossana.
 
LA ZAMPA.IT
5 MARZO 2014
Nasce a Milano “Balzoo”, il primo Banco Alimentare per cani e gatti
E’ un’iniziativa che parte dal capoluogo lombardo e che mira
a estendersi in tutta Italia stringendo una collaborazione con i City Angels
Si chiama “Balzoo” ed è il primo Banco Alimentare Zoologico. La sua missione e’ raccogliere cibo per offrirlo, gratuitamente, ad animali abbandonati nei canili, alle persone in difficoltà economica che hanno animali domestici da mantenere e agli ospiti delle strutture di accoglienza accompagnati da animali. Balzoo è un’iniziativa che parte da Milano e che si estenderà in tutta Italia stringendo una collaborazione con i City Angels, i volontari di strada d’emergenza fondati nel 1994 nel capoluogo lombardo e ora presenti in 18 città italiane.  
La prima raccolta verrà effettuata già giovedì 6 marzo con un gazebo in corso Europa. ’’Amo gli animali e ho voluto fare qualcosa di concreto per loro e i loro padroni, spesso abbandonati dalle istituzioni’’, spiega Luigi Griffini, fondatore di Balzoo, che sottolinea: “In questo caso il Comune di Milano si dimostra sensibile al problema e anche le altre città dovrebbero prendere esempio”.  
D’accordo Chiara Bisconti, assessore comunale al Benessere con delega agli animali: “Gli animali domestici svolgono un ruolo fondamentale nel migliorare la qualità della vita delle persone e con questo progetto aiutiamo contemporaneamente bipedi e quadrupedi. Per noi partecipare a questo progetto è un punto d’orgoglio e conferma l’attenzione che diamo alle politiche a favore degli animali a Milano, perchè la nostra filosofia è di difendere e allargare i diritti di tutti gli esseri senzienti che abitano la città”. Balzoo è un progetto che “si inserisce in un quadro di impegno e attenzione verso chi si trova in una condizione di grave emarginazione”, aggiunge l’assessore alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino, citando le ultime iniziative messe in campo da Palazzo Marino “grazie alla collaborazione del privato sociale” a favore dei senzatetto e delle fasce più deboli della popolazione.  
 
LA ZAMPA.IT
5 MARZO 2014
 
“Ogni anno gli zoo europei sopprimono fino a cinquemila animali”
Oltre un centinaio sarebbero esemplari di grossa taglia come giraffe, tigri e orsi
 
FULVIO CERUTTI (AGB)
 
Il cucciolo di giraffa Marius non è il solo animale a essere rimasto vittima delle regole degli zoo europei. Sarebbero almeno fra i tremila e i cinquemila gli animali soppressi ogni anno nelle strutture del Vecchio Continente. 
Molti di questi sono animali di piccola taglia, ma sarebbero almeno qualche centinaio quelli di grandi dimensioni come giraffe, leoni e orsi. Almeno questi sono i numeri che il dottor Lesley Dickier, direttore esecutivo dell’Associazione Europea degli Zoo e Acquari (Eaza) ha esposto durante un’intervista alla Bbc Radio 4: «Sono i numeri che stimiamo per tutti i casi di eutanasia negli zoo - ha detto - siano essi girini fino alle giraffe» . 
Il numero preciso però non è certo perché in molti casi nei registri delle morti non viene indicata la motivazione della soppressione. Come nel caso della giraffa Marius, alcuni esemplari vengono uccisi per mantenere una adeguata diversità genetica nella popolazione degli animali in cattività. «Perdere questa diversità sarebbe un danno anche per i possibili programmi di reintroduzione in natura - spiega il dottor Dickie -. Sono molti i casi di successo che confermano l’utilità di questa posizione. Ora la popolazione delle tigri è più stabile e sicura nei nostri zoo che in natura. Ci sono casi come la grande scimmia leonina, un primate del Sud America, che esiste solo grazie agli zoo. Molti altri animali vivono pessime condizioni in natura mentre sopravvivono in cattività». 
A supporto della linea del dottor Dickie ci pensa Simon Tonge, presidente della Eaza: «Il 10 o 15 % della gente è contraria all’uccisione degli animali, ma la maggior parte - se è necessario per il consumo umano o per regolare la popolazione animale - non sono contrari». Sul web non sono ovviamente d’accordo gli animalisti che sottolineano come gli animali dovrebbero essere sottoposti alle regole della natura, quella vera e non a strane politiche di conservazione dettate forse più da esigenze di budget che dai reali interessi degli animali. 
 
NEL CUORE.ORG
5 MARZO 2014
 
MARIUS E I SUOI FRATELLI: "CIRCA 5 MILA ANIMALI AMMAZZATI NEGLI ZOO EUROPEI"
 
Il cucciolo di giraffa Marius non è stata l'unica vittima delle assurde regole degli zoo europei. Sarebbero almeno fra i tremila e i cinquemila gli animali soppressi ogni anno nelle "prigioni" per animali del Vecchio Continente.
Molti di questi sono animali di piccola taglia, ma ammonterebbe almeno a qualche centinaio il numero di quelli di grandi dimensioni come giraffe, leoni e orsi. Sono i dati-choc che il dottor Lesley Dickier, direttore esecutivo dell'Associazione europea degli zoo e acquari (Eaza), ha comunicato durante un'intervista alla Bbc Radio 4: "Sono i numeri che stimiamo per tutti i casi di eutanasia negli zoo - ha detto - siano essi girini fino alle giraffe".
Il numero preciso non è certo, però, perché in molti casi nei registri delle morti non viene indicata la motivazione della soppressione. Come nel caso del povero Marius, alcuni esemplari vengono uccisi - pensate - per mantenere un'adeguata diversità genetica tra gli animali in cattività. "Perdere questa diversità sarebbe un danno anche per i possibili programmi di reintroduzione in natura - spiega il dottor Dickie -. Sono molti i casi di successo che confermano l'utilità di questa posizione. Ora la popolazione delle tigri è più stabile e sicura nei nostri zoo che in natura. Ci sono casi come la grande scimmia leonina, un primate del Sud America, che esiste solo grazie agli zoo. Molti altri animali vivono pessime condizioni in natura mentre sopravvivono in cattività".
Simon Tonge, presidente della Eaza, ovviamente, è sulla stessa lunghezza d'onda del direttore esecutivo dell'organizzazione: "Il 10 o 15 % della gente è contraria all'uccisione degli animali, ma la maggior parte - se è necessario per il consumo umano o per regolare la popolazione animale - non è contraria". In disaccordo, com'è ovvio che sia, gli animalisti, convinti del fatto che gli animali dovrebbero essere sottoposti alle regole della natura, quella vera e non a bizzarre politiche di conservazione, derivanti forse più da esigenze di budget che dal reale interesse per la salute degli animali.
 
NEL CUORE.ORG
5 MARZO 2014
"BASTA CON I DELFINI-CLOWN", LA NUOVA PETIZIONE DI LAV E MAREVIVO
Le firme in piazza il 29-30 marzo e il 5-6 aprile
Mai più zoo d'acqua, mai più delfini-clown! A chiederlo è la LAV in una nuova petizione di LAV e Marevivo che si potrà firmare in centinaia di piazze italiane sabato 29 e domenica 30 marzo e il 5 e 6 aprile. Per conoscere la piazza più vicina, consulta la lista piazze aggiornata su www.lav.it
Con questa petizione LAV e Marevivo intendono chiedere al Governo e al Parlamento una nuova legge che vieti l'importazione di delfini e di altri cetacei a fini di spettacolo. E con il tuo aiuto potremo realizzare anche un altro progetto di straordinaria importanza: la costruzione del primo "rifugio per i delfini" in un'area di mare protetta, che possa accogliere i cetacei provenienti da strutture dismesse. Si tratta di un grande progetto finalizzato a reinserire questi mammiferi nel loro habitat naturale, per restituirgli la libertà purtroppo negata nei delfinari: per realizzarlo abbiamo bisogno anche del tuo sostegno.
Ai cittadini chiediamo di non andare a visitare i delfinari, per non essere complici di questa inaccettabile prigionia, e di sostenere la nostra campagna sottoscrivendo questa petizione. Inoltre, presso i tavoli LAV, il 29 e 30 marzo e il 5 e 6 aprile, sarà possibile sostenere questa campagna scegliendole nostre tradizionali uova di Pasqua, in buonissimo cioccolato fondente del commercio equo e solidale: un dono generoso per amici e parenti e per gli animali che in questo modo ci aiuterete a salvare.
"Le nostre investigazioni confermano che in Italia i delfinari non hanno alcuna funzione educativa né scientifica o di conservazione della specie, ovvero non rispettano queste caratteristiche obbligatorie per legge, facendo invece spettacolo: un inganno che i cittadini devono conoscere e a cui dobbiamo mettere fine, a tutela degli animali imprigionati in questa forzata cattività - dichiarano Laura Gentile (Marevivo) e Roberto Bennati (LAV) - La denuncia di queste violazioni ha determinato un primo risultato: il sequestro del Delfinario di Rimini, emblema degli zoo d'acqua".
Approfondimenti
Indagine sui delfinari:  http://www.lav.it/cosa-facciamo/animali-e-spettacoli/acquari-e-delfinari
Sondaggio Ipsos: http://www.lav.it/cosa-facciamo/animali-e-spettacoli/acquari-e-delfinari
 
MESSAGGERO VENETO
5 MARZO 2014
Invasione di nutrie, task force anti-danni
Pordenone, convegno in Provincia per fare il punto della situazione. Concordato l’avvio di un tavolo tecnico
PORDENONE. Invasione di nutrie: l’ufficio Caccia e pesca della Provincia ha organizzato un convegno sui danni e i pericoli alle arginature legati proprio al sempre più elevato numero di questi animali.
In apertura, è stato approfondito il provvedimento che, annualmente, la Regione assume per il contenimento della nutria, in considerazione del fatto che la specie impatta fortemente sia nelle produzioni agricole, sia negli argini dei fiumi e dei fossi.
L’assessore Stefano Zannier ha rappresentato le linee guida della Provincia per le varie attività di contenimento dei danni provocati dalla selvaggina, non solo all’agricoltura, ma anche alla circolazione stradale.
«La Provincia - ha affermato – non si sottrae alle proprie responsabilità e, anche quest’anno, ha perseguito e si è impegnata, in collaborazione con il mondo venatorio, per favorire dinamiche di massima collaborazione tra le varie realtà per la risoluzione condivisa di problemi ad ampio spettro, come quello dei danni provocati dalla selvaggina».
Dal Consorzio di bonifica Cellina Meduna è giunta la disponibilità per l’individuazione cartografica dei principali canali irrigui dove le colonie di nutrie potrebbero essersi insediate, al fine di favorire le azioni di censimento e rilevazione e prevenzione dei danni. La Coldiretti, dal canto suo, ha sottolineato come ormai è di assoluta evidenza al mondo agricolo il fatto che la nutria è diffuse e in incremento costante sull’intero territorio della pianura pordenonese.
Il mondo venatorio ha confermato la massima disponibilità nell’attuazione delle disposizioni della Regione.
Particolare attenzione, come sottolineato in particolare dal funzionario regionale, è stata posta per contemperare le esigenze di contenimento delle nutrie, con quelle di tutela, invece, delle lontre.
L’auspicio è che su questo argomento si faccia corretta informazione. Spesso, infatti, vengono erroneamente allertate le forze dell’ordine da persone che credono di segnalare gravi irregolarità. Altre volte ancora, le gabbie, che sono rigorosamente di proprietà pubblica a tutte regolarmente munite di sigillo della Provincia, vengono distrutte.
In conclusione dell’incontro, è stato concordato l’avvio di un tavolo tecnico permanente per il monitoraggio costante della situazione inerente alla presenza e al contenimento della specie nutria sul territorio provinciale, con particolare riferimento alle zone di pianura coincidenti con il distretto venatorio 11, che provvede alla cattura di circa il 90 per cento degli esemplari dell’intera provincia, e per l’aggiornamento costante delle linee guida d’intervento.
L’assessore Zannier si è anche riservato di prendere ogni necessario contatto con le amministrazioni comunali interessate dalla questione.
FOTO
http://messaggeroveneto.gelocal.it/foto-e-video/2013/08/07/fotogalleria/guerra-alle-nutrie-1.7542949?ref=search
 
EXCITE
5 MARZO 2014
Trasporto cani in auto: le norme del codice della strada

Simone Rausi
Se anche il vostro cane è uno di quelli che scambia la vostra auto per il parco giochi, saltellando sul sedile e raggiungendo picchi massimi di gioia canina solo con la lingua fuori dal finestrino allora quanto segue potrà interessarvi. Il nuovo codice della strada tra una precedenza e un rinnovo della patente ha pensato anche a Fido dedicando al trasporto dei cani in auto l’articolo 169. Vediamo di che si tratta. Cominciamo dalla quantità. Se volete che il vostro animale viaggi comodo (senza essere d’intralcio alla guida) allora dovrà essere da solo nel sedile posteriore. È infatti vietato il trasporto di più animali domestici a meno che questi non siano custoditi in apposita gabbia o contenitore o nel vano posteriore al posto di guida appositamente diviso da rete od altro analogo mezzo idoneo. L’installazione della rete in via permanente però deve essere autorizzata dall’ufficio provinciale della che, se installati in via permanente, devono essere autorizzati dal competente ufficio provinciale della Direzione generale della motorizzazione civile.
Passiamo adesso alle modalità di trasporto. Una di quelle più sicure è il cosiddetto trasportino rigido, meglio noto come Kennel, che in caso di incidente o di brusca frenata evita che il cane vi venga addosso o si faccia male. Il Kennel deve essere per fissato al sedile ma non è sempre uno strumento tollerato dai cani. Ogni animale è diverso dall’altro e l’abituarsi a questo trasportino è un processo lento. Un altro sistema è l’imbracatura per la cintura di sicurezza: si attacca in 3 punti del sedile, si slaccia in un unico gesto e si può agganciare all’anello del guinzaglio. Una nota casa di produzione automobili la realizza di tre misure per cani dai 7 ai 40 chilogrammi.
E infine la terza strada nonché la più comoda e la più utilizzata: il bagagliaio con rete divisoria. Sicuramente è il luogo che il cane predilige maggiormente ed è anche quello che può far stare più tranquilli voi. Sembra tutto troppo semplice, e in effetti lo è. Questa soluzione, infatti, è a norma di legge. Quindi niente multe in caso di fermo.
 
GLOBAL LIST
5 MARZO 2014
 
Vita da cane di una vacca Nestlè (video shock)
Bastonata, frustata, presa a calci e appesa con una catena al collo. Solo dopo questo video la multinazionale ha smesso di ritirare quel latte [Stella Silvestri]
 
di Stella Silvestri

Prendere a parolacce una mucca mentre viene bastonata e frustata fino a farle uscire il sangue. Prenderla a calci per farla alzare. Appenderle una catena al collo e farla trascinare via da un trattore perché non ce la fa più a camminare. Questa è tortura. Questa è la routine in molti allevamenti industriali. Questa è solo l'ultima denuncia documentata da Mercy For Animals (Mfa). L'organizzazione no-profit dedicata alla lotta alla crudeltà verso gli animali di allevamento, è stata in una fattoria del Wisconsin, nel nord degli Stati Uniti, conosciuto anche come "America's dairyland": il Paese delle vacche da latte.
Lo scorso dicembre, Mfa ha pubblicato sul proprio sito questo filmato, realizzato da un attivista che, sotto copertura, ha lavorato nell'azienda per due mesi. Il video denuncia i metodi con cui alcuni lavoratori della Wiese Brothers Farm trattano le loro vacche. Le immagini hanno fatto subito notizia, e stanno facendo il giro del mondo. Questa azienda vende il suo latte alla Foremost Farms, fornitore di formaggio per il famoso marchio americano DiGiorno, leader nella produzione di pizze surgelate e di proprietà del gruppo Nestlé. Il loro slogan è: «Good food. Good life». Quanta crudeltà si nasconde dietro un trancio di pizza filante?
Dopo aver esaminato il filmato, il dottor Temple Grandin, esperto mondiale del benessere degli animali da allevamento, ha dichiarato: «Trascinare le mucche e sospenderle completamente in aria ancora vive è una grave forma di maltrattamento dell'animale. Le azioni di queste persone sono andate al di là delle normali condizioni di trasporto dell'animale, oltrepassando il livello di crudeltà. I calci, le percosse e la fustigazione violenta delle vacche sono illegali». In una dichiarazione congiunta, il dottor Bernard Rollin, il dottor Terry Engle e William Wailes, del dipartimento di Scienze Animali presso la Colorado State University, hanno concluso che il filmato ha rivelato «abusi orribili, da incubo, da parte dei lavoratori nei confronti dei bovini», e che «queste persone, indifferenti e sadiche, devono essere perseguite nella massima misura consentita dalla legge, e deve essergli impedito per sempre di lavorare ancora con gli animali».
Il proprietario dell'allevamento, Mark Wiese, ha dichiarato all'Associated Press di aver già licenziato due lavoratori, e che non era a conoscenza degli abusi fino a che non ha visto il video. Wiese ha inoltre aggiunto che l'azienda «ha preso provvedimenti per garantire il corretto trattamento degli animali». Secca la replica di Mercy For Animals, attraverso le parole del suo portavoce Ari Solomon: «Mentre Wiese presenta questo abuso come un'azione compiuta da un paio di lavoratori, il nostro gruppo ha assistito a violenze analoghe in altre cinque aziende lattiero-casearie e bovine da quando ha cominciato ad investigare nel 2009». «Trattate come mere macchine produttrici di latte, sfruttate e maltrattate per il formaggio usato sulle pizze DiGiorno, queste mucche devono sopportare una vita di costante miseria e privazioni», si legge sul sito dell'organizzazione no-profit. «Al fine di garantire una costante fornitura di latte, queste vacche vengono ripetutamente ingravidate. Più volte al giorno, le loro mammelle sono agganciate a mungitrici elettriche, che possono causare alla mucca lesioni dolorose e mastiti. Alcune trascorrono tutta la loro vita in piedi su pavimenti di cemento; altre sono stipate in enormi accumuli di fango».
Le mucche, spiega l'associazione animalista, «in natura vivono per circa venticinque anni, e sono in grado di produrre latte per otto o nove anni. Ma lo stress causato dalle condizioni di vita negli allevamenti industriali porta a malattie, zoppaggine e problemi riproduttivi rendono le vacche inutili per l'industria casearia già all'età di quattro o cinque anni. Questi animali, intelligenti e socievoli, soffrono inimmaginabili abusi dalla nascita, da quando vengono strappati via dalle madri, fino a quando sono talmente usurati fisicamente, dalle gravidanze continue e dalla costante produzione di latte, che vengono venduti per la macellazione».
Il video ha spinto la Nestlé ad abbandonare l'uso di prodotti lattiero-caseari della fattoria del Wisconsin. Mfa ha invitato il gruppo ad adottare una politica di benessere degli animali che vieti esplicitamente questi comportamenti, come trascinare animali che non possono camminare, colpire e prendere a calci il bestiame e usare dispositivi a scariche elettriche. Chris Booth, presidente del Wisconsin Veterinary Medical Association, è un veterinario la cui pratica si concentra sugli animali da latte. «Le mucche malate - ha spiegato - dovrebbero essere aiutate a mettersi in piedi usando delle cinghie con un'oscillazione delicata. Se non possono stare in piedi, può essere utilizzata una slitta o un tappetino per spostarle su una superficie morbida, come sabbia e paglia, durante la guarigione. L'utilizzo di ganci per sollevare le mucche in aria e colpirle, o calciare una mucca per farla muovere, è indifendibile».
Anche se la crudeltà e la violenza sono una pratica standard negli allevamenti intensivi, i consumatori possono contribuire a porre fine alla sofferenza inutile degli animali da allevamento. «La miglior cosa che le persone possono fare per fermare questi abusi è non mangiare latticini», ha detto Solomon, il cui gruppo raccomanda una dieta vegana.
FOTO E VIDEO
 
GEA PRESS
5 MARZO 2014
Macelli di cane. Cosa sta cambiando nel sud est asiatico
Stop ai commerci ed alla veicolazione della rabbia. Collaborazione tra Governi ed associazioni
 
Seconda riunione, in Tailandia, tra i rappresentanti di quattro paesi del sud est asiatico e quelli di un nutrito gruppo di associazioni. Oggetto dell’incontro l’eradicazione della rabbia entro il 2020 e i  commerci illegali dei cani per l’alimentazione umana. Forse un punto di svolta visto che la veicolazione di massa dei cani, spesso di origine sconosciuta, non può che favorire il passaggio tra le frontiere del pericoloso virus.
In tal senso un argomento particolare è stato proprio il controllo delle frontiere tra Tailandia, Laos e Vietnam. In precedenti interventi di polizia si è infatti riscontrata la presenza di trasporti di cani, ma anche gatti, tra il confine del Laos ed il Vietnam. I cani sembravano provenire dalla Tailandia ma questo paese, come il Laos, è poco interessato all’alimentazione di carne di cane. Nel corso della riunione, tenutasi presso la sede della tailandese Soi Dog Foundation, i rappresentanti della Cambogia hanno inoltre proposto la misura della quarantena. Un provvedimento senz’altro legato alla prevenzione della rabbia, ma che potrebbe servire come barriera anche per il traffico di cani . E’ infatti verosimile che l’adozione della quarantena servirà a lievitare  i costi di tali commerci.
In un comunicato diffuso dalla Humane Society International, viene riferito come l’incontro attuale fa seguito ad una prima riunione che si è avuta tra funzionari governativi ed esperti di salute umana ed animale. Per le associazioni, oltre alla Humane Society e alla Soi Dog Foundation, erano presenti i rappresentati di Change For Animals Foundation e Animals Asia.
Secondo le stesse associazioni il commercio di cani per il consumo umano sarebbe responsabile della morte di almeno cinque milioni di animali all’anno. Sebbene Thailandia, Cambogia e Laos figurerebbero come paesi di transito o approvvigionamento per il  Vietnam, tali traffici avvengono in violazione delle misure nazionali di prevenzione sanitaria ed in contrasto con le raccomandazioni globali per il controllo ed eradicazione della rabbia. Secondo Lola Webber, responsabile di Change For Animals Foundation “il commercio di carne di cane inficia gli sforzi volti ad  eliminare la rabbia nella regione“.
A ciò va considerato, così come sottolineato da Kelly O’Meara responsabile di Humane Society International, l’aspetto relativo “ai cani di origine sconosciuta, molti dei quali  rubati dalle strade e trasportati senza cibo né acqua su grandi distanze su distanze estenuanti“.
In tema di rabbia, già il Dipartimento di Salute Animale del Vietnam aveva compiuto alcuni positivi progressi. Alle autorità provinciali sarebbe infatti stato impartito di reprimere il traffico illegale di cani destinato al consumo umano . La nuova direttiva ha fatto  seguito alla raccomandazione di una moratoria di cinque anni sul trasporto commerciale di cani da un paese all’altro, concordata nel corso di una prima riunione avvenuta lo scorso agosto tra i rappresentanti delle associazioni e i funzionari del governo di Hanoi.
Complessivamente gli esiti della riunione ora avvenuta in Tailandia sono comunque giudicati in maniera positiva.
Secondo John Dalley, Vice Presidente di Soi Dog Foundation, “l’impegno dimostrato dai delegati di tutti i quattro paesi è molto incoraggiante“.  Del resto, ha dichiarato Tuan Bendixsen, Direttore per il Vietnam di Animals Asia, va considerato l’obiettivo di controllare la rabbia. Un fatto, questo, che contrasta con il commercio di cani. In tal senso, sempre secondo il responsabile di Animals Asia “la sola attuale movimentazione di massa di cani è un argomento forte per fermare la catena dell’infezione”.
Sul progetto vi è ora l’impegno delle associazioni a fornire l’adeguata assistenza finanziaria, oltre che competenze ed altre risorse.
Incoraggianti le dichiarazioni di Van Dang Ky , Direttore della Divisione di Epidemiologia presso il Dipartimento di Salute Animale del Vietnam. “Il Vietnam – ha dichiarato Van Dang Ky -  si è impegnato a sradicare la rabbia entro il 2020“. In tal senso giunge il sostegno alle iniziative delle associazioni oltre che l’impegno nel lavorare a stretto contatto con gli altri paesi della regione al fine di fermare il trasporto illegale di cani in Vietnam.
 
NEL CUORE.ORG
5 MARZO 2014
 
SUDAFRICA, RINOCERONTE SENZA CORNO IN FIN DI VITA (VIDEO)
L'animale umiliato abbattuto dopo qualche giorno
 
Per chi si domanda se rinoceronti, tigri, elefanti o una qualsiasi delle centinaia di altre specie minacciate abbiano bisogno di tregua, basta guardare il video che trovate qui sotto. Questo filmato orribile mostra un rinoceronte che ciondola in una stradina senza corno, perché gli è stato strappato lasciandogli una ferita profonda ed è stato postato su YouTube all'inizio di questo mese dopo essere stato girato nel parco nazionale Kruger in Sudafrica. Sì, proprio in una riserva. Nonostante gli sforzi messi in atto per arginare il bracconaggio e per salvare il rinoceronte nero, in pericolo di estinzione, e quello bianco, quasi a rischio, più di mille esemplari sono stati massacrati per i loro corni lo scorso anno nel solo Sudafrica. Lo segnala "The Huffington Post".
Le false dicerie sul fatto che il corno del rinoceronte sia in grado di curare tutto, dal cancro al diabete, hanno portato ad un aumento esponenziale della domanda in alcuni mercati asiatici, dove un solo chilogrammo vale più del doppio del suo peso in oro. Il corno macinato è diventato anche una droga per le feste popolari dei ricchi, ma consumarlo in realtà è identico a masticare le unghie.
La Casa Bianca ha presentato una nuova strategia per combattere il traffico di fauna selvatica negli Stati Uniti il mese scorso ma, senza un serio cambiamento nelle tendenze più recenti, l'intera specie potrebbe scomparire entro i prossimi 10 anni.
Il rinoceronte privato del suo corno visto nel video è stato avvistato dai visitatori del parco Kruger il 28 febbraio scorso, ma i funzionari della fauna selvatica sono stati in grado di individuarlo fino a ieri, secondo un comunicato stampa dei South African National Parks. L'animale è stato trovato vivo, ma i rangers hanno scoperto che un proiettile è rimasto nel cervello del rinoceronte e, quindi, sarebbe stato sottoposto ad eutanasia.
"Continueremo a lavorare sodo nella lotta contro l'opprimente piaga che sta attualmente prendendo di mira il Kruger - si legge in un comunicato che annuncia il destino dell'animale -. Per noi un rinoceronte ucciso è già troppo".
VIDEO
 
TIO.CH
5 MARZO 2014
L’uomo per il gatto? Un micio, ma più grande
Il micio percepirebbe il padrone proprio come un suo simile, ma più grosso
BRISTOL – Un suo simile, ma molto molto più grande. Così il gatto percepirebbe il suo padrone, almeno secondo quanto affermato da una ricerca dell’Università inglese di Bristol. Secondo i biologi britannici, infatti, il micio vedrebbe il suo padrone come un gatto, un suo simile, ma di dimensioni maggiori.
Lo studio, durato decenni, parte dalla differenza tra cani e gatti: i primi sono stati addestrati nel corso dei secoli, allontanandosi poco alla volta dai lupi, specie dalla quale discendono; i secondi, invece, sono rimasti uguali a sé stessi da quando hanno iniziato ad avvicinarsi all’uomo, 5mila anni fa. Di conseguenza, i gatti interagiscono con l’uomo con i comportamenti che conoscono in natura: le fusa, ad esempio, servono per chiedere alla madre di restare e dare latte e per fare amicizia con esemplari più grandi.
Quando fanno le fusa agli uomini, dunque, è perché li considerano gatti più grandi che sostituiscono la mamma. Allo stesso modo, alzano la coda per salutarsi tra loro e quel gesto è lo stesso usato per dimostrare affetto verso i padroni. Proprio perché, ai loro occhi, l’uomo non è altro che un gatto più grande, con il quale comunicare con la lingua dei gatti. 
 
GALILEO
5 MARZO 2014
 
Come usare meno animali nella ricerca
 
Gli esperimenti sugli animali si possono evitare? Non completamente, ma se ne può limitare l’uso. È quello che propongono i cosiddetti principi delle 3R: ridurre, sostituire e migliorare l’uso degli animali nei laboratori, sviluppando metodi di sperimentazione alternativi in vitro o di tipo bioinformatico. Due esempi di queste nuove tecnologie sviluppati di recente sono il “mini-fegato” cresciuto in provetta sviluppato presso il Gordon Institute dell’Università di Cambridge, per testare nuovi farmaci contro le malattie del fegato, e le scaglie del pesce zebrato messe a punto presso la Radboud University in Olanda per identificare nuove cure contro le malattie ossee.
Il numero di animali usati nella ricerca e in particolare per testare e identificare farmaci clinicamente efficaci è molto elevato. Come spiega Meritxell Huch, autore dello studio sul “mini-fegato” pubblicato l’anno scorso su Nature, per ogni farmaco che deve essere testato sono necessari almeno 50 animali per esperimento. Quando si devono provare milioni di composti, il numero di animali aumenta vertiginosamente.
Il sistema sviluppato dai ricercatori britannici è un “fegato in miniatura” completamente funzionale, ottenuto facendo crescere in laboratorio le cellule staminali epatiche adulte di topo. Queste cellule, solitamente attivate nei processi di rigenerazione, sono state isolate da animali adulti grazie alla presenza di una proteina di superficie chiamata Lrg5, e fatte crescere in un mezzo di coltura specifico. In queste condizioni, formano dei piccoli organoidi o “mini-fegati” che, quando sono trapiantati in animali affetti da patologie epatiche, sono risultati perfettamente funzionali.
“Con il fegato cresciuto in provetta", afferma Huch: "è possibile usare le cellule staminali ottenute da un solo topo per testare oltre 1,000 composti, e solo i più promettenti sono poi usati in modelli animali. Se più laboratori usassero questo sistema, il numero di cavie usate per la sperimentazione si ridurrebbe notevolmente”.
Finora è stato possibile ottenere un mini-fegato con cellule staminali di topo, di ratto e di cane e in futuro si prevede di fare la stessa cosa con cellule staminali umane. Le applicazioni di questo organo “artificiale” sono molteplici e vanno dall’identificazione di nuovi farmaci fino al trapianto di organo; per questo motivo Huch ha recentemente ricevuto il premio NC3Rs (National Centre for the Replacement, Refinement and Reduction of Animals in Research 3Rs Prize) per la realizzazione di nuove tecnologie che migliorano la ricerca e riducono l’uso di animali.
Un altro esempio di un sistema biologico “non vivente” da usare a scopi sperimentali al posto delle cavie sono le scaglie di pesce zebra messe a punto dall’olandese Erik De Vrieze, per testare nuovi farmaci contro le malattie ossee.
“Se si vuole studiare il metabolismo delle ossa e le sue alterazioni in malattie come l’osteoporosi, il pesce zebrato è un attimo modello”, spiega l’autore. Le sue scaglie infatti sono strutture di rivestimento in cui è immagazzinato il calcio, e funzionano in maniera simile alle ossa umane essendo costituite da cellule analoghe agli osteoblasti e osteoclasti che costruiscono l’osso nuovo e riassorbono quello vecchio. Nel caso dell’osteoporosi, per esempio, la distruzione dell’osso procede più velocemente della sua rideposizione, per cui identificare farmaci che stimolano il metabolismo degli osteoblasti potrebbe aprire le porte a una possibile cura per questa malattia. Inoltre, gli animali sono in grado di rigenerare le scaglie, per cui sono una fonte continua di materiale.
Per rendere il sistema più efficace per lo screening di un numero elevato di composti, De Vrieze ha modificato geneticamente gli animali in modo che esprimano una versione della luciferasi, la sostanza bioluminescente presente nelle lucciole, quando viene stimolata la formazione di un nuovo osso, e quando le cellule delle scaglie producono una proteina chiamata osterix, estremamente importante per il metabolismo osseo.
In questo modo si possono testare facilmente intere librerie di composti e identificare quelli più efficaci, osservando semplicemente in quale caso i pesci si “illuminano”.
Come sottolinea Kevin Shakesheff, direttore del Regenerative Medicine Hub in Acellular Materials in Gran Bretagna, “I risultati degli esperimenti sul mini-fegato e su tecnologie simili dimostrano che è possibile utilizzare tessuti prodotti in vitro o artificiali per studiare come funzionano gli organi in un essere vivente e sviluppare nuove cure”. Da un punto di vista pratico, queste e le altre nuove tecnologie, come le scaglie del pesce zebra, possono essere usate come piattaforme di screening di nuovi composti chimici, in modo da ottimizzare i risultati e ridurre il numero di animali usati nella sperimentazione.
Riferimenti: Nature; doi:10.1038/nature11826
 
GEAPRESS
6 MARZO 2014
Borbona (RI) – Lupo ucciso con più colpi di fucile caricato a pallettoni
Intervento del Corpo Forestale dello Stato
 
Poco spazio alla fantasia, riferisce il Corpo Forestale dello Stato in merito alle ferite rinvenute sul corpo di un lupo trovato ormai morto nei pressi dell’abitato di Vallemare, frazione di Borbona (RI). Per la Forestale si tratta di una azione portata a termine con premeditazione e crudeltà. Più colpi di fucile caricato a pallettoni.
La pattuglia degli Agenti, coordinata dall’Ispettore Superiore Claudio De Marco,  ha trovato il povero lupo  nei pressi di un  prato, a poca distanza dalla strada provinciale per Borbona. Proprio per la particolarità del ritrovamento, si era inizialmente pensato ad un investimento stradale.   Ed invece ad un esame ravvicinato, è subito emerso che il lupo  era stato ucciso a colpi di fucile. Sul corpo i fori lasciati dai pallettoni.
Le evidenti ferite mortali erano localizzate all’altezza della stalla, del torace e  dei quarti posteriori.  Il veterinario, fatto intervenire sul posto dagli Agenti, ha confermato che effettivamente a causare la morte del lupo erano state le numerose ferite prodotte dai pallettoni,  non di un solo colpo ma di più colpi esplosi verso l’animale che non ha avuto via di scampo. Si trattava di un  maschio in perfetta salute di circa 35 chilogrammi.
La Forestale ha altresì verificato come nei pressi del corpo non vi fossero tracce di sanguie. Dunque il sospetto che il povero animale fosse stato ucciso in altro luogo. La vastità delle ferite era infatti tale da giustificare evidenti tracce di sangue. Inoltre, nonostante i più colpi esplosi, non vi erano  bossoli nei pressi.
Una sola macchia di sangue e neanche troppo evidente veniva però rinvenuta nella strada. Tale circostanza ha portato a desumere che il lupo sia stato abbattuto in un luogo diverso da quello del rinvenimento per poi essere scaricato sulla strada  e   successivamente spostato  nel campo adiacente.
Gli Agenti della forestale hanno informato dei fatti la Procura della repubblica di Rieti, considerato che il lupo (Canis lupus) è specie particolarmente protetta e tutelata ai sensi della legge 157/92 e dal codice penale art. 727/bis. Le indagini per risalire all’autore o agli autori del reato sono tutt’ora in corso e  se gli elementi che si stanno raccogliendo dovessero  dare esito positivo, condurre gli investigatori fino ai bracconieri.
Il Comando Provinciale del C.F.S. di Rieti, ricorda  che   il lupo rientra tra gli esemplari di fauna particolarmente protetta e  che svolge un ruolo fondamentale nell’ecosistema essendo di fatto insieme all’orso il più grande predatore presente sul territorio italiano.
Si sottolinea che è sempre possibile segnalare la presenza di animali in difficoltà o sottoposti a maltrattamento, siano essi selvatici che domestici  al numero vede di emergenze ambientali 1515 attivo 24 ore su 24.
 
GEA PRESS
6 MARZO 2014
Cava de’ Tirreni – Cinghialessa bastonata e chiusa in un sacco (VIDEO ritrovamento)
Salvata dai volontari della Lega Nazionale per la Difesa del Cane
Salvata dai volontari della Lega Nazionale per la Difesa del Cane di Cava de’ Tirreni, in provincia di Salerno.
Si tratta di una femmina di cinghiale di circa tre mesi di vita, ferita forse con una badilata ed abbandonata al chiuso di un sacco. La provvidenziale passeggiata con il proprio cane di una volontaria, ha consentito  di individuare il sacco bianco all’interno del quale era stato chiuso il povero animale.
“Si lamentava disperatamente – riferisce a GeaPress Teresa Salsano, responsabile operativa della Lega Difesa del Cane di Cava de’ Tirreni – In tanti anni di attività non mi è mai capitato di vedere qualcosa del genere. Abbiamo visto quel sacco muoversi ed i lamenti del povero animale. Poi quella ferita sotto l’occhio e nella spalla. Sembrava implorare di non farle del male“.
Non senza difficioltà, considerata la gravità delle ferite, la giovane cinghialessa è stata trasferita per la prima visita presso un ambulatorio veterinario. Ancora nessuna ipotesi è possibile formulare sul perchè di quell’abbandono. Gravemente ferita e chiusa nel sacco; non sarebbe sopravvissuta senza l’intervento dei volontari. Improbabile che sia stata colpita da colpi di arma da fuoco. Forse una badilata sferrata da chi ha creduto di averle inferto il colpo di grazia.
“La cinghialessa, mangia e beve ma non riuscese ad alzarsi sulle zampe – aggiunge Teresa Salsano – speriamo sia solo un fatto ortopedico, gli accertamenti sono ancora in corso. Siamo tutti sconvolti, non capiremo mai la crudeltà di un gesto orrendo e prolungato, come averla chiusa nel sacco”.
La Lega Nazionale Difesa del Cane, cercherà di apprendere nuovi particolari. “Vogliamo capire cosa è successo“, dicono i volontari.
VEDI VIDEO RITROVAMENTO CINGHIALE
http://www.geapress.org/video/video-cinghialessa-chiusa-nel-sacco-il-ritrovamento/51750
 
VARESE NEWS
6 MARZO 2014
 
Gavirate (VA)
Picchia l'amica e uccide il suo cagnolino
Una grigliata tra amici è finita male: un 26enne ubriaco ha aggredito una delle ragazze del gruppo e anche il cane della giovane, morto per le percosse subite
 
Picchia l’amica e uccide a pugni anche il suo cagnolino. Grigliata un po’ troppo alcolica finita male a Gavirate. Un ragazzo di 26 anni residente nella zona è stato arrestato e condannato ad un anno e sei mesi con la condizionale (processo per direttissima, è stato subito liberato per sospensione della pena visto che il 26enne è incensurato) dopo essere stato fermato dai carabinieri intervenuti con l’ausilio della Polizia Provinciale. I fatti si sono svolti a Gavirate, vicino ad un’area pic nic dove un gruppo di amici ha festeggiato un compleanno con una grigliata: qualche birra di troppo, un litigio e uno dei partecipanti alla festa, un ragazzo di 26 anni, ha esagerato e al culmine della litigata ha picchiato con pugni e schiaffi una 25enne, anche lei facente parte del gruppo. La ragazza aveva in braccio un cucciolo di cane, un meticcio simile ad un barboncino: l’aggressore si è avventato anche sulla bestiola, colpendola mortalmente. All’arrivo dei militari e degli uomini  della Polizia Provinciale il ragazzo ha inveito e minacciato e poi tentato di colpire carabinieri e agenti, che lo hanno infine arrestato per resistenza a pubblico ufficiale e minacce e denunciato per uccisione di animale e percosse.
 
GEA PRESS
6 MARZO 2014
SARDEGNA – Centinaia di trappole disarmate dai volontari della LIPU
Tra le vittime anche numerose specie protette
 
700 trappole per la cattura illegale di uccelli migratori e 291 lacci per ungulati eliminati. Questo il risultato dell’azione antibracconaggio svolta dai volontari della LIPU in appena una settimana. Trappole per uccelli e non solo. Nel corso del campo antibracconaggio è stato infatti liberato un cinghiale dai micidiali lacci-cappio dei bracconieri. Il povero animale, quando è stato trovato, tentava disperatamente di liberarsi.
I volontari sono riusciti così a disarmare interi sentieri. Ora grazie alla LIPU, sono tornati ad essere inoffensivi.
Il campo antibracconaggio è stato organizzato a fine febbraio nel cagliaritano, in zona Gutturu Mannu. A predervi parte la Lipu-BirdLife Italia e l’ Oasi WWF di Monte Arcosu gestita dal Wwf Oasi.
300mila uccelli, secondo le stime Lipu, tra capinere, occhiocotti, fringuelli, pettirossi e tordi, finiscono ogni anno vittime nel basso Sulcis di spietati bracconieri che li massacrano interrompendone il viaggio migratorio verso i luoghi di riproduzione. Le trappole però uccidono in modo indiscriminato anche mammiferi come cervi, cinghiali, cani e gatti selvatici, colpendo inoltre rapaci notturni e diurni.
Il nuovo campo concluso lo scorso 28 febbraio, che ha visto la presenza soprattutto di volontari dalla Sardegna, si è svolto nell’ambito del progetto Life+ Save Haven for wild birds, avente lo scopo di combattere il bracconaggio in tre aree “calde” europee, quella del Sulcis, in Sardegna, e altre due in Spagna e Grecia.
Nel Sulcis il bracconaggio è molto diffuso nei mesi invernali e soprattutto durante il picco della migrazione degli uccelli che si verifica nella seconda decade di febbraio di ogni anno. Un bracconaggio che fa strage di uccelli, poi rivenduti a compiacenti macellerie e ristoranti per la preparazione di piatti “tipici”, severamente proibiti dalla legge.
“Abbiamo notato numerosi sentieri con trappole a poche decine di metri dalle strade – spiega Gigliola Magliocco, volontaria Lipu e coordinatrice del campo – Significativo del fatto che i bracconieri agiscono senza timore di essere scoperti. Abbiamo comunque effettuato un ottimo lavoro considerato il breve periodo di tempo in cui siamo stati impegnati: quasi 1.000 trappole e numerosi sentieri smantellati. E grazie alla collaborazione con la Riserva Wwf siamo riusciti a perlustrare zone difficilmente raggiungibili coi nostri mezzi”.
“Il furto di fauna selvatica nel Sulcis avviene tutto l’anno e con continuità, come dimostrano questi dati - dichiara Fulvio Mamone Capria, presidente Lipu-Birdlife Italia -  Il lavoro della Lipu e delle altre associazioni, affiancato dall’intervento delle forze dell’ordine, è fondamentale per far emergere la gravità del bracconaggio e la necessità di proseguire sia con azioni di educazione verso le nuove generazioni sia di contrasto diretto al fenomeno“.
 
NEL CUORE.ORG
6 MARZO 2014
CAGLIARI, 700 TRAPPOLE E 291 LACCI PER ANIMALI RIMOSSI IN 1 SETTIMANA
Successo per la campagna di Lipu e Wwf nel Sulcis
"Settecento trappole per la cattura illegale di uccelli migratori e 291 lacci per ungulati rimossi in una sola settimana. Un cinghiale liberato dai micidiali lacci da cui cercava senza successo di liberarsi. Numerosi sentieri attrezzati con trappole e lacci smantellati e resi inoffensivi". E' stato un successo il nuovo campo anti-bracconaggio organizzato a fine febbraio in provincia di Cagliari, in zona Gutturu Mannu, dalla Lipu-BirdLife Italia e dall'oasi Wwf di Monte Arcosu gestita dal Wwf Oasi, nell'ambito del progetto Life+ 'Save Haven for wild birds'. "Trecentomila uccelli - secondo le stime Lipu - tra capinere, occhiocotti, fringuelli, pettirossi e tordi, finiscono ogni anno vittime nel basso Sulcis di spietati bracconieri che li massacrano interrompendone il viaggio migratorio verso i luoghi di riproduzione. Le trappole però uccidono in modo indiscriminato anche mammiferi come cervi, cinghiali, cani e gatti selvatici, colpendo inoltre rapaci notturni e diurni". "Nel Sulcis il bracconaggio è molto diffuso nei mesi invernali e soprattutto durante il picco della migrazione degli uccelli che si verifica nella seconda decade di febbraio di ogni anno - spiega la Lipu- un bracconaggio che fa strage di uccelli, poi rivenduti a compiacenti macellerie e ristoranti per la preparazione di piatti 'tipici', severamente proibiti dalla legge".
"Abbiamo notato numerosi sentieri con trappole a poche decine di metri dalle strade - spiega Gigliola Magliocco, volontaria Lipu e coordinatrice del campo - significativo del fatto che i bracconieri agiscono senza timore di essere scoperti. Abbiamo comunque effettuato un ottimo lavoro considerato il breve periodo di tempo in cui siamo stati impegnati: quasi 1.000 trappole e numerosi sentieri smantellati. E grazie alla collaborazione con la riserva Wwf siamo riusciti a perlustrare zone difficilmente raggiungibili coi nostri mezzi". Il furto di fauna selvatica nel Sulcis "avviene tutto l'anno e con continuità, come dimostrano questi dati - ha detto Fulvio Mamone Capria, presidente Lipu-Birdlife Italia - il lavoro della Lipu e delle altre associazioni, affiancato dall'intervento delle forze dell'ordine, e' fondamentale per far emergere la gravita' del bracconaggio e la necessità di proseguire sia con azioni di educazione verso le nuove generazioni sia di contrasto diretto al fenomeno".
 
GEA PRESS
6 MARZO 2014
 
Palermo – Edoardo Stoppa tra le caprette … in centro città (VIDEO STRISCIA LA NOTIZIA)
La denuncia della LIDA: la situazione è fuori controllo. A Palermo migliaia di animali in quelle condizioni
 
Nuovo intervento di Edoardo Stoppa e della troupe di Striscia La Notizia nella città di Palermo. Dopo le stalle abusive dei cavalli, Stoppa ha mostrato una sorta di “allevamento” di caprette nel centralissimo quartiere del Borgo Vecchio.
Caprette smagrite a due passi da una delegazione di quartiere del Comune.
Una zona già nota per interventi delle Forze dell’Ordine, anche in danno di stalle ove sono detenuti cavalli. Stalle sequestrate ma forse già nuovamente occupate.
Il Borgo Vecchio si trova a poche centinaia di metri dalla centralissima Piazza Politeama, ovvero il salotto buono della città. Il luogo dove è  localizzato l’improprio “allevamento” non è  un vicolo marginale della città, ma  una strada molto trafficata in prossimità del porto e del carcere dell’Ucciardone.
In appena poche ore nella stessa città, sono stati sequestrati nove cavalli e due asini (vedi articolo GeaPress), oltre che tredici Pit Bull (vedi articolo GeaPress).
Sulla vicenda è intervenuta Alessandra Musso,  responsabile cittadina della LIDA secondo la quale in città, ormai da tempo, la situazione è fuori controllo. “Stalle, aie, cortili con vari animali, per non parlare del mercato degli uccellatori di Ballarò, sono ormai situazioni molto comuni – ha riferito la responsabile animalista – Occorrerebbe chiudere questi posti e soprattutto non lasciare gli animali in custodia giudiziaria  ai proprietari. Considerata la gravità della situazione – ha aggiunto Alessandra Musso – capisco che non è semplice risolvere il problema ma non è giustificabile la mancanza di programmazione da parte delle amministrazioni che in questi anni si sono succedute. Il risultato è sotto gli occhi di tutti” – ha concluso la responsabile animalista.
VEDI VIDEO STRISCIA LA NOTIZIA
 
NEL CUORE.ORG
6 MARZO 2014
VARESE, IPPODROMO IN FIAMME: 100 CAVALLI RISCHIANO LA MACELLAZIONE
"Animali al buio e al freddo: la loro salute a rischio"
"Siamo senza luce e senza gas, la salute dei cavalli è a rischio". I proprietari dei cento animali delle scuderie fanno appello al sindaco di Varese e alla società ippica Svicc (Società varesina incremento corse cavalli) dopo il rogo doloso che ha distrutto gli uffici dell'ippodromo della città appiccato nei giorni scorsi da uno stalliere reo confesso. Non solo il fuoco, ma anche il problema delle utenze non pagate dalla società ippica da tempo. Tanto che la Sorgenia ha tagliato la corrente di fronte ai 47 mila euro di debiti. I cavalli, i venti lavoratori, i tre allenatori e i fantini sono al gelo. "Senza luce non possiamo gestire le emergenza - dice al 'Corriere della Sera' Marco Gonnelli, presidente degli allenatori varesini -. Il veterinario ha difficoltà ad intervenire e ci sono anche pericoli di furti. E' già accaduto in altre scuderie italiane, dove hanno portato via i cavalli per macellarli".
Intanto, la procura di Varese (pm Sara Arduini) ha inviato i carabinieri per controllare se gli equini possano aver subito danni per via della mancanza di luce e gas. Per fortuna, i risultati sono stati positivi. Ma la tensione resta alta anche dopo l'incendio doloso appiccato da uno stalliere tedesco di 53 anni, Thomas Leppeck, giovedì notte. L'uomo avrebbe problemi di alcol e avrebbe agito per vendetta contro il patron della struttura Guido Borghi.
I conti preoccupano i magistrati. Infatti, il pm che indaga sul rogo, Annalisa Palumba, nonostante creda alla confessione dello stalliere, ha fatto ugualmente sequestrare un server perché vorrebbe verificare i conti della società che, oltre ad avere debiti con molti fornitori, ha chiesto alle scuderie di trasferirsi lontano da Varese.
 
MATTINO DI PADOVA
6 MARZO 2014
 
Truccata la corsa Tris «Il cavallo era dopato»
 
di Carlo Bellotto
 
Sono finiti a giudizio con l’accusa, in concorso tra loro, di aver somministrato il nandrolone al loro cavallo (si tratta di uno steroide anabolizzante capace di migliorare le prestazioni sportive) alterando il corretto e leale svolgimento di una competizione sportiva. Il 3 novembre prossimo si apre il processo per Pasquale Palumbo, 48 anni, residente a Pozzuoli, allevatore del cavallo Obama Gar e Elena Orlando Villani, 26 anni, di Angri (Salerno) proprietaria del purosangue. L’indagine era stata portata a termine dal pubblico ministero Benedetto Roberti che contesta alla coppia pure il reato di maltrattamento di animali in quanto la sostanza dopante è vietata dal regolamento Unire. Obama Gar, uno dei migliori trottatori indigeni in attività, era stato trovato positivo, per l’esattezza, all'estranediolo, all'antidoping effettuato dopo il classico premio Elwood Medium il primo maggio a Padova. L'estranediolo è un metabolita del nandrolone. Il cavallo di proprietà della famiglia Villani si era imposto prima del gran premio disputato alle Padovanelle e ha continuato ad imporsi anche successivamente. L’inchiesta riguarda proprio la gara che si è corsa all’ippodromo delle Padovanelle il primo maggio 2011, valevole per la corsa Tris. In quell’occasione il proprietario ha vinto 33 mila euro e il fantino altri 4 mila. L'Assi-ex Unire aveva già preso dei provvedimenti, distanziando il cavallo e infliggendo 4 mesi di sospensione e una multa di 1.000 euro all'allenatore Pasquale Palumbo. Prosciolta la proprietaria Villani. Ora bisognerà vedere come l’allevatore e la proprietaria del cavallo si giustificheranno di fronte al giudice.
 
IL TIRRENO
6 MARZO 2014
 
La dottoressa ridenuncia i militari
 
PONTREMOLI (Massa Carrara) - Barbara Balanzoni, il tenente e medico chirurgo anestesista, nel 2012 in forza all’Esercito in una missione in Kosovo e poi finita di fronte al Tribunale militare per aver aiutato a partorire la gattina mascotte del reparto in cui prestava servizio, ha presentato alla Procura della Repubblica di Roma una denuncia volta a segnalare la presunta condotta di alti ufficiali dell’Esercito che, nell’aprile 2012, all’interno della base italiana, «hanno causato la morte, per abbandono - afferma la dottoressa adesso in congedo dall’Esercito e in servizio presso gli ospedali di Pontremoli e Fivizzano - di 4 cuccioli custoditi dentro la base». «Il fatto era stato da me portato all’attenzione delle autorità competenti quando ancora ero di stanza in Kosovo, ma a oggi nulla è stato fatto - prosegue Barbara Balanzoni. Il tutto nonostante il fatto che tale reato fosse procedibile d’ufficio, mentre il processo per disobbedienza nei miei confronti per aver aiutato una povera gatta è stato portato avanti comunque, ed è felicemente terminato con il mio proscioglimento immediato. I poveri cuccioli, invece, sono stati di fatto condannati a morte, nonostante il mio impegno per contattare l’Enpa e garantirne l’arrivo in Italia; il tutto cercando poi di nascondere il fatto, cercando altri cani da mandare in Italia. Mi auguro, quindi, che la Magistratura faccia luce al più presto su questa triste vicenda». Sul fatto, Walter Caporale, presidente dell’associazione “Animalisti italiani Onlus” dichiara: «La mia Associazione è ancora una volta dalla parte degli animali e di chi li difende. Abbiamo seguito con passione le vicende che hanno visto protagonisti cani e gatti nella base militare a Belo Polje in Kosovo e sostenuto il tenente Balanzoni accusata di disobbedienza per aver soccorso una gatta durante un parto molto difficile che avrebbe compromesso la sua vita e quella dei i suoi cuccioli. Ora però vogliamo sapere che fine hanno fatto 4 piccoli cani allontanati dalla base militare».
 
IL CENTRO
6 MARZO 2014
 
I grifoni morti nel parco vittime delle torri eoliche?
 
Prov. dell’Aquila. Due grifoni morti, a Collarmele, all’interno del territorio del Parco Sirente Velino morti in provincia di L'Aquila. Le carcasse, come dimostrano le inequivocabili immagini pubblicate dal Centro, sono state trovate lunedì a poche decine di metri da un impianto eolico. Nell’articolo si avanza l'ipotesi di avvelenamento nonostante venga contestualmente evidenziata l'assenza di elementi in tal senso (bocconi avvelenati; presenza di altri animali – come volpi e cani – morti ecc). Effettivamente nel passato molti grifoni nell'area marsicana sono morti a causa del veleno, considerato che i grifoni si alimentano su carcasse. Ricordiamo, però, che anche gli impianti eolici sono una delle maggiori cause di mortalità per questa specie. Basta vedere un incredibile video girato a Creta e pubblicato su youtube per rendersene conto. Inoltre, in Spagna sono centinaia i grifoni morti ogni anno a causa degli impianti eolici tanto che esiste una solida bibliografia scientifica su questo argomento. Per questa ragione è stata ordinata la chiusura di alcuni impianti eolici particolarmente impattanti. Una ricerca pubblicata su una delle migliori riviste al mondo di ornitologia ha anche dimostrato che i grifoni, per le caratteristiche morfologiche della testa e la posizione laterale degli occhi, sono particolarmente vulnerabili rispetto ad altre specie non riuscendo a vedere in tempo gli aerogeneratori. Per questi motivi, seppur con enorme ritardo e con molti impianti già autorizzati, la Regione Abruzzo ha iniziato da qualche tempo a vietare la realizzazione di nuovi aerogeneratori nelle aree frequentate dai grifoni nella Marsica. Ciò è avvenuto solo dopo l'avvio da parte del Corpo Forestale di un prezioso studio con trasmittenti che ha permesso di dimostrare che i grifoni sorvolano spesso sia le zone già occupate da impianti eolici sia territori in cui si vorrebbe realizzarne di nuovi. La Regione Abruzzo avrebbe dovuto realizzare questi studi prima di autorizzare qualsiasi impianto, come richiesto più volte dall'associazione scrivente, ma è rimasta purtroppo insensibile a tali osservazioni fino allo studio del Corpo Forestale. Purtroppo, però, il Comitato Via della Regione Abruzzo, in assenza di studi approfonditi realizzati con le stesse tecnologie utilizzate oggi sui grifoni dal Corpo Forestale, continua a concedere autorizzazioni in altre aree, come l'alto vastese e la zona del medio Sangro, dove vi è una delle più importanti popolazioni di Nibbio reale in Italia. Anche questa specie è vulnerabile rispetto alla mortalità da eolico e senza informazioni di dettaglio sui movimenti è praticamente impossibile stabilire e valutare l'impatto di un impianto eolico. Non capiamo, quindi, come si possa continuare ad autorizzare impianti in aree, come i monti Frentani, considerate a livello europeo come Important Bird Areas (Iba). Pertanto la Stazione Ornitologica Abruzzese chiede che sia fatta subito chiarezza sulle cause che hanno portato alla morte i due grifoni al fine di prendere tutte le iniziative opportune per ridurre al minimo il rischio di mortalità per questa ed altre specie. Auspichiamo che l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Teramo e gli altri enti coinvolti divulghino quanto prima il referto necroscopico, come previsto dalla normativa sulla trasparenza dei dati ambientali. * presidente della Stazione Ornitologica Abruzzese onlus
 
ANSA
6 MARZO 2014
 
Zanne intagliate e animali 'proibiti' nel museo dei crimini
A Roma unica esposizione europea,oltre 71mila reperti
 
Dalle zanne di elefante intagliate ai rimedi afrodisiaci ricavati dai corni di rinoceronte: questo e molto altro è esposto al Museo dei crimini ambientali (Macri) inaugurato al Bioparco di Roma alla presenza del ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, dal Capo del Corpo forestale dello Stato Cesare Patrone e dal presidente della Fondazione Bioparco di Roma Federico Coccia.
Sviluppato su 400 metri quadrati, il museo espone reperti confiscati nel corso delle operazioni del servizio Cites (la Convenzione internazionale sul traffico delle specie a rischio di estinzione) del Corpo forestale dello Stato. Nelle teche, corredate da cartelli esplicativi e dispositivi multimediali, è presente solo una piccola parte dei circa 71 mila reperti confiscati, da oggi a disposizione del pubblico con l'obiettivo di sensibilizzare sui traffici illegali di animali e piante.
''C'è un concetto educativo legato a questa iniziativa, dobbiamo alzare l'asticella della consapevolezza'', ha dichiarato Martina. ''Con il Macri facciamo un passo importante verso i temi dell'Expo 2015, che sarà un grande appuntamento educativo''.
Lungo il percorso espositivo, oltre ai reperti, sono presenti anche animali vivi, spesso esotici e importati illegalmente in Italia. Questi animali, dopo esser stati sequestrati, non possono essere liberati perché porterebbero delle alterazioni nell'ecosistema, o avrebbero difficoltà nell'ambientarsi. Sono così costretti ad una vita in cattività.
''Il museo non è solo un'esposizione statica - ha spiegato Patrone - ma un punto d'incontro per ricerche, dibattiti, divulgazione ed educazione ambientale''. ''Si tratta del primo museo di questo genere che sia mai stato aperto in Europa - ha concluso Coccìa - e rappresenta un primato per il Bioparco e per l'Italia''.
IL PERCORSO DI VISITA
Il visitatore è accolto da un breve filmato in cui l’etologo Danilo Mainardi interviene sulle tematiche del Museo. Nell’area dedicata al tema dell’inquinamento ambientale e agli incendi sono presenti esemplari vivi di avocette (uccelli dal curioso becco all’insù), spesso vittime dell’inquinamento delle zone umide, e testuggini marginate in rappresentanza di tutti gli animali vittime degli incendi boschivi. Mentre nell’area dedicata al taglio illegale delle foreste pluviali ci sono gli storni splendenti purpurei, il turaco di Livingstone, le tortore ali verdi, i roul roul.
Nella parte centrale della struttura si trovano le teche espositive dedicate alla CITES (Convenzione che regolamenta il commercio internazionale di specie di flora e fauna in via di estinzione) e contenenti, tra gli altri, esemplari imbalsamati, parti e prodotti derivati, confiscati e custoditi dal Servizio CITES della Forestale, che vengono esposti e mostrati al pubblico per la prima volta. I reperti provengono dalle innumerevoli operazioni di polizia giudiziaria effettuate dal personale del Sevizio CITES del Corpo forestale dello Stato negli ultimi venti anni, sia sul territorio nazionale che internazionale. Si stima che attualmente siano conservati dal Corpo forestale dello Stato oltre 71mila reperti. In prossimità delle teche, con l’ausilio di testi di facile lettura e delle immagini, sono illustrati i più importanti fenomeni criminali ai danni delle specie protette, obiettivo principale dell’attività di contrasto condotta dal Servizio CITES attraverso i suoi uffici dislocati sul territorio e presso le dogane (traffico illegale di avorio, pelli e pellicce, trofei, medicina tradizionale, conchiglie). Altre teche sono dedicate al bracconaggio e al reato di maltrattamento animale e contengono gli strumenti di cattura più utilizzati nella caccia illegale. Altre ancora espongono gli strumenti di cui dispone l’investigatore della natura nella sua attività di indagine, che vanno dalle tecniche di laboratorio forense al laboratorio mobile della Forestale, dal Metodo delle Evidenze Fisiche per l’individuazione del punto di innesco di un incendio boschivo, al criminal profiling, dalle tecniche di identificazione delle specie protette, alla collaborazione internazionale (Interpol, Europol, etc.). È inoltre presente una saletta audio-video dove sono proiettati filmati che spiegano le varie attività svolte dalla Forestale a difesa degli ecosistemi.
Chiude il percorso un’area dedicata ai bambini, che hanno la possibilità di farsi fotografare posizionando il viso in corrispondenza di un foro, creato su una sagoma in forex, che ritrae, quasi a dimensioni naturali, l’investigatore della natura (ovvero l’immagine di un Forestale), con cui ci si può identificare al termine del percorso.
FOTO
 
GEA PRESS
6 MARZO 2014
Parco Nazionale d’Aspromonte – La ripresa video dei lupi
Il Presidente del Parco: l'Aspromonte una montagna gravida di promesse
Le telecamere dell’Ente Parco hanno ripreso un altro branco di lupi in Aspromonte.  Dopo il primo annuncio dello scorso gennaio, corredato anche in quel caso da un Video (vedi articolo GeaPress) il Parco d’Aspromonte diffonde ora la nuova ripresa.
“Il lupo è un formidabile biondicatore – sostiene il Presidente dell’Ente Parco d’Aspromonte, Giuseppe Bombino – e la ulteriore conferma della presenza di questi predatori evidenzia come l’ambiente naturale che caratterizza il nostro Aspromonte sia pressoché intatto, e come gli ecosistemi che lo caratterizzano siano idonei a garantire la persistenza delle popolazioni di lupo appenninico. Le telecamere installate nei punti più remoti del Parco sono a servizio delle attività di studio e ricerca in corso di svolgimento nell’ambito di un più ampio progetto che stiamo conducendo – continua Bombino – e che vede il coinvolgimento attivo di tutta la struttura del Parco coordinata dal Direttore Tommaso Tedesco e dal referente delle attività Dott. Antonino Siclari”.
Più in particolare il progetto è finalizzato al monitoraggio delle popolazioni di lupo in Aspromonte, finalizzato alla pianificazione di azioni ed interventi per la riduzione dei fattori diretti ed indiretti di rischio anche ai fini della migliore gestione e conservazione degli ecosistemi volta al mantenimento di popolazioni di lupo stabili e vitali.  “Un ulteriore importante obiettivo del progetto” – ha aggiunto il Presidente Bombino – è quello di condividere con la gente d’Aspromonte un modello di convivenza sostenibile a lungo termine che tenga conto delle caratteristiche ecologiche e socio-economico locali. A tale proposito è opportuno ribadire che le popolazioni di lupo aspromontane “frequentano” aree remote del Parco Nazionale d’Aspromonte dove pressoché nulla è la interazione con l’uomo. Così è, infatti, per il branco “catturato” dalle telecamere”.
Secondo il Presidente dell’Ente il Parco Nazionale  non nasce solo per diventare uno scrigno di valori da tutelare, quanto, piuttosto, per contribuire alla conservazione su tutto il territorio nazionale attraverso molteplici ruoli. Tra questi quello di intervento di protezione di elementi minacciati, ma anche di guida in nuove forme di gestione del territorio, di sperimentazione di soluzioni di sostenibilità, di centro di diffusione di buone pratiche e di elementi della biodiversità che si estendono dall’area protetta nel territorio circostante.
“Poiché il sistema Aspromonte è concettualmente e operativamente inestricabile dalla rete complessa di attività antropiche che vi si svolgono – spiega il Presidente dell’Ente Parco - è del tutto ovvio che la consapevolezza della conservazione come opportunità per il territorio sia un valore aggiunto nell’ottica della definizione di modelli di guida e di supporto a quello sviluppo economico delle popolazioni locali. Resta ovviamente estraneo all’Aspromonte il concetto di “sviluppo economico” inteso semplicemente come crescita illimitata del reddito di una determinata comunità, misurato sulla proliferazione di infrastrutture, manufatti, popolazione umana, beni immobili“.
Per il Presidente del Parco il futuro sostenibile della civiltà umana passa inevitabilmente per il compromesso tra appropriazione e rispetto delle risorse naturali da parte dell’uomo: in altri termini non c’è futuro senza la conservazione della funzionalità dei sistemi ecologici, dentro e fuori delle aree protette, e non c’è futuro senza il benessere psico-fisico delle popolazioni. Per questo, afferma il Parco, va rigettato con forza ogni tentativo di contrapposizione tra i due obiettivi, nella consapevolezza che il punto di incontro è, a volte, il miglior compromesso possibile che richiede concessioni su entrambi i fronti.
“La presenza del lupo – ha conluso Bombino – ci incoraggia e ci suggerisce che la nostra montagna vuole darci una nuova opportunità perché si comprenda che ciò che è ecologico è anche economico”.
VEDI VIDEO LUPI IN ASPROMONTE
http://www.geapress.org/video/video-lupi-in-aspromonte/51742
 
IL TIRRENO
6 MARZO 2014
 
Difficile la caccia al cinghiale senza rischi per l’uomo
 
VICOPISANO (PI) - Intorno alla caccia si moltiplicano le polemiche. Dopo gli interventi e le segnalazioni di alcuni cittadini che abitano sul monte pisano, nella zona di Vicopisano, anche Wwf, Legambiente e Lipu intervengono.«Per quanto riguarda l'ambito venatorio – dicono – c'è bisogno di un sostanziale riequilibrio dei diritti dovuto ad un evolversi dei tempi, di una sensibilità diffusa e di una maggiore antropizzazione del territorio che rende più difficoltoso l'esercizio della caccia al cinghiale senza che ne patiscano i diritti degli altri, di tanti altri, fra i quali gli stessi cacciatori di piccola selvaggina, gli agricoltori ed i "normali" cittadini, tutti che pure pagano le tasse in questo Paese». Qui sta la vera sfida, quella che alcuni cinghialai «non vogliono comprendere. Non è in gioco il sopravvento degli animali sull'uomo, stiamo parlando di un equilibrio di diritti, tra cui quello alla privacy, al rispetto della proprietà privata e, ultimo ma non ultimo, quello della sicurezza. Basti ricordare che in Italia tra morti e feriti ogni anno si raggiunge una cifra vicino a cento persone, cacciatori e non». «Fa un cattivo servizio alla propria categoria chi tenta questa strada a dispetto di quelle del dialogo e della gestione di un diverso equilibrio, cosa che, le associazioni ambientali, ma anche di quelle agricole, fanno stando sedute ed operando attivamente all'interno degli Atc. Un altro esempio concreto è la collaborazione e il confronto tra le associazioni, a vario titolo coinvolte, la Provincia, gli stessi comitati Atc ed i 14 Comuni interessati per la realizzazione in sicurezza del G.P.N. trekking in Valdera. Un percorso di 207 km di sentieri per escursioni che avrà sicuramente un impatto positivo sugli agriturismi e le aziende faunistiche».
 
LA STAMPA
6 MARZO 2014
 
Intascava i soldi per gli animali
Condannato ex presidente Lida
Un anno e 11 mesi per malversazione e appropriazione indebita
 
Paola Italiano
 
Aveva intascato soldi destinati alla difesa degli animali: l’ex presidente della Lida (Lega per i diritti degli animali) Giovanni Porta è stato condannato a Torino in primo grado a 1 anno e 11 mesi per malversazione ai danni dello Stato e appropriazione indebita. Porta era accusato di aver tenuto per sé circa 160 mila euro, in parte provenienti da fondi provinciali e in parte sottratto alle casse dell’associazione. Al processo si sono costituite parti civili la Provincia di Torino e la Lida stessa, che hanno ottenuto il diritto ad essere risarciti. L’accusa era sostenuta dal pm Francesco Saverio Pelosi. 
 
6 MARZO 2014
 
Mangiare troppa carne aumenta il rischio di cancro
Le persone tra 50 e 65 anni che seguono diete ad alto contenuto proteico hanno un rischio di ammalarsi di cancro quattro volte maggiore degli altri
 
Occhio alla carne. Specialmente se siete nella fascia d’età tra 50 e 65 anni. I ricercatori della University of Southern California (Usc), infatti, hanno scoperto che le persone di mezza età che hanno un’alimentazione iperproteica hanno più probabilità degli altri di morire di cancro. Per persone oltre i 65 anni, invece, la tendenza si inverte: una moderata assunzione di proteine sembra essere importante per mantenere il peso corretto e minimizzare la debolezza dovuta all’età. I ricercatori, guidati da Valter Longo, biologo di origini italiane attualmente direttore del Longevity Institute della Usc, hanno pubblicato le loro scoperte sulla rivista Cell Metabolism. Lo studio andava avanti da 18 anni. Gli scienziati hanno seguito 6mila persone ultracinquantenni, scoprendo che il rischio di morte per cancro nella fascia d’età tra 50 e 65 anni è quattro volte più alto per chi ha una dieta iperproteica (definita come quella in cui il 20% delle calorie giornaliere sono derivate da proteine). Quasi quanto il fumo: “La maggior parte delle diete comporta l’assunzione di molte proteine e pochi zuccheri”, ha detto Longo a Scientific American, “il che è buono per perdere peso, ma fa anche diminuire l’aspettativa di vita”. I ricercatori si riferiscono in particolare alle proteine animali – carne, latte e formaggio: il collegamento scompare, invece, quando le proteine assunte sono di origine vegetale (i fagioli, per esempio).
Per capire la ragione del fenomeno osservato, i ricercatori hanno studiato dei topi in cui avevano iniettato cellule tumorali della pelle, notando che una dieta iperproteica favoriva la crescita e la sopravvivenza del tumore perché aumentava la produzione dell’ormone Igf-1, il cosiddetto fattore di crescita insulino-simile. Misurando inoltre i livelli dell’ormone in 2mila persone scelte a caso tra i partecipanti allo studio, hanno scoperto che, per ogni aumento di 10 nanogrammi per millimetro dell’ormone, chi conduceva una dieta iperproteica aveva il 9% di probabilità in più di ammalarsi rispetto a chi conduceva una dieta povera di proteine.
Il consiglio, dunque, è il solito. Tornare alla dieta mediterranea, con poche proteine e tanti carboidrati, frutta e verdura. E cercare di non eccedere gli 0,8 grammi di proteine per chilo di peso corporeo, specie se di origine animale.
 
NEL CUORE.ORG
6 MARZO 2014
 
REGNO UNITO, MACELLAZIONE RITUALE SOTTO ACCUSA: "TROPPE SOFFERENZE"
I veterinari: prendere esempio dalla Danimarca
 
Dopo la Danimarca, anche nel Regno Unito finisce sotto accusa la macellazione rituale. I veterinari britannici lanciano un appello contro le sofferenze non necessarie a cui vengono sottoposti gli animali abbattuti secondo il metodo halal e quello kosher. John Blackwell, presidente della British veterinary association, dalle pagine di "The Times" è arrivato a chiedere il bando di questi metodi, se musulmani ed ebrei non introdurranno pratiche meno dolorose. Viene indicato come esempio da seguire quello della Danimarca, dove una regolamentazione da poco introdotta obbliga i macellai a stordire gli animali prima di tagliare loro la gola e lasciarli dissanguare come vuole la tradizione rituale. Si calcola che ogni settimana oltre 600mila capi, fra pollame, agnelli e bovini, vengano uccisi seguendo questo metodo nei macelli religiosi del Regno. Ma molta di questa carne, come ricorda il celebre quotidiano londinese, non viene venduta come "halal" e "kosher" bensì con etichette generiche che quindi rendono inutile il rispetto della pratica religiosa. Le comunità ebraiche e musulmane sono, però, apertamente critiche verso la proposta di cambiare i metodi di macellazione, sostenendo che così si calpestano i loro diritti religiosi. E quelli degli animali?
 
NEL CUORE.ORG
6 MARZO 2014
AUSTRALIA, SEA SHEPHERD CONTRO LA CATTURA INDISCRIMINATA DI SQUALI
Ma la Corte suprema boccia l'iniziativa degli attivisti
Gli attivisti di Sea Shepherd non sono riusciti ad ottenere un'ingiunzione per fermare la controversa politica di abbattimento degli squali nella Western Australia. Lo ha fatto sapere oggi l'associazione, giurando di combattere per impedire le uccisioni. Il gruppo, famoso per le lotte contor le baleniere giapponesi in Antartide, ha chiesto una revisione giudiziaria della decisione, sostenendo che comporta l'uccisione illegale di specie protette. In sostanza, gli animalisti mettono in discussione la validità di una deroga ai sensi della legge sulla protezione dell'ambiente e sulla conservazione delle biodiversità che permette al governo dello Stato di uccidere ogni grande squalo bianco, tigre o toro protetta più lungo di tre metri in alcune zone.
Ma il giudice della Corte suprema della Western Australia, James Edelman, ha stabilito non c'erano fondati motivi per un'udienza completa e ha negato la richiesta di provvedimento cautelare per la sospensione di 60 linee di batteria usate per la cattura degli squali in tutto il litorale dello Stato.
"Dal punto di vista della sicurezza ambientale e pubblica, Sea Shepherd Australia è molto preoccupata per queste linee di batteria che rimangono al largo delle spiagge metropolitane di Perth e a sud-ovest", ha detto l'amministratore delegato dell'associazione Jeff Hansen. Che ha aggiunto: "Noi di Sea Shepherd Australia continueremo il nostro lavoro per salvare gli squali della Western Australia, esplorando tutte le opzioni a nostra disposizione. Non cesseremo di sforzarci fino a quando queste linee di batteria, crudeli, barbare, pericolose e insostenibili dal punto di vista ambientale, non saranno rimosse in modo permanente".
 
NEL CUORE.ORG
6 MARZO 2014
CHICAGO SI MUOVE: STOP ALLE "PUPPY MILLS", UN INFERNO PER I CUCCIOLI
Vittoria netta in Consiglio comunale: 49 voti contro 1
Una grande vittoria per i rifugi per gli animali. Chicago è ora l'ultima città che ha deciso di vietare nei negozi di animali la vendita di animali domestici dalle cosiddette "puppy mills", le fabbriche di cuccioli. L'ordinanza è stata approvato con una schiacciante maggioranza di 49 voti contro 1 in Consiglio comunale ieri mattina, ha detto Susana Mendoza, fautrice della proposta.
Il provvedimento, presentato il mese scorso, vieta espressamente la vendita nei negozi di animali di cuccioli in arrivo da allevamenti, aprendo ai cani, ai gatti e ai conigli provenienti da canili, associazioni o strutture di soccorso per animali. L'ordinanza entrerà in vigore tra un anno. Dopo il voto di ieri e l'approvazione del Comitato di licenza del Comune avvenuta martedì scorso.
Al tavolo riunito martedì al Comune, Cari Meyers del Puppy Mill Progetto di Chicago ha definito le "puppy mills" un "inferno per i cuccioli" a causa delle condizioni di vita deplorevoli, in genere, per i cagnolini, scrive "Chicago Tribune".
Non tutti, però, sono d'accordo. Anche se alcuni dei proprietari di negozi di animali della città hanno premiato le buone intenzioni della misura, uno di loro ha detto a "Fox Chicago" che teme di uscire dal mercato, almeno entro i confini della città. Lane Boron, il proprietario di Pocket Puppies, ha fatto sapere che spingere le attività a spostarsi in periferia piuttosto che realmente influire sugli operatori delle "puppy mills".
Ma Mendoza non ha battuto ciglio alla luce delle critiche, sollecitando i negozi di animali alla transizione ad " un'attività con un modello più umano", riferisce il Chicago Sun-Times. E ancora: "Se non volete cambiare il vostro modo di fare affari, significherà che siamo riusciti a mettere fuori legge un modello di business sbagliato in questa città".
 
NEL CUORE.ORG
6 MARZO 2014
HAWAII, TOPI DA LABORATORIO "LIQUIDATI" NEL SISTEMA FOGNARIO
Infettati per i test, anche post mortem sono un problema
Molta attenzione viene dedicata al trattamento degli animali da laboratorio vivi, ma che cosa succede a quelli morti? Se lo chiede "The Huffington Post", raccondtando una storia in cui la "liquidazione" non è una metafora. Ha fatto scalpore, infatti, la notizia diffusa da una tv delle Hawaii secondo cui centinaia di chili di topi di laboratorio morti, utilizzati dalla locale Università, sono "trattati" ad altissimne temperature, liquefatti e poi scaricati nel sistema fognario della città di Honolulu ogni anno. 
Questo processo non è considerato illegale, anzi, è approvato dall'Usda, il dipartimento degli Stati Uniti per l'Agricoltura, per ragioni di sicurezza. I roditori morti, molti dei quali sono stati infettati con tumori o malattie come la febbre dengue e il virus del Nilo occidentale, vengono sottoposti ad un lungo processo di neutralizzazione. Sono dapprima congelati, poi sterilizzati con sostanze chimiche, e infine immessi in una sorta di pentola a pressione enorme per sei ore, che trasforma il tessuto in un "liquido denso" da scaricare nelle fogne.
Metodo disgustoso ed inquientante, incalza l'Huffpost. Non sarebbe meglio cremare i topi? La risposta è no. Il metodo della liquefazione, assicurano, è più sicuro, più rispettoso dell'ambiente e rappresenta un'opzione molto più economica degli inceneritori. Progettati specificamente per neutralizzare gli agenti patogeni, questi sistemi usano una combinazione di alto calore (250° C), pressione e una soluzione acquosa di idrossidi di metalli alcalini per trasformare le cellule dei tessuti (compresi i microrganismi infettivi) in peptidi, amminoacidi e zuccheri. Secondo Talia Ogliore, portavoce dell'Università delle Hawaii, il sistema "rompe e distrugge sia l'RNA sia il DNA del virus".
Di certo il detto "fine del topo" si arricchisce di nuove, orripilanti sfumature.
 
NEL CUORE.ORG
6 MARZO 2014
 
INDONESIA, ECCO LA FATWA CONTRO IL BRACCONAGGIO DI FAUNA SELVATICA
Ulema: chiunque toglie una vita uccide una generazione
 
Il consiglio degli Ulema, la massima autorità islamica indonesiana, ha emesso una fatwa contro le uccisioni e il commercio illegale di tigri, rinoceronti, oranghi, elefanti e altre specie minacciate. Un'iniziativa definita ''unica nel suo genere'' dal Wwf, secondo cui l'uso della religione per proteggere la fauna selvatica è ''un positivo passo in avanti''. La fatwa dichiara il bracconaggio e il commercio illegale ''non etici, immorali e peccaminosi'', ha spiegato Asrorun Ni'am Sholeh, segretario della commissione del consiglio degli Ulema, all'Afp. ''Tutte le attività che portano all'estinzione di fauna selvatica sono proibiti. Questo include l'uccisione e il commercio di specie minacciate''. ''Chiunque toglie una vita uccide una generazione. Questo - ha aggiunto Sholeh - non vale solo per gli uomini, ma include le altre creature viventi di Dio, specialmente se muoiono invano''. Per il responsabile della comunicazione del Wwf Indonesia, Nyoman Iswara Yoga, la fatwa ''accresce la consapevolezza morale e ci aiuterà a proteggere gli animali selvatici locali come le tigri e i rinoceronti, che sono in pericolo imminente''. In Indonesia, che con 250 milioni di abitanti è la nazione musulmana più popolosa al mondo, diverse specie animali sono a rischio a causa della perdita di habitat determinata dalla deforestazione, messa in atto per raccogliere il legname e per fare spazio alle piantagioni di palme da olio.
 
GEA PRESS
7 MARZO 2014
Andria (BT) – Puledro morto in vasca da bagno. Intervento delle Guardie per l’Ambiente

Un puledro morto, ai piedi di Castel del Monte nel territorio comunale di Andria (BT).
Il corpo del povero animale è stato abbandonato nel peggiore dei modi, conformandolo all’interno di una vasca da bagno, anch’essa destinata all’abbandono.
“Abbiamo dovuto sollevare alcuni cartoni per scoprire l’ennesima orrenda fine di un puledro di circa un mese – spiegano le Guardie per l’Ambiente - Il disgusto ci ha pervaso e il pensiero di pietà dopo aver avvolto l’animale è scappato a rincorrere le responsabilità oggettive e soggettive legate a quel territorio, il nostro“.
Le Guardie per l’Ambiente, subito contattata la Sala operativa del Corpo Forestale dello Stato, ovvero il Corpo di polizia a cui spetta l’obbligo di intervento prioritario in casi che riguardano gli animali (Decreto del Ministero degli Interni del 27/3/2007), sono ora in attesa degli esiti che compiranno i veterinari sull’animale. Questo al fine di accertare le cause di morte ed in particolare se il corpo del puledro stesso, possa o abbia potuto veicolare infezioni e patologie pericolose per gli uomini o altri animali. Dopodichè il corpo dell’animale verrà termodistrutto come prevedono le normative comunitarie a tutela del rischio di contaminazione di tipo sanitario.
“Quello che può apparire come un classico caso di abbandono – concludono le Guardie per l’Ambiente - per non pagare i costi di smaltimento (con il rischio in questo specifico caso di una sanzione che va da 10.000 a 70.000 euro, ovvero 20.000 euro se si paga entro sessanta giorni) è stato comunque regolarmente e autonomamente denunciato per tener traccia di questo fenomeno che appare tutt’altro che isolato o di poco spessore giudiziario. Vale la pena ricordare come il business sugli animali è il terzo dopo armi e droga“.
Una nota polemica è rivolta al mondo della politica che dovrebbe attivarsi per una maggiore tutela del territorio che in tal maniera “resta ferito ed a tratti abbandonato a se stesso“.
 
LA PROVINCIA PAVESE
7 MARZO 2014
 
Cani avvelenati, 3 casi a Vigevano

Selvaggia Bovani

 
VIGEVANO (PV) Cani avvelenati: tre casi in città. Venerdì pomeriggio K.D.C., vigevanese, di 35 anni ha portato a fare il solito giro i suoi due cani di 7 ed 8 anni, in via Endine, vicino a corso Torino. Il giorno dopo gli animali però hanno iniziato a stare male: dolori addominali, scialorrea (produzione eccessiva di saliva), vomito e perdite di sangue. Nel giro di poche ore i sintomi sono diventati più evidenti. E’ stata necessaria quindi una visita dal veterinario. «Quando i miei cani hanno cominciato a stare male – dice la ragazza – ero talmente in ansia che ho pensato a tutto fuorché andare a perlustrare la zona. Ho perlustrato invece il cortile, per vedere se per caso avessero mangiato un topo, ma non ho trovato nulla. Allora sono corsa dal veterinario, che ha somministrato subito un antidoto contro il topicida, vitamine e antibiotici». Non è la prima volta che in città si verificano casi simili. Un altro vigevanese aveva segnalato bocconi sospetti in zona Brughiera. «Non posso affermare con certezza – prosegue la ragazza – che abbiano mangiato dei bocconi avvelenati. Sicuramente possono aver ingerito topicida, ma io non ne ho messo in casa o in cortile. Non avendo però nessuna certezza non ho potuto fare denuncia all’Asl. Ho pianto tanto e non mi vergogno a dirlo. Per fortuna i miei cani sono ancora con me», dice ancora la ragazza. «Spero con questa segnalazione, e quella che ho diramato al canile municipale, di aiutare altre famiglie a non trovarsi in una tale situazione». Quindi lancia un appello: «Se abitate in quella zona, prestate la massima attenzione che i cani non lecchino o mangino nulla, e tenete d'occhio i vostri cortili o giardini. Ai primi sintomi, agite tempestivamente per poter salvare la vita dei vostri animali ».
 
MESSAGGERO VENETO
7 MARZO 2014
 
Traffico di cagnolini, nuovo sequestro in autostrada
La Polstrada ha fermato un furgone con targa polacca guidato da un ucraino: nel rimorchio cinque bellissimi cuccioli di pastore caucasico disidratati

Anna Rosso

 
UDINE. Cinque bellissimi cuccioli di cane da pastore (razza caucasica) sono stati trovati ieri sera dalla polizia stradale di Palmanova su furgone con targa polacca che si era fermato nell’area di servizio autostradale di Gonars.
Il conducente, un ucraino di 37 anni, è stato denunciato a piede libero per maltrattamento di animali e per l’introduzione illegale in Italia dei cuccioli.
I cani erano stati sistemati in un rimorchio - con targa ucraina - privo di accorgimenti ideonei a garantirne l’igiene e l’incolumità.
Secondo i veterinari dell’Azienda sanitaria, i cuccioli hanno circa settanta giorni e, al momento della visita, erano disidratati.
L’attenzione degli agenti, quando erano passate da poco le 20, è stata richiamata dai guaiti dei cani.
La pattuglia della Sottosezione di Palmanova, che ha già trattato numerosi casi di traffico internazionale di animali domestici, ha deciso di effettuare subito un controllo.
E da sotto il telone sono spuntati i musi dolcissimi dei cuccioli.
La polizia stradale ha sequestrato le bestiole e le ha temporaneamente affidate a una struttura che accoglie gli animali.
Ha quindi informato la Procura della Repubblica e i magistrati, nelle prossime ore, decideranno se i cuccioli potranno essere adottati.
 
NEL CUORE.ORG
7 MARZO 2014
 
PALMANOVA (UD), CINQUE CUCCIOLI DI PASTORE DEL CAUCASO SEQUESTRATI
Erano nel rimorchio di un furgone. Scatta la denuncia
 
Cinque cuccioli di pastore del caucaso, chiusi nel rimorchio di un furgone con targa ucraina, sono stati scoperti e sequestrati nella serata di ieri dalla polizia stradale di Palmanova (Udine) nell'area di servizio di Gonars nord, lungo l'autostrada A4 Venezia-Trieste. Gli agenti sono stati attirati dai guaiti provenienti dal rimorchio del furgone, che aveva targa polacca ed era guidato da un ucraino di 37 anni. I cuccioli, di circa settanta giorni, erano abbandonati dentro il piccolo trailer, privo di protezioni per la loro incolumità. Erano già provvisti di microchip identificativo e sottoposti a profilassi antirabbica, ma avevano sintomi di disidratazione. Il conducente del furgone e rimorchio è stato denunciato per maltrattamenti e introduzione illegale di animali sul territorio nazionale alla procura di Udine. I cuccioli sono stati sequestrati e affidati ad una struttura per la custodia temporanea, in attesa delle decisioni della magistratura.
 
LA NUOVA VENEZIA
7 MARZO 2014
 
Trova pecore sul suo prato ne fa strage con il trattore
 
di Alessandro Abbadir
 
DOGALETTO (VE) - Un gregge di 800 pecore passa sul suo campo coltivato ad erba medica brucandolo, e un coltivatore di Dogaletto di Mira perde la ragione sale sul trattore e ne investe diverse uccidendone cinque. Questo quello che è accaduto ieri pomeriggio verso le 17,30 in via Bastie a Dogaletto, una scena a cui hanno assistito increduli diversi testimoni. A fermare l’uomo che imprecando voleva continuare la strage di animali sono stati i pastori al seguito del gregge, che sono saliti sul trattore e si sono messi anche davanti il mezzo, riuscendo a fermare l’azione. Ancora sotto choc è Michela Ditadi, residente in via Bastie, che ha assistito la scena da poche decine di metri. «Ho visto il contadino – racconta la donna – uscire di casa con il suo trattore e lanciarlo a tutta velocità sulla parte del gregge che si trovava sulla strada a lato del suo campo. Il contadino correva sulla strada a zig – zag . Ha ucciso immediatamente due pecore e poi ne ha centrate altre tre che sono morte poco dopo . Tutti i poveri animali, un gregge di centinaia di capi erano spaventatissimi e belavano all’impazzata cercando di fuggire». I pastori, un gruppo famigliare della zona di Trento, hanno subito cercato di fermare il contadino che imprecava contro gli animali accusandoli di aver provocato un danno grande, visto che le pecore si “stavano mangiando tutta la sua erba medica appena coltivata”. Due dei pastori sono riusciti, rischiando la vita, a salire sul trattore e a fermare il 68 enne mirese. Con i pastori sono volati subito insulti e spintoni, ma per fortuna l’intervento dei famigliari dell’uomo ha impedito che alla strage di pecore seguisse una rissa. L’uomo così ha lasciato il trattore in mezzo alla strada e si è recato a piedi a casa. Su posto sono arrivati i carabinieri chiamati dai pastori, che spiegano di in aver fatto nulla di male: «Non capisco», spiega il pastore Marco Parozzo, «perché abbia reagito in questo modo . Sul campo non c’era erba medica ma erbaccia spontanea. Il campo poi era aperto e non recintato, e quindi il nostro gregge poteva passare». «Molte delle pecore che il contadino ci ha ucciso – spiega – erano gravide. Si tratta di capi che valgono ciascuno 30 euro». I carabinieri indagano poi il contadino anche per il reato di uccisione e maltrattamento di animale.
 
LA NUOVA VENEZIA
8 MARZO 2014
 
Pecore uccise a Dogaletto il transito era autorizzato

Alessandro Abbadir

 
MIRA (VE) - «Chiediamo che i percorsi dei greggi siano regolamentati con più attenzione. Il comportamento del contadino di Dogaletto è inqualificabile e va perseguito dalla legge. Episodi come questo, però, potrebbero essere evitati se i percorsi fossero seguiti scrupolosamente anche dai pastori». Silvano Borile, responsabile della Cia della Riviera del Brenta, commenta così l’uccisione di cinque pecore, giovedì sera, da parte di un contadino di Dogaletto. Quando ha visto il gregge di 800 pecore sul suo campo coltivato ad erba medica, infuriato, è salito sul suo trattore e ne ha uccise cinque. A fermare l’uomo che imprecando voleva continuare la strage di animali sono stati i pastori al seguito del gregge, che sono saliti sul trattore e si sono messi anche davanti il mezzo, riuscendo a bloccarlo. Ne è seguita una rissa sedata solo dall’intervento dei carabinieri. Ieri per tutta la giornata sono stati sentiti sull’accaduto i testimoni in caserma della Tenenza di Mira in via Toti. L’uomo infatti, un agricoltore di 68 anni di via Bastie, rischia di essere perseguito d’ufficio per uccisione e maltrattamento di animali. Un reato che la legge punisce in maniera pesante. A spiegarlo è l’Enpa, l’ente di protezione degli animali che è pronta ad agire in giudizio contro il contadino che ha compiuto la strage di animali. «In questi casi – dice il referente Roberto Martano – se il capo abbattuto fosse stato unico, ad agire con una denuncia poteva essere solo il proprietario. Ma se invece i capi uccisi sono più di tre ad agire per uccisione e maltrattamento di animali sarà direttamente d’ufficio l’autorità preposta. E dato che questi animali non sono stati uccisi con le precise caratteristiche della macellazione prescritta dalla legge il reato si configura pienamente». Ieri il gregge si è spostato da Dogaletto ed è uscito dal territorio comunale in direzione nord. Fra i danni che il contadino dovrà risarcire ci sarà anche quello pecuniario: le pecore valgono 300 euro ciascuna. Del passaggio del gregge, comunque, tutti i comuni dell’Asl 13 erano stati informati. «Eravamo a conoscenza – spiega il presidente della Conferenza dei sindaci dell’Asl 13 Fabio Livieri- del passaggio di queste greggi. Quello di Dogaletto era stato autorizzato al transito da settimane. La transumanza avviene in un periodo in cui i seminativi e le colture di fatto non sono sviluppate. Certo serve più attenzione e controllo degli animali da parte dei pastori, ma il comportamento del contadino in questo frangente è inaccettabile».
 
IL GIORNO
7 MARZO 2014
 
Maltrattamenti sugli animali, salvati diciotto pappagalli: in gabbia in condizioni disperate, scatta la denuncia
Nell'appartamento di Gottolengo sono stati trovati anche  due esemplari tutelati: un’Ara gialloblu (Ara ararauna),  e un Parrocchetto Testarosa (Pyrrhura rhodocephala)
 
Brescia, 7 marzo 2014 – Diciotto pappagalli sono stati sequestrati in un'abitazione di Gottolengo (provincia di Brescia) durante dei controlli contro il maltrattamento animali effettuati sul territorio dal Nucleo Investigativo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale di Brescia. 
I Forestali, una volta entrati nell’abitazione si sono trovati di fronte uno scenario caratterizzato da pessime condizioni igienico-sanitarie, tanto da rendere necessario l’intervento di un medico veterinario dell’Azienda Sanitaria Locale di Leno (BS) e dei servizi sociali.
In particolare sono stati rinvenuti escrementi e resti dell’alimentazione sia all’interno delle gabbie dove gli stessi pappagalli venivano detenuti, che in decine di sacchi di spazzatura presenti nello stesso appartamento. A seguito di ulteriori controlli, due esemplari tutelati: un’Ara gialloblu (Ara ararauna),  e un Parrocchetto Testarosa (Pyrrhura rhodocephala) sono risultati sprovvisti della documentazione prevista dalla normativa CITES (Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione).
I controlli hanno portato al sequestro dei pappagalli e al deferimento all’Autorità Giudiziaria delle due proprietarie per detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura. Le persone identificate rischiano l’arresto fino ad un anno o l’ammenda da mille  a 10mila euro, oltre alle sanzioni previste per le violazioni alla Convenzione di Washington.
 
GEA PRESS
7 MARZO 2014
 
Roma – Denuncia per detenzione illegale di fauna
Sulle tracce la troupe di Striscia La Notizia e l'esperto dell'Eital Antonio Colonna
 
Individuato dall’EITAL (Ente Italiano Tutela Animali) nei pressi di Roma. Sulle tracce della persona ora denunciata, anche la troupe di Striscia La Notizia che avrebbe così documentato gli animali detenuti all’interno di gabbie e voliere. Una sessantina di animali selvatici appartenenti a specie protetta, riferisce una nota dell’EITAL,  tra cui un corvo imperiale ed  uccelli rapaci, cardellini, merli, verzellini, fanelli, un riccio, conigli selvatici ed altri animali appartenenti a specie tutelate come tartarughe da terra della specie hermanni. Presenti anche due grandi pappagalli Ara Arauna ed un Cacatuta la cui documentazione è ora al vaglio.
Durante l’intervento, eseguito dall’esperto di zoo criminalità dell’EITAL Colonna Antonio  unitamente alle guardie zoofile dell’Ente di Vigilanza dedicato alla memoria dell’ ”agente di P.S. Claudio Graziosi”, si sarebbe riscontrata la presenza di numerose specie selvatiche che risulterebbero, stante quanto comunicato dall’EITAL, mancanti dei  documenti di provenienza. Al vaglio degli inquirenti anche la situazione di alcuni animali che potrebbero evidenziarsi come detenuti in spazi non idonei per le caratteristiche etologiche delle specie.
Il soggetto è stato denunciato alla Procura competente di Velletri e dovrà ora difendersi dall’accusa di ricettazione, detenzione e commercio illegale di fauna selvatica oltre che del maltrattamento di animali.
Le operazioni di prelievo degli animali posti in sequestro, per problemi di varia natura segnalati al PM dagli operanti, non hanno potuto aver luogo nell’immediato e sono state eseguite in data successiva grazie all’intervento della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza di Nettuno. A loro vanno ora i ringraziamenti dell’EITAL per l’immenso lavoro che svolgono.
Al Magistrato l’istanza di affidamento degli animali presentata dallo stesso EITAL. Lo scopo è di poterli destinare ad una struttura in grado di riabilitare gli animali laddove possibile alla vita selvatica. Il trasferimento è stato così eseguito martedì scorso su disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
Parte degli animali sono ora ospitati presso una struttura messa a disposizione dalla LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) dove sarà attuato un piano riabilitativo finalizzato alla reintroduzione degli animali nel proprio habitat naturale, ovviamente su autorizzazione del Magistrato procedente.
Il servizio di Striscia La notizia andrà a breve in onda.
 
LA ZAMPA.IT
7 MARZO 2014
 
Green Hill, il 23 giugno inizia il processo sull’allevamento dei beagle
Legambiente e Lav si costituiranno parte civile
 
È stata fissata per il 23 giugno la prima udienza del processo contro Green Hill, la società che gestiva l’allevamento di beagle a Montichiari (Brescia). Lo riferisce Legambiente ricordando che la vicenda era cominciata nel 2012 con un esposto della stessa associazione ambientalista per presunti maltrattamenti ai cani, seguito nel corso dell’estate dal sequestro ordinato dalla Procura della Repubblica di Brescia delle strutture e di tutti i cani presenti nell’allevamento. 
I beagle erano destinati alla sperimentazione animale nei centri di ricerca e nelle università italiane ed estere. Tremila i cani oggetto di sequestro portati in salvo da Legambiente e Lav e dati in affidamento a famiglie di tutta Italia. 
«Con l’inizio del dibattimento - data in cui Legambiente e Lav si costituiranno parte civile - si entrerà nel vivo della battaglia legale contro una gestione dell’allevamento che provocava palesi sofferenze agli animali e, in molti casi, ne procurava la morte», conclude. 
 
IL FATTO QUOTIDIANO
7 MARZO 2014
 
Animali, nel 2013 i minorenni hanno fatto strage di cani
 
Fabio Balocco
 
Raccapricciante. Secondo l’Aidaa (Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente) sono settecento i cani uccisi nel 2013 in Italia da minorenni, e quando si parla di “uccisi”, si intende volontariamente e con metodi brutali: bruciati vivi, uccisi a bastonate o impiccati. Questo è il numero che emerge dei casi conosciuti, tratti dai mass media, giornali e servizi radio-televisivi, ma potrebbero anche essere di più. Anche se settecento paiono già sufficienti, soprattutto se si pensa che il cane è l’amico dell’uomo. Chissà cosa capita ai gatti…
Il fenomeno risulta maggiormente diffuso nelle regioni del sud, al primo posto la Sicilia, con Palermo e Catania; seguono Puglia, Campania e Sardegna, mentre al centro nord (dove i casi sembrano comunque più rari) ai primi posti spiccano Lazio, Abruzzo e Veneto.
Sicuramente, uno dei motivi per cui vengono perpetrate tali barbarie sta nell’esibizionismo. Nello spettacolo che si offre ad un pubblico più o meno vasto, che può essere la cerchia degli amici ma anche e soprattutto i social network.
Desiderio di apparire, in una società in cui l’apparire conta ben più dell’essere, ed in cui comunque essere figli di buona donna non è un disvalore; educazione inesistente; vuoti da colmare: ci si può sbizzarrire, anzi, psicologi e sociologi hanno pane per i loro denti. Ma, del resto, quale esempio gli viene dal mondo degli adulti? Forse basta guardare una puntata di Blob per capire.
 
ALTO ADIGE
7 MARZO 2014
 
La Lav: «Neve, stop uccisioni di ungulati»
 
BOLZANO - Troppa neve ha reso difficile la vita degli animali selvatici. La Lav, chiede di sospendere subito i piani di abbattimento degli ungulati. «Le immagini degli animali in difficoltà mentre cercano il poco cibo disponibile hanno fatto il giro del web, destando molta impressione e preoccupazione». La LAV Bolzano, ha preso quindi carta e penna ed ha scritto all’assessore all’agricoltura della Provincia di Bolzano, Dott. Arnold Schuler, richiedendo la sospensione di tutti i piani di abbattimento degli ungulati nel triennio 2014-2016 e comunque fino al ripristino della densità ottimale.
 
TG COM 24
7 MARZO 2014
 
Quando il disabile è un animale
Cuccioli che tornano a correre, o delfini che riscoprono il piacere di nuotare, dopo un incidente: ecco come gli animali possono vincere la loro sfida
 
Cuccioli travolti da un'auto, maialini nati con una deformazione e addirittura delfini che, a causa di una malattia rara, perdono parte della pinna caudale. La disabilità non riguarda solo gli uomini. Ma grazie all'intervento dei veterinari (o di qualche padrone che si ingegna), anche loro possono superare l'handicap e vincere la loro sfida.
FOTO
 
GEA PRESS
7 MARZO 2014
 
VIVISEZIONE – La nuova legge (TESTO). Mai cosi’ indietro: dalle pallottole alla distruzione del cervello, passando per quota 0 sui metodi alternativi
La ragione della sconfitta: chi non si è opposto alla Direttiva del 2010?
 
Una sostanziale conferma delle peggiori previsioni in merito al recepimento della Direttiva europea sulla “vivisezione”, attuata dal Consiglio dei Ministri lo scorso 28 febbraio. Il testo, anticipato oggi dal Sole 24 ore Sanità (link in calce all’articolo) è in sostanta quello pervenuto dal Parlamento.
Difficile trovare aspetti di sostanziale miglioramento, anzi la questione rimane molto ingarbugliata anche sull’uso di cani, gatti  e primati non umani. Un cumulo di articoli che si derogano tra  loro in un quadro complessivo che già da un primo esame appare in conflitto anche terminologico. Se il “vivisettore” viene chissà perchè aborrito come figura medioevale, in nessuna parte della legge compare il termine “sperimentatore”. Da oggi, quello che nel linguaggio comune è un  “vivisettore” poi mutuato in sperimentatore, per la nuova legge sarà “l’utilizzatore”.
Quarantadue articoli, vari allegati e note esplicative.
Si inizia quasi subito (art. 2) con le fattispecie escluse dalla normativa che, almeno in teoria, dovrebbe riguardare la “protezione degli animali utilizzati a fini scientifici“. Singolare il confine per stabilire, sulla base del dolore,  tra quanto normato e quanto, invece, viene escluso. Sarà infatti il dolore provocato da un “ago“, secondo le “buone pressi veterinarie“, a decidere se inglobare nella norma oppure no le pratiche “non suscettibili di causare” dolore sofferenza, stress, o danno prolungato equivalente o superiore all’ago. In altri termini, se il dolore è inferiore ad una puntura, non rientra nei canoni. Tutto il resto, sarà protetto dalla norma, ovvero, a ben leggere, quasi tutto si potrà fare.
Veramente escluse parrebbero essere le procedure finalizzate alla produzione o il controllo di materiale bellico, mentre (articolo 5, comma 2, lettera a) i test tossicologici con i protocolli della Lethal Dose – LD50 e della Lethal Concentration – LC50 sarebbero vietati ma “tranne i casi in cui risulti obbligatorio da legislazioni o farmacopee nazionali o internazionali”. Stesso principio di fatto derogatorio anche per la produzione di anticorpi monoclonali tramite l’induzione dell’ascite, “qualora esistano corrispondenti altri metodi di produzione e non risulti obbligatorio da legislazioni o farmacopee nazionali o internazionali“. Divieto di procedere anche per xenotrapianti o sostanze d’abuso ma solo partire dal primo gennaio 2017 e salvo (come regola generale dell’intero Decreto) per le sperimentazioni già autorizzate. Tale divieto appare però quantomeno improbabile.  Un monitoraggio dovrà infatti verificare l’esistenza di metodi alternativi. Una metodologia che però la legge non finanzia.
Divieto anche per le esercitazioni didattiche svolte nelle scuole primarie, secondarie, e nei corsi universitari. Si potrà invece sperimentare nella formazione universitaria in medicina veterinaria nonchè dell’alta formazione universitaria dei medici e dei medici veterinari:
COME UCCIDERE GLI ANIMALI
All’articolo 6 arrivano i “metodi di soppressione“. Tutti con minimo dolore, ma secondo quanto previsto dall’Allegato IV. Oltre quelli  autorizzati ve ne potrebbero essere altri nel caso in cui  “gli animali non sono coscenti, a condizione che l’animale non riprenda conoscenza prima della morte“.
La soppressione, ad ogni modo,  è “completata” mediante “conferma dell’arresto permananete della circolazione, distruzione del cervello, dislocazione del collo, dissanguamento, …. proiettile captativo, dislocazione cervicale, …colpo di percussione alla testa,decapitazione, elottrocuzione, ….colpo a proiettile libero con fucili, pistole e munizioni adeguate (secondo diverse requisiti in funzione delle classi animali).
Tutti uccisi negli stabilimenti autorizzati? No! In calce all’Allegato IV è autorizzata la soppressione anche negli stabilimenti di un allevatore, di un fornitore o di un utilizzatore, ma nel caso di ricerche sul campo animale può essere soppresso anche al di fuori di uno stabilimento utilizzatore.
Anche se già  abbastanza sembra derogato, non è in effetti ancora  così nel momento in cui è espressamente consentito, in base a prove scientifiche, l’uso di altro metodo, considerato altrettanto umanitario (?). Idem se è scientificamente provato che è impossibile raggiungere lo scopo della procedura ricorrendo a un metodo di soppressione già descritto nell’allegato IV.
SPECIE MINACCIATE DI ESTINZIONE
L’articolo sette inizia con il solito divieto. Non si potranno utilizzare animali di cui all’Allegato A della Convenzione di Washington, ovvero le specie animali più minacciate di estinzione. Al successivo comma 2, però,  il Ministero può autorizzare (in via eccezionale) l’impiego degli animali prima vietati, ad esclusione dei primati non umani, nell’ambito di particolari procedure. Quali sono queste procedure?
Si tratta della ricerca applicata  nell’ambito dello sviluppo, della produzione o delle prove di qualità, di efficacia e di innocuità dei farmaci, dei prodotti alimentari, dei mangimi e di altre sostanze o prodotti. Poi ancora sulla profilassi, la prevenzione la diagnosi o la cura delle malattie, del cattivo stato di salute o di altre anomalia e dei loro effetti sugli esseri umani, sugli animali o sulle piante. Oppure ancora se è scientificamente provato che non è possibile raggiungere lo scopo se non utilizzando anche animali molto rari. Delle limitazioni, sembra di capire, un po’ troppo estese.
Ed i primati non umani minacciati di estinzione? Anche loro potranno essere “utilizzati”, ad esclusione delle scimmie antropomorfe. Autorizzati ma, ovviamente, sempre in via eccezionale. Anche in questo caso se è scientificamente provato che non ci sono alternative per raggiungere lo scopo.
ANIMALI PRELEVATI ALLO STATO SELVATICO
L’articolo 9 inizialmente vieta, ma poi il Ministero può autorizzare! Anche in questo caso, se provato che è impossibile raggiungere lo scopo. Sarà possibile catturali, ma da personale competente e senza dolore o stress.
ANIMALI CHE SI POSSONO UTILIZZARE  E QUESTIONE RANDAGI SI – RANDAGI NO
Salvo quanto vietato (e derogato) a proposito di animali selvatici, l’articolo 10 dispone che gli animali devono provenire da allevamenti autorizzati. Ancor prima di scendere nei particolari, si evince una sottolienatura per i primati non umani. Le cose non vanno proprio benino, visto che l’iniziale divieto di utilizzare selvatici, vale a partire dalla data specificatamente prefissata. Nel caso del Macaco di Giava, il termine decorre a partire dai cinque anni dalla pubblicazione dello studio di fattibilità da parte della Commisisone UE. Oltre a ciò per il Macaco reso e tutte le altre specie di primati non umani, si deve coinsiderare se lo studio non raccomandi un periodo esteso. Parrebbe salvarsi (ovviamente il termine vale solo per quelli selvatici) la scimmitetta Uistitì la cui data per lo stop a soggetti non allevati decorre dall’entrata in vigore del decreto. Poi, però, si scopre (art. 10 comma 2) che l’uso dei soli primati non umani che discendono da soggetti nati in cattività, è completato anche da quelli  “provenienti da colonie autosufficienti“. Cosa significa? I due parametri (solo cattività o colonie autosufficienti) non sono congiunti, bensi alternativi.
Il bello, però, arriva al comma 3 dello stesso articolo 10, ovvero quando in deroga all’obbligo di utilizzo di animali provenienti “da allevamenti o fornitori autorizzati ai sensi dell’articolo 20“, il Ministero “può autorizzare l’impiego di animali delle specie di cui all’Allegato I (tra cui cani e gatti ma anche primati, più moltissimi altri) “non provenienti da allevamenti o fornitori autorizzati“. Ovviamente “solo sulla base di giustificazioni scientifiche”. Come si colloca allora il successivo comma 5 che così recita “E’ vietato l’allevamento di cani, gatti e primati non umani per le finalità di cui al presente decreto“. Il comma 3 consente di poterli prelevare (ivi comnpresi cani e gatti) anche da fornitori e allevamenti non autorizzati.
La questione si fa ancora più intrigante al successivo art. 11 (animali randagi e selvatici delle specie domestiche).
Il comma 1, infatti, parrebbe perentorio: “è vietato l’impiego nelle procedure di animali randagi o provenienti da canili o rifugi, nonchè di animali selvatici delle specie domestiche“. Fino a quando un cane è però “randagio”? Lo è anche quando ha un padrone che lo riscatta? E la sua discendenza? Un dubbio, questo, che già nei mesi scorsi è stato sollevato in alcuni ambienti animalisti.
Ad ogni modo, come un po’ tutto il provvedimento che ricalca la Direttiva europea del 2010 alla quale l’Italia non si è opposta, arriva anche per i randagi quella che potrebbe sembrare  una sorta di deroga. Il comma 2 dell’art. 11, infatti, così recita: “Il ministero può autorizzare, in via eccezionale, l’impiego di cani e gatti di cui all’allegato I, nell’ambito delle procedure quando è sufficientemente provato che è impossibile raggiungere lo scopo …“. Si ricorda che l’allegato I riferisce, tra i tanti animali, di “cani” e “gatti” collegati all’articolo 10 che consente, al comma 3, il prelievo anche da fornitori e allevamenti non autorizzati. Dove termina il cane (ex) randagio, ed inizia quello di proprietà?
Nella “relazione illustrativa” allegata al decreto, si è però tenuto a precisare come il divieto per animali randagi e selvatici appartenenti alle specie domestiche è “tassativo ed inderogabile“. Anzi, viene addirittura precisato che tale divieto rientra tra le “misure più rigorose” rispetto a quelle previste dalla direttiva di recepimento. Questo perchè, dice sempre la “relazione illustrativa“, trattasi di un divieto preesistente alla data del 9 novembre 2010. L’art. 2 della stessa Direttiva prevedeva di fare salvo quanto già vietato in precedenza. In altri termini cani e gatti randagi erano già  da prima vietati.
STABILIMENTI AUTORIZZATI E NON
La cosa si complica anche alla luce del successivo art. 12, quando cioè sembra essere stato posto il divieto di eseguire la sperimentazione al di fuori degli stabilimenti degli utilizzatori autorizzati. Questo al comma 1 ma il successivo comma 2, deroga!.  Certo, invece, il divieto del taglio delle corde vocali, così come il commercio, acquisto ed uso di animali afoni. Del resto, anche tale divieto, in Italia era preesistente.
ANESTETICI ED ANALGESICI
Divieto anche per gli anestesi (art. 14) qualora causano dolore intenso a seguito di gravi lesioni. Il tutto, però, ad eccezione delle procedure per la sperimentazione di anestetici ed analgesici. Per l’anestesia (comma 2 art. 14) vale quanto disposto dalla legislazione o farmacopea nazionale o internazionale.
ALTRE NORME
E’ previsto il “riuso” dell’animale ma a determinate condizioni. All’articolo 18 è inoltre promossa  la condivisione di organi e tessuti tra utilizzatori. Il tutto, però, senza alcun onore per la finanza pubblica. A spese di chi, non è detto.
E’ previsto anche un “organismo preposto al benessere degli animali (art. 25) e suoi compiti” (art. 26). , ma l’istituzione è affidata allo stesso allevatore fornitore o utilizzatore.
IL (NON) FINANZIAMENTO DEI METODI ALTERNATIVI
Il Ministero della Salute, all’art, 37, li promuove finanziandoli però solo con le entrate derivanti dalle sanzioni (qualora fossero contestate ed incassate) del presente decreto. Questo perchè, come dice l’art. 41, “dall’attuazione del presente decreto non  derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”. Ad ogni modo, ci saranno anche 52.500 euro (sic!) annuali derivanti dalla riduzione di spesa di altra legge. In ultimo un milione di euro, per tre anni di seguito, di cui solo il 50% da destinarsi alla ricerca e sviluppo dei metodi alternativi (in tutta Italia). Questi 500.000 euro saranno però destinati alla ricerca degli Istituti zooprofilattivi sperimentali. Niente “medicina” nel senso più comune del termine.
“Senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica“ è anche il Comitato Nazionale per la protezione degli animali usati a fini scientifici (art. 38). Lasciando perdere i compiti di un comitato … a titolo gratuito .. si rileva come non  siano stati previsti  rappresentanti di associazioni animaliste.
Troppo basse, le sanzioni, almeno per i grossi gruppi multinazionali. Tutte sanzioni amministrative. Sulle modalità del decesso: sanzione amministrativa, da 9.000 euro a 60.000. Di certo non un dramma per chi colpevole qualora il contratto, ad esempio di una multinazionale, prevede la copertura di ogni incidente di percorso ed ammesso poi che venga contestato il massimo della sanzione.  E chi sorpreso ad allevare cani e gatti di cui all’articolo 10 comma 5 (cosiddetto articolo anti Green Hill?)? Eccetto che il fatto non costituisca reato, sanzione amministrativa da 30.000 a 90.000 euro. Se poi si rendono gli animali afoni, fermo restando il reato di maltrattamento, la sanzione varia da 150.000 a 15.000 euro oltre che la revoca dell’autorizzazione.  Se però ha solo commerciato, acquistato o usato animali resi afoni, la sanzione amministrativa è appena compresa tra 5.000 e 15.000 euro. Insomma, i camici bianchi, rimangono sempre al di sopra.
Forse la vera anima (nera) di questa legge risiede nel sostanziale mancato finaziamento dei metodi alternativi. Se poi tutto e vietato, salvo che non vi siano metodi alternativi, il cerchio si può considerare chiuso.
La vera radice di una legge che lascierà l’amaro in bocca a molti, risiede però nella mancata opposizione del Governo italiano alla Direttiva europea approvata nel settembre 2010. E su questo che gli oppositori filo vivisettori-sperimentatori-utilizzatori, hanno avuto gioco facile.
Una politica fatta di spot e poca attenta ai contenuti.
(vedi Testo del Sole 24 ore Sanità)
 
GREEN STYLE
7 MARZO 2014
 
Test cosmetici sugli animali: presto il divieto USA
 
Anche gli Stati Uniti, così come Europa e Israele, stanno pensando di rendere illegali i test cosmetici sugli animali. Una nuova proposta al Congresso, la H.R. 4148 avanzata dal politico Jim Moran, porrà infatti la questione davanti alle massime cariche legislative della nazione. E le possibilità che venga emesso un vero e proprio divieto sono tutt’altro che remote. Chiamata anche “Humane Cosmetics Act”, la proposta di legge spera di “rendere illegale per chiunque condurre test animali cosmetici negli Stati Uniti”. Non è però tutto, perché la legge ha anche come obiettivo quello di “proibire la vendita, l’offerta, il trasporto e il commercio di qualsiasi prodotto finale, o qualsiasi componente, sviluppato e prodotto a partire da test sugli animali”.
L’elaborazione di questa disegno ha visto Moran lavorare a fianco a fianco con Humane Society, una delle più famose associazioni per la salvaguardia degli animali a livello mondiale, e ha visto il supporto di numerose case di produzione di trucchi e creme per il corpo, tra cui LUSH, Jack Black, Biao Skincare, Aubrey Organics e molte altre. Così spiega Wayne Pacelle, presidente di Humane Society:
Gli americani meritano di aver accesso a prodotti sicuri ed etici, non vi è più alcuna esigenza di testare i cosmetici sugli animali. Ringraziamo il membro del Congresso Moran per la sua guida in questa legislazione, che allineerà gli Stati Uniti con il resto del trend globale sui test cosmetici. Abbiamo oggi potenti e affidabili alternative disponibili ed è tempo di abbracciare queste tecnologie, di smettere di ferire animali per ragioni non necessarie. Il ban sui tes cosmetici sugli animali è già entrato in vigore in Israele, in Europa e recentemente in India, a cui si aggiunge il distretto di San Paolo in Brasile. Il resto della nazione sudamericana, invece, deciderà il prossimo mese. E anche la Cina, non sempre avanzata in fatto di diritti degli animali, ha promesso di ridurne drasticamente il ricorso entro giugno 2014. Rimane ora da capire come reagiranno i gruppi di pressione delle grandi realtà industriali che, come già successo in Europa, spingeranno forse per una proroga ai divieti. L’appuntamento è nelle prossime settimane, per capire quale sarà la decisione del Congresso.
 
EXCITE
7 MARZO 2014
 
Umberto Veronesi: "Carne pericolosa, 30% di rischio in più di sviluppare tumori. Ecco perchè nessuno lo dice"
 
Dopo il servizio delle Iene di mercoledì scorso sul paziente guarito da un tumore dopo aver intrapreso una dieta vegana non si parla d'altro. Bistecca e cotoletta sembrano esser diventate più pericolose di un pacchetto di sigarette e la diffidenza verso la macelleria sotto casa è già bella che iniziata. La discussione si è in fretta spostata sui social network dove il dibattito tra vegan e amici di McDonald's si è fatto acceso. Ora però a tacere tutte le voci ci pensa Umberto Veronesi, definito uno dei 4 oncologi migliori del secolo. Le sue parole non sono rassicuranti... Secondo Veronesi non ci sarebbero dubbi: la carne favorirebbe l'insorgenza di tumori. Ma sotto accusa non c'è solo la macelleria. Chiunque si alimenti di proteine animali (pesce, carni bianche, selvaggina compresi) correrebbe il 30% di rischio in più di contrarre tumori al seno, al colon, alla prostata, al pancreas, alla vescica e ai polmoni. Giusto per dormire sonni tranquilli, inoltre, le proteine animali farebbero aumentare esponenzialmente il rischio di contrarre malattie metaboliche, disturbi cardiovascolari legati al livello di colesterolo nel sangue, infarti, diabete ed obesità. E già che ci siamo Veronesi prosegue confermando la pericolosità della carne anche nel favorire disturbi ai reni e patologie meno gravi come stipsi e varici. Come se le dichiarazioni del luminare non fossero già da sole abbastanza inquietanti ecco venir fuori anche uno scenario complottistico e machiavellico che, tanto per cambiare, vedrebbe "noi comuni mortali" delle ingenue vittime delle multinazionali.
"Le riviste medico-scientifiche più accreditate sono sul libro paga delle multinazionali farmaceutiche" ha detto Veronesi. "Molti medici e ricercatori, sulla base anche di numerose ricerche, per la maggior parte insabbiate, sono coscienti degli effetti dannosi del consumo di carne, ma hanno le mani legate. Io, che sono uno scienziato di fama internazionale, posso prendermi il lusso di fare queste affermazioni; se le facessero loro, probabilmente non lavorerebbero più. L’industria alimentare e le multinazionali farmaceutiche lavorano di pari passo, l’una ha bisogno dell’altra per sopravvivere e queste due entità insieme, generano introiti circa venti volte superiori a tutte le industrie petrolifere del globo messe insieme". Le seguenti dichiarazioni sono contenute tutte all'interno di un libro di Veronesi dedicato alla prevenzione del tumore a tavola e nelle ultime ore sono rimbalzate da una testata all'altra.
Il meccanismo a questo punto sembra abbastanza chiaro: considerato che un malato di cancro degli States fa guadagnare alle multinazionali circa 250mila dollari l'equazione più malati più soldi è inevitabile. Una tesi inquietante che fa pendant con decine di altre teorie simili sull'assioma "ammalatevi così vi curerete" che le imprese farmaceutiche seguirebbero – secondo questa teoria – come un mantra. Cosa fare quindi? Nel dubbio cominciate ad accarezzare l'idea di farvi una bella insalata per cena. Nel mare delle incertezze e delle verità che non vogliamo sentire i benefici di frutta, verdura e legumi restano assodati. Simone Rausi
 
LA ZAMPA.IT
7 MARZO 2014
Fa tatuare il proprio cane, polemica a New York
Approfittando di un’anestesia per l’asportazione della milza, un uomo ha deciso di incidere sul corpo del suo quattrozampe  un cuore con il suo nome e quello di sua moglie
 
NELLA FOTO - L’immagine che mostra il cane tatuato pubblicata su Instagram
FULVIO CERUTTI (AGB)
Un cuore trafitto da una freccia con i nomi Alex e Mel. Un tatuaggio che su una persona, consapevole, sarebbe piaciuto, almeno agli amanti del genere. Ma per un cane, la questione è ben diversa e così un tatuatore di Brooklyn, a New York, è finito al centro delle polemiche degli animalisti.  
A pagarne le conseguenze il cane che ora si trova sul proprio corpo un cuore con all’interno il suo nome e quello della moglie.  
Ma le immagini dell’animale, postate su Instagram, hanno scatenato diverse polemiche sul web: l’idea è stata definita «disgustosa» e «malata», mentre alcuni utenti gli hanno addirittura augurato di «marcire in galera».  
L’uomo, che si fa chiamare Mistah Metro, ha detto di aver effettuato il tatuaggio approfittando di un’anestesia fatta al cane - un pit bull di nome Sion - per asportargli la milza. Negli Stati Uniti, infatti, non è illegale tatuare il proprio animale, anche se il codice deontologico dei veterinari spinge perché questo non avvenga.  
«Il tatuaggio non è stato fatto nel mio negozio, io sono un amante degli animali» ha tenuto a precisare Chris Torres, proprietario del “Red Legged Devil Tattoo Shop” dove lavora Mistah Metro e lo ha difeso: «Lui è un bravo ragazzo. Spende molto tempo e denaro per prendersi cura del suo cane. Qualcuno mi ha chiesto se lo riprenderò a lavorare. La gente continua a offrire il lavoro anche se si è pedofili. Non capisco perché stanno trattando quel ragazzo come se avesse violentato un bambino di 12 anni». 
 
LA ZAMPA.IT
7 MARZO 2014
 
Indonesia, fatwa contro la caccia e il commercio illegale
Tutte le azioni illecite che possono causare l’estinzione definitiva  delle specie locali a rischio senza giustificati motivi religiosi o permessi legali saranno d’ora in poi considerate proibite.
 
Il consiglio degli Ulema, massima autorità colta musulmana, in Indonesia ha lanciato una fatwa contro la caccia illegale e il commercio di animali in via di estinzione nel paese.  
La fatwa dichiara tali attività immorali, contro l’etica e peccaminose. Tutte le azioni illecite che possono causare l’estinzione definitiva delle specie locali a rischio senza giustificati motivi religiosi o permessi legali saranno d’ora in poi considerate proibite.  
Il paese con duecentocinquanta milioni di persone costituisce la nazione musulmana più popolosa al mondo e la fatwa, pur non avendo effetti politici e giuridici diretti, potrebbe avere ugualmente un impatto frenante sulla caccia criminale degli animali in pericolo. L’iniziativa è stata apprezzata dal WWF che, in una nota, ha precisato che «l’uso della religione per la protezione della fauna selvatica è un passo in avanti positivo perchè fornisce un sostegno spirituale e morale alla necessità di conservare animali come tigri e rinoceronti in pericolo critico». 
 
QUOTIDIANO.NET
7 MARZO 2014
 
Appello da uno zoo dell'Ucraina: "Gli animali non si schierano ma vogliono vivere"
Manca il cibo e, dalla prossima settimana, le scorte saranno completamente azzerate. Nel Paese sull'orlo della crisi soffrono tutti
 
Kiev, 7 marzo 2014  - Uno zoo ucraino ha lanciato un appello per salvare i suoi animali dalla morte per fame, dopo settimane di disordini e un cambio di regime che hanno mandato in tilt il paese e tagliato i rifornimenti alla struttura. "I nostri animali non lottano per il potere, non condividono le opinioni politiche di nessuno, vogliono solo vivere" si legge sul sito web dello zoo di Kharkiv, città nel nordest dellì'Ucraina, paese che, a seguito sella più grave crisi politica della sua storia, è sull'orlo del fallimento.
"Insieme a tutto il paese, il nostro zoo vive momenti difficili e terribili" si legge sul sito dello zoo, fondato nella seconda città ucraina nel 1890 e sopravvissuto a due guerre mondiali. "Senza misure di emergenza i nostri animali, del tutto innocenti, cominceranno a morire la prossima settimana" afferma lo zoo, che invita gli abitanti della città a visitare lo zoo o fare donazioni.
 
IL GIORNALE
8 MARZO 2014
 
APPELLO DISPERATO DA KHARKIVAnche lo zoo è a pezzi: «I nostri animali muoiono di fame»
 
Uno zoo ucraino ha lanciato un appello per salvare i suoi animali dalla morte per fame, dopo settimane di disordini e un cambio di regime che hanno mandato in tilt il paese e tagliato i rifornimenti.
«I nostri animali non lottano per il potere, non condividono le opinioni politiche di nessuno, vogliono solo vivere» si legge sul sito web dello zoo di Kharkiv, città nel nordest dell'Ucraina, paese che, a seguito sella più grave crisi politica della sua storia, è sull'orlo del fallimento. Il nostro zoo vive momenti difficili e terribili» si legge sul sito dello zoo, fondato nel 1890 e sopravvissuto a due guerre mondiali: «Senza misure di emergenza i nostri animali cominceranno a morire la prossima settimana».
 
LA REPUBBLICA
7 MARZO 2014
 
Caccia alla volpe, Londra fa dietro-front: torna la muta di cani 
Nel 2004 Blair vietò la pratica di incitare i segugi a sbranare la preda dopo averla stanata. Dieci anni dopo, Cameron vuole revocare il bando. Animalisti e laburisti protestano
 
dal nostro corrispondente Enrico Franceschini
 
LONDRA - Volpi d'Inghilterra, attenzione: stanno per tornare a darvi la caccia. Anche se per la verità non hanno mai smesso. Ma da dieci anni, dopo che il governo laburista di Tony Blair impose un bando a questo "sport", come lo chiamano alcuni, o trattamento crudele degli animali, come lo chiamano altri, in teoria era almeno cambiato qualcosa. Il bando, introdotto essenzialmente per ragioni etiche, non proibiva la caccia in quanto tale: proibiva l'uso dei cani per uccidere la volpe, sbranandola. Non uno spettacolo per anime pie, vedere una muta di cani da caccia inferociti che fanno a brandelli un peloso quattro zampe, per di più assai più piccolo. La legge di Blair stabilisce che soltanto due cani possono essere messi alle calcagna della volpe e che, una volta stanata, devono venire trattenuti dai cavalieri, ai quali spetta poi il compito di ucciderla con una fucilata. Non è sempre facile, tuttavia, trattenere cani che corrono dietro a una volpe nella foresta. La legge attuale vieta che i cani raggiungano e uccidano la preda "deliberatamente": se lo fanno contro la volontà dei cavalieri, in sostanza, non è reato. E poiché è impossibile interrogare i cani per sapere se hanno disobbedito al richiamo dei cavalieri o nessuno ha cercato di fermarli, è difficile vigilare sull'osservanza del provvedimento, tanto più che la polizia non può passare il suo tempo cavalcando dietro volpi, cani e cavalieri per le foreste dell'Inghilterra.
Dal 2004 a oggi, insomma, tutto è continuato più o meno come prima per le volpi inglesi: qualche volta le uccide una fucilata, qualche volta le sbrana la mini muta di due cani, ma in ogni caso la caccia, con tutto il folklore di cavalli, giubbe rosse, corni suonati a perdifiato, prosegue indisturbata. Non c'è stata una sola condanna per violazione del bando in dieci anni. Ciononostante, David Cameron vuole fare un piacere alla potente lobby dei cacciatori (alla volpe, quelli d'altro tipo sono tutt'altra cosa), fatta di aristocratici, ricchi conservatori, allevatori e tradizionalisti in genere. Qui in effetti il sostegno alla caccia alla volpe è un po' come quello alle corride in Spagna: viene considerata una onorata tradizione nazionale, qualcosa di intrinsecamente "old England". Fare un piacere all'ala dura del proprio partito non bastava al premier dei Tories, come motivazione, così ne ha trovata un'altra: fare un piacere agli agricoltori, che si lamentano dei crescenti danni ai loro greggi di pecore. Le statistiche in proposito in verità scarseggiano: l'unica cosa certa è che sono in aumento i furti di pecore, come spesso avviene in tempi grami per l'economia, ma a rubarle sono esseri con due zampe, non certo con quattro.
Come che sia, Cameron si appresta a introdurre in parlamento non l'abolizione del bando di Blair, di questo non ha il coraggio, bensì una modifica in base alla quale la muta che stana la volpe potrà essere composta di 40 cani, non più di due. Se è difficile trattenere due cani da caccia, immaginate 40: in pratica è come ripristinare la caccia alla volpe esattamente come prima. Perciò opposizione laburista e associazioni per la protezione degli animali protestano e intendono dare battaglia. Non Tony Blair, che col senno di poi si è pentito del bando: ha portato, scrive nelle sue memorie l'ex-premier del Labour, solo "risultati disastrosi". Tradotto in politichese: non ha cambiato niente nella sostanza, ma ha fatto perdere a Blair i voti di un po' di moderati attaccati alle tradizioni. Gli erano grate le volpi. Ma loro possono solo scappare, non votare.
 
LA REPUBBLICA
7 MARZO 2014
 
Una donna e il suo cane, lo spot che commuove
 
Gli amanti degli animali non rimarranno indifferenti di fronte a questa nuova pubblicità di una nota azienda automobilistica statunitense. Protagonisti dello spot una donna e il suo cane Maddie, compagni di vita, di gioie e di dolori. Il web si emoziona: sono quasi 300mila le visualizzazioni al filmato, su YouTube, in una settimana(a cura di Pier Luigi Pisa)
 
NEL CUORE.ORG
7 MARZO 2014
 
"ALIENI SULLA PROPRIA TERRA", IL CONVEGNO LAV SULLE SPECIE INVASIVE
In Europa un problema da 12 miliardi di euro l'anno
 
Nutrie, scoiattoli grigi, tartarughe dalle guance rosse, pesce siluro sono tra le più note, ma non uniche, specie non indigene accusate di aver invaso i territori nostrani e di causare presunti danni. Si stima che in Europa, delle 10.000 "specie aliene invasive" presenti, il 10-15% avrà un impatto negativo. Uno studio realizzato nel 2009 stimava che " le specie aliene invasive" costino all'Europa circa 12 miliardi di Euro l'anno, e si prevede che questa cifra continuerà a crescere, così come aumenterà il numero di nuove "specie aliene". Su più ampia scala, le "specie aliene" costano all'economia globale 1,4 trilioni di dollari l'anno, il 5% della produzione globale (fonte Pimentel, 2005). Questi "invasori" sono al centro di una vera e propria guerra, spesso con violenti e non condivisibili piani di abbattimento, senza alcun adeguato piano di prevenzione.
La questione delle specie non native è il tema del convegno organizzato dalla LAVoggi a Milano (Viale Byron 2, ore 9:30-18), realizzato con il contributo della Fondazione Cariplo, che vede la partecipazione di esperti di fama internazionale tra i quali:
· la Dott.ssa Giovanna Massei (York, UK) ricercatrice presso AHVLA (Animal Health and Veterinary Laboratories Agency), collaboratrice allo studio sulla sterilizzazione dei cinghiali tramite il vaccino GonaCon;

· il Dr. Allen Rutberg (USA), Scienze Biomediche della Facoltà di Medicina Veterinaria della Tufts-Cumming School, North Grafton, MA, che dal 1991 sperimenta l'immunocontraccezione mediante il vaccino PZP;

· il Dott. Mauro Ferri del Servizio veterinario AUSL Modena, esperto nell'uso della nicarbazina per il controllo della fertilità dei colombi.

I casi più rilevanti di invasione da parte di "specie animali aliene", sono stati raccolti nel dossier "Alieni sulla propria terra", presentato per l'occasione dalla LAV: si tratta di un articolato lavoro di documentazione realizzato da Barbara Bacci e Massimo Vitturi (responsabile LAV Caccia e Fauna selvatica), dove accanto alla dinamica delle invasioni, sono state analizzate le contromisure attivate per contrastare il proliferare degli animali nei nuovi territori.
Nel corso del convegno sarà presentato in anteprima il trailer di "The Invasion" (http://www.theinvasion.it/): un documento d'inchiesta, realizzato da Ilaria Marchini con Silos Production, che punta i riflettori su una specie purtroppo sotto accusa in Italia, la nutria, mostrando come sia possibile un'interazione positiva con l'uomo e sfatando il senso comune che porta molte persone a rifiutare la presenza di questi animali nelle campagne e nelle città.
Le invasioni possono avvenire in una tale molteplicità di modi, seguendo talmente tante diverse vie e utilizzando una tale pluralità di mezzi (il 90% di specie invertebrata giunge come contaminante a bordo di aerei o di altri mezzi di trasporto, oppure sulle piante importate; animali esotici da compagnia, normalmente detenuti in cattività, vengono continuamente rilasciati in libertà volontariamente o involontariamente. Gli allevamenti di animali "da pelliccia" rappresentano un altro importante canale di introduzione di specie alloctone, come del resto i giardini zoologici, gli acquari e gli ocenari) che la prima questione che dobbiamo porci è se possiamo veramente pensare di essere in grado di tenere sotto controllo le invasioni. Ancora di più considerando che, salvo in contesti circoscritti nello spazio e a seguito di interventi rapidissimi, normalmente abbiamo visto che non vi è praticamente possibilità di riportare l'ambiente allo stato pre-invasione.
I fatti dimostrano che, nella grande maggioranza dei casi, l'intervento umano non ha ottenuto alcun effetto se non, addirittura, si è rivelato controproducente. Si stima che solo il 10% di tutte le diverse specie animali e vegetali introdotte in una nuova area riesca a stabilirsi sul territorio a tal punto da diffondersi.
"La prima norma di buonsenso consisterebbe nel vietare il commercio di "specie aliene" - spiegano Massimo Vitturi e Barbara Bacci - eppure tale opportunità non rientra, se non marginalmente, nelle prospettive future dell'Unione Europea. E intanto gli animali fino ad oggi introdotti continuano a riprodursi perché i ritmi biologici sono certamente più dinamici di qualsiasi misura legislativa e amministrativa. Tanto che dovremmo chiederci se effettivamente abbia senso investire cospicue risorse economiche, ben sapendo che ogni intervento di rimozione definitiva di animali invasori si tradurrà in un fallimento."
"Dobbiamo essere pronti ad affrontare un futuro 'meticcio' - continuano Massimo Vitturi e Barbara Bacci - Cercare a tutti i costi di proteggere la biodiversità sotto una campana di vetro è un'impresa vana. L'abbiamo capito per noi umani che non ha alcun senso alzare barriere, analogamente il volere tenere distinte e inalterate le caratteristiche genetiche che caratterizzano i diversi gruppi di esseri viventi, è contrario ai concetti stessi di progresso culturale e di evoluzione. Applicando un sano principio di convivenza, potremo scoprire che le specie invasive sono tutt'altro che pericolose per la biodiversità e perfino importanti per la sua evoluzione".
Nel 2016 dovrebbe entrare in vigore "Proposta di Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio recante disposizioni volte a prevenire e a gestire l'introduzione e la diffusione delle specie esotiche invasive" (http://ec.europa.eu/environment/nature/invasivealien/index_en.htm). Tale proposta prende spunto dalla constatazione che l'immissione di piante e animali in un ambiente in cui non sono solitamente presenti, è in costante aumento, anche a seguito dell'espansione degli scambi commerciali, dei flussi turistici nonché dei cambiamenti climatici.
La Commissione UE ritiene che le "specie esotiche invasive" possano determinare perdita di biodiversità, trasmissione di malattie e danni economici, per questi motivi propone le seguenti misure che dovranno essere approvate dal Parlamento Europeo:

· il divieto totale di importazione, allevamento, vendita delle specie considerate più problematiche, definite "specie prioritarie"

· l'attivazione di un sistema di controllo e sorveglianza alle frontiere dei paesi dell'Unione Europea

· la predisposizione delle misure necessarie a tenere sotto controllo la diffusione delle specie invasive già presenti nei paesi dell'UE.

"Le invasioni sono ascrivibili unicamente alla responsabilità dell'uomo, come ammette la stessa Commissione UE che distingue le specie esotiche invasive in due sole categorie, quelle introdotte volontariamente (interessi commerciali, a scopo ornamentale, animali da compagnia) e involontariamente (contaminanti nelle merci, ospiti nei mezzi di trasporto o di viaggiatori inconsapevoli), dunque in entrambi i casi per mano umana - conclude la LAV - E' importante tenere presente questo dato di fatto, perché invece le misure di contenimento del fenomeno prevedono azioni le cui conseguenze spesso ricadono quasi esclusivamente sugli animali. Vittime di un ossimoro: uccisi in nome della "protezione" di altri animali."
 
GEA PRESS
8 MARZO 2014
 
Vicenza – Satanisti nella valle dell’Agno. Conigli ancora in vita privati del cuore
Le indagini delle Guardie Zoofile dell'ENPA

 
La segnalazione è arrivata presso la  sede dell’E.N.P.A. di Arzignano (VI). Sebbene  pervenuta nei primi giorni di febbraio, le Guardie Zoofile hanno diffuso la notizia solo oggi, attendendo l’esito degli accertamenti del caso.
Il luogo è purtroppo significativo. Si tratta di un cimitero e più precisamente quello di Priabona (VI).
In un  sacco di nailon, riferiscono le Guardie dell’ENPA, sono stati rinvenuti nove conigli bianchi, tutti sventrati. Ai poveri animali sarebbe stato  tolto il cuore e le zampe posteriori, a loro volta amputate di netto ed immesse all’interno del ventre squarciato ed sviscerato. Le guardie Zoofile dell’Ente Nazionale Protezione Animali hanno pertanto inoltrato alla Procura della Repubblica, una comunicazione di reato a carico di ignoti. Dalle indagini e dai rilievi effettuati, le Guardie hanno individuato un’unica pista da seguire: “la strada del satanismo”.
La bibliografia presente in materia, recita che il 2 di febbraio è stato il giorno della «Candelora», nome popolare attribuito dai Cristiani alla festa celebrata in ricordo della presentazione di Maria al Tempio, 40 giorni dopo la nascita di Gesù. La «Candelora» è però anche una delle tappe fondamentali del calendario dedicato a Satana; in questa notte si celebra un sabba (un incontro, cioè, tra diavolo e streghe) dedicato alla consacrazione delle candele e dei lumi, rigorosamente neri, che verranno utilizzati nei riti dei mesi successivi. Il 2 febbraio è anche soprattutto la notte in cui avviene la cerimonia di iniziazione degli apprendisti stregoni, il gesto dello scempio dei nove conigli bianchi starebbe proprio nel volere dissacrare la purezza.
Secondo la Protezione Animali nella vallata dell’Agno da decenni si parla di focolai legati a queste pratiche. Le vittime sono purtroppo dei poveri animali, ai quali vengono inflitte delle torture indicibili prima di morire. Sembra ad esempio che il cuore alla vittima designata deva essere tolto quando ancora pulsa, ovvero ancora in vita. In queste pratiche verrebbero altresì coinvolti ragazzi e ragazze giovanissimi, plagiati da adulti senza scrupoli che esercitano questo gioco criminale su dei poveri ed inermi animali.
Le indagini per le guardie Zoofile risultano complesse e con pochissimi elementi, ed è per questo motivo che il Coordinamento Protezionista Vicentino, chiede alle persone che possono avere notato qualcosa di farsi avanti e mettersi in contatto con le sedi dell’E.N.P.A. chiedendo di essere sentiti dalle guardie Zoofile.
“Questi invasati – ha dichiarato Renzo Rizzi portavoce del C.P.V. – vanno trovati e messi in condizioni di non nuocere poiché è indubbio che un gruppo di persone che compiono questi scempi sono anche un pericolo per la società“.
 
LA PROVINCIA PAVESE
8 MARZO 2014
 
Sparano al gatto per divertirsi
 
di Filiberto Mayda
 
ROCCA SUSELLA (PV) - Filippo, un bel gatto di colore nero ma con pelo bianco sul petto, aveva una pallottola calibro 22 piantata nella testa. Il proiettile, sparato probabilmente da una carabina, fortunatamente aveva attraversato l’occhio ma non il cranio, limitando i danni. Ora il micio, curato dalla veterinaria Giovanna Grassi, è accudito da uno dei residenti della frazione Ca’ Sturla di Rocca Susella che, da tempo, mantengono una bella comunità di gatti. I felini, in cambio di cibo e qualche coccola, tengono lontani i topi e fanno compagnia. Ma qualcuno, in questi giorni, li ha presi di mira: «Filippo è riuscito a tornare - racconta Gabriella Gandini, vogherese che spesso torna a Rocca Susella - ma sono spariti altri mici e temiamo che siano stati uccisi. Siamo una comunità che da sempre adotta gatti che arrivano nel posto anche perché molte persone li abbandonano. Diamo da mangiare ai miciotti che ci danno tanto affetto e naturalmente tengono lontani i topolini. Ebbene tutta questa tranquillità viene disturbata da persone (se si possono definire così) che con l'aiuto di un fucile (a caccia chiusa) si divertono a sparare negli occhi dei gatti. Non solo, ci sono stati, in questi mesi, anche numerosi avvelenamenti. In ogni caso, abbiamo presentato denuncia ai carabinieri e un esposto al sindaco di Rocca Susella». Il gatto ferito dall’arma da fuoco era stato portato d’urgenza all’ambulatorio veterinario di Giovanna Grassi, a Codevilla, che era subito intervenuta per salvare l’animale. «Il gatto, di circa dieci anni d’età, era in gravissime condizioni. – spiega ora la dottoressa Grassi – Purtroppo ha perso un occhio che è stato disintegrato dal proiettile e ha riportato ferite all’osso orbitale e nel palato. Hanno certamente utilizzato una carabina ed è comunque salvo per miracolo». Non è l’unico caso. Infatti, nell’ambulatorio di Codevilla arrivano settimanalmente tanti gatti presi a pallinate con vari tipi di carabine. Queste persone senza motivo si divertono a ferire e a volte uccidere gli animali per puro divertimento. I gatti feriti da proiettili arrivano nelle studio un po’ da tutti i paesi. Il primato lo ha Retorbido con una quindicina di mici colpiti a fucilate.
 
NEL CUORE.ORG
9 MARZO 2014
 
Rocca Fusella (PV), è partita la caccia a chi ha sparato
 
Gatti presi di mira "per gioco". Succede a Rocca Fusella, piccola cittadina in provincia di Pavia. In un solo anno segnalati 15 episodi, dal maltrattamento al ferimento con un'arma da fuoco. L'ultimo caso riguarda proprio un micetto, di nome Filippo, nella cui testa è stata ritrovata una pallottola calibro 22. Il colpo sarebbe stato sparato da una carabina. E' scoppiata la polemica: gli animalisti sono su tutte le furie, rivela "Libero". Il gattino in questione, soccorso immediatamente, ha perso un occhio - disintegrato dal proiettile - ma è riuscito a salvarsi. La caccia all'uomo è partita.
Giovanna Grassi, veterinaria che si occupa di curare gatti feriti, racconta che questi episodi non avvengono solo a Rocca Fusella, ma anche nei paesi vicini. Secondo la dottoressa, i gatti sono vittime della noia di persone che se la prendono con esseri indifesi. Inconcepibile.
 
CORRIERE DELLE ALPI
8 MARZO 2014
 
Una strage di gatti alla Costan
 
LIMANA (BL) - Strage di gatti nella zona della Costan. Almeno quattro dei gatti della colonia esistente a Cesa di Limana sono stati trovati morti avvelenati nei pressi del parcheggio dell’azienda, ma del gruppo iniziale formato da una decina di gatti, solo due sono sicuramente ancora in vita. O meglio, lo erano ieri.La storia dei gatti di Cesa è strettamente legata all’importante fabbrica che produce frigoriferi per la grande distribuzione. Circa un anno fa i gatti iniziarono a gironzolare per il parcheggio e ad avvicinarsi allo stabilimento in cerca di caldo e di cibo. I dipendenti decisero di prendersi cura dei gatti e iniziarono a dar loro da mangiare. La colonia, coccolata da un gran numero di persone, si stabilizzò vicino alla Costan e iniziò a prosperare fino a quando i dipendenti, anche dopo aver consultato la dirigenza, decisero di fare le cose per bene. L’Usl fu informata e l’Associazione San Francesco si occupò di mandare un veterinario a verificare la salute dei gatti e a sterilizzarli. Il primo segnale negativo arrivò a fine estate con un cartello appeso in fabbrica che diceva: «Impiegate attente, non date da mangiare ai gatti». Il tono era minaccioso e viene naturale pensare che il cartello sia stato scritto da qualcuno che lavora all’interno dello stabilimento, ma nessuno immaginava che i gatti erano in pericolo. In questi giorni, però, i gatti hanno iniziato a morire tra lo sconcerto dei dipendenti della Costan. Si ricorda che uccidere e maltrattare un animale è reato ai sensi degli articoli 544-bis e 544-ter (uccisione e maltrattamento di animali) del codice penale. Si rischiano una condanna fino a due anni e una multa fino a 30 mila euro.
 
IL MATTINO
8 MARZO 2014
 
«Dammi soldi o ti uccido il cane». Lui rifiuta, lei avvelena l'animale
 
MADDALONI (Caserta) - Minaccia e estorsioni a un agricoltore. Donna arrestata dai carabinieri per una serie di persecuzioni. I carabinieri della Stazione di Maddaloni hanno arrestato Iolanda Gazzillo di 58 anni, pregiudicata, poiché ritenuta responsabile dei reati di estorsione e furto in abitazione, commessi nei confronti di un agricoltore della zona.
L’attività di indagine, condotta dai citati militari dell’Arma, nel periodo compreso da maggio 2012 a gennaio 2014, ha consentito di accertare e documentare di come la donna con reiterate minacce di incendiargli l’abitazione e uccidergli gli animali da allevamento, si faceva consegnare dall’agricoltore somme di denaro comprese trai 500 e i 1000 euro.
Ancora in due distinte circostanze la donna si introduceva all’interno dell’abitazione dell’uomo asportandogli vari capi di abbigliamento e procurava la morte, per avvelenamento, del suo cane.
Le accurate indagini hanno avuto inizio a seguito della denuncia sporta dal malcapitato.
 
GEA PRESS
8 MARZO 2014
 
Prato – Il cervo nel sacco
Sanzionato un cacciatore. Il numero delle segnalazioni della Polizia Provinciale

 
Sorpreso dalla  Polizia Provinciale di Prato. Un cacciatore, sprovvisto di abilitazione per la caccia al cervo, stava in quel momento cercando di nascondere nel bosco l’animale, dopo averlo ucciso.
La scoperta è avvenuta nel Comune di Cantagallo, in località Campitelli.
Gli agenti della Polizia provinciale, subito avvisati dalle Guardie Venatorie volontarie che avevano accertato l’abbattimento illegale di un cervo, hanno sorpreso il cacciatore. Il povero animale era stato infilato in un grosso sacco nero ed era stato così trasportato per alcuni chilometri con il proprio automezzo. L’uomo, riferisce la Polizia Provinciale, stava cercando di nasconderlo.
Il cervo, una femmina di circa 60 Kg., è stato posto sotto sequestro mentre al cacciatore è stata elevata una sanzione di 2.060 euro.
Secondo quanto comunicato dalla Provincia di Prato, l’intervento dimostra ancora una volta l’impegno e l’importanza del coordinamento di Polizia Provinciale e Guardie venatorie per la tutela del patrimonio faunistico della nostra provincia.
La Polizia provinciale informa che, in considerazione della prossima chiusura della caccia di selezione, prevista per sabato 15 marzo, intensificherà i controlli sul corretto svolgimento e ricorda la propria disponibilità a fornire informazioni e ricevere richieste e segnalazioni attraverso il numero di telefono 337-317977337-317977 o il sito internet dedicato.
 
GEA PRESS
8 MARZO 2014
 
Cagliari – Per i boschi, cervi cinghiali e volpi, morti al “laccio”
Intervento del Corpo forestale della regione Sardegna. Trappole per ungulati in preoccupante aumento.

 
Gli orrendi ritrovamenti sono avvenuti all’interno delle Oasi permanenti di protezione faunistica del basso  Sulcis e del Sarrabus alle pendici della Foresta  dei Sette fratelli.
Cinghiali, volpi ed altri animali, morti strangolati nei lacci-cappio in metallo sistemati dai bracconieri. Ad intervenire il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Regione Sardegna nell’ambito dell’operazione disposta dal Servizio Ispettorato Territoriale  di Cagliari.
Tre le persone denunciate per il reato di  esercizio di caccia con mezzi non consentiti  ed uccellagione.
Nel corso dell’operazione, infatti, i tre sono state colti dai Forestali mentre predisponevano  strumenti di cattura e recuperavano gli animali appena catturati. Nella strada provinciale 1 di Gutturu Mannu alle 2.00 di notte sono stati colti in flagranza di reato dai Forestali della stazione di Capoterra  un operaio pluripregiudicato per reati di bracconaggio ed un  pizzaiolo. I due, fermati dopo un lungo appostamento, erano intenti a recuperare un cinghiale dal bosco. Sono stati bloccati proprio mentre lo stavano caricando in macchina.  L’area, sottoposta a bonifica, ha rivelato la presenza di oltre  190 lacci-cappio.
Nella regione dei Sette Fratelli a Miniminni è stato invece colto in flagranza di reato dai Forestali della Stazione di Castiadas  un piccolo imprenditore edile  che aveva piazzato dei cavetti d’acciaio in prossimità di una pozza d’acqua. Nei pressi aveva altresì disposto un mucchio di carrube per attirare cinghiali e cervi che popolano la zona. Durante la perquisizione scaturita, sono stati anche recuperati 10 pettirossi catturati di recente e diverse decine di trappole.
L’attività a vasto raggio eseguita anche in collaborazione con i volontari della LIPU e Del WWF Italia ha portato complessivamente alla bonifica del territorio di oltre 2500 trappole per uccellagione. Oltre al considerevole numero si deve aggiungere un altro dato che la forestale definisce preoccupante. Si tratta di oltre 1000 cavetti per cattura di ungulati, dalla cui morsa  sono stati liberati un cinghiale ed un cervo. I cervi che in totale sono stati rinvenuti uccisi, ammontano invece a quattro.
Il Corpo Forestale della regione Sardegna sottolinea le atroci sofferenze dai cavetti d’acciaio. Secondo gli inquirenti, mentre il fenomeno dell’uccellagione si evidenzia in calo, così non è per il numero di lacci d’acciaio. Questi ultimi, riferisce sempre la Forestale, sono in preoccupante aumento.
Dei fatti è stato trasmesso un dettagliato rapporto alla Procura delle Repubblica di Cagliari.
Gli interventi di polizia venatoria  hanno coinvolto personale delle stazioni di Capoterra Campuomu   Castiadas, Muravera, Pula, Sinnai e Teulada  ed il Nucleo Investigativo.
 
OGGI NOTIZIE
8 MARZO 2014
 
Latina - Maltrattamento di animali. Forestale sequestra allevamento
 
Latina - Gli animali - 6 cavalli, 34 ovini e caprini, 6 suini, 12 cani e 2 bufalini, tutti posti sotto sequestro giudiziario - erano tenuti a catena e in gabbie, in mezzo a rifiuti d'ogni genere e sporcizia. I cavalli, in particolare, erano tenuti in 30-40 centimetri di fango e letame ed erano alimentati con scarti vegetali contaminati da deiezioni. I cani invece erano legati con corde molto corte, che limitavano in modo significativo la loro libertà di movimento. Nell'allevamento c'erano anche carcasse di animali morti che spuntavano qua e là. Il sequestro dell'azienda agricola in cui erano tenuti, a Priverno, è stata sequestrata nei giorni scorsi dalla Forestale del locale comando stazione, dal Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli Animali e dal personale del Comando Provinciale di Latina, che hanno agito in un'operazione congiunta. Sul posto anche i veterinari della Asl di Latina.
VIDEO
 
LA NUOVA SARDEGNA
8 MARZO 2014
 
Auto travolge un cavallo, due feriti
 
di Gianni Bazzoni
 
SASSARI - Tre cavalli sulla strada buia, un impatto terribile che poteva avere conseguenze ancora più gravi. Due persone - delle cinque a bordo della Ford Fiesta - sono rimate ferite, le altre tre miracolosamente illese. Un cavallo è morto sul colpo, gli altri due sono scappati spaventati e sono stati recuperati poco dopo ai proprietari. L’incidente si è verificato giovedì sera, poco dopo le 22, sulla provinciale per Ittiri, all’altezza del bivio per Tissi. Pier Stefano Porcu, 54 anni, sassarese, ha riportato un trauma cranio-facciale e contusioni in varie parti del corpo. E’ il più grave. Matteo Porcu, di 20, ha avuto escoriazioni e ferite lievi. L’allarme è scattato immediatamente e sul posto sono arrivati i carabinieri del nucleo radiomobile, gli operatori del 118 e i vigili del fuoco. Soccorsi problematici in un tratto di strada particolarmente buio e dove è stato necessario creare condizioni di sicurezza immediate per scongiurare anche il coinvolgimento di altri veicoli. Gli occupanti dell’auto sono stati trasferiti in ospedale a Sassari a bordo delle ambulanza del 118, e alla fine solo per due è stato necessario il ricovero. Gli altri tre sono stati dimessi subito dopo le prime medicazioni al pronto soccorso. Sull’incidente sono in corso gli accertamenti da parte dei carabinieri che hanno eseguito i rilievi per stabilire l’esatta dinamica e le relative responsabilità. Pare che la presenza dei cavalli sulla strada sia stata segnalata già in un’altra occasione, anche se i militari stanno cercando conferma. Gli animali - secondo le prime valutazioni - appartengono a una cooperativa che gestisce un B&B nella zona. I proprietari sono intervenuti immediatamente appena è stato segnalato l’incidente e hanno provveduto a recuperare gli altri due cavalli. Purtroppo non c’era più niente da fare per il terzo animale che è morto sul colpo nell’impatto violento con l’auto investitrice che è rimasta gravemente danneggiata. I carabinieri stanno valutando eventuali responsabilità per quanto riguarda la regolare custodia dei cavalli che - a quanto pare - si sarebbero allontanati da un recinto nei pressi del B&B. Nelle prossime ore i carabinieri definiranno il rapporto da presentare all’autorità giudiziaria per le valutazioni del caso. Il conducente dell’auto ha raccontato ai militari di non avere potuto fare niente - nonostante il disperato tentativo di frenata - per evitare lo scontro con uno dei cavalli che si trovava al centro della carreggiata, in una zona buia. In quel momento pare che anche gli altri animali fossero sulla strada.
 
TODAY
8 MARZO 2014
 
Ladri rubano auto e cane, ma Tubo cammina per ore e torna a casa
I due malviventi che hanno rubato l'auto l'hanno abbandonato nelle campagne, ma Tubo, un cagnolone corso, non si è rassegnato. Ha camminato per ore ed è tornato dal suo padrone
 
TORINO - Un viaggio interminabile per tornare a casa dal suo padrone.
E' questa la storia di Tubo, un cane corso abbandonato nelle campagne dai ladri che avevano rubato l'auto su cui era rimasto addormentato. E' successo qualche giorno fa a San Giusto Canavese, in provincia di Torino.
Tubo stava tranquillamente dormendo nell'auto parcheggiata dal suo padrone davanti al supermercato, quando due malviventi, saliti a bordo, hanno acceso il motore e sono fuggiti via. Quando Tubo si è accorto di tutto ed ha alzato la testa, l'auto si trovava già nelle campagne di San Benigno ed è proprio quello il luogo in cui il cane è stato abbandonato.
Tubo, comunque, non si è dato per vinto, ha camminato ore ed ore, fino a raggiungere un'officina di Volpiano, dove una signora si è innamorata dei suoi occhi dolci. Dopo averlo rifocillato, la donna si è messa in contatto con i vigili urbani e il canile di Settimo Torinese. Dopo qualche ora il padrone è stato individuato e Tubo è potuto tornare a casa.
"Ieri ha dormito tutto il giorno al sole", ci racconta Luca, il padrone. "Era molto scosso, ma ora sta bene". Finalmente una storia a lieto fine, anche perché, in casi come questi, non sempre i nostri animali hanno la meglio: "Ho avuto paura che i ladri gli facessero del male - afferma Luca - o che lo destinassero a lotte clandestine. Invece è andato tutto bene".
 
GEA PRESS
8 MARZO 2014
 
Spagna – Il lupo nascosto in casa (dentro a un sacco)

 
Intervento della Guardia Civil spagnola in un casa di Barruelo de Santullán nella provincia di Palencia.
Stante quanto riportato dalla stessa Guardia Civil, la polizia sarebbe giunta nella casa a seguito di indagini. Nascosto dentro un sacco di plastica occultato sotto un mobile, vi era infatti il corpo di un lupo.
Non sono ancora stati forniti ulteriori particolari sull’inchiesta, ma alcune voci hanno riferito di un probabile lavoro di tassidermia, evidentemente non autorizzata, ora bloccato dalla polizia.
Alla Guardia Civil, sono  giunti i complimenti del Partito Animalista spagnolo il quale ha auspicato la massima pena per il trasgressore.
 
IL PICCOLO
8 MARZO 2014
 
L’orso ucciso a colpi di fucile Caccia aperta ai bracconieri
 
di Andrea Marsanich
 
FIUME L’orso rinvenuto decapitato nelle vicinanze di Fiume e senza le due zampe sinistre è stato quasi certamente ucciso da un cacciatore di frodo. È quanto emerge dai risultati preliminari dell’esame autoptico a cui è stata sottoposta la carcassa del plantigrado, trovata per caso l’altro giorno ai piedi del monte Kamenjak, nel Grobniciano (regione del Quarnero), a poche decine di metri dalla vecchia strada che collega Fiume e Zagabria. L’autopsia è stata eseguita alla facoltà di Veterinaria di Zagabria, esame che ha permesso di appurare una ferita d’arma da fuoco ad una zampa del bestione, un esemplare adulto, definito in salute dagli esperti e del peso di circa 250 chilogrammi. Il professor Djuro Huber, autorità in Croazia per quanto attiene ai grandi animali selvatici, ha precisato che questa ferita non si è certamente rivelata fatale per l’orso. «L’animale è stato anche colpito a fucilate al capo oppure al collo – ha dichiarato l’esperto – ma non abbiamo le prove perché la testa è stata spiccata dal busto. Si è trattato senz’altro di un cacciatore di frodo che dopo avere finito il plantigrado gli ha mozzato il capo e le zampe, anteriore e posteriore, sinistre. La testa gli servirà da trofeo, le due zampe sono finite in una qualche cucina». Secondo Huber, l’orso non è stato ucciso durante una regolare battuta di caccia. Prova ne sia la constatazione che nessuna società venatoria si è fatta avanti per notificare il ferimento del plantigrado, denuncia che va fatta per regolamento. Ricordiamo pure che la stagione di caccia agli orsi in Croazia è cominciata il primo marzo. «Devo purtroppo confermare – ha proseguito Huber – che si tratta del secondo caso di orso abbattuto da cacciatori abusivi. Il primo episodio ha riguardato in dicembre un’area della catena del Velebit (Alpi Bebie in italiano). Nonostante questi episodi, voglio rimarcare che simili casi non sono numerosi nel Paese. Purtroppo non risultano invece rari gli episodi che vedono i lupi vittime delle doppiette illegali. Proprio nella zona del Kamenjak dove abbiamo ritrovato l’orso, di recente è stata rinvenuta la carcassa di una lupa, probabilmente travolta da un automezzo. Il corpo è stato congelato e trasferito alla facoltà zagabrese di veterinaria, dove sarà attentamente studiato per capire le origini del decesso». Proseguono intanto le ricerche della polizia riguardanti l’orso. Se sarà fatta luce sul responsabile, questi verrà multato di 10 mila kune (1.305 euro) e dovrà pagare il costo dell’orso. Se poi si accerterà che l’abbattimento è stato eseguito con arma illegale, il responsabile finirà in carcere.
 
FAN PAGE
8 MARZO 2014
 
Cane salva padrone con il suo calore. Un anno prima era stato abbandonato
Otis Orth si ritrova con le ossa rotte nei ghiacci dell'Alaska. Con quelle temperature, 24 ore sono un tempo più che sufficiente per morire assiderati. Ma il suo cane lo riscalda, allontana un corvo e "chiama" i soccorsi.


 

Poteva morire assiderato, con le ossa rotte e con un corvo che faceva antipasto del suo corpo. Se Otis Orth oggi è ancora vivo, lo deve tutto alla fedeltà di una golden retriever, Amber, che non lo ha abbandonato mai, nemmeno quando tutto sembrava perso. Orth, uno statunitense di 52 anni, si stava recando in paese a bordo del suo gatto delle nevi, quando ha deciso di accorciare i tempi abbandonando la pista. Era a 180 chilometri a nord di Anchorage, in Alaska, quando il suo veicolo è incappato in una buca e si è capovolto. L'uomo è stato catapultato qualche metro più in là e nell'impatto si è rotto gambe e braccia e ha riportato qualche graffio in volto. Lontano dalla strada e dall'occhio dei passanti, le temperature polari dell'Alaska lo avrebbero ucciso in poche ore se la sua cagna non lo avesse soccorso. Amber si è accoccolata sul ventre di Orth, posandogli il muso sulla pancia. Non ci sono dubbi, osserva l'uomo, "il suo calore mi ha tenuto in vita".
Un corvo ha iniziato a girare sulle teste dei due amici. Qualcosa più di un presagio, tanto che Orth ha confidato: "avevo paura per gli occhi, me li avrebbe beccati, mi avrebbe accecato, e non potevo muovere neanche un dito". Amber ha quindi iniziato ad abbaiare contro il corvo, avvisando l'uccello di avvicinarsi. Poi la speranza dopo circa 24 ore di sofferenza: il rumore di un altro gatto delle nevi nelle vicinanze ed Orth che incoraggia Amber ad andare a vedere. Lei obbedisce, raggiungendo Tom e Maynard Taylor sul loro veicolo. I due fratelli hanno accelerato pensando si trattasse di un cane abbandonato, ma, osservando che Amber proprio non voleva cedere, le hanno prestato attenzione. L'hanno seguita e hanno così trovato Otis, prossimo all'assideramento.
Nel suo letto d'ospedale, ormai guarito, Orth ha raccontato la storia di Amber: una cagna accolta in casa sua a Natale, dopo essere stata un anno in canile. I suoi vecchi padroni l'avevano lasciata là perché, avuta una bambina, avevano preferito lasciare Amber. "Ha sempre dormito ai piedi del mio letto sin da quando l’ho presa – confida commosso il cinquantaduenne – ma ora credo che le farò spazio al mio fianco. Credevo di essere stato io ad averla salvata, e invece è lei che ha salvato me. Le devo la vita".
 
NEL CUORE.ORG
8 MARZO 2014
 
CALIFORNIA, UNA PROPOSTA DI LEGGE PER CHIUDERE IL SEAWORLD A S.DIEGO
Un deputato democratico ispirato da "Blackfish"
 
Stop alle esibizioni delle orche marine, animali intelligenti e di grandi dimensioni costretti a vivere in spazi ridotti e ad esibirsi per il divertimento del pubblico. Ed è ora di finirla anche con l'import-export di questi stupendi cetacei. Ne è convinto Richard Bloom, deputato democratico della California, che con una sua proposta di legge mira a di fatto chiudere il famigerato "Sea World" di San Diego, al centro di rinnovate polemiche dopo il successo mondiale del documentario "Blackfish". Infatti, se diventasse legge il testo, presentato venerdì a Santa Monica, presente la regista del film Gabriela Cowperthwaite, sarebbe illegale "tenere in cattività e utilizzare" orche. catturate in natura o allevate, per fare spettacolo. La violazione sarebbe punita con sei mesi di carcere o una multa di 100 mila dollari. Serebbero vietati anche l'import/export e l'inseminazione artificiale della specie.
Accuse inaccettabili e false per il Sea World di San Diego, che affida la replica alla portavoce Becca Bides: "Non possiamo ancora commentare la proposta di legge di Bloom perché non l'abbiamo vista; possiamo però dire che le persone intorno a lui sono ben note attiviste animaliste, molte delle quali da anni fanno campagne contro Sea World e altri parchi marini americani". La battaglia prosegue.
 
NEL CUORE.ORG
8 MARZO 2014
 
YELLOWSTONE, 600 BISONTI VITTIME DELLA "SELEZIONE INNATURALE"
Catturati e uccisi per evitare sconfinamenti
 
Per quest'anno, la caccia al bisonte nello Yellowstone National Park, è finita. Lo hanno dichiarato le autorità del parco nazionale dove, ancora adesso, i giganti della prateria (se ne contavano a milioni nell'Ottocento) possono vivere in libertà. La strage, cominciata il 12 febbraio scorso, puntava, si giustificano le autorità, a contenere la popolazione di bisonti in sovrannumero e ad evitare che, durante le migrazioni annuali, le mandrie sconfinassero nel Montana, diffondendo malattie alle vacche degli allevamenti. Da sempre i ranchers hanno dichiarato guerra ai bisonti rei, secondo loro, di portare la brucellosi e di mangiare l'erba destinata alle loro mucche.
I bisonti uccisi sono stati 600. La novità di quest'anno è che più o meno la metà sono stati dati alle tribù indiane che tradizionalmente se ne nutrivano. Secondo gli animalisti, un vero e proprio tradimento degli indiani da sempre schierati a difesa dei bisonti. Ma Jim Stone dell'Intertribal Bison Council, risponde che le cose si possono cambiare solo dal di dentro: "Per cambiare, bisogna sapere che cosa accade e controllarlo". Il vero obiettivo, spiega, è creare nuovi territori, fuori dal Parco, dove i bisonti possano ritrovare il loro antico habitat naturale.
 
GEA PRESS
9 MARZO 2014
Bergamo – Ancora uccelli rapaci impallinati
In periodo di caccia aperta il 62% con ferite di arma da fuoco
 
Sebbene più rareffatti rispetto al periodo di caccia aperta, continuano i ricoveri di rapaci impallinati presso il centro WWF Valpredina (BG).
L’ultimo di una lunga serie, a caccia aperta, è stato ricoverato il 27 gennaio scorso. Una Poiana (nella foto), rapace diurno ancora discretamente diffuso con in corpo i pallini di piombo. Evidenti, già ad un primo esame, erano le stesse ferite d’arma da fuoco.
Si tratta, spiegano gli esperti del WWF, del 51esimo rapace arrivato nel corso della stagione venatoria 2013-2014. La percentuale di ferite di arma da fuoco, proprio nel periodo di caccia aperta, è del ben 62%. La speranza era che tali episodi, con la chiusura dell’attività venatoria avvenuta lo scorso 31 gennaio,  venissero meno.
Ed invece, sebbene più rarefatti, gli atti di bracconaggio continuano. Di poche ore addietro la notizia del ricovero di uno Sparviero. Anche lui aveva in corpo pallini di piombo.
 
MESSAGGERO VENETO
9 MARZO 2014
Auto uccide un capriolo
L’incidente sulla Cimpello - Sequals: ingenti i danni al mezzo
SEQUALS (PN). E’ sbucato all’improvviso e, complice il buio della sera, l’automobile non è riuscito a evitarlo. E’ stato investito così venerdì sera alle 21.40 un capriolo che s’era “avventurato” sulla Cimpello-Sequals. Nel momento in cui stava attraversando la strada regionale, transitava un’automobile, un’utilitaria Kia guidata da un ragazzo di 23 anni, A.M., residente a Casarsa, che stava procedendo verso Sequals.
L’impatto è stato inevitabile. La peggio l’ha avuta il capriolo che è morto proprio in seguito all’incidente. Sul posto sono intervenute le pattuglie della Polstrada di Pordenone per i rilievi e della polizia provinciale per recuperare il cadavere dell’animale.
Nessuna ferita per il conducente della Kia, il quale ha riferito alla polizia stradale che l’animale gli era sbucato all’improvviso dalla destra, colpendo in questo modo la parte anteriore destra della vettura: i danni sono stati ingenti e la macchina è stata portata da un carrozziere per la sistemazione.
Non sono inusuali incidenti di questo genere sulla Cimpello Sequals e sulle strade della pedemontana in generale: succede, infatti, che questi animali si avvicinino alle carreggiate.
Gli impatti sono improvvisi e la peggio ce l’ha spesso la bestia, così come per l’incidente di venerdì sera.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
9 MARZO 2014
Ladri di galline nel Borgo Ne sono sparite venticinque
SAN POLO (TV) - Sarà che c’è la crisi: gioielli, soldi e apparecchi hi-tech fanno certamente gola ai ladri, ma anche le galline non sono da meno. Ed è così che dal pollaio di una famiglia che vive in via Borgo Bianchi, nella frazione di Rai, alcune notti fa sono sparite 25 galline. Con ogni probabilità i ladri hanno agito con il buio, così da non spaventare i poveri pennuti che altrimenti avrebbero dato l’allarme con i loro “coccodè” terrorizzati, svegliando i proprietari e mandando in fumo il piano. Aperto un varco nella rete del pollaio, chi ha agito l’altra notte ha fatto man bassa delle galline: venticinque in tutto gli esemplari spariti. Ad accorgersi è stato il proprietario, l’indomani mattina, quando ormai dei suoi animali restavano solo alcune penne a terra. Per essere portate via, con ogni probabilità le galline sono state messe in più sacchi. Via Borgo Bianchi è una strada di campagna e pare che nessuno si sia accorto del colpo. Al proprietario non è rimasto altro che presentarsi alla caserma dei carabinieri per sporgere denuncia per furto contro ignoti. Diversi i casi recenti.
 
IL PICCOLO
9 MARZO 2014
È guerra contro le nutrie sulla foce dell’Isonzo
di Ciro Vitiello
STARANZANO (GO) - La Regione dichiara guerra alle “nutrie” che stanno devastando gli argini alla Foce Isonzo, assieme al “Gambero rosso della Louisiana”, poiché scavano “tane” e “gallerie” da Marina Julia a Marano Lagunare e indeboliscono queste barriere create per difendersi dall’acqua. Secondo l’Ente Tutela Pesca del Friuli Venezia Giulia il fenomeno ha infestato da tempo tutti i canali irrigui per l’agricoltura che costeggiano il Brancolo Morto, il Bosco degli Alberoni, le ampie zone di bonifica del Lido di Staranzano, nei canali Fossalon di Grado e minacciano le zone umide della Riserva naturale. Per il “Gambero rosso della Louisiana” è in atto il progetto “Life Rarity”, ovvero “Aliens Among us” (“Gli alieni tra noi”) che dovrebbe concludersi proprio nel 2014 e ha come obiettivo finale l’eliminazione della specie. Le preoccupazioni per l’instabilità degli argini causati dalle “nutrie” venne confermata in un’esercitazione straordinaria nel 2011 quando la Protezione civile regionale per il controllo degli argini perilagunari e costieri dalla foce del Tagliamento verso Lignano Sabbiadoro, al Timavo nel Comune di Duino-Aurisina. Lo scopo era di verificare lo stato di sicurezza delle opere di difesa marina e lagunare, le azioni di prevenzione delle esondazioni e le situazioni di dissesto e di potenziale pericolo quali erosioni e tane di animali. Anche se il problema è noto da tempo, la preoccupazione è riapparsa qualche giorno fa dopo che la Rogos (cooperativa che ha in gestione la Riserva) aveva evidenziato il progressivo indebolimento delle barriere naturali per l’erosione dell’Isonzo provocando il restringimento della sede stradale. L’assessore regionale all’Ambiente e all’Energia Sara Vito ha deciso di prendere provvedimenti. «Intanto stiamo predisponendo – spiega in una nota l’esponente della giunta Serracchiani - programmi di intervento per la strada di accesso alla Riserva. Dopo il sopralluogo del 20 gennaio scorso nel pieno del maltempo, ho chiesto agli uffici della Difesa del Suolo della Regione di Gorizia, una verifica urgente per valutate in particolare il tratto di strada situata in ambito golenale. I tecnici – afferma Vito - hanno già predisposto un’ipotesi progettuale che a breve verrà valutata dalla Direzione centrale all’Ambiente per la fattibilità tecnica e la sostenibilità economica». Sul problema delle nutrie, l’assessore ha intenzione di avviare un progetto regionale in collaborazione con l’Università di Udine. «L’indagine – sottolinea – permetterà di mettere a punto interventi preventivi per evitare la formazione delle tane. Intendiamo curare e valorizzare la Cona – conclude Vito – perché è una ricchezza fondamentale della nostra comunità da amare e far conoscere».
 
NEL CUORE.ORG
9 MARZO 2014
 
ESCHE AVVELENATE, PROROGATA DI UN ANNO L'ORDINANZA MINISTERIALE
Lega del cane: recepire le norme in una legge
 
Il ministero della Salute, con ordinanza del 14 gennaio 2014 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 3 marzo scorso, ha prorogato di un anno l'ordinanza, risalente al 10 febbraio 2012, dal titolo "Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati".
Secondo la Lega del cane, questa ordinanza rappresenta uno strumento fondamentale per prevenire e contrastare un fenomeno che nel nostro Paese, sia in ambito cittadino che nelle campagne, ha dimensioni ancora allarmanti come testimoniano i continui casi denunciati. Ma per proteggere gli animali, la salute pubblica e l'ambiente è comunque indispensabile uno strumento ancora più efficace e soprattutto senza scadenza. E' necessario, quindi, che le norme contenute nel provvedimento siano recepite al più presto in legge per renderle definitive.
Purtroppo sono ancora pochi i Comuni che adottato regolamenti e/o ordinanze sindacali che vietano e sanzionano l'utilizzo di esche e bocconi avvelenati. E, affinché gli effetti dell'ordinanza siano davvero efficaci, è necessario che tutti i soggetti preposti a contrastare e reprimere il fenomeno - sindaci, Asl, medici veterinari, Istituti zooprofilattici, prefetti - seguano le linee guida emanate dal ministero della Salute per standardizzare le procedure previste dall'Ordinanza stessa e uniformarle sul territorio nazionale.
Tra i punti fondamentali dell'ordinanza - scrive la Lndc - ricordiamo che all'Istituto zooprofilattico competente per territorio potranno essere inviati eventuali campioni anche se l'animale non muore. Gli esami necroscopici dovranno essere effettuati 48 ore entro l'arrivo dell'animale deceduto, mentre le analisi dei campioni dovranno essere realizzate entro trenta giorni dall'arrivo. Si chiarisce, inoltre, che non solo l'invio delle spoglie degli animali morti per avvelenamento e dei campioni, ma anche quello di esche o bocconi sospetti di avvelenamento, deve avvenire tramite le Aziende unità sanitarie locali competenti per territorio o le imprese convenzionate.
 
MESSAGGERO VENETO
9 MARZO 2014
 
Un cervo nell’area verde di San Liberale
Sacile, l’hanno visto i bambini che giocavano in via Leonardo da Vinci. L’esemplare, un maschio adulto, è fuggito subito dopo
 
SACILE (PN). I bambini e i genitori che giocano nell’area verde mentre all’improvviso si vedono avvicinare da un cervo. Sì, un cervo maschio e adulto che, come se nulla fosse, bruca l’erba dell’aiuola in pieno centro urbano.
È capitato nel tardo pomeriggio di giovedì in via Leonardo da Vinci, a San Liberale. Probabilmente spinto dalla fame per la troppa neve e pioggia delle ultime settimane che ha reso impraticabili i pascoli d’alta montagna, un esemplare di dimensioni particolarmente rilevanti ha suscitato attenzione e curiosità. Ma anche qualche timore, visto che a pochi metri di distanza passa la Pontebbana, a quell’ora del giorno molto trafficata per il rientro a casa dei pendolari.
E ora scoppia la polemica per la risposta ottenuta da alcuni cittadini che hanno segnalato l’episodio alla Guardia forestale. «Se non è ferito o intrappolato in qualche recinzione non possiamo farci nulla, allontanatevi che presto se ne andrà autonomamente», sarebbe stata la replica dell’agente di turno che ha preso la telefonata dei presenti. In effetti di lì a poco il cervo ha ripreso beatamente la via dei campi attigui al parco giochi. «Cosa sarebbe successo se l’animale si fosse portato in strada o avesse caricato i bambini che stavano approfittando della giornata di sole?», si è domandata la signora e madre di famiglia che per prima ha avvistato l’ingombrante “ospite” dell’area verde. Secondo la ricostruzione della donna, l’esemplare si è soffermato alcuni minuti, osservando cautamente la gente attorno. Non è chiara la provenienza iniziale ma si pensa che il capo sia sceso da Caneva o addirittura dai fianchi del Cansiglio. Poi, assaggiata un po’ d’erba, è fuggito, forse spaventato dalle voci e dai rumori provenienti dal centro abitato.
Sicuramente casi del genere stanno diventando sempre più numerosi in regione, con segnalazioni che arrivano anche dalla periferia di Maniago e persino dai campi coltivati in prossimità del litorale balneare di Lignano e Bibione. Complici le condizioni meteo, caprioli, cervi e cinghiali si spingono sempre più a sud. Il problema degli investimenti non riguarda più solo la Pedemontana e la fascia collinare della provincia. Restano invece isolati a specifiche aree montane gli incontri ravvicinati con il lupo, l’orso e la lince. In questi casi i siti “caldi” sono compresi tra la Val Tramontina, l’Alta Valcellina e Clauzetto. Infine il caso specifico di Erto dove il comando di vigilanza ittico-venataria della Provincia di Pordenone è dovuto intervenire per abbattere un muflone. Il capo maschio era diventato eccessivamente avvezzo al centro urbano e aveva persino ferito un’anziana del paese. Ma sinora Sacile città pareva immune da situazioni del genere
 
LA ZAMPA.IT
9 MARZO 2014
 
“Siamo trattati da assassini perché ci difendiamo dai lupi”
A Scansano, in Maremma, sono stati ammazzati dieci esemplari in tre mesi
Il sindaco viene insultato anche da New York e arrivano disdette per le vacanze
 
Niccolò Zancan
inviato a scansano (Grosseto)
 
Protestano persino da New York. Solo questa settimana 254 lettere, ancora ne stanno arrivando. Messaggi pieni di punti esclamativi: «Ho cancellato la provincia di Grosseto dalle mie mete vacanziere!!!».  
Argomentazioni pacate: «Egregio signor sindaco, siamo rimasti colpiti che nella civilissima Toscana...». Insulti e anatemi: «Vergogna! Assassini! Omertosi dal grilletto facile! Ve ne pentirete! La caccia al lupo è manifestazione di profonda ignoranza e spiccata idiozia. Siete dei barbari! Non verremo a Pasqua! Boicotteremo i vostri prodotti...».  
E pensare che fino a un mese fa Scansano era soltanto un placido paese della Maremma famoso per il Morellino, un vino antico, di un rosso rubino, inteso e profumato. Ma su queste colline bellissime, in mezzo a una natura ancora rispettata, sono stati ammazzati dieci lupi negli ultimi tre mesi. Due sono stati portati davanti al teatro del paese, in modo che tutti potessero vedere. La testa mozzata dell’ultimo, il numero dieci, il lupo dello scandalo, è stata appesa alla transenna della rotatoria principale. A fianco di un cartello, con dedica e firma: «Per Lav, Wwf, Enpa. Cappuccetto Rosso». C’erano scritti anche i motivi del gesto: «Ripristino ecosistema, eliminazione dei predatori, animali indifesi...».  
La foto della testa mozzata ha fatto il giro del mondo. Ed ora ritorna, sotto forma di rabbia e indignazione, nell’ufficio del sindaco. «Èun gesto deprecabile, non ci sono dubbi. Ma non è giusto condannare un paese intero per l’errore di un singolo...». Il sindaco Sabrina Cavezzini è un avvocato al suo primo impegno politico. Sono giorni difficili. «Non può essere stato un allevatore a fare quella cosa - dice - non ci credo. È un gesto che nuoce a tutti. Denota un’esasperazione eccessiva. Il cartello è stato preparato ad hoc...». Per rendere l’idea del clima: sabato scorso era in programma una manifestazione di associazioni animaliste, ma la questura ha negato il permesso per «ragioni di sicurezza e ordine pubblico».  
 
Al lupo! Al lupo! Tutto era iniziato come in certe favole che fanno paura. Quando il grido d’allarme lanciato dagli allevatori non era stato raccolto. «Peggio. Ci trattavamo come visionari. Da mesi ripetevamo che le nostre pecore venivano ammazzate. E tutti ci rispondevano: la colpa è dei cani randagi». Erano lupi. Adesso si sa. Il dna dei primi nove esemplari uccisi in questa strana guerra, con le vittime esposte pubblicamente, è già stato analizzato dai carabinieri del Ris. Tre sono lupi di razza pura, sei ibridi. Gli allevatori avevano ragione. E se ancora ci fosse qualche dubbio, Claudio Periccioli ci porta a vedere. Lavora da quando era un ragazzino di 12 anni. Ama questa terra. Conosce ogni pianta, ogni profumo. Sa richiamare le sue bestie con un grido acuto e vibrante. E con stivali alti al ginocchio, si incammina. La collina sembra il disegno di un bambino. È stata appena coltivata a grano. Sottili steli verdi danzano nel vento. E nella terra fangosa, in mezzo a squarci di sole, adesso le orme si distinguono benissimo. Quattro polpastrelli, niente unghie. Il lupo è passato da qui. Forse erano in due. Hanno divelto il recinto, ghermito sei pecore. Quattro stanno ancora nell’erba, con le zampe rivoltate al cielo, un rivolo di sangue scende dal collo e inzuppa la lana. Due sono state mangiate per metà, partendo dal cuore. «Come facciamo ad andare avanti in questa situazione?», dice Claudio Periccioli. «I lupi e gli agnelli non possono convivere nello stesso ambiente».  
Come tutti gli allevatori della zona, manda il latte delle sue pecore al caseificio di Manciano. Si trasforma in pecorino Dop. Ma quest’anno la produzione di latte è scesa del 30 per cento. Èuna conseguenza del ritorno dei lupi. «Il problema non sono soltanto gli animali uccisi. L’intero gregge subisce un trauma. Molte pecore abortiscono, altre perdono la lana. Devi tenerle chiuse di notte, anche quando fa caldo». L’allevatrice Tiziana Pieri ha perso 70 pecore. L’allevatore Massimiliano Ottaviani, al quinto attacco, ha deciso di dormire sdraiato in mezzo al suo gregge: «Noi non c’entriamo con quella testa mozzata - dice - non vogliano dare la caccia ai lupi. Ma io non mi sento di condannare chi difende le sue pecore. Deve aiutarci lo Stato. L’equilibrio si è rotto». Giacomo Bottinelli, della Lav di Grosseto, appoggia il boicottaggio dei prodotti di Scansano: «Io sono vegano. Credo semplicemente che gli allevatori debbano cambiare mestiere». Non è facile trovare il sentiero della pace lungo queste valli.  
Le gabbie autocatturanti sono sempre vuote. La Regione Toscana ha stanziato 5 milioni di euro per risarcire gli allevatori. Il colmo della storia è che qui il lupo non era neppure di casa. È stato portato da vecchie amministrazioni, che hanno firmato un programma di reinserimento con fondi europei. «Forse sono scappati dal Parco del Monte Labro, forse dal Parco della Maremma», dicono tutti. Non si sa precisamente da dove arrivino. Ma i lupi sono tornati. I lupi hanno fame.  
 
GEAPRESS
10 MARZO 2014
Monreale (PA) – Cane in strada con le budella a seguirlo
I volontari: un nuovo dramma dell'irrisolto problema del randagismo
 
Un cane con le budella di fuori, orrendamente trainate lungo una strada della periferia di Monreale. Ad incappare nella tremenda scoperta è stato Alesso Di Dino, volontario OIPA che più volte ha denunciato la situazione del randagismo proprio in quel territorio comunale. “Anche questa volta – denuncia Alessio -  mi sono ritrovato  solo ad affrontare un’emergenza che di certo viene difficile da immaginare“.
Il cane, ora ricoverato in un clinica veterinaria di Palermo, non era stato così ridotto a seguito di maltrattamento. “E’ probabile – riferisce Alessio Di Dino a Geapress – che  a provocare lo squarcio nell’addome, sia stato un litigio tra randagi forse causato da una cagna in calore. Può essere stato preso per le parti molli, ovvero la pancia, da un cane più forte di lui“.
Inizialmente il volontario aveva scambiato quel tremendo “strascico” per una corda. Poi, però, la scoperta.
“Non dimenticherò facilmente quello che è avvenuto ieri – aggiunge Alessio Di Dino – anche perchè mi sono dovuto fare forza e provvedere direttamente a soccorrere il cane. Ho composto vari numeri di telefono per le emergenze ma nessuno è stato in grado di dare una risposta. Ho cercato di calmare il cane, non vi era molto altro da fare, mi sono avvicinato con una copertina ed ho fatto quello che dovevo fare. Poi dal veterinario. E dire – conclude il volontario – che ieri sembrava proprio una domenica tranquilla”.
John, così è stato chiamato il cane, è già stato operato ed attualmente è sottoposto a terapia antibiotica.
 
LA REPUBBLICA
10 MARZO 2014
 
Sgozza due cani che gli danno fastidio
E' accaduto a Luserna San Giovanni, nel Pinerolese. I corpi dei due animali trovati in un cassonetto dell'immondizia. Uno dei due si salverà. Forse già identificato il responsabile.
 
Prov. di Torino, I cani gli davano fastidio, così li ha sgozzati. Due meticci, randagi, sono stati abbandonati a Luserna San Giovanni, nel pinerolese, dentro a un cassonetto dell'immondizia. Qualcuno, stufo del loro girovagare, ha pensato bene di disfarsene nel modo più atroce. A dare l'allarme è stato un passante che si è accorto dei lamenti che provenivano dal bidone. Purtroppo per uno dei due cagnolini non c'era già più nulla da fare: l'altro è stato subito affidato alle cure di un veterinario. Del caso si stanno occupando i carabinieri: sembra che abbiano anche già individuato il responsabile. Un abitante di Luserna che non sopportava più i due randagi.   
 
TORINO TODAY
11 MARZO 2014
Sgozza due cani e li getta nei rifiuti: uno muore, salvato l'altro
Una orribile vicenda avvenuta nel pinerolese, a Lusernetta. A compiere il gesto sarebbe stato un pastore italiano, infastidito dal fatto che i due cuccioli randagi si aggirassero intorno alla sua abitazione
 
NELLA FOTO - La cagnolina salvata
Prov. di Torino, Un gesto vile che rischiava di passare inosservato e che invece, grazie ad un passante che ha sentito dei guaiti, ha permesso di salvare un cagnolino femmina. Per il secondo animale, un maschio, non c'è invece stato nulla da fare. 
La vicenda ha preso corpo nel pinerolese, a Lusernetta. I due animali sono stati prima sgozzati e poi gettati in un cassonetto come se fossero semplici rifiuti. Agonizzanti e con profonde ferite sono rimasti lì dentro a lungo e uno dei due non ce l'ha fatta a resistere. Quando qualcuno ha sentito dei rumori ed ha aperto il cassonetto, solo la femmina era ancora viva ed è stata portata al canile di Bibiana. "L'abbiamo portata subito alla clinica - raccontano dal canile -. Siamo sempre più inorriditi dalla crudeltà degli umani verso degli esseri indifesi, che dipendono da noi e non hanno possibilità di difesa".
La cagnolina è stata portata nell'ambulatorio veterinario appena in tempo per evitare che l'emorragia fermasse il suo cuore. Le cure sono servite e ora il cane, un meticcio di quattro mesi, è salvo.
Le indagini dei Carabinieri avrebbero portato subito all'identificazione del colpevole dell'orrendo gesto. Si tratterebbe di un pastore italiano, infastidito dal fatto che i due randagi si aggirassero intorno alla sua abitazione. Rischia fino a 18 mesi di carcere per il reato di uccisione di animali, previsto dall'articolo 544-bis del Codice Penale.
 
GEA PRESS
10 MARZO 2014
Sant’Antimo (NA) – Cavallino e volpe come in discarica
Il pony, ancora in vita, versa in condizioni precarie
L’incredibile scoperta è avvenuta nella campagna di Sant’Antimo in provincia di Napoli. A rispondere alla segnalazione è stata Marika Granata, volontaria del posto che si è precipitata nei luoghi.
Un pony, di circa sette anni, steso in terra e con una delle zampe posteriori rotta. Poco distante una volpe, purtroppo già morta. Anzi, in quest’ultimo caso è probabile che l’animale sia stato gettato nelle campagne già cadavere. Un filo metallico, del tipo utilizzato per i tremendi lacci-cappio dei bracconieri, lo avvolgeva completamente. Da capire, però, se effettivamente la volpe sia morta per un atto di bracconaggio o per chissà quale altra crudeltà. Il filo di metallo, infatti, usciva dalla tempia. L’emergenza, però, era tutta per il povero cavallino.
La volontaria si è messa subito in contatto con il Corpo forestale dello Stato ed un veterinario arrivato da Giugliano. Nei luoghi anche le Guardie Zoofile.
Il povero animale appariva inerme, steso in terra con il volto afflitto dal dolore. In attesa dei soccorsi si è subito pensato di rassicurarlo. Una coperta e del cibo che il povero cavallino ha cercato di mangiare. Le attenzioni dei volontari sono così riuscite a creare un minimo di serenità, ma la sofferenza è tanta. La grande preoccupazione è per la brutta frattura alla zampa. Un mezzo speciale dovrebbe in queste ore trasferirlo presso una clinica specializzata ma l’ansia, per il futuro del cavallino, è tanta.
“Mi sento molto triste per tanta crudeltà – riferisce Marika Granata a GeaPress – Non riesco proprio ad immaginare come si può arrivare a tanto. Chissà cosa è successo al cavallino, per non parlare della volpe con quel filo metallico“.
La volontaria ha chiamato il pony con il nome di “Risli”. Cosi si chiamava un altro cavallo, avuto da Marika, che è venuto a mancare di recente.
Impossibile stabilire cosa sia successo al cavallino, ma secondo voci del luogo, sembra che il povero pony sia stato abbandonato in quel posto almeno dal giorno prima.
VEDI VIDEO RITROVAMENTO CAVALLINO
http://www.geapress.org/video/video-ritrovamento-cavallino-nelle-campagne-di-santantimo/51843
 
IL MESSAGGERO
10 MARZO 2014
Rieti, cani abbandonati nel cassonetto salvati e adottati dai vigili del fuoco
Cuccioli di pastore maremmano
RIETI - Quattro cani abbandonati in un cassonetto, salvati e adottati dai vigili del fuoco. A Quattro Strade, una squadra del comando di Rieti dei vigili del fuoco ha salvato quattro cuccioli di pastore maremmano, nati da 3 o 4 giorni. I cani erano abbandonati in un cassonetto. I vigili del fuoco hanno deciso di adottare l’intera cucciolata.
 
NEL CUORE.ORG
10 MARZO 2014
 
NUORO, INCENDIO DOLOSO: MORTI CARBONIZZATI DUE CAVALLI DA CORSA
Le fiamme hanno avvolto gli animali di notte a Orune
 
E' di natura dolosa l'incendio divampato la scorsa notte nell'ovile in località Monte Tiria a Orune, in provincia di Nuoro, dove sono morti carbonizzati due cavalli da corsa di proprietà di Vittorio Mangia, allevatore 40enne del posto, pregiudicato. Lo hanno accertato i carabinieri. Le fianne hanno completamente distrutto il fabbricato di 150 metri quadri con copertura in lamiera dove si trovavano i due cavalli. Quando sono arrivati i vigili del fuoco del comando provinciale di Nuoro, per gli animali non c'era più nulla da fare. Le operazioni di bonifica si sono protratte per buona parte della mattina. Resta ancora da stabilire l'entità del danno: l'azienda di Mangia non era comunque coperta da assicurazione. I carabinieri di Orune indagano sul movente che ha portato all'attentato incendiario nel tentativo di individuare anche l'autore.
 
L’UNIONE SARDA
10 MARZO 2014
 
Incendio in un ovile a Orune (NU)
Nel rogo muoiono due cavalli da corsa
Sulle cause dell'incendio indagano i carabinieri.
 
Due cavalli da corsa sono morti nell'incendio che si è sviluppato questa mattina in un ovile a Orune, in località monte Ittiria. L'azienda agropastorale, costituita da un fabbricato in lamiera di 150 metri quadrati circa, è andata totalmente distrutta. L'allarme è stato dato alle 9,30. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco del Comando provinciale di Nuoro. Al loro arrivo, però, l'incendio era già stato spento ed i cavalli erano già morti. Sulle cause del rogo indagano i carabinieri della stazione di Orune.
 
NEL CUORE.ORG
10 MARZO 2014
 
PISTOIA, ANIMALI INVESTITI E NON SOCCORSI: ESPOSTO ALLA PROCURA
L'Enpa contro la Provincia: tutelare la fauna selvatica
 
Cinghiali, daini, cervi, caprioli e mufloni coinvolti in incidenti stradali e non soccorsi in maniera adeguata. Per questo motivo l'Enpa di Pistoia ha presentato un esposto alla procura contro la Provincia pistoiese. "Numerosi i casi di cittadini - si legge in una nota della Protezione animali - che continuano a rivolgersi all'Enpa non trovando risposte dall'istituzione provinciale: l'ultimo in ordine di tempo un esemplare ferito di gheppio femmina adulto, soccorso da un abitante di Pistoia. L'uccello è stato trasportato dall'Enpa al Cruma (Centro recupero uccelli marini e acquatici) di Livorno dove poi è stato soppresso per l'avanzato stato di necrosi alle zampe".
"Ma il fatto più grave, e per il quale l'Enpa di Pistoia ha depositato nel mese di gennaio un esposto presso la procura della Repubblica, è che nel 2013 la Provincia di Pistoia ha escluso dal servizio di soccorso della fauna selvatica ferita e in difficoltà tutte le specie di ungulati presenti nel territorio provinciale: cinghiali, cervi, caprioli, daini, mufloni. Intenzione confermata dalla recente pubblicazione del bando per la gestione triennale del servizio". "Questa volontà e la conseguente omissione della dovuta attività - fa sapere l'associazione - oltre ad essere causa di danno per la fauna selvatica, sta provocando innumerevoli situazioni di pericolo e disagio per la cittadinanza, soprattutto nei casi di incidenti stradali. La recente legge sul codice della strada ha, infatti, inserito per i cittadini l'obbligo di soccorso per gli animali che causano o sono oggetto di investimento".
 
LA NUOVA SARDEGNA
10 MARZO 2014
Bracconieri scatenati: 37 denunce e decine di migliaia di trappole rinvenute
L’uccellagione con i lacci divide l’isola in due: si pratica dal Basso Oristanese al Cagliaritano e al Sulcis, poi da Jerzu ai Sette Fratelli


NELLA FOTO - Un tordo preso al laccio nella campagna di Maracalagonis

CAGLIARI. Centinaia di lacci disseminati con metodo lungo i percorsi dei tordi in migrazione delineano quasi delle “strade” fra i cespugli della macchina mediterranea dove gli uccelli finiscono per restare intrappolati. La sera il bracconiere passa lungo la macchia e raccoglie i poveri animali. La vendita è sicura: un porta a porta fra i patiti della griva e qualche volta, in questo girare, c’è la porta del ristoratore che ha una clientela di fiducia e offre il tordo selvatico, non la quaglietta di allevamento che si trova anche nelle macellerie. E’ il mercato dei bracconieri che sono individui di tre tipi: quello che caccia di frodo per sé, quello magari tossicodipendente che tra furtarelli e altri reati si dedica anche all’uccellagione vietata dal 1977 e poi c’è il disoccupato/cassintegrato che ricava la giornata con questo tipo di caccia ammesso nel passato e che i cacciatori più anziani ricordano bene.
Le zone dove tale attività continua a impegnare il Corpo forestale sono nettamente segnate sulla carta geografica e dividono la Sardegna in due: nel sud sì, nel nord no. Gli areali infatti dove si pratica l'uccellagione coi lacci vanno da Gutturu Mannu, Basso Sulcis fino a Villaurbana, Mogorella, Villaverde da una parte e dai Sette Fratelli sino a Jerzu dall’altra. Oltre queste terre la caccia illegale al tordo con lacci e reti è rara, relegata a singoli e non frequenti episodi. Invece solo nel Sulcis, da ottobre a oggi, spiega il commissario Fabrizio Madeddu responsabile del servizio vigilanza del Corpo forestale per la provincia di Cagliari, le denunce sono state 37 tutte per l’uccellagione coi lacci e i cavetti di ferro per catturare cervi e cinghiali. Decine di migliaia gli strumenti trovati e tolti dalla macchia e nei boschi.
I forestali possono contare su due grandi fonti di collaborazione: le associazioni ambientaliste come Lipu e Wwf che allestiscono campi antibracconaggio e ripuliscono la macchia mediterranea dalle centinaia di trappole disseminate, ma anche i cacciatori onesti, il sempre crescente numero di escursionisti e i cercatori di funghi.
Tradizione gastronomica e crisi economica sono le due principali fonti che alimentano il bracconaggio in queste zone tra ottobre e marzo, il prossimo problema in tema di caccia fuorilegge per i Forestali è l’uso dei cosiddetti tubi-fucile: armi artigianali sistemate per terra che esplodono al passaggio del cervo, del cinghiale, delle volpi. Vengono utilizzate dai bracconieri con la bella stagione perché la montagna è meno frequentata, in particolare da cacciatori e cercatori di funghi. I Forestali si preparano a una vigilanza serrata: la crisi economica ha messo in giro tanti nuovi cacciatori di frodo, si è visto quest’inverno con la moltiplicazione delle trappole per tordi e cinghiali, si teme che per l’estate la ricerca di prede vietate non diminuirà.
 
NEL CUORE.ORG
10 MARZO 2014
 
COSENZA, VIETATO VENDERE ANIMALI DA CORTILE ALLA FIERA DI S. GIUSEPPE
L'ordinanza: sanzioni fino a 500 euro per i trasgressori
 
"Rispetto assoluto per gli animali''. E' la parola d'ordine anche dell'edizione 2014 della "Fiera di San Giuseppe" a Cosenza. Rinnovata, infatti, l'ordinanza del sindaco Mario Occhiuto, per ricordare il divieto assoluto di vendere, in tutte le zone della manifestazione, anatre, paperette e pulcini. Il divieto è valido da mercoledì 12 marzo a mercoledì 19 marzo, il giorno di chiusura.
Nel documento firmato dal primo cittadino viene, inoltre, fatto obbligo agli operatori commerciali della fiera autorizzati all'esposizione e vendita di altri animali vivi, di osservare tutte le prescrizioni previste dalla legge 20 luglio 2004 n.189 con le disposizioni sulla corretta tenuta degli animali, a tutela della loro salute. Un altro divieto contenuto nell'ordinanza è, inoltre, quello di impiegare gli animali in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate. Ferme restando le sanzioni previste dalle normative di settore, penali e civili, nonché regolamentari, per i trasgressori dell'ordinanza è prevista una sanzione da 25 a 500 euro, tenuto conto della gravità della violazione commessa.
 
MESSAGGERO VENETO
10 MARZO 2014
 
Cinque orsi sul Gran Monte in Friuli
 
I risultati della sorveglianza continua attuata da diversi cacciatori della Riserva di Monteaperta. Il primo avvistamento nel 2010, ma il 2013 è stato l’anno dei plantigradi. Nell’Alta Valle del Torre hanno già ucciso alcuni animali domestici.
NIMIS. Sapere genericamente che nei boschi che frequenti con assiduità possono esserci gli orsi non è certo come averne la prova concreta, visibile e indiscutibile.
Vedere, poi, questa prova reiterarsi nel tempo e arricchirsi continuamente di elementi nuovi, è un fatto che mette anche nella persona più ardimentosa una strana inquietudine.
Perché si ha un bel dire che l’orso non aggredisce gli umani e cerca di evitarli il più possibile, ma il fatto è che gli umani – nella moderna ed urbanizzata Europa occidentale – da secoli non sono più abituati alla presenza dei grandi predatori e l’idea che vi sia la possibilità, remota ma pur sempre esistente, che determinate circostanze li trasformino da predatori a prede, li trova psicologicamente impreparati.
Ecco dunque che i cacciatori della Riserva di caccia di Monteaperta, nata nel 2010 per “gemmazione” dall’originaria Riserva di Taipana, si sono venuti improvvisamente a trovare esattamente nella situazione sopra descritta.
Gli orsi frequentano ormai abitualmente i circa 2.000 ettari del territorio di pertinenza della Riserva, costituito dalla bellissima montagna chiamata Gran Monte, balconata stupenda sulla pianura friulana, che fa parte dei primissimi contrafforti delle Prealpi Giulie.
Il primo contatto
Quello che gli ufologi chiamerebbero “incontro ravvicinato di terzo tipo” è avvenuto nel 2010 quando Antonella Bozzato, prima direttrice della Riserva di Monteaperta appena costituita, mentre era a caccia sul far della sera, si trovò di fronte un grosso orso intento a mangiare con gusto le mele sparse sul terreno per attirare i cervi. Il plantigrado non si accorse della presenza della cacciatrice e per un buon paio d’ore le girò attorno facendo i fatti propri, mentre lei se ne stava acquattata dietro ad un grosso faggio.
Esperienza emozionante, per certi versi esaltante, ma non priva di qualche apprensione tanto più che, nel frattempo, l’oscurità era scesa e per Antonella Bozzato si trattava di riguadagnare, con una discesa a buio sulla pista forestale, la sicurezza dell’abitacolo dell’automobile.
E’ stato, però, il 2013 l’anno cruciale per la presenza dei plantigradi, tanto da poter essere chiamato “l’anno degli orsi”.
I cacciatori di Monteaperta sono ragionevolmente certi che ve ne siano stati almeno quattro e forse addirittura cinque.
Cosa che ha fatto sicuramente del Gran Monte la zona, per così dire, più... “orsòsa” d’Italia, in rapporto al territorio.
Le trappole fotografiche
Chiave di volta del monitoraggio capillare che ha consentito i rilevamenti è stata la diffusione di uno strumento moderno ed insostituibile: la trappola fotografica.
Si tratta di dispositivo che abbina un sensore di movimento ad una macchina fotografica digitale con illuminatore notturno all’infrarosso.
Quando davanti alla trappola fotografica passa un essere vivente, immediatamente il meccanismo spara scatti singoli, raffiche di tre scatti, oppure una ripresa televisiva di durata a scelta dell’utente.
Uno strumento davvero insostituibile per censire la fauna selvatica e che costituisce una vera e propria rivoluzione nel settore.
Una sorta di “grande fratello forestale”, come è stato suggestivamente chiamato, operativo 24 ore su 24, che richiede solamente visite periodiche per vedere, nella Sd Card, cos’è caduto nella trappola.
Le sorprese sono clamorose perché da questa sorveglianza continua attuata da diversi cacciatori di Monteaperta emerge tutto un mondo animale che altrimenti resterebbe ignoto, essendo per sua natura elusivo e spesso notturno.
Sono tante le specie immortalate
Così è stato possibile ottenere svariate centinaia di foto di caprioli, camosci, cervi, cinghiali, volpi, tassi, gatti selvatici, orsi appunto e, in buona sostanza, tutto ciò che circola nei nostri boschi all’insaputa degli “animali umani”.
Diverse, come detto, le foto degli orsi la cui analisi ha permesso, appunto, di capire che ne sono giunti almeno quattro e, probabilmente, cinque.
Uno di questi orsi è stato catturato con una trappola a scatto vera e propria allestita dagli studiosi dell’Università di Udine, che l’hanno narcotizzato, munito di un radiocollare ed infine liberato.
Questo esemplare, di modeste dimensioni, si è subito diretto a Nord per sconfinare infine in Austria.
Un secondo orso, pure non molto grande, frequenta soprattutto il versante Sud del Gran Monte saccheggiando i distributori di mais destinati ai cinghiali e causando più di qualche danno.
Sul versante Nord, che dà sull’Alta Valle del Torre, vivono invece stabilmente due esemplari di grandi dimensioni, di peso sicuramente superiore a due quintali.
Una delle trappole fotografiche ha avuto addirittura la fortuna di riprenderli assieme, mentre si cibano sotto uno dei distributori automatici di mais.
Animali di grandissima intelligenza
Gli orsi, animali molto intellgenti, non hanno tardato a scoprire che il granturco che trovano in terra giunge dal bidone sospeso a un cavo teso fra un albero e l’altro e vari sono stati i loro tentativi per raggiungere la fonte del nutrimento.
Talvolta ci sono riusciti, arrampicandosi sugli alberi e distruggendo il bidone e il meccanismo di distribuzione temporizzata, per impadronirsi del contenuto.
Nessuno dei cacciatori danneggiati ha chiesto i risarcimenti previsti dalle norme, perché sanno che di soldi non ce ne sono e, se ci sono, è meglio che vengano impiegati per risarcire gli agricoltori, gli allevatori e quanti dalla natura traggono il loro reddito.
Nell’Alta Valle del Torre, infatti, gli orsi hanno già ucciso alcuni animali domestici.
Predazioni che accadono soprattutto alla fine dell’inverno, quando i plantigradi escono dal periodo di relativo letargo (gli orsi non vanno propriamente in letargo) ed hanno bisogno di proteine per ricostituire il peso andato perduto durante la stagione di inattività.
Niente letargo questo inverno
Nell’inverno 2013/2014, fra i meno rigidi che si ricordino, gli orsi dell’Alta Valle del Torre non hanno ridotto per niente la loro attività e hanno continuato ad andare in giro per i boschi e a compiere le loro scorrerie nei distributori di mangime destinati dai cacciatori a cinghiali e cervi.
Le impronte lasciate nella neve sono state testimonianza indiscutibile di quest’anomalia derivante da un andamento climatico a sua volta inconsueto.
A quanto pare l’Università di Udine avrebbe in animo di catturare anche uno dei due orsi di grandi dimensioni per dotarlo di radiocollare e seguirne gli spostamenti.
Resta comunque il fatto che da oltre un anno questo orso non si sposta per niente.
Se ne sta sempre in zona, dove ha trovato l’alimentazione costante e nutriente fornita dai cacciatori.
Una presenza che, come detto all’inizio, desta qualche apprensione perché se è vero che l’orso rifugge dal contatto con l’uomo, è anche vero che i cacciatori procedono nel bosco in ore notturne, sottovento rispetto al luogo dove devono recarsi e possibilmente senza fare rumore.
Cosicché è sempre possibile che arrivino addosso all’animale senza che questo abbia avuto modo di rendersi preventivamente conto di ciò.
E nessuno è in grado di garantire che, colto di sorpresa e spaventato, l’orso non abbia qualche reazione violenta.
Così, al fine di raggiungere livelli di sicurezza maggiori e di evitare situazioni che li costringano ad azioni di autodifesa, diversi cacciatori stanno allestendo altane sopraelevate sugli alberi, che consentano loro di non essere a immediato contatto con il terreno.
Le ragioni di queste presenze
Ma cosa ha determinato un tale proliferare di plantigradi?
La risposta è molteplice.
Innanzitutto l’Alta Valle del Torre è un territorio selvaggio e privo di turismo invadente e chiassoso, che sfocia nell’Alto Isonzo, in Slovenia, dove la popolazione di orsi è notevolissima tanto da consentire una caccia che rende da 80 a 100 orsi l’anno.
La Val Torre sembra perciò divenuta la principale via di penetrazione dei plantigradi sul territorio regionale.
In secondo luogo la Riserva di Monteaperta è gestita in modo esemplare ed i suoi cacciatori sono tutti di eccellenti qualità etiche e venatorie.
Infine i punti di foraggiamento destinati dai cacciatori alla fauna cacciabile, sono numerosi e ben distribuiti sul territorio e, in essi, i plantigradi trovano cibo costante e di ottima qualità.
L’auspicio è che, continuando a fornire loro cibo facile, possano rivolgersi a quello, inducendoli a evitare le incursioni ai danni di animali domestici presenti nelle poche casere rimaste nella vallata.
Insomma, a Monteaperta e nella sua riserva di caccia sono presenti gli elementi fondamentali per il prosperare della fauna selvatica: buona gestione venatoria, cibo e, soprattutto, tranquillità, tranquillità e ancora tranquillità.
La presenza degli orsi, ormai stabile e costante, impone però un cambio di mentalità ed un diverso approccio con la natura e con l’ambiente.
Ciò diventerà vieppiù necessario quando anche il lupo, ormai diffuso in tutta Italia con un numero che i tecnici faunistici più esperti valutano in non meno di 2.000 esemplari, rafforzerà i propri contingenti in Friuli Venezia Giulia.
Dove peraltro i primi “esploratori” di quella specie hanno già fatto la loro comparsa.
FOTO E VIDEO
 
MESSAGGERO VENETO
10 MARZO 2014
Incontro “ravvicinato” con due cervi che attraversano la strada 
La foto scattata da un naturalista sacilese lungo la Pedemontana occidentale: «Gli animali sono spinti in pianura dalla mancanza di cibo per la troppa neve»
 

Sigfrido Cescut

POLCENIGO (PN). Solo un amante di natura, paesaggio e fotografia poteva immortalare, con uno scatto di rara bellezza, due cerve che, di slancio, attraversano la strada Pedemontana occidentale, nei pressi di Polcenigo. Autore dell’istantanea Alfredo Marson, fotografo naturalista per passione, oltremodo attivo nell’Associazione naturalisti – Onlus di Sacile, presieduta da Canzio Taffarello.
Il primo pensiero di Alfredo è proprio per i cervi. «La troppa neve – osserva Alfredo Marson – spinge verso i germogli della pianura le colonie di cervi che popolano la foresta del Cansiglio. Ungulati intenti a brucare sui numerosi prati della Pedemontana, si possono spesso avvistare alle prime luci dell’alba, al tramonto, ma non mancano anche incontri in pieno giorno come nel mio caso. Lo spazio d’azione dei cervi – continua Marson – non può essere rispettoso del nostro sistema viario. Gli ungulati non si fermano a bordo strada, guardando a destra e sinistra prima di attraversare. La prudenza che manca a loro dobbiamo, per forza, compensarla noi».
Chi percorre in auto le strade di Polcenigo e la Pedemontana deve sempre pensare a un probabile, improvviso, attraversamento della carreggiata da parte di uno o più cervi. Una velocità – afferma Alfredo Marson – superiore ai 30 chilometri orari, non permette adeguati spazi di frenata e l’impatto con gli animali diventa pressoché inevitabile».
Lungo la strada pedemontana esistono i cartelli di pericolo per attraversamento di animali selvatici, ma gli automobilisti sono da tempo assuefatti a tale segnaletica. Dovrebbero essere incrementate le sagome di cervi e caprioli sui bordi della strada, sperando che i vandali non le distruggano. La Guardia forestale potrebbe fare opera di informazione e sensibilizzazione nelle varie comunità pedemontane. Ma la prudenza nella guida diventa il primo fattore determinante per evitare incidenti con la fauna di passaggio. «Visto che esiste il problema dell’attraversamento delle strade da parte degli animali selvatici e soprattutto dei cervi – afferma Marson – non si può risolverlo con le doppiette, ma con una guida attenta e l’amore per la natura».
Dobbiamo vivere la presenza dei cervi – conclude Alfredo Marson – come uno straordinario arricchimento del nostro territorio e quale importante volano turistico in grado di valorizzare un paesaggio, quello pedemontano, di straordinaria bellezza e biodiversità». Nel frattempo non si sono sopite le polemiche fra coloro che vorrebbero estendere la caccia, con l’abbattimento dei cervi, anche dentro la foresta del Cansiglio, cosa per ora vietata, e gli ambientalisti di WwF, Legambiente e altri sodalizi che, sempre più spesso, organizzano manifestazioni per preservare il Cansiglio quale oasi naturale.
 
TRENTINO
10 MARZO 2014
 
ANTONIO E IL TUMORE SPARITO
 
di Corrado Ceschinelli
 
L’altra sera, al programma televisivo “Le Iene”, è andato in onda un servizio che raccontava la storia di Antonio. Partiamo dai fatti. Antonio incontra una prima volta, qualche anno fa, la tragedia del cancro, ai polmoni, e l’incubo della chemioterapia. Quando la metastasi raggiunge anche il cervello, Antonio si rifiuta di percorrere di nuovo quel calvario e preferisce piuttosto accettare un destino che non gli lascia grandi margini di sopravvivenza. Ma suo figlio non si arrende: si interessa della malattia, delle sue cause, scopre le nuove frontiere della medicina e della cura, il ruolo dell’alimentazione e le sue implicazioni, sia nel processo degenerativo che in un contesto di ripristino salutare. Gli studi, le evidenze, le testimonianze parlano chiaro, così tanto da riuscire a convincere il padre a percorrere questa strada. Si cambia radicalmente regime alimentare: si va verso il vegetale, preferibilmente crudo, verso gli enzimi vivi, gli antiossidanti, i basici, in una parola, verso la Natura. Cartelle cliniche e Tac alla mano, in tre mesi il tumore di Antonio sparisce, ma non solo: migliora notevolmente il suo stato di salute e quello di tutta la sua famiglia che, naturalmente, lo segue in questa avventura. È stato interessante ascoltare – ed è merito delle “Iene” aver tenuto tutto il distacco possibile nel registrare opinioni, commenti e giudizi – anche il mondo della medicina ufficiale, che non poteva che manifestare scetticismo e non perdere occasione per rivendicare la propria “fede” terapeutica, riportando alle cure convenzionali (la radioterapia) meriti forse non del tutto meritati, esortando comunque a continuare per quella strada. Molto più significative le dichiarazioni della dottoressa, specialista in nutrizione oncologica, - che ha poi seguito il caso e, come questo, tante altre patologie degenerative, per le quali peraltro ha sempre ottenuto straordinari benefici e risultati – che ha denunciato i limiti e le contraddizioni dell’attuale medicina nel dimenticare, o nel non valutare affatto, sia le cause sistemiche che le proprietà rigeneratrici e riparatrici dell’organismo stesso, facendo dell’accanimento farmacologico e chirurgico il suo fondamentalismo. Del resto, proprio quelle nuove frontiere della medicina, della ricerca, guardano alle malattie come la risultante di un “terreno” compromesso – la tossiemia – e puntano alla sua “bonifica” per riportare la modalità biologica alle sue originarie prerogative auto conservative. Cosa c’è, allora, da stupirsi se guardando a quella natura, a quelle facoltà e puntando a sostenere, o ripristinare, quei meccanismi difensivi, ci si trova poi di fronte a guarigioni fino a ieri impensabili? Cosa c’è, allora, che ci impedisce di renderci conto dei nostri comportamenti innaturali, della nostra follia esistenziale, di guardare, e di imparare, dalla salute degli animali liberi, che non hanno farmacie, ospedali o altre “stregonerie”? Sapete che cos’è? Semplicemente la nostra “cecità”; una visione distorta della vita che non è più in grado di riconoscere e di considerare ciò che siamo e come funzioniamo. Ce lo impedisce la totale mancanza di percezione del nostro corpo, dei nostri bisogni e delle nostre necessità. Ma la dottoressa dice bene: “Siamo agli inizi di una rivoluzione, di logica e di mentalità”, e che oggi - aggiungo io - va aiutata e sostenuta proprio da quelli che, amando e rispettando la natura, devono favorire un processo capace di far ripensare e rivedere la vita nei suoi fondamentali, e di conseguenza le nostre scelte e le nostre decisioni in relazione alla nostra costituzione. Un cambiamento che non può essere prescritto ma che va accompagnato affinché la persona sviluppi la necessaria consapevolezza affinché la salute e il benessere siano la norma e non un percorso continuamente ostacolato, in primis, dal nostro modo insano di mangiare. Ieri ero in una scuola elementare. Si possono fare esempi straordinari con i bambini per portarli verso questa verità. Adesso incontrerò anche i loro genitori, in modo che questa lettura, che questo basilare buon senso, possa essere condiviso e sostenuto praticamente. Non ho dubbi sulla persuasività di questo lavoro per la ragione, l’intenzione e la conoscenza che sono in campo rispetto al vecchio modo di fare “lezione” o di parlarne. I bambini ci hanno messo poco tempo per capire e per chiamare “cibo artificiale” ciò che abitualmente siamo portati a mangiare, così come ci è voluto poco per identificare quale cibo naturale dovremmo consumare, noi che natura siamo. Antonio, “Le Iene”, ci hanno regalato una testimonianza di cui c’era bisogno per metterci maggiormente di fronte all’ovvio e a questa realtà. Grazie davvero...
 
LA ZAMPA.IT
10 MARZO 2014
Test cosmetici sugli animali, Stati Uniti verso il divieto
Presentata una proposta al Congresso per eliminare i test e rendere  illegale la vendita dei prodotti realizzati con queste procedure
FULVIO CERUTTI
Potrebbe essere la volta buona per porre fine ai test comestici sugli animali sul territorio statunitense. Jim Moran ha sottoposto la questione al Congresso presentando una proposta chiamata anche “Humane Cosmetics Act”. 
La proposta mira a mettere al bando i test cosmetici sugli animali nell’arco temporale di un anno e a rendere proibiti, nel giro di tre anni, tutti i prodotti cosmetici in vendita. Un processo simile a quello seguito dall’Europa che mise al bando i test nel 2003 mentre la vendita venne impedita nel 2013. Il Vecchio Continente attualmente è l’area geografica più estesa dove vigono queste restrizioni, ma ci sono realtà come Israele, l’India che hanno già seguito lo stesso esempio, mentre la Corea e il Brasile stanno iniziando a muoversi nella stessa direzione. 
Il provvedimento presentato da Jim Morgan potrebbe essere un primo passo importante perché gli Stati Uniti adottino una legge federale uniforme su tutto il territorio nazionale: questo porterebbe non solo un vantaggio dal punto di vista degli animali, ma anche uno stimolo per miglioramenti scientifici, nuove opportunità di business e maggiore attenzione alla volere dei consumatori finali. I sondaggi, infatti, mostrano una sempre maggiore sensibilità da parte dei clienti per i prodotti non testati sugli animali, pratica ritenuta dalla maggior parte non etica. 
 
METEO WEB
10 MARZO 2014
 
Animali: le “specie aliene” provocano gravi danni e costano all’Europa 12 milioni di euro l’anno
 
Nutrie, scoiattoli grigi, tartarughe dalle guance rosse, pesce siluro. Sono tra le piu’ note, ma non uniche, specie non indigene che invadono territori non loro, spesso causando danni. Si stima che in Europa, delle 10.000 ”specie aliene invasive” presenti, il 10-15% avra’ un impatto negativo. Uno studio realizzato nel 2009 stimava che ” le specie aliene invasive” costano all’Europa circa 12 milioni di euro l’anno, e si prevede che questa cifra continuera’ a crescere, cosi’ come aumentera’ il numero di nuove specie aliene che, a livello globale, costano all’economia 1,4 trilioni di dollari l’anno. Sono i dati emersi dal convegno organizzato dalla Lav oggi a Milano, realizzato con il contributo della fondazione Cariplo. I casi piu’ rilevanti di invasione da parte di “specie animali aliene”, sono stati raccolti nel dossier “Alieni sulla propria terra” che analizza, accanto alla dinamica delle invasioni, le contromisure attivate per contrastare il proliferare degli animali nei nuovi territori. Tema al centro anche di “The Invasion”, documentario d’inchiesta, realizzato da Ilaria Marchini con Silos Production, su una specie sotto accusa in Italia, la nutria, e su come sia possibile un’interazione positiva con l’uomo. Ma come arrivano queste specie aliene? Il 90% degli invertebrati giunge come contaminante a bordo di aerei o di altri mezzi di trasporto, oppure sulle piante importate; animali esotici da compagnia, normalmente detenuti in cattivita’, vengono continuamente rilasciati in liberta’ volontariamente o involontariamente; gli allevamenti di animali da pelliccia rappresentano un canale di introduzione di specie alloctone, come del resto i giardini zoologici, gli acquari e gli ocenari. Si stima che solo il 10% di tutte le diverse specie animali e vegetali introdotte in una nuova area riesca a stabilirsi sul territorio a tal punto da diffondersi. Contro il fenomeno, la prima norma di buonsenso consisterebbe nel vietare il commercio di specie aliene, opportunita’ che non rientra, se non marginalmente, nelle prospettive future dell’Unione Europea. Nel frattempo, gli animali fino ad oggi introdotti continuano a riprodursi. La prospettiva e’ quella di dover affrontare un futuro ‘meticcio’, ma applicando un sano principio di convivenza le specie invasive potrebbero rivelarsi importanti per l’evoluzione della biodiversita’. Nel 2016, evidenzia la Lav, dovrebbe entrare in vigore la “Proposta di Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio recante disposizioni volte a prevenire e a gestire l’introduzione e la diffusione delle specie esotiche invasive” che prende atto del costante aumento della presenza di queste specie, anche a seguito dell’espansione degli scambi commerciali, dei flussi turistici nonche’ dei cambiamenti climatici. La Commissione Ue ritiene che le “specie esotiche invasive” possano determinare perdita di biodiversita’, trasmissione di malattie e danni economici, per questi motivi propone le seguenti misure che dovranno essere approvate dal Parlamento Europeo: il divieto totale di importazione, allevamento, vendita delle specie considerate piu’ problematiche (”specie prioritarie”); l’attivazione di un sistema di controllo e sorveglianza alle frontiere dei paesi dell’Ue; la predisposizione delle misure necessarie a tenere sotto controllo la diffusione delle specie invasive gia’ presenti nei paesi dell’Ue. “Le invasioni sono ascrivibili unicamente alla responsabilita’ dell’uomo, come ammette la stessa Commissione Ue che distingue le specie esotiche invasive in due sole categorie, quelle introdotte volontariamente (interessi commerciali, a scopo ornamentale, animali da compagnia) e involontariamente (contaminanti nelle merci, ospiti nei mezzi di trasporto o di viaggiatori inconsapevoli), dunque in entrambi i casi per mano umana”, sottolinea la Lav. “E’ importante tenere presente questo dato di fatto – conclude la Lega Anti Vivisezione – perche’ invece le misure di contenimento del fenomeno prevedono azioni le cui conseguenze spesso ricadono quasi esclusivamente sugli animali. Vittime di un ossimoro: uccisi in nome della protezione di altri animali”.
 
TIO.CH
10 MARZO 2014
Dai cani un aiuto alla ricerca sul cancro nei bambini
L’osteosarcoma è identico per animali e bimbi: curare i primi significa dare una speranza ai secondi
PORTLAND – Abbiamo parlato spesso delle capacità dei cani di “fiutare” i tumori nell’uomo, ma ora i nostri amici a quattro zampe potrebbero risultare molto importanti anche nella cura del cancro. A Portland, negli Stati Uniti, un gruppo di ricercatori dell’OHSU Knight Cancer Institute sta infatti analizzando l’osteosarcoma nei cani per riuscire a trovare una cura di questa malattia quando si manifesta nei bambini.
Questo perché il tumore osseo dei cani è lo stesso di quello dei bambini e la loro biologia è davvero simile. Gli studiosi stanno dunque cercando un modo per creare terapie personalizzate per curare il riacutizzarsi di un tumore. Niente sperimentazione sugli animali, sia chiaro: tutti i cani sotto analisi avevano già il cancro quando lo studio è iniziato e a tutti loro vengono somministrati dosaggi di sicurezza per evitare effetti collaterali.
In pratica, i 40 cani esaminati vengono curati con farmaci già noti, ma attraverso dosaggi personalizzati invece che standardizzati: l’obiettivo è formulare protocolli di trattamento ad hoc che possano essere più incisivi sui tumori da trasferire, poi, su pazienti umani, i bambini appunto. I risultati finora raggiunti sono ottimi: i cani sono arrivati a 24 mesi di sopravvivenza post trattamento, un’eternità se si rapporta la durata di vita canina con quella umana.  
 
IL MATTINO
10 MARZO 2014
Allarme salute
Attenti: a marzo c'è il bruco killer dei cani
 
A prima vista sembra un innocuo bruco. Per certi versi anche un po' buffo nel suo marciare lento. Si chiama processionaria ed è un lepidottero. Una farfalla notturna, non troppo appariscente né colorata né leziosa, ma le farfalle si sa, non fanno male a nessuno. Almeno da adulte. Già, perché come per tutti i lepidotteri, infatti, il ciclo vitale delle processionarie si divide in quattro fasi: uovo, larva (o bruco), crisalide e infine farfalla.
Ed è proprio lo stadio di larva (bruco), quello pericoloso al punto da essere letale per i nostri amici a quattro zampe.
Sono carini e perfino simpatici, questi bruchetti che camminano in processione (da cui il nome) e proprio per questo attirano l’attenzione e stimolano la curiosità dei cani. In Italia si trovano soprattutto le processionarie del pino (le cui larve si spostano in fila indiana, una dietro l’altra) e della quercia, i cui bruchi invece si spostano sempre con un comportamento gregario, ma disposti a ventaglio: un capofila seguito da due bruchi, a loro volta seguiti da tre, quattro e così via, fino ad allargarsi a 10-15 individui. La processionaria è un parassita delle piante su cui vive, che spesso distrugge completamente. Ma per uomini e animali il problema non sono certo le sue mandibole, bensì i peli urticanti che ne ricoprono il corpo. Peli che possono essere anche liberati nell’aria e portati in giro dal vento, quindi può capitare di esserne colpiti senza venire in diretto contatto con i bruchi. La stagione più a rischio inizia proprio a marzo. I cani, annusando il terreno, possono inavvertitamente ingerire i peli urticanti che ricoprono il corpo dell’insetto. I cuccioli spesso tentano direttamente di giocare coi bruchi o di “assaggiarli”.
I sintomi che un cane presenta dopo questo spiacevole incontro sono spesso gravi. Il primo è l’improvvisa e intensa salivazione, provocata dal violento processo infiammatorio principalmente a carico della bocca ed in forma meno grave dell’esofago e dello stomaco. E’ facile intuire la gravità di quanto è successo, perché il fenomeno peggiora con il passare dei minuti e la lingua, a seguito dell’infiammazione acuta, subisce un ingrossamento patologico, a volte di dimensioni tali da soffocare l’animale. I peli urticanti, entrando in contatto con la lingua, causano una distruzione del tessuto cellulare: il danno può essere talmente grave da provocare processi di necrosi con la conseguente perdita di porzioni di lingua.
Altri sintomi rilevanti sono: la perdita di vivacità del soggetto, febbre, rifiuto del cibo, vomito e diarrea e soprattutto quest’ultima può essere anche emorragica. Importantissima l'azione di pronto soccorso: allontanate subito la sostanza irritante dal cavo orale con un lavaggio della bocca più abbondante possibile, con una soluzione di acqua e bicarbonato. Se il cane, sofferente, non si lascia toccare in bocca, bisogna usare una siringa sprovvista dell’ago, con cui spruzzare la soluzione in bocca, anche più e più volte. Subito dopo bisognerà correre dal veterinario che applicherà le cure più appropriate a seconda della gravità del caso.
Dunque, occhio durante le passeggiate: alla larga da pini e querce. O almeno attenti ai piccoli bruchi killer che transitano da quelle parti.
 
GIORNALETTISMO
10 MARZO 2014
Quello che si filma mentre picchia un cane e manda il video alla ex
Germania: Un 20 enne di Betzdorf (Rheinland-Pfalz) alcune settimane fa ha girato un video nel quale prende a schiaffi un cane di 10 mesi di età e l’ha inviato alla sua ex fidanzata, la quale l’ha denunciato il 17 febbraio scorso. Il filmato è stato poi pubblicato su internet e migliaia di amanti degli animali si sono scagliati contro il gesto del ragazzo di Betzdorf. Ora però, riporta Abend Zeitung, i detrattori del protagonista del video hanno passato il segno e secondo la polizia, molti dei commenti al video potrebbero essere giuridicamente perseguibili. Nei confronti del maltrattatore di animali sono già stati presi tutti i provvedimenti possibili ed un portavoce della polizia ha detto che il caso sarebbe arrivato nelle mani del procuratore nel minor tempo possibile. Le forze dell’ordine di Betzdorf stanno ricevendo numerose chiamate da tutta la Germania per sapere dell’accaduto. La polizia è preoccupata per la Reazione di massa che si è creata intorno a questo caso, visto anche che nella zona di Betzdorf vi sono molte persone intorno ai 20 anni di età che hanno lo stesso nome del protagonista del video.
VIDEO
http://www.giornalettismo.com/archives/1401257/quello-che-si-filma-mentre-picchia-un-cane-e-manda-il-video-alla-ex/
 
LEGGO
10 MARZO 2014
"L'alcol lo ha aiutato ad espellere le tossine".
Il cane Charlie, vivo grazie a uno sbornia di vodka
 
MELBOURNE - Il piccolo Charlie salvato dalla Vodka. Il cane è stato intossicato dal liquido antigelo che ha trovato e leccato nel garage del suo padrone. I padroni lo hanno portato dal veterinario che costatando un avvelenamento da glicole ha sostenuto che l'unico modo per salvarlo era quello di farlo ubriacare. In questo modo, con una reazione chimica l'animale avrebbe espulso le sostenaze tossiche e si sarebbe salvato. E così è stato.
A Charlie sono stati somministrati attraverso una flebo circa 700 ml di vodka.
«Era decisamente ubriaco», ha detto la padroncina, «Inciampava, mi allontanava e vomitava, come tutti gli ubriachi. Ero triste e preoccupata ma la scena era a tratti divertente».
 
GEA PRESS
10 MARZO 2014
 
Francia – La caccia in periodo prenuziale. Rischio procedura
A sollevare il caso l'europarlamentare italiano Andrea Zanoni
 
“La Commissione continuerà a migliorare il documento di orientamento sulla caccia sulla base di nuovi dati affidabili al fine di garantire che la direttiva Uccelli sia applicata in modo coerente in tutti gli Stati membri”. Questo quanto risposto dal Commissario Ue all’Ambiente Janez Potočnik all’interrogazione dell’eurodeputato PD Andrea Zanoni, vice presidente dell’Intergruppo per il Benessere e la Conservazione degli Animali al Parlamento europeo. Oggetto dell’intervento del parlamentare italiano era  proprio l’incongruenza dei calendari venatori tra Italia e Francia. Di fatto cacciatori francesi che sparano in pieno periodo di migrazione prenuziale in Corsica e in Costa Azzurra.
Un nuovo successo di Zanoni, da sempre vicino alle problematiche di protezione degli animali ed ambientali. Per Zanoni “i calendari francesi, come quelli italiani, devono rispettare i periodi di migrazioni certificati dagli organismi scientifici. Se la Francia non rispetterà la direttiva uccelli potrà incorrere in un’altra procedura d’infrazione come per la caccia all’Ortolano (vedi articolo GeaPress)”.
Il Commissario Ue spiega infatti come “ai fini dell’elaborazione del documento di orientamento sulla caccia, gli Stati membri erano stati invitati a trasmettere i migliori dati scientifici disponibili in relazione all’inizio e alla fine dei periodi di migrazione prenuziale di tutti gli uccelli che possono essere oggetto di attività venatoria nell’UE”. Tuttavia “nei dati comunicati per la prima versione del documento erano state riscontrate delle incongruenze e, sebbene la maggior parte di esse siano state risolte grazie a un successivo aggiornamento, sono tutt’ora presenti alcune differenze fra Stati membri limitrofi”.
Dunque l’invito dell’On.le Zanoni alla Commissione Europea: bisogna spingere le autorità nazionali a risolvere queste incongruenze per evitare che migliaia di uccelli, come il Tordo bottaccio (Turdus philomelos), vengano abbattuti in periodo prenuziale.
 
LA ZAMPA.IT
11 MARZO 2014
Salvano un cane grazie alla vodka
Il cucciolo aveva bevuto il liquido di raffreddamento per auto  e il veterinario ha preso questa iniziativa come contromisura
Fulvio Cerutti
 
NELLA FOTO - Il cane Charlie durante “la bevuta” e poi in braccio alla sua Jacinta
Sembra impossibile, ma fargli ingerire tanto alcol è stata l’unica soluzione per salvarlo. È la decisione presa da un veterinario australiano quando si è trovato di fronte a un piccolo maltese che aveva bevuto del liquido di raffreddamento per auto. Il cagnolino era infatti rimasto chiuso in garage per molte ore. 
Una decisione da prendere in poco tempo per intervenire prima che Charlie, questo il nome del cane, avesse un’insufficienza renale dovuta il glicole etilico ingerito.  
Così Jacinta Rosewarne, la sua proprietaria, ha iniziato a fargliela bere da una bottiglia attraverso un tubicino inserito nel naso e poi per via intravenosa. Un trattamento durato per due giorni per circa 700ml alla volta.  
«Era totalmente ubriaco - ha raccontato la signora Rosewarne all’Herald Sun-. Andava in giro inciampando ovunque, volevo stargli vicino, ma mandava via come fanno le persone ubriache. Ha vomitato un po’ e piagnucolava come fanno le persone che hanno bevuto molto». Una bevuta però salutare. 
 
LA ZAMPA.IT
10 MARZO 2014
Dylan e Frank, un grande cuore per combattere la stessa malattia
Un bimbo e un cucciolo soffrono entrambi di idrocefalia, ma il loro incontro ha aperto loro un mondo di speranza
FULVIO CERUTTI
Dylan e Frank hanno tante cose in comune. Entrambi sono cuccioli, uno di uomo, l’altro di quattrozampe. Anche se hanno qualche mese di differenza, non sono fisicamente molto diversi: entrambi piccolini. Ma la cosa più importante che li accomuna è la forza di superare le difficoltà che una malattia riserva loro. 
Forse anche per questo, quando  si sono incontrati, è subito scattato un feeling meraviglioso. Entrambi sono idrocefali, una condizione in cui si ha un accumulo di liquido cefalo nel cervello che provoca può provocare anomale espansioni del cranio. 
Dylan, un paio di mesi fa, era già diventato popolare grazie a un video pubblicato sul web: le immagini mostravano la sua risata contagiosa, reazione avuta quando, per la prima volta e dopo 15 interventi chirurgici, era finalmente riuscito a sentire i suoni che lo circondavano. 
Ora però i media inglesi sono tornati ad occuparsi di lui per il rapporto nato con Frank. Dylan è stato spesso ricoverato presso l’Ospedale per bambini di Richmond, nella Virginia Commonwealth University. In quella struttura lavora Stacy, assistente amministrativo presso il Dipartimento di Neurochirurgia, ma soprattutto proprietaria di Frank, un mix fra un chihuahua e un bassotto. 
Stacy ha adottato Frank lo scorso agosto, grazie al Richmond Animal League (Ral), l’organizzazione che aveva cercato una famiglia affidataria per evitare di sottoporlo a eutanasia per via della sua idrocefalia. «Non abbiamo esitato a prenderlo - racconta Stacy all’Huffington Post - anche se siamo pienamente consapevoli della sua condizione. Volevamo che il piccolo avesse una chance di vita». 
Quando la famiglia di Dylan venne a sapere di Frank chiese di organizzare l’incontro fra i due. Quando si sono trovati l’uno di fronte all’altro, le emozioni hanno preso il posto alle difficoltà e alla malattia. «E’ stato un momento emozionante - racconta Metz -, soprattutto vedere come Frank è stato capace di far ridere e sorridere Dylan».Ora fra i due è nato un rapporto stupendo e cercano di vedersi il più possibile. Ma non è tutto: vista la predisposizione di Frank, il cucciolotto di nove mesi seguirà un corso di formazione per diventare un cane da pet therapy specializzato per aiutare i bambini che hanno gli stessi problemi di Dylan.  
FOTO
http://www.lastampa.it/2014/03/10/multimedia/societa/lazampa/dylan-e-frank-il-loro-primo-incontro-onLDV2SiVhLZ6y2vYlruPN/pagina.html
 
NEL CUORE.ORG
10 MARZO 2014
I GIAPPONESI MANGIANO ANCHE LA CARNE DI FOCA E DI LEONE MARINO
Viene venduta anche nei negozietti per turisti
I mammiferi marini sono adorabili e intelligenti. Ma in Giappone, evidentemente, non la pensano così. Oltre ai delfini e alle balene, a rischio sono anche i leoni marini e le foche. La caccia ai delfini annuale nella famigerata baia di Taiji è stata di nuovo fonte di polemiche lo scorso gennaio. E anche l'ambasciatore statunitense Caroline Kennedy ha suscitato grande scalpore diplomatico quando ha twittato che era "profondamente preoccupata" per la "disumanità" della pratica. Non solo: il Giappone ha anche sollevato le ire del mondo con la sua caccia alle balene "a fini di ricerca". Ma, come rivela "Vice News", i pescatori si portano la carne a casa e cercano di venderlo, anche se, in la realtà, la domanda di carne di balena nel Paese nipponico è in calo.
Recentemente, i giapponesi sono andati avanti e hanno iniziato anche a cibarsi di leoni marini e di foche, due specie - tra l'altro - in pericolo d'estinzione. Fonti governative stimano che diverse centinaia di esemplari vengono mangiati ogni anno. E non è chiaro se qualcuno veramente tenga i conti di quanti vengono uccisi.
Secondo Greenpeace, sono rimasti circa 85.000 leoni marini di Steller nel nord del Pacifico. La specie è in via di estinzione in Alaska e l'Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn) ha fatto entrare questa specie sulla propria "lista rossa". "I leoni marini di Steller sono stati tra i mammifero marini più numerosi fino al loro rapido declino nei primi anni '80 - fa sapere Greenpeace -. Le ragioni del declino non sono note".
Certo è che i leoni marini e le foche vengono cacciate e uccise al largo delle coste al largo di Hokkaido, in Giappone e poi finiscono nei negozi di souvenir e su siti come Rakuten, Amazon Japan e Yahoo!. Qui gli acquirenti possono trovare gli animali che nuotano, ma solo in salsa curry. "Ci sono negozi per turisti che vendono foche e leoni marini in scatola, ma spero non sia questa la scelta di souvenir più popolare", ha ammesso Masahide Obura, un portavoce per l'ufficio dell'industria della prefettura di Hokkaido.
 
ECOO
10 MARZO 2014
Caccia alla volpe: a Londra reintrodotta la muta di cani
Si torna a discutere della caccia alla volpe, perché a Londra è stata reintrodotta la muta di cani. Negli ultimi anni era cambiato qualcosa, anche se la pratica non era mai stata vietata. Una modifica alla legge che regolava questo tipo di caccia era stata apportata dal governo di Tony Blair. In realtà non fu mai vietata questa attività, ma è stato impedito dieci anni fa che i cani, dopo aver stanato la volpe, potessero sbranarla. La legge stabilisce che solo due cani possono stanare la volpe, la quale deve essere uccisa dai cavalieri. Una legge, quella di Blair, che sicuramente non va a vantaggio delle volpi e che ha continuato a suscitare diverse polemiche nel corso degli anni, per la presenza di una pratica molto crudele. Nel corso di questi 10 anni non c’è mai stata una denuncia per la violazione della legge, anche se in molti casi è difficile impedire ai cani di sbranare le volpi. Tutto, quindi, è andato avanti più o meno come sempre e la caccia alla volpe non è mai stata considerata come una pratica da evitare. Bisogna anche considerare che la legge attuale non considera un reato il fatto che i cani possano sbranare la volpe contro la volontà dei cavalieri. E’, tra l’altro, molto difficile per le forze dell’ordine vigilare sul rispetto del provvedimento, dal momento che non sempre hanno l’opportunità di andare in giro per le foreste durante lo svolgimento di questa pratica.
Adesso arriva una novità, dal punto di vista legislativo, che finirà molto probabilmente, nei fatti, per ripristinare la caccia alla volpe di un tempo. La modifica che Cameron sta per portare in Parlamento non riguarda, nello specifico, l’abolizione della legge di Blair, ma consentirà di effettuare la caccia alla volpe con una muta composta anche da 40 cani, invece che da 2. Risulta evidente che sarà come ripristinare la caccia alla volpe come in precedenza, visto che sarebbe difficile trattenere 40 cani, una volta stanato l’animale. E le associazioni animaliste promettono battaglia.
Anche in Italia, poco tempo fa, si parlava di questa tematica, in riferimento a Siena. La Provincia di Siena ha deciso di rinviare la caccia alla volpe, predisponendo una moratoria, sospendendo a data da destinarsi la delibera che è stata ampiamente contestata. Non si è avuto un ritiro del provvedimento, per evitare un indebolimento giuridico dell’amministrazione. In ogni caso il risultato è soddisfacente, perché si è detto comunque stop al massacro. Si può confermare la vittoria di chi si è battuto contro un atto sanguinario ce rischiava di incidere in maniera forte sugli equilibri della natura e che ha scandalizzato per la mancanza di sensibilità.
Mauro Romanelli (Sel), il consigliere regionale che ha presentato un’interrogazione sulla questione, ha rivolto i propri ringraziamenti a chi s’è attivato. Secondo il suo parere tutto ciò ha dimostrato che protestare serve a qualcosa e che i cittadini hanno sia il diritto che il dovere di far valere le ragioni che stanno loro a cuore. Il fermo della triste attività è stato reso possibile grazie al passaparola, che si è innescato anche a livello mediatico, toccando nel profondo le persone più sensibili.
La caccia alla volpe è un fenomeno balzato negli ultimi giorni all’attenzione dell’opinione pubblica, grazie alla denuncia delle associazioni animaliste, e ha provocato molte polemiche. Si tratta di una pratica che riceve un’autorizzazione specifica che sarebbe dovuta partire dal primo aprile 2013, per essere messa in atto all’interno degli istituti faunistici della provincia di Siena. Si tratterebbe teoricamente di un’attività di controllo, ma in realtà tutto si traduce in una vera e propria strage di animali indifesi. Fucili e cani: questi gli strumenti utilizzati, per perpetrare un massacro orribile. Lav, Oipa, Fiadaa, Enpa, Lega del cane e Leidaa si stanno battendo per fermare un disastro annunciato. E non occorre essere animalisti convinti per inorridirsi di fronte a uno spettacolo assurdo.
Una barbarie, insomma, di cui a fare le spese sono in particolare i cuccioli. Gli esemplari adulti, infatti, percependo il pericolo, riescono a scappare via e nelle tane lasciano i loro piccoli, troppo deboli per fuggire e alla fine sono proprio questi che vengono sbranati dai cani. Ecco perché si può parlare di vero e proprio maltrattamento e non si è affatto lontano dagli esperimenti scientifici che prevedono i test dei prodotti cosmetici sugli animali.
Come può la crudeltà umana arrivare a tanto? Lo sterminio barbaro di queste bestioline non è suffragato da nessuna giustificazione scientifica. Secondo molte associazioni ambientaliste sarebbero invece i cacciatori a volerle eliminare. Perché? Le volpi si cibano di lepri e fagiani, prede venatorie ambite.
Secondo ciò che ha dichiarato Anna Maria Betti, assessore alla caccia della Provincia di Siena, le cose starebbero in un altro modo. Tutta la situazione sarebbe monitorata da uno specifico protocollo dell’Ispra, l’Istituto per la Protezione e la Ricerca Ambientale. In base a questi piani di controllo delle specie quest’anno ci sarebbero 500 volpi da abbattere, che sono pari a circa 200 in più rispetto all’anno scorso. L’assessore ha continuato affermando che la volpe, essendo un predatore, danneggia la fauna e proprio per questo si deve perseguire una logica di biodiversità, assicurando gli equilibri naturali. C’è da chiedersi invece se lo sterminio possa servire veramente al raggiungimento di questo obiettivo.
Secondo le organizzazioni animaliste non è così. L’Enpa ha detto chiaramente che la “colpa” delle volpi è quella di essere un “competitor” delle doppiette. Sulla stessa lunghezza d’onda Andrea Cucini, responsabile della Lac di Siena. Anche il partito EcoAnimalista ha lanciato una petizione contro la caccia alla volpe in provincia di Siena. Il WWF aveva chiesto che venisse annullata la carneficina e vorrebbe che il nuovo piano faunistico-venatorio, che si trova attualmente in fase di approvazione, venisse modificato proprio su questo argomento. In base a ciò che hanno detto i responsabili del WWF, il riequilibrio degli ecosistemi naturali è soltanto uno strumento usato indirettamente per favorire l’espandersi di popolazioni animali per l’interesse venatorio. Più decisa è stata la Lav, che promuove un’attività di mailbombing e che ha richiesto anche il sequestro preventivo degli animali, per impedire una pratica ritenuta fuori legge. Secondo la normativa, infatti, ci sono metodi previsti, che si discostano da quelli usati, i quali a volte puntano anche a far morire i cuccioli di inedia. La Lega Antivivisezione aveva promesso di denunciare i colpevoli della strage.
E’ stata anche predisposta una lettera, dal titolo “Fermate la caccia alla volpe in tana: è crudele e sbagliata“. Fautore di questa iniziativa è stata la trasmissione che va in onda su Controradio in Toscana. Molti personaggi famosi hanno deciso di aderire. Hanno firmato, fra gli altri, Margherita Hack, Susanna Tamaro, Paola Maugeri, l’eurodeputato Andrea Zanoni, lo chef Simone Salvini. Il discorso è incentrato su motivazioni etiche e civili, ma anche su informazioni tecniche, ricavate dalla consulenza fornita dagli esperti. Viene specificato che l’Ispra aveva raccomandato di provvedere all’utilizzo di metodi non cruenti e che le operazioni si dovessero svolgere da agosto a gennaio, per non nuocere ai cuccioli e alle madri. Il periodo è completamente errato, perché ci troviamo nel momento in cui i cuccioli sono allattati.
La volpe conduce una dieta molto flessibile e dà un contributo molto utile nel mantenere gli equilibri di invertebrati, topi, uccelli, anfibi e rettili. Riducendo il numero delle volpi, non si fa altro che sbilanciare la presenza di altre specie. Tra l’altro questi animali non costituiscono una popolazione invasiva nel territorio.
FOTO
http://www.ecoo.it/foto/volpe-le-foto-del-mammifero_1607.html
 
LATINA TODAY
11 MARZO 2014
 
Gattino ucciso e scuoiato, ritrovato in un parco della Q5
L'inquietante scoperta questa mattina in un parco nel quartiere alla periferia del capoluogo da parte di una signora che ha allertato il 113. Sul posto una volante della polizia e i veterinari della Asl
 
Latina - Una macabra scoperta quella fatta questa mattina in un parco della Q5 a Latina: un piccolo gattino è stato ritrovato morto e completamente scuoiato.
Una scena apparsa in tutta la sua crudeltà davanti agli occhi di una signora che, notati i resti del piccolo animale nel verde del parco, torturato e privato della pelle, non ha esitato a lanciare l’allarme alla polizia.
Sul posto una volante della Questura, insieme ai veterinari della Asl di Latina che dopo aver riconosciuto la piccola bestiola hanno provveduto a rimuovere il corpo.
Un gesto ingiustificabile e inaccettabile, moralmente deprecabile che lascia senza parole per la sua crudeltà e ferocia, punibile anche dalla legge, così come sancito dall’articolo 544 bis del codice penale.
 
MESSAGGERO VENETO
11 MARZO 2014
 
Lascia i cani senza cibo e acqua, denunciato per abbandono
Fiume Veneto, il proprietario li custodiva in un recinto in condizioni igienico-sanitarie precarie. Intervenuti carabinieri, polizia municipale e veterinari: gli animali sono stati affidati alle autorità

Laura Venerus

 
FIUME VENETO (PN). Lasciati per giorni senza cibo, con la possibilità soltanto di bere acqua sporca, malnutriti e, probabilmente, malati. E’ in queste condizioni che i carabinieri di Fiume Veneto e la polizia municipale di Zoppola hanno trovato tre cani custoditi all’interno di un recinto in un’abitazione di Fiume Veneto, in via Pontebbana 1. Ieri è avvenuto il sopralluogo e la decisione di sottrarre i cani al proprietario per affidarli a una struttura che li custodisse e li rifocillasse.
Due dei tre animali, pastori maremmani, erano di proprietà di A.T., 39 anni, di Fiume Veneto, titolare di una concessionaria, che è stato denunciato a piede libero per abbandono di animali. Il terzo era un trovatello, un meticcio, che tempo fa s’era intrufolato in un varco del recinto e aveva “deciso” di vivere con gli altri due “compagni”.
Considerate le precarie condizioni igienico-sanitarie in cui sono stati trovati, sul posto è intervenuto anche il personale dell’azienda sanitaria: i due pastori sono stati affidati al canile di Villotta, il terzo (che ha addirittura perso una zampa a causa di una cancrena) è invece stato dato in affidamento al Comune (in quanto senza legittimo proprietario).
Ieri mattina, quando i veterinari si sono recati sul posto per recuperare gli animali, i due cani più grandi sono stati colpiti da una crisi di inafettività e hanno cominciato un combattimento tra di loro: soltanto grazie all’esperienza del veterinario è stato possibile separarli e calmarli senza che nessuno si sia fatto male.
La segnalazione dello stato di custodia delle bestiole è giunta ai carabinieri da parte di alcune persone vicine ad ambienti animalisti che hanno notato il modo in cui venivano custoditi i tre cani e hanno inviato alcune foto ai militari dell’Arma.
Nel recinto, che si trova nel cortile della casa del proprietario dov’è ubicata anche la concessionaria, le bestiole soffrivano la fame e potevano abbeverarsi in un’acqua sporca e stagnante. Oltre a questo, si trovavano anche in una situazione igienico-sanitaria precaria. I cani erano stati lasciati soli dal padrone, il quale si era allontanato per alcuni giorni senza curarsi della salute dei propri animali.
Per il proprietario, dunque, ora c’è la denuncia a piede libero per abbandono di animali: secondo quanto previsto dalla legge, questo potrebbe prefigurare un’ammenda da mille a 10 mila euro e l’arresto fino a un anno.
 
MATTINO DI PADOVA
11 MARZO 2014
 
Casa d’accoglienza sul Montello per la gallina violentata
 
LEGNARO (PD) - Tutte e sei le gallinelle salve in una bella fattoria sul Montello, compresa la “sventurata” che lo scorso febbraio fu brancata e poi violentata da un pensionato settantenne di Legnaro, ossessionato dal sesso, avezzo ad esibizioni pubbliche, incapace di contenere e misurare i propri impulsi. Tanto da infilarsi nel pollaio di una famiglia vicina di casa compiendo un gesto ripugnante. La vittima ha rischiato la morte, insieme alle altre cinque “compagne” soltanto perché la “macchia”della vergogna (purtroppo verificata anche dai carabinieri) s’era cancellata e i propietari non volevano correre il rischio di mangiare uova o carni “contaminate”. Il violentatore è stato denunciato e si ritrova indagato per maltrattamenti degli animali e atti osceni in luogo pubblico. E le galline? «Ieri le 6 piccole hanno raggiunto la loro nuova, numerosa e definitiva famiglia. Una famiglia con la A maiuscola che vive nel rispetto della natura e di tutti i suoi componenti» racconta Genny Bacchin dell’Oipa di Treviso (Organizzazione internazionale protezione animali), «Anna, Paolo e le loro due bambine vivono sul Montello da alcuni anni insieme a una splendida banda di animali: cani, gatti, galline, oche... tutti salvati da un triste destino. La maggior parte delle galline proviene da allevamenti intensivi: dieci di loro erano destinate alla macellazione perché troppo vecchie per "sfornare" altre uova. Quando le hanno accolte erano senza piume, magre, stressate, facevano le uova mentre camminavano abituate dentro capannoni sovraffollati... Sono state curate amore e protette e ora sono in forma». La fattoria ha accolto le sei gallinelle padovane: «Un grazie anche ai carabinieri di Legnaro che hanno permesso il lieto fine a questa storia».
 
IL CENTRO
11 MARZO 2014
 
Truffa dei cani, Chiodi teste nel processo ai veterinari
 
TERAMO - È’ il governatore Gianni Chiodi, nella sua veste di ex sindaco di Teramo, ad aprire l’udienza riservata ai testi citati dalla difesa nel processo in corso per quella che la procura ha definito “la truffa dei cani” e che vede imputati tre veterinari dell’ Asl di Teramo e due esponenti di un’associazione animalista teramana. Per i quattro le accuse contestate vanno dalla truffa ai maltrattamenti agli animali, dall’omissione di atti d’ufficio alla falsità ideologica. Il Comune di Teramo è parte civile insieme alla Asl e alla Lega difesa del cane di Chieti. «Come Comune», ha detto Chiodi nell’udienza di ieri pomeriggio, «avevamo una convenzione con l’istituto Zooprofilattico per il canile». Secondo la procura 64 cani senza padrone raccolti in strada e portati in una struttura di Colleparco (successivamente smantellata) vi sarebbero stati trattenuti mesi e mesi indebitamente, oltre il periodo necessario a compiere le operazioni di microchippatura e sterilizzazione previste dalla legge prima della reimmissione sul territorio. Questo, sempre secondo la pubblica accusa, perchè tenere gli animali “parcheggiati” imponeva ai Comuni “proprietari” degli stessi un esborso per garantire loro vitto e alloggio (due euro e 50 centesimi al giorno per ciascun cane). Somme che, a quanto ritengono gli inquirenti, venivano incassate dai gestori della struttura attraverso i contributi che di volta in volta arrivavano dai Comuni per il mantenimento degli animali. Per far sì che i cani venissero trattenuti occorreva però una certificazione che attestasse il loro cattivo stato di salute e la loro potenziale pericolosità a livello igienico-sanitario. Per questo sotto accusa sono finiti anche i veterinari. Il Comune più danneggiato è quello di Teramo, che avrebbe speso oltre 250mila euro per mantenere decine e decine di cani. A processo ci sono Gabriella Villanova, 67 anni e Antonella Picca, 39 anni, esponenti dell'associazione che gestiva la struttura di ricovero finita nelle indagini; Lino Antonini, 59 anni, responsabile dell'unità di randagismo dell'Asl; Vincenzo De Sanctis, 63 anni, direttore del dipartimento di prevenzione e responsabile del servizio sanità animale dell'Asl; Pasquale Striglioni, 64 anni, responsabile del servizio igiene degli allevamenti e produzioni zootecniche. La Villanova è indagata anche per esercizio abusivo della professione. «La Villanova era una risorsa e un problema», ha concluso Chiodi, «una risorsa perchè ha fatto adottare molti cani, un problema per le segnalazioni che arrivavano sulla struttura di Colleparco». Si torna in aula il 28 aprile.
 
GEA PRESS
11 MARZO 2014
Savona – Piccione in veglia per il compagno di voli

Ha vegliato il compagno di voli per una intera settimana senza mai abbandonarlo. Forse una coppia già costituita, pronta alla nidificazione. I protagonisti di questa nuova dimostrazione di affetto tra gli animali, non sono ne cani o gatti, ai quali gli uomini, o una parte di loro, riconosce dei sentimenti. Come riporta l’ENPA di Savona si tratta di un “viturperato” colombo di città.
E’ accaduto nei giorni scorsi a Savona quando, sul tetto di un magazzino di un cortile del centro città, un colombo si è accasciato ed è morto; un altro volatile – il compagno o la compagna -  è subito sceso e gli si è affiancato dolcemente senza più abbandonarlo, giorno e notte, avvicinato a sua volta da altri colombi che forse gli portavano cibo. Al fatto hanno assistito diverse persone, i cui terrazzi e finestre sporgono sul cortile, che si sono turbati ed impietositi, anche molti che normalmente sono ostili a questi animali, ed hanno avvertito i volontari della Protezione Animali. L’assistenza del superstite al compagno morto è andata avanti per una settimana, amorevolmente osservato e protetto dai volontari dell’ENPA e dagli abitanti dirimpettai che, alla fine, non potendo più sopportare lo strazio di questa veglia funebre, hanno chiesto ai volontari di rimuovere il corpo dell’animale.
Un episodio che all’ENPA sperano faccia riflettere gli indifferenti, gli ostili ed i nemici prevenuti degli animali, sempre meno ma sempre presenti e “rumorosi” quando si tratta di perseguitare specie ingiustamente considerate nocive e dannose e quindi, per giustificarne l’uccisione, ritenute incapaci di sentimenti e sensibilità sorprendenti.
 
GEA PRESS
11 MARZO 2014
 
Montebruno (GE) – Scoperto in flagranza a sistemare crudeli trappole per ungulati
Intervento del Corpo Forestale dello Stato

 
Intervento del Comando Stazione di Montebruno (GE) del Corpo Forestale dello Stato che ieri ha sorpreso un uomo in località Garbarino, intento a posizionare ai bordi di un terreno  numerosi lacci in acciaio per la cattura di animali selvatici. Tale pratica illegale, riporta il Corpo Forestale, viene perseguita anche per il modo cruento con cui le prede muoiono dopo lunghe sofferenze.
Il laccio, infatti, è un vero e proprio cappio che stringe in prossimità del collo, addome oppure degli arti. Dipende, infatti, dalla parte del corpo ove il povero aniumale rimane trappolato. La morte giunge per soffocamento o rottura del diaframma (nel caso dell’addome) oppure per dissanguamento a seguito dell’amputazione della zampa. In alcuni casi si tratta di autoamputazione.
Nel caso di località Garbarino, i Forestali sono riusciti a sorprendere il bracconiere a seguito di indagini. In tal maniera, ovvero in flagranza di reato, è stata posta fine alla sua attività,  provvedendo inoltre al sequestro di tutti i cappi in acciaio. L’uomo è stato quindi denunciato a piede libero all’Autorità Giudiziaria ed è stato sanzionato per i relativi illeciti amministrativi in materia di caccia.
 
GO NEWS
11 MARZO 2014
 
Salsicce con chiodi per ferire gli animali, scoperte da un tartufaio in zona Montauto


 
provincia di Arezzo - Salsicce piene di chiodi destinate agli animali sono state trovate da un tartufaio, mentre era all’opera nel comune di Anghiari (Arezzo), nei pressi del castello di Montauto. Le salsicce, realizzate utilizzando budella con dentro due piccoli chiodi di acciaio, erano state sistemate per in modo da essere mangiate dagli animali di passaggio. Le associazioni animaliste e la polizia provinciale spiegano che l’episodio si affianca a quelli in cui, in passato, sono state ‘seminate’ esche avvelenate. Fonte: ANSA
 
LA PROVINCIA PAVESE
11 MARZO 2014
 
Broni, un pony rischia di strangolarsi È allarme trappole

Franco Scabrosetti

 
BRONI (PV) - Si è impigliata in un laccio lasciato probabilmente da un bracconiere e ha rischiato di rimanere strangolata. E’ la storia della piccola Marilyn, una simpatica pony di 9 anni. L’episodio si è verificato domenica mattina nel recinto alle spalle della villa in via Recoaro 118, dove Maria Grazia Castagna tiene i suoi due cavallini, oltre alla "vittima" dell’episodio c’è anche Chicca, di 7 anni. Spesso con i due quadrupedi gioca anche la figlia della donna, di 4 anni, che rischiava di rimanere impigliata nella trappola, utilizzata forse per catturare daini o caprioli, che frequentano le colline della valle Recoaro. La proprietaria ha sporto denuncia contro ignoti al Corpo forestale e alla locale stazione dei carabinieri. «L’altra mattina, come faccio sempre – spiega Maria Grazia Castagna – sono andata nel recinto per dare da mangiare agli animali ed ho sentito che Marilyn nitriva e si lamentava. Quando l’ho vista era sdraiata a terra, mi sono subito resa conto che qualcosa non andava. Mi sono avvicinata ed ho capito che era rimasta impigliata in un laccio. Probabilmente il pony procedeva con la testa china ed involontariamente l’ha messa dentro la trappola». La donna ha subito cercato di liberare l’animale: «Fortunatamente sono riuscita a tirarla fuori – continua Maria Grazia Castagna – Si trattava di Marilyn, la più anziana ed anche la più tranquilla. Se fosse stata Chicca probabilmente si sarebbe agitata, con il rischio di strozzarsi. Una brutta storia anche perché spesso con i cavalli gioca mia figlia e anche lei avrebbe potuto farsi male o rimanere impigliata. Ho messo da parte il laccio, costruito in modo molto artigianale, e appena il Corpo forestale verrà a fare il controllo glielo consegnerò. Ho pure sporto denuncia contro ignoti ai carabinieri». I lacci vengono utilizzati dai bracconieri per catturare i mammiferi: «Quando alla mattina mi sveglio – dice la donna – mi capita spesso di vedere passare una coppia di daini o caprioli, che abitano queste colline. E’ una zona molto tranquilla, anche la stessa via Recoaro è generalmente poco trafficata. Normale che gli animali prediligano questo ambiente».
 
IL TIRRENO
11 MARZO 2014
 
L’Enpa si rivolge in procura

Alessandra Tuci

 
PISTOIA - L’Enpa (ente nazionale protezione animali) ha depositato un esposto alla Procura della Repubblica per mancato soccorso agli ungulati, gli animali più coinvolti negli incidenti stradali. La Provincia di Pistoia, infatti, è ancora senza un servizio di soccorso e recupero degli animali selvatici e i cittadini continuano a rivolgersi all’Enpa. Nonostante la Provincia abbia indetto, sempre a gennaio 2014, un bando “per il servizio di soccorso e recupero animali selvatici feriti”, in questi mesi l’Enpa ha dovuto sopperire alla mancanza di tale servizio, che per legge dovrebbe essere garantito tutto l’anno, con le proprie risorse. «Nessuna risposta – commenta Rossella Ghelardini, presidente Enpa – c’è stato il bando ma non c’è stata l’attivazione del servizio. Noi ci aspettavamo che il servizio, scaduto il 31 dicembre scorso, fosse prorogato all’associazione Castanea, che si è sempre occupata di questo, ma tale proroga non c’è stata. Per quel che possiamo, noi partecipiamo, ma è difficile improvvisare il soccorso per alcuni animali, soprattutto per quelli che devono essere trasportati al Cruma di Livorno. Non sappiamo più dove rivolgere la nostra protesta». Numerosi, infatti, i casi dei cittadini che continuano a rivolgersi all’ente protezione animali perché non trovano risposte dall’istituzione provinciale: l’ultimo in ordine di tempo un esemplare ferito di gheppio femmina adulto, soccorso da un abitante di Pistoia in via Carraia. L’uccello è stato trasportato al Cruma (centro recupero uccelli marini ed acquatici) di Livorno, dove poi è stato soppresso per l’avanzato stato di necrosi alle zampe. Ma il fatto più grave, che ha spinto l’Enpa a depositare l’esposto, è che nel 2013 la Provincia di Pistoia ha escluso dal servizio di soccorso della fauna selvatica ferita ed in difficoltà tutte le specie presenti nel nostro territorio: cinghiali, cervi, caprioli, daini, mufloni. L’intenzione è stata confermata dalla recente pubblicazione del bando per la gestione triennale del servizio. «Questa volontà e la conseguente omissione della dovuta attività, oltre ad essere causa di danno per la fauna selvatica – scrive l’Enpa – sta provocando innumerevoli situazioni di pericolo e disagio per la cittadinanza, soprattutto nei casi di incidenti stradali. La recente legge sul codice della strada ha infatti inserito l’obbligo di soccorso per gli animali che causano o sono oggetto di investimento». L’esclusione, come spiega la stessa Provincia di Pistoia nel comunicato stampa del 14 maggio 2013, è motivata dal fatto che “secondo il piano regionale agricolo forestale (Praf), vige il divieto di utilizzare risorse pubbliche per la cura di ungulati in zone soggette a piani di abbattimento o di controllo delle specie, che per il territorio pistoiese corrispondono alla maggior parte della provincia”. «Peccato che la maggior parte dei soccorsi alla fauna selvatica e quindi agli ungulati avvengono in prossimità delle strade di transito che niente hanno a che vedere con le zone soggette a piani di abbattimento», commenta la presidente Enpa.
 
LA NUOVA SARDEGNA
11 MARZO 2014
 
Madri contro i gatti: nella scuola materna non li vogliamo
 
di Salvatore Santoni
 
SORSO (SS) - «Non vogliamo nessuna colonia felina nella nostra scuola». È l’avvertimento lanciato da un cospicuo numero di mamme al sindaco in risposta alla sua ordinanza del 5 marzo che riconosce ufficialmente due gruppi di felini (15 in tutto), suddivisi fra il giardino della scuola materna di Cappuccini e la Billellera. «L’amministrazione è intervenuta per risolvere i problemi segnalati dal dirigente scolastico, e a questo serve la colonia felina: a riportare ordine nell’area, impegnando l’Asl ad intervenire come prevede la legge tutelando i bambini e gli animali», chiarisce il sindaco Giuseppe Morghen. Ma fra le mamme c’è chi giura di essere pronta a non mandare i figli a scuola finché la situazione non verrà risolta. Dopo aver appreso la notizia dell’istituzione della colonia felina nella scuola frequentata dai loro bambini, molte mamme non volevano crederci. «Ma come? Mio figlio è anche allergico al pelo del gatto», ha sbottato una di loro. Alcune rappresentanti delle mamme andranno a bussare alla porta del sindaco per chiedere spiegazioni e avere garanzie sul futuro. «Nella materna di Cappuccini frequentano bambini fra 3 e 5 anni e alcuni, cosiddetti anticipatari, hanno solamente a due anni e mezzo: toccano tutto e quindi hanno bisogno di un ambiente sano», spiega una delle rappresentanti. Le mamme, di casi relativi a scarsa igiene e situazioni poco piacevoli, ne avrebbero tanti da raccontare. «Una volta i bambini, mentre giocavano all’aperto, sono finiti sugli escrementi», continua la mamma. Ma i problemi non sono relegati solamente nel giardino esterno. «Troppo spesso è capitato che i gatti siano riusciti a intrufolarsi dentro la scuola, arrivando fino a infestare i divanetti dove stanno i nostri figli, i giochi, i tappeti: è davvero troppo», aggiunge la mamma. Inoltre le famiglie recriminano all’amministrazione il fatto di aver agito senza il loro coinvolgimento, decidendo d’imperio su una questione che avrà ricadute sulla vivibilità dei luoghi dove i loro bambini passano gran parte della giornata. «C’è poco da dire, siamo arrabbiate perché ci avrebbero dovuto interpellare», continua la rappresentante delle mamme. Il sindaco è convinto ci sia stato un malinteso rispetto alle intenzioni dell’amministrazione. «La colonia serve proprio per risolvere i problemi sanitari e obbliga l’Asl alla sterilizzazione. È la soluzione migliore possibile per venire incontro alle richieste del dirigente scolastico e quindi alle famiglie», conclude il sindaco. Nel frattempo, la colonia felina di Cappuccini prende forma anche dal punto di vista virtuale. Infatti, è stata creata una pagina Facebook (I gatti di Cappuccini) che inizia a raccogliere i primi “mi piace”. «Stiamo valutando le azioni da fare per dare corpo al nostro progetto. Non appena l’Asl interverrà a sterilizzare e curare i gatti presenti, partiremo con le iniziative legate alla cura di entrambe le colonie che ci sono state affidate», dice Claudia Addis, incaricata della gestione delle neo colonie feline di Cappucci e della Billellera.
 
NEL CUORE.ORG
11 MARZO 2014
 
"ADOTTARE UN CANE RANDAGIO FA BENE: ECCO IL MOTIVO"
Lo spot della londinese Mayhew Animal Home
 
"Amore incondizionato. Adotta un cane". Si chiude con queste due frasi il filmato realizzato dalla Mayhew Animal Home, un'associazione che si prende cura dei quattrozampe abbandonati e randagi a Londra. Il senso dello spot che trovato qui sotto? La vita di ogni giorno è complicata, ma quando si torna a casa dal proprio cane tutto questo rimane fuori dalla porta.
Certo, chi ama gli animali molto probabilmente dirà: "Io l'ho sempre pensato". Ma chi, invece, non ha mai pensato di condividere la propria vita con un animale forse si potrà ricredere. Provare per credere.
VIDEO
 
PARMA ONLINE
11 MARZO 2014
 
Un piccolo porcellino d'India in casa
Detto comunemente “cavia”, questo simpatico roditore è un animaletto sociale ideale per la nostra famiglia

Gloria Sebastio

 
PARMA - Oggi, nel nostro spazio dedicato agli animali, parliamo dei porcellini d'India. Di diverse razze caratterizzate dal tipo di pelo (corto, semilunio, lungo) e dai suoi colori (mono, bi e tricolor), questi simpatici animaletti sono molto socievoli ed amano stare in branco.
La loro gerarchia è dettata dalla presenza del maschio dominante. 
Amano molto comunicare tra loro attraverso squittì di diversa entità ed ampiezza.; una cavia da sola potrebbe soffrire la solitudine dunque, è bene prenderne due o dedicare loro molta attenzione.
Le femmine convivono tra loro senza problemi, i maschi invece no per problemi di territorialità, un maschio ed una femmina sono perfettamente compatibili ma é rischioso per via di possibili cucciolate numerose ed indesiderate.
Per tenere la cavia in casa è necessaria una gabbia a prova di denti e sopratutto di fuga, non tendono ad arrampicarsi e non saltano quindi la gabbia può essere anche aperta in alto, basta sia alta una ventina di centimetri. I materiali che si sono trovano in commercio sono svegliati e son fatte soprattutto di plastica.
Il fondo della gabbia é bene sia coperto da un'abbondante lettiera che va cambiata periodicamente, ovviamente deve essere di materiale atossico come segatura, fieno e trucioli. La paglia può entrare negli occhietti della bestiola ed é meglio evitarla.
Per la somministrazione dell'acqua è bene usare un abbeveratoio a goccia perché le cavie tendono a rovesciare i contenitori. 
Essendo erbivori é bene somministrare loro sempre del fieno fresco oltre che verdure fresche a volontà, se sono ricche di vitamina C come finocchi, cavoli, erba di campo è meglio.
Ovviamente non bisogna da loro cibi come pane, grissini, biscotti, dolciumi, pezzi di pizza o barrette ai cereali, ne' a base di latte. Potrebbero avere gravissimi problemi intestinali. Essendo delicati a livello intestinale é bene somministrare i nuovi cibi, come la frutta purché sia ben lavata, in piccole quantità in modo che la cavia si abitui al cambianti.
Siccome sono animali mansueti che difficilmente mordono, si possono maneggiare ma va fatto con estrema gentilezza perché si spaventano molto facilmente. Per questo é anche bene costruire, nella sua gabbietta, una piccola casetta che l'animaletto userà come nascondiglio e via di fuga quando si sentirà minacciato. Ricordate infine che la gabbia va tenuta in un posto tranquillo, lontano dai rumori e ripassata dalla luce del sole.
 
NEL CUORE.ORG
11 MARZO 2014
 
PARCHI FLUVIALI LOMBARDIA: STOP AD ALLEVAMENTI ANIMALI DA PELLICCIA
Il divieto in 60 Comuni. Lav: decisione importante
 
Nell'ultima seduta della Comunità del parco Adda Sud (uno dei parchi regionali fluviali della Lombardia) il sindaco di Spino d'Adda, in provincia di Cremona, Paolo Riccaboni, ha presentato una specifica mozione per l'aggiornamento del Piano Territoriale del Parco con la messa al bando degli allevamenti di animali "da pelliccia", poi approvata a maggioranza.
Il divieto si affianca a quello recentemente adottato anche dal Parco del Serio, con una esplicita disposizione nel Piano delle attività zootecniche (articolo 15). Salgono così a 61 i Comuni lombardi, tra le province di Bergamo, Lodi e Cremona dove non sarà possibile avviare allevamenti di animali allo scopo di produrre pellicce, in quanto attività incompatibile con le finalità di tutela ambientale dei parchi regionali fluviali.
Oltre alle già condivise motivazioni etiche (nel Comune di Spino d'Adda è già vigente un apposito divieto) il primo cittadino Riccaboni ha voluto tutelare l'ambiente del parco regionale dai pericoli conseguenti a eventuali aperture di allevamenti di animali "da pelliccia". Questi animali sono, infatti, specie alloctone, e nello specifico il visone "da pelliccia", quello americano, è una specie differente dal visone europeo, e dunque potenziale specie "invasiva".
Nonostante alcuni sindaci abbiano cercato di ostacolare l'approvazione del divieto avanzando argomentazioni a tutela degli agricoltori e del presunto loro diritto di allevare visoni, il divieto è poi stato approvato a maggioranza, facendo prevalere gli interessi della comunità del Parco e dell'ambiente a quelli dei singoli.
Ogni allevamento di visoni rappresenta una potenziale fonte di fuga di animali, che poi inevitabilmente finirebbero con il popolare l'habitat in cui si vengono a trovare costituendo dunque una minaccia per la fauna locale.
"La Lav ringrazia il sindaco di Spino d'Adda, Paolo Riccaboni, per questa importante e responsabile azione, e ancora una volta rinnoviamo l'appello ai senatori della commissione Sanità e agli onorevoli della commissione Agricoltura affinché diano rapido inizio all'iter legislativo per l'approvazione della proposta di legge (S62, C288) che vieterà definitivamente questi allevamenti in tutta Italia", ha detto Simone Pavesi, responsabile Lav campagna Pellicce.
L'allevamento di animali per la produzione di pellicce è un'attività inaccettabile per ragioni etiche, ambientali (a causa dell'inquinamento che provoca e per la minaccia intrinseca nell'allevare specie esotiche), scientifiche (è dimostrata l'incompatibilità delle condizioni di privazione cui sono sottoposti gli animali con il soddisfacimento delle minime esigenze etologiche), e gli italiani che sono favorevoli al divieto di questa forma di allevamento sono aumentati dal 83% al 85,5% (rilevazioni Eurispes, Rapporto Italia 2011 e 2014).
Approfondimento – elenco Comuni interessati dal divieto di allevamento di animali "da pelliccia"
- Parco Adda Sud
(Parco Regionale fluviale e agricolo, superficie 24.260 ha, Province di Lodi e Cremona)
Abbadia Cerreto, Bertonico, Boffalora d'Adda, Camairago, Casaletto Ceredano, Castelnuovo Bocca d'Adda, Castiglione d'Adda, Cavacurta, Cavenago d'Adda, Cervignano d'Adda, Comazzo, Cornovecchio, Corte Palasio, Credera Rubbiano, Crotta d'Adda, Formigara, Galgagnano, Gombito, Lodi, Mairago, Maccastorna, Maleo, Meleti, Merlino, Montanaso Lombardo, Montodine, Moscazzano, Pizzighettone, Ripalta Arpina, Rivolta d'Adda, San Martino in Strada, Spino d'Adda, Terranova dei Passerini, Turano Lodigiano, Zelo Buon Persico.
- Parco del Serio
(Parco regionale fluviale, superficie 7.750 ha, Province di Bergamo e Cremona)
Bariano, Calcinate, Casale Cremasco-Vidolasco, Castel Gabbiano, Cavernago, Cologno al Serio, Crema, Fara Olivana con Sola, Fornovo San Giovanni, Ghisalba, Grassobbio, Morengo, Martinengo, Madignano, Montodine, Mozzanica, Pianengo, Ricengo, Ripalta Arpina, Ripalta Cremasca, Ripalta Guerina, Romano di Lombardia, Seriate, Sergnano, Urgnano, Pagazzano Zanica.
 
IL CENTRO
11 MARZO 2014
 
Cinghiali, Cospa contro le gabbie
 
L’AQUILA - Dino Rossi del Cospa Abruzzo ha scritto al prefetto, alla Procura della Repubblica, ai carabinieri, alla polizia provinciale, all’Asl, ai Nas per sollecitare un intervento sulla questione dei cinghiali. «Il problema», scrive Rossi, «è tuttora irrisolto: il parco distribuisce le trappole illegali agli agricoltori». «Nulla è cambiato per quanto riguarda il problema cinghiali nelle nostre campagne. L’ente competente al mantenimento e al controllo della selvaggina è la Regione, insieme alla Provincia. Sono passati svariati mesi, ma gli enti non hanno ancora mosso un dito per la risoluzione del problema, tanto che i cinghiali sono diventati così numerosi da arrivare a invadere anche il parcheggio dell’ospedale dell’Aquila. Tra poco i campi coltivati inizieranno a dare i primi raccolti e ci ritroveremo al punto di partenza. Nel contempo il Parco Gran Sasso- Monti della Laga ha delegato alcuni imprenditori agricoli della zona al posizionamento delle trappole per la cattura dei cinghiali, all’interno delle aree protette, in merito a un piano gestionale della specie, in riferimento a un regolamento mai approvato dal ministero dell’Ambiente. Le trappole in questione sono illegali sia per la costruzione, sia per la detenzione e l’utilizzo come da noi segnalato più volte. L’ente Parco Gran Sasso-Monti della Laga», scrive ancora l’esponente del Cospa, «avrebbe la competenza di tutela della fauna, ma delega gli agricoltori disperati a utilizzare metodi illegali per risolvere un problema che in realtà dovrebbero risolvere altri. Un paradosso, se si pensa che un agricoltore prima di tagliare un albero sul suo terreno ricadente nella zona Parco, deve avere il nullaosta da parte del ministero dell’Ambiente. Da giovedì prossimo dovrebbe partire la mattanza di questi animali, visto che le trappole sono già state posizionate da alcuni agricoltori delegati dall’ente. Bisogna intervenire».
 
TG COM24
11 MARZO 2014
 
Canada, la trasformazione del cane "spazzatura": da clochard a cucciolotto
Il randagio è stato preso in custodia dalla Quebec Society for the Protection of Animal, grazie alla quale ha ripreso le sue sembianze
 
A vederlo così, con tutto il pelo sporco, lungo e arruffato, non aveva proprio le sembianze del miglior amico dell'uomo. In Canada questo cane randagio sembrava spazzatura e si confondeva tra i rifiuti, fino a quando non è stato notato da un gruppo di volontari di Quebec City. Pelo tagliato, un bel bagno e il cucciolo è stato salvato dalla Quebec Society for the Protection of Animal.
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LA ZAMPA.IT
11 MARZO 2014
 
Maglioni colorati per salvare i pinguini australiani
 
“A.A.A maglioncini per pinguini cercasi”. Potrebbe essere questo l’annuncio che una fondazione australiana ha lanciato per salvare i pinguini australiani. L’ente di Phillip Island da tempo ha deciso di far indossare queste indumenti agli animali per salvare loro la vita dopo che questi sono venuti a contatto con il petrolio sversato nel mare. L’indumento permette di evitare che cerchino di togliere con il becco i residui di carburante ancora presenti sul loro corpo e permette di riscaldarli. Venendo infatti a contatto con il petrolio, le piume dei pinguini rimangono separate facendo perdere loro l’impermeabilità e la capacità di mantenere la giusta temperatura corporea.
La Fondazione ha chiesto invita tutti a produrre maglioncini e per questo scopo ha realizzato anche una guida tecnica con le caratteristiche da rispettare (clicca qui per visualizzare il documento in formato .pdf).
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CORRIERE DELLA SERA
11 MARZO 2014
 
appello alla politica intelligente «Conigli come i cani e i gatti»
Petizione per gli amici di famiglia
I piccoli roditori siano considerati come animali d’affezione: niente pellicce o piatti
in cucina: 10.000 firme in pochi giorni
 
di Valentina Ravizza
 
Mangereste il labrador o il siamese di casa? Culturalmente siamo abituati a inorridire di fronte alle tradizioni culinarie di Paesi dove invece non sembrerebbe affatto strano cuocere in padella il cane come facciamo quotidianamente con il maiale (leggete la ricetta filippina del “cane stufato per pranzo di nozze” in Se niente importa di Jonathan Safran Foer). Ma spesso non ci poniamo affatto il problema quando si tratta di un altro animale domestico: il coniglio, terza bestiola da compagnia più diffusa nelle case degli italiani (stime parlano di almeno 800 mila esemplari).
Come cani e gatti
Così la Federazione italiana diritti degli animali e l’associazione Aae Conigli hanno deciso di lanciare una petizione per rendere ufficialmente il coniglio un animale d’affezione. Che quindi non dovrà più finire nel piatto e nemmeno essere venduto come pelliccia. La raccolta, diffusa attraverso la piattaforma Firmiamo.it, ha già superato quota 10.000 firme in pochissimi giorni.
Divieto di utilizzare le pellicce
Esattamente che iter seguirà l’iniziativa? L’abbiamo chiesto a Loredana Pronio, presidente di Feder F.I.D.A. Onlus: «Sto preparando il disegno di legge nel quale verrà formulata la richiesta della modifica alle norme esistenti a tutela dei cani e dei gatti con le motivazioni elencate nella petizione. Un altro passo importante sarà quello di incontrare il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, alla quale chiederemo che nell’ordinanza ministeriale del 21 dicembre 2001, relativa al divieto di utilizzare pelli e pellicce di cani e gatti, sia introdotto il divieto anche per il coniglio».
Politica intelligente contro i poteri economici
Realisticamente, quanto è fattibile che la petizione si tramuti in legge? «Purtroppo non dipende da noi ma dall’interlocutore al quale ci rivolgiamo: i politici. La nostra forza sono i numeri, e la politica intelligente non può non tener conto di una volontà popolare espressa democraticamente. Detto questo siamo ben coscienti del fatto che questa nostra richiesta andrà a toccare dei poteri economici, quali ad esempio quelli degli allevamenti, ma sappiamo anche che, ogni volta che si parla di tutela animale, inevitabilmente ci si scontra con chi, degli animali, ne fa un business».
«Visibile l’invisibile»
Chissà che questa battaglia per i conigli, non aiuti a sensibilizzare l’opinione pubblica anche in tema di diritti degli animali più in generale. Come ha scritto Jonathan Safran Foer: «Pensare ai cani (e in questo caso ai conigli, ndr), rispetto agli animali che mangiamo, è un modo per guardare di sbieco e rendere visibile l’invisibile».
 
IL GIORNALE
13 MARZO 2014
Parità per il coniglio: «È come cane e gatto»
Vexata quaestio, quella sollevata dalla Federazione italiana diritti animali e dall'associazione Aae Conigli che, se mettessero un numero di telefono nei contatti sulla pagina Facebook, magari potrebbero anche essere intervistate. Chiusa la parentesi.
Faccenda molto vexata, ovvero complicata, contorta, insomma ben incasinata, quella sollevata. È la volta dei conigli, dei quali per la verità, almeno in ambito veterinario, si discute da tempo per mere questioni burocratiche che li fanno impazzire anche quando devono soltanto stilare una ricetta. La legislazione vigente infatti non fa alcuna distinzione fra i conigli da carne e quelli cosiddetti «nani» che sono, a tutti gli effetti, animali d'affezione. Ne consegue che se il coniglietto nano ha bisogno delle gocce nasali perché ha il raffreddore, il veterinario lo deve trattare come se la carne finisse sulle tavole delle famiglie, con tutto quanto consegue a causa dei possibili residui. Triplice ricetta dunque, di cui una copia trattenuta dalla farmacia, una copia inviata alla locale Ausl (ad alzare la montagna delle certe inutili e ingombranti) e l'ultima copia al veterinario che la deve tenere per un certo numero di anni, in caso di ispezioni. E tutto ciò per curare il raffreddore di un coniglietto «nano» che, come un cane o un gatto, segue il proprietario, risponde alle sue chiamate e si fa coccolare come è giusto che sia per un qualsiasi animale d'affezione. Basta però scrivere sulla ricetta che le gocce nasali per il coniglietto, sono invece destinate al cane e la faccenda burocratica è risolta con buona pace di tutti. Spero di non avere sconvolto il ministro Lorenzin, rivelando questo escamotage dei veterinari, i quali me ne diranno di tutti i colori per avere tradito un segreto professionale.
«Dopo il cane e il gatto» proclamano le associazioni protezionistiche «il coniglio è l'animale da compagnia più diffuso nelle case degli italiani». È un fenomeno destinato a crescere in quanto si tratta di un animale affettuoso, intelligente, capace di integrarsi perfettamente in casa o in appartamento e, soprattutto di formare un forte legame affettivo con le persone che se ne prendono cura. I volontari delle due associazioni in difesa di quelli che loro amano chiamare i «Lapini» o i «Bunny» hanno indirizzato al ministro della Salute una petizione in cui si chiede che il coniglio rientri nella classificazione degli «animali d'affezione», come cane e gatto. Ne conseguirebbe il godimento degli stessi diritti a non essere mangiati e usati come animali da pelliccia.
Le associazioni parlano genericamente di «conigli», quindi sembra che la petizione li comprenda tutti, «nani» o alti normali e belli grassi, quelli che finiscono «alla cacciatora» sulle tavole di un Paese che è il primo al mondo per produzione di queste carni, con 130.000 tonnellate l'anno e un consumo pro capite che sfiora i 5 chili. Bello scoglio per gli animalisti. D'altronde molti si chiedono perché «salvare» i conigli, ma condannare il cavallo, l'asino e le caprette. Non hanno il diritto a essere animali d'affezione anche loro e forse più dei conigli? O meno? O lo stesso? Vexata quaestio...
 
TEMPI
11 MARZO 2014
 
Paradossi ed errori della legge sulla vivisezione. «Ci fa passare da un’infrazione all’altra»
Gli animalisti applaudono il nuovo testo ma «le criticità sono tantissime». Intervista a Roberto Caminiti (La Sapienza): «Se non agirà Bruxelles, noi ricercatori faremo ricorso alla Corte europea»
 
La legge sulla vivisezione ha concluso il suo iter e, dopo essere stata approvata dal Consiglio dei ministri nei giorni scorsi, ora attende soltanto la sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, che porterà la ricerca dei farmaci sugli animali verso un tunnel sempre più restrittivo. Gli animalisti esultano, perché con la nuova legge chiuderanno gli allevamenti di cani, gatti e primati, Green Hill in testa. Ma ancor prima del famigerato “canile lager”, a sentire gli effetti del nuovo decreto legislativo saranno scienziati e laboratori, costretti a fare i conti con un testo che peggiora una direttiva, quella europea del 2010, frutto di un lungo dibattito tra mondo della scienza e animalisti. «Le criticità sono tantissime», spiega a tempi.it Roberto Caminiti, docente di Fisiologia Umana all’Università La Sapienza di Roma, e chair del Committee on Animals in Research della Federazione Europea delle società Neurologiche. «Quello che è paradossale è che questo nuovo decreto legislativo ci porta a una nuova procedura d’infrazione».
Perché?
L’articolo 2 della direttiva europea vieta in maniera esplicita ai Paesi membri di introdurre legislazioni più restrittive della direttiva stessa, a meno che non fossero in vigore prima della sua pubblicazione. Tutti i divieti che introduce il decreto legislativo italiano globalmente non erano in vigore quando nel 2010 fu pubblicata la direttiva, e quindi la violano. Quindi l’Italia è sicuramente in procedura d’infrazione. Se non agirà Bruxelles con motu proprio ci penseremo noi ricercatori a fare ricorso alla Corte europea. Stiamo aspettando la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e il giorno dopo ci muoveremo.
Qualche mese fa si è parlato delle sanzioni che l’Europa poteva comminarci per il ritardo nel recepimento della norma. Ora che l’abbiamo accolta, ecco nuove infrazioni.
Esatto, la situazione è davvero paradossale. Usciamo da quella infrazione legata al ritardo, per entrarne in un’altra per violazione della direttiva.
E quali sono le modifiche più sostanziali?
Partirei dal divieto di fare ricerca sugli animali per le sostanze d’abuso e le tossicodipendenze, per passare al divieto di usare gli animali nell’ambito della ricerca sugli xenotrapianti. Che è una cosa particolarmente grave: questo termine indica tutti i trapianti d’organo, valvole cardiache, e le terapie oncologiche personalizzate. Ormai si è capito che i tumori sono estremamente variabili, lo stesso tipo istologico di tumore può uccidere un paziente in sei giorni come tenerne in vita un altro per sei anni. Le più grandi università americane stanno orientando il proprio lavoro in questa direzione. L’idea è quella di prendere il genoma umano di una persona affetta, ad esempio, da un tumore cerebrale, trapiantarlo su dei topi per renderli “geneticamente più simili” agli uomini e da lì tentare una serie di approcci terapeutici per trovare quello di maggiore successo, da trasferire poi sull’uomo. Queste prove non possono essere fatte a caso sull’uomo, se non correndo il rischio di ucciderlo. È la speranza del futuro, e con la legge italiana questo viene impedito.
E le altre modifiche?
Si proibisce l’uso di animali in sperimenti senza anestesia, tranne per lo sviluppo di sostanze analgesiche. Questo, però, impedisce di studiare i meccanismi e la forma del dolore, la patologia dell’ictus, l’infarto, eccetera. Altro punto importante, i modelli transgenici: sono un aiuto fondamentale nello studio di diverse malattie, di cui bisogna capire i meccanismi di base prima di ideare approcci terapeutici. È vero, sono solo modelli animali, però i meccanismi di base si studiano lì. Ad esempio le cognizioni fondamentali sull’Alzheimer vengono dagli studi sui topi. Altro aspetto di criticità è la valutazione fumosa sul rapporto tra danno e beneficio, che non si sa bene chi deve stabilirlo e come: qui potrebbe aprirsi un fronte di arbitrarietà, valutabile in maniera diversa da caso a caso. Una volta, un modello può essere considerato troppo dannoso, un’altra, invece, può essere visto come corretto.
Lascia perplessi anche il divieto di utilizzo di cavie in ambito didattico.
Esatto. Basti pensare che la direttiva europea ha degli articoli ad hoc sulla formazione: non la si preclude a nessuno, anzi viene imposta. Da noi, invece, si impedisce l’uso di animali per la formazione di qualunque tipo di personale, eccetto che per medici e veterinari. Ora, per la stragrande maggioranza, il “capitale umano” che sostiene la ricerca medica in Italia sono quei tanti laureati in scienze biologiche, scienze naturali, scienze farmaceutiche che fanno il dottorato dopo la laurea, per poi entrare nel mondo della ricerca biomedica. Io ho coordinato per 11 anni a Roma un dottorato di ricerca e di laureati in medicina ne ho avuto solo uno. Ecco, a tutta questa gente sarà preclusa l’educazione universitaria attraverso gli animali.
La legge fa riferimento agli allevamenti di cani, gatti e primati che dovranno chiudere. Green Hill è diventato famoso, ne esistono altri?
Di primati non esiste nessun allevamento, né di gatti: nessuno li usa per la ricerca. I cani vengono usati molto dall’industria farmaceutica, non dalle università. Ma il problema non sta tanto nell’allevamento in sé. Con questa legge dovremo prendere gli animali dall’estero, e così non potremo controllare attentamente le loro condizioni di salute. Andrebbero incontro a lunghi viaggi, molto stressanti. Oltre agli allevamenti, poi, uno potrebbe avere colonie autosufficienti: se io fossi autorizzato ad averne una potrei fare ricerche sullo sviluppo pre e post natale. Pensiamo a quante sono le malattie che i neonati sviluppano e che nascono nell’utero materno. Questo chiude ogni possibilità di fare ricerca in Italia sullo sviluppo delle patologie sugli animali a noi simili.
Il nuovo testo crea un fondo per lo sviluppo dei metodi alternativi. Ma cosa sono questi metodi alternativi?
Come dice sempre Silvio Garattini i metodi alternativi sono una contraddizione in termini, perché una volta che viene scoperto un metodo che non richiede l’uso di animali lo si adotta immediatamente. Gli animali costano e c’è da mantenere gli stabulari. È nell’interesse di tutti ridurne l’uso. Ad esempio: parecchi anni fa era necessario usare i cani per trovare le quantità giuste di insulina da dare poi all’uomo, in seguito si è scoperto che poteva essere fatto direttamente sui pazienti e così si è smesso di usare gli animali. Il problema è che i metodi alternativi hanno un ambito di applicazione molto ristretto: si limitano a prove di citotossicità, ossia di determinati composti e determinate sostanze a livello cellulare. Ma una fettina di tessuto non ti potrà mai dire se un farmaco provoca vomito o meno. Un tessuto in vitro non potrà mai prevedere gli effetti fisiologici della tossicodipendenza. Il grande imbroglio che tanti politici hanno portato avanti è stato assunto a filosofia dall’Unione Europea, con le tre “R” e il famoso “replacement”: non sarà mai possibile rimpiazzare la ricerca sugli animali, anche perché le malattie si evolvono sempre. L’idea che andiamo in un mondo ideale dove possiamo usare il computer per simulare le patologie è pura follia.
 
GEA PRESS
11 MARZO 2014
 
STOP VIVISECTION – Partita la validazione delle firme. Nove paesi su nove hanno già superato l’esame
 
Va avanti Stop Vivisection, l’iniziativa voluta dall’Europarlamentare Sonia Alfano che denunciò nel settembre 2010 lo sfascio della Direttiva Europea sulla vivisezione (vedi articolo GeaPress ). La stessa parlamentare intraprese poi la strada della petizione popolare così come previsto dai regolamenti europei. Stop Vivisection, la Direttiva vuole proprio mandarla a casa.
Un argomento, oggi, ancora più valido dopo il pessimo recepimento avvenuto pochi giorni addietro in Italia (vedi articolo GeaPress ).
Le firme raccolte nei ventotto paesi dell’Unione sono ora in fase di validazione. Come già annunciato dagli organizzatori di Stop Vivisection, il tutto deve avvenire entro la fine di marzo. Ad oggi si è completato, presso le rispettive autorità nazionali, il lavoro di validazione per nove paesi. Sono tutti andati a buon fine, riferisce Stop Vivisection. La grande attesa è per l’Italia; nel nostra paese, infatti,  sono state raccolte più di 700.000 firme.
Ad avere già superato l’esame, sono state Bulgaria, Germania, Spagna,Cipro, Finlandia, Lettonia, Lussemburgo, Malta e la Polonia.  Quasi 300.000, le firme già convalidate. La speranza che si possa confermare la soglia di un milione di adesioni,  è comunque forte. Si ricorda, infatti, che le firme raccolte  sono state 1.300.000. Una sfida che, al di là del penoso recepimento italiano, vede ancora una volta protagonista la volontà antivivisezionista del nostro paese.
Il passo successivo alla validazione, sarà l’audizione del Comitato Scientifico di Stop Vivisection presso la Commissione Europea. Solo allora sarà più definita la strada che la stessa Commissione vorrà intraprendere per dar seguito alla voce dei cittadini europei: Stop Vivisection
 
NEL CUORE.ORG
11 MARZO 2014
 
GERMANIA, MISTERIOSA STRAGE DI CAVIE GIGANTI IN UNA VILLA
Sette animali accoltellati, la polizia indaga
 
Un orribile caso di "animalicidio" ha scosso sabato scorso, riferisce "Focus", la cittadina tedesca di Grefrath, poco più di 15 mila abitanti, nella Renania settentrionale-Vestfalia. Ignoti sono entrati nella cantina di una villa ed hanno accoltellato sette esemplari di cavie giganti, tra cui sei femmine incinte, che vi erano alloggiate per l'inverno. Gli animali non sono sopravvissuti all'attacco. I proprietari li hanno trovati morti in un bagno di sangue. La polizia indaga, ma per il momento è buio fitto sia sui responsabili che sulle motivazioni del gesto.
Gli animali uccisi appartenevano ad una specie proveniente dal Perù, di maggiori dimensioni rispetto alle cavie che si trovano normalmente in commercio. Secondo la polizia, un esemplare di quella specie vale circa 100 euro. Ma per i proprietari non è questione di soldi: alle cavie erano affezionati.
 
GEA PRESS
11 MARZO 2014
 
Le stragi di uccelli migratori in Libano. Il Commissario Europeo risponde all’On.le Zanoni

 
“La Commissione è preoccupata per la caccia di uccelli migratori in Libano (vedi articolo GeaPress ) e in altri paesi del Medio Oriente, poiché essa ha ripercussioni anche sugli uccelli provenienti dall’Europa per i quali il Medio Oriente è un’importante rotta migratoria”. Questa la risposta del Commissario Ue all’Ambiente Janez Potočnik all’interrogazione presentata dall’eurodeputato PD Andrea Zanoni, vice Presidente dell’intergruppo per il Benessere e la Conservazione degli animali al Parlamento europeo.
Pur non essendo la Commissione “competente per affrontare questo fenomeno, non disponendo di strumenti per rilevare tali pratiche nei paesi terzi”, il Libano è  comunque “una delle parti contraenti dell’accordo sulla conservazione degli uccelli migratori dell’Africa-Eurasia (African-Eurasian Waterbird Agreement – AEWA) nel quadro della convenzione di Bonn. Pertanto, esso è legalmente vincolato al piano d’azione previsto dal suddetto accordo e dai suoi obiettivi di conservazione degli uccelli acquatici migratori in esso previsti”.
Il Commissario Potočnik ha, inoltre, sottolineato che “il dialogo con le autorità libanesi sull’ambiente avviene in genere nell’ambito dei lavori del sottocomitato per l’energia, l’ambiente e i trasporti. A causa dell’attuale situazione politica nel paese, tali contatti bilaterali hanno subito ritardi, ma la Commissione prevede di affrontare la questione alla prossima occasione”.
«L’impegno e la preoccupazione dell’Europa conferma la necessità di intervenire urgentemente per fermare un massacro che ha gravissime ripercussioni anche nel nostro continente – ha affermato Zanoni – Lo Stato del Libano si trova al centro di un’importantissima rotta migratoria per l’avifauna europea, meta prediletta di transito e svernamento per diversi milioni di uccelli. Il risultato è che migliaia di uccelli protetti in Europa, magari anche grazie a progetti finanziati dall’Unione europea, vengono poi sterminati a fucilate in Medio Oriente. La situazione politica in Libano in questo momento è delicata, ma la notizia positiva è che l’Europa si è impegnata a fermare la strage che si sta compiendo nei cieli mediorientali».
 
IL MESSAGGERO
12 MARZO 2014
 
Roma, due cani torturati e strangolati a Lanuvio: caccia al responsabile
 
Eugenia Belvedere
 
Prov. di Roma, Due cagne di razza maremmana torturate e strangolate a Lanuvio. A ritrovarle un contadino che cercava asparagi nella campagna tra il centro cittadino e la zona di Campoleone. È stato nella mattinata di ieri che Paolo Cleobi, agricoltore che vive nella zona di Valle Fiara, si è imbattuto in quei poveri resti. Gli animali, ritrovati uno accanto l’altro (foto di Luciano Sciurba), erano stato legati a un albero con un corto filo di ferro: più tentavano di liberarsi più si soffocavano.Una crudeltà che ha sconvolto l’uomo. L’agricoltore ha subito allertato una volontaria di un’associazione animalista molto attiva sul territorio e insieme hanno contatto gli agenti della polizia locale e il servizio veterinario della Asl RmH. I due cani, femmine, forse di un anno di età, sarebbe stati torturati tra sabato e domenica, una di loro era gravida e l'altra aveva partorito da poco.
Privi di microchip di riconoscimento, tatuaggi o medagliette, i due sono stati condotti all'istituto di zooprofilassi di Roma dove verranno effettati accertamenti. Paolo, l'agricoltore, promette: «Se non lo farà nessuno darò io una degna sepoltura ai due poveri animali». Al vaglio degli agenti della polizia di Lanuvio, diretti dal comandante Liana Velletrani, due ipotesi: il proprietario si è voluto disfare di quelle bestie oppure un gesto deliberato di crudeltà da parte di un maniaco. E’ stata aperta un’indagine e la polizia sta interrogando i residenti della zona nella speranza che qualcuno sappia dare indicazioni.
Il Comune di Lanuvio è da tempo attivo sul fronte della tutela degli animali randagi, ad esempio con il progetto di sterilizzazione. E sono sempre i volontari a gestire il canile Rifugio che ospita 300 animali.
 
NEL CUORE.ORG
13 MARZO 2014
LANUVIO (ROMA), 2 CAGNE TORTURATE E FATTE MORIRE IN CAMPAGNA
Una aveva partorita, l'altra era ancora incinta
Erano quasi abbracciate che si toccavano con le zampe. Più provavano a liberarsi dal cappio mortale intorno al collo legato ad un albero, più il laccio cortissimo di fil di ferro si stringeva alla loro gola. La macabra scoperta è stata fatta da un contadino alla ricerca di asparagi: due giovani cagne di pastore maremmano, torturate fino alla morte, sono state abbandonate nelle campagne di Campoleone a Lanuvio, in provincia di Roma. L'uomo, inorridito - riferisce "Il Tempo" - ha chiamato un'associazione animalista e il Servizio veterinario dell'Asl Rm/H. Le cagne erano di circa un anno: una aveva partorita, l'altra è morta con un cucciolo in grembo. 
E' partita la caccia all'autore di questo crimine atroce, ma il caso è complicato: le due bestiole erano prive di microchip e di qualsiasi altro segno di riconoscimento. Sono state, comunque, trasferite all'Istituto di zooprofilassi di Roma. Indaga la polizia locale di Lanuvio. Intanto, il contadino che ha scoperto i cani si è detto disposto a dare degna sepoltura ai cani al termine delle indagini.
 
IL TIRRENO
12 MARZO 2014
Orbetello (GR), trovati morti dieci gatti
Sos in una colonia felina. I mici sono stati scoperti in sacchetti di nylon o senza vita ai bordi della strada: l’ipotesi è quella dell’avvelenamento
Trovati morti dieci gatti nel giro di un mese, mistero sulle cause. A denunciare l’inquietante episodio è Serena Carotti, una ragazza orbetellana che da due anni gestisce con altri volontari una colonia felina. Regolarmente censita al Comune di Orbetello, la colonia si trova nella zona degli orti alla laguna di levante, vicino al deposito dei bus Tiemme. Da circa un mese, racconta Serena, hanno cominciato a sparire gatti. La colonia era composta da quindicini felini, oggi conta cinque esemplari: gli altri sono morti in poche settimane. «Da circa un mese hanno cominciato a sparire gatti _ spiega affranta Serena _ precisamente dieci. Personalmente ne ho trovata morta una, ma non mi sono preoccupata perché lo ritenevo un caso isolato: non sapevo di tutti gli altri». I gatti morti erano regolarmente sterilizzati e tutti di età abbastanza giovane. A Serena le segnalazioni sono arrivate da proprietari di orti: uno ha trovato il proprio gatto morto nell’orto, un altro è stato lasciato dentro un sacchetto di nylon in una proprietà privata. L’ipotesi è quella di avvelenamento.
 
IL TIRRENO
12 MARZO 2014
«Sparano ai gatti» allarme alle Melorie
Una donna trova il suo felino ferito da una carabina L’episodio denunciato ai carabinieri: «Non è un caso isolato»
PONSACCO (PI). Gatti nel mirino. A denunciare un grave episodio avenuto a Ponsacco è Laura Benedetti che si è rivolta ai carabinieri e ha raccontato il fatto. «Qualcuno spara ai gatti. – spiega la giovane che ha segnalato il caso anche all’associazione animalista Dav - Ho portato il mio gatto, Rossello, dal veterinario dopo che è tornato a casa con i sintomi della zoppia, problemi al sistema locomotore. La dottoressa ha estratto un proiettile dalla clavicola e mi ha detto che negli ultimi giorni le hanno portato un altro gatto a cui avevano sparato: ovviamente non sappiamo se ci sono altri gatti feriti o addirittura morti». Rendersi conto che c’è qualcuno che si diverte a sparare ai gatti lascia un senso di amarezza e di indignazione.
«Abbiamo fatto denuncia ai carabinieri – continua Benedetti – che ci hanno detto che, per la dinamica dell'accaduto hanno l’impressione che l'intento di chi spara sia quello di uccidere l'animale perché l'ogiva è stata trovata all'altezza clavicola per cui mirano alla testa».
Per prima cosa la donna ha deciso di rendere pubblico il fatto così da informare e mette in guardia chi abita nella stessa zona delle Melorie.
«Chiunque abiti in zona stia molto attento ai propri animali – aggiunge la cittadina – chiunque nella zona abbia anche il minimo sospetto di chi possa essere il detentore della carabina, mi avverta anche con un messaggio privato su Facebook che io lo riferisco subito ai carabinieri». L’approccio è quello di chi cerca di risolvere un problema e di fare in modo che chi spara ai gatti sia identificato e fermato.
Intanto la Dav, dopo essere stata messa al corrente della vicenda, ha espresso parole di condanna nei confronti di chi ferisce i gatti sparando con l’intenzione di ucciderli. Un fatto grave, dicono, che richiede indagini per evitare che altri animali vengano uccisi o feriti. Per non parlare dei rischi sempre possibili quando uno spara vicino alle case.
E mentre a Ponsacco si registra questo nuovo caso di maltrattamento e violenza sui gatti a Valtriano di Fauglia un cane ha rischiato di morire dopo avere mangiato un boccone avvelenato trovati vicino a casa. Una lunga catena di maltrattamenti contro gli animali che sembra non avere fine.
I cittadini denunciano ma servono anche controlli capillari per mettere fine a certi comportamenti che spesso nascono tra vicini di casa o comunque tra persone della stessa comunità.
 
IL TIRRENO
13 MARZO 2014
Bastonate e spari alla gattina
Succede a San Lorenzo a Pagnatico: “Lola” ora è salva e si sta riprendendo
 
CASCINA (PI). Non solo a Ponsacco, nella zona de Le Melorie, c’è qualcuno che spara ai gatti.
Un nuovo episodio è avvenuto nella campagna di San Lorenzo a Pagnatico, nel comune di Cascina. A raccontarlo è Silvia Simoni, proprietaria di “Lola”, un meticcio persiano che il 2 maggio compirà un anno. «Venerdì sera rientro a casa da lavoro e prima di andare a mettere dentro la gattina, che stranamente non si era presentata alla porta come di consueto, vado a mettere a letto i miei figli. Dopo pochi minuti arriva mio marito che allarmato mi chiama dicendomi che è successo qualcosa alla gatta. Sentendo arrivare mio marito la piccola si era trascinata in mezzo alla corte. Corro in garage e la trovo in uno stato pietoso. Perdeva copiosamente sangue da dietro e trascinava le zampe», racconta la cittadina.
La successiva visita del veterinario ha portato alla luce una terribile verità. «La gattina non solo era stata presa a pedate o bastonate tanto da farle uscire un'anca, ma aveva un pallino di piombo nella vescica sparato da un'arma ad aria compressa, probabilmente una carabina».
Il gatto si sta riprendendo, la proprietaria ha presentato una denuncia contro ignoti.
Intanto, Alessio Giani della Dav si interroga e «interroga l'intera cittadinanza sul grado di sicurezza in un paese in cui, evidentemente, chiunque può muoversi armato e colpire mortalmente un animale vagante, mettendo anche a rischio bambini e adulti. Nulla vieta, infatti, che un atto di maltrattamento verso un animale (già di per sé penalmente perseguibile), si traduca in una tragedia sulle persone a causa di un proiettile vagante o di una mira presa male che possa arrivare a colpire ignari passanti. La nostra associazione tende a sottolineare come un qualunque atto di violenza verso un animale sia sintomo di una violenza insita nella comunità. Il che rende urgente una riflessione anche in riferimento alla sicurezza di tutta la cittadinanza. Un atto del genere non è, come molti credono, da considerarsi meno grave perché perpetrato nei confronti di un animale: è gravissimo perché pone sullo stesso piano di rischio sia animali che persone».
 
GEA PRESS
12 MARZO 2014
Casto (BS) – Il cappio per volpi. Animali morti e 29 lacci disarmati
Intervento delle Guardie ANPANA
 
Casto (BS) - Una scena raccapriccinate quella ove si sono imbattute le Guardie Eco Zoofile dell’ANPANA in servizio antibracconaggio nell’area del Comune di Casto (BS).
Un volpe impiccata in un cavo d’acciaio posto ai bordi di una recinzione. L’area, caratterizzata da un fitto bosco, ha rivelato ulteriori lacci-cappio tanto da rendersi necessario, per i successivi sopralluoghi, l’intervento della Polizia provinciale di Brescia.
Gli Agenti, arrivati dal Distaccamento di Desenzano, hanno così avviato la bonifica congiunta alle Guardie dell’ANPANA, individuando ed eliminado ben 29 cappi. In alcune di quesste trappole vi erano i segni evidenti di animali precedentemente catturati.  Ad essere stata rinvenuta è stata anche un rete per uccellagione lunga circa 10 metri. Tra le maglie un merlo ancora in vita che è stato subito liberato.
Le Guardie dell’ANPANA annunciano ora nuove indagini per dare un nome al responsabile di tale azione. Alla Procura della Repubblica, invece, la notizia di reato per  l’uso di mezzi vietati alla caccia, uccellagione, maltrattamento ed uccsione di animali.
Un ringraziamento è stato rivolto alla Polizia Provinciale ed alle Guardie dell’ARCI caccia intervenute sul posto.
 
VALLE SABBIA
13 MARZO 2014
Non solo Volpi
A proposito delle trappole per volpi individuate dalle guardie dell'Ampana e poi rimosse dalla Polizia provinciale di Brescia, un lettore ci manda le foto del suo gatto
     
Casto (BS) - Già, perchè quando si posizionano un laccio o del veleno poi non si pensa alle conseguenze.
Peggio ancora quanto la trappola è di quelle che non lasciano scampo.
Così a Preseglie, dove per avvelenare un cane gli hanno somministrato il classico boccone avvelenato
Un'azione riprorevole, aggravata dal fatto che l'avvelenatore non si è curato nemmeno dei rischi che avrebbero potuto correre i bambini, quelli che in quel recinto e con quel cane ci giocano e che facilmente avrebbero potuto entrare in contatto con le palline di lumachicida trovate in quantità vicino alla recinzione.
Così a Casto, dove ignoti (per ora) hanno posizionato 29 lacci per volpi (quelli ritrovati dalle guardie) attorno al paese.
A farne le spese, questo è certo, è stato il bel gattone del nostro lettore, di Casto appunto, che è riuscito a salvare la bestiola solo grazie al provvidenziale intervento di un bravo veterinario.
 
GAZZETTA DI REGGIO
12 MARZO 2014
 
Nove cani in “isolamento” nella stalla a rischio crollo
Correggio: sei cuccioli e tre animali adulti salvati da Ausl e polizia municipale I proprietari denunciati per maltrattamenti e inosservanza dell’ordinanza

Silvia Parmeggiani

 
CORREGGIO (RE). Sei cuccioli meticci di neppure sessanta giorni, la mamma e altri due cani adulti, di taglia media e sempre meticci, sono stati ritrovati all’interno di una stalla di un casolare abbandonato e pericolante, in mezzo alla campagna correggese, dichiarato anche inagibile dopo il sisma del 2012. Per settimane i cani e i cuccioli sono rimasti lì, chiusi al buio e in condizioni pietose, in mezzo agli escrementi, alle bottiglie di plastica e alle lattine di mangime vuote, buttate a terra.
Per scaldarsi e superare il freddo dell’inverno, solo un paio di stracci e coperte, sporche e a brandelli, gettate sul pavimento. Gli agenti del nuovo nucleo operativo del Corpo di polizia municipale Pianura reggiana li hanno trovati così, abbandonati in mezzo ai rifiuti, infreddoliti e spaventati, al termine di una operazione di monitoraggio che rientra nell’ambito dei controlli congiunti interforze svolti in materia ambientale.
E, nonostante i segnali di “pericolo di crollo” affissi al muro della stalla, gli agenti sono subito entrati per accertarsi delle condizioni di salute dei cuccioli e della mamma e portarli fuori dal “lager” in cui per mesi sono stati rinchiusi e hanno vissuto in isolamento.
Intimoriti e aggressivi – ma solo per paura – i cani sono stati subito visitati dal veterinario dell’Ausl (presente durante il blitz della Municipale, insieme a due ispettori e due agenti) che ha riscontrato la mancanza di microchip obbligatorio e un evidente stato di disagio relazionale con l’uomo, tanto da far ipotizzare un'isolamento prolungato e la presenza di grave sofferenza psichica. Nonostante gli animali non abbiano presentato sintomi clinici critici evidenti, le condizioni di detenzione sono comunque risultate sin da subito inadatte per i nove meticci.
A partire dai locali, scarsamente illuminati, sporchi, pieni di escrementi sul pavimento e rifiuti, alcuni dei quali, come lamiere o altri materiali ferrosi, molto pericolosi per tutte e nove le bestiole. Gli agenti, quindi, hanno operato immediatamente il sequestro preventivo degli animali e hanno provveduto alla denuncia dei proprietari alla procura di Reggio per maltrattamento di animali (sei cuccioli, due maschi meticci e una femmina) e inosservanza dell’ordinanza del sindaco relativamente all’uso dei locali dichiarati inagibili.
 
VOCE NUOVA
12 MARZO 2014
Maltrattamento animale: arresto per 32enne
TRENTOLA (Caserta). Nel primo pomeriggio,i carabinieri del Nucleo Radiomobile del Reparto Territoriale di Aversa hanno denunciato in Stato di Libertà per maltrattamento di animale M. G., 32enne di Qualiano (NA).
L’uomo, su segnalazione di passanti, è stato sorpreso nel piazzale antistante il centro commerciale “Jambo Leclerc” sito in Trentola Ducenta (CE), intento a maltrattare, con calci e schiaffi, un cane razza bulldog, strattonandolo con il guinzaglio occasionale che portava al collo.
L’animale nella circostanza ha riportato alcune escoriazioni riscontrate da personale medico veterinario della locale ASL al quale è stato affidato in  attesa del rintraccio del proprietario. 
 
NEL CUORE.ORG
12 MARZO 2014
ROMA, DUE GRU CORONATE SOTTO SEQUESTRO IN UN CIRCOLO SPORTIVO
Il blitz delle guardie zoofile della Protezione animali
 
Due bellissime gru coronate sono state sequestrate dalle guardie zoofile Enpa del Nucleo provinciale di Roma nel corso di controlli sulla detenzione di animali protetti.
Le due gru, spiega l'associazione, "erano detenute all'interno di una voliera insieme a capre, galline e piccioni, il tutto all'interno di un centro sportivo della Capitale, sotto gli occhi di tutti, anche quelli degli organi preposti ai controlli". Il proprietario "non era in possesso della necessaria autorizzazione e per questo è stato sanzionato, mentre gli animali sono stati sottoposti a sequestro, in attesa di essere trasferiti di un idoneo centro autorizzato".
Le gru coronate "sono animali che vivono in Africa centromeridionale, sono protetti dalla convenzione di Washington e dalla Cites. In Italia - ricorda l'Enpa - la detenzione senza le necessarie certificazioni di origine Cites di animali come le gru coronate può costare cara: le pene previste sono salatissime, possono arrivare fino a 103.000 euro o a un anno di arresto".
 
GEA PRESS
12 MARZO 2014
Roma – Gru coronate sotto sequestro
L'ENPA: erano detenute assieme a capre, galline e piccioni
Due  Gru Coronate (Balearica regulorum) sono finite sotto sequestro grazie ad un intervento delle Guardie Zoofile ENPA del Nucleo Provinciale di Roma. Le Guardie erano intervenute nell’ambito di controlli in merito alla detenzione di animali protetti.
Le Gru Coronate appartengono ad una specie originaria dell’Africa centromerdionale e risultano considerate nella Convenzione di Washington sul commercio di flora e fauna minacciata di estinzione (CITES).  In Italia, spiega la Protezione Animali, la loro detenzione è condizionata alla presenza delle necessarie certificazioni attestanti il lecito possesso, Viceversa la legge prevede una sanzione che può arrivare fino a 193.000 euro.
“Purtroppo – riferisce l’ENPA di Roma - sempre più spesso i nostri Agenti  devono intervenire per reprimere certi reati”. Ad essere additata è la moda sulla detenzione di animali esotici protetti che ha creato, sempre ad avviso di ENPA, un vasto mercato, spesse volte illegale”.
Le due Gru, secondo gli Agenti dell’ENPA di Roma, sarebbero state detenute all’interno di una voliera insieme a capre, galline e piccioni. Gli animali sono ora in attesa di essere trasferiti presso un centro idoneo autorizzato.
 
IL MESSAGGERO
12 MARZO 2014
«Attenti, al parco rapiscono cuccioli
per riscatto o combattimenti tra cani»
PERUGIA - L'allarme, come accade sempre più spesso, scatta sui social network. Considerati il modo migliore per avvisare più gente possibile nel minor tempo.
Soprattutto se l'allerta è di quelle che fanno venire i brividi, perché inattesa, inaspettata, impensabile nonostante si stia attenti a tutto. Ma evidentemente capita anche che qualcuno al buio cerchi di rapire il tuo cane mentre lo porti a spasso in un'area verde e recintata. Evidentemente capita, perché è quello che è successo a una signora qualche sera fa nella zona di Madonna Alta. La donna è con Rocky, il suo meticcio di meno di 10 chili. Sono le otto e mezza di sera e i due sono nel vecchio pallaio, ora diventato un recinto per cani, accanto alla farmacia del quartiere.«A un certo punto - è il racconto di Roberto Rosati, che ha lanciato l'allarme su Facebook all'interno del gruppo dell'associazione ricreativa sociale Lillo & Friends che si occupa proprio di migliorare e far crescere il quartiere di Madonna Alta - un'auto si è fermata accanto all'area per cani. All'interno c'erano tre persone, descritte come straniere dalla padrona di Rocky: una ha saltato il recinto e ha cercato di portare via il meticcio». La padrona terrorizzata non sa che fare, ma per fortuna arriva un'altra signora che ha visto tutta la scena. «La seconda signora - dice ancora Roberto - si è messa a urlare e ha minacciato i tre di chiamare la polizia». Freddezza e nessuna paura, sommate alla minaccia della telefonata al 113, hanno fatto allontanare i tre balordi, fuggiti in macchina per fortuna senza Rocky. Non è stato possibile, in quegli attimi di concitazione, riconoscere l'auto o prendere la targa, ma l'allerta tra i residenti è alta. Soprattutto per il pensiero della fine che avrebbe fatto il cucciolo: «Rapito per ottenere un riscatto - chiede Roberto - o usato per combattimenti clandestini? Allertate più persone che potete, soprattutto donne, di stare attente alle zone frequentate e se possibile mai da sole».
 
IL TIRRENO
12 MARZO 2014
La cavalla Dora torna a correre nel suo recinto
L’equino era precipitato in una scarpata. Per salvarlo servirono i pompieri
 
CASTIGLIONCELLO (LI). Per tutta la giornata di sabato Stefano Falaschi ha vissuto dei momenti durissimi a fianco della sua cavalla Dalma di Gianmaria – semplicemente “Dora” per i bambini. L’equino era precipitato in una scarpata di 30 metri e non riusciva a venirne fuori. C’è voluta un’intera giornata di lavoro dei vigili del fuoco per strappare Dora a una morte certa. Adesso che il peggio è passato fa un certo effetto vederla qui, nel suo territorio, libera e serena come sempre. Il passo non è certo quello frizzante di un puledro, ma qui entrano in gioco questioni anagrafiche più che di salute. «Dora ha 25 anni – spiega Falaschi – Potremmo dire che ha la stessa età e gli stessi acciacchi di una vecchietta di 80 anni. Per questo la caduta in quella scarpata poteva essere fatale, non ha abbastanza forze per rimettersi in piedi perché è molto debole sulle zampe».Gli sforzi per liberare Dora dalla scarpata e dal fango che sembrava inghiottirla sono stati durissimi e si sono prolungati per tutta la giornata di sabato. «Prima di tutto dovevamo tenerla in vita; le abbiamo portato da bere e da mangiare e abbiamo cercato di calmarla», spiega Falaschi. Fondamentale è stato l’intervento dei vigili del fuoco della stazione di Cecina che hanno imbracato e rimorchiato Dora a metà della scarpata. «I pompieri sono stati eccezionali – spiega Falaschi – hanno mostrato straordinaria professionalità e altruismo. Senza il loro intervento forse i miei bambini non avrebbero più rivisto Dora». I vigili del fuoco hanno dovuto confrontarsi anche con le difficoltà dell'ambiente circostante che rendeva difficile inoltrarsi nella boscaglia e per questo è stato importantissimo l'intervento della ditta Panicucci che con il suo escavatore ha reso più dolce la salita. «Dora doveva rimettersi in piedi da sola almeno per un breve tratto per questo l'unione di tutti i nostri interventi ha fatto la differenza: dovevamo darle coraggio e allo stesso tempo facilitarle la salita della scarpata», spiega il proprietario.
Il legame con questi animali è fortissimo per la famiglia Falaschi che sta creando anche un gruppo associativo che si occupi di salvare i cavalli più anziani, preparando sempre più volontari e professionisti. «Questi animali vanno curati con una certa saggezza e con uno sguardo di prospettiva, si deve pensare ad accudirli anche da anziani», spiega Falaschi. L'incidente di Dora ha messo alla prova anche i soccorritori: il signor Falaschi ha concluso la giornata con due costole incrinate e una caviglia slogata ma ciò che conta è che Dora è viva.
VIDEO
http://iltirreno.gelocal.it/cecina/cronaca/2014/03/08/news/cavallo-precipita-in-un-burrone-lo-salvano-i-pompieri-1.8806579
 
NEL CUORE.ORG
12 MARZO 2014
EMILIA-ROMAGNA, DIMEZZATI GLI ATTACCHI DEI LUPI ALLE GREGGI
Ecco il piano di protezione della Regione
Per evitare gli attacchi dei lupi alle greggi di pecore e capre, la Regione pagherà agli allevatori dell'Emilia-Romagna il cane da guardia, un pastore abruzzese, con tanto di corso di addestramento. E' il Piano d'azione regionale per prevenire gli attacchi al bestiame, anche se in questi ultimi anni, col ritorno del lupo sulle montagne emiliano-romagnole, si sono dimezzati. Su 572 aziende zootecniche in Emilia-Romagna, hanno subito attacchi dal lupo in 139 nel 2011, 127 nel 2012 e in 76 nei primi nove mesi del 2013. 
Il piano della Regione prevede un budget iniziale di 100.000 euro, che aumenterà in base all'adesione degli allevatori. Nelle prossime settimane saranno organizzati incontri sui territori per far conoscere il piano e raccogliere manifestazioni di interesse, che avranno la priorità nell'accesso ai fondi. Poi verranno svolti sopralluoghi negli allevamenti per individuare gli interventi più idonei e tarare i progetti di protezione su misura dell'azienda zootecnica. La terza fase prevede il bando regionale che servirà a finanziare gli interventi: recinzioni, anche elettriche; dissuasori elettronici, con luci e suoni di disturbo; cani da guardia addestrati.
 
CORRIERE.IT
12 MARZO 2014
 
Cervi inseguiti da cani si rifugiano in una scuola, sbranati
 
Tre cervi sono stati attaccati da 2 cani all'interno di una scuola del Maryland. Le immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza: i cervi hanno sfondato una porta a vetri cercando una via di fuga dai cani che li inseguivano, ma non hanno avuto fortuna. I cani li hanno ragigunti e per loro non c'è stato nulla da fare. (RCD - Corriere Tv)
VIDEO
 
GEA PRESS
12 MARZO 2014
 
Traffici di cuccioli dall’est – In Gran Bretagna aumento dell’88%
 
Un aumento vertiginoso  quello dell’importazione illegale di cuccioli nel Regno Unito che, secondo un recente dossier della RSPCA (Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals) sarebbe pari all’88%. Ad influire, secondo la più antica associazione di protezione animale inglese, il cambio delle regole in tema di quarantena.
I cani, proverrebbero soprattutto dall’europa centrale ed orientale. In particolare si tratterebbe di provenienze ungheresi, lituane, romene e polacche. Il sospetto è che questi cani non vengono dichiarati per finalità commerciali.
Nel 2013, afferma sempre la RSPCA, si sono registrati significativi interventi di polizia che hanno riguardato la presunta importazione illegale, specie dalla Lituania, Romania e Polonia. Un fatto che assume un aspetto ancora più significativo alla luce della diminuizione delle importazioni legali che sarebbe invece avvenuto nel 2012. Per la Protezione Animali inglese, tale fenomeno potrebbe essere determinato dalle lacune emerse dopo la modifica delle norme sull’importazione dei Pets. Forse una sottovaluzione delle autorità governative inglesi, avvenuta già nel 2010, sui potenziali rischi di veicolazione della rabbia. La RSPCA sottolinea a questo proposito l’endemicità della malattia in alcuni paesi esportatori.
Si ricorda che la Gran Bretagna ha sempre avuto una rigida disciplina sull’importazione dei cani, che finora l’aveva resa immune dalla rabbia che invece è presente oltremanica.
Comuni ad altri paesi sono ora le accuse che vengono rivolte sull’importazione dei cuccioli. Vendita  via internet, cani con età inferiore al limite consentito per la loro importazione, mancanza di vaccinazioni adeguate, timbri veterinari del paese importatore dubbi e difformità tra i dati dichiarati nella documentazione cartacea e quella desumibile dal microchip.
A movimentare il commercio, è il basso prezzo di vendita dei cani. Un cucciolo, infatti, viene venduto ad un prezzo compreso tra le 500 e le 700 sterline. Anche una singola importazione di cinque-sei cani al massimo, potrebbe così garantire margini di profitto elevati. Il proprietario, però, rischia di trovarsi innanzi un cane malato che lo espone ad elevati costi. Un problema, anche alla luce di una certa riluttanza a dichiarare un acquisto probabilmente viziato.
 
NEL CUORE.ORG
12 MARZO 2014
 
USA, ADDETTA AL SOCCORSO ANIMALI TENEVA CENTINAIA DI UCCELLI MORTI
New Jersey, diverse scatole con volatili a casa sua
 
Un'addetta al soccorso di bestiole nel New Jersey sta ora affrontando accuse di crudeltà verso gli animali dopo che la polizia ha scoperto centinaia di uccelli morti nella casa di sua madre. Le autorità hanno sequestrato oltre 300 volatili morti dal residence Little Silver dove la 54enne Gretchen Rell vive con l'anziana mamma di 95 anni, secondo i media locali.
La scoperta è stata fatta dopo che il fratello di Rell ha visitato la casa e ha informato le autorità. La 54enne è stato preso in custodia lunedì scorso dopo che la polizia ha messo in salvo 18 uccelli vivi e tolto casse di carcasse di animali dal garage e dalla cantina dell'abitazione.
"C'erano scatole, accumulate sopra altri contenitori, messe sopra ad altre ancora in cui c'erano animali morti", ha detto il capo funzionario nella contea di Monmouth della Spca (Society for the prevention of cruelty to animals), Victor Amato, ad NJ.com .
Rell ha fatto sapere di aver lavorato come volontaria per il soccorso degli animali sempre per la Spca, ma non aveva mai avuto il permesso di possedere animali. Secondo le autorità, la donna ha portato gli animali nell'abitazione per riabilitarli ma poi ne è rimasta sopraffatta. Altri 60 animali sono stati recuperati dalla casa di Ocean Township che condivideva con il marito, per l'Associated Press.
Amato ha aggiunto che le accuse di crudeltà verso gli animali saranno presentate contro la donna per la cura impropria, una volta che la polizia sarà riuscita a stabilire il numero di animali morti.
"Abbiamo contato più di 300 animali e stiamo continuando - ha rivelato infine Amato - Il novantanove per cento sono uccelli morti. La maggior parte di loro sono gabbiani, piccioni, pettirossi, scriccioli e svassi".
 
NEL CUORE.ORG
12 MARZO 2014
 
USA, SEMPRE PIU' STATI TUTELANO I PITBULL: STOP AI "DIVIETI DI RAZZA"
Kansas, Titan torna a casa dopo 9 mesi in un rifugio
 
L'ostilità verso i pitbull, in passato trattati come l'equivalente canino di fucili d'assalto, si è ammorbidita notevolmente negli Stati Uniti. Per fortuna. Succede da quando gli animalisti e anche alcuni spettacoli televisivi hanno aiutato a considerare questi cani con una luce più positiva. Il restyling dell'immagine ha spinto molti Stati ad approvare nuove leggi che proibiscono alle comunità di vietare razze specifiche. ''I legislatori si stanno rendendo conto del fatto che etichettare i cani in base alla loro razza o il loro aspetto non è una soluzione buona'', ha detto Lisa Peterson, portavoce dell'American Kennel Club. Diciassette Stati hanno leggi che proibiscono alle comunità di adottare divieti specifici sulla razza. E non solo: i legislatori in altri sei Stati stanno considerando misure simili, mentre alcune città stanno rivedendo le politiche locali che classificano i pitbull come animali "pericolosi". Lo rivela l'Associated Press.
Gli attivisti salutano le modifiche come il riconoscimento del fatto che la "breed specific legislation" discrimina i cani che non sono intrinsecamente aggressivi o pericolosi a meno che non siano stati addestrati ad esserlo dai proprietari irresponsabili. Laddove altri insinuano che alle spalle ci sia un lavoro di lobby. Sta di fatto che il dibattito mette milioni di proprietari di pitbull contro un numero esiguo di persone che sono state vittime di cani. Il Senato del Missouri sta esaminando un disegno di legge contro la "breed specific legislation". E su questa strada si sono avviati anche altri legislatori: Utah, South Dakota, Washington, Vermont e Maryland. In Kansas, poi le comunità di Bonner Springs e Garden City hanno abrogato i loro divieti per i pitbull all'inizio di quest'anno. E la storia di Summer Freeman, che ha riavuto il suo cagnolone dopo averlo dovuto lasciare per nove mesi in un rifugio a Lawrence, è molto esemplificativa. Lei non sapeva che ci fosse un divieto quando si è trasferita a Bonner Springs l'anno scorso dopo un divorzio. Si è fatta prendere dal panico quando un ufficiale di polizia di controllo ha scoperto il suo animale domestico e le ha detto che aveva 15 giorni di tempo per sbarazzarsi di Titan o sarebbe stata costretta a spostarsi da quella città. La donna, incredula, ripeteva: "Penso a lui come ad un figlio. E' al mio fianco tutto il tempo. E' solo un bamboccione che non farebbe male a una mosca". Una storia a lieto fine, comunque. Anche perché i proprietari di pitbull insistono sul fatto che i loro cani sono innocui, membri della famiglia amorevoli che non devono essere incolpati, a volte, per partito preso.
 
CORRIERE.IT
12 MARZO 2014
 
Il cane si stufa di aspettare e si attacca al clacson
 
Anche i cani perdono la pazienza. Di sicuro l'ha persa questo cane protagonista di un video che sta facendo il giro della rete e che arriva dalla Scozia, nei pressi di Dundee. Lui è Fern, boxer di 18 mesi. Lasciato in auto dai padroni entrati in una galleria d'arte, deve essersi stancato di aspettare e così si è letteralmente attaccato al clacson. E naturalmente i presenti non hanno potuto fare a meno di filmarlo. (RCD - Corriere Tv)
VIDEO
 
QUOTIDIANO.NET
12 MARZO 2014
Farmaci come sperimentazione animale: chi controlla i controllori?
Lo scandalo delle case farmaceutiche e dell'Avastin getta ombre sinistre su tutto il sistema di verifica a tutela dei cittadini-consumatori-pazienti. Duro intervento del presidente del Pae,
Stefano Fuccelli
Roma, 12 marzo 2014 - Accordi tra case farmaceutiche su cui ora indaga la magistratura. Costi spropositati a carico dei pazienti che, in alcuni casi, si sono trovati nelle condizioni di non potersi curare. E' la cornice inquietante in cui si pone, in questi giorni, lo scandalo dell'Avastin, farmaco che avrebbe avuto un'efficacia terapeutica identica ad uno, molto più costoso, invece adottato dal Sistema sanitario nazionale.
Gli interrogativi che questa vicenda pone, nonostante tutte le smentite e le prese di distanza, lanciano ombre sinistre anche su altri argomenti importanti e al centro di roventi polemiche. Come, ad esempio, la sperimentazione animale, altrimenti detta vivisezione, tanto cara alle case farmaceutiche anche se non predittiva. Sperimentazione che, secondo studiosi internazionali, potrebbe essere efficacemente sostituita da altre pratiche che, però, in Italia, faticano a  trovare una via di sviluppo.
Sulla vicenda ha preso posizione il Partito animalista europeo con un durissimo attacco alle lobby del farmaco e a tutti quei "poteri forti" che assicurano loro protezione. Il Pae contesta duramente il ministro della Salute, l'Aifa e quelle istituzioni che, per missione, hanno il dovere di tutelare i cittadini. Le stesse istituzioni che sono state chiamate a pronunciarsi sulla sperimentazione animale, su stamina e su moltissimi altri temi oggetto di dibattito scientifico.
Secondo il presidente del Pae, Stefano Fuccelli, i fatti di questi giorni dimostrano che <La farmacovigilanza, complesso di attività finalizzate a valutare in maniera continuativa tutte le informazioni relative alla sicurezza dei farmaci in commercio,  avrebbe dovuto  assicurare un rapporto beneficio/rischio favorevole per la popolazione invece è stato favorevole esclusivamente per i produttori del farmaco a discapito del Servizio Sanitario Nazionale e soprattutto alla salute dei cittadini>. In altri termini, lo scandalo mette in discussione tutta la "filiera" chiamata a garantire il consumatore, ossia tutti i cittadini.
Ancora oggi il ministro della Salute Lorenzin è tornata a precisare che il farmaco Avastin, avente un'efficacia terapeutica considerata equivalente per le patologie dell'occhio al farmaco Lucentis, è stato escluso dall'elenco dei farmaci rimborsabili dal SSN in seguito alla decisione dell'Agenzia Italiana del Farmaco in data 18 ottobre 2012, adottata anche sulla base di elementi di valutazione forniti dall'Agenzia europea EMA.
Tale decisione, secondo quanto riferito dall'AIFA, è stata adottata a tutela dei pazienti, sulla base di evidenze di possibili rischi per la salute. Il ministro Lorenzin, riferisce una nota del Ministero della Salute, ha chiesto un supplemento di istruttoria con particolare riguardo alla tipologia ed al contenuto specifico dei dati raccolti e posti a sostegno della decisione dell'AIFA. Il ministro, fa sapere il comunicato, ha investito della questione il Consiglio Superiore di Sanità, massimo organo di consulenza tecnico-scientifica del Ministro della Salute. 
Accertamenti doverosi, alla luce dei fatti emersi nei giorni scorsi, ma sicuramente tardivi visto che già nel 2012 la Commissione Patologie Oculari dell'Ordine provinciale dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri di Roma aveva sollevato ripetutamente dubbi e perplessità sull'utilizzo del farmaco Lucentis invece dell'Avastin (prodotti rispettivamente dalla Novartis e dalla Roche), informando tutti i soggetti istituzionali interessati: la direzione dell'AIFA, la Regione Lazio e le direzioni di tutte le ASL e degli ospedali della Capitale.
L'Ordine capitolino aveva chiesto chiarimenti e dettagli sugli eventi avversi che invece avevano portato l'AIFA a disporre l'esclusione dell'uso intravitreale di Avastin. Senza ottenere risposte soddisfacenti.
<400 milioni di euro in un anno e 100 mila pazienti senza le cure a rischio di cecità, questo è il costo in denaro ed umano del presunto accordo tra le industrie farmaceutiche Roche e Novartis. Di fatto un cartello illecito per estromettere dal mercato il marchio  Avastin a tutto vantaggio del farmaco Lucentis su cui ora indaga la magistratura>, attacca una nota del Partito animalista europeo.
<Entrambi prodotti “salvavista”, impiegati nelle maculopatie oculari gravi, equivalenti sul piano terapeutico ma caratterizzati da una forbice di prezzo vistosa, una fiala di Avastin costa 20 euro contro i 900 del medicinale concorrente. Ben 100mila pazienti in quest'ultimo anno non hanno avuto accesso alle cure, che si sono visti rifiutare dagli ospedali perché non avevano le fiale di Lucentis, che hanno fatto raddoppiare le spese annuali dei reparti di oculistica. L'Antitrust ha già comminato una multa da 180 milioni di euro e sulla vicenda indagano due Procure: Roma, che ipotizza la truffa e l’aggiotaggio  ai danni del sistema sanitario; e Torino, che contesta i reati di associazione a delinquere, corruzione e disastro colposo>, continua il comunicato del Partito animalista europeo.
Secondo il presidente del Pae, Stefano Fuccelli, i vertici dell'Aifa, anche in passato, avrebbero  <chiuso non un occhio solo ma entrambi sulla vicenda del vaccino italiano anti AIDS>. <Dopo 16 anni e dopo aver destinato circa 50 milioni di euro, tra fondi per la Ricerca e fondi per la Cooperazione, non esiste alcun vaccino preventivo>, affonda Fuccelli. Il Partito animalista europeo ricorda, inoltre, le diverse denunce presentate nei confronti del ministro della Salute per omissione di atti d'ufficio per lo stallo del tavolo sui metodi alternativi alla sperimentazione animale inaugurato dal precedente ministro Balduzzi e rimasto paralizzato con l'attuale gestione del dicastero. Denunciato, sempre dal Pae, anche un alto dirigente del Ministero. Per questi fatti sono in corso indagini affidate a pubblici ministeri romani.
 
GEA PRESS
13 MARZO 2014
Carini (PA) – Maxi avvelenamento di cani randagi
Lo sfogo dei volontari: manca la programmazione. Altri cani potrebbero morire
 
Stanno morendo da sabato scorso i cani di Carini, in provincia di Palermo. Una zona molto ampia compresa tra Marina di Cinisi e la frazione di Villagrazia di Carini. A ridosso della stazione della metropolitana, nei campi, lungo via Olanda e via Berlinguer.
L’esca  utilizzata potrebbe essere, ad avviso dei volontari, un miscuglio di carne e topicida.
Fino a questa mattina sono stati trovati 15 corpi ma considerata la vastità dell’area, si teme per altri cani i quali potrebbero ancora essere venuti in contatto con il veleno. Cani randagi ma, tra quelli fotografati dai volontari, anche un Rottweiler ed un Pastore tedesco. Il corpo del primo dovrebbe essere arrivato, non senza qualche polemica sui ritardi, all’Istituto Zooprofilattico di Palermo, sebbene i volontari non sono ancora riusciti ad avere riscontro.
Amaro lo sfogo di chi giornalmente accudisce i randagi e si vede poi, nel giro di poche ore, morire tutti gli animali tra atroci sofferenze. “E’ vergognoso, inammissibile e riprovevole che ancora una volta i randagi non vengano tutelati in un territorio assolutamente vasto e battuto per gli abbandoni – riferisce una volontaria del luogo a GeaPress -  Ancora una volta il problema del randagismo viene eliminato dalla mano crudele dell’uomo provocando atroci sofferenze“.
Quello che lamentano gli animalisti è la poca attenzione delle amministrazioni verso i problemi degli animali. Una mancata programmazione delle sterilizzazioni oltre che il controllo del microchip. Finchè questi due aspetti non verranno affrontati, scene come quelle di questi giorni, saranno purtroppo destinate a ripetersi.
Intanto, nei luoghi, continuano le perlustrazioni alla ricerca dei cani.
 
CORRIERE DELLA SERA
16 MARZO 2014
A Carini Palermo, 15 cani avvelenati:  dagli animalisti una taglia
L’Associazione Aidaa offre 5.000 euro a chiunque fornisca informazioni: «Vogliamo mettere fine a questa orrenda mattanza»
 
NELLA FOTO - Uno dei cani uccisi
Quindici corpi di cani avvelenati sono stati ritrovati negli ultimi giorni nelle campagne di Carini, in provincia di Palermo, una mattanza purtroppo non nuova nei paesi attorno al capoluogo siciliano. Per questo motivo l’Associazione italiana difesa animali ed ambiente (Aidaa) ha annunciato sul suo blog ufficiale l’intenzione di mettere una taglia da 5 mila euro a chiunque fornisca informazioni che permettano di individuare, denunciare e far condannare l’avvelenatore o gli avvelenatori.
«Orrenda Mattanza»
«È una vergogna- scrive nel comunicato Lorenzo Croce, il presidente di Aidaa - Non staremo a guardare in silenzio questo sterminio, siamo in Italia esistono delle leggi e queste devono essere rispettate, chi ammazza i cani domani potrebbe fare lo stesso con altre creature indifese, la gente si renda conto e parli: trovarlo e punirlo questo è l’unico nostro obiettivo insieme a quello di mettere fine a questa orrenda mattanza».
 
GEA PRESS
13 MARZO 2014
Napoli – Con aiuto medico è morto Risli il cavallino di Sant’Antimo
Il Garante Diritti Animali: è una sconfitta per tutti
 
E’ morto stamani con “aiuto medico” il pony Risli, trovato domenica scorsa nelle campagne di Sant’Antimo (NA) dalla volontaria Marika Granata (vedi articolo GeaPress). Una situazione clinica molto complessa e che andava ben oltre la zampa rotta che si era subito notata. Svanita anche l’ultima speranza che era circolata ieri pomeriggio, ovvero di un intervento specialistico forse da fuori regione.
Non c’è stato niente da fare, ma sulla vicenda non mancano ora le polemiche. Tra i vari spunti, anche le procedure che si instaurano una volta che un animale viene sequestrato. Un problema ampio che riguarda in generale la reperibilità di luoghi idonei ad accogliere animali che possono richiede, come nel caso di Risli, interventi urgenti e specialistici non sempre compatibili con le autorizzazioni richieste in questi casi.
Metodi opportuni e tempestività, vengono ora sollecitati dal Garante Diritti Animali di Napoli che propone all’ASL territoriale un confronto al fine di stabilire un protocollo utile per affrontare situazioni emergenziali.
Nessun dubbio, invece, sulla professionalità del Veterinario al quale era stato affidato il povero animale.
Una vicenda che di certo non mancherà di sollevare ulteriori interrogativi ma che parte comunque dall’agghiacciante abbandono di un cavallino lasciato solo a morire con una zampa rotta e privato di un occhio. Un cavallino senza microchip e per il quale, consideratà l’età prossima agli otto anni, risulta difficile pensare che mai era stato notato.  Uno dei tanti cavalli dispersi nelle campagne, e non solo, di alcune regioni d’Italia. Si ricorda appena che l’anagrafe equina, non è fine a se stessa, ma riguarda anche il monitoraggio sanitario degli animali.
 
NEL CUORE.ORG
13 MARZO 2014
BOLOGNA, OIPA: DISSOTTERRATO CAVALLO SEPOLTO DA DUE MESI
Scoperto anche il suo puledro cieco e denutrito
 
Dopo una testimonianza sul maltrattamento e la sepoltura abusiva di un cavallo nel terreno di un casale sui colli bolognesi, le guardie zoofile Oipa Bologna hanno chiesto e ottenuto dalla procura un mandato di perquisizione per verificare la presenza della carcassa e lo stato di detenzione degli altri animali presenti. Il video ricevuto dall'associazione mostrava, infatti, un cavallo agonizzante sollevato per le zampe da un trattore e, dopo la morte, gettato in una fossa scavata ad hoc.
Il sopralluogo, in collaborazione con i carabinieri e un medico veterinario, ha permesso di scoprire, grazie all'aiuto di un escavatore, a circa 40 centimetri dal suolo i primi resti del cavallo, sepolto - pare - da circa due mesi.
Nella stessa proprietà c'erano altri due cavalli, entrambi sofferenti. In particolare, ha destato subito preoccupazione la condizione del puledro figlio del cavallo morto, visibilmente denutrito e completamente cieco. (Foto: Oipa)
 
IL CENTRO
13 MARZO 2014
Valente: cinghiali seviziati
Evelina Frisa 
TERAMO - «Si tratta di uno scempio, quello che accade è agghiacciante». Con questi termini il presidente dell'associazione Cinghiali Teramo, Agreppino Valente, commenta l'apposizione di gabbie di cattura dei cinghiali da parte dell'ente Parco Gran Sasso-Laga. «Animali selvatici», spiega Valente in una nota, «come cinghiali intrappolati in gabbie ristrette, talmente furiosi per la mancanza di libertà che prendono a morsi le verghe di ferro fino a rompersi i denti, con scrofe che uccidono i loro cuccioli per la rabbia e per la disperazione. Com'è possibile che nessuno si scagli contro questo maltrattamento? Lo facciamo noi cacciatori che ci interessiamo, almeno per la caccia di questi animali». L'associazione, che raggruppa cacciatori, spiega inoltre che le segnalazioni di questi fatti arrivano non solo dai loro associati, ma da semplici cittadini che chiedono di fare qualcosa. «Come associazione», prosegue, «stiamo organizzando una ripresa video da mettere in rete in modo da rendere palese quanto affermato. Ci sono tanti interrogativi che ci poniamo, come il quanto costa l'operazione gabbie al parco, gli animali catturati che destinazione avranno, il servizio veterinario della Asl conosce la situazione e ha dato il suo parere? L'ente Parco ha acquisito le autorizzazioni ambientali per la disposizione delle gabbie? E' tracciato il percorso dei flussi di denaro legato alla commercializzazione della carne? Ci aspettiamo risposte esaurienti senza nascondersi dietro alla sbandierata emergenza cinghiali, che non si vuole affrontare con metodi scientifici e selettivi».
 
MATTINO DI PADOVA
13 MARZO 2014
Caccia al cinghiale, la Lipu dice no
Felice Paduano 
TEOLO (PD) - La soluzione istituzionale di eliminare i cinghiali all’interno del Parco dei Colli Euganei con i fucili dei cacciatori non piace alla Lipu di Padova. Il coordinatore provinciale dell’associazione faunistica chiede alle autorità di vietare la caccia ai cinghiali nel più breve tempo possibile. «Con l’arrivo della primavera ci sarà il rischio concreto di una strage non solo dei cinghiali, che poi hanno un’origine ibrida perché incrociati con i maiali domestici, ma di tutte le specie di uccelli presenti nel parco», spiega Giulio Piras, uno degli ornitologi più noti del Veneto. «Abbiamo notizie certe che quelli che hanno avuto licenza di uccidere i cinghiali stanno sparando anche agli uccelli. La strage degli innocenti deve terminare subito. Anche perché il metodo adottato non potrà mai essere quello vincente». Piras ha le idee chiare sulla strategia migliore, dal punto di vista tecnico- scientifico, per ridurre drasticamente il numero dei cinghiali che vagano nei territori comunali del parco. «Innanzitutto, arrivati a questo punto in cui dovremo abituarci a convivere con gli animali che procurano tanti danni agli agricoltori della zona euganea, sarebbe doveroso installare, intorno ai campi di proprietà, efficaci misure di protezione passiva», dice il rappresentante della Lipu. «Ad esempio si potrebbero sistemare recinzioni elettriche intorno ai campi, specialmente dove si coltiva la vite. Non ci sarebbe poi niente di male se le spese sostenute dagli imprenditori agricoli fossero rimborsate almeno in parte, anche attraverso un fondo di garanzia, con il quale si potrebbero pagare, magari in parte, anche i danni subìti. Facendo, però, attenzione a non dare un centesimo di euro agli agricoltori che non fanno niente per installare misure di protezione passiva e, magari, favoriscono i cacciatori che abbattono sì i cinghiali, ma hanno anche la libertà di uccidere gli uccelli». Il coordinatore della Lipu invita le istituzioni, e in particolare la Regione, a effettuare già nella prossima estate un censimento capillare di quanti cinghiali ci sono all’interno del parco e a verificare il numero esatto degli allevamenti di selvaggina.
 
GEA PRESS
13 MARZO 2014
Parco Nazionale della Sila – Uccisa la Cicogna Nera
Per la Polizia Provinciale si tratta probabilmente di colpi di arma da fuoco
 
Potrebbero essere stati dei colpi di arma da fuoco ad avere ucciso la rarissima Cicogna nera all’interno della Zona 2 del Parco Nazionale della Sila. A riferilo è oggi la Polizia Provinciale di Cosenza che ha avuto modo di visionare le gravi ferite  riportate dal povero animale sul collo e nel becco. Nel caso, un fatto di estrema gravità se si considerata che la caccia è chiusa e che ci si trova all’interno di un’area protetta. La Polizia Provinciale sottolinea inoltre che si tratta di una specie particolarmente protetta.
I poliziotti comandati dal dott. Giuseppe Colaiacovo, si erano recati a seguito di segnalazione in località San Nicola, nel comune di Serra Pedace, proprio all’interno  del Parco Nazionale. Qui, il corpo della maestosa cicogna. Dei fatti è stata ora informata l’Autorità Giudiziaria  che ha confermato il sequestro della carcassa al fine di rendere possibili successivi accertamenti. Le indagini, dunque, sono avviate.
Ad intervenire nei luoghi la Polizia Provinciale del Distaccamento di San Giovanni in Fiore.
La Cicogna nera, ricorda la Polizia Provinciale, è una specie particolarmente protetta dalla legge nazionale e da numerose Direttive comunitarie. Il raro animale è  presente in Italia con una popolazione nidificante di circa una decina di coppie, distribuite principalmente in Basilicata e in pochissime aree del nord. Si deve pertanto considerare, tra gli uccelli più rari che migrano e nidificano nel nostro Paese. Un uccello dalle dimensioni notevoli che può raggiungere i 2 metri di apertura alare e un peso di oltre 3 chilogrammi.
 
IL TIRRENO
13 MARZO 2014
Cane muore affogato in una vasca di acqua contenente verderame
L’incidente è accaduto in un appezzamento di terra sulle colline di Camaiore. Due gli animali caduti nella vasca. Per uno di loro purtroppo inutile l’intervento dei vigili del fuoco e della polizia municipale
CAMAIORE (LU). Un tragico incidente nel quale ha perso la vita un cane da caccia. È accaduto in un appezzamento di terra privato alla Pieve in località Rosi, sulle colline camaioresi. Il proprietario stava facendo alcuni lavori nel campo ed era con i suoi due cani da caccia, quando è stato attirato dal loro lamento.
L’uomo si è accorto che i due animali erano finiti dentro una vasca di acqua melmosa contenente un preparato per il trattamento delle viti. L’uomo ha richiesto l’immediato intervento dei vigili del fuoco. Sul posto è intervenuta anche la polizia municipale. Ma nonostante i soccorsi uno dei due cani non ce l’ha fatta ed è morto affogato.
 
GEA PRESS
13 MARZO 2014
Messina- Ad uccellare, con l’automobile senza assicurazione e senza patente
Intervento della Forestale siciliana
Nel corso di un servizio  pianificato per contrastare il fenomeno del bracconaggio e dell’uccellagione, uomini del Corpo Forestale Regione Siciliana di stanza al Distaccamento F.le di Messina Colle San Rizzo con il coordinamento dell’Ispettorato Ripartimentale delle Foreste di Messina, hanno interrotto stamani una attività illecita di uccellagione.
Introno alle ore 10.00, nella località Serre Sperone del comune di Messina, veniva infatti notata la presenza di una autovettura sospetta ferma in prossimità dell’arteria stradale che conduce sulla Panoramica dello Stretto. Veniva così sorpreso a praticare attività di uccellagione con l’ausilio di reti, un uomo residente a Messina.
Successivamente, durante il controllo dell’autovettura, gli uomini del Corpo Forestale Regione Siciliana notavano che la stessa era sprovvista di copertura assicurativa. Il denunciato, inoltre, era sprovvisto di patente di guida.
All’uccellatore venivano per questo contestati, oltre al reato di esercizio di uccellagione, anche quelli inerenti il mancato possesso della patente di guida e la mancata copertura assicurativa dell’autovettura. Si provvedeva inoltre al fermo e relativa confisca dell’autovettura.
Trattandosi di attività sanzionata penalmente, la Forestale siciliana procedeva al sequestro penale di tutta l’attrezzatura e di sei Cardellini, tre dei quali venivano liberati nel piazzale antistante il Distaccamento Forestale di Colle S. Rizzo.  I rimanenti tre non in grado di volare e per questo venivano affidati alle cure del personale del Centro Recupero Fauna Selvatica per propedeutici controlli circa la salute dei volatili. una volta riabilitati saranno  rimessi in libertà.
 
CORRIERE DELLE ALPI
13 MARZO 2014
Cansiglio, non c’è posto per gli yak
Francesco Dal Mas 
TAMBRE D’ALPAGO (BL) - Dura polemica degli ambientalisti di Mountain Wilderness e dell’Ecoistituto contro gli allevatori del Cansiglio e l’Anpa, per la proposta di portare gli yak in Val Menera. «Non si sa bene come considerare questa richiesta alla Regione, cioè se prenderla come uno scherzo e farci una risata sopra o se considerarla seriamente», replicano Giancarlo Gazzola e Michele Boato, coordinatori rispettivamente di Mw ed Ecoistituto, a Pasolo Casagrande dell’Anpa. «Se è uno scherzo, è di pessimo gusto; se la proposta è seria, rivela una certa prepotenza e anche una dose di insensibilità da parte di chi lo propone». Il Cansiglio, secondo i due esponenti dell’ambientalismo, va trattato con rispetto e attenzione e non può essere ricettacolo di proposte strampalate ed estemporanee, o che mirano a un secondo fine, come in questo caso. Gli yak non hanno niente a che fare con il Cansiglio ed è molto meglio che continui ad essere così; sono animali estranei a questo ambiente e, portati in altopiano, farebbero sicuramente dei grossi danni. Da un po’ di anni gli yak sono presenti in Alpago, allo sbocco della val Salatis dove si sono ambientati bene. Perché», chiedono Boato e Gazzola a Casagrande, «non si continua a tenerli là, invece di trasferirli dentro la foresta? Basta informarsi per capire quanta malafede ci sia nella proposta di trasferire i bovini himalayani in Cansiglio». La valle della Cornesega, tra il Pian Cansiglio e la Valmenera, dove gli allevatori vorrebbero delocalizzare gli animali tibetani, è un’area pianeggiante a pascolo, che è pensata apposta per i cervi, che vi possono trovare erba, ora che i pascoli delle aziende agricole sono recintati. «In Cansiglio», ricordano gli ambientalisti a Casagrande, «non ci sono aree in abbandono e piene di sterpaglia. O sono già pascolo o sono aree boscate, in parte anche con danni provocati dai cervi, ma bosco, non pascolo abbandonato. In pratica gli yak o verrebbero trasferiti sull’unica area a pascolo lasciata ai cervi o dovrebbero stare in una particella di bosco e farebbero ben più danni dei cervi». La Cornesega è parte importante del Cansiglio, ricca di biodiversità e di specie animali e vegetali, importanti e da tutelare, non da perdere a causa di «proposte scorrette ed inaccettabili». Gli yak stanno meglio in un ambiente come la val Salatis, più simile a quello delle alte quote himalaiane da cui provengono. Ed ecco la provocazione. «In ogni caso, se si decidesse di portare gli yak in Cansiglio, dovrebbero essere messi nei pascoli già occupati dalle aziende agricole, non nel bosco né nell’ultimo spazio lasciato ai cervi».
 
IL MATTINO DI PADOVA
13 MARZO 2014
Si tuffa nel Brenta e salva il suo cane: «Me la sono vista brutta»
Drammatica avventura ieri mattina fra Vigonza e Stra: «La corrente ci stava portando via, ho avuto davvero paura di morire»

Giusy Andreoli 
VIGONZA (PD). È ancora gocciolante Luca Tofani quando arriva pedalando in edicola con Rambo al guinzaglio. «Ho temuto che oggi fosse il mio ultimo giorno, vado a casa a cambiarmi e a prendere degli antibiotici perché non si sa mai» sbuffa l’uomo. Tofani, 44 anni, è reduce da un’avventura che poteva davvero finire male: «Sono stato fortunato, visto che comunque sono qui a raccontarla» chiosa «Lui si chiama Rambo» dice indicando il cagnone che gli sta accanto «È un Amstaff, ha 3 anni e 4 mesi e gli voglio un bene dell’anima. Per salvarlo poco fa mi sono tuffato nel Brenta, non so come ma ce l’ho fatta a portarlo a riva. C’è stato però un momento in cui ho temuto di andare a fondo e ho pensato: non ce la faccio, o io o il cane. La scelta sarebbe stata drammatica, invece lui ha capito e mi ha assecondato nella manovra di avvicinamento alla riva. E siamo riusciti a salvarci entrambi».
Ieri mattina Tofani, che abita in via Fucini a Busa, aveva portato Rambo sull’argine del Brenta. «Abbiamo percorso sei chilometri di corsa fino a Stra» racconta mentre si riscalda al sole insieme al suo cane «Quando ci siamo fermati ho lanciato un bastone sulla riva, Rambo l’ha preso ma è scivolato in acqua e non è riuscito a risalire. Sembrava non ci fosse corrente, invece c’era, eccome, e lo spingeva verso il centro del fiume. Ho esitato 3-4 minuti sperando in una sua reazione, invece niente: era immobile e si allontanava sempre più. Quando l’ho visto a dieci metri dalla riva, ho capito che l’avrei perso». A quel punto Tofani non ha esitato a spogliarsi, rimanendo in mutande e maglietta, e a tuffarsi. «L’acqua era gelida, ma ho stretto i denti e ho nuotato fino a raggiungere Rambo» racconta «Quando mi sono trovato in mezzo al fiume non ce la facevo più a tornare indietro. E nemmeno Rambo. Eravamo stanchi dopo la lunga corsa e per un attimo mi sono sentito prendere dalla disperazione. Ma solo un attimo: ho cominciato a spingerlo avanti verso la riva, poi facevo due bracciate e lo raggiungevo. Un’altra spinta e così via, mentre la corrente ci ricacciava indietro. Non so come, ma piano piano siamo riusciti a raggiungere la sponda in diagonale».
Una volta salvi, Tofani ha abbracciato forte Rambo, si è tolto la maglietta bagnata e si è steso al sole. Dopo essersi asciugato un po’ si è rivestito ed è partito pedalando alla volta di Vigonza. «Di acqua ne abbiamo bevuta, sia io che lui: adesso vado a casa e mi prendo un po’ di antibiotici» conclude Tofani. Nessuno vi ha aiutato? «C’era solo un signore che passeggiava in quel momento, ma è arrivato che eravamo sul fango, ormai a riva».
La storia di Tofani e Rambo ricalca quella vissuta solo un mese fa dal cinquantaduenne Andrea Zambello, che per salvare il suo cane Pippo scivolato nel Brenta, si è tuffato vestito, riuscendo a ripescarlo. Era il 16 febbraio, una domenica. Zambello aveva portato Pippo, un bastardino di 13 anni vecchio e malato, sull’argine per farlo camminare un po’. Ma il povero animale è stato tradito dalle gambe traballanti e dal terreno franoso ed è precipitato nel fiume, scomparendo. Zambello si è calato in acqua immergendosi fino al collo per scandagliare il fondo con le mani. Riuscendo ad agguantarlo per un orecchio e a trascinarlo a riva mezzo morto. Pippo si è ripreso solo grazie al tempestivo massaggio del suo padrone.
Tragico, invece, il destino di Chiara Locrati, 36 anni, morta un anno fa nel tentativo di salvare il suo cane. Il suo amore per Ben non le ha fatto valutare appieno il rischio che correva nello stendersi sul ghiaccio che copriva quel giorno le acque del fiume. Strisciando voleva raggiungerlo per riportarlo a riva ma la lastra si è frantumata e per Chiara, a differenza di Ben che si è salvato, non c’è stato scampo.
 
NEL CUORE.ORG
13 MARZO 2014
BRAMBILLA: QUANTI ANIMALI SONO STATI SOPPRESSI NEGLI ZOO ITALIANI?
Dopo l'intervista del direttore dell'EAZA
Quanti animali siano stati soppressi negli zoo italiani negli ultimi cinque anni, che età avevano, a quale specie appartenevano, quali erano le loro condizioni di salute, quali le motivazioni alla base della decisione di sopprimerli. Lo chiede l'on. Michela Vittoria Brambilla (FI) con un'interrogazione al ministro dell'Ambiente depositata nei giorni scorsi, dove domanda, inoltre, "quali altre urgenti iniziative" intende intraprendere il ministro per esercitare le funzioni di controllo che gli sono attribuite dal decreto legislativo 21 marzo 2005 n.73 "Attuazione della direttiva 1999/22/CE relativa alla custodia degli animali selvatici nei giardini zoologici".
L'interrogazione, dopo il caso della giovane giraffa Marius uccisa allo zoo di Copenhaghen perché "in soprannumero", prende spunto da un'intervista del direttore esecutivo dell'Associazione europea degli zoo e acquari (Eaza) Lesley Dickier, ripresa anche da "media" italiani, secondo la quale ogni anno negli zoo europei vengono uccisi fra i tremila e i cinquemila animali. Il numero preciso, spiega Lesley, non è certo, «perché in molti casi nei registri delle morti non viene indicata la motivazione della soppressione» ed è ragionevole pensare che non tutte queste uccisioni vengano effettuate poiché l'animale è gravemente malato e non recuperabile. In Italia sono membri dell'Associazione europea degli zoo e acquari (Eaza) Zoomarine (Torvajanica-Roma), Bioparco Zoom Torino, Bioparco Roma, Zoo di Pistoia, Acquario di Napoli, Zoo Punta Verde (Lignano Sabbiadoro-Udine), Acquario di Genova, Zoo di Falconara (Ancona), Zoo Natura Viva di Bussolengo (Verona), parco faunistico La Torbiera (Agrate Conturbia-Novara). Nel nostro Paese, la soppressione di un animale in uno zoo, non certificata per gravi e irrimediabili dati medico-veterinari, è sanzionata dall'articolo 544-bisdel codice penale con le caratteristiche indicate anche da sentenze della Corte di cassazione che hanno ben definito il concetto di «non necessità», quali 39053/2013 e la precedente n. 15061/2007.
la recente pronuncia n. 15061/2007.
"E' importante - sottolinea l'on. Brambilla - che il ministero dell'Ambiente svolga con puntiglio il suo ruolo di controllo sulle condizioni degli animali detenuti negli zoo. Il caso della giraffa uccisa a Copenhaghen, che ha avuto risonanza mondiale, e l'intervista del direttore dell'Eaza destano legittime preoccupazioni nell'opinione pubblica, perciò è bene fare chiarezza". 
 
LA NUOVA FERRARA
13 MARZO 2014
«Entro o no con il cane?». È caos
Negozi e ristoranti senza bollino. Stop al centro commerciale Il Castello: «Troppi escrementi, però ci penseremo»
 
Posso portare il mio cane nei negozi e nella galleria commerciale degli iper? Il dibattito impazza ciclicamente, ogni volta che viene sollevato in pubblico il tema (l'ultima, qualche giorno fa nella popolare pagina Fb "Sei di Ferrara se..." ha innescato centinaia di post). «Il fatto è che c'è parecchia disinformazione in giro, perché in tv sono uscite notizie sulla deregulation in questo ambito e molte persone sono convinte di poter entrare ovunque con il cane: non è così» sospira Nicola Lodi, direttore della galleria commerciale del Castello, che, ciclicamente, deve occuparsi della questione. Comanda il fai-da-te in questo campo, per conferma basta monitorare per un po' gli ingressi del centro commerciale, e contare quante persone con il loro cane al guinzaglio superano le porte scorrevoli, ignorando le vetrofanie con i divieti.
«Da noi non si può entrare con i cani, ad eccezione naturalmente degli accompagnatori di non vedenti, quando la vigilanza si accorge di una violazione invita la persona ad uscire con il cane in braccio - spiega Lodi - È vero che in passato, dopo l'uscita della nuova legislazione, abbiamo tentato un'apertura ai cani al di sotto dei 10 chilogrammi, ma l'esperimento è andato male: escrementi abbandonati sotto le colonne, cani dentro i carrelli dell'iper, abbaiate che disturbavano gli altri clienti. Alla galleria di Grandemilia, a Modena, c'è libertà d'ingresso? Ogni esercente si comporta come meglio crede, anche noi stiamo rivalutando il problema alla luce del fatto che sempre più persone vogliono entrare ovunque con i loro cani. L'altra faccia della medaglia sono i clienti ai quali i cani possono dare fastidio».
La questione è aperta, in generale, per tutti gli esercizi aperti al pubblico. «A me è capitato un episodio spiacevole, di recente, in una pizzeria del centro - racconta Paola Cardinali, presidente dell'Associazione antivivisezione e responsabile del canile comunale - Avevo preventivamente telefonato per informarmi che prendessero i cani, "nessun problema" è stata la risposta. Quando però siamo andati, un altro cliente si è lamentato e a quel punto il ristoratore mi ha chiesto di mettere il cane sotto il tavolo, che tra l'altro era troppo piccolo. Si è innescata una discussione e in effetti può capitare, visto che pochi seguono alla lettera le indicazioni della normativa».
Tra le eccezioni, segnala Cardinali, c'è la pizzeria Orsucci di via Garibaldi, che ha messo a disposizione dei piccoli amici dei clienti una saletta adeguamente attrezzata, con pavimenti ultra-lavabili e contenitori usa e getta, per garantire un pasto tranquillo anche al cane. I ristoranti avrebbero questo obbligo, in effetti, a differenza degli altri esercizi commerciali, per i quali vale appunto la discrezionalità del negoziante: sarebbe il caso di applicare, a dire il vero, la vetrofania «Qui posso entrare» per informare tutti i clienti, anche quelli che non desiderano contatti con i cani, ma questo avviene molto raramente. Di fatto, la maggioranza dei negozianti si limita a gestire le situazioni con dosi di buon senso, nella speranza di non perdere nè i clienti con i cani, nè gli altri. Ma la pressione degli "accompagnatori" è sempre più forte.
 
IL PICCOLO
13 MARZO 2014
Cani sui mezzi pubblici triestini, battaglia al Tar
Ricorso di Trieste Trasporti contro il regolamento approvato dalla Provincia che consente di portare animali di taglia media
I cani fanno finire la Provincia di Trieste davanti al Tar. A trascinare l’ente dinnanzi al tribunale amministrativo è la Trieste Trasporti che si oppone al nuovo regolamento di vettura redatto lo scorso anno dalla Provincia e approvato dal Consiglio provinciale, e con precisione alla possibilità di trasportare sugli autobus al massimo un cane di taglia media munito di museruola e guinzaglio.
La novità, introdotta da anni in decine di grandi città italiane, aveva raccolto il consenso dei tanti proprietari di cani che, vista l’impossibilità di far entrare l’animale in una gabbietta o in un trasportino adatti principalmente a contenere un gatto o un cane di pochi chili, non hanno accesso ai mezzi del trasporto pubblico locale quando escono con il loro amico a quattro zampe. Dopo il via libera da parte del consiglio provinciale, il nuovo regolamento-tipo poteva diventare esecutivo a tutti gli effetti solo dopo che l’azienda di via dei Lavoratori, apportando eventuali piccole modifiche, l’avesse trasformato nel nuovo e ufficiale regolamento di vettura. E invece, per quell’articolo che riguarda i cani di taglia media, il confronto si è spostato davanti al Tar. Il regolamento di vettura vigente impone che possano essere trasportati solo i cani di piccola taglia sistemati in appositi contenitori omologati. Il che significa che sono trasportabili i quattro zampe di non più di 4 chili. Chi conosce i cani sa bene che un cane di peso leggermente più consistente difficilmente acconsentirebbe a farsi infilare in una gabbietta. Il nuovo regolamento-tipo approvato dalla Provincia stabiliva invece la possibilità di trasportare un cane di taglia media, sistemato nella parte retrostante dell’autobus con museruola e guinzaglio. Priorità assoluta restava riservata ai cani che accompagnano i non vedenti.
L’amministratore delegato di Trieste Trasporti, Cosimo Paparo, preferisce non rilasciare dichiarazioni in merito alle motivazioni che hanno spinto l’azienda ad opporsi. «C’è una causa in corso - specifica l’ad - e di conseguenza non mi esprimo». Ma la loro contrarietà i vertici della Trieste Trasporti l’avevano espressa fin dal primo momento evidenziando le difficoltà di convivenza su un mezzo pubblico tra i quattro zampe. «Possono esserci persone allergiche al loro pelo, che hanno paura dei cani - avevano spiegato - e ci potrebbero essere problemi nel caso qualcuno si facesse male o se il cane sporcasse». «Confidiamo nella decisione del Tar - dichiara Vittorio Zollia, assessore provinciale ai Trasporti -. Le motivazioni con le quali la Trieste Trasporti si oppone sono superabili. La Provincia ha agito legittimamente anche in linea con la nuova legge regionale che consente l’accesso dei cani nei luoghi pubblici. E l’autobus è un luogo pubblico». Zollia specifica anche che la possibilità di trasportare i cani di taglia media sarebbe stata introdotta gradualmente e naturalmente, onde evitare disguidi, e non sarebbe stata permessa in certe situazioni. «È evidente - spiega - che non sarebbe stato permesso in estate sulla linea 6 che porta a Barcola e con l’autobus affollatissimo. Come in ogni cosa ci vuole il buon senso».
«Si sprecano le campagne e gli appelli dei personaggi dello spettacolo e della politica per l’adozione di cani, anche per alleviare lo stato di solitudine degli anziani - osserva il capogruppo Pdl in consiglio provinciale, Claudio Grizon - e poi, contrariamente a quanto accade in molte città italiane ed europee, nella “civilissima” Trieste si vorrebbe impedire a giovani e anziani di salire sui bus con un cane di piccola taglia in braccio. Spero davvero si trovi una soluzione, a costo di modificare il regolamento. E che il buon senso valga più delle carte bollate. Chi pagherà i costi del ricorso se, com’è probabile, il Tar darà torto a Trieste Trasporti? Gli utenti con i biglietti o i vertici di Trieste Trasporti?».
 
IL MESSAGGERO
13 MARZO 2014
"Pet taxi": anche a Roma il servizio che porta in giro il tuo animale quando tu non puoi
Cristina Montagnaro 
Il furgoncino li aspetta sotto casa e un autista è pronto ad accompagnarli. I clienti non sono normali cittadini, ma gli amici a quattro zampe. E’ il servizio di Pet taxi, una vettura un po’ speciale che percorre le strade di Roma per portare animali, non solo cani e gatti, dal veterinario, a fare la toletta oppure per trasportali nel caso di un trasloco, quando non si ha tempo a sufficienza per il proprio cucciolo.
Il cliente contatta l’agenzia e dichiara quale animale ha bisogno di essere trasportato, cani, gatti, pappagalli e ogni tipo d’animale da compagnia. Saranno poi prelevati da personale qualificato e da autisti, dotati anche di uno speciale patentino, e portati ad esempio dal veterinario di fiducia del cliente e riaccompagnati a casa. Il servizio può prevedere anche che il padrone possa accompagnare l’animale, qualora non possieda una vettura.
Il tutto si svolge con le dovute autorizzazioni e con l’impiego di mezzi idonee che creino un ambiente salubre per l’ animale domestico e che rispettino regole molto rigide. Le tariffe si aggirano intorno ai 50 euro.
Il primo a sperimentare questo servizio in Italia e diffonderlo a Roma è stato Masterdog, agenzia di servizi a domicilio per animali da compagnia. L’idea nasce da Ergun Comert, 48 anni, fondatore dell’agenzia, sì è accorto che in Italia mancava un servizio del genere e così ha inventato il taxi per animali e ora si occupa delle loro esigenze a 360 gradi.
Ergun Comert afferma: “Noi trattiamo l’animale che ci affidano come se fosse lui, il nostro cliente e non il padrone. Ci comportiamo come se fosse il nostro amico a quattro zampe e questo ci ha permesso di farci conoscere e creare una clientela fidelizzata”.
Da più di 10 anni opera a Roma e tra i suoi clienti oltre a Poldo, un dalmata trasteverino, e a Mostro, un pastore del Caucaso di 90 chili, ci sono anche pappagalli e iguane.
Una volta una signora ha chiamato normalmente il pet taxi, ma quando ha aperto la portiera ed è salita in macchina, il conducente si è accorto che non c’era un amorevole cucciolo, ma un’enorme iguana, che doveva essere visitata dal veterinario.
Il pet taxi viene incontro anche alle esigenze di padroni che conducono una vita frenetica e spesso non hanno il tempo di occuparsi completamente dei quadrupedi. Comert racconta: “Tra i nostri clienti ci sono tantissimi professionisti, che sono spesso fuori casa e così noi portiamo al posto loro l’amico a quattro zampe o a fare la toletta o dal veterinario”.
“Oppure -rivela Comert- una blasonata principessa si è rivolta alla nostra agenzia per portare in taxi, ogni pomeriggio due ore al giorno il suo adorato Billy al parco, mentre lei era impegnata in una partita di bridge con le amiche”.
 
LA REPUBBLICA
13 MARZO 2014
“Violenti con gli animali, impietosi verso gli uomini”

Margherita d’Amico

Annotava Madame de Stael, nel suo importante saggio Della letteratura considerata nei suoi rapporti con le istituzioni sociali (1800): “Una bella legge inglese proibisce agli uomini costretti per mestiere a versare il sangue degli animali la facoltà di esercitare funzioni giuridiche. In effetti, indipendentemente dalla morale che si fonda sulla ragione, vi è quella dell’istinto naturale, quella di cui le impressioni sono irrazionali e irresistibili. Quando ci si abitua a veder soffrire gli animali, si riesce a vincere la ripugnanza dei sensi per lo spettacolo del dolore e si diventa molto meno accessibili alla pietà, anche verso gli uomini”.
Quasi un secolo più tardi Lev Tolstoj scriveva un saggio introduttivo all’edizione russa (1892) di The Ethics of Diet di Howard Williams, intitolato Il primo gradino. Qui il grande scrittore, sostenendo l’immoralità dell’alimentazione carnea (“perché comportava una azione contraria alla morale – l’assassinio – causato solo da ingordigia e golosità”) scriveva: “Orribile, non solo la sofferenza e la morte di questi animali, ma il fatto che l’uomo, senza alcuna necessità, fa tacere in sé il sentimento di simpatia e compassione verso gli altri esseri viventi e diviene crudele, facendo violenza a se stesso. E quanto è profondo nel cuore umano il divieto di uccidere un altro essere!”
Su tale divieto la morale comune, le istituzioni, la giurisprudenza, la logica del commercio, operano una radicale distinzione di genere, fra l’umano e il resto del vivente. Molto spesso magistratura e forze dell’ordine, vuoi per mentalità, vuoi perché sopraffatte, considerano i reati ai danni degli animali questioni più che secondarie. Eppure, la violenza è un principio primo abbastanza indiscutibile. Fin dagli anni 70, negli USA, coloro che oggi i telefilm polizieschi ci hanno resi familiari come i profiler criminologici, annotano gli abusi sugli animali come denominatore comune in una vastissima gamma di personalità nefande, dal serial killer allo stupratore. Anche dalle nostre parti, peraltro, è risaputo che negli ambienti della malavita organizzata si inizia la gioventù proprio torturando e ammazzando cani, gatti, cavalli: così si uccidono in un ragazzo l’empatia e la pietà, in vista di passare all’azione contro i propri simili.
Ma la questione è tutt’altro che relegata ai casi estremi. Frequenti esempi di piccole, medie, feroci violenze sugli animali si registrano oggigiorno non solo nelle zone rurali ma pure in ambito urbano. Come pure incurie, atti di grave irresponsabilità, abusi persino – se ne parla molto poco – di carattere sessuale, molto più diffusi di quanto non si creda e sempre basati sul principio della sopraffazione e della sevizie. Osservare questi fenomeni, comprenderli prevenirli anziché disprezzarli, significherebbe rendere un servizio alla nostra stessa comunità.
Un’importante riflessione sociale sul tema infatti, accompagnata da un nuovo impegno educativo verso i bambini nelle scuole, non farebbe torto nemmeno a chi pensa che la Terra sia il salotto dell’uomo e le stelle ci facciano l’inchino.
 
GIORNALETTISMO
13 MARZO 2014
«Vi racconto la mia verità sulla carne e sul cancro»
L'intervista a Mario Pappagallo co-autore con Umberto Veronesi del libro "Verso la scelta vegetariana"
Stefania Carboni 
«Nessuno ha detto nel libro che la carne è cancerogena ma neanche che non lo sia». Mario Pappagallo, giornalista scientifico del Corriere della Sera, è co-autore con il celebre oncologo Umberto Veronesi del libro “Verso la scelta vegetariana”. Nell’opera i due autori illustrano tra teoria e pratica, come avvicinarsi all’alimentazione vegetariana. Recentemente è apparso su Giornalettismo un pezzo che smentiva le parole (mai) utilizzate da Veronesi per avallare la tesi di una stretta connessione tra cancro e carne. Parole dell’oncologo smentite anche dall’Istituto Europeo di Oncologia così: «In riferimento all’articolo rilanciato da alcuni siti in Rete – spiega una nota dello Ieo – “La carne è cancerogena: Umberto Veronesi svela il motivo per cui non se ne parla”, si comunica che Umberto Veronesi, Direttore Scientifico di IEO, non ha MAI rilasciato l’intervista riportata, e nessuno dei virgolettati a lui attribuiti è reale. Perorare la causa culturale della scelta vegetariana e della sana alimentazione deve basarsi sulla realtà scientifica e su un dibattito intelligente e solido, non su articoli del tutto inventati che abusano del nome di Umberto Veronesi. Le dichiarazioni attribuite nel medesimo articolo a Umberto Veronesi a proposito di riviste medico-scientifiche e aziende farmaceutiche sono false». Così con Pappagallo abbiamo cercato di capire di più. «Esiste l’esigenza di esser attenti alle quantità e alla differenziazione alimentare, accentando riscontri scientifici che riportano comunque che i vegetariani campano più a lungo. Che la carne sia cancerogena è noto oramai…»
In che senso scusi?
La carne cotta alla brace aumenta il rischio di cancro al colon retto del 70 per cento. È dagli anni ’80 che è noto. Il secondo dato scientifico è che il grasso animale aumenta dell’30 per cento il rischio di tumore al seno. E questo nel libro è scritto. Questo però non vuol dire che la carne fa venire il cancro ma che bisogna ridurne il consumo. Però in Italia paradossalmente, nonostante i dettami della dieta mediterranea, consumiamo circa 800 grammi pro capite alla settimana quando è stabilito dai nutrizionisti che il massimo indicato è sui 450. Poi andiamo a vedere che contiene la carne: non di chianina, ma di hamburger la cui fonte di allevamento è precisa ma …
Ma?
Ci sono spesso casi di cronaca in Italia, attraverso operazioni dei Nas, che dimostrano come il male in Italia sia la frode alimentare. Un esempio? Carni sceltissime di manzo che contengono tracce di maiale. Frodi che sembrano innocue. il problema è gli allevamenti quali garanzie ci danno? Le cito un esempio. Il latte che è andava distrutto nei formaggi con le aflatossine, contenute nel foraggio, sono cancerogene. Se presente nel latte vuol dire che bisogna monitare il foraggio. Abbiamo fatto una brutta figura internazionale. Ma quale garanzia io ho che i controlli (anche se numerosi) siano fatti a tappeto?
Quindi?
Qual’è la condizione più rischiosa nella nutrizione corretta? Eccedere con qualche cibo. La tendenza italiana è mangiare carne tutti i giorni. Non esiste, agli inizi del ’900 si mangiava carne una volta a settimana, così come non esistevano diete monotematiche.
Ma nel libro è scritto che nessun alimento è individuato come protettitvo o causale. Quindi la carne di per sé non è pericolosa ma dipende da come è allevata?
Esatto. Le faccio un esempio. Gli argentini sono grandi mangiatori di carne ma è carne da pascolo. In questo momento per sfamare un terzo della popolazione mondiale si allevano per il macello circa 3 miliardi e mezzo di capi, per far fronte al fabbisogno alimentare crescente. Come verranno alimentati questi animali per fare profitto? Chiusi, con sostanze che aumentano la massa muscolare senza che facciano movimento. Il professor Veronesi è uno scenziato. La causa va dimostrata scientificamente. Gli studi scientifici sono fatti anche su meta analisi, osservazioni a posteriori, per esempio l’incidenza sul tumore al colon retto in base alle abitudini alimentari delle persone. Se esiste una incidenza dimostrata al 70 per cento questa è stata dimostrata a confronto con persone vegetariane. Il tutto fatto a posteriori. Quando si dice che la causa è dimostrata spesso deve esser fatta in un laboratorio. Dimostrare però una incidenza su casi del genere è difficile e deve esser basato su uno studio lungo anni.
Ma non c’è lo stesso rischio con frutta e verdura cresciuta su terreni inquinati?
Certo, se non coltivata bene. Anche sul biologico. Però noi sappiamo che se uno si nutre (5 pasti al giorno) con frutta di stagione, del territorio, con polifenoli, c’è meno incidenza sulla casistica. Noi sappiamo che il grasso animale aumenta il colesterolo, questo è noto. Se uno mangia più salumi e grassi può rischiare di più, con aumento del colesterolo, di avere un infarto. Però geneticamente potresti avere condizioni tali per cui potresti non soffrirne affatto.
E nel passato?
Nell’antichità la carne di cacciagione si faceva frollare per alcune settimane. Addiritura la chianina era conservata in un posto fresco per tre settimane prima della sua consumazione. Un meccanismo empirico per ridurre i rischi presenti nel sangue. Quindi cosa succede se si prende una carne di manzo, da piazzare nel barbecue? Magri la si fa anche brucciacchiare? In quel momento si creano delle sostanze che possono diventare cancerogene.
Quindi il problema è la carne alla brace?
È il sistema di combustione e bruciatura del sangue. Si crea dulla carne quella crosticina che dà sapore alla brace. Ecco, quella parte non va troppo bruciacchiata ma cotta nei tempi dovuti. Cotta, ad una fiamma non viva e tenuta ad una certa distanza. Ancora peggio se la brace è di carbonella e non di legna. E’ come dire il fumo di sigaretta causa il cancro. Quali sono le componenti cancerogene? La carta, la combustione, l’ossido di carbonio. Se si fuma tabacco puro il rischio sarebbe minore. Anche queste cose fino a poco tempo fa non si sapevano. Le faccio ancora un esempio le righine nere che comparivano sulle carte delle sigarette. Ecco, quella era polvere da sparo, serviva per tenere la sigaretta sempre accesa. Adesso non compare più, ma si tratta di cose recenti. Una sigaretta, fatta con tabacco e carta è meno dannosa delle commerciali che si fumavano finoa qualche tempo fa.
Noi però ci nutriamo di carne. Il nostro organismo lo prevede.
Siamo onnivori. Io non sono favorevole agli estremismi. Noi abbiamo bisogno di tutto e ricordarci che però siamo prevalemenmente mangiatori di ortaggi. Chi dice che i primitivi mangiavano solo carne dice fesserie. Perché? Perché la carne andava cacciata. Si partiva per lunghe stagioni di caccia e si riusciva a mangiare un animale dopo diversi giorni. Per il resto c’erano radici, bacche, frutta. Gli antichi romani si cibavano di farro. Quello che è successo per motivi commerciali e d’interesse come le sigarette ha permesso questa dieta. Il mercato è americano: noi però campiano
più dei cittadini d’oltreoceano. Forse non dovremmo diventare troppo americani ma esser mediterranei. Lo dicono secoli di storia. Perché dobbiamo mangiare l’hamburger due volte al giorno? Onnivoro vuole dire che le proteine animali sufficienti vanno assunte ma attraverso latte, uova, formaggi. Cose che noi assumevamo prima comunque perché la carne era un lusso.
Ma prima?
Il bovino nella cultura mediterranea veniva mangiato dopo anni, si mangiava pollo, coniglio, agnello. Il cavallo e il bovino erano utili per la redditività della famiglia. Su queste riflessioni storiche occorre riflettere. È come la dieta Dunkan che fa dimagrire. E invece può danneggiare il sistema dei reni. È un bestseller, certo, ma poi Dunkan è stato radiato dall’ordine dei medici. Io dico solamente che la maggiorparte delle malattie, in base alla storia ed in base alla mortalità media nei vari paesi del mondo, avviene a causa degli squilibri alimentari. Nel medioevo la patologia più grave tra i ricchi era la gotta. Il ricco moriva prima se non riduceva l’abitudine a mangiare carne tutti i giorni. Certo, dalla carne arrivano elementi riparatori di un muscolo che necessità riparazione o sviluppo. Ma l’energia? Berruti per dire, medaglia d’oro, prendeva energia mangiando un piatto di pasta prima della gara. Per esempio il mito della carne bianca…
La carne bianca è indicata come la meno grassa nelle diete.
Sì. In realtà il pollo faceva movimento, raspolava nelle aiuole. Questa è l’immagine del pollo sano che ricordo io. Il pollo così ha comunque una carne rossa vicina all’osso. Quello che mangiamo oggi sarà sì una carne bianca, ma allevata dentro una gabbietta, più grassa, che nasce, cresce e viene ammazzata ed arriva così sul tavolo. Un pollo la cui però carne (a differenza del ruspante ndr) si stacca velocemente dall’osso. Positivo o no? In natura l’unica carne bianca di colore, non grassa, che esiste è il coniglio. È come il manzo di Kobe, trattato con attenzione ma per forza di cose si tratta di carne grassa. Non è naturale.
Allora mangiare o no?
Il vero problema è che noi se a noi ci piace la carne ci dobbiamo limitare al quantitativo esatto. Risparmiamo sulla quantità ma puntiamo sulla garanzia e la qualità del prodotto. Meglio un rosso d’uovo con lo zucchero piuttosto che una colazione con bacon ed uovo fritto. Ricordiamoci di essere italiani ma non solo nella colazione. Tutto il giorno.
Quindi abbinare i cibi giusti?
Senza eccessi da una parte e dall’altra. Non bisogna seguire le mode ma ascoltare il proprio corpo. Occorre una dieta con prevalenza di frutta e verdura. Chi mangia carne deve ingerire un quantitativo sufficiente di polifenoli. Non solo, occorre “mangiare anche un po’ di meno”. Ovvero alzarsi da tavola “non sazi”. Il problema è non legare le proprie abitudini di vita o culturali a delle modalità codificate attraverso moda, promozione o campagne pubblicitarie. Quando si tratta di salute l’organismo sa cosa fare. Noi abbiamo qualcosa che ci comanda, bisogna saperlo leggere. Bisogna conoscere se stessi, ognuno è diverso dall’altro. Impariamo ad ascoltarci se possibile. Anche in un epoca in cui è difficile sempre più parlare.
 
GAIA NEWS
13 MARZO 2014
Effetto placebo sugli animali domestici: aggirato grazie ad un nuovo studio

Elisa Corbi 

Come fare a sapere che il nostro animale domestico sta beneficiando di un farmaco contro il dolore? Un nuovo studio dei ricercatori della North Carolina State University ha escogitato un modo per aggirare l’effetto placebo per i farmaci degli animali domestici e valutare obiettivamente la loro validità.
Quando gli animali vengono reclutati per la sperimentazione clinica, in particolare per i farmaci contro il dolore, i ricercatori devono basarsi sull’osservazione del proprietario per determinare se il farmaco sta funzionando. Sembra abbastanza semplice, ma a quanto pare il comportamento umano e quello animale possono influenzare i risultati.
Tutti gli studi clinici hanno un “controllo” cioè un insieme di partecipanti che ricevono un placebo al posto del farmaco. Nella sperimentazione umana i ricercatori tengono conto dell’effetto placebo, ovvero l’impatto psicologico che la fiducia del paziente nel trattamento può avere sulla sua condizione. Per aggirare il problema i ricercatori hanno messo molto impegno nello sviluppo di strumenti abbastanza sensibili per distinguere tra l’effetto placebo e l’effetto “reale” di un farmaco.
“In medicina veterinaria, ci imbattiamo in quello che chiamiamo ‘caregiver placebo effect,’  ovvero una serie di fattori che provocano un’influenza inconscia sulle percezioni dei proprietari,”afferma la dottoressa  Margaret Gruen. “Semplicemente osservando il comportamento ed eventuali cambiamenti nella routine quotidiana, come la somministrazione di farmaci, influenzerà il modo di rapportarsi all’animale. Questo rende il controllo per l’effetto placebo più difficile, e anche le tecniche di rilevazione più sensibili hanno ancora difficoltà a distinguere tra l’effetto reale e l’effetto placebo”.
“Prendiamo come esempio i gatti che sono noti per la loro riluttanza ad assumere farmaci. Quindi, se il vostro gatto sta partecipando a una sperimentazione clinica di farmaci per il dolore,  il rapporto con l’animale e con il suo comportamento sta per subire alcuni cambiamenti abbastanza significativi una  volta iniziata la somministrazione di farmaci.  E scrutando attentamente ogni mossa del gatto, le nostre risposte possono cambiare”, dice la dottoressa Gruen.
Durante la ricerca Gruen e il ricercatore Duncan Lascelles hanno testato una bassa dose di un farmaco comunemente utilizzato per la gestione del dolore nei gatti che presentano una malattia degenerativa delle articolazioni. Hanno iniziato dando a  tutti i partecipanti al processo nelle due settimane iniziali un  placebo. E i proprietari erano consapevoli di ciò che stavano dando al proprio animale. A questa è seguita una prova di tre settimane , con metà dei partecipanti trattati con  il farmaco e metà con il placebo , senza che i proprietari sapessero cosa fosse. Infine  nelle ultime tre settimane a  tutti i partecipanti sono stati somministrati placebo senza che i proprietari fossero a conoscenza del cambiamento.
“Nelle ultime tre settimane siamo stati in grado di ottenere risultati reali circa l’utilità del farmaco”, spiega Gruen. “Infatti tutti i proprietari hanno indicato che i loro animali domestici erano migliorati,  il che è dovuto al ‘caregiver placebo effect’. Ma durante la fase di washout , i proprietari di gatti che avevano ricevuto il farmaco nella prima fase hanno segnalato di nuovo manifestazioni di dolore nei loro animali, mentre i proprietari di gatti che avevano ricevuto il placebo nella prima fase non hanno notato alcun cambiamento . Così siamo stati in grado di aggirare l’effetto placebo e determinare che questo farmaco è efficace nei gatti con malattia degenerativa delle articolazioni , ” continua Gruen . “Siamo consapevoli che questo approccio avrà bisogno di ulteriori indagini , ma crediamo che questo possa essere utile sia negli studi veterinari sia negli studi umani in cui l’effetto placebo è particolarmente forte .
 
NEL CUORE.ORG
13 MARZO 2014
INGHILTERRA, INFILA IL SUO GATTINO NEL MICROONDE ACCESO: "IN CARCERE"
Una 23enne in prigione per tre mesi e mezzo
Una storia di crudeltà che fa inorridire i britannici. Una 23enne, Laura Cunliffe, di Hoyland, Inghilterra settentrionale, è stata condannata a 14 settimane di carcere (tre mesi e mezzo) per aver ucciso il suo gattino mettendolo dentro il microonde e puntando sui cinque minuti il timer. La giovane ha, però, bloccato l'elettrodomestico dopo un minuto. Ma per l'animale è stato troppo tardi: non è sopravvissuto. La ragazza è stata anche bandita, per tutta la vita, dall'avere un animale domestico. "E' un atto di orribile crudeltà", ha detto il giudice John Foster, durante la lettura della sentenza.
La ragazza ha ucciso il gatto, chiamato Mowgli, perché pensava che avesse attaccato il suo pesce rosso. Ma la sentenza ha sollevato anche polemiche: Laura, come ha affermato il suo avvocato, soffre di depressione psicotica, ed è stata ricoverata in ospedale più volte. Dal pubblico in tribunale si sono levate voci di protesta alla condanna per una persona che non avrebbe preso quella terribile decisione in piena coscienza.
 
GREEN STYLE
13 MARZO 2014
Danno birra a un cane: arrestati due giovani americani
Una bravata crudele quella organizzata da due studenti del College di Brockport, nello stato di New York, nel costringere un cane femmina a bere birra da un barilotto. La vittima, un Labrador nero, è stato avvicinato con la forza a un comune fusto da birra, solitamente acquistato per le feste tra ragazzi, e costretto ad abbeverarsi dal rubinetto in dotazione. Una goliardata che però è costata cara ai due giovani, ora accusati di abuso su animali. Il fatto è accaduto sabato scorso nel Campus del College, a pochi chilometri dalla città di Rochester, proprio durante una festa organizzata tra i ragazzi della struttura scolastica. Il cane coinvolto nella dinamica è stato immortalato da un altro studente, che ha pensato bene di pubblicare lo scatto su di un social network di collegiali per un concorso a tema. La foto ha fatto rapidamente il giro del Web e di Twitter, il fatto è emerso senza possibilità di replica. I due colpevoli, entrambi di 20 anni, sono ora accusati di maltrattamento, tortura e ferimento all’indirizzo del povero cane inerme. E il 2 aprile dovranno presentarsi davanti al tribunale della contea per un processo. Del cane, di cui non si conosce la provenienza, si hanno poche notizie ma la certezza che ora sia al sicuro all’interno di un rifugio locale.
L’immagine circolata anche all’interno di SUNY Party Stories, il social network dedicato alle immagini di vita scattate all’interno dei Campus della zona di NY, mostra il cane tenuto a testa in giù per le zampe posteriori. L’animale di nome Mya, che sembra un cucciolo, è immortalato mentre viene forzato a bere dal rubinetto del fusto di birra. Le foto hanno sconvolto anche il College stesso che ha preso le distanze dai due giovani. E di sicuro, dopo il processo del 2 aprile, anche la struttura scolastica prenderà seri provvedimento nei confronti dei due colpevoli.
 
LA ZAMPA.IT
13 MARZO 2014
Spagna, tornano i cavalli selvatici in difesa della biodiversità
Decine di purosangue Retuerta liberi nella riserva di Azaba
In Spagna tornano i cavalli selvatici. Nella riserva Campanarios de Azaba, non lontano dal confine con il Portogallo decine di purosangue di razza Retuerta sono stati rimessi in libertà negli ultimi due anni e ora vivono, come una volta, allo stato brado nel loro ambiente naturale. 
«Questi cavalli ci sono stati donati dal parco naturale di Donana - spiega Carlos Sanchez, direttore della fondazione per la natura - si tratta di un graduale processo di ritorno alla vita selvatica che ci consente di garantire la biodiversità in un’ampia porzione di territorio, limitando al minimo l’interazione con l’uomo». 
”Lasciamo che questi animali vivano nel loro ambiente - aggiunge l’ambientalista Diego Benito - il nostro lavoro è molto limitato, non li alimentiamo ci limitiamo a osservare che tutto sia a posto. Ci interessa solo che loro possano riprodursi preservando la loro razza in modo libero e naturale”.I Retuerta appartengono a una rara razza di cavalli originari dell’Andalusia molto somigliante, pare, agli antichi cavalli iberici che popolavano la Spagna prima di essere addomesticati.Secondo uno studio genetico la Retuerta è una delle più antiche razze equine europee, risalente addirittura a 3000 anni fa.  
VIDEO
http://www.lastampa.it/2014/03/13/multimedia/societa/lazampa/i-purosangue-retuerta-nella-riserva-azaba-C2jhTzhZN2nmuinN2R1oaL/pagina.html
 
GEA PRESS
13 MARZO 2014
 
Zimbabwe – Gli ultimi 750 rinoceronti. Il bracconaggio, però, sembra diminuire
 
In controtendenza rispetto ai dati drammatici del bracconaggio ai rinoceronti del vicino Sudafrica, dove però i rinoceronti sono 20.000. Nello Zimbabwe, invece, il bracconaggio al sempre più raro animale è diminuito da sessanta animali uccisi nel 2012 fino ai venti dello scorso anno.  Nel paese, però,vivono ormai  750 rinoceronti (450 neri e 300 bianchi) contro i 2000 del 1980.
I dati sono stati forniti dall’Autorità dei Parchi dello Zimbabwe che ha altresì sottolineato l’attuazione di progetti volti a contrastare il fenomeno del bracconaggio, quali la decornazione degli animali ed il trasferimento di altri in aree meno a rischo.
I rinoceronti sono attivamente ricercati da bande di bracconieri assoldati da organizzazioni criminali internazionali. Dal corno si ricava un polverina che, dati scientifici alla mano, non ha alcun effetto terapeutico. Nonostante ciò è molto ricercata per l’uso nella medicina tradizione orientale. Il prezzo della polvere di rinoceronte si attesta ormai su valori prossimi, se non superiori, a quelli della cocaina e dell’oro.
 
LA CITTA’ DI SALERNO
14 MARZO 2014
 
Cinque cani bruciati vivi nel canile

Nicola Vitolo

 
CASTIGLIONE DEL GENOVESI (SA) - Cani bruciati vivi in località La Rupe di Castiglione del Genovesi. Qualcuno ha appiccato l’incendio al canile privato dove da sette anni due signore castiglionesi, Angela e Lina, badavano volontariamente ai cani abbandonati. «Vi erano cinque cani ricoverati – dice Angela – sono stati lasciati ad ardere vivi tra le fiamme. Ma non è la prima volta che prendono di mira gli animali da noi custoditi. Già qualche anno addietro hanno ammazzato tre cani e nei mesi scorsi altri sono stati avvelenati». L’incendio è sicuramente doloso e le due donne hanno immediatamente presentato una circostanziata denunzia alla stazione carabinieri di San Cipriano Picentino, guidata dal maresciallo Francesco Esposito. Subito avviate le indagini dopo un sopralluogo sul posto: si cerca soprattutto di capire chi e perché abbia voluto “punire” le due donne. Nel capanno in legno e lamiera, costruito nel terreno di loro proprietà, Angela e Lina ospitavano i “migliori amici dell’uomo” togliendoli dalla strada dove li abbandonano persone senza cuore, senza decoro e senza riguardo per i danni che possono arrecare agli altri ed alla gestione delle problematiche sociali connesse al randagismo. «Nessuno è infastidito da latrati o cattivi odori – afferma sempre Angela – quotidianamente provvediamo a pulirli e rifocillarli. Non chiediamo niente a chicchessia. Lo facciamo soltanto per l’amore che abbiamo nei confronti di queste bestiole emarginate e sole».
 
L’ECO DI BERGAMO
14 MARZO 2014
Ladri avvelenano il cagnolino
Poi indisturbati svaligiano la casa
 
NELLA FOTO - La cagnolina avvelenata in via dei Cappuccini a Treviglio, qui con il suo proprietario Alex Avogadri
Prov. di Bergamo, Domenica gli hanno avvelenato il cane. Quando quarantotto ore dopo Martina, chihuahua di 11 anni, è morta, sono entrati in azione e, nel cuore della notte, hanno messo a segno un furto nella casa di via dei Cappuccini, nella Zona Nord di Treviglio.
«Quando ci siamo svegliati avevamo un forte mal di testa: forse ci hanno spruzzato un sonnifero nell’aria», spiega Alex Avogadri, amareggiato più per il cane che per il furto: «Alla fine ci hanno portato via il televisore da 46 pollici, 40 euro dal portafogli di mia madre e le scarpe da tennis di mia sorella».
Il colpo nella notte tra martedì e mercoledì, proprio quella successiva alla morte di Martina. L’altro cane di famiglia, il maltese di 10 anni Book, non è invece stato avvelenato: esce meno nel cortile della villetta a schiera e probabilmente non ha mangiato il veleno che i malviventi devono aver buttato oltre la recinzione.
Leggi di più su L’Eco di Bergamo in edicola il 14 marzo
 
IVG
14 MARZO 2014
Cairo (SV), vigili e veterinari contro il fenomeno dell’avvelenamento di animali
 
Cairo Montenotte (SV). Il sindaco di Cairo Fulvio Briano mette in campo i veterinari e la Polizia municipale contro il fenomeno dell’avvelenamento di animali.
“il continuo verificarsi di questi episodi – scrive Briano – suggerisce di assumere azioni immediate, e, per questo, inizierei con il coinvolgimento dei medici veterinari che operano in Valle, ai quali chiedo di informare tempestivamente la Polizia municipale ogni qualvolta vengano a sapere di casi analoghi, dando modo, così, all’organico del Comando dei vigili di procedere all’installazione di apposita segnaletica sul luogo dove si presume essersi verificato l’accaduto. Questo a difesa del cittadino proprietario di animali e delle possibili vittime”.
L’iniziativa del sindaco fa seguito anche ai recenti tentativi di avvelenamento nella frazione di Ferrania, dove, soprattutto nei pressi del percorso dell’Adelasia, spesso si trovano bocconi letali per gli amici a quattro zampe.
 
TARGATO CN
14 MARZO 2014
“Striscia la notizia” a Brossasco per l’ennesimo caso di animali costuditi in modo… bestiale
Nel mirino di Edoardo Stoppa un pastore del posto che per tutto il periodo invernale alloggia la propria mandria di 61 bovini in una serie di grotte nella quali non filtra neppure un filo di luce
Brossasco (CN) - Edoardo Stoppa, l’amico degli animali di Striscia la Notizia ed una troupe del telegiornale satirico di Antonio Ricci, sono tornati nei giorni scorsi ancora una volta - la terza - in Valle Varaita, per cercare di portare aiuto degli animali in seria difficoltà.
Nel mirino dell’inviato di “Striscia” un pastore che risiede a Brossasco e che “custodisce” per tutto il periodo invernale 61 bovini in una serie di grotte nella quali non filtra neppure un filo di luce, sparse sulle montagne del paese.
I bovini tutti di razza piemontese, sono magrissimi, vivono nel letame e non hanno a disposizione acqua da bere, sono tutto il giorno al buio, e le oggettive difficoltà di raggiungimento dei siti, complicano ancora di più la possibilità di dare loro da mangiare e da bere. Inoltre sono presenti decine e decine di cani vaganti tutti di proprietà del pastore, magri e con vistosi problemi fisici, molti di questi hanno da poco partorito, ma non vi è traccia di cuccioli, per questo motivo i volontari dell’Associazione Nazionale Protezione Animali Natura Ambiente hanno cercato di fornire aiuto più volte al pastore purtroppo invano.
“Gli animali – si legge sul sito dell’Associazione Nazionale Protezione Animali Natura Ambiente, che ha contribuito al servizio con la propria Sezione Provinciale di Cuneo - sono richiusi li dentro per tutto l' inverno, con scarsità di cibo e acqua, alcuni di questi locali assolutamente inidonei alla detenzione di animali, sono accessibili solo a piedi e con estrema difficoltà con la neve caduta copiosa. I vicini della Borgata, e moltissimi proprietari delle baite antistanti, sono anni che si lamentano per lo stato di detenzione di questi animali, per questo motivo Edoardo Stoppa si è recato sul posto per cercare di convincere il pastore a detenere al meglio questi animali”.
“Lontani dalle telecamere il pastore – recita ancora il sito -, sembra che abbia dichiarato che gli animali sono stati in passato già sequestrati, e che forse ha già subito una condanna per maltrattamento, e non è finita, ha aggiunto che percepisce contributi dalla Unione Europea e dalla Regione Piemonte per la gestione di questi animali”.
L' intervento di Striscia la Notizia ha portato alla luce la reale emergenza, per questo motivo l' Anpana chiede aiuto alle Autorità locali, affinché intervengano prontamente e fattivamente ed invita quanti abbiano situazioni particolari o emergenze da segnalare a scrivere a cuneo(at)anpana.piemonte.it.
 
BOLOGNA TODAY
14 MARZO 2014
 
Baricella (BO), allevamento cani 'senza permessi e condizioni inadeguate': il caso arriva in Regione
A chiedere alla Giunta di fare chiarezza è la consigliera Meo (Sel-Verdi): lì sono morti dei cani, "quali controlli sono stati fatti?'
 
L’allevamento era risultato "privo delle necessarie autorizzazioni e presentava condizioni non adeguate a garantire il sano equilibrio psico-fisico degli animali detenuti, tanto da provocare la morte di quattro cuccioli di Eurasier e lesioni cutanee e disturbi comportamentali nei cani sopravvissuti”. Così dopo i controlli - avvenuti a fine 2012 - effettuati dalle  guardie zoofile dell’Enpa di Bologna, i Carabinieri e servizi veterinari dell’Ausl presso un allevamento di cani di Baricella, dove erano detenuti 96 animali di razza Alaskan malamute e Eurasier. Lo segnala la consigliera Gabriella Meo (Sel-Verdi) in un’interrogazione rivolta alla Giunta regionale, in cui sottolinea che, in seguito, sarebbe “stato aperto un procedimento penale, a carico della proprietaria dell’attività, pendente dinnanzi la Procura della Repubblica di Bologna” e che “il Pubblico ministero di riferimento ha disposto il sequestro preventivo d’urgenza dei cani presenti nell’allevamento”.
Meo riferisce anche che, “secondo le attestazioni dell’anagrafe canina, alcuni animali sequestrati” sarebbero risultati “di proprietà di parenti e del compagno dell’indagata e pertanto, in sede di convalida, il Gip ha disposto la restituzione di tali esemplari che, a quanto risulta, sono rientrati nella disponibilità dell’allevatrice”.
“Dall’esame delle banche dati pubbliche - prosegue la consigliera - è inoltre emersa confusione tra le attestazioni dell’Enci (Ente nazionale cinofilia italiana) e le risultanze dell’anagrafe canina, soprattutto in relazione alle cucciolate prodotte dalle fattrici presenti nell’allevamento”.
Meo chiede quindi alla Giunta se l’esercizio dell’attività dell’allevamento sia stata regolarmente autorizzata e se l’eventuale autorizzazione sanitaria preveda la predeterminazione del numero dei cani che la struttura può contenere.
La consigliera vuole inoltre sapere se, successivamente all’avvio del procedimento penale, le strutture sanitarie competenti abbiano controllato l’allevamento per verificare se fossero state colmate le carenze strutturali contestate all’atto del sequestro degli animali, se sia previsto un controllo del numero di gravidanze annualmente imposte ai cani, in considerazione dell’alto numero di cuccioli di cui è stata dichiarata la nascita, e se, sulla base delle risultanze dell’Enci, sia stato svolto un monitoraggio sull’esistenza di allevatori non dichiarati e sulle condizioni dei cani da questi ultimi gestiti.
 
GEA PRESS
14 MARZO 2014
 
Parco Nazionale d’Abruzzo – Morta orsa di sei anni
Forse una grave malattia l'aveva ridotta in fin di vita
 
Un’orsa di circa 5-6 anni di età è stata avvistata stamani dai Guardiaparco del Servizio di Vigilianza del parco Nazionale, d’Abruzzo, Lazio e Molise. L’animale, seguito dagli stessi Guardiaparco, è subito apparso in condizioni molto gravi.
Il ritrovamento è avvenuto nella frazione di Sperone nel comune di Gioia dei Marsi. Ad intervenire sul posto il veterinario e la zoologa del Parco, Leonardo Gentile  e Roberta Latini. Purtroppo l’animale appariva in uno stato di salute molto precario. Il Parco Nazionale riferisce di tremori, diarrea e problemi  di coordinamento motorio con difficoltà a mantenere la postura normale. Gli esperti intervenuti hanno così deciso di praticare all’animale una lieve sedazione al fine di potere poi prestare le cure urgenti del caso. Altri reparti della Sorveglianza dell’Ente sono invece intervenuti perlustrando tutt’intorno il luogo del ritrovamento e facendo dei prelievi  nell’ambiente circostante.
Si è così constatato che l’orsa quest’anno non ha avuto cuccioli e ad una prima diagnosi il sospetto è che fosse afflitta da una grave malattia. L’orsa è stata immediatamente trasportata allo zoo del Parco, a Pescasseroli, dove è stata ancora amorevolmente assistita e dove sono stati fatti dei prelievi biologici per le analisi che dovranno accertare le cause del grave stato di salute in cui versava che nel pomeriggio l’hanno portata alla morte.
I prelievi sono stati spediti all’Istituto Zooprofilattico di Teramo ed alla facoltà di veterinaria dell’Università della stessa città,  affinché  si possa avere una diagnosi delle cause della morte. Purtroppo lo stato convulsivo che l’orsa presentava al risveglio dalla sedazione si è andato sempre più accentuando  fino alla morte dell’animale, intorno alle ore 16.00.
 
NEL CUORE.ORG
15 MARZO 2014
 
PARCO D'ABRUZZO: ORSA MUORE DI MALATTIA, TIMORI PER IL CONTAGIO
Attesa per i risultati delle analisi dei veterinari
 
Rinvenuta ieri mattina in gravi condizioni di salute dai guardiaparco del servizio di sorveglianza del Parco nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise, un'orsa dall'apparente eta' di 5-6 anni è' poi morta intorno alle 16 allo zoo del Parco, dove era stata trasportata per le cure del caso. In attesa dei risultati delle analisi, ci sono timori per una possibile "patologia contagiosa" che – afferma Corradino Guacci, presidente della Societa' di storia della fauna "Giuseppe Altobello" di Baranello (Campobasso), "costituirebbe un serio rischio per la sopravvivenza della popolazione dell'Orso marsicano".
L'orsa è stata trovata nei dintorni di Sperone, frazione di Gioia dei Marsi (L'Aquila) e il veterinario e la zoologa del Parco, Leonardo Gentile e Roberta Latini, avevano constato subito lo stato di salute molto precario dell'animale. L'orsa presentava "tremori, diarrea e problemi di coordinamento motorio con difficolta' a mantenere la postura normale". L'animale è stato sedato per le cure urgenti del caso, mentre altri reparti della sorveglianza dell'ente hanno perlustrato tutt'intorno il luogo del ritrovamento facendo dei prelievi nell'ambiente circostante. I prelievi effettuati sono stati spediti all'istituto zooprofilattico di Teramo e alla facolta' di veterinaria dell'Universita' della stessa citta' affinché si possa avere una diagnosi certa delle cause della morte.
 
MESSAGGERO VENETO
14 MARZO 2014
 
Tarvisio (UD), neve killer: morti cervi e camosci
Sono una quarantina le carcasse ritrovate nella Foresta Altri animali ricoverati nel Centro recupero di Malborghetto
 
TARVISIO (UD). Le grandi nevicate continuano a presentare il conto. Sono pesanti i danni subiti dai paesi ed è pesantissimo anche quello subito dalla Foresta di Tarvisio, con migliaia di alberi schiantati e la morte di molti animali, cervi, caprioli e camosci. Da gennaio a oggi, infatti, il personale del Corpo Forestale dello Stato e della Forestale regionale ha rivenuto le carcasse di 26 cervi, 13 caprioli e 2 camosci, quasi tutti morti per la fame a causa della difficoltà di reperire cibo.
Sono questi i numeri che ha fornito il sovrintendente capo del Corpo Forestale dello Stato, Dario De Martin Topranin, responsabile della Sezione naturalistica, il quale spiega anche che nel Centro di recupero della fauna, in località Cucco di Malborghetto, sono stati ricoverati 16 tra cervi e caprioli, 7 dei quali non sono riusciti a sopravvivere, mentre gli altri nove sembra che riusciranno a superare il forte debilitamento fisico, amorevolmente assistiti dalla signora Ilse, e potranno ritornare nel loro habitat.
Preziosa, dunque, l'attività del Centro di recupero, uno dei primi a nascere in Italia e voluto dal Corpo Forestale dello Stato, che ritiene, questo – come precisa l'amministratore della Foresta Fabrizio Terlicher - un obiettivo primario per aiutare la fauna selvatica in difficoltà.
In questi ultimi giorni, comunque, la situazione è migliorata, ragguaglia De Martin, la notte con il freddo la neve si rassoda e gli animali possono muoversi, ma per più di un mese sono rimasti “intrappolati” e sprofondando fino alla pancia nella neve non riuscivano a raggiungere neppure le greppie (un centinaio sparse nella Foresta) approntate in luoghi strategici dove gli animali si raggruppano per svernare. Questo significa che i rinvenimenti di animali morti sono avvenuti in aree accessibili anche all'uomo che ha cura della selvaggina, perciò rappresentano solo una parte degli animali che sono stati vinti dalle intemperie nell'intera foresta, il cui numero non si potrà mai conoscere.
Comunque, è particolarmente preziosa l'attività di prevenzione che vede impegnati con la Forestale anche i cacciatori della Riserva, che, a loro volta, gestiscono numerosi punti di foraggiamento. Fino ad ora solo il Corpo Forestale dello Stato ha rifornito il centinaio di greppie di sua pertinenza con 300 quintali di fieno e un paio di quintali di sale.
FOTO
 
SUPER MONEY
14 MARZO 2014
 
Animali: merci da macello!

 
Per far fronte a una richiesta sempre maggiore di carne, causata dall'aumento della popolazione e dal consumo spasmodico di questi alimenti, le industrie aumentano la produzione causando danni agli animali, alle persone e all'ambiente.
Si distruggono, ogni anno, migliaia di ettari di foreste per realizzare pascoli e coltivare cereali e foraggi destinati agli animali. È un impatto devastante sull'ambiente.
Per capire meglio i danni verso l'habitat basta vedere gli allevamenti con occhi diversi, cioè come macchine produttrici di proteine animali con un consumo spropositato di proteine vegetali. Spropositato perché le proteine vegetali si trasformano in animali solo in minima parte (il rapporto di conversione è fortemente negativo).
Per mantenere ad un costo accessibile i prodotti come latte, uova e carne, l'allevamento viene sfruttato in maniera intensiva per massimizzare i profitti.
A pagarne il costo sono le piccole aziende, che non riescono a tenere il passo con la grande distribuzione, e gli animali allevati, i quali sono sottoposti a sofferenze, costretti a vivere in gabbie strette, senza la possibilità di muoversi, imbottiti di antibiotici e alimentati con prodotti inadeguati.
Questo porta alla manifestazione, negli animali, di atteggiamenti gravi, come il cannibalismo, o ad altre patologie (un esempio su tutti la mucca pazza).
Per la produzione di latte, le mucche vengono inseminate artificialmente e dopo la nascita del vitellino, che viene immediatamente separato dalla madre e mal nutrito in modo che la carne rimanga bianca e tenera, la mucca viene munta per mesi producendo latte 10 volte in più di una normale produzione e rischiando di essere colpita da mastite.
Per quanto riguarda la produzione di uova, le galline, forzate all'immobilità, sono poste in gabbie strette, causando l'atrofizzazione delle ali e delle zampe.
Anche per i pesci si sta sviluppando l'allevamento intensivo che porterà alla loro produzione in spazi strettissimi.
Potremmo ridurre i danni, alternando tutti questi prodotti con cibi che hanno gli stessi valori nutrizionali, in modo da considerare gli animali per quello che realmente sono e non come macchine di produzione per il nostro piacere.
 
NEL CUORE.ORG
14 MARZO 2014
 
NAPOLI, ANCHE I CANI DI GROSSA TAGLIA SALGONO SULLA FUNICOLARE
Stabiliti dal garante orari e regole per il trasporto
 
Via libera per i cani di grossa taglia nelle funicolari napoletane. In via sperimentale per un anno è possibile trasportare sui quattro impianti cittadini (Centrale, Chiaia, Montesanto e Mergellina) cani di peso superiore agli 8 chili. Lo annuncia il garante per i diritti degli animali del Comune di Napoli, Stella Cervasio. "Grazie al dialogo e alla collaborazione tra Comune di Napoli, il Garante, Anm (Azienda napoletana mobilità) e Ustif (Ufficio speciale trasporti impianti fissi) - spiega Alberto Ramaglia amministratore delegato di Anm - abbiamo raggiunto un altro obiettivo. Perché il diritto alla mobilità sia garantito anche ai viaggiatori con cani di grande taglia". E' consentito trasportare (dall'apertura fino alle 8, dalle 14 alle 16 e dalle ore 20 fino alla chiusura dell'impianto) un solo cane per treno, nello scompartimento a valle, provvisto di titolo di viaggio, scheda di iscrizione all'anagrafe canina, museruola e guinzaglio. E' vietato l'uso di scale mobili e ascensori e in caso di eccessivo affollamento i viaggiatori con cane saranno invitati ad attendere il treno successivo.
 
CORRIERE DELLA SERA
14 MARZO 2014
 
A Torino il primo locale
Gatti da bar: caffé e micio da coccolare
Il debutto In Italia l’«esperienza» giapponese. L’etologo Mainardi: non è una forzatura. Anche quando sono randagi tendono a vivere in colonie
 
di Enrico Caiano
 
Chiudete gli occhi. Rilassatevi. Riempitevi la mente di quei cieli inesorabilmente azzurri che solo una vacanza su un’isola greca può regalarvi. Immaginatevi lì, frinire delle cicale in sottofondo, su una di quelle sedie di paglia scomode delle loro taverne. Sicuramente, in quel momento, avete in braccio un gatto. Non pasciuto e schizzinoso ma magrolino, con le anche puntute e il pelo qua e là sfoltito dalle lotte. Lo state riempiendo di grattini, viziando con qualche microassaggio di pesce. Rinunciando a quei cieli azzurri ma contando, in compenso, su seggiole assai più comode, potrete provare le stesse emozioni da venerdì e sabato prossimi a Torino, alle inaugurazioni dei due primi cat café italiani: il MiaGola di via Amendola 6, centro città a due passi dal Museo Egizio, tempio riconosciuto della sacralità del gatto; il Neko Café di via Napione 33, vicinissimo al Po dei Murazzi e alla piazza della movida Vittorio Veneto.
Per l’Italia è una prima assoluta, il caffé con gatti. Entrate, ordinate, vi sedete e i felini sono lì che vi aspettano. In Giappone i neko café sono un’istituzione da anni (neko in giapponese vuol dire gatto, animale portafortuna, anche e soprattutto quello nero). Ce ne sono ormai un centinaio, 50 solo a Tokyo. Anche in Europa esistono, da un anno o poco più. Ma non arrivano a 10 e stanno nelle capitali, da Parigi a Madrid, da Vienna (il capostipite, nato a fine 2012), a Londra e San Pietroburgo, fino a Vilnius e Monaco di Baviera. Da noi Torino arriva prima di Roma e Milano.
Tutto cominciò a Taipei, capitale di Taiwan, l’altra Cina. Al Paradise Cat Café sono partiti con 40 gatti. Ora sono 30 (10 sono stati adottati dagli avventori), di razza, da ammirare e fotografare (senza flash, please). Perché questa è la filosofia dei neko café d’Oriente: i gatti sono vere star consapevoli di esserlo, qualcuno ha anche il profilo Facebook. Li si coccola o li si coinvolge anche nei videogiochi Wii. Il tutto costa 10 euro all’ora. Tenete conto che per i giapponesi è il solo modo di interagire con un gatto: negli appartamenti piccolissimi non si possono tenere, causa rigide regole igieniche dei condomini. Tutto il contrario degli Usa, dove a casa propria si può fare ciò che si vuole e nei locali pubblici il contrario. Impossibile per le norme Usa unire licenza per ristorazione e gatti: devono stare in ambienti separati. Così i cat café sopravvivono (con due ambienti) solo nella «europea» Boston e nella cosmopolita San Francisco. Quello di New York fatica. Americani e giapponesi sono agli antipodi, ma questo già lo si era capito… In Europa, fortunatamente, l’approccio dei cat café è ben diverso. Si reggono anche sulle donazioni via Internet dei gattofili (crowdfunding) e il loro spirito-guida è quello animalista: i gatti, esclusivamente randagi, vengono presi dal gattile e sterilizzati, sono rigorosamente meno di 10 e controllati da un veterinario. Il MiaGola ne avrà 6 e la metà porterà nomi scelti dai bambini in un referendum. Il Neko Café ne avrà 7. Come a Vienna (il primo europeo nel 2012) e a Berlino. Fa eccezione Le Café des Chats, nel quartiere parigino del Marais, che ne ha 12. La titolare, Margaux Gandelon (la trovate su YouTube) nel suo locale tutto divani e poltrone d’antan ha regole ferree. I gatti non possono ricevere cibo ma hanno i loro distributori di croccantini che aprono con un sensore al collo. Non possono essere svegliati se dormono, né forzati a giocare se dimostrano di non volerlo. I bambini sono vigilati attentamente dai genitori nei loro contatti con i mici. Fortunatissimi, visto che gli avventori hanno la possibilità di donare fondi al loro gatto preferito per costruirgli una pensione ad hoc.
Da noi i criteri saranno un po’ più laschi: se volete dare da mangiare al gatto potete ma anche a Torino se i gatti ronfano non potranno essere svegliati e quando saranno stanchi di interagire con l’uomo potranno rifugiarsi in un’area tutta loro. Solo ragazze si occuperanno dei mici al MiaGola della 36enne Andrea Venier, nata negli Usa, ex volontaria al gattile: la sua ambizione è fare del locale un centro di aggregazione ipertecnologico che invoglia al volontariato, con un angolo del veterinario e uno dedicato ai bambini. Liberi dal cipiglio dei genitori. Al Neko Café saranno invece organizzabili anche sedute di ron ron therapy, la pet therapy felina nata in Francia, secondo cui le fusa del gatto producono vibrazioni che grazie a recettori della pelle inviano al cervello sensazioni di relax e combattono ansia ed insonnia. «Ma non pensate di entrare in questi locali e che il gatto si faccia automaticamente coccolare — avverte Clementina Pavoni, analista junghiana e gattofila —. Il gatto decide se dare fiducia. Il bello di questo esperimento per l’Italia è semmai la possibilità di interagire con un essere “altro”, molto diverso da noi, che va conquistato. Non a caso Freud paragonava il gatto e i grandi felini alla donna, che vedeva narcisista e totalmente “altra da sé”». Dalla parte dei gatti la vede invece Dànilo Mainardi, principe degli etologi italiani: «Non è una forzatura per i gatti. Quando vivono randagi, pur essendo di norma poco sociali, hanno però la tendenza a formare colonie».
Nei due locali ci saranno sportelli per le adozioni collegati a gattili di zona. Ogni tavolo avrà l’Amuchina col dispenser per disinfettarsi prima di toccare il gatto. Certo non basterà un flacone di disinfettante a convincere chi ammira i vicentini per l’epiteto di «magnagati» o si esalta per la celebre frase del Trap: «Non dire gatto se non l’hai nel sacco». In questi casi, astenersi.