marzo 2015
 

RIVIERA 24
1 MARZO 2015
Polpette per cani con all'interno ami da pesca, un'utente lancia l'allarme su Facebook
Ospedaletti (IM)- Nel caso in cui si trovassero ancora queste pericolosissime polpette si avvisino le forze dell'ordine
 
L'allarme corre sul social network Facebook e a rischio sono i nostri amici a quattro zampe della zona di Ospedaletti. Una utente del popolare social network Tilde Esposito ha postato un'immagine di alcuni bocconi di carne con all'interno degli ami da pesca. Letali se inghiottiti da un cane. 
Ecco cosa scrive:
"Questa è una delle polpette che ha mangiato il cane della mia amica!!!! Sbriciolata per vedere l' interno. Ora speriamo che la terapia funzioni. Vigliacchi maledetti! !!! Attenzione su Ospedaletti"
Nel caso in cui si trovassero ancora queste pericolosissime polpette si avvisino le forze dell'ordine. A proposito la padrona del cane ferito ha denunciato il fatto ai carabinieri.
 
QUOTIDIANO.NET
1 MARZO 2015
Superate le 40.000 firme contro la "macellazione rituale"
Continua a collezionare consensi la petizione lanciata dal Partito animalista europeo perché cessino le deroghe a quanto previsto dalla normativa europea: lo stordimento degli animali
Roma, 1 marzo 2015 - Un grande successo: la petizione del Partito animalista europeo per vietare la macellazione rituale in Italia ha superato la barriera delle 40.000 firme. E procede a raccogliere consensi a testimonianza di un sentire comune sempre più diffuso nei confronti degli animali. La petizione cita la normativa europea circa  la macellazione che prevede obbligatoriamente  lo stordimento preventivo degli animali. Ma una precisa deroga legislativa autorizza le comunità islamiche ed ebraiche a non osservare tale obbligo. Queste culture prescrivono che gli animali siano macellati senza preventivo stordimento, devono, quindi, restare coscienti nel momento dell'uccisione che avverrà recidendo trachea ed esofago (taglio della gola).
"Nessun credo religioso - dice il documento del Pae - può prevalere sulle norme di tutela degli animali e nessuna legge deve essere modificata su imposizione di una minoranza religiosa contro il volere dell'intera popolazione. In uno Stato libero, democratico e laico tutto ciò è inaccettabile", si legge ancora nel documento del Partito animalista europeo.
Svizzera, Norvegia, Islanda, Lettonia, Svezia e Polonia vietano la macellazione rituale. "Gli italiani in base al 25° Rapporto Italia Eurispes hanno dimostrato ancora una volta la particolare sensibilità e il rispetto nei confronti degli animali", riferisce ancora la motivazione aggiungendo che le deroghe previste per la macellazione rituale "appaiono ingiuste per prima cosa nei confronti degli animali stessi e "discriminatorie nei confronti della maggioranza cristiana e del mondo laico ed ateo", conclude il Pae.
 
LA ZAMPA.IT
1 MARZO 2015
Minorenne porta a passeggio il cane nel Mantovano, multa di 25 euro alla madre
La 14enne sanzionata in base a un’ordinanza del sindaco
Una minorenne è stata multata perché porta a passeggio il proprio cane. È successo ad Acquanegra sul Chiese, in provincia di Mantova, dove la madre di una 14enne si è vista sanzionare dai carabinieri perché la figlia passeggiava per il paese con un meticcio di media taglia, tenuto al guinzaglio. 
«Si contesta l’affidamento dell’animale a persona minore di anni 18 - si legge nelle motivazioni del provvedimento - , che per età non è idonea alla conduzione ovvero alla custodia dell’animale in questione». E in effetti è tutto in regola visto che è quanto riportato in un’ordinanza del 2012 emessa dal sindaco Erminio Minuti che vieta «di affidare gli animali a persone che, per età o condizione fisica, siano incapaci di garantire idonea custodia dell’animale stesso». Tutto regolare, ma forse i carabinieri sono stati un po’ troppo zelanti così come il emerge dalle parole del primo cittadino al quotidiano La Provincia di Lecco: «Si tratta di un’ordinanza standard. Ne esistono di simili in tantissimi altri Comuni italiani. Mi sembra, però, che i carabinieri l’abbiano interpretata in modo un po’ troppo restrittivo. La ragazzina è più alta di me e al guinzaglio non aveva certo un cavallo».  Da quanto riporta il quotidiano la mamma ha poi pagato la multa di 25 euro (la sanzione andava da un minimo di 25 a un massimo di 500) senza contestarla, ma ora il dubbio resta: che cosa succederà le prossime volte che la figlia porterà fuori il cane? 
 
QUOTIDIANO.NET
1 MARZO 2015
Stragi di pecore e incontri ravvicinati. Troppi lupi, ora l'Appennino trema
Quasi 2mila gli esemplari in Italia. I pastori contro il ripopolamento
di MAURIZIO LA FERLA
Firenze, 1 marzo 2015 - E’ UN INVERNO da lupi, che fa battere i denti. Non tanto per il freddo, ma per la paura. La paura di incrociarne uno, di lupo, muso a muso. Non appare cosa difficile, giacché si fanno sempre più audaci, avvicinandosi ai centri abitati. E se si scorre la cronaca delle ultime settimane se ne ha prova. Pievescola, provincia di Siena: 45 pecore sbranate in una notte. Monteferrato, vicino Prato: caprette e agnelli sgozzati, e i cani che li difendevano spariti. Castellaccio, porte di Livorno: cinghiali e mufloni ridotti a raccapriccianti carcasse. Altre pecore sbranate a Sant’Agata Feltria, provincia di Rimini, e a Pugliano in Alta Valmarecchia. Uno dei casi più recenti a poca distanza dall’Autosole: un lupo ha raggiunto il centro di Stabbiano e si è imbattuto in un uomo, che armato di una pala è riuscito a farlo tornare sui suoi passi. "Ma se n’è andato zampettando serenamente", ha raccontato.
VIEN DA GRIDARE ‘al lupo, al lupo’, ma è forse meglio non farlo per evitare che nessuno intervenga. L’allarme è infatti serio, e chi abita in campagna vive preoccupato. Allevatori, imprenditori agricoli, semplici pastori sono atterriti. Non per la vita o la salute, perché – è bene sottolinearlo – generalmente i lupi non attaccano l’uomo, e anzi gli stanno alla larga. Ma perché, bene che vada, perdono tutto quello che hanno. È un’intera economia che crolla. E la colpa è dell’uomo, che stupidamente o ingenuamente convinto di contrastare le irruzioni dei cinghiali li ha ‘importati’ laddove non ce n’erano, finendo poi con lo scoprire che i lupi prediligono la carne ovina, ch’è più facile da procacciare, più abbordabile, e disponibile in gran quantità. La colpa è dell’uomo che riempie i cassonetti di cibo e dei relativi effluvi, attirando fino alle porte di casa i lupi più affamati. La colpa è dell’uomo che ha immesso svariati altri animali selvaggi, succulenti prede per le fauci dei lupi, in aree e terre tradizionalmente non proprie. Un esempio nel territorio senese, dove la fauna selvatica è pressoché fuori controllo, come sostiene l’Unione provinciale agricoltori di Siena: "La provincia a sud e a sud-est è un enorme parco naturale – ma totalmente ‘innaturale’ – dove canidi e ungulati possono razziare e distruggere indisturbati".
I LUPI sono predatori, certo, ma anche facili prede. Perciò sono diventati specie a rischio estinzione, e protetta. Negli anni Settanta in Italia ne erano infatti rimasti poco più di 200, tutti sull’Appennino (soprattutto su quello tosco-emiliano). Poi la sua tutela è stata sostenuta da campagne di sensibilizzazione come l’operazione non a caso denominata 'San Francesco', che nel giro di pochi anni è riuscita a garantire un discreto ripopolamento. Così oggi, secondo le ultime stime, a fronte di qualche centinaio di esemplari eliminati ogni anno dai bracconieri, ne sopravvivono poco meno di duemila.
IN DIFESA dei lupi, bisogna dire che la loro presenza è segno di buona salute, per il territorio e la natura. Le ragioni in loro favore sono tante e riconosciute anche da chi per mestiere ne subisce i danni, come pastori e allevatori. Su tutti però ci sono indubbiamente gli animalisti, come quelli dell’Associazione Italiana Difesa Animali & Ambiente che da anni difende i lupi partendo dall’immagine stereotipata che si portano incollata addosso. E lo fa anche con iniziative bizzarre: in gennaio il gruppo ha infatti chiesto al Parlamento europeo di rivedere la favola di Cappuccetto Rosso, e ai genitori di non raccontarla più.
 
QUOTIDIANO.NET
1 MARZO 2015
"C'eravamo tanto amati. Ma adesso il cane me lo prendo io!"
Almeno 10.000 tra separazioni e divorzi finiscono alla guerra per Fido e Micio. Aidaa mette a disposizione un servizio legale online per aiutare le coppie e i pelosi

Lorenzo Gallitto

Roma, 1 marzo 2015 - C'eravamo tanto amati. Poi ci siamo tanto odiati e, alla fine, ci siamo separati non senza metter di mezzo avvocati e familiari impegnati nello scenario delle tensioni, rivendicazioni, vendette. Separazioni e divorzi sono fonte di stress e dolore per quanti ne diventano, volontariamente o meno, protagonisti. E se poi al centro della scena ci sono i figli, le liti diventano ritorsioni continue e quotidiane. Non dovrebbe essere così ma accade. Anche se poi sono i cuccioli di uomo a fare le spese delle tensioni familiari di cui non hanno mai, loro, alcuna responsabilità.
Da qualche anno a questa parte, vuoi per la decrescita demografica, per i figli che mancano o sono sempre di meno, ad andare di mezzo nelle beghe dei divorzi sono anche gli animali. E sempre più frequentemente il cane, il gatto o il pesce rosso diventano il fortino da conquistare, così come avviene per la custodia del figlio. In Italia sono 14 milioni le famiglie che ospitano cani o gatti e, di queste, almeno 100.000 ogni anno - secondo i dati resi noti da Aidaa - si avviano lungo la strada perigliosa della separazione o del divorzio. In questa casistica sconfinata Aidaa individua in un buon 10% le coppie che non solo decidono di dividere i propri destini ma lo fanno nel modo peggiore: si dichiarano guerra.
Gli animali domestici diventano allora, al pari dei pargoli e dei beni di famiglia, oggetto di contenzioso e ripicca feroce. L'Associazione italiana difesa animali ed ambiente-Aidaa riferisce di innumerevoli casi di legali impegnati a trattare perché l'affido di Rex o di Micia sia condiviso. E anche se, purtroppo, molte coppie finiscono per rinunciare in toto al loro amico peloso, magari spedendo in canile o in gattile creature che non hanno alcuna responsabilità e che fino al giorno prima dormivano sul divano, ci sono anche quelle che si danno battaglia senza fare prigionieri.  
Alla luce di tutte queste considerazioni il Tribunale degli Animali, il servizio legale di Aidaa ha deciso di aprire  un nuovo servizio dedicato proprio alla gestione post separazione e post divorzio dei problemi legati al futuro degli animali domestici. Ci saranno venti avvocati, uno per regione - promette l'associazione - ad occuparsi (da lunedì 2 Marzo 2015) di dare consulenza legale gratuita alle coppie che non riescono a trovare, o non vogliono trovare la soluzione per la gestione di Fido e Micio di famiglia.
"Si tratta di un servizio dedicato che abbiamo deciso di avviare da quando abbiamo visto che spesso, per le incomprensioni tra coniugi e compagni, ad andarci di mezzo sono gli animali di famiglia, spesso contesi, e che, a volte, vengono perfino rapiti - sottolinea  Lorenzo Croce presidente di AIDAA - Da qui la decisione di avviare all'interno del Tribunale degli animali un servizio dedicato e gestito da avvocati che si occupano anche di diritto di famiglia". Per richiedere il servizio - al momento solamente online - basta inviare una mail a tribunaleanimali@libero.it, raccontando brevemente il proprio caso e lasciando un recapito telefonico in modo da essere contattati direttamente dal legale regionale di riferimento. Una mano alle coppie in difficoltà sentimentale e un grande aiuto ai pelosi che, di tutte queste situazioni, rischiano di farne le spese in modo pesante.
 
GAIA NEWS
1 MARZO 2015
I cani distinguono le espressioni dei nostri volti
Che il tono di voce con cui ci rivolgiamo ad un cane o che determinati segnali o gesti ripetuti servano a comunicare con i nostri fedeli amici a quattro zampe, sono cose risapute, e delle quali gli addestratori fanno un largo uso.
Ma qualcuno si è mai chiesto cosa possa mai passare per la testa di un cane quando ci guarda in faccia? Alcuni ricercatori austriaci si sono posti la domanda e hanno cercato la risposta, giungendo ad una conclusione imprevedibile.
Secondo un nuovo studio, comparso sulla rivista Current Biology, i cani sarebbero infatti in grado di cogliere la differenza tra volti umani felici e volti arrabbiati.
Il risultato rappresenta la prima prova che un animale diverso dagli esseri umani può distinguere tra le espressioni emotive di un’altra specie.
“Noi pensiamo che i cani della nostra ricerca potrebbero aver risolto il quesito solo applicando la loro conoscenza delle espressioni emotive nell’uomo a diverse immagini sconosciute che abbiamo mostrato loro”, afferma Vorsin Muller, ricercatore dell’Università di medicina veterinaria di Vienna.
Set sperimentale usato per verificare se i cani possono distinguere le espressioni emotive dei volti umani (crediti: Anjuli Barber, Messerli Research Institute)
Erano già stati fatti, in passato, dei tentativi per verificare se i cani avessero la capacità di distinguere tra espressioni emotive umane, ma nessuna prova, finora, era stata del tutto convincente.
Nel nuovo studio, i ricercatori hanno addestrato alcuni cani a discriminare tra le immagini di una stessa persona, a seconda che il volto di questa mostrasse emozioni come felicità o rabbia.
Servendosi di un monitor e mediante immagini, ai cani è stata mostrata solo la parte superiore oppure la parte inferiore di visi umani.
Un primo gruppo di cani, che toccava col muso lo schermo di una persona ‘felice’, veniva premiato. La stessa cosa veniva fatta per un secondo gruppo, addestrato – questa volta – a scegliere la persona arrabbiata.
Venivano proposte poi agli animali coppie di foto che ritraevano sempre metà volto, ma con alcune varianti. In qualche caso veniva mostrata una foto usata durante l’addestramento, in altri casi, l’altra metà (non vista prima ) delle facce utilizzate nell’addestramento o anche volti non mostrati precedentemente.
I cani hanno dimostrato di essere in grado di riconoscere le espressioni dei volti, ma anche di trasferire quello che avevano appreso ad altre situazioni (altra metà del volto o volti sconosciuti), selezionando il volto arrabbiato o felice molto più spesso di quanto ci si sarebbe aspettato, dice lo studio.
I risultati mostrano infatti che non solo i cani potevano imparare a identificare le espressioni facciali, ma erano anche in grado di applicare a nuove situazioni quanto imparato in allenamento.
“Il nostro studio dimostra che i cani possono distinguere le espressioni di rabbia o di felicità negli esseri umani, riuscendo a capire che queste due espressioni hanno significati diversi e potendo fare questo non solo con le persone che conoscono, ma anche con chi non hanno conosciuto prima”, sostiene Ludwig Huber, autore e leader del team di ricercatori.
“Quale significato attribuiscano i cani alle diverse espressioni, non ci è dato sapere”, osserva Huber, “ma è probabile che un volto sorridente abbia un significato positivo e un volto corrucciato venga associato ad un significato negativo”.
A questa conclusione si è giunti osservando che i cani imparavano molto più lentamente ad associare un volto arrabbiato ad una ricompensa, e ipotizzando quindi che fossero indotti, anche in base a precedenti esperienze, a tenersi alla larga da persone arrabbiate.
 
L’HUFFINGTON POST
1 MARZO 2015
Dipinge il gatto di rosa per una festa: l'animale muore per avvelenamento. Attrice russa nella bufera (FOTO, VIDEO)
L'ha dipinto di rosa shocking per una festa. Qualche mese dopo il gattino è stato trovato morto per avvelenamento. Una scrittrrice russa si ritrova nella bufera per aver intossicato la povera bestiola il cui sangue sarebbe stato "infettato" dal colorante tanto da condurlo alla morte, come hanno riferito i veterinari. Secondo i media locali sarebbe stata proprio la tintura ad essere letale per il gatto, che era stato l'attrazione principale della festa il cui tema era proprio il rosa. La proprietaria del gatto ha sostenuto su Instagram che sarebbe stato il parrucchiere a voler dipingere il gattino e che era perfettamente in salute dopo averlo restituito al nuovo proprietario dopo la festa "Il veterinario mi ha detto che la tintura era innocua per gli animali e che addirittura sarebbe stata utile" ha aggiunto la 35enne. "Il colore rosa è stato appositamente scelto per le sue proprietà curative e perché rinforzasse anche i peli del gatto".
http://www.huffingtonpost.it/2015/03/01/dipinge-gatto-rosa-animale-muore_n_6778164.html?utm_hp_ref=italia-culture
 
LA ZAMPA.IT
3 MARZO 2015
La misteriosa morte del gatto tinto di rosa da una star televisiva russa
Una petizione ne ha chiesto l’arresto, lei, Elena Lenina, si difende: «Tutto falso»
Fulvio Cerutti
La star televisiva e scrittrice russa, Elena Lenina, è finita al centro di molte polemiche per la morte di un gatto. Secondo il Daily Mail l’animale sarebbe deceduto a causa della tintura rosa utilizzata per renderlo abbinato agli abiti di una festa. Una serata in cui il gattino è stato al centro dell’attenzione, ma che gli è anche costata cara.  
Lenina si è difesa su Instagram sostenendo che sarebbe stato il parrucchiere a voler dipingere il gattino, che era perfettamente in salute, e di essersi consultata prima di decidere: «Il colore rosa è stato scelto per le sue proprietà curative e perché rinforzasse anche i peli del gatto. Il mio veterinario mi ha detto che sarebbe stata utile». Dopo la morte, il micio è stato però analizzato da un altro veterinario che ha invece sostenuto il contrario: il sangue del gattino sarebbe stato avvelenato dalla tintura che nel corso del tempo il suo corpo avrebbe assorbito. Appena la notizia si è diffusa, il mondo animalista si è scagliato contro la star russa firmando una petizione per chiedere che venisse aperta un’indagine sull’accaduto che portasse all’arresto per maltrattamenti su animali. Lenina, attraverso il suo sito web, ha poi postato altre foto che, secondo lei, la scagionerebbero del tutto: in tre immagini si vede il gatto, ormai ben cresciuto rispetto alla nota festa, e con il pelo ritornato quasi del tutto al bianco originale. Prove che hanno spinto la donna a minacciare querele contro i giornali che avevano, a suo dire, ingiustamente calunniata. Ma anche in questo caso molti utenti sul web hanno continuato ad accusarla sostenendo che il gatto nelle foto è totalmente diverso da quello poi morto.
FOTO
http://www.lastampa.it/2015/03/03/societa/lazampa/gatto-gatti/la-misteriosa-morte-del-gatto-tinto-di-rosa-da-una-star-televisiva-russa-81DXKP7APMDmghKJU9U5wN/pagina.html
 
LA ZAMP.IT
1 MARZO 2015  
Due anni dopo Schoep, John adotta un altro cane
L’immagine del bagno terapeutico con il suo quattrozampe aveva fatto il giro del mondo. Ora ha deciso di far entrare nella sua vita un altro animale
Fulvio Cerutti
«Mi sento di nuovo completo... Signori e signore, questo è Bear». John Unger annuncia così sul suo profilo Facebook l’arrivo di un nuovo cane nella sua vita. Ma perché la notizia ha fatto il giro del mondo? Tutto ha avuto inizio nel 2013 quando la fotografa Hannah Stonehouse Hudson pubblicò uno scatto di John con il suo cane Schoep, abbracciati nelle acque del Lago Superiore (Wisconsin, Usa). Il quattrozampe era artritico e quel bagno, colmo di amore, aveva raggiunto il cuore di milioni di persone.  
John lo aveva adottato quando era solo un cucciolo di otto mesi, nascosto nell’angolo di una gabbia, in un canile. Il destino ha concesso ai due di vivere ben 19 anni insieme, sin quando il quattrozampe ha iniziato a soffrire di artrite e avere difficoltà a dormire. Ma quell’uomo che lo conosceva bene, che aveva fatto di tutto per lui, aveva scoperto che l’acqua era terapeutica per i dolori dell’animale e così lo portava in quel lago, cullandolo anche per ore, per farlo addormentare. 
Schoep è poi morto nel luglio 2013 all’età di 20 anni e al dolore di John hanno partecipato migliaia di persone. Solo ora, due anni dopo, l’uomo ha deciso di aprire le porte del suo cuore a un nuovo cane e ne ha dato notizia sui social network: Bear non potrà mai essere un nuovo Schoep, come è giusto che sia, ma quel «Mi sento di nuovo completo» spiega più di mille parole quanto sia importante per John condividere la vita con un essere scodinzolante. «Il viaggio continua con l’aggiunta di Bear a casa mia, nel mio cuore, nella mia anima, nelle NOSTRE vite - scrive Unger su Facebook -. Dategli un grande CIAO. Bear ha un anno, pesa 70 libbre, è u mix di Akita, Pastore Tedesco e Labrador. Sono un uomo molto felice, e orgoglioso di presentarvelo».  Bear
FOTO
http://www.lastampa.it/2015/03/01/societa/lazampa/cane-cani/due-anni-dopo-schoep-john-adotta-un-altro-cane-1I9YJWYfm1IAUJSaRNInuJ/pagina.html
 
NEL CUORE.ORG
1 MARZO 2015
USA, IMPENNATA NELL'USO DI ANIMALI PER I TEST DI LABORATORIO
Uno studio della PETA sugli anni 1997-2012
Negli ultimi anni l'utilizzo di animali per gli esperimenti è aumentato addirittura del 73 per cento nei maggiori laboratori degli Stati Uniti,, nonostante la crescente opposizione dell'opinione pubblica alla sperimentazione animale, i dubbi sull'applicabilità dei risultati agli esseri umani e la disponibilità di metodi di ricerca alternativi. Lo dimostrano i dati di uno studio, il primo nel suo genere, condotto da scienziati della PETA e pubblicato sul "Journal of medical ethics" I risultati di questo lavoro innovativo sono stati illistrati nei giorni scorsi alla riunione annuale dell'American Association for the Advancement o f Science.
Sorprendentemente, gli animali più spesso utilizzati nei laboratori-in particolare topi, ratti, e uccelli allevati per la sperimentazione così come i pesci, rettili, anfibi – non sono neppure considerati "animali" dall'AWA, l'unica legge federale che disciplina il trattamento degli animali nei laboratori. Di conseguenza, non si sa realmente quanti siano in laboratori perché i dati pubblicati sull'uso di questi animali mancano, e gli animali stessi sono esclusi dalla scarsa protezione legale garantita dall'AWA.Ogni quattro anni, le istituzioni che ricevono finanziamenti federali per sperimentare su animali devono presentare relazioni (poco note) al National Institutes of Health (NIH), che includono i dati su tutti gli animali vertebrati utilizzati. Anche se NIH non pubblica tali dati o non li analizza per monitorar le tendenze nell'utilizzo degli animali, sono disponibili su richiesta grazie al Freedom of Information Act. PETAsi è procurata i documenti dei primi 25 destinatari istituzionali del NIH, che da soli raccolgono il 27 per cento di tutte le sovvenzioni erogate. Fatte le debite somme si è scoprtio che tra il 1997 e il 2012 l'uso di animali in queste strutture è aumentato di uno scioccante 72,7 per cento. Questo si traduce in un salto da 1.566.994 a 2.705.772 animali nei laboratori solo di queste strutture.
L'aumento è dovuto soprattutto all'uso di topi geneticamente modificati, per portare geni che li predispongono a determinate malattie. "Poiché il 95 per cento dei topi così modificati – afferma PETA – non porta il genere desiderato, la maggior parte degli animali è uccisa subito dopo l a nascita. Di qui l'impennata dei dati. In effetti lo studio di PETA mostra che il 99 per cento degli animali usati nei laboratori appartiene, come i topi, a specie non tutelate dall'AWA.
 
STRETTO WEB
2 MARZO 2015
Drapia (VV): cane ucciso e impiccato davanti alla casa di un noto avvocato
Intimidazione nei confronti dell’avvocato Mario Bagnato: indagini in corso
Drapia (VV) - Un macabro atto intimidatorio indirizzato all’avvocato Mario Bagnato, uno stimato professionista, membro del direttivo della Camera penale di Vibo Valentina, già sindaco del comune di Drapia (VV): a riportare la notizia stamane, La Gazzetta del Sud. Un povero cane, un cucciolo di pastore maremmano di sette-otto mesi, dopo essere stato barbaramente ucciso, legato ad una catena e appeso, impiccato, è stato fatto trovare di fronte al cancello di casa dell’avvocato, che in passato è stato impegnato in diversi processi di mafia, difendendo anche esponenti di spicco delle cosche locali. La famiglia di Bagnato, non essendo in casa al momento dell’accaduto, è stata subito allertata dai Carabinieri di Tropea, guidati dal capitano Francesco Manzone, che per primi si sono accorti di quanto stava succedendo, impegnati in una normale pattuglia di perlustrazione del territorio di Drapia. Le indagini adesso si stanno muovendo su più fronti, dall’intimidazione ad un macabro gesto dovuto, probabilmente, alla presenza massiccia sul territorio di cani randagi.
 
LA PRIMA PAGINA
2 MARZO 2015
Drapia (VV), cucciolo di cane impiccato davanti alla villetta dell’avvocato Mario Bagnato
Ignoti hanno fatto ritrovare un cane un cucciolo di pastore maremmano di appena sette o otto mesi barbaramente ucciso, legato ad una catena e appeso, impiccato, di fronte al cancello d’entrata dell’abitazione del professionista. Ad accorgersi dell’accaduto sono stati i Carabinieri della compagnia di Tropea, agli ordini del capitano Francesco Manzone, durante una normale pattuglia di perlustrazione del territorio di Drapia. Sono stati loro stessi, subito, ad avvertire la famiglia dell’avvocato, che si trovava fuori sede, e ad allertare la moglie del professionista.
Oltre alla matrice intimidatoria i militari tendono a non escludere ogni altra possibilità, compresa l’ipotesi di una bravata di cattivissimo gusto, legata forse alla massiccia presenza di cani randagi.
Ignoti hanno fatto ritrovare un cane un cucciolo di pastore maremmano di appena sette o otto mesi barbaramente ucciso, legato ad una catena e appeso, impiccato, di fronte al cancello d’entrata dell’abitazione del professionista. Ad accorgersi dell’accaduto sono stati i Carabinieri della compagnia di Tropea, agli ordini del capitano Francesco Manzone, durante una normale pattuglia di perlustrazione del territorio di Drapia. Sono stati loro stessi, subito, ad avvertire la famiglia dell’avvocato, che si trovava fuori sede, e ad allertare la moglie del professionista.
Oltre alla matrice intimidatoria i militari tendono a non escludere ogni altra possibilità, compresa l’ipotesi di una bravata di cattivissimo gusto, legata forse alla massiccia presenza di cani randagi.
 
NEL CUORE.ORG
2 MARZO 2015
BOLOGNA, 35ENNE PICCHIAVA IL CANE CON VIOLENZA VICINO ALLA STAZIONE
Denunciato. "Pocio" ferito: ora è in un canile della zona
 
Maltrattava il suo cane per strada, in zona stazione, strattonandolo violentemente, riempiendolo di calci e frustandolo con la parte finale del guinzaglio. A porre fine alle sofferenze dell'animale, un meticcio di nome Pocio, è stata la polizia ferroviaria di Bologna, che lo ha fermato e denunciato per maltrattamento di animali e oltraggio a pubblico ufficiale. Il cane, dopo essere stato rifocillato, è stato affidato al canile di Trebbo di Reno, una frazione di Castel Maggiore, nel bolognese. L'episodio è accaduto verso le 23 di sabato sera: alla Polfer sono arrivate diverse segnalazioni da parte di cittadini impressionati dalla violenza che l'uomo riservava al suo quattrozampa, a cui gridava frasi come questa: "Inchinati al re". Gli agenti lo hanno individuato e bloccato mentre attraversava il cavalcavia di via Matteotti. L'uomo, un 35enne senza fissa dimora orignario di Trento, ha reagito male al controllo, insultando i poliziotti e dicendo: "Il cane è mio e ci faccio quello che voglio". Pocio, spaventato e con la coda tra le gambe, era malnutrito, claudicante e sanguinava dall'orecchio sinistro, verosimilmente per le frustate ricevute dal suo (ormai ex) proprietario. (Foto: DIRE)
 
IL TIRRENO
2 MARZO 2015
Viareggio, svaligiano la casa e prendono a calci il cane
L'episodio è avvenuto il sabato dell'ultimo corso del Carnevale di Viareggio al quartiere Campo d'Aviazione
di Donatella Francesconi
VIAREGGIO (LU). Sabato pomeriggio, quello dell’ultimo Corso di Carnevale, quando i ladri sono certi di trovare un bel numero di case senza nessuno dentro. Il quartiere ex Campo d’Aviazione è stato passato al setaccio nelle domeniche di Carnevale, come raccontano le storie raccolte anche dalla stampa cittadina. Ma questa volta i ladri si sono accaniti non sono contro le cose e gli oggetti da sottrarre. Ad avere la peggio è stata una povera bestiola, un cagnolino di piccola taglia che i proprietari dell’abitazione avevano lasciato a casa. Probabilmente disturbati dall’abbaiare dell’animale, i ladri gli hanno sferrato un calcio, lasciandola a terra, tramortita. Così hanno trovato il cagnolino i proprietari di animale ed abitazione, quando sono rientrati e hanno preso atto che la casa era stata devastata. La bestiola si è poi ripresa e se l’è cavata con qualche ammaccatura.
Un episodio che ha fatto scalpore, e che si somma agli altri che hanno visto polizia e carabinieri intervenire sul posto per i sopralluoghi. A Torre del Lago, Varignano e Marco Polo i ladri sono entrati in azione, così come a Camaiore in una serie di abitazioni private della sola via Gusceri, dove tra le vittime del furto si registrano un medico di famiglia ed i titolari di una nota coltelleria con sede a Viareggio. E si attendono le denunce di inizio settimana per avere la misura reale dei furti nell’ultimo fine settimana di Carnevale che ha visto le forze dell’ordine intensificare i controlli non sono nel circuito del Corso mascherato.
Significativo della “fame” di colpi da mettere a segno quanto accaduto al Marco Polo, zona Don Bosco. Una donna che era uscita di casa il tempo necessario per andare a gettare la spazzatura nel cassonetto si è ritrovata i ladri in casa non appena è rientrata. L’arrivo improvviso della proprietaria di casa ha messo in fuga i ladri prima che potessero agire, Alla vittima della sgradita visita non è rimasto che chiamare la polizia.
 
LA NUOVA SARDEGNA
2 MARZO 2015
Carcassa di un cane nelle acque del porto
ALGHERO. Da mercoledì scorso la carcassa di un cane galleggia nelle acque interne del porto, a breve distanza dall'impianto di carburante. Segnalazioni sono state inoltrate a diversi riferimenti...
 
ALGHERO (Sardegna). Da mercoledì scorso la carcassa di un cane galleggia nelle acque interne del porto, a breve distanza dall'impianto di carburante.
Segnalazioni sono state inoltrate a diversi riferimenti istituzionali ma i resti dell'animale sono sempre lì. Sembra che ci sia un conflitto di competenze per rimuovere il cane morto. Qualcuno ha legato i resti a una corda per evitare che andasse a fondo.
Non si tratta certamente di uno spettacolo gradevole, oltre ai problemi ordinari che può provocare la carcassa in avanzato stato di putrescenza, vi sono anche quelli di ordine igienico sanitario che situazione del genere comporta. Non si sa se il cane sia caduto in acqua o se qualcuno lo ha gettato quando era ancora vivo. O da morto. Dell'episodio si stanno occupando alcune associazioni animaliste.
 
NEL CUORE.ORG
2 MARZO 2015
"SALVIAMO I MACACHI DI MODENA", VIDEO-CHOC DI ANIMAL AMNESTY
Ecco il corto realizzato dal regista e animalista Paderno
Un videoc-hoc realizzato per la campagna "Salviamo i macachi" di Animal Amnesty denuncia il protocollo sperimentale al quale sono attualmente sottoposti alcuni macachi all'Università di Modena. Un uomo viene imprigionato in una sedia di contenzione chiamata in termini scientifici "primate-chair", con un impianto di elettrodi nel cervello realizzato attraverso una breccia ossea nella scatola cranica. Lo stesso trattamento è riservato al macaco fascicularis, costretto - fa sapere l'associazione - a stare immobile per giorni e a subire esperimenti fastidiosi e totalmente estranei alla sua natura. Con questo video - firmato dal regista e animalista Piercarlo Paderno - Animal Amnesty chiede la liberazione di quindici esemplari di macaco rinchiusi in un laboratorio dell'Università di Modena. Macachi per i quali si sono mossi anche novanta parlamentari, decine di scienziati e migliaia di cittadini.
VIDEO
http://www.nelcuore.org/blog-associazioni/item/salviamo-i-macachi-di-modena-video-choc-di-animal-amnesty.html
 
NEL CUORE.ORG
2 MARZO 2015
VICENZA, RECUPERATA UN'AQUILA REALE DI UN ANNO: "AVVELENATA"
Il ritrovamento a Congo, sull'Altopiano di Asiago
Un maschio di aquila reale è stato recuperato dagli agenti della polizia provinciale di Vicenza sull'Altopiano di Asiago, a Conco, a 500 metri dall'inizio del centro abitato. L'esemplare, di un anno, avvistato da tre appassionati del Cai (Club alpino italiano), è stato catturato dalla guardie dopo un paio di ore di lavoro e messo in una gabbia oscurata. Secondo gli agenti, probabilmente, viste le condizioni della mucosa, il rapace è stato vittima di un avvelenamento, forse per aver mangiato un topo a sua volta avvelenato. I sanitari hanno ritenuto opportuno trasferire l'aquila al dipartimento patologia aviare di Veterinaria dell'università di Bologna, diretto dal professor Mauro Delogu, per capire la reale portata del problema.
 
GEA PRESS
2 MARZO 2015
Ravenna – Daini della Pineta di Classe. La loro vita è appesa … al Consiglio di Stato
 
Se  l’appello al Consiglio di Stato verrà respinto i Daini della Pineta di Classe verranno uccisi. Viceversa gli abbattimenti previsti saranno definitivamente bloccati.
Questo perchè, ricorda l’Associazione Vittime della Caccia, la provincia di Ravenna ha prolungato il piano operativo degli abbattimenti dei cosiddetti selecontrollori dopo la scorsa sospensiva imposta dal Consiglio di Stato. Una decisione  ovviamente contestata dalle associazioni ricorrenti che avevano visto nella prossima udienza del 5 marzo (quella cioè della prossima sentenza di merito) un limite temporale più che sufficiente a scavalcare la data finale degli abbattimenti bloccati dalla sospensiva dei Giudici Amministrativi.
La provincia, però, ha nel frattempo allungato il termine degli abbattimenti consentendo così, nel caso di rigetto del Consiglio di Stato, di potere continuare a sparare contro i Daini. Un provvedimento che le associazioni giudicano “sconcertante”.
Le associazioni ricorrenti riunite nel Coordinamento “Viva i Daini vivi della Pineta di Classe” sottolineano inoltre come il prolungamento di 15 giorni farebbe sconfinare gli abbattimenti nel periodo riproduttivo della fauna.
Anche per questo ed a prescindere di quella che potrà essere la sentenza e le successive azioni della provincia di Ravenna, le associazioni annunciano che continueranno la loro battaglia per chiedere l’applicazione della legge che impone in via prioritaria metodi non cruenti per il contenimento della fauna selvatica. Metodi obbligatori  che, ad avviso degli animalisti, possono essere pianificati e messi concretamente in atto solo se c’è la volontà da parte di chi ha l’obbligo preventivo di applicarli.
L’Associazione Vittime della Caccia ha investito del problema anche il Prefetto, in nome e per conto del Coordinamento “Viva i Daini vivi della Pineta di Classe”, al fine di focalizzare l’intera vicenda, rilevandone tutti gli aspetti di presunta illegittimità rispetto alle norme vigenti e di pubblica sicurezza. Ad essere comunque auspicato è l’avvio di un tavolo di lavoro mirato all’individuazione di tutte le misure necessarie a contenere il numero dei daini nel luogo dove ora vivono e per fare chiarezza una volta per tutte su una situazione strumentalmente ambigua che di fatto favorisce solo e soltanto chi ha interesse a che gli animali siano sempre in esubero.
 
NEL CUORE.ORG
6 MARZO 2015
"VIA LIBERA AL MASSACRO", I 67 DAINI CONDANNATI DAL CONSIGLIO DI STATO
Respinto il ricorso degli animalisti ravennati
Il Consiglio di Stato ha bocciato il ricorso degli animalisti contro l'abbattimento di 67 daini considerati in esubero nella pineta di Classe, nel ravennate, perche' ritenuti pericolosi per la circolazione stradale e dannosi per l'agricoltura. Secondo i giudici e' certa la competenza della Provincia di Ravenna, ovvero l'ente che aveva adottato la misura. Inoltre il provvedimento "appare motivato e pienamente sostenuto dagli enti che hanno concorso all'istruttoria" come "il Parco per il Delta del Po e l'Ispra". Ma soprattutto "non risulta dimostrata l' applicabilita' e l'efficacia delle misure alternative" che potranno pero' essere "prese in considerazione per risolvere i non secondari problemi che l'intervento programmato lascia aperti". Nell'ordinanza si chiarisce che "il sopravvenire della scadenza del 15 marzo come necessario termine per lo svolgimento dell'attivita' venatoria, vanificherebbe del tutto le finalita' di interesse pubblico che si intendono perseguire".
Il 9 febbraio sempre il Consiglio di Stato, con apposito decreto, aveva sospeso l'ordinanza della Provincia romagnola in attesa di entrare nel merito del ricorso presentato dalle associazioni animaliste "Vittime della Caccia", "Earth" e "Animal Liberation" contro la Provincia stessa e il Cab (comprensorio cervese cooperativa agricola braccianti) ribaltando in quell'occasione l'ordinanza con la quale il 14 gennaio il Tar dell'Emilia-Romagna aveva invece bocciato analoga richiesta. Il ministero della Salute aveva poi fatto arrivare un parere all'ente ravennate nel quale si chiedeva di prendere in considerazione la proposta di un'animalista tedesca disposta ad ospitare i daini in esubero nella sua proprieta' pagando spese di cattura e di mantenimento. Piu' di recente gli agricoltori hanno citato Provincia e Regione per oltre mezzo milione di euro di danni presumibilmente legati ai daini.
Secondo varie associazioni animaliste ravennati riunite sotto la sigla 'Viva i daini vivi della pineta di Classe', con la decisione del Consiglio di Stato - che ha bocciato il loro ricorso contro l'abbattimento di 67 daini in esubero - "si avalla ancora il parere di enti che sostengono sempre e comunque il ricorso alle doppiette invece che i metodi ecologici. E si nega la possibilita' di applicare alternative non cruente rimandate a un nebuloso futuro lasciando intendere nel contempo che la carneficina non risolvera' i problemi attuali". La sentenza - affermano le associazioni - "da' il via libera a un vero e proprio massacro visto che, prima ancora della pronuncia, la Provincia" di Ravenna "aveva disposto una proroga dell'attivita' di abbattimento degli animali di 15 giorni. Non solo daini condannati a morte senza colpe quindi, ma femmine gravide uccise inutilmente mentre portano in grembo i propri piccoli". Per Animal Liberation, il Consiglio di Stato "ha respinto il ricorso animalista contro la strage dei daini della pineta di Ravenna perche' le leggi le scrivono gli uomini, non i daini".
 
IL MATTINO
2 MARZO 2015
Cartello choc in un negozio di animali: «Spinone a metà prezzo»
Quando pensi di averle viste e sentite tutte sugli animali indifesi che ogni giorno finiscono vittime della crudeltà dell'essere cosiddetto umano, ecco che ne arriva un'altra ancora.
In un negozio di animali nel Napoletano il povero cucciolone che vedete in foto, se ne stava accucciato in una gabbia angusta con tanto di cartello: “Spinone a metà prezzo”. Sì proprio così. Un essere vivente trattato come merce invenduta, scomoda e da sbolognare in saldi. Davvero senza parole...La segnalazione è stata fatta alle Guardie zoofile da una associazione animalista: i volontari sono intervenuti subito e per il dolcissimo Oliver l'incubo è finito.[…]
 
IL PICCOLO
2 MARZO 2015
Cani avvelenati, Sos sulle strade
Sostanze lasciate in vari punti della città: usati degli anticoagulanti. L’allarme partito da piazzale Rosmini
 
TRIESTE L’allarme è stato lanciato da piazzale Rosmini ma riguarderebbe anche altri punti della città: avvelenamenti di cani con l’utilizzo di anticoagulanti.
Gli animali finora colpiti dal veleno ingurgitato si sarebbero salvati ma non per questo l’episodio desta minore preoccupazione. Finora Trieste era stata risparmiata da questa barbarie, messa in atto con la scusa di uccidere i topi ma comunque illegale anche se attuata con questa finalità: per eliminare questi roditori bisogna comunque attenersi a regole precise e il veleno è senza dubbio un metodo vietato, sia per le sofferenze causate agli animali sia perché non è un metodo selettivo. Può cioè colpire indiscriminatamente, come appunto avvenuto nei giorni scorsi. Solo il Comune e le ditte autorizzate possono compiere campagne di derattizzazione, che vengono condotte anche con esche ma che per alcune caratteristiche e metodi di utilizzo sono “mirate”.
Questa volta invece l’allarme è generale. Proprietari di cani e animalisti si sono rivolti a un ambulatorio veterinario della zona e ad altri esercizi pubblici pregando di affiggere avvisi sul pericolo che incombe sui “Fido” e gli altri animali. «Raccomandiamo attenzione - si legge su un volantino - su materiale sospetto gettato a terra, come granuli colorati, bustine trasparenti con materiale blu o rosso all’interno».
L’anticoagulante, se ingerito in quantità notevoli, non lascia scampo. Spesso la sostanza velenosa è aromatizzata al formaggio, così da risultare appetibile e quindi sicuramente letale agli animali.
 
LA ZAMPA.IT
2 MARZO 2015
Topo, piccolo grande coniglio
“Se è vero, come vuole la tradizione socratica, che l’anima è la sede del pensiero e della memoria, della capacità di provare emozioni, gioie e dolori, allora anche i conigli hanno un’anima” (cit. Renzo Cassigoli)
“Guarda, un coniglio”. Una fredda mattina di dicembre, poco più di sette anni fa. “Ma che cosa ci fa qui un coniglio, chissà se si lascerà prendere”. Lui intanto zampetta sul prato del giardino di casa, a Milano, fermandosi a brucare un po’ d’erba qua e là. Mi avvicino a lui e poco dopo è fra le mie mani. È bellissimo, bianco, occhi rossi, pelo lunghissimo incredibilmente morbido. “È proprio bello, sarà di qualcuno. O forse l’hanno abbandonato? Ma come si fa ad abbandonare una meraviglia così?”.  
Dopo aver chiesto ai vicini di casa se per caso appartenesse a qualche abitante del quartiere, lo porto all’Ente Protezione Animali di Milano con l’intenzione di affidarlo alle loro cure. Qui mi accoglie la veterinaria esperta in animali esotici (i conigli in ambito veterinario sono considerati animali esotici) che lo visita, lo trova in buona salute e mi propone di portarlo a casa con me. “Ma no, non è possibile, io ho sempre avuto gatti, come faccio a tenere un coniglio, non sapevo neanche che fossero animali da compagnia”. La veterinaria insiste, mi fornisce le prime spiegazioni, io diniego, la questione si trascina per un po’ di tempo. Alla fine troviamo un accordo: io lo terrò con me, ma se proprio non dovessi riuscire a gestirlo potrò riportarlo all’Enpa. 
È iniziata così la mia storia con Topo, ma anche la mia avventura alla scoperta del mondo lapino. Io e Topo ci siamo piaciuti subito. I primi tempi sono trascorsi cercando di capire le nostre reciproche abitudini ed esigenze, o meglio, principalmente mi sono dovuta adattare io alle sue. Per prima cosa ho imparato che in casa non dovevano mai mancare le verdure per sfamarlo. Il frigorifero era sempre pieno di carote e di vari tipi di insalata ed appena le riserve iniziavano a scarseggiare scattava l’emergenza, via di corsa al supermercato per non rischiare di rimanere senza. Infatti, se per caso non avesse trovato anche una soltanto delle sue verdurine, si arrabbiava moltissimo ed iniziava a sbattere la ciotola qua e là con gran fragore. Ho imparato quasi subito che i conigli sono un po’ dispettosi e molto testardi. Per parecchio tempo, forse mesi, ogni mattina, appena uscito dalla gabbietta (stava in gabbietta soltanto di notte, o le poche volte che rimaneva da solo in casa, per il resto era sempre libero) Topo aveva preso l’abitudine di saltare sul divano. “No, non si salta sul divano!”. Lui allora scendeva sul tappeto, rimaneva fermo concentratissimo, con un orecchio in basso e non appena io gli voltavo le spalle, patapunf, era di nuovo sul divano. “Scendi subito di lì!”. Lui scendeva, rimaneva sul tappeto, lasciava che gli voltassi le spalle e, patapunf, ancora sul divano. La scena si ripeteva fino a quando non mi decidevo a portarlo con me in bagno dove entrambi ci saremmo dedicati alla consueta toilette mattutina. Ben presto si è presentato il problema delle piante e dei fili elettrici. Per quanto riguarda le prime, è bastato piazzarle su qualche ripiano o proteggere i vasi con dei bambù affinché non le mangiasse o non tentasse di scavarsi una tana nel vaso. Per quanto riguarda i secondi, invece, non ho mai dimenticato la lestezza con cui una volta è riuscito a tranciare il filo del mio carica batterie con un solo colpo di incisivi. Oppure quando è partito deciso dal soggiorno verso la camera da letto con l’unico obiettivo di tirare il filo della lampada e farla cadere dal comodino. Ma per queste cose c’è sempre rimedio e così ci siamo decisi a proteggere per bene i fili in casa. In seguito Topo ha abbandonato il suo interesse per i fili elettrici, per dedicare le sue attenzioni alla grande poltrona in pelle, dietro la quale sono rimasti i segni indelebili della sua dentatura. 
Non erano però solo dispettucci e marachelle, Topo era anche un gran coccolone. Trascorrevamo lunghe serate appiccicati, lui in grembo a me, io non avrei mai voluto smettere di accarezzare la sua pelliccia meravigliosa e lui stava lì a godersi ad oltranza le migliaia di carezze che gli dispensavo. 
Topo ha iniziato presto a fare il pendolare. Tutta la settimana a Milano e il fine settimana nella casa in campagna, dove c’era molto più spazio per le sue scorribande. Lui ha sempre viaggiato comodo, nella sua gabbietta, sempre con fieno e verdure a disposizione, lo controllavo dal retrovisore e, quando viaggiavamo soli, mi divertivo a inventare canzoncine o filastrocche per lui. Non so quanto realmente lui le gradisse, ma ho sempre pensato che gli facessero piacere. Quando è venuto il momento di cambiare l’auto, nelle concessionarie chiedevo sempre di misurare il bagagliaio di quella che stavo esaminando, “perché devo trasportare la gabbia del coniglio”. Questa richiesta, per me così normale, suscitava sempre sguardi sorpresi tra i venditori, i quali evidentemente non avevano mai avuto un coniglio come passeggero. 
Con Topo ho affrontato anche un periodo un po’ pesante per la mia salute. Abbiamo trascorso qualche mese nella casa di Milano, sempre insieme, tranne quando io dovevo uscire per le mie terapie. Mi è stato sempre vicino, sempre al mio fianco, lo chiamavo “la mia piccola ombra bianca”. Alcune volte, quando ero particolarmente provata, mi sdraiavo sul divano, chiudevo gli occhi e poco dopo sentivo un piccolo soffio accanto al mio viso, un piccolo solletico e qualche morsichino ai capelli. Era lui, e subito mi sentivo sollevata. Altre volte mi sedevo al computer e ben presto avevo la sensazione che qualcuno mi stesse osservando. Mi giravo e lui era lì sul tappeto, in posizione Sfinge, intento a guardarmi. Stava lì fino a quando me ne andavo e naturalmente mi seguiva. Ho sempre pensato che con la sua sensibilità, dote peraltro comune a tutti i conigli, sia riuscito ad intuire il mio stato ed a suo modo mi stesse dimostrando il suo affetto e la sua attenzione. 
Sono venuti in seguito giorni più tranquilli e Topo trascorreva anche lunghi periodi nella casa in campagna. Qui ha potuto instaurare una civile e rispettosa convivenza con il gatto di casa ed un piccolo cane simil chihuahua, ha imparato ad aprire le porte (quando erano socchiuse) afferrandole e tirandole con i dentoni oppure, nell’altro verso, spingendole con le zampette, ha potuto cibarsi di tante erbe di campo, trifoglio e menta in particolare, le sue preferite. Quando arrivavo per il fine settimana, appena mi vedeva mi correva incontro e iniziava saltellare in cerchio intorno alle mie gambe, finché non mi chinavo verso di lui per le meritatissime coccole. Qui ha imparato inoltre a riconoscere alcune parole, di grande interesse per lui, come ad esempio “banana”. A fine pasto era abituato a ricevere qualche pezzetto di frutta, quasi sempre banana, che consumava ritto sulle zampe posteriori. Al richiamo: “Vuoi la banana?” compariva subito, magari dopo essere sceso di corsa dal piano di sopra, dove aveva alcune delle sue tane. Devo dire che ogni tanto ci piaceva stupire qualche ignaro commensale, cui capitava di assistere alla scenetta con grande stupore. 
Un paio d’anni fa Topo ha iniziato ad avere qualche problema, anche piuttosto serio, di salute. Si sono susseguite quindi le visite veterinarie, l’assunzione di medicinali per lunghi periodi, l’alimentazione forzata quando necessario, ma siamo sempre riusciti a rimetterlo in sesto. Dopo una imponente muta, si è trasformato in un coniglio a pelo corto. In tutto questo periodo non mi allontanavo da lui per più di un giorno, per il resto era sempre con me. 
Finché a metà dello scorso mese di novembre, a causa di quei maledetti calcoli, in maniera repentina e anche un po’ rocabolesca, Topo se ne è andato. Mentre mi stava lasciando, in un ambulatorio della clinica veterinaria, ho cercato di accompagnarlo nel suo viaggio con tante carezze, cantandogli le nostre canzoncine e sussurrandogli le nostre filastrocche, quelle stesse che era abituato ad ascoltare durante i nostri numerosi viaggi. Piccolo Grande Topo, ho passato con te quasi sette anni fantastici, sei sempre riuscito a strappare un sorriso anche nei momenti difficili, sei stato un compagno meraviglioso e sorprendente, intelligentissimo, bellissimo, simpaticissimo e sensibilissimo. Sempre più mi rendo conto, se mai ce ne fosse bisogno, di quanto la tua presenza silenziosa e discreta fosse importante. Mi hai fatto capire tante cose, prima di tutto che voi conigli siete animali stupendi e che proprio non meritate la sorte che gli esseri cosiddetti umani normalmente riservano a milioni di voi, costretti a trascorrere in gabbie minuscole la vita per lo più molto breve che vi viene concessa, negli allevamenti, per essere macellati a scopo alimentare o per finire in pellicce, o negli stabulari di qualche laboratorio, per essere sottoposti a sperimentazioni spesso molto dolorose e invasive. 
Grazie Topo, non dimenticarmi, aspettami, vedrai che un giorno ci ritroveremo. 
MARISA  
 
GEA PRESS
2 MARZO 2015
La “bolla” lupesca: i lupi “reintrodotti” e la disinformazione televisiva
“Bene o male, l’importante è che se ne parli.” Un detto famoso, che sembra ormai imperante grazie alla comunicazione via web. Tempi di riflessione praticamente nulli e veloci smanettamenti, accellarano la veicolazione di notizie improbabili che fino ad una ventina di anni addietro erano riservate (o forse desiderate) solo ai grandi nomi della comunicazione cartacea o televisiva.
In fin dei conti, l’importante è che se ne parli.
Ne sa addirittura qualcosa (ammesso che se ne sia accorto) Papa Francesco, ripreso quasi ovunque con l’annuncio degli animali che vanno in Paradiso. Piccoli canali del copia incolla, animalista e non, fino ad alcune grandi testate, hanno ripreso quanto il Papa non aveva mai detto. Sarebbe bastato dare un’occhiata al resoconto dell’Udienza Papale in questione per accorgersi che nulla era mai stato in tal senso proferito. Un veloce copia incolla nel caos mediatico quotidiano aveva in realtà affibbiato a Papa Francesco un accenno di un precedente Pontefice. La gara a chi arrivava primo, si è poi conclusa con una bolla di sapone, rimasta tale perchè da molti non rettificata. Su queste basi, probabilmente, qualcheduno continuerà a costruire.
Un errore, forse dovuto al desiderio di audience.
Nella giornata di ieri, un noto network della comunicazione televisiva, con significative riprese online, ha edificato un’altra bolla che vede questa volta protagonista il tanto biasimato lupo. Un errore che è uscito dai veloci svarioni della comunicazione online ed è finito addirittura nei telegiornali a diffusione nazionale. Ad onor del vero, la bolla lupesca era già apparsa nella versione online di un altrettanto noto giornale italiano che aveva in tal maniera “legittimato” una sciocchezza in voga nei canali più bassi della comunicazione venatoria: i lupi, in Italia, sono stati reintrodotti! In realtà un evento probabile, tanto quanto la notizia del Papa e del Paradiso a quattro zampe.
Inutile citarli, perchè l’unica speranza di interrompere la catena è solo quella dell’oblio. Ogni contributo in tal senso, anche piccolo, è gradito.
Andiamo al titolo: “Dalle Alpi alla Sicilia, attenti ai lupi!”. Una notizia che sa quasi di favola, visto che lo scoop va ben oltre il “rischio” lupo. In Sicilia, infatti, il lupo è estinto perchè l’uomo,  già da tempo, era ricorso alla più nota delle armi a tema: la lupara. I tanti toponimi che segnano la  passata presenza nell’isola (cozzo lupo, contrada luparello, passo di lupo) e qualche raro reperto museale, rimangono da oltre 80 anni le uniche tristi testimonianze del canide selvatico. Eppure nella giornata di ieri, milioni di persone hanno appreso che il lupo in Sicilia c’è! Anzi, bisogna pure temerlo, … il lupo e non l’uomo che oltre ad averli sterminati ha elevato la lupara a ben altre più note sparizioni.
Ma tant’è. L’allegro articolo prosegue con stime “inedite” che speriamo non vadano a colmare uno dei veri problemi della gestione del lupo a livello nazionale: la mancanza di una banca dati centralizzata. Si apprende così che nelle ultime settimane, gli assalti di branchi selvaggi “sono” cresciuti in modo allarmante. Nel mondo della comunicazione, dove (nessuno escluso) adopera il condizionale fino a condanna definitiva (..nei non molti casi in cui ci si arriva..) il lupo è subito colpevolizzato senza diritto ad appello. E’ lui, branco selvaggio, la causa di tanti assalti sempre più allarmanti. In effetti qualcosa di vero c’è: in Sicilia (dove gli ultimi lupi sono scomparsi negli anni trenta) ai cani cosiddetti “da mannara” vengono tutt’oggi crudelmente tagliate le orecchie e riposto il collare antilupo. Durante la difesa del gregge vengono così protetti da altri cani, quelli randagi che poi, molte volte, tanto randagi non sono.
Nessuna regione italiana, però, sarebbe esente dagli attacchi lupeschi. L’articolista conferma che dalla Romagna, alle colline toscane, fino alle alture marchigiane, le greggi sarebbero “sterminate”. Le “vittime”, però, non sono solo i domestici. Ai lupi, infatti, non è concesso nutrirsi neanche dei selvatici visto che, riferisce sempre lo stesso articolo, non mancano “vittime come cinghiali e mufloni”. Forse andava spiegato che il lupo non può nutrirsi di funghi e cicoria;  bensì deve predare e non creare vittime  come nel caso  di cinghiali e mufloni che in realtà sono lo specchio di un altro problema, ossia le immissioni, ad uso venatorio, di fauna alloctona. E’ il caso dei grossi cinghiali centroeuropei, per non parlare dei mufloni che si annoverano finanche nella fauna del venatorio Veneto.
L’articolista, però, questo non poteva saperlo o forse no, visto che in una nota di improbabile impronta ecologica concede al lupo l’utilità di contenere le “invasioni” di cinghiali ed altri animali dannosi per l’agricoltura. Quali altri animali? Le cimici delle piante o quelli lasciati andare in tutta Italia come nel caso dei cinghiali, per fare felici le doppiette? Chi ha portato lo squilibrio ecologico?
Perchè allora i lupi al posto di sbudellare un capriolo si sono messi a sterminare pecore ed agnelli? Perchè, riferisce sempre lo stesso articolo, forse qualcuno ha esagerato con il ripopolamento forzato. La conclusione di cotanta scienza che ieri ha impillolato milioni di telespettatori, è che di recente “si sono” introdotti i lupi nella speranza di contrastare i cinghiali devastanti per le coltivazioni. Della serie, le abbiamo tentate tutte, ma a questi lupi sembra che non sia rimasto altro da fare che scodellare cuccioli e mangiare pecorelle; per difendere l’agricoltura, poi, la medaglia si sarebbe pure rovesciata e con l’introduzione dei lupi si è prodotto un danno all’allevamento.
Peccato, però, che nessuna introduzione di lupi sia mai avvenuta nel nostro Paese per non parlare del fatto che, nelle limitate zone dell’Italia centrale dove il grande predatore è sempre stato presente, non vi è mai stato riscontro al presunto pericolo per l’incolumità delle persone. Gli unici lupi liberati sono i pochissimi ricoverati nei Centri di Recupero e fatti tornare nell’ambiente ove erano nati prima di finire impallinati, avvelenati, presi nei lacci-cappio ed in alcuni casi investiti. Una percentuale limitata rispetto ai ben più numerosi animali che si sono trovati finanche a pezzi appesi nel bel mezzo dei centri abitati.  Lupi trovati capitozzati, evirati, spellati, pendolanti in orrende pose frutto dell’autostrangolamento causato dai cappi metallici piazzati nei loro camminamenti.
Branchi di lupi (come riferito nella giornata di ieri) assaltano le mandrie e le greggi fuori dalle stalle. In pericolo, però, ci sono pure le persone ed ai predatori si aggiungono spesso cani randagi. Cani che ovviamente non possono che essere aggressivi e violenti. Così finisce il  servizio/articolo che ieri è andato in onda.
E’ intervenuto l’Ordine dei Giornalisti? E’ intervenuto uno dei Ministeri competenti? Ovviamente no e la risposta, a nostro avviso, è molto semplice. La difesa degli animali, non suscita ancora l’indignazione necessaria. I nostri Parlamentari, poi, sembrano alcune volte più indirizzati a presentare collezioni di proposte di legge pro-animali sulle quali (a giudicare dall’enormità che rimangono nei cassetti) non si fa lobby. Va bene lo spot, di pochi secondi, da mostrare un po’ dove capita. L’importante è che se ne parli.
 
GREEN STYLE
2 MARZO 2015
Gli animali possono replicare il linguaggio umano?
Gli animali possono replicare il linguaggio umano? È ciò che affascina gli studiosi che negli anni hanno eseguito test, prove ed esperimenti fonetici con esemplari in cattività. Senza dimenticare quelli allo stato brado e la loro comunicazione sempre costante. Nel 2010 lo studioso Adriano Lameira pose una telecamera davanti alla gabbia dell’orangotango Tilda, ospite dello zoo di Colonia in Germania, nella speranza di catturare versi e suoni. La simpatica scimmia superò le aspettative rispondendo all’input sonoro sia con un fischio simile a quello umano, ma anche replicando versi profondi, gutturali, pari a un linguaggio arcaico. Il tutto accompagnato da battere incessante di mani e schiocchi della lingua. Ma i primati come Tilda non sono gli unici in grado di emulare il lessico umano, è possibile annoverare i beluga, gli elefanti e ovviamente i pappagalli. Il più noto di tutti fu il pappagallo Alex, educato e addestrato dalla scienziata cognitiva Irene Pepperberg, presso la Harvard University in Cambridge in Massachusetts. Il pennuto imparò molto rapidamente il linguaggio umano tanto da possedere una proprietà linguistica molto ricca, fino a dire “ti amo” e augurare buonanotte alla scienziata dopo una lunga giornata di lavoro. Alla sua morte, nel 2007, molti furono i fan sparsi per il mondo addolorati della prematura perdita. Il segreto di questa abilità, come svela la studiosa, risiede nella muscolatura del tratto vocale e nel suo spessore mista alla flessibilità e ai movimenti della lingua che consentono la replica dei versi umani. I beluga stessi possono imitare i vocalizzi umani, come l’esemplare Noc che gonfiava le cavità nasali per produrre suoni curiosi. Gli elefanti invece posizionano la proboscide nel cavo orale per modulare le sonorità, imitando i timbri vocali degli allevatori.
Imitazione e vocalizzi
Non tutti gli animali possono però imitare suoni e vocalizzi estranei alla loro specie, infatti questa è una caratteristica di pochi compreso l’uomo. Cosa permette ad alcuni di replicare, cosa accade in realtà nel cervello? Nella zona del proencefalo esistono alcuni punti di controllo dei muscoli adibiti alla vocalizzazione, solo poche specie li possiedono. Chi contempla questa zona particolare è in grado di apprendere nuovi suoni, controllare i muscoli del tratto vocale replicando quindi i nuovi vocalizzi. Dal punto di vista biologico lo studioso Erich Jarvis, della Duke University a Durham nella Carolina del Nord, ha scoperto che questo tipo di attivazione cerebrale corrisponde a una risposta di tipo genetico. Una serie di 50 geni presenti sia nell’uomo che negli elefanti, negli orango, nei beluga e nei pappagalli, che rispondono nello stesso modo. In questo gruppo particolare è possibile inserire i pipistrelli, le foche, i delfini, le balene, i colibrì e alcune specie di uccelli canori. La loro predisposizione all’interazione è data da un’evoluzione autonoma che ha consentito lo sviluppo di alcune doti, piuttosto che altre, così da distaccarsi dai propri simili trovando nell’uomo un punto di riferimento interattivo. Non solo dal punto di vista vocale ma anche da quello ludico, oltre che di tipo relazionale. La maggiorparte di queste interazioni e repliche avvengono per imitazione, l’animale quindi impara la parola che è spesso un comando. Fondamentalmente non vi è la comprensione reale del termine come accade tra gli umani. A differenza del pappagallo che può comprendere e riconoscere in modo limitato parole ed oggetti, pratica su cui si sono attivati molti esperti così da rendere lo stesso più indipendente. Gli studi hanno quindi evidenziato che se l’imitazione vocale è diffusa, anche per favorire il mimetismo, la vocalizzazione consapevole è facoltà di pochi. Uno studio approfondito di questi ultimi potrebbe chiarire i passaggi evolutivi che hanno portato al linguaggio umano.
 
GREEN SYLE
2 MARZO 2015
Tumore mammario del cane, cause e sintomi
La problematica del tumore mammario canino è piuttosto frequente negli esemplari di sesso femminile, in particolare nei cani che non hanno subito la sterilizzazione. È una patologia piuttosto diffusa che si può palesare senza un’età specifica, anche se l’incidenza maggiore è stata riscontrata dopo gli otto anni. Non esiste una razza più colpita ma, purtroppo, ogni tipologia potrebbe subire la presenza di questa malattia. L’esistenza del tumore è piuttosto raro nelle cagnoline femmine sterilizzate in età precoce, quindi del tutto inesistente negli esemplari che hanno subito la sterilizzazione in data antecedente il primo calore. In base alla tempestività della sterilizzazione, la percentuale di incidenza tumorale aumenta, infatti è stato evidenziato che dopo il primo calore sale all’8% mentre dopo il secondo calore al 26%. La patologia può coinvolgere anche cani di sesso maschile con un’aggressività piuttosto pressante. La prevenzione è l’arma migliore per contrastare la problematica, associata a una serie di visite e controlli di routine. Per evitare che il cane femmina di casa si ammali è bene ricorrere alla sterilizzazione, sia come forma di contrasto contro il tumore mammario che per ridurre la presenza di cucciolate indesiderate. Altra problematica che, in alcuni territori, ingrassa le file del randagismo aumentando gli esemplari a piede libero e gli abbandoni. Un altro metodo per tenere sotto controllo eventuali malformazioni è quella di controllare con la mano la zona cutanea del ventre e delle mammelle, informando il veterinario nel caso fossero presenti cisti e noduli sospetti anche di dimensioni irrisorie.
Tumore mammario: sintomi e tipologie
Il tumore mammario si può presentare come nodulo e malformazione singola, oppure neoformazione multipla riscontrabile tramite una delicata palpazione. Ma in alcuni casi la massa potrebbe essere posizionata in profondità, quindi non individuabile immediatamente. Appaiono come piccoli sassolini piuttosto duri e statici che si dividono in tumori benigni, all’apparenza lisci e di crescita lenta dal formato inferiore ai 3 centimetri, oppure maligni dai contorni irregolari con presenza di ulcere e sangue e dalla crescita molto rapida. Nel secondo caso il tumore potrebbe estendersi agli organi circostanti e ai linfonodi, creando delle metastasi. Per identificare la gravità della patologia è indispensabile rivolgersi al veterinario, che effettuerà un esame istologico tramite un mini intervento che consentirà di prelevare una sezione del tumore da analizzare. Per completare l’analisi e il quadro della situazione la cagnolina dovrà sottoporsi a un esame radiografico del torace, un’ecografia addominale e le analisi del sangue.
Cure e rimedi
Per eliminare la problematica il cane dovrà sottoporsi a un’operazione di rimozione del carcinoma, nel caso di tumore maligno la mastectomia totale risulterà la soluzione più adatta. Un’operazione invasiva ma decisiva che ridurrebbe quasi completamente la recidiva tumorale, favorendo le successive cure e la guarigione. Nel caso il cane fosse anziano il veterinario solitamente sconsiglia l’operazione, mentre in presenza di sarcoma l’asportazione totale potrebbe divenire complessa e potrebbero presentarsi nuove formazioni tumorali. Chemioterapie e radioterapia non vengono solitamente contemplate, perché la mastectomia totale spesso è risolutiva in modo positivo. L’aspettativa di vita varia in base alla gravità della situazione ma, solitamente, dopo una resezione totale del tumore il cane può vivere in modo sereno ancora per molti anni. Ovviamente con controlli e visite frequenti per valutare la guarigione costante.
 
PALERMO TODAY
3 MARZO 2015
Sferracavallo (PA), cane maltrattato e lasciato a terra senza vita
Il nucleo cinofili della polizia municipale è intervenuto in via Rosario Nicoletti, dopo la segnalazione di una carcassa. Si tratta di un meticcio adulto femmina di media taglia. Comminate multe per un importo di 600 euro
Sferracavallo (PA) - Un cane maltrattato e lasciato a terra senza vita. Il nucleo cinofili della polizia municipale è intervenuto in via Rosario Nicoletti, a seguito di segnalazione di una carcassa. L’istituto zooprofilattico ha confermato l’ipotesi di maltrattamenti. Il cane, un meticcio adulto femmina di media taglia, è stato trovato dal nucleo cinofili - insieme a una pattuglia dei carabinieri - all’interno di un terreno. Sulla carcassa erano evidenti diverse lesioni. 
Gli agenti, mentre erano sul posto, hanno avvertito dei guaiti, provenire da un’area limitrofa: qua è stata riscontrata la presenza di quattro cani, all’interno di due diversi capanni. Nel primo c'era un pitbull, senza microchip e legato ad una catena. Individuato il proprietario: è stato sanzionato con 260 euro di multa.
Nell’altro capanno invece erano rinchiusi  una femmina  di corso, munita di regolare microchip e 4 cuccioli, un dogo argentino ed un meticcio femmina (entrambi sprovvisti di  microchip). Per queste due violazioni, al proprietario sono state comminate due sanzioni per un importo totale di 340 euro.
 
GEA PRESS
3 MARZO 2015
Arezzo – Lupa morta forse a causa del veleno
 
E’ stata ritrovata nella giornata di domenica dal Nucleo Operativo Speciale del Corpo Forestale dello Stato. Una lupa adulta morta innanzi ai Forestali accorsi in suo aiuto nell’ambito comunale di Caprese Michelangelo.
Nel corpo sembra non fossero presenti ferite o altri elementi da fare presupporre un colpo di arma da fuoco. L’ipotesi che viene avanzata è quella di avvelemento.
Per le analisi di rito è stato incaricato l’Istituto Zooprofilattico, sede di Arezzo, che dovrà verificare l’eventuale ipotesi di ibridazione.
Il Nucleo Operativo Speciale è costituito da Forestali impiegati in servizio antincendio ed in operazioni particolari, quali la cattura di latitanti ed i servizi di protezione civile.
Nel caso specifico i Forestali erano stati attirati dai lamenti della lupa, ormai prossima alla morte.
 
NEL CUORE.ORG
3 MARZO 2015
AREZZO, "LUPA AVVELENATA MUORE FRA LE BRACCIA DEI FORESTALI"
Non era ferita. L'animale sottoposto ad accertamenti
Una femmina di lupo è morta tra le braccia di agenti forestali intervenuti per soccorrerla e ora sono in corso accertamenti sul motivo del decesso, a partire dall'ipotesi di avvelenamento. L'episodio, riferito oggi, è successo domenica scorsa. Al nucleo operativo speciale di Arezzo del Corpo forestale dello Stato è arrivata una chiamata che riferiva di forti lamenti, probabilmente di un animale ferito, provenire da un bosco, un castagneto, di Caprese Michelangelo (Arezzo). Arrivati in zona, i forestali hanno trovato una bellissima femmina di lupo italiano, a terra: stremata e rantolante, non ha avuto la forza di reagire. Di lì a poco è morta tra le braccia degli agenti.
Ad un primo esame l'animale è risultato privo di ferite e, dunque, si è fatta subito strada l'ipotesi di un avvelenamento. La carcassa è stata affidata alla Provincia di Arezzo per le analisi e gli accertamenti di rito.
 
GEA PRESS
3 MARZO 2015
Firenze – Spugne fritte al Parco dell’Alberta. L’associazione Gabbie Vuote: quando la vittima umana?
 
Trovate e fotografate. Spugne fritte riempite di chiodi al Parco dell’Albereta. Del proccupante rinvenimento, avvenuto l’altro ieri, ne fa nota l’associazione Gabbie Vuote che ricorda come il luogo sia frequentato da decine di bambini, oltre che persone in passeggiata con il proprio cane.
Nonostante l’allarme lanciato in questi giorni, proprio a causa dei bocconi avvelenati che hanno ucciso cani, gatti e fauna selvatica, la barbara abitudine  sembra destinata a persistere. I criminali, come brave massaie,  fanno la spesa al supermercato e riempiono il carrello di veleni, spugne, chiodi, aghi, vetri. Ogni materiale sembra essere ammesso per cucinare quel piatto luculliano fatto di lamenti, urla, convulsioni, vomito, emorragie e tanta atroce sofferenza che termina con la morte.
“Se questa è la coscienza dei criminali – sostiene l’Associazione Gabbie Vuote - non ci meravigliamo, ma che tali criminali vengano lasciati tranquilli ad agire ci meraviglia molto.  Sanno le istituzioni che la vita dei cittadini è fatta delle piccole grandi cose di ogni giorno, dei piccoli grandi affetti che proteggono dall’orrore di una società famelica di denaro, di potere, di egoismo?”
Gabbie Vuote si domanda  quando sarà la prossima vittima, nessuna potenzialmente esclusa, ivi compresa quella umana. Esasperati gli animalisti si chiedono se è questo quello che ci si deve aspettare.
Il dito è puntato sulla legge regionale 39/2001 che, all’articolo 10  impone la vendita a regime controllato dei veleni più usati che si continuano tranquillamente a vendere.
“Tante domande che, siamo certi, resteranno senza risposta perchè le nostre istituzioni dicono di ascoltare ma in realtà lasciano i cittadini all’angolo, non si curano del loro lavoro gratuito e generoso, non hanno rispetto per la loro fatica e la loro stessa sofferenza“.
 
IL TIRRENO
3 MARZO 2015
Bocconi avvelenati nella zona dove scorrazzano i cani
Allarme a Bagno di Gavorrano lanciato da una veterinaria: parte l’esposto alla Procura
Alfredo Faetti
GAVORRANO (GR). Non è la prima volta che accede una cosa del genere. Ad un primo sguardo potrebbero sembrare sacchetti innocui, gettati in terra da qualche passante con poco spirito civile. Invece è un veleno potente, utilizzato in genere per sterminare topi, ratti e roditori simili, ma che può essere tranquillamente ingerito anche da un cane o un gatto, risultandogli poi fatale.
Ora, non c’è soltanto il fatto che l’abbandono di sostanze simili è vietato dalla legge, ma anche che i bocconi letali erano ben nascosti vicini ad un campo di Bagno di Gavorrano in cui i padroni portano spesso e volentieri a fare due passi i propri amici a quattro zampe. Fortuna vuole che una veterinaria si sia accorta di questi sacchetti, facendo scattare subito una segnalazione alla procura di Grosseto.
Come detto, non è la prima volta. Già qualche mese fa, in quella zona, erano stati messi a terra dei piatti di plastica pieni di bocconi di carne e veleno. Un’esca vera e propria per cani e gatti. Anche allora è stata la stessa veterinaria, Daria Rossi, a togliere di mezzo quelle trappole mortali e a denunciare l’accaduto ai carabinieri. Del resto, proprio a causa di quei bocconi avvelenati, alcuni gatti hanno perso la vita. Da quel momento comunque nella frazione mineraria non si sono più registrati casi simili, almeno fino ad ieri. È la stessa dottoressa a spiegare come sono andate le cose: «sono state trovate esche di veleno per topi (dicumarolo) nella zona di via Guido Rossa – dice Rossi - Sono nel campo di fronte alle case, proprio dove si portano a passeggio i cani».
Una volta raccolti tutti le esche che è riuscita a trovare, la veterinaria le ha consegnate all’istituto zooprofilattico di Grosseto e ha sporto denuncia in Procura, nella speranza che certi episodi non si ripetano ancora una volta. Ma attenzione, perché non è certo che siano state tolte tutte queste trappole mortali. «Non lasciate i cani sciolti e controllate cosa mettono in bocca» raccomanda la veterinaria.
Intanto in molti in paese ripetono che «non è la prima volta che accade» e invitano chi di dovere a sorvegliare con più attenzione, visto anche il regolamento d’igiene pubblica da poco approvato a Gavorrano.
 
NEL CUORE.ORG
3 MARZO 2015
Parco Nazionale dei Sibillini – Traffico di cacciagione. Prosciutti e licenze uso caccia
Intervento del Corpo Forestale dello Stato
 
provincia di Perugia - Una maxi-operazione condotta dal Nucleo Operativo Antibracconaggio di Roma del Corpo Forestale dello Stato, coadiuvato dai Comandi Stazione Forestali  di Norcia e Norcia Bis, rispettivamente dipendenti dal C.T.A. di Visso (MC) e dal Comando Provinciale di Perugia. A finire nei guai sono i presunti  responsabili di una attività di bracconaggio, sebbene in possesso di licenza di porto di fucile per uso caccia, che interessava il territorio del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, nel Comune di Norcia.
Da tempo gli uomini della Forestale erano sulle tracce di alcuni soggetti che svolgevano attività di bracconaggio, sia nell’area protetta che al di fuori. Per la loro individuazione è stato necessario  pianificare un’attività investigativa complessa ed articolata.
Gli Agenti della Forestale, infatti, hanno dovuto monitorare tutti gli spostamenti dei cacciatori di frodo riuscendo così a prevedere l’azione criminale. I cacciatori erano soliti transitare durante le ore serali lungo le strade sterrate all’interno dei boschi per la ricerca di animali selvatici da abbattere. L’intensificarsi dell’attività investigativa ha fatto emergere anche tracce che hanno fatto supporre un incremento delle pratiche venatorie di frodo tramite gruppi organizzati. L’attenzione di questi era rivolta in special modo ad assicurarsi che il personale CFS avesse già svolto servizio nelle ore diurne per poter tranquillamente operare nelle ore notturne.
Il blitz scattato durante le ore serali ha portato alla denuncia di due persone residenti a Norcia che dovranno difendersi dai reati di caccia all’interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, caccia in periodo di chiusura generale, disturbo della fauna selvatica, omessa custodia delle armi da caccia e omessa denuncia di variazione del luogo di detenzione delle armi.
Subito sono state eseguite le perquisizioni sul veicolo utilizzato dai due bracconieri e presso l’abitazione di uno di questi. Gli interventi, che hanno visto impegnati nove tra Sottufficiali ed Agenti del Corpo Forestale dello Stato, hanno permesso di ritrovare: un fucile semiautomatico calibro 30.06 con relativo caricatore contenente 4 munizioni ed un faro alogeno utilizzato per la caccia illegale oltre ad una pistola calibro 6.35 irregolarmente detenuta.
E’ stato anche individuato il posto per la macellazione degli animali. Si trattava di una cantina dell’abitazione ove sono stati rinvenuti e sequestrati diversi prosciutti di cinghiale ritenuti presumibilmente freschi, che qualora avallata questa ipotesi, confermerebbero l’attività illegale perpetrata dai due soggetti.
I due cacciatori rischiano una pena fino ad un anno di arresto e ammende fino a 4.000 euro e la sospensione della licenza di porto fucile per uso caccia fino a tre anni.
 
NEL CUORE.ORG
3 MARZO 2015
CAGLIARI, "TRAFFICO DI BASSOTTI TEDESCHI": ALLEVATORE A PROCESSO
La Lav parte civile. Il 48enne accusato anche di falso
Un allevatore di 48 anni di Serramanna (Cagliari) sarà processato il prossimo 8 giugno con l'accusa di traffico di animali da compagnia per aver introdotto in Italia undici bassotti tedeschi in tutto o in parte privi di microchip, certificazioni sanitarie e passaporti, con l'aggravante che alcuni cuccioli avevano meno di un anno. Ne dà notizia la Lav, sottolineando con soddisfazione di essere stata ammessa come parte civile al processo. L'episodio risale a febbraio 2011 quando l'allevamento del 48enne fu controllato dai carabinieri. I militari dell'Arma trovarono documenti identificativi degli animali falsi e alcuni passaporti modificati o corretti a penna. Inoltre, la certificazione antirabbica, necessaria per introdurre gli animali da Paesi esteri, riportava timbro e firma di un veterinario di Roma, inesistente e non presente negli elenchi degli Ordini professionali di tutta Italia. Di qui anche l'accusa di falso nei confronti dell'allevatore. "Questo caso è un triste esempio di quanta sofferenza si celi dietro il traffico di cuccioli, un fenomeno ancora diffuso nel nostro Paese nonostante l'introduzione, nel 2010, di uno specifico reato - commenta la Lav -. Perché il fenomeno abbia fine è fondamentale che si smetta di mercificare la vita, preferendo all'acquisto l'adozione di uno delle migliaia di animali ospiti di un canile o gattile".
 
TRENTINO
3 MARZO 2015
Morto il cane simbolo del terremoto
Zagor dalla val di Fiemme era intervenuto in Emilia, individuando due corpi sotto le macerie

TRENTO. Era il protagonista di una delle foto simbolo del dopo terremoto a Mirandola. Zagor, uno Schnauzer gigante, cane da ricerca del trentino Michele Cesarini Sforza, trentino di Castellano, in Vallagarina, ma operaio in Emilia, aveva fatto ritrovare due persone sotto le macerie. Tanti soccorsi per questo cane che ora non c’è più.
L'immagine che vedete sopra era apparsa su numerosi siti di importanti quotidiani, addirittura su quello del Guardian di Londra. Appena saputo che alcuni colleghi erano rimasti sotto alle macerie, Cesarini Sforza era corso a recuperare Zagor, che all'epoca aveva rinnovato con successo l'esame della scuola provinciale cani da ricerca e catastrofe.
I vigili del fuoco della cittadina emiliana conoscono bene il giovane trentino, proprio per la sua attività di conduttore di cani da ricerca e catastrofe. Ed era stato proprio Zagor a individuare due persone, purtroppo prive di vita.
FOTO
http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/trento/cronaca/2015/03/03/news/morto-il-cane-simbolo-del-terremoto-1.10973356
 
ASKA NEWS
3 MARZO 2015
Animali selvatici, boom del traffico illegale. Vale 9 miliardi
La denuncia della Lav: "Italia cruciale per i trafficanti, urgenti misure del governo"
Roma - C'è una nuova "emergenza planetaria": fa boom il traffico di animali selvatici. La denuncia la Lav in occasione del "World wildlife day" dell'Onu che si celebra oggi, e lancia l'allarme. La popolare associazione per la difesa dei diritti degli animali sottolinea inoltre che proprio l'Italia è un Paese cruciale per i trafficanti, e lancia un appello al governo: "Sono urgenti misure straordinarie, si devono introdurre il reato di traffico illecito di specie protette e nuove pene detentive". Per la Lav il traffico illegale è quindi un'emergenza nazionale e internazionale, con un business che si aggira tra gli 8 e i 10 miliardi di dollari (circa 9 miliardi di euro), secondo i dati diffusi dall'Onu in occasione dell'edizione 2015 del "World Wildlife Day". "La perdita di habitat e il commercio illegale, invece di diminuire risultano in grave crescita e minacciano la sopravvivenza di decine di specie: una realtà che ha precise responsabilità a livello politico, normativo e preventivo", ha ricordato la Lav, spiegando che "L'Italia è un Paese cruciale per i trafficanti e dunque è indispensabile che proprio dal nostro Paese sia rilanciata, al più presto, una concreta politica finalizzata ad arginare questo business illegale, con misure straordinarie come l'introduzione del reato di traffico illecito di specie protette e nuove pene detentive". Gli animali, infatti, pagano un prezzo altissimo: negli ultimi 10 anni il numero di elefanti africani uccisi illegalmente è raddoppiato mentre la quantità di avorio sequestrato è triplicata (un chilo di avorio è venduto a circa 600 euro). Nel 2013 i bracconieri hanno ucciso 22mila elefanti. Il numero delle tigri nel mondo è passato da 100mila di un secolo fa ad appena 3500. Il bracconaggio è responsabile di almeno il 78% della decimazione delle tigri di Sumatra, e le ossa delle tigri sono vendute a circa 900 euro al chilo. "L'Unione Europea è uno dei protagonisti più importanti del traffico illegale di specie protette e derivati e l'Italia detiene un elevato record negativo per la cattura, per l'uccisione e la commercializzazione di specie di fauna e flora protette, in particolare per il transito verso l'Asia e l'Africa", ha avvertito la Lav. L'auspicio, quindi, è che "questi crimini diventino una priorità di contrasto di Europol, con un coordinamento strategico delle polizie degli Stati Membri, come recentemente indicato dalla Commissione Ue". In particolare, le sanzioni vigenti in Italia sono state introdotte nel 1992 e "si sono dimostrate fortemente inadeguate: non sono efficaci nel reprimere traffici basati su vere e proprie organizzazioni criminali che non possono essere fermate da semplici ammende. Dunque è indispensabile intervenire al più presto e con rigore per contrastare efficacemente tali illegalità". Per questo gli animalisti propongono di introdurre due autonome ipotesi delittuose che riguardano: la "cattura, il prelievo, la detenzione, il traffico e la commercializzazione di specie di flora e fauna protette" e il "Commercio e traffico illecito di parti di specie, flora e prodotti derivati". Inoltre "è indispensabile prevedere significativi inasprimenti delle pene e uniformare queste agli strumenti vigenti in altri Paesi, anche europei", che prevedono pene detentive fino a 7 anni di reclusione. Il traffico illegale di animali ha portato inoltre al sequestro e alla confisca di decine di migliaia di animali, quindi servono - ha ricordato la Lav - anche nuove risorse per il mantenimento delle specie sequestrate e strutture adeguate. Ogni anno, infatti, "decine di strutture private spendono milioni di euro per la cura di animali che sono stati abbandonati, sequestrati o confiscati, coprendo costi che la legge prevede in capo allo Stato" e "la carenza di risorse per i Centri di recupero di questi animali determina l'impossibilità di applicare il sistema Cites, lasciando molto spesso gli animali in mano ai trafficanti". Mau
 
ANSA
3 MARZO 2015
Wwf, il 22% degli eco-reati sono su animali
Associazione Panda chiede stop a 'crimini di natura'
Deforestazione, bracconaggio, pesca illegale: sono ''crimini di natura'' che mettono a rischio la sopravvivenza di centinaia di specie, di cui anche l'Italia è vittima. Lo ricorda il Wwf in occasione della giornata mondiale della wildlife, #worldwildlifeday, giunta alla seconda edizione (le Nazioni Unite hanno deciso di proclamarla il 3 marzo, anniversario dell'adozione della Convenzione internazionale sul commercio di specie in pericolo, la Cites). Il Wwf fa presente che dallo scorso ottobre c'è la campagna 'Stop ai crimini di natura'; ha lanciato in questi mesi una petizione per introdurre il nuovo 'delitto di uccisione di specie selvatiche protette', ''violazione punita sinora con una semplice contravvenzione''. I reati contro la fauna selvatica rappresentano ''il 22% del totale dei reati ambientali''. Finora sono state raccolte oltre 55.000 firme. Nel nostro Paese rischiano specie simbolo come il lupo (si calcola che ogni anno siano circa 300 i lupi vittime di questi crimini), orsi, aquile, tartarughe marine.
''Le specie protette, così come gli ambienti naturali e tutta la biodiversità sono un valore e una risorsa che appartiene alla comunità intera - osserva Isabella Pratesi, direttrice conservazione Wwf Italia - i crimini di natura sono un vero e proprio atto contro la democrazia, contro un mondo più equo e giusto e contro un futuro sostenibile e intelligente a cui tutti aspiriamo. I crimini di natura producono nel mondo un fatturato di 213 miliardi di dollari l'anno, un business che alimenta i sistema criminali. Fermare questa strage di natura e animali deve essere uno degli obiettivi prioritari nelle agende di governi''. 
 
METEO WEB
3 MARZO 2015
Animali: solo in Abruzzo nel 2014 si sono spiaggiati circa 30 cetacei
Per gli amanti del mare il 2014 e’ stato un annus horribilis, in special modo per gli abruzzesi. “La scorsa stagione balneare e’ iniziata con una pessima notizia: le nostre acque classificate tra le piu’ sporche d’Italia. Il resto della situazione non va meglio tra sforzo di pesca in aumento e rifiuti ammassati sulla battigia dopo ogni mareggiata. La situazione non puo’ dirsi migliore per le acque dolci: lo stato dei fiumi registra un continuo peggioramento”. Cosi’ il Wwf Abruzzo in una nota. L’ultimo scorcio d’estate ha inoltre ‘regalato’ un episodio che restera’ indelebile nella memoria collettiva: la notte tra l’11 e il 12 settembre sette capodogli si sono spiaggiati sull’arenile di Punta Aderci, a Vasto. “Non e’ difficile ipotizzare una causa antropica, anche se forse certezze non ne avremo mai. Gli spiaggiamenti rimangono tuttora enigmi della biologia marina: si verificano da sempre, ma e’ un fatto che l’azione dell’uomo ha reso il fenomeno piu’ frequente”. Per gli amanti del mare il 2014 e’ stato un annus horribilis, in special modo per gli abruzzesi. “La scorsa stagione balneare e’ iniziata con una pessima notizia: le nostre acque classificate tra le piu’ sporche d’Italia. Il resto della situazione non va meglio tra sforzo di pesca in aumento e rifiuti ammassati sulla battigia dopo ogni mareggiata. La situazione non puo’ dirsi migliore per le acque dolci: lo stato dei fiumi registra un continuo peggioramento”. Cosi’ il Wwf Abruzzo in una nota. L’ultimo scorcio d’estate ha inoltre ‘regalato’ un episodio che restera’ indelebile nella memoria collettiva: la notte tra l’11 e il 12 settembre sette capodogli si sono spiaggiati sull’arenile di Punta Aderci, a Vasto. “Non e’ difficile ipotizzare una causa antropica, anche se forse certezze non ne avremo mai. Gli spiaggiamenti rimangono tuttora enigmi della biologia marina: si verificano da sempre, ma e’ un fatto che l’azione dell’uomo ha reso il fenomeno piu’ frequente”.
Nel 2014 “si sono spiaggiati in tutto trenta cetacei, in gran parte tursiopi, lungo la costa abruzzese. Di questi la maggior parte e’ arrivata a riva gia’ morta, altri hanno ripreso il largo, ma non sappiamo se siano sopravvissuti o semplicemente siano andati a morire altrove”. Inoltre, 53 tartarughe della specie Caretta caretta, specie prioritaria per la tutela ambientale, sono state trovate spiaggiate o impigliate nelle reti da pesca. “Un trend purtroppo in aumento: nei soli primi due mesi dell’anno appena iniziato si registrano 34 esemplari morti in maniera non naturale (la maggior parte per soffocamento)”. “Una delle cause degli spiaggiamenti e’ probabilmente l’intensa pesca professionale, in particolare quella con reti a strascico e da posta. Le tartarughe frequentano l’alto Adriatico soprattutto per alimentarsi e di solito si spostano verso sud a fine agosto”, rileva il Wwf Abruzzo. In questi ultimi anni, poi, “a causa dei cambiamenti climatici, il mare e’ piu’ caldo e nel periodo successivo al fermo biologico (11 agosto – 22 settembre) sono ancora da noi quando le barche tornano in mare in massa per rifarsi dopo la pausa forzat”. Una soluzione “possibile per combattere questa moria potrebbe essere legata a tecniche di pesca eco-compatibili dato che le tartarughe marine sono specie ad alto rischio estinzione o anche a una revisione dei piani per la pesca ‘misurati’ a seconda della zona marina di riferimento e delle sue specifiche esigenze”, conclude il Wwf Abruzzo.
 
NEL CUORE-ORG
3 MARZO 2015
"NUOVO PROCESSO AL TENENTE CHE SALVO' MICIA GRAVIDA: ACCANIMENTO"
Lettera Enpa al ministro della Difesa: "Increduli"
 
L'Enpa accoglie con profondo stupore e con grande sconcerto la notizia delle nuove contestazioni giudiziarie mosse a carico di Barbara Balanzoni che, dopo essere stata assolta dalle accuse di disobbedienza aggravata, diffamazione e ingiuria – accuse originate dal salvataggio di una gatta partoriente all'interno di una base militare italiana in Kosovo – deve ora difendersi da quelle di insubordinazione e ingiuria. Come appreso dalla Protezione animali, che fin dall'inizio di questa travagliata vicenda giudiziaria si è schierato al fianco di Barbara Balanzoni, le accuse originano da quelle stesse persone che a suo tempo accusarono l'ufficiale riservista di disobbedienza aggravata (oltreché di ingiuria e diffamazione) per il salvataggio della micia. Lo comunica una nota della Protezione animali.
Di fronte a un caso che sembra proprio non riuscire ad arrivare ad un punto di chiusura, nonostante l'avvenuto proscioglimento di Barbara Balanzoni, l'Enpa attraverso la presidente Carla Rocchi, ha espresso la propria preoccupazione al ministro della Difesa, Roberta Pinotti. "Siamo increduli di fronte ad una tale forma di reiterata presa di posizione contro l'operato del tenente medico, sempre pronto ad intervenire concretamente per la tutela degli animali – scrive Rocchi al ministro -. Una reiterata presa di posizione della quale non riusciamo a comprendere le ragioni, ma che, soprattutto potrebbe gettare una luce inquietante sulle priorità della giustizia militare, che rischierebbe di apparire forte con i deboli e debole con i forti".
Una immagine, questa, che secondo la Protezione animali contrasta con le attività meritorie svolte dalle nostre Forze Armate, che anche all'estero si distinguono per sensibilità e senso di umanità.
 
LA ZAMPA.IT
3 MARZO 2015
Cerca di rapinare una ragazza nel bresciano, il cane della vittima lo assale
Cheyenne era in macchina ed è saltata fuori dal finestrino e ha aggredito il rapinatore
Una ragazza di 26 anni di Travagliato, nel Bresciano, è stata salvata dal suo cane, un pastore cecoslovacco che ha messo in fuga un rapinatore che l’aveva minacciata. 
La ragazza, verso le 23, stava comprando un pacchetto di sigarette al distributore automatico del paese quando si è trovata davanti un uomo che, armato di coltello e a viso coperto, le ha ordinato di dargli i soldi. Cheyenne, il cane della giovane, che era in macchina è saltato dal finestrino e ha aggredito il rapinatore, morsicandogli una mano e facendolo scappare. L’uomo è ricercato dai carabinieri.
 
NEL CUORE.ORG
3 MARZO 2015
MIFUR A MILANO, 90% DEGLI ITALIANI CONTRO ALLEVAMENTI PER PELLICCE
Oipa: "Settore anacronistico e in declino, moda sia etica"
E' stato pubblicato nei giorni scorsi il nuovo rapporto Eurispes 2015 e, tra i vari dati interessanti, spicca la costante crescita di sensibilità che gli italiani mostrano nei confronti degli animali e dei loro diritti: in particolare il 90,7% vorrebbe che fossero immediatamente vietati gli allevamenti di animali per farne pellicce. Ad oggi sono tre le proposte di legge - a cominciare da quella dell'on. Michela Vittoria Brambilla - non ancora discusse in Parlamento che testimoniano questa volontà. E che vanno nella direzione già intrapresa da sei Paesi europei - Austria, Regno Unito, Croazia, Bosnia, Olanda e Slovenia - in cui sono stati messi fuorilegge gli allevamenti di visoni, volpi e altri animali cresciuti e uccisi per usarne la pelliccia. Negli ultimi anni, il prezzo delle pelli sul mercato europeo ha registrato un calo costante e, tornando in Italia, sono numerosi i progetti di apertura di allevamenti che non hanno mai visto la luce grazie alle mobilitazioni delle associazioni animaliste e ambientaliste supportate dai cittadini che hanno partecipato in massa a manifestazioni e raccolte firme.
Nonostante la volontà comune sia quindi, quella, di cancellare il business legato al mercato delle pellicce, da oggi e fino al prossimo 6 marzo alla fiera di Milano si terrà il Mifur, l'annuale "Salone Internazionale della pellicceria e della pelle". A fronte di molti esempi virtuosi di stilisti e aziende di moda, da Calvin Klein a Diesel, che hanno dichiarato di escludere volutamente le pellicce dalle collezioni per non alimentare la filiera di tortura e uccisione di decine di migliaia di esseri viventi, il mondo della moda continua a imporre inserti e accessori in pelliccia come status symbol e inequivocabile sinonimo di lusso.
"I concetti di lusso ed eleganza sono totalmente arbitrari ed effimeri, ecco perché è eticamente inaccettabile che decine di migliaia di animali vengano torturati, uccisi e scuoiati per alimentare un business basato su qualcosa che neanche esiste - sottolinea Massimo Comparotto, presidente Oipa Italia Onlus -. Eventi come il Mifur non fanno altro che alimentare un settore in declino e che dovrebbe invece rilanciarsi puntando sui nuovi materiali ecologici, come ad esempio quelli riciclati. In parallelo il sentimento e la volontà dei cittadini non si rispecchia nelle leggi che regolamentano le tematiche che stanno loro a cuore, ecco perché chiediamo che il quadro normativo del nostro Paese sia reale espressione della coscienza collettiva e vengano tradotte in legge le proposte di divieto di allevamento di animali da pelliccia che da troppo tempo aspettano di essere considerate".
 
NEL CUORE.ORG
3 MARZO 2015
FRIULI, SI CAMBIA: CANI IN SPIAGGIA, SUI MEZZI PUBBLICI E IN OSPEDALE
Approvate all'unanimità le modifiche alla legge 20/2012
Modifiche alla legge regionale 20/2012 sul benessere e la tutela degli animali di affezione sono state approvate all'unanimità dal Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia. I cambiamenti avevano già ricevuto l'ok in III commissione. E' stato il presidente di quest'ultima, Franco Rotelli (Pd), a fare da relatore unico spiegando che il testo modifca la definizione di "allevamento di cani e gatti per attività commerciali", affermando che ricorre quando c'è la detenzione di almeno tre fattrici e dieci cuccioli per anno (diversamente dall'attuale previsione che richiede almeno cinque fattrici e tre cuccioli). Il testo, inoltre, ridefinisce il divieto perentorio di utilizzo degli animali nella pratica dell'accattonaggio; stabilisce in via assoluta il divieto di detenere animali per chi sia stato riconosciuto colpevole del reato di maltrattamento (l'attuale disciplina limita il divieto a un periodo di cinque anni). E, ancora, introduce il divieto di dono degli animali come premio, ricompensa, omaggio o regalo nell'ambito di giochi, feste e sagre, lotterie, attività commerciali, spettacoli, oltre a vietare il detenere cani legati a catena fissa, ma è consentito l'uso di una catena a scorrimento per massimo otto ore al giorno (proposta della Giunta). Specificato, inoltre, il richiamo al nulla osta rilasciato dall'Azienda sanitaria locale (Asl) nella comunicazione di inizio attività degli addestratori, educatori, istruttori e abilitatori.
La legge prevede, poi, la possibilità di accesso dei cani nelle spiagge libere e la possibilità per i Comuni di individuare nell'ambito di giardini, parchi, spiagge e altre aree destinate a verde pubblico di spazi per gli animali da compagnia. Sono stati ridefiniti, inoltre, i termini di denuncia all'anagrafe canina in caso di smarrimento, sottrazione, cessione o morte del cane e di variazione di residenza del proprietario, nonché le modalità di denuncia della morte del cane all'anagrafe stessa. Sanzioni per i trasgressori (tra cui 300 euro, proposti dalla Giunta con un emendamento, per chi non rimuove le deiezioni dei cani, ad eccezione per i non vedenti accompagnati da cani guida - che possono anche non essere muniti di museruola - e per disabili).
Un emendamento di Roberto Novelli (FI) specifica che gli animali da affezione possono salire sui mezzi del trasporto pubblico con guinzaglio e museruola, oppure nell'apposito trasportino. In questo caso, il proprietario deve avere cura che l'animale non sporchi e non arrechi disturbo (sugli autobus non potranno viaggiare più di due cani). Un secondo emendamento del consigliere consente l'accesso degli animali da affezione nelle strutture residenziali e ospedaliere regionali, pubbliche e private accreditate, qualora sia previsto dalla Direzione sanitaria.
 
CORRIERE.IT
3 MARZO 2015
Famiglie davvero allargate:
Non chiamateli «padroni»
Per loro il cane è (come) un figlio
Sto facendo una sorta di inchiesta, mi fermo davanti alla coppia due zampe più quattrozampe e dico: «Oh, che bel cane! » anche se è una bestiola orribile. Poi pongo la domanda cruciale: «Me lo regala?».
A Milano vivono molti cani, li si incontra ovunque, per strada, ai giardinetti, nei negozi, in libreria, sulla metro. Accompagnati dai padroni (lo so, «padroni» è un termine politicamente scorretto, ma è comodo, sappiamo tutti cosa voglia dire). Premessa indispensabile: dimenticare Umberto D, il triste film di Vittorio De Sica che ha indelebilmente associato il possesso del cane alla vecchiaia, all’infelicità e alla miseria (a parte il fatto che il cane-attore è visibilmente impaurito e addestrato con durezza). Al giorno d’oggi, ogni categoria sociale ha cani: giovani, adulti e anziani, ricchi e poveri, autonomi a partita Iva e dipendenti pubblici, insegnanti e prostitute, uomini e donne, single e famiglie numerose, italiani e immigrati, dirigenti e scoppiati.
Da parecchio tempo sto facendo una sorta di inchiesta, mi fermo davanti alla coppia due zampe più quattrozampe e dico: «Oh, che bel cane! » anche se è una bestiola orribile. E poi proseguo «come si chiama? quanti anni ha? posso accarezzarlo? ». La prima cosa che noto è la differenza di genere: tutti tengono molto a precisare se l’animale è maschio o femmina, «bella, non bello!», quasi offesi se ho sbagliato. Se ho avuto l’autorizzazione, faccio due coccole al cane, mi prendo un po’ di feste spesso accompagnate da baci bavosi, e poi pongo la domanda cruciale: «Me lo regala?».
Le risposte vanno dall’alzata di spalle, come a dire «figuriamoci, è una cosa impensabile», al «lei è pazza» seguito dal rapido allontanarsi. In un unico caso, la padrona, una giovane donna, mi ha proposto «glielo vendo a 1.200 euro, è quanto l’ho pagato». E diceva sul serio! (l’ho incontrata altre volte). Qualcuno risponde «sta scherzando, vero? » con tono arrabbiato, e c’è chi si giustifica, quasi a scaricare un affetto troppo ingombrante, «mia moglie/mio marito mi ammazzerebbe». Ma la reazione più frequente è «fa parte della mia famiglia», con alcune varianti: «è come un figlio» o addirittura «è un figlio», e a dichiararlo con passione non sono soltanto donne, ma anche uomini adulti, che una volta non si sarebbero mai espressi così. Cambiamenti nel maschile, cambiamenti nelle famiglie. ANNA MANNUCCI
 
STUDIO CATALDI
3 MARZO 2015
Gli Ermellini dettano l'ABC del buon padrone di cane... A seguire una raccolta di articoli e sentenze sui nostri amici a 4 zampe
Con sentenza n. 7082/2015, i giudici della Suprema Corte hanno confermato la decisione di secondo grado che assolveva un uomo dall’accusa di deturpamento di immobile, per aver lasciato il proprio cane urinare sopra la facciata principale di un edificio.
Il proprietario del palazzo imputava infatti allo stesso proprietario del cane l’insudiciamento del muro, contestando che questi avrebbe ben potuto distogliere il proprio cane da tale azione. Condannato in primo grado dal Giudice di Pace di Firenze, il “padrone” era stato poi assolto dal Tribunale poiché «il fatto non costituiva reato», dal momento che – fra l’altro – l’uomo aveva provveduto ad attenuare gli effetti del “bisognino” versandovi sopra l’acqua contenuta in una bottiglietta. 
Dello stesso avviso la Cassazione, che ha confermato la sentenza assolutoria, motivando che «è dato di comune esperienza che, per quanto l’animale possa essere ben educato, il momento in cui lo stesso decide di espletare i propri bisogni fisiologici è talvolta difficilmente prevedibile, trattandosi di un istinto non altrimenti orientabile e comunque non altrimenti sopprimibile mediante il compimento di azioni verso l’animale che si porrebbero al confine del maltrattamento».
Gli Ermellini hanno inoltre colto l’occasione per ricordare ai proprietari di animali il rispetto di alcune regole basilari – quando portano a passeggio Fido e Micio – che li metterebbe al riparo da denunce e citazioni. Fra queste, appunto, l’accortezza di dotarsi di bottigliette di acqua per ripulire eventuali imbrattamenti, e poi, il dovere di tenere sempre i propri animali al guinzaglio.
Qui di seguito una raccolta di articoli e sentenze pubblicate su questo portale in cui la Corte si occupa dei nostri amici a 4 zampe:
http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_17736.asp
 
NEL CUORE.ORG
3 MARZO 2015
GRAN BRETAGNA, "NESSUNO VUOLE SELEZIONARE E TRITARE I PULCINI"
Snobbata la proposta di lavoro degli allevatori
Dodici ore di lavoro trascorse a selezionare i pulcini appena nati. Compito: distinguere le femmine - da avviare all'allevamento per la produzione di uova - dai maschi, che vengono subito scartati e ammazzati. Stipendio: 40mila sterline all'anno (circa 55mila euro). Nel Regno Unito, racconta il "Daily Mail", ecco un lavoro che nessuno vuole fare.
Nel 2013, il British poultry council (associazione britannica di allevatori di pollame) non è riuscito ad assumere neanche un nuovo addetto per questo ruolo. Si tratta di un lavoro che prevede un periodo di formazione di tre anni in cui i dipendenti imparano a distinguere, nella maniera più veloce possibile, il sesso dei pulcini. I ritmi parlano da soli: chi è impiegato in questo settore deve saper "valutare" tra gli 800 e i mille pulcini all'ora, tra i tre e i cinque pulcini al secondo. I turni sono di 12 ore e il tasso di "errore" deve restare tra il 2 e il 3%.
Ma non si tratta solo di un lavoro "duro". I pulcini, infatti, vengono trattati come oggetti: dopo la selezione, che deve diventare il più automatica possibile, i maschi vengono "eliminati": gettati in una macchina che li trita (quando ancora sono vivi) oppure soffocati col gas. Dopo un po', i lavoratori diventano totalmente insensibili al fatto che hanno tra le mani esseri viventi. Negli ultimi anni, tra l'altro, si sono moltiplicati i video di denuncia di questa pratica.
Secondo l'amministratore delegato del British Poultry Council, Andrew Large, il problema per cui poche persone scelgono di fare questo lavoro è soprattutto sociale e psicologico: "La gente si vergogna a raccontare agli amici che controlla il sesso dei pulcini - ha detto a "The Times" - con il risultato che ora il deficit di personale minaccia le esportazioni di uova nel mondo".
 
LA ZAMPA.IT
3 MARZO 2015
Cina, 5 anziane si occupano di 1300 cani randagi
Una di loro nel 2009 creò un santuario, sostenuto da donazioni, per prendersi cura degli animali meno fortunati
Ogni giorno si alzano alle 4 della mattina perché devono preparare oltre 400 kg di cibo. È l’impegno, di puro cuore, che cinque anziane donne cinesi si sono prese per prendersi cura di oltre 1.300 cani randagi. Questo impressionante numero di quattrozampe vive in un santuario a Weinan, nella provincia di Shaanxi in Cina. La struttura è nata nel 2009 per i 60 anni di Wang Yanfang, una delle quattro signore che, dopo essersi resa conto della situazione degli animali, ha deciso di richiedere l’autorizzazione per aprire un santuario per i cani, sostenuta esclusivamente da donazioni. Un gesto amorevole che ovviamente diventato un impegno impossibile da gestire da sola. Ma per fortuna, altre quattro donne hanno deciso di darle una mano. Come è immaginabile, non è sempre facile avere a che fare con tutti questi animali ed è già accaduto che qualcuno di loro sia stata morsa, ma questo non ha fatto cambiare loro idea. Così come sono moltissime le persone che continuano a fare donazioni perché possano continuare nel loro prezioso lavoro. 
FOTO
http://www.lastampa.it/2015/03/02/societa/lazampa/cane-cani/cina-anziane-si-occupano-di-cani-randagi-YZwC7PZQo1LMC2s2Fu7wQM/pagina.html
 
LA ZAMPA.IT
3 MARZO 2015
La mucca partorisce e nasconde il vitellino ai fattori: il video commuove Clarabella ha passato la sua vita in fattoria, privata dei suoi piccoli
Fulvio Cerutti
Clarabelle è un mucca da latte che per anni ha dovuto subire un trauma: ogni volta che partoriva, il suo vitellino le veniva portato via poco dopo. Le sue urla per anni sono risuonate invane, mentre forse il suo piccolo non poteva neanche sentirle. Una pratica normale per i produttori di latte, ma tremendamente triste e traumatica per gli animali che la subiscono. In rete sono tanti i video della disperazione di madri e cuccioli, in alcuni casi del tentativo di difendere i vitellini aggredendo i fattori. Anche se non è nella natura delle mucche essere aggressive. 
Clarabelle ora vive in un santuario australiano, l’Edgar’s Mission, e quando è arrivata è stata protagonista di un fatto che ha commosso e fatto riflettere molte persone. I gestori della struttura si sono accorti che Clarabelle, arrivata era in stato di gravidanza, stava assumendo comportamenti strani: mangiava di meno, si teneva a distanza e sembrava tenere sotto controllo chi gli stava intorno.  
Pochi giorni dopo, qualcuno si è accorto che Clarabelle aveva partorito. Ma non c’erano tracce del suo vitellino. Già perché il suo cuore di madre, che tanto aveva sofferto nelle fattorie del latte, l’aveva portata a nascondere il suo piccolo in una zona di erba alta e qualche tronco secco. Un gesto di immenso amore che ha portato i gestori dell’Edgar’s Mission a chiamare il vitellino Valentino. Un gesto che dovrebbe fare riflettere così come un altro caso raccontato da un veterinario statunitense sul web: una mucca aveva partorito due gemelli. E il suo istinto materno l’aveva portata a “consegnare” uno dei due ai fattori, tenendo l’altro nascosto. Purtroppo la sua bassa produzione di latte insospettì gli addetti alla mungitura che capirono in seguito la decisione della mucca.
VIDEO
http://www.lastampa.it/2015/03/03/multimedia/societa/lazampa/mucca-partorisce-e-nasconde-il-vitellino-ai-fattori-SCj1U10ldBc6iTQBsB51WM/pagina.html
 
NEL CUORE.ORG
3 MARZO 2015
KENYA, IN FIAMME 15 TONNELLATE DI ZANNE DI ELEFANTE SOTTO SEQUESTRO
Il presidente: "Dobbiamo scoraggiare il bracconaggio"
Il presidente del Kenya Uhuru Kenyatta ha dato fuoco a 15 tonnellate di zanne di elefante durante la Giornata mondiale della fauna selvatica per scoraggiare il bracconaggio. Kenyatta ha detto oggi che, 25 anni dopo la storica messa al bando del commercio di avorio, la nuova domanda proveniente dai mercati emergenti sta minacciando elefanti e rinoceronti in Africa. Kenyatta ha aggiunto che i Paesi africani sono preoccupati per l'entità e la velocità della nuova minaccia per le specie di fauna selvatica in via di estinzione. Un aumento della domanda di avorio sta alimentando le uccisioni di elefanti dai bracconieri in tutta l'Africa.
L'associazione "Save The Elephants" ha fatto sapere che l'anno scorso centomila elefanti sono stati uccisi in Africa tra il 2010 e il 2012.
 
LA ZAMPA.IT
3 MARZO 2015
Viaggio a Aoshima, l’isola dei gatti in 22 fotografie
Ci sono gatti ovunque sull’isola Aoshima, nella distretto di Ehime (Sud del Giappone). Se ne contano oltre 120, uno ogni sei abitanti. Una concentrazione nata dopo che, nel 1945, una colonia di felini venne introdotta sull’isola per combattere la presenza dei topi. Allora sulla striscia di terra lunga circa un kilometro c’erano circa 900 persone, ora a farla da padroni sono i gatti.
FOTO
http://www.lastampa.it/2015/03/03/multimedia/societa/lazampa/viaggio-a-aoshima-lisola-dei-gatti-in-fotografie-YnUH7IdYf4erOABQNnXSaM/pagina.html
 
BERGAMO NEWS
4 MARZO 2015
Torna l'incubo del killer degli animali nella zona della Gera d'Adda, dopo che a Pandino (in provincia di Cremona) sono state ritrovate in un torrente le carcasse di due asinelli
Dopo i cani, gli asini: torna l'incubo del killer di animali
 
Torna l'incubo del killer degli animali nella zona della Gera d'Adda, dopo che a Pandino (in provincia di Cremona) sono state ritrovate in un torrente le carcasse di due asinelli morti da giorni. I cadaveri, in avanzato stato di decomposizione, sono state ritrovate da un passante.
Il fosso scorre in una zona in cui si trovano diversi allevamenti di asini. Sono state avviate le analisi per capire se gli animali appartengano a una delle cascine della zona, e per stabilire la causa della morte. 
Tra le ipotesi non si esclude quella del killer degli animali che nelle ultime settimane ha preso di mira la zona della Gera d'Adda. 
Nei giorni scorsi a Brignano Gera d'Adda con un coltello è stata uccisa Gaia, Golden Retriever di Brignano e gli 8 cuccioli che portava in grembo e sono stati feriti altri 3 cani che vivevano con lei.
Un episodio seguito dall'accoltellamento di un cane lupo a Treviglio, nonché dell’uccisione di due cani e del ferimento di altri quattro con una forca a Spino D’Adda, in provincia di Cremona, al confine con Bergamo. 
La LAV ha anche offerto una ricompensa di 500 euro a chi sia in grado di riferire informazioni utili all'identificazione del serial killer.
 
ANSA
4 MARZO 2015
Calci e pugni a cagnolino, a giudizio
Enpa si costituirà parte civile. Sevizie immortalate da Cfs
PESCARA, 4 MAR - Aveva maltrattato e seviziato un cane volpino, fino a scaraventarlo contro la parete di un balcone, ora un 27enne di Montesilvano andrà a giudizio, a Pescara, per maltrattamento di animale e l'Enpa - che lo ha reso noto - si costituirà parte civile. "Mi auguro che anche in questo caso - commenta l'avvocato dell'Enpa, Claudia Ricci - la condotta dell'imputato venga valutata e sanzionata con estrema severità".
 
NEL CUORE.ORG
4 MARZO 2015
GROSSETO, TROVATI UCCELLI MORTI AVVELENATI: ECCO L'ESPOSTO LIPU
Chiesto ai vigili sopralluogo nel quartiere di Casalecci
La Lipu di Grosseto ha chiesto alla polizia municipale della città toscana un sopralluogo per la bonifica nel quartiere di Casalecci, nel grossetano, dove da giorni si trovano uccelli morti avvelenati con il granturco. "Potrebbe essere ancora presente cibo avvelenato - dice la Lega italiana protezione uccelli - che potrebbe a catena portare avvelenamento di altre specie, soprattutto selvatiche non facilmente controllabili. Si chiede anche - si legge nell'esposto - quanti volatili risultano morti a Casalecci nei giorni scorsi dato che pare che il rinvenimento in strada di animali morti si stia verificando da giorno e se tra questi vi siano anche specie di uccelli protette, se siano stati rinvenuti morti anche gatti o altri selvatici in zone limitrofe che possono essere deceduti per aver mangiato volatili avvelenati".
 
TRENTINO
4 MARZO 2015
Picchiano una coppia e il cane: 4 denunciati
L'aggressione dopo l'Oktoberfest dello scorso anno. Nei guai un gruppo di giovani nonesi
TRENTO. Quattro giovani residenti in val di Non sono stati denunciati per lesioni personali, ingiuria, minaccia e maltrattamento di animali dai carabinieri di Moena in seguito al pestaggio di due ragazzi e del loro cane avvenuto nell'ottobre 2014 in valle di Fiemme.
I due, entrambi poco più che ventenni, erano stati aggrediti a margine dell'Oktoberfest di Predazzo. I due giovani - secondo la ricostruzione dei carabinieri - erano stati dapprima circondati, poi insultati e picchiati violentemente senza motivo da un gruppo di giovani coetanei che, dopo aver lasciato il ragazzo a terra esanime, la ragazza in lacrime ed il cane dei due malconcio, erano scappati a bordo di un taxi.
Le successive ricerche da parte dei militari della Compagnia di Cavalese, estese poi anche grazie alla collaborazione con le Compagnie di Egna, Trento, Borgo e Cles, hanno permesso di individuare il taxi con a bordo gli aggressori.
I quattro giovani, tutti incensurati, sono stati quindi identificati dai carabinieri e riconosciuti in foto dalla coppia aggredita.
 
IL MATTINO
4 MARZO 2015
Morto da giorni e vegliato da decine di animali che aveva in casa
L'allarme dato dai vicini. L'uomo un 46enne ex muratore
aveva trasformato l'appartamento in una sorta di arca di Noè
VENEZIA - Lui era morto da giorni ma il cadavere era “vegliato” da decine di animali: cani, gabbie con criceti, merli, pappagalli, canarini oltre a un acquario con vari pesci.
Da alcuni giorni le persone che lo conoscevano non avevano più notizie di lui. E, come avviene in questi casi, è stato dato l’allarme. Un volta che le forze dell’ordine sono entrate nella sua casa hanno scoperto che F.B., veneziano di 46 anni era ormai deceduto ma a sorprendere gli investigatori sono stati soprattutto i circa trenta animali che erano nella casa di Santa Marta.Una volta che i vigili del fuoco hanno aperto la porta di quella casa dell’Ater hanno accertato che l’uomo, che in passato aveva fatto il muratore, era deceduto. Quando i carabinieri sono entrati in casa si sono subito accorti che l’uomo, da tutti considerato una persona molto buona e generosa, viveva con circa una trentina di animali. Proprio per questo sono stati chiamati in supporto anche i vigili urbani del servizio di Sicurezza urbana.
 
GEA PRESS
4 MARZO 2015
Oggi 4 marzo. Un anno di “nuova” legge vivisezione. La Direttiva Europea camuffata da Direttiva … Green Hill
Il 4 marzo 2014, esattamente un anno addietro, veniva pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il Decreto Legislativo n. 26 recante “Attuazione della direttiva 2010/63/UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici”, meglio nota con il più esplicito termine di “Direttiva Vivisezione”.
L’entrata in vigore del Dlgs avveniva venticinque giorni dopo ma dal 4 marzo 2014, con i soliti ritardi del legislatore italiano, la tanto criticata “Direttiva Vivisezione” è stata quasi integralmente copiata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.
Dal settembre 2010, anno di approvazione al Parlamento Europeo, al marzo 2014. Quasi quattro anni di ritardi, richiamati dall’Unione Europea per accellerare l’iter approvativo. Per averne una nuova, stante i tempi medi di approvazione,  dovranno passare non meno di venti anni. Nel frattempo gli animali continueranno ad essere vivisezionati, oppure, secondo un termine già passato in disuso in favore di altri ancora più soft, verranno “sperimentati”.
Intanto il problema della vivisezione, rimane. Risulta difficile definire in altra maniera una serie di esperimenti per i quali rimandiamo ad un nostro precedente articolo redatto in occasione dell’entrata in vigore del Dlgs. Dai cani adulti uccisi a fucilate ai cuccioli con un colpo in testa, passando per il nuoto forzato fino ai piccoli uccellini bengalini (vedi articolo GEAPRESS).
Meno immediato, soprattutto in tempi di comunicazione spot, è invece capire il perchè la vivisezione rimane. Un problema che a nostro avviso è probabilmente tipico di un sistema chiuso, che tende ad autorigenerarsi. Finchè non verrà sostenuto un sistema alternativo, il metodo non cambierà.   Troppi secoli lo appesantiscono, troppe ruggini nei nodi centrali di un cambiamento che, con questo modo di fare politica, difficilmente potrà avvenire. Il legislatore espressione  di un mondo politico svuotato di ideali, continuerà a fare da passacarte. Vale per la vivisezione, ma anche per i sistemi ben più piccoli (ad esempio i circhi equestri) piuttosto che le immense lobby dell’industria energetica che da sempre condizionano l’economia del mondo. Si investe poco nella ricerca dei metodi alternativi e probabilmente si occulta quando si rischia di avviare un cambiamento. Basta non finanziarlo e cadrà da solo.
Il resto è cronaca degli ultimi mesi. Alte voci dell’attuale politica (vecchia di decenni) che riferivano di presunti vaccini italiani anti ebola ottenuti con la sperimentazione animale (… e dei quali piacerebbe sapere che fino hanno fatto), fino ai litigi online (..e non solo) tra contrari e favorevoli alla sperimentazione animale.
La lotta contro la vivisezione, almeno per gli aspetti legislativi, sembra entrata in una fase di stallo. Non curata, come sostenne l’On.le Sonia Alfano, quando l’iter era in corso negli Uffici europei, ed infine mischiata con la vicenda di Green Hill. La questione “Direttiva” esplose subito dopo la sua approvazione, nel settembre 2010. Un fragore inatteso quando ormai non vi era più niente da fare. Solo allora in molti si sono accorti che c’era qualcuno, in Lombardia, che sfidava a viso scoperto l’allevamento di Green Hill. Guidata oppure no, in campo animalista o avversario che sia, l’onda ha poi sommerso tutto ritirandosi con l’approvazione del Dlgs del 4 marzo 2014.
Forse sarebbe stato meglio chiamarlo “Dlgs del 4 marzo 2014 Green Hill”. Oggi compie un anno, ma sembra essere passato un secolo.
 
QUOTIDIANO.NET
4 MARZO 2015
Sperimentazione animale: che fine hanno fatto i decreti attuativi?
Un anno dopo l'entrata in vigore della legge la Lav chiede l'intervento del ministro Lorenzin per riformare il sistema di valutazione e controlli sull'attività di 700 laboratori che usano 900.000 animali l'anno. Come previsto dalla normativa rimasta inapplicata
Roma, 4 marzo 2015 - Oggi, ad un anno dall’entrata in vigore del Decreto Legislativo 26/2014 sull’utilizzo degli animali per fini sperimentali, i nove decreti attuativi e gli atti dovuti da parte del Ministero della Salute, previsti dalla legge stessa, non sono stati ancora emanati. Dopo aver recepito con un anno e mezzo di ritardo la direttiva europea 2010/63 - oggetto dell’iniziativa europea d’abrogazione “Stop Vivisection” sostenuta dalla LAV – in Italia è quindi in vigore una normativa che è rimasta, anche nelle piccole parti innovative, vera e propria lettera morta, seppure debba intervenire sulla vita di quasi 900mila animali l’anno utilizzati in oltre 700 laboratori autorizzati.
Il Ministero della Salute non ha infatti dato seguito agli impegni pubblicati in Gazzetta Ufficiale sulla “strutturazione di piani di sviluppo per  metodi alternativi e controllo delle sperimentazioni”, sui “requisiti per la liberazione e il reinserimento degli animali utilizzati o destinati a essere utilizzati nelle procedure”, sulla “definizione di programmi per la condivisione di organi e tessuti animali al fine di ridurre il numero degli animali impiegati”. Non sono state inoltre “pubblicate le sintesi non tecniche degli esperimenti su animali” come già avvenuto invece in Gran Bretagna, Germania, Danimarca e Spagna, non è stato istituito il “Comitato nazionale per la protezione degli animali utilizzati a fini scientifici”, non sono state pubblicate “le informazioni statistiche sull’uso degli animali nelle procedure”, non sono state realizzate le dovute “ispezioni regolari” previste, mentre il Ministero dell’Economia e Finanze non ha emanato il “Decreto per la riassegnazione delle risorse per corsi di formazione degli operatori, ricerca e sviluppo dei metodi alternativi”.
La LAV rivolge quindi un appello al Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, a far considerare dai suoi uffici concretamente importante l’attuazione di questa Legge e - come ha evidenziato la sentenza del Tribunale di Brescia del 23 gennaio scorso contro la Green Hill 2001 s.r.l., l’allevamento di cani destinati alla vivisezione – a riformare il sistema di valutazione e controllo delle domande di autorizzazione alla sperimentazione sugli animali.
 
LA ZAMPA.IT
4 MARZO 2015
“Sperimentazione animale: l’Italia è più severa dell’Europa”
Su LaZampa.it un’inchiesta a puntate dedicata alla normativa, ai metodi tradizionali e a alternativi per capirne di più su un tema che divide
Monica Marelli
Esattamente un anno fa entrava in vigore il decreto legislativo 26 riguardante la sperimentazione animale. L’Italia infatti all’inizio del 2014 era stata denunciata alla Corte di Giustizia europea su richiesta del commissario per l’ambiente Janez Potocnik per il mancato recepimento della direttiva 63/2010 CE, il cui scopo è quello di migliorare le condizioni di vita degli animali da laboratorio e sottoscrivere fermamente il principio delle tre R, proposto nel 1959 dai due accademici britannici Rex Burch e William Russell della Universities Federation of Animal Welfare: rimpiazzare, ridurre, rifinire. Cioè sostituire gli animali, ridurne il numero e migliorare le condizioni sperimentali. Ebbene il nostro decreto legislativo (che ci ha messo al riparo da una multa di 150.787 euro al giorno), sotto la pressione delle organizzazioni animaliste, è andato oltre. 
E secondo i ricercatori che usano gli animali per i loro studi, questa legge è confusa e in sostanza danneggia gli animali stessi. Spiega il dottor Giuliano Grignaschi, responsabile dell’Animal Care Unit dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri: «L’Italia ha approvato una legge più restrittiva di quella europea e i problemi sono già iniziati. Per esempio oggi dobbiamo subire inaccettabili ritardi sull’approvazione delle ricerche che prevedano l’uso di un animale. Lo studio infatti prima deve essere approvato da un organismo preposto al benessere animale interno all’Istituto di ricerca, poi deve essere inviato al Ministero della Salute che lo invia poi all’Istituto Superiore di Sanità per l’approvazione finale o per la bocciatura. Tutto questo iter è lunghissimo: solo ora stiamo ricevendo le risposte per progetti inviati nel luglio scorso».  
Inoltre c’è un’altra questione: dal 1 gennaio del 2017, a meno di una revisione della normativa, non potranno più essere utilizzati animali per alcuni test, fra cui quelli relativi agli effetti degli stupefacenti e gli xenotrapianti di organo. Si chiede il dottor Grignaschi: «A quel punto cosa succederà agli esperimenti in corso o in via di approvazione? La legge non dà indicazioni se l’esperimento dovrà essere interrotto o potrà essere concluso anche in data successiva al 31 dicembre 2016». 
Grandi difficoltà anche per sperimentare i nuovi farmaci, come sottolinea l’esperto: «Il protocollo di sperimentazione prevede l’uso di due specie diverse, di cui una roditore, l’altra no, dopo la fase in vitro e in silico e prima di quella che vede le prove sull’uomo. L’animale di elezione in molti casi è il cane. La legge italiana oggi vieta l’allevamento di cani a questo scopo quindi gli enti di ricerca sono costretti ad acquistarli all’estero, per esempio dalla Cina o dagli Stati Uniti: oltre a rendere l’operazione più costosa, il viaggio espone l’animale a un grande stress. Che senso ha aggiungere questo disagio alla cavia, visto che la sperimentazione è comunque consentita?». 
In ogni caso la legge italiana spinge fortemente verso l’adozione di metodi sostitutivi, anche se in alcuni campi di ricerca questi non possono esser ancora efficaci, come sostiene il dottor Grignaschi: «Io lavoro ogni giorno per poter trovare metodi sostitutivi. Attualmente nel mio istituto solo il 20 per cento delle ricerche utilizza animali. Per il resto ci affidiamo a metodi complementari o sostituivi. Purtroppo ci sono campi in cui questo non è possibile perché le conoscenze sono troppo scarse. Ciò avviene per esempio per lo studio del sistema nervoso centrale, nel quale è ancora necessario l’uso di animali. Ma abbiamo fatto enormi progressi per quanto riguarda i tumori e la tossicologia, che ci hanno permesso di diminuire drasticamente l’uso di animali. Al Mario Negri, ad esempio, utilizziamo circa 15.000 ratti/topi ogni anno, contro i 120.000 di 30 anni fa. E sono convinto che fra qualche decina d’anni potremo farne a meno».
 
GALILEO
4 MARZO 2015
Testare il rischio dermatite senza animali
Alternative ai test di laboratorio che utilizzano animali sono spesso invocate da chi si batte contro la sperimentazione animale, ma la realtà è che quelle disponibili sono ancora poche. La ricerca in questo campo però è viva e, forse non con la velocità che vorremmo, continua a dare frutti. Lo dimostra un nuovo metodo, chiamato Human Cell Line Activation Test (o h-Clat), che ha da poco ricevuto la validazione del Jrc (organismo scientifico indipendente della Commissione Europea), che ne ha raccomandato l’utilizzo per identificare sostanze chimiche che possono dare luogo ad allergie cutanee, un problema di cui si stima soffra circa il 20% della popolazione Europea. A sviluppare il metodo h-Clat sono stati i ricercatori dell’Ecvam (European Union Reference Laboratory for Alternatives to Animal Testing), il laboratorio del Jrc dedicato interamente allo sviluppo di metodi sperimentali alternativi che non prevedano l’utilizzo di animali.
Il nuovo test serve a identificare le sostanze chimiche che provocano la dermatite allergica da contatto, una delle forme di infiammazione allergica più comuni. Fino ad oggi questo genere di analisi prevedevano l’utilizzo di animali, in prevalenza topi e porcellini d’india, mentre l’Ecvam raccomanda oggi l’utilizzo dell‘h-Clat in un contesto di analisi integrata che comprende dati provenienti da altri tipi di test senza animali, e previsioni computerizzate (i cosiddetti metodi in silico).
L’obbiettivo dell’Ecvam è ora quello di promuovere la discussione sull’utilizzo dell’h-Clat presso l’Organisation for Economic Co-operation and Development (Oecd), l’organismo che stabilisce linee guida, condivise a livello internazionale, sui test che vengono utilizzati in ambito governativo, industriale e di laboratorio, per determinare la sicurezza delle sostanze chimiche.
Riferimenti: https://ec.europa.eu/jrc/en/news/reducing-animal-testing-for-skin-allergies
 
GREEN STYLE
4 MARZO 2015
Salute degli animali domestici: la checklist
Convivere con un animale quotidianamente permette di osservare l’evoluzione emotiva e comportamentale, senza dimenticare la condizione di salute. Eventuali modifiche e piccoli sintomi potrebbero rivelarsi campanelli d’allarme da non sottovalutare, da vagliare con l’aiuto del veterinario di fiducia. La programmazione di una serie di visite di routine con un centro medico è comunque una prassi importante, così da controllare periodicamente lo stato di salute del quadrupede. Magari avvalendosi di esami specifici oppure valutando con il medico la presenza di qualche variazione rilevante, come la perdita dell’appetito, problemi legati al movimento e alla sfera emotiva e altro ancora. Importante quindi osservare in prima persona, già all’interno dell’ambito domestico, la condizione totale dell’animale possibilmente seguendo una sorta di lista, di vademecum, per avere un riscontro immediato. La prima osservazione per cani e gatti andrebbe rivolta agli occhi, che dovrebbero apparire limpidi, luminosi, attenti. Nel caso fossero opachi, spenti, arrossati e con lacrime potrebbe segnalare un problema. Per quanto riguarda il cavo orale e il naso si deve prestare particolare attenzione all’alito e ai denti, spesso correlati e sinonimo di qualche disturbo. Non solo: un alito cattivo potrebbe evidenziare un malessere dello stomaco e della digestione, esattamente come per l’uomo. Quindi sotto controllo anche gengive e cavo orale stesso, senza la presenza di lacerazioni e ulcere. Importante osservare anche la produzione di bava e muco nasale, anticamera di qualche malattia e infezione. Le orecchie stesse sono spesso al centro di infezioni e malattie, per questo è importante tenerle pulite controllandole settimanalmente. Eventuali presenze di sangue, cerume sporco, oppure lacerazioni date da grattate costanti e scuotimenti di testa è bene farle controllare dal veterinario, che potrà valutarle accuratamente.
Dalla pelle al sistema urinario: i problemi
La cute spesso è vittima di irritazioni, escoriazioni e patologie legate alla presenza di parassiti. Non deve apparire troppo secca o troppo grassa, quindi fondamentale che appaia senza cisti, grumi e croste. Il manto deve risultare uniforme, lucido, sano e ben curato, non a ciuffi o diradato e neppure attaccato da pulci, zecche e insetti vari. Il biglietto da visita è rappresentato proprio dall’aspetto del pelo che andrà trattato accuratamente, con lavaggi a cadenza di tempo e protetto con collari antipulci e antiparassitari. Anche le ossa e le articolazioni meritano cura e attenzione: indispensabile che il quadrupede deambuli in modo corretto e con equilibrio. Non deve apparire affaticato se sale le scale oppure da fermo, con problemi a mantenere la posa eretta. Le passeggiate quotidiane lo aiuteranno a tenere oliato il meccanismo delle articolazioni, allontanando il momento dedicato alla terza età. Proprio in questa fase della vita l’animale apparirà più fragile, delicato e bisognoso di sostegno. Importante non sottovalutare eventuali dolori articolari e ossei in un esemplare anziano, facilmente controllabili con farmaci, integratori e modifiche di abitudini consigliate dal veterinario. Cuore e polmoni al centro del corpo dell’amico di casa come motore pulsante di energia e benessere. In presenza di respiro pesante, se non tipico della razza, oppure affannoso e rumoroso, ma anche tosse e starnuti continui, è importante consultare il medico. Sono sintomi comuni a molte malattie stagionali, ma nell’animale tradiscono problematiche legate alle patologie cardiache e respiratorie. Anche il sistema digerente merita cura e attenzione attraverso un’alimentazione completa, sana ed equilibrata. La presenza di un addome gonfio, l’inappetenza, feci con presenza di sangue, diarrea o stitichezza, vomito, gas intestinali devono attirare l’attenzione del proprietario come sintomo di qualche problema. Al pari dell’addome, anche il sistema urinario merita interesse come ad esempio una minzione frequente e con perdite, oppure una forte difficoltà a urinare richiedono un controllo specifico. Per una salute perfetta a 360° è bene organizzare visite regolari dal veterinario di fiducia che potrà osservare l’animale, preservandone la salute attraverso vaccini e una dieta precisa in caso di necessità. L’amico di affezione dovrà seguire un’alimentazione completa che non lo porti a ingrassare, senza l’aggiunta di cibi indirizzati al consumo umano, abbinata a un sano movimento garantito da passeggiate quotidiane e magari anche un po’ di sport.
 
METEO WEB
4 MARZO 2015
Animali: l’impegno della Forestale per la conservazione dell’orso bruno
Oltre al monitoraggio della popolazione, la Forestale ha contribuito negli anni anche ad altre importanti iniziative per la tutela della specie
La tutela e la conservazione di specie protette minacciate di estinzione sono da sempre tra le finalità istituzionali del Corpo forestale dello Stato, ulteriormente rafforzate con la legge di riordino del 2004. Tale funzione è stata svolta nel tempo attraverso molteplici interventi che vanno dal controllo, per lo più prevenzione e repressione del bracconaggio, fino ad attività di monitoraggio che dagli anni ’80 vuol dire anche ricerca scientifica.
È stato infatti proprio il Corpo forestale dello Stato ad introdurre, a metà anni ’90, nell’area appenninica e grazie ad un progetto Life, il monitoraggio su base genetica dell’orso bruno marsicano, consentendo così di avviare una banca dati genetica che raccoglie informazioni accurate sulla consistenza numerica di questa popolazione.
La metodologia messa a punto è stata successivamente sviluppata ed affinata dal Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM) e dall’Università La Sapienza di Roma, coi quali il Corpo forestale dello Stato ha sempre collaborato, consentendo di consolidare le informazioni di cui dispone la comunità scientifica, che nelle prossime settimane si arricchiranno dei dati del monitoraggio genetico condotto nel 2014 col progetto Life Arctos.
Oltre al monitoraggio della popolazione, la Forestale ha contribuito negli anni anche ad altre importanti iniziative per la tutela della specie, sia nell’area appenninica che in quella alpina, estrinsecando in pieno il ruolo di polizia di prossimità nelle aree rurali e montane e contribuendo alla conservazione della specie.
Accanto alle attività di prevenzione e repressione del bracconaggio, ha contribuito alla messa a punto ed attivazione di procedure per la gestione degli orsi confidenti, la cui presenza nei centri abitati delle aree montane viene non di rado vista come un problema di ordine e sicurezza pubblica. A questo scopo, grazie al progetto Life Arctos, sia nell’area alpina che in quella appenninica, è stato adeguatamente formato personale in grado di gestire le diverse criticità, secondo procedure coordinate e condivise tra i diversi enti interessati alla gestione del fenomeno che, sebbene limitato a pochissime unità, può destare preoccupazione.
Per quanto riguarda invece le iniziative connesse alla conservazione della specie, di particolare rilievo sono state le ricerche avviate negli anni passati in merito alla opportunità di individuare modalità di gestione forestale compatibili ed anzi funzionali alla tutela della specie.
Significativa la ricerca con la quale sono state monitorate diverse tipologie di faggeti e querceti per conoscere la produttività stagionale (che nel faggio varia tantissimo) in termini di ghianda e mettere in correlazione questi dati con l’andamento della popolazione. Seppure con un esiguo numero di anni di studio, è emersa una interessante correlazione tra l’annata di pasciona (produzione molto abbondante) del faggio e le nascite di cuccioli di orso che, proprio nell’anno successivo alla pasciona, sembrano essere maggiori.
 
TG COM 24
4 MARZO 2015
Cina, cani costretti a combattere fino alla morte: le immagini shock
Gli attivisti denunciano: "C'è bisogno di una legge che protegga gli animali e punisca chi organizza combattimenti"
Cani costretti a combattere fino alla morte. Succede nel nord della Cina, dove ogni anno centinaia di persone si riuniscono per festeggiare l'arrivo della primavera a Sanjiao. Ma gli attivisti non ci stanno e denunciano la crudele usanza chiedendo alle autorità cinesi di intervenire con una legge per la protezione degli animali. Gli organizzatori però si difendono: "E' intrattenimento, senza la kermesse la nostra città morirebbe".
FOTO
http://www.tgcom24.mediaset.it/animali/cina-cani-costretti-a-combattere-fino-alla-morte-le-immagini-shock_2098784-201502a.shtml
 
NEL CUORE.ORG
5 MARZO 2015
CINA, GLI ANIMALISTI: STOP ALLE LOTTE TRA CANI NEL NORD DEL PAESE
Centinaia di spettatori stanno intorno a una gabbia
Centinaia di spettatori riuniti intorno a una gabbia. Nel brusio generale ecco ringhiate e latrati. Sta per iniziare una violentissima battaglia all'ultimo sangue tra cani, purtroppo molto in voga nel nord della Cina. Ne parla il "MailOnline". Questi "spettacoli" agghiaccianti hanno attirato l'indignazione degli attivisti per i diritti degli animali, che chiedono con forza di modificare la legge e proteggere i quattrozampe. Ma gli abitanti dei villaggi locali non sono d'accordo, perché - sostengono - questi eventi fanno parte delle tradizioni del luogo e sono un "intrattenimento" necessario per una parte così isolata del Paese (sic).
I combattimenti durano per diversi giorni e vengono organizzati da sei abitanti del villaggio di Sanjiao, nella contea di Jishan, in provincia di Shanxi (Cina del nord) per celebrare la fine del "Festival della Primavera". Il concorso è aperto a chiunque abbia un cane di taglia grande. Il premio? Un pacchetto di sigarette e una tazza di porcellana.
 
NEL CUORE.ORG
4 MARZO 2015
TEXAS, FRUSTA ELETTRICA IN GARA: FANTINO SOSPESO PER CINQUE ANNI
Per il 43enne Chapa anche una multa di 25 mila dollari
La commissione disciplinare delle corse di galoppo del Texas, negli Stati Uniti, ha sospeso per cinque anni il fantino Roman Chapa, 43 anni, infliggendogli anche una multa di 25 mila dollari (circa 22.450 euro). La sanzione è motivata dal fatto che il 19 gennaio Chapa aveva vinto una corsa al Sam Huston Race Park usando un dispositivo elettrico collegato alla frusta per infliggere piccole scariche e, quindi, stimolare ulteriormente il suo povero cavallo, Quiet Acceleration. Con risultati positivi ma di poco conto, vista la squalifica dalla corsa del purosangue e la violazione di quattro norme del regolamento, compresa quella sul maltrattamento di animali. Lo scrive "La Gazzetta dello Sport".
Chapa ha tempo fino a domani per inoltrare ricorso. In tal caso rischia, in caso di rigetto, di vedere salire l'importo della multa fino a 100 mila dollari (quasi novantamila euro).
La truffa è stata scoperta casualmente dal fotografo dell'ippodromo. Una volta scattata l'istantanea della vittoria di Quiet Acceleration e dopo aver postato lo scatto sul sito dell'ippodromo, il reporter si è accorto della presenza del dispositivo nella mano sinistra di Chapa. Che, tra l'altro, l'aveva insospettito chiedendogli di togliere l'immagine. Il fantino in questione, va detto, è recidivo: si era beccato già cinque anni di squalifica per lo stesso motivo nel 2007, in New Mexico.
Anche in Italia esiste, purtroppo, un precedente famoso. Nel maggio del 1996 a San Siro il fantino dominicano Augustin Herrera venne scoperto in flagrante con un congegno elettrico legato ad un polso mentre stava per salire in sella a Puerto Escondido nella Coppa d' Oro. Lui fu squalificato per due anni. In America, invece, la mano della commissione disciplinare è stata più pesante.
 
NEL CUORE.ORG
4 MARZO 2015
AUSTRALIA, "TROPPI NELLO STATO DI VITTORIA": STRAGE DI 700 KOALA
Le autorità: gli animaletti sedati prima di morire
La sovrappopolazione di koala ha indotto le autorità australiane a sacrificare 700 esemplari di uno degli animali simbolo del Paese, a Cabo Otway, a 230 chilometri a sud-est di Melbourne (Vittoria). Le autorità locali hanno sottolineato che gli animaletti prima sono stati sedati e solo dopo uccisi.
Nonostante la "strage", la questione del sovraffollamento rimane aperta nello Stato di Vittoria e il governo sarà chiamato a trovare altre strategie di conservazione. Il koala (Phascolarctos cinereus), che in lingua aborigena significa "senza acqua", in riferimento al fatto che il 90 per cento della propria idratazione proviene dal cibarsi di foglie di eucalipto, è considerato - va ricordato - specie minacciata o vulnerabile sulla costa est dell'Australia. Le principali minacce alla specie vanno, in particolare, dai cambiamenti climatici alla perdita di habitat a causa dell'espansione urbana.
 
LA ZAMPA.IT
4 MARZO 2015
India, una legge vieta la macellazione delle mucche nello Stato di Maharashtra
Si attendeva la sua promulgazione da 19 anni.
Il presidente indiano Pranab Mukherjee ha firmato oggi una legge, rimasta in sospeso per quasi 20 anni, che proibisce la macellazione delle mucche nello Stato centrale di Maharashtra. Lo scrive l’agenzia di stampa Pti. 
In base alla normativa che ora entra in vigore, chiunque commerci carne bovina, o ne sia in possesso, sarà passibile di una pena fino a cinque anni di carcere e ad una multa di 10.000 rupie (144 euro). Mukherjee ha firmato la legge dopo un incontro con sette deputati dell’Assemblea del Maharashtra che gli hanno presentato un memorandum da cui emergeva che essa era in attesa di promulgazione da 19 anni. 
In base alla nuova normativa, quindi, è categoricamente proibita la macellazione in questo Stato di mucche, tori e vitelli, mentre resta possibile quella dei bufali, la cui carne è considerata di livello inferiore. Come è noto, la mucca è un animale sacro in India per l’induismo, principale religione del Paese. Il consumo della sua carne è quindi largamente proibito in molti Stati dell’Unione, con importanti eccezioni riguardanti il Nord-Est e il Sud indiano. 
 
LA ZAMPA.IT
4 MARZO 2015
Usa, donna muore cercando di salvare il cane in un lago ghiacciato
La 28enne ha cercato di rincorrere l’animale, ma il ghiaccio non ha retto
 
Una donna di 28 anni è morta in un lago ghiacciato cercando di salvare il suo cane. E’ successo a Wichita, nel Kansas (Stati Uniti), dove il corpo di Erika Owen è stato identificato dalle autorità locali.  
Secondo le ricostruzioni di alcuni testimoni, l’incidente sarebbe avvenuto lo scorso sabato pomeriggio nei pressi del Chisholm Park Lake. Due persone si sarebbero ritrovate a passeggiare con i loro cani sulle rive opposte del piccolo specchio d’acqua, quando uno dei due quattrozampe sarebbe sfuggito al controllo della proprietaria correndo sulla superficie ghiacciata, pur di raggiungere l’altra sponda. La Owen avrebbe cercato di rincorrere il cane nel tentativo di bloccarlo ma, a metà percorso, il ghiaccio avrebbe ceduto.  
Inutili i tentativi di soccorrerla da parte delle autorità e le unità di soccorso giunte sul posto. Non è rimasto che far intervenire i sommozzatori per recuperare i corpi della proprietaria e del suo cane sul fondo dello specchio d’acqua.
 
GEA PRESS
5 MARZO 2015
Parco dei Monti Sibillini – Un nuovo lupo strangolato nel laccio? Le verifiche del Corpo Forestale dello Stato
 
Un nuovo lupo potrebbe essere morto nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, a cavallo tra l’Umbria e le Marche.  Già lo scorso gennaio (vedi articolo GEAPRESS ) un  primo animale era stato trovato ucciso a colpi di arma da fuoco caricata a pallettoni (nella foto).
La voce sulla presunta uccisione è circolata a Fiastra (MC) ed in particolare nella località di San Lorenzo al Lago. Il povero animale sarebbe morto strangolato nel laccio del bracconiere, ma difficilmente se ne potrà avere conferma. La notizia, riportata al Corpo Forestale dello Stato, rimarrà priva del principale elemento di prova, ovvero la carcassa del lupo.
Gli Agenti, però, avrebbero verificato la voce che si è diffusa nei luoghi,  constatando la probabile rimozione del povero animale. Secondo le voci diffuse in loco, alla prima versione  su un lupo morto al laccio, ne sarebbe conseguita un’altra relativa ad un grosso cane. Ad ogni modo, nel caso di conferma, un fatto grave che evidenzia ancora una volta i timori sul bracconaggio già espressi dal Parco.
Una notizia che giunge a poche ore di distanza dal buon esito di una vasta operazione antibracconaggio condotta dalla Forestale, relativa al presunto contrabbando di selvaggina di grossa taglia verso il centro abitato di Norcia, in provincia di Perugia (vedi articolo GEAPRESS ).Il numero delle trappole, grazie all’intervento della Forestale a seguito della segnalazione sul presunto lupo ucciso, sarebbe comunque risultato in tono minore rispetto al passato.
 
LA PROVINCIA PAVESE
5 MARZO 2015
"Cani avvelenati in una zona di addestramento"
Un cane morto avvelenato e uno in gravissime condizioni: tanto che i proprietari hanno presentato denunce all’Asl di Pavia, ai Carabinieri di Casteggio e alla Forestale di Zavattarello (PV).
di Paolo Fizzarotti
TORRICELLA VERZATE (PV). Un cane morto avvelenato e uno in gravissime condizioni: tanto che i proprietari hanno presentato denunce all’Asl di Pavia, ai Carabinieri di Casteggio e alla Forestale di Zavattarello. Protagonisti sono stati Davide e Agostino Schiavo, due uomini abitanti a Gavi, in provincia di Alessandria. «L’1 marzo - raccontano - ci siamo recati con i nostri cani in una “Zona per l’addestramento di tipo B permanente” che viene identificata come “Agricoltori Corvino, Oliva e Torricella”. Alle 11.30 quando siamo tornati all’auto abbiamo visto che uno dei nostri cani, Regina, appariva stanco in modo innaturale. Dall’altra parte della strada c’era Mery, un altro cane, che stava mangiando qualcosa: siamo riusciti a toglierle dalla bocca i resti di un salsicciotto. Abbiamo subito pensato che si trattasse di bocconi avvelenati. Il nostro timore è stato confermato quando altre due persone, che si trovavano lì vicino, ci hanno detto che nei giorni precedenti nella zona erano state trovate altre esche identiche: materiale che era stato inviato all’Asl per le analisi».
«Abbiamo portato subito i due cani in una clinica veterinaria - proseguono Davide e Agostino Schiavo - Mery è morta in meno di 40 minuti, mentre Regina appariva in gravissime condizioni. I veterinari l’hanno sottoposta a una lavanda gastrica, poi hanno trattenuto l’animale in osservazione fino al giorno dopo. Altri tre cani presenti quella mattina nella zona sono stati trattenuti nella clinica veterinaria in osservazione. Denunciamo la superficialità dei gestori della zona: anche se consapevoli della presenza di bocconi avvelenati, hanno consentito agli ignari clienti di frequentare la zona con i loro cani».
In tutto pare che i cani morti siano due, tre sono sotto osservazione: è la denuncia di Raffele Giuria, referente del presidio Oltrepo della Lav, Lega anti vivisezione che sta facendo girare l'avviso a fare attenzione nella zona.
 
GEA PRESS
5 MARZO 2015
Cesana Torinese (TO) – Lupo morto investito. Tutti i lupi di Torino negli ultimi 30 giorni
Un lupo morto è stato trovato oggi nei pressi Désèrtes, frazione del comune di Cesana Torinese (TO). Il corpo del lupo, del peso di circa 41 chili, è stato rinvenuto lungo la Statale 24.
Intorno alle 0,30 della notte scorsa una segnalazione di un atuomobilista era pervenuta agli agenti faunistico-ambientali del Servizio Tutela Fauna e della Flora della Città Metropolitana di Torino. Il segnalante riferiva di un canide investito da un veicolo, nei pressi del chilometro 84,500 vicino il bivio di Desertes.
Giunto sul posto, il brigadiere del Servizio Tutela Fauna e della Flora della Città Metropolitana responsabile della vigilanza faunistico-ambientale, si è reso conto che l’animale, purtroppo morto a causa dell’impatto, era un esemplare maschio di Lupo (Canis lupus) di circa 4-5 anni di età e del considerevole peso di 41 chilogrami. In mattinata il corpo del lupo è stato trasportato a Grugliasco, presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Torino per l’effettuazione dell’esame autoptico.
Si tratta del secondo lupo che in poco meno di un mese è stato trovato investito in provincia di Torino e del quarto, in meno di trenta giorni, del quale si ha certezza della presenza nell’area della città metropolitana di Torino.
Lo scorso 7 febbraio, infatti, lo stesso Servizio Tutela Fauna aveva dato comunicazione di una lupa verosimilmente investita nei pressi della Strada Regionale 23 del Sestriere, in prossimità del bivio per la borgata Laux del Comune di Usseaux. L’animale, finito in una scarpata, si presentava in stato di denutrizione e aveva una lacerazione alla zampa anteriore destra.
Anche in questo caso la segnalazione era pervenuta da un automobilista di passaggio il quale, tramite il numero telefonico di emergenza 118, si era messo in contattato con il Servizio di Tutela della Fauna e della Flora. Poco dopo, a recupero avvenuto, era stata segnalata la presenza di un altro lupo, che si aggirava nella pertinenza recintata di un condominio di Pregelato. Quest’ultimo animale non presentava ferite, ma si era posizionato, in maniera assolutamente tranquilla, davanti alla porta di ingresso dello stabile. Era stato poi allontanato dal personale del Servizio di Tutela della Fauna e della Flora della Città Metropolitana di Torino.
Nella stessa mattinata era poi giunta una segnalazione di un ulteriore lupo a Rivets, frazione di Pragelato. L’animale si era rifugiato sul pianerottolo esterno della scalinata di un’abitazione. Anche questo animale era stato indirizzato nei boschi adiacenti ed aveva fatto perdere le proprie tracce.
La lupa investita a Usseaux, invece, era stata trasportata presso il Centro Animali Non Convenzionali di Grugliasco,  convenzionato con la Città Metropolitana di Torino. Pochi giorni dopo, appurate le buone condizioni di salute, era stata rilasciata in alta Val Chisone. Per il lupo ora ritrovato a Désèrtes, non  vi era invece più nulla da fare.
 
GEA PRESS
5 MARZO 2015
Savona – L’orrenda fine di Tortore e Piccioni. Qualcuno si è divertito con il veleno
Appello della Protezione Animali
A distanza di due settimane l’ignoto uccisore è tornato alla carica. Il luogo è sempre Piazza del Popolo a Savona dove, secondo l’ENPA cittadina, si sarebbe ripetuto un fenomeno giudicato in  linea con altri frequenti casi.
Il veleno, nuovamente sparso, ha ancora una volta mietuto le sue vittime; secondo gli animalisti prima o poi potrebbe andarci di  mezzo qualche frequentatore dei giardini. Solo allora  saranno guai ancora più grossi ma nel frattempo, nella giornata di ieri, sono morti tra atroci spasimi una quindicina di animali, diversi colombi ed alcune tortore.
I corpi dei volatili sono stati prelevati dalle guardie zoofile della Protezione Animali e consegnati per le analisi al Servizio Veterinario dell’ASL2; gli agenti fanno appello ad eventuali testimoni, o ai proprietari di telecamere di sorveglianza della zona, affinché forniscano informazioni e filmati utili ad individuare e denunciare alla vicinissima Procura della Repubblica i responsabili del grave maltrattamento (savona@enpa.org, tel. 019 824735).
L’ENPA ribadisce che si tratta di azioni assolutamente inutili oltreché crudeli, che non serviranno a ridurre il numero degli animali e che mettono in serio pericolo anche l’incolumità pubblica; e comunque la popolazione dei piccioni savonesi sta lentamente riducendosi da un paio di anni.
 
NEL CUORE.ORG
5 MARZO 2015
CATANIA, NOVE CANI SFRUTTATI PER I COMBATTIMENTI: TRE DENUNCE
I quattrozampe in pessimo stato di salute: ora in canile
Nove cani in pessimo stato di salute ed in condizioni igienico-sanitarie precarie sono stati trovati a Catania in un garage durante un'operazione di controllo in uno stabile di viale Moncada, nel quartiere di Librino. La polizia ha denunciato i tre proprietari del locale per maltrattamento di animali. I quattrozampe sono stati sequestrati ed affidati in giudiziale custodia ad un canile. All'esterno dell'ingresso condominiale gli agenti hanno anche trovato uno spazio recintato con all'interno un cane. L'animale, in stato di abbandono ed in pessime condizioni igienico-sanitarie, verosimilmente utilizzato per combattimenti, è stato anch'esso affidato al canile.
 
GEA PRESS
6 MARZO 2015
COMBATTIMENTI TRA CANI – Per la legge sono “lievi” e nessuno li fermerà
Nella sola giornata di ieri due significativi interventi di polizia, sono avvenuti nelle città di Catania e Palermo. Nel primo caso la Polizia di Stato ha riferito di sospetti combattimenti nel quartiere  Librino. I cani trovati (di cui forse uno coinvolto nel triste fenomeno) sono stati affidati ad un canile. Il quartiere Librino è già noto per sequestri di cavalli ed altri animali ancora. A Palermo, invece, la Polizia Municipale ha posto sotto sequestro l’ex cava che insiste nel quartiere Arenella. All’interno di alcuni immobili definiti “fatiscenti”, sono stati rinvenuti diciassette cani appartenenti a diverse razze tra cui Pit bull. In questo caso, non vi è cenno al sequestro degli animali; viene però reso noto come, una volta rintracciati i proprietari, si sono eseguiti i controlli in merito all’iscrizione  all’anagrafe canina.
Era già successo nel recente passato. Alcuni cani Pit bull trovati nei locali in disuso di un plesso industriale attiguo alla cava. Qualcuno, nelle stanza dell’ex stabilimento, aveva “adornato” con scritte del tipo “W Totò Riina” mentre gli animali, solo in parte trasferiti presso il canile municipale, erano stati consegnati ai presunti proprietari.
Il canile municipale è ora saturo ed i cani di Palermo vengono trasferiti, quando accalappiati, finanche in Emilia Romagna.
Sui fatti ora occorsi all’Arenella non vi è cenno di recenti ipotesi di combattimento e pertanto non rimane altro da fare che prendere atto dell’esistenza di locali definiti “fatiscenti”, di proprietari di cani e di controlli in merito all’iscrizione all’anagrafe canina. Di certo, però, la mancata disponibilità di luoghi ove accogliere animali sequestrati, rimane un serio problema che potrebbe indirettamente favorire anche chi li fa combattere.
Per provare ad analizzare il fenomeno, vale la pena sottolineare come il quartiere palermitano dell’Arenella non è un posto qualsiasi. Un quartiere piccolo la cui strada principale lo divide in una parte a mare ed una a monte. Quest’ultima, con le vie intestate a diversi Pontefici, è quella dell’ex cava. Si tratta, in realtà, di un grande morso nel terreno, ovvero la traccia ad anfiteatro lasciata dagli escavatori in quella che si teme essere stata una importante area archeologica. L’Arenella è altresì uno dei posti più noti dove nel passato ed in più occasioni, sono avvenuti sequestri di cani da combattimento. I luoghi erano sempre gli stessi, ovvero gli immobili (già allora fatiscenti) dell’ex cava.
Alcuni giorni addietro la LIDA di Palermo aveva evidenziato il nuovo possibile boom del fenomeno, sottolineando alcuni segnali che apparirebbero significativi. Tra questi i cani appartenenti a razze particolari che presenziano, con i loro padroni, certi luoghi della città. Sarà ancora una volta l’Arenella? Nessuno, sulla base di quanto riportato ieri dalla Polizia Municipale, può dirlo ma la situazione complessiva della città lascia trasparire come il fenomeno può essere più diffuso di quanto finora immaginato. Palermo, come molto probabilmente anche altre città.
Perchè tutto questo? La mancata reperibilità nei canili, può solo in parte giustificare il perdurare del fenomeno. Il “bene” da tutelare rimane in circolo, ma altri fattori devono incidere.
Quello che di certo  non può sfuggire alla conta degli errori è la mancanza di una legge all’altezza di contrastare il fenomeno. Sebbene il “divieto di combattimenti tra animali” (art. 544-quinquies del Codice Penale) consideri le più severe pene tra quelle previste dalla legge 189 del 2004 (cosiddetta legge contro i maltrattamenti di animali), non è in realtà possibile contestare neanche l’arresto in flagranza fatta eccezione (peraltro in forma facoltativa) solo per particolari categorie coinvolte. Si tratta di chi concorre con minori o persone armate, promuovendo con videoproduzioni o materiale similare, oppure riprendendo o registrando le competizioni. Tutte situazioni difficili da individuare  che si scontrano con la semplice previsione di pena contestata per chi alleva o addestra cani da combattimento. Situazioni queste ultime, molto più comuni, ma che vengono punite in maniera sostanzialmente identica al semplice maltrattamento.
Vale la pena sottolineare come nelle ipotesi di maltrattamento ed uccisioni di animali (come di chi alleva o addestra per la lotta) la pena reclusiva prevista non significa affatto il carcere neanche a condanna definitiva. La previsione, infatti, è di gran lunga inferiore alla soglia di punibilità. Per chi maltratta ed uccide animali non si può applicare neanche il fermo  di indiziato  come le misure cautelari personali. Tutti a casa, pagando alla fine del processo o con Decreto Penale di Condanna e pena ridotta, la sanzione pecuniaria dei reati-delitti: una multa, ammesso che si riesca a riscuoterla. Per la bassezza della pena difficilmente si potranno nutrire serie preoccupazioni neanche per la famosa macchia nella fedina penale.
Per alcuni, si tratta di reati che generano procedimenti penali che vanno ad ingolfare la macchina della Giustizia. In altri termini, i reati di maltrattamento, uccisione, combattimento spettacoli e manifestazioni vietate (per non parlare del semplice reato-contravvenzione di cui all’art. 727 C.P. su abbandono e inidonee condizioni di detenzione) sono reati lievi. Eppure, fin dal 2004, quando cioè la legge venne approvata, si registrarono vari proclami sulla certezza del carcere.  Con il passare degli anni, tali esibizioni potrebbero apparire ancor più incomprensibili, salvo per il vacuo piacere della autoglorificazione.  La migliore dimostrazione che non aveva senso ineggiare ad una improbabile forza di questi reati (almeno per chi ha sostenuto l’esistenza del carcere per i colpevoli) risiede nell’attuale proposta governativa sulla non punibilità per “tenuità del fatto”. Si tratta dei cosiddetti reati “lievi” e tra questi non potevano che essere inclusi proprio quelli che riguardano la protezione degli animali.
Un fatto, quello della non punibilità, che giustamente ha indignato in  molti. In pochi, però, hanno evidenziano come nell’ipotesi di una marcia indietro del Governo i reati in danno agli animali (combattimenti compresi) rimarranno quello che sono, ovvero reati lievi.
 
GEA PRESS
5 MARZO 2015
ROMA – I cuccioli all’ottavo piano. Secondo l’EITAL erano messi in vendita
Avrebbe venduto cuccioli di cani di razza in un appartamento di circa 40 metri quadrati all’ottavo piano di un condominio di Roma. Ad essere stati trovati dalle Guardie Zoofile, sono 15 cagnolini, tra adulti e cuccioli, appartenenti alle razze chihuahua, spitz, barboncini ed altre varietà da compagnia.
Secondo quanto reportato dall’EITAL (Ente Italiano Tutela Animali) ad indirizzare le Guardie, è  stata l’attività di monitoraggio e contrasto al fenomeno dell  commercio/traffico di cuccioli dall’Est. L’ipotesi investigativa verte proprio sulla vendita di cani di razza di piccola taglia.
Gli animali, tra cui molti cuccioli, erano detenuti nel piccolo appartamento ove si sarebbero recati gli acquirenti per scegliere il cane adulto o cucciolo da comprare. I  prezzi, sempre secondo l’EITAL potevano arrivare fino a 2000 euro a cane. Tutti gli animali sono stati posti sotto sequestrato mentre la documentazione rinvenuta è ora al vaglio dell’Autorità Giudiziaria al fine di potere stabilire la provenienza degli animali.
La persona denunciata alla Procura della Repubblica di Roma dovrà ora difendersi dall’accusa  di maltrattamento e traffico illecito di animali.
Secondo Antonio Colonna, presidente dell’EITAL, il fenomeno rappresenta “una piaga che non ha limiti e oppositori efficaci, lasciando migliaia di cuccioli “stranieri” in balia di commercianti di animali senza scrupoli. Leggi inefficaci e disinformazione fomentano questo fenomeno, sempre più ai livelli del traffico di droga in termini di organizzazione e giro di affari”.
L’intervento è stato operato dalle Guardie Zoofile  dell’Associazione Animalista dedicata all’agente di P.S. Claudio GRAZIOSI e la collaborazione di guardie dell’Associazione di Polizia Penitenziaria “ANPPe” che l’EITAL ringrazia per la determinazione e l’impegno a difesa degli animali.
Gli animali sono stati ricoverati presso struttura sanitaria idonea e saranno affidati in via provvisoria, in ottemperanza a quanto disposto dall’AG, nel più breve tempo possibile onde ricevere amore e adeguate cure da famiglie selezionate.
 
IL RESTO DEL CARLINO
5 MARZO 2015
Castelnovo Monti, va in fiamme il fienile. Cane dà l’allarme e salva le case vicine

Settimo Baisi

Castelnovo Monti (Reggio Emilia), 5 marzo 2015 - Oltre un centinaio di rotoballe distrutte da un incendio (foto) ieri notte a Maro, sulle pendici orientali della Pietra di Bismantova. Le cause del rogo sono al vaglio dei carabinieri della stazione di Castelnovo Monti, intervenuti sul posto con i vigili del fuoco del reparto castelnovese. I carabinieri hanno avviato le indagini e per ora non è esclusa nessuna ipotesi.
I danni ammontano a diverse migliaia di euro, tra la struttura e il fieno. Nessuna persona è stata coinvolta. Il fienile è in mezzo a un rione di case della frazione di Maro. Il fieno viene raccolto da alcuni nipoti del proprietario (Giuseppe Ferri, 80 anni), come spesso accade in montagna quando gli agricoltori chiudono l’azienda, e messo nel vecchio fienile tra le case. L’incendio è scoppiato in piena notte e, danni a parte, ha sconvolto tutta la gente del paese, soprattutto gli abitanti delle case vicine che, oltre alla paura, hanno trascorso la notte in bianco.
A dare l’allarme al 115 dei vigili del fuoco è stata Annamaria Ferri, che abita a pochi metri dall’edificio andato in fiamme. Ieri mattina, ancora in pigiama dopo una notte insonne e con tanta paura, ha detto: «Verso mezzanotte e mezzo sentivo abbaiare il cane del mio vicino in un modo strano. Mi sono alzata e ho visto il fuoco, c’erano già le fiamme alte. Grazie al cane Tom che si è messo ad abbaiare ci siamo accorti dell’incendio, altrimenti chissà dove avrebbero potuto arrivare le fiamme. Ho chiamato il 115 dei vigili del fuoco che sono arrivati poco dopo. Ho anche avvisato il vicino di casa e il proprietario del fienile che abita poco lontano. Avevamo paura che il rogo si estendesse alle case. Qui abitiamo noi e un’altra famiglia, poi c’è l’altra casa di fronte dove vengono soprattutto d’estate. L’autunno scorso mi ero rivolto all’Asl e all’Arpa facendo vedere alcune foto sul telefonino con i balloni nel cortile, chiedendo se era regolare o no. Non hanno dato peso alla cosa, si sono rimpallati la responsabilità ed è finita lì. Io ho sempre avuto timore che accadesse quello che è successo».
«Il fieno era di mio zio Giuseppe, ma adesso non c’è rimasto niente - dice Vincenzo Pompili -. Le cause dell’incendio? Bisogna chiederle ai tecnici, io non ne so nulla. È una vita che c’è questo fienile di mio zio, non è mai successo niente. E nel fienile non c’è corrente elettrica».
FOTO
http://www.ilrestodelcarlino.it/reggio-emilia/maro-incendio-fienile-cane-allarme-1.730323#1
 
NEL CUORE.ORG
5 MARZO 2015
MALTEMPO, RECINZIONI E GABBIE DIVELTE: ANIMALI IN FUGA A PRATO
Chiuso per 4 giorni il Centro di scienze naturali
Danni ingenti al Centro di scienze naturali (Csn) di Prato, devastato dalle forti raffiche di vento: gabbie e recinzioni divelte e fuga di alcuni animali verso il bosco, comunque sempre nell'ambito del parco, tra cui tre asini, i daini e i volatili. Dopodiché il presidente Marco Morelli ha deciso di chiudere il Centro per almeno quattro giorni per la rimozione degli alberi caduti e pericolanti e per la valutazione dei danni. Da oggi fino al termine dell'allerta meteo, l'accesso è interdetto anche ai dipendenti.
 
L’ECO DI BERGAMO
5 MARZO 2015
Pepe, bergamasco di 21 anni Il decano dei cani è di Almè
Ventun’anni per un cane non sono un record (il primato è detenuto da un beagle americano che pare sia arrivato ai 30), ma di una rarità sicuramente si tratta.

Paolo Bosatra 
Prov. di Bergamo - Lui si chiama Pepe, è il cane di Maddalena Giavazzi, e vive ad Almè dal «lontano» 1994, l’anno del famigerato rigore di Baggio ai mondiali statunitensi, tanto per intenderci. «Ricordo che lo avevano regalato a mia sorella - racconta la sua padroncina -, e da allora ne è passato di tempo, Pepe ha passato la sua vita qui, dividendosi tra il giardino e la casa. Di notte non è mai stato all’aperto, abbiamo sempre preferito farlo dormire all’interno».Quale potrebbe essere il segreto di questo insolito traguardo?
«Nessun segreto, crediamo che si tratti innanzitutto di fortuna. Pepe è sempre stato un cane forte, non ha mai avuto niente e si è sempre tenuto in forma: il suo passatempo preferito era la caccia, topolini e lucertole, li stanava e li catturava con una velocità incredibile. Anche per quanto riguarda il cibo nulla di particolare: crocchette, scatolette e qualche avanzo».
Ma come trascorre ora le sue giornate questo cane così speciale?
«Ultimamente Pepe sente davvero il peso degli anni, sta sempre sul divano in compagnia di nonna Teresa, è sempre infreddolito e gli piace avere addosso una coperta, è anche dimagrito e non ha più tanta voglia di muoversi, diciamo che si gode la pensione».
Già, perché ora a far la posta a topi e lucertole ci pensa Fulmine, un bel meticcio tigrato, che a detta di Maddalena pare essere un autentico terremoto...
 
CORRIERE RAGUSA
5 MARZO 2015
Tutti i numeri dell´attività svolta
Caccia chiusa: denunciati 69 bracconieri
Ben 48 denunce sono state effettuate per attività venatoria con mezzi vietati
Ben 683 cacciatori controllati di cui 69 denunciati all´autorità giudiziaria per reati legati all´attività venatoria. Sono alcuni dei numeri relativi al bilancio della stagione di caccia resi noti dal comandante della polizia provinciale di Ragusa Raffaele Falconieri (foto), a circa un mese dalla chiusura della stagione, terminata il 31 gennaio. Tra le attività completate, quella che ha portato alla denuncia di bracconaggio e maltrattamento di animali del titolare di un´azienda agricola in c. da Palamentana, territorio del Comune di Ragusa, all´interno della quale sono state rinvenute numerose trappole e gabbie per animali di qualsiasi specie: dall´avifauna, ai conigli, ai cinghiali. Nell´area in questione sono stati ritrovati chiusi in gabbia numerosi animali (tra cui 3 cinghiali, 25 testuggini, una poiana di Harris) in pessime condizioni igienico-sanitarie. In quell´occasione sono stati trovati diversi animali, vivi e morti. "Il nostro principale intento - ha detto Falconieri - resta quello della salvaguardia degli animali".Tra i reati accertati dagli agenti della provinciale nel corso dell´ultimo anno, 48 denunce sono state effettuate per attività venatoria con mezzi vietati; 11 per furto venatorio; 4 per attività venatoria su specie cacciabile ma al di fuori dell´arco temporale; 3 per abbattimento di una specie particolarmente protetta, come nel caso di un istrice a bastonate, con mezzi vietati e in periodo di divieto generale; 2 per porto abusivo d´armi; una per tentato furto venatorio. Tre sono stati gli animali vivi consegnati ai centri di fauna selvatica di Comiso e Belpasso: 2 gheppi, un allocco e un daino. La fauna selvatica sequestrata e abbattuta è di 3 colombacci, 3 tortore, un istrice, un merlo, 112 storni, un rigogolo, 57 conigli selvatici, 28 allodole, 32 tordi e una beccaccia. La fauna liberabile che è stata trovata ammonta a 16 storni, 7 testuggini, 7 cardellini, 3 cinghiali ed un falco. Nel corso dell´attività, inoltre, gli agenti della Provinciale hanno sequestrato 49 fucili, mille 272 cartucce a pallini, 35 furetti, 33 trasportini, 18 cartucciere, 3 trappole per la cattura di conigli selvatici; 15 richiami acustici; 28 gabbie; 2 bastoni; 4 reti; 42 foderi fucili; uno zaino. Sono stati infine 34 in totale i reati amministrativi che sono stati elevati.
 
BOLOGNA TODAY
5 MARZO 2015
Una lince in casa, trattata come un animale domestico: la storia di Isidoro
Una piccola lince europea indebitamente detenuta da un cittadino in zona dell'Appennino: dall'incauto proprietario era scappata più volte, trovandosi in difficoltà nei boschi. Isidoro è tornato a rinascere al cento faunistico di Monte Adone e la sua vicenda ha commosso l'Arma, che ha deciso di adottarlo
Prov. di Bologna. I Carabinieri della Stazione di Monzuno hanno scelto di adottare a distanza Isidoro, una lince custodita nel “Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica” di Monte Adone. A muovere l'Arma le vicissitudine dovute affrontare dall'animale. Era il 1997 quando qualcuno si accorse che una piccola lince europea, di circa un anno, veniva indebitamente detenuta da un privato cittadino della zona dell’Appennino Bolognese, dal quale venne infine allontanata attraverso un sequestro giudiziario per detenzione illecita.
Isidoro era più volte scappato all’incauto proprietario, che lo teneva rinchiuso insieme ad alcuni cani, come fosse un animale domestico.Trovatosi solo nei boschi ed essendo nato in cattività, Isidoro non era stato in grado di cacciare. Solo dopo molti giorni di inseguimento, le guardie del Corpo Forestale di Stato sono riuscite a catturarlo attirandolo con del cibo, così Isidoro è entrata a far parte della famiglia del centro di Monte Adone.
Oggi ha 19 anni ed è diventato un bel esemplare di “Lynx Lynx”. Il suo sguardo, sintesi di furbizia e dolcezza, tipico dei felini, ha mosso la sensibilità dei carabinieri di Monzuno -  che hanno contatti con il centro faunistico dove talvolta ricoverano animali selvatici rinvenuti in stato di difficoltà. L'Arma ha quindi risposto all’appello di adozione a distanza dell'animale e con un modesto contributo annuo, provvederà al suo mantenimento. Certo Isidoro, lui non lo saprà mai, ma quegli uomini in divisa che ogni tanto gli fanno visita sono ora i suoi nuovi familiari.
 
LA ZAMPA.IT
5 MARZO 2015
Il cane deve giocare a casa, l’esperto: “Così si sente meno solo”
I divertimenti “cognitivi” impediscono lo stress da solitudine
Cristina Insalaco
È un tempo necessario e insostituibile quello del gioco. Ci sono le uscite al parco, ma i cani hanno bisogno di giocare anche quando sono a casa. In solitudine, oppure insieme a voi. Che giochi scegliere, allora, quando voi siete in ufficio e Fido rimane a lungo da solo in appartamento? «I giochi cognitivi sono la soluzione migliore, perché il cane si ingegna e tiene la mente attiva - spiega Diego Rendini, medico veterinario comportamentalista -. Di tipologie ne esistono tantissime, ma quella più comune è la pallina di gomma con dentro dei bocconcini, che l’animale con l’utilizzo di zampe e denti proverà a svuotare. È comunque consigliabile che le prime volte il proprietario monitori il comportamento del suo amico a quattro zampe». Ci sono poi le ossa di pelle di bufalo da masticare, che possono fungere da antistress, e le palline da tennis «possono anche essere messe a disposizione in assenza del padrone, ma dopo pochi minuti il cane si annoierà», prosegue Diego Rendini. 
Insieme all’«umano»  
Se invece a casa ci siete anche voi, le idee per giocare insieme a lui si moltiplicano. «Oltre all’utilizzo dei giochi cognitivi, potete sfruttare l’arredamento della casa – dice Francesca Cena, medico veterinario comportamentalista -. Qualche esempio? Mettete in fila delle sedie e create una sorta di slalom, o con due sedie e una scopa, un salto ad ostacoli fai da te. Fategli fare un balzo oltre le vostre gambe o braccia, e insegnategli i comandi “seduto”, “zampa”, “terra”. Per questo, eventualmente, esistono anche dei libri di istruzioni per l’uso per avere risultati più efficaci». Altra idea è quella di nascondere dei bocconcini per la casa, ad esempio sotto al tappeto o dentro un cassetto lasciato un po’ aperto, e farli cercare a Fido. La ricerca olfattiva ai quattro zampe piace sempre moltissimo. 
I danni  
Cosa fare quando vi capita di lasciare tra le zampe del vostro cane un pupazzo, per poi trovarlo disintegrato? «Innanzitutto non vuole farvi i dispetti, forse è solo annoiato – continua Francesca Cena -. In questi casi l’unica soluzione è sostituire il peluches con un altro gioco. Si vede che non fa per lui, meglio scegliere quelli di legno o plastica dura».
 
LA ZAMPA.IT
5 MARZO 2015
“Sperimentazione animale? Il mio corpo sarà più utile alla scienza”
La dottoressa Susanna Penco, biologa e malata di sclerosi multipla: «Ecco perché io e i miei familiari più stretti abbiamo deciso di donare il nostro cadavere»
Monica Marelli
La vivisezione è diversa dalla sperimentazione animale? E come mai l’uso di cadaveri umani potrebbe dare una spinta in avanti alla ricerca? Per chiarire meglio questi e altri aspetti dell’uso di animali nella ricerca, abbiamo intervistato la dottoressa Susanna Penco, biologa, ricercatrice al dipartimento di Medicina sperimentale dell’università di Genova. Che, tra l’altro, spiega come mai ha deciso di donare il suo corpo (e quello dei suoi familiari) alla scienza. 
C’è differenza sostanziale fra vivisezione e sperimentazione animale?  
C’è una grande confusione ed è un falso problema. La definizione di “vivisezione” offerta dalla Treccani, per esempio, rende sinonimi le due pratiche, non c’è alcun dubbio. Quindi chi afferma che la vivisezione è vietata, in realtà dice una cosa scorretta. L’induzione di malattie negli animali (come i tumori, le infiammazioni, paralisi progressive, gli interventi chirurgici, i test di tossicità in cui la morte è il punto finale, o di cancerogenicità, i trapianti di organi, la generazione di individui geneticamente modificati e sofferenti, le prove di dispositivi che possono causare dolore o angoscia intensi, l’uso di gabbie metaboliche, le scosse elettriche, l’isolamento di specie socievoli per lunghi periodi, lo stress da immobilizzazione causato per produrre ulcere gastriche o insufficienze cardiache, il nuoto forzato fino ad esaurimento, e similari), fanno parte dei protocolli della ‘sperimentazione animale’ secondo l’attuale normativa (vedi l’allegato VII del D.Lgs. n.26 del 4.3.2014 in recepimento della direttiva 2010/63), ma certamente chiamarla in questo modo ha un impatto sull’opinione pubblica meno “forte” rispetto al termine “vivisezione”. Personalmente ritengo che la vera sperimentazione sia quella effettuata a scopi terapeutici, sia su animali, sia su volontari umani, dietro “consenso informato” nelle debite forme (da parte dei genitori per i bambini, o degli affidatari per gli animali). 
Nella comunità scientifica non c’è accordo sull’utilità della sperimentazione animale nel campo farmaceutico: i numeri cosa dicono?  
Non esistono statistiche ufficiali emesse da enti senza conflitto di interessi (per esempio il Ministero della Salute) che dimostrino la sufficiente affidabilità della sperimentazione animale e la letteratura scientifica in materia è molto divisa sull’argomento, come è noto. Affinché comunque si possa verificare se la sperimentazione animale, come fase propedeutica per il test dei farmaci destinati agli umani sia veramente indispensabile (ammesso che sia etica) basterebbe per esempio rendere “facoltativa” e non obbligatoria la fase sperimentale sull’animale, e lasciare la decisione ai laboratori di ricerca delle aziende farmaceutiche. E noi come pazienti, avere poi la possibilità di scegliere tra farmaci sperimentati su animali o solo su esseri umani tramite opportuna evidenziazione sulle confezioni dei medicinali.  
Lei ha dichiarato di voler donare il suo cadavere alla ricerca scientifica. Perché?  
«Faccio una piccola premessa. Esistono malattie che colpiscono gli esseri umani ma non gli animali, come per esempio la sclerosi multipla e l’Alzheimer. E moltissimi farmaci e composti chimici nocivi agli animali e benefici per gli umani, o viceversa. Per esempio i ricercatori hanno impiegato tempo e risorse economiche per studiare la sclerosi multipla sulle scimmie ma non hanno ottenuto alcun risultato e hanno dovuto abbandonare quegli studi. Idem per altre malattie neurodegenerative. A tutt’oggi non vi è una cura per queste malattie. Per questo motivo i miei familiari più stretti ed io, che sono malata di sclerosi multipla, abbiamo deciso di donare il nostro cadavere alla scienza: alla nostra morte, spero che ci saranno delle strutture idonee per accogliere i nostri organi. Studiare i miei tessuti mettendoli a confronto con quelli dei miei genitori e di mia sorella, che sono sani, potrebbe essere molto utile. Immaginate cosa accadrebbe se la ricerca delle cause di questa e di tante altre malattie potesse contare su 100, 1000 cervelli di persone ammalate. Questo sarebbe un nuovo punto di partenza per la ricerca moderna. Non si dovrebbe solo cercare un farmaco per “curare” gli effetti, ma capire le cause della malattia stessa per poterla prevenire, per rimuovere le condizioni che la provocano».  
A proposito di ricerca avanzata, come si colloca la sperimentazione animale nei confronti della genetica?  
«Anche qui c’è grande confusione. Il genetista sa perfettamente che, per esempio, il DNA della scimmia e dell’uomo è identico al 98%. Pensate però come solo il 2% faccia la differenza. Ma anche con i roditori condividiamo il 95% del DNA: eppure siamo molto diversi. E che differenza che può fare un solo cromosoma, quindi un “frammento” di DNA, negli esseri umani: ne basta uno in più per provocare la sindrome di Down. Per questo ritengo che in sostanza sia proprio la genetica a dimostrare che la sperimentazione animale non serve. Certo, è servita in passato, quando le conoscenze scientifiche erano povere e la ricerca era all’inizio, quando un cuore o un rene erano territori inesplorati ma oggi ha ancora senso? Oggi, che le nostre informazioni si sono così affinate proprio grazie alla genetica, non lo ha più. Il DNA, il codice genetico racchiuso nel cuore di ogni nostra singola cellula, è la stanza dei bottoni, i messaggi ordinati dal DNA non possono arrivare tali e quali perché ci si mette di mezzo l’epigenetica, cioè l’influenza dell’ambiente su tali messaggi: per esempio il microambiente tumorale è importantissimo in malattie diffuse come i tumori. Ecco perché come dice il famoso tossicologo Thomas Hartung, dobbiamo tenere presente che non siamo topi di 70 chili».
 
GENTE VENETA
5 MARZO 2015
Il Forum di GV: «Meno carne, siamo cristiani»
Giorgio Malavasi 
Più vegetariani, cioè più cristiani. O, se preferite, mangiamo meno carne per essere più fedeli alla Parola di Dio.
E' l'invito attorno a cui il credente e l'uomo di scienza trovano un accordo e che, in questo 2015 caratterizzato dal grande evento dell'Expo, si fa ancora più urgente.
Nella carne la sofferenza della Terra. La Quaresima, oltretutto, per i cristiani è il tempo più opportuno per riflettere su questi grandi temi. Un tempo opportuno anche per informarsi, per aggiungere qualche conoscenza che rende più consapevoli e orienta le scelte e i comportamenti. Ne sono convinti gli ospiti del Forum di Gente Veneta sul rapporto fra il cibo, l'ambiente e la Buona Novella: don Gianni Fazzini, Consultore diocesano per la pastorale degli stili di vita, Simone Morandini, teologo ed esperto di etica ambientale, nella giunta del comitato nazionale per l'ormai prossimo convegno ecclesiale di Firenze, e Gianni Tamino, già docente di biologia all'università di Padova, dove ancora oggi tiene un corso di bioetica. Nella carne, intesa come cibo, sta una delle questioni di fondo del pianeta. E' che, quasi sempre, dinanzi ad una bistecca o ad un etto di prosciutto, non ce ne rendiamo conto. «Oggi la produzione di cibo nel mondo – rimarca Tamino - è sufficiente per il doppio della popolazione mondiale: l’ha detto di recente anche Papa Francesco. Ciononostante abbiamo un miliardo di persone che soffrono la fame».La Terra sfruttata per una bistecca. Un paradosso. E dietro ci sta proprio una bistecca: «Il vero motivo per cui non c’è accesso al cibo – afferma il biologo padovano - è che attualmente la gran parte dei cereali prodotti sulla terra servono come mangimi per gli animali. Un dato: sul pianeta vivono 7 miliardi persone, 2 miliardi di bovini, 1 miliardo di suini, 1 miliardo di ovini e caprini, 14 miliardi di esemplari fra galline, tacchini, conigli, ecc.. Ma quanto cibo serve per alimentare tutti questi animali che alleviamo per trarne carne? La risposta è: troppo. Cioè una quantità via via più insostenibile. Insostenibile perché, per produrla, si sfrutta sempre di più la superficie terrestre per l'agricoltura.
Spieghiamoci: per produrre una porzione di carne, occorrono dieci porzioni di cereali, cioè soprattutto mais e soia, che servono per l'alimentazione dell'animale da cui si trarrà la carne.Impatto inferiore per carne bianca e latticini. Si potrebbe anche dire così: la porzione di carne con cui si sfama una persona è il “risultato” dei cereali necessari per produrla, che a loro volta avrebbero sfamato dieci persone.
Stiamo parlando soprattutto di carne rossa, quella tratta dai bovini e dai suini. Un po' inferiore è invece l'impatto se si considerano, per esempio, polli e galline: servono circa 6 porzioni di mangimi vegetali per produrre una porzione di carne bianca.
Ancora inferiori, ma non di tanto, i rapporti se – invece che di carne – si parla di prodotti derivati dagli animali. Per latticini e uova il rapporto si riduce a uno a quattro.Per produrre carne, insomma, bisogna coltivare tanta terra. E per dare carne a tutti gli uomini secondo standard occidentali, bisogna aumentare la superficie coltivata, così da accrescere la produzione di cereali e sfamare un numero maggiore di animali, che alla fine saranno macellati.La Fao: consumi di carne raddoppiati entro il 2050. «Ma sarà il collasso». La Fao rileva che oggi nel mondo si consumano 229 milioni di tonnellate di carne all'anno, e prevede che nel 2050 se ne consumeranno 465. «Non ci sarà quel consumo – protesta Gianni Tamino - se non altro perché collasserà prima la Terra». Non si può, infatti, continuare a deforestare: «La foresta amazzonica e quella argentina continuano a ridursi, perché si tagliano gli alberi per mettere al loro posto coltivazioni estensive di soia, da trasformare in mangimi. Ma questo vuol dire che laddove la foresta tratteneva dieci quantità di CO2, il campo coltivato ne trattiene una. Per non parlare dei pesticidi usati per difendere le colture dai parassiti. Per non dire dell’allevamento degli animali, che è la seconda causa del riscaldamento globale». E il metano prodotto dagli animali? E' un'analisi condivisa dalla Fao, secondo cui il business dell’allevamento degli animali genera più gas serra del sistema dei trasporti: produce cioè circa il 18% del totale dei gas serra. Il metano, in particolare, prodotto dagli animali da allevamento e disperso in atmosfera è venti volte più pericoloso, in termini di cambiamenti climatici, dell'anidride carbonica.Ce n'è abbastanza da spaventarsi, pensando allo squilibrio crescente dal punto di vista ambientale all'insostenibilità, già nell'arco di pochi decenni, di un trend di questo tipo.Tornare alla dieta mediterranea. «Perciò – sostiene Tamino, che è vegetariano – bisogna ridurre i consumi di carne. Oltretutto, una riduzione fa bene anche alla salute delle persone. In Italia, dove ognuno di noi consuma mediamente 105 chili di carne all'anno, bisognerebbe tornare davvero alla dieta mediterranea, che prevede non più di una quindicina di chili di carne all'anno, mentre il resto dell'alimentazione è vegetale».La Quaresima, tempo buono per liberarci. «Ecco perché – tira le fila don Gianni Fazzini – penso che i cristiani debbano fare qualcosa. Perché credo che il Signore ci domandi di custodire Madre Terra, non di distruggerla. Perciò la Quaresima è il momento giusto, visto che consiste in 40 giorni che richiamano il cammino nel deserto per liberarsi dalla schiavitù e dalla tentazione. Ragion per cui – conclude il sacerdote veneziano, che non è vegetariano, ma in Quaresima si asterrà sia dalla carne che dal pesce - questo è il tempo propizio in cui riflettere su come liberarci dalle tentazioni che finiscono per distruggerci. Ed è il tempo in cui si può far crescere la nostra armonia con Madre Terra e con tutti i viventi».
 
ANSA
5 MARZO 2015
Pakistan:maxi-sequestro carne tartarughe
Carico di circa 4.000 esemplari che stava per essere esportato

(ANSA) - ISLAMABAD, 5 MAR - Le autorità doganali pachistane hanno sequestrato un carico di carne di circa 4.000 tartarughe d'acqua dolce che stava per essere esportato, probabilmente in Cina. Lo ha reso noto Express News Tv. Un funzionario ha dichiarato al riguardo: "Sono sicuro si tratti del più grande sequestro mai effettuato al mondo in questo campo e sfortunatamente questo è avvenuto proprio in Pakistan". Le tartarughe di acqua dolce sono una specie protetta ma la loro esportazione illegale è molto comune.
 
NEL CUORE.ORG
5 MARZO 2015
USA, UNO DEI PIU' GRANDI CIRCHI CON ANIMALI NON USERA' PIU' GLI ELEFANTI
Dal 2018. Peta: "Da subito, se decisione presa è seria"
Uno dei più grandi circhi degli Stati Uniti, il Ringling brothers and Barnum & Bailey circus, ha annunciato che smetterà di utilizzare gli elefanti nei suoi "spettacoli" entro il 2018. La decisione è stata adottato a causa dell'aumento delle critiche del pubblico sul trattamento degli animali. In più, negli ultimi anni, molte città e contee americane hanno approvato leggi che vietano l'uso degli animali nei circhi, mettendo a rischio i tour delle compagnie circensi. Lo fa sapere la Bbc.
"La maggior parte degli elefanti soffre di artrite, ha la tubercolosi e deve smettere di lavorare subito", ha spiegato Jessica Johnson, portavoce dell'organizzazione animalista People for the ethical treatment of animals (Peta). Per poi aggiungere: "Se la decisione è stata presa seriamente, il circo deve agire ora, non nel 2018".
I direttori di Feld entertainment, l'azienda che possiede il circo, hanno fatto sapere che la decisione è stata il risultato di un grande dibattito e non è stata semplice. L'azienda possiede 43 elefanti, di cui 29 vivono attualmente negli 81 ettari della riserva controllata dalla compagnia in Florida, mentre uno si trova allo zoo di Fort Worth. Fino al 2018 tredici elefanti continueranno a prendere parte agli spettacoli.
 
GREEN STYLE
5 MARZO 2015
Gatto torna dopo 8 anni per morire a casa
È una storia certamente commovente quella che proviene dal Regno Unito, già diventata virale sui social network. Dopo essere rimasto lontano dalla sua famiglia per ben 8 anni, un gatto ha fatto finalmente ritorno a casa. Purtroppo le condizioni di salute precarie hanno svelato la presenza di un tumore e, per questo, la proprietaria ipotizza il felino si sia ripresentato davanti alla sua abitazione per un sereno ultimo addio. Vi è stato un certo stupore per Karen Raymond, una donna del Devon di 45 anni anni, nel ritrovare il gatto Scruffy sull’uscio di casa. Di ritorno da alcuni giorni in ospedale per un intervento al ginocchio, la proprietaria non ha potuto credere ai proprio occhi: il tanto amato micio, scomparso nel 2007, aveva deciso finalmente di ricongiungersi con la propria famiglia. Provato dagli anni di vagabondaggio, per il quadrupede un immediato controllo veterinario e un duro destino da affrontare: un tumore orale. Per la proprietaria un chiaro segnale: il gatto avrebbe imboccato la via del ritorno per morire serenamente a casa. Il mio gatto è scomparso 8 anni fa, ma si è improvvisamente presentato sull’uscio di casa quando sono tornata dall’ospedale dopo un’operazione al ginocchio. Ho capito fosse lui non appena ha miagolato. Mio marito non era certo, ma sapevo fosse Scruffy. Sono molto felice di averlo rivisto. Mi sono innamorata di lui quando l’ho visto per la prima volta da cucciolo, è sempre stato il mio gatto preferito. Stando a quanto riportato dal Mirror, il veterinario avrebbero suggerito un esito dolce per il gatto, ormai debilitato dalla malattia. La procedura non è stata immediatamente eseguita, poiché pare la famiglia voglia concedersi qualche giorno per elaborare il tutto, dalla gioia per il ritrovamento al dolore di un nuovo distacco. Ovunque sia stato, deve essere stato nutrito per molto tempo, solo recentemente deve aver vissuto da randagio. Dove sia stato è un mistero. È davvero strato sia tornato ora dopo tutti questi anni. Di solito i gatti si allontanano per morire, ma credo Scruffy sia tornato a casa per farlo.
 
CORRIERE DELLA SERA
6 MARZO 2015
Getta il cane dal finestrino, ma sopravvive Così lo fa uccidere dal veterinario
La bestiolina, anche se ferita, era riuscita a trovare la strada di casa e si era ripresentata dal proprietario che aveva tentato di eliminarlo. L’uomo è stato denunciato per uccisione di animale.
ROVIGO - Vuole liberarsi del suo cane, un carlino, e lo getta fuori dal finestrino dell’auto in corsa. L’animale, benché ferito, riesce a ritrovare la strada di casa ripresentandosi agli occhi stupefatti del suo proprietario, che allora porta al veterinario il cagnolino da sopprimere. La drammatica vicenda, che ha dell’incredibile, è successa un paio di settimane fa in provincia di Rovigo e si è conclusa con la denuncia a piede libero del polesano padrone del cane per il reato di uccisione di animale.
La tragica vicenda del carlino infatti è arrivata, in qualche modo, alle forze dell’ordine che hanno compiuto le indagini finendo col ricostruire quanto accaduto e denunciare il polesano che ora, codice penale alla mano, rischia da 4 mesi a due anni di reclusione. Al vaglio degli inquirenti invece la posizione del veterinario, che dovrà dimostrare di esser stato all’oscuro di quanto accaduto al cane e quindi di non essersi prestato alla volontà del denunciato.
 
TG COM 24
7 MARZO 2015
Getta il cane dall'auto, l'animale torna a casa ma lui lo fa sopprimere
Indagato per l'episodio un uomo nel Rovigino. Da chiarire anche la posizione del veterinario
Rovigo - Stanco del suo cane, per liberarsene l'ha gettato dal finestrino dell'auto, mentre percorreva la Transpolesana nel Rodigino. Ma la bestiola, pur ferita, era stata recuperata da una ragazza e alla fine, riconsegnata al proprietario. Che, non contento, ha portato il cane da un veterinario e l'ha fatto sopprimere. L'uomo è indagato per maltrattamenti e uccisione di animale. Da chiarire anche la posizione del veterinario. A far scoprire il fatto è stato un altro veterinario, cui la ragazza che aveva raccolto la prima volta la bestiola malconcia si era rivolta per far curare il cane. Medicato l'animale, il professionista, grazie al microchip, era risalito al proprietario. Ignaro di quanto fosse in verità accaduto, il veterinario aveva riconsegnato il cane che l'uomo ha finto di aver smarrito. Invece si è rivolto ad un secondo veterinario di Rovigo, che ha accettato di sopprimere il cane. Saputo del fatto il primo medico intervenuto ha segnalato la cosa alle forze dell'ordine.
 
IL GIORNALE
7 MARZO 2015
Rovigo: getta il cane dall'auto in corsa, glielo riportano e lo fa sopprimere
Indagato per maltrattamenti ed uccisione di animale. Da chiarire anche la posizione del veterinario
Federico Nicci
Stanco del suo cane, un carlino, per liberarsene l'ha gettato dal finestrino dell'auto, mentre percorreva la Transpolesana nel Rodigino. Ma la cagnetta, pur ferita, era stata recuperata da una ragazza e alla fine, riconsegnata al proprietario. Ma lui, che aveva tentato di abbandonarla, non era certo felice. Così, con una crudeltà inaudita, ha portato il cane da un veterinario e l'ha fatto sopprimere. L'uomo ora è indagato per maltrattamenti e uccisione di animale e rischia da 4 mesi a due anni di reclusione. Da chiarire anche la posizione del veterinario che ha eseguito la puntura letale.
La brutale vicenda è accaduta un paio di settimane fa in provincia di Rovigo e si è conclusa con la denuncia a piede libero del polesano padrone della cagnolina. La tragica storia del carlino infatti è arrivata, in qualche modo, alle forze dell’ordine che hanno compiuto le indagini finendo col ricostruire quanto accaduto. Al vaglio degli inquirenti invece la posizione del veterinario, che dovrà dimostrare di esser stato all’oscuro di quanto accaduto al cane e quindi di non essersi prestato alla volontà del padrone senza cuore.
 
TISCALI
10 MARZO 2015
Orrore a Rovigo: getta il cane dall’auto. L’animale torna e viene soppresso
OSCAR GRAZIOLI
C’è un collega veterinario di Rovigo che va elogiato (ed è dir poco) e un altro, che, se le notizie che ho letto sulla stampa sono vere, deve essere radiato dall’Ordine e mandato a fare qualunque altro lavoro, ma non questo. Conviene riassumere i fatti.
Un uomo (se tale è definibile) di Rovigo o della provincia non mi è dato sapere, qualche giorno fa ha deciso che il suo cane di razza Carlino, per non si sa bene quale ragione, gli aveva rotto le scatole e non lo voleva più tra i piedi. E cosa sceglie il Nostro, per disfarsi del cagnolino? Pensa bene di caricarlo in auto, prendere la Transpolesana e gettarlo dal finestrino in piena corsa. Fatto, risolto il problema. I Carlini sono cani fragili, con mille problemi anatomici, respirano male e, insomma, il delinquente se ne torna a casa tranquillo.
Il cane è sicuramente morto. E invece gli va storta, perché non solo il cane, anche se malconcio, sopravvive alla botta, ma in quel momento passa una delle volontarie di un’associazione per la tutela degli animali che lo raccoglie dalla strada e lo porta immediatamente dal veterinario convenzionato. Dopo le prime cure d’emergenza, il cane, grazie al microchip di cui è dotato, viene identificato e soprattutto viene ritrovato il proprietario. Nessuno era presente durante il “lancio” e il criminale racconta un sacco di balle: “il cane gli è scappato, oh poverino, grazie di tutto, adesso ci penso io…”E infatti ci pensa lui. Dopo un paio di giorni, si presenta nello studio di un secondo veterinario chiedendone la soppressione. Non sappiamo come si sia svolto il colloquio. Quello che sappiamo di certo è che il volonteroso veterinario ha messo mano alle siringhe e ha soddisfatto il desiderio del tipo. Ora, il sostituto procuratore Fabrizio Suriano sta indagando sul fatto e si dice sia intenzionato ad andarci fino in fondo, quindi non ci si dovrebbe sbilanciare prima delle indagini, ma io lo faccio lo stesso. Se il cane era da sopprimere per gravissime lesioni incompatibili con una vita dignitosa, lo avrebbe fatto il primo veterinario, ma se è stato dimesso e riportato al legale proprietario, sono certo che magari aveva un osso rotto, ma non era certo in condizioni terminali.
Se il “collega” ha avuto veramente la siringa facile, deve essere indagato dall’Ordine e deve subire il massimo della condanna possibile, mentre per lo spregevole proprietario pare che non ci siano molti dubbi: rischierebbe il carcere. In realtà, come sappiamo, se sarà ritenuto colpevole non indosserà la tuta a righe neanche per un minuto cavandosela con una multa.
 
ROVIGO OGGI
13 MARZO 2015
 IL CAGNOLINO MALTRATTATO E SOPPRESSO ROVIGO Il senatore Bartolomeo Amidei commenta l'episodio di violenza accaduto qualche giorno fa
"Barbarie inconcepibile, non si depenalizzino i reati contro gli animali"
E' stato toccato profondamente, Bartolomeo Amidei, senatore di Forza Italia, dall'episodio del cane gettato dal finestrino, curato e alla fine fatto sopprimere. Il senatore azzurro spera che il Governo non depenalizzi questo tipo di reati
Rovigo - "La civiltà di un popolo si misura dal modo in cui tratta gli animali": sceglie non a caso le parole del Mahatma Gandhi, paladino della non violenza e dell'indipendenza pacifica dell'India, il senatore Bartolomeo Amidei che ha seguito la vicenda del cane gettato dal finestrino, curato e alla fine fatto sopprimere (leggi articolo) "Una triste storia che mostra come non sempre quella che riteniamo essere una civiltà evoluta lo sia davvero e in tutti i suoi aspetti" commenta Amidei  che dice di esser stato "toccato profondamente da questa vicenda", si associa quindi a quanto dichiarato dalla collega di partito, il deputato Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la difesa degli animali e dell'ambiente che pochi giorni fa aveva parlato di "atto vile che necessitava del massimo della pena".
Amidei le fa quindi eco condividendo la battaglia che vede la Brambilla in prima fila da tempo e coglie l'occasione per andare oltre, stigmatizzando l'operato del governo che in materia di giustizia sta lavorando a un decreto che potrebbe prevedere tra le altre cose anche la depenalizzazione di alcuni reati contro gli animali. "Se così fosse - chiude - e se quel provvedimento passasse divenendo legge sarebbe un controsenso, anzi, un assoluto non-senso".
 
NEL CUORE.ORG
6 MARZO 2015
"PERUGIA, TRE CANI E QUATTRO GATTI TROVATI IN CONDIZIONI DISASTROSE"
Lasciati da soli da giorni. Denunciata la proprietaria
provincia di Perugia - Tre cani e quattro gatti in condizioni igieniche definite disastrose sono stati scoperti dai carabinieri in un'abitazione di Nocera Umbra, in provincia di Perugia. La proprietaria, una cinquantottenne di Gualdo Tadino, è stata denunciata per il maltrattamento degli animali, ora affidati a strutture idonee. Il controllo è stato svolto insieme a personale dell'Asl (Azienda sanitaria locale), vigili del fuoco e polizia municipale. In base a quanto emerso dagli accertamenti, la proprietaria di casa era da giorni lontana da Nocera Umbra e aveva abbandonando a se stessi i poveri animali.
 
NEL CUORE.ORG
6 MARZO 2015
SOS BOCCONI-KILLER A BRESCIA: +330% DI ANIMALI MORTI NEL GIRO DI 6 ANNI
Asl: "Le esche contaminate in aumento del 530%"
Come mine sparse, ben mimetizzate, lungo le strade, nei cespugli e nei campi. Una pratica crudele, medievale e irresponsabile che fa morire gli animali. Sotto accusa polpette, esche, bocconi al cianuro, ma anche pesticidi. Una strage che praticamente ogni giorno provoca delle vittime nel bresciano. L'ultima morte, in ordine di tempo, a Magasa, dove un cucciolo ha ingoiato un boccone forse pieno di lumachicida e ha perso la vita nel giro di venti minuti. E' allarme in tutta la provincia, segnala "Bresciaoggi": da Iseo a Bagnolo Mella passando per la Valtrompia e la Bassa. Un'escalation senza precedenti. Con numeri da brividi: dal 2008 è triplicato il numero di cani morti avvelenati. E, guardando i dati dei campioni portati all'Istituto zooprofilatico sperimentale della Lombardia-Emilia Romagna, negli ultimi sei anni, ecco valori da record: il 530% in più di esche positive, +330% di animali deceduti per aver ingerito polpette-killer e il 420% in più di "matrici sospette" consegnate agli specialisti dell'Izs.
"I dati rilevati negli ultimi anni dalle autorità sanitarie sono la punta di un iceberg - spiega Roberta Vitali, veterinario dell'Asl di Brescia responsabile dell'area benessere animali -: non comprendono, infatti, le intossicazioni e gli avvelenamenti per i quali la terapia porta fortunatamente alla salvezza dell'animale, oppure i casi in cui non c'è la disponibilità di analizzare il boccone-esca ingerito". La dottoressa ricorda: "La speranza di sopravvivenza è proporzionale alla tempestività dell'intervento terapeutico".
 
ANSA
6 MARZO 2015
Coda amputata cani, condanna veterinario
A Ravenna, condanna anche per il proprietario degli animali
RAVENNA, 6 MAR - Un veterinario di 42 anni di Sant'Antonio, frazione di Ravenna, è stato condannato per maltrattamento di animali per avere mozzato la coda di tre cuccioli di cani da caccia e per falso per avere poi compilato un certificato ritenuto fasullo.Per lui 8 mila euro di multa mentre per il padrone delle bestiole - un 82enne forlivese accusato solo di maltrattamenti - multa da 5.000 euro (la Procura aveva chiesto rispettivamente condanne da 12 e 10 mila euro).
 
NEL CUORE.ORG
6 MARZO 2015
GREEN HILL, LAV: MINISTRO E REGIONI INTERVENGANO SULL'IZS DI BRESCIA
"L'Istituto aveva sempre detto che era tutto ok"
La Lav torna sulla recente sentenza di condanna dell'allevamento Green Hill di Montichiari (Brescia) per violazione del codice penale contro maltrattamenti e uccisioni di animali, sollevando formalmente al ministro della Salute e ai presidenti delle regioni Lombardia, Roberto Maroni, ed Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, le responsabilità dell'Izs (l'Istituto zooprofilattico sperimentale) di Brescia, da loro finanziato.
L'associazione chiede un'inchiesta di ministero e regioni sull'operato dell'Istituto, considerato che l'Izs ha sempre certificato la correttezza di quanto avveniva nell'allevamento di beagle per la sperimentazione, e che il direttore si è assunto la responsabilità di firmare i resoconti delle ispezioni pur non essendo mai entrato nell'allevamento, come ha lui stesso ammesso in un interrogatorio, emerso nel dibattimento processuale.
Il direttore dell'Izs bresciano ha inoltre dichiarato che l'uccisione di animali di proprietà non è un reato, ignorando quanto previsto dalla Legge 189/2004, che ha introdotto il delitto di maltrattamento e uccisione di animale nel codice penale, condotta, quest'ultima, non rimettibile alla discrezionalità del proprietario.
La Lav chiede anche il trasferimento ad altra sede dei centri di referenza del ministero sul benessere animale e i metodi alternativi alla sperimentazione su animali, condotti proprio nell'zs bresciano: "Quale può essere la credibilità dell'Istituto di fronte alla inequivocabile sentenza del Tribunale di Brescia – si domanda la Lega antivivisezione – visto peraltro l'assenza di risultati dei suoi centri di referenza istituiti dal ministero della Salute proprio sui due temi che sono stati calpestati nell'allevamento di Montichiari, a pochi chilometri dalla sede dell'Izs".
Al ministro della Salute ha formalizzato queste richieste in un'interrogazione l'on.Michela Vittoria Brambilla di Forza Italia. Questa si aggiunge a quelle già presentate su altri aspetti della sentenza del 23 gennaio scorso dai deputati M5S Gagnarli e Bernini e dalle senatrici Pd Amati, Valentini, Granaiola, Cirinnà, Mattesini.
 
TERMOLI ONLINE
6 MARZO 2015
Gli rubano il cane e perde il sorriso: la triste storia di Bruno e l’appello alla città
 
TERMOLI. Ora, che si vada a rubare qualche cosa di prezioso che possa far guadagnare tanti soldi è senza dubbio un’azione esecrabile e da delinquenti … ma la si può capire … Che si porti via, però, l’unico compagno fidato di una persona sfortunatissima che dalla vita non ha avuto nulla se non “schiaffi in faccia” e che finalmente pur in queste condizioni disperate aveva trovato in un esemplare di cane Labrador di colore nero  che gli riversava amicizia e amore e che qualcuno gliel’ho una spinta in più, è cosa indicibile.
Questo cane, infatti, è stato rubato e Bruno, il nome del suo padrone, è a dir poco disperato.
Per lui dopo aver saputo del furto del suo cane c’è stato (anche via social) un autentico passaparola. Per alcuni testimoni, parrebbe che ad attuare il furto siano stati in tre, di circa trent’anni, accompagnati da altri cani: due pastori tedeschi e un pittbul.
Se qualcuno dovesse notarli in giro, avverta subito le autorità alle quali è stata già affidata una denuncia.
Bruno, ci dice una ragazza che lo conosce, è un bravissimo uomo che non da fastidio a nessuno e con il suo cane era felicissimo … se si può alla fine essere felici vivendo un certo tipo di vita.
Eppure quest’uomo in quel cane aveva trovato un vero amico, un compagno fedele delle sue tristi giornate: “Aiutateci a ritrovare l’amico fedele di Bruno, non tanto per chissà che cosa, ma per fargli ritrovare il sorriso”.
 
LA ZAMPA.IT
6 MARZO 2015
Pepe, il gatto del mistero
Misteriosa la provenienza, misteriosa la sua prima assenza, e misteriosa la sua definitiva scomparsa.
Montaione (FI), un paese delle colline del Chianti... qui comincia la storia di Pepe, di cui conosciamo soltanto la seconda puntata. Un gatto misterioso, indipendente e desideroso di pace e tranquillità che difendeva facendo assalti da “indiano”. Gli occhi più verdi e “da gatto” che abbia mai visto, il pelo grigio da simil certosino folto e morbido e la tendenza a diventare un “amico – cane” come i cugini di pura razza… questo era Pepe. 
Misteriosa la provenienza, misteriosa la sua prima assenza, e misteriosa la sua definitiva scomparsa. Stavamo cercando il primo gatto per i miei bambini, il loro primo amico peloso dopo che si erano calmate le loro turbolenze di fratellini gelosi. Avrebbe dovuto essere un bel tigrato, come tutti quelli che avevano accompagnato la mia infanzia, magari un tigrato rosso da chiamare Carota, ma poi incontrammo lui e fu amore a prima vista. 
Già all’insegna del mistero la sua apparizione di cucciolotto, una mattina, nel giardino di una signora della zona, che per una settimana lo accudì fuori della sua abitazione per non ingelosire i propri gatti adulti mentre cercava per lui una famiglia disposta ad adottarlo ed esso si adeguava alla situazione senza allontanarsi, mentre con signorile dignità e riservatezza evitava di essere invadente. 
Fusa e tenerezze subito, dal primo nostro incontro, accettate ed offerte pur mantenendo e difendendo con tenacia la propria indipendenza …e poi i mesi di convivenza con questo gatto curioso di tutto, che esplorava i dintorni di casa nostra in cerchi concentrici sempre più ampi nell’uliveto circostante. 
Dopo otto mesi di nuovo il mistero: Pepe sparì per otto giorni. Una fuga d’amore durante la quale si era trovato chiuso senza via d’uscita? Un tentativo di tenerlo in una nuova casa e la fuga? Di sicuro il suo ritorno, impaurito, dimagrito e affamato che lasciò tutti stupiti, con il desiderio impossibile di avere da lui il racconto della sua avventura. 
Poi un anno di convivenza perfetta: appena svegli tutti noi guardavamo il tavolo sotto il gazebo e lui era sempre lì dopo le sue scorribande notturne da cui tornava ai primi albori del giorno, ad aspettare le coccole che tutta la famiglia gli faceva prima della partenza per il lavoro o la scuola; i giorni passati in casa a dormire su divano, letti, coperte finché non decideva che era l’ora di uscire di nuovo. 
La scomparsa definitiva ormai risale a mesi fa. Pepe una mattina non c’era e tutti i tentativi di capire cosa gli era successo sono stati inutili. Foto, promesse di ricompense, appelli su Facebook, ricerche lungo i fossi, presso tutte le famiglie della zona, dai veterinari. La zona delle sue avventure era molto vicina a noi, la nascita di due eredi a duecento metri di distanza l’ ha confermato, ma di lui non abbiamo saputo più niente.  
È morto? Ma dove? Oppure ha incantato altre persone e si è inserito in una nuova famiglia, la quarta? Tutti noi speriamo che la seconda ipotesi sia quella giusta e che il mistero continui lontano da noi. 
PAOLA E PEPE  
 
NEL CUORE.ORG
6 MARZO 2015
ROMA, 54 OGGETTI IN AVORIO SCOPERTI A CASA DI UN FUNZIONARIO STRANIERO
Il blitz del Servizio Cites del CfS e dei carabinieri
Scoperti nella casa di un funzionario straniero, nel quartiere Nomentano, nella Capitale, 54 oggetti in avorio finemente intagliati e di notevole pregio, per un peso complessivo di circa 70 chili. Il blitz del Servizio centrale Cites del Corpo forestale dello Stato e dei carabinieri della compagnia Roma centro. Oltre all'avorio, il proprietario dell'abitazione nascondeva anche opere realizzate con denti di ippopotamo. I forestali, nel corso delle verifiche, hanno appurato che tutto il materiale non è accompagnato dai documenti richiesti ed è stato intodotto illegalmente in Italia. "L'avorio non lavorato sul mercato nero - ricorda il Corpo forestale dello Stato - ha un valore stimato di circa 500 euro al chilo, mentre quello intagliato e decorato raggiunge valori molto alti. Infatti, il valore stimato, degli oggetti sequestrati sarebbe di circa 50 mila euro. Il pregiatissimo materiale ormai non è più commercializzabile, se non in presenza delle opportune certificazioni di provenienza e legittimità rilasciate dalle autorità Cites presenti nel mondo. Il proprietario dell'abitazione è stato denunciato dalla Forestale all'autorità giudiziaria competente per detenzione e importazione illegale di avorio di elefante senza le dovute certificazioni previste dalla normativa internazionale che regola il commercio di prodotti derivanti da specie protette. Il bracconaggio - si legge ancora nella nota del CfS - ha ridotto significativamente le popolazioni naturali degli elefanti asiatici e africani, che stanno scomparendo a causa del commercio per lo più illegale di avorio grezzo destinato alla realizzazione di statue, gioielli, timbri e souvenir e, come riportato anche recentemente dalla stampa internazionale, di articoli a soggetto religioso destinati ad uno specifico mercato, come quelli rinvenuti nel corso di questa operazione. Il sequestro effettuato segue evidenzia la particolare attenzione che il Servizio Cites del Corpo forestale dello Stato rivolge a questo particolare crimine".
 
ANSA
6 MARZO 2015
Sequestrate statuette avorio, denunciato funzionario estero
Da Forestale e carabinieri, valore merce 50mila euro
Una cinquantina di oggetti in avorio, finemente intagliati e di notevole pregio, per un peso complessivo di circa 70 chili - per un valore stimato di circa 50mila euro - e opere realizzate con denti di ippopotamo, sono stati sequestrati in un'abitazione privata, di un funzionario estero, nel quartiere Nomentano a Roma, da Agenti del Servizio centrale Cites (Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione) del Corpo forestale dello Stato nell'ambito di un'indagine con i carabinieri del Lazio, della Compagnia Roma Centro. Il proprietario dell'abitazione è stato denunciato per detenzione e importazione illegale di avorio di elefante senza le certificazioni previste dalla normativa internazionale che regola il commercio di prodotti derivanti da specie protette.
I Forestali hanno appurato che tutto il materiale risulta privo della documentazione e ne è stata accertata l'illegale introduzione sul territorio nazionale.
L'avorio non lavorato sul mercato nero ha un valore stimato di circa 500 euro al chilo, mentre quello intagliato e decorato raggiunge valori molto alti. Il pregiatissimo materiale ormai non è più commercializzabile, spiega la Forestale, se non in presenza delle opportune certificazioni di provenienza e legittimità rilasciate dalle Autorità Cites presenti nel mondo.
Il bracconaggio, spiega la Forestale, ha ridotto significativamente le popolazioni naturali degli elefanti asiatici e africani, che stanno scomparendo a causa del commercio per lo più illegale di avorio grezzo destinato alla realizzazione di statue, gioielli, timbri e souvenir e di articoli a soggetto religioso destinati ad uno specifico mercato, come quelli rinvenuti nel corso di questa operazione.
FOTO
http://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/natura/2015/03/06/sequestrate-statuette-avorio-denunciato-funzionario-estero_cb22ed9c-d727-43d8-aecf-5dc712770493.html
 
IL MESSAGGERO
6 MARZO 2015
Cina, il cane abbandonato al casello cerca in ogni auto il suo padrone: il video commuove il web
PECHINO - Le immagini strazianti riprese dalle telecamere del casello di Zhejiang, in Cina, mostrano la sofferenza di un cane abbandonato. Dopo essere stato abbandonato, l'animale è rimasto per due settimane nei paraggi del casello, avvicinando ogni auto con la speranza di scorgere il suo padrone.
Ma ogni volta l'animale tornava indietro con la coda tra le gambe, sperando nella prossima macchina o in quella dopo ancora.Gli impiegati del casello, notando l'animale vicino al passaggio a livello, sono riusciti a prenderlo in custodia, in quanto poteva mettere in pericoo la sua vita e quella di qualche automobilista. Adesso il cucciolo ha una casa temporanea, mentre in Cina è partito l'appello verso il suo padrone perché torni a riprenderselo.
VIDEO
http://video.ilmessaggero.it/index.jsp?videoId=55559&sectionId=91&t=il-dramma-di-fido-abbandonato-al-casello-in-ogni-auto-cerca-il-suo-padrone
 
GREEN STYLE
6 MARZO 2015
Cane salvato da un condotto fognario
Un incredibile salvataggio di un cane randagio commuove la Rete, tra condivisioni sui social network e messaggi d’elogio per la dedizione di due organizzazioni. L’azione di recupero vede protagonista l’impegno congiunto di un paio di associazioni di Los Angeles: “Rescue From The Hart”, una fondazione statunitense per il salvataggio dei cani randagi, e “Hope For Paws”, associazione già famosissima e apprezzata sul Web per l’impegno profuso nel recuperare esemplari in pessime condizioni e trovare per loro una nuova casa. nnie Hart ed Eldad Hagar si sono uniti per un’operazione notturna, pur di salvare un cane da una situazione davvero pericolosa: la presenza dell’animale in un condotto fognario, soggetto ad allagamenti date le ingenti piogge invernali. “Rescue From The Hart” ha ricevuto qualche tempo fa la chiamata di alcuni testimoni allarmati, i quali avrebbero comunicato la presenza del quadrupede e un altro esemplare, quest’ultimo purtroppo deceduto per le precipitazioni torrenziali. Così, con l’aiuto di “Hope For Paws“, il recupero è stato possibile. Quando abbiamo ricevuto la chiamata d’aiuto, ci è stato detto come originariamente vi fossero due cani, ma uno è annegato durante un temporale. Con un altra tempesta in arrivo, siamo accorsi sul luogo per tentare di salvare Bitty in tempo. Bitty, un cagnolino di media taglia dal pelo arruffato, è stato rinvenuto in condizioni davvero precarie. Spaventato e denutrito, non è stato immediatamente semplice conquistare la sua fiducia: nascosto sul fondo di un condotto cieco, il quadrupede tentava di arrampicarsi inutilmente sulle pareti laterali del tubo. L’estrema pazienza di Annie ed Eldad ha avuto però la meglio e il cane spaventato è stato tratto in salvo. Condotto dal veterinario per le cure del caso, e dopo un’opera di toilettatura, l’animale subisce un’incredibile trasformazione. Da cagnolino sporco e spaventato, nascosto dietro una sedia e seduto negli scarichi fognari, l’esemplare è diventato estremamente amorevole, fiducioso e pacifico. Bitty è ora ospite di una famiglia affidataria e attende un’adozione definitiva, tramite The Forgotten Dog Foundation. Di seguito, l’intenso filmato del recupero.
FOTO E VIDEO
http://www.greenstyle.it/cane-salvato-da-condotto-fognario-140668.html
 
TG COM 24
7 MARZO 2015
Bitty, il cane vivo per miracolo
Questo cucciolo era nascosto in un condotto fognario di Los Angeles: grazie all'intervento di due associazioni è stato curato e ripulito. Ora aspetta solo di essere adottato
Lui è Bitty, un cagnolino di media taglia dal pelo arruffato, vivo per miracolo: era imprigionato in un condotto fognario allagato, a causa delle piogge, e quando è stato trovato era in condizioni davvero precarie: denutrito e soprattutto molto spaventato. Il suo salvataggio, per questo, non è stato semplice ma grazie all'impegno congiunto di due associazioni di Los Angeles “Rescue From The Hart” e “Hope For Paws” si è compiuto il miracolo. Dopo le cure e l'amore necessario da cagnolino sporco e spaventato è diventato estremamente amorevole, fiducioso e pacifico. Ora Bitty è ora ospite di una famiglia affidataria e attende un’adozione definitiva. Ma intanto, grazie a questo video, è diventato una star sul web.
VIDEO
http://www.tgcom24.mediaset.it/animali/bitty-il-cane-vivo-per-miracolo_2099266-201502a.shtml
 
LA ZAMPA.IT
6 MARZO 2015
Il commovente ricordo del gattino per l’amico cane
Quella di Charlie e Scout è una storia molto commovente. I due, un cane e un gatto, hanno sempre trascorso il tempo insieme: due inseparabili amici di giochi, di pappa e di sonno. Purtroppo il destino ha voluto separarli: un brutto male si è portato via il cane Charlie e Scout è rimasto solo. Il proprietario ha però postato sul web alcune immagini che hanno fatto il giro del mondo: acceso un computer con l’immagine di Charlie sullo schermo, il micino si è avvicinato, l’ha guardata e ci si è coricato vicino, così come faceva con il suo amico scodinzolante. Un’immagine triste, ma allo stesso tempo piena di gioia e amore che merita di essere diffusa come esempio di vita.
FOTO
http://www.lastampa.it/2015/03/06/multimedia/societa/lazampa/il-commovente-ricordo-del-gattino-per-lamico-cane-Waz5RYBR2gaFLBP8sybfNN/pagina.html
 
LA ZAMPA.IT
6 MARZO 2015
E’ sopravvissuto mangiando sassi, ora il cane Alex ha trovato famiglia
Quando venne recuperato pesava solo 20 chili, adesso vive felice con gli altri due cani
Fulvio Cerutti
Quando Alex è stato trovato nel suo stomaco c’erano solo sassi e rami. Così questo esemplare di Weimaraner ha cercato di sopravvivere per le vie di New Orleans (Stati Uniti). Le foto scattate nell’ottobre scorso dai volontari della Southern Animal Foundation mostrano un Alex così magro che il suo corpo metteva in evidenza ogni singola parte del suo scheletro. Pesava solo 20 chili e il suo fisico sarebbe presto crollato se qualcuno non si fosse preso cura di lui. 
Un recupero difficile, ma la voglia di vivere di Alex è stata più forte del calcolo delle probabilità. E ora c’è anche un’altra bella notizia: Alex ha trovato casa. Ad adottarlo è stata Diane Lundeen, una donna che già possiede altri due Weimaraner.  Dopo aver subito un intervento chirurgico e un lungo periodo di cure, Alex adesso pesa 80 chili e ama giocare con gli altri due cani della famiglia. «Ama suo fratello e sorella - racconta Lundeen che appena l’ha visto si è innamorata di lui -. E’ il più equilibrato dei tre, così quando il gioco diventa un po’ troppo duro fra gli altri due, lui li mette in riga». Ora la fame e la solitudine sono solo un ricordo sbiadito.
FOTO
http://www.lastampa.it/2015/03/06/societa/lazampa/cane-cani/e-sopravvissuto-mangiando-sassi-ora-il-cane-alex-ha-trovato-famiglia-kH6BsmGwURRgwO7Ac4LoyI/pagina.html
 
GEA PRESS
6 MARZO 2015
Sudafrica – Uccisa mamma rinoceronte. Tra pochi giorni doveva partorire
Per trovare la banda di bracconieri è stata offerta una ricompensa in denaro. Due animali adulti uccisi nei pressi di una struttura ricettiva della Provincia del Capo Orientale, in Sudafrica. Uno dei due  era una femmina di 14 anni risultata ormai prossima al parto.
I corpi dei rinoceronti sono stati trovati sdraiati a poca distanza tra loro. Entrambi erano stati privati del corno.
Sul caso stanno ora indagando i responsabili dell’ Environmental Management Inspectors (EMIs), noti con il ben più comune termine di Green Scorpions. Si tratta di un nucleo di esperti predisposti al controllo ambientale e dipendenti da più Dipartimenti governativi. Il loro compito è quello di partecipare alle indagini già nella scena del crimine, coadiuvando nella ricerca delle prove. Una sorta di polizia scientifica ambientale che interviene nel luogo del delitto predisponendo per la raccolta dei reperti o altro elemento utile allo sviluppo delle indagini.
A quanto sembra mancavano non più di due settimane al parto del piccolo rinoceronte. La femmina era ormai visibilmente gravida ma i brocconieri non si sono fermati neanche in questo caso. Il piccolo è stato poi disposto accanto a di due rinoceronti adulti.
 
NEL CUORE.ORG
6 MARZO 2015
GRAN BRETAGNA, BLOCCATO ANCORA IL PROGETTO DI LEGGE SUI CIRCHI
Se ne riparlerà dopo le elezioni del 7 maggio
Il progetto di legge per vietare l'utilizzo di animali selvatici nei circhi è stato bloccato per l'ennesima volta alla Camera dei Comuni dai deputati conservatori. A questo puntos e ne riparlerà dopo le elezioni politiche, in programma il 7 maggio.
Il laburista Fitzpatrick aveva presentato un testo sostanzialmente identico a quello predisposto dal governo Cameron, ma mai inserito nei "canali preferenziali" riservati ad altri provvedimenti dell'esecutivo. Nonostante il sostegno trasversale di molti deputati, quello maggioritario dell'opinione pubblica e l'approvazione negli anni scorsi di una mozione parlamentare con lo stesso obiettivo, la riduzione del progetto di legge a "private bill" (cioè ad iniziativa del singolo parlamentare) ha consentito ai contrari di bloccare l'iter del testo con un semplice "I obiect!". La sorte della riforma sarà decisa dal nuovo Parlamento e dal nuovo governo.
 
NEL CUORE.ORG
6 MARZO 2015
VIETNAM, GOVERNO AIUTA ANIMALI: STOP AI "FESTIVAL DELLA MORTE"
L'appello di Animal Asia ha raccolto oltre 100 mila firme
Questa settimana il primo ministro vietnamita, Nguyễn Tấn Dũng, ha annunciato che "le rassegne tradizionali e folcloristiche ispirate alla superstizione" verranno abolite. Il ministro alla Cultura, allo sport e al turismo ha poi detto che "tali attività negative, come il festival del bufalo e quello dei maiali, saranno riconsiderate". Tutto ciò grazie all'aiuto e alle firme di tutte le persone che, da ogni parte del mondo, si sono mobilitate contro questi abusi. Ecco una conseguenza diretta della campagna per fermare la barbarie del "festival dei maiali" di Nem Thuong lanciata da Animal Asia.
Nell'ultima edizione sono stati sacrificati diverse bestiole. "La crudeltà finisce qui", ha fatto sapere il primo ministro. Mentre l'associazione animalista continuerà a lavorare perché questa promessa venga mantenuta. Intanto, il tema dei diritti degli animali è ai primi posti nell'agenda politica del Paese. Una riunione straordinaria si è tenuta a inizio settimana tra il ministero dell'Agricoltura e dello sviluppo rurale e il governo della provincia di Quang Ninh per trovare una soluzione definitiva alla crisi degli orsi della luna della baia di Halong.
Grazie alle oltre centomila persone che hanno firmato l'appello di Animal Asia al primo ministro del Vietnam, la pressione è ora altissima. La situazione è critica: solo nell'ultima settimana sono morti altri quattro orsi. Dalla pubblicazione del reportage lo scorso novembre ad oggi, 30 esemplari dei 49 esaminati nella regione sono deceduti di stenti. Ma restano ancora 19 esemplari da mettere in salvo. "Stiamo lavorando instancabilmente per chiudere le ultime fattorie di Halong e ci serve l'aiuto di tutti. Abbiamo bisogno delle risorse necessarie per prenderci cura degli orsi superstiti nella riserva naturale. Metteremo fine a questa industria e abbiamo bisogno dell'aiuto di tutti", ha concluso Animal Asia.
 
LA ZAMPA.IT
6 MARZO 2015
Metodi alternativi alla sperimentazione animale: a che punto siamo?
La dottoressa Candida Nastrucci, Biologo molecolare e Biochimico Clinico (DPhil University of Oxford), spiega: «Ne esistono diversi e non tutti sono diventati obbligatori.
Monica Marelli
Il 24 febbraio scorso il Consiglio regionale lombardo, con 45 voti favorevoli e 20 contrari, ha approvato un finanziamento di 100mila euro per la protezione degli animali utilizzati nei laboratori di ricerca e la promozione di metodi di sperimentazione alternativi, in linea con l’attuazione del decreto legislativo 26/2014. Sarà l’Istituto Zooprofilattico di Brescia, sede sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna, il centro di riferimento nazionale per i metodi alternativi. Un segnale importante, certo, ma come stanno le cose in generale nel nostro Paese? In Italia la mancanza di fondi e la scarsa informazione a disposizione degli operatori del settore sono i principali fattori di rallentamento rispetto agli altri Paesi europei, come spiega la dottoressa Candida Nastrucci, Biologo molecolare e Biochimico Clinico (DPhil University of Oxford). 
Quali sono i principali metodi alternativi sostitutivi alla sperimentazione animale?  
«Ne esistono diversi e non tutti, purtroppo, sono diventati obbligatori. Per esempio, fino allo scorso dicembre 2014 per sapere se alcuni molluschi fossero commestibili, si utilizzavano i topi. Nel loro peritoneo (l’organo di membrana che ricopre e racchiude tutti organi dell’addome), era iniettata una quantità costante di molluschi tritati finché l’animale non moriva. Nel test l’operatore misurava il tempo di sofferenza e cosi si determinava la tossicità fino al sopraggiungere della morte. Questo test non poteva dare risultati costanti perché era soggettivo: dipendeva dall’animale, dalla manualità dell’operatore, dai tempi in gioco, ecc. Oggi finalmente è diventato obbligatorio nei paesi dell’unione europea un test alternativo sostitutivo che usa strumenti avanzati che esistevano già da tempo (come l’High Performance Liquid Chromatography e la Spettrometria di Massa) e che servono per conoscere l’esatto quantitativo e contenuto di composti chimici: così ora abbiamo alti standard di sicurezza per gli esseri umani ed evitiamo la morte degli animali. E non dimentichiamo poi la possibilità della sperimentazione in silico, cioè attraverso la simulazione al computer del comportamento di nuove molecole che potrebbero diventare farmaci o altro, come conservanti, pesticidi etc. Queste simulazioni possono essere usate anche per valutare la cancerogenità delle sostanze. Niente obbligo, almeno per ora, per sostituire il siero bovino fetale, un fluido che si usa per “alimentare” le colture cellulari di diverse specie per gli esperimenti in vitro. Il problema è che questo fluido si ottiene prelevando il sangue da un feto di mucca attraverso una puntura cardiaca senza anestesia e con l’animale cosciente, fino alla morte. La composizione di questo siero poi è soggetta ad alterazioni, può essere contaminata da patogeni, proteine e anticorpi che interferiscono con i risultati degli esperimenti. Eppure l’alternativa esiste: ci sono diverse aziende che producono sieri sintetici o terreni di cultura senza siero animale e che hanno testato il loro uso per diverse cellule da coltivare, dettagliando le condizioni di crescita e garantendo la qualità del prodotto, eliminando qualsiasi variabilità. Perché molti laboratori non adeguano i protocolli al siero sintetico?» 
Chi sviluppa i metodi alternativi e quando un’alternativa sostitutiva diventa obbligatoria per legge?  «I test alternativi li studiano i centri di ricerca, le università, le aziende farmacologiche e cosmetiche, i consorzi tra più istituti europei e internazionali. I laboratori appartenenti al network EU dei “EU-NETVAL” (European Union Network of Laboratories for the Validation of Alternative Methods) nei 27 stati membri per esempio sono deputati a provvedere supporto all’ EURL ECVAM (The European Union Reference Laboratory for alternatives to animal testing), l’organo europeo deputato a coordinare e approvare la validazione dei metodi alternativi. Oggi questi test (anche in vitro) alternativi sostitutivi validati, sono in effetti ancora pochi, come riporta il Tracking System for Alternative methods towards Regulatory acceptance: 5 per testare sostanze che possono corrodere la pelle; 3 per l’irritazione; 2 per l’irritazione degli occhi, 1 per indagare sull’induzione di mutazioni genetiche, 1 per la fototossicità, (la reazione avversa nel momento in cui il sole colpisce la sostanza); 1 per l’assorbimento da parte della pelle, 1 per individuare un’interferenza ormonale. Gli altri test sono ancora in vivo e contribuiscono alla riduzione del numero di animali o al raffinamento delle tecniche di uso animale, ma non sono di totale sostituzione, o non sono stati ancora inclusi nei Regolamenti per la sostituzione dei test con animali». 
E nella ricerca di base?  
Per ricerca di base, cioè quella fatta di solito da università e gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, non ci sono esperimenti o metodi che devono per forza essere usati e non vi è obbligo di validazione da nessun ente europeo o italiano. La scelta del metodo da usare per la ricerca, animale e non animale, è a discrezione del ricercatore o istituto. Per esempio per usare primati, cani o gatti ed esemplari in via d’estinzione è sufficiente che l’istituto o il ricercatore riceva un permesso “in deroga” o previo valutazione tecnico-scientifica dall’Istituto Superiore di Sanità o “altri enti tecnico-scientifici” (Art 31) indicati dal Ministero della Salute, nel quale si attesta che la ricerca su quelle specie e il metodo sperimentale sugli animali è l’unico che si possa usare per rispondere al quesito scientifico di sua scelta. All’atto pratico questo significa che ogni tipo di ricerca su ogni tipo di animali può essere effettuato, basta che vi sia una ragione scientifica attestata dal richiedente e supportata da organi statali. Per ottenere la deroga, tale ragione non prevede per obbligo uno studio di “attendibilità” delle premesse (bastano articoli a sostegno, ve ne sono su PubMed di qualunque scuola di pensiero) e della validità dei metodi su animali per ogni singola richiesta di esperimento. Mi chiedo se in questa situazione i ricercatori si sentano stimolati a cambiare metodi di ricerca, studiare effettivamente quali altri metodi e strumenti per la ricerca si potrebbero usare che non prevedano animali e a spostarsi verso l’utilizzo di metodi non animali, considerando che i laboratori che chiedono i permessi per la sperimentazione animale sono quasi sempre gli stessi degli anni precedenti o di studi simili già effettuati e quindi sono già attrezzati ad usare animali e poco interessati o incentivati, né dal punto di vista legislativo né economico, a convertire la loro ricerca all’uso di altri metodi o a strumentazioni avanzate senza animali». 
I metodi alternativi si stanno diffondendo rapidamente? Ci sono incentivi da parte dello Stato? «In Italia per quanto riguarda la ricerca e la divulgazione di metodi alternativi sostitutivi nelle Università o negli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, tutto è lasciato alla buona volontà del singolo docente o ricercatore. Le alternative sostitutive oggi non sono divulgate adeguatamente e quindi non conoscendole e non essendo diffuse non sono usate dai ricercatori come si potrebbe. Si pensi che non esiste un singolo esame all’interno di un corso di laurea universitario in Italia che si occupi di insegnarle o di implementarle. Fortunatamente qualcosa si muove. Recentemente è partito un progetto finanziato dalla Regione Toscana per diverse edizioni di un corso di aggiornamento sulle alternative sostitutive insieme all’Università di Pisa, che ho personalmente ideato e di cui sono docente e coordinatore, che ha come scopo proprio la divulgazione di questi metodi in ambito scientifico (per informazioni: TheAlternatives.eu@gmail.com). Un altro esempio è l’Istituto Zooprofilattico della Lombardia, con sede a Brescia, che tra le sue attività ha anche quella di divulgare le alternative come 3Rs (Refinement, Reduction e Replacement, quindi non solo sostituzione) tra gli operatori del settore. Ma le risorse sono poche. Infatti, a livello statale, non esistono finanziamenti che siano mirati alla ricerca di base o per lo sviluppo dei metodi alternativi sostitutivi (né dal MIUR né dal Ministero della Salute). Lo Stato per recepire la Direttiva europea ha attribuito 500.000 mila euro da dividere per i 10 Istituti Zooprofilattici Nazionali (Art. 41), quindi finanziando 50.000 euro per ogni Istituto, allo scopo “di fornire consulenza sulla pertinenza normativa e sull’idoneita’ degli approcci alternativi proposti per gli studi di convalida” (Art 37, comma 2) ma nessun altro fondo per la ricerca italiana è stato destinato alle alternative, tantomeno a quelle sostitutive. Tutt’altra musica all’estero: in Gran Bretagna (NC3Rs) e Germania (Virtual Liver Network) stanziano dai 7 ai 70 milioni di euro l’anno, anche a singoli progetti nazionali». 
Esiste il divieto per effettuare esperimenti su animali che hanno come fine le ricerche sugli xenotrapianti, per le ricerche sulle sostanze d’abuso e nel corso delle esercitazioni didattiche: ci sono alternative sostitutive a questo riguardo?  
Per quanto riguarda gli xenotrapianti, il problema per la ricerca di base o altro non si pone per quanto riguarda cellule tumorali e tumori trapiantati da una specie all’altra oppure cellule di una specie in altre specie, e perfino tessuti, perché la parola nel decreto è soltanto “organi” e non specifica le parole “cellule” o “tessuti” quindi lascia aperta l’interpretazione e può includere questi ultimi. Questi esperimenti continueranno con questa legge, cosi come la creazione di animali geneticamente modificati o transgenici e portatori di geni umani, i quali sono permessi nel nostro decreto legislativo (Art 10, comma 4). Per quanto riguarda l’eliminazione degli esperimenti sugli animali per le sostanze d’abuso questi includono quelli su primati non umani. Questo tipo di ricerca è l’esempio emblematico dell’inutilità della sperimentazione su animali e delle leggi che si contraddicono “in deroga”: si potrebbero infatti studiare in modo non invasivo persone volontarie che hanno un oggettivo problema di dipendenza da sostanze d’abuso, che può derivare da più cause (genetiche, ambientali, individuali, ecc...) difficilmente riproducibili condizionando un animale. Le risposte a livello cerebrale ai tipi di stress che portano alle dipendenze, infatti, sono individuali e specie-specifiche: non basta certo imitare negli animali o simulare comportamenti “malati”, che sono tutt’altro che la malattia stessa. Come alternative sostitutive si potrebbero usare metodi di visualizzazione del cervello come la Tomografia a Emissione di Positroni (PET) o la risonanza magnetica funzionale (fMRI) su individui umani volontari già dipendenti da sostanze d’abuso e cercare di individuare le aree interessate e quindi testare l’efficacia di terapie. Questi studi darebbero un effettivo contributo per aiutare le persone verso una guarigione. Per la didattica invece è inquietante che ancora oggi non vi sia un divieto assoluto dell’uso di animali. Oggi ci sono metodi avanzati disponibili in tutto il mondo per evitare l’uso di animali fra cui: i manichini elettronici e i robot simulatori come quelli del CeSiMet (Centro di Simulazione Medica e Training) dell’Università di Roma Tor Vergata, il software di didattica messi gratuitamente a disposizione sul web da diverse Università straniere, l’utilizzo di cadaveri. Lasciare che si possano usare animali vivi per esercitazioni didattiche è una pratica anacronistica che dovrebbe essere abolita in tutte le aree, senza eccezioni e non come invece riporta l’Art 5, comma 2 punto f): “svolte nelle scuole primarie, secondarie e nei corsi universitari, ad eccezione della formazione universitaria in medicina veterinaria nonché dell’alta formazione universitaria dei medici e dei medici veterinari”. In definitiva ritengo che siamo ancora molto lontani da una ricerca che rispetti la vita umana e animale e abbia davvero interesse a cercare, trovare, sviluppare, divulgare e usare metodi che non usano animali scegliendo metodi alternativi di totale sostituzione. Per essere credibili, bisognerebbe finanziare questa ricerca con minimo il 50% di tutti i finanziamenti per la ricerca italiana e solo poi si potrebbe dire che siamo un Paese che vuole fare buona ricerca sia per il bene della specie umana che nel rispetto di altre specie». 
 
LA ZAMPA.IT
7 MARZO 2015
Sperimentazione animale e quella parola “vivisezione”
L’avvocato Consuelo Cecconi di Pistoia: «In Italia è vietata dalla legge. Curiosamente però questo termine nel testo del decreto legislativo non compare»
Monica Marelli
Chi è contro la sperimentazione animale si scaglia contro la vivisezione. Tutte falsità, dicono invece i favorevoli: la vivisezione in Italia è vietata dalla legge. Curiosamente però questo termine nel testo del decreto legislativo non compare. Come stanno davvero le cose? Lo abbiamo chiesto all’avvocato Consuelo Cecconi di Pistoia. 
Come mai il termine “vivisezione” non compare nel testo?  
«In pratica non viene affrontato direttamente l’argomento perché il legislatore italiano, con una scelta tecnica intelligente, ha deciso di tagliare fuori ogni possibile dubbio. Nel senso che ha stabilito quali sono i parametri a cui si deve rigidamente attenere un protocollo di ricerca per l’utilizzo di animali e poi ha messo quella che tecnicamente si chiama una “norma di chiusura”. E’ il punto 5 dell’art. 1, dove si dice chiaramente che uno scienziato non potrà giustificarsi per non avere rispettato i protocolli affermando che l’animale che ha utilizzato era comunque sedato e non sofferente». 
Quindi il legislatore non definisce cosa si intende per vivisezione?  
«Esatto, ha scelto di non farlo. Una definizione giuridica può essere poi interpretata più o meno estensivamente da chi la applica. Invece, regolamentando rigidamente le metodiche a cui un protocollo di sperimentazione deve attenersi, la legge non permette vie di fuga interpretative in sede di applicazione. Le norme sono molto restrittive riguardo l’uso degli animali, il loro riutilizzo, la soglia di dolore a cui possono essere sottoposti. Tra l’altro dice in modo molto chiaro, che l’animale una volta utilizzato deve essere curato e reinserito nell’ambiente di provenienza. E’ vietato l’uso di animali selvatici e l’allevamento dentro gli edifici dove si fa sperimentazione, in modo da non consentire che possano nascere animali non tracciati che quindi poi potrebbero essere utilizzati liberamente fuori dal protocollo. È esplicitamente affermato che “Non sono autorizzabili procedure sugli animali che comportano dolori, sofferenze o di stress intensi che possono protrarsi e non possono essere alleviati”. In questo modo si taglia ogni possibilità di utilizzo della vivisezione in senso “comune” del termine». 
In definitiva si può dire che in Italia la vivisezione è vietata o regolamentata?  
«Dipende cosa si intende per vivisezione dato che appunto non esiste una definizione per legge. Si può affermare che in Italia è in vigore dal marzo 2014 una nuova legge che regolamenta la sperimentazione animale e che recepisce una direttiva dell’Unione Europea volta a disciplinare su basi molto diverse dal passato questa pratica. La legge innanzi tutto si propone di regolamentare la protezione degli animali utilizzati a fini scientifici o educativi, dove per fini educativi si intende essenzialmente la didattica nelle facoltà di veterinaria. Questa legge consente l’uso a fini scientifici o educativi solo quando non è possibile utilizzare un altro metodo valido di sperimentazione che non comporta l’uso di animali. Definisce anche il concetto di animale in modo molto ampio, inserendo per esempio anche le larve che sono in grado di alimentarsi autonomamente. Tutto sommato si tratta di una buona legge di protezione, più ampia della legge delega europea».  
E’ previsto dalla legge un organismo di controllo su ciò che avviene all’interno dei laboratori pubblici o privati?  
«Si, ben quindici articoli della legge stabiliscono minuziosamente chi è responsabile del trattamento degli animali e i requisiti che deve possedere chi li commercia e chi li utilizza. Sono coinvolte varie professionalità a più livelli dal veterinario interno, agli uffici periferici veterinari alle aziende sanitarie locali. Le sanzioni sono pesanti, arrivano al massimo edittale di 150.000, 00 euro per chi rende gli animali afoni o limita la loro espressione del dolore. E’ prevista la sospensione dell’attività e, in caso di violazioni reiterate, la revoca del protocollo di sperimentazione».  
Il test DL50 (cioè la somministrazione di una dose letale che uccida il 50 per cento della popolazione di cavie) compare nella legge: si autorizzano i ricercatori a usare questo test?  
«In teoria è astrattamente applicabile, ma con la normativa attuale chi chiede l’autorizzazione per questa pratica, che è in deroga ai protocolli stabiliti dalla legge, deve presentare un piano di sperimentazione minuziosamente documentato in cui si giustifica, dati scientifici alla mano, la assoluta necessità a fini sperimentali di tale pratica e l’inesistenza di metodi alternativi di sperimentazione. Per motivi di assoluta gravità che riguardano la salute pubblica per esempio». 
Questa legge ha dei punti deboli o migliorabili?  
Mi sento di affermare che la legge è ben strutturata e disciplina in maniera accurata la materia per la tutela e la salvaguardia più ampia degli animali coinvolti ogni volta che non esista la possibilità di una sperimentazione alternativa. Come tutte le leggi il problema poi passa all’atto pratico nel farle rispettare rigidamente e nella effettività dei controlli previsti. Forse qualcosa di più poteva essere fatto sul piano sanzionatorio. Per un multinazionale che fa sperimentazione in laboratori industriali pagare sanzioni di qualche decina di migliaia di euro è un costo sicuramente sopportabile quando in gioco c’è l’immissione sul mercato di farmaci che procureranno enormi profitti. Poteva essere ampliato lo spettro della sospensione dall’attività, il vero strumento dissuasivo per gli scienziati con pochi scrupoli. 
 
CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
7 MARZO 2015
Serial killer degli animali in azione:
uccisi e legati a un albero 12 vitellini
Dopo averli ammazzati li hanno legati con una fune arancione e appesi al tronco
  
di Luigi Martino
Ancora orrori a sud di Salerno, stavolta nella Piana del Sele, alle porte del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano, ancora animali barbaramente uccisi. Una dozzina di vitellini di bufala legati tra loro con una fune arancione e poi appesi a un albero sono stati rinvenuti dagli agenti del corpo di polizia municipale guidati dal comandante Natale Carotenuto, a Capaccio, in località Cannito, a pochi metri dall’ex discarica comunale. Ad allertare i caschi bianchi è stata una telefonata anonima giunta ieri pomeriggio al comando che segnalava la presenza degli animali morti. Gli agenti hanno raggiunto il posto, in aperta campagna, per accertare che quanto raccontato durante la telefonata fosse vero. Si sono ritrovati di fronte a una scena raccapricciante che si va a sommare a quelle che nei giorni scorsi si sono susseguite nel Cilento quando sono stati rinvenuti animali morti in piazza e appesi a cartelli stradali. Gli agenti sono al lavoro per provare a risalire agli autori del folle gesto. Le indagini si presentano quanto mai difficoltose in quanto nella zona non ci sono telecamere di videosorveglianza che possano consegnare immagini relative ai responsabili della mattanza. Quello che è stato subito evidente è che i vitellini fossero lì già da un po’ di tempo in quanto i loro corpi erano anneriti. Inoltre sono state rinvenute tracce di pneumatici vicino al luogo del ritrovamento.
Indagini
Questa mattina, intanto, alcuni veterinari dell’Asl accompagnati dai vigili urbani effettueranno una serie di sopralluoghi nelle aziende agricole e bufaline della zona. La pista che si sta seguendo, ma non è l’unica, porta all’eliminazione programmata dei vitellini in eccesso in quanto, a differenza delle femmine che forniscono latte, rappresentano solo un costo, e quindi una perdita, per l’allevatore.
I precedenti
Prima della strage dei vitellini, una o più mani rimaste ancora ignote avevano barbaramente ucciso un lupo a Sanza, facendolo ritrovare con un biglietto intimidatorio nei confronti della forestale, e un cinghiale a Ottati, appeso a un cartello stradale. È di qualche giorno fa, il ritrovamento a Monte San Giacomo di un cavallo finito a fucilate. Una recrudescenza dei più bestiali istinti dell’uomo di cui in quest’area non c’era mai stata traccia. Tanto che molti hanno voluto far risalire questi episodi, almeno all’apparenza slegati tra loro, ad un unico progetto di destabilizzazione politica all’interno dell’area protetta. Proprio oggi pomeriggio a Polla si riuniscono i sindaci dei comuni che sono intenzionati a fare guerra al Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano e ai suoi vincoli specialmente di natura edilizia. Fino ad oggi una sola amministrazione municipale ha deliberato l’uscita dal Parco, quella di Ottati. Ma sono almeno una decina gli altri comuni pronti a mettere nero su bianco questa decisione. Il Parco del Cilento, va ricordato, è senza presidente da un anno e ciò crea ancora maggiori malumori.
 
NEL CUORE.ORG
7 MARZO 2015
MONDRAGONE, 30 CAGNOLINI RUBATI E RECUPERATI NELLE CAMPAGNE
I carabinieri hanno catturato i due ladri
provincia di Caserta - Hanno rubato 30 cagnolini di varie razze dal museo del cane "FOOF" di Mondragone (Caserta) rinchiudendone alcuni in sacchi di plastica e gabbiette di fortuna e trascinandone altri con corde, ma sono stati scoperti dai carabinieri e arrestati. In manette sono finiti Luciano Formisano, di 49 anni, Torre Del Greco (Napoli), e Domenico Castaldo, di 51 anni, di Ercolano (Napoli). I cani, del valore di circa 40 mila euro, sono stati ritrovati nelle campagne intorno al canile; alcuni erano in gravi condizioni dopo essere rimasti nei sacchi di plastica per parecchi minuti. L'episodio e' avvenuto la scorsa notte. I ladri - hanno accertato i carabinieri della Compagnia di Mondragone - sono entrati nell'allevamento che fa parte del museo praticando un foro nella rete di recinzione; hanno poi portato i cani all'esterno trasportandoli con buste di plastica e corde strette. Poco dopo il furto sono stati i guardiani del museo a chiamare i Carabinieri, che sono giunti mentre i due uomini si allontanavano frettolosamente; accortisi di essere stati scoperti, i ladri si sono nascosti in un canneto, abbandonando i cani durante la fuga nelle campagne, ma sono stati comunque intercettati e fermati. Saranno giudicati con rito direttissimo. Si indaga sulla presenza di eventuali complici.
 
QUOTIDIANO.NET
8 MARZO 2015
Caserta. Rubano 30 cuccioli da un allevamento: arrestati
I due uomini bloccati si erano nascosti, insieme con i piccoli, in un canneto poco distante ma sono stati individuati. Recuperati tutti gli animali
Napoli, 8 marzo 2015  - Avevano rubato 30 cagnolini di varie razze dall'allevamento e museo del cane "Foof" di Mondragone (Caserta) con l'intenzione di rivenderli. Due le persone bloccate dai carabinieri in località Caselle di Chianese, sul litorale domizio, e arrestate. I militari dell'Arma, allertati dai guardiani della struttura, hanno recuperato l'insolito "bottino" che avrebbe fruttato ai ladri diverse migliaia di euro dal momento che il valore dei cuccioli rubati ammonta a circa 40mila euro. Per entrare all'interno della struttura, i malviventi hanno praticato un foro nella rete di recinzione e, una volta prelevati i cani, li hanno poi portati all'esterno passando nuovamente dallo stesso posto.
Alcuni cagnolini erano stati legati a una corda e trascinati, altri portati via in dei trasportini e altri ancora rinchiusi in sacchi di plastica. I malviventi avevano trovato momentaneo nascondiglio in un canneto poco distante dal luogo del furto, ma le campagne circostanti l'allevamento sono state passate al setaccio e gli animali tutti ritrovati. Gli arrestati saranno giudicati con la formula del rito direttissimo.
 
IL MESSAGGERO
7 MARZO 2015
Monossido di carbonio, uomo muore insieme a 5 cani, gravissima la compagna
provincia di Pistoia - Si chiamava Silvano Signorini, il 48enne morto per le esalazioni di monossido di carbonio a Casore del Monte, nel comune di Marliana. La sua compagna, 42 anni, è ricoverata in gravi condizioni all'ospedale di Pescia (Pistoia). I vigili del fuoco, arrivati sul posto insieme al 118, hanno trovato 5 cani morti, e non due come precedentemente comunicato, mentre 4 cuccioli sono stati salvati. Signorini gestiva un'officina meccanica insieme al fratello a Montemurlo, in provincia di Prato. Il primo ad allarmarsi, non vedendolo arrivare a lavoro, sarebbe stato quest'ultimo. È stato lui a chiamare la sorella della donna che, non riuscendo a mettersi in contatto con la coppia, nel pomeriggio ha raggiunto la loro abitazione scoprendo quanto era successo.
 
IL MATTINO
7 MARZO 2015
Tre dogo argentini sbranano un cane: denunciato il proprietario
PAGO DEL VALLO DI LAURO (AV) - I carabinieri hanno denunciato un pregiudicato 56enne del posto per omessa custodia di animali.
L'uomo, lasciando il recinto del suo cortile aperto,
ha permesso ai suoi tre cani di razza “dogo argentino”, di uscire fuori, procurando forte spavento alla propria vicina. Gli animali in questione più volte avrebbero terrorizzato la donna e, in un'occasione, hanno sbranato anche il suo cane di piccola taglia. Un'altra volta hanno tentato di aggredirla e la malcapitata è riuscita a stento a rifugiarsi in casa.
 
NEL CUORE.ORG
7 MARZO 2015
EXPO, BRAMBILLA: "INACCETTABILE CHE CONSIDERI GLI ANIMALI SOLO COME CIBO"
"Mi aspetto che l'Expo dedicato all'alimentazione sia anche un'occasione per riflettere sullo status degli animali, sulle sofferenze negli allevamenti intensivi, sulla loro non sostenibilità ambientale ed economica, sull'alternativa vegetariana. E' inaccettabile che consideri gli animali soltanto come cibo". Lo ha detto oggi l'on. Michela Vittoria Brambilla, nella duplice veste di ex Ministro del Turismo e di presidente della Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente, durante l'incontro pubblico "Expo e animali: un'occasione perduta?" organizzato in collaborazione con l'Associazione Italiana Turismo Responsabile.
"C'è il rischio concreto – spiega l'ex ministro - di vedere una manifestazione ambiziosa anche dal punto di vista culturale ridursi ad una versione planetaria delle sagre di villaggio - un villaggio globale - dove i venditori (governi o multinazionali) si contendono gli spazi per impiantare il chiosco e smerciare le proprie specialità (per lo più a base di carne). Nei giorni scorsi, per esempio, abbiamo visto il "porcetto" sardo, penalizzato dalla peste suina, soccombere dinanzi all'avanzata delle bistecche di coccodrillo dello Zimbabwe e del "fritto d'insetti" asiatico. E chissà quante altre contese del genere ci attendono, per la gioia dei titolisti dei giornali".
Anche chi tiene in poco o in nessun conto il benessere degli animali negli allevamenti e guarda agli animali essenzialmente "come cibo" dovrebbe riflettere, secondo l'on. Brambilla, per esempio sui dati diffusi nelle scorse settimane dall'organizzazione "Compassion in world farming" a proposito del nostro Paese: Sono cifre che definire impressionanti è dir poco: In Italia 60 milioni di persone condividono il territorio con 136 milioni di polli, 8,7 milioni di suini, 6,1 milioni di bovini, 73,5 milioni di conigli e 25,2 milioni di tacchini (fonte Faostat); oltre il 50% dei cereali prodotti in Italia è utilizzato per nutrire gli animali (stime basate su dati Faostat). Ancora: il 71% degli antibiotici venduti in Italia è destinato agli animali (fonte: Ecdc/Efsa/Ema) e il nostro Paese è il terzo maggiore utilizzatore di questi medicinali negli animali da allevamento in Europa, dopo Spagna e Germania (European Medicines Agency). Da stime basate su dati Faostat emerge, poi, che il 79% delle emissioni di ammoniaca prodotte in Italia proviene dall'allevamento, come il 72% delle emissioni di gas serra generate dall'agricoltura (Ispra). Secondo stime della stessa Ciwf, infine, le emissioni imputabili all'allevamento, considerando anche quelle dell'agricoltura finalizzata alla produzione di mangimi, possono raggiungere l'80% del totale.
L'ex ministro si chiede infine quale spazio si vorrà dare allo stile di vita vegano/vegetariano, a chi, cioè, non considera gli animali come cibo o vuole comunque orientarsi verso una forma "più responsabile" di alimentazione: 75 milioni di persone globalmente, con tendenza all'aumento, secondo l'Economic and social research institute di Dublino, tra i 4,2 e i 7 milioni in Italia secondo le varie stime.
"Ignorare questa domanda e tutto il mondo che c'è dietro – sottolinea l'on. Brambilla - sarebbe un gravissimo errore, non solo perché accrediterebbe ulteriormente l'immagine dell'Expo come "vetrina privilegiata" dei grandi gruppi, della grandi filiere e dei grandi interessi, ma anche perché significherebbe trascurare una parte non indifferente del mercato. Spero quindi che vi siano spazi espositivi in cui i visitatori possano "incontrare" l'offerta vegana e vegetariana o ritrovarla se già la conoscono".
"Vedremo – conclude – se l'Expo approfondirà questi temi. Intanto, sul fonte organizzativo, non è un buon inizio, per una festa "con sette miliardi di invitati", non aver consentito l'ingresso a persone con animali domestici al seguito né aver previsto, all'esterno del sito, aree o servizi in cui lasciare gli animali durante la visita.
 
IL PICCOLO
7 MARZO 2015
Cane sepolto vivo sull’isola di Brazza: preso il colpevole
Gioni è stato salvato grazie a una donna che ha sentito i suoi guaiti. Vicenda risolta grazie al
microchip  
di Andrea Marsanich
Dalmazia. È stato sepolto vivo sotto diverse pietre e per due giorni il suo latrare e i guaiti hanno invocato aiuto, fino a quando – attirata da quei lamenti – una donna ha voluto capire cosa stesse succedendo. Individuato il luogo da dove proveniva il rumore, la donna ha cominciato a rimuovere le pietre e dopo un po’ è spuntato il musetto impaurito e ansimante di un cane.
Ha preso la povera bestiola e, aiutata dal consorte, l’ha portata a casa, allertando il veterinario, le forze dell’ordine e l’associazione per la protezione degli animali intitolata “Zampe di Brazza”.
È quanto di mostruoso accaduto alcune settimane fa nella località di Milna, sull’isola di Brazza (Dalmazia), dove il responsabile di questo inqualificabile episodio è stato individuato dalla polizia e denunciato. Va detto che dopo il rinvenimento, il veterinario di Milna ha cercato di scoprire se il cane fosse chippato ma non ha trovato nulla. Lo ha curato, dopo di che l’animale è stato preso in consegna dalla coppia di coniugi che l’aveva salvato. Il cane, un esemplare giovane di nome Gioni, ha potuto così riprendersi nella casa dei suoi salvatori.
Visto che però una zampetta non era ancora del tutto guarita, Gioni è stato visitato da un veterinario di Spalato che ha voluto fare un ultimo tentativo nel trovare il microchip. Ha avuto fortuna e da qui è stato facile risalire al padrone, un uomo residente nell’isola di Brazza. Il proprietario, saputo cosa era capitato al suo Gioni, è rimasto privo di sensi per lo shock.
Infatti, ha raccontato agli agenti che lo scorso settembre, impossibilitato a trattenere il suo cane, lo aveva donato ad un suo amico che glielo aveva chiesto avendo in casa molti bambini. «Ero convinto – ha detto l’isolano – di averlo affidato in buone mani. Poi l’amico mi aveva raccontato che Gioni era deceduto, probabilmente avvelenato da qualcuno, aggiungendo che lo aveva sepolto. Io gli avevo creduto. Purtroppo mentiva sapendo di mentire. Ha fatto una cosa imperdonabile, di cui deve rendere conto alla giustizia». Per suo espresso desiderio, l’uomo è rientrato in possesso del cane, dicendo che mai e poi mai Gioni sarà affidato ad un altro proprietario.
 
LA ZAMPA.IT
7 MARZO 2015
Regno Unito, sopprimono un gatto credendolo randagio
La foto della piccola proprietaria in lacrime fanno il giro del web
Claudia Audi Grivetta
Una bambina piange disperata, lacrime su tutto il suo viso, mentre abbraccia per l’ultima volta il suo gatto Babies, soppresso per errore da un veterinario che credeva si trattasse di un randagio. Questa immagine sta facendo il giro del web, rimbalzando da una parte all’altra del mondo da quando la madre della piccola Kiana, 10 anni, l’ha postata sulla sua pagina Facebook. Il micio sembra dormire, avvolto da una coperta bianca, ma le copiose lacrime della bimba ci fanno capire che si tratta di un sonno eterno. 
Domenica sera la madre di Kiana aveva lasciato uscire il micio, un gatto europeo di 15 anni. Quando è andata a richiamarlo Babies era scomparso. Julia, Kiana e la sorellina Tia lo hanno cercato ovunque per la cittadina di Newtownabbey, nella contea irlandese di Antrim ma niente da fare. Come riporta il “Mirror”, il giorno seguente Babies viene ritrovato da un vicino di casa: senza collare o microchip, il micio viene portato presso la locale clinica veterinaria. Qui, il medico diagnostica a Babies una grave malattia e, in assenza dei legittimi proprietari e vista l’età, decide per l’eutanasia. Ora la famiglia si dichiara devastata e accusa i medici di aver preso un’importante decisione troppo in fretta. Quando sono state avvisate, Julie e le sue figlie sono arrivate alla clinica veterinaria il martedì mattina ma era già troppo tardi. Giusto il tempo di stringere fra le braccia Babies per l’ultimo, doloroso saluto. Dalla clinica si scusano per l’accaduto ma ricordano anche che, in questi casi, la scelta è quasi obbligata. “Comprendiamo la reazione della famiglia, non è mai facile perdere un animale così amato”.
FOTO
http://www.lastampa.it/2015/03/07/societa/lazampa/gatto-gatti/regno-unito-sopprimono-un-gatto-credendolo-randagio-ozHExGN5iJpPcpoEniA6xL/pagina.html
 
LA ZAMPA.IT
7 MARZO 2015
Salvano gatto con la testa incastrata nel bagno
Brutta, brutta esperienza per questo gatto che, chissà come, è finito con la testa dentro un bagno pubblico alla turca. Il micio ha trascorso un’intera notte, sottoposto alle fredde temperature di Sinferopoli, nella penisola della Crimea. Per sua fortuna una donna, uscita per gettare la spazzatura, è stata attirata dal disperato miagolio. In pochi minuti sono giunti sul posto dei vigili del fuoco che, dopo una manovra per nulla facile, sono riusciti a liberarlo. Date le sue condizioni, uno dei pompieri l’ha portato a casa sua, lo ha nutrito e riscaldato. Dopo qualche ora, il micio si è completamente ripreso ed è tornato alla sua vita di randagio pronto, speriamo, per vivere esperienze meno traumatizzanti.
VIDEO
http://www.lastampa.it/2015/03/07/multimedia/societa/lazampa/salvano-gatto-con-la-testa-incastrata-nel-bagno-ER3SeYdAZ6ash6LM3NyqkN/pagina.html
 
IL FATTO 24 ORE
7 MARZO 2015
Mangeremo anche noi animali clonati? Ecco cosa pensa l'Europa
Sui piatti dei cittadini europei non finiscono animali clonati, ma rischiano di finirci i loro figli. La progenie dei cloni non è normata dalla Ue. Mentre è già presente nelle tavole di Usa, Canada, Brasile e Argentina. La stragrande maggioranza dei cittadini europei non vuole mangiare cibi derivati da animali clonati. In vista del Ttip, l’accordo di libero scambio tra Europa e Stati Uniti, sarebbe necessaria una posizione chiara da parte dell’Ue, visto che negli Usa la clonazione è permessa e non segnalata in etichetta.
Cos’è la clonazione
La clonazione è una tecnologia relativamente nuova che permette la produzione di repliche quasi esatte di un animale. Il metodo comunemente adottato per i mammiferi è noto come “trasferimento nucleare di cellule somatiche” (SCNT), in cui una copia genetica di un animale è prodotta sostituendo il nucleo di una cellula uovo fecondato (da un altro animale) con il nucleo di una cellula corpo da l’animale da clonare per formare un embrione. L’embrione viene quindi impiantato in una madre surrogata (madre), dove si sviluppa fino alla nascita.
La tecnologia della clonazione è stata applicata agli animali sin dal 1980, ma il passo avanti più importante e mediaticamente noto è avvenuto con la nascita della pecora Dolly nel 1996. La clonazione ha una gamma di applicazioni, tra cui la ricerca, la produzione di prodotti farmaceutici o la conservazione delle specie e razze in via di estinzione. Tuttavia, nel settore agro-alimentare i problemi riscontrati negli animali e i possibili rischi per la salute umana pongono una serie di questioni da affrontare. L’uso della tecnica di clonazione nel settore agricolo si propone di replicare “elite” animali di allevamento, come vacche da latte ad alto rendimento o maiali a rapida crescita.
Dato l’elevatissimo costo di produzione di un clone, circa 15 mila euro l’uno, allo stato attuale gli animali clonati non sono destinati a finire sui piatti dei consumatori, ma vengono utilizzati come materiale riproduttivo: sperma, ovuli ed embrioni. Questo materiale riproduttivo produce, tramite tecniche di allevamento, la prole destinata ad essere utilizzata direttamente nella catena alimentare. In pratica, sul nostro piatto potrebbe non finire l’animale clonato, ma suo figlio.
Legislazione Ue
In base alle norme in vigore nell’UE, gli alimenti provenienti da animali clonati sono considerati un “nuovo prodotto alimentare” (novel food), ed è pertanto soggetto ad una approvazione comunitaria prima di entrare nel mercato. Il regolamento europeo 258/97 sui nuovi prodotti rende infatti obbligatoria l’autorizzazione per vendere ad esempio carne e latte da cloni.
Il cibo proveniente dai figli degli animali clonati (la cosiddetta progenie), invece, non è soggetto ad alcuna particolare normativa. In alcuni Paesi è già presente nelle tavole. Parliamo di Stati Uniti, Canada, Argentina e Brasile. I materiali riproduttivi, i figli degli animali clonati e i loro embrioni, così come il cibo proveniente dalla progenie di cloni, possono essere importati nell’UE da Paesi come gli Stati Uniti, il Brasile e l’Argentina senza che i consumatori abbiano la minima indicazione.
Nel mese di dicembre 2013, la Commissione europea ha pubblicato due proposte legislative. La prima sulle possibilità di utilizzo delle tecniche di clonazione. La seconda sulla vendita di prodotti alimentari da animali clonati. Le proposte dell’esecutivo comunitario suggeriscono un divieto temporaneo sulla clonazione degli animali destinata alla fornitura di cibo e sulla vendita di alimenti derivanti da cloni, ma non dicono una parola sul cibo provenienti da animali che discendono da specie clonate.
Entrambe le proposte non hanno riscosso successo tra i cittadini europei. Secondo un sondaggio condotto dall’associazione europea dei consumatori europei, la Beuc, la maggior parte degli utenti non vuole cibo clonato sulle proprie tavole e vorrebbe che le etichette segnalassero in modo chiaro quali cibi provengono da animali clonati.
Consumatori contrari
Se da una parte, i consumatori europei vedono di buon occhio la clonazione di organi e farmaci nella medicina. Dall’altra, la stragrande maggioranza degli europei si dice contraria alla clonazione di cibo, per una serie di ragioni, che vanno dalla tutela del benessere animale al sostegno di un modello agricolo meno industrializzato e intensivo. Le percentuali di successo della clonazione sono molto basse e sono associate a diversi problemi in gravidanza per le madri surrogate e a fenomeni di aborto spontaneo. Senza contare che la maggior parte dei cloni non sopravvive al parto o muore poco dopo la nascita.
Secondo un report dell’Eurobarometro pubblicato nell’Ottobre 2008, l’84% dei cittadini dell’UE nutre preoccupazioni per gli effetti a lungo termine della clonazione animale sulla natura. Mentre l’uso della tecnica di clonazione per determinati scopi, come preservare le specie in via di estinzione, viene in qualche modo accettata dai cittadini europei (circa due terzi). La clonazione per la produzione alimentare è ritenuta del tutto inaccettabile per il 58% dei cittadini europei.
La maggioranza dei cittadini europei ritiene improbabile comprare carne o latte da animali clonati e l’83% ha detto che vorrebbe che le etichette segnalassero in modo chiaro quali cibi provengono da animali clonati.
Tre quarti degli europei concordano sul fatto che potrebbero esserci motivi etici per impedire la clonazione animale. Anche un report del Gruppo Europeo sull’Etica (EGE) si dichiara contro la clonazione per i gravi danni arrecati al benessere animale, tra cui le grandi sofferenze delle madri surrogate durante la gravidanza.
Il report dell’ottobre 2010 dell’Eurobarometro ha confermato che i consumatori europei hanno forti riserve sulla clonazione animale nella produzione alimentare (67%), non ne vedono i benefici (57%), e pensano che non debba essere incoraggiata (70%).
 
NEL CUORE.ORG
8 MARZO 2015
SALERNO, 12 BUFALOTTI LEGATI TRA LORO E POI APPESI A UN ALBERO
Indagini in corso a caccia del serial killer a Capaccio
provincia di Salerno - Orrore nella Piana del Sele, alle porte del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano, nel salernitano. Una dozzina di vitellini di bufala legati tra loro con una fune arancione e poi appesi a un albero sono stati scoperti dalla polizia municipale a Capaccio, in località Cannito, a pochi metri dall'ex discarica comunale. E' stata una telefonata anonima arrivata venerdì pomeriggio al comando a lanciare l'allarme, rivela il "Corriere del Mezzogiorno". Chi ha chiamato ha segnalato la presenza degli animali morti. I vigili si sono fiondati nel punto indicato, in aperta campagna, e davanti ai loro occhi si è presentata una scena raccapricciante. Gli agenti sono al lavoro per provare a risalire agli autori della strage. Le indagini sono tutt'altro che facili: nella zona non ci sono telecamere di videosorveglianza che possano offrire immagini sui responsabili della mattanza. Quello che è stato subito evidente è che i vitellini fossero lì già da un po' di tempo visto che i loro corpi erano anneriti. Sono state trovate anche tracce di pneumatici vicino al luogo del ritrovamento.
Ieri mattina, intanto, alcuni veterinari dell'Asl accompagnati dai vigili urbani hanno fatto una serie di sopralluoghi nelle aziende agricole e bufaline della zona. La pista che si sta seguendo, ma non è l'unica, porta alla perfida eliminazione programmata dei "vitellini in eccesso" che, a differenza delle femmine che forniscono latte, rappresentano solo un costo (sic) per l'allevatore.
 
MESSAGGERO VENETO
8 MARZO 2015
Animali tenuti fra i rifiuti: condannato il proprietario
Oche, cavalli, maiali e cani confiscati dal giudice in una fattoria di Terzo d’Aquileia. Due mesi e 20 giorni di arresto al titolare dell’azienda per il reato di abbandono

di Alessandra Ceschia

TERZO DI AQUILEIA (UD). Si muovevano fra gli escrementi, fra i rifiuti ingombranti, si abbeveravano nell’acqua sporca, quando non erano chiusi in gabbia. L’amara sorte di decine di animali allevati in una fattoria di Terzo di Aquileia è finita prima in un fascicolo della Procura di Udine e poi davanti al giudice che ha condannato il titolare a due mesi e 20 giorni di arresto per abbandono di animali.
Quando, nell’aprile del 2011, gli agenti della Forestale di San Giorgio di Nogaro e del Noava su delega della Procura sono arrivati all’azienda agricola di Salvatore Apuzzo a Terzo di Aquileia hanno trovato decine di animali in precarie condizioni.
La situazione di avanzato degrado nell’azienda agricola era già stata segnalata dalla Forestale all’amministrazione comunale che aveva emesso alcune ordinanze per la rimozione, la bonifica, l’asporto e lo smaltimento del materiale inerte abbandonato nella fattoria e dalle acqua reflue.
In mezzo a quel marasma c’era una scrofa con sette maialini fra feci e materiale organico in decomposizione, un cane, quattro conigli e otto colombi nelle stesse condizioni.
Accanto a loro quattro cuccioli di cane di cui uno privo di microchip chiusi «in un locale buio, maleodorante cosparso di sterco. E poi una cavalla e un puledro in un cortile con una recinzione arrugginita dotata di chiodi e spuntoni acuminati. Si abbeveravano nell’acqua stantia e sporca e non avevano rastrelliere.
Nel cortile c’erano pecore, cinque germani, dieci anatre, cinque pavoni, oche e altrettanti tacchini che cercavano l’acqua in un recipiente di difficile accesso. Gli agenti della forestale hanno trovato anche un pappagallo “amazzone di fronte azzurra” un pregiato esemplare che era tenuto in condizioni incompatibili con le sue condizioni.
Apuzzo, 64 anni, assieme alla moglie Fiorina Battimelli coetanea, si è ritrovato a dover rispondere anche dell’accusa di abbandono di rifiuti per non aver ottemperato alle ordinanze del sindaco. Le accuse di crudeltà e maltrattamento alla fine sono state derubricate in abbandono di animali tenuti in precarie condizioni.
L’avvocato Giorgio de Colle che difendeva Apuzzo ha sottolineato come non si trattasse di crudeltà e come il ritardo nell’ottemperare alle ordinanze del sindaco fosse dipeso dalle esigenze di rateizzare le ingenti spese conseguenti. Così ha sostenuto anche il legale della Battimelli, Giuliano de Colle.
Alla fine il giudice Roberto Pecile ha condannato a 2 mesi e 20 giorni Apuzzo e a 30 giorni con sospensione condizionale la Battimelli. Il giudice ha inoltre disposto la confisca degli animali. «Attendiamo di leggere le motivazioni che saranno depositate entro 90 giorni e ci riserviamo di presentare appello» ha concluso l’avvocato de Colle.
 
METEO WEB
8 MARZO 2015
Maltempo Chieti: animali isolati, il foraggio arriva dal cielo
Dalla forte nevicata di giovedì nessuno poteva raggiungerli
Un elicottero della Forestale e’ in azione a Castiglione Messer Marino per portare foraggio ad alcuni animali bloccati in quota. Dalla forte nevicata di giovedi’ nessuno poteva raggiungerli in un luogo che e’ accessibile solo da una strada attraverso i boschi. “I mezzi comunali non riescono a sfondare i muri di neve – conferma l’assessore comunale Enzo Fangio – da qui la decisione di chiedere soccorso alla Prefettura per evitare la moria degli animali da pascolo”.
 
GEA PRESS
8 MARZO 2015
Palermo – E’ morto il cucciolo senza forma. Il piccolo Rottweiler aveva scatenato una vera e propria gara di solidarietà
A chiedere di lui erano state centinaia di persone. Purtroppo, per il cucciolo di Rottweiler  non c’è stato niente da fare.
Era stato abbandonato in gravissime condizioni di salute  lo scorso 17 febbraio. Qualcuno lo aveva legato  al cancello del canile municipale di Palermo (vedi articolo GeaPress).
La potenza dei social network aveva poi catapultato la sua storia ovunque. Abbandonato perchè gravemente malato.
Chi per primo lo vide al cancello, non aveva subito capito che trattavasi di un cane. L’addome enorme e le zampe deformi. Il referto veterinario fu tremendo: una grave stenosi all’arteria polmonare e all’aorta. Una situazione gravissima che era stata affrontata dai volontari palermitani con l’immediato ricovero in una clinica veterinaria privata. Poi i consulti con Veterinari di più regioni.
L’addome del povero cucciolo, era colmo di liquidi e nulla è stato possibile per fermare l’ascite.
Diciannove giorni di passione e tanti momenti di intensa tenerezza. Gli occhi da Rambo hanno generato mille domande; non finivano mai di seguire i volontari impegnati nell’assistenza quotidiana. L’ultimo responso, che si attendeva da uno specialista del nord Italia, ha spento la piccola speranza. Rambo, ma per alcuni era semplicemente Ranocchio, aveva iniziato a soffrire e l’incredibile deformazione delle zampe (di certo non il primo dei problemi) complicava molto le cose.
Non si è riusciti a capire cosa può averla provocata. Forse il peso della massa liquida sulle zampe in formazione, oppure una crudele coercizione in uno spazio molto ristretto.
Rambo è stato addormentato intorno alle 19.00 di oggi. Resta l’amarezza, oltre che per il triste epilogo, nel sapere che mai sarà rintracciato chi ha ridotto il cane in quello stato. Nessuna cura e nessuna pietà: abbandonato  al cancello del canile municipale.
“Non siamo riusciti a risalire a nulla  – riferisce a GeaPress una delle volontarie che si è presa cura del cucciolo – Non sapremo mai in quali mani era finito, perchè era stato ridotto fino a quel punto. Per qualcuno non è mai esistito - aggiunge la volontaria -  ma a noi ha lasciato un vuoto tremendo. I suoi sguardi erano di una dolcezza infinita, rispondeva con molta delicatezza alle nostre sollecitazioni. Si è affacciato alla vita per soli cinque mesi, non poteva capire cosa gli stava succedendo. Spero che il suo padrone sappia della fine che ha fatto Ranocchio e di quanto crudele è stato il suo gesto“.
 
IL MESSAGGERO
8 MARZO 2015
Brescia, muore annegato per seppellire il cane davanti agli occhi della moglie
Volevano seppellire il loro cane, morto all'età di sedici anni, nelle acque del fiume Chiese nel bresciano. Portando l'animale verso l'acqua il padrone è però scivolato finendo nel fiume, morendo davanti agli occhi della moglie.
È accaduto nel primo pomeriggio a Montichiari, in provincia di Brescia. A perdere la vita un uomo di 71 anni. Inutile il tentativo della moglie di salvarlo dalle acque del fiume Chiese, in un punto particolarmente insidioso della riva. I soccorritori arrivati sul posto hanno recuperato il cadavere dell'uomo, intrappolato tra le rocce del greto del fiume.
 
LA ZAMPA.IT
8 MARZO 2015
Scialpinista tedesco in gita con il cane e il... capriolo
Insolito incontro in val di Roia, nei pressi di passo Resia, dove uno scialpinista era accompagnato, oltre che da un cane, anche da un piccolo capriolo. Stefan Plangger, guida alpina altoatesina e fotografo naturalista, ha immortalato questo momento.«Ci siamo scambiati due parole - racconta Plangger -ho saputo così che l’uomo è di Amburgo e che il suo cane ha tirato su il cerbiatto e che da allora i tre sono inseparabili. Mi ha colpito l’affetto con il quale l’uomo interagiva con i due animali».
FOTO
http://www.lastampa.it/2015/03/08/multimedia/societa/lazampa/scialpinista-tedesco-in-gita-con-il-cane-e-il-capriolo-awyMSjE5e6RiHRBtfUojDK/pagina.html
 
IL GIORNO
8 MARZO 2015
Torna l’orso mangia asine e in Valtellina ricomincia una travagliata convivenza
M25 esemplare imprevedibile: è già uscito dal letargo
di Eleonora Magro
Villa di Tirano (Sondrio), 8 marzo 2015 - M25, l'orso bruno trentino da qualche tempo stanziato sulle montagne valtellinesi, si è svegliato dal letargo invernale alquanto affamato, tanto da aggredire e mangiare un’asina. La razzia è avvenuta nei boschi tra Pian di Gembro e Trivigno, sul versante orobico del Comune di Villa di Tirano e a farne le spese è stata la bestiola allevata da una famiglia del posto, che gestisce un agriturismo nella nota località dall’elevato interesse naturalistico.
La sgradita sorpresa ha riacceso i riflettori sul problema della convivenza tra i valtellinesi e il plantigrado, ma più in generale con i grandi predatori, visto che nelle scorse settimane è ricomparso anche il lupo nei boschi attorno ad Aprica. Gli stessi residenti si dividono tra pro e contro la presenza dell’orso bruno ribattezzato M25, monitorato dalla Polizia provinciale e dai tecnici dell’Ufficio Faunistico della provincia di Sondrio, attraverso il radio collare indossato dall’animale e collegato a sistema gps, dal quale è possibile registrarne gli spostamenti e localizzarne la posizione. Lunga la “fedina penale” del plantigrado che lo scorso anno ha fatto infuriare gli allevatori tra razzie di pecore nel Tiranese, in Valposchiavo, oltre a diversi asini predati, tra cui ben quattro nella Val di Togno.
Una strage quest’ultima, che aveva spinto l’allora presidente della Provincia Massimo Sertori a chiedere al Trentino di riprendersi indietro il plantigrado. Una presenza dimenticata fino ad oggi a causa del letargo che aveva spinto M25 a ritirarsi per alcuni mesi sulle cime del Mortirolo, ma il ritiro per il lungo sonno invernale non è la regola per questi esemplari, nell’inverno del 2013 ad esempio, come riferiscono gli esperti, M25 non aveva chiuso occhio: «Può aver inciso il clima mite che non ha portato abbondanti nevicate e gelate in quota – aveva spiegato Maria Ferloni dell’Ufficio faunistico di Palazzo Muzio -. Sono animali imprevedibili, in generale il letargo inizia da novembre sino a marzo». Da parte dell’amministrazione provinciale continuano le raccomandazioni agli allevatori di custodire il bestiame, e in questo caso gli asini di cui sembra essere ghiotto M25, in luoghi sicuri, con recinzioni elettriche. 
 
MILANO POST
8 MARZO 2015
Nasce a Milano la banca del sangue per gli amici cani

Daniela Uva (Il Giornale)

Milano 8 Marzo - Sono esposti a malattie gravissime, proprio come gli esseri umani. O semplicemente possono andare incontro a traumi e incidenti.
E per questo, qualche volta, anche per cani e gatti può rendersi necessaria una trasfusione di sangue. Così a Milano, un po' come sta accadendo nel resto d'Italia, sono nate le prime banche del sangue degli animali domestici.
In città esiste un centro apposito: il reparto di Medicina emotrasfusionale veterinaria, attivo nella sezione di Clinica medica e diagnostica di laboratorio del dipartimento di Scienze cliniche veterinarie della facoltà di Medicina veterinaria.
E' il più grande d'Italia e il suo obiettivo è raccogliere il sangue di cani e gatti, da utilizzare in caso di necessità. Grazie alla generosità dei donatori a quattro zampe.
Negli ultimi anni le donazioni nel nostro Paese sono aumentate, anche perché aderire a questa iniziativa non solo non costa nulla, ma può servire a tenere sotto controllo la salute dell'animale. Chi dovesse portare il proprio amico al centro per il prelievo riceverebbe, in cambio, visita clinica, esame emocromocitometrico, controllo del gruppo sanguigno e altre analisi, per verificare l'idoneità del sangue donato. Mentre al piccolo donatore è garantita una meritata merenda. Il tutto senza sostenere alcuna spesa.
L'importante è che cagnolino o gattino siano in perfetta salute, abbiano un'età compresa fra uno e otto anni, abbiano un peso superiore a 25 chili (nel caso dei cani) o cinque chili (per i gatti) e siano in regola con le vaccinazioni obbligatorie e i richiami previsti.
Il successo di questa iniziativa ha portato alla creazione di una vera e propria banca dati, attiva a livello nazionale. E' stata battezzata «Dog Blood Donors» e raccoglie tutti i cani donatori di sangue presenti in Italia, in modo che, in caso di necessità, sia più facile chiedere il loro aiuto.
Il progetto, finanziato attraverso «Almore Fund», il fondo solidale permanente di «Almo Nature», ha permesso a centinaia di veterinari di sensibilizzare i padroni di questi animali, permettendo loro di aderire all'iniziativa. Anche in questo caso, per iscrivere il proprio amico all'elenco sono necessarie alcune caratteristiche: docilità, salute, iscrizione all'anagrafe canina e regolarità delle vaccinazioni. Basta andare dal veterinario aderente ed effettuare un prelievo del sangue del proprio cane che serve a stabilire il gruppo sanguigno. L'operazione è assolutamente gratuita. In questo modo l'amico a quattro zampe viene «schedato». Così, se un cane dello stesso gruppo sanguigno si trovasse in difficoltà, per il medico sarebbe immediato il ricorso al donatore. E la vita dell'animale potrebbe essere salvata. Un'altra banca dati è presente a Treviglio, in provincia di Bergamo. E' organizzata come una sorta di Avis a quattro zampe e mette in contatto potenziali donatori con esemplari malati o feriti. L'idea è del veterinario Flavio Colombo Giardinelli, che adesso spera di creare una rete con i suoi colleghi.
 
LA ZAMPA.IT
8 MARZO 2015
80 anni fa moriva Hachiko, cane simbolo di fedeltà
Quando morì in Giappone venne dichiarato un giorno di lutto nazionale
Fulvio Cerutti
L’8 marzo del 1935 moriva Hachiko, il cane di razza Akita Inu diventato simbolo di fedeltà famoso in tutto il mondo. Nato a Odate (Giappone) nel novembre del 1923, Hachiko - il cui vero nome era Hachi, il numero otto, considerato benaugurante - era stato adottato a soli due mesi da Hidesaburo Ueno, professore del dipartimento agricolo dell’Università Imperiale di Tokyo. 
Per due anni il cagnolino ha accompagnato quotidianamente il professore alla stazione del quartiere Shibuya e giorno ne attendeva anche il ritorno dall’università. Ma il 21 maggio 1925 succede il dramma. Ueno viene stroncato da un ictus durante una lezione e muore improvvisamente. 
Hachiko ha però continuato per quasi 10 anni a recarsi alla stazione di Shibuya verso le 17, orario di arrivo del treno del suo amico umano. Fermo e instancabilmente devoto, il cane non ha mai mancato un giorno. La sua storia, con il passare del tempo, ha iniziato a diffondersi in tutto il Giappone diventando il simbolo vivente della fedeltà canina. Nel 1934, quando era ancora in vita, venne realizzata una statua in bronzo in suo onore, posizionata proprio nella stazione ferroviaria che lo rese celebre. Un’altra statua gli è stata dedicata a Odate, sua città natale, e lo stesso cane è stato presente all’inaugurazione. 
Il lutto nazionale e la ricorrenza  
Hachiko si è spento all’età di 15 anni, colpito da filariosi. Una notizia che è finita su tutte le prime pagine dei giornali nipponici e venne dichiarato un giorno di lutto nazionale. Il corpo del cane è stato poi impagliato e ed esposto al Museo Nazionale di Natura e Scienza di Tokyo, mentre alcune ossa sono state sepolte nel cimitero di Aoyama, accanto alla tomba dove riposa il padrone. 
L’8 marzo di ogni anno, in ricordo dell’anniversario della morte del fedele cane, davanti alla statua di Hachiko viene organizzata una cerimonia per ricordarne l’infinita devozione al padrone. Quest’anno, per gli 80 anni dalla sua morte, l’Università di Tokyo ha voluto ricordarlo con un’altra statua (guarda le immagini), questa volta, però, insieme al suo proprietario. Un’immagine commovente, attesa 90 anni.  
Fido, la storia dell’Hachiko italiano  
Anche l’Italia ha il suo caso di grande fedeltà a quattrozampe. In Italia è nota la storia di Fido, il cane che, fino alla sua morte, nel 1958, aspettò alla fermata del bus che il proprio padrone Carlo Soriani, morto sotto un bombardamento nel 1943, tornasse dal lavoro. Ma questo Fido non lo sapeva e per 14 anni, circa 5000 volte, andò ad attenderlo. Il 9 novembre 1957 il sindaco di Borgo San Lorenzo conferì a Fido una medaglia d’oro. Un monumento in bronzo venne posto poco dopo la morte dell’animale davanti al comune, con la dedica: «A Fido esempio di fedeltà».
FOTO
http://www.lastampa.it/2015/02/12/multimedia/societa/lazampa/la-fedelt-del-cane-hachiko-ricordata-in-una-statua-HNsqXqa13P5uuEs5ooiUmJ/pagina.html
 
LA ZAMPA.IT
8 MARZO 2015
Fido, l’esempio italiano di cane fedele e devoto
Non solo il Giappone ha un caso celebre di grande fedeltà a quattrozampe. In Italia è nota la storia di Fido, il cane che, fino alla sua morte, nel 1958, aspettò alla fermata del bus che il proprio padrone Carlo Soriani, morto sotto un bombardamento nel 1943, tornasse dal lavoro.
L’incontro avvenne nell’inverno del 1941 quando l’uomo trovò un cane, un incrocio di Pointer inglese, ferito in un fosso. Non sapendo di chi fosse, Soriani lo portò a casa e decise di adottarlo, dandogli il nome di Fido. Una volta ristabilitosi, il cane gli fu fedele compagno di vita e ogni mattina lo accompagnava da casa alla piazza centrale di Luco del Mugello, dove Soriani avrebbe preso la corriera per Borgo San Lorenzo. Dopo averlo visto partire, Fido tornava a casa per poi ritornare ad aspettarlo alla fermata ogni sera. Il 30 dicembre 1943 Borgo San Dalmazzo fu oggetto di violento bombardamento e l’uomo morì.
Ma questo Fido non lo sapeva e per 14 anni, circa 5000 volte, andò ad attenderlo.
Il 9 novembre 1957 il sindaco di Borgo San Lorenzo conferì a Fido una medaglia d’oro. Un monumento in bronzo venne posto poco dopo la morte dell’animale davanti al comune, con la dedica: «A Fido esempio di fedeltà»
Fido fu anche raccontato in questo video dell’Istituto Luce.
VIDEO
http://www.lastampa.it/2015/03/08/multimedia/societa/lazampa/fido-lesempio-italiano-di-cane-fedele-e-devoto-URG5KMBtRiJXE36Uu4OKNJ/pagina.html
 
CLANDESTINO WEB
8 MARZO 2015
Animali, Michele Anzaldi contro la pignorabilità degli amici a 4 zampe
Incredibile ma vero: nel caso di insolvenza, la legge prevede che siano pignorabili anche gli animali domestici! Eh sì, avete capito bene. Insieme alla macchina, alla tv o ad altri beni materiali, anche i cani, i gatti e i pesci rossi sono considerati dal codice civile una “res”, ossia una cosa, e quindi pignorabili nei casi previsti dalle normative.
“Con l’aggravarsi della crisi, sono oltre 5.000 i pignoramenti nel nostro Paese ed è già accaduto che tra i beni posti all’asta per pagare i creditori siano finiti anche animali domestici” denuncia il deputato Pd Michele Anzaldi che, per mettere fine a questo paradosso, ha depositato una proposta di legge che chiede l’impignorabilità dei nostri affetti.
Ecco di seguito il testo:
PROPOSTA DI LEGGE 
Modifica all’articolo 514 del codice di procedura civile, in materia di impignorabilità degli animali domestici
Presentata il 9 febbraio 2015
Onorevoli Colleghi! La presente proposta di legge intende evitare la pignorabilità, nel caso di debitori insolventi, degli animali domestici.
Con l’aggravarsi della crisi sono oltre 5.000 i pignoramenti nel nostro Paese ed è già accaduto che tra i beni posti all’asta per pagare i creditori siano finiti anche animali domestici come cani e gatti.
In base all’articolo 514 del codice di procedura civile non si possono pignorare:
«1) le cose sacre e quelle che servono all’esercizio del culto;
2) l’anello nuziale, i vestiti, la biancheria, i letti, i tavoli per la consumazione dei pasti con le relative sedie, gli armadi guardaroba, i cassettoni, il frigorifero, le stufe ed i fornelli di cucina anche se a gas o elettrici, la lavatrice, gli utensili di casa e di cucina unitamente ad un mobile idoneo a contenerli, in quanto indispensabili al debitore ed alle persone della sua famiglia con lui conviventi; sono tuttavia esclusi i mobili, meno i letti, di rilevante valore economico, anche per accertato pregio artistico o di antiquariato;
3) i commestibili e i combustibili necessari per un mese al mantenimento del debitore e delle altre persone indicate nel numero precedente;
4) (…)
5) le armi e gli oggetti che il debitore ha l’obbligo di conservare per l’adempimento di un pubblico servizio;
6) le decorazioni al valore, le lettere, i registri e in genere gli scritti di famiglia,  nonché i manoscritti, salvo che formino parte di una collezione».
Se consideriamo come si siano sviluppati nel corso del tempo sia il sistema normativo che la giurisprudenza a difesa degli animali e contro il loro maltrattamento è del tutto evidente che considerare un animale domestico come una cosa è un’anomalia che va corretta ed è per questo indispensabile un intervento legislativo che modifichi la normativa vigente e che sottragga gli animali domestici alla disponibilità dei creditori tenuto conto di quello che essi rappresentano a livello affettivo e sentimentale.
In diversi Paesi anche europei, come in Germania, è stato stabilito per legge che gli animali non sono cose e quindi non sono pignorabili.
Per queste ragioni mi auguro che la Camera dei deputati possa presto affrontare questo problema introducendo una norma di civiltà giuridica.
 
ADN KRONOS
8 MARZO 2015
Basta pignorare cani e gatti, il Parlamento si mobilita
Cresce in Parlamento la mobilitazione per escludere cani e gatti e in genere gli animali domestici tra i beni pignorabili. Sono tre le proposte di legge presentate infatti tra Camera e Senato per modificare in questa direzione il codice civile e di procedura civile, alla luce di un problema che con la crisi economica e il conseguente aumento di debiti non saldati si è manifestato in modo sempre più crescente.
La prima a sollevarlo è stata Michela Vittoria Brambilla, esponente di Forza Italia, e forse la parlamentare più convintamente animalista. Con una proposta di legge presentata all'inizio della legislatura, nell'aprile del 2013, chiede di inserire nel codice civile una norma in base alla quale "gli animali domestici sono impignorabili e non possono essere oggetto di asta giudiziaria". Questo perchè, spiega, si tratta di "esseri dotati di una propria sensibilità, considerati alla stregua di veri e propri membri di famiglia, ai quali garantire il pieno rispetto delle relative esigenze". Basta quindi considerarli come una cosa, principio "che ci deriva dalla tradizione del diritto romano".
Brambilla non si ferma qui. Chiede anche che per il pignoramento degli animali non domestici, "lo scopo patrimoniale o lucrativo debba risultare esclusivamente da un'idonea e attendibile documentazione fornita dal creditore".
Una questione che con il tempo si è rivelata sempre più bipartisan e bicamerale. E di una ventina di giorni fa infatti la presentazione in Senato di un disegno di legge del presidente della commissione Cultura, Andrea Marcucci, del Pd, per la modifica al codice di procedura civile in materia di introduzione del divieto di pignoramento degli animali da compagnia.
Alla Camera è stato invece il collega di partito, Michele Anzaldi, a presentare una proposta analoga, per inserire gli animali domestici tra i beni non pignorabili. Una lista che attualmente comprende le cose sacre e quelle che servono all’esercizio del culto; l’anello nuziale, i vestiti, la biancheria, i letti, i tavoli per la consumazione dei pasti con le relative sedie, gli armadi guardaroba, i cassettoni, il frigorifero, le stufe ed i fornelli di cucina anche se a gas o elettrici, la lavatrice, gli utensili di casa e di cucina unitamente ad un mobile idoneo a contenerli, in quanto indispensabili al debitore ed alle persone della sua famiglia con lui conviventi; i commestibil i e i combustibili necessari per un mese al mantenimento del debitore; le armi e gli oggetti che il debitore ha l’obbligo di conservare per l’adempimento di un pubblico servizio; le decorazioni al valore, le lettere, i registri e in genere gli scritti di famiglia nonché i manoscritti, salvo che formino parte di una collezione.
L'esponente Dem lancia un vero e proprio allarme, ricordando che "con l’aggravarsi della crisi sono oltre 5.000 i pignoramenti nel nostro Paese ed è già accaduto che tra i beni posti all’asta per pagare i creditori siano finiti anche animali domestici come cani e gatti".
E a sostegno della sua richiesta, Anzaldi ricorda che "in diversi Paesi anche europei, come in Germania, è stato stabilito per legge che gli animali non sono cose e quindi non sono pignorabili".
Ermete Realacci, anch'egli del Pd, e presidente della commissione Ambiente della Camera, ha invece scelto la strada dell'interrogazione parlamentare, presentata ai ministri dell'Economia, della Giustizia, dell'Ambiente e della Salute, chiedendo se "intendano o meno aggiornare la normativa civile e disporre la 'non pignorabilità' degli animali d'affezione, anche alla luce della novella giurisprudenziale in questi anni volta a garantire maggiore rispetto e diritti agli animali".
"Tanto più considerando che il pignoramento di un animale d'affezione e il suo allontanamento costituisce elemento di ritorsione sull'affetto dello stesso e anche una forma indiretta di ritorsione psicologica sul debitore''.
 
LEGGO
11 MARZO 2015
Al via #giùle zampe, la petizione online
contro il pignoramento degli animali domestici
ROMA - Parte oggi, mercoledì 11, #giùlezampe, la petizione online per dire no al pignoramento degli animali domestici.
Una paura di tanti – in poche ore, sul sito change.org – oltre 1800 persone hanno firmato la petizione promossa da Tessa Gelisio con il patrocinio della Lega Nazionale del Cane.
Non solo case ed automobili nell’elenco dei beni “oggetto di pignoramento”, ma in Italia anche cani, gatti e furetti rischiano di andare all’asta come un televisore, differentemente da quanto avviene in Austria e in Germania dove gli animali domestici sono beni impignorabili.  Nonostante i passi avanti fatti nella tutela dei nostri amici a quattro zampe, all’atto pratico la legge italiana continua a considerare gli animali da compagnia come “cose”, ignorando la dimensione affettiva dell’animale e del padrone e il rapporto che li lega.  Tessa Gelisio – ambientalista e blogger di Ecocentrica.tv, storico volto di Pianeta Mare e conduttrice di Cotto e Mangiato – chiama all’azione gli oltre 25 milioni di Italiani che vivono con un animale domestico e rischiano di perderlo per sempre a causa di un pignoramento e lancia la petizione #giulezampe per chiedere al Governo in particolar modo al Presidente Renzi di non considerare più gli animali domestici come semplici oggetti e, per questo, pignorabili o sequestrabili. Per il codice italiano un cane o un gatto può essere pignorato o sequestrato esattamente come un qualunque altro bene e il suo furto viene punito esattamente come quello di qualsiasi altro oggetto.  E va detto – con il perdurare della crisi – che non si tratta di un’ipotesi astratta. In Italia sono cresciuti i pignoramenti (sono quasi 5.500 in un anno), aumento registrato anche nel 20142. In base alle stime, alla fine di dicembre hanno raggiunto quota 52.606, ovvero l’11,6% in più rispetto al 2013. “Gli animali domestici - dichiara Tessa Gelisio - sono veri e propri membri della famiglia.  Le loro esigenze e l’affetto che li lega ai loro padroni devono essere rispettati. Nel nostro ordinamento è possibile che gli animali domestici possano essere pignorati e messi all'asta. I nostri amici a quattro zampe rischiano, così, di finire nelle mani di chiunque, esattamente come succede per l’auto, la casa o qualunque altro oggetto. Con la petizione #giulezampe su change.org chiediamo al Governo italiano e ai legislatori di riconsiderare il valore degli animali domestici nel contesto del codice civile e penale con specifiche leggi che li distinguano chiaramente dalle proprietà sequestrabili e pignorabili. Un concetto di civiltà che Paesi come l’Austria e la Germania hanno già fatto proprio, affermando con legge, testualmente che gli animali non sono cose e che dunque non sono pignorabili.” “Tutte le nuove norme italiane che puniscono il maltrattamento degli animali o l’omissione di soccorso di questi ultimi a seguito di incidenti stradali non si conciliano con l’equiparazione tra animali e cose” spiega Michele Pezone, avvocato e Responsabile Diritti Animali di Lega Nazionale per la Difesa del Cane. -  Tali norme, infatti, non tutelano solo l’umano sentimento di pietà nei confronti degli animali, ma anche questi ultimi in quanto esseri senzienti. Questa nuova sensibilità cui è finalmente approdata la legislazione apre nuovi scenari, in quanto non possono non essere prese in considerazione le implicazioni affettive che risiedono nel rapporto uomo-animale. Se l’art. 514 del codice di procedura civile vieta il pignoramento dei beni che hanno valore affettivo, come la fede nuziale, per evitare forme di pressione psicologica sul debitore, non si vede come si possa invece ritenere pignorabile un animale domestico che da anni vive insieme al suo proprietario.  Il pignoramento deve colpire il patrimonio del debitore e non i suoi sentimenti! In questo caso, poi, alla violenza psicologica che si opera sul proprietario si aggiunge le sofferenza che si infligge all’animale, che si sradica dal suo ambiente per destinarlo, peraltro, a non si sa quali strutture in attesa di una improbabile vendita all’asta”. Sono infatti ben 4 italiani su 10 coloro che scelgono di vivere con un animale domestico (cani per il 53,7%% delle famiglie e gatti per il 45,8%). Addirittura, l’11,9% degli italiani ne accoglie anche più di uno. Nonostante la crisi, la spesa per gli alimenti per cani e gatti nel Bel Paese è salita del 2,1% nel 20141, per un totale di un miliardo e 735 milioni di euro di fatturato (la crescita maggiore è stata registrata dagli alimenti per i gatti, con 932 milioni di euro contro i 703,4 degli alimenti per cani, ai quali però si aggiungono 99,9 milioni dedicati al settore degli snack, riservato ai cani). Gli italiani non sembrano badare a spese neanche per gli accessori come giochi, guinzagli, cucce, ciotole, gabbie, trasportini, prodotti per l'igiene e per la cosmesi con un incremento del 2,4% delle spese.  Chi ha assistito alla morte del suo amico a quattro zampe, ha vissuto un dolore simile a quello che si prova per la perdita di un proprio caro. In alcune regioni d’italia agli animali è consentito di essere portati in visita in ospedale, o in casa di cura o di riposo, per fare compagnia ai padroni ricoverati. La pet therapy è ormai un trattamento riconosciuto e che dà importanti risultati su pazienti affetti da differenti patologie con obiettivi di miglioramento comportamentale, fisico, cognitivo, psicosociale. Alcuni passi in avanti per garantire maggiore tutela agli animali si stanno facendo sia in Italia che in Europa – dall’introduzione di pene per il maltrattamento, l’uccisione e il traffico illecito degli animali, fino all’inasprimento delle pene per chi abbandona animali domestici – eppure, ancora oggi nel nostro Paese, gli animali da compagnia sono considerati un “bene”2, e non come esseri dotati di sentimenti. Con la petizione #giulezampe, che si avvale del Patrocinio della Lega Nazionale per la Difesa del Cane, si chiede alle Istituzioni di fare un passo in più e rendere gli animali domestici impignorabili.  L’HASHTAG #giulezampe E’ questo l’hashtag della petizione di Tessa Gelisio, lanciata oggi e sottoscrivibile online sulla piattaforma social change.org da presentare al Governo, con cui si chiamano a raccolta tutti gli Italiani che considerano gli animali i loro migliori amici a quattro zampe. A partire da oggi, si può sostenere e contribuire alla campagna pubblicando la propria foto in compagnia del proprio animale domestico con l’hashtag #giulezampe sui propri canali social Twitter, Facebook e Instagram.
 
LA ZAMPA.IT
12 MARZO 2015
Galletti contro il pignoramento degli animali
Il ministro dell’Ambiente: «E’ una normativa che va cancellata»
«L’interesse creditore non prevalga su affetto tra l’uomo e il suo amico di sempre». Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti prende posizione sulla questione della pignorabilità degli animali domestici sostenendo che vada «cancellata». Di fatto riconoscendo come l’Italia sia ancora indietro rispetto al riconoscimento degli animali come «esseri senzienti». 
La questione riguarda la possibilità che gli animali d’affezione siano, stando all’attuale legge, possibile “oggetto” di pignoramento perché considerati alla stregua di “beni mobili”. Il ministro dell’Ambiente parla di come oggi il rapporto tra uomo e il proprio animali abbia un’autonoma e autoriferita «dignita?»; e ricordando come «le competenze» siano «più strettamente ascrivibili al ministero della Salute e al ministero della Giustizia». Galletti fa presente come sia «urgente superare l’attuale impostazione normativa ed escludere dalla pignorabilità gli animali d’affezione o di compagnia».  
Il ministro si schiera rispondendo ad un’interrogazione del presidente della commissione Ambiente Ermete Realacci, tra i primi che si è mostrato pronto sull’argomento; sarà per questo che Realacci nelle parole del ministro vede «confermata l’assurdità di una norma indegna di un Paese civile come l’Italia; un fatto incredibile e contro il buonsenso che dimostra l’inadeguatezza delle nostre normative». Cosa che per esempio in Austria e Germania non c’è: lì ci si è «adeguati al principio di civiltà» che vede negli animali «non cose» ma «esseri viventi». Per portare all’attenzione delle istituzioni il problema è partita anche una campagna: sulla piattaforma dedicata alle petizioni on-line (change.org) la conduttrice tv Tessa Gelisio (presidente di ForPlanet onlus) ha lanciato “#giulezampe”, che ha già raccolto oltre 100 mila firme. Lo spirito della petizione si concentra su un principio in cui credono i 25 milioni di italiani che hanno un animale d’affezione in casa: «gli animali da compagnia hanno sentimenti che nessun perito o tribunale può stimare», osserva Gelisio. Obiettivo della petizione - diretta al governo e in particolare al premier Matteo Renzi e al ministro della Giustizia Andrea Orlando - è «cambiare l’articolo 514 del codice di procedura civile, inserendo gli animali da compagnia nella categoria dei beni non pignorabili».
 
SALERNO NOTIZIE
23 MARZO 2015
 
Realacci, governo cancellerà pignorabilità animali affezione
 
‘‘Buone notizie per i 25 milioni di italiani che hanno animali domestici e per i loro amici a quattro zampe: presto verrà rivista la normativa che considera gli animali di affezione oggetti e quindi pignorabili, come chiesto dalla campagna #giulezampe”. Lo dice il presidente della commissione Ambiente alla Camera Ermete Realacci in merito all’incontro con il ministro della Giustizia Andrea Orlando per la consegna delle firme della petizione ‘#giulezampe’ contro la pignorabilità degli animali di affezione, promossa da Tessa Gelisio, presidente di ForPlanet onlus.
Durante l’occasione – riferisce Realacci – Orlando annuncia infatti ”un intervento per superare il pignoramento degli animali domestici”. ”Oggi il ministro Orlando – osserva Realacci – condividendo la necessità di superare l’attuale impostazione legislativa e cancellare la pignorabilità degli animali di affezione, ha spiegato che a tale scopo è pronto un emendamento del governo concordato anche con il ministro dell’Ambiente Galletti all’art. 6 del Collegato Ambientale ora in discussione al Senato”
 
NEL CUORE.ORG
23 MARZO 2015
 
LA PROMESSA DEL GOVERNO: "CANI E GATTI NON SARANNO PIGNORABILI"
L'annuncio del ministro della Giustizia, Orlando
 
“Un emendamento al collegato ambientale, ora all'esame del Senato, escluderà dai beni pignorabili gli animali da compagnia". Ad annunciarlo è il ministro della Giustizia Andrea Orlando, in occasione della presentazione delle oltre 100mila firme per la petizione #giulezampe, lanciata per chiedere al governo di non considerare più gli animali domestici come degli oggetti e, per questo, beni pignorabili. A presentare oggi le firme al ministero della Giustizia, la promotrice della campagna Tessa Gelisio e il presidente della Commissione Ambiente alla Camera Ermete Realacci. Il governo fa dunque propria la proposta avanzata all'inizio della legislatura dall'on. Michela Vittoria Brambilla (http://www.nelcuore.org/blog-associazioni/item/non-pignorare-cabi-e-gatti-brambilla-sostenete-mia-legge.html).
 
NEL CUORE.ORG
24 MARZO 2015
 
ANIMALI DOMESTICI, PRONTO EMENDAMENTO SU IMPIGNORABILITA'
La modifica destinata al collegato ambientale
 
E' pronto per essere depositato in Senato l'emendamento al collegato ambientale, già approvato dalla Camera e all'esame della competente commissione di palazzo Madama, che rende impignorabili gli animali domestici. In sostanza si aggiungono all'elenco delle "cose mobili assolutamente impignorabili" dell'art. 514 del codice di procedura civile due categorie. La prima: "Gli animali d'affezione o da compagnia tenuti presso la casa del debitore o negli altri luoghi a lui appartenenti, senza fini produttivi, alimentari o commerciali". La seconda: "Gli animali impiegati a fini terapeutici o di assistenza del debitore, del coniuge, del convivente o dei figli".
 
LA ZAMPA.IT
24 MARZO 2015
 
Dagli animali compagnia alla pet therapy, il governo abolirà la pignorabilità
Ministro Galletti: «Una battaglia di civiltà che portiamo avanti da tempo»
 
Dagli animali da compagnia a quelli usati nella pet therapy. Sono queste le categorie di animali per le quali il governo è pronto a cancellare la pignorabilità. 
La formula trovata per farlo è proporre un emendamento al Collegato ambientale del ministero della Giustizia, concordato anche con il dicastero dell’Ambiente. Il Collegato ambientale interviene principalmente sulla green economy, ed è ora all’esame del Senato. 
Secondo il testo dell’emendamento, nella formulazione proposta dal ministero della Giustizia, diventeranno «impignorabili: gli animali di affezione o da compagnia tenuti presso la casa del debitore o negli altri luoghi a lui appartenenti, senza fini produttivi, alimentari o commerciali; gli animali impiegati a fini terapeutici o di assistenza del debitore, del coniuge, del convivente o dei figli».  
«È inconcepibile che gli animali di affezione vengano equiparati a beni pignorabili, la normativa deve essere modificata. Una battaglia di civiltà che portiamo avanti da tempo e che concluderemo solo con l’entrata in vigore dell’emendamento che abolisce questa crudeltà». Lo ha affermato il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, che sull’argomento aveva già espresso la propria contrarietà, a proposito della presentazione di un emendamento del ministero per modificare il primo comma dell’articolo 514 del codice di procedura civile che prevede la pignorabilità degli animali da compagnia e domestici. 
«Tali animali sono considerati alla stregua di beni del loro proprietario - ha spiegato il ministro - ma in realtà in nessuna delle norme che regolamentano la `tenuta´ di tali animali è prevista la loro idoneità ad essere oggetto di pignoramento». Obiettivo dell’emendamento governativo - viene specificato dal ministero - è «tutelare il legame affettivo con l’animale, nonché il loro impiego ai fini terapeutici-assistenziali, secondo uno schema logico-giuridico assimilabile a quello sotteso all’impignorabilità, ad esempio delle fedi nuziali prevista nello stesso articolo». 
 
NEL CUORE.ORG
8 MARZO 2915
GIAPPONE: UN CANE DA RICORDARE, OTTANT'ANNI SENZA HACHIKO
L'animale per quasi dieci anni ha atteso il proprietario
L'8 marzo del 1935 moriva, all'età di 12 anni, il cane Hachiko, di razza Akita Inu, conosciuto in tutto il mondo come simbolo di fedeltà e lealtà al suo proprietario. Sono passati ottant'anni esatti da allora. Hachiko era stato adottato quando aveva due mesi da Hidesaburo Ueno, docente all'Università imperiale di Tokyo, in Giappone. Ueno è morto improvvisamente nel 1925 mentre si trovava al lavoro. Dopo la sua morte, Hachiko, per quasi dieci anni, è andato tutti i giorni ad aspettarlo alla stazione. La vicenda ha avuto grande risonanza nell'opinione pubblica giapponese: molte persone hanno iniziato ad andare a Shibuya solo per vederlo e accarezzarlo. La sua morte ha avuto anche grande eco nel Paese e l'imperatore ha decretato un giorno di lutto nazionale.
Nel 2009 la storia del cane Akita - come ricorderete - è diventata famosissima in tutto il mondo grazie al film "Hachiko - il tuo migliore amico" (Hachiko: A Dog's Story), opera del regista Lasse Hallstrom. Il ruolo del proprietario del cane è stato interpretato dall'attore Richard Gere. Una star di Hollywood per una storia di portata internazionale.
 
VENEZIA TODAY
9 MARZO 2015
Bocconcini pieni di chiodi. Ritorna l'incubo a Sottomarina (VE)
La notizia si è sparsa a macchia d'olio sui social network. Dopo i wurstel con il filo spinato e i bocconcini con veleno per topi, un altro pericolo per gli animali
Bocconcini riempiti di chiodi, è questa la macabra scoperta di un residente a Sottomarina. Come riporta La Nuova Venezia infatti, diverse polpette letali sarebbero state rinvenute in città nella zona vicino al cimitero.
Un atto barbarico con l'intenzione d'uccidere. La notizia dei bocconcini letali è arrivata ai residenti tramite i social network e l'argomento si è diffuso immediatamente in modo virale a tutti i proprietari di animali domestici. Per loro infatti ora l'incubo è uscire con il proprio animale e rischiare d'incappare in uno di questi bocconcini, che se ingeriti sarebbero letali per l'animale. La speranza è che si tratti di un fatto isolato e non di un preciso disegno di un malvivente. La notizie è giunta fino all'Associazione protezione animali di Chioggia che si è immediatamente attivata per tutte le verifiche del caso. Non è la prima volta che la vita degli animali è messa in pericolo da qualche balordo. Già qualche anno fa infatti, sempre a Sottomarina, erano stati rinvenuti dei wurstel con all'interno del filo spinato, mentre nell'agosto dello scorso anno molti erano stati i ritrovamenti di bocconcini lasciati a terra contenenti veleno per topi.
 
LA NUOVA FERRARA
9 MARZO 2015
Cani nel mirino, trovati wurstel “ripieni” di chiodi
Sdegno, sconcerto anche sui gruppi dei social network dopo il ritrovamento, sia a Massa Fiscaglia sia a Migliaro,di esche per ferite e uccidere gki animali
MIGLIARO (FE). Sdegno, sconcerto anche sui gruppi dei social network dopo il ritrovamento, sia a Massa Fiscaglia sia a Migliaro, di wurstel e biscotti ripieni di chiodi, abbandonati sui marciapiedi, vicino agli alberi, tra l'erba. Esche per i cani, ma a questo punto anche per i gatti, per far loro del male.
Dopo gli episodi dei bocconi avvelenati a Lagosanto, Codigoro e lungo la spiaggia di Lido Volano, le bustine di veleno per topi a Pontelangorino, adesso gli atti di violenza verso i cani in particolare, arriva anche al territorio del Comune di Fiscaglia, scatenando una ridda di reazioni arrabbiate e preoccupate, perché i bocconi sono stati ritrovati in pieno centro delle due località, piazza, zone verdi e piste ciclopedonali, quindi in zone frequentate anche da bambini .
Su questi ritrovamenti interviene anche l'assessore all'Ambiente di Fiscaglia, Fabio Tosi che giudica quanto accaduto deprecabile, sconcertante e che non deve passare sotto silenzio e tanto meno si deve lasciar correre.
«Mi attiverò fin da domani (oggi per chi legge, ndr), - sottolineato Tosi - parlando con le forze dell'ordine, polizia municipale in primis, per capire come si può intervenire e cosa fare. Intanto però mi appello alla gente, tutta, anche chi non possiede animali d'affezione a denunciare e segnalare tutto quanto viene ritrovato alle forze dell'ordine, carabinieri, polizia municipale, ma anche a polizia provinciale e Corpo Forestale dello Stato, con i quali parlerò nei prossimi giorni per attivare un eventuale piano di controllo ed intervento sul territorio comunale».
Intanto la gente del territorio comunale di Fiscaglia si sta attivando per il passa parola, per aumentare la soglia di attenzione e denunciare con tanto di scritto qualsiasi ritrovamento sospetto.
 
IL QUOTIDIANO.IT
9 MARZO 2015
Sequestro di animali nell'ascolano
Volatili (principalmente rapaci) tenuti in cattive condizioni.
Il Corpo Forestale dello Stato, nell’ambito di una indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Ascoli Piceno, ha effettuato il sequestro di 9 rapaci e altri 3 volatili detenuti in condizioni illegali presso il Centro di Recupero Animali Selvatici di Spinetoli (AP). L’intervento risale nella mattinata del giorno venerdì 6 marzo. Gli agenti del Comando Stazione Forestale di San Benedetto del Tronto, unitamente a personale del N.I.R.D.A. (Nucleo Investigativo per i Reati in Danno degli Animali) e ad un medico veterinario, hanno effettuato un sopralluogo presso il C.E.A. di Spinetoli (AP) all’interno del quale ha sede anche un Centro di Recupero Animali Selvatici.
Il personale C.F.S. ha accuratamente esaminato le condizioni di detenzione di tutti gli animali allevati presso il C.E.A. e di tutti i selvatici ricoverati presso il cosiddetto “Ospedaletto” rilevando che, mentre gli animali “da fattoria” si trovano in buone condizioni di salute, i selvatici erano tenuti in condizioni assolutamente incompatibili con la natura degli stessi in quanto causa di gravi sofferenze fisiche ed ambientali. I trasgressori , in violazione dell’art.727 del codice penale, sono stati denunciati all’Autorità Giudiziaria competente di Ascoli Piceno mentre gli animali e le strutture sono state poste sotto sequestro penale. Gli animali sono stati sequestrati perché detenuti in gabbie strette e buie, in scarse condizioni igienico-sanitarie ed incompatibili con l’etologia degli stessi.
Nella fattispecie sono stati posti sotto sequestro: n.3 poiane, n.1 cigno nero, n.2 gheppi, n.1 barbagianni, n.3 allocchi, n.1 piccione, n.1 struzzo e le strutture in cui erano Il Dott. Possanzini, Comandante Provinciale del Corpo Forestale ha dichiarato: “Il C.F.S. è sempre in prima linea sul fronte della tutela degli animali e la situazione che ha portato al sequestro odierno apre uno scenario investigativo che richiederà ulteriori approfondimenti ed accurate indagini per accertare se vi siano anche irregolarità di altra natura e per individuare tutti i responsabili di quanto accaduto.”
 
GEA PRESS
9 MARZO 2015
RAGUSA – L’attività antibracconaggio negli scatti della Polizia Provinciale (FOTOGALLERY)
Tutti i dati del fenomeno. Dai daini feriti, alle Poiane esotiche, ai furetti nelle scatolette
Decine di scatti che documentano l’attività  della Polizia Provinciale di Ragusa, sicuramente tra le più attive in Italia nella repressione dell’esteso fenomeno del bracconaggio. Conigli, furetti, varie specie di volatili, a vario titolo coinvolti negli interessi di chi non rispetta la legge sulla caccia del nostro paese.
Il Nucleo di Vigilanza Venatoria della Polizia Provinciale di Ragusa, proprio nel 2014 ha  intensificato l’attività di controllo in tutto il territorio agro-silvo-pastorale degli Ambiti Territoriali di Caccia (A.T.C.).
Un problema, quello del bracconaggio, che sembra essere direttamente proporzionale alla presenza di talune specie animali quali cinghiale, coniglio selvatico, istrice e più specie di fringillidi.
Al fine di reprimere il fenomeno, la Polizia Provinciale è intervenuta anche in ore notturne, sia durante il periodo di chiusura generale della caccia, sia durante la stagione venatoria. In quest’ultimo caso gli interventi sono stati particolarmente mirati al fine di reprimere episodi di caccia mediante l’utilizzo di mezzi vietati quali richiami acustici, furetto, trappole etc. Proprio l’apertura della stagione venatoria ha comportato un incremento dei controlli.
In tutto, ad essere controllati, sono stati 683 cacciatori; tra questi ben 69 sono stati denunciati in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria per i reati previsti dalla L. 157/92.
Sotto sequestro, invece, 49 fucili, 1272 cartucce, 35 furetti, oltre a richiami acustici, batterie, altoparlanti, reti, trappole ed altro materiale utilizzato illecitamente. Tre le notizie di reato  svolte a carico di soggetti rimasti ignoti. E’ stata inoltre sequestrata numerosa fauna selvatica illegalmente abbattuta. Si tratta di 3 colombacci, altrettante tortore, un istrice ed un merlo, 112 storni, un rigogolo, 57 conigli selvatici, 28 allodole, 32 tordi ed una beccaccia. E’ stata invece liberata in ambiente idoneo la seguente fauna ancora in vita: 16 storni, 7 testuggini, 7 cardellini, 3 cinghiali ed un falco.
Le  violazioni di carattere amministrativo hanno riguardato l’addestramento cani in periodo non consentito, ambito di caccia non autorizzato, violazioni del calendario venatorio ed altro.
Tra le attività svolte la Polizia Provinciale di Ragusa, evidenzia l’indagine che ha portato alla denuncia per attività di bracconaggio e maltrattamento di animali del titolare di un’azienda agricola all’interno della quale sono state rinvenute numerose trappole e gabbie per animali di diversa specie. Nell’area in questione venivano, infatti, rinchiusi all’interno di gabbie numerosi animali, tra cui 3 cinghiali, 25 testuggini, 1 Poiana di Harris ed altri, tenuti in pessime condizioni igienico-sanitarie. In quell’occasione si è inoltre proceduto al sequestro di 14 storni neri vivi liberati in loco, un  rigogolo vivo liberato in loco, 109 storni neri morti, un rigogolo morto, una tartaruga marina morta, due stacchi di rete da pesca di ml 30 x7 ciascuna, un guadino in legno e rete, una gabbia in metallo per la cattura di cinghiali e 3 trappole in ferro per la cattura di conigli selvatici.
Da segnalare inoltre il recupero presso l’invaso della Diga S. Rosalia di un daino ferito.
A finre sotto sequestro sono stati in ultimo 49 fucili e 1272 cartucce a pallini. Registrato come “mezzo di caccia” anche il sequestro di 35 furetti, , 33 trasportini, 18 cartuccere, 3 trappole per la cattura di conigli selvatici, un richiamo acustico, 28 gabbie, 2 bastoni, 4 reti, 42 foderi di fucile, uno zaino
http://www.geapress.org/caccia/ragusa-lattivita-antibracconaggio-negli-scatti-della-polizia-provinciale-fotogallery/59637
 
NEL CUORE.ORG
9 MARZO 2015
CAVALLINI GIARA, INTERROGAZIONE ALLA REGIONE: "SALVIAMOLI"
Tocco (Fi): 60 esemplari sono a forte rischio
Decine di cavallini selvatici a forte rischio sopravvivenza nel Parco della Giara. La denuncia è arrivata dal consigliere regionale Edoardo Tocco (Fi) che con un'interrogazione sollecita la Regione ad un intervento immediato. "Si tratta di un dramma senza fine, perché gli animali stanno morendo di fame e sete - sottolinea l'esponente degli azzurri -. Le condizioni di abbandono e degrado sono sotto gli occhi di tutti, con i cavalli che si trovano in situazioni disperate. Occorre salvaguardare un immenso patrimonio naturalistico nel cuore della Sardegna. I cavallini costituiscono uno degli emblemi della nostra Isola. La giunta deve trovare delle risorse per promuovere uno dei pezzi più importanti del turismo sardo. I pochi volontari cercano di salvare e tutelare l'immensa distesa. Si tratta, però, di una missione quasi impossibile, senza il supporto della Regione che ha lasciato i Comuni da soli in questa missione. Solo un sostegno immediato consentirà di sottrarre alla morte un patrimonio costituito da oltre 600 esemplari che sono a forte rischio".
 
REPUBBLICA.IT
9 MARZO 2015
Lav: "I circhi condannati per violenze sugli animali ma lo Stato li finanzia"
Dossier della Lega antivivisezione: i fondi del governo per lo spettacolo finiti a imprese nel mirino dei giudici o sotto processo
di GIUSEPPE CAPORALE
ROMA - I circhi condannati per "sevizie", "lesioni" e "crudeltà" contro elefanti, giraffe, tigri e parecchi altri animali chiedono e ottengono, ancora oggi, i soldi pubblici del Fondo unico dello spettacolo.
Negli ultimi cinque anni i finanziamenti elargiti alle strutture che organizzano spettacoli circensi con animali ammontano a 30 milioni di euro. E tra questi beneficiari ci sono dieci circhi condannati o ancora sotto processo per maltrattamenti. Lo rivela un dossier-denuncia della Lav, la lega antivivisezione.
Il circo Aldo Martini, condannato dal tribunale di Bologna per sevizie nei confronti di una giraffa, ha ricevuto 92 mila euro, racconta il dossier. Mentre il circo Città di Roma, condannato in via definitiva "per aver detenuto elefanti in condizione di quasi immobilità" ha ottenuto quasi 300 mila euro. Il circo Folloni, invece, condannato dal tribunale di Milano per "aver immobilizzato un elefante sotto il tendone a una tavola di legno di mq 6 circa, legandolo con due catene (una alla zampa anteriore sinistra, l'altra alla zampa posteriore sinistra) fissate alla tavola" ha ottenuto 70 mila euro di soldi pubblici.
E la lista è ancora lunga. Sotto processo per "maltrattamenti e detenzione incompatibile" sono anche il circo Darix Togni (518 mila euro), il circo Caroli (53 mila euro), il circo Medrano (1.884.483 euro), l'American Circus (1.447.228 euro) e il circo Martin (68 mila euro). "Questo scandalo tutto italiano deve finire" accusa Gianluca Felicetti, presidente della Lav, "perché non solo è contrario alla coscienza civica dell'utilizzo responsabile del denaro pubblico, ma è anche in antitesi al sentire comune degli italiani che vede il 68,3% dei cittadini contrari ai circhi con animali (rapporto Eurispes 2015 ndr)".
"La legge prevede che i circhi non possano essere beneficiari di finanziamenti pubblici, esclusivamente se condannati in via definitiva per maltrattamento di animali o se riconosciuti colpevoli di violazioni di disposizioni normative statali e dell'Unione Europea in materia di protezione degli animali" prosegue Felicetti, "ma anche questa norma è puntualmente disattesa".
Sono circa cento, invece, le strutture circensi operative in Italia che tengono in cattività circa duemila animali. E nel dossier c'è tanto di elenco degli animali "detenuti": 400 cavalli, 50 zebre, 80 bovini, 10 bisonti, 140 tra cammelli e dromedari, 60 lama, 9 giraffe, 6 rinoceronti, 20 ippopotami, 50 elefanti, 160 tigri, 60 leoni, 350 volatili, 20 mammiferi marini, 60 pinguini, 400 rettili, 250 serpenti, 50 coccodrilli e 200 pesci. "Firmando la nostra petizione, a partire dal 14-15 marzo in centinaia di piazze d'Italia, chiederemo al ministro dei beni e attività culturali Dario Franceschini e al parlamento di ridurre i contributi al circo con animali, fino al completo azzeramento nel 2018, portando così ad attuazione l'impegno preso dal senato nel 2013 in un ordine del giorno votato sia dalla maggioranza che dall'opposizione".
E c'è anche un altro paradosso. Se sono tanti i soldi per i circhi con animali, paiono invece inesistenti quelli da destinare alla "riabilitazione" degli animali sequestrati in seguito ad inchieste sui maltrattamenti. "Durante l'iter processuale, infatti, gli animali posti legalmente sotto sequestro preventivo, vengono spesso affidati dalle procure allo stesso circo indagato per maltrattamento, a causa dell'assenza dei centri di recupero che dovrebbero ospitarli e riabilitarli, e dei finanziamenti pubblici per provvedere al loro sostentamento" conclude Felicetti.
 
NEL CUORE.ORG
9 MARZO 2015
CIRCHI, ENC: "NON PRENDIAMO COSI' TANTI CONTRIBUTI PUBBLICI"
Buccioni attacca le associazioni animaliste
"Il cosiddetto 'dossier Lav' sui fondi che il governo avrebbe assegnato ai circhi contiene menzogne talmente gravi e di abominevole abiettezza morale e intellettuale da costringerci ad adire le vie legali". Così Antonio Buccioni, presidente dell'Ente nazionale circhi, in risposta alla denuncia della Lega antivivisezione che aveva chiesto la sospensione dei contributi pubblici ai circhi che utilizzano animali nei propri spettacoli. "L'Ente nazionale circhi - continua il presidente - ha già dato mandato di querelare la Lav per diffamazione (e lo stesso farà nei confronti dei giornali che pubblicheranno i dati menzogneri diffusi dalla Lav) e annuncia sin d'ora che il ricavato del risarcimento che sarà chiesto alla Lav andrà a favore delle strutture che in Italia si occupano di oncologia pediatrica".
"Lav, così come altre danarose sigle animaliste - prosegue Buccioni - continuano ad attribuire ai circhi, contributi che invece riguardano tutto il settore dello spettacolo viaggiante, più eventi organizzati da enti locali e soggetti diversi, che nulla hanno a che vedere con le imprese circensi. Il contributo complessivo deliberato (ma quello assegnato risulta essere notevolmente inferiore) dal ministero dei Beni e delle attività culturali e del Turismo, relativo al Fus, è pubblico e si può consultare online, a differenza della provenienza delle montagne di denaro che finiscono alle organizzazioni animaliste, che quasi mai (ad eccezione di Enpa) pubblicano integralmente i loro bilanci sui siti di riferimento. Il contributo complessivo deliberato dal Mibact per il 2014, ad esempio, è stato di 5.281.000 euro - spiega il presidente dell'Ente nazionale circhi - ma per l'attività circense in Italia la cifra si ferma a 1.295.000 euro. Se a questa somma si aggiunge l'attività circense svolta all'estero (226mila euro), i contributi legati a danni conseguenti ad eventi fortuiti e l'acquisto di nuove attrezzature, il totale non supera i 2 milioni di euro. Questo vale all'incirca anche per l'ultimo quinquennio e dunque è assolutamente falso che negli ultimi cinque anni i finanziamenti elargiti alle strutture che organizzano spettacoli circensi con animali ammontino a 30 milioni di euro"."A proposito dei circhi che sarebbero stati condannati per maltrattamento degli animali, Lav sa bene (ma preferisce far finta di non saperlo per lucrare un briciolo di attenzione mediatica) che a partire dalle domande di contributo presentate entro il 2007, il ministero competente ha inserito - senza incontrare la seppur minima opposizione da parte dell'Enc - nella domanda relativa alla sezione che riguarda il possesso dei requisiti per accedere ai contributi stessi, la seguente dichiarazione: 'il soggetto non ha riportato condanne per i delitti di cui al titolo IX bis del Libro II del codice penale e non ha commesso ogni altra violazione di disposizioni normative statali e dell'Unione Europea in materia di protezione degli animali'".
"Altra cosa - continua Buccioni - è trovarsi 'sotto inchiesta' (e gli animalisti non si fanno certo mancare le denunce perché, assurdità tutta italiana, in palese conflitto d'interessi rivestono il ruolo di soggetti denuncianti, consulenti dell'accusa nel corso delle indagini, testimoni nella fase dibattimentale, gestori dei centri ove vengono assegnati gli animali sequestrati o confiscati, e quest'ultima attività prevede l'erogazione di finanziamenti statali) dall'essere definitivamente condannati. Sfido il presidente Lav, Gianluca Felicetti, ad un pubblico confronto, dove sia possibile attenersi ai dati di realtà e scoprire tutte le carte, anche i bilanci e ingenti finanziamenti incamerati dalla Lega Antivivisezione (ci accontentiamo di una trasparenza limitata agli ultimi 5 anni)", conclude.
 
NEL CUORE.ORG
9 MARZO 2015
MALPENSA, IN VALIGIA AVEVA UNA ZANNA DI ELEFANTE E TRE CORNI
Sequestrati dalla Gdf a un cinese diretto a Pechino
I militari della Guardia di finanza dell'aeroporto di Malpensa (Varese) hanno sequestrato una zanna di elefante e tre corni di rinoceronte in possesso di un cittadino cinese. L'uomo, J.J. di 45 anni, residente nella provincia di Lecco, aveva con sé una zanna di elefante, un crocifisso in legno con un Cristo in avorio e tre corni di rinoceronte. In partenza per Pechino, l'uomo ha inizialmente dichiarato ai militari di aver acquistato un crocifisso in legno ed avorio in Italia. Ma nel suo bagagliaio sono stati trovati una zanna di elefante, sempre in avorio, e ben tre corni di rinoceronte. Si tratta di articoli sempre più ricercati, specialmente in Asia, perché usati nella medicina tradizionale come ingrediente di cure per l'impotenza o l'influenza. Ma senza alcun fondamento medico-scientifico, visto che il corno è fatto di cheratina. Il corno viene inoltre venduto al "mercato nero" a prezzi altissimi e, in alcuni casi, può arrivare a raggiungere il prezzo della cocaina.
I militari hanno messo sotto sequestro i beni in base alla normativa Cites sul commercio internazionale delle specie animali e vegetali in via di estinzione, firmata a Washington il 3 marzo 1973.
 
IL MATTINO
9 MARZO 2015
Pozzuoli (NA). Cade in un burrone per recuperare il suo cane: salvati dopo un volo di 15 metri
Nell’oasi naturalistica Montenuovo, i carabinieri della compagnia di Pozzuoli, insieme ai vigili del fuoco-servizio Saf (speleo alpino fluviale), sono intervenuti per salvare un 24enne di Giugliano, caduto accidentalmente nel burrone del cratere dell’Oasi.
Il giovane - che si trovava nell’oasi naturalistica insieme ad un gruppo di amici - nel tentativo di salvare il suo cane che si era incagliato tra gli arbusti, scivolava insieme alla bestiola nel burrone del cratere per circa 15 metri. I soccorritori riuscivano, con alcune funi legate ad un albero, a bloccare il giovane e il cane; poi con i vigili del fuoco, nel frattempo intervenuti, effettuavano l’operazione di salvataggio calandosi nel burrone. Sul posto interveniva anche il personale sanitario del 118 che riscontravano il buono stato di salute del giovane.
 
NEL CUORE.ORG
9 MARZO 2015
ABRUZZO, BRAMBILLA: ORSI A RISCHIO TUBERCOLOSI, GOVERNO INTERVENGA
"Verificare sussistenza del focolaio di TBC"
Il governo valuti se non sia opportuno dichiarare "zona ad alto rischio sanitario" per l'orso marsicano, per la fauna selvatica e per il bestiame domestico (tutti infettabili), l'area del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise dove, da anni, è stato individuato un focolaio di tubercolosi bovina e "sospendere cautelativamente il pascolo su tutto il territorio del parco, o su parte di esso", in attesa che accurate analisi facciano chiarezza sulla presenza della malattia. Lo chiede l'on. Michela Vittoria Brambilla (FI) in una interrogazione ai ministri della Salute e dell'Ambiente.
"Nel parco - ricorda l'ex ministro del Turismo - secondo l'ultima stima dell'Università "La Sapienza" di Roma, sono rimasti solo una cinquantina di esemplari di orso marsicano, con una ridottissima variabilità genetica. Un'epidemia di tubercolosi potrebbe facilmente cancellare per sempre dalla faccia del pianeta la sottospecie "marsicanus", la cui conservazione è responsabilità del nostro Paese". Più volte, negli anni scorsi, l'autorità sanitaria ha dichiarato la chiusura del focolaio, ma nel marzo del 2014 "un'orsa in piena età riproduttiva è morta proprio a causa della tubercolosi". Risulta, infatti, ricorda l'on. Brambilla - che è anche presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell'Ambiente (LeIDAA) - "che i plantigradi frequentano gli stessi fontanili dei bovini e avrebbero anche predato un vitello potenzialmente infetto". Di qui l'esigenza di verificare la situazione e, se del caso, di intervenire senza ulteriori ritardi.
 
CORRIERE.IT
9 MARZO 2015
Spiaggia per cani di Ostia, è allarme: «C’è il divieto di balneazione»
Il tratto di arenile è stato individuato e sarà operativo entro l’estate, ma l’associazione Earth denuncia: scelta un’area inquinata
di Valeria Costantini
ROMA - La prima spiaggia per cani della Capitale non ha nemmeno aperto i cancelli ma le polemiche sono già scattate. La nuova bau-beach sarà inaugurata infatti entro l’estate 2015 ad Ostia, sul mare di Roma. Una spiaggia dog-friendly molto attesa da appassionati e associazioni animaliste, la seconda che sorge sul litorale dopo il Bau-beach di Maccarese, a Fiumicino, meta ormai da quindici anni degli amici a quattro zampe e dei loro padroni. La fetta di arenile individuata dal X municipio di Roma però ha alzato un polverone: la spiaggia è pronta ma Fido non potrà farsi il bagno.
La spiaggia della discordia
L’area scelta a febbraio scorso dalla delibera del consiglio lidense, è quella adiacente un fosso di bonifica, il canale del Pantanello o Palocco sulla spiaggia di Castelporziano, altezza primo cancello (stessa zona dove si era svolto un primo esperimento di spiaggia a quattro zampe ad agosto 2014): area su cui vige però da anni un’ordinanza di divieto di balneazione a causa dell’inquinamento alla foce. A denunciare l’intoppo è proprio Earth, l’associazione ambientalista che ha battuto il Campidoglio in tribunale obbligandolo a concedere appunto la sospirata prima spiaggia per cani. «Sembra non voler finire la saga della Bau Beach romana nonostante l’imposizione del Tar Lazio dello scorso anno» segnala in una nota l’associazione.
Sentenza a guinzaglio corto
Il giudice, a luglio 2014, accolse il ricorso di Earth contro l’ordinanza balneare del Comune di Roma che vietava ai conduttori di cani l’accesso alle spiagge libere romane da maggio a settembre, con multe tra i 50 ed i 300 euro per i trasgressori; la sentenza impose inoltre al Comune di individuare un lido idoneo allo scopo. A febbraio l’aula consiliare di Ostia ha approvato la delibera che individuava la spiaggia destinata ai bagnanti con animali nel tratto di arenile di 150 metri a Castelporziano. «Peccato che su quel tratto di spiaggia perduri da anni il divieto di balneazione, come attestano anche le ordinanza del sindaco sono succedute negli anni. – sottolinea Earth - Quella parte di litorale è infatti attraversata da un canale contenente numerosi colibatteri fecali come constatato dall’Arpa, pericolosi per la salute di animali e persone».
Il Municipio: conquista storica
«Il municipio ha individuato il tratto di spiaggia per le famiglie con cani scegliendo l’unica che non sarebbe stata utilizzabile in alcun altro modo. - spiega Valentina Coppola, presidente di Earth - Se la scelta dovesse essere confermata, riterremo responsabile l’amministrazione per ogni enterite, ogni dermatite, stomatite o altra infezione che dovesse colpire i frequentatori del lido prescelto, animali o persone che siano». «Dopo anni di attesa siamo riusciti finalmente a donare un pezzo di spiaggia agli amanti degli animali e credo sia una grande conquista. – ribatte Antonio Caliendo, assessore ai lavori pubblici e litorale di Ostia – I cani comunque non potrebbero, per legge, farsi il bagno ma la spiaggia sarà dotata di tutti i comfort per il loro benessere. Il bando per l’affidamento ad un’associazione è già pronto per essere approvato».
 
CITTA’ NUOVA
9 MARZO 2015
Animali da compagnia per gli anziani
Un piacevole “impegno” che può diventare una nuova ragione di vita per chi altrimenti vivrebbe da solo, favorendo l'autostima, stimolando il senso di responsabilità, dando nuovo significato alle giornate
Letizia D'Avino 
Abbiamo già visto quanto un animale possa essere un'ottima compagnia per i bimbi ed in particolare come un cucciolo pieno di energie diventa un eccellente stimolo al gioco e alle tante esperienze di vita. Allo stesso modo un cane, ma anche un gatto, o un coniglio o altri animali possono diventare una presenza molto stimolante anche per le persone anziane.
Magari non un cucciolo che, con le sue energie, può essere poco adatto alla compagnia di un anziano. La sua esuberanza, la necessità di giocare continuamente, l'educazione a sporcare nel modo giusto possono essere un peso gravoso e benché sia una eccellente fonte d'affetto, può diventare un impegno insostenibile per persone che si muovono poco, hanno poca voglia di uscire e magari sono anche demotivate.
Un animale adulto, già socializzato ed educato può, invece, essere un toccasana per il benessere fisico e psicologico dell'anziano. Avere un animale in casa impegna la persona mentalmente e fisicamente, continuamente e costantemente, perché bisogna occuparsi di lui, preparargli da mangiare, pulirlo, accudirlo e magari spazzolarlo quotidianamente.
Troppo spesso, infatti, le persone anziane vivono da sole e dopo una vita spesa ad accudire e ad occuparsi di altri, può accadere che all'improvviso viene meno la loro ragione di vita, s'insinua la sensazione di inutilità, la demotivazione, la tristezza o anche la depressione latente e la giornata diventa troppo lunga. Un animale può rappresentare una nuova ragione di vita, può favorire l'autostima e stimolare il senso di responsabilità, dare nuovo significato alle giornate, vivendo meglio il presente senza sentire troppo la necessità di rifugiarsi nei ricordi e nel passato, può aumentare la speranza e la vitalità.
Un animale impegna la persona ad uscire accompagnandolo, per esempio, nella passeggiata quotidiana favorendo così il movimento all'aria aperta e magari la socializzazione, può aiutare a sviluppare maggiore forza per resistere e sostenere i lutti, perché si ha la responsabilità di qualcuno di cui prendersi cura, un impegno che, tra l’altro, risveglia e migliora l'elasticità mentale.
In definitiva, un animale può rendere migliore la vita di queste persone, sia dal punto di vista qualitativo, sia quantitativo. Non solo, infatti, l'anziano, in compagnia di un animale, ha più cura della propria persona, ma la capacità che ha un animale da compagnia (pet) di ridurre lo stress e di indurre la persona all'attività fisica lo rende anche utile per tenere sotto controllo i problemi cardiovascolari e quelli di pressione tipici di questa età.
Per non parlare dell'amore, della compagnia e delle risate che ogni giorno un animale è in grado di regalare in modo del tutto gratuito e fedele al suo padrone. Il senso di benessere e di incoraggiamento che ne derivano non hanno prezzo.
 
AFFARI ITALIANI
9 MARZO 2015
La carne di nutria? "Buona come il coniglio, mangiamola"
Trovarsi la carne di nutria nel proprio piatto? Si può, almeno secondo alcuni veterinari che al Congresso Italiano di Teriologia hanno aperto al commercio per il consumo. "E' simile a lepre e coniglio, in Italia non si mangia per pregiudizio"
Al Congresso Italiano di Teriologia si è parlato della nutria in termini che aprono a prospettive originali. Il dottor Mauro Ferri, veterinario della AUSL di Modena, ipotizza infatti che invece di abbattere le nutrie e poi bruciarne le carcasse, le carni di questi animali, così come accade in altri paesi e come già accaduto anche nel nostro paese negli anni ’50, potrebbero essere messe in commercio per il consumo. La presenza della nutria nel nostro paese è relativamente recente, fu infatti introdotta negli anni ’50, a sostegno dell’allevamento integrativo del reddito famigliare della popolazione rurale. Con il crollo del mercato della pelliccia del castorino questi allevamenti sono stati abbandonati rinselvatichendosi e diffondendosi nella gran parte delle pianure del nostro Paese. Ultimamente, infatti, se ne parla soprattutto in quanto specie alloctona: si pone il problema della sua gestione visto che, riproducendosi a tassi molto elevati, è in grado di modificare in maniera consistente gli equilibri degli ecosistemi e provoca anche danni ingenti alle coltivazioni agricole. mangiare la nutria. Questo roditore, originario del Sudamerica, è lì considerato come carne pregiata nelle diete locali. Anche in Germania prima della Seconda Guerra Mondiale la nutria fu introdotta per sostenere l’economia delle popolazioni rurali della Repubblica di Weimar, spiega il dottor Ferri a Gaianews.it, media partner del Congresso che si sta svolgendo in questi giorni a Civitella Alfedena.
In Germania e in Francia oggi la carne della nutria è commercializzata e infatti la normativa europea prevede un iter preciso per far sì che le carni arrivino al dettaglio con tutte le tutele sanitarie del caso. A proposito di questo in Italia esiste un grande pregiudizio, ha spiegato il dottor Ferri: la nutria è infatti assimilata, per il suo aspetto, ad un grande topo, e a questo si associa l’impressione che sia un possibile vettore di malattie pericolose per l’uomo.
In realtà, spiega il dottor Ferri, “le cose non stanno così in quanto i tanti studi epidemiologici e monitoraggi sanitari nell’area di origine della specie e nelle area di espansione, anche in Italia , illustrano una situazione che è analoga in tutte altre specie per il consumo umano che sono gestite in tutta sicurezza, grazie a norme precise a tutela dei consumatori. Pertanto da questo punto di vista si tratta di animali normalmente gestibili in una filiera di lavorazione per il consumo umano come la selvaggina minuta.” “Ricordo”, continuaFerri, “che nei paesi d’origine la nutria è considerata una specie dalla carne pregiata. La FAO la considera fra le specie più adatte per l’allevamento a scopo di integrazione alimentare delle famiglie rurali dei paesi poveri. Va detto anche che oggi in Italia la nutria viene abbattuta e poi smaltita da ditte specializzate nella distruzione delle carcasse animali con produzione di emissioni.” Per la destinazione alla lavorazione e al consumo, gli attuali piani di controllo dovrebbero essere integrati dislocando sul territorio delle celle frigorifere di sosta per l’invio successivo alla lavorazione. Inoltre il personale dovrebbe essere adeguatamente formato sulle misure adatte per garantire la sicurezza alimentare.
La possibilità di aprire una filiera del consumo di questo animale potrebbe rappresentare un modo conveniente per gestire la presenza di questa specie alloctona nel nostro paese aprendo di pari passo un’interessante prospettiva economica a fronte di una riduzione o annullamento delle spese di smaltimento, ha spiegato Ferri. Tanto più che secondo il veterinario ci sarebbe la possibilità che il consumo delle nutrie avvenga già in alcuni casi, ma per vie non legali. Dunque prima che il consumo di carne di nutria passi per vie non monitorate, sarebbe possibile cominciare a discutere negli ambiti opportuni della possibilità della messa in commercio delle carni di questo animale, già possibile per le norme vigente. Inoltre una quota di popolazione rappresentata da cittadini di origine sudamericana, sarebbe già un potenziale consumatore di questo tipo di prodotto. Ma non si esclude, secondo Ferri, che anche gli Italiani possano essere curiosi di assaggiare una carne simile a quella di altri roditori, come coniglio e lepre. Federica Di Leonardo Fonte: Gaianews
 
RAI NEWS
9 MARZO 2015
Concorso di bellezza con delitto? Il giallo del cane morto dopo il Crufts Dog Show
Chi ha ucciso Thendara Satisfaction, per tutti Jagger, setter di tre anni in gara al Crufts dog show 2015? Il giallo, su cui sta indagando la polizia, getta un'ombra sulla manifestazione canina più famosa del mondo. Il setter irlandese si era classificato al 2° posto nel suo gruppo, poi era collassato senza più riprendersi appena giunto a casa, in Belgio. Secondo i proprietari, un'autopsia avrebbe rivelato la causa della morte: veleno. Il sospetto è che sia stato somministrato al cane proprio lì, al Crufts, in un attimo di distrazione. Il movente? L'invidia per i successi degli allevatori, sussurrano gli altri partecipanti alla gara, che non perdono di vista i loro cani. Intanto, strappa il titolo più alto, "Best in show", lo Scottish Terrier Knopa, ma le sorprese non sono finite. Durante il giro d'onore irrompe in pista un disturbatore, subito portato via dalla sicurezza, prima della tradizionale foto con la coppa.
 
LA ZAMPA.IT
9 MARZO 2015
Giallo nel Regno Unito, cane avvelenato in un famoso concorso di bellezza
Secondo la proprietaria l’obiettivo dell’azione era un altro setter, che ha vinto la gara di razza alla competizione
Il mondo della cinofilia è sconvolto dalla misteriosa morte del cane che si era classificato secondo nella sua categoria alla celebre mostra Cruft di Birmingham: il setter irlandese Jagger, nome di pedigree “Thendara Satisfaction”, è deceduto dopo il ritorno a casa, in Belgio, al termine della manifestazione che si è chiusa ieri nella cittadina inglese, e ora si pensa possa essere stato avvelenato proprio all’interno della gara. La proprietaria, Alexandra Lauwers, devastata dall’accaduto, ha infatti reso noto che il bellissimo cane è morto per avvelenamento - cosa che sarà anche accertata da una task force di veterinari appositamente convocata - e che probabilmente il bersaglio di chi ha voluto attentare alla vita di Jagger era un altro cane, a lui molto simile, e sempre di sua proprietà: Noodle, un altro setter, che ha vinto la gara di razza alla competizione.  Ma la donna ha anche affermato di non pensare che il colpevole sia un altro espositore, bensì uno squilibrato. Individuarlo non sarà facile, date le migliaia di persone fra partecipanti e visitatori che hanno quest’anno hanno affollato il centro Nec di Birmingham per il Cruft.  
 
GEA PRESS
9 MARZO 2015
Il cavallo ad “alta tensione”. Horse Angels: basta con la “filosofia”. Subito la legge che protegge gli equini
 
 
Una foto scattata in Abruzzo da un turista indignato e che è stata subito inviata ad Horse Angels, l’associazione specializzata nella protezione dei cavalli ed attivamente impegnata nell’opera di denuncia e sensibilizzazione.
Una situazione, quella del cavallo abruzzese, che ha dell’incredibile. L’intera base di un traliccio dell’alta tensione, chiusa da una impropria staccionata ed “arredata” con una balla di fieno. Quel posto ha tutta l’aria di essere la “stalla” del povero cavallo ma, assicurano da Horse Angels, non rappresenta una situazione isolata. Una casistica preoccupante che fa riferimento a varie parti d’Italia.
Per questo Horse Angels ha deciso di non andare al convegno del CONI svoltosi lo scorso 6 marzo ed organizzato dal Ministero della Salute e dalla FISE (Federazione Italiana Sport Equestri). In quella occasione, infatti,  è stato presentato un Codice di Principi di tutela e gestione degli equidi. L’associazione, però, di codici che non hanno valore di legge non vuole sentirne parlare. Quello che occorre è invece  una norma quadro di tutela. Solo in tal maniera potranno essere chiariti i criteri gestionali  e la salvaguardia del benessere degli animali.
“Si rischia – riferisce una nota di Horse Angels – di rimanere nell’ ambito di una discussione “filosofica”. La sottoscrizione volontaria a tale Codice, oltre che la mancata funzione normativa, impediranno la sua applicazione nelle segnalazioni di maltrattamento o mancato benessere.”
L’associazione richiama a tal proposito una sorta di discrezionalità che si avvertirebbe nelle risposte delle ASl alle segnalazioni dei casi di cattiva detenzione. “Nella maggior parte dei essi, secondo la nostra esperienza, – prosegue Horse Angels – sembra che in mancanza di morti non ci sia maltrattamento”.
Morti che a volte sembrerebbero trasformarsi in “suicidi”. Sarebbe questo il caso dei cavalli non registrati, quelli, cioè, che nessuno aveva mai visto prima. Imperdonabili distrazioni della pubblica amministrazione che però, in alcuni casi,  non si risolverebbero neanche con il coinvolgimento di un organo di Polizia Giudiziaria.
Il motivo, sostiene Horse Angels, è sempre lo stesso: la mancanza di una legge.
 
NEL CUORE.ORG
9 MARZO 2015
CIPRO – 900.000 uccelli canori uccisi nei pressi della base militare britannica
La denuncia di Birdlife Cipro e della RSPB
 
Non meno di 900.000 piccoli uccelli canori uccisi nei soli pressi della base militare britannica di Cipro. E’ la stima di Birdlife International e della RSPB (Royal Society Protection Birds), sull’entità del bracconaggio cipriota. Si tratta, riferisce l’ONG,  del livello più alto registrato in 12 anni.
Le due ONG  stanno ora tentando di sollecitare le autorità della base militare, affinchè si continui l’azione di repressione contro i cacciatori di frodo, avviata già lo scorso anno. Un’attività che necessita della rimozione degli impianti di cattura nascosti tra i filari di Acacia, appositamente piantati per occultarli.
Sempre secondo Birdlife e RSPB,  il bracconaggio cipriota sarebbe sotto il controllo della criminalità organizzata che di fatto inficia il formale divieto, esistente ormai da 40 anni, di uccisione dei piccoli ucceli canori.
BirdLife Cipro e la RSPB hanno monitorato l’attività illegale di cattura nei pressi della base militare di Dhekelia, fin dal 2002. I dati rivelano come lo scorso autunno sia stato quello peggiore . Nei luoghi, nel corso della migrazione autunnale, sarebbero stati uccisi almeno 15.000 uccelli al giorno.
Gli uccelli canori sono trappolati per rifornire l’ingrediente principale di un piatto tipico locale. Si tratta della costosa “ambelopoulia”, ovvero un piatto di uccelli, come capinere o pettirossi, servito nei ristoranti. Sempre secondo Birdlife International, la diffusione del trappolaggio e gli alti profitti starebbero sempre più attirando l’attenzione di bande criminali organizzate.
 
LA ZAMPA.IT
9 MARZO 2015
Militare torna a casa sua , il Pastore Tedesco fa festa
Il Pastore Tedesco Harley non vedeva il suo proprietario da un bel po’ di tempo. L’uomo era infatti impegnato in una missione militare lontano da casa. Così quando è tornato i suoi famigliari hanno voluto filmare la reazione felice del quattrozampe.
VIDEO
http://www.lastampa.it/2015/03/09/multimedia/societa/lazampa/militare-torna-a-casa-sua-il-pastore-tedesco-fa-festa-VpijOW83QzZFHTlgSuZeQP/pagina.html
 
LA ZAMPA.IT
9 MARZO 2015
L’abbraccio del gatto al cane che non vede da 10 giorni
Dieci giorni senza vedersi, senza giocare insieme e magari farsi qualche dispetto. Un’infinità per il gattino Jasper che per quasi due settimane non ha visto Bow-Z e così al primo loro incontro lo ha avvolto in un morbido abbraccio lasciando di stucco l’amico quattrozampe.
VIDEO
http://www.lastampa.it/2015/03/09/multimedia/societa/lazampa/labbraccio-del-gatto-al-cane-che-non-vede-da-giorni-rQA5pyC2bv3BdpFtZIFIvI/pagina.html
 
LA ZAMPA.IT
9 MARZO 2015
Per salvare un cane, poliziotto si getta in un fiume noto per gli alligatori
L’animale, spaventato, si era anche allontanato dagli argini
«Servire e proteggere». Questo è il motto della polizia statunitense. E così l’agente Butterworth non ci ha pensato due volte a tuffarsi in un fiume per salvare un cagnolino in difficoltà. Questo anche se quel tratto d’acqua nella cittadina di Pinellas Park (Florida, Stati Uniti) è noto per essere frequentato da alligatori. 
Secondo quanto riporta il First Coast News, tutto ha avuto inizio durante una passeggiata. Il cane Daisy, lasciato libero di correre in un prato, è caduto in acqua e non era più capace di ritornare a riva per via dei muri di sostegno agli argini. Per fortuna la gente del quartiere ha dato l’allarme e sul posto è intervenuto l’agente Butterworth.  
«Il cane era in difficoltà a circa 50 metri dall’argine - si legge sulla pagina Facebook della polizia locale che ne ha pubblicato le foto -. Daisy era spaventato e non stava nuotando verso i poliziotti e i vigili del fuoco che cercavano di attirare la sua attenzione. Butterworh si è quindi tuffato e ha recuperato il cane portandolo alla sua famiglia che era molto preoccupata per il destino dell’animale». 
FOTO
http://www.lastampa.it/2015/03/09/societa/lazampa/cane-cani/per-salvare-un-cane-poliziotto-si-getta-in-un-fiume-noto-per-gli-alligatori-192C7dVeaeW9PiDXPBNmyJ/pagina.html
 
CORRIERE.IT
9 MARZO 2015
Frankie, il cane che fiuta il tumore alla tiroide: 30 casi su 34 individuati
Non è il primo animale che aiuta nella diagnosi di cancro. Ma il suo margine di errore è solo il 12 per cento e viene studiato al meeting annuale della Endocrine Society
di Emanuela Di Pasqua
Dolore al collo, raucedine, nodulo indolore sotto il pomo d’Adamo, mal di gola persistente: questi sono alcuni dei sintomi che dovrebbero allertare una persona e spronarla a fare un esame per escludere un cancro tiroideo. La tiroide è una ghiandola situata nel collo che produce gli ormoni che regolano il metabolismo, ma nel caso di un tumore a questa ghiandola il sistema metabolico va chiaramente in tilt. Lo può accertare uno specifico test o eventualmente un cane.
Frankie
La storia di Frankie, entrata a pieno titolo nelle sale del congresso annuale dell’Endocrine Society, è infatti solo una delle tante storie che vedono i cani (e la loro straordinaria abilità olfattiva) protagonisti di diagnosi precoci che non raramente hanno salvato delle vite umane. Secondo il team della University of Arkansas for Medical Sciences (UAMS) Frankie è infatti prodigioso ed è allenato a riconoscere al volo un campione di urina di una persona con tumore alla tiroide da un campione di urina di una persona sana. Quando sente odore di tumore si sdraia a terra e quando riconosce un campione “pulito” si allontana: questi sono i suoi due modi di rivelare la diagnosi che fiuta, con certezza quasi totale.
Margine di errore
Ha azzeccato la diagnosi sull’88 per cento dei 34 casi che gli sono stati sottoposti (ovvero in 30 pazienti), tutti formati da volontari che avrebbero dovuto sottoporsi ai test convenzionali per la diagnosi, normalmente basati su test che accertano i livelli ormonali nel sangue. Secondo Donald Bodenner, alla guida di oncologia endocrina presso l’UAMS, l’abilità canina di avvertire i tumori è impressionante e si basa sui recettori olfattivi di questi animali, dieci volte più potenti dei nostri.
Gli amici di Frankie
Oltre a Frankie ci sono altri suoi simili che hanno registrato analoghi successi. Nei tumori all’intestino, ai polmoni, al seno o alla prostata. Cani talvolta addestrati e formati in appositi laboratori medici, e altre volte semplicemente cani che sono stati protagonisti di storie private e che, senza alcun training specifico, hanno saputo dare segnali eloquenti ai padroni di qualcosa che non andava nel loro corpo. Come Ted, il border collie che in prossimità del nodulo al seno della sua padrona Josie, iniziava a guaire strofinandosi disperatamente.
Il naso elettronico
In realtà non vi è alcuna prova scientifica che i cani addestrati possano fiutare le molecole sprigionate da tumori, ma tante storie di cronaca dimostrano al tempo stesso come il naso canino sia capace di intercettare la malattia. In tutti i casi, come nota il Cancer Research britannico, sarebbe impraticabile reclutare i cani negli ospedali istituzionalizzandone il ruolo diagnostico. Piuttosto la scienza sta lavorando da tempo sull’insieme di composti chimici che i cani percepiscono nel caso di patologie tumorali, con l’obiettivo di creare un naso elettronico in grado di simulare l’olfatto canino. Cosa sente il naso di Frankie? Questa è la vera domanda per poter creare artificialmente un device capace di intercettare le stesse molecole sospette con esami non invasivi e meno costosi delle classiche biopsie. Nel frattempo però c’è il progetto di riconvertire un esercito di cani utilizzati in Iraq e Afghanistan per scovare bombe: ai veterani canini verrà assegnata una nuova casa e un nuovo compito e saranno addestrati a scovare i tumori. Perché una diagnosi precoce o quantomeno tempestiva è determinante nella lotta al cancro.
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http://www.bbc.com/news/health-31785245
 
NEL CUORE.ORG
9 MARZO 2015
GB, VIVISEZIONE BOOM: QUATTRO MILIONI DI ANIMALI USATI PER I TEST
Buav: pure a Cambridge e Oxford. Ecco tutti i dati
Un quarto degli animali utilizzati nella ricerca scientifica, nel 2013, nel Regno Unito, sono stati sottoposti ai test nei laboratori di appena sei università, secondo i nuovi dati raccolti. Condotti esperimenti su poco più di un milione di animali all'anno, stando alle informazioni ottenute dall'Unione britannica per l'abolizione della vivisezione (Buav). Alcuni degli animali - tra cui scimmie, pecore, conigli, ratti, topi e pesci - sono stati costretti a sopportare esperimenti "angoscianti e inquietanti", è stato fatto sapere. In cima alla classifica della sperimentazione animale c'è l'Università di Edimburgo, con 241.865 animali impiegati nei test. Seguono a ruota l'Università di Oxford (190.169), l'University College di Londra (181.295), l'Università di Cambridge (169.353), il King's College londinese (132.885) e l'Imperial College della capitale britannica (130.358). I dati sono stati raccolti in risposta ad una richiesta sulla libertà di informazione da parte della Buav.
Nel 2013, sono stati usati in totale 4.017.758 animali in 4.121.582 esperimenti nel Regno Unito, se si dà un'occhiata alle statistiche del ministero della Salute. Di queste bestiole, 1,8 milioni sono state sottoposte ai test nei laboratori universitari, secondo la Buav. Nelle sei università citate si parla, invece, di 1.045.925 di animali coinvolti. La dottoressa Katy Taylor, responsabile scientifica della Buav, ha detto: "Incredibilmente, le università rappresentano la metà del numero totale di animali utilizzati negli esperimenti condotti nel Regno Unito e sono responsabili di alcuni test particolarmente dolorosi e inquietanti". Eppure, nonostante la crescente preoccupazione per quanto riguarda la ricerca sugli animali, gran parte di questa è stata finanziata pubblicamente. Fa un po' ridere che molti atenei siano anche leader nella ricerca per trovare alternative all'uso di animali. "Così, mentre un reparto si occupa di test alternativi, un altro può essere dedicato all'allevamento di animali per gli esperimenti", ha sottolineato Taylor.
Gli esperimenti, secondo la Buav, hanno coinvolto animali il cui cervello è stato danneggiato. Ad altri sono stati iniettate sostanze chimiche nel corpo che causano gravi disabilità, mentre altri ancora sono stati costretti a portare a termine compiti ripetitivi come robot. In un esperimento sull'ansia all'Università di Cambridge, scimmie marmoset sono state spaventate da un rumore forte o da un cobra di gomma. A quanto risulta agli attivisti, ancora, all'Università di Edimburgo, alcuni ratti molto giovani sono stati sottoposti a ripetute scariche elettriche. E, addirittura, all'Imperial College di Londra, è stata creata una "finestra" di vetro nei crani dei topi prima che il loro cervello venisse danneggiato con un laser.
La Buav ha coinvolto 71 atenei sulla base del Freedom of Information Act lo scorso anno e ha chiesto per quale motivo ancora molti animali fossero stati utilizzati nella ricerca negli ultimi 12 mesi. Sono stati richiesti pure dettagli sulle specie degli animali e sulle ragioni dei test condotti. Delle 71 università, 67 hanno confermato di aver fatto uso di bestiole negli esperimenti e tutte (tranne tre, cioè Manchester, Sussex e Bristol) hanno fornito i numeri. La Buav stima, infine, che il 43% delle 156 università registrate nel Regno Unito conducano ancora ricerche sugli animali.
 
NEL CUORE.ORG
9 MARZO 2015
USA, CUORE UMANO CHE BATTE SU UN CHIP PER TESTARE NUOVI FARMACI
I ricercatori di Berkeley: test su animali sono inaffidabili
I bioingegneri dell'University of California (Berkeley), guidati da Kevin Healy, sono riusciti a mettere un cuore umano che batte su un chip. Una ricerca eccezionale, pubblicata sulla rivista "Scientific Reports" e corredata da un video, che è destinata a semplificare gli studi su nuovi farmaci e terapie. Il gruppo di studiosi ha realizzato una rete di cellule muscolari cardiache pulsanti, "ospitate" in un piccolo dispositivo di silicone, che riproduce in modo efficace il tessuto del cuore umano. E non solo: gli scienziati hanno dimostrato la fattibilità di questo sistema come nuovo strumento di screening per i medicinali, testandolo con noti farmaci cardiovascolari. Dunque, la banca degli "organi su chip" vede ora una "new entry", che rappresenta un importante passo avanti nello sviluppo di metodi accurati e più veloci per testare la tossicità e la sicurezza dei farmaci. Il progetto è finanziato attraverso il Tissue chip for drug screening initiative, una collaborazione lanciata dai National institutes of health per sviluppare chip 3D dei diversi tessuti umani. Un lavoro che punta a rivoluzionare la ricerca.
"In ultima analisi, questi chip potrebbero sostituire l'uso di animali per lo screening della sicurezza e dell'efficacia dei farmaci", sintetizza Healy. Gli autori dello studio sono partiti da un dato preoccupante: il tasso di fallimenti associato con l'uso di modelli animali non umani per prevedere le reazioni dell'uomo a nuovi farmaci. In gran parte questo è dovuto a differenze fondamentali nella biologia tra le specie, dicono i ricercatori. Dettagli biologici che variano - nel numero e nel tipo - tra esseri umani e altri animali, come i canali ionici. "Molti farmaci cardiovascolari bersagliano questi canali, quindi queste differenze spesso sfociano in esperimenti inefficienti e costosi, che non forniscono risposte precise sulla tossicità di un farmaco negli esseri umani", ha detto Healy. "Ci vogliono circa cinque miliardi di dollari in media per sviluppare un farmaco, e il 60% di questa cifra proviene dai costi iniziali della ricerca. Utilizzando un modello ben progettato di un organo umano - aggiunge - si potrebbero ridurre significativamente la spesa e il tempo necessari a portare un nuovo farmaco sul mercato".
 
GREEN ME
9 MARZO 2015
10 toccanti storie di animali salvati da protesi e carrellini

Roberta Ragni

Anche gli animali, proprio come gli uomini, possono perdere alcune funzionalità del loro corpo a causa di malattie o incidenti. Ma non perdono mai la loro voglia di esistere, sperimentare e amare. Hanno solo bisogno di un piccolo aiuto...
Ecco, allora, che protesi appositamente studiate per loro o carrellini per animali diabili possono aiutare a riacquistare autonomia, normaltà e serenità. Perché, in fondo, non esistono differenze tra un animale menomato e uno normodotato. E le 10 storie che seguono lo dimostrano.
La vita vince sempre, che si tratti di cani, mucche, maiali, caprette, anatroccoli o tartarughe. Protesi e carrellini mettono il turbo!
1) Buttercup: l'anatroccolo che cammina grazie a una protesi stampata in 3D
Senza la sua innovativa protesi stampata in 3D Buttercup sarebbe stata costretta a zoppicare per tutta la vita, causandole forti disagi e immobilità. Oggi, invece, è in grado di camminare come qualsiasi altra anatra, grazie all'amore di alcuni ricercatori che l'hanno salvata.
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2) Carolina, il pony senza gamba che vive felice grazie a una protesi 
Criniera bionda arruffatissima, la frangia tagliata a raso, la coda un groviglio di piccoli arbusti rinsecchiti. Questa è Carolina quando viene trovata da Maura, senza una porzione di gamba posteriore, in un campo della provincia di Terni nel mese di dicembre. Ma oggi Carolina, finalmente amata, può finalmente camminare senza troppi problemi. 
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3) Derby, il cane che corre per la prima volta grazie alla stampa 3D
Derby è nato con una malformazione congenita che ha portato le sue zampe anteriori a essere sottosviluppate, compromettendo gravemente la sua capacità di movimento. Fino ad oggi poteva spostarsi solo su superfici morbide, mentre quelle dure, come i marciapiedi, gli causano gravi abrasioni. Per fortuna con la stampa 3D è stato possibile progettare rapidamente e produrre protesi personalizzate per la sua morfologia.
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4) Le tartarughe che camminano grazie ai Lego
A volte basta davvero poco per aiutare un animale a tornare a camminare. Come un pezzo di Lego! E quello che è successo a due tartarughe, Schildi e Blade.   Blade è una piccola tartaruga con un grande problema: una malattia metabolica delle ossa che la rende troppo debole per sopportare il peso della sua corazza. Ma grazie ai mattoncini Lego è tornata a camminare e ad avere una vita 'normale', proprio come Schildi.
LEGGI LA STORIA DI SCHILDI QUI
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5) Le oche dal becco di rame: Ottorino ed Esmeralda
Ottorino ed Esmeralda, due oche canadesi, hanno perso il loro becco e rischiavano di morire per deperimento. Ma un'equipe internazionale ha ideato e impiantato con successo le prime protesi di rame per oche, dotate di appositi fori per l'areazione.
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6) Turbo, il chihuahua senza zampe che cammina grazie a un carrellino fatto coi giocattoli
Un mini carrellino per un mini cane in difficoltà. Il personale del centro veterinario di Indianapolis ha realizzato per il cucciolo con un difetto genetico, a cui mancano tutte e due le zampe anteriori, una sorta di sedia a rotelle fatta con parti di un elicottero giocattolo e un mini finto kit di saldatura per bambini.
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7) Chris, il maialino disabile che cammina grazie alle rotelle
Il piccolo maialino Chris P. Bacon sta combattendo la sua disabilità agli arti posteriori. Ad appena 10 giorni di vita ha imparati a usare una sedia a rotelle costruita a mano dal suo papà umano con pezzi derivati da vecchi giocattoli. 
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8) Basil: il cane cieco che cammina grazie a un paio di ali
Basil è stato trovato affamato, trascurato e del tutto cieco. Non poteva fare più di un paio di passi senza sbattere contro qualcosa. Forse per questo era stato abbandonato. Ma ora, grazie ad un innovativo gadget, sembra un angelo con le ali che vola verso una nuova vita. La struttura a forma di ali, chiamata "Muffin's-halo", lo aiuta a sentirsi sicuro e assicura che non potesse ferirsi sbattendo contro gli oggetti.
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9) Frostie, la capretta su una sedia a rotelle
Frostie è una cucciola di capra nata con una malattia debilitante che le impedisce di muovere la parte posteriore del suo corpicino. Quando è arrivata al Edgar's Mission Farm Sanctuary, un rifugio per animali abbandonati in Australia, ha subito iniziato una terapia con antibiotici e antidolorifici. Ma ha bisogno di movimento affinché le tossine della sua malattia vengano espulse.  Così, i volontari del rifugio hanno pensato di costruirle un carrellino su misura. Da quel giorno Frostie ha ricominciato correre e la sua felicità riempie il cuore! 
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10) Fawn, la mucca salvata dall'allevamento che cammina con le protesi
Fawn è una mucca fortunata, anche se le sue zampe non funzionano. Anche se la sua vita è iniziata con una tragedia. Perché ora può sfoggiare due nuove protesi che la aiuteranno a camminare e a vivere felice, amata, libera e coccolata. Fawn, infatti, è uno dei tanti animali del Woodstock Farm Animal Sanctuary, essere viventi con storie difficili, salvati da allevamenti e macelli.
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http://www.greenme.it/informarsi/animali/15908-animali-salvati-protesi-carrellini
 
NEL CUORE.ORG
10 MARZO 2015
Monza – Cucciolo e bottiglia di birra. Sequestro di cani (tra i pneumatici) a seguito intervento dell’ENPA
Al centro del nuovo intervento del nucleo antimaltrattamento dell’ENPA di Monza e Brianza è un cucciolo di pochi giorni di vita.
Sabato 7 marzo, congiuntamente al personale veterinario Asl e alla Polizia Locale di Monza, una coppia di italiani ubriachi avrebbe cercato di vendere il povero animale. Così riferiva la segnalazione anonima pervenuta alla Protezione Animali i cui volontari  si sono subito diretti nei luoghi.
Birra e cucciolo. Questa la scena riferita dagli animalisti che però hanno dovuto prendere atto della dichiarazione dei due che hanno negato la vendita del piccolo animale.  Nei luoghi veniva nel frattempo chiesto l’intervento di un veterinario, della Polizia Locale e di un tecnico di prevenzione Asl per appurare lo stato di salute e l’età del cagnolino. In tal maniera è arrivata la conferma che il cucciolo, sprovvisto di chip e libretto sanitario, aveva all’incirca 20 giorni; quindi, riferisce l’ENPA, troppo giovane per essere allontanato dalla madre. I due, però, dichiaravano di averlo ricevuto in regalo e di ignorare la sua reale età.
Una breve indagine, però, portava a scoprire dove era tenuta la madre ed i suoi cuccioli. Qui l’amara sorpresa. Il presunto responsabile era, infatti, persona già nota. Su di lui graverebbero diverse denunce per maltrattamento e uccisione di animali. Una scrupolosa visita dell’area adibita alla detenzione di un gregge, portava infine al ritrovamento della cagnetta e degli altri tre cuccioli detenuti in una stalla tra pneumatici, pezzi di automobile e altri rifiuti ingombranti, senza l’ombra di ciotole per acqua e cibo né di un riparo idoneo.
I cani sono stati sequestrati e portati al canile intercomunale di Monza dove sono stati sottoposti ad accurata visita veterinaria. I cuccioli (Barbara, Martini, Mojito e Jager) sono stati sverminati: erano totalmente infestati di parassiti interni ed esterni. La tenera mamma Ann può ora finire di allattarli in un ambiente riscaldato e decisamente più confortevole. A tempo debito verranno messi in adozione.
“Questo ennesimo episodio – commenta l’ENPA di Monza - conferma quanto sia urgente intervenire per risolvere, una volta per tutte, una situazione intollerabile a due passi dal centro di Monza“. L’ENPA auspica un intervento congiunto dell’amministrazione comunale, dell’Asl veterinaria e delle forze di polizia per mettere fine a tutto ciò.
 
NEL CUORE.ORG
10 MARZO 2015
PADOVA, SALVATI OTTO CUCCIOLI LANCIATI DALL'AUTO IN UNA SCATOLA
"Presto potranno essere adottati"
Hanno buttato otto cuccioli dal finestrino della macchina e sono scappati. Un'intera cucciolata è stata salvata l'altra notte da un altro automobilista di passaggio, che ha assistito in diretta all'abbandono delle bestiole, rivela "Il Messaggero". L'uomo che ha recuperato i cagnolini era in viaggio nella nottata fra sabato e domenica sulla provinciale che collega Barbona a Vescovana, nel padovano, quando ha notato un movimento strano nella macchina davanti. La vettura ha rallentato, poi dal finestrino è stato lanciato in un campo uno scatolone. Dopodiché il veicolo si è allontanato a tutta velocità. Il testimone ha capito che c'era qualcosa di strano e si è fermato, correndo subito a vedere che cosa contenesse quella scatola di cartone. Ecco la grande sorpresa: l'uomo ha trovato otto cucciolini che guaivano disperati, neanche di due mesi di vita, molto spaventati. Ma le loro condizioni, comunque, erano tutto sommato buone.
L'automobilista ha subito telefonato all'Asl (Azienda sanitaria locale) e la cucciolata è stata portata nel canile di Monselice. Intanto, la vicenda ha destato non solo grande rabbia su Facebook, ma è stata accompagnata anche da un'ondata di affetto nei confronti di quei batuffolini sfortunati.
"Al momento non sono visibili o adottabili, dobbiamo prima fare i vaccini e tutte le verifiche del caso - fanno sapere però dal rifugio monselicense - sono tutti molto piccoli ed è rischioso che vengano maneggiati in questo momento. Certo, verranno dati in adozione e una marea di persone si è fatta viva per loro, ma prima ci sono delle procedure da espletare".[…]
 
ANSA
10 MARZO 2015
In preda a crisi lancia cane da finestra
Pregiudicato denunciato per maltrattamento animali
(ANSA) - COGORNO (GE), 10 MAR - Lancia il cane dalla finestra in preda ad una crisi psichica. Il gesto e' stato compiuto da un 55enne abitante a Cogorno pregiudicato, che oltre allo sfortunato animale ha lanciato dal terrazzo numerosi oggetti. I carabinieri di Sestri Levante, dopo l'identificazione dell'uomo, lo hanno denunciato per lancio pericoloso di cose e maltrattamento di animali. L'animale ha riportato diverse lesioni ed è stato soccorso dal centro veterinario.
 
NOI TV
10 MARZO 2015
Trappole con lacci per catturare animali, denunciato bracconiere
LUCCA - La stagione venatoria è ormai chiusa ma i bracconieri non si fermano mai: pochi giorni fa i servizi territoriali del Corpo forestale hanno individuato sul territorio del comune di Lucca alcuni lacci posizionati lungo un sentiero boschivo, pronti a scattare per la cattura indiscriminata di qualsiasi animale di passaggio.
Pazienti appostamenti diurni e notturni, effettuati anche in borghese e con l’impiego di auto-civetta, hanno consentito di individuare il responsabile dell’attività illecita, sorpreso a controllare e risistemare i suoi lacci, nel frattempo abilmente disinnescati dal personale forestale, per scongiurare danni alla fauna selvatica. In questo modo il bracconiere è stato attirato nella sua stessa trappola ed è stato denunciato a piede libero per il tentativo messo in atto, fortunatamente sventato dalla solerte azione del Corpo forestale. I lacci impiegati per l’attività illecita sono stati sequestrati e posti a disposizione dell’Autorità Giudiziaria a scopo probatorio.
L’uso dei lacci per la cattura di animali è rigidamente proibito perché uccide in modo indiscriminato selvatici e domestici, specie protette o in via di estinzione, sempre per strangolamento e solo dopo inaudite sofferenze; per questi motivi i veri cacciatori non li impiegano mai, anzi li aborriscono e spesso segnalano al Corpo forestale chi li mette in opera lungo i sentieri battuti dalla fauna.
 
NEL CUORE.ORG
10 MARZO 2015
OLBIA, CARETTA CARETTA FERITA ABBANDONATA IN UNA RETE DA PESCA
Salvata dal CfS e curata dai biologi dell'Amp di Tavolara
Una tartaruga della specie "Caretta Caretta" è rimasta impigliata in una rete abbandonata, rischiando di morire nelle acque di Cannigione (Olbia) ma è stata soccorsa e messa in salvo dagli uomini del Corpo forestale dello Stato. Gli agenti hanno ritrovato l'animale in evidente stato di difficoltà nei pressi della riva della frazione balneare nel Comune di Arzachena, impigliata in una rete da pesca che le aveva anche tagliato completamente una delle pinne davanti. Dopo le prime cure, la bestiola è stata presa in consegna dai biologi dell'Area marina protetta di Tavolara e trasportata al Centro di recupero di tartarughe marine di Oristano, dove sarà ricoverata e curata. "Ancora una volta l'abbandono di rifiuti in mare è causa di sofferenza per questi animali bellissimi e pacifici", sottolineano dall'Area marina protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo.
 
GEA PRESS
10 MARZO 2015
Tutela equini – In arrivo la “nuova anagrafe”
In attesa della Legge i dubbi di Horse Angels: sarà rinnovata l'attuale Ordinanza?
Entrerà in vigore dal 1° gennaio 2016 in tutti i paesi europei. Si tratta, secondo una nota diffusa da Horse Angels, del Regolamento Ce 90/427 sulla tracciabilità degli equini. Una disposizione complessa sulla quale l’associazione si esprime in maniera positiva, almeno per la direzione che sembra essere stata intrapresa.
Il Regolamento, che abrogherà quello attualmente in vigore, dovrebbe poi essere applicato dagli Stati membri, entro nove mesi.
Nel frattempo, però, si nutrono apprensioni  per la “vecchia” Ordinanza contingente e urgente in materia di tracciabilità degli equini. Scade il prossimo 19 marzo ma dal Ministero della Salute, afferma Horse Angels, non sarebbero ancora arrivate risposte precise.
Eppure, in attesa di una Legge, quel documento rappresenta  uno strumento valevole per tutti i cavalli e su tutto il territorio nazionale. Un ostacolo, sempre secondo Horse Angels, contro la macellazione clandestina, maltrattamenti e corse clandestine. Un rinnovo necessario, almeno fino  all’entrata in vigore della “nuova anagrafe “, sperando che non  venga riscritta con i precedenti errori.
“Sarà durissima – afferma Horse Angels – L’Italia è pronta? C’è un tavolo tecnico in materia? O l’Italia sta già pensando di andare in deroga?“. I dubbi sono riposti sull’effettiva volontà di taluni soggetti economicamente interessati che potrebbero non essere molto favorevoli ad un nuovo provvedimento.
 
CORRIERE.IT
10 MARZO 2015
Fiuto e mimetica: ecco come si allenano i «cani con le stellette»
A Grosseto ha sede il Centro Veterinario Militare dove gli animali vengono addestrati dagli istruttori del nucleo cinofili dell'Esercito
di Fabrizio Villa
Dal 2002 presso il Gruppo cinofili del Centro militare veterinario di Grosseto, élite dell’Esercito Italiano, i cani soldato si addestrano alla ricerca di ordigni esplosivi, mine interrate e all’inseguimento e immobilizzazione di elementi ostili. Lavorano in simbiosi con i militari addestratori, o conduttori, a supporto delle più complesse e a volte pericolose attività. Dopo essere stati impiegati con successo in tutti i teatri operativi internazionali, Kosovo, Iraq, Afghanistan e Libano, da un po' di tempo, grazie al loro speciale fiuto, vengono usati anche per ricerche scientifiche come quella del cancro alla prostata. Al comando del Centro militare veterinario c’è il colonnello Luca Virgilio che con orgoglio ci spiega che i cani allevati e addestrati, di razza pastore tedesco e pastore belga malinois, vengono valutati e selezionati individualmente in base a caratteristiche di utilità e difesa. E cioè sono equilibrati, motivati, socializzati e con particolare attitudine a collaborare con l'uomo. Inoltre, sia i cani che i conducenti hanno già effettuato un periodo di addestramento finalizzato alla ricerca di esplosivo. Anche se l'addestramento alla ricerca delle sostanze volatili tipiche del cancro prostatico è sicuramente più complesso rispetto a quello per la ricerca dell'esplosivo, perché non si conosce la sostanza che il cane deve cercare, la metodica addestrativa è simile. Il training di questi cani dura circa due anni. Liù, per esempio, specializzato in precedenza alla ricerca di sostanze esplosive con una tecnica consolidata, dopo pochi mesi, addestrato dal sergente Paolo Sardella, era in grado di individuare il tumore alla prostata e riconoscere altre patologie. Ad avere avuto l’idea di chiedere la collaborazione dello Stato Maggiore è il professore Gian Luigi Taverna, urologo, responsabile della divisione di Patologia prostatica della clinica Humanitas di Rozzano (Milano). La prima fase di verifica si è conclusa lo scorso aprile ed i risultati sono stati presentati al congresso americano di urologia. Persino la prestigiosa rivista Journal of Urology e la rivista scientifica Nature hanno dedicato un editoriale alla ricerca italiana. “Ho deciso di iniziare la collaborazione con l’Esercito - spiega il professor Taverna - perché i professionisti del Centro Militare Veterinario dell’Esercito hanno un'esperienza unica nel loro settore, di valenza internazionale. La delicatezza dell’argomento e l’impatto scientifico che avrebbero determinato i risultati, imponevano, dal mio punto di vista, il massimo dell’attendibilità e della serietà professionale nella scelta dei cani e degli addestratori, nel controllo sistematico delle procedure e nel rigore scientifico”. I cani sono in grado di riconoscere il paziente affetto di cancro prostatico attraverso l’odore dell’urina nel 100% dei casi. La procedura di riconoscimento è apparentemente semplice: vengono posizionati sei campioni di urina di pazienti che si sono prestati volontariamente a questo tipo di esperimento in sei pozzetti differenti. Uno solo di questi campioni proviene da un paziente affetto da cancro prostatico. Il cane viene fatto ruotare intorno ai pozzetti, quando lo individua si siede davanti, a confermare che ha fiutato l’urina “malata”. In l'Italia è la prima volta che si fa un esperimento di questo genere su larga scala. Lo studio ha coinvolto più di 1000 pazienti.
http://www.corriere.it/animali/15_marzo_09/fiuto-mimetica-ed-eccellenza-ecco-come-si-allenano-cani-le-stellette-790be6de-c654-11e4-80fc-ae05ebe65fb1.shtml
 
TG COM 24
10 MARZO 2015
"Portami con te", quando gli animali domestici si infilano in valigia
Ecco gli stratagemmi usati dai migliori amici dell'uomo per non rimanere a casa da soli mentre i loro padroni sono in viaggio
I nostri animali domestici sanno esattamente cosa succede quando facciamo le valigie. Sanno che stiamo per partire e di conseguenza vorrebbero venire con noi. In queste foto ecco alcuni degli stratagemmi usati da cani e gatti per restare sempre vicini ai loro padroni. La frase sottintesa è sempre una: "Non andare via, portami con te!".
FOTO
http://www.tgcom24.mediaset.it/animali/-portami-con-te-quando-gli-animali-domestici-si-infilano-in-valigia_2099723-201502a.shtml
 
IL GIORNALE
10 MARZO 2015
Una polpetta avvelena il Brad Pitt dei cani
OSCAR GRAZIOLI
La fine sospetta di Jagger: premiato tra i più belli, forse ucciso da rivali invidiosi con una polpetta
A partire dai Borgia per arrivare ai raffinati confezionatori di polpette dei tempi moderni, si poteva pensare che l'Italia, oltre ad essere famosa nel mondo per la sua variegata e adorata cucina, avesse il dominio incontrastato dell'arte di avvelenare. Le esche avvelenate provocano, ogni anno, morti e sofferenze indicibili a migliaia di animali domestici e selvatici. I motivi? Chi vuole avvelenare volpi, faine e rapaci, colpevoli di arraffare qualche leprotto, chi vuole uccidere il campione di ricerca del tartufo che non gli appartiene, chi semplicemente litiga da tempo con il vicino di casa perché il cane di notte abbaia. Fatto sta che, in questo campo, siamo dei veri artisti. Conosco più di una famiglia inglese, che aveva comprato casa sulle colline toscane, fuggita in altri lidi dopo che i cani erano morti a ripetizione per l'ingestione di esche avvelenate.
Ora sotto shock è l'Inghilterra, la patria indiscussa di chi ama gli animali (un po' meno i cani da corsa ma vabbè...) e delle associazioni di tutela dei loro diritti. É successo che alla più numerosa manifestazione canina del pianeta che si è svolta a Birmingham, il Setter Irlandese Thendara Satisfaction (Jagger), che si era classificato secondo, pare sia morto avvelenato dopo avere ingerito della carne piena di sostanze tossiche. Jagger è morto il giorno dopo avere gareggiato, subito dopo il suo rientro in Belgio. Distrutta Alexandra Lauwers, la proprietaria del giovane cane di tre anni, ha dettyo alla stampa: «Abbiamo perso il nostro amore, un vero e proprio familiare e il migliore amico di nostro figlio». I Lauwers erano arrivati a Birmingham con quattro cani e, quando sono rientrati il giorno dopo la competizione. Jagger ha avuto strani sintomi che il veterinario ha subito identificato come fortemente sospetti di avvelenamento. L'incredulità iniziale è stata vinta dai primi reperti provenienti dall'autopsia che avrebbe identificato, nell'organismo di Jagger, un numero rilevante di sostanze tossiche. Già shockati da questa notizia, i promotori della gara, sono crollati sotto le voci anonime di altri proprietari che avrebbero affidato alla Rete i loro sospetti sulla morte di uno Shi-Tzu e la grave malattia di un West Highland White Terrier, anche loro vittime della gelosia di concorrenti criminali.
Nella nazione che si fregia di essere la prima al mondo ad avere fondato una società per la protezione degli animali nel 1824 (Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals) si tratta di una macchia indelebile, difficile da spiegare a chi veniva da tutto il mondo certo di essere nella patria dove i cani vengono coccolati e non avvelenati.
 
LA ZAMPA.IT
10 MARZO 2015
Cane finisce in fiume ghiacciato in Usa, salvato
Il quattrozampe non riusciva a raggiungere riva. Riscaldato, è tornato dal suo proprietario
VIDEO
http://www.lastampa.it/2015/03/10/multimedia/societa/lazampa/cane-finisce-in-fiume-ghiacciato-in-usa-salvato-d2y5lRF09LHQqYug0DjUjN/pagina.html
 
LA ZAMPA.IT
10 MARZO 2015
Il coyote prende casa a New York
Sempre più animali si stabiliscono nei parchi urbani in cerca di cibo. I ranger: non fategli male
Paolo Mastrolilli inviato a new york
Se vi capitasse di sentire l’ululato di un coyote, mentre passeggiate in un parco di New York, non vi allarmate. Anzi, festeggiate, perché siete testimoni di un avvenimento prezioso. Questo è il messaggio che i Park Ranger della città hanno affidato al «New York Times», dopo che il moltiplicarsi degli avvistamenti aveva cominciato a spargere un po’ di panico. 
Nell’immaginario collettivo, questo carnivoro molto simile al lupo viene associato all’epopea del Far West o alle zone più selvagge dell’America centro-settentrionale. Uno si aspetta di vederlo nei film con Jonh Wayne, più che nel parco sotto casa. Eppure da qualche tempo anche il coyote ha deciso di approfittare dei vantaggi della città che non dorme mai, mostrandosi in varie occasioni.  
I pionieri  
Uno dei primi avvistamenti registrati era avvenuto nel 1994 al Woodlawn Cemetery del Bronx, ma negli ultimi tempi gli incontri ravvicinati si sono moltiplicati. Al Bronx è stato avvistato al Pugsley Creek Park, Ferry Point Park, Pelham Bay Park, e Van Cortland Park, dove si è spinto fino ad infastidire alcuni giocatori di golf. Al Queens è apparso nel Railroad Park, dalle parti del quartiere Jamaica. Quindi si è materializzato anche all’Hudson River Park, all’Inwood Hill Park, e naturalmente a Central Park. Non contento di terrorizzare i frequentatori dei parchi, si è avventurato direttamente in città, arrivando al Chelsea Pier, all’ingresso del Lincoln Tunnel, e a Stuyvesant Town, una zona di case popolari a ridosso del Lower East Side.  
Gli avvistamenti sono diventati così frequenti che nel 2011 è stato lanciato il Gotham Coyote Project, per disseminare telecamere nei parchi e riprendere i coyote in azione. Il fenomeno era stato notato prima dal «New York Magazine», e ora dal «Times», che ha messo online i filmati. 
Tra roditori e cassonetti  
Gli studiosi del settore hanno due teorie sulla presenza di questi animali nella costa orientale: una, la meno seguita, suppone che fossero qui già prima dell’arrivo degli europei sul continente; l’altra sostiene invece che si sono spostati verso gli Anni 30, arrivando dalle regioni centrali del paese. In principio si erano stabiliti Upstate, cioè nelle terre più selvagge del Nord, dove secondo le stime della State University of New York ce ne sono circa 15.000 esemplari. Negli ultimi tempi, però, l’urbanizzazione li ha spinti verso sud, in cerca di cibo. Generalmente mangiano roditori, o altri animali morti per cause varie. Dove c’è la civiltà, però, ci sono anche i rifiuti, e magari qualche essere umano compassionevole che lascia qualcosa per sfamarli. Questo diventa un problema, perché i coyote si abituano alla presenza degli uomini, non li temono più, e li avvicinano, nella speranza di rimediare cibo. Così si avventurano nei parchi, e poi magari nelle strade, come farebbe un qualsiasi cane randagio. 
I Park Ranger, interpellati dai cittadini preoccupati, hanno risposto che non muoveranno un dito perché i coyote fanno parte dell’ecosistema e svolgono una funzione nell’eliminazione di topi e roditori vari. Chi li incontra deve essere felice, perché è un evento raro e significa che la natura prospera. Basta non socializzare troppo, perché è bene che questi animali continuino a temere gli uomini.
 
NEL CUORE.ORG
10 MARZO 2015
NEW YORK, I RANGERS DEI PARCHI AIUTANO I COYOTE: "RESTERANNO QUI"
Campagna al via: "No alla caccia nelle aree verdi"
I coyote che prendono dimora sempre più numerosi nei parchi di New York e di Long Island "sono qui per restare". Parola dei rangers. Non solo lo Stato non darà loro la caccia ma, ritenendo gli animali selvatici utili all'ecosistema cittadino, fa partire una campagna mirata. Lo scopo? Insegnare ai cittadini della Grande Mela "la coabitazione con i coyote urbani". "I coyote stanno in questa fase occupando una nicchia dei parchi non presa da alcun altro animale predatore - ha spiegato a 'The New York Times' Sarah Grimké Aucoin, direttrice degli 'Urban Park Rangers' - e svolgono un servizio utile come tenere sotto controllo la crescita della popolazione di roditori". I coyote cosiddetti dell'Est hanno negli ultimi anni iniziato a stabilirsi nei tre parchi del Bronx, al Riverside Park nell'Upper West Side, ai due parchi di Queens (Pelham Bay Park e Van Cortlandt Park), e sono stati avvistati più volte al mitico Central Park di Manhattan, all'Inwood Hill Park di fronte al fiume Hudson. Ecco allora che la campagna dei rangers sta scattando giusto in tempo per l'inizio della primavera ed il previsto nuovo affollamento dei parchi: materiale informativo verrà distribuito in tutte le "oasi verdi" di New York. Tra i consigli ai visitatori: non date da mangiare ai coyote, tenete i vostri cani al guinzaglio, assicuratevi di chiudere i coperchi dei bidoni dei rifiuti. E, se proprio un coyote, vi si avvicina: "Fate rumore, urlate, fingete di essere grossi". Il 21 marzo si terrà la conferenza dal titolo: "Vivere con i coyote urbani".
 
NEL CUORE.ORG
10 MARZO 2015
NEW YORK, RESTA IL DIVIETO DI TENERE FURETTI A CASA COME "PET"
Tre astensioni pesanti al Board of Health al voto oggi
I furetti non sono ben accetti a New York. Il Board of Health cittadino ha deciso oggi di mantenere un divieto di vecchia data contro questi animali come animali domestici. Tre voti a due per la revoca del provvedimento, ma sarebbero serviti sei voti per ottenere il via libera alla modifica. Ci sono state, infatti, tre astensioni. Così come le donnole, i furetti si ritiene siano stati addomesticati circa duemila anni fa. E hanno guadagnato popolarità come animali da compagnia negli ultimi decenni, anche grazie ad alcune celebrità come Paris Hilton. Molti Stati hanno eliminato i divieti su queste bestiole negli ultimi 25 anni. California e Hawaii ce li hanno ancora così come Washington. I furetti sono legali nel resto dello stato di New York, ma la questione della pelliccia ha tenuto banco per anni nella metropoli. L'ex sindaco Rudolph Giuliani aveva detto una volta ad un forte appassionato di furetti di chidere un aiuto psicologico, sostenendo che "la preoccupazione dell'uomo eccessiva è una malattia". Evidentemente, con la nuova amministrazione di Bill de Blasio la musica non è cambiata.
 
NEL CUORE.ORG
10 MARZO 2015
LA PROPOSTA-CHOC DEI VETERINARI: "CARNE DI NUTRIA IN COMMERCIO"
L'intervento al Congresso italiano di termologia
Non basta eliminarla, ora la nutria vogliono mangiarla. In Sudamerica le nutrie si mangiano da secoli ma, negli anni più recenti, dalle foreste sono arrivate nelle aziende agricole. Infatti, gli agricoltori si dedicano all'allevamento di nutrie, un'attività ormai relativamente ben consolidata in vari Paesi, dove la carne di "castorino"  è considerata come carne pregiata, simile a quella di lepre e coniglio. Anche in Germania prima della II Guerra Mondiale la nutria fu introdotta per sostenere l'economia delle popolazioni rurali della Repubblica di Weimar. Oggi, in Germania e in Francia, la carne della nutria è commercializzata. Se ne è parlato - con entusiasmo degno di miglior causa - al Congresso italiano di teriologia (parte della zoologia che studia la biologia dei mammiferi) dove i veterinari dell'Ausl (Azienda unità sanitaria locale) di Modena hanno ipotizzato che, invece di abbattere le nutrie e poi bruciarne le carcasse, le carni di questi animali, così come accade in altri Paesi e come già accaduto anche nel nostro paese negli anni '50, potrebbero essere messe in commercio per il consumo: nessuna legge lo vieta. Una proposta appoggiata da Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti" (evidentemente non quelli delle nutrie), il quale ricorda che la nutria non va assimilata, per il suo aspetto, ad un grande topo e non è quindi vettore di malattie pericolose (chi la vuole streminare invece ne è convinto) e sottolinea che la Fao la considera fra le specie più adatte per l'allevamento a scopo di integrazione alimentare delle famiglie rurali dei paesi poveri.
Tutto questo una settimana dopo la proposta-choc dell'assessore provinciale alla Protezione civile di Treviso, il leghista Mirco Lorenzon, di mangiare la "carne sanissima delle nutrie, proteica e a chilometro zero".
In Italia la nutria è stata importata a partire dagli anni '20 per creare allevamenti per la produzione delle pellicce. In seguito alla crisi del mercato delle pellicce e all'abbandono degli allevamenti negli anni '30-'40 dovuto alla grave crisi economica e allo scoppio della II Guerra Mondiale, molti esemplari sono stati rilasciati in natura. Oggi la nutria, che vive lungo le sponde e gli argini dei corsi d'acqua, vive nel centro e nord Italia, con piccoli nuclei isolati nell'Italia meridionale e nelle isole. Ed è accusata di provocare danni alla vegetazione.
 
LA ZAMPA.IT
10 MARZO 2015
Addio a Sam Simon, animalista che creò i Simpson
Si è spento ieri a 59 anni circondato dalla famiglia e i suoi tre cani
Fulvio Cerutti
Con Sam Simon se ne è andata una persona “mitica”, come avrebbe detto Homer Simpson, uno dei personaggi da lui creati. Simon, 59 anni, si è spento ieri a Los Angeles circondato dalla famiglia e i suoi tre cani. E proprio agli animali, soprattutto nei suoi ultimi anni di vita, aveva voluto dedicare la sua vita.  Dopo aver scoperto di avere il cancro al colon, i medici gli avevano dato un’aspettativa di vita tra tre e sei mesi. Era il 2012, ma lui ha lottato per altri tre anni. Lo scorso agosto spiegò di aver deciso di dare in beneficenza la sua fortuna, stimata a cento milioni di dollari, attraverso la fondazione che aveva creato nel 2012: «Ho il desiderio di aiutare gli animali. Alla domanda se questo abbia senso a livello economico, è che è il mio denaro e ne faccio cosa voglio. È un costoso hobby che ho scelto alla fine della mia vita» aveva detto a Reuters. 
Sono stati tanti gli interventi a favore degli animali voluti da Simon. Nell’agosto 2014 aveva comprato un’intera fattoria di cincillà nel sud della California per salvarli tutti . Aveva salvato Sunder, un elefante indiano che era stato malmenato e affamato. E, prima di allora, aveva pagato per il salvataggio e la delocalizzazione degli orsi nello stato americano della Georgia. Finanziava un asilo per cani abbandonati a Malibu.  Più recentemente, il suo ultimo gesto, è stato il salvataggio di Benjy, un toro da riproduzione gay condannato al macello perché le sue preferenze sessuali gli impedivano di svolgere il suo “lavoro”. Il miliardario statunitense aveva poi pagato per il suo trasferimento dall’Irlanda in un’oasi faunistica in Gran Bretagna dove già pascolano duemila animali di fattoria e cavalli “rifiutati”.
FOTO
http://www.lastampa.it/2014/08/22/multimedia/societa/lazampa/il-cofondatore-dei-simpson-libera-i-cincill-8SPlGc8ffKXk19gAkw2iXM/pagina.html
 
FAN PAGE
12 MARZO 2015
Il cane di Sam Simon sta male, Columbo non vuole separarsi dalla sua felpa
Ha commosso il mondo la storia di Sam Simon, co-creatore dei Simpson e attivista per i diritti degli animali morto di cancro a soli 59 anni. Dopo la sua scomparsa, il suo cane Columbo ha un nuovo padrone ma soffre moltissimo per la perdita di Simon e non si separa mai da una felpa appartenuta a lui.

La tragica storia di Sam Simon, uno dei creatori della serie tv "I Simpson" scomparso a soli 59 anni dopo una lunga lotta contro il cancro, ha commosso il mondo intero. Non solo perché Simon ha dato vita, insieme al più celebre Matt Groening e a James L. Brooks a uno cartoon più amati di sempre: oltre a essere un nome importante dello show business americano, Simon era anche un filantropo e un attivista costantemente impegnato sul fronte dei diritti degli animali. Non a caso, alla sua morte ha deciso di destinare tutti i suoi beni ad associazioni caritatevoli e attive nella difesa degli amici a quattro zampe. Simon era particolarmente affezionato ai cani, tanto che la sua triste vicenda si completa di un ulteriore toccante capitolo, dedicato al suo molosso italiano Columbo. Sembra che, dopo la morte del suo proprietario, il tenerissimo cagnolone, che ha 3 anni, non riesca a darsi pace. TMZ racconta che Columbo è passato a un nuovo padrone, Tyson Kilmer. Intimo amico di Simon, fu lo stesso Kilmer ad addestrare il mastino quando , ancora cucciolo, manifestò una natura molto aggressiva. Oggi Columbo è un cane dolcissimo e, per rendere più sopportabile il distacco, ha iniziato a frequentare la casa di Kilmer nei mesi precedenti alla morte di Simon, quando era già evidente che la malattia non gli avrebbe lasciato scampo. Secondo il sito americano, inoltre, Kilmer ha portato a Columbo una felpa indossata da Simon, da cui il cane non si separa mai durante la notte. Fortunatamente, Columbo può contare anche sulla compagnia di una "fidanzata", la pitbull Kasha.
Lo sceneggiatore ha creato la Fondazione Sam Simon dedicata al recuperto di cani randagi e maltrattati e ha salvato dalla morte tantissimi animali, tra cui orsi, cincillà, elefanti e persino un toro destinato al macello. Guardando queste immagini da lui postate su Twitter, che lo ritraggono insieme a Columbo, non si può che provare un'immensa tenerezza.
 
NEL CUORE.ORG
13 MARZO 2015
IL CREATORE DEI SIMPSON ACCANTO AL SUO CANE COLUMBO PRIMA DI MORIRE
Gli scatti pubblicati da Sam Simon commuovono il web
 
Alcuni giorni dopo la morte di Sam Simon, co-creatore del cartone animato "The Simpsons", commuovono il web alcune foto che il disegnatore ha pubblicato prima di morire sul suo profilo Twitter. Simon, animalista da sempre, scomparso domenica scorsa, viene ritratto accanto al suo amico, il cagnolone Columbo. Inseparabili, fino all'ultimo istante. "Sarà difficile per il cane non rivedere Sam - ha detto Tyson Kilmer, un amico che ora ha adottato Columbo, al sito americano 'TMZ' -. La malattia è stata molto dura per Sam in questi ultimi anni. I suoi animali ci sono stati anche nei giorni tristi, pure quando soffriva molto. Negli ultimi giorni per Sam era difficile prenderlo in braccio e farlo salire sul suo letto. Così ha fatto mettere una scaletta vicino al materasso per permettergli di farlo dormire con lui. Sam è sempre stato avvolto - ha concluso - dall'amore dei suoi cani". Infinito, come sempre.
 
ICR BUSINESS.IT
10 MARZO 2015
Il silicio salverà gli animali dalla sperimentazione dei farmaci?
I ricercatori dell’Università di Berkeley hanno progettato un chip contenente cellule staminali pluripotenti, capaci di simulare il funzionamento del tessuto cardiaco. Sulla matrice sono stati ricavati i vasi sanguigni, che hanno portato le molecole somministrate dagli scienziati al cuore del sistema. Si apre così una nuova frontiera nei test di laboratorio.
Alessandro Andriolo
Il dibattito sull’utilizzo dei modelli animali per testare nuovi farmaci infiamma da tempo il mondo scientifico: tra i pro e i contro evidenziati dagli esperti, non sembra esistano ancora valide alternative alla sperimentazione su organismi viventi che possano, in qualche modo, assomigliare al corpo umano. E se la rivoluzione, ancora una volta, arrivasse dal silicio? I ricercatori dell’Università di Berkeley, in California, hanno infatti creato in laboratorio un chip di circa due centimetri e mezzo che non contiene transistor, bensì parti di tessuto cardiaco. Il merito è delle cellule staminali pluripotenti indotte, che sono state impiantate nel silicio e lì hanno potuto svilupparsi per simulare il cuore umano.
Il team di scienziati ha poi potuto progettare questo heart-on-chip unico nel suo genere disegnando una vera e propria struttura che ricalcasse la geometria e le dimensioni del tessuto connettivo. Su entrambi i lati della matrice di silicio sono stati ricavati dei canali che simulassero i vasi sanguigni, per imitare il reale funzionamento di interscambio di sostanze tra vene, arterie e tessuti.
Le cellule hanno preso vita soltanto 24 ore dopo essere state riposte nel chip, con una frequenza a riposo oscillante tra i 55 e gli 80 battiti al minuto. I ricercatori sono passati poi alla fase di somministrazione dei farmaci, compresa una molecola per trattare la bradicardia, e hanno assistito al “miracolo”: le cellule hanno iniziato a lavorare a un ritmo sempre maggiore, raggiungendo in mezz’ora i 124 battiti al minuto.
L’ulteriore vantaggio è che i tessuti rimangono operativi per diverse settimane e possono così essere utilizzati per più test. Oltre al risparmio in termini di vita animale, poi, si potranno sfruttare le cellule dei pazienti in fase di pre-trattamento, per svolgere sperimentazioni sull’efficacia della terapia e per predire come il malato reagirà ai farmaci. Costruito ora il primo chip, gli scienziati dovranno passare alla fase successiva: progettare tutto il computer, ovvero provare a collegare tra loro i vari tessuti, anche di organi differenti, e simulare così un organismo più complesso. “In media, per sviluppare una nuova molecola servono cinque miliardi di dollari di investimento e il sessanta per cento dei costi deriva dalla fase di studio”, ha commentato Kevin Healy, professore di ingegneria a Berkeley e capo del team di ricerca. “Utilizzare un modello di un organo umano progettato a dovere potrebbe ridurre in modo significativo sia le spese sia il tempo necessario per portare il farmaco a disposizione dei pazienti”. Il lavoro scientifico è stato pubblicato online su un portale collegato alla prestigiosa rivista Nature ed è disponibile a questo link.
 
GEA PRESS
11 MARZO 2015
Casina (RE) – Tasso ucciso nel cappio. Scattano i controlli della Polizia Provinciale

Due persone denunciate dopo che la Polizia Provinciale di Reggio Emilia aveva avviato i controlli a Casina. La segnalazione arrivata descriveva in maniera circostanziata la presenza di un Tasso morto e di un laccio-cappio; quest’ultimo mezzo di caccia illecita purtroppo molto diffuso nel nostro paese.
I controlli della Polizia Provinciale hanno così portato alla denuncia di due persone. I presunti responsabili sono accusati di avere predisposto dei mezzi illeciti di cattura. Una successiva ispezione ha inoltre portato al ritrovamento di ulteriori mezzi illeciti di caccia, quali tagliole e trappole a cassetta.
Quanto avvenuto a Casina rappresenta un nuovo intervento in materia venatoria operato dalla Polizia Provinciale. Dall’inizio dell’anno sono infatti 18 le violazioni  amministrative che hanno riguardato illeciti compiuti nella caccia agli ungulati (cinghiali, caprioli, etc).  In particolare ad essere indicata è la forma di caccia al cinghiale e quella di selezione a cervo, capriolo e daino. Nella maggior parte dei casi, gli agenti hanno contestato il mancato rispetto da parte dei cacciatori delle necessarie distanze rispetto a strade e abitazioni.
 
L’UNIONE SARDA
11 MARZO 2015
Cani malati vivono tra la sporcizia Blitz nella casa e nel canile degli orrori
Denunciata per maltrattamenti una 61enne di Muravera (CA).

Trentasei cani tutti affetti da gravi patologie costretti a vivere tra la sporcizia, sono stati liberati dai carabinieri e affidati al canile. La scoperta è stata fatta a Muravera. Dopo una segnalazione, i militari, insieme al personale del servizio veterinario e dell'igiene pubblica dell'Asl, hanno effettuato un controllo nell'abitazione di una pensionata di 61 anni.
Dentro casa sono stati trovati otto cani meticci di piccola taglia, tutti malati. Le condizioni igieniche dell'abitazione erano pessime. I carabinieri hanno poi esteso la perquisizione a un rudere in località Toru, in agro di Muravera, che la donna aveva trasformato in una specie di canile completamente abusivo: qui sono stati trovati gli altri 28 cani, tutti malati. Gli animali, come disposto dal sindaco di Muravera, sono stati liberati e trasferiti nel canile convenzionato con il comune. L'anziana è stata denunciata per maltrattamento di animali.
 
ANSA
11 MARZO 2015
Gdf sequestra cuccioli cane di razza al confine con Slovenia
Trasportati da un cittadino italiano che è stato sanzionato
  
(ANSA) - TRIESTE, 11 MAR - La Guardia di Finanza della Compagnia di Prosecco ha individuato 5 cuccioli di razza illecitamente trasportati da un cittadino italiano su un'auto proveniente dalla Slovenia, in violazione delle norme sulla introduzione in Italia di tali animali. I cuccioli, un "chihuahua", 3 "schnauzer" e 1 "pastore dell'Asia centrale" erano in gabbie nel vano posteriore del furgone, in buona salute. Il trasportatore è stato sanzionato. I cagnolini sono stati affidati a un canile sanitario triestino.
 
TRIESTE PRIMA
11 MARZO 2015
Cinque cuccioli di cane stipati nel retro di un furgone
Sanzionato per violazione delle norme afferenti la protezione ed il trasporto di animali da compagnia il trasportatore italiano fermato dalla Guardia di Finanza a Fernetti: si tratta di cani di razza chihuahua, schnauzer e pastore dell'Asia centrale
La Guardia di Finanza di Trieste, nell’ambito dei controlli effettuati presso il l'ex valico di Fernetti, ha individuato 5 cuccioli di razza illecitamente trasportati da un cittadino di nazionalità italiana. Un equipaggio della Compagnia di Prosecco ha controllato un veicolo proveniente dalla Slovenia, accertando il trasporto dei cuccioli in spregio alle norme che regolano la loro introduzione nel territorio dello Stato.
I cinque cuccioli di cane, un chihuahua, tre schnauzer e un pastore dell’Asia centrale, sono stati trovati all’interno del vano posteriore del furgone, sistemati all’interno di gabbie atte al trasporto di animali. Dai successivi controlli eseguiti con la collaborazione del veterinario del Servizio Sanitario Regionale quattro cuccioli sono risultati sprovvisti di microchip, passaporto europeo e vaccinazione antirabbica; infine uno ha un’età inferiore alle 12 settimane di vita.
Al trasportatore è stato notificato un verbale per violazione delle norme afferenti la protezione ed il trasporto di animali da compagnia, con contestuale irrogazione della sanzione amministrativa prevista. I cagnolini, tutti in buone condizioni di salute, sono stati affidati al canile sanitario triestino di via Orsera per le necessarie cure veterinarie.
Quanto accaduto non rappresenta certo una novità: nell’ambito dei servizi di controllo economico del territorio, condotti – nel triennio 2012-2014 - dalle Fiamme Gialle triestine, sono stati circa 1.000 i cuccioli di cani rinvenuti mentre venivano introdotti illegalmente nel territorio nazionale.
 
ESTENSE.COM
11 MARZO 2015
Altre esche avvelenate per cani
L'ultimo episodio a Pontelangorino. “Abbiamo rabbia e sconforto”

Giuseppe Malatesta
Pontelangorino (FE). Continuano nel basso ferrarese gli episodi di tentato avvelenamento ai danni di cani e animali domestici, messi in pericolo da polpette e esche avvelenate sparse in parchi e giardini pubblici e non.
Dopo le polpette killer accanto ai cassonetti a Fiscaglia e i bocconi di wurstel con chiodi trovati a Migliaro, l’ultimo caso si è registrato ieri mattina nel territorio codigorese di Pontelangorino, abitato ‘colpito’ già due settimane fa. “Già il mese scorso – racconta Jhonny Carli, giovane residente – io e la mia vicina abbiamo trovato una ventina pastiglie sparse in cortili e nei giardinetti di tutto il circondario. Abbiamo immediatamente fatto denuncia verso ignoti, ma oggi la storia si ripete. Rinnoveremo la denuncia, ma siamo davvero presi da tanta rabbia e sconforto”.
Hanno agito alla luce del sole i responsabili, a metà mattinata e poi nuovamente nel pomeriggio, spargendo quelle che sono facilmente state riconosciute come esche preconfezionate di veleno per topi, di colore rosso. Un prodotto di uso comune e facilmente reperibile, che rende ancora più difficile individuare i responsabili. L’obbiettivo è presumibilmente quello di liberare le villette dai fedeli guardiani a quattro zampe, per mettere a segno più facilmente furti e rapine, o semplicemente quello di far del male alle bestiole per puro sfizio.
Dal Lido di Volano ai centri di Fiscaglia, gli ignoti killer continuano per ora indisturbati a minacciare l’incolumità degli amici a quattro zampe, nella maggior parte dei casi salvati dal repentino intervento di chi ha riconosciuto e rimosso le pastiglie letali o immediatamente sottoposti alle cure veterinarie: “i miei cani avevano appena finito la cura per annullare l’effetto del veleno – continua a raccontarci Jhonny -, ma purtroppo ogni volta bisogna ripetere la terapia, tra l’altro molto costosa”.
Intanto c’è chi pensa di dissuadere i malfattori istallando telecamere di sorveglianza nei propri cortili. Sull’intero territorio provinciale sono allertati gli uomini di polizia municipale, Protezione Civile e Guardia Forestale.
 
NEL CUORE.ORG
11 MARZO 2015
PROVINCIA VITERBO: OCHE CANADESI SFRATTATE DAL LAGO DI BOLSENA
L'assessore Vita: "Devono avere altra destinazione"
"Nessuno farà loro del male e non c'è nessuna destinazione venatoria, ma l'equilibrio ambientale del lago di Bolsena va salvaguardato". Così l'assessore all'Agricoltura, caccia e pesca della Provincia di Viterbo, Franco Vita, risponde alle polemiche sullo "sfratto" delle oche canadesi che stazionano permanentemente sul lungolago di Capodimonte. "In primo luogo - spiega Vita - l'oca canadese, proprio in quanto canadese, non è una specie autoctona, cioè originaria del lago di Bolsena: alcune coppie sono state, infatti, introdotte illegalmente negli anni '90, poi la specie si è riprodotta raggiungendo una popolazione di circa 60 esemplari entrando in competizione con altre popolazioni di avifauna acquatica". Poi la mano pesante: per evitare "gravi conseguenze igienico-sanitarie sulla spiaggia comunale come attestato dal medico veterinario dell'Asl e dal corpo di polizia locale - dice l'assessore Vita a proposito degli escrementi trovati sul lungolago - l'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ndr) ha aderito al nostro piano redatto dall'Università della Tuscia denominato 'Piano di eradicazione della popolazione di oche canadesi (Branta canadensis) del lago di Bolsena tramite cattura e trasferimento in ambienti confinanti'". Quindi, per quanto riguarda la loro destinazione, visto che non si tratta (per fortuna, verrebbe da dire) di specie 'cacciabile', "è stato emanato un bando per l'assegnazione a bioparchi, zoo, aree faunistiche (non aziende venatorie), enti pubblici, soggetti privati (comprese le aziende agricole, gli agriturismo, le fattorie sociali, le fattorie didattiche ecc.) i quali dovranno mantenerle in ambienti idonei per la loro salute e il loro benessere ed impedire che tornino in libertà". Quindi, taglia corto l'assessore, "non vi è nessuna destinazione 'venatoria'".
 
MESSAGGERO VENETO
11 MARZO 2015
Cane colpito da infarto lei lo salva praticando un massaggio cardiaco
Camporosso, la storia di Beatrice e del suo labrador Honey Fondamentali le nozioni apprese al corso di primo soccorso di Mattia Pertoldi
TARVISIO (UD). Beatrice Michelotti, ventenne di Camporosso con una passione viscerale per lo sport e per le sue montagne, non si sarebbe mai aspettata, con ogni probabilità, che quelle nozioni di primo soccorso impartitele durante le lezioni del corso per diventare maestra di sci le sarebbero servite così presto. E non per salvare la vita, come possono pensare in tanti, a un altro essere umano. No, ma per evitare che a morire fosse Honey – letteralmente “tesoro” tradotto dall’inglese all’italiano –, il suo labrador che l’accompagna fedelmente da 13 anni.
Beatrice, diplomatasi lo scorso anno al liceo sportivo Bachmann di Tarvisio, lunedì esce, come ogni giorno, assieme a Honey per la classica passeggiata mattutina in compagnia del suo labrador. Non fa nemmeno in tempo ad arrivare alla casa vicina, distante un centinaio di metri, che il suo fedele accompagnatore, però, si blocca. Comincia ad ansimare, respirando sempre più affannosamente e non risponde alle sollecitazioni della sua padrona. Sino a quando, improvvisamente, si accascia a terra e non respira più. «Ho cominciato ad urlare – racconta Beatrice – chiamando mia mamma e mio papà perchè venissero ad aiutarmi e a cercare di salvare Honey». Il labrador, però, non si riprende e, improvvisamente, quasi in maniera inconscia, a Beatrice balzano in mente le reminescenze del corso di primo soccorso. Quelle pratiche che vengono insegnate per offrire aiuto al soggetto, infortunato o malato, da parte di personale non qualificato in attesa dell’intervento specializzato. Quelle mosse, in altre parole, che servono a garantire il mantenimento delle funzioni vitali e per permettere l’attivazione dei soccorsi veri e propri.
È stato pensato e messo a punto per gli esseri umani, ma Beatrice si tuffa sul suo cane e comincia a praticargli il più classico dei massaggi cardiaci premendo sulla cassa toracica di Honey. Cinque, sei, sette, otto volte fino a quando il labrador riprende i sensi e comincia, un po’ alla volta, a respirare. «Non so cosa mi sia passato per la testa – dice la 20enne che ad aprile cercherà di conquistarsi l’abilitazione da maestra di sci –: mi sono gettata su Honey e ho cercato disperatamente di fare qualcosa. Grazie a Dio è andata bene». Sì, perchè il labrador, piano piano, si rialza. Prova a rimettersi in piede e a correre, ma è ancora troppo debole. Allora Beatrice si avvicina, si siede accanto a lui e, teneramente, lo accudisce cercando di calmarlo dopo lo spavento, oltre allo shock, che lo ha sconvolto. Lo sguardo smarrito, frastornato e provato di Honey alla fine scompare e, come se niente fosse, la coppia formata dalla ragazza e dal suo fedele amico riprende e conclude, pur con un pizzico di maggiore attenzione rispetto al solito, la sua passeggiata per Camporosso prima di rientrare in casa. Perchè come disse una volta Daniel Pennac «Uno crede di portare fuori il cane a fare i suoi bisogni a mezzogiorno e sera. Grave errore: sono i cani che ci invitano due volte al giorno alla meditazione». E la passeggiata, questa volta, è servita a trasformare la meditazione in azione, con la nuova consapevolezza che prestare attenzione ai corsi di primo soccorso può essere fondamentale non soltanto sulle piste da sci, ma anche sui sentieri vicini a casa per salvare chi, di un uomo, è il migliore amico.
 
LA ZAMPA.IT
11 MARZO 2015
Addio al cane Argo, 17 anni vissuti insieme
Era il bianco di una cucciolata di neri. Se ne stava in disparte e mi guardava come a dire “beh. ...ti stavo aspettando sai?!”.
Il 1 agosto 1998 nasceva, presso il canile di Vicenza a Marola, una cucciolata di 5 o 6 fratellini tutti neri, tranne uno bianco. La mamma era stata abbandonata lì gravida e li aveva partoriti in gabbia. Io portavo saltuariamente crocchette e alimenti per cani. Avevo 20 anni ed ero andata a convivere da poco. Un giorno, passeggiando tra le gabbie per coccolare qualcuno degli ospiti, vedo questa cucciolata di bomboloni di pelo che non chiedevano altro che una coccola. Tutti, tranne lui. 
Quello bianco. Che se ne stava in fondo alla gabbia e mi guardava come a dire “beh. ...ti stavo aspettando sai?!”. Avevo trovato il mio Argo. Non aveva ancora 3 mesi così venivo tutti i giorni a coccolarmelo, aspettando di potermelo portare a casa. E così è stato, una quindicina di giorni dopo. Da quel fine ottobre del 1998 la mia vita è stata colmata di affetto, compagnia, risate ed amore incondizionato. Mi ha vista crescere, sposarmi col mio compagno, avere un figlio ascoltandomi la pancia tutte le sere sul divano. Gli ha insegnato a camminare facendolo attaccare alla sua coda e gli faceva da guardia del corpo quando uscivano a passeggiare assieme. Ha consolato le mie lacrime, condiviso le coccole ed i momenti di felicità. Fino a martedì scorso. Un brutto male al cuore ci ha portati a scegliere di non farlo soffrire più e l’ho accompagnato nel suo ultimo viaggio. Io l’ho portato a casa quasi 17 anni fa ed io l’ho accompagnato fino alla fine. Il vuoto che ha lasciato è incolmabile. La sofferenza che si prova è indescrivibile e le parole non saranno mai adatte a spiegare quello che stiamo passando. Ma mai, mai anche per un solo momento abbiamo rimpianto di averlo preso, anche se ora soffriamo così. Scrivo questo perché è grazie alla strutture come queste che ho potuto incontrare il mio migliore amico a quattro zampe e spero con tutta me stessa, che prima o poi tutti i loro ospiti possano trovare qualcuno che capisca davvero quale fortuna sia far entrare nella propria vita un essere così perfetto e puro che ti darà un amore incondizionato e sconfinato. E spero, nel tempo, di placare un po’ questo dolore per tornare da loro e trovare un altro fantastico amico per la vita. 
Sarai sempre nel mio cuore MICHELA
http://www.lastampa.it/2015/03/11/societa/lazampa/amici-per-la-zampa-le-storie/addio-al-cane-argo-anni-vissuti-insieme-vJNE7E8CTnZ3SYeZhpAVRJ/pagina.html
 
GEA PRESS
11 MARZO 2015
Contro le ecomafie, unire Corpo Forestale dello Stato e Polizia Provinciale
Intervento del Dott. Domenico Laratta Coordinatore provinciale di Cosenza del Servizio Nazionale Vigilanza Ambientale – Ittico – Venatoria della L.I.P.U (Lega Italiana Protezione Uccelli) in merito al recente emendamento n.7.501 del Sen. Pagliari, relatore del DDL cd. “Madia” n.1577, sulla riforma della pubblica amministrazione. Nel DDL, come è noto, si parla tra l’altro di un riordino complessivo delle funzioni di polizia di tutela del territorio ivi compresi i corpi di Polizia Provinciale, senza indicare il destino dei due principali corpi che si occupano prevalentemente di polizia ambientale, ovvero proprio il CFS e la Polizia Provinciale.
Le guardie giurate calabresi della LIPU, coordinate dal nucleo storico della provincia di Cosenza, sono da sempre impegnate nel contrasto ai reati a danno degli animali, contro il bracconaggio e in materia di tutela dell’ambiente.
“Leggendo gli ultimi comunicati delle associazioni che rappresentano gli ufficiali e gli agenti della Polizia Provinciale, si evince chiaramente, come sia ragionevole supporre che la Polizia Provinciale accerti una parte fondamentale di tutti i reati ambientali scoperti e denunciati in Italia. Facendo qualche calcolo, secondo i numeri enunciati e raccolti dai vari sondaggi: dati SOSE, A.I.P.P, A.I.P.A, Analisi CABS sul bracconaggio e Rapporto Ecomafie di Legambiente, pur se non in possesso di dati completi, fatte delle debite proporzioni, la sola Polizia Provinciale, accerterebbe annualmente una media tra i 5000 e i 6000 reati ambientali, con decine di migliaia di sanzioni amministrative in materia, oltre al coordinamento in capo esclusivo alla Polizia Provinciale, di oltre 12.000 guardie volontarie.
Numeri pesanti che devono essere sommati a quelli altrettanto cospicui, prodotti dal CFS, forza di polizia presente da oltre 190 anni.
C’è un serio rischio che il DDL sui reati ambientali, appena passato al Senato, una volta approvato definitivamente, non possa poi trovare una valida e concreta applicazione sul campo”. Qualora la Polizia Provinciale e il Corpo Forestale, che sono i due maggiori corpi di polizia che si occupano di reati ambientali, dovessero subire processi di depotenziamento o essere riformati in modo sgangherato, chi si occuperebbe di controllo del territorio con funzione preventiva e di contrasto ai gravi delitti contro l’ambiente?
Non è possibile immaginare un Paese senza unità specializzate nella lotta alle ecomafie, e nel DDL sui reati ambientali sono contemplati una serie di gravi delitti che prevedono nel più grave dei fatti, la reclusione fino a 15 anni in caso di disastro ambientale. La professionalità dei poliziotti provinciali, data da specifiche competenze, esperienze e formazione, non può essere dispersa in livelli inadeguati per lo svolgimento delle funzioni di polizia ambientale, come appunto è l’ambito municipale; atteso che, la Provinciale svolge anche altri importanti compiti estesi in territori spesso sguarniti da altri presidi, com’è la polizia stradale o le funzioni ausiliarie di pubblica sicurezza. Inoltre, nonostante l’esiguità del personale e i limiti territoriali dei corpi e servizi di Polizia Provinciale, visti i risultati prodotti nell’antibracconaggio, si deve necessariamente ritenere che, in moltissimi territori, questo presidio è una realtà oramai insostituibile.
La proposta a questo stato di cose è già da diverso tempo in discussione nelle sedi opportune e va verso la creazione di un unico soggetto di polizia ambientale nazionale. L’unica vera riforma seria, razionale e che porterebbe innumerevoli vantaggi anche e soprattutto economici è quella di unire la Polizia Provinciale al Corpo Forestale dello Stato, un organico ideale di circa 10.000 poliziotti professionisti al servizio del bene più prezioso che abbiamo: la natura e il territorio. Altro che poi piangerci addosso sui disastri idrogeologici, che si combattono solo con un’adeguata prevenzione sul campo oltre che con leggi severe e pene certe per chi distrugge il patrimonio di tutti. Faccio un accorato appello al Governo, a tutti i parlamentari di qualsiasi schieramento politico, ai sindacati nazionali e locali, alle associazioni, affinché tutti assieme, ognuno per la propria competenza, escano dagli schemi di parte e ragionino seriamente nella direzione che c’è bisogno di dare certezze e punti fermi in una società che sta perdendo i valori più importanti. Il nostro futuro è quello dei nostri figli passa inevitabilmente dalla tutela del territorio, confidiamo nel lavoro del Governo, l’impegno di tutti, deve essere quello di fermare i bracconieri, i criminali e gli speculatori dell’ambiente, questo si potrà fare solo attuando una riforma che tenga conto assolutamente della professionalità e del prezioso lavoro quotidiano delle donne e degli uomini in divisa appartenenti al Corpo Forestale dello Stato e alla Polizia Provinciale. Uniti si vince.”
Dott. Domenico Laratta – Coordinatore provinciale di Cosenza del Servizio Nazionale Vigilanza Ambientale – Ittico – Venatoria della L.I.P.U (Lega Italiana Protezione Uccelli)
 
NEL CUORE.ORG
11 MARZO 2015
REATI A DANNO DEGLI ANIMALI, RISPUNTA LA NON PUNIBILITA'
Attesa per domani la decisione del governo
Nell'ultima bozza del decreto legislativo sulla non punibilità per tenuità del fatto – che dovrebbe essere approvato domani, in via definitiva, dal Consiglio dei ministri – sarebbe inclusa, secondo l'agenzia "Public policy", una modifica sui reati a danno degli animali non esattamente corrispondente alla condizione posta il 3 febbraio scorso dalla commissione Giustizia della Camera.
Il testo licenziato da Montecitorio diceva: "L'offesa non può essere ritenuta di particolare tenuità, ai sensi del primo comma, nei seguenti casi di modalità della condotta: l'avere agito per motivi abbietti o futili, l'avere adoperato sevizie o l'aver agito con crudeltà o in violazione del sentimento di pietà per gli animali o in condizioni di minorata difesa della persona offesa anche in riferimento all'età". Quello attribuito all'"ultima bozza" è leggermente, ma sostanzialmente, diverso: l'istituto della non punibilità non si applica "quando l'autore ha agito per motivi abbietti o futili, o con crudeltà, anche in danno di animali, o ha adoperato sevizie o, ancora, ha profittato delle condizioni di minorata difesa della vittima, anche in riferimento all'età della stessa".
Se questa fosse la formula finale, l'area della tutela si ridurrebbe da tutti i reati contro il sentimento di pietà per gli animali, ai soli reati commessi "con crudeltà". Non proprio quello che il premier Renzi aveva promesso alle associazioni animaliste.
 
REPUBBLICA.IT
11 MARZO 2015
Animalisti: "Ue vieti sperimentazione animale anche per i detersivi"
La richiesta delle associazioni davanti al parlamento inglese nel secondo anniversario del bando dei test per fini cosmetici
"ARMATI" di scope si sono dati appuntamento davanti a Westminster per chiedere che "L'unione europea vieti i test sugli animali anche per i prodotti di detergenza della casa, come già avviene per i cosmetici". La richiesta arriva dalla Coalizione europea contro la sperimentazione animale (eceae), rappresentata in italia dalla Lav. Si è riunita davanti al parlamento inglese per chiedere che venga esteso il bando ai detergenti per la casa portando, simbolicamente, scope e oggetti per "pulire dalla crudeltà" l'Unione europea. Lo ha fatto nel giorno del secondo anniversario dell'entrata in vigore del bando dei test su animali per fini cosmetici."È una battaglia che ci ha visti protagonisti per venti anni, la cui vittoria ha segnato una svolta in ambito scientifico e culturale, permettendo lo sviluppo di metodi innovativi sicuri e predittivi per la salute dell'uomo". Michela Kuan, responsabile Lav settore vivisezione spiega: "Forti del successo in ambito cosmetico, non possiamo dimenticare che ogni giorno migliaia di animali vengono uccisi per testare inutilmente la sicurezza di prodotti comuni come saponi, detersivi per i piatti e profumatori per il bagno. Iniezioni, alimentazione e inalazione forzata di prodotti di detergenza, e infine la morte. Tutto questo deve finire: l'Europa mandi un messaggio chiaro a tutto il mondo per vietare questa pratica crudele". Per chi vuole fare un acquisto di detergenti cruelty-free, sono già disponibili oltre 600 aziende che hanno aderito allo standard internazionale "stop ai test su animali".
 
REPUBBLICA.IT
11 MARZO 2015
Il sacrificio degli animali, grandi assenti dall'Expo 2015
"Domandiamo di riflettere sull’uso di carne e pesce, alla fin fine quella del mangiare pesce al venerdì è un po’ un’ipocrisia.
La nostra è una provocazione, siamo passati da un sacrificio, al vedere le conseguenze che il nostro “nutrirci” ha sul creato, di cui non fanno parte solo i mammiferi e la carne, ma anche i mari che vengono spopolati di pesci. Spostando l’attenzione dal sacrificio all’amore per la madre terra, abbiamo capito che non si può digiunare solo dalla carne al giorno d’oggi, serve digiunare anche dal pesce. Vogliamo riflettere su quanto i nostri consumi creano sofferenza al creato che ci è stato affidato e agli animali, perché sappiamo in che modo sono trattati per procurare la carne, ma anche sugli squilibri tra le popolazioni".’
Finalmente una voce contro.
Contro quello slogan dell'Expo2015, “Nutrire il pianeta. Energia per la vita”, che mai una volta in questi mesi di preparazione ha aperto una riflessione sulle creature di cui la maggior parte di noi si ciba: gli animali.
A parlare è un uomo di chiesa - don Giovanni Fazzini che a Venezia guida da molti anni la Pastorale per gli Stili di vita  del Patriarcato - in un'intervista pubblicata la scorsa settimana dalla Nuova Venezia.  
Il Patriarcato chiede di riflettere nell’epoca dell’abbondanza.
Non cerca di convincere i fedeli a diventare vegetariani o vegani. Ma li invita a pensare quanta sofferenza crea i loro consumi.
"Sono rimasto colpito dai numeri di quanti animali vengono usati - dice don Fazzini alla giornalista -  Ogni anno nel nostro paese finiscono al macello 24 milioni tra bovini, caprini, suini, cavalli. È un eccesso, siamo sessanta milioni, quanto mangiamo? A ciò che si devono aggiungere 29 milioni di conigli e centinaia di milioni di avicoli, una cifra esorbitante, solo in Italia mezzo miliardo di animali macellati ogni anno. Per fare una porzione di carne, viene usata una quantità di cereali che potrebbe fornire quindici porzioni di cibo, i cereali che sono necessari per una porzione potrebbero saziare moltissime persone. Nel mondo c’è cibo per tutti e un miliardo di persone patisce la fame. Serve una visione globale".
E aggiunge: "Quello che chiediamo è un digiuno dalla carne e dal pesce per riflettere sulla loro provenienza e su quanto costa alla natura, una pratica che vale per il futuro. Non è un invito al vegetariamnesimo, anche se alla fine mangiare vegetariano fa bene, io sono 15 giorni che mangio solo verdura e formaggio".
 
GIORNALE DI BRESCIA
11 MARZO 2015
Da Piacenza a Brescia, il network della carne avariata
Il network della carne irregolare o andata a male. Così i carabinieri hanno scoperto una frode alimentare. Tutto parte da Lumezzane: i carabinieri della locale stazione, affiancati dall’Asl di Brescia, effettuano un controllo alla macelleria del supermercato di via Monsuello, di proprietà di un ingrosso di carni con sede in provincia di Piacenza. Qui trovano 214 chili di carne e insaccati vari privi dei distintivi e delle etichettature previste o con data di scadenza superata, di cui 200 conservati all’interno delle celle frigorifere e 14 nei banchi frigo. Non solo: all’interno di un camion frigorifero, intestato all’ingrosso di carni, pronto per scaricare, sono stati trovati altri 18 chili di carne bovina scaduta.
Per il legale rappresentante e il responsabile di quel punto vendita è scattata la denuncia per “Frode in Commercio” e “Detenzione ai fini di vendita di merce per uso alimentare trattate in modo da variarne la composizione naturale”.
A questo punto i carabinieri hanno allargato i controlli ad altre 2 macellerie di proprietà dell’azienda piacentina. E anche qui sono emerse irregolarità.
Una macelleria è all’interno sempre di un supermarket, di via Giotto a Brescia. Riscontrate in questo caso irregolarità per l’assenza di etichettatura e tracciabilità di 46 chili di carne. Nel punto vendita di Carpenedolo invece Carabinieri, Asl e Nas di Brescia hanno sequestrato 10 chili di carne scaduta. E sono scattate, oltre alle denunce, anche le multe.
 
GAZZETTA DI MODENA
11 MARZO 2015
La nutria? Si mangia in umido
Dal 1959 è carne commestibile per legge e all'estero la si consuma anche nei ristoranti. Ecco due ricette per chi vuole cucinare il castorino
Paese che vai, cibo che trovi. E basta andare in Sud America o in alcune parti degli Stati Uniti per trovare nutrie anche nei menu dei ristoranti. Il roditore è infatti commestibile. La natura lo ha dotato di una grossa e lunga coda che lo fa assomigliare a un topo, animale da sempre associato alla sporcizia e alle malattie. In realtà è parente stretto dei castori, la cui carne si mangia, sempre in America. E forse pochi sanno che sarebbe possibile anche in Italia. Con due Circolari, la n. 17 del 20 gennaio 1959 e la n. 144 del dicembre 1959, l’Alto Commissariato per l’Igiene e la Sanità Pubblica presso il Ministero degli Interni (il Ministero della Sanità non era ancora stato istituito) liberalizzò l’utilizzo delle carni di castorino, a patto che le stesse fossero «sottoposte a vigilanza veterinaria, messe in vendita ad animale intero e individuate con apposito bollino a cura dell’allevatore».Fu in quel periodo che molti ristoranti aggiunsero ai loro menù piatti a base di carni di nutria. Oggi la moda delle pellicce di castorino è passata, gli allevamenti sono stati dismessi e quella filiera si è arrestata da tempo, ma per le due circolari del 1959 non risulta alcun dispositivo di abrogazione, quindi sono da ritenere ancora applicabili. La nutria è un roditore prettamente vegetariano con una dieta che si basa su piante acquatiche, varie erbe, radici, tuberi e frutta. Ne sanno qualcosa gli agricoltori che ogni anno devono fare i conti con i danni arrecati alle coltivazioni. Proprio la sua dieta, ne fa un animale dalle carni con contenuti nutrizionali molto buoni. È assimilabile o migliore di tacchino, pollo e manzo in termini di contenuti di proteine (22.1%), di bassa percentuale di grasso (1.5%) e colesterolo. La carne rossa è molto magra e assomiglia a quella del coniglio, con un gusto accomunabile a quello del tacchino. Detto questo, basta andare su internet per trovare decine di ricette a base di nutria. Addirittura lo stato della Louisiana, nel sud degli Usa, attraverso il proprio dipartimento della fauna selvatica e della pesca ne fa una raccolta per lanciare il consumo di questa carne. Il fatto però di vivere in fossi, canali e fiumi poco profondi la espone alle contaminazioni ambientali alla stregua di altri animali selvatici. Non esistono più allevamenti controllati, che possano garantire sulla salubrità della carne. A titolo esemplificativo, ma difficilmente sarà utilizzata da noi, ecco due ricette. La più semplice è quella di cucinarla in umido. Si toglie la pelle della nutria, poi la si disossa e la sua carne tagliata a spezzatino.I tranci vanno posti in una terrina e ricoperti completamente con una marinatura cruda di verdure, erbe aromatiche, aceto e vino bianco per almeno dodici ore. In una padella si mette poi olio e cipolla con sedano e carota, si fa soffriggere, si mette la carne con sale, peperoncino e spezie varie a piacimento, si aggiungono i pomodori e si lascia cucinare a fuoco lento. Né più né meno come un coniglio. La seconda aggiunge peperoni verdi e rossi e fagioli rossi. E se negli Usa si trova anche nei supermercati, da noi ci vuole un bel coraggio ed uno stomaco di ferro per provarla.
FOTO
http://gazzettadimodena.gelocal.it/modena/cronaca/2015/03/11/news/la-nutria-si-mangia-in-umido-1.11023079
 
GEA PRESS
12 MARZO 2015
NUTRIAmoci di Leptospirosi? Da untore ad alimento prelibato
Nelle ultime settimane si legge sempre più dell’ipotesi di avviare verso i piatti dell’alimentazione umana, la carne delle tanto criticate Nutrie. Parrebbe, dopo decenni di cronache truci, che il roditore abbia finalmente trovato una collocazione positiva: la pancia dell’uomo.
L’idea, al di là della sua fattività, ha iniziato sempre più ad imporsi nelle cronache dopo che, nel 2014, un provvedimento del Governo ha equiparato la nutria a ratti e talpe.  Le Province (almeno quelle che resistono alla loro agonia) hanno subito predisposto una Ordinanza tipo da proporre ai Comuni: via libera all’abbattimento delle nutrie. I Comuni, in realtà, già da diverso tempo avevano in tal senso provato, ma il TAR, su ricorso degli animalisti, tendeva a cassare i loro provvedimenti sostenendo, tra l’altro, la competenza provinciale in tema di fauna selvatica.
Proprio nei provvedimenti dei Comuni appariva, però, un pericolo dai connotati bubbonici. La Nutria, cioè, veniva individuata come serio rischio per la diffusione della leptospirosi, una grave malattia infettiva di origine batterica. Di Leptospire, ovvero le specie del batterio in oggetto, ve ne sono in realtà diverse e la bibliografia medica è pressocchè sconfinata. In estrema sintesi  si potrebbe dire che le Leptospire vivono nei pressi delle zozzure di un altro mammifero: l’uomo.
La Nutria, già con le prime Ordinanze comunali, era comunque da sterminare. Danni alle colture e agli argini (oltre allo spaventevole pericolo per la salute umana), predisponevano a descriverla in maniera … pestifera! Ad intervenire sul campo, un po’ come ai tempi di Cappuccetto Rosso, i soliti cacciatori sebbene, nella bibliografia sulle Leptospire, a rischiare maggiormente sarebbero proprio le persone che stanno più direttamente a contatto con un corpo infetto. Ad ogni modo le Nutrie ammazzate, essendo per legge un rifiuto, vanno smaltite secondo l’attuale norma.
Ora che la Nutria si potrà uccidere come sempre desiderato, che fine hanno fatto le Leptospire?
In effetti un lavoro presentato dal Ministero dell’Ambiente e dall’ISPRA pubblicato nell’estate 2001, richiamando uno studio dell’ASL ferrarese, evidenziava già come la Nutria potesse avere un ruolo di “portatrice secondaria”. Sembrava, infatti,  un soggetto “occasionale e quindi di scarsa rilevanza epidemiologica, almeno per quanto riguarda le leptospire del gruppo icterohaemorrhagiae“.
Va precisato che il lavoro affrontava in maniera approfondita e sotto vari aspetti, la problematica Nutria. Ad ogni modo sembrava quasi stemperare, sempre a proposito della Leptspirosi, i toni allarmistici di talune  Ordinanze comunali.
Il “problema Nutria”  sembrano ora potere subire un nuovo ribaltone.
Nei giornali si è fatto l’esempio di alcuni paesi, ivi compresi alcuni UE, ove la Nutria si mangia. In America la sua carne  sembra essere un pezzo prelibato della cucina locale. Addirittura la FAO l’avrebbe indicata per l’alimentazione di alcune aree del mondo (quelle povere) e, di questo passo, c’è da aspettarsi come la veicolazione mediatica riguarderà non più il rischio batteriologico ma le ricette di cucina. La Nutria si è elevata dal bassofondo di schifoso abitatore di acque contaminate (dall’uomo) ad eccelso piatto da portata. Felici e contenti di andare in giro a sparacchiare Nutrie, potremo sbizzarrici in sincretismi culinari come, ad esempio, la polenta e nutria, oppure il salame di roditore al posto di quello tradizionale di poveri asinelli tritati. Potremo magari gustare l’amatriciana di Nutria teverina e, perchè no, pure una bella arancina di riso con il macinato di primo taglio. Uscita dalla legge sulla caccia, la Nutria potrebbe in qualche maniera rientrarvi come ricetta  alla cacciatora oppure, richiamando un titolo forte del mondo venatorio dedicato al beccaccino, potrabbe cantare le lodi di “Io il vino e il nutrino”.
Con la Nutria si sta forse iniziando ad assistere ad una nuova epopea della nostra epoca. Una  cavalcata entusiasmante attraverso gli sconfinati spazi di una prateria piegata dal vento, ove si può imporre tutto ed il contrario di tutto.
 
NEL CUORE.ORG
11 MARZO 2015
LA REGIONE "SNOBBA" I VEGANI: NO AL PATROCINIO AL PARMA ETICA FESTIVAL
L'assessorato alla Salute cambia idea dopo un anno
Parma sarà la "capitale vegana" d'Italia. Succederà dal 12 al 14 giugno con il Parma Etica Festival. Dalla strategia "rifiuti zero" ai rifugi per gli animali salvati dal macello, la manifestazione (15 mila presenze lo scorso anno) affronterà diversi temi "veg". Ma senza l'ok dell'Emilia-Romagna. A differenza della prima edizione (quella del 2014, appunto) il festival ha perso il patrocinio della Regione guidata da Stefano Bonaccini (Pd). Con una lettera inviata agli organizzatori della manifestazione l'assessorato alla Salute ha spiegato le motivazioni del cambio di rotta. Tre i "punti critici", stando a quanto appreso da "Veggo Anch'io", blog del "Corriere della Sera": la presenza, durante la tre giorni di un "un intervento contrario alle vaccinazioni", le conferenze sull'alimentazione vegana e vegetariana "che esprimono punti di vista soggettivi ed esclusivi dell'alimentazione" e, infine, un incontro "apertamente contrario a Expo 2015". Queste tre posizioni - sottolinea la Regione - sono in contrasto con le politiche portate avanti dall'assessorato alla Salute e, quindi, non possono essere "avvalorate" con un patrocinio.
L'Emilia-Romagna, ovviamente, può stabilire liberamente a quali iniziative dare il patrocinio o meno (in questo caso, tra l'altro, gratuito). Ma restano i dubbi sull'opportunità di questa decisione. Gli organizzatori del Parma Etica Festival, infatti, denunciano la "censura" e sottolineano come la manifestazione sia "realizzata esclusivamente dalla forza di volontari, che lavorano tutto l'anno gratuitamente per riuscire a rendere il festival un appuntamento completamente gratuito per tutti".
 
GREEN STYLE
11 MARZO 2015
L’uomo mangia 7.000 animali durante la sua vita
Sono circa 7.000 gli animali che l’uomo assume durante l’intera vita: 11 mucche, 27 maiali, 2.400 polli, 80 tacchini e 30 pecore. Questa è una media e una statistica che riguarda in particolare la popolazione inglese, ma in generale la cifra può aumentare se si considera il pesce, i crostacei, i conigli e i molluschi, ovvero circa 4.500. Un numero allarmante che sfiora i 7.500 totali di proteine animali, con la presenza preoccupante della carne rossa piuttosto incisiva sulla salute del cuore e delle coronarie umane. A stimare la quantità di animali assunti prima degli 80 anni è stata Vegetarian Calculator, una campagna tutta inglese che sprona ad assumere meno proteine animali. Sia per una questione di salute ma anche per un discorso di impatto ambientale. Ovviamente, le reazioni sono state tante e tutte diverse, un responso differente in base al proprio stile di vita tra gli estimatori dell’alimentazione a base di carne e quelli che propendono per una dieta vegetale. Molti gli amanti della bistecca che non possono rinunciare alle proteine animali, magari abbinate a frutta e verdura per completare il quadro alimentare. Di sicuro in molti rifiutano una scelta alimentare ricca di grassi e condimenti, come ad esempio insaccati e pancetta sin dalla colazione mattutina. Una decisione che potrebbe impattare principalmente sulla salute del girovita e delle vene del corpo umano. Attraverso la sua pagina Facebook, Vegetarian Calculator sottolinea le cifre legate all’assunzione di proteine animali, a fronte di un impatto inferiore garantito da una dieta vegetariana. Il consumo delle risorse è minore, meno acqua per la produzione di una singola bistecca che non assumono e perciò meno CO2, il cibo e l’impiego dell’olio è inferiore e non è contemplata l’uccisione di animali per il loro consumo. Non a caso l’inquinamento ambientale è il secondo fattore impattante sull’ambiente dopo l’allevamento intensivo, la produzione e il consumo di carne. La stessa National Health Service spinge verso una dieta più sana, equilibrata e povera di proteine animali.
 
NEL CUORE.ORG
11 MARZO 2015
C'E' UN GIUDICE AL CAIRO: QUATTRO CONDANNE PER IL CANE MASSACRATO
Tre anni di carcere. Max ucciso con coltelli e bastoni
L'Egitto spesso criticato per abusi sugli animali si è in parte riscattato con una condanna a tre anni di reclusione inflitta a quattro uomini che avevano ucciso un cane a colpi di coltello e bastone. Lo riportano i media egiziani. L'uccisione del quattrozampe, legato con una catena a un palo, era stato ripreso in un video che aveva destato indignazione e innescato piccoli raduni di manifestanti che, nei giorni scorsi, hanno chiesto una pena severa per gli imputati. Il supplizio, reso straziante da penosi guaiti dell'animale, era stato inflitto in un sobborgo a nord del Cairo per vendicare un presunto attacco del cane Max ad uno dei suoi torturatori mesi prima. Le indagini hanno accertato che il proprietario dell'animale, condannato in contumacia, lo aveva portato con sé per rapinare un negozio e poi aveva acconsentito a farlo uccidere per evitare una denuncia.
In Egitto sono frequenti le denunce di animalisti per la soppressione dei cani e gatti randagi con la dolorosa tecnica dell'avvelenamento o di quella dei colpi di arma da fuoco. Motivo di scandalo sono anche le condizioni in cui vengono tenuti gli animali nello zoo di Giza, nella parte ovest del Cairo. Di recente aveva suscitato sdegno pure il video di un cane trascinato per strada da un'auto in corsa, anche se poi si è appreso che l'animale era già morto e la sua carcassa veniva portata in una discarica. La legge, comunque, commina sei mesi di reclusione (alcuni media sostengono un anno) a chi uccide volontariamente un animale domestico. Gli imputati del processo per la morte di Max sono stati condannati anche per possesso non autorizzato di arma bianca e per aver terrorizzato gli astanti.
 
LA ZAMPA.IT
11 MARZO 2015
Pompieri si rifiutano di salvare gatto su un albero: è troppo pericoloso
Dopo sei giorni, alla fine il micio è stato recuperato da due giovani sconosciuti
Claudia Audi Grivetta 
Era troppo pericoloso persino per i vigili del fuoco, che infatti si sono rifiutati di rischiare la loro vita per salvare una gatta rimasta incastrata su di un albero da ben sei giorni. Così due giovani sono intervenuti riuscendo a riportare a terra la micia. E’ successo a Strout, nella contea inglese di Gloucestershire. La coppia si è arrampicata a ben cinquanta piedi di altezza (oltre 15 metri), sebbene i pompieri li avessero messi in guardia, sostenendo che i rami erano troppi sottili per reggere il loro peso. 
Prima del coraggioso gesto erano stati fatti parecchi tentativi di convincere il gatto a scendere, tutti però vani. «Anche se il salvataggio degli animali è una parte importante del nostro lavoro – ha spiegato il vice capo dei vigili del fuoco di Gloucestershire – non possiamo mettere a rischio la sicurezza dei nostri pompieri». 
«Dobbiamo essere consapevoli del fatto che i soccorritori possono mettersi anch’essi in pericolo – ha aggiunto. Come è successo in passato, anche gli aspiranti soccorritori possono diventare vittime, con conseguenze spesso tragiche». Chi si è sentita però molto sollevata del gesto un po’ folle dei due ragazzi è senz’altro la proprietaria della gatta, Sarah Mills. «Vorrei ringraziarli, anche se non so chi sono. D’ora in avanti terrò Spot (questo il nome dell’avventurosa micia) all’interno. E’ un po’ dimagrita ma penso che starà bene». 
 
TODAY
11 MARZO 2015
Tra le radiazioni per curare gli animali: ecco il signore di Fukushima
Si chiama Masami Yoshizawa e non ha mai lasciato la zona che è stata evacuata dopo il disastro nucleare di quattro anni fa: lui vive ancora lì e si prende cura degli animali che popolano la zona, nonostante il rischio radioattivo
Si chiama Masami Yoshizawa e da quando l'incidente della centrale nucleare di Fukushima ha devastato la sua terra, lui non ha mai lasciato la zona d'evacuazione. Il tutto perché ha una missione: anche se il terreno è contaminato e nessuna bonifica potrà mai far tornare tornare tutto come prima, lui ha deciso di rimanere tra le città di Nahara e Odaka e qui ha continuato a prendersi cura di chi è rimasto, gli animali.La sua storia è diventata un documentario di Alessandro Tesei: in una lunga intervista fatta proprio nella zona dove Masami vive, mostra cosa significa rimanere in queste zone. Il documentario lo scorso anno ha vinto il premio Anello Debole.
La sua è diventata una vera e propria scelta di vita: rimanere in questa zona lo espone tutti i gironi a una radioattività eccessiva, eppure lui ha deciso lo stesso di non lasciare il luogo dove è nato e cresciuto. 
GUARDA IL TRAILER DEL DOCUMENTARIO
http://www.today.it/video/signore-fukushima-animali-documentario.html
 
GREEN ME
20 MARZO 2015
Naoto Matsumura, l’ultimo uomo di Fukushima che salva gli animali (VIDEO)
Qualcuno lo chiama l'uomo radioattivo, ma la sua salute in realtà è di ferro. Si tratta di Naoto Matsumura, l'unico essere umano che ha avuto il coraggio di continuare a vivere nella zona di esclusione di Fukushima, dopo l'incidente nucleare dell'11 marzo del 2011. Qui la sofferenza e i danni per gli uomini sono incalcolabili. Ma anche gli animali hanno sofferto molto e in pochi se ne sono occupati. In moltissimi sono stati lasciati dagli ex 17mila abitanti nella zona radioattiva, abbandonati a sé stessi. In centinaia sono rimasti soli. L'unico a curarsi di loro è stato proprio Naoto Matsumura, un ex operaio edile rimasto per prendersi cura di loro, indifesi e incapaci di procurarsi cibo e cure. Tutto è iniziato durante l'evacuazione, quando gli abitanti furono fatti allontanare e, pensando che sarebbero presto tornati, hanno lasciato i loro animali nelle case. Ma questo non è accaduto. E da allora l'uomo ha iniziato a portare loro cibo e acqua nella città fantasma, nel silenzio più disarmante e surreale, vivendo senza elettricità e acqua corerente, completamente solo.
Proprio come Keigo Sakamoto, 58 anni: anche lui ha sfidato apertamente l'ordine di lasciare le contaminate terre di Fukushima, devastate dal terribile incidente nucleare dell'11 marzo 2011, per prendersi cura degli animali abbandonati.
O quasi. A dipendere da lui ci sono circa 200 animali, tra cani, gatti, bovini e struzzi. Oggi è conosciuto come il 'guardiano di animali di Fukushima'. Quattro anni dopo continua a la sua missione, portando la sua testimonianza di sopravvissuto e di strenue oppositore del nucleare in tutto il mondo.ha rischiato la sua vita per solidarietà con gli animali e la natura.
VIDEO
http://www.greenme.it/approfondire/buone-pratiche-a-case-history/16035-naoto-matsumura-fukushima-animali
 
TISCALI
24 MARZO 2015
 
Ecco l'uomo radioattivo, e' tornato a Fukushima per aiutare gli animali abbandonati
 
Il disastro di Fukushima in Giappone ha causato danni enormi. In pochi hanno tuttavia parlato di un dramma, quello vissuto dagli animali domestici o da allevamento abbandonati a seguito dell'ordine di evacuazione imposto dal governo. C'e' stato tuttavia chi, incurante delle conseguenze per la propria salute, si e' preso cura di loro. Si chiama Naoto Matsumura, un operaio edile di 55 anni che ha deciso di vivere nella zona di esclusione. Naoto e' consapevole delle radiazioni che il suo corpo assorbe quotidianamente ma, pur di sfamare i suoi amici animali, e' pronto a subirne tutte le conseguenze.
FOTO
 
NEL CUORE.ORG
11 MARZO 2015
ANTARTIDE, "BALENOTTERE AZZURRE INDIVIDUATE GRAZIE AL LORO CANTO"
Individuati 58 esemplari che hanno emesso 40 mila richiami
Un gruppo di ricercatori australiani e neozelandesi è riuscito a rintracciare al largo dell'Antartide rare balenottere azzurre, gli animali più grandi del mondo, intercettando il loro canto, che può essere rilevato a 750 chilometri dal punto di emissione. Durante sei mesi di attività della spedizione dell'Australian Antarctic Division, il cui equipaggio è tornato alla base oggi, gli scienziati hanno ascoltato i suoni emessi dalle balene, che sono specie in via d'estinzione, e sono riuscite a seguirle fino ai fondali in cui si nutrono.
Gli studiosi sono riusciti a identificare 58 esemplati di balenottere azzurre, che hanno emesso oltre 40 mila richiami durante il viaggio, che aveva lo scopo di riuscire a stimare la popolazione vivente e i suoi movimenti.
In una prima parte della ricerca, i suoni emessi dalle balenottere erano scarsi e avevano preoccupato i ricercatori. "Quello che è notevole questa volta è che all'inizio del viaggio c'erano pochissime emissioni e questi ci rendeva preoccupati - ha spiegato Mike Double -. Poi è stato come se fosse stato spinto un interruttore. Noi non abbiamo cambiato alcun pezzo d'equipaggiamento e immediatamente le balene hanno iniziato coi loro richiami. E allora ci sono stati tantissimi richiami, che ci hanno permesso di rilevarle". Double ha spiegato anche che la spedizione sperava di vedere anche poche balenottere e, quindi, è stata grande la loro sorpresa nell'individuarne decine. Lo scienziato ipotizza che ve ne fosse un centinaio in un'area di 100-150 km.
 
CORRIERE DEL TICINO
11 MARZO 2015
I nostri cani ci curano? Sì, no, forse
Due esperti di pet therapy in Ticino a confronto - Ma addestrarli è giusto o sbagliato?
Carlo Silini 
Svizzera - Chi possiede un cane sicuramente l'ha già sperimentato: quando siete giù di corda eccolo lì, il vostro Fido, acquattato ai vostri piedi con gli occhi acquosi e l'aria triste dell'amico che sa che state male e non vi molla, vi conforta con la sua presenza muta. Una bella esperienza: ma sarà questa la famosa «pet therapy» che , a giudicare dalla sua diffusione anche in Ticino, sembra fare tanti miracoli? La scuola per cani da terapia Delta, per esempio, invia i suoi team in ben 18 cliniche e/o case per anziani del cantone. Tuttavia non basta mettere un labrador sul letto di un anziano o portare un barboncino fra i banchi di una classe delle scuole speciali per poter dire di fare «pet therapy». La cosa è più complicata di quanto sembri. Per capirla meglio ne parliamo con due protagonisti in questo campo, che esprimono anche due modalità per certi aspetti diverse di concepire l'uso degli animali domestici nell'aiuto alle persone in difficoltà. Diamo la parola, quindi, a Jocelyne Gaggini, responsabile della scuola per la formazione di cani da terapia Delta, con sede a Melide, e a Mauro Taglioni, docente di scuole speciali a Molino Nuovo attivo da vent'anni in questo settore. La prima rappresenta soprattutto il mondo del volontariato, il secondo quello dell'uso dell'animale in un contesto professionale.
Jocelyne Gaggini, cosa significa fare terapia coi cani?
«Non si tratta di una vera terapia, ma di una co-terapia. I cani aiutano soprattutto a migliorare la qualità di vita dell'utente. È chiaro che un professionista della salute o un educatore può inserire il proprio cane o un nostro team nelle sue attività di cura o di educazione. L'animale resterà comunque un complemento nel progetto terapeutico o educativo. Questo concetto è importante. In Italia, per esempio, vi sono persone che pensano di seguire un corso di tre weekend con il proprio cane per poi farne una professione. Non sarebbe serio. I nostri cani lavorano sempre in team con il proprio detentore che non viene retribuito».
Cosa insegnate ai cani?
«I cani che si presentano al test d'idoneità devono già avere acquisito un'educazione di base: saper rispondere ai comandi come seduto, terra, resta, camminare al guinzaglio senza tirare, eccetera. Non si tratta di un corso di educazione canina, ma serve per abituarli a determinate situazioni che si possono verificare in un contesto di aiuto, come camminare accanto a una carrozzella, imparare ad abituarsi a rumori repentini o forti, a non aver paura delle stampelle, a lasciarsi toccare da un estraneo e cose così».
Mauro Taglioni ci dice invece: "Io non faccio pet therapy. Sono un pedagogista e, lavorando nel mio ambito, mi appoggio all'animale che fa parte della mia vita. Non gli do nessun ordine. È lui che interagisce con gli allievi a seconda della sua sensibilità. Penso che si dovrebbe parlare con molta cautela di pet therapy. Non basta portare un cane in una casa anziani o in una struttura scolastica. Sia chiaro: non ho nulla contro il volontariato coi cani, ma si tratta di un lavoro diverso rispetto a quello di chi li utilizza in ambito professionale».
Cioè?
«Nel caso del volontariato vedrei bene un'attività di tipo ludico. Mentre il docente o il professionista sanitario può inserire il proprio animale in un progetto didattico o terapeutico, dove il cane diventa il suo collaboratore».
Lei non dà ordini al suo cane, ma il cane è stato addestrato?
«No, appunto. Deve essere pulito, sverminato, sano ed educato. E deve essere portato alla socialità. Non ha senso introdurre a scuola un cane introverso. Ma mi sconvolge pensare che si debbano preparare degli animali domestici ad avere una relazione con una persona che ha un disturbo, perderebbe ogni spontaneità. Trovo aberrante, dal mio punto di vista, che ci siano associazioni di ''cani per autistici'', per esempio. È solo attraverso una relazione spontanea che avviene un cambiamento. Il cane non giudica. Se lo abituo a dare delle risposte, saranno fasulle. Perché un cane che subisce un urlo improvviso deve per forza restare? Deve potere andare via se non lo sopporta, o stare lì se gli va bene. E se va via, magari dà una lezione al ragazzo che impara a trattarlo diversamente. L'animale va sempre rispettato».
 
MATTINO DI PADOVA
12 MARZO 2015
Soppresso il cane bassotto azzannato dal pastore tedesco
Il bassotto non ce l'ha fatta, le ferite riportate nell'aggressione di un altro cane gli sono state fatali. E' accaduto in centro a Cittadella
CITTADELLA (PD). Il bassotto non ce l'ha fatta. Nonostante il tempestivo intervento dei passanti, che si sono dati da fare per dividere i due contendenti, le ferite riportate gli sono state fatali. Lunedì mattina i medici che lo avevano in cura hanno deciso di porre fine all'agonia del bassotto, morso domenica pomeriggio da un pastore tedesco a Cittadella a Porta Padova, di fronte all'entrata del bar In Riva. Il cane di grossa taglia, approfittando del cancello dimenticato aperto, si è allontanato arrivando fino in centro. Durante la passeggiata, ha incrociato il bassotto, tenuto al guinzaglio dal suo padrone, un medico di Cittadella. Il pastore tedesco ha azzannato il cane più piccolo sulla schiena. In aiuto del cagnolino e del suo padrone sono accorsi alcuni passanti. A recuperare il pastore tedesco ci hanno poi pensato i vigili del distretto PD1A, che grazie al microchip sono risaliti al proprietario. Il bassotto è stato portato in una clinica veterinaria, dove è stato soppresso. Ora i vigili valuteranno se applicare al padrone del pastore tedesco la multa relativa all'omessa custodia, mentre l'Usl avvierà le procedure per la valutazione del l'eventuale pericolosità dell'animale.
 
GEA PRESS
12 MARZO 2015
Parco Nazionale Alta Murgia (BA) – “Rosa Selvaggia” senza testa. Era il cinghiale radiocollarato
 
L’allarme è scattato lo scorso 10 marzo. Nel prato c’era il radiocollare ID 13877 che era stato utilizzato per monitorare la femmina di cinghiale “Rosa selvaggia”. Era seguita nei suoi spostamenti dai tecnici dell’Ente nell’ambito del Piano di gestione della specie nel Parco, ed il suo collare aveva  smesso di inviare segnali.
Il giorno successivo, i tecnici dell’Ente Parco hanno ritrovato, in zona Pulicchio nel comune di Gravina in Puglia, i resti del povero cinghiale ripuliti a seguito della macellazione abusiva effettuata dai bracconieri. Grazie all’ausilio di strumenti radiotelemetrici con segnale VHF ed ai segnali via GPRS, è stato possibile individuare il radiocollare e di conseguenza la carcassa che risultava, in particolare, priva della testa.
L’atto di bracconaggio, denunciato al Corpo Forestale dello Stato, mette a rischio un lungo lavoro di studio sulle dinamiche di utilizzo del Parco da parte dei cinghiali. L’animale vittima dei bracconieri faceva parte di un gruppo di 6 individui catturati in varie aree del Parco e rilasciati nei dintorni negli scorsi mesi di novembre-febbraio. Gli animali sono tutti muniti di radiocollare e ben identificabili con marche di colore bianco sull’orecchio.
Secondo il Presidente del Parco, Cesare Veronico, “siamo dinanzi a un grave atto criminale realizzato nell’intento di ostacolare il Piano di gestione del cinghiale intrapreso dall’Ente al fine di porre rimedio alle immissioni sconsiderate di cinghiali nel nostro territorio avvenute prima dell’istituzione del Parco. Vogliamo che sia chiaro che azioni intimidatorie, brutali e soprattutto pericolose per la salute pubblica non fermeranno l’azione intrapresa e rappresentano, al contrario, una ragione in più per proseguire con fermezza e chiedere tolleranza zero nei confronti dei bracconieri alle autorità preposte”.
Il Direttore del Parco, Fabio Modesti, ha invece sottolineato come “il rischio di intossicazioni alimentari anche mortali a seguito del consumo di carne di cinghiale non controllata dai Servizi Veterinari pubblici e macellata clandestinamente, è altissimo. I cinghiali sono particolarmente sensibili alla Trichinella, un parassita che infesta gli organi interni dell’animale. L’assunzione di carne infetta da Trichinella può determinare serie ed a volte letali complicazioni cardiovascolari, neurologiche, oculari e digestive. L’esame sulla presenza di Trichinella nelle carni di cinghiale può essere effettuato soltanto da Medici veterinari del Servizio Sanitario Nazionale. Spero – conclude il Direttore del Parco – che il Corpo Forestale dello Stato con il C.T.A. del Parco riesca a risalire agli autori di questo ennesimo atto di caccia illegale utilizzando le migliori tecniche investigative scientifiche”.
 
NEL CUORE.ORG
12 MARZO 2015
ROMA, I VIGILI SEQUESTRANO SEI PESCI ROSSI A UN GIOSTRAIO AL GIANICOLO
Su segnalazione della Lav. "Dati in premio ai bambini"
Roma - Sei pesci rossi sequestrati ed affidati in custodia alla Lav, grazie all'intervento del 1° gruppo della polizia municipale di Roma Capitale: è avvenuto al Gianicolo, dove gli animali erano esposti in una giostra per bambini, che li offriva in premio ai piccoli avventori, benché espressamente vietato da un regolamento comunale del 2005. "Ringraziamo la polizia municipale di Roma per essere prontamente intervenuta, in seguito alla nostra denuncia, per accertare la violazione del Regolamento comunale sulla tutela degli animali - commenta la Lega antivivisezione -. Una norma in vigore da ben dieci anni, ma ancora estremamente attuale ed efficace, che non deve essere modificata e che tutti i cittadini dovrebbero conoscere, al fine di rendere possibili altre operazioni, come quella condotta ieri, e l'applicazione della relativa sanzione pecuniaria (da 200 a 500 euro)".
La denuncia della Lav è arrivata proprio dopo la segnalazione di una cittadina, che di fronte al triste spettacolo dei pesci rossi, esposti da uno storico giostraio del Gianicolo e dati in premio come vincita ai bambini, si era rivolta all'associazione animalista, sollecitandone l'interessamento. "Si tratta di animali che, il più delle volte, sono destinati a fare una brutta fine - continua la Lav - a vivere una vita breve, tra le quattro pareti degli acquari, spesso troppo piccoli e privi di adeguati arricchimenti ambientali. A ciò si aggiunga il fatto che offrire in premio degli animali, come fossero oggetti, costituisce una pratica assolutamente diseducativa, specialmente per i bambini, che vengono in questo modo abituati al non rispetto per gli esseri viventi e al disconoscimento dei messaggi di sofferenza derivanti dallo stato di cattività e dal non rispetto delle esigenze etologiche degli animali".
 
TG COM 24
12 MARZO 2015
Modena, 52enne muore per salvare il suo cane che era caduto in una buca
L'animale sarebbe rimasto tutta la notte a vegliare il corpo del padrone
Un 52enne di S.Possidonio (Modena), Enzo Gaddi, è morto, forse soffocato, in una buca dopo aver salvato il cane finito nella voragine. Mercoledì sera l'uomo era uscito in giardino con l'animale. Stamattina è stato trovato morto a testa in giù nel buco dove, stando ai primi accertamenti, si era sporto per estrarre il cane. L'animale sarebbe rimasto tutta la notte a vegliare il corpo del padrone. Il cane, di vent'anni e ormai cieco, era finito nella buca scavata nel giardino di casa del 52enne per la posa di un palo dell'Enel. Una volta salvato l'animale, l'uomo è rimasto incastrato nella stessa buca ed è morto. E' stato trovato, già privo di vita, il mattino successivo dall'anziana madre.
 
LA CITTA’ DI SALERNO
12 MARZO 2015
Gli ruba soldi, telefono e cane: donna denunciata a Salerno
Un 44enne salernitano è finito nelle grinfie di una 27enne ucraina
Salerno - E’ stato tradito da un momento di distrazione il 44enne salernitano che martedì notte è finito nelle grinfie di una 27enne ucraina. La donna è infatti riuscita a portargli via non solo il portafogli contenente cento euro ed il telefono cellulare, ma anche il cane di razza labrador.
E’ accaduto in piazza San Francesco, dove i poliziotti sono successivamente intervenuti su richiesta del malcapitato. Grazie alla descrizione che l’uomo ha fatto della borseggiatrice, le forze dell’ordine sono riuscite a rintracciarla, mentre passeggiava con il cane tenendosi stretto portafogli e telefonino.
Messa alle strette, ha tentato di giustificarsi arrampicandosi sugli specchi, ma dagli accertamenti è stato facile riuscire a dimostrare che era stata lei l’autrice del furto. La donna è stata dunque denunciata, mentre gli oggetti ed il cane sono stati restituiti al 44enne.
Da tempo piazza San Francesco, soprattutto nelle ore serali, è diventata una zona a rischio per quanto concerne gli scippi ed i furti. Poco illuminata ed in genere anche molto poco frequentata, è una delle piazze dove si riuniscono anche diversi stranieri, alcuni senza tetto e qualche ubriaco. Un’area che è tra quelle alle quali la polizia ha deciso di dedicare maggiore attenzione per garantire la sicurezza dei cittadini.
 
GEA PRESS
12 MARZO 2015
SAVONA – Da sabato prossimo, niente piombo di “selezione” per i piccoli Daini e Caprioli
 
Termina sabato prossimo, in provincia di Savona, la caccia “di selezione” a femmine e cuccioli di capriolo, oltre che a maschi e femmine di daino. A ricordarlo è l’ENPA di Savona che non risparmia parole dure in quella che bolla come “come caccia impropriamente definita di selezione“. In altri temrini, sostengono sempre gli animalisti, si tratterebbe di “una fredda attività di morte” iniziata a gennaio (per i maschi di daino già a novembre) e che riprenderà per un mese a giugno/luglio ed un mese e mezzo ad agosto/settembre per i maschi di capriolo. Dal 1° novembre, invece, per i maschi di daino.
Le accuse sono altresì rivolte al calendario “colabrodo” che sarebbe stato ideato senza tenere conto del disturbo che gli spari arrecano agli altri animali selvatici durante quella che l’ENPA ricorda essere la delicatissima stagione degli amori, della cova e della crescita dei piccoli. “La dimostrazione – affermano gli animalisti – se ve ne fosse ancora bisogno, che gli enti pubblici delegati, Regione e Province, non gestiscono la fauna selvatica a beneficio dell’intera collettività come dovrebbero per legge ma, semplicemente, gestiscono la caccia, a netto favore dei cacciatori”.
Una corretta ed intelligente gestione della fauna selvatica dovrebbe invece finanziare la ricerca scientifica tesa al’individuazione di modalità ecologiche ed efficaci nel contenimento delle specie in presunto esubero, come cinghiali e caprioli. Purtroppo si assegna tale compito ai fucili dei cacciatori. Circa l’efficacia di tale metodo, i risultati sarebbero già noti a tutti, agricoltori compresi.
“L’attività dei “selecontrollori” per daini e caprioli e dei cacciatori “semplici” per i cinghiali – aggiunge l’ENPA di savona – non porterà in alcun modo a ridurre sia i danni arrecati alle coltivazioni che il numero  degli animali. Da anni la Protezione Animali savonese propone di avviare studi su metodi alternativi ed incruenti per affrontare il problema ma i politici di ogni partito si rifiutano categoricamente di farlo,  assecondati dal mondo accademico e, inspiegabilmente, dalle organizzazioni agricole”.
Intanto, malgrado tutto, i cinghiali (ma anche i caprioli) continuano a diminuire a causa delle infezioni di cinipede, che hanno decimato la produzione di castagne di cui si cibano questi animali, con l’automatica riduzione delle nascite e del  numero di nati o sopravvissuti per cucciolata. Sempre secondo l’ENPA non sarebbe tenuto in nessuna considerazione un serio studio scientifico sugli ungulati  che dimostra che la caccia, distruggendo l’organizzazione sociale dei branchi, moltiplica il numero delle gravidanze e quindi delle nascite, con il risultato che nei territori aperti alla caccia cinghiali, caprioli e daini sono percentualmente superiori rispetto alle zone vietate, con buona pace dei contadini, inspiegabilmente alleati dei cacciatori.
 
GEA PRESS
12 MARZO 2015
Rieti – Dalla provincia di Roma a sparare alle Alzavole. Un cacciatore denunciato dal Corpo Forestale dello Stato
Gli uomini del Corpo Forestale dello Stato di  Borgorose (RI), nel corso di un servizio di controllo del territorio  hanno posto sotto sequestro un fucile da caccia con il relativo munizionamento  ed alcuni animali che erano stati illecitamente abbattuti da un cacciatore.
L’attenzione degli  Agenti era stata richiamata da alcuni spari, provenienti da una Z.A.C. (Zona Addestramento Cani) nei pressi dei Comuni di Collegiove e Pozzaglia Sabina. In località “Pietraforte”  si accertava così che i colpi esplosi provenivano da un area boscata posta ai margini del fiume Turano. Sul posto venivano individuati tre cacciatori i quali evidenziavano come l’area in questione era tra quelle destinate all’addestramento cani, con possibilità di sparo a determinate specie da allevamento. Gli Agenti prendevano atto di quanto rappresentato ma, tuttavia, notavano come uno dei cacciatori aveva  abbattuto  due  volatili appartenenti alla specie  Alzavola (Anas crecca), avifauna questa di cui è consentita la caccia esclusivamente dalla terza domenica di settembre al 31 gennaio secondo il calendario venatorio vigente.
Considerata la supposta violazione della legge in materia venatoria, gli Agenti del Corpo Forestale dello Stato procedevano al sequestro del fucile, delle cartucce e della selvaggina abbattuta. Questo anche alla luce del fatto che il periodo attuale è quello di divieto generale dell’attività venatoria. Il sequestro  è già stato convalidato dall’Autorità Giudiziaria.
Il seguace di Diana, accusato dei fatti occorsi, proveniva dalla Provincia di Roma. Per lui il deferimento alla Procura della Repubblica di Rieti per i provvedimenti di competenza.
 
GEA PRESS
12 MARZO 2015
PARMA – Due gocce di veleno per lo sterminio di lupi e volpi. Un cacciatore arrestato dal Corpo Forestale dello Stato
Le indagini del Corpo Forestale dello Stato di Parma erano iniziate lo scorso mese di novembre, a seguito di una denuncia conseguente all’avvelenamento di un cane.  I sospetti degli inquirenti si erano subito concentrati nei confronti di un vicino di casa. A quanto sembra vi erano stati recenti screzi e forti motivi di tensione.
Su delega dell’Autorità Giudiziaria la Forestale ha così eseguito la perquisizione domiciliare che ha portato alla scoperta dell’antiparassitario  contenente il principio attivo che poteva essere stato utilizzato per la preparazione dei bocconi avvelenati. Si trattava di una sostanza  revocata dal mercato fin dal 2007, essendo molto pericolosa per l’ambiente. Nel corso della stessa perquisizione sono state inoltre  rinvenute altre sostanze e prodotti antiparassitari non più consentiti dalla legge poiché anch’essi tossici.
Il soggetto indagato, riferisce il Corpo Forestale dello Stato, non è un coltivatore diretto e quindi la detenzione dei fitofarmaci, tra l’altro non più impiegabili perché fuorilegge, non poteva essere in alcun modo giustificata.
Gli inquirenti, oltre al materiale per il quale è stato subito disposto il sequestro, rinvenivano inoltre due pericolosissime confezioni di fiale  di un un prodotto da tempo illegale a base di cianuro. Il depliant originale ancora  allegato alle confezioni ben descrive la pericolosità e gli effetti ottenibili: “ è la più sicura ed efficace esca per lo sterminio di volpi, lupi e nocivi in genere … è un veleno ad effetto immediato e mortale, due gocce a contatto delle mucose provocano la morte immediata per paralisi del centro respiratorio… il contenuto di una fiala è sufficiente ad uccidere un animale anche di 150 chili“.
Il soggetto risultava essere un cacciatore iscritto regolarmente ad un ATC. Per questo motivo è stato sottoposto ad un controllo sulle armi che ha portato alla verifica di quelle legittimamente detenute e denunciate. Occultati nel garage di casa, sono però stati trovati cinque fucili abusivamente detenuti, armi clandestine ed alterate,  migliaia di munizioni di svariati calibri tra le quali munizioni da guerra e quasi dieci chilogrammi di polvere da sparo. Il tutto non era denunciato.
Tra le armi sequestrate e illegalmente detenute figuravano diverse carabine calibro 22 assolutamente vietate per l’esercizio venatorio, ma anche  puntatori laser, silenziatori ed un fucile pesantemente alterato con canna mozzata e puntatore laser.  Il sospetto è pertanto che il cacciatore potesse essere non solo avvelenatore e sterminatore di fauna selvatica considerata “nociva” e di animali da compagnia,  ma anche un temibile  bracconiere in esercizio probabilmente da molti anni.
Al soggetto è stato successivamente revocato il porto d’armi con provvedimento della Prefettura U.T.G. di Parma.
Per le armi e le munizioni abusivamente detenute l’uomo è stato tratto immediatamente in arresto dai Forestali  e successivamente, vista l’età e l’incensuratezza, la Procura  ha disposto  la riconduzione presso la propria abitazione.
 
GEA PRESS
12 MARZO 2015
Palermo – I compagni dei Cantieri, vanno via per sempre
Da quando ero bambina mio nonno, ex dipendente dei Cantieri Navali di Palermo ormai in pensione, mi ha raccontato la sua vita da operaio, anche ribelle. Le lotte, le grandi gru, il sindacato, i bacini di carenaggio e gli scioperi che hanno accompagnato il duro lavoro degli operai. In quei racconti c’erano sempre i cani, compagni fedeli nei grandi Cantieri Navali della mia città.
Si perché da almeno 30 anni, all’interno dei Cantieri di Palermo vivono i cani che, con il loro carattere mite, socievole ed alcune volte ombroso, hanno accompagnato la vita lavorativa di molti operai.
Mi ricordo del racconto di un cane bianco che seguiva i dipendenti nei cortei che partivano da via dei Cantieri fino a piazza Indipendenza o Pretoria. La città si scuoteva sotto il rombo dei tamburi, le bandiere che sembravano seguire il ritmo degli slogan, gli striscioni e le tute blu. Anche lui, il cane bianco, era una parte del Cantiere,  manifestava accanto ai compagni bipedi.
Di certo, quei cani non potevano entrare da soli in un posto per loro così strano.
Tra i cani che conosco e che ho conosciuto potrei parlare  di Za’Za’, fedele compagno che di notte scendeva fino ai seminterrati per proteggere gli operai di quel turno. C’è stata poi la dolce Verdiana e tanti altri ancora.
Fino a pochi giorni fa, i cani liberi dei Cantieri, erano circa 40. Erano in un luogo immenso e sterminato ben integrati nel rapporto con gli uomini. Qualcuno, però, deve avergli girato le spalle. Le voci, quasi bisbigliate, si rincorrono. Sembra quasi che non conviene più toccare l’argomento. Certo, se questo fosse successo ai tempi in cui lavorava mio nonno, non sarei qui a raccontare.
Da pochi giorni, i cani liberi, chippati e sterilizzati a nome del Comune, stanno sloggiando. C’è una Sentenza e il Comune, se non li porta via, deve pagare.
Detto fatto. Deportati in un canile dell’ entroterra siciliano. Per loro una gabbia a vita, salvo adozione o morte.
Con le lacrime agli occhi ho visto l’ ultimo carico effettuato, il secondo. Il problema di questi cani sembra non interessare a nessuno.
Traditi già quando sono stati abbandonati, coccolati ed infine destinati in quello che vivranno come un secondo abbandono.
Al momento sono stati trasferiti 14 cani in convenzione con il Comune di Palermo. Gli altri andranno via molto presto.  Ma se qualcuno è nelle condizioni di fare qualcosa, appellarsi, manifestare, sfogliare i fascicoli, adottarli… lo faccia! Si faccia avanti! L’unico modo per poterli salvare  è l’adozione.
Mi hanno detto che prima o poi tutto ritorna; forse una giustizia divina.
Intanto, i compagni dei Cantieri, vanno via per sempre.
Giusy Caldo, volontaria di Palermo
 
NEL CUORE.ORG
12 MARZO 2015
EQUITALIA: LA NORMA C'E', MA NON E' PRASSI SEQUESTRARE CANI E GATTI
La replica dopo il lancio della petizione #giulezampe
"Benché la norma lo preveda non è prassi di Equitalia sequestrare cani e gatti". Lo assicura all'agenzia Adnkronos la società di riscossione tributi tranquillizzando i proprietari di animali che hanno pendenze aperte con il fisco, dopo che la petizione #giulezampe - che chiede di cambiare l'articolo 514 del codice di procedura civile che equipara animali e cose - ha riacceso i riflettori sulla questione, incassando anche il sostegno del ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti. Se è vero, infatti, che a oggi cani e gatti sono considerati dalla legge alla stregua (purtroppo) di divani e televisori - e pertanto soggetto a essere messi all'asta - è vero anche che, salvo casi particolari, non corrono il rischio di essere "confiscati" ai proprietari. Ma se dovesse accadere, perché di fatto la legge lo prevede, curatore dell'animale fino al momento dell'asta verrebbe comunque nominato lo stesso proprietario, spiegano in via ufficiosa in via di Tor Marancia, perché non esiste uno spazio ad hoc per gli animali domestici.
 
NEL CUORE.ORG
12 MARZO 2015
SENATO, "IMBOSCATA" PD: CACCIA ALLE SPECIE PROTETTE DA DEPENALIZZARE
L'emendamento presentato dal relatore Stefano Vaccari
Derubricare da penale ad amministrativa la sanzione prevista per chi abbatte, cattura o detiene mammiferi o uccelli compresi nell'elenco contenuto nell'articolo 2 della legge per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio. Lo prevede la riformulazione presentata dal relatore Stefano Vaccari (Pd) ad un suo emendamento presentato, in commissione Ambiente del Senato, al collegato ambientale, arrivato a Palazzo Madama dopo l'ok in prima lettura di Montecitorio. L'emendamento, dunque, punisce con una multa da 774 a 2.065 euro chi "abbatte, cattura o detiene" determinate specie di mammiferi o uccelli, sopprimendo la norma che prevedeva anche il carcere per un periodo da 2 a 8 mesi. Nell'elenco citato sono compresi animali come lupo, orso, martora, cervo sardo, lontra, puzzola ma anche bestiole più particolari come la foca monaca, tutte le specie di cetacei o uccelli come il marangone minore, tutte le specie di pellicani, il tarabuso, la spatola, il mignattaio. Inalterata la parte dell'emendamento - riportato le settimane scorse da "Public Policy" - sugli appostamenti mobili per la caccia.
 
NEL CUORE.ORG
12 MARZO 2015
CONTRORDINE COMPAGNI, SULLA PELLE DELL'ORSO IL PD CAMBIA IDEA
Il sen. Vaccari ritira l'emendamento pro-caccia
"Nessuno nel Pd vuole depenalizzare la caccia ai lupi o agli orsi, o ritornare indietro sulla lotta al bracconaggio e alla caccia di frodo. L'obiettivo che ha mosso la presentazione di tutti i miei emendamenti e' quello di migliorare il piu' possibile il collegato ambientale. In questo caso, intendevo depenalizzare alcuni comportamenti venatori meno gravi e non dolosi, sulla base di precise richieste di una parte di quel settore. Per un mero errore di drafting l'introduzione della sanzione amministrativa aumentata e la conseguente cancellazione della sanzione penale ha riguardato l'articolo 2 e non un intervento puntuale su alcune specie cacciabili (art. 12). Tanto e' vero che l'articolo 30 della legge 157/92 sulle sanzioni penali sarebbe rimasto praticamente inalterato. Tuttavia, per evitare fraintendimenti e polemiche inutili, ho comunque deciso d'accordo con il capogruppo Pd Massimo Caleo che, alla ripresa dei lavori in Commissione, modifichero' il mio emendamento 40.100 (testo3), cancellando tutta la parte relativa alla depenalizzazione". Lo dice il senatore del Pd Stefano Vaccari, relatore al collegato ambientale.
 
QUOTIDIANO.NET
12 MARZO 2015
Tenuità del fatto, non saranno depenalizzati i maltrattamenti agli animali
Il Consiglio dei ministri dovrebbe varare, questa sera, il provvedimento con il quale si può procedere subito all'archiviazione. Ma non riguarderà, in nessun caso, abusi sugli esseri senzienti
Roma, 12 marzo 2015 - Furto in abitazione, furto con strappo, rapina. Su questi reati, che generano allarme sociale, il governo si appresta a intervenire nei prossimi giorni con un emendamento al testo che riforma il processo penale all'esame della commissione  Giustizia della Camera. Questa sera, intanto, il Consiglio dei ministri darà il via libera definitivo al provvedimento sulla tenuità del fatto. Dal provvedimento all'esame del Cdm escono reati quali l'omicidio colposo, lo stalking, i maltrattamenti in famiglia e su animali.
La misura sulla tenuità del fatto consente per reati minori, con pena non superiore nel massimo a 5 anni, l'archiviazione del giudice evitando un più lungo iter processuale. Nel testo sono state recepiti i pareri delle Commissioni e, a quanto si apprende, entrerà in Cdm con alcune modifiche rispetto all'impianto originario, fermo restando che nel corso dell'esame di questa sera potrebbero essere apportate altre limature. Rispetto al primo testo, è stata esplicitata una serie di reati che sicuramente esce dal novero di quelli che possono accedere alla tenuità: tra questi, l'omicidio colposo, le lesioni personali colpose gravi, i delitti a condotta abituale come lo stalking, i maltrattamenti in famiglia, i maltrattamenti su  animali.
Benché preveda già una pena massima di 6 anni, che ora si intende ritoccare al rialzo, e quindi non possa già con l'attuale sanzione rientrare nella tenuità del fatto, entra in questa lista anche il furto in abitazione e con strappo, per evitare che si ingenerino equivoci. Fuori anche i reati che hanno per oggetto beni di particolare valore, specie artistico; né potranno mai essere considerati reati di particolare tenuità quelli contro il patrimonio. Nel testo non vi sarebbero invece riferimenti specifici al falso in bilancio; per contro, la tenuità del fatto è citata nell'emendamento del governo sul falso in bilancio per le sole società non quotate. Emendamento atteso in commissione Giustizia al Senato, ma anche oggi, quasi certamente, non vi approderà: verifiche sarebbero infatti ancora in corso, soprattutto da parte del ministero dello Sviluppo. Se da una parte si prevede un alleggerimento, quindi, per una serie di reati minori, dall'altra è stato predisposto un inasprimento per furto in casa e rapina. Il testo è ancora in fase di bozza e se si sta esaminando anche la possibilità di introdurre un inasprimento delle pene per i furti che colpiscono le aziende, prevedendo anche possibile agevolazioni per gli imprenditori colpiti.
Pressoché definito l'impianto di furto e rapina. Per il furto in abitazione e il furto con strappo la pena passa da 1-6 a 3-6 anni e multa da 927 a 1.032 euro. In caso di aggravanti la pena aumenta da 3 a 4 anni nel minimo e resta a 10 nel massimo con multa da 275 a 1.549 euro. Per la rapina si passa da 3-10 a 4-10 anni con multa da 688 a 2.065 euro. Si sale a 5-20 anni e multa da 1.290 a 3.098 euro se c'è l'uso di armi, se la rapina è compiuta da persone travisate o più persone, se è commessa in abitazione, su mezzi di trasporto, se la vittima ha appena fruito di servizi in banche, bancomat o uffici postali o è over 65; e se si sommano più circostanze aggravanti, la pena minima sale a 6 anni con multa da 1.538 a 3.098 euro.
 
NEL CUORE.ORG
12 MARZO 2015
GOVERNO, SI' AL DECRETO SULLA NON PUNIBILITA' PER TENUITA' DEL FATTO
Sugli animali adottata una formula ambigua
Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legislativo che modifica il codice penale introducendo una nuova causa di non punibilità "per tenuita' del fatto". Potra' essere esclusa la punibilità quando per le modalità della condotta o per la limitatezza del danno l'offesa arrecata può essere considerata di limitata rilevanza.
Spiega il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri: "Per la non punibilità, sarà necessario che sussista, contemporaneamente, sia il requisito della particolare tenuità dell'offesa (es. esiguo valore economico della cosa rubata) sia quello della non abitualità del comportamento da parte di chi ha commesso il reato. Sarà, quindi, il giudice a dover stabilire quando l'offesa deve ritenersi particolarmente tenue e quando il comportamento illecito non è abituale. Ma il decreto fornisce anche delle specificazioni finalizzate a chiarire che, in alcuni determinati casi, non si potrà mai ritenere un'offesa tenue o un comportamento illecito non abituale. In particolare -prosegue Ferri- si specifica che l'offesa non è tenue quando il reato sia stato commesso per motivi abietti o futili o con crudeltà, anche in danno di animali, o con sevizie o approfittando del fatto che la vittima si trovava in una condizione di minorata difesa o quando sia consistito nel cagionare involontariamente la morte (omicidio colposo) o le lesioni gravissime di una persona (lesioni colpose)".
 
IL TEMPO
12 MARZO 2015
McDonald’s ora è vegano Hamburger senza carne
Crolla anche l’ultimo mito del fast food. Tutti pazzi per sedani, carote, mais e verdure

MASSIMILIANO RENZI

È da diverso tempo che per i golosi di bistecca al sangue, grigliata secondo le regole "della Fiorentina", gli sguardi degli altri verso di loro siano di riprovazione. "Via, come si fa nel 2015 a mangiare ancora la carne?". Perché occhi vegani spuntano sempre più di frequente, a censurare i carnivori e apriti cielo poi se uno si sgranocchia la cacciagione, un tempo delizia di Papi e di Signori ed oggi sempre più rara, anche in regioni come la Toscana che hanno la caccia tra le loro tradizioni più antiche. Certo sino ad oggi, con tutta la tenacia possibile della cultura dominante, il ritornello di preservarsi per un'eternità (che non c'è) mangiando vegetariano e possibilmente vegano, non era ancora capitato di imbattersi nell'hamburger senza carne. Ed invece, c'è e presto sbarcherà pure in Italia. L'idea è di McDonald's che ha annunciato che entro l'anno lancerà finalmente il suo primo veggie burger. Primo per il nostro Paese, perché il panino con polpetta vegetale esiste già nelle filiali della catena in diversi Paesi nel mondo. E non parliamo solo dell'India dove sono stati aperti McDonald's solo per vegetariani e dove spopola il McVeggie (farcito con una crocchetta speziata e panata di piselli, carote, fagiolini, cipolle, patate e cipolla, e condito con lattuga e maionese senza uova), affiancato dal Veg Supreme McMuffin (con un goloso ripieno di spinaci e mais) o il piccante Masala Grill Veg.
Ma pensiamo alla Germania, patria dei würstel e salsicce varie, dove, dopo un primo tentativo fallito, l'anno scorso il Veggieburger TS è rientrato a pieno titolo nel menu. Da McDonald's fanno sapere che "ci sono diverse fasi di maturazione del mercato. Quello che cinque anni fa non vendeva abbastanza oggi invece sta funzionando bene. C'è sempre più attenzione per la diversità che si tratti di una scelta o di un'intolleranza". Si tratta a ben guardare, nell'era del fitness e della cura ossessiva del corpo, di un nuovo settore di opportunità economiche che si apre. Business che va oltre la cucina.
E infatti, oltre che sul panino veg, McDonald's in Italia starebbe lavorando anche sulle alternative per celiaci, popolazione in aumento con una propria tipologia di consumi. Vi è poi una questione culturale, di fondo, e che riguarda le tradizioni di un Paese, il nostro, che ha fatto dello slow food, carnivoro e non, un brand ed un marchio da esportazione.
Il paese del Parmigiano, del culatello, della bistecca, dell'agnello cucinato in tutti i modi che si scopre vegano. Su, non scherziamo, il politicamente corretto è da sempre una iattura ed a tavola poi anche poco colorato. Si rispettano i gusti, ci mancherebbe, e pure le scelte di vita ma il conformismo a tavola, beh, qualcuno dovrà pure contrastarlo. Pochi giorni fa, per citare un episodio, ci è stato un caso divertente. Su Il Lercio, giornale online satirico, è comparsa una falsa intervista a Carlo Cracco, il noto chef nonché giurato di Masterchef su Sky. Nella falsa intervista facevano dire allo chef il segreto di cucinare l'agnellino: "Preleviamo il latte materno, lo scaldiamo alla brace e lo insaporiamo con olio, prezzemolo, pepe, sale, aglio, coriandolo, noce moscata e rosmarino in modo da farlo abituare a quei sapori sin dalla prima poppata. In questa maniera la carne dell'agnellino acquisisce tutte le sfumature di sapori delle spezie e i profumi della brace in maniera più naturale". Nonostante la testata sia una parodia dei siti di giornale diverse persone hanno creduto che davvero Cracco crescesse gli agnelli a latte e rosmarino, per renderli più saporiti.
Hanno cominciato a fioccare su Facebook post pesanti contro l'incolpevole chef, ma tanti, alcuni davvero violenti nel linguaggio contro il cuoco, al punto che lui stesso è stato costretto a smentire su Facebook. La testata satirica Il Lercio, sotto al post di Cracco, ha ironizzato: "Gentile Chef, ci dispiace molto aver spoilerato il suo menù pasquale, ma il diritto di cronaca viene prima di tutto. No, a parte gli scherzi, è solo una delle nostre fake news, d'altronde su di lei ne girano molte. La scelta è caduta su di lei perché Barbieri è troppo fighetto per farci un articolo e Bastianich ha lo sguardo di uno che condirebbe davvero agnelli vivi. Dai, facciamo pace e andiamo tutti insieme a cena da Cannavacciuolo, offriamo noi". Al netto dello scherzo, restano come dato inquietante le reazioni durissime verso chi osasse allevare agnelli per cucinarli meglio.
Per questo ci vien da dire: chi vuol esser vegano sia ma non rompa le scatole a chi si vuol pappare una bistecca. O un hamburger, di quelli carnosissimi.
 
LA ZAMPA.IT
12 MARZO 2015
Falegname salva un procione e viene licenziato
L’animale era stato catturato per essere soppresso a causa dei danni provocati al cantiere
Un gesto di generosità e umanità è costato il posto di lavoro a un falegname statunitense. Todd Sutton è stato licenziato per aver salvato un procione. 
L’uomo stava lavorando in un cantiere vicino al San Francisco Museum of Modern Art quando ha visto un giovane procione intrappolato in una gabbia. L’animale aveva causato molti danni in cantiere e per questo motivo il responsabile dei lavori aveva assoldato un’azienda specializzata per catturarlo e ucciderlo. 
Quando Sutton ha visto il procione e ha capito che fine avrebbe fatto, ha deciso di liberarlo: «Era solo un cucciolo. Non avevo intenzione di lasciare che accadesse»  
Così ha preso la gabbia, l’ha caricata sul suo camion con l’intenzione di liberarlo più tardi. Quando il suo capo è venuto a conoscenza delle sue intenzioni, l’ha convocato per parargli. Sutton si aspettava un rimprovero, invece ha ricevuto il ben servito: licenziato con l’accusa di furto. 
Sutton ha comunque deciso di liberare il procione. Ha poi trovato un nuovo lavoro, sebbene non retribuito come il precedente, ed è intenzionato a fare un’azione legale contro il suo ex datore di lavoro. «Farei la stessa cosa, comunque» ha commentato l’uomo al giornale locale.
FOTO
http://www.lastampa.it/2015/03/12/societa/lazampa/animali/falegname-salva-un-procione-e-viene-licenziato-KxpSKixv8KcSLJuhVP6uFI/pagina.html
 
LA ZAMPA.IT
12 MARZO 2015
Ragazza ha un arresto cardiaco nel sonno, il suo cane abbaia e la salva
È stato Leo, un labrador nero di cinque anni, a svegliare il fidanzato della 24enne
  
Fulvio Cerutti
Joanna Mellor deve la sua vita a Leo, il suo labrador nero di cinque anni. La 24enne, che vive a Ilkeston (Regno Unito), è stata colpita da infarto mentre dormiva nel suo letto accanto al fidanzato, Andrew Rayment. Il ragazzo non si è accorto di nulla, ma il buon Leo sì e ha cominciato ad abbaiare, saltando sul letto per richiamare l’attenzione. 
Il ragazzo di Joanna si è quindi svegliato e ha chiamato subito i soccorsi. Portata in ospedale, i medici del pronto soccorso hanno detto che ci sono voluti 30 minuti prima che il cuore della ragazza tornasse a battere. Senza l’intervento di Leo la giovane Joanna sarebbe sicuramente morta. 
«Devo la mia vita al mio cane e al mio ragazzo. Senza Leo e Andrew non sarei qui oggi», ha detto la ragazza che ora sta bene. Anche il paramedico Glenn Radford ha confessato di essersi trovato di fronte a un caso molto raro: «Faccio questo lavoro da 14 anni e non ho mai visto niente di simile. Quando le persone vanno in arresto cardiaco molto spesso subiscono danni neurologici. Non recuperano mai al cento per cento».
 
LA ZAMPA.IT
12 MARZO 2015
Credevano di averlo cremato, ma il gatto era vivo
Due settimane dopo la “sepoltura” il felino è spuntato fuori.
Fulvio Cerutti
Quando muore il gatto di casa è una tragedia. Trovarlo morto per strada e portarlo a cremare è un’esperienza devastante. Ma per John e Margaret Ross il vortice di emozioni non è terminato lì. Due settimane dopo, infatti, la coppia che vive a Hackney, vicino a Londra, ha ricevuto una telefonata che non si aspettava: un veterinario li avvertiva che il loro gatto Amigo di 19 anni era vivo e vegeto. Solo in quel momento i due anziani, entrambi di 73 anni, hanno realizzato di aver fatto cremare il gatto di qualcun’altro. «Era esattamente come il nostro gatto: stesso colore, uguale in tutto - racconta il signor Ross -. Era gravemente ferito e morto. Lo abbiamo raccolto e portato a casa. Abbiamo pensato che qualcuno lo avesse ucciso e abbiamo deciso di cremarlo. Non abbiamo pensato di far controllare il microchip». 
Quando hanno ricevuto la telefonata i due non potevano credere alle parole del medico: doveva essere chiaramente un errore. «Gli abbiamo detto “E’ completamente sordo? Ha una ciste sulla sua schiena?”. E quando ci ha confermato le due cose, abbiamo realizzato che era veramente il nostro Amigo. Non potevamo credere che fosse tornato indietro». 
Nessuno ha reclamato o cercato l’altro gatto e così le sue ceneri sono state sparse in un giardino vicino al centro dove è stato cremato. Un gatto che, per lo meno, nel momento dell’addio ha avuto qualcuno che, seppur per errore, ha pianto per lui.
 
BLOGEKO
12 MARZO 2015
Reati contro animali, vinci 500 mila dollari per fermare il traffico di fauna selvatica
Ci sono in palio 500 mila euro per contrastare il traffico illegale di animali selvatici
Servono soluzioni coraggiose e innovative per arginare la strage di fauna selvatica del mondo. E cosa c’è di meglio di un concorso rivolto alla comunità globale per cercare nuove soluzioni per fermare il traffico di fauna selvatica? Molte specie stanno rischiando l’estinzione, come gli elefanti, i rinoceronti, le tigri, i pangolini, le tartarughe e i pappagalli. Non dimentichiamo anche il tributo umano di quella lotta: negli ultimi dieci anni, più di 1.000 rangers hanno perso la vita nella protezione della fauna selvatica. Le reti criminali sono sempre più coinvolte nel traffico di animali selvatici e sono più organizzate e tecnologicamente più avanzate. La sfida ricompensata con 500 mila dollari, The Wildlife Crime Tech Challenge è lanciata dall’U.S. Agency for International Development (USAID)in collaborazione con National Geographic Society, Smithsonian Institution e TRAFFIC per sviluppare soluzioni innovative che riducono il traffico illecito di fauna selvatica.
Quali figure possono partecipare? Sviluppatori mobile, ingegneri, avvocati, social analist media e imprenditori che progetteranno le più innovative soluzioni scientifiche e tecnologiche in qualsiasi parte del mondo per rilevare, monitorare e prevedere le vie di transito illecite per contrastare il commercio illegale di specie selvatiche intrapreso attraverso internet; raccolta di dati e analisi per migliorare la gestione e la condivisione delle informazioni tra le forze dell’ordine superando i confini internazionali; sviluppare soluzioni innovative per ridurre la domanda dei consumatori di fauna selvatica illegale sensibilizzando sugli impatti negativi dell’acquisto illegale di prodotti di parti di animali selvatici; ridurre la possibilità di corruzione e traffico illecito.
Il bracconaggio e il commercio illegale di specie selvatiche sono di vasta portata e le conseguenze economiche stanno minando decenni di politiche di conservazione. Il mercato nero dei prodotti della fauna selvatica si stima valga di 19 miliardi dollari l’anno. la crescita della domanda dei consumatori ha spinto i prezzi a livelli record in un momento in cui Internet fornisce un mercato anonimo ideale e sempre disponibile.
Si consideri che il solo commercio illegale di avorio è aumentato di circa il 300 per cento dal 1998 al 2011. Ancora più drammatico è il numero di rinoceronti uccisi per il corno che è aumentato annualmente più de 9000 per ceto nel 2014 quando ne sono stati ammazzati 1215.
 
GEA PRESS
13 MARZO 2015
Vicenza – Cacciatore uccellatore. Tra i cento uccelli protetti, anche la rara Tordela e il Picchio rosso maggiore
Intervento della Polizia Provinciale di Vicenza e Verona
 
Intervento di una pattuglia della Polizia Provinciale di Vicenza in servizio di vigilanza nel territorio della valle del Chiampo. A seguito di   un lungo appostamento è stato infatti sorpreso in flagranza di reato un uomo risultato in possesso di regolare licenza di caccia, intento a raccogliere degli uccelli protetti che erano rimasti impigliati in una lunga rete tesa nel bosco.
La Polizia Provinciale ha pertanto eseguito la perquisizione che ha portato al ritrovamento di un pettirosso appena ucciso mentre, nell’abitazione dell’uomo, è stata  sottoposta ad accertamento una cella frigorifera ove è emerso un vero e proprio massacro di fauna protetta. Oltre cento gli uccelli ritrovati: 50 Frosoni, 27 Fringuelli, 11 Peppole, 9 Pettirossi, 4 Storni ed una ciascuno per le specie Cinciallegra, Passero, Capinera,  Merlo e  Cardellino. Trovata anche una rara Tordela ed un Picchio rosso maggiore.
In una gabbia, invece, un tordo bottaccio che era stato da poco catturato. L intervento  e’ stato eseguito in una zona di confine  con il supporto e la collaborazione della Polizia Provinciale di Verona.
 
GEA PRESS
13 MARZO 2015
Siano (SA) – Gli uccelli “marionetta”. Uccellatore in fuga bloccato dalle Guardie dell’ENPA
Un intervento maturato stamani in località Cappelle nei pressi di Siano (SA). Ad intervenire le Guardie dell’Enpa di Salerno che hanno colto in fragranza un uccellatore intento a parare la rete per la cattura di avifauna selvatica. Un intervento, spiegano le Guardie dell’ENPA, tutt’altro che semplice.
L’uomo, infatti, sarebbe stato notato ben nascosto tra gli ulivi con un telo verde utile a mimetizzarsi. Il vento, purtroppo, disturbava non poco l’individuazione del punto esatto da dove provenivano i canti degli uccelli da richiamo. Si tratta, come è noto, di volatili precedentemente catturati ed abituati man mano a fungere da richiamo per quelli selvatici.
L’uomo, dopo aver visto le Guardie avrebbe tentato inutilmente di darsi alla fuga. Le Guardie, dirette dal nuovo Capo Nucleo di Salerno Alfonso Albero, divise in due squadre hanno però bloccato il maldestro tentativo. La stessa persona avrebbe inoltre tentato di portare le gabbie, con all’interno gli uccelli, verso la sua auto.
Fermato e identificato, si è atteso l’intervento dei Carabinieri della Stazione di Siano per procedere alla denuncia penale. I Carabinieri hanno inoltre proceduto alla perquisizione della  capannetta posizionata poco lontano e presso un terreno di proprietà del denunciato che sarebbe risultato essere non solo rimessa per gli attrezzi ma anche  “deposito” degli uccelli. Si contano in tal maniera ben 16 animali, tra cui due fanelli, tre verzellini e cardellini. Due dei piccoli volatili avevano un’imbragatura che permetteva all’uccellatore di muoverli, come marionette, una volta posizionato a terra, così da indurre gli uccelli selvatici a fermarsi.
“Un altro bel risultato per il nostro gruppo – commenta il capo Nucleo Alfonso Albero – ma la gioia più grande è stata veder tornare liberi gli uccelli sequestrati. La loro libertà, per noi, vale tutta la fatica che facciamo.”
 
NEL CUORE.ORG
13 MARZO 2015
LECCE, CANI A CATENA TROPPO CORTA CON PIAGHE SUL CORPO: DENUNCIATO
Un trentenne accusato di maltrattamento di animali
Un uomo di 30 anni di Nardò, in provincia di Lecce, è stato denunciato alla Procura per maltrattamento di animali dalle guardie zoofile e da agenti della polizia municipale della cittadina salentina. In contrada Termite, infatti, sono stati infatti diversi cani che avevano la catena corta, malnutriti e con piaghe sul corpo. Come riparo potevano usufruire solo di "cucce" composte con materiali di fortuna come bidoni in ferro arrugginiti o pedane di legno appoggiate su dei sassi. I cani, secondo quanto rivelato, erano rinchiusi in spazi piccolissimi. Tutti gli animali sono stati posti sotto sequestro e ricoverati in un canile convenzionato per essere curati.
 
LA ZAMPA.IT
13 MARZO 2015
Cavalli maltrattati, la Fei esclude gli Emirati Arabi
L’ente mondiale dell’equitazione: «Ci sono stati troppi incidenti»
La Federazione degli sport equestri degli Emirati Arabi Uniti è stata sospesa a tempo indeterminato da Fei, ente mondiale dell’equitazione, a seguito dei ripetuti, e accertati, casi di maltrattamento dei cavalli, in particolare nelle gare di Endurance. 
Si tratta di una disciplina in cui i cavalieri degli Emirati eccellono, come si è visto anche in Italia in occasione di gare a Foligno e nella Marche, ad esempio la “Conero Cup” in cui si impose nel 2012 lo sceicco Mohammed bin Rashid al Maktoum, Premier e vice presidente degli Emirati Arabi Uniti, nonché governatore di Dubai, impostosi davanti al figlio, il Principe ereditario Hamdan. 
Ora lo Sceicco, la cui moglie Haya di Giordania è stata presidente della federazione mondiale degli sport equestri, e i suoi connazionali non potranno più prendere parte a gare internazionali, e gli Emirati non potranno neppure ospitare eventi agonistici sui loro territori. Invece i cavalieri che praticano altre discipline, come il salto ad ostacoli, potranno gareggiare soltanto sotto le insegne della Fei. 
Il nuovo presidente della Fei stessa, Ingmar De Vos, ha spiegato che «non potevamo fare altrimenti, anche se non è stata una decisione facile da prendere. Speriamo che le nuove regole che ci siamo dati, per l’Endurance, dall’agosto scorso, contribuiscano a ridurre il numero degli incidenti fatali ai cavalli. Negli Emirati ce ne sono stati troppi». La commissione d’indagine dell’ente mondiale ha accertato anche maltrattamenti nei confronti degli animali e somministrazione di sostanze dopanti. Ci sarebbero stati anche casi di “gare fantasma”, ovvero non disputate, ma utili per far salire alcuni atleti nel ranking.
 
NEL CUORE.ORG
13 MARZO 2015
TRENTINO: E' VIVO IL CUCCIOLO DI ORSO F20, UNA FIGLIA DI DANIZA
Lo precisa la Provincia dopo un'interrogazione
 
E' vivo il cucciolo di orso F20, la figlia dell'orsa Daniza. Lo rivela la Provincia di Trento, che ha diffuso anche le immagini riprese da una telecamera per testimoniare il fatto che entrambi i cuccioli siano sopravvissuti dopo la morte della madre, a settembre dell'anno scorso, e all'installazione del radiocollare. A creare scompiglio - fa sapere il "Corriere del Trentino" - era stato un dato del "Rapporto orso 2014" preparato dalla Provincia in cui si parlava di 7 cuccioli rimasti. "Un refuso", ha risposto il governo di Piazza Dante dopo l'interrogazione del 5Stelle Filippo Degasperi.
 
IO DONNA
13 MARZO 2015
Toscana: animali in ospedale per visitare i padroni
Gli ospedali e le cliniche della Toscana aprono le porte agli animali domestici. Con alcune specifiche e alcune limitazioni, ma le aprono. Un esempio illuminato che riconosce l’importanza del rapporto paziente-animale domestico ai fini della guarigione. Dopo una fase di rodaggio, si spera che Regioni italiane facciano lo stesso.
Ecco le linee guida dettate dalla Giunta regionale della Toscana cui dovranno attenersi tutte le strutture sanitarie intenzionate ad aderire all’iniziativa.
1)   l’ingresso sarà consentito solo agli animali domestici che vivono nelle famiglie dei pazienti, previa richiesta di accesso presentata dal paziente o da un familiare.
2)   Saranno i medici a valutare,caso per caso, la compatibilità delle visite con lo stato di salute dei pazienti, e quindi i possibili benefici derivanti dalla presenza dell’animale.
3)   Saranno accettati solo gli animali (cani, gatti o altro) regolarmente iscritti all’anagrafe degli animali d’affezione.
4)   Un incaricato mostrerà il percorso da seguire e la saletta dove potrà avvenire l’incontro.
5)   In ogni azienda sanitaria, che dovrà emanare uno specifico regolamento interno, sarà creato un pool multidisciplinare di operatori adeguatamente formati.
 
QUOTIDIANO.NET
13 MARZO 2015
Farmaci per animali, chiesta un'indagine dell'Antitrust
Il deputato del Pd Michele Anzaldi rivela forti perplessità sui costi dei prodotti ad uso veterinario (più alti) rispetto a quelli per l'uomo a parità di contenuti
Roma, 13 marzo 2015 - "Ho scritto al presidente dell'Antitrust, Giovanni Pitruzzella, e ai commissari, per chiedere di valutare se non sia opportuno avviare una indagine dell'Autorità sulla questione dei farmaci per animali, alla luce del rischio speculazione che appare evidente dalle incomprensibili differenze di prezzo con i farmaci per umani".
E' quanto dichiara il deputato del Partito democratico Michele Anzaldi. "Di fronte a principi attivi uguali per umani e animali - spiega Anzaldi - il prezzo del farmaco animale risulta molto più alto, per non parlare degli aspetti riguardanti dosaggio, confezioni e scadenza. Per avere un'idea della questione, basta leggere sul sito www.farmacoveterinario.it il 'confronto dell'acqua zuccherata', meglio nota come soluzione glucosata, che, evidentemente, per motivi scientifici, dovrebbe essere uguale sia in ambito umano che in quello veterinario. In maniera davvero sorprendente, risultano due commercializzazioni della citata soluzione mediante flaconi in vetro da 500ml di soluzione glucosata (destrosio), una ad uso umano e una ad uso veterinario. In questo caso non è necessario fare alcuna ponderazione su pesi e formulazioni, dato che si tratta dello stesso prodotto. Come si evince, facilmente, dal confronto la soluzione veterinaria risulta avere un costo maggiorato del 10% rispetto a quello per uso umano, e soprattutto desta stupore che la sua scadenza sia di un anno inferiore a quella del 'corrispettivo umano'. Questo caso evidenzia, ulteriormente, ove ve ne fosse stato bisogno, l'anomalia che nel nostro Paese riguarda il prezzo dei farmaci per animali partendo da una delle cose più semplici quale la soluzione glucosata".
"E' inaccettabile - dichiara ancora Anzaldi - che le case farmaceutiche speculino sulla pelle degli animali e sfruttando l'affetto dei padroni. Ho già presentato anche due interrogazioni al ministero della Salute". 
 
NEL CUORE.ORG
13 MARZO 2015
"STOP VIVISECTION", UN MILIONE DI FIRME CHE FANNO PAURA
La Commissione europea ha tre mesi per decidere
E' da vedere se 1.173.131 firme certificate in calce all'Iniziativa dei cittadini "Stop vivisection" (www.stopvivisection.eu) indurranno Commissione europea ed Europarlamento a rivedere la direttiva 2010/63 cosiddetta "sulla protezione degli animali utilizzati a scopi scientifici". Di certo fanno paura, e tanta, alla lobby della vivisezione. Da qualche giorno circola in rete un appello firmato finora da 122 tra imprese, associazioni e istituti vari che chiedono alla Commissione di impegnarsi per sostenere la direttiva. "Qualsiasi passo indietro – affermano – metterebbe a rischio il benessere degli animali e comprometterebbe la ricerca di qualità che utilizza gli animali".Le firme sono state certificate e presentate il 4 marzo alla Commissione europea, che ha tre mesi per decidere. Prima i rappresentanti della Commissione incontreranno gli organizzatori per consentire loro di esporre in dettaglio le tematiche sollevate dall'iniziativa. Poi gli promotori avranno la possibilità di presentare la loro iniziativa in un'audizione pubblica presso il Parlamento europeo (nel caso specifico potrebbero essere coinvolte le commissioni Ambiente, Agricoltura e Petizioni). Infine la Commissione europea adotterà una "comunicazione" in cui illustra le eventuali azioni che intende proporre a seguito dell'iniziativa dei cittadini e le motivazioni per agire o meno in tale senso. L'Iniziativa, infatti, non è vincolante per le istituzioni europee.
 
NEL CUORE.ORG
13 MARZO 2015
VERONESI: SEGUITE L'ESEMPIO VEG DI LEONARDO DA VINCI E DEI BEATLES
L'intervento dell'oncologo pubblicato su "l'Espresso"
"Considero il vegetarianesimo una conquista culturale e un segno di civiltà. Chi è vegetariano si sente cittadino della Terra, perché non deve uccidere e massacrare i suoi abitanti per rispondere al suo primordiale bisogno di cibo". Così l'oncologo Umberto Veronesi in un intervento pubblicato su "l'Espresso" nel quale sottolinea che "l'orgoglio vegetariano è analogo a quello che provavano i greci che appartenevano alle prime scuole filosofiche e, infatti, i vegetariani convinti, a partire da Leonardo da Vinci fino ai Beatles, hanno fatto della loro scelta una bandiera, che indica una certa visione del mondo: con meno violenza, meno morte, più coscienza e più senso di responsabilità individuale". "Einstein - continua Veronesi - fu probabilmente il primo a definire il vegetarianesimo anche come una necessità per la sopravvivenza dell'umanità, collegando le scelte alimentari personali all'equilibrio delle risorse del pianeta. Oggi la nostra sopravvivenza è minacciata in modo molto più evidente rispetto ai tempi del grande fisico. Siamo sette miliardi sulla Terra e si prevede che saremo 9 miliardi nel 2050. Agli esseri umani, bisogna poi aggiungere 4 miliardi di capi di bestiame, che servono a nutrire una minoranza della popolazione già sovralimentata, togliendo cibo a chi ancora muore di fame".
"Se già oggi abbiamo difficoltà a soddisfare 11 miliardi di bocche da sfamare e dissetare, dobbiamo domandarci - si chiede l'oncologo - qual è il limite oltre il quale si scatenerà la catastrofica lotta per acqua e cibo. Certo, possiamo avere fiducia nella scienza e nella sua capacità di aumentare la quantità e la qualità di risorse idriche e alimentari, ma comunque si arriverà a un limite e il mondo civile dovrebbe impegnarsi a pensarci ora per assicurare un futuro alle prossime generazioni. E poi che faremo? Possiamo limitare le nascite, come già sta accadendo nei Paesi occidentali per altri motivi. Ma un mondo senza bambini non è forse un incubo peggiore? Esiste una soluzione più accettabile e ad effetto immediato: evitare il consumo di carne, la soluzione di Einstein". Parola di Umberto Veronesi
 
ITALIA CHIAMA ITALIA
13 MARZO 2015
Su L’Espresso l’intervento dell’oncologo
Umberto Veronesi, ‘ecco perché essere vegetariani è scelta di civiltà’
‘La carne non è un alimento sostenibile. Il vegetarianesimo è una scelta di rispetto per l'ambiente e di responsabilità nei confronti del futuro dell'uomo’
"Considero il vegetarianesimo una conquista culturale e un segno di civiltà. Chi è vegetariano si sente cittadino della Terra, perché non deve uccidere e massacrare i suoi abitanti per rispondere al suo primordiale bisogno di cibo". Così l'oncologo Umberto Veronesi in un intervento sull'Espresso nel quale sottolinea che "l'orgoglio vegetariano è analogo a quello che provavano i greci che appartenevano alle prime scuole filosofiche e infatti i vegetariani convinti, a partire da Leonardo da Vinci fino ai Beatles, hanno fatto della loro scelta una bandiera, che indica una certa visione del mondo: con meno violenza, meno morte, più coscienza e più senso di responsabilità individuale. Einstein fu probabilmente il primo a definire il vegetarianesimo anche come una necessità per la sopravvivenza dell'umanità, collegando le scelte alimentari personali all'equilibrio delle risorse del pianeta.
Oggi la nostra sopravvivenza è minacciata in modo molto più evidente rispetto ai tempi del grande fisico. Siamo sette miliardi sulla Terra e si prevede che saremo 9 miliardi nel 2050. Agli esseri umani, bisogna poi aggiungere 4 miliardi di capi di bestiame, che servono a nutrire una minoranza della popolazione già sovralimentata, togliendo cibo a chi ancora muore di fame. Se già oggi abbiamo difficoltà a soddisfare 11 miliardi di bocche da sfamare e dissetare, dobbiamo domandarci qual è il limite oltre il quale si scatenerà la catastrofica lotta per acqua e cibo. Certo possiamo avere fiducia nella scienza e nella sua capacità di aumentare la quantità e la qualità di risorse idriche e alimentari, ma comunque si arriverà a un limite e il mondo civile dovrebbe impegnarsi a pensarci ora per assicurare un futuro alle prossime generazioni. E poi che faremo? Possiamo limitare le nascite, come già sta accadendo nei Paesi occidentali per altri motivi. Ma un mondo senza bambini non è forse un incubo peggiore? Esiste una soluzione più accettabile e ad effetto immediato: evitare il consumo di carne, la soluzione di Einstein".
L'ex ministro della Salute sottolinea che "la carne non è un alimento sostenibile: per ottenere un chilo di carne occorrono 15 o 20 mila litri di acqua, mentre ne occorrono 1000 per ottenere un chilo di cereali. Senza contare che i capi di bestiame sono 4 miliardi di macchine che producono anidride carbonica e consumano ossigeno, oltre a sottrarre alla Terra campi coltivabili o intere foreste, sorgenti di aria pura. Quindi il vegetarianesimo è una scelta di rispetto per l'ambiente e di responsabilità nei confronti del futuro dell'uomo. Ma è soprattutto una scelta di amore per la vita e per gli animali. Mi rendo conto che è difficile pensare al dolore terribile degli animali quando si mangia carne: come immaginare che quella fettina sottile e ben cucinata che ci hanno presentato nel piatto era pochi giorni prima un vitellino che scorrazzava nei prati accanto alla mamma? Ancor meno facile è visualizzare le torture che ha subito nel macello. Per questo consiglio a tutti il libro che è ormai il cult del vegetarianesimo: 'Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?' di Jonathan Safran Foer, in cui l'autore americano racconta perché da carnivoro è diventata vegetariano.
Il tema centrale è la violenza perpetrata quotidianamente agli animali di allevamento e la riflessione delle conseguenze che questo dolore tremendo ha sulla vita dell'uomo. Già Tolstoj scriveva: 'Se i macelli avessero le pareti di vetro saremmo tutti vegetariani'. E altrettanto incisivamente ai giorni nostri Mark Zuckerberg, l'inventore di Facebook, ha dichiarato che tutti noi dovremmo mangiare solo carne di animali che abbiamo ucciso con le nostre mani. Noi vegetariani abbiamo già preso coscienza di questa realtà. E ne siamo felici e orgogliosi".
 
CORRIERE ADRIATICO
13 MARZO 2015
In vacanza con il cane Senigallia si attrezza
SENIGALLIA (AN)- Sviluppare un modello di accoglienza turistica che includa anche il cane. È l'obiettivo del progetto, unico in Italia, «In vacanza con Pluto», che farà di Senigallia il primo laboratorio nazionale del turismo cinofilo d'avanguardia. L'iniziativa, frutto della della collaborazione tra il Comune e l'associazione «I Sguinzagliati», prenderà il via subito, in vista della stagione turistica 2015.
Oltre a un'ampia campagna di sensibilizzazione, è prevista la distribuzione di kit d'accoglienza per alberghi e hotel contenenti salviette, sacchetti igienici, una piccola sporta e una pallina da gioco. Per i bar, invece, ci sarà la fornitura di ciotole dove far bere l'animale; mentre i ristoranti saranno dotati di una innovativa doggy bag, per gli eventuali avanzi del pranzo o della cena, che una volta pulita diventa una comoda ciotola per acqua e cibo.
Le attività economiche aderenti potranno fregiarsi del marchio di qualità dell'accoglienza dog friendly che verrà assegnato dall'associazione in base al disciplinare «Locale Sguinzagliato».
«Oggi - dice il sindaco Maurizio Mangialardi - il turismo cinofilo è in forte crescita in Italia e all'estero: una città come Senigallia non può trascurare questo aspetto e deve porre le condizioni per generare un incremento di visitatori. Siamo orgogliosi di questo progetto, non è un'iniziativa spot, ma una best practice che si inserisce in una visione più ampia. Senigallia ha già due spiagge attrezzate per ricevere i turisti con i loro cani e tutti gli operatori hanno facoltà di attrezzarsi per adeguare le loro strutture per l'ingresso degli animali in spiaggia».
 
GREEN ME
13 MARZO 2015
5 motivi per portare fuori il cane anche con pioggia, freddo e neve (VIDEO)
Quante volte avete visto i proprietari uscire velocemente solo per far fare la pipì e la cacca al proprio cane? Certo, a volte questa è una necessità dettata dai ritmi frenetici delle nostre vite. Ma ci sono anche molte persone che collegano la passeggiata solo al momento dei bisogni. Vivere con un cane, invece, significa ritagliarsi dei momenti per stare all'aria aperta, facendo attività fisica, divertendosi e facendolo socializzare. Per questo bisognerà fare in modo che faccia almeno due, meglio tre, passeggiate al giorno, per consentirgli di correre ed esplorare il mondo. E questo vale anche per le giornate di freddo, di vento, di neve e di pioggia. Se nei giorni più pungenti o bagnati dell'anno ci piace stare al caldo, magari stesi sul divano con una bella copertina e una tazza di cioccolata calda, per i cani invece fare uscite regolari è di fondamentale importanza per il benessere. 1. I cani sono ben 'attrezzati'
I cani sono ben attrezzati per affrontare il freddo, la pioggia, la neve. La miglior difesa contro il freddo non sta solo nel pelo, ma anche in un'alimentazione adeguata. Quindi prendete le dovute precauzioni, facendo indossare cappottini o impermeabili: servono per proteggere dagli sbalzi di temperatura, perché ad alcuni cani non piace camminare sotto la pioggia e a noi non piace farli tornare a casa bagnati fradici. Uscite e fate una bella passeggiata con il cane ogni giorno, anche quando c'è maltempo.
2. Mantenere i cani in forma
Noi tutti vogliamo che i nostri cani siano nella migliore forma fisica possibile. Eppure molti di loro sono obesi, condizione che potrebbe portare a malattie come l'artrosi, il diabete di tipo 2, l'ipertensione e le malattie cardiache. Malattie spesso dolorose e pericolose, oltre che costose da curare. I cani hanno bisogno di fare esercizio tra i 30 minuti e due ore ogni giorno per mantenersi sani e agili. Un adeguato esercizio aiuta anche la digestione. Questo vale per tutto l'anno.
3. Stimolare la mente 
Un cane annoiato è un cane 'cattivo'. I cani molto energetici che non vengono stimolati abbastanza possono diventare stressati e distruttivi, iniziando a masticare oggetti, scavare, saltare, abbaiare, mordere e ricercare l'attenzione. L'esercizio e la stimolazione mentale sono importanti sempre, anche in inverno e quando piove.
4. Fare esperienze
Chi è passato di qui? Più si darà al proprio cane la possibilità di annusare per terra e di curiosare, più avrà la possibilità di fare esperienze e capire il mondo che lo circonda. E annusare la pioggia, la neve e il vento è qualcosa di speciale. Chiedete al vostro animale!
5. Migliorare il nostro benessere
Va bene, noi amiamo i nostri cani. A volte più di quanto amiamo le persone! Ma è anche importante prenderci cura di noi stessi, soprattutto durante i mesi invernali e le giornate grigie. L'esercizio fisico ci darà una sensazione di positività, contribuendo anche a ridurre lo stress, la frustrazione e l'ansia. L'esercizio fisico, anche fatto al freddo, ha tanti benefici per la salute (la maggior parte dei quali sono identici a quelli indicati nei cani!), come l'abbassamento della pressione sanguigna, riduzione del colesterolo, rafforzamento del cuore, aumentando l'energia e bruciando i grassi.
VIDEO
http://www.greenme.it/abitare/cani-gatti-e-co/15964-portare-fuori-il-cane
 
GEA PRESS
13 MARZO 2015
Australia – Stop all’importazione dei trofei di leone. Si tratta degli animali uccisi nei recinti
 
L’Australia ha detto no all’importazione dei trofei di leone. Lo ha riferito il Ministro federale dell’Ambiente che ha annunciato il divieto in occasione della giornata di protesta indetta proprio per  sollecitare il provvedimento.
In Australia, infatti, hanno fatto molto scalpore le fotografie che un famoso giocatore di cricket si era fatto dopo avere ucciso un leone.
Si tratta del cosiddetto fenomeno del “canned lion”, una forma di caccia molto diffusa in Sudafrica ove leoni allevati in cattività vengono rinchiusi in aree recintate messe a disposizione dei cacciatori, spesso provenienti dai paesi occidentali.
Il felino, non solo è abituato alla presenza dell’uomo, ma non ha neanche la possibilità di potere fuggire. Spesso, al sicuro di un grosso mezzo di trasporto, il cacciatore non deve fare altro che puntare il fucile  e centrare il povero animale.
Il divieto, accolto in maniera ovviamente positiva dalle associazioni di protezione animale, è stato invece criticato da alcuni club di cacciatori. Il fenomeno del “canned lion”, hanno riferito, non minaccia la specie dal momento in cui coinvolge solo animali allevati in cattività, e contribuisce con i suoi introiti alla protezione dell’ambiente. Una spiegazione che ovviamente ha soddisfatto in pochi, mentre nello stesso mondo politico australiano c’è chi si è augurato l’adozione del divieto anche in altri paesi del mondo.
 
GEA PRESS
13 MARZO 2015
India – Dieci bracconieri di tigre arrestati. Travate ossa, cerne e denti del grande felino
 
Massima allerta nello stato indiano dell’Uttar Pradesh per i continuati atti di bracconaggio compiuti nelle foreste del distretto di Pilibhit, al confine con il Nepal.
L’area, protetta proprio per salvare la popolazione di tigre selvatica, sembra essere diventata un luogo sicuro più per i bracconieri che per i grandi felini. I giornali locali hanno a questo proposito definito il confine con Nepal come un grande “colabrodo”.  L’ultimo intervento congiunto della polizia nepalese e delle forze speciali indiane ha portato, nello scorso mese di gennaio, all’arresto di dieci presunti bracconieri.
Due di loro sono stati fermati con 37 chilogrammi di ossa di tigre ed una pelle del grande felino. Altri cinque, invece, con due denti di tigre, dieci chilogrammi di ossa e diciassette di carne.
A preoccupare è la vastità della frontiera che si dovrebbe tenere sotto controllo. Quella che ricade nell’area protetta o comunque interessata dai passaggi dei bracconieri è lunga, infatti, ben 130 chilometri. I cacciatori di frodo, ormai specializzati nell’evitare i controlli di polizia, usano comunicare via telefono con messaggi in codice. I metodi maggiormente utilizzati per l’uccisione delle tigri sono l’uso della corrente elettrica, l’avvelenamento dei punti di abbeveraggio ed il trappolaggio.
I bracconieri sarebbero tutti abitanti del posto assoldati da organizzazioni criminali che operano nei territori di più Stati.
 
NEL CUORE.ORG
13 MARZO 2015
AL LUPO, AL LUPO IN SVIZZERA: PRESTO L'OK ALL'ABBATTIMENTO SELETTIVO
La nuova legge dovrebbe entrare in vigore a giugno
In Svizzera il lupo è finito nel mirino delle doppiette. Mentre in Italia è considerato una specie protetta, nella vicina Confederazione elvetica la situazione è diversa. Il Consiglio degli Stati prima e ora anche il Consiglio nazionale hanno detto "sì" ad una nuova legge, che dovrebbe entrare in vigore a giugno, secondo cui è consentito l'abbattimento selettivo anche di questi animali. Lo rivela "Il Giorno". "Non vogliamo una Svizzera senza lupi – spiega Silvia Semadeni, del Partito socialista svizzero - ma nemmeno un Paese che non regoli la popolazione di questi canidi in aumento".
Oggi in tutto lo Stato elvetico sono censiti dai 25 ai 30 esemplari, diffusi soprattutto in Canton Ticino e Canton Grigioni. Tra l'altro, il lupo svizzero, secondo gli esperti, non è altro che il lupo italiano che, dopo essere stato reintrodotto una decina di anni fa sugli Appennini, è risalito verso nord. Recentemente, tra i cantoni dei Grigioni e San Gallo, sono stati osservati branchi con tanto di cuccioli. Questi ultimi abbandonano il branco dopo uno o due anni: diventano autonomi e formano poco dopo, con altri compagni, un nuovo branco in grado di spostarsi su un territorio di caccia che spesso supera i 100 chilometri quadrati.
Gli allevatori accusano i lupi di attaccare le pecore. Questa specie molto affascinante è ricomparsa nel Canton Ticino nel 2001 e in 14 anni sono stati 12 (11 maschi e una femmina) gli esemplari avvistati. Negli ultimi anni (purtroppo) sono stati abbattuti oltre una decina di lupi sul territorio elvetico: una vera e propria eccezione nel cuore dell'Unione europea dove, invece, è considerato un animale da proteggere, soprattutto perché rischia l'estinzione. Anche la legge elvetica prevede la tutela di questo predatore, che però può essere abbattuto ogni volta che viene accusato di essere aggressivo. Sta di fatto che, dal prossimo 1° giugno, grazie alla modifica della legge, in tutta Svizzera si potrebbero uccidere i lupi nel caso in cui i branchi dovessero aggirarsi nei pressi di centri abitati e mostrare, semplicemente, scarso timore nei confronti dell'uomo.
 
LA ZAMPA.IT
13 MARZO 2015
Gli elefanti africani? Abili sminatori
I pachidermi hanno mostrato particolare abilità nell’individuare l’esplosivo
Claudia Audi Grivetta
Gli elefanti non sono solo molto longevi e dotati di una memoria strabiliante. Possiedono anche un udito e un olfatto fuori dal comune, ecco perché potrebbero presto salvare delle vite umane. La notizia arriva dal Sud Africa. Dopo cani, ratti e addirittura api, ora sarebbe il turno degli elefanti di scovare gli ordigni inesplosi rimasti nascosti nel terreno. Potrebbero anche farlo a distanza con l’aiuto di droni. 
Una nuova ricerca sudafricana, che ha coinvolto anche le forze armate americane, mostra che gli elefanti eccellono nel distinguere gli esplosivi grazie al loro sviluppatissimo olfatto. “Lavorano in modo molto veloce”, spiega Sean Hensman, proprietario di una riserva di caccia dove tre elefanti hanno superato i test olfattivi. Hanno annusato dei recipienti e sono stati in grado di segnalare la presenza di TNT (Trinitrotuluene, un esplosivo molto potente) alzando una zampa. Sono poi stati ricompensati per il loro bel lavoro con generose manciate di marula, un frutto molto gustoso. Stephen Lee, capo dell’Ufficio Ricerca dell’esercito americano, ha inoltre dichiarato che gli elefanti ricordano la loro formazione per più tempo dei cani. 
La prima volta in cui è stata notata l’abilità dei pachidermi in questo campo è stato in Angola, paese dove gli elefanti sono tornati nel 2002, subito dopo l’accordo di pace. La terra era però ancora seminata di bombe che gli elefanti sembravano evitare intenzionalmente. Così i ricercatori hanno deciso di andare a fondo della cosa e a Bela-Bela, città sudafricana a nord della capitale Pretoria, l’olfatto di tre elefanti di nome Shan, Mussina e Chishuru è stato messo alla prova. Gli elefanti hanno scovato il TNT 73 volte sulle 74 in cui hanno odorato i recipienti e alla seconda tornata hanno raggiunto il 100%. Certo, nella realtà far fare all’animale una passeggiata su un campo minato non solo lo metterebbe in pericolo ma sarebbe probabilmente impraticabile. In alternativa i ricercatori hanno pensato a droni senza pilota che potrebbero raccogliere campioni di odori e portarli agli elefanti, i quali a loro volta sarebbero subito in grado di segnalare la presenza o meno di esplosivo. 
 
PET PASSION
13 MARZO 2015
New York: arriva l’aeroporto a misura di animali
I viaggiatori in transito nell’aeroporto di New York potranno presto godere di uno spazio pensato per i loro amici a quattro zampe, per rendere attesa e volo più piacevoli e a misura di animali.
Il terminal
Il nome del nuovo terminal newyorkese è già un programma: si chiamerà “The Ark” (L’Arca”) e sarà uno spazio di ben 160 mila metri quadri, dove cani, gatti, uccelli, ma anche cavalli, maiali, mucche e animali esotici potranno svagarsi in attesa del volo, ma anche effettuare le operazioni di chek-in e imbarco. Nel terminal saranno infatti predisposti vari ettari di terra con prati e alberi, uno spazio per i cani, numerosi box per cavalli e un’enorme voliera per gli uccelli. Non solo: ci sarà anche una clinica veterinaria attiva 24 ore su 24 e una pensione per animali, in caso di attese più lunghe. Insomma, il paradiso per chi sceglie di andare in vacanza con il proprio amico a quattro zampe, ma anche per gli stessi animali che finalmente potranno usufruire di uno spazio tutto per loro anche in aeroporto.
Un trend in aumento
Negli Stati Uniti sono almeno due milioni gli animali che ogni anno prendono un aereo, e il trend è destinato a crescere. L’aeroporto di New York è stato il primo a cavalcare questa crescita, pensando anche alle esigenze degli amici animali, ma siamo certi che non sarà l’ultimo: ben presto gli altri grandi aeroporti dovranno adeguarsi ed occuparsi anche dei bisogni degli animali da compagnia.
 
GEA PRESS
14 MARZO 2015
San Tammaro (CE) – Cani tra i rifiuti. Uno di loro è morto
L'EITAL: dove sono le istituzioni?
 
Una scoperta effettuata nel corso di un sopralluogo dell’EITAL (movimento animalista e ambientalista di denuncia). Lo scorso 10 marzo, nei pressi di San Tammaro (CE) veniva infatti notato un grosso sversamento di rifiuti in prossimità di un campo privato. Proprio in questo luogo gli attivisti dell’EITAL trovavano alcuni cuccioli e un cane legato ad un metro di catena. Il pericolo più grosso era rappresentato dell’inquinamento dell’area e dal passaggio dei veicoli nella vicina strada statale.
Uno dei cuccioli appariva immobile, impaurito e disidratato. Per questo si muoveva con difficoltà tanto da rendersi necessario l’urgente recuperato.
Secondo quanto riportato dall’EITAL la chiamata al Corpo Forestale della Stato sarebbe stata dirottata alla Polizia Municipale. Da qui le telefonate di richiesta di soccorso, allo scopo di recuperare gli altri cuccioli. Alle chiamate avrebbe però risposto una voce guida che trasferiva ai diversi uffici. Dopo più tentativi la “competenza” veniva riportata all’ASL.  A nulla è valso recarsi direttamente al Comando dei Vigili. A quanto sembra vi erano altre segnalazioni in corso.
Intanto le condizioni dell’unico cucciolo salvato iniziavano a peggiorare.
A questo punto gli attivisti si trasferivano presso la più vicina ASL senza ottenere, però, alcun aiuto. L’Ufficio, avrebbe asserito una persona, era chiuso. Infine, riporta sempre la nota dell’EITAL, il cucciolo veniva portato presso un ambulatorio veterinario dove però, a causa della gravità delle condizioni, non sopravviveva.
L’odissea però non finiva neanche dopo il decesso. Le difficoltà erano in merito allo smaltimento e le chiamate nuovamente eseguite non portavano all’esito desiderato. Una denuncia è stata già presentata.
“E’ dovere delle Istituzioni locali – riporta la nota dell’EITAL – occuparsi degli animali randagi e denuncia la gestione dei canili, laddove esistono, ossia l’assenza di un coordinamento, seppur pubblicizzato ovunque.  Circa i 4 cuccioli rimasti sul posto si interverrà subito, così pure per il cane legato a catena nel campo e la presenza di rifiuti pericolosi al fine della bonifica dell’area“.
 
FOGGIA TODAY
14 MARZO 2015
Sequestrato "canile" lager, il blitz in via del Mare: liberati 13 cani
Blitz delle Guardie Eco-zoofile Endas, Corpo Forestale e alla Asl veterinaria di Foggia. Tra i tredici cani c'era anche Danko, che sparito da anni, ha potuto riabbracciare i suoi padroni.
Blitz delle Guardie Eco-zoofile Endas, insieme al Corpo Forestale dello Stato e alla Asl veterinaria di Foggia, in un canile rifugio lager di via Del Mare, a Foggia. Giunti sul posto gli operatori hanno constatato le pessime condizioni della struttura al cui interno c’erano tredici cani.
Gli animali vivevano in gabbie improvvisate, nel fango e in disastrose condizioni igienico-sanitarie. Utilizzati probabilmente per la riproduzione, tra di loro c’era anche Danko, il cane che sparito da diversi anni, grazie a questo intervento, ha potuto riabbracciare la sua famiglia.
Il titolare è stato denunciato per maltrattamento di animali, mentre l’area è stata sottoposta a sequestro penale. I cani ora si trovano nel canile municipale, in cerca di sistemazione e di una famiglia che possa dare loro tanto amore.
FOTO
http://www.foggiatoday.it/cronaca/sequestro-rifugio-cani-via-del-mare-foggia.html
 
NEL CUORE.ORG
15 MARZO 2015
FOGGIA, "13 CANI IN CONDIZIONI DISASTROSE: CHIUSO CANILE LAGER"
Gli animali portati in canile. Denunciato il proprietario
Cani in gabbie fatte con assi di legno macere, nel fango, con acqua sporcata dai loro stessi escrementi. Li hanno scoperti gli uomini del Corpo forestale dello Stato, le guardie ecozoofile e l'Asl veterinaria di Foggia, in via del Mare. Era un "canile lager". I tredici animali sono stati trovati in condizioni igienico-sanitarie disastrose, secondo chi è intervenuto. Per il proprietario del terreno del terreno - scrive il "Corriere del Mezzogiorno" - è scattata la denuncia. I cagnetti sono stati messi in salvo e affidati al canile municipale.
 
NEL CUORE.ORG
14 MARZO 2015
TRIESTE, STRADALE BLOCCA UN CARICO DI VITELLI IN PESSIME CONDIZIONI
Il conducente non ha fatto riposare gli animali
Un carico di vitelli da latte provenienti dall'Ungheria e destinati alla Spagna, trasportati in cattive condizioni, e' stato bloccato a Fernetti dalla Polizia Stradale di Trieste. La segnalazione e' giunta dall'Ufficio Veterinario Adempimenti Comunitari di Gorizia, segnalando che il conducente avrebbe dovuto obbligatoriamente fermarsi al punto di sosta di Prosecco (Trieste) per far riposare gli animali. La Polstrada, dopo aver accertato che il carico non si era fermato al punto di sosta, ha iniziato le ricerche del mezzo, che e' stato intercettato allo svincolo A4/A23 di Palmanova (Udine) e riportato a Prosecco. I vitellini sono stati fatti scendere dall'automezzo e ricoverati in una stalla attrezzata per effettuare una pausa del lungo viaggio. Dai documenti di viaggio sono emerse alcune infrazioni riguardanti gli orari di marcia e di riposo del camion. Il conducente e' stato quindi multato, con l'obbligo di far scendere i vitellini dal mezzo e di farli riposare in stalla per le successive 24 ore.
 
GAZZETTA DI REGGIO
14 MARZO 2015
Ottanta chili di carne avariata: chiuso un negozio di alimentari
La visita della polizia municipale e della Ausl porta ai sigilli del “Market” in condizioni igieniche fuorilegge
REGGIO EMILIA. Chili di carne avariata , uova scadute, altri alimenti malconservati, arredi sporchi e arruginiti. E quello che hanno trovato gli agenti del comando di Polizia municipale e i tecnici del Servizio di Sanità pubblica dell'Ausl di Reggio nel negozio "Hidaya Market" di via Turri 39/A.
La polizia ha immediatamente sospeso l’attività del locale in attesa che i titolari adempiano alle prescrizioni dell’Ausl. Nell'area di vendita infatti è stato trovato un congelatore, a servizio dei clienti, non previsto nell'autorizzazione sanitaria del negozio, con un notevole strato di ghiaccio e residui alimentari all'interno.Nello stesso frigorifero la carne confezionata era tenuta in sacchetti inadatti e priva delle indicazioni obbligatorie previste dalla legge. Il banco per la vendita assistita è risultato vuoto, ma sporco e con tracce di ruggine. Altri tagli di carne di vario genere sono stati trovati nella cella frigo del negozio, in cattive condizioni igieniche, inutilizzabili, non idonei alla vendita e collocati in bidoni o alla rinfusa.
Alcuni alimenti erano esposti sotto finestre aperte, prive di protezione anti insetto, altri appoggiati direttamente al pavimento, vi erano cartoni di uova prive di etichettatura e della necessaria tracciabilità per la sicurezza dell'alimento stesso.
Il personale sanitario - dice una nota del Comune - infatti ha sottoposto tutta la carne bovina, ovicaprina e pollame congelato presso il negozio, per un totale di 84,61 chilogrammi, posta nel congelatore a libero servizio e priva di qualsiasi indicazione necessarie per la rintracciabilità, a vincolo sanitario, per essere destinata successivamente allo smaltimento.
I controlli congiunti svolti già da tempo sia nelle zone del Centro storico e della Stazione centrale, ma anche in vari altri quartieri di Reggio Emilia, sono frutto di una proficua e programmata collaborazione tra Polizia municipale e Ausl di Reggio Emilia. Queste verifiche proseguiranno in modo sistematico, con la preminente finalità di tutelare la collettività.
 
LA NAZIONE
14 MARZO 2015
Maltempo, crolla un albero ma dentro il tronco il ghiro continua a dormire
L'animale non si è svegliato nonostante gli operai del consorzio bonifica abbiano tagliato l'albero caduto: messo in salvo
Viareggio (LU), 14 marzo 2015 - Un ghiro, che dormiva beatamente indisturbato nonostante il maltempo dei giorni scorsi che ha fatto crollare il suo albero, ha rischiato di restare senza casa poichè il grosso tronco è stato fatto a pezzi dagli operai del consorzio di bonifica Toscana Nord che lo hanno trovato, ancora addormentato, e messo in salvo.
È accaduto in provincia di Lucca, a Valdicastello. Il piccolo roditore è stato trovato dai due operai che stavano lavorando a un grosso cipresso abbattuto dal vento. L'animaletto, che stava trascorrendo l'inverno in una cavità del tronco, è letteralmente rotolato per terra durante le fasi di taglio. Ancora intorpidito dal letargo il ghiro non avrebbe avuto scampo una volta caduto fuori dalla propria tana, così i due operai hanno subito chiesto consiglio agli esperti dell'Oasi Lipu Massaciuccoli che è anche centro per il soccorso e il recupero della fauna in difficoltà. Il ghiro era in buone condizioni di salute e visto che il letargo non si è interrotto malgrado l'incidente, è stato spostato in un nuovo punto dove continuerà al sicuro il suo sonno fino alla primavera.
“Mi complimento con i nostri ragazzi per l’interesse e l’impegno nei confronti del ghiro, che è anche specie protetta – spiega il presidente del consorzio Ismaele Ridolfi – Con questo gesto hanno dato una bellissima dimostrazione di sensibilità e amore per gli animali, anch’essi duramente colpiti nella calamità”
FOTO
http://www.lanazione.it/viareggio/letargo-ghiro-valdicastello-1.758824
 
IL TIRRENO
15 MARZO 2015
Ghiro in letargo resta senza tana e rischia di morire
Il piccolo mammifero dormiva dentro un albero segato da due operai, è stato soccorso e portato in salvo in un'altra zona di  Pietrasanta
VIAREGGIO. La tempesta di vento che ha sconvolto la Versilia stava per provocare la morte di un piccolo ghiro. Nel corso dei tantissimi interventi di rimozione degli alberi caduti nei corsi d’acqua, due operai del consorzio bonifica Toscana Nord, intenti ad appezzare  un grosso cipresso crollato dalle parti di Valdicastello, hanno trovato e portato in salvo il piccolo mammifero che ancora non si era risvegliato dal letargo invernale.
L’animaletto, che stava trascorrendo l’inverno in una cavità del tronco, è letteralmente rotolato per terra durante le fasi di taglio, rimanendo senza casa.
Ancora intorpidito dal letargo il ghiro non avrebbe avuto scampo una volta caduto fuori dalla propria tana, così i due operai, che di nome fanno entrambi Alessio, hanno subito chiesto consiglio agli esperti dell’Oasi Lipu Massaciuccoli che è anche centro per il soccorso e il recupero della fauna in difficoltà.
Il ghiro era in buone condizioni di salute e visto che il letargo non si è interrotto malgrado l’incidente, è stato spostato in un nuovo punto dove continuerà al sicuro il suo sonno fino alla primavera.
“Mi complimento con i nostri ragazzi per l’interesse e l’impegno nei confronti del ghiro, che è anche specie protetta – spiega il Presidente del consorzio Ismaele Ridolfi – Con questo gesto hanno dato una bellissima dimostrazione di sensibilità e amore per gli animali, anch’essi duramente colpiti nella calamità”
 
LA ZAMPA.IT
14 MARZO 2015
Uccise un cane poliziotto, condannato sino a 44 anni di carcere
Il 22enne aveva già 20 aggressioni alle spalle prima di accoltellare l’animale
L’uomo che ha ferito mortalmente un cane poliziotto a Pittsburgh (Stati Uniti) nel gennaio scorso è stato condannato sino a 44 anni di carcere. Il giudice John Rush ha ritenuto che l’imputato avesse una “significativa storia di violenza alle spalle”, fatta di oltre 20 casi di aggressione. Da qui la sentenza che ha condannato il 22enne a una pena variabile fra i 17 e i 44 anni di galera. Durante un inseguimento, l’imputato si era nascosto nel seminterrato di un edificio in costruzione. Circondato dagli agenti, ha però reagito ferendo con un coltello il cane che poi è morto due giorni dopo. 
«Ho perso il mio compagno, un membro della mia famiglia» ha commentato commosso il suo conducente. Una commozione che si è diffusa arrivando anche alle oltre mille persone che hanno voluto onorare Rocco con un funerale solenne.  
La morte di Rocco ha anche spinto lo Stato ad aumentare la pena per chi uccide un cane poliziotto K9. La nuova normativa, chiamata “La legge di Rocco”, ha aumentato la pena di altri 10 anni di carcere e aggiunto una multa di 25mila dollari. 
Il gruppo dei K9 ha anche ricevuto un altro sostegno. Sono stati raccolte donazioni per oltre 100mila dollari a favore di un fondo intestato a Rocco e i soldi serviranno per l’acquisto di particolari giubbotti che possano proteggere i cani dai coltelli e proiettili, altre attrezzature e formazione per gli animali.
VIDEO
http://www.lastampa.it/2015/03/14/societa/lazampa/cane-cani/uccise-un-cane-poliziotto-condannato-sino-a-anni-di-carcere-VnYuV5wAlyDihLF7pgtOXP/pagina.html
 
DIRETTA NEWS
16 MARZO 2015
Usa: 44 anni di carcere per aver ucciso un cane poliziotto
L’uomo che uccise un cane poliziotto a Pittsburgh potrebbe passare i suoi prossimi 44 anni di vita in carcere. Lo ha deciso il giudice John Rush che ha valutato come aggravante il fatto che l’imputato avesse alle spalle “una significativa storia di violenza”. L’imputato ha 22 anni ed era già stato coinvolto in almeno altri 20 casi di aggressione. Poi nel gennaio scorso, durante un inseguimento, si era nascosto nel seminterrato di un edificio in costruzione. Lo stabile era stato circondato dagli agenti e il primo a trovarlo era stato proprio Rocco, un cane poliziotto. Alla vista dell’animale l’uomo lo ferì con un coltello causandone la morte sopraggiunta due giorni dopo. In quell’occasione venne ferito anche un agente.
La commozione per la morte del cane era stata tanta. Primo fra tutti l’agente col quale il cane lavorava che ha detto: “Ho perso il mio compagno, un membro della mia famiglia” e poi tutta la comunità che ha voluto rendere omaggio al cane con un funerale solenne. Ora a fare giustizia arriva anche la condanna per aggressione aggravata, uccisione di un cane poliziotto, ferimento di un ufficiale di polizia, resistenza all’arresto e tentata fuga che garantisce al 22enne imputato una pena variabile tra i 17 e i 44 anni di galera. La severità di questa condanna deriva, oltre che dai precedenti del ragazzo, anche dall’inasprimento delle pene per chi uccide un cane poliziotto. Indurimento della legge avvenuto proprio dopo la morte di Rocco che prevede una pena aumentata di oltre 10 anni e una multa di 25 mila dollari. La morte del cane dunque ha avuto tantissimi effetti e non solo legislativi. In suo onore è stato creato un fondo che ha già ricevuto donazioni per oltre 100 mila dollari e che servirà per l’acquisto di particolari giubbotti che possano proteggere i cani dai coltelli e dai proiettili, oltre ad altre attrezzature e a corsi di formazione per gli animali.
 
LA ZAMPA.IT
14 MARZO 2015
Il cagnolino Bo, depresso e malato, salvato da un gatto
Questa è una di quelle storie che commuovono, molto. Il cagnolino Bo purtroppo è affetto da una malattia neurologica che lo porta ad avere convulsioni e stati di depressione. Giorno dopo giorno, il piccolo quattrozampe ha iniziato a isolarsi in casa, probabilmente spaventato da tutto quello che gli stava accadendo. Così i suoi “genitori” hanno deciso di fare un tentativo: trovargli un amico. Non un cane come ci si potrebbe aspettare, ma un gatto, il gatto Jake. All’inizio i due si sono guardati, si sono studiati e hanno imparato a conoscersi. Fra di loro è nato un amore, puro e semplice. Con il passare del tempo Jake è diventato l’ombra di Bo, sempre insieme. Bo è tornato a divertirsi, a giocare, ad aver voglia di uscire in passeggiata.
Purtroppo Bo è poi morto durante una delle sue crisi. Ma anche i suoi ultimi giorni li ha trascorsi pieni di gioia e amore, grazie al suo amico Jake.
VIDEO
http://www.lastampa.it/2015/03/14/multimedia/societa/lazampa/il-cagnolino-bo-depresso-e-malato-salvato-da-un-gatto-9dpa9iOvGuItatXEx0IXnJ/pagina.html
 
NEL CUORE.ORG
14 MARZO 2015
ALASKA, PETA CONTRO L'IDITAROD, L'INFERNALE CORSA TRA I GHIACCI
"I cani competono in condizioni estreme"
La Peta, principale organizzazione animalista americana, torna a puntare il dito contro la corsa di cani da slitta più famosa (ed estrema) del mondo, la Iditarod Trail Sled dog race, che si tiene ogni anno in Alaska ai primi di marzo: circa 1820 chilometri da percorrere in condizioni meteorologiche da incubo. La muta può essere di 16 cani di cui almeno 6 devono arrivare al traguardo. Secondo gli animalisti, dovrebbe essere cancellata una buona volta e per sempre. I cani, che corrono anche per quindici giorni di seguito tra la neve, spesso muoiono durante il tragitto e comunque escono stremati da una prova simile, tra ghiacci eterni, temperature da era glaciale: il "vento" (definizione un po' riduttiva) spesso soffia a73 sotto zero.
Quest'anno, come spiega la vice presidente senior di Peta, Daphna Nachminovitch, è già morto un bellissimo cane di appena tre anni della squadra di Lance Mackey che per quattro volte ha vinto la gara. Non solo. Un altro animale è morto travolto da un'auto e una cagnetta di cinque anni, Laura, pur essendo cieca viene costretta a correre nel team di Kelly Maixner.
Nessun commento da Stan Hooley, responsabile della gara, se non per definire Peta "organizzazione con credibilità pari a zero".
 
SPORTEVAI
14 MARZO 2015
Video: ecco Purin il cane numero uno dei portieri, le para tutte!
Di portieri cani ce ne sono davvero tanti, qui invece c’è un cane portiere che le para davvero tutte. Stiamo parlando di Purin. Il suo video sta spopolando in rete.
Si tratta di un beagle femmina a cui è stata messa una maglia del Giappone ed una porta alle spalle che Purin difende neanche fosse Buffon, Casillas o Neuer. Insomma per quelle squadre che hanno qualche problema in porta…consigli per gli acquisti. L’ingaggio non è nemmeno così alto, giusto un po’ di ossi…
VIDEO
http://www.sportevai.it/calcio/video-ecco-purin-il-cane-numero-uno-dei-portieri-le-para-tutte/ 
 
BLASTINGNEWS
14 MARZO 2015
Primavera, come salvare il cane dalla processionaria: sintomi, rimedi e info utili
Non è raro che il nostro amico a 4 zampe si imbatta nel lepidottero del pino, acqua e bicarbonato la soluzione migliore.
C'è un particolare periodo dell'anno in cui si ha l'obbligo di stare molto attenti a dove mettono il muso i nostri amici a quattro zampe. Si tratta della primavera, una stagione soleggiata di per sé, ma con il risveglio della natura, si sa, i rischi per il cane di venire a contatto con insetti o coleotteri velenosi sono sempre dietro l'angolo. La processionaria, in particolare, è un vero e proprio incubo per quei padroni che non sanno cosa fare nel caso si trovino faccia a faccia con questo lepidottero che si trova generalmente su alberi come il pino. Il rischio, infatti, non è tanto quello di imbattersi in questo piccolo animale, ma quello di venire a contatto con il muso o la lingua del nostro cane, soprattutto se è "da caccia" a livello di razza. Si, perché spesso i cani sono incuriositi dai moltissimi odori che annusano all'aria aperta e bisogna essere pronti a riconoscere sia la processionaria, sia i sintomi del cane nell'eventualità che abbia toccato o leccato la peluria urticante caratteristica della Thaumetopoea Pityocampa, nome scientifico del lepidottero.
Questo bruco si presenta come un verme peloso che si muove insieme ai suoi simili in fila indiana, proprio come se fosse in processione. L'insetto è molto pericoloso in questa fase della sua vita, dato che successivamente si trasformerà in farfalla e i rischi per la nostra salute e quella del cane diminuiscono a dismisura. Il rischio, dicevamo, è che il nostro amico a quattro zampe possa ingoiare o semplicemente sfiorare la peluria urticante del lepidottero: in questo caso è necessario far ingerire immediatamente del bicarbonato mischiato con l'acqua al nostro cane, in modo tale che attenui l'effetto velenoso dell'insetto, che potrebbe portare a problemi assai gravi come uno shock anafilattico o mandare la lingua "in cancrena". In più, si dovrebbe dare immediatamente del cortisone al nostro compagno di vita, onde evitare che il veleno possa far subito effetto all'interno di bocca e laringe, ma in ogni caso una visita dal veterinario è a dir poco necessaria.
 
GEA PRESS
15 MARZO 2015
Napoli – I cardellini con le cordicelle nel petto
Intervento delle Guardie EMPA e dei Carabinieri
 
Intervento delle Guardie Zoofile dell’E.M.P.A. (Ente Mediterraneo Protezione Animali) che hanno provveduto a denunciare una persona accusata di uccellagione e maltrattamento di animali. Il soggetto è stato colto in flagranza di reato nei pressi di Afragola mentre era intento  a catturare Cardellini (Carduelis  carduelis), specie altamente protetta da una serie di leggi nazionali ed internazionali.
L’individuo, riferisce l’EMPA, alla vista delle Guardie ha tentato una vana fuga. Identificato sul posto veniva trovato con una rete lunga cinque metri. L’uccellatore utilizzava  tre cardellini legati al ventre con una bacchetta azionata a distanza. I volatili erano utilizzati come richiamo per attirare l’avifauna selvatica.
Secondo l’EMPA questo metodo infligge grandi sofferenze ai poveri cardellini.
Nei luoghi è stato rinvenuta una gabbia ricevitore con all’interno numerosi cardellini appena catturati.  Contattati i Carabinieri della locale stazione di Afragola ed eseguiti gli accertamenti, le Guardie Zoofile con i Carabinieri sequestravano tutti gli attrezzi per la cattura oltre che la fauna. Il bracconiere, a quanto sembra già noto, è stato denunciato per uccellagione e maltrattamento di animali.
Tutti gli animali sequestrati sono stati liberati in natura su disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
Nella giornata di sabato, invece, le Guardie Giurate Zoofile congiuntamente al Comando stazione Carabinieri di Afragola (NA)  e alle Guardie Giurate Venatorie Zoofile  del WWF di Napoli, hanno portato a segno un’altra operazione antibracconaggio. Attirati dal canto degli uccelli, le Guardie  si sono avvicinate  nei pressi di una strada interpoderale ove venivano  individuate due  persone intente ad espletare l’attività di uccellagione. In particolare veniva notato un appostamento temporaneo con tre gabbie con all’interno quattro cardellini, uno per gabbia. Si trattava anche in questo caso di cardellini. Un quinto volatile,  era legato sotto il ventre ed era utilizzato come richiamo per attirare gli stessi simili selvatici.
I due bracconiere venivano denunciati alla Autorità Giudizioaria competente per il reato di maltrattamento degli animali come previsto dall’art. 544 ter, art 727 modificato dalla Legge 189/2004, nonché dalla Legge 157/1992 per uccellagione.
 
IL GAZZETTINO LOCALE
15 MARZO 2015
Caccia fuorilegge, bracconiere denunciato per maltrattamento di animali
L’operazione congiunta delle guardie zoofile dell’EMPA e dei carabinieri: nei guai un 39enne di Caivano.AFRAGOLA (NA) – Il giorno 15/03/2015 Le Guardie Zoofile dell’E.M.P.A. (Ente Mediterraneo Protezione Animali) hanno provveduto a denunciare all’ A.G., C.M. di 39 anni di Caivano (NA) per uccellagione e maltrattamento di animali. Il bracconiere è stato colto in flagranza di reato in località Scotta ad Afragola intento in un gabbiotto a catturare Cardellini (Carduelis carduelis), specie altamente protetta da una serie di leggi nazionali ed internazionali, il soggetto alla vista delle guardie ha tentato la fuga ma è stato prontamente fermato, e identificato sul posto veniva trovato una rete tipo ribatta bile di circa metri 5 x 3 in azione con n 3 cardellini legati sotto il ventre ad una bacchetta comandata a distanza, ed erano utilizzati come richiamo per attirare gli stessi simili selvatici liberi.
Questo metodo infligge grandi sofferenze ai poveri cardellini, senza nessuno scrupolo da parte del bracconiere, perché il metodo suddetto è contrario all’etologia dell’animale, inoltre sul posto veniva trovato un ricevitore con numerosi cardellini catturati al momento, sono stati contattati i Carabinieri della locale stazione di Afragola che ha inviato sul posto una loro autovettura con 2 carabinieri, dopo tutti gli accertamenti le guardie zoofile con i carabinieri sequestravano tutti gli attrezzi per la cattura con la fauna catturata, si portavano in caserma per tutti gli atti di rito, il bracconiere già deferito altre volte e stato di nuovo denunciato per uccellagione e maltrattamento di animali secondo la legge 189/2004. nonché dalla Legge 157/1992 per uccellagione, Mentre il materiale per la cattura è stato posto sotto sequestro.
La fauna veniva liberata ai sensi dell’art.28 l.157/92 in idonea località al fine di ridurre ulteriori ed inutili sofferenze subite a seguito della traumatica cattura.
Il Capo Nucleo delle Guardie zoofile Dell’E.M.P.A. SALZANO Giuseppe ringrazia le guardie del
Nucleo Provinciale di Napoli che lavorano molto attivamente, inoltre si ringrazia il comando stazione carabinieri di Afragola per la fattiva e quanto celere collaborazione. (comunicato stampa)
 
GEA PRESS
15 MARZO 2015
Palermo – Cavallo in fuga investe ciclista e danneggia autovetture
 
Uno dei tanti calessi che ogni giorno frequentano le strade di Palermo. Secondo la ricostruzione fornita dall’Arma dei Carabinieri, il cavallo, forse punto da alcuni rovi lungo via del Fante, si è imbizzarrito sfuggendo così al controllo del guidatore. Correndo a velocità sostenuta, il calesse è stato intercettato da una gazzella dei Carabinieri che riusciva a far concludere la corsa nei pressi di via Imperatore Federico.
Il cavallo, prima di fermarsi, ha però investito un ciclista e danneggiato due vetture ferme al semaforo. Il ciclista è stato poi soccorso dal personale del 118. Il cavallo sembra non avere riportato alcun danno.
Nei luoghi è altresì intervenuto il Nucleo Infortunistica Stradale della Polizia Municipale, Guardia di Finanza e Polizia di Stato.
La città di Palermo, non nuova a questi tipi di incidenti, si caratterizza per un numero molto elevato di calessi, anche tipo corsa, che giornalmente utilizzano le strade urbane. Il Codice della Strada non impedisce tale uso, limitandosi a vietare le competizioni e disciplinare una serie di accorgimenti tecnici sul calesse sanzionati, nel caso di mancato rispetto, con piccole sanzioni di natura amministrativa.
 
NEL CUORE.ORG
15 MARZO 2015
"BERGAMO, BASTA CANI ALLA CATENA: VENGA APPROVATO IL REGOLAMENTO"
La Lav ha consegnato oltre mille firme al sindaco Gori
Oltre mille firme a sostegno del regolamento di tutela animali, sottoposto pochi mesi fa alla Garante tutela animali Paola Brambilla. Le hanno raccolte e portate al sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, i volontari della Lav attraverso il referente provincia dell'associazione nella città bergamasca, Donato Ceci, e un'attivista, Simona Magni. Lo fa sapere "Il Giorno".
"Il regolamento - ha fatto sapere Ceci - incarna il comune ed accresciuto senso di rispetto verso gli animali e rafforza la loro identità di soggetti. Speriamo siano responsabili i pareri degli organi deputati al controllo del benessere animale e il voto del Consiglio comunale in merito ad un argomento che non dovrebbe conoscere differenze di bandiera".
Tra le principali novità, il divieto di tenere i cani a catena e allo scopo dell'accattonaggio, l'accesso disciplinato nei locali pubblici e il vincolo di rispetto delle linee guida ministeriali per i circhi con animali esotici.
 
IL TIRRENO
15 MARZO 2015
Sei cani avvelenati
Allarme in città, nel mirino un lumachicida

di Michele Falorni

CECINA (LI). Affiora dalla sabbia quasi fosse un sasso levigato dal mare. Invece, quella pallina azzurra è metaldeide, un veleno anti chiocciole e molluschi, che alcuni cani hanno ingerito in questi giorni tra Marina, l’ingresso della pineta e le piazze della Ladronaia. Sei di loro sarebbero già morti: questo racconta chi, passeggiando con Fido al guinzaglio, ha parlato con i proprietari. Un avvelenamento voluto? Comunque sia, un gesto che ha lasciato senza parole l’assessore all’ambiente del Comune di Cecina, Caterina Barzi, e il comandante della Forestale Massimo Celati. Non è possibile, si chiedono in tanti, che qualcuno sparga in giro sostanze chimiche a volte letali. Perché? “Mi informerò, farò delle verifiche tenendomi in contatto con la Forestale – spiega Barzi – e telefonando ai veterinari della zona per avere risposte più precise. Voglio accertare se sono veri atti di questo tipo, che comunque mi lasciano allibita. Intanto, suggerisco prudenza tenendo i cani al guinzaglio”.
La zona della Ladronaia sembra la più colpita. Il proprietario di un bassotto, è dovuto correre dal veterinario perché il cane aveva ingoiato sulla spiaggia vicino ad Andalù una “polpetta avvelenata”, come tutti chiamano il metaldeide. Tra i sintomi rilevati, la milza ingrossata, la gastrite cronica e la temperatura che si abbassa. Per fortuna l’amico a quattro zampe si è salvato. Ma questo è solo uno dei casi. Altri, forse, sono più gravi. La domanda che chiunque si pone è: dove andiamo a passeggio?, visto che certe zone sono divenute poco sicure.
“Abbiamo ricevuto una segnalazione – conferma il comandante della Forestale di Cecina –, ma ad oggi (ieri per chi legge) non ci sono bocconi ritrovati. Abbiamo però iniziato le ricerche in pineta e andremo avanti nei prossimi giorni per capire meglio. E’ intensificando i controlli che forse avremo il quadro esatto. Ne riparleremo con l’assessore Barzi”. Già, perché è frequente incontrare al fresco dei pini e sull’arenile persone che passeggiano e corrono con il cane accanto. Dopo quanto è successo, l’attenzione si è alzata. “Episodi da non trascurare – chiude Stephen Vignali, veterinario e coordinatore per l’Asl delle strutture in Bassa val di Cecina – ma occorrono approfondimenti per capire il problema. A noi sono giunte pochissime segnalazioni”. Sulle maledette palline blu i messaggi si moltiplicano anche sui social network. I commenti e chi racconta in prima persona alimentano la discussione piena di livore. Per non tacere che sulla spiaggia giocano i bambini piccoli. Facile comprendere quali pericoli corrono. No, servono provvedimenti urgenti, urlano i padroni dei cani. Così non è possibile andare avanti.
 
IL SECOLO XIX
15 MARZO 2015
Valle Scrivia, un volantino: «Attenzione al veleno per cani»
Edoardo Meoli
Genova - «Visti i casi di avvelenamento di cani nei paesi vicini, si invitano i proprietari a prestare attenzione e a munire il proprio cane di museruola». Con queste parole, scritte in un volantino fatto affiggere in municipio e nelle strade del suo Comune, il sindaco di Casella, Francesco Collossetti, ha avvertito gli abitanti.
Collossetti è certamente informato della situazione, visto che come professione fa il veterinario. Gli episodi di avvelenamento, che in un paio di casi hanno portato al decesso dei poveri animali, si sono verificati lungo la valle Scrivia, in particolare tra Casella, Busalla e Savignone.
Si tratta evidentemente di atti di qualche folle che lascia esche avvelenate per ragioni del tutto incomprensibili. Ce n’è abbastanza per lanciare l’allarme e stare con gli occhi aperti. Fino a oggi i cani curati sono stati sette e quelli che purtroppo non ce l’hanno fatta sono sei.
 
GEA PRESS
15 MARZO 2015
Maltrattamento di animali ed impunibilità. Le prime indiscrezioni sul provvedimento del Governo
Cosa ha approvato il Governo lo scorso 12 marzo  in tema di non punibilità dei reati cosiddetti “lievi”?. Le preoccupazioni sono non poche visto che nell’ampia categoria di reati già poco significativi dal punto di vista della pena, ricadono proprio quelli in danno agli animali: maltrattamento, uccisione, combattimenti. Tutti reati già poco significativi (sempre dal punto di vista della pena) che rischiano ora di essere del tutto inficiati, sebbene a determinate condizioni.
Il presunto reo, ad esempio, non deve essere abituale, mentre dovrebbero essere esclusi dall’impunibilità quei comportamenti cosiddetti “crudeli”. Il termine, va inteso in senso giuridico; configura, cioè, la consapevolezza dell’azione, ovvero l’ipotesi di dolo.
Cosa ha combinato il Governo lo scorso 12 marzo (vedi articolo GeaPress), su indicazione del Parlamento? Nella migliore delle ipotesi, per i reati in danno degli animali, non cambierà niente, ma in realtà nessuno sa dire con esattezza cosa è avvenuto.
Prova a dare una prima spiegazione la Senatrice del PD Silvana Amati, da pochi giorni confermata  responsabile del suo partito per la Tutela e la Salute degli Animali.
Secondo quanto riportato oggi dalla Senatrice il testo definitivo sara’ trasmesso e reso pubblico solo dopo la firma del Capo dello Stato. Di rilievo è però quanto  affermato dal Sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri:
“Il decreto – ha riferito il Sottosegretario – fornisce anche delle specificazioni finalizzate a chiarire che, in alcuni determinati casi, non si potra’ mai ritenere un’offesa tenue o un comportamento illecito non abituale. In particolare si specifica che l’offesa non e’ tenue quando il reato sia stato commesso per motivi abietti o futili o con crudelta’, anche in danno di animali, o con sevizie o approfittando del fatto che la vittima si trovava in una condizione di minorata difesa o quando sia consistito nel cagionare involontariamente la morte (omicidio colposo) o le lesioni gravissime di una persona (lesioni colpose)“.
Secondo la Senatrice parrebbe potersi auspicare che i reati di maltrattamento degli animali siano stati effettivamente esclusi dal campo di applicazione del meccanismo introdotto.
Di fatto, però, ancora nessuno sa cosa realmente è stato approvato ma non è da escludere che la nuova norma potrà contribuire a rendere ancora più farraginosa una legge di non sempre facile applicazione e valida, per i reati-delitti (maltrattamento, uccisione, combattimenti), solo per le condotte dolose. Occorre cioè la volontà di maltrattare, mentre tutti i maltrattamenti conseguenti a condotte colpose (negligenza, ignoranza od altro) sono già esclusi dal campo di applicazione.
 
IL MATTINO
15 MARZO 2015
La Cycas è uno spietato killer dei cani: tenete Fido alla larga
Non tutti lo sanno, ma questa pianta che negli ultimi anni ha avuto un vero e proprio boom sui terrazzi e nei giardini degli italiani è in realtà uno spietato killer dei cani.



Si chiama Cycas Revoluta nota anche come Sago Palm. Tutte le parti della Cycas, la polpa dei semi, le foglie, i gambi, sono velenose ma i più pericolosi sono i semi ( detti noci), perché qui le sostanze tossiche sono presenti ad una più alta concentrazione. Ecco perché - spiegano i veterinari -anche l’ingestione di una o due noci può creare problemi molto gravi. Inizialmente, qualche ora dopo l’ingestione di parti della Cycas, compaiono frequenti episodi di vomito, diarrea, sete molto intensa e abbondante salivazione. Dopo qualche giorno invece inizia a manifestarsi l’azione tossica vera e propria a livello del fegato.
Sia l’effetto delle tossine che il danno epatico sono responsabili dei sintomi neurologici, quali grave abbattimento e convulsioni che spesso si associano a questo avvelenamento. Il numero di cani che muore a causa dell’intossicazione da Cycas è molto elevato perché non esistono degli antidoti specifici.
E’ importante quindi intervenire il prima possibile. Portando il cane dal veterinario subito dopo l’ingestione il medico potrà indurre il vomito delle parti della pianta prima che le tossine siano state assorbite, inoltre somministrerà farmaci che ostacolino l’assorbimento delle tossine in modo da ridurne il loro effetto nocivo. Quando invece sono già comparsi i sintomi dell’avvelenamento può essere fatta solo una terapia sintomatica e di supporto della funzionalità epatica. La maggior parte dei cani purtroppo muore per i gravi danni subiti dal fegato.
Dunque, attenti! Tenete Fido alla larga dalla Cycas.

 
LEGGO.IT
15 MARZO 2015
Attenti allo spietato killer dei cani:
la Cycas sul balcone può uccidere Fido
di Alessandra Chello
Non tutti lo sanno, ma questa pianta che negli ultimi anni ha avuto un vero e proprio boom sui terrazzi e nei giardini degli italiani è in realtà uno spietato killer dei cani.
Si chiama Cycas Revoluta nota anche come Sago Palm. Tutte le parti della Cycas, la polpa dei semi, le foglie, i gambi, sono velenose ma i più pericolosi sono i semi (detti noci), perché qui le sostanze tossiche sono presenti ad una più alta concentrazione.  Ecco perché - spiegano i veterinari -anche l’ingestione di una o due noci può creare problemi molto gravi. Inizialmente, qualche ora dopo l’ingestione di parti della Cycas, compaiono frequenti episodi di vomito, diarrea, sete molto intensa e abbondante salivazione.  Dopo qualche giorno invece inizia a manifestarsi l’azione tossica vera e propria a livello del fegato.  Sia l’effetto delle tossine che il danno epatico sono responsabili dei sintomi neurologici, quali grave abbattimento e convulsioni che spesso si associano a questo avvelenamento. Il numero di cani che muore a causa dell’intossicazione da Cycas è molto elevato perché non esistono degli antidoti specifici.  E’ importante quindi intervenire il prima possibile. Portando il cane dal veterinario subito dopo l’ingestione il medico potrà indurre il vomito delle parti della pianta prima che le tossine siano state assorbite, inoltre somministrerà farmaci che ostacolino l’assorbimento delle tossine in modo da ridurne il loro effetto nocivo. Quando invece sono già comparsi i sintomi dell’avvelenamento può essere fatta solo una terapia sintomatica e di supporto della funzionalità epatica.  La maggior parte dei cani purtroppo muore per i gravi danni subiti dal fegato.
Dunque, attenti! Tenete Fido alla larga dalla Cycas.
 
LA ZAMPA.IT
15 MARZO 2015
Tartarughe nelle reti di 7 pescatori su 10
Indagine TartaLife, in 85% casi vengono liberate vive
Il 71% dei pescatori italiani ha pescato nel 2014 almeno una tartaruga, il 48% con la pesca a strascico e il 34% con le reti da posta. Nell’85% dei casi i pescatori riescono a liberare vive le tartarughe, mentre il 70% conosce e mette in pratica le basilari nozioni di primo intervento per aiutare un animale catturato accidentalmente. 
I dati emergono da un’indagine conoscitiva di TartaLife, progetto finanziato dall’Ue e volto a ridurre la mortalità della tartaruga marina nelle operazioni di pesca. In base all’indagine, condotta in 13 regioni costiere italiane, il 46% dei pescatori ritiene le tartarughe un elemento di disturbo, soprattutto per chi pesca con i palangari il pesce spada, il tonno e l’alalunga. 
Tra gli strumenti che limitano la cattura accidentale, il 65% dei pescatori intervistati dichiara di non conoscere gli ami circolari, che rendono più difficile l’ingestione dell’amo da parte della testuggine, mentre l’80% non è informato sul ’Turtle Device Excluded’, una griglia cucita all’interno della rete, prima del sacco terminale, che ha il compito di sbarrare la strada alla tartaruga ma non al pesce. 
 
LA ZAMPA.IT
15 MARZO 2015
Vende tutto online per curare gli occhi del cane
Una signora deve raccogliere 1300 sterline per le operazioni del suo Smartie Pants
Jo Town vende tutto. Ha raccolto quello che poteva avere un valore, lo ha catalogato e messo in vendita online. Tutto per il bene del suo cane. La 51enne inglese, infatti, sta cercando di raccogliere 1300 sterline (circa 1800 euro) per pagare il costo delle operazioni agli occhi del suo Smartie Pants.  
Ora il suo Bassett Hounds ha nove mesi, ma già quando ne aveva tre la Town aveva riscontrato dei problemi agli occhi: prima uno, con una malformazione della palpebra, poi l’altro con un’ulcera, e una malattia che spinge la palpebra ad arrotolarsi.  
Gli interventi chirurgici erano quindi indispensabili per evitare che si creasse un’infezione che l’avrebbe reso cieco. Così Town ha gettato il cuore oltre l’ostacolo e ha deciso di farlo operare, chiedendo di dilazionare a rate i pagamenti. L’operazione è andata bene e Smartie Pants ha risolto i suoi problemi. Ora, poco per volta, la signora Town cercherà di pagare tutto, a costo di qualunque sacrificio così come si fa quando si cerca di aiutare chi si ama.
FOTO
http://www.lastampa.it/2015/03/15/societa/lazampa/cane-cani/vende-tutto-online-per-curare-gli-occhi-del-cane-hgUALGzQYAKNfus95SB6sN/pagina.html
 
LA ZAMPA.IT
15 MARZO 2015
Il leone torna a sorpresa in Gabon
In un video la presenza di un esemplare maschio
Il re leone torna a ruggire nel sud-est del Gabon. Dopo anni di assenza, l’organizzazione statunitense Panthera ne a filmato la presenza, almeno di un esemplare maschio. Nel corso di due settimane, due telecamere nascoste ne hanno filmato le tracce nell’immensa Savana della regione Bateke, un territorio che si estende dal Gabon alla Repubblica Democratica del Congo. 
«Sono immagini che ci hanno sorpreso, la prova che la vita per i leoni del Gabon è ancora possibile - ha detto il dott Philipp Henschel, coordinatore del programma di tutela dei leoni dell’organizzazione non governativa statunitense -. Ciò dimostra anche il successo degli sforzi fatti dalle autorità gabonesi». 
La scoperta è stata fatta per caso, grazie a delle telecamere posizionate da un istituto di ricerca tedesco che stava studiando gli scimpanzé in natura.  
I leoni erano molto presenti in quell’altopiano sino al 1950, poi il bracconaggio e la distruzione del loro habitat li ha portati in un numero così ridotto che si credevano estinti. Ora l’organizzazione Panthera vuole organizzare un nuovo studio per capire se il leone immortalato nel video è un esemplare solitario o se faccia parte di un branco più ampio.
VIDEO
http://www.lastampa.it/2015/03/15/multimedia/societa/lazampa/video-immortala-leone-in-gabon-JM82BbgqfV61hQYB265SqL/pagina.html
 
LA ZAMPA.IT
16 MARZO 2015
Cane rimasto incastrato in un tubo, impiegano
40 minuti per salvarlo
In Thailandia delicata operazione per liberare un cucciolo
Gli spuntava solo la testolina bianca. Tutto il resto del suo piccolo corpo era nascosto da un grosso tubo di acciaio. L’hanno trovato così, in una strada della Thailandia, attirati dai suoi versi disperati. Non si sa se sia rimasto vittima della sua curiosità o della crudeltà di qualche ragazzino. Fatto sta che un’anima buona l’ha visto e ha chiamato i volontari di un’organizzazione per i diritti degli animali. Liberarlo è stata una vera e propria impresa, soprattutto per cercare di non fargli del male. Gli uomini hanno dovuto usare una pinza elettrica per cercare di allargare il buco da cui è entrato. Hanno cercato poi di spingergli la testolina indietro, ma nulla: il buco sembrava troppo stretto. Così hanno usato la “vecchia maniera”: hanno insaponato la testolina dello sfortunato cagnolino, sperando che questo potesse agevolarlo nella fuga. Dopo 40 minuti di tentativi e delicate manovre e carezze, finalmente il cane è uscito dalla sua trappola. Ancora un po’ intontito, il cucciolo si è dato una scrollata mentre uno dei volontari gli versava addosso un po’ d’acqua per dargli una ripulita. Le capacità e delicatezza dei volontari è stata premiata da un bell’applauso da parte delle decine di persone che nel frattempo si erano radunate attorno a quanto stava capitando.
VIDEO
http://www.lastampa.it/2015/03/16/multimedia/societa/lazampa/liberano-un-cane-rimasto-incastrato-in-un-tubo-dXsBPbll6bONPNdekgcsHN/pagina.html
 
GEA PRESS
16 MARZO 2015
Montemiletto (AV) – Cagnolino impiccato sotto il ponte. Esplode la protesta
Il Consigliere Comunale che l'ha trovato: occorre scuotere le coscienze. Gli animalisti: bisogna dare un segnale forte
 
provincia di Avellino - Una scena tristissima, apparsa agli occhi di Simone D’Anna, Consigliere Comunale di “Proposta Concreta” a Montemiletto, in provincia di Avellino. Un povero cagnolino impiccato ad una corda legata ad un ponticello tra Montemiletto e Taurasi.
Fotografie scattate dallo stesso Consigliere Comunale che appaiono in tutta la loro durezza. “Sono convinto di quello che ho fatto – riferisce Simone D’Anna a GeaPress – Bisogna scuotere le coscienze e chi ha commesso tutto ciò ha avuto la giusta risposta da migliaia di persone“.
La notizia del ritrovamento, avvenuta qualche giorno addietro, ha ben preso travalicato i confini di Montemiletto e della stessa provincia di Avellino. Difficile, però, che si possa arrivare all’autore del gesto e rintracciare il proprietario del cane. Nessun microchip è stato infatti individuato nel corso dei controlli eseguiti dal Veterinario. Il corpicino è stato trasportato presso l’Istituto Zooprofilattico a Monteforte Irpino. Proprio stamani il Consigliere D’Anna si è nuovamente messo in contatto con il Veterinario; una signore di Baiano, infatti, si è resa disponibile per il seppellimento presso il locale cimitero per animali.
La protesta intanto va montando e da Caserta si fanno sentire gli animalisti di quella provincia. “Le pene inflitte a chi uccide o maltratta un animale - riferisce a GeaPress Vincenzo Caporale animalista di Capua - non sono proporzionate alla gravità del fatto. Non è possibile considerare un crimine contro gli animali come un reato lieve, vedi le ultime disposizioni in materia penale sulla tenuità del fatto. Credo, invece, che sia giunto il momento di dare un segnale forte – aggiunge Vincenzo Caporale – Chi vive queste situazioni  ne rimane colpito profondamente. I maltrattamenti contro gli animali, avvengono  ormai con continuità“.
Ne da conferma lo stesso Consigliere D’Anna che già, alcuni anni addietro, si è dovuto occupare di un maxi avvelenamento di cani avvenuto a Montemiletto. “Ho soccorso cani incidentati, Poiane ed altra fauna selvatica finita impallinata – spiega Simone D’Anna – ma quanto accaduto sotto quel ponticello, va oltre. Credo che la risposta di tantissimi ragazzi che in queste ore stiamo ricevendo, rappresenti un segnale forte che deve costituire un punto di svolta. Quel cagnolino, oltre alla crudele sorte che ha subito, è come se avesse acquisito un valore simbolico. Non deve mai più accadere una cosa del genere, bisogna avere rispetto per gli animali”.
“Proposta Concreta” la lista di appartenenza del Consigliere D’Anna, ha intanto diffuso il suo commento: “si tratta di un episodio gravissimo, ignobile e spregevole, compiuto da un delinquente dotato di una malvagità criminale senza precedenti. In questi ultimi anni abbiamo sentito parlare troppo spesso di cani ammazzati nel nostro paese, è ora di finirla. Abbiamo deciso di pubblicare queste foto perché una vicenda gravissima come questa non può e non deve passare sotto silenzio“.
 
GEA PRESS
23 MARZO 2015
 
Baiano (AV) – Il cane impiccato a Montemiletto, riposerà nel cimitero per animali

 
Verrà cremato il prossimo 29 marzo presso il cimitero degli animali di Baiano (AV). Domenica, infatti, alle ore 10,30 si svolgerà la cerimonia in onore del povero Fiume, il cane che alcuni giorni addietro venne ritrovato impiccato a Montemiletto, in provincia di Avellino (vedi articolo GeaPress). All’iniziativa sarà presente il Sindaco di Baiano, dottor Montanaro, che plaude per la decisone presa  dal Riposo di Snoopy, il cimitero per animali.
Il cagnolino è stato chimato con il nome di “Fiume”, considerato il posto ove è stato trovato. Il Consigliere Comunale di Montemiletto (AV) Simone D’Anna, che si accorse di lui, lo individuò  infatti sotto un ponte. Il corpo del cagnetto, dopo la cremazione, verrà accolto gratuitamente a vita nel cinerarium del Cimitero degli animali di Baiano.
Per lui verrà inoltre apposta una targa che lo ricorderà.
“Dobbiamo rendere noti – ha dichiarato il Sindaco di Baiano – questi episodi gravissimi e condannare in tutti i modi chi compie questi atti di crudeltà verso gli animali, che sono nostri amici e  condividono con noi pezzi di vita. Voglio anche ringraziare il Riposo di Snoopy, per la sensibilità avuta nell’accogliere nel cimitero degli animali, il cane, che gente senza scrupoli, ha impiccato”.
I responsabili della  struttura, che accoglie gli animali di affezione una volta conclusa la loro vita terrena, si sono infatti offerti di accogliere degnamente il cane, che ha avuto la sfortuna di incontrare sulla sua strada chi lo ha ucciso. Gli esami dell’Istituto Zooprofilattico non sono ancora noti, ma qualcuno ha di certo legato ad un cappio il collo del povero cane, appendendolo sotto al ponte in località Isca del Mulino, nei pressi del fiume Calore.
Quando il Consigliere comunale di “Proposta Concreta” di Montemiletto,  ha diffuso sul web le foto shock della povera bestiola, la reazione suscitata è stata enorme. Sul caso è attualmente  in corso una indagine della Polizia Municipale.
“Non ci può accanire contro una povera bestiola indifesa. Una violenza gratuita ed  assurda. Lo accoglieremo degnamente qui,  al Riposo di Snoopy, dove sarà finalmente in pace, lontano dalla furia di esseri umani abietti”, sottolinea Teresa D’Avanzo, responsabile della struttura.
Il Cimitero per Animali, non è nuovo ad iniziative del genere, già in passato, sia nella sede di Qualiano (Na) che in quella di Baiano, sono stati gratuitamente  accolti i corpi o le ceneri, di animali vittime della violenza umana. Presso entrambe le strutture è poi attivo un servizio adozioni, che accoglie i cuccioli cercandogli una casa ed un padrone amorevole. Lo sfortunato cane Fiume, quindi, proprio nel giorno in cui la Chiesa ricorda la ricorrenza delle Palme, avrà per sempre un degno ricordo e riposerà finalmente in pace in un luogo lussureggiante in compagnia di tanti amici e padroni che non si dimenticano di loro e li vanno a trovare.
 
POSITANO NEWS
27 MARZO 2015
 
Salerno tappezzata di manifesti per l'addio al cagnolino Fiume trovato impiccato a Montemiletto

 
Salerno. Per l’ultimo saluto a  “Fiume” – il cagnolino così soprannominato per il luogo dove è stato ritrovato impiccato a Montemiletto (in provincia di Avellino), all’inizio del mese di marzo – c’è stata una mobilitazione straordinaria. A cominciare dall’associazione irpina “Proposta concreta” e proseguendo per tutti coloro che hanno a cuore le sorti degli animali. E da ieri sera anche gli spazi di pubblica affissione della città di Salerno sono stati completamente tappezzati di manifesti che danno il triste annuncio della scomparsa atroce del cagnolino e che invitano a partecipare domenica 29 marzo, giornata in cui si celebrano le Palme, alla cerimonia  della sua cremazione. Il cagnolino sarà poi accolto gratuitamente nel cinerarium del Cimitero degli animali di Baiano. Verrà apposta anche una targa che lo ricorderà e dovrà essere un monito per tutti coloro che infieriscono sugli “amici a quattro zampe”. Anche il sindaco di Baiano, Enrico Montanaro, parteciperà alla cerimonia di cremazione, che inizierà alle ore 10,30 nel cimitero degli animali “Il Riposo di Snoopy”. “Dobbiamo rendere noti questi episodi gravissimi e condannare in tutti i modi chi compie questi atti di crudeltà verso gli animali – ha commentato sulla pagina Facebook de ”il Riposo di Snoopy” – Voglio anche ringraziare quest’associazione per la sensibilità avuta nell’accogliere nel cimitero degli animali il cane che gente senza scrupoli ha impiccato”. I responsabili della struttura, che accoglie gli animali di affezione una volta conclusa la loro vita terrena, si sono offerti di accogliere degnamente il cagnolino, che ha avuto la sfortuna di imbattersi in qualcuno senza scrupoli che gli ha legato un cappio al collo e lo ha impiccato sotto al ponte in località Isca del Mulino, nei pressi del fiume Calore. Il meticcio è stato ritrovato da un consigliere comunale di “Proposta Concreta” di Montemiletto, in provincia di Avellino. Gli agenti della polizia municipale del comune irpino hanno avviato le indagini per risalire all’identità dell’autore di tale orrore.
 
LA CITTA’ DI SALERNO
29 MARZO 2015
 
Cremato il cagnolino "Fiume" trovato impiccato ad una corda
Al cimitero per animali "Il Riposo di Snoopy" di Baiano l'ultimo saluto all'amico a "quattro zampe". La sua atroce fine ha suscitato commozione e sdegno anche a Salerno come testimoniano le migliaia di contatti sul nostro sito web

di Enrico Scapaticci

 
BAIANO (AV) La sua atroce fine ha fatto il giro del web, suscitando commozione e sdegno tra le migliaia di amanti degli animali che hanno avuto modo di leggere i manifesti funebri che l'associazione irpina  "Proposta concreta" ha fatto affiggere per tutta Salerno e di apprendere la macabra notizia sul nostro sito web nei giorni scorsi. E, proprio nella Domenica delle Palme, un giorno di pace, c'è stata cremazione, presso il cimitero per cani "Il Riposo di Snoopy" a Baiano, in provincia di Avellino, dello sfortunato "Fiume", il cagnolino che proprio alcuni membri dell'associaizone hanno trovato impiccato ad una corda sotto ad un ponte di Montemiletto. Alla cerimonia funebre resa possibile grazie alla disponibilità dei responsabili del "Il Riposo di Snoopy", tra cui Teresa D'Avanzo, è intervenuto anche  il sindaco di Baiano Enrico Montanaro. Il primo cittadino ha dimostrato una grande sensibilità in questa circostanza donando la targa davanti al Cinerarium dove è stata collocata l’urna.
A dare l'ultimo saluto a "Fiume" anche gli esponenti di tantissime associazioni animaliste, l’Istituto Zooprofilattico di Monteforte Irpino, il veterinario Nicola D'Alessio, le Guardie Zoofile di Avellino e tanti comuni cittadini che hanno visto, commentato e condannato questo tragico e orribile atto di crudeltà gratuita.
 
GEA PRESS
16 MARZO 2015
Catanzaro – Il “sarcofago” con il pastore tedesco. La denuncia di Anima Randagia: il proprietario sarà individuato
 
Una segnalazione pervenuta alcuni giorni addietro all’associazione Anima Randagia. Un pastore tedesco morto, avvolto in una busta di plastica. Il corpo del povero animale è stato gettato in un canale di scolo nei pressi di via Conti a Catanzaro. A vederlo dall’alto, sembrava una sorta di sarcofago bianco.
“Quanto mostra la foto – riferisce a GeaPress Francesca Console, presidente di Anima Randagia – non è solo un atto incivile e crudele nei confronti del cane ma anche una vergogna per chi ha visto  quello scempio senza denunciare“.
Il Servizio Veterinario dell’Asp di Catanzaro Area “C” è prontamente intervenuto nella persona del Dr. Luciano Conforto, Medico Veterinario. Anima Randagia, sottolinea la preparazione ed amore per gli animali del professionista che ha tra l’altro rilevato la presenza del chip nel corpo del povero cane.
“Troppo spesso – ha aggiunto Francesca Console - ogni qual volta accadono questi episodi il nostro ribrezzo unito a rabbia e indignazione, non sortisce alcun effetto. L’unica cosa certa è che questa volta la persona che ha compiuto tale gesto pagherà per quanto ha fatto, per via del microchip. Esistono leggi che parlano chiaro, esistono persone, Associazioni, Enti e Istituzioni apposite per farle rispettare“.
Anima Randagia ha voluto in ultimo ringraziare i privati cittadini che hanno prontamente segnalato quanto visto al Servizio Veterinario Asp competente. Sarà compito degli animalisti seguire direttamente l’evolversi della situazione.
 
IL TIRRENO
16 MARZO 2015
Trova il gatto stretto in un cappio, danni e intimidazioni da sei anni
San Vincenzo, Fausto Salti esce allo scoperto: «Ho deciso di rendere pubblico il mio dramma». L’auto e le pareti di casa sfregiati con della vernice, alberi tagliati, lo scooter manomesso
di Paolo Federighi
SAN VINCENZO (LI). Trova il gatto imprigionato in un cappio. Un cavo di acciaio della circonferenza di sedici centimetri stretto attorno all’addome. La circonferenza dell’animale in quel punto è di 42 centimetri. Le ferite sono profonde. Il micio lotta tra la vita e la morte, nonostante le cure del veterinario che per rimuovere il cappio e riportarlo al livello della cute ha dovuto sedare l’animale. È la terribile immagine che descrive soltanto l’ultimo di una lunga serie di episodi commessi da ignoti ai danni di Fausto Salti, 52 anni, dipendente del Comune di San Vincenzo e persona molto conosciuta nel paese. «Dopo sei anni così ho deciso di rendere pubblico il mio dramma – dice Salti –. Basta tacere, tutto ciò deve essere saputo».Di episodi peggiori ce ne sono stati altri a partire dal 2009, quando la tranquillità di Salti fu minata da una serie di lettere anonime contenenti minacce. Dopo le lettere anonime, è avvenuta la sparizione di otto gatti. E altri tre sono stati barbaramente uccisi, uno dei quali decapitato senza che ne sia stata rinvenuta la testa. «Convivo con la paura e l’angoscia ormai da anni. La mia tranquillità, e con essa quella della mia famiglia, se n’è andata».
Sembra la trama di un film dell’orrore, ma si tratta di fatti avvenuti realmente a San Vincenzo. Nel 2010, nella parte più isolata e meno transitata della proprietà di Salti, furono abbattuti da un veicolo sconosciuto ben trentadue metri del muro di cinta, costruito in bozze di tufo. Nel 2011 trova una pianta di pesco carica di frutti abbattuta al piede con una motosega. Stessa cosa accadde a un albero di pomo. Il 2013 è l’anno in cui Fausto Salti decide di fare denuncia degli episodi ai carabinieri, documentando anche fotograficamente quanto accadutogli negli ultimi anni.
La denuncia avviene a seguito di una serie di fatti successi a poca distanza di tempo l’uno dall’altro. Il danneggiamento del motore del suo scooter parcheggiato all’interno della sua proprietà e, ancora in seguito, il taglio delle ruote del mezzo. Poco tempo dopo l’ingresso della sua abitazione, la pavimentazione in porfido e due lati del muro di cinta furono imbrattati di vernice, con scritte offensive, mentre Salti era in ferie. E ancora, a breve distanza temporale, ad essere imbrattata di vernice fu la sua l’autovettura, su tutti i lati della carrozzeria e sui vetri, anche questa parcheggiata all’interno della proprietà. Infine, per restare al 2013, furono danneggiate una pianta di alto fusto e un ginepro e, in una notte d’autunno, furono lanciati dei sassi sulla copertura di una camera da letto della sua abitazione.
Per qualche mese non accadde nient’altro, ma nel 2014 iniziò di nuovo il terrore. Furono uccisi due gatti di Salti, uno per avvelenamento e l’altro a seguito dell’amputazione di una zampa. Salti, oltre alle denunce ai carabinieri, ha segnalato questi fatti all’Ente nazionale protezione animali (Enpa) di Piombino.
Intanto, in una tardo pomeriggio dell’autunno del 2014, all’imbrunire, Salti vede introdursi nella sua proprietà una persona. Esasperato, lo insegue. Il 52enne sanvincenzino parla di un uomo alto, magro, di carnagione chiara, capelli neri e ricci, completamente vestito di nero con una scritta rossa sul maglione. Ma l’inseguimento non va a buon fine e Salti non riesce a riconoscerlo in volto. L’angoscia, il terrore e l’esasperazione di Salti è evidente nel suo volto. Una vita che, negli ultimi anni, è stata spesso un incubo. Ed è proprio per questa situazione non più sostenibile che ha deciso di raccontare tutto, di non stare più in silenzio, di rendere pubblico ciò che gli sta accadendo ormai da sei anni.
FOTO
http://iltirreno.gelocal.it/cecina/cronaca/2015/03/16/news/trova-il-gatto-stretto-in-un-cappio-danni-e-intimidazioni-da-sei-anni-1.11057742
 
GEA PRESS
16 MARZO 2015
Savona – I “bersagli viventi”. Polemica dell’ENPA sui “ripopolamenti di selvaggina”
Secondo l’ENPA di Savona verrebbero comprati da allevamenti semindustriali a circa sei euro l’uno. Sono gli animali “liberati” per uso venatorio  pochi giorni prima dell’apertura della caccia. Luoghi, sostiene sempre la Protezione Animali, a loro sconosciuti dove devono procacciarsi cibo ed acqua allo stato selvatico.
“La maggioranza muore di fame e sete o cacciata da volpi e cani pochi giorni o ore dopo – sostiene l’ENPA di Savona – mentre i superstiti verranno “fucilati” dagli “sportivi” il giorno dell’apertura”. Animali che invece, lungo quei sentieri, sarebbero spaesati, spesso senza neppure tentare di volare via, confondendo il cacciatore con l’allevatore che gli portava il cibo in voliera”.
Sono migliaia di fagiani, che ogni anno vengono liberati nella provincia di Savona per una caccia assurda, anacronistica ma sempre crudele. Una di queste povere bestiole, una giovane femmina, era riuscita miracolosamente a sopravvivere alla fame, alla sete, ai predatori naturali ed ai fucili dei cacciatori che, a pagamento, si divertono a sparare agli animali in una azienda faunistica della provincia.
Il povero volatile è stato investito da un’auto ed un altro automobilista impietosito l’ha raccolto ferito ai margini della strada segnalandola ai volontari della Protezione Animali. La giovane femmina di fagiano è ora ricoverata presso la sede ENPA di Savona e forse l’amore e le cure dei volontari riusciranno a salvarla, con buona pace di chi ha investito soldi e tempo per il “gusto” di cacciarla.
 
GEA PRESS
16 MARZO 2015
Marsciano (PG) – Il cimitero degli ovini a stabulazione fissa
Sequestro del Corpo Forestale dello Stato
 
provincia di Terni - Un vero e proprio cimitero dove, secondo i Comandi Stazione  di Marsciano e di San Venanzo (TR) del Corpo Forestale dello Stato, sarebbero stati sistematicamente smaltiti  gli ovini morti  forse per malattia. Gli animali, appartenenti ad un allevamento a stabulazione fissa, non sarebbero stati gestiti, al momento della morte, secondo quanto previsto dalla legge.
In particolare la Forestale sottolinea come non sarebbe avvenuta alcuna comunicazione o intervento del medico veterinario. Con l’ausilio dei mezzi meccanici sarebbero così stati disposti in un’area di pertinenza dell’azienda limitrofa ad un campo di erba medica.
Gli animali si presentavano in decomposizione  senza precauzione sanitaria. Tra  i corpi anche resti di ossa e crani scrnificati, segno questo, sempre secondo la Forestale, della consuetudine della pratica.
Secondo quanto riferito dagli inquirenti, il tutto sarebbe stato praticato fin dal 2007.
Tutta l’area, di circa 100 metri quadrati, è stata posta sotto sequestro ed il personale ASL ha provveduto a prelevare campioni di  carcasse da analizzare al  fine di valutare le cause della morte.
Alle due persone denunciate, sono stati contestati i reati di uccisione di animali con crudeltà o senza necessità e smaltimento illecito di rifiuti speciali.
 
NEL CUORE.ORG
16 MARZO 2015
Sono il titolare e un addetto. Blitz di Forestale e finanzieri
provincia di Terni - Per i reati di uccisione di animali con crudeltà o senza necessità e smaltimento illecito di rifiuti speciali sono stati denunciati dalla Forestale delle stazioni di Marsciano e di San Venanzo (Terni) il 37enne titolare di un allevamento di ovini e un suo dipendente, al termine di un controllo a cui ha preso parte anche un medico del'Asl (Azienda sanitaria locale). E' emerso che nell'azienda in questione si smaltivano in modo illecito i capi morti, probabilmente, per delle malattie. Secondo la Gdf, le carcasse venivano sistematicamente collocate, con l'ausilio di mezzi meccanici, in un'area di pertinenza dell'azienda, nei pressi di un campo di erba medica, in cui gli animali morti venivano lasciati in decomposizione, senza alcuna precauzione sanitaria. Sempre secondo quanto accertato dalla Forestale, sembra che questa pratica fosse in atto nell'allevamento, addirittura, dal 2007. L'area di smaltimento, vasta circa 100 metri quadrati, è stata posta sotto sequestro: il personale dell'Asl ha prelevato dei campioni di carcasse da analizzare, per valutare le cause della morte degli ovini.
 
CINQUE QUOTIDIANO
16 MARZO 2015
Animali e rifiuti pericolosi: incredibile sequestro ad Ardea
Ecco che cosa aveva realizzato un romeno nel centro abitato
Prov. Di Roma. II carabinieri della Stazione di Marina Tor San Lorenzo, unitamente al personale della polizia locale di Ardea, nell’ambito di un predisposto servizio di controllo finalizzato al contrasto dei reati inerenti la tutela dell’ambiente e della salute pubblica, hanno denunciato a piede libero un cittadino romeno, da diverso tempo domiciliato nella frazione di Tor San Lorenzo, per gestione illecita di rifiuti pericolosi (art 256 Dlgs 152/2006) e per maltrattamento di animali (art. 727 Cp). Gli operanti, supportati anche dai carabinieri del Nas di Roma e dal personale veterinario dell’Asl di Albano, durante l’attività ispettiva hanno accertato che il 30enne, all’interno di un area di sua esclusiva proprietà complessivamente di mq 1200 circa, aveva realizzato una discarica abusiva a cielo aperto di rifiuti speciali e pericolosi, del volume di circa 250 mt cubi, costituiti per lo più da materiale edile, copertoni, mobili ed altro. LE INDAGINI – Hanno altresì verificato che all’interno di un’area sempre di sua pertinenza ed attigua la propria abitazione lo stesso custodiva fra i vari detriti ed in pessime condizioni igienico sanitarie nr. 2 cavalli e nr 4 cani di grossa taglia, questi ultimi legati con una catena in ferro molto corta che ne pregiudicava i movimenti. I cani sono stati affidati all’uomo e verranno ricontrollati nei prossimi giorni al fine di verificare se lo stesso avrà ottemperato alle prescrizioni che gli sono state date; i cavalli, invece, di cui uno ferito seriamente, sono stati sequestrati ed affidati in custodia ad un maneggio. Al fine di impedire che l’attività potesse protrarsi ulteriormente gli operanti hanno sottoposto a sequestro anche l’intera area, in attesa della bonifica che verrà effettuata prossimamente.
 
NEL CUORE.ORG
16 MARZO 2015
ROMA, DISCARICA ABUSIVA E ANIMALI MALTRATTATI: UNA DENUNCIA
Il responsabile era un cittadino romeno
Aveva realizzato una discarica abusiva a cielo aperto di rifiuti speciali e pericolosi in un'area di circa 1200 mq di sua proprietà dove sono stati trovati anche due cavalli e quattro cani di grossa taglia, legati con catene in ferro molto corte. I carabinieri della stazione di Marina di Tor San Lorenzo, insieme al personale della polizia locale di Ardea, hanno denunciato a piede libero un romeno, da diverso tempo domiciliato nella frazione di Tor San Lorenzo, per gestione illecita di rifiuti pericolosi e per maltrattamento di animali. Nell'ambito dei controlli contro i reati relativi alla tutela dell'ambiente e della salute pubblica, supportati anche dai carabinieri del Nas di Roma e dal personale veterinario della Asl di Albano, è emerso che il 30enne aveva realizzato la discarica abusiva e sono stati trovati gli animali in pessime condizioni igienico sanitarie. I cani sono stati affidati all'uomo e verranno controllati nei prossimi giorni per verificare se abbia ottemperato alle prescrizioni impartitegli sulla custodia. I cavalli, invece, uno dei quali versa in cattive condizioni di salute, sono stati sequestrati e affidati in custodia a un maneggio. L'area è stata sottoposta a sequestro, in attesa della bonifica.
 
GEA PRESS
16 MARZO 2015
Pesaro – Cacciatore, macellaio e bracconiere. Denunciato per avere ucciso un cinghiale nel Parco
La Forestale sequestra una carabina e oltre 100 cartucce non denunciate.
Intervento del Corpo Forestale dello Stato nel tardo pomeriggio di sabato, in un terreno collinare all’interno del parco Regionale di San Bartolo, tra Fiorenzuola e Castel di Mezzo. Nelle vicinanze della strada Panoramica, alcuni operatori dell’Associazione URCA Gestione Fauna e Ambiente che, su incarico dell’Ente Parco, stavano svolgendo censimenti del cinghiale, hanno notato un uomo che, imbracciando una carabina, colpiva mortalmente un cinghiale. L’animale si accasciava nei pressi di una quercia; il bracconiere, accortosi della presenza del personale, si è dato immediatamente alla fuga rifugiandosi nella propria abitazione.
Il personale del Comando Stazione di Pesaro ha così provveduto a rintracciare l’uomo ora accusato di bracconaggio. Lo stesso si sarebbe dimostrato collaborativo, riconoscendo ogni addebito e consegnando il fucile e le munizioni successivamente sottoposte a sequestro. Dal controllo è emerso che oltre 120 cartucce a palla non erano state denunciate.
L’uomo, un macellaio praticante la  caccia collettiva al cinghiale con una squadra dell’entroterra pesarese, è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria con l’accusa di aver ucciso specie selvatiche all’interno di un’area protetta ed in periodo di divieto generale, nonché per detenzione abusiva di munizioni.
Fondamentale è stato il pronto intervento del CRAS Provinciale nel recupero della spoglia del cinghiale abbattuto, un maschio adulto di circa 90 chilogrammi.
 
MESSAGGERO VENETO
16 MARZO 2015
"Illegale l’utilizzo dei cani per fare l'elemosina"
Proteste per quanto accade davanti a un ipermercato cittadino. Ecco cosa prevede la legge
 
Chiara Benotti
PORDENONE. Ha il guinzaglio corto e lo sguardo sconsolato che fa tenerezza: è un cane che deve passare molte ore fermo in un angolo davanti al supermarket Interspar. A chiedere l’elemosina, con il suo padrone, e la stessa scena capita altrove, a Pordenone e Sacile, davanti ai centri commerciali o nei giorni di mercato.
Lo sguardo chiede libertà, invece il cagnolino è al guinzaglio in attesa di spiccioli, con la compassione di quelli che passano con il carrello della spesa. «Alla faccia della legge regionale 20 per la tutela degli animali – è stato il commentato del vertice degli Animalisti Fvg Daniela Galeota di fronte alla segnalazione –. Siamo contrari all’uso di animali. Poi, è chiaro che non diamo giudizi sul trattamento del cane nel caso particolare, che non conosciamo nei dettagli».
Il 3 marzo 2015 sono state approvate le modifiche alla legge regionale 20 del 2012 sul benessere e la tutela degli animali di affezione. «Il testo ridefinisce il divieto perentorio di utilizzo degli animali nella pratica dell'accattonaggio: ma ci troviamo di fronte ancora a casi diffusi di uso dei cani per l’elemosina – ha segnalato la situazione la docente animalista Rossana Casadio –. La legge regionale 20 vieta di tenere i cani legati a catena fissa (consente l'uso di una catena a scorrimento per otto ore al giorno), prevede la possibilità ai Comuni di individuare nell'ambito di giardini, parchi, spiagge e altre aree destinate a verde pubblico di spazi per noi con i cani».
Consente anche l’accesso nelle strutture residenziali e ospedaliere regionali, pubbliche e private accreditate, qualora previsto dalla Direzione sanitaria. «Non resta che vincere una battaglia – ha incalzato Casadio –: educare gli umani a non sfruttare gli animali. I mendicanti con cuccioli o cani adulti sono stati visti in tante strade e davanti a negozi: bisogna vietare questo sfruttamento».
Un ulteriore problema, per gli Animalisti Fvg, è l’acesso vietato ai cani nei negozi che espongono ancora appositi adesivi di divieto. A Pordenone, dicono, c’è una segnaletica che non rispetta la legge regionale 20. «Ci è stato segnalato da alcuni padroni di cani che sono ancora esposti in diversi locali pubblici, negozi e centri commerciali, gli adesivi che vietavano l’accesso ai cani – ha proseguito Galeota –. Era la norma vigente prima della nuova legge regionale».
 
NEL CUORE.ORG
16 MARZO 2015
IMOLA, I POMPIERI FANNO UN BUCO NEL MURO PER SALVARE UN CAGNETTO
L'animale era incastrato in un'intercapedine
E' servito creare un buco in una parete di un garage per salvare un cane di media taglia rimasto intrappolato nell'intercapedine tra due muri confinanti. L'intervento dei vigili del fuoco di Imola è iniziato in seguito alla richiesta d'aiuto lanciata dalla proprietaria alla polizia municipale. Lo fa sapere "Quotidiano.net". Poco prima l'animale, che si trovava nel cortile della casa in cui vive con la donna, aveva percorso qualche metro e si era spinto all'interno della recinzione del vicino, dopo che gli era stato sganciato il guinzaglio. Ma è rimasto bloccato in un'intercapedine tra un fabbricato ed il muro esterno di un garage. Non potendo raggiungere l'animale in nessun modo, i vigili hanno concordato con i pompieri e il proprietario del garage di praticare il buco nel muro, creando un foro all'altezza del punto in cui è stata percepita la presenza dell'animale. Solo così è stato possibile recuperare la bestiola, impaurita ma in buone condizioni, che è stato riconsegnata alla proprietaria.
 
L’UFFINGTON POST
16 MARZO 2015
Carlo Petrini: "La produzione industriale di carne è un disastro. Alleviamo meno e rispettiamo di più gli animali"
Carlo Petrini, il fondatore dell'associazione Slow Food, invita gli allevatori a non badare solo al profitto, ma piuttosto alla qualità dei prodotti che ci offrono, rispettando i diritti degli stessi animali. I consumatori, a loro volta, devono essere disposti a pagare di più. Solo in questo modo può avvenire una rivoluzione delle stalle e, di conseguenza, un miglioramento della qualità della vita di animali e umani.
Il fondatore di Slow Food sulla Repubblica, ci spiega che, in realtà, alla base del disastro che la produzione industriale di cibo ha creato, c'è un problema di relazioni.
"La carne prodotta nel rispetto della vita e dalla dignità degli animali che alleviamo è il frutto di un sistema di relazionale, prima che economico o produttivo. Per cui, prima di distruggere ambiente, salute pubblica, diritti e coscienze, il modello di produzione industriale distrugge la relazione. Con gli altri umani, con gli animali e con gli ecosistemi."
Carlo Petrini, fa notare che la responsabilità di questo problema è anche nostra, perchè: "Statisticamente mangiamo molta più carne di quella che ci farebbe bene. Circa 7 volte di più. Statisticamente buttiamo via un terzo ella carne che produciamo. Quindi fatto 100 gli animali che alleviamo, potremmo allevarne 65. E di questi 65, che sono quelli che davvero mangiamo, in realtà ne dovremmo mangiare circa 10".Fortunatamente, in Italia esiste qualcuno che rispetta la dignità degli animali, come Mauro Oliviero che ha cambiato l' allevamento della sua famiglia, in provincia di Cuneo, già nel 1996. Conosce a memoria i nomi di tutto il suo bestiame, nel suo allevamento ha creato box più grandi, lasciando i propri bovini liberi e ha piantato prati polifiti per far nutrire il proprio bestiame con prodotti naturali.
Un altro esempio è Alessandro Varesio che ha un allevamento di polli e dal 200 ha deciso di confezionare e etichettare la propria carne: "Costa fino a quattro volte di più di quella dei polli tenuti nelle stie, ma è sana, perché i polli che vivono liberi non si ammalano e non prendono medicine".
In Italia sono meno del 10 per cento su tutto il mercato gli allevamenti e le aziende che rispettano la vita degli animali, i quali dicono di non volere neanche andare nella grande distribuzione, perchè non possono competere con i prezzi dei grandi produttori. Però, presto le leggi europee vieteranno di tenere i polli ammucchiati nel capannoni.
Petrini conclude osservando che:
"Se allevassimo solo gli animali che possiamo consumare, evitando il rischio di infarti, diabete, ischemie e il resto del catalogo delle "malattie da benessere", se li allevassimo rispettandoli, se chi li alleva potesse venderli al loro vero valore, nel rispetto del proprio lavoro e dei servizi ecosistemici che esso comporta, probabilmente riusciremmo a ornare ad una relazione con quel tipo di cibo che salvaguardi la dignità di tutti".
VIDEO
http://www.huffingtonpost.it/2015/03/16/carlo-petrini-basta-antibiotici-ad-animali_n_6876022.html
 
NEL CUORE.ORG
16 MARZO 2015
TENUITA' DEL FATTO, LAV: "RISPETTATE LE CONDIZIONI DELLA CAMERA?"
Lettera alle presidenti Boldrini e Ferranti
Il Governo, con il Ministro della Giustizia Orlando, ha rispettato la condizione, approvata dalla Commissione Giustizia della Camera il 3 febbraio scorso, di escludere i reati contro gli animali dall'applicazione del Decreto Legislativo sull'archiviazione dei procedimenti per "tenuità del fatto"?
E' la domanda che la LAV ha posto in una lettera alla Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, e alla Presidente della Commissione Giustizia, Donatella Ferranti, preoccupata che la definizione approvata da Montecitorio, nel provvedimento di cui è stato relatore l'On.Ermini, responsabile giustizia del Pd, "l'avere adoperato sevizie o l'aver agito con crudeltà o in violazione del sentimento di pietà per gli animali" sia stata depotenziata in"quando il reato sia stato commesso per motivi abietti o futili o con crudeltà, anche in danno di animali, o con sevizie" dimenticando quindi le previsioni del titolo IX-bis del Codice penale.
"E' necessario che venga resa nota ufficialmente questa parte del provvedimento, poiché non vi è chiarezza fra le dichiarazioni rese dal Sottosegretario Ferri e alcuni resoconti. In particolare la preoccupazione è per quella parte dei maltrattamenti e delle uccisioni degli animali, sanzionate dal 2004 nel Codice penale, che vengono effettuati per motivazioni economiche, vere o irreali che siano. Non basta, infatti, la previsione della crudeltà o dei motivi abietti o futili a preservare una conquista di civiltà nella normativa, anche in ossequio del Trattato Europeo che riconosce gli animali come esseri senzienti, migliorabile ma molto concreta che ha permesso la salvezza per migliaia di animali, in processi come quello contro l'allevamento dei beagle, Green Hill, così come nelle sentenze contro allevatori e spettacoli. E poi sembrerebbe dimenticato tutto il capitolo della fauna selvatica".
 
NEL CUORE.ORG
16 MARZO 2015
CHIETI, CHIUSO IL "MARIO NEGRI SUD": INCHIESTA SULLA GESTIONE
In liquidazione per debiti: circa 9 milioni
La procura di Lanciano ha aperto un'inchiesta sulla gestione del centro ricerche Fondazione 'Mario Negri Sud' di S.Maria Imbaro (Chieti) - chiuso per debiti venerdi' scorso dopo quasi 27 anni di attivita' - dopo che il Tribunale di Chieti ha nominato il collegio dei commissari liquidatori Carlo Fimiani, Valentina Luise, Giordano Albanese. Sui costi di gestione del centro, trasformato da consorzio in fondazione nel 2012, erano stati presentati esposti dai sindacati di categoria e dal commissario Luciano Fratocchi. Il fascicolo aperto e' al momento contro ignoti. Soci della fondazione erano la Regione Abruzzo, la Provincia di Chieti e il 'Mario Negri' di Milano. La decisione di liquidare la fondazione e' giunta dopo il fallimento del commissariamento deciso dalla prefettura di Chieti nello scorso novembre per rimettere a posto i conti - si parla di circa nove milioni di euro di debiti - della grave crisi finanziaria dell'ente che durava da quattro anni. Gli oltre 100 ricercatori erano senza stipendio da 18 mesi. Il commissario Fratocchi, professore associato di Ingegneria economico gestionale dell'Universita' dell'Aquila, era stato nominato lo scorso 17 novembre; il 1 dicembre erano stati nominati sub-commissari Gianfranco Attili, funzionario amministrativo contabile in servizio presso la Prefettura di Chieti, e Fausto Zulli, consulente del lavoro in Lanciano. In merito a notizie di una lettera dell'Istituto 'Mario Negri' di Milano in cui si chiedeva il cambio di denominazione del centro di ricerche abruzzese si tratta di una richiesta antecedente al commissariamento; ora, fa sapere l'Istituto di Milano, con la decisione del prefetto di chiudere il Negri Sud il problema e' superato. Sulla chiusura del centro ricerche il deputato abruzzese Gianni Melilla (Sel) ha presentato un'interrogazione al Ministro della Istruzione, Universita' e Ricerca, chiedendo un "piano di recupero della prestigiosa struttura scientifica per non disperdere un importantissimo patrimonio culturale e umano di uno degli istituti di ricerca piu' importanti per il nostro Paese". Lo scorso 11 febbraio il direttore amministrativo della Fondazione 'Mario Negri Sud', Tommaso Pagliani, era stato rinviato a giudizio per l'uccisione di animali, 750 topi, tenuti negli stabulari del centro di ricerca e uccisi con il gas per mancanza dei fondi necessari a mantenerli.
 
NEL CUORE.ORG
16 MARZO 2015
ANIMALI, RIPARTE PETIZIONE ENPA PER FARMACI VETERINARI GENERICI
"Costi ormai insostenibili a carico dei proprietari"
"Curare gli animali e' un diritto-dovere: non puo' e non deve essere considerato un lusso per pochi privilegiati". Questo il leit motiv che fa da sfondo alla petizione dell'Enpa al ministero della Salute contro il costo esorbitante dei farmaci veterinari, divenuti ormai off limits per numerosissime famiglie provate dalla crisi e da un carico fiscale eccessivamente oneroso. La petizione, promossa sulla piattaforma Change.org e ha superato le 21mila adesioni. Il problema, spiega l'Enpa, "puo' essere risolto - almeno in parte - prevedendo la possibilita' di somministrare anche ai pet i farmaci generici utilizzati per l'uomo. L'attuale normativa, infatti, prevede che i veterinari non possano prescrivere ai loro pazienti animali farmaci per uso umano, se sono disponibili medicinali veterinari". D'altro canto, secondo quanto calcolato dalla Protezione animali, "con il passaggio da un medicinale generico ad uno 'griffato' si possono determinare incrementi percentuali a tripla cifra. E' il caso, ad esempio, della terapia antiepilettica con fenobarbitale che passa dai 5 euro della versione per l'uomo ai 40 di quella veterinaria. Lo stesso accade con la ranitidina (gastroprotettore per ulcera) - da 8,59 a 16 euro - e con le cefalosporine (un potente battericida) il cui prezzo lievita dai 3,9 a 27,5 euro. Naturalmente si tratta di costi relativi alla singola confezione e non all'intera durata della terapia, che per una famiglia a medio reddito puo' diventare insostenibile se dovesse essere prolungata nel tempo o addirittura per l'intera vita del pet".
 
REPUBBLICA.IT
16 MARZO 2015
Il sì del Tar alla spiaggia per cani, Villa Bau riapre in riva al Tevere
Anche la prossima estate l'Onlus potrà offrire ai suoi associati un ombrellone e una piscina dove far sguazzare i loro amici a quattro zampe
di LORENZO D'ALBERGO
Semaforo verde al Tar per la spiaggia per cani in riva al Tevere. Villa Bau ha infatti ricevuto il placet dei giudici amministrativi della sezione Prima Ter: anche la prossima estate l'Onlus potrà offrire ai suoi associati un ombrellone e una piscina dove far sguazzare i loro amici a quattro zampe. Allestito su un'area demaniale da 14.800 metri quadrati, l'arenile artificiale era stato messo al bando dalla Regione il 24 aprile 2014. Con una determinazione dirigenziale erano state revocate le autorizzazioni all'associazione, titolare di una concessione ottenuta nel 2009 e valida per 19 anni.Tutto per un cavillo: secondo i tecnici della Pisana, nel 2011 i gestori della spiaggia dedicata ai cani e ai loro padroni avevano affidato in subconcessione a una seconda società il servizio di ristorazione e il punto bar dello stabilimento di Ponte Milvio.Un'ipotesi smentita dalla sentenza firmata dalle toghe di via Flaminia lo scorso giovedì: come scrivono i magistrati nel dispositivo: "Non c'è stata alcuna sublocazione del bene demaniale, che è rimasto sempre nella titolarità e disponibilità esclusiva della Onlus, la quale si è soltanto avvalsa per un limitato periodo di tempo dell'aiuto di terzi per la gestione del punto ristoro, e una volta edotta dell'impossibilità di tale scelta, ha provveduto immediatamente a svolgere in proprio anche detta attività". Una motivazione che rende vane anche le altre contestazioni della Regione, tra cui il cambio di destinazione d'uso della struttura e il superamento della soglia delle emissioni sonore provenienti da Villa Bau.Via libera allora alla Bau Beach in riva al Tevere. Una vittoria importante per la Onlus, che all'inizio della stagione 2014 si era dovuta scusare pubblicamente con i suoi associati sul sito ufficiale dello stabilimento: "Siamo spiacenti, ma la spiaggia per cani è allo stato chiusa per motivi amministrativi, l'associazione comunicherà speriamo a breve eventuali variazioni. Ci dispiace per tutti gli amici a 4 zampe che quest'anno rimangono all'asciutto". Un messaggio cancellato a colpi di ordinanze e sentenze dal Tar del Lazio.
 
ADN KRONOS
16 MARZO 2015
Sempre più orsi, lupi, linci e ghiottoni. In Europa tornano i grandi carnivori
I grandi carnivori in Europa non rischiano più l'estinzione. Stando a una nuova ricerca dell'Unione europea, infatti, lupi, orsi, linci e ghiottoni sono in aumento nel Vecchio Continente. I grandi carnivori hanno bisogno di vaste aree di territorio e quindi la loro conservazione deve essere pianificata e coordinato su una vasta scala internazionale. Per questo il risultato ottenuto rappresenta una vittoria europea e alla sfida di politiche comuni grazie alle quali oggi almeno un esemplare di queste specie è presente in quasi ogni Paese Ue.
Tra le specie più difficili da preservare, anche a causa dell'atavica ostilità umana nei confronti di animali percepiti come minaccia, i grandi carnivori all'inizio del XX secolo erano stati sterminati da gran parte dell'Europa. Oggi, stando ai dati raccolti dai ricercatori sul numero e la distribuzione dell'orso bruno (Ursus arctos ), la lince eurasiatica (Lynx lynx), i lupi grigi (Canis lupus) e i ghiottoni (Gulo gulo) in tutti i Paesi europei (a eccezione di Bielorussia, Russia, Ucraina e Paesi molto piccoli come Andorra) risulta che queste quattro specie occupano complessivamente 1.529.800 Km quadrati, ovvero un terzo del continente europeo. La maggior parte si sta riprendendo dai livelli storicamente bassi registrati tra il 1950 e il 1970 e nessun gruppo è in declino.
Gli orsi bruni sono presenti in 22 Paesi. Ci sono dieci distinti gruppi per un totale di 17.000 esemplari. Tutti i gruppi sono relativamente stabili o leggermente in espansione, ma alcuni rimangono criticamente piccoli. Solo 45-50 orsi, per esempio, vivono nelle Alpi a fronte di 7.200 nei Carpazi.
I lupi sono presenti in 28 Paesi. Ci sono circa 12.000 esemplari, in dieci gruppi, la maggior parte dei quali sono in aumento in termini di dimensioni, anche se in Spagna la popolazione è ormai sull'orlo dell'estinzione con appena 6 esemplari registrati nel 2012. Le linci vivono in 23 Paesi, con 9.000 esemplari. Dieci degli undici gruppi sono stabili, ma il gruppo dei Balcani è in diminuzione. I ghiottoni vivono solo in Finlandia, Norvegia e Svezia, in due gruppi in crescita per un totale di circa 1.250 esemplari. Dimostrazione, secondo i ricercatori, che gli esseri umani e i predatori selvatici possono vivere uno accanto all'altro.
Tutti questi animali si trovano infatti in aree dominate dall'uomo e al di fuori delle aree protette. Ciò contrasta con quello che avviene in altre zone del mondo come il Nord America e l'Africa del Sud dove per la conservazione è usato il 'modello di separazione' tra grandi carnivori e uomo. I predatori vengono infatti 'confinati' in aree lontane e protette spesso recintate e invalicabili per l'essere umano. Tale approccio non sarebbe possibile in Europa, dove le aree protette sono troppo piccole per ospitare popolazioni vitali. Tuttavia, questo studio dimostra che il modello della coesistenza ha funzionato su scala continentale e che queste specie si sono adattate alla vita accanto all'uomo.
Inoltre, i ricercatori sottolineano l'importanza di una legislazione pan-europea che ha protetto i grandi carnivori, in particolare la Convenzione di Berna del Consiglio d'Europa e dell'Unione europea Direttiva Habitat.
 
LA ZAMPA.IT
16 MARZO 2015
Era destinato a un ristorante vietnamita, cane viene premiato per l’aiuto a un bimbo autistico
Miracle è stato salvato da un camion in Thailandia, la sua storia ha commosso
Fulvio Cerutti
Il cane Miracle ha vinto il premio “Friends For Life” assegnato durante la Cruft, la più grande esibizione canina al mondo. Il cane ha sbaragliato la concorrenza di altri 200 quattrozampe che difficilmente avrebbero potuto avere una storia di fedeltà più importante della sua. 
Miracle era stato preso da una strada nel nord della Thailandia, gettato in una gabbia stretta e arrugginita, schiacciato con altri cani destinati ai ristoranti di carne vietnamita. La foto lo ritrae rassegnato a un destino di crudeltà e sofferenza, quasi a chiedere che qualcuno ponga presto fine a quell’inferno sulla terra. 
Ma il destino per Miracle aveva deciso una strada diversa. Il camion su cui viaggiava con un centinaio di altri cani, è stato intercettato da agenti della polizia e attivisti della Soi Dog Fundation, un’organizzazione per la tutela degli animali con base a Phunket.  
La storia e le foto di quel cane, così malridotto e privo di speranze, commossero Amanda Leask, una signora che vive a Strathglass (Scozia), che decise di adottarlo facendolo arrivare nella sua casa dove c’erano già altri tre cani provenienti dalla stessa organizzazione. 
Appena arrivato in Scozia, Miracle ha dimostrato il suo grande cuore e la sua grande sensibilità legandosi automaticamente al figlio Kyle. Fin da subito si è legato a lui, come se capisse che il piccolino aveva qualche problema. Kyle, infatti, è nato con una paralisi celebrale e, successivamente, gli è stato diagnosticato l’autismo. 
Ma a Miracle questo non importava. Per chi ha sofferto così tanto, un handicap non è una barriera imbattibile. «Hanno entrambi affrontato tante difficoltà nella loro vita, è come se ci fosse un linguaggio non verbale fra di loro - racconta la signora Leask -. Quando Kyle si arrabbia perché non riesce a trasmettere ciò che vuole, Miracle gli si avvicina e lo tocca per tranquillizzarlo. Sembra sempre quando lui ha bisogno». 
Grazie alla sua storia Miracle ha vinto 1500 sterline che la Leaks ha già deciso di suddividere la somma fra la Soi Dog Foundation e l’’Autistic Society.
FOTO
http://www.lastampa.it/2015/03/16/societa/lazampa/cane-cani/era-destinato-a-un-ristorante-vietnamita-cane-viene-premiato-per-laiuto-a-un-bimbo-autistico-XwjNm10GocTHv3Q8UgmlEL/pagina.html
 
GREEN STYLE
17 MAGGIO 2015
Cane salvato dall’industria della carne aiuta bimbo autistico
Il significato della storia del cane Miracle risiede proprio nel suo nome: un miracolo. L’animale ha vissuto due vite completamente opposte: la prima fatta di sofferenza, dolore, privazioni e imminente morte. La seconda basata sulla rinascita, sull’amore e sull’importanza della presenza fisica del quadrupede per un bambino affetto da autismo. Due strade parallele che hanno trovato un punto di incontro in Thailandia, all’interno del classico camion per la tratta dei cani destinati al macello. Purtroppo la terribile usanza dell’utilizzo della carne di cane per l’alimentazione umana è una pratica ancora in voga in moltissimi paesi asiatici, nonostante esistano divieti e una maggiore consapevolezza del ruolo degli animali domestici. Il destino ha voluto fare uno sgambetto alla sfortuna facendo intercettare il camion su cui viaggiava Miracle da alcuni agenti della polizia e molti attivisti della Soi Dog Fundation, un gruppo con base a Phunket e attivo contro lo sfruttamento e la violenza sui cani. In particolare quelli randagi che vivono per le strade senza cibo e acqua, per poi finire catturati e stipati in minuscole gabbie di ferro, diretti verso il primo macello di zona. Miracle è stato salvato proprio da una di queste piccolissime gabbie dove, pressato contro i corpi di altri cani sfortunati, aspettava rassegnato la sua fine. Le foto del suo muso emaciato, scalfito dalla rogna e dalla malattia hanno toccato i cuori nel profondo, trafiggendo per sempre quello di Amanda Leask, di casa a Strathglass in Scozia. La donna, già felice proprietaria di altri tre animali provenienti dalla stessa associazione, ha deciso di ospitare anche il povero e sofferente Miracle, ampliando il gruppo dei suoi quadrupedi di affezione. Sin dall’ingresso nella nuova casa il cane ha saputo ricambiare la scelta dispensando amore e fedeltà, in particolare legandosi in modo forte ed empatico al figlio della donna: il piccolo Kyle. Nato con una paralisi cerebrale il bambino, affetto anche da autismo, ha trovato in Miracle un valido compagno in grado di aprire un piccolo varco nel mondo in cui vive. Come sostiene la madre: Hanno entrambi affrontato tante difficoltà nella loro vita, è come se ci fosse un linguaggio non verbale fra di loro. Quando Kyle si arrabbia perché non riesce a trasmettere ciò che vuole, Miracle gli si avvicina e lo tocca per tranquillizzarlo. Sembra sempre quando lui ha bisogno. Grazie alla sua presenza e alla comprensione nei confronti del bambino, il cane ha vinto il premio “Friends For Life” assegnato durante la Cruft, la manifestazione canina più importante del mondo che si tiene annualmente a Birgmingham, nel Regno Unito. Contro una concorrenza serrata di 200 partecipanti, l’animale ha portato a casa 1.500 sterline, che la proprietaria ha già deciso di destinare all’associazione Soi Dog Foundation e all’Autistic Society.
VIDEO
http://www.greenstyle.it/cane-salvato-industria-carne-aiuta-bimbo-autistico-142098.html
 
FIDELIY HOUSE
16 MARZO 2015
Un gruppo di motociclisti circonda un cagnolino: il motivo vi lascerà senza parole!
Davvero un bel gesto da parte di questi motociclisti che, senza esitare, mettono a rischio la propria vita per salvare quella di un cagnolino.
Capita spesso che il nostro cane scappi di casa per esplorare il vicinato ma, se viviamo nei pressi di una strada trafficata, tale “fuga” può diventare davvero pericolosa. Ed è proprio ciò che è successo al cagnolino protagonista del video che vi proponiamo, il quale, senza accorgersi, si è trovato nel bel mezzo di una trafficatissima strada ad alto scorrimento, condannandosi ad una morte quasi sicura. Ma quando sembra che stia per accadere il peggio, ecco che arriva in suo soccorso un gruppo di motociclisti. Questi ragazzi, preoccupati da quello che potrebbe capitare al piccolo animale, non ci pensano un attimo a scendere dalle moto per mettere in salvo il cagnolino. E infatti li vediamo fermare il traffico disponendosi di traverso lungo la carreggiata e cercare di bloccare il cane impaurito, prima che vada nell’altra corsia. Nonostante la paura del cane, decisamente spaesato e confuso, questi ragazzi riescono finalmente ad afferrarlo e a metterlo in salvo, prima che accada il peggio.
VIDEO
http://news.fidelityhouse.eu/video-incredibili/un-gruppo-di-motociclisti-circonda-un-cagnolino-il-motivo-vi-lascera-senza-parole-100911.html
 
NEL CUORE.ORG
16 MARZO 2015
AUSTRALIA, I CANGURI ABBATTUTI DIVENTANO CIBO PER ANIMALI
Il piano annunciato oggi dal governo laburista nel Victoria
Un piano radicale per trasformare le carni dei canguri abbattuti in cibo per animali sarà sostenuta dal governo laburista di Victoria, in Australia. E' stato annunciato oggi da Brendan Roughead, del Dipartimento Ambiente, il quale ha detto che lo Stato continuerà ad abbattere due specie di canguro, orientale grigio e grigio occidentale, a causa della sovrappopolazione e le carcasse saranno trattate per trasfornmarle in alimenti per animali domestici. Il precedente governo di coalizione del Victoria aveva introdotto il piano a marzo 2014. Il processo è ormai metà del pieno compimento e già ha provocato l'abbattimento di più di 2.300 canguri finora. Per ora non è permesso  uccidere i canguri per il consumo umano. Ma, visto l'andazzo, il passo sembra breve.
 
IL MESSAGGERO
16 MARZO 2015
Dallas, cane randagio salva intera cucciolata dall'ipotermia
di Alessandro Di Liegro
Era un randagio senza nome e senza casa. Ora è un eroe di nome e di fatto. Hero ha salvato la vita a dieci cuccioli di cane e alla loro madre morente, abbaiando incessantemente per permettere di localizzare la tana dove si erano rifugiati gli animali, in mezzo a una densa vegetazione boschiva.
Hero era nel mirino degli accalappiacani, che lo credevano pericoloso e volevano tirarlo fuori da uno dei parchi nel sud di Dallas. Ma lo scorso giovedì, la ricercatrice Marina Tarashevsce e il comportamentista canino John Miller lo hanno incrociato durante il suo prolungato abbaiare. Ogni passo che la coppia faceva nella sua direzione, Hero abbaiava ancora più forte. Era chiaro che il cane volesse dirgli qualcosa, Tarashevsce e Miller lo hanno seguito in mezzo al bosco fino ad arrivare, pochi metri più avanti, a un albero cavo. Proprio sotto quell'albero i ricercatori hanno scoperto dieci cuccioli neonati – uno dei quali in ipotermia – e la loro madre. Gli undici animali sono stati trasferiti in una clinica veterinaria, con Hero che ha vegliato su di loro per tutto il tempo del trasporto e del ricovero, costantemente al loro fianco. Secondo la Dogrrr-Rescue, una delle società che si occupa del recupero e del ricovero di animali randagi a Dallas, Hero potrebbe essere il padre dei cuccioli anche se non si hanno ancora conferme in merito: «In ogni caso – riportano dalla società – è uno dei più amorevoli e compassionevoli papà che abbiamo mai visto».«Quando siamo andati nel bosco, Hero stava abbaiando davvero forte – ha detto la Tarashevsce in uno dei programmi mattutini del canale Fox – e non era un normale abbaiare. Sembrava come se fosse preoccupato di qualcosa. Non avrebbe mai smesso». La ricercatrice ha inoltre ammesso di aver visto più volte Hero in compagnia di quella cagnolina, già incinta, nelle scorse settimane, così da poter pensare che fosse successo qualcosa alla madre gravida.
«Ci ha condotti proprio dove voleva – ha detto alla CBS il comportamentista animale John Miller – era esattamente quello che cercava di fare. Avevo già sentito di alcuni cani che lo avevano fatto ma non ne avevo mai visto uno con i miei occhi, è stato fantastico essere stato protagonista di una cosa del genere».
Per riuscire a completare le cure per i cuccioli e la loro Madre, la Dogrrr-Rescue ha attivato una campagna di crowdfunding che ha già raggiunto oltre 3000 dollari.
 
CORRIERE.IT
16 MARZO 2015
Il primo assaggio di libertà degli animali che hanno passato una vita in gabbia
La raccolta delle clip più popolari che raccontano il lieto fine - The Dodo /CorriereTv
VIDEO
http://video.corriere.it/primo-assaggio-liberta-animali-che-hanno-passato-vita-gabbia/b39d80e6-cbb8-11e4-990c-2fbc94e76fc2
 
LA ZAMPA.IT
16 MARZO 2015
Lo Yorkshire Terrier Misty in versione baby-sitter
In casa è arrivato un neonato e lo Yorkshire Terrier Misty fa qualcosa che non aveva mai fatto prima: si avvicina alla culla del bimbo e con il musetto cerca di coprire la gabetta rimasta scoperta.
VIDEO
http://www.lastampa.it/2015/03/16/multimedia/societa/lazampa/lo-yorkshire-terrier-misty-in-versione-babysitter-7qj3cvaUSaIqEV1ZbYrrpJ/pagina.html
 
AGI
16 MARZO 2015
Usa: 34enne salva cane da lago ghiacciato me lui muore affogato
New York, 16 mar. - Un 34enne di New York e' annegato per salvare il cane caduto in un lago ghiacciato a Naples, nella vicina contea di Ontario. La tragedia e' avvenuta domenica nella cittadina di Finger Lakes, dove Garbin Brown, residente a Brooklyn, aveva affittato una casa assieme alla fidanzata. Il cane si e' salvato grazie all'intervento dei poliziotti avvertiti dalla compagna. Brown stava passeggiando quando il cane e' caduto nel lago dopo la rottura della lastra di ghiaccio. Brown si e' avvicinato per tentare di salvarlo, ma e' finito anche lui nell'acqua gelata. Gli agenti intervenuti sul posto lo hanno visto privo di vita in fondo al lago e ne hanno recuperato il cadavere dopo un'ora. "Lo strato di ghiaccio sta diventando sempre piu' sottile, se nei mesi scorsi si riusciva a camminare, ora non e' piu' possibile", ha spiegato il capo della polizia locale, Bill Gallagher, annunciando che il cane si e' salvato per l'intervento degli agenti.
 
NEL CUORE.ORG
17 MARZO 2015
SALERNO, UNA "TAGLIA" SUL KILLER DI ANIMALI: "OFFRIAMO 1000 EURO"
L'idea della Lav. Dall'inizio dell'anno quattro episodi
Una "taglia" per individuare il killer degli animali nel Parco del Cilento, in provincia di Salerno. La sezione provinciale della Lav, la Lega antivivisezione, offre una ricompensa di mille euro ''a chi fornirà informazioni utili per poter individuare i responsabili delle uccisioni di animali che si stanno verificando dall'inizio dell'anno''. Quattro, finora, gli episodi segnalati. La prima vittima è stata un lupo a Sanza; pochi giorni dopo la stessa sorte è toccata a un cinghiale tra Castelcivita e Ottati, mentre a Monte San Giacomo un cavallo è stato ucciso a fucilate. L'ultimo ritrovamento a pochi metri dall'area dell'ex discarica di Capaccio Capoluogo, in località Cannito, dove una dozzina di bufalotti morti sono stati trovati legati per le zampe tra loro con una fune e ancorati ad un albero (http://www.nelcuore.org/blog-associazioni/item/salerno-12-vitellini-di-bufala-legati-tra-loro-e-appesi-a-un-albero.html).
"Ci chiediamo - sottolineano i dirigenti dell'associazione ambientalista - se dietro tutto ciò, oltre all'assurda crudeltà e alla mancanza di rispetto, non vi siano anche messaggi minatori lanciati alle istituzioni utilizzando i simboli della fauna locale. Nostro intento è ottenere giustizia per tutte queste vittime innocenti e per tali motivi offriamo questa ricompensa di mille euro a chi fornirà informazioni utili alla condanna dei responsabili. Chiediamo anche di aumentare i controlli per evitare che simili condotte criminose possano ripetersi. Tutto ciò è inaccettabile. Bisogna agire tempestivamente e con fermezza, certe brutalità non possono assolutamente essere tollerate. Ricordiamo inoltre che la legge regionale 26 del sancisce che la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell'interesse della comunita' regionale, nazionale ed internazionale''.
 
IL MATTINO
17 MARZO 2015
Cilento, una taglia per il killer degli animali
SALERNO - Una taglia per individuare il killer degli animali nel Parco del Cilento. La sezione provinciale della Lav, la Lega antivivisezione, offre infatti una ricompensa di 1000 euro «a chi fornirà informazioni utili per poter individuare i responsabili delle uccisioni di animali che si stanno verificando dall'inizio dell'anno».Quattro, finora, gli episodi segnalati. La prima vittima è stata un lupo a Sanza; pochi giorni dopo la stessa sorte è toccata a un cinghiale tra Castelcivita e Ottati mentre a Monte San Giacomo un cavallo è stato ucciso a fucilate. L'ultimo ritrovamento a pochi metri dall'area dell'ex discarica di Capaccio Capoluogo, in località Cannito, dove una dozzina di vitellini morti sono stati trovati legati per le zampe tra loro con una fune e ancorati ad un albero.
«Ci chiediamo - sottolineano i dirigenti dell'associazione ambientalista - se dietro tutto ciò oltre l'assurda crudeltà e mancanza di rispetto, non vi siano anche messaggi minatori lanciati alle istituzioni utilizzando i simboli della fauna locale. Nostro intento è ottenere giustizia per tutte queste vittime innocenti e per tali motivi offriamo questa ricompensa di mille euro a chi fornirà informazioni utili alla condanna dei
responsabili. Chiediamo anche di aumentare i controlli per evitare che simili condotte criminose possano ripetersi. Tutto ciò è inaccettabile. Bisogna agire tempestivamente e con fermezza, certe brutalità non possono assolutamente essere tollerate. Ricordiamo inoltre che la legge Regionale 26 del sancisce che la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell'interesse della comunità regionale, nazionale ed internazionale».
 
NEL CUORE.ORG
17 MARZO 2015
ISERNIA, FORESTALE: CANE ANTIVELENI IN ARRIVO AL PARCO DEL GRAN SASSO
"I responsabili della strage di cani da rintracciare"
Il Corpo Forestale di Isernia potrà disporre di un'unità cinofila antiveleni grazie al progetto "Life Antidoto" del Parco Nazionale del Gran Sasso. La notizia è stata resa nota dal comandante provinciale, Luciano Sammarone, a conclusione di una perlustrazione con cani antiveleni nel Parco abruzzese, in un'area tra Isernia e Pesche (Is) dove sono morti, per avvelenamento, cani randagi e con proprietario. "Non abbiamo trovato esche - ha detto Sammarone - ma stiamo lavorando su alcune ipotesi per trovare i responsabili della strage". "A breve - ha aggiunto - avremo a disposizione una nostra unità cinofila per servizi di questo tipo che saranno estesi in altre aree della provincia, come Venafro, Pozzilli e l'Alto Molise, dove ci sono stati altri episodi di avvelenamento".
 
GIORNALE DI BRESCIA
17 MARZO 2015
Cane della ProCivil avvelenato: l'esca è dei ladri?
Prov. di Brescia. Un cane della Protezione civile è stato avvelenato. E a tra Gussago e Camignone ci si chiede se esista una correlazione tra la presenza di esche avvelenate per cani e i furti nelle abitazioni. La zona in cui si trovano i bocconi è in realtà più vasta: comprende Iseo, Ome, Monticelli, Fantecolo...
Il caso viene denunciato su Facebook, nel gruppo «Quelli di Gussago». «Faccio parte - scrive Sergio Lombardi sulla pagina - di un gruppo di unità cinofila da soccorso. Uno dei nostri migliori cani sta lottando per sopravvivere perché ha ingerito un boccone avvelenato».
Il fatto è accaduto nella zona dopo la tangenziale, in territorio di Camignone. L’animale fuori pericolo, ma è stato salvato in extremis. 
L’ipotesi è che possa esistere una correlazione tra la presenza di bocconi avvelenati e l’attività dei ladri, che agiscono nelle zone periferiche dei paesi. I cani sono loro «nemici», i loro latrati danno l’allarme. La guardia, per tante ragioni, deve restare alta. 
 
GIORNALE DI SICILIA
17 MARZO 2015
Cani denutriti a Palermo, aggredita la troupe di "Striscia la notizia"
ROMA. Aggredita la troupe di "Striscia la notizia", giunta a Palermo per un caso di maltrattamenti ad alcuni animali. Cani visibilmente smagriti, con le code mozzate, tenuti senza cibo né acqua: è questa la segnalazione di una testimone - al microfono di Edoardo Stoppa - che ha detto di aver visto il proprietario colpire i due animali con un rastrello.
Quando l'inviato del tg satirico ha chiesto spiegazioni all'uomo, dicendogli che gli animali "sono denutriti", la sua reazione è stata violenta: “Questo lo pensi tu, non io... io ti ammazzo”.
“Quando siamo andati via, - ha poi spiegato Stoppa - ovviamente hanno iniziato a ridargli da mangiare… e questo è già un grosso successo”.
VIDEO
http://palermo.gds.it/2015/03/17/cani-denutriti-a-palermo-aggredita-la-troupe-di-striscia-la-notizia-video_328199/
 
ANSA
17 MARZO 2015
Cani maltrattati, denunciato cacciatore
Nell'Aretino: sette gli animali posti sotto sequestro
AREZZO, 17 MAR - Sette cani ridotti pelle e ossa oppure chiusi in cantina al buio o in altri ambienti sporchi di feci e senza cibo: i carabinieri hanno denunciato il cacciatore proprietario del terreno, nel Basso Casentino, dove si trovavano gli animali. Ad intervenire sono state le guardie zoofile dell'Oipa che poi, vista la gravità della situazione le guardie hanno chiesto il supporto dei carabinieri che hanno posto i cani sotto sequestro e denunciato il cacciatore per maltrattamento di animali.
 
LA NAZIONE
17 MARZO 2015
Scoperti 7 cani ridotti a scheletri in casa lager: feriti, denutriti, stesi su un pavimento di fango e letame
Tenuti al buio, senza acqua pulita e cibo. La scoperta delle guardie zoofile  in un’abitazione di Capolona. Denunciato il proprietario ma gli lasciano gli animali
Arezzo, 17 marzo 2015 - Sette cani detenuti in condizioni drammatiche. Lo hanno scoperto le guardie zoofile OIPA Arezzo in un’abitazione privata a Capolona, dopo una segnalazione.
Gli unici due cani microchippati e intestati a M.F., cacciatore, erano rinchiusi singolarmente al buio all’interno di due garage completamente serrati, ricolmi di feci. Entrambi gli animali, un maschio e una femmina giovani, erano gravemente denutriti e molto spaventati. Il maschio presentava anche una ferita aperta sulla schiena, mentre la femmina era curva su sé stessa.
All’interno della stessa proprietà erano detenuti altri cinque cani, tutti sprovvisti di microchip, di cui tre, due maschi giovani e una cucciola, in due piccoli recinti, sprovvisti di riparo e acqua pulita, con pavimentazione composta da fango e feci. Altri due, maschi giovani, erano rinchiusi in un container di lamiera completamente al buio e in condizioni igieniche disastrose. Vista la gravità della situazione le guardie zoofile hanno chiesto il supporto di carabinieri di Subbiano che, intervenuti sul posto, hanno posto i cani sotto sequestro penale e denunciato M.F. per maltrattamento di animali. I veterinari Asl stanno sottoponendo i cani a tutti gli accertamenti per verificare la presenza di patologie, oltre al grave stato di denutrizione. Vista l’impossibilità di trovare un ricovero immediato nei canili della zona, i cani sono rimasti momentaneamente nella proprietà del trasgressore, al quale è stato consegnato cibo per sfamare gli animali ed è stato imposto un immediato miglioramento delle condizioni di detenzione. Le guardie zoofile OIPA, in collaborazione con la sezione OIPA di Arezzo, stanno monitorando da vicino la situazione e hanno effettuato un ulteriore sopralluogo per verificare l’attuazione delle prescrizioni e le condizioni dei cani.[…]
 
GEA PRESS
17 MARZO 2015
CANI MUTILATI – La Senatrice Amati: troppi animali con orecchie amputate per scopi terapeutici
Chiesto l'intervento del Ministro Martina
Intervento della Senatrice Silvana Amati (PD) in merito ai molti casi di mutilazione di orecchie che vedono protagonisti cani partecipanti alle esposizioni.
La Senatrice ha infatti inviato una lettera al Ministro per le Politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina ricordando come la persistente pratica e’ stata segnalata anche dall’Ordine dei Veterinari di Milano. In particolare, nella lettera inviata al Ministro, si fa riferimento a quella che viene definita “una amnisia legilsativa e bioetica“. Il Consiglio dell’Ordine, avrebbe infatti segnalato come sia “statisticamente improbabile” che solo in alcune razze (come ad esempio Dogo argentino e Cane corso) si riscontri, nel corso delle esposizioni e ring d’onore, la presenza di una certa percentuale di soggetti che hanno subito l’amputazione di entrambi i padiglioni auricolari a causa di di gravi traumi e patologie.
Nella lettera inviata al Ministro Martina, la Senatrice Amati sottolinea il prossimo evento del World Dog Show che si terrà a Milano nel  mese di giugno. Numerosi sarebbero i cani con amputazioni di tal genere.
La Senatrice ha fatto altresì presente  l’interrogazione parlamentare presentata lo scorso otto gennaio, congiuntamente alle Senatrici PD Cirinnà e Granaiola. Nell’atto parlamentare era stato chiesto un intervento del Ministero affinchè, proprio per l’esposizione di Milano, venisse garantito il rispetto della normativa vigente ed attivandosi, per il futuro, in favore del divieto di partecipazione di cani mutilati.
 
GEA PRESS
17 MARZO 2015
Rapallo (GE) – Controlli a tappeto dopo il ritrovamento delle esche con ami. Intervento del Sindaco
Nella mattinata di oggi la Polizia Municipale di Rapallo (GE) ha effettuato i controlli nelle aree verdi cittadine a seguito delle segnalazioni di ritrovamento di polpette contenenti ami, destinate a cani e gatti. Ne da comunicazione il Sindaco di Rapallo Carlo Bagnasco che già ieri si era dichiarato  profondamente indignato nell’apprendere che “persone senza scrupoli né cuore hanno preso a disseminare polpette avvelenate o ripiene di materiali pericolosi come ami da pesca destinate ai cani sul territorio cittadino“.
Il Sindaco ha altresì invitato a tenere alto il livello di attenzione.
La presenza delle esche letali è stato segnalato nella giornata di ieri all’interno del parco Casale.
Un gesto riprovevole, ha riferito il Sindaco che ha annunciato di intensificare i controlli “affinché venga sanzionato pesantemente chiunque venga individuato a posizionare esche avvelenate o contaminate, che purtroppo spesso costano la vita agli amici a quattro zampe ma possono risultare pericolose anche per i bambini, soprattutto se collocate all’interno di spazi pubblici come i parchi”.
 
GEA PRESS
17 MARZO 2015
Udine – Denunce per uccellatori e cacciatori. Intervento della Polizia Provinciale
Nuova operazione antibracconaggio della Polizia Provinciale di Udine intervenuta, nei giorni scorsi, a Lauco. Ad essere individuato è stato un uomo intento ad esercitare l’uccellagione facendo uso di alcune trappole a scatto, panie invischiate e richiami vivi. Gli uccelli da richiamo risultavano privi di anello identificativo o altra documentazione attestante la loro legittima provenienza.
La Polizia Provinciale era arrivata a lui dopo avere notato un’attività sospetta in prossimità di un edificio.
L’uccellatore è stato così denunciato all’Autorità Giudiziaria ed è ora accusato di avere violato le norme sul prelievo venatorio e sulla tutela della fauna selvatica. Lo stesso dovrà inoltre difendersi dall’accusa di avere  detenuto illegalmente una specie di volatile sottoposta a protezione dalla Convenzione di Berna del 19 settembre 1979.
Tutto il materiale utilizzato è stato posto sotto sequestro, mentre l’avifauna è stata immediatamente liberata.
Secondo la Polizia Provinciale la pratica vietata dell’uccellagione continua ad essere molto attiva sul territorio della provincia di Udine e, per tale motivo, gli agenti della Polizia Provinciale attuano continui controlli su tutto il territorio di competenza; attività che nell’ultimo periodo di caccia aperta ha portato a sanzionare amministrativamente a Cassacco un cacciatore per irregolarità nella polizza di assicurazione stipulata. Un altro cacciatore è stato invece denunciato nel Comune di Forni Avoltri per avere abbattuto un cervo superando il numero massimo prelevabile.
Ad essere stati deferiti all’Autorità Giudiziaria sono due altri cacciatori. Sono accusati di avere esercitato  l’attività venatoria in una zona protetta di ripopolamento e cattura, nel territorio del comune di Aquileia
 
NEL CUORE.ORG
17 MARZO 2015
FARMACI PER PRODURRE PIU' LATTE, NUOVO BLITZ DEI NAS AL NORD
Seconda tranche di sequestri da ottobre
Nuove perquisizioni dei Nas di Cremona stamane in stalle e allevamenti di 10 province del nord Italia per rintracciare ulteriori partite di farmaci illeciti che si aggiungono ai precedenti sequestri di 16 allevamenti, di oltre 4000 capi di bestiame, di 55 kg di farmaci illegali nonche' di 80.000 litri di latte sottoposti a vincolo sanitario. Il sostituto procuratore, Ambrogio Cassiani, della Procura della Repubblica di Brescia ha emesso 19 decreti di perquisizione di cui 8 in allevamenti intensivi di bovini da latte. Cremona, Pavia, Brescia, Milano, Asti, Torino, Parma, Piacenza, Reggio Emilia e Modena le città coinvolte. La prima fase dell'indagine, conclusa dal Nas di Cremona lo scorso ottobre (vedi http://www.nelcuore.org/focus/item/farmaci-veterinari.html), aveva permesso di far luce su un vasto traffico illecito di somatotropina bovina, triangolata da Paesi extra-europei e venduta in flaconi e siringhe ad allevatori di bovini da latte insieme ad altri farmaci veterinari, provenienti dal "mercato nero" privi, quindi, di prescrizione e registrazione nonché irregolarmente introdotti in Italia, che servivano a far aumentare fino al 20% la produzione di latte del bestiame trattato.
 
IL MATTINO
17 MARZO 2015
Teano. I ladri addomesticano il cane per portare via attrezzi
TEANO (Caserta). Ladri in azione nelle masserie ubicate nelle campagne di Teano. Cresce la paura tra i residenti nella prima periferia urbana del territorio sidicino. La zona finita nel mirino dei soliti ignoti, stavolta a caccia di attrezzi agricoli meccanici ed elettrici, è quella nota come «quartiere Consolata», anche assurta di recente agli onori della cronaca per il triste episodio del cane decapitato dai malviventi che intenzionati ad agire liberamente non ci pensarono su due volte a uccidere la povera bestia che abbaiava a più non posso.
Ma sarà stata, forse, proprio l'indignazione suscitata dal brutto episodio, che finì con l'accendere l'attenzione di tutti gli organi di stampa sul fenomeno dei raid in villa con il cane decapitato, ma stavolta i malviventi hanno proprio utilizzato un metodo diverso; anzi, assolutamente differente e meno cruento. Infatti, il metodo utilizzato stavolta per penetrare sul fondo agricolo, posto sempre ai margini della Casilina, è stato quello di «addomesticare» il cane da guardia, fino a conquistarne la fiducia e convincerlo a mangiare dalle loro mani.
Prova ne è il sacchetto rinvenuto sul posto, ancora contenente una grossa quantità di crocchette per cani. «L'addomesticamento è avvenuto sicuramente in tempi diversi - ha riferito ieri la stessa vittima di turno. A.R. del posto, deluso padroncino - perché nessuno, in una sola volta sarebbe mai riuscito a conquistare la fiducia del mio amico a quattro zampe, che non era poi così docile. Anzi». Nel bottino è finito un po' di tutto, ma a far salire la cifra dei danni e del bottino ha contribuito un decespugliatore con motore a scoppio e vari attrezzi agricoli nuovi, o comunque in buone condizioni, e facilmente ricollocabili sui mercati dove prolificano oggetti di dubbia provenienza. La casa colonica non era presidiata che dal cane quando sono entrati in azione i topi.
E questa sembra essere proprio un'altra delle condizioni fisse per il successo dei raid furtivi. Lo sa bene la famiglia Taffuri alla quale i ladri, approfittando delle circostanze favorevoli, sulla Consolata hanno ripulito per ben quattro volte la casa di campagna.
 
IL GIORNALE
17 MARZO 2015
Pronta la guida per i visitatori con il cane
Expo 2015 vieterà l'ingresso ai cani e ai loro proprietari e nelle vicinanze dell'esposizione universale non ci saranno luoghi pet friendly.
Una situazione definita dall'ex ministro Maria Vittoria Brambilla «miope» se si pensa ai numerosi turisti che verranno con il proprio beniamino in quella che sarà la capitale mondiale per un semestre.
Niente panico, ma un aiuto concreto per cani e padroni potrebbe arrivare da Coach a 4 zampe, una speciale task force Expo di trenta educatori professionisti e certificati che si occuperanno di accudire (da poche ore a giornate intere) gli amici «pelosi» in visita a Milano nel periodo Primo maggio-31 ottobre. I proprietari dei cani potranno così visitare Expo e le attrazioni culturali milanesi, mentre i quadrupedi potranno divertirsi al parco in compagnia dei loro nuovi amici a due e a quattro zampe. Un servizio qualificato e professionale a supporto di privati, hotels, agenzie e tour operators. Basterà collegarsi con www.letstraveldogether.com per trovare gli angeli che cureranno i quattro zampe dei turisti. Lets Travel DOGether non è solo un servizio di dog sitter, ma è molto di più: una guida per pc, tablet, smartphone dotata di app in inglese per i turisti che arriveranno a Milano con i cani. Ristoranti, hotel, locali, negozi, trasporti, aree cani, parchi cittadini dove poter entrare col proprio cane tutti rigorosamente schedati e tastati a sei zampe.
Massimiliano Morengo e Josephine Nanda Maharsi, gli ideatori della guida, però non si sono fermati qui, ma attraverso la guida e il progetto Dogfather propongono una serie di iniziative volte a far socializzare cani e padroni oltre a una serie di servizi come appunto i coach a quattro zampe. Se il turista volesse visitare un museo nel quale il suo beniamino non è accettato, attraverso Lets travel DOGether, può chiamare un qualificato e referenziato dog sitter. E se dopo la visita al museo volesse buttarsi nella movida milanese, sempre attraverso la guida, troverà i locali pet friendly con la possibilità di capitare nel brunch o nell'happy hour giusto a «sei zampe». Massimiliano e Josephine, nel progettare la guida, hanno provato personalmente col loro beagle Artù i luoghi turistici milanesi. Hanno così scoperto che in un panel di 101 hotels a 4 e 5 stelle, 86 si dichiarano «pet friendly», ma solo 28 di questi accettano cani di peso superiore ai 10 chili. Su diciannove hotels che non applicano alcuna maggiorazione di prezzo, dieci offrono un «doggy kit» in camera, ma soltanto sei strutture accettano gli amici pelosi nel locale colazione.
Molto meglio invece nella ristorazione dove su 92 strutture 87 accolgono tutti i tipi di cani. La maglia nera però va alla cultura: su 15 musei uno solo, l'Hangar Bicocca, ha accolto Artù. Il progetto di Massimiliano Morengo è supportato da aziende, progetti editoriali, associazioni o semplici amici perché da soli si va più in fretta, ma insieme si va più lontano. Parola di Dogfather.
 
MILANO POST
19 MARZO 2015
Expo: pronte le guide per i visitatori con il cane
Milano 19 Marzo - Expo 2015 vieterà l'ingresso ai cani e ai loro proprietari e nelle vicinanze dell'esposizione universale non ci saranno luoghi pet friendly.
Una situazione definita dall'ex ministro Maria Vittoria Brambilla «miope» se si pensa ai numerosi turisti che verranno con il proprio beniamino in quella che sarà la capitale mondiale per un semestre.
Niente panico, ma un aiuto concreto per cani e padroni potrebbe arrivare da Coach a 4 zampe, una speciale task force Expo di trenta educatori professionisti e certificati che si occuperanno di accudire (da poche ore a giornate intere) gli amici «pelosi» in visita a Milano nel periodo Primo maggio-31 ottobre. I proprietari dei cani potranno così visitare Expo e le attrazioni culturali milanesi, mentre i quadrupedi potranno divertirsi al parco in compagnia dei loro nuovi amici a due e a quattro zampe. Un servizio qualificato e professionale a supporto di privati, hotels, agenzie e tour operators. Basterà collegarsi con www.letstraveldogether.com per trovare gli angeli che cureranno i quattro zampe dei turisti. Lets Travel DOGether non è solo un servizio di dog sitter, ma è molto di più: una guida per pc, tablet, smartphone dotata di app in inglese per i turisti che arriveranno a Milano con i cani. Ristoranti, hotel, locali, negozi, trasporti, aree cani, parchi cittadini dove poter entrare col proprio cane tutti rigorosamente schedati e tastati a sei zampe.
Massimiliano Morengo e Josephine Nanda Maharsi, gli ideatori della guida, però non si sono fermati qui, ma attraverso la guida e il progetto Dogfather propongono una serie di iniziative volte a far socializzare cani e padroni oltre a una serie di servizi come appunto i coach a quattro zampe. Se il turista volesse visitare un museo nel quale il suo beniamino non è accettato, attraverso Lets travel DOGether, può chiamare un qualificato e referenziato dog sitter. E se dopo la visita al museo volesse buttarsi nella movida milanese, sempre attraverso la guida, troverà i locali pet friendly con la possibilità di capitare nel brunch o nell'happy hour giusto a «sei zampe». Massimiliano e Josephine, nel progettare la guida, hanno provato personalmente col loro beagle Artù i luoghi turistici milanesi. Hanno così scoperto che in un panel di 101 hotels a 4 e 5 stelle, 86 si dichiarano «pet friendly», ma solo 28 di questi accettano cani di peso superiore ai 10 chili. Su diciannove hotels che non applicano alcuna maggiorazione di prezzo, dieci offrono un «doggy kit» in camera, ma soltanto sei strutture accettano gli amici pelosi nel locale colazione.
Molto meglio invece nella ristorazione dove su 92 strutture 87 accolgono tutti i tipi di cani. La maglia nera però va alla cultura: su 15 musei uno solo, l'Hangar Bicocca, ha accolto Artù. Il progetto di Massimiliano Morengo è supportato da aziende, progetti editoriali, associazioni o semplici amici perché da soli si va più in fretta, ma insieme si va più lontano. Parola di Dogfather.
 
LA ZAMPA.IT
17 MARZO 2015
“Dumbo” salvato al Lualenyi Camp diventerà grande nell’orfanotrofio degli elefanti
Rimasto solo non sarebbe sopravvissuto, tornerà in savana quando sarà autonomo
Un elefantino piccolissimo che camminava solo in savana. A trovarlo, durante un safari, Davide Gremmo e Cristina Cantini, del Lualenyi Camp, la riserva privata che gestiscono nello Tsavo Ovest, in Kenya: «L’ho visto in lontananza con il binocolo - racconta Gremmo-, un cucciolo dell’apparente età di un mese. Immediatamente mi sono avvicinato e lui non è scappato quando ha visto la macchina. Nella nostra riserva c’è solo un’auto a muoversi sulle piste, niente pulmini o gruppi, regnano il silenzio e il rispetto per la natura. Siamo scesi dalla jeep e lui ci è venuto incontro, cercava il contatto con noi!» Impossibile ricostruire l’accaduto: «Se una madre abbandona il piccolo è perché è morta o c’è stato un evento traumatico al gruppo, come un attacco di bracconieri - spiega ancora Gremmo, guida certificata KPSGA e AFGA, Expert Member dell’Associazione Italiana Esperti d’Africa -. Quando un piccolo rimane orfano all’interno del suo branco, le altre femmine se ne prendono cura. Quando invece rimane solo, gli altri elefanti non lo accettano, se non quando è diventato grande ed indipendente».  Subito è partita la segnalazione ai ranger del Kenya Wildlife Service e alla David Sheldrick Wildlife Trust,unica organizzazione del Paese per la tutela e cura degli orfani di elefante. «Su loro indicazione abbiamo caricato il piccolo, del peso di circa 100 kg, sulla nostro auto - racconta Cristina Cantini- e lo abbiamo trasportato fino al confine della riserva. Per tutto il viaggio l’accarezzato per tenerlo tranquillo. Viviamo da tanti anni in savana e tutti i giorni sperimentiamo situazioni bellissime, ammirando e facendo scoprire ai nostri ospiti, nel loro habitat, animali anche rari, ma questa è stata davvero un’emozione grandissima».I ranger del KWS lo hanno prelevato e trasportato all’orfanotrofio di Voi. Poi il trasferimento a Nairobi dove, alla periferia della città si trova un centro istituito alla morte di David Sheldrick, fondatore nel 1948 dello Tsavo National Park. La moglie Daphne ha continuato ad allevare animali per dare poi loro la libertà. Sua è stata l’invenzione del latte in polvere per elefantini, indispensabile per la loro sopravvivenza, perchè fino ai due anni un cucciolo può morire se resta oltre 24 ore senza latte.  
Ogni giorno dalle 11 alle 12 il centro apre ai visitatori per mostrare la poppata mattutina degli elefantini, mentre gli addetti raccontano la storia dei cuccioli e spiegano il processo di allevamento, che si conclude quando i piccoli sono sufficientemente cresciuti e autonomi da essere liberati nello Tsavo. La fondazione istituita da Daphne ha già rilasciato più di 70 elefanti. Bello sarebbe che questo elefante potesse tornare al Lualenyi Camp, da Davide e Cristina, che lo hanno salvato.
FOTO
http://www.lastampa.it/2015/03/17/societa/lazampa/animali/dumbo-salvato-al-lualenyi-camp-diventer-grande-nellorfanotrofio-degli-elefanti-nCbP1OU9VTaDdMcvwJqFZN/pagina.html
 
GREEN STYLE
17 MARZO 2015
Cane abbandonato rincorre il furgone del proprietario
 
Un caso di abbandono negli Stati Uniti ha acceso i riflettori sulla sofferenza spesso subita dagli animali domestici, in particolare i cani. Protagonista è un esemplare che, dopo essere stato scaricato da un furgone, rincorre disperato il proprietario nel vano tentativo di tornare sul veicolo. La vicenda è stata ripresa dagli smartphone di alcuni testimoni, quindi resa nota sulla stampa dalla divisione della Louisiana di Humane Society. Il tutto sarebbe accaduto in una stazione di servizio, in pieno giorno. Un furgone con a bordo due uomini si sarebbe fermato a margine della carreggiata, avrebbe fatto scendere il cane e sarebbe quindi ripartito a tutto gas, approfittando della confusione e dello smarrimento dell’animale. Il quadrupede, affannato e disperato, pare abbia inseguito il veicolo per diversi incroci stradali. Una delle testimoni, Loris Hallis, ha deciso di condividere sui social network la fotografia del cane in questione e del veicolo dei proprietari, per agevolarne il riconoscimento. L’Humane Society ha quindi deciso di proporre una ricompensa di 250 dollari per chiunque possa fornire elementi utili sia al riconoscimento dei colpevoli che per il recupero dell’animale. Così ha spiegato il direttore Jeff Dorson: Se le persone sentono di non potersi più occupare di un cane, tutto quello che devono fare è portarlo alla più vicina struttura di recupero, anziché abbandonare il povero animale in un luogo sconosciuto, dove le loro chances di sopravvivenza sono quasi zero. Questo è veramente un atto di codardia e un reato punibile. Nel frattempo, l’organizzazione avrebbe richiesto l’aiuto di alcuni volontari per monitorare la zona, affinché il cane possa essere trovato e portato al più presto in salvo. Questo tipo di episodi non avviene però soltanto negli Stati Uniti: l’abbandono su strada è una delle modalità e delle violenze più frequenti anche in Italia, con tutti i rischi che comporta non solo per la salute dell’animale, ma anche per l’incolumità degli altri viaggiatori.
 
IL POST
17 MARZO 2015
I cani della Grande guerra
Fino al 26 giugno il Bishopsgate Institute di Londra ospita una raccolta di immagini sul ruolo dei cani durante la Prima guerra mondiale
Fino al 26 giugno il Bishopsgate Institute di Londra ospiterà la mostra “Dogs of the First World War“, che prende in considerazione i cani protagonisti della Prima guerra mondiale sia nel ruolo di compagni dei soldati sia in quello di veri e propri lavoratori. Verranno esposte fotografie e cartoline di cani che fanno parte della Libby Hall Collection, che viene conservata negli archivi del Bishopsgate Institute. Tra gli anni 1966 e il 2008 la collezionista Libby Hall ha raccolto vecchie fotografie e immagini di cani per creare la più grande collezione sui cani mai esistita: questa mostra è una sua selezione delle migliori fotografie.
FOTO
http://www.ilpost.it/2015/03/17/cani-prima-guerra-mondiale/
 
GREEN MEE
17 MARZO 2015
Calcolatrice vegetariana: quanti animali mangiamo nella nostra vita?

Roberta Ragni

La scelta di limitare il consumo di carne molto spesso ha un'origine etica, come difesa degli animali. Ed è proprio sulle persone più sensibili a questi temi che cerca di far leva il Vegetarian Calculator, che tenta di quantificare e mettere nero su bianco il numero di animali che ognuno di noi mangia nel corso della vita.
Secondo il sito, in media una persona mangia circa 7.000 animali durante la sua esistenza. Si tratterebbe di 11 mucche, 27 maiali, 30 pecore, 80 tacchini, 2.400 polli e 4.500 pesci. Non è impressionante? Se però seguite già un'alimentazione veg, il sito web consente di inserire il numero di mesi o anni da quando siete vegetariani per calcolare quanti animali avete 'salvato', quanti chili di carne non avete mangiato così come quanta CO2 avete contribuito ad abbattere.
Il sito si basa sui dati di un report USDA del 2008. E 'uno strumento divertente e affascinante, anche se i risultati potrebbero risultare piuttosto approssimativa in verità. Per un approccio più matematico e complesso, sarebbe interessante capire meglio come conteggiare gli animali.
Sul sito in mostra anche gli effetti sull'ambiente, essendo l'allevamento di animali destinati al consumo tra le prime cause del riscaldamento globale, con un impatto ancora più grande di quello delle auto. A prescindere da questo, il messaggio è chiaro: una dieta a base vegetale salva animali, salute e Pianeta.
 
LA ZAMPA.IT
18 MARZO 2015
I miei tre anni con un angelo chiamato Peggy
Avevo perennemente i suoi occhi che mi fissavano e mi amava in una maniera assoluta
Questa è la storia di Peggy, la piccola barboncina bianca che ho adottato e alla quale ho dato tre anni di vita bellissima, dopo aver vissuto nel più totale squallore... 
Tutto è cominciato quando i miei vicini di casa hanno deciso di separarsi, lasciando al loro destino due piccole cagnoline nel prato accanto a casa mia, praticamente senza cibo, al freddo e senza cure. 
Mi sono presa carico io di nutrirle, pur avendo già 4 cani miei (tutti adottati e tolti da situazioni difficili). Le due piccole erano Peggy e Blondie. La povera Blondie è poi morta investita da un’auto davanti a casa, lasciandomi in lacrime mentre i suoi padroni (che l’avevano avuta per 9 anni) non hanno dimostrato neanche un minimo segno di tristezza. 
Nell’inverno freddissimo di tre anni fa ho deciso di prendermi la piccola Peggy e portarmela a casa. Aveva una cuccia fredda, esposta al gelo ed era così sporca e malandata che sembrava un piccolo mostro peloso... Ho pensato che se non l’avessi tolta da quella situazione avrei potuto trovarla morta e non mi sarei mai perdonata per questo. 
L’ho dovuta far tosare (nonostante la stagione) perchè non si poteva fare altrimenti, visto il pelo così aggrovigliato e sporchissimo e mandava anche un odore terribile. Dopo la tosatura si poteva intravedere (nonostante la magrezza) che era una cagnolina bellissima, una Barboncina Toy di razza e nessuno l’avrebbe mai immaginato sotto lo strato di sporcizia! 
Inutile dire che negli anni passati con gli ex padroni, io ero l’unica che avevo sempre avuto una parola, una carezza per lei. I suoi padroni di allora non le dicevano mai nulla, la nutrivano poco e male ed era una cagnolina sempre triste, con la testolina perennemente rivolta verso terra. Quante volte avevo detto loro di trattarla un po’ meglio! Non mi hanno mai dato retta. 
Quindi Peggy mi conosceva bene e la riconoscenza, l’amore che mi ha dato in questi tre anni sono state la cosa più pura e dolce che io abbia mai avuto in vita mia. 
L’ho viziata, le ho dato il posto d’onore sui miei divani, l’ho coccolata, scoprendo che aveva una sua personalità, una voglia di essere buffa e simpatica, un desiderio di amare nonostante tutta la pochezza avuta degli esseri umani che erano stati i suoi padroni per anni e anni. 
I primi tempi si guardava intorno come se non potesse credere di essere in una casa calda, in un posto pieno di amore. Poi, piano piano, è diventata allegra e solare. Avevo perennemente i suoi occhi che mi fissavano e mi amava in una maniera assoluta, totale. Anche gli altri miei cagnolini l’hanno accolta bene, la conoscevano e non ci sono state gelosie di nessun genere. 
Purtroppo Peggy era vecchietta, non sapevo di preciso la sua età (non lo sapevano neanche gli ex padroni perchè l’avevano avuta anni prima da altre orribili persone che la volevano addirittura far sopprimere). Quindi, per questa piccola “nuvoletta bianca”, la vita non era stata per niente generosa! Purtroppo il veterinario mi ha subito avvisata che aveva un’insufficienza cardiaca, che però ho tenuto a bada x parecchio tempo con delle medicine apposite. Aveva anche i dentini tutti rovinati, una magrezza e una debolezza cronica che non sarebbe mai guarita. Non m’importava, la sua piccola presenza, la sua gioia quando tornavo a casa e mi prendeva delicatamente un dito della mano fra i suoi dentini, il suo saltellare sulle 4 zampine, mi hanno sempre dimostrato quanto fosse felice della sua nuova vita! Purtroppo il 14 di Febbraio Peggy se ne è andata... Ha cominciato a diventare sempre più debole, mangiando solo qualcosa dalle mie mani e lasciandosi andare piano piano. Dormiva molto ed era quasi apatica, soltanto incrociando il mio sguardo aveva però ancora la forza di scodinzolare leggermente. Lo sapevo che sarebbe successo, sapevo che doveva avere almeno 14 o 15 anni. Ma sono felice di averle fatto vedere che meritava tanto, che in questa casa avrebbe avuto tutto quello che non si sarebbe mai immaginato e che meritava. Sono contenta di ricordarla così, con una grande tenerezza e un grande rimpianto... La notte che è morta e io dormivo agitata pensando a lei, mi sono sentita ad un tratto come se qualcosa mi stesse prendendo un dito della mano delicatamente... Credo che la mia dolce, piccola Peggy sia venuta a dirmi addio e per questo voglio ricordarla con questo racconto e con tutta la mia tenerezza! 
http://www.lastampa.it/2015/03/18/societa/lazampa/amici-per-la-zampa-le-storie/i-miei-tre-anni-con-un-angelo-chiamato-peggy-SUf6hUNFje8Oy8MXk5J7TO/pagina.html
 
STRETTO WEB
18 MARZO 2015
Reggio: deferito per abbandono di animali e pascolo abusivo un 61enne di San Luca
provincia di Reggio Calabria - A Locri, i Carabinieri della locale Stazione, a conclusione di approfonditi accertamenti esperiti presso l’Azienda Sanitaria – Servizio Veterinario – Area “A” di Reggio Calabria, hanno deferito in stato di libertà per introduzione o abbandono di animali nel fondo altrui e pascolo abusivo un 61enne di San Luca, bracciante agricolo, responsabile di aver fatto pascolare abusivamente nella tarda mattina di domenica scorsa, nella pineta del locale lungomare, ovvero in aerea demaniale, un branco di ben 46 bovini che è risultato essere di sua proprietà. All’atto delle contestazioni, l’uomo ha giustificato la propria condotta con la scarsità di verde che caratterizzerebbe attualmente i pascoli di Sant’Ilario dello Jonio, comune in cui l’allevatore detiene i propri animali e dal quale, attraverso la battigia, ha condotto il bestiame presso la spiaggia di Locri. I bovini sono stati notati dai militari dell’Arma, in transito nel corso di un servizio di controllo del territorio, mentre pascolavano pericolosamente tra le tende montate da un gruppo di giovani boy scout in esercitazione e sotto lo sguardo stupefatto dei numerosi cittadini che, approfittando della bella giornata, avevano accompagnato i propri figli nell’adiacente parco giochi. Quello del pascolo abusivo è un fenomeno particolarmente avvertito che è stato oggetto anche dell’ultima riunione del Comitato Provinciale per l’Ordine e per la Sicurezza Pubblica presieduta dal Prefetto di Reggio Calabria, dottor Claudio SAMMARTINO, il 12 u.s.., nel corso della quale, tra l’altro, è stata programmata l’intensificazione e la rimodulazione delle attività di vigilanza e controllo del territorio per contrastare il fenomeno degli animali vaganti (le c.d. “vacche sacre”), soprattutto nelle zone della provincia in cui è più marcato la presenza di tale fenomeno, che crea anche rischi per la circolazione oltre che danni alle colture e alle attività economiche. In tale ottica è stato annunciato che verrà adottata dal Prefetto un’ordinanza, ai sensi dell’art. 2 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, per ordinare l’abbattimento degli animali vaganti, “costituenti pericolo per la pubblica incolumità”.
 
AFFARI ITALIANI
18 MARZO 2015
Cuccioli, la truffa on line. "Solo le spese”. E sparisce
LA STORIA. Alla ricerca di un piccolo di Golden retriever o di Labrador si imbatte in due personaggi che chiedono di adottare i cani in cambio delle sole spese di spedizione... dall'Inghilterra a Roma. Scrive ad affaritaliani.it e racconta la sua storia con nomi e cognomi (falsi) e mail. LE IMMAGINI e I DOCUMENTI
La truffa on line non conosce limiti. Ora è la volta dei cuccioli di cani, promessi con foto mirabolanti e commoventi e e venduti a prezzi assolutamente concorrenziali rispetto agli allevamenti. Anzi, sul web i cani non vengono venduti ma addirittura regalati in cambio delle sole spese di spedizione.E' la storia di Valeria C, romana, alla ricerca di un cucciolo di Golden Retriever o di Labrador per far crescere la famiglia. Ad affaritaliani.it racconta come ha gettato al vento 150 euro attratta dalla possibilità di adottare un "canetto" senza doversi svenare. "Sono partita come tutti dal motore di ricerca e dopo aver scartato gli annunci a pagamento degli allevamenti per l'impossibilità di prendere un cucciolo con prezzi che oscillano tra i 700 e arrivano anche a 1200 euro per gli esemplari più blasonati e con natali importanti, sono andata a spulciare le offerte dei siti specializzati. Ho visto una serie di annunci fotocopia che mi hanno insospettita ma sono andata avanti e ho spedito una serie di mail".
Dopo qualche ora di attesa, le risposte. Alla mail di Valeria sono arrivate le offerte di tale Enzo Farina e Berney Gabriella. In tutte e due i casi, si evinceva che i testi erano stati resi in italiano da un traduttore automatico, con qualche errore di sintassi e dio
verse incongruenze. Una della mail, quella del fantomatico Enzo Farina, era corredata da una serie di immagini che ritraevano piccoli di Labrador in grado di commuovere anche i cuori più duri.
Detto, fatto. Si tratta. La mail di tale Farina è gestita da una donna che racconta la storia di un trasferimento in Scozia e di una malattia del marito e anche dell'impossibilità di curare i cuccioli e di essere disposta a separarsi in cambio delle spese di trasporto: 165€ per un cucciolo; "250 € per entrambi di loro per essere spediti e consegnare a voi proprio a casa vostra. Sarò disposto a inviare i cuccioli quando mai li volete inviato a voi, li trasmetterò con tutti i documenti di salute, giocare giocattoli, coperte e una garanzia di salute di un anno".
Valeria cede e paga con la postpay. "Da allora non ho più saputo nulla e solo dopo qualche giorno ho avuto a certezza di aver preso una fregatura".
La donna non si arrende e riprende la ricerca, stavolta non del cane ma del truffatore. Rilegge la mail di Gabriella Berney e capisce che si tratta dell'ennesimo annuncio civetta. Anche in questo caso si chiede di pagare poco più delle spese di trasporto dall'Inghilterra direttamente a domicilio. E si arrende: le foto sono rubate dal web. Quindi si rivolge ad affaritaliani.it "perché nessuno più cada nella trappola". E chiede di pubblicare anche i testi delle mail ricevute e i loro indirizzi. Eccoli: simoes123cas@gmail.com e farinaenzo913@gmail.com.
http://www.affaritaliani.it/roma/cuccioli-la-truffa-on-line-solo-le-spese-e-sparisce18315_mm_469629_mmc_1.html
 
GEA PRESS
18 MARZO 2015
Dalla Calabria a Malta – Fermato con oltre 800 uccelli protetti nella macchina
Si era imbarcato con il catamarano per Malta. All’interno della sua automobile sono stati ritrovati,  nascosti all’interno di cassette per vegetali, oltre ottocento fringillidi.
L’uomo, a quanto sembra proveniente dalla provincia di Reggio Calabria sarebbe già noto negli ambienti  italiani. Gli uccelli ora sequestrati a Malta sono 300 Frosoni, 302 Verzellini, 218 Verdoni, sei Fanelli, sei Lucherini, e un Fringuello. Sulla piazza maltese avrebbero fruttato oltre 10.000 euro, ma il loro valore sarebbe ulteriormente aumentato nella vendita al dettaglio presso i trappolisti, vera e propria categoria di cacciatori che a Malta riceve pure un riconoscimento ufficile nonostante le rimostranze delle Autorità europee.
Il bracconiere calabrese è stato giudicato per direttissima. La pena, consistente pure in alcuni mesi di arresto, è stata sospesa.
Tutti gli uccelli e l’automobile adibita per il trasporto, sono stati posti sotto sequestro. Alcuni animali sono stati trovati già morti mentre quelli ancora in vita verranno liberati in natura.
In più occasioni bracconieri italiani, in genere calabresi e siciliani, sono stati segnalati per i traffici illeciti con Malta. Il porto d’imbarco preferito è quello di Pozzallo, in provincia di Ragusa, a quanto sembra già segnalato anche per traffici di fauna di altro tipo.
 
IL TIRRENO
18 MARZO 2015
Cane incastrato fra gli scogli: salvato dai vigili del fuoco
Livorno. Paura al moletto di Ardenza: l'animale scivola e resta bloccato fra le rocce. Lo liberano i pompieri: sta bene
LIVORNO. Panico al moletto di Ardenza. Alle 15.30 di mercoledì 18 marzo un cane è rimasto incastrato fra gli scogli del moletto. Tanta paura per la bestiola: per liberarla sono dovuti intervenire i vigili del fuoco.
Il cane era sugli scogli con la padrona, una adolescente livornese, che ha approfittato del pomeriggio di sole per godersi un po’ l’aria di mare. Ma a un tratto il cane è scivolato e le zampette sono rimaste bloccate fra le rocce. Inutilmente la proprietaria ha provato a liberarlo. Dopo vari tentativi falliti, i presenti hanno pensato che l’unico modo per salvare l’animale era rivolgersi ai pompieri.
Nel giro di pochi minuti, sul posto è arrivata una squadra dal Comando di via Campania, che ha subito cominciato a darsi da fare per liberare il cane. E così, dopo poco, è stato liberato: la bestiola era serena, senza ferite, e la padroncina ha potuto così riabbracciarla.
 
GEA PRESS
18 MARZO 2015
Treviso – Stop alla caccia alla volpe. La soddisfazione di Andrea Zanoni
Il Consiglio di Stato con ordinanza di oggi 18 marzo 2015, ha sospeso fino al mese di novembre la caccia primaverile ai cuccioli di volpe voluta dall’amministrazione provinciale di Treviso su iniziativa dell’assessore alla caccia Mirco Lorenzon e del Presidente Leonardo Muraro. Ne da comunicazione Andrea Zanoni, esponente PD sensibile alle cause animaliste e protezioniste che ricorda il ricorso voluto da LAV, ENPA ed OIPA,
I Giudici del Consiglio di Stato hanno  affermato che “appaiono sussistere i presupposti per accogliere la istanza cautelare, tenuto conto degli effetti irreversibili che potrebbero derivare dall’esecuzione della determinazione impugnata n. 2638 del 2013”.
Secondo Andrea Zanoni già Eurodeputato e membro dell’Ecoforum Nazionale Tutela Animali del PD,  “finalmente assistiamo al trionfo della legalità. Trovo orribile  che un’amministrazione pubblica dia il via libera all’uccisione dei cuccioli di volpe mentre vengono allattati dalle proprie madri attraverso lo sbranamento effettuato da potenti cani da caccia appositamente addestrati. Questa sentenza – ha aggiunto Zanoni – rappresenta una bella batosta per gli ideatori di questa barbarie, contestata su mio invito anche da Brigitte Badot. Un grazie va alle associazioni ENPA, OIPA e LAV che si stanno battendo nei tribunali per tutelare questi splendidi animali che tra l’altro sono l’unico nemico naturale delle nutrie.”
 
NEL CUORE.ORG
18 MARZO 2015
TREVISO, ESULTANO LE ASSOCIAZIONI: ANNULLATO IL PIANO ANTI-VOLPI
"Una vittoria che salverà la vita a centinaia di animali"
"Lo stop al piano di abbattimento delle volpi disposto oggi dal Consiglio di Stato è una vera e propria vittoria che salverà la vita a centinaia di animali, proprio ora che stanno per nascere i primi cuccioli". La soddisfazione viene espressa dalle associazioni animaliste Lav, Enpa ed Oipa con riferimento alla sentenza che blocca l'uccisione degli animali e che, per Treviso, riguarda un piano per l'abbattimento di 350 esemplari l'anno stabilito dalla Provincia di Treviso nel 2013. "Le volpi - rilevano le associazioni - sono l'unico predatore presente sul nostro territorio, eppure vengono uccise a migliaia ogni anno solamente perché possono in alcuni casi cibarsi di lepri e fagiani che i cacciatori ritengono di loro esclusiva proprietà".
 
NEL CUORE.ORG
18 MARZO 2015
LIPU: -40% DI RONDINI PER I PESTICIDI E PER L'AGRICOLTURA INTENSIVA
Oggi al via l'"Operazione Rondò" con la Forestale
La rondine è una delle specie più conosciute e amate e il suo volo annuncia da sempre l'arrivo della primavera. Ma è anche una specie sempre più in declino: si calcola che in Europa, nell'ultimo decennio, sia diminuita del 40% a causa di pratiche agricole intensive e dell'uso di prodotti chimici. Lo denuncia la Lipu-BirdLife che con il Corpo forestale dello Stato lancia oggi a Caserta l'''Operazione Rondò'', un'iniziativa di sensibilizzazione per coinvolgere e sensibilizzare i ragazzi delle scuole italiane e tutti i cittadini attraverso una partecipazione attiva che prevede l'inserimento degli avvistamenti di rondini sul sito web del CfS. Le cause del calo delle rondini - spiega la Lipu - sono da ricondurre, oltre che all'agricoltura intensiva e all'uso di prodotti chimici, alla forte riduzione (e modernizzazione) delle stalle nel principale sito riproduttivo italiano (la Pianura Padana), ai cambiamenti climatici, soprattutto nelle aree di svernamento in Africa, e al consumo di suolo, fattori che hanno enormemente ridotto la popolazione complessiva della specie sia in Italia che in Europa.
Ma se la rondine non sta bene, gli altri uccelli selvatici tipici degli ambienti agricoli italiani stanno anche peggio. Secondo il report 2014 "Uccelli comuni in Italia", edito da Lipu e Rete rurale nazionale per il progetto Farmland Bird Index del ministero delle Politiche agricole, su 28 specie tipiche dell'ambiente, 14 sono in calo, tra cui i passeri, l'allodola e la calandrella (queste ultime due negli ambienti pseudo steppici) così come l'averla piccola, il torcicollo e il saltimpalo per gli ambienti agricoli caratterizzati soprattutto da siepi, muretti a secco e boschetti. ''E' sempre importante coinvolgere la gente nella conoscenza della natura - dichiara Fulvio Mamone Capria, presente oggi a Caserta a fianco dei volontari della delegazioni Lipu della Campania -. Perché solo sensibilizzando il maggior numero di persone possiamo provocare quel cambiamento positivo nelle politiche nazionali e regionali e, a un livello più alto, in quelle europee. Ringraziamo il Corpo forestale dello Stato di questa bella iniziativa che coinvolge soprattutto i giovani, che sempre più numerosi condividono la nostra mission di tutela della biodiversità e del paesaggio rurale''.
 
NEL CUORE.ORG
18 MARZO 2015
TIGRE SEQUESTRATA DA UN CIRCO IN UN CENTRO DI RECUPERO TOSCANO
Subito un intervento per un problema all'unghia
Nel 2007 era stata salvata da un circo sequestrato per maltrattamento e detenzione illegale della normativa sugli animali pericolosi e, dopo essere stata per un periodo a Mondragone (Caserta), è stata trasferita in Toscana nel Centro di recupero per fauna esotica e selvatica di Semproniano (Grosseto). E' la storia di una tigre maschio di circa 15 anni appartenente alla specie Panthera tigris. A eseguire il trasferimento il personale del Servizio Cites Centrale e Cites di Napoli del Corpo forestale dello Stato. Il felino era stato affidato a un parco in provincia di Caserta, ma è poi stata individuata una struttura di custodia alternativa che potesse garantire all'animale ogni necessaria cura e un ambiente idonee a soddisfare le sue esigenze psicofisiche. Attraverso la collaborazione dell'associazione Animals Asia Foundation e l'ausilio di uno staff di medici veterinari specializzati in fauna esotica, è stato possibile trasportare in sicurezza il grande felino. In poche ore l'esemplare, mediante l'impiego di un mezzo di trasporto idoneo al trasporto di animali pericolosi, ha raggiunto la sua nuova casa dove è arrivata in buone condizioni di salute. E' stato, inoltre, possibile eseguire un intervento chirurgico sulla zampa per risolvere un problema all'unghia.
 
NEL CUORE. ORG
18 MARZO 2015
CIRCHI CON ANIMALI, "SCANDALO FUS": 4 INTERROGAZIONI A FRANCESCHINI
Portano la firma di 18 parlamentari bipartisan
Lo scandalo del Fus (Fondo unico spettacolo) gestito dal ministero dei Beni e attività culturali erogato anche a circhi con animali condannati in via definitiva e sotto processo - sollevato pochi giorni fa dalla Lav attraverso un dossier dettagliato - finisce sul tavolo del ministro Dario Franceschini, chiamato in causa da ben quattro interrogazioni firmate da diciotto parlamentari di gruppi di maggioranza e opposizione.
Dal 2010 al 2013, è stata infatti concessa una media annua di circa 3 milioni di euro statali a circhi e strutture circensi con animali (i dati ufficiali del 2014 sono attualmente incompleti); tra i beneficiari di fondi pubblici vi sono sei circhi con animali sotto processo, mentre due circhi sono stati condannati in via definitiva per maltrattamenti di animali e detenzione incompatibile.
Ecco i tre "casi più scandalosi", secondo la Lega antivivisezione, sui quali è chiamato a rispondere il ministro:
1) nonostante la sentenza definitiva per il reato di maltrattamento di animali commesso nel 2003, Rolando Folloni negli anni 2008 e 2009 ha ricevuto contributi del Fus per 15.000 euro;
2) il circo Città di Roma è stato denunciato in quanto teneva elefanti in condizione di quasi immobilità, tigri in spazi angusti, esposte al freddo, e nel complesso tutti gli animali tenuti in strutture non idonee a garantire l'igiene e la pulizia. Nonostante una condanna definitiva, il circo ha ricevuto, negli anni, i seguenti finanziamenti: nel 2008, 99.500 euro, e nel 2009, 35.000 euro;
3) il circo Lidia Togni, pur con due diverse società, ha ricevuto dal 2008 ad oggi ben 817.633 euro di contributi pubblici. La signora Lidia Togni è stata condannata dal tribunale di Palermo con sentenza n.764 del 2008.
Le quattro interrogazioni parlamentari esprimono sconcerto per questi fatti e chiedono:
· di sospendere subito le erogazioni dei contributi e avviare un procedimento amministrativo, per la revoca e la restituzione dei contributi pubblici del Fondo Unico per lo spettacolo, erogati e non dovuti, a quelle attività circensi nel cui personale risultino impiegate persone che abbiano riportato condanne definitive per i reati di maltrattamenti di animali, o che abbiano compiuto una qualsiasi violazione delle normative italiane o dell'UE in materia di protezione degli animali.
· Di avviare una verifica di eventuali comportamenti fraudolenti da parte dei soggetti beneficiari dei contributi che hanno utilizzato l'autocertificazione come strumento di richiesta degli stessi, rendendosi con ciò responsabili di comportamenti penalmente perseguibili;
· di avviare un'ampia verifica, anche alla luce delle deficitarie normative e procedure vigenti, sull'eventuale presenza di casi simili, in cui, nelle attività circensi, si impieghi personale che abbia riportato le condanne o commesso le violazioni indicate;
· di dare immediata applicazione all'Ordine del giorno G9.205, a firma delle senatrici De Petris, Repetti, Cirinnà, Taverna e del senatore Cotti, che approvato dall'Aula nel 2013 impegna il Governo "a prevedere (...) il completo azzeramento dei contributi nell'esercizio finanziario 2018 anche per quanto riguarda le attività promozionali, educative, formative, editoriali, collegate alle attività circensi con animali, alle attività circensi con animali all'estero, all'Accademia del circo e a Festival circensi".
· Di attivarsi con la massima sollecitudine affinché nel nostro Paese non venga consentita in futuro la partecipazione di animali nelle manifestazioni circensi;
· di conferire i fondi Fus ai soli circhi che decidono di assumere giovani artisti, usciti dalle relative accademie circensi, al fine di dare, da una parte, maggiori sbocchi occupazionali a giovani artisti, e, dall'altra, tutelare il benessere e il rispetto degli animali.
· Di utilizzare le risorse attualmente destinate ai circhi condannati per destinarle al rafforzamento dei centri di recupero di animali.
· Di predisporre una normativa volta al superamento dell'utilizzo degli animali nei circhi e negli spettacoli viaggianti.
"Ci uniamo all'indignazione dei parlamentari e dei tanti cittadini per questa vicenda, per la quale chiediamo un intervento immediato delle nostre Istituzioni – afferma la Lav – soprattutto sollecitiamo il ministro Franceschini ad aprire una indagine con tecnici indipendenti e il Parlamento ad un'attenta riforma della vetusta Legge che dal 1968 regola questo genere di spettacolo, permettendo che migliaia di animali, come leoni, tigri o elefanti, siano imprigionati e trattati come acrobati e marionette, riproducendo uno spettacolo diseducativo, anacronistico e umiliante. Anche sabato 21 e domenica 22 marzo saremo in tante piazze d'Italia (clicca qui per vedere la lista delle piazze) per raccogliere firme contro il finanziamento pubblico ai circhi con animali: venite a firmare!".
 
GEA PRESS
18 MARZO 2015
Il lungo viaggio della tigre Rambo (fotogallery). Sequestrata nel 2007 trova oggi definitiva collocazione
Un caso particolare che premia il lavoro del Corpo Forestale dello Stato, ma dimostra quanto lunga può essere la strada da percorrere per raggiungere la destinazione finale. Una tigre,  sequestrata ad un circo nel 2007, è stata finalmente trasferita  presso il Centro di Recupero per fauna esotica e selvatica di Semproniano  in provincia di Grosseto. L’animale era stato nel frattempo detenuto in una struttura della provincia di Caserta.
Rambo, questo il nome del maschio di tigre di circa 15 anni, è stato oggi prelevato dal Servizio CITES Centrale e CITES di Napoli del Corpo forestale dello Stato.
La tigre, fin dalla data del sequestro, era stata da sempre oggetto di attenzione da parte delle amministrazioni statali competenti, Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare insieme al Corpo forestale dello Stato. In tempi più recenti si era provveduto a individuare una struttura di custodia alternativa che potesse garantire all’animale ogni necessaria cura ed un ambiente idoneo a soddisfare le sue esigenze psicofisiche.
Attraverso la collaborazione dell’associazione Animals Asia Foundation e l’ausilio di uno staff di medici veterinari specializzati in fauna esotica, è stato possibile trasportare in sicurezza il grande felino, appartenente ad una specie definita dalla legge come “pericolosa per la pubblica incolumità”, garantendo allo stesso il massimo livello di benessere. In poche ore l’esemplare, mediante l’impiego di un mezzo di trasporto idoneo al trasporto di animali pericolosi, ha raggiunto la sua nuova casa.
L’animale è stato altresì anestetizzato e sottoposto ad un intervento chirurgico sulla zampa per risolvere un problema all’unghia. A qaunto sembra la ferita procurava da tempo sofferenza all’animale.
FOTO
http://www.geapress.org/esotici/il-lungo-viaggio-della-tigre-rambo-fotogallery-sequestrata-nel-2007-trova-oggi-definitiva-collocazione/59781
 
NEL CUORE.ORG
18 MARZO 2015
GENOVA, ECCO IL SI' DEL CONSIGLIO COMUNALE AI "CIMITERI PER CANI"
Possono crearli associazioni e soggetti anche privati
Il Consiglio comunale di Genova ha approvato ieri con 33 sì e un no su 34 presenti il regolamento per l'istituzione dei cimiteri degli animali d'affezione, i cosiddetti "cimiteri per cani". Favorevoli tutti i gruppi escluso il consigliere comunale Paolo Gozzi (Pd). Il documento definisce "Giardini della memoria" i siti destinati alla tumulazione in loculi delle ceneri degli animali d'affezione. A Genova potranno essere realizzati da associazioni, soggetti pubblici o privati, previa autorizzazione del Comune e della Asl. All'interno dei siti cimiteriali già esistenti il Comune potrà individuate delle aree da destinare ai "Giardini della memoria". Quelli realizzati fuori dalle strutture cimiteriali esistenti dovranno essere recintati mediante un muro perimetrale che impedisca la visione del sito dall'esterno. Sulle urne dovrà essere applicata una targhetta con il nome dell'animale, la generalità del proprietario, il numero progressivo di registrazione e i dati identificativi della sepoltura. Sarà possibile individuare delle apposite aree per la dispersione delle ceneri a cura dei proprietari.
 
NEL CUORE.ORG
18 MARZO 2015
CORPO FORESTALE, ON. BRAMBILLA: "FARLO SPARIRE E' CRIMINALE"
"Ci opporremo con tutte le forze"
"Assurdo dal punto di vista del risparmio e criminale per quanto riguarda la tutela del territorio e della biodiversità, di cui l'Italia è il massimo scrigno in Europa". Così l'on. Michela Vittoria Brambilla, FI, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli animali e dell'Ambiente, definisce il progetto del governo di "assorbire" il Corpo forestale dello Stato. "Ci opporremo con tutte le forze", avverte.
"Questo esecutivo e questa maggioranza – afferma la parlamentare, annunciando anche la presentazione di un'interrogazione - rischiano di battere ogni record di disattenzione e negligenza verso la tutela dell'ambiente e della biodiversità. Dopo "regali" alle doppiette come la mancata abolizione dei richiami vivi o il permesso di cacciare sulla neve, dopo la "non punibilità" di fatto per molti reati a danno degli animali, dopo il tentativo (per ora abortito) di trasformare in sanzioni amministrative le norme penali che puniscono l'uccisione di un animale di specie protetta, ora l'esecutivo punta con decisione verso lo scioglimento del Corpo forestale dello Stato, assicurando, sostengono, "gli attuali livelli di presidio dell'ambiente e del territorio e la salvaguardia delle professionalità esistenti".
Belle parole, obietta l'on. Brambilla, ma la realtà è un'altra. "Il costo annuo per il funzionamento del Corpo forestale dello Stato è di circa 30 milioni (stipendi esclusi, visto che il progettato "riassorbimento", a detta del governo, non comporterebbe alcuna perdita di posti di lavoro), mentre la media annua delle sanzioni amministrative elevate - ricorda - raggiunge i 28 milioni di euro, quasi il pareggio. Invece – prosegue - l'incorporazione in altre forze di polizia costerebbe subito 25 milioni di euro solo per sostituzione divise, riadattamento dei mezzi e della flotta aerea, necessaria riqualificazione del personale. E tutto questo per rinunciare ad una "polizia ambientale" dalle capacità e dalle competenze paragonabili solo a quelle dei "ranger" delle agenzie federali americane, altamente specializzata in tutela della biodiversità, monitoraggio delle foreste, lotta agli incendi boschivi, controlli agroalimentari dai produttori fino alla tavola, lotta all'inquinamento e al traffico dei rifiuti.".
Dato che la motivazione economica non regge, viene da chiedersi, continua l'ex ministro – "se si voglia semplicemente compiacere l'Ue, che chiede con insistenza la creazione di un unico corpo di polizia europeo e la riduzione, in Italia, dei Corpi di polizia esistenti, senza tenere conto delle storiche specificità italiane e della struttura del territorio, o, peggio ancora, se si voglia far sparire un Corpo che infastidisce alcune filiere produttive illegali e interviene su fattispecie che spesso non sono neppure percepite come reati da chi li commette. Basti pensare a certi orrori agroalimentari, a varie forme di inquinamento, al maltrattamento e all'uccisione di animali".
In ogni caso, conclude l'on. Brambilla, "ci opporremo con tutte le forze alla realizzazione di un progetto assurdo dal punto di vista del risparmio e criminale per quanto riguarda la tutela del territorio e della biodiversità, di cui l'Italia è il massimo scrigno in Europa".
 
NEL CUORE.ORG
31 MARZO 2015
 
FORESTALE, BERLUSCONI: SBAGLIATO DISPERDERE QUESTO PATRIMONIO
"Il progetto del Governo procede in modo affrettato"
 
"Il riordino delle forze di polizia non può passare attraverso la soppressione del Corpo forestale dello Stato: disperdere un patrimonio di competenza così importante per la protezione dell'ambiente, dell'agricoltura e del territorio sarebbe un grave errore". Lo ha affermato il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, in una nota.
"E' giusto - ha osservato l'ex premier - eliminare le sovrapposizioni di competenze tra le varie forze dell'ordine, ma il progetto del Governo procede in modo affrettato ad accorpamenti che non garantiranno maggiore efficienza ma, anzi, rischiano di generare confusione in un settore, quale quello della polizia ambientale e agroalimentare, importantissimo per la tutela della salute dei cittadini e del nostro Made in Italy".
"La Forestale ha sempre adempiuto ai propri compiti istituzionali in modo professionale e con grande dedizione, sapendosi adeguare ai cambiamenti della società. Non la sacrifichiamo sull'altare delle 'riforme a tutti i costi', dell'ennesimo annuncio dalle ricadute nulle se non addirittura dubbie", ha concluso Berlusconi.
 
GREEN ME
18 MARZO 2015
Il vostro cane o gatto appoggia la testa contro il muro? Correte dal veterinario!
 
Un sintomo che può sembrare banale e innocuo, ma che in realtà potrebbe salvare la vita al vostro cane o gatto, se individuato. Si tratta di appoggiare la testa contro il muro. Se il vostro animale appoggia la testa conto il muro senza muoversi, correte dal veterinario.
E' l'appello per i proprietari lanciato su Facebook da Steunpunt voor Dieren, un'associazione olandese per la protezione animali. Ma perché? La spiegazione è particolarmente allarmante. A quanto pare un cane o un gatto che spinge la testa contro un muro (o altro) senza alcun motivo apparente (come giocare o graffiare) potrebbe essere affetto da lesione cerebrale, avvelenamento, tumore, infezioni o molte altre malattie. 
Questo comportamento potrebbe sembrare banale, divertente e persino simpatico e spesso ci si rende conto troppo tardi che potrebbe essere qualcosa di grave. Indicherebbe, infatti, un sintomo neurologico che va indagato e che può avere diverse cause. Si chiama Head pressing (atto compulsivo che consiste nel premere la testa contro un muro o un oggetto senza alcun motivo apparente). Per questo è importante rivolgersi il prima possibile al veterinario, che saprà consigliarvi sul da farsi, consigliando una visita neurologica ed escludendo altre cause prima di fare risonanza. Intanto il post dell'associazione è diventato virale, diffondendosi a macchia d'olio su Facebook in pochi giorni. Roberta Ragni
ALTRE FOTO
http://www.greenme.it/abitare/cani-gatti-e-co/16000-cane-gatto-muro-sintomo
 
LEGGO.IT
18 MARZO 2015
Arrivano le beauty farm per gli animali: i primi centri aperti a Milano
di Daniela Uva
Massaggi rilassanti, idroterapia e maschere all'argilla. Non sono trattamenti a cinque stelle per gli amanti del relax. Ma veri elisir di bellezza per gli animali, disponibili in una delle spa specializzate aperte a Milano. 
La moda di portare i cagnolini in beauty farm è esplosa negli Stati Uniti, ma ormai è una tendenza consolidata anche in Italia. Proprio a Milano è presente uno dei centri benessere più grandi. Si chiama Le terme di Fido e si trova a Pessano con Bornago (via Grandi 42/44). Offre 600 metri quadrati al chiuso più 1.500 di spazio all'aperto per correre, cimentarsi nel freestyle e seguire corsi di comportamento. Grande spazio anche per il relax con i bagni in piscina, l'idromassaggio e le sedute di fisioterapia.  Nel cuore di Milano c'è anche For pets only (via San Pietro all'Orto 3) dove i cani possono sottoporsi alla maschera all'argilla, al trattamento con gli olii essenziali o lo jojoba e ai suffumigi ionizzati.
Itinerante è, invece, il servizio di PetPet (telefono 334.336.16.20). A bordo di un furgone la toelettatura si sposta da un quartiere all'altro. I servizi spaziano dal semplice bagno e asciugatura, al taglio del pelo con forbici e allo stripping. Inoltre è possibile effettuare idroterapie arricchite di ozono, sali minerali ed essenze naturali e attività riabilitative.  Il luogo specializzato per l'idroterapia è, invece, il Centro cinofilo europeo (via Monte Grappa 6), a Novate Milanese. Qui lo staff è specializzato nella riabilitazione degli animali attraverso esercizi in vasca. La struttura è specializzata soprattutto nel nuoto fisioterapico (il cane viene immerso in una piscina riscaldata con la funzione contro corrente) e l'underwater Treadmill (l'animale cammina immerso nell'acqua a 28 gradi su un tapis roulant).
 
IL TIRRENO
18 MARZO 2015
Palestra e beauty farm per cani
Dalla piscina alla sala agility: nasce accanto al Pet Market una struttura pensata per il gioco e il benessere degli amici pelosi

di Cristiana Grasso

LIVORNO, C’è la piscina dove giocare oppure imparare a nuotare, c’è il tapis roulant per fare esercizio quando la passeggiata all’aria aperta diventa un problema, c’è la saletta con il tunnel per rimpiattarsi e gli ostacoli per saltare. Luci e divani di design, tutto lindo come in una ludoteca che si rispetti. Ludoteca per cani, cani fortunati con padroni innamorati. Si chiama “Play Wash” ed è il primo centro-benessere per amici a quattro zampe nato in Italia. Aprirà nei prossimi giorni, accanto all’ormai storico megastore di articoli per animali Pet Market in via Firenze. E sono proprio i proprietari del Pet Market, Ugo Giglioli e il figlio Giacomo ad aver avuto l’idea di creare uno spazio dove far divertire ma dove anche lavare con un pratico sistema di box self service quelli che tra cinofili teneroni si chiamano “amici pelosi”. Così dopo la ciotola in oro uguale a quella che è stata regalata ad Obama e la cuccia di swarovski (prezzi 1.700 e 12.000 euro), dopo le bare per chi non vuole dare addio al proprio animale infilandolo in un sacco della spazzatura, Giglioli torna alla ribalta del mondo pet con un’altra novità, «e davvero siamo gli unici in Europa, io giro il mondo, mi aggiorno, non esistono strutture simili» dice orgoglioso. Così ci ha pensato lui a metterlo su, investendo circa 400.000 euro: «Ma non lo abbiamo fatto attratti dal guadagno perché sappiamo che per riprendere un investimento simile ci vorranno anni. Lo abbiamo fatto per ribadire la nostra filosofia, la filosofia dell’azienda, che non si limita a stare sul mercato come il più grande store specializzato d’Italia ma che vuole anche rendere sempre più moderno e attuale il rapporto dell’uomo con l’animale». Infatti nella beauty farm per cani c’è posto e cura anche per gli umani: divani colorati dove stare a chiacchiera, lavatrici dove lavare cucce, coperte e il corredo del quadrupede, merendine e bibite per gli umani, snack per i quadrupedi. «Perché questo luogo - dice ancora Ugo Giglioli - è pensato anche per mettere in relazione i proprietari di cani, per fare amicizia e passare un pomeriggio diverso». Magari abbinandolo con lo shopping nel maxi negozio accanto, dove, dice orgoglioso Giglioli «si possono trovare per esempio 470 varietà di cibo umido per gatti, un record. E visto che lavoriamo su larghissima scala i prezzi sono davvero competitivi». Del resto Ugo Giglioli non è uno che questo lavoro lo ha improvvisato.Origini emiliane, arrivato a Livorno da bambino, ha comunque ereditato dal babbo lo spirito imprenditoriale. Sono loro, la sua famiglia, che nel 1955 aprono in via Buontalenti “Castel Canoro”. Un piccolo negozio che gli animali pure li vendeva e generazioni di bambini, fino alla fine degli anni Ottanta, hanno appiccicato il naso su quelle vetrine per vedere i cuccioli di gatto, di cane, gli uccellini, i pesci rossi. Uno dei luoghi simbolo della Livorno del dopoguerra che si affacciava al benessere e spendere per un animale di questo benessere era segno. “Castel Canoro” , esattamente 60 dopo, c’è sempre anche se si è spostato di qualche metro. Ma da tanti anni anni c’è anche Pet Market, 2000 metri quadri dove puoi trovare di tutto, dal deambulatore per il cane con le zampe amputate al lettino per il micio che sembra uscito da una favola, dagli abiti più sfiziosi per cani di tutte le taglie ai profumi pensati proprio per loro. E poi l’alimentazione, corridoi su corridoi di scaffali carichi di sacchi e scatolette, i guinzagli e i colari, i giochi. Insomma Giglioli ha saputo cavalcare londa della pet-mania. Un bel business certo («vengono da tutta la Toscana perché l’assortimento che abbiamo noi non ce l’ha nessuno») ma anche tanta passione, 16 dipendenti che si sentono parte di un progetto e danno il massimo. Del resto a Livorno i possessori di animali sono tantissimi e nonostant la crisi continuano a spendere volentieri per i loro amici pelosi o pennuti che siano. Spenderanno volentieri anche per farli giocare nel paradiso dell’agility e del benessere? Giglioli è convinto di sì. Del resto cinque euro per il lavaggio del cane sono davvero pochi. Più costosa la parte ludica. Due ore nella piscina costano 10 euro, due ore nella sala agility 9 euro, 30 minuti sul tapis roulant 8 euro. «Ma io credo che ne valga la pena, magari le giornate in cui non si può stare fuori, e si ha voglia di passare due ore con il proprio cane e in compagnia di altri proprietari di cani» dice Giglioli. Conto alla rovescia quindi verso l’inaugurazione prevista per il 21 marzo: «Sarà una festa aperta a tutti, per conoscerci, esplorare la struttura». Che poi entrerà in funzione il 22 marzo, domenica. E come riuscirete a gestire i vari gruppi di cani, magari ci sono i maschi che tra loro non vanno d’accordo... «Inizialmente faremo in modo che i cani che non socializzano con tutti non si uniscano a nessun gruppo. Poi vedremo se riservare a loro, da soli, degli orari particolari. Certo, uno spazio come questo è pensato per animali socievoli, che non hanno problemi a relazionarsi con gli altri. Ma vedremo passo passo come comportarci».Intanto la vasca e i giochi sono pronti per accogliere i quattro zampe in vena di divertimento. Gli ultimi ritocchi e poi anche i cani livornesi (ma non solo perché si aspettano clienti anche da fuori) avranno l’onore di sperimentare una struttura unica. Una beauty farm a misura di cane, con tutti i confort anche per i padroni.
FOTO
http://iltirreno.gelocal.it/livorno/cronaca/2015/03/18/news/palestra-e-beauty-farm-per-cani-1.11070426
 
NEL CUORE.ORG
18 MARZO 2015
GLI SCIENZIATI: RISCHIO ESTINZIONE IMMINENTE PER 15 SPECIE NEL MONDO
Servono 1,3 mld di dollari per salvarne 841 in pericolo
Ratti rampicanti, rane brasiliane e uccelli marini sono tra le 15 specie che nel mondo corrono il pericolo di un'estinzione imminente. Fanno parte di un gruppo di 841 specie altamente a rischio, che secondo uno studio internazionale potrebbero essere salvate con un investimento di 1,3 miliardi all'anno. Un team internazionale di ricercatori, capitanato dall'università della Danimarca meridionale, ha messo a punto un "indice di opportunità di conservazione", usando indicatori misurabili per determinare la possibilità di salvare una serie di specie. I parametri presi in esame vanno dalle opportunità di proteggere gli habitat degli animali, in base ai costi, alla stabilità politica e alla probabilità di urbanizzazione delle aree interessate, fino alla possibilità di inserire degli esemplari negli zoo. Stando allo studio, pubblicato sulla rivista Current Biology, il 39% delle 841 specie prese in esame ha un'alta possibilità di salvezza, ma 15 specie rischiano l'estinzione in tempi brevi. Tra i mammiferi sono a rischio il Lophuromys eisentrauti, un topo del Camerun, il ratto rampicante del Chiapas (Tylomys bullaris), del Messico meridionale, insieme a un altro roditore messicano, il Geomys tropicalis. Tra gli uccelli potrebbero scomparire presto l'alaudide di Ash (Mirafra ashi), un passeriforme somalo, il Monarca di Tahiti (Pomarea nigra), della Polinesia Francese, il petrello di Madera (Pterodroma madeira) e il petrello di Mascarene (Mascarene petrel), dell'isola di Riunione, insieme al fringuello di Wilkins (Nesospiza wilkinsi) dell'arcipelago di Tristan da Cunha, e all'albatros di Amsterdam (Diomedea amsterdamensis) dell'isola di Amsterdam, nei Territori australi francesi. Tra i rettili sono in pericolo tre rane brasiliane (Bokermannohyla izecksohni, Hypsiboas dulcimer e Physalaemus soaresi), una dello Sri Lanka (Pseudophilautus zorro) e una della Colombia (Allobates juanii), oltre a una salamandra turca (lyciasalamandra billae).
 
NEL CUORE.ORG
18 MARZO 2015
USA, IL "COAST TO COAST" DI KEVIN: TROVATO DOPO DUE ANNI IN FUGA
In viaggio dalla Carolina del Sud alla California
Un gatto arancione scomparso nel 2013 da una casa nella Carolina del Sud è stato trovato dopo un passaggio sul rimorchio di un tir nella contea di Riverside, in California. Si è concluso così il lungo viaggio di Kevin. Gli addetti al controllo degli animali del posto - scrive il "Los Angeles Times" - hanno organizzato un volo per far partire il micio da Palm Side ad Anderson, praticamente da una costa all'altra degli Stati Uniti.
"Abbiamo gestito alcuni animali da compagnia con storie folli, e questo è una delle più curiose", ha detto il direttore del Riverside County Animal Services, Robert Miller.
Il gatto vagabondo è stato trovato nascosto nel rimorchio durante un controllo di routine al confine tra la California e l'Arizona. La camionista, una donna, non sapeva che il gatto fosse finito sul rimorchio, ha fatto sapere John Welsh, portavoce del Riverside County Animal Services. Durante l'ispezione, la donna ha aperto il rimorchio ed è stata sorpresa dalla presenza del micio, che continuava a miagolare.
Il gattino era disidratato ed è stato trasportato nel rifugio, Shelter Blythe Animal, in cui è stato possibile scoprire la sua storia grazie al microchip. Intanto, gli addetti hanno rintracciato la proprietaria, Cheryl Mura, la quale ha comunicato che il gatto scomparso nell'autunno di due anni fa da Anderson, nella Carolina del Sud. "Kevin era un gatto casalingo, ma ha agito in maniera infelice", ha detto Mura, stando a quanto riferito dal portavoce Welsh. Così Kevin, che porta il nome del defunto fidanzato della donna, è uscito di casa. Ma, al contrario delle altre volte, non ha fatto più ritorno. E ora la proprietaria non vedeva l'ora che il suo Kevin possa tornare a casa.
 
TISCALI
18 MARZO 2015
White God, se il cane di cui disfarsi guida la rivolta per la sopravvivenza
Una storia drammatica che è anche una fiaba e un film di sentimenti. E che parla a tutti coloro che non vogliono eliminata la diversità. Dal 9 aprile in sala
Cani d'elite e cani bastardi. Meticci poco graditi al potere politico, che diventano protagonisti di White God - Sinfonia per Hagen, film tedesco-svedese-ungherese che ha conquistato nel 2014 il Festival di Cannes, vincendo la sezione Un certain regard. Storia di sopravvivenza, di sentimenti e di inarrestabile solidarietà, la pellicola arriva il 9 aprile al cinema ed è diretta Kornél Mundruczó. Tiscali Spettacoli offre ai suoi lettori la visione in anteprima esclusiva per 24 ore di una sequenza del film.
Un bastardo indomabile - White God - Sinfonia per Hagen parte dall'emanazione di nuove disposizioni governative per il possesso dei cani di razza mista in Ungheria, per i quali si deve pagare una nuova tassa. Per evitare il pagamento, le famiglie di Budapest cominciano a liberarsi dei loro cani di razza mista e lo stesso destino sembra toccare anche ad Hagen, il cane di una dodicenne di nome Lili. Figlia di genitori divorziati, Lili viene mandata a vivere per un periodo dalla madre e ad occuparsi dello "smaltimento" del cane è il padre. Ma Hagen il "bastardo" non è tipo da farsi trattare come un giocattolo rotto da buttare via, e comincia a cercare la sua piccola padroncina Lili, mentre alla sua missione si riunisce un branco sempre più nutrito di trovatelli e randagi, tanto che il loro movimento diventa impossibile da ignorare.
VIDEO
http://spettacoli.tiscali.it/articoli/cinema/15/03/18/white-god-esclusiva.html
 
LA ZAMPA.IT
18 MARZO 2015
Il “gatto della cattedrale” Louis sotto accusa: ha attaccato i cani della zona
Il micio celebre a Somerset (Inghilterra) sembra essere finito nei guai
Claudia Audi Grivetta
Il gatto Louis è stato inquilino onorario della Cattedrale inglese di Somerset, in Inghliterra, per ben dieci anni. Tutti lo conoscono come “il gatto della Cattedrale”, sul sito ufficiale della chiesa ci sono sue foto e notizie. Ora però Louis si trova nei guai perché è accusato di aver ferocemente aggredito alcuni cani della zona. 
La principale accusatrice del gattone diciassettenne dal pelo arancione che ama schiacciare pisolini al negozio di souvenir è la signora Mandie Stone-Outten. 48 anni e un cane di razza Springer spaniel di nome Millie. «Stavamo guardando le vetrine del negozio mentre il gatto (Louis) era seduto fuori – racconta Mandie. Ci è venuto incontro, lui e il cane si guadavano. Poi all’improvviso, molto rapidamente, ha attaccato il mio cane alla testa. Sembrava grosso quattro volte la sua taglia». Secondo la donna Louis non sarebbe nuovo a questi episodi. «Penso che non sia la prima volta che succede, sembrava troppo preparato per essere stato il suo primo attacco». Ne è scoppiato un caso, anche perché Louis è una specie di celebrità nella cittadina inglese. Così famoso che molto presto l’illustratrice e scrittrice Barbara Cooke pubblicherà un libro proprio su di lui. E se in molti sostengono che si tratti di un comportamento strano per un gatto abituato a cacciare giusto qualche topolino, alcuni addirittura pensano che si sia trattato di un equivoco. «Sarà stato un altro gatto simile - assicura ad esempio Debbie Shephard che lavora al negozio di souvenir e quindi conosce bene Louis -. So che da queste parti gira un altro gatto randagio arancione, potrebbe essere stato lui». Ma Mandie prosegue incrollabile la sua accusa nei confronti di Louis, sostenendo che i suoi concittadini stanno solo cercando di proteggere il loro beniamino a quattro zampe. Intanto un portavoce della Cattedrale di Wells ha sottolineato che Louis non aveva mai avuto comportamenti aggressivi. «E’ difficile dire se si tratto di Louis o di un altro gatto. Sappiamo che almeno due gatti simili a lui vivono in zona. Per ora la cosa più importante è che il cane aggredito e la sua proprietaria si rimettano da questa esperienza che dev’essere stata uno choc per entrambi».
 
REPUBBLICA.IT
18 MARZO 2015
Gli animali? Si arrabbiano e sono felici proprio come noi
Gli animali provano in modo identico a noi? Charles Darwin è stato il primo scienziato a individuare in questi ultimi sentimenti come rabbia, felicità, tristezza, disgusto, paura e sorpresa. E la ricerca scientifica moderna sta finalmente convalidando ciò che in parte si era già intuito: che gli animali provano emozioni al pari degli uomini, con sentimenti che spaziano dalla gioia al dolore, dalla gelosia alla rabbia, fino all'imbarazzo</