novembre 2012
 

LA NAZIONE
1 NOVEMBRE 2012
 
Picchia il suo cane e la vicina che voleva fermarlo: un uomo denunciato
Perde le staffe dopo che l'animale era fuggito
La vicina aveva sporto querela
 
Lucca - Picchia il cane che era scappato da casa. La moglie e una vicina cercano di fermarlo ma lui picchia anche loro. Denunciato un uomo di 64 anni residente a Maggiano. La denuncia è della Squadra Mobile della polizia, che indaga su quello che è accaduto. Il cane dell'uomo era scappato scavalcando il recinto. L'uomo, partito in macchina per recuperare l'animale, dopo averlo trovato e averlo portato a casa ha iniziato a picchiarlo. La moglie e una vicina di casa, richiamate da quanto accadeva, hanno provato a bloccarlo senza riuscirci. Anzi, la vicina è stata spintonata dall'uomo, che le ha anche tirato i capelli. Una settimana di prognosi per lei a causa delle ferite. Ha sporto querela in questura e, al termine degli accertamenti, l'uomo è stato denunciato.
 
GIORNALETTISMO
1 NOVEMBRE 2012
 
Il soldato che picchia il suo cane e mette le foto su Facebook
Patricio Millar ha postato sul suo profilo Facebook un'immagine che ha fatto il giro del mondo
 
Su Facebook in queste ore si sta diffondendo l’immagine di un uomo dai lineamenti sudamericani che tiene per il collo un cane appoggiato ad un muro minacciandolo con un pugno. BOTTE - A segnalare la notizia è stato il blog Libertanimalteu il quale ha diffuso questa fotografia chiedendosi se il protagonista, Patricio Millar, stia maltrattando il suo cane o stia solamente improvvisando. Questa sarebbe stata usata come foto profilo di Facebook dell’uomo. Nella stessa pagina è stata rinvenuta un’altra foto con protagonista semp re l’animale, sepolto nella terra con solo la testa fuori all’aria. UNA BUFALA? - Come detto su Facebook è nato un movimento di protesta nei confronti dell’uomo con tanto di solite parole affettuose usate regolarmente in questi casi contro il bruto che maltratta la povera bestia. Ma gira anche la voce che possa essere una bufala: non ci sono lividi, non ci sono morsi, non è sangue. Il profilo del soldato è attualmente indisponibile, ma qui lo trovate salvato dalla cache di google.
 
MATTINO DI PADOVA
1 NOVEMBRE 2012
 
Sgozzava agnelli nel cortile di casa

Paola Pilotto

 
GRANTORTO (PD) - Blitz della polizia locale in una casa di musulmani che stavano macellando clandestinamente degli agnelli. Uno era già stato sgozzato e appeso per le zampe, come prevede la tradizione islamica, mentre altri quattro erano pronti per fare la stessa fine, che in Italia però è vietata per legge. Immediato il sequestro degli animali e la denuncia all’autorità giudiziaria dell’immigrato. Nei guai è finito venerdì scorso un marocchino di 66 anni, A.A., residente in via Regina Margherita. Probabilmente non era la prima volta che l'uomo praticava la macellazione degli ovini dietro casa, in una strada del centro paese, dove in molti devono essersi accorti anche per via dell’odore del sangue fatto scolare dai poveri animali. Qualcuno, infastidito e inorridito, ha fatto segnalazione alla polizia locale del Distretto PD1A. I vigili di Grantorto si sono recati sul posto scoprendo il macabro rito. Con gli agenti l’uomo si è giustificato dicendo che non c’era nulla di strano e che stava uccidendo gli animali per uso alimentare riservato alla sua famiglia, come prevede la tradizione musulmana. Li ha accompagnati dietro all’abitazione, dove c’era infatti tutta la famiglia ad assistere all’uccisione degli agnelli. Gli agenti hanno invece fatto presente che questo tipo di attività è vietata ed è necessaria l’autorizzazione. Hanno quindi segnalato il fatto al servizio veterinario dell’Uls 15 e informato il pubblico ministero, che ha disposto il sequestro degli animali vivi e la distruzione di quello già ucciso per mancanza di certificazione sulla provenienza. Gli agnelli sono stati trasferiti in una stalla di sosta a disposizione della magistratura. Il marocchino, oltre alla denuncia penale, dovrà pagare la sanzione, comprese le spese di trasporto, custodia ed eliminazione degli animali.
 
GEA PRESS
1 NOVEMBRE 2012
 
Lumarzo (GE) – cacciatore-bracconiere abbatte uno Sparviere
Intervento delle Guardie venatorie volontarie WWF.
 
Un cacciatore genovese di 59 anni è stato colto stamane in flagranza a Lumarzo, dopo che aveva abbattuto un maschio di Sparviere, specie particolarmente protetta come tutti gli uccelli rapaci. L’uomo era intento a cacciare dei tordi, utilizzando un richiamo elettroacustico, ovvero un mezzo di caccia vietato dalla legge che riproduce i canti di alcuni volatili. I malcapitati uccelli, si avvicinano in tal maniera al richiamo per finire così sotto i colpi di fucile.
I fatti sono avvenuti stamattina in località Scagge, nel Comune di Lumarzo. Due Guardie venatorie volontarie del WWF, in servizio intorno alle  8.00 di stamane nell’area boschiva,  hanno controllato il cacciatore nei pressi di un appostamento fisso di caccia, non registrato dalla Provincia. L’uomo, al momento del controllo, ha maldestramente tentato di disfarsi del richiamo elettroacustico, lanciandolo tra i rovi. L’aggeggio riproduceva il canto del tordo. Al controllo, però, è risultato che lo stesso cacciatore, detenena il corpo, ancora caldo,  di un rapace Sparviere.
L’uomo è stato così denunciato alla Procura della Repubblica di Chiavari per i reati di abbattimento di specie particolarmente protetta e caccia con uso di mezzi non consentiti.
In caso di condanna rischia la sospensione della licenza di porto di fucile da uno a tre anni oltre ad una pena dell’arresto di alcuni mesi, però convertibile un un’ammenda penale (sempre di competenza del Tribunale) di circa 1500 euro.
La Polizia Provinciale di Genova, di cui è stata richiesta la collaborazione,  ha provveduto con un proprio ufficiale al sequestro del fucile sovrapposto utilizzato per gli atti di bracconaggio e del registratore. Il ferimento di un altro Sparviere era avvenuto già la scorsa settimana a  Pieve Ligure, ma l’autore risulta ancora ignoto.
 
IL GIORNALE
1 NOVEMBRE 2012
 
«Fermate Pechino Express: scuoia gli animali» La Lega Antivivisezione contro la Rai
 
Sospendere Pechino Express, in onda su Raidue e condotta dal principe Emanulele Filiberto, perchè è «l'ennesimo reality i cui autori non si sono fatti scrupolo a utilizzare gli animali, sottoponendoli a inutili sofferenze». È l'appello della Lav al direttore di Raidue Pasquale D'Alessandro, dopo la puntata del 25 ottobre in cui, ricorda la Lav, «i concorrenti trasportavano una scatola nella quale era rinchiuso un serpente, sottoposto a ore e ore di continui sobbalzi, oltre alla totale mancanza di ossigeno, sino alla destinazione finale dove gli sfortunati animali venivano uccisi e cucinati per i concorrenti». Le riprese sono state effettuate in Cina, paese «in cui i diritti degli animali sono costantemente violati». Quelle andate in onda «sono attività vietate in Italia ma che cittadini italiani, pagati dalla Tv di Stato italiana, non hanno avuto alcun problema a effettuare in un altro Paese». «Deprimente l'atteggiamento di totale indifferenza dei concorrenti, insensibili persino allo scuoiamento degli animali vivi».
 
GEA PRESS
1 NOVEMBRE 2012
 
La COOP: mai più Foie Gras
Successo dell'investigazione di Animal Equality.
 
La Coop ha comunicato di cessare la vendita di foie gras. Ordini sospesi  e  mai più foie gras, fino esaurimento scorte di magazzino. 
Per Animal Equality si tratta di un successo della recente investigazione realizzata  all’interno degli allevamenti di foie gras in Spagna e Francia (vedi articolo GeaPress). Un filmato shock che ha portato alla luce, commentano da Animal Equality, la terribile vita alla quale sono destinate le oche e le anatre allevate per la produzione del “fegato grasso“.
“In Italia la produzione di foie gras è stata vietata nel 2007 tramite un decreto legislativo che ha definito l’alimentazione forzata come una ‘tortura’, ma la distribuzione in Italia continua ancora oggi”  afferma Francesca Testi, portavoce di Animal Equality in Italia.
Per questo motivo è stata lanciata, a seguito dell’investigazione, una campagna di protesta per chiedere a diverse catene di supermercati di rivedere le scelte aziendali in merito alla distribuzione di ‘foie gras’ sul territorio nazionale, fornendo dichiarazioni pubbliche ed ufficiali che annuncino la cessazione immediata della vendita di un prodotto ottenuto con così tanta violenza sugli animali.
“La COOP, con i suoi 1470 punti vendita e circa 7 milioni di consumatori, ha sicuramente fatto un passo in avanti decidendo di non distribuire più foie gras. Auspichiamo che anche le altre grandi catene di supermercati facciano lo stesso nel più breve tempo possibile”, continua sempre Francesca Testi.
In Europa il ‘fegato grasso’ è ancora prodotto legalmente solo in 5 paesi: Francia, Bulgaria, Spagna, Ungheria e Belgio. La Francia è il maggior produttore ed esportatore, ogni anno sono infatti prodotte oltre 800.000 tonnellate; circa 700.000 oche e 37 milioni di anatre vengono macellate per questo.
 
GAZZETTA DI MODENA
1 NOVEMBRE 2012
 
Toro in fuga ferisce un fattore Caccia aperta tutta la notte
 
BOMPORTO (MO) - È fuggito ieri mattina da un’azienda agricola di Solara. Un toro, di grandi dimensioni, nello strattone dato per liberarsi, ha ferito il fattore che lo stava accudendo e si è dileguato nella campagna. L’uomo è stato soccorso, se l’è cavato con alcune ferite, i primi bollettini parlano di lesioni di media entità. Ma dopo aver stabilizzato l’agricoltore è iniziata la folle caccia all’animale. Per ore il toro è stato seguito a distanza mentre si aggirava libero in attesa che arrivasse sul posto un esperto in grado di addormentarlo. E così tra avvistamenti e situazioni di grande rischio - in alcuni casi il toro ha fatto perdere le proprie tracce - tutta la macchina dei controlli è proseguita fino intorno alle 16 . Polizia municipale e carabinieri hanno infatti intercettato l’animale. Da una distanza di sicurezza gli è stata sparata una dose di sonnifero che però non ha avuto effetto immediato. Il toro si è così allontanato e con il calare della sera si è probabilmente rintanato in mezzo alla campagna. Da quel momento, però, è sorto un altro problema: le ricerche sono proseguite per tutta la notte, allertando anche i volontari della protezione civile, con il timore che questa mattina, quando ci sarà la gara podistica di San Martino sull’argine del Panaro, l’animale possa fare la sua ricomparsa tra la folla. O ancora: la preoccupazione era per le auto che transitavano sulla Panaria Bassa che il toro ha dimostrato di essere in grado di attraversare.
 
QUOTIDIANO.NET
1 NOVEMBRE 2012
 
La crisi piega gli amanti dei pet
Crescono gli abbandoni di cani e gatti in Gran Bretagna
Le associazioni di volontariato non riescono a fronteggiare le richieste
 
LONDRA - Era la nazione amante degli animali per antonomasia. Ora invece, a causa della crisi economica, numerose famiglie britanniche si sono viste costrette a mettere l'adorato 'pet' alla porta, consegnandolo alle organizzazionI di volontariato che si occupano di trovare un nuovo padrone ai malcapitati cani, gatti, pappagallini e pesci rossi colpevoli di pesare troppo sulle finanze di casa. A denunciare la situazione è stata l'Rspca, la più grande associazione del settore, i cui dipendenti faticano a rispondere a un numero sempre più alto di segnalazioni, una media di 25.000 ogni settimana. Il suo direttore Gavin Grant ha dichiarato al Times: <Questa è una vera crisi e nonostante la dedizione dei nostri dipendenti e volontari facciamo fatica a gestire la situazione. La gente sta cercando di resistere nella speranza di tempi migliori, ma quando le cose si fanno difficili, il gatto e il cane vengono messi alla porta e abbandonati>. Rspca quest'anno ha avuto a che fare con un record di 40.595 casi di abbandono, quasi il doppio rispetto a cinque anni fa. E quel che è peggio, è che gli animali arrivano ai centri in uno stato in cui i volontari impiegano molto più tempo a rimetterli in sesto e a trovar loro una nuova famiglia. Padroni e allevamenti, messi allo stretto dalla crisi, sono più restii a portare i loro animali dal veterinario nè li fanno sterilizzare, provocando così un aumento di esemplari indesiderati e in cattive condizioni di salute.
Ma non solo: a crescere purtroppo sono state anche le condanne per crudeltà nei confronti degli animali, il 23,5% in più rispetto a cinque anni fa. L'organizzazione ha registrato una serie di casi raccapriccianti, da cavalli messi alla fame o avvelenati, a gatti bruciati vivi fino a tre 'shih tzu' talmente sporchi e malandati che si riusciva a stento a <distinguere la testa dalla coda>.
L'organizzazione ha dichiarato di essere riuscita a trovar casa a solo 12.711 cani lo scorso anno, contro 16.659 nel 2009. Nel caso dei gatti la situazione è simile, con 29.880 che hanno trovato padrone lo scorso anno, contro 36.070 nel 2009. Un'altra associazione, Cats Protection, ha dichiarato che per ogni persona che le si rivolge interessata ad adottare un gatto, ce ne sono dieci che la contattano per consegnare il loro felino o denunciare un randagio.
Ora l'associazione, nei suoi centri sparsi in tutto il territorio nazionale, accudisce un record di 6.200 gatti. La sua portavoce, Kate Bunting, ha dichiarato: <Da quando il Regno Unito è entrato in recessione, riceviamo molte più richieste da parte di persone che ci vogliono affidare il proprio gatto perché stanno perdendo il lavoro, le loro case, o si stanno trasferendo in una proprietà in affitto>.
 
IL MESSAGGERO
1 NOVEMBRE 2012
 
Sandy, salvataggi e rifugi anche per tanti cani e gatti
 
NEW YORK – C’erano anche loro, e questa volta non sono stati dimenticati. Cani, gatti, pappagallini, cavalli. Perfino un baby-tricheco. Mentre Sandy si avvicinava e le autorità aiutavano i cittadini aevacuare le zone a rischio, e davano istruzioni su come prepararsi alla tempesta, non sono stati dimenticati gli animali.
A differenza di quello che avvenne nel 2005 per l’uragano Katrina, nel quale furono dispersi circa 250 mila animali fra cani, gatti e cavalli, questa volta le autorità hanno obbedito al Pets Evacuation and Transportation Standards Act del 2006, che richiede da Stati e città l’assistenza anche agli animali domestici. In vista dell’arrivo dell’uragano, la Fema, la Protezione Civile americana, ha collaborato strettamente con la Humane Society of the United States, per indicare al pubblico rifugi, alberghi, motel, associazioni di beneficenza che avrebbero accolto le famiglie composte sia di umani che di animali domestici. New York è andata oltre: tutti i rifugi aperti in città hanno dovuto accettare anche cani e gatti, e così è stato per la metropolitana e gli autobus, fino a quando non sono stati fermati per l’avvicinarsi della tempesta.
Nel dare raccomandazioni ai suoi concittadini affinchè lasciassero le zone a rischio lungo la costa di Long Island, anche il governatore dello Stato di New York, Andrew Cuomo ha detto la sua a proposito: «Nella borsa che state preparando non dimenticate di aggiungere del mangiare per il cane, il certificato di vaccinazione e una museruola». Vari alberghi e motel hanno infatti accettato di fare un’eccezione a lla regola “no pets”, cioè niente animali, ma solo se il cane avesse indossato la museruola. E anche qui gli enti di protezione animale sono arrivati con consigli: la museruola, insegnavano, si poteva improvvisare con un semplice nastro passato intorno al muso del cane e legato dietro il collo. «Anche se il vostro Fido è angelico - spiegava un’esperta dell’Aspca, l’Associazione per la Prevenzione della Crudeltà contro gli animali - in una situazione così stressante può innervosirsi. Dovete pensare anche alla sicurezza degli altri».
E’ inevitabile che nel bilancio finale di questa mostruosa tempesta oltre alla perdita di vite umane, che ieri erano già 72, ci saranno anche tante vite di animali: cani scappati per la paura del vento ululante, gatti che non sono rientrati a casa, cavalli imbizzarriti. Nei social network ci sono testimonianze tristi di casi in cui i preparativi e la buona volontà non sono bastati. Ma ci sono anche tanti esempi di generosità, di coraggio, e di grande amore. A New York, nel New Jersey e nel Connecticut, dove Sandy ha colpito con violenza senza precedenti, è stato un susseguirsi di esempi coraggiosi delle squadre di salvataggio. I vigili del fuoco hanno salvato gli abitanti di 120 case che avevano preso fuoco a Queens: e siccome l’alluvione per l'alta marea ha impedito che i camion arrivassero fino agli incendi, i vigili si sono caricati l’attrezzatura e sono andati a guado a soccorrere la gente. E non hanno fatto nessuna resistenza a salvare anche i loro cani e i loro gatti. Esempi del genere si sono moltiplicati in questi giorni, e alcune scene di salvataggio di animali sono state mostrate nel sito Huffingtonpost.
Perfino il piccolo tricheco appena adottato dall’Acquario di Coney Island, Mitik ha fatto notizia per la cura che gli umani si sono presi di lui. Arrivato poco tempo fa, dopo essere stato salvato su una banchina alla deriva in Alaska,Mitik è diventato il coccolo degli impiegati dell’Acquario, che infatti sono rimasti in servizio, per continuare a nutrirlo ogni quattro ore, come è necessario fare se si vuole rimetterlo in salute. L’Acquario è stato investito dalla marea la notte di lunedì, ma gli animali erano al sicuro e ci sono stati solo danni alle strutture.
 
LA ZAMPA.IT
1 NOVEMBRE 2012
 
Metti il cane sul passeggino
La moda arriva dagli Usa
Cominciano a vedersi anche in città, specie per gli animali anziani
 
FEDERICA VIVARELLI
 
TORINO - Dalle quattro zampe alla quattro ruote: il nuovo «must have» per cani e gatti è il passeggino. Dopo tutine, biberon, collari e scarpine, la frontiera dello shopping per gli amici animali conquista un mercato fino ad adesso di dominio solo dei bambini. E infatti alla vista si tratta di trasportini molto simili a quelli utilizzati per i bebè: sono dotati di un manubrio, di un materassino all’interno, di una capote, di tre o quattro ruote a seconda delle esigenze. All’estero sono un accessorio di tendenza da alcuni anni, soprattutto in America dove è nata l’idea.  In Italia «si sta ancora diffondendo - racconta Enrico, dipendente di un negozio di articoli per animali - e non ci sono molte vendite». Così a Torino i pochi seguaci al momento «persone di mezza età – continua Enrico – che in alcuni casi acquistano per esigenze mediche, altre per curiosità». Come è successo a Roberto, del quartiere San Paolo: «Ne ho visti in Olanda e l’hanno scorso l’ho comprato, è perfetto per portare il mio cane e il mio gatto in vacanza, soprattutto nelle spiagge a loro vietate». Così a luglio il debutto: «Devo ammettere che la gente mi guardava incuriosita - sorride Roberto - ma non ho avuto modo di farne un gran uso. L’idea di stare rinchiusi in un recinto, anche se comodo e traforato, non piaceva ai miei animali. Per cui mi sono ritrovato a rivenderlo». E in pochi giorni di annuncio sul web, il passeggino di Roberto è andato a ruba.  Da Saluzzo, in provincia di Cuneo, anche Emanuela si è lasciata conquistare: «All’inizio utilizzavo per i miei tre cani il passeggino che era stato dei miei figli. Po i l’ho comprato calibrato per il loro peso ed è una gran comodità per muoversi». La reazione di chi guarda è varia: «L’amore per gli animali non è uguale per tutti - continua Emanuela - alcuni penseranno che io sia strana». Si possono immaginare folle di madri inorridite alla vista di questa particolare «quattro ruote» ai giardinetti, dal quale fanno capolino un cane o un gatto al posto di un neonato. Ma ci sarà un motivo se sui motori di ricerca di Internet il suggerimento di «passeggini per cani» arriva prima di quelli per i bebè. Perché l’ultima moda per i pet nasconde una serie di vantaggi: per i cani la possibilità di uscire anche in caso di malattia, o anzianità. Per i gatti l’opportunità di curiosare in sicurezza. E in entrambi i casi, la libera circolazione in supermercati e luoghi che non ne consentirebbero l’accesso. Il mercato è al momento solo estero: le uniche aziende produttrici sono americane - come la «Just Pet Strollers» che dall’Alabama ha lanciato l’idea per la prima volta nel 2009 - e tedesche. Un optional con un costo dai 100 ai 450 euro, dipende dal modello: ce ne sono per camminate in montagna o su asfalto. Per l’amico a quattro zampe timido, e quindi dotato di tendine per assicurare la privacy. E infine l’ultima novità: il passeggino estraibile e compatibile con il suv.... 
Articolo tratto da Animalia, pagina dedicata agli animali nella cronaca di Torino  
 
BLOGOSEFERE
1 NOVEMBRE 2012
 
Attivazione mentale cane: come giocare in maniera diversa
 
Ci avviciniamo alla stagione fredda e, purtroppo, le passeggiate giornaliere col nostro amico a quattro zampe, dureranno un po' meno... E' comunque possibile fargli fare attività, anche rimanendo in casa, ecco come. Per i cani l'attività fisica è fondamentale: hanno la necessità di passeggiare, correre e giocare all'aria aperta. Chi decide di prendere con sé un cane deve essere consapevole delle necessità dell'animale e deve garantirgli molto tempo nel verde. Spesso però ci si dimentica che al cane non bastano la solita passeggiata e i soliti dieci minuti trascorsi a lanciargli la pallina; il cane ha anche bisogno di fare attività mentale! Per tale ragione esistono i giochi di attivazione mentale (problem solving). In commercio se ne trovano tantissimi, ma in realtà basta poco per crearne alcuni in poco tempo e con poca spesa. Il più facile consiste nel nascondere dei bocconcini sotto un recipiente rovesciato; il cane dovrà trovare il modo per ottenere il premio in cibo.
Il consiglio è quello di iniziare con giochi di bassa difficoltà, per poi aumentarla gradatamente.
Per farlo giocare nella maniera corretta esistono delle regole:
- proponiamogli il gioco quando siamo in un ambiente tranquillo e privo di distrazioni
- rimaniamo con lui mentre cerca la soluzione del gioco
- non forziamolo: se il cane si stanca, possiamo alzare la posta con un bocconcino più appetitoso; se non serve neppure questo, per il momento interrompiamo la sessione di gioco, riproveremo in un secondo momento
- non aiutiamo il cane nella soluzione; se non riesce ad ottenere la ricompensa, probabilmente abbiamo scelto un gioco eccessivamente difficile.
Con i giochi di attivazione mentale il cane sviluppa le proprie capacità di ragionamento, impara a risolvere problemi in modo equilibrato e aumenta la propria autostima (la risoluzione dei problemi è gratificante).
Quindi, approfittate delle giornate piovose per passare un po' di tempo in maniera diversa col vostro cane, ve ne sarà grato!
 
LA NUOVA FERRARA
2 NOVEMBRE 2012
 
«Al cane hanno dato una bistecca imbottita di spilli»
 
Ferrara - Salta, colpisce la palla, abbaia. Nel pratino chiuso da un recinto Black trotterella giocoso attorno alla padrona, Rosalia Perrino. «Adesso sta meglio - racconta la donna - ha ripreso anche a mangiare. Ma avrebbe potuto morire, ci è andato molto vicino». Il cane, un ‘corso’ di tre anni dal pelo scurissimo, ha saggiato sulla sua pelle quanto a volte può essere crudele l’essere umano. Perché non ci sono dubbi che a servirgli la micidiale bistecca che avrebbe potuto ucciderlo sia stata proprio una persona di cui forse si fidava. Quel boccone infatti, preparato con cura, impanato e certamente appetitoso alla vista e all’olfatto, era stato imbottito di spilli. «Lunghi e appuntiti, come quelli usati dalle sarte - racconta Rosalia Perrino - chi ha preparato la bistecca li ha infilati longitudinalmente per nasconderli, coprendoli con l’impanatura. Un piano studiato per far morire Black tra dolori atroci». Ma se la morte dell’animale era lo scopo del donatore della micidiale bistecca, quello scopo è fallito grazie al tempestivo e premuroso intervento della padrona del cane. «Era mattino presto, l’avevo appena accompagnato nel cortiletto recintato sotto casa - ricorda Rosalia Perrino, che abita in un appartamento dell’Acer affacciato su corso del Popolo, a Pontelagoscuro - l’ho visto toccarsi la testa con le zampe come per liberarsi di qualcosa. Guaiva. Mi sono avvicinata e ho visto che aveva tre spilli conficcati nel palato». La donna, aiutata da un passante, li ha sfilati. Poi ha medicato il cane e l’ha lasciato in casa per raggiungere il luogo di lavoro. «Quando sono rientrata Black aveva avuto un’emorragia perchè alcuni spilli li aveva ingeriti, stava malissimo», continua la padrona. Una vicina le ha fornito il numero di un ambulatorio veterinario. La corsa disperata dal medico, l’angoscia di poter perdere da un momento all’altro l’amico a quattro zampe, la rabbia per un gesto sadico «che non so spiegarmi perché Black non ha mai fatto male a nessuno. Lo tengo in casa e lo accompagno giù alcune volte al giorno, lo libero dentro il cortile recintato, uno spazio che mi è stato donato. La cattiveria di chi ha progettato quell’atto è sconvolgente». Il ‘corso’ è rimasto ricoverato per tre giorni. Quasi tutti gli spilli ingoiati sono stati espulsi, uno è rimasto nell’intestino da dove è stato estratto con un intervento chirurgico. La convalescenza è durata settimane. Ora, due mesi dopo il fatto, «Black sta riprendendo la sua vita normale, ma è chiaro che il trauma è rimasto». Rosalia Perrino ha deciso di raccontare la storia perchè «la persona che ha fatto tutto questo probabilmente abita qui vicino. Non è la prima volta infatti che qualcuno qui fa male agli animali». E ricorda ‘Lili’, il dobermann che aveva adottato qualche anno fa, «ammazzato col veleno per topi», e il bastardino di una vicina, «che ha mangiato, proprio vicino a questo recinto, alcuni pezzetti di wurstel che contenevano piccoli spilli da camicia. Anche lui ha dovuto essere curato da un veterinario. E’ successo pochi mesi prima che nel prato comparisse la bistecca riempita di spilli. Ora ispeziono il cortile tutte le volte che ci porto il cane. Qualcuno in passato ha buttato chiodi e pezzi di vetro con i quali Black si è ferito». Il cane trascorre in casa molte ore al giorno mentre la padrona è al lavoro. Entrambi convivono con l’acqua che cade dal soffitto ogni volta che piove. «Ho segnalato la cosa all’Acer - segnala la donna - so che sono venuti a fare un sopralluogo, ma in questi giorni di maltempo sono costretta di nuovo a raccogliere l’acqua nei recipienti».
 
PIU’ NOTIZIE
2 NOVEMBRE 2012
 
LETTERE - Una storia felice e poi triste, ma piena di rabbia
 
Riceviamo e pubblichiamo
Ho sempre avuto cani, fin da piccolo. Nel 2003, dopo la morte di un carissimo quanto intelligente meticcio bianco, donatomi dal canile di Lugo, desideravo nuovamente un cane.
Volevo una compagna o un compagno allegro, senza reazioni impulsive, non troppo piccolo da risultare fragile, che potesse stare in appartamento.
Con quest’idea, conobbi casualmente il cocker di un amico: vispo, compatto ed armonioso, con queste lunghissime orecchie. Mi piacque subito. Lo incontrai più volte e pian piano l’indole gioiosa, l’atteggiamento affettuoso, il movimento quasi perenne della coda, mi affascinarono: mi ritrovavo a pensarlo spesso ed iniziai per questo a consultare internet, cercando di raccogliere maggiori informazioni di questa razza.
Poi, mi informai per trovare un allevamento di cocker spaniel in provincia di Ravenna, e incontrai la titolare, che mi presentò una cucciolina bianca e nera, grassoccia, che pur instabile sulle gambe, aveva l’energia per passare da una ciotola all’altra e rubare il mangime ai suoi fratelli. Questa pallina di pelo mi faceva sorridere, mi risultò simpatica, buffa per questa macchia strana, che aveva sulla coda.
Chiesi informazioni alla Signora dell’allevamento e, soprattutto, cercai rassicurazione intorno alla salute dei genitori e del cucciolo, che sarebbe stato disponibile entro quaranta giorni.
La titolare dell’allevamento mi offrì tutte le rassicurazioni possibili, supportata dal marito, particolarmente loquace che, pieno di sé, si prodigò con veemenza per fugare ogni dubbio possibile.
Così, nel giro di poche settimane, portai a casa Camilla, la mia cockerina, ladra di mangime.
Tralascio questi sette anni vissuti insieme, perchè acute; dovrei scrivere pagine, ma posso sintetizzare scrivendo che Camilla non si è mai smentita: giocosa, allegra, obbediente, simpatica, si è sempre manifestata come una compagna eccezionale, meritevole di tutto l’amore possibile.
Circa un mese fa, l’ho vista incerta, non camminava più col passo sicuro, spedito e slanciato che le era solito. L’ho controllata più volte e questo comportamento si confermava sempre più, manifestandosi soprattutto nella penombra, quando Camilla camminava al tramonto o di sera. Pur pensando di essere eccessivamente scrupoloso, mi sono rivolto al veterinario, che le ha diagnosticato un’atrofia progressiva della retina, cioè una malattia genetica trasmessa dai genitori che, nel breve, porterà Camilla alla cecità.
Non ci volevo credere.
Non potevo accettare che la mia cagnolina dovesse vivere nel buio per tutti gli anni che le restano. Non riuscivo ad accettare l’idea, ma purtroppo sarà così.
Uno specialista della Clinica Miller di Reggio Emilia, ha confermato in questi giorni la diagnosi.
E non c'è trattamento conosciuto che rallenti o inverta la perdita progressiva della vista.
Ho chiamato Rita, un’amica che dal medesimo allevamento aveva ricevuto Rocky: un cocker bianco e nero carinissimo, per chiederle del suo cane.
Anche Rocky è oramai cieco.
Così mi sono deciso a scrivere questo testo ed inviarlo alla redazione, per rendere pubblico l’atteggiamento dell’allevatore e condividere alcune domande:
visto che si tratta di una malattia ereditaria, perché questi allevatori continuano ad avere la libertà di riprodurre consapevolmente infelicità, incuranti oltretutto del  Codice E.N.C.I., che obbliga gli iscritti al Registro degli allevatori di riprodurre cani privi di malattie manifeste o portatori di patologie ereditarie rilevate ?
Perché questi allevatori considerano gli animali al pari di oggetti, commercializzati esclusivamente per profitto, senza avere alcuna sensibilità ed esternando falsi atteggiamenti amorosi, inscenati alla presenza dei compratori solo per condizionare la vendita ?
Qual è la differenza fra loro e le persone che operano un maltrattamento di animali, se  per maltrattamento si intende un atto di crudeltà ?
(Paolo Zalambani, Fusignano)
 
LIBERO
2 NOVEMBRE 2012
 
Animali: ucciso dai bracconieri Pilar, ultimo biancone monitorato da ricercatori
 
Roma - E' morto per mano di un bracconiere sullo Stretto di Messina, Pilar, l'ultimo dei 5 bianconi, grandi rapaci, seguiti tramite trasmettitore satellitare da un gruppo di studio di ricercatori che ne stavano studiando le rotte migratorie. Il 100% di mortalita' "giovanile" del campione seguito dal gruppo e' un dato molto preoccupante per la conservazione della specie. Gravissimi i danni all'ecosistema dovuti ai bracconieri. Lo sottolinea l'associazione Ornis Italica.
La strage dei rari esemplari di Biancone (Circaetus gallicus), detto anche Aquila dei Serpenti, e' solo l'ultima di una serie tragica che nel primo mese di apertura della stagione venatoria ha visto in azione numerosi bracconieri, che hanno puntato le loro armi su specie protette: ibis eremita, fenicotteri, cigni e cicogne bianche e nere.
Giacomo Dell'Omo, naturalista, presidente di Ornis Italica (associazione no profit che, tra le altre attivita', con il progetto Birdcam.it consente di a tutti di osservare la vita dei nidi di rapaci, ma non solo, attraverso le webcam di www.birdcam.it, ndr), si unisce all'indignazione e al dolore dei colleghi che hanno visto spezzarsi le vite dei rari rapaci che seguivano sin dalla schiusa delle uova e vanificare i loro studi sulle migrazioni.
 
IL TIRRENO
2 NOVEMBRE 2012
 
Poiana ferita da un bracconiere nel Padule di Fucecchio
 
MONSUMMANO (PT) - Un esemplare di poiana, un rapace diurno di grandi dimensioni, è stato trovato ferito nei giorni scorsi ai margini del Padule di Fucecchio. L'animale, con l'ala sinistra spezzata da un colpo di arma da fuoco, è stato preso in consegna dai volontari del Cetras (Centro toscano recupero avifauna selvatica) di Empoli. La radiografia effettuata dai veterinari ha evidenziato la presenza nell'ala e nella testa di pallini di piccolo calibro che hanno causato una grave frattura e che renderanno difficile e lungo il recupero al volo. Il fatto è stato denunciato all'autorità giudiziaria affinché si possa giungere all'individuazione del responsabile del grave gesto; vista la rarità della specie, per questo tipo di reati la legge prevede specifiche sanzioni penali. La poiana è un rapace che frequenta sia boschi che ambienti aperti; si nutre prevalentemente di piccoli roditori e si adatta anche a cibarsi di animali morti, svolgendo un ruolo fondamentale per l'equilibrio degli ecosistemi. La specie è minacciata soprattutto dalla distruzione e frammentazione degli habitat di riproduzione, oltre che dalla contaminazione da pesticidi, ma sono purtroppo frequenti anche le uccisioni con armi da fuoco o bocconi avvelenati. Purtroppo non si tratta di un caso isolato visto che nella stessa settimana è arrivata al Cetras anche un'altra poiana con il corpo devastato da decine di pallini. Anche nel Padule di Fucecchio e negli ambienti limitrofi si registrano con sempre maggiore frequenza fenomeni di illegalità diffusa: non solo bracconaggio, ma anche incendi, attingimenti abusivi, episodi di distruzione di habitat di fondamentale importanza. Legambiente torna quindi a sollecitare gli organi preposti alla vigilanza affinché vengano intensificati i controlli coinvolgendo e coordinando le forze presenti quali Polizia provinciale, Forestale e Guardie ambientali volontarie.
 
GEA PRESS
2 NOVEMBRE 2012
 
Napoli – corse clandestine e doping: Horse Angels si costituisce parte civile
 
Lo scorso 30 ottobre a Napoli si è dibattuta la prima udienza di un maxi processo che vede imputati, tra gli altri, una ventina di soggetti promotori di una associazione criminale dedita all’organizzazione di corse clandestine di cavalli, cui venivano somministrate sostanze stupefacenti e vietate.
I reati contestati, per i quali l’associazione Horse Angels si è costituita parte offesa, sono quelli di promuovere manifestazioni vietate comportanti sevizie e strazio di animali in violazione degli artt. 110 e 544 ter e quater del c. p.
Il sodalizio criminoso ha costituito una sorta di circuito itinerante di competizioni organizzate su pubblica strada, con noncuranza nei confronti dei pericoli per le persone e per gli animali fatti correre. I cavalli, sottolinea Horse Angels, venivano sottoposti a vere e proprie sevizie anche con la somministrazione, da parte di persone non qualificate, prima, durante e dopo, di sostanze dopanti al fine di aumentare le prestazioni sportive degli animali. Le gare erano di trotto e tra gli indagati anche diversi driver di ippodromi. I reati venivano contestati fino al 4/12/2008 a Napoli, Afragola, Volla, Crispano, Caivano, Orta di Atella e altre località del napoletano.
“Nella speranza che sia fatta giustizia – riferisce Horse Angels – ci siamo costituiti parte civile per difendere i cavalli, incaricando per la difesa l’Avv. Andrea Scardamaglio di Ercolano”.
 
GEA PRESS
2 NOVEMBRE 2012
 
Verbania, veleni nelle miniere d’oro – le indagini scaturite dalla morte di due cavalli
Intervento del Corpo Forestale dello Stato.
 
Sequestro probatorio per le aree circostanti le miniere d’oro dismesse della Valle Anzasca. In tutto quattro ettari in provincia di Verbania, dove sarebbero state rinvenute concentrazioni elevate di sostanze pericolose quali arsenico, mercurio e cianuri.
Ne dà comunicazione il Corpo Forestale dello Stato intervenuto nelle indagini con il Nucleo Investigativo di Verbania, il Comando Stazione di Macugnaga ed il Soccorso Alpino Forestale di Domodossola. Il provvedimento disposto dalla Procura della Repubblica di Verbania ha portato in particolare al sequestro dei siti minerari estrattivi collocati nelle località Crocette e Pestarena del Comune di Macugnaga (VB) ed in località Campioli nel Comune di Ceppo Morelli (VB).
Ad imporre i primi accertamenti della Forestale, è stata la morte di due cavalli che si erano abbeverati nella zona. Da qui l’ipotesi di avvelenamento e l’avvio dell’inchiesta disposta dalla Procura della Repubblica.
Dai campionamenti del terreno e dalle analisi effettuate, sarebbero ora emerse rilevanze preoccupanti. In particolare si tratterebbe di arsenico, a quanto pare presente sia nel suolo e nel sottosuolo, con concentrazioni che raggiungono anche i 160 grammi per chilogrammo di terreno. Un livello abnorme, riferisce la Forestale, se si considera che la normativa vigente prevede il limite di 0,02 grammi per chilo nelle zone adibite ad uso civile ed il limite di 0,05 grammi per le aree destinate ad uso industriale. In tutte le zone sottoposte a sequestro, invece, il livello di arsenico riscontrato si sarebbe attestato sopra la soglia dello 0,1 grammi per chilogrammo, pertanto, in questo caso, molto lontano dal valore di legge.
Una situazione molto delicata che potrebbe provocare, riferiscono gli inquirenti, gravi rischi per l’incolumità pubblica. Questo se si considera come alcune delle zone sottoposte a sequestro vengono utilizzate per il pascolo e le attività agricole. Particolare attenzione, dunque, per l’ipotesi di contaminazione della catena trofica.
La Procura della Repubblica ha aperto un fascicolo per il reato di avvelenamento delle acque. Sono in piena fase di svolgimento le indagini della Forestale mirate ad individuare i responsabili della vicenda.
 
IL SECOLO XIX
2 NOVEMBRE 2012
 
Il cane Poldo salva Torquato il tasso
 
Prov. Di La Spezia - LO hanno chiamato e non poteva essere altrimenti Torquato. E’ uno splendido esemplare di tasso rimasto intrappolato nel laccio sistemato da qualche bracconiere lungo il sentiero che da Campiglia conduce alla palestra nel verde, sul monte Parodi. Sarebbe finito male il povero Torquato se il destino non gli avesse fatto incontrare Poldo, un cane.
Adesso cani e tassi non è che vadano proprio d’accordo, nel senso che il cane li fiuta e li caccia, e i tassi per cercare scampo fuggono via cercando di rifugiarsi prima possibile nelle loro tane, ma quando c’è di mezzo la solidarietà, gli animali sono decisamente molto ma molto meglio degli uomini. E così Poldo ha capito che Torquato non poteva più muoversi che le zampette erano bloccate ed ha avvertito il suo padrone con il quale stava facendo una passeggiata lungo il sentiero immerso nei boschi e la macchia mediterranea.
Fiutava qualche pista Poldo quando ha sentito quella di Torquato ma quando se l’è trovato davanti così, indifeso, non ha certo avuto il coraggio di attaccarlo. Il tasso era finito in una trappola piazzata da qualche bracconiere. Un laccio di nylon lo aveva immobilizzato e per quanti sforzi facesse, quel legaccio resisteva. Sarebbe morto senza dubbio alcuno il povero Torquato se non fosse passato di lì Poldo con il suo padrone.
Padrone anche lui animalista perchè ha subito avvertito chi di dovere, senza tentare di liberarlo lui, il tasso. Servono mani capaci per togliere quei legacci, quella sorta di abbraccio mortale. Servono mani esperte, come quelle degli uomini della Forestale e dei vigili del Fuoco. Sono arrivati tutti lì, nel sentiero che costeggia il mare e che conduce sino a Portovenere. Quelle mani esperte hanno liberato Torquato che, per quanto provato dalla lunga prigionia non era ferito. Non appena gli hanno tolto il laccio è rimasto un attimo immobile quasi a ringraziare i suoi salvatori e sì, anche Poldo, poi si è addentrato nella macchia, facendo ben presto perdere le sue tracce.
Gli uomini della Forestale hanno sequestrato la corda che aveva bloccato il tasso.Non c’è alcun dubbio che sia opera di un cacciatore di frodo di un bracconiere che magari pregustava di intrappolare un cinghiale. Sono in corso indagini per individuare il responsabile, anzi l’irresponsabile perchè in quella trappola ci sarebbe potuto finire anche un essere umano, magari un bambino.
 
BRESCIA OGGI
2 NOVEMBRE 2012
 
Caccia «selvaggia», fenomeno inarrestabile
ILLECITI VENATORI. L'ultimo bilancio delle guardie volontarie del Wwf registra denunce anche a carico di doppiette bresciane in trasferta
Altri 27 capannisti nei guai per l'uso di richiami vietati e per centinaia di uccelli di specie protette abbattuti
 
Nelle ultime ore il bilancio del campo condotto nel Bresciano dal Nucleo operativo antibracconaggio della forestale ha fatto il punto sulla realtà sempre pesante dell'uccellagione «pura». Da parte delle guardie volontarie del Wwf Lombardia, invece, arriva un ritratto altrettanto sconfortante sulle violazioni commesse nel mondo della caccia da capanno: in 10 giorni di attività a cavallo tra la nostra provincia e il Pavese, l'attività degli agenti ha permesso di scoprire e denunciare 27 bresciani (alcuni, appunto, in trasferta) protagonisti di una lunga serie di illeciti di rilevanza penale. «Gli sforzi dei Paesi dell'Unione europea per tutelare i biotopi di nidificazione e le direttive che tutelano i migratori - commentano dal Wwf a questo proposito - sono vanificati da un'attività venatoria senza regole, spregiudicata che assume in alcune zone sfumature preoccupanti». Venendo al concreto, i cacciatori sorpresi in flagranza sono finiti nei guai per aver utilizzato 27 richiami elettromagnetici e per aver abbattuto oltre duecento esemplari di uccelli appartenenti a specie protette; che ovviamente sono stati sequestrati. L'attività sul territorio delle due province è stata condotta col supporto dei carabinieri, della forestale e delle polizie provinciali, «e a partire anche dalle decine di segnalazioni che arrivano al numero di telefono antibracconaggio predisposto dal coordinamento guardie della Lombardia, il 328 7308288. La caccia illegale nelle province di Brescia e Bergamo - aggiungono i volontari - è confermato anche dal continuo arrivo di rapaci, specie tutte particolarmente protette, feriti da armi da fuoco e curati dal Centro recupero animali selvatici del Wwf di Valpredina (Bergamo) dall'inizio d ella stagione venatoria: nei giorni di sparo ne arriva mediamente uno al giorno». «Nessuna specie viene risparmiata - sostiene Antonio Delle Monache coordinatore lombardo degli agenti dell'associazione -: il titolare di un appostamento fisso di caccia in Valcamonica aveva ucciso esemplari di cincia mora, verzellino, verdone, ballerina bianca, cardellino, pispola, fringuello e pettirosso. Ma il record per il carniere più consistente va a un capannista di Leno che aveva abbattuto 40 fringuelli e sei peppole» «Il sistema sanzionatorio evidentemente non funziona - aggiunge ancora Delle Monache -, perchè alcuni dei denunciati sono recidivi e da informazioni circostanziate apprendiamo che cacciatori verbalizzati già all'indomani dei sequestri tornano in attività». L'azione di repressione insomma sembra «spuntata» da strumenti normativi inefficaci ma anche da un'illegalità diffusa e radicata e quindi difficile d a scalfire.
 
L’ARENA
2 NOVEMBRE 2012
 
Polemica sui capanni di caccia
Venturi: «La legge li prevede»
Dopo il caso del cormorano impallinato, l´assessore difende le strutture: «Si può caso mai discutere sulla vicinanza a riva»

Giuditta Bolognesi

 
Peschiera (VR). Il cormorano ritrovato morto pochi giorni fa sulla passeggiata a lago di Peschiera è stato ucciso dai cacciatori. Non ci sono più dubbi sulla fine del volatile, una delle specie protette, ritrovato a riva da Maurizio Veneri, titolare di un´attività commerciale che si affaccia sulla stessa passeggiata. A seguito del ritrovamento ha sollevato il problema sull´opportunità di piazzare capanni di caccia nelle acque antistanti una passeggiata molto frequentata da turisti e residenti in tutto l´arco dell´anno.
Sulla vicenda interviene ora il vice presidente e assessore all´ambiente della Provincia Fabio Venturi che non usa mezzi termini e definisce «delinquenti gli autori di un simile gesto. È l´unico termine che si pu&ogr ave; usare per chi spara a specie sapendo benissimo che non sono oggetto di caccia. Questo è un modo barbaro di esercitare questo sport tra l´altro condannato dagli stessi cacciatori che sono i primi a voler eliminare dal loro gruppo queste persone. Siamo tutti consapevoli che la caccia è un argomento che fa molto discutere e che divide l´opinione pubblica. Ma indipendentemente dall´essere pro o contro, in questi casi succede che per colpa di pochi che si comportano come bracconieri», sottolinea Venturi, «si finisce per mettere in cattiva luce un settore che fa anche molte cose positive per l´ambiente. Basti pensare alla lotta alle nutrie: in natura l´unico animale in grado di contrastarle è l´alligatore; ma è evidente che non possiamo pensare di mettere alligatori nel lago per liberarci di questi roditori che procurano grandi danni e non sono certo una bella immagine per i nostri turisti. In questo caso n on potremmo fare molto se non potessimo contare sulla disponibilità dei cacciatori che in inverno di notte si prestano a fare questo lavoro utile a tutti. Un lavoro difficile e scomodo e per il quale non portano a casa nulla né da mangiare né da vendere. Un impegno e una disponibilità a favore della comunità che rischiano di essere vanificate ogni qualvolta la cronaca si accende su qualcuno che ha scelto di non rispettare le regole. Come è successo con chi ha sparato al cormorano ritrovato a Peschiera».
Non è la prima volta che la collocazione nelle acque lacustri dei capanni da caccia suscita polemiche. «D´altra parte è il Piano faunistico vigente che autorizza i Comuni a dare i permessi per l´installazione dei capanni. Il Piano ne prevede pochissimi, ma ci sono. Dunque se è vero che è il Comune ad avere l´ultima parola, gli strumenti glieli fornisce una normativa superiore . Quanto è accaduto a Peschiera più che mettere in discussione la presenza dei capanni pone l´accento sull´opportunità che siano collocati in un´area così vicina ad una zona di interesse e a frequenza turistica», dice il vice presidente scaligero. «Una situazione sulla quale forse è opportuno che le varie categorie coinvolte, dalle associazioni di caccia a quelle che si occupano del comparto turistico, si ritrovino intorno ad un tavolo per valutare le soluzioni più opportune. Da parte mia sono disponibile a partecipare ad un eventuale incontro ma sono convinto che la risposta al problema debba venire dal territorio».
 
GEA PRESS
2 NOVEMBRE 2012
 
Brescia – a caccia con il richiamo (vietato) in tasca
Intervento delle Guardie Ecozoofile ANPANA.
 
Ha ammesso subito di avere sbagliato ma certo la scena prospettatasi innanzi alle Guardie Ecozoofile dell’ANPANA, appariva alquanto strana.
I fatti sono occorsi ieri mattina in un campo di mais nei pressi di Montirone (BS). Un cacciatore attorniato da allodole svolazzanti. A distanza, però, le Guardie non individuavano alcun mezzo ausiliario di caccia. Ed invece, una volta giunte nei pressi del cacciatore, si è udito chiaramente un richiamo acustico. Un mezzo di caccia il cui uso, per fini venatori, è vietato.
Appena ha visto le Guardie il cacciatore ha riferito semplicemente “lo so ho sbagliato” e dalla tasca della sua giacca, incredibilmente, ha uscito il richiamo acustico perfettamente funzionante. Riproduceva, non a caso, il verso dell’allodola. Il povero volatile selvatico, riconoscendo il verso di un suo simile, si avvicinava di fatto al cacciatore, inconsapevole che di lì a poco gli avrebbe sparato contro una rosa di pallini di piombo.
Grazie all’intervento della Polizia Provinciale, si è così provveduto al sequestro del fucile da caccia e del richiamo. La denuncia per il cacciatore colto in atto di bracconaggio è quella relativa all’uso di mezzi di caccia non consentiti.
Nella stessa giornata le Guardie Ecozoofile dell’ANPANA hanno elevato, sempre contro dei cacciatori, cinque sanzioni amministrative. L’illecito commesso era relativa alla mancata trascrizione della giornata di caccia e a non aver raccolto i bossoli dei proiettili esplosi.
 
GEA PRESS
2 NOVEMBRE 2012
 
Borgo Pace (PU) – a caccia con il fucile dell’amico
Posta (vietata) alla beccaccia - intervento del Corpo Forestale dello Stato.
 
Due persone denunciate ed un fucile sequestrato è il bilancio di una operazione condotta nell’Alpe della Luna, in Comune di Borgo Pace, una delle aree naturalistiche più importanti della provincia di Pesaro e Urbino.
Domenica scorsa, nella mattinata, due soggetti intenti ad attività venatoria hanno attirato i sospetti di un appartenente alla Polizia di Stato fuori dal servizio il quale, tramite la centrale operativa del C.F.S., ha richiesto l’intervento di una pattuglia del Corpo Forestale dello Stato.
E’ stato così possibile accertare che i due, residenti nella limitrofa provincia di Perugia, stavano facendo la “posta alla beccaccia” con modalità del tutto illecite; il primo in particolare era sprovvisto sia di licenza di caccia che di porto d’armi e stava cacciando con il fucile che il secondo gli aveva prestato.
Trattandosi di illeciti di rilevanza penale il fucile è stato immediato posto sotto sequestro, poi convalidato dalla competente Autorità Giudiziaria, mentre per i due è scattata la denuncia per detenzione abusiva e per omessa custodia di armi.
L’operazione è stata condotta dal Comando Stazione Forestale di Serra S.Abbondio, unitamente al personale del Comando Stazione di Mercatello sul Metauro, ed è frutto della intensificazione dei controlli che il Corpo Forestale dello Stato dedica tradizionalmente al contrasto delle attività di bracconaggio a tutela dell’ambiente.
 
WALL STREET ITALIA
2 NOVEMBRE 2012
 
Il cervo dorato birmano è a rischio estinzione, specie vittima del bracconaggio
 
Roma - L'ultimo allarme estinzione a danno di una specie rara arriva dalla Birmania e riguarda il 'golden deer', il cervo dorato, la cui sopravvivenza è fortemente minacciata dall'attività dei cacciatori. Sono un po' più di 1.000 i cervi dorati che vivono nel Chatthin Wildlife Sanctuary, 3 km a ovest del villaggio Chatthin nella regione Mandalay, ma erano 3.000 nel 1995. Un declino repentino quanto drammatico, visto che questa specie vive esclusivamente nei 26.000 ettari della riserva boschiva, dove si trovano anche 28 villaggi e circa 4.000 famiglie. Sono proprio i cacciatori locali a rappresentare la più temuta minaccia per questa specie: la loro attività ha infatti causato il calo del 30% della specie. Si allunga così la lista dei mammiferi minacciati nel mondo: secondo le stime del Wwf, il 23% dei mammifesri e il 12% degli uccelli sul Pianeta sono a rischio estinzione. Difficile però fare una stima precisa perché, sebbene i biologi stimano che sulla Terra esistano tra i 5 e i 15 milioni di specie di piante, animali e microrganismi, solo 1,5 milioni sono stati effettivamente descritti e hanno un nome. Secondo la World Conservation Union, considerando solo i vertebrati, sono 1.130 le specie minacciate, mentre per gli uccelli il numero sale a 1.194. Le principali minacce arrivano dall'uso delle terre e l'aumento demografico, l'introduzione di specie invasive o aliene, i cambiamenti climatici e l'inquinamento. E poi, naturalemente, il bracconaggio di cui sono vittime soprattutto quelle specie cui alcune culture attribuiscono doti medicamentose, le cui zanne o corna vengono utilizzate per realizzare manufatti o le cui pelli sono particolarmente ambite. "Come tutti i cervi del Sud Est asiatico, il cervo dorato è a rischio a causa del bracconaggio. Succede così che esistono ancora estese aree di ambienti, in particolare le foreste più vergini, in cui questa specie potrebbe ancora vivere, ma che restano habitat vuoti a causa del bracconaggio", spiega all'Adnkronos Massimiliano Rocco, responsabile foreste del Wwf Itali. "Commercio di carne di foresta, trofei, medicina tradizionale, sono alcune delle ragioni per cui tante specie vengono prese di mira in tutto il mondo: rinocerente, tigri, elefanti, il leopardo delle nevi e il leopardo nebuloso, i leoni in Africa, lupi, orsi bruni... Un problema - aggiunge - che c'è anche in Italia, soprattutto a danno degli uccelli, in particolare rapaci".
 
GAZZETTA DI REGGIO
2 NOVEMBRE 2012
 
Quel capriolo ucciso da un’assurda burocrazia
 
MONTECCHIO (RE) - «Come è possibile che un veterinario, libero professionista, non possa prestare il primo soccorso a un animale selvatico investito da un'auto? É giusto far soffrire l'animale per due ore in attesa dell' Asl? Ma noi per cosa abbiamo studiato? Per vedere soffrire gli animali in attesa che l'iter burocratico si muova?». Sono i pesanti interrogativi che arrivano da Annunziata Salines, medico veterinario, e dalla sua assistente Martina Pirondi. Dopo che, di fronte a un capriolo investito, non sono potute intervenire per soccorrerlo. I fatti risalgono a lunedì, sulla provinciale 12 in località Rampata, a Montecchio. Verso le 17.40 un’auto ha involontariamente investito l’animale, una femmina di pochi mesi. L’investitore si è subito fermato , così come altre due auto. Tra cui quella delle due veterinarie. «Io e la mia assistente stavamo transitando. Sulla strada abbiamo visto il capriolo a terra che scalciava fino a riuscire ad alzarsi e scappare nel campo attiguo alla strada, ci siamo fermate per soccorrere l' animale – racconta la veterinaria – L'abbiamo catturato nel campo e portato vicino alla macchina per prestargli i primi soccorsi. Il signor Panizzi (un altro automobilista che si è fermato, ndr) ha telefonato subito al 118, che ci ha messo in contatto con Ivano Chiapponi, responsabile del centro recupero animali selvatici di San Polo, il quale ha allertato il veterinario dell'Asl, in questo caso di Montecchio». «Abbiamo cercato di tranquillizzare l'animale coprendola con una coperta e confortandolo “a parole”, perché l'iter burocratico vieta a noi veterinari liberi professionisti di prestare il primo soccorso ad animali selvatici – racconta – Dopo un’ora circa è arrivato Chiapponi, che ci ha aiutato a tranquillizzare l’animale. Anche lui era molto dispiaciuto di dover aspettare il veterinario dell' Asl vedendo l'animale soffrire e non potendo far niente. Quest’ultimo è arrivato dopo quasi due ore dalla chiamata». Purtroppo, l’animale è morto in seguito ai traumi riportati. Ma l’interrogativo che ora si pongono l’investitore che prontamente si è fermato per soccorrere l’animale, Francesco Pulvirenti, e la veterinaria Salines riguarda la burocrazia. Dopo che hanno visto l’animale ferito agonizzare e non hanno potuto intervenire. «Non sappiamo se quel tenerissimo animale, se prontamente soccorso e curato, sarebbe ancora vivo, ma se anziché di un capriolo si fosse trattato di un uomo e trovandosi sul posto un medico, se quell'ipotetico dottore non avesse prontamente soccorso il ferito, si sarebbe trattato certamente di “omissione di soccorso”, reato punito penalmente per chi lo commette. Un medico potrebbe finanche essere radiato dall'albo – fanno notare – Oggi ci chiediamo perché per gli animali non è così? Perché il cucciolo di capriolo non ha potuto subito e repentinamente ricevere aiuto medico e soccorso dalla veterinaria che spontaneamente si era offerta di darlo? Forse anche gli animali sono vittime di una burocrazia lenta, molto lenta e spesso illogica».
 
IL TIRRENO
2 NOVEMBRE 2012
 
Papera agganciata da un amo, salvata
 
 
di Fiora Bonelli
 
CASTEL DEL PIANO (GR) Tre operai del comune di Casteldelpiano salvano una papera del laghetto del Parco dei cigni da morte certa. La liberano, la rifocillano e la restituiscono alle compagne sana e salva. Una storia di ordinaria follia finita, per una volta, bene, grazie all’iniziativa di Nunzio, Rossano e Beppe, tre operai comunali che ogni mattina, da anni, vanno a portare da mangiare ai germani che nuotano nel laghetto e che i bambini e la gente chiamano, affettuosamente, papere. Un laghetto delizioso, fresco e ombreggiato, dove da tempo sono state allevate anche delle trote. Ed è qui tutto il problema. Perché da tempo, ormai, c’è qualcuno che quelle trote le vuole mettere nel piatto e va a pescarle clandestinamente. Così, uno di questi furbastri, che cercava il pranzo g ratis, lanciando l’amo, invece della trota, ha “agganciato” una papera. L’amo si è piantato nella gola dell’animale che per liberarsi deve aver cominciato a girare su se stesso vorticosamente, fino a legarsi e immobilizzarsi in maniera irrimediabile. La povera papera non poteva più muovere le ali e il filo attorcigliato attorno al collo la stava letteralmente soffocando. In più con quell’amo nella gola era destinata a morte certa. Il fatto deve essere avvenuto la sera di qualche giorno fa. Ma la mattina seguente, come ogni mattina, ecco arrivare al Parco dei cigni gli operai comunali. Nunzio, Rossano e Beppe conoscono tutti gli animali del laghetto, e anche a prima vista capiscono subito se le cose sono a posto o no. Così individuano immediatamente la papera in difficoltà nel mezzo del laghetto e non fanno passare nemmeno un secondo: «Appena abbiamo visto la papera che stava morendo - racconta Nunzio - siamo scesi nel laghetto e l’abbiamo raggiunto. Era completamente legato con la corda da pesca, incapace di muoversi ormai e respirava a fatica. Il collo era stretto dal filo e l’amo piantato in gola. Abbiamo tagliato il filo, subito quello attorno al collo per permetterle di respirare e poi le abbiamo liberato ali e zampe. Abbiamo provato a togliere anche l’amo dalla gola, ma abbiamo dovuto tagliare la parte che rimaneva visibile, perché non è stato possibile fare altrimenti. Subito la papera si è ripresa, l’abbiamo accarezzata un po’ e dopo pochi minuti era addirittura in grado di mangiare. Per cui, anche se un pezzettino di amo fosse rimasto dentro la gola dell’animale, non le avrebbe dato fastidio per alimentarsi». Poi si sono informati. «Ci hanno detto che se ci fosse anche un frammento di ferro, la papera lo espellerà naturalmente. In ogni caso - prosegue l’operaio comunale - ieri mattina siamo tornati al Parco dei cigni. Il germano stava benissimo e nuotava tranquillo con gli altri e mangiava il cibo che gli lanciavamo. Tutto è bene quel che finisce bene, ma bisognerebbe che queste cose non accadessero. Per fortuna abbiamo fatto in tempo, altrimenti sarebbe stata una dolororosissima agonia per questo splendido animale». L’avventura della paperella, sebbene con un lieto fine, segnala, comunque, tutta una serie di problematiche legate a uno degli spazi destinati a parco, più belli di Castel del Piano. Forse perché non centralissimo e poco illuminato, sembra attirare gente che poi si sente in diritto di fare ciò che vuole. Bivacchi, schiamazzi e, appunto, pesca clandestina, con i risultati di infastidire gli abitanti della zona alcuni dei quali, più volte, si sono lamentati della situazione.
 
ASCA
2 NOVEMBRE 2012
 
Umbria: morta tartaruga di 150 anni. In famiglia da 4 generazioni
 
Terni - Si chiamava Pasqualina, aveva all'incirca 150 anni e per 4 generazioni ha condiviso la vita di una famiglia di Terni. La tartaruga, perche' di un animale si tratta, e' morta 'di vecchiaia' e la notizia ha trovato spazio sul sito di 'Funeral Planner', attualmente l'unica agenzia funebre per animali esistente in Italia. Nata in Umbria e con sedi anche in Abruzzo ed in Veneto, e' stata contattata dall'affranta proprietaria, di nome Laura, decisa a dare un degno ''funerale'' a questo piccolo animale ''domestico'' che possedeva da ben prima della sua nascita.
Infatti gia' lo aveva la madre ed ancora prima la nonna ed ancora prima... la bisnonna. La tartaruga era stata infatti trovata su un terreno del Lazio nel 1865 dal bisnonno di Laura e da questi regalato alla moglie. Pasqualina, sotto linea l'agenzia, ''per volere della padrona verra' imbalsamata e l'immagine pubblicata sul cimitero virtuale degli animali''.
 
GEA PRESS
2 NOVEMBRE 2012
 
Inghilterra – il seviziatore di cani e cervi
Condannato a 18 mesi di rieducazione e divieto di detenere animali.
 
Era tutto contenuto nel suo telefono cellulare. Filmati allucinanti, che mostravano orrore e risate. Caprioli e volpi braccati e dilaniati dai cani. Ratti vivi per nutrire serpenti boa e così mostrati per le risate degli spettatori. Cani contro cervi e cani costretti con la forza a tornare ad aggredire, quando in realtà volevano solo scappare. Urla strazianti, ivi comprese quelle dei cani percossi. Grida di incitamento ed animali costretti a combattere con percosse.
Il responsabile di tutto ciò è un giovane di 19 anni di Ashington, una cittadina nell’estremità nord orientale dell’Inghilterra. Giudicato e condannato a 18 mesi di rieducazione in un istituto specializzato e divieto di detenere cani per vent’anni. Il giovane ha ammesso di essere il responsabile di sei attacchi di cani ai danni di altrettanti cervi.
Ad individuarlo e scoprire i raccapriccianti episodi, era stata la Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals. Il personale dell’Associazione inglese che ha seguito il caso, lo ha descritto come il più scioccante atto di crudeltà compiuto gratuitamente sugli animali, nel quale erano finora incorsi.
Scene strazianti, di dolore e disperazione, accompagnati dalle risate di chi assisteva. “Quei filmati – ha dichiarato l’Ispettore incaricato dalla RSPCA – vivranno con me per sempre“. Il dolore inflitto a cervi e volpi, così come ai cani coinvolti, era inconcepibile.
A giudicare il giovane, è stata la Corte di Bedlington, nel Northumberland.
 
EXPRESS NEWS
2 NOVEMBRE 2012
 
Sei oche salvano famiglia dall’incendio, ma loro non hanno avuto scampo
 
Un agricoltore insieme a tutta la sua famiglia si sono salvati da un terribile incendio che stava devastando la loro casa a Abakan, Russia, dopo che sei oche di loro proprietà hanno starnazzato così forte da riuscire a svegliarli.
Purtroppo gli animali, eroi, non sono riusciti a scampare all’incendio poichè il soffitto del loro recinto, divorato dalle fiamme, gli è crollato addosso.
I vigili del fuoco intervenuti sul posto abbastanza tempestivamente, non hanno potuto far altro che spegnere gli ultimi focolai dell’incendio che orami aveva divorato tutto l’edificio.
 
IL TIRRENO
2 NOVEMBRE 2012
 
Pompieri salvano cane da caccia
 
VAGLI (LU) - Rambo corre nel bosco con l’altro segugio per inseguire il cinghiale nascosto nella selva. Nel loro incidere rapido non si accorgono che, coperto dalla vegetazione, scorre in un canalone un piccolo torrente. E i due cani da caccia ci precipitano dentro. Un volo di 20 metri nell’acqua. L’allarme scatta alle 15,15. Lo danno i loro padroni, due cacciatori della Garfagnana. Il bosco si trova nella zona di Vagli e nel giro di mezz’ora intervengono i pompieri di Castelnuovo. Grazie all’attrezzatura di cui dispone il Sast i vigili del fuoco riescono in breve tempo a scendere nello strapiombo con una pendenza del 7-8% . Sono in cordata perché il tratto è scosceso e pieno di sassi e rocce. A localizzare i cani, che pesano entrambi sui trenta chili, sono i loro padroni . Agli animali è stato applicato un collare elettronico che grazie all’impianto satellitare in dotazione riesce ad individuare il punto esatto dove sono finiti i cani da caccia. Purtroppo il salvataggio riesce a metà. «Rambo» il cane più giovane riesce a trovare una piccola grotta a pelo d’acqua sul greto del torrente. E s’infila lì in attesa che qualcuno si ricordi di lui e lo vada a salvare. Abbaia e indica la via ai vigili del fuoco che riescono a raggiungerlo e a portarlo in salvo. Per l’altro amico a quattro zampe invece non c’è nulla da fare. I pompieri lo trovano a cento metri di distanza dall’altro segugio. In quel tratto la corrente è forte e il cane è finito in un mulinetto e non ce l’ha fatta a salvarsi. È annegato in pochi istanti. Viene recuperato e riportato sulla sede stradale. Il suo padrone in lacrime lo coccola e lo carica sulla sua auto. Gli darà degna sepoltura. Per oggi la caccia al cinghiale - che era al debutto stagionale - è finita e ha dato il suo tributo di sangue. Ma da novembre sino a primavera altri interventi di soccorso ad animali si susseguiranno in Garfagnana.
 
ASCA
2 NOVEMBRE 2012
 
Animali: Polizia Provinciale Perugia recupera daino e lo libera
 
Perugia - Un esemplare di daino, del peso di circa 90 kg, e' stato recuperato ad Umbertide dalla Polizia Provinciale di Perugia - comprensorio di Citta' di Castello.
L'animale era finito dentro ad un recinto, in prossimita' della piscina comunale e, spaventato ed innervosito, cercava di riguadagnare la liberta', con pericolo per se stesso e per la circolazione stradale. Gli agenti della Provinciale lo hanno bloccato e, dopo averlo immobilizzato e bendato, lo hanno trasportato in localita' Torre Certalta per liberarlo in aperta campagna. La zona dove il selvatico ha ripreso a correre e' protetta dalla caccia. Ad assistere alle operazioni, il veterinario USL ed il tecnico faunistico della Provincia.
 
GEA PRESS
2 NOVEMBRE 2012
 
Gardaland – ci risiamo con la chiusura del delfinario?
 
L’ipotesi non è nuova. E’ già affacciata agli onori della cronaca del parco divertimenti di Castelnuovo del Garda nel 2010. Poi non se ne fece niente, ma la possibilità della chiusura del delfinario, al di là delle dichiarazioni ufficiali del Parco, venne ricollegata alle nuove strategie di investimento della Merlin, la multinazionale britannica dell’intrattenimento di massa. Niente delfinario e più Sea Life, ovvero gli acquari.
Ora l’ipotesi di chiusura si prospetta solo nelle cronache non ufficiali afferenti al Parco. Il Palablu, questo il nome della vasca con i delfini di Gardaland, chiuderà a breve. Qualcuno, poi, pensa che la chiusura è stata solo posticipata in funzione dell’apertura di un nuovo delfinario estraneo alla Merlin, ove trasportare i delfini. Impossibile non pensare a Genova, dove anche grazie ai soldi residuali delle colombiane 92, arriverà una nuova vasca. Ma dal capoluogo ligure, per ora, non arriva alcuna conferma.
Perché allora si vorrebbe chiudere Gardaland? C’è chi parla di diversificazione degli investimenti, oltre che di diverse scelte strategiche. Poi di qualche fastidio con il sistema frenante del “Raptors”, le grandi “montagne russe” di Gardaland che terminano il loro corso proprio a due passi dal Palablu.
Tra i fans c’è chi ricorda la valenza scientifica del Palablu ma a ben guardare, andando poi non molto indietro nelle cronache, nella vasca tra giochi e giostre si consumò la morte di alcuni delfini. Fatti incresciosi che riferirono, leggendo la relazione dell’accusa che si avvalse della consulenza del prof. Notarbartolo di Sciara, di delfini smagriti e morti per rottura della colonna vertebrale. Da ciò scaturì un procedimento giudiziario. I fatti, però, avvennero con la precedente gestione, del tutto estranea alla Merlin. Gli allora amministratori decisero di chiudere la questione, oblando.
Dagli stabilimenti di Castelnuovo del Garda, non viene fornita alcuna notizia, mentre dallo studio milanese incaricato delle relazioni con la stampa è impossibile apprendere di più, essendo oggi chiuso. Ovviamente siamo a disposizione per ogni specificazione ritenuta necessaria.
 
LA NUOVA SARDEGNA
2 NOVEMBRE 2012
 
Con la crisi ritorna l’antico fenomeno dell’abigeato
 
ORROLI (CA) - I carabinieri della stazione, nel corso di un servizio di controllo del territorio a fini preventivi disposto dal capitano Michele Cappa, comandante della compagnia di Isili, hanno rinvenuto nelle campagne del paese del Sarcidano, in località “Santa Caterina”, tre cavalli che erano stati rubati alcune ore prima in un ovile di proprietà di M. N., un commerciante del posto ubicato in località “Baccu e meu”. Gli animali sono stati rinvenuti in un luogo non molto distante da quello in cui erano stati rubati. I cavalli sono stati restituiti al legittimo proprietario che aveva sporto denuncia. I carabinieri hanno avviato le indagini per identificare l’autore del furto. Nell’ultimo periodo in tutto il territorio sono aumentati i furti di bestiame nonostante siano stati intensificati i controlli delle campagne da parte sia dai carabinieri che degli agenti del corpo forestale e di vigilanza ambientale della stazione di Isili. Secondo le forze dell’ordine a provocare la recente recrudescenza del fenomeno dell’abigeato, un reato che nei primi anni duemila pareva estinto, è la grave crisi economica che sta attraversando il paese e ha colpito in modo particolare le categorie meno abbienti. Intanto a Gergei i carabinieri della stazione guidati dal comandante, il maresciallo Stefano Perisi hanno denunciato a piede libero D. F., un allevatore di 74 per inosservanza dei provvedimenti dell’autorità. L’uomo, incurante dell’ordinanza emessa il 25 giugno del 1999 dall’allora sindaco di Gergei Emidio Damu che vieta la detenzione e il transito entro il perimetro urbano di bovini, equini, suini, ovicaprini e avicunicoli, deteneva 44 capi ovini nel cortile della propria abitazione di via Sarcidano . Nell’ultimo periodo per lo stesso motivo i carabinieri hanno denunciato a piede libero altre 9 persone.
 
IL TIRRENO
2 NOVEMBRE 2012
 
SMARRIMENTO
 
LUNA Smarrita zona Capannori (LU), tra mercoledì e giovedì mattina, pincher, taglia piccola, peso 5 kg. Color miele con musetto nero un po’ brizzolato, ha 6 anni, si chiama Luna. Chiunque avesse notizie chiami subito il 329 2517053 oppure 339 5455050.
 
 
IL TIRRENO
2 NOVEMBRE 2012
 
Aizza il cane contro i ladri e li mette in fuga
 
LUCCA - Il ladro è costretto alla fuga di fronte al ringhio del cane da guardia che la proprietaria dell’abitazione gli aizza contro. Forse proprio la presenza di un animale da difesa può essere un deterrente per scoraggiare i malviventi a compiere le loro scorribande diurne e notturne. L’altras sera verso le 21.50 in via delle Nubache a S. Macario una volante della polizia è intervenuta per un tentato furto in abitazione. La donna ha raccontanto di aver sorpreso il malfattore in casa e di avergli aizzato contro il cane facendolo fuggire. L’uomo era scappato trafelato da una finestra che in precedenza aveva forzato per entrare e si era allontana a bordo di un’auto scura, unitamente a due complici che lo attendevano all’ esterno. Le volanti in zona non hanno rintracciato la vettura. E dalla casa non è stato asportato nulla. E la squadra Mobile diretta dal commissario Virgilio Russo ha denunciato un pensionato di 64 anni residente a Maggiano. Qualche settimana fa si era alterato perché il suo cane era fuggito scavalcando il recinto. Era andato a cercarlo e ritrovatolo lo aveva condotto a casa. Per punirlo lo aveva preso a calci costringendo ad intervenire sia la moglie che una vicina. Ma per tutta risposta il pensionato aveva spintonato e tirato per i capelli alla vicina cagionandole dolori al polso e minacciandola di farle ancora più male. La donna era ricorsa alle cure mediche (7 giorni di referto) e poi aveva presentato querela in questura. Alla fine il pensionato è stato denunciato per ingiurie, minacce, lesioni e maltrattamento di animali.
 
YAHOO NOTIZIE
2 NOVEMBRE 2012
 
Sud Corea, elefante parlante allo zoo: dice ciao, siediti e sdraiati
 
Seul (Corea del Sud) - Un elefante parlante in uno zoo. Succede in Corea del Sud, dove Koshik, questo il nome dell'animale, usa la proboscide non solo per raccogliere noccioline, ma anche per imitare il vocabolario umano. Il pachiderma riesce infatti a riprodurre cinque parole in sudcoreano, ovvero "ciao", "siediti", "no", "sdraiati" e "bene". Per farlo l'elefante inserisce la proboscide in bocca e modula i suoni provenienti dalla gola. La scoperta è stata fatta da un team di ricercatori internazionali e documentata online sulla rivista scientifica Current Biology. Se si torna indietro nella storia, Koshik non è il primo pachiderma parlante. Nel 1983, infatti, i custodi di uno zoo del Kazakistan annunciarono che un elefante del centro era in grado di riprodurre parole in russo, ma a quei tempi non ci fu alcuno studio scientifico a dimostrarlo.
FOTO
 
LA ZAMPA.IT
2 NOVEMBRE 2012
 
Elefante asiatico imita gli umani e parla in coreano
 
Un elefante asiatico chiamato Koshik può imitare la voce umana. In particolare, riuscirebbe a dire alcune parole in coreano in modo abbastanza distinto e facilmente comprensibile per quelli che conoscono questa lingua. Il modo in cui il pachiderma riuscirebbe a parlare sarebbe poi alquanto curioso: l’animale riesce a vocalizzare mettendosi la proboscide in bocca. Il vocabolario dell’elefante consiste, attualmente, in cinque parole, a quanto si legge su “Curret Biology”: «annyong» (ciao), «anja» (seduto), «anija» (boh), «nuo» (sdraiati) e «choah» (buono).
VIDEO
 
PANORAMA
2 NOVEMBRE 2012
 
Londra, caccia alle specie selvatiche nella city
Dai falchi ai daini ai caprioli passando per granchi cinesi e vongole asiatiche: a Londra è allarme per il proliferare di specie animali selvatiche

Eleonora Lorusso

 
Altro che pericolo di estinzione. A Londra in queste settimane si vive il problema opposto: è boom di specie animali selvatiche, che hanno preso d'assalto la city. Dai falchi pellegrini alle gazze ai pappagalli esotici, senza dimenticare daini e caprioli o insetti ormai dati per scomparsi, nel cuore della capitale inglese si sta assistendo ad un ripopolazione naturale. I londinesi non esitano a parlare di allarme wildlife, indicando il pericolo che i nuovi "ospiti" si moltiplichino, diventando pericolosi per l'uomo. Per ora si tratta più che altro di un timore. Ma c'è già chi invoca la disinfestazione. Peccato che in tempi di crisi cercare di allontanare le specie animali non "gradite" abbia anche un costo non indifferente.
Secondo il Guardian , le prime zone ad essere nuovamente abitate da animali ormai quasi noti solo attraverso i libri di scuola sono state le campagne nell'immediato hinterland di Londra, seguite da centri urbani come Sheffield, Newcastle o Bristol. Secondo Mathew Frith, della London Wildlife Trust, "cacciare (questi animali) è complesso e il loro numero continua a crescere". "Non dovremo aspettare molto - ha aggiunto Frith - perchè questi animali abbiano un vero e proprio impatto nelle nostre aree urbane".
Ma come mai si sta assistendo ad un ritorno di queste specie, considerate quasi rare? Secondo molti il motivo è ricercarsi nella diminuzione nell'uso di pesticidi nelle campagne e persino nei giardini. Si spiegherebbe così il proliferare, ad esempio, di rane anche in zone urbanizzate. Il riscaldamento globale, poi, farebbe il resto. Falene e ragni esotici, come il temibile ragno vespa, sono ora molto diffusi, nonostante provengano da Paesi esotici. Il caldo dell'estate scorsa, infatti, avrebbe creato condizioni ottimali per lo sviluppo di alcuni insetti, come la farfalla blu a coda lunga: originaria dell'India orientale, potrebbe essere arrivata in Gran Bretagna con qualche carico di merce, trovando poi un habitat favorevole proprio a causa del caldo.
E certamente attraverso la movimentazione dei merci sono giunte in Europa molte specie non autoctone, che in alcuni casi hanno anche preso il sopravvento su quelle locali. E' il caso dello scoiattolo grigio americano, che sta seriamente minacciando quello rosso europeo (per questo l'Unione europea ha stanziato fondi per la sterminarne un certo numero e ripopolare con la specie europea).
Finchè si tratta di daini o caprioli, o di innocue farfalle, i problemi sono limitati. Diverso il caso di falchi o gazze, che soprattutto in città creano qualche disagio in più. Per non parlare dei granchi cinesi, delle cozze zebrate e delle vongole asiatiche, che hanno invaso il Tamigi, danneggiando seriamente l'ecosistema locale. Eliminarle, però, è stato calcolato che costerà (o costerebbe) milioni di sterline. Ragione per cui, per il momento, non si è ancora deciso come agire.
 
VARESE 7 PRESS
2 NOVEMBRE 2012
 
VACCINO ANTINFLUENZALE E SPERIMENTAZIONE SU ANIMALI.

Andrea Bagaglio

 
Varese - Mentre tutto era pronto per l’inizio della campagna antinfluenzale 2012 , ecco sopraggiungere la notizia di un nuovo corposo ritiro dal mercato di vaccini : un nuovo stop sanitario ha decretato l’arresto della immunizzazione . Dopo il blocco di due settimane fa di oltre 2 milioni e mezzo di dosi dell’azienda olandese Crucell, il Ministero della Salute e l’Aifa hanno disposto il divieto immediato a scopo cautelativo di alcuni vaccini antinfluenzali Novartis :  si tratta dei   vaccini influenzali FLUAD – AGRIPPAL – INFLUPOZZI ADIUVATO e INFLUPOZZI SUBUNITÀ, che,  ai sensi dell’art. 142, comma 1, del decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219, hanno subito il divieto di utilizzo, poiché i medicinali presentano difetti di qualità potenzialmente pericolosi per la salute pubblica.
In totale le dosi di vaccino antinfluenzale contrattate con la Norvatis per l’Italia sono pari a tre milioni, e al momento risultano  sette Regioni che hanno fatto ordinativi. Nonostante il ministro si sia affrettato a rassicurare circa il mancato utilizzo del farmaco, sembra , secondo agenzie di stampa , che gli effetti collaterali negativi paventati si siano già manifestati in più di una persona .
E’il caso di una giornalista in pensione di 73 anni  , alla quale era stato iniettato uno dei vaccini compresi nell’elenco di quelli bloccati :  meno di 24 ore dopo si è sentita male. E  adesso i medici non sanno come curarla perché mancano indicazioni del ministero della Salute su come intervenire in questi casi, anche se è stato attivato uno speciale numero verde .
Tutto questo non può che mettere a rischio  una  campagna antinfluenzale seria e corretta ,sia per la riduzione di farmaci a disposizione, sia per la giustificata diffidenza delle persone .
Quanto è successo deve essere l’occasione per fare maggior luce sulla necessità di una chiara  trasparenza in un mondo, come quello della salute pubblica, in cui gli interessi economici sono fortissimi, così come forti sono le pressioni dei vari attori economici coinvolti.
In Italia viene indotto  un ricorso eccessivo ai vaccini, dalla sempre più dubbia utilità, ma che certamente rappresentano un corposo business per le lobbies farmaceutiche: l’influenza delle stagioni fredde, esclusi i soggetti a rischio come anziani e cardiopatici, può essere addirittura benefica per l’organismo, perché ne rafforza le difese immunitarie.
Proprio in questi mesi la ditta Novartis è stata oggetto di “ attenzioni “ da parte degli animalisti per uso di animali quali cavie da sperimentazione , sperimentazione proprio di vaccini.
Tra l’altro ,molte dei “ fenomeni” indotti negli animali non sono riproducibili nell’essere umano . Le ultime vicende devono essere l’occasione per riflettere circa l’effettiva utilità della sperimentazione sugli animali .
Molti sostengono che ormai questo metodo di validazione scientifica sia superato: lo affermano da anni tanti autorevoli organismi scientifici che promuovono alternative più etiche e più affidabili, basate sugli studi del genoma umano e sulle innovazioni in campo biomedico.
Secondo l’ex assessore Bresciani , in Lombardia sono presenti ben 68 (sessantotto)stabilimenti utilizzatori di animali ai fini sperimentali .
 
ANSA
2 NOVEMBRE 2012
 
Salute:Fda, attenzione a cioccolato, non datelo ai cani
Puo' provocare reazioni tossiche, fino a ucciderli
 
MILANO - Con le vacanze e i primi freddi, aumenta il consumo di dolci e cioccolato, ma bisogna stare attenti che a 'fare festa' non siano anche i cani. Per loro infatti il cioccolato e' tossico e puo' risultare anche letale.
A ricordarlo e' la Food and drug administration sul suo sito, che da' alcune indicazioni.
Il cioccolato contiene infatti teobromina, un composto della stessa famiglia della caffeina, e la teofillina (usato come farmaco per l'asma). In certe quantita', la teobromina e' tossica per i cani, a partire da una dose minima che va da 46 a 68 milligrammi. Ci sono vari fattori che influiscono su una possibile reazione tossica del cane, spiega l'Fda, come la quantita' di cioccolato ingurgitata, la taglia del cane, la sensibilita' dell'animale alla teobromina e il tipo di cioccolata ingerita. I segni che devono mettere in allarme per un'eventuale reazione tossica sono vomito, diarrea, tachicardia, iperattivita', spasmi muscolari, crisi epilettiche e altri segni neurologici. Il consiglio, se ci si rende conto che il cane ha mangiato del cioccolato, e' di chiamare immediatamente il veterinario, l'unico in grado di determinare la terapia giusta.
 
QUOTIDIANO.NET
2 NOVEMBRE 2012
 
L'aglio ai cani fa davvero male?
Esistono scuole di pensiero contrapposte
Il veterinario nutrizionista rassicura: "E' un antibiotico naturale, aiuta"
 
di Silvia Mastrantonio
 
Roma - Non c'è una via di mezzo. Le scuole di pensiero sono completamente opposte. O fa benissimo ed è indispensabile nella corretta dieta del nostro amico Fido; oppure è talmente nocivo da metterne a repentaglio la salute. Aglio, questo sconosciuto e cani, questi nostri amici. Il dibattito sembra non chiudersi mai e si rinnova ad ogni occasione. C'è chi sostiene, e non sono pochi, che in una dieta quanto più naturale e sana possibile, uno spicchio d'aglio - o in alternativa dei prodotti farmaceutici a base della stessa sostanza - aiuta il nostro quattrozampe a difendersi dai parassiti intestinali e non solo. Altri, invece, paragonano la somministrazione ad una sorta di tentativo di avvelenamento perché, dicono, l'aglio provoca, nel cane, gli stessi effetti negativi che determina la cipolla.
Tra i primi, coloro che ritengono che la somministrazione di aglio possa sollevare il proprietario dalle profillassi antiparassiti che si mettono in pratica soprattutto nei mesi caldi. Niente Front Line, insomma, o prodotti analoghi: basta l'aglio. La stessa sostanza, inoltre aiuterebbe gli animali nella prevenzione dei tumori e avrebbe effetti positivi anche per combattere le infezioni ed eventuali reumatismi.
Di parere opposto quanti sostengono che l'aglio sia dannoso per il cane più o meno come la cipolla e che non vada somministrato al quattrozampe in nessuna occasione. Il motivo: i cani non possiedono l'enzima necessario a metabolizzarlo. Ingerire quantità rilevanti di aglio potrebbe provocare diarrea, vomito e gravi disturbi gastrointestinali. Se l'aglio, poi, viene consumato abitualmente, alla lunga può determinare gravi malformazioni nella composizione dei globuli rossi, anomalie che renderebbero le cellule del sangue troppo esposte e fragili. All'origine, una componente tossica contenuta sia nell’aglio che nella cipolla, il tiosolfato, responsabile dell’insorgenza di anemia emolitica.
Abbiamo chiesto una parola di chiarezza ad un veterinario nutrizionista, il dottor Alessandro Prota. E lui premette: <Sono un naturopata e, di principio, sono contrario agli alimenti industrali. Troppi componenti di questi prodotti sono di origine dubbia>.
Ma rispetto all'aglio che cosa ritiene? Dobbiamo darlo ai cani oppure no? <L'aglio è un antibiotico naturale e un disinfettante. Opera sia sui parassiti intestinali che come antibiotico e, di certo, non fa assolutamente male al cane>. <Proprio a causa dell'alimentazione industriale dei nostri animali - prosegue il dottor Prota - i cibi possono contenere anche batteri e muffe. L'aiuto dell'aglio, antibiotico naturale, è sicuramente positivo. Si tratta di un ottimo rimedio per disinfettare l'intestino>.
 
VIAGGIO OK
2 NOVEMBRE 2012
 
Aeroporto New York JFK: arriva la sala d’attesa per gli animali
 
Ottima notizia per i proprietari di animali che non si perdono un viaggio senza i propri amici a 4 zampe. A New York è in arrivo la sala d’attesa per animali all’interno dell’aeroporto JFK. Molto presto, gli animali in viaggio potranno beneficiare della sala d’aspetto a loro dedicata presso lo scalo newyorkese. Il progetto prevedere un ampio spazio con tanto di servizi ad hoc per i nostri amici a quattro zampe. Circa 10.000 mq ospiteranno animali domestici e non solo, si va dai volatili ai rettili, passando addirittura per elefanti, giraffe, leoni e altri esemplari di grandi dimensioni. Nella mega sala d’attesa all’aeroporto John Fitzgerald Kennedy di New York ci sarà uno spazio per la toelettatura, delle aree simili ad una palestra per far muovere gli animali, de i punti di ristoro, dei veterinari e persino una clinica; non mancherà poi un’area specifica per la quarantena.
La sala d’aspetto per animali è stata ideata perché ogni anno transitano circa 70 mila animali dall’aeroporto di New York. Il progetto, che costerà circa 35 milioni di dollari, consentirà di creare nuovi posti di lavoro e soprattutto di fatturare ben 50 milioni di dollari.
 
MESSAGGERO VENETO
2 NOVEMBRE 2012
 
Sempre più attento il monitoraggio degli orsi in Fvg
 
TARVISIO (UD) - Dalla scorpacciata di granturco, mele e pane fatta dall’orso al centro di foraggiamento riservato a cervi e caprioli situato in un prato fra il bosco nella parte occidentale della Piana di Fusine, si è avuta la conferma che la natura ha i suoi ritmi, indeclinabili come anche gli animali selvatici. Anche in quest’autunno gli orsi, come gli altri animali del bosco, sono impegnati a crearsi quelle riserve di grasso che gli consentono di superare l’inverno. La neve precoce ha accelerato questo comportamento. Precisa Paolo Molinari, studioso dei grandi carnivori predatori (orso, lince, lupo, lontra, sciacallo d’orato e gatto selvatico). Gli orsi sono animali molto intelligenti, con una grande memoria e un eccezionale senso dell’orientamento. Così, una volta tro vata una fonte di cibo, la stessa è memorizzata e rivisitata regolarmente. I punti di foraggiamento dei cacciatori sono, per esempio, una di queste. Nel Tarvisiano, segnala Molinari, sono più di una trentina quelli regolarmente visitati. Lo stesso accade nelle altre aree montane del Fvg, dove il plantigrado è presente, dalle Prealpi Giulie sino alla Carnia occidentale. Le visite sono sempre più frequenti e gli avvistamenti registrati sono ormai all’ordine del giorno. Questo tuttavia – spiega Molinari – è correlato non a un aumento esponenziale degli individui, ma soprattutto al fatto che il sistema di monitoraggio è sempre più attento e sofisticato. Alla Foresta di Tarvisio il Progetto lince Italia dell’università di Padova e l’unità territoriale per la biodiversità del Corpo forestale dello Stato da anni svolgono un’attenta indagine volta a studiare lo status dei grandi carnivori. Con l’ausilio di trappole video-fotografiche, analisi genetiche e la radiotelemetria si raccolgono tutte le informazioni sulla presenza e il comportamento di queste specie.
 
REGGIO ONLINE
3 NOVEMBRE 2012

Orrore a Desenzano, cane sepolto vivo dal suo padrone
Jerry, un bretone di colore bianco e rossiccio, è stato salvato dai vigili: era sotto un cumulo di laterizi con gli occhi bendati. Denunciato il padrone

BRESCIA (DESENZANO) - Sepolto vivo dal suo padrone. Un cane di razza bretone di colore bianco e rossiccio, con gli occhi coperti da una benda, è stato salvato dalla polizia locale di Desenzano sul Garda. La polizia municipale è stata avvisata a mezzogiorno del primo novembre da un cittadino che aveva sentito arrivare dei lamenti da un terreno in aperto campagna. Giunti sul posto i vigili hanno udito da sottoterra i mugolii di un cane. A quel punto hanno iniziato a scavare sotto il cumulo di laterizi e ghiaia per circa mezzo metro e si sono trovati davanti a una scena terribile. Il cane giaceva con gli occhi bendati sotto le macerie e respirava a fatica. I vigili gli hanno dato subito dell'acqua dato che l'animale era molto disidratato e poi lo hanno affidato alle cure dei veterinari dell'Asl. Gli investigatori sono subito risaliti al proprietario del cane che ha ammesso di avere sepolto il suo animale 40 ore prima. Il desenzanese è stato deferito all’autorità giudiziaria per maltrattamento di animali (artt. 544 ter e 727 del C.P.). Jerry, sottoposto alle cure del canile sanitario di Brescia (al quale è stato affidato dal giudice) non è in pericolo di vita. Tra pochi giorni verrà affidato al canile di Desenzano.

 
LA ZAMPA.IT
3 NOVEMBRE 2012
 
Ucciso il camoscio “star” della Valle d’Aosta
I guardia caccia della zona:
“Azione legale, ma incomprensibile”
 
Il camoscio bianco diventato “star” nella regione Termerwald/Klana in Val d’Aosta non è stato risparmiato nonostante l’accordo dei cacciatori dell’alto vallese. L’animale aveva quattro anni e mezzo. Il compromesso, che prevedeva l’invito a risparmiare il camoscio bianco, era stato accolto di buon grado dai cacciatori della zona grazie alla facilità di riconoscimento dell’animale caratterizzato dal suo manto chiaro, che rendeva l’animale particolarmente visibile, anche in mezzo a rocce e alberi.«Un’azione del tutto legale » spiegano i guardia-caccia della zona «ma altrettanto incomprensibile». 
 
GEA PRESS
3 NOVEMBRE 2012
 
Cremona – il badilatore di nutrie in pubblica via, chi è e come opera (VIDEO – ATTENZIONE IMMAGINI FORTI)
Al Sindaco di Cremona, intanto, l'invio delle mail di protesta.
 
“Nutria gigante“, “invasione di nutrie” ed addirittura “nutria aggressiva“. In tal maniera si sta cercando di giustificare l’incredibile inseguimento di una povera nutria finita, ieri mattina, con un badilata in testa nel bel mezzo di Cremona. La nutria, però, era “normale“, sia di dimensioni e probabilmente (salvo novità etologiche) anche di carattere.
I fatti sono avvenuti ieri mattina in via Maurino, non molto distante dalla periferia della città a due passi dal Po. La nutria, come si vede nel filmato diffuso da Inviato Quotidiano, è ferma all’entrata di una struttura dell’ASL. A “presidiarla” due Vigili Urbani. Poi, riferisce la Municipale, arriva un operatore volontario della Provincia di Cremona. Chissà perché, in stivali di gomma e tuta mimetica. Abbigliamento a parte la nutria è facilmente circoscritta e la gabbia trappola (le stesse utilizzate per ucciderne decine di migliaia a fucilate o, inizialmente, con il cloroformio) è facilmente a ridosso della nutria. Questo nonostante l’operatore volontario della Provincia di Cremona pasticci un istante nella manovra. L’animale, per&o grave;, non scappa né aggredisce.
Istanti ed è bloccata (ma forse sarebbe il caso di dire che è rimasta solo immobile) tra la gabbia e la porta a vetri. La Nutria continua a rimanere ferma e l’operatore prova con il badile a farla entrare. Riesce però solo a fare scattare la porticina di metallo e la nutria, a questo punto, ha una sola possibilità: scappare. Inizia l’incredibile inseguimento. La povera nutria, già al rumore del “volontario” che ancora la insegue, si ferma terrorizzata e lo guarda. Tanto impacciato è l’operatore, che vola pure il cellulare dalla tasca. La nutria è bloccata, guarda in direzione dell’operatore che dal canto suo fa partire la badilata in testa. La nutria si capovolge di scatto, agitando le zampe per il dolore mortale. Fine di un animale “enorme” ed “aggressivo“.
Animal Amnesty annuncia denuncia. Procedere all’abbattimento di un animale senza motivo è reato, dicono gli animalisti i quali per chiedere giustizia stanno ora sommergendo di mail di protesta il Sindaco di Cremona.
Ma chi sono i cacciatori di nutrie della Provincia di Cremona? Innanzi tutto sono 800 e da un paio di anni, con una previsione di spesa di 60.000 euro, la Provincia ha pure previsto la figura del cacciatore professionista di nutrie. Secondo le stesse delibere della Provincia si chiama “trapper“. I suoi compiti dovrebbero essere quelli di coadiuvare, specie negli ambiti urbani, l’azione degli operatori volontari i quali, in possesso di licenze venatorie, devono operare con le gabbie trappola (come quelle di ieri in via Maurino) e finire la nutria intrappolata con il fucile oppure con il cloroformio. In quest’ultimo caso l’azione del cloroformio, va esercitata grazie al “kit di soppressione” fornito dalla Provincia, ovvero una scatola in alluminio, dove viene rinchiusa la nutria. In pratica una camera a gas portatile. Questo in base all’iniziale previsione del piano provinciale di controllo della nutria 2010/2015.
Quante ne sono state così uccise? Poco oltre il secondo semestre 2011, venne data la comunicazione di 46.000 nutrie, cifra che sarebbe più di recente lievitata a 77.000 animali. Nutrie, ma anche piccioni, cornacchie, gazze e volpi. La “figura professionale del trapper“, come lo chiama la Provincia di Cremona, agisce però sulle nutrie. Personale formato (quello degli operatori) e pure con guide professionali trapper.
Da oggi però, il volontario con licenza di caccia della Provincia di Cremona, si avvale di un nuovo metodo di soppressione. La badilata in pubblica via. Se questo però è quello che avviene in piena città e sotto gli occhi delle telecamere, chissà in campagna, commentano gli animalisti.
Sulla vicenda è intervenuto l’Assessore provinciale all’Agricoltura (tra i promotori del piano di controllo delle nutrie) che ha commentato come abbattere in maniera non rispettosa della legge non è consentito a nessuno. A quanto pare, però, la Provincia sull’uso del cloroformio è dovuta tornare sui suoi passi. Non è più consentito dalla legge, è stato sostituito con un’arma ad aria compressa. La scheda sul cloroformio, per lo specifico abbattimento delle nutrie, è però tutt’ora inserita nell’apposita sezione del sito web della Provincia di Cremona.
VEDI VIDEO:
 
ADN KRONOS
3 NOVEMBRE 2012
 
Milano, cercano di importare specie protette: tre denunciati
 
Milano - Un passeggero in arrivo allo scalo di Linate dal Gambia è stato sorpreso con un pappagallo appartenente alla specie Poicephalus Senegalus Senegalus nascosto nella borsa a tracolla
Milano, 3 nov. (Adnkronos) - Tre persone sono state denunciate per aver importato in Italia specie animali protette. All'aeroporto milanese di Linate i militari della Guardia di Finanza, con la collaborazione dei funzionari dell'agenzia delle dogane, hanno individuato e segnalato tre cittadini stranieri che stavano cercando di portare nel territorio nazionale specie di fauna e flora protette. Un passeggero in arrivo allo scalo di Linate dal Gambia e' stato sorpreso con un pappagallo appartenente alla specie Poicephalus Senegalus Senegalus nascosto nella borsa a tracolla. L'uccello, appartenente a una categoria di volatili protetti che necessitano di una specifica licenza Cites, la convenzione di Washington, e' stato affidato per il mantenimento a una struttura specifica.
Inoltre nel bagaglio di una cittadina di nazionalita' croata, residente in Italia, in rientro dalla Nigeria, durante i controlli doganali sono state rinvenute due zanne di avorio della lunghezza di un metro circa ciascuna per un peso complessivo di 10 chilogrammi. Infine una donna e' stata sorpresa mentre stava cercando di introdurre illegalmente il carapace di una tartaruga del peso di circa 3,5 chili.
 
PRIMO PIANO MOLISE
3 NOVEMBRE 2012
 
Sull'autobus con un cagnolino: "Signorina, deve scendere!"
L'episodio sulla linea Perugia-Campobasso. Eppure il regolamento consentiva di portare a bordo un amico a 4 zampe di piccola taglia
 
Presso il terminal bus di Piazza Partigiani a Perugia,una studentessa che doveva rientrare a Campobasso, e' stata lasciata a piedi con il suo cane dagli autisti di un'azienda del Molise creandole un disagio perché ignari del regolamento dell'azienda secondo il quale i cani di piccola taglia possono viaggiare in braccio e muniti di museruola. La ragazza abituata ad usare mezzi pubblici accompagnata dal suo amico a 4 zampe era munita di tutto l'occorrente,anche del biglietto e soprattutto informata della normativa che vige sul trasporto di animali. Nella speranza che in futuro gli autisti 'studino' il regolamento.
 
GEA PRESS
3 NOVEMBRE 2012
 
Scampia (NA) – Pit bull fugge dalla “piazza di spaccio” e aggredisce un altro cane e la sua padrona
Intervento del Commissariato di Pubblica Sicurezza – tutti salvi (pit bull compreso), feriti anche alcuni poliziotti.
 
Attimi di terrore stamani al comparto H di via Labriola a Napoli. Luoghi, ormai quotidianamente interessati da interventi di contrasto delle cosiddette “piazze” di spaccio da parte del Commissariato di Polizia di Scampia, diretto dal Primo dirigente Michele Spina.
Mentre i poliziotti erano impegnati in un posto di blocco nel corso di un’operazione ad “alto impatto”, le urla di una ragazza e i guaiti di un cane hanno attirato la loro attenzione. All’improvviso, infatti, un Pit bull è riuscito a liberarsi dal piccolo e mal fatto recinto dove era detenuto. Il cane, del tutto fuori controllo, si è subito scagliato contro una cagnetta, meticcia di taglia media, tenuta al guinzaglio dalla sua padrona.
La cagnolina veniva così afferrata per il dorso e strattonata. L’immediato intervento della Polizia ha impedito che il cane aggressore causasse ulteriori danni. La giovane padrona, infatti, cercando di liberare la propria cagnetta, era stata a sua volta ferita dal Pit bull. I poliziotti sono riusciti a separare il cane dal dorso del meticcio, non senza riportare anch’essi ferite non gravi alle braccia e alle mani. Nonostante la veemenza con la quale il pit bill ha aggredito, gli agenti riuscivano a consegnarlo ai Veterinari ASL che hanno provveduto a mettere in sicurezza l’animale. Gli stessi veterinari hanno poi prestato i primi soccorsi al cagnolino vittima dell’aggressione, che comunque non versa in pericolo di vita.
“Si vedrà nelle prossime ore se il cane era microchippato – ha riferito a GeaPress il Primo Dirigente del Commissariato Scampia – e le indagini sono ora dirette ad accertare l’identità del proprietario. Di sicuro al momento nessuno si è presentato per rivendicare il pit bull“.
A Scampia è in corso ormai da tempo una lotta senza quartiere alle “piazze di spaccio”. Gli interventi del Commissariato Scampia, ormai quotidiani, hanno portato in più occasioni al ritrovamento di Pit bull ed in un caso a cardellini illecitamente catturati.
Pit bull, ma anche altre tipologie di cani, per i quali finora non è mai stato scoperto un collegamento diretto con i combattimenti. La Polizia di Stato sospetta che questi possano avvenire al di fuori del quartiere, forse in isolati casolari. Si tratterebbe probabilmente di cani messi a guardia di punti nevralgici dei traffici illeciti di Scampia oppure detenuti come status simbol.
 
LA CITTA’ DI SALERNO
3 NOVEMBRE 2012
 
Rubati tre cavalli a Sala Consilina

Erminio Cioffi

 
SALA CONSILINA (SA) Ancora un furto di animali messo a segno nel Vallo di Diano. Questa volta nel mirino dei ladri sono finiti tre cavalli di proprietà di un professionista di Sala Consilina. Si tratta di tre “paint horse” il cui valore complessivo ammonta a circa 25mila euro. Il furto è stato messo a segno nella notte in località “Tempone” nei pressi del Santuario di San Michele Arcangelo. I ladri sono entrati in azione certi di non essere disturbati visto che la zona è particolarmente isolata. Probabilmente attrezzati con un camion per il trasporto degli animali, hanno aperto i box all'interno dei quali erano custoditi e li hanno caricati sul camion. Il proprietario si è accorto del furto il mattino seguente quando è andato ad accudire gli animali. Immediatamente è stata presentata denuncia ai carabinieri della locale stazione che hanno subito avviato le indagini per cercare di risalire agli autori del furto e recuperare i tre equini. Si tratta tra l'altro di cavalli particolarmente pregiati, tutti dotati di microchip, e proprio questo rende particolarmente complicato mettere gli stessi sul mercato. Si sospetta che chi ha messo a segno il colpo lo abbia fatto soltanto per poi chiedere il cosiddetto “cavallo di ritorno” oppure si è trattato di qualche inesperto del settore. I militari dell'Arma stanno battendo tutte le piste per cercare di riuscire a ritrovare i tre cavalli. Negli ultimi mesi sono stati diversi furti di bestiame messi a segno nel comprensorio. L'ultimo risale alla scorsa settimana. Tre bovini erano stati portati via da un allevamento nel comune di Buonabitacolo, ma i carabinieri dopo qualche giorno erano riusciti a recuperare i tre capi di bestiame che erano stati nascosti un un a stalla abbandonata.
 
IL TIRRENO
3 NOVEMBRE 2012
 
Cane salvato in un dirupo
 
POMAIA (PI). «É sempre una soddisfazione salvare un cane, perché quando l’animale si accorge di essere in pericolo non si oppone alle cure, si fa fare tutto. Quando sono arrivato da Tago e l’ho imbracato con le funi, era stremato eppure mi ha leccato la mano, come per ringraziarmi». Il caposquadra dei vigili del fuoco di Saline (che preferisce non pubblicare il suo nome: è stato un intervento di squadra, si schermisce) è commosso. «Abbiamo faticato molte ore per poterlo raggiungere - racconta -. Tago era aggrappato a un terrazzino di terra che sembrava impossibile potesse sorreggerlo, infatti era stanco, non ce la faceva più. Ma subito ha collaborato. I cani si accorgono quando li aiuti, e fanno di tutto per rendersi utili». POMAIA L’han no salvato i vigili del fuoco di Saline, dopo una lunga e difficile operazione di recupero: il povero Tago, un cucciolo di due anni di bassotto maremmano, era finito in un profondo dirupo tra i boschi di Pomaia e Castellina. Un terreno franoso, ingoiato dalla vegetazione e nascosto in una fitta macchia mediterranea, profondo 200 metri. La bestiola era riuscita miracolosamente e tenersi aggrappato ad un angolo di terra, una sorta di terrazzino, lo definisce il caposquadra dei pompieri di Saline che ha guidato le ricerche e le opere di salvataggio insieme ad altri quattro uomini. Tago si era smarrito giovedì, durante una battuta di caccia. Il proprietario, di Santa Luce, e i suoi compagni di caccia l’avevano cercato inutilmente per tutto il giorno, riprendendo le ricerche la mattina successiva. Quando l’hanno trovato, visto l’impossibilità di recuperarlo, hanno dato l’allarme ai vigili del fuoco che sono intervenuti con una squadra e hanno lav orato per tutto il giorno di ieri, quasi sei ore, calandosi con le funi, secondo un sistema chiamato tecnica Saf. Finalmente sono riusciti a prenderlo, quasi a metà del dirupo, e l’hanno riconsegnato sano e salvo al proprietario, che l’aspettava ansiosamente.
 
LA NUOVA SARDEGNA
3 NOVEMBRE 2012
 
Tornano in mare 4 tartarughe
 
SAN VERO MILIS (OR) - Altre due tartarughe tornano in libertà. Oggi alle 11 le due caretta caretta saranno accolte dalle acque di Su Pallosu dove l’associazione Amici di Su Pallosu, la clinica veterinaria Duemari di Oristano, il Centro di recupero del Sinis delle tartarughe marine e dei cetacei e il Corpo forestale hanno organizzato un piccolo evento dedicato ai due animali. Ma la star sarà sicuramente un esemplare maschio di tartaruga marina arrivato da Nora qualche tempo fa in pessime condizioni. L’animale aveva inghiottito un enorme amo da palamito la cui rimozione ha impegnato i veterinari in un intervento molto complesso. Alla fine è stato operato in endoscopia. La tartaruga ha superato la degenza e ora ritornerà in mare assieme a un esemplare subadulto, di cui non &egra ve; ancora possibile stabilire il sesso. Il tempo a disposizione non è tantissimo. Gli animali devono tornare in acqua prima che le temperature crollino e che l’inverno faccia sentire il suo rigore anche agli abitanti dei fondali marini.
 
IL TIRRENO
3 NOVEMBRE 2012
 
Squadra Pomarino, negli annali cinghiale da record
 
AULLA (MS) - Lo potremmo chiamare il “Lunigianese”. Figlio di incroci e di una lunga selezione naturale, in Lunigiana si trova da alcuni anni una nuova razza di cinghiale. Nel sangue del “Lunigianese” scorrono il Dna del maremmano, del sardo e dell'ungherese; tre “ceppi” arrivati nei nostri boschi in diversi momenti storici che hanno “plasmato” stagione dopo stagione una razza unica nel suo genere. Il "Lunigianese" è il riassunto del cinghiale perfetto da cacciare: è più forte, più grosso, più rustico e più prolifico, si adatta ad ogni condizioni ambientale, non ha paura dell'uomo come dimostrano le sue scorribande nei centri abitati sempre più frequenti ed è molto difficile da cacciare. Elementi che ne fanno una razza “perfetta” per gli appassionati. Ne è convinto Antonio Fregosi, capo squadra del Pomarino una delle squadre di caccia al cinghiale storiche dell'Ambito Territoriale di Caccia 13 di Massa-Carrara. Cacciatori tosti che conoscono bene il cinghiale ed il terriorio dove vanno a cacciare. «Di cinghiali ne abbiamo visti e prelevati tanti in tutti questi anni - racconta - ma a volte ci capita di incontrare delle specie nuove. In Lunigiana si è formata una razza autoctona che è la sintesi di incroci e parentele varie. Capita spesso di prelevare dei capi con caratteristiche diverse l'una dall'altra. Non è inusuale. Anzi direi il contrario». A rafforzare la tesi di Fregosi la cacciata, due stagioni fa, di un cinghiale di 175 chilogrammi. Un mostro per i boschi della Lunigiana dove il cinghiale ideale difficilmente supera i 100-120 chilogrammi. Ma sono sempre più ricorrenti gli avvistamenti e gli abbattimenti di cinghiali con caratteristiche anomale. «A memoria è stato l'esemplare più grande che abbiamo cacciato - ammette - un bel bestione». La caccia al cinghiale resta la selvaggina cacciabile con più alto tasso di difficoltà: «E' l'unica selvaggina vera; - analizza - è una caccia di soddisfazione che esige organizzazione; le variabili sono infinite come gli imprevisti, le situazioni difficili, a volte pericolose». Il Pomarino è riuscito, in una sola stagione, ad abbattere 340 esemplari quando la «media è circa 160-170 capi». Una media molto alta prodotto di una grande organizzazione di caccia e di un dispiegamento potente di mezzi e uomini: la squadra può contare infatti su una cinquantina di cani. Quasi un cane a testa. «E' una caccia divertente quanto pericolosa - ribadisce - che noi cerchiamo di fare in completa sicurezza evitando rischi inutili. Prima di tutto la sicurezza»". Molti dei componenti della Pomarino (63 gli iscritti) sono personaggi "storici" nel mondo della caccia passati attraverso più generazioni di cinghialai come i veterani Dario Lombardi, Sergio Mornelli, Vittorio Mosca. Gente che ha visto tutte le stagioni e che rappresenta la memoria storica del "Pomarino": «Cacciatori sprint», si affretta a dire il capo squadra. Il territorio di competenza della squadra di Fregosi va dal Monte Grosso a Pomarino appunto. La frazione aullese (47 abitanti, 100 metri sopra il livello del mare) oltre a dare il nome alla squadra è il luogo dove i componenti della squadra 3 si ritrovano. A Pomarino c'è la casa di caccia dove «tutto inizia, e tutto finisce»; un punto di ritrovo che ospita le attività preparatorie e post caccia. «E' un momento per parlare, per condividere opinioni, raccontarsi, e non necessariamente parliamo solo ed esclusivamente di caccia - spiega Fregosi - è importante conoscere con chi va i in battuta. Affina la sintonia e rende la squadra più solida, più preparata e più unita. Siamo prima di tutto amici». Carrozziere di Aulla, molto conosciuto tra i cinghialai, Fregosi è da un trentennio il capo squadra del Pomarino. «Ho vissuto in prima persona tutti i cambiamenti - sottolinea - da quando non esistevano nè distretti, nè regole per la caccia al cinghiale, e le squadre erano formate da 7-10 elementi. Oggi devi compilare addirittura una lista, formare squadre numerose. E' molto diverso». Qualche giovane si fa ancora avanti. Fortunatamente. «Ma sono sempre meno», sottolinea ancora. Le new entry sono Michele Cucchi, Alessio De Maria e Davide Barbasilli. Distretto 2 (Aulla - Fosdinovo): Cesare Menichelli (Responsale Distretto). Squadra 3 - Pomarino: Antonio Giuseppe Fregosi (capo) e Dante Cucchi (vice); Area: Vecchietto e Gorasco.
 
LA VOCE D’ITALIA
3 NOVEMBRE 2012
 
Sconcerto a Berlino
Confessione shock: ragazzo fa sesso con il cane
'Amo il mio cane e non ho voglia di nascondermi'
 
Berlino - Arriva da Berlino una notizia che ha dell'incredibile. David, 26enne tedesco, ha deciso di confessare il suo amore nei confronti del suo cane. Intervistato dal sito 'B.Z. Berlin' il giovane ha ammesso che il suo rapporto con l'animale va ben oltre l'amicizia: "Amo il mio cane e non ho voglia di nascondermi".Secondo David gli animali hanno una volontà e dei bisogni. "Ho fatto sesso per la prima volta a vent’anni con un cane. Ha cominciato lui da solo e la cosa mi ha turbato. La gente mi chiama stupratore, sfruttatore di animali e così via". Il ragazzo dice di essere innamorato della sua cagnolina e dichiara apertamente di avere rapporti sessuale con la sua dalmata di nome Maromi: "È la mia cagna a farmi sapere quando ha voglia".
Facile comprendere lo sconcerto della sua famiglia, che non ha ancora accettato la sua 'storia d'amore', ma David è stufo di nascondersi.In Germania il sesso con gli animali non è del tutto vietato dalla legge, per questo motivo il governo sta pensando di apportare delle modifiche alla legge per proteggere gli animali.
 
LA ZAMPA.IT
3 NOVEMBRE 2012
 
Vita da Uggie, dalla strada all’Oscar
Il cane che ha contribuito al successo del film “The Artist” racconta la sua storia. Bestiale

NELLA FOTO - L’autobiografia Uggie (nella foto, durante la presentazione in libreria) l’ha scritta con la «ghost-writer» Wendy Holden, autrice di molti romanzi e qualche sceneggiatura, compresa quella del film «Full Monty»

 
Alberto  Mattioli
corrispondente da Parigi  
 
Insieme al resto del cast, ha vinto tre Golden Globe, sette Bafta, sei Césars e cinque Oscar. Da solo, un «Palm Dog Award». Si sposta in limousine, vola in prima classe, dorme in hotel a cinque stelle, vive a Los Angeles e frequenta i party dei belli & famosi di Hollywood. Ha baciato tutte le attrici ma ama, riamato, Reese Witherspoon, sua partner in «Come l’acqua per gli elefanti», dove ha oscurato, anzi vampirizzato, Robert Pattinson. Gli è dedicata una voce di Wikipedia, ha una pagina Facebook e un conto Twitter.  
Rilascia interviste, posa per i fotografi, sorride ai fan, ha lasciato la sua impronta sull’Hollywood Boulevard ed è stato pure ricevuto alla Casa Bianca. Al curriculum da superstar mancava solo l’autobiografia. Ed eccola qui, fresca di stampa. Titolo: «Uggie, My Story» negli Stati Uniti e nel Regno Unito, «Uggie, the artist. Ma vie, mon oeuvre» in Francia. 
Nei giorni scorsi, è venuto a presentarla a Parigi, al Drugstore degli Champs-Elysées, dove ha autografato le copie per i fan in estasi intingendo la zampa nell’inchiostro. Altro che vita da cani. Uggie è il jack russell che recita in «The Artist», la pellicola franco-americana di Michel Hazanavicius che ha sbalordito Hollywood, dove nessuno poteva davvero immaginarsi che un film muto e in bianco e nero potesse commuovere e divertire il mondo facendo il pieno di premi e di dollari: costato 15 milioni, ne ha incassati 133. Il merito è anche di Uggie, anche se non si può fare la scontata battuta che i veri cani sono gli attori umani perché sia il protagonista Jean Dujardin sia Bérenice Bejo, che è poi madame Hazanavicius, sono bravissimi. Però Uggie ha dato al film una marcia (a quattro zampe) in più. Tanto che mentre Dujardin vinceva la Palma d’oro a Cannes, veniva istituita a furor di critici la «Palm Dog» apposta per lui. E, prima dell’Oscar, su Internet e sui giornali è iniziata una campagna veramente «bestiale» per convincere l’Academy a inserire Uggie nelle nominations come qualsiasi bipede. Senza successo, dato il conservatorismo della venerabile associazione. Ma Uggie si è rifatto appalesandosi alla notte degli Oscar con un collare firmato Chopard dal valore di sessantamila dollari.Questo, e altro, nell’autobiografia, scritta a sei zampe con la «ghost-writer» Wendy Holden che non è la prima venuta (suoi molti romanzi e qualche sceneggiatura, compresa quella di «Full Monty») e non scrive affatto da cani. Infatti, abbastanza inaspettatamente, il libro risulta piacevole. Quella di Uggie, del resto, è una success-story tipicamente americana e lui un self-made- dog nella tradizione di Lassie e Rin Tin Tin: abbandonato dai primi padroni (a proposito di bestie...), condannato a essere soppresso, salvato dall’addestratore-papà Omar von Muller che gli insegna ad andare in skateboard, un numero, pare, eccezionale.  Uggie debutta sulla strade, raccogliendo qualche dollaro col piattino. Poi le prime comparsate, gli spot, Hollywood, «The Artist», il successo, la fama. La vita è un osso da spolpare. 
 
NEL CUORE.ORG
3 NOVEMBRE 2012
 
"ANIMAL LIBERATION FRONT", ESCE IN FRANCIA IL FILM DI LESCURE (VIDEO)
Una pellicola destinata a far discutere
 
Dov'era Franck Kovick nella notte tra il 24 e il 25 dicembre? In quella notte un gruppo di attivisti ha forzato le porte di un allevamento per liberare dei cani destinati alla vivisezione. Poche ore dopo l'incidente, i primi elementi dell'indagine sembrano indicare questo modesto professore come il perfetto colpevole. Sarah, una giornalista che vorrebbe conoscere meglio le motivazioni dell'organizzazione animalista, ammira la sua abnegazione e le sue convinzioni. Franck, in cella, ripercorre il cammino che ha condotto lui e la sua squadra di persone "normali" fino alla notte di Natale...
Sono le premesse narrative di "A.L.F. Animal liberation front", film indipendente di Jerome Lescure, che uscirà nelle sale francesi il 7 novembre prossimo. Si tratta di un progetto dalla lunga e difficile gestazione, che il regista ha spiegato così, in un'intervista al sito inumaginfo: "Ho raccontato questa storia come una fiction, perché permette di indentificarsi con gli esseri umani che si vedono nel film. Indentificandosi con loro, alla fine ci si interessa alla loro battaglia e quindi alla causa animale. Mi sembra che questo approccio indiretto consenta di toccare le coscienze per varie ragioni. I documentari sulla sofferenza animale, troppo duri a guardarsi, non invitano ad interessarsi del problema, dal momento che non ci si sente fondamentalmente coinvolti; è troppo duro, vi sono troppe informazioni scioccanti in una volta sola... Vedere questo film permetterà di accostarsi dolcemente al problema e darà già un'idea dell'emozione, dell'energia che si può percepire quando ci si interessa alla causa animale".
In occasione dell'uscita, è stata resa pubblica una dichiarazione di sostegno di Brigitte Bardot. ""Eco-terroristi", "estremisti", nessun appellativo è di troppo – scrive l'attrice - quando si tratta di trasformare in caricatura e di provare a danneggiare la protezione animale ... Stando ai media, gli animalisti sarebbero diventati i fratellini di Al Qaeda!
Di fronte a questa esagerazione permanente, ridicola, è tempo di ristabilire la verità. E' scandaloso, assolutamente fuori posto chiamare "terroristi" gli attivisti che restituiscono agli animali la loro libertà. La violenza non è lì, è nel cieco sfruttamento, crudele e quotidiano, di milioni di animali ridotti al rango di beni di consumo, di strumenti di ricerca.
Sostengo e sosterrò sempre gli attivisti che aiutano gli animali, sono i "resistenti" del XXI secolo e li amo".
Al momento non vi sono date per l' uscita in Italia. Ma la pellicola è stata presentata al Salento intrenational film festival 2012, dove ha vinto il premio per il miglior film.
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
3 NOVEMBRE 2012
 
"CIRCO DEGLI SCANDALI" A BAD HOMBURG: PROTESTE IN GERMANIA
Il lungo atto d'accusa di Peta Deutschland
 
Non si è fatta attendere la reazione degli animalisti alla notizia dell'arrivo del circo Universal Renz a Bad Homburg. La PETA, principale organizzazione di tutela animale operante in Germania, non ha usato mezzi termini, giudicando insoddisfacenti i criteri e le modalità di verifica adottate dall'amministrazione comunale per il rilascio dell'autorizzazione per l'attendamento del circo in città.
"Universal Renz é un circo degli orrori, perché gli animali sono sottoposti all'arbitrio dei pestaggi da parte del già sanzionato direttore Daniel Renz", sostiene lo zoologo ed esperto in fauna selvatica di PETA, Peter Höffken. "Visto che i precedenti dell'imprenditore sono ben noti – prosegue - è assolutamente incomprensibile e irresponsabile che la citt&a grave; possa ospitare il circo". A supporto della tesi animalista secondo cui "Universal Renz" è conosciuto a livello nazionale per i crimini e le violazioni di leggi e norme relative al benessere degli animali, sul sito della PETA è stata pubblicata una lunga lista di infrazioni.
I primi episodi risalgono al 1994 e comprendono, tra gli altri, un crimine come aggressione di un veterinario ufficiale, violazioni in materia di benessere degli animali e di tutela delle specie minacciate d'estinzione.
Più di recente, solo nel corso degli ultimi due anni, il circo ha ricevuto più di 20 ingiunzioni ufficiali a causa della disastrosa condizione di detenzione degli animali, che ha portato, all'inizio di quest'anno, nonostante gli appelli di PETA, alla morte tragica dell'elefantessa Maya.
PETA rivolge un appello ai comuni: concedere le autorizzazioni per l'ingresso in città solo ai circhi che non impiegano fauna selvatica e che non si sono macchiati del sangue di animali innocenti.
A favore del divieto di utilizzo degli animali selvatici nei circhi itineranti si schiera anche l'Associazione federale di veterinaria, così come la maggior parte della popolazione in Germania. Secondo tre indagini rappresentative condotte tra il 2010 e il 2011, i due terzi degli intervistati giudica non più adeguato l'uso di animali selvatici.
Nel 2003 prima e alla fine di novembre 2011, il Bundesrat (l'equivalente del senato in un sistema federale) ha inserito in due diverse risoluzioni il divieto di impiego di animali selvatici nei circhi, che ad oggi, però, non è stato messo in atto, a differenza di altri 14 paesi europei che hanno già attuato restrizioni sulle specie autorizzate nei circhi.
 
ARTICOLO TRE
3 NOVEMBRE 2012
 
L’amico cane contrasta l’obesità infantile
La conferenza “Be Active 2012”, in corso a Sidney per discutere di attività fisica e salute pubblica, ha messo in luce come avere un amico a quattro zampe sia un toccasana per la prevenzione dell’obesità infantile.
 
Giorgia Gobbo – 3 novembre 2012  Avere un cagnolino fin da bambini è un vantaggio su molti fronti: molti studi a riguardo hanno confermato la maggiore predisposizione a socializzare,  dovuta al senso di responsabilità  che il prendersi cura di un cucciolo domestico comporta. Le più recenti ricerche e statistiche hanno inoltre messo in evidenza che avere un cane previene l’obesità infantile.
Stando ai dati raccolti dall’University of Western Australia, i bimbi che possiedono un cane hanno il 50 per cento in più di probabilità di eseguire i livelli raccomandati di attività fisica quotidiana; “Aumentare l’attività  fisica e determinare un qualche tipo di impatto sulla epidemia di obesità potrebbe essere parte della soluzione per la malattia”,  commenta Hayley Christian  del Centre for the Built Environment and Health alla Conferenza internazionale “Be Active” tenutasi a Sidney.
Il campione della ricerca è costituito da 1218 bambini di età compresa fra i 10 e i 12 anni, il 60 per cento dei quali aveva un cane in famiglia. Questi ultimi camminano 30 minuti di più a settimana rispetto ai coetanei senza cane.
Il cane si conferma essere il migliore amico dell’uomo, e soprattutto dei bambini, per questo è importante per i genitori “usare” questo vantaggio a scopo educativo. Il consiglio dei ricercatori è infatti quello di educare i bambini al senso di responsabilità, per esempio lasciando loro il compito di portare l’amico a quattro zampe a spasso nel parco. Infatti dai risultati emersi, il 45% dei bambini con il cane, lo aveva portato fuori senza la compagnia di un adulto, e tale indipendenza è un beneficio non solo per la salute, ma anche per lo sviluppo d'insieme dei bambini, comprese le capacità di problem solving e lo sviluppo dell’autostima, a detta della studiosa.
“Il messaggio è che , se avete un cane e si cammina, si può dare un grande contributo per l’attività fisica , la salute generale ed il benessere”.
 
CORRIERE DELLA SERA
3 NOVEMBRE 2012
 
LA TRAGEDIA
Nepal, bambino di 4 anni ucciso da un leopardo
L'animale ha attaccato il piccolo che giocava in cortile e lo ha trascinato nella foresta. In due mesi ha già ucciso 15 persone
 
Un bambino di quattro anni è stato ucciso da un feroce leopardo nel distretto di Baitadi, a 600 chilometri a ovest di Kathamandu in Nepal. Alcune persone del posto, citate dal Kathmandu Post, hanno detto che il bambino stava giocando nel cortile di casa sua quando improvvisamente è stato attaccato dall'animale, che lo ha trascinato nella foresta. È stata ritrovata solo la testa del piccolo. La macabra scoperta è stata fatta dagli abitanti del villaggio che si erano inoltrati nella foresta per cercare il bambino.
LE ALTRE VITTIME - Sono 15 le persone che negli ultimi 15 mesi sono state uccise dal leopardo e adesso i cittadini spaventati si chiudono dentro casa dopo il tramonto. La polizia sospetta che dietro gli attacchi ci sia un unico leopardo, o al massimo due esemplari. La polizia sospetta che possano essere anche più di 15 le persone uccise dall'animale perché ci sono altre vittime nello stato confinante, quello di Uttarkhand, nel Nord dell'India. Delle 15 vittime finora accertate i due terzi sono bambini sotto i dieci anni, gli altri un po' più grandi, inoltre è stata aggredita anche una donna di 29 anni che era andata nella foresta a raccogliere foraggio per gli animali.
LA TAGLIA - L'amministrazione locale ha offerto una taglia di circa 300 dollari per chi cattura o uccide il leopardo e ha concesso in via eccezionale l'uso delle armi (normalmente è illegale uccidere animali selvatici). Inoltre si sta cercando di sensibilizzare l'opinione pubblica sui pericoli che si possono correre ad andare soli nella foresta.
 
IL GIORNALE
4 NOVEMBRE 2012
 
L'ultimo camoscio bianco ucciso dalla stupidità
Abbattuto per sbaglio: i cacciatori avevano deciso di proteggerlo. Poi è arrivato il solito disinformato
 
OSCAR GRAZIOLI
 
Dice una vecchia massima, ripresa da Asimov nell'introduzione di uno dei suoi famosi libri di fantascienza, che «contro la stupidità neanche gli dei possono nulla». Si trattasse solo di stupidità, ma qui siamo alla crassa ignoranza ben condita con sapienti dosi di vigliaccheria. L'episodio del camoscio bianco che abitava i boschi dell'Alto Vallese (Svizzera) mi ricorda molto da vicino quello che accadde nel bolognese. Un cacciatore riuscì a sparare a una rara aquila del Bonelli e a ucciderla, mentre si era temporaneamente abbassata, nel suo volo, per ghermire una preda. La preda ambita invece divenne lei e il cacciatore, tutto trionfante per avere catturato un animale raro, la portò sul cofano della macchina nella piazza del suo paese, come usano fare i cacciatori, in modo macabro, con cinghiali, daini ecc. Dopo pochi giorni le autorità dell'amministrazione regionale ritennero opportuno consegnare un premio a chi era riuscito, con sagacia e passione, a inseguire per tanto tempo il volatile e ad assicurarlo al museo del capoluogo di provincia. Ignoro quale sarà la sorte del camoscio bianco svizzero, ma non posso ignorare che, dall'episodio dell'aquila ad oggi sono passare circa quarant'anni e allora la legislazione era completamente diversa da quella odierna (mentre la stupidità umana è peggiorata). Oggi l'uccisione di un'aquila del Bonelli farebbe discutere tutto il paese e rappresenterebbe un reato penale che, se trovasse un magistrato con appena un po' di attributi, comporterebbe una sanzione di quelle esemplari. Purtroppo non può essere così nel caso del camoscio bianco che era diventato un po' la star nella regione di Termerwald/Klana, vicino alla cittadina di Brig, in Svizzera.
Era da qualche anno che i valligiani avevano avvistato questo raro esemplare di camoscio albino e la sua fama aveva richiamato anche molti turisti che, macchine fotografiche e cineprese alla mano, passeggiavano sui tortuosi tratturi della valle in ceca di un'immagine da portare a casa e da fare vedere a figli e nipoti. C'era addirittura anche un «gentleman agreament» tra cacciatori del posto. Per quanto il camoscio sia una specie cacciabile, avevano deciso di lasciare in pace questo esemplare che peraltro aveva già i suoi problemi di salute. Come è noto infatti gli animali albini, così come capita nell'uomo, non vedono bene alla luce del sole, che ne ferisce i delicati occhi e sono comunque molto più fragili a livello di vari organi. Tutti ricorderanno gli orsi albini e i tanti altri rari animali bianchi che la natura ogni tanto fa nascere, per misteriosi leggi della genetica. Animali in qualche modo splendidi per la loro rarità che destano la meraviglia e la sorpresa delle persone ma, troppo spesso, molto sfortunati quanto a lunghezza della vita che risulta più breve rispetto ai consimili «normali». Oltre tutto una macchia bianca nel bosco è una facile preda per i fucili moderni e così i cacciatori del posto avevano deciso di lasciare in vita il camoscio bianco. Chi conosce i cacciatori seri sa che hanno un loro codice d'onore. Purtroppo, nel mucchio, il vigliacco si nasconde sempre. Il camoscio bianco è caduto sotto il facile tiro di un vigliacco. «Un'azione del tutto legale - spiegano i guardia-caccia della zona - ma altrettanto incomprensibile». Del tutto comprensibile invece, per chi conosce l'uomo.
 
BERGAMO NEWS
4 NOVEMBRE 2012
 
Audi investe un cane lo trascina per 20 metri e fugge senza soccorrerlo
Nel pomeriggio di domenica 4 novembre un pirata al volante di una Audi nera ha travolto un cane che passeggiava accompagnato dal proprio padrone lungo le strisce pedonali. Lo ha trascinato per venti metri e poi è fuggito senza prestare soccorsi. E' caccia all’uomo.

Pietro Floriani

 
Prov. Di Brescia - E' caccia al pirata della strada di Pisogne, in Valle Camonica. Una caccia che prosegue anche sul web attraverso gli utenti di Facebook. A chiedere aiuto è Cristian Sasselli, operaio di 36 anni, vittima di un grave episodio stradale verificatosi alle 17.30 di domenica 4 novembre.
Un'Audi nera senza un para fendinebbia dalla parte del guidatore lanciata a gran velocità, secondo il resoconto, avrebbe investito il cane dell’uomo mentre attraversava le strisce pedonali accompagnato dalla fidanzata. L’animale, dopo l’impatto, è stato trascinato per una ventina di metri e l’autista a bordo dell’auto, oltre a non essersi fermato a prestare soccorso, si sarebbe dileguato superando ben due semafori rossi.
"Andava a circa 100 chilometri all’ora - spiega Sasselli - e oltre ad essere scappato ha quasi investito la mia ragazza".
 
IL CITTADINO
4 NOVEMBRE 2012
 
Dieci cani avvelenati col pesticida
Albiate: "Ora caccia ai colpevoli"

Elisabetta Pioltelli

 
Albiate (MB) - Pesticida nei prati, lungo i sentieri della Valle del Lambro, tra via Malpensata e via Resegone. Un cagnolino, finito in coma, è stato salvato in extremis al Centro servizi di medicina veterinaria di emergenza "Alto Lambro" di Lesmo, ma potrebbe aver subito danni importanti al fegato e all'intestino. Nel corpo dell'animale, tracce evidenti di pesticida con sintomi inequivocabili di avvelenamento. La proprietaria dell'animale sporge denuncia e vuole andare in fondo alla vicenda, contattando anche l'onorevole Michela Vittoria Brambilla.
Altri nove cani, nelle ultime tre settimane, sarebbero stati avvelenati secondo il racconto di un assiduo frequentatore dei boschi della Valle del Lambro (da Monza ad Albiate). Il pensiero di molti corre alla pratica venatoria, vietata. "Udiamo spesso gli spari quando ci rechiamo nei prati di via Resegone- afferma l'albiatese Edy Erba- non possiamo dire con certezza chi abbia gettato dei pesticidi nell'erba, ma proprio per questo voglio fare chiarezza ed andare fino in fondo alla vicenda". Isotta, spitz nano color crema di 3 anni, lunedì ha rischiato la vita.
"Ero uscita per la solita passeggiata- spiega la figlia Valentina- ci siamo recati come al solito a ridosso della via Resegone, nel verde". Due ore dopo il cane ha mostrato segni di malessere, fino a non respirare quasi più. "Siamo corsi alla clinica veterinaria, Isotta era in preda ad un crisi epilettica. Per fortuna siamo arrivati in tempo. I veterinari l'hanno salvata in extremis. Da alcuni giorni Isotta è ricoverata, ma fuori pericolo". Ritrovate evidenti tracce di un potente pesticida (di colore verde) che quasi certamente è stato mascherato sotto forma di appetitoso alimento. Poi gettato nei prati, e dunque impercettibile all'occhio umano, così come al cagnolino.
La famiglia Erba, passata la paura per Isotta, vuole individuare i colpevoli. "Il nostro caso pare non sia l'unico" afferma Valentina "un signore che abitualmente incontro col suo cane, mi ha infatti detto che altri 9 animali, nelle ultime tre settimane, sono morti dopo aver ingerito pesticida, gettato nei prati della Valle del Lambro". "E' pazzesco, non ci sono parole" aggiunge la madre Edy "dalla clinica è già partita una denuncia contro ignoti, denuncerò il fatto anche agli organi competenti e farò segnalazione anche in Comune. Poi cercherò di mettermi in contatto con l'onorevole Vittoria Brambilla che so che ha a cuore il destino degli animali.
Se l'episodio occorso alla nostra Isotta si stabilirà sia causato dai cacciatori, chiederò che siano presi provvedimenti. Ci troviamo in un'area verde a pochi passi dalle case, la caccia qui è vietata, ma si sentono spari nelle campagne e credo che sia pericoloso anche per chi, lungo i sentieri ciclopedonali, si reca per una passeggiata".
 
CASERTA NEWS
4 NOVEMBRE 2012
 
Strage di animali con esche avvelenate, Verdi Ecologisti accusano i coltivatori di marijuana
 
Gragnano (NA) - "Sono decine gli animali morti sul monte Megano a Graganano - denunciano il commissario regionale dei Verdi Ecologisti Francesco Emilio Borrelli ed il responsabile enti locali di Sel Tonino Scala - in queste ore. Cani, pecore, capre e anche rari esemplari di cinghiali selvatici sono spirati tra atroci sofferenze. Tutti vittime di esche avvelenate disseminare sul territorio dai coltivatori di marijuana. Solo loro possono essere gli autori di questa strategia atta a tenere lontani animali e cacciatori da spazi adibiti o da adibire alla coltivazione della canapa indiana. Una strage di animali che le forze dell' ordine devono fermare rapidamente. Negli ultimi anni sono stati effettuati numerosi sequestri di coltivazioni illegali realizzate sui monti lattari, sul monte Faito e a Gragano. Questi luoghi sono diventati i preferiti d a parte della criminalità per la coltivazione della marijuana che ha portato su questi territori solo morte, devastazione e strage di animali innocenti".
 
IL GAZZETTINO
4 NOVEMBRE 2012
 
Esche avvelenate per uccidere i cani
dei cacciatori fra Campalto e Tessera
Proprietario di uno spinone salva l'animale facendolo vomitare,
un altro forse non ce la farà. Recuperati anche altri bocconi
 
Monica Andolfatto
 
VENEZIA - Si è salvata solo perché il suo padrone l’ha fatta vomitare e non ha perso tempo, portandola subito in una clinica veterinaria a Mestre. Dea, splendido esemplare di spinone, ha rischiato di morire avvelenata per aver mangiato una polpetta gettata sui terreni battuti dai cacciatori a cavallo delle vie Casilina e Piovega, lungo la Triestina fra Campalto e Tessera (Venezia).
«Ne ho raccolto sei - racconta il proprietario - e le ho messe in frigo. Lunedì (ndr domani) le consegnerò alla Polizia provinciale perché le faccia analizzare. Già oggi avevo chiesto un loro intervento in tempo reale ma mi è stato risposto che non c’erano pattuglie disponibili, una era impegnata a Cavarzere e l’altra a San Don&agra ve; di Piave. Però adesso l’importante è lanciare l’allarme perché quelle esche mortali sono disseminate in tutta l’area e domani (ndr. oggi) domenica, giornata venatoria per eccellenza, le vittime a quattro zampe potrebbero essere numerose».Come la femmina di setter che sempre ieri è finita in coma per aver inghiottito pure lei la carne macinata mista forse a qualche topicida, scorrazzando nella zona incriminata. Difficile che riesca a sopravvivere.L’appello a fare attenzione arriva anche dall’Associazione Cacciatori Veneti che riporta un decesso e una intossicazione di due segugi verificatisi la scorsa settimana nel medesimo bacino in cui si può sparare alla selvaggina, ma sul lato destro della strada, direzione aeroporto, all’altezza della ex concessionaria Rizzato.
Chi può essere l’autore di un gesto tanto incivile quanto spietato? Le ipotesi sono molte. Ma i seguaci di Diana sarebbe ro propensi a puntare il dito contro esponenti di associazioni anti-caccia. Anche se è difficile credere che animalisti convinti come si professano gli aderenti al mondo ambientalistico arrivino a uccidere delle incolpevoli bestiole.
Non è la prima volta. Analoghi episodi sono stati denunciati al Montiron, all’apertura della stagione passata. Nel mirino ancor una volta i cani.
 
AMBIENTE E AMBIENTI
4 NOVEMBRE 2012
 
Bracconaggio alle Tremiti: WWF denuncia, nessuno interviene
 
Continuano incessanti gli atti di bracconaggio sulle Isole Tremiti, in pieno Parco Nazionale del Gargano. Lo denuncia il WWF Puglia che ha indirizzato un esposto agli organi competenti. Gli ambientalisti lamentano che nel corso di monitoraggi scientifici che riguardano la migrazione autunnale dell’avifauna, lo scorso mese di ottobre, una delegazione di esperti del WWF ha costatato che sull’Isola di San Domino le doppiette continuano a sparare nel disinteresse generale, in spregio al divieto di caccia in vigore dall’istituzione del Parco. Gli spari sono stati sentiti al primo mattino e al tramonto, provenire principalmente dalla parte più alta dell’Isola, quella del Colle dell’Eremita e dalla vicina al Faro. In alcune occasioni gli attivisti del WWF hanno anche avuto modo di intravedere i bracconieri (vedi la foto) intenti a spostarsi a piedi lungo i sentieri di San Domino.
Gli episodi di bracconaggio – che sono proseguiti nonostante sia stata informata la Forestale, segnala il WWF -, oltre a costituire illeciti perseguibili penalmente (L. 157/92, L.R. 27/98, Legge Quadro 394/91), rappresentano anche una seria minaccia per gli abitanti e i turisti che, ignari del pericolo, percorrono i sentieri dell’isola.
«A settembre – ricorda il presidente del WWF Puglia Leonardo Lorusso – che auspica un intervento immediato degli Organi di Controllo – nella sentenza che accoglieva il nostro ricorso che ha bloccato la preapertura della caccia in Puglia, la magistratura aveva rilevato la situazione di difficoltà della fauna già per gli eventi siccitosi dell’estate appena trascorsa che hanno depauperato gli habitat».
«È difficile poter immaginare un’area protetta dove si possa sparare impunemente – ha aggiunto Mauro Sasso, Vicepresidente del WWF Puglia -. Gli episodi di abusivismo edilizio e di cementificazione costiera, denunciati quest’estate al Numero Verde del WWF, unitamente alla minaccia delle trivellazioni per la ricerca del petrolio ci rivelano quanto sia reale e imminente il pericolo di estinzione dello splendido ecosistema delle Tremiti».
 
GEA PRESS
4 NOVEMBRE 2012
 
Incidenti di caccia – tutti i dati: dalla Regione “Medaglia di Piombo” all’età media di chi ferisce o uccide
L'Associazione Vittime della Caccia: problema a monte, la legge sulla caccia ha creato un sistema malato.
 
16 morti e 50 feriti, di cui ben 18 vittime tra la gente comune. Ovvero 14 feriti e 4 morti non cacciatori. Continua così il triste conteggio dei dati sugli incidenti di caccia relativi alla sola ultima stagione venatoria, ancora in corso, diffusi dall’Associazione Vittime della Caccia che se la prende ora con il vademecum tecnico-informativo sulla “Sicurezza a Caccia“. Decalogo, riferisce l’Associazione, diffuso dalle rappresentanze di categoria dei cacciatori e che non avrebbe dato risultati. Anzi, si commenta con un pizzico di amaro sarcasmo, “se non bastassero le precauzioni attente e responsabili dei cacciatori che gentilmente entrano in casa vostra, potete dotarvi, passeggiatori, escursionisti, dilettanti di giardinaggio e donne che stendono i panni sul balcone, del nuovo tessuto salvavita che vi coprirà da capo a piedi rendendo spensierato il vostro tempo libero“, dicono sempre dall’Associazione Vittime della Caccia.
Secondo l’Associazione , il problema risiede a monte, ovvero nella legge 157 approvata venti anni addietro, che dovrebbe disciplinare l’attività venatoria. Una legge che sarebbe in realtà applicata solo nelle parti funzionali per i cacciatori. “In tal maniera – dichiara Daniela Casprini, presidente dell’Associazione Vittime della caccia – si è creato un sistema malato che si autoalimenta, quanto invece contemplato nella legge nell’interesse della collettività si fa finta di non conoscerlo o si lascia il libero arbitrio ai cacciatori di valutare se sia il caso o no di prestarci attenzione: come ad esempio le distanze di sicurezza da case, strade, recinti ecc…“.
L’Associazione Vittime della Caccia, fa ancora di più e diffonde ora il quadro della regioni con il più alto numero di incidenti e vittime per armi da caccia. Si va dalle regioni in pre apertura (primo settembre) ai dati riepilogativi di fine ottobre. A ciò si devono aggiungere gli ultimissimi due feriti occorsi sabato tre novembre.
Medaglia di piombo: Lombardia con 13 incidenti, di cui 5 mortali e 8 ferimenti. Segue il Piemonte con 7 incidenti, di cui 3 mortali. Terzo posto il Veneto: 7 incidenti di cui 1 mortale. Seguono Emilia Romagna e Toscana, 5 incidenti: 1 morto e 4 feriti cadauna. E così via lungo quella che l’Associazione definisce una striscia di sangue lunga quanto l’Italia.
La stessa Associazione ha approfondito poi alcuni aspetti, come nel caso dell’età media di chi spara e uccide o ferisce. Si attesterebbe intorno ai 60 anni. E per chi poi, amante della doppietta in spalla, chiama a consolazione i morti di incidenti d’auto o sul lavoro, Daniela Casprini ribatte che sono in realtà attività esercitate da milioni di persone (non 700.000 circa come i cacciatori), 24 ore al giorno (e non 3 giorni a scelta su 5 settimanali, per 4 mesi e mezzo della stagione venatoria), in luoghi preposti (e non a casa d’altri), ma soprattutto sono attività ineludibili.
“Quindi basta con la solita solfa delle vittime della strada e del lavoro – conclude la Presidente dell’Associazione Vittime della Caccia - perché il paragone non regge proprio“.
 
IL RESTO DEL CARLINO
4 NOVEMBRE 2012
 
Cani intrappolati in una tana d'istrice: a lavoro i vigili del fuoco
Tra Rocca e Portico (FC)
 
Due animali sono sfuggiti al padrone finendo nell'angusta buca. L'uomo ha scavato disperatamente poi ha chiamato i pompieri per ore sul posto con badili e picconi
Rocca San Casciano, 4 novembre 2012 - Due cani da caccia sono finiti dritti dritti nella tana. Non la loro però: bensì quella di un istrice dove sono rimasti intrappolati. E ora cinque vigili del fuoco sono al lavoro in località Bifolco, tra Rocca San Casciano e Portico di Romagna.
Tutto è cominciato ieri pomeriggio quando un uomo del posto è andato a caccia con i suoi due inseparabili cani di razza. A un certo punto però i due animali si sono allontanati dal padrone che ha subito pensato che avessero scovato una preda. In realtà, seguendo i guaiti dei cani, l'uomo ha scoperto la verità. I due animali si sono introdotti nella lunga e stretta tana di un istrice da dove poi non sono riusciti a uscire. Inizialmente il padrone ha provato a scavare disperatamente poi non ce l'ha fatta più e ha chiamato i vigili del fuoco al lavoro con picconi e badili dalle 13,26 di oggi.
 
LA NAZIONE
4 NOVEMBRE 2012
 
I cani di Monica fanno la «dog dance»
Obbediscono a tempo di musica
Monica Mencarelli riesce a far eseguire ai propri cani movimenti musicali in base alle note

Massimo Tavanti

 
Siena - CHE il cane sia l’amico più fedele dell’uomo è cosa ormai risaputa ma vedere un border collie che aiuta la sua padrona a stendere i panni non accade tutti i giorni. Eppure succede a Monica Mencarelli, che vive a Bettolle ed è una grande appassionata di questi animali tanto che i suoi esemplari praticano la ‘dog-dance’.
«UN PAIO di anni fa — precisa Monica — mentre stavo mettendo il bucato nello stendino, ho visto Lady, una delle mie due border collie, che dopo aver osservato attentamente quello che facevo ha iniziato a raccogliere i calzini che mi cadevano. me li passava uno dopo l’altro non appena aprivo il palmo della mano. Un’operazione che ripete anche oggi. Confesso che mi sorprende e mi affascina sempre di più. Questo è pero soltanto un esempio di quello che riesco a fare i miei cani».MONICA è un vulcano di idee per quanto riguarda i suoi splendidi animali. «Bisogna parlare al plurale, ne posseggo infatti due di questa razza particolarmente duttile, oltre ad un meticcio, che vivono praticamente in casa. E che mi impegnano molte ore della giornata», puntualizza Monica. «Particolarmente i due collie che necessitano di un allenamento quasi quotidiano per tenere alte le loro capacità di apprendimento e di dinamicità. Con questi cani — prosegue — partecipo anche a molte dimostrazioni di dog-dance, una sorta di disciplina sportiva dove gli animali eseguono esercizi di obbedienza a tempo di musica e qualche figura semplice. Ma riesco anche a creare coreografie dove l’animale, insieme a me interpreta brani musicali con movimenti fluidi e creativi. Occorrono da tre ai se mesi di lavoro semplicemente per dimostrazioni che durano poco più di due minuti ma che per il cane sembrano lunghissimi». Confessa: «La mia passione per i cani è nata con me. Infatti i primi passi li ho fatti attaccata al collo di uno spinone di mio padre e la professione di mio zio, guardiacaccia della zona, ha contribuito ad alimentarla. L’arrivo del mio primo cane, un meticcio, incrocio di un segugio nero focato con un husky mi ha stimolato per creare la necessità di fare un percorso educativo insieme».
Monica è però in buona compagnia: «La passione riesco a trasmetterla anche ad altri cosicchè molti amici e conoscenti mi portano i loro cuccioli affinché gli possa insegnare alcuni dei principali comandi».
POI SVELA con un pizzico di orgoglio: «Sono soddisfatta perché, tanto per fare un altro bell’esempio, i miei cani sono estremamente obbedienti, molto più delle persone. Salgono sistematicamente sul divano della taverna ma mai in quello del soggiorno e soltanto perché, col tempo sono riuscita ad insegnargli questa semplice ma importante regola per la loro convivenza con la mia famiglia».
 
MESSAGGERO VENETO
4 NOVEMBRE 2012
 
In aumento gli avvistamenti di orsi
Sempre più attento il monitoraggio di questi animali in Fvg
 
TARVISIO (UD). Dalla scorpacciata di granturco, mele e pane fatta dall’orso al centro di foraggiamento riservato a cervi e caprioli situato in un prato fra il bosco nella parte occidentale della Piana di Fusine, si è avuta la conferma che la natura ha i suoi ritmi, indeclinabili come anche gli animali selvatici. Anche in quest’autunno gli orsi, come gli altri animali del bosco, sono impegnati a crearsi quelle riserve di grasso che gli consentono di superare l’inverno.
La neve precoce ha accelerato questo comportamento. Precisa Paolo Molinari, studioso dei grandi carnivori predatori (orso, lince, lupo, lontra, sciacallo d’orato e gatto selvatico). Gli orsi sono animali molto intelligenti, con una grande memoria e un eccezionale senso dell’orientamento.
Così, una volta trovata una fonte di cibo, la stessa è memorizzata e rivisitata regolarmente. I punti di foraggiamento dei cacciatori sono, per esempio, una di queste. Nel Tarvisiano, segnala Molinari, sono più di una trentina quelli regolarmente visitati. Lo stesso accade nelle altre aree montane del Fvg, dove il plantigrado è presente, dalle Prealpi Giulie sino alla Carnia occidentale.
Le visite sono sempre più frequenti e gli avvistamenti registrati sono ormai all’ordine del giorno. Questo tuttavia – spiega Molinari – è correlato non a un aumento esponenziale degli individui, ma soprattutto al fatto che il sistema di monitoraggio è sempre più attento e sofisticato.
Alla Foresta di Tarvisio il Progetto lince Italia dell’università di Padova e l’unità territoriale per la biodiversità del Corpo forestale dello Stato da anni svolgono un’attenta indagine volta a studiare lo status dei grandi carnivori. Con l’ausilio di trappole video-fotografiche, analisi genetiche e la radiotelemetria si raccolgono tutte le informazioni sulla presenza e il comportamento di queste specie.
 
NEL CUORE.ORG
4 NOVEMBRE 2012
 
AUSTRALIA, FALLISCE IL PIANO PER IL SANTUARIO MARINO NELL'ANTARTICO
Cina, Russia, Giappone e Corea del Sud contrari
 
Fallito, per il momento, il tentativo di creare un santuario marino nell'Oceano Antartico con l'obiettivo di proteggere migliaia di specie polari, su cui era intervenuta anche la star hollywoodiana Leonardo DiCaprio. Dopo due settimane di colloqui a Hobart, nello stato australiano della Tasmania, la Commissione per la conservazione delle risorse viventi marine dell'Antartico ha chiuso i lavori senza adottare alcuna decisione su questo tema, facendo così infuriare gli ambientalisti.
Composta da 24 Paesi e dall'Unione europea, la Commissione ha valutato le proposte su due zone dell'Oceano Antartico meridionale: una da 1,6 milioni di chilometri quadrati per la tutela del mare di Ross, cioè dell'ecosistema marino meglio preservato al mondo, e un'altra da 1,9 milioni di chilometri quadrati lungo la zona costiera nell'Antartico orientale, sostenuta da Australia e Ue. Ma i timori di alcuni Paesi per le restrizioni che ne sarebbero derivate alla pesca ha impedito che venisse presa una decisione, rinviata al vertice annunciato per il prossimo luglio in Germania.
Gli ambientalisti riuniti nell'Alleanza per l'Oceano Antartico molto delusi: "I membri della Commissione non sono riusciti a creare una tutela marina su vasta scala nell'Antartico a questo incontro perché alcuni Paesi si sono opposti in modo chiaro". In particolare, i Paesi dediti alla pesca, tra cui Cina, Giappone, Corea del Sud e Russia. "La Commissione si è comportata come un'organizzazione ittica piuttosto che un'organizzazione di tutela delle acque dell'Antartico", ha aggiunto Farah Obaidullah di Greenpeace.
La regione è abitata da specie uniche al mondo di pinguini, foche e balene e vanta fondali marini introvabili in qualsiasi altra parte del mondo. La Commissione per la conservazi one delle risorse viventi marine dell'Antartico è stata creata nel 1982 con l'obiettivo di proteggere la vita marina dalla crescente domanda di sfruttamento di krill, il minuscolo crostaceo che rappresenta la principale fonte di nutrimento per le specie dell'Antartico.
 
GREEN STYLE
4 NOVEMBRE 2012
 
Trucchi per una dieta vegetariana più sana
 
Avvicinarsi alla dieta vegetariana, o alla ben più restrittiva dieta vegana, richiede impegno e forza di volontà. Un po’ come quando si decide di smettere di fumare, serve una decisione ferrea per non cadere nella voglia di azzannare una ben cotta bistecca, assaggiare una fetta di prosciutto o bersi una tazza di latte. Raggiunto l’obiettivo di aver abbandonato la carne, però, si cade nell’errore di dare per scontato che la propria dieta sia sana.
Non è infatti sufficiente abbandonare i prodotti animali affinché l’alimentazione sia salubre e priva di rischi. Vi sono ingredienti raffinati che perdono le proprie capacità nutritive, vi sono piatti vegetali prodotti dall’industria e ricchi di coadiuvanti chimici, vi sono delle prassi di cottura che rischiano di rendere ogni sforzo vano. Ecco, perciò, degli utili consigli – delle facili e divertenti routine quotidiane – per rendere la propria dieta vegetariana davvero sana:
L’avocado è un ottimo sostituto del burro per i condimenti, quindi spalmato sul pane oppure a fettine nelle insalate;
Lo zucchero bianco, spesso raffinato e non propriamente salubre, può essere sostituito dalla pianta stevia, nota per le sue capacità dolcificanti;
Il tè verde è una perfetta alternativa alle bibite gassate e si rivela molto versatile: anche da freddo, non perde il suo gusto;
La pasta di grano integrale è decisamente più nutriente rispetto a quella classica disponibile al supermercato: sazia a dosi inferiori e l’apporto di fibre all’organismo è maggiore. Lo stesso vale anche per il riso;
Bisogna prestare molta attenzione alla cottura di zuppe e minestroni, perché tempi di ebollizione errati potrebbero far perdere alle verdure gran parte delle loro capacità nutritive. Innanzitutto, è meglio evitare di ricorrere a insaporitori – il classico dado – per la creazione del brodo. Semplicemente, alla prima preparazione di un ricco minestrone si può conservare parte dell’acqua di cottura per insaporire altre pietanze, con un gusto che di certo il dado non può offrire. Inoltre, è sempre meglio cuocere minestre e minestroni in normali pentole, a fuoco lento e per circa 4-6 ore. Si evita così il ricorso alla pentola a pressione che, per quanto comoda, con la sua evaporazione rapida rischia di far perdere troppe sostanze nutritive agli alimenti;
I fagioli sono fondamentali in una dieta vegetariana e non devono mai mancare sulla tavola: possono arricchire insalate, minestroni ed essere da contorno a qualsiasi piatto;
Per gli irrinunciabili del burro d’arachidi, moda d’oltreoceano sempre più frequente anche nel nostro paese, esiste l’alternativa del burro di mandorle: dolce, ma meno grasso e irritante per l’apparato digerente;
Rinunciare alle patatine fritte è sempre molto difficile: sebbene siano comunque ammesse dalla dieta vegetariana, purché fritte in olio d’oliva, non sono di certo salutari. Un’ottima alternativa è il cavolo fritto;
Il succo di cocco ha proprietà magiche: ricco di minerali e carboidrati, è perfetto come sostituto degli energy drink;
Vegetariani e vegani amanti del gelato, ma poco soddisfatti del latte di soia, possono tentare lo stratagemma delle more e dei lamponi. Basta conservarli in freezer per qualche ora e ricoprirli di una morbida glassa di caramello. Il risultato è assicurato, con la differenza che more e lamponi migliorano la circolazione e aumentano la reattività del cervello;
Il succo di limone ha mille proprietà: oltre ai rimedi della nonna che tutti conoscono – aiuta la digestione, disinfetta, ha proprietà antibatteriche – pare sia anche un’ottima arma preventiva per alcune gravi patologie come il tumore;
Le spezie – prezzemolo, origano e chi più ne ha più ne metta – dovrebbero sempre essere fresche. Quelle essiccate, infatti, perdono gran parte delle loro capacità nutritive;
Un’insalata al giorno toglie il medico di torno. Se ci si aggiungono anche pezzetti di mela, così come dice il proverbio, gli effetti sono praticamente garantiti;
Condire gli alimenti in modo adeguato previene gli effetti funesti dell’assunzione di troppi grassi. L’olio deve essere sempre extravergine d’oliva, l’aceto di vino può essere sostituito con quello di mele e il sale deve essere sempre utilizzato con parsimonia, perché in grandi dosi è dannoso alla pressione;
Fare sempre attenzione alla verdura che si acquista: è meglio evitare il supermercato per preferire l’ortolano sotto casa, perché il ricambio è maggiore e gli alimenti non sono sottoposti a lavaggi chimici di natura industriale. Ancora meglio rivolgersi direttamente al produttore, magari a chilometro zero: si risparmia e si ha la certezza che i vegetali siano sempre buoni, come appena colti.
 
CERVELLIAMO
4 NOVEMBRE 2012
 
Anche gli animali hanno i tic, ecco perchè e come si curano
 
I tic, movimenti involontari e ripetuti, più o meno vistosi o fastidiosi, che non hanno alcuno scopo, non colpiscono solo gli uomini, a soffrirne sono anche gli animali che vivono in famiglia o in cattività.
Ci sono il criceto che corre senza sosta sulla ruota, il canarino che corre ripetutamente lo stesso volo, il pappagallo che picchietta in continuazione sulle sbarre della sua gabbia.
E anche il gatto che si lecca in un punto del corpo o si strappa il pelo fino a provocarsi delle lesioni, per non parlare del cane che si rincorre la coda senza sosta, gira in circolo senza mai fermarsi, si gratta, dondola la testa, trema.
Ma da cosa dipendono questi movimenti e che cosa si può fare per eliminarli?
La causa principale di questi atteggiamenti compulsivi è lo stress, spesso causato a sua volta dalla noia.
Non bisogna dimenticare infatti che gli animali, quando vivono in natura, sono sempre impegnati in attività come la caccia e la difesa del loro territorio.
Attività che i cani e i gatti ovviamente non svolgono più, se poi si ritrovano per dividere ore al giorno da soli in casa, è facile intuire quanto possano annoiarsi.
Anche l'ansia, a differenza della paura, che genera atteggiamenti aggressivi, può portare alla comparsa di tic nell'animale.
C'è infine la possibilità che, alla base delle compulsioni, ci siano problemi neurologici centrali, e ciò è vero soprattutto per quanto riguarda l'andatura in circolo ripetuta dai cani.
La presenza di tic negli animali di casa non va mai sottovalutata, anche perchè potrebbero avere conseguenze organiche: le "piaghe da leccamento", che sono l'inconveniente più comune, sono dolorose e purtroppo spesso difficili da guarire.
La prima cosa da fare, in ogni caso, appena si notano questi atteggiamenti compulsivi è rivolgersi al proprio veterinario che, dopo una prima visita, deciderà se indirizzare il paziente a quattro zampe da un veterinario comportamentista o da un neurologo, a volte potrebbero essere necessari entrambi.
In casa, poi, sono sempre utili i feromoni, spray o in diffusori ambientali, mentre non vanno dati sedativi,  ma semmai farmaci ansiolitici.
Infine, visto che, come già detto, spesso la causa scatenante del tic è la noia, è bene cercare di offrire ai nostri amici una vita più varia: passano più tempo con loro, giocando e arricchendo la casa di passatempi che li incuriosiscono.
 
ALTERNATIVA SOSTENIBILE
4 NOVEMBRE 2012
 
La sostenibilità dell'intero Regno Animale: l'alternativa ai test di tossicità

(autore: Alessandra Scarpato)

 
L'uomo è l'unica creatura che consuma senza produrre. Egli non dà latte, non fa uova, è troppo debole per tirare l'aratro, non può correre abbastanza velocemente per prendere conigli. E tuttavia è il re di tutti gli animali. Animal Farm - George Orwell
Il re degli animali può forse vincere il pessimismo di Orwell. E' quanto vuole fare Claudd Reiss, noto tossicologo molecorale che ha lavorato per anni al Consiglio Nazionale per la Ricerca francese (CNRS), dove è stato Direttore di ricerca, che si fa portavoce e forte sostenitore dell'alternativa agli "inutili e dannosi" test sugli animali: la tossicogenomica.
La tossicogenomica è un metodo sperimentale in vitro che consiste nell'esporre cellule umane coltivate in laboratorio alla sostanza di cui si intende verificare gli effetti. Reiss ha presentato al Consiglio Europeo un programma per adottare in Europa un sistema di tossicogenomica di riferimento per i test dei medicinali. E' da sottolineare, infatti che l'esito positivo dei test sugli animali non esclude l a possibilità di un riscontro negativo su gli uomini; in una intervista Reiss spiegava "La prova è molto semplice e può essere capita anche da persone non esperte. Ogni specie è definita dalla sua capacità riproduttiva particolare che consente agli individui di una specie di riprodursi solo a seguito di un accoppiamento con un esemplare della stessa specie: cane con cane, pollo con pollo e non cane con gatto. Questo perché il corredo cromosomico è unico per ogni specie e determina la riposta di un organismo all'ambiente - il suo "comportamento biologico" - che è quindi anch'esso unico. Quando una specie è esposta a un agente chimico reagisce in un modo specifico, che è frutto del suo patrimonio genetico. Ecco perché nessuna specie può essere considerata un modello affidabile di un'altra specie. È una prova logica". Del resto in una intervista rilasciata a Report nel 2004 Ian Roberts, epidemiologo all'Università di Londra, in una re visione sistematica degli esperimenti sugli uomini e sugli animali dichiarava di non aver trovato alcuna prova che "i test sugli animali fossero efficaci", preferendo piuttosto la fase clinica.
Ciò che può lasciare increduli è che alcune multinazionali eseguono test di tossicità sugli animali anche su prodotti finiti (cosmetici) benché questi non siano obbligatori per legge. Difatti la direttiva europea 2003/15/CE, recepita nel nostro ordinamento con il decreto legislativo n. 50/2005, vieta di sperimentare i prodotti cosmetici finiti sugli animali.
Ma allora quale sarebbe il motivo di tanto ostruzionismo per i test sugli animali? Secondo Reiss un grosso ostacolo è posto proprio dagli industriali che temono che i risultati dei test alternativi, quali la tossicogenimica, potrebbero dare risultati differenti dai risultati dei test convenzionali sugli animali al punto tale da impedirne la commercializzazione. Ad oggi purtroppo la sperimentazione sugli animali è ancora quella maggiormente accreditata ed utilizzata, tuttavia piccoli passi si stanno facendo anche per un aggiornamento normativo in merito a metodi alternativi.
Di seguito segnaliamo alcune aziende che non effettuano la sperimentazione sugli animali:
• BWC (Beauty Without Cruelty),
• Progetto Gaia
• Lakshmi
• Pure Plant.
 
FAN PAGE
4 NOVEMBRE 2012
 
Bambino di tre anni muore sbranato nella gabbia dei licaoni
Il bimbo cade nel recinto dello dello zoo di Pittsburgh, ancora incerta la dinamica: non si sa se è morto per l'incidente o per l'attacco degli animali.
 
Un bambino di tre anni è morto dopo essere caduto nella gabbia di licaoni, cani selvatici simili alle iene, allo zoo di Pittsburgh, in Pennsylvania. A riferirlo è una dipendente dello zoo, Tracy Gray. Incerta la dinamica: non è stato ancora appurato se il bambino sia morto per la caduta o per l'attacco degli animali che si sono avventati sul piccolo, precipitato da un'altezza di circa 4 metri.
 
CORRIERE DELLA SERA
5 NOVEMBRE 2012
 
Cusano Milanino (MI)
Uccide il suo cane con una katana  «Me l'ha ordinato il diavolo»
Un pregiudicato agli arresti domiciliari si è accanito sul suo animale, sotto l'effetto della droga

Ferdinando Baron

 
MILANO - Con una spada giapponese, una katana, ha colpito il proprio cane, squartandolo e uccidendolo, perché, in preda a deliri dovuti all'assunzione di sostanze stupefacenti, credeva che glielo avesse ordinato il diavolo in persona. L'hanno scoperto i carabinieri di Cusano Milanino, nel fine settimana appena trascorso, avvertiti dai passanti che avevano visto un uomo aggirarsi in una via della cittadina con una spada sporca di sangue.
LA SPADA - Il cruento episodio è accaduto in un appartamento di via Pedretti, non lontano dal centro storico. Sotto l'effetto degli stupefacenti, un 42enne pregiudicato, agli arresti domiciliari, ha infierito sul proprio animale, convinto di seguire la volontà del Maligno. Poi è uscito dall'appartamento e per strada, con lo sguardo perso nel vuoto, ha cominciato ad agitare la katana minacciosamente.
CHIUSO IN CASA - L'uomo è quindi rientrato nell'appartamento, lasciando una scia di sangue del povero animale che i militari – precipitatisi sul posto a sirene spiegate - hanno seguito. Non senza difficoltà sono riusciti a convincere il 42enne ad aprire la porta di casa: hanno fatto irruzione, disarmandolo. Poi la macabra scoperta del corpo dilaniato del cane. Il padrone è stato arrestato per evasione dai domiciliari, maltrattamento di animali e resistenza a pubblico ufficiale.
 
L’ARENA
5 NOVEMBRE 2012
 
Investe il cane sulle strisce
Automobilista picchiato
STRADE E SICUREZZA. Nel fine settimana sono proseguiti i controlli: 5 patenti ritirate. Donna sbanda e esce di strada sulla Tangenziale est a Poiano
 
Verona. Stava attraversando la strada, di fronte ai giardini di via Unità d'Italia a San Michele. Lui e al guinzaglio il cane, entrambi sulle strisce pedonali, quando una macchina che da Verona andava verso Vicenza ha investito il cane. La bestiola dopo l'urto è corsa sul marciapiede, il suo padrone invece ha aperto la portiera dell'auto dell'investitore e ha iniziato a picchiarlo. Risentito per la scarsa attenzione dell'automobilista, che avrebbe dovuto fermarsi per lasciare passare il pedone e il cane. Un episodio accaduto poco dopo le 20.30, in mezzo alla strada, davanti a decine di persone che a quell'ora stavano rientrando per la cena. Il cane, leggermente ferito, è scappato verso casa, a calmare il proprietario invece sono intervenuti i carabinieri di San Miche le, allertati dai passanti. […]
 
GEA PRESS
5 NOVEMBRE 2012
 
I lupi uccisi a Belforte dell’Isauro (PU) – subito il divieto di caccia
LAC e Lupus in Fabula puntano il dito contro le squadre di cinghialisti.
 
Dito puntato contro i cinghialisti, ovvero le squadre di caccia al cinghiale, dopo il rinvenimento di due lupi uccisi nel Montefeltro (vedi articolo GeaPress). La caccia in battuta del cinghiale, rappresenta una delle pratiche venatorie più diffuse del marchigiano. Secondo la LAC (Lega Abolizione Caccia) e l’Associazione Lupus in Fabula, non è da escludere che alla causa della morte dei due lupi per colpo di arma da fuoco (di uno si attende il responso definitivo dell’Istituto Zooprofilattico) ci sia proprio qualche mela marcia nelle squadre. Mele marce che però, afferm ano le due Associazioni, non vengono mai denunciate.
Secondo gli ambientalisti, i terreni ove si sono registrati casi di efferato bracconaggio, andrebbero per legge vietati alla caccia. Questo per non meno di dieci anni. Alla stregua di un incendio, insomma. Il fine sarebbe anche di sensibilizzare i cacciatori.
Episodi come quello occorso pochi giorni addietro, si verificherebbero, sempre secondo LAC e Lupus in Fabula, ogni anno all’apertura della stagione venatoria. I due lupi, così come riferito dal Corpo Forestale dello Stato, sarebbero stati ritrovati rispettivamente non oltre cinque giorni e due settimane dalla morte. Per quest’ultimo caso, considerato lo stato nel quale è stato rinvenuto il corpo, occorre la conferma delle cause della morte.
Intanto la richiesta è rivolta alla Regione, alla Provincia di Pesaro Urbino ed agli ATC. Subito il divieto di caccia nell’area interessata dal ritrovamento. Misure drastiche, insomma, per stroncare un fenomeno che non conosce segni di cedimento.
Per LAC e Lupus in Fabula è la stessa tecnica di caccia al cinghiale mediante battuta, ad essere devastante per l’ambiente. Mute di cani e di battitori che spingono, dal fitto del bosco, gli animali da centrare, verso i tiratori. Decine di cacciatori ed i latrati dei cani, spaventano tutti gli animali selvatici, lupi compresi, che finirebbero così a tiro dei fucili.
 
LA SENTINELLA
5 NOVEMBRE 2012
 
Ancora in azione il killer dei gatti
LESSOLO. E due. Un altro gatto ucciso in piazza, a Lessolo. È il secondo in una settimana. E anche questa povera bestiola fa parte della colonia che vive nei pressi dell’ufficio postale. Lo ha...

NELLA FOTO - Il povero animale trovato morto sull'asfalto

 
LESSOLO (TO). E due. Un altro gatto ucciso in piazza, a Lessolo. È il secondo in una settimana. E anche questa povera bestiola fa parte della colonia che vive nei pressi dell’ufficio postale. Lo ha ritrovato, all’alba di ieri mattina, Marino Rore, il docente universitario in pensione che, con altri volontari, si occupa con amore e passione dei gatti (ha scritto anche dei libri).
Il primo gatto era stato trovato morto esattamente una settimana fa. E ieri mattina è successo di nuovo. Perché? Nessuno ha visto nulla, ma pare davvero strano che possa trattarsi di una coincidenza. In paese, ormai, si parla apertamente di killer dei gatti. «In passato non si erano mai verificati episodi simili - dice il professor Rore - e pare strano che la sorte possa accanirsi proprio adesso contro queste poveri animali».
 
GEA PRESS
5 NOVEMBRE 2012
 
Savona – ancora avvelenamenti e multe (per chi sfama i piccioni) – avviata indagine in Procura
L'ENPA: la soluzione c'è ma il Comune non risponde.
 
Per la quarta volta consecutiva il “killer del weekend” ha colpito a Savona. I volontari della Protezione Animali hanno raccolto la consueta decina di colombi nella cosiddetta “via del veleno”, ovvero la prima traversa cieca, a destra di via Cavour, oltre che in piazza Saffi. Alcuni animali sono stati trovati ancora vivi ed attualmente sono sottoposti alle cure dell’ENPA. Altri, invece, sono morti dopo una tremenda agonia. L’ENPA ha così nuovamente chiesto al Comune di provvedere alla bonifica delle aree, come prescrive un’ordinanza del Ministero della Salute.
“Dopo gli avvelenamenti delle scorse settimane il solito ignoto ha nuovamente sparso grano avvelenato – riferiscono dall’ENPA di Savona – per farsi giustizia sommaria di una situazione che si trascina ormai da dieci anni“. Per contro, sempre secondo l’ENPA, il Comune userebbe il pugno di ferro ma contro una vecchina che alimenta i colombi dal balcone. Eppure la Protezione Animali aveva proposto di spostare il punto di alimentazione in una zona meno critica lungo il torrente Letimbro, ma occorreva un modesto investimento. Il Comune però non dà segnali e l’ENPA chiede nuovamente al Sindaco di condannare le azioni dell’avvelenatore seriale.
Fatti, quelli dell’avvelenamento dei piccioni, che hanno ormai innescato una vera e propria vicenda giudiziaria. Nei giorni scorsi, infatti, il Corpo Forestale dello Stato, su disposizione della Procura della Repubblica, ha prelevato alcuni corpi di animali morti, tenuti a disposizione dall’ENPA, per farli analizzare dall’Istituto Zooprofilattico sperimentale. Una inchiesta giudiziaria sollecitata dalla stessa Associazione.
Intanto, comunica l’ENPA, decine di mail sarebbero giunte da tutt’Italia al Sindaco di Savona. Alla vecchina, invece, 1500 euro di sanzione per le operazioni di pulizia e disinfestazione del terrazzo e del cortile. A quanto pare il tutto era divenuto oggetto di intervento dei Vigili del Fuoco.
 
IL SECOLO XIX
5 NOVEMBRE 2012
 
Savona, caccia al killer di piccioni
 
Savona - C’è un killer di piccioni a Savona, e uccide con grano avvelenato: in poco tempo sarebbero stati registrati già quattro casi, e l’Enpa, l’ente che si occupa di protezione animali, ha presentato un esposto in Procura.
Sinora i volontari hanno raccolto una decina di colombi solo in una via vicino alla Prefettura: «Dopo gli avvelenamenti delle scorse settimane - è stato spiegato dall’Enpa - il killer dei piccioni ha nuovamente sparso grano avvelenato». Secondo gli animalisti potrebbe trattarsi dell’azione di una persona che vuole “punire” la signora anziana che li alimenta in via Martinengo (video) .
Nei giorni scorsi, gli agenti della Forestale, su disposizione della Procura, hanno prelevato alcuni corpi di animali morti, tenuti a disposizione dall’Enpa, per farli analizzare dall’Istituto Zooprofilattico sperimentale e avviare così l’inchiesta giudiziaria sollecitata dall’associazione animalista.
Ancora, l’Enpa ha spiegato che «è inascoltata da tempo la nostra proposta che prevede di alimentare i colombi lungo il torrente Letimbro, spostando così la colonia cittadina».
 
CANICATTI’ WEB
7 NOVEMBRE 2012
 
Campobello di Licata (AG), cittadini salvano un cane randagio avvelenato

 
In piazza Aldo Moro a Campobello di Licata staziona un piccolo cane randagio benvoluto dagli abitanti, nella giornata di ieri qualche balordo ha pensato di avvelenarlo, pronto l’intervento degli abitanti e dei titolari degli esercizi commerciali, tra cui una farmacia, che hanno soccorso subito l’animale grazie anche all’aiuto di un veterinario.
Molti si chiedono se è possibile che a Campobello di Licata non si riesca a garantire il servizio di controllo del territorio da parte della Polizia Municipale nelle ore serali e notturne.
L’animale è stato portato nello studio veterinario dove dopo le amorevoli cure sembra reagire alla terapia.
 
CORRIERE DELLA SERA
5 NOVEMBRE 2012
 
A20 Messina - Palermo
Mucche cadono dal camion e finiscono  sulla carreggiata: panico sull'autostrada
L'incidente nel tratto compreso tra lo svincolo di Brolo  e l'area di servizio «Tindari» nel comune di Patti
 
PALERMO - Momenti di panico in autostrada quando sei mucche sono finite sulla carreggiata dell'A20 Messina-Palermo, in direzione della città dello Stretto. I poveri animali sono caduti da un camion rintracciato più avanti, sulla corsia d'emergenza, con le ruote posteriori squarciate e una sponda di protezione divelta.
ANIMALI MESSI IN SALVO - L'incidente è accaduto nel tratto compreso tra lo svincolo di Brolo e l'area di servizio «Tindari», nel comune di Patti. Gli animali, feriti, sono stati messi in salvo dalla polizia stradale e un tratto di corsia è stato chiuso al transito. La Procura ha aperto un fascicolo per appurare eventuali responsabilità del proprietario del camion.
 
GEA PRESS
6 NOVEMBRE 2012
 
Messina – erano rubate le mucche dell’incidente in autostrada
Intervento della Polizia Stradale - abbattuto un bovino.
 
Erano stati tutti rubati a Cesarò, nei Monti Nebrodi, i dieci bovini protagonisti, loro malgrado, del caos creato ieri mattina intorno alle 5.00, lungo l’autostrada Messina – Palermo in prossimità della galleria di Tindari. La Polizia Stradale, intervenuta nei luoghi con la sottosezione “A20″ Messina ed il Distaccamento di Sant’Agata Militello (ME) è ora impegnata nella ricerche del proprietario. L’allevatore di Cesarò aveva provveduto a denunciare il furto ma a lui sono stati riconsegnati solo nove dei dieci animali. Uno, infatti, è stato abbattuto su disposizione dei Veterinari ASL a seguito delle ferite riportare nel corso dell’incidente.
Secondo una prima ricostruzione della Polizia Stradale, il camion, a causa del sovraccarico, è incorso nello scoppio delle due ruote posteriori. Il panico scatenatosi tra i bovini ha comportato che l’ultima mucca, quella cioè a ridosso della parte posteriore del camion, riuscisse a rompere la protezione e a cadere così in strada.
Il camion proseguiva la sua corsa, ma all’interno della pericolosa galleria di Tindari (carreggiata a doppio senso di circolazione) perdeva altri sei bovini, trovati poi dalla Polizia Stradale, malconci e feriti. Uno dei bovini, in particolare, attraversava con continuità le due carreggiate, ostacolando non poco le operazioni di messa in sicurezza della circolazione veicolare operate dalla Polizia Stradale. Un bovino, in particolare, era immobilizzato in strada mentre un ultimo animale veniva trovato all’interno del camion nel frattempo accostatosi lungo la corsia di emergenza nei pressi dell’area di servizio “Tindari”. Il guidatore si era dato alla fuga.
La Polizia Stradale ha dovuto così operare in condizioni di pericolo pur di prevenire pericolosi incidenti d’auto, specie all’interno della galleria.
 
NEBRODI E DINTORNI
6 NOVEMBRE 2012
 
LE MUCCHE 'PERSE' IN AUTOSTRADA A BROLO ERANO STATE RUBATE A CESARO'
 
S. AGATA MILITELLO (ME) - Intensa attività ieri mattina per la Sottosezione Polizia Stradale A20 di Messina e per il Distaccamento di Polizia Stradale di S. Agata Militello.Intorno alle ore 5, alcune telefonate di cittadini ed automobilisti allarmati hanno infatti segnalato la presenza di bovini lungo la careggiata dell'Autostrada A20 Messina-Palermo, nei pressi del km. 86 nel Comune di Brolo.Giunti immediatamente sul posto, i poliziotti constatavano la presenza di un autocarro abbandonato sulla corsia di emergenza, con i pneumatici posteriori squarciati e con all’interno un grosso bovino. Lo stesso automezzo presentava anche una sponda squarciata, e certamente aveva perso ulteriore carico sulla carreggiata.
Ulteriore carico costituito da altri sei esemplari bovini che feriti ed impauriti si erano spinti all’interno della vicina galleria “Tindari”, ove il transito è a doppio senso di circolazione e dove la presenza degli animali costituiva un grave rischio per l’incolumità degli stessi ma soprattutto per quella degli automobilisti. Alcuni animali si spostavano infatti da un lato all’altro della strada; un altro era riverso sull’asfalto ferito ed immobile. Tutti gli operatori intervenuti sono stati costretti a pericolose operazioni di viabilità; la situazione ha richiesto eccellenti capacità operative e sprezzo del pericolo da parte dei poliziotti il cui prodigarsi ha evitato gravi incidenti e turbativa alla circolazione stradale. Sul posto è intervenuto anche personale del servizio veterinario del Distretto di Patti, per le cure necessarie e per le successive operazioni relative all’identificazione dei bovini e del relativo proprietario.
Successive indagini di P.G. hanno permesso di accertare che i bovini erano stati rubati in Cesarò; sono stati pertanto restituiti al legittimo proprietario.
FOTO
 
L’UNITA’
5 NOVEMBRE 2012
 
Maltempo, fulmine su Udine muoiono ottomila conigli
 
Circa 8.000 conigli sono morti nell'incendio causato da un fulmine caduto la scorsa notte su un allevamento a Codroipo (Udine). Le fiamme si sono sviluppate intorno alle ore 2 nella società agricola di proprietà di Gabriele Gardisan, 48 anni. La causa - secondo quanto accertato dai Carabinieri e dai Vigili del Fuoco di Udine - è stato un fulmine, scaricatosi a terra nel corso per il maltempo sulla zona, e che ha danneggiato l'intera struttura dell'allevamento. Il danno stimato è di centomila euro circa.
 
QUOTIDIANO.NET
5 NOVEMBRE 2012
 
Faceva bere birra al cane: condannato
Quattro mesi di reclusione per maltrattamenti
Era stato sorpreso in centro ad Arezzo mentre malmenava l'animale
 
Arezzo - Faceva bere birra al suo cane, per questo un 'punkabbestia' è stato condannato in tribunale ad Arezzo per maltrattamenti ad animali.
L'episodio risale a qualche tempo fa ma è stato rievocato nei giorni scorsi in aula. L'uomo, un quarantenne di Partitico (Palermo), fu sorpreso dai carabinieri in centro ad Arezzo mentre colpiva con calci e pugni il cane e lo aggrediva verbalmente fino a fargli bere sostanze alcoliche, nel fatto specifico birra. A quel punto il quarantenne è stato denunciato ed è finito a processo. In aula, nonostante si trovi in carcere per altri reati, ha patteggiato con il pm Bernardo Albergotti una pena di 4 mesi di reclusione per maltrattamenti ad animali.
 
GEA PRESS
6 NOVEMBRE 2012
 
Arezzo – condannato chi picchiò e fece bere birra al cane
Due anni addietro, in Piemonte, picchiarono un gatto facendogli poi bere l'amaro del veterinario.
 
Era già in carcere per altri motivi e sui tempi di permanenza potrebbe incidere qualcosa la condanna a quattro mesi di reclusione patteggiata a seguito del grave maltrattamento del suo cane. Un uomo di 40 anni, definito “punkabbestia” dai giornali locali, è stato condannato ieri dal Tribunale di Arezzo per avere preso a pugni e calci il proprio cane, costringendolo poi a bere birra. L’uomo, originario del palermitano, era stato sorpreso dai Carabinieri mentre maltrattava il povero animale.
Un fatto, occorso tempo addietro, che aveva scosso l’opinione pubblica e che per certi versi ricorda incredibilmente altro tremendo caso di maltrattamento concluso con l’uccisione di un povero gatto. I fatti avvennero nell’agosto 2010 a Cortemilia in provincia di Cuneo.
Ragazzi di buona famiglia, appesero un gatto ad un albero e lo colpirono ripetutamente. Fatto ciò, gli spalancarono la bocca costringendolo ad assumere una bottiglia del famoso amaro del veterinario. Due minori, con precedenti inquietanti. Compattavano palle di neve fino a farle diventare blocchi di ghiaccio. Poi giù dal cavalcavia (vedi articolo GeaPress).
 
IL TIRRENO
6 NOVEMBRE 2012
 
Faceva bere birra al suo cane: patteggia 4 mesi di reclusione
 
AREZZO - Faceva bere birra al suo cane, per questo ed altri gesti commessi contro l’animale un “punkabbestia” è stato condannato in tribunale ad Arezzo per maltrattamenti ad animali. L’episodio risale a qualche tempo fa ma è stato rievocato ieri mattina stamani in aula. L’uomo, un quarantenne di Partitico (Palermo), fu sorpreso dai carabinieri in centro ad Arezzo mentre colpiva con calci e pugni il cane. Poi, non contento, l’uomo fece una scenata al cane (non si sa se l’animale capisse o meno) e alla fine gli fece bere della birra. A quel punto il quarantenne è stato denunciato ed è finito a processo. Ieri è comparso in aula, nonostante si trovi in carcere per altri reati, ed ha patteggiato con il pm Bernardo Albergotti una pena di 4 mesi di reclusione per maltrattamenti ad animali.
 
CORRIERE DELLA SERA
5 NOVEMBRE 2012
 
AD ANVERSA
Artista belga lancia gatti in aria
Gli spettatori lo aggrediscono
L'ultima, provocatoria, performance di Jean Fabre non è stata molto gradita: «Mi scuso, ma non ho fatto del male ai felini»

Francesco Tortora

 
MILANO - Provocazione e ironia sono elementi insostituibili dell'arte contemporanea. Eppure a volta capita che si superino i limiti e seguano proteste e denunce. E' il caso dell'ultima esperienza artistica del coreografo e regista belga Jan Fabre che nei giorni scorsi ha messo in scena sulle scale del municipio di Anversa uno spettacolo durante il quale un gruppo di persone ha cominciato a lanciare in aria diversi gatti. Peccato che - come mostra il video - alcuni di questi felini siano caduti malamente a terra. Queste scene hanno provocato l'ira delle persone presenti e dei tanti animalisti che più tardi hanno visto il filmato.
AGGRESSIONE FISICA - L'artista belga è stato aggredito fisicamente alla fine della performance da spettatori indignati e adesso è sotto la protezione della polizia. La municipalità della città fiamminga aveva autorizzato la ripresa di filmati negli spazi del Comune che poi sarebbero dovuti comparire in una pellicola dedicata alla carriera di Jan Fabre. Tuttavia - spiega un portavoce della città di Anversa - nessuno sapeva che sarebbe stato allestito lo spettacolo con i gatti. L’assessore al benessere degli animali Luc Bungeneers e l'associazione animalista Gaïa hanno presentato due distinte denunce contro l'artista fiammingo. Il permesso per le riprese è stato rilasciato dall'ex amministrazione socialista, sostituita recentemente dalla nuova giunta di destra che lo scorso ottobre ha vinto le elezioni comunali.
LE SCUSE - Fabre ha voluto scusarsi pubblicamente, ma ha assicurato che tutti i felini presenti durante lo spettacolo non hanno subito ferite o lesioni: «Mi dispiace tanto che i gatti siano caduti male - ha dichiarato l'artista al canale televisivo olandese VRT - Mi scuso con gli animalisti. Non era mia intenzione fare del male ai felini. Comunque tutti i gatti stanno bene». Più tardi l'artista che ha dichiarato di aver subito un vero e proprio linciaggio mediatico (gli sarebbero arrivate almeno 20.000 email di insulti) se l'è presa con alcuni presenti che avrebbero strumentalizzato l'esperienza artistica: «Ho l'impressione - ha tagliato corto Fabre - che si è voluto fare del sensazionalismo e che si è esagerato».
UN ARTISTA PROVOCATORIO - Da sempre Fabre ha fatto della provocazione il suo marchio di fabbrica. Artista riconosciuto in tutto il mondo, è tra i protagonisti più visionari e innovatori della scena europea per la «sua ricerca artistica che tende a oltrepassare le barriere espressive». Nel 2005 fece scandalo per aver organizzato uno spettacolo al festival d'Avignone in cui sperimentava «le potenzialità espressive dei liquidi corporei quali urina e sangue». Più tardi fu la volta di "Orgy of Tolerance", pièce scandalosa e ironica in cui vi era «una scena di masturbazione collettiva pensata per sbeffeggiare l’idolatria del consumo». Più volte le sue opere son o state esposte al Louvre e attualmente una serie di suoi autoritratti sono presenti al Museo delle Belle Arti di Bruxelles
VIDEO
 
IL GIORNALE
6 NOVEMBRE 2012
 
L’artista fa “il lancio del gatto” e gli animalisti s’imbestialiscono
 
Come coreografia era molto originale. Anche troppo. Il problema è che gli spettatori non l'hanno gradita. Soprattutto quelli animalisti. Così Jan Fabre, regista teatrale e scenografo belga, classe 1958, proprio nella sua città natale, Anversa, ha fatto il classico autogol, anzi, un inedito... autogatto. La performance da lui organizzata sulle scale del Municipio prevedeva una scena clou in cui un gruppo di persone (non si sa bene con quale intento e finalità artistica) lanciava in aria dei gatti. Alcuni mici, ricadendo a terra, vuoi perché sorpresi dall'idiozia umana, vuoi perché non allenati a ricoprire il ruolo di stuntcat, hanno subito qualche ammaccatura.
Nulla di grave, ma tanto è b astato a causare la stizzita (e manesca) reazione del pubblico. Qualcuno avrebbe voluto lanciare in aria Fabre e soci, al posto dei poveri animali. Altri, pi&ug rave; semplicemente, lo hanno schiaffeggiato seduta stante. La trovata di Fabre avrebbe dovuto far parte di un vero e proprio film celebrativo della sua carriera, ma, per così dire, in incognito. Nessuno dei funzionari che aveva dato il via libera alla kermesse sapeva di quella singolare variante. L'assessore al benessere degli animali (ad Anversa esiste un assessore con questo ruolo) Luc Bungeneers e l'associazione animalista «Gaïa» hanno presentato due denunce contro l'artista. Il permesso per le riprese è stato rilasciato dall'ex amministrazione socialista, sostituita recentemente dalla nuova giunta di destra che lo scorso ottobre ha vinto le elezioni comunali. Forse anche in fiammingo esiste un proverbio del tipo «chi è causa del suo mal, pianga se stesso». In ogni caso, Fabre ha presto messo la coda fra le gambe. «Mi dispiace tanto che i gatti siano caduti male - ha dichiarato al canale televisivo olandese VRT -. Mi scuso con gli animalisti. Non era mia intenzione fare del male ai felini. Comunque tutti i gatti stanno bene».
Poi, lamentandosi del graffiante linciaggio mediatico di cui è stato fatto oggetto (gli sarebbero arrivate 20mila e-mail di insulti) è passato al contrattacco prendendosela con alcuni presenti che avrebbero strumentalizzato l'esperienza artistica: «Ho l'impressione - ha concluso - che qualcuno abbia voluto fare del sensazionalismo e abbia esagerato». In inglese, quando piove forte sul serio, si dice «it's raining cats and dogs». Ma non ditelo a Fabre. Altrimenti la prossima volta tocca ai cani.
 
TORINO TODAY
5 NOVEMBRE 2012
 
Due cani seppelliti in un parco, immagini orrende alla Falchera
A trovare le tracce delle cue carcasse è stato il cane dell'uomo, un cucciolo di pastore tedesco. Enpa e forze dell'ordine indagano
 
Torino - Un incredibile ritrovamento ha scosso e stupito l'intero quartiere Falchera. Alcuni giorni fa un residente della zona ha scoperto per puro caso le carcasse di due cani sepolte in un parco davanti al civico 8 di via Sant'Elia. A trovare le due povere bestie è stato il cane dell'uomo, un cucciolo di pastore tedesco. Il pastore si è messo a scavare in maniera frenetica portando alla luce con le sue zampe i resti di due cani di piccola taglia. Probabilmente si tratta di uno yorkshire e un pincher, questo stando alle prime analisi effettuate dai veterinari in servizio.
Il cittadino, scioccato per la scoperta, ha allertato immediatamente il canile sanitario di Torino da cui sono subito partiti due operatori e una guardia zoofila della sezione Enpa. Una volta sul posto le guardie hanno contattato la polizia municipale e ottenuto, ma solo in un secondo momento, l'autorizzazione a recuperare le carcasse delle due povere bestie. I due cadaveri sono stati inviati all'istituto zooprofilattico sperimentale per le ricerca della causa dei decessi.
Da una prima analisi fatta dal veterinario in servizio presso il canile sanitario, pare che i due animali fossero stati sotterrati circa due settimane fa. Le guardie zoofile Enpa, in collaborazione con le forze dell'ordine, stanno ancora portando avanti le indagini nella speranza di riuscire a trovare l'uomo che ha compiuto il vile gesto, in teoria il padrone dei cani. Il regolamento per lo smaltimento e l'eventuale seppellimento degli animali da compagnia parla chiaro. Le spoglie dei cani, classificate fra i sottoprodotti di origine animale non destinati all'alimentazione, devono essere smaltite mediante incenerimento presso impianti a bassa capacità e conformi ai requisiti igienici.
"In questa brutta storia l'Enpa ha deciso di costituirsi parte civile - spiega il presidente della sezione torinese Giovanni Pallotti -. Per evitare altri casi analoghi, inoltre, chiederemo alle autorità competenti di intensificare i controlli sulle iscrizioni all'anagrafe canina".
LE IMMAGINI CHE SEGUONO POTREBBERO URTARE LA VOSTRA SENSIBILITA'
 
GEA PRESS
5 NOVEMBRE 2012
 
Mafia – sequestro di beni: pure tre cavalli da corsa derivati da investimenti di…pizzo
 
Ci sono pure tre cavalli da corsa nel sequestro comunicato stamani dai Carabinieri di Palermo e che riguarderebbe beni riconducibili alla famiglia mafiosa di Villabate. Dodici milioni, il valore stimato per agenzie di scommesse, svariati conti correnti, immobili ed appezzamenti di terreno, oltre attività commerciali operanti nel settore alimentare e nella rivendita di caffè. Il tutto sarebbe stato ottenuto mediante l’imposizione del pizzo a commercianti ed imprenditori.
Nel mirino del Reparto Operativo dei Carabinieri di Palermo, D’Agati Giovani e i fratelli Maurizio e Davide Di Peri, figli di Giuseppe ucciso il 14 marzo 1995 assieme al figlio Salvatore. Ai due fratelli Di Peri sarebbe riconducibile la gestione di due agenzie di scommesse sebbene intestate, secondo la ricostruzione dei Carabinieri, a tale Ribera Fabio. A Montaperto Giovanni, invece, l’intestazione dei tre cavalli da corsa.
A portare all’individuazione dei beni ora sequestrati è stata l’analisi economico patrimoniale del Reparto Operativo dei Carabinieri di Palermo che ha fatto seguito all’operazione “Senza Frontiere”, conclusa nel giugno 2009 con l’arresto di 12 soggetti. Il provvedimento è stato emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo.
Una consorteria criminale, stante le evidenze che sarebbero emerse nel corso delle indagini, che si adoperava, secondo i Carabinieri, nel ferreo controllo del territorio e nell’imposizione del pizzo. I capitali sarebbero stati pertanto investiti anche in beni di lusso come i cavalli da corsa.
Non è la prima volta che nel sequestro di beni riconducibili a consorterie mafiose, compaiono cavalli da corsa. E’ già successo con afferenti al clan dei Lo Piccolo a sua volta coinvolti nelle indagini sulle gare truccate all’ippodromo di Palermo. Significativo poi la presenza di un “pizzino” ritrovato dopo l’arresto di Sandro e Salvatore Lo Piccolo. Era contenuta la lagnanza per un cavallo, costato 10.000 euro.
 
GAZZETTA DI MODENA
5 NOVEMBRE 2012
 
Investimento: cane morto il padrone 80enne in ospedale
 
Modena - Con lo scooter Honda percorreva via Canaletto Sud in direzione della tangenziale, quando in prossimità di un passaggio pedonale improvvisamente si è trovato di fronte un cane e non è riuscito ad evitare l’investimento. L’incidente è avvenuto attorno alle 17.30 di ieri all’altezza di via Gerosa. Lo scooterista - A.D.P. le sue iniziali, 30 anni, residente a Modena - è caduto a terra, ma si è rialzato praticamente illeso. Diversa la sorte dell’animale, che è morto in seguito alle lesioni dovute all’impatto con la ruota anteriore della moto. Quello che però l’investitore non si aspettava, era di vedere anche un anziano steso a terra sul luogo dell’incidente. Cosa era successo? Secondo una prima ricostruzione, il cane era al guinzaglio e nell’investimento lo scooter lo ha sospinto con violenza . Essendo legato, l’animale ha trascinato con sè il padrone che, strattonato, è caduto a terra. Si tratta di un uomo di 80 anni - A.P. le sue iniziali - che ha riportato diversi traumi. Ora l’uomo si trova ricoverato all’ospedale di Baggiovara. Sul posto, oltre all’ambulanza chiamata per prestare soccorso all’anziano, una pattuglia dei vigili urbani che ha effettuato i rilievi di legge e raccolto gli elementi per ricostruire la dinamica dell’incidente.
 
GEA PRESS
5 NOVEMBRE 2012
 
Visoni e pellicce: sanzionato l’allevamento di Noceto (PR) – tutti gli allevamenti emiliani
La Consigliera Meo: in Emilia altri quattro allevamenti.
 
Continua la battaglia dei Verdi dell’Emilia Romagna contro gli allevamenti di animali da pelliccia presenti in Regione. Ancora prima dell’ispezione concordata con i Servizi veterinari dell’ASL di Parma, l’allevamento di visoni di Noceto, la cui apertura era stata denunciata dai Verdi Emilia Romagna (vedi articolo GeaPress) aveva provveduto a fare arrivare gli animali. Questo stante quanto riportato in un comunicato diffuso dalla Consigliera dei Verdi presso il Consiglio regionale dell’ Emilia Romagna, Gabriella Meo. 3976 animali, per la precisione, che sarebbero stabulati in 960 gabbie.
Vi sono poi altri allevamenti, sempre in Emilia Romagna. Tutti di visoni in gabbia, ovvero a Carpi (MO), Jolanda di Savoia (FE), Ravenna in località San Marco e a Galatea nella provincia di Forlì Cesena.
Quello di Noceto, però, potrebbe avere non tutto in regola. L’incongruenza, rilevata dalla stessa ASL di Parma, sarebbe stata riferita dal Sottosegretario alla Presidenza Alfredo Bertelli in risposta all’interrogazione presentata lo scorso ottobre dalla Consigliera Meo che riferisce pure come la struttura sia stata sanzionata.
“Sono soddisfatta che sia stata elevata la sanzione – ha riferito la Consigliera Gabriella Meo – ma sono ancora in attesa di capire se, al momento della sua apertura, l’allevamento fosse in regola con le norme urbanistiche. Seguiremo con attenzione la situazione – ha concluso Gabriella Meo – dal momento in cui, al di là di quello che viene rilevato nei sopralluoghi puntuali, troppo spesso in questi allevamenti si verificano situazioni di gravi irregolarità”.
 
QUOTIDIANO.NET
5 NOVEMBRE 2012
 
Sequestrato impianto per la cattura degli uccelli
Operazione della Finanza nella provincia di Foggia
Denunciato il proprietario, liberati gli animali in grado di volare
 
Foggia - I militari della Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza di Manfredonia, in provincia d Foggia, durante controlli del territorio eseguiti nelle campagne sipontine, hanno rinvenuto e sequestrato un vero e proprio impianto per la cattura di avifauna in località 'Sciale delle Rondinelle'.
La struttura era costituita da due reti parallele al terreno di circa 500 metri quadrati, un richiamo acustico e un impianto composto da fili elettrici per impedire l'ingresso di animali vaganti. L'operazione della Guardia di Finanza ha portato alla liberazione di 126 allodole di cui 30 trovate intrappolate nell'impianto e 96 chiuse all'interno di una voliera utilizzata per il trasporto.
Durante una seconda operazione di servizio i finanzieri hanno trovato 25 cardellini e hanno sequestrato attrezzature per la cattura di avifauna nell'agro di Manfredonia. Tra le attrezzature non consentite oltre a vari richiami elettromagnetici, compare il più barbaro, e cioè gli archetti usati per la cattura delle piccole vittime, lasciate a volte prive di arti o moribonde. I volatili, in questa circostanza, sono stati affidati al responsabile dell'Osservatorio Faunistico Provinciale di Foggia, per la successiva riabilitazione e reintegro nella fauna stessa. Il responsabile dell'impianto illegale è stato denunciato all'Autorita' Giudiziaria.
 
GEA PRESS
5 NOVEMBRE 2012
 
Bracconaggio – le ultime news: dalle gabbie trappole agli impianti videosorvegliati
 
Avrebbe potuto catturare volpi, cinghiali e tassi. La grossa gabbia – trappola (nella foto) sequestrata in località Cocolliti, nel Comune di Cortale (CZ) era armata e ben mimetizzata per eludere i controlli. Del grosso messo, il cui uso è vietato dalla legge, se ne sono accorti i Forestali del Comando Stazione di Girifalco, che hanno provveduto al sequestro.
Sempre in Calabria, ma nel Comune di Roccaforte del Greco (RC), i Carabinieri del Comando Compagnia di Melito Porto Salvo (RC), hanno provveduto a denunciare due uomini sorpresi a cacciare di frodo all’interno del Parco dell’Aspromonte. Il fucile risultava regolarmente denunciato. I due bracconieri avevano già abbattuto un cinghiale.
Più particolareggiato il meccanismo messo in atto da alcuni cacciatori da appostamento della provincia di Vicenza per sfuggire ai controlli. Il sentiero che conduceva alla loro postazione, infatti, era stato munito di fotocellula. Un controllo di polizia così sarebbe stato immediatamente rilevato. La Polizia Provinciale è riuscita ad aggirare l’ostacolo, identificando e sanzionando i cinque cacciatori che agivano tra Recoaro e Valdagno.
Un intervento ai danni di un uccellatore foggiano, è stato invece portato a termine dalla Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza di Manfredonia. Cinquecento metri quadrati di terreno e due reti parallele tra loro, in località Sciale delle Rondinelle. Richiami, 30 allodole ancora impigliate nelle rete ed altre cento nelle gabbie. Si sospetta che il soggetto potesse essere in combutta con acquirenti del nord Italia.
 
ASCA
5 NOVEMBRE 2012
 
Catanzaro: Forestale scopre trappole per cattura animali selvatici
 
Catanzaro - Gli uomini del Comando stazione del Corpo forestale di Girifalco (Cz), nell'ambito delle attivita' di controllo antibracconaggio sul territorio, hanno rinvenuto in localita' 'Cocolliti' in agro del comune di Cortale, un sofisticato dispositivo venatorio per la cattura di fauna selvatica di grossa taglia. La trappola, realizzata artigianalmente e mimetizzata nell'ambiente circostante per eludere i controlli, era stata predisposta per la cattura abusiva di animali selvatici quali il cinghiale (Sus Scrofa), il tasso (Meles meles), la volpe (Vulpes vulpes) etc., mediante la collocazione all'interno della stessa di apposite esche per attirare le prede.La gabbia, strumento non rientrante tra i mezzi consentiti per la caccia, e' stata sottoposta a sequestro da parte della ''Forestale'' e le indagini proseguiranno per scoprire gli ignoti bracconieri. Gli autori dell'illecito, qualora identificati, dovranno rispondere penalmente per condotte illecite in violazione della normativa sulla caccia, quali l'attivita' di bracconaggio con l'utilizzo di tecniche e mezzi non consentiti in periodo di divieto generale e per altri reati ambientali connessi. Il Corpo forestale dello Stato e' continuamente impegnato nei controlli preventivi e repressivi in danno alla fauna locale e del territorio in generale ed invita tutti i cittadini a segnalare al numero verde di emergenza ambientale 1515 qualsiasi tipo di aggressione o danno al patrimonio naturalistico.
 
LIBERO
5 NOVEMBRE 2012
 
La sparata
Delirio del cognato di Di Pietro "Noi cacciatori siamo i veri animalisti"
 
Cimadoro: "Siamo maltrattati dalle regole più restrittive al mondo. E poi troppe tasse. Siamo costretti a emigrare"
"Cacciatori veri animalisti", "cacciatori maltrattati", "costretti a emigrare". Gabriele Cimadoro, deputato dell'Idv e cognato di Antonio Di Pietro, a La Zanzara su Radio 24, urla tutta la sua rabbia contro chi ce l'ha con la categoria, di cui fa parte ovviamente. "L'Italia con i cacciatori è un paese incivile. Pensi che quest'anno in Val Brembana abbiamo fatto solo due giorni di caccia. Io non ho preso niente, ma ormai per andare a cacciare bisogna portarsi dietro l'avvocato, il codice civile e quello penale. In altri paesi più civili del nostro è una fonte di guadagno". 
Secondo Cimadoro, indagato a Bergamo per concorso nell'abuso d'ufficio perché avrebbe fatto pressione in Comune per indirizzare licenze edilizie e cambi di destinazione d'uso riguardanti alcuni terreni, "noi cacciatori siamo maltrattati da regole che deprimono l'attività, le più restrittive al mondo. E poi troppe tasse. Siamo costretti a emigrare". Colpa degli animalisti che "sanno fare solo propaganda e ideologia. Anche i politici però, vedi la Brambilla. Noi siamo i primi a proteggere gli animali. Come faremmo senza gli animali a esercitare la nostra attività, a cacciare? Voglio vedere la Brambilla e i suoi amici se portano il fieno con la neve a un metro e mezzo nelle nostre valli in inverno".
 
RESET ITALIA
5 NOVEMBRE 2012
 
I cacciatori non sono criminali, però di norma non sono missionari, né benefattori dell’umanità

Renato Pierri

 
Su La Repubblica online di oggi 5 novembre, leggo: “Pochi ne parlano ma di pratica venatoria non muoiono soltanto gli animali. Negli ultimi quattro anni ci sono stati 114 morti e 303 feriti provocati dai pallini dei cacciatori. Non più una faccenda legata alla difesa della fauna e del territorio bensì qualcosa che tocca le persone e la loro incolumità. Dietro c’è un business che riguarda 750 mila persone e un’industria tra le più fiorenti nel nostro paese”. Ma siamo certi che la caccia sia cosa moralmente lecita? A me questa della difesa della fauna e del territorio mi sembra un pretesto per giustificare la caccia e i cacciatori, i quali ogni tanto fanno sentire la loro voce, risentiti per essere giudicati male dagli animalisti. Io credo che molti cacciatori siano in buona fede, nel senso che sono persuasi che uccidere un animale non sia moralmente cosa cattiva. Non si sono mai chiesti, evidentemente, se il fatto che l’uomo, per sopravvivere, sia stato costretto, e in qualche modo lo sia tuttora, a nutrirsi di animali, costituisca un diritto ad ucciderli. Oppure se tale diritto provenga dal fatto che un animale non è una persona. A me sembra che dovrebbe essere pacifico per tutti che togliere la vita a qualsiasi essere vivente, impedirgli di morire naturalmente di vecchiaia, non è cosa giusta. Però, come avviene per le persone, uccidere diventa cosa lecita, in caso di necessità assoluta, pur restando oggettivamente un male. Per le persone questa necessità è costituita dalla legittima difesa. Riguardo agli animali la necessità si verifica allorché essi costituiscano cibo necessario indispensabile per la sopravvivenza dell’uomo, oppure rappresentino un serio pericolo per la sua salute e le sue cose. In quest’ultimo caso si ha il diritto a sopprimerli solo quando non esiste altra via per difendersene.
I cacciatori non sono criminali, però di norma non sono missionari, né benefattori dell’umanità. I cacciatori, anche se trovano mille pretesti per giustificare la loro attività, in realtà uccidono gli animali soprattutto per divertimento. E questo dovrebbe essere pacifico per tutti che non può ritenersi cosa giusta e buona.
 
LA NUOVA SARDEGNA
5 NOVEMBRE 2012
 
Per censire i cormorani stop all’abbattimento
 
di Roberto Petretto
 
CABRAS (OR) - Stop a ogni progetto di abbattimento dei cormorani negli stagni oristanesi: secondo il Gruppo di intervento giuridico il blocco a quelli che vengono definiti «gli sparacchiatori della Terra di Eleonora» arriva dall’Europa. Esattamente dal progetto CorMan, il censimento europeo dei cormorani. Un progetto che sta per partire e che di fatto bloccherà qualsiasi attività di abbattimento controllato dei cromorani almeno sino alla sua conclusione. «Come al solito – scrive in una nota Stefano Deliperi, responsabile del Gruppo di intervento giuridico –, volevano scaricare le responsabilità della cattiva gestione della pesca negli stagni oristanesi, ma hanno ricevuto l'ennesima stroncatura da parte dell'Unione europea e del ministero dell'Ambiente». Il progetto CorMan, il censimento europeo dei Cormorani (Phalacrocorax carbo) è stato recentemente avviato presso le Regioni e Province autonome con una nota della direzione generale per la protezione della natura e del mare del ministero per l’Ambiente del 28 settembre.Un progetto che nasce sulla base della Risoluzione Kindermann del Parlamento europeo. «Prima delle risultanze del censimento e della relativa valutazione degli eventuali danni economici provocati dai cormorani – prosegue Deliperi –, non saranno autorizzate eventuali misure di contenimento della popolazione di Cormorani di alcun genere». Secondo l’esponente ambientalista, quindi «gli ennesimi studi assegnati dalla Provincia di Oristano su questo tema sono l’ennesimo esempio di soldi buttati». Le operazione per il censimento saranno coordinate in Italia dall'Istituto superiore per la ri cerca e la protezione ambientale. «Non devono certo essere i cormorani – conclude StefanoDeliperi – a pagare le conseguenze della scarsa capacità gestionale della pesca nelle zone umide della Sardegna». Una richiesta di procedere all’abbattimento controllato era stata presentata dalla Provincia a inizio ottobre alla Regione sulla base di uno studio finalizzato all'individuazione dei metodi e ai sistemi di prevenzione dei danni causati dagli uccelli ittiofagi nei compendi ittici dell’Oristanese. Lo studio era stato realizzato dalla Cooperativa Alea Ar, capofila del raggruppamento temporaneo di imprese costituito con il Dipartimento di biologia animale dell'Università di Cagliari, e con la collaborazione di Gianfranco Atzeni dell'Università di Sassari.
 
GEA PRESS
5 NOVEMBRE 2012
 
Green Hill – tolti i sigilli
Stamani è stata riaperta la struttura di Montichiari - cosa farà Green Hill?
 
L’allevamento riapre le porte e fa tremare gli animalisti. E’ stato effettuato stamani, intorno alle 12.00, l’intervento di Polizia Giudiziaria che, su disposizione del Tribunale di Brescia ha dato esecuzione al dissequestro della struttura di Montichiari.
Il provvedimento fa seguito alla decisione del Tribunale del Riesame presa il 23 ottobre scorso, che ha revocato il sequestro preventivo sia alla struttura che ai cani .
Questi ultimi però rimangono sotto sequestro probatorio, anche se i termini massimi di possibile permanenza si avvicinano sempre più (vedi articolo GeaPress). Tempi che potrebbero ulteriormente accorciarsi qualora la proprietà dei cani decidesse di chiederne il possesso. Un fatto che dopo la decisione del Tribunale del Riesame, potrebbe più facilmente verificarsi. In linea teorica, anche il PM titolare dell’indagine potrebbe, ora, restituire il bene ovvero i cani. Rientrerebbe nella procedura fatto salvo la permanenza di elementi di ulteriore ricerca della prova.
Intanto, per quanto finora si è avuto modo di apprendere, il Comune di Montichiari non avrebbe revocato l’autorizzazione.
All’interno dell’allevamento sarebbe già rientrato il Direttore di Green Hill Roberto Bravi ed uno stretto collaboratore.
Cosa farà ora Green Hill? Secondo indiscrezioni provenienti da fonte inquirente è probabile che Green Hill attenderà gli sviluppi della vicenda giudiziaria. Potrebbero riapre, in altri termini, ma questo, nonostante quanto avvenuto, non è il momento migliore per farlo. Peraltro le motivazioni della sentenza con la quale il Tribunale del Riesame ha tolto il sequestro preventivo, non sono ancora state rese note.
 
GEA PRESS
6 NOVEMBRE 2012
 
Green Hill – ricorso in Cassazione per riavere i cani
Le novità sulle indagini, l'incubo sulla durata del sequestro probatorio.
 
Gli Avvocati di Green Hill potrebbero avere fatto ricorso in Cassazione avverso l’Ordinanza del Tribunale del Riesame che la scorsa estate ha rigettato la richiesta di dissequestro dei cani. La voce, circolata in ambiente inquirente è altresì pervenuta all’Avvocato David Zanforlini che, per conto di Legambiente, ha formulato l’esposto dal quale è partito l’intervento della Procura di Brescia ai danni dell’allevamento di Montichiari (BS). Dallo studio legale che cura gli interessi della proprietà, non vengono però rilasciate informazioni ai giornalisti e la vicenda non può trovare ancora definitiva conferma. “Diciamo al 90%” riferisce con una battuta l’Avvocato Zanforlini.
Un fatto non da poco, quello del possibile ricorso in Cassazione, visto che da questo potrebbe dipendere il sequestro probatorio al quale tutt’oggi sono sottoposti i cani. Comunque vada, qualora confermato il ricorso, sarebbe una chiara volontà che Green Hill li rivuole indietro.
A prescindere poi dal ricorso in Cassazione, il sequestro probatorio regge finché finalizzato alla ricerca della prova. Solitamente segue l’iter delle indagini preliminari. Sei mesi, in quest’ultimo caso, salvo proroga richiesta dal PM.
Tra gli inquirenti, però, è alta la preoccupazione che alla scadenza dei sei mesi delle indagini preliminari, possa decadere lo stesso sequestro probatorio. Questo soprattutto alla luce del secondo pronunciamento del Tribunale del Riesame, che il 23 ottobre scorso ha tolto il sequestro preventivo sia alla struttura che ai cani, lasciando questi ultimi sotto la spada di Damocle della durata del sequestro probatorio.
L’Avvocato Zanforlini, però, è più possibilista. “Mi preoccuperei di più del ricorso in Cassazione – riferisce l’Avvocato di Legambiente a GeaPress – sebbene i tempi di pronunciamento non siano brevi. Non è da escludere che allora sarà già iniziato il processo – aggiunge l’Avvocato Zanforlini – Forse in primavera“. Zanforlini, cioè, non condivide la voce circolata in ambito inquirente che alla prossima scadenza dei sei mesi, il sequestro probatorio potrà decadere.
Intanto, sul fronte delle indagini, la Polizia di Stato, che assieme al Corpo Forestale dello Stato è incaricata dalla Procura, potrebbe già aver concluso il suo lavoro. Si tratterebbe nel caso dell’esame del materiale documentale sequestrato a Green Hill, ivi compresi i computer. Come però già anticipato da GeaPress, nel nuovo filone di indagini sarebbe confluito parte del vecchio procedimento, ovvero quello scaturito nel 2011 ed archiviato, almeno per la parte relativa al maltrattamento di animali, prima del nuovo intervento della Procura. Fatto, questo, che potrebbe spiegare la presenza nei due diversi procedimenti del Procuratore Aggiunto Raimondi. Non sono a tal proposito esclusi risvolti clamorosi, forse anche a seguito di una denuncia presentata dai legali di Green Hill e che potrebbe riguardar e il primo procedimento.
Quello che però lascia perplesso l’Avvocato Zanforlini è come sia stato possibile ieri mattina togliere i sigilli all’allevamento. Questo dal momento in cui non sono ancora state rese note le motivazioni addotte nell’Ordinanza di dissequestro decisa dal Tribunale del Riesame lo scorso 23 ottobre. “Un fatto quantomeno inusuale“, riferisce a GeaPress l’Avvocato Zanforlini il quale non nasconde la sua preoccupazione proprio in merito al dissequestro. Se in altri termini nell’Ordinanza non si è ravvisata come fonte del reato la stessa struttura, tutto sarebbe più semplice da spiegare. Viceversa il caso si complica. Green Hill, per quanto si è avuto modo di apprendere, potrebbe ancora godere delle autorizzazioni comunali. In linea teorica potrebbe, quindi, riprendere l’attività. Come fa il Tribunale del Riesame a dissequestrare, nel caso la fonte del reato venisse individuata nella struttura?
“Sono passati più di cinque giorni da quel 23 ottobre – riferisce l’Avvocato Zanforlini – e di certo ancora non conosciamo le motivazioni. Di cosa poi si sia discusso quel giorno, nulla so, considerato che non sono stato autorizzato a presenziare all’udienza“.
 
IL CENTRO
5 NOVEMBRE 2012
 
Un microchip sui serpenti per uno studio scientifico
 
COCULLO (AQ) - Garantire la continuità della festa di San Domenico e del rito dei “Serpari” utilizzando un microchip. Si tratta di una tecnica di ultima generazione che consiste nell’inserire, sotto la pelle dei serpenti, catturati in occasione della festa, un chip grande come un chicco di riso. Il piccolo congegno elettronico è in grado di far riconoscere i serpenti e fornire informazioni sullo stato di salute del singolo animale e sull’ambiente circostante. I dati raccolti fanno parte di un monitoraggio, unico in Italia, presentato durante il convegno “Da cercatori di serpenti a ricercatori”, dai responsabili scientifici del progetto Ernesto Filippi e Gianpaolo Montinaro. «In questo modo il rito dei “serpari”, si trasforma in un grande progetto di conservazione della specie», hanno detto gli studiosi, «il monitoraggio, oltre alle molteplici applicazioni scientifiche, vuole mantenere le deroga alle leggi europee che vietano la cattura dei serpenti e favorire il riconoscimento da parte dell'Unesco del rito dei “Serpari” come patrimonio dell'umanità».
 
ANMVI OGGI
5 NOVEMBRE 2012
 
Autorizzati due nuovi omeopatici per uso veterinario
 
Sono autorizzate dal 30 ottobre due nuove specialità medicinali per uso veterinario.
I medicinali sono il Chelidonium-Homaccord Veterinario (soluzione sterile, da somministrare per via intramuscolare, endovena, sottocute e orale) e Engystol Veterinario (soluzione iniettabile sterile, da somministrare per via intramuscolare, endovena, sottocute ed orale.
Entrambi i medicinali sono privi di indicazioni terapeutiche approvate.
Le specie di destinazione sono: bovini, caprini, equidi, ovini, suini, specie avicole, specie cunicole, specie ittiche, cani, gatti, uccelli ornamentali e roditori piccoli. Tempi di attesa: zero giorni. Il regime di dispensazione prevede la vendita soltanto dietro presentazione di ricetta medico veterinaria ripetibile.
 
OCCHIO VITERBESE
5 NOVEMBRE 2012
 
Tarquinia (VT): Storni a Tarquinia
 
Da fine ottobre decine di migliaia di storni (Sturnus vulgaris) hanno scelto Tarquinia come area di sosta notturna.
Inizialmente poteva sembrare anche agli occhi dei più esperti un evento temporaneo legato alla necessità degli animali di sostare durante la migrazione.
A distanza di giorni tutte le aree verdi della cittadina litoranea sono diventate un enorme posatoio per questi animali.
Lo spettacolo che adulti e bambini accorrono a vedere inizia all'incirca un'ora prima del calar della luce. In fase di ricerca e scelta del posatoio per la notte milioni di storni volteggiano in aria formando giochi di nubi e fruscio di ali che in numerosi documentari e film spettacolari sono stati immortalati.
Quando gli animali sono posati - a decine su uno stesso ramo - iniziano le attività di difesa del proprio posto. Così il cinguettare, che nelle case si f a simile allo scrosciare della pioggia, diminuisce fino a sopirsi.
Purtroppo la tranquillità degli storni viene interrotta da petardi e spari (anche di fucile in piena area abitata ...) che non solo non fanno scappare gli uccelli ma li spaventano facendone aumentare il cinguettio.
Al mattino, alle prime luci dell'alba, gli stormi si rilevano in cielo e si dirigono verso le campagne.
Se da un lato in città tanti uccelli causano problemi di grandi quantità di guano riversato su automobili e strade, nei giardini dove trovano i loro posatoi il guano degli storni regala dell'ottimo azoto al terreno.
Il fenomeno, interessante dal punto di vista ornitologico, è in fase di studio. Da almeno dieci anni infatti nessuna presenza di stormi di storni è mai stata registrata a Tarquinia. Si suppone che questa presenza sia dettata da una modificazione nelle rotte di migrazione dovute alle variazioni climatiche in atto.
Certa mente dove tanti uccelli causano evidenti disagi bisogna che si attuino interventi a mezzo di dissuasori acustici, coscienti che in realtà dove tali interventi sono attivi da tempo essi non hanno sortito grande effetto.
Sicuramente la presenza degli storni fa felici i rapaci notturni ancora presenti lungo le mura cittadine.
Si potrebbe anche pensare ad inserire la città quale meta turistica per la comunità in costante aumento dei bird-watchers, così come sta avvenendo per le presenze di chirotteri a cui sono già dedicati specifici tours.
Come dire: di necessità virtù.
 
LIBERO
5 NOVEMBRE 2012
 
Animali: Cherchi, Regione Sardegna segue con attenzione vicenda cavallini Giara
 
Cagliari - La Regione Sardegna segue con "attenzione la vicenda legata allo stato di salute dei Cavallini della Giara e, dopo avere gia' gettato le basi per un progetto di salvaguardia che coinvolgera' anche altri enti e amministrazioni locali, aggiunge al programma di interventi un sopralluogo per verificarne direttamente sul posto le effettive condizioni. Giovedi' pomeriggio saro' sulla Giara per rendermi conto di persona della situazione". Lo afferma Oscar Cherchi, assessore all'Agricoltura della Sardegna, in merito alla denuncia del deputato del Pdl Mauro Pili sulla grave situazione di salute dei cavallini della Giara di Gesturi, che stanno morendo di fame e sete sull'altipiano basaltico del medio Campidano.
"In poche ore, qualora fosse davvero necessario - spiega Cherchi -, e senza turbare il delicato equilibrio, potremmo intervenire con urgenza a tutela di questo patrimonio naturale". L'assessore Cherchi ridimensiona pero' l'allarme sullo stato di salute dei cavallini della Giara: "Fin'ora le informazioni fornite dalla stessa Agris non segnalano emergenze sanitarie e nemmeno alimentari - spiega -, dato che le scorte di foraggio dei comuni e quelle che abbiamo messo a disposizione noi, risultano addirittura quantitativamente eccessive, visto che le piogge di queste settimane hanno ristabilito anche le riserve erbivore naturali".
"Non possiamo far nulla pero' sul corso della natura. Purtroppo anche i cavallini subiscono una selezione che - continua Cherchi - per quanto crudele, e' inevitabile. Succede cosi' che la sopravvivenza degli esemplari piu' forti vada a discapito dei piu' deboli e malati. In questo caso sarebbe un peccato di presunzione pensare che l'uomo possa modificare il corso degli eventi naturali. Diverso e' ovviamente, intervenire con la dovuta discrezione, cosi' come stiamo facendo, per salvaguardare la salute di questi splendidi animali'.
 
QUOTIDIANO.NET
5 NOVEMBRE 2012
 
Strage di merli ubriachi
in Gran Bretagna
L'avvelenamento provocato da bacche fermentate
I frutti del sorbo provocano concentrazione di etanolo nel fegato
 
Londra, . - Era diventato un mistero per gli ornitologi inglesi: decine di giovani merli trovati morti in una scuola elementare in Cumbria nell'Inghilterra nord-occidentale. Diversi specialisti, riporta la Bbc, sono stati chiamati nelle ultime settimane per comprendere le cause delle dozzine di merli morti nel parco giochi della scuola, molti con lesioni da trauma. Le analisi post-mortem hanno rivelato che gli uccelli sono morti perché erano troppo ubriachi. La causa della morte era, secondo quanto riportato dalla Bbc, l'eccessiva quantità di alcol puro nel fegato. Un avvelenamento di massa da alcol provocato dall'ingestione di bacche fermentate secondo i risultati delle indagini effettuate dallo staff dell'Animal Health and Vet erinary Laboratories Agency pubblicati su Veterinary Record.
L'analisi ha anche dimostrato che le numerose lesioni riportate sul corpo degli uccelli erano attribuibili al disorientamento provocato dalla disintossicazione che deve aver indotto gli animali a volare con meno consapevolezza e quindi a ferirsi. Gli uccelli, stando alla ricerca, si sono ubriacati mangiando bacche del sorbo, la cui fermentazione provoca alte concentrazioni di etanolo nel fegato.
 
OGGI 24
5 NOVEMBRE 2012
 
‘One Life’, la vita che fa spettacolo: docu Bbc, la voce di Mario Biondi.
 
Serena Paoletti
 
Quattro anni di lavoro, location nei luoghi piu’ impervi di tutti i continenti, tremila giorni di set, tecniche di ripresa all’avanguardia per emozionare il pubblico alla vita, alla natura e agli animali. E’ One Life, il film documentario di Bbc Earth Films, che il 19 e 21 novembre arriva in sala in Italia distribuito da Dnc con Qmi.
L’amore, la ricerca di cibo, la lotta per la sopravvivenza, la cura dei piccoli: tutto quello che ci sembra noto, per averlo visto in tv in tanti documentari proprio Bbc, e’ ora sul grande schermo e con la qualita’ Hd decuplicato, con un risultato che non lascera’ indifferenti.
Sostenuto dal Wwf, con Mario Biondi voce narrante (nell’originale e’ lo 007 Daniel Craig), Tessa Gelisio come testimonial, One Life cattura i momenti cruciali della vita degli animali con sequenze toccanti. E’ una celebrazione della vita, anche a costo di essere brutali, quell’insieme di immagini e di storie con esseri paurosi, eroici, teneri. A realizzarlo sono stati Mike Gunton e Martha Holmes, veterani della documentaristica naturalista, che hanno selezionato immagini tra le oltre 10.000 ore di riprese.
Si vedranno, tra i tanti, la foca nel mare di Ross in Antartide che protegge il suo piccolo appena nato, la scimmia delle nevi in Giappone, la rane punta di freccia in Costa Rica, il gorilla in Congo, l’elefante africano in Kenia, la formica taglia foglia in Argentina, l’avvoltoio barbuto in Etiopia, la scimmia cappuccino in Brasile, lo stambecco in Israele, il camaleonte in Madagascar, il ghepardo in Kenia, il drago di Komodo in Indonesia, il Toporagno elefante in Kenia, il polpo gigante in Oregon.
 
LA ZAMPA.IT
6 NOVEMBRE 2012
 
Meraviglie della natura nel docu Bbc “One life”
 
Dalla lotta delle foche per proteggere i piccoli ad un’epica battaglia fra megattere filmata con riprese aeree e sott’acqua: il documentario “One life” della Bbc Earth films promette di raccontare sul grande schermo le meraviglie della natura come non si erano mai viste prime.Per realizzarlo sono serviti 4 anni e 3000 giorni di riprese con tecnologie all’avanguardia: macchine ad altissima velocità e macro ad alta definizione che hanno permesso di immortalare momenti della vita degli animali altrimenti invisibili a occhio nudo. La troupe ha girato in 23 diverse location sparse nei 5 continenti, filmando oltre 20 specie animali.Il film, che sarà nelle sale dal 19 novembre, è stato diretto da Mi chael Gunton e Martha Holmes e nella versione originale ha la voce narrante di Daniel Craig, sostituito in Italia dal musicista Mario Biondi.
VIDEO
 
L’ESPRESSO
9 NOVEMBRE 2012
 
'One life', un inno alla vita
 
di Letizia Gabaglio
 
Crudele, faticosa, emozionante. La lotta di venti specie animali in un film Bbc: quattro anni di riprese nel mondo
 
Crescere, sfamarsi, costruirsi un rifugio, trovare l'anima gemella, riprodursi e accudire i propri figli. E' la storia della vita, degli umani come degli animali. E' la lotta per conquistarsi un posto sulla Terra narrata in maniera unica e spettacolare da "One Life", il docufilm realizzato dall'unità di Storia Naturale della Bbc: 4 anni di produzione, più di 3000 giorni di riprese da un capo all'altro del pianeta, in 23 location diverse nei 5 continenti, oltre 20 specie diverse riprese in sequenze mozzafiato grazie a innovazioni tecnologiche e tecniche cinematografiche inedite. Una narrazione epica e intima allo stesso tempo, scientifica ed emozionante, affidata nella versione italiana alla voce di Mario Biondi.
I protagonisti del film, nelle sale con due proiezioni evento dal 19 e 21 novembre , sono i più vari: all'apparenza molto diversi dagli umani, ma i loro comportamenti sono spesso sorprendentemente simili ai nostri. Come l'amore per i figli che dimostra la minuscola rana "punta di freccia", che scala alberi incredibilmente alti per nutrire i suoi girini tra le foglie. O il polpo che si occupa delle sue uova per molte settimane, tenendole al sicuro e al fresco soffiando su di loro acqua fredda in continuazione, mentre piano piano muore di fame. Poi i piccoli crescono e devono imparare a procurarsi del cibo: con l'astuzia, come i delfini che obbligano le loro prede a uscire dall'acqua, o le scimmie cappuccine che hanno capito come usare le pietre per rompere il guscio delle noci di palma; oppure con il lavoro di squadra come i ghepardi, che preferiscono spartirsi un bottino sicuro piuttosto che rischiare, correndo da soli, di rimanere a bocca asciutta; o ancora con "armi non convenzionali", come il veleno del drago di Komodo capace di annientare anche un grand e bufalo d’acqua Il film narra la quotidiana lotta per la sopravvivenza che spinge la lucertola Gesù Cristo a correre a pelo d'acqua, rende il corpo del rospo sassolino resistente agli impatti, fa sì che le scimmie delle nevi allontanino gli estranei dalle loro calde sorgenti termali, condannandoli così alla morte. Arriviamo a conoscere i segreti del momento per molti versi più difficile: trovare un partner per dare continuazione alla vita. Le immagini ci svelano il ballo di corteggiamento più bello e romantico al mondo, quello degli svassi che escono sull'acqua del lago in perfetta sincronia. Intelligenza, forza, determinazione, coraggio e amore sono gli ingredienti delle storie che si intrecciano davanti agli occhi degli spettatori, rapiti da immagini mai viste prima.
A rendere One Life davvero eccezionale è infatti un mix di tecnologia e dedizione dei registi, Michael Gunton e Martha Holmes, e della produzione, la Bbc Ea rth Films. Gli 84 minuti del documentario presentano animali mai filmati prima, comportamenti colti per la prima volta, in molti casi grazie a nuove tecniche di ripresa che permettono di apprezzare gli animali conosciuti in maniera totalmente inedita. Per esempio le riprese aeree giro-stabilizzate di avvoltoi barbuti, fetonti beccorosso e di delfini che utilizzano la tecnica del "mudding", creano cioè vortici di acqua e fango per intrappolare i pesci. O ancora le riprese effettuate con macchine Hd Macro e le sequenze fotografate in super high speed e poi rallentate fino a 80 volte, che svelano dettagli stupefacenti impossibili da vedere a occhio nudo, come i pesci vela che si cibano di una palla di esche.
Un inno alla vita e alla natura quello di One Life, che si trasforma in atto pratico: la versione italiana del film sostiene la campagna Wwf "Green Heart of Africa" per salvare il Bacino del Congo, straordinaria culla di biodiversità e secondo polmone v erde del mondo dopo l'Amazzonia. Un cuore verde deforestato a un ritmo vertiginoso: 700 mila ettari l'anno. Tagli illegali, costruzione di infrastrutture e attività minerarie, caccia alle specie selvatiche e bracconaggio per il commercio illegale dell'avorio stanno decimando specie preziosissime. Proprio come i protagonisti di One Life.
 
SCIENZA E SALUTE
5 NOVEMBRE 2012
 
Cane fa i dispetti: ansia da separazione, ecco che cosa fare
"Il mio cane fa i dispetti quando lo lascio a casa da solo!" Questa è una delle più ferme convinzioni dei proprietari di cani... ma sfatiamo questo mito: il cane non fa i dispetti!
 
Situazione classica: il proprietario torna a casa dopo una giornata di lavoro e trova lo stipite della porta rosicchiato o una pozza di pipì sul pavimento. Il proprietario non fa in tempo ad accorgersi del danno, che il cane si è già nascosto sotto il tavolo, mostrando tutti i segni di pentimento possibili e immaginabili. E' facile per il proprietario pensare che il cane l'abbia fatto apposta e che sappia perfettamente di aver combinato un bel guaio. Ma non è così... 
Quello che il proprietario definisce "dispetto" in realtà è la dimostrazione di uno stato d'ansia e di stress vissuto dal cane quando si trova in casa da solo.
E il "pentimento" mostrato dal cane in realtà è la risposta al linguaggio corporeo del proprietario. Quando entriamo in casa e troviamo qualche danno fatto dal nostro animale, inevitabilmente ci innervosiamo... Il cane, che è in grado di leggere perfettamente il nostro linguaggio corporeo, capisce che siamo arrabbiati con lui e mostra atteggiamenti di paura (non osa guardarci negli occhi, si nasconde, porta le orecchie indietro, mette la coda tra le zampe, ecc.), perché in passato, di fronte a quella stessa situazione, probabilmente l'abbiamo punito o sgridato. Ma sicuramente il cane non sa il motivo della nostra arrabbiatura: non riesce a collegare il disastro compiuto tempo prima alla nostra sgridata. Anzi, se in quel momento lo sgridiamo, non facciamo altro che aumentare la confusione e l'ansia del cane.
Quindi, se tornate a casa e trovate qualche danno fatto dal cane... mantenete la calma ed evitate di sgridarlo! E, se il problema si presenta spesso, rivolgetevi a un veterinario specialista in comportamento animale. 
 
GALILEO
5 NOVEMBRE 2012
 
Perché è così difficile agire bene con gli animali
 
Eravamo pronti, con il nostro modesto bagaglio di conoscenze bioetiche e filosofiche, accuratamente selezionate per l'occasione, ad affrontare una lettura che immaginavamo sobria, accademica, scientificamente rigorosa, degna della ingessata saggistica nostrana. Insomma, noiosa quanto basta per essere giudicata autorevole. Appena letto il sottotitolo, "Perché è così difficile agire bene con gli animali", eravamo corsi a indossare i panni del serio studioso disposto a prendere appunti sulla morale, sull'evoluzione concettuale e storica del rapporto tra uomo e animale, sulle differenti correnti di pensiero, sul punto di vista delle principali religioni nei confronti delle altre specie viventi.
Ci siamo accorti subito invece di essere fuori luogo, come chi si presenta in smoking a un pigiama party. Il libro di Hal Herzog ci spiazza sin dalle pagine iniziali, perché molto prima di entrare nel vivo delle riflessioni sui massimi sistemi ci ritroviamo inaspettatamente a ridere di ciò che leggiamo. Se dovessimo etichettarlo ricorrendo a un unico aggettivo, la scelta cadrebbe inevitabilmente su "divertente".
A provocare tanto sonoro buon umore sono i diffusi atteggiamenti degli umani nei confronti degli animali, le varie e opposte posizioni personali rivendicate ogni volta come le sole eticamente corrette, che, però, sotto l'acuta e impietosa lente dello psicologo americano appaiono paradossali se non addirittura grottesche.
Come la mettiamo per esempio con quel 70 per cento di animalisti decisi a battersi perché dai negozi vengano banditi capi d'abbigliamento di provenienza animale, dimenticandosi delle cinture e delle giacche di pelle che hanno indosso? L'incoerenza non è una colpa da condannare senza possibilità di appello, ma un atteggiamento che ha una spiegazione psicologica, dice Herzog. La condotta umana può essere rappresentata schematicamente dal modello delle tre attitudini "A-B-C" , do ve A sta per affect, B per behaviour e C per cognition. Difficile trovarle tutte in perfetta sintonia.
La nostra parte razionale potrebbe, per esempio, condividere le tesi dei vegetariani contro il consumo di carne, con eventuali ripercussioni sulla componente emotiva, senza però riuscire a influenzare troppo la scelta del menu. I casi in cui comportamento, pensiero ed emozioni si rinforzano reciprocamente sono rari.
Ed Herzog, che motiva tutte le sue affermazioni attingendo a piene mani dalla letteratura scientifica o da studi da lui stesso condotti, lo ha potuto sperimentare sui suoi studenti: alla domanda se consideravano gli animali "esattamente come gli esseri umani sotto tutti gli aspetti importanti", il 47 % ha risposto di sì. Ma la metà di questi si è dichiarata favorevole all'impiego degli animali nella ricerca biomedica, il 40% all'utilizzo di organi animali per trapianti su umani, il 90% ammetteva candidamente di nutrirsi di quegli stessi animali che poco prima aveva considerato uguali "sotto tutti gli aspetti importanti" a se stesso.
Il libro di Herzog, indagando il rapporto con gli animali, fornisce ai lettori preziosi dettagli sul modo di agire degli umani. Non ne usciamo bene: incoerenti e un po’ troppo superficiali.
Hal Herzog
Amati, odiati, mangiati
Bollati Boringhieri 2012, pp. 420, euro 22,00
 
LA NUOVA SARDEGNA
6 NOVEMBRE 2012
 
Giara, trovata agonizzante cavallina stremata dalla fame
Soccorsa a Tuili quando gli animali selvatici le avevano già divorato un orecchio. E’ stata affidata alle cure di un veterinario, ma le probabilità di salvarla sono pochissime

Luciano Onnis

 
TUILI (VS). Prosegue inarrestabile il dramma dei cavallini selvatici della Giara, stremati dalla fame e, fino a pochi giorni fa quando finalmente è piovuto, anche dalla sete. Ieri pomeriggio, una puledrina è stata trovata agonizzante nell’altopiano, in territorio di Tuili, poco distante da un abbeveratoio. La cavallina era riversa sul terreno, respirava a fatica e non si muoveva più e proprio per questo motivo l’orecchio sinistro era già stato interamente divorato dalle volpi e dagli altri animali selvatici che popolano la Giara. Soccorsa e trasportata con un camioncino in un locale comunale a Tuili, la puledrina è stata affidata alle cure di un veterinario. Ma le speranze che possa salvarsi sono davvero minime. Era pelle e ossa per gli stenti alimentari che ha dovuto sopportare in questi mesi. A trovare morente la cavallina sono stati i volontari che operano sull’altopiano assieme al personale delle due cooperative a cui i Comuni di Tuili, Gesturi e Setzu hanno affidato la salvaguardia de “is cuaddedus”.
Dopo il rinvenimento, è scattata l’operazione di soccorso, con il coinvolgimento di alcuni dipendenti del comune di Tuili e del veterinario. E’ stato il sindaco Tonino Zonca a coordinare via telefono da Genova, dove si trovava per impegni istituzionali, l’intervento salva-cavallina.
Anche il deputato Mauro Pili, venuto a conoscenza dell’ennesimo caso sulla Giara di un puledro in fin di vita, ha mobilitato le sue “truppe” in Marmilla e lui stesso ha raggiunto la terra de “is cuaddedus” per rendersi conto della situazione. «Credevo che dopo gli annunci dei giorni scorsi si fosse provveduto a dare sostentamento ai cavallini – ha detto Pili amareggiato -, invece la situazione è sempre gravissima. Regione e ministero dell’Ambiente devono salvare questa straordinaria specie animale». “Non vorrei sembrare polemico – ha poi commentato il sindaco di Tuili -, ma è strano che solo adesso l’onorevole Pili si accorga che i cavallini della Giara stanno morendo. Perchè morivano anche quando lui era presidente della Regione, che ne era sempre la proprietaria. Le amministrazioni comunali della Giara sono rimaste sole a battersi per salvare i cavallini, ma non abbiamo soldi».
Ma l'assessore regionale all’Agricoltura Oscar Cherchi ridimensiona l'allarme e per verificare la situazione giovedì pomeriggio sarà sulla Giara con il commissario straordinario di Agris, Efisio Floris e i veterinari della Asl 6.
 
LIBERO
6 NOVEMBRE 2012
 
Animali: Sardegna, trovata un'altra cavallina gravida in fin di vita
 
Cagliari - E' stata trovata questo pomeriggio un'altra cavallina, dopo quella di ieri, in fin di vita nella Giara di Tuili, in Sardegna. Dopo una giornata di ricerche i volontari l'hanno trovata in condizioni disperate. "Com'e' successo ieri - racconta all'Adnkronos il deputato del Pdl, Mauro Pili - la cavallina e' stata imbragata e caricata su un fuoristrada e portata nella stessa 'infermeria' dove e' stata curata quella di ieri, dove i veterinari di Tuili e quelli della Asl di Sanluri l'hanno immediatamente sottoposta alle cure del caso".
"Le e' stata praticata una flebo per reidratarla - spiega Pili -. Salgono cosi' a due i casi dei cavallini sofferenti, ritrovato e posti in salvo. La situazione e' gravissima e qualsiasi tentativo di minimizzare e' inaccettabile. Serve un piano serio emergenziale urgente, non riunioni e scaricamento di responsabilita"', spiega il deputato. I cavallini della Giara, definiti veri e propri 'fossili viventi' per le caratteristiche genetiche che presentano, come il 'terzo dito' nella zampa, autentica unicita' mondiale, sono soffrono in questo periodo della carenza alimentare caratteristica dell'autunno.
Sull'altipiano della Giara, unico microambiente isolano dove sono sopravvissuti nei secoli questi animali dagli occhi al mandorla e dall'altezza al garrese di circa un metro, la carenza alimentare e la competizione con altri animali domestici, sta diventando un grave problema per la sopravvivenza degli stessi cavallini. L'origine di questo cavallo e' incerta, alcuni studiosi sostengono che discenda da cavalli africani importati dai naviganti Fenici o Greci nel V-IV secolo a.C. Secondo altri era gia' stato addomesticato dalle popolazioni nuragiche un millennio prima e sarebbe quindi un discendente del cavallo selvatico presente in Sardegna gia' dal Neolitico e del quale sono stati rinvenuti fossili del 6000 a.C. circa.
 
GEA PRESS
6 NOVEMBRE 2012
 
Verona – sequestro canile abusivo per cani da caccia
Intervento delle Guardie Zoofile OIPA e dei Carabinieri.
 
Detenuti in buona parte all’aperto, senza riparo e con catene fisse. In tal maniera i sette cani da caccia erano costretti a camminare tra i loro escrementi. Così sarebbero stati rinvenuti, dalle Guardie OIPA di Verona e dai Carabinieri di Parona, i sette poveri cani, costretti in un terreno privato del veronese. Alcuni di loro erano inoltre rinchiusi in stabulari angusti e costruiti con mezzi di fortuna. Da bere, acqua putrida.
I controlli delle Guardie Zoofile dell’OIPA hanno evidenziato anche la mancanza dei documenti sanitari attestanti la buona salute degli animali, oltre che l’autorizzazione necessaria a detenere più di cinque cani in luoghi privati. Constatate le condizioni di totale illegalità, le Guardie hanno quindi disposto il sequestro degli animali, subito affidati al canile convenzionato con il Comune di Verona, e delle strutture, oltre a denunciare il proprietario per il reato di “detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze” (art. 727 CP). Tali condizioni sono state accertate anche dal Medico Veterinario nominato ausiliario di Polizia Giudiziaria, presente sul posto insieme alle Guardie e ai Carabinieri.
“I controlli che effettuiamo sia su segnalazione sia come vigilanza sono volti a reprimere questo tipo di reati, ma anche a far comprendere che chi detiene animali per qualunque scopo (sia d’affezione o per allevamento) deve accudirli in maniera adeguata e secondo quanto prescrive la legge – ha sottolineato Massimiliano D’Errico, Coordinatore delle Guardie zoofile OIPA di Verona – Fondamentale è la collaborazione con l’Arma dei Carabinieri, che dimostrano sempre grande sensibilità verso i più deboli, sia umani che animali”.
 
IL TIRRENO
6 NOVEMBRE 2012
 
Cane legato sotto il sole, mille euro di multa
 
GAVORRANO (GR) - Mille euro di multa per il proprietario che ha lasciato il suo cane legato, sotto il sole e senza acqua. Il giudice Sergio Compagnucci, dopo aver ascoltato i testimoni di questa triste storia che ha come protagonista un meticcio, non ha avuto alcun dubbio: Ovidio Apretta, 39 anni di Bagno di Gavorrano è stato condannato al pagamento di mille euro di multa oltre alle spese processuali. Esattamente quanto aveva chiesto il pm. Il suo avvocato invece, Mirko Bonari, aveva chiesto l’assoluzione. A raccontare al giudice quello che era successo il sette agosto di due anni fa a Bagno sono state tre persone che hanno sentito il cucciolo guaire. «Mi portava l’angoscia, talmente era forte il suo lamento», h a spiegato una vicina al giudice. La donna, insieme alla figlia, è andata a vedere cosa stava succedendo e ha trovato quel cane legato «con uno spa zio di manovra - scrive il giudice - che non gli consentiva di trovare riparo all’ombra, e senza la possibilità di dissetarsi». A quel punto la donna aveva mandato la da una vicina a chiedere aiuto. E la donna, una volta arrivata, aveva sciolto il meticcio, lo aveva fatto bere e lo aveva bagnato su tutto il corpo spruzzandolo con il tubo dell’acqua. All’una di un giorno d’agosto, il sole batteva rovente sulla Maremma. A dirlo è stato anche un maresciallo dei carabinieri intervenuto dopo che era stato chiamato dai vicini che avevano sentito quei latrati. Il militare aveva poi visto che il cane non avrebbe avuto modo di ripararsi dal sole e nemmeno di bere, dato che la ciotola dell’acqua era vuota. Quando però è arrivato il veterinario, non ha trovato il meticcio disidratato: la vicina, con il suo intervento, era riuscita a evitare il peggio. La legge c’è, quella sul maltrattamento degli animali e il giudice Compagnucci l’ha applicata alla lettera: Apretta pagherà la multa e le spese processuali.
 
ANSA
6 NOVEMBRE 2012
 
Bracconieri uccidono poiana nel savonese
Esemplare abbattuto per l'imbalsamazione
 
SAVONA - Un raro esemplare di poiana e' stato ucciso oggi sulle alture di Valleggia, nel comune di Quiliano (Savona). A trovare l'animale agonizzante sono stati i volontari della Protezione Animali savonese nei boschi di Termi.
Il rapace e' stato subito sottoposto a intervento chirurgico ma e' morto a causa delle molte ferite dovute da un proiettile a a pallini. Le guardie zoofile dell'Enpa, che stanno svolgendo gli accertamenti, pensano a un abbattimento finalizzato all'imbalsamazione e alla vendita.
 
LECCE PRIMA
6 NOVEMBRE 2012
 
Fermati quattro cacciatori: attiravano tordi con richiami illeciti
Gli agenti di polizia provinciale hanno sequestrato il materiale utilizzato per la caccia, compresi i fucili e le munizioni, perlustrando tutto il territorio, al fine di vigilare sul corretto svolgimento dell'attività venatoria
 
CANNOLE (LE) - Quattro richiami acustici, rigorosamente illegali, sono stati sequestrati dagli uomini della polizia provinciale di Lecce, coordinati dal comandante Antonio Arnò. I congegni, utilizzati per la cattura dei tordi, sono stati rinvenuti al termine di appostamenti e controlli, eseguiti nel fine settimana appena concluso.
Gli agenti di polizia hanno sorpreso, in flagranza di reato, quattro cacciatori, mentre esercitavano in maniera abusiva l'attività. Il primo, G.A., è stato fermato in località Torcito, a Cannole. Si tratta di un uomo proveniente da Napoli. Al cacciatore "scorretto", munito dell'apparecchio per riprodurre il canto dei tori, è stato sequestrato il fucile semiautomatico e le munizioni.
La seconda verifica, invece, è stata effettuata a Borgagne, nei pressi dell'ex bosco "Coppola" e ha portato il personale a deferire G.A., colto con i richiami acustici vietati dalla normativa vigente.
Sorte analoga è toccata ad altri due cacciatori, rispettivamente a Leverano e Morciano di Leuca: anche in queste occasioni, gli agenti di polizia provinciale si sono impossessati dei simulatori dei versi e di tutto il materiale. I cacciatori sottoposti ad ispezione, sono stati in tutto 250.
 
IL TIRRENO
6 NOVEMBRE 2012
 
Presi due bracconieri, lacci e tagliole pericolose nel bosco
 
PRATO - Due bracconieri sono stati denunciati e trappole e lacci proibiti sono stati sequestrati nei giorni scorsi dalla Polizia provinciale. E’ il frutto di un appostamento in una zona di ripopolamento e cattura del Monteferrato sopra l’abitato di Figline, dove infatti sabato sera è comparso un cinghiale ferito, forse proprio dalle trappole dei bracconieri. L’attività di indagine della Polizia provinciale ha permesso l'individuazione di sette micidiali lacci in cordino di acciaio, strumenti estremamente cruenti che portano alla morte, fra profonde sofferenze, dell’animale che vi rimane intrappolato, ma che sono pericolosi anche per l’uomo. Proprio in uno di questi lacci gli uomini della Polizia hanno rinvenuto già morto un esemplare di cervo di circa 70 chili, ed è a questo punto che è scattato l'appostamento per cogliere sul fatto gli autori. Dopo alcune ore è infatti arrivata una prima persona che ha liberato il cervo dal laccio e ha proceduto alla sua eviscerazione sul posto, poi si è allontanato nuovamente per ricomparire al calare del buio in compagnia di una seconda persona che nei piani lo avrebbe dovuto aiutare a portare via l’animale. L'intervento degli agenti della Polizia provinciale ha colto in flagranza i due bracconieri che sono stati identificati e denunciati alla Procura per esercizio di caccia con mezzi vietati e in zona di ripopolamento e cattura, nonché per uccisione di animali e furto ai danni dello Stato. Insieme ai lacci sono state rilevate anche due grosse e pericolose tagliole dentate a scatto che si sarebbero azionate con il passaggio della preda, ma anche di un ignaro cercatore di funghi.
 
GEA PRESS
6 NOVEMBRE 2012
 
Manfredonia (FG) – ad uccellare con tecniche bresciane (fotogallery)
Due strani sequestri operati dalla Squadra Navale della Guardia di Finanza.
 
Potrebbe esserci qualcosa di più nel sequestro operato nei giorni scorsi dalla Squadra Navale della Guardia di Finanza di Manfredonia (FG) ai danni di due uccellatori locali. Residenze in quel di Foggia, ma con abitudini di caccia illegale inusuale nei luoghi, salvo ipotizzare (come in altri casi riscontrato) collegamenti con uccellatori del nord Italia.
Allodole nel primo caso. Bel 126 di cui 30 trovate ancora nella due reti che complessivamente si estendevano su una superficie di 500 metri quadrati. L’allodola è un animale non molto ricercato dagli uccellatori meridionali ma che trova, invece, una sua ragione nella richiesta esistente in alcune regioni del centro nord Italia. Già in altri casi, alcune inchieste compiute dalla Forestale hanno portato ad individuare collegamenti certi tra le due tipologie di caccia.
L’impianto, collocato in località Sciale delle Rondinelle, nel Comune di Manfredonia, era servito da un impianto elettronico che diffondeva i versi delle allodole. In tal maniera, i volatili selvatici , venivano attratti e catturati.
Ancor più significativo il secondo sequestro, sempre operato dalla Squadra Navale nell’ambito sempre di servizi disposti per il controllo del territorio in materia di polizia economico finanziaria. Cardellini di cattura, canarini, cardellini con diverse tipologie di piumaggio, in un caso molto chiaro. Sfumature, queste, molto ricercate nell’ambito degli allevatori. I cardellini di cattura, erano disposti all’interno di gabbie collettive, mentre quelli verosimilmente soggetti ad un più elevato valore o con sfumature particolari del piumaggio, erano sistemati in gabbiette singole, il tutto all’interno di un garage. Poi, oltre alla presenza di richiami elettroacustici il cui uso è vietato per fini venatori, anche numerosi archetti. Si tratta di una trappola a scatto che spezza le esili zampe a gli uccellini attirati con un’esca. Di fatto, i malcapitati volatili, possono rimanere per numerose ore in atroce agonia. Si tratta, in questo caso, di un tipo di trappola ancor più tipicamente utilizzato nel nord Italia, specie nel bresciano ma anche nella bergamasca ed in minor misura in provincia di Lecco. Chissà come aveva saputo di loro l’uccellatore di Manfredonia.
VEDI FOTOGALLERY:
 
ANSA
6 NOVEMBRE 2012
 
Cani feriti, uccisi dopo combattimenti
Blitz polizia, scoperti doberman, pitbull e rottweiler
 
NAPOLI - I cani usciti malconci dai combattimenti abusivi gestiti dagli uomini dei clan venivano ammazzati con una pistola utilizzata di solito per abbattere bovini e maiali. Lo hanno scoperto gli uomini del commissariato di polizia di Scampia, a Napoli, nel corso di un'operazione anti camorra nel corso della quale sono stati anche trovati cani di grossa taglia - come doberman, pitbull e rottweiler - usati per i combattimenti. Sul corpo degli animali evidenti sono i segni della lotta.
 
GEA PRESS
6 NOVEMBRE 2012
 
Napoli – Pit bull, Padre Pio, Madonne e Bull Mastiff, tutti nei recinti di Scampia (fotogallery)
Nuovo intervento del Commissariato di Polizia di Scampia contro le centrali dello spaccio.
 
Pit bull con le orecchie tagliate, bull mastiff, rottweiler con le code tagliate, un doberman e poi statue della Madonna e di San Pio, ingabbiate anch’esse e, come nel caso della grotticella di una Madonna, sovrastate da una scultura di aquila con tanto di faretto per illuminarla.
L’incredibile ritrovamento è avvenuto stamani nel corso dell’operazione ad alto impatto condotta dal Commissariato di Pubblica Sicurezza della Polizia di Stato diretto dal Primo Dirigente Michele Spina. L’isolato preso di mira, è questa volta quello “G” di via Labriola a Scampia. In tutto otto cani di razze molto particolari. In alcuni casi c’erano pure vistosi segni lasciati dai combattimenti. La Polizia ha pure trovato, debitamente occultata, una pistola sparachiodi, di quelle in uso per uccidere animali. Era in un giardino in prossimità delle gabbie dei cani. Gabbie ricavate sul suolo comunale.
Nel corso dell’operazione sono stati denunciati alcuni pregiudicati ricollegabili al cartello dei “Vanella-Grassi”. Avevano occupato abusivamente alcuni alloggi appartenenti all’Istituto Autonomo Case Popolari. Denunciata pure una donna, a quanto pare la madre di un pregiudicato per spaccio, nella cui abitazione sono stati rinvenuti 32.000 euro nascosti in un armadio.
Continua, pertanto, l’azione repressiva condotta dal Commissariato di Scampia contro le famose piazze dello spaccio. Strutture abusive, spesso predisposte per ostacolare l’intervento delle Forze dell’Ordine ed il cui smantellamento richiede l’intervento dei Vigili del Fuoco.
Appena due giorni addietro, nel corso delle perquisizioni nell’isolato H, un Pit bull mordace, fuggito da un recinto malmesso, aveva ferito alcune persone e morso un cagnolino. La Polizia era riuscita ad intervenire, salvando sia gli aggrediti, tra cui alcuni poliziotti, che lo stesso cane poi affidato alle cure dei Servizi Veterinari (vedi articolo GeaPress).
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PRIMA PAGINA NEWS
6 NOVEMBRE 2012
 
Illegalità a Scampia, anche i cani di combattimento. Lav: Fenomeno in ripresa
 
Roma - “Scampia e le zone limitrofe si confermano aree fortemente a rischio combattimenti e i numerosi sequestri di cani e allevamenti abusivi fatti negli ultimi mesi lo testimoniano. Anche se il fenomeno non riveste più i caratteri di allarme sociale, molti segnali indicano una graduale ripresa. I combattimenti tra cani restano una realtà criminale pericolosa che deve essere contrastata senza abbassare la guardia”. Il dott. Ciro Troiano, criminologo, responsabile Osservatorio Nazionale Zoomafia LAV, commenta così l’Operazione “Alto Impatto”, durante la quale la Polizia del commissariato di Scampia (Napoli), diretta dal vice questore Michele Maria Spina, ha scoperto un recinto con otto cani utilizzati per combattimenti: tre rottweiler, due pit bull, un dobermann e due bull mastiff. Alcuni degli animali avevano feri te presumibilmente dovute ai combattimenti, ed è stata trovata e sequestrata una pistola a proiettile captivo utilizzata negli allevamenti zootecnici. Due le persone denunciate per maltrattamento di animali e occupazione di suolo pubblico. “E’ fuori dubbio che, almeno sotto il profilo giudiziario e dell’allarme sociale, il fenomeno della cinomachia ha subito negli ultimi anni un vistoso e progressivo ridimensionamento, ma nuovi segnali indicano una preoccupante ripresa – spiega Ciro Troiano - Fino a pochi anni fa i combattimenti tra cani rappresentavano la prima emergenza zoomafiosa del Paese. Certo, in anni recenti abbiamo registrato un positivo ridimensionamento del fenomeno, che ha ridotto i caratteri dell’emergenza, ma non ha perso la pericolosità, che resta preoccupante : se da un lato insomma sono diminuite le manifestazioni più plateali, dall’altro ass istiamo al raffinamento delle condotte a delinquere connesse al fenomeno che sicuramente è meno vistoso del passato, ma non è affatto esaurito. Le indagini svolte nel corso degli anni a livello nazionale hanno fatto emergere una realtà molto composita nella quale confluiscono molteplici interessi e diverse tipologie di persone, per questo è necessario prestare massima attenzione e indagare senza lesinare risorse. Siamo grati alla Polizia del Commissariato di Scampia e in particolare al dott. Spina perché operazioni simili mettono in evidenza la pericolosità del fenomeno” conclude Troiano.
 
LA CITTA’ DI SALERNO
7 NOVEMBRE 2012
 
Cani da combattimento a Scampia

Ferruccio Fabrizio

 
NAPOLI - Pit bull, doberman, rottweiler, anche i cani vittime della faida di Scampia. Usati come status symbol dai camorristi, utilizzati nei combattimenti. Infine freddati con un colpo di pistola una volta usciti invalidi dalle lotte clandestine. La scoperta degli agenti di polizia di Scampia è stata fatta ieri mattina nel corso dell’operazione “Alto impatto” che si inserisce nella rete di controlli nel quartiere dove è in atto una faida tra il clan degli scissionisti e la cosca dei cosiddetti “girati”. In un recinto la polizia ha trovato otto cani utilizzati per combattimenti: tre rottweiler, due pitbull, un doberman e due bull mastiff. Alcuni erano feriti, segno che avevano preso parte a recenti combattimenti. Due uomini sono stati denunciati per maltrattamento di animali e occupazione abusiva di suolo pubblico poiché i l recinto era stato allestito su un terreno del Comune. Sequestrata anche una pistola sparachiodi in genere utilizzata per abbattere bovini e suini. La polizia esclude che sia stata adoperata per uccidere i cani, ma il ricorso all’esecuzione delle povere bestie uscite malconce dalle lotte è un fatto accertato dagli investigatori. «Scampia e le zone limitrofe si confermano aree fortemente a rischio combattimenti e i numerosi sequestri di cani e allevamenti abusivi fatti negli ultimi mesi lo testimoniano - dice Ciro Troiano, responsabile Osservatorio Nazionale Zoomafia Lav - Anche se il fenomeno non riveste più caratteri di allarme sociale, molti segnali indicano una graduale ripresa». Nell’operazione molte abitazioni sono state perquisite, esponenti dei “girati” sono stati denunciati in stato di libertà per avere occupato abusivamente appartamenti dello Iacp. Nella casa di un pregiudicato che vive con la madre è sta ta sequestrata la somma di 32 mila euro nascosta in un armadio. Quattro giorni fa un pit bull, sempre a Scampia, era riuscito a liberarsi dal piccolo e rudimentale recinto dove era detenuto per scagliarsi contro una cagnetta e la sua padrona causando ferite a entrambi. Prima dell’intervento dei poliziotti.
 
QUOTIDIANO.NET
7 NOVEMBRE 2012
 
Sequestrati otto cani pronti ai combattimenti
Operazione anticamorra della polizia a Scampia
Due persone denunciate, rinvenuta una pistola per abbattere gli animali feriti
 
Napoli - Alcuni cani di grossa taglia, in parte utilizzati per combattimenti e con vistosi segni causati dalle lotte clandestine, sono stati sequestrati dalla polizia nel quartiere Scampia a Napoli nel corso dell'ennesima operazione ad 'alto impatto' condotta nell'area a nord del capoluogo campano, teatro della cosiddetta 'seconda faida'. Sotto la lente d'ingrandimento dei poliziotti è stato l'intero isolato del Lotto G di via Labriola che, sin dall'alba, è stato sottoposto a perquisizioni e controlli da parte degli agenti del locale Commissariato. I cani rinvenuti sono due bull mastiff, tre rottweiller, due pitbull ed un dobermann, tutti custoditi in recinti costruiti su suolo comunale. Due le persone denunciate per maltrattamento di animali e occupazione abusiva di suolo pubblico.
La polizia ha, inoltre, sequestrato una pistola sparachiodi, simile a quelle utilizzate per sopprimere bovini e maiali, nascosta in un giardino in prossimità delle gabbie dei cani e utilizzata, con molta probabilità, per uccidere i cani usciti malconci dai combattimenti.
In un'abitazione in uso alla madre di un pregiudicato per spaccio, sono stati sequestrati circa 32mila euro, nascosti in un armadio. Nel corso dell'operazione, infine, sono stati denunciati alcuni pregiudicati del cartello criminale della Vannella Grassi per aver occupato abusivamente degli alloggi dell'Istituto autonomo case popolari.
<Il fenomeno dei combattimenti tra cani è in ripresa, occorre massima attenzione investigativa>, l'avvertimento viene dalla Lav, dopo l`operazione "Alto Impatto", durante la quale la polizia del commissariato di Scampia, diretta dal vice questore Michele Maria Spina, ha scoperto un recinto con otto cani utilizzati per combattimenti, tre rottweiler, due pit bull, un dobermann e due bull mastiff. <Scampia e le zone limitrofe si confermano aree fortemente a rischio combattimenti e i numerosi sequestri di cani e allevamenti abusivi fatti negli ultimi mesi lo testimoniano>, sottolinea Ciro Troiano, criminologo, responsabile Osservatorio Nazionale Zoomafia Lav, aggiungendo: <Anche se il fenomeno non riveste più i caratteri di allarme sociale, molti segnali indicano una graduale ripresa. I combattimenti tra cani restano una realtà criminale pericolosa che deve essere contrastata senza abbassare la guardia>.
Alcuni degli animali sequestrati a Scampia avevano ferite presumibilmente dovute ai combattimenti, ed è stata trovata e sequestrata una pistola a proiettile captivo utilizzata negli allevamenti zootecnici. <E` fuori dubbio che, almeno sotto il profilo giudiziario e dell`allarme sociale, il fenomeno della cinomachia ha subito negli ultimi anni un vistoso e progressivo ridimensionamento, ma nuovi segnali indicano una preoccupante ripresa>, prosegue Ciro <Troiano, aggiungendo: <Fino a pochi anni fa i combattimenti tra cani rappresentavano la prima emergenza zoomafiosa del Paese. In anni recenti abbiamo registrato un positivo ridimensionamento del fenomeno, che ha ridotto i caratteri dell`emergenza, ma non ha perso la pericolosità, che resta preoccupante>.
E <le indagini svolte nel corso degli anni a livello nazionale hanno fatto emergere una realtà molto composita nella quale confluiscono molteplici interessi e diverse tipologie di persone, per questo è necessario prestare massima attenzione e indagare senza lesinare risorse>, aggiunge Troiano, concludendo: <Siamo grati alla Polizia del commissariato di Scampia e in particolare al dottor Spina perché operazioni simili mettono in evidenza la pericolosità del fenomeno>.
 
LIBERO
6 NOVEMBRE 2012
 
Animali: manca l'erba, a rischio sopravvivenza i cavallini della Giara/Adnkronos
 
Cagliari - Ormai le condizioni di vita per i cavalli della Giara sembrano disperate. Sono numerosi gli appelli alle istituzioni per salvare gli animali che stanno morendo di fame e sete. Sono mesi che non piove sui circa 4mila ettari dell'altipiano dove questa razza endemica della Sardegna vive allo stato brado. Circa 600 esemplari in gravissime difficolta' e a rischio sopravvivenza perche' di erba non se ne vede piu'. Per loro si sta mobilitando il mondo di internet, con un gruppo su Facebook che sta raccogliendo aiuti: fieno, ma anche avena e medicinali perche' sono in molti ad essersi ammalati.
Solo ieri pomeriggio una cavallina e' stata trovata in fin di vita sulla Giara. Le sue condizioni migliorano: ora e' sotto flebo e gli effetti positivi delle cure veterinarie hanno dato subito buoni risultati, ma solo in serata i veterinari che l'hanno presa in cura decideranno se sciogliere la prognosi. Stamani intanto sono riprese le ricerche di altri due o forse tre cavallini che sono stati segnalati nella stessa area ma che ieri sera, per problemi di luce, non e' stato possibile individuare.
"Ora che le immagini drammatiche di quello che sta avvenendo sono eloquenti occorre intervenire con decisione e non a parole, sia sull'emergenza che sulla gestione permanente di quella straordinaria oasi naturalistica", ha detto stamane il deputato sardo del Pdl Mauro Pili che ieri pomeriggio ha effettuato un sopralluogo sulla Giara, nella Provincia del Medio Campidano, per rendersi conto personalmente della situazione, individuando dopo due ore di perlustrazione la cavallina che poi e' stata salvata in serata grazie all'intervento del veterinario del paese e dei sanitari della Asl che, insieme a volontari, vicesindaco e assessori, hanno raggiunto l'altopiano basaltico tra Gesturi e Tuili.
 
GEA PRESS
6 NOVEMBRE 2012
 
La strage degli spadini
Nuovo intervento della Capitaneria di Porto di Taranto.
 
Ancora sequestro di piccoli di pesce spada. Non se ne potrebbero pescare, in questo periodo, neanche di adulti, ma per il motopesca di Taranto la cosa non era un problema. La Guardia Costiera è però intervenuta bloccando l’imbarcazione al rientro da una battuta di pesca, nel porto di Taranto. A bordo aveva 19 piccoli di pesce spada e tre di tonno rosso. Il motopesca era autorizzato alla pesca da posta e con il palangaro.
Per il comandante del motopesca, nonchè proprietario dello stesso, la denuncia all’Autorità giudiziaria e l’avvio dell’iter amministrativo sulla decurtazione dei punti della licenza di pesca.
Pesca selvaggia, la definisce la Capitaneria di Porto di Taranto ma altresì pesca diffusa considerando gli ormai numerosi sequestri ai danni di piccoli di pesce spada ed in minor misura di tonno rosso. Pesce spada che arriva a pesare così al massimo pochi chili, contro la quasi mezza tonnellata di un animale adulto.
 
GEA PRESS
6 NOVEMBRE 2012
 
San Giovanni Valdarno (AR) – porta l’auto a riparare e trova un pitone nel motore
Intervento del Corpo Forestale dello Stato.
 
Che i serpenti abbiano l’abitudine di avvicinarsi agli oggetti caldi e che a volte questa funzione possa essere assolta dal cofano ancora caldo delle automobili, è cosa nota per chi frequenta aree naturali. Di certo, però, un pitone di un metro non era prevedibile.
E’ successo nel tardo pomeriggio di ieri presso un’officina meccanica di San Giovanni Valdarno, in provincia di Arezzo. All’apertura del cofano, il pitone. Era rannicchiato sul tubo dell’aria e c’è da giurare che si stava giovando del calore sprigionato dal mezzo.
Nei luoghi è stato chiamato il Comando Stazione di Montevarchi del Corpo Forestale dello Stato che ha a sua volta interpellato il Servizio Cites di Arezzo, competenete per territorio. Presenti anche i Vigili del Fuoco.
E’ verosimile che il rettile, commentano dal Corpo Forestale dello Stato, sia sfuggito dalla teca di vetro di uno dei numerosi detentori del luogo. Raggiunto in qualche maniera il mezzo, ha così approfittato della fonte di calore. Ricordiamo, infatti, che i serpenti, come tutti i rettili, sono animali a sangue freddo. Nel caso di San Giovanni Valdarno, spiega sempre la Forestale, di una specie non pericolosa per l’uomo. L’animale è attualmente detenuto presso la sede Cites di Arezzo del Corpo Forestale dello Stato, in attesa che venga individuato il proprietario.
 
GEA PRESS
6 NOVEMBRE 2012
 
Veneto – requiem per caccia in deroga
L'On.le Zanoni: i cacciatori sono stati presi in giro.
 
Il Dipartimento per le Politiche Europee ha inviato al Presidente della Quarta Commissione consiliare del Veneto, una lettera in merito alle tanto contestate cacce in deroga. Un atto che per l’Europarlamentare IdV Andrea Zanoni, suona come le campane a morto. La lettera, ad avviso dell’On.le Zanoni, sancisce definitivamente l’illegittimità della caccia in deroga rispetto alle normative europee. “Dopo gli avvisi della Commissione europea, arriva nero su bianco la bocciatura del Ministero italiano” riferisce Zanoni.
Una seconda bocciatura che si aggiunge nell’ordine a quella del Commissario Ue all’Ambiente Janez Potocnik, della Direzione Generale dell’Ambiente della Commissione europea e del Procuratore della Corte dei Conti di Venezia. In quest’ultimo caso si tratta della possibilità che i Consiglieri regionali veneti siano mandati di tasca loro a ripianare le multe dell’Europa. Inevitabili dopo la prima condanna della Corte di Strasburgo, se il Veneto continuerà a legiferare in tal senso. Sarà un caso ma da quando si è espresso il Procuratore della Corte dei Conti, i lavori presso la Commissione competente del Consiglio Regionale veneto, si sono impantanati.
“La Regione Veneto – ha dichiarato l’On.le Zanoni – ha sbattuto il muso sul muro della legalità e si è vista bocciare la caccia in deroga da tutte le istituzioni nazionali ed europee.  I cacciatori, poi, prendano atto di essere stati presi in giro da chi andava raccontando loro che la caccia in deroga era legittima e rispettosa delle normative europee”.
Fringuelli, peppole ed altri migratori sono intanto passati anche sui celi veneti vestiti con il vero status giuridico esistente in Europa, ovvero quello di specie protette.
 
GEA PRESS
6 NOVEMBRE 2012
 
Taiji – la conta della mattanza
Intanto nel porto giapponese appaiono i difensori delle cacce di tradizione.
 
I dati sono ancora parziali e la difficoltà di poterli diffondere con più precisione, dipende dal fatto che gli attivisti di Sea Shepherd hanno avuto interdetto l’accesso all’area interna alla baia di Taiji. Proprio dove avviene la mattanza dei delfini. Gli attivisti prendono nota delle barche quando lasciano il porto e quando rientrano. In questo caso i delfini, captati al largo della baia, vengono spinti in porto grazie al fastidio creato dalle onde sonore diffuse in acqua da potenti amplificatori.
Pur con qualche oscillazione tra minimi e massimi, il calcolo include i delfini (appartenenti a tre specie) oggetto di caccia, dagli inizi di settembre fino al trenta ottobre. Ricordiamo che gli animali servono sia l’industria della macellazione che i delfinari. Il numero dei catturati in mare oscilla da un minimo di 340 ad un massimo di 407, mentre quelli uccisi dovrebbero essere non meno di 150 – 156. Ci sono poi i rilasciati in mare, compresi tra 185 e 221. Infine quelli catturati per i delfinari, quasi tutti tursiopi. Per questi ultimi il numero dovrebbe essere sotto la trentina.
La caccia proseguirà ancora, ma almeno in questo caso è possibile fornire la stima della mattanza, cosa che invece avviene con molta difficoltà nelle europee isole Faroe (vedi articolo GeaPress).
Le sollecitazioni per mantenere in vita cacce tradizionali, si fanno sentire in molti paesi (Italia compresa). Anche a Taiji, sono comparsi i loro sostenitori vicini, non a caso, ad un movimento politico nazionalista. Hanno fatto bella mostra di sé davanti agli attivisti di Sea Shepherd i quali, non reagendo alla provocazione, hanno trovato il loro abbigliamento “divertente“, come “artisti circensi“. Magliette con la faccia a fumetto del Capitano Paul Watson, leader di Sea Shepherd, il cui arresto è stato chiesto dal Costa Rica con l’accusa di avere ostacolato, ormai parecchi anni addietro, la pesca degli squali. Dietro tale mandato, riferì l’avvocato di Watson, si sospetta esserci proprio il Giappone.
 
TG COM 24
6 NOVEMBRE 2012
 
La fuga e il rimpianto di un'otaria
Alaska, l'animale in fuga da un gruppo di orche, lascia indietro il suo cucciolo e si ripara a bordo di una barca
 
Le immagini, girate a Tutka Bay, in Alaska, mostrano il momento in cui un'otaria salta a bordo di una barca per cercare di sfuggire a un gruppo di orche. Nella fuga però l'animale lascia indietro il suo piccolo che diventa una facile preda. L'otaria si lascia andare quindi, stando a quanto suggeriscono gli autori del video, a un incessante pianto, mentre continua a scrutare l'acqua sperando di veder riaffiorare il suo cucciolo.
VIDEO
 
GEA PRESS
6 NOVEMBRE 2012
 
Parco Virunga – ad uccidere i gorilla anche le malattie dell’uomo
 
Ci sarebbero pure alcune malattie portate dall’uomo tra le cause della futura probabile estinzione del Gorilla di Grauer, sottospecie del Gorilla orientale o Gorilla di pianura orientale, nelle aree del Parco di Virunga, nella Repubblica democratica del Congo. Tale parco è forse meglio conosciuto per la sua popolazione di Gorilla di montagna, ma in appena 77 chilometri quadrati di foresta del Monte Tshiaberiumu, sopravvive una piccola popolazione, ormai isolata, di Gorilla di Grauer.
Tale nucleo venne scoperto nel 1958 e dall’iniziale stima di 58 individui si è scesi, nel 2006, ad appena 21. Metodi di censimento imprecisi ed anche incidenti, come nel caso di due animali la cui morte è stata con certezza ricollegata alla caduta da un albero. Poi le malattie portate dall’uomo e soprattutto il bracconaggio. Fenomeno, questo, ulteriormente rafforzatosi a seguito della guerra scatenata dai movimenti anti governativi che finanzierebbero le loro azioni con la vendita di fauna selvatica.
E’ da ricondursi a loro, con tutta probabilità, l’agguato mortale della scorsa settimana, costata la vita ai rangers ma anche ad alcuni soggetti appartenenti alla banda di bracconieri (vedi articolo GeaPress).
Del gruppo di Gorilla di Grauer con certezza individuato nell’ultimo monitoraggio eseguito nel Parco, una femmina ed un giovane sono scomparsi di recente. Si teme, per questi, l’azione dei bracconieri. Rimangono così due sottogruppi. Il primo è costituito da una maschio adulto, altri due maschi ed una femmina. Il secondo, addirittura, ancor più assottigliato. Un maschio adulto ed una femmina. E’ scontato, commentano dal Parco, che in tale maniera i rischi di consanguineità daranno il colpo finale ai Gorilla di Grauer ancora presenti nel Virunga.
 
GREEN STYLE
6 NOVEMBRE 2012
 
Meysi, cagnolino grande come un criceto
 
Meysi potrebbe battere tutti i record del mondo in fatto di misura: il cucciolo di razza Terrier è grande come uno smalto. Il piccolo cagnolino alla nascita pesava solo 45 grammi ed era 2 cm di lunghezza. Infatti la proprietaria, Anna Pohl di Jarocina in Polonia, credeva la madre del cane avesse espulso la placenta.
Invece all’interno della sacca si muoveva il minuscolo Meysi. Sopravvissuto per miracolo è stato seguito da Anna sin dai primi istanti, che ha passato le prime sei settimane a cibare e cullare il cagnolino mignon. Un lungo percorso per la donna, la quale si occupava di sfamare il cagnolino ogni 30 minuti. In questo modo Meysi non perdeva peso e veniva nutrito con latte in polvere succhiato da una siringa senza ago. Nessun veterinario è riuscito a fornire una spiegazione plausibile e le teorie si sono susseguite senza un esito concreto. Ma la costanza della proprietaria è stata premiata, infatti Meysi ora misura sette centimetri di altezza, 12 centimetri di lunghezza e pesa 250 grammi. Grande come un criceto e tenero come un confetto, il mini Terrier batte di fatto il primato della cagnolina Beyoncé e insidia quello di Boo Hoo, un Chihuahua del Kentucky, USA, alto dieci centimetri che mantiene il record dal 2007.
Meysi è un cagnolino sereno e molto amato, che dimostra un proprio carattere:
«Non si spaventa degli estranei ed è sempre pronta al gioco, ha un sacco di energia, quanta non ne potresti ipotizzare in un corpo così piccolo. È un classico Terrier».
FOTO E VIDEO
 
GREEN STYLE
6 NOVEMBRE 2012
 
La notte presidenziale di Bo, il cane di Barack Obama
 
Si è parlato spesso di Bo, lo splendido esemplare di cane portoghese d’acqua da più di tre anni alla Casa Bianca. Il docile cagnolone, reduce dai festeggiamenti per il suo recente quarto compleanno, è ormai una presenza fissa nella vita del presidente in carica Barack Obama. Adorato dalla moglie Michelle, e scelto dal Presidente per il suo pelo ipoallergenico date le intolleranze delle figlie, Bo è sempre stato presente agli eventi ufficiali della White House, tanto da essere immortalato con i politici di tutto il globo.  Ma anche per Bo quella di oggi sarà una nottata di tensione. Negli Stati Uniti è infatti il momento dell’Election Day, il turno di votazioni che deciderà chi fra Barack Obama e Mitt Romney guiderà la nazione per i prossimi quattro anni. E cosa succederà al cane in caso di vittoria o di sconfitta dei suoi padroni?  La tradizione a stelle e strisce vuole che ogni nuovo Presidente faccia il suo ingresso trionfale alla Casa Bianca accompagnato da un amico a quattro zampe. Qualora Barack Obama venisse riconfermato, di conseguenza, nulla cambierà per il giocoso pastore portoghese. Ma in caso fosse Mitt Romney a spuntarla, Bo dovrà lasciare l’abitazione a cui si è tanto abituato in questi anni. Solitamente, in caso di non rielezione, gli animali domestici della White House seguono i loro padroni nelle nuove locazioni o, in caso di impedimenti, vengono affidati alle cure di personale qualificato o a rifugi. Pare che gli Obama non vogliano assolutamente separarsi dal loro compagno d’avventure, anche se una dichiarazione ufficiale non è stata resa pubblica per ovvi motivi di scaramanzia.Di certo, la situazione è più complessa per Romney. Se fosse davvero il repubblicano il vincitore alle urne, gli animalisti sono già pronti a dargli battaglia, anche a costo di interrompere la tradizione del First Dog a stelle e strisce. Romney ha infatti alle spalle un presunto caso di maltrattamento animale: negli anni ’80, durante un viaggio con la famiglia, ha ben pensato di legare il cane di casa sul tettuccio dell’automobile, provocando le ire bipartisan dell’opinione pubblica.
FOTO
 
GIORNALETTISMO
6 NOVEMBRE 2012
 
Il cane poliziotto che ha arrestato 400 criminali
Un pastore belga Malinois va in pensione coperto di decorazioni
 
Oltre 400 arresti in carriera, per il miglior cane detective di Sua Maestà
UNA CARRIERA ONORATA - Si chiama Janus e fa notizia perché all’età di nove anni va in pensione dopo una vita spesa a caccia di criminali britannici. Ad adottarlo sarà il suo conduttore, l’ufficiale di polizia Dan Thomas, suo compagno per quattro anni fin da quando Janus è stato schierato in prima linea. Insieme al suo compagno umano 8nell’immagine insieme) ha effettuato 285 arresti di sospetti e collaborato ad altri 157, lasciando i suoi denti su circa 60 criminali che hanno dovuto far ricorso alle cure degli ospedali.
PREMIATISSIMO - Janus ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti in carriera, tra i quali due Chief Constable Commendations, l’onoreficienza più alta per la polizia del West Midlands, presso cui è stato in forza. Secondo la polizia era bravo anche con il fiuto, e in carriera ha scovato di tutto, dal denaro alle refurtive più varie, indifferente a quale fosse l’oggetto della ricerca.
LA PENSIONE  - Ora si godrà la meritata pensione, mentre Thomas al lavoro sarà accompagnato dal suo successore, un esemplare della stessa razza che avrà il difficile compito di non far rimpiangere Janus a chi l’ha tanto apprezzato.
 
ANSA
6 NOVEMBRE 2012
 
Vista la balena più rara del mondo
'Inseguita' per 140 anni, nota solo per pochi reperti ossei
 
Era quasi sconosciuta per la scienza, ma adesso è stata osservata in carne ed ossa. Due esemplari di mesoplodonte di Travers (Mesoplodon traversii), madre e piccolo, si erano arenati su una spiaggia della Nuova Zelanda nel 2010, ma inizialmente erano stati confusi con una specie più comune, il mesoplodonte di Gray. A rivelare la scoperta è la rivista Current Biology, grazie allo studio condotto da Kirsten Thompson, dell’Università neozelandese di Auckland. Il ritrovamento dei due animali intatti completa molti dettagli relativi al mesoplodonte di Travers, una specie precedentemente conosciuta solo grazie a pochi reperti ossei scoperti negli ultimi 140 anni.
“La scoperta rappresenta la prima prova che questa balena è ancora tra noi e serve a ricordarci quanto poco sappiamo ancora della vita in mare”, commentano i ricercatori. I dati mettono i n evidenza quanto sia importante identificare le caratteristiche genetiche per poter riconoscere le specie rare. "E’ la prima volta che questa specie, una balena di oltre cinque metri di lunghezza, viene vista direttamente e abbiamo avuto la fortuna di averne trovate due", commenta Rochelle Constantine, dell'Università di Auckland. "Fino ad ora - aggiunge - tutto quello che sapevamo circa questo cetaceo era dato da tre teschi parziali, ritrovati in Nuova Zelanda e in Cile nell’arco di 140 anni. È straordinario il fatto che non sappiamo quasi nulla di questo grande mammifero".
Le due balene furono scoperte nel dicembre del 2010 a Opape Beach in Nuova Zelanda, ma inizialmente vennero classificate come zifidi comuni (balene dal becco). La loro vera identità venne alla luce solo a seguito dell’analisi del Dna nell’ambito di un programma ventennale che sta raccogliendo dati sulle 13 specie di balene dal becco che si trovano nelle acque della Nuova Zelanda.
"Quando questi esemplari sono arrivati nel nostro laboratorio, abbiamo estratto il Dna, come siamo soliti fare per campioni di questo tipo, e siamo rimasti molto sorpresi di scoprire che erano due esemplari di mesoplodonte di Travers", prosegue Constantine. Resta sconosciuto il motivo per cui questa specie di balena sia così rara da individuare. "Può essere che sia semplicemente una specie che vive in mare aperto e muore nelle acque oceaniche profonde e solo raramente si avvicina a terra. La Nuova Zelanda – conclude – è circondata da vasti oceani e c’è molta vita marina che rimane a noi sconosciuta".
 
QUOTIDIANO SANITA’
6 NOVEMBRE 2012
 
Anmvi: “Mantenere detraibilità spese veterinarie: 30 mila firme contro la legge di Stabilità”
 
Prosegue la raccolta firme dei medici veterinari per chiedere al Governo di allentare la stretta fiscale su prevenzione veterinaria e sanità animale, che, pur rientrando a tutti gli effetti nella sanità pubblica, sono soggette ad Iva e penalizzate con il taglio della detraibilità fiscale.
Ad oggi sono più di 30 mila le firme raccolte dall’Anmvi (Associazione nazionale medici veterinari italiani) per chiedere al Governo di allentare la stretta fiscale sulla prevenzione veterinaria e sulla sanità animale. “Le cure veterinarie sono prevenzione per la salute dell’uomo. Non vanno tassate”, si legge in una nota diffusa dall’associazione.
La petizione- che raccoglie il consenso medici veterinari, proprietari, cittadini, parlamentari e organizzazioni del settore, chiede:
- che le prestazioni di prevenzione veterinaria e di tutela della sanità pubblica (es. microchip, anagrafe, sterilizzazioni, vaccinazioni e profilassi obbligatorie) vengano esentate dall'Iva;
- che l'Iva sulle prestazioni veterinarie venga ridotta da Iva ordinaria ad Iva agevolata come i medicinali
- che venga mantenuta e innalzata la detraibilità delle spese veterinarie;
Le cure medico-veterinarie, pur rientrando a tutti gli effetti nella sanità pubblica, sono soggette ad Imposta sul valore aggiunto (Iva) e sono penalizzate con il taglio della detraibilità fiscale.
Da tempo, l’Associazione si attende che il Ministero della Salute faccia il primo passo e consideri la portata di sanità pubblica delle prestazioni veterinarie, almeno di quelle che concorrono a tutelare la sanità umana riconoscendole esenti da Iva.
Tutti gli interventi obbligatori, di identificazione e di profilassi non dovrebbero essere gravate da imposta: prevenire le malattie animali (es. zoonosi trasmissibili all'uomo) vuol dire prevenire le malattie della persone.
“L’Anmvi - conclude la nota - si augura che il Parlamento si ricreda e non confonda la salute con i beni e i servizi di consumo”.
 
VITERBO OGGI
6 NOVEMBRE 2012
 
Lasceresti mai a casa il tuo migliore amico il giorno del tuo matrimonio?
Focus on Elisa Guidarelli, 29 anni, prima Wedding Dog Sitter italiana
 
Flavia Ludovisi
 
VITERBO – Viterbo’s got talent, capitolo VI, atto I. Oggi parliamo di Miss Elisa Guidarelli, 29 anni, viterbese d’adozione, prima Wedding Dog Sitter in Italia. Avete letto bene, il suo lavoro ha a che fare con i matrimoni ma non si occupa né dei fiori né della torta, ma del cane dei futuri sposi che vogliono partecipi al loro giorno delle nozze. A pensarci bene, e questo è il suo mantra, lascereste a casa il vostro migliore amico nel giorno più bello della vostra vita? Lei, al suo di matrimonio, ha dovuto farlo, ma solo perché non aveva alternative. Ecco, allora, che subito dopo, ha iniziato una ricerca sul web e ha scoperto che in Italia non c’era niente di simile, solo all’est ero, e così l’ha fatto suo.
''L’idea – spiega - è nata nel 2010, quando mi sono sposata e ho dovuto lasciare Nico e Brie a casa a una persona di fiducia, ma se fosse esistita una Wedding Dog Sitter l’avrei ingaggiata di sicuro. E invece, ho scoperto poi, in Italia questo mestiere non esisteva. Così ha preso forma questa nuova professione, con la complicità di mio marito, che è fotografo, e la mia esperienza nella gestione e nella cura degli animali, dato che faccio la toelattatrice da tredici anni''.
E’ stata ''smart'' Elisa, che non solo è diventata famosa, ma ha anche il merito di aver inventato una nuova professione. Ed è stata smart anche perché ha pensato bene di registrare subito il marchio, così che oggi è l’unica e originale Wedding dog sitter italiana.
Pensa a tutto per quel giorno ma, soprattutto, al confort degli amici più fedeli dell’uomo. Si parte da un pacchetto base che prevede la sua presenza per l’intera giornata, il reportage fotografico dal punto di vista del cane e l’accessorio su misura, ovvero papillon o collari personalizzati realizzati a mano dal laboratorio partner di sartoria. I servizi più completi, invece, prevedono anche l’intero book fotografico degli sposi, la possibilità di avere un quadro, insieme al cane ovviamente, realizzato al matrimonio dalla prima Fast Painter italiana, o, ancora, l’opportunità di avere tutte le foto caricate su un tablet di ultima generazione. E, udite udite, la novità 2013 consiste in un video clip “girato” proprio dal cane che riprenderà il wedding day dal suo punto di vista.
''In due anni di attività – continua Elisa - ho già collezionato 50 matrimoni in tutta Italia, dalla Sicilia al Trentino Alto Adige, a dimostrazione del fatto che la mia attività è una vera e propria esigenza degli amanti degli animali. Anche se sono romana d’origine, ho vissuto per moltissimo tempo a Viterbo ed è proprio qui che ho allestito lo studio dove ricevo i clienti, una casetta in legno molto caratteristica''.
Telegiornali, rubriche, tv show e le riviste di settore più importanti hanno già parlato ampiamente di lei e nel suo curriculum vanta anche un matrimonio vip. Ha fatto sì che Lubi, il cucciolo di Martina e Leonardo Bonucci, il calciatore della Juventus, partecipasse alle nozze che sono avvenute lo scorso anno.
FOTO
 
CORRIERE DELLA SERA
7 NOVEMBRE 2012
 
Cremona
Uccide una nutria con il badile, la Lega anti- vivisezione presenta una denuncia
Gli animalisti: «Uccidere un animale selvatico è sanzionato dalla legge»
 
La Lav ha annunciato di avere presentato denuncia all'autorità giuiziaria per il caso della nutria uccisa a badilate a Cremona «affinchè l'aguzzino che ha massacrato quell'animale possa pagare per questa azione così violenta». «L'esecuzione - scrive la Lav in un comunicato - è stata videodocumentata da un passante e diffusa su internet. Le immagini sono eloquenti: il goffo tentativo da parte di un uomo (presumibilmente persona abilitata alla cattura di questi animali) di spingere la nutria dentro l'apposita gabbia-trappola ha causato la reazione dell'animale che, non essendo un predatore, non ha fatto altro che fuggire di corsa senza manifestare alcun comportamento aggressivo ma semplicemente di paura. Dopo un breve inseguimento, l'animale è però ; stato raggiunto e brutalmente colpito a badilate, sino alla morte. Il tutto è avvenuto davanti agli occhi di alcuni agenti della Polizia Locale».
LA LEGGE - «È necessario ricordare - prosegue il comunicato della Lav - che la nutria è un animale appartenente alla cosiddetta» fauna selvatica« e pertanto tutelato. Ferire o peggio ancora uccidere un animale selvatico, al di fuori delle disposizioni speciali determinate dal legislatore, è evidentemente un crimine sanzionato penalmente ai sensi degli articoli 544-bis e 544-ter del Codice Penale con pene che arrivano sino a 2 anni di reclusione»
 
GEA PRESS
8 NOVEMBRE 2012
 
Cremona e la nutria badilata – il caso finisce in Procura
In campagna, invece, ancora consentito l'uso del cloroformio e del kit di soppressione.
 
Verranno consegnate all’Autorità Giudiziaria domani, o al massimo lunedì, le rilevanze di Polizia Giudiziaria acquisite in merito all’uccisione a colpi di badile della nutria di Cremona (vedi articolo GeaPress).
Nei pressi del luogo dove era stato visto l’animale, vi erano infatti due Agenti della Polizia Municipale, intervenuti su richiesta di alcuni cittadini che, in via Maurino, avevano notato il roditore. Per la presenza di un ufficio ASL a quanto pare frequentato da numerose mamme con i bambini, i Vigili avevano così provveduto a bloccare l’accesso alla piccola via, e chiamare l’Ufficio Ecologia del Comune. Da qui la richiesta di intervento è stata girata a chi di competenza, ovvero la Provincia di Cremona intervenuta con il “volontario” formato dell’Ufficio Caccia. Nutria in fuga ed il violento colpo di badile in testa.
La Polizia Municipale si è così ritrovata ad assumere le vesti di Polizia Giudiziaria a seguito delle “metodologie” messe in atto dall’operatore della Provincia. L’evento è stato talmente veloce che i due Vigili non hanno avuto tempo di intervenire. Non era, in altri termini, possibile ipotizzare che quel volontario intervenisse in tal maniera.
La Polizia Municipale avrebbe già raccolto le informazioni sia di ordine amministrativo, ovvero sulle autorizzazioni in possesso dell’operatore, che in merito alle rilevanze di possibile valore penale, ovvero l’ipotizzato reato di maltrattamento di animali. Le nutrie, infatti, sono abbattibili o con un’arma da caccia, ovviamente non utilizzabile tra le abitazioni, così come con un’arma ad aria compressa e la cameretta a gas cloroformio. In quest’ultimo caso si tratta del cosiddetto “kit di soppressione” (la definizione è della Provincia di Cremona) il quale, contrariamente a quanto riferito nei giorni scorsi, sarebbe tutt’ora in uso. Il divieto dell’Unione Europea, entrerà in realtà in vigore a partire dal prossimo primo g ennaio. Così prevede il Regolamento CE 1099 del 2009, relativo alla protezione degli animali durante l’abbattimento. Il cloroformio, a quanto pare, non è più indicato tra i mezzi previsti per la soppressione.
Nulla è comunque imputabile al Sindaco di Cremona, divenuto suo malgrado oggetto di polemica. La fauna selvatica, infatti, è di competenza della Provincia.
 
LA SENTINELLA
7 NOVEMBRE 2012
 
Gatti uccisi, presentata denuncia

Lydia Massia

 
LESSOLO (TO) - Marino Rore, il professore di fisica in pensione che da un anno e mezzo con la moglie si prende cura della colonia felina di Lessolo, insieme all’Eipa (ente italiano protezione animali) ha presentato denuncia contro ignoti ai carabinieri di Ivrea dopo aver chiarito che i due gatti della colonia che si trova nei pressi del posteggio di piazza Olivetti trovati morti a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro, sono stati volutamente schiacciati da un auto. I primi elementi, che emergono dall’autopsia sul corpo del gatto Baffo, il primo ad essere trovato morto, confermerebbe questa ipotesi. E, per le modalità e per il tipo di ferite, le cose da chiarire sono molte. La storia dei due (bei) gatti uccisi ha suscitato indignazione. E tenerezza fanno le immagini diffuse sui social network dei gatti della colonia che si avvicinano al lo ro compagno ucciso, quasi a volergli porgere un commosso saluto. «La colonia – spiega Rore – è regolarmente censita dall’Asl/To4 e dall’Eipa, con cui il comune di Lessolo ha siglato una convenzione dal 2009. E pertanto è tutelata dalla legge nazionale e regionale. Le colonie non possono essere allontanate, gli animali non possono essere catturati se non nei casi previsti. Non può essere ostacolata l’alimentazione o il riparo. Ed ogni forma di maltrattamento, (ovviamente ciò vale anche per i gatti di proprietà) costituisce un reato perseguible penalmente. Inoltre è sanzionata dal nuovo codice della strada anche l’omissione di soccorso dell’animale accidentalmente investito». Insomma, quanto accaduto prima a Baffo e poi a Falce, nel giro di una settimana appena, proprio non doveva essere. A Lessolo l’Eipa attraverso il suo referente locale Daniele Ferrentino segue la colonia da un punto di vista sanitario. Le bestiole sono sterilizzate e sane. Inoltre, poichè sulla piazza gravitano anche gatti estranei alla colonia, e non sempre sterilizzati, in accordo con i proprietari si cerca di dare in affido le cucciolate. «Io e mia moglie – aggiunge Rore - ci siamo resi disponibili per provvedere all’alimentazione della quindicina di gatti della colonia con il sostegno di qualche residente. Non riesco proprio a capire come questi gatti, che tengono lontani i topi da tutta la zona, possano dare fastidio. Comunque con il sindaco stiamo valutando l’ipotesi di individuare un’altra area privata poco distante dalla piazza in cui spostare la colonia. Il rudere che si trova accanto al posteggio ed in cui i gatti trovano riparo sarà presto abbattuto». L’Eipa intanto provvederà all’affissione di manifesti per sensibilizzare ed informare i cittadini in merito alla colonia ed ai sui aspetti di legali. I carabinieri invece cercheranno di scoprire chi ha ucciso Baffo e Falce, i due gatti trovati morti nel giro di una settimana.
 
IL CENTRO
7 NOVEMBRE 2012
 
Lupo muore avvelenato nel parco Sirente Velino

Federico Cifani

 
CASTELVECCHIO SUBEQUO (AQ) - La carcassa di un giovane esemplare di lupo appenninico è stata rinvenuta in località “Sanguineto”, a ridosso del confine con il parco regionale Sirente Velino. La presenza dell’animale selvatico, morto da qualche ora, è stata notata da alcuni residenti del vicino centro di Castel di Ieri che hanno segnalato il fatto alla Forestale. «Il modo in cui tiene la lingua, la bava presente sul muso e lo schiacciamento dello stomaco verso il torace, quasi a voler rigurgitare, sono tutti segni evidenti di un probabile avvelenamento», ha detto l’ispettore del posto fisso della Forestale di Gagliano Aterno, Giambattista Pizzocchia, intervenuto sul posto. «Il selvatico poteva avere 3 o 4 anni al massimo, era nel pieno delle forze e sul corpo non c'erano segni evidenti di colpi o traumi», h a aggiunto. Sul posto oltre all’ispettore era presente anche Angelo Fantauzzi della Forestale e Sandro Polidoro un residente di Castel di Ieri. «Questa volta il lupo è morto in una zona aperta e quindi è stato possibile vedere e accorgersi della carcassa, mi chiedo quanti altri animali scompaiono senza essere visti a causa di comportamenti messi in atto da persone senza scrupoli», ha detto Polidoro, «fatti che dovremmo lasciare ad un passato arcaico, ma che continuano a ripetersi nel nostro territorio come in altre zone». Il riferimento è al lupo ucciso a fucilate nella zona del Parco nazionale d’Abruzzo qualche tempo fa e agli altri esemplari, che nella fine del 2010 trovarono la morte proprio nella zona della Valle Subequana, in seguito ad avvelenamenti. La carcassa del lupo rinvenuto in località “Sanguineto” è stata recuperata dagli uomini del servizio veterinario del parco regionale Sirente Velino.
 
GEA PRESS
7 NOVEMBRE 2012
 
Sardegna e i cavallini della Giara – per salvarli si uccidono i bovini
Di certo alla base di tutto c'è il randagismo, bovino e forse equino.
 
E’ ancora vivo ma in condizioni gravi il cavallino trovato agonizzante sulla Giara del Medio Campidano lunedì pomeriggio. Ieri, invece, un altro cavallo, in non buone condizioni, è stato prelevato da alcuni volontari.
Continua così l’emergenza cavallini della Giara da circa una settimana divenuti oggetto di una intensa campagna mediatica a seguito del ritrovamento di alcuni animali ridotti pelle ed ossa. Un problema di certo non nuovo e che sembra ripercorrere due aspetti in particolare. La mancanza di uno status giuridico per i circa 600 cavallini che vivono nella Giara del Medio Campidano e la ricorrente mancanza di cibo che ogni anno, in questo periodo, sembra affliggere gli animali. E’ già successo. Tre puledri morti nell’ottobre 2010 nell’ambito comunale di Tuili, ed un quarto malandato segnalato ad una delle due cooperative che curano anche gli equini. Anche allora vennero coinvolti i Comuni di Tuili, Gesturi, Setzu, Genoni.
Nel settembre dell’anno scorso, invece, venne paventato l’incubo della febbre del Nilo. Erano morti, a quanto pare due cavalli anziani a Nuridda. Anche allora si parlò di fisiologicità nelle morti. Poi, però, la febbre del Nilo non era pertinente. Secondo la stessa Provincia del Medio Capidano, i cavalli “macilenti e malnutriti“, c’erano. Venne così confermato come i pascoli dei cavallini sono stressati dai circa 1000 bovini, in parte senza alcuna registrazione. Si cercò di rimediare con la cattura dei bovini che non presentavano rintracciabilità. 20.000 euro a carico dei Comuni per 18 vacche di nessun proprietario. Che fine hanno fatto le vacche? Abbattute ed incenerite.
Ma chi è il proprietario dei cavallini della Giara? In parte sembrerebbero essere i privati. Il cavallino, infatti, non ha sempre vissuto nei luoghi una vita così selvatica come viene fatto credere. Il cavallino della Giara, fino a tempi storici, veniva utilizzato per la trebbia. Anzi, le sua attitudini erano talmente elevate da farlo preferire ai bovini. Cavallini della Giara che sono tutt’ora considerati in progetti di cattura ed addestramento.
Una varietà antica, forse portata dai fenici e che, in qualche maniera è stata gestita dall’uomo. Nuove tecniche colturali, abbandono dei terreni e competizione con i bovini che per far posto ai cavallini, però, sono stati abbattuti.
Ieri sera, intanto, c’è stata una prima riunione tra i Sindaci di Gesturi, Setzu e Tuili. Domani pomeriggio un secondo incontro, dove sarà presente anche la Regione Sardegna. Intanto il fieno parrebbe essere arrivato. Allevatori ed altri soggetti hanno risposto all’appello. Secondo quanto riportato dal Sindaco di Gesturi, alcuni bovini sarebbero stati prelevati e portati via dai proprietari, mentre è stata rinnovata la convenzione con la Cooperativa che si occupa proprio della gestione dei cavalli. Cifre non elevate che di certo non possono consentire una valida gestione se lasciata solo alle casse comunali.
Sulla vicenda si è pure scatenata una polemica dal sapore politico tra chi ha sostenuto la fisiologicità delle periodiche morti e chi invece non ha accettato questa sorta di principio.
Poi le cause che sembrano almeno in parte coincidere nelle valutazioni fatte dal Sindaco di Gesturi e dall’Associazione Horse Angels che sta perorando la causa dei cavallini. In particolare quello che manca è una previsione normativa volta alla tutela del cavallo e la proprietà in parte privata che ricade sugli stessi. Forse, stante così le cose, non sarebbe azzardato parlare di randagismo equino anche per il cavallino della Giara. Di certo per quello bovino, le vittime si sono già consumate.
 
LA NUOVA SARDEGNA
7 NOVEMBRE 2012
 
Il dramma della Giara: un’altra cavallina in fin di vita
 
di Luciano Onnis
 
TUILI (VS) Il dramma della cavallina selvatica rinvenuta agonizzante sulla Giara per la fame patita da mesi ha scatenato una nuova ondata di polemiche sul disinteresse che gli organi istituzionali preposti riservano da sempre a questa specie equina unica al mondo. Mentre la puledrina stremata viene curata intensivamente con flebo di nutrimento e di antibiotici nel chiuso di un locale comunale a Tuili da due veterinari, ieri mattina un’altra cavalla, gravida, è stata trovata riversa in un macchione sull’altopiano. Anche questo esemplare presentava evidenti segni di denutrizione ma, rispetto alla prima puledrina morente, è in condizioni decisamente meno gravi. L’hanno avvistata alcuni volontari che, assieme a guardie forestali e barracelli, perlustrano la Giara per prestare soccorso ai cavallini affamati. La fattrice è stata portata giù dall’altopiano e ricoverata assieme all’altra puledrina. Intanto cresce la mobilitazione per il sostentamento de “is cuaddedus”. La Provincia del Medio Campidano ha organizzato fra le aziende agricole del territorio una raccolta volontaria di fieno, che sarà distribuita sulla Giara dalla Protezione civile provinciale. «Serve l’aiuto di tutti coloro che hanno a cuore le sorti dei cavallini – continua a ripetere il sindaco di Tuili, Tonino Zonca –, i Comuni della Giara non hanno possibilità finanziaria, quanto facciamo è affidato prevalentemente ai volontari. Ma occorre l’intervento della Regione». Domani saranno in visita sulla Giara l’assessore regionale dell’Agricoltura, Oscar Cherchi, e il commissario straordinario di Agris, Efisio Floris. Chi sa che non portino buone notizie e fatti concreti. Intanto esplode una violenta polemica fra due esponenti del Pdl regionale, il deputato Mauro Pili e il consigliere regionale Sisinnio Piras. Il parlamentare, intervenuto personalmente sulla Giara avantieri pomeriggio per partecipare ai soccorsi della cavallina agonizzante, ha detto che la Regione (ma anche i ministeri Ambiente e Politiche agricole) devono farsi carico della salvaguardia della specie endemica de “is cuaddedus”. Sisinnio Piras ha replicato affermando, tra l’altro, che «la situazione è sotto controllo, è fisiologico che qualche cavallino muoia per una qualunque patologia che colpisce gli animali allo stato brado». Dura la contro replica di Pili: «Segnalo la demenziale dichiarazione del consigliere regionale Piras. E’ inutile commentare. Altro che fisiologico, siamo alla patologia più grave della politica, che vuole coprire anche quanto è palesemente documentato. Per carità».
 
NEL CUORE.ORG
8 NOVEMBRE 2012
 
SARDEGNA, TROVATO MORTO UN ALTRO CAVALLINO DELLA GIARA: UNA STRAGE
Le morti accertate sarebbero almeno quattro
 
Un altro cavallino è stato trovato morto ieri pomeriggio sull'altopiano della Giara, nel comune di Tuili, al centro della Sardegna. Ne dà notizia il deputato del Pdl Mauro Pili, il quale riferisce di aver ricevuto segnalazione di un altro esemplare deceduto. Gli agenti del Corpo forestale regionale di Brumini, nel Medio Campidano, stanno svolgendo le verifiche sulla segnalazione, ma notizie precise sulla sorte dell'animale non sono state ancora rese note, anche perché con il calare della sera le ricerche sono state interrotte.
Continua dunque la moria di questi animali in questo periodo dell'anno. I motivi? La forte siccità e carenza di erba. "E' necessario un intervento per ora e per il futuro", spiega Pili, che già due giorni fa ha effettuato un sopralluogo sulla Giara, trovando insieme ai volontari, una cavallina in fin di vita , che e' stata caricata su un fuoristrada e portata in paese, dove due veterinari l'hanno sottoposta a reidratazione e ora sta migliorando. Ma le morti accertate sarebbero almeno quattro.
Nel frattempo, è partita la gara di solidarietà per portare scorte alimentari ai cavallini. La Provincia del Medio Campidano "ha già fatto arrivare sulla Giara 22,5 quintali di foraggio", riferisce il presidente della Provincia Fulvio Tocco. E sono pronti altri 30 quintali forniti da un agricoltore di Sanluri, altri 18 da una cooperativa di Sanluri Stato, da privati e da allevatori. E non solo: "Un cittadino ha chiamato offrendo danaro per acquistare il foraggio, ha chiamato una associazione di Brescia, una signora di Monserrato, insomma, una vera gara di solidarietà per salvare i giarini".
 
LIBERO
8 NOVEMBRE 2012
 
Animali: Pili (Pdl), sminuire disastro cavallini Giara e' grave
 
Cagliari - "I tentativi di sminuire la reale consistenza del disastro sulla Giara e' grave e irresponsabile. I cavallini di un anno e mezzo riversi in fin di vita non sono causati dal ciclo della vita degli animali ma da negligenza, ritardi e incuria. Parlare di allarmismo davanti alle immagini di questi giorni e' un atteggiamento da superficiali che non e' giustificabile se non con il tentativo di nascondere le proprie responsabilita"'. Lo ha detto il deputato del Pdl Mauro Pili dopo il sopralluogo del'assessore dell'Agricoltura della Regione Sardegna, Oscar Cherchi, sull'altipiano della Giara, nella Sardegna centrale, dove da alcuni giorni si registrano morti dei cavallini selvatici, definiti dagli scienziati autentici fossili viventi, per carenza di acqua ed erba.
"Il dramma dei cavallini della Giara e' sotto gli occhi di tutti e a nulla serve - prosegue Pili - tentare di nascondere cio' che e' sotto gli occhi di tutti. Parlare di esagerazioni significa essere insensibili e privi di visione della gravita' dei problemi. Ad oggi non ci sono convenzioni di gestione, non esistono stanziamenti, non c'e' ne un piano di emergenza ne di gestione futura".
"Le istituzioni e la Regione non devono coprire il disastro ma devono intervenire concretamente non con sopralluoghi tardino e inutili. Peraltro per la cronaca mi risulta che l'Agenzia Agris della Regione sarda avesse stanziato per la tutela di tutte le etnie, cavallini della Giara, del Sarcidano e per gli asinelli dell'Asinara e di quello sardo, 80.000 euro per il 2010, 60.000 euro per il 2011 e 40mila per l'anno in corso".
 
GEA PRESS
7 NOVEMBRE 2012
 
Ancona – sequestro di canile convenzionato (foto)
Intervento del Nucleo di Vigilanza Zoofila.
 
E’ stato eseguito nei giorni scorsi dal Nucleo Vigilanza Zoofila di Ancona, il sequestro del canile di Corinaldo. L’intervento, avvenuto su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, fa seguito a quello di Montemarciano avvenuto nei mesi scorsi (vedi articolo GeaPress).
Un canile convenzionato, anche nel caso di Corinaldo, con 67 cani in massima parte di proprietà dei Comuni. Tutti gli animali sono stati oggetti di provvedimento di sequestro ed attualmente sono a disposizione della Procura della Repubblica di Ancona ed affidati per la custodia giudiziaria al precedente gestore.
Un canile, commentano dal Nucleo di Vigilianza Zoofila, le cui problematiche erano già da tempo note. Anzi, in più occasione si era avuto modo di segnalare alle competenti autorità. Poi la scrupolosa indagine delle Guardie Zoofile del Nucleo di Ancona. Sei mesi di accertamenti ed infine il sequestro.
Il gestore dovrà ora difendersi dalle accuse formulate che riguarderebbero sia violazioni in materia di detenzione e di custodia dei cani, ma anche sotto il profilo sanitario. Si tratterebbe, in quest’ultimo caso, di numerosi cani ai quali sarebbero state omesse le cure veterinarie. A ciò verrebbe addebitata addirittura la morte di alcuni di loro.
I riscontri sono ad ogni modo ancora in corso e a tal fine verranno effettuate le opportune verifiche per accertare le eventuali omissioni alla normativa in materia di gestione di canili che effettuano servizio per enti pubblici.
Si spera al più presto di potere dare in adozione in cani. Fondamentale, considerata la particolare proprietà, sarà la decisione dei vari Comuni.
VEDI FOTO:
 
GEA PRESS
7 NOVEMBRE 2012
 
Macellazione “rituale” italiana – al via dal mese di novembre
 
Un “rito” se non religioso almeno pagano, quella della macellazione domestica dei suini che a partire dal mese di novembre ed almeno fino a marzo, avviene in molti Comuni italiani. Il numero dei suini domestici da poter macellare varia, ma in genere è previsto per un massimo di due animali. Di fatto il povero animale, viene ucciso con un profondo taglio alla gola. Il sangue viene raccolto ed utilizzato per il sanguinaccio, ovvero rappreso all’interno di budelli disposti in acqua calda. Si passa poi alle frattaglie, in genere cucinate all’agrodolce per coprire gli odori forti e le altre più note parti per arrosti e salsicce. Questa la fine di decine di migliaia di animali che il più delle volte hanno passato la loro esistenza in piccoli recinti.
La legge però impone lo stordimento degli animali. Questi dovrebbero perdere conoscenza, quanto basta però per rimanere in vita e permettere al sangue di schizzare all’esterno. Le disposizioni circa la macellazione casalinga vengono regolamentate da Ordinanze comunali le quali, in alcuni casi, citano l’uso della cosiddetta “pistola captiva”, ovvero fornita di una punta in ferro lunga alcuni centimetri. Penetrando nel cranio, dovrebbe provocare lo stordimento ma non la morte. Il suino deve essere stato precedentemente denunciato e parte delle viscere sottoposte al controllo veterinario. Non è però prevista la presenza del veterinario al momento della macellazione la quale rimane, in un certo senso, tra le mura domestiche, macellazione casalinga come più propriamente detta.
Di fatto, senza la fantomatica pistola captiva, quello che avviene tra le mura domestiche, è a tutti gli effetti una vera e propria macellazione secondo le regole religiose di ebrei e musulmani, fatto salvo che questi ultimi non mangiano carne di maiale.
 
LA GOCCIA
7 NOVEMBRE 2012
 
Halloween e gatti neri, tra sacrifici di animali, riti esoterici e.. stupidità
 
L'allarme parte dalla lamentela della sparizione di una ventina di gatti neri nel narnese, sparizione avvenuta anche in molti altri luoghi in tutta Italia in questo periodo e che si pensa potrebbe essere legata alla serata di Halloween. Prima di questa data ogni anno varie associazioni di animalisti, quali per esempio l'AIDAA e la Earth, si muovono per la prevenzione di maltrattamenti persecuzioni o addirittura uccisioni di questi poveri animali che hanno come "colpa" solo il colore del pelo. Secondo alcuni studi la notte del 31 ottobre è infatti la notte dei sacrifici animali, primo tra i quali il gatto nero, che già del suo è, nella storia della superstizione italiana, portatore di sfortuna ed essere legato al Demonio; il loro massacro è già noto nel Medioevo, quando venivano bruciati sul rogo insieme alle padrone, donne accusate di stregoneria. L'interpretazione del termine "Halloween" viene da alcuni deformata in "All Hallows Eve" e tradotta con "la sera in cui tutto è concesso" e perciò durante questa data a pagare sono proprio gli animali, non solo gatti, ma anche galli e capre che vengono sacrificati in quanto animali anch'essi simbolo del "maligno". Secondo l'Aidaa i felini neri che spariscono sono almeno trentamila l'anno, anche perchè questi rituali sono legati anche ad altre date, tra cui ad esempio: il 21 dicembre, prima notte di Tregenda, durante la quale anticamente avveniva l'adunata notturna di streghe e altri spiriti maligni; 2 febbraio in cui cade la Candelora, festa della Purificazione di Maria che però coincide con la notte durante la quale gli "apprendisti Stregoni" vivono la cerimonia di iniziazione; 30 aprile data che si contraddistingue per essere l'inizio dell'estate esoterica, in cui avviene il Sabba (incontro al quale partecipano streghe , maghi e Satana) dedicato alla propiziazione di denaro e successo; 24 giugno, terza notte di Tregenda con riti volti alla protezione degli adepti della setta e conseguente evocazione di malefici verso i nemici; 31 luglio data di svolgimento di uno dei più importanti Sabba durante cui si respingono gli influssi malefici; 29 settembre equinozio d'autunno e ultima notte di Tregenda, un inno alla conoscenza demoniaca. Tanti dunque i momenti durante i quali spesso vengono martoriati animali in onore di questi rituali, tanto che sovente gli animalisti non solo cercano di prevenire tramite comunicati stampa e pubblicità varia questi sacrifici, consigliando a tutti di cercare di tenere gli animali al sicuro nelle case, soprattutto in queste occasioni, ma ancor più spesso organizzano ronde volontarie attive in tutte le notti critiche per vigilare al meglio su queste povere bestiole.
 
GEA PRESS
7 NOVEMBRE 2012
 
Natale – desiderio di cuccioli con truffatori in Cameroon
L'Associazione Earth: truffe in vista, tutto denunciato alla Guardia di Finanza.
 
Cani ma non solo, anche gatti e perfino pappagalli figurerebbero nell’ampio album delle truffe on line, raccolte e denunciate dall’Associazione Earth. Il periodo preferito, come è facile immaginare, è quello natalizio.
Secondo L’Associazione finora in Italia ben 25.000 persone sarebbero state coinvolte nei raggiri. Un commercio conveniente, per chi truffa, che secondo Earth si aggirerebbe tra i 10 ed i 15 milioni di euro.
“Sono già decine le segnalazioni pervenute nell’ultima settimana all’Associazione EARTH – spiega l’Avvocato Tiziana Marino - Si tratta di cittadini che evidenziano truffe da parte di agenzie on-line che promettono la vendita a costi concorrenziali o addirittura di offrire in regalo cuccioli di varie razze di cani e gatti o animali esotici”.
Dietro la truffa si evidenzia in genere il prezzo ridotto, se non addirittura animali in regalo, ma anche alcuni messaggi particolari. Allevamenti che stanno per chiudere, oppure in via di trasferimento. Posti che in genere vengono evidenziati come residenti negli Stati Uniti, ma in effetti facenti capo a società ben nascoste altrove. La spedizione dell’animale, una volta versati i soldi, tarda. Fermo in un aeroporto del Kansas, piuttosto che in Canada. Poi i paventati problemi doganali. Una truffa ulteriore, visto che il cliente, ansioso dell’animale che crede di aver acquistato, non esita a versare altro denaro pur di sbloccare il presunto contenzioso. Tutto falso, ovviamente.
Earth dichiara di avere individuato alcune di queste “agenzie”. Avrebbero sede in Cameroon. Gli acquirenti vedono offerte e regali online, pagano ed il gioco è fatto. Soldi andati via ma del cane o altro animale, nessuna traccia. Un “affare” funzionale però alla truffa, specie in previsione delle festività natalizie.
EARTH ha sporto denuncia alla Guardia di Finanza ed alla Polizia Postale, segnalando i siti web di tali “agenzie”. Una segnalazione è stata altresì inviata all’Interpol chiedendo di rintracciare i responsabili delle truffe.
 
GAZZETTA DI REGGIO
7 NOVEMBRE 2012
 
Capriolo muore investito in via Newton
 
Prov. Di Reggio Emilia - Si è spinto fino a Cadé. Troppo vicino alla vita urbana per farcela, in quella giungla di auto e pericoli che è via Newton. Si tratta di un capriolo, investito nella notte tra lunedì e ieri. L’impatto con l’auto che sorpaggiungeva è stato troppo violento e l’animale è praticamente morto sul colpo. Sono sempre più frequenti gli arrivi di ungulati fino alla città. Si spostano alla ricerca di cibo. Ma molto spesso avventurarsi lungo le strade, per loro, rappresenta morte certa. Mentre per gli automibilisti un serio pericolo, per la propria incolumità.
 
ADN KRONOS
7 NOVEMBRE 2012
 
Gatto in pozzo artesiano da 10 giorni, salvato da speleologi Soccorso Alpino
Siracusa - Nel cunicolo profondo dieci metri e largo due, nelle capagne di Portopalo di Capo Passero, la bestiola è potuta sopravvivere grazie al proprietario che gli calava cibo e acqua. Quando, però, le sue condizioni sono peggiorate è stato deciso di far intervenire gli specialisti del Cnsas
 
Siracusa - E' salvo il gatto che da dieci giorni era intrappolato in fondo ad un pozzo artesiano nelle campagne di Portopalo di Capo Passero (Siracusa). L'operazione di recupero, durata oltre un'ora, e' stata eseguita ieri sera da una squadra di tecnici del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico provenienti da Ragusa. A richiedere l'intervento degli speleologi erano stati il presidente del circolo di Legambiente "Scieri e Muciare" di Pachino, Salvatore Maino, e la polizia municipale di Portopalo. In questi giorni il proprietario Aldo Curcio ha continuato a rifocillare l'animale calandogli cibo e acqua ma le sue condizioni stavano peggiorando cosi' e' stato deciso di far intervenire gli specialisti del Cnsas. Il pozzo, profondo 10 metri e largo 2, si trova in localita' Scalo Mandrie, nei pressi del castello Tafuri. Il recupero non e' stato fa cile perche', una volta calatisi nel pozzo con le corde, gli speleologi hanno avuto difficolta' a prendere il gatto che si nascondeva spaventato tra i detriti accumulati sul fondo. I tecnici, a questo punto, hanno escogitato un stratagemma costruendo una piccola trappola nella quale l'animale e' stato attirato con il cibo. Solo cosi' sono riusciti a metterlo al sicuro e riconsegnarlo sano e salvo al proprietario, presente durante il recupero con il rappresentante di Legambiente e una pattuglia della polizia municipale.
''Siamo veramente soddisfatti di aver salvato un povero animale da una triste fine. Ringraziamo i tre speleologi ragusani per il loro ottimo lavoro e il presidente regionale del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico della Sicilia, Giorgio Bisagna, per essersi reso disponibile alla soluzione del caso. Per noi di Legambiente Pachino la dimostrazione che vogliamo essere vicini alla gente sempre e comunque'', ha detto Maino.
 
LA ZAMPA.IT
7 NOVEMBRE 2012
 
Moria di merli per colpa del alcol
Avevano mangiato bacche di sorbo fermentate, determinando un
alto livello di etanolo nel loro corpo
 
Decine di giovani merli sono stati trovati morti nel giardino di una scuola elementare in Cumbria, nel Nord dell’Inghilterra: questo il mistero che ha attanagliato alcuni ornitologi inglesi nell’ultimo periodo.  La maggior parte degli uccelli presentava lesioni da trauma, motivo per cui in un primo momento si è pensato che fossero stati maltrattati. Dopo alcuni studi effettuati dallo staff dell’Animal Health and Veterinary Laboratories Agency sui tessuti di alcuni di questi, si è scoperto che i sintomi, simili a quelli dell'ebbrezza, erano legati all’ingerimento di bacche fermentate. Nei giorni precedenti alla loro morte, i merli erano stati avvistati a mangiare bacche sugli alberi di sorbo, la cui fermentazione provoca alte concentrazioni di etanolo nel fegato dei volatili. Le medesime bacche sono state ritrovate nel loro stomaco e nei pressi del posto in cui sono stati rinvenuti. Inoltre alcuni volatili sono stati visti cadere dagli alberi. Gli esami hanno rivelato un alto livello di etanolo, cioè alcol puro, all’interno dello stomaco dei merli. Le numerose lesioni riportate sul corpo degli uccelli erano attribuibili al disorientamento provocato dalla disintossicazione che deve aver indotto gli animali a volare con meno consapevolezza e quindi a ferirsi.  
Tutto ciò ne avrebbe provocato la morte.  
 
GAZZETTA DI REGGIO
7 NOVEMBRE 2012
 
Le mangiatoie “fai da te” aiutano gli uccelli in inverno
 
Il 29 ottobre, in Inghilterra, gli amici della natura celebrano ogni anno un giorno un po' speciale: è “La giornata alimentare degli uccelli” . In vista dei primi freddi e dell'inverno, gli animalisti si mobilitano per allestire spazi dove mettere a disposizione cibo per i volatili, in modo che anche quando avranno più difficoltà a trovarlo autonomamente potranno sfamarsi. In Italia, ancora non esiste questa festa. Esistono, però, tanti modi – facili e molto economici - per dare una mano ai nostri amici piumati. I quali, soprattutto in caso di nevicate, combattono per la dura lotta alla sopravvivenza. Come fare? Qualche suggerimento ci arrivano dalla Lipu – Lega Italiana Protezione Uccelli – e a spiegarceli è Luca Artoni, guardiaoasi del Bianello. «Una delle cose che si possono fare per garantire agli uccelli cibo, è costruire delle piccole mangiatoie. Dove, anche in caso di pioggia o neve, potranno trovare sempre un nutrimento asciutto» spiega. Costruirle è facile e per farlo è possibile utilizzare materiale di riuso: per esempio, vecchie bottiglie di plastica e taniche appositamente ritagliate in modo da creare un “davanzale” su cui gli uccellini possono appoggiarsi e poi appenderle ai tronchi degli alberi. Oppure, si possono costruire in legno, con tanto di tettoia e installarle nei giardini, ovviamente in alto. Per i più pigri e i meno abituati al bricolage, esiste poi la possibilità di acquistarli direttamente nei negozi di animali o alla Lipu (le informazioni sul sito www.lipu.it). «Un'accorgimento, però, è necessario: per prima cosa, infatti, dobbiamo valutare bene le specie che frequentano o potrebbero frequentare la nostra mangiatoia – spiega Luca Artoni – Quali sono, cioè, le specie di uccelli della nostra zona. E in relazione a questo, dobbiamo valutare lo spazio a nostra disposizione: se troppo piccola, infatti, la nostra mangiatoia potrebbe impedire a piccioni, tortore e colombe di accedere al cibo. Così, come è utile valutare eventuali problemi di gestione». Per esempio: se non è possibile pulire quotidianamente la mangiatoia, è meglio optare per una chiusa o munita di un “tetto” così il cibo non si bagnerà. Per essere davvero di aiuto agli uccelli, però, è necessario essere costanti ed affidabili: una volta che abbiamo attivato il nostro punto di ristoro, si dovrà continuare a rifornirla con regolarità e senza interruzioni fino alla primavera, garantendo che la neve non renda il cibo inaccessibile o che l’acqua geli. Così come bisogna essere sicuri che le mangiatoie non siano alla “portata di gatto”, affinché gli uccelli pos sano trovarle e sostarvi in tranquillità. Riguardo ai rifornimenti delle mangiatoie, ecco alcuni consigli. «Vanno bene semi di girasole, miglio, ma anche briciole dolci in genere come di biscotto, pandoro e panettone – spiega Artoni – Si possono aggiungere anche frutta secca, come noci e arachidi, ma non salate. E poi gli uccellini sono ghiotti di lardo mescolato ai semi». Quando vedrete gli uccellini fermarsi a mangiare dalla vostra mangiatoia, sarà una grande soddisfazione. Provare per credere.
 
IL TIRRENO
7 NOVEMBRE 2012
 
Via il divieto agli animali nei condomini

Melisanda Massei Autunnali

 
PIOMBINO (LI) - Le norme del regolamento dei condomini non possono vietare di possedere o detenere animali domestici. Lo dice un articolo del disegno di legge approvato dalla Camera (il 28 settembre scorso), nell'ambito di una norma più estesa (su cui anche il Senato dovrebbe esprimersi a breve) riguardo alla coabitazione di più famiglie negli stessi edifici. «Sintomo di una cultura diversa – commenta Maria Cristina Biagini, presidentessa dell'associazione «La casa di Margot» – e di un diverso benessere sociale. Gli animali sono diffusissimi (a Piombino ci sono circa 4500 cani, ndr) e la sensibilità nei loro confronti è molto evoluta. Abitudini che cambiano. E il legislatore si muove in questa direzione». In realtà, rammenta Biagini, già in passato la Cassazione si era espressa a favore della fra ngia animalista nel momento in cui controversie riguardanti cani e gatti erano finite davanti al giudice. Sì, perché anche se alcuni regolamenti di condominio (ciascuno ha il proprio, ed è obbligatorio laddove esistono 10 o più famiglie) vietavano di detenere animali domestici, la giurisprudenza aveva sempre finito con il considerare illegittime queste norme. «Nessuno – aggiunge Biagini – può imporre l'allontanamento di un cane o di un gatto, che sono animali da affezione: semmai si può imporre disciplina sugli spazi comuni o il risarcimento di un danno provocato. Questo, certo, è assolutamente lecito». Del resto, spiegano anche gli amministratori dei condomini, sono principalmente questi i punti attorno ai quali spesso e volentieri ruotano le contestazioni condominiali attorno agli animali. Il rispetto reciproco, affermano, è la chiave di tutto, anche se i casi di reclami che si verificano nel corso dell'anno sono pari a pochissime unità, e per di più sono casi limite. «Del resto – commentano dallo studio Matteoni – rispetto al passato c'è molta più educazione. Molti più cani e gatti, ma anche più volontà di adeguarsi alle esigenze comuni». Semmai a essere segnalati sono quei casi in cui in gioco c'è la tutela degli animali: cani lasciati soli in casa ad abbaiare per ore, oppure rinchiusi sul terrazzo. «A chi ci segnala questi episodi – spiega Barbara Boldrini – diciamo subito di rivolgersi alle associazioni. Va da sé, però, che questi reclami siano il segnale di una maggiore sensibilità verso gli animali». Anche in virtù di tutto questo, osservano dallo studio Carnesecchi, «la nuova legge non ha una grande utilità: l'autoregolamentazione basta e avanza, e quanto alla detenzione già la Cassazione aveva chiarito l'impossibilità di esprimere dei divieti». Più utile, semmai, sarà dettagliare la norma con regole più precise: così Valentina Viegi, e così anche l'assessore all'ambiente Marco Chiarei, per il quale la nuova legge è senz'altro giusta in linea di principio, sebbene temi come tolleranza e rispetto reciproco dovrebbero essere affidati più al buon senso che alla legislatura. «Ripeto – conclude – il passo è importante sul piano culturale, ma c'è da capire cosa ne conseguirà. I regolamenti dovranno indicare quali sono i comportamenti che recano disturbo, in modo che ciascuno possa disciplinarsi. Cosa che avrebbe dovuto imparare a fare già da solo, senza bisogno di leggi che gli spieghino la comune buona educazione».
 
LA NUOVA FERRARA
7 NOVEMBRE 2012
 
Grazie a un nuovo decreto ecco l’ambulanza veterinaria
 
Ci sono importanti novità in fatto di salute e pronto soccorso per gli amici a quattrozampe. E' di poche settimane fa la notizia che l'ambulanza veterinaria (già inserita come mezzo di soccorso per gli animali all'interno del nuovo codice della strada da una legge del 2010, la n.120) potrà presto intervenire e trasportare a sirene spiegate un animale gravemente ferito in un incidente stradale. Cani e gatti che si trovano in condizioni critiche, infatti, hanno diritto a ricevere un'assistenza d'urgenza e potranno, perciò, essere portati velocemente in ambulanza alla clinica veterinaria più vicina. Gli stessi privati che usano la propria auto per soccorrere animali in difficoltà, potranno farsi largo nel traffico usando il clacson, esonerati dai limiti imposti dal codice della strada. Il decreto, da parte del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, ha dunque superato il vaglio e l'approvazione del Consiglio di Stato. Finalmente, quindi, le ambulanze veterinarie saranno una realtà, ma con requisiti e caratteristiche di equipaggiamento ben definite: il provvedimento, infatti, individua quali mezzi di trasporto possono fare uso del lampeggiante e della sirena, e anche le condizioni fisiche patologiche in base alle quali un animale può essere considerato in grave stato di salute e usufruire dello speciale mezzo di soccorso.
 
SCIENZA E SALUTE
7 NOVEMBRE 2012
 
Vaccinazioni cane: come proteggerlo dalle malattie infettive
A che cosa servono i vaccini e da quali malattie proteggono il nostro cane?
 
Esistono moltissime malattie infettive che possono colpire il cane ed essere molto pericolose, tanto da provocarne la morte. Per alcune di queste malattie sono disponibili i vaccini, che rappresentano gli unici strumenti profilattici in grado di proteggere il nostro animale.
I cani assumono il colostro dalla madre nei primi giorni di vita; il colostro conferisce ai cuccioli un'immunità anticorpale che li protegge durante le prime settimane di vita e che, però, ben presto inizia a decrescere. E' in questo periodo che bisogna intervenire con le vaccinazioni; i protocolli vaccinali sono molteplici ed ogni veterinario sceglie il migliore in base alla situazione immunitaria del cucciolo e al rischio di infezione.
Nel cane, le vaccinazioni di base (vaccini "core") sono quelle per la Parvovirosi, il Cimurro, l'Adenovirus canino (CAV-2) e la Leptospirosi. Le prime vaccinazioni si effettuano generalmente a 6-8 settimane di vita; devono poi essere richiamate dopo 3-4 settimane dalla prima iniezione, per potenziarne l'efficacia. In seguito, il veterinario curante sceglierà se fare anche un terzo richiamo. In ogni caso, i vaccini andranno ripetuti ogni anno, in occasione della visita di controllo alla quale tutti i nostri animali dovrebbero essere sotto posti annualmente. Fa eccezione il vaccino che protegge dalla Leptospirosi, grave malattia infettiva, che deve essere ripetuto ogni 6 mesi.
Un'altra importante vaccinazione è quella per la Rabbia, ad oggi obbligatoria nelle Regioni Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, per poter portare il nostro cane all'estero (in questo caso serve anche il passaporto) e per partecipare a Fiere ed Esposizioni canine. 
 
GREEN STYLE
7 NOVEMBRE 2012
 
Cancro alle ossa nei cani, una scelta difficile
 
Il cancro non risparmia nemmeno i nostri amici a quattro zampe: si tratta, infatti, di una patologia non rara fra cani e gatti. Ma che fare quando il veterinario diagnostica un cancro al cane di casa, come ad esempio un osteosarcoma? I tumori degli animali necessitano di cure intense, simili a quelle del cancro umano, anche se tendono a svilupparsi molto più rapidamente data la breve vita media di un cane o di un gatto. A differenze dell’uomo, però, quando si parla di Fido il proprietario si trova a dover scegliere fra due estremi fra loro opposti: eutanasia o terapie dolorose? A provare a dare una risposta a questo gravoso dilemma, ci pensano gli esperti veterinari del portale PetMD.
Il tutto parte dall’analisi proprio dell’osteosarcoma, un cancro delle ossa fra i più diffusi fra i cani. Ogni tumore, tuttavia, ha le proprie regole e precise modalità di progresso, quindi è sempre meglio riferirsi alle indicazioni del proprio veterinario, prendendo invece questi consigli come suggerimenti da valutare di caso in caso.  Un cancro come l’osteosarcoma solitamente richiede l’amputazione dell’arto affetto, a cui si aggiunge un ciclo di chemioterapia che può durare diversi mesi. Le aspettative di vita non sono elevatissime: si parla di 5 mesi per l’amputazione e di 7-13 mesi per la chemioterapia. Tempi ristretti che possono indurre il proprietario a evitare ulteriori sofferenze al proprio cane in favore della soppressione. In generale ci si trova a scegliere fra quattro alternative, illustrate qui di seguito. A guidare la scelta sarà sempre l’affetto per il proprio cucciolo, con l’imperativo di non aggiungere sofferenza a quella che il nostro amico a quattro zampe sta già sopportando a causa della sua malattia.
Soppressione: se il cancro fosse già in uno stato avanzato e le possibilità di recupero remote, con aspettative di vita di poche settimane o di un paio di mesi, bisogna prendere una delle decisioni più difficili per amore del proprio cane. Inutile, infatti, è allungare immotivatamente la sofferenza di Fido, considerato come l’osteosarcoma sia particolarmente doloroso;
Amputazione: l’amputazione è solitamente necessaria in ogni percorso di cura, ma si può scegliere di evitare la debilitante chemioterapia qualora l’aspettativa di vita non fosse elevatissima. Si può decidere, in altre parole, di procedere all’intervento per godere di circa 6 mesi in più in compagnia del proprio cagnolino, senza costringerlo a stressanti cure;
Amputazione con chemioterapia: l’amputazione con chemioterapia è la soluzione ideale per quei tumori scovati in fase iniziale e di cui ci sono buone speranze di ripresa. Si può superare l’anno in termini di aspettativa di vita, ma richiede molto impegno perché l’animale dovrà sottoporsi ai cicli di cura anche più volte alla settimana.
Amputazione con ricovero: negli Stati Uniti, e sempre più di frequente in Europa, si stanno sperimentando nuovi percorsi terapeutici per i casi meno disperati. Pare che buoni risultati siano stati ottenuti dall’amputazione con ricovero: il cane viene tenuto per qualche giorno in ospedale, in genere una settimana, e sottoposto non solo all’intervento, ma anche a un intenso percorso chemioterapico sotto stretto controllo medico. In questo modo, si riducono i cicli di chemio in itinere, richiesti una volta circa ogni tre settimane.
 
LA STAMPA
7 NOVEMBRE 2012
 
Gatti e bambini tra paure e gioie
Se temete che la convivenza tra felini e bambini sia problematica, tranquillizzatevi: il loro rapporto può essere gioioso o addirittura benefico. Ma occorre educare entrambi
 
Giulia Mattioli
 
I gatti e la gravidanza non godono di buoni rapporti: la paura della toxoplasmosi spinge molte donne ad allontanare i felini di casa fino alla nascita del bambino. In realtà tutto quello che occorre è molta accortezza, come per esempio non occuparsi della lettiera, evitare di farsi leccare o graffiare, ma la precauzione non è mai troppa e molte future mamme scelgono di separarsi temporaneamente dal gatto di casa. E una volta che il bambino è nato?
I 'cuccioli di umano' e gli animali in linea di massima interagiscono molto bene: i gatti (ma anche i cani) sono naturalmente predisposti ad accudirli e a non aggredirli. Eppure i bambini possono infastidire i felini, e non poco, con strilla, pianti, peli tirati e invasione degli spazi. E' importante che il gatto non abbia la percezione del piccolo come un fastidio o un'entità sconosciu ta: sin da quando cominciate ad allestire la cameretta del bebè, lasciate che il micio vi possa entrare, la annusi, limitando magari solo la culla (qualsiasi gatto farebbe follie per una soffice culla!) con una zanzariera.
Una volta che il piccolo è arrivato, lasciare che il felino lo annusi, magari mentre lo tenete in braccio, ma evitate di lasciarli da soli: può bastare un pianto improvviso a infastidire il gatto che il più delle volte semplicemente se ne andrà, ma può essere che invece passi alle 'maniere forti'. Per quanto riguarda la classica fobia del gatto che dorme in faccia al neonato soffocandolo, tranquillizzatevi: si tratta di leggenda metropolitana! Che il micio cerchi la vicinanza del bebè per dormire è normale, perché è attratto dal calore, ma che scelga proprio la faccia è difficile se non impossibile; allo stesso tempo il bimbo si ribellerebbe al peso del gatto.
Non ec cedete nella paura di germi e microbi: il gatto è un animale molto pulito (si pulisce zampe e genitali quasi in modo maniacale), e in generale sono diverse le ricerche che affermano quanto la vicinanza con un animale domestico da piccoli aiuti a sviluppare il sistema immunitario. In pratica il bimbo stando a contatto con un gatto (o un cane) viene sottoposto ad una leggera ma costante esposizione a patogeni, che gli assicura una sorta di immunità. Stesso dicasi per le allergie al pelo, anche se non ci sono conferme esatte.
Quando il piccolo comincerà a crescere e, intorno ai 7 mesi, avrà la tentazione di toccare il micio, non sarà ancora in grado di farlo con delicatezza, e il rischio graffio sarà altissimo. Abituate quindi il bambino ad accarezzare peluche e pupazzi pelosi, insegnandogli a farlo con delicatezza (muovete la sua manina). Quando avrà capito come si fanno le coccole, potrà farle anche al micio, ma sempre sotto la vostra supervisione.
Vietategli categoricamente di tirare la coda, toccare occhi e orecchie, tantomeno di stringerlo e abbracciarlo, ma insegnategli a lisciare il pelo sul dorso e sulla testa. In vostra presenza, potete anche mettergli il gatto in braccio (se l'animale gradisce, ovviamente). Riponete in alto le ciotole con il cibo, e mettete la lettiera fuori portata, in modo che il bimbo che comincia a gattonare non le possa prendere e giocarci, sporcandosi ma soprattutto 'invadendo' un territorio molto speciale per l'animale. Non permettetegli nemmeno di disturbarlo mentre dorme o mangia.
Per rafforzare il loro legame invece, quando il piccolo sarà in grado di camminare fateli interagire insieme con dei giochini: il filo che si muove è un classico, oppure lasciate che il piccolo gli lanci qualche croccantino. Riderà  a crepapelle e il loro rapporto si rafforzerà, creando in futuro un legame davvero speciale.
 
NEL CUORE.ORG
7 NOVEMBRE 2012
 
BRASILE: VIA ALLA CLONAZIONE DEGLI ANIMALI A RISCHIO ESTINZIONE
Non chiaro l'impatto sulle specie minacciate
 
Scienziati brasiliani stanno cercando di clonare gli animali in pericolo di estinzione, come il giaguaro e il lupo dalla criniera, anche se il potenziale impatto sulla conservazione di queste specie minacciate non è ancora chiaro.
L'iniziativa di clonazione è stato intrapresa dal giardino zoologico Brasilia di in collaborazione con l'Agenzia di ricerca agricola del governo brasiliano, Embrapa, ed è ora arrivata alla sua seconda fase. La ricerca è volta ad adattare le tecniche di clonazione di specie di animali selvatici come un mezzo per contribuire alla conservazione.
La prima fase, invece, prevedeva la raccolta di campioni di materiale genetico, o germoplasma, in forma di sangue, sperma, cellule somatiche e cellule del cordone ombelicale. "Abbiamo già 420 campioni di germoplasma conservati nella nostra banca e stanno per continuare la raccolta", ha detto a Tierramérica* Carlos Frederico Martins, ricercatore di Embrapa.
Otto animali sono stati scelti per l'iniziativa, tra cui il crisocione, il giaguaro e la scimmia leonina nera. La maggior parte degli esemplari opzionalita sono nella "Red List" delle specie minacciate compilata dal "Chico Mendes Institute for biodiversity conservation e dall'Unione internazionale per la conservazione della natura. I campioni sono stati raccolti nel corso di due anni. Oltre alle tre specie appena elencate, scelti anche lo speoto, il coati, il formichiere dal collare, il mazama grigio e il bisonte. I ricercatori hanno preso il materiale genetico soprattutto da esemplari morti di animali nativi del Cerrado, la vasta savana tropicale che si estende nel Brasile centrale.
La fase successiva sarà la formazione dei ricercatori allo zoo.
"All'Embrapa abbiamo già clonato mucche. Quello che ci accingiamo a fare è trasferire l e nostre conoscenze per i ricercatori in modo che possano condurre studi per adattare la tecnica agli animali selvatici ", ha aggiunto Martins.
Un disegno di legge, dal 2007 al Senato brasiliano, vorrebbe stabilire norme per la pratica della clonazione, visto che la normativa vigente non prevede regole molto chiare.
Questo è il primo tentativo del Brasile di clonare animali selvatici. E Martins ha osservato che "Paesi come gli Stati Uniti e la Corea del Sud stanno già lavorando su ricerche analoghe".
 
IL GIORNO
7 NOVEMBRE 2012
 
Troppi cinghiali in alto Lario: alla guerra con i bassotti
A vuoto le prime battute
Gli esperti chiedono che sia aperta la caccia ai cinghiali al fine di limitare i danni a pascoli e terreni agricoli. La Provincia di Lecco ha scelto però di non aprire l’attività venatoria
 
di Stefano Cassinelli
 
Lecco — Le prime due «girate» effettuate per contrastare la diffusione dei cinghiali sul territorio provinciale hanno avuto esito negativo. I due tentativi sono stati fatti nelle montagne sopra Lecco e in Alto Lario, in entrambi i casi non è stato abbattuto nemmeno un cinghiale. Una situazione che riporta ancora al centro del dibattito le strategie per contrastare la forte crescita di questi ungulati sul territorio.
Molti cacciatori chiedono che sia aperta la caccia ai cinghiali al fine di contrastare la crescita e limitare i danni che gli animali provocano ai terreni agricoli e ai pascoli. Danni che per altro poi vengono ripagati dalla Provincia ai proprietari danneggiati. L’Amministrazione di Lecco ha scelto però di non aprire l’attività venatoria nei confronti dei cinghiali nella convinzione che questo porterebbe a nuove immissioni di ungulati al fine di cacciarli in seguito.
Questi animali potrebbero essere stati introdotti sul territorio da cacciatori che poi li vorrebbero cacciare, secondo altri sono invece giunti dai territori limitrofi dove ce ne sono diverse migliaia. Resta però il fatto che i cinghia li sono sempre più sul territorio, si stima circa 1.500 esemplari anche se un dato certo non c’è. Numeri bassi rispetto alla Provincia di Co mo che ha approvato quest’anno un piano di abbattimento di 1.700 capi. Pertanto la consistenza delle popolazioni di cinghiali deve essere moltiplicata per circa otto volte e supera i 10.000 capi. Un dato impressionante.
Per quanto riguarda i danni nell’anno 2011 sono ammontati a circa 30.000 euro tutti rimborsati dall’erario pubblico. Su questi numeri e sulla strategia per il contenimento si gioca la battaglia. Mentre a Como i cacciatori possono abbattere i cinghiali, strategia in parte adottata anche da Sondrio che ha approvato un piano quest’anno, a Lecco c’è la ferma volontà di non dare la possibilità di cacciare facendo fare un abbattimento selettivo alle guardie venatorie.
Lecco ha deciso di affidare la lotta ai cinghiali ad alcuni cani tra cui due bassotti, accompagnati da una serie di successi in altri territori. Cani e addestratore costano 500 euro al giorno per la «girata» ovvero il seguire le tracce degli ungulati per permettere ai guardiacaccia di abbatterli. Recentemente questi cani hanno portato a «girate» che hanno permesso di abbattere fino a 12 cinghiali in un giorno. L’assessore provinciale alla Caccia Carlo Signorelli spiega: «Sono state girate esplorative per la conoscenza del territorio, avremo una prima attività concreta il 23 novembre con una girata a cui parteciperò personalmente per constatare come funziona l’attività».
 
NEL CUORE.ORG
7 NOVEMBRE 2012
 
VENETO: PRONTI 20 MILIONI PER IL BENESSERE DEI SUINI E DELLE OVAIOLE
Un bando per allevamenti all'avanguardia
 
Il Veneto sosterrà, tramite il programma di sviluppo rurale, l'ammodernamento degli allevamenti per migliorare il benessere animale, con gli occhi puntati soprattutto sulle galline ovaiole e sui suini.
"Con la proposta di bando approvata ieri dalla giunta - ha detto l'assessore all'agricoltura Franco Manzato - abbiamo infatti dato la possibilità di erogare contributi per gli allevatori che desiderano ammodernare e migliorare la propria attività".
La proposta di bando, che passa ora all'esame della commissione consiliare competente prima della definitiva approvazione e della successiva pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione, prevede un sostegno finanziario complessivo di 20 milioni di euro, dei quali 8 milioni destinati al benessere delle galline ovaiole e 12 milioni per la protezione dei suini.
L'obiettivo? Sostenere i l sistema allevatoriale veneto nell'attuazione delle disposizioni normative europee che riguardano il miglioramento delle condizioni di igiene e benessere degli animali.
Di fatto, questo provvedimento agevolerà numerose aziende agricole nell'adeguamento agli standard richiesti a livello europeo, fornendo la possibilità di acquistare gabbie per ovaiole conformi ai nuovi requisiti e di ristrutturare i fabbricati destinati all'allevamento dei maiali.
 
GEA PRESS
7 NOVEMBRE 2012
 
Inghilterra – in aumento le mute di cani addestrati per aggredire altri animali
Nuovi interventi della Polizia nel nord est del paese.
 
Continua la sequela di interventi di Polizia nel nord est dell’Inghilterra, contro persone accusate di dare la caccia ad animali selvatici. Dopo il seviziatore di cani e cervi di Ashington, condannato appena pochi giorni addietro per avere aizzato i suoi cani contro dei cervi (vedi articolo GeaPress) è ora la volta di un intero gruppo di giovani. Sono stati arrestati a Firthmoor una cinquantina di chilometri più a sud del precedente posto ma sempre nell’Inghilterra nord orientale.
Le indagini, condotte dalla Polizia locale e dalla Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals (già coinvolta nel caso dello scorsa settimana) hanno portato all’arresto di cinque persone di età compresa tra i diciotto e i diciannove anni. Secondo una prima ricostruzione degli inquirenti il gruppo avrebbe in più occasioni aizzato i propri cani ai danni sia della fauna selvatica ma anche di gatti. Gesta che potrebbero essere state filmate. Per tale motivo la Polizia ha sequestrato anche computer, cellulari ed altro materiale utile a ricavare informazioni sulla strana forma di caccia messa in atto dal gruppetto.
Fatti, quelli occorsi a Fithmoor, che hanno allarmato la popolazione locale che ha subito avvisato le forze di polizia. Un problema, quello degli animali aggrediti da cani appositamente addestrati che, secondo quanto dichiarato dalla RSPCA, starebbe vivendo una vera e propria recrudescenza nel nord est del paese.
 
GEA PRESS
7 NOVEMBRE 2012
 
India – gufi in pericolo, vittime di “proprietà magiche”
 
Dovrebbe simboleggiare la vittoria del bene sul male, ed invece il Diwali, una importante ricorrenza religiosa Indù rischia di trasformarsi in un vero e proprio incubo per centinai di gufi. La “festa delle luci”, così chiamata dai fedeli, si è purtroppo caratterizzata anche per l’uso di talune parti del corpo dei Gufi (formalmente protetti in tutta l’India) come artigli, cuore, rene, sangue, becco ed altro ancora.
L’allarme è ora lanciato dall’Ufficio Traffic, l’importante struttura internazionale alla quale coopera il WWF, per la salvaguardia della fauna selvatica e la repressione del suo commercio. Il giorno fatidico, per i poveri gufi, è fissato quest’anno per il 13 novembre. Il loro “sacrificio” è visto purtroppo come un buon auspicio. Secondo l’Ufficio Traffic la storia del povero animale, considerato sacro nella cultura indiana, è divenuta oggetto di superstizione e magia nera. False credenze popolari che di fatto hanno provocato una vera e propria impennata nella richiesta di gufi.
I poveri animali finiscono così intrappolati e commerciati in occasione della ricorrenza. I preferiti dagli sciamani sono soprattutto quelle specie di Gufo che presentano i cosiddetti ciuffi auricolari. A loro vengono attribuite particolari proprietà magiche.
 
RAI NEWS 24
7 NOVEMBRE 2012
 
La promessa del candidato repubblicano
Romney: se vinco, nuovo cane
 
Chicago, 07-11-2012
Se arriverà alla Casa Bianca, Mitt Romney si porterà un nuovo cane. Lo ha detto lui stesso, parlando con i giornalisti che gli chiedevano se in caso di vittoria si prenderà un nuovo cucciolo."Uno dei vantaggi sarà avere un altro weimaraner", il bracco di Weimar, ha risposto Romney, che nella prima parte della campagna elettorale è stato aspramente criticato quando venne fuori che nel lontano 1983 aveva trasportato Seamus, il suo setter, in una cuccia montata sul tetto di una Volvo per 10 ore durante il viaggio con la sua famiglia da Boston al Canada e il cane, a quanto pare, aveva sofferto di terribili attacchi intestinali.
 
MESSAGGERO VENETO
8 NOVEMBRE 2012
 
 
Cani da caccia avvelenati Uno morto, tre in fin di vita
 
Le esche sono state sparse nei boschi e nei prati fra Travesio e Sequals. I “bocconi” rinvenuti sottoposti ad analisi. Sul caso indaga il Corpo forestale
 
TRAVESIO (PN). Un cane da caccia morto e tre in fin di vita: è allarme nei prati e nei boschi di Travesio e Sequals per i bocconi avvelenati, disseminati da mano ignota in diversi luoghi battuti da cacciatori e loro cani ausiliari, per la pratica dell’attività venatoria. Le esche rinvenute erano composte da pezzi di salame e lardo mescolati a una sostanza di colore azzurro, di cui ancora non si conosce la precisa natura.
A denunciare l’accaduto alle autorità competenti sono stati alcuni cacciatori delle riserve di Travesio e Sequals, che, nei giorni successivi alle uscite di caccia, hanno riscontrato la morte di uno dei cani e il malessere degli altri, che hanno, quindi, sottoposto a visite veterinarie. Inappetenza, vomito, diarrea, salivazione eccessiva, respirazione difficoltosa e stato di prostrazione generale i sintomi principali e intossicazione da veleni la diagnosi dello zooiatra, che non lascia spazio a facili ottimismi per i tre animali che in queste ore stanno lottando per sopravvivere.
Le indagini sulla vicenda sono condotte dal Corpo forestale di Pinzano: la polizia municipale di Spilimbergo, infatti, dopo essersi confrontata con l’Istituto zooprofilattico di Pordenone, ieri ha delegato per le ricerche il personale della Forestale, dato che proprio quest’ultimo stava già seguendo il caso. I forestali stanno attendendo gli esiti delle analisi sulle esche avvelenate, che auspicano possano essere pronti quanto prima: soltanto una volta in possesso dei risultati, infatti, sarà possibile risalire alla precisa tipologia commerciale di veleno utilizzato.
Non si sa ancora, inoltre, se siano state impiegate diverse sostanze tossiche per la preparazione dei bocconi, dato che uno dei quattro cani è morto quasi subito. Ci sono veleni, infatti, che agiscono più velocemente e, se l’intossicazione non viene diagnosticata con un certo tempismo, si rivelano letali, mentre altri agiscono in modo più lento e i sintomi si manifestano dopo qualche giorno dall’ingestione, con emorragie e danni irreparabili agli organi interni.
Non è la prima volta, comunque, che si parla di avvelenamento di animali nella zona di Travesio. Lo scorso marzo, numerosi gatti e un cane erano stati uccisi con bocconi intrisi di endosulfan e carbosulfan, pesticidi, come si era appreso dalle analisi condotte dal veterinario sugli animali morti. A denunciare l’accaduto era stato Erik Marmai, abitante di Toppo, preoccupato perché questi bocconi sarebbero potuti finire nelle mani della sua bimba di un anno e mezzo.
 
NEL CUORE.ORG
8 NOVEMBRE 2012
 
SAN TEODORO (GE), CACCIA AL KILLER DEI CANI: "AVVELENATI COL CIANURO"
Manifesti sui portoni per avvertire i proprietari
 
L'offensiva contro i cani sembra inarrestabile. In estate era toccato a Cornigliano, si è allargata a macchia d'olio in altre zone. "Nell'ultimo mese abbiamo avuto quattro o cinque casi di cani avvelenati con cianuro, a Quarto, Quinto e Sampierdarena", dicono dalla clinica veterinaria Foce. Però, l'"epicentro" - stando a quanto scrive il Secolo XIX - è a San Teodoro, dove ieri c'è stato l'episodio più eclatante: "Già due mesi fa è morto un cane per avvelenamento, e non si capiva il motivo - racconta Daniela Musso, residente in zona - Nei giorni successivi altri cani sono stati male. Un mesetto fa, anche la mia cagnetta ha mangiato un boccone, e il veterinario le ha trovato un pezzo di vetro nello stomaco".
A San Teodoro l'allarme è scattato ormai da un po' di tempo. E nei portoni sono spuntati manifesti non so lo per avvertire i proprietari di cani, ma si è anche passati alle minacce nei confronti dei responsabili di questa follia. Intanto, la questione si è aggravata ancora di più ieri mattina: "Sono state trovate dodici polpette di carne fresca a Villa Giuseppina - continua Musso -. Un cagnetto ne ha mangiate due, ma è stato salvato. Abbiamo subito chiamato la polizia municipale e i volontari che custodiscono la Villa. Ormai da piazza Pestarino a via Bari, tutta la zona è piena di polpette o involucri per fare del male ai cani".
Gli agenti del nucleo ambiente della polizia municipale sono intervenuti per farsi consegnare i bocconi avvelenati. I campioni sono stati già mandati all'ufficio di zooprofilassi per accertamenti. E ancora: sarà aperto un fascicolo in procura. Si parte da un'ipotesi di reato minore: articolo 674, riferito al gettare sostanze pericolose. Ma in base alle denunce che arriveranno presto, l'ipotesi di reato potre bbe diventare maltrattamento di animali.
 
IL SECOLO XIX
8 NOVEMBRE 2012
 
San Teodoro, caccia al killer dei cani
 
Giuliano Gnecco
 
Genova - L’offensiva è in grande stile, e non risparmia quasi nessun quartiere. Perché in estate era toccato a Cornigliano. Poi, l’attacco si è allargato a macchia d’olio. Un assalto vile perché ha per bersaglio chi è fedele e devoto senza nulla chiedere, chi mai tradisce, e che invece viene tradito proprio perché si fida: i cani. «Nell’ultimo mese abbiamo avuto quattro o cinque casi di cani avvelenati con cianuro, a Quarto, Quinto e Sampierdarena», confidano alla Clinica Veterinaria Foce. Però, l’epicentro dell’offensiva è a San Teodoro, dove ieri si è verificato l’episodio più eclatante: «Già due mesi fa è morto un cane per avvelenamento, e non si capiva il motivo - racconta Daniela Musso, che risiede in zona - Nei giorni successivi altri cani sono stati male. Un mesetto fa, anche la mia cagnetta ha mangiato un boccone, e il veterinario le ha trovato un pezzo di vetro nello stomaco».
A San Teodoro l’allarme è scattato da tempo; nei portoni già sono spuntati manifesti che non si limitano ad avvertire i proprietari di cani, ma si è arrivati alle minacce nei confronti dei responsabili di questo atto crudele, se individuati. Ma invece di scemare, il problema è esploso fragorosamente ieri mattina: «Sono state trovate dodici polpette di carne fresca a Villa Giuseppina - sospira Musso - Un cagnetto ne ha mangiate due, ma è stato salvato. Abbiamo subito chiamato la polizia municipale e i volontari che custodiscono la Villa. Ormai da piazza Pestarino a via Bari, tutta la zona è piena di polpette o involucri per fare del male ai cani».
Gli agenti del nucleo ambiente della polizia municipale sono intervenuti e si sono fatti consegnare i bocconi avvelenati: prendono la questione molto sul serio, tanto che hanno già inviato i campioni all’ufficio di zooprofilassi per gli accertamenti del caso. Non solo: sarà aperto un fascicolo in procura. Si parte da un’ipotesi di reato minore: articolo 674, che si riferisce al gettare sostanze pericolose. Ma in base alle denunce che verosimilmente arriveranno, l’ipotesi di reato potrebbe aggravarsi. E sul maltrattamento - o peggio - di animali, la legge è piuttosto severa.
 
NOVARA.COM
8 NOVEMBRE 2012
 
Orrore a Vogogna, donna annega 8 gatti nella vasca da bagno
L'autrice soffre di alcolismo e di problemi mentali
E' una triste e crudele vicenda quella avvenuta a Vogogna, dove una donna sofferente di alcolismo e problemi mentali tanto che qualche mese fa era arrivata ad avvelenare il marito, ha ucciso 8 gatti annegandoli nella vasca da bagno.

Luca Manghera

 
Ossola (VB) - E' una triste e crudele vicenda quella avvenuta a Vogogna, in Ossola. Una donna, da anni sofferente di alcolismo e anche in cura per problemi mentali tanto che qualche mese fa era arrivata ad avvelenare (per fortuna in modo lieve) l'anziano marito, ha ucciso 8 gatti annegandoli nella vasca da bagno di casa sua, riempita non solo di acqua ma anche di candeggina, ammoniaca e detersivi, che hanno creato una atroce miscela chimica.
La donna da tempo si prendeva cura dei gatti della zona, dando loro da mangiare. L'altra sera però è stata colta da un raptus: ne ha presi 9 e ha cominciato a ucciderli uno alla volta. Solo l'ultimo si è salvato, scappando dalla porta quando questa è stata aperta all'arrivo dei carabinieri, chiamati dai vicini di casa che avevano distintamente udito le urla strazianti dei poveri animali. Ai militari la donna si è presentata con le braccia sanguinanti per le decine di graffi che i gatti nel tentativo di sottrarsi le avevano inferto. Nella vasca una scena agghiacciante, con i corpi galleggianti degli animali morti, che ha comprensibilmente turbato anche gli stessi carabinieri.
Mentre la donna veniva portata in ospedale a Domodossola sul posto sono arrivati anche il veterinario dell'Asl Vco e una squadra di operai comunali, che hanno provveduto a seppellire i poveri animali utilizzando anche della calce. I carabinieri hanno formalizzato una denuncia per i reati di uccisione e maltrattamento di animali nei confronti della donna, e provvedimenti potrebbero essere presi anche nei confronti del marito che - nonostante il precedente - era in casa e non avrebbe mosso un dito per fermare la follia della moglie.
 
GO NEWS
8 NOVEMBRE 2012
 
Una coppia denuncia: "Il nostro cane morto per un caso di malasanità veterinaria"
 
Prov. Di Firenze - Il racconto: "Dopo un'anestesia totale Kira si è spenta in poche ore. Abbiamo provato a farci giustizia, ma sarebbe costato troppo"
Una coppia residente a Capraia e Limite denuncia una caso di malasanità da parte di un veterinario ai danni del proprio cane, morto poche ore un’operazione avuta ad agosto. In questi mesi, spiegano i due lettori di gonews.it, si sono informati per avere giustizia in merito all’accaduto, ma per varie vicissitudini non sono potuti andare avanti. In ogni caso hanno voluto rendere pubblica la loro storia, omettendo ogni riferimento sui luoghi e sulle persone coinvolte nella vicenda.
 
Di seguito il testo del loro racconto:
“Dopo mesi di ripensamenti sono arrivato alla conclusione che sia giusto esporre l'accaduto soprattutto per informare i concittadini.
 
Vi spiego meglio. Io e mia moglie eravamo felici possessori di Kira, cucciola di border collie di soli 15 mesi.
Nel mese di agosto decidiamo di sottoporre la nostra Kira alla radiografia per la displasia all'anca, esame necessario per la prevenzione di questa "malattia". Esame che però comporta l'anestesia totale dell'animale per le "manovre" che il veterinario deve fare per la perfetta riuscita.
Ci rechiamo alla clinica veterinaria alle 9:30 del 14 agosto di quest'anno. Poco dopo ci fanno entrate e preparano Kira all'anestesia mettendole le "cannule" in una zampa anteriore e facendoci accomodare nella sala d'attesa.
Verso le 11:00 ci fanno entrare ed iniziano le procedure per l'anestesia. Ci fanno nuovamente accomodare me e mia moglie in sala d'attesa.
Dopo poco viene una assistente e ci domanda se eravamo favorevoli ad un esame pre-anestesia per "stare tranquilli" sulla perfetta salute confortandoci del fatto che si tratta di un esame di "routine" ma che l'esame avrebbe comportato una spesa di 60€.
Non badando a spese per la salute della nostra amata Kira decidiamo subito di fare anche questo esame.
Attendiamo di nuovo e verso le 12:30 ci fanno entrare. Ci fanno vedere Kira, in una gabbia di degenza, che nel frattempo si era già svegliata ma ancora in evidente stato confusionale.
Nel frattempo il medico (nonché il titolare della clinica) ci porta davanti al pc per spiegarci cosa comporta la displasia all'anca e farci vedere i risultati della radiografia.
Visto che Kira ne risultava affetta, il veterinario, ha iniziato a proporci eventuali cure.
Finita la discussione arriva il momento di riprendere Kira e riportarla a casa (ore 13:15).
Kira ci è stata portata ancora non completamente autosufficiente nei movimenti ed in evidente stato di diarrea.
Paghiamo (280€, 220€ di radiografia e 60€ di esami), prendo in braccio Kira e la porto in auto adagiandola nel suo trasportino.
Arriviamo a casa e pranziamo in fretta perché dovevo entrare a lavoro alle 14:00.
Kira nel frattempo l'avevamo adagiata sulla sua brandina accanto a noi.
Alle 17:00 mia moglie chiama il veterinario per dirgli che Kira ancora non si era ripresa ed era sempre distesa sulla sua brandina (bastava toccarla per farle perdere liquidi!!!).
Il veterinario tranquillizza mia moglie dicendole che è normale dopo un'anestesia.
Alle 18:00 mia moglie chiama nuovamente il veterinario perchè Kira aveva iniziato a tremare ed ancora non si era alzata.
Il veterinario la tranquillizza nuovamente dicendole di coprirla e di chiamarlo l'indomani per sapere se le era passata la diarrea. Mia moglie esegue (anche se era il 14 agosto!!!).
Alle 19:00 mia moglie chiama per l'ennesima volta il veterinario perché Kira oltre a tremare respirava affannosamente. E nuovamente il veterinario la tranquillizza...
Verso le 19:45 la situazione si aggrava e mia moglie richiama il veterinario. Il suddetto non è rintracciabile né in clinica ne sul cellulare, mentre dovrebbe essere reperibile 24h (c'è scritto sia sulla vetrina della clinica che sul biglietto da visita)! Eppure ha anche 3 collaboratori.
Solo dopo le 21:00 mia moglie riesce a parlarci sul numero del cellulare e le comunica che sarebbe stato in clinica dopo 40 min, visto che non abita in zona.
A quel punto mia moglie mi chiama e trovo il modo di uscire prima da lavoro. Rientro a casa alle 21:30 e vista la situazione nella quale gravava Kira decido di chiamare personalmente il veterinario.
Domando quanto tempo ancora gli servisse per arrivare in clinica e lui con arroganza mi risponde: "Ho anche io una famiglia, cosa crede!!! Sto preparando le valige per partire per il mare ed arrivo!!!".
Nel frattempo io e mia moglie decidiamo di caricare Kira in auto e di incamminarci.
Nel tragitto ci fermiamo ad un altro ambulatorio veterinario nella speranza di trovare qualcosa, un numero, un indirizzo... ma erano le 22:00 del 14 agosto.
Mentre la tensione continuava a salire ripartiamo con l'intenzione di recarci verso Petroio dove c'è un'altra clinica veterinaria ma alla rotonda sul ponte di viale Togliatti a Kira prendono le convulsioni.
Quindi decidiamo di andare direttamente davanti alla clinica del veterinario al quale ci eravamo affidati.
Mentre mia moglie richiama il veterinario io prendo la brandina, con Kira sopra, a mo’ di barella e ci mettiamo davanti alla clinica in attesa. Intanto Kira era sempre in preda alle convulsioni.
Alle 23:00 ennesima convulsione, rantolo e bava alla bocca... smette di respirare!!! Le metto la mano sul torace ed il battito sembra esserci ancora!
Preso dalla disperazione provo a fare l'unica cosa che mi viene in mente... le prendo il musino, le tiro fuori la lingua e provo a farle la respirazione bocca a bocca... niente da fare.
A questo punto ecco il veterinario!
Lui apre, io la poggio sul lettino, lui prende l'adrenalina e gliela inietta nel cuore e poi massaggio cardiaco. Niente.
Nuova iniezione ed altro massaggio cardiaco. Niente...
Dopo varie discussioni, presi dallo sconforto, prendo il corpo di Kira (nel frattempo coperto dal veterinario con qualche "strappo" di rotolo di carta) e ce ne andiamo.
Dopo l'accaduto abbiamo cercato di fare giustizia contattando il tribunale degli animali, altri veterinari e qualche avvocato (fra cui uno che ha seguito anche Green Hill) e tutti ci hanno detto che c'è ben poco da fare.
Dovevamo prendere un avvocato, fargli causa, andare davanti ad un giudice il quale avrebbe nominato dei veterinari per effettuare l'autopsia attendere l'esito e solo nel caso fosse risultato qualcosa di anomalo andare avanti nella causa.
All'inizio volevamo fare il possibile ma purtroppo essendo due operai le finanze non ci hanno permesso di andare avanti e fare luce su questa disgrazia.
Tutti i veterinari contattati ci hanno detto che si trattava al 99% di shock anafilattico dovuto all'anestesia.
Kira aveva già subito una anestesia circa 2 mesi prima dallo stesso veterinario per un forasacco nel naso. Tutti gli altri veterinari ci hanno detto che un eventuale allergia si sarebbe presentata la seconda volta...
Mentre il veterinario che ha eseguito l'esame ci ha sempre parlato di CID (un coagulo del sangue a livello capillare che avrebbe portato a trombosi estese in tutto il corpo ed alla morte senza nessuna possibilità di cura), quindi l'avrebbe abbattuta.
Solo dopo siamo venuti a conoscenza da un avvocato che porta avanti le 4 denunce a suo carico che quando non sa come agire consiglia l'abbattimento dell'animale!
E pensare che ci eravamo affidati a lui perché ha una struttura clinica più all'avanguardia...
Non avendo nulla in mano dobbiamo evitare di fare nomi ma speriamo che questa nostra lettera serva a mettere in guardia i proprietari e soprattutto a salvare altri nostri amici a 4 zampe”.
 
CORRIERE DELLA SERA
8 NOVEMBRE 2012
 
Cattura la volpe con la tagliola, denunciato bracconiere
L'uomo stava per uccidere l'animale con un forcone. È stato fermato da un guardiaparco che ha salvato la piccola volpe

  
BOLOGNA - Non solo aveva piazzato una tagliola per cacciare animali in un'area protetta del parco dei Gessi, ma era pronto a finire la volpe rimasta prigioniera con un forcone. Non la passerà liscia il bracconiere denunciato ieri in un campo di Tolara di Sopra, vicino ad Ozzano dell'Emilia, in provincia di Bologna: per lui è scattata una denuncia penale per la detenzione e l'utilizzo della tagliola (mezzo di caccia non consentito), oltre che per disturbo e maltrattamento della fauna. A coglierlo in flagranza, salvando la volpe da morte certa, è stato un guardiaparco del Parco dei Gessi bolognesi e calanchi dell'Abbadessa, Marco Vasina. IL CACCIATORE - Al cacciatore è stato sequestrato il forcone (con cui voleva uccidere la volpe prigioniera) e anche la tagliola. La volpe è stata portata al Centro di recupero per gli animali selvatici di Brento dove sarà curata e, se le condizioni lo permetteranno, rimessa in libertà. A diramare la notizia è l'ufficio stampa del parco dei Gessi. Il guardiaparco è intervenuto a Tolara di Sopra dopo aver ricevuto una segnalazione: un cittadino aveva parlato di una tagliola (il cui uso è assolutamente vietato) in cui era incastrata una volpe, ancora viva ma con una zampa maciullata. Quando il guardiaparco era già sul posto, si è presentato il bracconiere armato di forcone: è un uomo che abita nella zona, per altro già conosciuto agli uffici del Parco (in passato ebbe una sanzione amministrativa), pronto a finire l'animale. «Sono costernato- afferma Giorgio Archetti, presidente della Comunitá del parco- ancora una volta dobbiamo combattere contro l'ignoranza di persone che vivono la presenza degli animali carnivori come elementi nocivi e che non esitano ad utilizzare strumenti impropri e pericolosi, riconducibili più a pratiche di caccia medioevali che degne di un paese moderno»
 
NEL CUORE.ORG
8 NOVEMBRE 2012
 
BOLOGNA, COLTO IN FLAGRANTE MENTRE STAVA UCCIDENDO UNA VOLPE
L'animale era finito in una tagliola
 
Non soltanto aveva piazzato una tagliola per cacciare animali in un'area protetta del parco dei Gessi, ma si apprestava a finire la volpe rimasta prigioniera con un forcone. Ma il bracconiere denunciato ieri in un campo di Tolara di Sopra, vicino ad Ozzano dell'Emilia, in provincia di Bologna, finirà davanti al giudice: per lui e' scattata una denuncia penale per la detenzione e l'utilizzo della tagliola (mezzo di caccia non consentito), oltre che per disturbo e maltrattamento della fauna. A coglierlo in flagranza, salvando la volpe da morte certa, è stato un guardiaparco del Parco dei Gessi bolognesi e calanchi dell'Abbadessa, Marco Vasina. Al cacciatore sono stati sequestrati sia il forcone (con cui voleva uccidere la volpe prigioniera) che la tagliola. La volpe è stata trasferita al Centro di recupero per gli animali selvatici di Brento dove sarà curata e, se le condizioni lo permetteranno, rimessa in libertà. Lo annuncia l'ufficio stampa del parco dei Gessi.
Il guardiaparco è intervenuto sulla base di una segnalazione: un cittadino aveva parlato di una tagliola (il cui uso è assolutamente vietato) in cui era incastrata una volpe, ancora viva ma con una zampa maciullata.
 
IL RESTO DEL CARLINO
8 NOVEMBRE 2012
 
Volpe ferita da una tagliola al Parco dei Gessi
Denunciato un cacciatore
L'animale, con una zampa maciullata, è stato portato al Centro di recupero per gli animali selvatici di Brento dove sarà curato e, se le condizioni lo permetteranno, rimesso in libertà
 
Bologna - È stato denunciato il cacciatore colto in flagranza ieri in un campo nei pressi di via Tolara di Sopra ad Ozzano Emilia – all’interno dell’area protetta zona in cui la caccia è vietata, – da un guardiaparco dopo una segnalazione arrivata al Parco dei Gessi circa la presenza di una tagliola. Nella tagliola – di cui è  vietato l’uso – si trovava una volpe ancora viva ma con una zampa maciullata. Di lì a poco si è presentato un residente della zona, già noto agli uffici del Parco per aver ricevuto in passato una sanzione amministrativa, pronto a finire l’animale con un forcone.
 La denuncia per la detenzione e l’utilizzo della tagliola (mezzo di caccia non consentito), disturbo e maltrattamento della fauna oltre al sequestro del forcone e della tagliola come armi improprie, sono scattate immediatamente mentre la volpe è stata portata al Centro di recupero per gli animali selvatici di Brento dove sarà curata e, se le condizioni lo permetteranno, rimessa in libertà.
 
GEA PRESS
8 NOVEMBRE 2012
 
Gli Ibis abbattuti in Toscana – riapparsi nelle più prestigiose riviste del mondo
L'Eurodeputato Andrea Zanoni interviene sulle autorità europee - l'Italia difende caccia selvaggia.
 
Prima su ‘Nature’ ora su ‘Scientific American’, prestigiose riviste internazionali. I rarissimi Ibis eremiti abbattuti nelle scorse settimane in Toscana, continueranno così a raccontare la loro storia ad un pubblico vasto e qualificato. Una situazione ormai intollerabile, quella venatoria italiana.
Gli stessi Ibis, si commenta in casa ambientalista, rappresentano solo la cima di un iceberg. Tanti animali, spesso appartenenti a specie molto rare, finiti a colpi di fucile. Quattro fenicotteri in Sardegna, ai quali si è aggiunto pochi giorni addietro un cigno nero. Poi il Biancone radiocollarato in collaborazione con una Università spagnola, centrato dal fucile in provincia di Messina. Per non parlare della lunga sequela di rapaci recuperati in giro per l’Italia. Come la sparviero trovato ancora caldo ad un cacciatore ligure, denunciato dalle Guardie volontarie del WWF ed il disastro venatorio della provincia di Brescia con i tanti bracconieri fermati dal Corpo Forestale dello Stato in possesso di porto d’armi uso caccia. Poi l’attività venatoria portata illegalmente fin dentro i Parchi nazionali e regionali. E’ successo recentemente nel Parco regionale dei Monti Picentini, dove le Guardie del WWF hanno fermato una squadra di cacciatori di cinghiali. Solo uno, su dieci componenti, era sprovvisto dei permessi di caccia. E che dire del cacciatore fermato qualche mese addietro nel Parco della Sila dai Forestali del Coordinamento territoriale? In quella occasione gli è stata contestata la terza infrazione alla legge sulla caccia la quale, però, non potrà ancora impedirgli di posare per sempre il fucile.
Gli articoli ora apparsi nelle due riviste di prestigio internazionale, rivelano come più Ibis eremiti facenti parte dello stesso progetto di reintroduzione non sono più apparsi nel luogo di arrivo italiano. Giova ricordare, a questo proposito, che già altri erano stati uccisi l’anno scorso, sempre a colpi di fucile. L’articolo, però, riporta una imprecisione. Si parla infatti di “cacciatore illegale”. Il responsabile dell’abbattimento degli ultimi due Ibis, invece, è stato rintracciato e denunciato dal Corpo Forestale dello Stato e dalla Polizia Provinciale. Si tratta di un cacciatore in regola, al quale, nonostante tutto, non è possibile, salvo superiore intervento dell’Autorità di polizia, interdirgli immediatamente la facoltà di continuare ad esercitare l’attività venatoria. Circa la pena prevista dalla nostra legge sulla caccia, il cacciatore proveniente da Lucca, potrebbe risolvere il caso pagando una semplice oblazione di circa mille euro. Reato estinto, nel caso.
“Per questa situazione – ha commentato a GeaPress l’On.le Zanoni, Eurodeputato da sempre vicino alla tematiche animaliste – siamo alla berlina ovunque. Fenicotteri, bianconi, gli Ibis oltre alla rarissima Aquila Imperiale abbattuta non molto tempo addietro in Sicilia. Ho già presentato quanto necessario agli uffici europei affinché il nostro paese si attivi prevedendo vere norme a tutela della fauna la quale, giustamente e con indignazione, riappare poi nelle cronache dei giornali esterni”.
 
GEA PRESS
8 NOVEMBRE 2012
 
Napoli – gli uccellatori recidivi in odore di camorra
Maxi intervento della Polizia di Stato e di FareAmbiente.
 
Un mercato sempre florido e dagli elevati guadagni, quello zoomafioso di Napoli. Questo per dirla con le parole della Polizia di Stato, Commissariato di San Giorgio a Cremano, che ha sgominato un intenso traffico illegale ai danni dei piccoli uccelli canori. Un contrabbando a quanto pare riconducibile ad un noto personaggio con precedenti di elevato tenore criminale.
Tutto però è partito dalle indagini del Nucleo Operativo Tutela Animali di FareAmbiente guidato da Antonio Colonna. Mesi di indagini ed appostamenti. Poi la notizia certa. La consegna di un consistente carico di fringillidi. Tutti volatili protetti dalla legge.
Tre i denunciati. Due napoletani ed una persona di Casavatore. Tra questi il gestore di un negozio di animali.
Le Guardie Zoofile di FareAmbiente dirette dal Comandante Alessandro Sacchitella e la Sezione Anticrimine del Commissariato di San Giorgio a Cremano sono così intervenuti nel luogo pattuito. “Basti pensare – riferisce il coordinatore del Nucleo Operativo Antonio Colonna – che l’affare prevedeva un corrispettivo di circa 7000 euro“.
Gli animali erano pronti per essere contrabbandati ad un acquirente del nord Italia. Una direttrice questa già incontrata in precedenti indagini di Antonio Colonna. In questo caso era stata coinvolta una quarta persona ma poco prima della consegna, forse un’ultima accortezza, sono cambiati i termini dell’appuntamento. Il venditore, infatti, delega un suo cugino il quale, all’ultimo momento, sembra disdire. La Polizia di Stato, però, è lo stesso intervenuta eseguendo la perquisizione presso l’abitazione del soggetto e rilevando così la presenza di uccellini illecitamente catturati. Trentotto volatili, tutti appartenenti a specie protetta, più sei canarini utilizzati per gli incroci con i selvatici. Gli ibridi, in tal maniera, acquisiscono un prezzo ben più rilevante.
Nei locali sottostanti, a quanto pare intestati ad altra persona, venivano trovati 13 cardellini più un richiamo elettronico utile a catturarli.
Gli interventi proseguivano a Casavatore, presso un negozio di animali a quanto pare già di rilievo in precedenti indagini. 142 i cardellini trovati più 21 verzellini, una tartaruga protetta e tre gabbie trappola. Il proprietario del negozio veniva denunciato per commercio e detenzione illegale di fauna selvatica protetta.
Le ipotesi di reato riguardano complessivamente la ricettazione (giacché la fauna sequestrata quale provento di uccellagione ovvero di furto è patrimonio indisponibile dello Stato), truffa (per aver venduto animali di cattura spacciandoli per nati in cattività), danneggiamento, commercio e detenzione illegale di fauna selvatica protetta a cui si aggiungono anche i delitti di maltrattamento e uccisione di animali.
“Il tutto – riferiscono dal Commissariato di San Giorgio a Cremano – a soli 9 mesi dall’operazione “Primula Rossa” eseguita ad Afragola contro il traffico illegale di uccelli protetti. Un traffico – ha aggiunto nel suo comunicato la Polizia di Stato - gestito dalla camorra che lucra così su un ingente quantitativo di denaro sporco che sfugge ad ogni tipo di controllo“.
“Operazioni di repressione di questo tipo – ha commentato Antonio Colonna – che si inseriscono nell’ambito delle attività rivolte alla tutela del patrimonio faunistico e ambientale dello Stato, sono sempre più presenti sul territorio campano a contrasto della zoomafia“.
Tutti gli uccellini sono già stati liberati a cura di FareAmbiente ed alla presenza della Polizia di Stato.
Agli interventi, portati a compimento nella giornata di ieri, era presente la troupe di Striscia la Notizia. Il servizio, diretto da Edoardo Stoppa, andrà in onda nei prossimi giorni.
 
GEA PRESS
8 NOVEMBRE 2012
 
I riciclatori uso caccia di uccellini – il video shock diffuso dall’Eurodeputato Zanoni
 
Azioni urgenti contro il commercio illegale di uccelli protetti. Tordi, ma anche altre specie, catturati in natura e riciclati per il mercato legale dei cacciatori da appostamento. Tutto registrato con una telecamera nascosta …. “da qualche parte nel Veneto“. Così è riferito nel video che l’Eurodeputato veneto Andrea Zanoni, ha oggi presentato agli uffici europei (vedi video in calce all’articolo).
“Si tratta di uno dei traffici di animali più atroci mai esistiti” ha dichiarato l’On.le Zanoni . Nel video si vede l’applicazione fraudolenta di anelli identificativi a uccelli migratori catturati illegalmente. Questi, così riciclati, vengono poi venduti a caro prezzo sul mercato. “Chiedo con urgenza all’Ue – ha aggiunto Zanoni – di prendere le giuste misure per contrastare questo fenomeno purtroppo frequente in Veneto e Lombardia e molto probabilmente anche in altre parti d’Italia”. L’On.le Andrea Zanoni, eurodeputato IdV e vice presidente dell’Intergruppo Benessere degli animali al Parlamento europeo, ha presentato per questo una interrogazione alla Commissione europea per chiedere, nei confronti dell’Italia, azioni urgenti. Un commercio illegale che viola l’articolo 66 d el Regolamento CE 865/2006.
“Nei laboratori clandestini – riferisce l’Europarlamentare – allestiti da vere e proprie associazioni a delinquere, vengano applicati degli anelli alle zampe degli uccelli catturati illegalmente, anelli che a norma di legge si possono applicare solo agli uccelli nati in allevamento nei primi giorni di vita. Si tratta di una pratica fraudolenta che tra l’altro infligge a questi uccelli indicibili sofferenze”. Per questo l’Eurodeputato chiede alla Commissione di “prevedere l’obbligo di anelli di acciaio al posto di quelli usati oggi in alluminio per evitare ogni tipo di contraffazione”.
Nel video pubblicato da Zanoni, registrato con telecamera nascosta in uno di questi laboratori, si vede come individui senza scrupoli applicano gli anelli (il cui diametro viene prima manomesso allargandolo e poi ridotto in modo da renderlo inamovibile) alle zampe degli uccelli catturati illegalmente, spesso con reti da uccellagione nei roccoli e nelle prodine, anelli che a norma di legge si possono applicare solo agli uccelli di allevamento nei primi giorni di vita come previsto dall’articolo 66, punto 8 del Regolamento CE 865/2006. Questa operazione fraudolenta permette di fatto di trasformare d’incanto migliaia di uccelli selvatici protetti e non commerciabili, catturati illegalmente, in volatili nati in allevamento e quindi commerciabili legalmente. Il video è stato registrato di nascosto in un laboratorio clandestino in Veneto.
VEDI VIDEO:
 
GEA PRESS
8 NOVEMBRE 2012
 
Isola del Giglio (GR) – bracconaggio impunito (foto)
La LAC: l'assenza di controlli nulla osta per i bracconieri.
 
120 lacci-cappio per conigli ed una mezza dozzina di “schiacce”, ovvero pietre piatte sistemate in bilico al di sopra di un’esca. Appena l’uccellino muove il bastoncino che tiene appena sollevata la pietra, questa cade, schiacciandolo. Da qui il nome: “schiacce”. Il tutto in soli tre giorni, dal primo al tre novembre, di intervento antibracconaggio della Lega Abolizione Caccia e dell’Associazione TerraAnomala, nell’isola del Giglio. Un luogo più volte ricorso nelle cronache dell’antibracconaggio italiano.
Poi i cacciatori, osservati nel centro abitato con il fucile non correttamente riposto. Addirittura, sostiene la LAC, in spalla o fra le mani. Trappole anche sugli alberi, appostamenti temporanei attivi ed una gabbia trappola perfettamente funzionante, celata tra la vegetazione.
Insomma quanto basta per riproporre l’isola del Giglio come una delle mete preferite del bracconaggio italiano, visto che le polemiche sull’uso delle trappole sono ricorrenti quasi in ogni stagione. Illegalità, denuncia la LAC, sia dentro che fuori i confini del Parco Nazionale. Basta guardare i bossoli, sparsi un po’ ovunque.
“E’ evidente – commentano dalla LAC – che nell’isola sono assenti i dovuti controlli. Mancanza che fa credere alla maggior parte dei gigliesi di potersi comportare come vogliono e – continua la LAC - di poter ammazzare indisturbati tanti animali, senza incorrere in nessun tipo di sanzione”.
VEDI FOTO:
 
LA NUOVA SARDEGNA
8 NOVEMBRE 2012
 
Uccidere i cavalli, segno di un grave degrado della nostra civiltà
 
Prov. Di Nuoro - Le cronache degli ultimi mesi registrano un reato vile, ritenuto spregevole dal giudizio popolare: l'uccisione di cavalli. Su La Nuova Tore Cossu ha raccontato puntualmente l'ennesima viltà a Dualchi, l'ultima di una serie di stragi di questi animali splendidi, uno dei rimandi simbolici più delicati dell'immaginario collettivo di noi sardi. Altri luoghi della nostra isola, a dolu mannu, sono stati teatro recente di efferatezze gratuite simili a quella consumata a Dualchi, in qualche caso anche con scenari più crudi. È un pessimo segnale di degrado, del tutto fuori dall'àgrafos nomos, il codice non scritto del nostro e di altri popoli, non solo mediterranei, che comandano il rispetto e la cura di questo animale bellissimo. Già l'uccisione di esseri viventi anche meno belli e nobili del cavallo è di per sè una dimostrazione grave di inciviltà, ma uccidere un cavallo somiglia molto a un sacrilegio, data la profondità e la bellezza del legame tra il pastore sardo e il suo millenario compagno di lavoro e di vita. Del cavallo era (è) vietato mangiare la carne, quasi fosse un'azione impura. Ancora in Sardegna siamo in molti a non averne mai assaggiato, molti di più di quanto non si creda comunemente. Oggi che l'animale simile a un figlio del vento non svolge più il ruolo di compagno quotidiano dell'uomo, quel rapporto -lungi dall'essersi affievolito- si è addirittura rafforzato, elevandosi di livello nel passaggio dal lavoro dell'ovile e dei campi al divertimento delle processioni, delle corse e dell'ippoterapia, prove di levità di gran lunga meno impegnative dell'aratro e della bisaccia carica di prodotti delle greggi. Ai tempi dei nostri nonni subire l'uccisione di un cavallo era considerata un'offesa gravissima, pressoché mortale, ben al di là del valore misurabile con i parametri dei beni materiali: toccava le sfere arcane del sentire del singolo, lo privava di un legame dell'anima. Era un'orfanità non elaborabile, simile alla morte improvvisa di un amore vissuto come se dovesse durare perennemente, e giustificava in partenza anche le reazioni estreme. A frenare i gesti inconsulti interveniva spesso una credenza radicata nelle coscienze delle grandi madri, le sibille silenziose dei nostri villaggi montani. Chi uccide un cavallo non merita perdono, ma la nostra vendetta terrena può attendere: il castigo arriverà dall'alto. Basta aspettare, il fiume della cattiva sorte porterà il cadavere del nemico. Recita a sua volta un monito dei nostri antenati: Iscuru a chie bochit unu caddu,/ est destinadu a fagher fine mala (Guai a chi uccide un cavallo, è destinato a fare una cattiva fine). In molti paesi si fa addirittura l'elenco delle vittime di questa Nèmesi invisibile che consuma le sue vendette con la spietatezza con cui agiscono i colpevoli ma in silenzio e all'improvviso, coi colpi incruenti delle morti subitanee difficilmente spiegabili senza le perizie necroscopiche. Nell'Iliade Omero utilizza una sua creazione, Balio e Xanto -i cavalli immortali di Achille-, come profeti nunzi di morte prossima all'eroe figlio di una ninfa marina, quasi che nessuno degli umani potesse fare altrettanto con lo sfortunato guerriero. A parte la poesia del vate cieco, il cavallo è così da tremila anni: ombroso e sensibile, sacro e intangibile. Chi lo tocca lo fa a suo rischio esclusivo.
 
GEA PRESS
8 NOVEMBRE 2012
 
Miglionico (MT) – l’abbandono in fiera
L'Associazione Antea: ormai è evidente, bisogna individuare i responsabili.
 
Non solo probabili ritardi nei provvedimenti di repressione del randagismo, da più parti imputati alle Amministrazioni comunali. A Miglionico, in provincia di Matera, avvengono anche insoliti abbandoni di cani. E’ quanto denunciato oggi dall’Associazione Antea Onlus.
Secondo i volontari, infatti, le periodiche fiere di paese, diverrebbero occasione di abbandono di cani. Commercianti che arrivano da altri centri abitati così come l’afflusso di acquirenti. Poi, ad esposizione finita, i cani.
“Al primo evento di tal genere – riferiscono i volontari di Antea – la cosa ci sembrò talmente strana che decidemmo di parlarne al Sindaco. A distanza di diversi mesi – aggiungono i volontari – il fenomeno non sembra arrestarsi e si è anzi intensificato e ripetuto in altre occasioni come le Fiere e le festività patronali“. Tutti giorni dove a Miglionico arrivano decine di commercianti ed ambulanti. “Sembra ormai evidente – concludono i volontari – chi siano i responsabili degli abbandoni“.
Quello che ora chiedono da Antea è un maggior controllo, proprio in quelle particolari occasioni e la possibilità che vengano individuati i colpevoli.
 
LA ZAMPA.IT
8 NOVEMBRE 2012
 
Boss, il cane-poliziotto minacciato dai narcos
Un labrador di cinque anni ha ritrovato quintali di droga nelle favelas di Rio. Ora i trafficanti
vogliono ucciderlo
 
FILIPPO FEMIA
 
TORINO - E’ il nemico numero uno dei narcos di Rio de Janeiro. Durante i blitz nelle favelas più pericolose ha scoperto quintali di droga e centinaia di armi. Dopo l’ultima retata, in cui ha individuato 300 chili di marijuana, è diventato una vera e propria celebrità. Per questo ha ricevuto minacce di morte. Non è un agente speciale della narcotici, ma un labrador di cinque anni dal manto scuro in forza al “Battaglione operazioni cinofile”. Dopo aver rovinato i piani dei trafficanti con il suo “super olfatto”, ora Boss - questo il suo nome - è nella lista nera della criminalità organizzata. «Dobbiamo sparare a quel maledetto cane», il dialogo tra i trafficanti intercettato dalla polizia. Ma la minaccia non ha spaventato l’unità cinofila: in 55 anni di attività nessun animale è stato ferito in servizio. «Ora abbiamo aumentato le misure di sicurezza. Ci saranno nove agenti insieme a Boss, per proteggerlo da una possibile imboscata. Ma le nostre operazioni continuano come prima», spiega il tenente Daniel Resende. Intanto Boss continua a scodinzolare per le vie più pericolose della città carioca, incurante dei rischi, a caccia di droga, armi ed esplosivi: «Per lui è un divertimento - spiega Vítor Vale, vice-comandante del battaglione -. E’ senza dubbio il migliore dei nostri agenti a quattro zampe. Il suo naso è infallibile: non esiste nascondiglio capace di ingannarlo».La giornata lavorativa di Boss e dei suoi 68 “colleghi” dura circa 6 ore. Il giorno successivo al servizio è dedicato al riposo, al gioco e alle eventuali cure dei veterinari. Le ultime fatiche dell’agente a quattro zampe sono state ricompensate dopo i sequestri record di stupefacenti (oltre due tonnellate in un anno). Boss ha ricevuto in premio una compagna di pattuglia: Bombom. Ora la vita dei narcos brasiliani sarà ancora più dura, c’è da scommetterci.
 
GEA PRESS
8 NOVEMBRE 2012
 
Roccapiemonte (SA) – sequestro di allevamento di maiali
Intervento del NOE dei Carabinieri - abitanti sommersi dagli odori nauseabondi.
 
I Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Salerno, agli ordini del Capitano Giuseppe Ambrosone, unitamente a quelli della Stazione di Castel San Giorgio ed al competente personale del Servizio Veterinario dell’ASL, a Roccapiemonte, hanno apposto i sigilli di sequestro ad una nota azienda zootecnica locale dedita all’allevamento di suini.
L’attività di polizia giudiziaria eseguita dai Carabinieri e che ha portato al sequestro preventivo odierno in esecuzione al decreto del GIP del Tribunale di Nocera Inferiore, dott. Paolo Valiante, è stata coordinata dal Procuratore Capo Giancarlo Izzo e condotta dal sostituto Procuratore dott.ssa Marielda Montefusco, della sezione reati ambientali della Procura Nocerina, che, nel motivare la richiesta di sequestro al G.I.P evidenziando “il profilo di rischio per la salute e la salubrità ambientale”, ha emesso informazione di garanzia a carico del legale rappresentante dell’azienda zootecnica per le violazioni emerse in ordine ai reati previsti dal D.L.vo n.152/2006 (codice dell’Ambiente) nonché dal Codice Penale.
In particolare, a seguito dei controlli eseguiti dai Carabinieri del N.O.E. anche in relazione ad esposti pervenuti da un locale comitato civico che lamentava che lungo alcune vie di una frazione del Comune di Roccapiemonte si avvertisse ormai da anni, e in special modo nella stagione estiva, un odore nauseabondo e molesto, dovuto probabilmente alle esalazioni di escrementi di animali, si è proceduto al sequestro preventivo dell’intera azienda di allevamento dei suini, con informazione di garanzia emessa dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Nocera Inferiore a carico del legale rappresentante aziendale. Dalle attività di indagine è emerso che l’allevamento dei suini disponeva anche di un corpo fabbrica sprovvisto di vasche di raccolta delle deiezioni animali, tanto che i liquami confluiscono in un pozzetto di raccolta e da questo in un canale sul retro della struttura dove vengono convogliate anche le acque meteoriche di dilavamento, il tutto senza alcuna autorizzazione allo scarico; inoltre gli ambienti di ricovero ed allevamento dei suini sono risultati privi di sistemi di ventilazione e di trattamento dei gas e la ditta opera in assenza della prescritta autorizzazione alle emissioni in atmosfera, nonostante la struttura di allevamento sia ubicata a meno di 250 metri dalle abitazioni più vicine e nonostante abbia un numero di capi suini superiore a 50; infine le testimonianze di alcuni degli abitanti della zona che hanno dichiarato di avvertire permanentemente odori nauseabondi di animali, che li costringono perfino a tenere le finestre chiuse.
I Carabinieri del NOE hanno accertato, inoltre, che nell’azienda zootecnica vi era l’illecita gestione di rifiuti speciali, e più precisamente lo smaltimento illecito di rifiuti speciali liquidi consistenti in liquami zootecnici come feci animali, urine e letame; ancora, l’attività di allevamento di suini, era esercitata in assenza di un idoneo impianto di abbattimento delle emissioni maleodoranti ed in assenza della prescritta autorizzazione alle emissioni in atmosfera.
 
L’ARENA
8 NOVEMBRE 2012
 
Trasporta cavalli senza patente né permessi: 13mila euro di multa
EQUINI ANDALUSI. L'autotrasportatore, macellaio di professione, fermato in viale del Lavoro
 
Verona - Maxi multa da 13 mila euro a un camionista che stava trasportando quattro cavalli andalusi diretti in Fiera. Lo hanno sorpreso gli agenti della polizia stradale di Legnago martedì notte verso le 2,40, proprio a pochi metri dal traguardo finale: in viale del Lavoro l'autotrasportatore G.V., un sessantreenne di Lodi che di professione fa il macellaio, è stato fermato e ha mostrato certificati e patente. Proprio quest'ultima ha attirato l'attenzione dei poliziotti, perché rilasciata solo pochi anni fa, nel 2007: gli agenti si sono insospettiti e hanno deciso di fare altri accertamenti. Foglio dopo foglio hanno scoperto una serie di irregolarità, che costeranno care all'improvvisato camionista di Lodi: nessuna autorizzazione sanitaria rilasciata dall'Ulss per il trasporto di cavalli, né sull'omologazione del mezzo, nessun patentino, nessuna iscrizione all'albo e nessuna licenza per il trasporto di cose. La patente è risultata rubata in bianco alla Motorizzazione di Taranto: dalle indagine effettuate dalla polizia stradale, è emerso che il sessantatreenne non aveva mai conseguito la patente. Dopo aver scoperto tutte queste irregolarità, gli agenti hanno contattato il veterinario ufficiale, che si è precipitato in viale del Lavoro per verificare le condizioni di salute degli animali. Fortunatamente, tutti i cavalli andalusi - una razza proveniente dalla penisola iberica, molto elegante e nobile - stavano bene e sono stati portati nel loro box in Fiera, dove sono stati forniti loro cibo e acqua. Ma analizzando i chip degli animali, il veterinario ha fatto un'altra scoperta: uno dei quattro passaporti dei cavalli, infatti, era di un altro animale. L'autotrasportatore-macellaio è stato, dunque, denunciato per ricettazione e guida senza patente: il camion, inoltre, dovrà restare fermo per tre mesi. A ciò si aggiunge la maxi multa per tutte le infrazioni commesse: 4.500 euro per le violazioni sanitarie e 8.500 per il trasporto abusivo e le mancate revisioni per la bellezza di 13 mila euro complessivi. Nessuna denuncia per il proprietario dei quattro animali, che però dovrà contribuire al pagamento della multa, assieme al sessantreenne di Lodi. I cavalli, invece, l'hanno scampata: senza macellaio alla guida il ritorno a casa sarà di certo più sereno.
 
GEA PRESS
8 NOVEMBRE 2012
 
Green Hill e il TAR di Brescia – nessuna illusione, rimane allevamento di beagle
 
E’ un poco più complicata la vicenda del TAR di Brescia che è sembrato quasi aver “tolto” le autorizzazioni allo stabilimento di Green Hill. Il Tar di Brescia, sezione seconda, con sentenza depositata ieri, ha in effetti solo riconosciuto la legittimità del provvedimento di revoca, imposto dal Comune di Montichiari, all’autorizzazione di “stabilimento fornitore“. Revoca voluta già nel 2008 e così confermata nel 2010. Green Hill si era opposta e ieri la sezione seconda del TAR ha invece dato ragione al Comune. Green Hill, però, rimane sempre in possesso dell’autorizzazione allo “stabilimento allevamento“, autorizzazione, quest’ultima, rilasciata nel 2008 sempre dal Comune di Montichiari. Va via “fornitore” ma rimane “allevamento“. Cosa significa tutto ciò?
La distinzione è fondamentale anche perché la permanenza della seconda autorizzazione non implica sostanziali compromissioni per quello che Green Hill ha sempre fatto, ovvero l’allevamento di cani beagle.
Dalla sentenza del TAR sembrerebbe come l’area destinata a “fornitore” sia stata invece utilizzata per altro. Alla base vi è in effetti una diversa interpretazione della legge fornita dai due contendenti. Da un lato il Comune di Montichiari supportato dall’ASL. Poi il ricorrente, ovvero Green Hill. Per i primi, infatti, occorre una vera e propria separazione fisica.
Ad ogni modo, pur considerando le conclusioni del TAR, Green Hill potrebbe continuare ad allevare beagle per rifornire i clienti della sperimentazione animale. Non può però svolgere attività di fornitore. Tanto per intenderci non potrebbe fare come la Harlan. Prendere scimmiette da una parte ed inviarle ad un cliente.
In sintesi: Green Hill è ancora, almeno sotto il profilo autorizzatorio, “allevamento“. L’ASL ha addirittura manifestato come “incomprensibile” l’esigenza di Green Hill di voler essere anche “fornitore“.
Così come riportato nella sentenza del TAR, per Green Hill le attività esercitate come stabilimento fornire sarebbero però “presso l’ufficio a ciò dedicato, nello svolgimento di compiti amministrativi e di supporto per la Marshall Bio Resources di Lione”. Fatto, quest’ultimo, contestato dal Comune che già nel dicembre 2011 ha intimato a Green Hill di provvedere, entro 120 giorni, ad attuare gli “interventi finalizzati a garantire distinzione e separazione tra lo stabilimento fornitore e la struttura destinata all’allevamento, pena la revoca del provvedimento” [ndr: in attesa del giudizio del ricorso di Green Hill il Comune aveva temporaneamente reso inefficace il provvedimento di revoca].
Sempre agli atti del TAR vi sono le giustificazioni che Green Hill avrebbe fornito, ovvero che la legge “non imporrebbe la separazione tra stabilimento di allevamento e stabilimento fornitore“. Questo perché “l’attività di fornitore non implicherebbe necessariamente il ricovero di animali da commercializzare, potendo essere esercitata anche solo in forma di mediazione“. Letta così sembrerebbe quasi che gli animali potrebbero anche non essere fisicamente presenti.
Ma perché la norma ha teso a separare (intesa come separazione fisica, secondo l’interpretazione del Comune) lo “stabilimento fornitore” e lo “stabilimento di allevamento“? Ce lo ricorda lo stesso TAR che così scrive nella Sentenza: “una tale interpretazione risulta essere funzionale alla necessità di garantire la possibilità di un adeguato controllo del rispetto della norma. Il Legislatore ha, infatti, posto in capo ai titolari di stabilimento la responsabilità degli adempimenti amministrativi previsti dalla normativa, nonché delle operazioni di mantenimento degli animali e dello stato di salute dei medesimi. Esso ha, quindi, provveduto ad indicare quali sono i soggetti che debbono attendere alle varie attività e in quale modo deve risultare da uno specifico registro l’attività svolta dallo stabilimento onde possa essere rilevato l’elenco degli animali utilizzati, acquistati, la loro provenienza e la data del loro arrivo. Pertanto, la distinzione tra i due tipi di stabilimenti (di allevamento e fornitore) sembra rispondere allo scopo di evitare sostituzioni degli animali o introduzioni degli stessi senza l’osservanza delle norme: ragione per cui i medesimi debbono essere dotati di un marchio di identificazione (e qualora le particolari condizioni rilevabili dalla normativa non possano aver dato luogo all’impressione del marchio, sono previste apposite procedure da seguire perché l’identificazione possa essere sempre attuata)“.
Ad ogni modo, ha voluto precisare il TAR,  per Green Hill “non risulta comprovato che vi sia mai stato il passaggio di animali provenienti da altri stabilimenti, essendosi la ricorrente occupata solo di intermediazione“. Un uso, però, che potrebbe essere non conforme alle autorizzazioni comunali in vigore solo per “allevamento“.
Dunque attenzione. Green Hill può continuare a fare quello che ha sempre fatto. L’allevamento di animali per uso in esperimenti.
 
NEL CUORE.ORG
9 NOVEMBRE 2012
 
GREEN HILL, SECONDO IL RIESAME NON E' PROVATO IL MALTRATTAMENTO
Ma i beagle restano agli affidatari
 
Sono state depositate le motivazioni della decisione con cui, il 25 ottobre scorso, il Tribunale della Libertà di Brescia ha cancellato il sequestro preventivo dell'allevamento Green Hill di Montichiari (resta invece quello probatorio, per cui i cani già affidati rimangono alle famiglie affidatarie). Il Riesame non ritiene "provati" i delitti di maltrattamento e di uccisione di animali. Nel primo caso perché alla perquisizione del 18 luglio, condotta dalla forestale con esito positivo, fanno da contraltare numerosi altri sopralluoghi di Asl e Istituto zooprofilattico con esito negativo, cioè con Green Hill che risultava in regola. Nel secondo perché non basta il rinvenimento delle carcasse nei congelatori, ci vorrebbero autopsie per stabilire la causa della morte. Inoltre l'azienda ha portato al Tribunale del riesame documentazione comprovante che i suoi contratti sono stati rescissi. Quindi non c'era pericolo di reiterazione del reato.
 
GEA PRESS
9 NOVEMBRE 2012
 
Green Hill – probabile ricorso in Cassazione dei PM contro la sentenza del Tribunale del Riesame
 
E’ giunta ieri, sul tavolo del PM Cassiani, la Sentenza del Tribunale del Riesame di Brescia sul ricorso intentato dai legali di Green Hill avverso il sequestro preventivo. Decisione, quella del Tribunale del Riesame, che era stata presa lo scorso 23 ottobre: niente sequestro preventivo, sia per i cani che per la struttura.
Motivazioni in parte già circolate e che sembrerebbero circoscrivere l’ipotesi del maltrattamento alle rilevanze addotte dall’accusa nel corso delle perquisizioni dello scorso luglio. Sulla decisione del Tribunale del Riesame, infatti, potrebbe avere influito la presenza di pareri antecedenti al sequestro e rilasciati specie dall’ASL e dall’Istituto Zooprofilattico di Brescia. Ipotesi, quelle dell’accusa, che sembrerebbero così apparire più contestualizzate. Niente conferma, dunque, del sequestro preventivo che però serve ad evitare il prolungarsi del reato. In questo caso impossibile visto che la struttura è vuota.
Comunque sia, niente misura cautelare, ovvero sequestro. Solo su questo ha infatti effetto la Sentenza del Tribunale del Riesame. Non influisce infatti sulle indagini e non equivale a nessuna condanna come assoluzione. Indagini in pieno svolgimento, dunque. Anzi, parrebbe che in questi giorni gli organi di Polizia Giudiziaria (Polizia di Stato e Corpo Forestale dello Stato) starebbero per consegnare all’Autorità Giudiziaria le loro relazioni.
Più complessa la situazione dei cani morti. Stante le prime informazioni circolate, i cani ritrovati nei congelatori non sarebbero quelli soppressi che però, nel corso delle indagini, sono stati in qualche maniera evidenziati. Cause, comunque, tutte da accertare. Anzi la vicenda, in merito all’esito del Tribunale del Riesame, sembra non essere finita qui. Secondo informazioni pervenute a GeaPress, il PM si starebbe apprestando a ricorrere in Cassazione contro la Sentenza del Riesame del 23 ottobre scorso. Ipotesi di sequestro preventivo che potrebbe pertanto non essere ancora del tutto escluso, così come (purtroppo per i cani) non può escludersi neanche la permanenza del sequestro probatorio che tutt’ora regge sugli animali. Sebbene i difensori di Green Hill non abbiano con fermato nulla, è diffusamente circolata la notizia che l’azienda di Montichiari sarebbe a sua volta ricorsa in Cassazione contro questo provvedimento (vedi articolo GeaPress).
 
BRESCIA OGGI
9 NOVEMBRE 2012
 
Green Hill, stavolta la spallata arriva dal Tar
IL CASO/1. I giudici di via Zima hanno respinto il ricorso dell'azienda contro la revoca, disposta dal Comune, dell'autorizzazione a svolgere l'attività di fornitura di cavie

Luca Canini
 

La sentenza non ha invece alcuna ripercussione sul ramo allevamento della struttura
Non è la pietra tombale che in molti - ambientalisti, antispecisti, antivivisezionisti e semplici simpatizzanti della causa - invocano da tempo; a far scorrere i titoli di coda sulla «fabbrica di cavie» ci dovrà pensare qualcun altro (forse la magistratura, o magari il Senato). Però è un'altra spallata secca a un edificio che, settimana dopo settimana, si fa sempre più pericolante. IL TAR DI BRESCIA ieri ha respinto il ricorso presentato da Green Hill per chiedere l'annullamento dei provvedimenti con i quali il Comune di Montichiari aveva revocato l'autorizzazione per l'attività di fornitura di cavie; revoca decisa nel luglio del 2010, congelata nel novembre dello stesso anno («disponendo il rinnovo dell'istruttoria mediante ulteriori accertamenti e l'acquisizione di una valutazione tecnica di maggiore dettaglio da parte dell'Asl») e infine confermata nel dicembre del 2011. Che cosa significa? Dal punto di vista di quello che Green Hill può o non può fare la situazione non cambia molto. L'allevamento di Montichiari, in teoria, potrà continuare a sfornare cuccioli di beagle destinati alla vivisezione. Il capolinea resta una chimera. Non potrà invece agire da mero fornitore di cavie, ovvero «luogo di transito» per cuccioli allevati altrove e destinati ad essere venduti a un qualsiasi compratore. E nemmeno potrà porsi come intermediario puro e semplice. Certo, stiamo parlando di attività secondarie rispetto a quella di allevamento, ma alle quali - evidentemente - Green Hill teneva, tanto da decidere di ricorrere al Tar. I GIUDICI DI VIA ZIMA, nel confermare la bontà dell'operato del Comune, hanno fatto notare i vizi strutturali che hanno condotto alla revoca della licenza di fornitore. In particolare la mancanza di una netta distinzione tra gli spazi riservati all'attività di fornitore e quelli invece dedicati all'allevamento. Una questione di forma che è anche di sostanza. Le due «linee» dovrebbero infatti essere separate, «allo scopo di evitare - si legge nella sentenza - sostituzioni degli animali o introduzioni degli stessi senza l'osservanza delle norme». Insomma, allevamento da una parte, fornitura dall'altra. Questo imponeva la licenza rilasciata dal Comune nel 2001. E invece, come certificato da un'ispezione dell'Asl, la logistica della struttura non avrebbe rispettato le norme. Perché i locali destinati all'attività di fornitore (individuati «su di un'apposita planimetria») erano stati «destinati, in concreto, all'utilizzo come magazzino, laboratorio, ripostiglio laboratorio». Ed ecco perché, concludono i giudici, «l'utilizzo dello stabili mento deve ritenersi difforme da quello preventivato ed autorizzato. Legittimamente pertanto è stata disposta la decadenza dell'autorizzazione per effetto del mancato adeguamento a quanto prescritto dal Comune». Niente più forniture. Ma la parola fine deve ancora essere scritta.
 
LA NUOVA FERRARA
10 NOVEMBRE 2012
 
Contro l’ordinanza ricorso in Cassazione

Federica Achilli

 
Non sono bastate le oltre 2mila firme di protesta per salvare i cani beagle rinchiusi nell’allevamento di Green Hill di Montichiari, raccolte nel maggio scorso in piazza Trento Trieste a Ferrara dalle associazioni animaliste e dei suoi simpatizzanti, con in testa Barbara Diolaiti, Sergio Golinelli e Stefano Cavallini. E non è nemmeno servito l’arresto dell’attivista ferrarese Bea Stawicka di origini polacche. La doccia fredda, infatti, arriva da un’ordinanza a firma dei tre giudici del Tribunale di Brescia, Michele Mocciola, Paolo Talamo e Elena Stefana, che hanno disposto, in 32 pagine, il dissequestro preventivo del sito di Montichiari e di tutti i suoi cani, soverchiando il sequestro preventivo ordinato, il primo ottobre scorso, dal gip del Tribunale di Brescia. «Nell’ordinanza depositata l’8 di novembre – dice l’avvocato ferrarese David Zanforlini, difensore della Stawicka - rimane in vigore il sequestro probatorio dei cani e della struttura». L’ordinanza si dilunga in materia di maltrattamento di animali e «si cade nello stesso errore di quelli che sono entrati a visitare il sito di Montichiari, confondendo la scriminante nella legge 116 del 92 sulla sperimentazione con l’approvazione delle stesse leggi sugli allevamenti. «E’ stato refuso il senso dell’esposto che abbiamo fatto – chiosa Zanforlini – sul significato di allevamento. Ci hanno estromesso dal processo e non hanno nemmeno citato il nostro esposto, mentre il provvedimento di sequestro probatorio e l’ordinanza di riesame dell’agosto scorso dicono che i cani vengono maltrattati per “deprivazione sensoriale”. Alla luce di questi fatti non possiamo fare nulla se non preparare una memoria da presentare al pubblico ministero e in procura a Brescia per il ricorso in Cassazione e contro l’ordinanza stessa». Tutto questo nonostante l’azienda di Montichiari, come si legge espressamente in una dichiarazione contenuta nell’ordinanza di dissequestro, dichiari “il disinteressamento nel riattivare le attività zootecniche per il clamore sollevato dai media”.
 
IL TIRRENO
8 NOVEMBRE 2012
 
Salvato cagnolino intrappolato nel finestrino di un’auto
 
SARZANA (SP) - Liberato dai vigili del fuoco un cagnolino rimasto intrappolato nel finestrino dell’auto in cui lo aveva lasciato l’incauto padrone, impegnato a svolgere commissioni. Attorno all’una di ieri pomeriggio, alcuni passanti hanno notato un’auto parcheggiata in via Terzi, all’interno della quale stava fortemente abbaiando una bestiola di pochi mesi di vita. Evidentemente attratto dalle persone all’esterno del veicolo, il cagnetto ha cercato di uscire, di fatto infilandosi nella stretta apertura lasciata dal vetro semiabbassato di un finestrino. Ma il tentativo non è riuscito, anzi: il cagnolino è rimasto incastrato nel ristretto spazio, non potendo così nè uscire nè entrare. Ed è stato a questo punto che è partita la segnalazione ai vigili del fuoco, dato che i tentativi di libera re la bestiola dall’incomoda posizione si erano rivelati inutili. Giunti sul posto, i pompieri hanno subito provveduto a «forzare» il finestrino, permettendo così all’animale di uscire dall’auto-prigione. A questo punto sono iniziate le ricerche del proprietario del mezzo, ma nessuno è stato trovato. I vigili del fuoco hanno comunque sottolineato che il mezzo era stato parcheggiato in una zona all’ombra e inoltre i vetri dei finestrini erano stati abbassati in modo da far circolare l’aria. Resta comunque il malcostume, malgrado i ripetuti avvertimenti, di lasciare animali chiusi in auto (e certe volte perfino bambini in tenerissima età) da parte di sprovveduti automobilisti. E certe volte potrebbe non bastare lasciare i finestrini un po’ abbassati per evitare problemi seri o addirittura tragedie.
 
IL TIRRENO
8 NOVEMBRE 2012
 
Cane aggredito da un cinghiale a due passi dalla città
 
MONTECATINI (PT) - Cinghiali a due passi dalla città. Da tempo viene segnalato, soprattutto dagli agricoltori che vedono i loro raccolti distrutti, il problema dell’eccessiva proliferazione dei cinghiali. Un danno, ma anche una potenziale fonte di pericolo. Un inquietante episodio è quello avvenuto martedì pomeriggio in via Riaffrico, nella periferia a nord di Montecatini, e in pieno giorno. «Era circa mezzogiorno – racconta un residente – quando sono andato a controllare se c’erano funghi in un boschetto a poche decine di metri da casa. Come sempre avevo con me uno dei miei cani. Mentre stavo cercando i funghi ho sentito il cane abbaiare, ma non mi son preoccupato. Pensavo che abbaiasse ai cani dei vicini, che si trovavano chiusi nel loro giardino. Solo tornando a casa con il cane mi sono accorto di una ferita su un suo fianco. Lì per lì ; ho pensato che fosse stata provocata da un ramo. Ma quando il veterinario l’ha vista non ha avuto dubbi, quella ferita era il segno di un morso di cinghiale. Probabilmente era nascosto fra le frasche e, spaventato dal cane, ha reagito aggredendolo. Ma è successo a due passi dalle case, mentre nei campi vicini c’era chi stava lavorando alla raccolta delle olive». Insomma, anche se solitamente tendono a nascondersi in loro presenza, questi animali sono comunque una potenziale minaccia, e sempre più forte, almeno a giudicare dalle tracce che ne indicano una presenza in crescita. Un problema, quello dell’eccesso di ungulati (cinghiali e cervi), che proprio nelle stesse ore viene segnalato dal direttore provinciale di Coldiretti Vincenzo Tropiano, che lancia l’allarme per le attività agricole, compreso il florovivaismo: «Un cervo può devastare un vivaio anche molto esteso in poche ore. E continuando a proliferare, presto vedremo cinghiali e altri ungulati direttamente nei centri urbani. Ritrovarsi alle porte di Pistoia un cinghiale o, nella prima collina, un cervo che attraversa la Porrettana o la statale 66 è pericoloso per la circolazione stradale. Si susseguono poi e segnalazioni dei danni nei campi. In alcuni casi la presenza di ungulati non compromette solo il raccolto stagionale, ma danneggia gli impianti strutturalmente: vivai, vigneti e uliveti possono subire danni notevoli. Muretti a secco,ulivi secolari, vivai anche di pianura sono da anni danneggiati dalla presenza eccessiva di ungulati, e le contromisure sono del tutto inadeguate: i risarcimenti sono insufficienti e, soprattutto, tutti i piani di controllo messi a punto sono risultati inefficaci». Per Tropiano anche il caos normativo non aiuta, con il ruolo dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale che dovrebbe essere solo) consultivo e, invece, è spesso determinante.
 
CORRIERE DELLE ALPI
8 NOVEMBRE 2012
 
Cane assolto: «È un animale da divano»
 
FELTRE (BL) - Lea, una cagnolina meticcia di quindici anni sfugge alla sua padrona e vede un pastore belga, che abbaia e strattona con forza il guinzaglio facendo cadere una donna feltrina (stando alla versione della persona offesa), ma il veterinario chiamato a testimoniare descrive il cane di taglia più piccola come «pacioso, il prototipo dell'animale da divano». E il giudice di pace assolve l'imputata Branka Gavrilovic «perché il fatto non sussiste». Questo l'epilogo del procedimento giudiziario chiuso ieri, riferito all'episodio accaduto l'1 settembre 2011. Il processo ruotava attorno alla querela presentata per lesioni colpose da Pierina De Col, che in base alla denuncia stava passeggiando con il suo pastore belga in via Arno, zona Pasquer. Nel frattempo è arrivata in macchina Branka Gavrilovic, ha parcheggiato, è scesa e «il cane è uscito dall'auto incustodito venendo incontro al mio, che ha tirato il guinzaglio: quando non ce l'ho più fatta a tenerlo sono scivolata e ho battuto la schiena. Ho preso una botta e mi sono fatta male al polso (fratturato) con una prognosi di 25 giorni». Per dirimere la questione in merito all'eventuale responsabilità di Lea - e di conseguenza della sua padrona - il giudice di pace Silvano Darugna ha ascoltato il parere del veterinario, sicuro che «quel cagnolino, di taglia piccola, anziano e sovrappeso ha prestazioni bassissime dal punto di vista motorio, non è aggressivo, non ha propensione a reagire e non riesce a coprire una distanza in tempi brevi». E la sentenza del procedimento ha dato ragione all'imputata.
 
IL TIRRENO
8 NOVEMBRE 2012
 
Margherita, guardare le stelle insieme a cani e gatti
 
«Il primo amico a quattro zampe della mia vita è stato Leo, un pastore maremmano tutto pelo e vivacità», racconta l'astrofisica fiorentina Margherita Hack, parlando del suo amore per gli animali. «Era di un amico dei miei genitori, che ci invitò a passare un'estate nella sua casa di Cittiglia, sulle Apuane. Avevo sette anni, ma quella vacanza fatta di corse scatenate lungo un torrente in secca con il mio "cagnone in prestito" le ricordo con nostalgia». Vegetariana, figlia di vegetariani che le hanno insegnato il rispetto per gli animali oltre che per gli uomini, novant'anni in piena forma «a parte qualche normale acciacco della vecchiaia», la Hack , che vive a Trieste con il marito Aldo De Rosa e gli immancabili cani e gatti, ormai presenze fisse nella sua casa, spiega che dopo Leo è arrivata Ciompa. « Era una soriana abbandonata a l Poggio Imperiale e tormentata dai gatti maschi in amore… La portò in casa mio padre e in breve tempo ci regalò tre gattine: Poppona, Pussy e Cirilla, l'unica che rimase in famiglia, perché le altre due furono date in adozione. Cirilla, a sua volta, ebbe un gattino che battezzai Cicino: mentre studiavo lui se ne stava sempre accoccolato sul mio grembo e mi "accompagnò" fino al terzo anno di università, nel 1943, quando purtroppo sparì all'improvviso: erano tempi duri, Cicino era grassottello, e temo sia finito in qualche pentola… Il suo posto fu occupato negli anni da molti gatti, e qualcuno mi ha accompagnato anche nel lavoro. Come Smeraldina, una micia rossa con occhi verdi magici, che se ne stava accanto a me di notte, mentre al telescopio osservavo il cielo nella succursale dell'Osservatorio di Brera, a Merate… Quando sono andata ad abitate a Trieste, nel giardino di casa ho trovato molti gatti randagi, affamati e inselvatichiti. Con Aldo, mio marito, abbiamo incominciato a dar loro del cibo e, in pochi giorni, ci siamo ritrovati con una decina di "ospiti", fra cui Buricchia, che non sopportava il ticchettìo della macchina da scrivere… Si aggiunse al gruppo anche una micina nera, che mi scambiò subito per la sua mamma. La chiamammo Checca e campò diciotto anni, morendo serenamente di vecchiaia. Dopo Checca fu la volta di Geppetta, la gatta più intelligente che ho conosciuto: capiva tutto, sembrava umana ed era bellissima, grigia e striata, con un aspetto quasi regale». Margherita avevo incominciato ad amare gli animali grazie a un cane. «Il destino a un certo punto volle metterne sulla mia strada un altro. Era il 1979, quando Aldo e io trovammo un lupetto impaurito e affamato, legato con un filo elettrico in una strada vicino a casa, malconcio e tenuto da due ragazzi che lo trattavano malissimo. Chiesi loro cosa voleva no per lasciarcelo. M i risposero senza tanti preamboli: "duecentomila lire!" Pagai senza discutere e lo portai via subito. Aldo però andò a denunciarli per maltrattamento di animali e furono multati con una cifra di gran lunga superiore a quella che ci avevano estorto. Il lupetto si chiamava Dick, era un bel cane di razza, intelligentissimo. Da ogni nostro movimento, capiva quello che stavamo per fare. Ci tenne molta compagnia e quando morì, a 14 anni, lasciò un grande vuoto». Dopo qualche mese senza Dick, Alldo e Margherita andarono al canile decisi ad adottare un altro lupo. «Ma la nostra scelta cadde su un incrocio tra un dobermann e un rottweiler che, scoprimmo, era lì da tempo perché nessuno lo voleva. Si chiamava Lara, era affettuosissima, fin troppo; dal primo giorno volle dormire nel nostro letto e non ci fu verso di convincerla del contrario... ma otto mesi dopo, morì per la filaria, nonostante le cure di uno dei migliori veterinari». Nello zoo familiare della Hack c'è stato anche un pappagallo cinerino. «Arrivò contro ogni mia volontà, perché non amo vedere agli uccelli in gabbia. A donarmelo fu un ricercatore che ne portò due dall'Africa: uno per me e l'altro per un collega. Lo battezzai Bobo (come il nome del ricercatore) e cercai in tutti i modi di farmelo amico. All'inizio era diffidente e spaventato. Ma in poco tempo diventò domestico: riconosceva la mia voce e quella di Aldo, fischiava, cantava e ripeteva le parole che gli insegnavamo. Nella stagione fredda lo tenevamo in casa in una grande gabbia- con cani e gatti avrebbe fatto una brutta fine - mentre in estate lo lasciavamo libero in veranda, dove avevamo predisposto dei finti alberi su cui saltava felice. Un giorno scomparve per non tornare mai più: probabilmente finì in bocca a qualche gatto, lo tenevano d'occhio da tempo...».
 
IL CENTRO
8 NOVEMBRE 2012
 
Presunta uccisione degli orsi, avviata un’indagine interna
 
PESCASSEROLI (AQ) - Il personale di sorveglianza del Parco nazionale d’Abruzzo ha aperto un’indagine al fine di accertare la veridicità del racconto dell’ex guardia parco, Silvano Petrocelli, in merito alla presunta uccisione di tre orsi marsicani. Secondo quanto riferito dall’ente, è stata disposta immediatamente, la convocazione – ai sensi delle norme del codice di procedura penale – di Petrocelli che nei giorni scorsi aveva parlato di questo fenomeno. Nei prossimi giorni saranno sentite altre persone che potrebbero fornire ulteriori elementi utili alle indagini. «Data la estrema gravità delle dichiarazioni rilasciate dalla citata ex guardia del Parco», si legge in una nota dell’Ente, «una volta completate le indagini in corso, l’Ente procederà, con la massima determinazione, ad avviare le più adegua te azioni di legge, in ogni sede competente, anche in ordine a possibili spregevoli tentativi di diffusione di notizie false sulla reale situazione dell’animale simbolo del Parco, finalizzati a denigrare e colpire l’Ente Parco, proprio in questo momento di vacanza degli Organi di amministrazione e di attesa per la nomina del presidente e del consiglio direttivo». Intanto, sull’argomento interviene anche il sindaco di Bisegna, Amedeo Di Lorenzo, in una nota congiunta con i presidenti delle associazioni Montagna grande Onlus e Amici dell'orso Bernardo. «L'impegno profuso per la salvaguardia del territorio e soprattutto per la tutela dell'orso negli ultimi anni da parte dell'amministrazione delle singole associazioni e soprattutto dei cittadini di Bisegna e di tutta la Valle del Giovenco», fanno sapere in un comunicato, « non può essere annientato da una notizia priva di alcun fondamento, frutto di sol a fantasia, partorita da un ex g uardia parco facente parte addirittura di un'associazione ambientalista. Non vogliamo credere che a qualcuno faccia comodo che Bisegna resti il paese dove si uccidono gli orsi, siamo indignati solo a pensarlo. Negli ultimi anni», si legge ancora, «la nostra collettività è stata protagonista di una serie di azioni che non hanno eguali in nessun altro territorio, noi siamo passati, anche grazie alla collaborazione con il Pnalm, dal fiume di "parole" ad azioni concrete». Infine, l’associazione Altura, smentisce che il signor Petrocelli sia socio del sodalizio.
 
LA NUOVA SARDEGNA
8 NOVEMBRE 2012
 
Trichinellosi, paura per le macellazioni
 
di Nino Muggianu
 
ORGOSOLO (NU) - Trichinellosi e peste suina fanno ancora paura a Orgosolo. Martedì scorso la certezza di un nuovo caso di volpe infettata dalla trichinellosi. L’animale è stato cacciato da una compagni di cacciatori orgolesi al confine con i territori comunale di Taluna e Villagrande Strisaili, e poi analizzato dai sanitari dell’istituto zooprofilattico di Nuoro che ne hanno accertato la positività. Malattia che evidentemente è sempre presente nel territorio e che si materializza solo quando i cacciatori portano le volpi ad analizzare. Insomma, negli anni nulla è cambiato e inevitabilmente, con l’apertura della caccia, la trichinellosi ritorna alla ribalta della cronaca incutendo più di qualche timore. Paura che aumenta adesso nel periodo in cui le macellazioni domestiche si moltiplicano e spesso si svolgono senza nessun controllo. Ma questo, come dicono alcuni allevatori non certo per colpa loro ma perché si sentono snobbati dagli esperti della azienda sanitaria locale di Nuoro. Secondo gli allevatori (il settanta per cento allevano allo stato brado), i loro maiali non varrebbero nulla, visto che viene data più importanza alle volpi e ai cinghiali.
 
NEL CUORE.ORG
8 NOVEMBRE 2012
 
CACCIATORI DI GATTI IN INGHILTERRA: CINQUE PERSONE FINITE IN MANETTE
Blitz di polizia e RSPCA. Quattro tra i 18 e i 19 anni
 
Cinque persone sono state arrestate e otto cani sequestrati in un'operazione contro una banda sospettata di cacciare gatti domestici e animali selvatici. Cinquanta agenti di polizia e 19 ispettori dell'associazione animalista RSPCA sono stati coinvolti nel raid ieri mattina presto nelle case a Darlington, nel Durham, in Inghilterra, in azione per il caso di crudeltà verso gli animali. Lo scrive il Guardian.
Quattro giovani di età compresa tra 18 e 19 anni sono stati ascoltati, mentre gli ufficiali forensi esimanavano gli oggetti sequestrati nei blitz, compresi computer, telefoni cellulari e materiali legati alla caccia. I cani sequestrati sono sei lurchers e due labrador.
C'è stata una serie di racconti da parte di persone del posto a proposito di gatti e di altri animali inseguiti dai cani in un modo apparentemente sistematico. Uno dei 1 8enni è stato anche messo sotto accusa per coltivazione di cannabis: alcune piantine sono state sequestrate nella sua abitazione.
Michael Banks, vice capo della polizia del Durham. ha detto: "Siamo impegnati a proteggere le nostre comunità rurali. E, nella lotta contro la criminalità, il benessere degli animali è una questione centrale. Ci auguriamo che le operazioni di questa mattina possano rassicurare la gente sul fatto che le attività che coinvolgono la crudeltà sugli animali non verranno tollerate". Mentre Mark Gent, ispettore capo del RSPCA, ha commentato: "Spero che questo caso possa rappresentare una per chiunque sia coinvolto in questo tipo di deliberata e ripugnante crudeltà".
 
GLOBAL LIST
8 NOVEMBRE 2012
 
Costruito a Harvard il primo tech-polmone
Il chip è stato ricoperto di cellule polmonari umane. Aiuterà a sperimentare medicine e nuove terapie. senza utilizzare gli animali.
 
Importante esperimento all'università di Harvard, che ha guadagnato anche la copertina della "Science Traslational Medicine". I ricercatori sono riusciti per la prima volta a utilizzare un microchip come se fosse un vero polmone. Come? Sono riusciti a ricoprirlo di cellule polmonari così da creare un tech-polmone, che ora permetterà di studiare la tossicità dei medicinali e identificare nuove potenziali terapie.
Gli scienziati diretti da Donald Ingber hanno così, ad esempio, potuto studiare un farmaco per la chemioterapia (interleuchina 2) direttamente sul micro-polmone. "Le maggiori compagnie farmaceutiche spendono molto tempo e una gran quantità di denaro su culture cellulari e test sugli animali per sviluppare nuovi farmaci - spiegano i ricercatori - ma questi metodi spesso non riescono a predire tutti gli effetti di que ste sostanze una volta usate sull'uomo". Il polmone su chip è pensato proprio per accelerare e rendere piu' efficace e meno costosa la ricerca.
 
LECCO PROVINCIA.IT
8 NOVEMBRE 2012
 
La shampoo terapia nel cane
 
La cura del pelo del nostro cane, prima di essere un fatto estetico, è un problema di salute. Cute e pelo svolgono importanti funzioni  quali, ad esempio, quelle di regolare  la  temperatura corporea e di controllare la pressione arteriosa. Trascurarli significa non avere a cuore il benessere del nostro amico a 4 zampe. Chiariamo subito che il cane va lavato periodicamente, anche spesso se occorre, e non è vera la credenza che troppi bagni gli provochino danni.
La shampoo terapia, (ossia i bagni lenitivi o sebo-regolanti, una o due volte la settimana), fa parte della cura che il veterinario prescrive ai cani con problemi dermatologici, da sola, o come coadiuvante di una terapia sistemica.
Vanno, però, sempre usati shampoo e balsamo di buona qualità e specifici per il cane. Anche l’asciugatura deve essere molto accurata.
Dopo lo shampoo è necessaria una buona risciacquatura. Per assicurare una maggiore efficacia della terapia, è opportuno l’uso di un balsamo che contenga gli stessi olii essenziali dello shampoo.  Il balsamo va massaggiato sul pelo bagnato dai 10 ai 15 minuti, delicatamente, per favorire in maniera ottimale  l’azione lenitiva  e l’idratazione della cute. Dopo questo massaggio è necessario un ulteriore accurato risciacquo.
Questo trattamento è utile  per tutte le malattie cutanee (parassitarie, allergiche, batteriche, ecc) e gioca un ruolo importante anche nella sintomatologia della  dermatite atopica del cane. Riduce le irritazioni e le infiammazioni della cute e rimuove gli allergeni ambientali del mantello, con il risultato di limitare l’esposizione della cute agli allergeni stessi.

In alcuni soggetti, particolarmente sensibili, può essere utile il lavaggio quotidiano di muso e zampe da farsi  soprattutto al ritorno da una passeggiata.
Nella nostra Provincia, una ditta (la MIVET) ha studiato e  messo in vendita una linea di prodotti naturali, senza coloranti, utilissimi per la shampoo terapia degli animali. Questi prodotti sono indicati anche per animali anziani e defedati.
Questa linea comprende:
1 ) Shampoo al ribes e olivello spinoso per gatti e cani
Serve per  la pulizia fisiologica del mantello del cane, in quanto deterge  delicatamente e protegge cute e mantello. Dona  anche morbidezza e lucentezza al pelo, rispetta il PH cutaneo e previene la fragilità del pelo. Allontana, infine, il senso di prurito dato anche dagli allergeni e lenisce l’infiammazione cutanea, donando al nostro cane un senso di benessere.
2) Balsamo al ribes e olivello spinoso per gatti e cani
Rappresenta l’ottimale complemento allo shampoo.
3) Lozione al ribes e olivello spinoso  per gatti e cani
Ideale per l’igiene quotidiana e l’idratazione fisiologica di pelo e cute.
Ovviamente questa linea di prodotti è anche utile, una volta al mese, per i nostri amici a 4 zampe che sono in buona salute, come prevenzione di malattie cutanee e per il loro benessere generale.
 
GEA PRESS
9 NOVEMBRE 2012
 
I cavallini della Giara – stanno morendo di Far West
Intervento degli ambientalisti – via il pascolo abusivo ed istituzione del Parco.

 
Almeno si è capito. Sull’altopiano della Giara di Gesturi, nessuno sa con esattezza quanti cavallini ci sono. Nel corso della riunione svoltasi ieri pomeriggio con i rappresentanti della Regione Sardegna, il Sindaco di Tuili avrebbe chiesto all’Assessore Regionale all’Agricoltura Oscar Cherchi, un conteggio dei cavallini. Quanti ce ne sono e quanti, poi, sono di proprietà pubblica.
Cavallini che in quei posti stanno morendo, verosimilmente di fame (vedi articolo GeaPress).
Sulla vicenda è ora intervenuto Stefano Deliperi che, a nome della LAC, Gruppo di Intervento Giuridico ed Amici della Terra ha definito la Giara come un vero e proprio Far West. Un’isola all’interno dell’isola. Un altopiano basaltico dalle condizioni ambientali particolari che vedono i cavallini come “signori” del luogo. Simboli di un habitat unico e variegato.
Aree da tutelare ma afflitte, sempre secondo Deliperi, da pascolo abusivo, vandalismo, abusi sui demani civici e continui atti di bracconaggio. Mentre si attende ancora la costituzione del Parco, più o meno in questo periodo si assiste, ogni anno, alla morte dei cavallini della Giara. Per Deliperi, però, la vicenda è chiara quanto drammatica. “Non c’è una moria, né un epidemia – spiega l’esponente ambientalista – c’è invece la dura competizione alimentare con le centinaia di capi bovini e suini che abusivamente pascolano sulla Giara“.
Una mancanza del controllo del territorio, insomma. Secondo le tre Associazioni i Comuni, la Polizia Locale, il Corpo forestale e di vigilanza ambientale devono tener fuori dalla Giara il bestiame abusivo e sanzionare i proprietari. La Regione autonoma della Sardegna, invece, deve garantire l’assistenza veterinaria e la vigilanza sulla popolazione equina (di proprietà regionale e della locale Unione dei Comuni).
Ciò che è emerso in questi giorni, ovvero una sostanziale mancanza di unità degli interventi, potrebbe essere superato, ad avviso di Deliperi, con l’istituzione del Parco. Una gestione unitaria di un bene ambientale unico.
 
NEL CUORE.ORG
9 NOVEMBRE 2012
 
CAVALLINI DELLA GIARA, LAV: "REGIONE MANTENGA LE PROMESSE"
Ieri il sopralluogo di autorità e veterinari
 
La LAV ha partecipato ieri al sopralluogo della Regione Sardegna per verificare le condizioni dei cavallini della Giara di Gesturi (Vs) ed è intervenuta all'incontro con i Sindaci, l'Agenzia regionale e i veterinari Asl.
"E' innegabile da parte di chiunque, Assessore Cherchi compreso che sminuisce l'allarme, che la situazione è stata critica, che alcuni animali siano morti e tanti abbiano sofferto. Dal momento che i cavallini sono di proprietà in parte della Regione, in parte di Comuni e privati, questi hanno una responsabilità anche penale per le loro condizioni. Sono considerabili maltrattamento anche la negligenza e l'incuria - afferma Emma Piga, responsabile LAV Cagliari – speriamo dunque che le promesse di atti concreti per evitare il ripetersi di questa situazione vengano mantenute e noi vigileremo affinché ciò accada".
"Non intendiamo certo far cambiare noi la natura selvatica di questi animali ma un conto sono le normali avversità ambientali, un conto sono quelle straordinarie - dichiara Nadia Zurlo, responsabile nazionale settore Equidi della LAV – va completata la microchippatura di tutti i cavallini poiché questo li rende ufficiali e va attivato un Piano permanente di accudimento e soccorso".
 
NET1 NEWS
9 NOVEMBRE 2012
 
Massacro di scimmie: migliaia i corpi ritrovati
L'associazione animalista Buav denuncia un nuovo massacro: scimmie mutilate e seviziate gettate tra l'immondizia. Tra le vittime anche numerosi cuccioli e femmine in gravidanza

 
Numerose sono le associazioni animaliste che in questi giorni si stanno mobilitando per fermare il nuovo massacro di primati che la Buav ha reso noto in un recente reportage: questa volta al centro delle polemiche, dopo l'orrore dei "viaggi della morte", è il colosso Noveprim, principale esportatore di cavie in gran parte dei paesi Europei. L'associazione antivivisezione aveva, gia nel 2010, denunciato le atrocità commesse dalla Noveprim nelle isole Mauritius, nelle cui foreste vengono posizionate le trappole per catturare i primati, nonostante dal 2008 sia stato espressamente proibito dal governo.
Nel video shock che sta facendo il giro del web, questa volta, si vedono pile di cadaveri di animali innocenti probabilmente uccisi perchè di peso superiore a quello richiesto dalla sperimentazione, 3,5 kg,
evitando, così, le spese per una diversa collocazione delle scimmie, visto che il loro reinserimento in natura è vietato dalla legge. La Noveprim, già al centro di numerose polemiche negli anni passati, rivela che per loro il benessere dei primati che trattano è il primo valore e che alcune informazioni sono state travisate per danneggiare l'immagine dell'azienda; alla base di questa carneficina, che ha visto protagoniste anche femmine gravide, dunque, potrebbe esserci la diffusione del virus della tubercolosi bovina che, per la salvaguardia degli altri animali, ha reso inevitabile la soppressione degli altri.
Quel che è certo è che le immagini diffuse dalla Buav in questi anni raccontano storie di mutilazioni, sevizie, corpi straziati e trattati senza rispetto, in attesa degli inceneritori, così forti da sensibilizzare tutto il mondo occidentale che sta chiedendo la sospensione delle esportazione dei primati dalle Mauritius.
 
LA SENTINELLA
9 NOVEMBRE 2012
 
Baffo, gatta anziana uccisa barbaramente

Maria Rosa e Marino Rore

 
Prov. Di Torino - Ringraziamo La Sentinella per l’attenzione riservata alla gatta uccisa a Lessolo il 27 ottobre scorso. Per noi Baffo era più che una gatta di colonia, era un’amica. Dobbiamo però chiedere alcune rettifiche. Innanzitutto Marino Rore non è professore universitario, così evitiamo l’usurpazione di titolo, non può annoverare pubblicazioni scientifiche, ma solo qualche video per rendere visibile la colonia, accessibile sul canale Marino Rore di YouTube. La colonia è regolarmente censita all’ASL/TO4 dall’Eipa (Ente Italiano Protezione Animali-Presidente Giuliana Costa) di Caselle che sta ora seguendo il caso (per un refuso nell’articolo risulta Enpa). La gatta Baffo era un membro anziano della colonia e purtroppo era già deceduta quando l’abbiamo rinvenuta. Il nostro contributo, si è limitato, su indicazione del rappresentante locale dell’Eipa, Daniele Ferrentino subito contattato, a portare Baffo all’istituto zooprofilattico per l’accertamento delle cause del decesso e permettere all’Eipa di procedere quindi con un’azione legale. La colonia di piazza Ottinetti esiste da diversi anni. Dal 2009, come previsto dalla legge regionale e dal regolamento ASL /TO4, esiste una convenzione, secondo normativa, del Comune con l’Eipa, la quale ha provveduto a censire e registrare la colonia, ha eseguito le sterilizzazioni e ne cura il benessere.Dal novembre del 2011 abbiamo offerto, come privati cittadini, la nostra collaborazione al sindaco, che la legge designa come tutore dei gatti liberi, e all’Eipa per alimentare, accollandocene le spese, la colonia, monitorare costantemente lo stato di salute e la variazione della composizione per programmare eventuali ulteriori interventi di sterilizzazione. E riferire periodicamente. Inoltre, poichè sulla piazza gravitano gatti estranei alla colonia e non sempre sterilizzati, in accordo con i proprietari cerchiamo di collocare in affido le cucciolate. Si coglie l’occasione per ricordare che le colonie feline sono tutelate dalla legge nazionale e dalle leggi regionali, dal regolamento attuativo e dalla normativa prevista dalle Asl. Esse non possono essere allontanate e i componenti non possono essere catturati se non nei casi previsiti da dette normative e non ne può essere ostacolata o impedita l’alimentazione o il riparo. Ogni forma di maltrattamento, ovviamente anche dei gatti di proprietà, costituisce reato penale, inoltre è sanzionata dal nuovo Codice stradale, anche l’omissione di soccorso dell’animale accidentalmente investito. L’eventuale attivazione di un rifugio, in questo caso gattile, non è sostitutivo della colon ia, ma una eventuale aggiunta nel senso che non sono previsti la cattura e l’internamento di gatti liberi, o di proprietà, adulti e sani o di intere colonie ma solo l’accoglienza di gatti bisognosi di cure perché feriti, malati, o cuccioli dispersi con la finalità dell’affido. Della qualcosa si può valutare la fattibilità. Ringraziamo per l’ospitalità e, naturalmente, ancora, per il servizio su Baffo.
 
LA NUOVA SARDEGNA
9 NOVEMBRE 2012
 
Cane da caccia impiccato nelle campagne di Osilo
 
SASSARI - Un cane da caccia è stato trovato impiccato, ieri mattina, a poca distanza dal canile comunale, sulla strada per Osilo. La macabra scoperta è stata fatta da alcuni giovani che stavano transitando nella stradina per effettuare delle consegne al canile. Del ritrovamento è stata informata l’Asl che ha attivato le procedure per il recupero dell’animale e per svolgere tutti gli accertamenti che consentano alle forze dell’ordine di sviluppare le indagini e risalire agli autori della barbara azione. Secondo le prime verifiche, pare che la morte del cane - un setter bianco e nero - risalga a tre o quattro giorni fa. Chi l’ha condannato a morte, con una vigliaccheria unica, l’ha impiccato con una corda di colore azzurro ai rami di un albero che emerge dietro a un muretto a secco. Per terra è stata recuperata anche una felpa, di quelle tipo militare utilizzate dai cacciatori. Dimenticata o lasciata appositamente sul posto? Le indagini dovranno chiarire il mistero. I veterinari dell’Asl, attraverso il microchip potranno risalire al proprietario del cane, e così sarà possibile ricostruire anche come è sparito (se è stato rubato o se è semplicemente scappato e ha trovato in quella zona i suoi giustizieri). Non è da escludere che il cane da caccia sia stato punito da qualcuno per avere causato dei danni o per altri motivi che finora non è stato possibile chiarire. Qualche elemento in più si avrà dopo i risultati delle prime indagini.
 
GEA PRESS
9 NOVEMBRE 2012
 
Verona. Fieracavalli – video denuncia dell’On.le Andrea Zanoni: carenze per i cavalli e le persone
 
Video denuncia dell’Eurodeputato Andrea Zanoni che si è recato presso la Fieracavalli di Verona. Rumori forti, incompatibili, secondo l’On.le Zanoni, con il delicato udito del cavallo e situazioni di promiscuità tra persone ed equini.
L’eurodeputato, che è anche vice presidente dell’Intergruppo Benessere Animali al Parlamento europeo, presa la telecamera, ha tentato prima di rilasciare delle dichiarazioni in prossimità dei box, sommerso però dal vociare delle persone e soprattutto dagli altoparlanti.
Poi si è recato negli spazi esterni documentando in effetti un continuo assembramento di persone e cavalli. Nessun incidente, ma per l’On.le Zanoni basta poco per provocare una reazione da parte di un cavallo che potrebbe addirittura compromettere la sicurezza delle persone.
Per l’Eurodeputato occorrerebbe un decalogo che fissi misure certe per regolamentare la nota manifestazione. Un fatto, a suo dire, indispensabile sia per i cavalli che per la sicurezza delle persone.
Abbiamo cercato di avere una replica dagli organizzatori di Fieracavalli. Qualora lo volessero siamo ovviamente disponibili a pubblicarla.
VEDI VIDEO:
 
GEA PRESS
9 NOVEMBRE 2012
 
Cosenza – la tavolata (bresciana) di uccelli protetti – intervento della Polizia Provinciale
Cacciatori bresciani denunciati anche a Cuneo, Pavia e nella stessa provincia.
 
Un’enormità di colpi di fucile rispetto all’esiguità della fauna cacciabile in loco. Questo quanto rilevato nell’intervento portato a segno dalla Polizia Provinciale di Cosenza in località Frassia nel Comune di Bisignano. Tre cacciatori, osservati dagli Agenti guidati dal Comandante dott. Giuseppe Colaiacovo, mentre riponevano all’interno di una Fiat Panda, una busta in plastica con all’interno numerosi volatili. Raggiunti i luoghi, la scoperta. Avevano abbattuto 107 uccelli protetti. I tre, comunica la Polizia Provinciale, erano del bresciano. Identificati e controllati i documenti risultava che in un caso la licenza di caccia era in effetti scaduta. Ancora più grave la posizione di un terzo bracconiere. Senza licenza e pluripregiudicato per gravi reati.
Controllata la struttura alberghiera ove erano alloggiati i tre (un agriturismo del luogo), risultavano 14 buste con 720 uccelli abbattuti. Erano anch’essi tutti appartenenti alla fauna protetta. Gli animali erano stipati in un congelatore sistemato in un locale dell’agriturismo. La Polizia Provinciale provvedeva così a sequestrare i due fucili, la fauna abbattuta, oltre che il tesserino venatorio regionale. Quello comunicato oggi è in effetti un nuovo intervento compiuto dalla Polizia Provinciale in questa stagione venatoria e che vede protagonisti cacciatori della provincia di Brescia. Sempre in località Frassia, nel Comune di Bisignano, infatti, era già stato denunciato un cacciatore di allodole, proveniente dalla provincia di Brescia (vedi articolo GeaPress).
Evidentemente, però, la provincia venatoria per eccellenza, patria del bracconaggio della polenta ed osei, esporta anche in altre aree. A Cuneo, infatti, le Guardie del WWF hanno sorpreso due cacciatori provenienti dal bresciano forniti di richiamo elettroacustico. Quest’ultimo, mezzo di caccia vietato dalla legge. L’intervento della Polizia provinciale ha poi consentito il sequestro di armi e fauna abbattuta. Altri quattro bresciani sono invece stati denunciati nella provincia di Pavia, sempre grazie all’intervento delle Guardie del WWF. L’intervento della Polizia provinciale ha permesso il sequestro di 4 fucili, quattro richiami elettroacustici e 47 uccelli appartenenti alla fauna protetta, tra cui migliarini di palude, pispole, passero mattugia e ben 16 spioncelli.
Non poteva mancare la stessa provincia di Brescia dove le Guardie del WWF hanno denunciato quattro cacciatori, colti in atto di bracconaggio.
 
GEA PRESS
9 NOVEMBRE 2012
 
Abruzzo – Parco Sirente Velino – cacciatore nel Parco scambia i Forestali per cacciatori: denunciato
 
Quando, tranquillo nel sentiero del Parco, si è visto fermare dal Vice Questore Aggiunto del Corpo Forestale dello Stato, dr. Bruno Petriccione, avrebbe dichiarato di essersi confuso. Aveva scambiato il Vice Questore, non in divisa, per un collega cacciatore.
Il cacciatore, con il fucile calibro 12 e due setter inglesi, si trovava in un sentiero tabellato ben all’interno del Parco Regionale Sirente – Velino. Il Vice Questore, non in divisa, era con il personale dell’Ufficio Territoriale per la Biodiversità dell’Aquila del Corpo Forestale dello Stato impegnato in attività di controllo dell’are amministrata.
Quando l’uomo, che aveva regolare porto d’armi uso caccia, ha capito che era stato fermato dalla Forestale, ha ammesso di essere a caccia di coturnici ma di non essersi accorto di trovarsi all’interno dell’area protetta.
Il tutto è avvenuto nella Foresta Demaniale Regionale “Acquazzese” che, per conto della Regione Abruzzo, viene gestita dall’Ufficio Territoriale per la Biodiversità del Corpo Forestale dello Stato. 435 ettari di foresta che da 1.320 metri di quota arriva fino ai 2209 della cresta del Monte Ocre. Un’area interamente ricadente nel Parco regionale.
Stamani era in corso la sistemazione di un sentiero-natura adibito per l’escursionismo naturalistico e il monitoraggio della flora e della fauna. Ed è proprio lungo quel sentiero che, in tutta tranquillità, è apparso il cacciatore con fucile e setter. Qui il Vice Questore Aggiunto Forestale Bruno Petriccione, biologo, ha subito bloccato il soggetto denunciato. Era a caccia di coturnici, commentano dalla Forestale, proprio una delle specie più rare e minacciate della Foresta Demaniale e di tutto il Parco Regionale del Sirente-Velino.
Il cacciatore è stato poi accompagnato presso gli uffici del Comando Stazioni per gli accertamenti e la denuncia per esercizio dell’attività venatoria in area vietata.
 
IL PICCOLO
9 NOVEMBRE 2012
 
Il capriolo sale per le scale e si rifugia nel bagno di casa

Riccardo Tosques

 
Prov. Di Trieste - «Buongiorno, ho un capriolo nascosto nel mio bagno. Potreste intervenire per favore?» Un pessimo pesce d'aprile fuori stagione? Assolutamente no. Alle 7 di ieri mattina il 45enne Massimo Colomban ha assistito suo malgrado a una violazione di domicilio decisamente inedita. Un evento davvero da guinness. Maschio, tre anni, oltre trenta chili di peso e con un discreto palco di corna. È lui il capriolo protagonista dell'incursione al primo piano di una villetta bifamiliare a Muggia, in via Flavia di Stramare, a poche centinaia di metri dal centro commerciale Montedoro Freetime. La dinamica dell'accaduto ha quasi dell'incredibile. «Stavo riposando e ho sentito dei forti rumori provenire dal cortile. Mi sono affacciato per capire cosa stava accadendo e ho visto una signora ch e indicava la presenza di un capriolo all'interno della nostra proprietà (condivisa assieme ai coniugi Livio e Maila Zorzut, ndr). Poiché il cancello grande d'entrata era chiuso, sono sceso giù al piano terra percorrendo la rampa di scale esterna per aprire un varco e permettere all'animale di uscire. Ma appena terminato di scendere le scale, il capriolo fulmineo ha fatto il percorso inverso, salendo gli scalini ed entrando attraverso la porta di casa». Un contropiede da manuale. Da lì per Colomban sono stati dei lunghi secondi di panico. «Gli sono corso subito dietro perché ero terrorizzato che mi distruggesse tutto il mobilio. Ho provato a prenderlo ma lui, dopo aver percorso il corridoio, ha svoltato a sinistra e si è rifugiato in bagno». Lì si è rannicchiato su se stesso, impietrito dalla paura per una situazione anche per lui decisamente insolita. Proprio accanto alla toilette Maurizio Rozza, maresci allo della Polizia territoriale ambientale, è riuscito a catturare l'animale visibilmente spaventato da tutto l'accaduto e ferito alla coscia sinistra. «Niente di grave, probabilmente il capriolo si è graffiato scavalcando qualche cancello dopo essere stato impaurito da qualche cane. Ma spavento a parte, l'animale godeva di ottima salute. In tre giorni la ferita si sarà rimarginata», spiega Rozza. Intanto i temuti danni all'abitazione non sono stati fortunatamente registrati. «Solo molto scompiglio e la presenza di sangue proveniente dalla lacerazione del capriolo», conferma Colomban. Il trambusto ha ovviamente coinvolto anche i residenti del piano terra della casetta bifamiliare. «Ci siamo svegliati di soprassalto pensando che qualcuno fosse caduto dalla rampa di scale, invece poi abbiamo saputo che quel rumore era stato provocato dalla salita un po' scomposta del capriolo verso l'abitazione del nostro vicino», spiegano Liv io e Maila Zorzut. Di caprioli nella località di Stramare se ne vedono ogni tanto. Ma mai così vicino alle abitazioni. «Nell'ex Raffineria ne scrutiamo spesso alcuni in lontananza. Soprattutto al mattino presto. Ma la distanza dalle case è notevole», spiegano i Zorzut. Grazie all'aiuto della squadra di turno dei Vigili del fuoco di Muggia l'animale è stato recuperato, messo in sicurezza e celermente portato nel luogo verde più tranquillo e vicino all'abitazione di Colomban: la valle delle Noghere. «Non appena lo abbiamo liberato è corso subito via zompettando come una scheggia», aggiunge Rozza. Un chiaro segnale di come non vedesse l'ora di ritrovare la libertà.
 
LA NUOVA SARDEGNA
9 NOVEMBRE 2012
 
Soccorsi per un daino ferito
 
ALGHERO (SS) -  Ieri mattina, a Tramariglio, è stato avvistato un cucciolo di daino sofferente e ferito. Paolo Piras, Manuele Sonnu e Antonio Carboni, tecnici specializzati in forza alla Porto Conte Ricerche, hanno immediatamente avvisato l’Ente Foreste avendo cura dell’animale in attesa che arrivassero i soccorsi. Il daino è poi stato portato a Bonassai, presso il Centro di recupero della fauna selvatica, dove è stato sottoposto alle prime visite e alle prime medicazioni. Ora sta bene.
 
GEA PRESS
9 NOVEMBRE 2012
 
Parco della Majella – lupi ed orsi come nello Yellowstone (video)
Il Parco Nazionale: filmati straordinari con un incontro d'eccezione.
 
Non sembra neanche di essere in Italia. Forse in un documentario della Yellowstone, con lupi ed orsi. Comunque di natura incontaminata. Ed invece siamo nel Parco Nazionale della Majella e quanto mostrato fa sicuramente ben sperare sulle misure di protezione della natura e dei suoi abitanti.
Non solo lupi e non solo orsi, ma assieme che si contendono i resti di un animale. Un andirivieni continuo con il grosso orso che impone la sua presenza fino al definitivo allontanamento dei lupi. Poche scene, nel filmato diffuso ora dal Parco Nazionale, che sintetizzano una “lotta” incruenta che è andata avanti per dieci minuti.
Lupi in Italia sempre più vittime dei bracconieri così come l’ormai molto raro orso marsicano, in realtà sottospecie dell’orso bruno che da sempre ha convissuto con le popolazioni locali. Eppure qualcuno vuole rompere l’idillio, così come capita troppo di frequente nel versante laziale del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
I filmati del Parco della Majella propongono però scene piacevoli da vedere. Senza interferenze dell’uomo, liberi (orsi e lupi) di contendersi la preda. Un premio per le politiche di conservazione.
VEDI VIDEO:
 
GEA PRESS
9 NOVEMBRE 2012
 
Medicina (BO) – Pitone in terrazzo: signora impaurita chiede aiuto ai Carabinieri
Secondo ritrovamento in Italia nel giro di pochi giorni - Innocui ma non troppo.
 
Dopo il pitone nel vano motore a San Giovanni Valdarno (vedi articolo GeaPress) arriva ora il pitone nel terrazzo di casa a Bologna. L’insolita richiesta di soccorso è ieri pervenuta al 112 dei Carabinieri. Una donna decisamente preoccupata così riferiva: “Aiuto! C’è un serpente enorme nel mio terrazzo!“.L’intervento dei Carabinieri è stato immediato ed una pattuglia si è subito recata a Medicina dove, in effetti, veniva rinvenuto un Pitone reale nel balcone di casa della signora. Catturato il rettile è stato successivamente contattato il personale del Centro Tutela Recupero e Ricerc a Fauna Esotica e Selvatica di Sasso Marconi (BO).
Docile ma non necessariamente innocuo, visto che, a proposito di terrazzo, è stato proprio un pitone reale che a Napoli ha morso una signora. Aveva aperto un armadietto sistemato nel balcone. Il rettile, però, anch’esso fuggito da un terrario, aveva deciso di rifugiarsi proprio lì dentro. All’apertura, ha così morso la terrorizzata signora (vedi articolo GeaPress). Il morso del pitone reale (almeno questo) non è però velenoso.
Sono in corso, riferiscono i Carabinieri, gli accertamenti per risalire al proprietario del serpente.
 
GEA PRESS
10 NOVEMBRE 2012
 
Bologna – morto il “pitone” di Medicina
 
E’ morto il “pitone” di Medicina, recuperato ieri dai Carabinieri ai quali era pervenuta l’allarmata telefonata di una cittadina (vedi articolo GeaPress). Il Pitone che in realtà era un Boa constrictor, scappato da chissà quale teca di terrarista era finito nel terrazzo della signora che, terrorizzata alla vista del rettile, ha subito chiamato i Carabinieri.
Il Boa una volta catturato dai Carabinieri, prontamente intervenuti, è stato affidato alle cure del Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica di Monte Adone, a Sasso Marconi (BO).
Secondo gli esperti del Centro di Sacco Marconi, l’animale era rimasto lunghe ore al freddo. Un evento mortale, per il boa, abituato a ben altre temperature. Il Boa, infatti, presentava ormai seri problemi neurologici e per lui non c’è stato niente da fare. Poco dopo l’arrivo al Centro è infatti deceduto.
Sono ormai numerosi in tutt’Italia i casi di ritrovamento di rettili fuggiti dalle teche o deliberatamente abbandonati dai loro detentori magari proprio per le dimensioni raggiunte. Un Boa Constrictor può raggiungere anche parecchi metri di lunghezza.
 
CITY RUMORS
9 NOVEMBRE 2012
 
Basta animali nel circo: presentata una risoluzione in consiglio regionale
 
I consiglieri regionali Walter Caporale, del Gruppo Verdi, e Riccardo Chiavaroli del Gruppo PdL hanno depositato una Risoluzione per impegnare la Giunta regionale a porre in essere azioni volte a contrastare l’utilizzo di animali nell’attività circense.
Nelle premesse i due consiglieri ricordano che la “Commissione scientifica per l’applicazione della Convenzione sul commercio internazionale delle specie animali e vegetali in via di estinzioni (CITES), istituita presso il Ministero dell’Ambiente, ha stabilito i criteri generali e i requisiti minimi per la detenzione di animali esotici nei circhi e mostre itineranti. Tuttavia nell’emanare tali linee guida la stessa Commissione CITES ha inteso sottolineare che le indicazioni inerenti i requisiti minimi non devono essere considerate come una giustificazione o invito a mantenere determinate specie nei circhi. In particolare, si raccomanda che in futuro non vengano più detenute le specie in via di estinzione o il cui modello gestionale non è compatibile con la detenzione in una struttura mobile quali: primati, delfini, lupi, orsi, grandi felini, foche, elefanti, rinoceronti, ippopotami, giraffe, rapaci”.
“Dal punto di vista concettuale” continuano Caporale e Chiavaroli “è quanto mai evidente come possa essere impossibile creare un habitat idoneo e mantenere standard di vita in cattività appena accettabili per animali particolari, come quelli che menziona esplicitamente la Commissione CITES, nell’ambito dell’attività circense, che per sua natura deve spostarsi continuamente e in posti diversissimi tra loro. D’altra parte anche negli zoo, in alcuni casi vanamente ribattezzati ‘bioparchi’, è difficilissimo creare habitat e standard di vita che riescano a sottrarre gli animali allo stress da detenzione, che, purtroppo, in molti casi li porta alla morte. Nei Paesi più civili è ormai sancito con legge il principio del benessere animale e tale principio si applica anche agli animali degli allevamenti alimentari e al loro trasporto. Dunque, vietare l’utilizzo degli animali nei circhi è una battaglia di civiltà. Non è inutile ricordare che nell’ambito della stessa attività circense ci sono circhi senza animali, che basano il loro spettacolo solo sull’abilità delle persone, artisti cioè che mettono in gioco se stessi senza coinvolgere esseri inconsapevoli di quello che fanno”.
Da queste premesse e dal richiamo delle norme della legislazione nazionale ed europea in materia nasce l’invito alla Giunta regionale a emanare una deliberazione che recepisca le linee guida della Commissione CITES anche attraverso il coinvolgimento del Comuni abruzzesi, al fine di vietare l’attendamento di circhi e mostre viaggianti con esemplari delle specie in via di estinzione o il cui modello gestionale non è compatibile con la detenzione in una struttura mobile.
 
GIORNALETTISMO
9 NOVEMBRE 2012
 
“Lo sfruttamento degli animali non è come l’Olocausto” Il divieto tedesco della campagna della Peta che paragonava l'allevamento di maiali ai bovini alle vittime naziste è approvato dalla Corte di Strasburgo
 
Le condizioni di sfruttamento negli allevamenti degli animali non può essere paragonato all’Olocausto. La Peta, l’associazione che si batte per i diritti degli animali, è stata sconfitta alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, che ha confermato il divieto della campagna pubblicitaria con immagini di maiali o vitelli paragonati ai prigionieri o ai cadaveri dei campi di sterminio nazisti.
OLOCAUSTO SUL PIATTO - Nel 2004 la Peta, l’associazione che si batte per i diritti degli animali, aveva pianificato una campagna shock intitolata “L’Olocausto sul tuo piatto”. I manifesti pubblicitari ritraevano animali imprigionati negli allevamenti in condizione di totale sfruttamento. Queste foto erano associate alle immagini scattate durante la liberazione dei campi di sterminio nazisti.  Nella campagna si potevano vedere maialini dietro le gabbie associati ai bambini nelle tute di prigionia, oppure un vitello scheletrico come una persona sopravvissuta allo sterminio nazista. Questa campagna è stata organizzata negli Stati Uniti, ma avrebbe dovuto essere lanciata anche in Germania. DIVIETO TEDESCO - La Peta aveva pensato di lanciare immagini ancora più provocatorie, da affiggere sui cartelloni pubblicitarie del paese che ha organizzato l’Olocausto. Tra queste foto c’erano un mucchio di maiali morti, associati ad una fossa comune di Auschwitz, con sopra la scritta “Umiliazione finale”, esplicito riferimento alla “Soluzione Finale “del problema ebraico decisa alla Conferenza sul lago Wannsee dai vertici del regime nazista. La campagna della Peta aveva indignato la Germania, ed il Consiglio degli Ebrei tedeschi ne aveva chiesto il divieto. La magistratura aveva accolto questa richiesta, ed il divieto era stato confermato anche dalla Corte Costituzionale di Karlsruhe, diventata famosa in questi mesi per le sue sentenze sui salvataggi dell’euro. La Corte aveva confermato il divieto imposto alla Peta rimarcando come la campagna aveva “reso triviale e banalizzato il destino delle vittime dell’Olocausto”. Un paragone troppo offensivo per essere permesso, era stata la conclusione dei giudic i di Karlsruhe.
PARAGONE IMPOSSIBILE -La Peta ha fatto ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo denunciando la lesione alla libertà d’espressione subita. La Corte di Strasburgo però ha confermato il divieto sancito dagli organismi giudiziari tedeschi. Alla luce dello specifico contesto della storia tedesca impedire una campagna pubblicitaria basata su immagini scioccanti sull’Olocausto è giustificato per i giudici di Strasburgo. La Corte europea per i diritti dell’uomo ha inoltre rimarcato come i magistrati tedeschi abbiano agito con un particolare rispetto per i loro concittadini di religione ebraica.
 
GRNET.IT
9 NOVEMBRE 2012
 
Spending review: la scure colpisce anche i cani antidroga
 
Roma - Tra resistenze e recriminazioni, i primi di ottobre, con soli dieci giorni di preavviso il Nucleo Cinofili dei Carabinieri di Bastia Umbra (Perugia) è stato soppresso, la caserma dismessa, cani e uomini trasferiti. Ai militari è stato concesso l’esiguo e perentorio termine di pochi giorni per poter scegliere cosa fare del proprio futuro, ovvero seguire la passione per la propria specializzazione (e quindi abbandonare l’Umbria) oppure ripiegare su un altro reparto e abbandonare il proprio fedele amico a quattro zampe. Ciò che stupisce in questa vicenda non è soltanto l'esiguo numero dei componenti del Nucleo (quattro cani ed i loro conduttori), ma il fatto che il provvedimento colpisce un territorio con un mercato della droga fiorentissimo che rappresenta una vera e propria piaga. Cani e conduttori, incredibilmente, in caso di esigenza e se disponibili, saranno costretti a fare i "pendolari" da Roma o Firenze; una follia in termini di costi ma, soprattutto, dal punto di vista operativo perchè i cani arrivano affaticati e quindi con un range "operativo" molto ridotto. Considerando poi che dietro i numeri di facciata, dietro i piani delle alte sfere, dietro le tabelle per il contenimento della spesa, dietro i piani di dismissione, ci sono uomini (e cani) destinatari di tali iniziative, non si finisce mai di meravigliarsi e di chiedersi come si sia potuto arrivare a frantumare una realtà la cui efficacia parla da sola, forte dei numeri e dei brillanti risultati operativi.E’ vero la crisi deve essere risolta, e da qualche parte occorre tagliare. Ma appare chiaro che al Ministero non interessi fornire una risposta chiara e forte per la città di Perugia, ormai tristemente nota per essere non solo la capitale della cioccolata, ma anche dell’eroina, dando prova di non voler combattere con ogni mezzo il dilagante mercato della morte e togliere definitivamente questa macchia prima che diventi indelebile dalle mura cittadine.Ovviamente interessano i numeri. Da dove sottrarli poco importa. Alla fine ciò che conta è il risparmio che, quattro cani ed i competenti conduttori, portano nelle casse dello Stato. La lotta alla droga, l’ordine pubblico, la ricerca di esplosivi e di persone passano in secondo piano di fronte al bisturi accecato della spending review.Al cospetto della scure dei tagli nessuna compassione, non esistono esigenze familiari, problematiche lavorative o l’angoscia che un improvviso distacco dal fedelissimo collega a quattro zampe può comportare. C’è solo un’agghiacciante verità, di cui nessuno sembra accorgersi: per gli economisti contano i numeri non le persone, quel "fare cassa" sulla pelle degli altri, che anche tra le fila dell’Arma sembra sempre di più prendere piede. (Nella foto due conduttori del Nucleo Cinofili di Bastia Umbra con al cane antidroga Kayos)
 
BRESCIA OGGI
9 NOVEMBRE 2012
 
40 anni di carcere a trafficante corni rinoceronte in Sudafrica
 
Johannesburg - Una condanna storica e senza precedenti. Un trafficante di corni di rinoceronte thailandese è stato condannato in Sudafrica a 40 anni di carcere. L'uomo, 44 anni, si era dichiarato colpevole di caccia di frodo contro i rinoceronti. Come tanti altri bracconieri dà la caccia a questi grandi animali per rivenderne i corni sul mercato nero della medicina tradizionale asiatica.La condanna, estremamente severa, rispecchia la preoccupazione del Sudafrica per l'incremento del traffico di corni di rinoceronti registrato nell'ultimo anno. Nei parchi frequentati dai turisti, infatti, la caccia di frodo è diventata un'attività molto redditizia, con almeno 488 rinoceronti uccisi tra gennaio e ottobre 2012, di cui oltre 300 nel famoso parco Kruger, al confine con il Mozambico.
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
9 NOVEMBRE 2012
 
HILLARY CLINTON: I BRACCONIERI METTONO A RISCHIO LA SICUREZZA
Usa, tavola rotonda con il Wwf: "Strage di animali"
 
Hillary Clinton, a poche ore dalla rielezione di Obama, ha discusso di traffico illecito di specie protette, animali e legname. Lo ha fatto in una tavola rotonda con il Wwf sul commercio illegale di animali o di loro derivati nella sede del Dipartimento di Stato a Washington.
"Il commercio illegale di specie protette mette a rischio la tranquillità di nazioni già in bilico – dice Massimiliano Rocco, responsabile del settore per il Wwf Italia -: il commercio illegale dell'avorio finanzia l'acquisto delle armi nel Nord del Camerun, dove sono stati uccisi qualche mese fa 360 elefanti. Il traffico illegale di specie protette è gestito dalla criminalità organizzata e in questo incontro a livello internazionale si è discusso di come poter argirnare questo fenomeno di cui s i parla troppo poco".
All'incontro di ieri con la moglie della Clinton, pronta a lasciare la poltrona di Segretario di Stato, Wwf e Traffic (il network internazionale di monitoraggio sul commercio di specie creato dall'associazione del Panda e dall'Unione internazione per la conservazione della natura, Iucn) un concetto di fondo: oggi il commercio illegale di avorio, corna di rinoceronte, ossa e parti di tigre, è allarmante ed è all'origine dell'aumento del fenomeno del bracconaggio nei Paesi di origine e finanza l'illegalità. Ogni anno vengono ammazzati centinaia di rinoceronti. E non solo: nel mirino dei bracconieri finiscono anche migliaia di elefanti per la questione dell'avorio e oltre 100 tigri vengono uccise per le pelli. Una guerra combattuta con armi automatiche e kalashnikov che, oltre ad uccidere migliaia di animali indifesi e ad alimentare la criminalità, fa perdere la vita anche a ranger e guardiaparchi e rappresenta un colpo basso per l e economie locali già molto deboli.
"Il traffico illegale di specie protette – ha detto Hillary Clinton - ha gravi implicazioni nelle sicurezza e nella crescita economica del mondo". Per poi aggiungere: "Abbiamo bisogno del sostegno dei governi, dell'opinione pubblica, delle imprese, degli scienziati e degli attivisti per educare le popolazioni contro il traffico di specie protette". Perché come spiega Rocco: "Non stiamo parlando di due pappagallini, che pure sono importanti, ma di un giro d'affari di 250 miliardi di euro l'anno".
La tavola rotonda è stato un primo passo in vista della conferenza Cities (Convenzione sul Commercio Internazionale di Specie selvatiche a rischio) che si terrà a marzo per la tutela degli animali in via di estinzione, dove gli Stati dovranno "prendere un impegno per tutelare la loro biodiversità: le risorse non sono inesauribili e le stiamo consumando a un ritmo impressionante. L'augurio - spera R occo - è che il nostro paese sappia esserne all'altezza partecipando attivamente alle responsabili scelte che si dovranno assumere, dalla concreta protezione delle specie marine al rispetto dei sani principi precauzionali".
 
NEL CUORE.ORG
9 NOVEMBRE 2012
 
UNITA' VETERINARIE MOBILI IN ARRIVO NELLE TOWNSHIP DEL SUDAFRICA
Il programma dell'Ifaw può rappresentare una svolta
 
Il Fondo internazionale per il benessere degli animali (Ifaw) è al lavoro in Sudafrica con il programma Community led animal welfare (Claw) per fornire servizi veterinari per cani e gatti di proprietà in alcune delle comunità più povere nella provincia più ricca sudafricana. Ecco che il lavoro di Claw può cambiare la vita per molti animali. Lo scrive l'Huffington Post.
Anche se non esistono statistiche ufficiali sul numero di cani e gatti dove le cliniche mobili di Claw vanno in fornire aiuto, come in qualsiasi altra parte del mondo, c'è sempre spazio per un animale domestico: i gatti per contenere i ratti e i cani per la compagnia o la sicurezza.
Storicamente, non c'erano le cliniche veterinarie nelle township fondate dal sistema dell'apartheid. Oggi, il sostegno del governo per gli animali da compagnia in questo settore praticamente inizia (e si ferma) alla campagna di vaccinazione antirabbica occasionale. I servizi primari di assistenza veterinari, semplicemente, non sono disponibili. E' proprio qui che il programma dell'Ifaw fa la differenza.
Si va dove gli altri non lo faranno per fornire un regolare e affidabile sostegno del benessere degli animali a più di un milione di persone in decine di comunità. Claw si occupa delle cure veterinarie primarie per gli animali domestici dei poveri a domicilio e offre un servizio di emergenza24 ore su 24 e 7 giorni su 7 per raccogliere gli animali disperatamente malati. Sono per lo più quelli avvelenati di o colpiti da un auto. Nella clinica permanente di Claw, le bestiole vengono curati da veterinari e da personale qualificato al lavoro a tempo pieno.
La sterilizzazione e la castrazione - una pietra miliare del lavoro di questo programma dell'Ifaw - fornisce un mezzo per gli animali domestici sani che diventato sempre meno un onere per i proprietari a corto di soldi. A loro volta, gli stessi proprietari sono meno propensi a commettere crudeltà contro i loro cuccioli e i gattini.
 
GREEN STYLE
9 NOVEMBRE 2012
 
La febbre alta negli animali, come riconoscerla
 
Anche i nostri amici animali cadono vittime della febbre e dei malesseri di stagione e come noi perdono vitalità ed energia. Spesso quello che sfugge è che la temperatura corporea di un cane o di un gatto è lievemente più alta della nostra, e si aggira intorno ai 38-38,5°C. La situazione diventa seria quando supera i 39°C, ma non sempre è facile comprendere se il nostro amico abbia la febbre.
Avendo una temperatura basale più alta, è complesso stabilire se il nostro cane o il nostro gatto siano ammalati. E non sempre un naso asciutto è sinonimo di malessere. A volte la cause sono diverse come i sintomi, mai troppo specifici e che possono variare dalla sonnolenza, alla svogliatezza. Ma anche tremore, vomito, tosse, secrezioni nasali, inappetenza e scarsa vitalità possono diventare segnali di un malessere corporeo.
Inoltre le cause della febbre possono apparire diverse e molteplici, come ad esempio un colpo di calore estivo, una colpo di freddo invernale, un’infezione, una vaccinazione, un principio di avvelenamento, una patologia grave e anche uno scambio di germi influenzali tra uomo e animale. Per decifrare la temperatura nei cani è indispensabile l’utilizzo del termometro digitale, da utilizzare tramite via rettale. È importante che il cane sia sereno e tranquillo, magari sdraiato sul fianco così da favorire la misurazione. Nel caso dei gatti invece la decodificazione della presenza della febbre è più immediata, di solito si tasta delicatamente l’interno dell’orecchio. Basta toccare anche solo la punta, solitamente fredda, e se al tatto appare calda si può sospettare la presenza di uno stato febbrile. Inoltre un segnale ulteriore è l’arrossamento del contorno degli occhi. E come per i cani è importante monitorare il comportamento: se diverso dal solito, più apatico e svogliato può essere riconducibile ad un malanno.
In questi casi mai affidarsi al fai da te medico, o all’improvvisazione, evitare quindi la somministrazione di farmaci che potrebbero aggravare il tutto. Se la febbre è alta, in attesa di raggiungere il veterinario, è meglio effettuare impacchi di acqua fresca intorno alle orecchie e alle zampe.
 
SCIENZA E SALUTE
9 NOVEMBRE 2012
 
Sterilizzazione cane: pro e contro
Ogni proprietario di cane si chiede se sia meglio farlo o non farlo sterilizzare, quando l'animale sta per raggiungere il periodo della pubertà. Vediamo allora quali sono i vantaggi e gli svantaggi della sterilizzazione.
 
Nel caso delle femmine, la sterilizzazione precoce riduce il rischio di insorgenza di tumori mammari e patologie dell'utero.
Nel maschio la castrazione previene i tumori testicolari e alcune importanti patologie prostatiche, riduce l'aggressività nei confronti degli altri maschi e la marcatura urinaria. 
I "contro" dell'intervento sono rappresentati dalla possibilità dell'incontinenza urinaria nelle femmine (fenomeno comunque molto raro e controllabile grazie ad alcuni farmaci) e dalla tendenza all'aumento di peso sia per i maschi sia per le femmine (questo però può essere facilmente evitato con un'alimentazione controllata e un'adeguata attività fisica).
Nel nostro Paese c'è ancora un atteggiamento di rifiuto nei confronti della sterilizzazione animale (soprattutto quando l'animale in questione è un cane di sesso maschile); immagino che questo derivi dalla tendenza delle persone ad antropomorfizzare i propri animali, che porta a pensare che la sterilizzazione sia un evento innaturale per il cane.
A mio avviso invece sterilizzare un cane o un gatto non destinati alla riproduzione significa fare un favore all'animale, che sarà così protetto dall'insorgenza di alcune importanti malattie. Inoltre, quando un animale non è sterilizzato è continuamente esposto a stimoli (quali la presenza di femmine in calore), a cui lui non può rispondere; l'animale rimane quindi in uno stato di continua "frustrazione", che compromette il suo benessere.
La sterilizzazione poi consente di controllare il fenomeno del randagismo, ancora così presente in molte zone d'Italia; per capirlo, basterebbe entrare in un canile e vedere quanti animali vi siano... 
 
ALTO ADIGE
9 NOVEMBRE 2012
 
L’iguana in casa, attenzione agli spazi e all’alimentazione
 
di Martina Capovin
 
BOLZANO - Prima di comprare un'iguana è meglio pensarci a lungo. Tra gli animali da casa è sicuramente uno dei più complessi da gestire. Pur rappresentando un tipo di sauro domestico, questo lucertolone, da adulto, raggiunge le dimensioni di un piccolo dinosauro: può raggiungere anche i 180 cm di lunghezza ed in tempi relativamente brevi. Prima di acquistare un esemplare “baby” di 30 cm bisogna dunque valutare se negli anni a venire sarà a disposizione in casa uno spazio sufficientemente grande dove alloggiarlo. L'iguana è un animale molto diffuso in Messico, in tutta l'America centrale e nel Sud America dove viene considerato alla stessa stregua di un pollo e quindi catturato per uso alimentare. Questa caccia, unita alle numerose esportazioni verso gli appassionati di animali insoliti ha messo negli anni in serio rischio la specie che è quindi ora protetta dalla convenzione di Washington (CITES). Gli esemplari che si trovano in vendita derivano tutti da allevamenti ed i prezzi oscillano parecchio. Un cucciolo può costare circa cinquanta euro, ma può arrivare fino a 150. La spesa più pesante da affrontare tuttavia non riguarda l'animale in se, ma tutti i materiali di cui questo necessita. Per il baby esemplare può bastare un terrario, che dovrà rigorosamente essere di vetro, di 80 x 50 x 60 cm dove potrà stare fino alla taglia di 70-80 cm. In seguito si dovrà pensare a qualcosa di definitivo, dedicando loro un terrario a piena parete di minimo due metri di lunghezza, uno di larghezza e due di altezza. L'arredamento dovrà essere spartano ed estremamente solido: poichè all'iguana piace arrampicarsi sarà sempre necessario un ramo o tronco di taglia adeguata ben fissato alla teca. Sul fondo può essere usato, a seconda del gusto personale carta di giornale, del terriccio o del ghiaietto, da pulire localmente ad ogni deiezione. Sempre gradito un grosso recipiente con acqua pulita dove la bestiola berrà e farà il bagno. Poichè l'iguana ama temperature tropicali sarà il caso di mantenere, grazie alle apposite lampade, una temperatura giornaliera di 36° e notturna di circa 30°. Per quanto riguarda la dieta la regola d'oro è variare. La base sarà sempre vegetale, con integrazione quotidiana di insetti per i piccoletti, e topi o carne per gli adulti, ma solo una volta alla settimana. Molti sostengono che la carne per questi animali sia veleno, ma non è vero. In natura si trovano spesso a cacciare piccoli animaletti.
 
LA NUOVA SARDEGNA
9 NOVEMBRE 2012
 
Il vero problema? Ridurre l’impronta umana
 
Medio Campidano - Tra cavallini e bovini, finita la calura estiva, sulla Giara di Gesturi è il momento del fairplay. La prima erba autunnale comincia a spuntare. Vacche ed equini pascolano fianco a fianco. I cavallini sono ancora scheletrici, ma gli individui più forti, quelli sopravvissuti all'estate più lunga del secolo, sono pronti a perpetuare la razza. I soggetti più deboli, invece, sono già morti e le loro ossa biancheggiano sotto il sole. È la legge della natura. Può sembrare crudele, ma è questa selezione naturale che ha fatto del cavallino della Giara una perfetta macchina per sopravvivere su quest'isola di basalto, una sorta di nuragic park, che sembra uscito da un libro di Crichton. Per chi vive a Gesturi o lavora sulla Giara, l'estate del 2012 no n è stata molto diversa dalle altre: i cavallini più deboli sono morti, forse è stata una stagione no per i puledrini e tra le fattrici ci sono stati molti aborti. Ma i veterinari non si preoccupano: anche la ciclicità delle nascite va letta come un naturale riequilibrio. Le vacche, dopo l'ordinanza regionale che ne ordinava la cattura, sono decimate: in realtà solo una dozzina sono state catturate ai primi di settembre, le altre sono sparite dopo la minaccia di nuovi blitz. Ora su tutta la Giara le bestie brade si contano nell'ordine delle decine mentre prima erano centinaia. I cavallini sopravvissuti nel comunale di Gesturi dovrebbero essere tra 200 e 300, ma un esatto conteggio sarà possibile solo quando la Regione darà il via al piano di tutela di questi animali straordinari, uno dei simboli della Sardegna. L'allarme lanciato su facebook ha portato sulla Giara molti volontari con carichi di foraggio, ma anche su questo genero so gesto i veterinari si dicono perplessi: ancora una volta sono stati i soggetti più forti a nutrirsi meglio mentre quelli più debilitati rischiano di sopravvivere malaticci sino al prossimo anno per morire in autunno dopo aver conteso ad altri animali il pascolo. «In realtà - come spiega Efisio Floris, commissario di Agris - il vero problema è ridurre al minimo l'impronta umana sulla Giara e lasciar fare alla natura. Se i cavallini esistono da 2mila anni una Ragione ci sarà?». È lo stesso concetto che esprime Fabiano Mura della coop Sa Jara manna: «Servono regole perchè la Giara non può essere un Far west. I cavallini, deve essere chiaro a tutti, non sono orsetti di peluche: sono animali che vivono allo stato brado e vanno tutelati ma senza invasioni di campo». Mentre parla si avvicina a un branco di cavallini: «Sette maschi e solo due femmine, e neppure un puledro - osserva scuotendo la test a - : la natura non funziona così». Un nitrito e i cavalli scattano come uno solo, nascondendosi tra le sughere. «È un buon segno - sentenzia sorridendo - vuol dire che si stanno riprendendo». Con l'arrivo dell'autunno sulla Giara è ripreso il ciclo della vita. Il dna dei cavallini è preservato. La natura ha vinto di nuovo.
 
LA REPUBBLICA
9 NOVEMBRE 2012
 
Rimosso divieto utilizzo vaccini
Dall'Aifa il via libera a Novartis
La decisione dell'Agenzia italiana del Farmaco arriva dopo "approfondite indagini su un possibile difetto di qualità in alcuni lotti". Che comunque "non sono mai stati presenti sul mercato". In via precauzionale ne erano stati bloccati sette milioni di dosi, di varie ditte e già disponibili per la prevenzione
 
ROMA - Via libera ai vaccini contro l'influenza. "A seguito dell'esito delle indagini è stato rimosso il divieto di utilizzo dei vaccini antinfluenzali fabbricati dalla Novartis V&D, adottato in via precauzionale 1 a tutela della salute pubblica", ha affermato in una nota l'Agenzia italiana del Farmaco (Aifa). Le verifiche sono state effettuate sui quattro tipi di vaccini (Agrippal, Fluad, Influpozzi adiuvato e Influpozzi subunità) e non ci sono rischi. Dalla Novartis Vaccines sono soddisfatti: "Le forniture riprenderanno immediatamente. Abbiamo sempre avuto fiducia nella qualità dei nostri vaccini", hanno assicurato.
La decisione, ha spiegato infatti l'Aifa, è arrivata dopo approfondite indagini su un possibile difetto di qualità presente in alcuni lotti di vaccino e alle concomitanti analisi straordinarie effettuate sia dall'Azienda che dall'Istituto Superiore di Sanità. "Si sottolinea peraltro - ha evidenziato l'Aifa - che tali lotti non sono mai stati distribuiti e quindi non sono mai stati presenti sul mercato". Inoltre "gli ulteriori controlli, aggiuntivi a quelli che vengono espletati di routine, hanno confermato l'assenza di difetti di qualità sui lotti commercializzati". "Ciò dimostra - si legge nella nota - l'estrema attenzione e il rigore delle verifiche cui sono sottoposti tutti i vaccini, tali che, anche laddove si ravvisi la remota possibilità di presenza di un minimo difetto di qualità, vengono adottati prontamente provvedimenti cautelativi a tutela della salute pubblica che riguardano non solo i lotti su cu i si nutrono dei sospetti, ma tutta la produzione nel suo complesso".
Già i dati emersi negli ultimi giorni 3 avevano escluso i rischi nei lotti bloccati in via precauzionale (solo dieci giorni fa arrivano a un totale di 487.738 vaccini Novartis. Sette milioni quelli, di varie ditte, già disponibili per la campagna di prevenzione). La rimozione dei divieti era stata annunciata. Con la specificazione che "nella rete nazionale di farmacovigilanza non era stata inserita alcuna segnalazione di reazione avversa a vaccini antinfluenzali utilizzati nella stagione 2012-2013 fino alla data del 25 ottobre, inclusi i vaccini Novartis".
L'importanza del vaccino è stata anche ribadita dall'Aifa stessa: "La capacità dell'influenza di mettere a rischio la salute viene sottovalutata. In Italia, in media, si stimano ogni anno da 5 a 8 milioni di casi ascrivibi li a sindromi simil-influenzali e i dati ufficiali dell'Istituto Superiore della Sanità stimano che solo nel 2008 ci sono stati 454 decessi per influenza, concentrati in particolare nella popolazione anziana. A questi vanno aggiunti i decessi per le complicanze. Si pensi che circa 30 anni fa i decessi totali stimati per influenza erano quasi il triplo e che, pertanto, i decessi evitati sono imputabili principalmente alla prevenzione tramite vaccinazione".
"L'influenza è un'importante priorità di sanità pubblica ed è causa di malattie gravi e di decessi, in particolare nei bambini e negli anziani - ha avvertito l'immunologo Alberto Mantovani, direttore scientifico dell'Istituto clinico Humanitas di Milano, e professore di Patologia all'università degli Studi del capoluogo lombardo -. E' essenziale che la campagna di vaccinazione possa procedere avendo piena fiducia nella sicurezza ed efficacia dei vaccini, e che le persone vengano vaccinate per proteggere se stesse e i propri cari".
Novartis ha evidenzia infine come "secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, nessun altro intervento di sanità pubblica, ad eccezione dell'erogazione dell'acqua potabile, è stato più efficace della vaccinazione nel ridurre l'impatto della malattia a livello mondiale. L'Oms raccomanda la vaccinazione influenzale stagionale negli anziani, nei pazienti con patologie croniche e in altri gruppi di soggetti vulnerabili, come le donne in gravidanza, gli operatori sanitari e coloro che svolgono funzioni essenziali nella società".
La raccomandazione serve perché sono i giovani tra i 25 e i 34 anni, gli operai e le casalinghe, i più influenzati negativamente dalle notizie dei giorni scorsi sul ritiro dei vaccini contro l'influenza. Insieme costituiscono il 19% degli italiani che iniziano ad avere dubbi sull'utilità della vaccinazione - 14% - o che proprio hanno deciso di non vaccinarsi - 5%. A scattare la fotografia, dopo le recenti notizie di blocchi o ritiri di partite di vaccini antinfluenzali, un sondaggio realizzato dall'Ispo, l'istituto di ricerca diretto da Renato Mannheimer, per conto di 'Tell Me', progetto finanziato dalla Commissione europea che ha l'obbiettivo di insegnare a comunicare durante le epidemie influenzali.
 
TOTALITA’
9 NOVEMBRE 2012
 
Scoperta una molecola( AAQ) testata sui topi
Un farmaco potrebbe restituire la vista a chi soffre di cecità permanente
La ricerca apre una nuova strada nelle strategie per il trattamento di questa patologia
di  Totalità
 
Un farmaco ha parzialmente e temporaneamente restituito la vista ad alcuni topi di laboratorio attraverso un esperimento che propone dei nuovi tentativi per rigenerare la retina, il tessuto situato nella parte posteriore interna dell'occhio.
In questo caso, gli sforzi non provengono dall’utilizzo di cellule staminali o protesi elettroniche. La speranza di combattere la cecità arriva da una molecola costituita da nome complesso (acrilammide-azobenzene-ammonio quaternario = AAQ) di cui piccole quantità iniettate nel vitreo (sostanza gelatinosa che è all'interno dell'occhio) ridanno transitoriamente la sensibilità alla luce ad animali da sperimentazione.
Il tempo dirà se questa linea di ricerca, pubblicata sulla rivista Neuron, attualmente in una fase iniziale di sviluppo, potrà essere estesa, un giorno, agli esseri umani e serva per curare alcune delle principali cause di lesioni oculari nei paesi sviluppati, elencati per lo più con la degenerazione del tessuto. La retina è stata tradizionalmente identificata con la pellicola di una fotocamera convenzionale. 
La luce passa attraverso la cornea ed il cristallino, la lente di messa a fuoco, e si riflette in questa superficie, dove si trasforma in segnali elettrici che il nervo ottico trasporta nel cervello grazie ai fotorecettori, alcune cellule nervose chiamati coni e bastoncini, equivalenti ai pixel delle attuali camere digitali .
Alcune delle principali cause di cecità, siano esse per motivi ereditari, come la retinite pigmentosa, o acquisite, come la degenerazione maculare, sono causati dalla morte di questi fotorecettori, che non sono altro che un tipo di neuroni specializzati. Una volta distrutti, con la conseguente perdita della vista, non esiste una terapia in grado di restituire la vista ai pazienti. Di qui l'interesse a trovare trattamenti efficaci.
Il percorso intrapreso dai ricercatori della University of California a Berkley, l'Università di Monaco, e quella di Washington a Seattle, si basano sugli effetti della molecola AAQ nella retina. Questo farmaco non ha effetto su fotorecettori lesionati, ma su altri neuroni retinici. Nel loro stato naturale, queste cellule sono cieche , ma grazie al farmaco sviluppano sensibilità alla luce, come indicato nel lavoro di Richard Kramer, professore di biologia molecolare presso l'Università della California a Berkley, e si comportano allo stesso modo dei fotorecettori.
I ricercatori hanno testato gli effetti del farmaco nei topi con una serie di mutazioni genetiche che causano la morte dei fotorecettori poco dopo la nascita. Dopo l'iniezione di piccole dosi di AAQ negli occhi, gli scienziati hanno scoperto che quando i roditori sono stati esposti alla luce hanno contratto gli occhi e sono fuggiti da essa. Entrambi i comportamenti sarebbero impensabili se fossero rimasti ciechi.
Il Dott. Kramer ha messo in opera un lavoro che comporta vantaggi tecnici rispetto alle principali linee di ricerca che cercano di correggere i problemi della retina.
Finora hanno tentato delle applicazioni basate sull’uso di cellule staminali destinate a sostituire la funzione dei fotorecettori lesionati; nella terapia genica -per combattere le ferite genetiche responsabili di malattie come la retinite pigmentosa; nelle protesi elettroniche in grado di i trasformare la luce che raggiunge il fondo dell'occhio in segnali elettrici che, a sua volta, sono trasmessi al nervo ottico.
Tutti questi casi, con risultati diversi in ogni fase sperimentale, alterano permanentemente la retina o sono invasivi. "Il vantaggio del nostro approccio è che, poiché si tratta di un farmaco semplice, si può modificare la dose, o metterlo in combinazione con altre tecniche per interrompere il trattamento se i risultati non sono come sperato", spiega Kramer.
L'inconveniente sarebbe che i risultati, per il momento, oltre a essere parziali, restituiscono una certa  sensibilità alla luce, ma non la visione totale e sono, quindi, temporanei.
Il professore di oftalmologia presso l'Università di Barcellona, Alfredo Adan, riconosce al quotidiano ELPAIS la novità del trattamento, ma avverte anche che è stato testato solo su topi sperimentali, "non tutto ciò che funziona in questi animali può essere trasferito alle persone.
Russell Van Gelder, capo del dipartimento di oftalmologia presso l'Università di Washington, co-autore della ricerca, è anch’egli piuttosto prudente. Pur essendo una nuova speranza per i pazienti con degenerazione della retina, indica che “dobbiamo ancora verificare se questi composti, che dovrebbero essere migliorati, sono sicuri e funzionino anche nelle persone così come nei topi”, … proprio come spiegato da Alfredo Adan.
 
L’ECO DI BERGAMO
10 NOVEMBRE 2012
 
Cani avvelenati a Fara d'Adda (BG)
Racconto di un lettore sconcertato


Una foto emblematica di quanto il cane ha ingerito                 Una foto emblematica di quanto il cane ha ingerito

 
Un lettore residente a Fara d'Adda ci ha scritto per raccontare la storia dell'avvelenamento del suo cane e di diversi casi simili in paese. La totale indifferenza della società in cui viviamo lo lascia sgomento. Cerca prove da presentare ai carabinieri. Ecco il suo intervento.
«Egregio giornale, sono Renato Resmini e risiedo in via Udine 210 a Fara Gera d'Adda, volevo con questa mia lettera segnalare a voi alcuni fatti relativi all'avvelenamento dei cani che si sta verificando ormai da qualche mese nel paese in cui risiedo».
«La totale indifferenza della società in cui viviamo oggi mi lascia sgomento. Non sono il solo infatti ad aver trovato il proprio cane avvelenato in giardino al rientro dal lavoro. Sono l'unico però che ha trovato le prove che vedrete nelle foto allegate e che ha sporto regolare denuncia contro ignoti alla stazione dei carabinieri del mio paese».
«Quando ho acquistato casa l'ho cercata apposta con un giardino di proprietà nel quale avrei lasciato il mio cane Holly, un pastore tedesco femmina di 5 anni, e nessuna regola condominiale me lo vietava. Holly non può vivere chiusa in casa dalla mattina alle 7,30 quando mi devo recare in ufficio fino al mio rientro alle 18,30!».
«Tutto è inizianto quando poco più di un mese fa, al mio rientro dal lavoro, mi sono accorto di un suo strano nervosismo che poco dopo le ha causato un primo forte attacco epilettico, e dopo poco meno di due ore un secondo. Il giorno successivo mi sono rivolto al mio veterinario che mi ha prescritto dei medicinali in pastiglie per la cura di questo disturbo che il cane non aveva mai avuto prima».
«Per due giorni il cane è rimasto immobile in casa senza riuscir e né a camminare, né a mangiare e facendosi addirittura i bisogni addosso. Il venerdì, quando stavo per andarmene al lavoro, è il mio cane stesso, ripresosi, a chiedermi di uscire e restare in giardino e così ho fatto».
«Al mio rientro, la sera, è successo però tutto quello che era già successo il martedì prima: ennesimo attacco di epilessia ed immobilità per altri due giorni. La domenica Holly è stata meglio ed è uscita in giardino per fare i suoi bisogni, durante la pulizia di questi mi sono accorto che nelle feci c'erano delle pastiglie. Mi sono allarmato credendo che non stesse assimilando e digerendo quelle che le stavo somministrando, ma mi sono accorto velocemente che non erano né della stessa dimensione, né spessore e né colore di quelle che il veterinario mi aveva prescritto!».
«Ho perlustrato il giardino e ho trovato quello che vedrete nelle foto allegate: feci piene di pastiglie di tre colori differenti, una "pappetta" contenente delle altre e pure lame di taglierino, vetro e viti. Holly è rimasta circa 3 settimane chiusa in casa fino a quando, dopo aver installato le telecamere in giardino, ieri, rientrando da lavoro ancora una volta ho trovato altre pastiglie che il mio cane aveva mangiato la mattina stessa, gettate all'interno del mio giardino da questo ignobile personaggio che non sono riuscito ad identificare».
«Sono tornato questa mattina ancora una volta dai carabinieri i quali mi hanno risposto che un'ennesima denuncia non sarebbe servita a niente e mi hanno suggerito di cercare di raccogliere prove che rappresentassero effettivamente chi è la persona che avvelena il mio cane indicandomi peraltro che dovrei essere pure in grado di dimostrare che quella persona è sempre la stessa. Non riesco a commentare niente, sono arrabbiato e scandalizzato, lascio a voi... Il mio cane non può stare chiuso in casa tutto il giorno».
 
CORRIERE ROMAGNA
10 NOVEMBRE 2012
 
UN ATTO CRUDELE: ADESSO PAGA
Uccide il gallo a fucilate, condannato
Il colpo era partito da un’auto che si era fermata accanto a un campo recintato a Santa Cristina Tre mesi di reclusione a un 33enne che aveva testato il fucile da caccia appena comprato
 
RIMINI. Un atto crudele e non necessario, l’uccisione a colpi di fucile di un gallo, per il quale è stato condannato a tre mesi di reclusione (pena sospesa). L’uccisione di animali è un reato punito dal codice penale per il quale, in questo caso, il giudice di pace ha applicato il minimo della pena (diciotto mesi è il massimo): protagonista nell’aula di giustizia un 33enne residente a Verucchio che, nel giugno del 2010, ha voluto testare la precisione dell’arma appena acquistata sparando a un gallo e ferendo una gallina di proprietà di una famiglia di contadini.
Il fucile da caccia con il quale aveva fatto fuoco era infatti appena stato acquistato, con regolare porto d’armi, in un negozio di San Marino: nel passare in località Santa Cristina accanto a un campo recintato nel quale razzolavano dei polli in libertà, si era fermato, aveva abbassato il finestrino dell’auto, preso la mira e fatto fuoco. La “bravata” era stata vista da alcuni familiari del proprietario del campo e dei polli, rimasti in un primo momento allibiti, ma che avevano comunque cercato di correre dietro all’uomo riuscendo a memorizzare la targa ed il tipo di vettura, particolare che avevano permesso alla polizia di rintracciare l’uomo denunciato anche per accensione ed esplosione pericolose. Oltre al fucile appena acquistato al 33enne erano state anche sequestrate altre doppiette che deteneva in casa.
 
LA NUOVA SARDEGNA
10 NOVEMBRE 2012
Puledro abbattuto a Tiria non aveva la West Nile
 
 
ORISTANO - Il puledro era deperito e gravemente ferito tanto che il veterinario della Asl è stato costretto ad abbatterlo. Sono stati dei cercatori di funghi a ritrovare domenica mattina l’animale nei pressi della borgata agricola di Tiria. Il puledro era agonizzante a terra e non era in grado di alzarsi a causa delle numerose ferite in varie parti del corpo, una in particolare ad un arto. Per un attimo si era anche pensato che il cavallo fosse stato colpito dal virus della West Nile disease. La segnalazione aveva permesso alla Forestale di effettuare un sopralluogo per accertare quanto era accaduto. «Dietro quanto è accaduto non c’è alcun giallo e nemmeno il virus della febbre del Nilo – ha spiegato Antonio Montisci, direttore del servizio veterinario di sanità animale della Asl di Oristano –. L’animale, come ha confermato il veterinario – era agonizzante e in gravi condizioni. Presentava anche delle gravi ferite compresa la frattura di un arto. A quel punto è stato deciso – ha aggiunto il Montisci – di abbatterlo . È stato inoltre accertato che l’animale non aveva alcun segno di riconoscimento”. Rimane comunque il dubbio sulla provenienza del puledro e sulle cause che lo hanno ridotto in quello stato.
 
NEL CUORE.ORG
10 NOVEMBRE 2012
 
STRAGE DI UCCELLI PROTETTI: TRE BRESCIANI FERMATI NEL COSENTINO
Nel frigo del loro residence tenevano 827 volatili morti
 
Cacciatori bresciani in trasferta sono stati denunciati per una serie di illeciti dalla polizia provinciale di Cosenza. Nel frigo dell'agriturismo in cui alloggiavano avevano infilato 827 uccelli protetti. Uno dei tre cacciatori, pluripregiudicato, non aveva neanche la licenza di caccia. Gli agenti sono stati insospettiti dalle tante cartucce trovate a terra vicino ad una piazzola dell'autostrada A3, in una zona boschiva in località Frassia, a Bisignano, nel Cosentino. I tre sono stati fermati: dentro la loro Panda sono stati trovati 107 esemplari di specie protetta. Dopo la denuncia e il mandato del pm, sono scattate le perquisizioni nel loro agriturismo, dove sono stati scoperti cardellini, fringuelli, verzellini, verdoni e ballerine. Tutte specie non cacciabili secondo quanto disposto dalla Legge 157/92 . Lo scrive il Corriere di Brescia.
Bresciani fermati anche a Lamezia Terme, nel Catanzarese.Alcuni giorni fa, nella zona dell'ex Sir, quattro guardie ecozoofile hanno fermato tre bresciani che avevano nel loro carniere ben 87 volatili tra cui allodole, fringuelli e colombi, che sono stati sequestrati insieme a due fucili e cento munizioni.
Ma altri reati sono stati commessi anche a Cuneo e a Pavia. Sempre nello scorso weekend, le guardie Wwf hanno sorpreso due cacciatori di Brescia e due di Gussago con richiamo elettroacustico: sotto sequestro quattro richiami elettroacustici e 47 capi di fauna protetta (migliarini di palude, pispole, passero mattugia e ben 16 spioncelli) e i quattro fucili. Altre quattro denunce nel Bresciano: in particolare in Val Sabbia (a Preseglie) il Wwf ha denunciato un altro cacciatore per uccellagione, omessa custodia d'arma, detenzione di fauna protetta. Sequestrati reti, archetti e un sacchetto pieno di volatili.
 
PAESE SERA
10 NOVEMBRE 2012
 
Ardea (RM), scoperto allevamento abusivo di tartarughe
 
Cinquantatre testuggini sono state trovate dai carabinieri nel giardino di un'abitazione. Il loro valore di mercato è di 30mila euro. L'allevatore è stato denunciato
Cinquantatre tartarughe, di età compresa tra i 2 e i 25 anni, appartenenti a tre specie diverse e con un valore di mercato che si aggira intorno ai 30.000 euro. Non si tratta della personale collezione di un appassionato animalista, ma di un allevamento abusivo.
LA SCOPERTA - La scoperta è stata fatta dai Carabinieri della Tenenza di Ardea nel giardino di un’abitazione della cittadina del litorale di proprietà di un 35enne italiano, già conosciuto alle forze dell’ordine, che è stato denunciato a piede libero con l’accusa di detenzione non autorizzata di esemplari di specie protetta. L’uomo nella propria camera da letto deteneva addirittura una teca, provvista di lampade, per la cura delle tartarughe più piccole. Le testuggini, tutte sprovviste della relativa certificazione, sono state sequestrate ed affidate in custodia ad un centro di recupero di fauna selvatica ubicato in via della tenuta di San Cesareo, a Roma.
 
GEA PRESS
10 NOVEMBRE 2012
 
Brescia – le teglie del cacciatore – bracconiere (fotogallery)
Intervento congiunto delle Guardie WWF e del Corpo Forestale dello Stato.
 
L’intervento congiunto delle Guardie del WWF e del Corpo Forestale dello Stato, Comando Stazione di Gavardo, è avvenuto giovedì scorso. Dalla cima di una collina una baita ed una persona che esplodeva ripetutamente colpi di fucile.
Un luogo non facile da raggiungere tanto che i cani del cacciatore hanno avuto il tempo di accorgersi delle Guardie e mettere sul chi va là lo sparatore. Questo, alla vista delle Guardie, ha abbandonato la baita lasciando una signora, che risultava poi essere la moglie, che a quanto pare ha manifestato qualche contrarietà all’intervento. Man mano che le Guardie del WWF ed i Forestali si avvicinavano alla baita, venivano rinvenute in terra trappoline metalliche tipo sep. In questo frangente, dalla baita, veniva lanciata una busta di plastica. Subito recuperata dalle Guardie del WWF e dalla Forestale, appariva piena di piume e penne di uccellini appartenenti a specie protette. Raggiunta la baita erano presenti gli uccellini illegalmente detenuti utilizzati come richiami per gli sventurati volati li selvatici. Nelle piccole gabbie erano per questo detenuti fringuelli, peppole e lucherini. Tutti privi di anelli inamovibili, necessari, invece, per la detenzione legale.
Dentro la baita i Forestali rinvenivano gli arnesi del bracconiere. Prodine (reti speciali a scatto per la cattura dei volatili), sei reti per uccellagione ed una dozzina di trappole archetti. Poi un fucile calibro otto, incustodito con accanto le munizioni. Il luogo, a quanto pare, era frequentato anche da minori.
Mentre i Forestali stavano provvedendo agli accertamenti, si è presentato l’uomo. Si trattava di un cacciatore di circa settant’anni, il quale dichiarava di possedere in casa le armi da caccia, tutte regolarmente detenute. Al controllo, però, risultava mancante un fucile calibro 12. Dopo qualche insistenza, l’uomo si è convinto ad accompagnare i Forestali per recuperare il fucile. Era stato lasciato incustodito e carico nel bosco.
Particolare quanto rinvenuto nella baita. Teglie da cucina, colme di uccellini spellati.
VEDI FOTOGALLERY:
 
ABRUZZO WEB
10 NOVEMBRE 2012
 
Protezione animali utilizzati ai fini scientifici, mozione approvata
'Mozione sui provvedimenti sulla protezione animali utilizzati ai fini scientifici. Tutti i gruppi a favore'
 
Dichiarazione del capogruppo consiliare Idv Roberto Barone
Esprimo grande soddisfazione per l'approvazione in Consiglio Comunale della mozione che avevo depositato sin da maggio in merito ai provvedimenti da adottare sulla protezione degli animali utilizzati ai fini scientifici.
La mozione intende sollecitare la Commissione Politiche dell'Unione Europea al Senato affinché, nella fase di recepimento della Direttiva 2010/63/UE in Italia, il testo del DDL venga varato salvaguardando al massimo la tutela dei diritti degli animali e, comunque, mantenendo inalterate, se non migliorate secondo questo principio, le modifiche già apportate al testo in esame in prima fase. Il rischio è infatti che queste modifiche migliorative vengano cancellate e, purtroppo, le avvisaglie ci sono tutte.
Con l'occasione ho inteso anche invitare la Giunta ad attuare quanto più possibile una campagna di conoscenza e sensibilizzazione verso i cittadini dei diritti degli animali anche a mezzo dello sportello attivato da alcuni mesi, con particolare riferimento alla problematica della vivisezione. Voglio ringraziare tutte le forze politiche per i 24 voti espressi con convinzione a favore dell'atto, che faceva appello alla loro sensibilità, dimostrata superando qualsiasi distinzione partitica.
Ringrazio altresì la collega Fontana che ha presentato un atto di indirizzo collegato al mio con il quale ha inteso apportare alcune integrazioni, anch'esso approvato con 24 voti.
Insomma, un piccolo passo verso un futuro senza più vivisezione né esperimenti di qualsiasi tipo sugli animali, come chiede da tempo l'87% degli italiani.
 
MATTINO DI PADOVA
10 NOVEMBRE 2012
 
Vietato mettere in mostra animali morti

Francesca Segato

 
MONSELICE (PD) Mai più animali morti in mostra, nemmeno alla Giostra della Rocca. Farà discutere i seguaci della tradizione, ma farà piacere a chi ama gli animali: è una delle norme contenute nel nuovo regolamento per la tutela degli animali, approvato nei giorni scorsi dal consiglio comunale, dopo una gestazione durata anni. A sorpresa, con un emendamento che ha visto d’accordo sia il capogruppo della “Nuova Monselice” Francesco Miazzi che il sindaco Francesco Lunghi, è passata anche la norma che vieta l’esposizione di animali morti. Dal prossimo anno dunque non si vedranno più, alla Giostra leprotti e uccellini impagliati, che qualche contrada metteva in mostra nei quadri sulla caccia del corteo storico. Il regolamento mette i bastoni fra le ruote anche ai circhi che utilizzano gli animali: non potranno fermarsi a Monselice se hanno grandi animali come leoni ed elefanti. Frutto del lavoro di due anni dell’apposita commissione, con l’apporto anche delle associazioni animaliste e dei veterinari, il testo fissa specifiche norme di tutela per ogni specie di animale. Entrerà in vigore dal 1 gennaio del prossimo anno e probabilmente, prima di quella data, riceverà qualche ulteriore limatura. In consiglio infatti c’è stato ampio dibattito su alcune norme. Quelle sugli animali esotici, ad esempio, potrebbero richiedere degli aggiustamenti, prevedendo dimensioni maggiori per le teche di animali come le tartarughe. «Ma l’importante è che il regolamento è stato finalmente approvato», sottolinea Miazzi. «Certamente il testo ha ancora bisogno di essere perfezionato, ma fino a gennaio verranno esaminati ed eventualmente recepiti tutti i suggerimenti e le proposte migliorative». Una linea condivisa anche dal sindaco: la tutela degli animali ora è nero su bianco. E per questo ha ottenuto il plauso di Lav e Enpa di Padova.
 
MATTINO DI PADOVA
10 NOVEMBRE 2012
 
Serpenti uccisi: un gesto illegale e nocivo

Mauro Ghidotti

 
Prov. Di Padova - Sono un esperto di animali esotici non convenzionali, sono referente per le Forze dell'ordine per quanto riguarda avvistamenti e catture di animali sul territorio e vorrei fare un'applauso a quel signore di San Giorgio in Bosco che, spezzante del pericolo, con un mostruoso coraggio ha ucciso due innocui rettili, salvando così il mondo intero! Sicuramente molte persone conoscono il numero di scarpe che porta la moglie del portiere del Milan, o l'ultima auto che ha comperato Del Piero, ma non conoscono gli animali del proprio territorio! Dalla foto, non chiara, sembra una Coronella austriaca, un serpentello innocuo, raggiunge nelle femmine un massimo di 75 centimetri e si nutre principalmente di giovani topi, preferendo insinuarsi nelle tane dei roditori per cibarsi di nidiate intere. Sono state osservate Coronelle che in un solo pasto hanno mangiato 18-20 topolini. In ogni caso si trattava nella maniera più assoluta di rettili completamente innocui, altro che vipere! Se questi serpenti, che si stavano tranquillamente riscaldando al sole, prima di venire brutalmente uccisi (ricordo che la Convenzione di Berna vieta la cattura e l'uccisione di tutti i rettili ed anfibi sul territorio nazionale) erano sulle rovine del Medoacus, è semplicemente perché in quel luogo, lasciato forse abbandonato, ci sono i topi! I serpenti stavano innocentemente e innocuamente svolgendo la loro funzione biologica di regolatori dei roditori sul territorio. Un serpente nostrano, come un "carbonasso" o un Colubro di Esculapio, possono tranquillamente divorare dai 60 ai 100 topi durante una stagione. Se pensate al rapidissimo ciclo riproduttivo dei topi, gravidanza di 21 giorni, e i piccoli a 33 giorni sono a loro volta riproduttivi, potete immaginare eliminando anche solo 50-60 topi all'anno, di quando si può ridurre la popolazione dei roditori. Un serpente non porta nessun danno e nessun malattia, mentre qualsiasi persona munita di buon senso sa quanti danni può fare un roditore, rovinare derrate alimentari, rosicchiare impianti elettrici, scavare tane anche nei mobili di casa, e può essere portatore di oltre 10 patologie che non stò nemmeno ad elencare.
 
ALTO ADIGE
10 NOVEMBRE 2012
 
Il rione e la mascotte «Giù le mani dalla cornacchia»
 
MERANO (BZ) La Forestale guarda con attenzione alla vicenda di Ernesto. «Questo tipo di uccello – precisa Andrea Ragazzoni, ispettore superiore forestale dell’Ufficio caccia e pesca della Provincia – rientra nella categoria di quelli cacciabili, ma nel caso specifico, all’interno di un agglomerato urbano, quello dell’abbattimento è una extrema ratio. Sarebbe una soluzione molto complicata da adottare. Io suggerirei a quanti hanno fatto di questo esemplare una mascotte di essere più razionali e di adoperarsi per catturarlo. Se c’è la volontà non dovrebbe essere assolutamente complicato». L’animale, infatti, si fa facilmente avvicinare. «Sarà il modo migliore - continua Ragazzoni - per esprimere il loro affetto nei confronti dell’uccello. Per questa ragione gli abbiamo consegnato l’attrezzatura per farlo. Mi rendo conto che a loro possa sembrare strano che rappresenti una minaccia, ma voglio ricordare che non molto tempo fa un uccello simile ha attaccato un ciclista che conseguentemente è caduto subendo danni fisici di una certa gravità». di Gigi Bortoli
MERANO Ernesto da un paio di settimane abita al numero 36 di via Wolkenstein. In breve tempo è letteralmente entrato nel cuore dei condomini delle case limitrofe per le chiare manifestazioni di socialità. La sua abitazione, e non appaia un’eccentricità come quella del “Barone rampante” di Italo Calvino che abitava sugli alberi, è un frondoso noce che condivide con la sua compagna, la quale a differenza di lui è molto più schiva. Ernesto, dunque, e forse si sarà a questo punto compreso, è un uccello. Per la precisione uno splendido esemplare di cornacchia dal piumaggio nero come la pece. Il nome glielo hanno assegnato gli abitanti del rione che ormai lo considerano uno della comunità. In effetti Ernesto si lascia avvicinare, anzi, è lui che si avvicina, senza timidezze, manifestando tutto meno che aggressività o minaccia. Di lui già ci siamo occupati in un precedente articolo segnalando la sua giocosità che esprime, per esempio, rubando i calzini dagli stenditoi. Insomma, ben lungi dall’essere un uccello aggressivo tipo quelli del film “Gli uccelli” di Hitchock, assomiglia semmai al corvo-filosofo di “Uccellacci e uccellini” di Pasolini. La sua “riserva”. Il “territorio” del quale può usufruire Ernesto è invidiabile. Quando vuole stare per i fatti suoi spicca il volo per raggiungere l’immenso areale dell’ippodromo che confina col gruppo di case di via Wolkenstein spingendosi anche oltre, quando invece vuole socializzare torna nella zona della sua abitazione, saltella nei cortili, raggiunge i balconi dove in molti casi può trovare del cibo preparato apposta per lui. Insomma per gli abitanti del luogo è diventato una vera e propria mascotte. Ernesto, il fatto appare evidente, è una cornacchia nata (o almeno cresciuta)in cattività e dunque abituata alla vicinanza con l’uomo. Il fatto insolito è che si ritrovi in stato di libertà, sfuggita probabilmente a qualcuno che di lei si prendeva cura. A questo punto la vicenda di Ernesto si complica in quanto, ancorché susciti emozioni e affetto tra abitanti della zona in cui si muove, potrebbe rappresentare un pericolo. Un pericolo d’incolumità per sé, ma anche per l’uomo. Nel primo caso, ad esempio, potrebbe essere investita da una macchina o maltrattata da un malintenzionato (figure che non mancano mai); nel secondo potrebbe in qualche modo “aggredire” l’uomo. Cattura. Ora, innanzi a queste eventualità si sono materializzate due ipotesi. La più logica e per certi versi auspicabile per il bene stesso del volatile è quella di essere catturato e trasferito in un centro di avifauna (si parla di un centro veronese all’avanguardia del settore). La seconda, molto remota ma da non escludersi, potrebbe essere quella dell’abbattimento dell’uccello per il rischio potenziale che potrebbe rappresentare all’interno di un contesto urbano. Di fronte a qust’ultima ventilata possibilità tra gli abitanti della zona c’è stata un’alzata di scudi e una mobilitazione. Catia Ventura e Simona Faccini, assieme a Mauro Bellini, ci hanno assicurato che piuttosto che vederlo abbattere sono disposti ad adottare Ernesto, stipulando anche un’assicurazione - dimenticando però che si tratta di un animale selvatico nonostante la sua familiarità con l’uomo - che garantisca eventuali danni a cose o persone arrecati dalla cornacchia. Hanno contattato anche la Lipu (Lega protezione uccelli) per sapere come comportarsi. Emozioni e razionalità. E' evidente che questo “caso” ha scatenato tra le persone sentimenti che hanno sopraffatto una visione minimamente razionale. «Il desino di questi animali – assicura Claudio Calissoni, presidente del Crab (Centro recupero avifauna Bolzano) - è il più delle volte a rischio. La soluzione assolutamente migliore, soprattutto per l’animale, è quella di catturarlo e destinarlo ad un centro specializzato. È normale che le persone si lascino prendere dall’emozione e da slanci protettivi che in realtà, però, non risolvono la questione. Voler bene ad un animale significa trovare per lui la soluzione migliore per la propria e l’altrui incolumità».
 
IL TIRRENO
10 NOVEMBRE 2012
 
Il cane ha salvato quell’uomo
 
MASSA - Carlo Tazzini l’altra sera ha portato come sempre il suo fedele amico a quattro zampe Alwin a fare la pipì. E come al solito i due hanno percorso via Castagnara. Ma il bassotto, a differenza delle altre sere, tirava più del solito. Il padrone cercava di rallentare la sua corsa, ma non c’era verso. «Era tutto buio - racconta l’uomo - perché la nostra strada da una settimana è senza luce per un guasto, così per non andare a tentoni mi sono munito di una torcia». E continua: «Alwin era irrequieto e puntava con decisione nei pressi di un vigneto. Ho deciso di assecondarlo e gli sono andato dietro. Aveva ragione lui, infatti abbiamo scoperto che c’era un uomo seminudo sdraiato in terra. Io sinceramente credevo che fosse morto, così ho chiamato l’ambulanza per fare intervenire un medico. Sono arrivati immediatamente quelli del 118. Per fortuna quel signore aveva soltanto bevuto un po’ troppo e quindi è bastato girarlo un paio di volte per fargli riprendere conoscenza. Comunque mi sono preso un bello spavento». Carlo una volta rientrato nel suo appartamento ha dato un bel premio al suo bassotto: «Sta con me da cinque anni, è un animale davvero intelligente. Secondo me ha salvato la vita a quell’uomo perché se avesse passato la notte all’addiaccio senza niente addosso per me si sarebbe preso un malanno serio. È proprio un bel cane il mio Alwin».
 
CORRIERE DELLA SERA
10 NOVEMBRE 2012
 
Cani & padroni
L'autocritica di un'animalista convinta e quei comportamenti da bocciare
 
PAOLA D’AMICO
 
Dalla piccola area cani di una grande metropoli, schiacciata tra i condomini, alle 2 del mattino si leva un latrato insistente. Accade il sabato, poi la domenica, il lunedì, il martedì. Finché i residenti, peraltro casualmente tutti ben disposti nei confronti del mondo animale, incaricano uno tra loro, il più pacato, controllato, gentile, di contattare il padrone del quattrozampe per informarlo che il quartiere non è abitato da soli nottambuli e invitarlo ad anticipare l’uscita serale. Il mediatore va in missione. Ma l’altro non gli dà il tempo di parlare: «Gilda vieni, vieni qui Gilda», segue fischio e poi «Giiilda!!! ». Il grosso boxer risponde con un potente abbaio, scodinzola, finge un agguato. Gioca. E quello: «Vede? È un cane. Come faccio a non farlo abbaiare?». Poi, ben sapendo di essere in difetto e proseguendo indifferente nel gioco: «L’area è pubblica. Pub-bli-ca, capito?». Non è ovviamente il boxer a scegliere le due del mattino per giocare con la palla. E abbaiare è, forse, la sua risposta gioiosa e peraltro l’unica attesa dall’indisponente padrone, che attraverso il cane manifesta in realtà la sua aggressività. Sfortunato cane.
Come i residenti disperati protagonisti di questa che è una storia vera, amo gli animali. Tutti, senza distinzione. Ho convissuto per quasi diciassette anni con Luna, un barbone gigante di colore nero, che m’ha insegnato più di quanto io abbia mai tentato di insegnare a lei. Mai sono stata sfiorata dal pensiero: è solo un cane, quindi non capisce, non pensa, non ricorda.
Li conosco bene, dunque, i proprietari di animali. Pensando a un’ipotetica hit parade dei comportamenti da bocciare, il più censurabile, per le conseguenze che può avere, è l’atteggiamento di chi non si mette mai nei panni di chi non condivide la nostra stessa passione.
Quelli che non si mettono mai nei panni degli altri
Non amare i cani non significa essere stupidi. Eppure ci sono proprietari che non concepiscono che un altro umano possa temere il cane o provarne ribrezzo. Ma, come spiega l’istruttore cinofilo Daniele Mazzini, «l’atteggiamento anche solo posturale o emozionale del proprietario, che osserva in modo indignato questo ‘‘ingiustificabile’’ timore, può rendere il cane aggressivo proprio nei confronti di chi dice di avere paura». Allo stimolo dell’aggressività si aggiunge poi la biochimica, «l’emissione feromonica (feromone della paura), una costante dell’odore di tutti coloro che hanno paura». Il gioco è fatto. In un futuro, basterà vedere l’atteggiamento di paura in un soggetto perché quel cane assuma un comportamento aggressivo. «Uno sconsiderato messaggio del corpo può mandare segnali più potenti di qualsiasi addestramento applicato» è la conclusione. I cani osservano, ci osservano. Mai dimenticarlo.
Quelli che non dicono alla colf a cosa serve il sacchetto
Al secondo posto, boccio senza appello la platea di proprietari (ipocriti? Pigri? Distratti?) che esibiscono il guinzaglio con un coloratissimo porta sacchetti a forma di osso (all’ultima moda), ma non si degnano di raccogliere le cacche dei loro cani. <CS9.5>Grazie a costoro, che sappiamo essere una minoranza, e ai proprietari che, invece, affidano alla colf il compito del giretto del mattino (senza spiegare l’utilità dei sacchettini chiusi in quel finto osso) in un sempre maggior numero di città i sindaci firmano ordinanze per vietare l’ingresso ai cani nei parchi o nei giardini. E chi appena tollera la presenza dei cani finisce per maledirli.
Quelli che usano il cane come proiezione di sé
Come molti che hanno convissuto con un cane di grossa taglia, ho poca comprensione per quei proprietari di cani piccini (e a volte aggressivi) che prendono in braccio — indossando i panni di genitori iperprotettivi — il loro cane non appena ne intravedono a distanza uno ben piazzato. Non si può escludere che tra quei cani, il piccolo e il grosso, se avessero l’opportunità di incontrarsi, annusarsi, giocare, potrebbe nascere un’amicizia.
A tutti coloro che dicono di desiderare un cane e che non ne hanno ancora avuto uno si può suggerire un esercizio utile per chiarirsi le idee. Trascorrere qualche oretta ai margini di un’area cani, una qualunque, della propria città.
Non occorre essere scienziati né psicologi per catturare pregi e difetti del popolo dei proprietari di cani. Le aree cani sono un luogo di aggregazione meraviglioso. Si creano gruppi, amicizie. Soprattutto tra i quattrozampe. E i padroni più attenti, quelli capaci di mettersi nei panni del loro pet, quelli che si domandano cosa realmente vuole, si notano subito. Ed è probabile che anche a voi risultino invece un po’ indigesti quelli che il cane lo utilizzano come proiezione di se stessi, per esempio cimentandosi in dimostrazioni di addestramento. Noiose, ripetitive. Soprattutto inutili. Della serie: tutti scienziati.
Quelli che pedalano mentre il cane arranca
Forse è troppo alzare la paletta rossa davanti ai fanatici della bicicletta che pedalano quasi dovessero partecipare al Giro d’Italia trascinandosi dietro il cane. Spesso sul marciapiedi. Il peloso o corre davanti o di fianco, ci spiegano gli addetti ai lavori. Quando lo vedete arrancare dietro significa che lo fa «per pura accondiscendenza nei confronti del padrone». È proprio così difficile calarsi nei suoi panni, chiedersi che cosa vuole il cane?
Quelli che pensano che il cane non impara
Forte la tentazione di bocciare anche coloro che sono convinti che il cane non impari. Impara, eccome se impara. «Per velocità ed esperienza l’apprendimento di un evento da parte di un cane è più rapido che in un umano, perché è puro e non filosofico. Il cane apprende dall’esperienza. Se una cosa è negativa non la ripete», aggiunge Mazzini. Non filosofeggia chiedendosi «perché?».
E chi ha la pretesa che il cane impari cose non che non può imparare (avete presente quelli che fanno lunghi discorsi al Bobi di turno e poi s’arrabbiano se il cane non scatta al comando «vieni», che rimane una parola confusa tra le tante?).
Che dire dei tanti, troppi, che portano in giro il cane (spesso formato lilliput) con il guinzaglio flexi, allungabile ben oltre il metro e mezzo consentito per legge? E mentre il cane scorrazza, loro guardano le vetrine? Indifferenti se il flexiallungabile rischia di far inciampare la vecchietta o s’attorciglia alle ruote di una carrozzina o, sia mai, il cane finisce in mezzo alla strada…
Più si osservano i cani, meno si comprendono i proprietari che non resistono alla tentazione di travestirli da bambini, con mollettine e tutù. Forse è ingiusto metterli sullo stesso piano di quelli che dalle lezioni di fresbee passano all’agility, poi alla dog dance…convinti che il pet si diverta (cosa non farebbe un peloso per farci felici?), dimenticando che un cane non è lo strumento per raggiungere i nostri obiettivi ma un compagno. Il cane è il miglior amico che mai potremo avere. Ma gli amici non meritano forse la libertà di essere se stessi? A ricordarcelo è Graeme Sims: «Il cane è un individuo separato da noi. Anche se è improbabile che possa capire l’inaccettabilità di un comportamento se siamo noi a incoraggiarlo». Infine, qualche perplessità, confesso, nasce anche osservando gli indubbiamente bravi dog sitter trascinati da quattro, cinque cani per volta. Troppi?
 
GEA PRESS
10 NOVEMBRE 2012
 
Volpi di Reggio Emilia – salve grazie il ricorso delle Associazioni – Provincia condannata a pagare
LAC, Vittime della Caccia, Animal Liberation: uccise senza neppur sperimentare metodi alternativi.
 
L’udienza di merito, comunicano LAC, Associazione Vittime della Caccia e Animal Liberation, è fissata per il 23 ottobre dell’anno prossimo. Potranno così stare tranquille, grazie al ricorso delle tre Associazioni, le volpi della Provincia di Reggio Emilia che, dal 2003, mette in campo piani di contenimento senza volere sperimentare metodi alternativi all’uccisione. Proprio quest’ultimo punto è stato al centro dell’Ordinanza di Sospensiva del TAR dell’Emilia Romagna, sezione di Parma, che ha sospeso il piano della Provincia di Reggio Emilia, condannata a pagare le spese legali.
Il 7 novembre scorso, infatti, la Camera di Consiglio ha accolto le argomentazioni presentate dall’avv. Massimo Rizzato, difensore delle associazioni. Il nuovo piano di contenimento, ora bloccato dal TAR, era stato approvato lo scorso luglio.
E’ proprio la mancata applicazione dei metodi ecologici previsti in via prioritaria dalla legge 157/92, ad avere dato corpo all’Ordinanza di Sospensiva. Nella disposizione del TAR, riferiscono le tre Associazioni, è possibile leggere come neanche l’ISPRA (l’organo incaricato dallo Stato per redigere pareri tecnici) ha contribuito a fornire indicazioni sulla possibilità di contenimento della “specie volpe”.
I piani di controllo della Provincia di Reggio Emilia, sottolineano LAC, Vittime della Caccia e Animal Liberation, vanno avanti dal 2003 senza mai neppure sperimentare altri mezzi di contenimento.
 
GEA PRESS
10 NOVEMBRE 2012
 
India – la strage dei Falchi con le ossa rotte
250.000 falchi dell'Amur nelle reti dei bracconieri.
 
Estremo nord est dell’India. Stato indiano dello Nagaland. Uno degli Stati più piccoli della confederazione indiana, ancora più ad est del Bangladesh e confinante con la Birmania. Il suo territorio è caratterizzato da catene montuose parallele tutte con direzione nord est-sud ovest. L’ideale per gli uccelli migratori che in autunno, dovendo aggirare l’ostacolo dell’Himalaya, preferiscono la scorciatoia del Nagaland. Uccelli, come il falco dell’Amur, che dalle steppe mongole raggiungono addirittura il Sud Africa. Nel piccolo stato indiano, però, le cose si mettono male. Alte reti dislocate tra gli alberi, catturano i piccoli falchi nell’atto di posarsi per la notte. Fino a 10.000 al giorno, vengono presi così.
I cacciatori di falchi non hanno interesse ad ucciderli subito. I piccoli animali devono rimanere vivi quanto basta per essere consumati al momento. Come si impedisce loro di riprendere il volo? Semplice. Il cacciatore, con estrema destrezza, prende il falco per le mani e con un colpo netto spezza l’osso delle ali. Rimarrà così in un recinto fino al consumo finale (nella foto di Conservation India).
Si tratta di zone remote dove è difficile fare conteggi precisi. La strage autunnale dei falchi, però, è finalmente giunta agli echi del mondo. Le televisioni indiane se ne sono occupate e la triste fine dei falchetti è finita pure nei network internazionali. Si stima che nelle stagioni migliori siano almeno 250.000 i poveri uccelli che trovano la fine tra le montagne del Nagaland. La popolazione mondiale di questi animali è difficilmente stimabile, ma quello che colpisce, al di là della rarità della specie, è la tranquillità con cui tutto ciò avviene. In pratica alla luce del sole. Questo nonostante in India tali animali siano formalmente protetti.
Per i facili criticoni avvezzi a prendersela con le abitudini da terzo mondo, giova però ricordare che simili stragi (quantomeno nei numeri) ai danni di specie protette, avvengono anche in Italia. Passeriformi, come nel caso del Veneto, Lombardia ma anche della provincia di Cagliari. Poi i rapaci. Basti considerare l’Aspromonte dove, solo a seguito di venti anni di duri campi antibracconaggio della LIPU e del NOA della Forestale, si è riusciti a contenere l’intensa azione di fucileria che, specie in primavera, viene esercitata sui rapaci in migrazione. Ogni mondo è paese. Anche nel bracconaggio, purtroppo.
VEDI VIDEO:
 
GEA PRESS
10 NOVEMBRE 2012
 
Vivisezione, prostitute-ragazzine e corni di rinoceronte
La "bella" vita dei cacciatori in Sudafrica - chi sono i clienti?
 
Sta sollevando un cumulo di polemiche in casa animalista, una manifestazione che a breve si svolgerà nel nostro paese in difesa delle famose cacce in deroga e della sperimentazione animale. Sarebbero attesi finanche eminenti nomi della vivisezione. Anzi no, anche perché secondo una recente dichiarazione del Sottosegretario Cardinale, in Italia la vivisezione non c’è più. Comunque un connubio insolito, o forse no.
Di certo, nulla rispetto a quanto sta avvenendo in queste ore in Sudafrica. In questo caso non solo critiche animaliste. Cose diverse e che vedono però manifestarsi altri insoliti connubi.
Dietro la notizia che in queste ore ha fatto il giro del mondo, relativa alla condanna a quaranta anni di prigione di un trafficante di corni di rinoceronte tailandese, vi è infatti una lunga indagine che vede protagoniste anche le scimmie per la vivisezione. A dire il vero non solo loro. Ci sono zanne di elefanti, giovanissime prostitute, cacciatori professionisti che accompagnavano cacciatori occidentali (europei compresi), ossa di felini, cottage di caccia e permessi di caccia in deroga alle disposizioni di protezione.
Tutto nasce nel 2008 quando un cittadino tailandese viene arrestato nel nord est del Sudafrica, non molto distante dal confine con lo Swaziland. Si tratta di due paesi che consentono ancora la caccia al rinoceronte. Il sospettato è accusato di avere sganciato 60.000 dollari ad un funzionario di polizia. Dietro, forse, c’era il presunto traffico di fauna selvatica. Forse trofei di leoni, probabile copertura per le ossa della medicina orientale. La cosa, però, non ebbe alcun seguito. Poi, nel 2009, avvenne in Kenya un grosso sequestro di zanne di elefanti e corni di rinoceronte. La spedizione, secondo quanto riferito dai giornali di allora, era destinata ad una società registrata nel Laos. Quello strano importatore, però, aveva solide basi in Sudafrica.
Ad ogni modo la società del Laos commercia scimmiette Macaco. Cat