novembre 2013
 

GEA PRESS
1 NOVEMBRE 2013
 
Osiglia (SV) – Il labrador legato, morto annegato nel lago: il tutto potrebbe chiudersi con un semplice Decreto Penale di Condanna
L'avvocato dell'ENPA al GIP: non accolga la richiesta
 
Aveva destato molto scalpore il caso di un cane Labrador che, stante le risultanze investigative allora rese note, venne gettato legato ed ancora vivo nel lago di Osiglia. Il cane morì annegato.Il presunto responsabile venne individuato grazie alle indagini della Polizia Municipale di Millesimo (SV) e del Servizio Veterinario ASL2. I coniugi coinvolti fornirono un’altra versione ma l’iter giudiziario continuò ad andare avanti.
L’ENPA di Savona non ha mai smesso di seguire la vicenda affidata nelle mani dell’Avvocato Lucrezia Novaro. E’ stato proprio il legale dell’ENPA a scoprire che l’incartamento della vicenda è stato trasferito all’Ufficio del GIP che dovrà ora esaminare la richiesta del PM di emissione di Decreto Penale di Condanna. In pratica, un procedimento che depotenzia la pena e, nel caso di accoglimento del GIP e mancata opposizione dell’imputato, non comporta il processo. La prova è evidente, e questo è quanto basta per avere una pena ridotta.
Un fatto che però non sta bene all’Avvocato dell’ENPA che ha richiamato nella sua Istanza come il Decreto Penale di Condanna “sia equiparato, per trattamento sanzionatorio, a reati quali la guida senza patente o in stato di ebbrezza, solitamente definiti da questo Tribunale con la richiesta di emissione di Decreto Penale“.
L’indignazione per quanto successo è stata ora rappresentata dall’ENPA con una sottoscrizione di 150 cittadini. ENPA e 150 cittadini si costituirebbero così parte lesa nel procedimento penale. Se però non si va sotto processo, il tutto finisce con il Decreto Penale di Condanna.
Per l’avvocato Novaro “è pacifico che i quadrupedi ( e anche bipedi) siano esseri viventi senzienti e non cose a disposiione degli umani, capaci di soffrire e provare dolore“. Dunque la richiesta dell’ENPA: un pubblico processo a carico dei presunti responsabili. Il labrador era un cucciolone di otto mesi.
 
NEL CUORE.ORG
1 NOVEMBRE 2013
 
SAVONA, ROTTWEILER MALTRATTATO E DENUTRITO: SCATTA LA DENUNCIA
Il cane costretto a bere l'urina per sopravvivere
 
Savona - Maltrattato e denutrito al punto da essere costretto a bere le proprie urine per non morire. E' accaduto a un cane di razza rottweiler salvato dalla polizia municipale di Borghetto Santo Spirito, in provincia di Savona, dai veterinari dell'Asl (Azienda sanitaria locale) e dai vigili del fuoco in un appartamento della cittadina. L'animale era abbandonato da due settimane dal proprietario, dapprima irreperibile, che è stato indagato per abbandono e maltrattamento di animali. Dopo essere stato rifocillato, il cane si è ripreso.
 
MESSAGGERO VENETO
1 NOVEMBRE 2013
 
Stop a furgone ungherese con sessanta fagiani morti
 
VILLESSE (GO) - Ogni giorno migliaia di animali destinati all’allevamento e alla macellazione sono trasportati sulle strade d’Europa; l’Italia rappresenta un importante crocevia di questo commercio in quanto Paese importatore o anche solo di transito verso altri Paesi Ue o terzi. La provincia di Gorizia, per la sua connotazione geografica, è sicuramente considerata un’area di confine contraddistinta da un elevato numero di transiti. Nel corso dei costanti servizi di controllo sull’autotrasporto internazionale di merci svolti dalla Polizia stradale di Gorizia, è stato individuato al casello A34 di Villesse un furgone di nazionalità ungherese trasportante una sessantina di fagiani morti posati alla rinfusa sul pavimento del vano di carico. Dalla documentazione esibita dal conducente, è stato accertato come i volatili facessero parte di un trasporto di seicento capi destinati al ripopolamento, importati dall’Ungheria e destinati a una azienda agricola del Bolognese e deceduti durante il trasporto. Durante il controllo, gli agenti hanno accertato, in stretta sinergia con il personale dell’Ass 2 “Isontina” – Area sanità pubblica veterinaria di Gorizia, che il veicolo utilizzato per il trasporto non era adeguato e privo delle necessarie autorizzazioni. Alla luce di ciò, il trasportatore ungherese è stato sanzionato ai sensi della normativa in materia di protezione del benessere animale durante il trasporto - che prevede una sanziona amministrativa pari a 2.000 euro - e per quella riferibile alla normativa sull’autotrasporto internazionale di merci che prevede una sanzione amministrativa di altri 600. L’Autorità sanitaria inoltre ha disposto l’invio di alcuni esemplari all’Istituto zooprofilattico delle Venezie per l’esecuzione dei necessari esami autoptici e di laboratorio idonei ad appurare le cause della morte e la distruzione delle rimanenti carcasse. Ciò al fine di evitare, in carenza di informazioni circa la causa del decesso degli animali, il diffondersi di eventuali malattie infettive. Restano alte l’attenzione della Polizia stradale e la sensibilità dei suoi operatori, oltre a tutto quello che riguarda la circolazione dei veicoli, anche alla sicurezza della salute pubblica e del trasporto delle sostanze alimentari in generale. Anche in tali contesti i controlli della Polizia stradale risultano sempre più numerosi e operativamente adeguati.
 
ALTO ADIGE
1 NOVEMBRE 2013
 
Tomada: «Vietate i circhi che impiegano animali»
 
BOLZANO - La consigliera comunale Maria Teresa Tomada (Fratelli d’Italia) riprende la battaglia, per vietare l’arrivo di circhi con animali. «Negli anni è aumentata la sensibilità animalista fra la popolazione ed è sempre meno tollerato l’uso, la detenzione e l’esibizione forzata di animali nei circhi - spiega -. Allo stato attuale della legislazione nazionale non è possibile vietare del tutto tale pratica. Per questo motivo, propongo di emendare come segue: “È fatto assoluto divieto sul territorio comunale di utilizzare ed esporre animali appartenenti a specie selvatiche ed esotiche in attività di spettacolo ed intrattenimento pubblico, tranne per i circhi e le mostre zoologiche itineranti. Sono comunque tassativamente escluse da qualunque tipo di manifestazione le specie previste dal regolamento Cites del 2006 ed in particolare è vietata in tutto il territorio comunale la detenzione, il trasporto e l’esibizione di primati, delfini, lupi, orsi, grandi felini, foche, elefanti, rinoceronti, ippopotami, giraffe, rapaci». Sono benvenuti, invece, i circhi che non impiegano animali.
 
IL PICCOLO
1 NOVEMBRE 2013
 
Coldiretti: troppi cinghiali servono più abbattimenti
 
Gorizia - Il Comune ha emanato un bando per la formazione di una graduatoria finalizzata all'assegnazione di alloggi nel “Centro Anziani Sinigaglia” di via Faidutti. Si tratta di tre appartamenti di proprietà comunale e di quelli che nel caso dovessero risultare ulteriormente disponibili nel periodo di vigore della graduatoria di assegnazione, secondo quanto previsto al titolo I del Regolamento comunale di cui alla deliberazione consiliare 35/2013 dd. 30/09/2013. Lo si apprende dal sito Internet del Comune di Gorizia dove ci sono più dettagliate informazioni. La domanda di partecipazione alla procedura dovrà pervenire all’Ufficio protocollo del Comune di Gorizia a partire dal prossimo 4 novembre ed entro e non oltre il giorno 31 dicembre 2013. di Francesco Fain «La Provincia renda operativa la deroga senza autoimporsi dei paletti. Si cacci anche di notte perché quella dei cinghiali è un’emergenza che rischia di diventare ingestibile». È l’appello forte e chiaro formulato da Ivo Bozzatto, direttore della Coldiretti di Gorizia. Interviene non a caso oggi, in seguito alla segnalazione (l’ennesima) di una nostra lettrice relativa a scorribande degli ungulati nella zona di Oslavia, proprio di fronte al Sacrario. «Purtroppo, ci ritroviamo a dire sempre le stesse cose: ciò significa che il problema, purtroppo, non solo non è stato risolto ma peggiora di anno in anno. La posizione della Coldiretti è nota. Chiediamo più abbattimenti. Nessuno vuole sterminare una specie come afferma qualche animalista: semplicemente, bisogna risolvere un problema che, soprattutto nell’area del Collio, è diventato pressante. E purtroppo, tutti i provvedimenti alternativi per difender e le coltivazioni (recinti, pastori elettrici) si sono rivelati inefficaci». Secondo una stima basata su dati Eurispes, in Italia i danni causati dalla fauna selvatica ammontano a circa 70 milioni di euro all’anno. «Il problema ha ormai assunto proporzioni straordinarie - aggiunge il direttore della Coldiretti isontina - quindi servono misure straordinarie. In questa fase di crisi economica gli agricoltori sono costretti ad accollarsi costi aggiuntivi per ripristinare le colture rese inutilizzabili dall’attività di scavo dei cinghiali». Ma non è l’unico problema. A sentire gli agricoltori, problemi li stanno causando anche i caprioli. «Sì, oltre alla presenza dei cinghiali, dobbiamo fronteggiare pure la diffusione di questi altri animali - spiega Bozzatto -. Ora siamo in fase post-vendemmiale e la problematica si è un po’ spenta ma prima della vendemmia abbiamo ricevuto parecchie segnalazioni di agricoltori che denunciavano la presenza dei caprioli intenti a cibarsi dell’uva». E questo problema viene segnalato in una recente lettera del consigliere comunale Michele Punteri indirizzata alla Regione e al suo vicepresidente Sergio Bolzonello. «L’emergenza cinghiali - scrive l’esponente del Pdl - ha raggiunto proporzioni tali che è concreto il rischio di trascurare l’altrettanto pressante ed onerosa questione legata alla presenza fuori controllo del capriolo, specie capace di arrecare danni per molte migliaia di euro: danni che saranno invece ben noti al momento di liquidare i risarcimenti». Non solo. Punteri punta il dito anche sul Piano faunistico regionale (Pfr). «Il suo iter - attacca Punteri - prosegue ma in modo anomalo poiché tra la fase delle osservazioni e quella attuale della concertazione si è verificata una parziale e, pare, troppo frettolosa attuazione del Pfr e mi riferisco nello specifico al provvedimento di riduzione del numero di cacciatori». Tutte decisioni che all’occhio di Punteri (ma non solo al suo) appaiono incomprensibili viste le conseguenze della continua diffusione dei cinghiali che devastano coltivazioni e grufolano addirittura nei giardini, sotto le porte di casa.
 
IL TIRRENO
1 NOVEMBRE 2013
 
Caccia al cinghiale, via alla stagione
 
di Gabriele Baldanzi
 
GROSSETO - Oggi, primo novembre, come accade da sempre, è il primo giorno di caccia al cinghiale in Maremma. Circa seimila doppiette si ritroveranno al rialto, suddivise in 130 squadre (ogni anno aumentano gli imparentamenti e le fusioni), per avviare ufficialmente la stagione 2013-2014 che si concluderà il prossimo 31 gennaio. I report sui capi abbattuti nella stagione venatoria 2012-2013 parlano chiaro e sono impressionanti: tra il 1 novembre 2012 e il 31 gennaio 2013 i cinghiali uccisi risultano in totale 24.261. Gli irsuti, sempre secondo una ricerca eseguita dall'amministrazione provinciale, sarebbero oltre 100 mila distribuiti su 450 mila ettari di superfici. Negli ultimi anni c’è stato un incremento in fatto di uccisioni. Nel 2012-2013 circa tremila unità in più rispetto all’annata venatoria precedente. Ma vediamo il dettaglio: 7.913 (mille in più del 2012) le teste cadute nell'atc 6 Colline Metallifere. 6.409 nell'atc 7 e 2.834 nell'atc 8 zona sud. Nelle aziende faunistiche venatorie i cinghiali uccisi risultano invece 3.818, in aziende agrituristico-venatorie 197; 232 i contenimenti. Infine 2.858 le prede eliminate in singolo. Venendo alle squadre, la più prolifica ancora una volta, è stata l’anno passato Monterotondo (Il Randagio), seguono Ravi e Caldanese. Tutti sodalizi dell'Atc 6. Nell'atc 7 dominano i Draghi di Santa Fiora (265 cinghiali ko), seguiti da La Sughera (228), mentre nella zona sud ottime performances per la Nuova Squadra di Semproniano (251) e Pitiglianese (205 prede). Il fucile, dicevamo, da oggi torna quindi a essere, per molti, un inseparabile compagno di vita. Nei prossimi tre mesi la Maremma sarà battuta in lungo e in largo. Obiettivo: riequilibrare, per quanto possibile, il rapporto sbilanciato tra gli ungulati e le altre specie che vivono i nostri boschi. Federcaccia calcola che ogni anno, solo in provincia di Grosseto, si spendono oltre due milioni di euro solo per le attrezzature indispensabili a questa pratica, per non parlare dell’indotto legato soprattutto alla ristorazione, ma anche all’accoglienza degli ospiti che scelgono la Maremma per il loro sport preferito. Un fenomeno di massa che mantiene immutato il suo fascino e coinvolge anche i più giovani. Da noi la forza dei cacciatori continua ad essere l'osservanza di leggi non scritte, una serie di comportamenti seguiti con scrupolo sugli esempi dei più vecchi. Eppure molto può essere ancora fatto sotto il profilo della sicurezza. La cronaca recente insegna che la maggior parte degli incidenti avvengono in circostanze fortuite, e non per sviste. Il riferimento è alle cosiddette palle vaganti, deviate da sassi, tronchi d'albero o dagli stessi animali. Ci sarebbe molto da dire, allora, sui fucili a canna rigata e quelli a canna liscia, sulle gittate, sulle modalità di tiro. Per cominciare è bene seguire i consigli di un capocaccia preparato, muoversi al fianco di bracca, poste e canai con esperienza. Inevitabile, quindi, la solita raccomandazione, l'invito alla prudenza e al rispetto delle altre specie che convivono nei boschi con il cinghiale. La nostra speranza, di nuovo, è quella di non dover registrare episodi di cronaca extravenatoria: incidenti, denunce e liti.
 
UNO NOTIZIE
1 NOVEMBRE 2013
 
MALTRATTAMENTO ANIMALI EGITTO / Barbarie sugli animali durante scontri Egitto: cuccioli di cane usati come ''palle di fuoco''
 
Maltrattamento animali Egitto, ultime news - Più di 20 cuccioli sono stati usati come bombe viventi negli scontri in Egitto. Solo tre di loro sono stati salvati. L'orrore non ha limite. Negli scontri in Egitto nella Piazza Tahrir, giovedì, dieci uomini avrebbero raccattato più di 20 cuccioli di cane e iniziato a versare benzina su di loro per buttarli sull'esercito.
Un'associazione americana dei diritti degli animali ha riferito che queste palle di fuoco volanti erano cuccioli utilizzati come armi. Sono riusciti a salvarne solo tre, tutti di 12 settimane.
Secondo l'Huffington Post, un attivista animalista in Egitto ha contattato un membro dell'associazione «Pet ResQ Inc.», per inviare i cuccioli nel New Jersey per farli adottare.
Per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, associazione da anni impegnata anche nella difesa dei diritti degli animali, c’è poco da commentare. Nel momento in cui un Paese vive il dramma della guerra civile episodi di violenza del genere sono all’ordine del giorno perché la bestialità dell’uomo nei confronti dell’uomo può arrivare a fatti anche peggiori, figurarsi nei confronti degli animali che arrivano ad essere trattati come oggetti.
Non resta che sperare che la comunità internazionale contribuisca ad un processo che riporti la pace nel paese delle piramidi e che le autorità locali impediscano e censurino il ripetersi di fatti analoghi.
 
GEA PRESS
1 NOVEMBRE 2013
 
Egitto – Cuccioli di cane usati come ‘palle di fuoco’? Forse è avvenuto durante i recenti scontri
Bombe viventi per venti cuccioli. Solo tre di loro si sarebbero salvati
 
Negli scontri in Egitto nella Piazza Tahrir, giovedì, dieci uomini avrebbero raccattato più di 20 cuccioli di cane e iniziato a versare benzina su di loro per buttarli sull’esercito. La notizia è arrivata ad un’associazione americana che ha riferito del cucciolo utilizzato come una sorta di palla di fuoco volante.
Secondo quanto riferito dall’Huffington Post, si tratterebbe di cuccioli di dodici settimane. La notizia sarebbe stata veicolata da un’attivista animalista in Egitto che ha contattato un membro dell’associazione «Pet ResQ Inc.». Lo scopo era di inviare i cuccioli nel New Jersey per farli adottare.
Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, associazione da anni impegnata anche nella difesa dei diritti degli animali, c’è poco da commentare. Nel momento in cui un Paese vive il dramma della guerra civile episodi di violenza del genere sono all’ordine del giorno perché la bestialità dell’uomo nei confronti dell’uomo può arrivare a fatti anche peggiori, figurarsi nei confronti degli animali che arrivano ad essere trattati come oggetti.
“Non resta che sperare – ha aggiunto Giovanni D’Agata – che la comunità internazionale contribuisca ad un processo che riporti la pace nel paese delle piramidi e che le autorità locali impediscano e censurino il ripetersi di fatti analoghi”.
 
NEL CUORE.ORG
1 NOVEMBRE 2013
 
USA, ABUSI SU SUINI IN UN FORNITORE DI WALMART: GABBIE TROPPO PICCOLE
Video sotto copertura di Mercy for animals (video)
 
Un video sotto copertura che mostrerebbe le condizioni orribili di un fornitore di maiali per Walmart, il colosso della grande distribuzione americana, ha fatto partire le indagini su un allevamento del Minnesota. La polizia locale ha eseguito un mandato di perquisizione nella sede della Pipestone System's Rosewood Farms a Pipestone, negli Stati Uniti, lo scorso 9 ottobre, dopo una denuncia presentata dall'associazione animalista Mercy for animals. Secondo cui, un investigatore privato ha raccolto prove di prima mano, tra cui filmati, che riguardano il trattamento disumano dei suini allevati e macellati nello stabilimento .
Il video, realizzato con una telecamera nascosta, mostra i maiali in gravidanza confinati in minuscole gabbie di gestazione, altri suini picchiati e costretti a subire abusi e maialini gettati e mutilati senza anestesia. Anche se lo sceriffo della contea di Pipestone ha detto a "The Huffington Post" di non aver trovato "nessuna prova di abbandono o di abuso animale" nel corso di un sopralluogo.
Matt Rice, il direttore della ricerca per Mercy for Animals, ha detto, invece, che questi sono i risultati del lavoro di un attivista - la cui identità è stata mantenuta nascosta - che ha trascorso dieci settimane come dipendente alla Rosewood Farms all'inizio di quest'anno.
Gli animali sono stati trovati a vivere in "condizioni da incubo", ha poi fatto sapere Rice. Che ha aggiunto: "Scrofe incinte sono confinate in gabbie di metallo molto piccole che le contengono a fatica". E ancora: "Sono fondamentalmente immobili per tutta la loro vita. Non possono girarsi né sdraiarsi comodamente e sono costrette a fare i conti con grandi ferite aperte e lesioni nate dallo sfregamento contro le sbarre". Molte di questi suini - ha spiegato - "impazziscono in queste condizioni: sbattono la testa contro le sbarre e mordono per lo stress e la frustrazione".
Rice, insomma, definisce queste gabbie di gestazione - vietate nell'Unione europea e in nove Stati americani, tra cui California, Colorado, Florida e Arizona - "una delle più crudeli forme di crudeltà istituzionalizzata".
A differenza di più di 60 altri rivenditori importanti, tra cui Kroger, McDonald's, Safeway, Costco e Kmart, che hanno tutti rifiutato di lavorare con i fornitori di carne di maiale che utilizzano gabbie di gestazione, Walmart non si è adeguata a questa politica.
"Stiamo invitando la Walmart a prendere posizione contro questi palesi maltrattamenti di animali e a fare ciò che i loro concorrenti hanno già fatto", ha concluso Rice.
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
1 NOVEMBRE 2013
 
INDONESIA, LIBERO NELLA FORESTA IL CENTESIMO ORANGO RIABILITATO
L'impresa degli attivisti britannici di Bosf
 
Liberati di nuovo in natura. Rinati. Grazie al lavoro di tanti uomini e donne che si impegnano per restituire gli orango tango alla foresta del Borneo, il loro habitat naturale, nella rigogliosa Indonesia. Dietro questa operazione, la centesima liberazione di un orango nel Paese indonesiano, c'è una fondazione britannica. Il viaggio - racconta Quotidiano.net - è stato complicato. Prima la gabbia è stata presa con un elicottero, poi uomini con un camion e con un battello sono arrivati nel centro della foresta, una zona protetta dove sono stati inseriti anche gli altri primati.
Quest'ultima "impresa" ha riguardato in tutto nove animali, sei femmine e tre maschi, che dopo la lunga traversata sono tornati finalmente a casa. Gli orango erano stati presi da centri di riabilitazione dove erano in cura per malattie, problemi fisici, denutrizione. 
A seguire tutte le fasi, durate due giorni prima, un team di veterinari che hanno seguito e monitorato la salute degli animali. Il racconto fotografico di questa liberazione di gruppo riempie il cuore di gioia. Dietro tutto questo, Bosf, un ente di beneficenza con sede in Inghilterra.
 
NEL CUORE.ORG
1 NOVEMBRE 2013
 
USA, ISLE ROYALE: LUPI A RISCHIO A CAUSA DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI
La popolazione della specie si è dimezzata
 
I cambiamenti climatici stanno minacciando i lupi selvatici del Parco nazionale Isle Royal, nell'angolo a nord-ovest del Lago Superior, negli Stati Uniti. I ponti di ghiaccio, che una volta collegavano Isle Royale e il Lago Ontario, permettevano agli animali di andare avanti e indietro quasi ogni anno. Da quando gli scienziati hanno iniziato a raccogliere i dati, nel 1973 , l'accumulo di ghiaccio nella regione dei Grandi Laghi è diminuito del 30 per cento. E un ponte di ghiaccio si può formare solo una volta ogni 15 anni. Il Lago Superior si sta riscaldando più velocemente di qualsiasi altra superficie di acqua dolce sul pianeta. 
Con un ponte di ghiaccio sempre più raro, i lupi sono diventati "criticamente isolati", ha fatto sapere il Detroit Free Press. Almeno 50 esemplari una volta vagavano nell'isola, anche se gli scienziati pensano che 25 sia un numero più ragionevole, secondo Wildlife News. Solo otto lupi adulti sono rimasti. Due o tre cuccioli potrebbero essere nati questa estate. Ma è in calo anche la popolazione delle alci.
John Vucetich, un ricercatore che lavora sull'isola, sostiene che un salvataggio genetico sarebbe critico non solo per gli animali, ma anche per l'intero ecosistema di Isle Royale, considerato riserva della biosfera protetta nel 1981 per la sua incontaminata foresta selvaggia.
 
LA NAZIONE
2 NOVEMBRE 2013
 
Cuccioli, traffico illecito da stroncare
Parla il presidente dell’ordine medici veterinari di Firenze e Prato.  Rivolgendosi a allevatori riconosciuti si evitano sofferenze agli animali
 
di Patrizia Lucignani 
 
Firenze - TRAFFICO di cuccioli: sono tanti gli episodi di animali strappati alle madri troppo presto, quindi ancora molto fragili, portati in Italia da paesi lontani facendo affrontare loro viaggi super stressanti pur di guadagnare in modo illecito. Traffico e commercio irregolare sono reati penali. Recentemente un’indagine della procura di Padova ha interessato anche Firenze, dove un medico veterinario è stato oggetto di perquisizione all’interno di un’operazione che ha interessato molte altre città italiane.
«Siamo turbati ed offesi - dice Enrico Loretti, presidente dell’Ordine medici veterinari di Firenze e Prato: anche il solo sospetto di un simile reato è motivo di allarme per la nostra categoria. Nel caso specifico, pur con il massimo rispetto per l’indagine in corso, non sembrano esserci elementi concreti di colpevolezza: nelle strutture veterinarie di Firenze i cani vengono curati, non venduti. Ci può essere stata leggerezza nella presa in carico di un caso, ed a tale proposito abbiamo iniziato un’inchiesta interna, ma non sembra plausibile che un collega, sia pur giovane ma ormai radicato nella professione si leghi a qualunque titolo con soggetti, come quelli appunto indagati nell’inchiesta padovana, più che noti da anni».
 «Il dibattito interno nella categoria - continua Loretti - è comunque forte, così come alta è la sensibilità. Da anni abbiamo intrapreso azioni di contrasto: voglio ricordare i manifesti di avviso che abbiamo predisposto nelle nostre sale d’aspetto, la frequente collaborazione di nostri iscritti, quali esperti, in azioni di polizia giudiziaria, la raccolta di segnalazioni». Ci sono altre iniziative. «Abbiamo appena programmato - aggiunge Loretti - un nuovo incontro formativo perché tutti abbiano chiaro come comportarsi in questi casi. Il problema però è incentrato sul cliente, l’unico elemento capace di stroncare i traffici. L’acquisto, già questo termine stride parlando di un rapporto di affetto ed emozioni, deve essere consapevole. Stiamo parlando di esseri viventi e senzienti: non si può pensare che sia del tutto normale poter scegliere la razza di un cane ed acquistarlo immediatamente: si aspettano mesi per un certo colore di auto, con un sistema produttivo ben più semplice, se rapportato ai tempi di allevamento. Non si può pensare di volere un cucciolo più giovane possibile, visto che in Italia è proibita l’importazione di cuccioli sotto i tre mesi di età. Un proprietario consapevole deve sapere che è obbligatoria l’identificazione con microchip prima della cessione e che i documenti devono scortare l’animale: non è un adempimento burocratico, è la traccia che permette di evidenziare eventuali abusi e perseguirli. Traffico, sfruttamento, maltrattamento e dolore: i medici veterinari di Firenze sono da tempo dalla parte giusta nel contrastare tutto questo, la fiducia che i proprietari riversano verso la categoria può e deve essere mantenuta».
La smania di chi vuole acquistare un animale di razza spendendo il meno possibile alimenta dunque un mercato illecito e nocivo per i cuccioli.
 
IL MESSAGGERO
2 NOVEMBRE 2013
 
Halloween, riti satanici e torture sugli animali: 41 persone denunciate
 
Ogni anno la festa di Halloween si trasforma in un pericolo per gli animali. Tutte l volte si ha notizia di riti satanici e torture, specie sui gatti neri. Ora per questo diverse persone rischiano la denuncia. L'Aidaa (Associazione italiana difesa animali e ambiente) ha reso noto che denuncerà 41 persone le quali - secondo l'Associazione - hanno partecipato, in diverse regioni italiane - Piemonte, Lombardia, Lazio e Umbria - a riti satanici la notte di Halloween con abusi su animali. In quelle ore - si legge in una nota - i volontari dell'Aidaa hanno dato vita a "servizi di vigilanza": sono stati così salvati - riferisce l'Associazione - alcuni gatti neri e animali da cortile.
 
QUOTIDIANO.NET
2 NOCEMBRE 2013
 
Pronti a sacrificare anche un cucciolo di gatto nero
Le incursioni delle ronde Aidaa hanno individuato 41 "satanisti"
A Vigevano, a Castello dell'Aqua come a Narni: i riti erano pronti
 
Roma - Sono quarantuno le persone individuate nei sei riti satanici con animali interrotti dalle ronde di AIDAA nella notte di Halloween. Tutte saranno denunciate per il reato di maltrattamento di animali ai sensi dell’articolo 454 ter del codice penale. Le denunce saranno consegnate nella giornata di lunedi 4 novembre 2013 alle Procure della repubblica delle città di competenza. Nella stessa notte sono stati tratti in salvo diversi animali tra cui alcuni gatti neri che erano pronti per essere sacrificati.
Ma vediamo nel dettaglio cosa è successo nei sei luoghi dove si sono svolti i riti. Partiamo dal Piemonte dove a Torre Pellice in località via Giordanotti, le ronde hanno messo in fuga un gruppo di otto persone tra cui due donne dedite ad un rito esoterico a base di sesso e sangue. Qui sono state recuperate quattro galline, tra le otto persone fotografate due giovani donne forse sacerdotesse del rito riferibile ai satanisti acidi.
Passiamo alla Lombardia dove, a Vigevano nei pressi di un casolare in zona Strada Camina, sono state disturbate sette persone che stavano preparando un rito. Tutti sono fuggiti lasciando sul posto una gabbia vuota dopo aver fatto volare alcuni colombi. Una delle persone fotografate è nota ad AIDAA per il suo passato “animalista” e risiede nella cittadina in provincia di Pavia.
A Castello dell’Acqua, nella zona boschiva denominata Moreschi, le ronde AIDAA hanno individuato tre persone verso le 23 che stavano mettendo delle pietre in pila come a formare un altare.Alla vista dei volontari i tre sono fuggiti lasciando sul posto una gabbia contenente un gatto nero che ora si trova al sicuro. In questo caso è stata fotografata la targa della vettura con le persone a bordo.
Nel Lazio due casi: il primo nel parco del Vejo e precisamente a Campagnano di Roma in località denominata Via Della Dottrina dove sono stati individuate due auto con a bordo sei persone che si sono date alla fuga abbandonando un trasportino con dentro un cucciolo di gatto nero, anche in questo caso i volontari Aidaa sono riusciti a fotografare le targhe delle auto.
Il secondo caso in una zona nota per la presenza di gruppi esoterici dediti ai sacrifici animali, stiamo parlando del lago di Bracciano e per la precisione nel parco di Martignano. Qui un gruppo di dodici persone, tra cui tre donne, è stato fotografato mentre si appresta a compiere il rito noto come “messa del sangue” dove si beve sangue unito a sperma maschile. Tutti sono stati messi in fuga alla vista dei volontari presenti in massa che hanno anche salvato due conigli neri destinati quasi sicuramente ad essere uccisi per mischiare il sangue da far bere alle sacerdotesse.
Infine a Narni nella zona del cimitero nelle vicinanze di Narni scalo, cinque persone in auto sono fuggite alla vista dei volontari lasciando sul posto un gatto nero, prontamente recuperato e messo in salvo dai volontari AIDAA presenti con tre gruppi nella zona.
 
NAPOLI TODAY
2 NOVEMBRE 2013
 
"Gatti verniciati di nero nella notte di Halloween"
Volontari a lavoro: animali intossicati dopo aver ingerito sostanze tossiche
 
La notte di Halloween più che una moria di gatti ha comportato a Napoli e provincia - denunciano il leader degli ecorottamatori Verdi Francesco Emilio Borrelli e Patrizia Cipullo degli animalisti campani - azioni stupide e pericolose contro i nostri amici a 4 zampe. Infatti le segnalazioni più frequenti che abbiamo ricevuto, 21 casi segnalati, sono state quelle di poveri gatti verniciati di nero per la ricorrenza e soprattutto per i festini dei giovanissimi. Delle azioni stupide che per alcuni felini hanno comportato delle intossicazioni qualcuna anche grave visto che hanno tentato di pulirsi leccandosi il pelo e quindi ingerendo queste sostanze tossiche".
"Tra la notte del 31 ottobre e del 1 novembre inoltre diversi volontari animalisti hanno anche effettuato delle ronde per evitare scherzi stupidi e maltrattamenti nei confronti di gatti neri o anche rapimenti al fine di sacrificarli per messe sataniche soprattutto nella periferia napoletana ed alcuni comuni come Giugliano, Quarto e Pozzuoli e sulle isole di Procida ed Ischia. Proprio sull' isola verde una giovane che stava tornando a casa dopo una festa in una discoteca di Halloween ha perso il controllo del mezzo andando a schiantarsi contro un muro ed ora è ricoverata in gravi condizioni all'ospedale La Schiana di Pozzuoli".
 
IL TIRRENO
2 NOVEMBRE 2013
 
Strappa le penne al pappagallo addestrato
 
prov. di Napoli - Aveva tagliato le penne al pappagallo ammaestrato che utilizzava per lo spettacolo al termine del quale chiunque poteva fare un’offerta. Scenario ideale l’esterno dei comics con migliaia di persone pronte ad assistere alle gesta del cocorito che con il becco prendeva da una cassettina una schedina già compilata e la consegnava allo spettatore più vicino pronto con una moneta o una banconota a fare un’offerta. Ma quel piccolo pennuto aveva qualcosa di strano e i carabinieri sono intervenuti con l’ausilio di un veterinario. Il pappagallo era stato maltrattato dal suo padrone - un giovane di 20 anni residente ad Afragola, periferia di Napoli - che gli aveva strappato le penne per impedirgli di fuggire. Così è stato denunciato per maltrattamento di animali con il pennuto sequestrato e affidato al presidente dell’Anpana.
 
IL GAZZETTINO
2 NOVEMBRE 2013
 
Boom di abbandoni a Mestre: «Colpa della crisi»

Melody Fusaro

 
MESTRE (ve) - «A Mestre il fenomeno dell'abbandono dei gatti è purtroppo in preoccupante aumento». A denunciare l'emergenza randagi è un veterano della protezione dei gatti, Alessandro De Francesco, che gestisce un rifugio a Fusina, realizzato su un terreno che gli ha donato l'Alcoa.
«Il randagismo è un grosso problema, ci sono tantissimi gatti, soprattutto femmine non sterilizzate, e continuano ad aumentare - spiega De Francesco - Un tempo l’azienda sanitaria ne sterilizzava 20 ogni mercoledì, oggi ne sterilizzano 6. E ora andiamo verso Natale, periodo in cui questo problema aumenta perché i genitori regalano gattini ai figli ma poi nessuno vuole prendersene cura e li scaricano nelle zone industriali e nelle periferie».
E spesso le difficoltà economiche rendono ancora più difficile la situazione. «Più di qualcuno ci telefona - racconta Andrea Venerando, che da anni collabora con un'associazione animalista mestrina -, pregandoci di aiutarli. Quest'anno sembra che ci sia un indice più elevato di richieste di aiuti e noi volontari andiamo in sopralluogo cercando di evitare l'abbandono e provando ad aiutarli, da lontano, in differita, o di procurare un'adozione».  
 
NEL CUORE.ORG
2 NOVEMBRE 2013
 
CASERTA, SEQUESTRATI DAI NAS VENTUN ALLEVAMENTI DI BUFALE
"Uso improprio di vaccini e maltrattamento"
 
I Nas di Caserta hanno eseguito nella provincia 21 decreti di sequestro preventivo per altrettanti allevamenti di bufale (5259 bufale e 36 bovini). I decreti sono stati emessi dal gip del tribunale di Santa Maria di Capua Vetere su richiesta della procura della Repubblica. Dagli accertamenti è infatti emerso che numerosi capi adulti erano stati trattati con il vaccino Rb51 utilizzato per prevenire il contagio della brucellosi, contravvenendo alla legge che prevede l'utilizzo del farmaco solo tra il sesto e il nono mese d'età. Agli allevatori sono state comminate sanzioni e imposto un sistema di monitoraggio sulla filiera oltre a essere loro contestati reati di commercio di sostanze alimentari nocive, somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica, maltrattamento di animale e ricettazione. L'eventuale latte ricavato dalla mungitura degli animali risultati positivi sarà smaltito come rifiuto, mentre sarà utilizzato solo quello munto da bufale negative al Rb51 dopo essere stato sottoposto a trattamento termico.
 
CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
2 NOVEMBRE 2013
 
Nel casertano operazione dei nas Abuso del vaccino antibrucellosi, sequestrati 21 allevamenti di bufale  Numerosi capi di bestiame adulti erano stati trattati con il farmaco nonostante questo vada somministrato solo tra il sesto e il nono mese di età
 
NAPOLI - I carabinieri del Nas hanno eseguito sequestri in 21 allevamenti di bufale nel Casertano con oltre 5.200 capi di bestiame. I sequestri sono stati disposti, in applicazione del principio di precauzione, dal Gip di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), Nicoletta Campanaro, al termine di controlli amministrativi e preventivi sull'uso illecito del vaccino contro la brucellosi. Secondo gli accertamenti - riferisce la Procura della Repubblica del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, che ha chiesto i provvedimenti - numerosi capi di bestiame adulti erano stati trattati con il farmaco nonostante il Piano straordinario triennale per il contenimento della brucellosi bufalina in provincia di Caserta preveda che possano essere vaccinato solo gli animali tra il sesto e il nono mese di età.
LA PROCURA - I reati contestati agli allevatori sono quelli di commercio di sostanze alimentari nocive, somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica, maltrattamento di animali e ricettazione. I provvedimenti - spiega la Procura della Repubblica - sono stati eseguiti «per garantire la salubrità e la tracciabilità del latte a tutela della salute dei consumatori e degli operatori del settore». Agli allevatori coinvolti sono state imposte rigorose prescrizioni e un particolare sistema di vigilanza e monitoraggio su tutta la filiera produttiva.
LATTE - L'eventuale latte ricavato dalla mungitura degli animali risultati positivi al vaccino (che è l'RB51) - ha reso noto la Procura - sarà smaltito come rifiuto, mentre il latte munto da bufale risultate negativo al vaccino sarà «con particolari cautele tracciato e sottoposto a trattamento termico e ad analisi di laboratorio». Solo quest'ultimo latte - ha sottolineato la Procura - se i risultati delle analisi saranno favorevoli, potrà essere utilizzato per la produzione della mozzarella di bufala. Le prescrizioni imposte dalla magistratura - conclude la Procura - «evitano in radice che ci possa essere latte contaminato nella filiera della produzione».
 
AGRONOTIZIE
4 NOVEMBRE 2013
 
Caserta, sequestri in 21 allevamenti di bufale
Operazione dei Carabinieri dei Nas a seguito dei controlli sull'uso illecito del vaccino contro la brucellosi
 
Oltre  5.200 capi di bestiame sequestrati in 21 allevamenti bufalini del Casertano. È il bilancio dell'operazione dei Carabinieri dei Nas su decreto di sequestro preventivo emesso dal gip di Santa Maria Capua Vetere, Nicoletta Campanaro, in seguito ai controlli  amministrativi e preventivi sull'uso illecito del vaccino 'RB51' contro la brucellosi.
Dagli accertamenti è emerso che numerosi capi adulti erano stati trattati con il farmaco, nonostante il piano straordinario triennale per il contenimento della brucellosi bufalina in provincia di Caserta prevedesse che potessero essere vaccinati solo gli animali tra il sesto e il nono mese di età.
Contestati agli allevatori i reati di commercio di sostanze alimentari nocive, somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica, maltrattamento di animale e ricettazione.
Al termine dei controlli sono state imposte rigorose prescrizioni e un sistema di vigilanza e monitoraggio su tutta la filiera. Il latte ottenuto dalla mungitura degli animali risultati positivi all'Rb51 sarà smaltito come rifiuto, mentre il latte munto da bufale risultate allo stato negative all'Rb51 sarà con particolari cautele tracciato e sottoposto a trattamento termico e ad analisi di laboratorio.
Solo quest'ultimo latte, se le analisi di laboratorio daranno esiti favorevoli, potrà essere utilizzato per la produzione di mozzarella di bufala. 
 
NEL CUORE.ORG
2 NOVEMBRE 2013
 
DALMINE (BG), POLIZIA LOCALE LIBERA GATTO PRIGIONIERO IN UN LOCULO
Non è chiaro come il felino sia finito nella tomba
 
Era intrappolato in un loculo vuoto del cimitero di Dalmine (Bergamo), è stato salvato dalla polizia locale e dagli operai del Comune, che ha sganciato la lastra di marmo. Un gatto, non si sa se e come entrato nella tomba, ha vissuto un'esperienza da racconto di Poe. L'episodio è di ieri mattina, quando un cittadino che era andato al cimitero per portare dei fiori nei giorni dei morti ha sentito un miagolio da un loculo. La polizia locale ha chiamato gli operai del Comune che hanno sganciato la lapide di marmo e hanno liberato l'animale. Alcuni particolari della storia rimangono poco chiari. Gli agenti non sono infatti riusciti a capire come abbia fatto l'animale a finire nel vano: è impossibile che sia riuscito a entrare attraverso una fessura, perché le lastre di marmo sono agganciate in modo saldo ai loculi. Ma sembra pure da escludere l'ipotesi di un caso di maltrattamento di animali, perché la lastra di marmo è pesante e le operazioni di sgancio di una certa difficoltà.
 
GAZZETTA DI MODENA
2 NOVEMBRE 2013
 
Modena/Il cane rubato  “rilasciato” davanti al negozio, ma resta il mistero
Di notte è dovuta intervenire la Municipale in via Fonteraso: Davanti all’erboristeria lo Spaniel legato e vestito a nuovo

Stefano Totaro

 
Alle 2 del mattino, mentre la città spegneva gli ultimi sussulti della terrificante notte delle zucche, Belinda ha potuto riabbracciare la sua Maya. La cagnolina era stata rapita in via Fonteraso, presa da una misteriosa donna sui cinquanta anni che l’aveva coccolata, presa in braccio poi era uscita un attimo dal negozio. Uscite dall’erboristeria di Belinda, le due era scomparse nel nulla. Incredibile ed inspiegabile, un colpo che è parso, col senno del poi, ben studiato: la rapitrice si era fatta vedere qualche volta negli ultimi tempi nel negozio e l’altra mattina , lasciando un numero di cellulare e un nome e cognome (risultati poi di un’altra persona) si era iscritta ad un corso organizzato dall’erboristeria. Insomma, si era fatta conoscere, aveva preso “confidenza” con Belinda. Poi, approfittando dell’ingresso di un’altra cliente che chiedeva informazioni, la donna e Maya, un dolce e piccolo esemplare di Spaniel, si sono volatilizzati.
Poco dopo le 22.30 arriva più di una chiamata alla polizia municipale. Gli appelli venivano da via Fonteraso e dalle strade limitrofe. Chiedevano un intervento: c’era un cane che non smetteva mai di abbaiare, che piangeva e latrava. Altro che petardi. La Municipale arriva sul posto e trova la responsabile di tanta agitazione: era una piccola cagnolina legata col guinzaglio alla serranda dell’erboristeria. Era Maya. Qualcuno era tornato sul luogo del delitto e aveva restituito il maltolto.
E aveva vestito Maya a nuovo, all’ultima moda: la cagnolina indossava un cappottino rosa, aveva un giochino (un osso) in tinta, così come rosa era il nuovo guinzaglio. In strada intanto s’era creato un capannello di persone, la Municipale nel frattempo aveva chiamato il canile per sondare la situazione, per sapere se c’erano state segnalazioni. Fortunatamente un giovane che abita nelle vicinanze, attirato dal capannello, ha riconosciuto Maya. Ha spiegato la situazione alla Municipale, ha detto che conosceva la proprietaria e che ci avrebbe pensato lui. I vigili danno il nulla osta, il giovane, con la sua fidanzata, porta in casa propria Maya, la accudisce, riesce a contattare dopo un po’ di tempo Belinda che a sua volta conferma il tutto alla Municipale e verso le 2 del mattino la c oppia si ricongiunge.
Il piccolo esemplare di Cavalier King Charles Spaniel, del valore di circa mille euro, sta bene, non ha segni di maltrattamenti. La vicenda comunque resta un mistero: nonostante il lieto fine si è trattato comunque di un furto di un cane per il quale è stata redatta una regolare denuncia presso la polizia.
 
IL TIRRENO
2 NOVEMBRE 2013
 
A caccia di frodo nella riserva del Wwf
 
di Elisabetta Giorgi
 
CAPALBIO (GR) Una battuta di caccia al cinghiale finisce con qualche pallottola di troppo “fuori bersaglio”, che va a conficcarsi nella porta di un casale. E per di più in una riserva naturale. Doppio pericolo e spregio, dunque, nei confronti sia degli animali tutelati che dell’uomo. A denunciare il tutto (anche formalmente in Procura) come un «gravissimo atto di bracconaggio nell’oasi Wwf del lago di Burano» è l’associazione Wwf, che ricostruisce l’episodio e racconta come un bracconiere, nel tentativo di sparare a un cinghiale, abbia colpito la porta di uno dei casali (tra l’altro di un noto soggetto privato) di proprietà della Sacra spa, lungo il confine della Riserva Naturale, perforando il legno e rompendo il vetro antifurto posto dietro. Quando è successo? «Mi hanno avvisato il 30 - racconta Fabio Cianchi, direttore della riserva Wwf - Penso che sia avvenuto la notte prima, il 29: durante il giorno infatti nessuno si era accorto di niente». La mattina di mercoledì, appunto, quando la riserva si è popolata e gli operatori si sono trovati di fronte al casale, ecco la scena: una pallottola conficcata in un muretto, un altro proiettile che ha bucato la porta, un vetro ridotto in frantumi. Due le denunce, sia dal Wwf che da Sacra. È successo in un’area protetta, di notte. E ha colpito un punto frequentato dall’uomo. L’episodio dice Cianchi, «oltre alla gravità di aver tentato di uccidere un animale all’interno di una riserva, ha evidenziato ancora una volta la pericolosità di queste persone. Non osiamo pensare a cosa sarebbe potuto accadere se di fronte o dietro quella porta ci fosse stata una persona. Provate a pensare solo per un momento se in una situazione analoga ci fosse stato qualcuno di voi, un figlio, un amico o un conoscente». Il responsabile del Wwf cita poi l’associazione “Vittime della caccia£, r rimanda al link www.vittimedellacaccia.org, che riporta dati nazionali sul bilancio nero del bracconaggio, o della semplice attività di caccia. «Ma in che paese viviamo? Come è possibile concedere l’uso di armi così pericolose a persone senza scrupoli? Questo fenomeno è ancora oggi sottovalutato dalle persone comuni e forse anche dalle forze dell’ordine non prettamente operanti nel settore. Solo coloro che hanno avuto un lutto in casa per lo stesso motivo sanno cosa significa». A tutto questo, secondo il Wwf, va detto basta. «Sicuramente i metodi per contrastare il fenomeno ci sono, basterebbe la volontà di capire che questi reati devono essere considerati gravi e non tollerati come un giochino innocuo. I bracconieri non sono dei “simpaticoni”, sono dei delinquenti che ci privano illegalmente del nostro patrimonio naturale e spesso anche delle nostre vite. Speriamo che questo ennesimo atto di vigliaccheria svegli le coscienze di chi ha il potere di intervenire e di quei cacciatori che spesso sono a conoscenza dei fatti ma che, per uno stupido motivo omertoso, non collaborano con le forze dell’ordine per contrastare questo fenomeno».
 
LA REPUBBLICA
2 NOVEMBRE 2013
 
Quando il premio è un animale
 
Troppo di rado l’autonomia di cui godono le amministrazioni locali giova agli animali: dalle concessioni  venatorie all’organizzazione di palii e sagre che coinvolgono altre specie, le norme predisposte da giunte cittadine e regionali sono spesso in deroga alle leggi nazionali su maltrattamento, fauna selvatica, randagismo, se non interpretazioni peggiorative. Recente esempio ne è la “zoopesca”, altrimenti definita dagli organizzatori “pesca animalesca”, presso l’annuale Fiera di Arsego, frazione di San Giorgio delle Pertiche in provincia di Padova. Nell’ambito della manifestazione, conclusa nei giorni scorsi – senza troppa pubblicità preventiva, sostengono gli animalisti,  a causa di vivaci contestazioni nelle passate edizioni – sono stati esposti e offerti in premio animali vivi. A denunciarlo, stavolta, la Lav di Padova, cui si è unito nella protesta l’eurodeputato Andrea Zanoni: uccelli, mammiferi, rettili, al pari di utensili e oggetti, venivano estratti a sorte e consegnati ai vincitori. Dopo aver trascorso in gabbia, senza alcun riparo dalla confusione, tutte le giornate di fiera.
Se l’Emilia Romagna vieta l’utilizzo di animali nelle riffe o nell’ambito di attività commerciali, giochi e spettacoli, così non si può dire per il Veneto, con l’eccezione di alcuni comuni (Padova, Ponte San Nicolò, Monselice) che hanno legiferato a sé nella direzione del rispetto. Nel 2009 per conigli, topolini e altri animali proposti dalla lotteria della fiera locale, si protestò a Vinovo, in provincia di Torino, mentre don Dionisio Rossi, parroco di Giavera del Montello  in provincia di Treviso, è stato oggetto di critiche per la scelta di regalare un cavallo a chi ne indovinasse il peso durante la Sagra di Cusignana. Per evitare che finisse al macello il titolare di un bar riscattò, nel 2010, la puledra Rosina, e pure Bianco fiore, l’anno seguente, trovò fra le polemiche una buona sistemazione: l’Enpa-Ente nazionale protezione animali pregò il sacerdote, per il futuro, di regolarsi diversamente.
Un animale non è un balocco né un oggetto, bensì un individuo sensibile: oltre alla preoccupazione riguardo la sua sorte ci si oppone a simili iniziative per il messaggio, la cattiva educazione che ne derivano. D’altro canto,  quasi sempre le fiere tradizionali, vedi quella della Candelora a San Bartolomeo a Mare (la più antica della Liguria) hanno base eno gastronomica e sono solite ospitare animali vivi – perlomeno, durante l’evento. Con la scusa di avvicinare i soliti bambini, indifese vittime delle più retrograde strategie commerciali, e più in generale i visitatori, alle realtà agricolo-allevatoriali, quante fattorie didattiche, mungiture in diretta, asinelli, capre, maialini, conigli messi in mostra e continuamente toccati, disturbati, spaventati. Niente di più distante dal progresso morale e culturale e da un’auspicabile evoluzione del gusto.
 
SAVONA NEWS
2 NOVEMBRE 2013
 
Villanova d'Albenga (SV): carabinieri rintracciano cavallo rubato e lo restituiscono alla Proprietaria
 
Un 60enne residente nella provincia di Cuneo è stato denunciato dai Carabinieri di Villanova per ricettazione di un cavallo.
L’animale era stato rubato circa un mese fa in provincia di Monza e Brianza, dal maneggio in cui era custodito. Il 60enne ne era entrato in possesso e a sua volta lo aveva venduto ad uno dei gestori del maneggio “Old west club” sito in Villanova d’Albenga, strada per Ligo snc.
I militari si sono accorti della presenza dell’animale rubato in seguito ad un loro ingresso in maneggio unitamente all’ASL 2 Savonese, avvenuto un paio di giorni fa: successivi e più approfonditi controlli sul microchip del quadrupede hanno permesso di appurare la sua reale proprietà e quindi procedere alla denuncia del 60enne per ricettazione.
Il gestore del maneggio è stato denunciato per l’incauto acquisto di cose di sospetta provenienza.
Nella mattinata di oggi il cavallo verrà restituito alla legittima proprietaria, una signora di 52 anni residente a Lissone. “Sono davvero commossa per come si è conclusa la vicenda – ha commentato la donna – quando i Carabinieri mi hanno chiamata per avvisarmi non sono riuscita a trattenere le lacrime. Ormai non speravo più di trovare il mio cavallo”.
 
GEA PRESS
2 NOVEMBRE 2013
 
CACCIA – Tra morti e feriti ci sono pure gli animali domestici. Appello alle Autorità di governo
I nuovi dati dell'Associazione Vittime della caccia: ventotto feriti e cinque morti, per armi da caccia e cacciatori.
 
Preoccupante impennata. Questo il commento dell’Associazione Vittime della caccia in merito ai recenti incidenti di caccia, nonostante gli stop all’attività venatoria attuata in  alcune regioni, per via dei vizi di legittimità.
L’Associazione torna così a richiamare il Ministero dell’Interno, essendo in gioco la sicurezza, l’incolumità dei cittadini ed il coinvolgimento di bambini anche in fatti di sangue. Un paradosso tanto da fare dire a Maurizio Giulianelli, responsabile della stessa Associazione come non vi sia in realtà niente di nuovo.  “E’ questo lo scandalo – riferisce Giulianelli -  ma non si può più ignorare il disagio sociale prodotto sulla vita dei cittadini normali, disarmati. Coloro che non c’entrano con la caccia, sono queste le vittime più violate e indifese:  la bambina ferita dal piombo entrato dalla finestra, porte e vetrate perforate dai proiettili per i cinghiali, ciclisti e pedoni feriti sulle piste ciclabili, l’operaio che lavora sull’impalcatura, l’agricoltore che vede invasi i suoi terreni e per difendersi subisce pure minacce e percosse da gente armata… e poi i tanti e tanti animali domestici fucilati dalle doppiette, talmente tanti che risulta impossibile rintracciarli e documentarli tutti“.
Inderogabile, dunque, che le istituzioni prestino ora la massima attenzione a quanto accade e, verosimilmente, continuerà ad accadere. “Il prezzo in vite umane – ha aggiunto Giulianelli -  sofferenza, paura e intimidazioni esige risposte urgenti e risolutive“.
L’Associazione Vittime della caccia ha eseguito uno scrupoloso conteggio dei fatti di cronaca che riportano anche diversi episodi gravi e raccapriccianti. Episodi ascrivibili a caccia e a cacciatori, durante le battute o al di fuori, che vedano protagonisti regolari detentori di licenza per le armi ad uso caccia.
“Si attivino urgentemente il Ministro dell’Interno, Prefetture e Questure – ha concluso il Responsabile dell’Associazione Vittime della caccia – perchè l’allarme sociale ha già superato, e da tempo, ogni ragionevole limite di guardia.
La nostra Associazione solleciterà formalmente le competenti autorità ministeriali, al fine di avviare in breve un tavolo di confronto sul merito dei problemi denunciati da noi e da tanti, tantissimi cittadini indifesi che ogni giorno ci chiedono aiuto“.
 
NEL CUORE.ORG
2 NOVEMBRE 2013
 
CACCIA, ASSOCIAZIONE VITTIME AL VIMINALE:FINORA 5 MORTI E 28 FERITI
"L'allarme sociale oltre il livello di guardia"
 
"Caccia senza ritegno: 5 morti e 28 feriti in due mesi, dal 1° settembre al 31 ottobre, 33 vittime di cacciatori o di armi da caccia, oltre a un numero in continuo aumento di spari mortali contro animali domestici". E' quanto riferisce l'Associazione vittime della caccia. Secondo il presidente Maurizio Giulianelli "siamo di fronte a un allarme che non può e non deve lasciare indifferente il ministero dell'Interno, essendo in gioco la sicurezza e l'incolumità dei cittadini". L'associazione sottolinea che "il numero delle vittime per armi da caccia e per mano dei cacciatori ha già registrato una preoccupante impennata, nonostante che in alcune regioni ci siano stati stop all'esercizio venatorio per palesi incongruenze con la normativa comunitaria e nazionale. La crudeltà sugli animali è poi lo sfondo costante e sistematico di questo impressionante quadro". Osserva Giulianelli: "Niente di nuovo, in realtà, ed è questo lo scandalo. Non si può più ignorare il disagio sociale prodotto sulla vita dei cittadini normali, disarmati. Coloro che non c'entrano nulla con la caccia sono le vittime più violate e indifese. Occorre che le istituzioni prestino la massima attenzione a quanto accade: il prezzo in vite umane, sofferenza, paura e intimidazioni esige risposte urgenti e risolutive. Si attivino urgentemente il Viminale, le prefetture e le questure, perché l'allarme sociale ha già superato da tempo ogni ragionevole limite di guardia".
 
NEL  CUORE.ORG
2 NOVEMBRE 2013
 
PARCO GRAN PARADISO, BEN 27 LE COPPIE CENSITE DI AQUILE REALI
Grazie all'abbondante popolazione di ungulati
 
Sono ben 27 le coppie di aquile reali che vivono e nidificano nel parco del Gran Paradiso, tra la Valle d'Aosta e il Piemonte. Il numero emerge da un recente censimento e rappresenta un record per l'intero arco alpino. La notizia e' riportata dal settimanale La Valle'e Notizie. ''Vi sono cosi' tante aquile - ha detto il veterinario Bruno Bassano, responsabile del servizio scientifico del Parco - perche' il numero di ungulati e' molto alto e garantisce un alta disponibilita' alimentare''. A favorire la presenza dei rapaci, inoltre, potrebbe essere il ridotto 'fattore disturbo' per il numero limitato di sorvoli aerei della riserva.
 
YOU NG
2 NOVEMBRE 2013
 
Carne di cavallo in scatolette di manzo importate dalla Romania
 
Le frodi alimentari si verificano ormai quotidianamente ed in particolare per il settore della carne, data la natura transazionale di tale commercio e stanno assumendo una dimensione europea che richiede costantemente il monitoraggio non solo delle autorità sanitarie nazionali ma anche e soprattutto di quelle europee. A tal proposito, giunge questa volta dall’Inghilterra, un nuovo scandalo della “carne di cavallo”. La FSA, l’agenzia che si occupa della tutela alimentare nel paese d’Oltremanica, infatti, ha disposto il ritiro dai punti vendita di un lotto di scatolette di manzo al sugo perché conteneva DNA di cavallo non dichiarato in etichetta.
La polpa della carne in scatola con il sugo in lattine da 320 g, etichettate Food Hall Sliced Beef in Rich Gravy, sono state prodotte e in Romania nel gennaio 2013 e poi importate nel Regno Unito. La vendita è avvenuta nei supermercati della catena Home Bargains (TJ Morris Ltd) e Quality Save.
La presenza di DNA di cavallo è stata riscontrata durante test di routine. Si valuta che la quantità possa oscillare dall’1 e 5%. La ricerca del fenilbutazone ha dato invece esito negativo. Il ritiro riguarda il lotto numero 13.04.C con termine minimo di conservazione gennaio 2016.
L’episodio non dovrebbe avere rilevanza sanitaria, perché l’assenza di fenilbutazone lascia ipotizzare una semplice frode commerciale.
Ciononostante, rileva l’episodio desta qualche perplessità, poiché lo scandalo della carne di cavallo scoppiata in Europa nella primavera di quest’anno era stato considerato un capitolo chiuso da parte delle autorità europee.
Questa, quindi, per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” è l’ennesima prova che non bisogna abbassare la guardia per tutti i prodotti alimentari che vengono commercializzati in UE, anche perché non dovrebbero essere solo le carni e i derivati provenienti dall’Est ad essere sotto la lente d’ingrandimento delle istituzioni sanitarie, ma anche quelle che provengono dal Centro Europa come rivelato da un’altra indagine che la nostra associazione aveva segnalato circa un mese fa per carni che provenivano dal Belgio e dalla Francia.
Una sfida difficile per l’Europa che può essere vinta attraverso migliori e più efficaci controlli a campione, ma anche con sanzioni sempre più pesanti per i responsabili delle frodi alimentari e con una sempre più stringente tracciabilità dei prodotti sin dall’inizio delle filiere alimentari.
 
GEA PRESS
2 NOVEMBRE 2013
 
Danimarca, Isole Faroe – Macellati 85 delfini
 
Mentre nella baia giapponese di Taiji si è raggiunto il ventincinquesimo giorno consecuitivo senza delfini catturati, diverse notizie sono state diffuse da Sea Shepherd in merito a quanto sta avvenendo in Europa nelle isole Faroe.
Nella giornata di ieri, sono stati uccisi per uso alimentare 85 delfini globicefalo, ovvero le cosiddette “balene pilota”. Il branco era stato individuato a nord di Hvannasund, nella parte nord orientale dell’arcipelago danese formalmente dotato di ampia autonomia ma facente parte del Regno di Danimarca.
Il branco, di circa 100 individui, era stato notato nei pressi della costa e spinto fino a pochi metri dalla riva dalle barche dei pescatori. E’ così iniziata la mattanza. Nella stagione di caccia 2013, nelle isole danesi dovrebbero essere stati già uccisi 1096 delfini globicefalo e 430 Lagenorinco acuto, una specie di delfino diffuso nelle alte latitudini nel nord atlantico. Per quest’ultimo animale si tratta del terzo più alto numero di uccisioni. Furono 438 nel 2008 e 774 nel 2002, ma la stagione di caccia è ancora aperta. In Europa si può peraltro cacciare un numero complessivamente più alto rispetto a quello della ben più famosa baia di Taiji.
In quest’ultimo posto i delfini servono, oltre all’industria della carne, anche quella dei delfinari.
 
GIORNALETTISMO
2 NOVEMBRE 2013
 
La bimba chiamata con il nome del cane che l’ha salvata
Un cane di nove anni ha trovato in un parco inglese la piccola Jade
 
La piccolissima Jade è una bambina appena nata, che si chiama come il cane l’ha salvata. Grazie al cane di Roger Wilday infatti la polizia è riuscita a trovare la piccola inglese, ed affidarla alle cure di un ospedale di Birmighan, mentre proseguono le ricerche della madre. CANE EROE - Baby Jade sorride, riporta il sito del quotidiano The Mirror. La piccolissima inglese è una bella bambina che deve il suo nome, e forse la sua vita, ad un cane di nove anni che si chiama proprio come lei.  La Jade a quattro zampe stava infatti passeggiando insieme al suo padrone, Roger Wilday, in un parco di Birmingham quando improvvisamente si è diretta verso i cespugli. Il suo padrone aveva notato che il cane non voleva tornare da lui, e si è accostato vedendo una borsa abbandonata dove l’animale si era fermato. All’inizio, quando ha visto la borsa muoversi, ha pensato che ci fossero dei gattini al suo interno, ma poi ha visto le piccole braccia della neonata. Appena è arrivato vicino a lei la piccola ha iniziato a piangere, e Wilday si è subito precipitato da un vicino per chiamare la polizia. BIMBA IN SALVO - Gli agenti delle forze dell’ordine hanno dato istruzioni all’uomo, un pensionato di sessantotto anni, per mettere al riparo la bambina prima del loro arrivo. Quando i poliziotti l’hanno preso in custodia hanno subito allertato un’ambulanza, che ha portato la piccola all’ospedale. La piccola, che pesava due chili e settecento grammi ed era avvolta in una coperta, è stata chiamata Jade dallo staff sanitario, in onore al cane che l’ha salvata. La neonata è stata descritta come svegli a, felice e tranquilla, mentre prosegue il suo recupero all’ospedale. La polizia ha diffuso una sua fotografia per cercare di trovare la madre che l’ha abbandonata nel parco dove il cane Jade l’ha salvata.
 
NEL CUORE.ORG
3 NOVEMBRE 2013
 
GROSSETO, CACCIATORI SCAMBIANO IL CANE PER UN CINGHIALE: UCCISO
Lav: "I cacciatori non hanno soccorso l'animale"
 
Un pastore tedesco di sei anni è stato colpito da una fucilata che gli ha strappato la mandibola. E' morto nonostante le cure. L'episodio è avvenuto in località Ampio, a Castiglione della Pescaia (Grosseto) intorno alle 15 di sabato, ma la notizia è stato resa noto soltanto oggi dalla Lav. L'animale si trovava in un terreno privato recintato dove stava passeggiando insieme al proprietario. Erano a pochi passi da casa, quando si sono imbattuti in una squadra di caccia.
"Ho visto uno dei cacciatori puntare il fucile oltre la recinzione e fare fuoco su Argo che era a qualche metro da me – ha raccontato il proprietario del cane alla Lav – dopodiché si è giustificato dicendo di averlo scambiato con un cinghiale". Argo, dopo il colpo, con la mandibola divelta dal proiettile, è fuggito in un oliveto dove è ; stato poi recuperato e portato d'urgenza in clinica. Prima però il proprietario di Argo ha chiamato i carabinieri e poi la Lega anti vivisezione. Nessuno dei cacciatori che hanno assistito alla scena lo ha aiutato a soccorrere il cane, ha riferito. Anzi, all'arrivo dei militari, la squadra si era già allontanata. Le condizioni dell'animale erano gravissime e i veterinari hanno avuto la sola scelta dell'eutanasia. "Non posso credere che si sia trattato di un errore - ha spiegato il proprietario - perché Argo era di fronte a me, il terreno in quel punto è libero e chi ha sparato non distava più di una quindicina di metri dal cane".
 
CORRIERE FIORENTINO
4 NOVEMBRE 2013
 
Castiglione della Pescaia (GR) - Cacciatore spara al cane,  scambiandolo per un cinghiale
Il pastore tedesco di 6 anni non ce l'ha fatta. L'uomo è stato denunciato
 
Un pastore tedesco di sei anni è stato colpito da una fucilata che gli ha strappato la mandibola ed è morto nonostante le cure. Il fatto è avvenuto in località Ampio, nel comune di Castiglione della Pescaia (Grosseto) intorno alle 15 di sabato, ma l'episodio è stato reso noto oggi dalla Lav. Il cane si trovava in un terreno privato recintato dove stava passeggiando insieme al padrone. Erano a pochi passi da casa, quando si sono imbattuti in una squadra di caccia. «Ho visto uno dei cacciatori puntare il fucile oltre la recinzione e fare fuoco su Argo che era a qualche metro da me - ha raccontato il proprietario del cane alla Lav - dopodichè si è giustificato dicendo di averlo scambiato con un cinghiale».
Argo dopo il colpo, con la mandibola divelta dal proiettile, è fuggito in un oliveto dove è stato poi recuperato e portato d'urgenza in clinica. Prima però il proprietario di Argo ha chiamato i carabinieri e poi la Lav. Nessuno dei cacciatori che hanno assistito alla scena lo ha aiutato a soccorrere il cane, ha riferito: anzi all'arrivo dei militari la squadra si era già allontanata. Le condizioni dell'animale, che hanno preso la denuncia, erano gravissime e i veterinari hanno avuto la sola scelta dell'eutanasia. «Non posso credere che si sia trattato di un errore - ha spiegato il proprietario - perché Argo era di fronte a me, il terreno in quel punto è libero e chi ha sparato non distava più di una quindicina di metri dal cane».
Il cacciatore che ha sparato ad Argo, il cane ucciso in località Ampio (Grosseto), ha un nome e un cognome. I carabinieri di Castiglione della Pescaia dopo averlo identificato lo hanno già interrogato. Intanto la Lav ha accompagnato i proprietari del cane alla stazione dei militari dove è stata presentata querela. A breve saranno depositati anche i referti medici e le foto che attestano le lesioni gravissime di Argo. La Lav ha proceduto anche a un sopralluogo nel luogo dove il cane è stato colpito. «Il punto da cui è partito il colpo - si legge nella nota dell'associazione - un albero sotto il quale il cacciatore sedeva, dista pochi metri da quello in cui Argo si trovava. Non risultano condizioni di visibilità compromesse che abbiano potuto impedire di distinguere il cane e farlo scambiare per un cinghiale, come ha affermato il cacciatore».
 
NEL CUORE.ORG
3 NOVEMBRE 2013
 
GIUGLIANO (NA), CIRCO NEL MIRINO: ELEFANTI E ALTRI ANIMALI TRISTISSIMI
Rinoceronte smunto, felini chiusi sempre in gabbia
 
Da una parte gli animalisti che chiedono il rispetto delle leggi, dall'altra i circensi che si ostinano a sfruttare gli animali esotici. Nei giorni scorsi, nell'area davanti al centro commerciale Auchan di Giugliano, in provincia di Napoli, si è attendato uno dei circhi più famosi in Italia. Bastava avvicinarsi al tendone per rendersi conto di una situazione molto triste. Lo rivela un quotidiano locale online. Secondo cui, un rinoceronte pelle e ossa a malapena aveva lo spazio per girarsi, tre bovini erano costretti a stare in pochissimi metri quadri e un ippopotamo con gli occhi tristissimi viveva lontano dall'acqua, il suo habitat naturale. E non solo: due tigri, giovani e vivaci, che, dopo una notte passata al chiuso, hanno potuto prendere una boccata d'aria in un recinto esterno piuttosto piccolo. Mentre altri animali feroci, altre due tigri ed un leopardo, sono rimasti chiusi in gabbia: ruggivano e si dimenavano per la mancanza di libertà. Per non parlare di un povero elefante: pare fosse tenuto con una zampa legata, perché non poteva camminare. Alcuni cavalli, infine, nitrivano nervosamente in una "prigione" di pochi metri circondata da una rete di metallo arrugginita. Insomma, uno sfruttamento insensato.
 
NEL CUORE.ORG
3 NOVEMBRE 2013
 
FINALE, BECCACCIA COLPITA DA UNA FUCILATA IN UN BALCONE DEL CENTRO
Lo denuncia l'Enpa. Il volatile ferito: è in cura
 
Una beccaccia ferita alla coda da un colpo di fucile ad aria compressa è caduta sul balcone di una palazzina in centro a Finale Ligure, in provincia di Savona. Il proprietario ha chiamato l'Enpa, che ha soccorso il volatile per le cure mediche. ''Qualcuno si diverte a sparare agli uccelli in città, probabilmente con un fucile ad aria compressa'', denuncia la Protezione animali che richiama l'amministrazione provinciale all'obbligo d'intervento. Non appena guarirà, la beccaccia verrà rimessa in libertà in una zona idonea e protetta, ''al sicuro dai fucili dei bracconieri di città e dalle armi 'legali' dei cacciatori'' che, secondo il calendario venatorio regionale della caccia, possono abbattere questi uccelli fino al 20 gennaio 2014.
 
GEA PRESS
3 NOVEMBRE 2013
 
Rivalta (TO) – Sequestro di cuccioli dall’est, che però potrebbero provenire dalla Campania. Appello alle Istituzioni: la “legge cuccioli” serve poco
Intervento dell'EITAL e della Polizia di Stato. Trentatré cagnolini e cinque gatti. Sulla loro tracce c'era anche Striscia La Notizia.
 
Sequestro, all’una di questa mattina, di numerosi cuccioli provenienti dall’est Europa. Secondo l’esperto di zoomafia dell’EITAL (Ente Italiano Tutela Animale e Lupo) Antonio Colonna, si tratterebbe di una persona i cui indizi investigativi farebbero presupporre un commercio di rilevante entità.
Oltre mille chilometri prima del sequestro operato a Rivalta (TO). Nel baule dell’auto sono stati così trovati 33 cuccioli di cane e cinque gatti. Tutti all’interno dello stesso vano, rileva Colonna, intervenuto assieme ad una pattuglia della Polizia Stradale. Presente anche Edoardo Stoppa e la troupe di Striscia La Notizia.
Particolarmente complesse le indagini che hanno portato a individuare il presunto trafficante. Secondo gli inquirenti, la persona ora denunciata proveniva dalla Campania, regione dove il soggetto potrebbe avere degli interessi sempre legati al commercio di piccoli cani, sebbene la base operativa parrebbe essere il Piemonte.
Secondo l’esperto dell’Eital, un tragitto molto strano, forse un escamotage per rendersi poco individuabile. Di certo, dietro l’intervento di stamani, ci sono lunghi mesi di indagini e ben 24 ore di attività lungo la tratta stradale interessata. I cagnolini sembra fossero sistemati senza acqua. Accuse dalle quali dovrà ora difendersi il denunciato sebbene dai primi rilievi investigativi sembra che gli animali sequestrati fossero destinati proprio alla microchippatura e fornitura di libretto sanitario. Su quest’ultimo punto, però, il riserbo è totale. In altre occasioni si è infatti avuto modo di rilevare il possibile intervento di veterinari compiacenti.
Un nuovo sequestro che ad avviso dell’EITAL mette in evidenza come la legge speciale di materia, ovvero la cosiddetta “legge cuccioli” approvata sul finire del 2010, è assolutamente carente. “Per questo – ha dichiarato Antonio Colonna – andrebbe modificata, essendo la situazione italiana grave e largamente sottostimata“.
Il dramma, sempre ad avviso dell’EITAL, è proprio il facile procacciamento di questi cuccioli. Basterebbe verificare i negozio e, mediante scrupolosi accertamenti,  verificare la presenza di molti cuccioli che potrebbero non essere tenuti a norma. Secondo Antonio Colonna, larghe percentuali, fino al 90 % di quelli detenuti. “La confusione è totale – ha aggiunto l’esperto dell’EITAL in merito alla situazione italiana -  tanto diffusa da passare inosservata all’interno di un subdolo meccanismo dove migliaia di cuccioli vengono venduti senza ostacoli. Le tecniche messe in atto per eludere i controlli sono poi molto avanzate e non hanno nulla da invidiare a quelle utilizzate in altri tipi di traffici“.
Un sistema che danneggia anche chi vuole lavorare onestamente, considerati i prezzi competitivi che si riesce ad imporre sul mercato. Un fenomeno che gli inquirenti non esitano a definire “drammatico e spietato”.
I cuccioli ora sequestrati a Rivalta sono stati trasportati presso una struttura sanitaria della zona. Il presidente dell’EITAL Ethel Onnis ha già depositato presso la Procura della Repubblica di Torino una istanza urgente di custodia degli animali, consapevole che presso i canili pubblici o privati spesso i cuccioli “freschi” di sequestro potrebbero incorre  a rischi per la propria salute.
L’EITAL, promotore dell’inchiesta, rivolge un appello a tutti affinché risveglino le loro coscienze per contribuire concretamente a cambiare questo sistema. Nato da poco allo scopo di tutelare mediante l’attività diretta sul campo, l’EITAL ed Antonio Colonna,  solo negli ultimi 3 mesi hanno consentito l’esecuzione di 7 maxi sequestri. Da qui l’appello  alle Istituzioni pubbliche affinché prendano seriamente a cuore il problema.
 
LA PROVINCIA PAVESE
3 NOVEMBRE 2013
 
Blitz in azienda La Forestale scopre bovini maltrattati
 
ZAVATTARELLO (PV) Il corpo forestale di Zavattarello, in collaborazione con il servizio veterinario dell’Asl, in questi giorni ha effettuato un bliz in un’azienda zootecnica dell’Oltrepo orientale, gestita dall’allevatore P.D. di 49 anni, per la quale erano giunte segnalazioni di maltrattamenti ai bovini presenti nella tenuta. Gli uomini del Corpo forestale, giunti sul posto con l’Asl, hanno trovato gli animali senza cibo e acqua. Inoltre un vitello era morto e gli animali, scheletrici, avevano scarsissimo foraggio. Alla vista degli agenti, i bovini hanno iniziato a muggire per la fame. Gli animali sono stati sottoposti a sequestro penale, e nel contempo sono state contattate alcune ditte del settore che hanno garantito il cibo per i poveri animali, i quali verranno monitorati fino alla loro ripresa e poi deciderà la magistratura di Pavia. L’allevatore in questione inoltre è stato sanzionato anche per varie irregolarità amministrative nella tenuta della documentazione. Negli anni passati l'allevatore p.d. era stato soggetto a vari procedimenti penali e amministrativi sempre nel campo in cui lavora.
 
IL MESSAGGERO
3 NOVEMBRE 2013
 
Cacciatore annega per salvare il cane è morto insieme al suo amato setter
 
ASCOLI - Cacciatore morto con il cane in un oscuro incidente nel Piceno. Erano in una vasca, forse sono annegati. In serata è emersa l'ipotesi che il cacciatore possa essere annegato per salvare il suo amato setter. Il cane fedele compagno di caccia. lo Intorno alle 1,30 è stato ritrovato a Carassai dai vigili del fuoco il corpo senza vita dell’uomo che non dava notizie di sé dopo esser uscito per una battuta di caccia. Gabriele Di Tizio, 55 anni, residente a Roma, ma originario della zona, a notte non aveva fatto rientro nella casa dove era ospite di un congiunto residente nella zona. Proprio quest’ultimo aveva provveduto a denunciare il fatto ai carabinieri di Montalto.
Durante le ricerche è stato rinvenuto un fucile e subito dopo, nei pressi, all’interno di una vasca per l’irrigazione, anche un cane che galleggiava. Le ricerche si intensificavano proprio nella vasca dove veniva rinvenuto, pochi minuti più tardi, proprio il corpo dello sfortunato cacciatore.
Il corpo dopo una prima ricognizione effettuata dai sanitari del 118 presenti sul posto è stato trasportato all’ospedale di San Benedetto dove dovrà essere sottoposto agli esami di rito. Tra le possibili cause del decesso un malore o l'annegamento per un incidente.
Otto i vigili del fuoco impegnati nell’intervento, con un unità cinofila e con l’ausilio di quattro mezzi, tra cui una cellula fotoelettrica per l’illuminazione della zona. Sul posto anche gruppi di volontari e il sindaco di Carassai.
 
IL GIORNALE
3 NOVEMBRE 2013
 
Eutanasia ai cani per legge, è protesta
 
OSCAR GRAZIOLI
 
Proposta nella Regione Abruzzo: "I randagi vanno eliminati se costituiscono un pericolo sociale"
Andasse in porto verrebbe introdotta la possibilità di effettuare la soppressione eutanasica degli animali su richiesta del proprietario «e per fondati motivi di ordine sanitario e/o sociale». Inoltre si potrebbero abbattere i cani «inselvatichiti», ovvero, per andare alla sostanza, fuoco alle polveri sui cani randagi. Naturalmente c'è una sollevazione totale da parte di varie associazioni animaliste, assolutamente contraria a introdurre una sorta di agevolazione sulle eutanasie, da una parte e sulla licenza di uccidere i cani randagi dall'altra.
La normativa sarebbe incostituzionale, per gli animalisti che richiamano la legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo e l'articolo 544 - bis del Codice penale che punisce con la reclusione fino a quattro anni chiunque per crudeltà o senza necessità cagiona la morte di un animale.
Per quel che può valere la mia opinione, sono del tutto d'accordo con i protettori degli animali, per quanto riguarda i cani randagi. Non si vede perché, se catturiamo un cane randagio e lo assicuriamo al canile comunale, questo debba essere ivi mantenuto e curato per tutta la vita, mentre se avvistiamo un cane in campagna e lo giudichiamo inselvatichito, possiamo mettere mano al fucile auotomatico. Va anche detto, a onor del vero, che l'Italia, in fatto di soppressione dei cani, rappresenta un'anomalia nel contesto mondiale ed europeo, in cui, la stragrande maggioranza delle nazioni tiene il cane randagio in canile per pochi giorni, prima di procedere all'eutanasia.
Ma questa potrebbe essere una delle nostre poche foglie di alloro, se solo non avessimo decine di canili che sono dei veri e propri lager dai quali gli ospiti chiedono (almeno penso) di uscire, vivi o morti. Fatto sta che mi sembra illogico consentire la vita all'interno del canile e sparare oltre la rete.
Quanto all'eutanasia dei cani di proprietà gli animalisti affermano che si tratta di un atto medico veterinario che non può essere deciso dal proprietario. Sbagliano. È il legale proprietario del cane che può richiedere l'atto eutanasico per svariati motivi. Certamente non per motivazioni cosiddette «sociali».
Il cane che dà fastidio a un vicino ipersensibile, perché abbaia, non può ovviamente essere abbattuto, mentre sui cani il cui proprietario è entrato in grave stato di disagio economico purtroppo si sta già assistendo a una notevole richiesta di soppressioni E questa è una realtà che si può evitare di guardare ma che è sotto gli occhi di tutti.
Per quanto riguarda il cane che soffre di gravissime malattie incurabili con elevata sofferenza, per fortuna il proprietario può ancora richiedere al veterinario l'eutanasia.
Ci mancherebbe che venisse negato anche questo diritto, così come sarebbe un errore negare la possibilità di soppressione per cani di comprovata pericolosità sociale. Sono certo che alla fine si troverà un accordo perchè, come sempre, in media stat virtus.
 
EUROPA
3 NOVEMBRE 2013
 
La teologia degli animali non è una stravaganza
Il teologo Paolo De Benedetti ribadisce, nel suo ultimo libro, che il creato vivente è il prossimo
 
Paolo De Benedetti, teologo e biblista, classe 1927, parla volentieri degli animali e li fa anche vedere. A volte, quando tiene conferenze, mostra alle persone alcune foto con animali, per dimostrare quanta dignità e dolcezza c’è in questi amici che vivono accanto a noi. Per lui tutto il creato, e in particolare il creato vivente, è il prossimo, è il mio prossimo. Quindi l’indifferenza e la trascuratezza verso i viventi sono letteralmente blasfemi, perché costituiscono la negazione e il disprezzo del bisogno stesso di Dio di avere un prossimo.
Nella Genesi, secondo De Benedetti, questo progetto si vede bene, quindi “una teologia degli animali” non è una stravaganza né un lusso, ma può essere uno strumento di conversione verso il rispetto di ogni vita. “Animale” vuol dire “che ha l’anima”. Lo si dice anche in ebraico. L’avere un’anima accomuna, secondo il teologo, accomuna quindi tutti i viventi e tutti li avvicina a Dio creatore.
Sono le tesi che De Benedetti sostiene da tempo e che di nuovo ribadisce in un libro prezioso, In paradiso ad attenderci (Edizioni Sonda, 144 pagine, 14 euro) nel quale ricorda le parole di Sergio Quinzio: «Guardate gli occhi di un cane che muore e vergognatevi della vostra presuntuosa filosofia».  Il problema non è se gli animali possono ragionare, ma se possono soffrire. Nell’Odissea nel canto XVII si racconta del vecchio cane Argo, che giaceva là trascurato, pieno di zecche, ma che, resosi conto del ritorno di Ulisse, mosse la coda e drizzò le orecchie, anche se non poteva alzarsi sulle zampe. Argo così poté morire, contento di aver rivisto il padrone. Una pagina che De Benedetti definisce sublime e che andrebbe meditata anche da un punto di vista relig ioso. Lo dovrebbe fare soprattutto la Chiesa cattolica che, con pochissime eccezioni (la più grande, san Francesco) ha sempre colpevolmente trascurato gli animali, in base a un «delirio antropocentrico» (espressione di Karl Barth) che ha legittimato inenarrabili violenze e crudeltà verso gli animali.
Il dominio dell’uomo sugli animali, di cui si parla nella Bibbia, non è violento. È lo stesso dominio con cui Dio domina l’uomo: un dominio buono verso la creatura. Ecco perché la violenza e la sofferenza procurate agli animali costituiscono un problema teologico. Al quale va dato risposta. Una risposta che, secondo De Benedetti, sta nella certezza che tutto ciò che ha avuto vita risorgerà. Tutto, anche gli animali. Se gli animali non risorgessero, vorrebbe dire che la morte, nel loro caso, ha avuto il sopravvento, ma Dio questo non lo può consentire.
La tesi, come si può immaginare, fa discutere. Risorgeranno anche pulci e zanzare? Quando glielo chiedono, De Benedetti risponde così: «Se la vedrà Dio». Ma, al di là dei particolari “tecnici”, quando De Benedetti chiede che l’uomo guardi agli animali come Dio guarda agli uomini, lancia un messaggio sul quale vale la pena di meditare. Come scrive Vito Mancuso nella prefazione al libro, interrogarsi sull’anima degli animali fa bene. Infatti «Noi non abbiamo l’anima. L’anima non è una cosa che si possiede, o che viene da fuori. Noi, semmai, ed è questa l’espressione giusta, siamo un’anima».
 
ARTICOLO TRE
3 NOVEMBRE 2013
 
Cina. L’orrore dei cani scuoiati vivi

 
Ogni anno milioni di cani, procioni, gatti, volpi. vengono scuoiati vivi in Cina, da manodopera a basso costo, per arricchire il mercato internazionale delle pelliccerie in particolare quello di Italia, Europa, Stati Uniti, Giappone, Corea e Russia.
Questi poveri animali indifesi muoiono tra atroci sofferenze e alla fine, quando la pelliccia viene staccata dalla testa dell'animale, i corpi nudi e sanguinanti vengono gettati sopra il mucchio di quelli che se ne sono già andati. Alcuni sono ancora vivi, respirano con rantoli affannosi sbattendo lentamente le palpebre.
Una volta scuoiati i cuori di alcuni animali battono ancora per un lasso di tempo che va dai 5 ai 10 minuti.
 I consumatori devono conoscere tali atrocità e rifiutarsi di acquistare tali prodotti, privi di etichetta che indichi il paese produttore, la specie animale.
Il Governo italiano di mettere fine a questo mercato di sofferenza e di morte.
 
NEL CUORE.ORG
3 NOVEMBRE 2013
 
CANADA: DISPERSO SULLA MONTAGNA, MANGIA IL CANE PER SOPRAVVIVERE
Tanti dubbi sulla versione dei fatti fornita dal 44enne
 
Disperso per tre mesi nelle foreste del Canada, è sopravvissuto per miracolo. E disperato - secondo alcune fonti - avrebbe ucciso il proprio pastore tedesco per cibarsi. Marco Lavoie, 44 anni, esperto di trekking, è partito il 16 luglio per un viaggio in canoa nell'area di Matagami, nel Quebec, che sarebbe dovuto durare almeno due mesi. Ma durante una sosta sulla riva di un fiume - scrive Corriere.it - sarebbe stato assalito da un orso. Il risultato? Danneggiata la canoa, perse le scorte. O almeno questo è il suo racconto. A quel punto Lavoie si è trovato in una situazione difficile.
Il 21 ottobre scorso la sua famiglia ha avvisato le autorità e sono così partite le ricerche durate oltre una settimana. E' stato un elicottero ad avvistarlo, perché si trovava in un posto impervio. Lavoie era disidratato e affetto da ipotermia, ha perso metà del suo peso e a stento è riuscito a raccontare quello che era avvenuto. Dopo l'attacco dell'ungulato, la reazione del suo pastore tedesco che avrebbe messo in fuga l'animale. Una fonte anonima, poi, citata da alcuni media canadesi, ha aggiunto il particolare: Lavoie è stato costretto a sopprimere il suo cane in quanto era l'unico cibo disponibile. Ma davvero è andata così? E' stato davvero l'orso a scombussolare l'equipaggiamento? "Ancora un paio di giorni e sarebbe deceduto", ha precisato uno dei soccorritori. Ma il mistero resta.
 
CORRIERE DELLA SERA
4 NOVEMBRE 2013
 
Canada, disperso per tre mesi nella foresta
Avrebbe sacrificato il cane per sopravvivere
Marco Lavoie, in viaggio in canoa, sarebbe stato assalito da un orso e nell’attacco avrebbe perso le scorte e l’attrezzatura
 
WASHINGTON - L’incredibile avventura di Marco Lavoie: disperso per tre mesi nelle foreste del Canada, è sopravvissuto nutrendosi di quel poco che trovava. E disperato - secondo alcune fonti - avrebbe sacrificato il proprio pastore tedesco per usarlo come cibo. Lavoie, 44 anni, esperto di trekking, è partito il 16 luglio per un viaggio in canoa nell’area di Matagami, nel nord ovest del Quebec. Un lungo percorso che sarebbe dovuto durare almeno due mesi. Solo che durante una sosta sulla riva di un fiume sarebbe stato assalito da un orso con conseguenze disastrose per il suo equipaggiamento. Danneggiata la canoa, perse le scorte. O perlomeno questo è ciò che ha raccontato. A quel punto Lavoie si è trovato in una situazione difficile e senza che nessuno potesse saperlo. Con coraggio ha cercato di organizzarsi, ma ha dovuto affrontare una prova durissima in un ambiente selvaggio.
L’ALLARME - Il 21 ottobre la sua famiglia ha avvisato le autorità e sono così partite le ricerche durate oltre una settimana. E’ stato un elicottero ad avvistarlo in un punto però dove non era possibile atterrare. Così è stata organizzata una squadra che lo ha recuperato dopo un percorso a piedi tra i monti. Lavoie era in una situazione al limite: disidratato, affetto da ipotermia, ha perso metà del suo peso e a stento è riuscito a raccontare quello che era avvenuto. Con l’attacco dell’orso, la reazione del suo pastore tedesco che avrebbe messo in fuga l’animale e la lotta per restare in vita. Una fonte anonima citata da alcuni media canadesi ha aggiunto poi il particolare: Lavoie è stato costretto a sopprimere il suo cane in quanto era l’unico cibo disponibile. Un gesto giustific ato dagli esperti di sopravvivenza: «Non deve vergognarsi, Non aveva scelta». E’ sul serio andata così? E’ stato davvero l’orso a mettere fuori uso l’equipaggiamento? Una storia alla quale mancano, per forza, dei «pezzi» e senza testimoni. Per ora di certo ci sono le condizioni precarie dell’uomo. «Ancora un paio di giorni e sarebbe deceduto», ha precisato uno dei soccorritori. 
 
LA ZAMPA.IT
3 NOVEMBRE 2013
 
Francia, dopo la morte di un gattino  le autorità lanciano l’allerta rabbia
Nel Paese transalpino la malattia era stata dichiarata eliminata nel 2001, salvo un caso nel 2008
 
Dopo la morte di un gattino di due mesi avvenuta ad Argenteuil, vicino Parigi, le autorità francesi mettono in guardia la popolazione sul rischio di rabbia, malattia che si pensava fosse stata eradicata dal Paese. Il ministero dell’Agricoltura d’Oltralpe ha avviato un’indagine e ordinato la vaccinazione precauzionale di cinque persone.  
In Francia la rabbia è stata dichiarata eliminata nel 2001, ma già nel 2008 un cane importato dal Marocco aveva infettato una serie di altri cani, cosa che aveva portato alla sospensione dello status di Paese privo di rabbia per i successivi 2 anni. Ora «è estremamente importante individuare tutte le persone e gli animali che potrebbero essere stati a contatto con il gattino, come la madre e gli altri cuccioli della cucciolata», ha reso noto il ministero, che ha istituito anche un servizio di assistenza per chiunque sia preoccupato per la malattia.  
Il virus della rabbia è presente nella saliva dell’animale infetto e di solito viene trasmesso all’uomo tramite morso. I sintomi possono manifestarsi dopo due o tre settimane. Se non trattata, la malattia può essere fatale, anche se dal 1923 in Francia non si è registrato alcun caso di rabbia nell’uomo. 
 
NEWS FOOD
3 NOVEMBRE 2013
 
Pranoterapia: funziona anche sugli animali?
Sembrerebbe di sì, un'impiegata bresciana ci assicura che il gatto di sua madre, "Leo", era stato diagnosticato "inguaribile"...
 
Brescia, 3 novembre 2013
PRANOTERAPIA "L'ENERGIA DELLA VITA"
Mirella ha scoperto di avere un'energia insolita nelle mani e vorrebbe approfondire, farne una professione, per essere di aiuto a chi ne ha bisogno.
Anche gli animali possono guarire con la pranoterapia?
Sembrerebbe di sì, un'impiegata bresciana ci assicura che il gatto di sua madre, "Leo",  era stato diagnosticato "inguaribile" dai veterinari; una notevole massa scura gli stava segnando il destino; dimagrito, emaciato ed un po' claudicante, "Leo", è redivivo ed in via di guarigione.
Mirella, ci racconti cosa è successo?
Ad aprile di quest'anno il gatto di mia madre, con noi da 15 anni, perse nel giro di 2 mesi circa 5 kg e ne pesava 9. A fatica si scaricava, urinava di rado e non  aveva più quella voglia di giocare che lo contraddistingueva fino a qualche mese prima . Il veterinario era stato chiaro, nonostante le assidue cure, non dovevamo aspettarci miglioramenti anzi era meglio prepararsi al peggio. Dalle lastre risultava che una massa non ben definita sotto la pancia, gli aveva spostato tutti gli organi verso la spina dorsale. Lui continuava a dimagrire ed essere triste. Che fare? Mi è venuta in mente "l'energia". Ma come fare su di un animale? Beh, il ns gatto non è un animale è uno di "noi" quindi ho operato come sempre. Applicazioni di "energia" per una settimana circa ma non saprei dire la durata in quanto ho capito dai suoi graffi che è difficile trattare un felino. Sta di fatto che dopo circa 5 gg dalla fine delle applicazioni ha ripreso tutte le sue funzioni, a prendere qualche chilo ed a saltare da un mobile all'altro.
Ho letto che gli animali, essendo tali, sono più ricettivi nell'assorbire energia in quanto inconsapevoli.
Ora sembra il gatto di un anno fa, vispo, con appetito, in buona salute e coccolone.
Non so se il merito sia effettivamente mio ma mi piace pensarlo in quanto vedo la gioia di mia madre quando in poltrona gli dorme sulle gambe e lei con lo sguardo mi dice grazie.
Quand'è che ti sei accorta che dalle tue mani può uscire questo "fluido" che guarisce?
Tutto cominciò in una calda serata estiva quando all'incirca avevo 16 anni. Con la mia famiglia mi recai a cena a casa di persone conosciute quell'estate. Lui pizzaiolo famoso nella località marittima e lei pranoterapeuta a tempo pieno. Ad un tratto la donna guardandomi mi disse: " Eva, se hai bisogno dei servizi ti accompagno". Che domanda insolita ad una adolescente pensai! Io Le risposi no, ma lei insisteva ed io mi chiedevo, ma come fa a sapere che ho bisogno dei servizi? Nonostante il mio continuo negare, lei si  avvicinò per accompagnarmi i n bagno. Nel momento in cui mi prese la mano, da parte di entrambe ci fu un repentino scatto d i allontanamento: le nostre mani nell'incontrarsi produssero una forte scossa. Da quel momento l'argomento della serata era la mia "energia".
Passata l'estate ripresi la scuola ed il pensiero di "quell'energia" mi passò dalla mente fino a quando, qualche anno più tardi, un mio familiare accusava continui dolori addominali senza saperne la causa. Decisi allora di trattare il suo addome con qualche applicazione di questa "energia". Ne bastarono poche, 5 o 6 una volta al giorno della durata di una decina di minuti. Beh, il dolore gli passò. Dopo questo episodio decisi di recarmi in un istituto per misurare la mia "energia" ed i risultati furono molto positivi. Mi parlarono anche dei rischi a cui potevo essere soggetta nel caso in cui, finita un'applicazione, non mi fossi ossigenata correttamente ovvero, liberata dalle negatività che avevo assorbito. Tecnica lunga e faticosa ma che assolutamente andava eseguita, ogni volta abbinata a lunghe passeggiate nei boschi. La cosa mi preoccupò non poco per un certo periodo.
Passato il pensiero la mia vita trascorreva tranquilla tra famiglia, fidanzato ed amici. Anni più tardi una cara amica era bloccata a letto per una forte sciatica che nemmeno con cure massicce sembrava passare. Mi chiese di farle qualche applicazione ed anche in questo caso, dopo pochi giorni camminava spedita per le vie del centro. Gli anni passarono finché non mi capitò quest'avventura con il gatto di mia madre in cui ho potuto avere riscontri medici e clinici.
Cos'è che ti "blocca" nell'imposizione delle mani su persone che conosci od altri esseri umani che ne avessero bisogno?
Mi chiedi se aiuterei altri animali e persone? Me la sono posta diverse volte questa domanda ma due motivi mi bloccano. Il primo, importante, la paura di assorbire patologie e negatività il secondo la coscienza che tale energia non è da tutti ben vista, poichè no n è scientificamente riconosciuta anche se utilizzata in diversi ospedali, soprattutto all'estero. Non ho nessuna intenzione di essere additata come "Maga" o peggio e sinceramente, da sola, senza supporto di strutture in cui vi siano medici preparati od altri ricercatori che possano seguire gli sviluppi di eventuali somministrazioni d'energia sulle patologie sofferte dai soggetti trattati, proprio non me la sento.
Questi fatti tuttavia dovrebbero far riflettere circa l'esistenza di queste energie e capacità di alcune persone.
Ringraziamo Mirella e le auguriamo di  poter trovare qualcuno capace che la aiuti seriamente ad utilizzare le sue potenziali capacità di guarigione.
Per eventuali richieste di contatto, si prega di utilizzare il servizio: commenti.
 
AFFARI ITALIANI
3 NOVEMBRE 2013
 
Animali con sembianze umane
 
Un animale con sembianze umane è stato ucciso da alcuni cacciatori ad Apui, a sud di Manaus in Amazzonia. L'immagine terrificante sta facendo il giro del web. Animali antropomorfi sono stati individuati anche in altri Paesi. In Guatemala è nato un maiale nero con sembianze umane. Senza parole e increduli gli abitanti del villaggio. Secondo alcuni però il maialino sarebbe in realtà una creatura aliena che per passare inosservata si sarebbe andata ad intrufolare tra la cucciolata di una scrofa.
Animali mutanti anche in Turchia e Kenya. Nella città di Izmir una pecora ha dato alla luce un agnellino (che è morto subito dopo la nascita) dalle sembianze inconfondibilmente umane. Il veterinario 29enne che si è occupato del parto cesareo, Erhan Elibol, ha riferito ai giornali e alle televisioni locali di non aver mai assistito a niente di più angosciante in vita sua. Purtroppo, non sapremo mai di che cosa si è trattato dato che gli abitanti del posto hanno subito dato alle fiamme il corpo senza vita della creatura deforme, togliendo agli scienziati ogni possibilità di verifica a livello genetico.
Un evento simile si è verificato nel piccolo villaggio di Jomvu, in Kenya dove è nata una capra dal volto umano. Ma l'animale è stato sepolto vivo da un gruppo di ragazzi della zona poiché considerato di cattivo auspicio.
FOTO
 
NEL CUORE.ORG
4 NOVEMBRE 2013
 
FIUMICINO, RARO FALCO DI PALUDE CON 3 PALLINI DA CACCIA NEL CORPO
Lipu: vietare l'attività venatoria all'Isola Sacra

 
In gravi condizioni il rapace di una specie protetta trovato agonizzante in un canale di bonifica dell'Isola Sacra a Fiumicino, in provincia di Roma. Lo splendido esemplare di falco di palude è stato trovato da alcuni cittadini in una zona aperta all'attività venatoria, in via Passo Buole a ridosso di Fiumara Grande. Lo scrive "Leggo".
I soccorritori hanno immediatamente contattato i volontari del Centro Habitat Mediterraneo Lipu Ostia che sono subito intervenuti per recuperare l'animale ed affidarlo alle cure del Centro recupero fauna selvatica di Roma.
Secondo i risultati dell'esame radiografico fatto nel centro Lipu, nel suo corpo sono stati individuati tre pallini di piombo da caccia e la frattura multipla, scomposta ed esposta dell'ulna e radio dell'ala destra. Purtroppo le sue condizioni non sono buone, il rischio di necrosi nell'arto fratturato è alto e i veterinari valuteranno nei prossimi giorni la risposta alle medicazioni.
Il falco di palude, come indica il nome stesso, è un rapace diurno strettamente legato alle zone umide, può essere lungo fino a 55 centimetri, pesa tra i 400 e i 600 grammi e ha un'apertura alare che può raggiungere i 125 centimentri. "Questo ennesimo grave episodio di bracconaggio all'Isola Sacra, ai danni di un animale protetto ed assolutamente non confondibile con specie cacciabili quale un falco di palude - ha commentato Alessandro Polinori, co-responsabile del Centro Habitat Mediterraneo Lipu Ostia - ripropone l'assurdità del fatto che sia ancora consentita la caccia in una zona così delicata, situata alla foce del Tevere e per questo estremamente importante per il transito e la sosta degli uccelli migratori. Episodi del genere non sono però purtroppo nuovi, tanto che in passato anche esemplari di altre specie rare e protette come la spatola sono stati colpiti da fucilate. In aggiunta a ciò, nell'area, circondata da case, i cittadini temono quotidianamente per la propria incolumità, laddove più volte persone a passeggio, sportivi, proprietari di cani, hanno rischiato di rimanere impallinati, tanto che molti abitanti della zona, dopo aver segnalato la situazione alle autorità competenti, ci hanno contattati affinché ci facessimo portavoce delle loro istanze in merito a questo grave problema, dichiarandosi disponibili a sottoscrivere una richiesta pubblica per far interdire l'area all'attività venatoria. Come Lipu Ostia-Litorale - ha concluso - chiediamo quindi ufficialmente un intervento da parte del sindaco di Fiumicino Montino, affinché emetta un'ordinanza di divieto di caccia a tutela della pubblica incolumità nella zona dell'Isola Sacra, certi della sua sensibilità e volontà di garantire la sicurezza di tutti i cittadini del territorio".
 
LEGGO
4 NOVEMBRE 2013
 
Fiumicino, raro falco di palude ferito: "È grave e un'ala è compromessa". Ira della Lipu
 
di Giulio Mancini
 
ROMA - Non è morto ma versa in gravi condizioni il rapace di una specie protetta trovato agonizzante in un canale di bonifica dell'Isola Sacra. 
Lo splendido esemplare è stato trovato da alcuni cittadini in una zona aperta all'attività venatoria, in via Passo Buole a ridosso di Fiumara Grande.
I soccorritori hanno immediatamente contattato i volontari del Centro Habitat Mediterraneo Lipu Ostia che sono prontamente intervenuti per recuperare, non senza difficoltà, l'animale e consegnarlo alle cure del Centro Recupero Fauna Selvatica di Roma.
L'esame radiografico a cui il rapace è stato sottoposto presso il centro Lipu ha evidenziato la presenza di tre pallini di piombo da caccia e la frattura multipla, scomposta ed esposta dell'ulna e radio dell'ala destra. Purtroppo le sue condizioni non sono buone, il rischio di necrosi nell'arto fratturato è elevato, ed i veterinari valuteranno nei prossimi giorni la risposta alle medicazioni.
Il falco di palude, come indica il nome stesso, è un rapace diurno estremamente legato alle zone umide, può misurare fino a 55 cm di lunghezza, per 4-600 grammi di peso e un'apertura alare che può raggiungere i 125 cm. "Questo ennesimo grave episodio di bracconaggio all'Isola Sacra, ai danni di un animale protetto ed assolutamente non confondibile con specie cacciabili quale un falco di palude - dichiara Alessandro Polinori, co-responsabile del Centro Habitat Mediterraneo Lipu Ostia - ripropone l'assurdità del fatto che sia ancora consentita la caccia in una zona così delicata, situata alla foce del Tevere e per questo estremamente importante per il transito e la sosta degli uccelli migratori. Episodi del genere non sono però purtroppo nuovi, tanto che in passato anche esemplari di altre specie rare e protette come la spatola sono stati colpiti da fucilate. In aggiunta a ciò, nell'area, circondata da case, i cittadini temono quotidianamente per la propria incolumità, laddove più volte persone a passeggio, sportivi, proprietari di cani, hanno rischiato di rimanere impallinati, tanto che molti abitanti della zona, dopo aver segnalato la situazione alle autorità competenti, ci hanno contattati affinché ci facessimo portavoce delle loro istanze in merito a questo grave problema, dichiarandosi disponibili a sottoscrivere una richiesta pubblica per far interdire l'area all'attività venatoria. Come Lipu Ostia-Litorale chiediamo quindi ufficialmente un intervento da parte del sindaco di Fiumicino Montino, affinché emetta un'ordinanza di divieto di caccia a tutela della pubblica incolumità nella zona dell'Isola Sacra, certi della sua sensibilità e volontà di garantire la sicurezza di tutti i cittadini del territorio".
 
MESSAGGERO VENETO
4 NOVEMBRE 2013
 
Cagnolino rischia di essere investito: salvato dai carabinieri
La bestiola, dopo aver vagato per chilometri, era finita in mezzo alla statale 52, a Cavazzo. I militari l’hanno restituita a una famiglia di Tolmezzo
 
TOLMEZZO (Udine). Dopo essersi allontanato dalla sua casa di Tolmezzo, un cagnolino ha vagato per alcuni chilometri, fino a che terrorizzato, è finito nel bel mezzo della strada statale 52 Carnica, poco prima di Cavazzo.
Gli automobilisti, per non investirlo, facevano manovre brusche. Verso le 12 se ne sono accorti i carabinieri del Nucleo operativo e radiomboile di Tolmezzo, di passaggio lungo quella strada.
I militari, per evitare situazioni di pericolo, si sono fermati e hanno bloccato il traffico solo il tempo necessario per raggiungere l’animale (un Cairn Terrier di 14 anni, di colore grigio-nero) e portarlo in salvo.
La bestiola, che era terrorizzata, è stata rifocillata e poi condotta al canile comprensoriale di Tolmezzo per la lettura del microchip. I carabinieri sono così riusciti a risalire ai proprietari.
Quando la famiglia di Tolmezzo si è vista riconsegnare il cane ha subito manifestato la sua riconoscenza ai militari.
 
LA SICILIA
4 NOVEMBRE 2013
 
Chiaramonte Gulfi (RG). Sarà prodotta con carni di asina o di bufala secondo il metodo musulmano
La mortadella che piace all'Islam
Il progetto, già in via di sviluppo, si rivolgerà anche al mercato locale e a quello della ristorazione
 
Michele Barbagallo
 
Chiaramonte Gulfi (RG). Vuole aggredire il mercato arabo a colpi di mortadella. Massimiliano Castro, uno dei più noti macellai siciliani (vincitore del Best in Sicily 2012), sta lavorando ad un progetto che ha già suscitato grande interesse e curiosità. L'idea è quella di produrre una mortadella di asina o di bufala ma con una macellazione islamica. Gli arabi non mangiano il maiale, proibito dal Corano, ma, grazie agli accorgimenti che ha preso Castro, presto potrebbero abbuffarsi di buonissime fette di mortadelle prodotte con carne di asino ragusano.
Insomma dall'altopiano ibleo a Riyad, capitale dell'Arabia Saudita, dove un importatore ha già avviato i contatti all'interno di un progetto che passa da Malta e che proprio qualche giorno fa è stato presentato al Salone dell'innovazione a Genova.
Per giungere sul mercato ara bo occorrerà ottenere la certificazione Halal, ma la sperimentazione è già a buon punto tanto che presto sarà posta in commercio andando a completare un'offerta che sta trovando grandi riscontri grazie alla fantasia di Castro e alla spinta che a Catania, a Fud, sta dando anche lo chef Andrea Graziano. La mortadella d'asina o di bufala si accosterà infatti allo "Shek Burger", ovvero l'hamburger di asino e prestissimo, da febbraio 2014, anche all'"Hot Shek", cioè un wurstel di asino.
Per il mercato arabo fondamentale è il metodo di macellazione che avviene durante una preghiera mentre si è rivolti verso La Mecca. E' una macellazione senza stordimento dell'animale a cui fa seguito la delicata fase del dissanguamento che porta alla "purificazione" della carne. "Pensiamo al mercato arabo - spiega Castro - ma possiamo dire che sarà una mortadella che potrà andare bene anche per il nostro mercato considerato ch e è molto basso il contenuto di colesterolo ed è una mortadella priva di grassi. La sperimentazione è cominciata due mesi fa sulla base di una richiesta di un amico che frequenta il mondo arabo e che mi ha chiesto di lavorare ad una mortadella adatta agli arabi. Abbiamo pensato a questo prodotto che lavoriamo in un apposito laboratorio, usando coltelli solo per questa preparazione in modo da non avere alcuna contaminazione con il maiale".
La carne viene finemente tritata più volte mentre una parte viene tagliata a punta di coltello, servirà a fare da contrasto alla mortadella assieme all'aggiunta in quantità maggiori del normale, di pistacchio di Bronte. "Le qualità nutrizionali della carne di asino e di bufalo, sono eccezionali - spiega ancora Castro - La carne d'asino contiene molto ferro e molti sali minerali".
Una mortadella "magra" che a dicembre sarà uno dei prodotti di punta per l'apertura a Milano di un nuovo importante ristorante. "Ci rivolgiamo alle salumerie di fascia medio alta, così come alla ristorazione di qualità" conclude Castro. Anche l'Assessorato regionale all'Agricoltura, guidato da Dario Cartabellotta, ha mostrato grande interesse per questa produzione che potrà dare un'opportunità maggiore agli allevatori di asini.
 
CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
4 NOVEMBRE 2013
 
A CASTELLO URSINO Falconeria, è scontro tra Enpa e Comune: «Animali maltrattati»
L’associazione ambientalista condanna le esibizioni con i rapaci. La replica: «No, è un'arte antica»
 
CATANIA - È guerra aperta tra l'Enpa di Catania e l'amministrazione comunale etnea per le esibizioni di falconeria del Castello Ursino. L'associazione catanese attraverso una lettera indirizzata al prefetto e all'amministrazione comunale ha condannato la rappresentazione in costume che riprende i tratti storici dell'epoca medievale, che si è svolta tra giullari e costumi d'epoca in piazza Federico di Svevia. Un'iniziativa che ha, tra l'altro, visto la presenza di rapaci che secondo l'associazione animalista sarebbero stati maltrattati. In epoca antica chi addestrava meglio il proprio falco otteneva gli onori del miglior cacciatore e Federico, non evitava mai di praticare quest'attività da lui tanto amata - specifica l'Enpa, attraverso le parole del responsabile del Nucleo Provinciale Guardie Zoofile Cataldo Paradiso e il vice presidente Stefania Raineri - Di contro a questa avvilente pseudo arte, vi sono rapaci di varie specie, tutte rigorosamente protette, costrette ancora oggi ad esibirsi, ignare dei motivi, tra la folla caotica, luci folgoranti e i rumori assordanti".
MALTRATTAMENTI - L'Enpa quindi parla di maltrattamenti subiti da parte degli animali nel caos della manifestazione tra luci folgoranti e musiche assordanti, specificando che l'amministrazione catanese, nonostante le segnalazioni ricevute nel corso della serata, ha continuare ad avallare "l'utilizzo medievale" degli animali. "Creature che la natura ha affidato al cielo dove tutto è pace e silenzio - aggiungono - Dove i rumori angosciosi prodotti dall'uomo arrivano ovattati. Una quiete dove loro trovano il vero essere, tradita come sempre dalla mano dell'uomo. Avvilente pensare che tutto questo possa essere stato voluto dal Comune di Catania e messo in atto dall'Assessorato alla cultura".
LA REPLICA - L'antica "arte" della falconeria finisce quindi sotto accusa per presunti maltrattamenti nei confronti degli animali, ma puntuale arriva la replica dell'assessore ai Saperi e alla Bellezza Condivisa, Orazio Licandro, che rispondendo alle critiche dell'associazioni animaliste contro le "esibizioni" di rapaci nel corso della rievocazione federiciana ha dichiarato: "la falconeria è un'arte antica, la cui tradizione, riconosciuta in tutto il mondo, si coltiva e si conserva da oltre mille anni e nel corso della serata non vi è stata alcuna esibizione né è stata violata alcuna norma".
LICANDRO - "Pur rispettando le opinioni di tutti, dunque - ha aggiunto Licandro - non ci ritroviamo nelle accuse mosseci perché siamo assolutamente decisi a vigilare e a intervenire con la massima fermezza su ogni forma di maltrattamento nei confronti degli animali. Visto il tipo di serata, peraltro, tra illuminazione naturale e madrigali, ci ha meravigliato che si sia parlato di luci folgoranti e musiche assordanti che avrebbero cagionato sofferenza agli animali. Poiché, però, abbiamo condiviso e condividiamo lo spirito che anima chi protegge i diritti degli animali, compresi coloro i quali hanno protestato, restiamo a disposizione per fornire qualunque chiarimento nello spirito di massima trasparenza che contraddistingue l'Amministrazione".
 
TISCALI
4 NOVEMBRE 2013
 
La legge ammazza cani e le crisi di coscienza del veterinario
L’hanno chiamata “la legge ammazza cani”, termine un tantino esagerato. Più che altro ha creato un discreto casino all’interno delle associazioni animaliste, visto che la proposta di legge porterebbe la firma di Walter Caporale, storico presidente degli Animalisti Italiani.
 
OSCAR GRAZIOLI
 
E ‘successo che la regione Abruzzo ha portato avanti una proposta di legge, firmata dai consiglieri Verì, Chiavaroli e Caporale, che, se approvata, introdurrebbe la possibilità di effettuare la soppressione eutanasica degli animali su richiesta del proprietario "per fondati motivi di or­dine sanitario e/o sociale". Inoltre (e questo è forse il lato più shockante) , la normativa consentirebbe di sparare direttamente ai cani inselvatichiti, ovvero ai randagi. Naturalmente c’è stata una sollevazione di buona parte del mondo animalista, assolutamente comprensibile se tale normativa venisse intesa in questo senso. In realtà, vista anche la firma di Caporale (il quale però ha dichiarato di averne chiesto il ritiro), probabilmente è stata interpreta ta in senso troppo estensivo, anche se in effetti lo scritto lascia parecchi margini di dubbio. Vediamo dapprima la faccenda dei cani randagi.
Secondo la proposta, ai cani inselvatichiti gli addetti delle AUSL potrebbero sparare in quanto considerati sempre un pericolo sociale. In un paese, come il nostro, dove si consente ai cani catturati e portati nei canili di viverci l’intera vita, non vedo francamente perché questa disparità di trattamento. Da una parte, contrariamente alla stragrande maggioranza delle altre nazioni europee, si arriva  a mantenere, in un canile comunale o convenzionato, un cane magari per una dozzina d’anni e dall’altra, se si avvista una coppia di cani randagi in campagna si dà fuoco alle polveri? Non mi sembra il modo corretto di affrontare la piaga del randagismo, la cui guarigione passa attraverso due fasi: un’anagrafe canina che funzioni a livello (con adeguate multe) e campagne di sterilizzazione ripetute e massicce. Mantenere il cane di qua dalla rete e sparargli al di fuori è cosa insensata, a meno che ovviamente i cani randagi non abbiano aggredito persone o altri cani. La colpa è dell’uomo, è vero ma non è pensabile lasciare liberi di aggredire ancora mute di cani che hanno fatto fuori un bambino o un anziano, come è già capitato, sulla pubblica via. A tutto c’è un limite. Da qui a sparare a vista però c’è un abisso.
Dove sbagliano invece gli animalisti, è nel pensare che l’eutanasia sia un atto pensato e messo in pratica solo dal medico veterinario. Sarebbe come se, nei paesi dove essa è legale in campo umano, fosse il medico a decidere. Chi decide in realtà è la persona e, nel caso dei cani, il proprietario che può richiedere al veterinario di effettuare l’eutanasia sul suo cane per gravi motivi sanitari o per comprovata pericolosità sociale. Starà poi al medico valutare se ne esistano i presupposti e procedere, ma la richiesta viene dal proprietario, sempre e vorrei vedere che non fosse così. Sollevo l’attenzione, a questo proposito, sul fatto che molti proprietari, caduti negli ultimi anni in gravi condizioni economiche, richiedono sempre più spesso l’eutanasia sui propri cani perché non ce la fanno più a man tenerli e curarli e non li vogliono assolutamente sapere rinchiusi in uno dei tanti canili lager che infestano l’Italia. E questo sì che può mettere in seria crisi la coscienza del veterinario.
 
NEL CUORE.ORG
6 NOVEMBRE 2013
 
ABRUZZO, LA REPLICA DI CAPORALE: "NON E' PIU' LA LEGGE AMMAZZA-CANI"
Il testo va in consiglio con parecchi emendamenti
 
La legge in votazione il 12 novembre al Consiglio regionale dell'Abruzzo (ma potrebbe slittare al 19) "non è più la legge ammazza-cani di cui si è tanto parlato in questi giorni". Lo assicura in una lunga nota Walter Caporale, capogruppo in consiglio della Sinistra/Verdi-SD.
Dopo la presentazione di 42 Emendamenti (a firma Caporale, Acerbo, Sclocco, Paolini) e dopo il ritiro della firma al Progetto di Legge da parte di Walter Caporale, nelle giornate del 4 e 5 novembre la Sottocommissione Sanità si è riunita più volte e per diverse ore, alla presenza di Walter Caporale (ex Verdi), Nicoletta Verì e Ricardo Chiavaroli (PdL), Franco Caramanico (Sel), Maurizio Acerbo (Rif.Comunista), Giovanni D'Amico (Pd). Il risultato è un testo profondamente modificato. In particolare, specifica Caporale, "sono stati aboliti i commi 3 e 12 dell'articolo 16 che prevedevano l'abbattimento dei cani inselvatichiti. Il famoso comma che prevedeva "la soppressione degli animali su richiesta dei proprietari per fondati motivi di ordine sasnitario e/o sociale e per comprovata pericolosità e/o aggressività" è stata riformulato così: "La soppressione eutanasica degli animali di affezione può essere effettuata, con il consenso del proprietario, solo se gravemente malati, incurabili o di comprovata pericolosità, ad opera di un medico veterinario il quale è tenuto a comunicare al servizio veterinario della Asl competente le motivazioni che hanno reso necessaria la soppressione. Il servizio veterinario della Asl provvede ai successivi aggiornamenti anagrafici". All'articolo 19, comma 1, è stato aggiunto il divieto di utilizzo della catena, All'articolo 11 è stato aggiunto il Comma 3bis con il divieto di offrire animali in premio, vincita o omaggio "nelle mostre, sulle pubbliche strade , nelle sagre, nei luna park, nelle lotterie, nelle fiere, nei mercati". Le Associazioni Animaliste o Protezioniste sono state coinvolte "nell'istituzione di Corsi di Formazione o di aggiornamento per Guardie Zoofile, nella gestione dei canili sanitari o dei rifugi, nell'adozione dei cani"; è stata prevista "l'istituzione di Sportelli Comunali per i Diritti Animali e per l'Anagrafe Canina"; è stato introdotto il tetto massimo di 250 cani per ogni canile.
"Questo – sottolinea Caporale - è il testo, con gli emendamenti, che andremo a votare martedì 12 novembre. Proveremo a chiedere altri miglioramenti (l'inserimento dei gatti nel Pronto Soccorso, ad esempio.....), e lotteremo comunque per l'approvazione definitiva di una Legge rispettosa dei diritti e delle esigenze degli animali. Un ringraziamento ai tanti e alle diverse associazioni che, dietro le quinte, stanno lavorando con impegno, tenacia per le modifiche alla Legge. Le leggi non si modificano con gli insulti e le minacce ma con un lavoro tenace, lungo, teso, serio, tecnico, professionale, di squadra, anche silenzioso, dietro le quinte, continuo ed ininterrotto, 12 ore al giorno, presentando proposte, modifiche, cambiamenti, discutendo, litigando, confrontandosi in maniera serrata. Il sottoscritto aveva firmato, originariamente, la Proposta di Legge del centro-destra, solo perché il centrodestra si era impegnato ad ascoltare ed accogliere le proposte delle associazioni animaliste e a togliere tutte le parti palesemente inaccettabili. Questo impegno nelle scorse settimane era stato, all'inizio, completamente disatteso (le associazioni erano state sì ascoltate, ma le loro richieste non erano state accolte!) e ciò aveva portato sia al ritiro della mia firma, sia alla presentazione di 42 Emendamenti (insieme ai colleghi, che ringrazio, Acerbo, Sclocco, Paolini). Ora stiamo arrivando al voto di una Legge che, pur non accogliendo tutte le nostre richieste , ha eliminato le parti indegne ed indecenti - come avevo chiesto dal primo giorno - ed ha anche introdotto alcuni elementi innovativi. Mi auguro, quindi, che il testo approvato sarà quello "licenziato con il consenso unanime di tutta la Sottocommissione", ed eventualmente con qualche miglioramento per gli animali.Questo, oggi, deve essere il nostro obiettivo".
 
GEA PRESS
4 NOVEMBRE 2013
 
La Spezia – Pina, la volpe. Non si potrà più liberare ma rimarrà nell’area protetta
L'intervento del Corpo Forestale dello Stato

  
Una giovane volpe “spezzina” entrerà nel circuito di educazione ambientale del Corpo Forestale dello Stato presso la Riserva Naturale Statale dell’Orecchiella, a San Romano Garfagnana (LU).
La piccola femmina di volpe, che oggi ha circa sei mesi, era stata consegnata nel maggio scorso dagli agenti della Provincia alla Clinica veterinaria Haziel di S. Stefano Magra. La sua situazione si era dimostrata da subito critica sia per lo stato di indigenza data la tenera età (circa trenta giorni) sia per le ferite infette che riportava, forse provocate anche dall’aggressione di altri predatori.
L’intervento dei medici veterinari della Clinica ha fatto in modo che il cucciolo si salvasse, ma la continua doverosa assistenza medica ha contribuito all’imprinting del cucciolo, cioè alla modifica del suo “naturale” rapporto con l’uomo. In altre parole l’animale non riconosce l’uomo come una minaccia, un predatore da cui fuggire, ma semmai come una risorsa, un amico di cui fidarsi e da cui dipendere.
Si è quindi reso necessario, informa sempre la Forestale, trovare una sistemazione che riuscisse a contemperare allo stesso modo le esigenze normative di tutela della fauna selvatica e le esigenze di Pina (questo è il nome scelto per la piccola), cioè di un animale “esteriormente” selvatico, ma che si comporta e “crede” di essere domestico, e che ha quindi oramai la necessità di un contatto con la specie che l’ha cresciuta. Infatti una ipotetica reintroduzione in natura di un animale selvatico con una storia simile sarebbe come una condanna, non avendo sviluppato e affinato nel corso dei mesi nessun istinto silvestre né di predazione né di difesa.
In questo senso, l’Ufficio per la Biodiversità del Corpo Forestale dello Stato ha colto immediatamente l’opportunità di ospitare un soggetto che potrà contribuire all’incremento di “coscienza ecologica” a tutti coloro che visiteranno la Riserva Naturale Statale dell’Orecchiella, sia dal punto di vista della conoscenza della biologia di specie sia dal punto di visto degli equilibri interspecifici e della varie specie con gli habitat naturali.
Dopo un primo periodo di acclimatazione ed ambientamento nel Centro Faunistico Bieri (Pieve Fosciana), in primavera l’ambiente naturale che la accoglierà sarà costituito da un altopiano, ricco di corsi d’acqua e di sorgenti, dominato dal massiccio calcareo della Pania di Corfino (m.1603), inconfondibile per la forma arrotondata che emerge dai boschi e che richiama visivamente le vicine Alpi Apuane. Il centro visitatori della Riserva Naturale ha anche altri recinti faunistici che ospitano cervi, mufloni, galli forcelli e caprioli, nonché il recinto degli Orsi (che permette di avvicinare i plantigradi, separati dai visitatori da una robusta struttura).
 
IL MESSAGGERO
4 NOVEMBRE 2013
 
Perugia, stop ai fuochi d'artificio
Spaventano cani e gatti
 
PERUGIA - Primo step per l'ordine del giorno anti botti che ottiene il disco verde della commissione comunale cultura. «Inquinano e spaventano gli animali», la motivazione che ha spinto il consigliere Pd Pino Roma a impegnare in tal senso sindaco e giunta comunale. I quali sono stati sollecitati nel trovare nuove soluzioni logistiche e tecniche per ridurre l'uso della polvere pirica e contenere le emissioni rumorose. «In particolare se concentrati in determinate zone e in ridotti lassi di tempo - spiega il consigliere comunale - avendo cura di stabilire parametri per individuare location più adatte e meno impattanti ai fini della tutela ambientale e del benessere sia delle persone sia degli animali». Roma propone inoltre di utilizzare, anche a Capodanno ad esempio, giochi pirotecnici silenziosi dagli effetti illuminanti con combustione a freddo. Proprio per la dispersione di polvere pirica nell'aria e sui terreni, molti comuni italiani hanno deciso di rinunciare agli spettacoli d'artificio di San Silvestro (vedi Torino) mentre altre città hanno proposto soluzioni alternative legate a fuochi d'artificio "silenziosi" (vedi Venezia).
 
GREEN REPORT
4 NOVEMBRE 2013
 
Maltrattamento animali, l’importanza del dolo eventuale
 
In sede di accertamento di polizia giudiziaria per reati, come il maltrattamento, a danno degli animali non va sottovalutato l’accertamento dell’elemento soggettivo. Infatti nel contesto della verifica di tale tipologia di reati viene, logicamente e correttamente, riservata molta attività operativa alla documentazione degli elementi oggettivi del reato che vengono documentati attraverso foto, filmati, referti medici veterinari, ispezioni e sopralluoghi, raccolta di testimonianze. Ma a volte si sottovaluta di riservare nella successiva comunicazione di reato indirizzata al PM uno spazio specifico anche per l’elemento soggettivo del reato appena accettato. Si ritiene, infatti, per prassi spesso scontata la sussistenza di tale elemento. Ed invece così non è, perché se og ni tipo di reato (compresi quelli a danno degli animali), è composto da un elemento oggettivo e da un elemento soggettivo, tralasciare un accertamento minuzioso ed una altrettanta dettagliata esposizione dell’elemento soggettivo medesimo significa – di fatto -  non illustrare esattamente la metà della fattispecie illegale penalmente rilevante accertata.
Così molto spesso a fronte di accertamenti di polizia giudiziaria estremamente tecnici ed approfonditi sotto il profilo della documentazione dell’elemento oggettivo, assistiamo poi a pronunce di sentenze (apparentemente paradossali ed incomprensibili) che ritengono non sussistere il reato per mancanza, appunto, dell’ elemento soggettivo.
In questo contesto il concetto di dolo eventuale va assolutamente rivalutato e riproposto in relazione a moltissimi casi di reati a danno degli animali. Su tale punto da tempo andiamo sostenendo questa necessità specifica in ogni sede seminariale ed editoriale.[1]
Su questo aspetto si registrano già diverse pronunce.
Con sentenza Cass. Pen., sez. III, ud. 13 dicembre 2012 (dep. 7 febbraio 2013), n. 5979, Pres. Fiale, Rel. Andreazza la Corte confermando la sentenza  di condanna dell’imputato sia in relazione alla sottoposizione dell’animale in relazione ad una ampia vicenda di maltrattamenti di animali, si sofferma – tra l’altro – anche su alcuni aspetti problematici della fattispecie di cui all’art. 544-ter c.p. In particolare, la Corte esamina l’elemento soggettivo, ritenendo punibili, nel caso specifico, condotte realizzate con il dolo eventuale di arrecare lesioni agli animali.
La Cassazione si è dunque anche soffermata sulla sussistenza dell’elemento soggettivo del reato di cui all’art. 544-ter c.p., in forza del quale sono punite le condotte tenute «per crudeltà o senza necessità». Mentre nell’avere agito per crudeltà si configurerebbe un reato a dolo specifico, sarebbe richiesto il dolo generico per quelle tenute senza necessità. Alla mancanza di necessità viene ricondotta la deliberata scelta dell’imputato di custodire i cani affidatigli da terzi privandoli di acqua e cibo, per periodi prolungati, costretti in spazi angusti e nella totale incuria: tale scelta sarebbe stata presa con la volontaria accettazione del rischio dell’evento malattia (sfociato, in effetti, nella morte in alcuni casi), a front e degli evidenti progressi vi segni di deterioramento delle condizioni fisiche degli animali. Il reato di cui all’art. 544-ter c.p. è stato dunque ritenuto sussistente nella condotta omissiva dell’imputato, consistita nelle modalità di detenzione dei cani, sorretta dal dolo eventuale in riferimento alla morte o alle lesioni. Le lesioni costituiscono l’evento del reato e, ad avviso della Corte, non devono consistere in un’alterazione psicofisica dell’animale del tutto sovrapponibile al concetto di “malattia” di cui all’art. 582 c.p., per le evidenti difficoltà di accertamento nei riguardi degli animali [sulla configurabilità del reato di cui all'art. 544-ter c.p. nella forma omissiva, T. Verona, 26 ottobre 2010, n. 854, in Corr. Merito 2010, p. 1076 con nota di G.L. Gatta; per un caso di uccisione, ai sensi dell'art. 544-bis c.p., v. Cass. Sez. III, 9 giugno 2011, n. 29543, in questa Rivista con nota di A. Gasparre ].
Secondo il dettato della Corte di Cassazione (cfr sentenza 26 marzo 2010
n. 24734)  i delitti di cui al capo IX bis  si configurano ‘’ come reato a dolo specifico, nel caso in cui la condotta lesiva dell’integrità e della vita dell’animale, che può consistere sia in un comportamento commissivo come omissivo, sia tenuta per crudeltà, e a dolo generico quando essa è tenuta,  senza necessità’.
Un altro caso da manuale. Con sentenza n. 1816 del 15 maggio 2011, in applicazione della pena su richiesta delle parti, il Tribunale penale di Modena condannava il proprietario di un cane a 2400 euro di multa per il delitto di cui all’art. 544 ter aggravato dall’ultimo comma ‘poiché cagionava la morte di un cane registrato all’anagrafe canina con il codice 3800981000416939 avendolo lasciato alla catena senza alcuna necessità nonostante l’invasione dei luoghi da parte delle acque del fiume Secchia esondato con conseguente suo annegamento’. In sostanza l’imputato era stato tratto a giudizio poiché il suo cane, lasciato legato alla catena e quindi senza possibilità di fuga, nonostante fosse ampiamente prevista la piena, moriva annegando. Il Tribunale penale di Modena condannava dunque l’imputato per il reato di maltrattamento aggravato dalla morte in quanto “non era stato possibile accertare l’assenza del dolo eventuale dell’imputato”. Ecco quindi il nodo cruciale della sentenza, assai significativa per l’applicazione concreta dei già citati delitti contro “il sentimento per gli animali” di cui al capo IX bis del codice penale, che come è noto sono punibili esclusivamente a titolo di dolo: la contestazione del dolo eventuale.
Il proprietario dell’animale, seppur abbia tentato di dimostrare con la propria difesa che aveva sempre accudito l’animale, per cui non poteva essere ritenuto sussistente l’elemento soggettivo dell’intenzionalità del maltrattamento, non è riuscito a convincere i magistrati, i quali hanno considerato il fatto che nei giorni precedenti erano avvenute alluvioni, con conseguente piena del fiume, ed il fatto che nonostante questi accadimenti, l’imputato lasciava senza necessità il proprio animale, legato ad una catena senza alcuna possibilità di riparo e di mettersi in salvo, qualora fosse esondato di nuovo il fiume.
E da ciò il Tribunale di Modena, con la sentenza in commento, ha rilevato l’elemento soggettivo dell’imputato nel dolo eventuale, consistito nell’aver prefigurato il rischio, il dubbio che dalla propria condotta omissiva sarebbe potuto derivare nocumento per il proprio animale, e l’accettazione di questo rischio. Nocumento sfociato poi addirittura nella morte dell’animale, qualificata quindi quale circostanza aggravante del delitto di maltrattamento, in base all’ultimo comma dell’art. 544 ter c.p..
Ancora. Maltrattare un cane lasciato sul terrazzo senza cuccia, cibo e acqua e’ sevizia con dolo eventuale (Trib. Bologna, 19.04.2013 – Giud. Levoni). L’imputata era condannata per maltrattamento di animali (art. 544 ter c.p.) perché, senza necessità, sottoponeva il proprio cane a sevizie, chiudendolo fuori nel terrazzo del proprio appartamento senza un adeguata cuccia, in condizioni igieniche precarie dovute allo sporco e alle feci sparse dappertutto, e privandolo del cibo e dell’acqua. Rinviata a giudizio, sceglieva di definire il procedimento con il rito abbreviato. Quanto all’aspetto psicologico, la sentenza sottolinea che il dolo della condotta maltrattante, se generico, può assumere le vesti del dolo eventuale quando l’agente, pur senza volere diretta mente la produzione dell’evento, accetti consapevolmente il rischio che in forza d ella prolungata omissione si verificano circostante dannose per l’animale, senza una sua attivazione finalizzata a scongiurarne l’esito.
La valorizzazione del principio del dolo eventuale è stata da noi sempre promossa a chiare lettere e con decisione, in ogni sede editoriale e seminariale[2] sia come “Diritto all’ambiente” che come LAV.
Per dolo generico, come è noto, si intende la congruenza tra volontà e realizzazione dell’azione, ovvero la consapevolezza che dalla propria condotta derivi quel dato evento, mentre il dolo specifico consiste nell’agire con una finalità ulteriore, nel nostro caso la crudeltà, per cui il soggetto attivo agisce.
In caso dei reati di uccisione (art 544 bis c.p.) o di maltrattamento (art 544 ter c.p.) perpetuati ‘senza necessità’  è sufficiente pertanto il dolo generico, ovvero la consapevolezza che dalle proprie azioni o omissioni deriverà la morte o il maltrattamento di un animale. Nell’ambito del dolo generico è possibile individuare la figura del dolo eventuale, di matrice giurisprudenziale che interviene quando il soggetto non agisce con lo scopo di compiere il reato, ma si prefigura il dubbio, il rischio che dalla sua condotta possa concretarsi l’evento danno, e semplicemente ne accetta le conseguenze.
Questa figura, al limite con la colpa cosciente, è molto importante per i reati contro gli animali ed i reati ambientali in generale, giacchè molto spesso, magari al fine di raggiungere profitto nell’ambito di attività commerciali con animali, questi ultimi vengono sottoposti a gravi maltrattamenti in base a condotte di cui si prefigura come possibile o dubbio l’evento.
Si tratta, dunque, di un aspetto rilevante da valutare ed esporre dettagliatamente nelle comunicazioni di notizie di reato per azioni delittuose a danno degli animali.
[1] Dal volume “Tutela Giuridica degli Animali” - di Maurizio Santoloci  e Carla Campanaro (“Diritto all’ambiente Edizioni” e LAV – edizione 2013 – www.dirittoambientedizioni.net):  “ (…) In molti reati a danno degli animali il dolo eventuale rappresenta un concetto di primaria importanza per dimostrare la realizzazione di tali illeciti a livello di elemento soggettivo. In difetto di tale dimostrazione, e con elementi basati solo sull’elemento oggettivo, il reato non verrà riconosciuto come integrato a carico del soggetto denunciato che verrà dunque assolto o prosciolto. Senza addentrarci troppo in complicate disquisizioni sui vari tipi di dolo (che rischierebbero di complicare il quadro e di portarci fuori strada), va premesso c he come concetto di base il dolo ordinario vede la volontà del soggetto agente come diretta proprio verso la realizzazione dell’evento. Nel dolo eventuale – invece -  la volontà del soggetto non era rivolta direttamente all’evento, ma il soggetto ne ha accettato consapevolmente il verificarsi in termini di probabilità (superando di gran lunga il confine con la colpa cosciente). Infatti il dolo eventuale si ha quando l’agente pone in essere una condotta per altri fini, ma sa che vi sono dirette e precise possibilità o probabilità che dalla sua condotta discendano eventi ulteriori e tuttavia accetta il rischio di cagionarli. Esiste – pertanto – un’accettazione consapevole della verosimile attuabilità dell’evento e tale dato fa differire questa figura dalla apparentemente simile colpa cosciente. Qui il soggetto decide di agire comunque e ad ogni costo e pur ponendo in essere una condotta diretta ad altri scopi, si rappresenta la concreta e quasi certa possibilità del verificarsi di ulteriori conseguenze della propria azione e, nonostante ciò, agisce accettando il rischio elevatissimo di cagionarle. Il pensare alla possibilità che si verifichi un evento ed agire a costo di esso in piena coscienza e volontà.
In questo contesto, con il dolo eventuale, si richiede l’accettazione potenziale dell’evento, sia pure nella forma indiretta, e questa deve essere, perciò, convenientemente dimostrata attraverso gli elementi di prova comunemente impiegati nella ricostruzione del dolo. Tale adempimento – che resta onere della P.G. – non può essere snaturato nella pratica attraverso una scorciatoia procedurale improntata ad una presunta ed automatica responsabilità oggettiva, ma va delineato nella comunicazione di notizia di reato che l’azione è stata basata sul pensare alla possibilità che si verifichi un evento ed aver agito a costo di esso in piena coscienza e volontà. E cioè che l’agente, ponendo in essere una condotta diretta ad altri scopi, s i è rappresentato la concreta e quasi certa possibilità del verificarsi di una diversa conseguenza della propria condotta e, ciononostante, abbia agito accettando il rischio o la quasi certezza di cagionare l’evento. Va delineata così la commissione di un crimine eseguito senza un’intenzione diretta, ma con la ragionevole certezza che dal proprio comportamento non poteva che scaturire il crimine medesimo: e tutto ciò è poi assimilabile al dolo vero e proprio a tutti gli effetti di norme sostanziali e procedurali..
Che cosa deve provare la P.G. per delineare il dolo eventuale? Praticamente l’accettazione in capo al soggetto agente di un rischio concreto (al contrario della colpa cosciente che resta nell’ambito di un’azione che non prevede volontarietà: la differenza sta nel fatto che in questo caso l’imputato accetta di correre un rischio che non è concreto ma astratto, ovvero compie un’azione in cui ci sono dei margini di rischio ma non così elevati da rendere il rischio probabile e quasi certo, ma solo possibile). In pratica, e siamo consci di usare un termine improprio ma che scriviamo solo a fini di esemplificazione espositiva, ci troviamo con il dolo eventuale in una situazione di “colpa equivalente al dolo” secondo il caso concreto, con la inderogabile necessità che deve in concreto essere dimostrata dalla P.G., senza la possibilit&agr ave; di operatività di presunzione alcuna.
Va sottolineato che nei reati a danno degli animali la colpa viene utilizzata per mascherare abili forme di dolo (e non solo eventuale ma anche di tipo diretto ed ordinario). Il concetto di dolo eventuale è molto importante nei reati a danno di animali (…) introdotti nel capo IX bis del codice penale e punibili tutti a titolo di dolo, perché permette la punibilità in situazioni di estrema gravità, al limite con la colpa cosciente. (…).
Il dolo eventuale interviene quando il soggetto non agisce con lo scopo di compiere il reato, ma si prefigura il dubbio, il rischio che dalla sua condotta possa concretarsi l’evento danno, e semplicemente ne accetta le conseguenze.  Questa figura è molto importante per i reati contro gli animali ed i reati ambientali in generale, giacchè molto spesso, magari al fine di raggiungere profitto nell’ambito di attività commerciali con animali, questi ultimi vengono sottoposti a gravi maltrattamenti in base a condotte di cui si prefigura come possibile o dubbio l’evento.”
[2] Dal volume “Tecnica di Polizia Giudiziaria Ambientale” - di Maurizio Santoloci e Valentina Santoloci (2Diritto all’ambiente Edizioni” – Seconda edizione 2013 – www.dirittoambientedizioni.net):  “ (…) Il dolo eventuale oggi è la “riscoperta” ed attualizzazione di un principio antico, strumento straordinario per il contrasto a diverse tipologie di crimini, anche quelli ambientali. Anche il campo tragico delle morti conseguenti a gravissimi infortuni sul lavoro sta vedendo un nuovo e coraggioso approccio della magistratura in relazione a prime ipotesi di contestazione di omicidio volontario in luogo di omicidio colposo a carico dei responsabili sempre sul presupposto della contestazione del dolo eventuale. Ma si pensi anche ad altri casi co me ad esempio il lancio di sassi dal cavalcavia o l’uso indiscriminato di armi con un incidente mortale conseguente.
Appare a questo punto necessaria ed utile una forte riflessione su questi casi, per vedere se il principio giuridico del dolo eventuale può essere applicato anche in materia di reati ambientali.
Noi da sempre sosteniamo assolutamente di sì. Chi ha seguito qualche nostro intervento seminariale o qualche nostra modesta pubblicazione, avrà certamente notato che – da tempo – ci stiamo battendo per promuovere l’applicazione del principio del dolo eventuale anche in relazione a diversi crimini ambientali, e tra questi in modo particolare quelli nel campo dell’inquinamento idrico e degli incendi boschivi.
In realtà queste coraggiose innovazioni varate dalla magistratura vanno considerate anche in relazione ad un altro problema di principio, ancora preliminare rispetto al problema della applicazione o meno del dolo eventuale. Un tema spesso controverso, infatti, sia nelle scuole di polizia che nelle sedi convegnistiche relative a strategie operative delle forze di polizia giudiziaria nel campo dei reati ambientali, è proprio quello dell’elemento soggettivo del reato. Vecchie mentalità ed arcaiche prassi applicative storiche, mai sopite, tendono ancora oggi a ritenere che l’organo di polizia giudiziaria in tutti i reati che va ad accertare, ed in modo particolare nel campo dei reati in materia ambientale e di tutela giuridica degli animali, debba “limitarsi a riferire al PM que llo che vede e rileva oggettivamente senza prendere posizione”. Si contesta infatti il principio – da noi, invece, sempre sostenuto – in base al quale una volta accertato il reato l’operatore di PG debba approfondire ed interloquire anche sugli elementi soggettivi del reato stesso, oltre che su quelli oggettivi verso i quali è storicamente portato; e questo in relazione all’approfondimento specifico del dolo o della colpa e delle circostanze scriminanti o comunque di non punibilità del reato medesimo. Si ritiene – infatti – in base a tale antica e mai sufficientemente estinta mentalità, che la ricerca dell’elemento soggettivo con specifico riferimento al dolo ed alla colpa spetti esclusivamente al PM, e che dunque l’operatore di polizia giudiziaria debba limitarsi a riferire in modo asettico ed impersonale tutto ciò che ha oggettivamente registrato in relazione al reato accertato, e lì finisce i l suo compito.  Tale concettualità è stata sempre da noi fortemente contestata con decisione. Tutti coloro che in questi anni nelle scuole di polizia dove ho l’onore e il piacere di insegnare, nelle sedi seminariali ove hanno avuto l’avventura di seguire delle mie relazioni sul tema “tecnica di polizia giudiziaria ambientale” e contestualmente in ogni mia pubblicazione su tale specifica materia, hanno sempre notato una mia specifica e sistematica tendenza, addirittura in apertura degli eventi didattici, per raccomandare a tutte le forze di polizia giudiziaria di dedicare esattamente la metà del loro impegno sia operativo che di redazione della comunicazione all’approfondimento e alla descrizione dell’elemento soggettivo del dolo e della colpa, senza limitarsi solo ad approfondire e disquisire sull’altra metà del reato e cioè sull’elemento oggettivo.
Tale invito in questi anni ha sortito effetti altalenanti, laddove spesso sono riuscito a far condividere questo principio agli interlocutori, ma altre volte ho percepito una certa riluttanza o come uno scarso interesse per tale aspetto procedurale sostanziale, sulla scorta dell’arcaica convenzione in base alla quale tutto sommato quando l’operatore di polizia giudiziaria si è limitato a riferire al PM gli elementi oggettivi ha concluso il suo lavoro ed il resto è compito del PM o – meglio ancora – del giudice del dibattimento.
In realtà l’approfondimento dell’elemento soggettivo del dolo e della colpa è dovere e prassi operativa di ogni organo di polizia giudiziaria, al di là di casi emblematici di cronaca. Di questo noi siamo storicamente convinti, e continueremo a sostenere questo principio in ogni sede ed interlocuzione. E certamente il dolo eventuale, se puntualmente e specificamente accertato dalla polizia giudiziaria in sede di indagini, consente straordinaria evoluzione anche per il contrasto ai grandi crimini ambientali. E questo sia in relazione a situazioni ormai storicamente accertate dalla giurisprudenza, sia in relazione a nuove tipologie di crimini ambientali che vanno attualizzati nella lettura e nella fase di indagine rispetto all’evoluzione dei tempi e le dinamiche connesse. (…)”.Maurizio Santoloci, www.dirittoambiente.net
 
NEL CUORE. ORG
4 NOVEMBRE 2013
 
CINA, SEQUESTRATO CARICO DI 1000 GATTI DESTINATI AI RISTORANTI
Evitano la pentola, ma liberi non sopravvivono
 
Evita la pentola, ma non scampa alla morte la maggior parte di un "carico" di 1.000 gatti nella provincia orientale cinese del Jiangsu. Martedì scorso agenti di polizia avevano bloccato un camion con oltre mille felini, destinato a Guangzhou, l'ex Canton, dove i gatti sarebbero finiti sui tavoli dei ristoranti locali. L'autista del camion e' stato arrestato, ma solo perche' non aveva le autorizzazioni necessarie, e i gatti sono stati sequestrati. Poiché le autorità locali di Wuxi non erano in grado di gestire i felini, la polizia li ha rilasciati sulle colline circostanti la città, non lontana da Shanghai. Alcuni gruppi animalisti, però, si sono subito messi sulle loro tracce, certi che quei felini non siano in grado di sopravvivere in quell'habitat. Parecchi, infatti, sono gi&a grave; morti o di fame o finiti sotto le auto. I volontari animalisti sono riusciti a recuperarne vivi solo una cinquantina, destinandoli all'adozione. Cani e gatti sono ancora considerati prelibatezze in alcune parti della Cina, soprattutto a sud a Canton. Molto spesso gli animalisti riescono ad intercettare convogli, camion o treni, che trasportano animali domestici destinati ai ristoranti del sud, ma poi si pone il problema dell'affido di questi animali.
 
NEL CUORE.ORG
4 NOVEMBRE 2013
 
TURCHIA, PASTORE UCCIDE RARISSIMO LEOPARDO DELL'ANATOLIA
Specie considerata estinta. Bracconiere sotto accusa
 
Un pastore della regione di Diyarbakir, vicino ai confini con Iran e Siria, ha ucciso un leopardo dell'Anatolia, una specie che si riteneva estinta in Turchia. Lo riferisce oggi la stampa di Ankara. L'uomo, Kasim Kaplan, ha fatto sapere di essere stato attaccato dal felino - un esemplare giovane - mentre portava le mucche al pascolo e di averlo ucciso con una fucilata. I leopardi dell'Anatolia erano ritenuti estinti, vittime dei bracconieri, da quasi 35 anni.
''Non sappiamo da dove venga, è un animale itinerante. Sappiamo che ce ne sono in Iran'', ha detto a Hurriyet il biologo Murat Birecik. Il suo collega Ahmed Kilic ha lanciato un appello alle autorità perché prendano immediate misure di salvaguardia, per proteggere eventuali altri leopardi nella regione. ''La comparsa di questo ani male nella zona di Diyarbakir è un miracolo. Probabilmente il pastore è entrato nell'area in cui viveva l'animale, potrebbe esserci una forma di ripopolamento. Le autorità - ha affermato - devono proteggere immediatamente la zona''.
 
GEA PRESS
4 NOVEMBRE 2013
 
Tanzania – Elefante alla cipolla ed aglio
Sequestrati 700 pezzi di avorio
 
Più di 700 pezzi di avorio , equivalenti a circa 200 elefanti uccisi, sono stati rinvenuti l’altro ieri a Dar es Salam, in Tanzania.  La casa ove ha fatto irruzione la polizia era abitata da alcuni cittadini cinesi che però si sono dichiarati responsabili solo della spedizione di aglio e cipolle. Incredibilmente i pezzi di avorio erano mischiati a conchiglie ed ai pezzi freschi dei tuberi dagli odori particolaremnte forti. Forse, in tal maniera, i trafficanti speravano di eludere i controlli alla dogana. L’avorio, invece, avrebbe rappresentato quasi un favore per un misterioso quanto improbabile amico.
Secondo la Tanzania Elephant Protection Society, la forte esportazione illegale di zanne di elefante verso la Cina, rappresenterebbe il rovescio della medaglia del forte legame economico che lega ormai il paese africano con i cinesi. Si tratta, infatti, del primo investitore in Tanzania. Oltre ai porti locali, l’avorio proveniente dalla Tanzania viene illegalmente esportato in Kenya e da qui, in aereo o in nave, raggiunge la Cina o tappe intermedie come la Tailandia e la Malesia.
Secondo la Tanzania Elephant Protection Society, ogni mese verrebbero uccisi in quel paese non meno di 850 elefanti. In sette anni è prevista l’estinzione.
 
GEA PRESS
5 NOVEMBRE 2013
 
TANZANIA, TORTURE E UCCISIONI: STOP ALLA CAMPAGNA ANTI-BRACCONIERI
Indagini in corso. Gli elefanti in netto calo
 
Il governo della Tanzania ha riferito di aver sospeso la propria campagna per reprimere il bracconaggio degli elefanti. Secondo l'agenzia France Presse, il Paese africano ha accantonato le proprio operazioni contro la caccia di frodo venerdì scorso per indagare sulle denunce di sequestri illeciti, torture e uccisioni che sarebbero state perpetrate da funzionari durante la campagna, soprannominata "Operation Terminate".
Il ministro del Turismo e delle risorse naturali, Khamis Kagasheki, ha difeso il programma: "Ammetto che c'è un lato brutto nel funzionamento, ma quello che sta accadendo ora con l'arresto dei colpevoli e il sequestro delle zanne fa parte del successo dell'operazione". 
Il bracconaggio di avorio è un grosso problema in Tanzania, una nazione che si stima ab bia perso circa metà della sua popolazione di elefanti per mano dei cacciatori di frodo negli ultimi dieci anni, secondo i dati forniti l'anno scorso dalla primatologa Jane Goodall. Tuttavia, il recente giro di vite contro l'uccisione indiscriminata di elefanti ha portato a buoni risultati. Le autorità tanzaniane avevano promesso che il Paese avrebbe usato tutte le risorse a disposizione per la lotta contro bracconieri e ha fatto sapere che più di 950 bracconieri sono stati arrestati soltanto negli ultimi due mesi, riferisce l'agenzia di stampa cinese Xinhua.
Non più tardi di sabato scorso, sotto sequestro sono finite quasi due tonnellate di avorio da una casa nella città di Dar es Salaam. Un dato che si può tradurre con la morte di centinaia di elefanti. Ma la campagna ha portato anche un po' di polemiche. E il ministro Kagasheki è stato criticato dopo aver suggerito il mese scorso, come scritto da nelcuore qui, di fucilare sul posto i bracconieri scoperti. Infatti, alcuni sostengono che questo non sia il modo migliore per affrontare la questione.
"Uccidere i cacciatori di frodo porterebbe ad un'escalation di violenza: è molto difficile controllare chi sta in realtà ammazzando gli animali", ha detto Bell'Aube Houinato, numero uno in Tanzania del Wwf, a "The Guardian". E ha aggiunto: "Il rafforzamento delle leggi e il sistema giudiziario dovrebbero essere resi più efficaci".
 
QUOTIDIANO.NET
4 NOVEMBRE 2013
 
Gli elefanti soffrono a vedere  uccidere un proprio simile
Uno studio rivela che subiscono un trauma che non dimenticano
Confrontate le reazioni di 53 famiglie di pachidermi in Africa
 
Washington - Assistere all'abbattimento dei propri simili può rappresentare un trauma socialmente devastante per gli elefanti africani. A dirlo uno studio condotto da un gruppo di scienziati della Colorado State University, che è il primo a dimostrare che attività umane possono interferire nelle capacità sociali di mammiferi con un grande cervello che vivono per decenni in società complesse. La scoperta, secondo gli esperti, potrebbe avere implicazioni nella gestione della conservazione, che spesso si focalizza solo sul numero di animali di una popolazione, e potrebbe estendersi agli scimpanzé, ai delfini, alle orche e ad altre specie.
'Si tratta di uno studio innovativo che è il primo a dimostrare, in via sperimentale, un collegamento diretto fra gli effetti dell'abbattimento e specifici danni psicosociali'', ha spiegato Lori Marino della Emory University di Atlanta, non coinvolto nella ricerca.
"Questo dimostra inequivocabilmente - ha aggiunto - che gli elefanti sono psicologicamente danneggiati dall'abbattimento''. I ricercatori hanno confrontato le razioni di 14 famiglie di elefanti del Parco Nazionale di Pilanesberg, Sudafrica, e 39 famiglie del parco nazionale di Amboseli, Kenya, a diversi livelli di minaccia sociale.
Gli elefanti del primo gruppo, che avevano assistito all'abbattimento di alcuni loro membri, non sapevano come reagire davanti alle minacce: si muovevano casualmente, senza seguire alcun modello (come fanno di solito gli elefanti in pericolo). I risultati dello studio, pubblicato su Frontiers in Zoology, potrebbero a detta degli esperti applicarsi anche ai cetacei e ai primati non umani.
 
NEL CUORE.ORG
4 NOVEMBRE 2013
 
USA, GIUDICE SFIDA GLI ANIMALISTI: SI' ALLA MACELLAZIONE DEI CAVALLI
New Mexico, "no" al ricorso della Humane Society
 
Un giudice distrettuale del New Mexico ha respinto nei giorni scorsi la querela per tentare di fermare definitivamente la macellazione dei cavalli, che potenzialmente permette la ripresa dell'uso di carne equina come cibo negli Stati Uniti. L'accusa, che portava la firma del gruppo di protezione degli animali Humane Society, sosteneva che il Dipartimento dell'agricoltura non era riuscito ad effettuare controlli ambientali prima di dare l'ok a tre società separate di macellare i cavalli per il consumo umano.
Secondo le normative in vigore - scrive il "MailOnline" - la carne equina non può essere venduta come cibo negli Stati Uniti, ma ne è consentita l'esportazione. La carne viene venduta per il consumo umano in Cina, Russia, Messico e altri Paesi ed è talvolta usata come mangime per gli animali negli zoo. Quasi 159.000 cavalli sono stati esportati dag li Stati Uniti al Canada e al Messico nel corso del 2012, molto probabilmente per la macellazione, hanno fatto sapere le autorità.
Le società al centro della causa erano la Valley Meat Co. di Roswell, nel New Mexico, la Responsible Trasportation nell'Iowa e la Rains Natural Meats nel Missouri, stando a quanto rivela la Nbc. Ma in una sentenza di 33 pagine, il il giudice distrettuale americano Christina Armijo ha concluso che "le sovvenzioni di ispezione sono state emesse correttamente". E non solo: ha anche respinto la querela, negando una richiesta di ingiunzione permanente chiesta dagli animalisti. Pesante, d'altro canto, l'accusa della Humane Society, a detta delle quale ai cavalli vengono dati farmaci non approvati per il bestiame, sicché i prodotti di scarto dei macelli possono includere sostanze inquinanti. E, allora, dopo la sentenza di Armij o, gli avvocati dell'associazione hanno deciso di impugnare la sentenza alla Corte d'Appello degli Stati Uniti. La stessa Humane Society ha comunicato che "non solo vorrebbe impugnare la decisione, ma anche spingere l'Iowa, il Missouri e il New Mexico a bloccare l'apertura degli impianti e intensificare gli sforzi del Congresso per fermare la macellazione dei cavalli americani".
Il Congresso ha vietato questa pratica nel 2006, dicendo che lo Usda non può spendere soldi per ispezionare le fabbriche. E, senza gli ispettori del Dipartimento dell'Agricoltura, i macelli non possono operare. Il divieto era stato prorogato di un anno in attesa dei finanzimenti. E' in gioco il destino di centinaia di migliaia di cavalli.
 
ECO BLOG
4 NOVEMBRE 2013
 
Carne di cavallo: nuovo scandalo in Gran Bretagna
Nuovo ritrovamento in un ragù proveniente dalla Romania e prodotto nel gennaio 2013, il mese in cui è scoppiato il primo scandalo della carne equina nel Regno Unito
 
La bolla mediatica è scoppiata già da qualche mese, ma in Gran Bretagna continuano gli scandali legati all’utilizzo fraudolento della carne di cavallo. L’episodio più recente riguarda il ritiro di alcune scatolette di sugo al manzo dai punti vendita britannici: l’FSA, l’agenzia che si occupa della tutela sanitaria Oltremanica, ha infatti rilevato in un lotto di questo sugo, Dna di cavallo non dichiarato in etichetta.
Il sugo con la carne equina “incriminata” era contenuto in scatolette da 320 grammi etichettate Food Hall Sliced Beef in Rich Gravy, prodotte in Romania nel gennaio 2013 (quindi proprio nel mese in cui è scoppiato lo scandalo) e successivamente importate nel Regno Unito. Il sugo veniva venduto in due catene di supermercati britannici: Home Bargains e Quality Save.
Il Dna equino è stato rilevato in un controllo di routine e si è valutato che la quantità di carne di cavallo potesse oscillare dall’1 al 5%. Ha invece dato esito negativo la ricerca di fenilbutazone. Il ritiro ha riguardato il lotto numero 13.04.C che aveva come termine ultimo di conservazione il mese di gennaio 2016.
Come molti altri episodi di contaminazione di carne equina, l’episodio non ha alcuna rilevanza sanitaria, ma si configura solamente come frode commerciale e alimentare. È più che altro la tempistica di questo ritrovamento a lasciare perplessi, visto che, da alcuni mesi, le varie autorità sanitarie europee consideravano lo scandalo della carne di cavallo come un capitolo chiuso.
Intanto in Italia, come raccontavamo qualche settimana fa su Ecoblog, l’onorevole del Pdl, Michela Vittoria Brambilla, in rappresentanza della Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente, si è fatta promotrice di una legge che consideri gli equidi animali d’affezione, in modo da vietarne la commercializzazione della carene per il consumo alimentare.
 
BLITZ QUOTIDIANO
4 NOVEMBRE 2013
 
Piccioni dopati con la cocaina: così si drogano gli uccelli per le gare
 
BRUXELLES – Piccioni dopati con cocaina e Mobistix, antinfiammatorio e antidolorifico usato per gli uomini: succede in Belgio, dove le gare di uccelli sono molto seguite, racconta Stefano Boldrini sulla Gazzetta dello Sport.
Alcuni esemplari sono stati sottoposti a dei test di laboratorio in Sudafrica e sono risultati positivi. E adesso Stefaan Van Bockstaele, presidente dell’associazione belga dei piccioni da corsa, teme che questa scoperta abbia ripercussioni negative sulla disciplina, già in passato legata ad ambienti criminali, con giri d’affari da migliaia di euro.
Boldrini riporta il caso di un piccione, chiamato Bolt, venduto lo scorso maggio per 300mila euro ad un uomo d’affari cinese. Nella Repubblica Popolare, infatti, questo “sport” è molto seguito. Il campione italiano si chiama Saetta, e ha percorso Barletta-Cantù in dodici ore. 
Nel Regno Unito l’organizzazione per il trattamento etico degli animali (People for the Ethical Treatment of Animals) ha chiesto tempo fa l’abolizione delle gare di piccioni, che “comportano ogni volta la morte del 75% degli uccelli che vi partecipano”.
Tra le prime cause di morte, scrive Boldrini, ci sono falchi e cavi elettrici. E adesso si aggiungono cocaina e doping. 
 
NEL CUORE.ORG
4 NOVEMBRE 2013
 
BORDEAUX, RUBANO UN LAMA DAL CIRCO E LO FANNO SALIRE SUL TRAM
Cinque ragazzini arrestati dalla polizia
  
Hanno rubato un lama in un circo e lo hanno portato a fare un giro in tram. La storia bizzarra, raccontata dal quotidiano francese "Sud-Ouest", ha portato all'arresto di cinque ragazzini. Il furto si è verificato a Bordeaux, dove il gruppo di adolescenti ha portato via l'animale da un circo franco-italiano. Serge, ecco il nome del lama, un esemplare di otto anni, si è trovato improvvisamente libero. Dopodiché, però, i suoi benefattori hanno deciso di portarlo a fare una passeggiata in tram. Quando i conducenti se ne sono accorti - scrive corriere.it - hanno subito avvertito la polizia. Nella confusione generale, i ragazzi sono riusciti a scappare. Poi, non paghi, i cinque hanno postato molte foto e un video su Facebook e su Twitter. E così la polizia li ha intercettati e li ha trattenuti in centrale per alcune ore. Poi li ha rilasciati con l'accusa di furto. I cinque adolescenti, quindi, andranno a breve in tribunale. Il lama Serge, invece, è stato restituito al proprietario del circo. All'animale, comunque, è stata dedicata anche una pagina Facebook  con migliaia di like.
 
TIO.CH
4 NOVEMBRE 2013
 
VD: tenta di salvare cane, muore annegata
 
BERNA (Svizzera) - Una donna di 58 anni è morta annegata ieri pomeriggio nel tentativo di soccorrere il suo cane che si era tuffato in un torrente nei pressi dell'aerodromo di Prangins, nel canton Vaud. La vittima, che era accompagnata da un'amica, è stata trascinata via dalla corrente e il suo corpo è stato ritrovato a 700 metri metri dal luogo dell'incidente, indica un comunicato della polizia vodese.
 
ANSA
4 NOVEMBRE 2013
 
Gb: cane regina é ormai razza a rischio
Sono sempre meno corgi, i cagnolini cari a Elisabetta II dal '33
 
LONDRA - Non se ne separa mai, riserva loro cure degne di un re. Elisabetta II ama i suoi corgi, i cagnolini che le scodinzolano attorno da quando, nel 1933, suo padre Giorgio VI le regalo' il primo cucciolo di questa razza, Dookie.
Ma adesso questa rischia quasi l'estinzione nel Regno Unito. Le vengono infatti preferiti esemplari di origine straniera, come i chihuahua o i bulldog francesi o ancora i Boston terrier. A lanciare l'allarme é il 'Kennel Club', che cura la registrazione delle specie.
 
NEL CUORE.ORG
4 NOVEMBRE 2013
 
CANADA, SCIOGLIMENTO DEI GHIACCI: L'ORSO IN FUGA ATTACCA L'UOMO
A Churchill aggrediti un uomo e una donna
 
Il riscaldamento globale mette a rischio di incontri pericolosi gli abitanti delle regioni settentrionali del Canada. A Churchill, una cittadina di 900 abitanti sulla baia di Hudson, due persone, una donna ed un uomo che stava cercando di soccorrerla, sono state gravemente ferite da un orso polare che poi è stato messo in fuga dai vicini. E' questo il secondo attacco da settembre che si verifica nell'area. E, secondo Steven Amstrup, capo progetto della ricerca Polar bears international, questi episodi sono direttamente imputabili all'aumento della temeperatura globale che ha portato allo scioglimento dei ghiacci e che ha spinto gli orsi a estendere il loro territorio di caccia fino alle aree abitate, costituendo un serio pericolo per la popolazione residente. Numerosi orsi, infatti, sono stati avvistati al la periferia dei villaggi mentre frugavano tra i bidoni della spazzatura o cercavano di entrare nei magazzini dove erano conservate provviste alimentari.
L'orso polare è il più grande carnivoro del pianeta, può arrivare a pesare fino a 700 chili per un'altezza che può arrivare fino a tre metri. Nel settembre scorso era stato aggredito un ragazzo che si era imbattuto in un plantigrado mentre stava rientrando a casa di sera. A salvarlo è stato il cellulare, il cui display ha messo in fuga l'animale.
 
AGI
4 NOVEMBRE 2013
 
Salute: ricerca italiana scopre meccanismo ipertensione arteriosa
 
Milano - Dalla ricerca su una rara patologia del rene arriva un suggerimento importante su come affrontare l'ipertensione arteriosa, fattore di rischio per il sistema circolatorio che solo in Italia riguarda un terzo della popolazione adulta. Lo studio, finanziato da Telethon, e' stato pubblicato su 'Nature Medicine' dal team di Luca Rampoldi dell'Istituto Telethon Dulbecco presso l'Istituto San Raffaele di Milano e ha messo in luce un meccanismo che collega l'uromodulina, proteina presente nelle urine, a un rischio maggiore di sviluppare l'ipertensione arteriosa e il danno renale. Da anni il gruppo di ricerca studia una rara malattia renale dovuta a difetti nel gene che contiene le informazioni per l'uromodulina, la proteina piu' abbondante normalmente presente nelle urine. Sebbene questa proteina sia stata scoperta piu' di 50 anni fa, la sua funzione biologica continua ad essere un mistero. Il punto di partenza di questo lavoro e' stata la scoperta che alcune varianti comuni del gene dell'uromodulina, in particolare della regione che ne regola la produzione, sono associate ad un rischio maggiore di sviluppare ipertensione e danno renale nel corso della vita. In questo studio, i ricercatori Telethon hanno scoperto le basi biologiche di tale associazione. In pratica sono stati combinati studi di ricerca di base su modelli cellulari ed animali e di ricerca clinica su coorti di pazienti. Il lavoro si e' avvalso di diverse collaborazioni. Il dottor Rampoldi, responsabile dell'Unita' di Genetica molecolare delle malattie renali dell'Istituto San Raffaele, spiega: "Analizzando decine di biopsie renali e centinaia di campioni di urine di persone con pressione arteriosa e funzionalita' renale normali, abbiamo osservato che i livelli di uromodulina variavano in base a precise sequenze nel dna. In particolare, le persone che avevano delle varianti in grado di metterle 'a rischio' di pressione alta o danno renale producevano molta uromodulina, viceversa i portatori delle varianti protettive". Il gruppo di lavoro, quindi, si e' chiesto "in che modo un alto livello di espressione del gene dell'uromodulina potesse portare a un aumento del rischio di sviluppare ipertensione o danno renale nel corso della vita".
Dal lavoro sui modelli murini e' emerso che un aumento della produzione di uromodulina determina la comparsa di ipertensione gia' in giovane eta', ma anche che una riduzione dell'apporto di sale nella dieta e' sufficiente per ripristinare valori normali di pressione sanguigna.
 
GEA PRESS
5 NOVEMBRE 2013
 
 
Genova – Uccide il gatto del vicino a colpi di carabina. La Cassazione: multa di 7000 euro
Lo Sportello dei Diritti": chi uccide un animale deve essere puntito in maniera esemplare.
 
Con sentenza numero 44422 della Cassazione Penale pubblicata ieri, è stata confermata  la condanna inflitta dal Tribunale di Genova, ad un persona accusata di avere ucciso il gatto del vicino con un colpo di carabina. La multa inflitta dalla Cassazione è pari  a 7000 euro. Ne da comunicazione l’associazione “Sportello dei Diritti”, presieduta  da Giovanni d’Agata.
L’imputato, avrebbe ucciso il povero micio, perchè infastidito. Condannato dal Tribunale si era poi  rivolto al successivo grado di giudizio sostenendo l’erronea interpretazione del Giudice di primo grado sulla circostanza aggravante rappresentata dalla condotta aggressiva verso gli animali. Ricorso rigettato dal momento in cui la Cassazione ha ribadito come “non solo il Tribunale ha esplicitato la valutazione di non necessità della condotta, anche volendosi porre nell’ottica di una reazione dell’imputato a situazione di fastidio, ma ha complessivamente ricostruito il fatto nella prospettiva di una ripetizione di condotte aggressive che hanno in ultimo condotto alla morte di un animale“. Non può essere applicata, quindi, alcuna attenuante generica.
Per Giovanni d’Agata il comportamento oggetto di intervento dei Giudici deve sempre essere punito in maniera esemplare. “Chi uccide un animale – ha dichiarato il presidente dello Sportello dei Diritti -  non se la può cavare né pretendere alcuna attenuante“.
 
IL PUNTO A MEZZOGIORNO
5 NOVEMBRE 2013
 
Uccide il gatto del vicino? Condannato per maltrattamento di animali
 
Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo:
 
Comportamento “bestiale” che dev’essere punito esemplarmente: chi uccide un animale non se la può cavare né pretendere alcuna attenuante. Lo sostiene Giovanni D’Agata, presidente dello“Sportello dei Diritti” , che plaude alla sentenza n. 44422 della Cassazione Penale pubblicata il 4 novembre che ha confermato la condanna ad un’ammenda pari a 7000 euro e senza alcuna attenuante per l’imputato accusato di aver ucciso con la carabina uno dei gatti del vicino sol perché infastidito. Peraltro, la reiterata condotta aggressiva verso gli animali è ritenuta quale circostanza aggravante. Nel caso di specie, il tribunale di Genova aveva condannato l’uomo ritenuto colpevole del reato previsto dall’articolo 544 del c.p. (maltrattamento di animali) a pagare l’ingente multa 7mila per aver causato la morte di uno dei gatti della vicina dopo l’esplosione di alcuni colpi.
Il condannato ha quindi proposto ricorso per Cassazione avverso la sentenza di primo grado nella convinzione che il primo giudice avesse erroneamente ritenuto la condotta aggressiva verso gli animali una circostanza aggravante. Ma gli ermellini hanno rigettato tali doglianze ed anzi rilevano che: «Non solo il tribunale ha esplicitato la valutazione di non necessità della condotta, anche volendosi porre nell’ottica di una reazione dell’imputato a situazione di fastidio, ma ha complessivamente ricostruito il fatto nella prospettiva di una ripetizione di condotte aggressive che hanno in ultimo condotto alla morte di un animale». Non può essere applicata, quindi, alcuna attenuante generica. Il giudice di prime cure, ha soltanto condannato l’imputato alla pena pecuniaria in virtù della circostanza che vittima del reato é risultato solo un felini, «così effettuando un complessivo bilanciamento degli elementi ritenuti rilevanti. Non ritenendo di scendere sotto la pena minima edittale, e, anzi, valutando opportuno infliggere una pena di poco superiore in relazione alle modalità della condotta sopra ricordate, il giudicante ha offerto una motivazione che escluda l’esistenza i ragioni per l’applicazione dell’art.62-bis c.p».
 
IL RESTO DEL CARLINO
5 NOVEMBRE 2013
 
Cani uccisi, parte l'esposto
Casi triplicati nel 2013. Il sindaco: "Serve l'impegno di tutti"
 
di d.cant.
 
Ascoli Piceno - Undici segnalazioni nel 2013 di avvelenamento di cani. E’ il bilancio registrato dal Comune di Ascoli. Un fenomeno in netta crescita rispetto allo scorso anno, quando ci sono stati "soltanto" 4 casi, mentre nel 2011 gli episodi furono 7. In merito alla vicenda interviene anche il sindaco Guido Castelli, aggiornato sulla situazione in quanto è compito del primo cittadino, ogni qual volta c’è una denuncia, sottoscrivere una relazione da inviare agli enti competenti, in primis all’Asur. Castelli non vuole però che si alimentino campagne di odio. "Non vorrei si creasse una psicosi e spero che non si degeneri nei comportamenti — dice —. Questi sono atti criminali ma ora dobbiamo impegnarci tutti per una pacifica convivenza". Giungono anche segnalazioni di uccisioni, perfino con armi da taglio, di altri animali domestici, come i gatti.
Dalla polizia municipale sottolineano come sia difficile stabilire con certezza le modalità con cui si sono svolti i fatti e, di conseguenza, provare a rintracciare i responsabili di tali gesti. "Negli ultimi episodi – spiegano dal Corpo — l’istituto Zooprofilattico di Teramo ha riscontrato nei bocconi avvelenati la presenza di un tipo di veleno per topi che non rivela subito i suoi effetti (Lo stesso istituto, di recente, ha individuato in altri casi la presenza di metaldeide, sostanza utilizzata in agricoltura come antilumaca, ndr).
Perciò può succedere – spiegano ancora — che un cane che abbia mangiato un boccone avvelenato in un quartiere cittadino, cominci a manifestare i sintomi successivamente, quando magari si trova ormai da tutt’altra parte. Questo è un elemento che non facilita l’individuazione della zona in cui è stata lasciata l’esca e, quindi, il campo di azione del responsabile. Il nostro dovere è quello di raccogliere le segnalazioni che giungono dai cittadini e cercare di prevenire il fenomeno, sollecitando i proprietari dei cani a prestare attenzione; ultimamente abbiamo affisso dei cartelli in alcune zone dove è stata segnalata la presenza di polveri velenose (dietro ai merli)". Ma chi ha il coraggio di fare gesti simili e per quali motivi?
"A volte — dicono — possono essere persone con disturbi mentali, magari esasperate dal comportamento di alcuni proprietari dei cani, ad esempio nella mancata rimozione delle deiezioni lasciate in strada. Da questo punto di vista dobbiamo però dire che, ultimamente, la situazione è molto migliorata in quasi tutti i quartieri". La polizia municipale recentemente ha anche rafforzato i controlli per accertare che i proprietari degli animali abbiano tutto in regola per la salvaguardia del decoro urbano.
"Sono previsti controlli a campione — spiegano ancora — , che avvengono quasi tutti i giorni fermando per strada le persone a passeggio con i cani. Verifichiamo che abbiano con loro il kit per la raccolta delle deiezioni e che l’animale sia regolarmente registrato all’anagrafe canina. La gran parte dei cittadini è in regola e, di conseguenza, non sono state fatte molte contravvenzioni. Bisogna però dire che, quando si trovano bisogni lasciati per strada, è difficile cogliere sul fatto il responsabile; ci sono inoltre diversi cani randagi e, in quel caso, c’è ben poco da fare".
 
IL RESTO DEL CARLINO
5 NOVEMBRE 2013
 
"Cani e gatti uccisi anche con armi da taglio. E rischi per i bimbi. Si trovino i responsabili"
L'esposto di Legambiente
 
Ascoli Piceno - «ABBIAMO ricevuto segnalazione di numerosi episodi di uccisione mediante avvelenamento ed anche mediante l’uso di arma da taglio di animali domestici — si legge in un esposto di Legambiente e Movimento Difesa del Cittadino indirizzato a tutte le autorità —, verificatisi soprattutto nella zona di Rua delle Stelle, relative sia all’uccisione di felini che di canidi alla fine di ottobre. La gravità dei fatti denunciati è data dalla crudeltà riscontrata sui corpi degli animali uccisi con armi da taglio e, per quanto riguarda gli avvelenamenti, per le sofferenze patite. Tali comportamenti configurano elementi di pericolosità anche per la popolazione del quartiere, in particolare per i bambini. Considerate le severe sanzioni previste per il reato di uccisione di animali e la preoccupazione che tali fatti possano ripetersi, si chiede un intervento immediato delle Autorità competenti ai fini di individuare i responsabili».
 
GAZZETTA DI MODENA
5 NOVEMBRE 2013
 
Salva tre cuccioli murati in un casolare
 
Prov. di Modena - È stato un vigile del fuoco di Modena a salvare da morte certa tre cani meticci di circa due mesi, tutti maschi, abbandonati e rinchiusi dentro a un casolare abbandonato a Sant’Agata di Rubiera, un edificio rurale con le porte e le finestre murate. Un intervento in extremis per evitare il piano criminale di qualcuno della zona - la casa era poco visibile e inaccessibile - che voleva sbarazzarsi dei cagnolini evitando accuratamente di essere scoperto. In quella casa fatiscente e murata, se qualcuno non avesse udito i loro lamenti, sarebbero andati incontro a una fine certa e terribile. È la storia di tre cani meticci di circa due mesi, tutti maschi. «Sono uscito con i miei quattro cani di razza schnautzer. Sono stati loro a sentire per primi i lamenti dei cuccioli e farmi accorgere della loro presenza», racconta il modenese che presta servizio presso i nostri vigili del fuoco. L’edificio ha le porte e le finestre chiuse con calce e mattoni, per evitare che qualcuno lo occupi abusivamente. Resta solo un buco nel muro, in alto, largo circa un metro. «Ma è impossibile che quei cani siano finiti lì dentro da soli: sono troppo piccoli. Qualcuno ce li ha buttati. E se non li avessi sentiti, sarebbero morti atrocemente», prosegue il pompiere. L’uomo quando ha capito la situazione, non ha perso tempo. Ha subito chiesto aiuto al 118 e intanto si è rivolto direttamente al proprietario dell’immobile per chiedergli l’autorizzazione a sfondare una delle porte e poter così liberare gli animali. «Mi ha detto di sì – afferma il vigile del fuoco modenese – e così ho preso una mazza e siamo riusciti a prenderli». Intanto, sul posto sono arrivati i volontari del Centro soccorso animali di Arceto. Sono stati loro a prendere in custodia i cuccioli, affamati e spaventati dalla situazione ma tutti in buone condizioni di salute. «Saranno rimasti chiusi dentro uno, al massimo due giorni. Ma se non li avessimo sentiti, sarebbe stata la fine per loro», prosegue il salvatore dei quattro cani. I quali, ora, dovranno trovare al più presto una famiglia. Mentre chi li abbandonati, se verrà identificato, rischia una denuncia penale per abbandono di animali.
 
TG COM24
5 NOVEMBRE 2013
 
Cuccioli chiusi in vasche di plastica: nei guai l'allevatrice di Dudù
La donna proprietaria della mamma del cagnolino di Berlusconi a processo per abbandono di animali
 
Processo per abbandono di animali: ha iniziato a sostenerlo, in qualità di imputata, Maria Adele Gibilino, 42enne titolare di un allevamento di cani di Marzano, in provincia di Pavia. Un nome recentemente già emerso nelle cronache perché la donna è la proprietaria di Trilly, la barboncina mamma di Dudù, l'ormai celebre cagnetto di Silvio Berlusconi e Francesca Pascale. La donna, secondo l'accusa, teneva gli animali al buio, a coppie di due o quattro cuccioli dentro vasche di plastica, con riscaldamento non adeguato alla taglia dei quattrozampe. Le contestazioni sono state sollevate dopo il rapporto di alcuni veterinari, sentiti come testimoni in aula. Per quanto riguarda la Gibilino, si è limitata a ribadire che "non c'è mai stato nessun cane maltrattato nel mio allevamento". Solo pochi giorni fa, dalle pagine del settimanale "Chi", la donna aveva lanciato una sorta di proposta a Francesca Pascale per ricongiungere almeno per qualche ora la sua Trilly e Dudù, nato in casa sua e non nell'allevamento al centro del caso. 
 
LA CITTA’ DI SALERNO
5 NOVEMBRE 2013
 
Gli animali maltrattati all’ambulatorio comunale
 
Salerno - Presunti maltrattamenti di animali presso l'ambulatorio di piazza Rago, alle spalle dell'ex scuola “De Amicis”. Una lettera è stata recapitata presso la presidenza e segretaria nazionale della Lega Nazionale per la Difesa del Cane, da parte di una cittadina battipagliese. «Presso la Lega Nazionale per la Difesa del Cane, delegazione di Battipaglia, si verificano attività di maltrattamento dei cani che dalla stessa associazione dovrebbero essere tutelati», si legge nella lettera che fa riferimento ad eventi avvenuti nel corso di quest'anno e dello scorso. «Sono stati rinvenuti cani tenuti in condizioni sanitarie ed ambientali non idonee alla salubrità non solo del medesimo, ma anche della stessa sede dell’associazione (ambulatorio comunale) e delle aree ad essa confinanti e che di seguito si descrivono a solo titolo esemplificativo e no n esaustivo», si afferma. «È stato rinvenuto un cane di stazza grande in un piccolo bagno, dove veniva lasciato per tutta la giornata con una scodellina dell’acqua e del cibo, nei suoi escrementi e, pulito soltanto una volta al giorno»; e poi: «sono stati rinvenuti cani investiti da veicoli durante la notte ed anziché fornire loro immediato soccorso venivano lasciati agonizzanti e sofferenti in ambulatorio comunale e poi il giorno successivo condotti dal veterinario per le opportune cure». Ci sono anche altri esempi nella lettera di «cani che venivano sottoposti a trattamenti farmaceutici, mediante somministrazione di medicinali non necessari, ma addirittura non specifici per gli stessi». Dubbi sollevati anche sulla salubrità dei locali: «l’ambulatorio, dove vengono accolti i cani, non presenta le condizioni idonee ad ospitare i medesimi, ossia le finestre sono oscurate, non è predisposta al cuna area di giardino, anche piccola per concedere ristoro, spazio ed aria ai cani, anche solo per poche ore della giornata». Fin qui l'esposto che ora dovrà essere verificato dalla Lega Difesa del Cane.
 
GEA PRESS
5 NOVEMBRE 2013
 
Noli (SV) – 8000 chilometri di migrazione, impigliata per sempre da un’esca da pesca
Morte di una pivieressa. L'ENPA: uno dei tanti uccelli vittima di questi arnesi
 
Vittima anch’essa degli attrezzi di pesca. Micidiali, secondo l’ENPA di Savona che ricorda il lungo elenco di gabbiani, aironi e colombi, feriti dagli arnesi  perduti o abbandonati lungo la costa.
A rimetterci le penne è stata in ultimo una Pivieressa, uccello limicolo non molto comune, che era stato ritrovato lungo la spiaggia di Noli (SV). L’ala del malcapitato volatile era rimasta lacerata proprio da un’esca  artificiale munita di numerosi ami.  In assenza del servizio obbligatorio che dovrebbe organizzare la Provincia, riferisce nel suo comunicato l’ENPA di Savona, la Pivieressa era  stata soccorsa  dai volontari della Protezione Animali  savonese. Purtroppo le cure prestate tempestivamente non sono riuscite a salvarla.
Relativamente raro in Italia, questo volatile acquatico transita per la lunghissima migrazione. Circa 8.000 chilometri, che effettua annualmente dalla  Russia al Sudafrica. Anche un altro esemplare, raccolto il mese scorso alla foce del Centa dall’ENPA, non è sopravvissuto.
 
TMNEWS
5 NOVEMBRE 2013
 
A Capri cane illeso dopo volo nel vuoto di 60 metri
Setter raggiunto e messo in salvo da tecnici del soccorso alpino
 
Napoli - Un setter inglese scivola nel vuoto da un'altezza di 60 metri, ma rimane illeso. Il singolare episodio è accaduto a Capri e vede protagonista un cane che era a passeggio con i suoi padroni in un sentiero impervio dell'isola. Il volo in un burrone a picco sul mare è avvenuto nei pressi delle Grotte del Pisco, in località Migliara, nel territorio di Anacapri. Ad attutire il colpo che ha permesso al setter di non riportare né un graffio né una frattura forse la vegetazione che lo ha salvato nonostante l'altezza e la presenza di rocce appuntite.
Il cane è stato raggiunto e messo in salvo grazie ad apposite imbracature dai rocciatori del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico che si sono calati nella roccia, dopo un intervento molto delicato durato oltre un'ora. L'incredibile storia ha per protagonista Breda, una cagna di n ove anni che, dopo la caduta, è stata riconsegnata sana e salva ai proprietari: un anacaprese di origini tedesche, Federico Von Der Horst, e il figlio. I due erano a passeggio con il loro fedele amico lungo il sentiero della Migliara in cerca di funghi.
All'improvviso Breda si è allontanata dai padroni, molto probabilmente, per rincorrere un coniglio selvatico, in prossimità di uno strapiombo. In men che non si dica il volo nel vuoto. Provvidenziale l'intervento dei tecnici del soccorso alpino che non hanno esitato, così come i padroni del cane, a parlare di "miracolo".
 
AGEN PARL
5 NOVEMBRE 2013
 
ANIMALI: AIDAA, TRIPLICATE LE RICHIESTE DI EUTANASIA PER CANI E GATTI
 
Milano - Sono in forte aumento presso i veterinari le richieste di abbattimento e di eutanasia di cani e gatti specialmente anziani appartenenti alle famiglie che dichiarano di avere difficoltà economiche e che preferiscono chiedere l'eutanasia per il proprio amico a quattro zampe piuttosto che abbandonarlo ai bordi di una strada o nella migliore delle ipotesi in un canile o gattile. Secondo una ricerca di AIDAA fatta su un campione di 100 veterinari sparsi in tutta Italia le richieste nel corso dell'ultimo anno sono di fatto triplicate passando dalle 440 richieste del 2012 alle oltre 1200 richieste di questi primi dieci mesi del 2013, ovviamente non è chiaro quanto queste richieste vengano soddisfatte, a detta dei veterinari si cerca sempre di dissuadere la persona che intende far sopprimere il proprio animale domestico, ma spesso questi si rivolgono a veterinari più compiacenti, o ancora peggio a persone che uccidono senza troppe domande (facendosi pagare) cani e gatti che non possono più essere mantenuti nelle famiglie. “La problematica dell'eutanasia dei cani e dei gatti legati di fatto alla crisi economica, è un fattore preoccupante anche se non conosciamo le sue esatte dimensioni- c dice Lorenzo Croce presidente nazionale AIDAA- il fatto che da più parti si torni a parlare di eutanasia ai cani e gatti legalizzata ci deve fare alzare la guardia. Occorre- conclude Croce- avviare politica di tutela per le famiglie con animali domestici non risolvere il problema introducendo l'eutanasia, noi siamo contrari a ogni forma di eutanasia se non nei casi in cui non esiste nemmeno una minima possibilità di cura per gli animali. Dobbiamo- conclude Croce - promuovere la tutela degli animali, anche di quelli anziani, e per questo invitiamo i veterinari a ricorrere all'eutanasia sono nei casi estremi dove non c'è più nulla da fare per salvare la vita al nostro amico peloso”.
 
IL RESTO DEL CARLINO
5 NOVEMBRE 2013
 
Ritrovati i cani rubati a Trebbo di Reno "Stanno tutti bene"
Lieto fine a Castel Maggiore. A San Giorgio, invece, sono stati rapiti altri quattro animali
 
di Matteo Radogna
 
Castelmaggiore (Bologna), 5 novembre 2013 - Un grido e un uggiolio di felicità quando ogni speranza sembrava proprio perduta. I volontari di Animal Liberation del canile municipale di Bologna, a Trebbo di Reno di Castel Maggiore, hanno riabbracciato il pitbull e i due cuccioli rubati dai ladri mercoledì scorso. E’ stato un momento davvero pieno di emozione quello dell’altro pomeriggio condito dai lacrimoni di gioia e dalle leccatine che un cane non lesina mai al suo padrone. E’ stata una signora, dopo il rapimento, a ritrovare gli amici a quattro zampe vicino a Cadriano di Granarolo. Gli animali stavano scorazzando liberamente senza guinzaglio: il pitbull Dandy faceva da papà ai due cuccioli, Olivia e Nanà, occupandosi premurosamente di loro. I ladri devono essersi sentiti braccati e forse si sono pure impietositi. Così piuttosto che rischiare hanno preferito lasciarli liberi. La signora che li ha ritrovati aveva letto l’articolo del Carlino e dopo averli riconosciuti ha avvisato il canile municipale. Il pitbull che fra l’altro soffre di cardiopatia, stava bene e pure i due cuccioli. Uno dei due piccolini ieri mattina è stato dato in adozione. Prima del rapimento, infatti, era già stato individuato un padrone. Secondo i volontari di Animal Liberation, i ladri non erano riusciti ad adottare i tre cani e di notte, mercoledì scorso, erano tornati per rubarli. E così dopo essersi aperti dei varchi nella rete della struttura li avevano rapiti. «Ringraziamo — sottolinea la volontaria Lilia Casali — la signora che li ha ritrovati. L’articolo sul Carlino deve aver messo paura ai soliti ignoti. Noi aveva mo denunciato l’accaduto ai carabinieri».
Se da una parte, però, c’è chi non riesce a smettere di essere felice dall’altra c’è chi è disperato. A Stiatico di San Giorgio di Piano, infatti, sempre mercoledì scorso sono stati rapiti altri quattro cani. Due di questi appartengono a Milena Dragoni. «Hanno portato via — racconta — Bianca e Balù. Si tratta di un dogo argentino e di un meticcio. Ho denunciato l’accaduto ai carabinieri di Granarolo. Per le segnalazioni metto a disposizione il mio telefono 392.90.63.522. Saranno sicuramente impauriti, se li incontrate avvicinatevi con cautela, sono buoni ma sono stati sempre e solo con noi per 10 anni».
Matteo Radogna
FOTO
 
GEA PRESS
5 NOVEMBRE 2013
 
Caserta – Tra bracconieri in fuga ed anatre ancorate al fondo con le ali tagliate fino all’osso (FOTOGALLERY)
 
I nuovi interventi delle Guardie volontarie dell'ENPA. Metodi crudeli e caccia illegale.
GEAPRESS – Nel giorno di Tutti i Santi. Il primo novembre le Guardie volontarie dell’ENPA di Caserta, hanno infatti condotto un nuovo intervento nei famosi vasconi del bracconaggio del casertano.
Una doppia operazione che ha permesso di salvare dodici anatidi. Nella notte tra venerdì e sabato, infatti, sono stati denunciati due trentacinquenni che hanno pure tentato la fuga. Le Guardie dell’ENPA, divise in due squadre, sono però riuscite  a bloccarli nei pressi di una postazione di caccia seminterrata.  Ad essere state poste sotto sequestro armi modificate, fari notturni montati sui fucili, richiami acustici vietati e animali vivi con ali tagliate. Questi ultimi erano legati per la zampe con un peso sistemato nel fondo della vasca.
Purtroppo, nella vasca adiacente erano presenti altri bracconieri i quali, appena notate le Guardie, si sono a loro volta dati alla fuga abbandonando sul posto altri sette uccelli acquatici. Tutti gli animali sono stati  recuperati e trasportati presso il Centro di recupero Il Frullone, di Napoli.
Anche in questo caso alcuni degli animali presentavano le ali tagliate fino all’osso.
L’ENPA sottolinea ancora una volta la crudeltà dei metodi usati dai bracconieri nei confronti dei “loro” animali e la facilità con la quale vengono abbandonati.
Domenica mattina, invece, le Guardie volontarie hanno provveduto a denunciare due soggetti sorpresi ad abbattere, con l’ausilio di un richiamo riproducente il verso della pispola, specie particolarmente protette. All’atto del controllo, è stata rinvenuta una busta di plastica contenente dieci pispole, un verzellino ed un fanello. Tutte specie particolarmente protette ai sensi della Convenzione di Berna. Per questo, sottilinea sempre l’ENPA, è vietato sia l’abbattimento che la detenzione. Sequestrate armi e richiami.
VEDI FOTOGALLERY:
 
GEA PRESS
5 NOVEMBRE 2013
 
Vicenza – La Guerra del Roccolo. Altro impianto chiuso per bracconaggio in provincia di Verona
Associazioni in marcia a Tretto di Schio (VI). A Brentino Belluno (VR), intanto, altro roccolo chiuso ma senza farlo sapere troppo
 
Trappole micidiali, secondo le associazioni, incredibilmente autorizzate dalla legge e finanziate dagli enti locali. Sono i roccoli, impianti di cattura di uccellini selvatici da cedere poi  ai cacciatori che li utilizzeranno come richiami.
La “marcia sul roccolo” è iniziata. Ad annunciarlo è un comunicato del Coordinamento Protezionista vicentino: ricorso al T.A.R.,  interrogazione in Europa e consegna di diciottomila firme.
A Vicenza si concentra il 50% degli impianti e proprio in questa provincia si svolgerà domenica prossima, la marcia anti-roccolo. Sarà a  Tretto di Schio, il roccolo che nel 2003 subì un deciso arresto a seguito delle pesanti accuse che gli piovvero sopra. Tra queste anche quella del sessaggio, ovvero l’apertura con una lametta dell’addome del povero uccellino, al fine di verificarne il sesso. Se maschio viene incollato e finirà la sua vita come animale da richiamo. Se femmina, … non serve.
Fatti gravi come quello incredibilmente non diffuso ai media ed invece “captato” dell’eurodeputato veneto Andrea Zanoni che ha reso oggi nota la notizia. La chiusura dell’impianto di Brentino Belluno, in provincia di Verona. L’intervento è stato disposto dalla Provincia con proprio atto risalente al 25 ottobre scorso e facente seguito all’attività di Polizia Giudiziaria della Polizia Provinciale di Verona. Il 21 ottobre, nel corso di una perquisizione presso l’impianto, la Polizia Provinciale avrebbe rilevato la sottrazione delle allodole catturate le quali, invece di finire nei centri di distribuzione provinciali, sarebbero state consegnate nelle mani di alcune persone appostate nei luo ghi. Il tutto, riferisce sempre l’atto della Provincia, sarebbe avvenuto in flagranza di reato. Un impianto gestito sulla fiducia ad un privato ma di prorpietà della provincia. Tutto reso noto grazie all’On.le Zanoni.
“Un fatto molto grave – ha commentato l’On.le Zanoni -  che dimostra come questi luoghi adibiti alla cattura degli uccelli destinati a diventare richiami vivi siano da eliminare“. Il plauso è ora rivolto alla Polizia Provinciale ma il passo successivo dovrà essere quello di “vietare queste deroghe alla Direttiva Uccelli che vieta tassativamente l’utilizzo delle reti e trappole”.
Intanto, domenica 10 ottobre, LAC, ENPA, LAV, LIPU e WWF danno a tutti appuntamento alle ore dieci proprio al Tretto di Schio, in provincia di Vicenza. Per dire basta all’uccellagione, riferiscono sempre le associazioni, sono state invitate le personalita’ presenti nella manifestazione del 2003. Dal Maestro Bepi  De Marzi, a Donatella Rettore  eletta a madrina. Ha già dato la sua adesione Edoardo Stoppa di Striscia la Notizia mentre, ad essere stato invitato, è anche  Adriano Celentano un profondo conoscitore della provincia di Vicenza, sempre attento alle tematiche ambientali e contrario a pratiche barbare come la caccia.
Presente anche lo stesso On.le Zanoni il quale, già lo scorso quattro ottobre ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea per fermare le deroghe a suo avviso illegittime. Deroghe ripetutamente concesse dalla Regione Veneto  e dalle Provincie di Verona, Vicenza, Padova, Treviso, Venezia e Belluno per la cattura di uccelli con le reti da uccellagione. Per Zanoni questi strumenti sono vietati espressamente dalla Direttiva Uccelli 2009/147/CE.
“Nonostante i moniti dell’Ue e i perentori pareri contrari dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) istituto tecnico scientifico dello Stato, la Provincia di Verona e la Regione Veneto continuano ad autorizzare impianti di cattura muniti delle reti da uccellagione, mezzo di cattura non selettivo, vietato dall’articolo 8 della Direttiva 2009/147/CE – ha dichiarato Zanoni – Ho chiesto, quindi, alla Commissione di aprire una procedura d’infrazione per questi amministratori che si credono al di sopra della legge nazionale ed europea e mi sono rivolto al Presidente della Provincia di Verona, Giovanni Miozzi, sollecitando l’immediata chiusura di questi impianti che violano la Direttiva “Uccelli”
In questi giorni sono altresì indette altre inziative tutte volte alla chiusura dei roccoli. Mercoledì 6 novembre, a Verona alle ore 21.00, presso l’Hotel Leopardi in via Leopardi 16, Zanoni terrà la conferenza “Basta richiami vivi e uccellagione. Una tortura legalizzata dalle Province e dalla Regione Veneto in barba alla Direttiva Uccelli 2009/147/CE”. Nel corso della serata sarà possibile sottoscrivere la petizione della Lipu “No ai richiami vivi”. IL giorno dopo, alle ore 21.00, si terrà la conferenza stampa presso l’Alfa hotel di Vicenza. Tra i relatori, oltre all’On.le Zanoni, ci sarà anche l’avvocato Claudio Linzola del Foro di Milano. Sono suoi, moltissimi dei ricorsi vincenti contro gli impianti di cattura.
Il tutto per la salvezza di centinaia di migliaia di uccelli il cui unico torto è quello di dover passare nei luoghi insidiati dagli impianti di cattura. “Passeriformi, tordi sasselli, tordi bottacci, allodole, cesene e merli – ha dichiarato Renzo Rizzi, portavoce del Coordinamento - uccelli che compiono migrazioni dal nord Europa all’Africa per sfuggire alle rigide temperature invernali e che vengono invece catturati con le reti per finire ingabbiati come richiamo per la caccia. Vivranno il resto della loro vita – ha concluso Rizzi – in gabbie anguste dove non potranno più aprire le ali“.  Questo, affermano i protezionisti, nonostante le sentenze della Cassazione siano univoche nel consi derare queste condizioni di detenzione “incompatibili con la natura degli uccelli” e lo stesso I.S.P.R.A. abbia dato parere negativo all’apertura degli impianti di cattura, la Giunta Regionale del Veneto continua Impeterrita a promulgare atti che autorizzano l’uccellagione, “buttando denaro pubblico in barba alla crisi“.
 
GEA PRESS
5 NOVEMBRE 2013
 
Trento – Testa di camoscio ed armi della prima metà del secolo scorso. L’insolito corredo del cacciatore denunciato a Borgo
Intervento della Forestale provinciale e dei Guardiacaccia. Per il cacciatore probabile ritiro del porto d'armi.

  
C’era pure una testa di camoscio già sistemata a trofeo, una pelle di volpe e teschi di capriolo, tra il materiale sequestrato nel corso dell’operazione di polizia resa nota dalla Provincia di Trento lo scorso 31 ottobre.
All’accusa di bracconaggio si aggiungono anche i reati relativi alla detenzione delle armi che probabilmente costeranno il ritiro della licenza di porto d’armi uso caccia. Il cacciatore della locale riserva, residente a Borgo, nella bassa Valsugana ha avuto contestato pure il possesso di un moschetto, a quanto pare funzionante,  il cui modello è stato in  uso fino al 1945.  Poi anche l’accusa di essere un imbalsamatore, ma sprovvisto del necessario permesso. Un fatto, quest’ultimo, che gli è costata una sanzione amministrativa. Tra i pezzi di animali ritrovati  impagliati o comunque per trofeo, anche una faina e crani di capriolo. Solo in parte il soggetto ha potuto mostrare la comunicazione degli abbattimenti.
L’accusa lo vuole intento a cacciare illegalmente  nella riserva di Torcegno. La Forestale provinciale, è arrivata  ad individuare il presunto bracconiere sulla base di sospetti sull’illecita detenzione di armi e trofei di ungulati.  Poi finanche il dubbio che potesse essere proprio lui l’autore della sparizione di una fototrappola collocata a fini di controllo sul territorio.
I Forestali delle stazioni di Borgo, Pieve e Strigno assieme a guardiacaccia dell’Associazione Cacciatori trentini e Custodi forestali del Consorzio Custodia forestale Telve, hanno così eseguito le perquisizioni nei vari edifici di proprietà del sospettato a Borgo, a Torcegno e a Telve di Sopra.
L’operazione, riferisce il comunicato della Provincia di Trento, ha avuto pieno successo. Sarebbero, infatti, state ritrovate armi non denunciate, modificate, un vecchio moschetto modello 91 con matricola abrasa ancora in grado di sparare oltre che munito di efficiente munizionamento. Poi anche un visore notturno, un puntatore laser (congegni questi ultimi perfettamente compatibili con l’abbattimento di fauna in condizioni di buio o di scarsa visibilità) ed anche vecchi otturatori e grilletti, canne artigianali per utilizzare calibri diversi con uno stesso fucile, un faro brandeggiabile, munizioni di vario tipo e calibro, alcuni trofei d’ungulato privi di certificato d’origine, carne di capriolo ordinatamente conservata in freezer datata ottobre 2013 nonostante non fosse stata denunciato alcun abbattimento.
Infine, è stata recuperata la fototrappola scomparsa. L’uomo, oltre alle solite imputazioni “da bracconiere” dovrà rispondere pertanto all’Autorità giudiziaria, a cui è stato ovviamente denunciato, anche del reato di furto.
 
GEA PRESS
26 GIUGNO 2013
 
Bologna – La lupa salvata dal pastore (FOTOGALLERY)
Lilith, lupacchiotta di due anni, è ora ospite del Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica - Monte Adone.
 
Si chiama Lilith e la sua storia di incontro con l’uomo è iniziata il 9 giugno scorso quando allo stremo delle forze si è rifugiata nel recinto delle pecore di un agriturismo sulle colline bolognesi. L’iniziale preoccupazione dei proprietari è ben presto divenuta consapevolezza che l’animale, zoppicante e infestato da numerosissime zecche, era in grande difficoltà e aveva bisogno del loro aiuto… nonostante fosse un lupo!
Per una volta, infatti, il più temuto dei predatori è diventato oggetto della compassione di colui che la letteratura vuole da sempre come suo acerrimo nemico.
E’ stato proprio il pastore, intorno alle ore 10, a contattare direttamente il Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica – Monte Adone richiedendo il suo intervento. Dopo aver informato la Polizia Provinciale, tre operatori del Centro – gli stessi che avevano soccorso il lupo Navarre l’anno scorso si sono recati sul posto dove sono stati accolti dai proprietari e dalla Polizia Provinciale che ha mostrato loro la lupa nel recinto. La cattura dell’animale è stata piuttosto veloce. Gli operatori del Centro con estrema pazienza, evitando inutili stress per l’animale, sono riusciti ad avvicinarsi con la gabbia di trasporto e dopo alcuni tentativi sono riusciti a farla entrare senza nessuna coercizione.
Durante il viaggio verso il Centro, Lilith, una giovane lupa di circa 2-3 anni, si è acciambellata stremata e si è addormenta.
Nonostante il bellissimo e folto pelo nascondesse in parte l’estrema magrezza e la forte disidratazione, dopo la prima visita e le prime indagini, i Veterinari hanno potuto accertare che le sue condizioni erano piuttosto gravi. Le analisi e gli esami hanno infatti rivelato, oltre ad una importante anemia e un’alterazione di alcuni altri parametri ematici, la positività ad una delle principali malattie da zecche. Le radiografie invece, hanno purtroppo mostrato tre recenti fratture del bacino, molto probabilmente riconducibili ad un investimento da parte di un’automobile. Dalle radiografie si è potuto inoltre riscontrare la presenza di un unico pallino di piombo di piccolo calibro. Questo, riferiscono dal Centro di Sasso Marconi, a raccontarci ancora un tentativo di bracconaggio compiuto nei confronti di un lupo che questa volta però è stato più veloce o forse solo un po’ più fortunato.
La lupa, a distanza di due settimane dal suo soccorso, è sempre ricoverata al Centro di Monte Adone dove, grazie alle cure e alle terapie, sta mostrando buoni segni di ripresa. I contatti con l’uomo sono ridotti al minimo necessario per le cure e l’animale viene costantemente monitorato da una telecamera interna alla struttura di accoglienza. Un campione ematico è già stato inviato al laboratorio di genetica dell’I.S.P.R.A. (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) dove verrà portata avanti un’indagine sul DNA che permetterà di identificare il genotipo della lupa ed eventualmente di individuare il branco di origine.
Ancora troppo presto per dire quando Lilith, lupa salvata dal pastore, potrà dirsi completamente riabilitata e tornare così nel minor tempo possibile in natura. L’esperienza e la passione ci sono. Lilith, adesso, deve pensare solo a riprendersi. Tutto il resto, sarà compito del Centro di Sasso Marconi.
VEDI FOTOGALLERY:
 
GEA PRESS
5 NOVEMBRE 2013
 
Bologna – Ad un mese dal rilascio di Lilith, la lupa che aveva chiesto aiuto al pastore
Gli esperti del Centro di Monte Adone: è viva e sta bene. Nel suo territorio ci sono altri lupi.
 
E’ ormai passato più di un mese da quando Lilith, la lupa ridotta in gravi condizioni che aveva chiesto aiuto ad un pastore , è tornata libera nei boschi dell’appennino bolognese. L’animale era stato radiocollarato grazie alla collaborazione messa in atto tra il Centro Recupero Monte Adone, che  aveva provveduto al recupero e riabilitazione della lupa, la Provincia di Bologna e d il Wolf Apennine Center del Parco Nazionale dell’Appennino tosco-emiliano. Lilith, è ora monitorata nei suoi spostamenti proprio grazie al radiocollare satellitare GPS – GSM, dotato di meccanismo drop off (sganciamento automatico dopo circa un anno e mezzo), fornito a titolo gratuito dal Wolf Apennine Center.
Secondo gli esperti i dati ora affluiti sono interpretabili in maniera  positiva. In una prima fase la lupa ha compiuto spostamenti piuttosto limitati, occupando un’area di pochi chilometri quadrati nei pressi del luogo del rilascio. Nelle ultime settimane, ha invece iniziato a compiere movimenti a lungo raggio. Dai 5 ai 14 km circa lungo percorsi che sembrano individuare una direttrice ricorrente.
A distanza di un mese, si può dire che Lilith sta dimostrando di essere in grado di sopravvivere sebbene non è stato ancora possibile accertare il ritorno in un branco. Altri lupi risiedono comunque nel territorio da lei occupato, un elemento che può essere favorevole al suo reinserimento oppure ad un suo graduale allontanamento in cerca di un territorio libero.
Nuove informazioni saranno comunque rese possibili grazie al prezioso apporto del Corpo di Polizia Provinciale di Bologna il quale, congiuntamente gli operatori del Centro di Monte Adone, sta portando avanti importanti operazioni di monitoraggio sul territorio  quali fototrappolaggio, telemetria da terra, sopralluoghi, avvistamenti e la tracciatura su neve.
Quello ottenuto con la lupa Lilith, riferiscono dal Centro di Monte Adone, è stato un risultato molto importante anche in considerazione delle scarse informazioni che si hanno sul destino degli animali recuperati e rilasciati in natura, soprattutto dopo una riabilitazione così lunga e complessa. “Ci auspichiamo – hanno concluso gli esperti del Centro – che il monitoraggio di questo esemplare possa fornire utili indicazioni anche per una migliore conoscenza della biologia di questo splendido ed elusivo predatore“.
 
GEA PRESS
7 NOVEMBRE 2013
 
Bologna – E’ morta Lilith, la lupa che aveva chiesto aiuto al pastore

 
E’ morta la lupa Lilith,  salvata alcuni mesi addietro dal Centro di Recupero di Monte Adone e liberata alcune settimane fa nell’appennino bolognese. Secondo indiscrezioni pervenute a GeaPress da fonte degna di nota, la lupa sarebbe stata trovata ieri sera. L’animale, sul quale proprio l’altro ieri era stata diffusa una nota relativa al felice esito del rilascio potrebbe essere stata uccisa a seguito di un investimento sebbene non sono mancate altre versioni. Ad ogni modo non sono ancora stati eseguiti gli esami necroscopici. Nulla, può pertanto dirsi sulla causa della morte.
Il corpo della lupa, sembrerebbe essere stato trovato ad un centinaio di chilometri dal luogo del rilascio così come sono confermate le buone condizioni nel quale si trovava l’animale. Secondo il comunicato dell’altro ieri, diffuso dal Centro di Monte Adone, la lupa dopo il rilascio avvenuto circa un mese addietro, era rimasta per qualche tempo nella zona. Aveva poi dato corso ad una serie di spostamenti lungo una chiara direttrice, ovviamente non resa nota dagli esperti che, prima del rilascio, avevano provveduto a radiocollalare l’animale.
L’area dove sembrava essersi poi stabilizzata era frequentata da altri lupi, ma Lilith non sembrava essersi ancora inserita nel branco. Un fatto che  poteva ancora avvenire, così come la lupa era ancora in tempo per scegliere un nuovo territorio. In queste settimane aveva dimostrato di essersi saputa ben adattare, cosa che ancor di più fa pensare ad un evento accidentale  comunque ancora da chiarire.
 
NEL CUORE.ORG
8 NOVEMBRE 2013
 
MONTE ADONE, MORTA LA LUPA LILITH: ERA STATA SALVATA DA UN PASTORE
Forse investita, aveva un pallino di piombo in corpo
 
E' morta Lilith. La lupa, salvata alcuni mesi fa dal Centro di recupero di Monte Adone e liberata da poche settimane nell'Appennino bolognese, ha perso la vita mercoledì sera per cause ancora da chiarire, forse investita da un'auto.
Il corpo dell'animale sarebbe stato trovato a circa cento chilometri da dove era stato rilasciato. La lupa, che aveva 2-3 anni, era stato salvato a giugno da un pastore. Allo stremo delle sue forze si era rifugiata nel recinto delle pecore di un agriturismo sulle colline bolognesi. Quando è stata recuperata - scrive Quotidiano.net - Lilith era affetta da una delle principali malattie da zecche, aveva tre fratture al bacino - forse riconducibili a un investimento d'auto - e un pallino di piombo in corpo.
Proprio l'altro ieri, ironia della sorte, era stata diffusa una nota sul buon esito delle cure, durate alcune setti mane, e sul rilascio dell'animale. Stando a quanto si legge in una nota del Centro di Monte Adone alcuni giorni fa, la lupa era rimasta per qualche tempo nella zona in cui era stata liberata. Poi si era spostata lungo una chiara direttrice, rilevata dal radiocollare che indossava e si era stabilita in un'area frequentata da altri lupi, anche se non si era ancora inserita nel branco.
 
GEA PRESS
5 NOVEMBRE 2013
 
Il circo va dal Papa, ma senza animali
Il tendone, intanto, spera nell'UNESCO
 
Entusiasmo nel mondo del circo per la fotografia di Papa Francesco che cinge con una carezza  la testa di un giovanissimo circense. Niente serpenti, come fu con Papa Wojtyla, o l’incredibile leonicino di Benedetto XVI finito poi nei manifesti pubblicitari degli spettacoli circensi nei pressi di noto centro commerciale. Sabato 26 ottobre, in occasione della Giornata  delle Famiglie, solo un tendone in miniatura, condivisibile se non fosse per gli animali ancora costretti negli spettacoli del circo.
Un impatto minore, almeno sotto il profilo animalista, ma riconducibile, secondo i circensi, “all’immagine emblematica della famiglia del circo del Papa“. Un’immagine, quella del circo, che spera di essere riconosciuta tra quelle sancite come Patrimonio Culturale Immateriale  dell’Unesco. Se ai distratti dell’altro fronte sembra  impossibile, basti considerare che di recente, tra questi “Patrimoni”, è stata inserita  la falconeria (che pur entra a volte nel mondo del circo) voluta da alcuni paesi medio orientali ma anche da altri aderenti alla UE.
Intanto, proprio il circo, continua a collezionare manifestazioni innanzi ai suoi ingressi. Dopo il Moira Orfei, tanto per citare le sigle più note, criticato dagli attivisti del Partito Protezione Animali a Bagnolo San Vito (MN), è stata la volta di altra insegna Orfei a Ferrara  avvilita dagli striscioni di Animal Amnesty. A Sassari, invece, quasi rissa difronte al circo Martin, mentre domenica prossima andrà in scena il circo Medrano a Novara, con manifestazione animalista, ovviamente.
 
NEL CUORE.ORG
5 NOVEMBRE 2013
 
UE, SOS DELFINARI: LA COMMISSIONE PRENDA PROVVEDIMENTI ANCHE CONTRO L'ITALIA
 
I delfinari dell´Unione europea, inclusi quelli italiani, non rispettano le disposizioni della Direttiva Zoo 1999/22/CE sulla custodia degli animali selvatici nei giardini zoologici: con questa motivazione Lav e Marevivo sollecitano la Commissione europea ad avviare una procedura d'infrazione nei confronti del nostro governo. A supporto di questa richiesta, le due associazioni animaliste oggi, in Senato, a Roma, nella sala Caduti di Nassirya, hanno presentato alla stampa un dettagliato rapporto sulle gravi violazioni nell'Ue, dove attualmente ci sono 34 delfinari, con 305 cetacei, fra piccole balene, delfini e focene. E in tutto sono 15 gli Stati membri che ancora tengono cetacei in cattività. Lo studio è stato elaborato dalla Whale and Dolphin Conservation in collaborazione con Born Free Foundation, Endcap, Lav e Marevivo.
Come si evince dai risultati dell'analisi, i Paesi dell'Ue e i delfinari che ottengono le licenze non soddisfano i requisiti della Direttiva Zoo. In particolare, le nazioni, tra cui l'Italia, vengono meno al loro obbligo di assicurare che gli zoo partecipino ad attività di conservazione delle specie; di promuovere l´educazione e la sensibilizzazione del pubblico e di offrire agli animali ambienti in grado di soddisfare le loro esigenze biologiche e di conservazione, (gli arricchimenti ambientali specie-specifico sono un requisito-chiave della Direttiva 1999/22/CE, eppure largamente disatteso).
Tutti i delfinari esaminati, inclusi quelli Italiani - Delfinario di Rimini (i cui delfini sono stati recentemente sottoposti a sequestro preventivo, mentre il ministero dell'Ambiente ha negato la licenza alla struttura), Oltremare di Riccione, Zoomarine Roma, Fasanolandia, Gardaland, che però ha poi chiuso il delfinario - danno uno scarso contributo alla conservazione della diversità biologica. Decessi prematuri e basso successo riproduttivo hanno reso insostenibile la conservazione della popolazione di delfini tursiopi (i Tursiops truncatus sono la specie normalmente utilizzata nei delfinari per la sua intelligenza) e nessuno degli attuali delfinari dell'Ue ha effettuato reinserimenti nell´ambiente naturale.
"Sollecitiamo il ministro dell'Ambiente al pieno rispetto della Direttiva 1999/22/CE, seppure tardivo, e la Commissione Ue a mettere in atto ogni intervento per garantire il rigoroso rispetto di tale normativa: ogni giorno vengono traditi gli importanti obblighi di conservazione di queste specie, di informazione e sensibilizzazione del pubblico - affermano Lav e Marevivo - Le attività dei quattro delfinari italiani sono oggetto di due interrogazioni al Ministro, presentate alla Camera da Michela Vittoria Brambilla (Pdl) e al Senato da Loredana De Pet ris (Sel), che attendono una decisione urgente. In Italia, infatti, i delfinari non hanno alcuna funzione educativa né scientifica o di conservazione della specie, ovvero non rispettano queste caratteristiche obbligatorie per legge, facendo invece spettacolo: un inganno inaccettabile."
Tutti i delfinari dei Paesi dell'Unione, eccetto uno (in Bulgaria, dove i delfinari ricadono nel campo di applicazione delle norme in materia di circhi e rappresentazioni teatrali), dovrebbero essere muniti di licenza e regolamentati come "giardino zoologico" (in base alla definizione riportata nella Direttiva 1999/22/CE) e sono quindi tenuti a partecipare ad attività di conservazione, ricerca e divulgazione al pubblico che possono generare benefici per la conservazione della specie. In Italia solo due strutture su cinque sono munite di licenza.
Un po' di numeri. Cinque Stati membri (Belgio, Finlandia, Italia, Polonia e Regno Unito) hanno previsto requisiti specifici per i l mantenimento in cattività dei cetacei. Altri tre Paesi - Croazia, Cipro e Slovenia - vietano il mantenimento di cetacei in cattività a fini commerciali. La maggior parte dei delfinari analizzati mostra scarso impegno nelle attività di divulgazione al pubblico. Su 13 delfinari solo 4 disponevano di cartelli informativi sulle specie di cetacei esposte. Su 18 spettacoli analizzati in 17 strutture di 10 Stati, solo il 12% in media ha fornito informazioni sulla biologia e sul comportamento dei cetacei esibiti, mentre 2 spettacoli non hanno fornito alcuna informazione del genere. Su 18 spettacoli, 17 non hanno informato il pubblico sulle zone di distribuzione in natura delle specie custodite, mentre 8 non hanno precisato che i delfini sono mammiferi e nessuno dei 18 spettacoli ha fatto riferimento allo stato di conservazione delle specie. Fra i 34 delfinari considerati nel rapporto, soltanto 14 promuovono attivamente, sui loro siti internet, la loro partecipazione a ricerche sui cetacei.
Nessuno dei cetacei tenuti in cattività nell´Ue ha la libertà di esprimere un comportamento normale, un principio-guida per il benessere degli animali. Fra i cetacei tenuti in cattività, sono comuni situazioni di stress e comportamenti stereotipati.
Trentadue delfinari dell´Ue, ancora, organizzano regolarmente, a pagamento, dimostrazioni o spettacoli di cetacei destinati al pubblico, spesso con accompagnamento musicale ad alto volume. Durante questi spettacoli, gli animali svolgono una serie di giochi e acrobazie e mostrano atteggiamenti innaturali. Questo tipo di dimostrazioni e l´uso di musica ad alto volume in prossimità degli animali sono scoraggiati dalla European Association of Aquatic Mammals. Venti strutture offrono ai visitatori l´opportunità di avvicinarsi ai cetacei, ad es. per scattare foto, nuotare con i delfini o praticare la delfinoterapia. Il contatto diretto fra il pubblico ed i cetacei in cattività espone entrambi a notevoli rischi di contrarre malattie o riportare infortuni.
Il rapporto sostenuto da Lav e Marevivo conferma che i tassi di sopravvivenza dei cetacei tenuti in cattività sono inferiori a quelli che si riscontrano in natura e sono state espresse preoccupazioni sia per la mortalità dei piccoli sia per il numero di delfini maschi disponibili per la riproduzione in cattività, con possibili implicazioni per la futura crescita della popolazione in cattività. In alcune parti del mondo, sono tuttora in corso catture dall´ambiente naturale per alimentare la discutibile "industria" mondiale dei delfinari.
Insomma, se il numero dei delfinari dell´Ue resterà inalterato o aumenterà, potranno rendersi necessarie ulteriori importazioni di delfini prelevati dall´ambiente naturale. Tali catture possono costituire, peraltro, una grave minaccia per le popolazioni di cetacei che vivono in natura. I dati commerciali indicano che, fra il 1979 e il 2008, sono stati importati 285 cetacei vivi nell´UE, nonostante il divieto di cui al Regolamento (CE) n.338/97 (CITES) sull´importazione di cetacei nell´Ue a fini prevalentemente commerciali.
 
NEL CUORE.ORG
5 NOVEMBRE 2013
 
DELFINARI, BRAMBILLA: "VANNO CHIUSI SENZA SE E SENZA MA"
"Non rispettano neppure le norme vigenti"
 
Il Rapporto sui delfinari in Italia e in Europa, presentato oggi dalla Lav, da Marevivo e dalla fondazione Born Free, "dimostra non solo che le strutture italiane (e le europee prese in considerazione) non sono in regola, ma conferma nell'opinione che ne' il rispetto delle norme vigenti ne' l' introduzione di norme piu' restrittive risolvono il problema: i delfinari vanno chiusi, senza se e senza ma, com'è avvenuto in altri Paesi europei ed extraeuropei". Lo dice l'on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell'Ambiente, commentando l'investigazione realizzata dalle associazioni animaliste che sollecitano la commissione europea ad avviare una procedura d'infrazione contro il nostro Pae se. L'ex ministro rilancia il suo progetto di legge, che prevede il divieto di detenzione e addestramento dei cetacei nel nostro Paese, anche attraverso un vide o pubblicato sul suo canale youtube all'indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=d45cgsJ-CLU .
"Costringere creature altamente intelligenti e sensibili, che vivono in gruppi sociali complessi e possono nuotare anche 160 chilometri al giorno, a vivere confinate in spazi ristretti e ad esibirsi per il divertimento della folla – insiste l'ex ministro - è pura barbarie, che è illusorio pensare di poter mitigare per legge. Ecco perché la mia proposta vieta nel nostro Paese la detenzione e l'addestramento di cetacei e mira alla chiusura dei delfinari esistenti. La casa di questi animali è l'oceano, non certo una vasca di 400 metri quadri per cinque esemplari e 100 metri quadrati per ogni esemplare aggiuntivo: lo standard minimo fissato dall'attuale normativa italiana, considerata 'generosa'. Come se non bastasse - aggiunge la deputata – i delfini devono imparare ed eseguire 'numeri da circo' di fronte a spettatori paganti. Non c'è da stupirsi se lo stress mentale, emozionale e fisico indebolisce il loro delicato sistema immunitario e li porta spesso alla malattia e alla morte. L'elevato indice di mortalità alimenta nuove catture in tutto il mondo, a volte con metodi particolarmente crudeli. Così il cerchio si chiude".
 
VIRGILIO NOTIZIE
5 NOVEMBRE 2013
 
Lav e Marevivo, delfinari italiani ed europei 'fuorilegge'
Rapporto, commissione Ue intervenga con procedura d'infrazione
 
ROMA - Nei delfinari italiani ed europei si "violano" le regole, si viene meno ad alcuni "obblighi" di legge, come la "conservazione della specie, l'educazione e la sensibilizzazione del pubblico, la soddisfazione delle esigenze biologiche degli animali". A scattare la fotografia sullo stato dell'arte dei delfinari in Italia e in Europa è il rapporto di Lav (Lega antivivisezione) e Marevivo, elaborato dalla 'Whale and dolphin conservation' in collaborazione con Born free foundation, Endcap (associazione che difende gli animali che vivono in cattività), e presentato oggi in Senato. Le due associazioni chiedono così alla commissione Ue di aprire una procedura d'infrazione nei confronti "del nostro Governo per gravi inadempienze alla direttiva Zoo 1999/22/CE, relativa alla custodia degli animali selvatici nei giardini zoologici". Nell'Unione europea attualmente ci sono 34 delfinari, con 305 cetacei (tra piccole balene, delfini e focene); in tutto sono 15 gli Stati membri che ancora mantengono cetacei in cattività. "Tutti i delfinari esaminati, inclusi quelli italiani (il delfinario di Rimini i cui delfini sono stati recentemente sottoposti a sequestro preventivo e il ministero dell'Ambiente ha negato la licenza alla struttura, Oltremare di Riccione Zoomarine Roma, Fasanolandia, Gardaland, che però ha poi chiuso il delfinario) danno uno scarso contributo alla conservazione della diversità biologica - si spiega nel rapporto -. Decessi prematuri e basso successo riproduttivo hanno reso insostenibile la conservazione ex situ della popolazione di delfini tursiopi e nessuno degli attuali delfinari europei ha effettuato reinserimenti nell'ambiente naturale".
 
BLITZ QUOTIDIANO
5 NOVEMBRE 2013
 
Controllo nascite per animali in zoo. Sindaco Marino: giusto che si riproducano?
 
Roma - Preservativi o pillole anticoncezionali per regolare le nascite degli animali allo zoo? Il sindaco di Roma Ignazio Marino potrebbe adottarli come soluzione finale, se la giunta comunale farà quello che Marino ha annunciato:
”Discuteremo in giunta se sia giusto che un animale si riproduca in cattività”.
Sembra un articolo del Vernacoliere, invece è l’ultima frontiera della sinistra, impegnata con Marino a sottrarre l’iniziativa animalista alla destra di Michela Brambilla.
La vicenda è stata rivelata da Carlo Picozza su Repubblica. Sarebbe buffa e divertente, pur con una sua vena quasi nazi, se non si dovesse pensare che Ignazio Marino è il sindaco di Roma, autore del disastro dei Fori pedonali e del Colosseo chiuso alle auto ma solo quelle private, una città dominata dagli zingari, dai cortei, dai teppisti e dalle prostitute di strada, dove devi girare con l’ombrello anche se c’è il sole per non diventare una statua di guano piovuto da nuvole di stornelli che offuscano in certe ore e in certe zone il cielo della Capitale.
All’origine della preoccupazione del sindaco Marino per la riproduzione degli animali in cattività c’è la nascita di sei lupi della savana, sei licaoni (o wild dogs) nel bioparco (come oggi l’ipocrisia verdastra italiana chiama gli zoo) di Roma, animali africani, selvatici, brutti e cattivi (in branco attaccano anche i leoni), evento che, riferisce Picozza, è stato tenuto nascosto forse per la preoccupazione dei dirigenti del bioparco di urtare la sensibilità del sindaco Ignazio Marino dopo la sua inquietante presa di posizione.
La data di nascita dei licaoni è il 14 giugno ma la notizia è stata rivelata il 30 ottobre, La nascita è avvenuta due giorni dopo l’inizio del mandato di sindaco per Ignazio Marino. I lupi del Bioparco hanno festeggiato “in grande”, con sei cuccioli tutti in una volta, l’avvento di un nuovo primo cittadino sul colle dove una loro antenata di gemelli ne allevò solo due, per quanto regali.
Ma il sindaco non ha gradito.
I sei lupacchiotti di Villa Borghese, dal canto loro, non possiedono sangue blu, ma costituiscono ugualmente una rarità: licaoni africani, specie ad alto rischio di estinzione, la cui riproduzione è caldamente raccomandata dall’Associazione europea dei giardini zoologici, che oggi ne fa richiesta per i propri programmi di conservazione e reintroduzione in natura.
Eppure, quando i lupi africani sono usciti dalla “clandestinità” della tana sotterranea (questa la pratica adottata per lo “svezzamento”) e si sono presentati in pubblico, a quaranta giorni dal parto, non sono stati accolti con fiocchi rosa e azzurri, comunicati stampa e troupe televisive, come normalmente accade per nidiate assai più ordinarie.
E le foto in circolazione sono amatoriali, messe in rete dagli appassionati, dopo l’articolo di Picozza, mentre i vertici del bioparco mantengono il silenzio sulla vicenda, tra lo stupore della comunità scientifica, italiana e internazionale.
Sui dirigenti del Bioparco incombeva infatti un dubbio, e un presagio, che si è materializzato il 26 agosto, in occasione della visita del sindaco.
Al termine del giro in trenino per i viali del giardino zoologico, Marino ha infatti dichiarato:
“È certamente importante avere appreso che una grandissima parte degli animali qui al Bioparco provengono da sequestri avvenuti nei confronti di persone che li tenevano illegalmente…”.
E ha continuato: “C’è l’aspetto della riproduzione e se sia giusto che un animale si possa riprodurre in cattività: di questo discuteremo perché è uno di quei temi, insieme al rispetto degli animali, e faccio riferimento alle botticelle, che certamente dobbiamo regolamentare meglio durante questi anni”. L’affermazione che “una grandissima parte degli animali provengono da sequestri” è stata inconfutabilmente smentita da una delle massimi competenti in materia, il biologo Cesare Avesani Zaborra, presidente della UIZA, l’Associazione Italiana degli Zoo e degli Acquari, il quale intervistato a riguardo ha chiarito che soltanto il sei per cento, quindi una esigua parte, della fauna dei giardini zoologici italiani proviene da sequestri: il resto è frutto di nascite o scambi coordinati a livello europeo.
Il blackout informativo sulla nascita dei licaoni, probabilmente riconducibile al timore di urtare la sensibilità del primo cittadino, è stato invece sciolto il 30 ottobre a Torino, all’assemblea annuale della UIZA. Ne ha parlato il giornalista Piero Schiavazzi, presidente dell’Associazione Amici del Bioparco, invitato a tenere una relazione sui problemi e prospettive della comunicazione negli zoo.
Nel frattempo tuttavia un incerto destino pende sui licaoni, protagonisti di un giallo e di un blackout, che peraltro coincidono singolarmente con i due colori, ocra e nero, del loro manto.
Quella dei sei cuccioli, concepiti nell’era di Gianni Alemanno e partoriti in quella di Ignazio Marino, sarà l’ultima nascita di una specie rara e minacciata?
Roma, allevata agli albori da una lupa, smetterà di fare da madre ai lupacchiotti africani, anche se in fuga dalla cementificazione del loro habitat e meritevoli dello status di profughi?
In attesa che l’Amministrazione si pronunci sulle botticelle e sul libero amore tra gli ospiti del Bioparco, il blackout almeno ufficiosamente è terminato, ma il giallo, politico e scientifico, continua.
Come mai un sindaco che è anche uomo di scienza è incorso in una gaffe sulla “cittadinanza” e provenienza degli animali del Bioparco, attribuendola in “grandissima parte” a sequestri, quando questi ultimi sono solo una parte piccolissima?
E perché il Campidoglio intende “regolamentare” una materia, quella della riproduzione, che è già regolata dalla Eaza, l’Associazione Europea degli Zoo e Acquari, mettendo a rischio la permanenza del Bioparco di Roma tra i giardini zoologici europei?
 
GEA PRESS
5 NOVEMBRE 2013
 
Malpensa, aeroporto – Sequestro di borse e portafogli in pelle di serpente e coccodrillo
 
Sette borse e venti portafogli confezionati con la pelle di diverse specie appartenenti alla famiglia dei coccodrilli, pitoni e varani.
L’intervento dei funzionari dell’Ufficio delle Dogane di Malpensa, svolto in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato, ha così portato alla denuncia di una cittadina di nazionalità senegalese, proveniente con un volo da Dakar, via Algeri. Tutto il materiale ora posto sotto sequestro era privo delle necessarie autorizzazioni di legge.
L’intervento è avvenuto nell’ambito dei controlli volti al contrasto delle importazioni di specie protette, così come regolamentato dalla Convenzione di Washington (Cites).
 
GIORNALETTISMO
5 NOVEMBRE 2013
 
Il bambino che tortura il coniglio e finisce su Facebook
Un 15 enne tedesco di è fatto filmare da un amico mentre maltrattava il suo animale domestico
 
Viersen, Northrhein Westfalen: Queste immagino shock mostrano un ragazzino di 15 anni mentre tortura un coniglio. Domenica il ragazzino ha invitato a casa un amico di 12 anni. I due, invece di andare a giocare a calcio, vista anche la bella giornata, hanno deciso di fare tutt’altro: il 15 enne ha torturato l’animale, mentre il 12 enne lo filmava. La notizia è stata riportata da Bild.
LE TORTURE - Nel video il ragazzo getta il coniglio contro il muro della stanza, lo prende per le zampe e lo scaglia in aria. L’ha poi preso a pugni. In sottofondo si sente il 12 enne che ride istericamente mentre filma l’atto crudele del suo amico e l’animale strilla. Il ragazzino ha poi spedito il video ad un amico e il video è stato pubblicato da sua madre su Facebook, dove ha scatenato l’indignazione generale. La madre del bambino torturatore ha deciso di portare il figlio in una struttura pedagogica. Un amico di famiglia ha segnalato il video alla polizia. Il ragazzino ha violato la legge sulla protezione degli animali e la donna che ha pubblicato il video invece rischia di essere denunciata per violazione della privacy. Il coniglio ora è stato adottato da una famiglia.
FOTO
 
GEA PRESS
5 NOVEMBRE 2013
 
Giappone – Giovane delfino assiste alla macellazione del branco
In dieci per farne bistecca ed uno per delfinari. La baia di Taiji è tornata a colorarsi di rosso
 
Sono morti tutti vicino al giovane delfino. Dieci macellati ed uno, il giovane Grampo, da destinare ai delfinari.
Questo il risultato della giornata color sangue vissuta nella baia di Taiji, in Giappone, dopo che per 29 giorni consecutivi i pescatori non erano riusciti a trovare neanche un delfino in mare. Quasi un mese di pace, interrotto dalla trappola sonora prodotta dai diffusori calati dalle barche, che spinge i poveri delfini verso la biaia. Qui, un veloce motoscafo, stende una rete che li bloccherà per sempre. Finiranno quasi tutti uccisi oppure catturati per i delfinari.
Stante quanto riportato da Sea Shepherd, il giovane Grampo sarebbe stato prelevato dopo che, proprio accanto a lui, sono stati uccisi tutti i componenti del branco.
Per i delfinari, un nuovo animale da destinare alla cattività acquatica. Per l’industria della macellazione, invece, le bistecche da servire finanche nei banchi dei supermercati. Un business, quest’ultimo, che ad avviso dei protezionisti viene mantenuto in vita grazie ai ben più lauti guadagni prodotti dalla vendita di un delfino per i circhi d’acqua. Senza il mercato del divertimento umano, anche quello della carne sarebbe probabilmente destinato a scomparire.
 
GEA PRESS
5 NOVEMBRE 2013
 
Taiji – Il mare tornerà a tingersi di rosso
Dopo 29 giorni di pace i pescatori rientrano con le future bistecche
 
E’ finito l’incanto. Dopo 29 giorni di pace assoluta, un gruppo di delfini Grampo è stato catturato e portato all’interno della baia di Taiji, in Giappone. Secondo quanto diffuso da Sea Shepherd, gli animali sarebbero già stati trasportati nell’area di macellazione.
I Grampi, infatti, sono animali che non appetiscono granchè il mondo dei delfinari che pur si rifornisce a Taiji. I circhi d’acqua preferiscono in genere giovani tursiopi. Le altre specie, invece, vengono uccise per l’alimentazione.
Ventinove giorni senza sangue nella baia o catture per i delfinari. Un lungo lasso di tempo senza coltelli e gole tagliate. Quasi un mese intero senza sangue,  solo in parte spiegabile con le condizioni metereologiche avverse. Gli attivisti di Sea Shepherd provenienti da più parti del mondo,  hanno avuto tutto il tempo di raccontare le loro impressioni sullo sfondo del mare blu cobalto. Tra poche ore, invece, tornerà il rosso sangue.
Industria della carne e delfinari, sono i due campi di azione dei pescatori di Taiji. Il secondo mercato, però, è ben più remunerativo del primo, tanto da far dire agli ambientalisti che la macellazione sia in effetti un alibi per mantenere il prelievo dei poveri animali da destinare ai circhi d’acqua.
 
GEA PRESS
5 NOVEMBRE 2013
 
CINA, SI TRAVESTONO DA PANDA PER AIUTARE UN ESEMPLARE DA LIBERARE
La femmina Zhang Xiang ha trascorso 26 mesi in cattività
 
Per far crescere al meglio un panda in cattività ed educarlo a sopravvivere in libertà, ci vuole anche una buona dose di fantasia. Quella che ha usato il personale del centro Hetaoping Wilderness, nel sud-ovest della Cina, all'interno della riserva naturale di Wolong. Qui siamo ad un passo dal rilascio nella natura selvaggia del panda gigante Zhang Xiang, previsto per domani. La femmina è stata portata nella struttura due mesi dopo la sua nascita e non sa cosa voglia dire interagire costantemente con altri simili. Ed ecco la soluzione: gli operatori dell'area protetta si sono travestiti da panda giganti per abituarla alla presenza di altri panda adulti. Ma quello che conta è che, dopo 26 mesi, Zhang Xiang è pronta a tornare libera.
 
NEL CUORE.ORG
5 NOVEMBRE 2013
 
BELGIO, GARE DI PICCIONI DA INCUBO: COCAINA E DOPING PER I VOLATILI
Positivi ai test. "Un giro d'affari di migliaia di euro"
 
Piccioni dopati con cocaina e Mobistix, antinfiammatorio e antidolorifico usato per gli uomini. Accade in Belgio, dove le gare di uccelli sono molto seguite, scrive "La Gazzetta dello Sport". Alcuni esemplari sono stati sottoposti ad alcuni test di laboratorio in Sudafrica e sono risultati positivi. La reazione? Stefaan Van Bockstaele, presidente dell'associazione belga dei piccioni da corsa, teme che questa scoperta abbia ripercussioni negative sulla disciplina, già in passato in odore di criminalità organizzata, con giri d'affari da migliaia di euro.
La rosea riporta il caso di un piccione, chiamato Bolt, venduto lo scorso maggio per 300mila euro ad un uomo d'affari cinese. Anche a Pechino, infatti, questo "sport" è molto seguito. Il campione italiano si chiama Saetta e ha percorso Barletta-Cantù in dodici ore. Nel Regno Unito, invece, gli animalisti di Peta hanno chiesto l'abolizione delle gare di piccioni, che "comportano ogni volta la morte del 75% degli uccelli che vi partecipano".
Tra le prime cause di morte, non solo falchi e cavi elettrici. Adesso c'è da considerare anche la cocaina e il doping.
 
GEA PRESS
5 NOVEMBRE 2013
 
Vietnam – Sequestro di venticinque Cobra reale. Torneranno tutti in natura
Servivano come cibo e per la medicina tradizionale
 
Sequestro nella città vietnamita di Ho Chi Minh  di 25 Cobra reali trovati in possesso di un trafficante di fauna selvatica. I serpenti, che nel complesso pesavano circa 50 chili, sono ora destinati ad un Centro di recupero, per il rilascio in natura.
Purtroppo in Vietnam i Cobra reali, come molti altri rettili, sono cacciati sia per la medicina tradizionale ma anche come cibo.
Proprio nei giorni scorsi, si era avuta la notizia della multa equivalente a circa 4500 dollari, inflitta ad altro trafficante trovato in possesso nella provincia di Phu Yen, di numerosi serpenti, tra cui con cobra, ed alcuni varani. Tutti animali che sono già tornati in natura. I trafficanti cercano in tutte le maniera di sfuggire ai controlli di polizia, come ad esempio utiulizzando ambulanze per il loro spostamenti (vedi articolo GeaPress ).
 
GEA PRESS
6 NOVEMBRE 2013
 
BUSTO (VA), 15 GATTI SOMMERSI DAI RIFIUTI IN DUE CASE SPORCHISSIME
Nei guai un'anziana. Alcuni felini smembrati, altri in fuga

  
Dopo numerose segnalazioni, le guardie zoofile Oipa di Varese hanno fatto un sopralluogo in una casa di Busto Arsizio, dove un'anziana donna viveva con circa quindici gatti in condizioni igienico-sanitarie disastrose. La situazione estrema era già stata evidenziata parecchie volte alle forze dell'ordine dai vicini, esasperati dal degrado e dal cattivo odore proveniente dall'abitazione, ma non c'era stato nessun riscontro.
Dopo una serie di verifiche, le guardie dell'associazione, appurato che la donna versava in precarie condizioni psichiche ed era in possesso di una pistola, hanno organizzato un intervento d'urgenza con l'aiuto della polizia locale.
L'ispezione nelle due case intestate all'anziana ha messo in luce una situazione drammatica: le finestre erano serrate per impedire ai gatti di scappare, l'aria era irrespirabile dall'odore nauseabondo delle feci e dell'urina dei felini e le stanze completamente occupate da spazzatura accumulata per mesi.
Dei 15 gatti dichiarati, tre sono stati messi in salvo, altrettanti sono stati trovati deceduti o smembrati, mentre alcuni sono riusciti a scappare. Impossibile al momento avere un conteggio preciso, perché altri corpi potrebbero essere sommersi dalla montagna di rifiuti.
La donna è stata sottoposta ad un Trattamento sanitario obbligatorio (Tso). Invece, i gatti salvati, infestati da vermi e parassiti, saranno affidati al gattile sanitario per tutti gli accertamenti necessari. Sono poi previsti ulteriori sopralluoghi nelle abitazioni per verificare la presenza di altri gatti e assicurare cibo agli esemplari in stato di libertà.
"La gravità della situazione nella quale ci siamo imbattuti dovrebbe far riflettere su come troppo spesso le istituzioni scelgano di non occuparsi di persone che non sono più in grado di badare a se stesse e trascinano anche gli animali in pericolose spirali di degrado e autodistruzione - sottolinea Carlo Tommasini, coordinatore del nucleo di guardie zoofile Oipa di Varese e provincia - Il disagio degli animali è a volte lo specchio del disagio delle persone che li detengono, auspichiamo quindi una collaborazione sempre maggiore con forze dell'ordine ed istituzioni affinché si inneschi un circolo virtuoso che giovi a persone e animali".
 
GEA PRESS
6 NOVEMBRE 2013
 
Busto Arsizio (VA) – La casa dei gatti imprecisati. Per le Guardie OIPA potrebbero essere morti sotto i cumuli di rifiuti (FOTOGALLERY)
Gli animalisti: per prevenire è indispensabile un maggiore controllo delle Istituzioni.
 
Condizioni igienico sanitarie disastrose. Così le Guardie OIPA commentano nel loro comunicato quanto rinvenuto nell’abitazione di Busto Arsizio (VA) dove una anziana signora viveva con i proprio gatti. A quanto sembra, sia  vivi che morti.
Una situazione  già nota, se si considera il numero delle segnalazioni che erano arrivate all’OIPA. Lamentele che sarebbero state fatte pervenire anche alle Forze dell’Ordine ma, stante quanto riportato dall’OIPA, senza particolari riscontri. Eppure, in quella casa è stata trovata finanche una pistola oltre alle condizioni generali della signora evidentemente non più in grado di badare a sé stessa. Dunque il sopralluogo congiunto con la Polizia Locale.
Due abitazioni di riferimento che sarebbero state caratterizzate da finestre serrate a quanto pare per impedire ai gatti di potere scappare. Conseguenza di ciò, l’aria risultava satura dalle esalazioni delle feci e dell’urina dei felini. Le stanze, poi, con spazzatura che sembrava accumulata da non poco tempo.
In tutto quindici gatti “dichiarati”. Tre di loro sono stati trovati in condizioni di vita definite inaccettabili. Altrettanti deceduti e smembrati. Altri sono riusciti a fuggire. Di fatto è ancora in corso il conteggio non potendosi escludere che alcuni corpi siano al di sotto dei cumuli di rifiuti.
Trattamento sanitario per la donna, mentre i gatti, trovati infestati da vermi e parassiti, sono stati affidati al gattile sanitario. Le Guardie dell’OIPA hanno assicurato successivi sopralluoghi al fine di potere alimentare i gatti fuggiti all’esterno dell’abitazione.
“La gravità della situazione nella quale ci siamo imbattuti dovrebbe far riflettere su come troppo spesso le istituzioni scelgano di non occuparsi di persone che non sono più in grado di badare a sé stesse e trascinano anche gli animali in pericolose spirali di degrado e autodistruzione – sottolinea Carlo Tommasini, coordinatore del nucleo di guardie zoofile OIPA di Varese e provincia -  Il disagio degli animali è a volte lo specchio del disagio delle persone che li detengono, auspichiamo quindi una collaborazione sempre maggiore con forze dell’ordine ed istituzioni affinché si inneschi un circolo virtuoso che giovi a persone e animali”.
VEDI FOTOGALLERY:
 
VARESE NEWS
6 NOVEMBRE 2013
 
Busto Arsizio (VA)
Viveva nella spazzatura con gatti malati o morti da tempo
Ad allarmare i vicini l'odore nauseabondo che proveniva dall'abitazione. Oipa e Polizia Locale hanno rinvenuto quintali di rifiuti, resti di felini ed esemplari malati
 
A seguito di numerose segnalazioni le guardie zoofile OIPA di Varese hanno effettuato un sopralluogo in un’abitazione di Busto Arsizio dove un’anziana donna viveva con circa quindici gatti in condizioni igienico sanitarie disastrose. La situazione estrema era già stata evidenziata numerose volte alle forze dell’ordine dai vicini esasperati dal degrado e dal cattivo odore proveniente dall’abitazione, ma non avevano avuto riscontro.  Dopo una serie di verifiche le guardie zoofile, appurato che la donna versava in precarie condizioni psichiche ed era in possesso di una pistola, hanno organizzato un intervento d’urgenza con l’ausilio della Polizia Locale.
L’ispezione delle due abitazione intestate all’anziana ha messo in luce una situazione drammatica: le finestre erano serrate per impedire ai gatti di scappare, l’aria era resa irrespirabile dalle esalazioni delle feci e dell’urina dei felini e le stanze completamente occupate da spazzatura accumulata per mesi. Dei 15 gatti dichiarati, 3 sono stati salvati da condizioni di vita inaccettabili, altrettanti sono stati trovati deceduti o smembrati, mentre alcuni sono riusciti a scappare. Impossibile al momento avere un conteggio preciso perché altri corpi potrebbero essere sommersi dall’ingente quantità di rifiuti. La donna è stata sottoposta a un trattamento sanitario obbligatorio e i gatti salvati, infestati da vermi e parassiti, saranno affidati al gattile sanitario per tutti gli accertamenti necessari. Sono inoltre previsti ulteriori sopralluoghi nelle abitazioni per verificare la presenza di altri gatti e assicurare cibo gli esemplari in stato di libertà.
«La gravità della situazione nella quale ci siamo imbattuti dovrebbe far riflettere su come troppo spesso le istituzioni scelga no di non occuparsi di persone che non sono più in grado di badare a sé stesse e trascinano anche gli animali in pericolose spirali di degrado e autodistruzione – sottolinea Carlo Tommasini, coordinatore del nucleo di guardie zoofile varesotte e provincia - Il disagio degli animali è a volte lo specchio del disagio delle persone che li detengono, auspichiamo quindi una collaborazione sempre maggiore con forze dell’ordine ed istituzioni affinché si inneschi un circolo virtuoso che giovi a persone e animali».
 
IL GIORNO
6 NOVEMBRE 2013
 
Asino in mezzo alla strada: auto distrutta, muore l'animale
 
Bergamo - Stava guidando la sua auto per andare al lavoro, questa mattina verso le 5.30, quando ha avuto un brutto incidente nella frazione di Fiorine, a Clusone.
L'uomo, però, non si è scontrato con un'altra vettura, neppure con un furgone, una motocicletta o una bici. In mezzo alla strada si è improvvisamente trovato un asino e non ha fatto in tempo a deviarlo:  distrutta la macchina, illeso l'automobilista mentre per l'animale non c'è stato nulla da fare. L'asino è morto a causa dell'investimento e del violento impatto.
 
GEA PRESS
6 NOVEMBRE 2013
 
Tavolara (OT) – Son ratti e non gatti. L’eradicazione del Ratto nero per difendere la rara Berta minore
Polemica sulla possibile distribuzione del veleno
 
E’ polemica, ad Olbia, in merito ad un progetto di eradicazione del ratto dall’isola di Tavolara. Un invio di mail che in queste ore sta interessando le redazioni dei giornali e le associazioni ambientaliste, solleva l’esigenza di  una maggiore chiarezza proprio sul progetto di derattizzazione-eradicazione. A livello locale, però, sono stati toccati altri temi che riguardano, in sostanza, le diverse attenzioni dell’uomo in funzione di diverse specie animali. Nel caso specifico le due specie sono il Ratto e La Berta Minore.
Il primo non è poi, ma solo rispetto a suoi stretti cugini grigi, così invasivo. Il ratto nero da eradicare, è molto meno diffuso rispetto al famoso Ratto norvegese, ovvero il più noto surmolotto. Per eradicare lui, bisognerebbe in sostanza eradicare l’uomo. A Tavolara, come probabilmente in altri posti, il Ratto nero reca danni alle colonie di Berte minori, un raro uccello pelagico che proprio tra le rocce dell’isola trova una sua roccoforte di nidificazione.
Quello che però trapela nella polemica è se sia giusto, nel tentativo di salvare un animale, ucciderne un’altro. Di mezzo, ancora una volta, c’è la diversa sensibilità dell’uomo. Non c’era, ad esempio, alcun impedimento tecnico tra l’uccidere i gatti di Pianosa, nell’arcipelago toscano, invece che catturali e trasferirli in colonia al di fuori dell’isola. Se ne è occupata la stessa ditta che dovrà ora intervenire a Tavolara, ma in quel caso la popolazione dei gatti nell’isola di Pianosa è stata drasticamente ridotta con metodi incruenti anche a scapito di lasciarne alcuni e dovere di tanto in tanto ripetere il controllo. La ditta, infatti, fornisce la spiegazione di alcuni gatti diffidenti e, pertanto, imprendibili. Con il veleno, ovviamente, non ci sarebbe stato questo problema.
Ritornando in Sardegna, c’è poi da rilevare come nella vicina Molara, il ratto era stato eradicato. Poi, però, è tornato. L’analisi genetica, informa l’Area Marina Protetta, avrebbe però dimostrato che trattavasi di diversa popolazione ovvero casualmente introdotta dall’uomo, tanto da fare chiamare in causa interventi di bio security. In parole povere, isolare l’isola da tutte le possibili fonti di contaminazione da ratto. Impresa ardua, visto che il ratto è veicolato dall’uomo.
C’è poi il problema della presenza di animali possibili predatori dei ratti (dice sempre chi protesta) che potrebbero morire con il veleno mangiato dal roditore, ma al di là di questo sorge il dubbio di come si sia comportato il ratto non negli anni, ma nei secoli. La sua presenza in Europa è accertata, non a caso, dai tempi della peste. In Sardegna, poi, sembra siano stati scoperti dei resti di gran lunga antecedenti. Da quanto tempo il ratto nero vive a Tavolara e come ha fatto la Berta minore a non soccombere? Chi garantirà poi, che una nuova variabile umana non lo riporterà nel giro di poco tempo?
Forse in questi progetti, oltre alle critiche sul metodo, appare anche una certa continuità  che se non bene dimostrata potrebbe significare la fallacità del metodo. Nel caso di Tavolara, dichiara la ditta incaricata, è stato negli anni scorsi eseguito un monitoraggio. Dunque si vedrà, sempre che sul progetto non arrivino ad incidere le polemiche di questi giorni. Di certo “eradicare”, ovvero in questo caso uccidere, non ingrana con un progetto finanziato che si intende appellarsi “LIFE”.
 
IL CENTRO
6 NOVEMBRE 2013
 
La seggiovia è ferma: i cervi nell’oasi senza acqua né cibo
 
SCANNO (AQ) - Sono senza cibo i cervi dell’area faunistica di Colle Rotondo, l'oasi costruita a due passi dalle piste del bacino sciistico di Scanno. Con il fermo della seggiovia di arroccamento, scattato alla fine dello scorso mese di settembre, è sempre più difficoltoso alimentare gli animali che nel 2000 sono stati reintrodotti nell'area dalle guardie del Parco nazionale d'Abruzzo. L'Ente gestisce l'oasi assieme al Comune, ma i cervi rischiano di essere trasferiti altrove se nella prossima stagione invernale la stazione sciistica dovesse rimanere chiusa e senza gestore. A dover provvedere alla cura dei cervi è il gestore degli impianti di risalita, ma scaduto il contratto con la vecchia società che amministrava la stazione sciistica gli animali sono da circa due mesi senza cibo e senza nessuna assistenza. Attualmente è il vecchio responsabile delle seggiovie che, di tanto in tanto, provvede ad alimentare gli animali grazie all'utilizzo di automezzi fuoristrada per salire su Monte Rotondo. «Di tanto in tanto capita anche qualche volontario, che si offre di raggiungere gli animali a monte», spiega l'amministratore delegato della società Sciare a Scanno, Emanuele Paulone, «ma senza l'utilizzo dell'impianto è sempre più problematico avere cura degli animali. Per contratto avrò cura dei cervi fino alla fine del mese di novembre», precisa l’amministratore di Sciare a Scanno. L'area faunistica di Colle Rotondo si trova a 1.700 metri e a 30 metri da un laghetto artificiale. Prima area faunistica della zona dedicata al cervo, l'oasi rappresenta una grande attrattiva estiva grazie alla presenza di alcuni splendidi esemplari di cervo – tre maschi e una femmina – che possono essere ammirati a pochi metri di distanza dai visitatori anche se l'intera zona è recintata.
 
LA SICILIA
6 NOVEMBRE 2013
 
Nuova strage di colombi nella villa comunale

Salvo Sessa

 
Prov. di Catania - Nuova strage di animali a Riposto. Questa volta, teatro dell'ignobile azione è stata la villa comunale Edoardo Pantano di corso Italia, dove sono state rinvenute, ieri mattina, nei vialetti del giardino pubblico una trentina di carcasse di colombi avvelenati. Diversi esemplari sono stati ritrovati anche nell'adiacente via Francesco Crispi, dove è ubicato il plesso scolastico Marano.
La presenza dei colombi avvelenati è stata segnalata da alcuni frequentatori della villa al locale comando della polizia municipale che ha inviato sul posto una pattuglia composta dall'agente accertatore Francesco Previtera e dagli ausiliari Giovanni Girgenti e Maurizio Puglisi. Dopo il sopralluogo, la carcassa di uno de i colombi avvelenati è stata presa in consegna dal veterinario dell'Asp Alfio Russo, che provvedere a inviarla all'Istituto Zooprofilattico di Catania pe r stabilire la natura del veleno utilizzato.
Anche in questo caso si sospetta - come nella strage di gatti e colombi scoperta domenica nella spiaggia di via Colombo - che il cibo ingerito dagli uccelli contenesse un letale insetticida. «A commettere tale azione nei confronti di animali indifesi - commenta Maria Grazia Bechini, presidente dell'associazione animalista Arca - non può essere stata che una persona irresponsabile. L'individuo che ha commesso quel gesto criminale non ha tenuto conto che quei bocconi avvelenati destinati agli animali potevano essere raccolti e ingeriti anche dai bambini che frequentano la villa Pantano».
«Ho chiesto ai vigili urbani - afferma il sindaco Enzo Caragliano - una dettagliata relazione su questo nuovo deplorevole episodio, commesso a 48 ore da quello in spiaggia. Appreso il fatto, ho chiesto l'intervento dei veterinari dell'Asp e disposto la rimozione dei colombi avvelenati. Sono episodi inqualificabili che offendono la comunità».
 
PARMA ONLINE
6 NOVEMBRE 2013
 
Animali e disabilità: La storia di Barbara
Quando gli animali diventano balsamo per il cuore di tutti noi, normodotati o diversamente abili:"Non fanno di queste distinzioni, loro amano e basta”.
 
PARMA - Barbara ha 36 anni, vive in provincia di Verona con mamma, papà ed i suoi inseparabili gatti: Macchia, Brusca e Virgola. La bellezza di questi tre micioni da compagnia è pari a quella della loro padrona che, tra una scrivania di trucchi e un letto pieno di peluche e coperte colorate, ci racconta quanto sia importante la presenza degli animali per chi, come lei, ha una disabilità motoria.
Com’è il rapporto coi tuoi gatti e cosa rappresentano per te? 
Ho gatti da quando avevo circa 8 anni. I primi sono stati un siamese ed un persiano, maschio e femmina rispettivamente. Il primo, Meo, é vissuto con me fino alla meravigliosa età di 23 anni, è stato il mio grande amico, il mio amore, il mio confidente e la mia colonna durante molti momenti bui della vita. Viveva in simbiosi con me e mi ha aiutato a vivere meglio anche la malattia. Mea, la persiana, era invece aristocratica e molto solitaria, a modo suo presente ma decisamente gatta snob. Il rapporto con lei era di convivenza animale-padrone, diciamo che mi sopportava. Per ultimi sono arrivati tre trovatelli lacustri, senza arte nè razza: Macchia, Brusca e Virgola. Hanno il loro carattere forte ed indipendente, sono genealogicamente figli di gatti nati e cresciuti in strada eppure, a modo loro, mi vogliono bene e mi stanno vicino. Anche loro in qualche modo rappresentano uno stimolo di vita e una fonte di amore, genuina e gratuita, incapace di estinguersi e volutamente ricercata.
Riesci ad occuparti di loro da sola in casa? 
Sfortunatamente no. Riesco a fare solo poche cose e non sempre. Quel poco che faccio si limita a qualche mansione di pulizia del gatto (pulizia occhi e orecchie e controllo pelo) e pagamento di tutte le spese veterinarie e personali dei mici. Mi aiutano mamma e papà nel cambio lettiere ed acqua nelle rispettive ciotole.
Dove amano dormire? Virgola sopra a Gina, un sacco porta pigiama a forma di giraffa, ovviamente posizionato sul mio letto. Brusca sempre sul mio letto, lungo la linea della mia schiena, solitamente abbastanza vicina per passare la notte a fare le fusa e a farsi accarezzare. Macchia sulle mie coperte o sul tappeto, comunque quasi sempre in camera mia oppure in camera degli ospiti, è meno invadente.
Sono dei coccoloni e passano con te la maggior parte della notte? 
Posso affermare con certezza che i miei gatti amano il mio letto e che si concedono anzi mi concedono l'onore di coccolarli e di dormire con loro. Però se devo essere sincera, la più coccolona è la Brusca che forse è la più simile a me: cicciona, un pò sfortunata per via del bacino disallineato, facilmente corruttibile... basta muovere le dita della mano da sotto la coperta che lei attacca il motore, inizia a fare le fusa e si metta a pancia all'aria in attesa di coccole.
Nei momenti di sconforto ti sono vicini? 
Sempre!? I gatti sentono quanto i cani quando i loro padroni umani vivono degli stati particolar i. Non importa se si tratta di tristezza, dolore, gioia o felicità, loro percepiscono tutto e ci sono vicini...mi sono vicini e a modo loro mi aiutano e condividono con me tutto quanto accade.
Consiglieresti la pet-therapy a chi è diversamente abile?
Sicuramente.?Non solo per chi ha problemi di handicap fisici ma anche psichici. Trovo che la  pet-therapy è adatta anche alle persone anziane e trovo vergognoso che spesso nelle case di riposo, dove alcuni anziani si ritirano, non sia concesso di poter portare i propri compagni di vita a quattro zampe. Gli animali sono balsami per il cuore di tutti noi, normodotati o diversamente abili, loro non fanno di queste distinzioni...loro amano e basta!
Per una persona che, come te, ha così bisogno dei suoi gatti, ritieni sia importante che strutture alberghiere ed affini abbiano attrezzature anche per loro? 
Credo che sarebbe ora che come in molte altre parti del mondo le strutture ricettive, non solo gli alberghi, si potesse viaggiare e pernottare con i propri animali da compagnia, ovviamente seguendo comunque delle regole comportamentali e pagando anche una piccola quota per il loro soggiorno.
Che consiglio daresti a tutti coloro che hanno figli con disabilità sull’introduzione di un animali da compagnia in casa?
Direi che un animale da compagnia può fare molto sia per alleviare il dolore e le sofferenze, certe volte silenti e non espresse , dei figli che dei genitori. Ci obbliga a pensare al di fuori dei soliti e limitativi schemi della malattia, ci porta a esplorare nuovi mondi e spesso anche a conoscere nuovi amici o nuove persone. Favorisce l'affività e spesso aiuta anche ad affrontare in maniera meno dolorosa la quotidianità.Posso aggiungere una cosa che esula dalle domande dell'intervista? Amici, se pensate di prendere con voi un micino o un cagnolino non acquistatelo a caro prezzo da terzi ma guardate in un gattile o in un canile. Cercate chi è abbandonato e che nessuno vuole, donatevi un figlio o una figlia di nessuno e credetemi....tanto sarà l'amore che riceverete in cambio, per tutta la vita che trascorrerete insieme. G.S.
 
GAZZETTA DI MANTOVA
6 NOVEMBRE 2013
 
News e stravaganze a quattrozampe. Vita da cani.
Il fenomeno dell’abbandono in continuo aumento

Il tecnico informatico americano Gary Matthews ha deciso di vivere letteralmente come un cane: passa le sue giornate indossando un costume da cane, gira a quattro zampe e mangia, spesso, cibo per cani da una ciotola. Matthews "cane" si chiama "Boomer the Dog" e molte sue video-interviste si trovano su Youtube! Un cane rapinatore? Capita anche questo! A San Antonio in Texas un ladro ha pensato bene di rapinare un ristorante accompagnato dal suo piccolo chihuahua. Il cane, però, ha cominciato ad abbaiare attirando l'attenzione delle forze dell'ordine, arrivate allo scattare dell'allarme, e ha permesso alla polizia di arrestare il suo padrone. L'abbandono degli animali domestici non conosce più stagione. Se prima era soprattutto l'estate a rappresentare il periodo più critico per i pelosi, adesso il fenomeno dell'abbandono si allarga a tutto l'anno. Anche lo scorso ottobre, sono state più di 300 le segnalazioni di cani abbandonati su strade e autostrade nazionali. Secondo i dati delle maggiori associazioni animaliste sono circa 120 mila i cani abbandonati annualmente per strada o nei canili: in pratica si abbandona un cane ogni 4 minuti e mezzo. Sembra che il 30% degli abbandoni sia dovuto a condizioni economiche disagiate e un'altra parte, invece, all'anzianità dell'animale.
 
GEA PRESS
6 NOVEMBRE 2013
 
Fede di caccia – Dopo la Madonna del Buon Bracconiere arriva quella con il fucile
L'incredibile iniziativa di qualche amico della caccia. L'On.le Zanoni: un'offesa da tempo tollerata
 
In provincia di Brescia, la “Madonna del buon bracconiere”, voluta da un gruppo di cacciatori locali, è finita finanche in un comunicato del Corpo Forestale dello Stato dopo che l’impianto di cattura non regolare che parrebbe avere ispirato il tutto, è finito sotto sequestro.
A Cavallino Treporti (VE), invece, la statuina della Madonna è addirittura apparsa con un fucile in mano. Per chiedersi il perchè, basta leggere l’iscrizione sottostante: “A protezione di tutti coloro che amano l’ambiente lagunare. I cacciatori lagunari Cavallino Treporti VE“. Sul web si è scatenato il putiferio. Giornali che a raffica hanno ripreso la notizia ed il video dell’incredibile iniziativa. C’è chi ha accusato di blasfemia e chi ha ironizzato su una sorta di protezione molto particolare che, chissà perchè, vorrebbero i cacciatori locali. Il filmato è finito pure nella bacheca del Sindaco, da più persone chiamato in ballo e finora silente.
Non poteva ovviamente mancare il commento di chi, molto più terrenamente, si è trasformato in un vero e proprio incubo per i cacciatori. Si tratta dell’eurodeputato veneto Andrea Zanoni. Da quando è stato eletto a Strasburgo sta bastonando il sistema secolare di pax-cacciatrice che sembra regnare in regione. Un esempio per tutti, le tanto famose cacce in deroga.
Per Zanoni i cacciatori sarebbero così arrivati alla frutta. “Non sanno più a cosa aggrapparsi – riferisce nel suo comunicato l’Eurodeputato – pur di sostenere una pratica ormai non più sostenibile e osteggiata dall’80 per cento dei cittadini italiani”. Secondo Zanoni, però, quella statuetta è stata installata ormai anni addietro e con il bene placito della autorità e del Parroco. “Al di là delle credenze religiose di ciascuno – ha aggiunto l’On.le Zanoni – trovo totalmente fuori luogo accostare un simbolo di pace, amore e fratellanza come la Madonna a uno strumento di morte e distruzione come un fucile”. Sempre secondo Zanoni pr oprio in laguna ogni anno trovano  la morte molte migliaia di animali. Ovviamente il riferimento è agli stessi cacciatori.
L’invito è ora rivolto alle Autorità. Provvedano subito alla rimozione della statuetta la quale, ad avviso di Zanoni “offende la sensibilità pubblica della maggioranza dei veneziani ed italiani che con la caccia e le armi non vogliono avere niente a che fare“.
 
LA NUOVA SARDEGNA
6 NOVEMBRE 2013
 
Carne di cinghiale, un business che fa gola ai bracconieri
 
di Angelo Fontanesi
 
NUORO - L’ultimo episodio che certifica la crescita esponenziale del fenomeno del bracconaggio su tutto il territorio del Nuorese si è verificato venerdì scorso a Orosei, in località Muriè, dove all’interno del perimetro dell’autogestita Gollei Mannu una pattuglia del Corpo forestale della stazione di Orosei, con il nucleo investigativo di polizia ambientale dell’Ispettorato di Nuoro, ha rinvenuto una quindicina di lacci d’acciaio posizionati lungo una recinzione metallica e individuato il presunto autore dell’attività illecita. Per la cronaca si tratta di un allevatore di 53 anni (P.S.) che oltre che per bracconaggio è stato denunciato a piede libero anche per maltrattamento di animali in quanto sorpreso a sopprimere crudelmente un cagnetto meticcio intrappolato in un laccio. Ma sono decine e decine ogni giorno le trappole per selvaggina di vario tipo che vengono trovate nelle campagne dagli agricoltori e dagli stessi cacciatori. Per lo più sono cappi realizzati con cavetti di acciaio attaccati alla reti di recinzione, ma anche gabbie in metallo facilmente smontabili e trasportabili. Trappole silenti ed estremamente efficaci che stanno soppiantando il classico “punteramento” notturno con doppietta, tattica decisamente più rumorosa e dunque più pericolosa per il bracconiere. Fatto sta la caccia grossa in Sardegna non chiude mai, e che la carne di cinghiale abbondi in ogni stagione sulle tavole di tantissime famiglie e non manca mai nei menù di tanti ristoranti tipici e agriturismi. Un business in piena regola, che occupa un numero sempre più crescente di vecchi e nuovi adepti e che vale decine e decine di migliaia di euro. Trovare carne di cinghiale selvatico non è certo un problema: basta essere disposti a pagare dai 20 ai 30 euro al chilo. E, sempre pagando profumatamente, non è difficile neanche reperire sul mercato la sua salsiccia e altri prodotti derivanti da macellazioni e lavorazioni clandestine. Tutto in nero ovviamente, e senza nessun controllo sanitario, con il rischio per “l’utilizzatore finale” di contrarre epidemie pericolosissime come trichinellosi e altre malattie. Ad arginare il bracconaggio sul campo ci sono soprattutto i ranger del Corpo forestale, ma la dimensione del fenomeno è tale che i loro sporadici interventi alla fine sortiscono una funzione deterrente piuttosto blanda. «La pratica del bracconaggio nelle nostre campagne esiste da sempre e l’attuale alto numero di cinghiali la sta amplificando – conferma Vittorio Siotto, dirigente del centro operativo del Corpo forestale e di vigilanza ambientale di Nuoro – Noi facciamo quanto possiamo, ma è anche vero che con tutte le deleghe che ha adesso il Corpo più di tanto non si riesce a fare». Qualcosa in più si potrebbe fare intensificando i controlli sulla tracciabilità delle carni selvatiche commerciate nei ristoranti tipici e negli agriturismo. Ma anche in questo campo la penuria di organico delle istituzioni preposte ai controlli (forze dell’ordine e Asl) gioca un ruolo fondamentale a favore dei bracconieri. Intanto, chi in Sardegna vorrebbe trarre legale profitto dall’allevamento del cinghiale e dalla lavorazione delle sue carni trova sempre più difficoltà e getta la spugna. «Ci sono troppe prescrizioni e norme rigidissime che di fatto rendono impossibile realizzare un allevamento di cinghiali – dice Luca Belloi, titolare di una azienda agricola sul Monte Ortobene e sino a pochi anni fa uno dei rarissimi allevatori di cinghiali per u so alimentare in tutta l’isola – Io per questo ho dovuto rinunciare, ed è un peccato perché la carne di cinghiale sardo è ricercatissima». Così, i ristoratori che vogliono vendere “cinghiale sardo” senza incorrere in rischi, acquistano cinghiali provenienti da allevamenti autorizzati dell’est Europa ma anche di Toscana e Corsica. Sennò c’è l’amico bracconiere, sempre pronto e sempre ben fornito.
 
SUPER MONEY
6 NOVEMBRE 2013
 
Cani, come li avveleniamo senza saperlo
Molti cibi che noi consideriamo "ghiottonerie" fanno molto male ai nostri amici a quattro zampe.
 
Non sono più i tempi in cui i cani si accontentavano degli avanzi e delle briciole della tavola del padrone. Oggi vengono coccolati e viziati fino a "snaturarli" alle volte e spesso si somministrano loro cibi assolutamente non adatti e pericolosi per la loro salute. Molti manicaretti e leccornie che solleticano il nostro palato non sono assolutamente adatti a loro ed alcune sostanze sono nocive o addirittura letali per i nostri amici a 4 zampe.
I veleni nella ciotola
Molti dei disturbi di cui soffrono gli animali domestici sono dovuti a scorrette abitudini alimentari indotte dai loro amici umani. Sulle nostre tavole si nascondo veleni camuffati da ghiottonerie:
Cioccolata: estremamente pericolosa per il suo contenuto di teobromina, che l'organismo dei cani non è in grado di metabolizzare: 30 grammi per chilogrammo di peso corporeo sono sufficienti a provocare effetti tossici o addirittura letali.
Uva: sia fresca che sultanina risulta tossica e provoca gravi danni ai reni; un quantitativo tra i 250 e i 900 grammi (a seconda del peso corporeo dell'animale) può risultare letale.
Patate e pomodori acerbi contengono solanina, una tossina che può causare danni al loro organismo.
Noci di macadamia: i cani gradiscono il loro gusto ma provocano sintomi evidenti di depressione, tremori e febbre, dolori addominali e vomito spesso seguiti da problemi neurologici e di coordinazione motoria. Sono tossiche anche a basso dosaggio e 2 o 3 noci possono provocare gravissimi disturbi a un cane di piccola taglia.
Caffè e tè: la caffeina, oltre a disturbi gastrointestinali, può provocare alterazioni del ritmo cardiaco.
Alcool: bevande come il vino o la birra possono intossicare i cani provocando vomito, diarrea, scompensi a carico del sistema nervoso centrale, squilibri nel metabolismo e coma. Il cane, infatti, non ha gli enzimi necessari per metabolizzare l'alcool che, in elevate quantità può facilmente uccidere l'animale.
Gelati, caramelle, dolci e zucchero: il cane non assimila gli zuccheri facilmente. In particolare ha difficoltà a digerire il lattosio, spesso ingrediente di biscotti e dolci. Lo zucchero può provocare l'insorgere di diabete mellito.
Lievito: fare attenzione anche a pane e pizze lievitate, cibi da somministrare in piccole dosi, meglio se secchi.
Xilitolo: può danneggiare gravemente il fegato e si trova in dolci e merendine. Causa una riduzione del livello di glucosio nel sangue, perdita di coordinazione e spasmi. 
Cavoli e soprattutto cipolle: molto nocive, quasi velenose. Contengono disolfuro di n-propile, un composto che indebolisce e distrugge i globuli rossi fino a causare gravi forme di anemia emolitica, talvolta fatali. Assolutamente da evitare anche saltuari assaggi, poiché l'effetto è cumulativo.
Aglio: tossico sotto tutte le forme, crudo o cotto, interferisce con la capacità dei globuli rossi di trasportare ossigeno.
Spezie, condimenti, intingoli e cibi grassi: nella dieta del cane non devono essere presenti dal momento che predispongono l'animale a patologie come la pancreatite.
Cibi salati: il sale è dannoso per il sistema carciocircolatorio, se in eccesso.
Omogeneizzati: spesso contengono cipolla in polvere.
Avocado: foglie, frutto e semi contengono una tossina pericolosa per i cani.
 
IL GIORNALE
6 NOVEMBRE 2013
 
Cani e gatti tassati come lo champagne
Il governo non risparmia le cure veterinarie: aliquota a quota 22%
 
OSCAR GRAZIOLI
 
L'Iva colpisce l'incremento di valore che si verifica nel passaggio da un operatore economico all'altro su beni e servizi. Alcuni di questi servizi, per la loro elevata valenza sociale, ne sono esenti: le prestazioni mediche, quelle didattiche, i trasporti urbani, le biblioteche, i musei e gli asili, ma anche le operazioni creditizie, i servizi finanziari e assicurativi, le operazioni di Borsa. Vi sono poi beni di prima necessità (il pane, i formaggi, la verdura) cui si applicano aliquote agevolate dal 4 al 10%, così come sui servizi turistici e alberghieri.
Come è noto, dal 1° ottobre, in Italia l'aliquota massima è passata dal 21 al 22%, proiettandoci sempre più in alto nella scala europea e mondiale di chi ha la più elevata quota di questa discussa tassa indiretta, che si dice normalmente «colpisce» mentre, più correttamente si dovrebbe dire «ferisce» o «martoria» ulteriormente una popolazione ormai ridotta a una rapa, notoriamente esangue.
Fino a qualche anno fa le professioni sanitarie erano esenti da Iva. Come i medici, i dentisti e le ostetriche anche le parcelle dei veterinari non ne erano gravate. Tutto ciò in omaggio al fatto che una prestazione sanitaria abbia una valenza un tantino diversa da quella erogata da chi, del tutto rispettabilmente, gestisce un negozio di cravatte griffate o vende attrezzi erotici in un sexy shop. Chi va dal medico o dal veterinario non ci va per sfizio. Nel caso del veterinario ci va per due motivi: il primo è che probabilmente possiede un animale ammalato, il secondo è che vuole prevenire eventuali malattie trasmissibili dall'animale all'uomo, rare ma possibili, talvolta solo fastidiose, altre volte potenzialmente serie. Basterebbe citare i cosiddetti «funghi» (micosi), la scabbia (rogna), la malattia da graffio oppure, per andare su faccende molto più serie, la rabbia, la tubercolosi l'echinococcosi, la leptospirosi, le malattie trasmesse da zecche e insetti succhiatori di sangue, per capire quale formidabile «filtro sanitario» sia la figura del medico veterinario. Egli, attraverso la prevenzione e la cura sugli animali, evita alle persone di contrarre malattie comuni agli uni e agli altri, facendo peraltro risparmiare allo Stato milionate di euro, tra visite mediche, specialistiche, analisi del sangue, ricoveri e assenze dal lavoro.
Qualche anno fa un solerte ministro di centrosinistra, invocando il recepimento di una direttiva europea, pensò bene di gravare le prestazioni veterinarie di un bel 20% di Iva. Non eravamo ancora alla canna del gas, eppure quando si tratta di intascare soldi per mantenere emolumenti d'oro alla burontocrazia, bulimica e perversa di questo Paese, i nostri governanti sono tutti presi da una sindrome vampiresca che, un tempo suggeva il sangue in modo nobile e gentile, come soleva il principe transilvano, mentre ora affonda i denti e lacera giugulari, senza tanti complimenti, di giorno e di notte.
Si sono succeduti governi di destra, di sinistra, di scopo, di saggi, di poco saggi, ma l'Iva sulle prestazioni veterinarie per i Pet e i loro alimenti non ha fatto che aumentare. Siamo ora al 22%, l'aliquota più alta, quella di aragoste, champagne e gioielli. Solo su scatolette e sabbietta, necessari per mantenere un gatto, volano via centinaia d'euro all'anno in Iva. Su 50 euro di prestazione veterinaria se ne vanno in Iva ben 11.
Tassate pure l'affetto e la medicina preventiva. Vi aspettiamo con la bocca strapiena di queste parole alla prossima campagna elettorale.
 
GIORNALETTISMO
6 NOVEMBRE 2013
 
Le immagini shock dei cani uccisi in strada dalla folla
 
Una serie di immagini inquietanti mostrano come alcuni cani in Cina siano stati bersagliati con pietre e bastonati nelle strade di un villaggio cinese. La Peta ha detto all’Huffington Post che «le persone dovrebbero indignarsi» guardando il trattamento disumano che viene riservato a questi animali. LA CACCIA AL CANE - «Purtroppo questo tipo di abusi è perfettamente legale in Cina, dove non ci sono leggi sul maltrattamento degli animali e anche se il fatto di possedere degli animali in Cina in alcune zone viene tollerato maggiormente rispetto ad un tempo, è ancora considerato un fatto relativamente nuovo nel paese» aggiungono gli attivisti per i diritti degli animali. I due cani appartenevano ad un abitante di un villaggi o che li usava per proteggere il suo gregge di pecore. Dewei Hsieh ha detto all”agenzia di stampa CEN che i cani erano ben addestrati e non rappresentavano un pericolo per le persone. Un portavoce della polizia ha detto che tra le persone che hanno preso parte alla caccia vi erano circa 40 guardie di polizia e circa 20 poliziotti armati di pistole, mentre i civili brandivano delle vanghe.
SOLO L’ULTIMO DEGLI ATTI DI CRUDELTÁ - Uno dei due cani ha cercato di nascondersi nell’erba alta, ma è stato individuato dalla polizia e raggiunto da sei colpi di arma da fuoco, ma siccome era ancora vivo è stato finito a colpi di vanga. L’altro cane, un mastino nero si era nascosto sotto un telo che copriva dei materiali edili e una volta individuato è stato preso a sassate e finito sempre a colpi di vanga. I gruppi per la difesa dei diritti degli animali hanno detto che questo è solo l’ultimo degli atti di crudeltà nei confronti degli animali in Cina. All’inizio di quest’anno la Peta ha rivelato come molti animali domestici vengano scuoiati vivi per rifornire l’industria della pelliccia in Cina. Il video seguente mostra come cani, gatti e conigli vengano sistematicamente scuoiati dagli operai mentre sono ancora vivi.
FOTO E VIDEO
 
IL GIORNALE
6 NOVEMBRE 2013
 
La polizia del Nottinghamshire darà la pensione ai cani fuori servizio
1.500 sterline in tre anni per coprire le spese mediche degli animali "a fine carriera". Ma c'è chi pensa che, in tempi di ristrettezze, non sia una decisione saggia

Lucio Di Marzo

 
Fino a 1.500 sterline a testa in tre anni per pagarsi le cure e il mantenimento. Una piccola pensione, che dal mese prossimo arriverà mensilmente ad ogni cane poliziotto del Nottinghamshire, contea nelle Midlands inglesi. Conclusa la propria carriera al fianco dei poliziotti, i servitori della legge a quattro zampe continueranno a percepire una somma che coprirà le spese. Un'iniziativa introdotta - ha spiegato il comandante della polizia, Paddy Tipping - perché già ci si occupa degli ex agenti ed "è importante fare lo stesso anche per i nostri cani", che "hanno lavorato sodo".
Le forze di polizia della Contea hanno in dotazione 26 animali, dedicati alla ricerca delle persone scomparse, ma anche in funzione anti-droga e di ricerca del denaro. Nove di loro andranno in pensione nei prossimi tre anni e dunque potrebbero ricevere la pensione prevista.
L'iniziativa della polizia di Nottinghamshire non ha mancato di sollevare polemiche. I tagli al budget dovuti alla crisi economica hanno messo in difficoltà le forze dell'ordine, costrette a valutare attentamente le proprie voci di spesa.
L'idea di una pensione per gli animali, spiega il Nottingham Post, non è però una novità assoluta. La vera differenza tra questo caso e altri simili è che i soldi per garantire agli animali quanto gli spetta verranno direttamente dalle case della polizia e non fondi indipendenti.
 
NEL CUORE.ORG
6 NOVEMBRE 2013
 
FRANCIA, CERVO SALE SUL TETTO DI UNA CASA: INTRAPPOLATO (VIDEO)
L'animale aiutato a scendere dai vigili del fuoco
 
Gli abitanti di Verneuil-sur-Indre, in Francia, sono rimasti sconcertati quando hanno avvistato un cervo maschio bloccato su un tetto vicino al centro della città lunedì notte. L'animale era riuscito a salire sul garage, dove è rimasto intrappolato. Secondo le informazioni raccolte, le autorità ritengono che l'ungulato possa essere arrivato da un giardino adiacente e non sia riuscito a fuggire a causa di tegole scivolose. "Ha fatto di tutto per tornare indietro, ma scivolava e si è sdraiato sul tetto. Abbiamo dovuto trovare una soluzione", ha detto il sindaco della città, Philippe Bruneau, alla televisione francese bfmtv .
Da ieri mattina, una squadra di vigili del fuoco - insieme al p rimo cittadino e ad un membro di una federazione di caccia - ha fatto partire una missione di salvataggio per liberare il cervo in trappola. Tuttavia, l'operazione è stata tutt'altro che agevole. Visto che nella città non c'erano tranquillanti a portata di mano, un po' di improvvisazione è stata necessaria, ha fatto sapere "France Bleu". Utilizzando un lungo palo e un telo in modo tale da creare una base solida, i soccorritori sono riusciti a spingere delicatamente il cervo per aiutarlo a ritrovare un percorso che lo portasse con le zampe per terra. L'ungulato, forse appartenente alla razza cervo giapponese, ha fatto ritorno nella foresta vicina non appena è stato liberato.
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
6 NOVEMBRE 2013
 
USA, LA CORTE D'APPELLO FEDERALE: STOP ALLA MACELLAZIONE DEI CAVALLI
Dopo il ricorso presentato dalla Human Society
 
Una Corte d'appello federale ha temporaneamente fermato i piani delle aziende in New Mexico e del Missouri per iniziare la macellazione dei cavalli, due anni dopo che il Congresso revocato il divieto di questa pratica. La decima Corte d'appello americana di Denver ha emesso un'ingiunzione temporanea per bloccare i controlli negli impianti del Dipartimento dell'Agricoltura. Le ispezioni sarebbero dovute iniziare nei prossimi giorni, dopo che un giudice federale di Albuquerque venerdì scorso ha respinto un ricorso della Humane Society. Questa e altre associazioni animaliste hanno sostenuto che le autorità non sono riuscito a condurre controlli ambientali corretti quando hanno emesso i permessi per i macelli. La stessa Hu mane Society, quindi, ha presentato ricorso immediato e ha vinto un'ingiunzione di emergenza .
"La macellazione dei cavalli è un business disumano e predatorio. Siamo lieti di aver vinto un'altra battaglia in tribunale al fine di bloccare l'uccisione di questi animali sul suolo americano per l'esportazione in Italia e Giappone", ha detto Wayne Pacelle, numero uno di The Humane Society of United States. "Nel frattempo, stiamo raddoppiando i nostri sforzi al Congresso per garantire un divieto permanente sul massacro dei nostri cavalli in tutto il Nord America".
Blair Dunn, che rappresenta la Valley Meat Co. di Roswell, nel New Mexico, e la Rains Natural Meats di Gallatin, nel Missouri, ha sottolineato che la decisione ha carattere temporaneo. "Sappiamo che la Corte d'appello seguirà la legge e permetterà ai miei clienti di procedere al più presto con il loro lavoro", ha detto Dunn. Che ha aggiunto: "I ricorrenti hanno fatto affermazioni sbagliate. Attendiamo una decisione rapida e siamo certi che il giudizio della Corte distrettuale verrà rivisto".
 
GEA PRESS
6 NOVEMBRE 2013
 
Sudafrica – Caccia di frodo: un bracconiere ucciso ed un ranger ferito
Oggi sono stati resi noti i dati sulle uccisioni di rinoceronti. Sono già molti di più del totale dell'anno scorso

  
Drammatica scena quella che ieri mattina si è presentata agli Agenti della polizia sudafricana. La notizia, solo ora resa nota dalla stessa polizia, riporta l’arresto di cinque sospetti di età compresa tra 25 e 40 anni e di una sparatoria a Thula Thula, una riserva privata nello Zululand.
Un uomo già morto ed un ranger ancora in vita ma con più ferite da arma da fuoco. Attualmente la Guardia è ricoverata in ospedale in condizioni stabili.
A finire sequestrato è stato un fucile d’assalto di grosso calibro appartenente a quanto pare al padre del presunto bracconiere. Il proprietario è stato a sua volta arrestato per avere ceduto il fucile ad una persona priva licenza.
Proprio oggi, sempre in Sudafrica, sono stati diffuse le ultime statistiche sul numero di rinoceronti uccisi e gli arresti di bracconieri specializzati in questa caccia. Dall’inizio dell’anno i rinoceronti morti, sono già 825. Un numero record che supera di 157 unità il totale relativo al 2012. Nel 2011 furono 448 mentre, l’anno prima, 333. Il numero più alto di rinoceronti uccisi si registra nel Kruger Park. Si tratta, infatti, di 500 animali. In aumento anche gli arresti. Nel 2013 sono già 272, mentre l’anno scorso erano 267. 232 e 165 quelli avvenuti rispettivamente nel 2011 e 2010. Anche in questo caso il Kruger Park è il primo della lista con 101 arresti su 272 già registrati quest’anno.  I dati sono stati forniti dal Dipartimento dell’Ambiente del governo sudafricano.
 
GEA PRESS
6 NOVEMBRE 2013
 
Russia – Aspettando Vladimir Putin: beluga ed orche per la cattività acquatica di mezzo mondo
Dalla Cina all'Ucraina. La denuncia della Whale and Dolphin Conservation Society
 
Non sembra ancora avere ottenuto grandi successi la petizione internazionale rivolta al Presidente russo Vladimir Putin, con la quale si chiede il fermo delle cattura di delfini beluga ed orche nelle acque della federazione. Secondo la Whale and Dolphin Conservation Society, sarebbe addirittura a quota 1000 il limite annuale di  uccisioni e catture di beluga nei mari della russia. 320 quelli trasferiti in dodici anni nei delfinari di mezzo mondo. Paesi arabi come il Bahrain, l’Egitto, il Kuwait, gli Emirati Arabi e lo Yemen. Seguono poi Turchia ed Iran, Ucraina, Vietnam, Canada, Tailandia, Giappone, Serbia e Montenegro. In Cina, in appena due anni i beluga arrivati sarebbero ben 63. Le pressioni dei protezionisti sono invece riuscite a bloccare l’esportazione di 18 beluga verso gli Stati Uniti. L’invio era previsto per lo scorso agosto. C’è poi il mercato interno russo.
L’ultima polemica riguarda sette orche che sarebbero state catturate negli scorsi mesi nella costa orientale russa. Sempre secondo la WDC, le sette orche, in compagnia di un’altra già reclusa, sarebbero detenute in una struttura di Vladivostok.
I sospetti sono concentrati su possibili intrecci con strutture della cattività egiziana, ucraina oltre che della stessa russia. Anzi c’è pure chi ha collegato la stessa società che si è resa responsabile della cattura nella gestione dei cosiddetti “circhi d’acqua”. Ancora da definire la voce girata in merito ad una struttura cinese. Impossibile non pensare al colosso dei parchi acquatici, ovvero lo statunitense SeaWorld che da solo gestisce quasi la metà delle orche detenute in giro per il mondo. La società, però, ha smentito ogni implicazione ricordando che, salvo un animale in difficoltà e giudicato irrecuperabile, non esegue prelievi da 35 anni.
Si attende dunque di sapere dove finiranno le 7+1 orche russe.
 
NEL CUORE.ORG
7 NOVEMBRE 2013
 
NAPOLI, 12 ANIMALI MORTI TROVATI IN UN SACCO DELLA SPAZZATURA
La macabra scoperta in pieno centro
 
Tre anatre, otto galline e un cane, tutti morti, sono stati rinvenuti in un sacco della spazzatura in via De Gasperi, in pieno centro a Napoli. A fare la macabra scoperta gli agenti della polizia ambientale, allertati dalla segnalazione di un cittadino. Secondo alcune testimonianze, il sacco nero sarebbe stato lasciato a terra la notte scorsa. Dagli accertamenti eseguiti grazie all'intervento di Asl, Servizio veterinario e Asia, è stato appurato che il cane era dotato di microchip di identificazione e, quindi, si potrà risalire al proprietario ed avviare le indagini per identificare il responsabile dell'abbandono. E', inoltre, ipotizzabile il reato di maltrattamento di animali a causa dei segni di percosse rilevate sul corpo del cane. Grazie ai successivi risultati delle analisi, che condurrà il servizio veterinario, si potrà anche stabilire c on certezza la causa della morte e rischi infettivi di cui gli animali erano, eventualmente, portatori. Le carcasse sono state trasportate presso la struttura sanitaria veterinaria della direzione asl Napoli 1 per le analisi nell'attesa di riuscire a risalire ai responsabili dell'abbandono. Utili alle indagini sarà la visione dei video delle telecamere di zona che potrebbero fornire elementi importanti.
 
ANSA
7 NOVEMBRE 2013
 
Animali morti in sacco rifiuti a Napoli
Trovati da Polizia Municipale dopo segnalazione
 
NAPOLI - Una sacca contenente animali morti è stata trovata dalla sezione ambientale della Polizia municipale in via de Gasperi, a Napoli, dopo la segnalazione di un cittadino. Secondo alcuni testimoni la sacca sarebbe stata abbandonata nella notte. Nella sacca sono state trovate le carcasse di un cane, 8 galline e 3 anatre. Il cane era munito di microchip di identificazione e questo dovrebbe consentire di risalire al suo proprietario. Sull' animale c' erano evidenti segni di percosse.
 
GIORNALE DI BRESCIA
7 NOVEMBRE 2013
 
ALTA VALTROMPIA 
Bocconi avvelenati, taglia da 5mila euro
 
provincia di Brescia - Una «taglia» da 5mila euro sull’avvelenatore di cani in Valtrompia. La offre l’Associazione italiana difesa animali ed ambiente (Aidaa), che consegnerà la somma in contanti a chiunque fornisca informazioni utili all’individuazione - e quindi alla denuncia - del responsabile della strage di cani che si sta registrando in Alta Valle, specialmente sul territorio dei paesi che confinano con la Valsabbia.
Il fenomeno, secondo alcuni, è da ricondurre a un’antica «guerra» tra diverse squadre di cacciatori. Lo strumento della battaglia, un campo minato di bocconi avvelenati. A farne le spese sono i cani. Ne sono morti a decine: da caccia, ma anche comuni animali da compagnia. Altri esemplari, fortunatamente, sono stati salvati grazie al tempestivo intervento dei veterinari della zona. La misura dell’Aidaa è drastica. Obiettivo: stanare gli avvelenatori.
«A quanto ne sappiamo - afferma Lorenzo Croce, presidente del sodalizio - sono ormai diverse decine i cani morti. I responsabili vanno fermati ad ogni costo e con ogni mezzo legale a nostra disposizione». Il presidente ringrazia l’Amministrazione comunale di Collio che, attraverso il vicesindaco Fausto Paterlini, si è fatta carico «di avvisare la popolazione di quanto sta succedendo invitando a denunciare l’accaduto». Ora, nella vicenda, un nuovo elemento: 5mila euro a chiunque aiuterà a individuare chi dissemina i bocconcini.
 
GEA PRESS
7 NOVEMBRE 2013
 
Tolfa (RM) – Falco Pellegrino centrato da una scarica di pallini da caccia. Ossa fratturate e rischio saturnismo
L'animale salvato dall'Associazione Recupero Fauna ed affidato alle cure del Centro Veterinario Cassia.

 
Ha il corpo invaso dai pallini di piombo. Almeno diciassette quelli esattamente individuati ma in alcuni punti i proiettili appaiono sovrapporsi. Il povero Falco Pellegrino, nell’impatto con la rosa di pallini, ha riportato la frattura dell’osso dell’ala sinistra.
L’animale, atterrato a seguito della fucilata, è stato individuato a Tolfa (RM) dall’Associazione Recupero Fauna (ARF), una no profit operante nel Lazio e composta da veterinari, biologi e naturalisti, specializzati in fauna selvatica ed esotica. Molti i recuperi effettuati su segnalazione del Corpo Forestale dello Stato.
Le condizioni del Falco Pellegrino sono apparse subito gravi. L’animale, dal 4 novembre scorso, è ricoverato presso il Centro Veterinario Cassia diretto dal dott. Adriano Dinacci. Secondo il professionista, da noi contattato, la frattura è di una certa importanza. Il rapace dovrà per questo essere sottoposto ad un intervento chirurgico nella speranza, riferisce il dott. Dinacci a GeaPress, di potere risolvere il grave danno subito. Il tutto in funzione di una piena riabilitazione e successiva liberazione. La strada, comunque, sarà lunga.
Secondo la dott.ssa Sabrina Calandra, presidente dell’Associazione Recupero Fauna, il rischio è anche quello del saturnismo, ovvero l’avvelenamento da piombo. Si tratta di una malattia molto grave, che può condurre alla morte. Non sempre, infatti, è possibile asportare chirurgicamente i pallini che si vanno a collocare in parti inoperabili e molto delicate.
Per il povero Falco Pellegrino di Tolfa, intanto, vi è tutta l’attenzione sia del Centro Veterinario del dott. Dinacci che dei professionisti volontari dell’ARF, associazione alla quale lo stesso Dinacci aderisce.
 
MESSAGGERO VENETO
7 NOVEMBRE 2013
 
È morto il capriolo soccorso in un cimitero
È spirato, nel centro di recupero fauna selvatica di Campoformido, il cucciolo di capriolo ritrovato in pessime condizioni di salute su una tomba nel cimitero di Perteole
 
RUDA (UD). È spirato, nel centro di recupero fauna selvatica di Campoformido, il cucciolo di capriolo ritrovato in pessime condizioni di salute su una tomba nel cimitero di Perteole. Il ritrovamento è avvenuto nella mattinata di sabato, giorno dei Morti, nel quale in molti si sono riversati nel camposanto. Immobile tra le lapidi non appariva per nulla disturbato dall’andirivieni di persone tipico del periodo.
«Era stremato – racconta chi era lì sabato – aveva una zampa rotta e presentava i sintomi della gastroenterite» Subito dopo il ritrovamento i cittadini hanno avvisato il servizio di recupero faunistico, ma l’operatore, l’unico in provincia, era impegnato a Pontebba. I cittadini hanno allora allertato la Polizia municipale e poi il personale della stazione forestale di San Giorgio di Nogaro. Prontamente sono giunti sul posto l’ispettore Mauro Degano e la guardia Elisa De Belli i quali hanno richiesto l’intervento del dottor Vincenzo Lanza – veterinario dell’Ass 5 – il quale ha somministrato un antibiotico all’animale.
Tra gli sguardi incuriositi delle persone che nel frattempo si erano raggruppate, gli agenti hanno bendato l’animale allo scopo di minimizzare lo stress, e con l’ausilio di un appropriato contenitore lo hanno trasportato al Centro di recupero fauna in difficoltà di Campoformido affidandolo alle premurose mani di Maurizio Zuliani.
«Non si è mai risvegliato dalla sedazione», ha raccontato l’uomo che da oltre quindici anni gestisce il centro in convenzione con la Provincia. «Oramai anche nell’antropizzata Bassa friulana interventi del genere sono piuttosto frequenti, soprattutto a causa dell’impatto che il traffico veicolare ha sulla fauna selvatica, numerosi infatti risultano essere gli investimenti che interessano caprioli e da qualche tempo anche cinghiali», spiega il personale della Stazione forestale.
«Aveva l’occhio vitreo – racconta De Belli – ed era stremato, denutrito e disidratato. Stava molto male».
 
GO NEWS
7 NOVEMBRE 2013
 
Alla Grancia trovato un cane ucciso a pallettoni. Le sue zampe legate con il fil di ferro
Riguardo al decesso è probabile che si tratti di un gesto di vendetta di qualche allevatore esasperato dagli attacchi in Maremma. Un gesto simile fu compiuto l'anno scorso a Roccalbegna
 
Un esemplare di canide è stato trovato morto, con le gambe legate con fil di ferro, in località Grancia, alle porte di Grosseto. L’animale adesso si trova all’istituto zooprofilattico per capire se si tratti di un lupo.
Riguardo al decesso è probabile che si tratti di un gesto di vendetta di qualche allevatore esasperato dagli attacchi in Maremma. Un gesto simile fu compiuto l’anno scorso a Roccalbegna: un canide fu ucciso e gettato nella piazza.
L’animale è stato ucciso a pallettoni con un fucile. A fare la scoperta dell’esemplare abbandonato in strada la polizia municipale di Grosseto. La carcassa è stata poi affidata alla Provincia che da tempo segue il progetto Ibriwolf che, con uno stanziamento su base triennale di circa un milione e 800mila euro, è finalizzato allo studio, monitoraggio, cattura e al mantenimento nelle recinzioni gli animali predatori.
 
GAZZETTA DI MANTOVA
7 NOVEMBRE 2013
 
Cigno ferito a un’ala Vigili e guardie lo salvano dal fiume
 
MONZAMBANO (MN) - Un esemplare adulto di cigno reale (Cygnus olor) ferito è stato recuperato ieri nel Mincio a Monzambano e portato a un centro di recupero dove i veterinari gli presteranno le cure necessarie. L'animale ha un'ampia ferita a un'ala, probabilmente procurata da una collisione in volo. Ieri mattina un pescatore ha avvistato il cigno ferito e segnalato la cosa al Comune che a sua volta ha chiesto aiuto al Parco. Le guardie ecologiche volontarie sono intervenute sul posto e hanno coinvolto i Vigili del Fuoco. È stato grazie al loro intervento che l'animale, con un gommone in acqua, è stato recuperato dal fiume poco a valle dell'abitato di Monzambano. Le guardie del Parco l'hanno poi affidato alle cure del Loghino Bosco di Curtatone. Il cigno è una specie protetta molto comune nel nostro territorio. Nidifica in particolare a nord del P o e sui laghi di Mantova.
 
NEL CUORE.ORG
7 NOVEMBRE 2013
 
AREZZO, BLOCCATI CON 264 COLOMBI SENZA DOCUMENTAZIONE SANITARIA
La polizia stradale ferma due libici e un turco
 
Due libici e un turco, sorpresi con 15 voliere artigianali contenenti 264 colombi senza documentazione sanitaria ne' microchip, sono stati denunciati per maltrattamento di animali dalla polizia stradale di Arezzo che li ha fermati. I tre viaggiavano su un furgone della Mercedes con targa tedesca e sono stati bloccati all'altezza del casello di Arezzo. Durante il controllo, gli agenti hanno scoperto gli uccelli. Si tratta di una specie particolare di colombo, caratteristica per la livrea che ha alla base delle zampe, formata da un ventaglio di penne della stessa lunghezza di quelle delle ali. Gli animali erano stipati nelle gabbie, senza acqua ne' cibo.
 
GEA PRESS
7 NOVEMBRE 2013
 
FOGGIA, ZAMPE D'ELEFANTE E PELLE DI GHEPARDO USATE PER UNA MOSTRA
Sequestrate dal Corpo forestale dello Stato
 
Nella Curia provinciale di Foggia, durante la ristrutturazione dei magazzini, sono state ritrovate numerosi parti di esemplari di animali protetti utilizzate per una mostra d'arte. Sono stati presi in custodia, sotto sequestro, dagli agenti del Corpo forestale dello Stato tramite il nucleo Cites specializzato nella protezione della fauna in via di estinzione. Gli agenti hanno riconosciuto zanne d'avorio di elefante africano, statuette di piccole dimensioni anch'esse in avorio, una zampa d'elefante africano svuotata internamente e decorata, carapaci di tartarughe di mare di grosse dimensioni, pelli di boa, pelle di ghepardo, scorpioni e ragni in vetro, tutti risalenti probabilmente agli anni '60 e del valore commerciale di circa cinquantamila euro. Erano stati esposti a San Giovanni Rotondo in una mostra dedicata alle missioni in Ciad, nel Centro Africa.
La convenzione Cites di Washington regola il commercio e la detenzione di esemplari protetti in via di estinzione, sia vivi che morti, ed anche parti di animali morti. Secondo questa normativa, la detenzione di quanto ritrovato dai sacerdoti di Foggia deve essere autorizzata da certificazioni rilasciate dal Corpo forestale dello Stato sulla base di documentazione che ne attesti la legale acquisizione. Pertanto gli agenti del Cites di Bari hanno provveduto al sequestro contro ignoti di tutto, affidando temporaneamente ad una struttura della Forestale di Martina Franca (Taranto) per essere utilizzato a scopo didattico, in attesa della destinazione definitiva del giudice.
 
NEL CUORE.ORG
7 NOVEMBRE 2013
 
ROMA, ELEFANTE EVADE DAL CIRCO E FA UN GIRO AL MERCATO RIONALE
E' accaduto a Ponte di Nona, poteva finire in tragedia
 
Sembrava diretto al mercato rionale di Ponte di Nona, alla periferia est di Roma, l'elefante indiano allontanatosi oggi da un circo attendato nella zona. Il pachiderma, del peso di circa tre tonnellate, era arrivato, in orario di apertura, vicino ad uno dei banchi della frutta, e pensava probabilmente di fare uno spuntino, quando un dipendente del circo l'ha raggiunto e l'ha riportato nell'accampamento.
Sul posto è subito intervenuto il personale del Sevizio CITES di Roma del Corpo forestale dello Stato per verificare l'idoneità della struttura, così come stabilito dalla legge, e per accertarsi delle condizioni dell'elefante. L'animale, di quasi 40 anni, descritto come "imprevedibile e pericoloso", in realtà non ha arrecato danni a cose o persone. La Forestale ha prescritto idonee misure di sicurezza e ha informato dell'accaduto l'autorità giudiziaria competente di Roma e la Prefettura che aveva emesso l'autorizzazione relativa alla detenzione dell'elefante.
"E' un vero e proprio miracolo se la fuga dell'elefante non ha avuto conseguenze né per l'animale né per le persone che in quel momento affollavano il mercato – dichiara il direttore scientifico dell'Enpa, Ilaria Ferri -. Questo episodio ricorda quello della giraffa che l'anno scorso è scappata da una struttura attendata ad Imola, nel Bolognese, ed è stata uccisa poco dopo la fuga""In quell'occasione – prosegue Ferri – avanzammo dubbi in merito alla capacità dei circhi di gestire correttamente gli animali; oggi, purtroppo, la fuga dell'elefante indiano conferma tale posizione". Per questo l'Enpa ritiene fondamentale che quando viene autorizzato l'attendamento di un circo siano previsti preventivi controlli scrupolosi per verificare il rispetto della normativa italiana; è inconcepibile che la vita degli animali e delle persone venga messa a rischio in questo modo.
"Quanto accaduto oggi a Roma è un motivo in più per chiudere una volta per tutte con i circhi che sfruttano altri esseri senzienti – conclude Ferri -. I quali, non appena ne hanno la possibilità fanno di tutto, anche mettere a repentaglio la loro stessa incolumità, pur di sottrarsi ad una condizione di "prigionia"".
 
GEA PRESS
7 NOVEMBRE 2013
 
Roma – Elefante indiano tra i banchi del mercato di Ponte di Nona (FOTO)
Intervento del Corpo Forestale dello Stato e controlli al circo equestre.
 
Tre tonnellate di elefante indiano al mercato rionale di Ponte di Nona, nella periferia est della Capitale. Il grosso animale, comunica il Corpo Forestale dello Stato, si è avvicinato ad uno dei banchi della frutta nel momento di massima affluenza. Il pachiderma si era liberamente avvicinato al mercato, ma è stato recuperato e riportato al Circo da un dipendente della struttura.
Sul posto è immediatamente intervenuto il personale del Sevizio CITES di Roma del Corpo forestale dello Stato per verificare l’idoneità della struttura di detenzione dell’esemplare, così come stabilito dalla legge, e per assicurarsi dello stato di benessere dell’elefante. L’animale, di quasi 40 anni, ritenuto imprevedibile e pericoloso (riferisce sempre la Forestale), non ha arrecato danni a cose o persone.
La Forestale ha disposto l’adozione di idonee misure per la messa in sicurezza della struttura che ospita il pachiderma e ha informato dell’accaduto l’Autorità Giudiziaria competente di Roma e la Prefettura che aveva emesso l’autorizzazione relativa alla detenzione dell’esemplare.
VEDI FOTOGALLERY:
 
QUOTIDIANO.NET
7 NOVEMBRE 2013
 
"Un altro motivo per dire basta ai circhi con animali"
Ilaria Ferri dell'Enpa: "Un miracolo che non ci siano stati danni"
Non bastano le misure di sicurezza, questi esseri vogliono la libertà
 
Roma – Controlli preventivi sui circhi attendati nelle nostre città, finalizzati a verificare che tali strutture rispettino tutti i requisiti stabiliti dalla legge per tutelare la pubblica incolumità pubblica e garantire il benessere degli animali detenuti. E' quanto chiede l'Ente Nazionale Protezione Animali al Corpo Forestale dello Stato e alle istituzioni locali, dopo che oggi un esemplare di elefante indiano è scappato da un circo attendato nella Capitale ed è stato recuperato dagli agenti della Forestale in un mercato di Ponte di Nona, zona del quadrante orientale della città.
<E' un vero e proprio miracolo se la fuga dell'elefante non ha avuto conseguenze né per l'animale né per le persone che in quel momento affollavano il mercato – dichiara il direttore scientifico dell'Enpa, Ilaria Ferri - Questo episodio ricorda quello della giraffa che l'anno scorso è scappata da una struttura attendata ad Imola, nel Bolognese, ed è stata uccisa poco dopo la fuga>.
<In quell'occasione – prosegue Ferri – avanzammo dubbi in merito alla capacità dei circhi di gestire correttamente gli animali; oggi, purtroppo, la fuga dell'elefante indiano conferma tale posizione>. Per questo l'Enpa ritiene fondamentale che quando viene autorizzato l'attendamento di un circo siano previsti preventivi controlli scrupolosi per verificare il rispetto della normativa italiana; è inconcepibile che la vita degli animali e delle persone venga messa a rischio in questo modo.
<Quanto accaduto oggi a Roma è un motivo in più per chiudere una volta per tutte con i circhi che sfruttano altri esseri senzienti – conclude Ferri - I quali, non appena ne hanno la possibilità fanno di tutto, anche mettere a repentaglio la loro stessa incolumità, pur di sottrarsi ad una condizione di “prigionia”>.
 
GAZZETTA DI MANTOVA
7 NOVEMBRE 2013
 
Animali gonfiati: 80 mantovani tra i 160 indagati
La carne dopata finiva sulla tavola dei consumatori
Si allarga l’indagine sui vitelli e maiali gonfiati con farmaci acquistati sul mercato clandestino. Ai 65 allevatori e veterinari indagati nella prima tranche dell’inchiesta partita da Mantova, se ne sono aggiunti 160, metà dei quali mantovani. La Procura è certa: la carne gonfiata è finita sulla tavola dei consumatori
 
MANTOVA. Aumenta il numero degli indagati per traffico di farmaci veterinari, distribuiti al mercato clandestino e destinati a gonfiare i vitelli e i maiali del Nord Italia. Ai 65 iniziali se ne sono aggiunti altri 160. Di questi, oltre la metà, sono mantovani, in gran parte allevatori ma anche veterinari. Ad occuparsene è il numero uno della Procura di Mantova Antonino Condorelli che ha ordinato nuovi controlli e sopralluoghi.
Una cosa è certa. Quella carne è finita sulla tavola dei consumatori. I farmaci giravano sottotraccia. Nessuna registrazione, così gli animali, malati e sani, venivano dopati e gonfiati come palloni. Aggirando i controlli sanitari. Tutto nascosto grazie ad accordi tra grossisti, veterinari liberi professionisti e allevatori compiacenti, ricettatori di medicinali rubati, farmacisti e commercianti non abilitati alla vendita dei farmaci.
Un'organizzazione con probabili ramificazioni anche all'estero (Principato di Monaco, Romania, San Marino) e con la testa a Pegognaga. Sono in tutto quasi un centinaio i mantovani finiti nei guai in seguito all'operazione denominata Muttley, messa a segno dal Corpo Forestale della Lombardia e dell'Emilia Romagna, con il contributo del comando provinciale di Mantova e sotto il coordinamento della procura di via Poma, che ha portato alla luce un traffico di farmaci veterinari distribuiti al mercato clandestino e destinati a gonfiare vitelli e maiali del Nord-Italia.
Nel corso del blitz scattato a giugno con 101 perquisizioni in sette regioni e al quale hanno partecipato 260 uomini della Forestale sono state sequestrate 17.100 confezioni di farmaci veterinari per un valore complessivo di 2,5 milioni di euro. Le indagini, guidate dal capo della Procura di Mantova, Condorelli, hanno scoperto una vera associazione a delinquere dedita alla distribuzione e alla vendita di farmaci veterinari da somministrare in nero agli animali e in assenza di controlli medico-veterinari.
Tra gli indagati 23 grossisti di farmaci, 10 allevatori, 12 responsabili di attività commerciali zootecniche, 2 farmacisti, 12 veterinari libero professionisti (non dell'Asl), 6 privati che facevano da tramite tra domanda e offerta. Le perquisizioni erano scattate a Pegognaga, Mantova, Suzzara, Motteggiana, Gonzaga, nel Reggiano a Reggiolo, Rubiera, Gattatico, in provincia di Padova, Brescia, Parma, Sondrio, Torino, Cuneo. I farmaci venivano somministrati sia agli animali ammalati, per curarli e spedirli agli allevatori finali, sia a quelli sani per accrescere la massa muscolare.
 
QUOTIDIANO.NET
7 NOVEMBRE 2013
 
Farmaci per gonfiare i vitelli: altri 160 indagati
Mantova, si allargano le indagini sui medicinali per animali
Coinvolti allevatori, grossisti di medicinali, commercianti, veterinari
 
Mantova - Si allarga l'indagine della procura di Mantova su un traffico di farmaci per gonfiare vitelli e maiali che nel giugno scorso aveva visto indagate 65 persone. Adesso a queste se ne sono aggiunte altre 160 tra cui grossisti di farmaci, commercianti, farmacisti, allevatori e veterinari liberi professionisti, 80 dei quali mantovani. E nel Mantovano, precisamente a Pegognaga, era stata individuata la centrale del traffico di farmaci acquistati sul mercato clandestino e mai registrati e utilizzati per dopare maiali e vitelli, sia sani che ammalati. Il procuratore capo Antonino Condorelli, che coordina le indagini, aveva ordinato perquisizioni in varie parti d'Italia, eseguite dal corpo forestale dello Stato, a cui sono seguiti di recente altri controlli e sopralluoghi.
Per la procura la carne trattata con sostanze dopanti finiva sulle tavole dei consumatori. Dalle indagini emergerebbe una vera e propria associazione per delinquere che somministrava farmaci sia agli animali ammalati, per spedirli agli allevatori compiacenti che li immettevano sul mercato, sia a quelli sani per accrescerne le masse muscolari. Le perquisizioni, in giugno, erano scattate in Lombardia (nel Mantovano, nel Bresciano e in provincia di Sondrio), in Emilia (nel Reggiano e nel parmense), in Veneto (Padova) e in Piemonte (Torino e Cuneo).
 
NEL CUORE.ORG
8 NOVEMBRE 2013
 
MANTOVA, VITELLI E MAIALI GONFIATI CON I FARMACI: ALTRI 160 INDAGATI
La procura: le carni finite sulle tavole dei consumatori
 
Si allarga l'indagine della procura di Mantova su un traffico di farmaci per gonfiare vitelli e maiali che nel giugno scorso aveva visto entrare nel registro degli indagati 65 persone. Le perquisizioni, allora, avevano riguardato la Lombardia (tra le province di Mantova, Brescia e Sondrio), l'Emilia (nel reggiano e nel parmense), il Veneto (Padova) e il Piemonte (Torino e Cuneo). Adesso a queste se ne sono aggiunte altre 160 tra cui grossisti di farmaci, commercianti, farmacisti, allevatori e veterinari liberi professionisti, 80 dei quali mantovani. E, proprio in provincia di Mantova, precisamente a Pegognaga, era stata individuata - scrive "Leggo" - la centrale del traffico di farmaci acquistati sul mercato clandestino e mai registrati, utilizzati per dopare maiali e vitelli, sia sani sia ammalati.
Il procuratore capo Antonino Condorelli, che coordina l e indagini, aveva ordinato perquisizioni in varie parti d'Italia, eseguite dal Corpo forestale dello Stato, a cui sono seguiti ultimamente altri controlli e sopralluoghi. Per la procura la carne trattata con sostanze dopanti finiva sulle tavole dei consumatori. Dalle indagini, insomma, emergerebbe una vera e propria associazione per delinquere che somministrava farmaci sia agli animali ammalati, per spedirli agli allevatori compiacenti pronti ad immetterli sul mercato, sia a quelli sani per accrescerne le masse muscolari.
 
BRESCIA OGGI
7 NOVEMBRE 2013
 
Caccia, la nuova legge in primavera
Federcaccia mette avanti le mani: «Le priorità ormai sono chiare» Sala (Lista Maroni) per il dialogo: «Siamo qui per guardare avanti»

DAL NOSTRO INVIATO Giuseppe Spatola MILANO

 
Dopo vent'anni di «onorato» servizio la legge regionale 26 sulla caccia, varata il 16 agosto 1993, tra qualche mese lascerà posto a una nuova che dovrà nascere dal confronto tra politici, associazioni di cacciatori e territori. È con questo spirito che l'VIII commissione del consiglio regionale ha aperto il dibattito sui progetti di legge 48 e 93 che confluiranno poi in un unico documento da far votare all'aula entro primavera. Così, per trovare la giusta sintesi, Alessandro Sala (Maroni Presidente) coordinerà il gruppo di lavoro che si è riunito per la prima volta ieri pomeriggio al Pirellone. «Sarà un percorso di ascolto che si chiuderà a fine anno - ha ribadito Sala parlando alle associazioni arrivate a Milano -. Quella vigente è una buona legge, ma dopo vent'anni ha sicuramente bisogno di un aggiornamento senza stravolgimenti. È importante capire il contesto in cui ci troviamo ad operare: nel 2013 in Regione Lombardia si sono tesserati 3037 cacciatori in meno rispetto ai 78.938 del 2012. A Brescia nell'ultimo anno sono stati rilasciati 26.043 tesserini, mille in meno rispetto al 2012. Un'emorragia che va contrastata anche alla luce del 49,2% di italiani che ormai sono favorevoli ad una caccia normata e sostenibile».
Intorno al tavolo, coinvolte per la prima volta nella stesura della nuova legge, anche Federazione Italiana della Caccia, Associazione Migratoristi italiani, Associazione Nazionale Libera Caccia, Enalcaccia e Italcaccia che hanno avuto modo di visionare i due progetti di legge e che hanno già depositato agli atti una serie di osservazioni.
L'affondo di Mauro Cavallari, presidente regionale lombardo della Federazione italiana della caccia, è stato tutto sui principi della nuova legge. Cavallari si è detto favorevole ad un lavo ro migliorativo che non pregiudichi la situazione attuale. «Le priorità sono chiare - ha detto - modificare i passaggi sui richiami vivi, le norme sul piano faunistico per rivedere le fasce di rispetto, la gestione delle oasi coinvolgendo i cacciatori e le norme sull'addestramento dei cani. Naturalmente il tutto dovrà essere fatto tenendo conto delle recenti sentenze in materia».
ANCORA PIÙ PRAGMATICO Domenico Grandini, presidente regionale dei Migratoristi, che ha sottolineato i problemi relativi all'incerto destino istituzionale delle Province, chiedendo di valutare l'eventuale ridistribuzione delle competenze e ribadita l'attenzione all'addestramento dei cani, chiedendo un «pacchetto di giornate di caccia alla migratoria, come del resto già fatto da altre regioni italiane». Sulla stessa linea Marcello Fornaroli di Italcaccia, che ha auspicato dal tavolo di lavoro una sintesi delle posizioni di migratoristi e stanzialisti per arrivare ad una legge che freni l'emorragia di cacciatori, e Salvatore Conti, di Libera Caccia, che ha invece puntato il dito sulle gravi difficoltà lamentate soprattutto per i «piani faunistici incongrui». «La sensazione è positiva - ha rimarcato Corrado Tomasi, consigliere Pd -. Credo che ci siano tutte le condizioni per lavorare bene senza preclusioni ideologiche». Sul fronte opposto Mauro Parolini, capo gruppo del Pdl, e Fabio Rolfi della Lega hanno rilanciato: «La passione delle tante persone che praticano la caccia va riconosciuta e valorizzata, con la giusta attenzione alla tutela ambientale che i cacciatori non hanno mai messo in discussione. Il cacciatore non è nemico dell'ambiente, ma contribuisce a garantire il giusto equilibrio faunistico» .
Sintesi perfetta, almeno a parole, aspettando le altre audizioni in commissione. «Ci aspetta un lavoro lento, non sempre facile, spesso invisibile, di tanti volontari, nascosto dalle fanfare mediatiche nazionali, ma che a livello locale dà i suoi frutti - ha chiuso Sala prima di dare appuntamento al prossimo mercoledì -. È a partire da questo ragionamento che dovrà concentrarsi l'impegno dell'istituzione regionale di concerto con gli altri livelli istituzionali, Parlamento italiano e Comunità europea. È necessario perciò intervenire sulle norme, sia quelle di sicurezza, sia quelle ormai assolutamente indispensabili di derivazione scientifica che regolano la caccia, sia quelle del rapporto cacciatore territorio, sia quelle del terreno cacciabile». E le 26 mila doppiette bresciane rimangono alla finestra aspettando la legge.
 
NEL CUORE.ORG
7 NOVEMBRE 2013
 
LAV, L'ITALIANA GEOX ADERISCE ALLO STANDARD INTERNAZIONALE FUR FREE
L'azienda di Montebelluna non utilizzerà più pellicce
 
Geox, azienda leader nel settore calzature e abbigliamento, conosciuta in tutto il mondo come sinonimo di innovazione da il via a una vera rivoluzione: diventa ora più virtuosa grazie all'adesione allo Standard Internazionale Fur Free coordinato in Italia dalla LAV. A partire dalla collezione autunno-inverno 2013/14, l'azienda di Montebelluna (Treviso) non utilizzerà più pellicce animali.
Una decisione che segna un deciso avanzamento delle scelte stilistiche di Geox in termini di maggiore sostenibilità ambientale e di rispetto verso gli animali, consolidando la posizione di leadership raggiunta in Italia e a livello internazionale in termini di innovazione di prodotto.
Niente più pellicce quindi, neppure quelle di cane-procione (detto Murmasky) e di coniglio, presenti nelle precedenti collezioni, con un conseguente significa tivo e positivo impatto per la tutela di questi animali.
GEOX ha deciso di essere più sostenibile utilizzando prodotti tessili alternativi: in commercio esistono già materiali (fibre sintetiche ma anche vegetali) che replicano con estrema accuratezza la pelliccia vera assicurando anche una filiera produttiva più ecologica, come dimostrato dagli studi di LCA (Life Cycle Assessment)pubblicati dalla LAV nel 2011 e 2013.
La pelliccia ecologica è veramente eco, mentre la pelliccia cosiddetta "naturale" (quella vera, derivata dall'uccisione di animali) in fase di lavorazione necessita di trattamenti chimici con sostanze tossiche, che possono rimanere in forma residua sul capo indossato, oltre ad essere causa di elevato impatto ambientale durante le fasi di alimentazione e gestione degli animali in allevamento, così come per la manutenzione e pulizia del capo finito e indossato.
La nuova politica aziendale fur-free di GEOX è conso lidata dalla sua adesione allo Standard Internazionale Fur Free: una iniziativa che permette ai consumatori di identificarepiù facilmente l'abbigliamento senza pelliccia, informandoli sulle scelte delle aziende di moda. Si tratta di un'autocertificazione volontaria, gratuita e che offre ai marchi aderenti una promozione mondiale da parte della Fur Free Alliance (la coalizione internazionale delle principali associazioni impegnate contro lo sfruttamento degli animali per la loro pelliccia), rappresentata in Italia dalla LAV.
Con l'adesione allo Standard, il brand Geox è stato così inserito nell'elenco delle aziende virtuose e pubblicato sul sito tematico della LAV www.nonlosapevo.com e sul portale www.furfreeretailer.com.
"Davvero lodevole la scelta fur-free di Geox, una delle aziende moda tecnologicamente più avanzate e appr ezzate anche all'estero: una vera rivoluzione nel campo della moda, il segno di una svolta concreta che accoglie i nostri quotidiani appelli a garantire una produzione rispettosa della vita di tutti – dichiara Simone Pavesi, Responsabile LAV Campagna Pellicce - Di grande tendenza in particolare tra i giovani che vogliono acquistare abbigliamento innovativo e di qualità, con questa nuova politica industriale Geox rinnova le proprie collezioni con un messaggio di alto valore etico, dimostrando che si può fare business, anche in un mercato altamente competitivo, senza fare uso di pellicce animali. Una politica responsabile che fa di Geox un'azienda trend-setter alla quale molti altri brand italiani dovrebbero fare riferimento. Una garanzia per i consumatori, una grande soddisfazione per noi che da sempre denunciamo le atrocità della produzione di pellicce e chiediamo che tutti, produttori e consumatori, s'impegnino a rispettare animali e ambiente."
"Da tempo Geox persegue una strategia di sempre maggior sostenibilità dei propri prodotti e presta molta attenzione ai materiali utilizzati per le sue collezioni limitando l'utilizzo della pelliccia a pochi modelli. Il passaggio al fur-free è stato dunque una scelta consapevole perché, grazie alla LAV, abbiamo compreso che sono disponibili validi materiali alternativi, meno inquinanti e meglio performanti, che possono facilmente sostituire la pelliccia naturale causa di molte sofferenze per milioni di animali – dichiara l'azienda. Ma questa non è semplicemente una scelta stilistica o commerciale: con l'adesione allo Standard Internazionale Fur Free riconosciuto dalle principali associazioni animaliste nel mondo, Geox contribuisce direttamente a diffondere ai propri consumatori il messaggio di una maggiore consapevolezza invitandoli a orientare i propri acquisti verso prodotti che non contengano pelliccia animale".
 
NEL CUORE.ORG
7 NOVEMBRE 2013
 
ANIMALI NELL'UE, LA SFIDA LANCIATA DA EUROGROUP FOR ANIMALS
C'è anche un sito web per informare i cittadini
 
Eurogroup for Animals ha lanciato una campagna per mettere il benessere degli animali al centro delle elezioni europee e renderlo una questione che spinga i cittadini a votare e a fare la differenza. Ora che la distanza tra le istituzioni dell'Ue e i cittadini sembra più ampia che mai. Abbiamo bisogno di coinvolgere i membri del prossimo Parlamento europeo, in quanto istituzione europea eletta direttamente, per colmare - si legge in una nota - il divario tra il mondo sulla carta e gli interessi dei cittadini e degli animali. Ecco che Eurogroup for animals chiederà ad ogni candidato deputato di fare una promessa per il benessere degli animali. 
Nel corso di un dibattito-chiave con i deputati europei e le parti interessate al Parlamento europe, condotto da David Martin, è stata lanci ata la campagna per ottenere che il benessere degli animali sia al centro delle prossime elezioni europee. E non solo: è stato lanciato anche un manifesto che contiene le richieste per la prossima legislatura del Parlamento. Con l'augurio sempre di Eurogroup for animals che tutti i gruppi politici adotteranno. L'organizzazione sta lavorando anche attraverso gli affiliati in 40 Stati e i loro 10 milioni di sostenitori. Insomma, sono state presentate sette domande-chiave per esortare tutti i parlamentari confermati e i nuovi candidati a sostenere il tema del benessere degli animali. Ecco gli ambiti su cui punta Eurogroup for Animals: il trasporto di animali vivi, la sperimentazione, il commercio delle specie esotiche, gli allevamenti, il commercio internazionale. E ancora: una legge quadro generale sul benessere degli animali basata sulla consapevolezza che gli animali sono esseri senzienti.
Contemporaneamente, è stato lanciato il sito web www.voteforanimals.eu grazie al quale i cittadini possono ottenere informazione sui candidati che hanno più probabilità di fare la differenza su una questione fondamentale come il benessere degli animali.
"Crediamo che, motivando i cittadini europei a prendere posizione per gli animali, possiamo aumentare l'affluenza alle urne e dare agli animali la voce che meritano", ha commentato Reineke Hameleers, numero uno di Eurogroup for Animals. Che ha aggiunto: "Il nostro obiettivo è utilizzare il benessere degli animali per portare i candidati più vicini al cittadino. Intraprendendo questa campagna, speriamo che il prossimo Parlamento si impegnerà ancora di più per migliorare il benessere degli animali e fornire risultati che hanno conseguenze di vasta portata per tutti noi".
 
NEL CUORE.ORG
7 NOVEMBRE 2013
 
CACCIA, INCIDENTE MORTALE NELLE CAMPAGNE DI SAN TEODORO (OLBIA)
Vittima un cacciatore del luogo, di 65 anni
 
Incidente mortale durante la caccia, questa mattina, nelle campagne di San Teodoro (Olbia-Tempio). La vittima e' un cacciatore di 65 anni, Luciano Floris, del posto, raggiunto al petto da un colpo partito, secondo le prime ipotesi degli inquirenti, dal suo stesso fucile. L'allarme e' scattato attorno alle 11.30 in localita' Monte Petrosu, in direzione Grande Baia, quando un compagno di caccia ha chiamato il 118. I soccorsi, pero', sono stati inutili.
Un altro incidente si è verificato nel pomeriggio a Santulussurgiu.  La vittima e' un cacciatore di 57 anni di Serrenti, che e' stato raggiunto ad una coscia e al basso ventre da una scarica di pallini partita dal fucile del compagno di battuta che pare avesse puntato l'arma contro un coniglio. E' stato lo stesso compagno a dare subito l'allarme. Il ferito e' stato soccorso dal 118 e accompagnato all'Ospedale San Martino di Oristano, dove ora e' ricoverato in osservazione. Le sue condizioni comunque non appaiono gravi. 
 
LA REPUBBLICA
7 NOVEMBRE 2013
 
Federfauna celebra il "premio Hitler" contro gli animalisti. Pavoncello: "Va impedito"
Il riconoscimento è una targa con l'immagine del Führer davanti ad Auschwitz, sovrastata dalla scritta "Animal Reich". Il membro dell'europarlamento ebraico attacca l'associazione: "Un premio così non andrebbe nemmeno pensato. Le istituzioni intervengano". La presidente dell'Enpa, Carla Rocchi: "Certa gente non va proprio considerata".

di LUCA PIERATTINI

 
ROMA - Domenica 24 novembre, a Bologna, verrà assegnato il premio intitolato ad Adolf Hitler. Un riconoscimento provocatorio - e che non mancherà di scatenare polemiche - voluto da Federfauna, la confederazione che riunisce associazioni di allevatori e commercianti di animali "per le personalità che si sono particolarmente distinte nell'animalismo nel corso di ogni anno" come si legge sul sito dell'associazione.
Una provocazione di cattivo gusto che associa gli animalisti, bersaglio da sempre di Federfauna, al Führer nazista, che emanò una legge per la protezione degli animali il 24 novembre 1933. E proprio "per celebrare gli 80 anni dalla legge" verrà dato il premio al vincitore, scelto attraverso i voti ricevuti alla mail dell'associazione: "Un calendario di cene, rigorosamente a base di prodotti di origine animale, presso aziende che lavorano con gli animali". In più verrà consegnata una targa con l'immagine di Hitler che accarezza due caprioli sullo sfondo del campo di concentramento di Auschwitz, sovrastata dalla scritta 'Animal Rights' corretta in 'Animal Reich'. Un insulto per le associazioni animaliste ma anche per le vittime dello sterminio nazista nei campi di concentramento.
"Un premio così non dovrebbe nemmeno essere pensato. E' assurdo che in Italia si possa intitolare dei premi a dei personaggi di questo tipo" ha commentato Vittorio Pavoncello, membro della comunità ebraica di Roma e dell'europarlamento ebraico. Secondo lui, contro una manifestazione di questo genere, dovrebbero intervenire le istituzioni: "La celebrazione va impedita con le buone o con le cattive. Le istituzioni dovrebbero vietarla nella maniera più assoluta. Chi inneggia a un uomo del genere non merita nulla. Nel caso in cui le istituzioni non bloccassero la manifestazione, presenterò una mozione all'europarlamento ebraico contro l'Italia".
Il premio è stato presentato un anno fa dal presidente di Federfauna, Massimiliano Filippi, che aveva messo sullo stesso piano animalismo e nazismo: "Sono uguali, lo dicono molti studi", e "non a caso in gran parte degli statuti delle associazioni animaliste si fa riferimento alla legge per gli animali promulgata da Hitler".
La presidentessa dell'Ente nazionale per la protezione degli animali, Carla Rocchi, non vuole nemmeno commentare le azioni della Federfauna: "Non spreco tempo per questa gente, non andrebbero proprio considerati. Lasciamoli giocare con i loro divertimenti". 
Federfauna si è difesa dicendo che si tratta "di un'iniziativa ironica, nulla di pesante". Così non è stata percepita all'interno della comunità ebraica, come spiega Pavoncello: "Non ci si può fare pubblicità con iniziative come queste, che giocano con la morte delle persone. Vanno perseguiti per legge".
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NEL CUORE.ORG
24 NOVEMBRE 2013
 
BRAMBILLA, ANCORA LEI LA PIU' ODIATA DA ALLEVATORI E CACCIATORI
"Premiata" oggi da Federfauna
 
Assegnata all'ex ministro del Turismo e presidente di Leidaa-Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell'Ambiente, Michela Vittoria Brambilla (Fi), la seconda edizione del "Premio Hitler", il "riconoscimento" di Federfauna, sindacato delle Associazioni di allevatori, commercianti e detentori a vario titolo di Animali, istituito 'per le personalita' che si sono particolarmente distinte nell'animalismo' nel corso di ogni anno. A Brambilla, si legge in una nota della stessa Federfauna, è andato il 40% dei voti: l'ex ministro non ha ritirato il premio, una targa con una immagine del Fuhrer che accarezza un pastore tedesco e la scritta Animal Reich al posto della parola Rights cancellata da una croce. "Le votazioni erano libere e lo testimonia il fatto che tra i votati compaia anche il mio nome - spiega in una nota il segretario generale di Federfauna, Massimiliano Filippi - è evidente che per più persone, perlomeno quelle che l'hanno votata, da parte dell'ex ministro Brambilla e probabilmente anche da parte delle associazioni animaliste che rappresenta, ad una così grande propagandata attenzione per gli animali non corrisponda un'altrettanto grande concreta attenzione per le persone". Il "Premio Hitler", puntualizza nella nota il legale di Federfauna, Massimiliano Bacillieri, "come ribadito più volte, rappresenta una ferma condanna di chi calpesta i diritti umani in nome di ideologici diritti degli animali. Non condanna certo chi ama gli animali, tra i quali noi stessi ci collochiamo. Le analogie tra animalisti e nazisti - chiosa - non significano certo che coloro che dichiarano di amare gli animali siano tutti cattivi, ma sicuramente che non siano tutti buoni come qualcuno vorrebbe far credere".
 
NEL CUORE.ORG
25 NOVEMBRE 2013
 
MOTTI (UDC) INTERROGA L'UE SUL PREMIO INTITOLATO A HITLER
L'europarlamentare: "Grave iniziativa di Federfauna"
 
L'ideazione del "Premio Hitler", inventato dall'italiana Federfauna come strumento di "condanna di chi calpesta i diritti umani in nome di ideologici diritti degli animali", è stata a sua volta condannata dall'eurodeputato Tiziano Motti (Udc/Ppe) che ha presentato una interrogazione urgente alla Commissione europea e inviato una lettera al presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz. Il premio, secondo Motti, è un "fatto grave, visto che Federfauna ha ricevuto l'accreditamento presso le Istituzioni europee e nel proprio Statuto riporta 'la promozione dei valori europei e democratici'". La seconda edizione del premio è stata attribuita ieri da Federfauna (sindacato delle associazioni di allevatori, commercianti e detentori a vario titolo di animali) all'ex ministro dell'Ambiente e presidente della Lega italiana per la difesa degli animali e dell'ambiente, Michela Vittoria Brambilla.
 
LA ZAMPA.IT
27 NOVEMBRE 2013
 
Interrogazione alla Commissione Ue per il “Premio Hitler”
Polemiche per il riconoscimento ideato da Federfauna come ferma «condanna di chi calpesta
i diritti umani in nome di ideologici diritti degli animali»
 
L’ideazione del “Premio Hitler”, inventato dall’italiana Federfauna come «condanna di chi calpesta i diritti umani in nome di ideologici diritti degli animali», è stata a sua volta condannata dall’eurodeputato Tiziano Motti (Udc/Ppe) che ha presentato una interrogazione urgente alla Commissione europea e inviato una lettera al presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz. Il premio, secondo Motti, è un «fatto grave, visto che Federfauna ha ricevuto l’accreditamento presso le Istituzioni europee e nel proprio Statuto riporta “la promozione dei valori europei e democratici”». 
Il “Premio Hitler”, puntualizzava nella nota il legale di Federfauna, Massimiliano Bacillieri, «non condanna certo chi ama gli animali, tra i quali noi stessi ci collochiamo. Le analogie tra animalisti e nazisti - chiosa - non significano certo che coloro che dichiarano di amare gli animali siano tutti cattivi, ma sicuramente che non siano tutti buoni come qualcuno vorrebbe far credere». 
La seconda edizione del premio è stata attribuita da Federfauna (sindacato delle associazioni di allevatori, commercianti e detentori a vario titolo di animali) all’ex ministro dell’ambiente e presidente della Lega italiana per la difesa degli animali e dell’ambiente, Michela Vittoria Brambilla. L’ex ministro non ha ritirato il premio, una targa con una immagine del Fuhrer che accarezza un pastore tedesco e la scritta Animal Reich al posto della parola Rights cancellata da una croce. 
 
GEA PRESS
7 NOVEMBRE 2013
 
Florida – In galera dopo il litigio con la sua ragazza: aveva ucciso il chihuahua battendolo in terra
In Italia sarebbe tranquillamente a casa sua, anche nel caso di condanna definitiva

 
Un storia d’amore che finisce decisamente male. Avevano ancora litigato e lui, questa volta, decide di andar via dalla casa della sua ragazza. Prima, però, R.Y. afferra il piccolo chihuahua di lei ed inizia a scuoterlo violentemente. Infine lo batte in terra fino ad ucciderlo.
A nulla sono valsi i tentativi della ragazza di fermare il suo ex. Anzi, sembra che il soggetto, ora portato in carcere dalla polizia di Panama City, in Florida, abbia iniziato  a battere il cagnolino dopo che la ragazza si era precipitata per toglierlo di braccia.
L’autore dell’incredibile gesto è ora nel carcere della contea di Bay. In Florida gli abusi in danno degli animali sono considerati reati gravi. Arresto in flagranza e dure condanne, tra le quali proprio quelle reclusive. Non come in Italia, dove la possiiblità del carcere per chi maltrattata o uccide un animale ha rappresentato solo una sorta di facile spot. Le pene reclusive, infatti, sono molto al di sotto della soglia di punibilità. Clamoroso l’ultimo caso avvenuto in provincia di Savona, dove grazie all’avvocato dell’ENPA si è scoperto che il presunto responsabile della morte di un cane legato e gettato ancora vivo nel lago di Osiglia, potrebbe cavarsela con un semplice Decreto Penale di Condanna.
Nel caso della Florida non è chiaro se il soggetto ora in galera abbia subito degli abusi da giovane. Alcuni giornali, infatti, hanno a tal proposito ripreso un rapporto dell’ASPCA (American Society for the Prevention of Cruelty to Animals) che documenta la correlazione tra maltrattamenti dei minori ed abusi sugli animali.
 
LA ZAMPA.IT
7 NOVEMBRE 2013
 
Giacarta, polizia sequestra le scimmiette
 
C’è anche Joko Widodo, governatore di Giacarta, insieme alla polizia per le prime operazioni di confisca delle scimmie agli addestratori da strada. Umiliate, vestite con abiti da bambole, costrette ad andare in biciclette e cavalli a dondolo, e tenute alla catena: è questo quanto emerge dagli scatti realizzati in questo photo-reportage.
FOTO
 
LA ZAMPA.IT
7 NOVEMBRE 2013
 
Indonesia, è guerra agli sfruttatori di scimmie
Il governatore di Giacarta cerca di liberare gli animali tenuti alla catena e ridicolizzati  per il divertimento  dei locali e dei turisti
 
FULVIO CERUTTI (AGB)
 
Le scimmiette spesso finiscono negli scatti dei turisti. Loro, gli umani, sorridono mentre queste vengono costrette da addestratori improvvisati a esibirsi nei modi più innaturali come andare su una bicicletta o ballando. Quasi sempre tenute alla catena e ridicolizzate con abiti improponibili o maschere con il volto da bambole e da clown. Questo accade in molti Paesi del sud-est asiatico. Ma ora, almeno in Indonesia, c’è chi ha dichiarato guerra a questi sfruttatori. 
Joko Widodo, governatore di Giacarta, ha deciso di vietare tutte queste forme di intrattenimento nelle frenetiche strade della capitale indonesiana. Show improvvisati che, tra l’altro, distraggono gli automobilisti locali creando ulteriori rallentamenti del traffico. 
La popolarità del politico è lievitata da quando ha assunto l’incarico nel mese di ottobre 2012. I sondaggi lo danno come favorito alle elezioni presidenziali del prossimo anno. Anche per questo il 52enne ha deciso di focalizzarsi sui problemi che affliggono gli abitanti di Giacarta: la carenza di infrastrutture, la corruzione dilagante e la povertà. 
Tra le iniziative promesse dal governatore ci sono anche l’inizio della costruzione di un sistema di metropolitana a lungo rimandata, il trasferimento di centinaia di venditori ambulanti illegali per ridurre la congestione del traffico e il dragaggio dei serbatoi per evitare allagamenti nel periodo delle piogge. 
Di fronte a questi problemi, a qualcuno la liberazione delle scimmiette è sembrata una distrazione, ma dal suo staff sottolineano che è comunque «un problema che deve essere affrontato simultaneamente con i grandi problemi. 
Il divieto di “usare” le scimmiette entrerà in vigore a fine anno, ma intanto la scorsa settimana la polizia ha già iniziato a razziare i quartieri e confiscare gli animali. Widodo ha detto che risarcirà i proprietari degli animali e questi ultimi riceveranno cure adeguate prima di essere inviate a uno zoo che dovrà prendersene cura. 
 
NEL CUORE.ORG
7 NOVEMBRE 2013
 
GERMANIA, IN EDICOLA DA GENNAIO IL TRIMESTRALE PER CHI ODIA I CANI
Il periodico si chiamerà "Sterco e cagnacci"
 
Nelle edicole tedesche sono almeno una dozzina le riviste dedicate al migliore amico dell'uomo, alle quali da gennaio potrebbe aggiungersi un altro titolo, un trimestrale che invece si rivolge a tutti quelli che i cani li odiano. Lo annuncia allo Spiegel l'ideatore della nuova rivista, Wulf Beleites, che nel frattempo è occupato a raccogliere i fondi necessari a far uscire "Kot & Koeter", "Sterco e cagnacci", un titolo che non lascia dubbi sui contenuti a venire. "Non sono un amico dei cani, ma uno che li odia", spiega Beleites al settimanale di Amburgo, sottolineando gli aspetti negativi causati dai proprietari negligenti degli animali, fatti di sterco nelle buche della sabbia per bambini nei parchi, fastidioso abbaiare notturno e morsi non infrequenti ai passanti, per non parlare degli escrementi lasciati sui marciapiedi anche dai cani degli ordinatissimi te deschi. La rivista ha in programma anche temi satirici sulla vita di questi quadrupedi domestici, come i consigli sulle "aree di servizio migliori per abbandonare i cani durante le ferie", ma anche "venti risposte a chi sostiene che non è pericoloso e vuole solo giocare". Si calcola che in Germania ci siano almeno cinque milioni di cani, anche se nessuno conosce il numero esatto, poiché per ognuno di questi il proprietario deve versare alle casse del Comune di residenza una tassa annuale superiore ai cento euro. Lo Spiegel sottolinea che l'iniziativa del nemico dei cani non parte sotto i migliori auspici, anche perché deve fare i conti con non meno di dieci milioni di tedeschi che hanno in casa il migliore amico dell'uomo. L'ostacolo più grande sembra però quello di natura finanziaria, perché con la raccolta di fondi già avviata, che terminerà il 25 novembre, Beleites spera di raccogliere almeno 7mila euro e 5mila sottoscrizioni dell'abbonamento al suo periodico per riuscire a partire con il suo progetto editoriale. Finora è riuscito però a racimolare solo 375 euro, anche se il giornalista si dice ottimista, poiché a suo avviso ci sono in Germania "abbastanza nemici dei cani, che sarebbero lieti di leggere una rivista fatta per loro".
 
LA ZAMPA.IT
7 NOVEMBRE 2013
 
Allarme in Ghana: balene spiaggiate
 
Balene spiaggiate sulla costa del Ghana, dove sono molto attivi i produttori di petrolio: un evento che ha sollevato le ire dei gruppi ambientalisti preoccupati per la crescita nel Paese dell’industria petrolifera. Un totale di 20 balene morte sono state scoperte negli ultimi quattro anni: di queste, almeno otto dall’inizio di settembre. La causa della morte dei mammiferi rimane un mistero. I gruppi ambientalisti si dicono preoccupati, data la vicinanza con le industrie petrolifere. “Alcuni pescatori hanno detto di aver visto delle balene morte lungo la spiaggia. Ma non sanno quando e come sia successo”, racconta questo studente.La gente che vive lungo la costa vuole però sapere cosa ci sia all’origine del fenomeno e soprattutto vuole essere sicura che non ci sarà alcun impatto ambientale su di loro e sulle loro abitazioni. I gruppi ambientalisti hanno lanciato l’allarme già a settembre, quando sono state ritrovate morte cinque balene nella regione occidentale del Ghana, vicino alla capitale Accra. Il Ghana è un forte produttore di petrolio, con circa 115mila barili al giorno.
VIDEO
 
LA VOCE DELLA RUSSIA
7 NOVEMBRE 2013
 
Bambina muore schiacciata da un cane
 
A Nottingham, Inghilterra, un enorme mastino francese ha travolto una bambina di quattro anni causandone la morte. La madre della piccola, e proprietaria dell’animale, ha scannato l’animale nel tentativo di salvare la figlia.
Un mastino di grandi dimensioni è così forte che con il suo solo peso ha causato a Lexi Hudson dei traumi che le sono costati la vita. L’animale si è improvvisamente gettato sulla bimba schiacciandola con le proprie zampe. La donna ha ucciso il cane con un coltello nel tentativo di salvare la bambina, che è stata trasportata in ospedale dove è morta a causa dei danni riportati.
 
GEA PRESS
7 NOVEMBRE 2013
 
Spagna – Il Senato approva: corrida patrimonio culturale della spagna
Strada sgombra per l'approvazione dell'UNESCO
 
Per gli animalisti è il segnale che la corrida è ormai in difficoltà. Non si spiega altrimenti del perchè il Senato spagnolo ha dovuto oggi affermare, grazie ad una proposta dei popolari, che trattasi di Patrimonio  Culturale Immateriale. Una ferita a morte per una dichiarazione che appare simbolica.
Sarà, ma in una società che va avanti anche per spot, la votazione oggi approvata al Senato è un preludio al riconoscimento dell’UNESCO. Lo è già la falconieria mentre i circensi sembrano farsi strada. Un bollino di prestigio, forse un po' avvilito, ma che può essere speso molto bene.
L’approvazione del Senato non ha però valore retroattivo. E’ fatto salvo, dunque, il divieto per questi spettacoli già esistente in Catalogna. In molti, infatti, avevano interpretato l’imposizione di legge, come un tentativo di ribadire l’identità nazionale spagnola su quella catalana.
Di certo, per le altre ragioni ove si pratica, sarà ora più difficile ottenere la sospensione di uno spettacolo recentemente accusato di godere finanche dei contributi europei per gli allevamenti di tori. Ben 109 milioni di euro ed ora l’approvazione del Senato avvenuta grazie all’appoggio del Partito Popolare.
In Senato hanno votato a favore in 144. Ventisei i contrari e cinquantaquattro gli astenuti. Dopo la sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, la legge sarà applicata a tutto il territorio spagnolo.
 
TIO.CH
7 NOVEMBRE 2013
 
Sperimentazione: animali da laboratorio poco protetti, PSA
 
BERNA - Gli animali da laboratorio non hanno tratto vantaggi dall'ultima revisione dell'ordinanza sulla protezione degli animali. Ricercatori detengono esseri viventi in condizioni che garantirebbero una denuncia penale a qualunque altro proprietario, afferma la Protezione svizzera degli animali (PSA).
Il possesso di roditori come ratti, topolini o porcellini d'india come animali da compagnia sottostà a prescrizioni legali severe. Le stesse specie, se detenute in laboratorio, sono invece molto meno protette, scrive oggi la PSA in un comunicato.
La Protezione animali valuta scandaloso il fatto che la legislazione protegge in modo diverso cani, gatti o topi secondo il grado di affezione: "dal momento che gli animali da laboratorio devono soffrire per noi, dovrebbero almeno essere tenuti in maniera adeguata".
Un altro fatto denunciato dalla PSA, sono "le misere sovvenzioni" accordate alla ricerca di metodi alternativi, previste dalla legge. La Confederazione investe solamente 400'000 franchi all'anno in questo settore. Una goccia nel mare se comparato ai 100 milioni versati alle sperimentazioni con animali.
L'associazione animalista ricorda inoltre che, secondo un sondaggio rappresentativo di Demoscope, la popolazione non vede di buon occhio le ricerche sugli animali. In particolare, il 75% rifiuta quelle riguardanti pesticidi e detersivi.
Secondo le cifre dell'Ufficio federale di veterinaria (UFV), oltre 606'000 animali sono stati utilizzati per test in Svizzera nel 2012. L'80% erano roditori, il 9% uccelli e il 4% pesci.
 
GEA PRESS
7 NOVEMBRE 2013
 
STOP VIVISECTION – Le firme potrebbero essere ancora di più. L’impegno dell’On.le Sonia Alfano
La LEAL: la Direttiva "vivisezione" come le scimmie danzanti e la pistola per le strade di Giacarta.
 
Le firme dell’iniziativa STOP VIVISECTION potrebbero essere di più di quelle finora comunicate. Ben 1.126.005 sono state le adesioni riportate  dal Comitato organizzatore al primo novembre (vedi articolo GeaPress). Italia esclusa, tali firme sono però riferibili solo alla raccolta on line. Arrivati tutti i plichi cartacei e completato il conteggio definitivo, il tutto verrà poi presentato alle autorità nazionali.
Firme che nel frattempo stanno sommergendo il Comitato che ha sede a Palermo. Pacchi da tutta Europa che hanno fatto esclamare all’On.le Sonia Alfano un soddisfatto “siamo letteralmente sommersi dalle vostre firme! Grazie!“.
Una soddisfazione meritata anche per l’inaspettato risvolto dell’onda di entusiasmo che ha caratterizzato STOP VIVISECTION.  L’On.le Alfano si è infatti ritrovata pure delle richieste di adesione all’iniziativa.   “Molte persone mi stanno chiedendo di “aderire” alla campagna Stop Vivisection – ha dovuto precisare l’On.le Alfano – Vorrei chiarire: Stop Vivisection e tutto ciò che ruota intorno a questa iniziativa è frutto del mio personale impegno e del mio lavoro parlamentare e politico“.
Come è noto l’iniziativa popolare vuole mandare a casa l’incredibile Direttiva “vivisezione” approvata a Strasburgo nel settembre 2010. “Senza aspettare venti anni“, aveva riferito l’On.le Alfano che, subito dopo l’approvazione del provvedimento, denunciò a GeaPress lo strano clima misto di sonnolenza ed interessi di lobbies che aveva premiato “colonnelli e soldatini” (vedi articolo GeaPress). Un testo, riferì allora l’0n.le Alfano, che non venne adeguatamente contrastato.
Per ricordare cosa venne in realtà approvato, basta considerare quanto oggi riportato dalla LEAL (Lega Antivivisezionista) in merito alla stessa Direttiva. Tra quest’ultima e le scimmiette danzanti di Giacarta non vi sarebbe alcuna differenza. Come è noto le autorità indonesiane (per problemi legati alla congestione del traffico) avrebbero preso l’impegno di vietare le esibizioni in strada dei poveri animali ridicolizzati facendogli indossare tra gli altri guai, delle maschere. Tra le orrende performance alle quali  sono sottoposti, vi è pure una sorta di “esibizione pubblica” con tanto di pistola puntata alla nuca. In Europa, sempre secondo la LEAL, è possibile farlo realmente grazie alla stessa Direttiva. “Sappiate – riporta stamane una nota della Lega Antiviviseizonista – che l’Allegato IV della Direttiva 2010/63/UE (pagina 72, tabella 3) consente di uccidere gli animali da laboratorio nello stesso identico modo“.
Per gli antivivisezionisti sarebbero però diversi i “metodi di soppressione degli animali“, tutti elencati nella stessa Direttiva. Dislocazione cervicale per uccelli, roditori e conigli; colpo da percussione alla testa per cani, gatti e furetti neonati; decapitazione per di uccelli e roditori; elettrocuzione per pesci, anfibi, rettili, uccelli, conigli, cani, gatti, furetti, grandi mammiferi; il colpo a proiettile libero per rettili, cani, gatti, furetti, grandi mammiferi e infine l’overdose di anestetico per i primati.
La soppressione degli animali, deve essere completata da uno a scelta dei seguenti metodi: distruzione del cervello, dislocazione del collo, dissanguamento. “Le scimmie danzanti asiatiche – conclude la nota della LEAL – non vengono nominate dalla Direttiva. Ma quel è la differenza?“.
Occhi puntati, dunque, sui prossimi sviluppi di STOP VIVISECTION. Entro la fine di dicembre tutte le firme saranno presentate alle autorità nazionali per la loro validazione.
 
NEL CUORE.ORG
8 NOVEMBRE 2013
 
CAMAIORE (LU), UCCIDE IL CANE DEL NIPOTE CON UN CALCIO ALL'ADDOME
Dopo una lite familiare. Denunciato il 55enne
 
Ha ucciso il cane di suo nipote con un violento calcio all'addome dopo una lite in famiglia. E' ucciso a Lido di Camaiore, in provincia di Lucca. Il litigio era scoppiato fra due nuclei familiari che vivevano nello stesso condominio. L'animale ha iniziato ad abbaiare e l'uomo, 55 anni, ha scagliato tutta la sua rabbia contro il cagnetto, un meticcio di taglia piccola di 14 anni, morto sul colpo dopo il calcio.
La bestiola è stata portata la sera stessa in una clinica veterinaria della zona, però non c'è stato nulla da fare per le complicazioni interne causate dalla forte botta all'addome.
Al via le indagini. Al lavoro anche i carabinieri di Camaiore, pronti a denunciare l'uomo per maltrattamenti di animali.
 
SALERNO NOTIZIE
8 NOVEMBRE 2013
 
Strage di gatti a Maiori, si cerca il killer dei felini: ne uccide a decine con esche avvelenate
 
Prov. di Salerno, In Costiera Amalfitana, precisamente a Maiori, c’è un killer di gatti che, da tre anni a questa parte, posiziona esche avvelenate lungo le strade del centro della Costiera. A segnalarlo un lettore al Corriere del Mezzogiorno. La mattina del 2 novembre, nella zona di San Pietro, sono stati ritrovati diversi gatti agonizzanti.
Inutili i soccorsi dei veterinari: gli animali sono morti dopo pochi minuti con vistose perdite di sangue e liquidi organici. Numerosi residenti del centro della Costiera amalfitana chiedono al sindaco e all'amministrazione comunale un intervento per cercare di fare chiarezza su questa vicenda.
 
IL RESTO DEL CARLINO
8 NOVEMBRE 2013
 
Perseguitava la ex con molestie e calci al cane: condannato
Tre anni a un 28enne per stalking, danneggiamento e persino maltrattamento di animali
 
di Francesco Pizzigallo
 
Ferrara, 8 novembre 2013 - Una storia finita, un amore non più ricambiato. Da una parte la decisione, ferma, di interrompere un rapporto ormai logorato; dall’altra l’incapacità di accettare, la voglia di tornare insieme. A ogni costo. Fino al punto di prendersi una condanna a tre anni di reclusione con le accuse di stalking, danneggiamento, violenza privata, calunnia e perfino maltrattamento di animali. Lui è un ragazzo ferrarese di 28 anni. Lei, l’ex fidanzata che non voleva più saperne è una giovane di Copparo, appena 22 anni, parte civile nel procedimento di primo grado concluso giovedì assieme al fratello e all’attuale compagno.
I fatti: le accuse parlano di lunghi mesi di atti persecutori, a corrente alternata, dal febbraio 2011 all’aprile dello stesso anno, poi da aprile 2012 a oggi. Mesi di inferno per la giovane copparese, vittima del suo ex fidanzato che proprio non voleva saperne di chiudere la pagina della loro storia d’amore. Un rapporto che finisce, una girandola di persecuzione che comincia, con intimidazioni, appostamenti davanti all’abitazione dell’amata, minacce, pedinamenti. Ma anche messaggi dal tono minatorio, inviati alla ragazza, al fratello e al suo (di lei) nuovo compagno.
In una circostanza, secondo l’imputazione, il 28enne ha versato dell’acido sul cofano dell’auto dell’ex fidanzata. E nel mirino è finito anche il cane della ragazza: il giovane, stando alle accuse, lo avrebbe preso a calci, probabilmente sperando di impietosire la ex e convicenrla a tornare con lui. Da qui anche l’accusa di maltrattamento di animali. In aula il ragazzo, assistito dall’avvocato Alessandro Veronesi del Foro di Bologna, ha rilasciato dichiarazioni spontanee di natura ammissiva, mostrando anche un certo pentimento, seppur tardivo. Il giudice Landolfi lo ha condannato a tre anni. La stessa pena che era stata chiesta dal pm Davi.
 
GEA PRESS
8 NOVEMBRE 2013
 
Granarolo dell’Emilia (BO) – Cacciatore spara il colpo di grazia alla lepre ma ferisce una donna appena uscita da casa
Intervento dell'Arma dei Carabinieri. Sequestrati cinque fucili. La lepre va ai cacciatori
 
Esce di casa per avere sentito gli spari dei cacciatori in via Viadagola a Granarolo dell’Emilia (BO),  ma viene colpita da due pallini di piombo. Secondo la ricostruzione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Bologna, il cacciatore non avrebbe rispettato la distanza di sicurezza dall’abitazione della donna. In particolare lo stesso armato aveva già colpito una lepre la quale, per sfuggire dal cacciatore, si era avvicinata alla recinzione. E’ in questo punto che il 58enne di Ozzano dell’Emilia, gli ha sferrato il colpo di grazia. Secondo i Carabinieri non sarebbero stati rispettati i 100 metri di distanza previsti dalla normativa sulla caccia.
Due pallini, una volta rimbalzati,  hanno colpito la donna alla guancia e alla spalla. Soccorsa dai sanitari del 118 e stata trasportata al Policlinico Sant’Orsola Malpighi. La prognosi è di dieci giorni.
Il cacciatore, è stato sanzionato di 206 euro  ai sensi dell’art. 21 comma prima Legge 157/1992. Per lui, inoltre, la denuncia per lesioni personali colpose. Ad intervenire sul posto i Carabinieri della Stazione di Granarolo dell’Emilia i quali, in via cautelativa (art. 39 TULPS), hanno provveduto al sequestrato dell’arma e di altri altri 4 fucili da caccia che deteneva in casa, tutti regolarmente denunciati.
La lepre deceduta, riferiscono i Carabinieri, se la sono assicurata gli altri cacciatori.
 
GEA PRESS
8 NOVEMBRE 2013
 
Parco Nazionale d’Abruzzo – Sequestro di crani e carne di ungulati
Successo delle attività investigative delle Guardie del Parco
 
Ieri mattina all’alba le Guardie del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, hanno portato a compimento un’importante operazione antibracconaggio, mai effettuata (sottoliena lo stesso Ente) nella storia centenaria del Parco.
Due perquisizioni su mandato della  Procura della Repubblica di Sulmona eseguite da due distinti nuclei di Guardie. L’irruzione negli immobili è avvenuta nei comuni laziali di Esperia e Itri. Due località molto lontane, sottolinea l’Ente Parco e ben oltre i confini dell’Area Protetta e della Zona di Protezione Esterna. Ad essere stati posti sotto sequestro, sono stati due crani di cervo completi di palchi, un cranio di capriolo anch’esso con il palco, due cartucce calibro 12 e diversi pezzi di carne contenuti in vari sacchi di plastica.
I soggetti interessati  sono due uomini, zio e nipote, che erano già stati denunciati per esercizio abusivo di pascolo nelle località “Lago Vivo” e “Valle Cupella” di Barrea, non lontane dal territorio laziale e molisano del Parco.
Sulla scorta dei sospetti del  Servizio di Sorveglianza  dell’Ente, le Guardie del Parco hanno messo in atto una serie di attività investigative che hanno condotto sulle tracce dell’attività di bracconaggio ai danni della fauna protetta. Attività che veniva eseguita, riferisce sempre l’Ente Parco,all’interno dei suoi confini.
Non si esclude che dietro tali attività delittuose si nasconda un illegale e remunerativo commercio  di carne  e di crani di animali  di specie protetta. Questa operazione fa seguito, peraltro, ad altre azioni con perquisizioni, eseguite nei mesi passati a seguito delle quali sono stati individuati altri bracconieri. Le aree interessate erano quelle di Barrea e della Valle del Giovenco. Anche in questi casi il tutto è stato denunciato alla Autorità Giudiziaria.
 
AGRIGENTO NOTIZIE
8 NOVEMBRE 2013
 
Teneva in casa diversi animali protetti, denunciato panificatore favarese
 
Prov. di Agrigento, Gli animali, dopo essere stati debitamente fotografati, sono stati sequestrati e posti in custodia all'interno di apposite gabbie trasferite presso i locali del Distaccamento forestale di Agrigento che ne curerà l'affidamento in custodia giudiziale presso idonea struttura della zona
I carabinieri della Tenenza di Favara coadiuvati da personale del Corpo forestale della Regione siciliana (Distaccamento Forestale di Agrigento e Cites di Palermo) unitamente a medici veterinari dell’Asl di Agrigento, hanno effettuato un controllo presso un’abitazione privata di campagna in contrada “Fontana degli Angeli” in uso a due favaresi (padre a figlio).
L’operazione di servizio ha preso spunto da attività info-investigativa successiva ad una segnalazione sulla presenza nell’abitazione di animali appartenenti a specie protette. All’interno e nelle adiacenze dell’immobile è stata effettuata un’accurata ispezione, a seguito della quale è stata rilevata la presenza di numerosi animali allevati in pessime condizioni igienico-sanitarie ed appartenenti a specie protette, quali 32 esemplari vivi di "carduelis carduelis" (cardellino selvatico), 16 esemplari vivi di "serinus serinus" (verzellino), un esemplare vivo di "turdu merula" (merlo), un esemplare vivo di "buteo buteo" (poiana), 4 esemplari vivi di "psephotus haemaatonotus" (parrocchetto dal groppone), un esemplare morto impagliato di "python molurus" (pitone moluro) della lunghezza di circa 3 metri, 11 reti ed arnesi ritenuti mezzi vietati per la cattura di volatili in natura.
Gli animali, dopo essere stati debitamente fotografati, sono stati sequestrati e posti in custodia all’interno di apposite gabbie trasferite presso i locali del Distaccamento forestale di Agrigento che ne curerà l’affidamento in custodia giudiziale presso idonea struttura della zona.
M.C.P., 39enne, già noto alle Forze dell’ordine, proprietario degli animali, non è riuscito a fornire agli operanti alcuna documentazione attestante la lecita provenienza degli stessi. Conseguentemente è stato deferito in stato di libertà alla competente Autorità giudiziaria per i reati di detenzione di reti da uccellagione, detenzione di esemplari appartenenti a specie di fauna selvatica legalmente tutelate ed altro.
 
MESSAGGERO VENETO
8 NOVEMBRE 2013
 
Capriolo morto in auto, denunciati dalla forestale
La femmina di ungulato rinvenuta dagli agenti avvolta in un sacco di plastica nel Pordenonese. Cacciatore e amico nei guai: «L’abbiamo trovata». Ma non l’avevano segnalata
 
PORDENONE. Un cacciatore e un amico che lo accompagnava sono stati denunciati a piede libero per l’ipotesi di reato di illegittimità di abbattimento e appropriazione indebita di animale perché, nel bagagliaio della loro auto, in una strada forestale, avevano il cadavere di una femmina di capriolo.
Il personale del corpo forestale e della polizia provinciale, domenica scorsa, aveva istituito diversi posti di controllo ai margini della foresta del Cansiglio, in zona Sito di interesse comunitario, in quanto nelle vicinanze c’erano numerosi cacciatori per la tradizionale caccia al cervo. Quella al capriolo, invece, tecnicamente era aperta fino a martedì, ma di fatto vietata nella riserva di Caneva per la scarsa presenza di ungulati.
Gli uomini della stazione forestale di Aviano, domenica, hanno fermato una Fiat Panda che stava transitando in una strada di bosco ricompresa nella riserva, in località Sponda Alta. A condurre il mezzo era un cacciatore di 49 anni, di Caneva; accanto a lui sedeva un amico, non cacciatore, di 65 anni. Entrambi risiedono a Caneva.
Gli agenti della forestale hanno proceduto a un controllo dell’auto: in un trasportino per cani hanno rinvenuto il cadavere di una femmina di capriolo avvolto in un sacco di plastica trasparente. L’animale era stato ucciso da una fucilata, ma era privo della fascetta che ne avrebbe attestato il legittimo abbattimento, perché nella riserva di Caneva la caccia al capriolo è chiusa da diversi anni per consentire il riequilibrio numerico della specie.
Cacciatore e amico si sono giustificati: «L’abbiamo trovata», hanno detto. Ma non è sufficiente: anche in caso di rinvenimento, infatti, è obbligatorio avvisare o la Forestale o il guardiacaccia o il direttore della riserva, procedura che i due non hanno seguito e quindi sono stati denunciati a piede libero. Non è comunque stato accertato chi, materialmente, abbia ucciso l’ungulato con una fucilata.
 
LECCO NOTIZIE
8 NOVEMBRE 2013
 
Garlate (LC): cani da caccia fuggono e sbranano la gatta del vicino
 
GARLATE – Una fine orrenda per una gattina diventata la preda di due cani da caccia fuggiti dalla loro proprietà e che si sono avventati sul povero felino, sbranandolo e portandone via la carcassa.
E’ successo martedì pomeriggio a Garlate e a denunciarlo è una volontaria dell’associazione animalista Freccia 45 alla quale è giunta la segnalazione del padrone del gatta, rimasto scioccato dall’accaduto.
I cani apparterrebbero ad un signore residente a Calolziocorte, ma sarebbero però tenuti nel suo terreno a Vignola di Galbiate. Martedì pomeriggio, due di loro vagavano liberi e sono spuntati dal bosco che separa la frazione galbiatese da Garlate, finendo per entrare nella corte di un condominio dove viveva la gatta.
Dopo averla puntata e inseguita, i due sono riusciti ad atterrarla e ad ucciderla. Questo sarebbe solo l’ennesimo episodio provocato dagli stessi animali:
“Sono almeno 5 o 6 anni che puntualmente la cronaca si occupa di questi cani – ci spiega la volontaria – Sono anni che tutti sono a conoscenza dello stato in cui vengono detenuti i cani, sono anni che si verificano incidenti vari. Come mai nessuno è mai intervenuto?”.
Il padrone della micia, accompagnato dalla volontaria, ha deciso di segnalare l’accaduto alla Polizia Locale di Galbiate.
 
GEA PRESS
8 NOVEMBRE 2013
 
Genova – La bertuccia in appartamento
Sequestrata dal Corpo Forestale dello Stato e trasferita in un Centro autorizzato

 
Una scimmia Bertuccia (Macaca sylvanus) è stata oggi sequestrata dal Servizio CITES Territoriale di Genova del Corpo Forestale dello Stato, perchè detenuta illegalmente in una abitazione del quartiere C.e.p. Voltri del capoluogo ligure.
I Forestali del Comando Stazione di Arenzano (GE) hanno segnalato un uomo di 59 alla Procura della Repubblica per la dentezione irregolare ma le condizioni di salute della scimmia, di età apparentemente compresa tra i 3 e i 4 mesi, sono state giudicate buone dal personale veterinario dell’ASL3 Genovese.
Secondo il Corpo Forestale dello Stato è verosimile che la crescita della scimmia, di sesso femminile, avvenuta in una abitazione, a contatto con umani e non con propri simili, ha fortemente condizionato lo sviluppo emotivo-sociale dello stesso. In tal maniera, riferisce il Corpo forestale dello Stato sarebbe stato condannandolo alla cattività a vita. Sempre secondo la Forestale lo spazio riservato all’animale all’interno dell’abitazione sarebbe stato molto limitato.
Per le sue caratteristiche etologiche, infatti, necessiterebbe di ampi spazi con strutture adatte al movimento ed al gioco (liane, piani rialzati etc.). Inoltre, diversamente da quanto si possa credere, questo tipo di animali risulta essere assai pericoloso, soprattutto in seguito allo sviluppo sessuale dell’individuo; possono arrivare a raggiungere dimensioni di circa 80 centimetri e un peso di 15 chilogrammi. Per questi motivi, e per il fatto che può trasmettere all’uomo malattie infettive anche letali, questa specie, assieme a tutti gli altri Primati, è inserita nella lista degli animali considerati pericolosi , per cui ne è completamente vietata la detenzione da parte di privati cittadini.
L’animale, posto sotto sequestro, è stato immediatamente trasportato in custodia giudiziale presso un centro di recupero appositamente autorizzato alla detenzione di animali pericolosi e ritenuto idoneo per il mantenimento in cattività degli stessi, ove saranno effettuati immediatamente accertamenti sanitari ed intrapreso un programma di ri-educazione sociale dell’animale, al fine dell’inserimento dello stesso in un contesto sociale assieme ad altri simili della sua specie.
 
ABRUZZO 24
8 NOVEMBRE 2013
 
Cagnolino non sale in tempo in ascensore e rimane strozzato. La triste storia a Roseto (TE)
 
La padrona entra in ascensore, ma il cagnolino al guinzaglio non entra in tempo. L'ascensore parte e il povero cagnolino rimane strozzato e soffocato.
Una triste storia accaduta a Roseto in una palazzina che si affaccia sulla Statale 16. Ogni sera la padrona portava il cagnolino a fare il suo giretto, ed ogni sera tornavano a casa insieme. Stavolta però, per una distrazione banale della padrona, il suo chihuahua è rimasto ucciso.
La signora non è riuscita a evitare il fatto bloccando immediatamente l’ascensore, perché non si è accorta in tempo che il povero animale era rimasto chiuso fuori.
Quando la donna si è accorta del dramma che accadeva ha cercato in tutti i modi possibili di salvare il suo piccolo amico, rimasto incastrato nell’ascensore. In breve sono arrivate sul posto numerose persone abitanti nel quartiere, anche perché richiamate dalla presenza dei lampeggianti del mezzo dei vigili del fuoco rimasto parcheggiato davanti alla palazzina dove si è verificato il drammatico episodio.
 
UMBRIA 24
8 NOVEMBRE 2013
 
Terni, giovane donna travolta insieme al suo cane: ferite lievi per lei, ma l’animale è rimasto ucciso
L'incidente è avvenuto intorno alle 17 di venerdì pomeriggio in viale dello Stadio. Sul posto i vigili urbani e gli operatori del 118
 
di F.T.
 
Lei è rimasta ferita in modo lieve. È andata peggio al suo cane, un beagle, ucciso dalla Golf che li ha travolti sulle strisce pedonali. L’incidente è avvenuto venerdì pomeriggio in viale dello Stadio, intorno alle ore 17.
Dinamica La donna, 33enne di nazionalità rumena e da tempo residente a Terni, stava attraversando le strisce pedonali all’altezza del semaforo che porta all’ingresso dello stadio, quando è stata investita da una Wolkswagen Golf guidata da un 65enne di Terni, V.M. le sue iniziali.
Ferita Sul posto sono intervenuti gli operatori del 118 per prestare i necessari soccorsi. Le condizioni della 33enne, tuttavia, non sarebbero preoccupanti. Purtroppo nell’incidente è rimasto ucciso il cane che la donna portava al guinzaglio, un beagle. I rilievi sul luogo del sinistro sono stati svolti dai vigili urbani di Terni.
Problema semaforo A complicare la gestione del traffico in quei momenti concitati, ci si è messo anche il semaforo posto all’incrocio fra viale dello Stadio e viale Aleardi. Il sistema – non sarebbe peraltro la prima volta – è ‘saltato’ di nuovo, proprio mentre a qualche centinaio di metri i vigili stavano svolgendo i rilievi sull’incidente. Così ad una ‘grana’ se n’è aggiunta un’altra che gli addetti avrebbero evitato volentieri.
 
IL GAZZETTINO
8 NOVEMBRE 2013
 
Il Palio dell'Oca si può fare, ma con ambulanza per i pennuti
Ok del Comune ma solo rispettando alcune rigide
regole per la tutela della salute degli animali
 
MIRANO (VE) - Una vasca per permettere alle oche di immergersi qualora ne avessero necessità, recinti provvisori con cibo e acqua fresca, un mezzo idoneo per il trasporto di eventuali animali feriti. Sono queste alcune delle curiose prescrizioni dettate da Comune di Mirano e Asl 13 per autorizzare lo svolgimento dello storico Palio dell’Oca di Luneo.
Un anno fa l’evento era saltato tra le polemiche, lo stesso è capitato nei mesi scorsi per la Corsa del Masaro a Salzano: «La corsa su lunghe distanze va contro la natura di questi animali e quindi verrebbero a mancare i requisiti normativi», spiegò il Comune temendo salate sanzioni. Dopo settimane di frenetiche trattative il via libera per quest’anno è arrivato: la corsa si terrà domenica, come da tradizione la partenza è fissata per le 10.19 nei pressi del ristorante "19 al Paradiso" che a fine gara offrirà il pranzo: vino in abbondanza, pasta, risotto e ragù. Ragù d’oca, ovviamente.
FOTO
 
NEL CUORE.ORG
8 NOVEMBRE 2013
 
TROFEI DI CACCIA E PEZZI DI CARNE: SCOPERTI DUE BRACCONIERI LAZIALI
In azione le guardie del Parco nazionale d'Abruzzo
 
Due crani di cervo completi di palchi; un cranio di capriolo completo di palco; due cartucce calibro 12; diversi pezzi di carne contenuti in vari sacchi di plastica. Ecco il bottino trovato da due nuclei di guardie del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, nelle case di due bracconieri, zio e nipote, omonimi, uno residente a Itri (Latina), l'altro a Esperia (Frosinone). Gli uomini erano già stati denunciati in passato per esercizio abusivo di pascolo nelle località Lago Vivo e Valle Cupella di Barrea, non lontane dal territorio laziale e molisano del Parco. Le guardie hanno agito sulla base di un decreto di perquisizione locale e sequestro della procura di Sulmona (L'Aquila). I due sono stati individuati dopo una serie di indagini da parte delle guardie del Parco: non si esclude che dietro l'attività di bracconaggio si nasconda un illegale e remunerativo commercio di carne e di crani di animali di specie protetta.
 
NEL CUORE.ORG
8 NOVEMBRE 2013
 
PUGLIA, "A BREVE IN CONSIGLIO UNA LEGGE-VERGOGNA SULLA CACCIA"
La denuncia di Enpa, Lac, Lav, Lipu e Wwf
 
"La Puglia si appresta a votare una delle peggiori leggi sulla caccia d'Italia, infarcita di illegittimità costituzionali e ricca di contenuti intollerabili. Il Presidente Vendola intervenga immediatamente per fermare questa legge vergogna ed evitare che la Puglia si candidi a maglia nera d'Italia".
E' il commento di Enpa, Lac, Lav, Lipu e Wwf alla proposta di legge a firma del Consigliere Pentassuglia di modifica della legge regionale sulla caccia, la n. 27/98, che andrà a breve in Consiglio.
"La filosofia con cui Pentassuglia ha impostato la sua proposta aumenta ancor più la distanza tra la legge pugliese e la legge statale per la tutela della fauna (la legge 157/92), recependola in modo confuso e contraddittorio e in alcuni casi infrangendola palesemente. Una proposta all'inseg na della pessima caccia, che genererà immediati ricorsi alla Corte Costituzionale, ai TAR e alla Commissione europea.
La proposta conferma la caccia libera agli uccelli migratori in tutta la Regione (modifica all'art. 25 comma 4), spiegandola con la motivazione della caccia di necessità (oggi inesistente) e senza alcuna pianificazione e gestione sostenibile delle specie di uccelli migratori. Tutto ciò, in macroscopica violazione della legge 157 e della recente sentenza della Corte Costituzionale.
Ancora, la proposta prevede le squadre di cacciatori per esercitare il controllo faunistico (modifica all'art. 34 comma 10), una condizione incompatibile con le esigenze di rigore del controllo che nulla dovrebbe avere a che fare con la caccia.
Inoltre, la proposta incrementa l'uso dei richiami vivi (modifica all'art. 36 comma 7bis), una delle pratiche più vergognose e intollerabili che si possano immaginare nell'attività venatoria. Vengono poi incrementati i permessi di caccia giornalieri negli ATC (modifica all'art.14 comma 5), di fatto equiparando il territorio agrosilvopastorale al territorio delle aziende private la cui prevalente finalità è vendere la "selvaggina pronta caccia" a chi paga per sparare.
Incredibilmente, la proposta prevede poi recinzioni alte 2 metri (contro gli 1,20 previsti dalla legge nazionale) per poter istituire i fondi chiusi alla caccia (modifica all'art. 38 comma 2), rendendo economicamente impossibile ai cittadini che desiderassero il proprio terreno escluso da attività di caccia.
La proposta non manca di autorizzare l'anticipo della caccia a partire dal 1° settembre (modifica all'art. 31 comma 3), mentre sono in pieno svolgimento le attività turistiche degli agriturismi, è alto il rischio incendi (divieto di accensione di fuochi fino al 15 settembre) e la maggioranza delle specie animali ha ancora gli ultimi piccoli da sve zzare. Così come prevede la possibilità di estendere la caccia anche a febbraio (modifica dell'art. 31 comma 4), quando la maggioranza delle specie di uccelli è in migrazione pre-nuziale e sarebbe opportuno un divieto totale di caccia.
Dulcis in fundo, Pentassuglia riduce drasticamente le risorse destinate alla tutela della fauna (modifica dell'art. 54 comma 1), facendo passare dal 40 al 10% le risorse trasferite dalla Regione alle Province per tale finalità.
Un quadro sconfortante, se non incredibile, che offende i milioni di pugliesi non cacciatori e appunto fa della Puglia una delle peggiori ragioni italiane in materia venatoria. Il nostro appello a tutte le forze politiche di buon senso e al Presidente Vendola: intervenga, rimettendo un minino di gerarchia tra la bellezza della natura, la tranquillità dei cittadini e lo strapotere dei fucili e per evitare di far spendere inutilmente sodi alla collettività in ricorsi e contenziosi.
 
METEO WEB
8 NOVEMBRE 2013
 
Ecco come proteggere i nostri cani dalle insidie del freddo invernale!
 
I cani possono soffrire il freddo e le basse temperature, gli sbalzi termici e le correnti d’aria possono influire sul loro stato di salute, in modo particolare a partire dai prossimi giorni in cui con la “Tempesta di San Martino” di cui su MeteoWeb si sta parlando moltissimo, arriveranno i primi spifferi invernali da nord.
Allora cosa bisogna fare per proteggere al meglio i nostri adorati compagni fedeli di vita? Ecco alcuni consigli utili!
CUCCE: devono essere dotate di pavimento isolato dal terreno o sollevato da terra e devono essere impermeabilizzate. Potete rivestirle internamente con paglia o coperte, che devono essere rimossi e mantenuti puliti.
I cani che vivono in casa, devono affrontare sbalzi di temperatura tra interno ed esterno e rischiano malattie da raffreddamento e raffreddori. Si bagnano con la neve e con la pioggia o anche semplicemente mettendo le zampe in una pozzanghera, per cui, se ciò dovesse avvenire ricordate di
NON UTILIZZARE IL PHON per asciugare il pelo, in quanto provocherebbe un eccessivo sbalzo di temperatura, meglio quindi frizionare il pelo con un asciugamano!
Tra i cani che soffrono di più il freddo: lo yorkshire, il dalmata, il boxer, il pincher e il pointer. Si a CAPPOTTINI per le passeggiate invernali, che sono utili a cuccioli, soggetti anziani e cani a pelo raso, purchè questa scelta non sia dettata dalla vanità o dalla volontà di seguire la moda! Il proprietario deve essere realmente preoccupato dello stato di salute del suo amico a quattro zampe!
PREFERITE PASSEGGIATE POMERIDIANE E NON SERALI PER PORTARLO A PASSEGGIO e occhio alla neve! Molti cani adorano mangiarla, ignari dei problemi all’intestino che essa può provocare soprattutto in anziani e cuccioli!
CURATE LE ZAMPE: tenete il pelo delle zampe accorciato per evitare la formazione del ghiaccio che si insinuerebbe tra i cuscinetti, dandogli fastidio. Le UNGHIE vanno tenute corte per evitare che, toccando terra, portino le zampe ad allargarsi troppo, permettendo ad acqua e ghiaccio di infilarsi tra i cuscinetti. Utilizzate un BALSAMO PROTETTORE sulle zampe prima di portarlo fuori casa (basta anche la semplice vasellina).
PERICOLO IPOTERMIA: i cani e i gatti hanno normalmente una temperatura rettale che varia dai 38 ai 39°C . Se essa scende al di sotto dei 37,5 , si parla di ipotermia. La terapia prevede il riscaldamento progressivo, concentrandosi su torace e addome. In casi gravi si utilizza la somministrazione per via endovenosa di liquidi tiepidi o clisteri di acqua tiepida, con una terapia di sostegno di base (ossigenoterapia, fluidi di sostegno per mantenere la pressione sanguigna). I cani esposti a lungo a basse temperature sono tra quelli più a rischio di ipotermia, ma al di sotto di 0°C diventa rischioso anche lasciarli in macchina!
RISCHIO DEPRESSIONE : in alcuni cani è stata riscontrata la presenza di un’alopecia stagionale da novembre a marzo, con perdita di pelo sui fianchi. Sicuramente il cambiamento di stagione si ripercuote anche sul nostro fedele amico “peloso”, ma è davvero prematuro parlare di depressione!
ALIMENTAZIONE: con l’abbassamento della temperatura, il cane brucia più calorie, quindi è essenziale alimentarlo aumentando la porzione quotidiana di cibo o aggiungendo alla dieta alimentare un integratore…questo vale per i cani abituati a stare del tempo fuori all’aperto anche d’inverno. Per i cani che d’inverno godo del relax casalingo, diminuite la porzione di cibo giornaliero!
Se fuori fa veramente freddo, cosa esitate a fare entrare il vostro tesoro in casa? Di sicuro vi strapazzerà d’affetto, facendovi le feste dopo una stressante giornata di lavoro, mentre nella peggiore delle ipotesi vi sarete mossi da compassione, al punto da non poter fare a meno del suo affetto incondizionato durante tutta la giornata!
 
GEA PRESS
8 NOVEMBRE 2013
 
Spagna – Domani l’embolada con il toro infuocato
Gli animalisti danno appuntamento nel paese di Medinaceli: basta con queste manifestazioni
 
Si svolgerà il nove novembre a Medinaceli, nella comunità autonoma di Castiglia e León, in Spagna, la festa dell’ embolada. Tale manifestazione, ancora discretamente diffusa in più regioni spagnole, ha inizio infuocando le corna di un toro opportunamente cosparse di una sostanza infiammabile.
Uno scontro, più che un dibattito, tra i sostenitori di questa tradizione (in alcune aree della Spagna si è comunque provveduto a sostituire il toro con una testa meccanica) e gli animalisti, che proprio per quel giorno hanno annunciato una manifestazione. Considerata l’animosità che si riscontra su questo argomento, sarà di certo un grattacapo per le forze di polizia. Recentemente, sia in Spagna che in Francia, si sono registrati scontri molto accesi proprio in merito ad eventi di tauromachia.
I sostenitori dell’embolada sostengono che il toro venga cosparso di fango al fine di evitare possibili danni. Viene da chiedersi, però, quale stato d’animo assale l’animale, se non quello del panico e terrore. Oltretutto viene poi lasciato libero nelle vie del paese ed inseguito da vari facinorosi.
Purtroppo la Spagna annovera molte di queste tradizioni confermate finanche con il voto di ieri mattina avvenuto al Senato. Con il sostegno del Partito Popolare e le astensioni dei socialisti, specie nei lavori preparatori di commissione, è stata sancita la corrida quale patrimonio immateriale culturale. Un preludio, secondo alcuni, per il riconoscimento dell’UNESCO.
 
LA ZAMPA.IT
8 NOVEMBRE 2013
 
Trafitto da una freccia, il gatto si salva
 
È sopravvissuto a una freccia che gli ha trapassato il corpo, il piccolo Elliot, un gattino di Norwich, in Connecticut. A ritrovarlo in un porticato il sindaco della città, Peter Nystrom, che ha chiamato la polizia. Il veterinario dell’Animal Hospital, dove il micio è stato operato, ha detto a WTNH che per fortuna la freccia “ha mancato la giugulare, i polmoni, il cuore”. Secondo la dottoressa, il gattino è stato colpito due giorni prima del ritrovamento. Le autorità sostengono che il gatto sia stato utilizzato intenzionalmente come obiettivo. Il responsabile non è stato ancora identificato.
FOTO
 
GEA PRESS
8 NOVEMBRE 2013
 
Cina – Dodici tonnellate di avorio nel “carniere” della polizia doganale di Xiamen
 
Un giro di affari pari a numerose centinaia di milioni di dollari ed un commercio di avorio stimato in 12 tonnellate di zanne di elefante africano. Questi i numeri diffusi lo scorso sei novembre dai funzionari doganali di Xiamen, in Cina, che hanno sgominato una pericolosa banda dedita a questo commercio. La notizia è stata diffusa dalla stessa polizia doganale che ha riferito di mandanti occulti che potrebbero godere, in almeno un caso, di punti di vendita con regolare licenza.
A quanto pare l’intervento di questo mese trae origine da una operazione di polizia avvenuta la scorsa estate. Alcune persone sarebbero infatti state rintracciate in merito ad una spedizione di due chili di avorio. La banda criminale, come città di arrivo dell’avorio, si sarebbe servita in modo particolare di Hong Kong. Alla stessa banda potrebbero essere intestati alcuni dei cospicui carici  sequestrati nei mesi scorsi.
Purtroppo il commercio illegale di avorio sembra non conoscere limiti. In Cina è diventato uno status symbol per i nuovi ricchi, ma nel paese non vi è ancora una sufficiente consapevolezza del danno arrecato da tale contrabbando. Le Autorità governite sono in più occasioni intervenute assicurando l’intensificarsi dei controlli.
 
BLITZ QUOTIDIANO
8 NOVEMBRE 2013
 
Tacchini gonfiati di birra. L’allevatore: “Così carne più buona”
 
HENNIKER (USA) – Gonfia i suoi tacchini di birra. Secchiate di birra per farli ingrassare meglio e perché, assicura, la qualità della carne così è migliore. A farlo è Joe Morette, allevatore di tacchini a Henniker, nel New Hampshire.
E non lo fa da oggi: la pratica, racconta, al Miami Herald è iniziata nel ’93 quando un tacchino si è avvicinato alla sua lattina di birra e l’ha bevuta con gusto. E quel tacchino, pare, avesse la carne migliore delle altre. Così dare la birra ai tacchini è diventata la prassi.
Morette assicura che i suoi clienti non si lamentano. E se c’è qualche associazione animalista che ha protestato Morette oppone pareri dei veterinari che assicurano: “I tacchini non soffrono”. Pasteggiano a birra, perché dovrebbero?
 
GEA PRESS
8 NOCEMBRE 2013
 
Nairobi – I risultati del meeting Interpol, portati a casa dal Corpo Forestale dello Stato
Gli accordi sul lavoro di intelligence per contrastare il traffico di legname ed avorio
 
Partecipazione in questi giorni a Nairobi del Corpo forestale dello Stato nell’ambito degli incontri organizzati dall’INTERPOL presso il Complesso delle Nazioni Unite e dedicati ai crimini ambientali.  Temi sui quali già da anni vi è una partecipazione attiva del Corpo Forestale tramite il personale  CITES, ovvero il nucleo specializzato nel  controllo della Convenzione di Washington sul commercio e detenzione di specie animali e vegetali minacciate di estinzione. Oltre al personale Cites, a Nairobi era altresì presente  il Nucleo Investigativo Centrale di Polizia Ambientale e Forestale (NICAF).
Presenza, quella del CFS nell’ambito dei lavori dell’Interpol, già da tempo esistente tramite i gruppi di lavoro Wildlife e Pollution. Al meeting di Nairobi hanno partecipato Giovanni Coviello, Referente analisi investigativa del Servizio Cites, e  Marco Fiori, Responsabile Operativo Sezione Investigativa Cites. Tra i risultati di rilevo la collaborazione instauratasi con il Brasile e il Camerun in merito al traffico illegale di legname. Con i paesi africani del Lusaka Agreement, si sosterrà invece la lotta al traffico di avorio. Numerosi, inoltre, i contatti avviati per una efficace attività di intelligence e di polizia. Il Lusaka Agreement è un accordo operativo definito in Zambia nel 1992 e relativo ai traffici di fauna protetta che coinvolgono i paese del sud e dell’est del continente africano.
Nel corso dei lavori del gruppo Wildlife, la Forestale ha presentato, su incarico della Commissione Europea, una relazione sull’attività del Gruppo europeo per l’applicazione della CITES, con particolare riguardo alle minacce e alle prospettive future del commercio illegale di fauna e flora selvatica all’interno dell’Unione.
Per  quanto riguarda il gruppo di lavoro sul “Pollution Crime”, è stato invece trattato il problema del coinvolgimento della criminalità organizzata nel ciclo dei rifiuti. Illustrata, in tal senso, l’attività del Corpo forestale anche tramite l’utilizzo di strumentazione scientifica. Di rilievo il lavoro pubblicato dall’Interpol ove sono illustrate le tecniche utilizzate dal Corpo forestale per  l’individuazione delle discariche illegali.
All’evento di Nairobi, inaugurato lo scorso 4 novembre e concluso oggi, sono stati presenti oltre 80 delegazioni  provenienti da tutto il mondo tra Polizia, Forestale e Dogana, con la partecipazione di importanti Organizzazioni non Governative che forniscono contributi informativi e tecnici nei vari settori.
 
GALILEO
8 NOVEMBRE 2013
 
Anche la scimmia ha l'arto robotico
 
Lorenzo Mannella
 
Il dialogo tra cervello e robot va avanti da molti anni, ma è sempre stato portato avanti su un unico binario. Per esseri umani e primati controllare un arto robotico non è un'impresa impossibile, tuttavia le cose si complicano quando i dispositivi raddoppiano di numero. Almeno fino a oggi. Come rivela uno studio pubblicato su Science Translational Medicine, una équipe di scienziati è riuscita nell'impresa di fare comandare un paio di braccia meccaniche a due scimmie.
Il team di ricerca guidato da Miguel Nicolelis, neurobiologo presso la Duke University School of Medicine, ha posto due macachi rhesus di fronte a un simulatore di braccia meccaniche con l'intento di farne apprendere il funzionamento. Durante la prima parte dell'esperimento le scimmie potevano guidare gli arti attraverso un paio di joystick e ottenere una ricompensa ogni volta che riuscivano a portare a termine un compito (raggiungere dei punti prefissati sullo schermo).
Precedentemente, le due scimmie erano state sottoposte a lunghi allenamenti mensili con i joystick, al fine di abituarle all'interfaccia di simulazione. In seguito, i test di controllo a distanza sono stati condotti impiantando diversi set di elettrodi nel cranio degli animali. Il loro compito era quello di registrare l'attività di massimo 500 neuroni situati nella corteccia frontale e parietale di entrambi gli emisferi cerebrali.
Il nuovo impianto ha permesso alle scimmie di condurre il test senza l'utilizzo dei joystick, arrivando a comandare entrambe le braccia direttamente con il solo uso del cervello. Durante questi esperimenti privi di interfaccia tattile, i ricercatori hanno notato che alcune regioni corticali mostravano una attività diffusa ben distinguibile da quella osservata durante le prove condotte con un solo braccio.
“I movimenti bimanuali – come scrivere sulla tastiera o aprire un barattolo – sono fondamentali nella vita di tutti i giorni”, ha detto Nicolelis, “le interfacce cervello-macchina del futuro disegnate per ripristinare le funzioni motorie negli esseri umani dovranno includere più arti per offrire il maggior beneficio possibile ai pazienti gravemente immobilzzati”.
Nello specifico, i risultati dell'equipe di Nicolelis fanno pensare che sia possibile sviluppare interfacce cervello-macchina (Bmi) capaci di ricevere stimoli da circuiti neuronali molto complessi. Dopo tutto, trasferire precisi segnali neuronali attraverso i computer non è così difficile (vedi Galileo: Cervelli connessi via Web). Il vero problema, piuttosto, è capire fino in fondo come le aree cerebrali coordinino movimenti complessi e azioni coordinate tra sguardo e arti. La risposta è scritta nel cervello, ma leggerla richiede tempo.
Riferimenti: Science Translational Medicine Doi: 10.1126/scitranslmed.3006159
 
NEL CUORE.ORG
9 NOVEMBRE 2013
 
AGRIGENTO, DISCARICA ABUSIVA CON 8 CANI: ALCUNI LEGATI A CATENE CORTE
Blitz di carabinieri e polizia: denunciato il proprietario
 
Una discarica abusiva di rifiuti in un'area di 5.000 metri quadrati dove venivano allevati anche otto cani è finita sotto sequestro a Racalmuto, in provincia di Agrigento. L'operazione è stata condotta dai carabinieri e dalla polizia provinciale. Nell'area, e in alcuni fabbricati abusivi che erano stati realizzati, sono stati trovati - scrive Quotidiano.net - materiali di risulta dell'edilizia e rottami metallici.
I cagnetti, che erano costretti a vivere tra la spazzatura, non erano iscritti al Registro dell'anagrafe canina né muniti di microchip. E non solo: qualcuno era anche legato ad una catena lunga circa un metro e mezzo e attorcigliata in modo da non consentire movimenti. I poveri animali sono stati affidati ad un canile convenzionato con il Comune e il proprietario è stato denunciato.
 
NEL CUORE.ORG
9 NOVEMBRE 2013
 
LNDC TERAMO: NON DEPORTATE I 120 CANI DI GATTIA A 151 KM DI DISTANZA
"Destinati a Fallo (Chieti). Non rispettate le leggi"
 
"Signor Sindaco, con quale criterio questi cani sono stati affidati a una struttura privata?". La Lega nazionale per la difesa del cane scende in campo ancora una volta di fronte all'ennesimo, deprecabile caso di trasferimento di cani. Un trasferimento avvenuto senza rispettare i termini di legge. I 112 animali, quasi tutti anziani, alloggiavano da sempre all'interno dell'Istituto zooprofilattico sperimentale di Teramo, il quale ha provveduto "improvvisamente ed arbitrariamente" ad affidare il servizio di ricovero e mantenimento dei cani al canile privato di Fallo, in provincia di Chieti. A ben 151 chilometri di distanza da contrada Gattia (Te), dove gli animali erano ospitati da più di dieci anni.
La Lndc di Teramo, come è doveroso per un'associazione che ha a cuore per prima cosa il benesser e degli animali, esige che il sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi, e il direttore generale dell'Izs, Fernando Arnolfo forniscano spiegazioni in proposito, si legge in una nota.
Catia Durante, presidente della sezione di Teramo della Lega del cane nutre parecchie perplessità: "Sono molto preoccupata per la gestione di questi 112 cani. Soprattutto per le modalità di scelta della struttura di ricovero. Con quale criterio l'Izs di Teramo ha scelto la ditta Abruzzo Servizi s.r.l. di Fallo in provincia di Chieti? Ma soprattutto come può l'Izs deportare 112 cani intestati al Comune di Teramo, a quanto pare senza chiedere autorizzazione all'Ente? Il trasferimento degli animali, con queste modalità, contravviene espressamente alle prescrizioni e alla ratio legis alle quali si ispira la normativa nazionale, legge n.281/1991 , in materia di randagismo. Dopo tanti anni di buona permanenza, dei cani - continua Durante - non dovrebbero essere sottoposti ad uno st ress psicofisico con conseguenze irreversibili". Poi la numero della Lndc di Teramo fa l'esempio di un caso di giurisprudenza: "La sentenza n. 175 del gennaio 2008 della Cassazione penale, sezione III, ha affermato che la sofferenza può consistere nei soli patimenti; la deportazione dei cani, dunque, ha significato, alla luce della giurisprudenza sopra citata, infliggere volontaria mente sofferenze. Nondimeno, anche in caso di 'trasferimento', il Sindaco rimane il responsabile dei cani prelevati sul proprio territorio e collocati in strutture site in altri Comuni e deve obbligatoriamente: informare del trasferimento dei cani il Servizio Veterinario dell'Azien da Sanitaria Locale competente per territorio della struttura individuata; effettuare personalmente verifiche periodiche sullo stato di salute e benessere dei propri animali, non meno di una volta l'anno; dare comunicazione dei risultati ottenuti e dello stato di salute e benessere degli animali al Consiglio comunale an che nel Rendiconto della gestione".
"Stiamo parlando di cani anziani che hanno vissuto tutta la loro esistenza nella contrada Gattia, dove ha sede l'Istituto zooprofilattico", sottolinea Durante. Che poi spiega: "Bisogna anche considerare il fatto che si tratta di animali sfortunati, che hanno aspettato invano un'adozione mai arrivata. Per loro trovarsi all'improvviso in un canile che ospita un numero ingente di loro simili potrebbe cagionare danni sia fisici sia psicologici. La responsabilità morale, e non solo quella, a questo punto riguarda non solo il Sindaco di Teramo, ma anche il Direttore Generale dell'Izs".
La Lega nazionale per la difesa del cane di Teramo e le associazioni di volontariato locali auspicano un cambio di rotta e il ripristino della legalità per assicurare tutela e benessere ai 112 cani in questione. "Era già in programma la realizzazione di un centro per il benessere animale, un parco rifugio ideato proprio per ospitare i can i spediti invece a Fallo", conclude la presidente della sezione Lndc di Teramo. Di tale progetto, Comune e Istituto zooprofilattico non soltanto erano perfettamente al corrente ma insieme a loro si stava vagliando su come procedere. Il progetto era persino stato annunciato in una conferenza stampa dal Sindaco Brucchi stesso. Adesso vogliamo sapere che cosa sia accaduto e di chi siano le responsabilità".
 
GEA PRESS
9 NOVEMBRE 2013
 
Asiago (VI) – L’uomo scomparso con la cagnolina. Accanto agli scheletri sarebbe stato trovato un coltello
 
Tutto ancora da spiegare e confermare ma i primissimi rilievi eseguiti in località Sasso, nel comune di Asiago (VI) sullo scheletro di un uomo di 52 anni scomparso nel marzo 2012 assieme alla sua cagnolina, parrebbero riportare un particolare che, alla luce delle future indagini, potrebbe forse contribuire a svelare qualcosa in più su quanto successo.
Secondo fonte degna di nota, nella zona impervia ove si presume si sia ritirato l’uomo, sarebbe stato trovato un coltello da cucina. La cagnolina era forse legata da una corda o resti di guinzaglio. I due scheletri erano l’uno accanto all’altro. In prossimità degli scheletri si sarebbe rinvenuto il coltello. Nulla può dirsi su cosa effettivamente sia successo, ma il luogo era di  difficile accesso. Per recuperare i resti è dovuto intervenire il Soccorso Alpino.
Ad accorgersi stamani dei resti, sono stati due cacciatori che hanno provveduto a dare l’allarme e ad accompagnare poi le Forze dell’Ordine.
Nella zona il Corpo Forestale dello Stato ed i Carabinieri. Le indagini sono seguite dal Comando Stazione dei Carabinieri di Asiago.
 
GEA PRESS
9 NOVEMBRE 2013
 
Riano (RM) – Il falco “crocifisso” è tornato a volare
Salvato dall'Associazione Recupero Fauna, aveva pure un chiodo nella zampa

 
Animali in emergenza. Colpiti da fucilate, investiti dalle automobili, avvelenati o in varia maniera maltrattati. Quanto successo il quattro settembre scorso a Riano (RM), è ancora più particolare, per ferocia e per chissà quale messaggio si è inteso dare.
Una femmina di falco Gheppio, trovata crocifissa. Chiodo su una zampa ed ali con fratture controlaterali. A recuperare il povero animale, incredibilmente ancora in vita, sono stati gli esperti dell’Associazione Recupero Fauna (ARF) operante nel Lazio e composta da veterinari, biologi e naturalisti, specializzati in fauna selvatica ed esotica.
“La radiografia – ricorda Sabrina Calandra, presidente dell’Associazione – ci ha lasciato stupiti“. Così non era per il Medico Veterinario che da dieci anni cura gratuitamente l’avifauna selvatica. Troppi, infatti, ne ha visti nel corso della sua attività.
Le lesioni riportate dal povero animale hanno imposto diversi giorni di prognosi riservata. Sottoposto alle opportune terapie  il falchetto, anzi … la falchetta, ha iniziato a mostrare una considerevole capacità di recupero. Nonostante le ferite profonde nella zampa e le tre fratture, ha infatti recuperato pienamente la capacità di volare e quella di predare.
Settimane di cure pazienti e di attenzioni mirate al wildlife management nella degenza hanno  infine dato i loro frutti. Il Gheppio ha così potutto spiccare il volo nel caldo mese di ottobre.
 
NEL CUORE.ORG
9 NOVEMBRE 2013
 
SPINO D'ADDA (CR), OK AL DIVIETO DI ALLEVARE GLI ANIMALI DA PELLICCIA
Un paese all'avanguardia sul rispetto delle bestiole
 
"Sul nostro territorio non sarà possibile far nascere un allevamento di animali da pelliccia. Lo ha deciso il Consiglio comunale all'unanimità e sono molto contento di questa decisione". Sono le parole di Paolo Riccaboni, sindaco di Spino d'Adda, in provincia di Cremona. Accolta - racconta il quotidiano "Il Giorno" - la mozione del gruppo Unarivolta per dar vita ad un ulteriore passo avanti nella strada verso il riconoscimento dei diritti degli animali.
Spino è un paese all'avanguardia sotto questo aspetto: stallo temporaneo per i cani vagabondi, una colonia felina riconosciuta e attrezzata, uno spazio sanitario per i gatti, botti vietati a Capodanno e alla sagra del paese. E non solo: è vietato l'attendamento dei circhi con animali; è stato avviato un progetto di conoscenza del cane alla materna e ogni anno viene organizzata la festa del cane al parco Rosselli.
E poi quest'ultima votazione che ha messo d'accordo i 12 consiglieri, i quali hanno messo da parte per un giorno le divergenze politiche e hanno votato compatti per approvare all'unanimità il divieto di allevare, catturare e uccidere animali da pelliccia.
 
NEL CUORE.ORG
9 NOVEMBRE 2013
 
BLACKFISH, ANTEPRIMA IERI A MILANO: "LA NATURA A VOLTE SI RIBELLA"
Il 17 dicembre la proiezione al Macro di Roma
 
La natura si ribella quando l'uomo supera i limiti stabiliti dalla natura stessa, e può arrivare ad uccidere. Questo il filo conduttore del film-evento "Blackfish", presentato in anteprima nazionale ieri sera a Milano, e il prossimo 17 dicembre al Macro di Roma, su iniziativa di Lav e Marevivo, con il contributo di Novamont, nell'ambito della campagna "Sos Delfini" - condotta in collaborazione con associazioni internazionali come Faada e Born Free Foundation - finalizzata a denunciare rischi e pericoli della cattività dei mammiferi marini.
Il film della regista Gabriela Cowperthwaite, prodotto da Magnolia Pictures con la CNN Films e la Our turn productions, in gara all' ultimo Sundance Festival, racconta la storia di Tilikum, orca in cattività coinvolta nella morte di tre
persone. L'ultima uccisione, nel SeaWorld di Orlando, in Florida, è avvenuta in diretta nel 2010, durante uno degli spettacoli.
Alla proiezione di Milano, in lingua originale con sottotitoli, ha partecipato, per la prima volta in Italia, Samantha Berg, una delle addestratrici che ha lavorato proprio con Tilikum. Protagonista del film, Samantha Berg ha sottolineato
la mancanza di etica dell'industria commerciale che usa i mammiferi marini e come la stessa sicurezza degli addestratori sia messa in pericolo a causa di discutibili spettacoli con questi cetacei. Samantha è anche uno dei
protagonisti del libro "Morte a SeaWorld" dello scrittore David Kirby.
Il film-documentario negli Stati Uniti, intanto, ha riscosso un grandissimo successo e ha ottenuto il sostegno di importanti testimonial, come Ewan Mc Gregor. L'anteprima di ieri a Milano è stata presentata da Kris Reichert, dj di Radio 105. La serata è stata anche l'occasione per abbattere simbolicamente, pezzo dopo pezzo, un muro composto da 300 mattoncini che celano l'immagine di un branco di delfini che nuotano nell'immensità del mare.
"La libertà è un dono anche per i delfini" era la frase riportata sul mattoncino che, con una libera donazione, ciascun partecipante ha potuto portare via con sé, contribuendo così a sostenere uno degli obiettivi della campagna, ovvero la realizzazione del progetto "un rifugio per i delfini".
"Blackfish è un importante momento di riflessione per tutte le strutture che usano animali negli spettacoli acquatici, come testimoniato dalla nostra campagna 'Sos Delfini' - dichiarano Lav e Marevivo -. Il film offre uno spaccato
realistico di un'attualità drammatica, che le istituzioni e il pubblico devono conoscere: la mancanza di etica dell'industria, che usa questi mammiferi, e i rischi per animali e addestratori, impone di mettere fine a questi zoo d'acqua.
Gli studi confermano che i tassi di mortalità dei cetacei in cattività sono sensibilmente superiori, circa il doppio, a quelli che si riscontrano in natura, per le orche e per i delfini tursiopi. Preoccupante sia la mortalità dei piccoli sia il numero decrescente di mammiferi marini maschi disponibili per la riproduzione in cattività, con possibili implicazioni per la futura crescita della popolazione in cattività. In alcune parti del mondo, sono tuttora in corso catture dall'ambiente naturale per alimentare la discutibile 'industria' mondiale dei delfinari".
 
LA ZAMPA.IT
11 NOVEMBRE 2013
 
Samantha Berg: “I delfinari sono circhi con i cetacei”
L’ex addestratrice della Sea World, in Italia per la presentazione di “Blackfish”, documentario
denuncia contro i parchi acquatici
 
Antonella Mariotti
 
“E’ come rapire un bambino a sua madre. Abbiamo fatto cose terribili e mi vergogno”. Lui è un vecchio pescatore americano, braccia tatuate, piercing e la voce si incrina quando racconta di essere stato lui a prendere Tilikum dal suo branco. Il cucciolo di orca nei primi Anni Ottanta aveva quattro anni, sono morte alcune femmine per difenderlo forse anche sua madre. Tilikum poi di addestratori ne ha uccisi tre. L’ultima si chiamava Dawn Brancheau “era la più brava, la più competente. Non è stato un incidente a Seaworld sono molte le cose che non hanno funzionato” racconta Samantha Berg ex addestratrice del delfinario forse più famoso del mondo e adesso ambasciatrice di una lotta contro i “circhi con i cetacei, perché questo sono” che “li costringono a spettacoli di divertimento, per loro stressanti e che l i porta a morire molto prima che se fossero in libertà. La loro vita spesso si dimezza”.  
La testimonianza  
La Berg è in Italia in questi giorni per la prima di “Blackfish” (della documentarista Gabriela Cowperthwaite, selezionato all’ultimo Sundance Film Festival) la storia di Tilikum l’orca che nonostante i tre addestratori morti è rimasta nel delfinario per la riproduzione. “Vale milioni – racconta la Berg – non la lasceranno mai”. Con la Born free foundation, Lav e Marevivo stanno lanciano una campagna di raccolta fondi “Sos Delfini” per creare un santuario dei cetacei liberati dai delfinari che “non hanno nulla di scientifico, sono solo un circo un modo per guadagnare sulla vita di questi splendidi animali”. “Qui in Italia siamo riusciti a liberare quattro cetacei da Rimini, venivano sottoposti a dosi elevate di valium e tenuti in condizioni pessime ” sottolinea Roberto Bennati, vicepresidente Lav. 
I giganti del mare  
Le orche vivono in branco per decine di anni, i piccoli rimangono con le madri per 30 o 40 anni, la vita media è paragonabile a quella di un essere umano, e le relazioni sociali nel branco sono molto forti: empatia e compassione diventano la regola del vivere insieme. Tra loro si difendono, il branco all’epoca della cattura di Tilikum cercò di ingannare i pescatori senza riuscirci. Certo per le orche era difficile sfuggire alle bombe.  
Nulla di scientifico  
“Prima di arrivare a Seaworld pensavo che avrei dovuto studiare di più, che avrei dovuto prepararmi perché nel centro si faceva ricerca scientifica” racconta la Berg, poi la verità: “In realtà dopo pochi mesi diventi addestratrice e la ricerca scientifica è inesistente. Le orche sono sottoposte a stressanti allenamenti, ricattate con il cibo. Vengono rinchiuse in vasche piccolissime per le loro dimensioni, sei metri per nove. E lasciate, lì al buio di notte, per dieci o dodici ore”. 
Così Tilikum ha vissuto e continua a vivere, ora non si “esibisce” più rimane nella sua grande vasca e viene usato solo per la riproduzione “spesso sotto antibiotici perché a forza di tentare di mangiare le sbarre di ferro della gabbia si è fratturato numerosi denti, e nei buchi rimasti si annidano resti di cibo che causano infezioni”. 
Le orche secondo le ultime ricerche hanno un’intelligenza superiore a quella dei delfini, una vita sociale intensa e “una vita emozionale più intensa di quella umana. Una risonanza magnetica ha svelato che la parte del cervello “limbica” cioè deputata alle emozioni è più sviluppata che quella umana”, ha raccontato Samatha Berg. Sarà per questo che Takara quando le hanno preso la cucciola nata in cattività e vissuta con lei cinque anni, ha urlato forte, tanto forte e a frequenze così alte che mai si erano sentite in natura. “Voleva raggiungere la sua piccola, ma era in viaggio verso un parco acquatico. Venduta chissà dove”. 
 
LA ZAMPA.IT
11 NOVEMBRE 2013
 
Blackfish, l’incubo dell’orca Tilikum
A Milano è stata proiettata l’anteprima nazionale  del documentario-denuncia  sulle condizione dei cetacei in alcuni parchi acquatici
 
fulvio cerutti
 
«Fra cinquant’anni diremo che è una barbarie». E’ una delle frasi conclusive di “Blackfish”, forse il modo migliore per riassumere il documentario, diretto dalla regista Gabriela Couperthwaite, che denuncia i maltrattamenti alle orche nei parchi acquatici. 
L’anteprima nazionale, proiettata a Milano grazie all’evento organizzato dalla Lav e da Marevivo, racconta la storia di Tilikum, un’orca che ha già ucciso tre persone nei suoi 30 anni trascorsi in cattività. 
La pellicola, candidata al Sundance Festival, accompagna le emozioni degli spettatori in sala attraverso il racconto degli ex addestratori della Sea World di Orlando. All’inizio molti di loro ricordano l’entusiasmo nel fare questo lavoro: persone affascinate dagli spettacoli dei parchi acquatici che si ritrovano in vasca a giocare e addestrare questi giganteschi mammiferi senza avere un’adeguata preparazione.  
Ma questo non è un gioco, che non c’è nulla da sorridere. Molti di loro cambiano idea, così come il pubblico in sala, quando il cacciatore John Crove racconta il momento della cattura di un cucciolo di orca. Capelli e lunga barba bianca, il braccio ricoperto dai tatuaggi da vecchio lupo di mare. Sembra un duro, ma la sua voce singhiozza quando ricorda la reazione delle madri orche imprigionate insieme ai loro piccoli in un’area delimitata dalle reti. Per poter scegliere i cuccioli, i cacciatori le liberarono tenendo solo i più piccoli perché più facili da portar via. Le madri avrebbero potuto scappare, invece rimasero lì vicino a emettere suoni strazianti per comunicare con i loro piccoli. 
Gli stessi suoni che durante il film tolgono il respiro quando una delle orche nate in cattività viene separata dalla madre. Quest’ultima arriva a produrre un suono diverso, una segnale di una frequenza tale da farlo arrivare il più lontano possibile. 
E come se non bastasse, nelle varie operazioni alcune orche adulte vennero uccise e per non farlo sapere, perché era vietato, aprirono loro lo stomaco e le riempirono di pietre per farle andare a fondo. 
«Per me era solo un lavoro: catturare le orche - racconta John Crowe mentre vengono mostrate le immagini delle imbarcazioni all’inseguimento degli animali - ma presto ci siamo resi conto di aver fatto una delle peggiori cose della nostra vita». 
I cacciatori, infatti, avevano una licenza per catturare le orche, ma ucciderle nelle acque territoriali statunitensi era vietato. Quando vennero scoperti, vennero radiati. Anche per questo molti di loro si spostarono in Islanda e incominciarono a fare la stessa attività per fornire cuccioli ai parchi acquatici negli Usa. 
Il film non è solo una storia, ma soprattutto un documentario dove la componente scientifica aiuta a capire il dramma di questi animali: dagli studi fatti sulle orche emerge che queste hanno una parte del cervello che nell’uomo non si è evoluta. Una terza parte completamente dedicata alla loro vita emotiva: questi cetacei non sono animali solitari, ma per loro la componente sociale è molto importante. Inserire nella stessa vasca animali catturati in gruppi diversi comporta tensioni perché il loro modo di comunicare è diverso. A pagarne le conseguenze sono gli animali detenuti in cattività. 
Dopo la cattura in Islanda, Tilikum, vero protagonista del film, venne portato in un parco acquatico canadese insieme a due femmine. La struttura sociale delle orche è molto matriarcale e il neo arrivato ne paga le conseguenze con profonde ferite inflitte dalle due femmine. Di notte poi gli esemplari vengono rinchiusi in una vasca lunga sei metri e profonda nove. Tilikum, sebbene molto giovane, era già lungo 4,5 metri. «Al mattino vedevamo i segni del loro nervosismo e spesso c’era molto sangue – racconta uno degli addestratori pentiti -. Anche in natura possono esserci momenti di tensione fra le orche, ma lì hanno miglia e miglia per tenersi a distanza». 
All’inizio Tilikum mostrava grandi capacità di apprendimento e grande disponibilità. Ma in questi 32 anni di vita, di cui 30 passati in cattività, ha già ucciso tre persone. Nel 1991 l’addestratrice Keltie Byrne, caduta nella vasca dove c’erano tre orche. Nel 1999 il 27enne Daniel P. Dukes, entrato di nascosto nella vasca e trovato nudo e morto sulla dorso del mammifero. Nel 2010, durante uno spettacolo, l’addestratrice Dawn Brancheau a cui strappò e inghiottì un braccio Ma tutte le volte i responsabili dei parchi acquatici hanno attribuito l’accaduto alla fatalità o a errori degli addestratori, mai all’aggressività dell’animale. «Quando un animale dimostra un atteggiamento così aggressivo, normalmente non viene fatto riprodurre» spiega Samantha Berg, ex addestratrice della Sea World, in Italia per la proiezione del documentario.  
Ma per il business questo non è importante: è un esemplare perfetto per la riproduzione e molte delle orche presenti nei parchi acquatici statunitensi sono nate grazie al suo seme. Anche per questo, sebbene malato per i danni della cattività, viene tenuto in vita e non viene liberato da questo destino. Anche per questo, quando si riaccendono le luci in sala, il pubblico rimane in silenzio. Il pensiero, nello sguardo di tutti, negli occhi lucidi di molti, va a Tilikum rinchiuso in quella prigione senza alternativa. 
 
VIDEO Blackfish - Il trailer del documentario
 
VIDEO Da “Blackfish” La cattura dei cuccioli d’orca
 
TRENTINO
9 NOVEMBRE 2013
 
Spara a un piccione in piazza Fiera, condannato
 
TRENTO - Avevano comprato solo poche ore prima una pistola ad aria compressa e poi l’hanno usata per sparare ai piccioni in piazza Fiera. Erano in tre, un maggiorenne e due minorenni. Ieri in Tribunale si è tenuto il processo al maggiorenne, un ragazzo di 21 anni residente a Lavis. E’ stato condannato dal giudice Marco La Ganga a quattro mesi di reclusione per aver ucciso il piccione. I fatti risalgono al 2 maggio 2012. Quel giorno i ragazzi i tre ragazzi avevano acquistato la pistola e poi sono andati in piazza. Uno dei tre, uno dei minorenni, ha sparato una prima volta a un piccione. Il maggiorenne, poi, gli ha strappato di mano la pistola e ha sparato altre tre volte contro il piccione, che era ormai agonizzante, uccidendolo. Una ragazza che ha assistito alla scena si è messa a urlare e ha attirato l’attenzione delle forze dell’ordine. I giovani sono stati identificati. I due minorenni sono finiti a giudizio al Tribunale dei minori, mentre il maggiorenne è stato condannato ieri per maltrattamento di animali.
 
NEL CUORE.ORG
9 NOVEMBRE 2013
 
ANCONA, BRACCONIERI FERISCONO NIBBIO REALE: SALVATO IN EXTREMIS
Grazie all'intervento dell'Enpa e della Forestale
 
Un magnifico e raro esemplare di nibbio reale è stato ferito ad un'ala da colpo di fucile e recuperato dalla Forestale di Arcevia, in provincia di Ancona, intervenuta su segnalazione di un cittadino. Medici veterinari convenzionati con l'Enpa di Fabriano, specializzati nel recupero sanitario di rapaci, hanno assicurato le cure mediche necessarie all'esemplare, che è stato poi trasferito nel centro regionale recupero rapaci. L'operazione è stata portata a termine grazie alla segnalazione di una persona che ha notato l'animale in difficoltà vicino al Torrente Acquaviva, al confine con la nuova Zrc (Zona di ripopolamento e cattura) provinciale. I due componenti del Corpo forestale dello Stato di Arcevia si sono messi subito all'opera per recuperare il rapace ferito, al quale sono state garantite le cure di primo soccorso. Dopodiché, grazie all'intervento della Protezione animali, c'è stato il trasferimento nel centro specializzato. Alla procura verranno comunicati i reati di bracconaggio e maltrattamento di animali, momentaneamente contro ignoti, mentre sono in corso indagini per individuare i responsabili del ferimento, avvenuto verosimilmente il giorno prima del ritrovamento.
La Forestale ricorda, infine, ai cittadini che tutti i rapaci sia diurni che notturni sono considerati in via di estinzione e, pertanto, sono tutelati dalle normative nazionali ed europee in maniera rigorosa. Chi detiene, commercia ed uccide illegalmente un esemplare protetto, oltre ai gravi illeciti inerenti il maltrattamento, rischia sanzioni penali che prevedono fino ad otto mesi di arresto.
 
LA NAZIONE
9 NOVEMBRE 2013
 
Battute di caccia non autorizzate nelle riserve naturali, venti indagati
Coinvolto anche il presidente di Federparchi –
 
di CECILIA MARZOTTI
 
Siena - CONCLUSE le indagini sugli abbattimenti — «non autorizzati» dice il pm — di ungulati in tre differenti riserve naturali della nostra provincia. Ai venti indagati, tra i quali Giampiero Sammuri, al tempo dei fatti dirigente del servizio risorse faunistiche e riserve naturali del Senese e oggi presidente di Federparchi, all’ex comandante e a quello attuale della polizia provinciale e ai proprietari dei terreni è stato notificato proprio in questi giorni il decreto con il quale il sostituto procuratore della Repubblica Nicola Marini li avvisa della fine degli accertamenti che riguardavano fatti accaduti fino al 2010. Alla maggior parte di loro viene contestato l’abuso d’ufficio.Tutti gli indagati fin dall’inizio dell’inchiesta, che ha impegnato a lungo gli uomini della Finanza e della Forestale delle rispettive squadre di polizia giudiziarie della Procura della Repubblica, attraverso i loro legali avevano controbattuto alle accuse producendo una consistente mole di documenti.L’inchiesta ha riguardato un lungo periodo di tempo (dal 2004 al 2010) e verificato gli abbattimenti di ungulati nelle riserve naturali regionali di Lucciola Bella, Crete dell’Orcia e del Formone, Alta Val di Merse e Basso Merse. Per la Procura della Repubblica erano stati fatti senza richiedere preventivamente né ai competenti organi regionali, né a quelli nazionali il previsto parere obbligatorio per le riserve naturali regionali. Anzi — sempre secondo l’accusa — erano state redatte apposite relazioni tecniche in cui si evidenziava la necessità di fare gli abbattimenti per ridurre i danni alle colture. Eppure sottolinea il pm Marini nessuno aveva mai preventivamente eseguito alcuna specifica attività di monitoraggio e censimento della popolazione degli ungulati, tanto che non risultano «situazioni o studi specifici tali da evidenziare squilibri ecologici della fauna selvatica all’interno di queste riserve naturali».
E nella richiesta di rinvio a giudizio viene puntato il dito anche sul modo di fare gli abbattimenti che «procuravano agli indagati un ingiusto vantaggio patrimoniale». Infatti secondo il pm venivano fatte con il metodo, non consentito, della «braccata». In pratica venivano usati veicoli, a volte di proprietà dell’amministrazione provinciale, dai quali si sparava agli animali. I proprietari dei terreni, sempre secondo il pm Nicola Marini, venivano fatti partecipare senza aver, tra l’altro, frequentato appositi corsi d’istruzione e alla fine ricevevano parte degli animali uccisi come risarcimento dei danni alle colture nonostante che i dirigenti sapessero che gli stessi proprietari venivano totalmente risarciti dalla Provincia. Accuse che gli indagati hanno sempre contestato fin dall’inizio. Ora la parola passa al giudice dell’udienza preliminare.
 
IL TEMPO
9 NOVEMBRE 2013
 
Bracconieri sorpresi dalle guardie del Parco
PESCASSEROLI Sorpresi con resti di animali e armi occultate in due case. Eccezionale operazione antibracconaggio portata a termine dalle guardie del Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise . Sulla...
 
PESCASSEROLI (AQ) - Sorpresi con resti di animali e armi occultate in due case. Eccezionale operazione antibracconaggio portata a termine dalle guardie del Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise . Sulla base di un decreto di perquisizione e sequestro della Procura di Sulmona, due nuclei di guardie hanno effettuato altrettante perquisizioni di immobili nei comuni laziali di Esperia e Itri, centri lontani e ben oltre i confini dell'area protetta e della sua zona di protezione. Le perquisizioni hanno portato al sequestro di due crani di cervo e uno di capriolo completi di palco, 2 cartucce calibro 12, pezzi di carne contenuti in sacchi di plastica. I soggetti sottoposti alle perquisizioni, zio e nipote, omonimi, residente uno a Itri e l'altro a Esperia, erano già stati denunciati per esercizio abusivo d i pascolo a Lago Vivo e Valle Cupella, di Barrea. Sulla scorta dei sospetti del Servizio di sorveglianza dell’Ente, le guardie del Parco hanno accertato che i due facevano attività di bracconaggio ai danni della fauna protetta nel cuore del Parco. Non si esclude che tale attività sia collegata ad un illegale e remunerativo commercio di carne e crani di animali protetti. L’operazione segue altre azioni simili condotte in zona Barrea e Valle del Giovenco.
 
IL CENTRO
9 NOVEMBRE 2013
 
Zio e nipote bracconieri nel Parco
 
PESCASSEROLI (AQ) Teste di capriolo da trofeo, carne di cervo e munizioni da caccia sequestrate a due bracconieri attivi da tempo nel Parco nazionale d'Abruzzo. Si tratta di zio e nipote, con lo stesso nome, A.D.P., due cacciatori di contrabbando laziali: il primo di 47 anni e residente ad Itri, il secondo di 32 anni ma domiciliato ad Esperia. L'operazione antibracconaggio è scattata all'alba di giovedì scorso ed è stata eseguita dalle guardie del Parco sulla base di un decreto di perquisizione locale e sequestro emesso dalla procura della Repubblica di Sulmona. In azione 18 agenti, suddivisi in due distinti nuclei che, coordinati dal responsabile del servizio di sorveglianza Renato Di Cola, hanno effettuato, contemporaneamente, altrettante perquisizioni nelle abitazioni dei due uomini rintracciando la mercanzia. «Eravamo sulle tracce dei due bracconieri già da qualche mese» spiega Di Cola «e finalmente abbiamo messo a segno un intervento di rilevante importanza e di grande rilievo istituzionale, mai effettuato nella storia centenaria dell'Ente. Tutto è andato bene» aggiunge il capo delle guardie del Parco «anche se per concludere l'operazione ci siamo dovuti spingere fino ai due comuni laziali di Itri ed Esperia». Si tratta di due località molto lontane, ben oltre i confini del Parco e della zona di protezione esterna dell'area protetta. Le perquisizioni hanno portato al sequestro di due teste di cervo, una di capriolo, due cartucce calibro 12 e soprattutto diversi pezzi di carne contenuti in vari sacchi di plastica. Sulla scorta dei sospetti degli uomini del servizio di sorveglianza dell'’Ente, da tempo sono state messo in atto una serie di attività investigative che hanno consentito di accertare l’intensa attività di bracconaggio attuata dai due ai danni della fauna protetta, nel cuore del Parco. Non si esclude che dietro tali attività delittuose si nasconda un illegale e remunerativo commercio di carne e di teste di animali di specie protetta. Le persone sottoposte alle perquisizioni eseguite l’altro ieri, erano già state denunciate, tra l’altro, per esercizio abusivo di pascolo nelle località «Lago vivo» e «Valle Cupella» di Barrea, non lontane dal territorio laziale e molisano del Parco. Questa operazione fa seguito, peraltro, ad altre perquisizioni, compiute nei mesi passati ,a seguito delle quali sono stati individuati altri bracconieri, sempre nella zona del comune di Barrea e nella Valle del Giovenco, regolarmente denunciati all' autorità giudiziaria.
 
CORRIERE ROMAGNA
9 NOVEMBRE 2013
 
Tartarughe e delfini: minacce non solo dalle reti
In un mese morti in regione 50 cheloni e 6 cetacei Sospetti anche su getti d’aria sparati sui fondali

Antonio Lombardi

 
CESENATICO (FC). Ecatombe di tartarughe in mare. In un mese, nella zona da Cesenatico a Trieste, se ne sono trovate cento che galleggiavano morte oppure spiaggiate. La metà di queste sono state rinvenute nelle acque dell’Emilia-Romagna. Ancora sono ignote le cause di questa strage, che ha ben pochi precedenti. Alle tartarughe vanno aggiunti sei delfini morti al largo della costa regionale (in tutto il medio e alto Adriatico sono stati una quindicina, tra Croazia ed Italia), sempre nel giro di 30 giorni.
E’ di qualche tempo fa il rinvenimento a Cesenatico e a Cervia di alcuni esemplari di tartarughe marine senza vita, sballottate qua e là in superficie delle onde, oppure anche con la carcassa intrappolate tra gli scogli, in prossimità del porto. Segnalazioni di grossi rettili marini morti giungono anche golfo di Trieste, dove si sono contati 32 casi. Innumerevoli le segnalazioni di tale fenomeno arrivate al Battello oceanografiche della “Daphne-Arpa” di Cesenatico e ancora di più i recuperi che hanno interessato il Centro cetacei di Riccione.Cosa sta succedendo? Questa volta, le infestazioni di balani, che nel 2009 sfigurono l’aspetto delle tartarughe marine (fino a farne rinvenire 180 esanimi nel tratto di mare da Ancona e Trieste, fra cui 80 al largo delle coste emiliano-romagnole), non c’entrano nulla. Molte di esse, dopo esser state ripulite, riabilitate e rifocillate, furono reintrodotte in mare.Ma per spiegare la più recente morìa non sono stati d’aiuto neppure gli esami autoptici eseguiti sui corpi di questi animali marini. «Siamo nel campo delle sole ipotesi - avverte Sauro Pari, del Centro recupero Cetacei - Quest’anno le temperature dell’acqua del mare si mantengono ancora alt e, e quindi le tartarughe si spingono sempre più a nord, dove il cibo è abbondante. Essendocene tante, potrebbero essere finire accidentalmente intrappolate nelle reti dei pescherecci. In questo caso, anche se trattenute e rianimate a bordo delle barche per essere poi ributtate in mare, a causa dello stress e della lunga permanenza nelle reti, una volta rientrate in acqua, potrebbero essere morte annegate. Ma torno a dire si tratta solo di un’ipotesi».E i delfini morti? Il mistero è ancora più fitto. Perdita d’orientamento, urti accidentali e cause naturali potrebbero essere alla base di alcuni degli episodi che si stanno moltiplicando, ma c’è anche chi attribuisce la responsabilità a potenti getti di aria compressa sparati sul fondali per cercare giacimenti metaniferi. Una nave attrezzata per queste operazioni sta incrociando in Adriatico tra l’Italia e la Croazia. Per la verità, pare che finora non si sia spinta più a nord di Ancona. Ma potrebbe comunque avere danneggiato i delicati “sonar” dei delfini, creando grossi problemi nei loro successivi spostamenti.Intanto, oggi, nell'ambito della fiera “Ecomondo” di Rimini, presso lo stand della Regione, si terrà una conferenza stampa nel corso della quale sarà presentato il lavoro svolto dalla Rete regionale per la conservazione e la tutela delle tartarughe marine nel primo anno di attività. Saranno presenti l'assessore regionale Paola Gazzolo e il dirigente dell’Assessorato Ambiente e Difesa del suolo e della costa, Giuseppe Bortone.
 
LA NUOVA SARDEGNA
9 NOVEMBRE 2013
 
Ruba un chihuahua per amore, denunciato
 
SASSARI - Un cucciolo di chihuahua regalato alla findanzata che lo desiderava tanto. E lui, per amore, ha obbedito. Solo che il cane anzichè acquistarlo l’ha rubato e dopo alcuni mesi di indagini è stato incastrato dagli investigatori della squadra mobile della questura che l’hanno denunciato per furto in concorso con un coetaneo. Nei guai anche la fidanzata appassionata di cani (ne ha cinque a casa) che è stata segnalata all’autorità giudiziaria come mandante del furto. Recuperato il cucciolo che, nel frattempo, si era affezionato alla nuova padrona e che, invece, è stato restituito al titolare del negozio per animali. La storia comincia nel mese di luglio, quando una donna sassarese di 33 anni, entra in un negozio in pieno centro e si sofferma su alcuni cuccioli. In particolare un chihuahua: chiede quanto costa e scopre che vale 1500 euro. Non può permetterselo e va via dispiaciuta. Pochi giorno dopo il cucciolo sparisce in pieno giorno. Il titolare della rivendita denuncia il furto alla polizia e le indagini vengono affidate agli investigatori della squadra mobile. Testimonianze e il contributo prezioso delle immagini registrate dalle telecamere della videosorveglianza: si vedono due giovani che entrano, uno distrae la persona addetta alla vendita e l’altro prende il chihuahua e lo infila in una borsa. Tutto accade molto rapidamente, senza che nessuno si renda conto di niente. Con il cucciolo, il ragazzo di 21 anni (aiutato da un coetaneo) fa un figurone quando si presenta a casa della fidanzata e le ragala il chihuahua. Dopo quattro mesi gli agenti della squadra mobile chiudono il caso: risalgono all’autore del furto (che ha diversi precedenti per reati contro il patrimonio) e al suo complice, scoprono che ha una relazione sentimentale con la donna che qualche mese prima si era presentata nel negozio e aveva mostrato grande interesse per il cucciolo poi sparito misteriosamente. I poliziotti si arrivano con le guardie ecozoofile: gli accertamenti confermano che l’esemplare è quello rubato durante l’estate. La donna si dispera, ma la separazione è inevitabile. La storia finisce in tribunale.
 
OUBLIETTA MAGAZINE
9 NOVEMBRE 2013
 
Nuova moda in Cina: animali vivi trasformati in portachiavi
La follia non ha confini e spesso diventa crudele. Per questo mi chiedo come abbia potuto un semplice portachiavi, oggetto utile all’uomo, trasformarsi in uno strumento di tortura.
 
Da circa due anni infatti, sta imperversando una nuova moda in Cina. Alcuni venditori ambulanti vendono animali vivi, definitivamente sigillati in un sacchetto di plastica di piccole dimensioni, dove le povere bestiole sopravvivono per qualche giorno.
Questi portachiavi “disumani” sono molto popolari e la cosa che più fa inorridire è che sono legali. Il Global Times informa che gli accessori, contenenti creature vive, sono disponibili e largamente venduti al pubblico nelle stazioni della metropolitana e sui marciapiedi.
Gli acquirenti, di gran lunga più crudeli ed insensibili dei produttori, possono scegliere tra una tartaruga del Brasile, una salamandra, oppure due piccoli pesciolini sigillati in una confezione ermetica, con un po’ di acqua colorata.
Un venditore ha sostenuto che gli animali intrappolati “possono vivere per mesi lì dentro, perché l’acqua contiene nutrienti”, sebbene i veterinari abbiano già contestato questa affermazione. La sottoscritta, nella tragedia, si augura che almeno l’agonia a cui le bestiole sono sottoposte, duri il meno possibile.
“La appendo in ufficio, ha un bell’aspetto e porta fortuna” ha asserito un cliente, senza senso morale alcuno, acquistando una tartaruga, di fronte agli invitati del quotidiano. Essendo popolari, l’esistenza di questi portachiavi è fortunatamente arrivata ai sostenitori dei diritti degli animali, che si sono subito mobilitati.
Qin Xiaona, direttore dell’Ong Capital Animal Welfare Association ha affermato al Global Times: “Mettere un essere vivente all’interno di uno spazio chiuso e confinato a scopo di lucro è immorale ed è un puro maltrattamento di animali”. Alcuni passanti si sono impietositi e sono intervenuti, a loro volta per salvare la vita degli animali, acquistando uno di questi portachiavi e liberando le povere bestiole.
Chi decide di rivolgersi alla legge rimane deluso. Nel Paese infatti è vietata la vendita di animali selvatici, ma questa denominazione non vale per le tartarughe del Brasile e i pesci sigillati nelle loro tombe colorate. Ennesimo orrore consumato sulla pelle degli animali, in un paese come la Cina, che ha visto, soprattutto negli ultimi anni, casi di sfruttamento di animali per puro divertimento o moda. Una vicenda che sta facendo discutere moltissimo e ha suscitato l’indignazione non solo delle associazioni ambientaliste e animaliste, ma anche dei cittadini.
La crudeltà spesso si abbatte su inconsapevoli animali per far divertire l’uomo con trovate di cattivo gusto. Solo qualche mese fa un mago, durante uno show, aveva fatto muovere in sincrono alcuni pesci guidandoli con le mani, probabilmente aiutato da piccoli magneti inseriti nel loro corpo. Sempre a proposito di pesci, dobbiamo segnalare che, ogni anno, l’uomo cattura e uccide 100 milioni di squali nei modi più atroci e disumani.
Gli sventurati pesci rimangono impigliati per giorni ad agonizzare nelle reti. Oppure, e qui si oltrepassa ogni limite, vengono tagliate loro le pinne, ritenute afrodisiache e ricercate dai ristoranti orientali per la zuppa di pinna di pescecane. Lo squalo viene gettato in mare ancora vivo e condannato ad una fine indicibile.
Avendo io 5 cani e un gatto, proprio non ho potuto documentarmi sul commercio di pellicce che ruota attorno a questi animali, oppure sul fatto che essi costituiscano fonte di cibo. Proprio non ce l’ho fatta a guardare la foto di un povero cane scuoiato per produrre il collo di un giubbotto di infima qualità.
Chiedo scusa ai lettori, se questa parte la affido solo all’immaginazione di ognuno. Eppure sembrava che in Cina qualcosa stesse cambiando, dopo l’annuncio dello stop all’utilizzo di animali vivi in spettacoli cruenti. L’esistenza di questi portachiavi, che di fatto trasformano creature vive in gadget, riapre la discussione.
Mentre mi alzo ed esco a prendere un po’ d’aria, penso che l’uomo sia la belva più crudele che esista in terra. Mi auspico vivamente che il popolo cinese cambi al più presto i propri deplorevoli gusti in materia culinaria, ed il mondo intero modifichi il proprio squallido concetto di “fashion”. Written by Cristina Biolcati
FOTO E VIDEO
 
GEA PRESS
9 NOVEMBRE 2013
 
Cina – Test cosmetici. Il nuovo approccio in favore dello stop alla sperimentazione animale
The Body Shop: momento storico, ci congratuliamo con le autorità cinesi
 
Un paese con regole ancora da allineare alle tendenze in atto in altre parti del mondo come ad esempio quelle esistenti nell’Unione Europea, che ha deciso lo stop all’utilizzo degli animali nei test cosmetici. La Cina, da sola, condiziona l’intero mercato mondiale, ivi compreso quello dei cosmetici. In altri termini si rischia di inficiare in parte i divieti già esistenti altrove, oltre che continuare a causare sofferenza e morte per milioni di animali utilizzati nei laboratori.
Per questo motivo The Body Shop, azienda leader che per prima ha imposto lo stop alla sperimentazione animale nelle sue produzioni, ha accolto positivamente la notizia che la Food and Drug Administration cinese adotterà un nuovo approccio in tema di sperimentazione  per i prodotti cosmetici. Secondo Jeremy Schwartz, Chief Executive Officer e presidente The Body Shop siamo innanzi ad un momento storico. “Ci congratuliamo con le autorità cinesi per questa importante decisione“, ha dichiarato Jeremy Schwartz. Un giudizio senz’altro significativo visto che The Body Shop è stata la prima azienda a credere nella possibilità di potere produrre prodotti di qualità senza ricorrere all’uso degli animali. Prodotti, tiene a sottolienare l’azienda, senza derivati o sperimentazione di animali, fin dal 1989.
Dal 1996 la fondatrice di The Body Shop, Dame Anita Roddick (nella foto), ha voluto inoltre unirsi alla Cruelty Free International, l’organizzazione voluta dalla BUAV (British Union Against Vivisection) che a livello mondiale si occupa della specifica problematica. Una questione, quella dei test cosmetici in Cina, sulla quale Cruelty Free International è impegnata presentando altresì proposte per le aziende (vedi articolo GeaPress).
Un presenza in prima linea, quella di The Body Shop che promette di continuare la campagna per la fine della sperimentazione cosmetica con uso di animali, in tutti i paesi del mondo.
Si attendono ora gli sviluppi del prospettato nuovo corso che potrebbe costituire un punto di non ritorno mondiale, tutto in favore degli animali.
 
L’ADIGETTO
9 NOVEMBRE 2013
 
La sperimentazione animale, tra giudizi e pregiudizi – Di Nadia Clementi
Per conoscere la problematica ne abbiamo parlato con il biologo dott. Nicola Cornella
 
La sperimentazione animale è una tecnica scientifica che interessa, da più di mezzo secolo, tutti i Paesi industrializzati.
Si stima che ogni anno vengano utilizzati oltre cento milioni di animali per la ricerca di base, per imparare ad operare chirurgicamente, per sperimentare la tossicità di farmaci, cosmetici e altre sostante da immettere sul mercato di tutto il mondo. 
Oltre l’80% delle specie coinvolte sono, rane, vermi, topi e altri roditori, provenienti da ditte specializzate che li allevano esclusivamente per la vendita ai laboratori.
Questi animali contribuiscono all’avanzamento della ricerca di base e sono i protagonisti della fase pre-clinica della progettazione di nuovi farmaci, obbligatoria da circa 40 anni.
Con il processo di sperimentazione hanno permesso di salvare la vita a moltissime persone.
Nonostante i risultati ottenuti in campo medico scientifico, il tema è molto dibattuto a seguito di studi che hanno mostrato come in alcuni casi i test sugli animali non riescano a prevedere gli effetti sull’uomo.
Si accusa anche la sperimentazione animale di non avere fondamenti scientifici.
Ma il dibattito ha anche grandi risvolti etici ed economici e contrappone due mondi che faticano a trovare punti di incontro: da una parte il mondo della ricerca che necessita della sperimentazione animale per il progresso della scienza e della medicina e dall’altra le associazioni animaliste, che accusano la scienza di vivisezione replicandola come inutile e crudele.
Noi non pensiamo certo di risolvere la diatriba, ma per capirne di più i contorni abbiamo consultato il dott. Nicola Cornella, biologo e biotecnologo.
Nella seguente intervista ci spiegherà i vantaggi d ella sperimentazione animale nel campo della ricerca puntualizzando inoltre come i ricercatori sarebbero i primi a voler utilizzare metodi alternativi se questi fossero ritenuti affidabili e validi, sia per un motivo etico che economico.
Chi è il dott. Nicola Cornella 
Nicola Cornella   nato a Trento il  20 ottobre 1989
2011 - 2013 Laurea Magistrale : Biologia Sanitaria presso l’Università degli Studi di Padova, voto conseguito 110/110 .
Progetto di ricerca e tesi: Study of the genotoxic effects of ultraviolet B and C on human lymphoblastoid cell line with low capacity to handle oxidative stress, svolti presso l’Università di Stoccolma, nel laboratorio di Radiation Biology sotto la supervisione del Dott. Siamak Haghdoost e del Prof. Andrzej Wojcik.
2008 - 2011 Laurea Triennale : Scienze e Tecnologie Biomolecolari presso l’Università degli Studi di Trento, voto conseguito 110/110 e lode.
Tirocinio e tesi : Caratterizzazione del differenziamento di cellule staminali embrionali murine in neuroni retinici sono stati svolti presso il Centro Interdipartimentale di Biologia Integrata (CIBio) dell’Università degli Studi di Trento, nel laboratorio di Developmental Biology sotto la supervisione della Prof.ssa Simona Casarosa.
2008 Diploma di Scuola Superiore : Liceo Scientifico Leonardo da Vinci a Trento.
Conoscenze linguistiche
Italiano Madrelingua.
Inglese  Ottimo livello di conoscenza della lingua parlata e scritta.
Svedese Conoscenza base.
Tedesco Conoscenza base.
Esperienze all’estero
2012-2013 Progetto Erasmus in Svezia, presso l’Università di Stoccolma, per una durata totale di 10 mesi, dal 27 agosto 2012 al 30 giugno 2013
Dott. Nicola Cornella ci spieghi cos’è la sperimentazione animale?
«La sperimentazione animale (S.A.) è un procedimento usato in ricerca scientifica che prevede l’utilizzo di animali (detti modello) per lo studio di fenomeni fisiologici, patologici e di sviluppo e per la messa a punto di nuovi farmaci e possibili terapie per la cura di malattie.
«Le informazioni dedotte possono essere rilevanti sia per la stessa specie utilizzata che per l’uomo.
«Dati i numerosi dibattiti presenti soprattutto in rete negli ultimi mesi a proposito della sperimentazione animale, mi preme puntualizzare anche cosa questa non sia: la sperimentazione animale non coincide con la vivisezione, come viene pubblicizzato da diversi gruppi ad essa contrari.
«La vivisezione, non più praticata da molto tempo, era un’attività parte della sperimentazione in cui l’animale veniva letteralmente sezionato mentre ancora in vita per osservare il funzionamento di organi interni e lo stato interno di parti del corpo.
«Ebbene, questa pratica non è più impiegata e gli animali utilizzati nella S.A. odierna sono tutelati sotto molti punti di vista e il loro utilizzo è limitato ai casi strettamente necessari.»
Perché viene utilizzata la sperimentazione animale? Come riesce a fornire informazioni utili per applicazioni nell’uomo?
«La S.A. ha fornito - e costantemente fornisce - informazioni preziosissime e di grande valore scientifico per l’uomo: ciò è dovuto alla somiglianza genetica e dei processi metabolici presente tra i modelli utilizzati e l’uomo, ed anche alla struttura semplificata degli animali.
«Ciò significa che il DNA e i vari meccanismi che permettono il corretto funzionamento delle cellule umane sono molto simili a quelli delle specie utilizzate. Basti pensare che tra l’uomo e il topo (mus musculus) è presente una corrispondenza media dell’85% nei geni codificanti proteine, con picchi che superano addirittura il 95% di similitudine.
«Al contrario di ciò che potrebbe sembrare a prima vista, uomo e topo (ma non solo) sono evolutivamente molto vicini! Grazie a queste peculiarità si è potuto studiare il funzionamento di differenti organi e cellule e il meccanismo patologico di diversi batteri e virus.»
«Si è potuto capire come diverse patologie infettive colpiscono e debilitano l’organismo, e parallelamente, come questo risponda all’attacco.
«Da non tralasciare è poi l’enorme contributo che i modelli animali hanno dato e danno per lo sviluppo di vaccini, che dalla loro scoperta hanno salvato un’innumerevole quantità di persone aumentando notevolmente l’aspettativa di vita (alcuni esempi sono l’eliminazione del vaiolo, della difterite, della poliomielite…).
«Così come molti dei processi che normalmente hanno luogo all’interno delle cellule, anche numerosi meccanismi patologici umani sono ben rappresentati e a volte inducibili in modelli animali.
«In questo modo è possibile studiare e progettare cure per malattie genetiche e patologie complesse come ad esempio Alzheimer e Parkinson.
«Ogni giorno sono fatti piccoli passi verso la comprensione di queste malattie, sperando che ognuno di questi mattoncini porti un giorno a delle cure.»
Quali sono gli animali utilizzati? C’è una regolamentazione che supervisioni il loro stato di salute e trattamento? 
«Oltre al topo, animale usato per eccellenza, alcuni dei modelli utilizzati sono il moscerino della frutta, il pesce zebrafish, il ratto, alcune rane, un verme, il cane e alcune scimmie.
«Il modello da utilizzare per uno specifico studio è ovviamente determinato dalle caratteristiche specifiche dell’animale e da ciò che la ricerca si prefigge di indagare.
«Certamente, per l’utilizzo di qualsiasi animale in ambito di ricerca ci dev’essere un ben definito progetto che ne giustifichi l’utilizzo. Inoltre, per animali come gatti, cani e scimmie è necessaria una deroga ufficiale del Ministero della Sanità e il progetto dev’essere più che esaustivo. Se questo non lo è o gli obiettivi non sono sufficientemente di rilievo per l’impiego di tali modelli, il perme sso è negato.
«Una volta ottenuto il permesso di usare i modelli c’è poi una lunga serie di regole che definiscono il loro trattamento quotidiano e durante gli esperimenti. Tutto è disposto al fine di diminuire al minimo ogni forma di possibile stress o sofferenza non necessari all’animale: cibo, acqua, compagnia, periodi luce/buio, temperatura.»
Ci sono sistemi alternativi che potrebbero sostituire la sperimentazione animale in ricerca?
«Al giorno d’oggi non esiste sistema in vitro (cioè che non fa uso di animali) o simulazione al computer che possa sostituire a pieno la sperimentazione animale.
«Ci sono sistemi complementari a essa che consentono di raffinare l’uso degli animali, ma una totale sostituzione, soprattutto in casi come lo studio di strutture complesse come il sistema nervoso, non esiste.
«Bisogna pensare come all’interno dell’organismo non s i possa ragionare per compartimenti stagni: per esempio, poniamo che un nuovo farmaco sia stato testato solo in vitro su cellule di fegato e abbia dato ottimi risultati nella cura di una certa malattia.
«Questa sostanza potrebbe però essere estremamente dannosa per una altro organo, ma ciò non potrebbe essere osservato se non attraverso il suo studio in un intero organismo.
«Dico “in un intero organismo” e non “in ogni differente tipo di cellule dell’organismo” perché questa sostanza potrebbe diventare dannosa solo dopo essere stata modificata dal fegato o da altri organi. Le possibili variabili sono così numerose che i sistemi in vitro risultano ancora riduttivi.»
«Vorrei puntualizzare inoltre come i ricercatori sarebbero i primi a voler utilizzare metodi alternativi se questi fossero ritenuti affidabili e validi, sia per un motivo etico che economico.
«Mi premerebbe in fatti far trasparire dalle mie parole come l’utilizzo di animali nella ricerca non sia solo una necessità, ma una dolorosa necessità, della quale non possiamo fare a meno se vogliamo trovare nuove cure e terapie per malattie che colpiscono l’uomo.
«Inoltre, anche le case farmaceutiche e i centri di ricerca sarebbero felici di usare metodi meno costosi, poiché la sperimentazione animale è molto dispendiosa in termini economici.
«Queste puntualizzazioni sono più che mai necessarie vista l’immagine del “vivisettore crudele e assassino che maltratta gli animali con piacere” che spesso traspare da campagne di disinformazione di molti gruppi contrari alla sperimentazione animale.
«Conosco e ho conosciuto numerose persone nel mondo della ricerca che vogliono bene agli animali, ma che attribuiscono alla vita umana e alla possibilità di salvare molte persone che soffrono un valore superiore.
«Per questo dico che è una dolorosa necessità. E senza dubbio dico che non appena ci saranno sistemi sostitutivi affidabili verranno certamente utilizzati.»
A fronte di queste considerazioni, quali sono le contestazioni che i gruppi animalisti e le persone contrarie alla sperimentazione animale muovono contro la ricerca?
«Premetto subito che per quanto mi riguarda ci deve essere libertà di opinione, a patto che ogni opinione sia supportata da dati provati e sia il risultato di un’attenta documentazione sull’argomento.
«La maggior parte delle contestazioni mosse dai contrari alla S.A. si basa su informazioni non corrette: prime tra tutte che la sperimentazione non abbia alcun fondamento scientifico e che già siano presenti tecniche completamente sostitutive all’uso di animali, le quali però non verrebbero utilizzate poiché la S.A. è motivo di lucro per la ricerca.
«Come detto in precedenza, ma soprattutto come si può trovare in tutti i libri di testo di medicina e di biologia e in siti internet scientificamente affidabili, i modelli animali sono usati data la loro similarità in DNA e processi metabolici e patologici con l’uomo e non sono affatto motivo di lucro per la ricerca.»
«I movimenti di protesta inoltre sostengono come la sperimentazione non sia affidabile poiché la maggior parte dei farmaci testati su animali non è poi approvata sull’uomo. Di questo non ho ancora parlato ma ora spiego meglio la questione.
«Forse non a tutti è noto come il processo per la scoperta e l’approvazione di un farmaco sia una salita lunga (in media dai 10 ai 20 anni) e davvero tortuosa: meno di 1 composto su 100 che è stato testato su animali verrà poi portato alla fase di test clinici sull’uomo, e questa proporzione potrebbe essere anche ottimista!
«Di quelli che passano, meno di 1 su 10 verrà certificato come farmaco e messo in commercio. Il processo può essere semplificato come un serie di setacci che mano a mano escludono i composti dannosi in modo da arrivare alla sperimentazione sull’uomo con meno probabilità possibili di nuocere alla salute.»
«I motivi di esclusione di una molecola dal processo possono essere numerosi e principalmente nei test su animali si studia l’efficacia, la tossicità, la dose e la reazione dell’organismo.
«I paletti che delimitano il “via libera” allo stadio successivo sono molto stretti e se quindi un farmaco viene escluso un motivo serio c’è: pensate all’assenza del passaggio pre-clinico. Significherebbe testare sull’uomo centinaia di molecole il cui uso apporta più svantaggi che vantaggi all’organismo, rischiando di danneggiare la salute di chi lo assume. Una cosa pericolosa non trovate?
«Parlando di economia invece saprebbe indovinare il costo medio di un farmaco, nella sua progettazione e sperimentazione, per una casa farmaceutica?
«La stima più accreditata è di 800 milioni di dollari per farmaco che ha successo, per non parlare poi di tutte le possibili molecole che sono testate senza successo. Di per sé la progettazione di un farmaco è un investimento ad alto rischio!
«La sperimentazione animale gioca un ruolo di primo piano nella ricerca e nello sviluppo dei farmaci e le case farmaceutiche, così come gli istituti di ricerca di base, sarebbero più che felici di eliminarne l’alto costo a favore di tecniche sostitutive.» 
Cosa ne pensa della direttiva europea 2010/63/eu e dell’articolo 13 del ddl S.587 che tanto ha creato scompiglio nella comunità scientifica italiana?
«La direttiva europea 2010/63/eu, scritta dal Parlamento Europeo, contiene le istruzioni per il trattamento degli animali in ambito medico-scientifico ed stata redatta con un bilanciata partecipazione della comunità scientifica e dell’eurogruppo per gli animali.
«L’articolo 13 del ddl S.587 è invece parte di un emendamento che il senato ha firmato il 3 luglio per il recepimento della direttiva europea 2010/63/eu.
«Questo testo ha un impatto ampiamente peggiorativo e restrittivo rispetto alla direttiva ed è una grave minaccia alla ricerca biomedica italiana, come potrete facilmente capire.»
 Le principali restrizioni previste dal testo sono le seguenti
• Obbligare l’utilizzo di anestesia per operazioni che comportano un qualsiasi dolore all’animale.
Questo significherebbe che pure un semplice prelievo di sangue, anche fatto a scopo veterinario, necessiterebbe di anestesia.
Molti di noi sanno come non sia piacevole riprendersi da un trattamento anestetico e questa regola rischierebbe di andare addirittura a sfavore del benessere dell’animale. 
• Il divieto di praticare xenotrapianti.
Gli xenotrapianti rappresentano tutte le operazioni e gli esperimenti che comportino il trasferimento di materiale biologico tra esseri appartenenti a specie diverse. Queste pratiche sono fondamentali per la biomedicina.
Per fare un esempio, lo studio di tumori umani mediante trasferimento di cellule in topi è un metodo importante per lo studio del comportamento della malattia e per capire come affrontarla.
Tecniche sempre più promettenti stanno venendo continuamente migliorate per portare alla crescita di organi funzionanti e compatibili con l’uomo in animali: in Italia l’attesa media per un trapianto è di 7-8 anni. E, per citare una categoria, 42.000 persone praticano costantemente dialisi in atte sa di un rene compatibile. Queste ricerche potrebbero portare un giorno alla risoluzione del problema dei trapianti!
Parlando di possibilità disponibili nel presente invece, forse non tutti sanno che l’utilizzo di valvole cardiache di origine bovina e suina è comunemente impiegato per sostituire valvole umane danneggiate. Rispetto a quelle artificiali, quelle di origine animale hanno una durata e un’efficacia maggiore, non costringono alla somministrazione di anticoagulanti orali e diminuiscono il rischio di ictus e trombi nei pazienti. 
• Divieto di impiego di animali nelle ricerche su sostanze d’abuso.
Il problema delle dipendenze è una vera e propria piaga sociale e le modalità che sottostanno all’instaurarsi del meccanismo della dipendenza non sono ancora perfettamente chiare.
L’utilizzo di animali nello studio di questi meccanismi è fondamentale.
Il non utilizzo dei modelli animali impedirebbe la messa a punto di farmaci efficaci che aiutino il recupero dei pazienti.
In aggiunta, la ricerca su alcune sostanze d’abuso sta producendo ricadute interessanti sulla ricerca di malattie gravi, quali l’Alzheimer. Impedire questo tipo di ricerche costituirebbe un importante danno al possibile sviluppo di terapie.
• Divieto di allevamento sul territorio nazionale di gatti, cani e scimmie da utilizzare a scopo scientifico.
È chiaro come questa restrizione, più che per la ricerca, sia dannosa in primo luogo per gli animali stessi. Un viaggio dalla Germania per arrivare ad esempio all’Università della Sapienza di Roma non sarebbe certo una passeggiata! Per poi aggiungere il costo di trasporto e l’inquinamento prodotto.»
Cosa ne pensa della situazione mediatica riguardante la sperimentazione animale?
«Questo è purtroppo un tasto dolente. Nel nostro paese l’opinione pubblica è spesso influenzata da campagne disinformanti pubblicizzate da persone poco competenti (e non solo nel caso della sperimentazione animale).
«Vengono tenute in considerazione le informazioni che si trovano su social network e blog senza fonti affidabili piuttosto che informarsi più accuratamente con una ricerca indipendente e fidarsi di chi ha dedicato la carriera e gli studi lavorando con la materia in questione.
«Sempre più frequentemente in rete si vedono foto dal forte contenuto decontestualizzate e descritte come “ciò che accade nei laboratori”, quando un’osservazione accurata svela facilmente come quelle immagini non provengano da un contesto di ricerca scientifica.
«E molti slogan sono facilmente confutabili leggendo i primi capitoli di un qualsiasi testo di medicina, genetica e biologia.»
«Un ulteriore problema è che questi disinformati, oltre che sull’opinione pubblica, hanno una forte influenza su cariche del governo che poi prendono decisioni che riguardano tutti i cittadini, primo esempio l’emendamento del Senato di cui ho parlato prima.
«Vorrei far notare inoltre come sul territorio italiano gli animali utilizzati in ricerca costituiscano una percentuale bassissima di tutti gli animali impiegati per la produzione di carne e altre attività. È assurdo demonizzare la sperimentazione animale.»
«È indubbio che il vedere animali e pensarne l’utilizzo in ricerca provochi una risposta emotiva forte in un osservatore, ma sono fermamente convinto che un giro nella corsia di oncologia (per fare un esempio), soprattutto pediatrica, provochi reazioni molto più intense, magari immaginando che al posto di quei pazienti potrebbe un giorno esserci un nostro caro.
«Impedire alla ricerca l’utilizzo di un metodo ancora fondamentale come la sperimentazione animale significa diminuire le possibilità di poter trovare in un vicino futuro una cura per molte delle patologie che colpiscono l’uomo. È una cosa che riguarda tutti noi.» «Per concludere vorrei invitare i lettori ad informarsi bene su questo argomento e, se poi lo riterranno opportuno, a firmare la petizione on-line sul sito:
www.salvalasperimentazioneanimale.it, che ha come obiettivo la richiesta al Senato di revisionare l’emendamento sopracitato chiedendo l’aiuto e il parere della comunità scientifica.»
 
IL SECOLO XIX
9 NOVEMBRE 2013
 
Nella coda il messaggio da cane a cane
 
Genova - Il cane scodinzola un po’ a destra e un po’ a sinistra ma non per caso. E il suo simile, un altro quattrozampe della stessa specie, sa perfettamente quale è il messaggio, perché le asimmetrie nel muovere la coda si collegano a comportamenti ben precisi e non casuali. E’ la conclusione a cui sono giunti ricercatori dell’università di Trento e Bologna ripresa dalla prestigiosa rivista Current Biology. La scoperta che i cani sono, diciamo, attenti alle scelte della loro e dell’altrui coda supporta l’ipotesi di un legame tra aree diverse del cervello e il comportamento sociale, fatto che può risultare utile nel capire gli animali e i loro bisogni. Lo studio è a cura del dipartimento di Medicina Veterinaria, Università degli Studi d i Bari e del centro interdipartimentale Mente / Cervello (CIMeC) dell’Università di Trento.
Era già noto che i cani scodinzolano verso destra quando sentono positività ( quali l’arrivo del pasto) e a sinistra quando provano sensazioni negative (l’arrivo di un nemico). Ma ora, le ultime ricerche utilizzando video hanno svelato che gli animali si accorgono del comportamento degli altri cani. Se anche in un film vedono agitare la coda a sinistra, mostrano ansia e agitazione. Quando osservano i movimenti verso destra, segno di em0zioni positive, i cani sono invece spinti a reazioni della stesso tenore. Ovvero, ad atteggiamenti di accoglienza e buon umore.
 
NEL CUORE.ORG
10 NOVEMBRE 2013
 
FAVARA (AG), 54 UCCELLI PROTETTI IN GABBIA E UN PITONE IMPAGLIATO
In una casa di campagna. Nei guai un 39enne
 
Numerosi animali allevati in pessime condizioni igienico-sanitarie ed appartenenti a specie protette, come 32 cardellini selvatici, 16 verzellini, un merlo, una poiana, quattro parrocchetti dal groppone, tutti vivi. E ancora: un esemplare morto impagliato di pitone moluro lungo circa 3 metri, 11 reti ed arnesi ritenuti mezzi vietati per la cattura di volatili in natura. Sono stati trovati dai carabinieri di Favara, in provincia di Agrigento, insieme al personale del Corpo forestale, al Cites di Palermo e ai medici veterinari dell'Asl agrigentini, in una casa di campagna in Contrada Fontana degli Angeli, di due favaresi (padre e figlio). L'operazione - si legge su un quotidiano locale online - è partita una segnalazione sulla presenza nell'abitazione di animali appartenenti a specie protette.
Gli ani mali scoperti, dopo essere stati fotografati, sono stati sequestrati e posti in custodia all'interno di gabbie trasferite alla Forestale di Agrigento che ne curerà l'affidamento in custodia giudiziale in una struttura idonea della zona. M.C.P., 39 anni, già noto alle forze dell'ordine, il proprietario, non è riuscito a fornire alcun documento sulla lecita provenienza delle bestiole. Risultato: è stato deferito in stato di libertà all'autorità giudiziaria per il reato di detenzione di reti da uccellagione, detenzione di esemplari appartenenti a specie di fauna selvatica legalmente tutelate ed altro, previste dalla legge 157 del febbraio del 1992 (cosiddetta legge sulla caccia).
 
NEL CUORE.ORG
10 NOVEMBRE 2013
 
GROTTAMMARE (AP), ANCORA ANIMALI IN VENDITA ALLA FIERA DI S. MARTINO
Oggi e domani. La protesta degli animalisti
 
Dito puntato contro il Comune di Grottammare, in provincia di Ascoli Piceno. Perché arriva san Martino ed ecco che l'amministrazione inserisce nella delibera sui "Criteri per lo svolgimento e la partecipazione" alla fiera alcune regole sulla vendita di animali vivi. Il problema è che la cittadina non dispone di un "Regolamento comunale sugli animali", visto che deve essere obbligatoria l'attuazione della legge regionale che questa amministrazione ha sempre omesso di recepire, a differenza di molti altri Comuni. La denuncia arriva dall'Associazione Arca 2000 onlus.
Le regole emanate - scrive Quotidiano.net - riguardano solo il presunto benessere delle bestiole messe in vendita alla fiera, con il rispetto nei confronti di esseri senzienti, nella migliore delle ipotesi, ridotto al lumicino. "L'Amministrazione, da parte sua, finge di ignorare che quelle regolette emanate per la fiera - il minimo sindacale per non incorrere nel reato di maltrattamento di animali ai sensi della legge 189/2004 - sono già comprese tra i basilari doveri e responsabilità del sindaco, nonché di Vigili, Asur, Forestale per quanto concerne la vigilanza sul loro rispetto", sottolinea Arca2000.
Resta il fatto che oggi e domani, per la fiera di san Martino, ci saranno di nuovo in vendita animali vivi mentre tanti altri Comuni, anche limitrofi, hanno deciso di bandire per sempre questa barbarie.
 
NEL CUORE.ORG
10 NOVEMBRE 2013
 
SASSARI, DUE CAVALLI "SEQUESTRATI": PROPRIETARIA DENUNCIA ALLENATORE
A rischio la vita di "Papa Boy" e di "Big Intrepidity"
 
Due purosangue da galoppo "sequestrati" e un allenatore senza autorizzazioni che rifiuta di restituirli. Anna Masci di Roma, proprietaria di "Papa Boy" e "Big Intrepidity", due purosangue che dal 30 aprile si trovano nell'ippodromo di Chilivani, frazione di Ozieri (Sassari) tramite il suo legale, Angela Caratzu, ha presentato una querela - ma sarebbe solo l'ultima - nei confronti di un sassarese che, come allenatore, avrebbe dovuto legalizzarli e tenerli in custodia, riscuotendo mensilmente 600 euro per ogni cavallo. Ma né "Papa Boy" né "Big Intrepidity" sono stati regolarizzati. La proprietaria, cercando di capire cosa fosse accaduto, ha scoperto che il sassarese sarebbe un allenatore non legalizzato.
"E' come se un avvocato facesse una causa senza nomina del cliente", scrive nella denuncia la proprietaria. Insomma, per lui non sarebbe possibile legalizzare gli animali. Proprio per questa ragione la titolare e allenatrice professionista ha tentato di ottenerne la restituzione, ma non vi è riuscita. L'uomo, secondo quanto riportato nella denuncia, avrebbe risposto: "Mi dai quello che ti chiedo o i cavalli me li tengo io e non do più da mangiare". A luglio ha presentato l'esposto in tribunale a Sassari chiedendo la restituzione immediata dei due cavalli e ora si attende la decisione del giudice. "Non intendo per nessun motivo lasciare i cavalli in queste condizioni - ha sottolineato - mi batterò in tutte le sedi opportune per ottenerne la restituzione. Con il passare del tempo, visto che i cavalli non sono allenati, si deprezzano. Rimango esterrefatta come l'Ente preposto non si muova per farmi riavere i cavalli".
 
CORRIERE ROMAGNA
10 NOVEMBRE 2013
 
DI NOTTE A SAN MARCO
Blitz degli animalisti nell’allevamento di visoni Liberati 2mila esemplari
 
RAVENNA. Chi ha agito verosimilmente intendeva salvare gli animali da morte certa; tra una ventina di giorni, infatti, molti dei 2mila visoni presenti nell’allevamento di San Marco sarebbero stati abbattuti per ricavarne la preziosa pelliccia. Ma le bestiole rischiano di pagare quell’inaspettata libertà con la vita. Si tratta infatti di esemplari nati in cattività che non sono in grado di sopravvivere perché incapaci di alimentarsi e abbeverarsi allo stato brado. Tanto che alcuni animali sono stati ritrovati morti, mentre altri potrebbero fare la stessa fine, vittime degli stenti o investiti dalle auto in transito.
Non è ancora stato rivendicato, ma i carabinieri e gli uomini del Corpo forestale intervenuti ieri mattina a San Marco sono convinti che il blitz notturno che ha portato alla liberazione di tutti i visoni presenti nell’allevamento sia opera di animalisti. Lo fa pensare soprattutto la tempistica, a ridosso degli abbattimenti e in una fase in cui l’allevamento era alla massima capienza. Stando a quanto appurato finora, gli autori del gesto si sono introdotti di notte nella struttura aprendosi un varco nella recinzione; successivamente si sono avvicinati alle gabbie degli animali, aprendole e facendo uscire i circa 2mila visoni presenti. Ad accorgersi dell’accaduto sono stati i gestori della struttura i quali solo ieri mattina hanno scoperto quello che era accaduto, quando hanno raggiunto l’allevamento per sistemare mangimi e acqua. Diversi animali sono stati recuperati nel corso della giornata dal momento che molti visoni erano rimasti nei paraggi. Altri invece si sono dispersi; alcuni esemplari sono stati ritrovati senza vita. Del fatto sono stati informati anche i responsabili del servizio veterinario dell'Ausl che si sono recati sul posto per sincerarsi delle condizioni dei visoni ritrovati.
 
IL PICCOLO
10 NOVEMBRE 2013
 
È strage: 35 le tartarughe spiaggiate
Altre cinque carcasse rinvenute tra venerdì e ieri sul litorale. “Top secret” la riunione a Grado (GO) fra autorità, istituti ed esperti

di Antonio Boemo

 
Sta diventando veramente incredibile e si sta sviluppando in maniera quasi esponenziale la moria di tartarughe, tante anche di grandi dimensioni, che sono finite spiaggiate a Grado nell’arco di pochi giorni.
Fino a ieri il numero complessivo ha raggiunto le 35 unità, ma probabilmente ce ne sono ancora delle altre che non sono ancora state individuate o che il vento di scirocco sta trasportando verso terra in queste giornate.
Solo tra venerdì e ieri ne sono state ritrovate, infatti, altre cinque, qualcuna a Pineta le altre lungo l’arenile principale all’altezza della Sacca.
La situazione sta diventando davvero preoccupante ma al momento nessuno è riuscito ancora a stabilire quale sia stata la causa delle morti, anche se l’ipotesi che va per la maggiore è quella dell’intossicazione alimentare.
La prima indicazione sul numero delle tartarughe ritrovate (una trentina) è emerso nel corso di un incontro che si è svolto nei giorni scorsi all’Ufficio circondariale marittimo di Grado, comandato dal tenente di vascello Ottavio Cilio.
Si è trattato di una riunione alla quale hanno partecipato tutti gli enti interessati al problema. Sui contenuti dell’incontro viene mantenuto il riserbo, nell’attesa della diffusione di un comunicato che uscirà nei prossimi giorni.
Si sa solamente che alla riunione hanno partecipato tutti gli organismi interessati, dai tecnici dell’Arpa, agli esperti della della riserva di Miramare, a quello dell’Ogs di Trieste, dall’Azienda sanitaria alla Protezione civile, al Comune, ai servizi veterinari, ai responsabili regionali del Ministero dell’ambiente e altri ancora, fra i quali gli esperti di vari istituti anche del Veneto.
Fino alla scorsa settimana venivano dati per certi 14 ritrovamenti. In realtà in seguito è emerso che un’ulteriore decina di questi rettili era finita spiaggiata sul Banco d’Orio e altri nella zona di Fossalon.
La riunione, dunque, è servita per fare il punto della situazione che, però, come abbiamo visto con i ritrovamenti di queste ultime giornate, dovrà essere aggiornato.
Una riunione comunque importante, soprattutto per capire se le prime indagini effettuate sugli animali morti abbiano dato qualche risultato.
Ma questo fondamentale aspetto non è stato ancora chiarito. Per capire cosa possa essere successo si dovranno attendere gli esiti delle analisi sui prelievi effettuati.
Una considerazione importante è che, a grandi linee, viene scartata l’ipotesi dell’inquinamento, poiché in quel caso si sarebbe quasi sicuramente verificata anche una morìa di pesci che invece pare proprio non ci sia stata.
Quasi certamente la morìa è avvenuta in un punto preciso ma non ancora dterrminato, forse nemmeno nelle acque territoriali italiane.
Il forte movimento ondoso causato dalle diverse giornate in cui lo scirocco ha soffiato in maniera intensa, ha poi fatto sì che le testuggini venissero trasportate sino sulle spiagge di Grado.
 
IL RESTO FEL CARLINO
10 NOVEMBRE 2013
 
Cane fedele abbaia e salva il padrone in overdose
Casalecchio, i latrati dell’animale hanno allertato i residenti che hanno chiamato l’ambulanza
 
di Gabriele Mignardi
 
Casalecchio (Bologna) - Deve essere grato al suo cane il ventenne di Casalecchio salvato l’altra notte dal 118 da una grave crisi da overdose causata da una fornitura di droga tagliata male. A. P. poco dopo l’una e mezza stava andando verso casa in via Martiri di Piazza Fontana, aveva da poco sniffato una striscia di eroina tagliata male che il suo spacciatore gli aveva venduto come cocaina.
Poche decine di minuti dopo l’assunzione il giovane aveva preso la strada di casa insieme al suo cane, un meticcio di taglia media che quando lo ha visto stramazzare al suolo privo di conoscenza ha iniziato ad abbaiare sempre più insistentemente. Il cane fedele ha continuato a guaire ed abbaiare fino a quando dal palazzo di fronte un paio di residenti sono usciti in pigiama in strada e si sono resi conto della situazione. 
"Ha svegliato tutto il palazzo e il vicino che ha poi chiamato l’ambulanza ha detto che il cane leccava anche il viso al ragazzo — racconta una signora —. Fatto sta che stamattina mi hanno proprio raccontato questa cosa. C’è da dispiacersi per un giovane che si riduce così e bisogna proprio dire che deve la sua vita al cane".
Quando i sanitari del 118 sono arrivati sul postohanno praticato un intervento di rianimazione con supporto alla respirazione e massaggio cardiaco, per poi effettuare una iniezione di Naxolone, un farmaco noto per la capacità di agire come antidoto perfetto contro l’overdose da eroina.
Il lavoro dei sanitari è stato osservato da una certa distanza dal cane che durante tutto il tempo necessario al soccorso si era accucciato dall’altra parte della strada. Una posizione tenuta silenziosamente fino a quando il suo padrone ha mostrato segni di ripresa ed è stato caricato sull’ambulanza. Ora il giovane è ricoverato all’ospedale Maggiore di Bologna, non è in pericolo di vita anche se i sanitari si riservano di valutare i danni subiti dal suo organismo a seguito dell’overdose. Non si sa quindi quando rientrerà a casa, ma si sa che che quando tornerà troverà il suo fedele amico che l’aspetta.
 
FORLI’ TODAY
10 NOVEMBRE 2013
 
Rubato un cagnolino a Civitella: "Aiutatemi a ritrovare il mio Saetta"
E' sparito da mercoledì pomeriggio Saetta, un cagnolino meticcio di 5 mesi, taglia piccola con il manto nero, focato marrone. E' stato portato via sul ciglio della strada comunale, a San Paolo in Aquiliano di Civitella di Romagna
 
Prov. di Forlì Cesena, E' sparito da mercoledì pomeriggio Saetta, un cagnolino meticcio di 5 mesi, taglia piccola con il manto nero, focato marrone. E' stato portato via alla sua padrona Marta Sedioli, sul ciglio della strada comunale, a San Paolo in Aquiliano di Civitella di Romagna, intorno alle 15. E' stato visto un uomo a bordo di un'auto scura fermarsi e caricarlo in auto, per poi fuggire. La città è tappezzata di manifesti, e Marta sta chiedendo aiuto anche su Facebook, per ritrovare il piccolo Saetta.
Ha già sporto denuncia ai Carabinieri, allertato l'anagrafe canina, dove il cucciolo è registrato regolarmente con microchip, e il canile. Per ora è arrivato un falso allarme da Cesena. "Mi hanno portato via Saetta - dice Marta - aiutatemi a ritrovarlo. Se qualcuno lo vedesse o ha informazioni al riguardo chiami subito me al 3485554794 o i carabinieri  al 112 o il Canile comunale di Forlì  allo 0543 754357 così che possano leggere il numero del chip e contattarmi. Più il tempo passa più io perdo le speranze. C'è una denuncia in corso presso i carabinieri di Civitella di Romagna e l'anagrafe canina ha diramato il comunicato a tutti i canili".
"Saetta era fuori con mio padre nella vigna poco distante da casa, ma adiacente alla strada comunale. Vede un fagiano e lo rincorre andando così verso il ciglio della strada. - racconta - In quel momento passa una macchina scura che rallenta. Mio padre pensa che stia rallentando perché c'è Saetta sulla strada, poi sente la voce di una bambina che urla 'Babbo babbo, il cagnolino che bellino'".
"Mio padre allora  - scrive Marta - va per avvicinarsi alla siepe che separa dalla strada e vede l'uomo prendere il cane in braccio e metterlo nella macchina, simile ad una Golf, poi partire di corsa. Offro ricompensa a chi ritrova Saetta".
 
ALTRE FOTO
 
MESSAGGERO VENETO
10 NOVEMBRE 2013
 
Eventi contro gli animali
 
Animalisti Fvg con lancia in resta contro Pordenone wine food love e altre manifestazioni in città. «L’uomo può arbitrariamente e comodamente scegliere di non vedere, di non sapere – dicono gli animalisti - ma l’accostamento di parole come food (cibo) e love (amore) appare tragicamente paradossale. Ci chiediamo dove sia tutto questo amore nel preciso istante in cui gli animali arrivano al capolinea di un mattatoio, a fine corsa di una vita che è tutto fuorché vita». Chi sta dalla parte degli animali dice: stop all’uso e abuso della parola amore. «Prevale il ritorno economico di tali iniziative e – rilevano - la soddisfazione di un piacere sensoriale. Dovrebbe, tuttavia, essere usata quanto meno la decenza di evitare di parlare di amore». E bacchettano la città: Pordenone è davvero amica degli animali? «Dalla recente mega grigliata in piazza XX Settembre a ogni altro appuntamento gastronomico in città, gli animali non umani sono sempre e comunque oggetto, mai soggetto».
 
LA ZAMPA.IT
10 NOVEMBRE 2013
 
Brambilla: l’ippoterapia sia erogabile dal Sistema Sanitario Nazionale
«Questa attività è una terapia integrativa “di comprovata efficacia” e le prime prescrizioni risalgono agli antichi trattati di medicina greca»
 
«Riconoscere e disciplinare l’ippoterapia come tecnica riabilitativa integrativa, erogabile dal Servizio Sanitario Nazionale», così da dare garanzie ai pazienti, operatori e animali” e farne «beneficiare tutti i bimbi malati». A chiederlo è Michela Vittoria Brambilla, presidente della Commissione bicamerale per l’infanzia e l’adolescenza, che ha presentato, presso il centro di terapia psicologica con animali “Fienile animato” di Cambiago (MI), il suo progetto di legge “Norme sulla riabilitazione con il cavallo”, assegnato alla Commissione Affari sociali della Camera. 
«L’ippoterapia - ricorda - è una terapia integrativa “di comprovata efficacia” e le prime prescrizioni risalgono agli antichi trattati di medicina greca», adatta per varie patologie, in particolare a bambini autistici o affetti da paralisi cerebrale infantile, ma anche adulti vittime di traumi. Per far sì che venga sfruttata come opportunità di cura, occorre però «disboscare la giungla di iniziative non sempre controllate» e «fissare standard», a cominciare da chi ha bisogno della terapia”, spiega. Necessario quindi distinguere «la relazione ludico-ricreativa con il cavallo» da un vero e proprio «progetto riabilitativo personalizzato al quale lavora un gruppo di specialisti con competenze diverse, sottoposto ad una rigorosa verifica periodica dei risultati raggiunti». 
 
IL PICCOLO
10 NOVEMBRE 2013
 
Prosciutti, allevamenti a rischio Incognite su San Daniele e Parma
 
ROMA - In Italia sono sempre meno gli allevamenti di maiali, solo nell'ultimo anno mancano «alla conta» 615 mila animali, per la concorrenza subita dalla carne di bassa qualità importata dall'estero. Il rischio è dunque quello di veder scomparire in futuro dalla tavola prodotti d'eccellenza come il prosciutto di San Daniele, quello di Parma, il culatello di Zibello e la coppa piacentina che peraltro hanno già sofferto a causa della crisi un calo di produzione del 10% a partire dal 2008. È Coldiretti a lanciare l'allarme sul futuro di uno dei settori di punta della produzione agroalimentare nazionale che nel complesso vale 20 miliardi di lire. La chiusura forzata degli allevamenti - spiega Coldiretti - è stata causata dall'impossibilità di coprire i costi di produzione per i bassi prezzi provocati dalle importazioni. In Italia due prosciutti su tre provengono da maiali allevati in Olanda, Danimarca, Francia, Germania e Spagna, senza che questo venga evidenziato chiaramente in etichetta vista la mancanza dell' obbligo di indicazione.
 
GEA PRESS
10 NOVEMBRE 2013
 
Taiji – La “battaglia” dei delfini è stata vinta (dall’uomo)
Sea Shepherd: tre branchi catturati in poche ore
 
I delfini stanno combattendo duramente. Così i volontari di Sea Shepherd descrivevano nelle scorse ore quanto avvenuto a Taiji, la cittadina costiera giapponese ove avviene l’annuale cattura dei delfini. Da macellare o destinare ai delfinari.
Due diversi gruppi, lo scorso otto novembre,  e una discesa in campo delle barche, massiccia ed agguerrita. Sette barche si sono dirette a cinque miglia a sud di Taiji, mentre l’altro gruppo di delfini veniva intercettato al largo della stessa baia.
Un battaglia per la libertà durata sei ore, riferisce Sea Shepherd. Nove delfini Grampo, sfiniti, cedono infine alle potenti barche dei pescatori. Quattro deflini selezionati per la cattività, altrettanti macellati, ed un giovane lasciato andare in mare. Sea Shepherd si dice certa che non potrà sopravvivere.
Trascorrono appena poche ore ed un terzo branco di delfini viene individuato. Le barche iniziano la caccia. Undici delfini Grampo vengono questa volta più velocemente condotti nella baia. Un veloce scafo, stende la rete che impedisce la fuga in mare. Tutti macellati.
I volontari di Sea Shepherd hanno spesso avuto nei pressi Agenti della polizia.
Si ricorda che le barche dei pescatori giapponesi utilizzano dei diffusori sonori che infastidiscono i poveri animali, spingendoli nella direzione voluta. I primi due branchi hanno dato filo da torcere. Hanno fatto di tutto per sfuggire alle barche, riferiscono da Sea Shepherd. Infine, verosimilmente presi per stanchezza, hanno ceduto all’uomo.
 
IL PUNTO A MEZZOGIORNO
10 NOVEMBRE 2013
 
Gattini con rabbia in Marocco, allerta UE rischio contagio
 
Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo:
Le autorità francesi hanno informato la FASFC, l’Agenzia Federale per la sicurezza della catena alimentare del Belgio che il virus della rabbia sia stato introdotto nel territorio belga dal Marocco, attraverso il contatto con gli animali. Infatti, la Francia attualmente si sta verificando un caso di rabbia, causato da un piccolo gattino riportato da un viaggio in Marocco da un residente.
La FASFC è stata informata che altri due gattini, sarebbero stati catturati in Marocco sotto gli occhi di alcuni testimoni da turisti belgi o svizzeri. La scena sarebbe avvenuta il 12 ottobre 2013, sulla spiaggia di Aïn Diab, Casablanca. I gatti contagiati potrebbe essere entrati illegalmente in Belgio, o il virus trasportato dal turista. L’Ente belga ha comunicato che le persone che si riconoscono in questa situazione e che sarebbero entrati in contatto con questi gattini, sono invitati a contattare il più rapidamente possibile il medico di base ed eventualmente il loro veterinario. I veterinari belgi sono stati già avvertiti. La rabbia, causata da un virus escreto nella saliva, non è sempre immediatamente rilevata negli animali infetti.
La FASFC ha ricordato che chi torna dalle vacanze con un animale domestico non in regola con la normativa europea costituisce un importazione illegale.
Anche in Svizzera è stata lanciata la medesima allerta proprio per il rischio di contagio da rabbia dopo un soggiorno in Marocco. Anche in questo caso l’uomo entrato in contatto con gli animali idrofobici potrebbe essere stato infettato.
L’Ufficio federale di sanità pubblica (UFSP) ha messo in guardia la popolazione facendo presente testualmente che esiste la possibilità che un turista svizzero sia stato infettato durante le vacanze in Marocco o che un gatto portatore di rabbia sia stato introdotto sul territorio elvetico.
Un gatto importato dal Paese nordafricano è deceduto lo scorso 28 ottobre in Francia dopo aver contratto la rabbia. Come già precisato, secondo un testimone, un turista elvetico potrebbe essere stato in contatto con altri gatti della stessa cucciolata sulla spiaggia di Aïn Diab a Casablanca, lo scorso 12 ottobre. Inoltre, un gattino tigrato e uno bianco potrebbero essere stati recuperati da un turista svizzero e portati in territorio elvetico.
Questi felini erano già contagiosi e qualsiasi graffio, morso o leccata sulla pelle ferita potrebbe aver contaminato le persone che sono state in contatto con loro. Anchel’ UFSP ha diramato un analogo comunicato “Qualora delle persone si riconoscano nella situazione appena descritta (…), sono pregate di recarsi al più presto presso il loro medico di famiglia e il veterinario o contattare il loro veterinario o il Centro svizzero della rabbia a Berna”.
Ad evidenziarlo, Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, che invita alla massima attenzione i viaggiatori che si recano in Marocco ad evitare il contatto con gatti o altri animali domestici nel paese nordafricano.
 
GEA PRESS
10 NOVEMBRE 2013
 
Le pinne di squalo – Divieto aggirato tagliandole con un brandello di pelle
L'incredibile "trovata" dei pescatori del Costa Rica, resa nota al recente meeting dell'Interpol

 
Una storia che rasenta l’assurdo quella portata a conoscenza dai rappresentati del Costa Rica nel corso del meeting dell’Interpol che proprio ieri si è concluso a Nairobi, capitale del Kenya.
Per evitare che la pesca degli squali si concluda con la brutale asportazione della pinna ed il rigetto del povero animale orrendamente mutilato in mare, alcuni Stati hanno previsto che la pinna debba essere naturalmente in continuità con il resto del corpo. In altri termini, lo squalo deve essere trasferito integro fino al porto di destinazione.
Questo secondo una ragionevole interpretazione che però ha avuto una evoluzione tutta particolare tra i pescatori del Costa Rica. Lo squalo issato nella barca, rimane quanto basta per staccare la pinna dorsale lascandole attaccato un  brandello di pelle.  (vedi foto Interpol).
Come intervenire in questi casi? Formalmente i pescatori sembrano avere aggirato un metodo che comunque non salverebbe lo squalo, ma almeno dovrebbe evitare atroci sofferenze. Come è noto è proprio la pinna a servire il mercato orientale e cinese in particolare, sia per la medicina tradizionale che componente “prezioso” della locale cucina. La marinerie che lo pescano, sono in genere di altri paesi. Tra i primissimi, ad esempio, la Spagna ma anche altri paesi della UE.
 
NEL CUORE.ORG
10 NOVEMBRE 2013
 
COSTA RICA, PESCATORI SENZA PIETA' FANNO INCETTA DI PINNE DI SQUALO
Due anni fa, fino a 400mila predatori uccisi nel Paese
 
Scene orribili si vedono sulle banchine dei porti della Costa Rica in questi giorni: colonne vertebrali di squali macellati con le pinne penzolanti. Questa serie di mutilazioni sta avvenendo così tanto che le autorità hanno allertato l'Interpol per mettere in guardia gli altri Paesi di questa tattica raccapricciante. Lo scrive "Quartz".
Perché coinvolgere l'Interpol? Perché questa è una idea intelligente: si diffidano coloro che vogliono trarre profitto profumatamente dalla vendita di pinne di squalo, ma vivono nei 46 paesi del mondo che, proprio come la Costa Rica, richiedono che gli squali pescati debbano avere le pinne ancora attaccate alla colonna vertebrale.
L' idea alla base di queste leggi è quello di impedire ai pescatori di fare "finning", cioè di tagliare le pinne, un'attività molto più redditizia, e di gettare lo squalo in mare ancora sanguinante, che si riduce ad affogare e ad essere divorato. 
Lo status di lusso della zuppa di pinne di squalo a Hong Kong e in Cina, soprattutto, induce i più crudeli pescatori a fare questo ragionamento: dal momento che le pinne rappresentano al massimo il 5% della massa totale dello squalo, ha più senso riempire la stiva di una barca con le pinne, molto preziose, anziché con tutto il corpo. Rimuovendo la maggior parte del corpo, ma lasciando la colonna vertebrale e le pinne, paradossalmente, i pescatori riescono a rispettare la lettera della legge, pur trasportando più pinne sulle loro barche.
La Costa Rica è stata a lungo uno dei principali esportatori di pinne. Nel 2011, pensate, tra i 350.000 e i 400.000 squali sono stati uccisi per le loro pinne nelle acque nazionali, secondo il governo.
 
NEL CUORE.ORG
10 NOVEMBRE 2013
 
THAILANDIA, MILLE TARTARUGHE PROTETTE TROVATE IN AEROPORTO
Nascoste dentro le valigie. Arrestato 25enne pakistano
 
Le autorità di frontiera thailandesi hanno scoperto oltre un migliaio di tartarughe nei bagagli all'aeroporto in una settimana, tra cui un "carico" di 470 creature venerdì scorso. E gli ambientalisti avvertono che il contrabbando è "alle stelle" per quanto riguarda il commercio di animali domestici.
I funzionari dello scalo di Suvarnabhumi hanno fatto sapere - rivela HuffPost - che un 25enne pakistano è stato arrestato con l'accusa di traffico di fauna selvatica dopo che quattro sue valigie su un volo da Lahore contenevano esemplari protetti come le tartarughe nere di stagno. La scoperta è stata fatta dopo che le autorità hanno trovato 423 testuggini protette e 52 tartarughe nere di stagno nascoste in sacchetti su bagagli non ritirati provenienti dal Bangladesh. E ancora: domenica scorsa, i funzionari dello stesso aeroporto hanno trovato 80 tartarughe protette su un'altra valigia sempre in arrivo dal Bangladesh .
"Il numero di tartarughe che escono dall'Asia meridionale è altissimo, soprattutto per quanto riguarda quelle nere da stagno", ha detto Chris Shepherd dell'associazione Traffic.
 
NEL CUORE.ORG
10 NOVEMBRE 2013
 
GERMANIA, TARTARUGA TORNA A CAMMINARE CON UNA RUOTA LEGO
Era stata trovata in pessime condizioni ad Achern (video)
 
Rimasta senza una zampa forse a causa di un incidente, una tartarughina tedesca ha iniziato ad una nuova vita grazie ad una rotella Lego. La testuggine è stata trovata ad Achern, da alcuni cittadini sul ciglio della strada in pessime condizioni: aveva la zampa davanti destra parzialmente mutilata, ridotta ad un moncherino infettato con cui non riusciva a muoversi e che, in fin dei conti, rischiava di ucciderla.
Il rischio era che non potesse più camminare. Però il dottor Panagiotis Azmanis - fa sapere "Leggo" - ha trovato la soluzione: ha amputato totalmente l'arto e lo ha sostituito con una ruota della Lego, trovata in uno scatolone di vecchi giocattoli in disuso. Non solo: è stato applicato anche un meccanismo che consente alla tartarughina di poter girare. Insomma, oggi è viva e gode di buona salute.
VIDEO
 
IL MATTINO
11 NOVEMBRE 2013
 
Denuncia choc: banda di giovani delinquenti mutilava cani randagi
I guaiti disperati hanno accompagnato i pomeriggi di fine estate dei residenti della zona a ridosso della Statale del Vesuvio. 

Mary Liguori

Prov. Di Napoli - Guaiti che in un primo momento erano stati interpretati come baruffe tra randagi, fino alla scoperta della terribile, drammatica verità. Un gruppo di adolescenti, una piccola banda di
sadici, si è resa protagonista di atti di violenza assurdi: catturavano cani di strada con l'unico scopo di torturali mutilandoli. La denuncia viene da Pollena Trocchia in provincia di Napoli dove un gruppo di residenti della zona ha colto sul fatto la banda di giovani delinquenti. Quel giorno la povera vittima finita nella rete dei carnefici era un dolcissimo meticcio: gli era stata tranciata di netto una delle zampette posteriori . I carnefici sono riusciti a fuggire facendo perdere le loro tracce. Ma per fortuna il cane è stato soccorso e salvato da chissà quali altre atrocità. E ora per lui l'incubo è davvero finito per sempre: da qualche giorno il cucciolone ha trovato anche una casa e l'amore di una famiglia. Lo ha adottato Antonio, una guardia giurata che lo ha chiamato Noha. Purtroppo soltanto Noha è sopravvissuto alle torture: almeno altri tre cani - in base ai racconti dei testimoni - devono essere morti dissanguati dopo le sevizie subite. Lo sospettano gli abitanti del quartiere che hanno rinvenuto carcasse di animali. Da quel momento, da quando si sono resi conto di quel che accadeva in un terreno abbandonato a pochi passi da casa loro, i residenti si sono organizzati per cogliere sul fatto e denunciare con le prove che hanno giurato di raccogliere, la banda di depravati.
«Non ci arrendiamo - avvertono - non gli daremo tregua: che sappiano che li teniamo sotto stretto controllo: la denuncia alle forze dell'ordine è pronta a scattare»

 
NEL CUORE.ORG
11 NOVEMBRE 2013
 
SIRACUSA, AMMAZZA A BASTONATE IL SUO CANE: DENUNCIATO DALLA POLIZIA
Avrebbe agito con crudeltà e senza motivo
 
Un uomo ha ammazzato a bastonate il suo cane, un meticcio di 4 mesi, a Pachino (Siracusa). Agenti del commissariato di P.S. Lo hanno denunciato per uccisione di animali. 
 
GEA PRESS
12 NOVEMBRE 2013
 
Pachino (SR) – Cucciolo bastonato, chiuso nel sacco e gettato nell’immondizia
Le indagini del Commissariato di PS.
 
Un cane che a Pachino (SR), sarebbe stato ucciso a colpi di bastone ed infine gettato in un sacco riposto nell’immondizia. A queste conclusioni è arrivato il Commissariato di PS diretto dal dott. Paolo Arena.
Il cane è stato trovato proprio dagli Agenti della Polizia di Stato. Gli accertamenti hanno poi portato a denunciare un soggetto del luogo a quanto pare già noto alle Forze dell’Ordine. “Una vicenda molto triste – ha riferito a GeaPress il dott. Arena – concluso proprio con l’eliminazione del cane nel sacco di plastica“.
Così come previsto dalla legge 189/04, il soggetto è stato denunciato a piede libero. La Polizia di Stato sta in queste ore vagliando alcuni elementi riferibili sempre a morti sospette di cani. Questo al fine di valutare un eventuale collegamento con quanto ora avvenuto.
Il cagnolino, stante informazioni assunte dalla Polizia, sebbene non microchippato sembra essere riferibile proprio al soggetto denunciato. Un meticcio di piccola taglia dell’apparente età di circa 4 mesi. Le indagini dirette dal dott. Arena potrebbero pertanto essere suscettibili di ulteriori sviluppi ma su questo gli inquirenti mantengono il massimo riserbo.
 
STABIA CHANNEL
11 NOVEMBRE 2013
 
Ottaviano (NA) - Maltrattamento animali, arrestato 70enne
Detenzione di armi clandestine e allevamento abusivo di cani da caccia i reati contestati.
 
Continua l'intensa attività di antibracconaggio del Corpo Forestale dello Stato alle falde del Vesuvio, dopo una settimana di indagini ed appostamenti unitamente al WWF e all'Unità operativa veterinaria dell'ASL è stato sequestrato un allevamento di cani da caccia di razze pregiate allevati in gabbie, in pessime condizioni igienico.
I servizi volti alla prevenzione e repressione degli atti di bracconaggio, attuati dal Comando Stazione Forestale di Ottaviano, unitamente a Guardie zoofile del WWF e a personale dell'unità operativa veterinaria di Torre del Greco rispettivamente rappresentati da Salzano Giuseppe e dal dott. L. Abagnale, hanno permesso di individuare dopo una settimana di indagini ed appostamenti un bracconiere che, armato di fucili posseduti
clandestinamente con matricole abrase, potenziati con sistemi di illuminazione notturna, gestiva illegalmente un allevamento di cani da caccia in agro di Ottaviano loc. castelvetere. I cani, allevati in gabbie, sono stati ritrovati dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato, in pessime condizioni igienico sanitarie. Gli animali illegalmente posseduti in quanto non dotati di microchip, appartenenti alle razze Setter e Pointer venivano commercializzati anche attraverso il web con tanto di foto. Gli agenti hanno proceduto pertanto all'arresto e alla denuncia di maltrattamento all'autorità giudiziaria. Il Sign. A.S. veniva tradotto presso il carcere di Poggioreale.
Le operazioni di indagine sono state condotte dal Commissario Capo dott. Giovanni Cenere e coordinate dal dott. Antonio Lamberti.
 
LECCE PRIMA
11 NOVEMBRE 2013
 
Torna nella casa di campagna, trova il cane avvelenato e sporge denuncia
Un agricoltore 65enne ha fatto la scoperta nel tardo pomeriggio ed ha chiamato i carabinieri. Non è chiaro il motivo per cui qualcuno potrebbe aver agito con tanta crudeltà. I segni dell'avvelenamento erano ben chiari. Sul posto è intervenuto anche il veterinario dell'Asl
 
PRESICCE (LE) – Allo strazio per il suo fedele amico, il guardiano di casa, morto in maniera orribile, si aggiunge il tormento di non capire il perché di un’azione tanto crudele. Se effettivamente sia stata compiuta, perché non si può neanche escludere un fatto accidentale.
Di certo, l’uomo, un agricoltore 65enne di Presicce, non ha perso tempo nel rivolgersi ai carabinieri della stazione per denunciare la morte del suo cane, un meticcio di grossa taglia. L’ha trovato riverso una volta varcato il cancello della sua villetta di campagna, nel tardo pomeriggio di oggi. I segni d’avvelenamento erano ben chiari. In assenza del suo padrone e senza nessun altro che potesse aiutarlo, la povera bestia non ha avuto scampo.  
L’uomo coltiva appezzamenti e possiede un immobile in una zona di campagna in agro di Presicce, in un punto in cui le abitazioni sono poche e sparse. Insomma, si esclude per logica la classica lite fra vicini, magari per l’abbaiare molesto. Né vi sarebbero altri motivi, come attriti con qualcuno specifico o minacce subite, che lascino pensare a una ritorsione. Almeno, questo in apparenza. 
D’altro canto, l’uomo è una persona tranquilla, che non ha mai avuto problemi con la giustizia e così è conosciuto dagli stessi carabinieri. Un atto di crudeltà fine a se stessa? Un modo spicciolo per liberarsi del cane e magari girovagare nella speranza di trovare qualcosa da rubare? Non ci sarebbero segni evidenti d’effrazione, né, comunque, sembra che vi fossero oggetti di valore da depredare.
Non si può escludere neanche che l’animale abbia ingerito accidentalmente qualcosa, magari del veleno per talpe. In ogni caso, la scoperta è stata sconfortante e l’agricoltore ha deciso di denunciare i fatti. Sul posto è intervenuto anche il veterinario dell’Asl per l’accertamento sulle cause della morte e la rimozione della carcassa.  
 
UMBRIA 24
11 NOVEMBRE 2013
 
Stroncone (TR), cani trasferiti in Germania e polemiche: al Comune il primo round davanti al Tar
Il ricorso era stato presentato dall'associazione Grandi Amici dopo che l'amministrazione si era rifiutata di comunicare i dati degli adottandi
 
di F.T.
 
Cani ‘deportati’ senza garanzie e destinati a una brutta fine, oppure bestiole affidate a famiglie sì lontane, ma pronte ad accudirli con amore? Il dubbio ha portato alcune associazioni animaliste a dare vita a proteste e prese di posizione forti contro il comune di Stroncone, ‘reo’ di aver dato l’ok al trasferimento in Germania di alcuni animali presenti nel canile comunale. Iniziative, quelle degli animalisti, culminate in due ricorsi al Tar, il primo dei quali è stato respinto.
Il niet del Comune Lo scorso 5 marzo l’associazione onlus Grandi Amici aveva chiesto al comune di Stroncone di poter visionare gli atti relativi alle adozioni di cinque cani finiti in Germania, inclusi nomi e indirizzi delle famiglie adottanti. Sei giorni dopo l’amministrazione aveva risposto che l’accesso ai dati poteva sì avvenire, ma ‘con la schermatura dei dati personali’. Una limitazione motivata da ragioni di privacy e dal clima ‘teso’ che, secondo il comune, si era venuto a creare dopo l’adozione delle bestiole, con le proteste e la pubblicazione on-line, da parte degli animalisti, di alcuni nomi degli adottanti.
Il ricorso Di fronte al rifiuto l’associazione si era rivolta al Tar, dopo aver già contestato con un primo ricorso le modalità di adozione che non consentirebbero ‘alcun controllo della situazione degli animali, una volta che gli stessi siano consegnati all’estero’. Una tesi accompagnata dagli articoli tratti di alcuni blog che affermano l’esistenza di un ‘traffico’ di cani verso la Germania, per lo più destinati a laboratori di vivisezione.
Sentenza Il primo ricorso è ancora pendente, mentre quello relativo ai dati personali dei cittadini tedeschi che hanno adottato i cani, è stato respinto dalla prima sezione del Tar. «La conoscenza dei nominativi degli adottanti – si legge nella sentenza – è funzionale alla conoscenza dello stato di salute degli animali. A tale proposito – chiarisce il Tar – il comune ha fornito copiosa documentazione circa la condizione dei cani dati in adozione, parte della quale è tratta dalle testimonianze di suoi rappresentanti che hanno verificato personalmente le condizioni di vita degli animali. Analoga situazione sarebbe emersa da controlli effettuati dal Wwf».
«Nessuna prova» Nella sentenza, il tribunale amministrativo si spinge oltre fino ad affermare che «da parte dell’associazione ricorrente non è stata fornita alcuna prova sul supposto trattamento degli animali contrario a criteri di umanità e civiltà». Per questo il rifiuto del comune a fornire i dati personali «appare del tutto giustificato e non superabile con le notizie tratte da internet, sia perché generiche in sé, sia perché del tutto notoria ai comuni cittadini l’inaffidabilità (sic) della cosiddetta ‘rete’ e l’incontrollabilità delle informazioni contenute».
L’associazione Raggiunta al telefono Silvia Festuccia, presidente dell’associazione Grandi Amici, si dice «stupita dalla sentenza» ma per il momento evita di entrare nel merito: «Prima di qualsiasi dichiarazione, vogliamo leggere le motivazioni e confrontarci con i nostri legali».
 
IL FRIULI.IT
11 NOVEMBRE 2013
 
Storia a lieto fine per Teo
Salvato il cagnolino che aveva fatto perdere le sue tracce da parecchi giorni, lasciando nell’angoscia la sua proprietaria
 
Prov. Di Udine, Teo ha riabbracciato la sua padrona. Il cane meticcio aveva fatto perdere le sue tracce da parecchi giorni, lasciando nell’angoscia la sua proprietaria, una signora residente a Moggio Udinese che, non riuscendo a ritrovare il suo amato quattro zampe, ha contattato, il 29 ottobre, una pattuglia della Polizia Locale Provinciale nella speranza di poter recuperare la bestiola. Le condizioni meteo non erano certo ottimali per poter eseguire la ricerca, ciononostante, sotto una pioggia battente, gli uomini della Polizia Provinciale hanno setacciato i luoghi indicati dalla proprietaria, quelli nei quali Teo avrebbe potuto trovarsi. Dopo un accurato sopralluogo, la pattuglia ha individuato il cane all'interno di una profonda e stretta forra, di circa 20 metri di profondità.  Visto che non era possibile scendere in sicurezza, la Polizia Provinciale ha allertato i Vigili del Fuoco della Stazione di Gemona del Friuli che, a stretto giro, hanno raggiunto il posto. 
I Vigili del Fuoco sono intervenuti calando un operatore nella forra e dopo diverso tempo sono riusciti a recuperare l’animale sano e salvo. Lieto fine assicurato. Teo è tornato a casa in buone condizioni. Rifocillato e coccolato dalla proprietaria che temeva di averlo perso per sempre.
 
IL MATTINO DI PADOVA
11 NOVEMBRE 2013
 
E' morto Briciola, era tra i cani più vecchi d'Italia
Se n’è andato a 24 anni e nove mesi: probabilmente era il cagnolino più anziano dell’intera penisola. Viveva in una famiglia a Limena

 
LIMENA (PD). Forse era il cagnolino più anziano dell’intera penisola, ma alle persone che vivevano con lui poco importa. Da quasi venticinque anni era il cagnolino che faceva loro compagnia e che, finché è stato in salute, giocava festoso. Ma sabato Briciola se n’è andato, a 24 anni e nove mesi, che sono volati in un soffio per la famiglia di Carmela Quartesan e del figlio Oscar Breda. Anche se quello che l’ha coccolato e assistito fino alla fine è il figlio di Oscar, Francesco, che lo ha portato al veterinario e curato.
«Briciola ci ha lasciato per sempre», racconta Oscar, «in silenzio, stremato e consumato, con un cuore da guerriero ha combattuto fino all'ultimo per restare con noi, assistito amorevolmente da mio figlio Francesco, il suo migliore amico, che lo ha accarezzato fino all'ultimo respiro». Forse è proprio grazie all’amore che Briciola è riuscito a vivere fino ad ora, nonostante nell’ottobre del 2011 gli fosse stato diagnosticato un tumore e data soltanto una settimana di vita ancora. È sempre stato un cagnolino dolcissimo e, adesso che non c’è più, la famiglia si dispera e non si dà pace.
 
GEA PRESS
11 NOVEMBRE 2013
 
Loano (SV) – Colombi avvelenati forse con anestetico
I numeri dell'ENPA di Savona, ove fare pervenire le segnalazioni
 
Ancora avvelenamenti di colombi in provincia di Savona. Questa volta gli animali sono stati uccisi dalla sostanza tossica nel centro storico di Loano (SV). Decine di colombi, riferisce il comunicato della Protezione Animali savonese, sono stati trovati morti dai volontari. Solo per alcuni si è arrivati in tempo nel recupero e potere così sottoporre gli animali alle cure veterinarie.
I piccioni che si è riusciti a recuperare si sono poi ripresi.
Secondo l’ENPA di Savona, anche alla luce della sintomatologia riscontrata, si potrebbe presupporre che il veleno utilizzato sia un anestetico. Mischiato a granglie potrebbe provocare la morte dei soggetti più deboli se ingerito in quantità mortali. Lo scorso agosto a Loano si era registrato un  altro avvelenamento. Per diversi giorni i volontari avevano rinvenuto i piccioni morti questa volta per probabile avvelenamento da stricnina o esteri fosforici.
Le Guardie Zoofile dell’ENPA stanno ora svolgendo gli opportuni accertamenti al fine di risalire all’autore del gesto. Questi i riferimenti messi a disposizione per le eventuali segnalazioni:  savona@enpa.org o al numero 019 824735.
Ogni anno in provincia di Savona si sono verificati oltre 150 episodi di avvelenamento di animali, o sospetti tali. Questo, riporta l’ENPA, sia deliberatamente mirati alla loro uccisione che conseguente all’errato o illecito uso di sostanze chimiche. Il risultato sono decine di cani e gatti di proprietà morti, oltre che gatti liberi ed un numero molto grande di volatili e mammiferi selvatici.
L’ENPA tiene a disposizione degli animalisti e pubblica sul proprio sito internet (www.enpa.sv.it) la mappa degli eventi ed ogni volta, dopo aver diffuso avvisi in loco, li segnala al Comune competente che, secondo un’ordinanza del Ministero della salute, è tenuto a delimitare e bonificare l’area. Quest’anno gli avvelenatori hanno pesantemente e ripetutamente agito, oltre a Loano, soprattutto  a Savona, Pietra Ligure, Quiliano e Cairo Montenotte.
 
ABRUZZO 24 ORE
11 NOVEMBRE 2013
 
Orso investito A24, Salviamo l'Orso cita in giudizio Strada dei Parchi: "Rifiutano il confronto"
"Chiediamo misure a tutela di fauna e utenza"
 
"La società Strada dei Parchi SPA gestore delle autostrade A24 e A25 si rifiuta financo di discutere con l'associazione "Salviamo l'Orso" di interventi migliorativi della sicurezza sui tratti da lei gestiti, come se fauna ed utenti non fossero a rischio tutti i giorni lungo le autostrade abruzzesi. "Salviamo l'Orso" ha quindi dato mandato ai propri legali di procedere giudizialmente contro Strada dei Parchi SPA".
Lo riferisce l'associazione "Salviamo l'Orso" in una nota.
"All'indomani dell'investimento di un orso marsicano sull'autostrada Roma-L'Aquila, avvenuto lo scorso Aprile, l'Associazione Salviamo l'Orso che già si era fatta promotrice di una serie di azioni volte a richiamare l'attenzione delle competenti istituzioni sulla necessità di porre in atto misure adeguate a ridurre il rischio di tali incidenti che rappresentano ormai, come l'ultimo episodio del 24 Ottobre scorso a Villalago ha ribadito, un'evidente minaccia alla sopravvivenza dell'ultimo nucleo di orsi appenninici, decise di contattare direttamente la Società Strada dei Parchi spa.
Era nostra intenzione avviare un confronto civile con la Società che gestisce una rete autostradale che addirittura si fregia del nome Strada dei Parchi -continua l'associazione "Salvia l'Orso- causa il suo attraversare o costeggiare vaste aree del sistema di parchi e riserve del nostro appennino abruzzese-laziale. Parliamo di aree dove l'abbondanza di fauna selvatica è nota a chiunque e dove specie di elevata importanza, tali da essere protette non solo a livello nazionale ma soprattutto europeo quali l'orso ed il lupo, transitano spesso.
Evitare o rendere più difficili tali incidenti, comportanti danni irreparabili nel caso di una specie sull'orlo dell'estinzione come l 'orso marsicano, era il nostro intento attraverso la ricerca di soluzioni adeguate dialogando con gli organi tecnici responsabili della suddetta Società.
Ricordiamo, infatti, che in quel tratto di autostrada, gestito appunto da Strada dei Parchi SPA, numerosi e frequenti sono gli incidenti a causa di attraversamento della fauna selvatica: lupi, cervi, caprioli ed altre specie sono rimasti vittime delle auto in corsa senza menzionare gli innumerevoli cani che vi hanno trovato la morte.
L'Associazione intendeva ottenere alcune misure urgenti di salvaguardia per la fauna e per l'utenza entrambe esposte a gravi rischi, iniziando proprio dalla messa a punto di adeguate reti di protezione, giacché quelle esistenti risultano in più punti lacerate e comunque nel complesso di altezza insufficiente rispetto alle specie animali presenti in zona. Ebbene, dopo un fitto scambio di corrispondenza con la società gestrice, ove sembrava possibile un incontro risolutivo delle problematiche esistenti, quest'ultima si è resa uccel di bosco facendo cadere nel vuoto tutti i nostri tentativi dimostrando il disinteresse più totale per un problema che è grave, ricorrente e di sua responsabilità.
Ritenendo intollerabile ed ingiustificato l'atteggiamento della Società Strada dei Parchi SPA, che trova conforto anche nell'inerzia degli altri Enti pubblici interessati, e che dimostra il totale disinteresse della stessa nei confronti di un bene della comunità nazionale qual è l'orso marsicano, meritevole di protezione e finanziamenti a livello europeo (Direttiva 92/43/CEE del 21/5/1992) ma non dell'attenzione dei vertici di Strada dei Parchi SPA più interessati a risparmiare sulle recinzioni che a garantire la sicurezza persino dell'utenza, l'Associazione Salviamo l'Orso ha deciso di dare mandato ai propri legali di procedere giudizialmente contro Strada dei Parchi SPA per la mancata osservanza degli obblighi che le fanno carico quale gestore dell'autostrada, in primi s quello di assicurare la sicurezza sia degli utenti che della fauna selvatica, obblighi pervicacemente non adempiuti per meri tornaconti economici e nonostante precise disposizioni di legge. Il risarcimento richiesto dall'Associazione, ove venisse accolto dal Tribunale, sarà interamente devoluto in favore di azioni atte a dare definitiva soluzione ad una questione vitale per la tutela del nostro plantigrado".
 
IL CENTRO
11 NOVEMBRE 2013
 
Scanno, lupo investito e ucciso
 
SCANNO (AQ) - Un altro animale investito e ucciso lungo la statale 479 Sannite, nei pressi del lago di Scanno. Un esemplare di lupo, l'altra sera verso le 18, è stato travolto da un'auto. L'animale, sbucato all'improvviso sulla carreggiata, che in quel tratto di strada è anche poco illuminata, è stato prima colpito da un’auto che ha spintonato l'animale sulla corsia opposta e poi investito da un fuoristrada che sopraggiungeva in quel momento. Il conducente del Suv, un giovane residente nel centro montano, non ha potuto assolutamente evitare l'impatto con il lupo, che è morto dopo pochi minuti per le gravi ferite. A dare l'allarme è stato lo stesso autista, che sconvolto per l'accaduto è rimasto vicino all'animale fino all'arrivo del medico veterinario e delle guardie del Parco. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri di Scanno, che hanno effettuato tutti i rilievi. Gli avvistamenti di animali protetti lungo la via che collega Scanno ad Anversa sono sempre più frequenti. Sulla stessa strada, due settimane fa, è stata investita e uccisa un’orsa.
 
TRENTINO
11 NOVEMBRE 2013
 
Uccellini come richiami vivi Lipu mobilitata per vietarli
 
di Ivana Sandri
 
TRENTO - Le loro ali sono emblema della libertà, ma per molti non ci sono più voli liberi nel vento: sono i "richiami vivi", uccellini che - in deroga alla Direttiva 2009/147/ Comunità europea - servono ai cacciatori capannisti per attirare le prede da impallinare. In natura cantano a primavera, ma ai capannisti le loro performance servono nella stagione venatoria, quindi durante l'anno li tengono al buio, così da farli cantare in autunno, nel periodo di passo dei migratori, appesi fuori dai capanni. All'interno, i cacciatori in attesa delle prede che volano spontaneamente incontro alla morte, attirate dal canto dei piccoli prigionieri. In Trentino è attivo l’impianto di cattura (roccolo) provinciale, istituito con specifica delibera nonostante le proteste di associazioni e cittadini, per la cattura degli uccelli e la consegna ai cacciatori. Sergio Merz, presidente della Lipu, racconta come gli animali catturati (sono delle specie Merlo, Tordo bottaccio, Tordo sassello, Cesena) cercano di fuggire, sbattendo per giorni contro le sbarre, come molti trascorrano l'esistenza in piccole gabbie in cui possono solo allargare le ali, della sofferenza di essere tenuti al buio per chi è nato per vivere nell'aria e nella luce. Parla di un mercato fiorente che vede un intenso bracconaggio per razziare i nidiacei ancora accuditi dai genitori. Atroce è la modalità per selezionare i maschi (migliori come richiamo) dalle femmine: con una lama li aprono sul fianco, per verificare gli organi sessuali e poi li ricuciono o li richiudono con un po' di colla (il tutto senza alcuna anestesia, ndr.); quelli "buoni" verranno venduti ad oltre 200-300 euro. Non sono rare le intercettazioni di bracconieri provenienti da fuori provincia che fanno incetta di nidi in Trentino ed è forte il bracconaggio nell'Est Europa, per rifornire il mercato italiano, con trasporti di oltre 350- 400 nidiacei per volta. I richiami vivi detenuti legalmente in Trentino sono circa 8.000 e servono per uccidere fra i 150mila e i 200mila uccelli ogni anno. Per mettere fine all'uso dei richiami vivi, per molti una vera barbarie, si è mossa la Lipu, promuovendo una raccolta firme rivolta ai presidenti di Consiglio, Camera e Senato. Di questa "piaga" si occupa anche Andrea Zanoni, eurodeputato e vice presidente dell'intergruppo benessere degli animali al Parlamento europeo, che ha presentato un'interrogazione alla Commissione europea per chiedere lo stop alle deroghe, perché "chiara violazione della Direttiva uccelli". Si può firmare la petizione all'indirizzo: http://www.lipu.it/petizioni/richiamivivi.asp#firma .
 
TRENTINO
11 NOVEMBRE 2013
 
Il salvataggio del cane in autostrada
Sull’A22 Polstrada e Coa rallentano il traffico: l’animale recuperato sano e salvo
 
ROVERETO (TN). Si è conclusa con l’abbraccio della sua padrona (e i ringraziamenti a chi ha salvato il suo cane) la drammatica avventura di un pastore maremmano protagonista di un pericoloso salvataggio sull’ autostrada tra i caselli di Rovereto nord e Rovereto sud. Un cane scappato di casa e recuperato grazie all’intervento della Polizia stradale dell’A22 e degli uomini del Coa impegnati nella cattura mentre le auto sfrecciavano in autostrada.
L’allarme è scattato poco prima dell’una di pomeriggio di ieri. Secondo la segnalazione di alcuni automobilisti un cane stava tentando di attraversare l’autostrada mettendo in pericolo la sua vita e quella di chi si trovava a bordo delle auto.
Auto che comunque sono riuscite, con qualche pericolosa frenata, ad evitare l’impatto con l’animale.
Subito da parte degli agenti della Polstrada sottosezione A22 e dei dipendenti del Centro operativo autostradale sono partite le ricerche nella zona fra i due caselli roveretani dove era stato notato il cane pastore maremmano. Ad un certo punto il cane è stato notato mentre tentava di passare da una parte all’altra dell’autostrada, tentativi andati a vuoto a causa del traffico sostenuto. A quel punto ai poliziotti, che nel frattempo erano riusciti ad avvicinarsi al cane, non è rimasto altro che chiedere il supporto degli operatori del Coa che hanno rallentato il traffico consentendo così il salvataggio dell’animale.
Una volta salvato, a chi andava consegnato il cane? Sulla medaglietta che aveva al collare c’era un numero di telefono cellulare. E a quel numero gli agenti della Polstrada hanno telefonato. Incredula ha risposto la padrona dell’animale, una donna di Mori, che era a casa ammalata e non si era ancora accorta che il suo maremmano era fuggito. Subito si è precipitata all’uscita dell’A22 a Rovereto sud dove l’attendevano il suo pastore maremmano e i suoi “salvatori”. Un’avventura finita bene con un abbraccio al cane e un grande grazie a Polstrada e Coa. 
 
CITY RUMORS
11 NOVEMBRE 2013
 
Alba Adriatica (TE), ritrova il suo cane dopo 9 anni
Alba Adriatica. Riabbraccia il proprio cane, Rex, un bel pastore tedesco dopo nove anni dalla sua scomparsa da casa.

 
Era il 2004 e la scomparsa di Rex, oggi ancora di più, sembrava essere avvolta nel mistero. L'emozione, mista anche ad una grossa dose di sorpresa,  (ma anche di un malcelato risentimento) traspare dalle parole della padrona, Daniela Pancottini,  che ancora non si capacita di come sia potuta accadere la cosa. Questa mattina la signora Daniela ha ricevuto una telefonata dalla polizia municipale di Alba Adriatica con la quale le veniva comunicato che il pastore tedesco aspettava i suoi padroni al bar della stazione. L'animale era dotato di microchip e da quello gli agenti sono risaliti al tenutario dell'animale. " L'emozione provata oggi è indescrivibile", racconta Daniela Pancottini, " dopo 9 anni, era il 2004, ho ritrovato il mio cagnolone, che "magicamente" era scomparso da casa.
L'ho subito portato nello studio veterinario di fiducia, nel quale abbiamo avuto conferma che il numero del chip corrispondesse a me. La dottoressa Sara Bernini ci ha tranquillizzati, dicendo che nonostante l'età di Rex, 10 anni, lo stesso era stato tenuto bene". La gioia per aver ritrovato Rex, decisamente inaspettata, non lascia passare in secondo piano il logico risentimento della donna per come si è evoluta la vicenda dal 2004 ad oggi. " Come spiegare" prosegue la donna, " con una denuncia ai carabinieri, la presenza di un microchip, ipotizzando che il cane sia stato visitato da qualche veterinario viste le ottime condizioni con le quali è stato tenuto, io fino ad oggi non abbia mai avuto notizie? Come mai vista la presenza di un’ anagrafe canina? Per caso i controlli ai microchip sono un poco carenti o addirittura inesistenti? Con questo interrogativo termino la mia, se vogliamo così chiamarla, lettera di protesta, ritenendomi oggi una persona felicissima di aver riabbracciato il mio cagnolone, ma profondamente delusa dalla gestione veterinaria. Aggiungerei un “ringraziamento particolare “alla famiglia “adottiva” che lo ha tenuto per tutti questi anni e che avrei il piacere di conoscere".
 
LA PROVINCIA DI COMO
11 NOVEMBRE 2013
 
Il cane Luna, cliente fedele
Ogni mattina colazione al bar

 
Como, Che il suo bar preferito porti il nome di due ideali amici, “Lilli e il Vagabondo”, per lei probabilmente non fa grande differenza: Luna, 5 anni, meticcia di taglia media, non sa leggere.
Per istinto, tuttavia, sente che il locale di Intimiano, dietro la chiesa di San Leonardo, è un posto simpatico dove un cane può starsene in santa pace. E per via di quelle sue brevi passeggiate, per alcuni, Luna è diventata “la cagnolina che esce di casa per andare a fare colazione”. In effetti, al bar, può trovare quel che i suoi denti cercano. Se gli altri cercano croissant, lei preferisce i croccantini.
Luna è diventata personaggio noto, pubblico quanto l’esercizio che, durante il giorno, ama frequentare. Talvolta esce di casa, non distante molti metri, da sola. Per entrare in tranquillità e solitudine nel suo bar preferito. Tra gli sguardi curiosi e qualche immancabile sorriso da parte degli avventori più inclini alle simpatie nei confronti del mondo animale.
«È un po’ come se vivesse qui - spiega Chiara Tammaro, 28 anni, la figlia del proprietario del bar, Tommy - anche se sappiamo benissimo chi sono i suoi padroncini. Abitano qui vicino, sono sicuri, sanno che in qualsiasi momento, se Luna non è in casa, quasi certamente è qui da noi, tranquilla. Loro vengono qui anche a prendere il caffè».
Non sono soltanto i legittimi proprietari ad essere affezionati a Luna. «È un cane fortunato perché è come se potesse contare su due case - continua la ragazza - ormai è da un bel po’ di mesi che frequenta il nostro bar. E non è raro che dorma qui. Dove, come nella sua prima casa, ha un posto dove potersi riposare accucciata». I frequenti ritorni di Luna sono dovuti anche alla garanzia di trovare, oltre all’alloggio, il vitto. «Crocchette, pollo, scatolette, due o tre volte al giorno - prosegue la Tammaro - in estrema libertà. Luna gira sempre senza guinzaglio. Ha il collare con la targhetta, ma non si sposta più di tanto. Capita che stia qui a dormire da noi».
Nel giro di poco tempo Luna è diventata una piccola attrazione di paese. «La conoscono tutti perché ogni tanto, quando le mamme escono con il passeggino, le accompagna per un tratto di strada. Ma segue anche le signore e i bimbi. Ai più piccoli Luna piace veramente un sacco. Anche perché è una cagnolina buona e festosa».
Forse, un filo metereopatica. «Con la pioggia sta qui, difficile che si muova». Meglio non ficcare il muso fuori dalla porta. Meglio starsene al bar.
 
GREEN ME
11 NOVEMBRE 2013
 
Ansia da separazione del cane e rimedi naturali
 
L'ansia da separazione è uno dei problemi comportamentali più frequenti e debilitanti del cane (dal punto di vista psicologico), e quindi ricopre una certa importanza anche nel rapporto proprietario-animale: è fonte di stress per entrambi, alimentata anche dalle possibili lamentele di eventuali vicini di casa; purtroppo quindi diventa spesso causa di abbandono.
Ma in cosa consiste l'ansia da separazione? La definizione è racchiusa tutto nel nome: si tratta della manifestazione di uno stato di stress più o meno intenso quando il cane viene lasciato solo in un ambiente chiuso, solitamente quando rimane in casa in vostra assenza: comincia ad uggiolare/abbaiare, raschiare contro la porta con la zampa, a volte distrugge anche oggetti, urina /defeca in giro. Non si tratta di un atto vendicativo nei vostri confronti, ma esprime lo stato ansioso da lui sofferto.
Ma come si può intervenire per cercare di risolvere il problema? Come sempre è meglio prevenire che curare. Fin da quando il cane è ancora cucciolo bisogna abituarlo ad una nostra eventuale assenza, improvvisa o meno, gradatamente, cominciando quindi con lassi di tempo di 10-15 minuti per poi passare a 20-30 fino a raggiungere l'ora o anche più: ricordarsi comunque di lasciargli sempre a disposizione i suoi giochi preferiti. Se il problema è invece insorto già da tempo, quindi ormai cronico, l'approccio è sicuramente più difficile, richiede da parte del proprietario una modificazione del proprio comportamento nei confronti del cane e soprattutto (anche se spesso può risultare difficile) molta pazienza: quando tornate a casa ignoratelo se richiama la vostra attenzione, anche se tenta di saltarvi addosso, e solo quando si sarà calmato rivolgetevi a lui premiandolo anche con delle carezze o qualche croccantino/biscotto; se ha commesso dei danni non sgridatelo/punitelo perchè non capirebbe, anzi, attribuirebbe il vostro gesto solo al vostro ritorno, e questo aumenterebbe il suo stato di stress ogni volta che voi tornate poi a casa per un senso di paura nei vostri confronti.
Fondamentale comunque una visita da un veterinario comportamentalista in quanto il problema è sì molto frequente, ma la terapia è individuale, diversa in base al caso specifico: il medico raccoglierà un'anamnesi molto dettagliata; contemporaneamente osserverà il cane, come si muove e reagisce in ambulatorio; imposterà poi una terapia di tipo comportamentale, dando soprattutto al proprietario indicazioni su come comportarsi nei confronti del proprio animale; potrebbe essere suggerito anche di mettere una telecamera per riprendere il cane quando rimane a casa solo; se necessario vengono prescritti anche psicofarmaci.
A tutto questo comunque possono essere associati dei rimedi naturali, soprattutto quando il proprietario vuole evitare la somministrazione di medicine allopatiche, tranquillanti/sedativi (rimane comunque importante la visita da un comportamentalista): si può ricorrere allora all'utilizzo dei fiori di bach, specifici in base al caso e al soggetto, al DAP diffusore (feromoni materni) e come ricordo sempre l'agopuntura, con la quale si possono raggiungere buoni risultati anche in caso di problemi di natura psicologica.
Qualsiasi strada si decida di intraprendere comunque può essere più o meno lunga e difficile, ma con pazienza il problema può essere affrontato e risolto, permettendo di vivere così più serenamente voi, il vostro cane...e i vostri vicini.
 
GEA PRESS
11 NOVEMBRE 2013
 
Vicenza – L’avorio venduto in piazza
Denunciato dal Servizio Cites della Forestale
 
Avrebbe dato appuntamento in piazza per vendere la statuina in avorio del valore di 2000 euro. Si è invece trovato il Servizio territoriale Cites del Corpo Forestale dello Stato che ha provveduto al sequestro della statuina del peso di circa 400 grammi ed alta 16 centimetri.
A quanto pare il presunto venditore aveva inserito un annuncio in un sito specializzato. Secondo la Forestale la piazza virtuale dei siti web, sarebbe in più occasioni utilizzata per transazioni di esemplari di flora e fauna protetta. Il rischio, però, è quella delle denuncia penale.
Nel caso specifico, la persona denunciata a Vicenza sarebbe stata sprovvista della necessaria documentazione di legge. L’uomo è stato così sottoposto a perquisizione personale e domiciliare e successivamente denunciato all’Autorità Giudiziaria con l’accusa di detenzione e vendita di esemplari protetti dalla Convenzione di Washington privi della   necessaria documentazione.
Ulteriori controlli sono in atto per fare chiarezza in merito alla provenienza del materiale stesso.
 
QUOTIDIANO.NET
11 NOVEMBRE 2013
 
"Vitelli gonfiati, la carne  finiva sulle tavole italiane"
L'eurodeputato Zanoni avverte: "Porterò lo scandalo in Europa"
160 persone indagate nell'inchiesta della Procura di Mantova
 
Roma - La Procura della Repubblica di Mantova prosegue le indagini sugli animali dopati con farmaci. Ai 65 allevatori e veterinari indagati nella prima fase dell’inchiesta se ne sono aggiunti 160, di cui 80 mantovani. La carne gonfiata, secondo gli inquirenti, arrivava sulla tavola dei consumatori. I farmaci, acquistati sul mercato clandestino, servivano per gonfiare soprattutto i vitelli ed i maiali in allevamenti del Nord Italia e venivano somministrati sia agli animali malati, per curarli e farli avere agli allevatori, sia a quelli sani per aumentare la massa muscolare.
L’operazione, iniziata a giugno 2013 e denominata “Muttley”, è stata messa a segno dal Corpo Forestale dello Stato della Lombardia e dell’Emilia Romagna e dal Comando Provinciale di Mantova, con il coordinamento della Procura della Repubblica guidata da Antonino Condorelli. Le operazioni si avvalevano di un’organizzazione con ramificazioni anche all’estero (Principato di Monaco, Romania, San Marino) composta da grossisti, veterinari liberi professionisti e allevatori compiacenti, ricettatori di medicinali rubati, farmacisti e commercianti non abilitati alla vendita dei farmaci. Il centro dell’organizzazione era proprio nel mantovano, a Pegognana.
Da giugno scorso, sono state eseguite 101 perquisizioni in sette regioni, con 260 uomini della Forestale. I blitz hanno portato al sequestro di 17.100 confezioni di farmaci veterinari per un valore complessivo di 2,5 milioni di euro. Tra gli indagati ci sono 23 grossisti di farmaci, 10 allevatori, 12 responsabili di attività commerciali zootecniche, 2 farmacisti, 12 veterinari libero professionisti e 6 privati che facevano da tramite.
Le perquisizioni sono state eseguite a Pegognaga, Mantova, Suzzara, Motteggiana, Gonzaga, nel Reggiano a Reggiolo, Rubiera, Gattatico, in provincia di Padova, Brescia, Parma, Sondrio, Torino, Cuneo.
L’eurodeputato Andrea Zanoni, membro della Commissione ENVI Ambiente, Salute Pubblica e Sicurezza Alimentare e vice Presidente dell’Intergruppo per il Benessere e la Conservazione degli Animali al Parlamento europeo ha affermato: <Denuncerò alla Commissione europea questo pericolosissimo mercato clandestino che ha portato la carne di questi animali sulle tavole degli italiani. Mi complimento con gli inquirenti per aver fermato un’organizzazione criminale e mi auguro che la pena che seguirà sia esemplare. Invito le associazioni dei consumatori, come Adiconsum, Adoc, Adusbef, Acu , Altroconsumo, Codaco ns, Movimento Consumatori, Unione Nazionale Consumatori a costituirsi parte civile perché questi truffatori hanno messo a rischio la salute di migliaia di cittadini. Rivolgo lo stesso invito alle associazioni ENPA e LAV perché oltre alla salute pubblica, questi figuri hanno speculato su poveri animali aggiungendo sofferenza a esseri viventi che purtroppo hanno già il destino segnato>.
 
GLOBALIST
11 NOVEMBRE 2013
 
Tortura il suo cane: condannato a 55 anni
Sentenza storica negli Stati Uniti: un cucciolo di pitbull trovato con ferite, ustioni e le ossa rotte. Il veterinaio ha dovuto sopprimerlo. In 70 mila hanno chiesto l'arresto.

 
Avevano trovato il cane sdraiato su un marciapiede a Quincy, negli Stati Uniti, lo scorso 31 agosto. Era un cucciolo di pitbull tigrato agonizzante. Il veterinario non aveva potuto fare nulla, perché il cane riportava 17 ferite, oltre a lividi, tagli, ustioni e numerose ossa rotte. Così ha dovuto sopprimerlo.
Altrove la cosa sarebbe forse finita lì. Ma la storia di Quincy ha avuto un altro esito: il torturatore è stato condannato a 55 anni di carcere: cinque anni per ciascuno dei 11 capi accusa.
L'uomo arrestato dalla polizia si chiama Radoslaw Czerkawsky, immigrato polacco senza documenti che come lavoro si prendeva cura di una anziana della sua stessa nazionalità. All'imputato, che si è dichiarato non colpevole, è stata imposta una cauzione di un milione di dollari e gli è stato ritirato il passaporto. Una pena severissima anche perché la storia del cucciolo Doe (questo era il nome) ha avuto enorme eco sulla stampa degli Stati Uniti e addirittura più di 70.000 persone hanno prima chiesto l'arresto del torturatore, e poi hanno seguito da vicino il processo.
A completare la particolarità del caso c'è stata l'indagine della polizia, che è avvenuta con tutti i crismi, proprio come se si dovesse dare la caccia a un serial killer. Infatti gli agenti hanno trovato tracce di peli e di sangue nella casa del sospettato e accertato che questi coincidevano con quelli del cane, secondo il test del Dna. Quindi il processo e la super condanna.
 
LEGGO
11 NOVEMBRE 2013
 
Chiudono il cane nell'auto bollente in Nevada:
passante filma tutto e mette in rete -video
 
LAS VEGAS - Incuranti del caldo estivo del Nevada, hanno lasciato il loro cane chiuso in auto.  Un passante si è accorto dell'animale intrappolato nella macchina rovente e ha deciso di aspettare il padrone per dirgliene quattro. Ha poi registrato tutto per fare una videodenuncia sul web.
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
11 NOVEMBRE 2013
 
NEW JERSEY, SALVATO IL CERVO CON IL MUSO TRAPASSATO DA UNA FRECCIA
Il dardo non aveva leso arterie o organi vitali

 
Biologi del Dipartimento di protezione ambientale del New Jersey (Stati Uniti) sono riusciti a rimuovere con successo la freccia che aveva trapassato la testa di un giovane cervo maschio di 5 mesi. Lo riferisce il sito phys.org. Per puro caso, il dardo scagliato da un cacciatore aveva attraversato il muso dell'animale senza ledere arterie né organi vitali. Il cucciolo è stato quindi trattato con antibiotici e liberato nei boschi dello Stato.
 
GEA PRESS
11 NOVEMBRE 2013
 
La strage dei rinoceronti – Battuti tutti i record negativi
Il quadro desolante descritto nel report dell'ANPANA
 
Ottocentoventicinque. Questo il numero di rinoceronti uccisi in Sudafrica dai bracconieri, confermato dal Ministero dell’Ambiente la scorsa settimana, cui si devono aggiungere i circa quaranta uccisi in Kenya e quelli persi in Namibia. La cifra complessiva, riferita ora nel report dell’ANPANA, sfiora le 900 unità, che su una popolazione totale di circa 25,000 animali (20,000 rinoceronti bianchi e 5,000 neri) è da ecatombe e rende lo spettro dell’estinzione sempre più vicino e reale.