novembre 2014
 

GEA PRESS
1 NOVEMBRE 2014
 
Napoli – I cardellini nell’armadio
Intervento delle Guardie Zoofile dell'ANPANA

 
Due gabbie all’interno di un armadio del tipo utilizzato per gli attrezzi agricoli. Al loro interno, vi erano due Cardellini (Carduelis carduelis) e due canarini.
Le hanno scoperte le Guardie dell’ANPANA di Napoli, intervenute a seguito di una segnalazione di un privato cittadino.
Le gabbie, di dimesioni molto ridotte, sarebbero così state costantemente al buio e, sempre sencondo l’ANPANA, in condizioni igieniche molto precarie. Gli animali sono così finiti sotto sequestro mentre il detentore è stato deferito all’Autorità Giudiziaria con l’accusa di  maltrattamento di animali e detenzione di avifauna protetta senza rispettare le normative vigenti.
Gli animali sono stati ricoverati presso un Medico Veterinario esperto in Ornitologia il quale avrebbe tra l’altro riferito della mancata muta del piumaggio dovuta probabilmente alla non corretta esposizione alla luce solare e le ridottissime misure delle gabbie.
L’avifauna protetta, qualora il periodo di osservazione andasse a buon fine e fosse ritenuta idonea al volo, verrà liberata mentre i due canarini verranno affidati ad un privato.
 
NEL CUORE.ORG
1 NOVEMBRE 2014
 
RAVENNA, MAIALI STREMATI DOPO 21 ORE DI VIAGGIO DALLA SPAGNA
Intervento dell'Asl e della stradale
 
Maiali stipati, feriti e stremati dopo un viaggio di 21 ore: e' quanto il servizio veterinario dell'Ausl di Ravenna ha trovato su un camion proveniente dalla Spagna durante un controllo nella frazione di Castiglione, condotto assieme alla polizia Stradale. I suini, destinati al locale macello, a causa degli spazi angusti e del lungo viaggio presentavano evidenti lesioni sia cutanee che traumatiche. Nel corso delle verifiche sono emerse pure gravi violazioni delle norme nazionali ed europee. A quel punto, realizzando che le sanzioni a suo carico sarebbero state pesanti, il conducente si e' surriscaldato obbligando il capo del servizio veterinario a richiedere l'intervento urgente della Stradale. E cosi', una volta che la pattuglia e' arrivata sul posto, alle violazioni gia' contestate si sono aggiunte quelle al codice della strada relative alle norme che regolano il 'trasporto di animali vivi' il cui obiettivo - spiega la Stradale - e' quello di non infliggere inutili sofferenze agli animali anche se destinati alla macellazione. Sono tuttora in corso accertamenti per verificare eventuali responsabilita' del mediatore italiano che ha curato l'importazione degli animali.
 
CERVIA NOTIZIE
1 NOVEMBRE 2014
 
Trasporto di animali: i controlli di AUSL e Polstrada, fermato un camion di suini dalla Spagna
Gli animali, sottoposti ad un viaggio di oltre 21 ore, risultavano stipati in condizioni di spazio estremamente ridotto, stremati e con evidenti lesioni traumatiche e cutanee
 
Per la attività di controllo sulla salvaguardia del benessere degli animali trasportati, da tempo, è stato siglato un protocollo d’intesa fra la Polizia Stradale e il Servizio Veterinario dell’AUSL di Ravenna. Una sinergia che si rinnova settimanalmente nella concomitanza di servizi predisposti dalle diverse Autorità nazionali ed europee per contrastare il maltrattamento degli animali oggetto di trasporto. Il citato Servizio Veterinario, nel corso dei consueti controlli, ha sottoposto ad un attento controllo un camion proveniente dalla Spagna e carico di suini destinati alla macellazione presso il macello di Castiglione di Ravenna.
Gli animali, sottoposti ad un viaggio di oltre 21 ore, risultavano stipati in condizioni di spazio estremamente ridotto e si presentavano stremati con evidenti lesioni traumatiche e cutanee. Durante il controllo emergevano gravi violazioni delle norme nazionali ed europee. Realizzando che le sanzioni sarebbero state pesanti, il conducente si “surriscaldava” obbligando il Capo Servizio Veterinario per la Provincia di Ravenna, Dr. Enea SAVORELLI, a richiedere l’urgente intervento della Polizia Stradale.
Così, una volta giunta sul posto la pattuglia della POLSTRADA, alle varie violazioni già contestate dal Servizio Veterinario, si sono aggiunte quelle del Codice della Strada relative alle norme europee che regolano il “trasporto di animali vivi”. L’obiettivo comune è quello di non infliggere inutili sofferenze agli animali anche se destinati alla macellazione. Sono tutt’ora in corso accertamenti per verificare le eventuali responsabilità del “mediatore” italiano che ha curato l’importazione degli animali trasportati.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
1 NOVEMBRE 2014
 
Pony maltrattato, condannato l’allevatore
 
RONCADE (TV) - Sotto il sole di giugno, senza cibo, senza alcuna possibilità di muoversi, legato a un alberello. I carabinieri del Nas di Treviso, pochi mesi fa, avevano trovato in condizioni di grave denutrizione un pony di quattordici anni. Ora il suo padrone, Graziano Rizzante, di Roncade, è stato condannato per il maltrattamento di quel cavallino: il giudice ha stabilito una pena di quattro mesi di reclusione, a fronte di una richiesta pesantissima del pubblico ministero, quindici mesi. Il pony, dopo il blitz del Nas, era stato affidato alle cure di un veterinario: si è rimesso in forze, le sue condizioni di salute non sono più preoccupanti. I militari, dopo averlo trovato, avevano richiesto l'intervento del servizio veterinario. Sottoposto a trattamento farmacologico, il pony era stato trasportato su di un' ambulanza veterinaria in uno stallo (dove è stato a lungo in custodia giudiziaria) per essere accudito e curato da medici veterinari volontari. Nello stesso allevamento, di cui è titolare Graziano Rizzante i militari avevano disposto il sequestro amministrativo di altri venti animali.
 
MATTINO DI PADOVA
1 NOVEMBRE 2014
 
Cavalli denutriti, scatta la denuncia
 
MONSELICE (PD) - Quattro cavalli sono stati strappati da morte sicura dalle guardie zoofile della Lac, la Lega per l’abolizione della caccia. Stavano morendo di fame: alcune settimane fa il quinto cavallo è appunto morto, pare per enfisema polmonare, probabilmente per il fatto che è rimasto troppo accucciato a causa della mancanza di forza dovuta alla denutrizione. Denunciati per maltrattamento di animali i proprietari, una coppia di disoccupati di Monselice, che aveva acquistato i cavalli per arrotondare il bilancio familiare organizzando delle passeggiate sui Colli. Ma l’attività non è decollata, loro sono rimasti senza lavoro e per sfamare i tre figli hanno smesso di sfamare i cavalli. Quella messa in condizioni peggiori, Libra, una femmina di 18 anni, nella scala del benessere dei cavalli, che ha un punteggio da zero a cinque, ebbene è arrivata allo zero. «È fortemente denutrita non mangiando bene da mesi» racconta Monica, una delle persone che hanno preso in custodia i cavalli, non appena il giudice ne ha convalidato il sequestro. «Ha segni di morsi degli altri cavalli (forse per la competizione del poco cibo che si dava loro), un’infezione intestinale, va alimentata con mangime speciale, i piedi sono tutti tagliati e i denti vanno rifatti. Necessita quindi di tanti medicinali. Non capisco come si possa arrivare a ridurre un cavallo in queste condizioni. I cavalli sono costosi, si sa, e se non ci si può occupare di loro, occorre darli in carico a chi lo possa fare. Mi sono presa Libra, perché mi faceva davvero pena, ma se qualcuno potesse sostenere me e le altre persone che si stanno occupando di questi cavalli, noi ne saremo davvero grati. Servono soldi per le medicine, fieno pulito, mele e carote. Chi può dare qualcosa, mi contatti al 3482467288». Altri due cavalli sono in custodia insieme, il quarto è tornato nella precedente casa: era stato venduto a questa famiglia da una ragazza, la quale, tornata a trovarlo e avendolo visto in condizioni disperate, se l’è ripreso per non vederlo soffrire ancora. La coppia sostiene di non avere mai maltratto gli animali (non ci sonosegni di percosse) e di aver voluto loro bene e appunto per affetto non volevano separarsene. «Se si vuol davvero bene a un animale, gli si consente di vivere una vita sana e dignitosa» commentano le guardie Lac.
 
MESSAGGERO VENETO
1 NOVEMBRE 2014
 
Cane salvato in un burrone dal soccorso alpino
L’animale, di razza Beagle, era caduto in una zona impervia sulle pendici del monte Chiampon. Molto complesso l’intervento per raggiungerlo, che ha coinvolto una decina di esperti di arrampicata e i vigili del fuoco
 
GEMONA (UD). Mobilitazione dei tecnici del Soccorso Alpino di Gemona che, per salvare un cane di razza Beagle finito in un burrone, hanno dovuto compiere un complesso interventi di arrampicata in parete durato tre ore.
È accaduto lungo le pendici del monte Chiampon, dove l’animale era caduto, in una zona impervia e pericolosa. I proprietari hanno provato più volte a recuperarlo, ma hanno dovuto desistere.
Hanno dunque dato l'allarme e sono giunti vigili del fuoco e volontari del Soccorso Alpino. Una decina di esperti di arrampicata hanno fatto un intervento complesso: attrezzata una parete, un paio di soccorritori si sono calati con la corda, con un’operazione ardua.
Quando hanno raggiunto l'animale, uno dei due arrampicatori è stato morso ad una mano: il cane era infatti ferito e terrorizzato. Poi, però sono riusciti a imbragarlo e a metterlo in salvo. Il proprietario lo ha portato d'urgenza da un veterinario per i politraumi subiti nella caduta.
 
MESSAGGERO VENETO
1 NOVEMBRE 2014
 
Cervo salvato nel canale dai vigili del fuoco
Un esemplare di tre anni tratto a riva con l'intervento dalla squadra saf. L’ungulato era finito nel corso d'acqua consortile che costeggia l’ex pista carri

 
ROVEREDO IN PIANO (PN). Cervo di tre anni salvato dai vigili del fuoco e dalla loro squadra saf a Roveredo. L’ungulato era finito nel canale consortile che costeggia l’ex pista carri, in prossimità della Base, e non era in grado di riguadagnare il terreno.
I pompieri hanno indotto il cervo, sommerso dall’acqua sino alla testa, come mostrano le foto, a spingersi verso le paratoie dove è stato preso letteralmente per le corna e aiutato a uscire dal canale, in quel punto profondo poco più di un metro. Constatato che non era ferito e che, sebbene impaurito, godeva di buona salute, è stato subito liberato.
Il cervo, scrollatosi l’acqua di dosso, ha ripreso la sua strada, allontandosi nella campagna. A segnalarne la presenza erano stati alcuni ciclisti che stavano percorrendo l’ex pista carri.
 
LA STAMPA
1 NOVEMBRE 2014
 
Scende nel dirupo per salvare un cane e rimane bloccato nel letto del fiume
È successo questa sera in val Cannobina: l’uomo è stato recuperato illeso dal soccorso alpino
 
FALMENTA (Verbano Cusio Ossola) - Stava passeggiando nei boschi di Lunecco, frazione di Falmenta, in valle Cannobina quando ha sentito un cane abbaiare in fondo a un dirupo, vicino al torrente. L’uomo, 30 anni di Mezzomerico (Novara) e spesso nel Verbano dove ha una baita, ha deciso oggi pomeriggio di avventurarsi in un sentiero ripido e scosceso per andare a recuperare quel cane. Quando però è arrivato vicino al setter si è reso conto di non riuscire più a tornare al sentiero da dove era partito. Per fortuna il collare del cane da caccia emetteva un particolare fischio che è stato sentito con insistenza per tutto il pomeriggio dalla gente del paese che ha allertato i soccorritori. Sul posto sono intervenuti i volontari del soccorso alpino della Valle Cannobina, quelli del Sagf della Finanza di Domodossola e i carabinieri di Cannobio. L’uomo, illeso è stato portato in salvo verso le 20. Il cane era di un cacciatore di Cannero: questa mattina era andato a caccia con il setter che sentendo l’odore di un cinghiale si è avventurato per quel sentiero scosceso verso il torrente Cannobino.Non riuscendo più a recuperare il cane, il cacciatore era tornato a casa organizzando per domani le operazioni di recupero dell’animale.  
 
NEL CUORE.ORG
1 NOVEMBRE 2014
 
PISTOIA, SEI BRACCONIERI DENUNCIATI DALLA POLIZIA PROVINCIALE
Sequestrati 5 fucili e animali abbattuti illegalmente
 
Sei bracconieri sono stati individuati e denunciati all'autorita' giudiziaria dalla polizia provinciale di Pistoia per reati che vanno dall'abbattimento di specie non consentite, alla caccia in giorni di silenzio venatorio, all'utilizzo di richiami illegali, dal maltrattamento di animali, all'uso di reti per uccellagione, fino allo sparo in luogo abitato. Sequestrati anche 4 fucili, munizioni, un apparecchio per la riproduzione dei canti degli uccelli, un barchino e alcune decine di metri di reti per catturare volatili, oltre a vari esemplari di fauna abbattuta o detenuta illegalmente: cinghiali, caprioli, merli, capinere, tordi bottacci, passeri e verzellini. "Questi episodi impongono un'intensificazione dei controlli - sottolinea Franco Monfardini, comandante della Polizia Provinciale di Pistoia - L'attivita' di vigilanza, estesa a tutto il territorio provinciale, sara' particolarmente orientata verso la sicurezza e la tutela delle persone e delle loro attivita'".
 
GEA PRESS
1 NOVEMBRE 2014
 
Savona – Iniziato il conto alla rovescia per 241 Daini
 
Si tratta di 241 daini che potranno essere uccisi fino al 14 marzo 2015 ogni lunedì, giovedì e sabato. Il tutto, aggiunge alla polemica l’ENPA di Savona, in boschi con scarsa visibilità e frequentati da escursionisti e cercatori di funghi.
Per i maschi l’orologio della morte è già attivo; per le femmine, invece, se ne parla a gennaio. I selecontrolloti, riporta il comunicato dell’ENPA, potranno sparare nelle sei “unità di gestione”.
“Questa caccia di selezione – riferisce la Protezione Animali di Savona – come quella al cinghiale ed al capriolo, non avrà ripercussioni sulla popolazione complessiva delle specie; ma cinghiali, daini e caprioli valgono voti e soldi solo se usati come passatempo per i cacciatori; e pazienza se essa, come anche le battute straordinarie al cinghiale ormai giornaliere e tutto l’anno, non ne ridurrà il numero ed i danni alle colture. Si spiega così come mai gli appelli lanciati da quindici anni dalla Protezione Animali savonese di coinvolgere il mondo scientifico per ricercare metodi di contenimento diversi dal fucile, sistematicamente fallito nel contenere le  popolazioni animali, siano ignorati dai politici ed amministratori“.
Secondo l’ENPA vi sarebbe uno studio, “tenuto ben nascosto“, sugli ungulati  che dimostra come la caccia, distruggendo l’organizzazione sociale dei branchi, moltiplica il numero delle gravidanze e quindi delle nascite, con il risultato che nei territori aperti alla caccia cinghiali, caprioli e daini sono percentualmente superiori rispetto alle zone vietate.
 
QUOTIDIANO.NET
1 NOVEMBRE 2014
 
"Diventare vegetariani o vegani è un regalo al Pianeta"
In occasione della Giornata mondiale vegana Michela Vittoria Brambilla sollecita il Parlamento ad esaminare i due progetti di legge presentati per promuovere menù alternativi
 
Roma  - "Lo sostengono anche economisti e scienziati, ma sembra ignorarlo il Parlamento italiano, che dovrebbe ascoltare le istanze di larga parte del paese e discuterne: diventare vegani o vegetariani non è solo una scelta etica di rispetto verso gli animali, o uno stile di vita più salutare, ma il regalo più grande che possiamo fare al nostro pianeta, per ridurre le emissioni prodotte dagli allevamenti di animali, frenare la desertificazione, tutelare la biodiversità". Lo ricorda, in occasione della "Giornata mondiale vegana", Michela Vittoria Brambilla (FI), presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell'Ambiente, firmataria di due progetti di legge per promuovere la scelta vegetariana e vegana nel nostro Paese.
Il primo progetto tutela la scelta alimentare vegetariana e vegana e il diritto di chi adotta questo regime ad un'alimentazione "in linea con propri principi etici". Perciò prevede che menù vegetariani e vegani siano offerti, "in tutte le mense, pubbliche, private e convenzionate, nei ristoranti, nelle caserme, negli ospedali, negli istituti penitenziari, nonché nelle scuole di ogni ordine e grado", che saranno tenuti a garantire che vi sia possibilità di scelta. Il secondo progetto modifica il decreto del 2008 su istruzione e università prevedendo che siano attivate nelle scuole "iniziative finalizzate alla promozione dell'educazione alimentare, con particolare attenzione alla diffusione della cultura vegetariana e vegana". A tale scopo, precisa il testo, i ministeri dell'Istruzione e della Sanità sono chiamati ad organizzare in ogni provincia manifestazioni pubbliche "con il coinvolgimento degli alunni del primo e del secondo ciclo di istruzione".
 
LA ZAMPA.IT
1 NOVEMBRE 2014
 
Un cappottino per parlare con il proprio cane
Dal Regno Unito un’apparecchiatura che trasforma i versi del quattrozampe in messaggi chiari e le parole dei proprietari in vibrazioni

 
Un’imbragatura speciale, che ricorda un cappotto per cani, ma che permetterebbe a padrone e animali di interagire con più facilità. La notizia arriva dal Regno Unito e oltre a incuriosire molti appassionati, promette di avere degli importanti utilizzi nel sociale, come ad esempio con i cani guida o i cani utilizzati nelle operazioni di salvataggio.  Il meccanismo è piuttosto complesso: l’apparecchiatura viene indossata dall’animale, e include diverse tecnologie, come wireless, software, sensori e raccoglitori di dati. L’imbragatura monitora i movimenti del cane anche a distanza, così si può capire se sia seduto, stia correndo o sia fermo anche quando non è visibile. I dati vengono poi trasmessi tramite una connessione wireless. Ma non solo, la comunicazione non va solo da cane a padrone ma anche viceversa: attraverso un sistema di casse e generatori di vibrazioni, i messaggi vocali del proprietario vengono trasmessi all’animale anche a distanza. Inoltre il nuovo strumento permetterebbe di monitorare anche la condizione fisica dell’animale, attraverso l’analisi del respiro o del battito cardiaco, ma anche la sua situazione emotiva, ovvero se il cane è felice o sotto stress. Per ora si tratta certamente solo di un prototipo ma i ricercatori sono convinti che la strumentazione possa avere un’ampia diffusione. Tra gli altri utilizzi prospettati anche l’allenamento e l’educazione dei cuccioli.
 
IL GIORNALE
1 NOVEMBRE 2014
 
Filosofi, eroi, fratelli: se i cani "fanno" grande letteratura
Da Malaparte alla Sagan, da D'Annunzio alla Woolf In un libro le più belle amicizie fra uomini e animali
 
Daniele Abbiati
 
«Cinico» è l'aggettivo più bugiardo del vocabolario. «Indifferente ai sentimenti e alla morale comune; privo di sensibilità», dice a esempio il Sabatini Coletti illustrandone l'accezione negativa. Ma come può essere indifferente alla morale comune e insensibile chi deriva dal cane?
L'equivoco risale all'Atene del IV secolo avanti Cristo, quando «cinici», da kyon , cioè «cane», vennero chiamati quei filosofi, randagi sì, ma moralmente irreprensibili, seguaci di Antistene e Diogene di Sinope. Vivevano per strada, si accontentavano di poco, puntavano a una felicità morigerata e per nulla invadente. Insomma, erano cinici soltanto nel senso buono. Anche i cani a quattro zampe, una volta accolti nell'umano consesso e dunque abbandonato lo stato selvatico, tendono a vivere per strada, si accontentano di poco e puntano a una felicità morigerata e per nulla invadente. E quando li accogliamo in casa non recedono dai loro principî, tutt'altro, cercano di insegnarceli.
È questa la chiave per entrare in un libro che coniuga, senza forzature animalistiche né presunzioni antropocentriche, etologia e storia della letteratura: Una misteriosa devozione. Storie di scrittori e di cani molto amati (marcos y marcos, pagg. 287, euro 18), di Carlo Zanda. Del resto, che cosa fa lo scrittore? Si mette buono buono a cuccia, raccoglie le idee, medita, sogna, ricorda, immagina. Proprio come il cane che, tirato uno di quei sospironi molto umani, s'accoccola da qualche parte, appoggia il muso sulle zampe anteriori incrociate e pensa.
Magari, lì di fianco, il suo amico Sigmund Freud sta psicanalizzando un paziente. «In chi non piace a Jo-fi c'è sicuramente qualcosa che non va», disse il Professore. Jo-fi (in ebraico «bellezza») era in effetti una bella chow chow che gli fungeva da assistente. E anche da musa ispiratrice. «Il sentimento per i cani è quello stesso che nutriamo per i bambini: è della stessa qualità. Ma sapete in che differisce? In esso non si dà niente di ambivalente, non si riscontra alcuna resistenza». A proposito della psiche (bipede o quadrupede), un esperto in materia era Charles M. Schulz, il geniale fumettista di Linus e compagnia, il quale amava anche i cani in carne e ossa, non soltanto il suo Snoopy. In una striscia, Charlie Brown pianta davanti alla cuccia del bracchetto un cartello con scritto «Attenti al cane». E Snoopy commenta: «Ho sempre desiderato avere un cane». Soltanto voglia di tenerezza (la madre di Schulz era norvegese e snupi in norvegese significa «tenerezza») oppure anche una sorta di inversione dei ruoli? Probabilmente Curzio Malaparte sceglierebbe la seconda risposta. A parte il fatto che la notte usciva sul terrazzo a ululare e non la smetteva fino a quando qualcuno gli rispondeva, l'autore di La pelle aveva con il suo cane Febo un rapporto ben più che amichevole, addirittura fraterno. «L'incontro di un uomo e di un cane - scrive - è sempre l'incontro di due spiriti liberi, di due forme di dignità, di due morali gratuite. Il più gratuito, e il più romantico degli incontri».
Gabriele d'Annunzio va oltre, e attribuisce al cane il valore di messaggero metafisico. Nella sua ultima poesia scritta per diventare l'epigrafe del cimitero dei suoi cani al Vittoriale, l'Immaginifico dice: «Ogni uomo nella culla/ succia e sbava il suo dito/ ogni uomo seppellito/ è il cane del suo nulla». Il legame uomo-cane, come quello uomo-uomo, persiste oltre l'Oltretomba. «Noi che sappiamo soffrire - spiega Franca Valeri - quando ci muore un cane, il giorno dopo andiamo al canile e ne prendiamo un altro».
Se Jack London è diventato Jack London, lo deve anche a Zanna Bianca e al Buck di Il richiamo della foresta . Se Carlo Coccioli ha abbracciato il buddhismo lo ha fatto anche sulla scorta delle sue frequentazioni con i cani. Se Colette fugge dalla cagnara (altra parola traditrice) del mondo, lo fa anche per vivere meglio in compagnia dei suoi adorati cagnolini.
Ma il cane, spesso, è anche l'anello di congiunzione fra la dimensione libera della nostra esistenza e i doveri e le incombenza che ci tocca affrontare. Comprese quelli più piacevoli, come una relazione amorosa. Vedi il caso di Virginia Woolf, per la quale il cocker spaniel Pinka fu il go-between , il messaggero d'amore, che la univa a Vita Sackville-West. Da parte sua, Ernest Hemingway era seriamente convinto, da bimbo, di essere il fratello di un cagnolino di panno nero, suo compagno di giochi, e da adulto non si separava mai da Black Dog.
Certo, le donne sono generalmente più sentimentali degli uomini anche caninamente parlando. Françoise Sagan in Costa Azzurra preferiva scorrazzare in auto con il pastore tedesco Popov. «Quando sarai partita, Topsy, chi mi difenderà dai fantasmi?», si chiede, angosciata, Marie Bonaparte. «E adesso, chi mi farà da guida?», si strugge Emily Dickinson dopo la dipartita del suo Carlo. Ma sarebbe un segno di malintesa virilità, per i lettori maschi, restare insensibili di fronte alle doti da simposiarca del Petote di Goffredo Parise, o al Bubi spinoziano di Antonio Faeti. Perché, come sentenziò Wystan Hugh Auden, «Nei momenti di gioia/ tutti noi vorremmo possedere/ una coda con cui scodinzolare».
 
NEL CUORE.ORG
2 NOVEMBRE 2014
 
PIACENZA, SI RIBALTA VAN CON 5 CAVALLI SULL'A1: UNO ABBATTUTO
Rapid Lady diretto a Vinovo (To) ad una gara di trotto
 
Il Gran Premio Orsi Mangelli di trotto di Vinovo, in provincia di Torino, si tinge di sangue. Si ribalta il van che porta cinque cavalli impegnati in gara e uno degli esemplari viene abbattuto per le ferite riportate.
Gli animali, allenati da Sarzetto, sono stati coinvolti in un incidente sull'A21, vicino a Piacenza. Difficili i soccorsi, rivela "La Stampa": i vigili del fuoco hanno impiegato quattro ore per salvare gli equini. Ma uno di loro, Rapid Lady, ha avuto la peggio e ha subito l'eutanasia. Non solo: per un problema di zoppìa, il favorito della gara, Sugar Rey, è stato ritirato a poche ore dall'inizio della corsa. Nonostante tutto, il Gran Premio è partito lo stesso. E - purtroppo - questa non è una novità.
 
GEA PRESS
2 NOVEMBRE 2014
 
Novara – Capriolo investito. Gli automobilisti si fermano per soccorrerlo
Intervento delle Guardie dell'ANPANA

 
Due macchine coinvolte nell’investimento di un capriolo. La prima, è però riuscita ad evitare l’animale, mentre la seconda ha colpito un’altro capriolo che seguiva a poca distanza. Entrambe le macchine si sono fermate e gli occupanti hanno cercato subito di prestare soccorso.
E’ accaduto nel tardo pomeriggio di ieri nella strada che da Miasino porta a Gozzano, in provincia di Novara.
Il capriolo, un maschio adulto che stava saltando per attraversare la strada, è rimasto ferito ai bordi della carreggiata. Gli automobilisti, però, si sentono impotenti. Il freddo è pungente, l’intera zona è al buio.
Per fortuna proprio in quel momento si trovava a passare con la propria automobile Francesco Ragusa, Responsabile delle Guardie Ecozoofile ANPANA Novara, e Emanuela Zonca Presidente della Sezione. “Abbiamo notato le auto ferme con le frecce accese – riferiscono i due responsabili dell’ANPANA – ed abbiamo rallentato appena si è avuto modo di notare le persone che guardavano il margine della strada. Ci siamo fermati e con una torcia abbiamo visto di cosa si trattava“.
I due responsabili, hanno subito segnalato il pericolo alle altre auto in transito mentre il capriolo, sotto shock, ansimava vistosamente; dal muso e dalla coscia posteriore destra, perdeva sangue. Francesco Ragusa ha subito prestato il primo soccorso; una materia ben conosciuta dalle Guardie grazie ai corsi di aggiornamento.
Da una prima valutazione la ferita non sembrava essere dovuta a frattura. Adagiato il corpicino  su di un telo si è così provveduto a bloccare il sanguinamento. Nel frattempo la vice presidente dell’associazione contattava la Polizia Provinciale ed il Veterinario ASL. Vista l’urgenza si è deciso di trasportare il capriolo presso la clinica veterinaria Monte Rosa del Dott. Alberici a Castelletto Ticino la quale, una volta allertata, ha subito predisposto per il soccorso.
Il povero animale è stato così sottoposto a terapia antibiotica e antidolorifica. Le condizioni generali sono apparse buone ed eseguiti i punti di sutura  si è deciso per la sua liberazione portata a compimento dagli agenti della Polizia Provinciale.
“Agli automobilisti – ha dichiarato Francesco Ragusa – raccomando prudenza sulle strade con i cartelli che indicano attraversamento di animali e in caso di incidente di fermarsi a soccorrere. In questo caso il nostro intervento repentino e la clinica veterinaria gli ha salvato la vita“.
 
NEL CUORE.ORG
2 NOVEMBRE 2014
 
CACCIA, IL MINISTERO: STOP ALL'USO DI RICHIAMI VIVI IN EMILIA E LOMBARDIA
"Quindici giorni di tempo per applicare la diffida"
 
Dal ministero dell'Ambiente arriva uno stop alle deroghe regionali alle normative europee sulla caccia in materia di richiami vivi. Infatti, su proposta del ministro Gian Luca Galletti, si legge in una nota, il ministro degli Affari regionali Maria Carmela Lanzetta ha trasmesso ai presidenti di Lombardia ed Emilia Romagna una diffida in cui si chiede di annullare, entro 15 giorni, le delibere regionali che, rispettivamente nel giugno e nel luglio scorso, hanno autorizzato l'attivazione di impianti di cattura di uccelli selvatici da utilizzare poi come richiami vivi. Nella comunicazione inviata a Lombardia ed Emilia-Romagna è stabilito che, qualora le Regioni non ritirino entro il termine fissato le autorizzazioni concesse per la cattura di uccelli selvatici da utilizzare come richiami vivi, sarà il Consiglio dei ministri, su proposta del ministri Galletti, ad annullare quei provvedimenti.
 
LA NUOVA VENEZIA
2 NOVEMBRE 2014
 
Torna la volpe Avvistata sulla golena del Piave

Sandro Perissinotto

 
FOSSALTA DI PIAVE (VE)  Una volpe a Fossalta, e ci riferiamo ovviamente al furbo protagonista di favole e canzoni. Era stata avvistata quest'estate in zona Gonfo da una signora che di sera rientrando a casa in automobile s’era trovata davanti l’animale attraversarle la strada. Non ha avuto dubbi la donna nel riconoscere l’animale dal muso affusolato, le orecchie dritte e dalla fulva e folta coda. Dell’animale, le cui abitudini sono sempre più compatibili con l’ambiente urbano, dopo l’episodio estivo non s’era più avuta notizia. Nei giorni scorsi è stata avvistata, di sera, sempre nella stessa zona. Ad accorgersi è stato un signore che abita fuori dal centro a pochi metri dall’argine che separa il paese dalla golena del Piave. L’uomo, uscito di casa richiamato dall’abbaiare del cane, ha notato chiaramente l’animale selvatico nei pressi della propria abitazione ma allontanarsi velocemente. La presenza delle volpi, animali estremamente flessibili e adattabili, in aree urbane è causata principalmente dalla disponibilità di cibo attorno alle case.
 
LA NUOVA SARDEGNA
2 NOVEMBRE 2014
 
I cavallini della Giara saranno protetti da una convenzione
 
di Ivana Fulghesu
 
GENONI (OR) - Spirito indomito e occhi a mandorla. Segni particolari dei cavallini della Giara, una razza di inestimabile valore genetico ed anche una delle principali attrattive del territorio. Il passato di questi cavallini che abitano il vasto territorio della Giara è per certi versi sconosciuto, così come sono incerte le origini, ma il loro futuro, per quanto possibile, è già scritto. L'obiettivo di tutti i Comuni proprietari dei cavallini è la salvaguardia e da tempo le amministrazioni locali stanno lavorando in sinergia per assicurare adeguata tutela e valorizzazione. Nei giorni scorsi il Consiglio comunale di Genoni ha approvato lo schema di convenzione per la costituzione di un partenariato tra i Comuni del territorio della Giara. Precedentemente per la salvaguardia e la valorizzazione di questi cavallini che rappresentano un importante patrimonio è stato siglato un protocollo d'intesa tra Agris e i quattro comuni proprietari, Gesturi, Genoni, Tuili e Setzu. Dall'incontro tra gli amministratori locali è emersa l'esigenza di costituire un partenariato proprio con l'intento di presentare un progetto integrato di salvaguardia e per la realizzazione di alcuni interventi necessari. L'agenzia Agris, infatti, assegnerà ai comuni un contributo per la realizzazione di alcune opere per la salvaguardia del patrimonio dei cavallini della Giara. Saranno realizzati interventi strutturali e infrastrutturali; in particolare gli interventi riguardano "il ripristino della funzionalità delle strutture viarie esistenti con lavorazioni di manutenzione straordinaria, realizzazione di punti di abbeveraggio e punti ristoro integrati con l'ambiente circostante". Il progetto prevede anche la manutenzione straordinaria degli stabili esistenti e delle recinzioni, al fine di evitare uno dei problemi più frequenti che mettono a rischio la sicurezza dei cavallini, ossia lo sconfinamento dei cavallini nei territori limitrofi e pertanto in ambiente non protetto.
 
NEL CUORE-ORG
2 NOVEMBRE 2014
 
FIUMICINO, CANE IN FUGA DALLA STIVA DI UN AEREO A SPASSO PER LA PISTA
Bloccato con l'aiuto della proprietaria, è salito a bordo
 
Un meticcio di pastore tedesco ha bloccato la pista dell'aeroporto romano di Fiumicino per una quarantina di minuti l'altra sera. Sar, evidentemente, non aveva alcuna intenzione di stare chiuso nella stiva dell'aereo che lo avrebbe portato ad Oporto, in Portogallo, via Madrid con la sua proprietaria. L'animale è riuscito ad aprire il trasportino e a fuggire. Proprio pochi attimi prima che il portellone del velivolo dell'Air Europa venisse chiuso. Il cagnetto ha fatto lo slalom fra aerei in partenza e rampe. Gli addetti ai bagagli hanno provato a rincorrerlo, poi sono intervenuti gli uomini dell'assistenza a terra dello scalo della Capitale. La rincorsa è andata avanti per una quarantina di minuti, stando a quanto scrive "Il Messaggero". Ed tutto è finito, per fortuna senza problemi, quando gli addetti alla sicurezza e alle operazioni di pista hanno deciso di chiamare la proprietaria, una giovane donna straniera già salita sul boeing. Che, dopo essere scoppiata in lacrime per la paura, si è poi fatta coraggio ed è riuscita a calmare il suo Sar. Una storia a lieto fine: il cagnetto è salito a bordo. Senza disagi per gli altri passeggeri.
 
LEGGO
2 NOVEMBRE 2014
 
Sesso a tre con il cane. Un trans, una donna e il suo mastino napoletano: il gioco erotico è choc
 
BRESCIA - Un gioco erotico, nel Bresciano, fra tre protagonisti degni di una barzelletta. Un transessuale, una donna e il suo cane, un ottimo esemplare di mastino napoletano. Un triangolo horror basato sul sesso, che si è autocondannato a causa della poca discrezione messa in atto. Denunciata dai vicini, la storia è uscito allo scoperto grazie all'Aidaa, Associazione italiana difesa animali e ambiente.  Sul blog dell'Associazione i dettagli della vicenda. "Il tutto si svolgeva da diverso tempo in un'appartamento del rione san Polo di Brescia - spiegano - nella casa di un insospettabile professionista (funzionario pubblico) da diverse settimane si davano appuntamento ogni due tre giorni un noto trans bresciano, ed una giovane donna che portava con se il suo bel cagnone,un mastino napoletano, e ogni volta si ripeteva la stessa storia".  Una storia che ha aperto subito a sospetti. "Dopo pochi minuti dall'ingresso dei due ospiti dalla casa si sentivano uscire guaiti, urla di piacere femminile e gemiti di vario genere il tutto per circa un paio d'ore - raccontano - I vicini dapprima hanno fatto finta di non sentire, ma quando la signora Carolina (nome di fantasia) un'arzilla ultrasettantenne stufa di quelli che lei ha definito “rumori molesti” è stata stufa ha deciso di protestare con il vicino di casa ma andando da lui ha trovato la porta aperta, una volta entrata si è trovata di fronte ad una scena apocalittica di sesso a tre con il mastino napoletano a fare la parte del leone".  E subito è scattata la denuncia. "Questa mattina la donna dopo essersi ripresa dallo choc ha chiamato il telefono amico di AIDAA - concludono - denunciando quanto accade nell'appartamento e dicendosi disgustata. La donna dopo aver parlato con il presidente Lorenzo Croce si è riservata nei prossimi giorni di recarsi a denunciare il vicino per i reati di rumori molesti e maltrattamento di animali".
 
GEA PRESS
2 NOVEMBRE 2014
 
Indonesia – Le tigri a pezzi dentro al sacco

 
Un’intervento congiunto della polizia indonesiana e della  Wildlife Conservation Society. Due trafficanti di tigre tratti in arresto e, nel sacco, la tremenda scoperta: una pelle intera di tigre e poi, impagliate, due zampe ed una testa del grande felino. Trovato anche un artiglio.
Ad operare assieme agli esperti dell’ONG il West Java Natural Resources Conservation Agency (BKSDA) del Ministero delle Foreste di Sumatra, e l’ufficio di Lampung della polizia indonesiana. Stante le prime informazioni diffuse, il commercio si sarebbe basato su proposte pervenute online. In particolare, dei due arrestati, sarebbero stati rintracciati proprio gli annunci sul web. Si sospetta che almeno uno dei due sia anche implicato  nel commercio di orsi e leoni venduti come trofei o arredi domestici.
Gli arresti sono avvenuti nella città di Banda Lampung e nel porto di Merak. Bandar Lampung è la capitale della provincia di Lampung, circa 90 km dal Parco Nazionale di Bukit Barisan Selatan. La Wildlife Conservation Society, che ha diffuso la foto dell’intervento di polizia, sottolinea come il Parco Nazionale rappresenti uno dei siti più importanti a livello mondiale per la conservazione  della tigre di Sumatra. Una sottospecie in pericolo di estinzione che si trova solo in Indonesia.
Il porto di Merak, invece, si trova sull’isola di Java, proprio sulle sponde dello Stretto della Sonda. Rappresenta un punto di collegamento importate tra Sumatra e Java oltre che un  noto punto di passaggio utilizzato dai contrabbandieri di fauna selvatica.
La presenza degli esperti dell’ONG è stata molto apprezzata dalle autorità di polizia indonesiane, soprattutto per le informazioni fornite sul commercio di tigre.
Secondo Joe Walston, Vice Presidente WCS, “questi arresti rappresentano un messaggio chiaro inviato ai trafficanti di fauna selvatica”. Ottima, viene inoltre giudicata la collaborazione sai con il il West Java Natural Resources Conservation Agency (BKSDA), che con le autorità di polizia locali.
 
GEA PRESS
2 NOVEMBRE 2014
 
Senegal – Maxi sequestro di pelli. Iene e leoni per l’Europa e Libano

 
Maxi sequestro di pelli ed altri derivati di animali, avvenuto nelle scorse ore in Senegal. L’importante operazione è il risultato delle indagini  congiunte tra la polizia e dagli esperti di WARA, l’ONG con sede in Guinea specializzata nei traffici illegali.
Cinque trafficanti sono stati arrestati. Tra le 2600 pelli ed altre parti di animali, i resti di almeno 15 leoni. Un fatto molto grave visto che il grande felino ha ormai una popolazione selvatica corrispondente al solo 4% di quella stimata nel 1940. Ghana, Costa d’Avorio e Congo, secondo l’ONG Wara, sono i paesi che hanno visto scomparire la loro popolazione selvatica di leoni, mentre per la Nigeria, Kenya e Uganda è prevista, già nei prossimi anni, l’estinzione di alcune popolazioni selvatiche.
Il sequestro ora comunicato, è avvenuto nelle scorse ore a Dakar. I paesi di provenienza delle pelli ed altre parti di animali (tra cui denti leone e crani di pipistelli) sono Niger, Mali, Congo, Kenya. L’esportazione, invece, sarebbe stata diretta verso il Libano e l’Unione Europea. Tra le pelli sequestrate, anche iene e pitoni.
“Mentre ero in piedi di fronte a un trafficante trovato con pelli e 3 teste di leone – ha dichiarato Charlotte Houpline, direttrice di Wara – non riuscivo a trattenere la mia rabbia. Il desiderio di vedere arrestati i trafficanti, viene dal mio amore per i leoni. Questa operazione – ha concluso la direttrice di Wara – è per me molto emozionante e continuerò a lottare affinchè i trafficanti possono essere consegnati alla giustizia“.
 
GEA PRESS
2 NOVEMBRE 2014
 
Taiji – Catturato un gruppo di tursiopi. Stanotte attesa mattanza e selezione per i delfinari
Nella baia, intanto, si festeggia il Taiji Whale Festival
 
Oltre al Festival musicale dedicato alle balene (anch’essa cacciata in Giappone)  che si svolgerà a breve a Taiji, un’altra “festa” avverrà tra poche ore nella baia divenuta famosa in tutto il mondo. Un gruppo di delfini tursiopi, pari a circa 20-25 animali, è infatti stato catturato. Si tratta del primo branco della stagione di caccia. Tutti gli altri delfini finora individuati ed uccisi dai pescatori, erano infatti dei Grampi.
Secondo una nota diffusa dal Dolphin Project, nelle barche dei pescatori sono stati visti insoliti gruppi di persone. Si tratta probabilmente di turisti.
I delfini, catturati dopo alcuni giorni di tranquillità dovuta anche al mare grosso, sono ormai rinchiusi nella baia. Secondo Sea Shepherd è probabile che rimarranno fino a stanotte, quando inizierà la mattanza e, contemporaneamente, la selezione per i delfinari. Sono noti, però, casi di delfini lasciati nella baia per più giorni.
Una volta raggiunti dai pescatori, gli animali verranno uccisi inserendo una bacchetta metallica nello sfiatatoio. L’arnese, serve a recidere il midollo spinale.
I tursiopi, oltre che per la carne, sono molto ambiti per i delfinari. In genere vengono scelti giovani, specie se femmine.
 
EHABITAT
2 NOVEMBRE 2014
 
The Ghosts in our Machine: un viaggio tra inferno e paradiso
 
ll fatto
Jo-Anne McArthur è una fotografa che ha fatto della lotta contro gli abusi sugli animali una ragione di vita. Per loro non esita a irrompere nei luoghi della loro prigionia quali allevamenti, mattatoi e laboratori. Qui documenta l’orrore attraverso la macchina fotografica e lo diffonde al mondo affinchè le persone comprendano e cambino il loro punto di vista. Un viaggio fra inferno e paradiso.
Il commento
Un capo indiano scrisse, in una lettera al Presidente degli Stati Uniti: “L’uomo non è colui che tesse la tela della Natura, ma solo uno dei tanti fili che compongono l’intreccio”. Senza dover scomodare gli ovvi paragoni biblici, va a significare che uomo-animale-pianta sono tutti parte di un solo circolo vitale, in cui non ci sono prevaricatori o sottomessi. Ma l’uomo questa parità sembra essersela dimenticata. Nel corso del tempo, si è assunta una visone del mondo dove il potere è nelle mani degli umani, che privano della libertà tutti gli altri esseri viventi. Non solo distrugge pedissequamente l’ambiente, ma sfrutta intensivamente gli animali, che vengono imprigionati, seviziati, uccisi, in nome dell’alimentazione, della moda, della sperimentazione scientifica o per puro divertimento. Animali uccisi dall’uomo uno dietro l’altro con la scusa di aver dato loro “una vita degna di essere vissuta” in allevamenti asettici e iper-tecnologici.
Quanto vediamo in The Ghosts in our Machine  non è una semplice azione di denuncia, nè facile sensazionalismo: mostrare torture e violenze sugli animali condendoli con una facile retorica morale è semplice quanto sciocco.  Nel documentario viene mostrato quanto l’uomo fra tutti gli animali sia il peggiore e il più pericoloso, ahimè sempre vincitore in una guerra ad armi impari. E chi si prodiga per evitare l’ennesima carneficina, l’ennesimo massacro, l’ennesimo genocidio fa né più né meno quello che fa un fotografo di guerra: documentare l’orrore e renderlo visibile a tutti.
Una di costoro è Jo-Anne McArthur, fotografa investigativa protagonista di questo documentario che da anni si occupa di denunciare gli orrori che questa “guerra” provoca. E lo fa andando negli allevamenti di volpi e furetti da cui vengono ottenute le pellicce, dove le bestiole si auto-mutilano fino ad arrivare al cannibalismo; nei laboratori dove vengono utilizzati scimmie e cani per test medici; in allevamenti intensivi, fabbriche di morte e campi di concentramento. Jo-Anne si  intrufola di notte come una ladra per rubare un po’ di una sofferenza che nessuno vede, catturarla dai loro occhi lucidi e speranzosi, puntati sul freddo obbiettivo di una fotocamera; cercando poi di vendere questo orrore ai principali giornali. La risposta è quasi sempre una serie di occhiate imbarazzate: “Bella foto, ma al momento l’argomento non è interessante”, è la risposta tipo. Ma lei non demorde, anzi, continua nelle sue azioni sovversive, continua a raccogliere foto su foto, catalogarle, metterle assieme. Scava nella memoria del cuore per gli scatti più significativi e poi li riporta su carta per metterli insieme in un libro, in un blog, un diario emozionale che è online nell’intento di educare le persone, di cambiarle. Nonostante la tentazione sia forte, Jo-Anne non libera gli animali che fotografa, sarebbe utile solo per gli animali liberati e per la sua coscienza, ma non cambierebbe lo stato attuale dei diritti animali. La situazione è quella di persone che coccolano e vezzeggiano visoni e volpi ma allo stesso tempo acquistano capi in pelliccia; come quella gente che trova simpatico un maiale ma non pensa che il prosciutto che c’è nel proprio panino è costato la vita a quell’animale così buffo. L’animale alla fine si trova a essere solo una macchina con un fantasma di anima. E ogni animale ucciso, sacrificato in nome della nostra “vita degna di essere vissuta” è un pezzo della nostra anima che si sfalda. Perché uccidiamo parte di noi stessi.
Scheda film
Titolo originale: The Ghosts in Our Machine
Regia, soggetto e sceneggiatura:  Liz Marshall
Interpreti: Jo-Anne McArthur, Marcel Saba, Lori Reese, Jasmine Singer, Dr. Vandana Shiva, Brce Friedrich, James Wellford, Susie Coston (è stessi)
Produzione:  Canada 2014
Concorsi: Festival CinemAmbiente, Yorkton Film Festival 2013 (Winner Nature/Environmental),
FOTO E VIDEO
 
LA ZAMPA.IT
2 NOVEMBRE 2014
 
Anche i gatti hanno la loro musica da pianoforte
Un gruppo di scienziati ha creato la prima tastiera al mondo in grado di suonare le note ad una frequenza ultrasonica che solo i felini posso sentire.
 
Claudia Audi Grivetta
 
I gatti potranno anche godere del suono di una scatoletta di cibo che si apre, ma da oggi avranno anche il piacere di ascoltare la musica. Si, perché un gruppo di scienziati ha creato la prima tastiera al mondo in grado di suonare le note ad una frequenza ultrasonica che solo i gatti posso sentire. Si tratta di un esperimento portato avanti da un team composto da veterinari, scienziati e ingegneri del suono. Come risultato la scorsa settimana a Londra si è svolto il primo concerto solamente per gatti. Il piccolo piano si collega ad un iPad per convertire le frequenze umane in frequenze udibili dai gatti. Se il nostro udito può tollerare infatti un massimo di 20mila herz, quello felino può arrivare anche a 64mila. “In questo modo – spiega Robert White-Adams, uno dei veterinari che ha preso parte al progetto – il gatto è in grado di avvertire anche il più leggero scricchiolio di un roditore ad oltre venti metri di distanza”. 
La campagna  
La tastiera è stata creata dal network privato Hidemyass.com come parte di una campagna di protesta contro la censura su internet. I video con protagonisti i gatti sono estremamente popolari sul web, ma nei paesi in cui vige la censura, siti come Youtube, Facebook e Twitter sono banditi. E personaggi celebri come Grumpy Cat, così come pagine meno frivole, sono sconosciuti. 
Nel corso del concerto per i gatti sono stati suonati anche gli inni nazionali dei paesi in cui la censura è ancora forte, come Cina, Iran, Nord Corea, Turchia e Russia. Ma anche Bob Dylan, Backstreet Boys e Bjork, artisti proibiti nella Repubblica Popolare Cinese. Un album di protesta contenente tutte queste melodie è già disponibile in frequenze sia per umani che per felini. E, se l’iniziativa avrà successo, Hidemyass.com potrebbe decidere di prendere il piano e di partire per un tour lungo tutta l’Inghilterra. 
 
STRETTO WEB
3 NOVEMBRE 2014
 
A Catania il “maneggio degli orrori”: ossa, teschi e carcasse in decomposizione
 
Sei carcasse di cani in avanzato stato di decomposizione, due avvolta in un tappeto fradicio, tre abbandonate in un locale insano all’interno, una abbandonata all’esterno, un numero imprecisato di ossa e teschi che fanno presumere la morte di almeno altri tre cani, è la raccapricciante scoperta effettuata dal responsabile dell’Associazione Teg4friends Onlus, Alessandro Tringale, dopo una segnalazione, in un ex maneggio, ora abbandonato, in Catania.
Il luogo, teatro del macabro ritrovamento, pare essere ben conosciuto dal Comune di Catania e, pare, utilizzato dallo stesso Comune come luogo di “accoglienza” di persone senzatetto, come confermato da un ragazzo senza fissa dimora “alloggiato” su richiesta del Comune nel maneggio abbandonato proprio in questi giorni. Insondabili i motivi che hanno causato la morte dei cani, le cui carcasse e scheletri sono stati ritrovati, incomprensibili le ragioni dell’utilizzo di questo luogo per l’accoglienza di cani  - si presume – randagi, alcuni di questi si aggirano ancora intorno alla struttura, dove sono stati ritrovati non pochi resti di sacchi di cibo per cani e confezioni vuote di latte.
Che cosa è successo in questo ex maneggio abbandonato? I cani sono stati lasciati morire? Sono stati portati già cadavere? Da chi, e per quale motivo? Questa e molte altre domande si rivolgono alle Istituzioni competenti. L’Associazione Teg4friends Onlus aveva già denunciato nell’agosto scorso il caso delle tre rognette maltrattate, denutrite, abbandonate. Una di queste è morta, le altre due grazie al lavoro dei volontari sono guarite e sono in cerca di adozione. All’epoca molte promesse furono fatte dai responsabili del Comune di Catania, ma, chiaramente, nessuna ha avuto seguito.
Oggi, il problema del randagismo, delle emergenze sui cuccioli abbandonati sul territorio, sui maltrattamenti e sugli abbandoni in generale è gestito soltanto dai volontari. Volontari che hanno verificato, e continuano a verificare ogni giorno, la più che drammatica situazione dei cani sul territorio. Il Comune non ha  rinnovato, nei giorni scorsi, il contratto con la Ditta/Associazione  che si occupa del recupero dei cani incidentati e che quindi da sabato scorso, 1 novembre, i cani feriti moriranno per le strade di Catania. I cuccioli, se non messi in sicurezza dalle associazioni di volontari muoiono per strada. Da metà ottobre sono state bloccate le sterilizzazioni in quanto all’ASP di Catania non dispone di anestetico per le sterilizzazioni e sono finiti pure i microchip.
La conseguenza è che il fenomeno non si arresterà mai, il randagismo, i maltrattamenti, gli abbandoni, in base a questi presupposti sono solo destinati a crescere. Come sempre è grazie all’impegno dei volontari se una parte di questo drammatico panorama  si evolve in positivo. L’Associazione Teg4friends Onlus ha in carico molte emergenze, per far fronte alle stesse, oltre al quotidiano impegno di gestione dei randagi nell’ex zona industriale, ha stilato un accordo con un negozio di Catania “Dogs and the city”, ha messo in atto una campagna di informazione denominata “L’amore non ha razza”, ha trovato grazie all’impegno del negozio, al lancio degli appelli sul web, e al presidio in spazi pubblici e piazze della città, oltre 20 adozioni. Ma la situazione non è sostenibile.
FOTO
 
ANSA
3 NOVEMBRE 2014
 
Sei cani morti in ex maneggio a Catania
Carcasse trovate da Teg4friends, anche ossa di altri randagi

 
CATANIA - Sei carcasse di cani in avanzato stato di decomposizione sono state trovate in un maneggio abbandonato di Catania dall'associazione Teg4friends Onlus. Due erano avvolte in un tappeto fradicio, tre abbandonate in un locale interno e una all'esterno. Scoperte anche ossa e teschi che fanno presumere la morte di almeno altri tre cani. Per l'associazione sono "insondabili i motivi" della "raccapricciante scoperta" che riguarderebbe cani randagi accolti nella zona.
 
QUOTIDIANO.NET
3 NOVEMBRE 2014
 
"Provava le armi sparando ai cani di proprietà dei clan rivali"
Tra i tanti orrori, anche violenza sugli animali, per alcuni degli arrestati dalla Dda di Milano
 
Vibo Valentia, 3 novembre 2014  - Avrebbero provato le armi del clan sparando contro i cani di proprietà dei rivali. Senza alcun rispetto della vita, come dimostra l'attitudine della loro esistenza. Lo rivela l'inchiesta "Quadrifoglio" della Dda di Milano che martedì scorso ha portato a 13 arresti fra le fila del clan Galati di Mileto (Vibo Valentia), infiltrato in Lombardia e che avrebbe allungato i tentacoli anche sugli appalti dell'Expo di Milano.
Fra le contestazioni mosse al vibonese A. D. 28 anni, di San Costantino Calabro, nel Vibonese, arrestato nell'operazione, vi è infatti anche quella di essersi procurato un pistola e di averla provata sparando ai cani. In un'occasione, il cane preso di mira a colpi di pistola sarebbe stato presumibilmente quello di proprietà di un altro vibonese legato ad un clan rivale. D. secondo l'accusa, sarebbe stato l'esecutore materiale delle azioni delittuose ordinate dal clan Galati di Mileto, cosca legata al più potente clan Mancuso di Limbadi. 
 
QUOTIDIANO.NET
3 NOVEMBRE 2014
 
Frosinone, scoperto commercio abusivo di pastori tedeschi
Intervento della polizia provinciale di Cassino che ha denunciato un uomo sorpreso mentre tentava di vendere un cucciolo di circa tre mesi e non iscritto all'anagrafe canina
 
Roma, 3 novembre 2014  - Scoperto un commercio abusivo di cani in provincia di Frosinone e verificati gravi maltrattamenti nei confronti degli animali. Un uomo residente a Esperia (Frosinone) è stato sorpreso mentre tentava di vendere un cucciolo meticcio di tre mesi di vita circa. L'animale era sprovvisto dell'iscrizione all'anagrafe canina. A scoprire l'attività di commercio abusivo di animali di affezione, ad Esperia, sono stati gli agenti della Polizia Provinciale, distaccamento di Cassino, che sono intervenuti dopo una segnalazione avviando indagini e appostamenti.
I controlli degli uomini agli ordini del comandante Belli hanno portato a scoprire, dopo una perquisizione svolta in collaborazione con i carabinieri, nei locali adiacenti l'abitazione dell'uomo, sette pastori tedeschi e altri tre cuccioli, trovati in condizioni fortemente disagiate. I cani, visitati da un veterinario della Asl, sono stati trovati in gravissime condizioni di salute: uno di loro era in fin di vita e altri in una situazione molto compromessa. Sono stati tutti affidati in custodia all'Enpa, l'ente nazionale protezione animali. 
 
ANSA
3 NOVEMBRE 2014
 
Spara con fucile e ferisce cane,denuncia
Protagonista un anziano di 72 anni. Sequestrata arma
 
SAN MARCO ARGENTANO (COSENZA) - Un uomo di 72 anni è stato denunciato dai carabinieri a San Marco Argentano per maltrattamenti di animali e porto abusivo di armi. Nei giorni scorsi l'anziano ha ferito un cane randagio colpendolo con due colpi di fucile. I carabinieri hanno perquisito l'abitazione dell'uomo dove hanno trovato e sequestrato il fucile usato per ferire l'animale. Il cane è stato affidato alle cure dei veterinari dell'azienda sanitaria di Cosenza.
 
GEA PRESS
3 NOVEMBRE 2014
 
La vita al contrario

 
All’inizio pensavo di avere scattato al contrario, e ho ingenuamente girato la foto.
Poi ho capito che era così, al contrario, perchè il cardellino, nato per vivere libero, era invece costretto in una gabbia disumana e disperato, si era messo al contrario.
Non ho la pretesa che il mondo capisca la tristezza che si prova a vedere animali rinchiusi in spazi allucinanti, catturati (illegalmente), sottratti a cieli privi di ostacoli, a volare liberi nel vento,  poggiarsi su rami e non canne orizzontali, innaturali anche loro.
No, non ho questa pretesa. Ma pretendo, ora più che mai, che chi fa soffrire esseri viventi, chi li priva della loro libertà, chi li costringe a morire subito o lentamente in spazi che manco si potrebbero definire tali, sia duramente condannato, perseguito per il tanto, incommensurabile dolore che infligge a specie protette da decenni.
In 34 anni ho assistito infinite volte a sequestri, liberazioni, ho raggiunto luoghi angusti, lerci, chiusi, nascosti per verificare specie e condizioni eppure, queste due ultime settimane, tra il sequestro del Nucleo Mobile della Guardia di Finanza e la scoperta delle bare dei Frosoni (vedi articolo GeaPress), e pochi giorni addietro, il mondo al contrario, di questo cardellino e tantissimi altri, del sequestro del Nucleo Radio Mobile del Comando dei Carabinieri di Milazzo (vedi articolo GeaPress), mi hanno scioccato, più di altri.
Forse perchè mi rendo conto che dal primo sequestro che richiesi, 34 anni fa, nulla ha indotto questi criminali a smetterla, o forse perchè so, giorno dopo giorno sempre più, che i criminali sono troppi per riuscire a fermarli tutti e la tristezza prende il sopravvento.
Non so, so solo che sento di ringraziare con tutto il cuore, e a nome di chi ha rispetto per la vita altrui, animali compresi, sia la Guardia di Finanza che i Carabinieri che hanno restituito la libertà a chi è sopravvissuto alle crudeltà di questi criminali.
Ai frosoni che sono sopravvissuti nonostante quelle scatole allucinanti, ai verdoni, verzellini, cardellini, frinquelli, lucherini, fanelli, passere lagie che hanno, in attimi convulsi e a loro incomprensibili, capito che finalmente non c’era più nulla a separarli dal cielo, finalmente. Ed è stato un canto senza sosta, irrefrenabile, voli di gioia, senza più limiti nè paure.
Il meglio dell’umanità li ha sottratti al peggio che avevano avuto la sventura di incontrare nel loro volo che natura voleva libero. Grazie, di cuore.
Anna Giordano
MAN – Associazione Mediterranea per la Natura
 
NEL CUORE.ORG
3 NOVEMBRE 2014
 
TRENTO, TENEVANO NASCOSTI 55 TROFEI DI CACCIA: DUE DENUNCIATI
CfS: le scoperte dopo l'uccisione di un capriolo
 
Due cacciatori delle riserve di Tassullo e di Tuenno, in Trentino, sono stati sorpresi dagli uomini del Corpo forestale trentino mentre abbattevano illegalmente un capriolo maschio. L'operazione antibracconaggio è scattata ieri in Val di Non e i due sono poi stati trovati in possesso di decine di trofei dei quali non hanno saputo provare la legittima provenienza. Si tratta di due soci della riserva di caccia di Tassullo. Sono stati scoperti dagli agenti della stazione forestale di Cles e Denno mentre uccidevano un bell'esemplare di capriolo maschio, per il quale la caccia era chiusa dal 19 ottobre. Dopo lo sparo, avvenuto di prima mattina in località Frai'ne sulla montagna di Tassullo, ai confini con la Val di Sole, i due hanno nascosto l'animale abbattuto sotto rami di abete, ignari di essere controllati attentamente dai forestali che, anche con l'uso di un cane addestrato, hanno ritrovato l'animale e contestato il reato.
Da tempo la zona era, infatti, sorvegliata dagli agenti forestali nell'ambito di un servizio programmato e mirato di controllo del territorio. I due hanno provato inizialmente a negare la responsabilità, ma hanno poi dovuto arrendersi all'evidenza. La rilevanza penale dell'accaduto ha portato gli agenti ad effettuare ulteriori controlli nelle case degli indagati, dove oltre alle armi e a grosse quantità di polvere da sparo, sono stati trovati i trofei di 45 camosci, 16 caprioli e 3 cervi, dei quali gli interessati non hanno saputo documentare la legittima provenienza e dunque con ogni probabilità si tratta di capi abbattuti illegalmente nelle ultime annate. Tutti i trofei erano privi dei cartellini di origine e delle punzonature previste per certificare data e luogo dell'uccisione dei capi. La maggior parte dei camosci risulta abbattuta all'interno del territorio della riserva di Tuenno (nelle localita' Val Formigia, Valorcia, Piastra, Pu'lpit, Val Madri's, Too del Fo'), della quale uno dei due cacciatori è socio. In un freezer è stato, ancora, trovato un gallo forcello, abbattuto irregolarmente, oltre alla carne di 8 caprioli e 3 camosci la cui origine, anche in questo caso non documentata, è in fase di verifica. La rilevanza delle violazioni citate è di rilevanza penale e, dunque, tutto il materiale è stato sottoposto a sequestro ed è stata inoltrata notizia di reato alla Procura di Trento.
 
NEL CUORE.ORG
3 NOVEMBRE 2014
 
"ADDIO IN TUTTA EUROPA A 421 MILIONI DI UCCELLI NEGLI ULTIMI TRENT'ANNI"
Ma, per fortuna, non tutte le specie sono in declino
 
Le popolazioni di uccelli di tutta Europa hanno registrato un forte calo nel corso degli ultimi trent'anni, con la maggior parte delle perdite delle specie più comuni. L'allarme trova spazio in uno studio dell'università inglese di Exeter, della Rspb (Royal society for the protection of birds) e il Piano di monitoraggio paneuropeo dell'uccello comune (Pecbms). Tuttavia, i numeri di alcuni uccelli meno comuni sono aumentati.
La ricerca, pubblicata oggi sulla rivista "Ecology Letters", rivela una diminuzione di 421 milioni di uccelli negli ultimi trent'anni. Circa il 90 per cento di queste perdite appartengono alle 36 specie più comuni e diffusi, tra cui passeri, allodole, starne e storni. Da qui la necessità di intensificare gli sforzi per fermare il declino a livello continentale dei nostri uccelli di campagna più familiari. Nel mirino soprattutto la caccia.
Richard Inger, che lavora all'università di Exeter, ha dichiarato: "E' molto preoccupante che le specie più comuni di uccelli siano in rapido declino, perché è di questo di gruppo di volatili che le persone beneficiano di più. Sta diventando sempre più chiaro il fatto che l'interazione con il mondo naturale e la fauna selvatica è fondamentale per il benessere umano. Insomma, la perdita significativa di uccelli comuni potrebbe essere molto dannosa per la società umana".
Ma uno spiraglio resta aperto: non tutte le specie comuni sono in declino. Cinciallegre, pettirossi, merli e cince hanno dimostrato di essere in aumento. Non solo. Anche le popolazioni di specie rare, tra cui falco di palude, corvi imperiali, poiane e chiurli delle pietre, sono cresciute negli ultimi anni. Questo è probabile che sia il risultato di un'azione diretta alla conservazione e alla tutela giuridica in Europa. Ma ancora molti sforzi vanno fatti per salvare i volatili.
 
MAIRE CLAIRE
3 NOVEMBRE 2014
 
Sei miti da sfatare sulla dieta degli animali domestici
Una ricerca (di)mostra che il cibo casalingo non è migliore.

Rossana Campisi

 
Non siamo alla conta delle calorie, ma alla ricerca della verità: meglio il cibo industriale o quello casalingo per gli animali da compagnia? Sarà sicuro, contiene scarti e droghe, si ricorre alla vivisezione per produrlo? Sono state queste le domande al centro della relazione Sfatiamo i miti sulla nutrizione degli animali da compagnia, patrocinata da ANMVI - Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani e presentata da Purina. «Con questo documento intendiamo rispondere in modo esaustivo e scientifico a curiosità e dubbi dei proprietari di animali da compagnia sul tema della nutrizione dei pet», ha dichiarato Annalisa Franceschetti, Responsabile del canale veterinario Purina. 
Sei miti sul petfood da sfatare.
1. Cibo casalingo migliore? No. Cani e gatti hanno fabbisogni ed esigenze nutrizionali molto diversi rispetto a quelli umani, che variano significativamente fra l’altro in funzione dell’età, della taglia, del tipo di attività fisica. Rispondere in modo corretto a fabbisogni così vari con preparazioni casalinghe è molto difficile, in quanto richiede una conoscenza approfondita della loro fisiologia e il rispetto di ben 42 diversi parametri legati al contenuto di nutrienti. Esistono alimenti in grado di garantire, con costanza, il corretto apporto calorico e nutrizionale, grazie a formulazioni pensate appunto per le diverse fasi di crescita.
2. Il petfood è fatto con scarti e materie prime di scarsa qualità? No. La normativa relativa alla produzione di petfood - che aziende come Purina osservano - regolamenta severamente la qualità e la sicurezza delle materie prime e degli ingredienti utilizzati. Le materie prime di origine animale impiegate nella produzione di petfood, per esempio, oltre a essere sottoposte ad attenta verifica e certificazione, sono ottenute dalla macellazione di animali dichiarati idonei al consumo umano da parte del Servizio Veterinario Nazionale.  
3. Il petfood contiene additivi dannosi e droghe? No. Il termine additivi indica in realtà gli integratori: tra questi vi sono per esempio vitamine, oligoelementi e antiossidanti utili per garantire la completezza dell’alimento e una sua migliore conservazione. Perciò quando si legge “additivo” nella formulazione del petfood, non bisogna allarmarsi. L’uso di droghe è poi da escludersi: in Purina, per esempio, utilizzano solo ingredienti autorizzati dalla normativa e appetibili a cani e gatti.
4. La nutrizione influenza la durata media della vita dei pet? Sì. Secondo gli esperti, 40 anni fa l’aspettativa di vita media di un cane era di 6 anni, mentre oggi è di circa 12 anni. Questo grazie ai progressi nella diagnostica e nella terapia medica e al miglioramento dell’alimentazione, attraverso la diffusione del petfood nutrizionalmente bilanciato e adatto alle diverse esigenze degli animali da compagnia. 
5. Le etichette dei prodotti industriali sono trasparenti? Sì. Esiste una severa legislazione in materia di etichettatura del petfood che ne garantisce la qualità e la sicurezza.
6. Per valutare gusto ed efficacia del petfood occorre praticare vivisezione? No. Per valutare l’efficacia del petfood sono sufficienti le routinarie indagini veterinarie non cruente (esami di feci ed urine). La vivisezione non serve a nulla.
 
GEA PRESS
3 NOVEMBRE 2014
 
Guinea – Nonostante l’Ebola, scimmia affumicata

 
Nonostante l’epidemia di Ebola che ha già causato 800 vittime in Guinea e il divieto del Governo di cacciare ogni tipo di animale selvatico, l’attività dei bracconieri sembra non conoscere sosta.
L’ultimo intervento di polizia è avvenuto poche ore addietro ed ha portato all’arresto di un commerciante trovato in possesso di una grande scimmia affumicata. A darne notizia è l’ONG WARA, facente parte di un network di associazioni molto attive nei paesi del Golfo di Giunea, specializzate nella repressione dei traffici illeciti di fauna selvatica.
Non è ancora stata diffusa la specie alla quale apparteneva il povero animale, ma il sequestro, salutato con soddisfazione dagli ambientalisti, ripropone ancora una volta la pericolosità di tali traffici che alimentano un fiorente mercato di carne illegale.
Come è noto, si  sospetta che proprio le scimmie (ma anche pipistrelli ed alcune antilopi) possano avere rappresentato la principale via di contaggio del virus Ebola. Ad essere imputata è l’alimentazione di carne contaminata. In altri termini si tratta di selvaggina, spesso appartenente a specie protette ed a rischio di estinzione, come la grandi scimmie.
Nei paesi del Golfo di Guinea, in più occasioni, sono stati segnalati sequestri di parti di scimpanzè e gorilla. Di questi animali, oltre alla carne, si utilizzano le ossa (crani in special modo)  e parti anatomiche come piedi e mani. Il mercato dei pezzi anatomici è alimentato da collezionisti di tutto il mondo che alimentano in tal maniera un fiorente commercio diffuso anche in Gabon , Guinea, Senegal ed altri paesi della regione. Fenomeni di caccia illegale che coinvolgono anche gli elefanti, ivi compreso il più piccolo elefante della foresta. Per alcuni autori si tratterebe di una specie a parte.
Per il trafficante ora arrestato, già mercoledì dovrebbe iniziare il processo. L’intervento del Governo che di fatto ha imposto una sorta di divieto di caccia, è stato diffuso anche tramite spot televisivi. Il bracconaggio, però, è talmente diffuso che si stenta ad intervenire in maniera efficace. I cacciatori di frodo, infatti, tendono a nascondere il frutto delle loro uccisioni, criptando ancora di più di traffico illegale.
Secondo quanto diffuso dall’ONG Wara, il bracconiere ora arrestato, avrebbe tentato di corrempere gli ufficiali intervenuti. per lui, però, si è aperta la porta della prigione.
 
LA ZAMPA.IT
3 NOVEMBRE 2014
 
Guarisce Baz, il gatto odiato e picchiato perché ricorda Hitler
Cinque mesi fa il micio venne percosso, reso cieco da un occhio e gettato in un bidone della spazzatura per la sua somiglianza al dittatore nazista

 
L’intero Regno Unito sta tifando per un gatto che, suo malgrado, sembra Hitler. In questi giorni è su tutti i tabloid la storia di Baz, un felino di sette anni, bianco e nero, che cinque mesi (leggi l’articolo) fa fu picchiato, reso cieco da un occhio, quasi ucciso e poi gettato in un bidone della spazzatura proprio per la sua somiglianza con il dittatore nazista. Baz ha infatti un muso bianco con una macchia nera che ricorda i tristemente celebri baffi di Hitler e per questo motivo è sempre stato odiato da alcuni vicini. 
La padrona, Kirsty Sparrow, 26enne di Tredworth, Gloucester, non lontano da Bristol e Cardiff, fece salire alla ribalta la notizia, convinta che a picchiare il suo animale domestico fossero stati alcuni ragazzi del quartiere proprio perché credevano che Baz fosse malvagio per il suo aspetto. Ma ora appunto, a cinque mesi da quel triste giorno, i tabloid celebrano la sua guarigione e sottolineano come il gatto ora sia in grado di uscire da solo da casa, per avventurarsi nei giardini dei vicini.  
«Per curarlo ho però speso 600 sterline (più di 700 euro, ndr) e per fortuna ho ricevuto alcune donazioni», ha detto la ragazza al Daily Mirror. «È molto carino, anche se assomiglia a Hitler - ha aggiunto - ed è sempre stato così. Quella specie di baffo nero sul muso è quello che rende Baz il mio Baz».  
 
NEL CUORE.ORG
3 NOVEMBRE 2014
 
UNGHERIA, FILMATA DA "REPORT" LA SPIUMATURA DELLE OCHE (VIVE)
Tanta sofferenza per il lusso dei "piumini"
 
Oche vive spiumate per confezionare i morbidi e caldi "piumini" delle marche del lusso. La puntata di "Report" in onda ieri sera ha documentato per la prima volta, nelle fattorie della puszta ungherese, questa pratica illegale, ma diffusa e tollerata dall'Unione europea, tra mancati controlli e regolamenti che consentono di "riciclare" facilmente la piuma illegale.
L'inchiesta di Sabrina Giannini parte dall'imbottitura del piumino più di moda, analizzando tutti i passaggi: dalla produzione (con le oche vive spiumate da lavoranti pagate una miseria) alla confezione (nei Paesi dove il costo del lavoro è più basso) e alla delocalizzazione (che ha colpito amorte i "terzisti" italiani). Alcuni marchi della moda non esitano a spingersi perfino in territori non riconosciuti dalla comunità internazionale, come la Transistria, la Repubblica fondata sul Soviet autoproclamatasi indipendente dalla Moldova, dove il costo del lavoro è perfino più basso e garantisce alle griffe profitti enormi.
Quanto alle oche, il 20 per cento subisce ferite molto gravi durante la spiumatura, da una a quattro volte l'anno, nonostante le dilettantesche suture e il trattamento col mercurio-cromo (somministrato non per pietà, ma per ridurre le perdite). Casi simili a quello ungherese sono stati denunciati in Germania e Francia. L'Efsa (Agenzia europea sulla sicurezza alimentare) giudica la spiumatura "inevitabile" nelle attuali condizioni di mercato, perché la domanda di "piumini" è in continua crescita.
 
GIORNALETTISMO
3 NOVEMBRE 2014
 
L’inchiesta di Report sui piumini Moncler fa indignare il web
 
Commenti di fuoco sui social network dopo l'inchiesta del programma di Rai3, che mostra i retroscena della produzione dei famosi giacconi emblema del lusso
’indignazione dei telespettatori italiani corre sui social dopo che ieri sera Report ha mandato in onda l’inchiesta di Sabrina Giannini che ha svelato alcuni dei retroscena sulla produzione dei piumini e dei giacconi del prestigioso marchio di abbigliamento di lusso, oggi di proprietà dell’imprenditore Remo Ruffini. (in basso la risposta di Moncler) LA PIUMA, LE OCHE E GLI ALLEVAMENTI UNGHERESI - L’inchiesta di Report comincia dalla materia prima, dalla piuma d’oca che costituisce l’imbottitura del piumino: un materiale che è da sempre sinonimo di leggerezza e di calore che, una volta indossato, isola dal freddo e dall’umidità senza però appesantire. Per ottenere questo materiale non si ricorre solo alle oche, ma anche ad altre specie di uccelli, come ad esempio le anatre, nonostante la qualità del piumaggio sia nettamente inferiore rispetto a quello delle oche. In Europa, il paese che conta più allevamenti di oche è l’Ungheria. Così le telecamere di Report si sono recate in alcuni allevamenti ungheresi, dove le oche vengono spiumate, vive, anche quattro volte l’anno. Questi animali, spiega Stefania Giannini,  sono sì soggetti a una muta stagionale, ma quel piumaggio è troppo poco perché valga la pena di raccoglierlo: quindi si preferisce prelevare il prodotto direttamente dal corpo dell’animale. La normativa europea prevede che il piumaggio delle oche venga raccolto mediante pettinatura, una tecnica che non causa dolore né stress agli uccelli. Ma non sempre questa regola viene rispettata e alle oche vengono strappate le piume senza alcun tipo di precauzione, spesso provocando lacerazioni alla pelle che vengono ricucite alla buona con ago e filo. Quando le piume ricrescono, vengono strappate un’altra volta. La maggior parte di questi allevamenti lavorano a cottimo: per spiumare centomila oche bastano quattro giorni. MONCLER E I TERZISTI ESTERI- Le piume, una volta uscite dall’allevamento, non sono soggette al alcuna tracciabilità: questo significa che non è possibile sapere se quel piumino che riempie la nostra giacca provenga o meno da un allevamento che usa le tecniche di pettinatura, ma nemmeno se quella che viene spacciata per piuma d’oca sia veramente d’oca o provenga da altri volatili, con un piumaggio qualitativamente inferiore. A questo punto la parola passa ai terzisti, ovvero a quelle aziende che assemblano i prodotti per conto dei grandi marchi della moda italiana, tra cui proprio Moncler, che da anni ha delocalizzato tutta la propria produzione nei paesi dell’est Europa, sopratutto in Romania.
QUANTO COSTA PRODURRE UN MONCLER? - Sabrina Giannini ha intervistato i responsabili delle catene di produzione di piumini Moncler, che proprio da Moncler ricevono tutte le materie prime: piume, stoffe, bottoni, chiusure lampo, etichette e loghi da applicare al capo finito. E qui arriva il dato shock: i terzisti ricevono per ogni capo finito un compenso che si aggira tra i 30 e i 45 euro, mentre sul cartellino, in negozio, il prezzo sale fino a raggiungere e talvolta superare i 1.200 euro. Non è difficile capire che, in tutto questo, a guadagnare sia solo e soltanto il marchio.
MONCLER, MADE IN TRANSNISTRIA - La questione, tuttavia, non finisce qui, perché la delocalizzazione di Moncler è un evento relativamente recente: fino a pochi anni fa la produzione dei famosi piumini diventati un simbolo degli anni Ottanta e ritornati in auge negli ultimi anni, avveniva in laboratori tessili italiani, quasi tutti del Sud. Produrre in Italia, tuttavia, costava troppo per Moncler – si parla di venti o trenta euro di più a unità, su un prodotto da vendere in negozio a non meno di ottocento euro  - che ha deciso, da un giorno all’altro di sospendere tutti contatti con i laboratori tessili italiani per andare all’estero: in Romania, in Armenia o addirittura in Transnistria, uno stato auto-proclamato facente parte del territorio della Moldavia, non riconosciuto dalle Nazioni Unite, di cui la maggior parte del mondo ignora perfino l’esistenza. Una regione dove produrre costa pochissimo a patto che sulle etichette risulti un “Made in Moldova” per evitare problemi con le autorità. I TELESPETTATORI CONTRO MONCLER - L’inchiesta di Report tira le somme sui piumini Moncler, riempiti con piume d’oca che potrebbero non essere d’oca e che per giunta potrebbe provenire da allevamenti che non rispettano le norme igienico-sanitarie degli animali, giacconi prodotti all’estero e poi venduti in a un prezzo oltre venti volte superiore, mentre in Italia decine di laboratori tessili sono costretti a chiudere per mancanza di lavoro. E i commenti dei telespettatori non si fanno attendere.
FOTO
 
LA ZAMPA.IT
3 NOVEMBRE 2014
 
Effetto Report su Moncler, dopo l’inchiesta tv il titolo a Milano scivola in Borsa
Il programma prende di mira l’azienda di abbigliamento. I vertici replicano: «Tutte le piume utilizzate provengono da fornitori obbligati contrattualmente a garantire il rispetto dei principi a tutela degli animali». Lav: i prodotti sintetici valida alternativa
 
Effetto Report su Moncler a Piazza Affari. Le azioni del gruppo hanno lasciato sul terreno il 4,88% a 10,52 euro, tra le peggiori performance delle blue chip, il giorno l’inchiesta del programma di Rai Tre sulla produzione dei famosi piumini, criticando in particolar modo le condizioni degli animali. Moncler ha respinto le accuse, dando mandato ai propri legali per tutelarsi in tutte le sedi. «Tutte le piume utilizzate in azienda provengono da fornitori altamente qualificati che aderiscono ai principi dell’ente europeo Edfa e che sono obbligati contrattualmente a garantire il rispetto dei principi a tutela degli animali, come riportato dal codice etico Moncler - ha precisato l’azienda - Tali fornitori sono ad oggi situati in Italia, Francia e Nord America. Non sussiste quindi alcun legame con le immagini forti mandate in onda riferite a allevatori, fornitori o aziende che operano in maniera impropria o illegale, e che sono state associate in maniera del tutto strumentale a Moncler».  
Lav: prodotti sintetici sono una valida alternativa  
Allevamenti industriali da 5mila a 10mila oche appositamente allevate per la produzione di piume, ricavate tramite spiumatura in vivo: «una sofferenza atroce che viene ripetuta più volte sino a quando l’animale muore o non è in grado di produrre piume di “qualità”». Lo sottolinea la Lav, rilevando che questo è l’argomento al centro dell’inchiesta «Siamo tutti oche» - realizzata da Sabrina Giannini e trasmessa nella puntata di Report di domenica sera.  
«Strappare le piume ad un’oca viva è una pratica estremamente violenta: 2 minuti per spennare a mano un’oca adulta e ottenere circa 200 grammi di piuma - osserva la Lav - e le immagini trasmesse sono decisamente eloquenti e squarciano il velo di ipocrisia che cela la brutale realtà della produzione di piumini: tutti gli animali, infatti, presentano lesioni che vengono ricoperte con pennellate di mercurio cromo per tamponare le abrasioni; almeno il 20% riportano ferite così gravi che richiedono una improvvisata sutura per bloccare le emorragie».  
Il piumino, dichiara il responsabile Lav Simone Pavesi, «oltre che un prodotto eticamente inaccettabile perché produttivo di enormi sofferenze animali, non è difendibile neanche dal punto di vista delle prestazioni. Per questo motivo, e per le evidenze emerse nella trasmissione di Rai3 - aggiunge - abbiamo chiesto un incontro con la Moncler per confrontarci su scelte commerciali alternative a quelle che sfruttano gli animali, considerando inoltre che il loro Codice etico non fa alcun riferimento alla pratica della spiumatura». 
In Italia, ricorda la Lav, l’articolo 19 del decreto legislativo 146/2001, «vieta a partire dal 1* gennaio 2004 la spiumatura di volatili vivi, ma sul mercato nazionale è possibile acquistare prodotti con piume ottenute con questa crudele pratica e ricavate da animali allevati all’estero. Per la tutela di milioni di oche (e altri anatidi) è quindi necessario - conclude la Lav - vietare il commercio di prodotti che contengono piume».  
 
GEA PRESS
3 NOVEMBRE 2014
 
Le oche spiumate di Report “inviate” alla Confindustria
La petizione promossa da ENPA
 
Piume estirpate con violenza,  mentre l’animale è vivo e cosciente. Oche costrette per questo a subire terribili sofferenze; moltissime di loro non sopravvivranno alla violenza, le più “fortunate” porteranno i segni delle ferite per il resto della loro vita e saranno costrette a subire questa tortura più volte nell’arco di uno stesso anno.
E’ questo quanto descritto dall’inchiesta di Report “Siamo tutti oche” ondata in onda ieri sera. Pratiche illegali perpetrate in alcuni allevamenti ungheresi dove vengono “prodotte” piume d’oca, poi vendute come materie prime all’industria tessile e dell’abbigliamento, anche per realizzare prodotti di lusso.
Per questo l’Enpa ha promosso una petizione online sulla piattaforma “Change.org” con la quale chiede all’Europa di mettere definitivamente al bando una pratica violenta e illegale, e di prevedere tutti gli opportuni controlli tesi ad evitare il ripetersi di situazioni di illegalità. Ma la petizione della Protezione Animali è rivolta anche alle aziende e a Confindustria affinché pongano fine alle torture e allo sfruttamento delle oche per le piume, e utilizzino finalmente imbottiture sintetiche, le quali, oltre ad essere “cruelty free” offrono anche una resa superiore.
L’Enpa sollecita inoltre le autorità competenti a rispettare il diritto dei cittadini di essere correttamente informati in merito, di conoscere quindi la provenienza dei capi e delle materie prime con un idoneo sistema di tracciabilità che permetta, nel caso in questione, di sapere se siano state usate piume e da quale allevamento esse provengano.
Le scelta “cruelty free” – osserva l’Enpa – è una scelta etica che paga sempre e comunque, anche in campo economico.
 
WIRED
3 NOVEMBRE 2014
 
Le oche di Moncler e i pecoroni del web
La puntata di Report sulle oche di Moncler e l’indignazione del web. Consumo consapevole vs. “like hunters”?
 
Questa mattina alcune decine di miei amici su Facebook ed alcuni amici dei miei amici dei miei amici si sono svegliati ed hanno scoperto che … i piumini di Moncler sono ripieni di piume. Proprio quelle delle oche!
Ma quel che è peggio, è che quelle oche pare non siano per niente d’accordo a farsi spiumare 4 volte all’anno, tenute per il collo a zampe legate, in una fabbrica ai confini con la Moldavia. Uno di quei distretti industriali poco inclini alle regole ambientali e di tutela di animali e persone dove, per intenderci, molti imprenditori italiani hanno spostato le loro produzioni per identici motivi.
Adesso, il fatto che proprio sabato mattina io mi sia recato in un outlet toscano ed abbia acquistato per la prima volta in vita mia identico capo di vestiario per il quale mezza Internet sia oggi indignata e che nel giro di 24 ore e 450 euro sia passato dallo status di “figo con il piumino” a quello di “assassino mediaticamente riconosciuto”, di suo mi fa un po’ girare i cosiddetti, non c’è dubbio. Ma questa improvvisa presa di coscienza nazional – popolare unita a un’orda di neo-rappresentanti del consumo consapevole ed equo solidale nonchè appassionati masticatori di capretti da latte durante le feste Pasquali, sostituitori dell’Iphone di ultima generazione, che almeno una volta nella vita hanno indossato scarpette della Nike e parcheggiato in un McDrive a scofanarsi chicken e hamburger sepolti sotto decagrammi (una unità di misura che studiavamo ai miei tempi e che ho sempre sognato un giorno di poter utilizzare. Ecco, quel giorno è arrivato) di salse, mi amareggia.
Si, perchè anch’io ieri sera a un certo punto mi sono sentito addolorato nel vedere quelle immagini e anche un po’ in colpa per l’acquisto. E tornare indietro fa sempre un po’ male.
Però è anche vero che è insopportabile veder insorgere il popolo del web in maniera così trasandata nei confronti di tutto ciò che facilmente fa acquisire dei like a patto che non coincida con i propri interessi personali / professionali.
Nessuno si permetterebbe mai di fare le stesse obiezioni a Brunello Cucinelli, eccellenza italiana pluritaggata sul web che ha certamente un ufficio stampa più raffinato di Moncler ma il suo cachemire lo fa arrivare dalla Cina e dalla Mongolia dove probabilmente il trattamento che viene fatto ai suoi animali non credo sia più raffinato di quello destinato alle oche moldave. Idem per quanto riguarda gli allevamenti intensivi dei vicuna, un rarissimo tipo di lama in via di estinzione che i Loro Piana hanno trasformato in animale da allevamento intensivo. Se non altro, hanno garantito la perpetrazione della specie.
Non credo che si salvi da questa logica nessuna azienda, alimentare o di abbigliamento che sia, che utilizzi gli animali per la produzione. Uccidendoli o “manutenendoli”. Avete mai assistito a una normalissima tosa delle pecore?
Le inchieste di Report dell’ultima stagione sono state come sempre – e se possibile ancor di più – spavalde e sconvolgenti. Hanno alzato il velo sull’industria del caffè e sugli accordi fra queste e i bar che al costo di una ristrutturazione accettano di vendere miscele di bassissima qualità dai nomi rinomati. Si è parlato della pizza, delle mozzarelle, dei pomodori, dell’olio, delle patate e dei quintali di immondizia che arriva sulle nostre tavole. Materie prime senza tracciabilità importate da quei Paesi a cui esportiamo un controvalore di altissima qualità. Non ho visto uno solo dei parlamentari intervistati da Report, rispondere con precisione alla domanda “cosa sia il TTIP” (trattato Usa-Europa in votazione al Parlamento con cui si normano le esportazioni e la tracciabilità alimentare).
Per non parlare di tutto ciò che ruota intorno al farmaceutico, alle certificazioni e all’Expo. Anche questi temi affrontati da Report ma più fastidiosi per coloro che “tengono famiglia” e a cui Moncler non fa fare nemmeno una consulenza, mentre le Regioni, le Province e le Associazioni di Categoria, si.
Detto questo, credo che una civiltà che è in grado di costruire armi sofisticatissime, aerei invisibili, droni e cure per le malattie più tremende, possa essere in grado di inventare una macchinetta dove alloggiare un bipede per 3 minuti, spiumandolo con la stessa eleganza di un cappotto, senza imporre inutili sofferenze.
Al momento, Moncler ha fatto la mossa più giusta e necessaria  (e in questo sia Nike che Apple sono stati esempi precedenti): scusarsi, far finta di non conoscere completamente tutte le sue filiere di fornitori e subappaltatori, promettere ai propri consumatori un controllo più stretto sulla provenienza delle materie prime e sul codice etico aziendale.
E ripartire, magari fra un mese, con una bella campagna a favore delle oche. E dei social network.
 
IL GIORNALE
3 NOVEMBRE 2014
 
Moncler replica a Report: "Rispettiamo gli animali"

Chiara Sarra

 
Il titolo sospeso a Piazza Affari, l'azienda di abbigliamento annuncia azioni legali
È polemica sul servizio andato in onda ieri sera a Report in cui si accusava la ditta di abbigliamento di lusso Moncler di maltrattamenti alle oche per fabbricare i suoi famosi piumini. I telespettatori si sono riversati sul web: i social media si sono immediatamente riempiti di commenti di fuoco e indignati. In molti hanno invitato a boicottare la marca, al punto che il titolo oggi è stato sospeso in Borsa per eccesso di ribasso con un teorico -0,99% a 10,41 euro. Nel corso della giornata le azioni hanno perso oltre il 5%
"Moncler utilizza solo piuma acquistata da fornitori obbligati contrattualmente a garantire il rispetto dei principi a tutela degli animali", replica la casa di moda promettendo azioni legali, perché "l’associazione del nome Moncler a pratiche illegali e vietate dal nostro Codice Etico, è impropria" e i nostri fornitori di piuma sono tutti basati in Italia, Francia e Nord America". Inoltre l'azienda sostiene di non aver "mai spostato la produzione come afferma il servizio, visto che da sempre produce anche in Est Europa". "Come già ha comunicato inascoltata a Report, il gruppo produce in Italia e in Europa: in Italia quantità limitate, e in Europa nei luoghi deputati a sostenere la produzione di ingenti volumi con elevato know-how tecnico che garantisca la migliore qualità riconosciuta a Moncler dai consumatori", sottolineano ancora, "Il costo del prodotto viene moltiplicato, come d’uso nel settore lusso, di un coefficiente pari a circa il 2,5 dall’azienda al negoziante, a copertura dei costi indiretti di gestione e distribuzione. Nei vari Paesi la distribuzione applica poi, in base al proprio mercato di riferimento, il ricarico in uso in quel mercato. È evidente che le cifre menzionate nel servizio, che prendono in considerazione solo una piccola parte del costo complessivo del prodotto, sono del tutto inattendibili e fuorvianti".
 
IL FATTO QUOTIDIANO
4 NOVEMBRE 2014
 
Moncler e non solo: piume, carne e uova, difficile essere ambientalisti coerenti
 
Questa volta la Gabanelli mi ha anticipato. Data la stagione, era mia intenzione fare un post su come e dove vengono prodotti i piumini d’oca. Non ho visto la trasmissione, ma noto che, sempre restando in campo animale, ha suscitato un vespaio. Mi vengono alla mente un sacco di considerazioni.
Innanzitutto, mi domando dove la gente viva. È noto da sempre come si procede per la spiumatura delle oche: un metodo barbaro (con tutto il rispetto per i barbari) e sbrigativo. Con le oche sanguinolente poi abbandonate a se stesse che sembrano impazzire dopo la spiumatura. Ma è anche vero che la piuma d’oca è calda e leggera. Io ricordo quando andavo in montagna con un sacco a pelo “militare”, che pesava un tot, mi riempiva tutto lo zaino e non teneva caldo come la piuma. Che fare? L’alternativa qual è? L’ovatta di poliestere che proviene dal petrolio? Mi sovviene alla mente che i vegani non usano scarpe di cuoio perché non vogliono vestire con le spoglie di un animale. Ma l’alternativa per loro sono le scarpe in materiale plastico. Che non è il massimo della coerenza a livello ambientale.
Ma il fatto singolare è che lo stesso giorno in cui andava in onda il servizio della Gabanelli, la Patagonia, che è nel campo dell’abbigliamento alpinistico un’azienda leader e fa della tutela dell’ambiente un proprio credo, mi inviava un prospetto da cui risultava che loro le oche non le fanno soffrire. Semplicemente perché nei loro allevamenti le oche vengono allevate per la carne. Quindi le piume vengono tolte solo dopo che l’animale è stato ammazzato. E’ vero, non soffrono, ma il problema è che vengono uccise.
E sempre ieri ho ricevuto un invito da parte di Change.org a firmare una petizione sugli allevamenti di conigli. Con il seguente commento: “L’Italia è il primo produttore di carne di coniglio in Europa e il secondo a livello mondiale. Circa il 99% di questi animali viene allevato in gabbie di batteria: un metodo crudele e primitivo che priva l’animale della sua libertà e della possibilità di esprimere qualsiasi comportamento naturale.”
Del resto, si sa, non è che le mucche o i maiali nelle stalle se la passino molto meglio, oppure le galline si divertano a vivere in allevamenti intensivi (in gabbie, a terra, biologici poco importa) con l’unico scopo di produrre uova, di cui gli italiani sono divoratori (220 uova all’anno un italiano consuma di media).
Piume, plastica, conigli, uova: può l’uomo vivere senza infliggere morte e sofferenze? E può “vivere di interessi senza intaccare il capitale”?
Chissà perché mi viene in mente una frase di Jim Smith, professore all’università di Portsmouth, che, a proposito della natura che si è ripresa le zone contaminate di Chernobyl, afferma: “Vista in prospettiva, l’esperienza di Chernobyl dimostra che Madre Natura può affrontare anche il più grave incidente nucleare che si può immaginare. Ciò non vuol dire che le radiazioni sono buone ma che le attività umane, la deforestazione, lo sfruttamento dei campi, la caccia, la pesca sembrano fare più danni all’ambiente naturale di quelli che fanno le radiazioni.”
 
QUOTIDIANO.NET
3 NOVEMBRE 2014
 
"I test dimostrano che i capi sintetici offrono le medesime prestazioni"
La Lav ha provato giacche con piume d'oca autentiche e altre imbottite con materiali sintetici per verificare le differenze che, sostiene, non esistono
 
Roma, 3 novembre 2014  - "Allevamenti industriali da 5.000 a 10.000 oche appositamente allevate per la produzione di piume, ricavate tramite spiumatura in vivo: una sofferenza atroce che viene ripetuta più volte sino a quando l'animale muore o non è in grado di produrre piume di 'qualità'". Così la Lav interviene sul caso sollevato da Report a proposito del materiale indispensabile per la realizzazione di piumini di moda. "Strappare le piume ad un'oca viva  è una pratica estremamente violenta: 2 minuti per spennare a mano un'oca adulta e ottenere circa 200 grammi di piuma", denunciano gli animalisti. "Tutti gli animali", prosegue la nota Lav, "presentano lesioni che vengono ricoperte con pennellate di mercurio cromo per tamponare le abrasioni; almeno il 20% riportano ferite così gravi che richiedono una improvvisata sutura per bloccare le emorragie (ovviamente non per mano di un medico veterinario, ma direttamente operata dall'operaio di turno)".
Ma davvero la piuma d'oca non può essere sostituita con materiali a minor tasso di crudeltà, ad esempio sintetici? La Lav ha commissionato dei test di comfort "mettendo a confronto proprio un prodotto di marca in vera piuma con due prodotti realizzati con materiali alternativi", spiega la nota. I test hanno misurato le performance secondo le due variabili 'Resistenza termica' (quanto il prodotto tiene caldo) e 'Resistenza evaporativa' (traspirazione) "e i risultati hanno dimostrato che i due prodotti realizzati con materiale sintetico (poliestere) sono più traspiranti della vera piuma, e solo leggermente meno 'caldi'", segnalano gli animalisti. "Il piumino, quindi, oltre che un prodotto eticamente inaccettabile perché produttivo di enormi sofferenze animali, non è difendibile neanche dal punto di vista delle prestazioni - dichiara Simone Pavesi, responsabile Lav - per questo motivo, e per le evidenze emerse nella trasmissione di Rai3 abbiamo chiesto un incontro con le società accusate di produrre capi con piume levate ad animali vivi per confrontarci su scelte commerciali alternative a quelle che sfruttano gli animali".  
In Italia, ricorda la Lav, l'articolo 19 del Decreto Legislativo 146/2001, vieta a partire dal primo gennaio 2004 la spiumatura di volatili vivi, "ma sul mercato nazionale è possibile acquistare prodotti con piume ottenute con questa crudele pratica e ricavate da animali allevati all'estero". Infine Pavesi segnala che i test sono stati eseguiti presso il Laboratorio Centrocot - Centro tessile e cotoniero di Busto Arsizio (Varese). 
 
IL CENTRO
4 NOVEMBRE 2014
 
Moncler a picco dopo “Report”
 
ROMA “Report” diffonde un filmato sui gravi maltrattamenti causati alle oche per riempire giacche e piumini e Moncler, marchio di tendenza e ormai famoso in tutto il mondo, finisce in mezzo alla bufera. E nonostante si difenda smentendo le accuse, paga in Borsa le conseguenze della bagarre. A innescare la miccia è stata la trasmissione di Milena Gabanelli andata in onda domenica sera su Rai 3, che ha mostrato come le oche utilizzate per riempire i piumini vengano spiumate vive in Ungheria e lasciate con la pelle lacerata. Ma “Report” ha puntato il dito anche contro Moncler che non dà lavoro in Italia, non usa prodotti di qualità e vende piumini che valgono un decimo di quello che costano. La risposta della maison di Remo Ruffini non si è fatta attendere. Sul sito Moncler da ieri mattina campeggia infatti una nota che spiega che «Moncler utilizza solo piuma acquistata da fornitori obbligati contrattualmente a garantire il rispetto dei principi a tutela degli animali». E ancora: «l’associazione del nome Moncler a pratiche illegali e vietate dal nostro Codice Etico, è impropria» poichè «i nostri fornitori di piuma sono tutti basati in Italia, Francia e Nord America». A poco è servita però la replica di Moncler per contenere il polverone. Indignati gli animalisti si sono scatenati con tweet a ripetizione contro l’azienda leader del lusso. E il battage si è immediatamente riversato sui mercati azionari, tanto che alla Borsa di Milano il titolo è arrivato a perdere oltre il 5,5%, per chiudere poi a -4,88%. Secondo gli analisti di Intermonte «il marchio Moncler è stato più volte citato nel corso del programma», circostanza che può aver fatto una «pubblicità negativa al brand sulla clientela italiana», e tra gli animalisti. In serata è arrivata anche una replica di Milena Gabanelli: «Moncler ha deciso di non confrontarsi con “Report” e alla domanda per iscritto se fosse dotato di qualche certificazione non ha risposto. Come è visibile dall’etichetta, non sono dotati di alcuna filiera tracciata contro la spiumatura da vivo, come invece fanno altri marchi». «Per quanto riguarda i ricarichi - sottolinea ancora Milena Gabanelli - si evince dai fatturati e dai costi della materia prima e di confezione che Moncler potrebbe produrre comunque in Italia, tanto più quando è entrato il fondo Carlyle, invece ha preferito chiudere i laboratori nel sud Italia. Se oggi vuole scagliarsi contro il giornalismo d’inchiesta e portarci in tribunale, lo faccia: non lo temiamo, noi produrremo le nostre di prove».
 
NEL CUORE.ORG
4 NOVEMBRE 2014
 
MILANO, SPUNTA UNA FESTA IN DISCOTECA IN DIFESA DI MONCLER
Club Haus 80'S: la serata organizzata per venerdì 7
 
Festa animalier in difesa di Moncler a Milano: Club Haus 80'S, che organizza da cinque anni feste anni Ottanta, ha infatti deciso di dedicare all'azienda di piumini al centro della bufera dopo un servizio tv sul maltrattamento delle oche la serata animalier che ha organizzato per il 7 novembre nella discoteca di via Valtellina. Chi si vestirà rispettando il tema della serata - con capi zebrati, maculati, tigrati o piumini - avrà una consumazione gratuita. "Per tutelare gli animali e lottare contro i maltrattamenti - spiegano gli organizzatori - non è giusto alimentare polemiche che fanno male all'economia del nostro Paese".
 
NEL CUORE.ORG
7 NOVEMBRE 2014
 
MODA, FILOBIO: "NOI AMIAMO LE OCHE E LE METTIAMO NEL LOGO"
"Si possono realizzare bei prodotti senza far male"
 
"Noi le oche le usiamo come logo e stampate sulle T-shirt". Dopo il servizio di Report e le polemiche sull'uso delle piume d'oca per le imbottiture dei capi invernali di molte aziende, il marchio italiano di abbigliamento per bambini Filobio, che ha come logo un'oca stilizzata, lancia un messaggio a favore dei simpatici animali. Dall'azienda fanno sapere infatti, che alla base della loro filosofia c'e' l'utilizzo di tessuti biologici e le oche da loro vengono solo stampate o ricamate sui capi. "Vogliamo bene alle oche - scrivono da Filobio - e ci piacciono l'energia ed i significati contenuti nella loro simbologia. Siamo premurosi verso tutti gli animali. Vi chiediamo attenzione quando acquistate prodotti di origine animale, perche' si puo' lavorare e realizzare prodotti belli e sani senza fare del male".
 
NEL CUORE.ORG
14 NOVEMBRE 2014
 
"PIUMINI", TOSCANI: GABANELLI? UN'OCA, VOLEVA BASTONARE MONCLER
Il noto fotografo attacca la conduttrice di "Report"
 
Continuano le polemiche dopo la puntata di "Report" sulla spiumature delle oche da parte di Moncler. Oliviero Toscani, nel corso del programma di Radio 24, "La Zanzara", lancia la provocazione. "Un'oca, voleva bastonare Moncler", attacca il fotografo. "La Gabanelli - insiste - sbaglia come nella storia della pizza. E' chiaro che le oche vengono spennate, lo sappiamo tutti. Da dove arrivano le piume delle oche, dal cielo?".
Toscani rincara la dose: "Che scoperta che ha fatto la Gabanelli: i prodotti li fanno all'estero! Lo fanno molte altre ditte meno chic e lei va a bastonare la Moncler". "Bertelli – dice ancora il fotografo – non doveva nemmeno risponderle, doveva mandarle un'oca e dire: ho mandato il tuo ritratto". "Gli animalisti – coclude– rompono sempre i coglioni, come tutti i fondamentalisti".
 
NEL CUORE.ORG
4 NOVEMBRE 2014
 
ORIO AL SERIO (BG) , SOTTO SEQUESTRO 15 BORSE DI PELLE DI PITONE RETICOLATO
Denunciato il titolare della ditta importatrice
 
Quindici borse di pelle di pitone reticolato destinate a una ditta importatrice italiana, ma prive di apposita certificazione sono state sequestrate oggi all'aeroporto bergamasco di Orio al Serio. Il rappresentante legale della ditta importatrice è stato denunciato. Questo tipo di pitone è in via di estinzione perché la sua pelle è molto utilizzata per accessori dell'alta moda. Non solo: la caccia è sottoposta a regolamentazione. Per questo ogni prodotto deve essere accompagnato da un certificato ad hoc, che in questo lotto mancava.
Allo scalo aeroportuale di Orio al Serio, quarto in Italia come numero di passeggeri, verranno intensificati - si legge in una nota - i controlli da parte della dogana e del Corpo forestale dello Stato per la verifica della regolarità delle importazioni di animali protetti, anche di loro parti o derivati, in vista dell'Expo.
 
NEL CUORE.ORG
3 NOVEMBRE 2014
 
SUDAFRICA, ARRESTATI 2 BRACCONIERI CON 41 KG DI CORNI DI RINOCERONTE
I due, di origine vietnamita, arrivavano dal Mozambico
 
Due trafficanti vietnamiti, provenienti dal confinante Mozambico, sono stati arrestati dalle autorità sudafricane con un bottino illegale di ben 41 chili di corni di rinoceronte. Il più grande sequestro finora compiuto in quel Paese. Ad annunciarlo oggi è il Wwf, secondo cui i due bracconieri erano in transito venerdì notte nell'aeroporto di Johannesburg, in attesa del volo verso Hanoi. "La polizia - riferisce l'associazione ambientalista - sospetta che i corni provengano da animali uccisi nei parchi sudafricani". "I due uomini - continua - compariranno oggi davanti ai giudici e le autorità sudafricane hanno dichiarato di voler risalire ad ogni possibile traccia per poter svelare un'eventuale associazione a delinquere internazionale". Questo evento, afferma il Wwf, è un "episodio 'simbolico' di un commercio illegale che sta portando al collasso moltissime specie protette". Solo in Sudafrica c'è stata, infatti - si ricorda in una nota - una vera e propria escalation di uccisioni di rinoceronte. Dai 13 esemplari uccisi dai bracconieri nel 2007 si è saliti ai 1.004 del 2013, circa tre rinoceronti al giorno. Il corno del rinoceronte è arrivato a valere 66.000 dollari al chilo ed è richiesto soprattutto dal mercato asiatico, grazie alla recrudescenza della domanda in Vietnam, per ricavarne rimedi tradizionali di dubbia efficacia e oggetti "cult" - pensate - per le nuove classi sociali emergenti.
"Il rinoceronte è uno dei 'simboli' più significativi dei lucrosi affari che in ogni angolo del mondo si fanno ai danni della natura", sottolinea Isabella Pratesi, direttore conservazione internazionale del Wwf Italia. "Alcuni prodotti derivati dalle specie carismatiche e più rappresentative della nostra biodiversità a serio rischio di estinzione, come elefanti, rinoceronti, tigri, valgono più dell'oro o del platino o della droga", avverte. E prosegue: "Con la nostra campagna "Crimini di natura" stiamo portando alla luce quasi quotidianamente questi episodi. Per sconfiggere il bracconaggio di specie protette occorre però - spiega Pratesi - il sostegno di tutti perché il controllo sul territorio è difficilissimo e spesso si confronta con realtà drammatiche e in teatri di guerre e conflitti che impoveriscono ulteriormente le popolazioni locali". Con la campagna "Crimini di natura - Da che parte stai?", l'invito del Wwf è quello di aiutare le centinaia di ranger, guardie e volontari del Wwf, attivi in Italia e nel mondo, per dotarle di attrezzature tecnologiche, medicine, fuoristrada, gps, fototrappole, binocoli, radiotrasmittenti e altri equipaggiamenti indispensabili a monitorare il territorio per sorprendere bracconieri e trafficanti.
 
GEA PRESS
3 NOVEMBRE 2014
 
SUDAFRICA – Sequestro di 41 chili di corno di rinoceronte
WWF “Il più grande ‘bottino’ illegale finora sequestrato in quell’area ai danni di una specie ormai al collasso”
 
In transito venerdì notte nell’aeroporto di Johannesburg, in attesa per il volo verso Hanoi. Due trafficanti vietnamiti,  provenienti dal confinante Mozambico, sono stati arrestati dalle autorità sudafricane con un bottino illegale di ben 41 chili di corni di rinoceronte. Si tratta, ad avviso del WWF, del il più grosso sequestro finora compiuto in quel paese.
Il sospetto della polizia è che i corni provengano da animali uccisi nei parchi sudafricani: i due uomini  appariranno davanti ai giudici questa mattina e le autorità sudafricane hanno dichiarato di voler risalire ad ogni possibile traccia per poter svelare un’eventuale associazione a delinquere internazionale.
La notizia è comparsa sabato scorso sulla stampa internazionale e viene rilanciata oggi dal WWF che commenta questo episodio come “simbolico” di un commercio illegale che sta portando al collasso moltissime specie protette. Solo in Sud Africa c’è stata una vera e propria escalation di uccisioni di rinoceronte, dai 13 esemplari uccisi dai bracconieri nel 2007 si è saliti ai 1.004 del 2013, circa 3 rinoceronti al giorno.
Il corno del rinoceronte è arrivato a valere 66.000 dollari al Kg ed è richiesto soprattutto dal mercato asiatico, grazie alla recrudescenza della domanda in Vietnam,  per ricavarne rimedi tradizionali di dubbia efficacia e oggetti ‘cult’ per le nuove classi sociali emergenti.
“Il rinoceronte è uno dei ‘simboli’ più significativi dei lucrosi affari che in ogni angolo del mondo si fanno ai danni della natura – ha dichiarato Isabella Pratesi, Direttore Conservazione Internazionale del WWF Italia – Alcuni prodotti derivati dalle specie carismatiche e più rappresentative della nostra biodiversità a serio rischio di estinzione, come elefanti, rinoceronti, tigri,  valgono più dell’oro o del platino o della droga. Con la nostra Campagna Crimini di Natura stiamo portando alla luce quasi quotidianamente questi episodi: per sconfiggere il bracconaggio di specie protette occorre il sostegno di tutti perché il controllo sul territorio è difficilissimo e spesso si confronta con realtà drammatiche e in teatri di guerre e conflitti che impoveriscono ulteriormente  le popolazioni locali”.
PER SOSTENERE LA CAMPAGNA “CRIMINI DI NATURA – Da che parte stai?” l’invito del WWF è quello di AIUTARE  le centinaia di Ranger, Guardie e volontari del WWF, attivi in Italia e nel mondo, per dotarle di attrezzature tecnologiche, medicine, fuoristrada, gps, camera-traps, binocoli, radiotrasmittenti e altri equipaggiamenti indispensabili a monitorare il territorio per sorprendere bracconieri e trafficanti.  Sul sito www.wwf/criminidinatura  chiunque può INFORMARSI sul fenomeno e SOSTENERE la campagna del WWF con una donazione libera; DIFFONDERE a sua volta le informazioni e SOTTOSCRIVERE la PETIZIONE “Sanzioni più severe contro chi uccide specie selvatiche”.
Per sostenere la Campagna è attivo anche il NUMERO VERDE 800.990099.
 
NEL CUORE.ORG
3 NOVEMBRE 2014
 
INDIA, BRUCIATE PELLI DI ANIMALI E ZANNE SEQUESTRATE AI BRACCONIERI
"Il futuro dipende dalla tutela della nostra biodiversità"
 
Le autorità indiane hanno dato fuoco ieri ad uno stock di pelli di tigre, zanne di elefante, corni di rinoceronte e di altre parti di animali uccisi illegalmente nel tentativo di scoraggiare il contrabbando di fauna selvatica nell'Asia meridionale. Il bracconaggio e la vendita sottobanco di animali sono fioriti in India, trainati dalla domanda del mercato nero in arrivo da Cina, Vietnam e altri Paesi del Sudest asiatico, dove molti credono che le parti delle specie esotiche abbiano proprietà medicinali e afrodisiache. Nella maggior parte dei casi, non vi è alcuna prova scientifica in questo senso.
Il ministro dell'Ambiente indiano Prakash Javadekar ha caricato più di 42.000 parti di animali illegali in un grande, ardente forno nello zoo di Nuova Delhi. Le parti in questione includevano pellicce di tigre e di leopardo, pelli di rettili, corni di rinoceronte e scialli fatti con la pelle di antilope tibetana in via di estinzione chiamati shahtoosh.
I funzionari della fauna selvatica e i membri dei media erano stipati nella piccola stanza allo zoo per assistere al rogo, ha fatto sapere "The Huffington Post".
"Si tratta di un tentativo atto a deplorare le attività non etiche, indiscriminate e illegali di raccolta e commercio di prodotti della fauna selvatica", ha spiegato il ministero dell'Ambiente in un comunicato, che sottolinea il collegamento dello sviluppo futuro dell'India con la salute della propria biodiversità.
La fauna selvatica indiana - già alle prese con la perdita di habitat a causa dell'espansione degli insediamenti umani - è stata colpita duramente dai bracconieri e dal commercio illegale di parti di animali. L'India - va detto - possiede la metà delle circa 3.200 tigri selvatiche che vivono nel mondo, ma questi numeri sono diminuiti drasticamente dalle 5.000-7.000 tigri stimate nel Paese nel 1990.
E l'oscuro commercio di pangolini è in crescita, con almeno 320 mammiferi squamosi sequestrati ai  trafficanti di ogni anno. Per non parlare dei sequestri delle tartarughe autoctone da parte dei funzionari della dogana: sono aumentati vertiginosamente, da meno di 800 di un anno prima del 1999 a più di 3.000 all'anno a partire dal 2002.
 
STRETTO WEB
4 NOVEMBRE 2014
 
Pizzo (VV), lanciano cane da furgone: due denunce
 
Hanno lanciato da un furgone in corsa un cane perchè faceva chiasso e dava fastidio.  Per l’episodio, avvenuto a Pizzo, i carabinieri hanno denunciato due bulgari per tentata uccisione e maltrattamento di animali. Il furgone stava percorrendo a velocità sostenuta una strada quando i due hanno aperto il portellone e lanciato il cane fuori dal mezzo. L’animale è stato soccorso da alcune persone. I carabinieri, poco dopo, hanno rintracciato e denunciato i due bulgari.
 
NEL CUORE.ORG
4 NOVEMBRE 2014
 
LODI, "CRUDELTA' SU 106 CUCCIOLI IMPORTATI": PM CHIEDE 3 CONDANNE
Sotto accusa i gestori di un canile nel milanese
 
La Procura di Lodi ha chiesto le condanne per il proprietario di un negozio di animali a San Giuliano Milanese e per i gestori del canile della cascina Santa Brera. Durante la requisitoria, il pm ha fatto tre richieste di condanna: un anno di reclusione per Giuseppe Baroni, 55 anni, titolare del canile; 8 mesi per il figlio Massimiliano, 38 anni, e Daniele Giaroli, 37 anni, commerciante. Sono accusati di maltrattamento e crudeltà ai danni di animali e falso ideologico sui passaporti delle bestiole nelle parti che riguardavano i proprietari, la data di nascita e le vaccinazione. Lo rivela "Il Giorno".
Protagonisti della vicenda un centinaio di cuccioli di diverse razze, non più grandi di tre mesi, importati dall'Ungheria. E' stato un blitz del Corpo forestale di Milano e Brescia, insieme al nucleo investigativo ambientale, a scoprire i presunti illeciti. Nel febbraio di quattro anni fa, erano finiti sotto sequestro 106 cagnolini appena arrivati nella struttura all'interno della cascina nella campagna milanese. L'intervento era stato ripreso dalle telecamere di "Striscia".
In tv era stata mostrata l'immagine straziante di un cucciolo di yorkshire agonizzante nascosto in un frigo, acceso per l'accusa e spento per la difesa. E ancora: c'erano due cuccioli di cocker, uno più grande dell'altro, ma con la stessa data di nascita riportata sui documenti. La Forestale aveva ipotizzato i reati di falsificazione di documentazione, frode in commercio e maltrattamento di animali.
Ha detto il pm: "Non c'è dubbio che ci siano gli estremi per riconoscere la pena responsabilità degli imputati. Il ritrovamento del Corpo forestale è eloquente e non ha bisogno di commenti". Gli avvocati difensori hanno chiesto l'assoluzione dei loro assistiti. Settanta mila euro di risarcimento: ecco la richiesta del legale della Lav, parte civile nel processo. La sentenza del giudice Lorenza Pasquinelli dovrebbe arrivare il 4 dicembre prossimo.
 
LA NUOVA VENEZIA
4 NOVEMBRE 2014
 
Cani per la carità, altri due animali salvati

Mitia Chiarin

 
Prov. Di Venezia La Polizia Municipale ha salvato ieri altri due cagnolini usati per impietosire i passanti. Stavolta i controlli hanno interessato la zona di Corso del Popolo, sempre nel centro di Mestre. Sotto sequestro stavolta due esemplari di cani di razza meticcia, entrambi femmine, ritrovate in condizioni decisamente precarie: sporche, affamate ed infreddolite. Le cagnoline venivano utilizzate da una mendicante per impietosire i passanti e convincerli a lasciare qualche soldo. Ad una delle due cagne, che stava all’interno di una borsa-trasportino, manca parte della mascella inferiore, cosa che ha evidentemente contribuito al suo stato di malnutrizione. Non solo: le zampette hanno segni di atrofizzazione e le unghie sono talmente lunghe, da impedirle di camminare normalmente. Insomma, i due animali venivano tenuti in modo alquanto discutibile. L'episodio è avvenuto ieri mattina, poco prima delle 11: gli agenti hanno contestato alla donna, una cittadina ceca senza dimora, di aver violato il Regolamento di igiene veterinaria e sul benessere degli animali. Le hanno poi inflitto una sanzione di 100 euro, dopo aver sequestrato le due cagnoline, per affidarle al Servizio Veterinario dell'Asl 12, che ha subito controllato il loro stato di salute e la presenza di microchip. Lo stesso servizio Veterinario ora si occuperà delle due cagnoline, che quasi certamente nelle prossime settimane saranno dichiarato adottabili. Sorte analoga a quella della bassottina sequestrata il 30 ottobre dai vigili in via Querini. Anche in quel caso la cagnolina era infreddolita e stremata dalla fame. La cagnolina di 3-4 mesi veniva utilizzata da un mendicante rumeno senza fissa dimora che in via Querini chiedeva l'elemosina. La pattuglia intervenuta si è trovata di fronte alla scena del mendicante che, seduto per terra, teneva in bella mostra il cucciolo di cane per impietosire i passanti e chiedere loro l'elemosina. Anche in quel caso è scattato il sequestro e la sanzione per il mendicante, pari a 150 euro. Da luglio sono saliti a quattro i cani usati per le elemosine sequestrati dalla polizia municipale. Il primo caso era stato, in piena estate, quello di un dobermann sequestrato ad un accattone di Corso del Popolo. In quella occasione, gli agenti avevano, per la prima volta, applicato uno degli articoli del regolamento comunale di igiene urbana del Comune di Venezia che si occupa anche del benessere degli animali, tutelandoli. L'articolo 3 comma 17 vieta di mendicare utilizzando animali, con una sanzione di 50 euro e il sequestro dell'animale.
 
GEA PRESS
4 NOVEMBRE 2014
 
Cilento – Cacciatori denunciati dalla Protezione Animali
 
Interventi, nello scorso fine settimana, delle Guardie dell’Enpa di Salerno. Alla Protezione Animali, infatti, erano arrivate alcune segnalazioni riguardanti ripetuti atti di bracconaggio quasi al confine con la Basilicata.
La prima tappa è stata a Montesano sulla Marcellana, dove le Guardie ENPA si disponevano in squadra ed in più punti. Tre cacciatori venivano così trovati in posseso di regolari autorizzazioni. Le Guardie di vedetta, però, informano il restante personale sui movimenti di uno dei tre armati. Il soggetto aveva girato intorno ad una siepe, gettandovi qualcosa.
Dalla ricerca è così emersa la presenza di due pispole, fauna particolarmente protetta.  Il cacciatore, un soggetto del posto, avrebbe però dichiarato di averle confuse con delle allodole.  Allertata la locale Stazione del Corpo Forestale dello Stato, si è così proceduto con il sequestro dell’arma, delle munizioni e dell’avifauna abbattuta.
I controlli sono così proseguiti nel territorio di Polla. L’alternarsi di campi con coltivazioni in atto ed altri incolti rappresenta, ad avviso dell’ENPA, un ottimo posto per le allodole. Vengono così  notati alcuni cacciatori seminascosti tra la vegetazione. Un rapido avvicinamento alle spalle, permette di sorprendere due di loro con altrettanti richiami acustici vietati. Grazie a questi arnesi, il cui uso è vietato dalla legge, i due avrebbero abbattuto circa 20 allodole.
Giunta sul posto una pattuglia di Carabinieri della Compagnia di Sala Consilina si è così  provveduto a denunciare i due soggetti.
Nel corso delle operazioni, una telefonata ha  segnalato alle Guardie una Poiana, uccello rapace protetto dalla legge, rimasta incastrata in un filo di ferro ed ormai priva di forze. L’animale è satto così recuperato ed affidato al CRAS di Napoli.
“Nonostante le festività, la nostra attività di controllo non si riduce – commenta Alfonso Albero, vice Capo Nucleo dell’Enpa di Salerno – è stata un’ottima occasione per conoscere il Comandante della Compagnia di Sala Consilina. Da parte del Nucleo Enpa di Salerno, un ringraziamento ai Carabinieri ed al Corpo Forestale della stazione  di Montesano sulla Marcellana per la tempestività e la professionalità dimostrata”.
 
GEA PRESS
4 NOVEMBRE 2014
 
Melbourne Cup – Muore il cavallo preferito
 
Nuovo incidente durante il Melbourne Cup, in Australia. Dopo la cavalla francese Verema, sopressa nel 2013 a seguito della frattura dell’arto, ed il cavallo Araldo, feritosi fuori gara martedi scorso, è ora toccato ad uno dei più quotanti di quest’ultima edizione.
Ammirate Rakti, proprietario giapponese, è infatti collassato lungo la via del traguardo.
Lo stallone, doveva essere uno dei più veloci della corsa. Ed invece il cavallo ha prima iniziato a non rispondere alle sollecitazioni del fantino ed infine,  diretto a bordo pista,  è crollato. Secondo i Veterinari è morto di li a poco. Niente soppressione, dunque, come invece avvenne per il cavallo Wigmore Hall, finito con un colpo di pistola in testa a seguito di un incidente occorso lo scorso 12 settembre nell’ippodromo inglese di Doncaster (vedi articolo GeaPress e fotogallery).
Alle dichiarazioni del fantino, che ha affermato di essere distrutto per quanto successo, si susseguono ora le polemiche sollevate dalle associazioni animaliste. Questi cavalli, infatti, sarebbero sottoposti a ritmi frenetici e continui spostamenti. Il rischio di un collasso, come di incidenti di altro genere, sarebbero così aumentato. Esclusi i campioni, che evidentemente hanno un futuro in stalla come riproduttori, ci si chiede inoltre quale è la fine riservata alla maggioranza dei cavalli da corsa una volta raggiunto il limite di età massimo per le loro prestazioni.
 
LA ZAMPA.IT
4 NOVEMBRE 2014
 
Svizzera, asino cade in un tombino e viene salvato
 
L’espressione di questo asino sembra quella di “Ciuchino”, l’asinello protagonista della saga “Shrek”, quando si cacciava nei guai. Il ciuchino, quello vero, è finito nella trappola di un tombino a Pratteln, vicino a Basilea (Svizzera). Per sua fortuna un passante ha avvertito la polizia cantonale che ha richiesto l’intervento dei vigili del fuoco che lo hanno liberato. L’animale non ha riportato gravi ferite e la polizia locale ha aperto un’indagine per capire perché il tombino fosse scoperto.
FOTO
 
IL GIORNALE
4 NOVEMBRE 2014
 
Gli animali adottano E la natura "matrigna" diventa fiaba Disney
Gatti che si prendono cura di altri mici, balene che accudiscono delfini: se l'affetto supera l'istinto
 
OSCAR GRAZIOLI
 
C'è una sorta di disegno imperscrutabile nelle adozioni materne tra animali o domina solo l'istinto di sopravvivenza? O forse c'è un barlume di «umanità» come capita di intravedere nella storia che ci ha inviato una lettrice e che mi ha colpito al punto da usarla come spunto per alcune riflessioni. La signora ha una gatta adulta che si chiama Pina. In realtà ha sia cani che gatti in quantità, tutti trovatelli. Pina è una gatta che si è ammalata di tumore mammario e si è salvata grazie a una miracolosa regressione della malattia. Red è figlio di un'altra gatta, Genny, che non si è mai integrata con gli altri ed è rimasta un po' piccola e malaticcia. Molti dei suoi cuccioli sono morti perché finiva il latte e non riusciva ad accudirli. Della cucciolata, nata ad agosto, faceva parte Red che non si faceva nutrire artificialmente. Ci ha pensato la «zia» Pina appunto, che l'ha preso sotto la sua zampa protettrice e lo ha allevato come fosse suo figlio!
Leggendo questa storia mi è venuto in mente come, solo poche decine d'anni fa, era usanza nelle campagne, come nei quartieri altolocati delle città, «dare a balia» i bambini. Se una madre non aveva latte a sufficienza c'era una donna poco distante che magari ne aveva anche troppo ed entrambe le famiglie non trovavano nulla di strano, né si vergognavano, che il neonato fosse «tirato su» appunto dalla balia. Nella specie umana l'istinto materno è profondamente radicato e fa parte di un bagaglio genetico che crea una solida barriera al rifiuto della creatura partorita perché debole o perché la madre non può allevarla.
Gli animali selvatici e quelli domestici rispondono solo in parte a questo requisito, specie quelli che hanno un notevole numero di parti nella vita con centinaia di piccoli messi al mondo. La coniglia che partorisce dieci coniglietti, se ne individua alcuni troppo deboli o troppo problematici da far sopravvivere, semplicemente li rifiuta lasciandoli al loro triste destino. Questa è la natura dove vige la legge del più forte, quella della sopravvivenza. Ma anche la natura ci riserva esperienze che, filtrate dalla forma mentis umana, ci appaiono come storie disneyane. Così la balena che alleva il delfino deforme finisce su tutti i media e commuove fino alle lacrime, ma non c'è bisogno di andare lontano per incontrare un gatta che si fa carico del gattino che la sorella o un'illustre sconosciuta non può allattare, come è capitato alla lettrice.
Soprattutto negli animali domestici, spesso l'istinto materno supera la legge del più forte e allora, nelle campagne come nell'appartamento del centro città, sboccia quel meraviglioso fiore che permetterà al frutto acerbo e malato di crescere ugualmente e di raggiungere il traguardo della vita, nonostante le catene della sopravvivenza biologica stringano i loro anelli che ci paiono così crudeli e «inumani». E allora si rinnova un antico miracolo che queste immagini ben raffigurano e che forse non ha neanche bisogno di saccenti spiegazioni etologiche.
 
LA ZAMPA.IT
4 NOVEMBRE 2014
 
Regno Unito, il cane morde e il postino non consegna più la posta
La Royal Mail ha smesso di recapitare lettere alla signora Jean Parker, 75 anni, a causa del comportamento aggressivo del suo Corgi
 
Si dice che il Corgi sia un grande cane in un corpo piccolo. Un detto che sembra confermato dalla storia di Leo, un cagnolino di dieci anni che ha apparentemente messo in fuga un postino della Royal Mail, a Gosport, in Hampshire. Per l’uomo, l’animale lo avrebbe aggredito e morso; un fatto incredibile per la proprietaria, la signora Jean Parker, una pensionata di 75 anni, che di Leo dice: «E’ una piccola gemma». La Royal Mail ha aperto un’inchiesta sul caso, ma fino a quando non si sarà appurata la verità, la posta della signora Parker non sarà consegnata. La donna, che aspetta diverse notifiche dall’ospedale, nonchè notizie dai parenti oltre alle bollette, dovrà andare a ritirare le lettere all’ufficio postale, prendendo un taxi. «Leo ha una buona reputazione, tutti gli vogliono bene - ha dichiarato la signora Parker - Non posso credere che abbia morso il postino: ho visto la sua gamba dopo la consegna e non aveva alcun segno. La Royal Mail dice di aver aperto un’inchiesta, ma io per ora non ho saputo nulla». Una vicenda insomma che ha visto questa volta la Royal Mail contro quello che si potrebbe definire il royal dog: storicamente infatti, i Corgi sono i cani della Corona e in particolare della regina. L’attuale regina, Elisabetta, ne ha avuti finora oltre 30.
 
GEA PRESS
5 NOVEMBRE 2014
 
Brescia – Uccellino arrostito al ristorante. Denuncia del CABS al Corpo Forestale dello Stato

 
Un piccolo Passero spagnolo servito ad un giornalista tedesco che si era recato presso un ristorante nella zona del Lago d’Iseo.
Questo afferma il CABS, lo speciale Nucleo di volontari antibracconaggio, che denuncia ancora una volta l’utilizzo della piccola fauna alata nei piatti tipici della zona.
Il giornalista era accompagnato dagli stessi volontari.
“Lo sfortunato uccellino – afferma sempre il CABS -  proviene dal Nord Africa. Probabilmente è stato catturato con le reti sulle sponde del Mediterraneo insieme ad altre centinaia di migliaia di suoi simili destinati al mercato italiano. Infatti, fino a poco tempo fa, specie protette in Europa ed in Italia – come la Passera spagnola, potevano arrivare da paesi stranieri sul nostro mercato grazie ad un cavillo legale. Finalmente, lo scorso agosto – su istanza del CABS – il Parlamento italiano ha vietato l’importazione, il possesso e la vendita di specie protette anche dall’estero, approvando le modifiche dell’articolo 21, comma 1, della legge 11 febbraio 1992 che detta le “norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”.
Un uso, quello della piccola fauna altata, che è stato più volte al centro delle denunce delle associazioni e di alcuni interventi delle Forze dell’Ordine. In genere i piatti serviti sono quelli dello spiedo bresciano accompagnato con la polenta.
Nella provincia di Brescia insiste, notoriamente, una rilevate attività di bracconaggio in danno ai piccoli uccelli migratori. Ogni anno, soprattutto in coincidenza con la migrazione autunnale, si svolgono sia i campi antibracconaggio dei volontari che del Corpo Forestale dello Stato.
Il ristorante in questione, afferma il CABS, è stato denunciato al Corpo Forestale dello Stato.
 
NEL CUORE.ORG
5 NOVEMBRE 2014
 
POZZUOLO MARTESANA (MI), TROVATO CANE DA CACCIA CON IL COLLARE ELETTRICO
Proprietario denunciato per maltrattamento e abbandono
 
Un cane da caccia di grossa taglia si aggirava tutto solo lungo la statale 103 a Pozzuolo Martesana (MI). Qualcuno ha avvertito i carabinieri che riescono ad avvicinare l'animale e scoprono che ha un collare elettrico. Scattano subito gli accertamenti per risalire al proprietario tramite il chip: è un cinquantaseienne della bergamasca con la passione venatoria. Siccome il cane aveva l'abitudine di fermarsi a giocherellare con le prede, invece di riportarle, il proprietario aveva pensato di "correggerlo" con il collare elettrico e il radiocomando da azionare per "punire" il quattrozampe. I militari hanno "punito" lui denunciandolo per maltrattamento e abbandono di animale e sequestrandogli, in via precauzionale, un fucile Beretta calibro 12 regolarmente detenuto.
 
IL MATTINO
5 NOVEMBRE 2014
 
Cani avvelenati e villa svaligiata, a Cava nuova raffica di furti
 
provincia di Salerno - Ancora furti e giorni di paura: a San Martino i ladri svaligiano una villa dopo aver avvelenato i cani da guardia. Nel rione Gescal i topi di appartamenti ripuliscono un’abitazione e caricano il bottino nell’auto del proprietario, vittima del furto, trafugando così anche l’utilitaria. Un bilancio di furti e colpi tentati ancora sostanzioso, quello registratosi nelle ultime ore in città. Nel mirino ancora una volta le frazioni cavesi. Come era accaduto, già nei giorni scorsi, i ladri sono tornati nella frazione di San Martino dove hanno puntato ad una villa della zona, sorvegliata da due cani da guardia in assenza dei proprietari. I ladri hanno pensato bene di eludere la sorveglianza dei quattrozampe, dando loro da mangiare bocconi di carne avvelenati. Abbattuti i cani, i malviventi sono riusciti a svaligiare l’abitazione senza alcun intoppo.
 
GEA PRESS
5 NOVEMBRE 2014
 
Savona – Moria di animali avvelenati. L’ENPA: in tutta la provincia almeno 150 casi all’anno
 
Un avvelenamento di animali selvatici si sta verificando in questi giorni in diverse zone di Savona. Ne da comunicazione la Protezione Animali cittadina che rileva come una cinquantina di colombi, tortore e passeri sono stati trovati morti dai propri volontari nelle vie Firenze, Trincee, Cosseria, Vacciuoli.
Purtroppo si è riusciti a soccorrere soltanto pochi volatili ancora vivi che sono ora in cura presso il reparto selvatici della sede ENPA di via Cavour 48 r. Le aree interessate, afferma l’ENPA di Savona, sono spesso frequentate da persone, con grave rischio per i bambini di un vicino parco  giochi.
L’ENPA fa appello ai proprietari di cani ed ai volontari che si occupano delle colonie feline affinchè controllino gli animali ed evitino che mangino eventuali sostanze sospette; le guardie zoofile ENPA stanno svolgendo sopralluoghi per accertare cause e responsabilità. Chi può dare informazioni utili è pregato di telefonare allo 019/824735 o inviare una mail a savona@enpa.org, o rivolgersi direttamente a Carabinieri, Polizia Municipale, Guardia Forestale e di Finanza, espressamente incaricati di perseguire i maltrattamento di animali.
Ogni anno in provincia di Savona si verificano oltre 150 episodi di avvelenamenti di animali, o sospetti tali, sia deliberatamente mirati alla loro uccisione che conseguenze di errato o illecito uso di sostanze chimiche, con la morte di decine di cani e gatti di proprietà, di gatti liberi ed un numero molto grande di volatili e mammiferi selvatici. A Savona l’ultimo caso è avvenuto nel luglio scorso nel centro storico.
 
GEA PRESS
5 NOVEMBRE 2014
 
CRIMINI DI NATURA – Il video delle Guardie WWF Lombardia
 
Il  video proposto dal WWF Lombardia mostra i risultati degli ultimi interventi messi in campo dalle Guardie Volontarie nelle province di Pavia, Milano e Brescia.
Tanti cacciatori denunciati e numerosi richiami vietati dalla legge posti sotto sequestro grazie alla collaborazione delle  Polizie Provinciali.
Numerose le specie protette ritrovate uccise. Tra queste un piccolo passeriforme inanellato in Svezia.
VIDEO
 
GEA PRESS
5 NOVEMBRE 2014
 
Lombardia – “Stop ai Crimini di Natura”: diciotto su diciannove denunciati erano cacciatori (Video e fotogallery)
Intervento delle Guardie WWF. Il numero per segnalazioni
 
Diciotto su diciannove denunciati erano cacciatori. E’ questo il risultato dei controlli eseguiti dalle Guardie del WWF in Lombardia nell’ambito della campagna “Stop ai crimini di Natura”. Le aree di intervento, in appena sette giorni di attività, sono quelle della provincia di Brescia, Milano e Pavia.
L’intervento, svolto in collaborazione con le rispettive Polizie Provinciali, ha portato al sequestro di 18 fucili, undici richiami acustici vietati, un telefono cellulare usato come richiamo ed undici uccelli morti appartenenti a specie protetta. Tra questi, pettirossi, pispole, migliarini di palude, spioncelli e fringuelli.
Uno dei casi di bracconaggio, avrà una nota anche in Svezia. Uno dei Migliarini di palude sequestrati a quattro cacciatori con richiamo a Bagnolo Mella (ME), risultava essere stato inanellato proprio in Svezia. Il ritrovamento verrà così comunitato agli ornitologi svedesi. Uccellino protetto dalla legge, nato in Svezia ed ucciso dai cacciatori italiani.
A Pisogne (BS), invece, l’unico bracconiere senza porto d’armi. Un cacciatore, però, entra nel caso. Secondo quanto riportato dal WWF avrebbe ceduto il fucile. Per quest’ultimo la denuncia per incauto affido. Il primo cacciatoree di frodo, invece, dovrà difendersi dall’accusa di porto abusivo d’arma.
In totale, a fare da copofila sono sempre i cacciatori bresciani. Quindici in tutto, di cui due denunciati nella provincia di Pavia e Milano con l’accusa di uso di richiami acustici vietati e/o abbattimento di specie protette. Eguali accuse per un cacciatore bergamasco, denunciato nella provincia di Pavia: richiami acustici e abbattimento di specie protette.
Non mancano i casi di uccelli rapaci, come lo Sparviero rinvenuto ferito dalla Polizia Provinciale di Pavia e consegnato alle Guardie del WWF. L’animale è ora ricoverato presso il CRAS di Valpredina (BG) gestito dal WWF.
Antonio delle Monache, Coordinatore delle Guardie volontarie del WWF Lombardia, fa notare come “con questi ultimi giorni di attività siano ben 58 i cacciatori denunciati nell’ultimo mese, più due persone prive di licenza di caccia“. Per queste ultime anche la denuncia per furto ai danni della Stato (la legge sulla caccia impedisce l’applicazione di questo reato ai cacciatori) e porto abusivo d’arma. “Si tratta di un numero eclatante – ha aggiunto Delle Monache – che ben rappresenta il fenomeno del bracconaggio in Lombardia“. In particolare, quello che preoccupa, è l’uso da parte di cacciatori dei richiami vietati dalla legge. Salvo superiore intervento dell’Autorità competente, la legge sulla caccia non prevede l’immediato ritiro o sospensione della licenza.
In riferimento alla futura riorganizzazione delle competenze delle Province, il WWF auspica che non venga dispersa la professionalità acquisita dalle Polizie provinciali, oltre che la sinergia maturata tra le stesse, le Guardie Volontarie e il Corpo Forestale dello Stato.
Il coordinatore delle Guardie WWF di Milano, Filippo Bamberghi, sottoliena ioltre le “sempre più segnalazioni che pervengono al telefono antibracconaggio del WWF Lombardia e sulle pagine facebook del  Nucleo Guardie WWF” della stessa Regione. Le segnalazioni riguardano in genere richieste di intervento relative a spari vicino alle abitazioni, oltre che segnalazioni circostanziate, anche da parte di cacciatori, su episodi di bracconaggio.
Questo il numero antibracconaggio messo a disposizione dalle Guardie del WWF 328 7308288
FOTO
 
NEL CUORE.ORG
5 NOVEMBRE 2014
 
RICHIAMI VIVI, LOMBARDIA INSISTE: "NON ANNULLEREMO LA DELIBERA"
Respinto l'invito formulato dal governo
 
La Lombardia non annullera', come invece richiesto dal governo, la delibera di giunta con cui ha autorizzato la cattura degli uccelli selvatici da utilizzare come richiami vivi per la caccia: lo ha annunciato l'assessore all'Agricoltura della Regione, Gianni Fava, in una nota in cui ha espresso ''stupore per la decisione improvvisa del governo''. ''Alla diffida del ministro agli Affari regionali, Maria Carmela Lanzetta, declassata a portavoce del ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti'', ha detto Fava, ''rispondo cortesemente che non annulleremo l'atto deliberato da Palazzo Lombardia e che - ha continuato - riteniamo un simile invito un atto che minaccia la lealta' istituzionale, gravemente lesivo dell'autonomia e della condotta trasparente della Regione''. Nella nota l'assessore ha ribadito che l'atto della giunta lombarda ''ha avuto fin da subito il parere favorevole dell'Ispra, che ricordo essere l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale di emanazione anche del ministero dell'Ambiente'' e ''sia il Tar che il Consiglio di Stato, hanno riconosciuto la legittimita' dei nostri atti, rigettando la richiesta di sospensiva avanzata dalla Lega Anti Caccia''.
 
NEL CUORE.ORG
5 NOVEMBRE 2014
 
LITORALE DOMIZIO, MAXI-SEQUESTRO DI MATERIALE PER IL BRACCONAGGIO
Le guardie Enpa liberano oltre 40 uccelli
 
Con una delle più grosse operazioni anti-bracconaggio mai condotte nel Casertano – l'intervento ha interessato ben tre comuni del Litorale Domizio – sei Guardie Zoofile dell'Enpa di Caserta, guidate dal Caponucleo Antonio Fascì, hanno messo a segno un sequestro record di dispositivi illegali, infliggendo così un duro colpo ai cacciatori di frodo della zona. Tra gli oggetti sequestrati figurano infatti oltre sessanta metri di reti, diversi richiami acustici, e alcuni dispositivi luminosi utilizzati per accecare gli uccelli e quindi intrappolarli. nessuna traccia, invece, dei bracconieri che sono riusciti a darsi precipitosamente alla fuga.
Ma, cosa ancora più importante, l'intervento notturno delle Guardie Enpa ha permesso di soccorrere e restituire alla natura più di quaranta piccoli uccelli, soprattutto allodole, rimasti intrappolati tra le maglie di nylon delle reti. «Questa – spiega Antonio Fascì – è stata la parte più dura e laboriosa dell'operazione poiché abbiamo dovuto liberare gli animali svolgendo uno ad uno i nodi formatisi intorno alle zampette e alle ali. Naturalmente abbiamo dovuto procedere con la massima delicatezza per evitare di procurare involontariamente possibili lesioni.»
Purtroppo il Litorale Domizio è una delle zone più battute dai bracconieri i quali, nella maggior parte dei casi, vendono sul mercato nero gli esemplari catturati nottetempo: esemplari che vengono impiegati a loro volta come richiami oppure vengono esportati in altre regioni per essere destinati al consumo alimentare nei ristoranti. «Le tecniche usate per questa attività criminale, ricordo infatti che il bracconaggio è un reato punito dalla legge, son a noi ben note – prosegue Fascì -: in genere i cacciatori di frodo usano i richiami per avvicinare gli uccelli alle reti, poi quando sono in prossimità li accecano con fari o altri dispositivi luminosi. In questo modo gli animali non vedono la trappola e finiscono irrimediabilmente per restarne imprigionati.»
 
MESSAGGERO VENETO
5 NOVEMBRE 2014
 
Cane salvato nella vasca della centrale
Il segugio forse è stato gettato da qualcuno nella fossa che contiene il cippato
 
di Violetta Feletig
 
LUSEVERA (UD). I cani da caccia, si sa, seguono tracce che solo il loro olfatto è in grado di percepire, e nel seguirle a volte si cacciano anche nei guai, ma quello che è accaduto a un segugio di cinque anni a Vedronza di Lusevera non sembra riconducibile al suo istinto. Piuttosto c’è il forte timore che sia frutto di un gesto umano sconsiderato e crudele, tanto da avere indotto il proprietario a presentare una denuncia ai carabinieri.
Il cane, di proprietà di un cacciatore tarcentino, sparito domenica pomeriggio dopo una battuta di caccia nella frazione di Stella, è stato infatti trovato miracolosamente ancora vivo in una vasca, raggiungibile scendendo una scala a pioli e passando da una botola, annessa alla centrale a biomasse in costruzione a Vedronza. La voce del segugio Stoll che abbaiava disperato è stata udita lunedì all’alba da una persona del posto che lo ha tratto in salvo e ha subito contattato il proprietario grazie al numero di telefono iscritto sul collare.
Il vascone in cui Stoll si trovava contiene il cippato pronto per essere aspirato e alimentare la centrale, il povero cane avrebbe quindi avuto una tragica fine se non fosse stato udito e salvato.
Il proprietario ha fatto visitare il segugio da un veterinario, che l’ha trovato in discrete condizioni, salvo escoriazioni al torace e lievi difficoltà deambulatorie dovute a dolori muscolari, e si è quindi presentato alla stazione dei carabinieri di Lusevera per sporgere denuncia contro ignoti per maltrattamento di animali.
 
IL VELINO
5 NOVEMBRE 2014
 
Maltempo, Coldiretti: a Massa salvati 600 animali nelle stalle
 
Sono stati messi in sicurezza oltre 600 animali tra pecore, vitelli e cavalli custoditi che rischiavano di affogare nelle stalle dove l’acqua ha superato il metro e mezzo di altezza a causa del maltempo che ha colpito la provincia di Massa Carrara. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che gli animali sono stati trasferiti in stalle situate nelle zone industriale meno battute dall’acqua. “Le operazioni di salvataggio – sottolinea la Coldiretti - continuano ed è una lotta contro il tempo quella in atto nelle campagne allagate, per salvare il salvabile, ma soprattutto gli animali negli allevamenti. Purtroppo – precisa la Coldiretti - si contano agnellini affogati e danni si registrano per magazzini, attrezzature invasi dal fango, fieno, e mangimi da buttare e serre distrutte dal vento”.
 
LA STAMPA
5 NOVEMBRE 2014
 
Animali investiti sulle strade: “Chi non li soccorre rischia multe e denunce”
L’appello dell’Anpana dopo l’investimento di un capriolo tra Miasino e Gozzano. Se non si interviene scatta il reato di maltrattamenti
 
Cinzia Bovio
 
Novara  «Guidate con prudenza sulle strade con pericolo di attraversamento animali. In caso di incidenti, occorre fermarsi e soccorrerli. Scappando si rischiano pesanti conseguenze per omissione o, se si abbandona agonizzante, per maltrattamento di animale».  
L’appello arriva dall’Anpana (Associazione nazionale protezione animali, natura, ambiente) di Novara, dopo l’episodio accaduto giovedì sera sulla strada che da Miasino porta a Gozzano. Un capriolo è stato investito: la prima auto è riuscita a scansare un esemplare adulto, mentre la seconda ha colpito il più piccolo che probabilmente seguiva la mamma. Entrambi gli automobilisti si sono fermati. Non sapevano come aiutare il capriolo: l’animale sotto choc ansimava. Per fortuna, passavano di lì Francesco Ragusa e Emanuela Zonca, responsabile delle guardie eco-zoofile e presidente della sezione Anpana di Novara. Il giovane ungulato è stato curato in emergenza sul posto e poi portato alla clinica veterinaria Monte Rosa di Castelletto. 
Perdeva sangue dalla coscia e dal muso. Si è lasciato medicare e applicare dei punti di sutura alla ferita di circa 10 centimetri e poi, un paio di ore dopo, è stato liberato. L’incidente è avvenuto alle 19,30: alle 23, meno di quattro ore dopo, l’animale era nei boschi.  
Tutto si è risolto per il meglio perché si sono attivati subito i soccorsi. La legge stabilisce l’obbligo di fermarsi e assicurare un pronto intervento agli animali in caso di incidente. L’omissione di soccorso è punibile con una multa che va dai 389 euro ai 1559 euro per chi ha causato l’incidente. Ma non solo: la sanzione può essere applicata anche a chi è coinvolto nel fatto, anche senza averne responsabilità diretta: in questo caso non aiutare gli animali feriti comporta una multa che va dai 78 ai 311 euro.  
Non tutti lo sanno: «La legge è recente – sottolinea Zonca –. Nel caso l’animale sia lasciato morente, il mancato intervento fa scattare il reato di maltrattamento di animale. Bisogna chiamare le forze dell’ordine, Basta, ad esempio, chiamare la polizia locale: gli agenti sanno come attivare i soccorsi». 
 
LEGGO
5 NOVEMBRE 2014
 
L'albergo di lusso per cani: gli amici a quattro
zampe non sono mai stati così viziati
 
Il turismo per gli animali si sta sviluppando e sta diventando un importante business in tutto il mondo. Le strutture turistiche apposite sono per la maggior parte, neanche a dirlo, dedicate ai cani. In tutto il mondo stanno nascendo alberghi riservati ai cani, ma a Singapore sono andati decisamente oltre. Il lusso per i nostri amici a quattro zampe è l'unico comandamento. Ed ecco che per i cani ospiti della struttura c'è l'autista, la palestra, la piscina, i piatti ideati dagli chef, i trattamenti di bellezza e la sistemazione nelle suit.
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IL MATTINO
5 NOVEMBRE 2014
 
Attenti!
Il collo di pelliccia? Puo' essere cane o gatto. Scopri le etichette sospette
 
Questione di coscienza. Ogni anno con l'arrivo dell'inverno se ne riparla. A molti l'argomento è noto. Ad altri meno. Quel che conta, punti di vista a parte, comunque è raccontarlo. La mattanza di volpi, visoni e cincillà purtroppo è tristemente nota. Quella di cani e gatti forse un po' meno.
Sì perché la gran parte delle bordure di pelo applicate su giacche, pullover e cappotti, ma anche scarpe e giocattoli appartengono proprio a loro. Questo terribile commercio - denuncia l'Oipa - massacra ogni anno oltre 2 milioni di animali. I più grandi allevamenti si trovano nel nord della Cina. Le aziende che si occupano di cani hanno orrende gabbie che ne contengono fino a 300, mentre quelle di gatti arrivano a 70. La differenza di numero è dovuta al fatto che, parallelamente al mercato delle pelli, per i cani è previsto un altro triste destino: la macellazione per il consumo delle carni. I numeri di questa strage sono impressionanti: per un solo cappotto servono circa 10 cani e si sale a 24 nel caso dei mici.
Un massacro violento e spietato. Le condizioni degli allevamenti sono spaventose e gli animali affrontano un vero e proprio calvario fino alla fine dei loro giorni. Molto spesso non provengono neanche da aziende, ma sono cresciuti in piccole imprese a gestione familiare, stipati in minuscole gabbie per poi morire in maniera agghiacciante davanti agli occhi dei loro compagni. Tanti sono anche i poveri randagi catturati.
Abbiamo scelto di mostrarvi le foto - anche se terribili - meno cruente di questo assurdo commercio.
L'Oipa ha messo giù una lista di nomi da tenere d'occhio. Sono nomi falsi che nascondono la vera provenienza del pelo: cani e gatti.
E’ pelliccia di cane - spiega l'Oipa - se nell’etichetta c’è scritto: Asian jackal; Asiatic racoonwolf; Asian wolf; Cane procione; Cane selvatico; Corsak; Corsak fox; Dogaskin; Dogue of China; Finnracoon (asiatico); Fox of Asia; Gae wolf; Gubi; Kou pi; Lamb skin; Loup d’Asie; Lupo Asiatico; Lupo cinese; Murmanski; Nakhon; Pemmern wolf; Procione asiatico: Sakhon; Sobaki; Special skin.
E’ pelliccia di gatto se in etichetta c’è scritto:
Gatto di Cipro; Gatto Lyra; Genette; Housecat; Katzenfelle; Lipi; Mountain cat; Wildcat; Special skin.
Ma spesso l’etichetta non c’è, e a quel punto è ovviamente più difficile rendersi conto di quello che state acquistando. Quindi - raccomanda l'Oipa -meglio non comprare capi di abbigliamento o accessori di pelliccia o bordati di pelo. O almeno acquistate prodotti sintetici. Potete farlo: è semplice. Scegliete di non incrementare il mercato della morte. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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GEA PRESS
5 NOVEMBRE 2014
 
Cambogia – Gli animali affogati nel liquore

 
Animali affogati nel liquore di riso. E’ quanto apparso nei giornali cambogiani a seguito di un’irruzione del personale dell’ONG Wildlife Alliance nel quartiere Prampi Makara di Phnom Penh. I fatti, occorsi giovedì scorso, avrebbero portato alla scoperta dei resti di quattordici animali appartenenti a specie  rare e in via di estinzione. Tra queste lori lenti e cobra. Non sono mancati anche parti di animali, tra cui pezzi di cervo ed orso.
Il liquore ottenuto, veniva pubblicizzato come un elisir medicinale. Il costo medio di una bottiglia sarebbe stato di ottanta dollari.
Secondo le prime notizie circolare, gli animali sarebbero stati inseriti ancora in vita nei recipienti contenenti il vino di riso. A riprova di ciò l’ONG attiva nel sud est asitico e con sede negli Stati Uniti, avrebbe riferito di un cobra trovato con la bocca cucita. Dimostrazione, quest’ultima, che l’animale è stato immerso vivo e con la bocca cucita al fine di evitare pericolosi morsi mentre veniva manipolato.
Il proprietario del negozio si sarebbe difeso dichiarando di non essere a conoscenza del divieto di legge. Per lui una multa di 2500 dollari.
 
GREEN STYLE
5 NOVEMBRE 2014
 
Carne di cane in Thailandia: presto il divieto
 
La Thailandia sta lentamente prendendo coscienza del ruolo dei cani come animali domestici, anziché come carne da macello. Per questo le realtà locali o le città dove il commercio è ancora serrato stridono con le richieste di attivisti, animalisti e comuni cittadini. Ad esempio Baan Klang, dove la macellazione e la cottura dei quadrupedi è ancora un’usanza radicatissima. Lo stesso governo militare, che ha preso il potere al governo eletto regolarmente in maggio, sta valutando l’ipotesi di un disegno di legge che vieti il commercio di carne di cane. Gli attivisti e gli animalisti, a favore del divieto, pensano che questa sia una mossa del governo militare per migliorare la sua immagine dal punto di vista internazionale. Al contempo, da due anni avanzano forti pressioni nei confronti della polizia nazionale, perché controlli e blocchi il traffico di carne. Quindi metta un freno a questa pratica arrestando chi è coinvolto nel business senza le dovute licenze. I controlli avvengono spesso in incognito: da ciò è emerso un mercato sotterraneo all’interno delle foreste, dove i cani vengono trasportati tramite camion e macellati illegalmente in piena notte.
La cultura della carne di cane è tradizionalmente antica e molto diffusa in Thailandia, in particolare nel nord-est e nelle realtà rurali molto piccole. Negli ultimi 20 anni ha visto una crescita della diffusione e della vendita, con esportazioni verso Laos e Vietnam dove anche la pelle viene commercializzata.
Nonostante la percentuale di cittadini contrari alla pratica sia altissima, sono ancora molti gli amanti della carne di cane. Ognuno di loro confessa di cibarsi solo di “cani crudeli”, che hanno ucciso animali da allevamento o hanno aggredito persone. Un mantra che ripetono in tanti, come il contadino 45 enne Praprut Thanthongdee, abituato a questa pietanza sin da piccolo. Sua moglie, Jantima Thanthongdee, è stata arrestata e multata per aver avviato una piccola attività legata proprio alla vendita della carne di cane. Alcuni contadini invece collaborano con le forze dell’ordine passando loro le informazioni riguardanti trasporto e commercializzazione. La realtà molto radicata è anche la conseguenza di una tradizione lontana, ma principalmente di un numero eccessivo di randagi spesso abbandonati presso i templi buddisti. L’associazione Soi Dog, in tandem con Watchdog Thailand, contrastano la problematica sterilizzando i cani, vaccinandoli e curandoli. Per sensibilizzare la popolazione sulla problematica hanno coinvolto anche Ricky Gervais e Judi Dench, autori di un video di condanna contro la mattanza silenziosa.
 
LA ZAMPA.IT
5 NOVEMBRE 2014
 
Vuole trascinare il cane con l’auto, biker la ferma
 
Un motociclista ha salvato la vita a un cane trascinato da un’auto a Pereira, Colombia. L’animale correva dietro al veicolo e le sue zampe perdevano già sangue. Wilder Rios Impata ha visto la scena e, alla guida della sua moto, è riuscito a fermare il mezzo. La donna alla guida dell’auto si è giustificata dicendo che l’animale era aggressivo e che aveva morso più persone così aveva deciso di ucciderlo in quella maniera atroce. Wilder ha filmato l’incontro con la donna e ha postato il video su Facebook che è diventato subito virale con oltre 66mila condivisioni. L’uomo ha chiamato la polizia ma sembra che non sia stata arrestata. Il cane, in buone condizioni, è stato comunque sottratto alla donna.
Sul web è partita anche una petizione, in spagnolo, per chiedere alla polizia che la donna sia condannata per atti crudeli contro gli animali.
NB: nel video non vengono mostrate le immagini del cane trascinato.
VIDEO
 
LA ZAMPA.IT
5 NOVEMBRE 2014
 
Animal Asia inaugura una nuova casa per gli orsi liberati dalle fattorie della bile in Vietnam
Sono ancora 1.978 gli esemplari ancora detenuti nelle strutture vietnamite illegali
 
Fulvio Cerutti
 
Una nuova casa, ampia e curata, per dimenticare l’incubo delle fattorie della bile. Per molti “Orsi della Luna” oggi è una bella giornata perché Animal Asia, organizzazione internazionale che da anni si prende cura di loro, ha infatti inaugurato a Tam Dao, nei pressi di Hanoi, quattro nuovi recinti in grado di contenere fino a 80 esemplari. 
L’industria e il commercio della bile  
La maggior parte degli Orsi della Luna proviene direttamente dalle fattorie della bile del Vietnam, luoghi dove la sostanza viene prelevata loro direttamente dalla cistifellea con l’ausilio di un catetere metallico o attraverso una pompa a ultrasuoni. Condizioni che li fanno trascorrere una vita di sofferenze, fra maltrattamenti e infezioni, liberati solo dalla morte. 
Animals Asia lavora in Vietnam in collaborazione con il Ministero dell’Agricoltura e dello Sviluppo Rurale. La storica organizzazione, fondata da Jill Robinson, ha firmato un accordo con il governo per il salvataggio e la riabilitazione di 200 esemplari. Quando questo numero verrà raggiunto, Animals Asia continuerà nella sua lotta per porre fine nel Paese asiatico al traffico illegale di orsi destinati alle fattorie della bile. 
Sono ancora 1.978 gli orsi ancora detenuti nelle fattorie vietnamite della bile, nonostante questa attività sia stata dichiarata illegale nel lontano 1992. Gli allevatori continuano a sfruttare le diverse scappatoie offerte da una legge approssimativa, evitando così la chiusura e l’arresto.  
La nuova struttura  
Con la riduzione del consumo di questa sostanza, cresce anche il numero degli animali che il Bear Rescue Centre accoglie grazie alle confische effettuate ai danni dei trafficanti al confine con la Cina. Le nuove opere, che si estendono per una superficie di 12.000 metri quadrati, garantiscono un ampio spazio anche per i prossimi esemplari che verranno liberati, offrendo al contempo maggiore confort ai 110 orsi già ospitati.  
«Questo evento è motivo di grande orgoglio per Animals Asia - commenta Tuan Bendixsen, Responsabile dell’organizzazione in Vietnam -. Ognuno degli orsi liberati e accolti nel centro è anche un ambasciatore per la causa di tutti gli altri esemplari ancora imprigionati. Su ciascuno di loro sono tangibili i segni delle violenze subite, evidente testimonianza della crudeltà delle fattorie della bile. Quando gli orsi giungono nella nostra riserva, spesso non sono neppure in grado di camminare dopo gli anni passati in una gabbia. Trascorrono un periodo di quarantena, subiscono gli interventi chirurgici del caso, riposano e affrontano il lungo percorso di riabilitazione e integrazione con il resto del gruppo in questi bellissimi rifugi. Qui possono godere di ampio spazio in un ambiente semi-naturale, occupando lietamente il tempo in compagnia dei propri simili. Per molti di loro si tratta del primo assaggio di libertà, della prima volta che sentono l’erba sotto i piedi e la luce del sole che accarezza dolcemente il corpo martoriato». 
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TG COM24
5 NOVEMBRE 2014
 
Sopravvissuto all'uragano Katrina, il cane Boots fa da tutore ai gattini orfani
L'Arizona Humane Society lo utilizza come "sergente istruttore" per far socializzare i mici con i cani, in modo che possano essere più facilmente adottati
 
Si chiama Boots, Stivali. E di mestiere fa la baby sitter. La particolarità è che si tratta di un cane, e che i piccoli che accudisce non sono della sua razza, ma sono gattini che devono imparare a convivere serenamente con i cani in modo da facilitare la loro adozione e il loro inserimenti in famiglia. Boots, salvato dai volontari dell'Arizona Humane Society dopo essere sopravvissuto all'uragano Katrina, ora "lavora" per l'associazione. "Facendo socializzare i gattini con cani come Boots fin da quando hanno solo poche settimane di vita - scrivono i volontari sul blog della ONG - per questi mici si apre un nuovo mondo di possibilità" per imparare a vivere in ambiente domestico. E Boots, un golden retriever di 12 anni, in pratica da da sergente istruttore a un plotone di gattini orfani.
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LA ZAMPA.IT
5 NOVEMBRE 2014
 
Afghanistan, il ritorno del cerbiatto vampiro
Erano 60 anni che un esemplare di questa specie in via d’estinzione e preda dei bracconieri non veniva avvistato nel paese

 
Sembrava sparito dalle mappe dei ricercatori. E invece pochi giorni fa un esemplare di cerbiatto vampiro è riapparso in un’area rocciosa dell’Afghanistan. Nonostante la sua apparenza minacciosa, il cerbiatto in realtà utilizza i suoi grandi canini affilati soprattutto durante il periodo degli accoppiamenti, per impressionare gli esemplari femmina e scacciare eventuali rivali.
L’ultima apparizione registrata in Afghanistan è avvenuta nel 1948. Altri rarissimi esemplari vivono in India e Pakistan. La specie è a rischio estinzione: l’animale produce infatti un’essenza particolare, utilizzata nella produzione di profumi, incenso e medicine. Le ghiandole che emettono tale essenza sono l’oggetto del desiderio dei bracconieri: valgono infatti letteralmente più dell’oro.
Si tratta di animali molto discreti, difficili da fotografare. Secondo gli esperti, dovrebbero essere protetti per permettere la loro sopravvivenza in Afghanistan. Un contesto di vita difficile, anche considerate le condizioni politiche e sociali del paese e le guerre che per anni lo hanno segnato.
 
LA ZAMPA.IT
5 NOVEMBRE 2014
 
Passa la legge, in Francia cani e gatti non sono più “mobilio”
Il Parlamento ha modificato la definizione degli animali domestici data dal codice civile Napoleonico, che li equiparava ad oggetti quali librerie o armadi
 
Ha resistito due secoli, ma alla fine ha ceduto. La definizione del codice Napoleonico che considerava i cani come «mobilio» è stata riformata dal Parlamento francese. Adesso gli animali domestici non verranno più considerati parte di un’abitazione, al pari di una libreria o un armadio, ma «esseri viventi dotati di sensibilità».Una modifica che arriva dopo una battaglia durata più di due anni, portata avanti da di alcuni intellettuali francesi e da parte di un gruppo animalista, la Fondazione 30 Millions d’Amis. «Il codice civile era stato redatto nel 1804, e rispecchiava la visione che a quell’epoca la società aveva degli animali – ha detto Reha Hutin, direttrice di 30 Millions d’Amis – Allora, la Francia era un paese per lo più agricolo, in cui gli animali erano visti da un punto di vista utilitaristico, principalmente come forza lavoro, nella concezione che ne ebbe a dare lo stesso filosofo Cartesio, di animale-macchina». Una visione ormai considerata obsoleta. Il dibattito sulla modifica di legge non ha comunque mancato di destare più di qualche dubbio da parte degli agricoltori, che temevano di veder equiparare lo status degli animali a quello degli umani, e quindi di trovarsi in difficoltà rispetto all’utilizzo lavorativo e all’allevamento. Ma la legge non si spinge fino a quel punto e non equipara gli animali selvatici quelli domestici. «Si tratta piuttosto di una modifica simbolica» ha chiarito Jean Glavany, uno dei deputati che hanno proposto la modifica di legge. In Francia infatti esiste già infatti una norma che punisce dal punto di vista penale i maltrattamenti o la crudeltà contro gli animali, con pene che arrivano fino ai due anni di carcere o ai 30mila euro di multa. Anche se raramente si arriva a comminare il carcere, come avvenuto recentemente ad un uomo di Marsiglia, condannato a un anno di prigione per aver sbattuto un cucciolo contro un muro. La fondazione 30 Millions d’amis auspica che la novità abbia ripercussioni soprattutto sulla mentalità, e che le pene siano davvero applicate. Un altro ambito di applicazione della legge potrebbe essere quello delle cause di divorzio, dove fattori quali il benessere degli animali potranno essere presi in considerazione al momento dell’attribuzione del quattro zampe a Madame oppure a Monsieur.
 
NEL CUORE.ORG
5 NOVEMBRE 2014
 
FRANCIA, ANIMALI DA "BENI MOBILI" A "ESSERI SENSIBILI'", MA CAMBIA POCO
la modifica approvata dall'assemblea nazionale
 
Non cambia molto le cose, ma dà uno straordinario impulso al dibattito sullo status giuridico degli animali la norma approvata nei giorni scorsi dall'assemblea nazionale francese: si tratta di una modifica al codice Napoleone (1804) che considerava gli animali alla stregua di "beni mobili". D'ora in poi anche nel codice civile, come già nel codice rurale e in quello penale vigenti, comparirà la dizione "esseri viventi dotati di sensibilità". Sul piano pratico significa poco, perché, prosegue l'articolo approvato, "fatta riserva per le leggi che li proteggono, gli animali sono soggetti al regime dei beni materiali (biens corporels)". Tirano un sospiro di sollievo gli allevatori, preoccupatissimi dalla prospettiva di veder istituire una "terza categoria" tra uomini e cose, come chiedeva un manifesto dell'anno scorso con le firme di alcuni tra i maggiori intellettuali francesi. Gli animalisti parlano infatti di emendamento "cosmetico". Delusione anche tra i dirigenti della fondazione "30 millions d'amis" che aveva promosso una raccolta di firme per dare un nuovo status giuridico agli animali.
In Italia vi sono proposte di legge che mirano allo stesso scopo, anche indirettamente. Per esempio quella dell'on. Michela Vittoria Brambilla, per accogliere nella nostra Costituzione la definizione degli animali come "esseri senzienti" già presente nel testo del trattato di Lisbona sul funzionamento dell'Unione europea.
 
LA ZAMPA.IT
5 NOVEMBRE 2014
 
Gatti selvatici pesticidi naturali, al via la sperimentazione in Arizona
Negli Stati Uniti gli animali vengono utilizzati come antidoto alle specie infestanti. Un sistema per cercare di ridurre la soppressione dei felini
 
L’avessero detto ai nostri nonni, probabilmente ci avrebbero guardato come a dire: «Hai scoperto l’acqua calda!». Eppure oggi suona sorprendente l’utilizzo di uno strumento naturale per combattere un altro fenomeno naturale. E così il «Working cats program», ovvero il programma dei «gatti lavoratori», un progetto sperimentale lanciato a maggio in Arizona per l’utilizzo dei felini come pesticidi naturali, sta raccogliendo favori sorprendenti.
Tutto nasce dalla doppia natura dei gatti: killer spietati per alcune specie di animali, ma anche spazzini naturali . Secondo le statistiche infatti i quasi dieci milioni di gatti domestici e 50 milioni di gatti selvatici degli Stati Uniti sono responsabili della morte di 2,4 miliardi di uccelli e 12,3 miliardi di mammiferi ogni anno.
Una vera mattanza, che in alcuni paesi ha spinto le autorità addirittura fino a dichiarare una sorta di guerra ai gatti selvatici, come successo ad esempio in Australia. Per evitare dunque la soppressione forzata degli animali, che negli Stati Uniti uccide circa 1,4 milioni di gatti l’anno, si è pensato a una soluzione alternativa.
In pratica si è deciso di offrire gratuitamente a contadini e agricoltori tra i due e i quattro esemplari di gatti dal pelo scuro, considerati più adatti al compito. Il loro ruolo: quello di cacciare topi o altri animali che possano rovinare i raccolti.
Entusiaste le reazioni dopo i primi mesi di sperimentazione: «E’ un metodo ecologico e sicuro per la nostra salute. – dice Bretta Nelson, una delle organizzatrici – Quando usi pesticidi o prodotti chimici sei sempre preoccupato dei rischi di intossicazione. Invece questa pratica sta prendendo piede in una maniera inaspettata».
Finora sono circa cento i gatti che fanno parte del progetto, mentre altri programmi simili sono stati lanciati anche in California, Lewisville, Texas, Silverdale e Washington. Ma non si tratta di iniziative legate solo alle aree rurali: anche città come San Francisco o San Antonio hanno avuto la loro sperimentazione.
Sui rischi di programmi simili però ci ragguaglia Jack Peterson, direttore dell’Ufficio anti-infestazioni dell’Arizona: «Chi utilizza i gatti come pesticida deve conoscere bene come procedere ed essere identificato. Anche un animale inserito in un contesto ambientale per combattere un’infestazione, può trasformarsi in agente infestante».
 
LA PROVINCIA PAVESE
6 NOVEMBRE 2014
 
Uccide un cane a fucilate nei guai cacciatore 65enne
Montalto, l’animale colpito mentre era a spasso con i padroni. Scatta la denuncia Lo sparatore tenta la fuga ma i residenti lo fermano e chiamano i carabinieri

di Paolo Fizzarotti

 
MONTALTO PAVESE (PV). Un cane ucciso a fucilate, sotto gli occhi dei padroni: è finita con due denunce a carico del cacciatore, un pensionato di 65 anni abitante a Mariano Comense. Vittima incolpevole delle fucilate è stata Roxy: un esemplare di cane corso femmina, di otto anni. I padroni del cane sono Claudio Lillo Montalto, impiegato di banca a Voghera, e Federica Boatti. «L’altro pomeriggio, verso le 15, eravamo a casa - afferma Montalto - Abitiamo ai margini del paese, dietro c’è la campagna. Siamo usciti per fare una passeggiata, davanti a noi c’era Roxy. Ad un tratto, a una cinquantina di metri da casa nostra, Roxy ha incontrato un cacciatore con i suoi due cani. Noi eravamo un po’ lontani, ma abbiamo visto tutto. I cani del cacciatore hanno attaccato Roxy, e in un attimo il cacciatore è intervenuto. Non si è accorto che da lontano stavamo assistendo alla scena: ha sparato prima una fucilata a una zampa del nostro cane; poi si è avvicinato e ha finito la povera Roxy con una seconda fucilata a bruciapelo, sul fianco sinistro. Non è stato un incidente di caccia, non ha scambiato Roxy per un cinghiale: eravamo in mezzo a un campo aperto. Quando abbiamo urlato, quell’uomo ci ha visto ed è scappato. Sono arrivato vicino al mio cane: Roxy ha fatto in tempo a guardarmi e poi è spirata fra le mie braccia. Aiutati da numerosi vicini di casa, siamo andati nel luogo dove di solito parcheggiano i cacciatori. Abbiamo circondato la sua macchina e abbiamo telefonato ai carabinieri di Montalto. Anche il cacciatore, che ci aveva visto da lontano, aveva telefonato ai carabinieri perchè aveva paura. E’ sceso solo quando ha visto la pattuglia». I carabinieri hanno denunciato il cacciatore per uccisione volontaria di animali e hanno chiesto la revoca del porto d’armi per il 65enne, che è stato denunciato anche dai padroni di Roxy.
 
GEA PRESS
6 NOVEMBRE 2014
 
Capua (CE) – Veleno tra i veleni

 
Un cucciolone tranquillo. Un randagio simile ad un maremmano accudito dai volontari del posto. Lo hanno trovato poche ore addietro tra le macchine. Qualcuno, nottetempo ha distribuito il veleno.
Nascosta dal buio, una mano vigliacca ha posto fine ad una presenza tranquilla. Una nota diversa vicino all’ex campo profughi, più volte additato per quelle colonne di fumo non controllato.
La preoccupazione dei volontari è che nei luoghi possa esserci altro veleno. Non è la prima volta che capita, nonostante i rischi che riguardano la stessa incolumità dell’uomo.
“La storia di quel cane – riferisce a GeaPress Marco Cocco, volontario dei luoghi – è un esempio di quanto succede nel territorio. Come un firma del disinteresse a squallore che caratterizza la zona dell’ex campo profughi, ormai divenuta una sorta di discarica a cielo aperto. Basta fare un giro per le campagne e trovare rifiuti di ogni genere“.
Qualcuno, però, in quello squallore si è trovato  a proprio agio. E’ andato a colpo sicuro uccidendo il povero cucciolone che forse, tra quella immondizia, cercava un po’ di cibo. Per qualcuno, però, era diventato un problema. “Un problema che andava affrontato ed eliminato – conclude con amarezza Marco Cocco – Non importa se ti rubano la vita, se avvelenano la tua terra, i tuoi polmoni”.
 
GEA PRESS
6 NOVEMBRE 2014
 
Napoli – Sequestro con mistero? Che fine hanno fatto i 61 cuccioli provenienti dall’est?
 
Intercettato al confine la settimana scorsa e seguito per tutta la A1. Si trattava, secondo una nota diffusa dall’EITAL (Ente Italiano Tutela Animali) di un furgone ungherese fermato dalla Polizia Stradale di Napoli su segnalazione della stessa associazione.
Controllati i cuccioli grazie all’intervento di un medico veterinario libero professionista interpellato sul posto, i cuccioli sarebbero stati certificati come troppo piccoli per essere introdotti in territorio italiano. Un fatto, sottolinea l’EITAL, non nuovo alle cronache che riguardano l’importazione di cuccioli dall’est. Un cagnolino proveniente dall’estero deve  avere un’età di almeno quattro mesi. In genere, riferisce sempre l’EITAL, si riscontra un’età di circa due mesi 2 mesi.
Secondo indiscrezioni pervenute all’EITAL i cuccioli potrebbero poi essere stati sottoposti ad altra visita veterinaria, forse in ambito ASL.
Tutto era comunque pronto per la denuncia che la mattina seguente viene depositata dall’EITAL. Nell’atto, venivano descritti i fatti  occorsi il giorno precedente,  chiedendo altresì accertamenti urgenti ed il sequestro degli animali. Una richiesta che sarebbe stata accolta dalla Procura della Repubblica che avrebbe altresì disposto  accertamenti tecnici urgenti sugli animali. Dunque il sequestro di 52 cuccioli su 61. Non è certa la fine della restante parte dei piccoli animali.
Per i restanti si era così reso disponiible l’affido ad una struttura messa a disposizione dell’EITAL. Anzi, un veicolo autorizzato era già sul posto quando una telefonata avrebbe bloccato il prelievo dei cani. La motivazione, così come riportata dall’Eital, sarebbe stata quella di ulteriori accertamenti di natura ematica.
Ad oggi, però, all’EITAL non sarebbe ancora arrivata  notizia ufficiale sulla sorte dei cuccioli. Questo nonostante le istanze avanzate dall’Avvocato Tania Cipolla e l’interessamento dell’Avvocato Paola Soragni che si stanno generosamente  interessando con l’EITAL della vicenda e della sorte dei cuccioli.
L’EITAL continuerà ad approfondire e capire qual è lo stato della situazione, confidando nel prezioso lavoro e sensibilità al tema da parte  degli inquirenti e della Procura della Repubblica di Napoli.
 
GEA PRESS
6 NOVEMBRE 2014
 
Caltanissetta – Abbattuto super protetto Picchio
La denuncia del WWF: caccia fuori controllo e ostacoli per le Guardie volontarie

 
Dovrebbe essere una delle specie più protette dalla legge ma nelle campagne di Borgo Palo, a San Cataldo (CL) è finito impallinato. Si tratta di un Picchio rosso maggiore. Un fatto grave al quale però il WWF nisseno aggiunge la denuncia su ostacoli burocratici che avrebbero riguardato le proprie Guardie volontarie.
A ritrovare il Picchio, ormai incapace di volare, è stato un cacciatore che si è subito messo in contatto con la sede provinciale del WWF. “Purtroppo – riferisce Ennio Bonfanti, presidente provinciale del WWF e Coordinatore provinciale delle Guardie giurate -  nonostante le immediate cure, il picchio è morto nel giro di pochi minuti. Troppo vaste le ferite da cui si erano generate forti perdite ematiche”.
Non è la prima volta che a San Cataldo – e proprio nella zona di Borgo Palo – vengono ritrovati animali (soprattutto rapaci ed altre specie protette) feriti dai cacciatori di frodo che sparano a tutto ciò che si muove; l’anno scorso per esempio, pochi giorni dopo l’apertura ufficiale della caccia, il WWF denunciò l’abbattimento illegale di una Poiana.
Duro il commento del WWF secondo il quale il mondo venatorio sarebbe ancora restio ad abbandonare lo spirito di corporazione per emarginare i responsabili di atti di bracconaggio e denunciarli alle competenti autorità; per questo il WWF apprezza il gesto del cacciatore sancataldese che ha  cercato di salvare il povero picchio.
“In tutta la Provincia di Caltanissetta – aggiunge il WWF – la caccia è ormai fuori controllo: i servizi di vigilanza istituzionali (in primis quelli del Corpo Forestale regionale) sono praticamente assenti; le altre forze di Polizia sono a corto di risorse umane e materiali ed impegnate su altri gravosi fronti; persino il servizio dei vigilantes privati istituito dalla ex Provincia regionale di Caltanissetta è cessato da mesi”. . Per il WWF si sarebbe così in presenza di una sorta di “anarchia venatoria che sta trasformando le campagne nissene in un poligono di tiro senza limiti”.
Soprattutto in questo periodo,  giungono numerose le segnalazioni di illeciti venatori. “In queste settimane - spiega il WWF – si registra una notevole presenza di uccelli (tordi, allodole, ecc.) che nel loro viaggio migratorio da nord a sud attraversano le nostre zone e vi sostano per rifocillarsi: i cacciatori chiamano questo fenomeno “passo autunnale” e si appostano nelle zone di campagna sin dalle prime ore dell’alba per abbatterne a decine”.
Duro e molto amaro lo “sfogo” di Ennio Bonfanti: “Le nostre Guardie, agenti volontari molto motivati e preparati, vorrebbero contrastare con forza il bracconaggio e gli illeciti in materia faunistica, senza temere i rischi personali nell’affrontare soggetti armati di tutto punto anche negli angoli più sperduti di vallate recondite. Non riceviamo un solo euro di fondi pubblici perché ci autotassiamo per far fronte ad ogni spesa: dal carburante alle attrezzature”.
A complicare il tutto ci si mette pure la burocrazia che di fatto blocca l’attività delle Guardie. L’esempio a tal proposito messo in evidenza dal WWF, è paradossale. “Abbiamo chiesto alla Prefettura di Caltanissetta la nomina di una nuova Guardia WWF che è già operativa nel palermitano – spiega Bonfanti -  e potrebbe venire a darci man forte nella zona nord del “Vallone”, proprio al confine fra le province di Palermo e Caltanissetta. Istanza rifiutata! Abbiamo presentato ricorso gerarchico al Ministero dell’Interno: rigettato! Abbiamo difficoltà persino ad intervenire quando i cittadini ci segnalano  un reato venatorio in atto: infatti, per regolamento provinciale, possiamo svolgere i servizi di vigilanza solo se programmati e preventivamente comunicati un mese prima (sic!) della data scelta, specificando in dettaglio l’ora di inizio e di fine e persino la targa dell’auto che utilizzeremo. Nonostante  queste difficoltà, le Guardie WWF  cercheranno ugualmente di garantire un servizio volontario di pubblica utilità per la tutela del patrimonio faunistico dello stato e la prevenzione degli illeciti ambientali. Per amore della Natura e della Legalità!”.
 
GEA PRESS
6 NOVEMBRE 2014
 
Albissola Mare (SV) – La colla per topi e il codirosso. L’ENPA: metodi barbari che andrebbero vietati

 
Un metodo barbaro per eliminare animali non graditi. Così l’ENPA di Savona definisce la colla per topi ed insetti. Animali che rimangono intrappolati per essere buttati via.
Una morte lenta ed atroce che prende per  fame e per sete. La trappola, purtroppo di libera vendita, malgrado la Protezione Animali ne chieda da tempo il divieto, non uccide solo l’animale “bersaglio” ma anche gechi, pipistrelli, farfalle, uccelli e qualsiasi piccolo essere vivente che abbia la sventura di venirne a contatto.
Era già accaduto ad agosto ad una civetta a Cadibona (vedi articolo GeaPress) e ieri è toccato ad un piccolo e bellissimo Codirosso spazzacamino, trovato completamente “incollato” in piazza Concordia ad Albissola Mare (SV) da un passante, che l’ha consegnato alla veterinaria dr.ssa Pomarici che, dopo le prime cure, l’ha affidato ai volontari della Protezione Animali.
Ci vorranno numerosi e minuziosi lavaggi con solventi per liberarlo; ma ciò non basterà, perché molte penne e piume sono irrimediabilmente rovinate ed occorrerà attenderne la ricrescita naturale, quindi mesi di calvario per il volatile e tanto tempo dei volontari, prima di poterlo rimettere in libertà guarito. Il Codirosso spazzacamino è un uccello monogamo che si ciba di insetti e piccoli frutti, è parzialmente migratore ma non teme la vicinanza dell’uomo e si sta espandendo dai boschi originari alle città, dove nidifica negli anfratti degli edifici.
L’ENPA rilancia i suoi appelli ai Comuni, perché vietino la vendita della colla per topi, alle drogherie perché non la vendano più, ai cittadini perché non la acquistino e non la usino; è infatti una micidiale miscela di polibutilene e poliisobutilene, la cui “scheda di sicurezza”, sempre ad avviso della Protezione Animali, non sarebbe tranquillizzante neppure per gli umani. Esistono invece metodi incruenti ed efficaci per tenere lontani i topi dai luoghi abitati, senza dover  condannare loro ed altri animali ad una morte atroce; anni fa le Guardie Zoofile dell’ENPA denunciarono alla Magistratura un savonese che l’aveva spalmata sul terrazzo, con il risultato che vi soffocò lentamente una povera tortora.
 
NEL CUORE.ORG
6 NOVEMBRE 2014
 
BRINDISI, IN OSPEDALE CATTURAVANO E UCCIDEVANO I PICCIONI
Due persone denunciate dal Corpo forestale
 
Invece di attuare metodi 'ecologici' di allontanamento dei piccioni dall'ospedale Perrino di Brindisi catturavano i volatili in gabbie lasciandoli li' anche per giorni prima di liberarli, talvolta provocandone la morte: e' quanto scoperto, su segnalazione anche di molti utenti, da personale del corpo forestale in una serie di accertamenti che hanno portato alla denuncia di due persone, referenti della ditta in servizio nelle strutture sanitarie di Brindisi. L'accusa e' di violazioni alla normativa sull'esercizio venatorio e in materia di maltrattamento degli animali. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, personale della ditta incaricata, piuttosto che contenere le popolazioni dei colombi con il solo utilizzo dei rapaci che hanno un effetto deterrente nei confronti dei piccioni, avrebbero condotto una attivita' di cattura mediante l'uso di gabbie non omologate collocate sui tetti delle strutture ospedaliere, in assenza di autorizzazione degli organi competenti ed all'insaputa della Asl. Gli agenti della forestale hanno infatti ritrovato numerose gabbie dislocate ai vari piani dei presidi ospedalieri, dove sono stati rivenuti colombi intrappolati al loro interno senza possibilita' di liberarsi, alcuni dei quali gia' morti. Dalle indagini condotte, inoltre, e' emerso che i volatili sarebbero stati trattenuti all'interno delle gabbie per molti giorni, prima di essere definitivamente liberati. Le gabbie sono state sequestrate.
 
LA ZAMPA.IT
6 NOVEMBRE 2014
 
Bracconaggio, Wwf: Svezia-Brescia, sola andata
Altri 18 cacciatori denunciati per atti di caccia illegale da parte delle Guardie
 
Serve una grande attenzione e costanza per combattere il bracconaggio in Italia. L’ennesima conferma arriva dall’attività delle Guardie Giurate Volontarie del Wwf Italia che, nell’ambito della Campagna “Stop ai crimini di natura”, hanno denunciato altri 18 cacciatori denunciati nei giorni compresi tra il 25 ottobre e il 2 novembre nelle province di Brescia, Milano e Pavia. 
L’attività, svolta in stretta collaborazione con le Polizie Provinciali delle tre province, ha portato al sequestro di 18 fucili, 11 richiami acustici vietati, il cui uso è penalmente perseguito, un telefono cellulare usato come richiamo, 73 uccelli morti appartenenti anche a specie protette come pettirossi, pispole, migliarini di palude, spioncelli e fringuelli.  
Numeri che diventano ancora più inquietanti se calati sui casi concreti: nel Comune di Bagnolo Mella, per esempio, sono stati denunciati quattro cacciatori in attività in un appostamento fisso che utilizzavano ben 4 richiami acustici vietati; tra i volatili protetti uccisi anche un esemplare di migliarino di palude, specie protetta, che risultava inanellato in Svezia. Una persona priva di porto di fucile è stata sorpresa a caccia nel Comune di Pisogne ed è stata denunciata per Porto abusivo d’arma e il cacciatore che aveva ceduto il fucile denunciato per incauto affido (entrambi utilizzatori di un richiamo acustico). 
«Con questi ultimi giorni di attività siamo a ben 58 cacciatori denunciati nell’ultimo mese, più due persone prive di licenza di caccia denunciate deferite all’Autorità Giudiziaria per furto ai danni dello Stato e porto abusivo d’arma. Si tratta di un numero eclatante che ben rappresenta il fenomeno del bracconaggio in Lombardia - afferma Antonio Delle Monache, Coordinatore delle Guardie Volontarie del WWF Lombardia -. L’utilizzo dei richiami acustici vietati, nonostante il rischio di una denuncia, il sequestro del fucile e la possibile sospensione della licenza da parte delle autorità competenti, non sembra scoraggiare i molti cacciatori che infrangono la legge». 
I risultati per combattere il bracconaggio vengono raggiunti anche grazie alle diverse forze in campo e a un adeguato coordinamento. Ma non solo: «Sono sempre più numerose le segnalazioni al telefono antibracconaggio del Wwf Lombardia (328 7308288) e sulla pagina Facebook del Nucleo Guardie Wwf Lombardia - sostiene Filippo Bamberghi Coordinatore delle guardie Wwf di Milano -Si tratta soprattutto di richieste di intervento per spari vicino alle abitazioni e di segnalazioni circostanziate, anche da parte anche di molti cacciatori, su atti di bracconaggio». 
Insomma, l’unione fa la forza ed è anche possibile sottoscrivere la petizione “Sanzioni più severe contro chi uccide specie selvatiche”.
 
NEL CUORE.ORG
6 NOVEMBRE 2014
 
MODA, ELISABETTA FRANCHI BANDISCE LE PIUME VERE DALLA COLLEZIONE
"Troppa crudeltà", il motivo della decisione
 
"Troppa crudelta'". E' questa la ragione per cui Elisabetta Franchi, la stilista bolognese che dalla scorsa stagione sfila a Milano con la linea donna, ha deciso di non utilizzare piu' per i suoi prodotti piume di origine animale, che verranno sostituite da "materiali sintetici di prima qualita', adottando sistemi innovativi e sperimentali", fa sapere l'azienda. La decisione e' arrivata dopo l'incontro dello scorso gennaio tra la designer bolognese e Simone Pavesi, responsabile LAV (Lega Anti Vivisezione) campagna pellicce, in occasione del quale la Franchi e' venuta a conoscenza delle atrocita' subite dagli animali a cui vengono strappate le piume ancora vivi. Questa nuova consapevolezza si e' tradotta nell'intervento sulla collezione A/I 14-15 (che allora era gia' in produzione) in cui in tre piumini (su un totale di dieci modelli) sono stati sostituiti i materiali di origine animale con altri 'cruelty free', cioe' 'senza crudelta''. Questi capi sono attualmente in vendita nelle boutique e nei rivenditori del brand, corredati da un cartellino in cui si spiega la problematica. La tematica delle piume utilizzate per il confezionamento di capi invernali e' stata affrontata proprio domenica scorsa in un servizio della trasmissione televisiva Report, che ha spinto molte clienti a chiedere alla creativa chiarimenti. In merito a Moncler, il marchio di piumini di Remo Ruffini che e' scivolato in Borsa all'indomani dell'inchiesta tv, la Franchi si augura che l'azienda presti "maggior attenzione all'argomento - ha detto - e che in futuro riesca anche a inserire capi realizzati con materiali sintetici". L'imprenditrice emiliana, gia' impegnata nella promozione della moda senza crudelta', si prepara anche a lanciare per Natale una collezione lifestyle "il cui ricavato andra' devoluto proprio agli animali", ha anticipato.
 
GEA PRESS
6 NOVEMBRE 2014
 
Trentino – I boschi con il lupo e la lince. Il video di mamma orso nel grattatoio
 
Note positive dal Trentino che vede confermare nei suoi boschi la presenza del lupo e della lince. Il monitoraggio messo in atto dal Servizio Foreste e Fauna della Provincia Autonoma vede comunque ancora al centro dell’attenzione i cuccioli dell’orsa Daniza. Godono di buona salute (riferisce la Provincia) anche se l’animale con la marca auricolare, ha perso il rilevatore che consentiva di poterlo monitorare a distanza.
Diminuiti in generale i danni provocati dagli orsi, così come   nessuna situazione problematica è stata registrata. Sempre secondo la Provincia, nel Trentino orientale sarebbe stato avvistato l’orso M4. L’avvistamento è avvenuto in bassa Valsugana da parte del personale del Corpo Forestale Trentino, la sera del 30 ottobre. Gli orsi radiomarcati M25 ed M6 sono invece rimasti nei rispettivi territori, rispettivamente a cavallo della Valtellina e la Valcamonica il primo e tra Bondone, Paganella e Brenta orientale il secondo. Si sono registrati ancora diversi avvistamenti di femmine con piccoli dell’anno (vedi filmato), ripreso con fototrappola su di un grattatoio.
Novità anche sulla lince.  B132, immigrata in Trentino nel 2008 dalla Svizzera è ancora presente. Si tratta del settimo anno in cui la presenza dell’animale è accertata. Questa volta la conferma, che segue numerose voci ed avvistamenti senza però mai prove oggettive negli ultimi 13 mesi, viene dalle immagini di una fototrappola posta poche centinaia di metri oltre il confine con la provincia di Brescia, nell’area di Tremosine (vedi video). Li il maschio di lince, che ora ha otto anni di età, ha predato un esemplare di camoscio sul quale due cacciatori del posto hanno posizionato la fototrappola che ha consentito di documentarne la presenza, poco dopo la metà del mese.
Questo dato, ad avviso della Provincia Autonoma di Trento, conferma  l’estrema elusività della specie e dunque che anche altre segnalazioni in provincia, pur mai documentate oggettivamente, possono riferirsi a qualche esemplare ulteriore.
Ma la novità più rilevante concerne il lupo. La presenza di un esemplare nell’area compresa tra l’alta val Rendena e la val Meledrio (val di Sole) è stata confermata dalla genetica. Si tratta di un esemplare femmina e ciò costituisce un’assoluta novità in Trentino da quando (2010) la specie ha cominciato il ritorno sui suoi antichi territori.
Le analisi genetiche condotte da ISPRA su campioni organici (saliva ed un escremento) raccolti questa estate in alta val Rendena a seguito del monitoraggio condotto in loco dal personale del Corpo Forestale Trentino e del Parco Naturale Adamello Brenta, hanno confermato ciò che il monitoraggio con foto trappole già aveva evidenziato: almeno un lupo è presente da qualche mese in alta val Rendena e aree adiacenti.
Si tratta di una lupa, in fase di dispersione dalla popolazione “italiana”. Ulteriori indagini genetiche promosse dalla PAT e condotte da ISPRA in raccordo con il laboratorio di genetica di Losanna (SVI) hanno consentito di identificare l’animale e verificarne la provenienza; è nato nella primavera del 2013 in Svizzera, nel “branco di Calanda” (Grigioni occidentali) ed è stato identificato con il codice F10.
Viene inoltre supposta, sulla base del raffronto fotografico, la presenza di un secondo lupo nell’area alta Rendena-Meledrio, , rimane in attesa di conferma, sia essa genetica o fotografica.
CLICCA QUI PER ACCEDERE AL VIDEO DI MAMMA ORSA
CLICCA QUI PER ACCEDERE AL VIDEO DELLA LINCE
 
NEL CUORE.ORG
6 NOVEMBRE 2014
 
ORZA DANIZA, L'UE DA' RAGIONE ALLA PROVINCIA DI TRENTO
"Decisione conforme alle norme europee"
 
La decisione "di rimuovere" l'orsa Daniza presa dalle autorita' italiane "risulta conforme alla legislazione Ue". Cosi' il commissario europeo all'ambiente, Janez Potocnik, ha risposto prima del termine del suo mandato all'interrogazione da parte di nove eurodeputati del M5S sul caso dell'orsa Daniza. Nessuno stop in vista quindi all'accesso ai fondi europei del nuovo progetto Life DINALP BEAR di gestione della popolazione di orsi bruni per la Provincia autonoma di Trento: la Commissione europea "non ha motivo di sospendere la partecipazione". Bruxelles riferisce che la decisione presa dalle autorita' italiane nei confronti dell'orsa Daniza e' stata assunta "nell'interesse della sicurezza del pubblico dopo che l'orsa aveva ferito una persona il 15 agosto 2014". Bruxelles riferisce poi che lo stesso animale inoltre "era gia' stato responsabile di ripetuti attacchi predatori, anche nei pressi di zone abitate; era stato oggetto a piu' riprese di misure deterrenti (compreso l'uso di pallottole di gomma) ad opera delle squadre d'emergenza e aveva gia' compiuto in due precedenti occasioni pseudo attacchi intimidatori contro persone". L'orso bruno e' quindi tutelato dalla direttiva europea Habitat, ma "gli Stati membri - precisa Potocnik - possono derogare al rigoroso regime di protezione e consentire la cattura o il contenimento mediante uccisione di individui problematici" per prevenire gravi danni al bestiame o nell'interesse della salute e della sicurezza pubblica, "a condizione che non vi siano soluzioni alternative e non si pregiudichi" la conservazione della specie interessata.
 
NEL CUORE.ORG
7 NOVEMBRE 2014
 
ORSA DANIZA, LAV: L'UE RETTIFICHI LA RISPOSTA DELL'USCENTE POTOCNIK
"Fuorviante e in contrasto con le norme"
 
La LAV scrive al nuovo Commissario Europeo all'Ambiente, chiedendo l'urgente rettifica della risposta data alla recente interrogazione sul caso dell'orsa Daniza, avanzata da alcuni eurodeputati del M5S. Una risposta fuorviante ed in contrasto con la normativa europea, quella che il Commissario, ex da qualche giorno, Janez Potocnik, ha ritenuto opportuno fornire sul caso Daniza, allo scadere del proprio mandato.
(http://www.europarl.europa.eu/sides/getAllAnswers.do?reference=E-2014-007347&language=IT)
Nella lettera indirizzata al nuovo Commissario Karmenu Vella, la LAV chiede un'urgente rettifica, constatando che il parere espresso dalla precedente Commissione Europea esula da quanto previsto dalla Direttiva Habitat cui esso fa riferimento, introducendo concetti come "individuo problematico" e "cattura o controllo letale", che non compaiono nel testo della stessa, né rientrano negli scopi previsti dal Diritto Europeo.
Una posizione tanto più grave, se si considera che la stessa Commissione di Bruxelles si è pronunciata facendo esclusivo riferimento alle informazioni prodotte dalla Provincia di Trento, soggetto responsabile della tragica morte dell'orsa Daniza.
Si tratta peraltro di informazioni ampiamente contestate da più parti, sulla base di approfondimenti tecnici e scientifici, prodotti da esperti nazionali ed internazionali, durante tutto il corso della vicenda originata dal presunto attacco al fungaiolo, avvenuto il 15 agosto scorso.
Incredibile che Bruxelles - pur promuovendo da lungo tempo e con ingenti finanziamenti i Progetti LIFE per la protezione degli orsi ed il loro ripopolamento - manifesti disattenzione e scarso interesse per una vicenda, come quella dell'uccisione dell'orsa Daniza, in cui è in gioco la corretta applicazione della Direttiva Habitat, pilastro della normativa europea per la protezione della natura e delle specie animali selvatiche.
 
NEL CUORE.ORG
6 NOVEMBRE 2014
 
PER EVITARE STRARIPAMENTI VUOL STERMINARE LE NUTRIE
Aspirante "terminator" dei roditori il leghista Caon
 
"A causa del veto di quattro animalisti della sinistra e del M5S e' ferma da mesi una proposta di legge in commissione Agricoltura per consentire finalmente l'abbattimento delle nutrie". Lo denuncia il capogruppo della Lega Nord in commissione Agricoltura, Roberto Caon. "Questi animali - spiega il deputato del Carroccio primo firmatario della proposta - continuano a provocare enormi danni all'agricoltura e alle coltivazioni, oltre a portare malattie pericolose per gli esseri umani, e con il ritorno del maltempo saranno ancora una volta causa di straripamenti dei fiumi. Il governo si svegli ed impedisca che pochi fanatici blocchino un intervento necessario alla salvaguardia dei nostri territori e delle nostre colture".
 
GIORNALE DI SICILIA
6 NOVEMBRE 2014
 
Nonno affronta un cane per salvare il nipotino a Solarino
Il sessantenne ieri mattina stava passeggiando assieme al bambino ed a un barbonico. Il rottweiler si sarebbe scagliato contro il terzetto.

Gaetano Scariolo

 
SOLARINO (Siracusa). Ha preso a sprangate un cane, un rottweiler, che avrebbe minacciato il suo nipotino ed azzannato il barboncino che era insieme a loro. È accaduto ieri mattina in un’area privata in contrada Sellichisina, a Solarino, e ad intervenire sono stati i carabinieri, avvertiti da numerose richieste di soccorso. Il piccolo, un minore, è stato accompagnato alla guardia medica, così come il nonno, ma entrambi, per fortuna, non hanno riportato grosse contusioni anche se si porteranno dietro per molto tempo quella giornata che ha rischiato di finire davvero male.
Sono, invece, in condizioni serie i due cani ma, per il momento, non sono stati presi provvedimenti dai militari della stazione di Solarino. Secondo una prima ricostruzione, che, comunque è al vaglio degli inquirenti, il nonno, un sessantenne, ed il nipote stavano facendo una passeggiata in quell’area dove sono ricavate diverse villette ed in una di questa l’anziano vivrebbe. Con loro c’era un barboncino, sembrava una giornata come tutte le altre, anzi piuttosto rilassante, ma da quanto emerge, il rottweiler, che si trovava nel giardino di una villetta, si sarebbe innervosito anche se si sconoscono i motivi.
 
TG COM 24
6 NOVEMBRE 2014
 
Il fumo fa ingrassare, soprattutto se passivo
L'effetto sul peso sarebbe causato dall'alterazione della sensibilità all'insulina
 
Ci hanno sempre detto che abbandonare le sigarette ci avrebbe fatto guadagnare qualche chilo. L'ultimo studio che affronta il legame tra sigarette e peso corporeo, invece, è in controtendenza e rivela che il fumo fa ingrassare. I danni maggiori in termini ponderali colpirebbero quelli che aspirano le sostanze emesse dalle sigarette loro malgrado, i fumatori passivi. Lo studio è stato condotto dalla Brigham Young University di Salt Lake City e pubblicato sull'American Journal of Physiology: Endocrinology and Metabolism. Bimbi più esposti - Benjamin Bikman, autore della ricerca, spiega: "Chi vive con un fumatore, soprattutto se bambino, ha un maggiore rischio di problemi cardiovascolari e metabolici".  Giusto qualche giorno fa, in un'intervista a Mi-Tomorrow, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha ribadito la sua intenzione di vietare il fumo anche nelle auto private, se ci sono bambini o donne incinte a bordo.La ricerca - Nello studio i ricercatori hanno analizzato nei topi il legame tra fumo e funzioni metaboliche, in particolare il meccanismo per cui i fumatori diventano resistenti all'insulina.
Esponendo gli animali al fumo passivo, hanno così visto che aumentavano di peso. Il fumo infatti spinge alcune minuscole molecole lipidiche, le ceramidi, ad alterare i mitocondri delle cellule, causando la distruzione delle normali funzioni e inibendo la capacità di rispondere all'insulina.
Bikman aggiunge: "La nostra ricerca mostra che tra le risposte al fumo passivo del nostro organismo c'è l'alterazione della sensibilità all'insulina. Una volta che questa continua ad aumentare, si ingrassa". 
Farmaco "antidoto" allo studio - La chiave è invertire gli effetti del fumo, inibendo le ceramidi. I ricercatori hanno infatti visto che trattando i topi con una sostanza che le blocca, la mioriocina, non prendevano peso né avevano problemi di metabolismo. Se però, oltre al fumo passivo, i roditori erano alimentati con una dieta ricca di zuccheri, il danno metabolico non poteva essere risolto. Ora gli studiosi stanno cercando un inibitore delle ceramidi che sia sicuro anche per gli uomini, in modo da proteggere chi è esposto al fumo passivo. 
 
QUOTIDIANO.NET
6 NOVEMBRE 2014
 
Iran. Proposta di legge choc: 74 frustrate a chi compra un cane
L'hanno presentata una trentina di parlamentari che propongono pene corporali, oltre a multe salatissime, anche per chi organizza passeggiate con i quattrozampe che sono considerati "impuri"
 
Roma, 6 novembre 2014 - L'Iran continua la sua battaglia religiosa contro gli animali domestici. Possederne significa contravvenire alle leggi e sottopone a pene anche corporali e multe. Ora una trentina di parlamentari iraniani hanno presentato una proposta di legge che prevede 74 frustrate ed una multa va dai 300 ai tre mila dollari a chiunque compri e cammini nei luoghi pubblici con un cane, una scimmia o altri animali domestici. La stessa punizione sarà applicata, secondo il sito della tv Alarabyya, nei confronti di coloro che organizzano passeggiate con i cani o corse cinofile sfruttando i media.
I cani vengono considerati impuri dai promotori della legge, che mira combattere la presenza degli animali domestici nelle case e nei luoghi pubblici. L'amore per i pet, anche in Iran è un fenomeno in crescita, ma viene considerato una minaccia in quanto cieca importazione della cultura occidentale. Nonostante la tradizione islamica ostile, la presenza di cani in case e strade iraniana pare in crescita. I conservatori considerano questa moda una deprecabile concessione agli stili di vita occidentali a cui la Repubblica degli ayatollah si oppone per fondanti motivi ideologici e geopolitici. I gatti invece, amati da Maometto come attestato dal Corano, godono di migliore considerazione in Iran e altri paesi islamici, dove la loro indipendenza e fierezza viene contrapposta alla servile ubbidienza dei cani.
Già tre anni fa, ai tempi bui del presidente Mahmud Ahmadinejad, vi era stata un'analoga iniziativa parlamentare motivata con l'affermazione che i cani sono «pericolosi e nocivi alla salute» ma poi rimasta senza concreto seguito. All'epoca venne ricordato che una circolare della polizia vieta «passeggiate dei cani nei luoghi pubblici e il loro trasporto in automobile» ma si ammetteva che si tratta di un divieto non applicato, soprattutto nei quartieri più benestanti di Teheran. Vi erano stati comunque anche rinvii a giudizio per questo «crimine» della passeggiata col cane. In precedenza, negli anni del più acceso fervore religioso-rivoluzionario, i quattrozampe erano stati quasi totalmente cacciati dalle città:
«Non c'è dubbio che il cane sia un animale immondo», aveva sentenziato nel 2010 un autorevolissimo ayatollah pur ammettendo che il Corano non dice nulla in proposito. Come molti altri aspetti della cultura occidentale che la globalizzazione infiltra nella repubblica islamica - dalle cravatte ai manichini, dall'immagine della donna ai social network - anche il cane sembra dunque rimanere un terreno di confronto fra forze conservatrici e progressiste in Iran. Un confronto riapertosi l'anno scorso in favore dei moderati con l'avvento del presidente Hassan Rohani ma rimasto finora senza svolte radicali a causa di resistenze tenaci degli ambienti più legati alla Guida suprema, l'ayatollah Ali Khamenei. Una situazione oltremodo in bilico nel momento in cui il negoziato internazionale sul controverso programma nucleare di Teheran rischia di protrarsi oltre la scadenza limite finora fissata per il 24 novembre con inevitabili ripercussioni sugli assetti di potere in Iran.
 
IL GIORNALE
7 NOVEMBRE 2014
 
"I cani sono immondi". In Iran 74 frustate a chi li porta a spasso
Il disegno di legge prevede anche multe fino a 3mila dollari contro chi vende e compra i quattrozampe. Salvi i gatti

Gaia Cesare

 
Niente cani, siamo iraniani. Il miglior amico dell'uomo è il peggior nemico dei cittadini della Repubblica islamica dell'Iran. L'ultima conferma arriva da un disegno di legge messo a punto da 32 deputati del Majlis, il Parlamento iraniano. E prevede pene severissime, nello stile della dittatura teocratica di Teheran, contro i proprietari di cani e scimmie sorpresi in pubblico con i loro amici oppure impegnati nell'acquisto o nella vendita di animali domestici. «Chiunque porti in pubblico un animale domestico come una scimmia o un cane e danneggi la cultura islamica o la salute e la tranquillità della gente - in particolare di donne o bambini - oppure tenti di acquistare o vendere (animali domestici, ndr) e non ascolti gli ammonimenti della polizia riceverà una multa da 10 a 100 milioni di rial (da 300 a 3mila dollari) o 74 frustate, inoltre i cani saranno sequestrati», è scritto nel disegno di legge, stando a quanto riportato da Al-Arabiya . Frustate per gli uomini e il trasferimento negli zoo pubblici o nel deserto per gli animali, spiega il disegno di legge in cui viene precisato che saranno esentati dal divieto gli agenti di polizia, i proprietari di fattorie, pastori e pescatori.
Sono anni che gli ultraconservatori nella Repubblica islamica si battono contro il «miglior amico dell'uomo». Sulla base di un precetto islamico che definisce «impuro» il cane, alcuni religiosi hanno emesso fatwe che autorizzano le forze dell'ordine a multare chiunque si faccia vedere per la strada con l'animale domestico. La questione era tornata all'attenzione dei media alcuni anni fa, quando l'allora presidente, Mahmoud Ahmadinejad, ordinò l'acquisto di quattro cani da guardia dalla Germania per la sua sicurezza. L'episodio scatenò polemiche e si dovettero scomodare addirittura gli ayatollah della città santa di Qom per giustificare l'acquisto. I religiosi decretarono che l'utilizzo di un cane, «se ha solo l'obiettivo di garantire la sicurezza degli uomini, non infrange alcuna regola religiosa».
Eppure qualche tempo fa il grande ayatollah Nasser Makarem Shirazi ha emesso una fatwa contro i Fido di Iran. Il cane, secondo gli hadith (i detti del profeta Maometto), è da considerarsi un animale impuro, il cui possesso è peccato e viene invece ammesso esclusivamente per attività come la caccia o la pastorizia. Il grande ayatollah ha sentenziato che il cane è «indubbiamente» un «animale immondo» e pur ammettendo che il Corano non dice nulla in proposito la guida spirituale ha sostenuto che «i rapporti amichevoli con i cani sono una cieca imitazione dei costumi occidentali, che amano i propri cani più delle mogli e dei bambini».
Esibire un quattrozampe in Iran è dunque il segnale di una sfida aperta al regime. Secondo le ordinanze emesse tre anni fa, chi porta a spasso il proprio cane rischia il sequestro dell'animale da parte delle autorità, oltre che una pesante multa. Eppure non sempre le regole vengono fatte rispettare in maniera categorica e la rigidità o la maggiore apertura con cui le autorità supervisionano la questione dà agli iraniani il polso di come si stiano muovendo le libertà nel Paese. Non a caso i cani sono diventati abbastanza diffusi nell'upper class delle città iraniane. I gatti invece, amati da Maometto come attestato dal Corano, godono di migliore considerazione in Iran e altri paesi islamici, dove la loro indipendenza e fierezza viene contrapposta alla servile ubbidienza dei cani.
 
TIO.CH
6 NOVEMBRE 2014
 
74 frustate a chi compra un cane o una scimmia
È una proposta di legge di una trentina di parlamentari
 
TEHERAN - Decine di frustate a chi compra un cane o una scimmia. Una trentina di parlamentari iraniani ha presentato una proposta di legge che prevede 74 frustrate ed una multa va dai 300 ai tre mila dollari a chiunque compri e cammini nei luoghi pubblici con un cane, una scimmia o altri animali domestici. La stessa punizione sarà applicata, secondo il sito della tv Alarabyya, nei confronti di coloro che organizzano passeggiate con i cani o corse cinofile sfruttando i media.
I cani vengono considerati impuri dai promotori della legge, che mira combattere la presenza degli animali domestici nelle case e nei luoghi pubblici, un fenomeno in crescita, considerato una minaccia in quanto cieca importazione della cultura occidentale.
 
NEL CUORE.ORG
6 NOVEMBRE 2014
 
AVORIO, AMBIENTALISTI ACCUSANO FUNZIONARI CINESI DI CONTRABBANDO
La denuncia parte da una associazione londinese
 
Un organizzazione ambientalista con sede a Londra ha accusato oggi funzionari cinesi di aver approfittato di una visita in Tanzania del presidente Xi Jinping per contrabbandare dell' avorio. Secondo la Environmental Investigation Agency (Eia) delle "bande di gangster guidate da cinesi" avrebbero corrotto dei funzionari tanzaniani per esportare illegalmente l'avorio, che sarebbe stato nascosto nelle valigie diplomatiche di alcuni membri della delegazione di Xi che si e' recata in Tanzania nel marzo 2013. Finora non ci sono stati commenti ufficiali. La Cina, che ha in Africa una forte presenza, ha pubblicamente denunciato il traffico illegale di avorio ed e' impegnata a combatterlo. La Eia afferma che la Tanzania e' il maggior esportatore e la Cina il maggior importatore di avorio. "Negli ultimi cinque anni - denuncia - la meta' degli elefanti che si trovavano in Tanzania sarebbe stata uccisa per alimentare il traffico".
 
LA ZAMPA.IT
6 NOVEMBRE 2014
 
Un sciatore eroe salva la pecora caduta in montagna
 
Peter Oswald, 29 anni, non poteva credere ai suoi occhi quando ha visto qualcosa che sembrava una piccola valanga scendere giù da una montagna in Nuova Zelanda. In realtà era tutt’altro: una pecora stava rotolando giù senza riuscire a fermarsi. Così il ragazzo è intervenuto in suo soccorso. Nonostante la caduta, l’animale ha riportato solo qualche ferita al muso e Oswald ha potuto prenderla in braccio e scendere giù a valle dove un suo amico veterinario l’ha curata.
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ANSA
6 NOVEMBRE 2014
 
Usa: gli rubano il cane, lo ritrova otto anni dopo
Da una casa in Georgia e' finito in un rifugio per cani a Denver

 
Gli avevano rubato il cane, di razza shihtzu, quando era appena un cucciolo, dalla sua casa in Georgia. Otto anni dopo e' stato ritrovato a Denver; ora e' stato riconsegnato al legittimo padrone.  Succede nella contea di Fulton, vicino ad Atlanta, in Georgia: Mike Nuanes ha ricevuto la telefonata dal volontario del rifugio per cani di Denver sostenendo di avere uno shihtzu che gli apparteneva. L'uomo ha già quattro cani e, facendo un rapido controllo, ha risposto che erano tutti a casa. Quando però gli è stato detto che il cane si chiamava Jordan, quello rubato 8 anni prima, non riusciva a crederci.
"Ero comunque ottimista, sapevo che non poteva essere andato ad Atlanta da solo per cui ho sempre pensato che qualcuno si sia occupato di lui in tutti questi anni", ha raccontato l'uomo. Pare che il cane sia stato ritrovato per strada da un samaritano che lo ha subito portato al rifugio. Era ridotto molto male: aveva le pulci, gli mancava il pelo ed era sottopeso. Attraverso il chip sono riusciti a risalire al suo vero padrone. Invece di farlo mettere su un aereo e farselo consegnare a casa, Nuanes e' volato a Denver per riprenderselo e l'incontro con il cane, durante il quale si è emozionato, è stato filmato e subito postato su Twitter.
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LA ZAMPA.IT
6 NOVEMBRE 2014
 
Roomba, la gattina orfana che si crede un cane
La micia è rimasta sola a tre giorni di vita, mentre la sua mamma è stata uccisa da un’auto. Ora si comporta come il quattrozampe della famiglia che l’ha adottata


NELLA FOTO - Roomba gioca con la coda di Aoife

claudia audi grivetta

 
Roomba è stata abbandonata in un fosso quando aveva solo tre giorni di vita. La sua mamma, invece, è stata uccisa da un’auto che sfrecciava a tutta velocità. La gattina è stata adottata, purtroppo solo temporaneamente, da Annie Georgeson, inglese di Dibden, nell’Hampshire. La prima cosa che la micina ha visto aprendo gli occhi una volta arrivata nella sua nuova casa è stata Aoife, un grande levriero irlandese. Da quel momento Roomba è convinta di essere un cane. 
I due amano passare il tempo insieme giocando e facendosi le coccole. La piccola Roomba, chiamata come una famosa marca di aspirapolvere automatica, ha problemi di vista e, aggiunge Annie, i veterinari le hanno diagnosticato dei danni cerebrali. Ma la piccola salta e sguscia fra le zampe del paziente Aoife e anche dell’altro cane di casa, Ohno, un altro levriero irlandese. Come spesso capita nel mondo degli animali, le differenze di specie vengono annullate quando si presenta un nuovo amico più in difficoltà. E così Roomba ha trovato in Aoife la madre che non ha avuto. 
“Roomba sta diventando sempre più simile ad un cane”, commenta Sarah Mills, direttrice di All Animal Rescue, associazione che ha salvato la gattina quando si trovava per strada. 
Ora la piccola è alla ricerca di una dimora permanente. La casa di Annie è troppo ’affollata’ per poter accogliere anche Roomba e i suoi tre fratellini, anch’essi salvati dalla strada. Ma Sarah è certa che per tutti loro si aprirà un futuro migliore. Anche grazie alla capacità di tutti e tre i gattini di stare a contatto, molto stretto, con i loro cosiddetti antagonisti, i cani. “Roomba è un piccolo soldato. Era così indietro, ma ha lottato con le unghie e con i denti per sopravvivere”, conclude Sarah. “E’ una superstar, ed inoltre il suo amore per i cani è smisurato”. 
 
CORRIERE.IT
7 NOVEMBRE 2014
 
Sos su Internet: «Annegano 300 cani»
E a Latina scatta il maxisalvataggio
Il tam tam sui social network ha fatto convergere nel canile alla periferia del capoluogo centinaia di volontari. Trattori e camion per solcare le acque e caricare gli animali
 
di Michele Marangon
 
LATINA - Il tam tam ha iniziato a diffondersi nel tardo pomeriggio , quando i volontari dell’associazione «Amici del cane» hanno lanciato l’allarme sui social network: «Ci sono trecento cani che rischiano di affogare qui alla Chiesuola, serve aiuto: occorrono luce, trattori, furgoni o jeep, e soprattutto capannoni o altri luoghi idonei per portare gli animali. Ci sono oltre settanta centimetri d’acqua». Mentre tutti gli sforzi di vigili del fuoco e protezione civile erano rivolti altrove, nella periferia di Latina - colpita dall’esondazione dei canali di bonifica - si stava consumando una possibile strage canina.
«Questo cucciolo me lo porto a casa»
Sulla strada a ridosso del canale delle Acque Medie si è assiepato un centinaio di persone ad osservare «una cosa mai vista in tanti anni». Dentro il canile, ricavato dietro un’area industriale dismessa, ci sono i trecento cani ed una cinquantina di persone ( adulti e giovani) che si alternano nei salvataggi e che raggiungono il canile a bordo di trattori o furgoni -gli unici mezzi che non rischiano di rimanere bloccati - per dare una mano a salvare gli animali. «Non ce ne andremo da qui, i cani rischiano di morire, rimarremo tutto il tempo necessario per salvarli», dice un volontario armato di stivali e k-way mentre alcuni animali già viaggiano verso la clinica per animali «Pacifico» a pochi chilometri dal canile alluvionato. Tanti stanno arrivando da Latina dopo aver saputo quanto stava accadendo: è il caso di Bruno, che sale sul trattore e, senza perdere tempo, ritorna dopo una ventina di minuti con un meticcio nero in braccio: «Ce lo portiamo a casa…». Si fa buio, l’acqua non scende, ma per fortuna non piove più.
Le altre emergenze nel pontino
L’sos per i 300 cani ha rappresentato una delle tante emergenze di una giornata al cardiopalma in provincia di Latina a causa delle forti piogge. Problemi si sono registrati nel capoluogo, ma anche ad Aprilia e Cisterna. In particolare a Latina i canali di bonifica, per la mancata manutenzione, sono tracimati allagando le campagne. In periferia alcune scuole sono rimaste allagate, un asilo allo Scalo non ha potuto ricevere i bambini per la strada impraticabile, mentre un centro commerciale in città è stato evacuato dopo che il parcheggio sotterraneo si è riempito d’acqua invadendo parte dei negozi. Una porzione della via Pontina, nei pressi dell’ospedale Icot, è stata oggetto di uno smottamento. Scantinati allagati, traffico in tilt in nel capoluogo: lavoro incessante per tutti gli uomini ed i mezzi impegnati negli inteventi. Tra le criticità maggiori del sud pontino vi è quella registrata al Lago di Fondi, dove hanno ceduto gli argini in due punti a causa del repentino innalzamento del livello di acqua. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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QUOTIDIANO.NET
7 NOVEMBRE 2014
 
Cani, caprette e maialini muoiono annegati sull'Appia Antica

 
Roma. L'esondazione del fiume Almone ha provocato la morte di molti animali e ingenti danni in alcune proprietà private dell'area
Roma, 7 novembre 2014 - Animali morti, tra i quali diversi cani, caprette, maialini. Un allagamento di oltre un metro nella parte dei cavalli. Carrozze distrutte. E danni ingenti anche nella parte dedicata alla vendita delle auto usate. Questa la situazione, a Roma, di alcune proprietà nel tratto di Appia Antica tra porta San Sebastiano e la via Ardeatina a causa dall'esondazione del fiume Almone. Il ruscello, in particolare, a causa delle pioggie di ieri e di questa notte ha rotto gli argini e invaso due proprietà, un'abitazione e una grande proprietà privata dedicata alla vendita di auto usate ma soprattutto all'allevamento di animali vari e cavalli a fini di spettacoli equestri, 'I cavalieri del Quo vadis'. Se la situazione in strada sembra sotto controllo, i danni alle attività commerciali di questa proprietà, non ancora quantificati, sembrano ingenti, con la zona agricola completamente allagata, così quella dei cavalli e dei cani, alcuni dei quali morti affogati nelle loro gabbie.
"Non è la prima volta che succede - ha raccontato il proprietario, Salvatore Bonanno - a causa dell'alluvione del 2008 abbiamo avuto 2 milioni di danni. Ora ci risiamo, ma la colpa non è mai di nessuno. Io però sono 20 anni che mando esposti ai vari Municipi e alle Istituzioni locali. Qui è parco e non si può fare nulla, tutti mi rispondono che è colpa di una calamità naturale. Ma la verità è che nessuno ha fatto le pulizie agli argini dell'Almone per anni, né manutenzione dei ponticelli che fanno da tappo e poi esplodono. In questi anni ho sentito tante belle parole ma non ho visto alcun fatto. Ero un imperatore ora sono un poveraccio. Me ne andrò a pulire vetri al semaforo". 
 
NEL CUORE.ORG
7 NOVEMBRE 2014
 
ROMA, ANIMALI MORTI E DANNI PER L'ESONDAZIONE DELL'ALMONE
Cani, caprette e maiali travolti dall'acqua
 
Animali morti, tra i quali diversi cani, caprette, maialini. Un allagamento di oltre un metro nella parte dei cavalli. Carrozze distrutte. E danni ingenti anche nella parte dedicata alla vendita delle auto usate. Questa la situazione, a Roma, di alcune proprieta' nel tratto di Appia Antica tra porta San Sebastiano e la via Ardeatina a causa dall'esondazione del fiume Almone. Il ruscello, in particolare, a causa delle pioggie di ieri e di questa notte ha rotto gli argini e invaso due proprieta', un abitazione e una grande proprieta' privata dedicata alla vendita di auto usate ma soprattutto all'allevamento di animali vari e cavalli a fini di spettacoli equestri, 'I cavalieri del Quo vadis'. Se la situazione in strada sembra sotto controllo, i danni alle attivita' commerciali di questa proprieta', non ancora quantificati, sembrano ingenti, con la zona agricola completamente allagata, cosi' quella dei cavalli e dei cani, alcuni dei quali morti affogati nelle loro gabbie. "Non e' la prima volta che succede- ha raccontato il proprietario, Salvatore Bonanno- a causa dell'alluvione del 2008 abbiamo avuto 2 milioni di danni. Ora ci risiamo, ma la colpa non e' mai di nessuno. Io pero' sono 20 anni che mando esposti ai vari Municipi e alle Istituzioni locali. Qui e' parco e non si puo' fare nulla, tutti mi rispondono che e' colpa di una calamita' naturale. Ma la verita' e' che nessuno ha fatto le pulizie agli argini dell'Almone per anni, ne' manutenzione dei ponticelli che fanno da tappo e poi esplodono. In questi anni ho sentito tante belle parole ma non ho visto alcun fatto. Ero un imperatore ora sono un poveraccio. Me ne andro' a pulire vetri al semaforo".
 
LA STAMPA.IT
7 NOVEMBRE 2014
 
Cani e galline annegati a Roma, fattoria allagata
 
L’ondata di maltempo che ha colpito la Capitale non ha risparmiato gli animali. Cani e galline sarebbero annegati in seguito all’esondazione dell’Almone. «Secondo quanto risulta all’Aidaa - riferisce il presidente dell’associazione Lorenzo Croce all’Adnkronos - sono morti due cani che non sarebbero riusciti a uscire dal recinto in cui si trovavano e diverse galline». «Sarebbero invece stati messi in salvo i cavalli ma - precisa - le verifiche sono ancora in corso».
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
7 NOVEMBRE 2014
 
PONY MALNUTRITO E IN PESSIME CONDIZIONI IGIENICHE, UNA DENUNCIA
Intervento dei carabinieri a Rocca d'Evandro (CE)
 
Allevava un pony in pessime condizioni igieniche e di malnutrizione nel giardino attiguo alla sua abitazione. Un 49 enne di Rocca d'Evandro (Caserta), e' stato denunciato dai carabinieri per maltrattamento ed abbandono di animali e violazione della legge sull' Anagrafe Equina. I militari sono intervenuti insieme alle guardie venatorie dell' ENPA. di Caserta. Il piccolo cavallo, di razza "Pony Shetland", era legato ad un' inferriata con una catena di 5 metri ed era privo di microchip. Ai carabinieri ed alle guardie venatorie e' apparso malnutrito e tenuto in una cattiva situazione igienica. Il cavallo e' stato sequestrato ed e' stato affidato in custodia giudiziale ad una struttura casertana specializzata nel ricovero di animali.
 
GEA PRESS
7 NOVEMBRE 2014
 
Lucca – E’ morta la tartaruga tagliata con la lama
 
Niente da fare per la tartaruga trovata a Lucca nei giorni scorsi.
La notizia,diffusa dall’ANPANA cittadina, riferiva di un animale trovato in un cassonetto dell’immondizia e probabilmente seviziato con una lama. Ad accorgersi della povera tartaruga erano stati alcuni ragazzi che avevano provveduto a consegnarla ai genitori. Da qui la chiamata per l’ANPANA che si era attivata per i soccorsi.
Stante quanto ora riportato dalla stessa ANPANA la tartaruga non è sopravvissuta. Le lesioni, molto profonde, avevano causato gravi danni interni. Tra questi, quelli segnalati ai polmoni.
Chissà chi l’aveva posseduta.  Sevizie, oppure incidente, di certo chi l’ha deposta nel cassonetto, non si era creato molti problemi di coscienza.
 
L’ECO DI BERGAMO
7 NOVEMBRE 2014
 
Mette un collare elettrico al cane
Denunciato cacciatore di Zanica
 
Prov. Di Bergamo. Per addestrare il suo cane da caccia, una femmina di razza Setter, utilizzava un collare elettrico capace di trasmettere all’animale una scossa, attraverso gli impulsi comandati a distanza con una trasmittente. Per questo F. G. L., cacciatore sessantenne di Zanica, ha rimediato una denuncia a piede libero da parte dei carabinieri dell’aliquota radiomobile della compagnia di Cassano d’Adda. Sull’utilizzo di questi dispositivi le normative non sono troppo chiare: è lecito comprarli, ma il loro utilizzo è stato spesso sanzionato.
Il fatto in questione risale a sabato 1 novembre. Secondo quanto ricostruito dai militari, il sessantenne di Zanica si trovava a caccia nelle campagne di Pozzuolo Martesana, in provincia di Milano, con il suo cane, un Setter femmina di cinque anni dal pelo bianco e arancio. Il cane si era allontanato dal suo padrone ed è stato notato da un veterinario di Inzago, che passava per caso con la sua automobile. Il medico si è fermato, incuriosito dalla presenza dell’animale. Si è avvicinato e ha notato che il Setter aveva al collo un collare elettrico, dispositivo generalmente utilizzato per l’addestramento dei cani, capace di inviare scosse tramite elettrodi in metallo.
Alcuni modelli di collari elettrici includono anche un tono o una vibrazione, in alternativa o in combinazione con lo choc elettrico. Altri includono funzionalità di localizzazione sonora o gps. Vengono utilizzati per la correzione di comportamenti sgraditi o dannosi, l’addestramento all’obbedienza.
 
SANREMO NEWS
7 NOVEMBRE 2014
 
Sanremo (IM): cane chiuso per ore in una macchina in via Goethe, intervento dei Vigili del Fuoco, Polizia Municipale e Asl veterinaria
 
Il cane è stato liberato intorno alle 15 dai Vigili del Fuoco che hanno provveduto ad aprire la macchina. Sul posto presente anche la Polizia Municipale e la sezione veterinaria dell'Asl.
Brutta avventura per un cane meticcio chiuso da ieri sera in una Fiat 600 all'altezza di via Goethe 441 a Sanremo. Il cane è stato liberato intorno alle 15 dai Vigili del Fuoco che hanno provveduto ad aprire la macchina. Sul posto è intervenuta anche la Polizia Municipale e la sezione veterinaria dell'Asl.
A dare l'allarme è stato un residente che ha così posto fine alle terribile attesa dell'amico a 4 zampe. Una vicenda che poteva finire peggio, per fortuna la macchina non era totalmente chiusa: una fessura aperta del finestrino ha consentito al piccolo di 'respirare'.
FOTO
 
GEA PRESS
7 NOVEMBRE 2014
 
La Spezia – Di nuovo nei guai la tartaruga Elica

 
“Elica” è una femmina di tartaruga marina appartenente alla specie “Caretta caretta”. Venne così chiamata a seguito del primo incidente che l’aveva colpita nell’estate del 2013. Profonde ferite causate dall’elica di un motoscafo mentre nuovata la largo di Livorno. Allora, ad occuparsi di lei, fu l’acquario di Genova.
Questa volta la povera tartaruga, resa riconoscibile grazie alla marca apposta nella pinna natatoria, è andata a battere contro gli scogli a seguito di una mareggiata. Ad avviarla a nuove cure, è ora intervenuto il Corpo Forestale dello Stato della Spezia e la Capitaneria di Porto.
Si tratta, ricorda il Corpo Forestale dello Stato, di una specie tutelata dalla Convenzione di Washington.
Alcuni studi hanno dimostrato come le piccole femmine di tartaruga, appena nate, sono capaci di immagazzinare le coordinate terrestri del nido, grazie al magnetismo, ai feromoni e ad altre caratteristiche ambientali, che permettono loro un imprinting della zona natia e di andare a nidificare nello stesso posto in cui sono nate.
Solo una minima parte dei nati riesce, però, a sopravvivere alle difficoltà ambientali e ai predatori, sino a raggiungere l’età adulta e a dare vita ad un nuovo ciclo riproduttivo. E’ probabilmente per tale motivo che i piccoli di tartaruga vengano tenuti dai genitori il più possibile nascosti, anche se non è ancora noto ai biologi dove.
 
GEA PRESS
7 NOVEMBRE 2014
 
Toscana, caccia – Per la LIPU sarebbe in atto un tiro al bersaglio sui rapaci
Gli ambientalisti: situazione venatoria come nel film di Fantozzi e normativa smantellata

 
Ad ogni stagione di caccia, denuncia la LIPU, si ripete la strage di rapaci sui cieli della Toscana. Un massacro invisibile, di cui pochi sanno e di cui, evidentemente per ordini “superiori”, nessuno si deve occupare.
I rapaci dei quali la LIPU denuncia l’abbattimento, sono quelli ricoverati nel solo Centro Recupero Uccelli Marini e Acquatici della LIPU di Livorno. Tra questi sei falchi pellegrini feriti da colpi di arma da fuoco. Per alcuni di loro non c’è stato e non ci sarà lieto fine.
Secondo la LIPU i rapaci verrebbero centrati perché “disturbano” i richiami vivi nella caccia al colombaccio. Abbattuti nonostante siano specie particolarmente protetta e la loro cattura o uccisione sia punita penalmente.  Come al solito, il “picco” dei ricoveri coincide con quello della migrazione di tordi e colombacci e con le sparatorie domenicali sulle nostre colline e non riguarda solo falchi pellegrini;  sono stati ricoverati anche cinque gheppi, quattro poiane e quattro sparvieri e praticamente tutto quel che ha l’ardire di volare.
Diciannove rapaci soccorsi e portati al Centro Recupero in un mese significano decine e decine morti, abbandonati a marcire nelle nostre campagne.
“Qualcuno dirà che chi fa queste cose non è un “vero cacciatore” – riporta la LIPU nel suo comunicato – Facilmente confutabile. Ma chi, mentre è a caccia, queste cose le vede  e non denuncia, cos’è? Indiscutibilmente un pessimo cittadino;  un complice nella commissione di un reato. Possibile che la giustizia scatti solo se qualcuno spara agli Ibisi eremita, come lo scorso anno, rimediando al nostro Paese una figura meschina su scala mondiale e alla Toscana un posto d’onore nei servizi di Striscia la Notizia?”.
Al vetriolo il commento sulla situazione venatoria italiana che, a detta sempre della LIPU di Livorno, sarebbe rimasta ancorata a scene simili a quelle del famoso film di Fantozzi, con molto di ”tragico” e assai poco di “comico”.
La denuncia della LIPU colpisce anche l’assetto normativo che sarebbe stato smantellato a livello regionale.
“E’ stato ripristinato il nomadismo venatorio – denuncia la LIPU – sono state rese cacciabili specie protette introducendo “deroghe”, è stata reintrodotta la caccia per cinque giorni alla settimana (invece di tre) chiamandola “fruizione continuativa” e persino la caccia in primavera rinominandola “abbattimento selettivo” o “addestramento cani con sparo”.  Per la LIPU si tratterebbe di un “bell’esercizio di ipocrisia lessicale. Una regalia continua che porta alla situazione attuale, alla sicurezza dell’impunità,  ai sei pellegrini riempiti di piombo“.
A Malta, dove bracconaggio e malcostume venatorio sono un problema sociale, per porre un freno agli abbattimenti di rapaci e cicogne hanno interrotto per un mese la stagione venatoria. Ha funzionato, ovviamente. “In Toscana – si chiede la LIPU – cosa vogliamo fare? Continuare a far finta di nulla e raccontare che la caccia in Toscana è “eco-compatibile”? Oppure puntare sul turismo venatorio “attirando” i bracconieri delusi da Malta o dal Libano, visto che anche persino in quei paesi qualcosa in positivo si sta muovendo?”
Giorni fa il Corpo Forestale dello Stato, commentando l’abbattimento di una Poiana nel cecinese, ha fatto giustamente “appello al buon senso dei cacciatori”. Una specie di “suvvia smettetela, per favore”. Crediamo che questo renda perfettamente idea dello stato attuale delle cose.
 
NEL CUORE.ORG
7 NOVEMBRE 2014
 
UMBRIA, SCOPERTI IN CENTRO IPPICO 8MILA MQ DI STRUTTURE ABUSIVE
L'intervento del corpo forestale dello Stato
 
E' considerato dagli investigatori in gran parte abusivo, in quanto realizzato senza le autorizzazioni previste dalla legge, un centro ippico scoperto dalla forestale al confine tra Guardea e Alviano. Due le persone denunciate per la violazione del testo unico in materia edilizia e della normativa regionale. Il centro sorge in un'azienda agricola che organizza eventi e manifestazioni legati agli sport equestri. In base a quanto accertato dagli agenti di Terni e Montecchio, in collaborazione con la polizia municipale di Guardea e gli uffici tecnici dei Comuni interessati, di recente l'azienda avrebbe realizzato abusivamente una serie di infrastrutture, tra le quali diverse costruzioni, alcune con strutture portanti in metallo e rivestimento in pvc ed altre in muratura, per una superficie totale di oltre ottomila metri quadrati coperti. Tra queste c'e' in particolare, nel comune di Alviano, la copertura di un intero campo di equitazione per gare di salto ad ostacoli dalle dimensioni di quasi cinquemila metri quadrati ed una altezza di oltre 16 metri, visibile da alcuni chilometri di distanza. Inoltre sono stati realizzati altri vari manufatti (adibiti ad esempio ad uso ufficio, sala video e selleria, uso cucina e sala ristoro) e una pista che si sviluppa per circa 210 metri. Nel comune di Guardea le opere abusive accertate - sempre in base a quanto riferito - consistono invece in 390 box per il ricovero dei cavalli, varie strutture in muratura adibite a servizi igienici, di ristorazione e ricettive, ed un campo di equitazione coperto con struttura portante in acciaio e copertura in pvc, delle dimensioni di 1.600 metri quadri, alto 12 metri, utilizzato come area di preriscaldamento degli animali prima delle gare equestri. Le opere di Alviano sono state realizzate a poche centinaia di metri dall'Oasi naturalistica, zona protetta e classificata da poco tempo come zona speciale di conservazione dall'Ue, in un'area sottoposta a vincolo idrogeologico e classificata a rischio sismico. Il sindaco di Guardea ha infine emesso una ordinanza di divieto d'accesso alle strutture per garantire la pubblica incolumita' vista l'assenza di autorizzazione sismica.
 
MODENA TODAY
7 NOVEMBRE 2014
 
Circhi, il Tar boccia il Comune e riammette gli animali esotici
La preoccupazione dell'assessore Guerzoni dopo la sospensione della norma nel regolamento comunale: "Recepiamo la decisione ma il nostro era un regolamento di tutela". L'area attrezzata rimane in via Divisione Acqui
 
"Recepiamo la decisione del Tar a favore del circo Millennium ma non posso nascondere la mia profonda preoccupazione per le conseguenze che questa sentenza avrà su un regolamento che da molti anni era una garanzia in tema di utilizzo degli animali nel Comune di Modena". Lo afferma l'assessore all'Ambiente Giulio Guerzoni commentando la sentenza del Tribunale amministrativo regionale che nei giorni scorsi ha accolto la richiesta di sospensiva proposta dal circo Millennium contro l'implicito divieto di attendamento del circo stesso, contenuto nel regolamento comunale, a causa della presenza di animali esotici.
Il Comune di Modena è stato uno dei primi a preoccuparsi di benessere animale, risale infatti a circa vent’anni fa la normativa che prescrive le condizioni per il mantenimento degli animali, a tutela del loro benessere, e prevede il divieto di infliggere loro sofferenze per fare spettacolo a beneficio del divertimento delle persone. La proibizione di impiegare animali selvatici per lo spettacolo e quindi per l’attività circense ha impedito di fatto, finora, ai circhi con animali esotici al seguito di fermarsi nella città di Modena.
La controversia attuale con il circo Millennium è l’ultima di una serie di contenziosi sfociati in decisioni provvisorie del Tar finora sempre favorevoli al Comune, in attesa del giudizio di merito. Giudizio che però è già arrivato per regolamenti analoghi dei Comuni di Bologna e Ferrara che il Tar ha ritenuto illegittimi motivando la decisione con il fatto che l’attività circense è prevista e incentivata da una legge nazionale del 1968 e che i Comuni, avendo competenze solo in materia igienico-sanitaria, non possono interferire con le attività del circo. Sulla base di questi precedenti il Tar ha quindi accolto la richiesta del circo Millennium di sospendere gli articoli del regolamento modenese che vietavano l’impiego di animali esotici negli spettacoli. Rimangono però in vigore tutte le norme che tutelano il benessere degli animali, “e di questo noi continuiamo a occuparci” ha ribadito l’assessore Guerzoni confermando che il Comune mette a disposizione dei circhi l’area attrezzata di via Divisione Acqui che comprende circa 1.500 metri quadrati di sterrato naturale da destinare agli animali “per poterli mantenere nelle condizioni migliori possibili, secondo una regola di sensibilità nei confronti degli animali che in questa città è ormai consolidata”. Guerzoni ha poi ricordato che, sollecitati dal Comune, i parlamentari modenesi hanno presentato al Governo la richiesta di mettere mano a una nuova legge nazionale che indichi con chiarezza diritti e doveri dei circhi e degli spettacoli ambulanti, per la quale però i tempi si preannunciano lunghi. “Auspico comunque – conclude l’assessore - che la legge che verrà preveda una tutela forte degli animali.
 
NEL CUORE.ORG
7 NOVEMBRE 2014
 
CACCIA, LIPU: BANDIRE IL PIOMBO DALL'ATTIVITA' VENATORIA
Mamone Capria scrive al ministro Galletti
 
Bandire il piombo dall'attività venatoria, evitando così danni alla fauna selvatica, all'ambiente e alla salute umana. È la richiesta che il presidente Lipu-BirdLife Italia Fulvio Mamone Capria rivolge oggi in una lettera inviata al ministro dell'Ambiente Gianluca Galletti con riferimento al negoziato che si sta svolgendo a Quito, in Ecuador, nell'Ambito della Cop 11 della Convenzione sulle specie migratrici.«Seguiamo con grande attenzione e speranza gli sviluppi del negoziato – scrive il presidente Lipu - L'intera comunità scientifica ha ormai sciolto ogni dubbio circa la pericolosità del piombo, che continua a essere diffuso sul territorio per via delle munizioni utilizzate durante la caccia. Gli stessi documenti scientifici preparatori alla Cop 11 attestano in modo inequivocabile i rischi connessi a tale pratica.«Chi ha a cuore il benessere della comunità umana e della biodiversità – prosegue Mamone Capria - si augura dunque che il Governo italiano sappia cogliere la storica opportunità fornita dalla Cop 11, decidendo di porre fine al fenomeno della diffusione del piombo che, non a caso, risulta già bandito da importanti filiere industriali quali ad esempio quella dei carburanti.«Chiediamo dunque al ministro Galletti – conclude il presidente Lipu – di trasmettere con urgenza alla delegazione italiana presente a Quito l'indicazione di vietare l'utilizzo del piombo nel munizionamento venatorio. Sarebbe un atto di saggezza e responsabilità, richiesto a gran voce dalla comunità scientifica, sanitaria e naturalistica e ormai non più rimandabile».
 
LA NAZIONE
7 NOVEMBRE 2014
 
Bare per cani e gatti in vendita nel negozio di animali: "Vi auguro che servano il più tardi possibile"
Un articolo certamente non comune quello di Pet Market. Il titolare: "Siamo i primi ad averle"
 
di Cecilia Morello
 
Livorno, 7 novembre 2014 - “Vi auguro che vi serva il più tardi possibile ma prima o poi vi occorrà e noi le abbiamo”. Prima furono i cappottini con la pelliccia finta, poi le borsette per portare ovunque i propri amici a quattro zampe. Ora arrivano anche le bare, in vero legno, personalizzabili, con o senza velluto all'interno, da quella maxi per i cani di grande taglia a quelle medie per i gatti e perfino piccolissime per roditori o uccellini.
“Un mercato destinato ad esplodere”. Ne è convinto Giacomo Giglioli, titolare insieme al padre del Pet Market di Livorno, che ha scovato le prime bare di legno in una fiera in Germania e ha deciso di ordinarle. Da due settimane a questa parte fanno bella mostra in vetrina nel negozio per animali livornese e si tratata di una novità per la città ma anche, assicura Giglioli, per tutto il Paese. “Siamo i primi ad averle”. Nessuno per ora ne ha acquistata una ma il cartello esposto ricorda a clienti e curiosi proprietari di animali che “sicuramente prima o poi vi servirà”.
Non è la prima volta che il Pet Market investe in questo settore: una realtà nata nel 1955 in via Buontalenti e che da allora non so è più fermata, allargando sempre più i propri orizzonti (e gli spazi) per offrire tutto ciò che serve curare i nostri animali. E adesso, perchè no, anche per dar loro una degna sepoltura. “Diversi anni fa vendevamo bare di cartone destinate ai forni crematori. Negli anni gli animali sono diventati sempre più membri della famiglia, considerati come persone. E gli accessori si sono evoluti di conseguenza”. “Inizialmente non le avevamo messe in vetrina – aggiunge Ugo Giglioli -, un po' anche per scaramanzia. Ma se nessuno sa che esistono è difficile anche che le chiedano. E' anche un modo per spiegare alle persone cosa possono fare una volta che il loro amico se n'è andato, che seppellirli in terra o gettarli in un cassonetto non è la cosa giusta”.
Una bara maxi, per molossoidi, costa 256 euro. E' possibile averla in legno chiaro o scuro, con la fodera di velluto all'interno o senza. E magari un domani sarà anche personalizzabile. In attesa che anche a Livorno ci sia la possibilità di seppellire i propri fidi amici in un cimitero ad hoc. “Ad oggi per avere l'urna con le ceneri con una foto è necessario andare a Pisa e spendere 400 euro. Quando verrà realizzato un cimitero per animali anche a Livorno le vendite delle bare, sono sicuro, schizzeranno alle stelle”.
In realtà Livorno aveva detto sì alla realizzazione di un cimitero per gli animali. Avrebbe dovuto essere realizzato a Vallin Buio, all'interno del canile municipale; lo scorso dicembre, quindi quasi un anno fa, venne annunciato anche il bando, poi non se ne è saputo più nulla. Tutto arenato? La struttura del canile allora doveva ancora essere completata: mancavano infissi e pavimenti, i box erano già stati realizzati ma, senza alcun controllo, già danneggiati e segnati dal tempo e dall'incuria.
L'ultimo documento ufficiale risale proprio al dicembre 2013: uno studio tecnico che quantifica in 430mila euro il costo dei lavori per completarne il primo lotto e renderlo agibile, lavori che “il Comune ha concrete possibilità di fare con risorse proprie”, per poi assegnarlo successivamente ad un privato chiedendo ulteriori interventi (altri 80 box), tra cui anche il cimitero per animali. Dopodichè il canile è sparito dagli atti ufficiali e non compare neanche nel piano delle opere triennali.
FOTO
 
GREN STYLE
7 NOVEMBRE 2014
 
Chihuahua e barboncini, strage in Giappone
 
Un’incredibile ritrovamento quello avvenuto in Giappone, presso la zona della prefettura nordorientale di Tochigi: 70 tra Chihuahua e Barboncini uccisi brutalmente e lanciati nel greto di un fiume. Un atto di violenza sugli animali drammatico per una vicenda dai contorni macabri, che sta scuotendo gli animi dei giapponesi, sempre molto tranquilli e riservati. A fare la strana scoperta è stata la polizia, che ha specificato di aver trovato 40 carcasse di cane nella parte orientale del paese, mentre 30 cadaveri a 20 km di distanza dalla prima. Gli animali, in prevalenza di taglia piccola e quasi tutti da compagnia, sono stati scoperti all’interno del letto di un fiume. Le forze dell’ordine stanno indagando su questo terribile caso di violenza, mentre la testata Jiji Press sostiene l’ipotesi che a capo del fatto ci sia un allevatore senza cuore. Probabile l’uomo abbia voluto liberarsi dei cani, ma questa è solo una teoria non confermata dalle forze dell’ordine. Un’altra ipotesi riguarda le azioni di un’agenzia di pompe funebri per animali: la polizia nutrirebbe qualche sospetto a riguardo anche rafforzato dalle condizioni dei corpi. I corpi sono in condizione pessima di decomposizione. La Polizia sta indagando sui due luoghi del ritrovamento. Per ora le autorità preferiscono mantenere il massimo riserbo sulla questione, sottolineando che le strade battute sono tante. Di certo i corpicini martoriati e abbandonati rimarcano una condizione di incuria e di crudeltà.
La scelta di un cane di taglia piccola spesso asseconda una richiesta forsennata, dettata da mode e stagioni e guidata da allevatori quasi sempre illegali. Non tutti i cani finiscono in famiglia o in una nuova casa, molti vengono portati al canile oppure abbandonati. Una vecchia indagine condotta dal Mirror aveva posto in evidenza il triste epilogo di queste vite, spesso recluse in un canile in attesa della soppressione finale. Ma la vicenda legata al ritrovamento dei 70 corpi di cani è ancora avvolta da una fitte coltre di nebbia, nell’attesa che si diradi presto in favore del colpevole.
 
GEA PRESS
7 NOVEMBRE 2014
 
India – La fine degli orsi giocolieri: mutilati per aumentare le prestazioni sessuali
 
Rischiano grosso gli orsi giocolieri dello stato indiano del Madhya Pradesh.
Stanto quanto riportato dalle autorità locali, vere e proprie bande di bracconieri  si sarebbero specializzate nella caccia dell’Orso labiato (Melursus ursinus). Il povero animale è cacciato per il prelievo dei suoi organi genitali e della cistifellea. L’uso è quello richiesto dalla medicina tradizionale cinese. Gli organi genitali servirebbero ad aumentare le prestazioni sessuali, mentre la bile è impiegata nella cura di numerose patologie, come i calcoli biliari ed i disturbi del miocardio.
Sarebbero stati uccisi proprio per questi scopi, gli orsi che la scorsa primavera sono stati trovati orrendamente mutilati.
Secondo recenti stime nell’India centrale rimarrebbero non più di 15.000 orsi. Il pricipale pericolo consiste nella distruzione dell’habitat e nella persecuzione diretta.
La decisione di costitituire una squadra di Rangers specializzata nella ricerca dei bracconieri, fa ora ben sperare. Quanto affligge l’orso labitato rimane troppo spesso ai margini delle cronache, molto più interessate ai problemi che assillano la ben più famosa tigre del bengala. Proprio nei pressi di una Riserva dedicata alla sua protezione, operano però i bracconieri di orsi.
I cacciatori di frodo specializzati in queste catture, hanno così avuto tutto il tempo di organizzarsi in quello che si sospetta essere una rete ben ramificata che gode di valide coperture ed appoggi all’estero.
 
LA ZAMPA.IT
7 NOVEMBRE 2014
 
Cucciola di lontra marina orfana impara a nuotare
 
Quando l’hanno trovata sulle coste Californiane aveva solo cinque settimane di vita. Rimasta orfana e fisicamente provata, la cucciola di lontra di mare, chiamata Pup 861, ora è nelle mani e cure degli esperti del Sheed Acquarium. Le sue condizioni erano davvero gravi, ma poco per volta si sta riprendendo e i veterinari della struttura sono convinti di poterla poi rimettere nel suo habitat naturale. In questo video Pup 861 impara a nuotare.
VIDEO
 
GEA PRESS
7 NOVEMBRE 2014
 
Camerun – Senza sosta i sequestri di teschi
 
Ancora sequestri di teschi di grandi scimmie in Camerun. Un fenomeno purtroppo comune anche per altri paesi del Golfo di Guinea.
Ad annunciare il nuovo intervento di polizia è ancora una volta l’ONG LAGA  (Last Great Ape Organization), molto attiva in Camerun nella repressione di tali reati.
In questo caso si tratta di tre teschi  di Gorilla. Un trafficante è stato tratto in arresto.
A caratterizzare tale particolare forma di bracconaggio, è la tipologia delle prede. Si tratta, molto spesso, di parti anatomiche di scimpanzè e gorilla. Teschi, ma anche zampe e mani mummificate. Un fiorente mercato internazionale richiede ancora questi reperti. Un fenomeno che sembra andare di pari passo con quello del consumo locale di carne.
A rischiare, però, non sono solo le popolazioni locali di grandi scimmie, ma anche chi viene in contatto con la loro carne. Gorilla e scimpanzè sono infatti stati indicati come possibile fonte di contaggio del virus dell’ebola.
 
GEA PRESS
7 NOVEMBRE 2014
 
Uccellagione – Il “peso” di Malta. Oltre 7000 impianti autorizzati

 
Nonostante la lettera di diffida inviata dalla Commissione Europea, è iniziata a Malta la cattura di piccoli uccelli canori. Il Governo, stante quanto comunicato dal CABS, avrebbe autorizzato ben 7018 impianti di cattura. Una tradizione venatoria che era stata vietata negli ultimi anni ma ancora molto sentita.
Secondo la Commissione Europea, Malta violerebbe ora la Direttiva Europea di settore. Il meccanismo utilizzato dalle autorità locali per consentire tale forma di caccia, è quello delle deroghe, molto in uso anche in altri paesi e tra questi l’Italia.
Va inoltre rilevato come in coincidenza con l’apertura degli impianti maltesi si sono registrati due grossi sequestri di fringillidi provenienti dall’Italia. In entrambi i casi colpiva la presenza dei Frosoni (a destra nella foto), il cui uso in attività di uccellagione è molto richiesto a Malta.
I volontari del CABS stanno ora monitorando l’attività degli impianti di cattura con il fine di relazione il tutto alle autorità europee.
 
GEA PRESS
7 NOVEMBRE 2014
 
Cambogia – Piccolo orsetto della luna, posto sotto sequestro

 
Un orsetto destinato, molto probabilmente, a finire in una fattoria della bile. Si tratta dei noti allevamenti, purtroppo ancora diffusi nel sud est asiatico, dove viene ricavata la secrezione della cistifellea degli orsi, utilizzata nella medicina tradizionale orientale.
La segnalazione pervenuta alla polizia di Tatai, in Cambogia, è stata gestita assieme agli esperti del Wildlife Alliace, una ONG americana molto attiva nel sud est asiatico ed in Cambogia in particolare. Il segnalante riferiva del piccolo orso tenuto all’interno di un contenitore nascosto in un villaggio a circa 70 chilometri a nord della città di Koh Kong.
Quando i rangers sono arrivati, hanno circondato la casa chiedendo al proprietario il permesso di controllare la sua abitazione. L’uomo ha subito accettato ma nessun  cucciolo di orso è stato però trovato. I rangers si sono  così diretti in una vicina  capanna, all’interno della quale è stato trovato un contenitore di colore blu contenente il piccolo cucciolo di orso. Secondo gli esperti di Wildlife Alliance non aveva  più di sei mesi di vita. Purtroppo, il proprietario della capanna è risultato irrintracciabile. L’orso è stato preso in consegna e trasferito al Phnom Tamao Wildlife Rescue Center.
L’appello di Wildlife Allince è ora di contribuire con  una donazione alle spese che deve sostenere il Centro di Recupero.
 
LA ZAMPA.IT
7 NOVEMBRE 2014
 
Avvistato un lupo grigio nel Grand Canyon, è il primo esemplare dal 1940
L’animale è stato visto più volte al North Rim
 
Un lupo grigio che passeggiava nel Grand Canyon. È l’avvistamento eccezionale fatto più volte questo mese al North Rim, il bordo nord della profonda e immensa gola dell’Arizona. Un incontro davvero unico, visto che l’animale potrebbe essere il primo della sua specie a passeggiare nella zona dal 1940. Secondo il Center for Biological Diversity, il lupo, che indossa un collare radiofonico inattivo, è stato avvistato da diverse persone che hanno anche scattato delle foto. I funzionari del US Fish and Wildlife Service (FWS) stanno ora cercando di verificare se l’animale sia in realtà un lupo o un ibrido di cane-lupo, attraverso la raccolta di un campione di feci. «Siamo entusiasti», ha detto al Washington Post Michael Robinson, spiegando che dalle foto non sembra trattarsi di un ibrido per via della curvatura della coda, del muso e delle orecchie. Ma la possibilità non può essere esclusa fino a quando non sarà eseguito un test genetico. Nel frattempo i visitatori sono stati avvertiti della presenza nella zona di un lupo che potrebbe far parte della popolazione settentrionale delle Montagne Rocciose, quindi protetto ai sensi della Endangered Species Act. Un tempo il lupo grigio era il predatore più presente negli Stati Uniti, spiega Live Science. Ma a lungo cacciato dagli esseri umani, è progressivamente scomparso. La specie è stata quindi inserita tra le specie protette ai sensi della Endangered Species Act nel 1970 e gli sforzi di conservazione e i programmi di reintroduzione nella regione dei Grandi Laghi e intorno alle Montagne Rocciose stanno dando i loro frutti. Ora si stima che negli Usa ce ne siano cinquemila, tra i 7.700 e 11.000 in Alaska. Per persone come Robinson, il recente avvistamento del lupo grigio potrebbe essere un segnale che la popolazione sta tornando nella regione North Rim del Grand Canyon.  
 
AVVENIRE
7 NOVEMBRE 2014
 
Perché l’uomo deve evitare sofferenze agli animali
 
Michele Aramini
 
Oggi il rispetto per gli animali è un dato acquisito. Si vanno diffondendo anche tendenze radicali che propongono – in qualche caso vorrebbero imporre – un vegetarianesimo totale e perciò anche un divieto di usare gli animali per qualunque sperimentazione. Si pone perciò la questione etica dell’utilizzabilità degli animali da parte dell’uomo per fini alimentari, per fini di ricerca o altro.
La riflessione etica sugli animali non è una novità assoluta. Infatti già Tommaso d’Aquino e Kant hanno affermato che l’uomo non deve distruggere il bello della natura né tormentare gli animali, perché altrimenti «resta attutita in lui una disposizione naturale molto giovevole alla sua moralità nei rapporti con i suoi simili». Tale fondazione del rispetto per gli animali è insufficiente in quanto essi sono considerati solo come strumento di educazione morale dell’uomo. Una base più adeguata per questa responsabilità non pensa agli animali solo come mezzi di educazione dell’uomo, ma deve partire dal rispetto morale dell’uomo verso se stesso. Come argomenta Eberhard Schockenhoff, teologo morale tedesco, «il principio secondo cui bisogna aver riguardo della vita degli animali e della loro sensibilità per amor loro, e che non bisogna quindi farli soffrire, perché si tratta delle loro sofferenze non solo è perfettamente conciliabile con il principio razionale dell’etica, ma è anche da questo richiesto».
Se possiamo ragionevolmente presumere che gli animali soffrono allora è esigenza morale primaria per l’uomo quella di non infliggere loro inutili sofferenze. A proposito del dolore degli animali la questione di maggior rilievo è quella relativa alla sua qualità: è uguale a quella del dolore umano? Malgrado le evidenti analogie e affinità presenti nel modo di comportarsi degli animali di fronte al dolore, non possiamo negare che esista anche una differenza importante: la sofferenza animale non è complessiva come quella dell’uomo. L’animale soffre nel momento dello stimolo, mentre l’uomo, per l’autocoscienza che lo caratterizza, soffre in modo amplificato in relazione a ciò che il dolore significa per la sua vita. Ad esempio, in un uomo malato di tumore la sofferenza è accresciuta dal fatto che tutta la vita viene sconvolta dalla conoscenza del decorso della malattia, e la vita cambia anche molto tempo prima che subentrino le sofferenze fisiche. Questa differenza non conduce però a una svalutazione del dolore animale, in quanto la coscienza della guarigione o della liberazione da una condizione di sofferenza portano l’uomo a sperare, mentre per l’animale che soffre "nel momento", non avendo coscienza del futuro, la vita viene a coincidere con il dolore. Per conseguenza, cresce l’urgenza di evitare il dolore agli animali.L’applicazione analoga del principio di uguaglianza ci chiede di trattare gli animali in modo uguale in ciò in cui essi sono uguali a noi: poiché gli animali sono come noi sensibili al dolore, il precetto morale di avere riguardo del dolore degli altri esseri viventi interessa anche loro. Lo stesso principio permette di trattare gli animali in modo diverso in ciò in cui sono diversi da noi. È questo il fondamento della legittimità della loro uccisione, ove necessario: non essendo esseri umani non hanno un vero e proprio diritto individuale a vivere da rispettare in maniera incondizionata come accade per l’uomo. Quando esiste un conflitto tra diritti degli animali e diritti dell’uomo sono questi ultimi a prevalere e ciò consente di sacrificare la vita animale per salvare, proteggere, conservare e promuovere la vita umana personale.
In questa prospettiva si giustifica anche l’effettuazione di esperimenti sugli animali, che è la seconda grande questione etica nel loro trattamento. La sperimentazione scientifica sugli animali coinvolge un numero enorme di animali, che vengono usati nella ricerca sanitaria e farmacologia, ma anche in campo militare, cosmetico, e persino per i detersivi. Il numero stimato di animali usati per le ricerche è di oltre cento milioni di esemplari ogni anno. In base ai criteri etici sopra esposti, la maggior parte di tali esperimenti va ritenuta illecita. Ad esempio, alcuni farmaci vengono studiati soltanto per una maggiore convenienza economica e non per effettive esigenze terapeutiche. In questo caso la somministrazione di sostanze nuove agli animali produce sofferenze non necessarie alla salvaguardia della vita umana. Basta questa considerazione per rendersi conto che il tema si presenta come molto controverso, e ciò da un punto di vista non solo bioetico, ma anche strettamente scientifico. Su quest’ultimo piano esiste un’opinione che afferma, spesso provocatoriamente, che la sperimentazione sugli animali sarebbe metodologicamente scorretta e, in definitiva, inutile: il suo solo scopo sarebbe il compimento di una specie di assicurazione, per permettere la successiva sperimentazione sugli uomini. Si tratta di affermazioni di tale portata che, se risultassero vere, porterebbero alla fine della riflessione sulla materia. Ma le cose non stanno così: la sperimentazione sugli animali, ha una reale validità scientifica, come più volte ribadito anche dal Comitato nazionale per la bioetica.Questa rilevazione della correttezza metodologica della sperimentazione sugli animali non ha ancora un significato bioetico, ma è condizione preliminare per la ricerca di possibili giustificazioni non scientifiche quanto piuttosto propriamente bioetiche del sacrificio che l’uomo impone agli animali. Il punto di partenza della riflessione non può essere che quello del primato della vita umana tra tutte le forme di vita. Tale primato, che non è solo fattuale, ma primariamente etico, costituisce il fondamento della giustificazione, peraltro non illimitata, della subordinazione all’uomo di ogni altro vivente. Ma si tratta di una subordinazione che non esclude che tra tutti gli esseri viventi si dia una sorta di radicale e costitutiva solidarietà, che le persone umane avvertono in modo intuitivo ed emozionale. Il primo aspetto di grande rilievo etico è lo studio del dolore negli animali. Dal punto di vista scientifico c’è discussione sull’esistenza di facoltà percettive e strutture cognitive negli animali che elaborino il dolore. È certo, però, che per gli animali si può usare la terminologia del dolore, della sofferenza e dell’angoscia, anche se rimangono zone di chiaro-scuro. Perciò si può assumere correttamente la posizione prudenziale, cioè quella che tutela gli animali. L’assunzione di questa posizione è la base per un generale miglioramento della condizione animale. Il processo di rispetto deve continuare e toccare le motivazioni e il valore dei fini per cui gli animali vengono usati (aspetto assiologico). È perciò necessario operare una gerarchizzazione degli obiettivi per cui vengono usati gli animali e porla in relazione con la "quantità" di sofferenza che il procedimento comporta.
Con riferimento specifico alla sperimentazione animale, e a maggior ragione per l’utilizzazione degli animali a fini commerciali, si ritiene che compia una scelta etica quella società civile che, attraverso una legislazione regolarmente aggiornata, ha definito il concetto di "benessere animale".
In termini operativi ciò significa che la sperimentazione e l’utilizzazione a fini commerciali deve evitare condizione di stress, dolore, angoscia, sofferenza nell’animale su cui si compie la procedura di sperimentazione o da cui si trae un elemento di utilità economica. Le norme che saranno emanate in coerenza con questa posizione possono anche essere viste, dagli operatori scientifici ed economici, come una indebita intrusione nel campo di autonomia delle scienze e del libero mercato.
Ma si può tranquillamente affermare che la soluzione normativa di questioni scientifiche ed economiche controverse non è un uso demagogico del diritto, ma piuttosto espressione di una visione scientifico-economico-filosofica avanzata, consapevole che anche nella scienza e nell’economia si danno punti di vista etici diversi e che l’impresa scientifica e l’impresa economica non possono essere indipendenti dal controllo sociale.
 
GAZZETTA DI REGGIO
8 NOVEMBRE 2014
 
Colpo sparato da un fucile da caccia uccide il cane Rocco

 
VIANO (RE). Un bel cane colpito mortalmente da un proiettile da caccia: per sbaglio o volontariamente? Ci sono ancora tanti aspetti da chiarire dopo la soppressione di Rocco, un pit bull nero di un anno e mezzo di proprietà di Davide Barbieri, residente nel territorio di Viano nella zona collinare fra Regnano e Tabiano.
L’uomo abita in una casa nel verde, con una recinzione, e il 1° novembre scorso ha trovato il suo animale moribondo a una cinquantina di metri dall’abitazione, dopo essere stato messo in allarme dall’abbaiare degli altri due cani di sua proprietà. Rocco aveva il muso semidistrutto da un proiettile. Ha subito avvisato la veterinaria Valentina Manfredi di Felina, e nel frattempo ha portato il cane vicino a casa. La Manfredi, arrivata sul posto, ha trovato un animale squassato dal dolore, con la mascella devastata e numerose necrosi. La scelta, dolorosa, è stata quella di sopprimere Rocco, visto che, anche se fosse sopravvissuto alla ferita, sarebbe stato impossibile ricostruire la zona del muso, e questo avrebbe creato problemi di alimentazione insormontabili. Secondo la veterinaria, l’ipotesi più probabile è che il cane sia stato colpito da una pallottola per la caccia al cinghiale, dove si usano proiettili di calibri elevati. Resta ora da capire se si sia trattato di un incidente o di un atto voluto.
Sabato 1° novembre era una giornata di caccia aperta al cinghiale, e quindi non è da escludere a priori che la fucilata sia partita da un cacciatore che girava in zona, e che non mirava a Rocco. Vi è pero anche l’ipotesi più sgradevole, quella di un gesto volontario: «E’ stata proprio una barbarie e secondo me e molti altri in paese è stato fatto apposta» – spiega Barbieri, che racconta di aver voluto denunciare l’episodio per mettere in guardia gli altri proprietari di cani.
 
IL TIRRENO
8 NOVEMBRE 2014
 
Ladri in appartamento bastonano il cane
Colpo in via Filzi, i proprietari rincasano e trovano l'animale pieno di lividi. Arriva l'ambulanza veterinaria della Svs


NELLA FOTO - L'occhio livido del cane preso di mira dai ladri

 
di Lara Loreti
 
LIVORNO. Rubano in appartamento, il ladri ci trovano il cane e lo prendono a bastonate. Un brutto episodio quello scoperto nella notte di sabato in un apparrtamento a Shangai. I padroni di casa si sono resi conto che l'animale era stato picchiato sabato alle 8.30.
Vittima della violenza spietata dei ladri è Shiro, pastore maremmano di 7 anni. In base alla ricostruzione emersa, l'animale era da solo in casa quando i ladri sono riusciti a scavalcare un cancello, passando dal cortile, e poi a penetrare in casa. Shiro faceva la guardia all'esterno e ha tentato di fermare i malviventi, ma non c'è riuscito. La loro furia s'è abbattuta su di lui. Botte sul muso e sul corpo. Poi, i soliti ignoti hanno messo tutto sotto sopra per poi sparire e lasciare il cane solo, tumefatto. Quando i padroni dell'abitazione sono rincasati, a tarda notte, hanno trovato la casa a soqquadro, cint utti i cassetti rovesciati. Solo dopo hanno trovato il cane in condizioni brutte. Aveva un occhio completamente livido e rosso per via di un versamento di sangue, contusioni agli arti e su tutto il corpo. Shiro, come constatato dal veterinario, ha anche un'unghia strappata e un buco nel collo, di cui non si capisce l'origine. A quel punto, i padroni si sono rivolti all'ambulanza veterinaria della Svs che è intervenuta immediatamente. I volontari specializzati nel soccorso animale hanno medicato il cane sul posto e poi l'hanno portato dal veterinario per accertamenti. Sul posto sono intervenute anche le forze dell'ordine per il sopralluogo di furto. I padroni di casa stanno facendo verifiche per conteggiare gli ammanchi.
 
LA NAZIONE
8 NOVEMBRE 2014
 
Ladri entrano in casa e picchiano il cane


NELLA FOTO - Shiro, dopo il pestaggio

 
Livorno, 8 novembre 2014 - Si chiama Shiro, pastore maremmano di 7 anni, e su di lui si sono scagliati alcuni ladri entrati in un appartamento di via Filzi. E' stato picchiato con violenza sul muso e sul corpo dai ladri che hanno scavalcato la recinzione di una casa.Il cane ha subito un evidente trauma all'occhio, un artiglio di una zampa strappato ed una ferita sul collo. Medicato sul posto e portato dal veterinario per accertamenti.
 
LA PROVINCIA PAVESE
8 NOVEMBRE 2014
 
Furto in casa, i ladri prendono il chihuahua
Entrano in un appartamento e oltre a un computer rubano anche il cane. La famiglia: «Aiutateci a ritrovarlo»

 
Prov. di Pavia. Rubato un chihuahua in un appartamento a Mirabello. I ladri sono entrati in casa scavalcando la recinzione che dà sul parco della Vernavola, verso via Montemaino, mentre non c’era nessuno, ad eccezione del cagnolino di 11 mesi. Hanno rubato un computer, una targhetta d'oro e un iPod ma hanno deciso di portarsi via anche il chihuahua. Secondo quanto ricostruito, il furto è avvenuto tra le 17.30 e le 18.30. A quell'ora la padrona di casa è entrata e ha trovato tutto a soqquadro. Le ricerche del cagnolino non hanno dato finora alcun esito. La famiglia lancia l’appello: «Aiutateci a ritrovarlo, ci sono due bambini che lo aspettano». Un episodio analogo era accaduto nel 2011, a Vigevano, in via Olivelli. I ladri erano entrati all'interno di una villa e, insieme agli ori, si erano portati via anche il chihuahua.
FOTO
 
BLITZ QUOTIDIANO
9 NOVEMBRE 2014
 
Mirabello (Pavia): ladri rubano chihuahua. Lara Trespi: “Ridatecelo”
 
MIRABELLO (PAVIA) – A Mirabello (Pavia) i topi d’appartamento non si sono limitati a portare via gli oggetti di valore: hanno rubato anche un chihuahua
Per questo la vittima del furto, Lara Trespi, ha lanciato un appello che è stato pubblicato da Lucia Landoni su Repubblica:
“Siamo stati via da casa solo per un’ora, dalle 17.30 alle 18.30, e al ritorno abbiamo subito capito che erano entrati i ladri  La cosa che ci ha più sconvolto, però, è stata l’assenza di Pepe. L’hanno portato via insieme con un computer, una targhetta d’oro e un iPod. Abbiamo già fatto la denuncia alla polizia, ma vorremmo che la nostra richiesta di aiuto arrivasse a quante più persone possibile. Chiunque sappia qualcosa di Pepe ci avvisi: a casa ci sono due bambini che vogliono tornare al più presto a giocare con lui” Chissà se i ladri, mossi a compassione, restituiranno il piccolo cane.
 
LA REPUBBLICA
8 NOVEMBRE 2014
 
Pavia, l'appello ai ladri: "Restituiteci il chihuahua"
 
Pepe ha 11 mesi, è un chihuahua bianco con qualche macchia marrone qua e là sul pelo ed è stato rubato: i suoi padroni hanno avuto la brutta sorpresa quando sono rientrati nella loro abitazione a Mirabello, frazione di Pavia, e hanno trovato l'appartamento a soqquadro. "Siamo stati via da casa solo per un'ora, dalle 17.30 alle 18.30, e al ritorno abbiamo subito capito che erano entrati i ladri - spiega Lara Trespi - La cosa che ci ha più sconvolto, però, è stata l'assenza di Pepe. L'hanno portato via insieme con un computer, una targhetta d'oro e un iPod. Abbiamo già fatto la denuncia alla polizia, ma vorremmo che la nostra richiesta di aiuto arrivasse a quante più persone possibile. Chiunque sappia qualcosa di Pepe ci avvisi: a casa ci sono due bambini che vogliono tornare al più presto a giocare con lui" (Lucia Landoni)
FOTO
 
LA PROVINCIA PAVESE
8 NOVEMBRE 2014
 
Chihuahua rubato, i ladri lo riconsegnano
 
Prov. Di Pavia I proprietari l'hanno trovato nel giardino di casa, a Mirabello, sabato sera senza collare e medaglietta
I ladri hanno riconsegnato il  chihuahua rubato da una casa di Mirabello. I proprietari l'hanno trovato sabato sera nel giardino, spaurito e senza collare e medaglietta. Il cagnolino era stato rubato il giorno precedente. I ladri erano entrati in casa scavalcando la recinzione che dà sul parco della Vernavola, verso via Montemaino, mentre non c’era nessuno, ad eccezione del cagnolino di 11 mesi. Hanno rubato un computer, una targhetta d'oro e un iPod ma hanno deciso di portarsi via anche il chihuahua. Secondo quanto ricostruito, il furto è avvenuto tra le 17.30 e le 18.30. A quell'ora la padrona di casa è entrata e ha trovato tutto a soqquadro. Le ricerche del cagnolino non hanno dato finora alcun esito. La famiglia lancia l’appello: «Aiutateci a ritrovarlo, ci sono due bambini che lo aspettano». Un episodio analogo era accaduto nel 2011, a Vigevano, in via Olivelli. I ladri erano entrati all'interno di una villa e, insieme agli ori, si erano portati via anche il chihuahua.
FOTO
 
LA REPUBBLICA
9 NOVEMBRE 2014
 
Pavia, è tornato a casa il chihuahua rubato
 
Pepe è tornato a casa. Si è conclusa dopo poco più di 24 ore l’avventura del chihuahua di 11 mesi che era stato rubato dai ladri entrati nell’appartamento dei suoi padroni a Mirabello, frazione di Pavia. La famiglia si era assentata da casa per circa un’ora, lasciando il cane da solo, e al ritorno aveva trovato l’abitazione a soqquadro. Oltre al computer, a un iPod e a una targhetta d’oro, mancava Pepe. Mentre la polizia iniziava le indagini, è stato lanciato un appello sui social network: i padroni di Pepe chiedevano a chiunque ne avesse notizia di contattarli. Poi è arrivata la bella sorpresa. "Eravamo appena rientrati dal commissariato di polizia quando l’abbiamo sentito piangere in giardino – spiega Lara Trespi – Qualcuno ce l’ha riportato. Pepe non ha più il collare e la medaglietta identificativa ed è ancora molto spaventato, ma per fortuna sta bene". Nessuna traccia invece del resto della refurtiva sottratta dai malviventi. "Ma la cosa più importante per noi era riavere il nostro cucciolo" (Lucia Landoni)
FOTO
 
GEA PRESS
8 NOVEMBRE 2014
 
Firenze – 66 cani tra garage e casa. Intervento e denuncia delle Guardie ENPA

 
Intervento delle Guardie Zoofile del distaccamento di Rignano S. Arno della  sezione Enpa di Firenze, presso un’abitazione  della provincia. Al suo interno sarebbero stati rinvenuti  ben 66 cani.
Stante quante comunicato dall’ENPA l’appartamento sarebbe stato adibito, tramite l’apposizione di divisori in cartongesso e cancellini, in una sorta canile al chiuso.
26 cani al primo piano, 18 soprattutto cuccioli al secondo piano e i restanti 22 in garage. Gli animali  appartenenti alle razze cavalier king, chihuahua, shitzu e bulldog francese sarebbero apparsi ammassati in vari box di 2m x 1,50. Secondo l’ENPA una condizione di “grave disagio psicofisico per la carenza di movimento, in luogo semibuio e privo delle minime caratteristiche di ricambio d’aria con una forte presenza di odore nauseabondo dovuto alle deiezioni e urina”.
I cani sarebbero stati  muniti di microchip provenienti da varie località italiane e estere.
Nonostante l’impegno dei proprietari a trasferirli al più presto in luogo più idoneo, le Guardie Zoofile hanno inviato alla Procura della Repubblica notizia di reato con l’accusa di detenzione incompatibile con le esigenze psicofisiche degli animali.
 
QUOTIDIANO.NET
8 NOVEMBRE 2014
 
Aironi e cormorani intrisi di cherosene: disastro ecologico a Maccarese
Roma. Moria di pesci: sversamento conseguente a un tentativo di furto all'oleodotto. Wwf e Lipu chiedono aiuto a tutti i volontari
 
Roma  - Oltre una ventina di uccelli acquatici come cormorani ed aironi recuperati impregnati di cherosene; una moria di pesci, carpe e cefali, nei canali agricoli e di bonifica di Maccarese. A fornire la fotografia del disastro ambientale in corso nella zona di Maccarese e del Villaggio dei Pescatori, derivato dallo sversamento di cherosene dopo i tentati furti all'oleodotto Eni, è Riccardo Di Giuseppe, responsabile dell'Oasi Wwf di Macchiagrande a Fregene.
«È un disastro ecologico ambientale enorme, la situazione per gli animali è difficile - riferisce - è in corso una moria di pesci nei canali e ciò attrae anche molti uccelli acquatici, come cormorani e aironi, che rimangono poi sull'acqua intrisi di carburante, come è avvenuto al canale Tre Cannelle. Ne abbiamo già recuperati oltre una ventina. Anche l'Arrone e la foce sono pieni di cherosene». Di Giuseppe lancia un appello a volontari Wwf e Lipu a raggiungere la zona e compiere sopralluoghi e verifiche nella zona tra Maccarese e Fregene, in tutta la rete capillare dei canali di bonifica e sull'Arrone, e nelle aree naturalistiche, una zona di 33 ettari. 
 
NEL CUORE.ORG
8 NOVEMBRE 2014
 
FURTI IN OLEODOTTI, WWF: DECINE DI ANIMALI TROVATI MORTI
Grave disastro ambientale a Maccarese
 
Oltre alla moria di pesci, decine di animali ed uccelli trovati morti nei canali e sull'erba, tra anatre, garzette, cormorani, nutrie. Con il passare delle ore, secondo quanto riferito dai volontari del Wwf, si fa sempre piu' pesante il bilancio del disastro ambientale ed ecologico a Maccarese e a ridosso dell'Arrone, causato dallo sversamento di kerosene dall'oleodotto dopo vari tentativi di furto. ''Abbiamo perlustrato, fino a quando non ha fatto buio, tanti canali - riferisce in serata Riccardo Di Giuseppe, responsabile Wwf di Macchiagrande - la situazione e' spaventosa: abbiamo trovato decine di animali morti: la preoccupazione e' che sia solo l'inizio poiche' ormai e' evidente sia stata intaccata la catena alimentare. Pesci morti anche a Macchiagrande. La situazione piu' difficile l'abbiamo riscontrata nel Canale Tre Cannelle, che confluisce nell'Arrone. Siamo riusciti a soccorrere una decina di uccelli acquatici, tra aironi e cormorani, e speriamo riescano a salvarsi. Questa e' una area importante dal punto di vista ambientale, a ridosso della Riserva naturale statale del litorale romano''. Domani all'alba nuove squadre di volontari del Wwf, che hanno risposto all'appello, riprenderanno a perlustrare l'area coinvolta dal danno ambientale.
 
LA REPUBBLICA
9 NOVEMBRE 2014
 
Disastro ecologico a Maccarese, animali e uccelli morti nel fiume Arrone
E' avvenuto - fa sapere l'Eni - durante dopo ripetuti tentativi di furto sull'oleodotto alle porte di Roma. Ma c'è chi ipotizza un collassamento della struttura. L'allarme Lipu: "Danno ambientale enorme". Cormorani nel cherosene
 
di MARGHERITA D'AMICO
 
FIUMICINO (RM)- E' un disastro ambientale, a quanto pare sottovalutato: l'onda di cherosene che da qualche giorno scende lungo il Rio Tre Cannelle a Maccarese (Fiumicino) apprestandosi a sfociare nel mare sta contaminando decine di ettari in buona parte agricoli, trascinando con sé una coltre di pesci morti o agonizzanti. A segnalare l'estrema gravità della situazione è la Lipu-Birdlife Italia, presente con i suoi volontari per cercare di arginare la strage di animali. Aironi cinerini, garzette e cormorani che mangiano il pesce galleggiante sono condannati alla stessa fine, come pure le volpi che hanno predato alcuni dei germani reali rinvenuti senza vita nei campi. Due le ipotesi riguardo l'imponente contaminazione, originata da un deposito dell'Eni collocato a monte del corso d'acqua, vicino allo svincolo dell'autostrada: la società ha attribuito il fenomeno a un furto di cherosene finito male, ma, date le proporzioni del danno, c'è chi sospetta un possibile collasso strutturale dell'oleodotto.
"L'allarme, partito nei giorni scorsi, è stato probabilmente sottostimato, come pure sospettiamo che gli interventi di bonifica siano partiti in ritardo" dice Fulvio Mamone Capria, presidente della Lipu, accorso sul posto assieme ai volontari dell'oasi di Ostia e del Centro di Recupero di Roma. "Ieri siamo stati chiamati dagli amici del WWF che gestiscono l'Oasi di Maccarese, un'area di svernamento importantissima per innumerevoli migratori. Ma il disastro è molto più esteso, coinvolge campi a perdita d'occhio, qui l'ecosistema è morto".
Già ieri Esterino Montino, sindaco di Fiumicino, aveva emesso un'ordinanza per sospendere l'irrigazione dei campi.  "Gli interventi tecnici spettavano poi all'Arpa Lazio con l'Eni, gestore di questo tratto di oleodotto. Questi ultimi affermano di essere stati vittime di un furto, starà alla polizia stabilire", prosegue Mamone Capria. "Fatto sta che finora, a quanto riscontriamo, si sono limitati a disporre barriere per rallentare l'onda, ma data la vastità della contaminazione serve un intervento di ben altra entità. Naturalmente, noi ci presenteremo parte civile una volta che le autorità deputate avranno individuato le responsabilità di questo scempio".Mentre l'onda oleosa cala implacabile verso il mare, avvelenando ogni forma di vita sulla propria scia, i volontari sono al lavoro per cercare di salvare gli animali, dai piccoli mammiferi ai cormorani che a centinaia, di notte, dormono fra gli eucalipti di un paradiso che si direbbe perduto.
FOTO E VIDEO
 
LA ZAMPA.IT
10 NOVEMBRE 2014
 
Furti negli oleodotti, centinaia di animali morti
Lipu e Wwf denunciano il disastro in corso nella zona nord del comune di Fiumicino
 
È ancora emergenza ambientale ed ecologica nella zona nord del comune di Fiumicino, che da giorni vive un disastro senza precedenti. Un impatto devastante per l’ecosistema della Riserva del Litorale Romano e delle oasi a causa del carburante per aerei, il cherosene, fuoriuscito dall’oleodotto dell’Eni per dei tentativi di furto. Ha riempito da Palidoro a Maccarese la rete interna dei canali che irrigano i campi agricoli, che ospitano pesci e uccelli e che confluiscono nell’Arrone, fino alla foce, al Villaggio dei pescatori di Fregene. Il sindaco di Fiumicino Esterino Montino ha annunciato che invierà un’informativa sull’accaduto alla Procura della Repubblica e all’Arpa, l’Agenzia regionale per la Protezione dell’ambiente. 
Numerosi altri animali, tra cui testuggini, gallinelle d’acqua, germani reali, garzette, nutrie, sono stati trovati morti ieri nelle perlustrazioni dei volontari del Wwf e della Lipu nei canali di Maccarese, specie lungo il canale Tre Cannelle. «Speriamo che il sacrificio di tanti poveri animali - dice Riccardo di Giuseppe del Wwf - non sia stato vano e serva, da adesso in poi, a restituire dignità alla nostra amata Maccarese. Lunedì i volontari, commoventi per l’abnegazione, si sposteranno a monitorare anche l’entroterra e i campi agricoli: c’è il rischio di trovare anche lì uccelli o animali morti che si sono nutriti della moltitudine di pesci avvelenati o agonizzanti. Alcune anatre e nutrie siamo riusciti a soccorrerle ed a trasferirle al Centro di recupero di Roma. La catena alimentare è stata intaccata a più livelli e potrebbero essere a rischio anche altri animali che popolano queste aree, zone di svernamento per uccelli, come volpi, tassi, donnole e faine». 
«Una situazione allarmante, forse anche sottovalutata nelle prime ore, - prosegue Mamone Capria - che deve ora prevedere un intervento straordinario per un’azione di bonifica rapida ed efficace. Quell’area è straordinariamente importante per le sue produzioni agricole di qualità ma anche di assoluto valore naturalistico, anche perché zona di sosta di uccelli migratori che in questo periodo svernano lungo il litorale romano e si cibano di pesci e altri piccoli animali nei canali della bonifica di Maccarese». 
«Invitiamo la Magistratura - conclude il Presidente della Lipu - a raccogliere dettagliatamente ogni elemento per individuare a ciascun livello le responsabilità di questo scempio, che potrebbe anche avere ricadute sulla salute dei cittadini. Per parte nostra, siamo davvero stanchi di assistere alla distruzione progressiva della natura e non esiteremo a costituirci, se sarà il caso, parte civile nel procedimento penale». 
Un veterinario della Asl ha prelevato degli esemplari per gli accertamenti. Anche una biologa del comune di Fiumicino è stata lungo il Rio Tre cannelle, dove sono state posizionate delle barriere oleo assorbenti. «Appare chiaro che siamo in presenza di un disastro che, con il passare del tempo, ha assunto contorni pesanti - ha detto Montino -. Mi attendevo, nonostante lo sforzo ed il lavoro dei tecnici sul campo, una maggiore reazione da parte dell’Eni, è mancato un piano di sicurezza». 
Ribadito il divieto assoluto di utilizzo dell’acqua, di pesca e di abbeveraggio degli animali in pascolo nei tratti dell’Arrone e del Rio Palidoro inquinati dallo sversamento. Anche ieri è andata avanti l’azione di bonifica e di assorbimento del carburante, attraverso panne galleggianti oleoassorbenti e con autobotti che hanno aspirato il cherosene dai canali.
 
NEL CUORE.ORG
10 NOVEMBRE 2014
 
FIUMICINO, DIVIETO DI CACCIA E PESCA DOPO LA "FUGA" DI IDROCARBURI
L'ordinanza firmata dal sindaco Montino
 
Divieto di pesca in tutti i corsi d'acqua e torrenti all'interno della riserva statale del litorale romano, divieto di caccia in tutto il comune di Fiumicino. E' l'ordinanza, con effetto immediato, firmata dal sindaco di Fiumicino, Esterino Montino, per prevenire rischi per la salute pubblica e impedire che le persone entrino in contatto con uccelli e fauna ittica contaminati dallo sversamento di cherosene. Montino ha anche convocato per domani mattina un'unità di crisi.
Intanto - I volontari del Wwf impegnati da tre giorni a Maccarese nel soccorrere la fauna rimasta vittima del cherosene e nel rimuovere le carcasse di pesci e uccelli, lanciano un appello per un aiuto alla loro azione. "E' una corsa contro il tempo - spiega Riccardo Di Giuseppe, responsabile delle Oasi Wwf - qui ci sono solo ragazzi volontari del Wwf e della Lipu, con propri scatoloni e retine, ma sarebbe necessaria una task force di sostegno con personale qualificato e con materiale idoneo, anche per scongiurare rischi per la salute e l'igiene". Per Di Giuseppe "bisogna rimuovere al piu' presto tutte le carcasse, ed e' una vera e propria strage, che richiamano al banchetto altri animali e rapaci. Anche oggi abbiamo rimosso tanti animali morti ma da soli non possiamo farcela. E' necessario poi individuare le responsabilita' di quanto accaduto, i cui effetti e le ricadute nel tempo non sono quantificabili".
 
CENTRO METEO ITALIANO
11 NOVEMBRE 2014
 
Kerosene Roma, divieto di caccia sul territorio del comune di Fiumicino, il comunicato del sindaco
Eemergenza Kerosene comune di Fiumicino, sversamento tra  Maccarese e Fregene.
 
Kerosene Roma, divieto di caccia sul territorio del comune di Fiumicino, il comunicato del sindaco- Kerosene a Roma. Fuoriuscita nel litorale romani. Allerta in tutta la zona nord del comune di Fiumicino, per una perdita di Kerosene, dovuta ad un guasto all’oleodotto dell’Eni, colpito da ripetuti tentativi di furto.  Perdita tra Maccarese e Fregene. Di seguito il comunicato del sindaco sul divieto di caccia e pesca e sulla situazione di emergenza per il kerosene a Roma: “A seguito del perdurare di una situazione di emergenza ambientale nel nord del nostro Comune e del sopralluogo che ho effettuato questa mattina presso il Rio Tre Cannelle a Maccarese, uno dei luoghi in cui si è verificato lo sversamento di cherosene, ho deciso di convocare per domani mattina alle 9 presso gli uffici comunali di via del Buttero un’unità di crisi alla presenza di ENI, Capitaneria di Porto, Polizia Locale, Arpa Lazio, Asl Sanitaria e Veterinaria, Protezione Civile, Vigili del Fuoco, WWF, Lipu, Guardia Forestale, Polizia Provinciale, forze dell’ordine ed enti e società intervenute in questi giorni”. Divieto di pesca in tutti i corsi d’acqua e torrenti all’interno della Riserva Statale del litorale romano; divieto di caccia in tutto il comune di Fiumicino. E’ l’ordinanza, con effetto immediato, firmata dal sindaco di Fiumicino Esterino Montino, per prevenire rischi per la salute pubblica e impedire che le persone entrino in contatto con uccelli e fauna ittica contaminati dallo sversamento di kerosene. 
 
LA ZAMPA.IT
8 NOVEMBRE 2014
 
Il nibbio reale è tornato a volare nei cieli toscani
Già una ventina di coppie nidificanti in Amiata

 
Il nibbio reale è tornato a volare nei cieli toscani grazie al progetto Life «Save the flyers», promosso dall’Unione dei Comuni Amiata Grossetana e da Enel Distribuzione e cofinanziato dall’Unione Europea, che ha reso possibile la reintroduzione del nibbio reale e la conservazione dei pipistrelli nell’alta Valle dell’Albegna in Toscana e nel Parco di Frasassi nelle Marche. 
I risultati del progetto sono stati presentati nel corso del convegno finale del progetto che è iniziato nel 2010 e che terminerà ufficialmente il 31 dicembre 2014: il seminario presso il Nuovo Teatro Comunale di Santa Fiora, ha visto la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni locali, di autorevoli esperti in biodiversità, ambiente e sicurezza nel settore elettrico di varie parti d’Europa, ed ha confermato il pieno successo per l’operazione di reintroduzione del nibbio reale e per la conservazione dei pipistrelli, mammiferi la cui esistenza è fortemente minacciata. Il nibbio reale, che era scomparso dai cieli della Toscana meridionale negli anni ’70, è tornato a volare grazie al rilascio di giovani esemplari, provenienti dal Cantone di Friburgo in Svizzera e dalla Corsica: adesso sono già una ventina le coppie nidificanti che, dalla base del «Centro Rapaci Minacciati» di Rocchette di Fazio nell’Alta Valle dell’Albegna, si stanno spostando in altre zone dell’Amiata.  Enel Distribuzione ha effettuato una serie di interventi per la sostituzione dell’armamento dei pali e per l’isolamento dei conduttori su oltre 70 km di linee elettriche per salvaguardare l’incolumità dei rapaci. Complessivamente, il progetto è durato cinque anni e si è sviluppato nell’Area amiatina e nel Parco Regionale della Gola della Rossa e di Frasassi, nelle Marche, con il coordinamento dell’Unione dei Comuni Montani Amiata Grossetana e l’azione sinergica di Enel Distribuzione e della Comunità Montana dell’Esino Frasassi, creando anche molte opportunità di lavoro e di sviluppo turistico. A conclusione del seminario, si è svolta una sessione escursionistica, durante la quale i partecipanti hanno potuto visitare i sentieri del Monte Labbro e dell’Alta Valle dell’Albegna per verificare i risultati di alcune delle azioni realizzate nell’ambito del progetto: le molte decine di nibbi reali che convergono verso il roosting e la mangiatoia del Centro Rapaci Minacciati Cerm a Rocchette di Fazio (Gr), gli oltre 40 km di linee elettriche messe in sicurezza per l’avifauna nell’area amiatina, le strutture didattiche allestite al Parco Faunistico dell’Amiata, alcune delle oltre mille bat-box e bat-board installate per offrire rifugio ai pipistrelli. 
 
IL GIORNO
8 NOVEMBRE 2014
 
Cacciatore esce di strada con l’auto: morto uno dei suoi due cani
Nello schianto la peggio l’hanno avuta i due cani. Uno dei due è morto sul colpo, l’altro è stato estratto dall’auto in condizioni molto gravi e affidato alle cure di una clinica veterinaria
 
Cremona, 8 novembre 2014 – Si era alzato prestissimo per andare a caccia, aveva messo i suoi due cani in auto ed era partito. Però, una volta arrivato sulla tangenziale di Cremona, forse per un colpo di sono, forse per una distrazione, l’uomo ha perso il controllo della sua auto ed è finito fuori strada. Su posto sono subito arrivati i soccorsi, i carabinieri e anche una squadra di vigili del fuoco. Dalle lamiere dell’auto il conducente, una persona di 60 anni, è uscita illesa. Nello schianto la peggio l’hanno avuta i due cani. Uno dei due è morto sul colpo, l’altro è stato estratto dall’auto in condizioni molto gravi e affidato alle cure di una clinica veterinaria.
 
IL GAZZETTINO
8 NOVEMBRE 2014
 
Circo con animali, il vescovo
«Andrò allo spettacolo»
Cerimonia davanti alle tombe di Aristide Togni e della moglie Teresa
Il presule Giuseppe Pellegrini: voi siete un'opportunità culturale

Lara Zani

 
PORDENONE - La famiglia circense Togni-Casartelli riscopre le sue radici pordenonesi rendendo omaggio a due avi sepolti nel Cimitero di via Cappuccini e rinsalda i rapporti con la Chiesa, al punto che il vescovo Giuseppe Pellegrini promette: presto al circo. La cerimonia ha visto numerosi circensi della famiglia Togni riunirsi davanti alla tomba di Aristide e della moglie Teresa De Bianchi, bisnonni di Holer ed Elvio, due fra le figure di spicco della famiglia.Il rapporto dei circensi con la Chiesa si sviluppa nella collaborazione con la Fondazione Migrantes e con il Consiglio pastorale per i migranti, passando attraverso un momento fondamentale come il ricevimento in Sala Nervi da parte di papa Benedetto XVI e la speranza, in futuro, di un appuntamento in piazza San Pietro con papa Francesco.Un legame confermato dal vescovo di Pordenone, Giuseppe Pellegrini, che esprime «tutta la mia vicinanza e stima per quello che siete e per quello che fate. Chi non ricorda il circo da piccolo? Era un’opportunità di festa, perché si usciva dalla quotidianità e si entrava in un ambiente magico. Il circo è stato ed è ancora un'opportunità culturale, con tutta l'attenzione al rispetto delle persone, degli animali, delle cose e dell'ambiente».La stessa Diocesi avrà presto un incaricato per questo settore e monsignor Pellegrini, invitato a visitare il circo Medrano anticipa i tempi: «Potrei esserci già per la prossima tappa di Conegliano». Sullo sfondo la polemica con gli animalisti e chi il circo lo contesta: «Qua i sindaci ti tollerano, mentre basta andare a Mentone o a Chiasso e ti vengono ad accogliere alle porte del paese».
 
QUOTIDIANO.NET
8 NOVEMBRE 2014
 
Francesco e il rispetto del Creato: "Nessuno può disinteressarsene"
"Nelle piante e negli animali riconosciamo l'impronta del Creatore" ha detto il Papa parlando ad un gruppo di giovani scout
 
Roma, 8 novembre 2014 - «Il nostro tempo non può disattendere la questione ecologica, che è vitale per la sopravvivenza dell'uomo, né ridurla a questione meramente politica: essa infatti ha una dimensione morale che tocca tutti, così che nessuno può disinteressarsene». Lo ha detto papa Francesco nell'udienza agli scout adulti cattolici del Masci. «In quanto discepoli di Cristo, abbiamo un motivo in più per unirci con tutti gli uomini di buona volontà per la tutela e la difesa della natura e dell'ambiente», ha aggiunto. «Il Creato, infatti - ha spiegato il Pontefice -, è un dono affidatoci dalle mani del Creatore. Tutta la natura che ci circonda è creazione come noi, creazione insieme con noi, e nel destino comune tende a trovare in Dio stesso il compimento e la finalità ultima - la Bibbia dice 'cieli nuovi e terra nuova».
Secondo Francesco, «questa dottrina della nostra fede è per noi uno stimolo ancora più forte per un rapporto responsabile e rispettoso con la creazione: nella natura inanimata, nelle piante e negli animali riconosciamo l'impronta del Creatore, e nei nostri simili la sua stessa immagine». «Vivere a più stretto contatto con la natura, come fate voi - ha detto agli scout adulti del Masci -, implica non solo il rispetto di essa, ma anche l'impegno a contribuire concretamente per eliminare gli sprechi di una società che tende sempre più a scartare beni ancora utilizzabili e che si possono donare a quanti sono nel bisogno».
 
NEL CUORE.ORG
8 NOVEMBRE 2014
 
PAPA FRANCESCO: "NON SI PUO' DISATTENDERE LA QUESTIONE ECOLOGICA"
"Negli animali riconosciamo l'impronta del Creatore"
 
"Il nostro tempo non puo' disattendere la questione ecologica, che e' vitale per la sopravvivenza dell'uomo, ne' ridurla a questione meramente politica: essa infatti ha una dimensione morale che tocca tutti, cosi' che nessuno puo' disinteressarsene". Lo ha detto papa Francesco nell'udienza agli scout adulti cattolici del Masci. "In quanto discepoli di Cristo, abbiamo un motivo in piu' per unirci con tutti gli uomini di buona volonta' per la tutela e la difesa della natura e dell'ambiente", ha aggiunto.
"Il Creato, infatti - ha spiegato il Pontefice -, e' un dono affidatoci dalle mani del Creatore. Tutta la natura che ci circonda e' creazione come noi, creazione insieme con noi, e nel destino comune tende a trovare in Dio stesso il compimento e la finalita' ultima - la Bibbia dice 'cieli nuovi e terra nuova'". Secondo Francesco, "questa dottrina della nostra fede e' per noi uno stimolo ancora piu' forte per un rapporto responsabile e rispettoso con la creazione: nella natura inanimata, nelle piante e negli animali riconosciamo l'impronta del Creatore, e nei nostri simili la sua stessa immagine". "Vivere a piu' stretto contatto con la natura, come fate voi - ha detto agli scout adulti del Masci -, implica non solo il rispetto di essa, ma anche l'impegno a contribuire concretamente per eliminare gli sprechi di una societa' che tende sempre piu' a scartare beni ancora utilizzabili e che si possono donare a quanti sono nel bisogno".
 
BLASTING NEWS
8 NOVEMBRE 2014
 
Quando l'animale diventa bestia
La crudeltà umana non deve restare impunita, la testimonianza di Romina.
 
L'ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali - Onlus), ha realizzato nel 2004 un osservatorio sul maltrattamento agli animali. Il primo rapporto semestrale ha accertato 41.667 animali maltrattati di cui 30.179 uccisi. Gli autori del maltrattamento sono risultati sconosciuti nel 46% dei casi e si nota con rammarico come solamente 280 siano i casi denunciati. Portiamo la testimonianza di Romina al fine di sensibilizzare i lettori: "Questa è la storia di Ciro, un furetto Marshall di 5 anni. I vecchi proprietari si stavano separando e nessuno dei due poteva (o voleva) prendersi cura di lui e la sorellina. Io e mio marito, Matteo, abbiamo deciso di adottarli. Quando siamo andati a prenderli abbiamo immediatamente notato che la situazione era drammatica. Penelope, la femminuccia, era evidentemente disidratata ma in forze. Ciro era praticamente moribondo, sveglio ma poco cosciente. L'ho subito portato via, uscendo la sua ex proprietaria non l'ha nemmeno salutato. Lo hanno ignorato completamente, come avesse dato via un vecchio comò di cui liberarsi. Ciro era sporco come se non avesse mai fatto un bagnetto, semiparalizzato con problemi neurologici. Era caduto da un balcone, eppure nessun veterinario lo aveva mai visitato. Era eccessivamente disidratato e aveva la coda rotta, non voleva neanche mangiare. Cercava di muoversi trascinandosi a stento con solo le zampette davanti. Il veterinario gli ha fatto una flebo e in quella mezz'ora che ci ho passato assieme, ha avuto la possibilità di sentire tutto il mio calore. Su quel tavolino si è trascinato verso di me e, come meglio ha potuto, mi si è arrampicato addosso.Purtroppo Ciro non è più uscito dall'ambulatorio. Amate le vostre bestioline e prendetevene cura. Loro lo farebbero, incondizionatamente."
Rifletteteci, gli uomini sono gli unici animali che uccidono non per necessità ma per cattiveria. Esistono individui che provano piacere nel veder soffrire gli altri, soprattutto se indifesi. Per presentare una denuncia, gli organi competenti sono i Vigili Urbani, i Carabinieri, la Polizia, la Guardia di Finanza e il Corpo Forestale. Tutti gli organi di Polizia Giudiziaria sono competenti per i reati in materia ambientale e di tutela animali. La denuncia può essere fatta di persona o telefonicamente nel caso fosse necessario un intervento tempestivo. Dal 2010 abbiamo la possibilità di denunciare l'accaduto anche con un semplice sms.
 
IL MESSAGGERO
8 NOVEMBRE 2014
 
Cavallo in ospedale per dare l'addio
alla padrona malata terminale di cancro

 
«Prima di morire voglio rivedere il mio Bronwen», aveva detto la 77enne Sheila Marsh, malata terminale di cancro ricoverata al Royal Infirmary di Wigan, nel nord dell’Inghilterra.
Il problema, come riporta il Telegraph, è che il Bronwen prediletto dalla nonna, a sua volta amatissima da quattro nipoti, avrebbe avuto più di una difficoltà a raggiungere l’ospedale e non solo perché anche lui avanti negli anni. Sì, i 25 anni dello stallone marrone con il muso bianco equivalgono ai 77 della sua padrona che l’aveva tenuto nella su fattoria fin da quando era un puledrino, ma come far incontrare per l’ultima volta i due visto che la nonna non poteva assolitamente essere trasportata? Ci ha pensato la responsabile dell’accoglienza dell’ospedale, Gail Taylor ha organizzare il meeting che ha commosso l’Inghilterra. La famiglia della malata ha pensato a portare Bronwen nel parcheggio dell’ospedale e gli infermieri hanno attrezzato il letto di Sheila Marsh perché potesse uscire dall’edificio anche solo per pochi minuti.
Quando la donna ha chiamato con un filo di voce l’amico di una vita, il cavallo si è avvicinato adagio al letto e ha avvicinato le labbra alla giancia di Sheila. Sì, l’ha baciata per dirle addio. Lacrime e occhi lucidi e silenzio in quel parcheggio diventato il maneggio dell’Haydock Park Racecourse in cui la donna aveva lavorato.Poche ore dopo Sheila è morta. Con un sorriso.
 
RAI NEWS
8 NOVEMBRE 2014
 
La figlia: "Un momento bellissimo"
Il desiderio di Sheila prima di morire: salutare il suo cavallo. L'addio commuove l'Inghilterra
Una 77enne malata di tumore chiede di rivedere il suo Bronwen. L'ospedale acconsente e la foto dell'incontro fa il giro del mondo. Poche ore dopo la donna è morta
 
Sheila Marsh, 77enne ricoverata in ospedale per un tumore in fase terminale, aveva un ultimo desiderio: poter rivedere il suo cavallo preferito per l'ultima volta. È riuscita a esaudirlo: grazie al permesso dell’ospedale, ha salutato il suo Bronwen fuori della struttura. La foto del cavallo che le strofina il muso sulla guancia, pubblicata su Twitter da un dirigente dell’ospedale, sta commuovendo l’Inghilterra.
FOTO
 
LA ZAMPA.IT
8 NOVEMBRE 2014
 
L’ultimo desiderio di Sheila prima di morire: rivedere e salutare il suo cavallo Bronwen
In un ospedale è stata accontentata una malata terminale, poche ore dopo è morta
 
Fulvio Cerutti
 
«Vorrei rivedere e salutare il mio Bronwen». Era questo l’ultimo desiderio di Sheila Marsh, malata terminale di 77 anni ricoverata al Royal Infirmary di Wigan, nel nord dell’Inghilterra. Bronwen non è un parente o un amico qualunque, ma il suo adorato cavallo. La signora Marsh era una grande amante degli animali e possedeva sei cavalli, tre cani, tre gatti e altri ancora.  
Negli ultimi giorni della sua vita non riusciva più a parlare, ma nei suoi occhi si leggeva quel desiderio: rivedere il suo Bronwen, in tutta la sua bellezza e dolcezza. Così lo staff dell’ospedale ha deciso di accontentarla permettendone l’incontro. Le foto diffuse su Twitter stanno commuovendo l’Inghilterra e il resto del mondo: lei, su coricata su un letto, viene portata nel cortile dell’ospedale dove incontra lo stallone marrone di 25 anni che aveva preso con sé quando era ancora un puledro. 
Non c’era solo Brownen, ma anche un altro cavallo a darle l’ultimo saluto. Ma la signora Marsh, quando ha rivisto il suo cavallo, «lo ha chiamato con un filo di voce - racconta l’infermiera Gail Taylor al Guardian - e lui si è avvicinato al letto strofinando teneramente le labbra sulla guancia della padrona come se fosse il suo ultimo saluto». E così è stato. Poche ore dopo aver ricevuto l’ultimo bacio dal suo amico di un vita, la donna si è spenta serena. 
FOTO
 
TGCOM 24
8 NOVEMBRE 2014
 
Inghilterra, cavallo in ospedale per l'estremo saluto alla padrona morente
Sheila Marsh, 77enne malata terminale di cancro, ha potuto dire addio all'amico di una vita, lo stallone Browen. Poche ore dopo è morta.
 
Quando ha saputo che non c'era più niente da fare, Sheila Marsh, 77enne malata terminale di cancro, ha espresso l'ultimo desiderio: rivedere l'amato cavallo Browen prima di morire. Lo staff del Royal Infirmary di Wigan, Inghilterra del Nord, dove Sheila era ricoverata, non potendo far entrare il cavallo nella struttura, le ha concesso di attenderlo nel cortile. Browen si è avvicinato e le ha strofinato il muso sulla guancia. Sheila è morta poche ore dopo quest'ultimo "bacio" che ha commosso il paese.
 
TUTTO SALUTE
8 NOVEMBRE 2014
 
7 validi motivi per eliminare (o mangiare poca) carne rossa, anche se non siete vegetariani
Da anni ormai l’Organizzazione Mondiale della Sanità, OMS, raccomanda un consumo molto limitato di carne rossa, ma anche di carne in generale, a non più di 4/5 volte al mese.
 
7 validi motivi per eliminare (o mangiare poca) carne rossa, anche se non siete vegetariani, e dare semmai più spazio ad altri alimenti che sono certamente più amici della salute. Da anni ormai l’Organizzazione Mondiale della Sanità, OMS, raccomanda un consumo molto limitato di carne rossa, ma anche di carne in generale, a non più di 4/5 volte al mese, perché ormai il mondo scientifico è in gran parte concorde nel considerare la carne rossa, in particolare, un rischio per la salute. Esistono anche altre teorie secondo le quali l’uomo non è onnivoro, è di fatto vegetariano, e a conferma di questa ipotesi sono giunte anche recenti scoperte che hanno dimostrato come i primi uomini si cibassero di alimenti vegetali e non di carne. Ma questa potrebbe essere un opinione di parte, per cui potrebbe non avere valore, non essere attendibile, non essere quindi presa in considerazione. Resta il fatto che è ormai dimostrato che un consumo sostenuto di carne rappresenta un rischio per la salute per nulla trascurabile. Ma vediamo nello specifico di cosa si tratta.
Limitando al massimo il consumo di carne rossa si riduce sensibilmente il rischio di malattie cardiache. Secondo recenti ricerche, il ferro contenuto nella carne sarebbe il responsabile dell’aumento del rischio cardiologico, mentre lo stesso non avviene per quello di origine vegetale. L’elevato contenuto di ferro eme sarebbe correlata all’infiammazione e ai danni procurati alle arterie. È noto ormai da tempo che una condizione infiammatoria dei vasi sarebbe la responsabile dei danni che questi possono subire, con conseguente grave rischio di infarto o di ictus, rischio che potrebbe anche essere amplificato da una dieta povera di frutta e verdura.
Ridurre il rischio Alzheimer. Una recente ricerca californiana ha dimostrato come una eccesiva quantità di ferro nel cervello possa essere correlata con la malattia, stessa cosa per quanto riguarda gli integratori alimentari di ferro che si possono assumere. Senza contare poi che un sostenuto consumo di carne determina la formazione di radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento cellulare, e quindi anche della comparsa della malattia degenerativa neurologica. La soluzione è rappresentata da un cambio radicale dello stile di vita, e per esso si intende in particolare del regime alimentare.
Ridurre il rischio di cancro e diabete. Una recente ricerca condotta a Cambridge ha dimostrato che un consumo giornaliero di 50 grammi di carne rossa, ma lo stesso discorso vale anche per la carne bianca, mette seriamente a rischio al salute, dal momento che può provocare la formazione di un cancro, di ammalarsi di diabete e conseguentemente mettere a repentaglio la salute del cuore.
Cancro al seno. Una recente ricerca condotta ad Harvard e pubblicata sul British Medical Journal ha dimostrato che un eccessivo consumo di carne rossa rappresenta un serio fattore di rischio di cancro al seno. Questo per colpa delle troppe proteine della carne che accelerano la duplicazione cellulare e quindi anche la proliferazione delle cellule cancerogene. Senza poi contare le carni conservate, come molti insaccati, che contengono nitrati, una sostanza potenzialmente cancerogena.
Prevenzione del tumore al colon. Limitando drasticamente, meglio ancora eliminando del tutto, il consumo di carne rossa, ma anche della carne bianca, si potrebbero prevenire ogni anno migliaia di casi di tumore al colon. Lo afferma il World Cancer Rereasch Fund che sottolinea inoltre come la relazione tra consumo di carne e tumore non sia più soltanto una ipotesi, ma una certezza.
Aspettativa di vita. Visto che la carne rossa è la responsabile di quanto citato fino a questo momento, un suo limitato consumo consentirebbe di evitare il 3% di morti premature per colpa di malattie determinate dal consumo di carne.
Infine, limitare l’inquinamento. È ormai dimostrato che gli allevamenti sono responsabili in buona parte di questo problema, sono una delle attività umane che inquina di più. Gran parte dei terreni utilizzati sia per la produzione di mangimi, che per l’allevamento del bestiame, potrebbero invece essere utilizzati per la produzione di culture direttamente consumabili dall’uomo.
 
IL MATTINO
9 NOVEMBRE 2014
 
Napoli, cani avvelenati a Fuorigrotta: nuovi cartelli in strada

di Oscar de Simone

 
Un nuovo avviso per i possessori dei cani del parco San Paolo. «Ancora veleno nel parco che ha provocato il decesso del mio cane" si legge su un cartello affisso sul tronco di un albero "la museruola può salvargli la vita».Dopo i tre cani morti due mesi fa, a causa del veleno lasciato all'interno delle aiuole delle zone verdi, un altro padrone lamenta la perdita del proprio cucciolo. «Non è possobile continuare così" commentano i cittadini, "bisogna prendere provvedimenti contro quesi assassini. La questione è intollerabile e si deve intervenire quanto prima per garantire la sicurezza e la salute dei nostri animali".
 
NEL CUORE.ORG
9 NOVEMBRE 2014
 
MONTALTO PAVESE, CACCIATORE UCCIDE CANE DAVANTI AI PROPRIETARI
Due denunce per un 65enne di Mariano comense
 
provincia di Pavia - Un cacciatore uccide a fucilate un cane sotto gli occhi dei suoi proprietari. E' successo nei giorni scorsi nelle campagna di Montalto pavese (PV). Vittima Roxy, una bella femmina di cane corso, sconvolti i proprietari che hanno denunciato l'autore del gesto: un sessantacinquenne di Mariano Comense.
"L'altro pomeriggio, verso le 15, eravamo a casa," hanno raccontato i proprietari alla "Provincia pavese" – "Abitiamo ai margini del paese, dietro c'è la campagna. Siamo usciti per fare una passeggiata, davanti a noi c'era Roxy. Ad un tratto, a una cinquantina di metri da casa nostra, Roxy ha incontrato un cacciatore con i suoi due cani. Noi eravamo un po' lontani, ma abbiamo visto tutto. I cani del cacciatore hanno attaccato Roxy, e in un attimo il cacciatore è intervenuto. Non si è accorto che da lontano stavamo assistendo alla scena: ha sparato prima una fucilata a una zampa del nostro cane; poi si è avvicinato e ha finito la povera Roxy con una seconda fucilata a bruciapelo, sul fianco sinistro. Non è stato un incidente di caccia, non ha scambiato Roxy per un cinghiale: eravamo in mezzo a un campo aperto. Quando abbiamo urlato, quell'uomo ci ha visto ed è scappato. Sono arrivato vicino al mio cane: Roxy ha fatto in tempo a guardarmi e poi è spirata fra le mie braccia. Aiutati da numerosi vicini di casa, siamo andati nel luogo dove di solito parcheggiano i cacciatori. Abbiamo circondato la sua macchina e abbiamo telefonato ai carabinieri di Montalto. Anche il cacciatore, che ci aveva visto da lontano, aveva telefonato ai carabinieri perché aveva paura. E' sceso solo quando ha visto la pattuglia". I carabinieri hanno denunciato il cacciatore per uccisione volontaria di animale e hanno chiesto la revoca del porto d'armi per il 65enne, denunciato anche dai proprietari del cane ucciso.
 
GEA PRESS
9 NOVEMBRE 2014
 
Brescia – Femmina di capriolo uccisa a pallettoni
Intervento della Polizia Provinciale

 
Un nuovo sequestro di ungulati è avvenuto nella giornata di oggi in provincia di Brescia.
Ad intervenire è stata la Polizia Provinciale che ha sequestrato il corpo di una femmina di capriolo abbattuta in Valcamonica con munizione spezzata. Non è stato ancora reso noto se vi sono denunciati, ma tale nuovo intervento di repressione del bracconaggio, testimonia da un lato quanto il fenomeno sia ancora diffuso in provincia, ma anche il buon intervento della Polizia Provinciale.
Nei giorni scorsi, infatti, la stessa Polizia aveva messo a segno numerosi interventi di repressione del bracconaggio conclusi con il sequestro di ingenti quantitativi di trappole per avifauna del tipo “archetto” e “sep”.
Erano poi seguiti gli interventi congiunti nelle diverse operazioni portate a termine dalle Guardie WWF ed Anpana. Anche in questi casi, trappole ed un sequestro record di richiami vivi.
 
IL CENTRO
9 NOVEMBRE 2014
 
Giulianova(TE), mettono la cuccia dei cani in un campo di bocce
 
Agenti della polizia municipale e operatori del servizio sanitario della Asl hanno catturato, ieri mattina, due cani, un pitbull e un bulldog, che i proprietari avevano lasciato, con tanto di cuccia, nel campo da bocce dell’Annunziata, vicino al centro socio-culturale di via dei Pioppi. Gli animali erano stati lasciati nel campetto tre giorni fa dai proprietari, una famiglia rom che vive in un camper lì vicino perché da poco sfrattata dall’ appartamento dove viveva. Essendosi accampati in un alloggio di fortuna, il camper appunto, i proprietari non avevano posto per sistemare i cani e hanno pensato di farli rimanere nel campo da bocce. I residenti e gli anziani dediti al gioco delle bocce, però, non hanno gradito la presenza dei due animali, anche se non aggressivi, perché impediva loro di usufruire del campo. Gli abitanti, dunque, anche per la loro sicurezza, hanno segnalato la situazione alla polizia municipale che, dopo il sopralluogo di due giorni fa, sono tornati ieri mattina a prendere gli animali. I due cani, poi, sono stati trasportati al canile di Castelbasso, dove i proprietari, che hanno ricevuto anche un verbale per abbandono di animale, potranno riprenderli una volta sistematisi.
 
NEL CUORE.ORG
9 NOVEMBRE 2014
 
TORINO, LA FORMICA SCHIACCIATA IN UN VIDEO DI "ARTISSIMA"
Una lettrice: "E' arte quella che non rispetta la vita?"

 
Della manifestazione di arte moderna "Artissima", che si svolge in questi giorni a Torino, si è parlato molto e non sempre bene. Una nostra lettrice ci segnala, nell'ambito della kermesse, il video di Laure Prouvost (nella foto) "The artist"  nel quale si presenta come forma d'arte, tra l'altro, l'uccisione di una formica.
Il video fa parte della mostra "I want to be a futurist" organizzata dalla fondazione Videoinsight. "Non si vuole entrare nel merito del gusto artistico, peraltro molto discutibile, ma ciò che lascia senza parole – scrive l'autrice della segnalazione - è che nel bel mezzo del video viene inquadrata una formica che cammina sull'asfalto, viene seguita da un dito e da questo schiacciata e uccisa. Così, come se fosse la cosa più normale del mondo, come se la sua vita non avesse valore. Quello che ancor più colpiva – aggiunge - era che le persone che l'hanno visto non hanno reagito in alcun modo, non hanno dato cenno di cogliere l'assurdità di quel gesto. E' arte quella che non rispetta la vita?".
La Prouvost, che sul suo sito si fa ritrarre con pesci sulla testa, sarà anche un'artista riconosciuta a livello internazionale, ma certamente non ha molto rispetto per la vita. Obietterà qualcuno: dobbiamo allora tenerci le formiche che ci infestano la casa o camminare tutti guardando sempre dove mettiamo i piedi? Forse la seconda sarebbe una buona idea, anche per altri motivi. In realtà, ciò che il video, nel suo piccolo, nega è il concetto di compassione, o empatia, che ci lega agli altri esseri viventi: la formica tiene alla vita quanto noi, teme la morte come noi e per di più, se la osserviamo invece di schiacciarla, può regalarci un esempio prezioso. Anche se è piccolissima, condivide con l'uomo il dono della vita e merita, o dovrebbe meritare, il nostro rispetto. Se si presenta comne invasore, probabilmente pagherà il fio. Ma perché ucciderla per nulla?
 
BRESCIA TODAY
9 NOVEMBRE 2014
 
Apre a Gussago (BS) il primo ristorante italiano per cani (e gatti)
Pochi giorni all'inaugurazione del primo ristorante italiano per cani della catena RistoBau & RistoMiao: in Via Borgonuto a Gussago un locale in tutto dedicato agli amici a quattro zampe, gatti compresi
 
Apre a Gussago il primo ristorante italiano dedicato in tutto e per tutti agli amici a quattro zampe. Il primo gourmet per cani (e gatti) si prepara infatti ad un’attesa inaugurazione: sarà il primo RistoBau & RistoMiao d’Italia, al civico 9 di Via Borgonuto.
Alle porte della città una struttura unica nel suo genere: un’ampia sala d’ingresso dove sarà possibile ‘offrire’ agli amici animali un servizio completo di lavaggio e toelettatura. Poi, la parte esterna: un giardino più che attrezzato con giochi e percorsi, per cani di tutte le taglie.
All’interno invece il pezzo forte: il ristorante vero e proprio, anche da asporto. Menu speciali e preparazioni raffinate, anche su richiesta dei padroni: i proprietari dei cani potranno addirittura assaggiare i pasti dei loro animali domestici, e scegliere poi quale ‘regalare’ al fidato cagnolone.
In tutta la sala saranno installate ciotole per i pasti e per l’abbeveraggio. Per gli avventori più ‘fedeli’ sarà inoltre possibile ottenere una card ricaricabile, una sorta di prepagata con cui sarà possibile usufruire immediatamente dei servizi proposti. Una storia che ha dell’incredibile, ma che per fortuna (o purtroppo) anche stavolta è vera.
 
LIBERO
9 NOVEMBRE 2014
 
Filippo Facci: L'eutanasia del cane
 
Finalmente la Chiesa ammette l’eutanasia: quella del cane. Avvenire, il quotidiano dei vescovi, martedì scorso ha condannato il suicidio assistito di Brittany Maynard e in prima pagina ha fatto un elogio del dolore: «C’è nel soffrire qualcosa che nessuno saprà mai spiegare, ma che nessuno può affermare essere inutile e dannoso». E infatti è quello che ci auguriamo sempre tutti: di soffrire il più possibile, noi e i nostri cari. Ma il cane no. Infatti lo stesso Avvenire, tre giorni dopo, titolava in prima pagina «Perché l’uomo deve evitare inutili sofferenze agli animali» i quali, si leggeva, «non essendo esseri umani, non hanno un vero e proprio diritto individuale a vivere da rispettare». Ora: questa è una rubrica di commento, ma ogni tanto davvero non si sa da che parte cominciare. Cioè: gli uomini devono soffrire come cani, i cani possono morire come uomini. Beninteso, a me non disturba che certi cattolici possano credere che la loro vita non gli appartenga e che sia solo espiazione, credito con il padreterno, un dono anche quando diventi orrendo: ma non capisco perché debbano rompere le palle e pretendere che si adeguino anche i non credenti, attribuendo il primato dell’uomo a valori morali e non - com’è - alla legge del più forte. Siamo animali anche noi, solo che alla natura è sfuggita la mano. di Filippo Facci
 
LA ZAMPA.IT
9 NOVEMBRE 2014
 
“Anche gli animali vanno in Paradiso”
Il parroco di La Loggia porta sull’altare cani, gatti e pesciolini


NELLA FOTO - Anche i pesci rossi sull’altare per la Messa celebrata ieri da don Ruggero Marini alla parrocchia «Mater Amabilis» di La Loggia

 
Massimo Massenzio
 
La Loggia «I vostri animali sono attesi dalla vita eterna. Anche dopo la morte li incontrerete ancora». È cominciata così una messa senza precedenti nella chiesetta di Mater Amabilis, a La Loggia (Torino). Ad assistere alla funzione religiosa c’erano, oltre a tantissimi fedeli, anche cani, gatti, piccole cavie e pappagalli. I più disciplinati sono entrati in chiesa, qualcuno ha avuto addirittura un posto in prima fila, molti sono rimasti sul sagrato insieme a cinque splendidi cavalli. 
Il Ringraziamento
Durante la giornata del Ringraziamento normalmente si benedicono i frutti della terra, al massimo qualche trattore, ma don Ruggero Marini, parroco di La Loggia, ieri mattina è andato molto oltre. Ha celebrato la Messa con tre pesciolini che nuotavano nei piccoli barattoli disposti sull’altare e un insolito sottofondo di guaiti e miagolii.  
Alla fine della funzione ha benedetto uno per uno gli oltre duecento animali presenti: «Sono tutte creature di nostro Signore». 
Il soffio vitale
Durante la messa il vulcanico sacerdote ha affrontato un complesso percorso «religioso-faunistico» partendo dalla Bibbia per finire con le dichiarazioni degli ultimi Papi, passando attraverso il catechismo e la pet-terapy. Poi l’affermazione di principio destinata a far discutere: «Gli animali hanno il soffio vitale donato da Dio. E sono eterni perché Dio l’ha voluto».  
Tra un latrato e qualche inevitabile brusio dei fedeli, il parroco ha precisato: «Non usate il concetto di anima, ma il concetto amoroso di memoria di Dio. Credo fermamente in quello che dico e sono pronto a risponderne di fronte a chiunque. Del resto gli esempi nella storia religiosa non mancano di certo». 
Don Ruggero ha citato San Francesco, ma anche Giovanni Paolo II e Papa Francesco: «Oggi la nostra parrocchia è una piccola arca di Noè. E io sono convinto che un giorno ci rivederemo tutti assieme». 
Le reazioni
Se i bambini erano letteralmente in visibilio, tenendo stretti gattini, criceti e cavie, anche i fedeli adulti hanno accolto positivamente la presenza degli animali in una chiesa. «È un’iniziativa stupenda – conferma Lucia – Serve a creare una comunità forte ed unita». Sulla stessa lunghezza d’onda anche Sara Maugeri, titolare di un maneggio: «Io lavoro tutti i giorni con i cavalli e so quanto possano aiutare le persone, anche quelle con qualche difficoltà. Poterli portare con me a sentire la Messa, anche se soltanto attraverso un microfono, è un’esperienza impagabile». 
«Lo rifaremo»
Anche gli animali presenti in chiesa sembravano affascinati dall’insolita situazione, tanto da restare rigorosamente in silenzio durante il raccoglimento nella preghiera: «E qualcuno crede ancora che non ci ascoltino», ha scherzato don Marini. Poi la benedizione per tutti, trattori compresi «perché qui a La Loggia abbiamo bisogno di lavoro». E infine una promessa: «È andata anche meglio del previsto. Lo rifaremo». 
 
IL MESSAGGERO
9 NOVEMBRE 2014
 
Si imbarca sull'aereo ma la Delta Airlines smarrisce il suo cane, denunciata compagnia

 
LOS ANGELES - Si imbarca sull'aereo ma la compagnia smarrisce il suo cane. Frank Romano ha denunciato la Delta Airlines colpevole di aver smarrito la sua Ty, una bull terrier da cui era inseparabile. Durante l'attesa per il ceck una hostess ha chiesto al cliente di darle il cane che sarebbe stato imbarcato in un settore separato. Frank ha ceduto l'amata cagnolina ma poco dopo la stessa hostess è tornata dicendogli che la sua Ty era fuggita dopo aver rosicchiato la porta di metallo in cui era stata rinchiusa.«Non so come sia possibile una cosa simile»,ha raccontato il padrone, «Non so nemmeno se rivedrò mai più la mia Ty».
 
GREEN STYLE
12 NOVEMBRE 2014
 
Linea aerea perde il cane del passeggero
 
Sarà capitato di certo a molti di non ritrovare la propria valigia al termine di un viaggio aereo, con l’immediata trasformazione della vacanza in un vero e proprio incubo. Mentre vestiti e oggetti si possono ricomprare, per quanto vi sia comunque un attaccamento emotivo, così non è per un animale domestico. È quello che è successo negli Stati Uniti, dove una compagnia aerea ha smarrito il cane di un passeggero. Il tutto è accaduto lo scorso 31 ottobre, così come svelato dalle indagini della CNN. Frank Romano, il proprietario del cane, si è dovuto trasferire per qualche settimana da Los Angeles a Tampa, in Florida. Legatissimo al suo amico a quattro zampe, ha deciso di portarlo con sé in questa trasferta: comprato un apposito biglietto aereo e procurato l’adeguato trasportino per il caricamento a bordo, il giovane non avrebbe mai potuto immaginare l’esito di una procedura normalmente di routine. Poco dopo l’atterraggio del volo
Delta Airlines, ha ricevuto comunicazione dello smarrimento del cane.
Secondo le ricostruzioni della linea aerea, pare che il cane sia riuscito autonomamente a fuggire dal trasportino, forse masticandone la grata. Tuttavia, questa motivazione non ha convinto il proprietario, poiché in un primo momento è parso che l’animale fosse comunque arrivato a Tampa, mentre oggi si indaga non sia invece rimasto a Los Angeles.
y, questo il nome dell’esemplare di 6 anni, è stato adottato lo scorso anno da un rifugio di North Hollywood. Eppure il giovane spiega come sia l’animale, in realtà, ad aver salvato il suo proprietario: diventato “una pillola per l’ansia”, il cane avrebbe aiutato l’uomo a ritrovare la sua strada, dopo diverso tempo passato tra un motel all’altro in mancanza di un’abitazione fissa. Dato il forte legame, il giovane è ora distrutto per la perdita, sebbene la speranza di ritrovare l’animale è tutt’altro che perduta. Il quadrupede è infatti dotato di microchip, un fatto che potrebbe di certo agevolare il ritrovamento.
La compagnia aerea ha rimborsato il volo all’uomo, quindi ha pubblicamente fatto ammenda per l’accaduto:
Delta comprende come gli animali domestici siano membri importanti della famiglia e rimpiange questo sia accaduto mentre il cane era sotto la propria custodia. La società ha infine offerto il proprio supporto logistico per la ricerca dell’animale, tra cui anche una campagna di volantinaggio avviata nei due aeroporti coinvolti.
 
NEL CUORE.ORG
9 NOVEMBRE 2014
 
USA, OTTO ANNI AL "PADRINO" DEI COMBATTIMENTI TRA CANI IN ALABAMA
Il giudice mostra alla giuria le foto degli animali
 
Un cittadino dell'Alabama che organizzava combattimenti tra cani, sui quali venivano piazzate scommesse fino a 100 mila dolalri, è stato condannato venerdì a otto anni di carcere, quattro volte di più rispetto alla pena per il più famoso coimputato, il quarterback della NFL Michael Vick. Il giudice distrettuale Keith Watkins ha comminato la pena al cinquantenne Donnie Anderson di Auburn mentre sei schermi televisivi nelle aule dei tribunali mostravano la foto di una femmina di pitbull morta per le ferite riportate in uno dei combattimenti di Anderson nell'est dell' Alabama. Anderson è tra le 15 persone arrestate nel corso di una indagine durata quattro anni su combattimenti di cani nell'Alabama e nel Mississippi. Il giudice lo ha definito ''il padrino di questa associazione a delinquere'' e gli ha affibbiato la condanna più dura tra tutte quelle delle sei persone che si sono dichiarate colpevoli. Le altre cinque se la sono cavata con condanne tra sei mesi e cinque anni. Secondo il magistrato, Anderson ha meritato di più perché ha organizzato combattimenti di cani per molti anni ed ha mostrato straordinaria crudeltà verso gli animali. Nell'agosto del 2013 gli investigatori avevano fatto irruzione in casa di Anderson a Auburn e sequestrato 126 cani. Alcune femmine gravide in seguito avevano partorito 21 cuccioli. Molti dei cani erano denutriti, malati o debilitati. Il giudice ha detto che dei 147 cani, cinque erano in condizioni gravissime e non sono sopravvissuti e 73 sono stati sottoposti ad eutanasia. I cani sequestrati a tutti gli imputati erano 451, metà dei quali sono morti o hanno dovuto essere soppressi. Ai combattimenti assistevano tra 100 e 300 persone, ciascuna delle quali pagava 100-150 dollari per lo spettacolo. In più c'era il lucroso giro delle scommesse.
 
LA ZAMPA.IT
9 NOVEMBRE 2014
 
Usa, salvano un cane dal tetto di una casa
L’animale rimasto solo nell’abitazione, è uscito da una finestra della soffitta

 
Fulvio Cerutti
 
Da giorni la polizia locale di Youngstown riceveva telefonate da parte di cittadini che segnalavano la presenza di un cane su un tetto. Ma ogni volta che andavano a controllare, non c’erano tracce dell’animale. Gli agenti hanno lasciato delle comunicazioni al proprietario della casa, ma mai nessuno si è fatto vivo. Dopo una settimana finalmente l’avvistamento: Isis, un esemplare di rottweiler, se ne stava accovacciato in cima ai tetti di una casa. Così sono intervenuti i poliziotti, i vigili del fuoco e responsabili del canile di zona. Non è stato facile portare giù l’animale, visto quanto era spaventato e denutrito. Ma alla fine ci sono riusciti  
 
NEL CUORE.ORG
9 NOVEMBRE 2014
 
USA, PROTETTO DA TUTA SI FA "MANGIARE VIVO" DA UN ANACONDA
Orrore e proteste da parte degli animalisti
 
Gli animalisti hanno dichiarato guerra negli Usa al canale 'scientifico' Discovery Channel perche' il 7 dicembre trasmettera' un programma "Eaten Alive" (mangiato vivo) in cui un giovane di 26 anni, Paul Rosolie, si sarebbe fatto ingoiare vivo - protetto da una costume-corazza da lui disegnato - da un gigantesco anaconda di 10 metri in Amazonia. "Sono Paul Rosolie e sono la prima persona che sta per farsi mangiare viva da un anaconda", ha annunciato su Twitter ed in un promo su YouTube in cui si vede la fase preparatoria e l'annuncio pubblicitario dell'impresa. Contro Rosolie si sono schierati gli animalisti dell'organizzazione Peta (Peolple for Ethical Treatment of Animals) chiedendo alla rete tv di non mandare in onda il programma in cui "qualunque cosa avranno pianificato il serpente sara' quello che paghera' alla fine il costo maggiore, come al solito accade loro quando vengono usati per intrattenimento". Rosolie ha garantito di "non aver mai fatto male ad un animale".
Un rappresentante di Discovery channel ha assicurato al periodico "Entertainment weekly" che non si tratta di una "bufala" e che l'animale "non muore" durante il numero.
 
IL MATTINO
10 NOVEMBRE 2014
 
Cane torturato e ucciso, la macabra scoperta sui monti di Nocera
Un cane di grossa taglia è stato torturato, ucciso e poi, avvolto in una coperta, lanciato in un dirupo al di sotto di un tornante della strada che da Nocera Inferiore conduce al santuario di Santa Maria dei Miracoli sul monte Albino.
 
Prov. di Salerno. A trovarlo è stata una guardia ambientale di Angri che stava effettuando un’escursione. Ha intravisto nella sterpaglia la sagoma dell’animale attorniata da diversi insetti ed è sceso tra i rovi facendo la macabra scoperta. Le cavità orbitali erano bruciate, probabilmente era stato usato un punteruolo infuocato con cui erano stati cavati gli occhi. Sul corpo del povero animale altri segni di violenza. Presentava anche gli arti rotti probabilmente a causa della caduta. La morte risalirebbe ad alcuni giorni fa. L’animale è stato seppellito.
 
SALERNO NOTIZIE
10 NOVEMBRE 2014
 
Orrore sul Monte Albino a Nocera: ritrovato cane con occhi bucati
 
Prov. di Salerno - Avvolto in una coperta e lanciato in una scarpata con gli occhi completamente bucati. L’orrendo accaduto si è verificato sul Monte Albino, a Nocera Inferiore. Un cane di stazza media, è stato ritrovato morto chissà da quanto e ricoperto completamente da insetti. Ad effettuare la macabra scoperta – così come si legg sul sito di TelenuovaTv - una Guardia Ambientale di Angri che fuori dal servizio ha notato mentre faceva una passeggiata l’animale.
VIDEO
 
IL TIRRENO
10 NOVEMBRE 2014
 
Un cane sul sedile del passeggero e sei allodole su quello posteriore: 361 euro di multa
Pistoia, automobilista-cacciatore sorpreso nell'aria di servizio di Serravalle senza l'autorizzazione per il trasporto di animali vivi, senza revisione e con il suo segugio libero di muoversi all'interno dell'abitacolo
 
SERRAVALLE PISTOIESE (Pistoia). Quando si sono avvicinati all'auto, hanno dapprima notato la targa "Prova" appoggiata all'interno, contro il lunotto, anziché sopra quella regolare, fuori. Poi, sbirciando nell'abitacolo, gli agenti della Polstrada hanno visto un cane da caccia acciambellato sul sedile del passeggero e, dietro, 6 gabbie con all'interno altrettante allodole. E' stato così che, nell'area di servizio di Serravalle, sull'autostrada  Firenze-mare, per il cacciatore-automobilista è scattata una multa di 361 euro: sia per le modalità di trasporto non corrette del cane (nelle auto deve stare nel retro, separato dal conducente, per motivi di sicurezza, da un divisorio), sia per il non corretto posizionamento della targa, sia, infine, per il fatto che, durante i controlli è saltato fuori che l'auto non era stata sottoposta alla revisione.
Al cacciatore comunque sarebbe potuta andare peggio, visto che non aveva con sé   alcuna documentazione autorizzativa al trasporto delle allodole vive. Gli agenti della Polstrada di Montecatini hanno sequestrato gli animali, che però gli sono stati affidati in custodia con l’obbligo di esibire al più presto negli uffici della polizia la documentazione prevista, di cui, è stato accertato, l'uomo è effettivamente in possesso: pena una sanzione amministrativa di 400 euro.
 
GEA PRESS
10 NOVEMBRE 2014
 
Caserta – Le mille morti del Riccio
 
Sul lato della carreggiata di una strada della provincia di Caserta. Il povero Riccio sembrava  guardare innanzi, forse impaurito dall’avvicinarsi di una persona incuriosita. Ed invece era morto.
Quasi come un animale impagliato esposto in un museo. Uno dei tanti che ogni giorno perdono la vita nelle nostre strade. Uno dei tanti di cui nessuno si occupa.
Eppure quel “piccolo” ritrovamento ha scatenato uno discussione non solo sull’imprudenza di chi guida, ma anche sulle tante altre morti che colpiscono i Ricci e più in generale la fauna selvatica.
Vincenzo Caporale, animalista campano intervenuto per allontanare quel corpicino dalla strada, sottolinea come la causa di morte del piccolo Riccio potrebbe non essere  l’investimento in strada. Certo, il luogo ove è stato ritrovato potrebbe far pensare ad una presa da parte di un veicolo e la successiva morte  a causa di una lesione interna. Ma i Ricci di nemici ne hanno tanti. Secondo l’associazione SOS Ricci,  1/4 delle morti sono dovute ad incidente stradale, ma un altro 25% è dovuto ad avvelenamenti. Rodenticidi, antiparassitari, defolianti o diserbanti, lumachicidi, ma anche concimi e fertilizzanti, costituiscono per il piccolo Riccio, una lungo elenco di potenziali nemici mortali.
Una morte subdola, che non si fa notare. Il Riccio potrebbe introdurre direttamente la sostanza letale, sia per ingestione  che, sebbene più raramente, inalazione o per assorbimento cutaneo. Bisogna poi tenere in considerazione che l’animale si nutre di insetti o altri piccoli mammiferi, sia vivi che morti. La sue prede potrebbero essere  intossicate da veleni.
Di certo quel piccolo mammifero dal grazioso musetto, protagonosta di tanti cartoni animali e film ispirati alla tenerezza, spesso soccombe grazie alla nostra incapacità di sapere affrontare un problema. Rimane a “guardare”, ai bordi di una strada, il suo corpo andare via. Il tutto in uno dei posti più “trafficati” della nostra società.
 
CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
10 NOVEMBRE 2014
 
nell’area flegrea una lapide per l’animale bruciato vivo
Pozzuoli, un monumento al cane Spike
vittima di violenza: con dedica di Victor Hugo
Sulla lapide la frase dello scrittore russo: «Guarda negli occhi un cane e prova ad affermare che non ha un’anima». Il meticcio fu seviziato e bruciato
 
NAPOLI - Una statua per dire basta alla violenza sugli animali. A Pozzuoli, un scultura è stata dedicata a “Spike”, cane meticcio bruciato vivo dopo essere stato seviziato e mutilato. Sarebbe il primo monumento del genere in Italia, dedicato ad un cane vittima di violenze..
HUGO PER SPIKE - Si sono mossi in tanti, dalle associazioni animaliste a normali cittadini e il monumento a Spike, un meticcio orrendamente mutilato e lasciato morire dopo essere stato bruciato vivo, oggi è diventato realtà. «Si tratta del terzo monumento dedicato a un cane, ma il primo per un meticcio che ha subito una violenza mortale», fa sapere Marialuisa Gentile dell’associazione Italia Animalisti in Movimento, che assieme al Partito Animalista Europeo, Enpa e ad altre associazioni di volontari ha sostenuto l’iniziativa. A ricordo delle terribili sofferenze patite dal cane e come monito sulla lapide è stata incisa una frase significativa di Victor Hugo: “Guarda negli occhi un cane e prova ad affermare che non ha un’anima”. «Siamo soddisfatti dell’amministrazione comunale di Pozzuoli, che si è dimostrata sensibile alle nostre battaglie – continua Gentile - attendiamo ora fiduciosi l’esito delle indagini». A carico di un giovane di trent’anni del quartiere Toiano pesa una denuncia penale per atti di crudeltà senza motivo; il giovane è stato incastrato da una testimonianza. IL CASO SPIKE- Il 6 luglio scorso, di domenica mattina, viene ritrovato nei giardinetti del rione Toiano in fin di vita, un cane meticcio di colore nero; si chiama Spike ha subito indicibili sofferenze, il suo aguzzino ha infierito sul povero animale in ultimo dandogli fuoco, Spike era “colpevole” soltanto di aver fatto la “corte “ alla sua cagnetta. Soccorso da Giulia, una giovane animalista, Spike viene assistito dai veterinari dell’Asl di Marano, ma morirà poche ore dopo. Ma è microcippato, ha un padrone; una coppia di anziani del quartiere e comincia il tam tam sulla rete in cerca dell’aguzzino. A distanza di appena 48 ore i carabinieri del nucleo radiomobile di Pozzuoli coordinati dal comandante Gianfranco Galletta e dal comandante dell’Aliquota Radiomobile Vincenzo Davide rintracciano l’aggressore, un giovane trentenne del rione; secondo alcuni testimoni a vrebbe seviziato Spike davanti agli occhi della moglie e dei suoi bambini. © RIPRODUZIONE RISERVATA
FOTO E VIDEO
 
GEA PRESS
10 NOVEMBRE 2014
 
Lombardia, richiami vivi – La LAC inviata la Regione allo stop e scrive alla Commissione UE
 
La Lega Abolizione Caccia critica duramente l’atteggiamento della Giunta Regionale della Lombardia, che non vorrebbe ottemperare alla diffida del Ministero Affari Regionali dello scorso 29 ottobre. Con questo atto, il Ministero invitava il presidente della Regione a ritirare nel termine di 15 giorni, il provvedimento regionale di deroga che autorizzava gli impianti di cattura.
Come è noto, nei giorni scorsi, vi erano state numerose polemiche in merito alle dichiarazioni dell’Assessore Fava.
In caso di inottemperanza, sottolinea la nota della LAC, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministero dell’Ambiente, si è detto pronto a disporre l’annullamento della deliberazione lombarda. Questo sulla base della legge statale sulla caccia che prevede di dover esperire preliminarmente soluzioni alternative (ad esempio richiami vivi d’allevamento o utensili a bocca), oltre che in considerazione della procedura d’infrazione n. 2014/2006 dello scorso febbraio avviata dalla Commissione UE, per violazione della direttiva comunitaria del 1979 sulla protezione degli uccelli selvatici.
I legali della LAC, che erano già ricorsi al TAR contro la disposizione regionale,  hanno già provveduto ad informare tempestivamente la Commissione UE dell’attatteggiamento dell’amministrazione  lombarda che viene definito “non collaborativo”.
La LAC ricorda inoltre come  l’ Istituto Superiore per la Protezione e la ricerca Ambientale (ISPRA), nel parere del 29.07.2014 relativo all’attivazione degli impianti di cattura degli uccelli selvatici nella Regione Lombardia per l’anno 2014, ha ritenuto  non condivisibile le conclusioni della documentazione predisposta dalla Giunta, essendo  applicabili soluzioni alternative alla cattura di uccelli per l’anno in corso. In tale contesto era stato ricordato come un  discreto contingente  di turdidi viene già cacciato senza l’utilizzo di richiami vivi. Inoltre, anche se il numero degli uccelli da allevamento non è sufficiente a soddisfare l’alta richiesta di animali per uso da richiamo, ciò non può essere una motivazione  sufficiente per giustificare le catture.
 
GEA PRESS
10 NOVEMBRE 2014
 
Isernia – Controllo sulla caccia. Due denunce e sequestro di richiami vietati
Intervento del Corpo Forestale dello Stato
 
Controlli in materia di caccia eseguiti, nello scorso fine settimana, dal  Corpo Forestale dello Stato.
Ad essere sequestrati, nel Comune di Pozzilli, due fucili, numerose munizioni ed un richiamo elettromagnetico.
In località Pietra Bianca i Forestali hanno individuato e fermato due uomini originari della provincia di Caserta, che erano a caccia di uccelli anche con l’ausilio di un richiamo elettromagnetico. La Forestale precisa a questo proposito che le aree del territorio molisano non erano tra quelle comprese  per la licenza dei due.
Il reato contesto è quello di  caccia con l’utilizzo di mezzi non autorizzati ed in  concorso tra loro.
Gli agenti del Comando stazione forestale di Venafro hanno accertato che il richiamo serviva per attirare i tordi la cui caccia richiede abilità particolari, di cui evidentemente non erano dotati i due, che saranno sanzionati anche con un verbale amministrativo. Nei confronti degli stessi sarà inoltre richiesto sia la sospensione della licenza di caccia che il ritiro del porto d’armi come previsto dalla normativa vigente in materia.
Secondo il Corpo Forestale dello Stato l’utilizzo di richiami elettromagnetici non autorizzati è pratica molto diffusa, che crea non pochi problemi agli uccelli coinvolti, attirati in una vera e propria trappola dal richiamo di esemplari della stessa specie.
Nel fine settimana altri controlli in tema di caccia, hanno portato all’accertamento di alcune irregolarità di tipo amministrativo. Tra queste  le più frequenti sono relative alla mancata registrazione dell’uscita sul proprio tesserino oppure al mancato rispetto della norma che prevede di indossare il giubbotto colorato per rendersi ben evidente ed evitare incidenti di caccia.
 
NEL CUORE.ORG
10 NOVEMBRE 2014
 
MAREMMA, DUE DELFINI MORTI: SI TEME EPIDEMIA DI MORBILLO
Due carcasse ritrovate in ventiquattr'ore
 
Altro delfino morto trovato sulle spiagge della Maremma. A distanza di ventiquattr'ore dal ritrovamento della carcassa di un cetaceo sulla battigia a Castiglione della Pescaia, un' altra carcassa di delfino e' stata trovata sulla spiaggia della Tagliata (Orbetello). E' immediatamente scattato l'allarme per un epidemia di morbillo che, in questo periodo, ha colpito i cetacei. La capitaneria di porto ha gia' iniziato le analisi per capire se l'epidemia si stia diffondendo.
 
NEL CUORE.ORG
10 NOVEMBRE 2014
 
LAV CONTRO ASSOPIUMA: "VIETATA IN ITALIA LA SPIUMATURA A VIVO"
"Una lacuna, invece, nelle regole europee"
 
A una settimana dalla messa in onda della puntata di Report, non si placa la polemica sulla spiumatura delle oche: oggi e' la Lav a intervenire per rispondere ad Assopiuma, per la quale "in Europa esiste una legge (art. 3 Direttiva Comunitaria Europea n.9858/C) che vieta lo spiumaggio da animali vivi con le modalita' proposte dal filmato messo in onda". Per l'associazione animalista non e' cosi': "La "spazzolatura" nel periodo di muta e' una pratica che, unitamente alla "pettinatura" - si legge nel comunicato - puo' si' consentire la raccolta di piume senza causare dolore agli animali, tuttavia non e' una metodologia obbligatoria per legge." Se "La Direttiva Europea 98/58/CE riguardante la 'Protezione degli animali negli allevamenti' non dispone alcun esplicito divieto di spiumatura di animali vivi" - spiegano dalla lega anti vivisezione "il divieto di spiumatura di animali vivi e' invece esplicitamente previsto nella normativa italiana". "Oggi, nella produzione mondiale di piume non c'e' alcuna credibile garanzia che le oche non subiscano alcun danno o lesione. Risulta alquanto improbabile - dichiara Simone Pavesi, Responsabile Lav Moda eticamente sostenibile - che la produzione industriale di piume, per il soddisfacimento delle aziende che ogni anno immettono sul mercato milioni di capi, possa sostenersi con la sola tecnica della spazzolatura e pettinatura e nel solo periodo di naturale muta".
 
NEL CUORE.ORG
10 NOVEMBRE 2014
 
IL LAMENTO DEI CIRCENSI: "SOLO 2 COMUNI SU 10 CI DANNO IL PERMESSO"
"Autorizzazioni negate a causa degli animali"
 
Diecimila addetti di quasi 200 Circhi italiani si lamentano per quelle che chiamano "e discriminazioni dei Comuni", perché le amministrazioni spesso negano le autorizzazioni per gli spettacoli. Lo afferma Marco Grioni, 33 anni, giovane titolare dell'omonimo circo,  con 12 addetti, attivo soprattutto in Lombardia, a nome dei colleghi di tutta Italia. "La maggior parte dei Comuni - spiega - ci negano il permesso, che normalmente concedono alle giostre, perche' abbiamo gli animali". Un atteggiamento che Grioni definisce innanzi tutto "assurdo", perche' molti Comuni "ci dicono di no, ma poi ospitano mostre o rassegne di animali". In questo modo, pero' "i Comuni vanno contro la legge, perche' - spiega il giovane circense - con la Legge 337 del 1968 lo Stato riconosce la funzione sociale dei circhi equestri e incoraggia il consolidamento e lo sviluppo del settore". Cosi' "molte volte facciamo ricorso e lo vinciamo, ma i tempi sono lunghi e il nostro lavoro rischia di essere inutile". Risultato "oggi solo 2 Comuni su 10 ci concedono di lavorare nel loro territorio e pensare che siamo una categoria di almeno 10.000 persone in tutta Italia, che paga tasse e contributi". "In tempi di crisi - aggiunge Grioni - noi offriamo tutto l'anno spettacoli a prezzo contenuto per tutta la famiglia, siamo la vera alternativa ai centri commerciali, alle sale giochi, ai cinema e ai concerti, costiamo poco e offriamo qualita'".
Ma è proprio necessario sfruttare gli animali?
 
NEL CUORE.ORG
10 NOVEMBRE 2014
 
AMANDOLA: PARTE UN COLPO DALLA "BRACCATA", FERITO AGRICOLTORE
Trenta cacciatori inseguivano un cinghiale
 
provincia di Fermo - Trenta cacciatori in "braccata" si accaniscono contro un cinghiale. C'è caos, parte un colpo e va a ferire gravemente un agricoltore di 44 anni che lavorava nel campo vicino. E' accaduto sabato ad Amandola, provincia di Fermo (Marche). La vittima è riuscita trascinarsi a casa per dare l'allarme ed è subito stata ricoverata in ospedale: non rischia la vita ma le sue condizioni sono serie. Sono in corso le indagini, condotte dai Carabinieri della Stazione di Amandola e della Compagnia di Montegiorgio, tese ad acclarare dinamica e responsabilità del grave incidente.
 
GEA PRESS
10 NOVEMBRE 2014
 
Cagliari – Al via il campo antibracconaggio del CABS
Disattesi gli ordini della Questura: bracconieri con il "foglio di via" in piena attività
 
E’ iniziato nelle province di Cagliari e Carbonia-Iglesias il campo del CABS (Committee Against Bird Slaughter) per il contrasto dell’illegalità venatoria nel Sud Sardegna.
Stante quanto diffuso dai volontari esperti in antibracconaggio, persistono ancora le pratiche tradizionali di uccellagione che causano la cattura e morte di migliaia di piccoli uccelli. Per costruire le trappole vengono utilizzati lacci in crine di cavallo o nylon e reti fisse. Già da alcuni giorni due squadre di volontari stanno perlustrando i fitti boschi di macchia mediterranea alla ricerca dei sentieri con i lacci di pianta e di terra predisposti dagli uccellatori.
Le catture, come è noto, avvengono a scopi commerciali, in quanto gli uccelli vengono somministrati abusivamente in alcuni ristoranti di Cagliari oppure venduti al dettaglio in mercati o macellerie.
Il fenomeno, riferiscono dei protezionisti, si è fortunatamente ridotto negli ultimi anni grazie all’impegno dei volontari del CABS che controllano il territorio per sei settimane indagando gli spostamenti degli uccellatori. Un prezioso contributo di indagine è offerto dai militari della Compagnia dei Carabinieri di Cagliari.
L’attività in atto ha già consentito di individuare alcuni di questi sentieri e di accertare il mancato rispetto da parte di alcuni uccellatori delle misure di prevenzione (foglio di via ed avviso orale) loro comminate negli anni scorsi dal Questore di Cagliari. Tali misure sono state disposte proprio per impedire che questi soggetti, che godono dei proventi della loro attività illecita, realizzata anche con minacce rivolte a coloro che osassero contrastarli, possano frequentare il territorio di un Comune, diverso da quello di residenza, allo scopo di disporvi i lacci.
I volontari del CABS hanno inoltre accertato che alcuni di questi soggetti destinatari del “foglio di via” non solo continuano a svolgere tranquillamente la propria attività illecita, ma addirittura, dopo aver raggiunto con l’autovettura il territorio di bracconaggio, la lasciano sfrontatamente parcheggiata per tutto il giorno in territorio interdetto. In questi casi sono state effettuate riprese video che verranno consegnate all’Arma dei Carabinieri per il conseguente deferimento dei bracconieri all’Autorità Giudiziaria.
Nella giornata di ieri 13 volontari hanno provveduto alla distruzione di alcune centinaia di lacci posizionati da un uccellatore in area protetta del Comune di Assemini. Nei lacci sono stati rinvenuti un esemplare di Merlo ed uno di Tordo Bottaccio purtroppo già morti.
L’attività del CABS proseguirà in questa fase per tutto il mese di novembre.
 
MESSAGGERO VENETO
10 NOVEMBRE 2014
 
Maltempo Carrara, le anatre resistono alla corrente
 
Durante il temporale che ha colpito Carrara, nel torrente Carrione anche gli animali combattono la loro lotta contro il maltempo. Un gruppo di anatre e germani nuota così per salvarsi controcorrente (video di Andrea Lattanzi)
VIDEO
 
GEA PRESS
10 NOVEMBRE 2014
 
Colli Euganei (PD) – Gli anfibi stanno scomparendo
La denuncia del Gruppo di Intervento Giuridico. I volontari pronti a salvare raganelle, tritoni e rospi.
 
Pericolo massimo per il Rospo comune (Bufo bufo) dei Colli Euganei (PD). Le loro popolazioni selvatiche, stante quanto riportato in una nota della sezione veneta del Gruppo di Intervento Giuridico, si troverebbero in fin di vita o addirittura già localmente estinte.
Scarsi sarebbero gli sforzi per fermare questo declino. Anzi, oltre alle competenze del Parco e della Regione Veneto ritenute non sufficienti, l’associazione parla senza mezzi termini di “disinteressamento e disimpegno di sindaci e assessori dei Comuni ricadenti nel comprensorio euganeo“. Alcune di queste Amministrazioni, non avrebbero neanche risposto alla richiesta di accesso atti avanzata dalle associazioni proprio sul problema dei rospi.
Dai sopralluoghi dei volontari è emerso quello che viene descritto come un “quadro catastrofico”. Almeno dodici sarebbero le zone a rischio per la sopravvivenza del Rospo comune. Degradazione ambientale (chiusura e prosciugamento di stagni e fossati, sbancamenti, gestione forestale errata, agricoltura intensiva e inquinamento, introduzione volontaria di animali alloctoni negli stagni) oltre che mancata assistenza e custodia di condotti, reti e dei Rospi stessi.
Secondo il Gruppo di Intervento Giuridico sarebbe lo stesso Ente Parco a riconoscere, in un documento pubblicato nel proprio sito web, che la segnaletica stradale apposta, il limite di velocità di 30km/h e i tunnel sottostradali “non hanno soddisfatto le aspettative e ogni primavera lungo le strade dei colli si ripete l’eccidio di centinaia di rane e rospi.”
A finire uccisi non sono, infatti, solo i rospi. Rane, Salamandre e perfino Tritoni vengono spappolati dalle auto ogni anno a migliaia sulle strade dei Colli Euganei, altri vengono fermati dalla giusta collocazione di reti anti-attraversamento che però non offrirebbe al contempo sottopassaggi per raggiungere gli stagni, interrompendo così la migrazione riproduttiva. I sottopassaggi, in alcuni casi ci sono, ma  con sezione che viene giudicata molto ridotta ed a volte ostruita da ghiaia e asfalto.
Le popolazioni superstiti di Rospo comune dei Colli Euganei sopravviverebbero così grazie al lavoro annuale dei volontari delle associazioni LIPU, LAV e Salviamo il Paesaggio, e di qualche residente sensibile.
Da febbraio ad aprile gli attivisti sono giornalmente impegnati nel salvataggio di questi animali dalle strade.
“Ma questa brutta vicenda deve finire – annuncia il Gruppo di Intervento Giuridico -  Ente Parco, Regione Veneto, Provincia di Padova e i Comuni del comprensorio euganeo sono obbligatoriamente tenuti a farsi carico della salvaguardia di questi animali e a prendere sin d’ora seri provvedimenti per non ritrovarsi ancora in situazione di emergenza il prossimo anno”.
Le specie di anfibi e in particolare i loro girini e uova sono protetti dalla Direttiva 92/43/CEE “Habitat” (per rospo smeraldino, rana verde, raganella italiana, rana dalmatina, rana di Lataste), dalla Convenzione di Berna (tutte le specie) e dalla legge regionale veneta 53/1974 (tutte le specie).
Ogni anno, più di cinquanta volontari provenienti dalle associazioni aderenti al Coordinamento Protezionista Padovano operano giornalmente per il salvataggio degli Anfibi sui Colli Euganei. Sono formati dal Naturalista dott. Enrico Romanazzi, esperto di Conservazione della Biodiversità Animale e dalla dott.ssa Alessandra Bogo, Presidente dell’Associazione SOS Anfibi, e le guardie zoofile dell’ENPA pronte a denunciare irregolarità e inadempienze.
Agli Enti locali non resta che rimboccarsi le maniche.
Il Gruppo di Intervento Giuridico non si conserva, in ultima, la sua freccia su altra annosa questione. “Al posto di perseguitare i Cinghiali ventiquattrore al giorno, tutto l’anno, si diano da fare per i Rospi“.
 
NEL CUORE.ORG
10 NOVEMBRE 2014
 
ONU, NO ALLA CATTURA DEI CETACEI PER L'UTILIZZAXIONE NEI DELFINARI
Più protezione per 31 specie di animali
 
Svolta storica in sede ONU per i cetacei: durante il meeting della CMS, la Convenzione sulle specie migratorie prevista dal trattato internazionale dell'Unep (United Nations Environment Program), svoltosi dal 4 al 9 novembre a Quito (Ecuador), è stato sancito il divieto di catturare i cetacei a scopi commerciali e di utilizzarli in delfinari e oceanari che, come tutte le inaccettabili strutture di cattività, sono inadatti alle esigenze della specie. Inoltre, alla lista di quelle maggiormente protette, altre 31 spoecie tra cui gli orsi polari, la balena a becco d'oca, 21 specie di squali, razze e pesci sega. La proposta di includere anche il leone africano è stata respinta "per mancanza di dati".
La risoluzione sui cetacei presa in sede ONU è di cruciale importanza ai fini del divieto di cattura e utilizzo per la cattività. Il provvedimento della CMS prevede che i 120 Paesi membri modifichino la loro legislazione interna per vietare le catture in natura e blocchino le importazioni dei cetacei per gli spettacoli nei delfinari. E che anche la Cites e l'Iwc (Commssione Internazionale Baleniera) prendano atto dei contenuti della risoluzione e si impegnino affinché le indicazioni contenute nella stessa siano applicate.
«La risoluzione della CMS rappresenta una svolta, anche perché, in tale circostanza, a prendere posizione contro la cattività è lo stesso mondo scientifico - spiega il direttore scientifico dell'Enpa, Ilaria Ferri -. Una svolta resa possibile anche grazie all'impegno di Enpa e del comitato italiano nella Cms che hanno sollevato, oltre a motivazioni etiche, le questioni di natura etologica e conservazione delle specie. Ed è proprio sulla scia di tali argomentazioni che la CMS ha adottato una risoluzione storica, che dovrà ora essere ratificata dai 120 Paesi che l'hanno sottoscritta.»Ecco perché l'Enpa chiede oggi al Governo italiano di recepire immediatamente la risoluzione della CMS nel nostro ordinamento giuridico e di vietare per sempre le importazioni dei cetacei destinati alla cattività.
 
GEA PRESS
10 NOVEMBRE 2014
 
Cambogia – Il pangolino neonato pronto per essere ucciso

 
Un intervento provvidenziale, quello avvenuto ieri nei pressi della città di Tatai, in Cambogia. Una pattuglia di Rangers, intenta a perlustrare una zona già nota per atti di bracconaggio, ha notato delle tracce fresche lasciate su una pista forestale.
L’immediato intervento dei Rangers ha così portato alla scoperta di un campo di caccia ove erano state sistemate ben 38 trappole. All’interno di una piccola borsa, evidentemente abbandonata nel corso della precipitosa fuga, era contenuto il piccolo Pangolino.
Si trattava di un individuo molto giovane che sicuramente sarebbe stato ucciso per la sua carne.
Come è noto carne e scaglie di Pangolino, sia delle specie asiatiche che africane, sono molto ricercate per la medicina tradizionale orientale. Un fatto che incide in maniera considerevole nel precario stato di conservazione delle specie.
Il piccolo Pangolino recuperato dai Rangers, è stato così consegnato  al Wildlife Rescue Center di Phnom Tamao. Si tratta di una struttura specializzata gestita dall’ONG Wildlife Alliance, attiva nel sud est asiatico ed in Cambogia in modo particolare.
 
QUOTIDIANO.NET
10 NOVEMBRE 2014
 
Babbuini in fuga dallo zoo terrorizzano gli abitanti di Bengasi
Fuggiti dalla gabbia hanno cercato cibo e acqua entrando nelle case. In totale 35 animali hanno guadagnato la libertà ma per poco: sono stati tutti recuperati tranne due ancora latitanti
 
Roma, 10 novembre 2014 -  Un gruppo di babbuini è scappato ieri dallo zoo di el Jelaa, a Bengasi riversandosi per le vie della città; e questo proprio mentre a Bengasi nell'est della Libia, infuriano ancora gli scontri tra le forze governative e i jihadisti di Ansar al Sharia. Lo riferisce il sito web della tv satellitare "al Arabiya", affermando che la fuga di 35 scimmie è stata resa possibile dopo che, la sera di domenica, "un visitatore aveva manomesso il lucchetto della loro gabbia".  
Testimoni oculari citati dall'emittente araba raccontano di scimmie che entrano dalle finestre nelle case, si arrampicano sugli edifici e gli alberi e di residenti, già provati da mesi di guerra, in preda al panico.  Il direttore del giardino zoologico, Tawfiq el Showeihdi, ha poi dichiarato, che i dipendenti della struttura in collaborazione degli abitanti "hanno recuperato i babbuini in fuga, tranne due che restano al momento introvabili".  
 
PANORAMA
10 NOVEMBRE 2014
 
Salute: in Usa cane annusa-stress a scuola, previene crisi bimbi autistici
 
Roma - Un cane 'annusa-stress' a scuola per prevenire le crisi di angoscia nei bambini autistici. Le capacità 'diagnostiche' di questi animali non sono una novità. Già da tempo si utilizza il loro sensibile olfatto per riconoscere, dopo uno specifico addestramento, la presenza di un tumore o del diabete. Ma in una scuola americana per bambini con problemi di autismo, disagi psichici o gravi disturbi dell'apprendimento il cane riveste il ruolo di 'psicologo' ed è diventato parte integrante dello staff, fondamentale nel percorso di assistenza. E il prossimo passo sarà quello di arruolare un cane in grado di aiutare i bambini a migliorare le competenze scolastiche.
Accade alla scuola Calais di Whippany nel New Jersey, dove da un anno e mezzo un Rhodesian ridgeback, Cali, accoglie ogni mattina gli 85 bambini che frequentano l'istituto annusandoli. Ed è in grado di riconoscere l'odore del cortisolo, un ormone legato agli stati di stress. Individuare subito gli stati di disagio di un bambino, infatti, permette agli operatori di calmarlo prima che la crisi esploda e consentire all'intera classe di svolgere normalmente le attività.
Grazie all'aiuto di Cali si evitano, spiegano gli operatori, oltre 6 crisi al giorno e i ragazzi, attraverso il cane che gioca con loro, sono stimolati anche a socializzare, ad apprendere e a rilassarsi. I buoni risultati ottenuti hanno spinto la scuola ad arruolare anche un altro cane, un beagle in fase finale di addestramento, il cui compito sarà quello di aiutare i bambini a compiere gesti precisi per migliorare nella lettura.
 
ALTO ADIGE
10 NOVEMBRE 2014
 
Lo studio: il cane in ufficio aumenta il lavoro di squadra
Secondo l’università di Miami diminuirebbero anche le assenze per malattia Google Italia è un esempio: dei 150 impiegati, almeno 6 arrivano con il cane

di Alan Conti

 
BOLZANO. Se siete proprietari di cani vi è mai venuta la voglia di portare il vostro amico a quattro zampe in ufficio? E se non lo siete quanto fastidio potrebbe darvi un collega che si fa accompagnare da Fido alla scrivania? Certo, le variabili sono decine (dal tipo di lavoro all’educazione del cane passando per eventuali allergie), ma questione è molto dibattuta a livello scientifico. Non che manchino argomenti più delicati alla ricerca eppure nel mondo l’interrogativo pare pressante, specialmente negli Stati Uniti.
Le università di Miami, della Virginia e dell’Ucla’s Depressioone Research and Clinic ci hanno spesi veri e propri studi. La presenza di un animale in ufficio, infatti, aumenterebbe la collaborazione tra colleghi, la fiducia, il gioco di squadra: di fatto la produttività. Crollerebbero pure le assenze per malattia. Nonostante tutto questo paradiso apparente nemmeno nelle aziende a stelle e strisce stendono tappeti rossi ai cani. «Solo il 17% - spiega la nota giornalista Arianna Huffington – permette di portarsi Fido o il gatto. Tra queste, però, ci sono sicuramente alcune tra le più innovatrici come Google, Amazon, Zynga e Tumblr». In Italia, comunque, non siamo rimasti con le mani in mano considerando che nel 2011 l’Enpa di Torino si era spesa presso l’Unione degli Imprenditori Piemontesi chiedendo un preciso impegno in questo senso. Richiesta caduta nel vuoto. Eppure, tornando Oltreoceano, il professore della Virginia Commonwealth University Randolph Baker non bisognerebbe avere alcun dubbio: «Sarebbe un intervento a basso costo, subito disponibile, per migliorare di molto il livello di soddisfazione dei dipendenti». Nel nostro Paese va segnalato pure l’esperimento della stilista Elisabetta Franchi che aveva espressamente chiesto ai propri dipendenti di portare con sé il cane. Google Italia, invece, segue l’esempio dei colleghi della casa madre e su 150 impiegati nella pianta organica almeno 5 o 6 arrivano con un guinzaglio in mano. «Il mio pastore belga – spiega il 34enne Alessandro Cimmino – ha più volte contribuito ad allentare la tensione in momenti professionalmente critici». Decisamente più empirico Andrea Persegati della Nintendo di Vimercate in Brianza: «Non so dirvi se i miei labrador siano davvero in grado di abbattere lo stress. Di certo strappano qualche sorriso in più a tutti e questo è positivo». Intanto il 20 giugno, giusto per non farsi mancare nulla, è stato indetta la Giornata mondiale dei cani in ufficio. Il momento adatto per provare a convincere il capo e i colleghi: un tentativo si può fare.
 
L’ARENA
11 NOVEMBRE 2014
 
Tentano di affogare micia  ma il meticcio Rex la salva
Ha richiamato l'attenzione della padrona, che con il massaggio cardiaco ha "resuscitato" la gattina Ora ha la polmonite. «Ho presentato la denuncia»


NELLA FOTO - La gattina strappata alla morte con il massaggio cardiaco

 
Prov. Di Verona, Chiamatelo fiuto, intuito, solidarietà. Sesto senso, se volete. Il risultato è comunque stupefacente; da lasciare senza parole. Da commuovere e benedire la bontà e la generosità degli animali. Che spesso si dimostrano più umani degli umani.
Siamo a Zimella. Fa già buio. Rex, meticcio di due anni che la padrona Katia ha adottato quando aveva sei mesi («lo avevano abbandonato davanti al cancello del canile sanitario di via Campo Marzo», confida) è in giardino. La sua "mamma" fa le faccende domestiche. All'improvviso un rumore insolito richiama la sua attenzione.
Si agita, ringhia; morde la recinzione metallica che divide il suo giardino da quello dei vicini. Fa di tutto per richiamare l'attenzione della padrona, che lo rimprovera e gli ordina di smettere di abbaiare. Ma Rex insiste, continua a indicare la rete. «Mi sono arresa», confida Katia, «e ho aperto il cancello, per capire cosa stesse richiamando l'attenzione del cane. Ho pensato ai ladri e mi sono preoccupata». Rex esce di corsa e si dirige verso un secchio di plastica chiuso, abbandonato sul vialetto dei vicini. Guaisce, con le zampe anteriori prova a aprirlo.
Lo apre Katia, che rimane senza parole: «Il secchio era pieno d'acqua. Sul fondo c'era un gattino; non respirava».
Scortata da Rex, Katia rientra in casa e cerca di rianimare il micetto con un lieve massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca. «Aveva il battito debole», racconta la ragazza, presidente dell'Associazione animalista Dogbuster, «ma non respirava. Non volevo darmi per vinta. Ho insistito con il massaggio e la respirazione, fino a quando ha cominciato a sputare acqua e a respirare».
La piccola, perchè di femmina si tratta, subito chiamata Life (vita) ce l'aveva fatta. Viene avvolta in una coperta, asciugata con un phon e portata di corsa dal veterinario. Rex sempre accanto alla sua padrona, quasi volesse sincerarsi delle condizioni della micia. Quindi la visita del veterinario e le parole rassicuranti di quest'ultimo: la piccola è fuori pericolo.
«Quando sono tornata a casa», confida Katia, «non ce l'ho fatta a trattanermi. Ho suonato il campanello dei vicini e ho detto quello che pensavo. Non si può trattare così un animaletto indifeso. Quindi sono andata dai carabinieri di Cologna Veneta per presentare denuncia per maltrattamenti. Non so come andrà a finire. I carabinieri mi hanno spiegato che è difficile che la denuncia abbia un seguito, che devo produrre la prova che il secchio e il micio fossero di quella famiglia. Ma non può finire così, non è giusto».
La piccola Life, intanto, lotta come una tigre contro la polmonite. Gioca come tutti i micetti con un compagno speciale: Rex. Il quale la lecca e si strofina a lei con una tenerezza che spacca il cuore; si accovaccia sul divano e si lascia graffiare senza reagire dalla piccola tigre. Chissà se Katia riuscirà a separarli. P.COL.
 
GIORNALE DI BRESCIA
11 NOVEMBRE 2014
 
Capriolo ucciso a pallettoni, cucciolo ferito dai cani

 
Prov. di Brescia. Un capriolo maschio ucciso a pallettoni, un cucciolo braccato e ferito da una muta di cani: è il bilancio di una giornata di caccia a Bagolino. Domenica gli agenti del Nucleo ittico venatorio della Provincia hanno salvato un piccolo di capriolo inseguito dai cani appartenenti a cacciatori presenti in zona, nei boschi sopra Bagolino. L'animale era ferito ad una zampa, gli agenti sono riusciti a portarlo al centro di recupero della fauna selvatica di Paspardo.
Poco distante è stato invece individuato un gruppo di cacciatori che avevano abbattuto un esemplare adulto in modo irregolare, utilizzando un fucile a pallettoni e sfruttando i cani per stanarlo. Per uno dei cacciatori è arrivato un verbale, oltre al sequestro del fucile, mentre gli altri tre se la sono cavata con sanzioni amministrative.
 
GEA PRESS
11 NOVEMBRE 2014
 
MASSA LUBRENSE (NA) – Uccello rapace impallinato. La denuncia del WWF

 
“Frattura esposta all’omero dell’ala sinistra con interessamento dell’orbita oculare”. E’ questo il primo responso dei veterinari del Centro Recupero Fauna Selvatica del Frullone di Napoli che, nella giornata di ieri, hanno preso in consegna uno splendido esemplare di Poiana (Buteo-buteo), rinvenuto moribondo sul terreno da un cittadino, nella campagna di Schiazzano a Massa Lubrense, e consegnato ai volontari.
“C’è un’immediata considerazione da fare – dichiara Claudio d’Esposito Presidente del WWF Penisola Sorrentina – è come sia stato semplice e possibile sparare impunemente a tale specie protetta, e come invece sia difficile e complesso cercare ora di salvarlo. Un solo cacciatore che non rispetta le regole, con una sola cartuccia di polvere da sparo può fare enormi danni. E’ assolutamente impossibile confondere tale rapace, con un’apertura alare di quasi un metro e mezzo, con qualsiasi altra specie!!! Se tali animali vengono abbattuti lo sono deliberatamente, e questo ci dovrebbe far riflettere sulla professionalità e la civiltà inesistente da parte di diverse persone che continuano ad imbracciare indebitamente e pericolosamente un’arma da fuoco.”
Il WWF Penisola Sorrentina lancia ora l’allarme sulle migrazioni autunnali più in ritardo rispetto agli altri anni, a causa delle temperature miti. Un allarme motiviato visto che già si contano numerose vittime del fuoco incrociato degli sparatori senza regole.
“Assieme al Corpo Forestale dello Stato di Castellammare di Stabia – ha aggiunto il responsabile del WWF – i nostri volontari sono da sempre in prima linea contro il bracconaggio ma la lotta è assolutamente iniqua. Gli agenti della Forestale si contano sulle punta delle dita ed anche i nostri attivisti e guardie sono limitati nel numero mentre, di contro, un esercito di migliaia di sparatori con licenza di uccidere vaga sulle montagne e nelle campagne dell’intera penisola sorrentina“.
Ad essere additata è l’assenza di controlli oltre che una certa inerzia, riferisce sempre il WWF, delle associazioni venatorie anch’esse fornite di Guardie ed in numero ben più numeroso rispetto a quelle degli  ambientalisti.
Sporadici, a causa delle mille emergenze del territorio, sarebbero poi gli interventi delle altre forze di polizia.
Secondo il WWF i responsabili del bracconaggio sarebbero sempre gli stessi e sempre negli stessi posti. E’ difficile, però, riuscire a coglierli in flagranza di reato.
“Per fortuna l’accorato interessamento dei cittadini che denunciano sempre più numerosi i cacciatori fuorilegge – conclude Claudio d’Esposito - non può che farci ben sperare. Siamo convinti che il bracconaggio sia una pratica anacronistica e, prima o poi, sparirà assieme alla caccia, anche perché l’ambiente naturale sta lentamente regredendo e con esso l’assurda possibilità di “predare” liberamente.”
 
LA STAMPA
11 NOVEMBRE 2014
 
Scarsa pulizia nel recinto dei cani: padrone condannato per lo sgradevole odore subito dai vicini
 
La passione per i cani è legittima, ma gli animali meritano rispetto, attenzioni e cure. Ciò per tutelare il loro benessere psico-fisico, ma anche per salvaguardare l’ambiente circostante, ossia vicini di casa e semplici passanti. Sono lecite, difatti, le lamentele delle persone angustiate non solo dal continuo abbaiare – anche notturno – dei ‘quattro zampe’, ma pure dai pessimi odori provocati dalla scarsissima pulizia dei recinti in cui essi sono tenuti ogni giorno. La condanna nei confronti del padrone degli animali è dunque una logica conseguenza (Cassazione, sentenza 45230/14). Le contestazioni mosse nei confronti di un uomo sono precise: da un lato, «non provvedendo ad adeguata pulizia dei recinti in cui custodiva i propri cani» e del cortile circostante, «mantenendovi a lungo le deiezioni degli animali» provocava «esalazioni maleodoranti idonee a provocare molestie ai condomini» del vicino immobile, e, dall’altro, «non impedendo l’abbaiare e il latrare continuo, anche notturno, dei propri cani, disturbava le occupazioni ed il riposo dei vicini». Dalla ricostruzione della vicenda (attraverso testimonianze e ‘report’ dell’Azienda sanitaria locale) emerge, in maniera chiara, per i giudici di merito, la responsabilità dell’uomo, il quale viene condannato «alla pena di 200 euro di ammenda». L'ottica è condivisa anche dai giudici della Cassazione, i quali ritengono fondamentale il quadro tracciato dalla persona che ha dato il ‘la’ alla battaglia giudiziaria: difatti, è stato acclarato che «il continuo abbaiare (di giorno e di notte) dei cani e l’odore determinato» dalle loro «deiezioni» erano «diventati talmente intollerabili» da spingere a chiedere l’intervento dei «vigili», dei «carabinieri» e addirittura del «sindaco». Ulteriore elemento decisivo, poi, il resoconto messo ‘nero su bianco’ dagli «organi competenti» dell’Azienda sanitaria locale, frutto di numerosi «sopralluoghi» che avevano consentito di «accertare la presenza di cinque cani, situati nelle immediate vicinanze dell’edificio condominiale confinante» e di accertare «l’odore sgradevole» capace di ammorbare la zona. Lapalissiana, quindi, la responsabilità del «padrone» degli animali, incapace, nonostante i ripetuti solleciti arrivatigli da più parti, di porre rimedio alla situazione, protrattasi per ben tre anni. Fonte: www.dirittoegiustizia.it 
 
LA REPUBBLICA FORENZE
11 NOVEMBRE 2014
 
Livorno, cani e gatti degli operai Trw sostengono i loro padroni
 
I cani e i gatti degli operai della Trw di Livorno sostengono i loro padroni. Una foto in posa, e un cartello con la scritta: "Trw non deve morire" per protestare contro la decisione della multinazione di chiudere lo stabilimento toscano. A rischio il lavoro di 400 famiglie che diventano quasi 500 considerando l'indotto. Una campagna di sensibilizzazione ideata dagli stessi operai. Qualche settimana fa, invece, i lavoratori occuparono la sede di Confindustria durante una riunione tra sindacati e il managment dell'azienda.
FOTO
 
QUOTIDIANO.NET
11 NOVEMBRE 2014
 
Grosseto. Capriolo in fuga dai cacciatori colpisce un'auto
La donna, preoccupata per l'animale che poi è fuggito, pone poi una domanda: chi paga i danni? Eppure la legge vieta di sparare ai margini di strade e ferrovie
 
Roma, 11 novembre 2014 - Un impatto con un capriolo in fuga dai cacciatori che avrebbe potuto provocare esiti seri: è accaduto sabato scorso (8 novembre 2014) intorno alle ore 12 all’ex assessore del Comune di Sorano (Grosseto), Rosalia Miracolo, 65 anni, attualmente presidente del circolo Veltha di Elmo. La signora Miracolo stava viaggiando sulla strada provinciale che da Pitigliano porta a Sorano quando si è trovata nel mezzo di una battuta al cinghiale che aveva terrorizzato un capriolo inducendolo a una fuga all’impazzata durante la quale l’animale ha attraversato la carreggiata senza accorgersi della vettura in arrivo, con la quale ha impattato. Il risultato sono stati  alcuni danni al mezzo, ma soprattutto il presumibile ferimento del capriolo e un grosso rischio per gli occupanti.  
La donna si è rivolta prima alla propria compagnia assicurativa, e poi alla LAV per denunciare il fatto e sollevare ancora una volta la questione della pericolosità, diretta e indiretta, della caccia: “Io ed il mio compagno – ha scritto alla LAV - stavamo tornando da Pitigliano verso Sorano sulla strada provinciale. Ad un certo punto ci è piombato addosso il capriolo terrorizzato dagli spari che provenivano dalla nostra destra. Il mio compagno è riuscito a fermare l’auto in tempo per evitare di uscire di strada, ma non ha potuto impedire l’impatto con l’animale. Siamo usciti dalla macchina per vedere dove fosse finito il capriolo e se necessitasse di soccorso, ma anche dalla parte sinistra della strada era in atto la battuta di caccia al cinghiale e abbiamo avuto sincero timore di rimanere fermi in quel punto, dati gli spari che si susseguivano”.  
“Mi chiedo come sia possibile sparare nei pressi di una strada provinciale. Sono preoccupata per il capriolo coinvolto nell’incidente e inoltre mi domando chi pagherà i danni che la mia auto ha subito. Infine una riflessione: qualsiasi cittadino poteva trovarsi nella nostra situazione e non avere la nostra stessa fortuna. Tutto questo ha senso per una battuta di caccia?”. “I cacciatori non possono avvicinarsi a meno di 50 metri dalle strade (comprese quelle comunali non asfaltate) e dalle ferrovie – dichiara Giacomo Bottinelli, responsabile LAV Grosseto – e in base alla legge 157/92 è vietato sparare in direzione di esse da distanza inferiore a 150 metri. Ma al di là del pericolo concreto di essere colpiti da un proiettile, in questo caso è anche chiaro come l’attività di caccia terrorizzi gli animali inducendoli a lunghe fughe fuori controllo con rischi per tutta la popolazione. Fortunatamente il numero dei cacciatori è in costante diminuzione sia in Toscana che in tutta Italia e possiamo nutrire la concreta speranza che, grazie all’impegno di associazioni come la nostra e alla sensibilità dei cittadini, questa crudele attività vada presto verso la totale abolizione”.
 
D.BLOG Repubblica
11 NOVEMBRE 2014
 
Il nostro legame con i cani

 
Qualche giorno fa ho visto un’immagine di cani in vendita in un mercato della Cina.
In ogni scatola ce n’erano due o tre. Avevano le zampe legate, come si fa con i capretti, e un laccio, forse un adesivo, attorno al muso. Gli occhi erano persi nel nulla.
Mi sono fermata un attimo a osservare e ho sentito un dolore immenso sommergermi. La forza era uguale a quella che sento quando vedo i cavalli pronti per il macello, le mucche e i maiali, le pecore e i capretti pronti per essere uccisi.
Ma qualcosa di diverso si stava insinuando nella mia mente. Sono giunta alla conclusione che no, non è vero, che è la stessa cosa mangiare cani o mucche (lasciamo da parte i cavalli).
Non è la stessa cosa perché noi umani abbiamo  fin dall’antichità “costruito” il cane perché fosse un nostro fedele amico e compagno di lavoro.
L’evoluzione genetica del cane accompagna quella dell’umanità. Neppure il gatto ci è così vicino.
Mangiare cani è come essere cannibali: mangiare i nostri fratelli e le nostre sorelle.
Non che giustifico l’uccisione di tutti gli altri animali per scopo alimentare. Ci mancherebbe. Dico solo che le emozioni che questi cani pronti per essere cucinati suscitano in noi, vanno ben oltre la scelta di non mangiare animali.
C’è un invisibile cordone ombelicale che unisce la nostre specie ai cani. Un legame ancestrale e radicato.
 
ZAMPA.IT
11 NOVEMBRE 2014
 
Porta la figlia di dieci anni a caccia e poi mette le foto sul web: bufera su una giornalista inglese
Susannah Costantine ha postato su Instagram immagini della bambina con la guancia sporca di sangue e con in mano un’anatra morta

 
È bufera nel Regno Unito sulla giornalista di moda Susannah Constantine, aspramente criticata dopo aver postato sul proprio profilo Instagram diverse foto che la ritraggono durante una battuta di caccia assieme alla figlia di 10 anni, Cece.  
Costantine non solo ha convinto la figlia a imbracciare un fucile e sparare a degli animali, ma l’ha anche fotografata con in mano un’anatra morta tenuta per il collo e con la guancia sporca del sangue dell’animale. Sotto alla foto i commenti: «la prima anatra di Cece» oppure «non è rimasto cibo per Natale. Ci pensa Cece a rimediare». Immagini e parole che hanno subito suscitato la reazione inferocita degli animalisti.  
La giornalista e presentatrice televisiva ha evitato di commentare, limitandosi a dire: «si è trattato di una giornata vissuta in privato». Il suo libro di maggior successo, nonchè il titolo di una sua trasmissione televisiva, è «What not to wear», ovvero cosa non indossare: chissà se nel volume un’anatra morta rientra tra le cose che una bambina può serenamente sfoggiare.  
 
WIRED
11 NOVEMBRE 2014
 
31 nuovi animali da proteggere
Individuate delle nuove specie a rischio estinzione. Sono state inserite in una lista protetta
 
Solo il leone africano non ce l’ha fatta. E solo perché non si avevano abbastanza informazioni sui suoi habitat. Le altre trentuno specie animali individuate dagli esperti del Conservation of Migratory Species (Cms) of Wild Animals, l’organismo delle Nazioni Unite preposto alla conservazione della fauna selvatica, sono state tutte riconosciute come “a rischio” e inserite, dopo sei giorni di “intenso dibattito”, nella lista delle specie da proteggere. Tra i nuovi animali ci sono 21 specie di squali, mante e pesci sega. Poi l’orso polare, lo zifio (anche noto come balena dal becco d’oca), la gazzella dalla fronte rossa e l’otarda.
La protezione di questi animali, sostengono gli esperti, è cruciale per la conservazione ambientale globale: “La conservazione degli animali migratori”, ha detto Bradnee Chambers, segretario esecutivo del Cms, “è uno dei problemi più pressanti dei giorni nostri. Dall’inquinamento degli oceani dovuto alla plastica agli effetti dei cambiamenti climatici, passando per il bracconaggio e lo sfruttamento eccessivo delle risorse, le minacce che devono fronteggiare oggi le specie migratorie, un giorno, coinvolgeranno tutti noi”.
Il meeting, a detta del Cms, è stato un successo: vi hanno partecipato oltre 900 esperti provenienti da 120 nazioni diverse, un’affluenza record nei 35 anni di storia dell’istituzione. Il direttore dello United Nations Environmental Programme, Achim Steiner (anche sottosegretario generale delle Nazioni Unite, ha sottolineato l’importanza di appuntamenti del genere: “La responsabilità della protezione della fauna selvatica è comune a tutti i paesi, e le minacce possono essere affrontate efficacemente solo con una cooperazione globale”. L’appuntamento per il prossimo incontro è per il 2017, nelle Filippine.
 
NEL CUORE.ORG
11 NOVEMBRE 2014
 
ECUADOR, CHIESTO STOP PER PIOMBO MUNIZIONI E FARMACI "ANTIAVVOLTOI"
Lipu dopo la Conferenza delle parti: recepire in fretta
 
"Un risultato straordinario, che la Lipu ha sostenuto in ogni modo, con lettere, pressioni, documenti, rivolti tanto alle autorità italiane quanto alla Commissione europea e che farà bene agli uccelli migratori, alla natura e agli esseri umani". Lo afferma il presidente della Lipu-BirdLife Italia, Fulvio Mamone Capria, a commento dell'esito dell'11esima Conferenza delle parti (Cop11) della Convenzione per le specie migratrici (altrimenti detta Convenzione di Bonn), svoltasi a Quito, in Ecuador, e conclusasi con alcune decisioni rivoluzionarie: via il piombo dalla caccia, fonte di intossicazione per ambiente, gli animali ed esseri umani, e stop all'utilizzo veterinario del Diclofenac, il farmaco antinfiammatorio che costituisce un pericolo mortale per avvoltoi e altri grandi rapaci.
Tutto ciò nell'ambito della risoluzione Prevenzione dell'avvelenamento degli uccelli migratori, una delle più importanti della Cop 11, che anzitutto prevede la dismissione del piombo dalle munizioni da caccia, indipendentemente dal tipo di ambiente in cui la caccia si svolge. Fino a ieri, il divieto avrebbe dovuto riguardare le sole zone umide, nelle quali i pallini di piombo vengono ingeriti dagli uccelli acquatici con conseguente avvelenamento da saturnismo.
"Gli studi scientifici condotti in molti Paesi del mondo e anche in Italia dall'Ispra – afferma Claudio Celada, direttore Conservazione natura della Lipu - hanno in realtà evidenziato come il problema vada ben oltre gli ambienti acquatici quali stagni, fiumi e paludi e generi una filiera letale che porta all'avvelenamento dei predatori degli animali abbattuti (ad esempio per via dell'ingestione delle viscere degli ungulati lasciate sul posto dai cacciatori) e anche a più in generale un avvelenamento ambientale".
Da considerarsi, peraltro, che il divieto dell'utilizzo del piombo riguardava ad oggi moltissimi settori industriali (vernici, carburanti, giocattoli), tranne proprio la caccia. La risoluzione di Quito prevede che entro il 2017 tutte le munizioni siano sostituite con leghe non tossiche. Un evento che comporterà trasformazioni radicali ma ormai non più rimandabili per l'industria venatoria.
La seconda eccellente novità riguarda il bando dell'utilizzo veterinario del Diclofenac, il farmaco antinfiammatorio che ha portato alla quasi estinzione, in India, di due specie di avvoltoi e che è stato inopinatamente autorizzato in Europa. La Conferenza ha evidenziato l'altissimo rischio rappresentato dal farmaco per questi grandi fragilissimi rapaci e ha sancito la necessità del suo bando, per sostituirlo con alternative sicure e comunque da attestare adeguatamente, quale ad esempio il Meloxicam.
"Sappiamo che a Quito si è svolta una vera battaglia – conclude il presidente Lipu Mamone Capria - e che le pressioni contrarie non sono mancate. Ancora di più, allora, dobbiamo ringraziare il Ministro Galletti, l'intera delegazione italiana in Ecuador e tutta la Convenzione di Bonn, per il lavoro encomiabile e coraggioso, che equivale ad un grande passo per la tutela della biodiversità. Ora l'Italia recepisca senza esitazione le risoluzioni, a beneficio dell'uomo e della natura. Per parte nostra lavoreremo attentamente, assieme a BirdLiIfe International, perché ciò avvenga nel modo più rapido e completo possibile".
 
GEA PRESS
11 NOVEMBRE 2014
 
Quito o non Quito? Quali prospettive per delfini e pallini di piombo della Convenzione firmata nella ex Repubblica Federale Tedesca?

 
 

Orso polare, mante e squali, perfino i pallini di piombo dei cacciatori, i delfini dei delfinari ed il composto chimico accusato di provocare la morte degli avvoltoi.

L’ambiente e gli animali che lo abitano dovrebbero ora godere di una “maggiore protezione internazionale”.
Il virgolettato è preso dal comunicato ufficiale diffuso dagli Uffici dell’undicesima  Conferenza delle Parti della Convenzione sulla conservazione delle specie migratrici (CMS) che ha concluso il suo meeting a Quito, in  Ecuador. Il fine è quello di predisporre per i prossimi anni, le azioni di conservazione delle specie migratrici del mondo intero.
Nei comunicati italiani e non solo, le proposte sono quasi apparse come decisioni vincolati; una svolta storica, per dirla con i titoli di alcuni giornali. Forse un entusiasmo un po’ eccessivo, visto che una precedente Convenzione (quella firmata a Berna) ha visto nascere in Italia la prima previsione di reato, dopo ben 32 anni di esistenza in vita. Un’età un po’ bambocciona e di certo poco produttiva considerata l’esiguità della pena  prevista e che probabilmente ci manterremo fino ad oltre la vecchiaia.
Nel comunicato diffuso a Quito il Segretario esecutivo della Convenzione ha riferito della prima volta che le specie migratorie hanno assunto un ruolo così importante. Quando è avvenuta la prima volta? Lo riferisce lo stesso Segretario: dopo 35 anni di Convenzione.
La cosiddetta Convenzione sulla conservazione delle specie migratrici (CMS), altro non è che la vecchia Convenzione di Bonn, adottata nella ex capitale della ex Repubblica Federale tedesca il 25 gennaio 1979 e ratificata dall’Italia il 25 gennaio 1983, ovvero 31 anni addietro. L’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini, promulgò  una norma di appena due articoli ed un lungo allegato, ovvero il Testo della Convenzione di Bonn che, nelle sue premesse, ricordava come le Parti contraenti fossero “preoccupate in particolare delle specie selvatiche animali che nel corso delle loro migrazioni oltrepassano  i confini di giurisdizione nazionale o i cui spostamenti avvengono al di là di tali confini“.
Basterebbe già tale passo, di una norma che peraltro non  prevede sanzioni, per legittimare qualche dubbio. Questo anche nel caso il testo recepito potesse servire a rafforzare altre disposizioni di legge nazionali.
Crediamo ancora che i paesi che catturano delfini (tanto per citare uno degli argomenti toccati dal meeting di Quito), smetteranno di approfittare di questa lucrosa impresa commerciale?
Ciò non toglie che quanto approvato a Quito sancisce degli importanti principi che, in un mondo onesto,  dovrebbero diventare subito legge. Quello che stona è un po’ il clima di euforia per dei provvedimenti che tali non sono. Proposte approvate in un contesto prestigioso, quale quello dell’egidia dell’ONU, ma dove manca la politica reale. Niente acquisti di quote di anidride carbonica o cene sponsorizzate da Stati interessati a mantenere alti i prelievi del tonno, tanto per citare due noti esempi afferenti alle cronache dei meeting di altre più note Convenzioni internazionali.
C’è da sperare nella favola. Risvegliarsi domani e vedere, ad esempio, il Governo italiano che dica NO al piombo dei proiettili dei cacciatori.
I sogni, comunque, sono importanti. Gli ideali, forse, sono sogni che hanno passato la prima fase di elaborazione. L’importante, però, è non inebriarsi e prendere per quello che sono le proposte di Quito. Proposte importanti, in un mondo che molto onesto non è.
Nella foto il delfino albino catturato nella scorsa stagione di caccia a Taiji, in Giappone
 
LA ZAMPA.IT
11 NOVEMBRE 2014
 
Usa, a scuola arrivano i cani annusa-stress per prevenire le crisi dei bambini autistici
Presto verrà arruolato anche un “collega” per aiutarli nella lettura
 
Un cane “annusa-stress” a scuola per prevenire le crisi di angoscia nei bambini autistici. Le capacità “diagnostiche” di questi animali non sono una novità. Già da tempo si utilizza il loro sensibile olfatto per riconoscere, dopo uno specifico addestramento, la presenza di un tumore o del diabete. Ma in una scuola americana per bambini con problemi di autismo, disagi psichici o gravi disturbi dell’apprendimento il cane riveste il ruolo di `psicologo´ ed è diventato parte integrante dello staff, fondamentale nel percorso di assistenza. 
E il prossimo passo sarà quello di arruolare un cane in grado di aiutare i bambini a migliorare le competenze scolastiche. Accade alla scuola Calais di Whippany nel New Jersey, dove da un anno e mezzo un Rhodesian ridgeback, Cali, accoglie ogni mattina gli 85 bambini che frequentano l’istituto annusandoli. Ed è in grado di riconoscere l’odore del cortisolo, un ormone legato agli stati di stress. Individuare subito gli stati di disagio di un bambino, infatti, permette agli operatori di calmarlo prima che la crisi esploda e consentire all’intera classe di svolgere normalmente le attività. Grazie all’aiuto di Cali si evitano, spiegano gli operatori, oltre 6 crisi al giorno e i ragazzi, attraverso il cane che gioca con loro, sono stimolati anche a socializzare, ad apprendere e a rilassarsi. I buoni risultati ottenuti hanno spinto la scuola ad arruolare anche un altro cane, un beagle in fase finale di addestramento, il cui compito sarà quello di aiutare i bambini a compiere gesti precisi per migliorare nella lettura.  
 
LA ZAMPA.IT
11 NOVEMBRE 2014
 
È arrivata la cagnolina Lola e la gatta Freya deve andarsene dal numero 11 di Downing Street
Il carattere tosto della felina ha spinto George Osborne a trovarle una nuova casa


NELLA FOTO - La gatta Freya e la cagnolina Lola immortalate in una foto postata su Twitter da George Osborne

 
Claudia Audi Grivetta
 
George Osborne, attuale cancelliere dello Scacchiere britannico e membro del Partito Conservatore, ha cacciato di casa la gatta Freya. La sua colpa? Non andare d’accordo con la neo arrivata Lola, una cagnolina di razza Bichon Frise di un anno. Ma anche la sua tendenza a sgattaiolare via. 
Il politico inglese risiede al numero 11 di Downing Street, a Londra, proprio vicino alla casa del premier Cameron. Qui la piccola Lola è arrivata solo un anno fa, e ha subito iniziato a portare qualche scompiglio, come racconta lo stesso Osborne: “Alcuni problemi nell’imparare a fare i bisogni, ma non importa. Noi la amiamo lo stesso”, aveva twittato. 
Freya invece viveva a Downing Street da ben quattro anni ma le sue numerose scappatelle e i vari graffi agli oggetti della casa le sono costati il trasferimento alla volta della campagna del Kent. Secondo i media britannici, Freya sarebbe una tipa piuttosto tosta. E’ sopravvissuta all’essere quasi investita proprio nella Giornata Internazionale del gatto. Inoltre l’avrebbe spuntata in uno scontro pubblico con il ’vicino’ Larry, il micio di David Cameron. Una rissa di troppo, insomma, per la piccola Freya, considerata quasi la bulla di casa Osborne. 
E così la gatta è stata spedita un po’ più lontano, “per il suo bene”, assicura il portavoce del cancelliere. “Uno di questi giorni avrebbe potuto allontanarsi troppo e farsi magari anche del male”. Non sarà la sua famiglia, ma almeno un membro dello staff di Osborne si occuperà di lei, mentre a Londra verranno inviati regolari aggiornamenti corredati di foto per documentare lo stato della micia. 
Temendo il duro attacco di animalisti e media, da Downing Street giurano che la gatta è stata allontanata solo per la sua sicurezza, non per i problemi di convivenza con Lola. “E’ finita un po’ dappertutto, spiegano da Downing Street, “a Trafalgar Square, al pub Red Lion, e inoltre a miglia e miglia a sud del Tamigi”. Un aiutante del Tesoro ha aggiunto: “L’incidente d’auto avrebbe potuto esserle fatale e di conseguenza la famiglia ha deciso che era troppo rischioso continuare a farla vivere a Downing Street”. 
 
LA REPUBBLICA
11 NOVEMBRE 2014
 
Parigi: demolita la chiesa degli animali

di Marta Brambilla Pisoni

 
La chiesa di Santa Rita a Parigi, famosa per le messe che due volte all'anno vedevano la benedizione degli animali, sarà demolita: lo ha deciso l’amministrazione locale per fare spazio a case popolari e parcheggi. All'ultima celebrazione, tra il dispiacere dei fedeli, si è presentato anche un cammello
VIDEO
 
LA ZAMPA.IT
11 NOVEMBRE 2014
 
Nuove protezioni per gli orsi polari e stop alla cattura di cetacei vivi per intrattenimento
È stato deciso durante la conferenza della “Convenzione sulle specie migratorie”. L’Enpa: «Il Governo italiano recepisca immediatamente la risoluzione»
 
Fulvio Cerutti
 
Gli orsi polari sono fra le 31 specie a cui verrà data maggiore protezione da parte di più di 100 Paesi mondiali. È una delle decisioni prese nell’ambito della conferenza della “Convenzione sulle specie migratorie” (Cms) prevista dal trattato internazionale dell’Unep (United Nations Environment Program), svoltosi dal 4 al 9 novembre scorso a Quito (Ecuador). «Quello che ci dà speranza - ha commentato al Guardian Masha Vorontsova, il direttore dell’International Fund for Animal Welfare Russia - è che questo annuncio significa che i 120 paesi stanno riconoscendo le minacce che gli orsi polari devono affrontare a causa del restringimento del loro habitat per l’inquinamento e a causa della caccia. Si tratta di un primo passo importante, ma non deve essere l’ultima se vogliamo salvare l’orso polare». L’orso polare non è l’unica specie ad essere stata inserita nell’elenco delle specie da proteggere: il Cms ha deciso di salvaguardare anche l’esistenza della balena dal becco d’oca, il pesce sega e 21 tipologie di squali. Per questi ultimi, il comitato ha anche deciso di intraprendere i primi passi per vietare la tecnica del finning, ossia il taglio della pinna quando l’animale è ancora vivo per poi rigettarlo in mare destinandolo a morte certa. 
È stato anche affrontato il problema del leone africano ma, a causa della carenze di dati significativi, l’inserimento nella lista delle specie protette è stato rinviato ad altro meeting. 
Vietato catturare i cetacei a scopi commerciali o per intrattenimento  
Il meeting di Quito ha anche stabilito il divieto di catturare i cetacei vivi da detenere in cattività a scopi commerciali e di intrattenimento. «Il provvedimento della Cms - spiega l’Enpa in una nota - prevede che i 120 Paesi membri modifichino la loro legislazione interna per vietare le catture in natura e blocchino le importazioni dei cetacei per gli spettacoli nei delfinari. E che anche la Cites e l’Iwc (Commissione Internazionale Baleniera) prendano atto dei contenuti della risoluzione e si impegnino affinché le indicazioni contenute nella stessa siano applicate». 
La risoluzione della Cms «rappresenta una svolta, anche perché, in tale circostanza, a prendere posizione contro la cattività è lo stesso mondo scientifico - spiega il direttore scientifico dell’Enpa, Ilaria Ferri - Una svolta resa possibile anche grazie all’impegno di Enpa e del comitato italiano nella Cms che hanno sollevato, oltre a motivazioni etiche, le questioni di natura etologica e conservazione delle specie. Ecco perché l’Enpa chiede oggi al Governo italiano di recepire immediatamente la risoluzione della Cms nel nostro ordinamento giuridico e di vietare per sempre le importazioni dei cetacei destinati alla cattività».
 
NEL CUORE.ORG
12 NOVEMBRE 2014
 
SIENA, CAVALLO MACELLATO DI NASCOSTO: SCATTANO DUE DENUNCE
CfS: il corpo dell'animale era in una cella frigorifera
 
Macellazione clandestina e illecito smaltimento di rifiuti animali in un'azienda zootecnica del senese. Due le persone denunciate dal Corpo forestale dello Stato, nell'ambito di una più ampia attività di controllo a tutela della sicurezza ambientale ed agro-alimentare. Durante l'ispezione, condotta insieme al personale del servizio di prevenzione e igiene dell'Asl 7, in una cella frigorifera è stata scoperta la carcassa di un cavallo priva della timbratura sanitaria e di documenti per la tracciabilità. Ulteriori indagini hanno permesso di scoprire che il cavallo abbattuto proveniva proprio dall'allevamento dell'azienda. L'animale, dopo un infortunio, era stato abbattuto e macellato in modo clandestino all'interno dell'azienda, per poi essere lasciato nella cella frigorifera del ristorante, da destinare probabilmente consumo umano. Nel corso degli accertamenti, sono stati anche scoperti residui di macellazione, abbandonati vicini alle strutture aziendali. I due uomini sono stati anche denunciati per violazioni in materia sanitaria e infrazioni di natura amministrativa per inosservanza alle norme in materia di disciplina igienica e veterinaria. Sospesa la licenza di ristorazione.
 
LA PROVINCIA DI VARESE
12 NOVEMBRE 2014
 
Cani maltrattati nell’allevamento Denunciate due donne dell’Est
Maltrattamento di animali, truffa, importazione abusiva di animali e falso. Sotto accusa due presunte allevatrici abusive: e ieri mattina è scattato il sequestro di 45 cani.

Simona Carnaghi

 
COCQUIO TREVISAGO (VA)- Denunciate due donne, una romena e una slovacca, di 40 e 45 anni. Un doppio filone d’indagine che ha visto in campo gli agenti del comando delle polizie locali del Medio Verbano che ieri a Caldano, in località Carnisio, hanno fatto scattare il sequestro dei piccoli fido già affidati a una associazione che collabora con Asl che ospiterà i cani nella sua struttura.
«Noi siamo partiti da una denuncia per maltrattamento – spiega Ettore Bezzolato, comandante dell’ufficio delle polizie locali del Medio Verbano – Ci sono state segnalate le pessime condizioni in cui i cani venivano tenuti. Contemporaneamente i colleghi di alcuni comuni di Monza e Brianza hanno invece ricevuto denuncia per truffa dopo aver acquistato a Cocquio i cani messi in vendita. Per questo parliamo di due filoni d’indagine che si sono intersecati». I cani sono tutti di piccola taglia in particolare pincher e chiwawa, tutti di razza. «Tenuti liberi in uno spazio ristretto tutti insieme – spiega Bezzolato – Di fatto siamo in presenza di un allevamento abusivo. I cani non avevano microchip e non erano quindi iscritti all’anagrafe canina».
E questa è una delle irregolarità denunciate da chi aveva acquistato un cane convinto che fosse tutto in regola salvo poi scoprire che non era così. «Le condizioni igienico sanitarie in cui gli animali vivevano – continua Bezzolato – non erano ottimali. Inoltre parliamo di una casa privata, non di una struttura certificata per l’allevamento di cani». C’è inoltre il sospetto, e questo è oggetto di verifica, che gli animali siano stati importanti abusivamente da paesi dell’est. In particolare dalla Romania come «potrebbe suggerire la nazionalità di una delle due indagate». Indagate che a sequestro in corso hanno vivamente protestato: «Non è vero niente – hanno detto – i cani stanno benissimo e sono tenuti con amore. Hanno tutti il microchip. Sono accuse assurde».
 
NEL CUORE.ORG
12 NOVEMBRE 2014
 
VARESE, TRAFFICO DI 45 CUCCIOLI DA EST EUROPA: DUE DONNE DENUNCIATE
Sequestrati i cagnolini. L'operazione al via 8 mesi fa
 
Sgominato, in provincia di Varese, un traffico illecito di animali provenienti dall'Est Europa. Sequestrati 45 cuccioli di cane, tra cui 42 chihuahua, 2 shih-tzu e un levriero afgano, trovati in pessime condizioni igienico-sanitarie. L'operazione, iniziata circa otto mesi fa, ha preso avvio da Macherio, comune della Brianza dove risiedono due donne, originarie dell'Est Europa, che - secondo gli investigatori - gestivano la compravendita dei cuccioli utilizzando come centrale di smercio un casolare di Coquio Trevisago, una località isolata nel basso verbano, in provincia di Varese. I cuccioli entravano in Italia con documenti falsi, attestanti un'età superiore a quella reale, che consentivano di immetterli sul mercato con maggiore facilità. A scoprire il tutto, la polizia provinciale di Monza Brianza che, su ordine della Procura di Monza, ha effettuato un blitz al quale hanno partecipato anche la polizia locale di Macherio e dell'Unione dei Comuni del basso verbano, oltre alle Asl di Monza e Brianza e Varese. Le due donne sono state bloccate con l'accusa di traffico illecito e maltrattamento di animali e falso. I cuccioli sono stati sequestrati e affidati a varie strutture tra Milano, Monza e Varese.
 
GEA PRESS
13 NOVEMBRE 2014
 
Varese – Sequestro di cani chihuahua e shitzu. Ipotesi di contatti con l’est Europa (Fotogallery)
Operazione congiunta di guardie zoofile OIPA, Enpa, Polizia Provinciale, Polizia Locale e Corpo Forestale
 
Uno scenario tale da fare ipotizzare il maltrattamento di animali. Cani chihuahua e shitzu divenuti oggetto di intervento della Polizia  Provinciale di Monza e Brianza coadiuvata dall’ENPA di Monza, nell’appartamento di due donne originarie dell’est Europa.
L’ipotesi alla quale stanno indagando gli inquirenti è quella di un allevamento finalizzato alla vendita.
L’intervento congiunto ha visto lavorare fianco a fianco le guardie zoofile OIPA di Milano e Varese, l’Enpa di Monza, la Polizia Provinciale di Monza e Brianza, la Polizia Locale e il Corpo Forestale dello Stato e la Asl di Varese. Stante quanto comunicato dell’OIPA è stato necessario abbattere la porta d’entrata dell’appartamento ove sono stati poi trovati ben 43 cani. Si tratta sia di cuccioli che adulti di razza chihuahua e shitzu ed un levriero afghano.
Gli animali sarebbero stati rinchiusi all’interno di diverse stanze, isolati dal mondo esterno e in condizioni igieniche che l’Oipa definisce pessime. Curiosa la destinazione di una stanza, tanto da fare ipotizzare una detenzione  di animali non conformi agli standard di razza. Forse, riferisce sempre l’Oipa, “scartati” perchè non vendibili.
Oltre ai cani, sono stati trovati anche due pappagalli, di cui uno rinchiuso in una gabbia sottodimensionata.
Tutti gli animali sono stati posti sotto sequestro penale e trasferiti in varie strutture nelle province di Varese, Monza e Milano, mentre le due donne dovranno ora difendersi dall’accusa di maltrattamento di animali. Le indagini sono in corso per appurare la provenienza di alcuni esemplari e verificare eventuali contatti con il traffico di cuccioli provenienti dall’Est Europa.
“L’operazione – hanno riferito le Guardie dell’OIPA – ha avuto un buon riscontro grazie alla collaborazione tra Guardie Zoofile, associazioni e Forze dell’Ordine: ci auguriamo quindi che questo circolo virtuoso non si interrompa per poter davvero fare la differenza in difesa dei diritti animali”.
FOTO
 
GEA PRESS
13 NOVEMBRE 2014
 
Verona – Una fotogallery inquietante. Intervento del Corpo Forestale dello Stato e sequestro di cani e gatti
La denuncia è della LAV cittadina. Tutti gli animali sotto custodia giudiziaria
 
Cani che sarebbero stati detenuti in condizioni “aberranti”. Così il Corpo Forestale dello Stato, Comando Provinciale di Verona, riporta in merito all’intervento maturato lo scorso 31 ottobre a seguito di denuncia della LAV cittadina.
Nella periferia della città, sono stati così sequestrati diciannove Pinscher, di cui sette di meno di un mese di vita. Due, invece, i cuccioli di Pastore tedesco su un totale di sette, mentre in sei erano i piccoli di cani di diverse razze. Trovati anche quattro chihuahua, quattro labrador e quattro gatti siamesi.
Stante quanto comunicato dal Corpo Forestale dello Stato, gli animali sarebbero stati costretti in gabbie piccole ed arrugginite, coperte con teli ed in condizioni di oscurità. Altri animali, invece, sarebbero stati confinati in recinti che la Forestale definisce “fatiscenti completamente contaminati da deiezioni e rifiuti di varie origini“.
Non meno confortante è il quadro descritto sullo stato di salute degli animali: molti cani con patologie e fratture compatibili con traumi subiti nel tempo. Assieme agli investigatori erano presenti dei Veterinari, mentre il sequestro è stato convalidato dal GIP.
Sempre secondo gli inquirenti l’indagato avrebbe cercato di occultare alcuni cuccioli tra i “rifiuti” con il fine di sottrarli alle verifiche.
“Non si tratta di un allevamento – ha voluto precisare il Dirigente dott. Isidoro Furlan, Comandante Provinciale di Verona del Corpo Forestale dello Stato – bensì di una detenzione di una quarantina di cagnolini tenuti in condizioni tali da determinare il nostro intervento. I cani erano coperti con dei teli oscurati, per non parlare della presenza dei ratti.  Una situazione di degrado per la quale vorrei tornare a sottolineare che non trattavasi di allevamento; non abbiamo trovato documenti autorizzativi“.
Il tutto dovrà ora passare al vaglio della Magistratura, mentre i cani sono stati consegnati in affido giudiziario alla LAV di Verona, che sta provvedendo alle cure veterinarie del caso.
FOTO
 
CORRIERE DEL VENETO
13 NOVEMBRE 2014
 
Botte agli animali tra gli escrementi
Forestale sequestra quaranta cani
Verona, erano chiusi in piccole gabbie di metallo. Molti avevano fratture e traumi
 
VERONA Quaranta cani e quattro gatti sono stati posti sotto sequestro e affidati alla Lav dal Corpo forestale di Verona, intervenuto su segnalazione della stessa Lav in un allevamento di cani alla periferia di Verona. I forestali si sono trovati di fronte a un vero e proprio allevamento lager: i cani e i gatti erano rinchiusi in piccole gabbie di metallo, abilmente coperte da teli oscuranti per evitare guaiti.
Gli animali erano confinati in recinti sommersi dal fango e da escrementi. Si tratta di 19 Pinscher (tra cui 7 cuccioli di età inferiore ad un mese), 4 Chihuahua, 7 Pastori Tedeschi, 4 Labrador, 6 cuccioli di diverse razze e 4 gatti Siamesi. Tutti gli animali sono stati visitati dal veterinario ausiliario di polizia giudiziaria, che ha riscontrato diverse patologie e traumi a carico di alcuni animali, ad esempio fratture che potrebbero essere la conseguenza di maltrattamenti pregressi.
La titolare dell’allevamento, durante le verifiche, si è sottratta più volte alle richieste dei forestali circa la documentazione di possesso e le autorizzazioni relative alla gestione degli animali. La stessa ha cercato di nascondere alcuni cuccioli appena nati, occultandoli tra i cumuli di rifiuti. La donna è stata così denunciata per maltrattamento di animali e detenzione in condizioni incompatibili con la loro natura. Gli animali sono stati consegnati in affido giudiziario alla sede Lav di Verona.
 
GEA PRESS
12 NOVEMBRE 2014
 
Firenze – Cagnolina con i pallini fino al cuore
Centrata da uno sparo di fucile da caccia. Oggi, il ritorno a casa.

 
E’ tornata a casa la povera cagnetta vittima di uno sparo partito da un fucile tipo caccia nei pressi di Firenze.
Nei giorni scorsi, un rosa di pallini l’aveva centrata probabilmente da distanza molto ravvicinata. Il cane, subito trasportato presso la Clinica Veterinaria 24H di Firenze, diretta dal dott. Simone Scoccianti, mostrava in tutta evidenza la gravità delle ferite.
I pallini le avevano invaso il corpo, trapassando la parete intestinale, raggiunti anche i polmoni, un lobo epatico e perfino il cuore.
La cagnetta, di appena un anno di vita, che adesso si è ripresa tanto da potere tornare dai suoi padroni, conserverà purtroppo un ricordo indelebile di quanto successo. Un po’ ovunque si evidenzia il devastante effetto della tremenda rosa di pallini da caccia.
Sul caso i proprietari hanno presentato ai Carabinieri denuncia contro ignoti.
“La cagnetta aveva un carattere dolcissimo – riferisce il dott. Scoccianti a GeaPress – Quanto successo rappresenta comunque un fatto molto grave. I pallini hanno raggiunto organi vitali, per fortuna non intaccando in maniera irreparabile le loro funzioni“.
Un  nuovo caso, dunque, di uso di arma da caccia nei confronti di un animale domestico. Una inspiegabile azione che lascia pochi dubbi, considerata la vicinanza dello sparo, sull’intenzionalità dell’atto.
“I pallini erano concentrati – spiega il dott. Scoccianti – il colpo deve essere stato esploso da vicino. Penso proprio che era impossibile confondere quel cane con un altro animale. Un cane grande e bianco. Credo poi che il fatto sia avvenuto in un’area privata recintata“.
La cosa più importante, adesso, è che il cane sia tornato a casa. La speranz, ora, è che le indagini dei Carabinieri possano servire ad individuare il colpevole.
 
LA REPUBBLICA
12 NOVEMBRE 2014
 
Milano, il giallo dei cani di razza rubati per strada: nel mirino il racket dei combattimenti
Aumentano i casi di American staffordshire terrier sottratti ai padroni anche con la forza. "Sono docili ma coraggiosi, non temono lo scontro con altri animali. Le femmine potrebbero servire per le cucciolate"
 
di FRANCO VANNI
 
Cani di razza American staffordshire terrier rubati ai padroni. Per essere utilizzati nei combattimenti clandestini o per dare vita ad allevamenti illegali. È l’ipotesi di indagine a cui lavorano i carabinieri della stazione di San Cristoforo, a Milano, dopo avere ricevuto la denuncia di un uomo che sabato scorso è stato aggredito mentre portava fuori il cane in via Diotti, fra Baggio e Settimo Milanese. Stando alla denuncia, depositata in Procura lunedì, l’uomo era a passeggio quando verso le 13.20 un furgone bianco Mercedes lo ha affiancato. Ne sono scesi tre uomini che con accento slavo gli hanno intimato di consegnare il cane. «Dammi il cane», «vogliamo il cane», hanno urlato gli aggressori. È stata proprio la reazione dell’animale, che ha cominciato ad abbaiare, a richiamare l’attenzione degli abitanti dei palazzi vicini e mettere in fuga gli aggressori. Ma prima di fuggire, uno dei tre uomini ha colpito con un bastone l’uomo ferendolo a un sopracciglio.
«Purtroppo nell’area milanese le denunce simili, per la stessa razza di cane, sono frequenti — racconta un carabiniere — Abbiamo ragione di pensare che scelgano gli American staffordshire perché particolarmente adatti al combattimento». A settembre fu denunciato il furto di un cane della stessa razza a Limbiate, sottratto nel giardino di una villetta dopo avere scassinato il cancello di ingresso. L’animale è tornato a casa dopo un mese ma «malconcio, aggressivo e irriconoscibile», secondo il racconto dei carabinieri, che cercano un possibile nesso fra i due episodi. Un terzo caso di furto è stato denunciato alle forze dell’ordine e alla Asl lo scorso giugno a Cilavegna, nel Pavese, da Michele Montoleone, che da cinque anni gestisce un allevamento di American staffordshire.
«L’aumento dei furti è preoccupante e non è difficile immaginare che fine possano fare i cani — dice Montoleone, che a sua volta si è messo a disposizione dei carabinieri — Purtroppo sono docili ma coraggiosi, non temono lo scontro con altri animali. Le femmine potrebbero servire per le cucciolate, ma sono solo ipotesi». Sempre nella zona compresa fra Baggio e Settimo Milanese, un uomo di poco più di 30 anni il mese scorso si sarebbe visto portare via il cane (in questo caso un anziano pitbull maschio) da due uomini arrivati a bordo di un furgone bianco, e avrebbe ricevuto per telefono una richiesta di riscatto. Poche ore dopo avere pagato, l’animale gli sarebbe stato fatto ritrovare sano e salvo, legato in un prato vicino a Muggiano.Una circostanza inquietante, soprattutto se si pensa che proprio in quei campi — al confine con Cusago e Trezzano sul Naviglio — il 3 marzo 2012 un branco di sette cani allo stato semibrado aggredì e uccise il pensionato Gaetano Gnudi. Le indagini sulla morte dell’anziano portarono a individuare alcuni accampamenti abusivi di rom bosniaci come i luoghi attorno cui si muoveva il branco.
 
PADOVA OGGI
12 NOVEMBRE 2014
 
Cuccioli di cani e furto di identità Truffata l'olimpionica Chiara Rosa
La 31enne pesista padovana denuncia in un videomessaggio postato sulla propria pagina Facebook il raggiro di cui è rimasta vittima online, dopo aver versato dei soldi per un cagnolino mai consegnatole
 
La truffa dei cuccioli di cane "in regalo" corre sul web e ad incappare questa volta nel raggiro è la 31enne atleta olimpionica padovana di lancio del peso Chiara Rosa. La sportiva ha deciso di denunciare quanto accadutole attraverso un video-messaggio pubblicato sulla propria pagina Facebook. "Spero che il fatto di essere un personaggio pubblico possa aiutare qualcun altro a non essere imrbogliato a sua volta. Sono parecchio amareggiata da questa cosa", commenta.
I SOLDI. "Io e una mia cara amica volevamo acquistare un cucciolo di golden retriever - racconta la pesista - e abbiamo trovato un annuncio fasullo su uno dei siti adibiti a compravendita online. I cuccioli sono di qualsiasi razza, cani e gatti. Queste persone mettono annunci fasulli in cui scrivono che regalano cuccioli di svariate razze. Quando il pesce abbocca, ti scrivono che serve pagare almeno il viaggio, in quanto solitamente il cucciolo risiede in Francia. Seguendo le loro istruzioni vai alle poste e invii denaro in Cameroun - continua l'atleta - Sono stata una cogliona, lo so. Sono stata uno dei 25mila coglioni italiani truffati da questa cosa".
FURTO D'IDENTITÀ. "Fatto il pagamento, quando ci hanno chiesto ancora soldi, ci siamo insospettite - aggiunge Rosa - sono andata online e ho capito che era una truffa. Il problema è che adesso queste persone, essendo venute in possesso della mia carta identità, mettono degli annunci online dove compare che Chiara Rosa regala cuccioli di gattini e cani, e una mia conoscente mi ha chiesto se ero io, visto che in internet dicono che ho due figli e vivo in Francia. Oltre al danno la beffa dell'identità rubata - conclude - Sono andata dai carabinieri e dalla polizia postale, sappiate che non sono io che sto regalando i cuccioli".
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
12 NOVEMBRE 2014
 
BRESCIA, PROCESSO GREEN HILL: IL GIUDICE ACCOGLIE ELENCHI DI BEAGLE
Sequestrati, affidati, morti. La Lav presente in tribunale
 
Iniziata questa mattina la nuova udienza del processo a Green Hill a Brescia, con la Lav in prima fila per fare giustizia. Il giudice ha accolto gli elenchi dei beagle sequestrati, affidati, morti, senza alcun commento da parte della difesa della stessa Green Hill. "Premiato il lavoro dei custodi giudiziari dei beagle e delle famiglie affidatarie", ha detto Gianluca Felicetti, presidente della Lega antivivisezione presente all'udienza.
Con la liberazione dei cani dalle gabbie dell'allevamento-lager di Montichiari e il sequestro dei circa 3000 beagle avvenuto nel 2012, tutti affidati a Lav e Legambiente, la mortalità di questi animali è stata praticamente "abbattuta". Lo afferma l'associazione presieduta da Felicetti, fornendo in sede di processo una dettagliata analisi dei dati raccolti:
"98 decessi, inclusi i cani nati morti, in 2 anni e mezzo, su poco più di 3000 cani sequestrati e affidati, contro le molte migliaia di morti avvenute dentro Green Hill prima del sequestro: la liberazione da parte nostra ha drasticamente ridotto la mortalità di questi animali - precisa la Lav –. Per ogni cane deceduto all'anno durante l'affido, sarebbero morti tra i 19 e 87 beagle, se gli stessi fossero rimasti all'interno Green Hill. Questa analisi dei decessi è stata effettuata sulla base dei documenti provenienti dall'azienda e sequestrati nel luglio 2012".
Con queste parole la Lega antivivisezione risponde, dati dettagliati alla mano, alla provocazione dell'avvocato della difesa, Luigi Frattini, che nell'ultima udienza del 29 ottobre scorso aveva tracciato un quadro a dir poco apocalittico delle condizioni dei cani salvati in rapporto a quelle nell'allevamento.
Oggi in Tribunale è la giornata dell'ascolto dei 16 testi richiesti dal pubblico ministero Ambrogio Cassiani per sostenere le imputazioni di maltrattamenti e uccisioni di animali. Fra questi, veterinari, agenti del Corpo forestale dello Stato, il direttore sanitario dell'Asl (Azienda sanitaria locale) di Brescia Francesco Vassallo, consulenti informatici e dipendenti della stessa Green Hill.
 
LA REPUBBLICA
12 NOVEMBRE 2014
 
Chiavari (GE), cane intrappolato in uno scantinato: il salvataggio
 
provincia di Genova - È un cagnone di 14 anni, si chiama Boy: l’hanno trovato in uno scantinato allagato nella Chiavari alluvionata, in via San Pier di Canne, ed era immerso in un metro d’acqua con il muso appoggiato a un tavolo. A dare l’allarme una ragazza, Francesca Benitez, che da ore lo sentiva abbaiare ininterrottamente. Così è intervenuto Roberto Campodonico, un giovane della protezione civile: è sceso nella cantina, ha legato Boy aiutandosi con delle travi, e alla fine lo ha tirato in salvo con l’aiuto di alcuni volontari. La storia di Boy è conosciuta, in zona: da tempo, dopo la morte dei proprietari, vive in questo giardino, grazie a un ragazzo che gli porta il cibo. L'alluvione lo ha probabilmente trascinato nello scantinato: ma tutto è finito per il meglio (Video di Matteo Sivori)
VIDEO
 
CORRIERE DEL VENETO
12 NOVEMBRE 2014
 
Cane rimane incastrato nella ringhiera
salvata dai Vigili del Fuoco
Cucciola di beagle infila la testa tra le grate del terrazzino


NELLA FOTO - Blanca incastrata sul terrazzino (Vigili del fuoco)

 
VICENZA Blanca, un cane beagle di un anno, questa mattina è stata tratta in salvo dai vigili del fuoco di Arzignano, dalle grate di un inferriata dove era riuscita a infilare la testa. Il salvataggio della cucciola è avvenuto al secondo piano di una palazzina. A dare l’allarme la padrona, che, dopo aver provato a liberare l’animale con l’aiuto dei familiari, non riuscendoci ha chiamato il 115. I vigili del fuoco hanno operato con il divaricatore, un’attrezzatura da incidente stradale, allargando l’inferriata e liberando subito il cane. Blanca, una volta salvata, ha manifestato tutta la propria gratitudine ai vigili del fuoco cercando di giocare con loro.
 
IL CENTRO
12 NOVEMBRE 2014
 
Gatti, i fedeli difendono il parroco
 
TERAMO - I parrocchiani della chiesa di San Berardo prendono le difese di padre Francesco Malara. Il religioso è stato accusato di aver "sfrattato" una colonia di gatti che il suo predecessore gestiva nell'area dei locali parrocchiali. Secondo i fedeli, il nuovo parrocco è stato vittima di "calunnie" e commenti offensivi. «Il nostro sacerdote non mai allontanato o sfrattato alcun animale», affermano i parrocchiani in una lettera con circa 20 firme, «padre Francesco ha semplicemente manifestato il consenso e il desiderio di tutti noi di tenere lontani i felini dagli ambiti della parrocchia, a difesa e tutela della salute dei nostri figli e bambini, per i quali nulla è stato fatto a riguardo negli anni precedenti». Alcuni gatti, a detta dei fedeli, sarebbero stati prelevati trasferiti altrove da collaboratori della Lega della difesa del cane che ha denunciato lo smantellamento della colonia. «I gatti circolavano liberamente persino all'interno degli uffici parrocchiali e addirittura anche nella chiesa», sottolineano i fedeli, «lasciando ovunque le loro deiezioni ed escrementi e rendendo inabitabile e indecorosa la nostra Chiesa, oltre che maleodoranti gli ambienti». I parrocchiani si dicono indignati dalle accuse rivolte a padre Francesco e sono pronti a tutelarlo «da tutti coloro che, in nome di una mistificata sensibilità cristiana e che comunque non frequentano la nostra parrocchia, si permettono ancora oggi di continuare a difendere inopportunamente i diritti degli animali a discapito di quelli relativi alla dignità e alla salute della persona umana».
 
ITALIA POST
12 NOVEMBRE 2014
 
OK non concordare sulle oche: ma insultare la Gabanelli è troppo
 
Scritto da Sabrina Antenucci
 
“La Gabanelli è stata stupida”. Non mi è chiaro che cosa porti le persone a perdere la base del vivere civile: il rispetto e l’educazione. Sembra che oggi si possa insultare chiunque senza pensarci.
Questo, almeno, è quello che si legge e si ascolta; ed è diventato il costume più democratico d’Italia. L’ultimo esempio ce lo ha dato ieri un italianissimo imprenditore di successo: Patrizio Bertelli, CEO di Prada.
Ad una domanda che gli è stata posta durante il Fashion Global Summit di Milano, ha infatti risposto: “Portare in TV il tema dei maltrattamenti causati alle oche per riempire giacche e piumini fa parte di una cultura del passato ormai sorpassata, per questo la Gabanelli è stata stupida”.
Non voglio tornare sul discorso di Report, delle oche, di Moncler: ne abbiamo parlato la settimana scorsa in un Ipse Dixit, ne ha parlato molto bene ieri Daniele Testa su questo giornale. Vorrei restare invece focalizzata sull’incapacità dei nostri rappresentanti, che siano imprenditori, sportivi, politici, personaggi pubblici, di esprimere un parere contrario senza offendere una persona.
E non vorrei nemmeno approfondire il fatto che definire “cultura del passato” un argomento che tocca gli animali è quanto di più anacronistico e superficiale possa esistere: oggi sembra più importante proteggere la psiche di un cane che devastare il cuore di una persona. Vorrei davvero rimanere su di un punto che ai più potrà sembrare un discorso di forma, però a me sembra un discorso sostanziale.
Una delle migliori manifestazioni di democrazia e di equilibrio consiste, a mio parere, nella pluralità di opinioni e idee; nella possibilità di confrontarsi e di esprimere il proprio punto di vista. La nostra lingua, l’italiano, è così ricca da offrirci un’infinità di termini con i quali esprimerci. Perché usare solo quelli offensivi, per di più riferiti ad una persona?
“La Gabanelli” non è stata stupida: non lo è e lo ha dimostrato un’infinità di volte, laddove fosse necessario. Forse, secondo qualcuno, ha agito in maniera sciocca. Secondo qualcun altro può aver pianificato un servizio offensivo, o dannoso, o poco aderente alla realtà. Può aver sottovalutato il danno che avrebbe causato alla società, può aver ignorato altri aspetti del mercato. Ci sarebbero davvero moltissime obiezioni da considerare, se non si fosse d’accordo con il servizio di Report. Stupida, no. Ottusa proprio no. E mi dispiace non poter dire che forse stupido è chi pensa che lei lo sia, perché nemmeno Bertelli si può definire stupido. Maleducato, magari; ma stupido no. Non avrebbe ottenuto i risultati che può vantare, e che lo hanno portato ad essere uno degli imprenditori di successo più conosciuti – e ricchi – del mondo.
 
NEL CUORE.ORG
13 NOVEMBRE 2014
 
SCANDALO PIUME, LAV VEDE MONCLER: APERTURA MA NESSUN IMPEGNO PRESO
"Vero codice etico? Bisogna sostituire i prodotti animali"
 
Si è tenuto oggi a Milano l'incontro con l'azienda Moncler, richiesto dalla Lav subito dopo lo scandalo "piume" conseguente all'inchiesta della trasmissione "Report". Un confronto che ha visto da una parte Gianluca Felicetti, presidente della Lega antivivisezione, e Simone Pavesi, responsabile Lav Moda etica, e per Moncler, Sergio Buongiovanni, executive director e membro del Consiglio di amministrazione, Fabrizio Ruffini, senior advisor, Cristina Gnugnoli, direttore comunicazione e marketing. Lo rivela l'associazione animalista in una nota.
Il faccia a faccia è stato organizzato nella sede della griffe dopo che la Lav ha avviato nei giorni scorsi un'azione di mass-mailing, che in poche ore ha fatto arrivare a Moncler (e altre aziende che utilizzano piume) centinaia di mail da parte di cittadini/consumatori contrari allo sfruttamento delle oche. L'azienda non ha escluso cambiamenti nella produzione, anche verso la sostituzione delle piume, ma senza nessun impegno, trincerandosi dietro a una volontà di monitorare con più attenzione la filiera di approvvigionamento delle piume.
"Le rassicurazioni di Moncler sul maggiore monitoraggio dell'utilizzo delle oche non ci hanno convinti – dichiara Simone Pavesi, responsabile Lav Moda etica –. Qualunque sia la filiera di approvvigionamento, alimentare oppure no, le oche subiscono gravi violenze per la spiumatura in vivo, o vengono comunque preventivamente uccise. Mentre non è assolutamente credibile che una produzione industriale di livello mondiale come quella di Moncler possa stare in piedi grazie al reperimento di piume raccolte dopo la naturale muta".
"Moncler, come ogni altra azienda che utilizza piume, ha la grande opportunità di intraprendere una strada virtuosa per lo sviluppo di politiche commerciali eticamente e ambientalmente sostenibili, che quindi non prevedono l'uso di materiali di origine animale come le piume, come chiedono ormai a gran voce i consumatori", dichiara Gianluca Felicetti, presidente della Lega antivivisezione.
 
GREEN STYLE
12 NOVEMBRE 2014
 
Cosa spinge l’uomo a torturare gli animali
 
La violenza e la crudeltà feroce verso gli animali molto spesso ha origine nell’infanzia, come conseguenza di una serie di disturbi, abusi o problemi mentali. L’esternazione di questa pressione interna si materializza in ferocia e abuso contro animali domestici o randagi, può portare a rituali di sacrificio religioso oppure di tipo artistico, come ad esempio mostre ma anche l’uccisione durante riprese televisive. Questi gesti in inglese sono indicati come IATC – “Intentional Animal Torture and Cruelty” – ovvero atti intenzionali di tortura e crudeltà. Chi li mette in atto può avere disturbi psicologici della personalità con tendenze psicopatiche, che trasforma in azioni di sadismo. Ma anche problematiche di tipo sessuale che vengono concretizzate in atti di violenza estrema, come schiacciare animali piccoli oppure cuccioli. In questo caso la pratica è considerata di natura feticista e, di conseguenza, può condurre il killer al piacere sessuale. Non mancano, poi, azioni cruente sugli animali per costringere al silenzio donne e bambini vittime di abusi. Un labirinto di comportamenti e disturbi che sfociano spesso in gesti violenti contro gli animali. Di questo si è venuto a conoscenza solo negli anni ’70, con l’avvento della scienza che studia il profilo dei serial killer (“profiling”). Dagli studi è emerso come i primi atti abbiano luogo in età infantile, una sequenza di comportamenti riconducibile a serial killer e stupratori in età adulta. Soggetti spesso molto impulsivi, egoisti e privi di rimorso. Molti assassini hanno fatto le loro prime esperienze di crudeltà sezionando, uccidendo, massacrando animali durante i primi periodi della loro vita, a cui si aggiungono vari abusi di natura sessuale. Durante la fase adolescenziale possono emergere nuovi segnali di allarme che vengono ricondotti sotto la terminologia della “triade dell’omicidio”, ovvero come anticipato la tortura e la crudeltà verso gli animali, la enuresi persistente e l’ossessione verso il fuoco. Questi elementi possono identificare un comportamento deviato che, se non corretto, potrebbe condurre alla crescita di un uomo violento. Gli esperti identificano in questi atti le componenti adolescenziali di un futuro serial killer. Solitamente l’assassino stesso è una vittima, perché durante l’infanzia può aver subito abusi fisici e mentali da parte dei genitori. Vi è poi un altro segnale allarmante ovvero la crudeltà unita all’interesse sessuale verso gli animali, che può condurre alla formazione di stupratori.
Alcuni studi, condotti nel 2013 dal Dr. Phillip Kavanagh hanno evidenziato una seconda triade di comportamenti definita “triade oscura”, nella quale emergono il machiavellismo, il narcisismo e la psicopatia. Di sicuro la soluzione non è semplice, la responsabilità maggiore va imputata all’esempio che il soggetto apprende dal microcosmo dell’infanzia. La famiglia deve essere il ponte tra l’ambiente domestico e il mondo, il comportamento da replicare positivamente e da imparare. Eventuali predisposizioni psicologiche deviate possono essere seguite e guidate da esperti del settore, quindi ridimensionate e controllate a seconda dei casi.
 
ADN KRONOS
12 NOVEMBRE 2014
 
Più che un amico, quasi un figlio. Ecco come gli italiani vedono i propri quattro zampe
 
Sono sempre di più coloro che considerano il proprio animale domestico un familiare a tutti gli effetti. E' quanto emerge da una ricerca, condotta da AstraRicerche per Agras Delic, sul rapporto tra 'noi e gli animali da compagnia'. "Il 68 per cento degli italiani - spiega Enrico Finzi, presidente di AstraRicerche - inclusi i non possessori di cani e gatti, dichiara di conoscere persone per le quali gli amici a quattro zampe sono a tutti gli effetti un membro della propria famiglia". Per cani e gatti di casa, cioè, si prova un affetto "come se fossero figli" e che, di fatto, sempre più spesso sostituisce quello dei figli.
Una volta adottato, "l’animale da compagnia entra a far parte della quotidianità delle persone con un livello di interazione e di coinvolgimento affettivo assai più alti di quelli riscontrabili in passato". Non di rado, sottolinea ancora Finzi, "si assiste addirittura a un rapporto ribaltato, basato sull’assistenza psicologica e affettiva che l’animale fornisce all’umano. Relazione che diventa spesso un sostegno del quale molti umani oggi, piaccia o no, non sanno più fare a meno".
In questo senso, aumenta anche l'importanza assegnata alla salute, al benessere e all’alimentazione degli animali da compagnia: la ricerca evidenzia che il 48% dei proprietari di cani e gatti pretende dal pet food le stesse qualità ricercate nel comparto food & beverage riservato agli umani. "Proprio perché si tratta di una fondamentale manifestazione di affetto e di cura - afferma Finzi - la scelta del pet food è indirizzata al meglio dal punto di vista organolettico, così da regalare al cane o al gatto la stessa soddisfazione e felicità che ci derivano dalla buona tavola. Allo stesso tempo - conclude - il prodotto non solo non deve danneggiare la salute, ma anche contribuire a mantenere il benessere psicofisico. Da ciò discende il sì alla naturalità".
 
LA ZAMPA.IT
13 NOVEMBRE 2014
 
“Per il 68% degli italiani i cani e i gatti sono come figli”
Presentata a Milano una analisi che evidenzia il ruolo sempre più “umano” rivestito dagli amici a quattro zampe
 
Sono sempre di più coloro che considerano il proprio animale domestico un familiare a tutti gli effetti. È quanto emerge da una ricerca, condotta da AstraRicerche per Agras Delic, sul rapporto tra ”noi e gli animali da compagnia”. «Il 68 per cento degli italiani - spiega Enrico Finzi, presidente di AstraRicerche - inclusi i non possessori di cani e gatti, dichiara di conoscere persone per le quali gli amici a quattro zampe sono a tutti gli effetti un membro della propria famiglia». Per cani e gatti di casa, cioè, si prova un affetto «come se fossero figli» e che, di fatto, sempre più spesso sostituisce quello dei figli. Una volta adottato, «l’animale da compagnia entra a far parte della quotidianità delle persone con un livello di interazione e di coinvolgimento affettivo assai più alti di quelli riscontrabili in passato». Non di rado, sottolinea ancora Finzi, «si assiste addirittura a un rapporto ribaltato, basato sull’assistenza psicologica e affettiva che l’animale fornisce all’umano. Relazione che diventa spesso un sostegno del quale molti umani oggi, piaccia o no, non sanno più fare a meno». In questo senso, aumenta anche l’importanza assegnata alla salute, al benessere e all’alimentazione degli animali da compagnia: la ricerca evidenzia che il 48% dei proprietari di cani e gatti pretende dal pet food le stesse qualità ricercate nel comparto food & beverage riservato agli umani. «Proprio perché si tratta di una fondamentale manifestazione di affetto e di cura - afferma Finzi - la scelta del pet food è indirizzata al meglio dal punto di vista organolettico, così da regalare al cane o al gatto la stessa soddisfazione e felicità che ci derivano dalla buona tavola. Allo stesso tempo - conclude - il prodotto non solo non deve danneggiare la salute, ma anche contribuire a mantenere il benessere psicofisico. Da ciò discende il sì alla naturalità».
 
TODAY
12 NOVEMBRE 2014
 
Carne rossa fa male: colpa dei batteri
La carne rossa, se consumata in grandi quantità, è nociva. La colpa è dei batteri che producono delle sostanze che favoriscono arterosclerosi
 
Che la carne rossa non facesse poi così bene lo si sapeva. Soprattutto se consumata in grandi quantità (come del resto un po' qualsiasi cosa). Ora però arrivano conferme scientifiche sul perché un elevato consumo aumenti il rischio di arterosclerosi e altre malattie.
La risposta sembra essere la presenza di una particolare proteina molto presente nella carne rossa, la L-carnitina. Già nota per favorire l'indurimento delle arterie, si è ora scoperto che è la presenza di alcuni batteri intestinali che utilizzano tale sostanza, provoca la formazione di trimetilamina e successivamente di TMAO (trimetil-amina-ossido) e gammabutirrobetaina. Questi ultimi due composti (in particolare la gammabutirrobetaina) sono, in realtà, i reali responsabili dei problemi cardiovascolari.
Questa scoperta potrebbe aprire nuove vie per limitare la proliferazione di questi batteri nel nostro intestino, riducendo direttamente i rischi.
Intanto, è bene tenere sotto controllo il nostro consumo di carne rossa (senza per forza doverlo azzerare). E considerato il forte dispendio energetico per la produzione di carne, ci guadagnerà anche l'ambiente.
 
MATTINO DI PADOVA
12 NOVEMBRE 2014
 
C’è un piano per salvare il rospo dall’estinzione
 
di Nicola Cesaro
 
TEOLO (PD) - Non di soli cinghiali vive il Parco. Lo grida a gran voce il Gruppo di Intervento Giuridico (Gig) del Veneto, che lancia un’accusa verso Parco Colli e Comuni per il rischio di estinzione che sta correndo negli ultimi tempi il rospo comune (Bufo bufo) degli Euganei: «Al posto di perseguitare i cinghiali, gli amministratori del Parco si diano da fare per i rospi. Dai sopralluoghi dei volontari delle associazioni protezioniste è emerso infatti un quadro catastrofico», spiegano dal Grig, «con almeno dodici zone a rischio per la sopravvivenza del rospo comune trovate all’interno dei quindici Comuni del Parco». L’associazione denuncia inoltre situazioni di degrado ambientale, come la chiusura e il prosciugamento di stagni e fossati, sbancamenti, inquinamento, introduzione volontaria di animali alloctoni negli stagni, oltre ad una mancata manutenzione per condotte e reti che diventano fondamentali quando i rospi cominciano a spostarsi per la riproduzione, dunque nel periodo primaverile. Continuano gli ambientalisti: «Rane, rospi, salamandre e perfino tritoni vengono spappolati dalle auto ogni anno a migliaia sulle strade dei Colli, altri vengono salvati da reti anti-attraversamento che però non offre al contempo sottopassaggi per raggiungere gli stagni, interrompendo così la migrazione riproduttiva. Altri anfibi restano prigionieri negli stagni, resi ripidi e approfonditi rispetto al piano campagna dalle pratiche agricole». Oltre a sollecitare un maggiore impegno da parte delle autorità, il Grig annuncia l’arrivo nei colli di una cinquantina di volontari, provenienti dalle associazioni aderenti al Coordinamento Protezionista Padovano, che opereranno per il salvataggio degli anfibi e denunceranno irregolarità e inadempienze. L’appello del gruppo ambientalista ha già ricevuto una risposta dal Parco Colli, che ha colto l’occasione per annunciare un importante finanziamento regionale proprio in tema di salvaguardia delle specie anfibie. La Regione ha assegnato all’ente 100 mila euro per interventi di conservazione degli habitat delle specie animali che vivono nei colli. Questa cifra sarà destinata agli ambienti acquatici in cui vivono rospi, rane e salamandre: si valorizzeranno siti come lo stagno di Corte Borin ad Arquà Petrarca, il laghetto al Roccolo di Torreglia, la sorgente delle Volpi e il laghetto Laghizzolo di Vo’, rimuovendo piante infestanti, realizzazione opere idrauliche per il controllo dei flussi, creando fasce tampone di vegetazione e impermeabilizzando alcune pozze per favorire il ristagno dell’acqua nei periodi di riproduzione degli anfibi. Lo stesso Parco ricorda inoltre come a marzo siano stati puliti tutti i passaggi utilizzati dagli anfibi per i loro spostamenti. L’operazione sarà ripetuta nella prossima primavera.
 
NEL CUORE.ORG
12 NOVEMBRE 2014
 
PALLINI DI PIOMBO, L'ENPA A RENZI: “ADOZIONE IMMEDIATA DEL BANDO”
Alla fine del nostro semestre di presidenza dell'Ue
 
"Volge ormai al termine il semestre di presidenza italiana dell'Unione europea: chiediamo a Matteo Renzi di concluderlo con un gesto importante per l'ambiente promuovendo l'adozione, da parte dei 28 Paesi membri, del provvedimento di messa al bando del piombo dalle munizioni di caccia. Il provvedimento è stato adottato, sotto il segno dell'Onu, dall'undicesima conferenza della Convenzione per le specie migratorie appena tenutasi a Quito (Ecuador, ndr). Natura, biodiversità, cittadini gliene sarebbero grati: una parziale riparazione ad una politica che sin qui è stata tutt'altro che attenta alle ragioni dell'ambiente". Questo l'appello che l'Enpa rivolge oggi al presidente del Consiglio Matteo Renzi dopo lo storico esito del vertice di Quito.
"Certamente la sostituzione dei pallini di piombo con quelli di leghe non tossiche - sottolinea la Protezione animali - non può soddisfare chi, come noi, è totalmente contrario all'attività venatoria, ma non può essere in alcun modo sottovalutato quel fenomeno di inquinamento da piombo, oggetto di lunga e documentata denuncia, che non interessa soltanto le zone umide e le loro popolazioni selvatiche, ma terreno, boschi, falde acquifere: una delle facce meno conosciute della insostenibilità della caccia. Il bando di Quito è definitivo, generale e urgente, con la scadenza del 2017. Chiediamo che l'Europa faccia subito la sua parte e che il presidente italiano operi una forte sollecitazione politica in tal senso, nella consapevolezza che le risposte ai problemi ambientali nell'Unione come in Italia, non possono più aspettare".
 
LEGGO
12 NOVEMBRE 2014
 
Istanbul, ubriaco "violenta" un cane randagio. Le telecamere riprendono tutto

 
ISTANBUL - Trova un cane in strada e lo prende con sé, ma poi ci fa sesso. Le telecamere hanno mostrato un uomo turco, Sick Hakan Yucel, probabilmente ubriaco, prendere un cane randagio e fare violenza su di lui. A denunciare l'episodio due passanti che hanno assistito alla terribile scena. «Io e la mia ragazza stavamo passeggiando», racconta il testimone, «abbiamo sentito un guaito, poi la scena disgustosa». L'uomo ha detto di aver urlato e di aver messo in fuga il maniaco.  Grazie a successive indagini l'uomo è stato individuato e accusato di comportamento immodesto e danneggiamento di proprietà, visto che in Turchia non ci sono leggi contro chi abusa di animali e che il cane, in realtà, non era un randagio come inialmente si era pensato.
 
GEA PRESS
12 NOVEMBRE 2014
 
Zambia – Elefantino assediato da 14 leoni, riesce a mettersi in salvo (VIDEO)
 
Non solo in salvo, ma riuscendo finanche a caricare i leoni. Non uno o due felini, ma ben 14 che, nonostante il numero, non sono riusciti ad avere la meglio sul piccolo vittorioso elefantino africano.
Pur sempre un pachiderma, ma molto giovane, racconta il New York Post. Non più di un anno di vita.
L’incredibile scena è stata filmata da una giornalista che si trovava presso una Riserva dello Zambia. Nella riva di una grande pozza d’acqua, si vede l’elefantino attorniato dal  gruppo di leoni. Uno di questi sale sul dorso del povero animale e per parecchi secondi sembra riuscire a tenere salda la presa. Gli altri leoni, lo circondano e la fine dell’elefanto sembra ormai certa.
Una scena che però riserva un paio di clamorosi ribaltamenti. L’elefantino, infatti, non solo riesce per ben due volte a togliersi di dosso il leone, ma mette in atto contro di loro decise cariche.
Fino all’ultimo, una leonessa insegue il giovane elefante fin quasi la sponda opposta della grande pozza. Niente da fare. L’elefantino, sicuro di se, fa dietro front e carica la leonessa, non curante che nell’altra sponda ad attenderlo vi sono i restanti tredici leoni. La carica, un po’ comica per la giovane età dell’elefante, suscita risate di compiacimento da parte di chi sta riprendendo la scena. I leoni, invece, rimangono a bocca asciutta.
Secondo quanto riportato dal New York Post, l’elefantino si è poi unito al suo branco.
VIDEO
 
GEA PRESS
12 NOVEMBRE 2014
 
Scozia – Il Ministro dell’Ambiente possibilista sul divieto di animali nei circhi
 
Secondo quanto riportato dalla BBC il Ministro all’Ambiente del Governo scozzese, Richard Lochhead , ha riferito come l’esecutivo guardi con molta attenzione alla modifica della legge che potrebbe portare al divieto di detenzione degli animali nei circhi.
Si tratterebbe, comunque, di un provvedimento che andrebbe ad interessare le specie non domestiche.
In particolare Lochhead avrebbe riferito come  il Governo stia cercando il modo più rapido per giungere ad un cambiamento in tema di  detenzione degli animali nei circhi. Al centro dell’attenzione le circa 2000 risposte pervenute a seguito di una consultazione popolare che poneva quesiti di carattere etico.
La presa di posizione del Ministro, potrebbe fare seguito alle recenti polemiche scaturite dall’arrivo di tre leoni e due tigri del circo  vicino Fraserburgh. Dovrebbero in tale posto passare l’inverno ma la loro presenza ha scatenato molte polemiche.
 
LA ZAMPA.IT
12 NOVEMBRE 2014
 
La polizia australiana arresta un... koala
Il piccolo animale stava paralizzando il traffico di Sidney cercando di “seminare” gli agenti che lo inseguivano. Poi è stato rimesso in libertà in un luogo sicuro
 
Claudia Audi Grivetta
 
Curioso inseguimento della polizia domenica mattina per le strade di Sidney. L’insolito fuggitivo era infatti un koala. Un tenero e morbido marsupiale che generalmente suscita solo molta tenerezza. Il piccolo koala aveva però letteralmente paralizzato il traffico della città australiana correndo da una parte all’altra e, come un vero criminale, stava cercando di “seminare” gli agenti di polizia alle sue calcagna. Una volta acciuffato il piccolo, gli agenti del New South Wales Police Dog Unit lo hanno caricato su di un furgone per trasportarlo in centrale, ma nel frattempo hanno pensato di mettere le foto del koala appena arrestato, con vicino delle manette, sulla loro pagina Facebook. 
Un boom di condivisioni e di like, nonché di commenti, anche molto ironici, sull’insolito arresto. Come quello di Brendan Currey che scrive “Go home koala, you’re drunk” (“vai a casa koala, sei ubriaco”) o, ancora, Darren Brodie: “Its those damn eucalyptus leaves.... they’re that strong they’ll knock a koala out of his tree!” (“è colpa di quelle dannate foglie di eucalipto... sono talmente forti che cacciano un koala dal suo stesso albero!”). Trascorsa la notte al sicuro senza causare danni agli automobilisti, il koala è stato portato in un luogo idoneo, lontano dalla città, e liberato. L’ispettore capo Greg Inger commenta con ironia l’accadimento, spiegando che non si tratta di un caso poi così insolito: “Facciamo i conti con qualsivoglia cosa capiti sulla nostra strada e qualche volta abbiamo a che fare anche con la fauna selvatica”. 
FOTO
 
SAN REMO NEWS
13 NOVEMBRE 2014
 
Santo Stefano al Mare (IM): cagnolino avvelenato nei giorni scorsi, l'allarme di una nostra lettrice
Il fatto è avvenuto alcuni giorni fa mentre, la povera bestiola se ne stava tranquilla nel giardino di casa sua a Santo Stefano al Mare, in via Marconi. Non si sa ancora se si salverà.

Carlo Alessi

 
Una nostra lettrice, A.M., ci ha segnalato l'avvelenamento del cagnolino nella foto. Il fatto è avvenuto alcuni giorni fa mentre, la povera bestiola se ne stava tranquilla nel giardino di casa sua a Santo Stefano al Mare, in via Marconi. Non si sa ancora se si salverà.
"Di sicuro si sa - scrive la nostra lettrice - che in quella zona ci sono persone che non sono degne di essere definite tali, e che non si può neppure definire bestie per una forma di rispetto verso queste ultime. Questo per far conoscere la cattiveria degli esseri spregevoli che se la prendono con poveri animali indifesi ma anche per mettere in guardia da questi mostri gli abitanti della zona e di quelle limitrofe. Concludo con un grosso in bocca al lupo a questo tenerissimo cagnetto nella speranza che chi ha commesso questo atto indecente paghi!"
 
IL GAZZETTINO
13 NOVEMBRE 2014
 
Cani spariti: l'ombra di una banda
che li rapisce tra Badia e Legnago
 
BADIA POLESINE (RO) - L'ultima vittima potrebe essere stato Whisky, il bullodg che da mesi era diventato un po' la mascotte della squadra di calcio dell'Abbazia. Lo hanno trovato morto in un canale, ma a quanto sembra non sarebbe stato vittima di un annegamento.Il sospetto, come segnalato dalla Lega Nazionale per la Difesa del Cane di Legnago, è che Whisky sia vittima di una banda specializzata nel furto di cani che da qualche tempo opererebbe tra la Bassa Veronese e l'Alto Polesine.Numerosi, infatti sono i cani, soprattutto di razza, spariti dalle case e dai cortili di questa zona. E il clamore mediatico legato alla scomparsa di Whisky, di cui non si avevano notizie del 22 ottobre, potrebbe avere convinto i malfattori a "liberarsene" in tutta fretta.
 
NEL CUORE.ORG
13 NOVEMBRE 2014
 
CAGLIARI, 300 TRAPPOLE E UCCELLI UCCISI NELL'AUTO DI UN BRACCONIERE
Denunciato dai carabinieri un 75enne ad Assemini
 
Un pensionato di 75 anni, di Capoterra, in Sardegna, è stato denunciato dai carabinieri per uccisione di animali, attività venatoria illegale in zona protetta, maltrattamento di animali e uccellagione. L'uomo è stato fermato per un controllo dai militari del radiomobile di Cagliati in località Serra Trunconeddu, nelle campagne di Assemini. A bordo della sua auto sono state trovate 300 trappole per uccelli, lacci, esche, tordi e altri volatili già catturati.
 
GEA PRESS
13 NOVEMBRE 2014
 
Pinzolo (TN) – Avvistato un cucciolo di Daniza
 
Si tratterebbe, secondo la Provincia di Trento, di uno dei cuccioli dell’orsa Daniza. L’animale sarebbe stato avvistato da un cacciatore della Riserva di Pinzolo. L’orsetto è stato visto attraversare la strada forestale che collega la località Campolo (sopra Carisolo, verso cima Lancia) alla val Nambrone.
L’avvistamento è avvenuto domenica scorsa intorno alle 16.30.
Considerata la zona dell’avvistamento, si pensa si tratti con ogni probabilità, di uno dei due cuccioli di Daniza. Il cucciolo, osservato per circa 10 secondi prima che si desse alla fuga, è apparso all’osservatore grasso, in ottima forma.
Come è noto, già negli scorsi comunicati, il Servizio Foreste e Fauna della Provincia di Trento, aveva riferito che i due cuccioli si erano ormai separati pur continuando  a frequentare zone a loro  note della Val Rendena. Il cucciolo munito di marca auricolare, aveva perso lo strumento in grado di generare impulsi trasmittenti.
La posizione di entrambi gli orsi, viene ora rilevata con avvistamenti diretti.
 
LA ZAMPA.IT
13 NOVEMBRE 2014
 
Addio a Oliver, simbolo degli Orsi della Luna e della lotta alle fattorie della bile
Era stato salvato nel 2010 dopo aver trascorso 30 anni chiuso in una gabbia
 
Fulvio Cerutti
 
Oliver si è spento. Era uno degli Orsi della Luna simbolo della battaglia contro le fattorie della bile. La sua storia diventa nota solo nel 2010 quando i volontari di Animal Asia aprono la sua gabbia dove aveva trascorso 30 anni della sua vita. Un vero e proprio incubo: uno spazio freddo e angusto, con l’addome rinchiuso in una pettorina metallica arrugginita fissata per mantenere in posizione il catetere per l’estrazione della bile. Tre interminabili decenni in uno spazio così piccolo da deformarne la testa e da impedirne la crescita delle zampe. Un inferno che spesso porta questi animali a tentare il suicidio sbattendo la testa contro le sbarre. Ma non Oliver, perché lui aveva una gran voglia di vivere. Per raggiungere la libertà ha anche affrontato un percorso di 1500 chilometri in quattro estenuanti giorni, sopravvivendo anche a un intervento chirurgico salvavita di quattro ore portato a termine nel cassone di un camion. Oliver però voleva assaporare ciò che gli era stato negato per così tanto tempo: il gusto della libertà. «Vedere quest’orso anziano, con la testa deformata e le zampe troppo corte, trotterellare fuori dal suo rifugio coperto verso le aree esterne della riserva, annusare l’aria, l’erba e la terra, non smette mai di ispirarmi in ciò che faccio» raccontava nell’aprile scorso Nic Field, Responsabile Veterinario per la Cina. Oliver ha trascorso gli ultimi quattro anni e mezzo felice e sereno nel Chengdu Bear Rescue Centre dove ha potuto assaporare il gusto della libertà. Nelle ultime settimane le sue condizioni fisiche erano andate a deteriorarsi, smettendo di alimentarsi e così i responsabili del centro hanno deciso di sottoporlo ad eutanasia. 
Oliver però non è morto, perché è un simbolo per tutti quelli che sostengono la battaglia contro le fattorie della bile. «Anche se era un vecchio orso, ha rifiutato di arrendersi - racconta Jill Robinson, fondatrice di Animal Asia -. La sua lotta ha ispirato la nostra. La sua storia ha continuato ad essere raccontata in tutto il mondo e ha sollevato crescente consapevolezza degli orrori delle fattorie della bile. Il nostro orso ferito continuerà a ispirare il soccorso di tanti altri». 
Oliver non rappresenta solo la sofferenza, ma anche la speranza. «Ogni visitatore del santuario e ogni supporter di tutto il mondo conosce la sua storia di Oliver - racconta Nic Field -. Sono abbastanza sicuro che la sua eredità vivrà. Tutti noi siamo tristi per la sua morte e ci mancherà molto. Ma ci conforta sapere che insieme siamo riusciti a dargli più di quattro anni di libertà. Nonostante tutto quello che aveva passato, la sua natura tollerante e vivace ha toccato tutte le persone che lo hanno incontrato»
VIDEO
 
GEA PRESS
13 NOVEMBRE 2014
 
USA – Stop all’uso degli animali nella formazione dei medici militari

 
Secondo quanto diffuso da PETA, l’esercito americano avrebbe deciso di sostituire gli animali con simulatori artificiali, nel corso della formazione medica.
La decisione riguarderebbe sei diverse aree adibite dai militati per questi scopi. Un problema, quello dell’uso degli animali, che era stato aspramente criticato dagli animalisti che erano arrivati a documentare gli interventi compiuti sul campo ed aventi ad oggetto animali orrendamente feriti.
Secondo PETA si tratterebbe di un successo ottenuto grazie alle centinaia di migliaia di telefonate ed e-mail piovute sulle autorità governative statunitensi.
Speciali manichini serviranno a simulare le più comuni ferite che i futuri medici militari dovranno affrontare in aree di guerra. Tra le procudere previste, vi sono anche quelle particolarmente invasive ed a rischio di morte. Riguarderanno  le ferite da traumi e quelle che devono essere affrontate con infubulazione, fino ad ora praticate sui furetti, maiali e capre.
Le disposizioni, stante quanto riportato dal Boston Globe, dovrebbero entrare in vigore entro il primo gennaio 2015
Secondo PETA l’annuncio rappresenta un enorme passo avanti sulla strada dell’abolizione di ogni abuso perpetrato sugli animali.
 
NEL CUORE.ORG
13 NOVEMBRE 2014
 
UNA TIGRE IN FUGA NEI DINTORNI DI PARIGI: LA POLIZIA SULLE SUE TRACCE
Fonti investigative: non è chiaro da dove provenga
 
Una tigre è in fuga da stamattina nei dintorni di Parigi, a Montévrain. Polizia e pompieri sono mobilitati dalle 8.30 circa nella cittadina del dipartimento della Seine-et-Marne, a ovest della capitale, dopo che diversi abitanti hanno segnalato la presenza di una tigre in libertà, avvistata un'altra volta poco dopo le 14. Lo riferisce "Le Parisien", che cita fonti di polizia in azione nella zona, precisando che non è al momento chiaro da dove provenga il felino.
La segnalazione è partita dalla moglie del direttore di un supermercato a Montévrain, che poi ha avvisato le autorità e ha scattato una foto all'animale. "Le stiamo correndo dietro da questa mattina, i poliziotti stanno cercando di intercettarla", ha riferito una fonte della forze dell'ordine al giornale. Ad aiutare i pompieri, dotati di pistole paralizzanti, anche un elicottero. Secondo il quotdiano capitolino, poco dopo le 14 ore l'animale è stato avvistato nella stessa zona in cui era stato notato stamani, vicino a un supermercato.
Esperti del parco Nesles Feline (Pas-de-Calais) sono stati spediti in quel luogo. Stando al loro racconto, si tratterebbe di una "giovane" tigre. E, per le impronte trovate nella zona, peserebbe circa cento chili. A detta del municipio, l'ipotesi di una fuga da un circo che era presente in città fino a sabato è da scartare e non si esclude la possibilità che la tigre fosse detenuta illegalmente nella zona.
 
NEL CUORE.ORG
14 NOVEMBRE 2014
 
UNA TIGRE IN FUGA NEI DINTORNI DI PARIGI: POLIZIA ANCORA ALLA RICERCA
Fonti investigative: non è chiaro da dove provenga
 
Sono riprese questa mattina le operazioni di ricerca della tigre in libertà che continua a vagare nei dintorni di Parigi - in un raggio di 30 chilometri - e della quale finora nessuno ha denunciato la fuga. L'animale resta introvabile, poliziotti, gendarmi e militari si sono riuniti alle 7 sul parcheggio del supermercato di Montevrain, a est di Parigi, dove la tigre è stata avvistata ieri mattina da una residente del quartiere. Un elicottero munito di telecamera a visore termico sorvola incessantemente la zona delle ricerche. Nessuna notizia sulla provenienza della tigre. Agli abitanti di Montevrain e dei comuni limitrofi è stato consigliato di evitare le zone boscose e di spostarsi di preferenza in automobile. Pattuglie di poliziotti sono state dispiegate attorno alle scuole prima dalle 8.30, orario di inizio delle lezioni. Mobilitati, al momento, un centinaio di uomini, squadre specializzate e un cane specializzato.
Le prime ricerche
Polizia e pompieri sono stati mobilitati ier dalle 8.30 circa nella cittadina del dipartimento della Seine-et-Marne, a ovest della capitale, dopo che diversi abitanti hanno segnalato la presenza di una tigre in libertà, avvistata un'altra volta poco dopo le 14. Lo riferisce "Le Parisien", che cita fonti di polizia in azione nella zona, precisando che non è al momento chiaro da dove provenga il felino.
La segnalazione è partita dalla moglie del direttore di un supermercato a Montévrain, che poi ha avvisato le autorità e ha scattato una foto all'animale. "Le stiamo correndo dietro da questa mattina, i poliziotti stanno cercando di intercettarla", ha riferito una fonte della forze dell'ordine al giornale. Ad aiutare i pompieri, dotati di pistole paralizzanti, anche un elicottero. Secondo il quotdiano capitolino, poco dopo le 14 ore l'animale è stato avvistato nella stessa zona in cui era stato notato stamani, vicino a un supermercato.
Esperti del parco Nesles Feline (Pas-de-Calais) sono stati spediti in quel luogo. Stando al loro racconto, si tratterebbe di una "giovane" tigre. E, per le impronte trovate nella zona, peserebbe circa cento chili. A detta del municipio, l'ipotesi di una fuga da un circo che era presente in città fino a sabato è da scartare e non si esclude la possibilità che la tigre fosse detenuta illegalmente nella zona.
 
TG COM24
13 NOVEMBRE 2014
 
Usa, assicurazione sanitaria gratuita
per i cani dell'esercito in pensione
Tre associazioni hanno deciso di sobbarcarsi le spese per garantire ai militari a quattro zampe un futuro sereno
 
Da oggi i cani che hanno prestato servizio nelle Forze armate statunitensi potranno contare sull'assicurazione sanitaria gratuita. Merito di tre associazioni, che hanno deciso di sobbarcarsi l'intera spesa per garantire quella copertura che gli Usa garantiscono solo ai militari "umani". "Il lavoro di questi soldati a quattro zampe è importantissimo. Contribuiscono a salvare centinaia di vite ciascuno", spiegano i sodalizi. "I cani sono fondamentali per le forze armate tanto quanto gli esseri umani. Ma, a differenza di questi ultimi, agli animali non è garantita un'assicurazione sanitaria dal giorno in cui vanno in pensione", chiarisce Ron Aiello, presidente della U.S. War Dogs Association. Protagoniste di questa iniziativa sono anche l'American Humane Association e il Red Bank Veterinary Hospital, gruppo di cinque ospedali del New Jersey operativi fin dal 1986.
FOTO
 
TIBURNO.TV
14 NOVEMBRE 2014
 
Fonte Nuova (RM) - Gatti avvelenati con il diserbante, trovati in fin di vita e salvati

Massimo Cimò

 
Sono stati avvelenati probabilmente con il diserbante due gatti trovati in fin di vita in via Sempione, a Fonte Nuova. A salvarli le volontarie dell'associazione Apice che hanno soccorso gli animali riuscendo a trasportarli in pochi minuti in una clinica veterinaria per gli esami e le cure del caso.
Il racconto
"Siamo state avvertite di due gatte in fin di vita mentre partecipavamo ad un evento in piazza Padre Pio - racconta Fiorella Vaccari, coordinatrice del gruppo GattoNovesi dell'associazione Apice -. Dal banchetto informativo dove ci trovavamo per far conoscere la nostra associazione, ci siamo subito spostate sul luogo e abbiamo trovato i due gatti che accusavano chiari sintomi di avvelenamento. Purtroppo non è una rarità trovarsi di fronte a certe scene. Li abbiamo presi e portati dal veterinario presso la clinica Roma Nord in via Monte Circeo a Tor Lupara, sono stati subito assistiti e ricoverati. Se fossero rimasti da soli per un altro po' di tempo probabilmente questi gatti sarebbero morti".
Le gatte adesso sono fuori pericolo di vita ma rimane la paura per quello a cui rischiavano di andare incontro: "Qualcuno ha voluto avvelenarle con del diserbante - spiegano dall'associazione - ci sono persone a cui i gatti danno fastidio, soprattutto quando vanno in amore e allora possono disturbare la quiete pubblica. Riceviamo diverse segnalazioni di proprietari di gatti che vengono minacciati dai vicini perché infastiditi dagli animali e qualcuno preferisce portarlo da noi piuttosto di rischiare di trovarlo avvelenato".
L'associazione che cura i randagi
L'associazione Apice attualmente gestisce tre colonie feline di gatti. Insieme alla coordinatrice Fiorella Vaccari opera la responsabile alle pubbliche relazioni Loretta Campana e un nutrito gruppo di volontarie.
La più numerosa delle colonie conta venti gatti randagi, le altre quattro e sei. I gatti sono liberi, vivono su strada, ma le volontarie dell'associazione si prendono cura di loro assistendoli e occupandosi sia delle condizioni igieniche degli animali sia di quelle del luogo dove la colonia si stabilisce. I gatti vengono censiti e sterilizzati per controllare le nascite, il tutto in collaborazione sia con la Asl RmG che il Comune di Fonte Nuova.
 
UMBRIA 24
14 NOVEMBRE 2014
 
Cani addestrati per sbranare cinghiali: 7 denunciati per combattimenti clandestini
Utilizzati esemplari di Dogo argentino. Perquisizioni e sequestri di filmati nelle province di Perugia, Milano, Pesaro Urbino, Lecco e Pavia

 
di Iv. Por.
 
In un filmato si vedono cani che dilaniano a morsi una femmina adulta di cinghiale e tre noti allevatori di Dogo argentino che li incitano ad attaccare la preda sfinita e sanguinante, bloccata e sorretta per le zampe posteriori da uno degli addestratori. Era l’allenamento per gli esemplari che poi andavano sul “ring”. Sono stati individuate dalla Forestale e denunciate sette persone per il delitto di maltrattamento di animali, tra cui allevatori, proprietari di cani di razza Dogo Argentino residenti in Umbria, Lombardia e Marche alcuni dei quali registravano con telecamere e cellulari i combattimenti.
Soffiate L’indagine della procura di Pesaro Urbino è nata grazie a segnalazioni di cittadini raccolte confidenzialmente, i quali riferivano da qualche tempo che in alcune zone al confine tra Umbria e Marche venivano effettuati incontri clandestini per assistere a combattimenti tra animali, con l’uso di cani e cinghiali. In particolare, si inizia a investigare su episodi riguardanti la zona di Cagli. Qui viene acquisito materiale fotografico in cui venivano ritratti cani, probabilmente della specie di Dogo argentino, intenti a sbranare un cinghiale e uomini che osservavano la scena. In altre regioni, come in Lombardia tali episodi erano stati anche oggetto di riprese video, venute in possesso e trasmesse a livello nazionale da Striscia la Notizia.
Umbri coinvolti Nel corso delle indagini sui combattimenti è stata accertata la partecipazione di persone residenti in Umbria, in particolare in veste di presunti fornitori e addestratori dei cani utilizzati nei combattimenti.
Perquisizioni e sequestri nei sei mesi impiegati per l’indagine, il Corpo forestale dello Stato di Perugia, Pesaro Urbino, Milano, Lecco, Pavia e gli uomini del Nucleo investigativo per i reati in danno agli animali (Nirda) del Cfs di Romahanno effettuato perquisizioni e sequestri a danno di allevatori. In un filmato è stato ripreso l’addestramento di cani che dilaniavano a morsi una femmina adulta di cinghiale, all’interno di un’azienda agricola in provincia di Pesaro Urbino. Nel video sono stati identificati dalla Forestale tre noti allevatori della razza da combattimento mentre incitavano i cani ad attaccare la preda sfinita e sanguinante che veniva bloccata e sorretta, per le zampe posteriori, da uno degli addestratori, mentre i cani proseguivano gli attacchi, serrando le possenti mascelle sul cinghiale. Acquisito dalla Forestale tutto il materiale audiovisivo che documenta le macabre attività di addestramento degli animali. Sequestrati durante le perquisizioni a carico degli indagati, tutti i cellulari, i computer, le telecamere e i supporti digitali potenzialmente utilizzati per registrare e archiviare il materiale audiovisivo.
Valtopina Le perquisizioni effettuate da personale del Nucleo investigativo di Perugia e del Comando stazione di Foligno del Cfs hanno riguardato un allevamento di cani di razza Dogo argentino a Valtopina. Lì sono stati sequestrati telefoni cellulari, apparecchi di videoregistrazione, hard disk, materiale che attesterebbe la partecipazione di umbri al gruppo criminale. Rinvenuto nell’allevamento anche un esemplare adulto di Dogo Argentino con evidenti cicatrici recenti, trattate chirurgicamente e compatibili con i combattimenti.
Cosa rischiano I responsabili di questi gravi crimini perpetrati a danno degli animali, rischiano le pesanti pene previste dal codice penale “Delitti contro il sentimento degli animali”, che per gli organizzatori di combattimenti e competizioni prevede la reclusione da uno a tre anni e multe fino a 160 mila euro.
 
AGEN PARL
14 NOVEMBRE 2014
 
MALTRATTAMENTO ANIMALI : CFS, SGOMINATA ORGANIZZAZIONE CHE ADDESTRAVA CANI A COMBATTERE CONTRO CINGHIALI
 
Ancona –  Addestravano cani a combattere contro i cinghiali. Denunciati all’Autorità Giudiziaria per il delitto di maltrattamento di animali sette persone, tra cui allevatori, proprietari di cani di razza Dogo Argentino residenti in Lombardia, Umbria e Marche alcuni dei quali registravano con telecamere e cellulari il combattimento. Questo il risultato di una lunga indagine durata sei mesi diretta dalla Procura della Repubblica di Urbino e condotta dal personale del Corpo forestale dello Stato dei Nuclei Investigativi di Polizia Ambientale e Forestale di Pesaro Urbino, Perugia, Milano, Lecco, Pavia e dagli uomini del Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli animali (NIRDA) di Roma. L’operazione ha portato ad una serie di perquisizioni a carico di alcuni allevatori, ripresi mentre addestravano cani che dilaniavano a morsi una femmina adulta di cinghiale, all’interno di un’aziendaagricola in provincia di Pesaro Urbino. Nel video acquisito dalla Forestale, sono stati identificati tre noti allevatori della razza da combattimento mentre incitavano i cani ad attaccare la preda sfinita e sanguinante che veniva bloccata e sorretta, per le zampe posteriori, da uno degli addestratori, mentre i cani proseguivano gli attacchi, serrando le possenti mascelle sul cinghiale. Acquisito dalla Forestale tutto il materiale audiovisivo che documenta le macabre attività di addestramento degli animali. Sequestrati durante le perquisizioni a carico degli indagati, tutti i cellulari, i computer, le telecamere e i supporti digitali potenzialmente utilizzati per registrare ed archiviare il materiale audiovisivo. Rinvenuto anche un esemplare adulto di Dogo Argentino con evidenti cicatrici recenti, trattate chirurgicamente e compatibili con gli eventi documentati. Il Dogo argentino e’ un cane selezionato nella prima metà del ‘900, in Sud America, per cacciare cinghiali e puma, cane dalla grande potenza fisica, pacifico con gli esseri umani, ma dotato di grande istinto predatorio tale da renderlo spietato al cospetto di altre specie individuate come prede. Le possenti mandibole una volta serrate sulle prede si aprono solo con utilizzo di appositi strumenti appuntiti, utilizzati dagli addestratori anche negli eventi documentati dal Corpo forestale dello Stato in Provincia di Pesaro Urbino. I responsabili di questi gravi crimini perpetrati a danno degli animali, rischiano le pesanti pene che prevedono la reclusione da uno a tre anni e multe fino a 160mila euro per il reato di maltrattamento, uccisione e combattimento fra animali.
 
LA NAZIONE
14 NOVEMBRE 2014
 
Facevano combattere cani e cinghiali, sette denunciati
Operazione della forestale, nei guai anche allevatori umbri. Immagini raccapriccianti nei video sequestrati dalla Forestale
 
Perugia, 14 novembre 2014 - Addestravano cani a combattere contro i cinghiali. Denunciate per maltrattamento di animali sette persone, tra cui allevatori, proprietari di cani di razza Dogo Argentino residenti in Lombardia, Umbria e Marche alcuni dei quali registravano con telecamere e cellulari il combattimento. Questo il risultato di una lunga indagine durata sei mesi diretta dalla Procura di Urbino e condotta dal personale del Corpo forestale dello Stato dei Nuclei Investigativi di Polizia Ambientale e Forestale di Pesaro Urbino, Perugia, Milano, Lecco, Pavia e dagli uomini del Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli animali di Roma.
L’operazione ha portato ad una serie di perquisizioni a carico di alcuni allevatori, ripresi mentre addestravano cani che dilaniavano a morsi una femmina adulta di cinghiale, all’interno di un’azienda agricola in provincia di Pesaro Urbino. Nel video acquisito dalla Forestale, sono stati identificati tre noti allevatori della razza da combattimento mentre incitavano i cani ad attaccare la preda sfinita e sanguinante che veniva bloccata e sorretta, per le zampe posteriori, da uno degli addestratori, mentre i cani proseguivano gli attacchi, serrando le possenti mascelle sul cinghiale.
Acquisito dalla Forestale tutto il materiale audiovisivo che documenta le macabre attività di addestramento degli animali. Sequestrati durante le perquisizioni a carico degli indagati, tutti i cellulari, i computer, le telecamere e i supporti digitali potenzialmente utilizzati per registrare ed archiviare il materiale audiovisivo. Rinvenuto anche un esemplare adulto di Dogo Argentino con evidenti cicatrici recenti, trattate chirurgicamente e compatibili con gli eventi documentati.
Il Dogo argentino è un cane selezionato nella prima metà del '900, in Sud America, per cacciare cinghiali e puma, cane dalla grande potenza fisica, pacifico con gli esseri umani, ma dotato di grande istinto predatorio tale da renderlo spietato al cospetto di altre specie individuate come prede. Le possenti mandibole una volta serrate sulle prede si aprono solo con utilizzo di appositi strumenti appuntiti, utilizzati dagli addestratori anche negli eventi documentati dal Corpo forestale dello Stato in Provincia di Pesaro Urbino. I responsabili di questi gravi crimini perpetrati a danno degli animali, rischiano le pesanti pene che prevedono la reclusione da uno a tre anni e multe fino a 160mila euro per il reato di maltrattamento, uccisione e combattimento fra animali.
VIDEO
 
PERUGIA TODAY
14 NOVEMBRE 2014
 
Valtopina, allevava cani per combattimenti clandestini: dogo contro cinghiali
Una inchiesta nazionale sul maltrattamento degli animali ha fatto emergere la realtà dei combattimenti tra dogo argentini (spesso feriti o uccisi) e cinghiali selvatici. Allevatori compiacenti, pubblico e scommesse clandestine
 
provincia di Perugia - Tre anni di carcere e una giusta multa di 160mila euro: è questo quello che rischia un sedicente allevatore di Valtopina che addestrava alcuni dogo argentini al combattimento clandestini, illegale e bestiale contro cinghiali. Il tutto in delle vere e proprie arene dove venivano fatti scontare i due animali. Il Corpo Forestale dello Stato, stazione di Foligno, è risalito al sedicente allevatore tramite una inchiesta nazionale partita dalle Marche dove erano state raccolte delle segnalazioni sui combattimenti all'interno di una struttura di Cagli. Ma il giro d'affari era più esteso: coinvolti anche allevatori e organizzatori in Lombardia. 
Sequestrato materiale fotografico e video in cui sono ritratti cani, sempre dogo argentino, intenti a sbranare un cinghiale ed uomini che osservavano la scena molto probabilmente o avendo pagato un "biglietto" di ingresso oppure scommettendo.   L’operazione ha portato ad una serie di perquisizioni a carico di alcuni allevatori, ripresi mentre addestravano cani che dilaniavano a morsi una femmina adulta di cinghiale, all’interno di un’azienda agricola in provincia di Pesaro Urbino. 
Nel video sono stati identificati dalla Forestale tre persone mentre incitavano i cani ad attaccare la preda sfinita e sanguinante che veniva bloccata e sorretta, per le zampe posteriori, da uno degli addestratori, mentre i cani proseguivano gli attacchi, serrando le possenti mascelle sul cinghiale. 
Le perquisizioni hanno riguardato anche un allevamento di cani di razza dogo argentino nel comune di Valtopina (PG): sequestrati telefoni cellulari, apparecchi di videoregistrazione, hard disk. Nell’ allevamento è stato trovato anche un esemplare adulto di Dogo Argentino con evidenti cicatrici recenti, trattate chirurgicamente e compatibili con l'ennesimo combattimento con un cinghiale.
PERCHE' IL DOGO - Il Dogo argentino e' un cane selezionato nella prima metà del '900, in Sud America, per cacciare cinghiali, puma, ed altra grossa selvaggina. Cane dalla grande potenza fisica, pacifico con gli esseri umani, ma dotato di grande istinto predatorio tale da renderlo spietato al cospetto di altre specie individuate come prede. Le possenti mandibole una volta serrate sulle prede si aprono solo con l’utilizzo di appositi strumenti appuntiti, utilizzati dagli addestratori anche negli eventi documentati dal Corpo forestale dello Stato in Provincia di Pesaro Urbino.
 
GEA PRESS
14 NOVEMBRE 2014
 
Combattimenti tra cinghiali e cani Dogo argentino (VIDEO e FOTO) – Il maxi intervento del Corpo Forestale dello Stato
Nei guai allevatori di cani. Cinghiale tenuto per le zampe dato in bocca ai cani
 
Importante intervento del Corpo Forestale dello Stato su un fenomeno poco conosciuto ma che sembra essere molto più diffuso di quanto finora ipotizzato.
Si tratta dei combattimenti tra animali di specie diverse: cinghiali attaccati da cani Dogo Argentino.
I fatti all’oggetto dell’indagine sarebbero avvenuti in un’azienda agricola in provincia di Pesaro Urbino. Ungulati che sarebbero