ottobre 2013
 

NAPOLI TODAY
1 OTTOBRE 2013
 
Strage di cani randagi e animali domestici
A denunciare l'orribile mattanza alcuni cittadini che hanno fotografato le carcasse degli animali morti. L'ipotesi: bocconcini avvelenati per strada

  
Prov di Napoli - Strage di cani randagi a Liveri: ammazzati negli ultimi giorni più di trenta cani randagi di grossa taglia, probabilmente facendo loro ingerire del veleno. A denunciare questa orribile mattanza sono stati alcuni cittadini che hanno anche fotografato le carcasse di alcuni animali rimasti morti i cui cadaveri non sono ancora stati raccolti dagli addetti del Comune.
Secondo quanto denunciato, una ventina di cani sarebbero stati trovati nella zona industriale del Comune di Liveri, altri dieci nell’area del Santuario di Santa Maria a Parete, e poi ancora altri nel Rione Gescal ed addirittura in piazza. Inutili le proteste e anche gli appelli dei cittadini, per bloccare questa strage. Con tutta probabilità sono stati sistemati in strada bocconcini avvelenati.“
 
NEL CUORE.ORG
1 OTTOBRE 2013
 
ENPA: RADIARE I 2 VETERINARI CONDANNATI DEFINITIVAMENTE
Colpevoli della soppressione illegale di 9 cani
 
Con una lettera ufficiale inviata al presidente dell'Ordine dei Medici Veterinari della provincia dell'Aquila, l'Ente Nazionale Protezione Animali è tornato a chiedere la radiazione dei due veterinari condannati in via definitiva per la soppressione di 9 cani, avvenuta in violazione della normativa della normativa nazionale 281/91 "Tutela degli animali d'affezione e prevenzione del randagismo" Questo secondo l'Enpa rappresenta un atto dovuto: l'atto giudiziario definitivo che condanna i due veterinari implica la loro radiazione perché, come specifica il Dpr 221 del 1950, con tale condotta essi hanno compromesso gravemente la loro reputazione e la dignità dell'intera classe sanitaria.
"Riteniamo estremamente grave ch e dopo la sentenza i veterinari non si siano dimessi e che l'ordine non sia intervenuto immediatamente, motu proprio, con il provvedimento disciplinare da noi più volte richiesto – commenta Ilaria Ferri, direttore scientifico dell'Enpa -. Riteniamo inoltre che la loro presenza sia decisamente incompatibile con quella dei numerosissimi medici veterinari che invece dimostrano grande dedizione e impegno nell'esercizio della loro professione".
 
NEL CUORE.ORG
1 OTTOBRE 2013
 
CUNEO, SCOSSE ELETTRICHE E SEVIZIE ALLA MUCCA DORIS: SEI CONDANNATI
Confermato a Torino il giudizio di primo grado
 
La Corte d'appello di Torino ha confermato la sentenza di primo grado, emessa dal tribunale di Cuneo nel 2010, nei confronti di sei imputati, trasportatori ed addetti alle pulizie, per maltrattamento di animale a carico di una mucca, confermando le pene che variano, a seconda dei ruoli, dalla reclusione sino a sei mesi alla multa fino a 9.000 euro.
La condanna di primo grado era stata pronunciata nel processo scaturito da una denuncia di Animals' Angels e Lav, presentata nel 2006, per le gravi e reiterate sevizie inflitte a una mucca, chiamata Doris dagli attivisti dell'associazione, non più in grado di camminare, spinta lungo il pavimento con l'ausilio della pala di un trattore, caricata sulla pala e sollevata, trascinata, schiacciata tra il camion e la rampa, picchiata, calpestata sulle mammelle, pungolata con un bastone el ettrico e fatta rotolare nel camion per poi chiudere la rampa mentre lei vi giaceva sopra.
L'indagine, realizzata nel mercato del bestiame di Cuneo dall'associazione Animals' Angels, ha permesso di documentare gravissime violazioni delle norme che regolano il trasporto degli animali verso i mattatoi, oltre che l'assoluta inosservanza delle caratteristiche etologiche degli animali. Le drammatiche immagini realizzate durante l'investigazione sono state diffuse in Italia dall'associazione, in collaborazione con la Lav.
"La violenza di quelle immagini era entrata nelle case e nelle menti delle persone, provocando grande indignazione per comportamenti che la zootecnia industriale intensiva chiamava "pratiche zootecniche" e che la legge, i Tribunali ed i cittadini, invece, considerano delitti puniti dal codice penale e dal sentimento di rispetto per questi animali, esseri viventi - dichiara Roberto Bennati, vicepresidente della Lega anti vivisezione - il fenomeno delle vacche a terra è ancora presente in molte zone del nostro Paese, come dimostrano i controlli effettuati dalla task force della Polizia Stradale, del Ministero della Salute e che opera in collaborazione con la Lav e gli Animals' Angels".
"La sentenza del Tribunale di appello conferma una condanna cristallina e ribadisce in maniera incontrovertibile che trascinare una mucca da latte o qualsiasi altro animale, costituisce un reato e che simili prassi devono essere perseguite come dei veri e propri delitti - prosegue Bennati - chi opera negli allevamenti intensivi, e soprattutto i servizi veterinari Asl che eseguono controlli al macello, partano da questa sentenza per reprimere condotte oggi ancora troppo tollerate nei mattatoi italiani, come stabilito anche dalle relazioni degli ispettori dell'Ufficio veterinario di Bruxelles. Questa sentenza sia una nuova occasione per valorizzare il ruolo dei veterinari nella tutela degli animali, come imposto dal codice deontologico e dalle leggi Italiane ed europee".
 
NEL CUORE.ORG
1 OTTOBRE 2013
 
PALIO DI ASTI, 10 ANNI DI SQUALIFICA PER IL FANTINO DI MAMUTHONES
"Il provvedimento più severo mai adottato"
 
Dieci anni di squalifica per Jonathan Bartoletti, il fantino che montava il cavallo morto durante l'ultimo Palio di Asti, lo scorso 15 settembre. "Si tratta del provvedimento piu' severo adottato dal Palio di Asti per un fantino - dice il capitano del Palio Enzo Clerico - d'altra parte la gravita' del fatto meritava una punizione esemplare". Il cavallo, alla partenza, era inciampato nel canapo, battendo la testa nella caduta e disarcionando il fantino.
Jonathan Bartoletti, si spiega in una nota, e' gia' stato informato del provvedimento. "Non ci sono - si dice ancora - altri commenti da parte del capitano che, pur molto dispiaciuto dell'evento, si rende conto come tutto il mondo del palio che determinati comportamenti non possono essere ammessi. Per il futuro, infatti, la severita' di valutazione anche per minime infrazioni al regolamento sara' massima".
 
GIORNALE DI BRESCIA
1 OTTOBRE 2013
 
Uccide camoscio: bracconiere denunciato
 
provincia di Brescia - Ha ucciso un maschio di camoscio nella Valle dei buoi, a oltre 2.200 metri di quota in territorio di Temù. Gli agenti del Nucleo ittico venatorio ambientale della Polizia provincia di Brescia hanno scoperto il cacciatore esperto accompagnatore nei giorni scorsi e lo hanno denunciato.
Un controllo che rientra nella più ampia azione preventiva di contrasto al bracconaggio in alta valle Camonica, azione che si concentra nelle aree ricche di animali selvatici appartenenti alla tipica fauna alpina, soggetti ad una stretta tutela venatoria.
Il cacciatore rischia ora gravi sanzioni penali e dovrà inoltre risarcire il danno faunistico. La caccia al camoscio, infatti, è autorizzata in determinati periodo dell’anno e con precise regole, fra cui l’assegnazione dei capi a cacciatori esperti, assistiti durante la caccia da accompagnatori qualificati. Nel corso dell’operazione, oltre al camoscio, è stata sequestrata anche una carabina di grosso calibro.
 
IL GAZZETTINO
1 OTTOBRE 2013
 
Cervo ucciso nel Parco delle Dolomiti: il bracconiere cade in trappola all'alba
Guardie venatorie appostate a Erto e Casso: perquisita la casa del cacciatore e trovate le prove dell'abbattimento
 
PORDENONE - Tre bracconieri nei guai: la Polizia locale della Provincia di Pordenone ha denunciato tre persone dopo i controlli effettuati a settembre nel territorio alpino e nelle campagne. L'operazione più importate è stata portata a termine nello scorso fine settimana, a San Martino di Erto e Casso, all'interno del Parco Naturale Regionale delle Dolomiti friulane.
E' stata rinvenuta all'interno del Parco una cerva femmina adulta da poco abbattuta. Dopo aver predisposto un appostamento, alle 4 del mattino di domenica, gli agenti hanno fermato un cacciatore che cercava di portar via l'animale con una slitta di legno. All'interno della sua abitazione è stata sequestrata l'arma utilizzata per l'abbattimento, una carabina calibro 22 con silenziatore, sei proiettili e il bossolo vuoto del colpo sparato.
Un'altra denuncia risale allo scorso 26 settembre nella zona di Travesio dove un cacciatore è stato sorpreso per l'abbattimento di un esemplare di cervo maschio adulto al di fuori del periodo di caccia consentito. Infine a Sacile (Pordenone), lo scorso 27 settembre, durante un servizio di vigilanza venatoria, gli agenti hanno scoperto una rete da uccellagione e una gabbia contenente un tordo bottaccio usato come richiamo. Il cacciatore di frodo è stato sorpreso e denunciato nelle prime ore del mattino.
 
MESSAGGERO VENETO
1 OTTOBRE 2013
 
Bracconaggio e uccellagione,scattano tre denunce
Un cervo abbattuto nel Parco delle Dolomiti friulane e uno a Travesio. Sacilese sorpreso a utilizzare una rete per catturare volatili
 
ERTO E CASSO (PN). Si sono concluse con tre denunce altrettante operazioni antibracconaggio condotte dalla polizia locale della Provincia di Pordenone. A San Martino di Erto e Casso, nel territorio del Parco delle Dolomiti friulane, gli agenti, coordinati dal colonnello Samuele Grandin, hanno rinvenuto un esemplare di cervo femmina adulto da poco abbattuto.
Si sono quindi appostati e hanno sorpreso un uomo che per mezzo di una slitta di legno voleva trasportare l’animale nella propria abitazione, dove è stata ritrovata la carabina calibro 22 munita di silenziatore utilizzata per uccidere il cervo. Al bracconiere sono stati contestati i reati di detenzione illegale di arma comune da sparo, alterazione della stessa arma, utilizzo di mezzo vietato per l’esercizio venatorio, abbattimento di un cervo all’interno del Parco. A Travesio, invece, un cacciatore è stato denunciato per l’abbattimento di un esemplare di cervo maschio adulto al di fuori del periodo di caccia consentito.
L’arma usata è stata sequestrata. Infine a Sacile gli agenti hanno individuato una rete da uccellaggione e una gabbia contenente un esemplare di tordo bottaccio usato come richiamo. Quindi si sono appostati e hanno colto sul fatto il responsabile, nella cui abitazione sono state rinvenute reti da uccellagione oltre ad alcuni volatili detenuti illegalmente. Anche in questo caso è scattata la denuncia.
 
ALTO ADIGE
1 OTTOBRE 2013
 
Abbandonato sul balcone
 
BOLZANO - Sono partiti per il fine settimana, lasciando il loro cane, un Pitbull ancora cucciolone, sul balcone con una ciotola d’acqua e una con del cibo. Come se questo bastasse per farlo stare bene per tre giorni di fila. Tre giorno bloccato sul terrazza, solo e senza poter muoversi. I vicini di casa se ne sono accorti e hanno chiamato la polizia. È successo in via Rasmo, a Casanova. Ma ecco i fatti: lo scorso fine settimana, alcuni residenti della zona chiamano in questura chiedendo aiuto. Dicono che da ore, un cane sta abbaiando disperatamente sul balcone. Gli agenti fanno un primo controllo, ma poi rientrano in centrale. Sono cose che possono succedere. Quando sono sul posto, l’animale non sta più abbaiando. Sembra tranquillo. Il giorno dopo, però, arrivano altre chiamate. I vicini di casa, dicono che il pitbull ha pianto tutta la notte e ha ripreso ad abbaiare. A quel punto, gli agenti della squadra Volante, coordinati da Sarah Gambardella, decidono di intervenire. Suonano al campanello, ma nessuno apre. I poliziotti non riescono a mettersi in contatto con i proprietari.Con l’aiuto dei vigili del fuoco del corpo permanente di Bolzano, raggiungono il balcone dell’edificio in via Rasmo. Appena gli agenti mettono piede sul balcone, vedono feci ovunque. Il cibo nella ciotola non è stato quasi toccato. L’animale, infatti, deve aver sofferto così tanto la lontananza dai propri padroni, da non essere riuscito a mangiare. Per terra trovano dei giocattoli distrutti. Del cane, però, non vi è apparentemente traccia. Notano un armadio. Sul fondo, rannicchiato trovano il giovane Pitbull, che si è nascosto ed è terrorizzato. Non ha reagito in modo aggressivo alla vista dei poliziotti. Anzi, si capiva che era spaventato e spaesato. Gli agenti hanno fatto immediatamente arrivare gli operatori del canile di Bolzano, che hanno tranquillizzato ulteriormente l’animale. Il cane è stato infine portato al Rifugio per animali della Sill e poi sottoposto a un controllo veterinario. I proprietari, però, fino a ieri non erano ancora rientrati a casa. Dovranno dare parecchie spiegazioni alle forze dell’ordine. Potrebbero essere denunciati per maltrattamenti di animali. Il giovane animale ora si trova al sicuro e si spera possa trovare una nuova famiglia.
 
GEA PRESS
1 OTTOBRE 2013
 
Bari – Abbandono di tartarughe ed il sequestro “condominiale”
Intervento del Corpo Forestale dello Stato: attenzione ai rischi sanitari
 
Erano state verosimilmente abbandonate, ma avevano finito per affollare un piccolo stagno artificiale di circa 20 metri quadri ubicato in un cortile condominiale in un quartiere a nord della città. Pesci rossi, tartarughe comuni d’acqua e tartarughe protette, queste ultime appartenenti alla specie Trachemys scripta elegans, meglio conosciuta come tartaruga dalle guance rosse.
Ad intervenire il personale del CITES di Bari (Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione) del Corpo forestale dello Stato.
Il sequestro, avvenuto in collaborazione con i cittadini del Comitato Nuovo San Paolo di Bari ha così messo in evidenza un nuovo esempio di abbandono di animali da parte di cittadini che, dopo averli acquistati,  non sono più in grado di detenerli. In questo caso l’abbandono è avvenuto nella prima pozza d’acqua, senza conoscere le problematiche che ne conseguono e soprattutto senza sapere che “l’abbandono” è punito penalmente.
A proposito della tartaruga dalle guance rosse, la Forestale tiene a precisare come trattasi di un animale esotico appartenente a specie in via d’estinzione, quindi protetta e regolata da normative internazionali, comunitarie e nazionali. Sulle specie, spiega sempre la Forestale, vi è inoltre un potenziale problema sanitario. La graziosa tartaruga, infatti, potrebbe essere portatrice del batterio della salmonella. Occorrerebbe per questo maneggiarla con attenzione. Il libero contatto con bambini in un cortile di condominio non è certo il luogo più adatto alla detenzione.
Il personale del CITES ha pertanto provveduto al sequestro degli esemplari rinvenuti che saranno affidati ad un centro autorizzato alla detenzione degli stessi.
 
IL TIRRENO
1 OTTOBRE 2013
 
Gatto smarrito in Piemonte, si rifà vivo a Piombino
 
PIOMBINO (LI) - Tre mesi per macinare quasi 400 km e tornare a casa. L’avrebbe fatto un gatto, perduto durante le vacanze in provincia di Cuneo e riapparso sabato davanti casa, a Piombino. Luigina e Pasqualino Melca sono commossi e felici. «Nemo ci ha sempre seguito negli spostamenti estivi in Piemonte e nel suo trasportino ha sempre miagolato parecchio durante il viaggio. Poi lì c’è tanta campagna ed è sempre stato bene» racconta la donna. «Ci siamo “trasferiti” il 25 aprile e Nemo ha cominciato presto a fare i suoi giri. In media sta fuori 3-4 giorni poi torna. Dalla metà giugno non s’è visto più. L’abbiamo cercato moltissimo. Purtroppo lì come ovunque non tutti amano gli animali e c'è una lotta ai topi con trappole e bocconi avvelenati. L’idea era che forse Nemo era morto avvelenato o che si fosse accasato altrove, magari facendo amicizia con qualche gatta». I coniugi tornano a Piombino a metà settembre, senza gatto e tristi. «Sabato alle 7 – dice Luigina sorridendo – apro la finestra per recuperare lo stendino, e vedo lì sotto questo gatto bianco e rosso, lo chiamo precipitandomi fuori “Nemo Nemo”... mi viene incontro, si struscia alle gambe e sul naso riconosco "quel graffio” che si è fatto da piccolo. Sì, è proprio lui». Quasi da non credere.
 
L’ARENA
1 OTTOBRE 2013
 
Su Fido decida il giudice se gli ex coniugi litigano
 
CONVIVENZA DIFFICILE. A chi affidare l'animale di casa dopo la separazione? Una proposta. Le disposizioni del codice civile in materia non sono evolute come in altri Paesi. Di solito cane  e gatto seguono il figlio minore
Fra moglie e marito non mettere... l'animale domestico. Ci sono coppie che scoppiano a causa del cane o del gatto di casa, con i coniugi che si rinfacciano di dedicare più tempo e attenzioni all'animale che alla costruzione del rapporto. E ci sono anche mariti e mogli che davanti al giudice, nel momento di stabilire i criteri della separazione, se le dicono di tutti i colori perchè pretendono l'affidamento del cane o del gatto, alla stregua di un figlio. Colpa delle disposizioni del codice civile, che in questo senso non sono evolute come in altri Paesi. Per quanto quasi una famiglia italiana su due viva con un animale domestico. Che non va considerato come un oggetto, da usare magari come strumento di ripicca, ma come essere senziente, come ha ben stabilito l'articolo 13 del Trattato di Lisbona. Una lacuna che due parlamentari amiche degli animali, Maria Vittoria Brambilla e Giuseppin a Castiello, vorrebbero colmare con una proposta di legge, che prevede di affidare al giudice- in assenza di un'intesa fra i coniugi - il compito di stabilire a chi affidare l'animale, «a prescindere dal regime di separazione o di comunione dei beni e a quanto risultante dai documenti anagrafici dell'animale, sentiti i coniugi, la prole, se presente, e, se del caso, esperti del comportamento animale, attribuisce l'affido esclusivo o condiviso dell'animale alla parte in grado di garantirne il maggior benessere».  «In caso di affido condiviso, salvo diversi accordi liberamente sottoscritti dalle parti», si legge ancora nella proposta di legge, «ciascuno dei detentori provvede al mantenimento dell'animale da compagnia in misura proporzionale al proprio reddito. In caso di affido esclusivo il mantenimento è a carico del detentore affidatario». L'obiettivo delle due parlamentari è «tutelare gli animali e il loro benessere, in quanto anche loro possono risentire della separazione familiare e dell'eventuale allontanamento dalla casa adibita ad uso familiare». Citano anche una sentenza della Corte di Cassazione del 2007, che «riconoscendo il cambiamento della natura del rapporto tra proprietario e animale di affezione, non più riconducibile alla mera proprietà di un oggetto di cui il detentore avrebbe la completa disponibilità, ha equiparato la necessaria tutela di un animale a quella che si deve a un minore».  In questo senso, «alcuni tribunali, in sede di provvedimenti emanati proprio in cause di separazione di coniugi, hanno già applicato per analogia quanto previsto dal codice civile per i figli minori, ponendo l'accento sull'interesse materiale e spirituale-affettivo dell'animale conteso da una coppia».  Ad esempio «il tribunale di Foggia ha affidato un cane al coniuge ritenuto maggiormente idoneo ad assicurare il miglior sviluppo possibile dell'identità dell'animale e ha riconosciuto contestualmente in favore dell'altro coniuge il diritto di prenderlo e portarlo con sè per alcune ore nel corso di ogni giornata o per giornate concordate dalle parti». Come fosse un figlio, appunto.
 
NEL CUORE.ORG
1 OTTOBRE 2013
 
FOGGIA, ALLARME LIPU: A RISCHIO I FALCHI NELLA PIANA DI CAPITANATA
"Nidi in masserie e siti archeologici in malora"
 
Allarme lanciato dalla Lipu per i falchi in Capitanata, in provincia di Foggia. Da uno studio promosso dall'associazione animalista sul monitoraggio di 350.000 ettari della piana in questione, emerge che circa il 90% dei siti di nidificazione è costituito da strutture rurali di interesse culturale o da beni storico-archeologici come masserie, poste, poderi, casini e abbazie. ''Esempi di antica edilizia rurale - si sottolinea in una nota della Lipu - che stanno cadendo tristemente in malora, vandalizzati, depredati di infissi, effigi, tegole dei tetti, accelerandone il decadimento. In altri casi queste bellezze architettoniche sono fagocitate senza ritegno da centrali eoliche e fotovoltaiche o minacciate da altre speculazioni territoriali che demoliscono il contesto identitario e rubano territorio ai falchi''. Come la specie del grillaio, un falchetto migratore che da anni ha scelto il Tavolie re delle Puglie per nidificare tra agosto e settembre prima di riprendere il suo viaggio verso l'Africa. ''La Lipu - si legge ancora nel comunicato della sezione pugliese - ha contrastato innumerevoli progetti energetici cercando di scongiurare la distruzione di tante zone. Speriamo che questa azione pluriennale condotta dalla Lipu possa trasferire la problematica dal silenzio delle campagne ai tavoli istituzionali. Si rischiano gravi danni per la natura. Bisogna evitare che questi manufatti, masserie, poste, ecc) cadano definitivamente a pezzi e che il territorio rurale diventi ricettacolo per l'insediamento di ogni sorta di bruttura urbanistica o industriale''. ''Proteggere il falco grillaio - conclude la nota - significa tutelare anche questi siti''.
 
NEL CUORE.ORG
1 OTTOBRE 2013
 
CACCIA IN PIEMONTE, BRACCIO DI FERRO IN CONSIGLIO REGIONALE
Depositati quasi 600 emendamenti
 
La caccia in Piemonte continua a essere terreno di scontro in Consiglio regionale, dove sulla nuova legge - più permissiva della precedente che la Giunta Cota punta a far approvare - l'opposizione ha presentato quasi 600 emendamenti. Oggi la discussione si è protratta senza passi avanti. Il centrosinistra, contrario alla scelta dell'assessore all'Agricoltura, Claudio Sacchetto, di richiamare in aula il provvedimento, chiede che la legge torni al regolare iter in Commissione. Non si ravvisa l'urgenza, affermano i consiglieri dell'opposizione, ormai la caccia è aperta e le nuove regole saranno applicate a partire dalla stagione venatoria successiva all'attuale. E' necessario che chi governa, aggiungono, tenga in considerazione tutte le sensibilità presenti sul territorio regionale, arrivando a una nuova legge che sia frutto della concertazione. L'assessore Sacchetto (Lega) ha spiegato la scorsa settimana che la decisione di richiamare la legge in aula "non vuole essere una forzatura". Ma il testo prevede deregolamentazioni ritenute inaccettabili da chi è contro la caccia, come la possibilità di sparare di domenica e sulla neve e la riduzione di restrizioni attualmente previste per alcune specie protette. Il braccio di ferro prosegue. E il tema sarà affrontato di nuovo in aula nella seduta di martedì prossimo. Se non ci saranno novità, i quasi seicento emendamenti dell'opposizione sono destinati a salire. Il Pd ne ha presentati quasi 150, Sel circa 200, l'ex grillino Fabrizio Biolé (Gruppo Misto) più di 100, il Movimento 5 Stelle è intorno a quota 100 ma mette le mani avanti: "Abbiamo presentato solo gli emendamenti ai primi due articoli della legge, stiamo preparando i successivi".
 
LA PROVINCIA PAVESE
1 OTTOBRE 2013
 
La protesta: «Troppe tasse fanno morire la caccia»

Paolo Calvi
 
PIEVE DEL CAIRO (PV) - Primi spari, prime polemiche. L’avvio della caccia in Lomellina, dove sono ancora molti i campi di riso, mais e soia in stato di maturazione, scontenta gli agricoltori; ma anche i cacciatori fanno sentire la loro voce. Sono gli oltre cento associati a Caccia sviluppo territorio (Cst) della zona che lamentano una gestione “poco responsabile” «Gli Ambiti Territoriali della Caccia – dicono – sono troppo vasti e le azioni di ripopolamento, senza un adeguato lavoro di volontari, rendono privo il territorio di zone di rispetto. Insomma, manca l’organizzazione di un tempo, quando gli Atc erano piccoli, meglio controllati, più vissuti dai cacciatori stessi». E poi le volpi. «La selvaggina – dice Gaetano Lacerenza, responsabile provinciale Cst – che riesce a sopravvivere in vista dell’avvio della stagione vena toria viene divorata dalle volpi, animali protetti ma in pericoloso aumento. Si dovrà pensare anche a questo». Lacerenza va oltre: «Ambiti troppo vasti e poco vissuti; selvaggina scarsa e poco protetta; calo vertiginoso del numeri di cacciatori. La caccia in Lomellina si va estinguendo. Tanto più che anche le tasse mettono in difficoltà le doppiette». Il responsabile di Cst racconta: «A me è accaduto un fatto spiacevole, inequivocabile di come siano oggi tartassati coloro che esercitano questo sport. Ho scordato di pagare a fine marzo l’adesione di 140 euro all’Atc di Dorno a cui appartengo ed ora mi sono trovato, con 5 mesi e mezzo di ritardo, un addebito di 42 euro di mora ed interessi. Ho sempre pagato per tempo l’adesione; stavolta, per una banale dimenticanza, mi trovo un addebito del 35% per un ritardato pagamento». E infine: «Ai 173 euro di tassa governativa, ai 65 di tesserino regionale, all’assicurazione obbligatoria di circa 100 euro, vanno aggiunti 140 euro di adesione all’Atc. Quest’anno io pagherò anche la mora per altri 42 euro. In un anno di crisi 429 euro totali. E’ anche così che muore la caccia».
 
GREEN STYLE
1 OTTOBRE 2013
 
Animali: la sovralimentazione può uccidere
 
Sono molti gli animali che vengono nutriti in modo eccessivo e spesso questa sovralimentazione può condurli a patologie gravi, fino alla morte. Il gesto gentile e affettuoso solitamente fa leva sulla difficoltà di diminuire le porzioni, necessità che molti proprietari non riescono a mettere in pratica. L’ingordigia dei nostri amici a quattro zampe, mista a un’espressione adorabile, rende complicato il percorso. Robin Hargreaves, Presidente della British Vet Association, sostiene che i proprietari di animali tendono a premiare troppo e sovente i loro amici. Inoltre si oppone a una relazione accademica condotta dal veterinario americano Franklin McMillan, e pubblicata sul Journal of Veterinary Behavior, secondo cui gli animali possiedono reazioni emotive legate la cibo. Alla ricerca di serenità e di conforto, i quattro zampe si spingerebbero vero l’eccesso di cibo, una scelta imposta dall’ansia e dall’angoscia. Quindi più cibo equivarrebbe a maggiore relax, una sorta di arma per contrastare l’emotività eccessiva. Ma secondo Robin Hargreaves questa è una variante pericolosa della verità, perché non sempre vale il parallelismo ansia-cibo. Come veterinario praticante è solito incontrare animali obesi che presentano difficoltà di deambulazione, respiratorie e con patologie preoccupanti. Ciò che consiglia è una diminuzione delle dosi, senza farsi irretire da occhi languidi, suppliche e dal timore di affamare il proprio amico. Giusto imporre un dosaggio adeguato alla stazza, alla razza e all’età. Secondo i dati del People’s Dispensary for Sick Animals (PDSA) sono 2,9 milioni i cani obesi e 3 milioni i gatti nelle stesse condizioni.
Troppo cibo e poco esercizio è la combinazione letale per gli amici d’affezione, che determina aspettative di vita inferiori rispetto a esemplari in salute. Inoltre la stragrande maggioranza dei proprietari fornisce cibo non adatto all’apparato digerente animale, come prodotti dolciari, biscotti, bibite gasate, cibo take away e altro. Il messaggio per un’alimentazione migliore viene ignorato, decretando chili in eccesso e morte precoce.
 
NEL CUORE.ORG
1 OTTOBRE 2013
 
USA, STOP ALLO "SHOW" TV CON GLI ANIMALI ESOTICI UCCISI IN DIRETTA
Chiuso dalla NBC. Migliaia di e-mail di protesta
 
Cala il sipario su uno "spettacolo" televisivo americano sponsorizzato dalla National rifle association (Nra) con gli animali esotici filmati mentre andavano incontro ad una tragica fine. "Under wild skies" seguiva il lobbista della Nra Tony Makris - rivela Peta.org - mentre commetteva una serie di omicidi, sparando ad elefanti, leopardi, rinoceronti, ippopotami, bufali, antilopi e altri animali esotici o in via di estinzione in tutto il mondo. In un episodio particolarmente inquietante, Makris scherza mentre spara ad un toro elefante africano in faccia e poi festeggia con lo champagne. Dopo la trasmissione, il canale tv NBC Sports Network è stato bombardato con denunce e ha ritirato lo spettacolo.
La NBC è stata inon data di quasi 40.000 denunce, con un Makris impenitente che ha paragonato i suoi critici a Hitler. Una follia. "Under wild skies" è stato cancellato da N BC. E gli animali possono esultare.
 
NANO PRESS
1 OTTOBRE 2013
 
Messico: rapimenti di cani sempre più frequenti
 
In Messico si segnala una nuova tendenza criminale, quella di rapire i cani e chiedere il riscatto ai padroni. I furti di cani di razza si sono quadruplicati negli ultimi anni, passando da episodi sporadici a una vera e propria ondata quasi quotidiana di fido rubati. La criminalità organizzata punta sull'affetto dei padroni verso il proprio pet, e solo negli ultimi sei anni si sono registrati 26 mila sequestri di cani per le strade, o prelivati dalle rispettive abitazioni.
USATI ANCHE PER LE LOTTE CLANDESTINE TRA CANI
Molto spesso i rapitori non pretendono nemmeno un riscatto, ma usano gli animali rapiti per farli combattere nelle lotte di cani (addestrando quelli di taglia grossa in modo da farli diventare violenti). In caso di esemplari particolarmente costosi, generalmente si fanno riprodurre gli per farne delle cucciolate destinate alla vendita.
COME AVVIENE IL RAPIMENTO
I rapimenti possono avvenire in due modi, ovvero per la strada, quando il cane è a passeggio con il suo padrone, o in casa, quando la famiglia è fuori e l'animale è lasciato solo tra le mura domestiche. I criminali in genere sono armati, ed è facile costringere un proprietario a lasciare il proprio cane se gli viene puntata una pistola in faccia. In seguito telefonicamente si riceve una richiesta di riscatto. Nel caso del prelievo in casa, i criminali studiano le abitudini del proprietario dell’animale e della famiglia, sanno cioè come muoversi, quando l’abitazione è vuota e quando il cane vi si trova al suo interno da solo. E' un gioco da ragazzi poi eseguire il furto, prelevando direttamente da casa l’animale. La cifra che viene chiesta per il riscatto &e grave; generalmente molto alta, almeno sette volte il prezzo che il padrone ha pagato per l'acquisto in negozio del suo cane.
NON ESISTE UNA LEGGE IN MERI TO
Il problema dei sequestri di cani in Messico sembra essere ulteriormente complicato dal fatto che la polizia raramente si interessa a questi casi, che non coinvolgono le persone direttamente ma solo indirettamente. Nonostante il reato si possa considerare alla stregua dell’estorsione o della frode, non esiste ancora una legislazione specifica.
 
NEL CUORE.ORG
1 OTTOBRE 2013
 
MESSICO, LE BANDE CRIMINALI HANNO SEQUESTRATO 26MILA CANI IN 6 ANNI
Animali rubati per strada o a casa. "La polizia non c'è"
 
"O il cane o la vita". Ecco la minaccia che chi porta a spasso il proprio cane a Città del Messico o a Guadalajara. In Messico, i furti di cani di razza si sono quadruplicati negli ultimi anni. Le bande della criminalità organizzata hanno preso di mira soltanto i quattrozampe e i proprietari. Solo negli ultimi sei anni sono 26mila gli esemplari sequestrati per le strade o rubati dalle case. Un numero che - come scrive "La Stampa" - si riferisce solo ai casi documentati di rapimento con riscatto. Ma pare che siano molti di più. Non sempre, tra l'altro, i rapitori pretendono un riscatto. Piuttosto, usano gli animali per le lotte di cani o per farne delle cucciolate destinate alla vendita.
Sono due le "tecniche" usate per portare via un cagnetto. La prima: al parco o in strada, un uomo con volto coperto si avvicina al proprietario che passeggia col cane al guinzaglio e, puntandogli una pistola, gli ordina di consegnargli l'animale. Il malcapitato sarà costretto a dare il cane e dopo riceverà una richiesta di riscatto. La seconda: i delinquenti studiano le mosse delle persone con estrema cura e i momenti in cui il cane è da solo in casa, finché un giorno non decidono di mettere a segno il colpo. Poi la telefonata e la richiesta di riscatto condita da una domanda retorica: "Quanto pagheresti per riavere la bestiola?". E di solito vengono proposte cifre sette volte superiori al valore di mercato della razza. 
Mariam Luzcan, animalista di Città del Messico, detiene un triste primato: il suo cane "Doggie" di razza Dachsund è stato rapito ben quattro volte, per un totale di più di seicento euro spesi in riscatto per riportarlo a casa sano e salvo. "Non fareste la stessa cosa per un figlio? Ma questo è un crimine senza punizione. La polizia non si occupa dei sequestri di persone, figuriamoci se si tratta di cani", dice Mariam. Che ha iniziato una crociata contro questa piaga e contro l'acquisto di cagnolini di razza a tutti i costi. Mariam gira per le strade della capitale con il suo furgoncino rosso, con a bordo decine di cani, e molti altri li raccoglie per strada. Li porta nella sua casa e li tiene con sé finché non ha trovato un proprietario che li voglia adottare.
La polizia snobba spesso il problema dei sequestri, ma il problema è diventato grave: in giro per Città del Messico, capita sempre più spesso di notare decine e decine di cartelli affissi sugli alberi o sui muri con le foto degli animali scomparsi, in cui i proprietari offrono spontaneamente una ricompensa ai rapitori pur di poter riabbracciare il proprio cagnetto.
 
GEA PRESS
1 OTTOBRE 2013
 
Vietnam – Sgominati tre laboratori di imbalsamazione
Detenevano tutti specie rare e minacciate di estinzione

 
GEAPRESS – La Polizia Ambientale vietnamita è intervenuta sulla base di una precisa informazione. Tre aziende agricole della regione del Central Highlands con oltre 600 animali selvatici.
La ispezioni sono avvenute l’11 settembre, ma la notizia è stata diffusa più di recente. Il primo intervento è avvenuto nella città di Duc. Oltre 100 animali selvatici vivi  tra cui  gatti della giungla, serpente testa di rame, più specie di scimmie langur, gibboni ed altre specie ancora.
Un numero imprecisato di animali morti era invece utilizzato per l’imbalsamazione. Importante, a tal proposito, il ritrovamento di un registro contenente i nomi dei fornitori e destinatari degli animali. Tra questi, molti allevatori e commercianti.
Nel pomeriggio dello stesso giorno gli interventi della Polizia Ambientale, sono proseguiti presso altre due aziende della città di Kien Thanh. Oltre 500 gli animali selvatici sequestrati. Appartengono, come nella prima azienda, ad animali rari ed in via di estinzione.
Nella foto, diffusa dal Wildlife Conservation Society, un momento della lavorazione degli animali.
 
NEL CUORE.ORG
1 OTTOBRE 2013
 
"98% HUMAN", SPOT-CHOC DI PETA PER AIUTARE LE GRANDI SCIMMIE (VIDEO)
Standing ovation e premi per la campagna animalista
 
"La grande scimmia è stata costretta a fare numeri in televisione e a posare per foto commoventi per DeaKids, strappata dalla sua terra natale, vittima di abusi dietro le quinte e imprigionata in uno zoo di periferia. Tu la faresti finita?". Ecco il video-choc di Peta, dal titolo "98% Human", che ha vinto un "Leone d'Oro" all'ambita rassegna francese "Cannes Lions" di questa estate. Questo filmato avvincente di Peta - si legge sul sito dell'associazione animalista internazionale - sta continuando a cambiare il modo di pensare sull'industria dell'intrattenimento legata alle grandi scimmie.
Questa settimana, il vicepresidente di Peta Dan Mathews ha fatto proiettare "98% Human" al Summit sulle grandi scimmie nel Wyoming, negli Stati Uniti, e gli esperti di fauna selvatica a livello mondiale hanno risposto con una standing ovation dopo aver visto questo spot provocatorio, che ha spinto numerose grosse agenzie pubblicitarie a smettere di sfruttare i primati.
Peta - si legge ancora nella nota - non vuole misurare il successo del video con i premi e gli applausi, ma con i risultati. Dopo il Wyoming, Mathews è volato a New York e ha proiettato il video durante la vivace "Settimana della pubblicità", in cui era ospite anche la BBDO, la mega-agenzie che ha donato lo spot all'associazione animalista. L'incontro ha richiamato centinaia di direttori creativi da tutto il Paese, che non solo hanno promesso di lasciare le scimmie fuori dagli annunci, ma anche di inserire messaggi pro-animali nelle loro campagne. Insomma, "98% Human" ha avuto un successo del 100 percento.
VIDEO
 
NATIONAL  GEOGRAPHIC
1 OTTOBRE 2013
 
Breve storia degli animali astronauti
 
Il gatto persiano che l'Iran spera di inviare nello spazio nel prossimo futuro sarebbe solo l'ultimo di una lunga serie di animali a visitare il cosmo. Il loro apporto (e sacrificio)  nella storia dell'esplorazione spaziale

di Tanya Basu
 
Hey diddle diddle / Il gatto e il violino / La mucca salta sulla luna, recita il testo di una famosa filastrocca inglese che, in una certa misura, dice la verità: gli animali hanno a lungo tracciato il sentiero per le esplorazioni spaziali umane. Pionieri e cavie inconsapevoli.
Mohammad Ebrahimi, un ufficiale del programma spaziale del governo iraniano, ha annunciato qualche giorno fa che il paese intende inviare un gatto, naturalmente persiano, nello spazio. L'annuncio è seguito al tentativo iraniano - ancora privo di prove ufficiali - di inviare una scimmia all'inizio di quest'anno.
Ma quali altri animali sono stati inviati nello spazio fino a oggi? >>
Le scimmie sono turisti spaziali piuttosto frequenti. Il primo esemplare è stato un Rhesus di nome Albert I, che è stato lanciato in una missione segreta per misurare l'esposizione alle radiazioni l'11 giugno del 1948. La NASA lo ha definito  "un eroe sconosciuto tra gli animali astronauti". Albert ha gettato le basi per una serie di voli di prova con scimmie Rhesus. Nella foto, la preparazione al viaggio di Sam, nel 1959. >>
Dopo il Rhesus Albert , Baker, un esemplare di scimmia scoiattolo del Sud America, fu mandato in orbita nel maggio del 1959 con un vettore Jupiter assieme ad un altro Rhesus di nome Able.
I due animali portati in una capsula spaziale dall'ogiva  ad un'altezza di oltre 480 chilometri furono entrambi recuperati illesi. Tuttavia, mentre Able morì per gli effetti di un'anestesia il primo giugno, mentre si tentava di rimuovere degli elettrodi posti sotto la sua pelle,  la scimmia Baker visse fino al 1984, quando si spense, all'età di 27 anni, per un'insufficienza renale.
Il gatto di nome Felix che era stato originariamente scelto per essere il primo gattino nel cosmo scappò via (saggiamente?). Fu allora una gatta, Felicette, a prendere il suo posto e diventare nel 1963 il primo felino a lasciare la Terra. Nella foto, risalente all'anno del lancio di Felicette, alcuni gatti nei laboratori del Centre National d'Études Spatiales di Parigi. >>
Protagonisti frequenti della ricerca e della conoscienza scientifica, i topi sono stati utilizzati anche per lanci spaziali. Nella foto Hector, un ratto francese che è stato lanciato nel 1960. I ratti albini sono stati una scelta popolare per diversi lanci degli anni Ottanta. >>
L'URSS ha inviato un paio di rane nello spazio nel 1959. I rospi delle canne sono stati i viaggiatori più frequenti. >>
Laika ha catturato l'immaginazione del mondo quando il 3 novembre 1957 venne lanciata in orbita dall'Unione Sovietica all'interno del satellite Sputnik II. Fece da precursore per molti altri cuccioli nello spazio. >>
Non dimentichiamo gli scimpanzé, gli animali geneticamente più vicini a noi.
Gli scimpanzé sono entrati a far parte del club d'alta quota negli anni Sessanta con Ham, il cui viaggio a 185 chilometri di altezza, nel 1961, precedette quello di Alan Shepard, primo astronauta umano a volare nello spazio. >>
Anche i ragni sono stati viaggiatori spaziali. Arabella e Anita, nel 1973, non saranno arrivate a toccare la Galassia di Andromeda ma ci sono di sicuro andate più vicine delle loro compagne sulla Terra. >>
Alcuni Fundulus heteroclitus, pesci tipici delle zone paludose d'acqua salata delle coste atlantiche, hanno paradossalmente "nuotato nello spazio" negli anni Settanta. >>
Nella foto, scattata nel 1982, un esperimento sul volo degli insetti all'interno dello Shuttle Columbia.
I moscerini della frutta sono passati alla storia, nel 1947, come i primi esseri viventi ad aver viaggiato oltre l'atmosfera terrestre. Buone notizie per tutta la frutta marcia che aspettava a casa: sono tornati sulla Terra sani e salvi.
Ma tra gli altri animali astronauti risultano anche: vespe parassite, coleotteri della farina, tardigradi, amebe, embrioni di pollo, bachi da seta, scarafaggi, farfalle, gamberetti di acqua salata, grilli, lumache, carpe, ricci di mare, meduse, conigli, cavie, tartarughe, tritoni. Insomma, il cielo pare essere l'unico limite per quanto riguarda i tipi di animale che l'uomo ha mandato nello spazio.
FOTO
 
GEA PRESS
1 OTTOBRE 2013
 
Sperimentazione animale e cosmetici – La Cina vuole rivedere le sue regole
Soddisfazione della BUAV: presenteremo proposte in favore delle aziende
 
Il governo cinese, secondo un comunicato diffuso dalla BUAV (British Union for the Abolition of Vivisection) sarebbe intenzionato a rivedere le sue posizioni in tema di test cosmetici e sperimentazione animale.
Per la BUAV un altro segnale della tendenza globale in atto affinchè venga posto fine alla sperimentazione dei cosmetici sugli animali.
Di fatto, la Cina, con le attuali regole, inficia in parte i divieti già esistenti in altri paesi. Con le grandi potenzialità del suo mercato, le aziende devono infatti adeguarsi alle procedure di sicurezza cinesi. In alternativa ci sono solo decisioni come quelle prese da The Body Shop, azienda leader nel settore, che ha rifiutato di vendere cosmetici in Cina fino a quando non sarà possibile ricorrere alla sperimentazione senza animali.
Cruelty Free International, partner della BUAV in Cina, ha discusso la questione con le autorità cinesi già nel corso della prima conferenza tenutasi lo scorso anno a Pechino. L’argomento è stato però recentemente ripreso presso l’Istituto di Pechino che si occupa dei controlli e certificazione dei prodotti. A breve, riferisce sempre la BUAV, verrà organizzata una conferenza a Shanghai sulle possibili innovazione in campo cosmetico.
Secondo le autorità cinesi non ci sarebbero obiezioni di principio ad accettare soluzioni alternative, ma occorrerà un periodo di formazione e validazione. Le stesse autorità avrebbero per questo intenzione  di inviare precisi input all’industria e agli altri settori produttivi interessati. Quello che occorre è una modifica della regolamentazione cinese in tema di cosmetici ed è probabile che un primo piano dei lavori sarà reso disponibile entro un mese. Infine, le nuove proposte che potrebbero  arrivare già entro la fine dell’anno.
Allo stato attuale, specifica la BUAV, è una dichiarazione priva di formale impegno, ma Cruelty Free International interpreta tale posizione come un’opportunità da utilizzare per stimolare un cambiamento positivo .
Secondo Michelle Thew, Chief utive della BUAV e di Cruelty Free International “si può ora essere ottimisti per un reale cambiamento in favore gli animali , ma è di vitale importanza che le organizzazioni di protezione animale facciano la loro parte” .
 
GEA PRESS
1 OTTOBRE 2013
 
Stop Vivisection – Ci siamo quasi. I primi paesi in dirittura d’arrivo per mandare in pensione la Direttiva Vivisezione
Ultimi trenta giorni per firmare. Italia capofila, uno sforzo mai messo in campo che si deve assolutamente premiare
 
Ultimi trenta giorni per firmare Stop Vivisection, la raccolta di firme che così come previsto dall’Unione Europea consentirà al legislatore comunitario di rivedere la famigerata Direttiva cosiddetta “vivisezione”.
La Slovacchia ha oggi raggiunto il 100% delle firme previste dalla petizione, mentre Slovenia e Belgio sono andati anche oltre. 171% e 125% rispettivamente. La Spagna, in modo particolare (97%), e la Germania (93%), sono ormai prossime mentre l’Italia, che sta sostenendo lo sforzo più grosso, supererà tra poche ore la soglia del 90%. Altri paesi ancora si assestano con percentuali prossime.
In base al Regolamento europeo almeno 7  paesi  devono raggiungere l’obiettivo minimo nazionale. Un traguardo, dunque, ormai a portata di mano ma proprio per questo è necessario non abbassare la guardia, anzi bisogna intensificare ancora di più lo sforzo raggiungendo il limite previsto prima della scadenza naturale  che avverrà fra trenta giorni esatti.
Significativi contributi sono arrivati dall’Italia in favore di quei paesi che stanno stentando nella raccolta. Secondo il Coordinamento Europeo Stop Vivisection, sono affluiti dall’Italia 12.400 euro per potenziare la raccolta. I donatori sono la LEAL, la LAV, il PAE e Comitato Scientifico Equivita.
Un’avventura straordinaria, riferisce il comitato promotore, che tramite l’innovativo sistema della petizione, voluto proprio dall’Unione Europea, costringerà il legislatore a rivedere le sue posizioni in tema di sperimentazione animale. Un’occasione unica ed irripetibile che sta comunque evidenziando il ruolo fondamentale del nostro paese.
L’Italia ha infatti la quota più grande delle firme da raccogliere. Mezzo milione, un dato di gran lunga superiore ad ogni altro paese. Ne mancano poco più del 10%. Dunque, no alla vivisezione e firma su Stop Vivisection
 
IL GIORNALE DI VICENZA
2 OTTOBRE 2013
 
Una decina i cani avvelenati a Sandrigo
SANDRIGO (VI). Si aggrava il bilancio degli animali uccisi da bocconi letali. L'allarme arriva dalle associazioni di cacciatori. Stefano Palma della Federcaccia: «Ad agire potrebbe essere stato qualcuno che vuole l'esclusiva su quest'area ricca di selvaggina»

Marco Billo

 
SANDRIGO. Il bilancio dei cani uccisi dalle polpette avvelenate alla Motta del Diavolo aumenta. Negli ambienti venatori sandricensi si parla di una decina di animali avvelenati dai bocconi di carne macinata sparsi tra via Agosta e via Campialti. Mentre le indagini della polizia locale e della polizia provinciale continuano, in attesa dei risultati tossicologici delle analisi in corso nel centro zooprofilattico di Vicenza, le associazioni locali di caccia si trovano unite nel giudicare vergognoso questo atto.  «Stiamo cercando di capire chi è l'artefice di tutto ciò», spiega Stefano Palma, responsabile della sezione sandricense di Federcaccia. «Abbiamo qualche sospetto, per niente infondato, ma ovviamente saranno le forze dell'ordine a darci la conferma. A nostro giudizio si tratterebbe di uno o due cacciatori provenienti da fuori paese, forse bracconieri».  Per Palma sarebbe stato qualcuno “geloso” di questa zona, spiazzo verde in cui la selvaggina è abbondante, solitamente molto frequentata da chi pratica la caccia alla lepre e al fagiano.  «Le polpette sono state preparate per i segugi che rincorrono il primo tipo di prede e non per i cani da punta, usati per i pennuti, ma comunque uccisi dal veleno», aggiunge. «Da questo possiamo dedurre che chi è interessato ad avere l'“esclusiva” su quest'area potrebbe molto probabilmente essere interessato e praticare la caccia alla lepre».  «A confermare questa teoria è il fatto  che i bocconi sono stati posizionati qualche giorno prima dell'apertura della stagione venatoria, fatto che sicuramente non è una coincidenza. Siamo davvero giù di morale, a certa gente bisognerebbe togliere licenza e porto d'armi».  Secondo Palma, le quindici polpette rinvenute hanno indotto molti appassionati a non frequentare più la Motta del Diavolo. «Siamo passati dai circa trenta cacciatori di media a settimana durante le passate stagioni, ai tre attuali. La paura di perdere il proprio cane e vederlo morire in pochi minuti agonizzante è troppa. Senza contare che un animale addestrato può costare anche fino a duemila euro».  Per Moreno Artoni, responsabile a Sandrigo dell'Associazione Cacciatori Veneti, «nel mondo dei cacciatori, come ovunque, ci sono bisticci. Solitamente si risolve tutto discutendo a voce, senza arrivare a tanto: il veleno è stato buttato a pochi metri dalle case facendo correre rischi anche alle persone che vivono o passano per quella zona.
I particolari nel Giornale in edicola
 
LA NUOVA VENEZIA
2 OTTOBRE 2013
 
Orrore a Campalto (VE): cani uccisi da bocconi avvelenati
Alberto Leone, presidente di Italcaccia: «È importante denunciare, noi ci costituiremo parte lesa»
 
CAMPALTO (VE). Nuovi avvelenamenti di cani intorno a Mestre: il presidente provinciale di Italcaccia, Alberto Leone, mette in guardia cacciatori e non che transitano con il proprio compagno a quattro zampe nella periferia del centro, vicino a boschi, campi. «Come già avvenuto la passata stagione venatoria», scrive, «vengono segnalate diverse morti di cani a seguito di avvelenamento. I luoghi dove si stanno verificando gli incidenti sono principalmente la zona di Campalto, intorno all’ex-concessionaria Rizzato e il Montiron a Tessera. Sono stati ritrovati diversi bocconi di carne con un veleno tanto potente da non lasciare scampo ai cani che muoiono nel giro di pochi minuti. Questi atti scellerati, per cui sono stati attivati la Polizia provinciale e i carabinieri di Favaro, sono compiuti da soggetti a cui è invisa la pratica venatoria e che vanno a penalizzare i poveri ausiliari che seguono solo il loro istinto, leggi i cani. La cosa è particolarmente grave perché reiterata nel tempo e compiuta in maniera vigliacca. L’associazione che rappresento ha intenzione di costituirsi come parte lesa a tutela di tutti i cacciatori che, nel rispetto della legge, dei tempi e dei luoghi, vogliano continuare a seguire la propria passione. Invito tutti i cacciatori che malauguratamente dovessero essere lesi da questa sciagurata ipotesi, a sporgere immediata denuncia ai carabinieri di Favaro, nella speranza che, una volta identificati, i colpevoli abbiano la giusta punizione».
A confermare la situazione anche Mario Muccioli, dell’associazione Punta Lunga e presidente del Circolo cacciatori di Tessera, Favaro e Campalto. «Stiamo sensibilizzando i cacciatori, spiegando loro cosa accade, ma anche gli agricoltori. I bocconi, infatti, vengono trovati propri in mezzo ai campi, nelle zone frequentate da chi va a caccia.
Chiarisce: «Da metà agosto all’inizio dell’apertura dell’attività venatoria, sono morti tre cani, mentre i padroni sono riusciti a salvarne due; dal 15 settembre alla settimana scorsa altri quattro decessi».
Dunque, da agosto sono già 7-8 animali a cui si aggiungono una ventina di cani della passata stagione. «Viene utilizzato un veleno micidiale, che uccide i cani in dieci minuti. Due domeniche fa abbiamo trovato dei bocconi e li abbiamo portati ad analizzare, quello che possiamo fare è invitare la gente a stare attenta».
 
LA NUOVA VENEZIA
5 OTTOBRE 2013
 
Cani uccisi, parte l’esposto contro gli avvelenatori
I Rangers d’Italia prendono posizione e intensificano gli sforzi dopo i numerosi casi di bocconi avvelenati nella zona di Campalto, Dese e Tessera
 
TESSERA (VE). Bocconi avvelenati, anche i Ranger prendono posizione. Sulla scia degli ultimi ritrovamenti di esche avvelenate che purtroppo hanno ucciso un cane anche nei giorni scorsi, l’Associazione Nazionale Rangers d'Italia, nello specifico il comando provinciale della sezione di Venezia del nucleo operativo zoofilo, ha presentato un esposto urgente al sindaco, all'assessore all'Ambiente e per conoscenza all’ufficio competente tutela animali per l’emissione di un’ordinanza relativa alla stretta custodia dei cani nelle zone ritenute a rischio, come dalle denunce pervenute.
«Il triangolo in questione risulta essere più o meno il solito», spiegano i Rangers ,«Tessera, Campalto e Dese. Ai proprietari deve venir richiesto di portare al guinzaglio i propri animali e con indossata la museruola, proprio perché non possano mangiare il famigerato boccone avvelenato. Una maggiore attenzione se non un obbligo dovrà pervenire dai cacciatori in primis, che proprio per la loro attività venatoria lasciano liberi i cani in mezzo le campagne. Ricordiamo inoltre che, portare gli animali in zone dove sono accertate le presenze dei bocconi avvelenati vuol dire portare alla morte i propri animali». E ancora: «Chi detiene un animale è responsabile della sua cura nonché e deve fornirgli attenzioni per la sua salute e benessere in luoghi privi di pericoli».
Davide Formentello, responsabile provinciale del Nucleo operativo Ittico Ambientale, si mette a disposizione della cittadinanza per eventuali segnalazioni in merito ai gravi fatti accaduti. Nei giorni scorsi a lanciare un appello era stato il presidente provinciale di Italcaccia Alberto Leone, il quale ha messo in guardia le persone che si trovino a transitare con il proprio compagno a quattro zampe nelle consuete zone dove si pratica attività venatoria e invitando i cacciatori il cui animale avesse mangiato un boccone avvelenato, a sporgere denuncia ai carabinieri. L’assessore all’Ambiente, Gianfranco Bettin, ha annunciato di aver dato mandato all’Avvocatura civica per la costituzione di parte civile del Comune nella vicenda.
 
LA NUOVA VENEZIA
6 OTTOBRE 2013
 
Cani avvelenati, parte l’esposto

Marta Artico

 
Prov. di Venezia - Bocconi avvelenati, anche i Ranger prendono posizione. Sulla scia degli ultimi ritrovamenti di esche avvelenate che purtroppo hanno ucciso un cane anche nei giorni scorsi, l’Associazione Nazionale Rangers d'Italia, nello specifico il comando provinciale della sezione di Venezia del nucleo operativo zoofilo, ha presentato un esposto urgente al sindaco, all'assessore all'Ambiente e per conoscenza all’ufficio competente tutela animali per l’emissione di un’ordinanza relativa alla stretta custodia dei cani nelle zone ritenute a rischio, come dalle denunce pervenute. «Il triangolo in questione risulta essere più o meno il solito», spiegano i Rangers ,«Tessera, Campalto e Dese. Ai proprietari deve venir richiesto di portare al guinzaglio i propri animali e con indossata la museruola, proprio perché non possano mangiare il famigerato boccone avvelenato. Una maggiore attenzione se non un obbligo dovrà pervenire dai cacciatori in primis, che proprio per la loro attività venatoria lasciano liberi i cani in mezzo le campagne. Ricordiamo inoltre che, portare gli animali in zone dove sono accertate le presenze dei bocconi avvelenati vuol dire portare alla morte i propri animali». E ancora: «Chi detiene un animale è responsabile della sua cura nonché e deve fornirgli attenzioni per la sua salute e benessere in luoghi privi di pericoli». Davide Formentello, responsabile provinciale del Nucleo operativo Ittico Ambientale, si mette a disposizione della cittadinanza per eventuali segnalazioni in merito ai gravi fatti accaduti. Nei giorni scorsi a lanciare un appello era stato il presidente provinciale di Italcaccia Alberto Leone, il quale ha messo in guardia le persone che si trovino a transitare con il proprio compagno a quattro zampe nelle consuete zone dove si pratica attività venatoria e invitando i cacciatori il cui animale avesse mangiato un boccone avvelenato, a sporgere denuncia ai carabinieri. L’assessore all’Ambiente, Gianfranco Bettin, ha annunciato di aver dato mandato all’Avvocatura civica per la costituzione di parte civile del Comune nella vicenda.
 
SAVONA NEWS
2 OTTOBRE 2013
 
Savona, Enpa:"Gabbiano perde una zampa per colpa di una lenza"
Ogni anno soccorsi dall' associazione decine di gabbiani e colombi, intrappolati dalle lenze o trafitti dagli ami dei pescatori

 
La lenza di un pescatore, abbandonata su qualche spiaggia, ha lentamente e dolorosamente stritolato le zampe di un gabbiano; il volatile, ormai allo stremo, è stato soccorso dai volontari della Protezione Animali a Portovado, vicino ad un distributore di benzina, dove era atterrato senza riuscire più a riprendere il volo. Il veterinario dell’ENPA non ha potuto far altro che amputare una zampa ormai necrotica e quasi staccata, mentre l’altra è stata liberata e potrà salvarsi; il volatile, pur con questa menomazione, riuscirà comunque a guarire e a poter ritornare libero e volare. Sono decine i gabbiani ed i colombi, intrappolati dalle lenze o trafitti dagli ami dei pescatori, che vengono soccorsi ogni anno dall’ENPA; ed il malcostume e l’indifferenza non accennano a diminuire, visto anche il gran numero (163.000 censiti in Liguria) di praticanti della pesca.
I troppi pescatori dilettanti, assieme ai colleghi professionisti ed all’inquinamento, sono responsabili della preoccupante riduzione di quasi tutte le specie di fauna marina, che costringe i gabbbiani, scacciati d’estate da spiagge e scogliere dai bagnanti, a cercarsi il cibo in città, dove poi nidificano.
 
FAN PAGE
2 OTTOBRE 2013
 
La moglie muore, lui si uccide: il cane lo assiste e allontana i carabinieri
È accaduto a Castellavvazzo, in provincia di Belluno. Una settimana dopo la morte della moglie, un 74enne si è tolto la vita. Il suo cane non si è allontanato dal suo letto nemmeno all’arrivo dei militari.
 
provincia di Belluno - Una settimana dopo la morte di sua moglie un 74enne di Castellavvazzo, in provincia di Belluno, ha preso il fucile e si è sparato un colpo alla testa. Forse non ha retto alla perdita della moglie e così ha scelto a sua volta di morire suicidandosi. L’ha fatto in casa, disteso sul suo letto. In quella casa dove c’era anche il suo cane, che ha vegliato il cadavere dell’uomo fino all’arrivo dei carabinieri. È una storia di solitudine e di amore quella che viene raccontata da Il Gazzettino. Ad accorgersi dell’assenza del 74enne sono stati i vicini di casa che, preoccupati, hanno chiamato i carabinieri.
Ai piedi del letto dell’uomo c’era il suo cane - I militari si sono così presentati nell’abitazione dell’uomo e non ottenendo alcuna risposta hanno deciso di forzare la porta. Il timore, anche quello dei vicini, è che poteva essere accaduto qualcosa di brutto. Ed effettivamente i carabinieri hanno trovato l’uomo morto nel suo letto con al suo fianco il fucile utilizzato per ammazzarsi. E ai piedi del letto c’era il suo cane: l’animale non si è spostato di un millimetro dal suo posto accanto al padrone. Ha tentato di impedire, ringhiando e abbaiando, che qualcuno si avvicinasse al cadavere. I carabinieri alla fine hanno dovuto richiedere l’intervento del servizio veterinario della Ulss1.
 
GEA PRESS
2 OTTOBRE 2013
 
Pordenone – Mercato nero della carne di selvatico e commercio di uccelli da richiamo (FOTOGALLERY)
Potrebbe essere questo il movente al centro dei fenomeni divenuti oggetto di intervento dalla Polizia Provinciale
 
Potrebbe essere il mercato nero della carne e quello dei richiami vivi per i cacciatori di capanno, ad alimentare i fenomeni di illegalità al centro di alcune recenti operazioni portate a termine dalla Polizia Provinciale di Pordenone. A dichiararlo a GeaPress è il Comandante della Polizia Locale Colonnello Samuele Grandin.
Nel Parco delle Dolomiti Friulane, si tratterebbe addirittura del terzo intervento come quello ieri denunciato nel corso di una riuscita conferenza stampa alla quale ha partecipato anche l’Assessore provinciale alla caccia, pesca e sicurezza Stefano Zannier.
In particolare, per il Parco delle Dolomiti Friulane, gli Agenti della Polizia Provinciale avevano messo in atto un appostamento a seguito del ritrovamento di un cervo adulto, da poco abbattuto. Il fatti sono occorsi sabato sera.
Già alle quattro del mattino, si è iniziata a notare la presenza del bracconiere. Era “armato” di una luce artificiale che doveva servire ad illuminare i prati circostanti alla ricerca di animali selvatici. Alle prime luci dell’alba, quella stessa persona giungeva sul luogo dove era posizionato il cervo abbattuto. Pochi minuti appena per allontanarsi e tornare questa volta con una slitta di legno del tipo utilizzato in montagna per il trasporto di materiale.
Caricato il corpo del cervo iniziava così il trasporto verso la propria abitazione dove scattava il blitz della Polizia Provinciale e la confessione da parte dell’uomo. Nel corso del sopralluogo della polizia giudiziaria, è così stata sequestrata l’arma utilizzata, ovvero una carabina calibro 22 munita di silenziatore auto costruito, un caricatore contenente sei proiettili ed il bossolo a vuoto del colpo sparato. Il tutto all’interno dell’abitazione del bracconiere. Gli Agenti, riscontrata la detenzione illegale di arma comune da sparo, l’alterazione della stessa, l’utilizzo di mezzo vietato per l’esercizio venatorio e l’abbattimento della cerca in area Parco, provvedevano a lla denuncia del bracconiere. L’intervento nel Parco è avvenuto in località San Martino, nel Comune di Erto e Casso.
Si trattava invece di un cacciatore in regola con le relative autorizzazioni, la persona denunciata lo scorso 26 settembre quando, nella pedemontana spilimberghese, nella zona di Travesio, veniva denunciato per l’abbattimento di un esemplare di cervo maschio adulto al di fuori del periodo di caccia consentito per la specie. A quanto pare il cacciatore si sarebbe difeso sostenendo di essersi confuso con le diverse giornate di permesso. Anche in questo contesto, gli Agenti in servizio provvedevano al sequestro della carcassa del cervo e del fucile calibro 30.06 munito di ottica d’ingrandimento e relativo bossolo della cartuccia sparata.
Di tutt’altro genere, ma probabile testimonianza di quanto ancora rilevante sia il mercato di uccelli utilizzati come richiami vivi per la caccia, è invece quanto avvenuto in area del Comune di Sacile lo scorso 27 settembre. In questo caso gli Agenti delle Polizia Provinciale rinvenivano all’interno di un’area coltivata una rete per uccellagione lunga dieci metri ed alta due. Era stesa nei pressi di una siepe.
A lato era invece posizionata una gabbia contenente un tordo bottaccio usato come richiamo. A seguito di appostamento, nelle prime ore del mattino, un uomo veniva colto sul fatto, mentre era intento a sistemare la rete. Gli accertamenti di polizia giudiziaria successivi, hanno portato al ritrovamento presso la sua abitazione di 4 reti da uccellagione, di cui è vietata la detenzione, alcuni esemplari vivi di avifauna tra cui un lucherino, 2 merli, 3 tordi sasselli, tutti detenuti illegalmente in quanto privi di anello inamovibile di riconoscimento. Gli Agenti provvedevano subito alla liberazione dell’avifauna abile al volo e al deferimento del bracconiere all’autorità giudiziaria. Al bracconiere veniva contestato il reato di uccellagione, detenzione di specie cacciabili e non cacciabili detenute illegalmente.
L’Assessore Zannier, in merito agli interventi ora comunicati ha voluto sottolineare come “i risultati ottenuti siano l’ennesima dimostrazione dell’efficenza del Corpo di Polizia Locale della Provincia di Pordenone“.
VEDI FOTOGALLERY:
 
ALTO ADIGE
2 OTTOBRE 2013
 
Due taglie su chi ha ucciso l’orso M2
 
BOLZANO - Da cacciatore a cacciato. Con ben due taglie “sulla testa”. Dopo la conferma che M2 è stato abbattuto in Val di Rabbi da un colpo di fucile e l’apertura di un’inchiesta per bracconaggio, alla Forestale che indaga da sabato sull’episodio - il primo dopo 40 anni in Trentino - arriva il sostegno delle associazioni ambientaliste. Che invitano chi ha visto, o sa, qualcosa a segnalarla: in cambio riceverà 5 mila euro dalla Pan Eppaa di Trento e mille dalla Lav nazionale. «Il denaro fa muovere gli interessi: se qualcuno sa e dà oggettive informazioni per individuare il responsabile, o i responsabili, quei soldi li spendiamo volentieri. É nostro compito istituzionale tutelare animali di ogni genere e specie», dice Adriano Pellegrini, presidente di Pan Eppaa Trento, che raccoglie oltre 3 mila soci. Non è stato necessario ricorrere a forme di autotassazione: «Come associazione abbiamo delle disponibilità e quando servono le usiamo. Senza contare che in caso di individuazione ci costituiremmo parte civile e riporteremmo a casa il dovuto». Pellegrini precisa che «non è una provocazione: quelle informazioni le daremmo agli inquirenti. Facendo la guardia faunistica, vivo su una trincea del genere da 50 anni, e so che qualche dritta anche la parte avversa (intesa come i cacciatori, ndr) ce la può dare. Che idea mi sono fatto? Deve trattarsi di una persona che conosce il territorio, sa sparare ed era a conoscenza della presenza dell'orso sul posto».
 
MESSAGGERO VENETO
2 OTTOBRE 2013
 
Cervi uccisi, bracconieri scoperti e denunciati
 
di Toni Zavagno
 
ERTO E CASSO (PN) - Due cervi ammazzati, altrettante persone denunciate. Le operazioni antibracconaggio della polizia provinciale sono andate a buon fine, consentendo di individuare gli autori delle uccisioni e di deferirli all’autorità giudiziaria. Un vero e proprio blitz è stato messo in atto nella notte tra sabato e domenica scorsi in località San Martino, nel comune di Erto e Casso, all’interno del Parco naturale delle Dolomiti friulane. Gli agenti della polizia locale della Provincia hanno rinvenuto un esemplare di cervo femmina adulto da poco abbattuto. Si sono così appostati e, alle 4 di domenica mattina, hanno notato un fascio di luce artificiale illuminare i prati corcostanti, alla ricerca di animali selvatici. All’alba una persona è giunta sul luogo dove si trovava il cervo ucciso, poi si è allontanata per ripresentarsi successivamente con una slitta di legno per caricarvi l’animale morto e trasportarlo nella propria abitazione. A questo punto gli uomini del colonnello Samuele Grandin avevano visto abbastanza e sono usciti allo scoperto, ottenendo dalla persona fermata la confessione dell’abbattimento dell’ungulato la sera precedente. Si è successivamente proceduto alla perquisizione dell’abitazione dell’ertano, in cui è stata rinvenuta l’arma utilizzata, una carabina calibro 22 munita di silenziatore autocostruito con relativo caricatore contenente sei proiettili e il bossolo vuoto del colpo sparato. E’ scattata così la denuncia per detenzione e alterazione di arma comune da sparo, utilizzo di mezzo vietato per l’esercizio venatorio, abbattimento di un esemplare di cervo femmina adulto all’interno del Parco delle Dolomiti. Per il primo reato, il più grave, sono previste una pena da uno a tre anni di reclusione e una multa da 300 a 2 mila euro. E’ la seconda volta che la polizia provinciale denuncia un bracconiere per caccia di frodo nell’area del Parco. A finire nei guai pure un cacciatore di Travesio, accusato di avere abbattuto giovedì scorso un esemplare di cervo maschio adulto al di fuori del periodo consentito per questa specie. Anche in questo caso gli agenti in servizio hanno provveduto al sequestro della carcassa del cervo (che così come quella di Erto è stata presa in carico in custodia giudiziale dalla ditta Alessandro Bottosso, che ha un’apposita convenzione con la Provincia) e del fucile calibro 30.06 munito di ottica di ingrandimento e del relativo bossolo della cartuccia sparata. Nel corso della conferenza stampa per presentare i risultati delle operazioni antibracconaggio degli ultimi giorni (oltre a quelle di Erto e Casso e di Travesio ce n’è stata una anche a Sacile, di cui riferiamo in altra pagina), l’assessore provinciale a caccia, pesca e sicurezza Stefano Zannier, affiancato dal dirigente Grandin, ha ricordato come nei primi otto mesi dell’anno le azioni delle polizia locale siano aumentate del 20 per cento rispetto allo stesso periodo del 2012, con una positiva sinergia con il Corpo forestale dello Stato. «Nonostante i risultati nella repressione dei reati – ha osservato Zannier – le azioni a danno del patrimonio faunistico continuano da parte di personaggi senza scrupoli. L’importante è comunque che i responsabili vengano individuati e va dato merito al corpo di polizia locale della Provincia del lavoro svolto, grazie anche alla conoscenza del territorio e alla collaborazione con la popolazione che, dimostrando sensibilità per il rispetto dell’ambiente, non manca di segnalare situazioni illegali».
 
SALERNO NOTIZIE
2 OTTOBRE 2013
 
Nocera Inferiore (SA): tenta di dare fuoco alla sua casa. Salvata donna insieme i suoi venti uccellini
 
Nella serata di ieri i militari della Compagnia Carabinieri del Reparto territoriale di Nocera Inferiore, unitamente ai Vigili del Fuoco ed un’ ambulanza sono intervenuti in via Urbulana dove una donna, T.C. classe 1973, in un momento di assenza di lucidita’, ha cercato di dare fuoco al proprio appartamento.
Soccorsa tempestivamente, la donna, non ha riportato ferite mentre sono stati tratti in salvo dall’appartamento anche 22 uccelli di varie razze, tenuti in gabbia. Gli animali sono stati sequestrati perche’ trovati in carenti condizioni, alcuni dei quali sono inoltre risultati appartenenti a razze particolarmente tutelate (cardellini, tortore, diamantini, gazze ecc.), e sono stati affidati a degli specialisti del settore per le cure del caso.
 
GREEN REPORT
2 OTTOBRE 2013
 
Circhi, la Regione Toscana vieta quelli con animali selvatici ed esotici
 
Oggi il Consiglio regionale della Toscana ha approvato una mozione promossa dal consigliere di Centro Democratico Rudi Russo, per proibire l’attendamento in Toscana di tutti quei circhi che usano ancora animali selvatici ed esotici.  Russo spiega che «L’obiettivo dell’atto è quello, come si legge nel documento, di fare in modo che “tutte le competenti istituzioni comunali presenti sul territorio toscano provvedano a dotarsi di appositi regolamenti che disciplinino la materia. So che in Consiglio regionale dobbiamo occuparci di sviluppo economico, sanità e servizi sociali come priorità assolute. Lo stiamo facendo. Però oggi mi sono deciso a portare avanti un atto che avevo nel cuore da sempre: bandire i circhi che utilizzano animali esotici o selvatici , cominciando dalla mia regione. E’ grande la soddisfazione per un voto dell’Aula che considero un importante atto di civiltà per la nostra regione.
Il circo è un’arte antica che merita di essere difesa e tramandata, ma non più impiegando animali selvatici ed esotici. Non a caso il circo di maggior successo a livello mondiale è animato soltanto dall’abilità di acrobati, giocolieri e clown. L’uso di animali troppo spesso non rispetta le condizioni di benessere degli animali, come testimoniato dalla British Veterinary Association, e talvolta rischia addirittura di mettere a repentaglio la sicurezza dei cittadini a causa di fughe degli animali. L’utilizzo di animali selvaggi, poi, è in aperto contrasto con la Dichiarazione Universale dei Diritti degli Animali del 1978 e con la normativa nazionale e regionale in materia. Credo che sia doveroso intervenire una volta per tutte».
Il consigliere della componente più “moderata” del centro-sinistra toscano sottolinea che «Con questo atto, impegniamo la Giunta a intervenire nei confronti dei Comuni della Toscana che, per legge, hanno la competenza per concedere le aree per l’installazione dei circhi”, conclude Russo. “Già molte amministrazioni comunali, in attuazione della Convenzione sul commercio internazionale delle specie animali del 1992, hanno disposto di non accogliere spettacoli di intrattenimento che prevedano uso di animali di specie a rischio come primati e altri. Il nostro auspicio è che tutti i Comuni della Toscana si uniformino a questa convenzione e alle norme per la tutela degli animali già regolate anche dalla legge regionale dell’ottobre 2009».
 
NEL CUORE.ORG
2 OTTOBRE 2013
 
CREMONA, BAMBINA FERITA NELLA SUA CAMERETTA DA UN CACCIATORE
Colpita dai pallini, prognosi di cinque giorni
 
Un cacciatore di circa 65 anni spara e ferisce una bambina di Pandino (Cremona) che stava nella sua cameretta. Il fatto è accaduto alle 9,15 di ieri. I pallini hanno bucato la zanzariera della porta finestra di una villa che guarda verso la campagna, nella zona ovest del paese, poco distante dalla provinciale Bergamina. Il padre della bambina, artigiano, si trovava in casa con i suoi figli, che erano al piano rialzato. Hanno sentito lo sparo e poi l'urlo di dolore della bambina che è stata subito portata al pronto soccorso di Crema.
I medici l'hanno giudicata guaribile in cinque giorni, perché i pallini non erano entrati nella gamba della piccola ma l'hanno ferita solo superficialmente. L'artigiano ha immediatamente sporto denuncia.
 
GEA PRESS
2 OTTOBRE 2013
 
Pandino (CR) – Cacciatore spara e colpisce bimba nella sua cameretta
L'associazione vittime della caccia: scriveremo al Presidente della Repubblica. L'On.le Zanoni: rifare subito tutti gli esami di abilitazione. Controlli serrati e ritiro del porto d'armi
 
Orrore, indignazione, rabbia e raccapriccio, queste le sensazioni a scorrere le recenti rassegne stampa che riportano i fatti di cronaca nera di cui sono stati autori i detentori di armi ad uso caccia.
Ora l’ultimo gravissimo caso. Un cacciatore a Pandino, in provincia di Cremona, che ha sparato verso una finestra colpendo una bambina alla gamba mentre era nella sua cameretta. A quanto pare un cacciatore sessantacinquenne avrebbe puntato il fucile verso l’abitazione e il colpo esploso ha bucato la zanzariera.
Secondo quanto riportato nel comunicato diffuso dell’On.le Zanoni, la bimba sarebbe stata soccorsa dal padre che ha udito lo sparo e subito dopo le urla di dolore della figlia. Assicuratosi che nulla fosse successo all’altro figlio, l’uomo ha poi guardato fuori della finestra scorgendo il cacciatore nel campo sotto casa. Dopo avergli fatto presente l’accaduto e la vicinanza all’abitazione, il genitore della piccola si sarebbe sentito rispondere dal cacciatore che non aveva fatto nulla di sbagliato. Dopo i soccorsi prestati dal pronto soccorso dell’ospedale di Crema (CR), è scattata la denuncia ai Carabinieri.
Per l’On.le Zanoni la situazione non è più tollerabile. E’ necessario, per questo, che gli esami per ottenere la licenza di caccia siano molto più severi e puntino sulla sicurezza e sulla capacità di maneggiare le armi. Bisognerebbe inoltre imporre di rifare gli esami della licenza di caccia a tutti i cacciatori, molti dei quali, tra l’altro, non l’hanno mai fatta, visto che prima del 1977 non era prevista.
Critiche durissime anche sulle sanzioni. Ridicole, sempre ad avviso di Zanoni, secondo il quale occorre rivedere la normativa e non esitare a ritirare subito la licenza venatoria in casi come questo. I controlli venatori devono essere poi serrati: le distanze previste dalla legge da case e strade non vengono osservate e lo dimostrano tutti gli episodi di persone ferite nei propri giardini o abitazioni. “Siamo costretti a contare morti e feriti, anche bambini come la piccola di Pandino che vengono colpiti da cacciatori incapaci di maneggiare le armi e che non si assumono nemmeno le proprie responsabilità – ha dichiarato l’On.le Zanoni secondo il quale la risposta che questo cacciatore avrebbe dato  è sintomatica della situazione assurda a cui siamo arrivati.
Aspetti, quelli dei controlli e delle distanze dalle case, sui quali si è soffermata anche l’Associazione Vittime della caccia.
La responsabilità sui controlli, secondo l’associazione, sarebbe anche di chi deputato ad intervenire. Controlli scadenti ed interventi, nel caso, poco significativi. In Italia, inoltre, sarebbe praticamente impossibile esercitare la caccia, se non in aree davvero isolatissime. I fucili a canna rigata, usati per uccidere ungulati, non troverebbero più gli spazi idonei per sparare visto che portano gittate di alcune migliaia di metri.
L’associazione si aspetta ora azioni di repressione e controlli mirati che scoraggino certi comportamenti. Per questo  ha annunciato una lettera al Presidente della Repubblica Napolitano, affinché attivi quanto di sua competenza per fermare in qualche modo l’ennesima strage annunciata. “Non c’è crisi di Governo che giustifichi la fucilazione di gente inerme che con la caccia e le armi non c’entra proprio niente“, dichiara Daniela Casprini, presidente dell’Associazione Vittime della caccia.
 
IL MONDO
2 OTTOBRE 2013
 
A Roma il panino vegan più grande del mondo: 4 metri e mezzo
In occasione della settimana internazionale vegetariana
 
Roma - Con un panino vegan dalle gigantesche dimensioni di 4 metri e mezzo di lunghezza e 50 centimetri di larghezza, il più grande mai realizzato al mondo, la LAV e Universo Vegano celebrano oggi la giornata internazionale della nonviolenza in onore del Mahatma Gandhi e la settimana vegetariana internazionale (1-7 ottobre). L'iniziativa è finalizzata a promuovere il MercoledìVeg, la campagna di sensibilizzazione sull'impatto delle nostre scelte alimentari sul Pianeta, l'ambiente, gli animali, la salute. Il panino "extra-size" è stato presentato questa mattina a Roma, in Piazza del Paradiso (nei pressi di Campo dei Fiori) dove Universo Vegano ha recentemente inaugurato una nuova sede, ed offerto in degustazione gratuita per avvicinare i consumatori ai sapori che non sacrificano animali. Tra gli ingredienti del super panino: panella di ceci, seitan "tonnato", straccetti di soia, lupino, tutte un'ottima fonte di proteine vegetali. "L'alimentazione vegan offre gusto e nutrimento, con l'indubbio vantaggio di non arrecare sofferenze agli animali, né all'ambiente o alla nostra salute - afferma Paola Segurini, responsabile LAV settore Veg - Quasi 6 italiani su 10 mangiano panini fuori casa almeno una volta a settimana: un pasto veloce e popolare, che può venire incontro alle esigenze nutrizionali di ogni fascia di età".
 
NEL CUORE.ORG
2 OTTOBRE 2013
 
BRAMBILLA: "MENU' VEGANI E VEGETARIANI IN MENSE E RISTORANTI"
Due pdl dell'ex ministro presentate a Milano
 
La possibilità e il diritto di scegliere anche menù vegetariani e vegani, "in tutte le mense, pubbliche, private e convenzionate, nei ristoranti, nelle caserme, negli ospedali, negli istituti penitenziari, nonché nelle scuole di ogni ordine e grado". La prevede un progetto di legge (AC 324) depositato alla Camera dall'ex ministro Michela Vittoria Brambilla e illustrato oggi a Milano, in occasione della 5° Giornata Nazionale di riflessione del movimento "La Coscienza degli Animali" (www.lacoscienzadeglianimali.it), insieme con un secondo testo (AC 458) che promuove la diffusione della "cultura vegetariana e vegana" nell'ambito dell'insegnamento scolastico.
Durante l'evento, - dal titolo "Io Veg, rispetto la vita", nell'anniversario della nascita del Mahatma Gandhi – l'ex ministro Brambilla, da vegetariana convinta e fondatrice del movimento La Coscienza degli animali insieme con il prof. Umberto Veronesi, ha da subito chiarito il principio: "L'essere Veg - ha detto - è una forma rigorosa e coerente in cui si esprime la nostra consapevolezza di appartenere tutti ad una sola grande famiglia: quella di tutte le creature viventi". Inoltre, ha parlato di "tre ragioni" che possono motivare la decisione di non mangiare carne e prodotti di origine animale. "La prima – ha sottolineato l'on. Brambilla – è di natura etica ed è fondata sul rispetto verso creature viventi con i quali condividiamo i doni della vita, della sensibilità , della capacità di comunicare. E il primo diritto di tutti gli animali è il diritto alla vita. La seconda è l'elevatissimo impatto ambientale dell'industria della carne, alla quale, secondo i dati resi pubblici l'altro giorno dalla Fao, è imputabile il 14,5 per cento di tutte le emissioni di gas serra derivanti da attività umane. La terza ragione è la tutela della nostra salute, che nei paesi avanzati è minacciata dall'eccesso di grassi e proteine di origine animale, mentre è dimostrato che una dieta vegetariana è associata ad un tasso più basso di mortalità generale e ad una riduzione della mortalità per cause specifiche. Per tutte queste ragioni, intendiamo promuovere la diffusione della cultura vegetariana e vegana e l'adozione di uno stile di vita più sostenibile".
"Gli animali sono i nostri fratelli, i nostri amici. E gli amici non si mangiano", ha aggiunto l'ex ministro Michela Vittoria Brambilla.
"La carne fa male – sottolinea il prof. Umberto Veronesi, fondatore insieme con l'on. Brambilla del movimento la Coscienza degli Animali – abbiamo dimostrato come i carnivori vivano meno anni dei vegetariani. E quanto più è attivo il vegetarianesimo, tanto più lunga e più sana é la vita. Io sono vegetariano da sempre, perché amo gli animali e credo che, se una persona ama gli animali non deve ucciderli e mangiarli. Si puó e si deve essere vegetariani, é una scelta etica che dovrebbe riguardare tutta la popolazione".
Il progetto di legge sulle mense e i luoghi di ristoro pubblici e privati tutela la scelta alimentare vegetariana e vegana e il diritto dei cittadini e delle cittadine che l'adottano ad un'alimentazione "in linea con i loro principi etici". Perciò prevede che menù vegetariani e vegani siano offerti, "in tutte le mense, pubbliche, private e convenzionate, nei ristoranti, nelle caserme, negli ospedali, negli istituti penitenziari, nonché nelle scuole di ogni ordine e grado", che saranno tenuti ad assicurare la possibilità di scelta. Il testo stabilisce che entro tre mesi dall'entrata in vigore della legge siano fissate dal ministro della Salute le caratteristiche di questi menù e le relative tabelle dietetiche. Le strutture "destinatarie" della norma avranno tempo cinque mesi per adeguarsi, "sulla base di una realistica valutazione della domanda degli utenti dei servizi di ristorazione". In caso contrario sono previste sanzioni amministrative, aumentate – con possibile sospensione della licenza - se il mancato adeguamento persiste.
La seconda proposta modifica il decreto del 2008 su istruzione e università prevedendo che siano attivate nelle scuole "iniziative finalizzate alla promozione dell'educazione alimentare, con particolare attenzione alla diffusione della cultura vegetariana e vegana" . A tale scopo, precisa il testo, i ministeri dell'Istruzione e della Sanità sono chiamati ad organizzare in ogni provincia manifestazioni pubbliche "con il coinvolgimento degli alunni del primo e del secondo ciclo di istruzione".
In definitiva, ha concluso l'on. Brambilla, "è la fame di carne dell'uomo" che lo porta ad allevare gli animali, come diceva il grande scrittore ebreo-americano Isaac Bashevis Singer, in condizioni "da eterna Treblinka". Io credo che da questo mostruoso campo di concentramento possa liberarli solo l'empatia di un'opinione pubblica sempre più attenta e sempre più informata. Chi conosce la vita, chi sa che cosa significa provare dolore e comunicare sentimenti, non può che nutrire rispetto per la vita. L'essere Veg - vegetariano e vegano - è una forma rigorosa e coerente in cui si esprime la nostra consapevolezza di appartenere tutti ad una sola grande famiglia: quella di tutte le creature viventi".
Mol to seguiti anche gli interventi di Elio Fiorucci, da sempre promotore di una moda Free fur, e dello chef Veg stellato Pietro Leeman , che ha affermato l'alta cucina Veg
Sul sito www.lacoscienzadeglianimali.it è possibile sottoscrivere il Manifesto del movimento - sono già circa 150mila le firme raccolte – e prendere visione del video "Io Veg, rispetto la vita", diffuso dal movimento in occasione dell'evento odierno.
I DUE PROGETTI DI LEGGE "PRO-VEG", A FIRMA ON. BRAMBILLA
1) Atto Camera: 324
Proposta di legge: BRAMBILLA: "Norme per garantire l'opzione per la dieta vegetariana e la dieta vegana nelle mense e nei luoghi di ristoro pubblici e privati". Presentata il 16 marzo
Il primo progetto di legge a firma Brambilla (AC324) tutela la scelta alimentare vegetariana e vegana e il diritto dei cittadini e delle cittadine che l'adottano ad un'alimentazione "in linea con i loro principi etici". Perciò prevede che menù vegetariani e vegani siano offerti, "in tutte le mense, pubbliche, private e convenzionate, nei ristoranti, nelle caserme, negli ospedali, negli istituti penitenziari, nonché nelle scuole di ogni ordine e grado", che saranno tenuti a garantire l'opzione. Il testo stabilisce anche che, entro tre mesi dall'entrata in vigore della legge, siano fissate dal ministro della Salute le caratteristiche di questi menù, che dovranno essere variati e "completi" dal punto di vista nutrizionale, e le relative tabelle dietetiche. Le strutture "destinatarie" della norma avranno tempo cinque mesi per adeguarsi, "sulla base di una realistica valutazione della domanda degli utenti dei servizi di ristorazione". In caso contrario sono previste sanzioni amministrative, aumentate – con possibile sospensione della licenza - se il mancato adeguamento persiste.
2)Atto Camera: 458
Proposta di legge: BRAMBILLA: "Modifica all'articolo 1 del decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169, in materia di svolgimento di iniziative di educazione alimentare e di diffusione della cultura vegetariana e vegana nell'ambito dell'insegnamento scolastico" . Presentata il 25 marzo 2013
La seconda proposta (AC 458) modifica il decreto del 2008 su istruzione e università prevedendo che siano attivate nelle scuole "iniziative finalizzate alla promozione dell'educazione alimentare, con particolare attenzione alla diffusione della cultura vegetariana e vegana". A tale scopo, precisa il progetto di legge, i ministeri dell'Istruzione e della Sanità sono chiamati ad organizzare in ogni provincia manifestazioni pubbliche "con il coinvolgimento degli alunni del primo e del secondo ciclo di istruzione".
 
PANORAMA
2 OTTOBRE 2013
 
Con la dieta vegetariana si vive meglio e di più
L'addio al consumo di carne, secondo l'Enpa, l'ente nazionale protezione animali, è la chiave di volta per risolvere molte delle situazioni di emergenza del pianeta. Al via la Settimana mondiale vegetariana
 
Roma - Dalla fame al riscaldamento globale, dalle malattie all'uso sostenibile delle risorse. L'addio al consumo di carne, secondo l'Enpa , l'ente nazionale protezione animali, oltre a risparmiare la vita a milioni di animali, è la chiave di volta per risolvere molte delle situazioni emergenziali del pianeta.
 "Solo il 20% della popolazione mondiale ha regolare accesso alle risorse alimentari mentre il 26% della superficie terrestre è letteralmente invaso dagli allevamenti, ai quali è imputabile l'emissione del 18% dei gas serra, la distruzione di milioni di ettari di foreste e la perdita di biodiversità, nonché la produzione annua di 1.050 miliardi di tonnellate di deiezioni", spiega il direttore scientifico dell'Enpa, Ilaria Ferri, in occasione della Settimana Vegetariana Mondiale che si celebra in tutto il pianeta dal 1 al 7 ottobre.
 "Per mantenere gli allevamenti si sperpera una grandissima quantità di risorse - prosegue Ferri -: occorrono più di 16 kg di foraggi per produrre un kg di carne. Inoltre, stando a quanto riferito dalla Fao, occorrono circa 15mila litri di acqua per produrre un kg di carne e appena 2mila per ottenere la stessa quantità di grano. In altri termini, se le risorse necessarie alla produzione di carne fossero investite per l'agricoltura, probabilmente la fame sarebbe solo un ricordo". Secondo l'Enpa, poi, rinunciare alla carne prolunga la vita e ne migliora la qualità.
Una ricerca inglese durata 12 anni, che ha interessato un campione di oltre 60mila persone, pubblicata sul British Journal of Cancer, ha dimostrato che i vegetariani hanno meno probabilità di ammalarsi di tumore rispetto a chi mangia carne. Secondo lo studio, riportato dall'Enpa, i vegetariani hanno il 45% di probabilità in meno di sviluppare il cancro del sangue e il 12% di probabilità in meno di manifestare un qualsiasi tipo di tumore. Per contro, chi consuma molta carne (due volte al giorno, per esempio un panino col prosciutto a pranzo e una bistecca a cena), vede aumentare del 35% il rischio di ammalarsi di cancro all'intestino. 
"Benché a molti possa sembrare strano - conclude Ferri - la carne può essere un nemico della nostra salute. Sono numerosi gli studi che hanno dimostrato l'esistenza di una stretta correlazione tra un regime alimentare a forte contenuto di grassi saturi di origine animale e molte patologie, tra cui il cancro. Vegetariani e vegani, invece, non solo non vengono colpiti dai tumori dell'apparato digerente, ma sono meno soggetti anche ad altre alle malattie come diabete, trombosi, osteoporosi, artrite, malattie renali, obesità e ipertensione. La dieta vegetariana e vegana, inoltre, contribuisce a mantenere pulite le nostre coronarie e, di conseguenza, a prevenire il 97% delle cardiopatie".
 
GEA PRESS
2 OTTOBRE 2013
 
Lombardia – 450.000 euro per una ricerca senza animali
Il progetto di legge, elaborato da UGDA, già presentato in sede di Commissione Sanità.
 
Presentato nei giorni scorsi ai lavori del Consiglio regionale lombardo, il Progetto di Legge promosso dal Comitato Nazionale per l’Istituzione dell’Ufficio del Garante dei Diritti degli Animali (UGDA), che si propone di stanziare 450.000 euro in favore della ricerca sostitutiva.
“Se questo progetto verrà approvato senza essere snaturato per interessi diversi – ha dichiarato Paola Suà, presidente di UGDA – sarà la prima importante incrinatura nel muro della sperimentazione animale in quanto andrebbe a stanziare una prima somma di rilevo per la promozione della ricerca sostitutiva“.
Un passo verso la civiltà in una regione dove la Sanità è notoriamente traino per tutta Italia.
Nel corso dell’audizione tenutasi lo scorso 25 settembre presso la Commissione Sanità della regione Lombardia, l’UGDA, presente con il suo responsabile Pierangelo Greggio, ha voluto sottolineare come la cifra, di certo non in grado di sostenere la costruzione di nuovi laboratori, dovrà comunque garantire un corretto utilizzo in termini di personale operante. In altri termini, dovrà essere utilizzata in laboratori già esistenti ma le somme non potranno che essere destinate a chi già da tempo impegnato in sperimentazioni diverse da quelle animali oltre che a obiettori di coscienza. Un vincolo tassativo, per impedire che la ricerca venga affidata a chi di fatto la nega sostenendo la vivisezione come unica via possibile. Nel caso, si paleserebbe un vero e proprio controsenso oltre che un “regalo” alla vivisezione stessa.
In tal senso, nel corso dei lavori di Commissione, è stata riscontrata l’attenzione del presidente Fabio Rizzi, già firmatario, durante la scorsa legislatura nazionale, di una mozione che vincolava il Ministero della Salute a considerare il divieto di sperimentare su cani e gatti randagi (già da tempo esistente in Italia) nelle fasi di recepimento della Direttiva europea di settore (cosiddetta “Direttiva Vivisezione”).
Nel corso dell’audizione, l’UGDA ha altresì rilevato come “pur essendo sostenitori convinti della totale abolizione della vivisezione, si ritene che la proposta in oggetto rappresenti un primo importante passo in favore di una ricerca etica“.
 
IL GIORNALE
2 OTTOBRE 2013
 
I gatti si affezionano davvero ma i cani ci capiscono di più
Il linguaggio canino si avvicina a quello dell'uomo. Con i mici è difficile "comunicare", ma si riscontrano reali affinità con le nostre personalità
 
OSCAR GRAZIOLI
 
Il mondo si divide in due: chi ama i cani e chi ama i gatti. Naturalmente, come capita per molti «adagi» si tratta di una semplificazione non corrispondente alla realtà, ma non ci va poi così lontana. Pete Etchells, uno psicobiologo inglese che insegna alla Bath University, ha scritto sul Guardian un articolo intitolato: «La nostra complicata relazione con il gatto», La settimana dopo Nathalia Gjersoe, un'altra psicologa, ha scritto sulla stessa rivista un altro articolo intitolato «La nostra poco complicata relazione con i cani». Una sorta di raffinato divertissement che i redattori della blasonata rivista inglese hanno voluto regalare ai lettori.
Tre anni fa, il dipartimento di Psicologia di Cambridge ha chiesto a tre studiosi di mettere a punto un questionario che identificasse se si fosse una persona/gatto o una persona/cane. All'indagine hanno partecipato 4500 tra uomini e donne e sia chiaro sia io ne sto solo riportando le conclusioni, senza partigianeria di sorta verso il fatto che io sia un uomo/gatto. Allora, la conclusione riguarda i tratti di personalità delle persone studiate. I «gattofili» tendono a subire maggiormente lo stress e sono più aperti verso le esperienze di vita, ma, rispetto ai «cinofili», mostrano minore autodisciplina, minore senso di cooperazione e minore capacità di farsi valere. E or a tenetevi forte: chi è «gatto» è una volta e mezzo più istruito di chi è «cane» (scrivetemi e vi mando gli estremi della ricerca). E per quanto concerne il gatto in sé? Un vecchio aforisma di Bly recita: «Il cane viene subito quando lo chiami, il gatto afferra il messaggio e torna più tardi». È l'antico stereotipo che vuole il gatto distaccato e non particolarmente interessato al contatto con l'uomo. Niente di tutto ciò invece. Uno studio approfondito condotto nel 2007 sul comportamento dei gatti ha stabilito che essi rispondono alla cosiddetta «teoria dell'attaccamento», quella che si verifica tra il bambino e i suoi genitori e che va oltre la pura soddisfazione dei principi basilari della vita come l'alimentazione. L'attaccamento avviene tra due persone, in questo caso bambino e genitore, tra i quali si stabilisce un po' la relazione che intercorre tra la badante (quella seria) e il suo assistito. Similmente al bambino o all'anziano, se guardiamo il gatto in compagnia dei proprietari, lo vedremo rilassato, esplorare il proprio ambiente e giocarci all'interno. Se mettiamo il gatto con una persona estranea, miagolerà di meno e passerà tutto il tempo nascosto o vicino a una porta. Quindi, i gatti non sono così distaccati verso i loro padroni, come forse pensavamo prima.
E veniamo ai cani. Un vecchio studio ha dimostrato che neanche i primati superiori (scimpanzé e bonobo) riescono a intuire dove è nascosta la caramella, celata sotto una tazza, che io sto indicando e guardando, cosa che invece fa un bambino di un anno. Ebbene, il cane la va a scovare senza difficoltà anche se non ha alcun profumo. Non solo, anche dalla lunga distanza, basta un cenno del capo e il cane prenderà la caramella. Di più ancora: se io indico la caramella nascosta e cammino con la testa voltata da un'altra parte, lui andrà a prendersi la caramella. Altri test dimostrano inequivocabilmente che il cane riesce interpretare quanto pensiamo, cosa che è negata persino alle scimmie non antropomorfe e che richiede mesi di apprendimento per i bambini.
Un unico test accomuna decisamente almeno un comportamento di cani e gatti: loro ci amano.
 
GREE STYLE
2 OTTOBRE 2013
 
Perché i cani amano il cibo per gatti?
 
L’ingordigia dei cani è leggendaria, mangerebbero sempre e qualsiasi cosa. Escluse le preferenze personali, sembra che il cibo per gatti sia per loro una vera e succulenta tentazione. A quanto pare croccantini e cibo in scatoletta sono una vera prelibatezza per Fido, che non disdegna assaggi e razzie. Infatti chi possiede un cane e un gatto può confermare l’astuzia con cui il primo riesce a svuotare la ciotola del secondo. Probabilmente tale predisposizione è data dall’alto contenuto proteico del cibo del micio. Il felino è un esemplare carnivoro che ama carne e pesce in egual misura, invece il cane solitamente predilige un menù di tipo onnivoro e ricco di fibre. Sharon Crowell-Davis, professoressa presso il College of Veterinary Medicine all’University o f Georgia, studia da tempo questa predisposizione verso il cibo felino. E spesso utilizza croccantini e biscottini per gatti per educare i cuccioli di cane. Sono appetibili e golosi, del tutto irresistibili proprio grazie all’alto contenuto proteico a base di carne o pesce. Ovviamente è bene non esagerare, perché l’assunzione costante potrebbe creare problemi di salute. Molti cani possono risultare intolleranti al cibo per gatti, quindi rigettare o avere la diarrea. Nonostante l’aspetto goloso e succulento alla lunga, il cibo per gatti, potrebbe stressare l’apparato digerente canino. Non essendo adeguatamente bilanciato è povero di fibre, e agisce negativamente su fegato e reni, oltre a essere espressamente mixato per il fabbisogno del gatto. Secondo la professoressa Crowell: Ci sono due ingredienti essenziali nel cibo per gatti che non sono presenti in quello per cani, e viceversa. La taurina è un aminoacido che i cani posson o produrre nel proprio corpo, al contrario dei gatti, e l’acido arachidonico cioè un acido grasso indispensabile per i gatti. Meglio quindi controllare eventuali assalti verso la ciotola felina, separando adeguatamente i due menù così da rispettare le necessità di ognuno.
 
LA ZAMPA.IT
2 OTTOBRE 2013
 
Ollivet-Courtois, come curare il diabete dello scimpanzé
 
In “Un elefante in sala d’attesa”
le avventure di una veterinaria speciale che segue solo animali selvatici con amore, coraggio
e buoni riflessi
 
Fulvio Ervas
 
Tutti sanno cosa sia un cammello, una giraffa, un rinoceronte. Ma una cervicapra? E un binturong? Un tamarino? Pochi. Ma anche chi conosca cammello, giraffa, e rinoceronte, saprebbe metterci le mani? Solo un veterinario di animali esotici potrebbe.  
Un tizio speciale che nella sala d’attesa non abbia solo, come sarà capitato tante volte di vedere, cani simil-uomo, gatti sospettosi e qualche coniglio con la congiuntivite.  
Bisogna immaginare un ambulatorio esteso su un ampio territorio (siamo in Francia), disseminato di animali d’ogni sorta, ciascuno con un suo acciacco, tutti in attesa, non sempre pazientemente, del dottore. 
Il fatto è che la nostra attitudine a collezionare le forme della vita (facendo delle nostre campagne, delle nostre città, persino di certi condomini, un’esposizione permanente di un mondo arbitrariamente mescolato) produce, come effetto collaterale, la circolazione di rinoceronti, alligatori, oranghi, leoni, bufali, linci e quant’altro. 
Ecco, le «avventure» di Florence Ollivet-Courtois sono una carrellata, curiosa, che rivela un altro aspetto della presenza, nelle nostre vite, di animali esotici. Perché si può, lungamente, discutere sul senso e sull’opportunità, di relegare un animale in gabbia, un pitone nella vasca da bagno, un coguaro nel poggiolo. 
Il fatto è che sono qui, separati dalle loro reti di relazioni e non sono personaggi da fumetti, sfondi per cataloghi turistici, comparse in qualche circo, curiosità da giardini zoologici (giardini?). Gli animali esotici, proprio come noi, hanno un corpo, sono biologia. S’ammalano, si rompono, patiscono. E bisogna metterci mano. 
L’autrice racconta, con passione, perché è una veterinaria appassionata, dei tanti aggiustamenti di corpi non umani ed è un viaggio, a tratti divertente, sempre emozionante, dentro (è il caso di dirlo) il corpo del diverso, diverso per specie naturalmente. Perché quando s’ammala un cebo cappuccino o un mandrillo, vuoi per affetto, vuoi per interesse, magari perché rappresentano un autentico pericolo, corriamo a bussare alla porta della veterinaria. La quale non solo deve conoscere le abitudini, l’anatomia e la fisiologia di una moltitudine di specie, deve architettare, e c’é un fascino incredibile in questo, le modalità per avvicinare l’animale, per sedarlo, per poterlo curare senza ulteriori danni. 
Quando si deve accompagnare il corpo di una giraffa, sedata, che s’addormenta e crolla a terra da qualche metro d’altezza, entra in gioco la fisica. E sollevare o girare su un fianco un’elefantessa? Sono necessarie soluzioni ingegneristiche e, allo stesso tempo, delicate e rispettose.  
Ci vuole pazienza e invenzione: come si abitua uno scimpanzé ad una iniezione quotidiana di insulina? 
Tra l’umanità che caccia e quella che cura c’é un abisso di sensibilità, di percezione della complessità e del posto che gli altri viventi occupano nella rete della vita. 
Naturalmente ci sono anche mucche, cavalli, in questi racconti. Persino una poiana in un supermercato.  
Alle volte sembra di vederla, la veterinaria, come protagonista di un serial televisivo (e il materiale ci sarebbe), con il suo fucile ipodermico calcolare la forza del vento, la distanza, la forma dell’animale, il suo modo di procedere e poi sparare capsule narcotizzanti.  
Fortunatamente per noi, resta tra le pagine di un buon libro, lontana (speriamo) dalle mielose serie sul mondo animale, dove recitano tutti male, foche e gabbiani compresi. 
Nel libro, infatti, gli odori si percepiscono: degli animali che tentano una fuga verso qualche libertà, di uno scimpanzé aggressivo, del ventre di un elefante svuotato dall’autopsia, di uno struzzo che scappa con una freccetta ipodermica conficcata nella testa (e se la cava). 
E ci sono gli «odori» della veterinaria: il dente di lupo in un occhio, il rostro di un rapace nella mano e poi calci, colpi, sgroppate. Un ceffone da uno gibbone. Perché ci si mette in gioco, si rischia, si prova. 
Si sbaglia, s’impara: la passione ha sempre una doppia direzione, due lati. 
Che Un elefante in sala d’attesa non sia una semplice sequenza di inusuali schede veterinarie, lo rivelano, infine, le commoventi annotazioni sul rapporto con gli elefanti: «E con la punta della proboscide mi ha delicatamente slegato i lacci delle scarpe. Con gli animali, il cerchio non si chiude mai».  
E’ la bellezza incontenibile della «grande» vita (proprio come balene e sequoie), è la loro emotività, è la tragedia nel vederli morire, anche se potrebbe sembrare impossibile che tanta massa organica soccomba, come il più piccolo dei batteri.  
E possa piangere, come noi. 
Ah, una cervicapra è un’antilope asiatica velocissima e il binturong una sorta di orsetto lavatore, per niente socievole, come precisa la nostra veterinaria. Meglio crederle. 
E il tamarino? Eh, il tamarino… 
 
GEA PRESS
2 OTTOBRE 2013
 
ZIMBABWE, ALL'ATTACCO CON IL CIANURO: 91 ELEFANTI AMMAZZATI
Preoccupate le autorità locali: "Mai accaduto"
 
Il cattivo odore di carcasse putrefatte di elefanti aleggia nello Zimbabwe occidentale, dove i funzionari della fauna selvatica hanno fatto sapere che almeno 91 elefanti sono stati avvelenati con il cianuro dai bracconieri con l'obiettivo di amputare ai pachidermi le zanne per il lucroso mercato illegale di avorio. Lo rivela phys.org.
Ossa massicce, alcune già sbiancate dal sole cocente nel Parco nazionale Hwange, disseminate intorno ad un abbeveratoio remoto in cui sono stati trovati 18 cadaveri. Le autorità hanno aggiunto che il cianuro usato nelle miniere d'oro è stato sparso dai bracconieri. Poi leoni, iene e avvoltoi sono morti per aver deciso di nutrirsi di carcasse contaminate o di bere nelle vicinanze.
"Ciò a cui stiamo assistendo oggi è molto più grav e rispetto al passato", ha sottolineato il ministro dell'Ambiente Saviour Kasukuwere parlando con i giornalisti in un viaggio nel parco lunedì scorso.
La maggior parte degli elefanti avvelenati hanno perso la vita nel mese scorso. Per loro non c'è stato nulla da fare. Il cianuro è letale: attacca il flusso sanguigno, uccide quasi all'istante e provoca una rapida decomposizione. Questo prodotto chimico, tra l'altro, viene comunemente utilizzato dai trafficanti illegali di oro per separare il metallo prezioso dal minerale circostante, per cui si trova facilmente nella zona.
Nove sospetti bracconieri sono stati arrestati a settembre in seguito alla più vasta e brutale opera di bracconaggio. Tre uomini sono stati condannati a pene fino a 16 anni di carcere. Una strage nel parco Hwange, che si estende per oltre 14.000 chilometri quadrati, ed ha una delle più alte concentrazioni di elefanti in Africa.
 
NEL CUORE.ORG
2 OTTOBRE 2013
 
GROENLANDIA, LE RENNE A RISCHIO PER LO SCIOGLIMENTO DEI GHIACCI
Lo rivela uno studio dell'ateneo di Penn State
 
L'orso polare non è l'unica specie minacciata dalla fusione dei ghiacciai, il cui impatto può essere avvertito a parecchia distanza dalle terre artiche, ostacolando la riproduzione di erbivori come le renne della Groenlandia. Lo rivela uno studio dell'università americana di Penn State, riferisce Quotidiano.net.
La fusione del ghiaccio marino artico, che copre una superficie di 15 milioni di chilometri quadrati, ha raggiunto un picco durante l'estate 2012. Un fenomeno che minaccia direttamente di estinzione gli orsi polari, cancellando man mano il loro habitat naturale. Ma lo scioglimento del ghiaccio marino può anche avere delle ripercussioni inaspettate nell'entroterra, secondo un gruppo di ricercatori che ha studiato una zona montuosa della Groenlandia occidentale, misurando diversi parametri per più anni.
Gli studiosi, in particolare, hanno constatato che la popolazione delle renne della regione è numericamente scesa a seguito di un crollo delle nascite e di un alto tasso di mortalità. 
La conclusione dello studio? Nonostante ci sia stata una vegetazione abbondante e anticipata, le renne non hanno potuto trarne vantaggio perché non sono riusciti a modificare le loro abitudini migratorie millenarie e, dunque, non hanno saputo approfittare del periodo di massimo valore nutritivo delle piante. Per gli scienziati, infine, è la fusione del ghiaccio del mare ad avere il più alto livello di correlazione con lo sviluppo precoce della vegetazione e il declino demografico delle renne.
 
NEL CUORE.ORG
2 OTTOBRE 2013
 
IL MAR GLACIALE ARTICO SI RITIRA E 10.000 TRICHECHI VANNO IN ALASKA
Lo riferiscono gli scienziati americani della Noaa
 
Si stima che circa 10.000 tricheci, non in grado di trovare ghiaccio marino nell'Oceano Artico, siano andati sulla costa nord-ovest dell'Alaska. Gli scienziati della National oceanic and atmospheric administration (Noaa) - scrive HuffPost - hanno fotografato venerdì scorso in una spiaggia su un'isola vicino a Point Lay, un villaggio degli eschimesi Inupiat 482 chilometri a sud-ovest di Barrow e 1.100 km a nord-ovest di Anchorage.
Gli esemplari sono venuti a riva da metà settembre. Il grande branco è stato avvistato durante la l'indagine aerea annuale sui mammiferi marini nell'Artico della Noaa, uno sforzo condotto con il Bureau of Ocean Energy Management.
Secondo le stime, da 2.000 a 4.000 trichechi circa sono stati fotografati il 12 settembre in questo sito. Lo US Fish and W ildlife Service, l'agenzia che si occupa dei trichechi, hanno preso immediatamente provvedimenti per impedire una fuga precipitosa tra gli animali rimasti bloccati sulla costa rocciosa. L' agenzia lavora con i villaggi per tenere la gente e gli aerei a distanza di sicurezza dagli allevamenti.
I piccoli sono particolarmente vulnerabili a fughe precipitose innescate da un orso polare, un cacciatore umano o un aereo a bassa quota. Le carcasse di oltre 130 per lo più giovani trichechi sono state contate dopo una "corsa" disperata nel settembre del 2009 in Alaska .
Il raduno dei tricheco sulla costa è un fenomeno che ha accompagnato la perdita di ghiacci estivi, dovuta al riscaldamento del clima. Il tricheco del Pacifico trascorrere gli inverni nel mare di Bering. Le femmine partoriscono nel mare ghiacciato e usano il ghiaccio come un trampolino per raggiungere molluschi e vermi sulla piattaforma continentale poco profonda.
Con le temperature sempre pi&ugra ve; calde in estate, il bordo del ghiaccio marino si ritira a Nord. E la situazione sta peggiorando. In passato, un gran numero di trichechi è stato avvistato sul lato statunitense del mare di Chukchi nel 2007. Qui sono tornati nel 2009 e nel 2011, infine, gli scienziati hanno contato 30.000 esemplari lungo un chilometro di spiaggia nei pressi di Point Lay .
 
AGI
2 OTTOBRE 2013
 
Sudafrica: leopardo scappato da parco Kruger morde un uomo
 
Johannesburg - Un leopardo e' scappato dal parco nazionale di Kruger in Sudafrica e ha morso un abitante di un vicino villaggio, che e' riuscito a mettersi in salvo prima di essere sbranato. "E' fortunato di essere vivo", ha detto il portavoce del parco Rey Thakhuli, spiegando che la vittima si trova in ospedale ma le sue condizioni sono stabili. L'animale era riuscito a fuggire attraverso una fessura nelle recinzioni: ora e' stato recuperato e i ranger stanno controllando che non abbia piu' modo di uscire.
Nei giorni scorsi c'era stato un altro incidente nel parco di Kruger: un guardiano ferito da un bufalo scappato da Punda Maria, nella zona nord del parco.
 
GEA PRESS
3 OTTOBRE 2013
 
Melendugno (LE) – Cagnolino finito a morsi e fucilata
Le indagini della Polizia Municipale - Il Comandate: quest'anno il numero degli abbandoni è aumentato.

 
Una storia triste, accaduta nello scorso fine settimana a Melendugno, in provincia di Lecce. Al centro ancora maltrattamenti in danno degli animali, ma anche tante storie di persone che si prodigano per loro. Era già successo lo scorso fine agosto, quando una telecamera di sorveglianza filmò l’incredibile atto di una persona intenta a gettare dei cagnolini oltre un muro (vedi articolo GeaPress e Video). In quel caso fu proprio la denuncia di un cittadino di Melendugno a permettere ai Carabinieri di rintracciare e denunciare in breve tempo il presunto autore del gesto.
Questa volta ad occuparsi del nuovo episodio è la Polizia Municipale guidata dal Comandante Antonio Nahi. In questo caso, però, l’autore del gesto potrebbe non essere dei luoghi.
Una segnalazione, pervenuta al Comando, riportava infatti la presenza di un cane morto nei pressi di una località costiera a ridosso della palude di Cassano. Una persona sicuramente sconvolta dal dolore. Un referente di zona al quale i volontari avevano affidato le cure del meticcio di circa un anno che era stato abbandonato poco tempo prima. “Uno dei tanti che purtroppo abbiamo dovuto registrare quest’anno” – riferisce rammaricato il Comandante della Polizia Municipale a GeaPress. Sta di fatto che la segnalazione riportava di un cane ormai morto.
Già di prima mattina la Polizia Municipale si reca sul posto. Sono stati avvisati anche i Carabinieri, ma del cane nessuna traccia. Bisogna tornare con la signora e farsi spiegare bene, tra le casette di villeggiatura allineate tra la costa e la palude, dove esattamente ha trovato il cane. Quando questo avviene, incredibilmente, il povero animale è ancora vivo. La Polizia Municipale provvede così al ricovero urgente ma purtroppo il cagnolino non riuscirà a salvarsi.
“Il corpo del cane – riferisce a GeaPress l’Istruttore di Vigilanza Francesco Potì – presentava varie lacerazioni di morsicature e poi, nella parte posteriore, la ferita da arma da fuoco“. All’esame medico veterinario il povero cagnolino aveva in corpo pallini da caccia.
Secondo il Comandante Nahi, non è da escludere che il cagnolino, inoltratosi nei pressi della palude, abbia incontrato uno o più cani da caccia. Il probabile litigio e poi lo sparo del fucile del cacciatore. Forse dei cani di pregio ed il panico, spiegano dalla Polizia Municipale, ma di certo il povero meticcio è stato colpito dai pallini anche se le ferite più gravi sembrano  quelle causate dai morsi.
Risalire a quanto effettivamente successo, non è però semplice. La Polizia Municipale sta sentendo alcune persone, ma l’ipotesi che il cagnetto possa avere incontrato i cani da caccia, complica il tutto. La palude, infatti, risulta essere frequentata non solo da cacciatori locali ma anche da fuori provincia.
La notizia di reato è stata nel frattempo inoltrata alla Procura della Repubblica di Lecce e la speranza della Polizia Municipale è che qualcuno possa aver visto o udito quacosa.
A Melendugno operano dei volontari che provvedono all’assistenza dei cani. Si cerca così di trovare un referente, come successo anche nel caso del meticcio in questione. Purtroppo, dove sono avvenuti i fatti, è una zona abitata quasi esclusivamente d’estate. Finite le ferie, le persone vanno via. Era rimasto solo, come altri, eccetto che per la presenza della signora che continuava a recarsi nei luoghi. Nel paese i cani randagi vengono ricoverati, sterilizzati e se possibile immessi in territorio.
 
IL RESTO DEL CARLINO
3 OTTOBRE 2013
 
Due delfini morti in spiaggia, uno ha una rete da pesca in bocca
Le carcasse sono state trovate a Marina di Ravenna e a Marina Romea. I mammiferi misurano uno due metri e mezzo e uno più di tre
 
di Alessandro Cicognani
 
Ravenna - Due delfini nel giro di poche ore trovati spiaggiati. Il primo è stato avvistato questa mattina intorno alle 10.30 da una donna intenta a fare una passeggiata lungo l'arenile di Marina di Ravenna.
Tre metri e 17 di lunghezza, razza presumibilmente Tursiope, il mammifero sicuramente adulto, viste le grandi dimensioni, era spiaggiato di fronte allo stabilimento balneare Paradiso. Nessun segno di ferite, a parte alcune escoriazioni dovute al rotolamento. Unica stranezza la presenza di una rete in nylon in bocca, di quelle che i pescatori utilizzano nella pesca a strascico.
Alle 12 è giunta poi la notizia di un secondo delfino, questa volta trovato spiaggiato a Marina Romea dai titolari del bagno Stefano. Mammifero di due metri e cinquanta, anche questo non presenta alcun segno di ferite. Dalla Fondazione cetacea di Ravenna fanno sapere che, per il momento, è ancora presto per fare congetture sulle cause che hanno portato alla morte dei due animali.
Le carcasse verranno asportate nel pomeriggio da un addetto autorizzato dalla capitaneria di porto e dalla guardia forestale, per poi eseguire l'autopsia. Avvisata anche l'università di Padova per eventuali studi.
FOTO
 
VICENZA TODAY
3 OTTOBRE 2013
 
Capriolo denutrito salvato da polizia provinciale lungo Peschiera dei Muzzi
L'intervento delle giubbe verdi è avvenuto mercoledì mattina, dopo numerose segnalazioni arrivate alla Provincia di Vicenza. L'animale cercava di attraversare la trafficata arteria
Peschiera dei muzzi, salvato capriolo



 

Prov. Di Vicenza - Salvato dalle auto e forse anche dalla morte. Segnalato da alcuni cittadini di Valle di Castelgomberto, tra i quali l'ex autista provinciale, ora in pensione, Giuseppe Pasin, un adulto di capriolo è stato questa mattina catturato da 3 agenti della Polizia Provinciale a ridosso della SP 35 “Peschiera dei Muzzi”. “Ci hanno telefonato anche molti automobilisti– spiega l'agente Fabio Pegoraro – l'animale sembrava davvero volesse attraversare questa arteria molto trafficata, per cui ci siamo spostati il prima possibile sul posto”. Doppia, la sorpresa, all'arrivo: il capriolo, fermo a 50 metri dalla strada, presentava infatti evidenti segni di denutrizione. Preoccupati delle sue condizioni, Pegoraro e i suoi due colleghi Stocchero e Corà decidevano allora la strategia di cattura più idonea. “Senza reti e soprattutto temendo potesse essere indebolito da una malattia tanto era “magro picà”, abbiamo optato per un'azione di aggiramento all'interno del campo di sorgo dove si era rifugiato. Quando gli sono arrivato alle spalle, però, lui ha attraversato il torrente Onte puntando in direzione degli altri agenti, salvo poi tornare indietro e riattraversarlo per acquattarsi nell'erba cercando di non essere visto. A quel punto sono riuscito a fermarlo, poi lo abbiamo immobilizzato tutti assieme. Vedendolo da vicino l'esemplare sembrerebbe sano nonostante la magrezza”.
Dopo un rapido consulto si è deciso comunque di portarlo da un veterinario di fiducia per poi trasferirlo in un recinto protetto dove fargli riacquistare peso e forze prima di liberarlo nuovamente.
 
GEA PRESS
3 OTTOBRE 2013
 
Appello a San Francesco – Nel Suo giorno, ci faccia sapere della lupa di Brancaleone (RC)
La pietà mancata. Poche o nulle novità, sulla lupa "dimenticata" nella panchina

 
Oggi ricorre un mese esatto da quanto su una panchina di via Risorgimento a Razzà, frazione di Brancaleone (RC), è stata rinvenuta una lupa uccisa con un colpo di pallettone alla gola. Del povero animale, però, si è saputo solo ventidue giorni dopo, grazie ad una denuncia del nucleo reggino del CABS (Committe Against Bird Slaughter).
A distanza di un mese, i protezionisti pensano proprio che quella povera lupa, ai confini dello stivale italiano, non sia stata granché considerata. Si spera quasi in San Francesco, protettore degli animali, per il quale, domani, si festeggia la ricorrenza. Lui che parlò al lupo, faccia il miracolo.
Le uniche solidarietà finora riscontrate,  sono state proprio a Brancaleone. Si tratta dell’associazione “Oltre l’Arcobaleno”, della ProLoco e dell’ATC (Ambito Territoriale di Caccia). Anzi, per dirla tutta, ancora non è stato neanche definito se trattasi di lupo o di incrocio di cane. Si attendono i riscontri veterinari e questi arriveranno tra una ventina di giorni. Di certo, del ritrovamento è stata informata l’Arma dei Carabinieri e la Procura della Repubblica di Locri, mentre le uniche notizie che trapelano localmente riguardano una parte del movente. Da ricercarsi, forse, nel pascolo brado messo in atto da alcuni pastori. Perchè, però, portare a valle la lupa ed esporla su una panchina? San Francesco, per favore, pensaci tu.
Evidentemente ai confini dello stivale, la morte di un lupo, anzi di una presunta lupa, non è notizia degna di ricevere denunce. Ancor meno se quel corpo sistemato in bella mostra su una panchina di un paese più vicino al mare che all’Aspromonte, non fa presupporre che il povero animale, almeno lui, stia tentando di comunicare qualcosa. Escluso che sia arrivato a nuoto, si dovrebbe dedurre che la lupa sia stata uccisa nel cuore dell’Aspromonte. Nella stagione estiva, è quasi d’obbligo che i lupi stiano nelle impenetrabili (evidentemente non a tutti) silenti selve. Poi, quando cadono alcuni metri di neve, può capitare che scendano a valle. Eppure c’è chi ha deciso di rischiare di essere individuato e  trasportata la lupa fino ad una panchina per comunicare qualcosa a qualcuno. La strada dove è stata trovata, porta in tre soli posti. A Brancaleone, appunto, a Bruzzano Zeffirio oltre la fiumara ed a Staiti, di fatto nel Parco Nazionale.
Nessun Ministero, come una grande associazione, ha speso mezza parola per la povera lupa.
Speriamo, almeno, che voglia pensarci proprio Lui, il Santo protettore degli animali che con il lupo parlò e capì.
 
LA NUOVA SARDEGNA
3 OTTOBRE 2013
 
Sequestrato Tir carico di ovini morti
 
«È stato bloccato e sequestrato dal Corpo Forestale della Sardegna un Tir carico di 25 tonnellate di ovini morti per blue tongue e resti di macellazione di suini, in partenza all'imbarco da Cagliari». Lo ha dichiarato il presidente Cappellacci, dopo essere stato informato dal comandante della forestale, Carlo Masnata, al termine dell'operazione che ha condotto al blocco del carico della ditta Lem di Thiesi. «Il carico – ha aggiunto il governatore – era pronto a viaggiare falsamente certificato come sottoprodotto di origine animale (SOA) di terza categoria, che normalmente è trasformabile in farine, grassi che vengono rimessi nel mercato».
 
NEL CUORE.ORG
4 OTTOBRE 2013
 
TRAFFICO DI SUINI E OVINI MORTI TRA LA SARDEGNA E LA CAMPANIA
Cinque indagati. La Forestale sequestra due tir
 
Carcasse di ovini e suini malati provenienti da tutta la Sardegna che, anziché essere distrutte come previsto dalla legge, venivano dirottate in Campania e poi nel Lazio per essere trasformate in alimenti per cani e mangime per pesci. Il traffico è stato scoperto dagli investigatori dalla Forestale, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Cagliari. Gli uomini del nucleo investigativo hanno sequestrato due tir con trenta tonnellate circa ciascuno di carcasse di pecore morte a causa dell'epidemia della "lingua blu". Al momento risultano cinque indagati, amministratori delle societa' coinvolte.
Il primo carico è stato intercettato due giorni fa nel porto di Cagliari prima che venisse imbarcato nel traghetto diretto a Napoli. Il secondo tir è stato invece bloccato ieri a Thiesi, in provincia di Sassari, nei pressi dello stabilimento della Lem Snc (Linea Ecologica Mangia), un'azienda che si occupa della raccolta e del trattamento di rifiuti di macellazione. La società è al centro delle indagini avviate l'11 luglio scorso dopo la scoperta, all'interno dello stabilimento del Sassarese, di una tonnellata circa di carcasse di maiali morti che, a causa dell'epidemia di peste suina africana che flagella gli allevamenti dell'isola, non poteva avere accesso alla struttura. I suini morti, così come le pecore malate, andavano smaltiti in tre centri specializzati del Cagliaritano (Tecnocasic, Agrolip, Ecotravel). Invece, secondo l'ipotesi degli investigatori del Corpo forestale guidati dal commissario Ugo Calledda suffragata da quanto accertato dopo i sequestri dei due tir, venivano indirizzati, con documenti falsi, a Caivano in Campania.
In questa cittadina, la Lem ha uno stabilimento per la manipolazione degli scarti animali, una sorta di grosso frantoio dove le carcasse vengono trasformate in una poltiglia con la quale, nel terzo stabilimento della Lem, a Frosinone, vengono realizzati i mangimi per animali per cui i resti della carne infette, di fatto - come confermano gli inquirenti - vengono reinseriti nel circuito alimentare. Gli inquirenti guidati dal sostituto della Dda Guido Pani, che indagano in modo parallelo sul ritrovamento di suini a luglio e sui due sequestri di pecore di questi giorni, ipotizzano il reato di traffico organizzato di rifiuti pericolosi. Le indagini del nucleo investigativo del CfS proseguono per fare completa luce sul traffico e promettono nuovi sviluppi a breve con anche il coinvolgimento di altre persone di rilievo.
 
LA NUOVA SARDEGNA
5 OTTOBRE 2013
 
Pecore morte, cinque avvisi di garanzia
 
di Antonello Deidda
 
CAGLIARI Il regno sardo-campano delle carcasse di animali infetti è alle corde. «Un fatto gravissimo», aveva detto all’origine dell’inchiesta il comandante del Corpo forestale, Ugo Calledda. «Un pericolo grossissimo per la salute umana», ha aggiunto ieri mattina Roberto Vivarelli, il responsabile dell’Agrolip, l’azienda di Macchiareddu dove sono stati portati i carichi “sospetti” e dove sarà smaltito tutto il materiale sequestrato: tonnellate di resti animali, compresi ovini uccisi dalla Blue tongue e suini morti con patologie pericolose per l’uomo. L’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia (che ipotizza il reato di traffico illegale organizzato di rifiuti per cinque indagati) è agli inizi ma promette molto presto sviluppi clamorosi: partita a metà luglio (quando all’interno dello stabilimento della Lem di Thiesi venne sequestrato un carico di una tonnellata di carcasse di maiali morti che, per la epidemia di peste suina africana, non poteva aver accesso allo stabilmento), ha fatto registrare due clamorosi sequestri di materiale infetto in due giorni a opera della Foresatale. I resti, una volta arrivati via nave nel Napoletano (a Caivano), avrebbero dovuto subire un primo trattamento, per essere infine destinati ad uno stabilimento di Frosinone per ottenere farine animali, cibi per cani e gatti, saponi. Roba pericolosa, pericolosissima per la salute umana, come confermato dai primi sospetti degli investigatori. L’inchiesta. Ieri pomeriggio nell’ufficio del sostituto procuratore della Dda Guido Pani è stato fatto il punto dell’inchiesta e stilato il programma dei prossimi giorni. Cinque le persone alle quali è stato inviata informazione di ga ranzia dal magistrato: fra gli altri, i tre fratelli Mangia (Pietro, Mario e Antonio) e Tommaso Gatta, direttore operativo in Sardegna. I suini morti, così come le pecore colpite dalla Blue tongue, si sarebbero dovuto smaltire in uno dei centri autorizzati del Cagliaritano (Agrolip, Tecnocasic ed Ecotravel). Invece – secondo l’ipotesi investigativa – i Tir con il materiale pericoloso sarebbero stati indirizzati verso la Campania con falsa documentazione. Riscontri. Il lavoro del nucleo investigativo della Forestale è stato certosino: raccolti i sospetti hanno eseguito i controlli sulla merce sospetta, coinvolgendo i servizi veterinari della Asl 1 di Sassari e dell’Asl 9 di Cagliari. Di tutti i capi sospetti si conosce dunque la provenienza e l’identità. Un lavoro che dovrebbe facilitare il compito del pm. Ieri sono stati completati gli adempimenti burocratici e notificati gli atti relativi al materiale sequestrato. Sono stati preparati i verbali di ispezione e nei prossimi giorni si avrà la convalida. Poi inizieranno gli interrogatori. Il pm Guido Pani ha intenzione di sentire le persone sotto inchiesta, e lo farà forse dalla metà della prossima settimana. Allora sarà pronta la relazione della Forestale sulla vicenda. I sospetti. Carcasse di ovini e suini malati provenienti da tutta la Sardegna che – anziché essere smaltite come vuole la legge europea emanata dopo le emergenze alimentari degli ultimi anni (diossina nel 1999, Peste suina nel 2000, e soprattutto l’Encefalopatia spongiforme bovina, nota come Mucca pazza dei primi anni Duemila) – venivano portate in continente. Ma il sospetto della Forestale è che i viaggi dei Tir si sono ripetuti nel corso degli ultimi mesi e su questo fronte sono state avviate verifiche e controlli. Il commissario Ugo Calledda ritiene «plausibile» una ipotesi dal genere ma per il momento mancano le conferme . Lo smaltimento. Il materiale che è stato posto sotto sequestro nei Tir intercettati al porto di Cagliari e alla Lem di Thiesi dovrà essere eliminato. L’Agrolip, azienda creata nel 1994 e diretta da Roberto Vivarelli, aspetta per questo un provvedimento di dissequestro della magistratura e poi, forse la prossima settimana, potrà avviare il lavoro nell’azienda di Macchiareddu. L’emergenza è nata perché sottoprodotti di origine animale di categoria 1 (la più pericolosa per la salute umana) sono stati fatti viaggiare con documentazione che portava la categoria 3. Un’azione criminosa e scellerata, se fossero confermati i sospetti.
 
SALERNO NOTIZIE
3 OTTOBRE 2013
 
Ladro di cardellini scoperto nel salernitano, aveva piazzato esche e trappole per catturare i volatili
 
Prov. Di Salerno - I Carabinieri della stazione di Buonabitacolo, coordinati dal comando compagnia di Sala Consilina, hanno tratto in arresto F.V. classe 58, di Scafati, per il reato di furto aggravato venatorio. L’uomo, infatti, dopo alcune ore di appostamento, e’ stato colto dai militari intento posizionare delle trappole, costituite da nylon, corde e gabbie di piccole dimensioni, all’interno di una zona boschiva, al fine di catturare dei volatili della specie cardellini. Durante le fasi di identificazione, i militari si sono accorti della presenza, tra la fitta vegetazione, e occultati, di altre gabbie dove erano trattenuti nr 8 cardellini, oggetto di cattura da parte dell’uomo precedentemente e utilizzati quali richiamo per gli altri volatili.
La successiva perquisizione effettuata presso la casa dell’uomo ha permesso di rinvenire ulteriori nr 31 cardellini, chiusi in altrettante gabbie, non in perfetto stato di salute.
I volatili sono stati trasportati presso il centro di recupero animali selvatici di sessa cilento, ove riceveranno le cure del caso da parte del personale veterinario. L’uomo e’ stato portato presso la sua abitazione ove si trova in regime di arresti domiciliari, come disposto dall’ag di lagonegro.
 
IL RESTO DEL CARLINO
3 OTTOBRE 2013
 
Toro di un anno in fuga, abbattuto per motivi di sicurezza
Il fatto è accaduto ad Ostra Vetere. L'animale, di razza “Meticcia, è scappato nel corso del trasbordo tra il mezzo di un commerciante e il recinto di un’azienda agricola
 
Ostra Vetere (Ancona) -  Ieri ad Ostra Vetere (AN), i carabinieri sono intervenuti per evitare che un toro sfuggito al controllo potesse arrecare danni a persone e cose. Nel pomeriggio è giunta una segnalazione al 112 con la quale si comunicava che un toro di razza “Meticcia”, di circa un anno,  del peso di 3,5 quintali, nel corso del trasbordo tra il mezzo del commerciante ed il recinto di un’azienda agricola del luogo, era riuscito a fuggire, terminando la sua corsa in un limitrofo terreno incolto.
L’animale in forte stato di agitazione, non potendo essere altrimenti recuperato nonostante i ripetuti tentativi, atteso il crescente pericolo, al fine di garantire la sicurezza e l’incolumità di persone e cose, è stato abbattuto da uno degli intervenuti - un imprenditore agricolo del luogo -  a supporto del medico veterinario dell’ASUR 2 di Senigallia e dei carabinieri della locale stazione. Successivamente, la carcassa dell’animale veniva recuperata e trasportata presso il mattatoio di Senigallia (AN). Non si sono registrati incidenti a persone e danni a cose.
 
AGEN PARL
3 OTTOBRE 2013
 
TORINO: RECUPERATA SULLA TANGENZIALE NORD UNA FEMMINA DI CAPRIOLO
 
Torino - Nel primo pomeriggio di oggi la Tangenziale Nord di Torino è stata chiusa al traffico per circa dieci minuti in direzione sud, all’altezza dello svincolo di Borgaro, per consentire le operazioni di recupero di un esemplare femmina di Capriolo, che vagava nello spazio compreso tra il guard-rail e la recinzione esterna della Tangenziale. 
Da alcuni mesi si ripetevano segnalazioni della presenza dell’animale al Servizio Tutela Fauna e Flora della Provincia, alla Polizia Stradale e all’ATIVA. A seguito di alcuni sopralluoghi degli agenti faunistico-ambientali della Provincia, erano stati praticati alcuni varchi, per consentire alla femmina di Capriolo di uscire dalla recinzione della Tangenziale. Ma l’animale si era ormai abituato a vivere in un luogo pericoloso per sé e per la sicurezza della circolazione. 
Dopo l’ennesima segnalazione, è stata organizzata una operazione di cattura, che ha visto al lavoro il Servizio Tutela Fana e Flora della Provincia, la Polizia Stradale (che ha fermato il traffico per il tempo necessario alla cattura dell’animale), personale dell’ATIVA (che ha gestito l’accesso e l’uscita dalla Tangenziale) e della Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Torino. La femmina di Capriolo, dell’apparente età di circa 18 mesi, è stata spinta ad andare verso le reti predisposte per la cattura e successivamente immobilizzata. Era in buone condizioni di salute ed è stata successivamente liberata nella zona pre-parco della Mandria, a La Cassa.
 
IL CENTRO CHIETI
3 OTTOBRE 2013
 
Capriolo investito sull’autostrada
 
Prov. Di Chieti Spaventato ma vivo. Un bellissimo esemplare di capriolo investito sulla A14 è stato salvato dagli agenti della polstrada, fra i caselli di Vasto Nord e Val di Sangro. La polizia ha affidato l'animale alla Forestale di Gissi. Dopo le cure della Asl il capriolo è stato trasferito a Popoli in una struttura specializzata nel recupero di animali selvatici.
 
GAZZETTA DI MODENA
3 OTTOBRE 2013
 
Pecora nel Panaro, i pompieri si calano e la recuperano
 
CAMPOSANTO (MO) - La chiamata ai vigili del fuoco è arrivata dalla polizia municipale: una pecora ormai senza vita era ben visibile sull’argine del Panaro, a Ca’ Bianca. Sul ponte si è quindi recata una squadra dei Saf che con le corde si sono calati fino a sfiorare l’acqua. Un’operazione che ha incuriosito alcuni passanti e che si è conclusa con il recupero dell’animale morto. Sempre per quanto riguarda gli animali va segnalato l’aumento esponenziale delle chiamate ai pompieri per gli alveari di vespe sulle finestre.
 
NEL CUORE.ORG
3 OTTOBRE 2013
 
NOCETO, COMUNE ANNULLA DELIBERA CONTRO L'ALLEVAMENTO DI VISONI
Polemica nella cittadina in provincia di Parma
 
Noceto, in provincia di Parma. Nel novembre 2012 è scoppiata la polemica per la presenza di un allevamento di visoni con 3.796 animali in 960 gabbie. In Consiglio comunale, all'epoca, è stata presentata una delibera che impediva la presenza di allevamenti di animali da pelliccia sul territorio comunale. Ora quella delibera, che era stata approvata all'unanimità lo scorso novembre, è stata annullata e la consigliera promotrice è andata via dall'aula. Sulla vicenda era intervenuto anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Bertelli comunicando che la ditta era stata sanzionata perchè non aveva notificato l'apertura dell'attività.
La giustificazione che l'attuale amministrazione ha dato ha carattere tecnico ed amministrativo - scrive ParmaToday - e si rifà all'applicazione della legge che ancora oggi, nonostante le battaglie animaliste, non ha ancora regolamentato sul tema. Comunque, resta il fatto che un passo indietro così clamoroso non giova certamente all'immagine del Comune, che ha deciso di fare retromarcia non appena si sono presentati i primi, prevedibili problemi.
 
GEA PRESS
3 OTTOBRE 2013
 
Roma – In marcia per gli elefanti
Venerdì 4 ottobre, un evento mondiale in contemporanea in 15 città del mondo
 
Si terrà domani, venerdì 4 ottobre in Piazza del Pantheon a Roma, dalle 14 in poi, la “Marcia per gli Elefanti”.
L’evento, organizzato in contemporanea in 15 città del mondo, vuole sollecitare il governo cinese a vietare il commercio di avorio. Gli organizzatori ricordano a tal proposito come la Cina è il maggiore importatore di avorio in questo momento.
“Dobbiamo dimostrare che tutto il mondo – hanno riferito gli organizzatori – ha a cuore il futuro di questi giganti buoni ! Li stanno sterminando: notizia di pochi giorni fa l’avvelenamento di una pozza d’acqua nello Zimbabwe che è costata la vita ad 81 elefanti (uccisi ovviamente per le zanne) tra cui moltissimi cuccioli”
 
IL TIRRENO LIVORNO
3 OTTOBRE 2013
 
Niente carne per una notte in stile vegano
 
di Maria Teresa Giannoni
 
Una notte per... Dopo quelle organizzate per portare la gente nei musei o nei siti archeologici ecco ora quella “veg”. Sempre di cultura si tratta, ma questa volta di cultura del cibo. La prima Notte Veg italiana sarà quella di domani, giorno di San Francesco, il santo povero amico degli animali. Ad organizzarla è l’editore Sonda di Casale Monferrato, che da 25 anni rappresenta il punto di riferimento del mondo vegano, e coinvolge locali di tutta Italia che hanno abbracciato lo stesso credo. La Notte Veg si tiene nel cuore della Settimana Internazionale Vegetariana che si concluderà lunedì 7 ottobre. Vegetariani e vegani sono un universo in continua crescita con uno spostamento sempre più considerevole verso la seconda opzione: quella dei vegani è una spinta fortemente etica per cui non solo non mangiano carne, ma neppure cibi derivanti dallo sfruttamento degli animali, quindi neppure formaggi e uova. «La Notte Veg - dice Antonio Monaco editore di Sonda che ha pronta la Vegagenda 2014 con tante indicazioni, ricette e guida a ristoranti di tutta Italia - è un’occasione per verificare come sta crescendo la realtà del mondo vegan. I dati Eurispes nell’ultimo rapporto parlano di un 6% di italiani che sono vegetariani o vegani, con un aumento del 2% in un anno: 3,2 milioni sono i vegetariani e 600mila i vegani. Fino a pochi anni fa erano considerati persone eccentriche o fanatiche, oggi invece si parla di una vera e propria tendenza». In Toscana sono una dozzina per ora i locali aderenti alla Notte Veg di Sonda (l’elenco su www.sonda.it) ma se ne aggiungono continuamente altri e tanti abbracciano l’iniziativa autonomamente. A Firenze aperti come sempre caffè e cucina della Brac (via dei Vagellai 18r) libreria di arte contemporanea fino alle 24. Qui il riso è “fiorito” con verdure di stagione, zenzero e prezzemolo e il carpaccio non è di carne ma di avocado con pesto di mandorle, sedano e pomodoro fresco. A Dolce Vegan (nella centrale via San Gallo 92r) spiegano così la loro scelta vegan: «Perché il latte e le uova causano più sofferenza della carne stessa e la scelta vegetariana ormai non è più accettabile né dal punto di vista etico né dal punto di vista salutare e ambientale». Helena Deza Linares ha aperto il ristorante (completo di bottega con alimenti vegan) da tre anni: è lei che sta ai fornelli insieme alla madre Nadia, romana di origine, che ha abbandonato la carne da quando aveva 18 anni e ha trasmesso gli stessi ideali alla figlia. «Chi pensa che la cucina vegana sia noiosa si sbaglia - dice Helena - Noi facciamo cucina tradizionale: lasagne, ravioli, tortellini, solo che è tutto senza carne e il ragù è fatto con il seitan che è altamente proteico ed è ricavato dal glutine del grano tenero. Il sapore però non ci perde, tanto è vero che il nostro piatto forte, quello più richiesto è la pasta alla carbonara, dove non ci sono né uova né pancetta. Sono piatti apprezzati anche dagli onnivori». A Pisa Vegan come Koala (via L’Arancio 21) si presenta come la prima paninoteca della Toscana cruelty free, domani sera resterà eccezionalmente aperta fino alle 22,30: nel menu offre panini con affettati e formaggi vegetali, crepes dolci e salate, hummus, piadine. Marco e Valentina, torinesi vengono dal mondo dell’attivismo animalista, hanno aperto da un anno e sono soddisfatti: «L’interesse è crescente - dice Marco - Abbiamo una clientela molto varia. La fascia più rappresentata ha tra i 30 e i 40 anni, in maggioranza donne, istruzione medio alta. Siamo in una zona di grande passaggio: tra i nostri clienti abbiamo professori, ricercatori, studenti ma anche tanti turisti nordeuropei e americani che vengono a colpo sicuro dopo averci trovato sui siti specializzati. Ci sono anche tanti curiosi che spesso tornano». Niente plastica, qui tutte le stoviglie sono di amido di mais e le bottiglie dell’acqua sono in vetro. Non hanno la licenza per fare cucina, il massimo sono le crepes da preparare con la macchina professionale in acciaio antiaderente, ma Marco e Valentina sono pieni di fantasia e vengono incontro anche alle esigenze dei crudisti (sono i vegani che preferibilemente mangiano vegetali crudi o non sottoposti a riscaldamento oltre i 42 gradi). «Siamo gli unici a Pisa - spiega Marco - a fare gli estratti di frutta senza aggiunta di zuccheri o acqua e le barrette crude dove l’acqua viene tolta dalla frutta grazie ad un essicatore: sono molto nutrienti, gli americani ci fanno anche il pranzo»
 
IL PICCOLO
3 OTTOBRE 2013
 
ARRIVA IL FREDDO E ANCHE FIDO PUÒ AMMALARSI
 
di FULVIA ADA ROSSI
 
È arrivato l'autunno. Cosa rischiano i nostri cani? Le infiammazioni del tratto respiratorio sono lo scotto che il cane paga vivendo a stretto contatto con l'uomo, in un ambiente che non è quello naturale e ad esso appropriato. La vita di appartamento da una parte lo coccola tenendolo al caldo, dall'altro lo espone a sbalzi e a correnti d'aria ogni volta che si esce per la passeggiata. Sia che si tratti di razze a pelo corto che a pelo lungo in questo periodo tutti i cani stanno mettendo su un folto sottopelo che li aiuterà ad affrontare l’inverno. Quando le temperature sono più rigide e in casa aumentiamo il riscaldamento il problema è anche l'atmosfera secca che si viene a creare. Alle volte compaiono congiuntiviti, altre una tosse stizzosa. Inoltre vivendo in appartamenti ben riscaldati, può venirci in mente di continuare a lavare il cane come facevamo d’estate, con il rischio di portarlo fuori ancora umido e rendendolo suscettibile di affezioni tipo raffreddore. Ancora peggio l’idea di continuare a tosarlo “così perde meno pelo”... sono ammesse le cosiddette tosature igieniche (intorno agli orifizi e magari sotto e tra i polpastrelli). I sintomi delle malattie da raffreddamento canine sono simili a quelli dell'uomo, anche se i germi e i virus responsabili non sono gli stessi, per cui è impossibile la trasmissione dall'uno all'altro. Anche la cura è simile, il quattro zampe va tenuto al riparo dagli sbalzi di temperatura, tranquillo e ben alimentato, con una ciotola di acqua fresca sempre a disposizione. Solo in casi realmente gravi il medico veterinario potrà prescrivere una terapia a base di antibiotici, antinfiammatori, e magari prodotti per la tosse fino al ristabilimento dell'animale. Se in una giornata di pioggia il cane dovesse bagnarsi, asciugatelo immediatamente per evitargli un raffreddamento, ricordando che anche l'erba bagnata di rugiada, dopo una passeggiata in un prato, può raffreddare notevolmente il torace e l'addome. Nelle forme più lievi è possibili affidarsi a rimedi naturali, che se somministrati correttamente possono risultare davvero efficaci. La scelta di far indossare al nostro cane un cappottino o un impermeabile è soggettiva, ma andrebbe ponderata con molto buon senso.
 
IL TIRRENO
3 OTTOBRE 2013
 
Se il nostro cane potesse seguirci anche in ufficio

Marco Melosi

 
Portare gli animali in ufficio può essere considerato un atteggiamento lesivo? È giusto per loro? Quali gli accorgimenti da attuare? La risposta è sì, sarebbe non solo tecnicamente possibile, ma anche da incoraggiare. Questo, in primis, per bisogno di collaborazione stretta che esiste tra uomo e cane, e per necessità di condivisione delle esperienze con il proprietario quale centro referenziale per gli aspetti relazionali. Ma tutto può accadere a determinate condizioni: a) una crescita culturale della società che deve "permettere" il binomio: facilitazioni di spostamento sui mezzi pubblici, favorire l'entrata dei cani nei pubblici uffici, creazione di aree ricreative da parte delle istituzioni, ecc. b) un rispetto dei fabbisogni comportamentali dei cani: uscite nel le aree ricreative per l'attività fisica e ludica nei momenti di pausa lavorativa; apprendimento preventivo del gioco della "copertina", strumento che rinforza lo stato di calma del cane e delimita la sua zona di riposo.Il cane ci deve insegnare che i tempi non sono quelli nevrotici ed incalzanti del terzo millennio, ma che si può alternare una pratica di ufficio con una carezza o uno sguardo d'intesa.
 
GEA PRESS
3 OTTOBRE 2013
 
Spagna – Le corride sempre più Patrimonio Unesco

 
La Commissione Cultura della Camera dei Deputati spagnola ha votato ieri  la proposta che vorrebbe la corrida patrimonio culturale dell’umanità dell’UNESCO. Ventiquattro i voti favorevoli, sei i contrari e quattordici gli astenuti.
Dopo l’approvazione, l’iter parlamentare prosegue non senza polemiche. Ad essere criticato, oltre all’appoggio del partito di governo è anche l’atteggiamento ambiguo dei socialisti.   La proposta ha inoltre ricevuto aspre critiche a causa dei nazionalismi catalani e baschi in particolare, mentre i deputati di Izquierda Plural, un raggruppamento di vari partiti della sinistra, hanno apertamente criticato le sofferenze alle quali sono sottoposti i tori.
Il Partito Socialista  ha richiamato il rispetto delle regole e la difesa delle prerogative regionali (in Catalogna le corride sono vietate), mentre a totale favore è il Partito Popolare.  Da rilevare, a tal proposito, come la proposta iniziale era più rispettosa delle decisioni delle singole regioni autonome. Veniva in sostanza valorizzato l’aspetto culturale della corrida,  ma senza prevaricare le decisioni regionali. Ed invece, proprio grazie all’azione del Partito Popolare si è sceglierà di chiedere all’UNESCO la proclamazione della corrida quale patrimonio immateriale dell’umanità. Un aspetto questo, che ha rinfocolato i nazionalismi, soprattutto quello catalano.
Presso la Commissione Cultura c’era stato un tentativo governativo, del quale si era fatto portavoce il Ministro della Cultura, di mediare un testo  più rappresentativo delle forze politiche.
Durissimo il commento del Partito Animalista spagnolo che in Spagna riesce a raggruppare considerevoli consensi recentemente manifestati a Madrid proprio in occasione di una manifestazione anti corrida alla quale hanno partecipato 15.000 persone. Secondo gli animalisti,  l’iniziativa legislativa popolare ( ILP ) è un colpo basso della sempre più in crisi industria della corrida. E’ questa ad avere vinto in Commissione Cultura, grazie alla volontà del Partito Popolare e all’astensione dei Socialisti.
Il testo modificato riconoscerebbe, infatti, la corrida come patrimonio immateriale, oltre che attività economica e commerciale di evidente importanza. Di fatto, riporta sempre il Testo di legge, la corrida è “uno dei principali settori economici” della Spagna.
L’obiettivo finale sarebbe invece quello di fornire al Governo gli strumenti per emanare un Piano nazionale con misure di promozione e protezione della corrida oltre che snellire le procedure per includere questo “spettacolo” nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità.
Per il Partito Animalista spagnolo, la reale condivisione degli spagnoli nei confronti della corrida, sarebbe però ben altra. Il numero delle corride avrebbe infatti subito un declino costante ormai da più di dieci anni. Tra il 2007 e il 2012, il calo complessivo sarebbe stato del 40 % .
Un fenomeno che ha già indotto alla chiusura molti allevamenti di tori, mentre non pochi Comuni avrebbero  abolito i loro “spettacoli” per mancanza di fondi.
 
NEL CUORE.ORG
3 OTTOBRE 2013
 
CORRIDA, LA CAMERA SPAGNOLA LA VUOLE "PATRIMONIO DELL'UMANITA'"
La proposta votata dalla commissione Cultura
 
La commissione Cultura del Congreso dos deputados spagnolo ha approvato con 24 voti a favore, 6 contrari e 14 astensioni la proposta di "ley taurina" che riconosce la corrida come degna di protezione su tutto il territorio nazionale e prevede di chiedere all'Unesco di dichiararla "patrimonio culturale immateriale" dell'Umanità.
Il provvedimento non è passato all'unanimità: ad approvarlo sono stati il partito di maggioranza assoluta PP e l'UPN, PSOE e UPyD si sono astenuti, i rimanenti hanno votato contro. Ora il testo della richiesta sarà inviato al Senato e se non vi saranno sorprese, sarà avviato l'iter di richiesta ufficiale. L'iniziativa nasce su impulso della Federazione della Corrida in Catalogna, che ha presentato al Congresso una petizione di 600 mila firme, tra le quali figurano politici di primo piano, come il premier, Mariano Rajoy (PP), scrittori e cantanti famosi come Mario Vargas Llosa e Joaquin Sabina. In principio lo scopo era di far dichiarare la Corrida bene culturale spagnolo, in modo da evitare che potesse essere vietata, come da anni richiedono diverse associazioni anche non spagnole e come è avvenuto in Catalogna. In Commissione, però, il PP e' andato oltre proponendone il riconoscimento addirittura come patrimonio culturale immateriale dell'UNESCO.
 
JULIE NEWS
3 OTTOBRE 2013
 
La corrida patrimonio dell'Unesco? Una vera follia
 
La notizia di questi giorni in Spagna è la battaglia parlamentare - dall'esito scontato al momento - con cui il Partito Polare del premier Mariano Rajoy vuole far dichiarare dall'Unesco la corrida come patrimonio dell'umanità. I partiti di sinistra non si sono opposti e così la legge è stata approvata dalla Camera Bassa e adesso passa al Senato. Naturalmente sono contro gli ambientalisti ed altri partiti minori. 
Ora, non so quanti hanno visto tutta la corrida e sanno cosa succede esattamente. Di solito nei film fa vedere la parte finale, quella del torero che colpisce il toro con la spada. Ma prima di quello succede ben altro. Infatti la corrida è divisa in tre parti. La prima è quella che vede il toro, appena entrato nell'area, vedersela contro i "picadores", cioè cavalieri armati di una picca che colpiscono il toro ripetutamente nei fasci muscolari della schiena e nei fianchi, per farlo sanguinare e quindi indebolirlo, e poi anche per ridurre la potenza della cornata. Nella seconda parte entrano gli uomini armati di "banderillas", una sorta di pugnali dalla punta uncinata che, una volta conficcati, non escono più dalla carne del toro; ma più il toro si muove, più si muovono le banderoillas e gli uncini lacerano la carne. Queste due fasi possono durare anche mezz'ora. Arriva la terza fase, quella del torero. A quel punto il toro non si regge in piedi per tutto il sangue che ha perso, se non crolla è solo per l'intensissimo dolore che prova (vorrei vedere voi con tre o quattro uncini nella schiena). Quindi diventa facile schivarlo; soprattutto perchè alzando la muleta, cioè quel panno rosso che viene sventolato davanti al toro, all'ultimo momento, si costringe il toro ad usare i muscoli dorsali, già martoriati dagli uncini, aumentando l'emorragia e il dolore. Paradossalmente, il momento in cui il torero gli infligge il colpo di grazia, infilandogli la spada nel cuore, è un sollievo per il toro, che smette di soffrire. Anche se personalmente preferisco quando il torero sbaglia l'affondo. E' facile capire l'errore: è quando il toro dà l'ultima cornata e spezza le ossa al torero. 
Ora, che una tortura del genere possa essere patrimonio dell'Unesco, è un'offesa agli spagnoli, secondo me. Se qualcosa viene considerato come patrimonio dell'umanità, è perchè rappresenta il meglio di un Paese. Che sia la corrida il meglio della Spagna? Ne dubito. Non è un caso se in Catalogna per esempio le corride sono state abolite; e se altre regioni stanno seriamente valutando di fare lo stesso. Invece, se la proposta fatta all'Unesco venisse accettata, nessuna regione potrebbe più abrogare questo b arbaro spettacolo. 
Tuttavia, è un peccato che questo genere di spettacolo, la tauromachia, sia degenerato in questa maniera. Era nato oltre 2500 anni fa come uno spettacolo gioviale, in onore degli dei: dei giovani che in una arena facevano acrobazie su un toro selvaggio, senza che nessuno si facesse male (salvo incidenti). E, a giudicare dalle immagini che abbiamo su vasi e dipinti, la cosa era considerata accidentale e senza conseguenze per l'animale. Non oggi dove invece gli spettacoli con animali sono sempre più cruenti, nonostante l'impegno delle associazioni animaliste che si battono per evitare questi scempi. 
Il problema resta sempre lo stesso: la convinzione che gli animali siano oggetti o poco più. E' lo stesso schema di pensiero che spinge le persone a comprare un cucciolo per il figlio e poi a buttarlo in mezzo alla strada dopo 6 mesi; oppure a colpire cani e gatti randagi che chiedono cibo ed affetto. 
 
NEL CUORE.ORG
3 OTTOBRE 2013
 
BUENOS AIRES, CANE "STRAPPA" UN ABBRACCIO AD HERNAN (VIDEO)
La madre del bimbo down: di solito evita il contatto
 
Basta vedere questo video per avere l'ennesima conferma dell'intelligenza e dell'amore degli animali. Siamo a Buenos Aires, la capitale dell'Argentina. Un cane di nome Himalaya non rinuncia per nessun motivo a stimolare un bambino che non vuole giocare. Il bimbo in questione è il piccolo Hernán, affetto dalla sindrome di Down, che - secondo quanto raccontato da sua madre Ana - lo induce ad evitare il contatto fisico. Ma Himalaya non molla, insiste con determinazione e delicatezza. Il risultato? Hernán, come si vede nel filmato, finisce per dare alla cagnetta quello che sembra un abbraccio. Un'video toccante, pubblicato sui maggiori siti internazionali e cliccatissimo su internet.
 
AGI
3 OTTOBRE 2013
 
Animali: nata a Londra tigre di Sumatra
 
Londra - Nato un cucciolo di tigre di Sumatra (Panthera tigris sumatrae) allo Zoo di Londra. La gravidanza e' stata tenuta segreta fino a quando Melati, tigre di cinque anni di eta', ha dato alla luce il primo esemplare nato nel giardino zoologico londinese negli ultimi diciassette anni. Telecamere nascoste hanno catturato i momenti della nascita avvenuta domenica sera, riporta il Guardian, per un travaglio durato sei minuti. Centocinque i giorni totali di gravidanza. Un "attesa" tenuta particolarmente sotto osservazione attraverso le telecamere poco invasive per permettere a Melati di essere monitorata senza disturbi e interferenze. Il cucciolo e' nato sei mesi dopo l'apertura di un "tiger territory" allo zoo progettato per incoraggiare gli incontri tra gli esemplari della sottospecie in critico pericolo di estinzione. Il sesso del cucciolo non e' ancora noto, bisognera' aspettare diverse settimane prima che la madre conceda allo staff di avvicinarsi.
 
NEL CUORE.ORG
4 OTTOBRE 2013
 
PECORA CROCIFISSA, CANI IMPICCATI: LA LAV CONTRO IL FILM "L'ARBITRO"
Presentato un esposto alla Procura

 
Una pecora crocifissa, un agnello decapitato, cani impiccati. Nel film uscito nelle sale da pochi giorni, "L'arbitro" di Paolo Zucca (http://bit.ly/16JFJ8L), interpretato da Stefano Accorsi, la Sardegna è raccontata anche così.
Poiché la casa di produzione Lucky Red non ha risposto alle richieste di chiarimento riguardo alla provenienza degli animali utilizzati, e aldilà della questione etica, la LAV ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma.
L'Associazione ricorda, infatti, che se gli animali fossero stati uccisi appositamente per la scena, questo configurerebbe la violazione dell'articolo 544 bis del Codice penale, con la pena della reclusione da quattro mesi a due anni e per chi ha organizzato e promosso il film; oltre alla reclusione è prevista dall'articolo 544 quater la multa fino a 15mila euro.
"La violenza sugli animali esiste e rappresentarla non è uno scandalo ma è un reato commissionarla ed eseguirla per un film – ha detto Gianluca Felicetti, presidente LAV – speriamo che le case cinematografiche finalmente sposino, anche a loro tutela, un Codice preventivo di comportamento controllato da parti indipendenti che eviterebbe usi e abusi degli animali".
 
NEL CUORE.ORG
4 OTTOBRE 2013
 
LUCCA, CONTESA CAGNETTA GETTATA TRA I RIFIUTI: "VA RESTITUITA"
I volontari alla Procura: "Non ridatela alla sua aguzzina"
 
La sua testa è spuntata fuori dal cassonetto della spazzatura. La titolare di una pescheria di Massarosa, in provincia di Lucca, ha notato una cucciola di Yorkshire di circa cinque in un bidone dei rifiuti, avvolta in un sacchetto. La bestiola non ha il microchip. Quindi, l'affidamento - secondo quanto scrive il quotidiano "Il Tirreno" - è tutt'altro che semplice. La signora che l'ha trovata, Monica Mazza, appoggiata dagli animalisti di Nati Liberi Versilia, vorrebbe adottarla. Ma la polizia municipale e il canile insistono affinché la cagnolina torni ad un'altra donna, che dice di essere la proprietaria. Anche se verrebbe da chiedersi: che senso ha restituire il cane a chi ha voluto liberarsene?
Sta di fatto che i volontari dell'associazione, i quali hanno preso in consegna l'animale per ora, non ci stanno e hanno deciso di scrivere alla Procura. "Abbandonare gli animali è un reato - ricordano Carlotta Marzano e la legale Michela Bertolozzi - e non è possibile agire con leggerezza. Prima di restituire un cane abbandonato in quel modo è necessario fare tutte le verifiche del caso". 
Il ritrovamento risale a mercoledì. Un cliente della pescheria entra nel negozio e dice: "C'è qualcosa che si muove nel cassonetto". La titolare si fionda a vedere di che si tratta e individua la cagnetta, un batuffolo di pelo marrone, tenerissima. Ma a quel punto iniziano i problemi. Perché il canile fa sapere ai volontari di Nati Liberi Versilia della richiesta arrivata alla struttura. Allora, Marzano e Bertolozzi fanno notare in una lettera spedita alla polizia municipale e al sostituto procuratore di Lucca Antonio Mariotti: "Considerato che la povera bestiolina era stata rinvenuta in un sacchetto dell'immondizia priva di microchip , non si vede come la stessa potesse essere restituita sic et simpliciter alla sedicente proprietaria".
 
GEA PRESS
4 OTTOBRE 2013
 
Padova – Cocker in decomposizione, vegliato dalla compagna. Per il responsabile 3000 euro di multa
L'intervento dell'On.le Zanoni ed i complimenti per le Guardie volontarie LAC
 
Il Tribunale di Padova ha emesso Decreto Penale di condanna a carico di un uomo, accusato di avere fatto vivere due Cocker nella sporcizia. I due cani, in base a quanto formulato dall’accusa, sarebbero stati picchiati e poi privati delle cure veterinarie.
Un fatto indegno di una società civile. Questo ha riferito l’eurodeputato Andrea Zanoni in un suo comunicato secondo il quale “dopo fatti del genere viene da chiedersi chi è la vera bestia“. La speranza di Zanoni è che in un periodo di crisi le pene pecuniarie siano da monito e facciano da deterrente per chi considera gli animali oggetti.
I fatti erano avvenuti a Legnaro (PD). Dei due cani la femmina di quattro anni riuscì a sopravvivere, mentre il maschio era stato trovato già morto. Ad intervenire dietro segnalazione, furono le Guardie Zoofile della LAC (Lega per l’Abolizione della Caccia) di Padova.
Al loro arrivo la Guardie volontarie trovarono la cockerina vicino al suo compagno, già in stato di decomposizione all’interno di una buca che forse era stata scavata per trovare refrigerio.
La cagnolina era terrorizzata – ricorda l’On.le Zanoni – piena di pulci e zecche, con rigonfiamenti alle orecchie. Il corpo, poi, era ricoperto di sangue coagulato e con un collare tanto stretto da avere difficoltà a toglierlo.
Secondo i veterinari dell’Istituto Zooprofilattico di Legnaro, l’animale era deceduto per infezioni non curate.
L’On.le Andrea Zanoni si è complimentato con le Guardie LAC di Padova per essere riuscite a sottrarre la cagnolina, subito posta sotto sequestro ed affidata ad un canile.
 
PADOVA OGGI
5 OTTOBRE 2013
 
Cani picchiati, nella sporcizia e senza riparo: padrone condannato
Il tribunale di Padova ha inflitto 3mila euro di sanzione a un 48enne di Legnaro per aver fatto vivere due cocker in un inferno. La femmina di 4 anni è riuscita a sopravvivere, il maschio era stato trovato già morto
 
Intervenute a fine agosto scorso a seguito di segnalazione, la guardie volontarie della Lac avevano trovato Mafalda, cockerina color miele di quattro anni, vicino al compagno già in stato di decomposizione. Era terrorizzata, piena di pulci e zecche, con rigonfiamenti alle orecchie, il corpo ricoperto di sangue coagulato e con un collare tanto stretto da avere difficoltà a toglierlo. In una buca scavata dai due cani, probabilmente per cercare refrigerio, c’era il corpo dello sfortunato compagno. Secondo i veterinari dell’Istituto zooprofilattico di Legnaro, l’animale era deceduto per infezioni non curate. Le guardie avevano proceduto al sequestro e Mafalda era stata portata al canile di Rubano.
LA CONDANNA. Processato, il padrone, un 48enne di Legnaro, è stato condannato dal tribunale di Padova al pagamento di una sanzione di 3mila euro per aver fatto vivere i due cocker in un inferno. L’eurodeputato Andrea Zanoni, vice presidente dell’Intergruppo per il Benessere e la conservazione degli animali al Parlamento europeo ha così commentato la sentenza: "Mi chiedo come possa un essere umano arrivare a esprimere tanta crudeltà e chi sia la vera bestia. In una società che vuole definirsi civile, episodi come questi non devono accadere. L’unica speranza è che sanzioni pesanti, che toccano il portafoglio in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo, siano un monito e facciano desistere chi solo pensa di commettere impunemente tali reati. Complimenti alle guardie Lac di Padova per essere riuscite a sottrarre Mafalda al suo aguzzino".
 
GEA PRESS
4 OTTOBRE 2013
 
Bologna – Lo scatto della libertà. Torna libera la lupa che aveva chiesto aiuto al pastore (VIDEO e FOTOGALLERY)
Mille problemi di salute ma infine, grazie al Centro di Monte Adone, Lilith è nei suoi boschi
 
E’ tornata libera, in una località dell’appenino bolognese tenuta segreta, la lupa Lilith. Curata e riabilitata dal Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica – Monte Adone , la giovane lupa corre ora libera nei suoi boschi. Il nove giugno scorso, però, si era andata a rifugiare nel recinto delle pecore. Il pastore chiese subito aiuto ottenendo l’immediato intervento del Centro di Monte Adone e della Polizia Provinciale di Bologna.
Da quel giorno è iniziata una lunga storia, piene di preoccupazioni, esami clinici, interventi chirurgici e poi, via via, il percorso riabilitativo fino alla liberazione. Lilith ha ora al collo un sistema di rilevamento satellitare. Si potranno così studiare i suoi spostamenti e capire la particolare biologia della specie. La lupa, di circa due anni di età, era stata molto probabilmente investita da una autovettura. Tre fratture del bacino ed un quadro clinico nel complesso giudicato molto grave. Anemia ed  evidente alterazione di alcuni altri parametri ematici. Poi anche la positività ad una delle principali malattie da zecche e lo schiacciamento di due vertebre toraciche. Infine  la presenza di un pallino di piombo, verosimilmente frutto dell’ennesimo tentativo di bracconaggio.
Interventi costanti intervallati da belle e brutte notizie, come quando la risonanza magnetica evidenziò un’infezione a carico della colonna vertebrale con conseguente rischio di paralisi.
Ora è tutto risolto, e pochi giorni addietro è avvenuta la liberazione.
Appena Elisa Berti, responsabile del Centro di Monte Adone, ha aperto la gabbia da trasporto, la giovane lupa è subito scattata con un salto liberatorio. In quel momento, nel luogo, c’era solo la responsabile del Centro, la lupa e il silenzio dei boschi. Una degenza tutta passata evitando al minimo i contatti con l’uomo. Lilith era selvatica e così doveva tornare ad essere. L’indagine sul suo DNA, eseguita dal laboratorio di genetica dell’I.S.P.R.A. (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), ha dimostrato che Lilith appartiene alla popolazione italiana di Canis lupus. Prima di allora non era mai stata campionata.
Da Lilith, si aspettano ora informazioni preziose. Questo in considerazione degli scarsi dati che si hanno sul destino degli animali recuperati e rilasciati in natura.
Proprio per questo il Centro Recupero Monte Adone, la Provincia di Bologna e il Wolf Apennine Center del Parco Nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, hanno deciso di formalizzare un accordo di collaborazione per il monitoraggio post rilascio di questo esemplare. La lupa Lilith è stata infatti dotata di un radiocollare satellitare GPS – GSM, dotato di meccanismo drop off (sganciamento automatico dopo circa un anno e mezzo), fornito dallo stesso W.A.C., che permetterà di monitorare i suoi spostamenti e di documentare la sua capacità di reinserirsi nell’eventuale nucleo di appartenenza.
Sarà il Centro di Monte Adone, in collaborazione con la Polizia Provinciale di Bologna e con il prezioso supporto dei tecnici del W.A.C., a monitorarla sul territorio eseguendo la telemetria da terra, sopralluoghi, avvistamenti e tracciatura su neve.
Lei, intanto, starà per ora annusando, scrutando e, soprattutto, riassaporando la sua libertà.
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GEA PRESS
4 OTTOBRE 2013
 
Leggiuno (VA) – Il sequestro dei cagnetti fai da te e le fabbriche di “denaro sporco”
Per l'esperto dell'EITAL, un commercio diffuso e favorito dalle lacune di legge
 
Famiglie che utilizzano la propria abitazione per mettere in attività veri e propri allevamenti clandestini di animali. Per Antonio Colonna, esperto di Tutela Animali dell’EITAL (Ente Italiano Tutela Animali e Lupo) un fenomeno diffuso soprattutto in alcune regioni del nord Italia.
Cani appartenenti alle varietà di piccola taglia utilizzati per un commercio che riesce a confondersi tra le lacune di legge. Del resto, ad essere additata da Colonna è soprattutto la legge regionale della Lombardia che consente la detenzione per scopo “amatoriale” di un massimo di 10 cani. Se a ciò si aggiunge l’assenza dei controlli, il gioco è fatto.
Un contesto propizio, nel quale potrebbe essersi sviluppato anche il recente intervento della Polizia di Stato del Commissariato di Gallarate e della Questura di Varese. In più la presenza di Striscia la Notizia, che manderà a breve il servizio, e dello stesso Colonna che da tempo stava seguendo il caso.
Due ville di Leggiuno (VA) e ben 47 cani, tra cui diversi cuccioli. Chihuahua, maltesi, pechinesi, volpini e spitz, detenuti in un ambiente che sarebbe risultato irrespirabile. Poi, la presenza di numerosi gatti che, a detta degli inquirenti, sarebbero stati detenuti in condizione di promiscuità. A completare il quadro, c’erano anche tre fagiani, un merlo ed un piccione, tutti detenuti in gabbia.
I presunti responsabili sono stati denunciati per maltrattamento, commercio illegale e allevamento abusivo mentre i cani sono stati tutti sequestrati ed affidati all’EITAL, ente animalista di contrasto e denuncia ai maltrattamenti di animali. I cagnolini, una volta curati, diverranno oggetto di richiesta di affidamento.
Per Antonio Colonna, quello dell’allevamento di cani fai da te, rappresenta un fenomeno sottostimato ma drammaticamente diffuso. Quasi una zona franca sebbene produttrice, sempre ad avviso di Colonna, di grossi quantitativi di denaro “sporco”.
 
GEA PRESS
4 OTTOBRE 2013
 
Brescia – Denunciato il pluripregiudicato della Madonna del Buon Bracconiere (FOTOGALLERY)
La Forestale sul Monte Manos. Dove osano preti e consiglieri regionali, è venuta meno la "protezione celeste"
 
Luogo di spiedi, gare, consiglieri regionali che fanno i giudici e preti che benedicono. Il tutto, ogni anno, proprio nei pressi della statuina dal nome quantomeno singolare “La Madonna del Buon Bracconiere”.
Venerdì scorso, a seguito di lunghi appostamenti, è arrivato lo Stato, ovvero i forestali dei Comandi Stazione di Gavardo e Vobarno che hanno colto sul fatto e denunciano a piede libero il noto uccellatore. Una persona più volte oggetto di critiche per la sua recidività nei confronti dei reati collegati al bracconaggio. Questa volta è stato centrato dal “mirino” degli investigatori del Corpo forestale dello Stato della provincia di Brescia.
Dopo una serie di appostamenti, grazie alla pazienza ed alla determinazione del personale dei Comandi Stazione forestale della Val Sabbia, il pluripregiudicato evidentemente da alcuni stimato, è stato colto in flagrante mentre perpetrava la sua illecita attività di cattura di uccelli selvatici. Fornito di reti esercitava la sua “passione” nel comune di Capovalle, località Carzen-Monte Manos. Il tutto nei boschi circostanti un rustico di proprietà di un parente.
Sul posto la Forestale ritrovava e poneva sotto sequestro uccelli morti, uccelli vivi, un coltello a serramanico e reti da uccellagione. Gli accertamenti proseguivano presso il rustico, dove venivano rinvenute e sequestrate altre 9 reti da uccellagione, alcune celate in un ripostiglio, altre su una scansia della stanza uso cucina.
Ritrovati anche, al chiuso di apposite gabbiette, ben 19 esemplari vivi di avifauna protetta e quindi non detenibile ai sensi della vigente normativa sulla protezione della fauna omeoterma e sul prelievo venatorio (ciuffolotti, passere scopaiole, pettirossi, lucherini, zigoli, fringuelli).
Alcuni di questi richiami erano privi di identificazione, mentre altri erano provvisti di anelli inamovibili che secondo la Forestale sarebbero stati palesemente alterati. Dunque il sequestro con consegna ad apposito centro specializzato per il loro recupero e per le opportune verifiche specialistiche sull’alterazione degli anellini identificativi. L’uomo, sprovvisto di licenza di caccia, è stato quindi deferito all’Autorità giudiziaria per furto aggravato ai danni dello Stato, maltrattamento ed uccisione di animali nonché contraffazione di pubblici sigilli.
Proprio al Monte Manos, rileva la Forestale, alla fine dello scorso mese di agosto è stato organizzato un singolare evento denominato “Madonna del Buon Bracconiere”, cui la stampa locale ha dato un certo risalto, ma pare proprio che nel caso al noto personaggio questa protezione “celeste” sia venuta meno. Gli accertamenti a suo carico continuano.
La notizia è immediatamente circolata negli ambienti protezionisti del bresciano i quali, nelle passate edizioni di tale singolare “Madonna”, erano stati ascoltati pure dal Vescovo. Purtroppo, il soggetto ora denunciato, dimostra anche quanto sia  inadeguata la previsione normativa. Stima ed apprezzamento, invece, per il Corpo Forestale dello Stato che già da alcuni giorni, proprio nel bresciano, ha inaugurato il nuovo campo antibracconaggio denominato “Il Pettirosso”.
VEDI FOTOGALLERY:
 
NEL CUORE.ORG
4 OTTOBRE 2013
 
VALLO DELLA LUCANIA, NEGOZI OFF LIMITS PER I CANI SENZA GUINZAGLIO
Lndc: "Sia una regola il rispetto degli animali"
 
Se non hai un cane al guinzaglio, rischi di non poter entrare nel tuo negozio preferito. Succede a Vallo della Lucania, in provincia di Salerno,. dove, da qualche giorno, per sensibilizzare l'opinione pubblica e l'amministrazione sul delicato tema del randagismo e della tolleranza nei confronti degli animali, cinquanta negozianti hanno affisso nei loro esercizi commerciali un singolare cartello. Promotrice della campagna è la giornalista Emanuela Ferraro che, dopo essere stata redarguita per essersi recata con il proprio cane al guinzaglio in un istituto bancario, ha pensato di fare un "divieto al contrario".
"E' una semplice provocazione raccolta subito da tanti negozianti cinofili o semplicemente civili e comprensivi. I proprietari di cani sono, nella maggior parte dei casi, persone sensibili e ac corte, amano il proprio animale e sanno cos'e' il rispetto e l'educazione. Sarebbe giusto che lo stesso rispetto e la stessa educazione fossero riservati anche a loro", sottolinea Ferraro. "La campagna di sensibilizzazione contro il randagismo e l'abbandono - continua - prevede anche l'affissione di manifesti con la scritta: 'E se ad essere solo e affamato fossi tu?'". "Ogni anno vengono abbandonate decine di cani - ricorda Venera Gitto, commissario straordinario della sezione di zona della Lega nazionale per la difesa del cane -. Maltrattare un animale e' reato, un reato punito per legge.. In soli quattro anni la nostra delegazione e' divenuta sezione, perche' abbiamo raccolto, curato, vaccinato, sterilizzato e trovato adozione a circa 300 cani". "Ci auguriamo che i nostri divieti ci aiutino a far comprendere che il rispetto per gli animali non deve essere un'eccezione, ma una regola", conclude Ferraro.
 
LA ZAMPA.IT
4 OTTOBRE 2013
 
Vendita delle pelli di foca, Corte Ue respinge il ricorso degli Inuit
Un’associazione aveva chiesto l’annullamento del divieto generale di commercio dei prodotti derivati dalla foca nell’Unione europea, emanato da Parlamento  e Consiglio a settembre 2009.
 
«Irricevibile» il ricorso degli Inuit contro il divieto di commerciare prodotti derivati dalla foca nell’Unione europea. La Corte di giustizia Ue ha confermato l’ordinanza del Tribunale che aveva già dichiarato irricevibile il ricorso per l’annullamento del regolamento sul commercio dei prodotti. Le disposizioni sulla ricevibilità introdotte dal Trattato di Lisbona, sono meno restrittive, ma non sono applicabili agli atti legislativi. La Corte ha così respinto integralmente l’impugnazione. 
Un’organizzazione che rappresenta gli interessi degli Inuit canadesi, nonché produttori e commercianti di prodotti derivati dalla foca, avevano chiesto ai giudici dell’Unione l’annullamento del divieto generale di commercio dei prodotti derivati dalla foca nell’Unione europea, emanato da Parlamento e Consiglio a settembre 2009. 
Sono escluse da tale divieto solo l’immissione e la vendita sul mercato di prodotti che provengono dalla caccia tradizionalmente praticata dagli Inuit e da altre comunità indigene e contribuiscono alla loro sussistenza. 
Ma sia per il Tribunale, che per la Corte Ue, gli Inuit e gli altri ricorrenti non sono legittimati direttamente a proporre un ricorso avverso tale normativa dinanzi ai giudici dell’Unione.  
 
GEA PRESS
4 OTTOBRE 2013
 
Hong Kong – L’elefante di soia. Nuovo maxi sequestro di avorio
In tre mesi sequestri per quasi nove milioni di dollari. Oggi, in tutto il mondo "In Marcia per gli Elefanti"
 
Sono in tutto 189 le zanne di elefante sequestrate nel porto di Hong Kong sul finire dello scorso mese di settembre. Lo ha reso noto ieri, nel corso di una conferenza stampa tenutasi, l’autorità doganale.
Si tratta di tre spedizioni arrivate nel porto in momenti diversi. Tutte dichiaravano il trasporto di soia ma al controllo ai raggi X di alcuni container è stata rilevata la presenza di zanne ben nascoste sotto i sacchi di soia.
Il paese di provenienza è la Costa d’Avorio, mentre il valore stimato dell’avorio è prossimo ad un milione di dollari. Il peso complessivo è di 769 chilogrammi. Le indagini sono ora rivolte a rintracciare le persone coinvolte nella spedizione.
Proprio due mesi addietro, sempre nel porto di Hong Kong, è avvenuto il sequestro di 1000 zanne provenienti dalla Nigeria. Viaggiavano con una spedizione altrettanto illegale di corni di rinoceronte e pelli di leopardo. Il valore stimato era di 5,3 milioni di dollari. A luglio, invece, un altro sequestro, Si trattava di due tonnellate di zanne per un valore di 2,3 milioni di dollari.
Le dogane di Hong Kong, ivi comprese quelle aeroportuali, sono tra le più segnalate per l’importazione di avorio.
Proprio oggi, in più città del mondo si svolge l’iniziativa “In Marcia per gli Elefanti”. L’appuntamento a Roma è fissato per le ore 14.00 al Pantheon. Scopo dell’iniziativa è sensibilizzare il governo cinese. La Cina, infatti, è il principale mercato dell’avorio.
 
LA ZAMPA.IT
4 OTTOBRE 2013
 
India, “finti” ruggiti contro gli attacchi degli elefanti alle colture
È l’idea di un nuovo studio  che sostiene che questa strategia potrebbe salvare molte vite
e proteggere le colture minacciate dagli elefanti selvatici.
 
Utilizzare registrazioni dei ruggiti delle tigri per spaventare gli elefanti e inibirli dall’invadere le coltivazioni nei villaggi indiani. È l’idea di un nuovo studio pubblicato su “Biology Letters” che sostiene che questa strategia potrebbe salvare molte vite e proteggere le colture minacciate dagli elefanti selvatici. Si tratta di un problema molto avvertito in India, dove negli ultimi dieci anni ci sono state centinaia di morti e abbondanti perdite di raccolti nelle zone che gli animali condividono con le popolazioni locali. 
La ricerca condotta da Vivek Thuppil della University of California ha osservato le reazioni degli elefanti di notte all’ascolto dei ruggiti aggressivi delle tigri registrati nei villaggi che si affacciano su due riserve animali negli Stati indiani di Karnataka e Kerala. I ruggiti si attivano quando gli elefanti attraversano i percorsi di confine delimitati da raggi infrarossi. Le osservazioni hanno rivelato che, sentito il ruggito, gli elefanti si ritirano rapidamente e silenziosamente.  
 
GIORNALETTISMO
4 OTTOBRE 2013
 
Il video della famiglia che vive con sette tigri
 
La famiglia Borges non è una famiglia come le altre, infatti oltre ad avere un chihuahua vive con sette tigri. I giganteschi felini condividono la vita quotidiana con i componenti dei Borges in pisciana e cucina.Tutto cominciò nel 2005, quando Ary Borges adottò due tigri che venivano maltrattate da un circo. Innamoratosi di questi animali, ne ha adottati altri, come ad esempio due leoni e una scimmia, riporta l’Huffington Post. Ary Borges non ha paura di entrare in contrasto con questi animali, per il cui possesso detiene un licenza, ma le autorità pensano che sotituiscano un pericolo pubblico .
VIDEO
 
DATA MANAGER
4 OTTOBRE 2013
 
Surriscaldamento globale: il caldo uccide i koala
 
L'aumento delle temperature sta riducendo l'habitat dei koala che ora hanno difficoltà a trovare cibo e luoghi in cui ripararsi dal sole
Il koala, uno degli animali simbolo dell'Australia insieme al canguro, è sempre più a rischio estinzione. L'aumento delle temperature causato dal surriscaldamento globale, unito all'urbanizzazione incontrollata, non solo sta distruggendo l'eucalipto, la sua primaria fonte di cibo, ma sta anche riducendo il numero degli alberi che questo animale usa per proteggersi dalla calura. L'allarme è lanciato dai ricercatori dell'Università di Sidney.
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Serve una nuova politica di preservazione dell'habitat
I ricercatori hanno studiato 40 koala grazie a un sistema GPS e hanno scoperto che il marsupiale utilizza alberi diversi da quelli di cui si nutre per proteggersi da calura e siccità. Ciò significa che per proteggere i koala non basta salvare gli eucalipti ma anche le piante che utilizza per ripararsi dal sole. "La nostra ricerca è la prima a considerare con la stessa importanza gli alberi-riparo e gli alberi-cibo nella vivibilità degli habitat di koala", ha affermato Mathew Crowther, responsabile dello studio.
"I koala hanno bisogno per sopravvivere di una combinazione delle giuste specie di alberi-cibo e di più freschi alberi-riparo" - ha continuato Crowther - "Un quarto dei koala che abbiamo studiato è perito nella canicola del 2009 e l'Australia ha appena avuto i 12 mesi più caldi da quando sono iniziate le misurazioni climatiche".
Uno studio della University of East Anglia ha stimato che entro il 2080, a causa dell'innalzamento delle temperature, il 50% delle specie animali scomparirà dalla Terra. La vicenda dei koala è un chiaro esempio che il processo è già iniziato.
 
NOODLS
4 OTTOBRE 2013
 
Intervento di Silvio Garattini al X Congresso Coscioni
 
Buongiorno a tutti, avrei voluto essere con voi in queste giornate. Purtroppo altri impegni mi trattengono in altri luoghi. Voglio però cogliere questa occasione per ringraziare vivamente la posizione che ha avuto l'associazione Coscioni per quanto riguarda l'aiuto che ha dato alla scienza nel prendere chiare posizioni di fronte ad avvenimenti che molti di voi conoscono ma che comunque è utile commentare. Purtroppo il primo italiano in questi ultimi tempi ha preso una serie di decisioni che mostrano chiaramente come vi sia un atteggiamento antiscientifico o come comunque la scienza non riesca ad avere una adeguata interfaccia con la politica per fare presenti quali sono le sue esigenze indipendentemente dagli aspetti emotivi e razionali che spesso accompagnano nel pubblico la percezione degli avvenimenti scientifici.  
Certamente è stato di grandissimo rilievo e anche di grande delusione vedere come il senato e poi la camera dei deputati abbiamo approvato una legge sulla sperimentazione animale che certamente è una grave infrazione alla direttiva europea. La Commissione Europea ha cercato in tutti i modi attraverso la sua direttiva di armonizzare la situazione della ricerca sperimentale nei vari paesi europei. Ma ha incontrato in Italia una forte tendenza a inserire norme ancora più restrittive nonostante che l'articolo 2 della stessa direttiva richieda di non aggravare la situazione che in Italia è già molto più avanzata di quanto non sia contenuto nella direttiva europea. Questo è assolutamente inaccettabile per la ricerca italiana, ma sono anche inaccettabili per la disparità di situazioni che si creano fra l'Italia e tutti gli altri paesi. Sono ben 15 già i paesi europei che hanno accettato la direttiva europea. Altri l'hanno in discussione. Che cosa c'è di anomalo? L'anomalia sta nel fatto che queste restrizioni sono fortemente lesive della libertà di ricerca e mettono i ricercatori italiani in grado di non collaborare con gli stranieri perché loro possono fare delle cose che noi qui non possiamo fare. E a causa di questo c'è anche una forte diminuzione della nostra capacità di accedere insieme agli altri ricercatori ai fondi che sono a disposizione per la ricerca scientifica in europa. In particolare ci sono 3 aspetti che sono gravemente lesivi. Il primo, la richiesta che qualsiasi esperimento debba essere fatto in anestesia. Una richiesta che è insensata, perché per molti tipi di trattamento l'anestesia non è affatto necessaria. L'iniezione di un farmaco in un animale non richiede l'anestesia come d'altra parte non ci si sogna di usare l'anestesia quando si deve iniettare qualsiasi farmaco a qualsiasi paziente. La cosa ancora più grave è rappresentata da una selettiva inibizione di certi tipi di ricerca. 
Appunto, per esempio non si vuole permettere lo studio degli eterotrapianti, cioè lo studio di trapianti di organi e di tessuti da una specie animale a un'altra specie. Ma questo  oltre che essere molto grave perché impedisce tutta una serie di conoscenze sugli aspetti immunitari fra le specie, non permette di fare ricerche che sono oggi all'avanguardia, perché per esempio oggi per capire qual è il comportamento di un tumore facciamo dei trapianti di questo tumore in topi che hanno perso la loro capacità di rispondere dal punto di vista immunitario. E quindi questi tumori umani possono crescere nei topi e si può studiare il loro comportamento, si può vedere quali sono le loro caratteristiche, si può saggiare qual è la sensibilità ai farmaci e si possono studiare nuovi farmaci e inoltre si può pensare che in futuro queste tecniche possano servire per costruire una terapia personalizzata che è un po' il sogno della medicina. 
La terza cosa che non va è che anche qui selettivamente sono state sviluppate delle proibizioni per studiare le droghe negli animali da esperimento. E questo è tanto più grave considerando che siamo in un periodo in cui c'è un grande fiorire di droghe che vengono utilizzate per vari scopi, di droghe di cui non sappiamo nulla, le cosiddette smart drugs. Sono prodotti che dovremmo studiare in grande dettaglio negli animali da esperimento e per cui invece esiste una proibizione da parte della legge. Fortunatamente questa legge non è ancora esecutiva ma è una legge delega e quindi bisognerà che tutti insieme, se vogliamo salvare la povera ricerca italiana così frustrata dal disinteresse completo dello stato dovremo agire sul governo per fare in modo che queste f orti restrizioni siano in qualche modo eliminate. 
E' molto strano che ci sia questa reazione nei confronti della sperimentazione animale e che vi sia soprattutto la tendenza a voler giustificarle attraverso argomentazioni che sono di fatto pseudoscientifiche. Il 99% credo dei ricercatori che si occupano di questi problemi medici è a favore della sperimentazione. Come sempre ci può essere qualche originale che la pensa in maniera differente ma costituisce una grandissima minoranza. 
Che cosa propongono? Sostanzialmente quando si parla di tecniche innovative da parte degli oppositori della sperimentazione animale, si parla di colture in vitro e si dice perché' non usare le cellule umane coltivate in vitro? Cosa che noi facciamo tutti i giorni ma che non possiamo considerare alternative, sono tecniche complementari. Non potranno mai esserlo, perché basta pensare alla semplificazione estrema di una situazione in cui abbiamo delle cellule in un recipiente rispetto alla complessità di qualsiasi organismo vivente. Se, come dicono gli oppositori, gli animali non sono uomo, ancora di meno lo saranno poche cellule coltivate in vitro. Quindi c'è una forte irrazionalità da questo punto di vista. Una irrazionalità però che assume forme violente, perchè i fatti di Sarzana e anche altri tipi di contestazione, addirittura la devastazione di laboratori con gravi danni è qualcosa che è accaduto e continua ad accadere. Credo che anche qui ci debba essere una forte relazione, perché bisogna dichiarare chiaramente che questi sono metodi fascisti che non possiamo accettare e che non possiamo assolutamente tollerare. Non si può chiudere la bocca agli altri che la pensano in modo diverso attraverso la violenza.
E i fatti di Sarzana sono un tipico esempio di questa violenza che per fortuna si è conclusa in modo molto felice grazie al fatto che le 800 persone presenti hanno manifestato tutta la loro solidarietà e l'interesse per il trattamento per la conferenza che era stata messa in discussione. 
Questa mentalità antiscientifica la vediamo anche da molti altri punti di vista, basti pensare all'ostruzionismo, agli ogm, che fatto così in blocco è assolutamente irrazionale. Basti pensare a tutte le recenti storie che riguardano il metodo stamina. Un metodo che non ha nessuna base scientifica, che non ha nessun diritto di cittadinanza nella terapia, che è sicuramente pericoloso, perché anche studi recenti indicano la possibilità che le cellule staminali possano trasformarsi in cellule tumorali, che però il parlamento ha in qualche modo accettato attraverso la richiesta di una sperimentazione per cui sono stati stanziati più di 3 milioni di euro per i costi di questa sperimentazione. 
Notasi fra parentesi che non si trovano 4 milioni per non far pagare l'imu agli enti di ricerca, ma se ne trovano più o meno la stessa cifra per fare una sperimentazione che è priva di qualsiasi fondamento etico.
Quindi l'insieme di queste cose dice che abbiamo grossi problemi in Italia, che delle minoranze fortemente vocali riescono ad avere il sopravvento sulla razionalità e sui diritti della ricerca a essere tutelata, perché non esiste progresso senza ricerca, non esiste innovazione e non esiste attraverso l'innovazione neanche la possibilità di realizzare tecnologie e prodotti ad alto valore aggiunto di cui abbiamo grande bisogno se vogliamo superare la crisi. 
Questi sono un po' alcune considerazioni che avrei fatto con voi. Desidero ringraziarvi in modo molto caloroso, sicuri che l'associazione Coscioni continuerà a sostenere le buone ragioni della ricerca scientifica. Grazie.  
 
NEL CUORE.ORG
5 OTTOBRE 2013
 
ALESSANDRIA, AL BORSALINO I MALATI INCONTRANO I LORO QUATTROZAMPE
Una stanza speciale per i lungodegenti
 
Un locale, dedicato agli "amici animali", per ricevere la loro visita quando si e' ricoverati in ospedale. L'ha inaugurata il presidio riabilitativo Borsalino di Alessandria. Un "cambiamento culturale importante per la nostra struttura sanitaria - spiega il direttore generale dell'Aso, Nicola Giorgione - che testimonia una sempre maggiore attenzione alla persona e ai suoi bisogni". Ogni domenica, dalle 15 alle 18, i pazienti del Borsalino potranno intrattenersi con i propri amici a quattro zampe. Un modo, sottolinea il direttore del dipartimento riabilitativo, Salvatore Petrozzino, per "favorire il benessere fisico e psichico dei malati, soprattutto quelli costretti a una degenza molto lunga". L'iniziativa e' stata promossa, oltre che dall'Aso, dal Comune di Alessandria
 
CORRIERE DELLE ALPI
4 OTTOBRE 2013
 
Animali sulle strade statale 51 e Agordina le più pericolose
Tra Cortina e San Vito c’è il picco provinciale di investimenti A Belluno già 34 casi nel 2013, bollino rosso a Salce e Boscon
 
BELLUNO. La strada statale 50, nelle località Cusighe e La Rossa (zona aeroporto), la zona di Levego, la frazione di Salce, il Boscon, il tratto stradale che collega Belluno e Visome. Per quanto riguarda il capoluogo e le sue vicinanze sono questi i cinque punti da “bollino rosso” per quanto riguarda gli investimenti di capi di fauna selvatica. Ad evidenziarlo i dati raccolti dalla polizia provinciale, che ha mappato il territorio bellunese al fine di individuare le aree statisticamente più a rischio di incidenti riconducibili a incontri troppo ravvicinati con animali selvatici. «Statisticamente», precisano dagli uffici del servizio tutela e gestione della fauna e delle risorse idriche della Provincia di Belluno, «i casi più numerosi si registrano sempre negli st essi punti, come del resto evidenziato dalla mappa che periodicamente mettiamo a disposizione degli automobilisti. Con 34 casi registrati nei primi 8 mesi del 2013, del resto, il territorio comunale di Belluno è quello che registra il numero più elevato di investimenti in provincia e questo è riconducibile anche al fatto che queste sono arterie ad alta trafficabilità, non solo ad alta presenza di animali selvatici».
Dati e mappa da ieri on line sul sito del Corriere delle Alpi (www.corrierealpi), dove i lettori, oltre a consultare il censimento provinciale, potranno anche segnalare casistiche in integrazione al materiale già esistente, contribuendo così ad aggiornare il portale multimediale.
Con 13 investimenti a testa, invece, condividono il secondo posto nella classifica provinciale i Comuni di Cortina e Feltre. «Il dato di Cortina merita una considerazione a parte», proseguono i responsabili dell’ufficio tutela e gestione della fauna e delle risorse idriche, «perchè costituisce, con il territorio comunale di San Vito di Cadore (11 casi singoli, ndr), l’area in assoluto più sensibile dell’intera provincia: il tratto della statale 51 di Alemagna che collega i due Comuni, con 24 investimenti nei primi otto mesi del 2013. Il picco, in particolare, si registra in località Dogana vecchia. Zona rossa anche quella tra Feltre e Quero, sulla strada Feltrina, più precisamente in coincidenza della località Santa Maria».
Ma le zone più a rischio non finiscono qui. Tra le zone dove storicamente si registra una casistica più elevata ci sono anche Mel (sulla strada che collega le frazioni di Campo San Pietro e Bardies), la località Molinello, tra Lentiai e Vas, sulla strada provinciale della Madonna del Piave e Candaten (Sedico), la località attraversata dalla strada Agordina e inserita all’interno del Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi. Restando sull’Agordina numeri “importanti” anche quelli che si registrano nelle frazioni di Mas e Peron, sempre in Comune di Sedico.
«Nei primi otto mesi del 2013», aggiungono i responsabili del servizio tutela e gestione della fauna e delle risorse idriche, «gli investimenti di capi di fauna selvatica, nella maggior parte cervi e caprioli ma non mancano i cinghiali, si sono registrati complessivamente 233 casi. In molti di questi, come purtroppo ovvio, si sono registrati il decesso dell’animale e danni consistenti ai veicoli».
 
LA ZAMPA.IT
4 OTTOBRE 2013
 
Il popolo dei trichechi in fuga per la salvezza
Diecimila mammiferi giganti riuniti in un’isola del mar di Chucki a causa dello scioglimento dei ghiacci artici:migrano in massa verso terre fredde
 
francesco semprini
 
NEW YORK
L’hanno chiamata «la più grande convention di trichechi del 2013», ma in realtà a spingere questi circa diecimila mammiferi di mare giganti in una remota isola del mar di Chucki è stato il progressivo scioglimento dei ghiacci dell’Artico. Un fenomeno che sta privando i trichechi e gli altri animali dei ghiacci del loro ambiente naturale costringendoli a «migrare» in massa verso terre più fredde, dove trovano riparo aggregandosi in comunità sempre più ampie costrette in spazi sempre più stretti.  
E’ quello che è accaduto ai diecimila mammiferi marini immortalati in un’immagine dall’alto che li ritrae asserragliati su un fazzoletto di terra nel mezzo del mare Artico, in prossimità dello stretto di Bering, dove l’ultimo lembo di Alaska si affaccia alla punta più estrema della Russia. Un colpo d’occhio notevole che rende l’idea del fenomeno, una diaspora che dura da diverso tempo registrando accelerazioni costante. Secondo il National Oceanic and Atmospheric Administration, nel 2011 si era assistito a un fenomeno simile quando 30 mila trichechi si asserragliarono in una striscia di spiaggia lunga poco più di un chilometro e mezzo. Ancor prima, ovvero nel 2007, un fenomeno simile si era individuato in alcuni tratti di costa dell’Alaska settentrionale.  
«C’è stata un’intensificazione del fenomeno negli ultimi cinque anni», spiega Pam Tuomi, veterinario di lungo corso dell’Alaska Sealife Center, a Seward. Un segnale che riflette in tutta la sua ampiezza il fenomeno del surriscaldamento terrestre, e lo scioglimento progressivo dei ghiacci che ne consegue. Nel 2013, la dimensione della calotta artica ha registrato la sesta estensione minore della storia. «La convention dei trichechi, come viene chiamata, è un altro sintomo del cambiamento che sta incidendo sull’ecosistema dell’Oceano Artico - avverte Tuomi - con tutti gli effetti a cascata che ne derivano per le specie che vi abitano».  
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
5 OTTOBRE 2013
 
Un airone con il becco legato trovato sulla pista ciclabile
 
VITTORIO VENETO (TV) - Un airone morente, con il becco legato, è stato trovato ieri mattina da alcuni passanti lungo la pista ciclabile del Meschio a San Giacomo. Il ritrovamento è stato effettuato casualmente da alcuni passanti, ed è subito stata avvisata la polizia locale. Il sospetto è che si tratti di violenza sugli animali e, se questo fosse definitivamente appurato, potrebbe scattare nelle prossime ore una denuncia d’ufficio a carico di ignoti. L’animale presentava evidenti segni di malnutrizione: il becco era legato e non riusciva quindi ad alimentarsi, chissà da quanto tempo. Difficile capire se la cordicella sia stata legata volontariamente da qualcuno oppure l’animale sia incappato nella corda in qualche modo, potrebbe anche trattarsi di un laccio appositamente piazzato da qualcuno lungo il fiume, vista la costante presenza di anatre sulle sponde. Ad ogni buon conto l’animale è stato consegnato alle guardie provinciali, che si occuperanno del suo recupero. Sul posto si è trovato a passare anche il consigliere comunale del Pd Adriano Botteon, che ha suggerito di battezzare l’animale “Francesco” visto che ieri, forse coincidenza, era la giornata di San Francesco.
 
LA NUOVA SARDEGNA
5 OTTOBRE 2013
 
Si rompe un cavo, cinque animali folgorati
 
LUOGOSANTO (OT) - Tre mucche e due maiali sono rimasti fulminati dalla corrente elettrica sprigionatasi da un filo finito accidentalmente in un torrente a causa di una improvvisa rottura. La morte dei cinque animali è servita probabilmente a evitare guai alle persone. È accaduto ieri mattina, poco dopo mezzogiorno, nelle campagne di Luogosanto, nello stazzo di Capriolu, quando il proprietario Pietro Tommaso Pirreda ha visto cadere improvvisamente nell’acqua tre mucche che guadavano un piccolo ruscello. Avvicinandosi al luogo per rendersi conto di cosa stesse accadendo, Piredda vedeva che uguale sorte era toccata anche a due maiali. È bastato un istante all’uomo, che aveva fermato la sua corsa verso il ruscello, per rendersi conto che le povere bestie erano rimaste fulminate dalla corrente di un filo staccatosi dalla linea elettrica che attraversa la campagna, passando proprio sul ruscello. Resosi conto dalle scariche elettriche che il filo era ancora sotto tensione, l’uomo ha avvertito immediatamente i carabinieri della locale stazione che a loro volta hanno allertato la squadra di pronto intervento dell’Enel e i vigili del fuoco di Tempio. Per prima cosa i tecnici dell’Enel hanno interrotto l’erogazione dell’energia elettrica nell’intera zona e solo dopo la messa in sicurezza del sito è cominciato il recupero degli animali. Sono in corso indagini per capire come possa avere prodotto la rottura del filo. Forse l’usura del tempo o forse le forti folate di vento che soprattutto fra la notte di giovedì e la prima mattinata di ieri hanno soffiato su tutta l’Alta Gallura. La situazione, dopo la riparazione del filo e il recupero degli animali, è tornata alla normalità intorno alle 15 quando è stata ripristinata anche l’erogazione della corrente elettrica.
 
IL TIRRENO
5 OTTOBRE 2013
 
Spariscono due cani, si pensa a un furto
 
PONTEDERA (PI). Due cani rubati in meno di due settimane. Probabilmente è solo un caso ma potrebbe anche essere un nuovo fenomeno. Entrambi gli animali, un cane da caccia e un barboncino, sono stati rubati all'interno di un giardino privato. I proprietari si sono rivolti alla polizia municipale per denunciarne la scomparsa e soprattutto per avere indicazioni su eventuali altri episodi accaduti in città. I due cani hanno un certo valore economico. Sono entrambi di razza e potrebbero essere stati presi per essere venduti. Il setter da caccia era vicino alla casa da cui è stato portato via nella zona di Santa Lucia periferia Est di Pontedera. Il barboncino, che ha un valore commerciale che supera seicento euro, è stato rubato mentre si trovava all’interno di un giardino della zona di via Buozzia poca distanza dall'ospedale “Lotti”. A denunciare il furto, ieri mattina, e' stata la proprietaria che non riesce a darsi pace per quello che è successo. Prima di rassegnarsi all'idea del furto ha cercato l'animale in tutta la zona, pensando che si fosse allontanato da solo, finendo per smarrirsi. Ha chiesto notizie ai vicini e quando ha capito che il cane era sparito ha chiesto aiuto ai vigili urbani e si è rivolta poi all'usl, l’azienda sanitaria, per denunciare la sparizione. Sia la proprietaria del anche la polizia municipale, lanciano anche un appello, ai cittadini, proprio per la preoccupazione che questi episodi non siano altro che la punta di iceberg di un fenomeno crescente. Se qualcuno avesse visto persone sospette, ieri mattina, nei pressi dell' ospedale con un barboncino e' pregato di rivolgersi alla polizia municipale che ha ricevuto le denunce. Dopo i bocconi avvelenati e alcuni casi di maltrattamento c' e' questa nuova preoccupazione. Si teme che possano essere presi di mira cani di razza che hanno un certo mercato e comunque possono essere venduti. Ovviamente se i cani sono tatuati e registrati all'anagrafe canina sono facilmente riconoscibili e aumentano i rischi per chi li ruba che rischia una denuncia.
 
IL GIORNO
5 OTTOBRE 2013
 
Caccia ai cinghiali, altri animali abbattuti
Danni e polemiche dopo l’arrivo della specie. La Lac: "Non aprite la caccia"

 
di Stefano Cassinelli
 
Introzzo (LC) - Nuovo abbattimento di un cinghiale a Introzzo in Valvarrone e nuove polemiche con la Lega anticaccia di Lecco che chiude ogni possibilità di aprire l’attività venatoria per questi ungulati. L’abbattimento è avvenuto all’inizio dell’abitato di Introzzo, sotto la strada provinciale 67, la Polizia provinciale di Lecco ha colpito un esemplare di cinghiale maschio di circa un anno di 37 chili. Un agente del Nucleo faunistico, in pronta reperibilità, si è subito attivato dopo la segnalazione di un privato, che ha comunicato la presenza di tre cinghiali, poi dispersi per il sopraggiungere di alcuni residenti del luogo incuriositi.
Gli ungulati erano in zona perché attratti da alberi di noce e di mele, di cui sono particolarmente ghiotti. Come da prassi l’animale è stato poi trasferito presso la cella frigorifera di Dervio. Dopo l’ennesimo abbattimento Sandro Lavelli, guardia venatoria della Lac entra nel merito del dibattito: «Siamo contrari ad aprire la caccia perché alla origine del problema c’è un errore umano. Si rischia di mandare persone impreparate a sparare praticando un tipo di caccia particolarmente pericolosa se fatta con il cane. Quello che si sta creando con i cinghiali è dovuto al fatto che per anni è stato fatto deliberatamente, da ambienti vicini al movimento venatorio, un rilascio di animali. I primi furono liberati nel Triangolo lariano e li hanno lasciati i cacciatori. Il cinghiale disturba il capriolo, distrugge l’ambiente e le coltivazioni ma dobbiamo fare un esame di coscienza e cantare il mea culpa. I cinghiali li hanno liberati perché volevano fare attività venatoria, è noto che sono stati i cacciatori a lasciarli liberi».Il rappresentante della Lac chiede che la caccia non sia aperta e afferma: «Si tratta di un discorso di rispetto e va al di là del fatto che noi siamo contro la caccia, è solo questione di buonsenso. È stato fatto un errore non fermando queste immissioni e adesso se ne vuole fare un altro aprendo la caccia? Per altro l’unica caccia quasi completamente sicura in questo caso è quella da aspetto fatta dalla Polizia provinciale, dare il via sul territorio alla caccia con i cani significherebbe farci scappare il morto prima o poi. Le regole non devono essere fatte dai cacciatori, nemmeno dai politici e nemmeno da noi che siamo anticaccia, le regole le devono fare i tecnici». Infine Lavelli dice chiaramente: «Qualunque cosa si faccia il cinghiale non verrà più tolto dal territorio, lo hanno immesso senza pensare alle conseguenze. Di certo comunque si deve continuare sulla linea seguita fin qui e non aprire la caccia altrimenti si rischia grosso».
 
BRESCIA OGGI
5 OTTOBRE 2013
 
Il buon bracconiere è nei guai
 
CAPOVALLE. (BS) - Ennesima denuncia della Forestale a carico dell'uccellatore di monte Manos
L'ultima, affollata festa degli spiedi l'aveva organizzata poche settimane fa nel suo roccolo abusivo sul monte Manos, affermando che era tutto in regola a partire dalla provenienza degli uccelli e riuscendo a trovare nuovamente un sacerdote (in quest'ultimo caso un missionario) disposto a celebrare per lui una messa al campo davanti a una statua della Madonna con una dedica un po' strana. Poi, giorni fa, il «buon bracconiere» di Capovalle (in realtà è residente a Roè Volciano), è stato sorpreso per l'ennesima volta sulle reti da uccellagione nella località Carzen (sempre nell'area del monte Manos), nei boschi circostanti un rustico di proprietà della figlia. Il 64enne valsabbino è stato scoperto e denunciato nuovamente dal personale del corpo forestale dello Stato (che nel comunicato relativo all'operazione ne sottolinea la figura di pluripregiudicato e recidivo), e in particolare dagli agenti delle stazioni di Gavardo e di Vobarno che per sorprenderlo ancora hanno organizzato una serie di appostamenti. Dopo averlo fermato in azione sui tramagli, sequestrandogli subito uccelli protetti vivi e morti e un coltello a serramanico, i forestali hanno perquisito il rustico scoprendo altre nove reti pronte all'uso e 19 esemplari di avifauna protetta ingabbiati: ciuffolotti, passere scopaiole, pettirossi, lucherini, zigoli e fringuelli. Alcuni animali erano privi di qualsiasi «contrassegno», mentre altri erano stati «identificati» con anellini palesemente falsificati che ora verranno analizzati da un centro specializzato. Dato che il buon bracconiere è privo di licenza di caccia, il Cfs lo ha denunciato nuovamente per furto aggravato ai danni dello Stato, maltrattamento e uccisione di animali, oltre che per il grave reato di contraffazione di pubblici sigilli. Quella appena descritta è una nuova puntata di una «saga» dell'uccellagione clandestina iniziata anni fa, nell'autunno del 2004, con il primo sequestro di una rete di 50 metri (e di numerosi uccelli protetti) montata sulla struttura in tubi Innocenti completamente abusiva che il valsabbino ha realizzato nell'area del Manos, da parte degli agenti volontari della Lipu coordinati da Piergiorgio Candela. Successivamente c'era stata anche una più che fruttuosa perquisizione domiciliare dell'abitazione dell'uomo, richiesta sempre dalla Lipu, e negli anni successivi è toccato ripetutamente alla forestale delle stazioni valsabbine, ai colleghi del Nucleo operativo antibracconaggio del Cfs e anche alla polizia provinciale (l'ultima volta lo scorso autunno, su segnalazione del Cabs, Committee against bird slaughter) denunciare periodicamente l'inventore della «Madonna del buon bracconiere»; sempre pronto a ricollocare le reti e a organizzare feste nella sua uccellanda illegale.
 
LA SICILIA TRAPANI
5 OTTOBRE 2013
 
Virus, mille ovini abbattuti La «Blue Tongue»
colpisce le greggi. Riunione al Comune. L'Asp: «Situazione sotto controllo»

Antonio Pizzo

 
prov. Di Trapani, «Sono oltre mille in tutto il territorio agricolo di Marsala gli ovini deceduti o abbattuti a causa del "Bluetongue", il terribile virus che in questo periodo sta colpendo le greggi siciliane». Marsala sembra essere tra i territorio più colpiti.
A rivelare il dato è stata una nota del Comune, che annuncia, per lunedì prossimo, un vertice in Municipio. «Un'emergenza - continua la nota - di notevole consistenza che rischia di mettere in ginocchio gli allevatori». Per questo, l'assessore alle Attività produttive Oreste Alagna ha deciso di fissare un incontro operativo con il dirigente comunale del settore Giuseppe Fazio, i responsabili dell'ufficio veterinario dell'Azienda sanitaria provinciale e una rappresentanza di allevatori.
Nel frattempo, ieri mattina il direttore del dipartimento veterinario dell'Asp di Trapani, Angelo Giudice, ha inviato una nota per rassicurare la popolazione. Giudice infatti afferma che «la malattia che sta decimando le pecore non ha e non può avere nessuna ricaduta sulla salute pubblica, dato che i capi malati non vengono macellati e non producono latte. In provincia - dice ancora Giudice nella nota - insistono quasi mille allevamenti di ovini e bovini, tali allevamenti sono posti a monitoraggio continuo. I dati che quotidianamente vengono trasmessi all'Assessorato della Salute della Regionale e al Ministero della salute per tramite del Sistema Informativo Veterinario sono i seguenti: solo 49 allevamenti risultano essere al momento focolai attivi del virus. Su 16.141 capi di bestiame in provincia, finora stati registrati 627 capi infetti, mentre 624 mostrano sintomi della patologia. Gli animali infetti vengono sottoposti a terapia antibiotica per prevenire l'insorgenza dei germi di irruzione secondaria».
Numeri, quelli forniti dal servizio veterinario dell'Azienda sanitaria provinciale, che fanno capire come proprio nel territorio del Marsalese la situazione sia molto più grave che in altri centri. Un'emergenza di tale portata non si registrava dal 2008, quando a fine agosto i carabinieri della locale Compagna sequestrarono, in via cautelativa, 1.475 capi di bestiame ovino (pecore e agnelli) per il mancato rispetto di norme di settore. Quel sequestro si rese «necessario - spiegarono i carabinieri - per la tutela della salute dei cittadini».
«Possiamo affermare - conclude adesso la nota di Giudice - che la situazione è sotto stretto controllo e che il dipartimento veterinario dell'Asp di Trapani, intende informare costantemente i cittadini sull'evolversi della situazione».
 
GIORNALETTISMO
5 OTTOBRE 2013
 
Il cane incatenato da quattro anni
 
Foto shock dall’Ohio. Nella cittadina di Middletown i poliziotti hanno scoperto un cane incatenato da 4 anni ad un albero e ridotto in pessime condizioni di salute. Quando è stato liberato Joseph, un pastore tedesco, era scheletrico e visibilmente disadratato, ed il suo corpo coperto da infezioni e pulci. Le cure del cane sono state ora affidate agli attivisti della Progressive Animal Welfare Society (Paws), autori della pagina Facebook ‘Justice for Joseph‘. L’ex proprietario, Jeremy Share Temple sarà processato per maltrattamento di animali.
FOTO
 
GEA PRESS
5 OTTOBRE 2013
 
Salerno – Chiancharella senza zampa e Goccia che galleggiava. Le Caretta caretta liberate, ed un pensiero ai tragici fatti di Lampedusa (FOTOGALLERY)
L'impegno dei ricercatori e dei volontari. Perchè le tartarughe marine sembrano aumentare?
 
Chiancarella, con la zampa amputata e già ricoverata un anno addietro in un Centro del trapanese. Goccia, impossibilitata ad immergersi; forse una bolla di gas provocata dall’occlusione intestinale dovuta alla plastica ingurgitata. Anche Chiancarella ne aveva fatto uno scorpacciata. Si pensa che l’abbia trovata nel fondale del porto di Salerno, dove è rimasta per oltre una settimana. “Si è affezionata ad un molo“, avevano detto dei frequentatori; “se tornate tra un paio di ore la trovate“. I ricercatori, al posto ed orario “prestabilito”, la videro in effetti arrivare. Chiancarella, così chiamata dal nome della località del porto, era la nuova tartaruga Caretta caretta da salvare.
Insieme a Goccia, Rachel, Formoriars, Tao, Bisesto e Flynn, sono state liberate ieri nella spiaggia di Pisciotta (SA) alla presenza del Sindaco e degli attivisti di Veg in Campania e della LAV di Salerno. A seguire passo passo l’iniziativa i ricercatori della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, al quale fa riferimento il progetto. Un monitoraggio attivo ormai da anni grazie al contributo del Settore Ecologia della Regione Campania presente con il Centro di Educazione Ambientale La Primula di Palinuro (SA). Un’azione voluta dalla dott.ssa Flegra Bentivegna la quale continua a seguire le attività assieme alla dott.ssa Sandra Hochscheid ed al dott. Fulvio Maffucci.
“Ogni tartaruga ha la sua storia – riferisce a GeaPress il dott. Maffucci – che riflette i problemi che interessano nel complesso le Caretta caretta“.
E’ il caso di Moni e Rachel, rimaste imbrigliate nelle reti a strascico. Per Rachel, il pescatore si era subito messo in contatto con i ricercatori e dopo un processo riabilitativo dovuto allo stato confusionale subito nella rete, è arrivato anche per lei il giorno della libertà. Per Flynn e Bisesto, invece, erano talmente piccoli che si è dovuto richiedere l’intervento dell’Acquario di Cattolica (RN) che ha messo a disposizione una vasca. Infine Tao. Ancora piccolo, ma non piccolissimo. Trovato nel litorale domizio.
Quali sono i problemi delle tartarughe e perchè poi tante segnalazioni rispetto agli altri anni?
Per il dott. Maffucci bisogna ancora aspettare qualche anno prima di fornire una risposta precisa al presunto aumento delle tartarughe nidificanti nelle spiagge italiane. Quest’anno è stata la prima volta della Toscana e dell’Abruzzo, ma bisogna capire quanto incide, ad esempio, la veloce circolazione delle informazioni.
“A Palinuro – spiega il dott. Maffucci - il video della deposizione era su You Tube ancor prima del nostro arrivo“. Forse la disponibilità di cellulari pronti a documentare e postare nei social network, potrebbe spiegare molto, ma resta sempre la sensazione che le deposizioni siano in aumento. “Non ci sono ancora elementi per poterlo affermare. Anche dalla Grecia sembrano arrivare notizie incoraggianti. Una teoria ancora da verificare – aggiunge il dott. Maffucci – è quella dell’aumento della temperatura media del mare e la conseguente frequentazione, da parte delle tartarughe, di nuove spiagge a nord le cui condizioni generali risultano ottimali per la deposizione“.
Località e numeri impensabili fino a poco tempo addietro, come i cinque nidi di Vendicari (SR) e l’incredibile deposizione nella spiaggia palermitana di Mondello, affollatissima di bagnanti e lidi attrezzati con tanto di bar sulla spiaggia. Eppure le uniche popolazioni stabili del nostro paese risulterebbero quelle di Lampedusa (AG) e probabilmente Brancaleone (RC).
I problemi che affliggono le tartarughe  non sono però venuti meno. Per Chianchiarella, non è da escludere che l’amputazione dell’arto sia stata dettata da una necrosi causata dall’avvolgimento di una lenza. Ci sono poi quelle trovate con i grossi ami dei palangari nello stomaco, come di ammassi di plastiche.
“La Caretta – aggiunge il dott. Maffucci – usa cibarsi sul fondo. Potrebbe così imbattersi in plastiche che scambia facilmente per cibo. L’occlusione può essere mortale, ma in alcuni casi si riesce ad intervenire senza ricorrere all’intervento chirurgico. Per il resto, per capire cioè le dinamiche delle nuove presenze, bisogna ancora monitorare e studiare. Ogni ipotesi presenta degli aspetti suggestivi, ma va comunque verificata“.
Le femmine delle Caretta caretta raggiungono la maturità sessuale alcune decine di anni dopo la nascita. La spiaggia per nidificare sembrerebbe essere quella che le ha visto sgusciare. Tornano, trovando nel frattempo tavolini da bar oppure, come è successo pochi anni addietro a sud di Reggio Calabria, uno scarico fognario. Ipotesi, che però possono essere accettate solo quando la popolazione è stabile. Come nel caso di Lampedusa (AG), dove ormai da parecchi anni viene monitorata la piccola storica popolazione di Caretta caretta e dove paradossalmente, a causa dei tragici fatti che coinvolgono l’isola delle Pelagie, quasi sembrano non arrivare più notizie.
Uno strano mondo, da tutelare senz’altro ma anche da capire da quale direzione si deve guardare. Mentre in posti insoliti la Caretta caretta da notizia di se, a Lampedusa non può (..ovviamente..) essere così. E dire che per tanti anni quell’isola ha rappresentato un baluardo di natura altrove impossibile. Un Eden incontaminato, almeno nella bellissima isola dei conigli, che guardava verso l’Africa. Oggi, la direzione si è invertita e pensando a Lampedusa viene solo molta tristezza.
“Vorrei che la ripresa della Caretta caretta rappresenti una speranza per tutti” – riferisce a GeaPress Nicola Campomorto, attivista di Veg in Campania che ha contribuito alla vigilanza del nido di Palinuro – La natura deve riprendere il suo corso. Sarà un bene per tutti”
VEDI FOTOGALLERY:
 
LA CITTA’ DI SALERNO
5 OTTOBRE 2013
 
Negozi vietati a chi non ha un cane
 
VALLO DELLA LUCANIA (SA) - Non hai un cane al guinzaglio, rischi di non poter entrare nel tuo negozio preferito. Succede a Vallo della Lucania dove, da qualche giorno, per sensibilizzare l'opinione pubblica e l'amministrazione comunale sul delicato tema del randagismo e della tolleranza nei confronti degli animali, cinquanta negozianti hanno affisso nei loro esercizi commerciali un singolare cartello. Promotrice della campagna è la giornalista Emanuela Ferraro che, dopo essere stata redarguita per essersi recata con il proprio cane al guinzaglio in un istituto bancario, ha pensato di fare un «divieto al contrario». «È una semplice provocazione raccolta subito da tanti negozianti cinofili o semplicemente civili e comprensivi. I proprietari di cani sono, nella maggior parte dei casi, persone sensibili e accorte, amano il proprio animale e sanno cos'è il rispetto e l'educazione. Sarebbe giusto che lo stesso rispetto e la stessa educazione fossero riservati anche a loro», sottolinea Emanuela Ferraro. «La campagna di sensibilizzazione contro il randagismo e l'abbandono - dice ancora Ferraro - prevede anche l'affissione di manifesti con la scritta: 'E se ad essere solo e affamato fossi tu?'». «Ogni anno vengono abbandonate decine di cani - afferma Venera Gitto, Commissario Straordinario della sezione di zona della Lega Nazionale per la Difesa del Cane - Maltrattare un animale è reato, un reato punito per legge. In soli quattro anni la nostra delegazione è divenuta sezione, perché abbiamo raccolto, curato, vaccinato, sterilizzato e trovato adozione a circa 300 cani». «Ci auguriamo che i nostri divieti ci aiutino a far comprendere che il rispetto per gli animali non deve essere un'eccezione, ma una regola", conclude la Ferraro.
 
CORRIERE DI COMO
5 OTTOBRE 2013
 
Cinghiale radioattivo abbattuto a Castiglione Intelvi (CO)
Il veterinario dell’Asl: «La carne è già stata distrutta». Forse ha mangiato funghi al Cesio

Anna Campaniello

 
Cinghiale radioattivo a Castiglione Intelvi. I controlli sul Cesio 137 effettuati su un ungulato abbattuto in paese hanno dato esito positivo. Nel campione prelevato all’animale è stato infatti riscontrato un valore superiore alla soglia di allerta.
La carne è stata distrutta e non è stata immessa sul mercato.
Nelle scorse settimane, alla luce di una serie di casi di positività prima in Piemonte quindi in Svizzera, la Regione Lombardia ha messo a punto un piano di monitoraggio e controllo mirato nelle zone potenzialmente a rischio. «In provincia di Como sono stati disposti 16 controlli – dice il responsabile del dipartimento veterinario dell’Asl, Giulio Gridavilla – In base alla presenza di cinghiali sul territorio, la decisione è stata di procedere con 10 test nel Medio e Alto Lario e con i restanti 6 nel Triangolo Lariano. La prima serie è già stata completata mentre quelli nel Triangolo Lariano partiranno a novembre, con la stagione della caccia».
I dieci campioni prelevati ad altrettanti cinghiali nel Medio e Altolario sono stati inviati all’Arpa per le analisi sulla presenza di isotopi radioattivi.
Per uno degli ungulati, abbattuto a Castiglione Intelvi è stato riscontrato un valore di Cesio 137 di 880 becquerel, superiore rispetto alla soglia di allerta fissata a 600.
«Il valore è superiore alla soglia, ma il dato resta abbastanza contenuto – spiega Gridavilla – Per rendere meglio l’idea, posso dire che, in Svizzera lo stesso test sarebbe considerato negativo, perché la Confederazione Elvetica usa come soglia di allerta il valore di 1.200 becquerel. Per quanto ci riguarda, comunque, si tratta della prima verifica di questo tipo con risultato positivo al Cesio 137. La carne del cinghiale in questione è già stata distrutta».
L’ungulato contaminato potrebbe aver mangiato funghi radioattivi.
«I cinghiali sono soliti scavare nel terreno e spesso mangiano funghi ipogei, che si trovano sottoterra appunto – spiega il responsabile del dipartimento veterinario dell’Asl di Como – Da qui potrebbe derivare la presenza dell’isotopo radioattivo. Il Cesio 137 resta nel terreno anche 30 anni e la Valle Intelvi è stata una di quelle maggiormente contaminate dopo l’incidente alla centrale nucleare di Chernobyl perché in quella zona era piovuto proprio nei giorni del passaggio della nube radioattiva».
Secondo gli esperti dell’Asl non si tratta comunque di un dato allarmante. «I campioni prelevati a un altro cinghiale abbattuto nella stessa zona hanno dato esito negativo – dice Massimo Campagnani, responsabile del settore veterinario del distretto del Medio e Alto Lario – Lo stesso vale per tutti gli altri campionamenti fatti nel distretto. Da Chernobyl in poi abbiamo sempre effettuato controlli specifici, soprattutto su latte, pesci e carni e gli esiti sono sempre stati negativi».
«Non si deve parlare di allerta sanitaria – continua Giulio Gridavilla – Anche l’eventuale consumo della carne del cinghiale nel quale sono stati riscontrati quei valori di Cesio 137 non avrebbe comunque comportato alcun pericolo. Per precauzione, comunque, ogni eventuale animale con valori superiori alla soglia viene distrutto».
Non ci sarebbe alcun collegamento tra il caso di Castiglione Intelvi e i precedenti della Val Sesia e del Canton Ticino.
«In seguito a quegli episodi è stato deciso di potenziare i controlli – dice Gridavilla – ma non si tratta di casi collegati. L’obiettivo principale è avere una mappatura precisa. Questo anche perché, dal 2016, passati 30 anni dall’incidente di Chernobyl, il rischio di contaminazione del terreno dovrebbe chiudersi e i dati registrati con questi campionamenti saranno importanti per fare ulteriori verifiche mirate su questo fronte».
Al momento, dopo il primo caso di positività non sono stati previsti ulteriori interventi.
«Andremo a terminare il piano di controlli, così come previsto dal ministero e dalla Regione – conclude Gridavilla – Alla luce dei risultati complessivi, poi, a livello centrale gli esperti valuteranno se chiedere ulteriori verifiche o interventi».
 
NEL CUORE.ORG
5 OTTOBRE 2013
 
QUANDO IL CINGHIALE NON CI STA: FERITO UN CACCIATORE ARETINO
L'animale infuriato si è accanito su di lui
 
Un cacciatore di 34 anni, aretino, impegnato in una battuta con la sua squadra di caccia in Valdarno, nel pomeriggio è stato ferito da un cinghiale. L'incidente è avvenuto in una riserva vicino a Poggio Bagnoli, nel comune di Pergine (Arezzo). I compagni di battuta hanno avuto grosse difficoltà' ad allontanare l'animale che si era accanito sul corpo dell'uomo, finito a terra. Riusciti a far spostare il cinghiale, hanno subito fermato con dei lacci l'emorragia che il 34enne aveva ad una gamba. Poi lo hanno portato fino alla loro jeep, camminando per centinaia di metri nel bosco. Da qui la corsa verso l'ospedale San Donato di Arezzo, dove il 34enne è stato subito medicato e gli sono stati messi 20 punti di sutura sulla ferita. Non sarebbe comunque in pericolo di vita.
 
L’ECO DI BERGAMO
5 OTTOBRE 2013
 
Macellerie da incubo a Romano
Raffica di contravvenzioni e diffide
Diecimila euro di multe comminate insieme ad alcune diffide: è la conclusione di una serie di controlli congiunti fatti in queste settimane dalla polizia locale e dal Servizio di medicina veterinaria dell'Asl, in otto macellerie di Romano.

Bergamo Nella città della Bassa, negli ultimi anni, si è registrato un notevole aumento dei negozi gestiti da cittadini stranieri che vendono anche carni di varia origine. I titolari di questi negozi sono soprattutto di nazionalità egiziana, marocchina, cinese e filippina. L'operazione si inserisce in un programma di controlli che riguarda i negozi di alimentari cittadini, indipendentemente dalla nazionalità del gestore, a tutela dei consumatori.
Delle otto macellerie ispezionate quattro sono gestite da italiani e i controlli hanno verificato che vengono rispettate le norme igienico-sanitarie. Lo stesso risultato positivo non si è registrato invece per le quattro macellerie controllate gestite da cittadini extracomunitari.
Il titolare di una di queste ha avuto una multa di mille euro per l'inosservanza dell'obbligo di etichettatura della merce in vendita ed è stato diffidato affinché provveda a una migliore pulizia dei locali. Un altro macellaio di nazionalità marocchina è stato sanzionato con mille euro di multa per la carenza dei requisiti igienico-sanitari del locale e perché non utilizzava un abbigliamento idoneo durante la fase della manipolazione delle carni. Il titolare di una terza macelleria è stato sanzionato con una multa di duemila euro per la carenza dei requisiti igienico-sanitari e professionali per l'attività svolta.
Anche in questo caso è arrivata la diffida per la pulizia dei locali. La multa più elevata, seimila euro, è stata comminata al titolare da una quarta macelleria gestita da stranieri, perché aveva messo in vendita prodotti scaduti e merce mancante della prescritta etichettatura comprovante anche la filiera di origine, di allevamento e di macellazione dell'animale.
 
IL GIORNALE
6 OTTOBRE 2013
 
È polemica per le trote uccise dai bimbi a bastonate

Elena Gaiardoni

 
Prov. Di Milano Nella fontana di piazza Garibaldi a Cassano d'Adda oggi e domani verranno immesse delle trote. I bambini devono pescarle e mentre il pesce guizza a terra asfissiando verrà massacrato a bastonate. Il rito fa parte di una tradizione sul cui significato poco si sa. Quale senso può avere sfogare una ferina crudeltà contro un animale indifeso? Per «divertimento» si dice.
L'indignazione ha mosso molti cittadini a scrivere all'Enpa milanese (Ente nazionale protezione animali) affinché questa orribile usanza non avvenga. In effetti, proprio grazie all'Enpa che era intervenuto presso il sindaco di Cassano, la pesca mortuaria venne interrotta, ma è rientrata nelle iniziative che fanno parte del calendario di «Mosaico d'autunno», manifestazione organizzata dal circolo «Il Capitone» che culmina nella festa patronale del paese.
Se si scorrono gli appuntamenti, il cuore si gratifica nel vedere gli impegni di scrittura, lettura, teatro che coinvolgono i bambini, ma in mezzo a tanta raffinata educazione permane un pestaggio rituale che falcia animali come le trote, non solo inoffensivi ma generosi visto che danno la loro carne in piatti graditi al palato umano. L'uomo, fin dai tempi antichi, ha trasformato la crudeltà contro gli animali in spettacolo. Sadismo da cavernicoli. Alla fontana di Cassano d'Adda vanno bimbi che forse vedono una trota viva per la prima volta. Per pochi minuti perché poi assistono all'uccisone dell'animale a colpi di bastone. Una vera gogna che speriamo spinga i piccoli a gridare: «Vergogna!».
 
L’UNIONE SARDA
6 OTTOBRE 2013
 
Cagliari, valigia con un cane morto trovata da biologo sul colle di Sant'Elia
 
Una valigia con un cane morto è stata trovata ieri sera dall'associazione speleologica Sardegna sotterranea sul colle Sant'Elia di Cagliari nelle vicinanze del Forte Sant'Ignazio.
"La valigia, posizionata sul ciglio del vicino precipizio - hanno raccontato gli esploratori - conteneva i resti di un cane di media taglia color beige, in parte avvolti da un telo verde, forse un asciugamano".
Il ritrovamento è stato fatto dal biologo Massimiliano Deidda che ha subito avvisato il collega Marcello Polastri, impegnato con lui nella ricognizione dei sotterranei. Del caso è stata informata l'Asl del capoluogo.
 
IL TAM TAM
6 OTTOBRE 2013
 
Cani avvelenati dalle esche, uomini dall'odio
TODI (PG) Dal 28 agosto ad oggi siamo già a quota 6 cani, di cui 1 deceduto, nella zona agricola di Pantalla, nei pressi dell'Aviosuperficie e pertanto non lontano dal centro abitato
 
Anche quest'anno, puntuale con l'apertura della caccia, è cominciato il rituale dei bocconi avvelenati e dal 28 agosto ad oggi siamo già a quota 6 cani, di cui 1 deceduto.
Le esche avvelenate si trovano sempre nella zona agricola di Pantalla, nei pressi dell'Aviosuperficie e pertanto non lontano dal centro abitato.
In qualità di veterinario ho provveduto ad avvertire le autorità competenti (Asl, Comune e Polizia Provinciale) ma ritengo opportuno che tutta la cittadinanza venga a conoscenza del pericolo che corrono i cani di proprietà degli abitanti della zona.
Ingerire un'esca avvelenata comporta sofferenze atroci e non sempre l'intervento medico riesce a risolvere la situazione dal momento che le sostanze tossiche possono provocare danni irreparabili all'organismo.
È opportuno ricordare a chiunque si diletti in questa attività che la preparazione e diffusione nell'ambiente di esche avvelenate è un reato severamente punito dal Codice Penale oltre ad essere un atto di ingiustificata cattiveria nei confronti di animali innocenti.
Mi auguro di non dover assistere ancora a tali atrocità.
 
TREVISO TODAY
6 OTTOBRE 2013
 
Scompare nel nulla, shih tzu si ripresenta a casa dopo dieci anni
Incredibile storia a Monastier (TV). Il cagnolino Spenk della famiglia Geretto era sparito nel 2003. Venerdì ha fatto la sua riapparizione nel giardino dell'abitazione
 
Un po' acciaccato e sporco, ma tutto sommato in forma, ha fatto ritorno a casa dopo un'assenza lunga ben dieci anni. E' la storia di Spenk, lo shith tzu della famiglia Geretto, raccontata dalla Tribuna di Treviso.
Spenk era sparito da casa nel 2003 e venerdì scorso è miracolosamente ricomparso sulla soglia dell'abitazione di via Pralongo a Monastier.
Aveva poco più di due anni quando era svanito nel nulla e la sua famiglia mai avrebbe immaginato di poterlo riabbracciare. Invece venerdì mattina la domestica dei Geretto ha notato in giardino un cagnolino, uno shih tzu identico a Penny, lo shih tzu acquistato dalla famiglia nel 2004.
Il cane era un po' malandato e la donna ha chiamato subito la polizia locale affinché procedesse alla lettura del microchip. Rilevato il numero è partita la chiamata all'anagrafe canina dell'Ulss perché risalisse ai proprietari del cagnolino.
C'è da immaginare lo stupore di tutti quando la risposta è stata che si trattava di Spenk, lo shih tzu della famiglia Geretto scomparso nel 2003.
 
LA PROVINCIA PAVESE
6 OTTOBRE 2013
 
I cacciatori spaventano il cavallo
 
GODIASCO SALICE  (PV) - «Tutti gli anni è la stessa storia, quando arriva il tempo della vendemmia e comincia la caccia purtroppo dobbiamo fare i conti con i problemi che arrivano da cacciatori che non seguono le regole». A parlare è Giovanni Tinteri dell'azienda vitivinicola Cabanon di Godiasco. L'imprenditore cita un episodio accaduto l'altro giorno: «Alcuni cacciatori si sono avvicinati troppo al recinto dove si trova un cavallo di ragguardevoli dimensioni. Chiaramente l'animale non era tranquillo, stava per imbizzarrirsi e ci sarebbero stati grossi problemi: per fortuna sono riuscito a calmarlo, ma per allontanare quei cacciatori invadenti sono stato costretto ad alzare i toni, minacciando anche di rivolgermi ai carabinieri». Ancora Tinteri: «In vendemmia i nostri dipendenti,
mentre colgono l'uva, non sono tranquilli: in alcune occasioni sono stati colpiti da piombini che arrivavano dall'alto. Li hanno ricevuti direttamente in testa, e qualche tempo dopo hanno avuto problemi e sono stati costretti a rivolgersi ai medici. Mi sembra che così non vada proprio bene». «Riteniamo che la nostra proprietà non debba essere indiscriminatamente battuta dai cacciatori, ma che al contrario venga preservata ed esclusa da tali attività sportive stagionali. E' quasi superfluo annotare che sono pochi coloro che praticano la caccia secondo le regole. Il nostro doveroso sforzo è quello di ottenere che la nostra azienda venga esclusa dall'esercizio della caccia e che in essa non venga più deturpato l'equilibrio della flora e della fauna di proprietà».
 
IL TIRRENO
6 OTTOBRE 2013
 
Vitello di 4 quintali in fuga Giannella sotto “assedio”

Francesca Ferri

 
GIANNELLA (GR) - Uno spiegamento di forze senza precedenti; carabinieri, vigili urbani, polizia provinciale, protezione civile, veterinari, cani e cacciatori; tutta la Giannella presidiata per due giorni e due notti, con posti di blocco e uomini a badare le vie di comunicazione. Sembra un film e invece è l’operazione che, da venerdì sera, tiene col fiato sospeso la Giannella: la caccia a un fuggiasco. Chi? Un enorme vitello di quattro quintali che è scappato alla custodia dei suoi proprietari e, da venerdì sera, vaga impazzito per le campagne della Giannella. E, almeno fino a ieri sera al momento in cui il giornale è andato in stampa, non si trovava. L’animale è stato acquistato a San Donato Polverosa proprio venerdì dal titolare di un’azienda della Giannella ch e fa anche l’affittacamere. Difficile capire cosa è scattato nella sua testa, fatto sta che, appena messe le zampe alla Giannella, è come uscito di senno e, seminando il panico nei suoi custodi, è schizzato via dalla sua nuova casa e si è dato alla macchia. Non consola il fatto che si tratti di un animale erbivoro. Il vitello è un bestione di quattro quintali: la sua carica può uccidere un uomo. E se dovesse schizzare in strada mentre passa una macchina, potrebbe causare un incidente grave. Per questo, appena se ne sono perse le tracce, sono scattate le ricerche incrociate. Oltre alle forze dell’ordine è intervenuta anche una squadra di cacciatori e i loro cani che, con la tecnica della battuta al cinghiale, hanno provato a circondare il vitello. Con loro, un veterinario con l’anestetico da iniettare al momento opportuno per bloccare il fugiasco. Ma non c’è stato niente da fare. Le ricerche, concentrar e intorno alla zona del bagno Florida, sono andate avanti per tutta la notte tra venerdì e sabato e ieri per tutto il giorno mentre nella notte appena trascorsa la strada della Giannella è stata presidiata da posti di blocco per avvertire gli automobilisti di stare in guardia e moderare la velocità. La ricerca riprende stamani alle 7.
 
IL TIRRENO
7 OTTOBRE 2013
 
Trovato e abbattuto il vitellone in fuga
 
ORBETELLO (GR) - La sua fuga è finita ieri mattina, di buonora: trentasei ore di “libertà” pagate al prezzo della vita. Perché il vitello scappato venerdì sera da un’azienda della Giannella, quattro quintali lanciati su quattro zampe forti e veloci, alla fine è stato rintracciato e abbattuto. Si è chiuso così il lungo e difficile inseguimento all’animale, che ha vagato per una giornata e due intere notti in una delle zone costiere più frequentate (e trafficate) della Maremma sud. Il timore di tutti era che l’animale potesse non tanto “caricare” qualche essere umano incrociato sul suo cammino, quanto invadere improvvisamente la carreggiata stradale col rischio di provocare – vista la sua stazza – incidenti anche tragici. Dunque i posti di blocco no stop per allertare gli automobilisti sul pericolo, le ricerche affannose condotte dalle forze dell’ordine con l’ausilio di squadre di cacciatori e il supporto di veterinari dell’Asl, muniti di anestetico. Alla fine però – purtroppo – il sonnifero è rimasto nelle siringhe e la questione l’ha risolta un colpo di fucile.
 
IL TIRRENO
8 OTTOBRE 2013
 
«Vietata la macellazione» Il vitello all’inceneritore
 
ORBETELLO (GR) Quattro quintali di carne di vitello fresca mandati all’inceneritore. Dopo l’epilogo tragico, la fuga del vitello di quattro quintali, scappato venerdì sera da una stalla alla Giannella e abbattuto domenica mattina da una squadra di cacciatori, ha avuto un’ulteriore amara appendice. Il proprietario non ha potuto macellare l’animale e metterlo nel freezer per mangiarselo: l’Asl ha imposto di mandarlo all’inceneritore, giudicando la carne non compatibile con l’uso alimentare. E dunque, dopo la paura per aver visto l’animale fuggire, dopo il verbale da pagare, per il proprietario pure la beffa di non poter macellare il suo vitello. La carcassa, custodita per due giorni nell’azienda, finirà all’inceneritore di Viterbo. La povera bestia era stata acquistata lo stesso venerdì ma, un a volta arrivata nella nuova stalla, era impazzita ed era fuggita, seminando il panico. La libertà, per i boschi e le campagne della Giannella, aveva messo in allarme le forze dell’ordine che hanno presidiato le strade notte e giorno, temendo che l’animale potesse piombare in carreggiata e provocare incidenti gravi, e hanno battuto le campagne alla ricerca del bestione. Alla battuta hanno partecipato anche alcuni cacciatori specializzati nella caccia al cinghiale. Domenica mattina l’animale è stato individuato ma, visti gli uomini che lo braccavano, ha iniziato a caricare, firmando così la sua condanna a morte. I cacciatori hanno dovuto abbatterlo, ma hanno usato un fucile di precisione mirando direttamente alla testa, per non sciupare le carni. L’intento era di restituire intatto il vitello al proprietario perché lo potesse macellare. Grande è stata la sorpresa quando l’Asl gli ha detto che non era possibile. «Di cono che, visto che era domenica, non potevano mandare nessuno a fare le analisi», spiegano i cacciatori. Le analisi sono quelle imposte dalla legge sugli animali destinati alla consumazione, obbligatorie per tutti gli animali che non siano selvatici (si fanno, ad esempio, per il maiale, ma non per i cinghiali). «Eppure era in ottima salute – proseguono i cacciatori – ed è incomprensibile buttare via carne buona da mangiare con tutti quelli che ne hanno bisogno».
 
L’ARENA
6 OTTOBRE 2013
 
I lupi sbranano una decina di manze
Allarme tra gli allevatori in Lessinia
GRANDI PREDATORI. Gli episodi sono avvenuti nell'ultimo mese, altri casi anche appena oltre il confine trentino Troppi ostacoli ai risarcimenti «Chi lavora non è tutelato»

Vittorio Zambaldo

 
Prov. Di Verona, Sono presenti da due anni i lupi in Lessinia e nell'ultima primavera hanno anche procreato due cuccioli. L'arrivo di un simile predatore, che è al vertice della catena alimentare, ha portato con sé i problemi che sono inevitabili quando sullo stesso territorio convivono animali da selvaggina e animali da allevamento. Non si può addomesticare un lupo insegnandoli a predare i primi e rispettare i secondi. Se il lupo è arrivato è perché la popolazione di cinghiali, sua preda naturale disponibile nell'arco di tutto l'anno, è talmente aumentata, che la natura ha provveduto ad affiancarle un controllo naturale. Ma sui pascoli della Lessinia da secoli si caricano ogni estate migliaia di capi di bestiame ed è inevitabile lo scontro di interessi fra chi caccia per mangiare e chi alleva per vivere.
«Non siamo contro i lupi, perché amiamo tutta la fauna, anche quella selvatica», spiega un allevatore di Velo che ha perso 10 manze in alpeggio in un mese tra Ferragosto e metà settembre. «Una è stata colpita dal fulmine ma le altre nove sono state sbranate. Di una ho trovato solo una zampa, due sono disperse e non ho più trovato tracce, delle altre invece ho rinvenuto le carcasse completamente spolpate». È sicuro che siano stati i lupi e dice di averne visto quattro in azione, tutti adulti.
«Sono venuti i sopralluogo agenti della Forestale e guardiaparco, ma hanno riconosciuto il lupo come causa di morte solo per due capi. Per gli altri, le cui carcasse sono state trovate giorni dopo, secondo loro era passato troppo tempo per stabilire con la prova del Dna se si fosse trattato effettivamente di un attacco a un animale vivo da parte dei lupi o se gli anima li fossero già morti per altre cause e i lupi o altri selvatici fossero intervenuti solo poi sulle carcasse».
Peggio è andata a un altro allevatore che ha le vacche in una malga appena al di là del confine, in territorio della Provincia autonoma di Trento. Riferisce che i Forestali trentini avrebbero riconosciuto l'attacco dei lupi a nove delle sue manze, ma che la Provincia non intenderebbe risarcire perché a Trento risulterebbe che i lupi responsabili siano «veronesi». Se questa e altre amenità troveranno riscontro negli atti e non solo nelle parole dei malghesi, siamo sulla strada giusta per chiudere l'avventura dei lupi in Lessinia in pochi mesi.
Già il clima si sta facendo pesante. «Siamo stati costretti ad anticipare il rientro dalla malga al 15 settembre mentre era in programma di lasciare le vacche al pascolo fino a fine ottobre, visto l'abbondanza di erba e il clima buono», aggiunge un allevatore, «a causa dei lupi pago l'affitto di una malga che non uso e quello di un pascolo a quota più bassa dove sono stato costretto a trasferire anzitempo le vacche per non portarle in stalla: lì il costo del foraggio sarebbe ancora maggiore».
C'è stato nei giorni scorsi un incontro fra allevatori e responsabili regionali per la fauna selvatica, Comunità montana e Parco della Lessinia. «Ci è stato detto che i lupi ci sono e che dobbiamo imparare a conviverci cambiando le nostre abitudini di allevamento, procurandoci cani da guardia e recinti. Ma sappiamo che questi cani sono aggressivi anche con le persone che si avvicinano alle manze e dovremmo provvedere noi per un'assicurazione per i danni a terzi. È impossibile poi tenere le vacche unite quando sono all'alpeggio: recintarle significa sacrificarle e rischiare forti perdite di latte», aggiungono.
Chiedono maggiori controlli sui lupi, al limite che siano loro ad essere chiusi in recinti, «perché per noi l'allevamento è lavoro: l'eventuale risarcimento è solo una pezza che non risarcisce la passione e la cura che investiamo nei nostri animali; se li perdiamo, perdiamo il lavoro».
In loro sostegno arriva il consigliere regionale di Futuro popolare Stefano Valdegamberi: «Con l'introduzione in Lessinia dei lupi ci sono persone che hanno paura a spostarsi a piedi di notte, per raggiungere stalle o luoghi di lavoro. È facile essere ambientalisti con la pancia piena, lo stipendio assicurato e la casa in città. Altra cosa è lavorare in montagna e convivere, anzi cercare di difendersi accollandosi spese e danni, con animali che da secoli non vivevano più in Lessinia. Qui l'animale da salvaguardare è semmai l'homo sapiens montanus, della specie agricola, che è in via d'estinzione. Chiedo alla Giunta regionale di intervenire con urgenza a tutela re questa specie montana».
«Ma se si vuole che la Lessinia conservi lo stato della preistoria propongo uno stipendio fisso per agricoltori e allevatori e poi si lasci pure che proliferino tutti gli animali, al limite anche i mammut», ironizza Valdegamberi.
 
SATURNO NOTIZIE
6 OTTOBRE 2013
 
Cinghiale azzanna un cacciatore durante una battuta nella zona di Pergine Valdarno (AR)
All'uomo, soccorso dai compagni di battuta, sono stati applicati 20 punti di sutura a una gamba
 
Cacciatore azzannato da un cinghiale nel pomeriggio di ieri durante una battuta di caccia nella zona di Poggio Bagnoli, località del Comune di Pergine Valdarno. Si tratta di un 34enne di Arezzo che è stato attaccato a una gamba e i compagni di battuta hanno dovuto liberarlo dalla morsa dell'animale. Il cacciatore ha riportato una grossa ferita: un laccio emostatico gli ha fermato l'emorragia; all'ospedale di Arezzo, dove è stato portato, gli sono stati applicati 20 punti di sutura.
 
GAZZETTA DI MANTOVA
6 OTTOBRE 2013
 
A Sermide e Felonica (MN) due cavalli risultati positivi al West Nile
 
ll servizio veterinario dell’Asl ha individuato a Sermide e a Felonica due cavalli risultati positivi al West Nile. Nessuna conseguenza per gli animali che hanno già sviluppato gli anticorpi, ma l’accertamento dimostra che in quella zona del Basso Mantovano il virus continua a circolare. Si tratta di una malattia virale acuta trasmessa dalle zanzare che colpisce principalmente gli uccelli e i cavalli, ma anche alcuni altri mammiferi (come ad esempio i bovini, gli ovini, i cani e i gatti) e l’uomo, causando in casi estremi encefaliti e decessi. Il principale veicolo sono gli uccelli selvatici: si trasmette infatti quando una zanzara punge un volatile infetto: il virus entra nel circolo sanguigno della zanzara e vi rimane alcuni giorni, prima di installarsi nelle sue ghiandole salivari. Se la zanzara infetta punge un altro animale o un uomo, gli trasmette il virus e la persona o l’animale colpito possono sviluppare la malattia. Nell'uomo può essere trasmesso da trasfusioni di sangue (per questo bisogna controllare attentamente le donazioni di sangue), trapianti di organi o per via placentare. La malattia si manifesta con febbre moderata, malessere generalizzato, mal di testa, nausea, anoressia, dolore oculare, mal di schiena o ai muscoli, tosse, eruzioni cutanee, diarrea, infiammazione alle ghiandole linfatiche e difficoltà a respirare.
 
GEA PRESS
6 OTTOBRE 2013
 
Taiji – I delfini legati al “guinzaglio”
Nuova strage nella baia giapponese

  
Dopo 15 giorni di tregua, dovuti in parte al maltempo, è ripresa la strage dei delfini nella baia giapponese di Taiji. Due giorni addietro, infatti, un gruppo di balene pilota, ovvero delfini globicefalo, è stato condotto all’interno della baia e bloccato al suo interno senza alcuna disponibilità di cibo.
Prima di essere macellati, i pescatori li hanno inseguiti parecchie volte, finchè non sono riusciti a legarli con una corda per la coda. Sono stati tenuti in questa maniera, legati alle rocce o alle barche, per alcune ore. Poi la macellazione.
In tutto 15 delfini globicefalo, comunica Sea Shepherd.
I globicefali, sono catturati quasi esclusivamente per la macellazione, mentre i delfini tursiopi, soprattutto se giovani o femmine, hanno come mercato ambito quello dei delfinari. Gli animali che non servono agli scopi, vengono rilasciati in mare, come nel caso dei piccoli globicefali di cui comunicazione odierna di Sea Shepherd. Rilasciati al loro destino, in mare.
Uno, però, è morto quasi subito e stante quanto comunicato da Sea Shepherd, è stato trovato cadavere appena al largo di Taiji.
 
GEA PRESS
6 OTTOBRE 2013
 
Israele – Stop della compagnia aerea di bandiera al trasporto di primati per la vivisezione
 
La Corte del Distretto di Tel Aviv ha stabilito martedì scorso che la compagnia aerea di bandiera El Al, non è obbligata a trasportare scimmie per scopi di ricerca. In pratica, commenta Animal Defenders International, un duro colpo per il noto allevamento Mazor. La decisione trae origine da una vicenda legale che aveva visto opporsi la compagnia aerea israeliana ad una precedente decisione.
A quanto pare un regolamento interno della compagnia aerea, ha di fatto distinto tra i trasporti di primati considerabili “positivi” (tra questi quelli di protezione delle specie) ed altri che invece verrebbero vietati, come nel caso della sperimentazione animale. Significativo quanto riferito dalla Corte di Tal Aviv in merito ai precedenti delle ormai numerose compagnie aeree straniere che rifiutano questi trasporti.
E’ probabile che sulla decisione della Corte di Tel Aviv, possono avere influito i recenti provvedimenti governativi che hanno in qualche maniera ristretto il campo d’azione dell’allevamento.
In tutto, sempre secondo ADI, nell’allevamento israeliano, sarebbero detenuti 2.000 macachi.
 
NEL CUORE.ORG
6 OTTOBRE 2013
 
OKLAHOMA, TIGRE STACCA UN BRACCIO AD UNA DIPENDENTE DELLO ZOO
L'incidente in una struttura contestata dagli animalisti
 
Brutto incidente al parco zoologico Garold Wayne Interactive di Wynnewood, Oklahoma. Ieri mattina, intorno alle 10, una dipendente donna, di cui non si conoscono le generalità, è stata attaccata da una tigre ed ha riportato ferite gravissime ad un braccio. Immediati i soccorsi e il trasferimento all'ospedale della città.
Secondo la ricostruzione dei fatti pubblicata sulla pagina Facebook dallo stesso proprietario dello zoo, Joe Schreibvogel, la donna, violando tutti i protocolli di sicurezza, avrebbe introdotto il braccio sinistro nella gabbia di un esemplare maschio di tigre. A causa di una giacca di piuma d'oca, che le ha rallentato i movimenti, non sarebbe stata in grado di ritrarlo in tempo per evitare il morso del felino. Un grave errore della dipendente, quindi, che non ha rispettato le basilari regole di sicurezza.
Le condizioni de lla donna sarebbero stabili, secondo quanto riportato dalle emittenti televisive locali, anche se non si conoscono con precisione. Mentre la proprietà dello zoo sostiene che la donna avesse ancora l'arto sinistro quando è stata soccorsa, il vice sceriffo della Contea di Garvin ha affermato in un'intervista televisiva che l'arto le sarebbe stato staccato durante l'attacco della tigre.
Quel che è certo è che l'incidente ha riacceso le proteste delle associazioni per i diritti degli animali, che hanno lanciato un appello al Dipartimento dell'agricoltura americano perché non sia rinnovata la licenza al Garold Wayne Interactive. Il parco zoologico, già in passato, era stato accusato di violazioni e abusi.
La tigre non sarà soppressa, ha assicurato la proprietà dello zoo, ma le polemiche non mancheranno.
 
LEGGO
6 OTTOBRE 2013
 
ECCO IL VITELLO CON DUE TESTE NATO NEL VERMONT. IL PADRONE: "UN MIRACOLO" -VIDEO
 
ROMA - Due teste, quattro occhi e un solo cervello. Un vitello nato a Whiting, nel Vermont, sabato, è stata definita "benedetta" perché è sopravvissuto nonostante la grave malformazione. 
Poiché le due teste hanno un solo cervello, qualsiasi cosa fa una lo fa anche l'altra: può mangiare con entrambe le bocche. Molto eccitato il Kirsten Quesnel, il proprietario dell'animale, che ha detto: "Una cosa che non capita tutti i giorni". 
Guarda il video:
 
L’UNIONE SARDA
6 OTTOBRE 2013
 
Pippa e la passione per la caccia
In posa con amiche e selvaggina
 
La caccia è la strana passione di Pippa, sorella di Kate.
Pippa Middleton si è fatta immortalare dopo aver partecipato a una battuta di caccia. Su Instagram è stata pubblicata la foto davanti a una distesa di selvaggina. Si tratta di 50 prede tra fagiani, fagiani reali e pernici.
La passione per la caccia è ormai nota. Anche lo scorso anno partecipò a una battuta in Francia.
 
NEL CUORE.ORG
7 OTTOBRE 2013
 
INSENSIBILE ALBIONE: PIPPA POSA CON LE AMICHE E 50 FAGIANI MORTI
Proteste e proteste per la foto su Instagram

 
Piovono critiche su Pippa Middleton, sorella della futura regina d'Inghilterra, per aver pubblicato su Instagram le foto della sua battuta di caccia con le amiche. Le ragazze di buona famiglia (Pippa è la terza da sinistra) hanno fatto una vera e propria strage: sul terreno sono rimasti cinquanta fagiani, le cacciatrici posano sorridenti mostrando il bottino e i social network si scatenano.
 
IL MESSAGGERO
7 OTTOBRE 2013
 
Caccia, ricomincia la guerra dei cani: avvelenati sei segugi con le polpette
 
TODI (PG) – Per qualcuno il binomio cane amico dell’uomo è evidentemente a senso unico. E’ il cane, infatti, il solo amico fedele a quattro zampe che troppo spesso non viene ricambiato.
E c’è anche chi, pur legittimamente non amando i cani, o mosso da inguaribile invidia, compie su di loro atti di incredibile crudeltà.
E’ di ieri infatti la notizia, purtroppo non nuova, che altri cani son stati avvelenati con delle vili esche. Il guaio è che in poco tempo sono già 6 le vittime di questo gioco perverso. L’ultimo, deceduto, nella zona agricola di Pantalla, nei pressi dell'Aviosuperficie e pertanto non lontano dal centro abitato.
Puntualmente con l'apertura della caccia, ricomincia la terribile abitudine di lanciare ai cani più bravi, appartenenti agli altri cacciatori, dei bocconi avvelenati. Le ultime esche sono state individuate sempre in quella zona agricola di Pantalla.
A diffondere l’ennesimo allarme un veterinario, la dottoressa Silvia Perugini che dice: «Ho provveduto ad avvertire le autorità competenti, Asl, comune e polizia provinciale, ma ritengo opportuno che tutta la cittadinanza venga a conoscenza del pericolo che corrono i cani di proprietà degli abitanti della zona. Ingerire un'esca avvelenata comporta sofferenze atroci e non sempre l'intervento medico riesce a risolvere la situazione dal momento che le sostanze tossiche possono provocare danni irreparabili all'organismo. È opportuno ricordare a chiunque si diletti in questa attività che la preparazione e diffusione nell'ambiente di esche avvelenate è un reato severamente punito dal codice penale oltre ad essere un atto di ingiustificata cattiveria nei confronti di animali innocenti».
 
ABRUZZO 24 ORE
7 OTTOBRE 2013
 
Orso trovato morto a Villavallelonga. Probabile l'avvelenamento
 
Un esemplare di orso bruno marsicano è stato trovato morto nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, nel comune di Villavallelonga, nella zona dei Prati d’Angro.
Gli esperti ritengono poco probabile la morte per cause naturali, quasi certo  l'avvelenamento, saranno le analisi del Centro veterinario specialistico di Grosseto a stabilire le motivazioi del decesso.
 
GEA PRESS
8 OTTOBRE 2013
 
Parco Nazionale d’Abruzzo – L’orso a pezzettini. Trovati solo parti del cranio e di una zampa
I resti inviati al Centro di Referenza Nazionale per la Medicina Forense Veterinaria di Grosseto
 
Il rinvenimento risale ad una decina di giorni addietro. Il servizio di vigilanza del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise ha trovato i poveri resti dell’orso in località bosco della Difesa, nel territorio comunale di Villavallelonga nel versante aquilano del Parco Nazionale.
Si tratta solo di parti del cranio, che apparirebbe abbastanza privo di resti carnei, e di una zampa. A confermare a GeaPress il ritrovamento è il Direttore del Parco Nazionale dott. Dario Febbo.
L’unico dato che allo stato attuale è possibile desumere è quello relativo alla presunta età dell’animale. Secondo quanto supposto  dal Veterinario del Parco,  l’orso potrebbe avere avuto non più di due anni di età. Nessuna ipotesi è possibile avanzare sulle cause della morte. I resti ossei sono stati trasferiti presso il Centro di Referenza Nazionale per la Medicina Forense Veterinaria dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana, sede di Grosseto.
Secondo il Direttore del Centro di Referenza dott. Rosario Fico, sentito stamani da GeaPress, i primi esami, ovvero quelli relativi ai campioni genetici, potrebbero essere disponibili tra una settimana. Per stabilire la possibile data della morte, potrebbe invece essere utile l’esame delle  larve degli insetti presenti nei resti dell’orso. Le parti pervenute riguardano il cranio privo di mandibola e tratti di una zampa anteriore. Secondo il dott. Fico, sarà comunque difficile risalire alle cause della morte e non è escluso che nei luoghi del ritrovamento saranno necessari nuovi sopralluoghi. Questo al fine di individuare eventuali nuovi resti, magari sparpagliati da animali selvatici.
 
NEL CUORE.ORG
10 OTTOBRE 2013
 
WWF, APPELLO AL GOVERNO PER SALVARE L'ORSO MARSICANO
La popolazione minacciata dal bracconaggio
 
Il bracconaggio e la mancata gestione del territorio e delle reali emergenze per la tutela dell'orso bruno marsicano sta mettendo a serio rischio di estinzione l'ultima e unica popolazione al mondo di questa specie. A lanciare l'allarme e' il Wwf che chiede un intervento del ministro dell'Ambiente Andrea Orlando perche' faccia rispettare gli impegni assunti con la sottoscrizione dei piani di tutela dell'orso sulle Alpi e sull'Appennino (il Pacobace, Piano d'Azione Interregionale per la Conservazione dell'Orso sulle Alpi Centro Orientali, e il Patom, Patto per la Tutela dell'Orso Marsicano) e nei riguardi della comunita' internazionale. Il Wwf chiede al ministero dell'Ambiente, alle Regioni e agli enti locali competenti di attuare ogni sforzo possibile affinche' la tutela di questa specie simbolo della biodiversita' italiana sia efficace, attuando concretamente tutte quelle azioni "che favoriscono l a reale convivenza tra le attivita' dell'uomo e l'orso, nella consapevolezza che va assicurato un futuro a questa specie permettendogli di vivere in spazi idonei e tranquilli''. E chiede alle autorita' di Polizia di promuovere le dovute indagini. Con i resti di un esemplare di orso bruno marsicano ritrovati negli ultimi giorni in Vallelonga, all'interno del Parco Nazionale Abruzzo Lazio Molise, salgono a tre gli esemplari trovati morti negli ultimi mesi nei boschi italiani. ''Ci auguriamo che le analisi in corso ci sapranno dire in maniera certa e provata le cause della morte, almeno di questi ultimi animali, visto che nei casi passati al momento cio' non e' mai stato chiarito. Vorremmo pero' prima di tutto che le indagini riescano, almeno in questi ultimi casi dove si e' accertata la mano dell'uomo, trovare i colpevoli di queste barbare uccisioni'', cosi' il presidente del Wwf Italia, Dante Caserta.
 
IL TEMPO
11 OTTOBRE 2013
 
Il Wwf vuole salvare la pelle dell’orso
«Chi compie atti di bracconaggio deve essere trovato e punito». Evitare il rischio estinzione

Pierluigi Palladini

 
AVEZZANO (AQ) Il Wwf è deciso a vendere cara la pelle dell’orso. Anzi, a non venderla affatto. I ritrovamenti di orsi marsicani morti nei boschi susseguitisi nell’estate scorsa, l’ultimo nel fine settimana nel Bosco della Difesa, nei Prati D’Angro, territorio di Villavallelonga, hanno fatto scattare l’allarme rosso nell’associazione ambientalista che ora chiede maggiore vigilanza, chiarezza nello stabilire la causa delle morti degli orsi e una politica di protezione dell’ambiente e delle attività che l’uomo in esso vi svolge più efficace e moderna. A parlare è il presidente nazionale del Wwf, Dante Caserta, che ha pronunciato un atto di accusa che suona anche come ultima chiamata per salvare l’orso marsicano dall’estinzione. «Con gli ultimi resti di un giovane esemplare di orso bruno marsicano ritrovati negli ultimi giorni in Vallelonga nel Parco Nazionale Abruzzo Lazio Molise salgono a 3 gli esemplari trovati morti negli ultimi mesi nei boschi del nostro Paese esordisce Dante Caserta - Ci auguriamo che le analisi in corso ci sapranno dire in maniera certa e provata le cause della morte, almeno di questi ultimi animali, visto che nei casi passati ciò non è mai stato chiarito. Vorremmo però prima di tutto che le indagini riescano, almeno in questi ultimi casi dove si è accertata la mano dell’uomo, a trovare i colpevoli di queste barbare uccisioni».
Sul ritrovamento dell’orso a Villavallelonga intervenne il sindaco del centro marsicano, Leonardo Lippa, sottolineando come fosse tutto da accertare che si trattava dei resti di una carcassa e che la morte poteva essere avvenuta anche per cause naturali o in uno scontro fra animali. Adesso la denuncia di Caserta assume toni drammatici con l’enunciazione dei dati: «Dal 1971 sono tantissimi gli orsi marsicani morti per lacci e bocconi avvelenati e di questi 18 sono gli orsi marsicani morti per le sole armi da fuoco. Se per l’ultimo esemplare ancora niente è chiaro, per l’orso Stefano si è accertato che è stato ucciso. Per il Wwf non è più accettabile che rimangano impunti i responsabili di simili reati contro una specie particolarmente protetta. Il gesto di un criminale in un attimo distrugge decenni di impegno e milioni di euro impiegati in progetti di conservazione. Serve un’azione decisa - conclude Caserta- che faccia luce su tutto ciò e ci aspettiamo che chi sta investigando dia risposte precise, cosa ancora mai successa in questi ultimi anni in casi di bracconaggio simili».
 
IL CENTRO
11 OTTOBRE 2013
 
Orso morto, appello del Wwf: le cause vanno chiarite subito
 
L’AQUILA «Con gli ultimi resti di un giovane esemplare di orso bruno marsicano ritrovati negli ultimi giorni in Villavallelonga all’interno del Parco Nazionale Abruzzo Lazio Molise salgono a 3 gli esemplari trovati morti negli ultimi mesi nei boschi del nostro Paese». Così il presidente del Wwf Italia Dante Caserta commenta il nuovo sospetto caso di bracconaggio nel Parco: «Ci auguriamo che le analisi in corso ci sapranno dire in maniera certa e provata le cause della morte, almeno di questi ultimi animali, visto che nei casi passati al momento ciò non è mai stato chiarito. Vorremmo però prima di tutto che le indagini riescano, almeno in questi ultimi casi dove si è accertata la mano dell’uomo, trovare i colpevoli di queste barbare uccisioni". «Per fare luce sul fatto ed evitare che in futuro si verifichino altri gravi atti di bracconaggio», ha fatto sapere poi il presidente della commissione ambiente alla Camera Ermete Realacci, «ho presentato un’interrogazione al ministro dell’Ambiente chiedendo se sia a conoscenza del ritrovamento del prezioso esemplare di fauna protetta».
 
IL GAZZETTINO
7 OTTOBRE 2013
 
La Provincia dichiara guerra alle volpi, aperta la caccia: «Abbattiamone 350»
Troppi esemplari nella Marca: creano danni a campi e galline
Dopo nutrie e colombi, varato un piano con utilizzo di cani
 
TREVISO - Dopo le nutrie e i colombi, adesso tocca alle volpi. Per la Provincia sono troppe (circa 4mila). E creano un sacco di danni ai campi. Senza contare le periodiche stragi di galline. Da qui la decisione di riavviare, finita l'emergenza della rabbia silvestre, un programma triennale per tenere sotto controllo il numero degli animali in questione. Come? Abbattendoli.
Le volpi non sono inserite nella lista delle specie protette, ma la normale stagione di caccia non è sufficiente. Bisogna fare di più. E questo di più, che è già stato timbrato dal ministero, consiste nell'uccidere 350 esemplari all'anno all'interno delle zone di ripopolamento e cattura, dove maggiore è la concentrazione. In caso di necessità si potrà anche uscire dai confini. Ma non per più di mezzo chilometro.
Gli animali potranno essere uccisi sparando direttamente nella loro tana con l'aiuto di cani appositamente addestrati.
 
GEA PRESS
7 OTTOBRE 2013
 
Castelfidardo (AN) – La mega trappola a effetto domino
Intervento del Corpo Forestale dello Stato

 
Posizionata da ignoti ai margini del frutteto di un agricoltore il quale, quando si è reso conto di quanto in suo involontario “possesso”, ha pensato bene di disattivare il marchingegno e chiamare il Corpo Forestale dello Stato.
Una trappola a doppia entrata, lunga ben 90 centimetri ed a pianta quadrata. Ogni lato, infatti, misurava 45 centimetri.
Un doppio sistema a scatto che di fatto avrebbe assicurato al primo malcapitato animale, di fungere da esca per il secondo. Una trappola in serie, verrebbe da dire, caratterizzata da due opposte aperture, pronte a chiudersi, allo scatto, grazie alla presenza di un moschettone. Il primo animale trappolato, avrebbe potenziato con la sua stessa presenza, la funzionalità della seconda trappola.
“Il sistema escogitato per il suo funzionamento era ingegnoso – ha dichiarato il Comandante Provinciale del Corpo Forestale dello Stato di Ancona - perché consentiva al bracconiere di utilizzare automaticamente la prima preda catturata, probabilmente un fagiano o una quaglia, come richiamo. Fortunatamente – ha aggiunto il Comandante della Forestale – la trappola non ha funzionato, grazie anche alla solerzia del coltivatore che ne ha denunciato la presenza sul suo campo“.
Il proprietario, quando si è accorto della presenza della trappola nel suo terreno, oltre a disattivarla l’ha subito rimossa dal margine del frutteto, sito nel Comune di Castelfidardo (AN).
La gabbia, costituente corpo di reato per violazione della legge per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio del 1992, è stata sequestrata dai Forestali intervenuti, che stanno ancora cercando il responsabile del suo uso illegale, ed è stata posta a disposizione della magistratura inquirente.
Durante l’operazione sono stati effettuati anche rilievi fotografici, trasmessi anch’essi alla Procura della Repubblica di Ancona.
 
IL MONDO
7 OTTOBRE 2013
 
Umbria/Animali: aveva le corna bloccate da rete. Daino salvato
 
Perugia - Un daino maschio di 90 kg e' stato soccorso e salvato dai tecnici della facolta' di veterinaria dell'Universita' di Perugia, intervenuti su richiesta della Polizia Provinciale a sua volta allertata da un cittadino. Il daino era rimasto impigliato per le corna a una vecchia rete di una porta da calcio attorcigliata ad un albero. E' accaduto nei pressi di Castel Rigone nel comune di Passignano sul Trasimeno. I primi a intervenire due agenti della polizia provinciale che per evitare all'animale spaventato dal loro arrivo ulteriori stress hanno deciso di far intervenire gli esperti dell'Universita'. I veterinari hanno deciso di sedare con un anestetico il daino per potergli prestare il soccorso e le cure necessarie. Cessato l'effetto dell'anestesia il bellissimo esemplare di daino ha riacquistato totale liberta'.
 
TUTT’OGGI
7 OTTOBRE 2013
 
Daino aveva corna impigliate in una rete, salvato dalla Polizia Provinciale
Operazione congiunta congiunto di Polizia provinciale e veterinari dell’Università di Perugia
 
Un daino maschio di 90 chili è stato soccorso e salvato dai tecnici della facoltà di veterinaria dell’Università di Perugia il cui intervento è stato richiesto dalla Polizia Provinciale a sua volta allertata da un cittadino. Il daino era rimasto impigliato per le corna a una vecchia rete di una porta da calcio attorcigliata ad un albero. Il fatto è accaduto nei pressi di Castel Rigone nel comune di Passignano sul Trasimeno. I primi a intervenire sono stati due agenti della polizia provinciale che per evitare all’animale spaventato dal loro arrivo ulteriori stress hanno deciso di far intervenire gli esperti veterinari dell’Università che, giunti sul posto, hanno deciso di sedare con u n anestetico il daino per potergli prestare il soccorso e le cure necessarie. L’operazione dal momento del primo intervento (10.45) all’arrivo dei veterinari (12.30) è terminata intorno alle 15.30 quando cessato l’effetto dell’anestesia il bellissimo esemplare di daino ha potuto riprendere il proprio cammino in salute e totale libertà.
 
CORRIERE ADRIATICO
7 OTTOBRE 2013
 
Carceri, a Fermo pet therapy  con un cane labrador diplomato
 
FERMO - Pet therapy nel carcere di Fermo con incontri tra i detenuti e un cane addestrato per farli lavorare sulla loro emotività.
L’iniziativa, sostenuta dagli operatori e dagli educatori dell’istituto di pena e voluta dalla direttrice Eleonora Consoli, si tiene per la prima volta nella struttura fermana, utilizzando lo spazio di intercinta del carcere.
A gestire gli incontri con cinque reclusi è l’addestratrice Agnese Franchellucci con Orazio, un labrador di otto anni che con la sua conduttrice ha conseguito il brevetto per la pet therapy. All’esame Orazio ha conquistato il massimo punteggio, dimostrando attitudine e talento in un 'mestierè delicato.
La coppia è spesso impegnata con i disabili e con i bambini malati, anche in ospedale, Orazio è delicato e attentissimo ed è capace di tirar fuori da ognuno i miglior i sentimenti.
"Nel carcere è anche per noi una prima esperienza - racconta Agnese Franchellucci -, si tratta di far aprire ogni individuo ai propri sentimenti, alla gestione magari di un’aggressività o di una sofferenza. Con il rapporto con l’animale imparano a darsi dei limiti e a creare un legame di fiducia, si mettono in gioco senza il timore di essere giudicati, fanno insieme un tratto di strada che fa sentire tutti meno soli e meno arrabbiati".
 
LA REPUBBLICA BARI
7 OTTOBRE 2013
 
L'esercito dei cani detective
"Sono eroi a quattro zampe"
Sulle orme dei dispersi o a caccia di droga. In Puglia ci sono venti fra pastori tedeschi belga e labrador arruolati nei nuclei cinofili di polizia e carabinieri
 
di MARA CHIARELLI
 
QUEEN si agita, tira il guinzaglio verso un cestino, raspa e non si ferma. Fino a quando Marco, il suo conduttore non guarda dentro e trova un pezzetto di hashish. Sono arrivati da poco, Queen, King, Floh, Hero, Maia e Gino, per fare il loro "dovere" di cani poliziotto, all'ingresso delle partenze dell'aeroporto di Bari. I primi quattro sono antidroga, gli altri due sono bravissimi nella ricerca degli esplosivi. Sono solo alcuni degli "agenti a quattro zampe" che il Nucleo cinofilo della Questura di Bari vanta da qualche anno. A "casa", nel centro addestramento, sono rimasti Sephira e Dark, due pastori tedeschi, e il labrador color miele Chico. Si alternano in operazioni di vario tipo, in Puglia e Basilicata, sotto la guida dell'ispettore capo Sergio Barone. E a breve arriveranno i rinforzi: Mito, cucciolo di lupo italiano, che in attesa del tempo utile per l'addestramento impara l'obbedienza e ruba coccole alla conduttrice Anna. L'impiego di Mito è sperimentale, uno dei due in tutta Italia (l'altro cucciolo si trova a Torino). Sei ore di turno operativo per chi "scende sul campo", setacciando i varchi aeroportuali, assicurando la sicurezza in occasione di comizi ed eventi speciali, o annusando nelle abitazioni dei pregiudicati durante una perquisizione. Con un "premio" differente a seconda della specializzazione. Per i cani antidroga, come lo splendido pastore tedesco nero focato Queen, il "collega" malinois King, la femmina del gruppo Floh (pastore tedesco) e il tornado Hero (un altro pastore), la ricompensa è quella pallina di gomma che i conduttori Marco, Michele, Anna e Fabrizio fanno roteare, invitandoli al gioco. Retribuzione più sostanziosa, invece, per i labrador neri Maia e Gino, che guidati da Nicola e Cataldo rintracciano polveri da sparo e pistole nascoste nei posti più disparati: appena scovati, loro si siedono. E non c'è verso di farli alzare finché il "tesoro" non è nelle mani dei conduttori, e per loro arriva un bocconcino prelibato. Solo oneri e pochi onori, invece, per gli "uomini caldi", agenti che durante l'addestramento fanno il lavoro sporco, e cioè piazzare esplosivi per la ricerca.Un'accurata selezione porta i cani della polizia di Stato nelle sedi dal Centro di coordinamento servizi cinofili di Nettuno, dove anche i conduttori devono sottoporsi a valutazione e formazione. In base al carattere scatta poi la combinazione cane  -  uomo. E in alcuni casi è davvero amore. Come quello che a pochi chilometri di distanza, a Modugno, mette nel suo lavoro il comandante del Nucleo cinofili dei carabinieri, Gioacchino Moramarco. Nel suo curriculum vari ritrovamenti di persone scomparse. Ci si adoperano Attila, Atze e Leo, tre degli undici pastori tedeschi dell'arma, che sono stati utilizzati anche per la ricerca dei fratellini di Gravina Ciccio e Tore, e di Sarah Scazzi. Stelletta sul petto di Attila, ad esempio, il ritrovamento nel novembre 2011 di un anziano che, uscito da una casa di riposo di Barletta e affetto da Alzheimer, si era perso. Ci pensò Attila, 24 ore dopo, a guidare il suo conduttore Andrea in un vigneto a due chilometri di distanza. Non scherzano Chan, Boss, Ike, Kimi e Amun, antidroga che a luglio hanno scovato sostanze stupefacenti in ben sette occasioni. Rony, invece, ha ritrovato un arsenale nel Salento: tre fucili, una pistola e 500 cartucce. Menzione speciale per Charon, scomparso a febbraio scorso, che scoprì 40 chili di hashish all'interno di una roulotte a Vieste.
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TRENTINO
7 OTTOBRE 2013
 
La Cassazione: «Il collare elettrico è maltrattamento»
 
ROVERETO (TN) - La prima condanna, a 1000 euro con decreto penale, non lo aveva convinto affatto, ed aveva impugnato la decisione della Procura. Il giudice Monica Izzo aveva rincarato la dose, confermando l’illecito e condannandolo a 2000 euro di ammenda. I.T., un cacciatore di Mori di 52 anni, non era ancora convinto ed ha presentato ricorso in Cassazione. Ottenendo finalmente un risultato: il suo caso entra nel repertorio delle sentenze della Corte Suprema e fa giurisprudenza. L’uso del collare elettrico (o collare antiabbaio) «è certamente incompatibile con la natura del cane (...) Trattasi in sostanza di un addestramento basato esclusivamente sul dolore, lieve o forte che sia, e che incide sull’integrita psico fisica dal cane poichè la somministrazione di scariche elettriche per condizionarne i riflessi ed indurlo tramite stimoli dolorosi ai comportamenti desiderati produce effetti collaterali quali paura, ansia, depressione ed anche aggressività». Quindi il suo semplice utilizzo comporta il maltrattamento di animali, a prescindere da qualsiasi verifica sulle modalità, intensità e frequenza dei dolori provocati al cane. Probabilmente non era difficile immaginare come sarebbe finita, visto che già precedenti sentenze di Cassazione si sono orientate nella stessa direzione anche se con minore chiarezza e che il collare antiabbaio in Italia è vietato, ma al prezzo della condanna a pagare anche le spese legali il cacciatore moriano può vantarsi di avere fatto giurisprudenza. La pronuncia sul suo caso è talmente assoluta e onnicomprensiva che dovrebbe eliminare qualsiasi dubbio per il futuro. I fatti risalgono all’agosto 2011. Un moriano durante una passeggiata aveva visto un cane, un segugio italiano, aggirarsi sperduto e confuso. Non sapendo che fare, aveva chiamato i carabinieri. Che non avevano incontrato alcuna difficoltà a catturalo - l’animale appariva assolutamente docile e mansueto - e portarlo in caserma. In attesa di risalire al proprietario, i militari erano stati incuriositi dal particolarissimo collare dell’animale, che staccato dal collo aveva rivelato la presenza di elettrodi che in funzione finivano a contatto col collo dell’animale. Una rapida verifica aveva permesso loro di accertare che si trattava di un collare antiabbaio elettrico: quando sta per abbaiare, il cane «gonfia» il collo e in quel momento, toccando gli elettrodi, riceve una scossa che lo dissuade dall’abbaiare. La stessa verifica ha permesso loro anche di appurare che in Italia l’uso di questo collare è vietato. Rintracciato il proprietario grazie al microchip dell’animale, lo avevano denunciato, mettendo cane e collare sotto sequestro. In seguito il Tribunale del riesame aveva disposto la restituzione del cane al proprietario. Poi la serie di giudizi e di condanne chiusa ora dalla Cassazione. Il proprietario ha sempre sostenuto che il collare è indispensabile per l’addestramento del cane e che solo se usato in modo inadeguato gli provoca sofferenze.
 
SENTENZE CASSAZIONE
7 OTTOBRE 2013
 
Maltrattamento di animali usare il collare elettronico
 
Suprema Corte di Cassazione
Sentenza n.38034/2013
Spesso ci siamo interessati di sentenze che riguardavano gli animali e i maltrattamenti che purtroppo sono costretti a subire per colpa di persone senza scrupoli.
Anche nella sentenza in esame la fattispecie di reato analizzata è quella di cui all'articolo 727 del codice penale e, più nello specifico, la questione sottoposta al vaglio degli ermellini riguardava l'uso del collare anti-abbaio.
Per capirci, il collare in questione è quello elettronico, quello che manda un impulso elettrico dolorosissimo per reprimere col dolore il carattere vivace dell'animale.
Nel caso di specie la Corte ha concluso "che nulla giustificava detta condotta illecita avendo il cane un’indole docile e remissiva"
Articolo 727 Codice Penale
Maltrattamento di animali
Chiunque incrudelisceverso animali senza necessità o li sottopone a strazio o sevizie o a comportamenti e fatiche insopportabili per le loro caratteristiche, ovvero li adopera in giuochi, spettacoli o lavori insostenibili per la loro natura, valutata secondo le loro caratteristicheanche etologiche, o li detiene in condizioni incompatibili con la loro natura o abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l'ammenda da milletrentadue euro a cinquemilacentosessantaquattro euro.
La pena è aumentata se il fatto è commesso con mezzi particolarmente dolorosi, quale modalità del traffico, del commercio, del trasporto, dell'allevamento, della mattazioneo di un o spettacolo di animali, o se causa la morte dell'animale: in questi casi la condanna comporta la pubblicazione della sentenza [36] e la confiscadegli animali oggetto del maltrattamento, salvo che appartengano a persone estranee al reato.
Nel caso di recidivala condanna comporta l'interdizione dall'esercizio dell'attività di commercio, di trasporto, di allevamento, di mattazione o di spettacolo.
Chiunque organizza o partecipa a spettacoli o manifestazioni che comportino strazio o sevizie per gli animali è punito con l'ammenda da milletrentadue euro a cinquemilacentossessantaquattro. La condanna comporta la sospensione per almeno tre mesi della licenza inerente l'attività commerciale o di servizio e, in caso di morte degli animali o di recidiva, l'interdizione dall'esercizio dell'attività svolta.
Qualora i fatti di cui ai commi precedenti siano commessi in relazione all'esercizio di scommesse clandestine la pena è aumentata d ella metà e la condanna comporta la sospensione della licenza di attività commerciale, di trasporto o di allevamento per almeno dodici mesi.
 
Sentenza - Maltrattamento di animale usare il collare elettronico
Suprema Corte di Cassazione

Sentenza n.38034/2013

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza 24.5.2012 il giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Rovereto ha ritenuto T.I. colpevole della contravvenzione di cui all’art. 727 comma 2 cp perchè deteneva un cane in condizioni incompatibili con la sua natura e produttive di gravi sofferenze, utilizzando un collare elettrico al fine di reprimere comportamenti molesti.
Il giudice di merito ha fondato il proprio convincimento sulla base della documentazione acquisita richiamando in particolare il contenuto della relazione eseguita dal veterinario che aveva visitato l’animale dopo il suo rinvenimento nonché un’ordinanza del Ministero della Salute. Ha rilevato altresì che non sussisteva alcuna ragione che imponesse l’uso di tale dispositivo, ritenuto uno strumento invasivo e doloroso nonché contrario alla natura del cane.
2. Avverso la sentenza ha proposto ricorso per cassazione il difensore dell’imputato, denunziando:
2.1. violazione della legge penale, perché sussisterebbe il reato di cui all’art. 544 ter (e non la contravvenzione cointestata) ma solo in caso di abuso nell’utilizzo del collare, nel caso di specie non riscontrato. Contesta il richiamo all’ordinanza ministeriale e fornisce una interpretazione della pronuncia di questa Corte pure menzionata nella decisione impugnata.
2.2. Contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione in relazione alla ritenuta afflittività del collare elettrico rilevando che, se utilizzato correttamente, esso si rivela necessario per un utile addestramento dell’animale provocandogli solo una lieve molestia. Richiama una pronuncia di merito a lui favorevole e rileva l’assenza di sofferenza riscontrata nell’animale.

Considerato in diritto

1. Il ricorso è infondato con riferimento ad entrambe le censure.
Essendo stato denunziato anche il vizio motivazionale, va richiamato il principio secondo cui il controllo del giudice di legittimità sui vizi della motivazione attiene alla coerenza strutturale della decisione di cui si saggia l a oggettiva tenuta sotto il profilo logico argomentativo, restando preclusa la rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione e l’autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti (tra le varie, cfr. cass. sez. terza 19.3.2009 n. 12110; cass. 6.6.06 n. 23528). Ancora, la giurisprudenza ha affermato che l’illogicità della motivazione per essere apprezzabile come vizio denunciabile, deve essere evidente, cioè di spessore tale da risultare percepibile ictu oculi, dovendo il sindacato di legittimità al riguardo essere limitato a rilievi di macroscopica evidenza, restando ininfluenti le minime incongruenze e considerandosi disattese le deduzioni difensive che, anche se non espressamente confutate, siano logicamente incompatibili con la decisione adottata, purché siano spiegate in modo logico e adeguato le ragioni del convincimento (cass. Sez. 3, Sentenza n. 35397 del 20/06/2007 Ud. d ep. 24/09/2007; Cassazione Sezioni Unite n. 24/1999, 24.11.1999, Spina, Rv. 214794).
Ciò premesso, va osservato in diritto che l’attuale art. 727 cp prevede due ipotesi di contravvenzioni: l’abbandono di animali (che corrisponde al nuovo titoletto della norma) e la detenzione di essi “in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze”.
Questa Corte ha già avuto modo di affermare che l’uso del collare antiabbaio, a prescindere dalla specifica ordinanza ministeriale e dalla sua efficacia, rientra nella previsione del codice penale che vieta il maltrattamento degli animali (cfr. Sez. 3, Sentenza n. 15061 del 24/01/2007 Cc. dep. 13/04/2007 Rv. 236335 in motivazione). Con la predetta pronuncia resa in sede cautelare la Corte non era stata però investita direttamente della esatta qualificazione giuridica del fatto ritenendo che tale aspetto dovesse demandarsi al successivo giudizio di merito, come si evince chiaramente dalla motivazione e pertanto si rivela inesatta l’affermazione del ricorrente – basata evidentemente soltanto su una sommaria lettura della massima – secondo cui tale pronuncia si riferisse all’ipotesi dl cui all’art. 544 ter cp.
Il principio di diritto era stato affermato in relazione al semplice “uso” del collare antiabbaio (come si evi nce sempre dalla lettura del provvedimento nel suo testo integrale).
Il Collegio, dando sostanzialmente continuità al precedente orientamento, ritiene che il collare elettronico sia certamente incompatibile con la natura del cane: esso si fonda sulla produzione di scosse o altri impulsi elettrici che, tramite un comando a distanza, si trasmettono all’animale provocando reazioni varie. Trattasi in sostanza di un addestramento basato esclusivamente sul dolore, lieve o forte che sia, e che incide sull’integrità psicofisica del cane poiché l a somministrazione di scariche elettriche per condizionarne i riflessi ed indurlo tramite stimoli dolorosi ai comportamenti desiderati produce effetti collaterali quali paura, ansia, depressione ed anche aggressività.
2. Venendo al caso di specie, il giudice di merito ha motivato il proprio giudizio di colpevolezza osservando che il cane dell’imputato al momento del rinvenimento mentre vaga va incustodito sulla pubblica via, era provvisto di collare con dispositivo elettrico e che, come relazionato dal Veterinario dott. R., l’uso di tale collare produce effetti difficilmente valutabili sul comportamento dell’animale, talvolta reversibili, altre volte permanenti, ma comunque considerabili maltrattamento. Ha quindi richiamato il contenuto dell’ordinanza del Ministero della Salute che proibiva l’uso di tali dispositivi spiegando che il successivo annullamento del provvedimento da parte del giudice amministrativo non riguardava le valutazioni di merito. Ha poi rilevato che nulla giustificava detta condotta illecita avendo il cane un’indole docile e remissiva.
Trattasi, come si vede di accertamenti non solo aderenti al principio di diritto richiamato, ma anche esplicitati attraverso un percorso argomentativo privo di salti logici e pertanto non è consentito alcun sindacato di legittimità.
P.Q.M.
la Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
 
GEA PRESS
8 OTTOBRE 2013
 
Collari elettrici: per la Cassazione non è reato di maltrattamento
Il loro uso sarà solo blandamente punito.
 
Nei giorni scorsi ha fatto molto scalpore una Sentenza della Corte di Cassazione, velocemente ripresa anche in casa animalista, circa il fatto che l’uso del cosiddetto collare antiabbaio, meglio conosciuto come  collare elettrico, rappresenti una forma di maltrattamento di animali. E’ stata addirittura richiamata, con specifiche estrapolazioni di presunti testi, la precedente giurisprudenza. Un veloce copia incolla tra vari articoli di giornale ha poi “sancito” che l’uso del collare antiabbaio è per legge un maltrattamento.
Forse per il Veterinario, ma la legge 189/04 voluta per reprimere gli abusi sugli animali, non stabilisce in tal  maniera.
Tale disposizione  ha di fatto scorporato le ipotesi di reato in due diversi articoli del Codice Penale. L’art. 544/ter, reato-delitto rubricato come “maltrattamento di animali”, ed il minore e quasi del tutto inefficace reato contravvenzione di cui all’art. 727 del Codice Penale riportante il titoletto di  “abbandono di animali”. Proprio in  quest’ultimo reato la Corte di Cassazione ha deciso di inserire l’uso del collare antiabbaio. Punibile, forse, ma non perchè maltrattamento.
La Sentenza è la numero 38034/13 della III Sezione Penale, depositata il 17 settembre scorso.
La situazione è talmente chiara da sfiorare il paradosso. In sede di giudizio era stato l’imputato a richiamare l’applicabilità nei suoi confronti non del 727, bensì del 544/ter ovvero il (vero) maltrattamento. Una tattica difensiva che avrebbe potuto riconsegnare il caso ai gradi di giudizio inferiori e versosimilmente non essere mai punito visto che il reato-delitto si applica solo alle previsioni di dolo.
Similmente, la presunta precedente giurisprudenza in favore del “maltrattamento” viene chiaramente evidenziata dalla Corte nell’esatto contesto che l’ha prodotta. Di certo non è quello dei trionfanti comunicati, anche animalisti. In altri termini, una pronuncia del 2007,  resa peraltro in sede cautelare,  della III Sezione Penale, aveva rilevato come la Corte  non era “stata però investita direttamente della esatta qualificazione giuridica del fatto“. Sempre la III Penale evidenziava a sostengo della tesi, “una sommaria lettura della massima  secondo cui tale pronuncia si riferisse all’ipotesi dl cui all’art. 544 ter cp“.
Dunque, come ha realmente affermato la Corte di Cassazione con la sentenza numero 38034/13 “il Collegio, dando sostanzialmente continuità al precedente orientamento, ritiene che il collare elettronico sia certamente incompatibile con la natura del cane“. In altri termini il collare elettronico che produce “scosse o altri impulsi elettrici che, tramite un comando a distanza, si trasmettono all’animale provocando reazioni varie” è punibile con il secondo comma del debolissimo reato di contravvenzione 727 dal titoletto di “abbandono di animali”.
Nella disamina della Corte si evince altresì come i Giudici siano perfettamente consapevoli di quello che provoca il collare, ovvero “trattasi in sostanza di un addestramento basato esclusivamente sul dolore, lieve o forte che sia, e che incide sull’integrità psicofisica del cane poiché la somministrazione di scariche elettriche per condizionarne i riflessi ed indurlo tramite stimoli dolorosi ai comportamenti desiderati produce effetti collaterali quali paura, ansia, depressione ed anche aggressività“. Tutto questo, però, grazie alla legge sui maltrattamenti 189/04 non rappresenta un “maltrattamento di animali” punito in maniera relativamente più severa, ma semplicemente una inidonea condizione di detenzione  che deve pure produrre “gravi sofferenze". Tutto da certificare, ovviamente.
La Corte, nel caso ora esaminato, ha fatto proprio il parere veterinario accettando l’analisi del professionista circa gli effetti talvota considerabili come maltrattamenti. Peccato, però, che la fattispecie sia giuridicamente contemplata nel piccolo reato di cui all’art. 727.
Facile immaginare cosa può succedere in merito all’uso di uno strumento che rimane comunque di libera vendita ed ora blandamente punito. Equivale, più o meno, ai richiami elettronici per avifauna, vietati (con un reato di contravvenzione) ai cacciatori. Per loro, come per i collari elettrici, è consentita la vendita che avviene, ad esempio, nei cataloghi di caccia. Da oggi richiami e collari avranno un altro punto in comune: sono entrambi blandamente puniti.
 
MATTINO DI PADOVA
14 OTTOBRE 2013
 
E' illegale il collare antiabbaio
 
Vorrei sapere se è vero che la Corte Cassazione ha stabilito che l'uso del collare antiabbaio configura il reato di maltrattamento di animali?
Con la sentenza numero 38034/2013 del 17 settembre 2013 la Corte di Cassazione, richiamando l'attenzione sull'articolo 727 del vigente codice penale in tema di maltrattamento di animali, ha ricordato che l'utilizzo del collare antiabbaio è incompatibile con l'esigenza di garantire le condizioni ottimali di detenzione e di custodia dell'animale. Secondo la Suprema Corte l'utilizzo del collare antiabbaio è da ritenersi lesivo della libertà dell'animale e, pertanto, iscrivibile fra i dispositivi atti a provocarne maltrattamenti. Secondo la scienza veterinaria, infatti, un collare antiabbaio comporta una serie di conseguenze pericolose e spesso irreversibili nell'animale, difficilmente compatibili con i principi educativi, fondati sul dolore, capaci di incidere sulla natura psicofisica del cane, danneggiandola irreparabilmente. avv. Giorgia Pecchi
 
GEA PRESS
7 OTTOBRE 2013
 
Belluno – 233 animali investiti. Per salvarli poteva forse bastare un fischietto
Si tratta dei selvatici in otto mesi di monitoraggio. Per l'On.le Zanoni, si tratterebbe animali terrorizzati dagli spari dei cacciatori

 
Secondo i dati diffusi dalla Polizia Provinciale di Belluno, gli animali selvatici investiti (secondo una mappa delle arterie stradali statisticamente più a rischio) sono ben 288 nei primi otto mesi dell’anno.
Si tratta in particolare di Cervi, Caprioli e Cinghiali. Addirittura 233, molti dei quali non sono sopravvissuti  oltre che causa di gravi danni all’automobile coinvolta.
I punti più a rischio, fa presente il comunicato dell’Europarlamentare veneto Andrea Zanoni, sono lungo la strada statale 50, nelle località Cusighe e La Rossa (zona aeroporto), la zona di Levego, la frazione di Salce, il Boscon, il tratto stradale tra Belluno e Visome.
In cima alla lista, lo stesso territorio comunale di Belluno, con 34 episodi. Cortina e Feltre registrato invece 13 incidenti ciascuno, mentre sulla statale 51 Alemagna, tra San Vito di Cadore e la città ampezzana, gli investimenti sono stati 24. Altra zona a rischio è quella tra Feltre e Quero, in particolare in località Santa Maria. Seguono Mel, tra le frazioni di Campo San Pietro e Bardies, la località Molinello tra Lentiai e Vas sulla strada provinciale della Madonna del Piave e Candaten a Sedico, la località attraversata dalla strada Agordina e inserita nel Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi.
Per Andrea Zanoni, vice Presidente dell’Intergruppo per il Benessere e la Conservazione degli Animali al Parlamento europeo gli investimenti di animali selvatici sono all’ordine del giorno soprattutto nelle zone montane come il bellunese, in particolare dove passano strade ad alto scorrimento. “Gli automobilisti rischiano la vita – riferisce l’On.le Zanoni – perché viene spontaneo cercare di evitare l’ostacolo improvviso che ci si trova di fronte“.
Ad avviso di Zanoni gli animali non si salvano quasi mai dall’impatto e gli esemplari come i Cervi, data la loro mole, provocano danni ingenti anche alle autovetture.
Gli incidenti, però, si verificherebbero più di frequente quando la stagione venatoria è aperta. “Queste povere bestiole – spiega l’On.le Zanoni – cercano di scappare disorientate e terrorizzate dai cacciatori e dai cani da caccia che li braccano. Bisognerebbe vietare la caccia non a 50 metri dalle strade come è previsto attualmente ma ad almeno un chilometro“.
Già ottobre 2012, Zanoni era intervenuto sulla vicenda, consigliando la Provincia di Belluno di provvedersi dei “Save A Deer whistle” (fischietto salva cervi). Si tratta di un utile strumento prodotto gli Stati Uniti, che viene applicato all’auto ed emette un particolare sibilo capace di spaventare gli ungulati. Il suono è prodotto dal passaggio dell’aria attraverso quando si raggiungono le 35 miglia orarie, ovvero i 56 chilometri per produrlo.
Un costo esiguo, pari a meno di sei dollari. “Rinnovo l’invito alla Provincia di Belluno – ha concluso il suo comunicato l’On.le Zanoni – a sperimentare questo apparecchio salva vita a costo praticamente pari a zero“. Per Zanoni si potrebbe cosi salvaguardare l’incolumità degli automobilisti evitando anche ingenti danni alle automobili e salvando, ovviamente la vita a tanti animali.
 
BELLUNO PRESS
7 OTTOBRE 2013
 
Cervi, caprioli, cinghiali: 233 investimenti nel 2013. Cusighe, La Rossa, Levego, Salce le zone più pericolose
 
Prov. di Belluno Dai dati resi noti dalla Polizia Provinciale di Belluno emerge che, nei primi otto mesi del 2013, sono stati investiti 233 esemplari di fauna selvatica. L’eurodeputato Andrea Zanoni ha affermato: «Gli incidenti si verificano più frequentemente nel periodo in cui la caccia è aperta, perché gli animali fuggono terrorizzati dai cacciatori e dai loro cani. Bisognerebbe vietare la caccia non a 50 metri dalle strade, come è previsto attualmente, ma ad almeno un chilometro»
La Polizia Provinciale di Belluno ha diffuso i dati relativi agli investimenti di capi di fauna selvatica, redigendo anche una mappa delle arterie stradale statisticamente più a rischio. Nei primi otto mesi dell’anno gli incidenti automobilistici per l’impatto con animali selvatici, in particolare Cervi, Caprioli e Cinghiali, sono stati 233. In molti di questi episodi si sono verificati la morte dell’animale e gravi danni all’automobile coinvolta.
I punti più a rischio risultano la strada statale 50, nelle località Cusighe e La Rossa (zona aeroporto), la zona di Levego, la frazione di Salce, il Boscon, il tratto stradale tra Belluno e Visome.
Con 34 episodi, il territorio comunale del capoluogo è quello che registra in provincia il maggior numero di investimenti. Cortina e Feltre hanno registrato 13 incidenti ciascuno, mentre sulla statale 51 Alemagna, tra San Vito di Cadore e la città ampezzana, gli investimenti sono stati 24. Altra zona a rischio è quella tra Feltre e Quero, in particolare in località Santa Maria. Seguono Mel, tra le frazioni di Campo San Pietro e Bardies, la località Molinello tra Lentiai e Vas sulla strada provinciale della Madonna del Piave e Candaten a Sedico, la località attraversata dalla strada Agordina e inserita nel Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi.
L’eurodeputato Andrea Zanoni, vice Presidente dell’Intergruppo per il Benessere e la Conservazione degli Animali al Parlamento europeo ha affermato: «Gli investimenti di animali selvatici sono all’ordine del giorno soprattutto nelle zone montane come il bellunese, in particolare dove passano strade ad alto scorrimento. Gli automobilisti rischiano la vita, perché viene spontaneo cercare di evitare l’ostacolo improvviso che ci si trova di fronte. Inoltre gli animali non si salvano quasi mai dall’impatto e gli esemplari come i Cervi, data la loro mole imponente, provocano danni ingenti anche alle autovetture. Gli incidenti si verificano più frequentemente quando la stagione venatoria è aperta, perché queste povere bestiole cercano di scappare disorientate e terrorizzate dai cacciatori e dai cani da caccia che li braccano. Bisognerebbe viet are la caccia non a 50 metri dalle strade come è previsto attualmente ma ad almeno un chilometro ».
È a disposizione l’apparecchio “Save A Deer whistle” (fischietto salva cervi) che proviene dagli Stati Uniti. Si tratta di un fischietto ad ultrasuoni che viene applicato all’auto e emette un particolare sibilo capace di spaventare gli ungulati. Il suono è prodotto dal passaggio dell’aria attraverso i fori quando si raggiungono le 35 miglia orarie, ovvero i 56 chilometri per produrlo.
A ottobre 2012, Zanoni aveva già fatto presente alla Provincia di Belluno l’opportunità di dotarsi di quest’apparecchio dal costo esiguo, meno di sei dollari. «Rinnovo l’invito alla Provincia di Belluno a sperimentare questo apparecchio salva vita a costo praticamente pari a zero – ha concluso Zanoni – Si potrebbero salvaguardare l’incolumità degli automobilisti, si possono evitare danni ingenti alle automobili e si può salvare la vita a tanti animali».
 
TRENTINO
7 OTTOBRE 2013
 
Piccioni, specie protetta dall’Unione europea
 
di Ivana Sandri
 
TRENTO - È arrivato lo stop all'uccisione dei colombi grazie all'interrogazione dell'eurodeputato Andrea Zanoni alla Commissione europea, per chiedere l'interpretazione della Direttiva uccelli 2009/147/CE, così da risolvere la diatriba scientifica e giuridica che li riguarda. Secondo una tesi il vivere stabilmente in ambito urbano e il giovarsi dell’intervento umano per alimentarsi, ricoverarsi e riprodursi farebbe perdere alla loro “variante domestica” lo status di uccelli selvatici e quindi la protezione garantita dalla direttiva. Ma la risposta del Commissario Ue all’Ambiente Janez Potocnik è netta: «Il Piccione selvatico (Columba livia) è una specie autoctona soggetta alla tutela prevista dalla Direttiva 2009/147/CE. Già da lungo tempo, esemplari addomesticati fuggiti dalle colombaie di allevamento si sono inselvatichiti incrociandos i con popolazioni selvatiche». Quindi anche la variante domestica risulta inserita nell'elenco della direttiva, in quanto una delle «specie di uccelli viventi naturalmente allo stato selvatico» delle quali, ai sensi dell'articolo 1, la direttiva si prefigge la conservazione, la gestione e la regolamentazione. Soddisfazione viene espressa da Andrea Zanoni: «Molti sindaci e autorità come le Province e le Regioni hanno sempre approfittato della poca limpidezza dello status giuridico dei piccioni. Ora è stata fatta chiarezza: il piccione non è cacciabile, è protetto e se viene ucciso sono previste sanzioni penali. I cacciatori sono avvisati. Chi abbatterà un esemplare incorrerà nel reato previsto dall’articolo 30 lettera h della Legge sulla Caccia, la n.157 e di conseguenza finirà sotto processo davanti al magistrato. È una grande vittoria degli animalisti». Si potrà ricorrere solo a forme di dissuasione cruelty free per tener lontani i pennuti. Fra queste segnaliamo il “pongo anti piccioni”: con la consistenza della famosa pasta per modellare e un odore che allontana i volatili, contiene essenze di erbe (come la menta) e capsicina, responsabile della piccantezza dei peperoncini, non è dannoso per gli animali ma soltanto “fastidioso” per il loro sistema olfattivo e li induce a girare al largo. Oppure i palloni di diversi colori che mimano gli occhi e il becco aperto dei predatori, spaventano i colombi e, perché no?, rendono le nostre case vivaci e fantasiose. Se proprio vogliamo usare i dissuasori a punta, scegliamo quelli in policarbonato con punte arrotondate, non più lunghe di 8.5 cm, perpendicolari alla base e parallele fra loro: rispondono alla bisogna, ma non li fanno morire trafitti.
 
CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
7 OTTOBRE 2013
 
Pitbull aggredisce una ragazza
Denunciato il padrone
Aveva lasciato libero l'animale in un parco pubblico:
il cane era anche sprovvisto di microchip
 
NAPOLI - A Torre del Greco (Napoli) i carabinieri hanno denunciato un giovane di 21 anni per maltrattamento e omessa custodia di animali. Il giovane, secondo quanto ricostruito dai carabinieri, aveva lasciato libero il suo cane di razza pitbull nel parco pubblico Salvo D'Acquisto e l'animale aveva aggredito una minorenne provocandole una lieve lesione guaribile in 3 giorni.
ORECCHIE MOZZATE - Nel corso di successivi accertamenti condotti con l'ausilio dell'unità operativa veterinaria dell'Asl è stato accertato che al cane, sprovvisto di microchip, erano state amputate le orecchie. L'animale è stato sottoposto a sequestro e affidato alla Asl.
 
GEA PRESS
7 OTTOBRE 2013
 
Roma – Al mercato di Guidonia Montecelio lo squalo a tranci
Il Corpo Forestale dello Stato: in crescita la vendita illegale di carne di squalo
 
Quasi 700 chilogrammi di carne di squalo elefante che sarebbero stati spacciati per squalo manzo. Il tutto era già pronto per essere immesso nel mercato.
I 680 chilogrammi di squalo elefante sono stati scoperti presso il Centro Agro Alimentare di Guidonia Montecelio (Roma), nel corso dell’operazione congiunta effettuata dal personale del Corpo forestale dello Stato del Servizio CITES Centrale di Roma e dal personale del Centro di Controllo Area Pesca della Direzione Marittima del Lazio nell’ambito di controlli nel settore della pesca e della sicurezza agroalimentare.
Lo squalo Elefante (Cethorinus maximus), ricorda il Corpo Forestale dello Stato è una specie  protetta dalla Convenzione di Washington (Appendice II). Il commercio, al di là della frode, sarebbe comunque stato del tutto illegale. Dai controlli effettuati dalla Forestale e dalla Capitaneria di Porto, si sarebbe evidenziato come i diversi tranci di carne di squalo, riportavano la dicitura di “carne di squalo di manzo”. Questo sia nei documenti contabili che su quelli di trasporto.
Il personale intervenuto ha immediatamente posto sotto sequestro l’intera partita di pesce e ha provveduto a denunciare sia il rivenditore, che la ditta che aveva pescato lo squalo. Le ipotesi di reato sono la frode in commercio e commercio illegale di specie tutelate dalla Convenzione di Washington (CITES).
Secondo il Corpo forestale dello Stato, il fenomeno della vendita illegale degli squali è in crescita. Al fine di prevenire gli illeciti il Corpo forestale dello Stato e la Guardia Costiera, stanno da tempo eseguendo controlli anche alla luce della recente introduzione di altre specie ittiche nell’ambito della Convenzione di Washington, come ad esempio l’anguilla europea e le altre specie di squali che, a breve, entreranno nella lista delle specie protette.
 
GEA PRESS
9 OTTOBRE 2013
 
Roma – Gli “eroici” pescatori e lo squalo da mangiare. Proviene da Pescara e la sua foto era stata postata sul web
Le indagini della Capitaneria di Porto di Pescara. Il povero animale fotografato nel motopesca ora denunciato

  
Incredibile ma vero. Il grosso squalo elefante, tagliato a tranci e posto in vendita come squalo manzo nel mercato di Guidonia, alle porte di Roma (vedi articolo GeaPress) era stato fotografato all’interno di un motopesca del pescarese ed esposto su un sito web.
Appreso della tremenda fotografia era subito partita la “caccia” ai responsabili da parte della Capitaneria di Porto di Pescara. Informazioni reperite attraverso foto e commenti postati su vari social network. Da qui il sequestro nel mercato di Guidonia Montecelio ( Roma) dei circa 700 chili di “squalo elefante “ attuato dalla Direzione Marittima del Lazio congiunto al Servizio Cites del Corpo Forestale dello Stato.
Il grosso squalo elefante (Cethorinus maximus) lungo 7 metri, si può ben notare confrontando le dimensione degli “eroici” pescatori (dice sempre la Guardia Costiera) a cavalcioni della preda del peso presunto di oltre 1 tonnellata. Il gigantesco animale è stato poi fatto a pezzi in mare mutilandolo della coda e della testa.
La Capitaneria di Porto di Pescara ricorda che lo squalo elefante è una specie protetta dalla convenzione di Washington (Appendice II). Il povero animale era così stato predisposto per essere immesso sul mercato illegalmente come “squalo manzo”. Una specie, in questo caso, cacciabile e dalle carni richieste.
Le indagini hanno inoltre permesso l’individuazione del motopeschereccio che ha catturato l’esemplare il cui Comandante è stato deferito alla competente Autorità Giudiziaria.
Anche questa volta le indagini ed i controlli immediati hanno evidenziato come il livello di attenzione della Guardia Costiera sia sempre costante ed attento verso la pesca, le frodi in commercio e, nel caso di specie nei confronti del commercio illegale di specie ittiche protette. L’evento ha destato l’interesse  di numerosi studiosi ed associazioni ambientaliste attenzionate dalla incredibile foto che ha fatto il giro del web.
 
ADN KRONOS
7 OTTOBRE 2013
 
I cani hanno dei sentimenti, è quanto rivela una recente ricerca americana
Roma - Secondo Gregory Berns, professore di neuroeconomia alla Emory University di Atlanta, Georgia, i nostri amici a quattro zampe usano la stessa area del cervello degli esseri umani per 'sentire'
 
Roma - Anche i cani, proprio come i loro padroni, provano emozioni. Secondo Gregory Berns, professore di neuroeconomia alla Emory University di Atlanta, Georgia, i nostri amici a quattro zampe usano la stessa area del cervello degli esseri umani per 'sentire'. Secondo quanto si legge sul 'Mailonline', Berns per la sua ricerca ha sottoposto a risonanza magnetica cani non sedati ma addestrati a stare perfettamente immobile nella macchina. Solo così è possibile studiare percezioni ed emozioni.
E ha scoperto che c'è una sorprendente somiglianza nella struttura e nella funzione di una regione chiave del cervello: il nucleo caudato che si associa a emozioni positive.
Lo studio ha rivelato che l'attività del caudato è aumentata in relazione al cibo ma anche all'odore di persone familiari al cane.
Questo non dimostrato esattamente che i cani ci amano ma è importante che molte delle cose che attivano il caudato umano, associato appunto a emozioni positive, attivi anche il caudato del cane, afferma Berns. Per i neuroscienziati questa è una omologia funzionale e può essere un'indicazione di emozioni canine .
La capacità di provare emozioni positive, come l'amore e l'attaccamento, significherebbe che i cani hanno un livello di sensibilità paragonabile a quella di un bambino .
 
TG COM 24
9 OTTOBRE 2013
 
I cani provano emozioni esattamente come gli esseri umani
Una ricerca della Emory University rivela che, come nel nostro cervello, il loro nucleo caudale si attiva all'idea di sensazioni positive
 
Chi possiede un cane, in fondo, lo sapeva già. Ma oggi anche la scienza è riuscita a dimostrare che i nostri amici a quattro zampe provano emozioni in modo molto simile agli esseri umani. La conferma arriva da una ricerca della Emory University, prestigioso ateneo privato di Atlanta, Georgia, condotta da un team di ricercatori guidati da Gregory Berns, professore di Neuroeconomia e autore di un editoriale pubblicato qualche giorno fa sul New York Times dal titolo “Dogs are people, too” (“Anche i cani sono persone”). Dagli esami del Dott. Berns è emerso che il nucleo caudato dei cani, il ganglio del cervello che, negli esseri umani, si attiva quando anticipiamo concetti che associamo al piacere (ad esempio il cibo, l’amore, i soldi), è strutturato e funziona in modo molto sim ile a quello degli umani. Anche nei cani la sua attività aumenta se stimolato al pensiero di esperienze piacevoli. Durante l’esperimento è emerso che il nucleo caudato degli animali si attivava quando i ricercatori facevano un particolare gesto della mano che indicava che ci sarebbe stato un premio in cibo. Sensibili cambiamenti si notavano anche quando il cane percepiva odori umani e quando, nei test preliminari, il padrone tornava dopo essersi momentaneamente allontanato dal campo visivo dell’animale.
La ricerca è durata due anni e ha avuto come prima protagonista Callie, un terrier abbandonato che Berns ha adottato dal canile. E’ toccato poi a dozzine di altri cani, trattati tutti non come cavie, ma come esseri umani: “Abbiamo fatto firmare una liberatoria simile a quella utilizzata per i minori, firmata dal proprietario del cane. Abbiamo sottolineato che la partecipazione era volontaria e che il cane aveva il diritto di abbandonare l’esperimento”. Gli animali sono stati poi inseriti in una macchina per la risonanza magnetica, e qui sono emerse alcune difficoltà: l’apparecchio per la scansione è angusto e poco confortevole e, per poter effettuare la scansione, il soggetto deve rimanere completamente fermo; condizioni piuttosto stressanti per un animale, tanto più che sarebbe stato impossibile praticare l’anestesia (come consiglia il veterinario), che avrebbe impedito l’osservazione del cervello in attività. “Abbiamo usato solo il metodo del training positivo (un tipo di allenamento che consiste nel premiare l’animale quando svolge bene un compito, in genere con del cibo, ndr). Nessuna anestesia, nessuna forzatura. Se il cane non voleva entrare nella macchina della risonanza magnetica, era libero di non farlo. Così come possono farlo gli esseri umani”.
Berns precisa che questa ricerca non prova necessariamente che i c ani ci amano ma, piuttosto, può portare a descrivere in modo più approfondito come funzionano le emozioni dei nostri amici a quattro zampe. “La capacità di provare emozioni, come l’amore e l’affetto, potrebbe significare che i cani hanno un livello di consapevolezza di sé comparabile a quello dei bambini. E questa capacità suggerisce che dobbiamo riconsiderare il modo in cui trattiamo i cani”. Lo studio della mente canina, aggiunge Berns, “fornisce anche uno specchio privilegiato attraverso il quale osservare la mente umana; dato che sono stati gli esseri umani a ‘creare’ i cani, attraverso l’addomesticamento, la mente canina riflette il modo in cui noi vediamo noi stessi attraverso gli occhi, le orecchie e i nasi di un’altra specie”.
 
NEL CUORE.ORG
10 OTTOBRE 2013
 
LA SCIENZA CONFERMA: I CANI PROVANO SENTIMENTI COME I BIMBI
"Sono in grado di sperimentare emozioni"
 
Gregory Berns, neuro-scienziato della Emory University negli Stati Uniti, è certo del fatto che i cani hanno una capacità di sperimentare emozioni come gli esseri umani. Probabilmente come i bambini. La conferma alle sue teorie - scrive lo stesso studioso sul "New York Times" - arriva dai risultati di una serie di esperimenti condotti su decine di cagnolini per due anni. Gli amici a quattro zampe sono stati sottoposti ad esami di risonanza magnetica cerebrale mentre venivano inviati segnali diversi.
Per scoprire i "sentimenti" degli animali, spiega Berns, non si è fatto affidamento sui loro comportamenti, ma sull'attivazione di zone della materia grigia. Dopodiché i dati sono stati comparati con quanto avviene nelle persone. Cosa è stato accertato? Qualcosa di molto interessante: i cani, di fronte a determinati gesti delle m ani - che rappresentavano qualcosa di piacevole in arrivo per l'animale, come il ritorno a casa del proprietario - hanno "attivato" la zona cerebrale chiamata "nucleo caudato". Questa area è la stessa che si "illumina" nell'uomo in associazione a sentimenti di piacere e gioia prima di determinati eventi.
"La neuroscienza chiama questa similarità tra cani e persone una 'omologia funzionale'. In questo caso - ha concluso Berns- può ben essere l'indicazione delle emozioni canine". Simili a quelle dei bambini.
 
ALTO ADIGE
7 OTTOBRE 2013
 
Per cani e gatti è necessaria un’alimentazione corretta
 
di Martina Capovin
 
BOLZANO - Quale sia la corretta alimentazione per i nostri amici pelosi è spesso un mistero. Non si parla della diatriba eterna tra cibo commerciale o casalingo, ma di cibi comuni che spesso i padroni danno ai loro animali senza sapere se possono essere nocivi o meno. Per prima cosa bisogna considerare che l’intestino del gatto e del cane non è uguale a quello degli uomini. Gli animali non sono dei bambini in miniatura. Per quanto riguarda i cani la lista di alimenti proibiti è molto lunga. Per prima cosa niente avanzi da tavola. Ovviamente il cane ne va ghiotto, ma il suo intestino non è strutturato per digerire i condimenti dell’alimentazione umana. Secondo alimento “out” ovviamente le ossa: si rischiamo perforazioni intestinali, emorragie e blocchi intestinali. Un vero e proprio veleno per i cani è poi il cioccolato visto che non hanno gli enzimi necessari per eliminarla dall’organismo. No anche al pollo crudo, troppo alto il rischio di salmonellosi e per quanto lui li ami no a lardo, salame, mortadella, pancetta e salumi in generale poiché si rischia la pancreatite. Severamente vietato anche aggiungere sale nella dieta del cane per preservare i reni il più possibile e non aggravare patologie cardiache. Stop anche a formaggi e latte. Il problema è che se di tanto in tanto si da un pezzettino di mozzarella al cane, probabilmente non succede nulla. Ma ogni tanto non vuol dire ogni giorno. L’intestino del cane e i latticini non vanno d’accordo quindi la diarrea risulta essere quasi assicurata. Naturalmente no a qualsiasi tipo di dolce, o si rischia che il cane si ammali di diabete mellito. Per quanto riguarda i gatti la li sta non è troppo differente. Se gli avanzi da tavola fanno male al cane sono deleteri per il gatto. No assoluto a cipolle e aglio poichè provocano un a forma di anemia emolitica letale. Nonostante molti lo suggeriscano perché migliora la salute del pelo, anche l’uovo crudo non è consigliabile per l’amico micio, così come non lo è il pesce crudo o il pollo crudo. Come per il cane, no a cioccolato, ossa, dolci in generale e sale. Assolutamente no a formaggi e latte: i gatti non hanno gli enzimi giusti per digerire entrambi, quindi rischiano di stare male. No a salumi, tonno in scatola, frutta e alimenti zuccherati. La regola in generale per i nostri amici comunque è sempre la stessa: se ogni tanto scappa un pezzo di prosciutto o un avanzo da tavola, non succede niente. Ma una volta ogni tanto vuol dire una volta ogni tanto, non tutti i giorni o una volta a settimana.
 
NEL CUORE.ORG
7 OTTOBRE 2013
 
LAV, STOP AI TEST IN VIVO PER TROVARE LE TOSSINE NEI MOLLUSCHI
"L'italia adotti i metodi alternativi disponibili"
 
Il consumo di cozze, vongole e ostriche ha implicazioni etiche, ma in pochi sono a conoscenza del legame con la vivisezione: infatti tali specie devono subire test per verificare la mancanza di accumulo di biotossine algali che possono risultare velenose per l'uomo. I molluschi filtratori trattengono all'interno piccole alghe innocue per il bivalve ma con effetti collaterali dannosi per la nostra specie; quindi questi animali per poter essere commercializzati per uso alimentare devono essere periodicamente sottoposti a test di controllo.
Ancora oggi, per diagnosticare tale presenza, si usano altri animali e si continua a fare sperimentazione con tecniche altamente invasive: a roditori vivi viene infatti iniettato nella cavità addominale il campione da testare e si valuta l'eventuale comparsa di diarrea e/o la morte di almeno due animali su tre, entro le 24 o re dall'inizio del saggio.
Questo metodo oltre ad essere eticamente inaccettabile - anche considerando il dolore duraturo non alleviato da anestesia, gli spasmi e la morte di esseri senzienti - è scientificamente non attendibile nel rilevare la tossicità per la nostra specie; constatazioni rese note da pubblicazioni del settore e dall'EFSA (l'Autoritá europea per la sicurezza alimentare) nel 2007, ne sottolineano da tempo l'inadeguatezza.
Molti Paesi europei non fanno più ricorso da anni a questo test usando metodi sostitutivi predittivi, economici e pratici; Olanda, Irlanda, Slovenia, Danimarca, Germania, Belgio, Finlandia, Bulgaria, Norvegia e Portogallo hanno osservato il principio espresso dalla Direttiva e dal Regolamento comunitario applicando tecniche innovative che non ricorrono a test con animali.
L'Europa continua a viaggiare a due velocità e non possiamo permettere che il nostro Paese resti ancorato a un modello del la fine dell'800 dimostratosi immorale e pericoloso per l'uomo.
La LAV ha quindi chiesto al Ministro della Salute Lorenzin di rendere ufficiali i metodi sostituivi di rilevamento per le biotossine algali, giá riconosciuti negli altri Paesi - avvalendosi della esplicita possibilitá prevista dal Decreto Legislativo 116 del 1992 - si tratta di test peraltro utilizzati anche dall'Istituto Superiore di Sanitá, in modo da risparmiare, immediatamente, la vita di migliaia di animali ogni anno destinati a lenta agonia e morte.
 
CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
7 OTTOBRE 2013
 
Il giallo dei saraghi duri come gomma: immangiabili a causa di una malattia
Uno su due presenta problemi, crollano vendite e prezzi

Gimmo Cuomo

 
NAPOLI — I pericoli maggiori sui banchi delle pescherie sono rappresentati dalle specie ittiche che arrivano da lontano, da aree poco controllate, talvolta addirittura da bacini interni. Ma anche nelle acque di casa, identificate dalla Fao con il codice 37 (Mediterraneo) si annidano pericoli per la salute. Da alcuni anni, per esempio, lungo il litorale napoletano è stata rilevata la presenza dell'ostreopsis ovata, una microalga marina che si riteneva confinata esclusivamente nei mari tropicali: questa alga risulta particolarmente insidiosa perché non solo contamina ricci di mare, mitili e pesci di scoglio che vivono sotto costa, ma può risultare nociva anche se inalata. Fortunatamente l'esito dell'intossicazione per l'uomo non è infausto. Ma irritazione delle vie respiratorie e febbre sono garantite. L'Istituto zooprofilattico di Portici , competente per le analisi e per attivare la procedura di divieto di pesca e balneazione, ha individuato la presenza dell'invisibile nemica nelle acque di Punta Pennata (Bacoli), di Trentaremi, di Nisida e perfino della Gaiola.
Per il resto, guardia alta anche nei confronti dei grandi pesci pelagici che spesso, specialmente nei mesi caldi, stazionano nel Golfo di Napoli. In questo caso il rischio arriva dai metalli pesanti potenzialmente ingeriti dagli animali, soprattutto i grandi tonni rossi (la cui pesca peraltro è sottoposta a severissime limitazioni) e i pesce spada. Proprio per questo motivo il succitato Istituto zooprofilattico sta caldeggiando l'attivazione di un Osservatorio sul Mediterraneo per il monitoraggio costante sulla presenza di metalli in mare. Un'attività peraltro già svolta attraverso le autopsie, effettuate nel centro porticese, sui cetacei spiaggiati, mammiferi che per la quantità di cibo ingerito, per lo più piccoli pesci, e per longevità possono essere dei veri e propri depositi di sostanze tossiche.
Restando al mercato regionale, la percentuale più alta del pescato è rappresentata dalle alici (26,9 per cento nel 2011), che non risultano particolarmente sensibili a forme di inquinamento e agli agenti tossici. Ma presentano un alto rischio anisakis, il parassita che attacca la mucosa gastrica con conseguenze nei casi più sfortunati anche mortali. Grazie all'informazione, la consapevolezza del pericolo ha portato alla riduzione del consumo di alici crude (anche la semplice marinatura non basta a neutralizzare l'anisakis). La cottura o l'abbattimento nel surgelatore per 24-48 ore eliminano infatti totalmente il rischio per la salute. Stesse precauzioni vanno adottate per gli scombridi (tonni), il pesce bandiera, i merluzzi, la rana pescatrice e le triglie.
In assenza di adeguate ricerche specifiche rappresenta un vero e proprio giallo il caso dei saraghi coriacei, praticamente immangiabili. Non esistono statistiche, ma sulla base dell'esperienza di pescatori e pescivendoli si può ipotizzare che un pesce su due presenti questa degenerazione: le carni dello sparide risultano talmente dure da ricordare la gomma degli pneumatici. Pare che tra le cinque varietà di diplodus diffuse nei mari campani, sarago maggiore, fasciato, faraone, sparaglione e pizzuto, solo quest'ultimo sia, relativamente immune dal misterioso morbo. Restano il problema e lo sconcerto per l'assenza di dati scientifici in merito. Nel frattempo i saraghi continuano ad essere oggetto dell'attenzione di pescatori professionisti e sportivi e ad essere regolarmente venduti nelle pescherie. L'alea circa la commestibilità ha però fatto precipitare vertiginosamente il prezzo. Se fino a una quindicina di anni fa infatti il sarago era inserito senz'altro, al fianco di spigole, orate e dentici, nella prima fascia di prezzo (quella che oggi si posiziona tra i 30 e i 40 euro al chilo), ora è scivolato molto più in basso (10-15 euro) al livello del pesce serra e del sempre abbondante merluzzo (5,3 per cento delle catture in Campania sempre nel 2011).
 
IL MONDO
7 OTTOBRE 2013
 
Amazon "animalista", stop vendita foie gras dal sito britannico
Al bando anche prodotti a base balene,delfini,squali, elefanti...
 
Londra - Amazon, il più grande rivenditore online americano, si scopre "animalista" e vieta la vendita di foie gras, ma anche di altre specie di animali minacciate d'estinzione, dal suo sito britannico: "Prodotti a base di balene, delfini, squali, elefanti (incluso l'avorio) o altre piante o animali minacciati o sfruttati, saranno vietati, compresi i prodotti contenenti foie gras", ha annunciato Amazon.co.uk, edizione britannica del colosso delle vendite in rete, senza precisare le motivazioni o la data d'inizio del divieto. La decisione dell'azienda di Jeff Bezos è stata accolta con favore da associazioni animaliste come Viva!(acronimo di Vegetarians' International Voice for Animals), Peta o L214, secondo le quali l'alimentazione forzata e in generale i metodi di produzione del famoso antipasto francese, la cui vendita in Italia è vietata dal 2007, sono crudeli nei confronti di oche e anatre. Viva! ha presentato ad Amazon le "prove delle ignobili sofferenze causate dalla produzione" del "fegato d'oca" e una petizione firmata da 10mila clienti di Amazon e simpatizzanti dell'organizzazione animalista.
 
NEL CUORE.ORG
7 OTTOBRE 2013
 
GRAN BRETAGNA, AMAZON: STOP ALLA VENDITA ONLINE DI FOIE GRAS
Le associazioni animaliste: ottima decisione
 
I britannici non potranno più comprare su Amazon uno dei piatti francesi più famosi. Il colosso americano infatti, rispondendo a nuove regole di vendita improntate al rispetto dei diritti degli animali, ha deciso di bloccare nel Regno Unito le vendite di foie gras. Vengono banditi i ''prodotti a base di balena, delfino, squalo, elefante (incluso l'avorio) o animali minacciati..'', oltre a "tutti i prodotti contenenti foie gras". Secondo un portavoce di Amazon Uk, tutti i venditori del sito si dovranno adattare al nuovo regolamento ma non e' stato precisato il motivo di questa decisione. Decisione che e' stata salutata da una serie di associazioni animaliste, come Peta e Viva!, che da tempo fanno campagna contro i metodi di allevamento di oche e anatre che vengono da loro definiti come crudeli.
 
LA ZAMPA.IT
8 OTTOBRE 2013
 
Foie grais, è guerra fra Amazon e la Francia
Il colosso statunitense ha messo al bando la vendita del prodotto
da sempre nelle mira degli animalisti per i metodi crudeli a cui vengono sottoposte le oche

 
Bando on-line per il foie gras. Amazon, il colosso americano del web, ha vietato la vendita sul sito britannico del celebre prodotto gastronomico della Francia, ottenuto con una pratica ritenuta da molti inumana e indegna per un Paese civile: ingozzare le oche per far crescere il fegato a dismisura. Mentre Parigi batte i pugni sul tavolo con il ministro francese per l’Agroalimentare, Guillaume Garot, che tuona: «Deploriamo questa decisione’’. 
Aderendo alle nuove regole di vendita improntate al rispetto dei diritti degli animali, Amazon ha deciso di bloccare nel Regno Unito le vendite di foie gras. Vengono banditi i «prodotti a base di balena, delfino, squalo, elefante (incluso l’avorio) o animali minacciati..», oltre a «tutti i prodotti contenenti foie gras», scrive Amazon.co.uk. «Tutti i venditori devono aderire alle nostre linee direttrici relative ai prodotti messi in vendita sul nostro sito», ha aggiunto un portavoce del gruppo, senza fornire ulteriori dettagli. 
Il foie gras, la cui importazione è legale nel Regno Unito, rimane comunque disponibile su molti altri siti britannici. La decisione di Amazon è stata salutata da associazioni per la difesa degli animali come Viva!, Peta o L214, che ritengono il trattamento delle oche o delle anatre per la produzione del foie gras crudele e disumano. Viva! precisa inoltre di aver presentato ad Amazon delle «prove sulle atroci sofferenze causate da questa produzione e una petizione firmata da 10.000» persone. 
Il ministro francese per l’Agroalimentare ha «deplorato» il divieto, ma si è detto tuttavia «fiducioso» sul successo di questo «prodotto dell’eccellenza francese». «Voglio ricordare gli sforzi che i produttori francesi stanno facendo da anni per mantenere una vera qualità dei prodotti, rispettando il benessere animale. Io difendo una filiera perché difendo dei posti di lavoro e al tempo stesso una certa idea del patrimonio gastronomico», ha aggiunto. Per lui, la filiera del foie gras rappresenta 35.000 posti di lavoro diretti e 60.000 indiretti in tutto il territorio francese. 
Secondo il Daily Mail, più di cento prodotti contenenti foie gras sono stati ritirati dal catalogo di Amazon. In Gran Bretagna, il foie gras è stato anche boicottato dalla Camera dei Lord per le feste di fine anno 2012. Mentre il ministero dell’Agricoltura si è schierato contro a causa delle sofferenze inflitte agli animali. 
Intanto, in Francia, c’è chi interpreta questo divieto come una rappresaglia alla proposta di legge `anti-Amazon´, adottata la settimana scorsa dall’Assemblea Nazionale. In particolare, i deputati francesi hanno dato un primo via libera alla norma che difende le tradizionali librerie rispetto alla concorrenza degli operatori online, accusati di dumping. Con questa nuova proposta, che ora deve passare al vaglio del Senato, i colossi del web non potranno più cumulare la gratuità delle spese di trasporto con lo sconto del 5% autorizzato sul prezzo di copertina dei libri venduti in Francia. Nei giorni scorsi, Amazon ha denunciato una misura discriminatoria e nociva per le tasche dei consumatori. 
 
GEA PRESS
7 OTTOBRE 2013
 
Irlanda – Le corse clandestine di cavalli (VIDEO)
L'ultimo cavallo trovato morto in una strada di collegamento con Dublino
 
Paese che vai, corse clandestine che trovi. Succede in Spagna ma anche in Irlanda dove in più occasioni si sono sollevate le proteste a causa di tali competizioni in strada. C’è chi addita la comunità nomade anche se la “passione” del correre in strada, sembrerebbe coinvolgere ben più ampie schiere di “appassionati”.
Proprio in queste ore, dopo il nuovo annuncio di un cavallo lasciato morire ai bordi della strada (vedi articolo Daily Mail), ha ripreso a circolare un video datato 2011 che mostra la caparbietà dei guidatori dei sulky irlandesi. Nonostante la macchina della polizia tenta di bloccare i due sulky, si cerca in tutti i modi di fuggire allo stop. Viene così ingaggiato un pericoloso inseguimento in un strada a due corsie intensamente trafficata.
Alcuni passeggeri di una macchina, filmano però l’incredibile scena ed assieme ad un altro automobilista si lanciano a loro volta all’inseguimento dopo che il primo sulky è stato bloccato, senza non poche difficoltà, dalla polizia.
Il secondo guidatore, però, proprio non vuole sapere di fermarsi. Dalla macchina che sta riprendendo la scena si nota un appena evitato incidente.  In pratica, mentre il sulky sconfina frequentemente nella corsia contromano, l’automobile che lo insegue si ritrova quasi a dover subire uno scontro frontale con un grosso camion.
Di certo, come si evince dalle cronache dei giornali irlandesi, qual paese, come l’Italia, non deve avere una valente legislazione che reprime in maniera convincente queste competizioni. Il Daily Mail, riporta però dell’arresto di cinque persone avvenuto nel 2012. Un fatto che per il nostro paese, sarebbe impensabile. In Italia, le corse clandestine ricevono notori seguiti tra le comunità zingare dell’Abruzzo e del Molise, mentre in altre regioni, come la Campania e la Sicilia, sono spesso in mano ad organizzazioni criminali.
L’ultimo cavallo morto in Irlanda, riporta il Daily Mail, è stato ritrovato nella strada di collegamento tra Colk e Dublino. Una donna che non ha voluto rilasciare le sue generalità, ha poi fornito le fotografie al giornale, dichiarando che il povero pony è stato abbandonato ancora in vita con il collo spezzato.
VEDI VIDEO:
 
LA ZAMPA.IT
7 OTTOBRE 2013
 
Ifaw, il traffico di avorio e di corni finanzia reti criminali e milizie
 
L’associazione rivolge all’Unione europea un appello perché lanci un piano d’azione, visto che l’Europa
è uno dei principali mercati del traffico illegale di fauna selvatica.
L’escalation dei massacri di elefanti e rinoceronti per le loro zanne in avorio e i loro corni, in Africa finanzia reti criminali e milizie, alcune sospettate di avere legami con al-Qaeda. A denunciarlo è l’ultimo rapporto dell’International Fund for Animal Welfare (Ifaw), che rivolge all’Unione europea un appello perché lanci un piano d’azione, visto che l’Europa è uno dei principali mercati del traffico illegale di fauna selvatica. 
Secondo Europol si parla della quarta attività fuorilegge sul Pianeta dopo droga, contraffazione e tratta di esseri umani, che alimenta un’industria globale che vale fra i 18 e i 26 miliardi di euro l’anno. «Un terzo dei sequestri di avorio avviene nell’Unione europea, è uno dei principali mercati destinatari del traffico di fauna selvatica nel mondo» afferma Adrian Hiel, di Ifaw Europa. «Abbiamo bisogno di aumentare la consapevolezza del problema e di sollecitare i consumatori a pensarci due volte prima di comprare prodotti di specie minacciate» spiega Hiel. 
Il bollettino di guerra che arriva dall’Africa continua a segnare nuovi record nel bilancio dei morti: quasi 700 rinoceronti uccisi in Sudafrica nel 2013 (erano stati 13 nel 2007). Quanto agli elefanti, di pochi giorni fa è la notizia che in Zimbabwe i bracconieri hanno ucciso in un colpo solo quasi 100 di questi giganti, avvelenando l’acqua con il cianuro. 
 
GEA PRESS
7 OTTOBRE 2013
 
Vietnam – La salvezza per i due orsetti ed i trafficanti condannati

 
I due piccoli orsi sono già stati ricoverati nel marzo scorso presso il Bear Rescue Center del Parco Nazionale di Tam Dao. Di oggi, invece, la notizia della condanna dei due trafficanti. Secondo quanto riportato dall’ONG Education for Nature-Vietnam con sede ad Hanoi, a seguito di lunghi mesi di indagini si è giunti alla condanna di 12 mesi di reclusione per il cacciatore-venditore di orsetti. Chi, invece, lo aveva coadiuvato dovrà scontare 24 mesi di libertà vigilata.
Ad individuare i due trafficanti è stata la Polizia della provincia di Lai Chau, nel nord est del paese.
Gli orsi in questione appartengo alla specie tristemente nota per essere utilizzata negli allevamenti dai quali si estrae la bile. A differenza di altri derivati di orgine animale, per i quali superstizioni motivate solo dal vivace tornaconto economico alludono ad improbabili proprietà medicamentose, l’estratto della cistifellea di orso ha una indubbia funzione terapeutica scientificamente dimostrata. Il principio attivo è però facilmente riproducibile nei laboratori, ricorrendo alla sintesi chimica senza alcuna necessità di dovere utilizzare la bile dei poveri animali costretti in allucinanti gabbie poco più grandi delle loro stesse dimensioni. Questi orrendi attrezzi di costrizione, sono funzionali solo a fare passare il catetere inserito nell’addome, dal quale cola il liquido biliare.
Secondo alcune notizie di stampa provenienti sempre dal Vietnam, parrebbe che a seguito dei provvedimenti del Governo contro le cosiddette “fattorie della bile”, il prezzo del preparato animale è crollare rendendo antieconomico il mantenimento degli orsi più vecchi. Un problema aggiunto, considerata la fine che è probabile possono fare gli orsi anziani.
Per i due orsetti in questione (nella foto della polizia di Lai Chau) l’incubo è però finito.
Purtroppo il Vietnam si trova al centro di intensi traffici di fauna selvatica. Corni di rinoceronte, sia di provenienza africana che indiana, ossa di felini, per non parlare degli animali domestici e dei cani in particolare, che vengono illegalmente importati dalla Tailandia, attraverso il Laos, per la ristorazione locale.
Ritornando alla fauna selvatica, è della settimana scorsa il sequestro operato dagli uffici della dogana della città di Hai Phong, di ben 3040 pangolini e di 990 chili di scaglie, anch’esse in uso, come nel caso della carne, nella medicina tradizionale. I corpi e la scaglie erano mischiati a calamari congelati e cavallucci marini essiccati.
 
IL MONDO
7 OTTOBRE 2013
 
Un pinguino del Capo donato a Desmond Tutu per i suoi 82 anni
Una delle specie più minacciate del pianeta
 
Città del Capo - L'arcivescovo sudafricano Desmond Tutu ha ricevuto in dono un pinguino del Capo per i suoi 82 anni, un compleanno che l'eroe della lotta anti-apartheid ha festeggiato all'insegna della difesa dell'ambiente. L'animale, una femmina di nome "Kia", gli è stato offerto dall'associazione Sanccob che si occupa di salvare gli uccelli marini e che lo aveva raccolto ancora cucciolo nel 2011 quando i genitori lo avevano abbandonato per mancanza di cibo o perché vittime di predatori. Sempre in forma il premio Nobel per la pace (1984) ha anche dedicato la mattinata a spazzare i rifiuti in una township di Città del Capo."Dio è stato molto buono con me come anche la gente. Spesso si dimentica che qualsiasi cosa io abbia fatto è stato al 99,9% grazie agli altri e io voglio rendere loro omaggio", ha dichiarato ai giornalisti che seguivano l'operazione. I pinguini del Capo, che si nutrono prevalentemente di di acciughe o di sardine, hanno difficoltà ormai a procacciarsi il cibo a causa della pesca indiscriminata e dell'emigrazione dei pesci provocata dal global warming. Sulle 18 specie di pinguini, quella del Capo è una delle più minacciate. Due colonie esistono nei dintorni di Città del Capo, fra cui quella di Simon's Town, che è una delle grandi attrazioni della capitale turistica sudafricana.
 
L’UNITA’
7 OTTOBRE 2013
 
Londra accoglie i vegan: in 10mila alla fiera. Dal tofu ai cosmetici
 
Londra (Regno Unito) - Migliaia di metri quadri di esposizioni e oltre 10mila visitatori. Sono i numeri del Vegfest che si è svolto sabato e domenica a Londra, una delle maggiori fiere d'Europa del vegano in tutte le vaste ramificazioni. Non solo hamberger di tofu, ma anche formaggi, torte alla panna, cioccolato al latte, gelati: tutto rigorosamente di origine vegetale. E ancora: cosmetici senza sperimentazione sugli animali, scarpe, stivali, borse, e persino repellenti naturali anti-insetti.
 
LA ZAMPA.IT
7 OTTOBRE 2013
 
L’Eden delle specie che non avrebbero dovuto esistere
La clamorosa scoperta nella giungla del Suriname.
Dagli anfibi agli insetti,  un concentrato di biodiversità
 
Paolo Manzo
 
RIO DE JANEIRO
Dalla «rana cacao», battezzata così per il colore della pelle, che appartiene alla specie delle Hypsiboas e che ha emozionato tutti, al «maggiolino lillipuziano» di color rubino, un insetto che si fa quasi fatica a vedere dal momento che è lungo 2,3 millimetri, probabilmente il più piccolo al mondo del suo genere. Queste sono solo due delle 60 specie animali di cui fino a ieri s’ignorava l’esistenza e che sono state scoperte nel Suriname da un gruppo di 16 scienziati, membri dell’organizzazione ambientalista «Conservation International», che si batte per preservare la fauna e la flora terrestre. 
La spedizione è stata organizzata lo scorso anno, ma i risultati sono stati divulgati solo ora per essere certi di divulgare in modo corretto tutte le scoperte. Tre settimane di marce tra i fiumi, le montagne e le foreste pluviali della parte sudorientale di questo piccolo Paese sudamericano: una fatica immane, per il team guidato dal biologo Trond Larsen, che si è spostato in aereo, in elicottero, a piedi e su canoe. Un’impresa scientifica, ma anche fisico-sportiva, resa possibile grazie una trentina di indigeni delle comunità locali, utilizzati sia per trasportare due tonnellate di cibo ed equipaggiamenti sia come guide. 
Delle 1378 specie incontrate, di 60 sinora s’ignorava l’esistenza. Tra queste ben sei tipi di ranocchie, un serpente e 11 nuovi pesci, oltre, naturalmente, a decine di insetti, proprio come il «maggiolino lillipuziano», utilissimo all’ecosistema perché - spiega Larsen - «disperde nell’ambiente le sementi e ricicla componenti nutritivi essenziali per la crescita degli alberi». 
Un paradiso terrestre nel senso più letterale del termine che, nonostante sia isolato, presenta nelle acque analizzate tracce di mercurio al di sopra dei livelli di sicurezza. «E’ stato trasportato probabilmente dai venti dai Paesi confinanti, dove si estraggono minerali: è la dimostrazione di come tutto il pianeta sia interconnesso e gli effetti dell’inquinamento si vedano ovunque. Nessun ambiente è protetto dall’essere umano», ammette Larsen che, oltre ad essere un biologo, è anche un ottimo fotografo (molte delle immagini che pubblichiamo le ha scattate lui stesso). 
A sorprendere di più gli scienziati-esploratori di «Conservation International» è stato il grandissimo numero di rane. «Non ce l’aspettavamo proprio - conferma Larsen -: soprattutto perché oltre 100 specie di rane si sono estinte negli ultimi 30 e, invece, qui ne abbiamo trovate a iosa. Mi sono perfino emozionato». 
Non è un caso che questo piccolo-grande Eden sia stato scoperto proprio in Suriname. Il Paese si trova infatti nel cuore del massiccio della Guiana, una vasta area inesplorata del Sud America che ospita oltre un quarto di tutta la foresta pluviale rimasta sul pianeta. Oltre ad essere scarsamente popolato - mezzo milione di abitanti, quasi tutti concentrati nella capitale Paramaribo - il Suriname ha conservato il 95% delle proprie foreste, garantendo una biodiversità davvero unica al mondo. Certo, le pressioni per aprire miniere e costruire strade o dighe anche qui non mancano, ma, fortunatamente, finora il governo ha seguito la strada dello sviluppo sostenibile, collaborando con associazioni ambientaliste come «Conservation International». 
Che il governo del Suriname continui su questa strada virtuosa è la speranza di tutti, a cominciare dalla nuova specie di «pesce faro» scoperto dal team guidato da Larsen con grande fatica, dal momento che è praticamente trasparente. Hemigrammus aff. Ocellifer (questo il suo nome scientifico), oltre ad essere particolarmente apprezzato dagli amanti degli acquari, è molto sensibile alla presenza del mercurio nell’acqua. 
 
GIORNALETTISMO
7 OTTOBRE 2013
 
La bufala animalista dei premi Nobel che sperimentano sul lievito
 
Maghdi Abo Abia
 
Lo scontro tra animalisti e ricercatori, scienziati o semplici cittadini a favore della sperimentazione animale si arricchisce di un nuovo interessante capitolo. Merito della pagina Facebook “Animal Amnesty” secondo cui i vincitori del Premio Nobel per la medicina hanno svolto le proprie ricerche sul sistema di trasporto delle cellule negli esseri viventi, studiando i lieviti. LA BUFALA SMASCHERATA - Una bufala in piena regola, smascherata da un’altra pagina Facebook, “a favore della sperimentazione animale” che definisce senza mezzi termini il contenuto del messaggio di “Animal Amnesty un falso”, spiegando anche il perché:
1) Lo slogan che ripetono come una litania è “gli animali sono troppo diversi dall’uomo per fornire dati attendibili”… eppure in questo post sostengono che la sperimentazione sui Lieviti (protisti) fornisce dati attendibili per l’uomo… quindi secondo loro l’uomo è più simile ad un lievito che ad un animale?!
Questa illogicità e contraddizione dimostra che loro non capiscono quello che dicono, che non gli interessa nemmeno verificare che ciò che dicono sia corretto: a loro interessa solo di abolire la sperimentazione animale a tutti i costi, ma siccome non possono dire alla gente che i topi valgono più dei loro figli, la imbrogliano con questo genere di propaganda!
2) Non è vero che “denigriamo” la sperimentazione condotta su individui ascritti a Regni diversi da quello Animale: è ovvio che se l’obiettivo della ricerca è scoprire qualche particolare della fisiologia delle piante, è sulle piante che bisogna condurre lo studio. Quindi dire che i biologi sarebbero contrarie ad altre sperimentazioni diverse da quella animale è una ASSURDITÀ.
IL CONTENUTO DELLA RICERCA - In effetti pensare di condurre un esperimento che coinvolga cellule animali su un lievito appare una forzatura, corroborata dal fatto che effettivamente i ricercatori vincitori del Premio Nobel per la medicina, James E. Rothman, Randy W. Schekman e Thomas C. Südhof, hanno davvero usato animali per condurre i loro esperimenti. A confermarlo è il loro stesso lavoro, ripreso da Speaking of Research. In effetti è stato Randy Schekman a studiare i lieviti del pane, ma solo per identificare una particolare proteina, presente nelle cellule, e le sue mutazioni.
 
QUOTIDIANO.NET
8 OTTOBRE 2013
 
"Lampedusa, gli immigrati mangiano i cani"
Esasperata denuncia degli isolani, ma il cibo non manca
 
Roma - L'accusa è pesante: a Lampedusa gli immigrati mangiano i cani. Un abitante dell'isola lo racconta in un video di You Reporter (su You Tube) che raccoglie la stanchezza e la rabbia dei lampedusani. Non è tutto rosa e fiori, non c'è solo generosità e accoglienza da parte di questa gente. Adesso c'è stanchezza, dolore, preoccupazione. Non odio nei confronti di quanti si affacciano al nostro mondo per chiedere un pezzetto di posto, ma risentimento verso il resto d'Italia e il governo in particolare, che lascia che a vedersela siano sempre loro, gli isolani.
Dopo la tragedia dell'altra notte, i migranti assediano ogni centimetro dell'isola. E i residenti non hanno più forza. Tanto che una donna, interpellata, lo dice esplicitamente: <Se volete, se Roma vuole, che lasciamo l'isola agli immigrati, basta dirlo. Ci rimborsano e ce ne andiamo>.
Il problema non è l'accoglienza, che non è mai mancata, il problema sono le non decisioni che vengono dal governo italiano. Perché, adesso, non trasferire e distribuire i migranti nelle varie regioni in attesa che si concludano le pratiche di legge? Perché non supportare con l'efficienza, il grande cuore dei residenti di Lampedusa? Invece no.
Tutti a bivaccare sull'isola, a cercare di entrare nelle case - non tutti ma qualcuno ci prova a rubare - dando un senso di abbandono e preoccupazione che non fa bene a chi lì ci vive e ci lavora. E poi, anche i cani. Un testimone l'ha raccontato chiaramente: due cagnolini catturati, scuoiati e mangiati arrosto.
Eppure il cibo a Lampedusa non manca, e non è la fame a spingere a questi orribili gesti, in spregio di qualsiasi etica. E' stato l'ultimo anello di una catena che porta i lampedusani a sentirsi negletti e rifiutati. <Siamo anche noi Italia>, ricordano gli abitanti. E vorrebbero rispetto coniugato con la solidarietà per il dramma dei migranti.
La colpa non è loro, ripetono, ma di chi da Roma dimentica di gestire il "dopo", quello che si consuma quando le luci delle telecamere si sono spente. La convivenza forzata e difficile, gli atti di violenza e prevaricazione, gli sfregi al nostro sentire che portano anche ad uccidere e mangiare i cani. Non è agli immigrati che ci si deve rivolgere ma a quanti devono razionalizzare queste tragedie perché non si consumino soltanto sulle spalle degli isolani. E gli animali non possono esserne le vittime finali.
 
NEL CUORE.ORG
8 OTTOBRE 2013
 
PAVIA, PROPRIETARIA DISPERATA: "IL MIO CANE UCCISO DAI CACCIATORI"
"Jack non ha smesso di fissarmi prima di morire"
 
"Non ce l'ho con nessuno, ma dovevo segnalare quanto accaduto. Quello che è successo al mio Jack non deve accadere a nessun altro". Ha la voce ancora rotta dal pianto Valeria Bonetti, la proprietaria di un meticcio di un anno e mezzo, ferito a colpi di fucile a Rivanazzano Terme, in provincia di Pavia, e morto dopo una lenta agonia. L'episodio risale a mercoledì scorso.
Valeria era uscita di casa per la solita passeggiata con Jack. Erano le 8 di mattina e si trovavano vicino alla cappella della Madonnina di viale De Amicis. "Improvvisamente Jack si è sfilato dal collare e si è messo a correre probabilmente all'inseguimento di qualche animale e in un attimo è sparito dalla mia vista - dice la donna a Quotidiano.net -. Non sono serviti i ripetuti richiami e le mie disperate ricerche". Allora, la proprietaria prende l'auto e comincia a perlustrare le campagne della zona. Poi la brutta notizia sul suo cagnetto.
"Circa un'ora dopo ho ricevuto una chiamata al cellulare da un amico agricoltore, che mi avvertiva di aver trovato un ciclista che cercava di soccorrere un cane ferito in via per Pontecurone". Lei si fionda lì e trova Jack senza forze, sdraiato in un fosso. Il cane scodinzola non appena incrocia lo sguardo di Valeria, ma si vede che sta male. "Avvicinandomi ho notato del sangue sulla zampa e sul fianco, e una serie di piccole ferite circolari - ricorda la donna - ho immediatamente compreso che era stato colpito da un colpo di fucile. Infatti, poco dopo il veterinario ha confermato le mie paure: Jack era stato raggiunto da distanza ravvicinata da un colpo sparato da un fucile da caccia. Infatti la radiografia ha rilevato la presenza di moltissimi pallini di piombo diffusi in tutto il corpo e purtroppo anche nei principali organi vitali". Circa due ore dopo l'arrivo dal veterinario (lo stesso che lo aveva aiutato a nasc ere, con un parto difficile) è morto.
Resta il dolore di Valeria, che racconta un dettaglio sul rapporto che si può instaurare con un cane: "In quelle due ore non ha mai smesso di fissarmi negli occhi, come se mi chiedesse ...'Perché?'".
 
GAZZETTA D’ASTI
8 OTTOBRE 2013
 
Autotreno carico di maiali si rovescia sull’Asti-Cuneo
 
Autostrada bloccata all’altezza di Motta di Costigliole. Da questa mattina infatti il traffico sull’Asti-Cuneo è fermo a causa del rovesciamento di un camion adibito al trasporto animali. Illesi i due passeggeri anche se il lavoro dei vigili del fuoco è reso complicato dal fatto che l’autotreno fosse pieno di maiali. Il traffico in direzione di Alba è stato deviato sulla statale 231, con uscita obbligatoria a Isola.
 
NEL CUORE.ORG
8 OTTOBRE 2013
 
NAPOLI, IN UNA CASCINA DIROCCATA CINQUE CAVALLI MALTRATTATI
Denunciato il proprietario: "Recidivo"
 
Allevati in pessimo stato. E' così che la polizia ha trovato cinque cavalli in un casolare abbandonato di Napoli. Denunciato il proprietario per maltrattamento di animali. Sono stati gli agenti del reparto a cavallo, d'intesa con il Garante per la tutela degli animali del Comune di Napoli, a fare irruzione in via Vecchia S. Rocco angolo via Nicolardi. Il proprietario già in passato non aveva rispettato un provvedimento che gli intimava di liberare il posto. Anche questa volta gli è stato intimato ad horas, cioè in brevissimo tempo, di spostare i cavalli in un luogo idoneo. I poliziotti torneranno in giornata per verificare che abbia rispettato quanto disposto e per controllare in quale struttura avrà posto gli animali. Sono in corso accertamenti sulla proprietà del luogo.
 
NEL CUORE.ORG
8 OTTOBRE 2013
 
TRAFFICO DI TARTARUGHE DALLA SARDEGNA: 211 ESEMPLARI LIBERATI
Iscritte 26 persone nel registro degli indagati
 
Tre anni di indagini del Corpo forestale dello Stato hanno permesso di rimettere in libertà 211 tartarughe e di iscrivere nel registro degli indagati 26 persone, responsabili del traffico degli animali, che venivano spediti, attraverso corrieri, all'interno di scatole prive di prese d'aria. Un'indagine complessa, partita nel 2010, dopo il ritrovamento all'aeroporto di Alghero (Sassari) di due pacchi con all'interno 13 "testuggini terrestri".
Questa mattina, al castello di Pedres a Olbia, gli uomini della Forestale di Tempio Pausania, coordinati dal comandante Giancarlo Muntoni, e dall'ispettore del Cites di Bologna, Daniele Badino, sono state liberate altre cinque "testudo marginata", recuperate ad aprile di quest'anno a Bologna, nel deposito di una ditta di corrieri espresso. Il ritrovamento e la liberazione di oggi sono solo l'ultimo atto di una complessa attività investigativa che ha portato, dopo una serie di 62 perquisizioni, a far luce su un imponente traffico di animali tra la Sardegna e diverse località d'Italia, in particolare in Sicilia, Lazio e Veneto.
Secondo quanto riportato oggi dagli uomini del CfS, le tartarughe venivano vendute dai 500 euro sino a diverse migliaia di euro. E in un caso un appassionato avrebbe pagato ben dieci mila euro per una tartaruga albina, un vero pezzo raro. Gli inquirenti hanno scoperto anche turisti che, dopo aver trovato delle tartarughe e averle vendute, avrebbero guadagnato i soldi per pagare la permanenza sull'isola. L'indagine ha coinvolto anche le Procure di Tempio Pausania e di Bologna, gli uomini dell'ispettorato forestale di Tempio e Sassari e il servizio Cites di Bologna.
 
LA NUOVA SARDEGNA
9 OTTOBRE 2013
 
Liberate in Gallura quattro tartarughe strappate ai trafficanti
 
di Serena Lullia
 
OLBIA Sullo sfondo l’antico castello di Pedres, tutto intorno rigogliosa macchia mediterranea. La nuova casa nel verde di quattro tartarughe, salvate dal traffico illegale ad aprile a Bologna, è stata scelta dal Corpo forestale di Tempio. Si tratta di quattro esemplari della specie Testudo marginata tipica della Gallura. La quinta, imbarcata su un aereo con le altre dopo essere stata imballata con del nastro adesivo, è invece una Testudo hermanni e verrà liberata dall’ispettorato forestale di Sassari in un’area del sassarese, più compatibile con le sue caratteristiche. La liberazione delle tartarughe chiude la complessa indagine sul traffico di testuggini tra la Sardegna e alcune regioni della penisola che ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio per 26 persone. Un’intensa attività investigativa che ha fatto emergere un fiorente mercato illegale. Le tartarughe prelevate dalla Sardegna tra aprile e maggio, periodo che coincide con la fine del letargo, venivano vendute mediamente a 300 euro. Ma in alcuni casi si arrivava a 10mila euro, come per una rarissima testuggine albina. Salate le sanzioni per chi si rende colpevole di reati di questo tipo a cui si aggiungono fino a tre anni di detenzione per il maltrattamento degli animali. La maxi operazione aveva preso il via a maggio del 2010. All’aeroporto di Alghero l’agenzia delle dogane aveva scoperto due scatole contenenti 13 testuggini. L’ispettorato forestale di Sassari era risalito alla destinazione dei pacchi, partiti da Santa Teresa per Palermo. Dopo i primi accertamenti della Procura di Tempio le indagini erano state affidate al Nucleo investigativo provinciale di polizia ambientale dell’ispettorato forestale di Tempio, guidato da Giancarlo Muntoni. Una attenta attività di intelligence aveva fatto chiarezza sull’episodio. Tre uomini avevano spedito dall’ufficio postale di Santa Teresa sette pacchi. I mittenti avevano usato nomi fittizi. Veri quelli dei destinatari delle scatole con le tartarughe. Il pm Riccardo Rossi aveva firmato il decreto di perquisizione delle case dei tre mittenti, dei sette destinatari, dei tre spedizionieri in diverse località italiane fra cui Palermo, Como, Benevento, Siena e Ancona. I controlli avevano portato al sequestro di 150 testuggini, tutti esemplari protetti dalla convenzione di Washington. Durante le perquisizioni erano stati trovati cellulari, computer, macchine fotografiche. E anche l’indirizzo di un sito web, piazza virtuale per la vendita di animali fra cui le tartarughe. Da lì l’idea della trappola tesa dagli investigatori della forestale di Tempio. Fingersi acquirenti e concordare un incontro a Olbia. In quella occasione due giovani del la provincia di Treviso, si erano presentati all’appuntamento con due tartarughe da vendere a 500 euro. Scattarono 49 perquisizioni che hanno portato al sequestro di altre 50 tartarughe. L'operazione si era conclusa con il rinvio a giudizio dei 26 indagati.
 
CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
8 OTTOBRE 2013
 
a Casoria «Vendesi boa constrictor» su internet
Scoperto traffico di serpenti rari
Blitz della forestale su segnalazione di «Striscia»
 
NAPOLI - Un boa venduto con un annuncio su internet è stato scoperto a Casoria (Napoli) dalla Forestale nell'ambito di un'operazione condotta contro il traffico di animali protetti dalla Convenzione di Washington e il commercio di esemplari minacciati di estinzione. La segnalazione della vendita era stata fatta alla centrale operativa di Napoli da parte della redazione di «Striscia la Notizia» che aveva inviato, in accordo con la Forestale, un finto acquirente dal venditore.
Nel corso dell'operazione nel box sottostante un edificio del comune a nord di Napoli, oltre al boa messo in vendita, sono state trovate anche altre due teche contenenti un serpente di specie «Elaphe guttata» e due voliere con 16 canarini e due cardellini in uno stato di degrado e maltrattamento. Il boa, precisamente boa constrictor, è un serpente appartenente alla famiglia dei Boidi, molto temuto perchè capace di uccidere anche grandi prede, di una lunghezza di circa 3 metri ed un peso di circa 20-25 chili. L'animale è stato trasportato dal personale veterinario in un centro di recupero dell'Alto Casertano.
 
LA CITTA’ DI SALERNO
8 OTTOBRE 2013
 
Strage di trote nel fiume Sele Scatta inchiesta della Procura
 
CAPOSELE (AV) Strage di trote nel fiume Sele: la scoperta è stata fatta ieri mattina, in località Tremogge, nel comune di Caposele dalle Gav, Guardie Ambientali Volontarie del Wwf guidate da Fabrizio Lullo; le stesse che, alcuni giorni fa, avevano segnalato alle autorità preposte che il corso d'acqua aveva assunto una strada colorazione bianca. Ad un primo esame congiunto di Asl e Arpac sembrerebbe che la morte dei pesci sia avvenuta per anossia essendo stati rinvenuti materiali litoidi o calcarei nelle branchie. «È un danno gravissimo per l'intero ecosistema fluviale – ha dichiarato Maria Gabriella Alfano, Presidente dell’Ente Riserve Naturali Foce Sele Tanagro Monti Eremita e Marzano - Ci siamo immediatamente attivati con i nostri Uffici con un sopralluogo nel sito e segnalando l'accaduto ai Reparti di vigilanza ambientale dei carabinieri e della Forestale e alla Procura, affinché si faccia luce sulle cause della moria di trote e se ne individuino i responsabili. Non escludiamo che un simile segnale possa significare anche la presenza di un pericolo concreto per la salute dei cittadini». Le Riserve Naturali “Foce Sele - Tanagro e Monti Eremita-Marzano” si estendono per quasi 10mila ettari lungo la fascia litoranea che fiancheggia la foce del Sele, sulle sponde dei fiumi Sele, Tanagro e Calore e sul massiccio dei monti Eremita e Marzano. L’area protetta interessa 39 comuni, nelle province di Avellino e di Salerno, e cinque comunità montane. Si tratta di un territorio caratterizzato da qualità ambientale elevata, riconosciuta perfino a livello europeo. In particolare una zona umida di interesse internazionale che ospita rarissime specie vegetali e animali nei comuni di Campagna, Serre e Persano.
 
MESSAGGERO VENETO GORIZIA
8 OTTOBRE 2013
 
Troppe nutrie nei campi La Provincia interviene
 
Allarme nutrie, la Provincia interviene distribuendo apposite gabbie a contadini e cacciatori. Perché questi grossi roditori scavano tane che possono arrivare fino a 6 metri, con un’apertura variabile da 20 a 40 centimetri. Gallerie tali che minano la tenuta idraulica dei canali artificiali e naturali, in particolare nel Medio e Basso Friuli. E la Provincia di Udine ha deciso di potenziare l’attività acquistando un centinaio di gabbie. «Quello delle nutrie è un problema che incide su buona parte del territorio friulano – spiega l’assessore provinciale alla Caccia Marco Quai –. Questi grossi roditori sono anche portatori di un ceppo non autoctono di leptospirosi e stanno colonizzando gli argini dei canali, tanto che la Provincia di Udine è corsa ai ripari con diverse operazioni di contenimento per far fronte alla rapida diffusione di questa specie, sensibilizzata anche dagli agricoltori. Le nutrie, infatti, hanno un’elevata capacità riproduttiva, di tipo esponenziale: da una coppia, entro il sesto anno, si arriva fino a 173 mila 343 esemplari». Impegnate in una campagna di monitoraggio del suolo per verificare la sicurezza idraulica dei tratti interessati dalla presenza degli animali, sono anche la Protezione Civile regionale e la Direzione regionale per l’ambiente e la difesa del suolo stanno. Il Consorzio di Bonifica Bassa Friulana ha individuato 80 chilometri di canali interessati dal problema. «Molte difficoltà sono segnalate anche dagli agricoltori che hanno garantito la propria collaborazione, così come i cacciatori – precisa Quai – . Le gabbie acquistate dalla Provincia, infatti, sono affidate in comodato d’uso per alcuni mesi ai diretti interessati della Bassa Friulana».
 
LA NUOVA VENEZIA
8 OTTOBRE 2013
 
Carabine 22 per abbattere le nutrie
 
Prov. di Venezia Ieri la prima commissione (Regolamento ed Enti locali) presieduta dal consigliere Beniamino Boscolo Capon ha analizzato la modifica dell’articolo 22 del regolamento del Corpo di polizia provinciale che sarà discussa oggi in Consiglio provinciale. L’amministrazione con questa modifica ha ravvisato la necessità di dotare il Corpo di polizia di armi più consone ai servizi cui sempre più è chiamato a concorrere il Corpo, tra i quali le numerose richieste da parte delle Forze dell’ordine, Ulss e cittadini per l’abbattimento di animali di grossa taglia, sia selvatici che fuggiti da allevamenti, sia per il contenimento delle nutrie. Per questo verranno inserite nel regolamento del Corpo la “carabina calibro 22”, maggiormente funzionale all’abbattimento di nutrie, nonchè la “carabina lancia siringhe anestetizzanti” per evitare di uccidere l’animale anestetizzandolo. Per l’assessore Canali «va preso atto che la presenza delle nutrie in questi ultimi anni è cresciuta in modo notevole, e in particolar modo nei centri cittadini attraversati da corsi d’acqua. Stiamo intervenendo sia con il sistema del “trappolaggio”, sia con l’abbattimento secondo i piani di contenimento previsti».
 
ANSA
8 OTTOBRE 2013
 
Crimini su animali, denunce in Calabria
Dati Procure in rapporto Zoomafia, presenza clan in molti filoni
 
CATANZARO - Sono centinaia le denunce di crimini contro gli animali presentate alle Procure calabresi. Lo documenta il rapporto Zoomafia 2013 della Lav. Corse clandestine di cavalli, combattimenti tra cani, abigeato, macellazioni, pesca di frodo, traffico di selvatici rappresentano i principali reati nei confronti degli animali. "Esiti investigativi - è scritto nel rapporto - dimostrano che la criminalità organizzata in Calabria è presente in quasi tutti i filoni zoomafiosi''.
 
MESSAGGERO VENETO
8 OTTOBRE 2013
 
L’avvocato Marchi: troppi film con animali maltrattati
 
L’avvocato Alessandra Marchi, delegata della sezione Lac(Lega per l’abolizione della caccia) di Pordenone rincara la dose nella polemica sui maltrattamenti agli animali oggetti, a dire degli animalisti, del film “Blancanueves”, proiettato nella serata inaugurale del Festival del cinema muto. «Spostare l’attenzione su Lampedusa per non rispondere – ha detto l’avvocato Marchi – è una vergogna. Le polemiche per i maltrattamenti subiti dagli animali durante le riprese di film che riscuotono grande fama e successo nelle biglietterie di tutto il mondo non sono cosa recente. Negli Stati Uniti, la produzione di Lo Hobbit, accusata della morte di ben 27 cavalli, ha negato le morti fino a quando invece ha dovuto ammettere che due cavalli avevano perso la vita “… ma fuori dal set”. Nell'ultimo film di Paolo Zucca, “L’arbitro”, interpretato da Stefano Accorsi, la Sardegna è raccontata tra una pecora crocifissa, un agnello decapitato e cani impiccati». A fronte di richieste di chiarimenti da parte della Lav (Lega Anti Vivisezione) alla casa di produzione Lucky Red, mai pervenuti, l’associazione, secondo quanto risulta all’avvocato Marchi, ha presentato un esposto alla procura della Repubblica di Roma. Se gli animali vengono uccisi appositamente per la scena, questo configurerebbe la violazione dell’articolo 544 bis del codice penale, con la pena della reclusione da quattro mesi a due anni per chi ha organizzato e promosso il film. Oltre alla reclusione è prevista anche una multa fino a 15mila euro.
 
ROMAGNA GAZZETTE
8 OTTOBRE 2013
 
Forlì. Fa il veterinario senza laurea, scoperto.
 
FORLì. Esercitava dal 2005 la professione di medico veterinario, eseguiva visite, prescriveva farmaci, offriva la propria consulenza ad allevatori, somministrava farmaci, ma non aveva mai conseguito la laurea.
A scoprirlo a Modigliana i Carabinieri. I militari hanno perquisito la sua abitazione e i veicoli a lui in uso e hanno sequestrato oltre 12.000 ricette, ricettari, timbri, fatture, prescrizioni, farmaci per animali, attrezzatura chirurgica. Esercitava anche in altre regioni del Centro-Nord.
 
AGEN PARL
8 OTTOBRE 2013
 
ANIMALI: AIDAA, IVA AL 4% SU PRODOTTI PER ANIMALI E PRESTAZIONI VETERINARIE
 
Roma - Il governo nei prossimi giorni si appresta a varare la nuova manovra finanziaria che sarà complessivamente di circa 15 miliardi di euro all'interno della medesima si prevede una rimodulazione delle aliquote Iva. L'associazione italiana difesa animali ed ambiente - AIDAA rilancia sulla necessità di decurtare le aliquote iva sui prodotti primari per animali a partire dal cibo e sulle prestazioni veterinarie portandole al 4%, contro l'attuale 22%. "Ad oggi una buona fetta di abbandoni viene effettuata proprio a causa dei costi di gestione degli animali domestici- ci dice Lorenzo Croce presidente nazionale AIDAA- per questo chiediamo al governo di reintrodurre l'aliquota al 4% di Iva per gli acquisti di prodotti primari per gli animali e per le spese veterinarie, si calcola cosi che per ogni animale domestico posseduto si potranno risparmiare da 140 ai 190 euro l'anno". In Italia le famiglie con animali sono 7 milioni e vale a dire una famiglia su tre.
 
GIORNALE DI SICILIA
8 OTTOBRE 2013
 
Antiparassitari per cani e gatti
Spopolano i prodotti naturali
Contro pulci e zecche spopolano le nuove sostanze, meno pericolose per la pelle dei cuccioli. Utili soprattutto sugli animali che soffrono di allergie
 
di ANNA SAMPINO
 
PALERMO. Spopola la nuova linea di antiparassitari naturali: più economici, meno dannosi ma sempre molto efficaci nella protezione di cani e gatti domestici da zecche, pulci e zanzare, finita l'emergenza estiva. Un argomento che sembra mettere d'accordo commercianti, veterinari e proprietari: l'uso dei prodotti antiparassitari non più chimici, ma a base di sostanze naturali, ipoallergenici e meno aggressivi sulla pelle dei nostri amici a quattro zampe.
Collari, spot-on, gocce e spray all'olio di neem sono quelli più venduti e utilizzati. Un olio vegetale che si ricava dai semi o dalle foglie di neem, una pianta indiana, conosciuta proprio come un insetticida naturale. «In India - spiega Lidia Sanfilippo del negozio L'animaletto del cuore di Palermo - gli uccellini aggiungevano le foglie di neem nei nidi per proteggersi da zanzare e insetti. Stesso effetto si è poi scoperto avere anche su cani e gatti e da qui una nuova linea di prodotti naturali, che noi comunque consigliamo ai proprietari. In particolare in Sicilia, dove le temperature richiedono una terapia antiparassitaria quasi tutto l'anno». In aggiunta all'olio di neem, i prodotti naturali utilizzano sostanze come la comune citronella o il geranio o ancora la lavanda, dai profumi anche gradevoli. «Siamo soliti associare - aggiunge Fabio Brandi di LovePet Buotique - a questi prodotti un primo trattamento antiparassitario in vasca, utilizzando shampoo alla menta o allo zolfo, sempre insetticida naturali. A parità di condizioni, consigliamo sempre quelli naturali». Gli antiparassitari a base di sostanze vegetali, infatti, sarebbero meno dannosi per la salute di cane e gatto, in particolare se «se ne fa uso per lunghi periodi. Quelli naturali non hanno controindicazioni per sovraddosaggio o uso prolungato. Inoltre, sono an che molto indicati per i cani che soffrono di allergie, perché sono ipoallergenici», spiega Francesco Cerami, veterinario del Cesevet e Vetspecialist group. Molto indicati poi per chi ha anche bambini piccoli in casa: «Essendo sostanze naturali non arrecherebbero alcun danno al bambino che si avvicina al cane o al gatto di casa», precisa Lidia Sanfilippo. Assolutamente consigliato l'uso, poi, per i cuccioli: «Sono senz'altro meno aggressivi - continua il dottor Cerami - e per i cuccioli è necessario evitare prodotti chimici». Ma precisa: «I prodotti naturali sono senz'altro migliori nella prevenzione, perché sono repellenti. Nel caso di un cane già infestato, però, sarà sempre necessario il ricorso al prodotto chimico». Dunque, servono ad evitare pulci e zecche ma non a eliminarle se hanno già attaccato il nostro amico a quattro zampe. Seconda differenza: gli spot-on o spray a base vegetale vanno applicati ogni 10 o 15 giorni, un mese nel caso di quelli chimici. «Ma è possibile applicarli - spiega Lidia Sanfilippo - anche nelle zone vicine a naso, bocca e orecchie perché non sono velenosi e l'applicazione frequente non crea alcun danno».
Anche sul piano dei costi, gli antiparassitari naturali risultano abbastanza economici: «Un collare costa circa 9 euro contro i 18 euro dell'antipulci chimico. Le fialette si aggirano sugli 8-10 euro contro i 27-40 euro di quelle farmaceutiche», conclude Fabio Brandi.
 
GEA PRESS
8 OTTOBRE 2013
 
Stop Vivisection – Italia leader contro la vivisezione: superato stamani il mezzo milione di firme per mandare a casa la Direttiva europea
 
Uno sforzo mai visto, quello sostenuto dagli animalisti del nostro  paese, che da soli hanno raccolto ormai oltre la metà delle firme richieste dalla petizione Stop Vivisection. Stamani alle otto, infatti, il contatore della petizione ha segnato per l’Italia 505.424. Dunque, più di cinquemila firme  oltre il limite stabilito di mezzo milione.
Si tratta della quota nazionale più alta tra quelle previste per i paesi della UE. Già nei giorni scorsi il comitato promotore si era detto sicuro che  almeno sette paesi, così come previsto nel regolamento UE che disciplina tali consultazioni, avrebbero raggiunto la quota nazionale. Ad oggi, oltre all’Italia, tale confine è stato scavalcato dal  Belgio (135%), Germania (109%), Spagna (104%),  Slovenia (184%), Slovacchia (194%), mentre quasi al traguardo sono la  Bulgaria (95%), la Francia (87%) e l’Ungheria (85%).
La raccolta, ovviamente, continua anche per questi paesi che hanno superato la soglia, ma quello che è importante sottolineare è come gli attivisti italiani siano riusciti a raggiungere la meta già molti giorni prima della scadenza prevista del primo novembre.
Si ricorda  che la raccolta di firme STOP VIVISECTION consentirà al legislatore comunitario di rivedere la famigerata Direttiva cosiddetta “vivisezione”.
 
LA ZAMPA.IT
8 OTTOBRE 2013
 
Zanoni: inaccettabile inserire la corrida nel patrimonio Unesco
L’europarlamentare: «L’uccisione cruenta di un animale non può essere considerata cultura»
 
La Commissione Cultura del Congresso spagnolo vuole presentare la richiesta all’Unesco per inserire la corrida nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. L’eurodeputato Andrea Zanoni ha affermato: «L’uccisione cruenta di un animale non può essere considerata cultura. È il retaggio di un passato che deve essere cancellato nell’Europa del ventunesimo secolo. Il Parlamento iberico faccia subito retromarcia»  
La Commissione Cultura del Congresso spagnolo vuole presentare la richiesta all’Unesco per inserire la corrida nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Il Parlamento spagnolo, però, si è spaccato sulla proposta: il provvedimento è stato messo ai voti ed è stato approvato con i voti del Partito Popolare, che ha la maggioranza assoluta, e degli autonomisti della Navarra dell’Upn, mentre Psoe e Unione Progresso e Democrazia si sono astenuti e i rimanenti hanno votato contro.  
Ora il testo della richiesta sarà inviato al Senato e sarà avviato l’iter di richiesta ufficiale. L’eurodeputato Andrea Zanoni, vice Presidente dell’Intergruppo per il Benessere e la conservazione degli Animali al Parlamento europeo ha affermato: La morte di un animale tra atroci sofferenze non può essere spettacolarizzata e soprattutto non è patrimonio dell’umanità. La società del XXI secolo deve essere improntata sul rispetto della vita ed è inaccettabile che si possa anche solo pensare che l’uccisione lenta e dolorosa possa rientrare nell’elenco delle ricchezze culturali dell’Unesco. All’inizio di luglio scorso avevo inviato una lettera a nome dell’Intergruppo per il Benessere e la Conservazione degli Animali al Parlamento europeo, esprimendo profonda preoccupazione per il disegno di legge 120/000005 che prevede l’istituzione della corrida come un patrimonio culturale spagnolo. L’Europa non riconosce la tortura degli animali come patrimonio da preservare. Il Senato iberico ponga rimedio a questa vergogna: la corrida è un crimine e va bandita dal mondo».  
A metà maggio, uno studio condotto da ERC/Catalonia Sí ha denunciato che circa 129 milioni di euro di fondi agricoli vengono destinati ogni anno all’alimentazione dei tori destinati alle corride. La stima si basa sui soldi spesi per ettaro e, secondo gli eurodeputati spagnoli, è scontata la loro vera finalità visto che i tori sono destinati solo a questa attività.  
Già a giugno 2013, Zanoni aveva firmato la petizione contro l’uso di fondi UE per l’allevamento di tori destinati alla corrida in Spagna, indirizzata al Commissario Ue all’Agricoltura Dacian Ciolos con cui si chiede di eliminare immediatamente questi sussidi. 
 
IL MATTINO
8 OTTOBRE 2013
 
Ragazzine prendono a calci un cucciolo di cane fino ad ucciderlo: il video che indigna il web
 
Sono in tre, giovanissime e seminude le carnefici di un cucciolo di cane protagoniste di un video che sta sollevando l'indignazione del web. Diciannove minuti di disgustose torture alla bestiolina che cerca invano di scappare fino a che non soccombe: le ragazze, a piedi nudi, lo calciano e calpestano in una macabra danza. un anno di indagini partite da una denuncia di Peta, nelle Filippine per crudeltà verso gli animali e sfruttamento di minori.
I video erano realizzati appositamente per essere venduti e pubblicati nel web sommerso, quello non indicizzato dai motori di ricerca.
IL VIDEO CHOC
 
GREEN STYLE
9 OTTOBRE 2013
 
Animali, sanzioni più severe per i maltrattamenti nelle Filippine
 
Dopo la terribile vicenda che ha visto un cucciolo di cane perdere la vita per la crudeltà di tre ragazzine, le Filippine hanno promulgato una legge contro la crudeltà verso gli animali. Le sanzioni d’obbligo saranno severe e verranno applicate senza distinzione. Il portavoce ha confermato la firma apposta dal presidente Benigno Aquino, prima della sua partenza per un vertice asiatico in Indonesia. Il disegno di legge prevede una multa di 580 dollari (250.000 pesos) o tre anni di carcere, un vero inasprimento nei confronti della legge precedente. La rabbia esplosa sul Web e sui social network è arrivata fino al palazzo presidenziale, scuotendo le poltrone del potere. L’indignazione è salita feroce appena il video incriminato ha iniziato a girare per la rete, nelle immagini tragiche appaiono tre giovani ragazzine che calpestano e ca lciano un cucciolo di cane fino alla sua morte. Il video strazia per l’atto immotivato e per il lamento di dolore e pianto che non abbandona il cagnolino, se non ormai in punto di morte. In realtà la PETA, nella figura di Rochelle Regodon, ha sottolineato come il video fosse vecchio di 2-4 anni. E che le protagoniste sono chiuse in carcere da tempo, come i due autori del video. La coppia filippina, Dorma e Vicente Ridon, era da tempo sotto osservazione della PETA complice nelle indagini con la polizia locale. I due produttori realizzavano video a tema per la vendita e la pubblicazione nel web sommerso, ovvero quello non tracciato dai motori di ricerca.
Grazie all’inasprimento delle pene ora i tentativi di abuso e violenza potranno diminuire drasticamente, come sostiene Anna Cabrera dell’associazione Philippine Animal Welfare Society:
Questa legge potrà scoraggiare nelle Filippine chi fa della violenza e della crudeltà il suo guadagno e business.
 
NEL CUORE.ORG
8 OTTOBRE 2013
 
USA, CANI ALLA GOGNA SUL WEB CON FOTO "COMPROMETTENTI" (VIDEO)
Spopolano pagine come dogshaming.com
 
Umiliare pubblicamente su internet il cane che ha combinato un guaio. Ecco l'ultima sciocca moda del web, in cui i proprietari pubblicano una foto "compromettente" per punire le bestiole. Parecchie le "cartoline online" che si possono trovare sul web su, peesempio, dogshaming.com, shameyourpet.com e petshaming.net . L'abitudine di svergognare il proprio animale domestico subito dopo che ne ha combinata una grossa - scrive "Il Messaggero" - spopola sul web. Con 153.772 "Mi piace" su Facebook, nel momento in cui scriviamo, Dogshaming è diventata una delle pagine più usate per poter postare un'immagine "imbarazzante" del cagnolino.
L'espressione "dogshaming" significa letteralmente "umiliare il cane". Ogni foto segue più o meno questo modello: il cagnetto, spesso molto triste, viene immortalato mentre ha un cartello appeso al collo o appoggiato sulla schiena, usato dal proprietario di turno che decide di "mortificarlo" pubblicamente. Vizi, abitudini o marachelle. Il risultato è, comunque, un'immagine tutt'altro che positiva.
Un esempio: "Il mio nome è Meeka, ho mangiato il cheescake e non me ne scuso". Un altro: "Ho ingurgitato un'intera scatola di gessetti colorati". E ancora: " Ho mangiato metà pallone da basket...". Insomma, cani messi alla gogna. (La frase nella foto da Facebook: "Mangio sedie per merenda".)
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
8 OTTOBRE 2013
 
I GIUDICI AMERICANI MINANO LA "LEGGE SULLE RAZZE PROIBITE"
Maryland, il pitbull torna a casa di una signora disabile
 
I sostenitori dei pitbull hanno ottenuto una grande vittoria in Maryland, negli USA, la scorsa settimana, quando in una contea con il divieto per questa razza è stato ordinato di far tornare a casa il cane che aiuta una donna disabile.
Ma mentre Daniella Guglieimi - parzialmente paralizzata per una poliomelite avuta da piccone - e il suo grande cane grigio di nome Storm sono tornati insieme, la lotta per porre fine al divieto per questa razza nella contea di Prince George non è ancora finita.
Guglieimi e Storm vivono in una parte del Maryland, appena fuori Washington, dove dal 1997 è stato dichiarato illegale "possedere o nutrire" un pitbull non registrato prima del 1996 . Chi ha un pitbull senza autorizzazione in questa fetta di Stati Uniti nella può comportare una multa o una pena detentiva di sei mesi per il suo proprietario.
I divieti per i pitbull hanno dovuto fare i conti ultimamente - scrive Huffington Post - anche con le dichiarazioni contrarie del presidente Barack Obama. Una task-force inviata nella contea nel 2003 ha scoperto che una spesa di 250.000 dollari all'anno per far rispettare la messa al bando è stata "inefficace". E ci sono storie di cani abbandonati o strappati alle famiglie, e in molti casi abbattuti, solo per la loro razza.
La scorsa primavera, gli ufficiali di controllo degli animali hanno comunicato alla signora Guglielmi che avrebbe avuto due giorni di tempo per mandare il proprio cane altrove. Una pessima notizia per la dona, che faceva affidamento su Storm in parecchie attività della vita quotidiana, come alzarsi o camminare, per circa quattro anni. 
Dopo mesi in cui il pitbull è stato ospitato in varie strutture affidatarie e Guglieimi ha subito infortuni da cadute lontana dal suo "angelo custode" , un giudice della contea di Prince George ha recentemente stabilito che per gli americani il Disability Act (la legge sui disabili) ha la precedenza rispetto al divieto di possedere un pitbull stabilito nella contea.
"E' una decisione che non sorprende - ha detto Scott Giacoppo, vicepresidente per gli affari esteri della Washington Humane Society , date le altre sentenze simili .
 
NEL CUORE.ORG
8 OTTOBRE 2013
 
ELEFANTI E RINOCERONTI SOTTO TIRO: L'IFAW SUONA LA SVEGLIA ALL'UNIONE EUROPEA
 
L'Unione europea deve fare in fretta. Va lanciato un piano d'azione per combattere l'escalation del massacro di elefanti e rinoceronti in Africa. L'appello porta la firma dell'Ifaw (International fund for animal welfare) che in un rapporto denuncia la minaccia del traffico illegale di fauna selvatica, non solo per la sopravvivenza delle specie in via di estinzione, ma anche a livello di sicurezza nazionale e globale, perché finanzia criminali, terroristi e "signori della guerra".
Secondo Europol, il bracconaggio e il traffico fuorilegge di animali selvatici alimenta un'industria globale che vale fra i 18 e i 26 miliardi di euro l'anno, la quarta attività illegale sulla Terra dopo droga, contraffazione e tratta di esseri umani. La Cina rimane il mercato principale, ma "un terzo dei sequestri di avorio avviene nell'Unione europea, è uno dei prin cipali mercati destinatari del traffico di fauna selvatica nel mondo", ricorda Adrian Hiel, di Ifaw Europa. Che poi fa sapere: "Abbiamo bisogno di aumentare la consapevolezza del problema e di sollecitare i consumatori a pensarci due volte prima di comprare prodotti di specie minacciate".
L'asticella è sempre più alta. Il bollettino di guerra che arriva dall'Africa continua a segnare un record dopo l'altro nel bilancio dei morti: quasi 700 rinoceronti ammazzati in Sudafrica nel 2013 (erano stati 13 nel 2007). E, a proposito degli elefanti, di pochi giorni fa è la notizia che in Zimbabwe http://nelcuore.org/blog-associazioni/item/zimbabwe-attacco-con-il-cianuro-91-elefanti-ammazzati.html i bracconieri hanno ucciso in un colpo solo quasi 100 di questi giganti, avvelenando l'acqua con il cianuro.
E non solo . Negli ultimi dieci anni, nel parco nazionale Minkebe del Gabon ne sono stati uccisi undicimila. Ma lo studio dell'Ifaw lancia un nuovo allarme: i livelli di bracconaggio senza precedenti e sofisticate capacità di contrabbando sono senza dubbio il risultato di attività del crimine organizzato, legate al mercato delle armi di criminali e terroristi, a discapito di intere comunità e regioni. "In Africa, la stampa, le ong e i rapporti governativi riferiscono che il commercio di fauna selvatica coinvolge milizie e signori della guerra, alcuni di questi legati ad attacchi terroristici nella regione e sospettati di avere vincoli con al-Qaeda", si legge nel rapporto. "I criminali sono attratti dal traffico di fauna selvatica per il basso rischio, gli alti profitti e le basse sanzioni", dice Satyen Sinha di Ifaw. "Prodotti come i corni di rinoceronti possono valere più di oro e cocaina e i profitti arrivare ad oltre il mille per cento rispetto agli investimenti: non c'è da meravigliarsi - conclude - se ribelli ben armati e gruppi militari stanno uccidendo specie in pericolo per finanziare le loro atrocità".
 
GREEN STYLE
8 OTTOBRE 2013
 
Cane sale sul bus per fuggire dalla proprietaria
 
Non ne ha voluto sapere di concludere la sua passeggiata quotidiana al parco e, così, è salita sul bus pur di continuare nelle sue scorribande. È quel che viene mostrato da un simpatico video virale di YouTube, dove una piccola cagnolina ha fatto di tutto pur di non essere raggiunta dalla proprietaria, compreso come fosse giunto il momento di tornare a casa. Sarà capitato a tutti i proprietari di cani almeno una volta nella vita: Fido si diverte così tanto al parco che non ne vuole proprio sapere di tornare a casa. E così, piuttosto che avvicinarsi al temuto guinzaglio, il cane preferisce darsi alla fuga. Bastano normalmente pochi richiami per convincere l’animale a tornare sui suoi passi, ma la protagonista di questa vicenda era determinata a fare di testa sua. Sara Lee, una simpaticissima cagnolina bianca di piccola tagli a, è fuggita dal praticello del parco per lanciarsi al centro dell’adiacente strada. Si è posizionata davanti a un bus – l’intera sequenza è stata proprio ripresa dalla telecamera di sicurezza del veicolo – e a iniziato a correre a più non posso. Dietro di lei la preoccupata proprietaria, intenta a sbracciarsi e a urlare pur di recuperare la sua amica a quattro zampe.
Non appena il bus l’ha affiancata, la cagnolina deve aver ben pensato di approfittare di un passaggio, anziché sprecare tante energie nella corsa. Così è salita sull’automezzo e ha iniziato a interagire docile con i passeggeri, finché la proprietaria non è finalmente riuscita a raggiungerla. Sul veicolo la povera Sara deve aver capito di aver intrapreso una strada senza via d’uscita e, senza opporre resistenza, si è lasciata finalmente catturare. Il merito di tutto è dell’autista che, notando la curiosa scena, ha deciso di dare una mano alla proprietaria disperata e stremata dall’inseguimento.
VIDEO
 
RUSSIA OGGI
8 OTTOBRE 2013
 
Cani e foche per la difesa
 
Già impiegati per individuare mine e sorvegliare sottomarini di importanza strategica, gli animali saranno utilizzati sempre più spesso in delicate operazioni militari Il Ministero russo della Difesa ha deciso di incrementare l’impiego degli animali nelle missioni di combattimento. Nel 2013, in seguito a un decreto del ministro russo della Difesa Sergei Shoigu, più di quattrocento reclute sono state invitate ad assistere all’addestramento di una delle unità più insolite delle forze armate russe: quella degli addestratori di cani destinati a fare la guardia e a individuare ordigni esplosivi. Ad oggi i “soldati a quattro zampe” che prestano servizio presso le basi militari o ricoprono incarichi legati all’individuazione di materiali esplosivi sono circa trecento.
A Nikolo-Uryupino, non lontano dall’anello stradale che circonda Mosca, sorge un centro di addestramento per cani artificieri. L’impiego di apposite tecnologie permette di guidare i cani a distanza: grazie a una videocamera e a dei microfoni, l’addestratore può infatti comunicare con l’animale via radio. Solitamente, per comprendere il suo addestratore un cane ha bisogno, oltre che di sentirne la voce, di vederlo.
A Nikolo-Uryupino sono state inoltre realizzate delle speciali divise, disegnate su misura per questi cani al fine di non intralciarne i movimenti e consentire loro di svolgere missioni di ogni tipo. Simili uniformi dovrebbero essere impiegate, tra l’altro, durante le operazioni di antiterrorismo.
I cani, tuttavia, non sono gli unici animali a prestare servizio nell’esercito russo. All’interno dell’Istituto di biologia marina di Murmansk, ad esempio, è stato allestito un centro per l’addestramento di animali marini.
Attualmente sono quindici le “foche-soldato” in servizio presso la Flotta del Nord. Una presenza esigua, che tuttavia basta a sorvegliare i sottomarini nucleari di importanza strategica.
Gennady Matishov, dell’Accademia russa delle Scienze, afferma che le foche sono in grado di portare a termine una varietà di missioni, sia fuori dall’acqua che in immersione.
Il loro ruolo si dimostra particolarmente prezioso nel caso dei sottomarini: mentre le foche possono immergersi senza problemi a una profondità di cento metri, per un essere umano la stessa impresa può rivelarsi difficile e molto rischiosa. Le foche, inoltre, sono in grado di riconoscere gli oggetti e raccoglierli dal fondo marino, e possono portare strumenti a un sub o, se necessario, uccidere un nemico.
Proprio come accade ai soldati “comuni”, le foche prestano stagionalmente servizio attivo nei pressi delle imbarcazioni. A differenza degli umani, però, questi animali non soffrono affatto il rigido clima nordico: freddo, neve e ghiaccio non compromettono infatti la qualità delle loro prestazioni.
Vyacheslav Popov, ex comandante capo della Flotta del Nord, spiega che durante il suo mandato le esercitazioni consistevano nell’ordinare a dei “sabotatori” di insinuarsi di nascosto nella base dei sottomarini nucleari, per installarvi alcune mine. Gli uomini però non sapevano che avrebbero dovuto vedersela con le foche: nel giro di pochi minuti gli animali, usciti dai loro recinti, hanno messo in fuga i sabotatori, costringendoli a precipitarsi verso la costa. Persino i soldati delle divisioni speciali della Marina russa non possono competere con gli animali marini nel loro ambiente naturale.
Occorre aggiungere che il Ministero russo della Difesa preferisce non commentare sui programmi legati all’addestramento degli animali a scopi di combattimento. Le statistiche riguardo al costo di queste iniziative sono coperte da segreto, e l’accesso al centro di Nikolo-Uryupino e alla base delle foche della Flotta del Nord è vietato.
 
IL GAZZETTNO
9 OTTOBRE 2013
 
Animali seviziati e uccisi in campagna: scatta la caccia al sadico di Caerano
L'uomo che ha ritrovato un cane e i conigli: «Hanno spezzato loro le zampe e li hanno sventrati: pareva opera di una setta»
 
CAERANO SAN MARCO (TV) - Conigli ed un cane seviziati e abbandonati in una via di campagna di Caerano San Marco (Treviso). La strada è percorsa spesso a piedi da cacciatori, dagli stessi proprietari dei terreni ed anche da persone che vogliono tranquillamente godersi una passeggiata rilassante in campagna. Ecco quanto ha riferito chi ha ritrovato gli animali. «Ho visto sul lato della strada dove ci sono colture di pannocchie quei poveri animali: saranno stati sei o sette, con le zampe mozzate. Li avevano sventrati gettando le interiora tutt’attorno. Sembrava di trovarsi di fronte ad una specie di rituale, opera di qualche setta». La mattanza sarebbe stata compiuta tra lunedì e martedì.
 
LA REPUBBLICA
9 OTTOBRE 2013
 
Torna il killer di cani e gatti,
cartocci avvelenati in strada

di FRANCESCO PETRUZZELLI e FRANCESCA RUSSI 

 
Bari - Avvolto come sempre in una carta rossa e invitante per quel colore giallo e con chicchi neri. Ma si tratta di cibo avvelenato. Torna a Bari l’incubo agli angoli delle strade: ignoti stanno nuovamente posizionando involucri con sostanze avvelenate per cani e gatti. La polizia municipale ha sequestrato ieri cibo collocato sul marciapiede di via Principe Amedeo all’incrocio con via Cairoli, in pieno centro. Altri cartocci killer sono stati ritrovati in via Cardazzi e via Imbriani. Ad allertare i vigili urbani ieri la segnalazione di una cittadina passata poco prima con il suo cane al guinzaglio. La sostanza granulosa è stata poi consegnata alla Asl per le analisi del caso. Ma è psicosi tra i proprietari degli amici a quattro zampe. Le modalità della trappola ricordano una tecnica già collaudata in passato: lo scorso anno la polizia municipale è intervenuta in più punti della città, prima in centro e poi nella zona del Policlinico, per portare via simili involucri. Casi analoghi anche al cimitero di via Crispi dove da qualche mese la direzione della necropoli vieta l’introduzione di cibo per gatti al fine di evitare ennesimi casi di avvelenamento. I mici possono mangiare solo ciò che viene portato e somministrato dai volontari delle associazioni animaliste.
FOTO
 
QUOTIDIANO.NET
9 OTTOBRE 2013
 
Roma, la Forestale sequestra il canile Parrelli
Ipotizzato il maltrattamento: in custodia giudiziaria 500 cani e gatti
La denuncia presentata dalla Lav
Da anni al centro di polemiche e denunce. L'ultima ispezione in estate
 
Roma, 9 ottobre 2013 - Sequestrato il canile Parrelli a Roma, da anni al centro di polemiche per i trattamenti riservati a cani e gatti lì ospitati. La notizia del sequestro è contenuta in una nota del Corpo Forestale dello Stato che riportiamo qui di seguito . <Su disposizione del Tribunale di Roma è stato posto sotto sequestro un canile situato nella periferia della Capitale, struttura operante da lungo tempo nel territorio romano, che ospita cani e gatti di varia provenienza, già oggetto di svariate segnalazioni di cittadini che lamentavano svariati episodi di maltrattamento degli animali detenuti>.
<Nella stessa struttura, infatti, era stata già effettuata un’ispezione dal Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli Animali (N.I.R.D.A.) insieme al personale del Comando Provinciale di Roma, durante l’estate, rilevando la detenzione di circa 500 cani e gatti di varie razze ed età>, continua il comunicato della Forestale.
<Il controllo e le attività connesse per appurare lo stato di detenzione degli animali hanno avuto come conseguenza il provvedimento emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari di Roma di sequestro preventivo di tutta la struttura e di tutti gli animali presenti, per maltrattamento e condizioni incompatibili di detenzione degli animali. Il Sindaco di Roma è stato nominato custode giudiziario e si darà seguito al più presto alle operazioni di affido degli animali sequestrati, al fine di assicurare loro condizioni di benessere>. 
<Il Corpo forestale dello Stato è sempre impegnato in primo piano nel contrasto ai reati a danno degli animali, soprattutto per il tramite dei Nuclei investigativi specializzati del Corpo (N.I.R.D.A., N.I.C.A.F. e N.I.P.A.F.), spaziando dai canili lager al traffico di cuccioli da Paesi dell’Est, dalle corse clandestine ai maltrattamenti contro gli animali in genere>, conclude la nota.
 
LA REPUBBLICA
9 OTTOBRE 2013
 
Sequestrato il canile Parrelli
Lav: "Struttura non conforme"
Sulla Prenestina ospitava 350 cani e 150 gatti, il blitz della Forestale dopo varie segnalazioni di cittadini che lamentavano episodi di maltrattamento degli animali detenuti
 
Su disposizione del Tribunale di Roma è stato posto sotto sequestro dal Corpo della Forestale il canile Parrelli, struttura sulla Prenestina che opera da lungo tempo e che ospita 500 animali, di cui 350 cani e 150 gatti, già oggetto di segnalazioni di cittadini che lamentavano episodi di maltrattamento degli animali detenuti. Nella stessa struttura, infatti, era stata effettuata un'ispezione dal Nucleo investigativo per i reati in danno agli animali (Nirda) insieme al personale del Comando provinciale di Roma, durante l'estate, rilevando la detenzione di circa 500 cani e gatti di varie razze ed età. Proprio in seguito al controllo, il giudice per le indagini preliminari di Roma ha deciso il sequestro preventivo di tutta la struttura e di tutti gli animali presenti, per maltrattamento e condiz ioni incompatibili di detenzione degli animali. Il sindaco di Roma - fa sapere la Forestale - è stato nominato custode giudiziario e si darà seguito al più presto alle operazioni di affido degli animali sequestrati, al fine di assicurare loro condizioni di benessere. "Pluridenunciato negli ultimi 20 anni - aggiunge in una nota la Lav -, il canile Parrelli - gestito da Giuseppina Lacerenza quale canile di riferimento dell'Associazione L.a.i. - è stato oggetto di centinaia di esposti da parte dei cittadini e di associazioni fra cui la Lav (Lega anti vivisezione), con richieste d'indagine, mai svolte. Nel 1994, durante un blitz nel canile, furono trovate 40 carcasse di cuccioli soppressi e congelati".Secondo la Lav si tratta di "una struttura vecchia e obsoleta assolutamente non conforme, che ospita sia cani che gatti per lo più con una breve aspettativa di vita. Le adozioni sono rarissime: l'associazione ha denunciato come gli stessi volontari vengono ostacolati nel prendere in adozione gli animali e diventa difficile perfino farsi affidare temporaneamente gli animali malati da sottoporre a visita veterinaria".
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ROMA TODAY
9 OTTOBRE 2013
 
Sequestrato il canile Parrelli: 500 cani e gatti salvati dalla Forestale
 
L'operazione portata a termine dalla Forestale. Il canile "non era conforme allo standard necessario per una corretta detenzione degli animali. Ipotizzato il reato di maltrattamento
Scatta il sequestro per il chiacchierato canile Parrelli. Già oggetto di numerose segnalazioni da parte dei cittadini, la struttura è stata sottoposta a sequestro da parte del gruppo Forestale dello stato. L'azione è stata disposta dal tribunale di Roma. Nel canile più volte sono stati segnalati svariati episodi di maltrattamento degli animali detenuti.
Nella stessa struttura era stata già effettuata un’ispezione dal Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli Animali (N.I.R.D.A.) insieme al personale del Comando Provinciale di Roma, durante l’estate, rilevando la detenzione di circa 500 cani e gatti di varie razze ed età. Il controllo e le attività connesse per appurare lo stato di detenzione degli animali hanno avuto come conseguenza il provvedimento emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari di Roma di sequestro preventivo di tutta la struttura e di tutti gli animali presenti, per maltrattamento e condizioni incompatibili di detenzione degli animali.
Il Sindaco di Roma è stato nominato custode giudiziario e si darà seguito al più presto alle operazioni di affido degli animali sequestrati, al fine di assicurare loro condizioni di benessere.
Il Corpo forestale dello Stato è sempre impegnato in primo piano nel contrasto ai reati a danno degli animali, soprattutto per il tramite dei Nuclei investigativi specializzati del Corpo (N.I.R.D.A., N.I.C.A.F. e N.I.P.A.F.), spaziando dai canili lager al traffico di cuccioli da Paesi dell’Est, dalle corse clandestine ai maltrattamenti contro gli animali in genere.
LA LAV -  "Per i circa 350 cani e i 150 gatti del canile Parrelli di Roma, da anni al centro di denunce e sospetti per irregolarità e decessi di animali, arriva finalmente la svolta decisiva", afferma la Lav in una nota. L'associazione animalista rivendica il merito della denuncia. "In attesa che la giustizia accerti e persegua ogni eventuale responsabilità, anche omissiva, confidiamo nell'impegno del Comune di Roma quale garante dei diritti di questi cani e gatti - afferma la LAV - Ringraziamo i tanti volontari il cui supporto è stato davvero determinante in questa complessa vicenda, nonché il Nirda del Corpo Forestale, l’avv. Raffaella Sili del Foro di Roma e la Procura di Roma per l'importantissima attività di contrasto dei crimini a danno degli animali che di cert o si rileverà decisiva anche in questo caso.
VIDEO
 
IL MESSAGGERO
9 OTTOBRE 2013
 
Animali maltrattati e denutriti, sequestrato canile Parrelli
 
Roma - Maltrattavano gli animali che si trovavano a dover vivere in condizioni disumane, senza acqua nè cibo. Per questo su disposizione del Tribunale di Roma è stato posto sotto sequestro il canile Parrelli, situato nella periferia della Capitale, struttura operante da lungo tempo nel territorio romano, che ospita cani e gatti di varia provenienza, già oggetto di svariate segnalazioni di cittadini che lamentavano svariati episodi di maltrattamento degli animali detenuti.
Nella stessa struttura, infatti, era stata già effettuata un'ispezione dal Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli Animali (Nirda) insieme al personale del
Comando provinciale di Roma, durante l'estate, rilevando la detenzione di circa 500 cani e gatti di varie razze ed età.
Il controllo e le attività connesse per appurare lo stato di detenzione degli animali hanno avuto come conseguenza il provvedimento emesso dal giudice per le indagini preliminari di Roma di sequestro
preventivo di tutta la struttura e di tutti gli animali presenti, per maltrattamento e condizioni incompatibili di detenzione degli animali. Il sindaco
di Roma è stato nominato custode giudiziario e si darà seguito al più presto alle operazioni di affido degli animali sequestrati, al fine di assicurare loro condizioni di benessere.
 
GIORNALETTISMO
9 OTTOBRE 2013
 
I cuccioli da uccidere e altri dialoghi shock: e il canile viene sequestrato
Accade alla struttura Parrelli di Roma, oggetto da tempo di denunce
 
Il canile Parrelli è una famigerata struttura romana, da tempo accusato di essere un lager, un vero e proprio campo di sterminio per i quattrozampe romani. L’AZIONE REPRESSIVA - Una nota del Corpo Forestale dello Stato spiega modi e ragioni del sequestro: Su disposizione del Tribunale di Roma è stato posto sotto sequestro un canile situato nella periferia della Capitale, struttura operante da lungo tempo nel territorio romano, che ospita cani e gatti di varia provenienza, già oggetto di svariate segnalazioni di cittadini che lamentavano svariati episodi di maltrattamento degli animali detenuti .
Nella stessa struttura, infatti, era stata già effettuata un’ispezione dal Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli Animali (N.I.R.D.A.) insieme al personale del Comando Provinciale di Roma, durante l’estate, rilevando la detenzione di circa 500 cani e gatti di varie razze ed età, continua il comunicato della Forestale.
Il controllo e le attività connesse per appurare lo stato di detenzione degli animali hanno avuto come conseguenza il provvedimento emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari di Roma di sequestro preventivo di tutta la struttura e di tutti gli animali presenti, per maltrattamento e condizioni incompatibili di detenzione degli animali. Il Sindaco di Roma è stato nominato custode giudiziario e si darà seguito al più presto alle operazioni di affido degli animali sequestrati, al fine di assicurare loro condizioni di benessere.
Il Corpo forestale dello Stato è sempre impegnato in primo piano nel contrasto ai reati a danno degli animali, soprattutto per il tramite dei Nuclei investigativi specializzati del Corpo (N.I.R.D.A., N.I.C.A.F. e N.I.P.A.F.), spaziando dai canili lager al traffico di cuccioli da Paesi dell’Est, dalle corse clandestine ai maltrattamenti contro gli animali in genere.»
UNA STORIA LUNGA - L’intervento delle autorità giunge dopo almeno vent’anni di polemiche che periodicamente hanno investito la struttura, fin da quando al suo interno vennero rinvenuti i cadaveri di decine di cani conservati in frigo. Il canile ha mezzo secolo, è stato fondato da un veterinario e poi alla sua morte è rimasto in gestione alla sua vedova, la signora Pina , bersaglio da anni degli strali delle associazioni animaliste e delle denunce di tanti cittadini romani.
ORA È FINITA - Nonostante le denunce fossero supportate dalle dichiarazioni dei volontari che hanno lavorato presso la struttura, le ispezioni delle autorità non hanno mai rilevato niente d’illecito, almeno fino a ieri. Pur accogliendo con favore la notizia, la LAV romana ha chiesto al sindaco Marino di farsi garante della sorte degli ormai ex ospiti del canile (350 cani e 150 gatti) in modo che l’intervento della legge non si risolva nella loro strage.
VIDEO
 
ANSA
9 OTTOBRE 2013
 
Roma:Forestale sequestra canile Parrelli
Dopo segnalazioni maltrattamenti. Ospita 350 cani e 150 gatti
 
ROMA - Su disposizione del Tribunale di Roma è stato posto sotto sequestro dal Corpo della Forestale il canile Parrelli, struttura sulla Prenestina che opera da lungo tempo e che ospita 500 animali, di cui 350 cani e 150 gatti, già oggetto di segnalazioni di cittadini che lamentavano episodi di maltrattamento degli animali detenuti. Il sindaco di Roma è stato nominato custode giudiziario e si darà seguito al più presto alle operazioni di affido degli animali sequestrati.
 
TM NEWS
9 OTTOBRE 2013
 
Roma, sequestrato canile con 500 animali. "Ipotesi maltrattamenti"
Lav: bene dopo anni di denunce e sospetti per irregolarità e decessi
 
Roma - Maltrattamento e condizioni incompatibili di detenzione degli animali. Per questi presunti reati è stato sequestrato, su disposizione del tribunale di Roma, un canile situato nella periferia della capitale, già oggetto di svariate segnalazioni di cittadini.
Lo ha comunicato la forestale, spiegando che la struttura, operante da lungo tempo nel territorio romano, era stata già oggetto di un'ispezione in estate da parte del nucleo investigativo per i reati in danno agli animali, insieme al personale del comando provinciale di Roma, in cui era stato rilevato la detenzione di circa 500 cani e gatti di varie razze ed età.
Il controllo e le attività connesse per appurare lo stato di detenzione degli animali hanno avuto come conseguenza il provvedimento emesso dal giudice per le indagini preliminari di Roma di sequestro preventivo di tutta la struttura e di tutti gli animali presenti. Il sindaco di Roma è stato nominato custode giudiziario e si darà seguito al più presto alle operazioni di affido degli animali sequestrati, per assicurare loro condizioni di benessere.
Soddisfatta la Lav: "Per i 350 cani e i 150 gatti del canile Parrelli di Roma, da anni al centro di denunce e sospetti per irregolarità e decessi di animali, arriva finalmente la svolta decisiva: il canile è stato sequestrato". Per la Lav quella che vivevano gli animali del canile era "una situazione di gravissima costrizione, lesiva del benessere psicofisico degli animali anche in considerazione del fatto che lo stesso gestore, volontariamente e in palese violazione dei vincoli espressi dalla normativa vigente, ribaditi dalla Commissione di vigilanza regionale richiesta e ottenuta dalla Lav e dallo stesso Comune di Roma, ha continuato ad accogliere indiscriminatamente e frequentemente una gran quantità di animali, consapevole delle inadeguate condizioni in cui tali animali saranno costretti a vivere".
 
GEA PRESS
9 OTTOBRE 2013
 
Roma – Sequestro di 500 cani. Ad occuparsi di loro sarà il Sindaco Ignazio Marino
Intervento del Corpo Forestale dello Stato - La struttura già ispezionata questa estate
 
Un canile situato nella immediata periferia della Capitale, già noto anche per le critiche passate. Una struttura, riferisce il Corpo Forestale dello Stato, operante orami da tempo e che ospita cani e gatti di varia provenienza.
E’ stato  posto ora  sotto sequestro dal Corpo Forestale dello Stato che sottoliena, a questo proposito, come la struttura  era già divenuta oggetto di svariate segnalazioni di cittadini che lamentavano episodi di maltrattamento di animali. Questo il reato ora ipotizzato dagli inquirenti.
Nel corso dell’estate, all’interno della stessa struttura, era stata effettuata una prima ispezione del Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli Animali (N.I.R.D.A.) congiunta al personale del Comando Provinciale di Roma. In tale contesto veniva rilevata la detenzione di circa 500 cani e gatti di varie razze ed età. Da qui il controllo e le attività connesse al fine di appurare lo stato di detenzione degli animali che ha portato al provvedimento al sequestro preventivo emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari di Roma. Il sequestro riguarda tutta la struttura e gli animali presenti. I reati ipotizzati sono quelli di maltrattamento (544/ter) e condizioni incompatibili (727 cp).
Ad essere nominato custode giudiziario è ora il Sindaco di Roma. Secondo quanto comunicato dal Corpo Forestale dello Stato sarà lui a dare seguito al più presto alle operazioni di affido degli animali sequestrati, al fine di assicurare loro condizioni di benessere.
Il Corpo forestale dello Stato tiene a precisare di essere stato  sempre impegnato in primo piano nel contrasto ai reati a danno degli animali, soprattutto per il tramite dei Nuclei investigativi specializzati del Corpo (N.I.R.D.A., N.I.C.A.F. e N.I.P.A.F.), spaziando dai canili lager al traffico di cuccioli da Paesi dell’Est, dalle corse clandestine ai maltrattamenti contro gli animali in genere.
 
NEL CUORE.ORG
9 OTTOBRE 2013
 
ROMA, SEQUESTRATO DAL CORPO FORESTALE IL CANILE PARRELLI
Oggetto negli anni di numerose segnalazioni
 
Su disposizione del Tribunale di Roma è stato posto sotto sequestro il canile Parrelli, struttura operante da lungo tempo sul territorio, che ospita cani e gatti di varia provenienza, già oggetto di svariate segnalazioni di cittadini che lamentavano episodi di maltrattamento degli animali detenuti. Ne dà notizia il corpo forestale che tramite il NIRDA (Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli Animali) ha eseguito l'ordine del magistrato.
Nella stessa struttura, infatti, era stata già effettuata un'ispezione del Nucleo insieme con il personale del Comando Provinciale di Roma, durante l'estate, rilevando la detenzione di circa 500 cani e gatti di varie razze ed età. Il controllo e le attività connesse per appurare lo stato di detenzione degli animali hanno avuto come conseguenza il provvedimento emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari di Roma di sequestro preventivo di tutta la struttura e di tutti gli animali presenti, per maltrattamento e condizioni incompatibili di detenzione degli animali.
Il Sindaco di Roma è stato nominato custode giudiziario e si darà seguito al più presto, precisa il Corpo forestale, alle operazioni di affido degli animali sequestrati, al fine di assicurare loro condizioni di benessere.
Pluridenunciato negli ultimi 20 anni, il canile Parrelli - gestito da Giuseppina Lacerenza quale canile di riferimento dell'Associazione L.A.I. - è stato oggetto di centinaia di esposti da parte dei cittadini e di associazioni, fra cui la LAV (Lega Anti Vivisezione), con richieste d'indagine.
"In attesa che la giustizia accerti e persegua ogni eventuale responsabilità, anche omissiva, confidiamo nell'impegno del Comune di Roma quale garante dei diritti di questi cani e gatti - afferma la LAV - Ringraziamo i tanti volontari il cui supporto è stato davvero determinante in questa complessa vicenda, nonché il Nirda del Corpo Forestale, l'avv. Raffaella Sili del Foro di Roma e la Procura di Roma per l'importantissima attività di contrasto dei crimini a danno degli animali che di certo si rileverà decisiva anche in questo caso".
 
GREEN STYLE
10 OTTOBRE 2013
 
La Forestale sequestra il canile Parrelli di Roma
 
Si chiude un’epoca di dolore e polemiche: dopo tanti anni la Forestale ha messo sotto sequestro il canile Parrelli di Roma. Una vittoria per gli animalisti, ma anche per i tanti romani, che nel tempo hanno creato una rete di segnalazioni e prove contro la struttura. La disposizione del Tribunale di Roma mette i lucchetti allo spazio situato sulla Prenestina, poco fuori la città di Roma e operante sul territorio da moltissimo tempo. Non sono bastate le segnalazioni dei cittadini e delle associazioni, perché il Parrelli ha continuato a operare come lager per quasi venti anni, costringendo alla sofferenza moltissimi animali. Sequestrati i 500 esemplari presenti nella struttura – 350 cani e 150 gatti – mentre il Sindaco di Roma è stato nominato custode giudiziario in attesa che vengano destinati all’affido o all’adozione. L’estate passata le ripetute segnalazioni di maltrattamento hanno portato all’ispezione del canile da parte del Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli Animali (NIRDA), insieme al Comando provinciale di Roma. Gli animali erano detenuti in condizioni drammatiche, in spazi fatiscenti senza l’adeguato riparo e magari al freddo rigido dell’inverno senza nessun conforto. L’assenza di cibo e acqua pregiudicava da tempo le loro aspettative di vita, inoltre si sospettano irregolarità legate ai decessi degli stessi.
 
Come sottolineato anche dalla LAV, il Parrelli avrebbe obbligato a:
 
"Una situazione di gravissima costrizione, lesiva del benessere psicofisico degli animali anche in considerazione del fatto che lo stesso gestore, volontariamente e in palese violazione dei vincoli espressi dalla normativa vigente, ribaditi dalla Commissione di vigilanza regionale richiesta e ottenuta dalla LAV e dallo stesso Comune di Roma, ha continuato ad accogliere indiscriminatamente e frequentemente una gran quantità di animali, consapevole delle inadeguate condizioni in cui tali animali saranno costretti a vivere"
 
GEA PRESS
9 OTTOBRE 2013
 
L’alluvione del Bradano – La strage di cani, cavalli e altri animali morti annegati
Accudito da un operatore di Polizia, il cane di due dei tre dispersi dell'alluvione.
 
Il fiume Bradano che ha esondato l’altro ieri nella province di Taranto e Matera, ha nuovamente portato il suo carico di distruzione e morte. Era già successo due anni addietro ed anche in quel caso, sebbene in una zona diversa da quella attuale, il fiume aveva causato danni ingenti anche agli allevamenti.
Mentre continuano le ricerche dei tre dispersi (il fiume ha già causato la morte di una persona), nella Gravina di Ginosa (TA) sono numerose le carcasse dei cavalli e cani. A confermare la notizia, è stato il Corpo forestale dello Stato. Circa la presenza dei cani, rimane da capire se i corpi visibili sono di randagi oppure provenienti da qualche canile a monte del fiume. Di certo il fango è penetrato nel canile di Ginosa. Ne da conferma a GeaPress la fondatrice dello stesso, Nuccia Giannatelli. I cani morti sono almeno sette. Particolarmente triste, secondo indiscrezioni provenienti da fonte inquirente, la situazione di un cane doberman a quanto pare posseduto dai due giovani dispersi di  Ginosa. L’animale è attualmente accudito da un operatore della Polizia Stradale.
Poco più a sud, nel territorio di Metaponto, in provincia di Matera, il fiume avrebbe invece causato la morte di numerose capre e pecore. Una situazione ancora in evoluzione che parrebbe essersi da qualche ora stabilizzata, per le persone coinvolte, ad un morto e tre dispersi. Ancora tutto da quantificare sui danni materiali ed agli animali.
 
LA SICILIA Prima Caltanissetta
9 OTTOBRE 2013
 
il conducente del mezzo si è dileguato
Trattore investe e uccide 17 pecore a Draffù

Valerio Martines

 
Caltanissetta - Diciassette pecore morte, travolte da un trattore ma non - come sembra - uccise intenzionalmente. Viene privilegiata la pista dell'incidente, insomma, piuttosto che quella del pesante avvertimento rivolto al proprietario del gregge.
È in questa direzione che sono orientate le indagini per decifrare il ritrovamento, risalente a lunedì pomeriggio, del gregge dilaniato nelle campagne tra Caltanissetta e Sommatino, in un podere di contrada Draffù che confina con la strada provinciale 21.
Gli ovini appartengono ad un allevatore nisseno, il ventisettenne Salvatore Pirrello, che era distante dalla zona in cui stava liberamente facendo pascolare una parte del suo gregge, peraltro non sorvegliato dai cani. Ed è stato proprio Pirrello, quando è andato a riprenderle, a fare la macabra scoperta.
Alcune pecore sono ri uscite a sfuggire alle ruote del trattore, altre invece sono state prese in pieno e stritolate dal peso del mezzo agricolo che s'è dileguato insieme a chi lo guidava. E che sia stato un trattore a fare "strike", i carabinieri del Nucleo operativo Radiomobile della Compagnia di Caltanissetta l'hanno accertato rinvenendo le tracce lasciate dai pneumatici sul terreno, così come sulle carcasse delle pecore investite e uccise.
Pirrello è stato comunque interrogato dagli investigatori dell'Arma, per capire se qualcuno potesse aver punito uno sgarro subìto, soprattutto nel mondo della pastorizia in cui spesso le vendette tra allevatori sono drastiche. Ma il pastore ha escluso di avere avuto screzi con qualcuno.Le indagini dei carabinieri però proseguono per individuare il trattorista pirata che in un colpo ha falciato i 17 ovini.
 
GEA PRESS
9 OTTOBRE 2013
 
Cosenza – Il bracconiere ed il passaggio del fucile che non poteva avere
Intervento della Polizia Provinciale: due denunce per reati di armi
 
Una denuncia per porto abusivo di arma da fuoco ed un’altra per consegna di arma a persona priva di porto d’armi. Questo il risultato dell’intervento del Distaccamento della Polizia Provinciale  di San Giovanni in Fiore in località Zarella, nel Comune di Spezzano della Sila (CS).
Nel corso di un servizio antibracconaggio, gli Agenti hanno prima sanzionato amministrativamente alcune persone che praticavano la caccia alla lepre in difformità a quanto previsto dalla normativa in vigore e poi, quasi al confine con il Parco Nazionale della Sila,  hanno attuato un’articolata perlustrazione tra gli stessi boschi   di Zarella. Nel fitto della pineta hanno così individuato una persona munita di un fucile calibro 20 priva, però, di porto d’armi poiché scaduto. Per lui, oltre al denuncia, anche la sanzione amministrativa di 924,00 euro dal momento in cui non aveva effettuato i necessari versamenti al fine di poter svolgere l’attività venatoria. Contestualmente, il personale della Polizia Provinciale accertava inoltre che l’arma non era di proprietà dello stesso.
Il legittimo proprietario, residente come il primo denunciato a Luzzi (Cs), veniva così segnalato all’autorità giudiziaria per aver consegnato un’arma ad una persona priva di porto d’armi. Ad essere posto sotto sequestro è stato un fucile calibro 20, alcune munizioni, materiale da caccia, due radioline portatili e della documentazione.
La Polizia Provinciale di Cosenza tiene a precisare di essere  impegnata in prima linea contro il bracconaggio è per il rispetto delle varie norme in materia di armi e munizioni, spesso impiegate proprio nell’attività venatoria.
 
MESSAGGERO VENETO
9 OTTOBRE 2013
 
GLI ANIMALI E L’ INDICE DI CIVILTÀ
 
Sensibilizzare i cittadini sul problema degli abusi e maltrattamenti nei confronti degli animali è sempre cosa buona e giusta. Mi assumo pertanto la responsabilità di porre l’accento sul fatto che ancora oggi, nel 2013 avanzato, sussistano casi di maltrattamenti evidenti che nessuno segnala. Ad esempio nel paese dove abito io, una piccola frazione, esiste ancora l’orrenda abitudine di trattare il cane come si era soliti fare nei tempi più bui (dal punto di vista dell’evoluzione civile) della nostra storia; il povero animale (ma chi è davvero l’animale?) lasciato solo quasi tutto il giorno a protezione di non si sa cosa, costretto dentro uno spazio ridotto e in preda a crisi nervose durante vari momenti della giornata (specialmente la notte). E come biasimarlo? Ora, mi rendo conto che molti potrebbero storcere il naso sbandierando fantomatiche “tradizioni rurali”, ma se il confine è oltrepassato diventa necessario rendersi conto che le battaglie condotte per tutelare la salute e le condizioni di vita degli animali non si sono rivelate vane, dando il via ad una serie di disposizioni e di leggi (come quella sul maltrattamento) che obbligano i proprietari (che loro si definirebbero padroni…) a progredire dalle loro convinzioni, come ad esempio quella che “un cane è un cane”, e a far vivere i loro compagni in condizioni almeno decenti. Associazioni come quelle che proteggono gli animali hanno mezzi limitati, spesso sono composte nella loro quasi totalità da volontari, ammirevoli persone che cedono parte del loro tempo per soccorrere animali in difficoltà; limitati sono anche il loro raggio d’azione e i mezzi di cui dispongono per intervenire, se non vengono supportati dalle forze dell’ordine. L’appello quindi è rivolto ai cittadini, devono essere loro in primis a segnalare i soprusi, cercando da prima un approccio civile e garbato con proprietari inadeguati per poi allearsi nel cercare di offrire una possibilità di vita migliore al poveretto finito nelle braccia, o meglio nell’aia, sbagliata. Nel Friuli del 2013 queste cose non devono più accadere. Rinaldo Morelli Udine La lettera del signor Morelli non ha bisogno di commenti, poiché credo che ogni lettore sia d’accordo con il contenuto. Ritengo tuttavia utile pubblicarla per richiamare ulteriormente l’attenzione su un argomento del quale non ci si occupa spesso. A parole tutti considerano il cane “il migliore amico dell’uomo”, ma ciò non significa che tutti lo trattino veramente “da amico”. C’è chi lo considera un proprio “dipendente” e lo utilizza per fare la guardia, per avere compagnia, eccetera; fin qui, nulla da obiettare, a p atto, però, che queste “prestazioni” siano compensate, certo non con una paga, ma con un trattamento che comunque rivela la dovuta gratitudine. Il rapporto tra l’uomo e il cane è un indice di civiltà, cerchiamo di guadagnare posti nell’ipotetica classifica: costa poco e ci nobilita.
 
NEL CUORE.ORG
9 OTTOBRE 2013
 
BRAMBILLA, NO ALLO SFRUTTAMENTO DEGLI EQUIDI: DIVENTINO "ANIMALI D'AFFEZIONE"
 
Chiudere con il passato e garantire una vera tutela a tutti gli equidi, che in futuro – senza ambiguità – dovranno essere considerati "animali d'affezione". Con tutte le conseguenze del caso: divieto di macellazione, divieto di importazione ed esportazione a fini alimentari, divieto di vendita e consumo della carne, divieto di utilizzazione di questi animali in spettacoli o manifestazioni pericolose o degradanti o comunque contrarie alle loro esigenze etologiche, garanzia di controllo attraverso una nuova anagrafe equina. E' il contenuto della proposta di legge – sostenuta da una raccolta di firme sul sito www.nelcuore.org – che l'on. Michela Vittoria Brambilla, in rappresentanza della Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente, ha depositato alla Camera dei deputati ed illustrato oggi a Roma nella sede del Reparto a cavallo della Polizia di Stato, che già ora assicura una vecchiaia serena agli equini "pensionati" dopo il servizio. Ne hanno parlato, con l'ex ministro, anche il vicequestore di Roma Lucia Muscari ed i presidenti della Lav, Gianluca Felicetti, e dell'Enpa, Carla Rocchi.
 
BLITZ QUOTIDIANO
10 OTTOBRE 2013
 
Cavalli come i cani, Michela Brambilla: “Animali d’affezione, basta mangiarli”
 
ROMA – I cavalli animali da compagnia come i cani, non vanno mangiati. Questa l’iniziativa lanciata da Michela Vittoria Brambilla per la proposta di legge che vuole trasformare tutti gli equini in “animali da affezione” e introdurre il divieto di utilizzarli per spettacoli o per fini alimentari.
La Brambilla ha presentato la sua proposta il 9 ottobre nella sede del Reparto a cavallo della polizia a Trastevere, a Roma. L’iniziativa lancia la raccolta di firme per la presentazione della legge.
Il Corriere della Sera spiega:
“Il progetto, in rappresentanza della Federazione italiana associazioni per i diritti degli animali e l’ambiente, è stato depositato alla Camera e prevede anche il divieto di macellazione dei cavalli, d’importazione ed esportazione a fini alimentari, la vendita e il consumo della carne nonché «l’utilizzazione di questi animali in spettacoli o manifestazioni pericolose, degradanti o contrarie alle loro esigenze etologiche e la garanzia di controllo attraverso una nuova anagrafe equina»”.
La Brambilla ha così dichiarato guerra allo sfruttamento dei cavalli:
“«dobbiamo smettere di perseguitare i cavalli: sono sfruttati letteralmente fino all’osso. Allenati con metodi brutali, frustati e dopati. Negli ippodromi, sulle piste dei palii, sui tracciati delle corse clandestine, nei circhi, attaccati alle carrozzelle e nei macelli, dopo interminabili viaggi dall’est europeo per soddisfare la domanda di carne equina, di cui l’Italia è, purtroppo, il primo consumatore (con 16 milioni e mezzo di chili)»”.
 
GENOVA 24.IT
9 OTTOBRE 2013
 
Marassi, incendio in appartamento: cane intossicato, salvato da vigili del fuoco
 
Genova, Marassi. Ha rischiato di restare soffocato dal fumo, ma è stato salvato dall’intervento provvidenziale dei vigili del fuoco. Protagonista della brutta avventura un cane, coinvolto nell’incendio divampato questa mattina in un appartamento di via Montenero nel quartiere di Marassi.
L’animale era rimasto intrappolato dentro l’abitazione quando le fiamme sono divampate in una parte della cucina. Sono stati alcuni passanti, vista la colonna di fumo fuoriuscire dalla casa, ad avvertire i pompieri poco dopo le 11. I vigili del fuoco hanno spento il rogo e portato in salvo il cane, poi medicato. Ancora ignote le cause dell’incendio, forse una pentola lasciata sul fuoco.
 
IL PUNTO A MEZZOGIORNO
9 OTTOBRE 2013
 
Mucca nel burrone salvata dal Soccorso Alpino a Civitanova del Sannio (IS)
 
Intervento di soccorso tecnico di emergenza degli uomini del servizio regionale del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) nel pomeriggio di ieri in agro Civitanova del Sannio per la messa in sicurezza di una mucca, Pupetta il suo nome, caduta in un burrone di oltre dieci metri. L’elicottero dei Vigili del Fuoco allertato nel primo pomeriggio non è potuto intervenire all’ultimo momento per il sopraggiungere di avverse condizioni meteo che ne hanno reso impossibile l’impiego.
È scattata quindi una corsa contro il tempo che ha visto coinvolti oltre ai tecnici del CNSAS anche gli uomini del Coro Forestale dello Stato, stazione di Frosolone, ed i Vigili del Fuoco di Isernia. A rendere più complesso l’intervento è stato lo stato di gravidanza dell’ animale. In mancanza dell’ausilio dell’elisoccorso i tecnici del CNSAS sono dovuti intervenire, mediante opportune e specifiche tecniche alpinistiche, per supportare il lavoro del medico veterinario del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico molisano e del medico veterinario dell’ ASREM, dott. Antonio Liberatore, i quali, non con poche difficoltà sono stati calati sul posto, estremamente impervio, dove hanno potuto sedare la mucca. È iniziata quindi la difficoltosa fase del recupero dell’animale ferito. Solo dopo diverse ore di lavoro l’animale è stato tratto in salvo mediante manovre di corda e paranchi allestiti sul posto. Pupetta è stata quindi affidata alle cure dei due sanitari veterinari che hanno constatato il buono stato di salute suo e del feto.
Sollevato e grato l’allevatore, proprietario della mucca, per l’esito positivo dell’intervento grazie al lavoro congiunto dei tecnici dei diversi corpi.
Questo soccorso testimonia la polivalenza delle competenze del CNSAS che interviene anche per attività sanitarie di tipo veterinario.
 
GEA PRESS
9 OTTOBRE 2013
 
Liguria – Contro la vivisezione approvato Ordine del Giorno in Consiglio Regionale
 
Il Consiglio regionale della Liguria ha ieri approvato all’unanimità un Ordine del Giorno che impegna la Giunta ad “attivarsi per verificare che anche in Liguria la nuova normativa che restringe la vivisezione e incentiva il ricorso a metodi sostitutivi di ricerca, venga rispettata“.
L’Ordine del Giorno riporta la firma del Consigliere Alessandro Benzi  del gruppo Sinistra Ecologia e Libertà con Vendola, ma è stato poi  sottoscritto da gruppi di maggioranza e di opposizione.  La mozione si propone di aggiornare la normativa regionale ed attivarsi presso i laboratori di ricerca regionali al fine di incentivare il ricorso ai metodi sostitutivi.
Prevista, inoltre, l’esigenza di  predisporre una normativa sanzionatoria e verificare l’istituzione di corsi periodici e di aggiornamento per gli operatori degli stabilimenti. L’Ordine del Giorno ricorda in ultimo come il Parlamento ha già approvato l’articolo 13 della Legge di delegazione europea volto a limitare la vivisezione. Ogni hanno in Italia, sempre secondo lo stesso documento ora approvato, la sperimentazione coinvolge 900 mila animali di cui il 20% senza anestesia.
 
L’ARENA
9 OTTOBRE 2013
 
L'orso fa scorte per l'inverno
Scatta il piano di contenimento

Barbara Bertasi

 
MONTE BALDO (VR). M4 è riapparso nei giorni scorsi. La polizia provinciale sta monitorando tutti i suoi movimenti. Come tutti i grossi predatori che vanno in letargo,  il plantigrado è affamato e ora sta accumulando riserve di grasso. Ha già colpito in tre occasioni
Riappare l'orso sul Baldo. M4 sta facendo scorte per l'inverno. «La settimana scorsa, nella zona alta della Valdadige, sopra Malcesine, ha predato una manza. Precedente aveva predato una pecora ed una capra. In altre occasioni era stato disturbato e quindi si è allontanato».  Lo fa sapere il comandante della polizia provinciale Anna Maggio, che prosegue: «Come tutti i grossi predatori che vanno in letargo, il plantigrado è affamato e ora sta accumulando riserve di grasso per l'inverno. La polizia provinciale lo sta monitorando, lo ha fotografato con le fototrappole poste nei punti più probabili del suo passaggio. Dai filmati abbiamo ricavato che si tratta di M4». Quindi spiega come la polizia provinciale si sta movendo per affrontare la presenza del plantigrado sul Baldo: «Con il Corpo forestale dello Stato stiamo seguendo un protocollo operativo regionale, Life Arctos, per la gestione di orsi problematici. In agosto è stato seguito un corso di formazione specifico per operatori che ha l'obiettivo di insegnare a gestire questi grandi predatori sulle montagne e ad attuare politiche di dissuasione contenimento. Abbiamo un incontro a Venezia per fare il punto della situazione e prendere una linea di condotta per gli sviluppi futuri».  Tornando alla recente predazioni aggiunge: «Quando le manze sono lasciate libere al pascolo e non sono ricoverate nella stalla o protette da recinti elettrificati, è possibile siano soggette a predazioni, cosa che non accade se sono in stalla, dove l'orso non entra. Ovviamente, però, deve nutrirsi e, dovendo scegliere tra un animale selvatico e uno da reddito, sceglie quest'ultimo che non ha le malizie tipiche degli esemplari di fauna selvatica, come gli ungulati abituati a vivere allo stato brado. Il progetto», rassicura, «servirà a mettere a punto le tecniche di dissuasione per tenerlo lontano dalle malghe anche con suggerimenti nei confronti degli allevatori. In questi casi», chiude, «come sempre, è stato fatto sopralluogo per accertare che l'animale sia morto a seguito di predazione». Riferisce Giuseppina Danti, che ha un allevamento su via Panoramica a Malcesine: «La manza è stata predata a Malga Zocchi di Sotto, a circa 1400 metri di quota a Malcesine, sul versante che guarda la Valdadige, nello stesso posto dove l'anno scorso ne sono state predate due mie che quest'anno ho invece tenuto ai Prai, lato rivolto al lago». Il predatore ha 'visitato' anche le manze di Elena Chincarini: «È successo nella notte tra martedì 1 e mercoledì 2 ottobre e la carcassa di manza è stata trovata giovedì a causa della nebbia. La polizia provinciale, venuta per i rilievi, ha riconosciuto si è trattato da predazione da orso. È la seconda che subisco quest'anno, dopo quella di luglio. La manza uccisa stavolta era però di un allevatore di San Zeno di Montagna che mi aveva regolarmente chiesto di tenerla in alpeggio».  Prosegue Giuseppina Danti. «Questi orsi predano anche di giorno. Sul versante rivolto al lago», riferisce, «martedì scorso 1 ottobre, una capra è stata predata alle 11 del mattino. L'orso si è mosso nella nebbia e poi l'ha trascinata sulla mulattiera che porta ai Prai, dove è l'hanno trovata ancora viva ed è morta poco dopo. Secondo noi sul Baldo non c'è un orso solo ma ce ne sono almeno due». Chiude Elena Chincarini: «Una ventina delle nostre bestie, mie e di mia cognata, è ancora al pascolo sul versante che guarda al lago. Noi, infatti, abbiamo fatto domanda di posticipare la stagione monticatoria fino al 20 ottobre e, nonostante i rischi, intendiamo arrivare a quella data. Portare le vacche in stalla implica costi aggiuntivi di fieno, mangime e paglia per tenerle pulite. Costi che però non sono calcolati nei risarcimenti in caso di predazioni. Chiediamo sempre l'attenzione degli enti superiori, poiché riferiscono che l'orso non si può spostare».
 
NEL CUORE.ORG
9 OTTOBRE 2013
 
ESTREMO ORIENTE RUSSO, STRAGE DI ORSI: "SPAVENTANO I TURISTI"
Gli ultimi 4 esemplari uccisi in una sola notte
 
Una strage di orsi si sta compiendo in un villaggio dell'estremo oriente russo, dove 15 plantigradi sono stati uccisi in meno di cinque mesi: gli ultimi quattro in una sola notte, il 2 ottobre, nel piccolissimo centro abitato di Esso, in Kamchatka. Il conteggio è stato ufficializzato oggi da un comunicato del parco naturale "Vulcani di Kamchatka", specificando che tre orsi sono stati ammazzati dagli ispettori, perché ritenuti pericolosi per la popolazione.
In realtà, leggendo i dettagli, si precisa che i plantigradi non hanno minacciato concretamente gli umani, ma "hanno perso del tutto la paura di fronte all'uomo", fattore essenziale per mantenere una buona soglia di sicurezza. In particolare, "12 esemplari di dimensioni colossali" si aggirano nei pressi delle case degli ispettori e ficcano il naso direttamente negli uffici e nelle abitazioni.
Sono animali "in ottima salute e maleducati", spiega il direttore del parco, Gennady Tiutiunnikov. A suo dire, non sono pericolosi, ma sono ingombranti e finiscono per spaventare i turisti. 
Quest'anno c'è stata un'importante migrazione di orsi dalla tundra dell'entroterra del Mare di Okhota verso le coste orientali. Gli animali, insomma, fuggono da una regione dove scarseggia il cibo.
 
LA ZAMPA.IT
9 OTTOBRE 2013
 
Robert Redford vince battaglia contro la macellazione cavalli
Almeno per ora il presidente della Nazione Navajo  ha rinunciato all’abbattimento degli animali ritenuti responsabili, dei danni alle coltivazioni locali
 
Robert Redford e i gruppi animalisti hanno vinto la prima battaglia per risparmiare la vita ai cavalli selvaggi delle riserve Navajo: il presidente della Nazione Navajo Ben Shelly ha cambiato posizione e rinunciato a chiedere, almeno per ora, l’abbattimento delle mandrie che, a giudizio di molti della sua tribù, danneggiano le coltivazioni. 
L’accordo annunciato oggi è frutto della mediazione di Bill Richardson, l’ex governatore del New Mexico: al centro dell’intesa è la raccomandazione al governo federale a far di più per aiutare i pellerossa Navajo a contenere le decine di migliaia di cavalli selvaggi che pascolano liberi sulle loro terre e che, secondo le stime di Shelly, costano alla Nazione Navajo 200 mila dollari all’anno (circa 150 mila euro) in danni alle proprietà e ai campi. «Sono interessato a una soluzione umana a lungo termine per controllare la nostra popolazione di cavalli», ha detto Shelly: «La nostra terra è preziosa per i Navajo così come tutti i cavalli della Nazione Navajo. I cavalli per noi sono animali sacri». 
I cavalli selvaggi sono un simbolo del Vecchio West, ma gli indiani delle riserve non vedono in loro qualcosa di romantico, quanto piuttosto una minaccia alla loro economia. Nella riserva Navajo ce ne sono oltre 75mila, e ciascuno consuma 18 litri d’acqua e otto chili di foraggio al giorno. 
«C’è un divario tra la realtà e il romanticismo quando alcuni “estranei” come Redford interpretano le lotte degli indiani d’America», aveva sostenuto in agosto il presidente dei Navajo dichiarandosi a favore della macellazione delle mandrie: «Forse Redford può venirci a trovare per vedere cosa può fare per aiutarci». Oggi la svolta: per Richardson l’accordo raggiunto segna «una enorme svolta», perché «una delle più importante e numerose tribù del paese si è pronunciata contro la macellazione e questo dovrebbe essere un fattore determinante sia in Congresso sia nei tribunali».  
 
GEA PRESS
9 OTTOBRE 2013
 
Zimbabwe – Da dove proviene il cianuro che uccide gli elefanti
I soliti ignoti che il governo vorrebbe perdonare
 
Secondo recenti notizie circolate nello Zimbabwe e nel Sud Africa, le modalità di approvigionamento del cianuro che negli ultimi mesi ha causato la morte di decine di elefanti ma anche di altre specie animali, non sarebbero poi così misteriose.
In modo particolare per quanto riguarda i recenti avvelenamenti che hanno colpito gli animali del Parco Nazionale di Hwange, il cianuro potrebbe essere procurato da alcuni abitanti del villaggio di Tsholotsho. Ad essere additate sarebbero le licenze minerarie che consentirebbero solo ad alcune persone di potere acquistare il potente veleno presente in alcuni ben noti depositi. Il prodotto verrebbe in tal maniera consegnato ad alcuni abitanti del villaggio. La capitalizzazione di una zanna poi venduta ai trafficanti, sarebbe pari ad oltre trenta volte il valore concordato con gli abitanti.
La questione ha pure suscitato una vivace polemica tra alcuni deputati del partito di opposizione e il Ministro dell’Ambiente dello Zimbabwe. Questo, infatti, si sarebbe fatto portavoce di una proposta di impunibilità in cambio del veleno ancora in possesso dei presunti bracconieri o fornitori di questi ultimi. Per l’opposizione tale scelta sarebbe scandalosa ed è probabile che la polemica affiorerà nei prossimi giorni al Parlamento dello Zimbabwe.
Occorrono indagini e nel caso arresti e non certo una sorta di sanatoria in cambio di veleno. Il sospetto è che in tal maniera si possa favorire una eventuale copertura delle implicazioni, da più parti sollevate, tra uomini di affari implicati nel commercio di zanne ed ambienti politici. Ipotesi di tangenti, dunque, che non riguarderebbero solo  doganieri o forze di polizia corrotte.
 
NEL CUORE.ORG
9 OTTOBRE 2013
 
SCOZIA, PETIZIONE PER FERMARE IL MASSACRO DI FOCHE: "80 MORTE"
Enpa: gli animali vengono uccisi dalle eliche delle navi
 
L'Enpa ha aderito alla petizione internazionale che chiede di fermare il massacro delle foche lungo le coste della Scozia, dove negli ultimi anni il numero di morti ha conosciuto una preoccupate impennata. "Questo massacro - spiega il direttore scientifico della Protezione animali, Ilaria Ferri- è causato dalle eliche delle navi, che feriscono a morte moltissimi esemplari di foca. Il decesso non è istantaneo ma sopraggiunge dopo un'agonia tanto lenta quanto atroce. Con la petizione chiediamo alle autorità scozzesi un'azione immediata per inidividuare e sanzionare le aziende responsabili della strage, e di intervenire per garantire l'incolumità delle foche".
Negli ultimi cinque anni, "si contano ben 80 decessi, la metà dei quali tra esemplari che vivono abitualmente nei porti scozzesi, la cui popolazione - di conseguenza - è ; crollata del 90%", continua Ferri. Che poi avverte: "E' fondamentale che la petizione internazionale riceva il maggior numero di adesioni per protestare contro questa inaccettabile mattanza e per garantire la tutela della specie, necessaria anche per l'equilibrio ecologico locale". La petizione può essere firmata a questo link:
http://urlin.it/50092 .
 
NEL CUORE.ORG
9 OTTOBRE 2013
 
TANZANIA, MINISTRO VUOLE UCCIDERE I BRACCONIERI SUL POSTO
La soluzione estrema per fermare la strage di elefanti
 
Il bracconaggio di elefanti è diventato un problema diffuso in Tanzania tanto che un funzionario ha suggerito un approccio estremo per ridurre il numero di incidenti: sparare ai bracconieri sul posto. Parlando alla Marcia internazionale per gli elefanti della scorsa settimana, Khamis Kagasheki, il ministro tanzaniano per le Risorse naturali e il turismo, ha detto che il Paese africano ha bisogno di punizioni severe per frenare la caccia di frodo dei pachidermi.
"I bracconieri devono essere severamente puniti, perché sono persone spietate che uccidono arbitrariamente la nostra fauna selvatica e, a volte, anche i guardacaccia", ha detto prima di proporre di "sparare sul posto" agli stessi cacciatori di frodo, secondo il "Tanzania Daily News". Kagasheki ha poi sottolineato che i bracconieri che non fanno solo male agli animali, ma anche "non esitano a sparare contro una persona innocente che si trova sulla loro strada". Il ministro è intervenuto dopo aver annunciato che il mese prossimo l'Assemblea nazionale esaminerà un nuovo disegno di legge che delinea le punizioni più severe per i bracconieri .
I funzionari di tutto il mondo hanno proposto una serie di strategie non convenzionali per contenere le pratiche di bracconaggio: dall'uso di droni all'iniettare veleno nelle corna di rinoceronte. Anche se molti hanno consigliato pene più severe volte a scoraggiare il bracconaggio, gli ambientalisti, tuttavia, hanno contestato l'affermazione estrema di Kagasheki ."E' importante punire, perché è un deterrente. Ma uccidere i bracconieri non fa parte delle misure che abbiamo sostenuto. E porterebbe ad un'escalation di violenza", ha detto Bell'Aube Houinato, direttore in Tanzania del World Wildlife Fund, a "The Guardian". Per poi aggiungere che "è molto difficile controllar e chi viene in realtà ucciso".
Sta di fatto che, secondo il Tanzania Wildlife Research Institute, i bracconieri sono responsabili della morte di 30 elefanti al giorno nel Paese Africano. Dal 2009 al 2011, infine, il 37 per cento di tutte le zanne di elefante sequestrate sono arrivate dalla Tanzania, il principale esportatore al mondo di avorio illegale in questo momento.
 
LA NUOVA FERRARA
9 OTTOBRE 2013
 
Arrivano collari con il gps e le nanosfere deodoranti
 
Notizie e curiosità a quattrozampe. La tecnologia al servizio dei pet. L'industria "canina" offre soluzioni sempre più innovative per rendere confortevole la vita degli animali domestici. Qualche esempio? Le cucce con nanosfere deodoranti che assorbono sporco e liquidi, annientano i batteri e deodorano il posto preferito di Fido; oppure il collare (con localizzatore Gps) che contiene una sim telefonica che avverte il proprietario, tramite sms, tutte le volte in cui il suo cane supera i confini territoriali fissati permettendo di seguirne "live" gli spostamenti. Joey è un West Highland Terrier molto sportivo! E' infatti il campione di dog-surf di Huntington Beach in California, dove si è svolta la Surf City Surf Dog Competition. Joey ha dimostrato di cavalcare le onde con disinvoltura e di saper stare sulla tavola più a lungo degli altri . La gara, aperta a cani di tutte le razze e peso, ha raccolto fondi per associazioni animaliste. I gatti, come i cani, si amano oppure no. L'ufficio stampa del premier inglese David Cameron si è affrettato a dire che al 10 di Downing Street c'è grande affetto per Larry un gattone di 6 anni introdotto in casa per via di un'infestazione di ratti. Diffidente, però, l'opinione pubblica british che ha lanciato una campagna pro-gatto sui social network con l'hashtag #savelarry (salvate Larry).
 
GEA PRESS
10 OTTOBRE 2013
 
Napoli – Ben chiusa in un sacco e seppellita (viva) – FOTO
E' salva grazie alla sua vivacità, ad una coppia di Quarto ed ai Vigili del Fuoco.
 
I fatti sono avvenuti l’altro ieri sera in via Consolare Campana a Quarto, in provincia di Napoli. Abbai molto strani, come soffocati, per fortuna avvertiti da una coppia del posto. Il buio ed il fosso che costeggia la strada impedivano però di scorgere con esattezza cosa stesse succedendo. Il tratto impervio ha richiesto la presenza dei Vigili del Fuoco. Il tempestivo intervento della squadra, ha così impedito che la povera cagnolina potesse soffocare per colpa della terra ove era stata seppellita.
Una cucciola, terrorizzata dall’uomo, riferiscono a GeaPress dall’Ambulatorio Veterinario Vet Center Flegreo. Qui la cangnolina è stata ricoverata d’urgenza.
Non solo seppellita viva ma anche al chiuso di un sacco di plastica che sciagurate mani hanno avuto il coraggio di chiudere per bene. “La cagnolina ha disperatamente preso a morsi il sacco  – riferisce a GeaPress la dott.ssa Alessandra Nicolella – solo così può essersi salvata. Tra le zolle di terra smossa deve avere trovato quel minimo di aria che le ha dato forza di potere abbaiare“.
I dottori  Alessandra Nicolella e Fabio Arpante, ritengono che le sue condizioni siano buone, anche se nella parte posteriore la povera cagnetta presenta un foro molto probabilmente da morso. “Da quando abbiamo l’ambulatorio – aggiunge la dott.ssa Nicolella – non abbiamo mai sentito di fatti di questo genere“.
La cagnetta non era mai stata vista in zona. Dunque, qualcuno, si deve essere recato appositamente in via Consolare Campana. Al buio, sperando di non essere visto e dare corso all’agghiacciante seppellimento. Le cose, per fortuna, non sono andate come previsto. A chiedere giustizia per la povera cangolina, è ora Cristina, la volontaria animalista che si è interessata del caso. “Spero che la fotografia della cagnetta consenta di capire meglio cosa possa essere successo. Da dove proviene – spiega la volontaria – e magari rintracciare chi si è reso responsabile di un gesto così grave. Chi riconosce il cane è invitato a parlare“.
La cagnolina a breve verrà data in adozione. E’ sicuramente turbata e mostra diffidenza nei confronti dell’uomo. Si potrebbe dire, però, che ne ha tutte le ragioni. Ad ogni modo i suoi quattro mesi di vita ed i consigli di un Veterinario, le gioveranno sicuramente. La cagnetta ormai è salva, grazie alla coppia che l’ha rinvenuta (in gallery uno dei due salvatori) e che sta sostenendo tutti gli oneri del caso.
VEDI FOTOGALLERY:
 
GEA PRESS
10 OTTOBRE 2013
 
PAOLA (CS) – Sequestro di 109 cani (FOTOGALLERY)
Intervento del Corpo Forestale dello Stato ed ipotesi di maltrattamento.
 
A seguito di indagini disposte dalla Procura della Repubblica di Paola (CS) è stato posto sotto sequestro un canile sanitario/rifugio  gestito da una srl nel territorio comunale di Paola.
Il sequestro è avvenuto in esecuzione del provvedimento del Giudice per le Indagini Preliminari ed è stato effettuato dal personale del Comando Stazione di Fuscaldo e Longobardi e dal Nipaf – Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale del Corpo Forestale dello Stato di Cosenza. L’intervento scaturisce a seguito del controllo effettuato dagli uomini del Corpo Forestale sullo stato di detenzione degli animali. Questi, stante i rilievi investigativi, sarebbero risultati incompatibili con la natura degli animali.
La struttura, riferisce il comunicato della Forestale, sarebbe inoltre risultata fatiscente ed inadeguata con al suo interno dei sistemi di raccolta e di scarico delle deiezioni degli animali che risulterebbero non conformi. In particolare, riferisce sempre la Forestale, dalle  canalizzazioni e vasche fuoriuscivano liquami solidi e liquidi che si sversavano sul terreno circostante. Di fatto si sarebbe  formata una vera e propria discarica di rifiuti e acque reflue a cielo aperto.
Questo quanto alla base al deferimento del socio amministratore della società di gestione del canile per l’ipotesi di reato di maltrattamento di animali e attività di gestione dei rifiuti non autorizzata. Si è inoltre provveduto a porre sotto sequestro 43 box per ricovero cani, una struttura prefabbricata, la vasca imhoff e relativi pozzetti di raccolta deiezioni ed acque reflue. Per i 109 cani tutti meticci che sono detenuti nella struttura sono ora affidati in  custodia giudiziaria ad un veterinario dell’Asp.
VEDI FOTOGALLERY:
 
NEL CUORE.ORG
10 OTTOBRE 2013
 
PAOLA (CS): CANILE SEQUESTRATO, 109 QUATTROZAMPE TRA I LIQUAMI
Proprietario denunciato. CfS: "Struttura fatiscente"
 
Sequestrato a Paola, in provincia di Cosenza, il canile della società "La quattro zampe". L'operazione è stata condotta dal Corpo forestale dello Stato nell'ambito di un'inchiesta della procura. E' stato scoperto che lo stato di detenzione degli animali non è compatibile con la loro natura.
La struttura, ancora, è risultata fatiscente con un sistema di raccolta e scarico rifiuti dal quale uscivano liquami. Il socio amministratore è stato denunciato. I 109 cani sono stati affidati ai veterinari dell'Asp (Azienda sanitaria provinciale).
 
LA PROVINCIA PAVESE
10 OTTOBRE 2013
 
Bocconi avvelenati allarme per i cani
 
STRADELLA (PV) - Una gelatina di colore rosso, spalmata sui marciapiedi intorno alle scuole elementari, dove solitamente vengono portati i cani a fare i loro bisogni. Alcuni genitori, nei giorni scorsi, hanno fatto questa pericolosa scoperta. Consultando un veterinario hanno accertato che si tratta di una sostanza dannosa, forse messa apposta come deterrente contro gli animali. E ora gli stessi genitori, che avevano chiesto al comune maggiore cura di quelle zone, si scagliano contro chi vuole farsi “giustizia privata” ai danni degli unici soggetti non colpevoli, ovvero i cani. «E’ un’azione barbara - afferma il portavoce dei genitori, Mariano Fattore -, ma purtroppo rientra nelle azioni prevedibili ed evitabili con un maggiore impegno da parte di tutti». E precisa: «Visto che portiamo avanti una campagna contro i padroni maleducati, spero che a nessuno venga i n mente di indiziare noi per questo gesto». Dopo la denuncia fatta dai genitori riguardo l’incuria dell’area intorno alle scuole, Fattore ha incontrato il sindaco Pierangelo Lombardi, che ha assicurato un’intensificazione dei passaggi della spazzatrice: «Il servizio di pulizia opera nel perimetro scolastico tutte le mattine prima delle sette fino ad ora con esclusione del giovedì - spiega il primo cittadino -. L'impegno assunto dagli operatori è quello di intervenire d'ora in avanti anche in quella giornata, sempre evitando la sovrapposizione con i mezzi scolastici». E l’amministrazione, di concerto con la polizia locale, sta pensando anche di aumentare i controlli per cercare di sanzionare chi si comporta scorrettamente: «Proveremo a predisporre forme di vigilanza e di controllo nella fascia oraria interessata dal fenomeno per provare ad esercitare una legittima azione repressiva» precisa l’assessore alla sicurezza, Daniele Filipponi.
 
IL GAZZETTINO
10 OTTOBRE 2013
 
Scappano cinque daini dall'allevamento di un imprenditore: tre trovati e abbattuti
Custoditi a Zero Branco, il proprietario giustifica la scelta:
«Pericolosi per le auto». Due cuccioli sono ancora in libertà
 
ZERO BRANCO (TV) - Caccia al daino nella verdeggiante campagna di Zero Branco (Treviso). Mobilitati agenti della polizia provinciale, carabinieri, polizia locale per cercare di catturare vivi i cinque esemplari di daino (un maestoso maschio di oltre 100 chili, due femmine e altrettanti piccoli) fuggiti lunedì dal recinto dell'imprenditore Gabriele Guidolin, 56 anni, di Zero Branco. Il gruppo di daini era custodito nella zona di campagna di via Comisso, nelle vicinanze di villa Guidini.
È iniziata subito una vasta battuta e sono stati avvistati in mattinata le due femmine e il maschio adulti: «Le guardie provinciali - aggiunge Guidolin - hanno dimostrato una grande professionalità quando hanno fatto di tutto per catturare vivi gli animali sparando siringhe al narcotico. Ma l'impresa si è rivelata difficile perchè gli animali erano molto spaventati. Allora abbiamo deciso che non restava altro da fare che abbatterli. Bisognava evitare che creassero pericolo per la sicurezza stradale». In libertà ci sono ancora i due cuccioli di daino.
 
IL RESTO DEL CARLINO
10 OTTOBRE 2013
 
Daini abbattuti, l'Enpa si rivolge alla Provincia: "Ci spieghi i metodi incruenti"
L’Ente nazionale protezione animali interviene dopo il via libera agli abbattimenti con l'obiettivo di stoppare i danni alle colture e i disagi alla circolazione: "I metodi ecologici di contenimento devono avere la precedenza rispetto alle uccisioni"
 
Ravenna - “Chiediamo alla Provincia di Ravenna di informarci in merito ai metodi ecologici e incruenti adottati nella pineta di Classe per il ‘controllo’ della popolazione di daini che insistono su quel territorio”. Cosi’ l’Ente nazionale protezione animali (Enpa) interviene oggi dopo il via libera agli abbattimenti dei daini deciso dalla Provincia con l’obiettivo, e’ stato detto dall’amministrazione, di stoppare i danni alle colture e i disagi alla circolazione. “Ricordiamo infatti- aggiunge l’Enpa in una nota- che i metodi ecologici di contenimento sono obbligatori per legge, devono essere verificati dall’Ispra e che devono necessariamente ave re la precedenza rispetto alle uccisioni, che in ogni caso non devono prevedere alcun coinvolgimento del mondo venatorio”. Se la Provincia ieri aveva precisato di muoversi in armonia con lo stesso Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, vigilato dal ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare) e con l’ente di gestione per i parchi e la biodiversita’, l’Enpa chiede tra l’altro “se sono stati posti in essere interventi finalizzati alla messa in sicurezza delle strade” come “l’installazione di opportuna segnaletica, la realizzazione di bande rumorose o dossi artificiali che limitano la alta velocita’ dei veicoli oltre i limiti stabiliti dalla legge e in particolare in strade extraurbane”. Ma anche “se e’ stato previsto il ricorso a dissuasori olfattivi e se sono state costruite recinzioni per evitare ogni possibile interferenza degli animali con le attivita’ umane”.
 
RAVENNA NOTIZIE
11 OTTOBRE 2013
 
Abbattimenti daini, l'Enpa chiede chiarimenti alla Provincia
Per il contenimento esistono metodi ecologici e incruenti
 
"Chiediamo alla Provincia di Ravenna di informarci in merito ai metodi ecologici e incruenti adottati nella pinea di Classe (Ravenna) per il 'controllo' della popolazione di daini che insistono su quel territorio." Così l'Ente Nazionale Protezione Animali dopo il via libera agli abbattimenti degli ungulati deciso dalle istituzioni locali. "Ricordiamo infatti - aggiunge l'Enpa - che i metodi ecologici di contenimento sono obbligatori per legge, devono essere verificati dall'ISPRA e che devono necessariamente avere la precedenza rispetto alle uccisioni, che in ogni caso non devono prevedere alcun coinvolgimento del mondo venatorio".
Infatti in base all'art. 19 della legge 157/92 sono chiamati ad eseguire gli abbattimenti le guardie venatorie dipendenti dalle amministrazioni provinciali, che potranno altresì avvalersi dei proprietari o conduttori dei fondi sui quali si attuano i piani medesimi, purché muniti di licenza per l'esercizio venatorio, nonché le guardie forestali e le guardie comunali munite di licenza per l'esercizio venatorio.. Il mondo venatorio è quindi escluso, perché la gestione faunistica non compete certo agli stessi soggetti che hanno causato, con le reimmissioni, gravissimi squilibri nel sistema naturale.
Nello specifico, la Protezione Animali vuole sapere se sono stati posti in essere interventi finalizzati alla messa in sicurezza delle strade - quali l'installazione di opportuna segnaletica, la realizzazione di bande rumorose o dossi artificiali che limitano la - spesso - alta velocità dei veicoli, oltre i limiti stabiliti dalla legge e in particolare in strade extraurbane -; se è stato previsto il ricorso a dissuasori olfattivi e se sono state costruite recinzioni per evitare ogni possibile interferenza degli animali con le attività umane.
"Oltre ad essere osteggiate dalla stragrande maggioranza dei cittadini italiani, sempre più attenti e sensibili alla tutela degli animali, gli abbattimenti sono metodi del tutto inadatti al contenimento delle popolazioni - conclude la Protezione Animali - poiché negli ultimi vent'anni non hanno mai prodotti risultati nelle zone dove sono stati applicati. L'amministrazione potrebbe investire invece risorse per mettere in sicurezza il territorio, anziché ricorrere a queste arcaiche misure, a partire dalla corretta applicazione alla legge 157/92. Che gli abbattimenti non siano un pretesto per cercare consensi da parte del mondo venatorio o per accontentare ristoratori o altre categorie coinvolte: una gestione faunistica corretta può salvare la vita agli animali, preservando l'ambiente e responsabilizzando il cittadino".
 
GEA PRESS
10 OTTOBRE 2013
 
Malpensa, aeroporto – Le tartarughe in valigia

 
Sequestro, presso l’aeroporto milanese di Malpensa, operato dai funzionari dell’Ufficio delle Dogane in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato.
Ad essere rinvenute all’interno del bagaglio di un passeggero di nazionalità cinese, sono state tre tartarughe. Si tratta di una Platysternon megacephalum (nella foto) e due Sacalia bealei. Entrambe le specie risultano protette dalla Convenzione di Washington sul commercio di flora e fauna in via di estinzione. Viaggiavano  prive di autorizzazione all’importazione.
Il volo proveniva da Pechino con scalo a Monaco di Baviera.
I tre esemplari sono stati sequestrati e affidati in custodia al Nucleo Operativo Cites di Malpensa, mentre il passeggero è stato denunciato a piede libero alla Procura della Repubblica di Busto Arsizio.
 
GEA PRESS
10 OTTOBRE 2013
 
MILANO – Dramma per cani e affidatari. Dopo cinque anni arriva la Cassazione: consegnate i cani al proprietario!
L'appello degli affidatari al Garante per gli animali di Milano: intervenga subito. La Cassazione, però, annulla la confisca e l'ASL informa: consegnare la "proprietà" alla Polizia Giudiziaria.
 
Tanti cagnetti ed anche dei gatti sequestrati in un allevamento nel 2008. Ventitrè animali che lo stesso Comune di Milano, riferì come tenuti in pessime condizioni.
I Carabinieri, allora, trovarono nove cani bulldog e 14 gatti all’interno di un appartamento definito “allevamento non in regola”. Tutti gli animali vennero trasportati presso il canile sanitario di via Lombroso. Poi, la trafila dell’adozione. Gli anni passano e la Giustizia va avanti. Seguono le condanne e la confisca degli animali. Un lungo felice periodo. I cani crescono con i loro affidatari. Una vita in comune assieme a chi li ha accolti dando loro l’opportunità di una nuova vita. Eppure, ora, il tutto rischia di trasformarsi in una tragica parentesi.
Con lettera del 26 settembre scorso, infatti, l’ASL di Milano, in qualità di iniziale custode giudiziario, comunica agli affidatari la decisione della Cassazione: dissequestro ed immediata consegna “all’avente diritto”. Una dolorosa tegolata crollata sulla testa di tante famiglie.
La Terza Sezione Penale, lo scorso luglio, così ha deciso. La confisca disposta dal Tribunale di Milano nell’ottobre 2011 è ora “annullata”. La confisca, spiega l’ASL di Milano, poteva ritenersi definitiva solo a Sentenza passata in giudicato e purtroppo la Cassazione non ha confermato la misura cautelare. Dunque tutti indietro di cinque anni ed i cani da consegnare alla persona alla quale erano stati sequestrati. L’ASL comunica agli affidatari le responsabilità penali che incombono su di loro e li avvisa che la “restituzione della proprietà del cane” deve avvenire in presenza di una Autorità di Polizia Giudiziaria.
Quanto basta per fare cadere nello sconforto gli affidatari, anche perchè sembra che l’allora imputato continui la sua attività e stia pure cercando una fattrice.
Ora, sembra bastare una lettera dell’ASL avversa ad una lunga ed accurata trafila che nel 2008 tutti i potenziali affidatari dovettero seguire prima di avere in consegna il cagnolino. “Una volta giunti nel canile – ricorda Lara, una degli affidatari dei cani - dopo qualche giorno, sotto la supervisione dell’allora Garante per gli animali Gianluca Comazzi, gli addetti del rifugio si sono attivati per cercare una vera famiglia a questi splendidi cagnolini. Io e la mia famiglia, come tante altre, ci siamo messi in lista per adottare uno dei bulldog sequestrati. Dopo vari incontri e un colloquio attitudinale con uno psicologo, siamo stati ritenuti idonei dal personale a potere adottare. Così la nostra Wilma, dolcissima cucciola di pochi mesi, entra a far parte ufficialmente della nostra famiglia“.
Psicologo ed attitudini, appuntamenti, liste d’attesa e quant’altro ritenuto utile per avere affidato il cagnolino, crolla ora difronte ad un numero di protocollo dell’ASL. Per la Cassazione, i cani devono essere restituiti immediatamente. Del resto, per la legge, gli animali sono solo dei “beni”. Cinque anni di vita in comune assieme a chi li coccolati ed amorevolmente accuditi, non sono questioni legalmente pertinenti. Un oggetto, tipo una macchina, come voleva Cartesio.
“Il Garante dei diritti degli animali – aggiunge Lara – deve intervenire. Ci sentiamo soli, abbandonati, con il dramma del cagnolino che qualcuno rivuole indietro. Ho inviato mail, ma ancora nessuna risposta che mi soddisfa. Di quella azione - conclude l’affidataria – si era fatto garante il Comune. Dove è adesso?”
Dunque, di nuovo tutto in mano agli avvocati, anche perchè di restituire i cani al “legittimo proprietario” nessuno ne vuole sapere.
 
IL MESSAGGERO
10 OTTOBRE 2013
 
Animali, maxi mobilitazione ad Ancona per salvare una nutria avvelenata
 
ANCONA - Maxi mobilitazione ad Ancona per salvare una nutria avvelenata. Alcuni cittadini hanno segnalato alle guardie zoofile di Legambiente Marche la presenza di una nutria al Passetto nelle vicinanze della Seggiola del papa, ferita o addirittura morta. Le guardie giunte sul posto indicato, trovavano la nutria adagiata su alcuni scalini incapace di muoversi dando segni di sofferenza.
Grazie al tempestivo intervento dell'Ufficiale Leonardo Cesini della Polizia Provinciale insieme ai suoi colleghi, giunti sul luogo del ritrovamento della nutria, si è potuto intervenire per dare i primi soccorsi al povero animale. Cesini dopo che si era sentito con il direttore Zannini del Parco del Conero, chiedeva l'intervento sul posto di un veterinario che, insieme ad una sua collega, sedava l'animale per essere messo dentro un trasportino e trasferito al parco zoo di Falconara dove è predisposta una struttura idonea ad accogliere questi animali.
Dalla prima diagnosi sembrerebbe avvelenamento. Ma per confermare questa ipotesi bisognerà aspettare che l'animale venga sottoposto ad esami più specifici. A fine estate molte persone avevano chiamato sia le guardie zoofile che la Polizia Provinciale ed il Comune preoccupate che questi animali potevano essere oggetto di maltrattamento da parte di alcuni cittadini che non tolleravano la loro presenza.
 
GEA PRESS
10 OTTOBRE 2013
 
Penisola sorrentina – Buonanotte ai bracconieri
Intervento del WWF e del Corpo Forestale dello Stato - Rimossi i richiami elettronici per attirare ed uccidere l'avifauna
 
Nuovo intervento sul campo contro il bracconaggio nella penisola sorrentina. A comunicarlo è il WWF che riporta l’impegno degli agenti scelti del Corpo Forestale dello Stato di Castellammare di Stabia, agli ordini del Comandante Vice Sovrintendente Romualdo Apicella.
Ad essere individuate e smantellate sono state numerose postazioni per il richiamo delle quaglie. Tutto sotto sequestro, ovvero altoparlanti, batterie, fonofili, cavi elettrici che erano stati montanti nelle alture della Penisola Sorrentina. I luoghi prescelti erano stati Piano di Sorrento località Colli S.Pietro e sul Monte Vicalvano, e ad Arola nel comune di Vico Equense
“Alcune postazioni – riferisce Claudio d’Esposito del WWF Penisola Sorrentina – erano state abilmente nascoste nella montagna in vere e proprie casseforti, spesso saldate ad arte e cementate tra le rocce calcaree, chiuse da robusti catenacci e contenenti sofisticati impianti e timer che riproducono, per l’intera notte, il verso delle quaglie da catturare, attraendole nei pressi della postazione e rendendole prede facili per il bracconiere che, alle prime luci dell’alba, va a cacciarle con fucile e cani. Spesso, per poter sparare anche in giorni di divieto, i fucili non vengono portati da casa ma sono nascosti nella montagna, dopo averne abraso la matricola, sotto i muri, in grotte o tra la vegetazione, costituendo un ulteriore grave pericolo.”
L’uso per la caccia dei richiami elettromagnetici ed elettrici è vietato, spiega il WWF.  Evidentemente non per taluni cacciatori che ritengono di poter impunemente infrangere la legge e depredare, a proprio piacimento, l’avifauna migratoria. “Con pazienza certosina e con tenacia maniacale – aggiunge il responsabile del WWF - tali individui hanno cosparso le nostre montagne di centinaia di metri di fili elettrici abilmente interrati al suolo e nascosto le casseforti bunker contenenti i famigerati impianti. Ma con altrettanta pazienza e tenacia gli agenti scelti del Corpo Forestale e i volontari del WWF hanno provveduto a scovare e disinnescare tali marchingegni“.
Secondo il WWF gli impianti posizionati sulle colline della penisola sorrentina durante il periodo di migrazione autunnale sono ancora diversi, anche se il loro numero, rispetto al passato, appare diminuito. Questo a dimostrazione che l’azione di contrasto messa in essere dal WWF e dal Corpo Forestale dello Stato inizia a dare risultato concreti.
I bracconiere avrebbero però iniziato a mettere in atto piccoli stratagemmi, ad esempio ritardando l’orario di azionamento dell’impianto elettroacustico e/o anticipandone l’interruzione per diminuire, in tal modo, il tempo e la possibilità di eco-localizzazione e successivo smantellamento da parte dei forestali. A taluni impianti sono stati collegati sofisticati timer che permettono l’accensione e lo spegnimento più volte durante la notte, e solo nei giorni della settimana in cui il bracconiere andrà a sparare, evitando in tal modo di attirare inutilmente l’attenzione e di consumare le batterie.
“Purtroppo ci sono sempre gli irriducibili, quelli che sono convinti di restare impuniti in eterno, quelli che all’alba non esitano a sparare nei pressi delle abitazioni e anche in direzione di esse, e che rendono le notti insonni ai cittadini a causa dei versi amplificati dei richiami che echeggiano dalle montagne per tutta la notte I blitz portati a segno queste notti – conclude Claudio d’Esposito – continueranno nelle prossime settimane e fanno seguito ad un’azione di intelligence che si avvale ormai anche della tecnologia e di sofisticati congegni satellitari per individuare e punire i responsabili.”
 
QUOTIDIANO.NET
10 OTTOBRE 2013
 
"E' tempo di fare chiarezza sulla sanità veterinaria"
Aidaa scrive al ministro: mille segnalazioni di errori da inizio anno
In nessun caso, sottolinea Lorenzo Croce, l'ordine ha comminato sanzioni
 
Roma - Mille casi di segnalazioni di malasanità veterinaria arrivate allo sportello del tribunale degli animali di AIDAA da inizio anno ad oggi, ed ogni volta che si interpellano gli ordini professionali provinciali questi o tacciono o assolvono l'operato dei veterinari italiani.
Da qui la decisione del presidente di AIDAA Lorenzo Croce di inviare al ministro della salute Beatrice Lorenzin una lettera con la quale si denuncia una situazione di "omertà professionale" da parte degli ordini dei veterinari italiani a fronte delle centinaia di segnalazioni che provengono da persone che sono vittime di malasanità veterinaria. Allegato alla lettera Croce, insieme alla richiesta di incontro, invia al ministro Lorenzin ed ai funzionari del ministero anche una piccola parte del dossier con i casi piu eclatanti riferiti ai primi mesi del 2013 fino ad agosto di quest'anno. Da segnalare che la maggior parte delle segnalazioni arriva dalle regioni del centro nord Italia.
<Basta leggere queste poche pagine per renderci conto di quanto sia purtroppo diffuso il fenomeno della malasanità veterinaria in Italia - dice Lorenzo Croce presidente di AIDAA - ovviamente noi non mettiamo in discussione la capacità e l'alta professionalità della maggior parte dei veterinari, ma ci preme denunciare che a fianco di migliaia di bravi veterinari ve ne sono alcuni che compiono nefandezze e che queste vengono sistematicamente coperte dai loro colleghi appartenenti ai consigli degli ordini professionali provinciali>.
Di seguito, la lettera al ministro Lorenzin di Aidaa.
 Oggetto. Richiesta incontro per problematiche sanità veterinaria.
Gentile Ministro,
sono Lorenzo Croce presidente nazionale dell'Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente – AIDAA, con la presente sono a chiedere un suo intervento ed un incontro al fine di poterle presentare un corposo dossier relativo alle segnalazioni dei casi di malasanità veterinaria che ogni giorno giungono alla struttura legale della nostra associazione (tribunale degli animali tribunaleanimali@libero.it ).
Purtroppo molto spesso i casi di negligenza segnalati agli stessi ordini provinciali dei veterinari sono di fatto da questi ignorati e quasi sempre archiviati come se il veterinario nello svolgimento della sua funzione non sbagliasse mai. Questo sicuramente in parte potrebbe essere vero, se non fosse che solo negli ultimi 10 mesi sono oltre un migliaio le segnalazioni che abbiamo ricevuto, e per tutte, nessuna esclusa gli ordini provinciali o non si sono ancora pronunciati, o se lo hanno fatto hanno sempre dato ragione ai veterinari ed al loro operato.
Ora questa mia non vuole assolutamente mettere in discussione la grande professionalità della maggioranza dei veterinari italiani, ma vuole richiamare la sua attenzione in merito ad un atteggiamento che ritengo quantomeno anomalo degli ordini provinciali dei veterinari. Appare assolutamente assurdo infatti dover ogni volta invitare i nostri assistiti a rivolgersi alla giustizia civile o penale per avere ragione di situazioni che con un poco di buona volontà potrebbero essere risolti in sede di controversia di ordine professionale.
Ci sono centinaia di casi di segnalazioni di malasanità veterinaria, e a differenza di quanto si potrebbe pensare, la maggior parte avviene nelle regioni del centro-nord Italia. Il problema purtroppo è reale e merita approfondimento, se pensiamo che ad esempio a Milano e Reggio Calabria operano senza aver mai ricevuto sanzioni di nessuna natura da parte dell'ordine provinciale, 2 veterinari che sono stati riconosciuti responsabili di negligenza con sentenza passata in giudicato per aver lasciato morire dissanguato un cane appena operato e messo fuori dallo studio in quanto “era tardi”.
Sempre nel capoluogo milanese, tanto per citarle un altro caso, siamo a conoscenza di veterinari che visitano i cani nei bagagliai delle auto senza nemmeno farli entrare in studio.  Ora mi chiedo se non sia il caso di affrontare questo problema, senza alcuna retorica ne volontà punitiva, ma per fare chiarezza in un quadro generale dove a fronte di un migliaio di segnalazioni che ogni anno giungono alla nostra associazione di malasanità veterinaria, ad essi non corrisponde nemmeno un caso, e dico nemmeno uno, di provvedimenti disciplinari presi dagli ordini provinciali.
Delle due l'una: o gli italiani proprietari di cani sono tutti imbecilli, oppure vige un sistema di omertà professionale che deve essere una volta per tutto svelato e smantellato, al solo scopo di tutelare i nostri amici a quattro zampe.
La ringrazio per la sua attenzione e colgo l'occasione per salutarla cordialmente restando in attesa di un suo gentile riscontro.
Lorenzo Croce
presidente nazionale AIDAA
 
CORRIERE DELLA SERA
10 OTTOBRE 2013
 
ANIMALI NEGLI ALBERGHI / Ci sono anche il servizio di accompagnamento e la limousine
Non solo pet friendly: in hotel la suite per cani e gatti
Debutto al Villa Torretta di Sesto San Giovanni: nelle camere piccole casette dedicate agli amici a quattro zampe
 
Gli hotel animal friendly, quelli in cui si può tranquillamente soggiornare con il proprio amico a quattro zampe, sono sempre più numerosi. Alle porte di Milano, al Villa Torretta, hotel di pregio ricavato in una villa seicentesca, hanno compiuto un passo avanti: riservare a cani e gatti una vera e propria suite tagliata su misura per loro.
NON SOLO CASETTE - Si chiama «pet suite home», appunto, ed è una vera e propria casetta (avete presenti quelle per le bambole? Queste sono la copia in dimensioni maggiorate) che trova posto all’interno delle normali suite riservate agli ospiti «umani». Altro che cuscino o brandina e ciotola. Anche per gli animali il servizio è a cinque stelle. «Sono veri e propri compagni di vita - spiegano gli ideatori dell’iniziativa -, membri a tutti gli effetti delle nostre famiglie, cuccioli da curare, coccolare e viziare». Ecco perché le pet suite non arrivano da sole: su richiesta sono infatti disponibili in 24h, ulteriori servizi come il cat & dog sitter a domicilio, il servizio di toellettatura e persino il «cat & dog mobile e limousine» per accompagnare (o ritirare) l’animale ovunque, anche in assenza del proprietario.
ALL INCLUSIVE - Le casette hanno misure diverse, a seconda della dimensione del cane o del gatto, e colorate in bianco/verde Tiffany o bianco/fucsia. Possono essere richieste in fase di prenotazione esattamente come si fa per il letto aggiuntivo o per la culla. Sono dotate di cuccia, cuscini, ciotole per cibo e acqua, tiragraffi e lettiera per i gatti, tappetino finto prato per i cani. Insomma, tutto il necessario. Anche se c’è da scommettere che molti pet, anche in presenza di una casetta tutta loro continueranno a prediligere, per le loro notti, un posto ancora più accogliente: il letto del padrone. Ma questa è un’altra storia.
FOTO
 
LEGGO
10 OTTOBRE 2013
 
Le spose lanciano un gatto al posto del bouquet: la nuova moda corre sul web -foto
 
ROMA - Sostituire il bouquet della sposa con dei gatti e lanciarli alle invitate del gentil sesso ansiose di recuperarli.
La nuova moda (solo fotografica) è stata lanciata dal blog su tumblr http://bridesthrowingcats.com/?og=1 . Si tratta di un fenomeno del web. Le immagini pubblicate potrebbero divertire o indignare, ma hanno riscosso già attenzione.
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GIORNALETTISMO
10 OTTOBRE 2013
 
Sperimentazione animale: anche gli scienziati hanno un cuore
Un dialogo impossibile, un errore strategico che si ripete e non può che peggiorare la condizione della ricerca, una retorica cieca e indifferente alle conseguenze. Augusto Vitale, primatologo e studioso del comportamento animale, ne parla con Giornalettismo
 
Chiara Lalli
 
Non c’era certo bisogno di un’ennesima occasione, ma i recenti colpi di coda sulla petizione contro la sperimentazione animale – «StopVivisection» – ci hanno mostrato la consueta impossibilità di dialogare. Mancano una ventina di giorni e meno di 200.000 firme al tetto di un milione.
STOPVIVISECTION – I capisaldi della petizione sono tre: è un errore scientifico;è in contrasto con la posizione espressa dall’86% dei cittadini europei; è un ostacolo all’uso e alla diffusione dei nuovi metodi di ricerca che forniscono un livello di conoscenza oggi neppure immaginabile». Senza illuderci di avviare alcuno scambio tra chi si scaglia contro la “vivisezione” (lo abbiamo già detto che sarebbe un termine da non usare? ) e chi difende la sperimentazione animale, possiamo però tornare su alcun i concetti ricorrenti.
È UN ERRORE SCIENTIFICO? – Prima di tutto un’apparente valutazione tecnica, che è poi il primo punto della petizione: «è un errore scientifico», dicono, «che [addirittura] reca danno alla salute umana». Che la sperimentazione non serva è un tentativo ricorrente nella retorica estremista. Ne parlo con Augusto Vitale, primatologo e studioso del comportamento animale. «Non è assolutamente vero che la sperimentazione sia un errore scientifico. Possiamo sfruttare alcune somiglianze tra noi e le altre specie, lo abbiamo fatto in molte occasioni, come nella comprensione di molte patologie umane e di molte terapie. Abbiamo un’infinità di casi in cui ha funzionato e ha portato un sacco di vantaggi e conoscenze fondamentali». I vaccini, solo per fare un esempio, anche se poi mi viene in mente che lo stesso fronte accusatorio coinvolge spesso anche i vaccini. «Non funzionano, anzi fanno male», ci mettono in guardia. «Questo non significa – prosegue Vitale – che non ci possano essere degli esperimenti fatti male, come protocollo o come metodologia. È ovvio che se la ricerca è fatta male – magari per la fretta di pubblicare o di arrivare a dei risultati – non funziona, ma se è fatta bene funziona. È una sciocchezza dire altrimenti». E questo è di certo un principio generale: l’errore (o il dolo di qualcuno) non può essere usato come un boomerang per mettere in discussione la tecnica, come non useremmo una somma fatta male per mettere in discussione l’addizione.
CHE ACCADREBBE SE FOSSE FERMATA? – La petizione insiste sullo stop alla “vivisezione” (intendendo ogni forma di sperimentazione animale; Pro-Test Italia ieri è intervenuta sulla “vivisezione” e sulla discussione sulla foto della scimmia), ma probabilmente non si domanda quali sarebbero le conseguenze se la sperimentazione si arrestasse. «La legge che il parlamento ha votato lo scorso agosto ha già imposto uno stop che può darci la misura delle conseguenze negative. Se rimane così com’è il danno alla ricerca del nostro paese è altissimo [qui il comunicato di Pro-Test sulla legge, nel quale si sottolinea che «le conseguenze saranno la fine della ricerca in Italia, lo smantellamento dell’istruzione universitaria ed un peggioramento al diritto di cura dei malati»]. È sempre più difficile fare il nostro lavoro. In più, è stata sprecata una grande occasione. Avremmo potuto adeguarci agli standard europei e cogliere l’occasione per avviare un dibattito serio sull’argomento. Non è solo la ricerca a risentirne, ma l’intero tessuto culturale. Questi dibattiti faziosi sono monopolizzati da politici che spesso non sanno nulla di sperimentazione e che non sono nemmeno interessati agli animali, ma solo a cavalcare facili slogan per un tornaconto personale».
LA DIRETTIVA – La direttiva 2010/63 sarebbe potuta essere un punto di partenza per la discussione sulla sperimentazione animale, un’occasione per spiegarne implicazioni e modalità (la petizione StopVivisection vuole abrogarla e sostituirla con una proposta senza sperimentazione animale). Invece le norme restrittive introdotte in Italia stanno vanificando quello sforzo e mettendo a rischio il presente e il futuro della ricerca italiana. Ma c’è anche un altro elemento su cui riflettere: «Credo – dice Vitale – che la comunità scientifica sia corresponsabile di questa situazione. Perché le proteste ci sono state solo così tardivamente? E perché rimaniamo prigionieri di queste logiche da stadio? Da un lato la ragione – senza spiegar e, tanto non capirebbero – dall’altro l’idiozia. Anche questo rende tutto difficile. E non è nemmeno vero. Noi ricercatori poi non siamo dei cervelli con le gambe, anche noi abbiamo un cuore e delle ragioni emotive. Spesso nelle iniziative e nei manifesti torna questo errore. Dovremmo provare a sciogliere questa contrapposizione. È desolante. E inutile».
METODI ALTERNATIVI E 3R – I metodi alternativi alla sperimentazione animale «sono i metodi cui dobbiamo puntare e arrivare. Nessuno di noi è contento di utilizzare gli animali. Per varie ragioni: costano molto, sono difficili da mantenere e sollevano questioni morali. Oggi però non è ancora possibile rimpiazzare i modelli animali. Per validare un metodo alternativo ci vogliono anni e molti investimenti economici. Ci vorrà ancora molto tempo. Nel frattempo – anche di questo dovremmo parlare di più e meglio – ci sono dei principi rigorosi che regolano il coinvolgimento e il trattamento degli animali, come il principio delle 3R. Rimpiazzare (replacement), ridurre (reduction) e rifinire (refinement)». Mentre l’opposizione tra fazioni si esacerba, alcune associazioni animaliste europee mantengono una posizione più collaborativa e si rendono conto che sarebbe più facile perseguire la riduzione dell’uso degli animali senza fare battaglie di posizione, senza distruggere i laboratori e senza tentare la strada della inutilità scientifica. Qui il dibattito sembra essere ancora arenato sulla parola “vivisezione”. Non molto incoraggiante.
 
LIVE SICILIA
10 OTTOBRE 2013
 
Cane tiene la mano al padrone mentre guida
 
Non tutti i nostri amici a quattro zampe tengono la testa fuori dal finestrino mentre sono in auto. Il cocker protagonista di questo video, ad esempio, cerca disperatamente la mano del padrone. Tanto che il ragazzo alla guida è più volte costretto a lasciare il volante per stringere la zampa al cucciolo e rassicurarlo.
VIDEO
 
GREEN STYLE
10 OTTOBRE 2013
 
Cane fuggitivo si intrufola alla maratona
 
Di rimanere chiuso nelle quattro mura di casa Boogie, un Labrador nero, non ne ha voluto sapere. Il cane, originario della cittadina statunitense di Evansville nell’Indiana, è più volte scappato al controllo del suo proprietario e l’ultima fuga, durata più di 12 ore, pareva purtroppo essere quella definitiva. Finché il cucciolone non è apparso nel bel mezzo di una maratona locale. Jerry Butts, il proprietario del cane, aveva perso Boogie per la quarta volta. Durante una passeggiata, l’animale sarebbe riuscito a divincolarsi dal suo guinzaglio e a far perdere le sue tracce. 12 ore continuative di ricerche non hanno portato ad alcun esito, ma la folla della competizione podistica deve aver stuzzicato la curiosità del Labrador, che si è così allontanato dal suo nascondiglio. All’incirca alla metà della maratona, il cane è balzato a fianco dei partecipanti e ha incominciato a correre. Fra i tanti, Boogie deve aver provato una particolare simpatia per Kim Arney, una corritrice locale, perché ha deciso di accompagnarla nella competizione per ben 2 ore e 15 minuti, per un totale di 20 chilometri. Tagliato il traguardo, al cagnolone è stata consegnata una meritatissima medaglia. Così ha comunicato un divertito agente di polizia alla stampa: Siccome non si è iscritto ufficialmente alla gara, non conosciamo i suoi tempi di marcia. Comunque crediamo abbia segnato un nuovo record di corsa per un cane non assistito. Preso in carico dall’Animal Care and Control locale al termine della corsa, i veterinari hanno scoperto come Boogie fosse tutt’altro che un cane randagio. Grazie a un’appello pubblicato su Facebook dal proprietario, gli addetti della protezione animali sono riusciti a identificare l’esemplare e ricondurlo alla sua abitazione, dove Boogie rimarrà privato dalla corsa per qualche tempo. Il cane è stati infatti sottoposto a microchippatura e sterilizzazione, per renderne più semplice il ritrovamento qualora decidesse di fuggire di nuovo.
 
NEL CUORE.ORG
10 OTTOBRE 2013
 
KENYA, DRONI E GOOGLE EARTH USATI PER METTERE IN SALVO GLI ELEFANTI
L'ultimo metodo ideato per colpire i bracconieri
 
Droni e Google Earth. La battaglia per salvare gli elefanti dai bracconieri in caccia di avorio si serve anche di questi strumenti. Marc Goss, uno dei guardiani della riserva naturale Maasai Nara in Kenya guida un drone AR dallo schermo del suo Ipad. Si tratta di piccoli aerei teleguidati lunghi una settantina di centimetri, inizialmente usati per sorvegliare dall'alto la riserva e individuare i bracconieri. Ma ben presto si è scoperto che questi velivoli senza pilota sono anche molto utili per spaventare gli elefanti e allontanarli dai luoghi pericolosi. Goss spera di poter comprare altri dieci droni ed equipaggiarli con una sorta di spray al peperoncino per spaventare ulteriormente gli animali. "I droni sono il futuro del conservazionismo, un drone può fare il lavoro di 50 ranger", spiega James Hardy, uno dei dirigenti della riserva. Intanto, Goss e la sua squadra hanno piazzato 15 sensori Gps su altrettanti pachidermi per poter seguire i loro percorsi sul computer tramite Google Earth. E gli aerei teleguidati sono diventati le nuove armi di una guerra senza quartiere contro i bracconieri. Con l'avorio che viene venduto a mille dollari al chilo sui mercati di Hong Kong, la caccia ai 40mila elefanti della riserva è sempre più spietata: l'anno scorso ne sono stati uccisi 384 e quest'anno 232.
 
GAZZETTA DI MANTOVA
11 OTTOBRE 2013
 
Mette a bollire il cane della ex fidanzata
Castel Goffredo, condannato a pagare 10 mila euro. Lo ha immerso in una pentola procurandogli gravi ustioni
 
MANTOVA. Ha immerso in una pentola bollente il cagnolino della ex fidanzata, che si è ustionato gravemente sul fianco e sull’addome. Lei lo ha denunciato e l’uomo è finito a processo per maltrattamento di animali. Ieri in tribunale è stato condannato a pagare un’ammenda di 10mila euro.
Il Pm Elena Betteghella aveva chiesto una pena di sei mesi di reclusione. I fatti sono avvenuti nel giugno del 2007. Mauro Goffi, 50enne originario di Chiari e residente a Castel Goffredo, viene accusato dalla ex fidanzata, Antonietta De Silvio, di aver maltrattato il suo cagnetto, Billy, uno Yorkshire Terrier di cinque anni. L’uomo aveva messo in atto comportamenti insopportabili per l’animale, culminati nell’immersione in acqua bollente.
Il cagnolino era sopravvissuto, ma aveva riportato delle ustioni di secondo e terzo grado al fianco sinistro e all’addome oltre ad ustioni minori su altre parti del corpo. Non ha fatto la fine di Aronne, il cagnetto di Casatico messo in pentola dai vicini di casa, ma è stato salvato per miracolo
Ieri nell’aula del tribunale è stato sentito in qualità di testimone il veterinario che aveva curato il cagnolino per le ustioni. Il medico ha confermato che bruciature di quel genere possono essere provocate solo dall’acqua bollente.
 
NEL CUORE.ORG
11 OTTOBRE 2013
 
BOZZOLO (MN), BLOCCATO TRAFFICO DI CUCCIOLI DI DUBBIA PROVENIENZA
Cani troppo giovanie malati offerti su internet
 
Bloccato a Bozzolo (Mantova) un traffico di cuccioli di cane. La polizia, con la collaborazione dell'associazione Anpana, ha denunciato per maltrattamento di animali e ricettazione una donna di san Martino dall'Argine, che, con avvisi esposti in negozi di animali e anche su internet, proponeva l'acquisto di cuccioli di dubbia provenienza e in pessime condizioni di salute. Sette piccoli, sprovvisti di microchip, infestati da parassiti e svezzati prima del tempo, sono stati sequestrati e affidati in custodia ad un canile di Calvatone. Il prezzo dei cani oscillava da 300 a 700 euro l'uno. La donna e il marito si sono rifiutati di dire da dove provenivano i cani.
 
GAZZETTE DI MANTOVA
11 OTTOBRE 2013
 
Blitz a Bozzolo per il traffico di cuccioli

Tullio Casilli

 
BOZZOLO (MN) Traffico di cuccioli: blitz di polizia locale e Anpana a Bozzolo. La venditrice dei cani è stata denunciata per maltrattamento di animali e ricettazione e sette cuccioli, di dubbia provenienza, infestati da parassiti e svezzati prima del tempo, sono stati sequestrati e affidati in custodia al canile "La cuccia e il Nido" nella vicina Calvatone. La vicenda vede protagonista Esmeralda Pozzi, di San Martino dall'Argine che, con locandine esposte in negozi che trattano articoli per animali e sul sito internet “subito.it”, proponeva l' acquisto di cuccioli di cane a cifre che oscillavano dai 300 ai 700 euro l’uno. Nel negozio “Animondo” di piazza Mazzolari a Bozzolo, totalmente estraneo del traffico, pare abbia trovato almeno una quindicina di acquirenti di cuccioli. L’occhio vigile di un socio dell’ Anpana, però, ha notato qualcosa di strano: Maurizio Dal Miglio, insospettito dalle locandine che promovevano la vendita di barboncini Toy, di volpini e maltesi, ha organizzato con la polizia locale di Bozzolo una classica trappola per incastrare quelli che sospettava essere i protagonisti del traffico illecito. Dopo aver preso accordi telefonici per un incontro finalizzato all' acquisto di un barboncino Toy, fissato in piazza Mazzolari a Bozzolo alle 15.30 è stato mandata all'appuntamento nelle vesti di acquirente la guardia zoofila Fabrizio Artigiani. Ma nel pieno delle contrattazioni è arrivato il comandante della polizia locale di Bozzolo, Vincenzo Ruocco, con l’agente Giorgio Bellafemina. I due hanno cominciato a fare domande e a chiedere chiarimenti alla Pozzi, che si è arrampicata sugli specchi: ha raccontato che le bestiole provenivano dalla cucciolata di una cagna di sua proprietà, e a quel punto gli agenti hanno invitato la signora a mostrare loro la sistemazione dei cuccioli. Una volta giunti nell’abitazione della Pozzi, a San Martino, hanno riscontrato apparenti anomalie nella documentazione sanitaria dei cuccioli: sia la donna che il marito, Luca Hezzinberger, si sono rifiutati di rispondere alle domande degli agenti sulla provenienza dei cuccioli, chiedendo la presenza del loro avvocato. Nel frattempo i cuccioli, da quanto appariva sul libretto sanitario, risultavano essere stati vaccinati ma non sverminati. Non avevano fatto nemmeno il richiamo ed erano sprovvisti di microchip. Dalla loro età, sembrava che fossero stati sottratti alla madre troppo presto.La stessa polizia locale di Bozzolo ha rilevato a carico della Pozzi i reati di maltrattamento degli animali e ricettazione per la dubbia provenienza dei cuccioli che sono stati affidati al canile di Calvatone. Approfondendo le indagini è emerso che la Pozzi frequentava alcuni negozi della zona del bozzolese, da oltre un anno, dove affiggeva le classiche locandine per la promozione della vendita dei cuccioli. Nelle locandine c’erano dei fogliettini da staccare sulle quali c'era scritto il numero di cellulare da contattare per informazioni e eventuale acquisto. Dopo l'affido al canile, il medico veterinario, Alessandro Guareschi, ha rilasciato alla polizia locale un referto dove si constata che i cuccioli sono in stato di salute non ottimale, che risultano infestati da pulci, pidocchi ed ectoparassiti vari mentre dall'analisi delle feci risulta uno stato di infestazione da endoparassiti, oltre allo svezzamento prima dai termini previsti dalla legge.
 
NEL CUORE.ORG
12 OTTOBRE 2013
 
MANTOVA, 12 CANI TENUTI NEL FANGO E SENZA UN RIPARO: SOTTO SEQUESTRO
Una denuncia. Blitz contro il traffico internazionale
 
All'aperto, in mezzo al fango e alle pozzanghere, senza alcun riparo. Erano tenuti così 12 cani a Bondanello, frazione di Moglia, in provincia di Mantova. Il secondo blitz in pochi giorni delle forze dell'ordine - scrive la "Gazzetta di Mantova" - contro il traffico internazionale di cuccioli, secondo gli inquirenti. Dopo l'episodio di Bozzolo (http://nelcuore.org/blog-associazioni/item/bozzolo-mn-bloccato-traffico-di-cuccioli-di-dubbia-provenienza.html), un altro caso, differente ma emerso negli stessi giorni.
A Bondanello, la polizia ha posto sotto sequestro i 12 animali tenuti in condizioni igieniche a dir poco precarie nel cortile di una casa in via Novembre 50. La proprietaria, Pamela Grassi, 32 anni, è stata denunciata. Ma il suo nome era entrato già in procura nel 2010, quando ha preso il via l'indagine condotta dagli agenti di Padova, con cui collabora la Squadra mobile mantovana, partita dopo un servizio di "Striscia la Notizia". Ma solo ora sono arrivati i provvedimenti.
La donna, che abita con il convivente e una bimba piccola, aveva 17 cani: cinque all'interno dell'abitazione e altri 12 fuori, in una zona riparata solo da una recinzione. Si tratta di animali di razze medio-grandi, alcuni cuccioli fra i due e i sette mesi, altri adulti. Husky, chou chou, terranova e pastori bernesi. Tutti regolarmente vaccinati e intestati alla giovane, ma cinque di questi (un bernese, due husky e due terranova) sono stati trovati senza il microchip identificativo. Gli animali non hanno segni di maltrattamento e sono in discrete condizioni di salute, però sono stati sequestrati perché lasciati all'aperto, tra il fango e le pozzanghere, senza un riparo. Alla perquisizione ha partecipato anche il Servizio veterinario dell'Asl.
I 12 cani sono stati portati ora nel canile sovracomunale di Pegognaga (Mantova) e sono in attesa di un'adozione. L'inchiesta, intanto, è tutt'altro che finita: c'è da accertare la provenienza degli animali e da dove siano partiti per arrivare in Italia.
 
GEA PRESS
11 OTTOBRE 2013
 
Verona – Tre cani non più utili alla caccia, tra fetore e catene
Sequestro del Corpo Forestale dello Stato ed affidamento alla LAV cittadina che aveva segnalato il caso
 
Su denuncia della LAV, sono stati sequestrati dal Corpo Forestale dello Stato di Verona tre cani costretti a vivere in condizioni disumane. Gli animali sono stati consegnati in affido giudiziario all’associazione.
Un caso di presunto maltrattamento scoperto grazie ad una segnalazione dei volontari e che ha poi visto  l’intervento del NIPAF (Nucleo Investigativo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale) presso un privato di Romagnano (VR). Stante il comunicato diffuso dalla LAV, i tre poveri cani sarebbero stati costretti a corte catene fissate in modo permanente. Poi la sporcizia e ripari fatiscenti, fetore, mancanza di ciotole per il cibo e mancanza d’acqua. Di fatto, sempre ad avviso della LAV di Verona, una segregazione permanente che avrebbe così costretto le tre povere cagnoline (una setter, una spinocina ed una meticcia) in gravi condizioni ambientali. L’intervento del NIPAF della Forestale è avvenuto martedì scorso. A quanto pare il proprietario era stato già nel passato invitato a provvedere per una diversa sistemazione.
Purtroppo le condizioni di salute non sono buone. Secondo la LAV, delle tre cagnoline sequestrate, desta preoccupazione la  setter, descritta come scheletrica e spaventata. Poi ancora l’udito, a quanto pare danneggiato come la vista. Potrebbero essere queste le cause del timore e insicurezza che induce il cane a sobbalzare per ogni gesto improvviso o rumore più forte.
I tre poveri animali sarebbero stati ceduti al denunciato da un cacciatore. Erano ormai inservibili per l’attività venatoria.
“L’intensa attività di contrasto ai reati in danno agli animali effettuata dalla LAV conduce sempre più frequentemente al sequestro di animali oggetto di maltrattamento che vengono dati in affido giudiziario all’Associazione con costi elevati per il loro mantenimento e le cure veterinarie – dichiara Lorenza Zanaboni, Responsabile della sede LAV di Verona - Lanciamo pertanto una richiesta di aiuto a quanti hanno a cuore le sorti di poveri esseri oggetto della brutalità umana: cerchiamo persone che vogliano offrire stalli temporanei presso le loro case per qualcuno degli animali sequestrati o un contributo economico per coprire le spese in attesa dell’auspicata confisca e della conseguente possibilità di trovare per loro l’affido definitivo”
La LAV ringrazia gli agenti del NIPAF del Corpo Forestale dello Stato di Verona per l’eccellente lavoro che quotidianamente svolgono.
 
LA CITTA’ DI SALERNO
11 OTTOBRE 2013
 
Mucca libera sul raccordo finisce contro un furgone

Sergio Macellaro

 
BARONISSI (SA) Mucca vagante sul raccordo autostradale: una persona resta ferita, l’animale è stato abbattuto. All’alba di ieri mattina lungo il raccordo Salerno-Avellino, nel tratto sud all’altezza dell’uscita di Baronissi, un furgone guidato da un trentacinquenne stava facendo rientro a Sessa Cilento quando improvvisamente si è trovato la strada sbarrata da una mucca vagante. Nonostante l’estremo tentativo di frenare la corsa, il furgone ha centrato in pieno l’animale. Un impatto violentissimo che ha visto l’animale sbalzato di alcune decine di metri dal luogo dell’impatto, mentre il furgone dopo lo scontro è finito di traverso sul tratto di strada del raccordo Salerno -Avellino. Attimi di paura in particolare per la sorte del trentacinquenne che era alla guida del furgone e per gli altri automobilisti che sopraggiungevano a bordo dei propri veicoli in quel preciso istante. Il trentacinquenne, rimasto ferito e sotto shock per quando accaduto, appena si è ripreso ha dato subito l’allarme alla centrale operativa del 118 che in pochi minuti ha dislocato sul posto una unità mobile di primo intervento con a bordo personale medico che ha trasferito l’uomo al pronto soccorso dell’ospedale Ruggi d’Aragona di Salerno. I medici hanno riscontrato ferite lievi guaribili in pochi giorni. Intanto sul raccordo è sopraggiunta una unità della Polstrada di Eboli guidata dall’ispettore superiore Antonio Quaranta. Dopo la messa in sicurezza del tratto con la rimozione dall’asfalto dell’animale rimasto agonizzante dopo l’impatto, gli agenti hanno effettuato tutti gli accertamenti sulla dinamica dell’accaduto e sul proprietario dell’animale. Ma come spesso accade da tempo, la mucca faceva parte di una mandria lasciata vagare senza guida per i terreni della Valle dell’Irno e soprattutto senza indicazione di provenienza o marchiatura della proprietà per poter risalire appunto al proprietario. Nonostante le ordinanze dei sindaci, ancora una volta gli animali vaganti sono la causa di incidenti. Una situazione diventata incresciosa e insostenibile quella degli animali vaganti nella Valle dell’Irno che nonostante i diversi interventi delle autorità continuano a circolare liberamente per colpa di allevatori senza scrupoli, incuranti dei pericoli che gli animali causano.
 
AREZZO NOTIZIE
11 OTTOBRE 2013
 
Rubano cinghiale abbattuto da un’altra squadra: scoperti e denunciati
 
Prov. di Arezzo - “Pronto, Carabinieri? Ci hanno rubato un cinghiale”. Non si tratta di uno scherzo: è quanto è accaduto lo scorso fine settimana tra Sansepolcro e Badia Tedalda. Oggetto del contendere, tra due squadre di cacciatori, è stato un esemplare femmina di circa 50 chili.
L’animale era stato abbattuto da uno dei componenti di una squadra nei pressi di San Patrignano. Il cacciatore, vista la mole del cinghiale, aveva applicato il bollino all’esemplare (come richiede la legge) e lo aveva lasciato in un capanno poco distante per poi andarlo a recuperare in seguito con mezzi adeguati.
Ma della preda abbattuta si sono accorti, durante una battuta di caccia, anche i componenti di un’altra squadra che lo hanno prelevato e nascosto poco distante per poi recuperarlo in un secondo momento.
Quando il cacciatore che aveva abbattuto il cinghiale è andato a recuperarlo con i compagni ha trovato il capanno vuoto e non ha esitato a chiamare le forze dell’ordine.
La sera due componenti della seconda squadra sono andati a prendere l’animale nascosto, ma qualcuno li ha visti e i carabinieri di Badia Tedalda e Sansepolcro li hanno rintracciati. Sono andati alla loro abitazioni e hanno trovato il cinghiale già macellato. A incastrare i cacciatori però è stato il bollino applicato dall’altra squadra, ancora appeso all’orecchio dell’animale.
I due sono stati denunciati per furto aggravato in concorso.
 
GEA PRESS
11 OTTOBRE 2013
 
Portogruaro (VE) – Il campo “seminato” a pispole e cartucce
Intervento della Polizia Provinciale - L'assessore Canali: fondamentale l'impegno e la determinazione degli Agenti

 
Un campo di stoppie di mais con un appostamento da caccia. La “preda” del cacciatore della provincia di Venezia era l’allodola da attirare con l’uso di richiami vivi.
Il problema, nel corso del controllo della Polizia Provinciale, è sorto nel momento del controllo dei documenti e dell’arma. Il cacciatore, infatti, aveva con sé una sola allodola abbattuta, anche se nel corso degli appostamenti operati dagli Agenti, era stato visto più volte chinarsi e sempre in luoghi precisi. Questo  dopo avere sparato più volte. La stessa allodola era stata regolarmente segnata nel tesserino venatorio regionale, ma il tutto non coincideva con il numero dei colpi che erano stati sparati.
Iniziata la verifica tra le stoppie di mais si è così riscontrato che proprio nel punto ove il cacciatore era stato visto chinarsi, erano stati nascosti otto pispole (Anthus pratensis), specie non cacciabile. Le sorpese però non finivano qui. Sotto un’altra zolla, riferisce il comunicato della Provincia di Venezia, venivano infatti trovati 12 bossoli calibro 12. Scoperto dalla Polizia Provinciale, il cacciatore consegnava spontaneamente il telecomando del richiamo acustico tenuto nelle tasche dei pantaloni. Tutto sotto sequestro, dunque, tra cui un fucile calibro 12 ed il richiamo elettroacustico con alimentatore, altoparlante, e sgabello con telaio in legno e gamba di metallo.
Per il cacciatore colto in atto di bracconaggio, la denuncia per l’abbattimento di specie protetta e utilizzo di richiamo vietato dalla legge sulla caccia.
Un secondo richiamo acustico (nella foto) era stato nei giorni scorsi sequestrato, sempre dalla Polizia Provinciale di Venezia, nei pressi di Annone Veneto. In questo caso il verso riprodotto era quello del Tordo bottaccio. Il tutto all’interno di un giardino ove, tra i cespugli, operava una persona con una torcia elettrica. Nei pressi una rete da uccellagione lunga 35 metri ed alta tre.
In questo periodo, ha riferito la Polizia Provinciale, è in atto la migrazione dei Tordi  bottacci, una specie  molto ricercata dai cacciatori. Le operazioni di controllo antibracconaggio e contro le attività illecite di uccellagione sono state coordinate dal comandante Alessio Bui e dal vicecomandante Antonio Lunardelli.
Secondo l’assessore alla polizia provinciale Giuseppe Canali “grazie al capillare controllo del territorio e al contrasto del bracconaggio le nostre pattuglie sono riuscite nel giro di pochi giorni a catturare persone che non rispettano le regole dell’attività venatoria.  Sono dunque fondamentali l’impegno e la determinazione dei nostri agenti nel tutelare il territorio a servizio della sicurezza della comunità”.
 
NEL CUORE.ORG
11 OTTOBRE 2013
 
ABRUZZO, PROPOSTA-CHOC: EUTANASIA DEL CANE CON IL SI' DEL PROPRIETARIO
Lav: incostituzionale. Vietato uccidere le bestiole dal '91
 
Il Consiglio regionale dell'Abruzzo porrà a votazione la prossima settimana una proposta di legge in tema di randagismo, che all'articolo 15 "Abbandono di animali" introduce la possibilità di effettuare la soppressione attraverso l'eutanasia degli animali da affezione su richiesta del proprietario "e per fondati motivi di ordine sanitario e/o sociale".
"Una eventualità assolutamente incostituzionale e dannosa, un passo indietro rispetto alle norme nazionali a tutela degli animali", commenta la LAV che chiede il ritiro della proposta e l'istituzione di una tavolo, che preveda anche la presenza delle associazioni animaliste, finalizzato alla stesura di un nuovo testo.
A sei mesi di distanza dalla sentenza della Corte di Cassazione che ha confermato la condanna per uccisione di anima le proprio a carico di due veterinari pubblici dell'Aquila, che avevano deciso e messo in atto l'uccisione di ben 9 cuccioli convinti che i cani potessero essere uccisi 'se richiesto dal proprietario', la quinta commissione consiliare permanente del Consiglio regionale dell'Abruzzo licenzia una proposta di legge in contrasto sia con la L. 281/91 Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo, sia con l'articolo 544 – bis del Codice penale, che punisce con la reclusione fino a quattro anni chiunque per crudeltà o senza necessità cagiona la morte di un animale.
La norma proposta - insiste la Lega anti vivisezione - non prevede distinzione tra animale proprio e animale altrui, né particolari modalità impiegate per causarne il decesso. Inoltre, ai sensi della Legge 281/91 - Legge quadro in materia di animali d'affezione e prevenzione del randagismo, i cani possono essere soppressi in modo esclusivamente eutanasico, a opera di medici veterinari, soltanto se gravemente malati, incurabili o di comprovata pericolosità.
"L'eutanasia può dunque essere decisa solo da un veterinario e solo per casi di particolare gravità e non dal proprietario o detentore dell'animale. – dichiara Ilaria Innocenti, responsabile Lav settore Cani e gatti –. Decidere per la soppressione in mancanza delle condizioni previste dalla legislazione vigente, può portare il proprietario o il detentore, ma anche chi la effettua a rischiare una denuncia per articolo 544-bis del codice penale".
Altro aspetto di incostituzionalità è presente all'articolo 16 comma 3 che prevede l'abbattimento dei cani inselvatichiti, "anche in questo caso la norma è in palese contrasto con la L. 281/91 e con l'articolo 544 – bis del Codice penale. – prosegue Ilaria Innocenti – Non esiste la categoria 'cani inselvatichiti' e non vi è una normativa s peciale in materia che possa applicarsi loro. Questi cani pertanto ricadono sotto la tutela giuridica degli animali d'affezione e la normativa introdotta dalla L. 189/2004."
La proposta di legge, ancora, non tiene conto delle importanti novità normative contenute nelle ordinanze ministeriali in materia di misure per l'identificazione e la registrazione della popolazione canina, bocconi e esche avvelenate e tutela dell'incolumità pubblica dall'aggressione dei cani, e non fornisce precise indicazioni sulle modalità di detenzione e gestione degli animali, al proprietario e ai gestori delle strutture, confermando il vuoto normativo in tal senso. Né considera quanto previsto dalla legislazione nazionale, che istituisce il diritto di prelazione per la gestione dei canili in favore delle associazioni animaliste, indicando la gestione delle strutture sanitarie a esclusivo appannaggio dei Servizi veterinari pubblici.
Il pronto soccorso veterinario, infine, non è correttamente regolato: sebbene chiarisca che i Servizi veterinari debbano garantire le prestazioni di pronto soccorso, è un passo indietro rispetto all'articolo 7 della legge regionale vigente in quanto sparisce la previsione che canili sanitari devono essere "dotati di un servizio con reperibilità permanente di pronto soccorso".
 
SCIENZA IN RETE
11 OTTOBRE 2013
 
Fermiamo lo spot di Almo Nature
 
Il Gruppo 2003 per la ricerca scientifica, insieme a numerosi altri ricercatori italiani, ha chiesto all’Istituto Autodisciplina Pubblicitaria, organismo preposto al controllo della comunicazione commerciale, di sospendere la pubblicità televisiva dell'azienda Almo Nature, trasmessa ogni sera sui maggiori canali televisivi italiani.
Secondo i componenti del Gruppo 2003, la pubblicità che ha come protagonista una scimmia con la catena al collo dietro le sbarre e che senza giri di parole definisce la sperimentazione scientifica sugli animali "crudele" e "un delitto senza firma", oltre a violare gravemente il
Codice di Autodisciplina della comunicazione commerciale in particolare con riferimento all’art . 14: “È vietata ogni denigrazione delle attività, imprese o prodotti altrui, anche se non nominati”.
Il messaggio dello spot definisce la Sperimentazione sugli Animali “crudeltà” e “un delitto senza firma”.
Occorre ricordare che la sperimentazione sugli animali costituisce un passaggio che il 95% dei ricercatori mondiali ritiene indispensabile alla ricerca biomedica, che la stessa è prevista dalle normative attuali (e addirittura obbligatoria prima di immettere un farmaco in commercio). Definire questa attività “crudele” e “un delitto” lede gravemente l’onorabilità e la dignità delle decine di migliaia di ricercatori italiani quotidianamente impegnati nella lotta a gravi malattie tra cui il cancro, la SLA, le leucemie infantili, le malattie genetiche, l’HIV, e molte altre.
E’ sicuramente denigratorio e probabilmente anche diffamatorio chiamare “crudeltà” una parte purtroppo necessaria dell’attività di questi ricercatori, così come è diffamatorio definire “un delitto” una attività svolta nel pieno rispetto delle normative italiane ed europee e sotto il rigoroso controllo delle autorità e volta, peraltro, a una indubbia finalità sociale quale è la salute pubblica.
Inoltre lo spot viola altri articoli del Codice:
- L’art. 1 (“La comunicazione commerciale deve essere onesta, veritiera e corretta”), laddove viene rappresentato graficamente un primate (una scimmia) con la catena al collo e dietro le sbarre. La rappresentazione è ingannevole per due motivi: - induce nel pubblico l’informazione che questo sia il modo di trattamento degli animali nei laboratori, modalità che invece è ovviamente in netto contrasto con le regole previste per legge (cfr. “direttiva 2010/63/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2010 , sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici”, articolo 33),- induce a credere che gli animali da laboratorio siano solo primati, quando il 94% sono topi;
- L’art. 2 (“deve evitare ogni dichiarazione o rappresentazione che sia tale da indurre in errore i consumatori”), laddove con la stessa raffigurazione sopra descritta si suggerisce (con una palese iperbole) che la pratica dell’incatenamento sia “usuale” (anche se illegale) nei laboratori;
- L’art. 8 (“La comunicazione commerciale deve evitare ogni forma di sfruttamento della superstizione, della credulità e, salvo ragioni giustificate, della paura”), laddove il messaggio richiama una scena che fa parte dell’immaginario collettivo di presunte “torture” ai danni degli animali nei laboratori, torture che (per legge) non possono avvenire; e suggerisce dunque l’esistenza di una “emergenza” da temere.
- L’art. 9 (Violenza), in quanto viene rappresentata una pratica violenta (mettere la catena al collo) pe r fare leva sull’emotività del pubblico;
- L’art. 10 (Convinzioni morali): in quanto viene suggerito che chi è nella convinzione morale (peraltro condivisa dalle leggi e dalla Costituzione italiana) secondo cui la vita umana prevale su quella animale viene indirettamente definito “crudele” svilendone la dignità, laddove l’uso di animali da macello da parte della stessa azienda pubblicizzata per nutrire altri animali non viene neppure nominato;
- L’art.12 (salute e sicurezza): Laddove viene indirettamente demonizzata la ricerca biomedica con l’effetto di dare spazio a terapie pseudoscientifiche o a sistemi di cura non validati dalla sanità pubblica, esponendo a rischio la salute di malati che ingenuamente credessero al messaggio segnalato;
- L’art.46 punto “a”, in quanto l’immagine e il testo sono palesemente volti a causare un grave turbamento emotivo dell’ascoltato re, con particolare riferimento ai minori - L’art. 46 punto “b”, in quanto viene sostenuto che una “crudeltà” e un “delitto” possono essere fermati aderendo alla campagna, e se la sperimentazione animale fosse un “delitto” (ossia, ad litteram, un atto contrario al codice penale) chi non si adoperasse per fermarlo ne sarebbe complice - L’art. 46 punto “c”, in quanto presenta in modo esagerato il grado o la natura del problema sociale. Il numero di animali utilizzati per la ricerca scientifica in Italia è infatti meno dell’1% di quello degli animali utilizzati per l’industria alimentare, ivi compresa l’industria dell’alimentazione non umana di cui la stessa Almo Nature fa parte.
 
NEL CUORE.ORG
14 OTTOBRE 2013
 
RICERCATORI ALL'ATTACCO: STOP ALLO SPOT ANTI-VIVISEZIONE IN TV
L'appello all'Istituto di autodisciplina pubblicitaria
 
Stop alla pubblicità televisiva anti-vivisezione che vede come protagonista la figura di una scimmia che piange incatenata dietro le sbarre: è quanto viene chiesto all'Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria dal Gruppo 2003 per la ricerca scientifica insieme a numerosi altri ricercatori italiani. Lo spot, trasmesso da alcune settimane sui maggiori canali televisivi, e' promosso da un'azienda produttrice di cibo per animali, Almo Nature, con l'intento di promuovere una raccolta firme contro la sperimentazione scientifica sugli animali. Nello spot, questa viene definita senza giri di parole come una ''crudelta''', ''un delitto senza firma''. Secondo il Gruppo 2003, questo costituisce una grave violazione del Codice di Autodisciplina della comunicazione commerciale, in particolare con riferimento all'articolo 14 che vieta ''ogni denigrazione delle attivita', imprese o prodotti altrui, an che se non nominati''. I ricercatori ricordano che la sperimentazione animale ''e' prevista dalle normative attuali e addirittura obbligatoria prima di immettere un farmaco in commercio. Definire questa attivita' 'crudele' e 'un delitto' - prosegue il Gruppo 2003 - lede gravemente l'onorabilita' e la dignita' delle decine di migliaia di ricercatori italiani quotidianamente impegnati nella lotta a gravi malattie tra cui il cancro, la sclerosi laterale amiotrofica (Sla), le leucemie infantili, le malattie genetiche, l'Hiv, e molte altre. E' sicuramente denigratorio e probabilmente anche diffamatorio chiamare 'crudelta'' una parte purtroppo necessaria dell'attivita' di questi ricercatori, cosi' come e' diffamatorio definire 'un delitto' un'attivita' svolta nel pieno rispetto delle normative italiane ed europee e sotto il rigoroso controllo delle autorita' e volta, peraltro, a una indubbi a finalita' sociale quale e' la salute pubblica''.
VIDEO
 
BRAIN FACTOR
11 OTTOBRE 2013
 
L’uomo e gli altri animali: diverso o migliore?

Marcello Turconi

 
Di recente, su suggerimento di un amico, mi sono dedicato alla lettura de “Il lupo e il filosofo”, opera autobiografica di Mark Rowlands. In essa Rowlands  racconta il legame indissolubile che si crea tra lui, giovane e “ribelle” professore universitario di filosofia in un'università americana, e Brenin, il suo lupo...
L´autore usa le esperienze di vita quotidiana a contatto con il lupo (che lo seguirà praticamente ovunque per 11 anni) come spunto per interessanti considerazioni sulla natura umana, in particolar modo su ciò che distingue la nostra specie dalle altre. Partendo dal presupposto che l’analisi tratteggiata da Rowlands non sia particolarmente lusinghiera per noi homini sapiens sapiens, seguiamone l’andamento logico, che è certamente interessante non solo dal punto di vista filosofico, ma anche psicologico ed evoluzionistico.
Innanzitutto, per l’autore un primo tratto che distingue l’uomo dagli altri animali è che gli “gli uomini sono gli unici animali che credono alle storie che si raccontano su se stessi”: le storie che ci raccontiamo sono, tendenzialmente, riferite al fatto che noi siamo gli animali più intelligenti, più sviluppati, i migliori insomma. Secondo Rowlands queste sono, tuttavia, storie raccontate da scimmie: con questo termine il filosofo intende la tendenza (innata in ognuno di noi ma certamente più sviluppata in alcuni) a vedere ed analizzare il mondo esterno in termini strumentali. Noi scimmie in quest’ottica attribuiremmo, tramite una valutazione attenta delle possibilità e un continuo calcolo delle probabilità, valore ad ogni cosa in funzione di quello che la cosa può fare per noi. Questo si rifletterebbe anche sui rapporti con i simili, e la scimmia baserebbe le relazioni con gli altri su un unico principio: cosa puoi fare per me, e quanto mi costerà fartelo fare?
Queste tendenze, che Rowlands definisce scimmiesche, sono rese possibili da un certo sviluppo cognitivo che è avvenuto nelle scimmie e, per quanto ne sappiamo, in nessun altro animale. In rapporto a dimensioni corporee le scimmie hanno un cervello più grande di quello dei lupi e dei canidi in genere (la differenza è stimabile intorno al 20 per cento). La domanda da porsi è: “È un vantaggio? E se sì, come è stato acquisito tale vantaggio e a quale prezzo?” Per spiegare il perché dell’accrescimento cerebrale, analizziamo i tipi di intelligenza che possiamo identificare in un animale: c’è innanzitutto un’intelligenza meccanica, che permette all’animale di affrontare il mondo esterno (se ho una noce da rompere, uso una pietra su un’altra pietra) e che è comune,  seppur a gradi diversi, a tantissime specie.
I mammiferi sociali, che vivono in gruppi più o meno grandi (dagli elefanti, ai leoni, ai canidi, alle scimmie) hanno anche un’intelligenza sociale, che permette di capire i rapporti esistenti tra i vari membri del gruppo, capirne le dinamiche, individuare chi è superiore a chi.  Si potrebbe pensare (o raccontarci la storia, per usare la terminologia dell’autore) che sia stata la maggiore intelligenza a “suggerirci” di vivere in gruppo, per avere riparo, sicurezza, aiuto. Tuttavia è vero il contrario, cioè che gli animali sociali sono più intelligenti perché devono essere in grado di fare cose che gli altri animali non fanno: comprendere i rapporti che esistono con altre creature simili a loro.
Infine, scimmie ed esseri umani (che hanno il cervello più sviluppato rispetto agli altri mammiferi sociali) condividono quello che due primatologi dell’università di St Andrews hanno definito come intelligenza machiavellica. Vivere in gruppo ha aperto infatti nuove possibilità, e ha richiesto nuove esigenze, o capacità. Il gruppo, ad esempio, fornisce la possibilità di manipolare i propri simili ottenendo un tornaconto personale, ingannandoli. D’altro canto, tuttavia, abbiamo l’esigenza di capire se siamo noi quelli ingannati. Il gruppo permette inoltre di formare alleanze per sconfiggere un avversario, ma allo stesso tempo abbiamo l’esigenza di non essere oggetto dei complotti altrui. E questo ha favorito il nostro accrescimento cerebrale. “Le scimmie, e l’uomo, sono più intelligenti dei lupi e dei cani perché sanno ingannare e complottare meglio di loro”.
Rowlands argomenta che gli altri tratti caratteristici dell’intelligenza umana (produzioni artistiche, letterarie, scientifiche) debbano quindi essere considerati come un sottoprodotto dell’intelligenza machiavellica. Ma cosa ha spinto scimmie e uomini su quel ramo del sentiero evolutivo, che gli altri mammiferi sociali non hanno intrapreso? Secondo l’autore sono stati il sesso (in particolare inversione del rapporto piacere / sesso riproduttivo, con conseguente necessità di tramare e manipolare per ottenerlo) e la violenza (presente in tutti gli animali ma in forma di raptus, di reazione improvvisa, mentre nelle scimmie e nell’uomo si assiste alla premeditazione: dobbiamo “capire” la premeditazione altrui).
Secondo Kant la nostra intelligenza e moralità ci rendono unici: Rowlands riconosce questa verità, ma da un lato ci ricorda con quali monete evolutive abbiamo comprato l’intelligenza (sesso e violenza), dall’altro ci spiega che il nostro senso morale esiste solo in quanto l’uomo è un animale cattivo; tanto più un animale è cattivo e restio alla conciliazione, quanto più ha bisogno di un senso della giustizia , di sapere cosa sia giusto o sbagliato, in ultima analisi di sapere se un’azione, solitamente violenta, è lecita o meno.
Scopo di Rowlands non è quello di demonizzare il genere umano, ma di ricordarci che quello che siamo è frutto di un’evoluzione costante e ancora in divenire: “Il meglio di noi ha origine dal peggio. Non è necessariamente un male. Ma è una cosa che faremmo bene a tenere sempre presente”.
 
QUOTIDIANO.NET
11 OTTOBRE 2013
 
Stamina, si riveda tutto allargando a nuovi "esperti"
Il nodo restano i mancati test sugli animali. Appello del Pae
Il presidente Fuccelli: "Deve essere coinvolta la controparte scientifica"
 
Roma, 11 ottobre 2013 - Continua a far discutere la decisione del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, sul metodo stamina. La sperimentazione, ha decretato il ministero, non partirà, dopo il parere negativo espresso dal comitato scientifico e le argomentazioni dell'avvocatura dello Stato. Secondo il Comitato, il metodo elaborato dal professor Davide Vannoni, non avrebbe presupposto scientifico e, in più, sarebbe ritenuto <pericoloso>.In particolare gli "esperti" sostengno di non poter conoscere gli effetti collaterali sull'uomo se il farmaco non viene sottoposto a rigidi e severi test di validazione previsti dalle normative e farmacopee internazionali.
Il nodo della questione verte proprio sul passaggio mancante della fase preclinica, cioè la sperimentazione su animali che il metodo Stamina non prevede. Del resto Vannoni ha ribadito più volte che il suo metodo non è da considerarsi un farmaco bensì un trapianto, pertanto non sottoposto a regole così restrittive, e come tale la cura dovrà essere infusa solo sul paziente affetto dalla patologia degenerativa, considerando del tutto inutile il modello animale.
<Di fatto la terapia Vannoni non può essere autorizzata per legge perché non testata sugli animali e quindi non sicura per il genere umano. Così si preferisce lasciar morire i pazienti affetti da malattie incurabili per la medicina tradizionale piuttosto che consentire la cura compassionevole>, riporta una nota del Partito animalista europeo.
<Il comitato chiamato a pronunciarsi sul metodo Stamina è evidentemente di parte. - afferma il presidente del Partito Animalista Europeo, Stefano Fuccelli - Sono stati esclusi autorevoli scienziati,  sebbene rappresentino parte della comunità scientifica emergente, componenti il Tavolo ministeriale sui metodi alternativi, soltanto perché non rappresentano le lobby farmaceutiche. La verità è che si antepone il profitto delle industrie del farmaco alla salute del malato. - continua Fuccelli -  Gli "esperti" del Comitato  ignorano che l’ipotesi di predittività del modello animale nello studio delle malattie umane, reazioni a farmaci, vaccini o sostanze destinati all’uomo non è mai stata verificata e rimane attualmente un fatto controverso . Non è infatti possibile reperire in letteratura alcuno studio di predittività/validazione del modello animale, seppure quest’ultimo sia notoriamente acclamato quale predittivo ed universalmente accettato come standard aureo. Milioni e milioni di persone sono decedute a causa del fumo di tabacco, diossina, amianto, benzene, Talidomide, Vioxx & Co. sostanze immesse sul mercato dopo essere state sottoposte a "rigidi e severi test di validazione previsti dalle normative e farmacopee internazionali" a significare il totale fallimento di questo sistema, il medesimo che condanna il metodo Vannoni. Esistono metodi scientifici alternativi, sostitutivi ed avanzati molto più efficaci, rapidi ed economici ma che vengono boicottati dalla potente lobby del farmaco - conclude il presidente PAE - Chiediamo al Ministro Lorenzin di rivedere l'intera questione coinvolgendo la controparte scientifica>.
 
GEA PRESS
11 OTTOBRE 2013
 
Illinois – Lascia il cucciolo dal vicino, schedato per violenze sessuali sugli animali
La polizia di Alton chiude velocemente il caso e l'uomo dovrà ora essere giudicato per quattro capi di imputazione

 
Non poteva sapere che tipo di persona si trovava ad avere come vicino. Il tranquillo uomo di mezza età (nella foto della polizia) che da due mesi si era trasferito ad Alton, nello stato dell’Illinois, era in realtà schedato, fin da giovane, come molestatore sessuale di animali.
Sembra, però, che l’uomo non avesse comunicato il suo cambio di residenza, così come è invece d’obbligo per le persone già segnalate per presunti abusi. Sta di fatto che il molestatore, nei giorni scorsi, si è visto consegnare dal vicino il cucciolo di rottweiler di appena cinque mesi di vita. “Non volevo rimanesse solo”, ha poi dichiarato il proprietario del cane, disgustato per quanto successo.
Tre violenze, tutte nel breve frangente che è rimasto solo con il cucciolo. L’ultima è stata colta il flagranza dal padrone. Le altre  sono state tranquillamente ammesse dal molestatore una volta fermato ed interrogato dalla polizia. Sul responsabile ricadono ora quattro capi di imputazione, tra cui gli abusi (in questo caso a sfondo sessuale) contro gli animali. L’incaricato della polizia locale, in 25 anni di servizio, non ricorda alcun caso del genere. Sorpreso dal vicino nel divano di casa, il molestatore avrebbe semplicemente detto “mi dispiace”. Ha poi preso la bicicletta ed è andato via, mentre il proprietario del povero cagnolino, chiamata la Polizia, si apprestava a rivolgersi ad un Veterinario.
Quanto avvenuto è stato ora certificato  e per il molestatore si sono aperte le porte della prigione. In molti Stati della confederazione, infatti, per i reati di maltrattamento di animali è previsto l’arresto in flagranza di reato e pesanti cauzioni per potere tornare in libertà in attesa del processo.
Anche in Italia sono segnalati alcuni precedenti di questo tipo. La legge 189/04 non prevedere, però, per i reati di maltrattamento o uccisione di animali, l’arresto in flagranza ma di fatto neanche a condanna avvenuta. Le pene reclusive previste, sono infatti ben al di sotto della soglia di punibilità. Per l’uccisione di animali, poi, non è prevista neanche la multa
 
NEL CUORE.ORG
11 OTTOBRE 2013
 
GIAPPONE, SI' AL PARCO IN CUI NUOTI CON BALENE E DELFINI E POI LI MANGI
Ok al progetto nella città di Taiji, nel mirino degli attivisti
 
Una città giapponese vuole costruire un parco marino dove i visitatori possono non solo nuotare con le balene e delfini selvatici, ma possono anche mangiare la loro carne. La città costiera meridionale di Taiji, nella prefettura di Wakayama, ha avviato un piano per trasformare parte della baia Moriura in una zona di intrattenimento in cui le persone possono nuotare e fare kayak accanto a balene e delfini, ha detto ad Agence France-Presse un ufficiale del governo giapponese, Masaki Wada. Il quale ha poi fatto sapere che i visitatori potrebbero prendere campioni di carne dagli animali .
"Questo fa parte del piano di Taiji a lungo termine di rendere tutta la città un parco, dove si può godere della visione di mammiferi marini, degustando i vari prodotti del mare, tra cui la carne di balene e di delfino", ha poi spiegato lo stesso Wada.
Il documentario del 20 09 " The Cove", che ha vinto un Oscar come migliore opera di questo genere, ha pubblicizzato la pratica della caccia dei delfini proprio in questa città. Il sito del progetto della nascitura area ricreativa si trova vicino all'Hatakejiri Bay, dove i delfini vengono catturati ogni anno per la vendita agli acquari o macellati per la carne. La pratica utilizzata a Taiji è conosciuta come caccia in movimento consiste nel portare tutti i delfini insieme in una piccola area in cui verranno poi uccisi, spesso con lance e coltelli.
"Dal nostro punto di vista, il piano è solo un'estensione del punto di vista smaccatamente ignorante di Taiji, secondo cui le balene e i delfini esistono semplicemente per intrattenere o alimentare la gente", ha commentato senza mezzi termini Clare Perry, attivista senior dell'Environmentale investigation agenci, parlando con "Huffington Post UK".
 
NEL CUORE.ORG
11 OTTOBRE 2013
 
USA, "PATIENCE" SI SPAZIENTISCE E UCCIDE L'UOMO CHE LA ACCUDIVA
Un'elefantessa di 41 anni in uno zoo del Missouri
 
Tragedia nello zoo di Springfield, in Missouri, dove una elefantessa ha ucciso l'uomo che si prendeva cura di lei da parecchi anni. Secondo quanto riporta il sito di Sky News, non è ancora chiaro il motivo dell'aggressione da parte del pachiderma, 41 anni, di nome Patience, nei confronti di John Bradford, che lavorava nel parco da oltre 30 anni. Secondo alcune testimonianze l'animale in passato aveva mostrato un comportamento aggressivo. "Questo è un giorno molto triste per la famiglia dello zoo - ha dichiarato Mike Crocker il responsabile della struttura - ma anche per tutta la comunità". L'incidente e' avvenuto ad una settimana di distanza dall'eutanasia praticata dai responsabili del parco ad un'elefantessa, la matriarca Connie, malata ai reni. Incerta, ora, la sorte di Patience.
 
NEL CUORE.ORG
12 OTTOBRE 2013
 
PALERMO, CAGNETTA INCINTA CHIUSA IN SACCO NERO LANCIATO DAL CANILE
La madre salvata dai medici, morti i suoi tre cuccioli
 
Un sacco nero lanciato nei pressi di Corso dei Mille a Palermo, proprio nella zona dove si trova il canile municipale. Subito alcuni cani si avvicinano la busta e poco dopo i volontari scoprano l'orrenda verità: al suo interno c'è una femmina di jack russell incinta. La cagnolina - fa sapere "Leggo" - è stata subito soccorsa e trasportata al presidio sanitario di via Tiro a Segno, dove i veterinari sono riusciti a salvarle la vita, ma non hanno potuto fare nulla per i tre cuccioli che portava in grembo. Secondo le prime informazioni raccolte, il lancio sarebbe avvenuto da dentro la struttura, ma il colpevole di questo gesto vergognoso non è stato ancora scoperto.
 
RIVIERA 24
12 OTTOBRE 2013
 
Vogliono bruciare i gatti della colonia felina ad Arma, ma prendono fuoco 4 auto

di Fabrizio Tenerelli

 
Arma di Taggia (IM) - Due auto (una Ford Fiesta e una Lancia Y) parcheggiate in un posteggio privato di Arma di Taggia, proprio sotto la pista ciclabile, sono bruciate nella notte, mentre altre due (una Fiat Uno vecchio modello e una Toyota Yaris) sono rimaste danneggiate
Due auto (una Ford Fiesta e una Lancia Y) parcheggiate in un posteggio privato di Arma di Taggia, proprio sotto la pista ciclabile, sono bruciate nella notte, mentre altre due (una Fiat Uno, vecchio modello e una Toyota Yaris) sono rimaste danneggiate, in un attentato incendiario che dai primi riscontri sembra aver preso di mira una colonia felina, situata in un'adiacente nicchia. I gatti, una decina in tutto, sono riusciti a mettersi in salvo e alla vista del fuoco e del fumo sono scappati, ma le auto sono state avvolte dalle fiamme.
Accertamenti sono ora in corso da parte dei carabinieri di Sanremo e della locale Stazione, per ricostruire l'accaduto. La colonia felina sembra che desse fastidio nella zona e non si esclude, dunque, che qualcuno abbia voluto bruciarla appositamente. Stamattina, alcune volontarie si sono presentate per dare da mangiare ai gatti che nel frattempo sono tornati.
FOTO
 
NEL CUORE.ORG
12 OTTOBRE 2013
 
MASSA, "200 AGNELLI DA SACRIFICARE TENUTI IN CONDIZIONI PRECARIE"
Portati per la festa islamica del sacrificio del 15 ottobre
 
Duecento agnelli sono stati portati a Massa e vengono custoditi in una proprietà privata, in attesa di una macellazione rituale, che avverrà il 15 ottobre, in occasione della festa islamica del sacrificio. I capi di bestiame, secondo un esposto presentato all'Asl 1 di Massa Carrara da un'associazione animalista, avrebbero, però, dubbia provenienza e sarebbero custoditi "in violazione delle più elementari norme igienico-sanitarie e delle modalità prescritte dalla legge, in materia di macellazione". In queste ore - scrive "Leggo" - si stanno svolgendo alcuni sopralluoghi nelle due stalle in cui si trovano i 200 agnelli.
Il Comune di Massa, intanto, fa sapere che "se dovesse risultare tutto a norma, non potrà essere impedita la macellazione rituale, poiché la legge italiana prevede il rispetto dei culti e delle tradizioni religiose".
 
IL TIRRENO
12 OTTOBRE 2013
 
Truffa per la vendita di cuccioli
 
GROSSETO - C’è un’indagine della Procura di Padova che riguarda un allevamento di cani nei pressi di Grosseto. E’ un’inchiesta su una presunta associazione per delinquere finalizzata alla frode in commercio, articolata in varie città d’Italia, e destinata ad accertare la regolarità della vendita dei cuccioli anche da un punto di vista della attendibilità delle certificazioni fornite agli acquirenti. L’indagine risalirebbe ad almeno tre anni fa, ma avrebbe subìto un’improvvisa accelerazione in questi giorni: una perquisizione è avvenuta l’altro giorno anche a Mantova. Dalle prime informazioni acquisibili, sembra che la magistratura veneta intenda far luce su un traffico illegale di cuccioli, a livello internazionale. A Grosseto , sono indagati un allevatore, titolare di un’attività a poca distanza dal capoluogo, e un mediatore, abitante in città. Tre giorni fa gli agenti della squadra mobile di Grosseto, delegata dal sostituto procuratore padovano Roberto Benedetti, hanno effettuato le perquisizioni nell’allevamento e nelle abitazioni, sequestrando alcuni documenti. Insieme a loro è intervenuto anche il personale del servizio veterinario della Asl, che non ha comunque riscontrato alcuna forma di maltrattamenti nei confronti degli animali. Quest’ultima (articolo 544 del Codice penale) è una delle ipotesi di reato contestate originariamente dalla Procura di Padova, insieme a quella di truffa e di falso ideologico nelle certificazioni e amministrative, oltre che a quella di frode in commercio. Nell’allevamento, sono state sequestrate alcune confezioni di medicinali, oltre che le “carte di identità” di alcuni esemplari. A casa dell’intermediario, che ha avuto rapporti di lavoro con l’allevatore, sono stati sequestrati altri documenti: in alcuni di questi si fa riferimento al numero dei cani venduti e alle cifre. Sarebbero una sorta di pro-memoria per il lavoro svolto in occasione di vendite di singoli animali o di più esemplari. Stando alle prime conclusioni, il mediatore avrebbe ricevuto una cifra fissa per ciascun cucciolo venduto. Di ognuno di essi, oltre alla razza e anche al nome, vi era comunque il relativo numero di microchip, in modo da consentire un’identificazione certa. Del resto, si tratta di dati che devono essere inseriti nei moduli del servizio veterinario in caso di acquisto o cessione dei cani. A Mantova, l’altro giorno, gli agenti della squadra mobile hanno effettuato accertamenti nella proprietà di una donna, che è stata successivamente portata in Questura. Sarebbe lei a essere indagata. Verosimilmente, sono state fatte perquisizioni i n contemporanea in varie zone della nostra Penisola, da parte delle squadre mobili di varie Questure. Ma non è dato sapere quante siano state, anche se sembra che stamani la polizia padovana possa rendere noti i dati.
 
NEL CUORE.ORG
12 OTTOBRE 2013
 
FIRENZE, VETERINARIA NEI GUAI: "ANIMALI MALTRATTATI E TRUFFA"
La 33enne coinvolta in un'inchiesta di Padova
 
Associazione per delinquere finalizzata alle truffe, frode in commercio, maltrattamento e abbandono di animali e ancora falsità ideologica in certificati e autorizzazioni amministrative commesse da persone esercenti un servizio di pubblica necessità. Sono le ipotesi di reato su cui si fonda un'inchiesta che parte dal Veneto e si dirama poi fino a Firenze, con anche medici veterinari fra gli indagati ci sono anche medici veterinari. 
La Squadra mobile di Padova incaricata dal pm Benedetto Roberti della procura presso il tribunale padovano - scrive "La Nazione" - ha dovuto lavorare pure a Firenze nell'ambito di questa indagine. L'altra mattina gli agenti si sono presentati sia nella casa di una dottoressa E. F, di 33 anni, nel Comune di Impruneta, che nell'ambulatorio veterinario al Galluzzo, alle porte di Firenze, con in mano un decreto di perquisizione e contestuale informazione di garanzia. La donna è anche indagata per violazione della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, firmata a Strasburgo il 13 novembre 1987 e recepita dall'Italia il 4 novembre 2010.
I poliziotti della prima sezione della Mobile di Padova hanno esaminato materiale cartaceo e informatico. Perquisiti anche i mezzi di trasporto della veterinario. I fatti che il pm patavino contesta alla fiorentinissima dottoressa E.F. sarebbero stati commessi, in concorso con altre persone già identificate in Veneto e altre regioni, a partire dal 2010 e verificati a partire dall'agosto dello stesso anno. Poi le indagini sono arrivate anche a prevedere l'associazione per delinquere.
Il pm Roberti è lo stesso che si è già occupato di alcuni casi di maltrattamento di animali, tra cui quello del maggio 2012. In quella circostanza le guardie de lla Lac avevano salvato 72 cuccioli trovati in un camion con targa ungherese, guidato da un uomo in arrivo da Budapest. Erano stati individuati anche i due allevamenti nell'Ungheria meridionale che avevano rifornito i 72 cuccioli di rottweiler, chiwawa, golden retriever, cocker, bulldog, barboncini, maltesi, labrador e bassotti. Oltre dieci di loro erano tenuti addirittura in scatoloni di cartone completamente chiusi. Molti dei cani, infine, erano trasportati in gabbie privi di acqua e cibo. Alcuni dei malcapitati quattrozampe erano disidratati.
 
LA NAZIONE
12 OTTOBRE 2013
 
Truffa, falso e maltrattamento di animali, veterinaria fiorentina sotto inchiesta
Indagini della polizia: perquisiti la casa e l’ambulatorio della dottoressa
 
Firenze, 12 ottobre 2013 - Associazione per delinquere finalizzata alle truffe, frode in commercio, maltrattamento e abbandono di animali e ancora falsità ideologica in certificati e autorizzazioni amministrative commesse da persone esercenti un servizio di pubblica necessità. A leggere le ipotesi di reato viene da pensare a un indagato bruto e nerboruto che maltratta gli animali. L’aspetto singolare di questa vicenda che parte dal Veneto e si dirama poi fino a Firenze, è che tra gli indagati ci sono anche medici veterinari. Quei professionisti cioè che dovrebbero assistere, tutelare, curare gli animali e non trattarli come una merce. Frode in commercio, a ben pensare è un reato abnorme da contestare a un veterinario.
La squadra Mobile di Padova incaricata dal pm Benedetto Roberti della procura presso il tribunale di Padova, ha dovuto lavorare anche qui a Firenze nell’ambito di questa inchiesta. L’altra mattina gli agenti della Mobile, unitamente ad alcuni colleghi di via Zara, si sono presentati sia all’abitazione, nel comune di Impruneta, che nell’ambulatorio veterinario situato al Galluzzo alle porte di Firenze, ‘armati’ di un decreto di perquisizione e contestuale informazione di garanzia. Destinataria del provvedimento la dottoressa E.F. di 33 anni. La quale in questo contesto giudiziario risulta anche indagata per violazione della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, firmata a Strasburgo il 13 novembre 1987 e recepita dall’Italia il 4 novembre 2010.
Gli agenti della prima sezione della squadra Mobile di Padova hanno esaminato materiale cartaceo e informatico. Perquisiti anche i mezzi di trasporto della dottoressa. I fatti che il pm patavino contesta alla fiorentinissima dottoressa E.F. sarebbero stati commessi, in concorso con altre persone già identificate in Veneto e altre regioni sarebbero stati commessi a partire dal 2010 e accertati a partire dall’agosto dello stesso anno. Poi le indagini si sono sviluppate in maniera imprevedibile fino a prevedere l’associazione per delinquere.
Il pm Roberti è lo stesso che si è già occupato di alcuni casi di maltrattamento di animali uno dei quali datato maggio 2012. In quella circostanza le guardie della Lac avevano salvato 72 cuccioli trovati in un camion con targa ungherese e guidato da un cittadino della stessa nazionalità. Erano stati individuati anche i due allevamenti nel sud dell’Ungheria che avevano rifornito i 72 cuccioli di rottweiler, chiwawa, golden retriever, cocker, bulldog, barboncini, maltesi, labrador e bassotti. Oltre dieci di loro erano tenuti addirittura in scatoloni di cartone completamente chiusi. Molti dei cani, inoltre, erano trasportati in gabbie privi di acqua e cibo. I poveri animali presentavano in alcuni casi chiari sintomi di disidratazione. 
 
IL TIRRENO
12 OTTOBRE 2013
 
Addio a Olmo, il cavallo che portò Camaiore in tv
 
CAMAIORE (LU) - Ci stanno vicini. In silenzio. Ma sanno parlarci con un linguaggio tutto speciale che senza l’ausilio di parole sa creare legami profondi. Per questo quando scompare un animale il dolore è fortissimo, ed è difficile arginare le lacrime. Così vogliamo pubblicare questa toccante lettera di Claudio Barsuglia, vice comandante della polizia municipale di Camaiore e membro dell’associazione Il Cavallo e Noi, che in questi giorni ha subito la perdita di Olmo, compagno di avventure che lo ha accompagnato per 30 anni. «Ieri ho perso un amico, un vero amico - scrive Barsuglia - uno di quegli amici che quando se ne vanno lasciano un vuoto che nessuno potrà mai colmare: alla soglia dei trenta anni il mio primo cavallo Olmo se ne andato. Arrivò a Camaiore all'età di appena cinque mesi acquistato dal mio amico Giuseppe Pardini che me lo affidò, e da quel momento è sempre stato con me; all'età di tre anni lo acquistai. Da oltre quindici anni era ammalato di enfisema polmonare e proprio per questo motivo, dal momento in cui gli fu diagnosticata la malattia, decisi di non montarlo più ma di farlo vivere il più possibile da cavallo. Olmo nel suo piccolo era stato anche un cavallo famoso; dopo cinquecento anni venne rievocato a Camaiore il Palio dell'Assunta con una corsa di cavalli e proprio con lui ho vinto le prime due edizioni. ; la terza la perdemmo per uno stiramento ad un tendine. Per questi due successi l'amico Giovanni Ghirlanda, allora corrispondente del Tirreno, lo defì "...l'ormai mitico Olmo.." . Con Olmo ho praticato la dura e difficile disciplina del fondo, ho partecipato a gare western, ho nuotato in mare, ho viaggiato a lungo - con lui partecipai al famoso viaggio Camaiore-Verona seguito anche dalla trasmissione Rai Linea Verde- e grazie a lui ho potuto conoscere ed ammirare, godendole da un'altra prospettiva, le peculiarità del nostro meraviglioso territorio, scoprendone parti che assolutamente non conoscevo. Sono certo che lui ha dato a me più di ciò che io ho dato a lui (con gli animali è sempre così) e per questo non potrò mai dimenticarlo. Grazie Olmo, mio inseparabile compagno».
 
IL GIUNGO
12 OTTOBRE 2013
 
Lav: Basta appelli alla strage di lupi e cani. La responsabilità degli attacchi è degli allevatori
 
GROSSETO – «Siamo stanchi di sentire gli appelli all’abbattimento di lupi e cani da parte degli allevatori, quando è chiaro che la responsabilità degli attacchi alle greggi è in massima parte degli allevatori stessi e della loro gestione dei cani, lasciati liberi di vagare ed attaccare altri animali». Questo il commento di Giacomo Bottinelli, responsabile LAV Grosseto, all’ennesima richiesta di interventi venuta dai pastori nell’assemblea di Scansano di giovedì scorso. «Premesso che l’allevamento ovicaprino in Maremma genera innumerevoli morti e sofferenze di agnelli e che il consumo di carne deve essere superato per motivazioni sia etiche che ambientali, la LAV e le associazioni ambientaliste hanno lavorato con la Provincia per un piano di controllo del randagismo suggerendo varie azioni – dichiara Bottinelli – tra le quali campagne di sterilizzazione e controllo dei cani padronali negli allevamenti. La soluzione non sta negli abbattimenti, ma nel portare gli allevatori e i cacciatori ad un comportamento responsabile che  purtroppo dubitiamo assumeranno».
«Dall’altro lato i sindaci e le ASL, tra i principali attori del controllo del randagismo individuati dalla Legge nazionale e regionale, non espletano nella maggior parte dei casi i propri compiti di prevenzione – prosegue Bottinelli – omettendo di svolgere quelle azioni basilari indicate dalla legge stessa che costituirebbero un argine alla proliferazione degli animali andando anche a ridurre la spesa delle amministrazioni per il loro mantenimento in canile».
«LAV, ENPA, WWF, Legambiente, LAC e altre associazioni– prosegue Bottinelli –  hanno evidenziato chiaramente nel proprio contributo al piano provinciale che l’utilizzo dei cani per la caccia è una delle fonti del randagismo ben identificabili. Ad esempio la caccia al cinghiale in braccata comporta che tra i numerosi animali che vengono lanciati all’inseguimento della preda il rischio di allontanamento senza ritorno di uno o più di questi sia elevato. L’allevamento ovi-caprino comporta invece una deliberata assenza di controllo dei cani da parte dei gestori al fine della protezione (vera o presunta) delle greggi».
L’Ente Nazionale Protezione Animali ha condotto una indagine interna nel 2011 nei canili e nei rifugi gestiti direttamente dall’associazione. Il 25% dei cani ospitati, trovati randagi o vaganti, sono quelli utilizzati per la caccia mentre in alcune strutture questo dato sfiorava il 50%.
Di fronte a questa situazione il Governo, in merito ad un Ordine del Giorno relativo ai presunti danni causati dalla fauna selvatica e in particolar modo dai canidi ha recentemente approvato una risoluzione con cui  impegna lo stesso “ad intervenire con urgenza presso le competenti istituzioni locali per approntare una efficace strategia per ridurre il fenomeno del randagismo e, stanziando le opportune risorse, per l’ormai improcrastinabile applicazione della legge n.281 del 1991, recante «Norme per la tutela degli animali di affezione e la prevenzione del randagismo», la cui inadempienza è la causa del fenomeno dei cani inselvatichiti ovvero a procedere, laddove necessario, all’esercizio dei poteri sostituitivi, nonché al commissariamento delle regioni e dei comuni che persistano nella inadempienza alla stessa legge n.281 del 1991”.
 
LA NAZIONE
12 OTTOBRE 2013
 
Cani salvavita, addestrati ad aiutare i diabetici
I cani vengono addestrati per allertare la persona, o eventualmente un suo familiare, quando la glicemia scende sotto i valori di guardia
 
di Paola Zerboni
 
Pontedera (PI), 12 ottobre 2013 - Li chiamano i migliori amici dell’uomo e questo sono per tutti coloro che li amano. C’è chi li prende con sé per compagnia, chi li «arruola» come guardiani della casa, chi come compagni di caccia, chi per scovare droga o persone scomparse od esplosivi. Ma ci sono anche dei cani molto speciali che, grazie ad un particolare addestramento, possono diventare qualcosa di più prezioso. Salvavita a quattro zampe capaci di intuire il pericolo prima che esso si presenti, e di dare l’allarme, ogni volta che sia necessario.
Si tratta dei cani da allerta per diabetici, gli splendidi esemplari di Border Collie (la razza bicolore della famosa pubblicità con Fiorello, per intendersi) di Simila Lajatici, titolare dell’allevamento «La Maschera di Tutankamon» e fondatrice dell’associazione «K9 Colline Pisane ASD» di Montefoscoli, che si occupa di addestramento, sport, recupero comportamentale e preparazione di cani da assistenza. I cani sono da sempre il suo pane quotidiano. Ma Bingo, Shakira e gli altri splendidi esemplari dell’allevamento sono anche l’eredità di una promessa che Simila ha giurato davanti alla tomba del compagno Rolando, conosciutissimo allevatore di Dobermann della Valdera, padre dei suoi figli, morto prematuramente poco tempo fa.
 "Quando è mancato — racconta Simila — ho giurato che avrei portato avanti il suo nome con fierezza e per quello che lui mi aveva insegnato nella vita. Rolando era un allevatore ed addestratore e, oltre a tutto quello che sapeva fare con i cani, e che mi ha insegnato in maniera eccelsa, mi ha lasciato una grande voglia di vivere e di cercare di fare qualcosa che migliorasse anche la vita di persone che, come lui (anche se con altre caratteristiche) vivevano una “malattia cronica” che, spesso, te ne cambia la qualità. Il diabete è una malattia subdola, che tiene continuamente sotto scacco e limita l’autonomia del malato".
Scopo dell’addestramento di questi cani è far sì che siano loro ad allertare la persona, o eventualmente un suo familiare, se la glicemia sta scendendo e, in questo modo, evitare una crisi ipoglicemica. "Il Border Collie — spiega ancora Simila — è una razza dotata di intelligenza con la “I maiuscola“ e non a caso molti di questi esemplari vengono utilizzati come cani attori, per l’agility dog, nella protezione civile. Per loro è come un gioco. Io inizio ad allenarli fin dai primi giorni di vita a riconoscere il particolare odore, impercettibile all’olfatto umano, che emettono le ghiandole surrenali quando sta per arrivare una crisi ipo o iper glicemica. Può accadere anche a chi non soffre di diabete, per esempio dopo un particolare sforzo fisico. E i miei cani sono in grado di avvisare del pericolo ben prima e meglio di qualsiasi apparecchio biorobotico, abbaiando e raspando per svegliare il proprio padrone ogni volta che abbia una crisi". Un vero e proprio salvavita, quindi, soprattutto la notte, quando le crisi ipoglicemiche possono cogliere la persona diabetica nel sonno, facendola precipitare nel coma senza che se ne accorga.
"La finalità della nostra associazione — continua Simila — è aumentare l’autonomia della persona diabetica, eliminare la meccanicizzazione degli apparecchi di autorilevazione degli attacchi ipoglicemici nei pazienti in cui l’insorgenza di questa pericolosa complicanza della malattia è più frequente, così da garantire loro una migliore qualità della vita. Con meno stress, meno costi per il servizio sanitario nazionale, e con i benefici che soltanto il contatto e la vicinanza con un animale può dare, specialmente ad a bambini ed anziani".
Negli Stati Uniti, ma anche in Inghilterra e in Germania, cani come quelli allevati e addestrati da Simila sono già utilizzati per l’assistenza delle persone diabetiche. In Italia questa applicazione non è ancora diffusa. "Ma il mio progetto — dice Simila — è farli conoscere e farli accettare anche dal punto di vista burocratico-normativo, come i cani guida per ciechi. Agevolare un diabetico per consentirgli una vita meno stressante significa, alla fine, investire sulla risorsa umana che rappresenta e prevenire lo spreco che deriverà dall’aggravarsi del suo stato di salute". Perché se il cane è un amico a quattro zampe, i Border Collie di Simila sono anche qualcosa di più.
FOTO
 
IL GIORNALE
12 0TTOBRE 2013
 
Tristi, contenti o innamorati: I cani "sentono" come i bimbi
Coccolarli come figli non è solo un vezzo, lo dice la scienza: le zone emozionali del loro cervello reagiscono come quelle dei cuccioli d'uomo
 
OSCAR GRAZIOLI
 
«Caro il mio bimbo, andiamo a casa che la mamma ti ha preparato da mangiare proprio quello che ti piace più di tutto»? Parole assolutamente innocenti, comuni, che si possono udire pressoché universalmente in qualunque parte del mondo cosiddetto civile. Il problema è che possono anche uscire dalla bocca della signora che rivolge l'invito al suo cane, seduto di fianco a lei sulla panchina del parco. Le solite esagerazioni, diranno in molti, di chi magari non ha figli e riversa sul cane, sul gatto o sul coniglietto nano il proprio amore filiale, commettendo peraltro un errore che la scienza ha sempre rigettato come sbagliato e pericoloso e gli stessi amanti degli animali hanno sempre guardato con giusto sospetto: l'antropomorfizzazione, ovvero la pratica di inculcare forzatamente e artatamente negli animali concetti, abitudini, similitudini anatomiche e fisiologiche tipicamente umane. Eppure, alla luce dei recenti studi, condotti da Gregory Berns, prestigioso neuro-scienziato della blasonata Emory University di Atlanta (Georgia, Stati Uniti), sarà bene rivisitare anche la negatività del concetto di umanizzazione, almeno per quel che riguarda i cani.
Il ricercatore americano, coadiuvato da Mark Spivak, un noto addestratore canino, è riuscito ad addestrare un certo numero di cani a rimanere perfettamente fermi per oltre 30 secondi all'interno del tunnel dove fanno gli esami di Risonanza Magnetica, impresa difficilissima se si considera che molte persone non dormono la notte a pensare di entrare in quel cilindro strettissimo con i tappi per le orecchie al fine di attutire rumori che sembrano venire direttamente dalla catena di montaggio della Fiat.
Ebbene, i due ci sono riusciti. Lo scopo di questo sofisticato esame era quello di paragonare le nostre aree cerebrali (già note ovviamente) con quelle del cane, deputate all'espressione di certe emozioni. Il risultato è eclatante e ha ripagato abbondantemente il lavoro dei ricercatori. Le aree cerebrali umane che si «illuminano» quando si pensa a situazioni piacevoli (cibo, amore, denaro) sono esattamente le stesse che si «illuminano» nel cane quando gli si fornisce l'indicazione di dove è il suo cibo preferito. La parte cerebrale interessata è il cosiddetto «nucleo caudato», che è situato tra il ponte e la corteccia cerebrale ed è ricco di recettori della dopamina che, assieme alla famosa serotonina, determina se siamo felici o depressi. Nell'uomo, il nucleo caudato gioca un ruolo chiave nell'anticipazione di stati emozionali relativi al cibo, al denaro e all'amore.
Nei cani, sottoposti a risonanza magnetica senza l'uso di alcun farmaco tranquillante o anestetico (come è d'uso), di fronte a indicatori di cibo o all'odore di parti umane, indovinate quale regione cerebrale si «illumina»? Sì, proprio il nucleo caudato che, nei test preliminari, subisce un'attivazione anche quando il proprietario, momentaneamente uscito dalla vista, riappare. Non è tutto: l'attivazione del nucleo caudato avviene allo stesso modo nell'uomo e nel cane, quando si tratta di pensare a emozioni positive. È ciò che gli scienziati chiamano «omologia funzionale». In definitiva, dunque, l'abilità nel provare esperienze emozionali positive, come l'amore e l'affetto, mostra che il cane ha un livello di sensibilità comparabile a quella dei bambini. Ovvio che questa scoperta apre obbligatoriamente una profonda riflessione sul rapporto tra uomo e cane. E allora ecco che «vieni bimbo mio», forse non è più un'esagerazione.
 
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12 OTTOBRE 2013
 
I dispetti del cane quando resta solo in casa: analisi e rimedi
Cuscini a brandelli e divani rosicchiati come evitare tutto questo
 
“Pazienza, pazienza, pazienza” è la prima cosa che mi sono ripetuta tante volte quando, stanca dal lavoro, tornavo a casa e trovavo i danni che il mio cane aveva fatto in mia assenza.
Spesso per andare al lavoro siamo costretti a lasciare il nostro cane per tante ore da solo in casa, chiaramente non possiamo immaginare che passi il suo tempo guardando la televisione, leggendo un giornale o ascoltando la radio perché sono passatempi per noi esseri umani e non credo che il nostro amico li possa apprezzare.
Abituare il cane a restare solo in casa è una questione fa parte del nostro lungo e quotidiano lavoro, volto a creare una collaborazione comportamentale, che permetta di raggiungere al nostro cane un equilibrio che gli eviti di distruggere tutto per solitudine e noia.
Alcune piccole regole e alcuni giochi ci aiuteranno nell’abituare il cane a restar solo in casa senza far danni.
Dal momento in cui lo adottiamo passiamo tutto il tempo a coccolarlo dandogli il messaggio: “non preoccuparti staremo sempre insieme”, poi ci ricordiamo che dobbiamo lavorare e improvvisamente lo lasciamo da solo generando in lui spavento e disorientamento che sfogherà nella rabbia verso il nostro arredo: grattando e morsicando i divani, abbaiando senza sosta, marcando con le urine il perimetro della casa.
Per prima cosa, sin da quando è cucciolo abituiamolo ad essere lasciato un po’ da solo. Questo non significa abbandonarlo, ma ignorarlo ogni tanto anche se siamo presenti e vicini a lui, tutto ciò gli permetterà di capire che non può avere sempre la nostra attenzione ogni volta che lo desidera.
Costruiamo il suo equilibrio, quando siamo in casa, ignorandolo per qualche minuto: non parliamogli, non guardiamolo, non tocchiamolo.
Questa condotta, gradualmente lo aiuterà ad accrescere la sua indipendenza e autostima in modo equilibrato e costruttivo. Dobbiamo ogni tanto ignorarlo e vedremo che da solo troverà altre occupazioni, come giocare con i suoi giochi o andare a dormire in un’altra stanza. Questa sua indipendenza lo renderà più maturo quando sarà lasciato da solo in casa per alcune ore.
Durante la nostra assenz