ottobre 2014
 

LA ZAMPA.IT
1 OTTOBRE 2014
 
Cane ucciso a Rimini, la morte di Gina sarebbe dovuta a una ritorsione nel mondo dell’ippica
Le conclusioni delle indagini: almeno tre persone coinvolte. Dietro potrebbe esserci un giro di doping legato alle competizioni dei cavalli


NELLA FOTO - Gina, la Jack Rusell Terrier picchiata e bruciata in un sacco ad agosto

 
Sarebbero state almeno tre le persone coinvolte direttamente nella morte di Gina, la Jack Russell Terrier di 10 anni uccisa il 10 agosto scorso. La cagnolina era stata brutalmente colpita con un forcone, poi infilata in un sacco e alla fine data alle fiamme. È questa la conclusione delle indagini, affidate ai carabinieri di Riccione, del sostituto procuratore Luca Bertuzzi. Per la Procura di Rimini, che ha già inviato gli atti a quella di Bergamo per un prosieguo nelle indagini, dietro vi potrebbe essere un giro di doping legate alle competizioni ippiche. 
Gina apparteneva ad un’amazzone milanese che ha sporto denuncia contro il suo fidanzato, un cavaliere bergamasco di 33 anni, entrambi a San Giovanni in Marignano per un concorso ippico internazionale. Sospetti vi sarebbero anche sulla morte di un cavallo, della scuderia riconducibile alla coppia, deceduto durante una competizione. 
Secondo la ricostruzione della giovane il fidanzato - dopo un diverbio - aveva minacciato di uccidere Gina. E stando alle indagini, il ragazzo si sarebbe anche vantato con un’altra persona di aver bastonato la cagnolina, chiusa in un sacco, e che poi l’animale sarebbe scappato via. 
Il 33enne nega infatti di aver ucciso Gina. Ma agli atti in Procura vi sono anche le immagini delle telecamere a circuito chiuso del resort dove alloggiavano i due. Nelle immagini si vede la cagnolina prelevata da due uomini e portata verso un campo. Comparirebbe anche un terzo uomo che i carabinieri associano alla figura di un terzo complice. 
Al momento però, solo il fidanzato dell’amazzone è stato denunciato per maltrattamento e morte, con l’aggravante della crudeltà dell’animale e per lui la Procura ha intenzione di chiedere il rinvio a giudizio. 
 
NEL CUORE.ORG
1 OTTOBRE 2014
 
L'AQUILA, PALLINI DA CACCIA NEL CORPO DELL'ORSO MORTO A GIUGNO
"Perversa e brutale pratica, da delinquenti"
 
Alcuni pallini da caccia sono stati trovati sul corpo dell'orso Ferroio, esemplare marsicano trovato morto il 9 giugno scorso nel Parco nazionale dell'Abruzzo, che è stato ucciso da un altro orso. Secondo il direttore del Parco Dario Febbo, si tratta della "testimonianza di una perversa e brutale pratica, quella di prendere di mira gli orsi, sicuramente di pochi delinquenti che deve essere stroncata una volta per sempre''. Gli esami tossicologici fatti sui resti dell'animale, tesi ad accertare se la morte fosse stata causata da sostanze tossiche, hanno dato esito negativo, così come quelle tendenti ad evidenziare eventuali patologie. Ricordiamo che l'orso Ferroio fu trovato dalle guardie del servizio sorveglianza del Parco a Prato Cardoso, nei pressi della località che porta il suo nome, al confine fra i Comuni di Civitella Alfedena e Scanno, in provincia dell'Aquila, in stato di avanzata decomposizione, probabilmente morto qualche giorno prima e parzialmente consumato da predatori necrofagi di passaggio, evento del tutto naturale.
 
VIRGILIO NOTIZIE
1 OTTOBRE 2014

 
ANSA
1 OTTOBRE 2014
 
Animali: Lav, condannato Circo Victor
Dovrà pagare 2000 euro per detenzione incompatibile varie specie
 
ROMA, 1 OTT - "Il Tribunale Ordinario di Tivoli ha condannato il titolare del Circo Victor a 2000 euro di ammenda perché 'deteneva animali, pitoni, anaconda, un leone marino, 4 alligatori, istrici africani, alcuni esemplari di rapaci e altri volatili in gabbie e in altre strutture inadeguate e incompatibili rispetto alle caratteristiche etologiche delle singole specie e tali da produrre alle bestie gravi sofferenze'". Gli animali erano già stati sequestrati nel 2012.
 
QUOTIDIANO.NET
1 OTTOBRE 2014
 
Pitoni, alligatori, istrici, rapaci: tutti detenuti in condizioni "incompatibili"
Il Tribunale di Tivoli ha condannato il titolare del Circo Victor. La prima denuncia nei confronti della struttura risale al 2008. Una battaglia condotta dalla Lav contro lo sfruttamento di esseri senzienti
 
Roma, 1 ottobre 2014 - Il Tribunale Ordinario di Tivoli (Roma) ha condannato V.C. titolare del Circo Victor a 2000€ di ammenda ai sensi dell’articolo 727, comma 2, del Codice Penale, per detenzione incompatibile, perché “deteneva animali, e segnatamente pitoni ed anaconda, un leone marino, n.4 alligatori, degli istrici africani, alcuni esemplari di rapaci ed altri volatili in gabbie ed in altre strutture di contenimento inadeguate ed incompatibili rispetto alle caratteristiche etologiche delle singole specie e tali da produrre alle bestie gravi sofferenze”. Ne da' notizia la Lav in una nota.
“E’ la prima condanna a carico di questo circo. - dichiara la LAV – Un ulteriore passo avanti in una vicenda che dura ormai dal 2008, quando denunciammo per la prima volta il Circo Victor. Gli animali furono poi sequestrati soltanto nel  gennaio 2012 dalla procura di Rieti in collaborazione con il Nirda del Corpo Forestale dello Stato”.  Il sequestro fu poi convalidato dalla Corte di Cassazione, con sentenza n° 1614-2012-000 del 12/7/2012, che rigettò l’istanza di dissequestro degli animali, presentata dal titolare del circo/mostra faunistica "Victor, lo Spettacolo delle Meraviglie", avvalorando la sentenza del Tribunale del Riesame di Rieti che confermava la decisione del Gip del Tribunale di Rieti, relativamente alla convalida del sequestro.  
"Questo risultato rappresenta il riconoscimento delle argomentazioni presentate dalla LAV a supporto della denuncia, avvalorate da pareri di medici veterinari. Argomentazioni alle quali si sono contrapposti negli anni i continui pareri positivi sulle condizioni degli animali, dei Servizi veterinari pubblici di mezza Italia che ne autorizzavano via via gli attendamenti, nonché della difesa da parte di veterinari Sivae e Anmvi", riporta la nota della Lega antivivisezione. “Ci auguriamo che questo importante passo rappresenti un monito per chi crede di poter liberamente e crudelmente lucrare su esseri viventi. L’immunità di cui hanno goduto finora sta finalmente assottigliandosi”, conclude la LAV.
 
LA REPUBBLICA BOLOGNA
1 OTTOBRE 2014
 
Scende dal treno dimenticando a bordo i suoi due cani
Padrone e bestiole si sono ricongiunti grazie alla Polfer
 
di LORENZA PLEUTERI
 
Storie di treni, viaggiatori distratti e cani dimenticati. Tra lunedì e martedì gli agenti della Polfer di Bologna si sono dovuti occupare di due casi "anomali". Un viaggiatore straniero, partito dalla Centrale con un regionale e sceso a Reggio Emilia, ha attivato i poliziotti perché per sbadataggine aveva lasciato a bordo due cani e una valigia. Dopo un giro di telefonate tra le due città, i passeggeri a quattro zampe e il bagaglio sono stati recuperati e messi a disposizione del proprietario con la testa tra le nuvole. Poche ore dopo altro personale in divisa è stato allertato per un episodio al contrario. A Bologna un signore è salito con la moglie su un Frecciarossa in partenza per Roma. Si è attardato per sistemarle le valigie, con l'intenzione di scendere in fretta, e non si è accorto della chiusura delle porte e dell'avvio del convoglio. Così ha dovuto chiamare la Polfer: "Ho la macchina in sosta in piazza Medaglie d'Oro, con sopra un cane. Il treno è in movimento, sono rimasto sopra per sbaglio. Aiutatemi voi". I poliziotti hanno liberato il "prigioniero", aiutati dai vigili del fuoco, e lo hanno tenuto in ufficio fino all'arrivo del padrone. Per entrambi i distratti, spiegano alla stessa polizia ferroviaria, non ci sono state conseguenze, "visti i contesti e le situazioni".
 
NEL CUORE.ORG
1 OTTOBRE 2014
 
LECCO, ESCE CON IL FRATELLINO DI 2 ANNI: 12ENNE FERITO DAI CACCIATORI
Il ragazzino con due colpi di fucile alla gamba: dimesso
 
Un ragazzino di dodici anni esce di casa con il fratello di appena due, domenica mattina, e finisce in ospedale per due colpi di fucile da caccia nella gamba. Per fortuna, è stato dimesso: si è salvato. I piccoli abitano nella parte alta di Premana, in provincia di Lecco, ma arrivano tra le cascine del "Lööch" di Mosnico, quando improvvisamente il maggiore dei due sente un dolore fortissimo ad una coscia e si accorge di essere stato colpito. Una, due volte alla gamba e poi ancora una scheggia nella schiena vicino alla spalla, secondo un quotidiano locale. Sono pallini di quelli che vengono sparati con i fucili da caccia. Non c'è tempo per stare lì a controllare come sia successo e chi abbia colpito il dodicenne: si corre al pronto soccorso dell'ospedale "Manzoni" per curare subito il ragazzino. Nelle ferite non sarebbero rimasti frammenti di ciò che lo ha colpito.
Grande paura per la famiglia. Accanto al ferito, il fratellino di due anni che per fortuna è rimasto illeso (ma se i pallini l'avessero centrato probabilmente lo avrebbero colpito alla testa). A Lecco il bambino rimasto impallinato viene curato e per fortuna dimesso: un brutto momento senza conseguenze fisiche gravi. La denuncia contro ignoti è subito partita, i carabinieri ora cercano di capire chi sia stato a far partire i colpi centrando un ragazzino. E cresce il malumore in paese, perché pare che non si tratti del primo episodio di questo genere, nella stessa zona.
A Premana non mancano i comenti di chi fa notare che i cacciatori possono sparare a 150 metri dalle zone abitate, ma per legge non è possibile indirizzare i colpi verso abitazioni private. Com'è accaduto appunto domenica.
 
NEL CUORE.ORG
1 OTTOBRE 2014
 
CACCIA, QUESTA VOLTA "SPARA" IL CANE: FERITO UN OTTANTENNE
L'incidente a Zorlesco di Casalpusterlengo (Lodi)
 
Un cacciatore di 82 anni e' rimasto ferito da un colpo di fucile urtato dal suo cane. La pallottola gli ha trafitto un piede e dovra' essere sottoposto ad intervento chirurgico. E' successo a Zorlesco di Casalpusterlengo, dove il cacciatore si era recato per una battuta. Ha appoggiato il fucile ad un palo, ma il cane muovendosi lo ha urtato facendolo cadere ed e' esploso il colpo.
 
L’ECO DI BERGAMO
1 OTTOBRE 2014
 
Il cane del vicino vi disturba?
Il padrone non risponde penalmente
Il padrone del cane che disturba il vicino non risponde penalmente. Il reato di cui all’articolo 659 Cp, sussiste solo quando rumori e schiamazzi arrecano danno a un numero indeterminato di persone.
 
In sostanza nessun reato penale per il padrone del cane se il proprio fido disturba di notte solo un vicino. A rilevarlo evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello «Sportello dei Diritti» la Cassazione penale, con la sentenza n. 40329, depositata martedì 30 settembre. Annullata invece la decisione del gup del Tribunale di Oristano che aveva stabilito una pena di 200 euro di ammenda ad una donna, ritenuta responsabile del reato di cui all’articolo 659 del c.p. (disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone).L’imputata era stata ritenuta colpevole di aver lasciato libero il cane nel suo cortile, confinante con la casa di un vicino che si lamentava che l’animale sia di giorno che di notte disturbava la quiete e il riposo.
Tuttavia, la decisione del giudice di merito è stata riformata dagli ermellini della terza sezione penale che hanno rilevato come ai fini dell’integrazione del reato di cui all’articolo 659 c.p. è necessario che «i rumori, gli schiamazzi e le altre fonti sonore indicate nella norma superino la normale tollerabilità e abbiano, anche in relazione allo loro intensità, l’attitudine a propagarsi e a disturbare un numero indeterminato di persone, e ciò a prescindere dal fatto che alcune persone siano state effettivamente disturbate; invero, trattandosi di reato di pericolo, è sufficiente che la condotta dell’agente abbia l’attitudine a ledere il bene giuridico protetto dalla norma incriminatrice, ed è indifferente che la lesione del bene si sia in concreto verificata».
I giudici del Palazzaccio hanno censurato la decisione del Gup del tribunale sardo perchè «ha fatto derivare la configurabilità del reato esclusivamente e apoditticamente, nell’affermata assenza della necessità di procedere a misurazioni strumentali, dal fatto che presso il cortile dell’imputata soggiornasse un solo cane, peraltro di taglia e razza imprecisata, sebbene sia di comune esperienza il fatto che l’intensità, e pertanto, l’attitudine ad arrecare molestia, dei latrati di un cane sia, di regola, direttamente rapportabile alla sua stazza, il quale usava abbaiare al passaggio sulla via di persone o di altri animali».
In conclusione, il giudice non ha valutato l’entità del fenomeno rumoroso, né l’esistenza di un concreto superamento dei limiti della normale tollerabilità e la potenziale idoneità dei rumori a disturbare un numero indeterminato di persone, «delle quali è, anzi, in maniera del tutto immotivata stante l’apparente assenza di altre lamentele oltre a quella del querelante, affermata la derivante avvenuta esasperazione».
 
LA ZAMPA.IT
1 OTTOBRE 2014
 
A processo perché prese a calci un gatto: negli Stati Uniti il dibattito si infiamma
Il caso di un 22enne rischia un anno di carcere. Per il difensore la pena è sproporzionata
 
fulvio cerutti
 
Continua il dibattito negli Stati Uniti sulle pene da infliggere a chi maltratta gli animali. Il New York Times analizza la questione a partire dalla storia di Andre Robinson, il 22enne arrestato dopo aver preso a calci un gatto e aver pubblicato il video su Facebook. Il suo processo si apre oggi a New York, mentre il caso è diventato un simbolo. Robinson rischia un anno di carcere, mentre la procura non ha proposto alcun patteggiamento. 
Sul suo caso si sono concentrati gli attivisti per i diritti degli animali, impegnati in campagne sui social media e picchetti in tribunale. Il difensore del 22enne afferma che la pena sia sproporzionata, ma sembra prevalere la posizione degli animalisti. In tutti gli Usa, scrive il New York Times, gli attivisti «sembrano vincere la battaglia». Diversi Stati americani hanno annunciato pene più severe per chi commette reati contro gli animali e il Federal Bureau of Investigation a gennaio ha annunciato una sezione apposita per i crimini contro gli animali. Da allora sino alla fine di settembre gli arresti sono aumentati del 250%, rispetto all’anno precedente.
VIDEO
 
CORRIERE DELLA SERA
1 OTTOBRE 2014
 
Il calcio al gatto che fa discutere gli States, ora il ragazzo rischia la cella
Andre Robinson, 21enne, a processo dopo il video andato in rete dell’aggressione al felino. Le associazioni animaliste: pena esemplare. Il gatto adottato da una famiglia
 
di Massimo Gaggi
 
NEW YORK Due pezzi d’America progressista - quella che vuole proteggere l’ambiente e ama gli animali e quella che chiede pene detentive meno severe almeno per i reati minori in un Paese nel quale si finisce in galera con molta facilità - si confrontano in questi giorni a Brooklyn il cui tribunale sta affrontando un caso apparentemente banale nel panorama criminale newyorchese: un gatto preso a calci da un ragazzo a Bedford-Stuyvesant, uno dei quartieri neri più problematici della città.
Il 21enne Andre Robinson ammette il fatto (non potrebbe negare perché gli amici hanno ripreso la scena e l’hanno messa in Rete), si dice pentito, spiega che il gatto gli stava dando fastidio: «Ho sbagliato, ma non per questo devo andare in prigione». Andre, infatti, rischia fino a un anno di carcere per maltrattamento di animali. E gli animalisti, che a New York sono molto tenaci (chiedere alle pelliccerie assediate ogni giorno dell’anno anche quando nevica o il termometro segna 15 sotto zero), chiedono una punizione esemplare.
Il caso sta montando oltre l’immaginabile: appena individuato, Robinson è stato arrestato e la pubblica accusa non gli ha offerto la possibilità di patteggiare come si fa in genere per i reati minori; avesse preso a calci un uomo gli sarebbe andata meglio, protestano i suoi legali, sottolineando il rischio di trasformare, con l’incarcerazione, un ragazzo un po’ svitato in un criminale. Ma viviamo nella civiltà dell’immagine: Andre è inchiodato dai video. Prima accarezza il gatto, poi gli assesta un calcione facendolo volare oltre una staccionata. Se punisci esageri, se non punisci rischi, con questo filmato ormai «virale», di inaugurare una nuova moda tra teppistelli. E la polizia, che sotto il sindaco de Blasio ha creato un’unità contro le crudeltà sugli animali, vuole mandare un messaggio: da quando, a gennaio, è nata la Animal Cruelty Investigation Squad, gli arresti per violenze su animali sono quasi triplicati. L’unico a non preoccuparsi è King, magnifico gatto grigio, in gran forma anche dopo il calcione: grazie alla risonanza del caso ora ha trovato una famiglia che l’ha adottato.
 
NEL CUORE.ORG
1 OTTOBRE 2014
 
GB, GIALLO SUL CAVALLO GEORGE: UCCISO IN UNA NOTTE DI LUNA PIENA
"Forse un rito satanico". Indaga la polizia
 
Lo hanno trovato disteso e agonizzante in un campo, in una notte di luna piena, impigliato ai fili di una recinzione elettrica: i cavi stretti sei volte tra la zampa davanti sinistra e quella di dietro sinistra hanno bloccato l'afflusso di sangue e George, splendido cavallo di due anni, ha sofferto una lunga agonia prima di morire. Per la proprietaria, la londinese Zoe Walker, George sarebbe stato vittima di un rito satanico, come altri registrati nella zona. Le prove? Sarebbero la luna piena e il numero sospetto (sei come il numero del diavolo) di giri che il cavo ha fatto "strangolando" gli arti dello stallone.
George non sarebbe la prima vittima. Di recente, infatti - racconta "blitz quotidiano" - ci sono stati diversi attacchi agli animali in Cornovaglia. Tutti nelle notti di luna piena. Lo scorso anno, a luglio, un pony è stato orribilmente mutilato e i suoi resti sono stati scoperti al centro di un anello di fuoco a Yennadon Down, nel parco nazionale di Devon.
La signora Walker, intanto, ha chiesto alla polizia di indagare su questa linea investigativa. Ma gli indizi che farebbero pensare a un rito satanico nel caso di George sarebbero scarsi. Non è stato attaccato con coltelli, martelli o altri oggetti contundenti. Più probabile, secondo la polizia, che si sia trattato di un tragico incidente.
 
QUOTIDIANO.NET
1 OTTOBRE 2014
 
Trasferiti, per cure urgenti, tre leoni dalla Striscia di Gaza
Gli animali sono stati portati in Israele per essere curati. Nella zona ci sono cinque zoo e gli scontri di agosto hanno provocato la morte di almeno 80 esemplari detenuti
 
Beit Lahiya (Striscia di Gaza), 1 ottobre 2014 - Lo zoo Al-Bisan di Beit Lahiya, nella Striscia di Gaza, ha trasferito in Israele tre leoni in cattive condizioni, visti i danni subiti dalla struttura nella guerra di agosto fra Hamas e lo Stato ebraico. I leoni, due maschi e una femmina incinta, sono stati sedati e trasferiti all'interno di gabbie in Israele, attraverso la frontiera di Erez. Amir Khalil, del gruppo Four Paws International, ha spiegato che i leoni erano in condizioni precarie e avevano bisogno di assistenza urgente. Lo zoo è stato gravemente danneggiato nel conflitto e nel corso dei combattimenti ha perso oltre 80 animali.
Quello di Al-Bisan è uno dei cinque zoo improvvisati presenti a Gaza, in cui i diritti degli animali non sono sempre rispettati. La maggior parte degli ospiti di queste strutture è stata infatti fatta entrare a Gaza clandestinamente dall'Egitto tramite i tunnel che collegano i territori; in un filmato divenuto famoso, i residenti della Striscia sollevano un cammello oltre il muro di confine con Israele dopo averlo legato per una zampa, con l'animale che si dimenava per il dolore. L'anno scorso una coppia di cuccioli di leone è morta poco dopo una presentazione in pompa magna da parte di Hamas, che governa a Gaza. Lo zoo principale della Striscia in un caso ricorse a tecniche improvvisate di imbalsamazione per continuare a tenere in esposizione animali morti, mentre in un altro vennero dipinte delle striscie su degli asini, per farli sembrare zebre.
 
NEL CUORE.ORG
2 OTTOBRE 2014
 
GIORDANIA, UN RIFUGIO PER 3 LEONI DELLO ZOO BOMBARDATO DI GAZA
Nella struttura 86 animali morti e 28 sopravvissuti
 
Tre leoni sopravvissuti al bombardamento israeliano dello zoo di Gaza hanno trovato rifugio in Giordania, dove una squadra di veterinari è al lavoro per curarli e rimetterli in forma. I tre felini, Sultan, Shaker e Sabrin, sono tra i 28 animali sopravvissuti al bombardamento che ha portato alla morte di altri 86 nello zoo Al Bisan, nel nord della Striscia di Gaza, secondo quanto ha precisato Amir Khalil, direttore del progetto animalista Four Paws International ad Amman. Un quarto leone è stato ucciso nell'attacco. "Le loro gabbie sono state completamente distrutte, ma anche prima quel posto non si poteva definire uno zoo, perché le strutture erano in pessimo stato", ha sottolineato Khalil, citato dal quotidiano "Jordan Times".
 
AGI
1 OTTOBRE 2014
 
Il cane di Jean-Marie Le Pen divora il gatto di Marine
 
(AGI) - Parigi, 1 ott. - Dramma familiare a casa Le Pen: il cane dell'anziano Jean-Marie ha infatti divorato la gatta begalese di Marine. Una tragedia che ha portato la leader del Front National ad abbandonare la casa di Montretout, a Saint-Cloud nell'Alta Senna, dove Marine viveva in una dependance. L'incidente e' stato la goccia che ha fatto traboccare un vaso pieno ormai di incomprensioni tra padre e figlia sull'impostazione data dall'erede al partito da anni guidato dal padre. "Vuole tagliare il cordone ombelicale. Vuole uccidere suo padre" aveva dichiarato il vecchio Jean-Marie in una recente intervista. Per ora pero' a essere ucciso e' stato solo il gatto di Marine. (AGI) .
 
NEL CUORE.ORG
1 OTTOBRE 2014
 
ALASKA, SOS TRICHECHI: IL GHIACCIO MANCA E SI SPOSTANO IN SPIAGGIA
Fotografati 35mila esemplari dagli studiosi della Noaa
 
I tricheci del Pacifico non riescono a trovare il ghiaccio marino per riposare nelle acque artiche e stanno arrivando a terra con numeri da record su una spiaggia nel nord-ovest dell'Alaska, negli Stati Uniti. Si stima che circa 35.000 trichechi sono stati fotografati sabato scorso a circa 8 chilometri a nord di Point Lay, secondo la National oceanic and atmospheric administration. Point Lay è un villaggio eschimese Inupiat 482 chilometri a sud ovest di Barrow e a 1126 km a nord-ovest di Anchorage. L'enorme raduno è stato notato durante la ricognizione aerea annuale sui mammiferi marini nell'Artico della Noaa, ha detto la portavoce Julie Speegle.
L'indagine è stata condotta con il Bureau of ocean energy management. Andrea Medeiros, portavoce del Fish and wildlife service degli Stati Uniti, ha detto i tricheci sono stati avvistati per la prima volta il 13 settembre scorso e si sono mossi sulla costa. Gli osservatori la scorsa settimana hanno visto circa 50 carcasse sulla spiaggia di animali che possono essere stati uccisi durante una fuga precipitosa, mentre l'agenzia a stelle e strisce è al lavoro con un'equipe di medici per determinare la causa della morte.
I trichechi del Pacifico passano gli inverni nel mare di Bering. Le femmine partoriscono sul ghiaccio del mare e usano proprio il ghiaccio come un trampolino per raggiungere lumache, vongole e vermi sulla piattaforma continentale poco profonda. A differenza delle foche, i trichechi non sanno nuotare a tempo indeterminato e hanno bisogno di riposo. Usano le loro zanne anche per tirarsi sul ghiaccio o sulla roccia. Con le temperature calde in estate, il ghiaccio marino si allontana verso nord: le femmine e i loro piccoli approfittano del bordo del ghiaccio marino per muoversi nel Mare di Chukchi, lo specchio d'acqua a nord dello Stretto di Bering.
 
NEL CUORE.ORG
1 OTTOBRE 2014
 
USA, DALLE FARMACEUTICHE AI MEDICI 3,5 MILIARDI DI DOLLARI IN 5 MESI
Pubblicato il rapporto previsto dall'"Obamacare"
 
Tra le norme più interessanti della riforma della sanità americana chiamata "Obamacare" c'è l'obbligo per le imprese farmaceutiche e produttrici di dispositivi sanitari di rendere pubblici pagamenti e regali a medici ed ospedali.
Secondo il rapporto previsto dalle regole sulla trasparenza, appena pubblicato, le imprese hanno pagato, solo negli ultimi cinque mesi del 2013, ben 3,5 miliardi di dollari ai medici statunitensi. Una cifra che la dice lunga sul tasso di eticità del sistema e dei suoi complicati intrecci.
Alcune cifre sono davvero impressionanti: per esempio i 122,5 milioni di dollari in royalties pagati dal settore Genentech della Roche al centro medico City of Hope di Duarte, California, dove i test su animali – va da sé – sono largamente praticati. Tutto legale e giustificato, visto che il gigante farmaceutico ha brevettato farmaci come l'Herceptin e l'Avastin grazie a ricerche condotte nel centro durante gli anni Ottanta. Ma i pagamenti più influenti sono certo quelli riservati ai singoli medici: migliaia di rivoli che è impossibile seguire.
A diffondere il rapporto è stata l'agenzia federale Centers for Medicare and Medicaid Services, con i primi dati rilasciati in base al Sunshine Act, previsto dalla riforma sanitaria Obamacare.
Nel 40% dei casi i beneficiari non sono identificati, con la motivazione di problemi nei dati. Si tratta di 546.000 medici e 1.360 cliniche universitarie, che hanno ricevuto da pasti gratuiti a compensi per consulenze e ricerche.
La spinta alla maggior trasparenza sui dati è nata dalla preoccupazione che i medici prescrivessero farmaci in base al denaro ricevuto dalle aziende. "I legami economici [...] sono fonte di conflitti di interesse", ha detto al Wsj il direttore dell'organizzazione pro-trasparenza Pew Prescription Project, Allan Coukell. Secondo le case farmaceutiche i pagamenti sono necessari per la ricerca e la comunicazione sull'uso dei prodotti.
 
L’UNIONE SARDA
2 OTTOBRE 2014
 
Siliqua (CA), cane bruciato vivo dai ladri davanti agli occhi dei suoi cuccioli


NELLA FOTO – I RESTI DELLA CAGNETTA

 
L'atto è stato compiuto dai ladri che si erano intrufolati in un casolare di campagna.
Prima hanno dato fuoco al casolare di proprietà di un pensionato del paese, poi hanno immobilizzato il segugio che abbaiava insistemente e l'hanno gettato tra le fiamme. Il cane, esemplare femmina di due anni, era insieme ai suoi due cuccioli che sono riusciti a salvarsi.
 
IL TIRRENO
2 OTTOBRE 2014
 
Uccide un pincher e avvelena due cani
 
di Luca Tronchetti
 
LUCCA - Con lucido sadismo inserisce quantità industriali di un potente lumachicida a granelli blu nelle ciotole dei cani mescolati a croccantini, pezzi di carne, cotenne di maiale. Si tratta di un potentissimo veleno contenente metaldeide, un prodotto chimico in grado di uccide nel giro di poche ore un toro come un bambino che inavvertitamente si metta le mani in bocca dopo aver toccato quella roba. Da metà agosto a metà settembre tre cani sono stati vittime di un «maniaco» che si aggira nella zona di Segromigno in Piano. Due - un cane da caccia Epagneul Breton e un meticcio, entrambi di 3-4 anni - sono salvi per miracolo. Uno - un piccolo esemplare di Pincher - non ce l’ha fatta. È morto tra atroci sofferenze e nella disperazione dei suoi padroni impotenti di fronte a quella atrocità. Sulla vicenda sta svolgendo accertamenti la polizia provinciale che ha informato anche la procura della Repubblica. L’allarme. A lanciare l’allarme e a spingere i padroni degli animali a presentare un dettagliato esposto-denuncia nel tentativo di arrivare ad individuare il responsabile di questo ignobile reato alcuni veterinari della clinica privata Città di Lucca a S. Michele in Escheto. Troppi cinque episodi in un mese e tutti avvenuti nello stesso isolato a Segromigno in Piano. Il Breton è stato letteralmente salvato due volte nel giro di quindici giorni dal dottor Daniele Giannelli: «La metaldeide è un fitofarmaco utilizzato per eliminare i lumaconi che infestano orti e giardini. È sufficiente una modica quantità per provocare seri problemi nei cani o nei gatti. La prima volta che mi hanno portato quell’esemplare di Breton femmina del peso di 15 chili era prticamente morto. Aveva ingetito un quantitativo di lumachicida tale da uccidere un rinoceronte. L’ho fatto subito vomitare e dopo la lavanda gastrica ho praticato un’iniezione in vena di farmaci di sostegno anticonvulsivi (valium). I sintomi generalmente compaiono dopo un’ora o al massimo tre dall’ingestione e la gravità varia con la dose. Pian piano il cane da caccia ha reagito e lo abbiamo tenuto sotto osservazione in clinica per 72 ore. Credevo si trattasse di un episodio isolato e invece nel giro di un mese, sempre nella stessa strada di Segromigno in Piano, sono arrivati i padroni di un meticcio e quelli di un pincher. Tutti i cane avevano la stessa patologia: ansietà, tremori, respiro affannoso, pupille dilatate e bocca schiumosa. Purtroppo il Pincher non ce l’ha fatta perché era molto piccolo ed evidentemente il suo fisico non ha reagito alle cure perché l’assunzione di metaldeide era stata eccessiva. D’altronde non esistono antidoti che consentano di espellere il veleno dall’organismo del cane». La denuncia all’Asl. Il sospetto che gli animali fossero tutte vittime della stessa persona è divenuto praticamente certezza quando i proprietari del Breton salvato dal veterinario sono tornati: «Sono piombati in clinica due settimane dopo con il cane che aveva lo stesso problema anche se fortunatamente in forma più leggera. A quel punto abbiamo segnalato la situazione all’Asl che ha attivato la polizia provinciale». L’inchiesta. Al momento dalle indagini sarebbe emerso che qualcuno - probabilmente una persona che abita in quella strada a Segromigno in Piano - aggiunge quantità di veleno nelle ciotole dei cani dei vicini mescolandole al cibo con lo scopo evidente di eliminarli senza un apparente motivo.
 
IL PICCOLO
2 OTTOBRE 2014
 
Traffico illecito di cani, sequestrati 10 cuccioli a Fernetti
La Guardia di Finanza ha fermato un'auto rumena proveniente dalla Slovenia: i cagnolini erano nascosti nel vano portabagagli, destinati al mercato veneto
 
La Guardia di Finanza di Trieste, nell’ambito dei controlli di retrovalico svolti l'altra notte a Fernetti da un equipaggio della Compagnia di Prosecco, ha sequestrato 10 cuccioli di razza illecitamente trasportati a bordo di un'auto proveniente dalla Slovenia condotta da un cittadino di nazionalità rumena .
I cagnolini, 6 di razza maltese e 4 cavalier king charles, destinati al mercato veneto, sono stati trovati all’interno del vano portabagagli e sul sedile posteriore del mezzo, sistemati in due cassette ed in una scatola di cartone. Dai successivi controlli eseguiti con la collaborazione del veterinario del Servizio sanitario regionale è stato accertato che i cuccioli hanno un’età inferiore alle 12 settimane di vita e sono sprovvisti di microchip, passaporto europeo e vaccinazione antirabbica.
Al 48enne trasportatore rumeno - G.V. le iniziali -  è stato notificato un verbale per violazione alle norme di diritto comunitario sulla protezione e il trasporto di animali da compagnia, con contestuale fermo amministrativo del veicolo.
I cagnolini, tutti in buone condizioni di salute, sono stati sequestrati e affidati al canile di via Orsera per le necessarie cure veterinarie.
Quanto accaduto la scorsa notte non rappresenta certo una novità, bensì testimonia l’esistenza di un traffico illecito di animali a livello internazionale ormai consolidato, come emerge da altre indagini condotte anche in tempi recenti sempre dalla Guardia di Finanza di Trieste che, nel corso di distinte operazioni, ha complessivamente sequestrato circa 1.000 cuccioli di cane di varie razze e segnalato alla competente Autorità Giudiziaria 28 soggetti, di cui 10 sottoposti ad arresto, avendo riscontrato anche casi di uccisione e maltrattamento di animali da parte di vere e proprie associazioni criminali.
FOTO
 
NEL CUORE.ORG
2 OTTOBRE 2014
 
TRIESTE, SOTTO SEQUESTRO DIECI CAGNOLINI IN ARRIVO DALLA SLOVENIA
Trovati nel bagagliaio e dentro un'auto a Fernetti
 
Sei cuccioli di maltese e quattro di cavalier king charles sono stati sequestrati dalla Guardia di finanza di Trieste nell'ambito dei controlli a Fernetti. I cani, che erano destinati al mercato veneto, sono stati trovati all'interno del portabagagli e sul sedile di dietro di un'auto guidata da un romeno di 48 anni, proveniente dalla Slovenia. Il 48enne è stato multato per violazione delle norme di diritto comunitario sulla protezione e il trasporto di animali da compagnia, con contestuale fermo amministrativo del veicolo. Dai successivi controlli eseguiti con la collaborazione del veterinario del Servizio sanitario regionale è stato accertato che i cuccioli hanno meno di 12 settimane di vita e sono sprovvisti di microchip, passaporto europeo e vaccinazione antirabbica. I cuccioli, tutti in buone condizioni di salute, sono stati sequestrati e affidati al canile sanitario triestino di via Orsera per le cure veterinarie necessarie.
 
GEA PRESS
2 OTTOBRE 2014
 
MAZARA DEL VALLO (TP) – Due scimmie trovate nella casa di un cittadino tunisino. La Forestale: fuggivano dal contatto umano
Intervento della Guardia di Finanza e del Corpo Forestale della Regione Siciliana
 
La scimmietta più piccola cercava continuamente conforto nell’esemplare più grande. Entrambi Macaco sylvanus (scimmia bertuccia), ed entrambi giovanissimi. Secondo quanto reso noto dal Servizio Cites del Corpo Forestale della Regione Siciliana, sarebbero state detenute nella casa dove viveva un cittadino tunisino, ora finito nei guai.
Gli animali sarebbero stati importati dalla Tunisia in violazione della normativa CITES sul commercio delle specie protette. Il personale della Guardia di Finanza e del servizio CITES del Corpo Forestale della Regione Siciliana hanno scoperto la triste realtà dei due poveri animali e sono intervenuti qualche giorno addietro, presso un’abitazione del centro storico. Al suo interno anche trenta cadellini, piccolo volatile protetto dalla legge.
L’indagine è scaturita da un’attività condotta dai militari della Tenenza della Guardia di Finanza di Mazara del Vallo (TP). La pista seguita era quella del possibile commercio di animali esotici. I finanzieri, incuriositi dalle particolari circostanze d’indagine, dopo i preliminari accertamenti investigativi coordinandosi con il personale del servizio CITES del Corpo Forestale della Regione Siciliana, sono intervenuti presso l’abitazione, dove hanno scoperto e successivamente recuperato i due macachi ed i cardellini.
Gli animali sono stati tutti sottoposti a sequestro; i volatili, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria di Marsala (TP), sono già stati liberati nell’area protetta “Trinità” mentre le due scimmiette dovranno essere sottoposte ad accertamenti medico – veterinario. Solo dopo aver conclusi, saranno trasferite in un centro autorizzato ritenuto idoneo al recupero della fauna selvatica esotica.
Secondo il Servizio Cites del Corpo Forestale della Regione Siciliana, i macachi, come tutti i primati, sono animali imprevedibili, dotati di notevole forza fisica e di una natura in grado di offendere; inoltre, sono portatori di malattie potenzialmente trasmissibili all’uomo. Per questo motivo sono considerati pericolosi per la salute e l’incolumità pubblica e non possono essere né importati né detenuti in Italia. Molto spesso, in realtà questi animali vengono illegalmente introdotti nel nostro paese da cuccioli, perché ritenuti socievoli: invece, una volta raggiunta l’età adulta, le bertucce diventano estremamente aggressive e pericolose per l’uomo, che si vede costretto a disfarsene.
Al momento del sopralluogo, il cittadino tunisino avrebbe tentato di occultarne la presenza degli animali in un terrazzino sottostante.
Le due scimmie, di età compresa tra i tre e i sei mesi, apparivano piuttosto stressate e rifuggevano il contatto umano; l’esemplare più piccolo cercava continuamente il contatto con il più grande, che era tenuto legato ad una finestra da una catena attaccata alla vita mediante un collare di cuoio, che è stato subito rimosso.
Le leggi vigenti, oltre a contrastare l’importazione illegale di flore e fauna protetta, vietano la detenzione di animali potenzialmente pericolosi quali proprio i primati che, anche di dimensioni molto piccole, sono a forte rischio di trasmissibilità di malattie pericolose per l’uomo, specie se, come spesso capita, provengono da zone a scarso controllo sanitario ove siano presenti gravi malattie infettive.
Il proprietario degli animali è stato denunciato per maltrattamento, importazione e detenzione illegale di specie protette dalla Convenzione di Washington, possesso di animali pericolosi per l’uomo, maltrattamento di animali e uccellagione.
Secondo quanto diffuso sal Servizio Cites della Regione siciliana i due animali sarebbero stati detenuti in cattive condizioni igienico sanitarie.
 
TISCALI
2 OTTOBRE 2014
 
Sperimentazione animale, fonte di sofferenza per le cavie e inutili per l'uomo
 
OSCAR GRAZIOLI
 
I cosiddetti "pro test", così vengono chiamati brevemente i ricercatori che sono a favore della sperimentazione animale, accusano chi oppone severe critiche scientifiche a questa pratica, di produrre documenti vecchi, ormai obsoleti, fotografie ormai seppiate dal tempo con la classica scimmietta con gli elettrodi nel cervello, insomma cercano di offrire alla pubblica opinione una visione della sperimentazione attuale molto edulcorata rispetto al passato. Oggi ci sarebbero tutti i controlli che ieri mancavano, gli esprimenti non implicherebbero più dolore, ma solo magari un po' di fastidio, tutto lo staff sarebbe impegnato a coccolarsi topi, ratti e cani, insomma un paese del Bengodi per le cavie.
E' uscito giusto in questi giorni un documento della LAV che ha esaminato i dati più recenti - ottenuti (grazie al TAR e non per generosità del Ministero) dal Dicastero della Salute - relativi alle sperimentazioni più dolorose e alle aperture di nuovi laboratori che usano animali. I risultati sono impressionanti. Nonostante la crisi economica e i tagli alla ricerca, sono 169 le autorizzazioni per nuovi stabulari in soli tre anni di cui ben 104 con nuove specie, locali o strutture, per un totale di oltre 700 stabulari dove gli animali vengono sottoposti alle atrocità della sperimentazione e uccisi.
Cito testualmente dal documento "Tra il 2010 e il 2012 le sperimentazioni in deroga (ovvero l'impiego di cani, gatti e primati non umani, l'utilizzo a fini didattici o il non ricorso ad anestesia), quindi quelle che dovrebbero rappresentare un'eccezione e possibili solo in caso di inderogabile necessità, arrivano alla cifra impressionante di 726 procedure di cui 640 relative a procedure fatte senza anestesia con un numero indefinito di animali, esperimenti che hanno comportato intensi e prolungati livelli di dolore senza alcuna forma di lenizione. Solo per citarne alcuni: sfinimento fisico fino alla morte, studio del dolore acuto, induzione di stati psicotici, attività cerebrale investigata tramite scatole impiantate nel cervello, perfusioni, schizofrenia, trapianti di organi e impianto di chiodi midollari.
A questa lista degli orrori si aggiungono le sperimentazioni più assurde dove topi e altri animali vengono usati per modelli di malattie tipicamente umane, vista la complessità dei fattori legati alla società e al background familiare, come depressione, deficit emozionale, dipendenza da sostanze d'abuso e disturbi comportamentali. Tra le Regioni che detengono il record negativo del più alto numero di procedure in deroga ci sono Lazio, Lombardia, Veneto, Toscana ed Emilia Romagna. Tanto perché si sappia. Queste sono le foto seppiate, cari pro test, noi non raccontiamo balle. Ci pensa già qualcun altro.
 
QUOTIDIANO.NET
2 OTTOBRE 2014
 
Orsetti orfani: chiesto un incontro urgente al ministro dell'Ambiente
Enpa pretende risposte a nome dei milioni di cittadini preoccupati per la sopravvivenza dei piccoli di Daniza. "Da giorni sulla vicenda è calato un imbarazzante silenzio"
 
Roma – La triste vicenda legata all'uccisione di Daniza e alla sopravvivenza dei suoi cuccioli rimasti orfani continua a suscitare vivissima preoccupazione nella Protezione Animali. Per questo, di fronte all'imbarazzante silenzio del Ministero e alle scarse e confuse notizie sui piccoli, l'Enpa ha scritto alla Provincia di Trento e al Corpo Forestale Provinciale avanzando richieste molto chiare.
«Chi, e con quale modalità, sta monitorando i piccoli? Ci sono scienziati esperti che stanno valutando la salute psicofisica degli orsetti? Sono stati prodotti studi, relazioni e documenti tecnico-scientifici al riguardo? Considerando che l'inverno si sta avvicinando inesorabilmente e che la vita dei piccoli è in pericolo, quali accorgimenti si intendono adottare al fine di garantire loro un futuro?», chiede l'Enpa alla Provincia di Trento e al Corpo Forestale dello Stato. Domande, queste, per le quali l'associazione attende una risposta chiara ed inequivocabile, anche per onorare il diritto dei cittadini ad essere informati su tematiche di rilievo pubblico così stringenti.
 «Al Ministro dell'Ambiente abbiamo chiesto un incontro diretto, senza altre interlocuzioni - prosegue la Protezione Animali -. Riteniamo quantomeno imbarazzante il silenzio della struttura Ministeriale, a partire dalla Direzione Generale per la Protezione della Natura, che è competente su tale materia e che ha il diritto/dovere di intervenire in rappresentanza dello Stato, anche attraverso il Corpo Forestale Nazionale, per assicurare la necessaria tutela ad una specie particolarmente protetta. Con il Ministro vorremmo capire come poter lavorare insieme per garantire ai piccoli una vita libera, senza che qualcuno ceda alla loro cattura finalizzata alla reclusione in strutture quali zoo o bioparchi, o per sfruttarli come attrazione turistica.»
Da troppo tempo mancano risposte chiare e certe mentre l'inverno si avvicina: i cuccioli potrebbero non avere risorse sufficienti per superarlo, e questo generale e imbarazzante silenzio istituzionale è molto grave anche nei confronti dei milioni di cittadini italiani che hanno assistito alla condanna a morte di Daniza e che certamente non vorrebbero veder morti anche i suoi cuccioli.
 
LA ZAMPA.IT
3 OTTOBRE 2014
 
La Lav: per i cuccioli dell’Orsa Daniza ogni giorno può essere fatale
L’Enpa: «Imbarazzante il silenzio della struttura ministeriale»
 
Mentre il caso della morte dell’orsa Daniza è finito a Bruxelles con una denuncia all’Italia, la situazione dei suoi cuccioli continua a preoccupare le associazioni animaliste. «Ogni giorno che passa senza mettere in atto le necessarie azioni può rivelarsi fatale per i cuccioli orfani di Daniza. Con le dirette conseguenze di responsabilità». Lo scrive la Lav (Lega Anti Vivisezione) in una lettera al ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e al direttore Generale per la protezione della natura del ministero, Renato Grimaldi, chiedendo di affidare urgentemente al Corpo Forestale dello Stato l’intervento a tutela degli orsetti «con modalità decisionali e operative, eseguendo e rafforzando l’Atto firmato il 17 settembre scorso dal Procuratore Capo della Repubblica Giuseppe Amato mai attuato fino ad oggi».  
«Stiamo assistendo a una assenza di intervento, se non addirittura a un disimpegno sulla tematica - scrive la Lav - contrariamente a quanto affermato dal vostro organo tecnico, l’Ispra, e dalla Provincia di Trento, la letteratura scientifica rileva che la sopravvivenza dei cuccioli è ad altissimo rischio per la loro tenera età senza più gli insegnamenti della madre, la mancanza di esperienza a poche settimane dall’inverno e dal letargo che non conoscono, i pericoli legati alla fame, ai bracconieri, a incidenti di vario genere».  
Secondo la Lav la radiolocalizzazione di «uno solo dei cuccioli non fornisce indicazioni sulla sua buona salute e se si stia alimentando adeguatamente», bisogna dare «la possibilità ai due cuccioli di rimanere selvatici e non essere ingabbiati in uno zoo - prosegue la Lav - ma questo con atti totalmente diversi da quelli effettuati fino ad oggi dalla sola Provincia di Trento e che li comunica solo parzialmente e saltuariamente, due volte in tre settimane’’.  
L’Enpa: «Imbarazzante il silenzio della struttura ministeriale»  
Sulla stessa linea d’onda anche l’Enpa che ha chiesto un incontro con il ministro dell’Ambiente e scrive alla Provincia di Trento perché si faccia chiarezza sullo stato dei cuccioli. 
«Chi, e con quale modalità, sta monitorando i piccoli? Ci sono scienziati esperti che stanno valutando la salute psicofisica degli orsetti? Sono stati prodotti studi, relazioni e documenti tecnico-scientifici al riguardo? Considerando che l’inverno si sta avvicinando inesorabilmente e che la vita dei piccoli è in pericolo, quali accorgimenti si intendono adottare al fine di garantire loro un futuro?», chiede l’Enpa alla Provincia di Trento e al Corpo Forestale dello Stato. Domande, queste, per le quali l’associazione attende una risposta chiara ed inequivocabile, anche per onorare il diritto dei cittadini ad essere informati su tematiche di rilievo pubblico così stringenti. 
«Riteniamo quantomeno imbarazzante il silenzio della struttura ministeriale - afferma l’Enpa - a partire dalla Direzione generale per la protezione della natura, che è competente su tale materia e che ha il diritto-dovere di intervenire in rappresentanza dello Stato, anche attraverso il Corpo forestale nazionale, per assicurare la necessaria tutela ad una specie particolarmente protetta. Con il ministro vorremmo capire come poter lavorare insieme per garantire ai piccoli una vita libera, senza che qualcuno ceda alla loro cattura finalizzata alla reclusione in strutture quali zoo o bioparchi, o per sfruttarli come attrazione turistica».
 
NEL CUORE.ORG
3 OTTOBRE 2014
 
DANIZA, IL MINISTERO DELL'AMBIENTE: GLI ORSETTI MONITORATI E PROTETTI
"No alla narcosi, via al piano: sarà complesso"
 
Una strategia per il monitoraggio e la tutela dei due orsetti figli di Daniza, l'orsa morta dopo un tentativo di narcosi in Trentino, e' quella che si sta mettendo in campo da parte del ministero dell'Ambiente, d'intesa con il Corpo Forestale dello Stato e l'Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale (Ispra). Tale strategia sara' adesso coordinata e condivisa con la Provincia Autonoma di Trento, responsabile della gestione degli orsi e del progetto di ripopolamento. "Dal primo momento, dopo la morte di Daniza", l'attenzione del ministero dell'Ambiente e' stata rivolta ai cuccioli che vanno protetti, aiutati, tutelati per consentire loro di crescere e acquisire l'autonomia necessaria a cavarsela da soli nei boschi alpini. In questa direzione il ministero "si sta muovendo, nella consapevolezza della complessita' del compito ma anche dell'importanza dell'obiettivo della sopravvivenza dei due piccoli orsi". Nel corso di una recente riunione al ministero con Corpo Forestale dello Stato e Ispra, "e' stata delineata una linea d'azione che nei prossimi giorni sara' discussa con la Provincia Autonoma di Trento". E' emersa l'opportunita' di non ricorrere alla narcosi per "marcare" anche il secondo cucciolo e la disponibilita' del Corpo Forestale dello Stato di mettere a disposizione un elicottero per seguire a distanza gli orsetti, prestare eventualmente assistenza e monitorarne, e, ove necessario e possibile, agevolarne, l'alimentazione. "Una attiva collaborazione" e' stata inoltre avviata fra il Corpo Forestale dello Stato e il Corpo Forestale della Provincia Autonoma di Trento, in linea anche con le indicazioni della Procura della Repubblica che cura l'inchiesta sugli eventuali maltrattamenti ai cuccioli in seguito alla morte della madre.
 
QUOTIDIANO.NET
3 OTTOBRE 2014
 
Orsetti di Daniza, finalmente entra in campo la Forestale
Notizie filtrano dal ministero dell'Ambiente e parlano di una riunione con il coinvolgimento del Corpo, come aveva stabilito il procuratore di Trento, e dell'Ispra. Un elicottero per monitorare i loro spostamenti ed, eventualmente, lanciare del cibo
 
Roma, 3 ottobre 2014 - Una strategia per il monitoraggio e la tutela dei due orsetti figli di Daniza, l'orsa morta dopo un tentativo di narcosi in Trentino, si sta mettendo in campo da parte del ministero dell'Ambiente, d'intesa con il Corpo Forestale dello Stato e l'Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale (Ispra). E' quanto fanno sapere ambienti del dicastero che non entrano nel merito delle misure ipotizzate. Tale strategia sarà adesso coordinata e condivisa con la Provincia Autonoma di Trento, responsabile della gestione degli orsi e del progetto di ripopolamento.
"Dal primo momento, dopo la morte di Daniza", l'attenzione del ministero dell'Ambiente è stata rivolta ai cuccioli che vanno protetti, aiutati, tutelati per consentire loro di crescere e acquisire l'autonomia necessaria a cavarsela da soli nei boschi alpini, fanno sapere dal Ministero. In questa direzione il ministero "si sta muovendo, nella consapevolezza della complessità del compito ma anche dell'importanza dell'obiettivo della sopravvivenza dei due piccoli orsi". Nel corso di una recente riunione al ministero con Corpo Forestale dello Stato e Ispra, "è stata delineata una linea d'azione che nei prossimi giorni sarà discussa con la Provincia Autonoma di Trento". E' emersa l'opportunità di non ricorrere alla narcosi per "marcare" anche il secondo cucciolo e la disponibilità del Corpo Forestale dello Stato di mettere a disposizione un elicottero per seguire a distanza gli orsetti, prestare eventualmente assistenza e monitorarne, e, ove necessario e possibile, agevolarne, l'alimentazione.
"Una attiva collaborazione" è stata inoltre avviata fra il Corpo Forestale dello Stato e il Corpo Forestale della Provincia Autonoma di Trento, in linea anche con le indicazioni della Procura della Repubblica che cura l'inchiesta sugli eventuali maltrattamenti ai cuccioli in seguito alla morte della madre.
Il linguaggio burocratichese rende poco della sostanza ma rappresenta, comunque, un segnale importante. Forse qualcosa si muove e, soprattutto, si è deciso finalmente di coinvolgere il Corpo forestale dello Stato nella gestione delle misure di tutela dei cuccioli rimasti orfani, come aveva stabilito la Procura di Trento ma come, fin qui, non era stato attuato. Peraltro le poche notizie che filtrano seguono il silenzio del ministro Galletti sulla vicenda seppure interpellato direttamente in Parlamento. Anche oggi  Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente della Camera, ha presentato un'interrogazione ai ministri dell'Ambiente e dell'Agricoltura per avere notizie degli orsetti ed esprimere preoccupazione per le loro condizioni. Il giorno precedente Galletti era stato interrogato, dalla senatrice di Sel Loredana De Petris, sulle azioni del ministero per i cuccioli ma la parlamentare non aveva ricevuto risposta. Tanto che anche Maurizio Gasparri (Fi), aveva provato a sollecitare Galletti sul destino dei piccoli ma senza risultato.
 
QUOTIDIANO.NET
6 OTTOBRE 2014
 
"I cuccioli di Daniza stanno bene e si nutrono in modo autonomo"
 
Una nota della giunta provinciale di Trento rassicura sulle condizioni dei piccoli che mostrano diffidenza nei confronti dell'uomo e si muovono separatamente in Val Rendena
Trento, 6 ottobre 2014  - La Giunta provinciale di Trento ha diffuso oggi un report riguardo l'attività del Corpo Forestale del Trentino circa il monitoraggio sui due cuccioli di Daniza. "Gli orsetti - si legge nella nota - si muovono in modo indipendente, emergono allo stato attuale comportamenti confortanti: gli  animali hanno dimostrato elusività nei confronti dell'uomo e delle sue attività, buona capacità di recuperare alimenti dall'ambiente naturale e utilizzano in modo completo l'areale a loro noto frequentando entrambi i versanti della Val Rendena".
"Tutte le azioni sono state intraprese in conformità alle Linee guida per la gestione dei cuccioli, che il Servizio Foreste e Fauna ha elaborato nell'ambito di un confronto tecnico con il Corpo Forestale dello Stato, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale-Ispra e i massimi esperti europei nella gestione dell'orso. Il documento è stato inviato il 26 settembre al Ministero dell'Ambiente per una validazione ufficiale e per un'azione di coordinamento generale". Questo quanto fa sapere la provincia autonoma di Trento.
 
NEL CUORE.ORG
6 OTTOBRE 2014
 
ORSA DANIZA, PROVINCIA DI TRENTO: "CUCCIOLI IN SALUTE E CONTROLLATI"
Il report sull'attività svolta dal Corpo forestale
 
La giunta provinciale di Trento ha diffuso oggi un report sull'attivitò del Corpo forestale del Trentino a proposito del monitoraggio sui due cuccioli di Daniza. "Gli orsetti - si legge nella nota - si muovono in modo indipendente, emergono allo stato attuale comportamenti confortanti: gli animali hanno dimostrato elusività nei confronti dell'uomo e delle sue attività, buona capacità di recuperare alimenti dall'ambiente naturale e utilizzano in modo completo l'areale a loro noto frequentando entrambi i versanti della Val Rendena".
Tutte le azioni sono state intraprese in conformità alle linee guida per la gestione dei cuccioli, che il Servizio Foreste e fauna ha elaborato nell'ambito di un confronto tecnico con il Corpo forestale dello Stato, l'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e i massimi esperti europei nella gestione dell'orso. Il documento è stato inviato il 26 settembre scorso al ministero dell'Ambiente per una validazione ufficiale e per un'azione di coordinamento generale.
 
NEL CUORE.ORG
18 OTTOBRE 2014
 
ORZA DANIZA, BRANDO QUILICI: "IN TRENTINO COMMESSI ERRORI"
"In Canada mai avuto problemi con l'anestesia"
 
In Italia ''amiamo gli animali ma sono stati fatti degli errori, soprattutto in Trentino, probabilmente la persona che seguiva gli orsi non aveva i mezzi adatti''. Lo dice, rispondendo a una domanda sulla morte dell'orsa Daniza, Brando Quilici (figlio di Folco), che al Festival del film di Roma, presenta fuori concorso, in Alice nella citta', Il mio amico Nanuk, family movie d'avventura codiretto con Roger Spottiswoode, girato nell'Artico canadese. Nel film ha lavorato con orsi polari nati e cresciuti in cattivita' (come il cucciolo protagonista) e ripreso quelli in natura. ''Vent'anni fa io ho seguito il censimento degli orsi polari della Baia di Hudson, in pochi giorni ne hanno addormentati molti senza mai che ci fossero problemi - ha spiegato Quilici, autore anche di vari documentari sulla natura -. E' un'operazione molto delicata da eseguire, il farmaco va dosato con grande attenzione, il tipo in Trentino non ha saputo fare la cosa giusta''. Quilici spiega che ''e'una droga molto particolare quella usata per mettere sugli animali i radiocollari. L'orso rimane come paralizzato quando e' sotto l'effetto, non puo' muoversi ma vede quello che succede intorno a lui, per questo non va spaventato, bisogna muoversi con grande attenzione. Quello che e' successo (in Trentino, ndr) non e' colpa solo della persona che ha agito, oltretutto non era nemmeno un veterinario''.
 
NEL CUORE.ORG
30 OTTOBRE 2014
 
"DANIZA, I 2 CUCCIOLI HANNO BUONE POSSIBILITA' DI SOPRAVVIVENZA"
A Trento tecnici ministero, Ispra, CfS, 5 esperti stranieri
 
''I due cuccioli dell'orsa Daniza, morta l'11 settembre durante un tentativo di cattura, stanno bene e hanno buone possibilità di sopravvivenza anche dopo l'inverno''. Lo hanno comunicato gli esperti nazionali e internazionali riuniti a Trento al tavolo tecnico organizzato dalla Provincia. All'incontro hanno preso parte i tecnici di Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), Ministero dell'Ambiente, Corpo forestale dello Stato e cinque esperti stranieri provenienti da Austria, Croazia, Norvegia, Slovenia e Spagna. Il tavolo, prendendo spunto dall'episodio di Daniza, ha permesso di approvare le "linee guida" che serviranno a gestire in futuro i casi di cuccioli di orso che hanno perso la madre. Nel documento si raccomanda di evitare il contatto tra orsetti e uomo, di ridurre al minimo indispensabile il ricorso al sostentamento alimentare artificiale e di procedere al monitoraggio attraverso tutti i sistemi disponibili. Si fanno, ancora, delle ipotesi di scenario per cercare di prevedere le azioni più idonee da seguire a seconda del comportamento adottato dai cuccioli: dal caso in cui gli orsetti non cerchino l'interazione con l'uomo, all'eventualità in cui invece ci siano tentativi di contatto o rischi di deperimento avanzato che ne mettano a repentaglio la sopravvivenza.
Durante l'incontro, gli uomini del Corpo forestale della Provincia di Trento hanno anche annunciato che la cucciola che era monitorata tramite marca auricolare Vhf (Very high frequency, frequenza molto alta) ha perso l'apparecchio nella serata di ieri. Gli esperti hanno confermato che l'evento non è infrequente e non pregiudica la possibilità di seguire gli spostamenti dell'esemplare. ''È stato quindi deciso - spiega l'assessore provinciale all'Agricoltura, Michele Dallapiccola - di non procedere a una cattura della cucciola che sarebbe risultata inutilmente invasiva. Il monitoraggio proseguirà pertanto con le altre tecniche disponibili (osservazione, fototrappole e identificazione genetica) almeno fino alla fine dell'inverno''. I due cuccioli hanno circa nove mesi. Stando ai dati a disposizione, l'Ispra ha sottolineato come a quest'età gli esemplari di orso siano ormai svezzati e abbiano già acquisito i comportamenti necessari ad aumentare le loro possibilità di sopravvivenza.
 
IL CENTRO
2 OTTOBRE 2014
 
L’orso Ferroio è stato ucciso da un altro esemplare
 
PESCASSEROLI (AQ) - È stato ucciso da un altro plantigrado, e non come si temeva da sostanze tossiche, il giovane esemplare di orso bruno marsicano chiamato «Ferroio». L’animale è stato trovato morto il 9 giugno scorso a Prato Cardoso, in un’area al confine tra Civitella Alfedena e Scanno. Sono questi i risultati emersi dall’esame necroscopico effettuato dai veterinari dello Zooprofilattico di Grosseto. Una morte provocata da un combattimento con un altro orso, come non di rado avviene anche per questi animali. Proprio a Ferroio, catturato per munirlo di radiocollare nel giugno del 2008, quando aveva sei anni e pesava circa 112 chilogrammi, erano state rinvenute diverse ferite da morso sul naso e sul collo, esito di combattimenti tra maschi nel corso della stagione riproduttiva. L’attenzione del Parco nei confronti di Ferroio nel corso degli anni è stata continua, essendo stato seguito per anni dal servizio scientifico e veterinario dell’Ente. Un monitoraggio che ha permesso anche di evidenziare la grande mobilità del plantigrado. La carcassa fu trovata in pieno giorno dalle guardie del Parco nazionale d’Abruzzo in stato di avanzata decomposizione. L’orso era probabilmente morto qualche giorno prima e parzialmente consumato da predatori necrofagi di passaggio, evento del tutto naturale. Gli esami tossicologici eseguiti sui resti dell’animale, tesi ad accertare se la morte fosse stata causata da sostanze tossiche, hanno dato esito negativo così come quelle tendenti a evidenziare eventuali patologie. Durante gli esami si è scoperto che nel corpo dell’animale c’erano anche pallini da caccia. Come dire che l’orso era stato comunque preso di mira da qualche cacciatore di frodo.
 
GEA PRESS
2 OTTOBRE 2014
 
Parco Nazionale dell’Alta Murgia – A caccia in area protetta e con il richiamo vietato
Intervento del Corpo Forestale dello Stato
 
Sequestro di due fucili da caccia, delle munizioni e di un richiamo acustico con il quale avrebbero attirato l’avifauna. Il tutto all’interno del Parco nazionale dell’Alta Murgia. I due sono stati denunciati a seguito dei controlli a tutela del patrimonio faunistico disposti, ad avvio della stagione venatoria, dal Corpo Forestale dello Stato – Coordinamento Territoriale per l’Ambiente di Altamura e dai Comandi territorialmente competenti.
Proprio il Comando Stazione di Ruvo di Puglia, impegnato appunto in un servizio mirato posto in essere non solo a tutela dei territori del Parco Nazionale dell’Alta Murgia ove l’esercizio venatorio è tassativamente vietato, ma anche sulle aree contermini a quest’ultimo, sono intervenuti in località “Torre Mascolo” in agro del comune di Corato. Qui alle prime ore del mattino hanno sorpreso due individui dediti alla caccia con l’ausilio di un richiamo acustico elettromagnetico in danno ad esemplari di avifauna migratoria della specie “quaglia”.
Stante la normativa di settore, informa il Corpo Forestale dello Stato, l’utilizzo di tale richiamo che consente un più facile avvicinamento e abbattimento della fauna, non è consentito configurando un esercizio venatorio illegale e pertanto penalmente sanzionato. Gli agenti, oltre che a provvedere al sequestro, hanno deferito alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trani i due soggetti.
Per il coordinatore del CTA “l’impegno degli uomini del CFS quale forza specializzata nella tutela dell’ambiente è di fondamentale importanza per la tutela del patrimonio faunistico spesso vessato da attività di illegale prelievo”.
L’intervento è avvenuto lo scorso 28 settembre ,ed è stato reso noto oggi.
 
CORRIERE DELLA SERA
2 OTTOBRE 2014
 
Milano - in una casa signorile a porta vittoria
Sequestra la colf per quattro mesi Ammanettata, nella casa 26 cani
Per la donna, che sembrava inizialmente inquadrarsi in un profilo di accumulatrice, è scattato l’arresto con l’accusa di maltrattamento e sequestro di persona
 
di Paola D’Amico
 
MILANO, Teneva la colf segregata in casa e da quattro mesi non le pagava lo stipendio. Ma in quella stessa casa signorile, dove viveva con due figlie adolescenti, deteneva anche 26 cani, di piccola, media e grossa taglia. Alcuni, presumibilmente quelli che non era più in grado di gestire, erano tenuti legati e rinchiusi in una stanza. Per la donna, che sembrava inizialmente inquadrarsi in un profilo di accumulatrice (animal hoarder), mercoledì è scattato l’arresto con l’accusa di maltrattamento e sequestro di persona. Teatro della vicenda è un appartamento in zona di Porta Vittoria, dove la famiglia viveva da una decina d’anni. La popolazione di quattrozampe aveva continuato a crescere nel tempo (l’ultima arrivata una cucciola di 9 mesi, questa estate) ed era stata una costante ragione di screzio con i vicini. Non soltanto con gli inquilini dell’elegante stabile, alcuni dei quali avevano preferito addirittura trasferirsi, ma anche con i condomìni dirimpettai, che lamentavano l’odore e la sporcizia lasciati nella via dal branco di cani, che uscivano a gruppi. Quanto alle colf, poco si sapeva nel quartiere, salvo il fatto che il turnover era veloce. Forse sfruttate, come l’ultima, di nazionalità romena che non parlava italiano, e nei rari momenti in cui era riuscita ad affacciarsi sul balcone, era stata sentita chiedere aiuto, in uno stentato spagnolo. Ieri, sul posto, assieme ai veterinari della Asl, al nucleo tutela animali e ai cinofili della Polizia Locale, c’erano anche gli uomini del Commissariato di zona, i vigili di quartiere che hanno raccolto per primi l’allarme e il nucleo tutela donne e minori. La colf è stata trovata segregata in una stanza così come alcuni animali. Sulle braccia c’erano evidenti segni di morsicature ed era denutrita. È stata liberata e portata in ospedale (diagnosi di 30 giorni). «L’operazione è solo un esempio del nostro lavoro a tutela delle fasce più deboli - ha chiarito il comandante della Polizia Locale, Tullio Mastrangelo -, attività su cui questa amministrazione ha delle priorità anche in tema di polizia giudiziaria».
 
NEL CUORE.ORG
2 OTTOBRE 2014
 
MADDALENA, CINGHIALI IN ECCESSO? ENPA: "LA COLPA E' DEI COMUNI"
Fallimentare il sistema dell'abbattimento
 
Nel Parco della Maddalena (Olbia-Tempio) ci sarebbe un problema legato ad un presunto sovrannumero di cinghiali, ma - come chiaramente ammesso dalle autorità – lo strumento finora utilizzato per porre rimedio a tale situazione, vale a dire l'abbattimento degli animali, ha dato risultati a dir poco fallimentari.
"Questo accade perché il (presunto) problema relativo al sovrannumero delle specie selvatiche viene affrontato con metodi assolutamente inadatti; tra l'altro è da oltre vent'anni che si ricorre alla cattura ed allo sterminio dei selvatici senza ottenere alcun risultato – osserva l'Enpa -. Sarebbe opportuno ricorrere invece a i metodi ecologici e a mettere in pratica azioni preventive, come ad esempio il controllo e la vigilanza degli animali allevati, che spesso vagano senza alcun controllo nel territorio, fino all'eliminazione di qualsiasi fattore che possa favorire la riproduzione dei cinghiali",
Nel caso della Maddalena è però certo che le istituzioni locali, le stesse che lamentano una "sovrappopolazione" dei cinghiali, hanno quantomeno una responsabilità non secondaria. Secondo l'ente parco, una delle cause del "sovrannumero" è proprio da ricercarsi nelle fonti alimentari a cui gli animali hanno facile accesso,come ad esempio i rifiuti e gli avanzi lasciati da chi si prende cura dei gatti residenti in zona.
"E' semplicemente assurdo prendersela con i mici, semmai sono proprio le amministrazioni comunali che, in ottemperanza alla legge 281/91 sul randagismo, dovrebbero intervenire per la sterilizzazione degli esemplari, il censimento e la gestione di colonie feline, in cui vi sia un responsabile che possa alimentare i gatti e togliere ogni residuo di cibo. Infatti, stando alla nostra normativa, la gestione delle colonie feline compete ai sindaci, i quali rispondono in prima persona per eventuali criticità e problematiche connesse a tale gestione. Pertanto, quando il primo cittadino della Maddalena sostiene che le colonie feline sarebbero fuori controllo, implicitamente ammette il fallimento della propria amministrazione nell'attuare le misure previste dalla legge per la gestione del randagismo felino".
 
ANSA
2 OTTOBRE 2014
 
Cani italiani stressati ma molto amati
Ricerca, sono 7 mln di razza o meticci,maggioranza vive in città
 
MILANO, 2 OTT - I nomi più usati sono Lucky, Billy e Jack o Kira e Luna e il 70% di loro è stressato. Presenzialisti o pantofolai, indipendenti o sportivi circa per il 25% di ognuna di queste categorie. E' la radiografica dei 7 milioni di cani italiani, il 56% dei quali vive in città, tratta da un sondaggio realizzato per la Royal Canin. Quasi tutti tendono a umanizzare il proprio cane: l'82% dei proprietari ne parla spesso, il 69% lo tratta come un figlio, il 60% gli fa regali.
 
CORRIERE DELLE ALPI
2 OTTOBRE 2014
 
Nel menu vegano c’è il gusto dell’etica
 
di Marina Grasso
 
Prov. Di Padova, Pare che in Italia siano circa mezzo milione. E per loro è sempre meno difficile mangiare bene al ristorante, dove per tanto tempo sono stati costretti a scegliere pasta al pomodoro e poco più. La scelta si ampia, per i vegani. E anche per tutti i golosi curiosi che vogliono provare i molti sorprendenti gusti di una cucina in cui sono assenti tutti i prodotti animali e loro derivati. Sempre più ristoranti tradizionali stanno inserendo nel loro menu ricette dedicate al pubblico sempre più vasto di chi ha scelto di nutrirsi di soli cibi vegetali, o - per estendere il concetto vegan ben oltre al fatto alimentare - per chi ha compiuto una scelta etica. Ma la scelta di Loris Villanova ha un sapore un po’ diverso, che non ha che fare con l’esigenza di assecondare le richieste del mercato. Lui, chef di lungo corso che la dieta vegana l’ha scelta da vent’anni, tre anni fa ha concretizzato il suo stile di vita nel ristorante Papilla di Cittadella (Ca’ dai Pase). Villanova s’impegna ora solo in ricette a base di verdura e frutta (di stagione e a chilometro zero), cereali, legumi e semi oleosi. Nella sua cucina non ci sono né il congelatore né il microonde, e non si frigge. Ma questo non toglie gusto e varietà alle sue preparazioni, apprezzate da un pubblico sempre più vasto e eterogeneo che, per scelta o curiosità, si lascia piacevolmente sorprendere dai colori e dai sapori della cucina vegana. Inoltre, proprio perché la scelta vegana non è solo alimentare, Papilla ha già collezionato tante collaborazioni con studiosi, medici e associazioni che hanno tenuto affollate conferenze sul mondo vegan. E propone continuamente corsi di cucina vegan e incontri informativi. Per mangiare al Papilla è vivamente consigliata la prenotazione, e non solo perché il locale è piuttosto raccolto (35 coperti circa) ma anche perché, come spiega Villanova «noi usiamo solo prodotto fresco, e siamo contrari allo spreco o al “riciclaggio” del giorno dopo», Altri ristoranti vegnai: Alla Zucca di Venezia (San Giacomo Dall’Orio) all’Osteria Fuori Porta di Padova (Via Aspetti, 7), alla Corte San Francesco a Treviso (viale Burchiellati 12).
 
NEL CUORE.ORG
2 OTTOBRE 2014
 
USA, "920 POLLI UCCISI CON UNA MAZZA DA GOLF": ARRESTATI 4 RAGAZZINI
Hanno fatto irruzione in un allevamento di polli
 
Le autrorità nella California centrale hanno arrestato quattro persone - un maggiorenne e tre minorenni - sospettati di aver fatto irruzione in un allevamento di polli della Foster Farms e di aver ucciso più di 900 esemplari con una mazza da golf. I funzionari che lavorano per lo sceriffo della contea di Fresno, che hanno agito dopo diverse segnalazioni, ieri - fa sapere l'AP - hanno rintracciato il 18enne Gabriel Quintero di Riverdale. Presi anche in custodia gli altri tre: un 15enne e un 17enne di Caruthers, e un altro ragazzino di 17 anni di Lemoore. Tutti sono accusati di furto con scasso e crimine di crudeltà verso gli animali. Al momento non è noto se i sospetti hanno chiamato degli avvocati difensori. Gli investigatori dicono il gruppo abbia divelto una recinzione il 20 settembre scorso per accedere nel capannone a sud di Fresno, dove sono stati massacrati 920 polli. Sarebbero stati usati una mazza da golf e forse anche un altro corpo contundente.
 
GEA PRESS
2 OTTOBRE 2014
 
Libano – L’orrenda esposizione delle cicogne uccise
Per la prima volta interviene il Governo libanese

 
Nuove terribili immagini in arrivo dal Libano. Migliaia di uccelli, anche di specie minacciate di estinzione, che cadono sotto il piombo dei cacciatori libanesi.
A darne comunicazione è il CABS, il nucleo di volontari specializzati in antibracconaggio che riprende quanto oggi pubblicato sulla pagina Facebook “stop hunting crimes in Lebanon”.
Decine di scatti dei cacciatori libanesi tra cui, forse, quello più drammatico: oltre trenta cicogne bianche uccise ed esibite.
“Siamo di fronte ad un massacro che non ha eguali – ha dichiarato Marc Roger dello staff che gestice la pagina – Negli ultimi giorni in concomitanza con il passaggio dei migratori abbiamo raccolto centinaia di immagini di uccelli uccisi anche appartenenti a specie rare: aquile anatraie, aquile minori, falchi cuculi, re di quaglie e rigogoli a mazzi. Le cicogne vengono uccise soprattutto nei dormitori notturni. Abbiamo notizie di anche 250 esemplari abbattuti in una sola battuta di caccia. Non parliamo poi di passeriformi di tutte le specie uccisi a centinaia di migliaia. Persino i succiacapre vengono abbattuti a decine”. In questo quadro drammatico, vi è però una notizia che gli stessi protezionisti definiscono straordinaria: il Ministro dell’Ambiente Mohamad Machnouk e il Ministro della Giustizia, hanno deciso di agire per la prima volta contro un gruppo di cacciatori che si sono fatti fotografare con oltre 500 uccelli protetti.
Il ministro dell’Ambiente ha chiesto il caercere per un mese ed una forte multa.
Un intervento che è anche merito della campagna intrapresa un anno addietro dalla pagina Facebook, e del supporto fornito dal CABS. Proprio il CABS poche settimane fa aveva inviato una lettera al Ministro Machnouk allegando immagini, nomi dei cacciatori e link delle uccisioni più efferate.
“E’ un segnale positivo, ma senza una reale implementazione della legge sulla caccia e un corpo di polizia specializzato nella vigilanza venatoria il problema rischia di essere irrisolto” conclude Marc Roger “ L’Unione Europea e tutti gli Stati da cui provengono gli uccelli migratori (Russia compresa) devono far sentire la loro voce: se si continua in questo modo tutti gli sforzi di tutela messi in campo sono vanificati!”
 
GEA PRESS
2 OTTOBRE 2014
 
Camerun – Sequestro di teschi di grandi scimmie
 
Nuovo sequestro di ossa di grandi primati, avvenuto in Camerun. A darne comunicazione è l’Ong LAGA (Last Great Ape Organization).
La polizia ha infatti arrestato due trafficanti trovati in possesso di  un teschio di gorilla, quattro di scimpanzè, ed uno di mandrillo. Le ossa di tali animali sono purtroppo molto richieste dai collezionisti di tutto il mondo.
LAGA è una ONG specializzata nella repressione di questi traffici che in più occasioni ha sgominato, in collaborazione con le autorità di polizia, traffici illeciti di ossa di grandi scimmie, di elefante e di altri animali ancora. Un traffico evidentemente ben remunerato e che sembra non conoscere fine.
Ad essere colpiti sono animali molto rari, come nel caso degli scimpanzè e dei gorilla, ma anche specie più comuni.
 
GEA PRESS
19 OTTOBRE 2014
 
Camerun- Lo scimpanzè a pezzi

 
Ampia operazione di polizia che ha coinvolto il Camerun, Gabon e il Congo. Al centro dell’attenzione il commercio di fauna selvatica. Un problema, quest’ultimo, recentemente rinvigoritosi sulle polemiche  relative alla probabile veicolazione del virus Ebola dalla fauna selvatica (primati, ma anche alcune antilopi) all’uomo, tramite l’assunzione di carne.
Ad essere impegnati congiuntamente alle forze di polizia gli esperti di Laga, una ONG impegnata in Camerun, e di Wara  che raggruppa diverse esperienze diffuse nei paesi che si affacciano nel Golfo di Guinea.
Dalle notizie finora diffuse sono stati sequestrati in Camerun pezzi di scimpanzè. Si tratta in  particolare della testa e dei quattro arti. Sequestrati anche pezzi di elefanti tra cui pelle, denti e l’estremità degli arti. Il trafficante ha reagito cercando di impossessarsi della pistola di un poliziotto, non riuscendoci.
Per gli altri paesi coinvolti si è saputo del Gabon dove è stata sequestrata una pelle di leopardo.
Solo poche ore addietro in Camerun era avvenuto il sequestro di parti di Gorilla.
 
GEA PRESS
27 OTTOBRE 2014
 
Camerun – Sequestro di crani e di un cucciolo di scimpanzè

 
Almeno un piccolo  era ancora in vita. Si trattava di un cucciolo di scimpanzè sequestrato agli stessi trafficanti che possedevano  crani ed altre parti di scimmia, sia adulti che giovani.Un commercio, quello di ossa appartenenti ad animali di specie selvatica che sembra non  conoscere fine.
Traffici illeciti che hanno come principale mercato quello internazionale di collezionisti e, localmente, quello alimentare.
L’intervento  della polizia del Camerun e avvenuto congiuntamente agli esperti di LAGA (Last Great Ape Organization).
Due presunti trafficanti sono così stati arrestati. Ad essere sequestrate sono state  7 teste, 30 mani e zampe di scimpanzé. Considerevole anche il sequestro di scaglie di pangolino.
Il piccolo di scimpanzè rinvenuto ancora in vita è stato consegnato agli esperti dell’ONG LAGA. Una organizzazione che si occupa della tutela della fauna e  della repressione dei traffici illeciti.
Negli ultimi mesi, gli interventi della polizia sono stati particolarmente intensi, svelando ancor di più un intenso traffico di crani ed altre parti di animali a rischio di estinzione. Tra questi, gli stessi scimpanzè ma anche gorilla, mandrilli e, tra gli altri animali, antilopi ed elefanti.
 
NEL CUORE.ORG
2 OTTOBRE 2014
 
CINA, PERQUISITI UNO AD UNO I 10 MILA PICCIONI DI PIAZZA TIENANMEN
Alla ricerca di "materiale sospetto"
 
Quasi ovunque nel mondo il volo dei piccioni e delle colombe è di buon augurio. Evidentemente la pensano così anche le autorità cinesi, che ieri hanno deciso di liberarne diecimila sulla piazza Tienanmen durante i festeggiamenti per il 65.o anniversario della Repubblica popolare fondata da Mao Zedong. La differenza è che le medesime autorità hanno tenuto a far sapere, anche tramite l'organo ufficiale "Il quotidiano del popolo", che specialisti hanno controllato ali, zampe e ano di ciascun piccione in cerca di non meglio specificato "materiale sospetto". L'intera procedura è stata videoregistrata e gli uccelli caricati su veicoli sigillati per il viaggio verso la piazza e verso la libertà. Paranoia di Stato? L'annuncio, rilanciato con un tweet del giornale, ha suscitato ilarità tra gli stessi lettori cinesi e poco dopo è scomparso dai siti internet ufficiali.
 
GEA PRESS
2 OTTOBRE 2014
 
Svizzera – Malattia misteriosa uccide trenta pecore. Poi, improvvisamente, si ferma
 
A rendere nota la notizia è Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”: trenta pecore morte su un alpeggio di Elm, nel canton Glarona, in Svizzera.
La causa sarebbe una misteriosa malattia che, a detta di D’Agata, dovrebbe far attivare anche le autorità sanitarie nazionali ed europee per comprendere la causa dei decessi.
A distanza di un mese, né il veterinario cantonale, né gli esperti dell’ospedale veterinario di Zurigo sarebbero riusciti a chiarire il mistero.Le pecore colpite dalla misteriosa malattia si trovavano su un alpeggio che contava fino a 400 animali e sono tutte morte nel mese di agosto. Così ha riferito il veterinario cantonale Jakob Hösli, confermando una notizia del quotidiano “Südostschweiz”.
I 30 ovini si sono improvvisamente separati dal gregge e sono morti nel giro di tre quattro giorni.
Tutti presentavano gli stessi sintomi: apatia e ingrossamento e formazione di croste sul muso.Secondo il veterinario cantonale si tratta di “Un quadro clinico mai riscontrato finora”. Nemmeno le analisi effettuate al “Tierspital” di Zurigo, hanno finora permesso di fare chiarezza.
Fa tirare però un sospiro di sollievo, il fatto che le stesse autorità sanitarie abbiano confermato che durante il mese di settembre non ci siano più stati casi di animali morti.
 
LA ZAMPA.IT
2 OTTOBRE 2014
 
Salvano un cane ferito e hanno una sorpresa
 
Una giovane Pit Bull è ferita e vengono avvertiti i volontari della Hope For Paws. Ma quando arrivano sul posto, ad attenderli c’è una piacevole sorpresa.
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
2 OTTOBRE 2014
 
USA, FBI: LA CRUDELTA' SUGLI ANIMALI ORA E' REATO GRAVE COME L'OMICIDIO
Lo scopo? Tenere traccia di crimini spesso dimenticati
 
I giovani che torturano e uccidono gli animali sono inclini alla violenza contro le persone quando vanno più avanti negli anni se non vengono controllati, hanno dimostrato alcuni studi. Una nuova categoria federale per i crimini di crudeltà verso gli animali contribuirà a punire severamente questi individui che commettono abusi sugli animali domestici prima che il loro comportamento possa peggiorare e dare una spinta ad azioni giudiziarie, sostiene un'associazione animalista. Lo scrive "The Huffington Post".
Per anni, l'Fbi ha archiviato l'abuso degli animali sotto l'etichetta di "altro", insieme a una serie di reati minori, rendendo questi crimini difficili da trovare, da contare anche per tenerne traccia. L'ufficio di presidenza ha annunciato questo mese che avrebbe creato per la crudeltà sugli animali un Gruppo A di crimini più gravi, da considerare alla pari di omicidio, incendio doloso e aggressione.
"Sarà più facile per chi deve pronunciare sentenze, per le sentenze e per il patteggiamento", ha dichiarato Madeline Bernstein, presidente e CEO della Spca (Società per la prevenzione della crudeltà verso gli animali) di Los Angeles, ex procuratore di New York.
Questa nuova categoria aiuterà a identificare i giovani delinquenti. Le forze dell'ordine dovranno segnalare incidenti e arresti in quattro aree: negligenza semplice o grave; abuso intenzionale e torture; abuso organizzato, tra cui i combattimenti fra cani e fra galli e gli abusi sessuali sugli animali. Lo ha fatto sapere la Federal bureau investigation.
 
GREEN ME
2 OTTOBRE 2014
 
I crimini sugli animali: per l'FBI diventano reati alla stregua di omicidio e incendio doloso

Roberta Ragni

 
Torturare e uccidere gli animali sara' un crimine punito pesantemente dalla legge negli Stati Uniti. Per anni, infatti, l'FBI ha archiviato l'abuso degli animali sotto l'etichetta di "altro", insieme a una serie di reati minori, che fino a oggi hanno reso difficile anche tenere traccia di questi crimini. Adesso, però, la crudeltà sugli animali sarà un crimine con la propria categoria, proprio come omicidio, incendio doloso o aggressione.
Le forze dell'ordine dovranno segnalare incidenti e arresti in quattro aree: negligenza semplice o grave; abuso intenzionale e torture; abuso organizzato, tra cui lotte tra cani e combattimenti di galli; abuso sessuale sugli animali.
Questo aiuterà anche a individuare e fermare futuri serial killer, aiutandoli prima che diventino tali. I giovani che torturano e uccidono gli animali, infatti, diventano sono inclini alla violenza contro le persone. Lo dicono gli studi e la storia. Jeffrey Dahmer, il cannibale di Milwaukee, aveva impalato teste di cani, rane e gatti su bastoni; David Berkowitz, conosciuto con i soprannomi 'Son of Sam' o '.44 Caliber Killer', avvelenò il pappagallino di sua madre; Albert DeSalvo, lo "strangolatore di Boston", intrappolava cani e gatti in casse di legno e li uccideva sparando frecce.
Certo, ci vorrà tempo e denaro per aggiornare i database dell'FBI, applicare la legge a livello nazionale, rivedere i manuali e inviare le nuove linee guida. I dati su questi crimini saranno raccolti in maniera sistematica solo dal gennaio 2016. Poi ci vorranno ancora molti mesi prima che i numeri possano essere analizzati. Ma le nuove statistiche sulla crudeltà sugli animali, tra qualche anno, permetteranno di lavorare sui bambini e sui ragazzi che mostrano i primi segni di difficoltà e disagio, fermandoli.
E in Italia? Ogni ora nel nostro Bel Paese la Procura apre un nuovo fascicolo per reati contro gli animali. Dal traffico di cuccioli alle corse clandestine di cavalli, prendersela con gli animali è una criminale abitudine che non accenna diminuire. L'impressione è che l'azione penale venga esercitata solo in pochissimi casi e che in assenza di formale denuncia, peraltro non richiesta per i reati in esame, essendo reati comuni perseguibili di ufficio, non ci sia un intervento della polizia giudiziaria e quindi l'apertura di un formale procedimento da parte della Procura.
 
MESSAGGERO VENETO
3 OTTOBRE 2014
 
Bastona e abbandona il cane, quattro mesi di reclusione
Il cane fu ritrovato agonizzante e insanguinato per strada Due testimoni videro il proprietario scaricare la bestiola dall’auto

di Alessandra Ceschia

 
CASTIONS DI STRADA (UD). A trovare quel cane in fin di vita sul bordo della strada è stato il proprietario di un allevamento di Castions di Strada. Aveva quattro anni Gulp quando fu pestato a sangue e strangolato con un guinzaglio, quindi abbandonato.
Un crimine commesso nei confronti di chi non aveva modo di difendersi, nè voce per accusare nessuno. Ci hanno pensato alcuni testimoni e la polizia municipale di Castions che al termine di una serie di indagini hanno indicato nel suo proprietario l’autore di quei gesti. È così che Carlo Bertossi, 32 anni di Castions di Strada, è stato condannato a quattro mesi di reclusione senza sospensione condizionale della pena più il pagamento delle spese processuali e la confisca della bestiola che sarà affidata all’Enpa Rifugio del cane dove è stato accolto due anni fa.
L’udienza al tribunale di Udine dove, uno dopo l’altro, davanti al giudice monocratico Roberto Pecile hanno sfilato i testimoni. A partire dalle persone che, la mattina del 15 settembre 2012, incrociarono una Fiat Panda bianca lungo la strada per Chialmins. «L’auto procedeva lentamente – hanno dichiarato entrambi rispondendo alle domande del pubblico ministero Spinazzè – a un certo punto uscì un uomo di media statura con gli occhiali. A aveva un cane al guinzaglio che strattonò fuori dell’auto».
I due tirarono dritto e si fermarono in un allevamento poche centinaia di metri oltre, ma quando mezz’ora più tardi tornarono indietro videro lo stesso cane agonizzante con il muso insanguinato. Era Gulp, un meticcio di piccola taglia, una matassa di pelo arruffato di colore grigio con le orecchie nocciola. I suoi occhi, uno blu e uno nero, erano coperti dal pelo insanguinato e aveva il guinzaglio arrotolato intorno al collo.
«Sembrava che qualcuno lo avesse preso a bastonate o a sassate e poi avesse tentato di strangolarlo – hanno riferito i due testimoni al giudice –. Lo abbiamo portato all’allevamento per medicargli le ferite e per tagliargli quel guinzaglio che non gli permetteva di respirare, poi abbiamo chiamato le guardie cinofile» hanno concluso.
Sono cominciate così le indagini per risalire all’autore di quel gesto tanto crudele quanto insensato. La polizia municipale di Castions di Strada avviò gli accertamenti e dal microchip risalirono all’identità del proprietario del cane. Si trattava della compagna di Bertossi che, sulle prime, disse di non possedere alcun cane. Alla fine però, il microchip parlò chiaro ed entrambi i testi riconobbero nel suo compagno l’uomo che avevano visto scaricare bruscamente quel cagnolino dall’auto. L’avvocato difensore di Bertossi, Maria Elena Giunchi, ha chiesto l’assoluzione per non aver commesso il fatto per il suo assistito poichè mancava un verbale di riconoscimento e i testi, pur avendolo riconosciuto nella foto, non avevano la certezza matematica che si trattasse di lui. Il pubblico ministero Luca Spinazzè ha chiesto che Bertossi venisse riconosciuto colpevole sia del reato di maltrattamenti sia di quello di abbandono e ha proposto una condanna a 3 mesi di reclusione.
Da qui la sentenza del giudice con la condanna a 4 mesi di reclusione e la confisca del cane che è stato affidato all’Enpa e che, a distanza di due anni da quella brutta storia, presto diventerà adottabile e potrà trovare una famiglia che si prenda cura di lui.
 
QUOTIDIANO.NET
3 OTTOBRE 2014
 
Treviso. Gattino lanciato dall'auto recuperato e adottato
Nel parcheggio di un centro commerciale. Il micio, piccolissimo, è stato raccolto da due ragazzi e affidato all'Enpa. Poi ha trovato casa. La protezione animali segnala la situazione di emergenza della provincia per l'intolleranza contro i felini
 
Treviso, 3 ottobre 2014 – Dumbo è uno splendido gattino nero di appena due mesi. Dumbo è vivo per miracolo, perché giovedì 25 settembre è stato scaraventato con violenza dal finestrino di una Peugeot 206 che si aggirava nel parcheggio del Centro Commerciale Tiziano a San Biagio di Callalta, città alle porte di Treviso. Nonostante la brutta avventura, il povero Dumbo è stato fortunato, non solo perché è sopravvissuto all'impatto con l'asfalto, ma, anche e soprattutto, perché ha incontrato una coppia di ragazzi altruisti e sensibili che invece di mostrarsi indifferenti, hanno immediatamente soccorso il micetto. Mentre la ragazza è scesa immediatamente per prendersi cura del micio, il compagno, con una grande presenza di spirito, ha rincorso la macchina, prendendone la targa affinché fosse possibile individuare l'autore di questo gesto criminale.
«Il fatto è stato immediatamente segnalato ai Carabinieri, che ringraziamo per l'impegno profuso; siamo tuttora in attesa che vengano condotte le indagini del caso. Qualora questo personaggio, una volta identificato, dovesse essere rinviato a giudizio, ci costituiremo parte civile – rende noto la Sezione Enpa di Treviso, che nel frattempo ha preso in custodia il gattino -. È inammissibile vengano compiuti gesti così agghiaccianti, contrari ai più elementari principi di civiltà.»
Purtroppo, nel Trevigiano, il gravissimo atto di violenza subito dal cucciolo non è un fatto isolato ma rientra in un clima di profonda intolleranza contro i felini, più volte denunciato dall'Enpa di Treviso. «Due mesi fa, giusto per ricordare uno dei casi più eclatanti, un pensionato ha ucciso a bastonate un micio la cui unica colpa era quella di girovagare nel giardino dell'uomo – ricorda Adriano De Stefano, presidente della Protezione Animali trevigiana -. Dobbiamo tutti prendere atto che ormai in provincia di Treviso c'è una vera e propria “emergenza-gatti”. Infatti, gli abbandoni di felini crescono a livelli esponenziali, senza che vengano adottate le opportune contromisure, come sterilizzazioni e possesso responsabile, che chiediamo invano da anni. Noi facciamo il possibile per tenere il fenomeno sotto controllo ma le nostre strutture sono ormai al collasso. Naturalmente tutto non può e non deve giustificare in alcun modo gesti barbari e brutali.»
In uno scenario così cupo, Dumbo è stato ancora più fortunato perché nel giro di pochi giorni è stato adottato da una famiglia. «Purtroppo – conclude De Stefano – il numero di mici che riusciamo a dare in affidamento non riesce a compensare il numero di quelli abbandonati.»
 
PREALPINA
3 OTTOBRE 2014
 
Cane avvelenato. Al parco
L’animale potrebbe aver mangiato dei bocconi "tossici" abbandonati da ignoti nell’erba di Clivio
 
Clivio (VA) - Va a passeggio con il cane, ma al rientro l'animale inizia a non mangiare più, poi vomita. Sta male, con i sintomi classici di un’emorragia interna.
Il padrone, terrorizzato all’idea di perderlo, carica immediatamente in auto la bestiola e corre dal veterinario.
La diagnosi è un probabile avvelenamento. Il cane, Kira, un bell'esemplare di razza corsa di sette anni, ora sta bene. Si è ripresa, ma se l'è vista davvero brutta. L'episodio è avvenuto nei giorni scorsi a Saltrio.
Chi è stato ad avvelenare il cane? Perché? Con quale veleno?
Il padrone ha una sua ipotesi che, chiaramente, deve essere verificata: «Posseggo due cani - dice -. Con Kira sono andato al parchetto di via Clivio, con l'altro no. Probabilmente è lì che Kira ha mangiato qualcosa nell'erba. È bastato un attimo: i cani annusano tutto e con il guinzaglio lungo cinque metri è possibile che non mi sia accorto dell'inghiottimento».
A ogni modo l'altro cane che è rimasto a casa non ha avuto problemi quindi, probabilmente, il boccone o la polpetta avvelenata è stata ingerita in giro per il paese. Risultato: per cavarsela Kira ha dovuto sottoporsi a diverse iniezioni e lastre di controllo e, nei prossimi giorni, dovrà tornare dal veterinario per verificare che l'antidoto abbia avuto effetto. Per ora il decorso sembra andare per il meglio: «Per fortuna - continua il proprietario - perché Kira è veramente un cane d'oro. Noi la chiamiamo nonna perché ha uno straordinario affetto verso i bambini. Praticamente è la nostra baby sitter e non conosce violenza se non verso chi picchia o alza la voce nei confronti dei più piccoli. Sono profondamente indignato e risentito verso chi agisce in modo così vigliacco per colpire esseri indifesi come gli animali. Probabilmente si tratta di una persona mentalmente devastata».
Infine un appello alle forze dell'ordine: «Visto che è capitato a me, potrebbe succedere anche ad altri. Chiedo quindi maggiore attenzione: non semplicemente nel sanzionare chi non raccoglie gli escrementi del proprio cane, ma anche verso chi attua dei tentativi di avvelenamento. Una situazione, fra l'altro, che mi sembra pesantemente punita dalla legge».
 
GEA PRESS
3 OTTOBRE 2014
 
Cuneo – Il Daino con il fil di ferro. Intervento delle Guardie ANPANA in un allevamento di ungulati

 
C’erano pure degli Stambecchi, oltre che Daini e Cervi, detenuti in una struttura della provincia di Cuneo, divenuta oggetto di intervento delle Guardie dell’ANPANA e della troupe di Striscia La Notizia.
Stante quanto comunicato dall’ANPANA, nell’allevamento vi sarebbero state strutture prive delle necessarie autorizzazioni. L’allevatore dovrà ora difendersi da una denuncia presentata alla Procura della Repubblica.
In particolare le Guardie Ecozoofile ipotizzano il maltrattamento nei confronti di un Daino il quale, da numerosi giorni, presentava metri di fil di ferro legati al collo e al palco. Inoltre, attorno all’allevamento, sarebbero state rinvenute ossa di stambecchi al di sotto di cumuli di letame.
Secondo l’ANPANA l’allevamento sarebbe stato destinato all’alimentazione umana.
Relativamente al Daino con il fil di ferro, le Guardie Ecozoofile dell’ANPANA hanno provveduto a ridare libertà al povero animale, evitando così la possibilità di soffocamento. L’operazione è durata molte ore.
Nel posto anche due medici Veterinari che hanno seguito e visitato l’ animale.
L’intervento delle Guardie ANPANA avrà corso anche per la verifica degli aspetti amministrativi. L’allevamento, sarebbe autorizzato dalla Provincia.
Le Guardie ANPANA del Comando Provinciale di Cuneo come di consueto esortano i Cittadini a fare segnalazioni in materia di maltrattamenti o mal detenzione di animali e di inquinamenti ambientali ai recapiti : e-mail cuneo@anpana.piemonte.it fax 1782717985, tel 329.6020541 www.anpana.piemonte.it .
 
GEA PRESS
3 OTTOBRE 2014
 
Calcinato (BS) – Sequestro di trenta daini
Intervento del Corpo Forestale dello Stato
 
Intervento del Comando Stazione di Gavardo del Corpo Forestale dello Stato, che ha individuato un’area recintata all’interno di un bosco con trenta daini detenuti.
Secondo il Corpo Forestale dello Stato gli animali sarebbero stati detenuti senza la necessaria autorizzazione.
Il controllo, scaturito nell’ambito di un normale controllo del territorio, si è concluso con il sequestro degli animali e dell’area recintata ove è risultata essere stata edificata una piccola struttura a quanto pare utilizzata come ricovero per gli animali.
La Forestale sottolinea come i Daini, al pari di altre specie selvatiche di ungulati, sono classificati dalla legge “specie pericolosa per l’incolumità pubblica” e pertanto ne è vietata la detenzione, se non all’interno di allevamenti autorizzati dalla Provincia e sottoposti a specifici controlli e procedure.
Il proprietario, è ora indagato per violazione delle norme sulla detenzione di specie pericolose per la salute e l’incolumità pubblica.
 
NEL CUORE.ORG
3 OTTOBRE 2014
 
CATANIA, MACELLO CLANDESTINO DI ANIMALI: QUATTRO DENUNCIATI
I carabinieri: trovato anche un suino fatto a pezzi
 
Un macello clandestino è stato scoperto in un podere nel territorio del comune di Trecastagni (Catania) dai carabinieri, che hanno denunciato quattro persone per macellazione clandestina di suini e maltrattamento di animali. I quattro, tra i quali il proprietario del terreno, avrebbero allestito in alcuni locali una vera e propria macelleria con tutte le attrezzature occorrenti per lavorare le carni, ma in pessime condizioni igienico-sanitarie. I militari hanno trovato un suino adulto appena macellato, altri nove sprovvisti di targhette di identificazione e di certificazione sanitaria, oltre a diversi attrezzi ed utensili per la macellazione degli animali.
 
GEA PRESS
3 OTTOBRE 2014
 
Bari – Nel porto sequestro di Tartarughe protette
 
I funzionari dell’Ufficio delle Dogane di Bari, nell’ambito delle attività di contrasto alle attività illecite, hanno sequestrato, con la collaborazione dei militari della Guardia di Finanza e del Nucleo Operativo Cites del Corpo Forestale dello Stato, due esemplari di tartarughe terrestri.
Si tratta della “Testudo Hermanni”, varietà “boettgeri”, protette dalla convenzione di Washington.
Le tartarughe, rinvenute all’interno di due auto in arrivo dall’Albania, sono state affidate al Corpo Forestale dello Stato. Gli autori dell’illecito sono stati denunciati all’Autorità Giudiziaria.
 
IL TEMPO
3 SETTEMBRE 2014
 
Gli autisti: «Il cane sbava e vomita» Così i taxi lasciano a piedi i ciechi
La via Crucis di Sabrina e della sua guida a quattro zampe rifiutati dalle auto pubbliche

Francesca Pizzolante

 
Roma. «Mi dispiace ma qui non salite», il finestrino si alza e il taxi accenna una sgommata saltando così il cliente in corsia privilegiata per dirigersi verso altri passeggeri «normali». Sabrina ed Elettra restano sul ciglio del marciapiede. Sono abituate a subire situazioni simili. Le protagoniste di questa assurda storia romana sono una donna cieca, il suo cane guida e i tassisti che si rifiutano di farla salire a bordo con l'accompagnatore a quattro zampe. Sabrina ha concesso a noi de «Il Tempo» di poterle stare accanto per documentare cosa accade, sotto l'indifferenza generale, per le strade della Capitale. Prima di iniziare questo viaggio nell'intolleranza occorre partire da un fondamentale presupposto: il regolamento comunale che disciplina gli NCC e Taxi recita testualmente: Il cane guida che accompagna la persona disabile della vista (cieco o ipovedente) non può essere separato dallo stesso in quanto considerato "ausilio per persona disabile", è quindi tutelato dalla legge (n.37 del 1974, integrata dalla Legge n. 60 dell'8 febbraio 2006 pubblicata nella G. U. n. 52 del 3 marzo 2006), che garantisce ovunque senza limitazione l'ingresso gratuito al cane guida che accompagna disabile visivo anche dove i cani normalmente non sono ammessi (es.: taxi, trasporti pubblici, ambulanze, esercizi commerciali, ospedali, chiese, hotel, scuole, ecc.). La trasgressione di tale legge comporta una sanzione da 500 a 2.500 euro, e non va esclusa l'eventuale denuncia da parte della persona disabile per discriminazione. L'autista è esonerato da tale dovere solo se dimostra, tramite certificato rilasciato da una ASL, di essere allergico al pelo dell'animale». Ebbene il bilancio di questa due giorni con Sabrina ed il suo dolcissimo golden retriever è raccapricciante: su otto taxi testati, fra stazione Termini e Piazzale Douhet, solo due hanno accettato di far entrare in auto la donna e il cane. In nessun caso di rifiuto abbiamo letto certificati medici che salvassero il tassista da tale responsabilità. Ore 22,15. Stazione Termini: Sabrina ed Elettra scendono dal treno che, un week end al mese, le porta fuori città. Ad accompagnarle alla fermata dei taxi su via Marsala, dove le attendiamo, è un assistente delle Ferrovie dello Stato. Naturalmente saltiamo la fila poiché vi è una corsia preferenziale che ci consente di avere la precedenza all'ingresso dei taxi. Da qui in poi andrà in scena l'inciviltà. Una prima auto rallenta, il conducente invece di scendere abbassa il finestrino, primo campanello d'allarme. Lo stewart si avvicina e invita il tassista a far salire a bordo Sabrina ed Elettra ma egli spiega che « è allergico, non è fornito di un tappetino nel bagagliaio e poi se il cane perde peli non può salire». A nulla servirà sciorinare diritti del passeggero e doveri del conducente che dietro già un altro taxi suona il clacson: intima di far presto. Ne arriva un terzo: tira dritto anche lui, ma solo di pochi metri, perché si ferma, sprezzante, a caricare i bagagli di passeggeri senza animali e all'assistente che rivendica la precedenza replica: «me dispiace ma nun prendo cani, la settimana scorsa uno mi ha vomitato in macchina e l'ho dovuta lavare». Stabiliamo così di posizionarci per strada e fermare di peso il quarto e quinto taxi che, furbescamente, ancor prima di imboccare l'ingresso a loro riservato, ingranano la retromarcia per cambiare direzione. Siamo davvero scoraggiati e anche l'aiutante inizia a spazientirsi dinanzi a tanta inciviltà. Quando le nostre speranze incominciano a ridursi al lumicino giunge il sesto che, fortunatamente, si ferma e fa salire a bordo Sabrina ed Elettra. Sono le 22,45: abbiamo trascorso mezz'ora prima di veder riconosciuto un diritto, pari a quello di tutti gli altri. In questo caso l'assistente delle Ferrovie dello Stato, non avendo altri disabili da accogliere ai binari, è rimasto a dare una mano a Sabrina. Se così non fosse stato la donna avrebbe passato molto più tempo invano a chiedere aiuto, di notte. Decidiamo di continuare a testare la disponibilità dei taxi. Di giorno e in un luogo diverso. Ore 17,30. Piazzale Douhet. La coraggiosa Sabrina e la fida Elettra ci raggiungono ad un parco taxi. Non c'è nessuno. Quindi aspettiamo. Anche qui passa un taxi tirando dritto. È il settimo che rifiuta un cane guida. Non ci meravigliamo. Arriva l'ottavo. Come da copione gli chiediamo di salire e lui impasta la solita scappatoia, oramai la recitiamo a memoria: «Io non accetto animali, perde peli, non ho spazio nel bagagliaio»; decidiamo di calcare la mano ricordandogli che, se non è allergico al pelo dell'animale, ha il dovere di accogliere un cane guida. Dopo le titubanze iniziali, e grazie al nostro pressing, finalmente fa salire Sabrina ed Elettra. La nostra due giorni finisce qui. È stata pesante, difficile, umiliante. I tassisti dovranno iniziare a preoccuparsi, perché le targhe raccolte in questa inchiesta sono già finite in una denuncia che Sabrina ha inviato alla cooperativa taxi e all'assessorato alla mobilità del Comune di Roma. Perché per un «per un caso di cecità fisica, se ne hanno mille di cecità morale».
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
3 OTTOBRE 2014
 
NICOLA, IL RANDAGIO "CUSTODE" DEL MUSEO DI MAZARA DEL VALLO (TP)
Ha il nome del sindaco. Che dice: "Amiamo gli animali"
 
Nicola si aggira con passo sicuro nel cortile quadrangolare circondato da 24 colonne e dagli archi centrici con alle spalle l'imponente portale barocco. Accoglie scodinzolando le impiegate che la mattina arrivano nell'ex Collegio dei Gesuiti a Mazara del Vallo, in provincia di Trapani. Scruta con attenzione i visitatori del centro polivalente che ospita il Museo Civico, dove si conservano preziosi reperti risalenti all'età del bronzo fino all'età bizantina, e la Sala Consagra, dedicata alle opere dell'omonimo artista contemporaneo. Annessi al Collegio, ci sono i resti dell'ex chiesa di Sant'Ignazio, eretta nel 1701 a pianta ellittica, su progetto di Giacomo Italia, in rovina dopo il crollo della cupola, avvenuto nel 1936. Poi il cane si concede un riposino nella stanza che ospita la stanza del sindaco della cittadina trapanese. E lì si assopisce ascoltando le riunioni che vi si svolgono. Ma sta sempre con le orecchie tese pronto a sobbalzare ad ogni rumore. E' arrivato nello spazio museale un anno fa e da allora non si è mai mosso da lì. Nessuno lo disturba. Forse anche per il nome che gli è stato dato: come quello del sindaco. "E' la nostra mascotte - dice il primo cittadino Nicola Cristaldi - e d'altra parte lui sa che Mazara del Vallo è una città che ama gli animali e combatte il randagismo". E' infatti qui che si trova il rifugio sanitario per cani: una struttura in grado di ospitare 77 quadrupedi, che potranno essere accuditi e curati in attesa di essere adottati. "A Mazara del Vallo i randagi che circolano nel territorio vengono monitorati e condotti al rifugio sanitario - aggiunge Nicola, il sindaco - dove vengono curati, vaccinati, microchippati, sterilizzati e nuovamente immessi nel territorio qualora non riconosciuti aggressivi o pericolosi". "Nel caso che qualcuno di questi animali venga considerato poco socievole - conclude - viene trasportato presso il canile di Caltanissetta, convenzionato con il nostro Comune".
 
NEL CUORE.ORG
3 OTTOBRE 2014
 
PIOMBINO (LI), CACCIATORE PUNTA UNA GHIANDAIA MA UCCIDE L'AMICO
Il 73enne che ha sparato ha poi chiamato la polizia
 
Incidente di caccia in provincia di Livorno. Un cacciatore di 59 anni di Piombino è morto ieri verso le 9 dopo essere stato colpito al volto da una fucilata esplosa da un altro cacciatore, un 73enne anch'egli piombinese.
L'episodio è accaduto in località Promontorio. A dare l'allarme è stato lo stesso 73enne che alla polizia, arrivata immediatamente, ha raccontato di aver mirato ad una ghiandaia che si stava alzando in volo colpendo, invece, inavvertitamente l'altro cacciatore.
 
LA NUOVA SARDEGNA
3 OTTOBRE 2014
 
Pescatori sul piede di guerra: «I delfini danneggiano le reti»
 
SINISCOLA (NU) - Ci sono sempre meno pesci nelle reti dei pescatori della marineria di la Caletta e oltre alla scarsità di prodotto ittico, gli operatori locali, lamentano i danni causati alle reti da pesca dai delfini. Secondo i rappresentanti dei pescatori baroniesi, questi cetacei stanno facendo man bassa tra gli attrezzi degli operatori della piccola pesca artigianale quella che si fa con reti da posta. «Ad ogni uscita a mare stiamo notando danni spesso consistenti alle attrezzature – dice Francesco Loi armatore della motonave Pellicano – Noi non siamo contro questi animali ma occorre dire che il delfino è ormai diventato il nostro spauracchio senza che in campo regionale, l’assessorato all’agricoltura metta in atto una campagna di aiuti per rimborsare almeno i danni causati alle nostre attrezzature da pesca. Ci si preoccupa dei cormorani che invadono gli stagni e le lagune, del fermo biologico riservato a chi opera con lo strascico, ma nessuno pensa alla nostra categoria che in fondo, è quella più numerosa e che crea meno danni all’ambiente marino». Nessuno vuole certo dare la caccia ai delfini e i pescatori sono in prima fila a condannare chi in passato addirittura è arrivato ad imbracciare il fucile per spaventarli. «Chiediamo però che l’assessorato all’agricoltura metta in bilancio una somma destinata a pagare le spese per sistemare le reti che i delfini affamati strappano per recuperare i pesci». Nessun assistenzialismo ma una serie di misure come quella per l’acquisto di efficaci sonar deterrent visto che quelli acquistati alcuni anni orsono, non risultano efficaci. Nei giorni scorsi tra la marineria di La Caletta e lo staff dell’assessorato regionale alla pesca guidato da Oscar Cherchi c’è stato un primo abboccamento per chiedere una riunione operativa che potrebbe tenersi entro la fine dell’anno.
 
L’UNIONE SARDA
3 OTTOBRE 2014
 
Cagliari, acquisti con il cane al guinzaglio
Confesercenti lancia "Shopping con fido"
L'iniziativa lanciata dalla Confesercenti prevede uno sconto del 20% a chi si presenta con il cane dentro il negozio.
 
A spasso per le strade dello shopping con il cane al guinzaglio e via libera all'interno dei negozi anche agli amici a quattrozampe. Con un vantaggio per i loro padroni: previsto uno sconto del 20% su tutti gli acquisti, anche sulle collezioni autunno-inverno. » l'iniziativa promossa da Confesercenti con il Consorzio Cagliari centro storico e con Insieme, Centro commerciale naturale. Si chiama Shopping day con Fido e coinvolgerà domani i negozi di Marina, Largo, via Manno, piazza Costituzione e via Garibaldi che espongono la locandina con il cagnolino con una borsetta in bocca. "Un'occasione per fare affari - ha detto il presidente provinciale di Confesercenti, Roberto Bolognese - ma è un'iniziativa che in qualche modo sarà utile per capire che, con il giusto comportamento, gli animali domestici possono tranquillamente essere ospitati in negozi e ristoranti". Lo sconto, assicurano gli organizzatori, è per tutti, non solo per chi si presenta al bancone con il proprio cane. Durante il pomeriggio sono previste varie iniziative. A partire dalla benedizione degli animali, alle 17, in piazza San Sepolcro, anche per festeggiare San Francesco. In programma dalle 18:30 (iscrizioni mezz'ora prima) una gara che alla fine premierà la coppia cane-conduttore più affiatata. Ci saranno prove di agility e punti educational con veterinario, educatore, cinofilo, ambulanza veterinaria, e banchetti informativi per l'adozione degli animali. In Italia, secondo i dati forniti questa mattina nella conferenza stampa di presentazione dell'iniziativa, ci sono 60 milioni di animali domestici: tra questi sette milioni di cani, circa 135 mila dei quali in Sardegna.
 
ECOO
3 OTTOBRE 2014
 
Prendersi cura di un animale domestico ci rende persone migliori: lo dice la scienza
 
Prendersi cura di un animale domestico ci rende persone migliori. Tutti sanno che avere un amico a quattro zampe in casa sicuramente è qualcosa di positivo anche per il nostro benessere psicofisico. Numerosi studi, infatti, hanno da sempre dimostrato che l’interazione con delle piccole bestioline può aiutarci a sentirci meglio. Questo succede con tutti gli animali domestici e soprattutto sono i bambini ad ottenere grandi benefici. La ricerca
Sul rapporto tra gli animali domestici e lo sviluppo cognitivo dei bambini è stato detto molto, ma poco si sapeva su come i nostri amici pelosetti possano influire sui comportamenti delle persone dopo l’infanzia. Uno studio, condotto da Megan Muellerm, ricercatrice presso la Cummings School of Veterinary Medicine della Tuft University del Massachusetts e psicologa dell’età evolutiva, ha messo in evidenza che prendersi cura di un animale domestico ci rende più altruisti. La ricercatrice ha effettuato un esperimento con 500 volontari tra i 18 e i 26 anni. A queste persone è stato chiesto di fornire informazioni sul loro rapporto con gli animali domestici. Successivamente le risposte che sono state date dai volontari sono state confrontate con quelle fornite in occasione di un altro questionario, incentrato soprattutto sulle emozioni e sui sentimenti personali, sulle amicizie e sulla disponibilità a prendersi cura degli altri.
I risultati
I risultati di questo confronto sono stati davvero sorprendenti. E’ stato visto, infatti, che chi aveva un buon rapporto con un animale domestico riusciva a partecipare attivamente ad attività di volontariato e si occupava anche di aiutare concretamente familiari e amici. Più era positivo il rapporto con l’animale, migliori erano i risultati in termini di partecipazione attiva alla vita sociale della comunità di riferimento. Inoltre è stato visto che i volontari che si prendevano cura di animale domestico riuscivano anche a mostrare eccellenti qualità di leadership. Ma non si tratta solo dalla presenza di un animale in casa, come ha sottolineato la stessa psicologa che ha condotto l’esperimento. Ciò che risulta importante, infatti, è soprattutto la qualità del legame che viene instaurato con gli animali: questo riesce a condizionarci molto. Si tratta, comunque, ancora di uno studio da approfondire, per comprendere al meglio come si possano sviluppare delle precise abilità grazie al rapporto con i nostri amici quadrupedi.
 
LA REPUBBLICA
3 OTTOBRE 2014
 
Il cane è simile a un figlio. Lo dice il cervello delle mamme
Lo dice uno studio del Massachussetts General Hospital che ha sottoposto a risonanza magnetica funzionale un gruppo di madri proprietarie di un amico a quattro zampe
 
"VIENI dalla mamma", "dai un bacio alla mamma", "bravo il mio bambino": frasi di affetto materno che non farebbero una piega se non fosse che spesso sono rivolte ai propri cani. Eppure non è insolito sentire donne appellarsi così al proprio animale. Ora uno studio americano dà una spiegazione a questa domanda: davvero il rapporto tra le persone e i loro cuccioli rispecchia una relazione di tipo madre-figlio? Secondo gli scienziati del Massachusetts General Hospital che hanno condotto la ricerca, la risposta è parzialmente affermativa. Ma c'è anche, comprensibilmente, qualche differenza. Almeno nel caso di donne che sono anche mamme, oltre ad avere e amare un cane. Il team, infatti, ha indagato su cosa accade nel cervello di alcune madri alle prese con immagini del proprio figlio o del proprio animale, in uno studio pubblicato su Plos One. Ebbene, la ricerca mostra notevoli somiglianze nelle reazioni a foto di cani e bambini, con due differenze: un'area importante per i legami si accende di più nel caso dei figli, mentre quella delle elaborazioni delle immagini "scatta" di fronte alle foto del cane. Questo forse perché il rapporto con il quattrozampe si basa più sulla comunicazione visiva che verbale, ipotizzano i ricercatori.
"Gli animali occupano un posto speciale nel cuore e nella vita di molte persone, e ci sono prove convincenti di studi clinici e di laboratorio che, interagendo con animali domestici, si possono avere vantaggi per il benessere fisico, sociale ed emotivo degli esseri umani", dice Lori Palley, del Massachusetts General Hospital in Charlestown. "Diversi studi precedenti hanno trovato che i livelli di neuro-ormoni come l'ossitocina", l'ormone delle coccole e dell'amore materno, "aumentano dopo l'interazione con gli animali domestici e ora le nuove tecnologie di imaging cerebrale stanno aiutandoci a comprendere le basi neurobiologiche del rapporto con gli animali domestici". Per confrontare il legame madre-figlio con quello uomo-animale, i ricercatori hanno arruolato un gruppo di 16 donne con almeno un figlio tra 2 e 10 anni e un cane adottato da almeno 2 anni. In un primo tempo i ricercatori hanno intervistato le donne a casa loro, fotografando anche cani e bambini.La seconda sessione ha avuto luogo in laboratorio: qui il team ha sottoposto a risonanza magnetica funzionale le partecipanti, mentre osservavano una serie di fotografie, fra cui quelle di animali e bambini propri e altrui. I dati (disponibili per 14 donne) hanno evidenziato sia delle somiglianze che delle differenze nel modo in cui importanti regioni del cervello hanno reagito alle immagini del proprio figlio o del proprio cane. Ad accendersi nello stesso modo sono zone importanti per funzioni come emozione, ricompensa, rapporto filiale, elaborazione visiva e interazione sociale: tutte hanno mostrato una maggiore attività quando le partecipanti hanno visto sia il proprio figlio sia il proprio cane, rispetto a bambini e
animali altrui. Una regione importante per la formazione del legame affettivo, però, si è "accesa" solo nel caso dei figli, mentre il giro fusiforme - coinvolto nel riconoscimento facciale e in altre funzioni di elaborazione visiva - ha mostrato una maggiore risposta alle immagini del proprio animale. "Anche se questo è un piccolo studio, i risultati suggeriscono che vi è una rete cerebrale comune importante, che si attiva quando le madri guardano immagini dei loro figli o del loro cane", dice Luca Stoeckel del Dipartimento di Psichiatria, co-autore del lavoro. "Abbiamo anche osservato differenze in alcune regioni, che potrebbero rispecchiare differenze nel corso di queste relazioni". Secondo il collega psichiatra Randy Gollub "sarà interessante vedere se gli studi futuri confermeranno questi elementi". I ricercatori vogliono indagare su un campione più ampio e diverso - come donne senza figli, papà e genitori di bambini adottati - e sui rapporti con le altre specie animali.
 
LA ZAMPA.IT
4 OTTOBRE 2014
 
“Il cane? Quasi come un figlio, lo dice il cervello delle mamme”
Uno studio ha indagato su cosa accade nel cervello di alcune madri alle prese con immagini del proprio figlio o del proprio amico a quattrozampe
 
Non è insolito che il cucciolo di casa sia definito il «mio bambino» dai suoi proprietari. Ma il rapporto tra le persone e i loro compagni di vita pelosi rispecchia davvero una relazione di tipo genitori-figli? Un piccolo studio americano, firmato da ricercatori del Massachusetts General Hospital, risponde a questa domanda complessa in modo parzialmente affermativo, evidenziando la presenza di qualche differenza. Almeno nel caso di donne che sono anche mamme, oltre ad avere e amare un cane. Il team ha indagato su cosa accade nel cervello di alcune madri alle prese con immagini del proprio figlio o del proprio `pet´, in uno studio pubblicato su `Plos One´.  Ebbene, la ricerca mostra notevoli somiglianze nelle reazioni a foto di cani e bambini, con due differenze: un’area importante per i legami si accende di più nel caso dei figli, mentre quella delle elaborazioni delle immagini `scatta´ di fronte alle foto del cane. Questo forse perché il rapporto con il quattrozampe si basa più sulla comunicazione visiva che verbale, ipotizzano i ricercatori. «Gli animali occupano un posto speciale nel cuore e nella vita di molte persone, e ci sono prove convincenti da studi clinici e di laboratorio che, interagendo con animali domestici, si possono avere vantaggi per il benessere fisico, sociale ed emotivo degli esseri umani», dice Lori Palley, del Massachusetts General Hospital in Charlestown. «Diversi studi precedenti hanno trovato che i livelli di neuro-ormoni come l’ossitocina», l’ormone delle coccole e dell’amore materno, «aumentano dopo l’interazione con gli animali domestici e ora le nuove tecnologie di imaging cerebrale stanno aiutandoci a comprendere le basi neurobiologiche del rapporto con gli animali domestici». Per confrontare il legame madre-figlio con quello uomo-animale, i ricercatori hanno arruolato un gruppo di 16 donne con almeno un figlio tra 2 e 10 anni e un cane adottato da almeno 2 anni. In un primo tempo i ricercatori hanno intervistato le donne a casa loro, fotografando anche cani e bambini. La seconda sessione ha avuto luogo in laboratorio: qui il team ha sottoposto a risonanza magnetica funzionale le partecipanti, mentre osservavano una serie di fotografie, fra cui quelle di animali e bambini propri e altrui. I dati (disponibili per 14 donne) hanno evidenziato sia delle somiglianze che delle differenze nel modo in cui importanti regioni del cervello hanno reagito alle immagini del proprio figlio o del proprio cane. A accendersi nello stesso modo sono zone importanti per funzioni come emozione, ricompensa, rapporto filiale, elaborazione visiva e interazione sociale: tutte hanno mostrato una maggiore attività quando le partecipanti hanno visto sia il proprio figlio che il proprio cane, rispetto a bambini e animali altrui. 
Una regione importante per la formazione del legame affettivo, però, si è `accesa´ solo nel caso dei figli, mentre il giro fusiforme - coinvolto nel riconoscimento facciale e in altre funzioni di elaborazione visiva - ha mostrato una maggiore risposta alle immagini del proprio pet. «Anche se questo è un piccolo studio, i risultati suggeriscono che vi è una rete cerebrale comune importante, che si attiva quando le madri guardano immagini dei loro figli o del loro cane», dice Luca Stoeckel del Dipartimento di Psichiatria, co-autore del lavoro.  
«Abbiamo anche osservato differenze in alcune regioni, che potrebbero rispecchiare differenze nel corso di queste relazioni». Secondo il collega psichiatra Randy Gollub «sarà interessante vedere se gli studi futuri confermeranno questi elementi». I ricercatori vogliono indagare su un campione più ampio e diverso - come donne senza figli, papà e genitori di bambini adottati - e sui rapporti con le altre specie animali. 
 
NEL CUORE.ORG
3 OTTOBRE 2014
 
LA NATURA SFRUTTATA PER FINANZIARE LE GUERRE: IL MERCATO NERO VALE 23 MILIARDI
 
Il crimine usa la natura per finanziare guerre e terrorismo. Vale, infatti, 23 miliardi di dollari l'anno il mercato nero mondiale che uccide elefanti, rinoceronti, tigri, tartarughe e aumenta il dramma della poverta' in Africa, Asia e Sud America. Ma è assalto alla fauna anche in Italia: aumentano le minacce per orsi, lupi, piccoli e grandi uccelli migratori tra cui rapaci. Il Wwf, alla vigilia della festa dedicata al Santo universalmente riconosciuto anche come "protettore" degli animali, San Francesco d'Assisi, chiede di sostenere le centinaia di ranger dell'associazione attivi nei "fronti aperti" d'Italia e del mondo e di firmare la petizione online per ottenere in Italia sanzioni più severe per chi uccide specie selvatiche terrestri e marine.
L'associazione del Panda lancia oggi la campagna "Stop ai crimini di natura-Da che parte stai?", promossa in collaborazione con il suo Network "Traffic". E partita con un tam tam sui social network di immagini e commenti sul blitz organizzato nel centro di Milano che ha attirato la curiosità di centinaia di passanti.
 
L’ESPRESSO
3 OTTOBRE 2014
 
La strage di animali, un affare anche per i terroristi
Rinoceronti, elefanti, tigri. Sterminati per soddisfare le passioni dei nuovi ricchi. Un dossier del Wwf denuncia il traffico, che ora finanzia il terrorismo
 
di Daniele Castellani Perelli
 
Shanghai, interno notte. Il signor Wang, appena tornato da una lunga giornata di lavoro, accende le luci del suo salone. Marmi italiani, divani barocchi, tappezzeria kitsch. Zoom sul tavolo di cristallo. Al centro, un enorme corno di rinoceronte. Wang lo accarezza soddisfatto. È un regalino che gli è costato 500 mila dollari. Ma oggi per lui è il simbolo della sua lunga cavalcata dalla povertà alla ricchezza. Non sa però, il signor Wang, che quel corno di rinoceronte è anche il simbolo di una nuova emergenza mondiale, di un tipo particolare di crimine, l’“illegal wildlife trade”: il traffico di vita selvatica, ovvero il bracconaggio e la commercializzazione di specie rare. È un fenomeno su cui getta luce l’ultimo dossier del Wwf, organizzazione da sempre in prima linea nella difesa dell’ambiente e delle specie a rischio, che al tema dedica una grande campagna ( www.wwf.it/criminidinatura , numero verde per sostenerla 800.990099). Il rapporto “Natura Connection”, che “l’Espresso” presenta in esclusiva, lancia l’allarme, perché il commercio illegale di animali protetti è, dopo la distruzione degli habitat, la seconda ragione delle estinzioni delle specie, ed è anche un fenomeno mondiale di cui si alimentano le guerre, il terrorismo e la corruzione, producendo localmente sofferenza, povertà e soprusi.«Catturati vivi, presi con trappole e lacci, uccisi dai veleni, non vi sono limiti all’accanimento dell’uomo per trasformare le specie in animali da compagnia, trofei, pellicce, souvenir, piatti “tipici”, amuleti o rimedi popolari di dubbia efficacia», scrive il Wwf.
La globalizzazione, per tante ragioni, ha accelerato questo processo. Anzitutto perché la nuova middle class asiatica è disposta a spendere una fortuna pur di ostentare questi pezzi pregiati, dal corno di rinoceronte alla statua di avorio. Il più delle volte, però, i loro soldi finiscono nelle casse di gruppi terroristi come al Shabaab somala o Boko Haram nigeriana, gruppi ribelli come Lord’s Resistance Army della foresta africana, o organizzazioni criminali legate al traffico di armi e droga, che sterminano animali protetti per migliorare i propri arsenali, finanziare costosi addestramenti e attentati oltreconfine, controllare intere regioni e arruolare nuovi miliziani.
Negli ultimi decenni, infatti, il bracconaggio ha cambiato pelle. Anche a causa della corruzione e della mancanza di interventi nazionali e internazionali, si è creata una sorta di industria globale, che secondo l’ex segretario di Stato americano Hillary Clinton rappresenta un rischio per «la sicurezza nazionale, la sicurezza economica e la salute pubblica».
Internet ha dato una mano, visto che secondo un’indagine condotta nel 2011 il 70 per cento dei prodotti di fauna selvatica venduti sulla Rete sono illegali: si va dall’avorio alle farfalle, dai rettili agli insetti e ai pesci tropicali. Ma i protagonisti del bracconaggio sono oggi veri eserciti che si muovono con facilità attraverso regioni e Stati, e dentro e fuori i confini delle aree protette.
La loro azione criminale è tanto più dannosa perché tocca anzitutto i cosiddetti “fragile States”, quel 13 per cento di Paesi mondiali che ospita il 50 per cento dei conflitti ed è all’origine del 75 per cento di tutti i rifugiati. Paesi in cui questo commercio non solo danneggia l’industria del turismo, ma fomenta la violenza e l’instabilità, perché oltre a sterminare elefanti e rinoceronti, ippopotami e gorilla, i gruppi armati perpetuano omicidi e abusi di ogni tipo sulle comunità civili e umiliano i sistemi legali rafforzando la corruzione.
Dall’altra parte, in questa guerra, stanno i rangers, uomini e donne spesso mal equipaggiati e scarsamente preparati che ogni anno mettono a rischio la propria vita per la difesa della natura (il 75 per cento dei mille rangers morti in servizio negli ultimi 10 anni in 35 Paesi diversi sono stati uccisi da bracconieri).
Il prelievo e il commercio illegale di specie selvatiche, di avorio, di corna di rinoceronti, di pelli di felini selvatici o di lana di antilope tibetana, alimentano un mercato stimato fino a 23 miliardi di dollari l’anno. Si tratta del quarto business illegale del pianeta, dopo quello di droga, armi ed esseri umani. Ma quali sono le caratteristiche con cui si manifesta nelle principali parti del mondo questo traffico?
STRAGE AFRICANA
Il continente nero è il principale punto di partenza dei traffici globali di specie protette. Come nel caso degli ultimi conflitti tribali, è vittima della sua stessa ricchezza: se i primi spesso scaturiscono dalle lotte per i giacimenti di minerali preziosi, in questo caso è la meraviglia della sua fauna a generare il dramma. Colpa pure di una classe dirigente corrotta, accusa il Wwf: «In molti casi, soprattutto in stati come la Tanzania, i bracconieri vengono protetti e coperti dall’elite politica».
Prendiamo il rinoceronte, un animale dalla storia tragica, visto che dalla fine dello scorso secolo cinque specie si sono estinte. Il rinoceronte nero si è salvato, ma a causa del bracconaggio questo dominatore dell’Africa subsahariana la presenza di questo dominatore si è ridotta a molto meno del 10 per cento.
Secondo la Wildlife and Environment Society del Sudafrica, dal gennaio al luglio 2014 sono stati uccisi 558 rinoceronti solo in quel Paese, di cui 351 nel parco nazionale del Kruger. Nel 2013 ne sono stati ammazzati 1004, contro i 668 del 2012 ed appena 448 nel 2011. La ragione di tanto accanimento sta nel valore del corno di rinoceronte, che ha raggiunto i 66 mila dollari al chilo, più dell’oro o del platino. Questo significa che un solo corno può arrivare all’incredibile cifra di 500 mila dollari. Circa il 94 per cento della caccia illegale avviene tra Zimbabwe e Sudafrica, che ospitano la più grande popolazione nel continente. Mentre nel 2007 sono stati documentati meno di 50 casi, nel solo 2013 ne sono stati uccisi più di mille. È un fenomeno che, secondo il dossier, «potrebbe portare in pochissimo tempo alla definitiva estinzione di entrambe le specie africane, il rinoceronte nero e quello bianco».Per quanto riguarda gli elefanti, il bracconaggio ha raggiunto nuovi livelli record, dopo quei cinque anni tra il 1979 e il 1984 in cui la popolazione di pachidermi africani crollò da 1,3 milioni a 600 mila. Oggi in Africa ce ne sono tra i 400 e i 600 mila, e ne vengono ammazzati in media tra i 22 e i 25 mila ogni anno, il che significa che ormai dal 2010 ne vengono abbattuti molti di più di quanti ne nascano. Un esempio drammatico della velocità del loro declino è rappresentato dalla riserva di Selous in Tanzania, dove dal 2009 al 2013 due terzi di tutti gli elefanti sono stati sterminati. Anche in questo caso la ragione sta nel prezzo, nel valore dell’avorio, che grazie alla ricca domanda asiatica ha raggiunto cifre da capogiro, in un mercato che ha raddoppiato il proprio fatturato dal 2007 ad oggi: pagato in Africa poco più di 100 dollari al chilo, l’avorio, lasciati i porti del Kenya e della Tanzania, raggiunge al mercato nero di Pechino la cifra di 2.100 dollari, ovvero anche 30 mila euro per l’avorio di ogni elefante.
L’aspetto però sicuramente più inquietante del commercio di specie protette in Africa è la forte presenza di organizzazioni terroristiche e militari nella rete dei traffici. Un caso documentato nel 2013 dall’organizzazione Enough è quello del parco di Garamba, nella Repubblica Democratica del Congo, dove l’esercito del Lord’s Resistance Army, responsabile di stragi, strupri e saccheggi, di fatto governa il parco, superando in numero, attrezzature e tecnologia i rangers deputati al controllo.
Diverse Ong hanno rilevato però che persino il famoso attacco al centro commerciale di Westgate a Nairobi nel settembre 2013, con cui al Shabaab, cellula somala di al Qaeda, fece 68 morti, sarebbe stato in gran parte finanziato con il commercio illegale dell’avorio, che rappresenterebbe il 40 per cento dei finanziamenti del gruppo.
Ma non solo: sfruttano il traffico dell’avorio, in questo caso camerunense, anche i nigeriani di Boko Haram (noti alle cronache internazionali anche per il rapimento di duecento studentesse), nonché i Janjaweed sudanesi e il Renamo del Mozambico.
IL MERCATO ASIATICO
I principali “consumatori finali” del pianeta vivono qui. È l’ascesa della middle class asiatica, cinese e vietnamita e thailandese in particolare, a guidare il mercato globale. Uno studio del WWF del 2012 conferma ad esempio che il corno di rinoceronte viene sia utilizzato per la medicina tradizionale cinese sia come status simbolo della nuova classe media, che lo tiene esposto nei propri salotti o in altri spazi di rappresentanza. Ecco allora che il mercato nero asiatico del settore si aggira intorno ad un valore tra i 63 e i 192 milioni di dollari all’anno. Ma l’Asia è un continente fondamentale anche per il prelievo degli animali protetti. Non a caso alcune sottospecie si sono qui recentemente e definitivamente estinte, come il rinoceronte di Giava nel Vietnam, e altre sono sull’orlo dell’estinzione. In Indonesia, sono meno di 50 i rinoceronti nell’isola di Giava, mentre quelli di Sumatra non superano i 200 esemplari. Per non parlare delle tigri, che nel mondo si trovano ormai solo in 13 Paesi, tutti asiatici, se si include la Russia siberiana. Il bracconaggio e la commercializzazione delle tigri va avanti da decenni per soddisfare una grande varietà di richieste: l’utilizzo dell’intero corpo per la medicina tradizionale cinese, l’esibizione di trofei, amuleti, pelli per vestiti rituali. Ancora oggi rifornisce una fiorente domanda, guidata soprattutto da credenze e superstizioni circa le loro proprietà terapeutiche. Prodotti realizzati con le loro ossa possono raggiungere anche i 3.750 dollari al chilo. Dal 1900 ad oggi la popolazione di tigre si è ridotta del 95 per cento. Nell’ultimo secolo si sono estinte già tre sottospecie, una quarta è da molti considerata tale, e delle rimanenti cinque il destino rischia di essere segnato, con una popolazione complessiva che non supera i 3.200 esemplari.
Altre specie a rischio per colpa dei crimini di natura sono il leopardo delle nevi, il leopardo nebuloso e l’antilope tibetana, che in un solo decennio, tra il 1990 e il 2000, vide la sua popolazione crollare di più dell’80 per cento, a causa della sua pregiata lana shahtoosh.
Anche in Asia, infine, come in Africa, questi traffici contribuiscono ad arricchire movimenti terroristici: è il caso delle milizie tribali nel nord della Birmania, dei separatisti del Kashmir in India, e di gruppi affiliati ad al Qaeda in Bangladesh.
NARCOS E COCCODRILLI
Pure i narcotrafficanti sono coinvolti nel traffico di animali come coccodrilli e vigogne. In Sudamerica il mercato più fiorente è quello legato alla pelle di felini selvatici ormai rarissimi come appunto la vigogna oppure di camelidi come il guanaco, uccisi per la loro lana pregiata. Altri animali molto ricercati sono i pappagalli e le farfalle amazzoniche, ambite dai collezionisti.
LE COLPE DELL’EUROPA
L’Europa è un continente di passaggio per i grandi traffici, ogni anno registra sequestri di avorio e di prodotti medicinali ricavati da animali protetti, in transito perlopiù dall’Africa alla Cina. Ma l’Ue è anche uno dei principali consumatori del mondo, insieme agli Stati Uniti, di prodotti legati a specie protette, un mercato da 499 milioni di euro dominato dalle pelli di rettile e pellame in generale. Ma c’è dell’altro. Tra il 2009 ed il 2012 ben 94 corni di rinoceronte sono stati rubati da musei, collezioni e antiquari, e dietro questi furti c’è spesso la criminalità organizzata: un colpo clamoroso venne messo a segno anche nel centro di Milano. Infine l’Unione europea è interessata anche da un’ondata di importazioni illegali di carni dall’Africa, il cosiddetto “bush meat” di foresta, derivato da rettili, ippopotami, scimpanzé e gorilla.
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NEL CUORE.ORG
3 OTTOBRE 2014
 
USA, ANIMALI SEMPRE PIU' "GONFIATI" CON ANTIBIOTICI: +16% IN 3 ANNI
Nel 2012 usate 12.700 tonnellate di farmaci
 
La somministrazione di antibiotici a mucche, polli e altri animali destinati al consumo umano tra 2009 e 2012 negli Stati Uniti è aumentata del 16%. A farlo sapere è la Food & drug administration (Fda), ente americano di controllo sui prodotti alimentari e farmaceutici, riferisce "The Wall Street Journal". Il dato è destinato a sollevare preoccupazione per il già diffuso utilizzo di antibiotici negli animali e per la conseguente resistenza ai farmaci sviluppata dai batteri. L'aumento maggiore è avvenuto tra 2011 e 2012, con una crescita dell'8%: 12.700 tonnellate di farmaci rispetto a 14.500. Di questi, circa il 60% è costituito da medicinali importanti per gli esseri umani. Gli allevatori usano gli antibiotici per prevenire e curare le malattie, ma anche per far crescere di più i malcapitati animali dando loro meno cibo. Ogni anno le infezioni resistenti ai farmaci sono collegate a due milioni di malattie e alla morte di 23.000 persone negli Stati Uniti, secondo i dati dell'istituto per la salute Centers for disease control and prevention. La Fda ha annunciato di voler ridurre l'uso di antibiotici negli animali, chiedendo nel 2013 alle case farmaceutiche di eliminarli gradualmente come stimolo alla crescita e agli allevatori di ottenere prescrizioni veterinarie prima dell'uso. La Casa Bianca ha promesso a settembre azioni per preservare l'efficacia degli antibiotici. Soltanto promesse, al momento.
 
LA ZAMPA.IT
3 OTTOBRE 2014
 
Canada, pesca un’aquila esausta in mezzo al mare
 
Un pescatore difficilmente potrebbe pensare di vedere un’aquila abbandonata a se stessa in mezzo al mare. Ma è quanto è capitato a Dan Dunbar di Vancouver (Canada). Il volatile, visibilmente esausto, ha cercato di “nuotare” nella direzione della barca sin quando l’uomo l’ha “pescata” con un retino.
«Tu sei il compagno di pesca più insolito che io abbia mai avuto. Ma probabilmente stai meglio qui di me» dice Dunbar rivolgendosi all’uccello mentre mette in moto per portarla a riva.
Il pescatore l’ha poi consegnata ai veterinari della Orphaned Wildlife Rehabilitation Society che ne ha constatato una grave malnutrizione e un’infezione alla gola. Una difficile condizione, ma guaribile con pazienza e cure adeguate.
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LA REPUBBLICA
3 OTTOBRE 2014
 
La storia di Pecas: dalla gang colombiana a cane antidroga
 
Era il cane di un narcotrafficante conosciuto come "Tierra". Oggi Pecas è un cane poliziotto. E' stato addestrato per sei mesi dal dipartimento della narcotici di Bogotà dopo che il suo padrone, Cesar Martinez, è stato arrestato. Pecas è passato dall'essere il cane di una gang colombiana all'essere un cane antidroga dotato sicuramente di un fiuto già allenato a riconoscere le sostanze stupefacenti trafficate dal cartello colombiano (reuters)
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IL GIORNALE
5 OTTOBRE 2014
 
La seconda vita di Pecas da cane dei narcos a poliziotto antidroga
Era la mascotte della banda. Ora, dopo essere stato addestrato, è passato dalla parte della giustizia
 
OSCAR GRAZIOLI
 
Abbandonato durante un conflitto a fuoco dal boss degli «Urabanos», Dairo Usuga David, il cane era stato adottato da Cesar Martinez, il cui soprannome «Tierra» provocava un brivido tra la gente dei territori dove svolgeva la sua attività. Tra quell'incrocio di Pointer e Black Hound («Fino colombiano» lo chiamano le genti del posto) e Tierra era nata ben più di una simpatia. Se l'incontro con il cane era poco raccomandabile non era per la sua aggressività, ma per il fatto che era il cane di Tierra, uno che alla droga dava del «tu», visto che ne era considerato un vero e proprio «re». Da almeno una dozzina d'anni, Tierra, come lo chiamavano amici e nemici in Colombia e nei paesi dove lui «lavorava», era dedito al traffico di droga e non si trattava di erba da due soldi, ma di un mare di cocaina, di quella finissima che finiva nei mercati di mezzo mondo. Insomma, Cesar Martinez, alias Tierra, era considerato dagli agenti del narcotraffico mondiale come una delle punte di diamante del traffico di coca ed era seguito dalla polizia colombiana e dall'Interpol in un programma particolare fatto di talpe, amici fraudolenti, nemici dichiarati, donne tanto fatali quanto letali e, insomma da tutti quegli ingredienti che si potrebbero reperire in un film di Brian de Palma con Al Pacino.
Sapendo benissimo in quale mondo «minato» si muoveva, Cesar Martinez, ormai non si fidava ormai più neanche dei vecchi amici e rispettava solo i suoi cani che, lui pensava, non lo avrebbero mai tradito. E sarebbe stato sicuramente così, se non ci si fosse messo di mezzo el senior Major Milton Leonardo Sandoval, capo dell'accademia di polizia militare e della scuola di addestramento dei cani antidroga che, in Colombia, rappresentano un vero e proprio braccio della legge e delle autorità militari. In quella nazione, dove la droga nasce, viene «curata» amorevolmente, i cani antidroga non si limitano all'azione di sorveglianza in porti, aeroporti e dogane, ma partecipano quotidianamente, assieme alle forze di polizia, a rastrellamenti, imboscate, cacce e sparatorie.
Dopo lunghi pedinamenti e una favorevole intercettazione ambientale, i poliziotti di una speciale unità antidroga di Bogotà, sono riusciti a incastrare Tierra, assieme ad altri nove criminali di una banda tristemente nota come «El Usuga». Cesar Martinez «Tierra» era ormai al terzo posto nella gerarchia della banda ed era incaricato di ottenere armi pesanti. Tutti i criminali di tale risma hanno un cane che spesso fanno partecipare a combattimenti neanche clandestini, tanto nel loro territorio hanno il pieno controllo di ogni foglia che si muova. Di solito però si tratta di razze particolari da difesa e attacco: i Dogo argentini, i terribili Presa canario, i Pitt Bull e altri cani frutti di incroci tra di loro. Quando, durante l'arresto di Tierra, i militari si sono trovati davanti il meticcio sono rimasti un po' perplessi. L'incrocio da caccia, di tre anni, era stato scelto dallo spacciatore non per l'aggressività ma per il fiuto sopraffino nell'annusare la qualità della droga. E proprio questa sua caratteristica, dopo sei mesi di addestramento nelle forze speciali antidroga, ne ha fatto uno dei migliori soggetti da impiegare nelle operazioni di ricerca degli stupefacenti. Pecas, così chiamato per le macchie nere, ha dunque «saltato il fosso».
Ora in carcere, il temibile Tierra, starà rimuginando sul fatto che non potrà più fidarsi proprio di nessuno. Neanche del più fedele amico dell'uomo.
 
IL MESSAGGERO
3 OTTOBRE 2014
 
Daisy, il cerbiatto che crede di essere un cane
 
Daisy è un giovane cervo di 4 mesi adottato da John e Tonia Garner, dopo che era rimasta orfana appena nata. Il cervo crede ora di essere un cane. Dopo l'inserimento nella nuova famiglia, Daisy ha trovato ad accudirla, oltre ai coniugi Garner, di Hemsby, nel Norfolk, anche lhasa Apsos Maisy e Roxy, i due cani di famiglia che l'hanno amorevolmente aiutata ad ambientarsi tanto da farle credere di essere un cane anche lei. infatti la piccola Daisy ha preso le identiche abitudini ed atteggiamente dei due cagnolini.
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LEGGO
3 OTTOBRE 2014
 
"Il fattore faceva sesso con i suoi animali":
capretta nasce col volto 'umano' -Foto/Video
 
BUENOS AIRES - Una capretta nasce con un volto umano e il fattore viene accusato di aver fatto sesso con la madre dell'animale.  In Argentina un'intera famiglia è stata messa sotto accusa dopo che un amico ha postato in rete le foto di una capretta, nata nella loro fattoria, con delle sembianze umane.
L'animale è morto alla nascita, così la famiglia lo ha seppellito in un campo. Il gesto, abbastanza normale per un fattore, è stato interpretato nel modo sbagliato.  Sono iniziate a circolare voci di infangamento: la famiglia avrebbe voluto nascondere le prove di tale brutalità. Il capofamiglia, marito e padre di due figli, avrebbe infatti fatto sesso con una capra dando alla luce lo strano animale.
Un fenomeno improbabile, biologicamente parlando, ma a nulla sono valse le opinioni degli esperti, che hanno chiaramente parlato di deformazione genetica.
 
GREEN STYLE
3 OTTOBRE 2014
 
Balena del Golfo del Messico: l’animale a più alto rischio estinzione
 
Una specie di mammiferi marini scoperta di recente rischia già di scomparire dal Pianeta: è la balenottera del Golfo del Messico, una varietà che si differenzia dalla simile balena di Bryde per un profilo genetico unico. Grazie alle ricerche del National Resources Defense Council e della National Oceanic and Atmospheric Administration, si apprende oggi come questo animale sia probabilmente quello a più a rischio d’estinzione al mondo. Sebbene non esistano dati di distribuzione specifici sulle balenottera di Bryde a livello mondiale, tanto da non poterne stabilire al momento l’effettivo rischio di estinzione, la varietà presente nel Golfo del Messico potrebbe costituire una specie a sé. Nonostante caratteristiche fisiche ed estetiche simili agli altri esemplari rinvenuti sul globo, in particolare in Giappone, queste balene sono uniche dal punto di vista genetico. La loro popolazione non solo conterebbe un numero esiguo di esemplari, ma la modifica degli habitat da parte dell’uomo ne renderebbe la sopravvivenza estremamente incerta.
Diffusa nelle acque del Golfo del Messico, soprattutto a largo della costa occidentale della Florida, gli scienziati avrebbero rilevato non più di 50 esemplari esistenti in condizioni precarie. Molte le possibili motivazioni: dall’ancora vivo incidente della Marea Nera ai cambiamenti climatici, con la diminuzione delle fonti da cui la balenottera di nutre. Così spiega Michael Jansy, del National Resources Defense Council: Questa è una piccola popolazione in condizioni disperate… il loro numero è sotto le 50 unità, le balene stanno lottando per esistere in uno dei più industrializzati specchi d’acqua del mondo. Per questo motivo, i ricercatori richiedono che la specie sia presto riconosciuta non solo come autonoma rispetto alle altre balene di Bryde, date le peculiarità rilevabili solo nel Golfo del Messico, ma anche come animale a elevato rischio d’estinzione. Senza una precisa definizione del loro status, infatti, è complesso avviare progetti di tutela e salvaguardia, per la difficoltà di raccogliere fonti e concentrare le risorse a disposizione per progetti integrati. Ne è nata quindi una petizione ufficiale, con la presentazione alle autorità competenti entro il prossimo dicembre.
Di recente, la Cornell University ha sottolineato l’importanza di questa balenottera non solo per l’ecosistema, ma anche per le possibilità di studio e comprensione garantite all’uomo. Il mammifero marino, infatti, si caratterizza per uno speciale richiamo che non ha eguali fra le altre balene conosciute.
 
LA ZAMPA.IT
3 OTTOBRE 2014
 
Un pensionato raccoglie 21mila dollari in monetine e li dona per aiutare i gatti
Per dieci anni si è svegliato all’alba per cercare i soldi “abbandonati”
 
Fulvio Cerutti
 
«E’ solo un centesimo». Quante volte le monetine di minor valore vengono snobbate, dimenticate nei cassetti o in auto, talvolta viste per terra senza essere raccolte. Ma tanti centesimi, messi tutti insieme, possono diventare una cifra importante. È quello che ha pensato Rick Snyder, 69enne di Manatee County (Florida, Stati Uniti), che è riuscito a raccogliere oltre 21mila dollari (circa 16.600 euro) per poi donarli in favore dei gatti. 
«Ho sempre amato gli animali. Mi sono preso cura dei gatti selvatici per anni e, mentre lo facevo, ho iniziato a notare un sacco di spiccioli dimenticati in giro per terra - ha detto Snyder al Bradenton Herald. Così ho iniziato a prenderli e a metterli da parte». 
Una pazienza e attenzione che in 10 anni gli ha permesso di raccogliere 21,495 dollari, circa 152 barattoli colmi di monetine per un peso totale superiore alla tonnellata. 
Snyder ha sviluppato un vero e proprio sistema iper efficiente: per 10 anni si è svegliato ogni giorno alle quattro della mattina andando a passeggiare per la città, raccogliendo monete presso gli autolavaggi locali e i distributori automatici. 
Lunghe passeggiate, anche 77 km ogni settimana, per raccogliere una media di 5,60 dollari (circa 4,47 euro) in monetine ogni giorno. Ora ha consegnato i suoi barattoli ai volontari della Gulf Shore Animal League, un’organizzazione no-profit che trascorre la maggior parte del loro tempo ad aiutare i gatti di Manatee County. Un’idea che potrebbe essere bene copiare. 
 
QUOTIDIANO.NET
4 OTTOBRE 2014
 
Oltre un milione gli animali uccisi in Italia per la Festa del sacrificio
Secondo una denuncia di Aidaa nello sgozzamento sarebbero coinvolti anche bambini spinti dai genitori
 
Roma, 4 ottobre 2014 - Più di 2 milioni di fedeli musulmani hanno cominciato a Mina, vicino alla Mecca, il rito della lapidazione di Satana. L'inizio del rituale della lapidazione di Satana coincide con il primo giorno di Eid al-Adha, o festa del sacrificio, celebrata dai musulmani in tutto il mondo. La lapidazione simboleggia, secondo la tradizione musulmana, la resistenza a Satana, apparso in tre diverse località ad Abramo per dissuaderlo dal sacrificare suo figlio Ismaele, come ordinato da Dio. Oltre alla lapidazione, i fedeli macellano un animale, solitamente una pecora, offrendone poi la carne ai bisognosi. Sono 1,5 miliardo i musulmani che festeggiano nel mondo la Eid al-Adha.
L'associazione italiana difesa animali e ambiente (Aidaa) stima che "oltre un milione di animali" sarà ucciso in Italia in occasione dell'Eid al Adha. L'Aidaa in particolare riferisce di aver ricevuto una segnalazione da una maestra di Quarto Oggiaro, periferia di Milano. A scuola uno dei suoi allievi, un bimbo musulmano avrebbe raccontato, sconvolto, di essere stato costretto ad assistere allo sgozzamento del capretto con cui aveva giocato prima in cortile. L'associazione poi segnala - in una nota - che queste uccisioni, soprattutto di capretti e agnelli, avvengono di norma "entro le mura domestiche senza che siano rispettati i criteri di legge che valgono anche per l'orribile pratica della macellazione rituale". "Arrivano in queste ore anche segnalazioni in fase di verifica da Napoli, Parma, Brescia, Cremona, Pavia, Torino, Milano, Alessandria e Ascoli Piceno di genitori che avrebbero messo i coltelli nelle mani dei bambini maschi invitandoli ad affondarli nel collo del capretto o dell'agnello sgozzandolo", si sostiene nella nota. 
 
NEL CUORE.ORG
4 OTTOBRE 2014
 
VERCELLI, MACELLANO MONTONI CON IL RITO ISLAMICO: DENUNCIATI
In una cascina di Guardabosone
 
Stavano macellando clandestinamente dei montoni per la fine del Ramadan in una cascina nelle campagne di Guardabosone, nel vercellese. Quando i carabinieri del Nas di Torino, insieme ai militari di Borgosesia, sono intervenuti nella cascina erano già stati sgozzati sei animali. I sei uomini di origini marocchine presenti, che erano in attesa di connazionali che avrebbero dovuto portare altri animali, sono stati quindi denunciati per macellazione clandestina e non autorizzata e maltrattamento di animali: le bestie morivano infatti dissanguate dopo che gli era stata recisa la giugulare. Pratica consentita in Italia solo se praticata in un macello autorizzato. Denunciata in concorso anche la proprietaria italiana che aveva affittato la cascina.
 
QUOTIDIANO.NET
4 OTTOBRE 2014
 
Catturato cucciolo di lupo ridotto pelle e ossa. Ora è ricoverato
 
Lucca. Intervento della Forestale dopo le segnalazioni degli abitanti: ululava per la fame. Le sue condizioni sono critiche. Un altro esemplare preso ad Anagni e trasportato in Abruzzo
Roma, 4 ottobre 2014 - Un cucciolo di lupo è stato trovato e catturato nel paese di Montefegatesi, presso Bagni di Lucca (Lucca), dal corpo Forestale dello Stato. Le condizioni di salute dell'esemplare sono "cattive". Da diversi giorni nel borgo, situate in una zona boschiva di montagna, gli abitanti udivano nella notte forti e frequenti ululati e così hanno più volte segnalato alle autorità la presenza di un branco di lupi. Così quando è arrivata l'ennesima telefonata - questa volta di una cittadina che aveva avvistato due esemplari di lupo in paese -, la centrale operativa regionale del Corpo forestale ha preso in carico la segnalazione e ha allertato un'associazione specializzata nel recupero di fauna selvatica, Vegasoccorso.
In un paio d'ore sono intervenuti e hanno catturato il cucciolo, che intanto era stato controllato a vista dalla donna. L'animale era in pessime condizioni di salute, fortemente disidratato e debilitato, ed è stato trasportato in un centro veterinario di Viareggio (Lucca) dove l'hanno sottoposto alle prime cure. Nonostante abbia ripreso a mangiare e a bere, è sempre sotto osservazione nella struttura veterinaria presente nella Regione Toscana dove i Forestali lo hanno trasferito ieri sera. Ci resterà fino a quando il suo stato di salute sarà tornato soddisfacente. A quel punto dovrà essere ospitato presso una struttura specializzata del Corpo Forestale dello Stato per completare il recupero e venire successivamente reimmesso nel territorio.
"Talvolta - si legge in una nota del Corpo forestale - i lupi vengono uccisi, altre volte vengono tratti in salvo. In questo caso, ben lontano dallo stereotipo di bestia feroce veicolato da certe fiabe e da una credulità popolare che in certe zone ancora resiste saldamente, i Forestali si sono trovati davanti ad un animale malato, ferito, impaurito e ridotto a pelle e ossa".
La Forestale oggi aveva catturato anche un altro lupo, questa volta ad Anagni, nel Frusinate. L'animale è stato preso mentre si aggirava sulla via Morolense ed è stato catturato dagli agenti della Forestale di Frosinone e di Anagni ed è stato poi trasportato nel Parco di Pescasseroli, in Abruzzo. All'intervento ha partecipato anche il personale dell'Asl di Frosinone. Il lupo è in buone condizioni di salute. 
 
NEL CUORE-ORG
5 OTTOBRE 2014
 
LUCCA, CFS: SALVATO CUCCIOLO DI LUPO IMPAURITO: "ERA PELLE E OSSA"
L'intevento dopo diverse segnalazioni dei cittadini
 
Un cucciolo di lupo è stato trovato e catturato nel paese di Montefegatesi, vicino a Bagni di Lucca, dal Corpo forestale dello Stato. Le condizioni di salute dell'esemplare sono "cattive". Da diversi giorni nel borgo, in una zona boschiva di montagna, gli abitanti udivano nella notte forti e continui ululati. Così hanno più volte segnalato alle autorità la presenza di lupi. Quando è arrivata la telefonata di una cittadina che aveva avvistato due esemplari di lupo in paese, la centrale operativa regionale della Forestale ha allertato un'associazione specializzata nel recupero di fauna selvatica.
In un paio d'ore ecco l'intervento e la cattura del cucciolo, nel frattempo controllato a vista dalla donna. L'animale era in pessime condizioni di salute, fortemente disidratato e debilitato, ed è stato trasportato in un centro veterinario di Viareggio (Lucca) dove è stato sottoposto alle prime cure. Nonostante abbia ripreso a mangiare e a bere, è sempre sotto osservazione nella struttura veterinaria dove i Forestali lo hanno trasferito venerdì sera. E qui resterà fino a quando non si rimetterà in sesto. A quel punto dovrà essere ospitato in una struttura specializzata del CfS per completare il recupero e poi essere reimmesso nel territorio.
"Talvolta - si legge in una nota del Corpo forestale - i lupi vengono uccisi, altre volte vengono tratti in salvo. In questo caso, ben lontano dallo stereotipo di bestia feroce veicolato da certe fiabe e da una credulità popolare che in certe zone ancora resiste saldamente, i forestali si sono trovati davanti ad un animale malato, ferito, impaurito e ridotto pelle e ossa".
 
IL TIRRENO
4 OTTOBRE 2014
 
Il lupo Ezechiele peggiora Trasferito al centro Wwf
 
di Alessandra Bernardeschi
 
CASTELLINA (SI) Ezechiele, il lupo ritrovato in fin di vita da due cacciatori nel bosco tra Rosignano e Castellina Marittima lo scorso 24 settembre, è ancora in gravi condizioni. Nonostante i medici della Clinica veterinaria di Pisa abbiano deciso di non somministrargli più i sedativi, il lupo non riesce a risvegliarsi. Intanto ieri è stato trasferito al Cras, Centro recupero animali Selvatici del Wwf a Semproniano in provincia di Grosseto. «Nonostante sia senza sedativi – dice il direttore del centro di recupero Marco Aloisi – è come se l’animale fosse sempre in coma farmacologico. Probabilmente si tratta degli effetti tossici di sostanze che l’animale può aver ingerito. È grave la sua prognosi è riservata». Poche, adesso, le speranze che Ezechiele possa farcela. Lo aveva detto, alcuni giorni fa, il professor Michele Corazza della clinica veterinaria di Pisa che ha avuto in cura l’animale: dopo l’operazione chirurgica andata a buon fine, bisognava attendere per vedere come il lupo avrebbe reagito una volta fuori dagli effetti dei sedativi. «Abbiamo cercato di svegliarlo – dice lo stesso Corazza – ma l’animale non ha reagito, è come fosse ancora in stato di semi incoscienza». Intanto proseguono le analisi sui campioni del contenuto gastrico che dovrebbero portare a determinare cosa abbia ingerito il lupo e quindi alla tipologia, se di avvelenamento si tratta come sembrerebbe, della sostanza tossica che lo ha ridotto in queste condizioni. Ma ci vorrà del tempo. Così come occorreranno settimane prima di sapere, con l’esame del Dna, se Ezechiele è un lupo in purezza oppure un ibrido. Dettagli di poco conto, se l’animale non mostrerà segni di ripresa. La sua singolare storia ha incuriosito e commosso. Il giovane lupo (tre o forse quattro anni di età) morente si era nascosto in mezzo alla boscaglia vicino ad un torrente. Cercava l’acqua, forse per lenire i suoi dolori, così come fanno gli animali selvatici. È stato soccorso da due cacciatori, Alessandro e Federico Nicosia, che hanno immediatamente dato l’allarme. Polizia provinciale di Pisa e di Livorno hanno immediatamente fatto scattare i soccorsi. Le prime cure l’animale l’ha ricevute dalla dottoressa Marina Salvagno che ha compreso sin da subito la gravità della situazione. Poi il trasferimento alla clinica veterinaria di Pisa dove l’animale è stato sottoposto ad un’operazione chirurgica eseguita dal dottor Pierre Melanie. Da lì è iniziata la sua lotta contro il tempo. Poche adesso le speranze che Ezechiele, così l’animale è stato ribattezzato da chi lo ha soccorso, possa sopravvivere. Anche se ogni giorno che passa, così come le cure a cui il lupo è sottoposto, potrebbero lasciare aperto uno spiraglio.
 
IL TIRRENO
12 OTTOBRE 2014
 
Ezechiele sta meglio e comincia a mangiare
 
di Alessandra Bernardeschi
 
ROSIGNANO (LI) Piccoli segnali di miglioramento per Ezechiele, il lupo di tre o quattro anni, ritrovato agonizzante lo scorso 25 settembre da due cacciatori nel bosco di Castellina Marittima. La prognosi è sempre riservata ma l’animale, uscito dal coma, pian piano ha iniziato a mangiare da solo, seppur imboccato dai medici e volontari del Centro recupero animali selvatici di Semproniano. Purtroppo, però, nonostante le cure, il lupo è ancora paralizzato. Un effetto, forse, delle sostanze tossiche che ha ingerito durante i suoi spostamenti. «La prognosi è ancora riservata – spiega il dottor Marco Aloisi responsabile del Centro Recupero del Wwf di Semproniano, provincia di Grosseto, dove l’animale è stato trasferito, alcuni giorni fa, dalla clinica veterinaria di Pisa – ci sono però alcuni segni di piccola ripresa. Abbiamo interrotto l’alimentazione parenterale tramite fleboclisi e il lupo ha iniziato a mangiare da solo, seppur imboccato. Purtroppo però è ancora paralizzato, non riesce ad alzarsi. Continueremo con le cure e vedremo le sue reazioni nei prossimi giorni». Sono passati diciassette giorni da quando Ezechiele, così è stato ribattezzato il lupo dai soccorritori, è stato ritrovato in fin di vita in mezzo ad un bosco da due cacciatori di Rosignano Solvay, i fratelli Alessandro e Federico Nicosia, che hanno visto il lupo in mezzo a una radura, immobile. Subito hanno capito che l’animale non stava bene e hanno attivato i soccorsi . . Dopo i primi soccorsi l’animale è stato trasferito alla clinica universitaria di Pisa sotto le cure del professor Michele Corazza. Sempre a Pisa Ezechiele è stato operato all’intestino. Sin dall’inizio i medici veterinari dichiararono la gravità della situazione perché, oltre a problemi intestinali, risolti con l’intervento chirurgico, il lupo mostrava gravi segni di intossicazione. Probabilmente, durante i suoi spostamenti nelle colline a ridosso di Rosignano, l’animale ha ingerito sostanze velenose. Ecco perché i due cacciatori lo hanno ritrovato semicosciente nei boschi tra Vada e Castellina. Dopo essere stato curato in clinica veterinaria, il lupo è stato trasferito al Cras di Grosseto, il centro recupero animali selvatici del Wwf. Sin da subito la storia del lupo salvato da due cacciatori ha incuriosito e commosso tanto che, anche sul web, sono stati molti i commenti di solidarietà verso Ezechiele che adesso sta vivendo grazie all’aiuto dell’uomo. Si dovranno attendere ancora alcuni giorni per capire se il lupo riuscirà a superare la crisi e ad alzarsi sulle proprie zampe.
 
LA NUOVA VENEZIA
4 OTTOBRE 2014
 
Esche topicide, i residenti chiamano i vigili
 
Venezia, Allarme esche topicide in Campo Santa Maria Formosa. Ieri mattina alcuni abitanti della zona si sono accorti che durante la notte qualche irresponsabile aveva cosparso di esche velenose diversi punti del campo. Esche che erano pericolosamente a portata di bambino e di animali domestici, con i cani che molti portano a passeggiare in campo. Subito sono stati chiamati i vigili urbani mentre qualcuno ha provveduto a raccoglierle per consegnarle poi agli operatori di Vesta. La pattuglia della polizia locale intervenuta ha raccolto informazioni. Anche se nessuno ha visto chi ha disseminato il luogo del veleno si sarebbero già dei sospettati. Ma per il momento non ci sono prove che possano far individuare il responsabile. Il settore ambiente del Comune e Vesta spiegano che in campo non c’è un’emergenza topi, come del resto non sono aumentati in centro storico, periodicamente però i roditori, per vari motivi, compaiono in zone dove non si erano mai visti prima. In genere perché sono alla ricerca di nuove zone dove alimentarsi, soprattutto quando vengono abbandonati e non raccolti i rifiuti. Le esche topicida sono pericolose per l’uomo e per gli animali perché, come nel topo, provocano emmoragie. Vesta che si occupa di derattizzazione in centro storico utilizza, come è previsto dalle norme di sicurezza, delle scatole dispenser. Attratto dall’odore del cibo il topo si avvicina, entra e prende le esche. Solitamente deve mangiarne più di una perché il veleno faccia effetto.
 
IL PICCOLO
4 OTTOBRE 2014
 
Villetta in vendita con il cane di casa incluso
Nel prezzo l’Immobiliare ha inserito anche il pastore tedesco femmina di 5 anni
 
di Riccardo Tosques
 
Prov. di Trieste. Una villetta vicino ai laghetti nelle Noghere, 5mila metri quadrati di terreno, vista mare ma soprattutto con possibilità di avere incluso nel prezzo il cane di casa. Pesce d'aprile fuori stagione? No, è tutto vero. Recita proprio così l'annuncio comparso in questi giorni in internet proposto dalla B.G. Immobiliare di piazzale Curiel. Una volta spiegato per filo e per segno le caratteristiche della casa, la disposizione delle stanze, la classe energetica, si evidenzia che "eventualmente” l'immobile si può pure “vendere con pastore tedesco femmina di cinque anni. Occasione".
Il popolo del web, una volta scoperto l'annuncio, si è sbizzarrito in una serie di sentenze contro, ma anche in difesa, della decisione di inserire la vendita del cane nella villetta. «Vi sembra normale che una famiglia venda il cane assieme alla casa e in più venga appoggiata dall'agenzia di vendita che si permette di inserire il povero animale nell'annuncio? Ma questi sono pazzi!», il commento di Non solo animali. Tra le opinioni che ha ottenuto il maggior numero di consensi quella di Santo Sanfilippo: «Io scriverei nel link dell'agenzia nella richiesta informazioni: "Vorrei saper se incluso nel prezzo posso prendere a calci quell'idiota dell'agenzia che ha pubblicato l'annuncio e fare di peggio... a chi vende la casa». Patrizia Valeria Rosselli evidenzia come «a gente così il cane non lo lascerei quindi tanto meglio se qualcuno se ne vorrà prendere cura con amore». Claudio Clamoni è più filosofico che in dialetto dice: «Povera bestia, adeso la ghè anderà meio coi novi... pezo de lori no sarà».
Di tutt'altro tono invece l'intervento di Mattia Masulli: «Prima di giudicare dovreste conoscere i fatti. Magari la casa in questione è dotata di un ampio giardino e quella nuova è un appartamento in centro. Sicuro meglio questa soluzione che l'abbandono". Ironica invece Manuela Vichi: «Spero che el prezzo sia trattabile perché il can costa... magnar, veterinario...». Gli dà man forte Marco Torri: «Se questi si dovessero per caso trasferire in città o in un appartamento che fanno, rinchiudono un pastore tedesco, un cane di grossa taglia su un terrazzino tutto il giorno?» Non la pensa certamente così Maria Leotta: «Un cane può vivere anche in appartamento, non è indispensabile la villa. Basta una bella famiglia che lo ami e lui sarà un cane felice».
Sulla vicenda abbiamo contattato l'Immobiliare per chiedere spiegazioni. «Il proprietario della casa era morto e i figli erano impossibilitati a mantenere il cane. Abbiamo deciso di inserire il cane nell'annuncio con lo scopo di trovare magari qualcuno interessato in primis proprio all'animale piuttosto che alla casa. Fortunatamente da poco il cane ha trovato una nuova famiglia», racconta Lucia Bortolato titolare della B.G. Immobiliare assieme ad Aldo Gruber. Bortolato ha infine voluto evidenziare che «l'annuncio in questione ha scatenato un'insensata ondata di mail di proteste, ma il nostro obbiettivo era quello di trovare una nuova famiglia a questo povero cane, cosa che siamo riusciti a fare». Anche senza vendere la casa.
 
HUFFINGTON POST
4 OTTOBRE 2014
 
La lettera del cane abbandonato ai suoi padroni: "Avevate promesso vi sareste presi cura di me". Lo spot Purina (VIDEO)
 
Se un cane abbandonato potesse scrivere una lettera ai vecchi padroni che lo hanno lasciato in strada, cosa direbbe? Probabilmente non si discosterebbe molto da quello che l'azienda di cibi per animali Purina ha "messo in bocca" ad un esemplare di shiba inu.
Parliamo di "Never say goodbye", uno spot, anzi un vero cortometraggio in cui seguiamo il piccolo cane mentre cerca di trovare la strada per tornare alla famiglia che amava così tanto e prova a farsi una ragione del fatto che potrebbe non desiderarlo più. Nonostante il suo abbandono , il cucciolo non molla mai la speranza che un giorno si riunirà con la sua famiglia. Si ricorda tutti i bei momenti che hanno condiviso e si chiede perché si ritrova a vivere quella situazione. Come per un amante lasciato di punto in bianco, la sua confusione e la sua totale devozione sono strazianti.
Il cortometraggio è legata alla campagna 2014 di Purina , che chiede alle persone rispetto per gli animali randagi ed è una parte di un'iniziativa globale per il benessere degli animale domestici.
VIDEO
 
MATTINO DI PADOVA
4 OTTOBRE 2014
 
Cappio trappola contro il gatto
 
di Enrico Ferro
 
VILLANOVA DI CAMPOSAMPIERO (PD) - Per difendere le voliere che conserva in giardino non ha esitato a “proteggere” un buco sulla recinzione installando una specie di cappio in acciaio (nella foto a destra). Una misura di protezione estrema che stava per costare cara al gatto  del vicino di casa. Un rumeno di 41 anni è stato denunciato dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato per maltrattamento di animali. L’attività della Forestale è scattata a seguito della denuncia presentata dal proprietario del gatto, chiamato dai vicini di casa che si erano accorti del micio intrappolato e dolorante per via dell’arnese intorno al collo. Una volta liberato il gatto si è rifugiato sotto ad un’auto, con il cappio ancora legato al collo. Solo successivamente il proprietario è riuscito a liberare l’animale dal filo di ferro e a portarlo dal veterinario per le cure del caso. Il referto del medico veterinario che ha visitato il felino ha confermato la lesione cutanea circolare attorno al collo e le difficoltà respiratorie. I Forestali sono quindi entrati in azione e, dopo aver sequestrato il cappio fatto con il filo di ferro, hanno acquisito informazioni dai residenti della zona. In tutti i casi la testimonianza è stata concordante, perché tutti sapevano che quel sistema di difesa era stato pensato e realizzato dal rumeno quarantunenne. L’uomo segnalato alla Procura della Repubblica è risultato essere proprietario di alcune voliere e, con molta probabilità, non gradiva la visita dei gatti. Ora l’uomo, al quale viene contestato il reato di maltrattamento di animali, rischia una pena compresa tra i tre e i diciotto mesi di reclusione o, nel migliore dei casi, una multa compresa tra i 5 e i 30 mila euro. «Il Corpo Forestale dello Stato, quale forza di Polizia deputata alla protezione dell’ambiente in genere, è sempre in prima linea per il contrasto ai reati in danno agli animali» ha ricordato Daniela Famiglietti, nuovo comandante provinciale di Padova. e.ferro@mattinopadova.it
 
RUVO LIVE
4 OTTOBRE 2014
 
Nel territorio del parco dell'alta murgia
A caccia di quaglie con richiami acustici vietati, 2 bracconieri “beccati” dalla Forestale
 
Attività di antibracconaggio nell'area protetta: denunciate 2 persone e sequestrati 2 fucili, avifauna protetta oltre ad un cospicuo quantitativo di munizioni di vario calibro
Con l’avvio della stagione venatoria il Corpo Forestale dello Stato  - Coordinamento Territoriale per l’Ambiente di Altamura ed i Comandi Stazione dipendenti (Ruvo) hanno intensificato i controlli a tutela del patrimonio faunistico.
Su questo fronte in data 28.09.2014, personale del Comando Stazione C.F.S. di Ruvo di Puglia, impegnati appunto in uno servizio mirato posto in essere non solo a tutela dei territori del Parco Nazionale dell’Alta Murgia ove l’esercizio venatorio è tassativamente vietato,  ma anche sulle aree contermini a quest’ultimo, sono intervenuti in località “Torre Mascolo” in agro del comune di Corato.
Qui alle prime ore del mattino hanno sorpreso due individui dediti alla caccia con l’ausilio di un richiamo acustico elettromagnetico in danno ad esemplari di avifauna migratoria della specie “quaglia”.
Stante la normativa di settore, l’utilizzo di tale richiamo che consente un più facile avvicinamento e abbattimento della fauna, non è consentito configurando un esercizio venatorio illegale e pertanto penalmente sanzionato. Gli agenti hanno così sottoposto a sequestro n° 2 fucili, varie munizioni nonché il predetto richiamo acustico deferendo alla Procura della Repubblica c/o il Tribunale di Trani i 2 individui, entrambi residenti a Corato.
Per il coordinatore Commissario Capo dr. Giuliano Palomba "l'impegno degli uomini del CFS quale forza specializzata nella tutela dell'ambiente è di fondamentale importanza per la tutela del patrimonio faunistico  spesso vessato da attività di illegale prelievo".
 
NEL CUORE.ORG
4 OTTOBRE 2014
 
VILLAPUTZU (CA), BRACCONIERE COLTO SUL FATTO DAL CORPO FORESTALE
Vigilanza ambientale sui monti del Sarrabus
 
Operazione anti bracconaggio del Corpo forestale e di vigilanza ambientale sui monti del Sarrabus. Durante i controlli nell'Oasi permanente e di protezione faunistica, in localita' Sa Moddittzi, nel comune di Villaputzu, un pensionato di 62 anni, Pietro Sanna, e' stato sorpreso in flagranza di reato nell'atto di posizionare cavetti di acciaio per la cattura di cervi e cinghiali. Nella successiva perquisizione in un terreno e in un locale rurale li' vicino, e' stata scoperta una gabbia artigianale con mandorle all'interno per catturare cinghiali vivi. Nell'abitazione di Sanna sono stati poi trovati una balestra con 13 dardi, 23 tagliole di diverse grandezze, 12 reti per uccellagione e altri lacci. Il pensionato, titolare di porto di fucile per uso da caccia, e' stato denunciato per esercizio venatorio con mezzi e in zona non consentita e per detenzione di attrezzi per la cattura illegale di selvaggina.
 
IL TIRRENO
4 OTTOBRE 2014
 
Investe un cervo sull’Aurelia
 
TORRE DEL LAGO (LU) - Un brutto incidente, ieri mattina, sull’Aurelia, tra Torre del Lago e l’ingresso dell’Autostrada a Pisa Nord. Un furgoncino condotto da un uomo che percorreva la via Aurelia ha investito un cervo che è uscito dalla pineta che costeggia la strada. L’impatto con l’animale è stato improvviso e violento e nello scontro ha avuto la peggio il cervo che è deceduto. Il conducente del mezzo è rimasto leggermente ferito e per accertamenti è stato trasportato con una ambulanza della Misericordia di Torre del Lago al pronto soccorso dell'ospedale Versilia. Non è la prima volta che cervi o altri animali invadono la carreggiata in questa zona - la strada non ha infatti barriere laterali - che attraversa il Parco regionale di Migliarino San Rossore Massaciuccoli .
 
IL CENTRO
4 OTTOBRE 2014
 
Celano (AQ), rubati animali e attrezzi agricoli

Dante Cardamone

 
CELANO (AQ) - Rubati animali, macchinari e utensili di vario genere all’interno di una piccola azienda agricola di Celano. I ladri sono entrati di notte nei locali di proprietà di Nazzareno Mascitti, docente in pensione. «Mi hanno rubato polli, conigli, sei pecore, tre capre e due agnelli» racconta Mascitti «nel magazzino adiacente, una volta rotto il lucchetto, hanno preso un macchinario utilizzato per la macina del grano e dell’orzo, del valore di almeno mille euro, quattro giunti cardanici del valore di 250 euro l’uno e un compressore. I ladri hanno fatto visita anche a un altro magazzino nelle vicinanze, ma non hanno portato via quasi nulla. Quello della sicurezza è un problema molto serio», conclude Mascitti, «siamo continuamente in balia di bande che compiono furti in aziende agricole e abitazioni». Secondo il professor Mascitti il colpo è opera di persone organizzate, che sicuramente hanno utilizzato un camion per portare la roba. L’azienda del professore si trova nelle vicinanze di via Cicivette. Su quanto accaduto è stata presentata anche una denuncia alla caserma dei carabinieri di Celano. Nazzareno Mascitti è una persona molto conosciuta nella Marsica. In passato ha avuto anche incarichi politici. È stato vicesindaco di Celano con il Partito socialista ed è stato anche segretario di federazione del Psi. Inoltre, ha ricoperto l’incarico di vicepresidente dell’Arssa. Attualmente è un esponente della Fondazione Carispaq.
 
NEL CUORE.ORG
4 OTTOBRE 2014
 
BRAMBILLA, RENZI? "NON RIESCE A PRONUNCIARE LA PAROLA "ANIMALI""
La strana "avarizia" del loquacissimo Matteo
 
"Non si può dire che Matteo Renzi sia avaro di parole. Ce n'è almeno una, però, che non riesce proprio a pronunciare. Neanche intervenendo ad Assisi, nel giorno di San Francesco, autore del "cantico delle creature", gli scappa la parola "animali", né tantomeno un concettino in materia che non sia un convenzionalissimo riferimento "al creato e all'ambiente". Renzi è completamente scollegato dalla maggioranza degli italiani che ama gli animali e vuole vedere rispettati i loro diritti". Lo rileva l'on. Michela Vittoria Brambilla (FI), portavoce della Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente.
"Tanta avarizia in un parolaio di comprovata generosità verbale – continua l'ex ministro - conferma quanto abbiamo potuto constatare alla Camera durante la recente discussione delle mozioni sul benessere animale: il governo Renzi e la maggioranza che lo sostiene dicono sì allo sfruttamento degli animali nei circhi, all'uccisione dei selvatici nelle aree di Rete Natura 2000, alla barbarie dei richiami vivi, agli allevamenti di animali da pelliccia (già vietati in altri Paesi europei), non prendono impegni sul trasporto commerciale di animali con l'introduzione del limite massimo di otto ore di viaggio, non muovono un dito neppure sulla macellazione religiosa (oggi è anche la festa islamica del Sacrificio, chissà quanti animali avranno perduto la vita per sgozzamento anche nel nostro Paese...). Se poi consideriamo la profonda disattenzione, per non dire assoluta negligenza, con cui il ministero dell'Ambiente ha seguito il caso dell'orsa Daniza, il cerchio si chiude. E si capisce perché quella parola, "animali", Renzi non riesca a pronunciarla".
 
ESTENSE.COM
4 OTTOBRE 2014
 
Sperimentazione animale, accesso negato allo stabulario per i deputati M5S
L'intenzione era verificare le condizioni di benessere degli animali utilizzati
 
I deputati del M5S Cristian Iannuzzi e Paolo Bernini ed il presidente dell’associazione Animal Defenders Cristian Romanin, dopo aver comunicato precedentemente la visita al responsabile dipartimento, si sono recati ieri ai laboratori in via Fossato di Mortara del Dipartimento di scienze biomediche e chirurgo specialistiche dell’Università degli studi di Ferrara.
“La visita”, spiegano i due deputati (Bernini è già autore di un’iniziativa simile svolta allo stabulario di Modena e a seguito della quale pubblicò su internet un video piuttosto contestato dai ricercatori per la presenza di frasi decontestualizzate e vari collage con immagini di repertorio), “era finalizzata a verificare alcune voci allarmanti sulla gestione ed il benessere degli animali tenuti nello stabile per la ricerca scientifica, anche in vista della manifestazione che si svolgerà a Ferrara l’11 ottobre che reclama sia una ricerca etica senza animali, sia che i fondi destinati all’Università di Ferrara, vengano utilizzati per sviluppare metodi sostitutivi così come già sta accadendo in numerosi poli di eccellenza all’estero”.
“Ci hanno fatto aspettare ore rimpallandoci tra un responsabile e l’altro con scuse di ogni tipo – proseguono i due – mentre il personale allarmato, chiudeva tutte le porte e ci piantonava nella sala d’attesa come se fossimo stati dei pericolosi criminali che volevano assaltare il laboratorio. Nonostante i molti tentativi, ci è stato impedito di entrare nel laboratorio per stabilire la condizione degli animali detenuti all’interno. Il veterinario referente del centro ci ha confermato la detenzione di un numero imprecisato di primati (la nostra fonte diceva sei), spiegandoci che però poteva entrare nei locali solo il personale autorizzato, tra cui gli addetti alle pulizie”.
Poca fortuna anche con il rettore Pasquale Nappi: “Dopo varie giravolte da parte degli uffici siamo riusciti a parlare telefonicamente con il rettore che non ci ha permesso neanche di avere l’autorizzazione per vedere le gabbie in cui sono rinchiusi i primati. Abbiamo dovuto purtroppo constatare di trovarci davanti un muro di gomma – concludono i due – pretesti formali e carte bollate, che ci hanno impedito di ispezionare”.
 
NEL CUORE.ORG
4 OTTOBRE 2014
 
ISLAM, PER LA FESTA DEL SACRIFICIO MILIONI DI ANIMALI SGOZZATI
Ovini, caprini, bovini moriranno di morte lenta
 
Dalla serata di ieri – per 1,3 miliardi di musulmani nel mondo – è cominciata la "Festa del Sacrificio" (Eid -el Adha). Il sacrificio rituale che si pratica nel corso della festività ricorda il sacrificio sostitutivo di un montone eseguito da Ibrāhīm (Abramo), pronto a sacrificare a Dio il figlio Ishmail (Ismaele) prima di venire fermato dall'angelo.
i musulmani sacrificano come Abramo un animale che, secondo la sharia deve essere fisicamente integro e adulto e può essere soltanto un ovino, un caprino, un bovino o un camelide, negli ultimi due casi è possibile sacrificare un animale per conto di più persone, fino a sette. L'animale è ucciso mediante sgozzamento, recidendo la giugulare per permettere al sangue di defluire. La legislazione biblica e coranica, infatti, considera il sangue impuro ed è quindi proibito mangiarne.
La carne viene divisa preferibilmente in tre parti uguali, una delle quali va consumata subito tra i famigliari, mentre la seconda va conservata e consumata in seguito e la terza viene destinata ai poveri della comunità, che non hanno i mezzi economici per acquistarlo. Se una famiglia non ha animali da sacrificare, può donare una somma di denaro ad organizzazioni caritatevoli che fanno avere la carne ai poveri.
E' difficile dire precisamente a quanti animali costi la vita Eid el Adha: nel solo Pakistan (182 milioni di abitanti) ne muoiono dieci milioni entro tre giorni dall'inizio della festa.
Per puro caso, la festa del calendario lunisolare islamico coincide quest'anno con il 277.o giorno del calendario gregoriano: san Francesco d'Assisi, autore del cantico delle creature. Inoltre (accade ogni 33 anni) la festa del Sacrificio 2014 coincide anche con l'ebraico Yom Kippur, il giorno dell'Espiazione, durante il quale è proibito mangiare, bere, lavarsi, truccarsi, indossare scarpe di pelle ed avere rapp
orti sessuali.
 
NEL CUORE.ORG
4 OTTOBRE 2014
 
JOHANNESBURG, MIGLIAIA IN PIAZZA CONTRO IL BRACCONAGGIO
17 cortei per difendere elefanti e rinoceronti
 
Migliaia di sudafricani sono scesi oggi nelle strade per chiedere un'azione urgente contro il bracconaggio di elefanti e rinoceronti in Africa, due specie in rapida estinzione. "Denunciamo i politici che nel mondo non hanno il coraggio e la volonta' politica di cambiare le loro leggi", ha detto uno degli organizzatori del movimento, Dex Kotze. I manifestanti hanno marciato in diciassette citta' del Sudafrica, un paese dove il bracconaggio nei confronti dei rinoceronti, uccisi per il loro corno, e' particolarmente grave. Il corno di questi animali, ridotto in polvere e utilizzato nella tradizionale medicina asiatica, viene venduto a peso e sul mercato finale vale quasi quanto l'oro. Le proteste sono indirizzate a un gruppo di 19 paesi (tra cui Cina, Kenya e Angola), contro cui ha puntato il dito la CITES (Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione) per non aver preso le misure necessarie a combattere il traffico di avorio. "Questi paesi devono cambiare le loro leggi", ha insistito Dex Kotze. Il Sud Africa e' la patria di circa 20.000 rinoceronti, l'80% della popolazione mondiale, ma il massacro si intensifica di anno in anno. Quanto agli elefanti, ne vengono uccisi piu' di 35.000 l'anno in Africa per le loro zanne. E, sottolinea Kotze, nel continente africano ci sono solo 400.000 elefanti.
 
LA ZAMPA.IT
4 OTTOBRE 2014
 
Troppa energia per cercare le prede lontane, ghepardi decimati
La perdita di habitat e l’aumento di presenza dell’uomo costringe infatti questi felini ad andare sempre più lontano alla ricerca di cibo.
 
Scatta l’allarme per i ghepardi: dai circa 100.000 esemplari nel 1900 si è passati a solo 10.000 oggi. E la colpa non sarebbe di leoni o iene, ma dell’enorme energia che impiegano in lunghi percorsi per cercare le prede. La perdita di habitat e l’aumento di presenza dell’uomo costringe infatti questi felini ad andare sempre più lontano alla ricerca di cibo. 
È quanto evidenzia un nuovo studio di biologi di Europa, Sud Africa e università del Nord Carolina, che ha osservato il comportamento dei ghepardi in due diverse riserve sudafricane, iniettando loro una particolare sostanza `tracciante´ e facendogli indossare radio-collari. Seguendo i ghepardi e analizzando la quantità di questa sostanza rilasciata nei loro escrementi, il gruppo di ricerca è stato in grado di calcolare quanta energia questi velocissimi cacciatori utilizzano per catturare le prede e quanto pesi il fatto di dovere coesistere nel proprio habitat con predatori molto più forti in grado di sottrargli cibo. 
I risultati sono stati «sorprendenti», secondo i ricercatori: il dispendio energetico del ghepardo durante la caccia è stato «relativamente piccolo, anche tenendo conto dei lori incredibili slanci di velocità». La più grande spesa energetica per la specie si è rivelata essere la grande distanza che gli esemplari sono costretti ad attraversare per trovare le proprie prede, a causa della perdita dell’habitat e della sempre più allargata presenza umana. 
«Abbiamo dato troppo spesso la colpa a leoni e iene per la decimazione delle popolazioni di ghepardo quando in realtà è probabile che siamo noi a guidare il loro declino, costringendoli a camminare molto di più in quanto riduciamo le loro scorte di cibo ed erigiamo recinzioni o barriere», ha commentato Johnny Wilson, della North Carolina State University, che ha lavorato allo studio. 
 
LA ZAMPA.IT
4 OTTOBRE 2014
 
California, i suoi pitbull uccisero una donna. Il proprietario condannato a 15 anni di carcere
Per i giudici «era consapevole della pericolosità degli animali». La vittima, aggredita e dilaniata durante una passeggiata, riconosciuta grazie all’iPod


NELLA FOTO - Alex Donald Jackson è stato condannato a 15 anni di carcere

 
Una sentenza senza precedenti, destinata a far discutere. In California il proprietario di quattro pit bull che hanno aggredito mortalmente una donna, è stato condannato a 15 anni di carcere. «Era consapevole della pericolosità degli animali», hanno scritto i giudici nella sentenza di condanna di Alex Donald Jackson, 31 anni, arrestato durante un’operazione antidroga e accusato dell’omicidio dopo che il Dna dei suoi animali è stato trovato sugli indumenti della vittima.  
La vicenda risale al 2013. Una mattina come tante altre Pamela Devitt, 63enne pensionata di Littlerock (60 km a nord est di Los Angeles), esce di casa per una passeggiata quando i quattro pit bull scavalcano la recinzione del cortile in cui sono rinchiusi e l’attaccano. Un’aggressione violentissima: oltre i 150 morsi che dilaniano la donna che grida aiuto. Ma in strada non c’è nessuno che possa soccorrerla e Pamela Devitt muore dissanguata.  
“La sua storia non si sarebbe dovuta concludere in un modo così orribile” ha raccontato emozionato in tribunale il marito della vittima, Ben Devitt. Ha spiegato che la nascita del loro nipotino, quattro anni fa, e la necessità di tenersi in forma, li aveva spinti a compiere quotidiane passeggiate. L’ultima immagine che Devitt conserva di sua moglie è della sera precedente la morte, quando l’ha salutata per andare al lavoro per il turno di notte in una società di autotrasporti. Non sapeva nulla di quanto accaduto quando è tornato la mattina dopo e gli agenti gli hanno chiesto di riconoscere l’iPod di sua moglie. Il viso era orrendamente sfigurato. 
Jackson non ha rilasciato dichiarazioni dopo la sentenza di condanna. Il suo avvocato difensore Al Kim ha già annunciato che farà appello, riconoscendo solo che il suo cliente era un trafficante di droga. Il giudice Lisa Chung, ha respinto la libertà vigilata e la sospensione condizionale per i precedenti di Jackson, che potrà uscire dal carcere e beneficiare di libertà vigilata solo dopo aver scontato 15 anni. Ben Devitt dopo la tragedia si è trasferito a Washington: “Una delle ragioni che mi ha convinto a vendere la nostra casa era il dolore nel vedere che tutte il verde del nostro giardino, stava morendo”. Ha sottolineato di avere sostenuto l’accusa di omicidio e di essersi si recato a in tribunale Los Angeles per impedire che altri proprietari di cani potessero terrorizzare i loro vicini. 
 
TUTT’OGGI
5 OTTOBRE 2014
 
Addestra cani con collare elettrico, segnalato eugubino
Corpo Forestale attirato dal “terrore” di due segugi di fronte al padrone / Posti a sequestro sia i cani che gli strumenti per la scossa

Davide Baccarini

 
Perugia. Un cacciatore eugubino è stato segnalato alla Procura della Repubblica di Perugia per maltrattamento di animali nella zona tra San Marco e Padule. L’uomo, scoperto dal Corpo Forestale, era solito mettere collari elettrici ai suoi due segugi, usati per andare a caccia.
Gli agenti della sezione di Gubbio, sarebbero stati incuriositi dallo strano comportamento di entrambi i cani, tra la paura e la diffidenza, nei confronti del loro padrone. E’ cosi che hanno deciso di intervenire per chiarire la situazione, scoprendo poi gli “strani” collari al collo dei segugi. Il magistrato ha ordinato subito il sequestro degli animali, affidati al canile locale, e dei collari. All’Autorità Giudiziaria spetterà valutare l’episodio.
Nonostante la legge giudichi l’utilizzo di questo strumento atto al “maltrattamento di animale”, l’argomento si espone a diverse interpretazioni: molti addestratori, appellandosi alla “scusa” delle diverse intensità della scossa ritengono il collare “necessario” per facilitare il loro lavoro. Ovviamente, poi, si va dalla condanna pesante degli animalisti a quella inesistente dei commercianti dell’articolo, facilmente reperibile, tra l’altro, in ogni negozio specializzato o sul web.
 
ANSA
7 OTTOBRE 2014
 
Maltrattava i cani,cacciatore denunciato
Trovati lungo una strada a Gubbio, con indosso collari elettrici
 
PERUGIA, 7 OTT - Un cacciatore 70enne è stato denunciato a Gubbio dalla Forestale per avere maltrattato due cani di razza segugio di sua proprietà.I cani sono stati trovati, con indosso collari elettrici probabilmente utilizzati dall'anziano per l'addestramento, mentre vagavano a ridosso della strada comunale a Padule. Gli animali, in evidente stato di sofferenza, sono stati catturati dal personale del canile comunale e visitati da un veterinario che ha certificato uno stato comportamentale alterato.
 
NEL CUORE.ORG
7 OTTOBRE 2014
 
GUBBIO, DUE SEGUGI CON IL COLLARE ELETTRICO: DENUNCIATO CACCIATORE
Gli animali del 70enne vagavano per strada
 
Un cacciatore settantenne è stato denunciato dalla Forestale per avere maltrattato due cani di razza segugio di sua proprietà. Gli animali sono stati trovati, con addosso collari elettrici, mentre vagavano a ridosso della strada comunale nei pressi dell'abitato di San Marco nella frazione di Padule di Gubbio, con grave rischio per la loro incolumità e per quella degli automobilisti di passaggio. I cani, in evidente stato di sofferenza, sono stati catturati dal personale del canile comunale di Gubbio e poi sono stati sottoposti a visita da un veterinario, il quale ha certificato uno stato comportamentale alterato. L'uomo, del posto, dovrà rispondere di abbandono e maltrattamento di animali. I due segugi sono stati sequestrati, tolti dalle mani del cacciatore, affidati in custodia al personale Asl (Azienda sanitaria locale) che gestisce il canile, e messi a disposizione dell'autorita' giudiziaria. Sequestrati anche i due collari elettrici.
 
GEA PRESS
8 OTTOBRE 2014
 
I cani a scossa elettrica e il “dissuasore” di libera vendita. Per l’ENPA una situazione peggiore delle armi bianche
Il Capo Nucleo delle Guardie Zoofile di Milano: sequestrare alla fonte e contestare il "tentativo di maltrattamento di animali"

 
L’ultimo intervento è solo di pochi giorni addietro. Un cacciatore denunciato dal Corpo Forestale dello Stato di Gubbio (PG) per l’uso di quelli che tecnicamente (aveva rilevato la stessa Forestale) sono “dissuasori da addestramento”.
Nel caso specifico il cacciatore avrebbe anche lasciato vagare i due segugi a ridosso di una strada mettendo così a rischio, sempre secondo la Forestale, l’incolumità degli automobilisti.
I cani sono ora affidati al canile municipale.
Appena oltre la specificazione voluta dalla Forestale (dissuasori da addestramento) appare però l’assurdità di un mezzo del quale si fa difficoltà a capire un diverso uso e che, nonostante ciò, è di libera vendita.
L’incongruenza di uno strumento vietato nell’uso (sebbene per consolidato indirizzo giurisprudenziale) ma non per la vendita, viene ora sottolineata da Ermanno Giudici, Capo Nucleo delle Guardie Zoofile ENPA di Milano. Secondo il responsabile della Protezione Animali, la commercializzazione dei collari a impulsi elettrici per i cani rappresenta un caso unico in Italia. “Si tratta – ha riferito a GeaPress Ermanno Giudici  - di uno strumento che si trova in libera vendita del quale è però vietato in modo assoluto l’impiego. Neanche le armi bianche, peraltro in libera vendita, conoscono una tale contraddizione, stante che in ristrettissimi casi il porto è consentito“.
Come incidono sul cane tali “dissuasori”?
La stessa Forestale, nel commentare l’operazione di Gubbio, aveva messo in evidenza come i due cani, catturati dal personale del canile comunale e successivamente sottoposti a visita veterinaria, sembravano in stato di sofferenza. La Forestale, inoltre, richiamava la recente sentenza della Cassazione secondo la quale l’uso dei collari elettrici rappresenterebbe uno strumento invasivo e doloroso e certamente incompatibile con la natura del cane. La tecnica di addestramento dei cani con collari elettrici si basa esclusivamente sul dolore , lieve o forte che sia, e che incide sull’integrità psicofisica del cane, poiché la somministrazione di scariche elettriche per condizionare i riflessi ed indurlo tramite stimoli dolorosi ai comportamenti desiderati produce effetti collaterali quali paura, ansia, depressione ed anche aggressività.
Nel caso specifico, poi, il medico veterinario dell’ASL di Gubbio ha certificato uno stato comportamentale alterato, con atteggiamenti di iperattività, evitamento dell’uomo, cioè di reazioni comportamentali di allontanamento, fuga o rifiuto, emesse in previsione di stimoli dolorosi.
Dunque, in mancanza di una norma che ne vieti la vendita, ma considerando l’esclusivo uso, come bisognerebbe intervenire?
Secondo Ermanno Giudici “sarebbe importante che i collari elettrici fossero sequestrati alla fonte. L’intervento, dunque, dovrebbe avvenire sull’importatore, concretizzando la sola vendita il reato di “tentativo di maltrattamento di animali. Si tratta – conclude Ermanno Giudici – di un reato previsto dal codice in quanto l’art. 544 ter è un delitto“.
 
VERONA SERA
5 OTTOBRE 2014
 
Costringeva 7 segugi a vivere in condizioni indecenti: perde i cani e 3000 euro
Il tribunale ha condannato un anziano di Colognola ai Colli, che teneva i suoi animali all'interno di catapecchie fatiscenti in mezzo ai campi, dove buttava loro il cibo in mezzo agli escrementi
 
Il Tribunale di Verona ha condannato un cacciatore settantenne di Colognola ai Colli ad un'ammenda di tremila euro e alla confisca di sette cani, due femmine e cinque maschi, affidate in via definitiva alla Lav, nominata custode giudiziario dei cani. 
I segugi erano costretti dall'anziano a vivere in condizioni indecenti, dentro catapecchie buie dislocate in mezzo ai campi con un ruvido pavimento dove il loro cibo veniva gettato in mezzo agli escrementi e legati con corde cortissime a dei pali. Gli animali vennero sequestrati lo scorso febbraio dal Nipaf del Corpo forestale, in seguito a denuncia sporta dopo accurate indagini svolte dai volontari della Lav. I segugi si trovavano in pessime condizioni di salute, con il pelo rado e rovinato da chiazze alopeciche, ciò a causa dei parassiti che li infestavano e del ruvido terreno. 
Durante i mesi passati con i volontari della Lav però, i cani hanno pienamente ritrovato la loro salute psico-fisica, riacquistato sicurezza e serenità e raggiunto un buon livello.
 
LA ZAMPA.IT
5 OTTOBRE 2014
 
Cucciolo di lupo vaga in paese della Lucchesia, ululava affamato
Avvistato tra case di Montefegatesi, salvato e curato da Forestale
Un cucciolo di lupo è stato trovato e catturato nel paese di Montefegatesi, presso Bagni di Lucca (Lucca), dal corpo Forestale dello Stato. Le condizioni di salute dell’esemplare sono state giudicate «cattive».

 
provincia di Lucca - Da diversi giorni nel borgo, situate in una zona boschiva di montagna, gli abitanti udivano nella notte forti e frequenti ululati e così hanno più volte segnalato alle autorità la presenza di un branco di lupi. Così quando è arrivata l’ennesima telefonata - questa volta di una cittadina che aveva avvistato due esemplari di lupo in paese -, la centrale operativa regionale del Corpo forestale ha preso in carico la segnalazione e ha allertato un’associazione specializzata nel recupero di fauna selvatica, Vegasoccorso. In un paio d’ore sono intervenuti e hanno catturato il cucciolo, che intanto era stato controllato a vista dalla donna. L’animale era in pessime condizioni di salute, fortemente disidratato e debilitato, ed è stato trasportato in un centro veterinario di Viareggio (Lucca) dove l’hanno sottoposto alle prime cure. Nonostante abbia ripreso a mangiare e a bere, è sempre sotto osservazione nella struttura veterinaria presente nella Regione Toscana dove i Forestali lo hanno trasferito venerdì sera. Ci resterà fino a quando il suo stato di salute sarà tornato soddisfacente. A quel punto dovrà essere ospitato presso una struttura specializzata del Corpo Forestale dello Stato per completare il recupero e venire successivamente reimmesso nel territorio. «Talvolta - si legge in una nota del Corpo forestale - i lupi vengono uccisi, altre volte vengono tratti in salvo. In questo caso, ben lontano dallo stereotipo di bestia feroce veicolato da certe fiabe e da una credulità popolare che in certe zone ancora resiste saldamente, i Forestali si sono trovati davanti ad un animale malato, ferito, impaurito e ridotto a pelle e ossa». La Forestale ieri aveva anche catturato anche un altro lupo, questa volta ad Anagni, nel Frusinate. L’animale è stato preso mentre si aggirava sulla via Morolense ed è stato catturato dagli agenti della Forestale di Frosinone e di Anagni ed è stato poi trasportato nel Parco di Pescasseroli, in Abruzzo. All’intervento ha partecipato anche il personale dell’Asl di Frosinone. Il lupo è in buone condizioni di salute.  
 
LA NUOVA SARDEGNA
5 OTTOBRE 2014
 
Centra con l’auto due maiali che attraversano la 131, illeso
 
TRAMATZA (OR) - Si è trovato improvvisamente due enormi maiali in mezzo alla strada e non è riuscito ad evitarli. Gli animali sono morti, mentre l’auto ha subito ingenti danni. Per fortuna il guidatore è rimasto illeso. La disavventura è capitata ieri notte ad un automobilista che stava percorrendo la 131. All’altezza dell’area di servizio della Esso è accaduto l'imprevisto: i due maiali hanno attraversato la strada proprio mentre transitava un’Alfa 159. L’autista non è riuscito a evitarli e li ha centrati in pieno, uccidendoli. Spaventato ma fortunatamente illeso, l’automobilista ha chiesto subito i soccorsi. Sulla 131 sono arrivati i carabinieri della Compagnia di Oristano e il veterinario della Asl. I militari hanno effettuato i rilievi e ora dovranno accertare l’identità del proprietario degli animali. Il veterinario ha inviato una relazione agli uffici competenti. Per rimuovere le carcasse dei due grossi maiali è stato richiesto anche l’intervento dei vigili del fuoco del Comando provinciale. Non è la prima volta che animali incustoditi provocano incidenti lungo la 131. I proprietari, infatti, dopo la depenalizzazione del reato, rischiano solo una modesta multa per omessa custodia degli animali.
 
NEL CUORE.ORG
5 OTTOBRE 2014
 
"AL LUPO, AL LUPO" DI TOSI: "VANNO SPOSTATI, NON CI POSSONO STARE"
Verona, il sindaco attacca di nuovo dopo l'ordinanza
 
La soluzione per i lupi in Veneto "è spostarli, perchè nella nostra montagna è pieno di allevamenti e di case, non ci possono stare. Bisogna che l'istituto nazionale autorizzi lo spostamento". Lo ha detto oggi Flavio Tosi, della Lega, sindaco di Verona, ospite su Sky Tg 24 de "L'Intervista" di Maria Latella. Il primo cittadino della città veneta se la prende ancora una volta con questi animali dopo l'ordinanza choc, emanata proprio qualche giorno fa, che permetterebbe di ucciderli. Solo venerdì scorso, in una conferenza stampa, Tosi aveva fatto sapere: "E' importante avere un approccio concreto e scientifico alla questione della salvaguardia della Lessinia e della presenza dei lupi in quella zona. Per questo abbiamo deciso di avvalerci di alcuni esperti che, attraverso una loro relazione accurata, possano documentare ciò che sosteniamo da tempo, ovvero non è possibile una convivenza tra lupo e uomo in questo territorio".
 
NEL CUORE.ORG
8 OTTOBRE 2014
 
TAR VENETO: STOP ALL'ORDINANZA ANTI-LUPI DEL SINDACO DI VERONA
Tosi attacca: "Testo letto distrattamente"
 
Il Tar del Veneto ha sospeso l'ordinanza del sindaco di Verona Flavio Tosi. "Io ho fatto quel che ritenevo giusto per richiamare l'attenzione sul problema degli allevatori della Lessinia - dice Tosi - danneggiati dalla presenza dei lupi e l'obiettivo è stato raggiunto: la mia impressione, comunque, leggendo il dispositivo della decisione del Tar Veneto, è che la mia ordinanza, forse, sia stata letta un po' distrattamente". La sospensiva riguarda l'ordinanza dal titolo "Azioni verso gli animali selvatici allo stato brado che determinano pericoli per la sicurezza", che aveva scatenato una pioggia di proteste da parte degli animalisti nelle scorse settimane.
 
GEA PRESS
8 OTTOBRE 2014
 
Verona – Sospeso il Tosi pensiero (sui lupi). Il TAR: ultima prova aggressioni nel 1825
Accolta la richiesta di LAC e Pro Natura. Le motivazioni dei Giudici Amministrativi
 
La soddisfazione è ora tutta di LAC e Pro Natura, le quali, subito dopo l’emanazione della cosiddetta “ordinanza anti lupo” del Sindaco di Verona Flavio Tosi, erano ricorse la TAR
La sezione prima del TAR Veneto ha infatti oggi sospeso l’efficacia della tanto contestata Ordinanza, accogliendo, con Ordinanza cautelare urgente n. 506, la richiesta di sospensiva cautelare della Lega Abolizione Caccia e di Pro Natura
La Camera di Consiglio dovrà ora riunirsi il prossimo 5 novembre.
Le associazioni, a proposito dell’Ordinanza sindacale, riferiscono di “sfacciata violazione” delle norme che impedirebbero un intervento di tal genere.
Tra le motivazioni adotte dal TAR, si sottolinea quanto riferito a proposito delle armi da fuoco: “… il danno derivante anche alle persone dall’uso di armi da fuoco vicino alle abitazioni, con i soli limiti predetti, è superiore ai danni che l’ordinanza intende prevenire“.
Da rilevare, inoltre, quanto in merito alla presunta pericolosità in loco del lupo. Un fatto, che a leggere l’Ordinanza cautelare, apparirebbe come una carenza di motivazioni: “Non è provata nell’area comunale, e neppure nella zona del Lessina, una situazione contingibile ed urgente di pericolo derivante dalla presenza di lupi o cinghiali (…), essendo, al contrario, assente la prova di aggressioni alle persone sin dall’anno 1825;”.
“Sparate” del genere – afferma ora Graziella Zavalloni, presidente nazionale LAC, sull’Ordinanza Tosi – fossero anche soltanto propagandistiche, non sono ammissibili in uno Stato di diritto “.
LAC e Pro Natura erano patrocinate dagli avvocati Linzola e Platania.
 
NEL CUORE.ORG
16 OTTOBRE 2014
 
TOSI: STOP ALL'ORDINANZA ANTI-LUPI, OK TAVOLO CON PREFETTO DI VERONA
Il Tar del Veneto l'aveva annullata nei giorni scorsi
 
Il sindaco di Verona, Flavio Tosi, ha revocato l'ordinanza che concedeva di poter sparare ai lupi presenti, pare sempre più numerosi in Lessinia, dopo che la Prefettura ha deciso di convocare un tavolo con tutte le parti per il 30 ottobre prossimo. Lo rende noto lo stesso Tosi, che ringrazia il Prefetto Perla Stancari "per essersi fatto carico di una riunione che affronti il problema che avevamo sollevato. L'obiettivo dell'ordinanza revocata è stato raggiunto". Il provvedimento dell'amministratore leghista, che ha scatenato forti polemiche nel mondo ambientalista, era stato peraltro sospeso una settimana fa dal Tar Veneto. Così, martedì scorso, il Prefetto di Verona ha fatto sapere al Comune di aver fissato un incontro tecnico per giovedì 30 ottobre, dedicato alle problematiche di sicurezza sugli animali selvatici. All'incontro sono stati invitati tutti i soggetti interessati alla questione lupi, dalla Regione alla Provincia, dal Corpo forestale dello Stato ai sindaci della zona interessata dalla presenza degli animali.
 
TG COM24
5 OTTOBRE 2014
 
Ricompare sull'altipiano di Asiago l'orso M4, incubo degli allevatori
Le immagini del plantigrade, soprannominato "il Biondo", sono state riprese attraverso il mirino di precisione del fucile di un cacciatore
 
M sta per "maschio", 4 è il numero della provetta contenete il suo dna. Due quintali di peso e sei anni di vita, "Il Biondo" - come è soprannominato per via della peluria ritrovata vicino alle sue vittime - è un orso che desta le preoccupazioni degli allevatori da diversi mesi. Aggressivo ed esperto nel far perdere le sue tracce, l'orso andrebbe sorvegliato per evitare che faccia ulteriori vittime: sono già decine i bovini uccisi, e addirittura due asini. L'obiettivo è catturarlo per munirlo di radiocollare e poter sorvegliare i suoi movimenti, ma il Biondo appare e scompare fra le foreste dell'altipiano di Asiago. L'ultima volta era stato avvistato al confine con il Trentino, a 1700 metri d'altezza. Questa volta è stato un cacciatore a riuscire a registrare le immagini di questo animale
VIDEO
 
IL CENTRO
5 OTTOBRE 2014
 
Qualcuno mi aiuti a portare fuori il cane

Vito de Luca

 
PESCARA «Per favore, qualcuno mi aiuti a portare a spasso il mio Leo». È l’appello di Maria Buzzoni, 62 anni, che vive nella zona dell’ospedale civile. E Leo, invece, è uno spinone di otto anni, l’unico a tenerle compagnia, visto che Maria è rimasta sola (a parte l'assistenza che le dà la Asl), con le artriti che però le procurano forti dolori nei movimenti. Ed è questa la causa del suo appello: l'impossibilità di portare a spasso il suo cane, che naturalmente ha bisogno di almeno due uscite giornaliere per le passeggiate. Maria, infatti, ormai si muove a fatica, e non potrebbe in nessun modo trattenere tra le mani un guinzaglio e da due anni un’uscita di questo tipo le è diventata fuori dalla sua portata. Due anni in cui Maria ha pensato bene di affidare l’incarico per lo sgambettamento di Leo ad una signora, un servizio che però le è costato cinque euro per ciascuna uscita di un’ora, due volte al giorno, per un totale di 10 euro al dì. Troppi, vista la pensione d’accompagnamento che percepisce: 700 euro al mese, riferisce. «Ringrazio tanto la signora che mi ha aiutata», spiega Maria al Centro, «ma ora, purtroppo, questa spesa mi è diventata impegnativa. Tuttavia, per Leo ora devo trovare una soluzione», continua Maria. «Io non posso più accompagnarlo, poiché ho le dita delle mani che mi vanno per conto loro, e in più non ho nemmeno un’amicizia per poter avere un aiuto di qualsiasi tipo, anche morale. Mi rimetto pertanto alle persone di buon cuore che amano gli animali e che sono in grado di capire la situazione». Insomma, a Maria farebbe comodo se ci fosse qualcuno in grado di poter far fare le passeggiate giornaliere a Leo, senza gravare sul suo bilancio quotidiano. «Io non mi voglio separare dall’affetto più caro che ho, il mio amico Leo, cane meraviglioso, che mi fa tantissima compagnia», sospira Maria. «Per me persona sola, malata e tribolata è molto importante condividere con lui le mie giornate di solitudine, poiché avere un fiato vicino nei momenti no è molto importante». «Io non sono in grado di portarlo fuori», conclude con la speranza che l’appello venga recepito da qualcuno, «ma lui ha diritto di stare all’aria aperta. E dunque, chiedo che qualcuno si offra affinché mi possa dare una mano». Per informazioni telefonare al 320/8230537.
 
IL FATTO QUOTIDIANO
5 OTTOBRE 2014
 
Niamey: uomini e animali
 
E’ un’impresa non da poco. I capri e i montoni sospettano appena ciò che accadrà. Legati e trasportati sui tetti dei camion come migranti. Spuntano dai bauli dei taxi. Appesi a una corda o parcheggiati lungo le strade. Fieno in abbondanza per ingrassarli. Acqua insaponata per dilatarne i contorni. I capri sono le prime vittime dell’annuale festa della Tabaski che si celebra questa domenica. Resistono come possono perché sono sempre cresciuti isolati. I pochi tentativi di ribellione sono stati stroncati sul nascere. Si conosce l’esito del copione scritto dai vincitori. Condotti al macello o allora sgozzati sul posto senza video per renderne appetibile il sacrificio. Quest’anno i prezzi sembrano più abbordabili del solito. Aumentata l’offerta e diminuiscono i prezzi. Perché l’operazione sia completata occorre la legna e la sicurezza della vittima. I ladri sono abili nell’asportarla. Il proprietario che l’ha nutrita e custodita rischia fino all’ultimo la sua incolumità. Il mercato di oggi è spietato. I capri, come i poveri, non sono che danni collaterali. Chi commercia l’erba e la legna per la festa sono gli asini. Lavorano senza sosta e sono bastonati ad ogni accenno di sommossa. Dalla periferia raggiungono la città ad ogni ora della giornata. Non hanno orari se non quelli dei padroni. A testa china trascinano il carro dalle ruote incerte come il traffico. Lo sfidano nella confusione che regna ad ogni incrocio che Dio manda. Di notte assomigliano a un don Chisciotte senza scudiero. I serbatoi d’acqua numerati sono castelli che si trasformano in mulini a vento. Attraversano le foreste che non hanno più alberi. Seguono le incerte rotte dettate dal padrone. Mangiano appena a sufficienza e non hanno nessun giorno di ferie. Sono esclusi da ogni forma di protezione umanitaria. Gli asini sono considerati come i garanti del sistema. Non discutono gli ordini superiori. Eseguono ciò che i padroni decidono per il loro bene. Il bastone è necessario per convincerli a camminare. Sembrano sottomessi al loro destino. L’ultimo tentativo di ribellione che si ricordi è stato sedato dalle preghiere lungo la strada.
Si vedono come una classe superiore. L’andatura, il portamento e le rifiniture non lasciano dubbi. Per prevenire inutili itinerari su strade smarrite portano i paraocchi. Resistenti al caldo e alle sete. La ditta francese Orange, une delle compagnie telefoniche della piazza, li addobba di tessuti colorati per la pubblicità. I dromedari sono gli altri animali di Niamey la capitale. Silenziosi e addomesticati ascoltano solo la voce del padrone. Trasportano lui e la legna col fieno ancora verde di stagione. Si adattano bene alle esigenze del mercanti del paese. Dimenticati i deserti e le steppe si limitano a inseguire i rari marciapiedi che gli arbusti arredano. Dell’antica sabbia conservano l’opaco colore e l’incerta nostalgia. Rari sono quanti ricordano e tramandano le piste carovaniere del sale e degli schiavi. Quasi nessuno saprebbe ancora trovare le rare sorgenti delle oasi. Un brivido di follia si propaga quando una ditta di trasporti li prende come pubblicità. I dromedari di Niamey si assicurano una corsia a parte del ponte nuovo del fiume Niger.
Sono messi in gabbie intrecciate. Passano senza destare sospetto tra un auto in sosta e l’altra ferma per guasto. Chi viene da lontano usa la bicicletta o un carro tirato a mano. La gabbia prende poco posto e ha il vantaggio della visibilità. Si apprezza la qualità a colpo d’occhio. I polli di Niamey non hanno la vita lunga. Passano da una gabbia all’altra e sono arrostiti lungo le strade. Sono pochi i ristoranti che li propongono da quando i turisti sono finiti. Quelli dei villaggi fanno esperienza di libertà. Si guadagnano il pane quotidiano ruspando il miglio ormai terminato accanto ai granai. Lo chiamano il tempo della ‘saldatura’. Finite le scorte si aspetta il nuovo raccolto che dipende dalla pioggia. I polli questo lo sanno e sopravvivono fingendosi uccelli. La notte la passano sui rami degli alberi per consolarsi a vicenda. I pochi galli che si azzardano a  svegliare il giorno sono in competizione coi minareti. In città si accampano nei cortili e rincorrono le farfalle. Poco prima dell’ultima alluvione la gabbia galleggiava come l’arca di Noè.
Una coppia di animali scelta secondo la loro specie. E l’arca prendeva forme e dimensioni che nessuno aveva osato immginare. Tutti si erano potuti salvare dal diluvio. Apparve l’arcobaleno
 
LA ZAMPA.IT
5 OTTOBRE 2014
 
L’Unione Europea approva le regole finali relative alle specie invasive, al via da 2015
Bruxelles sta preparando una “lista nera” di minacce a livello europeo
 
L’Unione europea prepara il suo piano d’attacco contro le specie “aliene” invasive, animali e piante “ospiti” indesiderati degli ecosistemi europei. Il Consiglio Ue ha dato il via libera finale alle nuove regole, con entrata in vigore prevista il primo gennaio 2015. 
Secondo il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, questa norma rappresenta una «tappa importante nell’affermare il valore della biodiversità in Europa, che costituisce un fattore chiave per lo sviluppo della nostra economia». 
Bruxelles è già a lavoro per preparare una “lista nera” di minacce a livello Ue. Specie come lo scoiattolo grigio americano, presente in Italia soprattutto in Piemonte ma anche in Lombardia, Liguria e di recente anche vicino Perugia e nel padovano. Secondo fonti comunitarie, «ci sarà sicuramente» e questo significa che per l’Italia significa «scatterà un impegno formale a eradicare le colonie e renderà più forte il divieto di commercio e possesso, già introdotto con decreto» spiega Piero Genovesi, esperto dell’Ispra. 
Fra i candidati ad entrare nell’elenco non dovrebbe mancare anche un animale giunto dalla Thailandia fino in Piemonte e a Maratea, in Basilicata: lo scoiattolo “variabile” o Callosciurus finlaysonii. Mentre per la nutria, accusata di provocare danni per milioni di euro ogni anno, l’arrivo della norma Ue l’anno prossimo colmerà un vuoto normativo che si era venuto a creare a livello nazionale, ripristinandone il monitoraggio. 
 
CORRIERE.IT
5 OTTOBRE 2014
 
“La carne è monotona perché non esprime la vita”
 
di Alessandro Sala
 
“La carne è monotona perché non è in grado di esprimere la vita”. La filosofia che sta dietro alla cucina di Pietro Leemann, il più noto tra gli chef vegetariani di casa nostra, titolare del Joia di Milano, ristorante con stella Michelin che da 25 anni rappresenta l’eccellenza veg in campo culinario, in fondo è tutta racchiusa in queste semplici parole. E nella sua personale filosofia: “La grande soddisfazione di uno chef vegetariano sta nella consapevolezza di non essersi limitato a offrire ai suoi ospiti una cena piacevole, ma di avere anche contribuito a fare loro del bene”. Perché è inutile girarci troppo attorno: al di là dell’empatia nei confronti degli animali, che si può provare oppure no, un dato di fatto piuttosto incontrovertibile è che il grosso della carne che arriva sulle tavole proviene dalla filiera degli allevamenti intensivi che vede negli animali solo materie prime in un percorso produttivo finalizzato, come in ogni processo industriale, a garantire la massima resa al minor costo con tutto quello che ne consegue sulla qualità del prodotto finale. E, di conseguenza, sulla salute di chi se ne nutre.
Leemann ha spiegato il suo modo di vedere le cose nei giorni scorsi a margine del convegno della Lav “Il futuro inizia a tavola”, in occasione dell’inizio della Settimana vegetariana internazionale. Un’ininiziativa simbolica, quest’ultima, che per sette giorni accende i riflettori su un modo alternativo di alimentarsi, più attento e consapevole al benessere in ogni sua declinazione: quello della persona, quello degli animali e perfino a quello del pianeta, considerati gli alti costi ambientali legati alla produzione intensiva di carne. Una sola settimana in un intero anno, si potrebbe pensare, non fa una grande differenza. Ma può essere l’occasione per stimolare comportamenti virtuosi anche nelle rimanenti 51. Leemann  ha così  provato a dare qualche consiglio a quanti intendono provare a modificare il proprio stile di vita in cucina e sulla tavola. Eccoli, in estrema sintesi:
- Conoscere il cibo che cuciniamo: bisogna imparare a creare una banca dati di ingredienti di cui si conoscono caratteristiche e proprietà: solo così è possibile trovare i giusti equilibri nutritivi e di gusto
- Ciò che nasce in natura è già perfetto. Noi dobbiamo essere capaci di non rovinare questa perfezione con la trasformazione. Quando si assapora un cibo è importante che si riconosca il sapore originale dell’ingrediente.
- La semplicità sia il filo conduttore: a volte complichiamo troppo le cose e così facendo l’essenza del cibo se ne va
- Ogni prodotto ha caratteristiche differenti, appartiene ad una categoria dei gusti di base: bisogna conoscerli e imparare a giocare con i contrasti.
- Dedicare almeno 30 minuti alla preparazione di ogni pasto. Oggi nelle case si tende a dedicare troppo poco tempo alla cucina, che pure fa parte della nostra cultura. Ma soprattutto si passa il tempo a cucinare cibo già cucinato, prendendolo dalla scatola o da una busta nel freezer.
- Pensare a come mangiare un cibo, ma anche a come digerirlo: l’utilizzo di fermenti o alghe aiuta ad assimilare meglio. Ogni cibo deve essere cucinato nel modo corretto, per mantenere le proprie caratteristiche e per essere più assimilabile.
- Coinvolgere i bambini, avvicinandoli alle verdure come se fosse un gioco, facendo scegliere a loro quali mangiare e invitandoli a dare il loro contributo anche nella preparazione.
- Quando cuciniamo portiamo in tavola un cibo ma anche un sentimento. E di conseguenza quando si inizia a cucinare non dovrebbe mai mancare l’ingrediente principale: l’amore. L’amore per il cibo, per la natura, per l’ambiente, per le persone. Per questo è importante gioire di quanto c’è nel piatto con la consapevolezza che non è stato ucciso alcun animale. Il successo di un’alimentazione corretta è tutto qui: che sia sana e che porti con sé amore.
Trasformare tutto questo in una cucina creativa e da stella Michelin è cosa da grandi chef. Una maggiore consapevolezza sul cibo, sulle sue origini, su quello che può comportare per la nostra salute e farne tesoro per cambiare in meglio le abitudini quotidiane, invece, è cosa per tutti.
 
IL MESSAGGERO
5 OTTOBRE 2014
 
Il cane che non voleva morire: Lazarus sopravvive a incidente e due eutanasie

Anna Guaita

 
NEW YORK - Investito da un’automobile. Sottoposto per due volte a eutanasia. Eppure è vivo e vegeto. Un bastardino di 4 anni che il padrone aveva ritenuto necessario abbandonare in un canile, in Alabama, è oggi sano e salvo presso una famiglia che gli vuole un gran bene. Ma la sua avventura ha fatto il giro del mondo.
Lazarus – così è stato ribattezzato per ovvie ragioni – è un misto di cane pastore tedesco e un border collie. Il padrone se ne è liberato perché doveva trasferirsi, almeno questo ha detto al canile per spiegare perché non poteva più tenere con sè il cane. Evidentemente non si trattava di un padrone molto affezionato, considerato che ha scelto un canile di Ozark, in Alabama, dove gli animali vengono tenuti solo una settimana: se nessuno li adotta in quel breve arco di tempo, vengono sottoposti a eutanasia.Nella sua vita, Lazarus era già sopravvissuto a un incidente stradale: era stato investito, ma si era rimesso. Tempra forte dunque. E quando è successo che dopo una settimana nella gabbia, il veterinario è venuto per praticargi l’iniezione per sopprimerlo, le cose non sono andate come al solito. Il veterinario ha eseguito varie eutanasie a tutti gli animali giunti alla fine della loro “residenza”. E poi ha fatto un giro di controllo per accertarsi che tutti fossero davvero deceduti. Ma arrivato al corpo di Lazarus, ha sentito che il cuor batteva ancora, anche se molto lievemente. Ha dunque praticato una seconda iniezione di eutanasia. Questa volta è rimasto accanto al cane, gli ha auscultato il cuore. E non ha avuto dubbi: per quanto forte fosse il cuore di quel povero cane, aveva smesso di battere. Se ne poteva dunque certificare ufficialmente la morte.
Gli addetti hanno chiuso le gabbie dei cani deceduti, in attesa che il turno della mattina li prelevasse. Dopodiché il veterinario e i dipendenti se ne sono andati a casa. Ma quando è arrivato il turno della mattina: sorpresa! Lazarus era in piedi nella sua gabbia, forse un po’ intontito, ma allegro, con la coda scodinzolante. Aveva anche finito quel poco di mangiare che era rimasto nella sua ciotola la sera prima.E’ stato a questo punto che è intervenuta l’organizzazione di beneficenza “Two by Two Rescue”, specializzata nel salvare cani in situazioni disperate. L’associazione, che sopravvive solo grazie alle donazioni del pubblico, ha prelevato il bastardino dal canile, lo ha ribattezzato Lazarus, e lo ha trasferito nella casa di una delle direttrici dell’associazione, a Birmingham. Dalle foto postate su Facebook, si vede che Lazarus ora vive serenamente, gioca con un altro cane (anche lui salvato da un canile), e apprezza essere coccolato. I suoi salvatori sostengono che si tratta di un animale dolce, bene educato, pulito: “Per noi lui rappresenta un miracolo –scrivono – ed è bello essere parte di un miracolo”.
 
LA ZAMPA.IT
6 OTTOBRE 2014
 
Ecco Lazzaro, il cagnolino che non voleva morire
 
La voglia di vivere di Lazzaro è senza paragoni. Lui, meticcio di circa 4 anni, è stato investito da un’automobile ed è stato sottoposto due volte a eutanasia. Ed è comunque sopravvissuto.
Quando era giovane, Lazzaro era stato investito, ma si era ripreso. Poi il suo proprietario, dovendosi trasferire, decise di abbandonarlo in un canile statunitense. Uno di quelli dove gli “ospiti” vengono abbattuti se non vengono adottati entro una settimana. Così dopo sette giorni il veterinario gli praticò l’iniezione letale. Ma durante un giro di controllo, si accorse che Lazzaro non era morto: il suo cuore batteva ancora, anche se molto debolmente. Così decise di fargli una seconda iniezione e di rimanergli accanto per certificarne ufficialmente il decesso. Questa volta sembrava che Lazzaro avesse lasciato questo mondo e così gli addetti della struttura chiusero le gabbie dei cani deceduti, in attesa che il turno della mattina li prelevasse.
Ma il giorno dopo la sorpresa: Lazarus era in piedi nella sua gabbia, un po’ intontito, ma aveva anche finito quel poco di cibo che era rimasto nella sua ciotola dalla sera prima.
Un cane con così tanta voglia di vivere meritava un diverso destino: così “Two by Two Animal Rescue”, un’organizzazione specializzata nel salvare cani in situazioni disperate, gli ha trovato una casa dove vive felice così come testimoniano queste foto pubblicate su Facebook.
FOTO
 
LA ZAMPA.IT
5 OTTOBRE 2014
 
L’elefantino cade, i genitori corrono in suo aiuto
 
Un elefantino cerca di risalire da una buca, ma perde l’equilibrio e cade a pancia in su. In pochi secondi due esemplari adulti, forse i suoi genitori, corrono in suo soccorso. Una splendida immagine, specchio però di una natura selvaggia che non c’è: sebbene la scena riscaldi il cuore, il tutto accade all’interno dello zoo di Zurigo e luogo ben lontano dalle sterminate aree in cui questi splendidi animali dovrebbero vivere.
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
5 OTTOBRE 2014
 
COSTA RICA, I CAMBIAMENTI CLIMATICI MINACCIANO LE UOVA DI TARTARUGA
Ben 600 testuggini marine in viaggio per deporre
 
I cambiamenti climatici stanno ostacolando la sopravvivenza di alcune specie di tartarughe di mare in Costa Rica, lungo la costa del Pacifico. Ben 600 testuggini marine viaggiano ogni anno per deporre le uova lungo le spiagge di Ostional, nella provincia di Guanacaste, a circa 300 chilometri dalla capitale San José. Gli animali arrivano su queste spiagge tra metà agosto e l'inizio di settembre e le uova si schiudono fino al massimo a dicembre.
Le tartarughine, però, non devono sopravvivere solo ai loro normali predatori come gli uccelli marini, i cani e gli avvoltoi, ma anche ai cambiamenti climatici, secondo il biologo Rodrigo Morera Avila. "L'umidità e la temperatura ottimale, indispensabili a far schiudere le uova - spiega il biologo - sono mancate a causa di un agosto caratterizzato da una forte siccità. Le uova si schiudono a 34 gradi, ma qui spesso ne abbiamo fino a 40". Un allarme per la salvaguardia di specie come la tartaruga verde, la embricata e la tartaruga liuto.
 
NEL CUORE.ORG
5 OTTOBRE 2014
 
MODELLO FILIPPINE: GLI ANIMALI BENEDETTI IN UNA CHIESA DI MANILA
Non solo cani, ma anche porcellini d'India e serpenti
 
Non solo cani, ma anche serpenti, porcellini d'India e qualunque genere di animale domestico: tutti insieme nella chiesa Malate di Manila per l'annuale benedizione degli animali. Centinaia di persone hanno portato ieri i loro "amici" a far benedire con una spruzzata di acqua santa, in occasione del giorno dedicato a San Francesco d'Assisi, santo protettore degli animali.
Il parroco della chiesa, Padre Michael Martin, ha detto che spera che la messa annuale porti maggiore consapevolezza fra le persone circa l'importanza del rispetto per tutte le forme di vita. In questa occasione i proprietari possono ascoltare la celebrazione insieme ai loro amici animali, che successivamente hanno ricevuto la benedizione.
 
GEA PRESS
6 OTTOBRE 2014
 
Foggia – Il cane e i colpi di mazza. La condanna (pena sospesa) a tremila euro di multa
 
Anche se la lesione non provoca un vero e proprio processo patologico e non determina una menomazione funzionale, può integrare il reato di maltrattamento di animali. Così ha deciso il Tribunale di Foggia dovendo giudicare una presunta aggressione a colpi di mazza, nei confronti di un cane.
Uno storia un po’ particolare che trova la sua genesi nel più classico dei bisogni impellenti, … non più trattenuto. Una pipì sfuggita ad un cane dopo un tragitto in auto, ma nel posto sbagliato, ovvero nei pressi del box del vicino.
Il Tribunale, così come riportato nella rivista giuridica PersonaeDanno.it, ha esaminato il tutto partendo dalla querela presentata dal padrone del cane, ove si lamentavano colpi di mazza che sarebbero stati sferrati alle zampe del povero animale. Una situazione ulteriormente degernerata, a vedere le carte processuali, in una animata discussione e successiva colluttazione.
Il referto veterinaro, riporta la dott.ssa Annalisa Gasparre, redattrice della rivista giuridica “Persona e Danno” ed esperta di diritti animali, aveva certificato uno stato febbrile, una dolorabilità della zona lombare ed una zoppia alla gamba posteriore destra, prescrivendo una terapia di tre giorni.
Dunque, quanto grave era la lesione e come doveva intendersi la condotta da giudicare?
Il Giudice ha  richiamato la Sentenza della Cassazione Penale 32837/2013 in base alla quale il concetto di lesione, opportunamente motivato, integra il reato di cui al maltrattamento.
L’imputato, infine, è stato  ritenuto colpevole e condannato al pagamento di una multa di 3000 euro, pena sospesa. Concesse le attenuanti generiche.
Nel caso di Foggia, il comportamento giudicato è sembrato intendersi più lieve (“non perfettamente sovrapponibile“, così come già nel precedente pronunciamento della Corte di Cassazione) rispetto all’articolo 582 del Codice Penale (lesione personale) che riferisce di derivata ” ..malattia nel corpo o nella mente“. Il maltrattamento di animali, secondo la Cassazione, deve ritenersi implicato anche nel caso di una “apprezzabile diminuzione della originaria integrità dell’animale che, pur non risolvendosi in un vero e proprio processo patologico e non determinando una menomazione funzionale, sia comunque diretta conseguenza di una condotta volontaria commissiva od omissiva”.
Il Giudice ha inoltre ritenuto la sussistenza di una  condotta dolosa, “senza necessità“,  prevista dal reato di maltrattamento di animali (544/ter Codice Penale).
Trattandosi di una sentenza di primo grado, bisognerà attendere i successivi gradi di giudizio per conoscere l’esito definitivo dell’iter giudiziario e l’eventuale conferma o annullamento della condanna.
 
NEL CUORE.ORG
6 OTTOBRE 2014
 
MASSA, TORNA A CASA E TROVA I SUOI 3 CANI AVVELENATI: UNO E' GIA' MORTO
Un altro grave, dimesso il terzo. "Lasciati bocconi blu"
 
E' tornata a casa domenica sera e ha trovato tutti i suoi cani da caccia avvelenati: uno è morto, un altro è in condizioni gravissime e solo un altro è già stato dimesso. E' successo a Montignoso, in provincia di Massa Carrara, e pare non sia un caso isolato, ma l'opera di un seriale. La proprietaria è rincasata e ha visto i suoi tre cani a terra incoscienti, con accanto alcuni bocconi ripieni di sostanza blu. Ha chiamato una squadra della Croce Oro di Massa Carrara, l'associazione che con l'ambulanza veterinaria si occupa dei casi più gravi di incidenti animali: sono stati ricoverati in una struttura veterinaria dove è stato accertato l'avvelenamento da metaldeide, potentissimo veleno di solito usato per sterminare lumache. Nonostante il pronto intervento, uno dei tre esemplari è morto e un altro è in gravi condizioni. Solo uno dei tre animali si è salvato ed è stato già dimesso. E' stata sporta denuncia alle forze dell'ordine.
 
ANSA
6 OTTOBRE 2014
 
Trova i suoi cani avvelenati, uno morto
La padrona ha trovato bocconi riempiti di potente veleno

 
(ANSA)- MONTIGNOSO (MASSA CARRARA), 6 OTT - E' tornata a casa domenica sera e ha trovato tutti i suoi cani da caccia avvelenati. Soccorsi immediatamente da un'ambulanza e portati in una struttura veterinaria, uno è morto, un altro è in condizioni gravissime, un terzo si è salvato. E' accaduto a Montignoso, comune in provincia di Massa e pare non sia un caso isolato.
Vicino agli animali c'erano dei bocconi ripieni di una sostanza blu: i veterinari hanno accertato che si tratta di metaldeide, potentissimo veleno.
 
MATTINO DI PADOVA
6 OTTOBRE 2014
 
Bocconi sospetti nei campi intervengono i carabinieri
 
GRANZE (PD) - Qualcuno avrebbe lasciato dei bocconi avvelenati nei campi di Granze. A denunciare la circostanza è P.C., residente in paese. Sabato l’uomo ha chiesto anche l’intervento dei carabinieri per segnalare alcuni bocconi – che si ritiene siano avvelenati – lasciati in un appezzamento agricolo in zona Quattro Vie. Un’area, questa, in cui spesso e volentieri cani e gatti cercano un po’ di libertà, spesso accompagnati dai proprietari. Racconta il residente: «Purtroppo non è la prima volta che in paese qualcuno si diverte ad abbandonare del cibo dannoso per gli animali. Io stesso, qualche anno fa, ho perso un cane per un boccone infarcito di veleno. Si era verificato più di un caso in quell’occasione ed erano morti alcuni cani». Per questo appena ha trovato i bocconi, P. C. ha subito avvisato le forze dell’ordine. «Mi hanno detto che adesso faranno analizzare questi bocconi, ma intanto invito tutti i padroni di animali a prestare la giusta attenzione se passano da queste parti».
 
LA NUOVA VENEZIA
6 OTTOBRE 2014
 
Esche topicide Segnalazioni anche alla Vigna
 
Venezia, Si estende in altre zone della città l’allarme per le esche topicide. Dopo campo Santa Maria Formosa, altre segnalazioni hanno interessato la zona di San Francesco della Vigna e di San Vio dove i residenti hanno trovato altre esche velenose di colore blu avvisando subito i vigili urbani. Il primo allarme era partito nei giorni scorsi quando alcuni abitanti di campo Santa Maria Formosa si erano accorti che durante la notte qualcuno aveva cosparso di esche velenose diversi punti del campo. Esche che erano pericolosamente a portata di bambino e di animali domestici, con i cani che molti portano a passeggiare in campo. Subito erano stati chiamati i vigili urbani mentre qualcuno aveva provveduto a raccogliere le esche blu per consegnarle poi agli operatori di Vesta. La polizia municipale sta ora cercando il responsabile del gesto.
 
IL TIRRENO
6 OTTOBRE 2014
 
Sparano ad una gatta i padroni costretti a sopprimerla
 
VICOPISANO (PI) - Un altro episodio di violenza sugli animali, denunciato ai carabinieri. Nei giorni scorsi qualcuno ha sparato a una gatta, Carlotta, a Lugnano, frazione del comune di Vicopisano, in via di Piaggia. I proprietari hanno trovato l’animale in un lago di sangue, raggiunto alle zampe dai pallini di un fucile da caccia. Il giorno dopo, viste le gravi ferite riscontrate al povero gatto, i proprietari sono stati costretti a sopprimerlo. Ma il fatto ha creato preoccupazione tra le famiglie che vivono nella zona.
 
NEL CUORE.ORG
7 OTTOBRE 2014
 
PISA, "CACCIATORI SPARANO TROPPO VICINI ALLE CASE: COLPITA UNA GATTA"
Carlotta poi soppressa. "Denuncia ai carabinieri"
 
Non era la prima volta che sentivano degli spari, ma questa volta hanno pagato direttamente le conseguenze. Due cittadini di Lugnano, frazione di Vicopisano, in provincia di Pisa, che abitano in via di Piaggia, hanno dovuto raccogliere da terra la loro gatta Carlotta, colpita a morte dai pallini di un fucile da caccia. Il fatto è accaduto giovedì 2 ottobre verso l'ora di cena. Secondo quando raccontato dai lettori di "PisaToday", la pratica della caccia nell'area abitata, molto vicina alla vegetazione, è piuttosto diffusa. I proprietari della micetta hanno denunciato l'episodio ai carabinieri e alla polizia municipale.
"Viviamo praticamente in campagna – spiega l'uomo – purtroppo in questo contesto si pratica la caccia anche se non si potrebbe, e l'altra sera abbiamo sentito uno sparo verso l'ora di cena. Non abbiamo dato troppo peso all'accaduto, nonostante fosse già buio, in quanto era già capitato altre volte. Ci sentiamo responsabili di quello che è accaduto per non aver mai denunciato questa situazione". Verso mezzanotte la povera gatta è stata ritrovata "in una pozza di sangue, ancora viva, con le zampe a brandelli e le ossa dei femori scoperti. Dalla radiografia si vedono i pallini e gli arti esplosi".
Il giorno dopo i proprietari dell'animale hanno deciso di sopprimere la bestiola. L'altra opzione era un'operazione di amputazione degli arti inferiori. "Abbiamo sporto denuncia e vorremmo far conoscere l'accaduto per far sì che non si ripeta più una cosa simile. E' un fatto increscioso e per noi veramente doloroso, vorremmo che il suo dolore servisse a qualcosa".
 
LA NUOVA SARDEGNA
6 OTTOBRE 2014
 
Cinghialetto trapassato da asta di balestra
 
STINTINO (SS) - Ha beffato il bracconiere che ha cercato di abbatterlo utilizzando una balestra, ma ora gira con un dardo che lo trapassa da parte a parte. Il cinghialetto fotografato e filmato da una nostra lettrice, che per salvarlo ha anche allertato la Forestale e i barracelli, è vittima di una battuta di caccia di frodo nelle campagne del paese. Per non fare rumore e non attirare l’attenzione, anziché il fucile i bracconieri utilizzano armi silenziose come le trappole e le balestre che infliggono agli animali ulteriori atroci sofferenze. Il piccolo protagonista di questa storia deve la sua salvezza al fatto che il dardo che lo ha infilzato non ha leso organi vitali. L’istinto di sopravvivenza ha fatto il resto. Così l’animale è tornato con i suoi dieci fratelli e la madre alla ricerca di cibo, anche nei giardini e nelle immediate vicinanze dei residence e dei villaggi turistici. L’altra sera la numerosa cucciolata si è avvicinata al giardino dell’abitazione di una coppia che sta trascorrendo un periodo di vacanze a Stintino. Per niente impauriti, i cinghialetti hanno cercato di mangiare gli avanzi del pranzo dei tanti gatti che abitano nella zona e ai quali i residenti dedicano cure e attenzioni. Quando ha visto quell’asta che trapassa il cucciolo dalla spalla al petto, la padrona di casa ha prima tentato di soccorrere l’animale che però si è allontanato. La signora ha quindi telefonato ai barracelli e alla Forestale che hanno fatto ricerche in zona. Il video del cinghialetto infilzato è da ieri nel nostro sito web, commentato da decine di lettori indignati dal comprotamento dei bracconieri.
 
GEA PRESS
6 OTTOBRE 2014
 
Benevento – La “fabbrica” degli uccellatori napoletani, con le spille da balia
La Forestale distrugge numerose postazioni. Purtroppo le pene sono poco severe

 
Più impianti di uccellagione sono stati distrutti del Corpo Forestale dello Stato il località Olivola, nel Comune di Benevento. Si tratta dello stesso luogo dove pochi giorni addietro era stato fermato un uccellatore napoletano.
Proprio dell’hinterland napoletano proveniva il pluripregiudicato colto ora in flagranza di reato dalla Forestale. Purtroppo altri uccellatori sono riusciti a fuggire alla vista dei Forestali. Numerose postazioni di cattura sono così state distrutte dagli Agenti che hanno asportato materiali adoperati per la cattura dei volatili ai quali è stata resa subito la libertà.
All’uomo denunciato, sono state invece sequestrati lacci, reti ed i sventurati richiami vivi. L’uomo aveva inoltre già catturato un cospicuo numero di fringillidi, alcuni custoditi in anguste gabbiette, altri legati con l’ausilio anche di spille da balia.
Secondo la Forestale il reato specifico previsto dalla legge sulla caccia non è particolarmente adatto al fenomeno, ma all’uccellatore è stato contestato anche il maltrattamento di animali il quale, in quanto reato-delitto, è più severo.
La Forestale ricorda inoltre come secondo le stime desumibili dal più recente rapporto ecomafia stilato da Legambiente, l’assalto al patrimonio faunistico, in Italia, ha assunto i contorni di una vera e propria emergenza criminale, con un aumento esponenziale dei reati perpetrati e del giro di affari, che solo per l’uccellagione si aggirerebbe su valori di svariate decine di milioni di euro.
La Campania, nell’ambito della triste classifica dei reati connessi alle ecomafie, vanta da anni un poco invidiabile primo posto nazionale, ma è forse meno noto che la medesima posizione la stessa regione ha recentemente registrato proprio per lo specifico problema del prelievo venatorio abusivo, facendo un balzo in avanti dalla precedente quarta posizione, con un consequenziale incalcolabile danno ambientale dovuto al depauperamento continuo della preziosa biodiversità animale delle nostre terre.
Dimostrazione lampante di questa preoccupante recrudescenza dell’ odioso fenomeno criminale dell’uccellagione e dei reati connesi in danno degli animali, sono le decine di denunce e sequestri effettuati solo negli ultimi anni dal personale del Comando Stazione CFS di Benevento.
Immancabilmente, queste crudeli pratiche sembrano essere appannaggio esclusivo di soggetti provenienti dal napoletano, perlopiù pregiudicati, i quali per rifornire il fiorente mercato nazionale e locale hanno eletto la nostra provincia, purtroppo, tra le mete privilegiate di cattura degli sfortunati volatili, proprio in ragione di una ricchezza ecosistemica e di biodiversità che il personale del Corpo Forestale dello Stato è impegnato strenuamente a difendere.
 
QUOTIDIANO.NET
6 OTTOBRE 2014
 
Trapani. Esce e trova un pacco con ossa di animali davanti al portone
Poteva sembrare un avvertimento rivolto al segretario nazionale del Pae, Enrico Rizzi. Invece un biglietto accompagnava il regalo: "Sono i resti dei cani mangiati al porto dagli extracomunitari". Indagini in corso

 
Roma, 6 ottobre 2014 - Inquietante ritrovamento a Trapani, davanti al portone di casa di Enrico Rizzi, segretario nazionale del Partito animalista europeo. Appoggiato al battente è stato ritrovato un sacco contenente ossa di animali. Insieme con la busta, un messaggio sul quale era scritto "Ecco la fine dei cani mangiati dagli extracomunitari al porto...la preghiamo di fermare questo scempio".  Sul posto, davanti casa di Enrico Rizzi, si sono recate immediatamente due  volanti della Questura di Trapani dirette dal dottor Biagio De Lio, personale della Polizia Scientifica per i rilievi e personale del Servizio Veterinario dell'Asp di Trapani coordinato dal dottor Roberto Messineo.
Il pacco con le ossa degli animali, alcune delle quali carbonizzate, è stato sequestrato insieme con il biglietto che l'accompagnava. Il segretario n azionale del Partito animalista europeo ha commentato: " Se l'Istituto Zooprofilattico di Palermo confermerà che si tratta di resti di cani, è un fatto gravissimo e le Istituzioni dovranno subito prendere gli opportuni provvedimenti " . Le indagini sono in corso anche per risalire a chi ha deposto la busta davanti alla casa di Rizzi.
 
CORRIERE VENETO
6 OTTOBRE 2014
 
Cane azzanna una bimba di tre anni,  il nonno gli spara e lo uccide
Corezzola: la piccola era con la mamma in visita nella casa di campagna dei nonni
 
CORREZZOLA (PADOVA) Domenica sera a Correzzola un cane meticcio di media taglia ha azzannato alla testa una bambina di tre anni, che si trovava in visita con la mamma nella casa di campagna dei nonni. E’ stato proprio il nonno, per salvarla, a sparare al cane, uccidendolo. La piccola è stata portata in ospedale a Piove di Sacco, in chirurgia plastica: i medici le hanno suturato la ferita con una ventina di punti, la piccola è rimasta sotto controllo medico per 24 ore e ieri sera è tornata a casa.
«Sono stato costretto a sparare al cane, temevo uccidesse la piccola e anche mia figlia, che si era avvicinata a soccorrere la bambina”, ha detto il nonno ai carabinieri di Piove. I fatti sono avvenuti in via San Bernardo a Correzzola, nella Bassa padovana. La piccola si trovava con la mamma a casa dei nonni paterni, e stava giocando in giardino. Il cane era di casa ormai da anni, non aveva mai dato alcun problema.
 
LA LEGGE PER TUTTI
6 OTTOBRE 2014
 
Chi parte e affida il cane a terzi che lo maltrattano rischia una condanna penale
Condannato chi affida il cane a persone che non lo custodiscono adeguatamente: il proprietario dev’essere sicuro dell’operato di terzi.
 
Prima di andare in vacanza, se proprio non si vuol portare con sé il proprio amico a 4 zampe, conviene trovare una buona pensione per animali. Questo perché, secondo una sentenza di questa mattina della Cassazione [1], rischia una sanzione penale chi, partendo per qualche giorno, affida il proprio cane a persone incapaci di custodirlo in modo adeguato.La Corte ha condannato il padrone di un cane che aveva affidato il proprio animale, per cinque giorni, a delle persone che lo avevano tenuto con la catena troppo corta e molto spesso senza acqua. Il proprietario del quadrupede, prima di assentarsi e lasciare l’animale nelle mani di terzi, si deve accertare delle condizioni in cui quest’ultimo verrà custodito e, quindi, della sensibilità e delle capacità di tali soggetti: non solo per tutelare la salute del proprio fido compagno, ma anche per evitare conseguenze pesanti a livello penale. Infatti, in caso di trattamento inadeguato per il quadrupede, il padrone può essere condannato, dal tribunale penale, per il reato di “abbandono di animali”. Così bisognerà preoccuparsi di far osservare, alla persona incaricata di badare al cane, precise direttive come tenerlo con sé, liberarlo per un certo tempo, portarlo in giro al guinzaglio di tanto in tanto e munirlo di cibo e acqua sufficiente. E ciò per la semplice constatazione che è sufficiente, per contestare il reato di “abbandono di animali”, la semplice negligenza.
 
IL VELINO
6 OTTOBRE 2014
 
Animali, da M5S proposta legge contro macellazione rituale
 
“In questi giorni si è celebrata 'Festa del sacrificio' di Abramo, occasione come tante altre in cui migliaia di animali sono stati uccisi attraverso la cosiddetta macellazione rituale, una tecnica estremamente cruenta che non prevede lo stordimento preventivo, provocando così all'animale ulteriori sofferenze nel suo già lungo e doloroso percorso di morte”. Lo affermano i deputati M5S della Commissione Agricoltura e il deputato Paolo Bernini (Commissione Difesa) , annunciando la convocazione di una conferenza stampa per oggi lunedì 6 ottobre, alle ore 16, presso la sala conferenze della Camera dei Deputati, durante la quale chiederanno l'immediata calendarizzazione di una proposta di legge a prima firma Chiara Gagnarli. All'evento parteciperanno anche alcuni attivisti di Animal Equality e sarà proiettato un video.
 
D.REPUBBLICA
6 OTTOBRE 2014
 
Cinghiali pronto carne
Tutto è successo in una giornata di fine agosto. Fra follia e tradimento.
 
Prov. Di Vicenza. Gina, una cinghialetta di un anno e mezzo circa, sessanta chilogrammi di peso, da alcuni mesi aveva trovato casa a Lumignano, nel vicentino, dove con gli abitanti aveva stabilito un contatto, con alcuni addirittura un rapporto amichevole.
Soprattutto con il signor Franceschetto visto che aveva eletto ad abitazi0ne il suo giardino dove veniva rifocillata con resti dell’orto.
E con la famiglia Pozzetti che con Gina aveva un  rapporto speciale: la sera quando rincasavano con l’automobile, lei li riconosceva e si faceva viva andandoli a trovare, farsi coccolare e rimediando naturalmente qualche frutto.
Gina non ha mai disturbato nessuno.
Eppure il 28 agosto alle 7.30 della mattina un gruppo di cacciatori e agenti di Polizia Provinciale si sono presentati in via Brojo per abbatterla.
L’hanno cercata per un’ora, stavano per sospendere la caccia quando è intervenuto “un amico di Gina” : “Venite con me so dove si nasconde, di me si fida”.
Udita la voce amica, la cinghialetta si è diretta verso di lui convinta di ricevere qualche coccola o un pezzo di zucca. Ma non è andata così. L’istruttore capo di Polizia Provinciale anche cacciatore, colto da eccesso di zelo o convinto di essere a caccia, ha estratto la pistola di ordinanza e fatto fuoco.
Per qualche minuto Gina è rimasta a terra agonizzante, poi un cacciatore gli ha tagliato la gola.
Sull’esecuzione di Gina ora sono intervenute le guardie zoofile dell’Enpa che hanno appurato il poliziotto ha sparato in mezzo alle case, a una decina di metri dalla strada e in mezzo alle persone.
L’abbattimento dei cinghiali è normato da un protocollo I.S.P.R.A.- Provincia n° 37214 del 5 nov. 2010, una delibera che permette degli interventi, ma fissa dei precisi paletti che se superati la copertura della delibera perde qualsiasi effetto.
Ad esempio: il cinghiale può essere abbattuto solo dalle armi previste dalla legge 157/92 e non certamente dalla pistola di ordinanza.
Prevede inoltre in questo periodo solo l’abbattimenti degli ungulati da altane autorizzate, in quanto si utilizzano armi pesanti come carabine a canna rigata con una gittata che supera il chilometro e mezzo.
I cacciatori erano posizionati e pronti a sparare a circa cento metri dalla strada e dalle case, mentre per rispettare la legge e non creare pericoli, dovrebbero stare in direzione a un paio di chilometri.
La recente sentenza della Corte costituzionale richiamando la legge 157/92 ha sancito inoltre che i cacciatori non possono sparare a questi animali se non sono proprietari del fondo.
L’Enpa ha segnalato quanto successo agli organi competenti per uso improprio dell’arma e denunciato il capo della Polizia provinciale alla Procura della Repubblica per caccia con armi non consentite e per esplosioni pericolose in luogo abitato.
I cacciatori s0no stati denunciati per caccia con metodi non contemplati nella delibera. E per non avere rispettato quanto espresso dalla Corte costituzionale.
“Bisogna bloccare immediatamente l’immissione di cinghiali nel territorio” ha dichiarato  Renzo Rizzi del Coordinamento protezionista vicentino, “ questa attività illecita viene confermata sia dalla Provincia che dall’ISPRA, perfino le associazioni venatorie confermano che vi sono costanti immissioni clandestine, dei veri e propri lanci di questi ungulati sui Monti Berici”.
“Alcuni cacciatori senza scrupoli stanno tentando di importare il modello Colli Euganei, aggiunge Rizzi, ovvero, tanta carne a costo zero. Una follia che va bloccata subito, in primis togliendo ai cacciatori la possibilità di intervento. La  Provincia di Vicenza ha sfornato con appositi corsi negli ultimi tre anni centinaia di cacciatori-operatori per la caccia al cinghiale (tra i quali spicca Roberto Baggio)”.
“In quanto a Gina è trapelato che anche lei è stata liberata illegalmente da un allevamento. Nel suo orecchio c’era un segno inequivocabile e, visto che non si era riprodotta, c’è il fondato sospetto che fosse anche sterilizzata”.
 
OGGI
6 OTTOBRE 2014
 
Pet therapy: quando il cane aiuta a guarire. L’esperienza di Dog4Life
All’Unità spinale dell’Ospedale Niguarda di Milano, ci sono anche i dottori a… quattro zampe. Qui la fisioterapia è affidata a Happy ed Angel, due labrador color miele e cioccolato, con i loro amici guidati da due pet therapist esperti. I risultati? Sorprendenti
 
Come ogni settimana è arrivato il momento della fisioterapia all’Unità Spinale dell’Ospedale Niguarda di Milano (il nuovo centro Spazio Vita che accoglierà tutte le attività socio integrative sarà pronto nel 2015). I pazienti sulla carrozzina attendono in palestra, ma quella non sarà un’ora come le altre. Perché dalla porta entrano, ormai da dieci anni, dei terapisti molto particolari. Il saluto è un colpo di coda e l’atmosfera si fa subito più distesa. Sono Happy ed Angel i capofila di questa allegra equipe di medici del sorriso, due labrador color miele e cioccolato accompagnati da Patrizia Spada, la responsabile pet therapist dell’Associazione Dog4Life. Insieme a loro Alessandra De Fronzo con il diligente pastore belga malinois Alinghi, ed Enzo Panelli, primo pet therapist sulla carrozzina, con la labrador nera Iana.
Vittime d’incidenti sportivi o automobilistici e bambini affetti da spina bifida. La fisioterapia si rivolge a loro con un programma di esercizi finalizzati alla mobilità degli arti superiori e del tronco. C’è il lancio della pallina e del frisbee o ancora la sistemazione a terra di croccantini camuffati sotto coppette, e il percorso di paragility. Ogni movimento è studiato a seconda dell’esigenza riabilitativa da uno staff di professionisti e coinvolge fasce muscolari che altrimenti verrebbero stimolate con una ginnastica meccanica e ripetitiva. In più c’è l’interazione con il cane, preparato da esperti istruttori cinofili, che addolcisce e alleggerisce il lavoro trasformandolo in un gioco. “Questa è una terapia integrativa che affianca i regolari percorsi medici, ma ha il vantaggio di favorire la socializzazione e di creare un clima disteso e informale” dice la fisioterapista del reparto Liliana Panigata.
Il cane con la sua spontaneità comunica senza pregiudizi, senza filtri e senza vedere la disabilità in chi gli sta di fronte. Inoltre, il paziente acquisisce gradualmente autostima e autonomia nell’imparare a condurre un animale e impartirgli dei comandi. La fatica diventa piacere e la dolcezza scioglie qualsiasi resistenza. Alessandra Sessa
FOTO
 
LA NUOVA SARDEGNA
6 OTTOBRE 2014
 
Nuova schiusa di tartarughe a Platamona

Salvatore Santoni

 
SORSO (SS) - L’attesa degli ultimi giorni è stata premiata. Gli specialisti lo avevamo detto. «Potrebbero essere le fasi iniziali di una schiusa più consistente» e così è stato. Fra sabato e domenica, 13 nuove tartarughine sono sbocciate lentamente nella spiaggia di Platamona, al quinto pettine. Con le schiuse di venerdì e sabato il conto delle creaturine nate lungo il litorale di Sorso sale a 21. Quelle emerse durante la schiusa diurna di ieri sono state trattenute in contenitori termici per poi essere liberate al tramonto. Forestale e associazione Crama monitorano la situazione e tengono a bada i curiosi 24 ore su 24. Domenica mattina al quinto pettine è un via vai di curiosi, alcuni bagnati e molti accorsi appositamente per prendere parte a uno spettacolo della natura cui non capita spesso di assistere. Reflex, telecamere e smartphone sono a fuoco sul bastoncino di legno che indica il punto sotto il quale si trova il nido, pronti a immortalare per sempre immagini e reazioni della prima nidiata di “caretta caretta” nel nordovest dell’isola. Il copione è sempre lo stesso: un attimo di spaesamento non appena fanno capolino nella sabbia, e poi via di gran carriera alla ricerca del mare come fossero caricate a molla. Un istinto naturale che però viene smorzato in anticipo dagli specialisti del Crama (Centro recupero animali marini Asinara), che in caso di schiuse diurne tengono le tartarughine al riparo fino a sera, evitando loro di finire in pasto a gabbiani, cormorani o cornacchie. Solamente ieri mattina sono nati altri 10 esemplari. La prima tartarughina ha fatto capolino intorno alle 7,40. Poi la seconda a distanza di un’ora. Dopo di che la sabbia ha partorito una caretta più o meno ogni 20 minuti. L’ultima è uscita alle 12 circa. Le prime 7 sono state avvistate da una famiglia bergamasca venerdì mattina, intorno alle 11, mentre arrivavano in spiaggia. L’ottava è quella vista spuntare dalla sabbia da un pescatore di Sorso, Francesco Sisini, che ha subito avvertito la Forestale. «È fondamentale che arrivino da sole all’acqua – spiega la responsabile di Crama, Laura Pireddu – altrimenti significherebbe andare contro natura: hanno bisogno di muoversi autonomamente per prendere confidenza con l’ambiente esterno». Il gruppo di Crama è giovane (nato nel 2009), collabora con l’Ente parco Asinara, ed è formato da naturalisti, veterinari e biologi altamente specializzati e coadiuvati da altri collaboratori. L’associazione si occupa di ricovero e riabilitazione di tartarughe ferite e svolge anche attività collaterali come corsi teorici e pratici sui temi della difesa ambientale. Venerdì sera, i primi ad arrivare sul posto sono stati gli uomini della Forestale, guidati dal commissario del servizio vigilanza Antonio Sanna. A loro compete – giorno e notte - l’arduo compito di proteggere la zona e tenere lontani i curiosi.
 
GREEN STYLE
6 OTTOBRE 2014
 
Massacro di cani in Vietnam per il mercato della carne
 
È in corso una vera mattanza di cani in Vietnam, spesso rubati dalle loro case per finire sulle tavole degli amanti della loro carne. Una situazione drammatica che ha subito un picco in crescendo, dopo il divieto governativo di importare carne di cane dall’estero. Per questo motivo i furti per strada e nelle abitazioni sono aumentati in modo esponenziale, con un guadagno per i ladri di 60 sterline a notte. Un documentario, trasmesso dall’emittente britannica Channel 4, ha testimoniato le attività dei malviventi. Alcuni di loro operano da oltre 7 anni e c’è chi sembra abbia collezionato più di 3.000 esemplari di varie razze e misure. La richiesta di carne di cane non cessa di diminuire, i piatti contenenti le membra di questi quadrupedi sono ancora molto gettonati. Prelibatezze di alta cucina a cui il popolo vietnamita non vuole rinunciare, nemmeno in parte. Ma non tutti concordano con la pratica: molto spesso gruppi animalisti o semplici cittadini cercano di opporsi a furti e uccisioni. A volte anche con metodi incisivi e violenti, con la morte dei ladri stessi. Lao Huynh, un comune cittadino, ha svelato a Channel 4 come il suo cane Bau sia stato sottratto e ucciso sotto i suoi occhi. La morte crudele dell’animale diciottenne, considerato parte integrante della famiglia, ha devastato l’uomo e i suoi familiari. Palpabile il sentimento di odio rivolto ai trafficanti di dolore, anche per le metodologie crudeli adoperate. L’aumento della richiesta di carne in Vietnam è diventato preponderante anche dopo i boicottaggi e le proteste degli attivisti in Cina, una realtà sempre crescente di estimatori dei cani in quanto esseri senzienti e non carne da macello. In particolare durante l’annuale festival cinese legato alla vendita di carne di cane, un evento della durata di una settimana con 10.000 esemplari segregati in gabbie anguste prima della morte.
Nel video proposto da Channel 4, i cani appaiono stipati in gabbie di metallo fatiscenti, schiacciati gli uni contro gli altri senza la possibilità di movimento. Come sostiene PETA la paura è tangibile, l’angoscia è pressante, gli animali attendono nel terrore il loro turno. Vengono quindi picchiati e bastonati fino a perdere i sensi, quindi vengono scuoiati ancora vivi davanti agli occhi dei loro simili in attesa, per poi finire sui banchetti abbrustoliti o tagliati a pezzi.
 
GEA PRESS
6 OTTOBRE 2014
 
Spagna – Pastore tedesco aizzato, uccide il cagnolino di un anziano signore
 
A finire nei guai è un diciottenne sospettato dalla Guardia Civil spagnola di avere causato la morte di un cagnolino. Contro di lui avrebbe scagliato il proprio pastore tedesco.
La prima ricostruzione fornita dagli inquirenti mostra però particolari ancora più inquietanti. Il cagnolino, infatti, sarebbe sfuggito al controllo dell’anziano proprietario. Si tratta di un signore di 84 anni di Cuevas del Almanzora, in Andalusia.
Il cagnetto, sarebbe entrato in una proprietà privata recintata dove si trovava il ragazzo con il pastore tedesco. Il giovane, invece di evitare il contatto tra i due cani, li avrebbe incitati in una lotta impari. Il cagnetto più piccolo, del peso di circa quattro chili, ha ovviamente avuto la peggio. Una volta recuperato è stato ricoverato in un ambulatorio veterinario in gravi condizioni.
Purtroppo, poche ore dopo, è morto sotto gli occhi disperati dell’anziano proprietario.
Il giovane sarebbe stato identificato e sul caso sono ora in corso le indagini della Guardia Civil
 
LA ZAMPA.IT
6 OTTOBRE 2014
 
Regno Unito, l’abbaiare di un cane ha salvato sei gattini dalla spazzatura
I felini, dai due ai cinque anni, sono ora in cura dai volontari della Croce Blu
 
Gettati in un bidone come se fossero spazzatura. Così sono stati trovati sei gattini in una zona isolata nei pressi di Wicken Fen riserva naturale nel Cambridgeshire. I sei piccolini erano destinati così a una morte certa e lenta, fatta di sofferenza e solitudine. 
A salvare loro la vita è stato però un amico inaspettato: quando un cane è passato vicino al bidone, ha iniziato ad abbaiare costringendo i suoi proprietari a capire il motivo della sua agitazione.  
«Quando hanno aperto il bidone i proprietari hanno trovato sei gatti che li fissavano con uno sguardo terrorizzato - racconta al Cambridge News Alan Maskell, direttore della Croce Blu locale -. Una scena che li ha completamente scioccati». 
I gattini, fra i due e i cinque anni, godono per fortuna di buona salute e ora sono in cura dai volontari, con la speranza che possano trovare presto una famiglia.
 
LA ZAMPA.IT
6 OTTOBRE 2014
 
Foca nelle gabbia dei sub per sfuggire allo squalo
 
Due sub, al sicuro della gabbia, stanno filmando uno squalo bianco e assistono a qualcosa di particolare: una foca, possibile vittima del predatore, si infila nella gabbia con loro per cercare rifugio.
VIDEO
 
METEO WEB
6 OTTOBRE 2014
 
Animali: zoo tenta di far accoppiare due iene per anni, ma sono maschi
 
Hanno provato per anni a far accoppiare le due iene, ma senza successo. Alla fine, allo zoo di Maruyama, nel nord del Giappone, hanno scoperto la banale verita': Kami e Kamutori, arrivati dalla Corea del Sud nel 2010 come “coppia”, sono in realta’ due maschi. A mettere sulla buona strada i tecnici dello zoo, riferisce il Wall Street Journal, e’ stata la mancanza di istinto ‘materno’ nei due e la tendenza invece a scontrarsi. In piu’, Kami, la supposta femmina di iena, non mostrava alcun segno di aver raggiunto l’eta’ riproduttiva. Da qui, la decisione di far determinare il sesso degli animali con esami agli ultrasuoni e analisi ormonali. E’ stata cosi’ svelata l’amara verita’, una vera sorpresa per gli esperti del centro zoologico che mai avevano pensato a una simile eventualita’. Ora i due animali sono stati separati in gabbie diverse, ma lo zoo non ha perso la speranza e ha fatto sapere che sta pensando di prendere una femmina di iena maculata per ritentare l’accoppiamento.
 
GREEN STYLE
6 OTTOBRE 2014
 
Gatto riceve trasfusione da cane
 
Scorre del sangue canino nelle vene di un gatto di Miami. È quanto conferma la singolare storia di Buttercup, un micio anemico di Key West, salvato con una trasfusione con sangue di cane. La procedura, per quanto insolita, è ben nota nella letteratura veterinaria. Il tutto è accaduto il mese scorso, quando il gatto è stato trasportato al Marathon Veterinary Hospital della città statunitense per improvvisi malori. È bastato un esame di laboratorio per scoprire come la conta dei globuli rossi dell’animale fosse scesa al 7%, ben al di sotto del limite del 35% di norma. Si è resa così necessaria una trasfusione, in carenza però di sangue felino.
Ottenere del sangue di gatto compatibile in breve tempo è sempre un’impresa ardua, poiché raramente si eseguono donazioni e, non ultimo, il micio non è animale che ben si presta a queste operazioni. Sul fronte canino, invece, negli Stati Uniti esistono vere e proprie banche di sangue, poiché le necessità di trasfusioni sono molto più frequenti. Così, avendo a disposizione delle sacche di sangue di un donatore Levriero, perfettamente compatibili con il gruppo sanguigno del felino malato, si è deciso di procedere con il trattamento. Sebbene vi siano delle differenze sostanziali, in letteratura veterinaria è dimostrato come le donazioni dal cane possano stimolare il metabolismo del gatto a produrre nuovi globuli rossi, senza problemi di rigetto o altri effetti collaterali. Così spiega Sean Perry, il medico che si è occupato della procedura:
È una situazione in cui non si può fornire sangue di tipo A a un gatto di tipo B, poiché ne causerebbe una grave reazione immunitaria. È stato in realtà più sicuro procedere con del sangue canino, poiché una procedura già utilizzata in passato seppur non comune. L’organismo dei felini non presenta anticorpi specifici per gli antigeni dei globuli rossi di cane, di conseguenza non vi sono inizialmente reazioni immunitarie. Tuttavia l’operazione può essere eseguita una volta sola: dopo la prima esposizione, il gatto inizia a produrre tali anticorpi e una seconda trasfusione non sarà più possibile. Il processo impiegato, in sintesi, è quello della xenotrasfusione.
Sebbene la causa dell’anemia del quadrupede non sia stata svelata, a un mese di distanza Buttercup è in piena forma. Con un’unica eccezione: durante la visita dal veterinario i proprietari hanno scoperto, loro malgrado, come il gatto fosse un maschio anziché una femmina.
 
CAFFEINA MAGAZINE
6 OTTOBRE 2014
 
Scopre di avere il cancro grazie al suo cane. Il fiuto salva la vita?
 
Forse un caso, o forse il sesto senso che si mescola all'affetto che un cane può provare per il suo padrone. Se lo chiederà sicuramente Allison Powell che ha scoperto di avere il cancro al seno grazie al suo cane. Salvandole la vita. La donna da qualche mese aveva notato una strana attenzione da parte del cane verso il suo seno sinistro. L'animale sfregava ripetutamente il muso sempre nello stesso punto, al punto che Allison ha deciso di sottoporsi a un controllo medico. Alla 48enne londinese è stato diagnosticato un cancro della mammella in stadio precoce. "Credevo volesse solo attirare la mia attenzione - racconta la donna parlando del suo labrador - ma invece voleva dirmi a modo suo che qualcosa non andava. Voleva farmi riflettere". Il cane, durante la degenza della donna ricoverata in ospedale per l'intervento, era molto depresso e si è ripreso solo quando ha iniziato a vedere dei miglioramenti: "Ora ogni mattina, appena mi alzo, mi annusa dalla testa ai piedi", ha detto la donna. L'olfatto del cane per una diagnosi precoce?
Di questa qualità qualche studioso parla da parecchio tempo e sono diversi gli studi che lo confermano. Non solo. Ci sono anche testimoni diretti del grande potere del fiuto dei quattrozampe. Come la donna inglese, anche una signora newyorkese di 57 anni ha vissuto la medesima esperienza. Il suo dobermann di nome Troy ha fatto la diagnosi precoce. Diane Papazian è certa che il suo amichetto l’abbia salvata: il cane si strofinava insistentemente alla padrona da quando era cucciolo. All'inizio non ci aveva fatto caso, poi si era messa in allarme decidendo per una mammografia. Anche per lei, l'intervento di mastectomia.
 
NEL CUORE.ORG
6 OTTOBRE 2014
 
CROLLO DEI PREZZI DELLE PELLICCE DI VISONE, LAV: CHIUDERE ALLEVAMENTI
Alle aste in Danimarca e Finlandia giù fino al 55%
 
Le ultime aste in Danimarca e Finlandia riportano un crollo dei prezzi delle pellicce di visone rispetto al 2013: il prezzo medio è sceso del 55% alla più recente asta Saga Furs di Oslo, mentre quest'anno i dati di vendita della danese Kopenhagen Fur, dove solitamente sono commercializzate anche le pelli italiane, è sceso del 40%. Le pelli grezze di visoni e altri animali ''da pelliccia'' sono commercializzate in lotti alle aste internazionali specializzate, acquistate da grossisti e successivamente utilizzate dalle aziende moda. ''Il crollo dei prezzi delle pelli di visone è significativo di quanta poca domanda ci sia sul mercato e di quanto scarso, per non dire nullo, sia ormai il margine di guadagno per chi alleva questi animali - dichiara Simone Pavesi, responsabile Lav campagna Pellicce - E' necessario che il Parlamento approvi subito la proposta di legge della Lav presentata negli scorsi mesi sia a Camera che Senato e sottoscritta dalle principali forze politiche, finalizzata alla chiusura degli ultimi allevamenti di visone ancora presenti in Italia''.
Se nell'asta di settembre, quella che ha chiuso la stagione 2013-2014, a Copenaghen (che rappresenta un terzo delle esportazioni danesi verso la Cina) il prezzo medio della pelle di un visone è sceso dai 76,90 euro (dicembre 2013) agli attuali 34,65 euro, i dati di vendita registrati alla casa d'aste finlandese Saga Furs sono anche peggiori per il settore dell'allevamento del visone in Europa: oltre il 55% in calo i prezzi delle pelli di visone vendute, con una perdita del profitto del 6%. Senza margine di guadagno l'industria europea dell'allevamento del visone dovrà riconsiderare i propri investimenti - fa sapere la Lega antivivisezione - sottolineando che i magazzini sono ancora pieni di pelli invendute, acquistate durante l'anomalo picco di ''benessere cinese''. I prodotti di lusso come i cappotti di pelliccia hanno rapidamente perso mercato in Cina, anche a seguito delle campagne anti-corruzione avviate dal regime unitamente alle sempre più crescenti campagne di sensibilizzazione organizzate da locali associazioni animaliste. "In questo scenario, l'industria italiana ed europea della pellicceria non può più fare finta di nulla e prendere atto che la 'bolla cinese', che aveva innalzato i prezzi delle pelli nelle ultime 3 stagioni, è ormai esplosa", aggiunge la Lav.
"L'industria della pelliccia tenta di giustificare il calo delle recenti vendite attribuendone la colpa all'inaspettato inverno mite che c'è stato in Cina, Paese che è ormai il più grande importatore mondiale di pelli", commenta ancora la Lav. Ma, secondo l'associazione animalista ActAsia, le nuove generazioni in Cina sono meno interessate a indossare pellicce: i giovani cinesi sono sempre più istruiti, e la consapevolezza dei diritti degli animali e dei problemi di benessere nell'industria della pelliccia stano diventando sempre più diffusi. Oggi, insomma, indossare pellicce non è più considerato di moda tra i giovani cinesi. La Fur Free Alliance, coalizione internazionale di cui la Lav è membro e che unisce decine di organizzazioni nel mondo impegnate contro lo sfruttamento degli animali per la loro pelliccia, grazie ai finanziamenti dei propri membri, sostiene le campagne di sensibilizzazione condotte in Cina per informare e sensibilizzare le nuove generazioni. In più di 16 province ogni anno sono oltre 60 gli eventi che si svolgono come parte della campagna ''No Fur China'', organizzata da ActAsia che lavora a stretto contatto con numerosi gruppi locali di studenti universitari e un gran numero di celebrità cinesi, oltre che con la promozione dello Standard Internazionale Fur Free (che identifica le aziende moda che hanno ufficialmente rinunciato all'uso di pellicce animali) e con il Fur Free Fashion Show, il primo e unico evento moda senza pellicce che ha ottenuto ampia visibilità anche attraverso la televisione nazionale cinese.
 
AFFARI ITALIANI
7 OTTOBRE 2014
 
Macellazione religiosa in Italia. Animali uccisi senza pietà.
Storditi e poi macellati crudelmente. E' questo il triste destino di tanti animali. Non solo in qualche Paese lontano, ma anche vicino a noi, in Italia, nelle nostre città. Tutto questo grazie a una deroga speciale per la pratica halal. Ora un video mostra tutta la brutalità e la sofferenza degli animali... (Attenzione, il video potrebbe urtare la sensibilità dei lettori)
 
A poche ore dall’inizio della Festa del Sacrificio, che si tiene ogni anno nell’ultimo mese lunare del calendario islamico, Animal Equality rende pubblica una video-investigazione senza precedenti in Italia, che mostra tutta la brutalità della macellazione rituale religiosa, in questo caso halal, sempre più diffusa anche sul territorio nazionale italiano.
Nelle immagini, provenienti da un macello situato nel nord del nostro Paese, è chiaramente visibile a quale sofferenza sono sottoposti gli animali uccisi con questa pratica, che non prevede il preventivo stordimento e prescrive che la morte sopraggiunga per dissanguamento. Oltre ai numerosi abusi nelle fasi precedenti la macellazione vera e propria, colpisce in modo particolare la lunga e dolorosa agonia che questi individui sono costretti ad affrontare prima di perdere i sensi, tra l’indifferenza e l’ironia degli addetti ai lavori.
La pratica halal, che sarebbe ordinariamente vietata dalle norme vigenti in Italia, dove è obbligatorio lo stordimento dell’animale prima della macellazione, può avere luogo grazie ad una speciale deroga, a cui ricorre un numero sempre crescente di strutture. Un fatto che Animal Equality non può ignorare e che ha portato la nota organizzazione per i diritti animali a dare vita a una petizione per chiedere che anche l’Italia, come già fatto da altre nazioni europee, vieti qualsiasi deroga alle già insufficienti norme sul benessere animale. Collegandosi al sito Macelli.info/Halal è possibile unirsi alla campagna e chiedere che il Parlamento si attivi per dibattere la questione e, auspicabilmente, seguire l’esempio, solo per citare alcuni precedenti, di Svizzera, Danimarca e Polonia.
“Lungi dall’essere un attacco alla comunità islamica, la nostra campagna vuole semplicemente porre l’attenzione sulla sofferenza di questi animali. Vietare qualsiasi deroga alle leggi sul benessere animale, che secondo noi sono comunque assolutamente insufficienti, è un modo per non permettere che si facciano passi indietro nel percorso legislativo di riconoscimento dei diritti di tutti gli esseri viventi. Per il quale lavoriamo duramente ogni giorno”, spiega Matteo Cupi, Presidente di Animal Equality in Italia. La pubblicazione dell’investigazione, che ha trovato spazio anche nella seguitissima edizione serale del Tg1, ha già portato alcuni parlamentari a richiedere la calendarizzazione del voto di una proposta di legge che vieti qualsiasi deroga alle già blande leggi sul benessere animale. La stessa Animal Equality ha proiettato il video della campagna in Parlamento, durante un incontro con la stampa tenutosi lunedì 6 ottobre nella sala conferenze della Camera dei Deputati.
VIDEO
 
ETICAMENTE
9 OTTOBRE 2014
 
Macellazione rituale: la lenta agonia degli animali!
 
Nel nostro Paese, in tutta la Comunità Europea e al di fuori di questa, negli anni, il rispetto dei diritti degli animali, l’amore per questi considerati dopo tante battaglie esseri senzienti, sono cresciuti, hanno conquistato grande rispetto da parte del genere umano; e con l’aiuto del progresso, le condizioni degli animali negli allevamenti e all’interno dei macelli sono in qualche modo migliorate o almeno regolate da leggi chiare e severe anche se non molto rispettate.
Rimane difficile da concepire comunque la condizione dell’animale allevato per essere mangiato ma è vero che in ogni Paese qualcuno si impegna in modo che gli animali subiscano sempre meno sofferenze.
Ma alcuni attivisti hanno scoperto e portato alla luce una realtà che, in genere, conoscevamo già ma, forse a causa del fatto di non aver mai visto con i nostri occhi, non consideravamo tanto diversa da quella dei macelli tradizionali per la vendita di carne, cioè la macellazione rituale.
Anche per la macellazione rituale lo scopo è quello di vendere la carne affinchè venga mangiata, ma ebrei e musulmani, molto legati ai loro testi sacri che rispettano alla perfezione, seguono il metodo di macellazione lì riportato rifiutando quindi che l’animale che mangeranno sia stato stordito prima dell’uccisione.
Ecco quindi che Paesi come l’Italia, nel rispetto delle altre culture piuttosto che di quello degli esseri viventi, hanno regolarizzato un metodo di macellazione che non prevede stordimento ma soltanto sgozzamento, quindi l’animale subisce una morte lenta e dolorosa poiché non è il taglio alla gola ad ucciderlo ma il dissanguamento che avviene molto lentamente.
Il fatto che questa sia una pratica barbara è talmente evidente che molto Paesi hanno rifiutato di legalizzarla e non bisogna diventare né vegetariani né vegani per capire che è giusto almeno fare in modo che l’animale muoia con una sofferenza ridotta al minimo, serve solo un po’ di umanità, di empatia, perché quelli che sgozziamo sono esseri viventi che soffrono, hanno paura, vengono terrorizzati e, angosciati, capiscono benissimo quello che accade attorno a loro. In questo video di denuncia si vedono animali picchiati e operatori che si fanno beffa della loro sofferenza e del tanto discusso “benessere animale” mentre li ammassano e li calpestano trasportandoli dagli allevamenti ai macelli.
Ma perché questa rabbia da parte degli operatori? Perchè ridere di chi è indifeso ed impaurito? È triste come il fatto di sentirsi potenti di fronte agli impotenti riesca a darci alla testa e piuttosto che svolgere quel lavoro con consapevolezza si pensa di poter trattare quell’animale come si ha voglia.
Come sono deboli gli essere umani, e ancora più deboli li rende la convinzione di essere i più forti!
Ma se con quel filmato ci siamo fatti un’idea di questa realtà, invito chi non è facilmente impressionabile soprattutto alla vista del sangue a vedere questo video sui macelli e a firmare la petizione per chiedere che questo tipo di macellazione venga abolito e vietato nel nostro Paese come già è avvenuto altrove.
Con questo possiamo davvero renderci conto della crudeltà e della disumanità di questo metodo; animali sgozzati che si dimenano sul sangue che scorre sul pavimento e che è appena fuoriuscito dal loro corpo, animali ancora lucidi che, a pochi metri dai compagni sgozzati, guardano e capiscono e attendono rassegnati, operatori che continuano a ridere e a divertirsi per ragioni incomprensibili.
Nella speranza che chi vedrà non troverà tutto questo per niente divertente, vi invito a firmare per provare ad ottenere risultati veloci e concreti.
 
VIRGILIO NOTIZIE
7 OTTOBRE 2014

Orrore in Sardegna, scuoiato un delfino: carcassa trovata in spiaggia
Orrore sul lungomare di Golfo Aranci, in Sardegna, dove un bagnante ha rinvenuto la carcassa massacrata di un delfino

Orrore sul lungomare di Golfo Aranci, in Sardegna, dove un bagnante ha rinvenuto la carcassa massacrata di un delfino. Si tratta di un cucciolo di pochi mesi, "Goccia". Pare che qualcuno abbia consapevolmente rimosso tutta la parte commestibile. Sulla vicenda indaga l'ufficio marittimo di Golfo Aranci. I responsabili, qualora venissero individuati, potrebbero incorrere in pene molto severe per il reato di "cattura e detenzione di specie animale protetta".
Video

http://notizie.virgilio.it/videonews/orrore-in-sardegna-scuoiato-delfino-carcassa-trovata-in-spiaggia.html

 
GEA PRESS
7 OTTOBRE 2014
 
Golfo Aranci (OT) – Ho visto Goccia sfilettato e l’ho accarezzato
Preoccupazione per mamma Daphne e gli altri cinque delfini

 
“Non ho saputo resistere ed ho voluto dare l’ultimo saluto“. Così Patrizia Sale, volontaria di Golfo Aranci (OT), descrive a GeaPress quanto è successo ieri nella spiaggia dei baracconi. “Mi hanno chiamata dicendomi del piccolo Goccia. Non riuscivo a credere, mi sono precipitata con mia nipote e l’ho trovato spiaggiato, dondolato dalle onde. Goccia era sfilettato, un taglio perfetto. Il mare aveva fatto il resto, le viscere che scivolavano via, quel corpo deturpato. Non ho resistito ed ho teso il braccio. Ho voluto dare l’ultimo saluto“.
Fine di un piccolo delfino che, secondo quando riferito in loco, potrebbe essere stato sfilettato. Qualcuno, cioè, ha prelevato le parti “nobili” da mangiare. Ne è convinta anche Patrizia che sottolinea il taglio preciso, senza indecisioni, che ha portato via solo alcune parti del corpo.
“Non so come si può fare una cosa del genere – aggiunge Patrizia Sale – Goccia viveva con la mamma Daphne ed altri cinque delfini adulti. Erano ormai tutt’uno con i luoghi. I turisti li volevano vedere e per questo, ben volentieri, venivano accontentati. I sei delfini adulti ed il piccolo Goccia, si vedevano tra Cala Moresca e i baracconi“.
La preoccupazione è ora per mamma Daphne e gli altri componenti del branco.
Nei luoghi, dopo il ritrovamento, è intervenuta la Capitaneria di Porto ed i Veterinari dell’Asl. Nella giornata di oggi, il corpo del piccolo Goccia è stato rimosso. Secondo una prima ricostruzione il delfino, di circa tre mesi di vita, potrebbe essere stato ucciso ieri mattina. Una delle ipotesi circolate è che il piccolo animale sia rimasto prigioniero delle reti e qualcuno lo ha finito in tale orrenda maniera.
Alcuni mesi addietro, un servizio de Le Iene evidenziò un incredibile commercio di carne di delfino nel litorale laziale. La raccaforte di tale abitudine alimentare, vietata dalla legge, sembrava però essere in Liguria.
Di certo il piccolo Goccia è stato ucciso nei luoghi, dove viveva con mamma Daphne ed il suo branco. Difficile dire chi sia stato. Sembra che le coste di Golfo Aranci, siano utilizzate anche da pescatori di altre regioni, ad esempio per la pesca del pesce spada, ma questo potrebbe non essere il periodo. Vi sono poi i pescatori locali, professionisti e diportisti.
“Ho saputo che è stata avviata un’inchiesta – conclude la volontaria – Spero che si trovi il responsabile e che paghi per quanto commesso“.
Purtroppo, già in altre occasioni, sono stati rinvenuti in Italia delfini volutamente uccisi dall’uomo. Animali centrati da colpi di arma da fuoco. L’ipotesi è che vengano così eliminati quando, alla ricerca del cibo, interferiscono con alcune tecniche di pesca.
Nel caso di Golfo Aranci, si possono solo fare delle supposizioni, in attesa di maggiori informazioni che potrebbero giungere dall’esame autoptico e dall’inchiesta che è stata aperta.
 
NEL CUORE.ORG
7 OTTOBRE 2014
 
GOLFO ARANCI, ADDIO AL DELFINO DI TRE MESI GOCCIA: "FATTO A PEZZI"
Sangue nell'area protetta di Olbia. Enpa: denunceremo
 
Addio a Goccia, un piccolo delfino di tre mesi, che nuotava liberamente nelle acque tra l'isola di Figarolo e l'Area marina protetta di Tavolara Coda Cavallo, in provincia di Olbia. Come spesso accade con i cuccioli, era entrato nel cuore dei turisti che facevano gite acquatiche tra le meraviglie naturalistiche del Golfo Aranci. Lo scrive "La Stampa".
La parola passa alle indagini. Per rispondere a due domande: com'è finito sulla spiaggia e com'è morto? L'unica cosa certa finora è che Goccia è stato ritrovato "sezionato", senza la parte dorsale, quella che si può mangiare. Un atto che, quindi, fa pensare all'azione crudele della mano dell'uomo. Anche per questo motivo, tra le ipotesi più serie, si pensa che il cucciolo sia finito nella rete di qualche pescatore che, dopo averlo riportato a riva, abbia deciso di macellarlo. Più difficile immaginare un incidente con le eliche, sia perché in questo periodo il traffico marittimo nella zona è blando sia per la precisione dei tagli.
Intanto, quel tratto di mare splendido ha perso l'unico esemplare cucciolo di sei delfini, di specie tursiope, che vivono lì. Già l'anno scorso, secondo le cronache locali, era stato ritrovato senza vita un altro cucciolo. Questi terribili episodi potrebbero anche allontanare il branco dal Golfo Aranci. Definitivamente.
"Un fatto gravissimo e inaccettabile, un gesto di una violenza così efferata da far gelare il sangue. Mi chiedo chi possa essere stato cosi' disumano da compiere un simile scempio sul corpo del cucciolo di cetaceo e poi gettarlo via, abbandonandolo su una spiaggia, come se si trattasse di un rifiuto e non di un essere senziente a cui e' stata tolta la vita". Cosi' Emanuele Deiana, consigliere nazionale dell'Enpa. In attesa che vengano compiuti i rilievi e le indagini del caso, la Protezione animali ha già attivato il proprio ufficio legale e sta per presentare una denuncia contro ignoti. L'Enpa, infatti, ritiene che "le operazioni di sezionamento praticate sul tursiope, al quale sono state asportate le parti commestibili, debbano fare ricondurre il tragico fatto al mercato nero del musciame (il traffico illecito della carne di delfino essiccata, ndr)". Trattandosi di una specie particolarmente protetta dalla Cites, nonché dalle normative italiane, "i delfini non possono in alcun modo essere pescati, uccisi, commercializzati e destinati al consumo alimentare- precisa il direttore scientifico dell'Enpa, Ilaria Ferri- anche perche' gli esemplari presentano un alto rischio di contaminazione da sostanze xenobiotiche e parassiti, altamente pericolosi per la salute umana. La questione, dunque, chiama in causa aspetti di natura non soltanto penale, ma anche sanitaria".
 
ANSA
7 OTTOBRE 2014
 
Delfino ucciso: Protezione animali, carne tossica per l'uomo
 
CAGLIARI - Una denuncia contro ignoti è in arrivo da parte della Protezione animali, che ha già attivato il proprio ufficio legale sul caso del delfino ritrovato ieri sulla spiaggia scuoiato e fatto a pezzi sulla riva dei baracconi di Cala Moresca, a Golfo Aranci, per essere mangiato. "Un fatto gravissimo e inaccettabile, un gesto di una violenza così efferata da far gelare il sangue" commenta Emanuele Deiana, consigliere nazionale dell'Enpa, che lancia l'allarme sulle conseguenze per la salute umana del consumo di carne di delfino perché "tossica". La Protezione animali ritiene che le operazioni di sezionamento praticate sul delfino, al quale sono state asportate le parti commestibili, debbano fare ricondurre il fatto al mercato nero del musciame, cioè il traffico illecito della carne di delfino essiccata, che già in passato, dopo un servizio tv trasmesso dalle "Iene", era stato oggetto di una denuncia depositata dall'Enpa presso la Procura della Repubblica di Civitavecchia (Roma). "Trattandosi di una specie particolarmente protetta dalla Cites, nonché dalle normative italiane, i delfini non possono in alcun modo essere pescati, uccisi, commercializzati e destinati al consumo alimentare - spiega il direttore scientifico dell'Enpa, Ilaria Ferri -. Anche perché gli esemplari presentano un alto rischio di contaminazione da sostanze xenobiotiche e parassiti, altamente pericolosi per la salute umana. La questione, dunque, chiama in causa aspetti di natura non soltanto penale, ma anche sanitaria". Per questo l'Enpa rinnova l'appello alle autorità competenti affinché vengano intensificati i controlli per prevenire e reprimere il commercio illegale di carne di delfino, che alimenta un mercato nero. "Appelli che - conclude Deiana - l'Enpa ha più volte lanciato nei mesi passati, ma che ad oggi sembrano essere rimasti inascoltati".
 
CORRIERE.IT
7 OTTOBRE 2014
 
IL sale sulla coda
L’incuria verso gli animali che rovina il mondo
Nel 2014 sono stati ammazzati quattro orsi marsicani
 
di Dacia Maraini
 
«Vado spesso a trovare il vecchio orso Sandrino, chiamato così in onore di Pertini che venne a visitare il Parco quando l’animale fu trovato ferito e ora vive in un recinto al Centro di Villa Vallelonga», mi scrive un’insegnante di Avezzano, addolorata per il modo in cui è tenuto il vecchio orso con le zampe indolenzite per l’artrosi e i medici del parco che non lo degnano di una cura. «Ho scritto al direttore del parco il 16 settembre, e non ho ricevuto risposta». Ma l’insegnante non si limita a un atto di pietà. Mi descrive anche un quadro allarmante del rapporto fra orsi e abitanti del Parco nazionale di Abruzzo Molise e Lazio: «Orsi rinvenuti morti dal 1971 al 2013: 97. Di cui 2 decessi per cause naturali, 37 decessi per cause ignote. Gli altri sono morti per opera dell’uomo: armi da fuoco, avvelenamento, investimento, lacci-trappola. Percentuale di orsi rinvenuti morti: 2,5 all’anno (dati pubblicati sul sito del Parco nazionale)».
La cronaca racconta che gli orsi marsicani ammazzati nel 2014 sono 4, di cui l’ultimo è quello ucciso a fucilate il 12 settembre a Pettorano sul Gizio. In agosto vicino a Sperone è stata trovata una giovane femmina morta di tubercolosi bovina: malattia importata dai bovini provenienti da fuori regione e ospitati nel Parco per il pascolo. «Inutile sottolineare che gli animali che entrano nel Parco dovrebbero essere controllati. Attualmente sono presenti nel territorio del Parco circa 40 esemplari. Ma quanto potranno resistere con questo ritmo di intolleranza?».
Sembra incredibile che non si capisca l’importanza di proteggere una specie in estinzione. L’orso, fra i più antichi e grossi mammiferi selvatici, sta scomparendo nel disinteresse generale. Sicuri di essere i padroni del mondo, convinti di avere il diritto di sfruttare qualsiasi essere vivente, gli uomini si accaniscono a predare, scacciando dal loro ambiente migliaia di specie in estinzione, mentre non smettono di inquinarne e distruggere il territorio. L’arroganza umana non ha limiti. Gli animali? Se servono, bene, se non sono utili, che spariscano! Ma il mondo vive di un equilibrio a cui partecipano anche gli animali. Le api per esempio, di cui si paventa l’estinzione per via dei pesticidi, sono fondamentali per l’impollinazione delle piante. E così tanti animali selvatici essenziali per l’equilibrio dell’ecosistema.
Se non impariamo a rispettare animali e ambiente, finiremo tristi e malati, forniti di centomila inutili aggeggi tecnologici che si trasformano in vuoti a perdere, soli e disperati, dentro un mare di immondizia.
 
NEL CUORE.ORG
7 OTTOBRE 2014
 
FORESTALE: RECUPERATO LUPO IN CONDIZIONI CRITICHE NEL FRUSINATE
Sotto osservazione l'animale rintracciato ad Anagni
 
Un esemplare di lupo appenninico in condizioni di salute molto precarie è stato soccorso dal Corpo forestale di Frosinone nella zona di Anagni. L'animale, recuperato sabato scorso dopo una segnalazione, è stato trasferito nelle strutture di ricovero del Parco nazionale dell'Abruzzo a Pescasseroli. Il lupo, un maschio di circa 3-4 anni di età, è stato visitato dal veterinario del parco e sottoposto ad alcuni prelievi per arrivare a una diagnosi certa. "L'animale - fa sapere il Parco nazionale dell'Abruzzo - si presenta in discrete condizioni di nutrizione, affetto da una forma ectoparassitaria diffusa, ma soprattutto presenta una sintomatologia riferibile a una malattia infettiva caratterizzata da cheratocongiuntivite progressiva e blanda sintomatologia nervosa che, qualora venisse confermata, potrebbe avere evoluzione infausta".
 
GEA PRESS
7 OTTOBRE 2014
 
Bonito (AV) – Al via la caccia al cinghiale, con il fuoristrada e la cagnolina investita
 
Riapre la caccia al cinghiale e già i primi incidenti. Lo fanno presente le associazioni LIDA, UNA e LAC che ricordano come domenica scorsa, in pieno centro abitato, poco lontano dai luoghi delle battute di caccia, una cagnolina che placidamente riposava nei pressi dell’abitazione dei proprietari è stata investita da un fuoristrada che avanzava a velocità.
Purtroppo i proprietari della cagnolina non sono riusciti a prendere il numero di targa. I cacciatori che viaggiavano sul fuoristrada, non solo non si sono fermati per prestare soccorso all’animale, così come prescrive il Codice della Strada che punisce chiunque ometta di prestare soccorso ad un animale investito, ma, in barba a tutte le regole civili e alle leggi in vigore, hanno continuato per tutto il pomeriggio “a scorazzare nei loro rocamboleschi inseguimenti della preda”.
Per fortuna la cagnolina, a parte le escoriazioni subite e il forte spavento, non è in pericolo di vita. Incidente analogo si era verificato lo scorso anno.
Secondo le associaioni, nel momento di riapertura della caccia al cinghiale nei territori dei Comuni di Bonito, Melito Irpino e Apice (nel confinante territorio sannita) ritorna viva la preoccupazione dei residenti (escursionisti, agricoltori, semplici cittadini), che ormai da anni avvertono il pericolo. Solo una paura, per ora, ma nei luoghi c’è chi è convinto che primo o poi qualche incidente serio, accadrà.
“Contrariamente ad un’opinione diffusa – riportano LAC, LIDA ed UNA - il territorio di Bonito non è poi così vasto come si vorrebbe far credere, anzi con appena 1.862 ettari ed in rapporto alla popolazione residente, è uno dei Comuni più piccoli della Valle dell’Ufita. I terreni agrari, non costituenti aziende agricole, compreso parchi, giardini, orti, terreni incolti, macchie, ecc., costituiscono appena l’8,50% dell’intero territorio e di questo solo l’1,40%, ossia solo 20 ettari, sono classificati come reale superficie forestale. A ridosso di queste aree, diffuse in modo non uniforme a macchie ad ovest, a nord ed ad est, insistono non solo seminativi nudi, ma anche colture da rotazione come il mais e il tabacco e soprattutto vigneti ed oliveti i cui prodotti sono raccolti proprio in questo periodo. In vicinanza di queste superfici, sono poi ubicati molti caseggiati e borghi rurali densamente abitati (l’Incoronata di Melito Irpino), mentre l’abitato di Bonito dista, in linea d’aria, solo 300/400 metri dalle zone percorse dalle battute. Le battute di caccia sono svolte da un piccolo esercito di circa 20-50 persone (con cani al seguito), dotati di armi micidiali; basti pensare che un fucile caricato a palla può uccidere o ferire una persona a 500 metri ca ed una carabina a 2 chilometri”.
Alla luce di queste considerazioni, le associazioni pensano che il territorio di Bonito non costituisca e non potrà costituire un habitat idoneo per i cinghiali e tantomeno per le battute di caccia di questo genere.
Le associazioni chiedono ora più controlli sul territorio, sia da parte dei volontari che del Corpo Forestale e di tutte le Forze dell’Ordine, in attesa che “anche le amministrazioni locali accolgano il comune sentire dei cittadini e inizino a prendere provvedimenti di loro competenze, sperando che si riesca a escludere da questi territori le battute di caccia al cinghiale“.
 
IL CENTRO
7 OTTOBRE 2014
 
Rocca di Mezzo, investe 3 cavalli
Illeso, muoiono gli animali
L’incidente stamattina alle 7: l’automobile finisce contro un albero. L’uomo è vivo per miracolo

Magda Tirabassi

 
ROCCA DI MEZZO (AQ). Si scontra con tre cavalli che gli tagliano improvvisamente la strada e si schianta con l’auto contro un albero.
E’ vivo per miracolo Vinicio Piccone, 48 anni, imprenditore molto conosciuto di Celano, protagonista questa mattina intorno alle sette di un grave incidente stradale, a Rovere, borgata di Rocca di Mezzo.
I tre cavalli sono morti sul colpo. Piccone, salvo grazie allo scoppio dell’airbag, è stato subito trasportato al pronto soccorso dell’ospedale di Avezzano, dove è ancora sotto osservazione.
Sul posto sono subito intervenuti anche i carabinieri della stazione di Rocca di Mezzo.
Piccone ha nominato come suo legale l’avvocato Berardino Terra che a breve presenterà un denuncia per omessa custodia di animali e lesioni personali colpose, contro ignoti.
 
QUOTIDIANO.NET
7 OTTOBRE 2014
 
Rivende il cucciolo ottenuto in affido dopo un sequestro: denunciata
Bologna. Con la donna, deferiti anche due uomini. Sono tutti di origine campana e hanno precedenti specifici. Il cagnolino, un bulldog francese, sarà affidato alla coppia che ha denunciato la truffa
 
Bologna, 7 ottobre 2014 -  Avevano rivenduto un cane che era stato dato in affido dopo che era stato salvato da un allevamento messo sotto sequestro. Per questo una 24enne incensurata e un 39enne e un 49enne con precedenti di polizia, tutti di origine campana, sono stati denunciati dai carabinieri della stazione di Bologna San Ruffillo per maltrattamento di  animali in concorso, sottrazione o danneggiamento di cose sottoposte a sequestro e traffico illecito di animali da compagnia.
L'indagine, condotta in poco più di due settimane, era scaturita dalla denuncia di una coppia di bolognesi, che avevano acquistato su Internet un cane di razza bulldog francese ma si erano accorti, tramite il microchip, della sua provenienza. Rocky era costato 400 euro ai bolognesi, che avevano trovato un annuncio nel quale si faceva rifermento a un negozio di  animali di Napoli, ed era stato poi portato a Bologna in furgone dai tre poi denunciati. Acquirenti e venditori si sarebbero dovuti sentire per via di documentazione mancante, intanto però il piccolo animale, che era apparso spaventato, è stato portato in una clinica veterinaria: dal microchip emergeva che veniva da un canile in cui due mesi fa la Finanza di Torino aveva messo sotto sequestro 50 quattrozampe. E Rocky era stato affidato tramite un'associazione proprio alla 24enne denunciata. Quest'ultima, si è poi scoperto, in passato aveva lavorato in un'attività che si occupava del commercio di piccoli animali domestici e il cui titolare era il 39enne nonostante i suoi precedenti: maltrattamento di animali, traffico illecito di animali da compagnia e frode nell'esercizio del commercio. Il 49enne, invece, è gravato da precedenti per associazione a delinquere, sequestro di persona a scopo di estorsione e rapina. La ragazza è stata denunciata anche per aver disperso un  animale sottoposto a sequestro. Rocky, ora, dovrebbe essere affidato ai due bolognesi. 
 
NEL CUORE.ORG
7 OTTOBRE 2014
 
BOLOGNA, COMPRANO CANE SUL WEB MA ERA SEQUESTRATO: TRE DENUNCE
In arrivo da Napoli, era stato requisito ad un canile
 
Hanno comprato un cane tramite un annuncio su internet, ma l'animale proveniva da un allevamento messo sotto sequestro dalla Finanza. In più era stato spacciato per un cucciolo di nove mesi. Anziché accudirlo, la ragazza che lo aveva avuto in affidamento ha, infatti, messo in vendita Rocky, un cucciolo di bulldog francese di tre anni, al prezzo di 400 euro. La vicenda è stata ricostruita dai carabinieri della stazione San Ruffillo di Bologna, che hanno denunciato tre campani: la 24enne incensurata che aveva in affido il cane, un 39enne e un 49enne con precedenti di polizia. Sono accusati di maltrattamento di animali in concorso, sottrazione o danneggiamento di cose sottoposte a sequestro e traffico illecito di animali da compagnia.
L'indagine è partita dalla segnalazione di una giovane coppia di bolognesi, che avevano acquistato Rocky attraverso una compravendita avviata su un social network. Ai due ragazzi era stato spiegato che il cane si trovava in un negozio per animali di Napoli e che la vendita sarebbe avvenuta versando una caparra di 200 euro su una carta di credito prepagata, mentre il saldo sarebbe avvenuto alla consegna, nel piazzale di un centro commerciale di Bologna. Ricevuto il cane, i due nuovi proprietari si sono subito accorti che Rocky mostrava timore nel ricevere carezze ed altre manifestazioni d'affetto. Accompagnato in una clinica veterinaria per un controllo, dal microchip è venuta a galla la sua vera storia. Non aveva nove mesi come era stato scritto nell'annuncio, ma tre anni e proveniva da un allevamento di Mantova dove la Finanza, lo scorso agosto, aveva sequestrato una cinquantina di cani. Tramite un'associazione di tutela degli animali, Rocky era stato dato in affido temporaneo alla 24enne di Napoli ma la ragazza, con i due complici, aveva deciso di metterlo in vendita. Gli altri due denunciati erano già noti alle forze dell'ordine: il 39enne, che si occupa di commercio di piccoli animali domestici, ha precedenti per maltrattamento di animali, traffico illecito di animali da compagnia e frode nell'esercizio del commercio; il 49enne ha precedenti per associazione a delinquere, omicidio, sequestro di persona a scopo di estorsione e rapina.
 
GEA PRESS
7 OTTOBRE 2014
 
Piacenza – La Provincia e l’abbattimento delle volpi in divieto di caccia. L’ENPA: politica alla ricerca (vana) del consenso
 
Abbattimento di volpi in provincia di Piacenza. Una decisione recente, ricorda un comunicato dell’ENPA, che dovrebbe riguardare le zone abitualmente vietate alla caccia. Comunque un massacro, sempre ad avviso della Protezione Animali, grazie a quella che gli animalisti definiscono “la solita, assurda, motivazione: si cibano di lepri e fagiani“.
Si tratta, però, di specie oggetto di ripopolamento a fini venatori, ed entrano quindi in “competizione” con i cacciatori. Questo il motivo che secondo l’ENPA motiverebbe tali decisioni.
“Dietro a questa scelta, già contestatissima dall’opinione pubblica italiana, non vi sono altri motivi se non quelli tesi alla ricerca di consensi elettorali dell’ultimo minuto“, commenta l’Ente Nazionale Protezione Animali. “Secondo i vertici provinciali, dovremmo essere grati per aver fatto in modo di togliere la caccia alla volpe in tana, modalità estremamente cruenta e pericolosa anche per i cani impiegati – prosegue la Protezione Animali -. Quando si tratta di condannare a morte animali che tra l’altro svolgono un ruolo importantissimo nel controllo di specie cosiddette “problematiche”, come ratti e nutrie, e che sono già specie cacciabili, l’Enpa e decine di migliaia di cittadini sono pronti a mobilitarsi e scendere in campo per salvare la vita di moltissimi esseri senzienti”,
L’associazione denuncia come negli abbattimenti non c’è nulla di scientifico.
“I presunti “danni” causati dagli esemplari in questione – aggiunge la Protezione Animale – sono quelli arrecati alla selvaggina pronto-caccia il cui acquisto e la cui reimmissione per far divertire le doppiette è fonte di gravi squilibri ecologici. Oppure quelli causati agli allevatori che invece, con l’aiuto delle istituzioni, potrebbero mettere in sicurezza i propri animali con appositi ricoveri, eliminando così ogni rischio di predazione. D’altro canto, questo è proprio ciò che prevede la legge 157/92, la quale subordina gli abbattimenti all’applicazione di metodi ecologici proposti e verificati dall’ISPRA. E’ però evidente che, invece di applicare soluzioni incruente e scientificamente efficaci, si voglia privilegiare la politica tesa ad un disperata ricerca di consensi“.
Secondo l’ENPA, però, la ricerca al consenso è vana.
“I politici locali – conclude la Protezione Animali – dovrebbero ormai sapere che i tempi sono cambiati e che il mondo venatorio rappresenta una esigua minoranza di fronte al vero “mare di dissenso” espresso dalla stragrande maggioranza dell’opinione pubblica italiana.»
 
HUFFINGTON POST
7 OTTOBRE 2014
 
Nando Orfei morto, l'inventore del circo senza animali è morto all'ospedale San Raffaele di Milano all'età di 80 anni
 
Il tendone strappato e i clown più tristi del solito. Il circo italiano perde una delle sue colonne portanti, un pezzo di storia di quello spettacolo che per anni ha affascinato gli italiani e fatto parte dell'immaginario di grandi artisti. Uno su tutti, Federico Fellini.
Nando Orfei, uno dei capostipite della cultura circense in Italia, è morto oggi, dopo una lunga malattia, all’ospedale San Raffaele di Milano. Aveva 80 anni. L’annuncio è stato dato dalla moglie Anita Gambarutti.
Orfei sin da giovane si interessò alla recitazione, cominciando a recitare nelle vesti di attore comico, domatore, giocoliere e clown negli spettacoli di famiglia. Svolse anche un'intensa attività in teatro e nel circo. Interessante fu la sua esperienza cinematografica, che può annoverare al suo interno solamente quattro pellicole, delle quali due dirette da Federico Fellini. In Amarcord, (1973), di Federico Fellini, donò un'interpretazione straordinaria nel ruolo dello zio di Titta.
"Il circo è onore, non c’è nessun’altro lavoro che ti faccia sentire pulito come questo, siamo una grande famiglia, uniti dal fatto di essere dei poveretti che lavorano per un pezzo di pane, amava definire così il lavoro fatto per una vita.
Orfei incarnava la grande tradizione del mondo circense e le sue continue trasformazioni. Negli ultimi anni portava avanti l'idea di uno spettacolo completamente senza animali. "Un circo senza elefanti, cammelli e giraffe è un po’ triste ma è una rivoluzione necessaria, la cosa che più mi rende felice è aver esaudito il desiderio del mio grande amico Federico Fellini che mi disse: 'Nando, devi fare un circo diverso, un luogo dove si possa sognare. Non si può tenere una tigre in una gabbia di quattro metri per due', raccontò Orfei in una delle sue ultime interviste.
Sognava ancora un futuro per il circo Nando Orfei, nonostante l'età e la malattia, gli acciacchi di una vita avventurosa, come il ginocchio sgretolato da una tigra difficile da domare. Voleva un circo in cui l'uomo fosse protagonista, se ne va da grande protagonista del circo.
FOTO
 
GREEN STYLE
7 OTTOBRE 2014
 
Animali domestici e bambini sono uguali per il cervello umano
 
È quando svela uno studio condotto presso il Massachusetts General Hospital e pubblicato sulla rivista scientifica PLOS ONE: grazie alla diagnostica per immagini, si è scoperto come le relazioni genitoriali e quelle con gli animali domestici attivino le medesime aree del cervello.
La ricerca ha sottoposto a varie analisi, tra cui il ricorso alla risonanza magnetica, un gruppo di donne. Durante l’esperimento, sono state loro mostrare le immagini dei loro figli e dei loro animali domestici, poi bilanciate per controprova da altre fotografie di bambini e animali sconosciuti, nonché di oggetti neutri. È così chiaramente emerso come sia il cane che il gatto riescano a stimolare quelle aree del cervello che si attivano quando si provano emozioni come l’affetto, l’orgoglio e la cura del prossimo. In altre parole, per il cervello umano non vi sarebbe sostanziale differenza tra un figlio e un amico a quattro zampe. Di controprova a quanto di scoperto, il fatto che gli scatti non familiari non abbiano sortito la stessa attivazione cognitiva.
Vi è una rete comune di regioni del cervello coinvolte nell’emozione, nella ricompensa, nell’affetto, nel riconoscimento sociale, quando una madre vede immagini sia dei propri figli che del suo cane. Le fotografie sconosciute non sortiscono lo stesso effetto. In particolare, pare che le aree del cervello deputate al riconoscimento degli stimoli visuali siano le più coinvolte, forse per la modalità di comunicazione che si instaura con gli animali: non essendoci un’interazione vocale a doppio senso, è il riconoscimento dei volti e dei musi a dominare le emozioni. Tali conferme scientifiche non fanno altro che supportare le indagini sociologiche condotte nell’ultimo decennio, dove si è dimostrato come la gran parte dei proprietari consideri gli animali domestici come membri effettivi della famiglia, al pari proprio dei figli.
 
NEL CUORE.ORG
8 OTTOBRE 2014
 
BOLZANO, 2 AGNELLI SGOZZATI MORTI DISSANGUATI: 4 MESI DI CONDANNA
Il contadino era proprietario di un maso ad Avelengo
 
provincia di Bolzano - E' stato condannato alla pena di 4 mesi il contadino, proprietario di un maso ad Avelengo, in provincia di Bolzano. L'uomo era stato denunciato per maltrattamento di animali da tre veterinari di Merano che avevano scoperto che l'uomo aveva macellato due agnelli sgozzandoli e lasciandoli morire dissanguati.
 
NEL CUORE.ORG
8 OTTOBRE 2014
 
MOZZARELLE AD ALTA CRUDELTA', BRAMBILLA: CHE FINE FANNO I BUFALI?
L'ex ministro al governo: stop alla strage dei maschi
 
Quali provvedimenti, "ordinari o straordinari", i Ministeri competenti intendono adottare per mettere fine alla strage o all'abbandono di bufali maschi negli allevamenti, soprattutto campani, destinati alla produzione di mozzarella, per azzerare "il rischio di inquinamento delle falde acquifere a causa dello smaltimento illegale delle carcasse", per tutelare "l'immagine di un prodotto alimentare, apprezzato all'estero e collegato all'Italia nella mente dei consumatori di tutto il mondo, che non dovrebbe causare, né direttamente né indirettamente, tali sofferenze e danni al territorio". Lo chiede, in un'interrogazione, l'on. Michela Vittoria Brambilla (FI), presidente della Lega Italiana Per la Difesa degli Animali e dell'Ambiente.
"In ragione delle circa 40.000 bufale regolarmente iscritte nell'anagrafe territoriale e conseguentemente munite di marchio auricolare – sottolinea il testo - negli allevamenti dovrebbero essere presenti anche 15.000 bufali maschi all'incirca. Considerando la natalità registrata e la presenza nettamente prevalente di esemplari femmina negli allevamenti, c'è da chiedersi che fine facciano, ad ogni stagione di riproduzione, circa 15 mila bufali maschi, domanda che lo stesso veterinario Asl e qualunque autorità territoriale sanitaria e di polizia, dovrebbe porsi, verificando quale sia stata la sorte di questi animali e se lo smaltimento delle carcasse sia stato debitamente certificato".
"Poiché l'abbattimento a norma di legge e il relativo smaltimento – scrive ancora l'ex ministro - hanno i loro costi, è consuetudine, nella zona, ricorrere a metodi illegali. Ciò è facilmente verificabile, anche per ammissione di molti allevatori che, considerando la nascita dei bufali maschi del tutto inutile ed indesiderata, perché non sfruttati nella filiera di produzione, provvedono senza troppe remore all'eliminazione, anche con metodi crudeli, e allo smaltimento degli stessi. In tal modo non soltanto si compiono i reati di maltrattamento e uccisione di animali, ma l'interramento illegale delle carcasse o l'abbandono in prossimità dei tanti canali di scolo e piccoli fiumi locali, pratiche ampiamente diffuse, mettono in serio pericolo la salute pubblica".
 
TIO.CH
7 OTTOBRE 2014
 
Gli animali in soprannumero nei parchi finiscono... nel piatto
Capita che la "bistecca di cervo" o l'"arrosto di cinghiale" serviti al ristorante delle strutture siano fatti con... ex ospiti
 
BERNA (Svizzera) - Decine di animali in soprannumero ospitati in parchi faunistici svizzeri finiscono ogni anno nei piatti dei visitatori che si recano nei rispettivi ristoranti. Una prassi, riferiva ieri il "Landbote", adottata da molto tempo ad esempio dal Wildpark Langenberg, ma non solo, e che lascia perplessi taluni.
"È uno scherzo del primo aprile a scoppio ritardato?", si è chiesta una visitatrice del parco alle porte di Zurigo che accoglie prevalentemente specie indigene. Ogni anno nascono circa 100 animali: la maggior parte deve però essere ricollocata altrove per motivi di spazio o perché la gerarchia non permette la convivenza di diversi maschi.
Quando non viene trovata loro una nuova "casa" in un altro parco vengono abbattuti. Molti finiscono nei due ristoranti del posto, ad esempio come "bistecca di cervo" o "arrosto di cinghiale": effettivamente gli ospiti possono consumare carne di animali del parco zoologico, conferma al giornale Martin Kilchenmann, portavoce della fondazione Wildnispark Zürich, che comprende il Wildpark Langenberg. Questo tipo di approccio, oltre ad essere "molto ecologico, illustra ai visitatori "il ciclo naturale" dell'animale, spiega Kilchenmann, secondo cui nel 2012 sono stati uccisi e "riutilizzati per la consumazione umana" 49 cervi e dieci cinghiali.
Tuttavia il parco non sembra voler fare grande pubblicità a tale prassi: la si scopre solo leggendo le dichiarazioni di origine della carne scritte in piccolo sul menù. "La maggioranza dei nostri clienti dimostra favore e approvazione per il nostro modo di procedere", afferma Kilchenmann al "Landbote".
Ma anche in altri parchi gli animali in soprannumero finiscono nei piatti degli ospiti, per esempio come salmì. Al Wildpark Bruderhaus di Winterthur ogni anno vengono abbattuti per il consumo umano "due o tre cervi rossi, tre o quattro daini e due o tre cinghiali", di cui la maggioranza viene poi servita nel proprio ristorante, spiega al giornale locale Beat Kunz, direttore dell'associazione del parco. Per Kunz è chiaro che l'accoppiamento e l'allevamento di cuccioli fa parte di un modo di tenere gli animali consono alla specie, ma "le popolazioni nei recinti non possono crescere a piacere".
L'organizzazione animalista "Vier Pfoten" sottolinea tuttavia che "molti zoo e parchi faunistici in Germania e in Austria gestiscono le proprie popolazioni senza soppressioni", ad esempio attraverso una separazione dei sessi. Per evitare la riproduzione è però anche possibile ricorrere, almeno per certe specie, ad anticoncezionali, spiega sempre al "Landbote" la portavoce Samantha Sbocchi. Particolarmente biasimevole è se i parchi e gli zoo creano volutamente un soprannumero per poi macellare in proprio gli animali e offrirne la carne nei propri ristoranti o venderla.
Secondo Andreas Rüttimann della fondazione "Tier im Recht" dal punto di vista prettamente giuridico è ammissibile macellare animali ospitati in parchi e poi proporne la carne nei ristoranti. E quanto all'aspetto etico, ritiene che "non vi è alcun motivo per cui il macello di simili animali dovrebbe essere più riprovevole che quello di maiali, bovini o altri animali da reddito".Ats
 
NEL CUORE.ORG
7 OTTOBRE 2014
 
GIAPPONE, MOGHERINI: "ATTENZIONE SULLA STRAGE DEI DELFINI DI TAIJI"
Lettera all'Enpa: pressing sulle autorità di Tokyo
 
"Il nostro ambasciatore a Tokyo ha rappresentato in più occasioni alle autorità nazionali e locali giapponesi, nello specifico al ministro dell'Agricoltura, al governatore di Wakayama, nonché al sindaco e al presidente del Consiglio comunale di Taiji, la preoccupazione con cui l'opinione pubblica italiana segue il tema della caccia ai delfini, unitamente all'auspicio che si possa giungere ad un'urgente riconsiderazione della pratica". E' quanto scrive il ministro degli Esteri italiano, Federica Mogherini, designata come Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, in risposta ad una lettera sul tema, inviata nelle passate settimane dalla presidente nazionale dell'Enpa Carla Rocchi.
Nel rendere note le iniziative di alto profilo diplomatico intraprese dalla Farnesina, il ministro Mogherini ha anche confermato che anche nei mesi a venire il proprio dicastero continuerà a seguire da vicino le vicende legate alla caccia dei delfini.
"Ringrazio di cuore il nostro ministro degli Esteri che si è attivato con grandissimo impegno e sensibilità nella questione di Taiji. Grazie a tale importantissimo contributo - commenta la presidente nazionale dell'Enpa, Carla Rocchi -, il nostro Paese si conferma in prima linea nella lotta contro l'anacronistico e inaccettabile massacro di cetacei. Auspico che le autorità giapponesi tengano conto delle crescenti pressioni internazionali e, con una scelta di grande civiltà, pongano fine tanto allo sterminio dei delfini quanto alla caccia alle balene".
 
NEL CUORE.ORG
7 OTTOBRE 2014
 
NEW YORK, CHOC A CENTRAL PARK: TROVATO UN CUCCIOLO DI ORSO MORTO
"Potrebbe essere stato ucciso in un altro luogo"
 
Un cucciolo di orso è stato trovato morto a Central Park, a New York, con segni di traumi sulla carcassa: lo ha reso noto la polizia. Esperti stanno cercando di determinare la provenienza dell'animale e come possa essere arrivato nel famoso parco della metropoli americana. E' stato trovato in una zona erbosa. Il cucciolo, lungo circa un metro, sarà sottoposto ad autopsia. I giardini zoologici della città non hanno segnalato la scomparsa di animali e questo fa pensare che il plantigrado possa essere stato ucciso altrove.
 
NEL CUORE.ORG
8 OTTOBRE 2014
 
NY, "ORSETTA MORTA A CENTRAL PARK INVESTITA DA UN'AUTO E PORTATA LI'"
Ecco un'ipotesi sulla morte della femmina di 6 mesi
 
Si indaga il giorno dopo il ritrovamento di un cucciolo di orso, una femmina di circa 6 mesi e del peso di 20 chili circa, senza vita sotto un cespuglio a Central Park, polmone verde di New York. Probabilmente è stato ucciso dopo essere stato investito da un'auto. Lo rende noto la Protezione animali dello Stato, affermando che l'animale non è stato vittima di abusi come inizialmente pensato. Il corpo del cucciolo è stato scoperto lunedì da due donne che portavano a spasso i loro cani. Una delle due, Florence Slatkin, ha detto che lei e la sua amica stavano per andare a casa quando uno dei cani ha trovato l'orso vicino a una bicicletta lasciata a terra. Sul corpo del cucciolo ci sono segni di traumi e le autorità pensano che l'animale sia stato scaricato lì dopo la sua morte. Dopo avere effettuato analisi in collaborazione con l'università di Cornell, l'unità di sanità selvatica del dipartimento di Conservazione ambientale ha stabilito che la morte dell'orso è stata causata da un forte trauma compatibile con un impatto contro un veicolo.
Le autorità non hanno idea di come il cucciolo sia finito a Central Park, visto che questi animali non fanno parte della fauna nota del parco. Le indagini sull'episodio restano aperte. Mentre va ricordato che le violazioni alle leggi per la conservazione rilevate nel ritrovamento dell'animale includono il possesso illegale, il trasporto e lo scarico di un orso senza targhetta identificativa.
 
YAHOO NOTIZIE
7 OTTOBRE 2014
 
Ebola, l'appello del marito della donna infettata a Madrid: "Non abbattete il nostro cane"
 
Dopo aver devastato l'Africa centrale, e terrorizzato gli Stati Uniti, il terribile virus Ebola potrebbe penetrare anche in Europa. Preoccupa Bruxelles, infatti, il caso di Teresa, l'infermiera ausiliaria  contagiata dal virus a Madrid dopo aver curato volontariamente un missionario infettato e tornato dalla Sierra Leone, Manuel Garcia Viejo, morto poi per le conseguenze dell'Ebola il 25 settembre.
La donna è infatti stata in stretta vicinanza con il missionario infetto, e contemporaneamente ha condotto una normale vita, a contatto con le persone, andando anche in vacanza il giorno dopo la morte di Viejo. L'infermiera ha poi riscontrato una febbre molto alta e dei sintomi che l'hanno condotta all'ospedale di Alcorcon, alla periferia di Madrid, dove è stato diagnosticato proprio il virus che aveva ucciso il suo assistito.
Oggi, nelle polemiche che infiammano a cose fatte tra i sanitari e i cittadini madrileni, sono sotto osservazione ben 52 persone, più un cane. Si tratta di Excalibur, il cane di Teresa e di suo marito Javier. E l'animale rischia, a causa dell'accaduto, di essere vittima innocente dei fatti. Il marito dell'infermiera ha infatti denunciato che un funzionario della sanità di Madrid lo avrebbe informato della necessità di abbattere il cane in via precauzionale. L'animale si trova nell'appartamento dove vive la coppia e Javier, che nel frattempo è stato ricoverato sotto osservazione nello stesso ospedale, gli ha lasciato abbastanza cibo e acqua per sopravvivere al massimo un paio di giorni, e libero accesso al balcone per espletare i suoi bisogni.
Dal letto di ospedale Javier si preoccupa molto della sorte di Excalibur, e ha diffuso un appello tramite Whatsapp, che è stato immediatamente ripreso e rilanciato da molti animalisti spagnoli. Il partito animalista iberico, PACMA, ha richiesto esplicitamente con un comunicato che il sacrificio del cane sia fermato, distribuendo le foto di Excalibur con i suoi padroni che vedete. A partire dal pomeriggio di martedì, sulla soglia della casa dei coniugi si trova però un furgone, nel quale attendono gli incaricati di uccidere e tumulare l'animale. Javier, infatti, ha negato sinora in ogni modo il permesso ai sanitari di abbattere l'animale, chiedendo che Excalibur sia piuttosto messo in quarantena, e oggi le autorità madrilene minacciano di ricorrere alla forza pur di intervenire.
Punto di essenziale importanza è che nessuno studio scientifico dimostra che l'Ebola può essere trasmesso dall'uomo ai cani e dai cani all'uomo. L'unica ricerca effettuata in Africa, per mappare la diffusione del virus ha anzi analizzato differenti campioni di sangue canino e scoperto che solo una piccola percentuale di cani esposti all'Ebola ha avuto reazioni immunitarie, ma nessuno di essi ha sviluppato la malattia o è morto.
Il sacrificio di Excalibur sarebbe quindi più che una precauzione, anche perché, come ribadisce Javier, nulla vieta di tenere il cane in quarantena, come d'altronde si fa con gli esseri umani. Staremo a vedere come finirà questa commovente storia, per ora la Spagna trema per il contagio da Ebola e freme anche per la sorte del povero Excalibur.
FOTO
 
LA ZAMPA.IT
8 OTTOBRE 2014
 
Salvate Excalibur, raccolta firme per il cane dell’infermiera contagiata dall’Ebola
Il marito della donna: «Sacrifichino anche me. Dato che non sanno se ho il virus o meno, allora che facciano fuori anche me»
 
Fulvio Cerutti
 
La Spagna sta vivendo l’incubo epidemia dopo che Teresa, un’infermiera di 44 anni, ha contratto il virus dell’Ebola, il primo caso europeo. Sono scattate subito le procedure di isolamento di altre tre persone, tra cui il marito, e di 52 tra medici e infermieri sottoposti a vigilanza epidemiologica. La coppia, però, viveva anche con Excalibur, un cane che le autorità sanitarie spagnole vorrebbero abbattere. 
Per ora il quattrozampe è stato lasciato da solo, in isolamento casalingo e Javier, il marito dell’infermiera, si è detto preoccupato: «Non ha problemi, ha tutta la casa per lui, la terrazza aperta per i suoi bisogni. Gli ho lasciato 15 chili di viveri ed acqua», assicura l’uomo che si è negato a dare l’autorizzazione alla Comunità regionale perché l’animale sia abbattuto. «Minacciano di andare a casa con un ordine giudiziario. Ma allora che sacrifichino anche me. Dato che non sanno se ho l’ebola o meno, allora che facciano fuori anche me», ha concluso.  
Anche il web si è mobilitato in favore di Excalibur con la creazione di una pagina sul sito Change.org dove è stata attivata una raccolta popolare di firme per cercare di raccoglierne 300mila ed evitare il suo abbattimento. 
Un’azione che non sembra però aver fatto cambiare idea alle autorità locali che sono intenzionate a sopprimerlo: «Non possiamo correre rischi» commenta Felipe Vilas, presidente dell’associazione veterinari di Madrid. Una decisione contestata da associazioni come Animal Equality che sottolineano come il sacrificio di Excalibur sia stato programmato «senza nemmeno provare a fare una diagnosi né valutare la possibilità di metterlo in quarantena». 
 
CORRIERE DELLA SERA
8 OTTOBRE 2014
 
il caso
«Salviamo Excalibur»: petizione per il cane dell’infermiera contagiata
Teresa Romero Ramos è il primo caso di contagio in Europa di Ebola. Anche il marito in quarantena. Polemica sul cane della donna, che le autorità vogliono sopprimere
 
di Be.Mon.
 
Mentre in Spagna è massima allerta dopo il cso dell’infermiera Teresa Romero Ramos contagiata dall’Ebola, l’opinione pubblica si divide (e si mobilita) per il caso di Excalibur, il cane della donna che le autorità vogliono sopprimere.
Il caso e la denuncia
A far scattare l’allerta è stato lo stesso marito dell’infermiera, Javier Limon Romero, - a sua volta in isolamento a titolo precauzionale - che ha dichiarato a El Mundo di essere preoccupato per il cane lasciato solo a casa: «Ha tutta la casa per lui, 15 chili di viveri e acqua, ma ho paura che le autorità lo vogliano abbattere». E in effetti l’amministrazione regionale di Madrid ha confermato l’intenzione di uccidere l’animale «per motivi di sicurezza».
La mobilitazione
Diffusasi la notizia che Excalibur sarebbe stato ucciso (senza neppure un esame che confermasse o meno il contagio), è scattata la mobilitazione. Lo stesso padrone del cane, Javier Limon Romero, ha lanciato un appello tramite il Partito animalista spagnolo (Pacma), per chiedere che il cane sia risparmiato.«Le autorità mi hanno chiesto l’autorizzazione a sopprimerlo ma io l’ho negata. Vedremo se entreranno a casa mia e lo uccideranno senza il mio consenso». Contemporaneamente su twitter è stato lanciato l’hastag #SalvamosaExacalibur, mentre oltre 300mila persone hanno già firmato la petizione on line su change.org. La richiesta è semplice: mettere in quarantena o isolamento il cane invece di ucciderlo. Il gruppo per i diritti degli animali Animal Equality ha sottolineato che le autorità spagnole vogliono «sacrificare il cane senza nemmeno provare a fare una diagnosi né valutare la possibilità di metterlo in quarantena».
Il cane e l’Ebola
Almeno uno studio internazionale mostra che i cani possono ammalarsi di Ebola, senza mostrarne i sintomi, tuttavia non è ancora stata provata la trasmissibilità da loro agli esseri umani. Secondo alcuni analisti non è però ancora chiaro quanto efficace potrebbe rivelarsi isolare l’animale, poiché continuerebbe a non mostrare alcun sintomo e poiché non è noto per quanto tempo sopravviva il virus negli animali, né per quanto tempo sarebbe necessario monitorare l’esemplare per accertare la presenza dell’agente patogeno.
 
METEO WEB
8 OTTOBRE 2014
 
Ebola: il cane dell’infermiera spagnola contagiata rischia l’eutanasia
 
Si sono mobilitati in Spagna i gruppi animalisti per salvare dalla soppressione Excalibur, il cane dell’infermiera che ha contratto il virus Ebola mentre curava uno dei missionari spagnoli contagiati. Almeno uno studio internazionale mostra che i cani possono ammalarsi di Ebola, senza mostrarne i sintomi, tuttavia non è ancora stata provata la trasmissibilità da loro agli esseri umani. Il gruppo per i diritti degli animali Animal Equality ha protestato affermando che le autorità spagnole vogliono “sacrificare il cane senza nemmeno provare a fare una diagnosi né valutare la possibilità di metterlo in quarantena”. Non è però chiaro quanto efficace potrebbe rivelarsi isolare il cane, poiché continuerebbe a non mostrare alcun sintomo e poiché non è noto per quanto tempo sopravviva il virus negli animali, né per quanto tempo sarebbe necessario monitorare l’esemplare per accertare la presenza dell’agente patogeno. Il dottor Peter Cowen, veterinario alla North Carolina State University che ha fatto da consigliere agli esperti medici sui rischi di infezione tramite gli animali, afferma che sopprimere Excalibur sarebbe “chiaramente una reazione eccessiva”. “Penso che sia davvero spiacevole che stiano pensando di sopprimere quel cane, dovrebbero invece studiarlo. Non è mai stato documentata la diffusione dell’Ebola tramite i cani” e, nel caso in cui ciò fosse possibile, non è di sicuro stata un vettore nell’epidemia in Africa occidentale, ha aggiunto Cowen. L’infermiera infetta e suo marito sono in isolamento da quando la donna è risultata positiva all’Ebola. L’infermiera faceva parte della squadra medica che a Madrid si prese cura del missionario Manuel Garcia Viejo, ammalatosi di Ebola in Sierra Leone e deceduto il 25 settembre scorso. Un tribunale della capitale ha disposto la soppressione di Excalibur, sostenendo che “le informazioni scientifiche disponibili” non possono escludere che l’animale possa diffondere il virus.
 
RAI NEWS
8 OTTOBRE 2014
 
Timore o precauzione?
Se il cane Excalibur dell'infermiera spagnola contagiata deve essere soppresso per paura dell'Ebola
L'appello del marito della donna infettata a Madrid: "Non abbattete il nostro cane"
 
Preoccupa l'Unione europea il caso di Teresa, l'infermiera contagiata da Ebola a Madrid dopo aver curato volontariamente un missionario infettato e tornato dalla Sierra Leone, Manuel Garcia Viejo, morto poi per le conseguenze del virus il 25 settembre. 
Excalibur in pericolo
Sono sotto osservazione 52 persone, più un cane. Si tratta di Excalibur, il cane di Teresa e di suo marito Javier. L'animale rischia, a causa dell'accaduto, di venire soppresso. 
Paura o precauzione?
Javier ha, infatti, denunciato che un funzionario della sanità di Madrid lo avrebbe informato della necessità di abbattere il cane in via precauzionale. Dal letto di ospedale Javier si preoccupa della sorte di Excalibur e ha diffuso un appello tramite Whatsapp, che è stato immediatamente ripreso e rilanciato da molti animalisti spagnoli. E anche il partito animalista iberico, Pacma, ha richiesto esplicitamente con un comunicato che il sacrificio del cane sia fermato. Nessuno studio scientifico dimostra che l'Ebola può essere trasmesso dall'uomo ai cani e dai cani all'uomo. 
La petizione su Change.org per salvarlo
Il sito internet Change.org ha anche lanciato una petizione per non fare abbattere il cane. "Non è giusto che oltre ad essere stata infettata da Ebola a causa della mancanza di mezzi e di organizzazione, l'infermiera perdesse anche il suo cane per un capriccio, quando è molto più facile isolarlo o metterlo in quarantena come hanno fatto con il marito della vittima. Se questa ragazza muore, il cane di suo marito, compagno di una vita, sarebbe un importante sostegno emotivo. Per questa coppia non è "solo" un cane è uno di famiglia ", dice la petizione, che ha già raccolto migliaia di firme.
 
AGORA MAGAZINE
8 OTTOBRE 2014
 
Ebola in Spagna e il cane che deve essere soppresso per paura
 
Una malattia che fa tanta paura, da far diventare persino folle il comportamento sociale E’ quando emerge della cronaca della giornata di ieri.  Ordinata la soppressione del cane dell'infermiera spagnola colpita dall' Ebola. Lanciata una petizione su Change.org per salvarlo. Il marito della professionista ha denunciato la terribile decisione del Ministero della Salute di Madrid. Milioni di persone firmano una petizione per salvarlo.
L'appello lanciato sul sito internet inizia cosi: "Ciao, il mio nome è Javier Limón Romero, io sono il marito di Maria Teresa Romero Ramos , l'ausilare infermiera infettata dal virus Ebola per aver assistito come volontaria i due pazienti infetti che sono stati rimpatriati in Spagna. Voglio denunciare pubblicamente tale Zarco, che penso sia un ufficiale sanitario del Ministero di Madrid, che mi ha ordinato di sacrificare il mio cane. Ha chiesto il mio consenso che ho negato. Allora mi ha minacciato di rivolgersi al tribunale per entrare con la forza nella mia casa e sopprimere il mio cane. "L'uomo è stato isolato insieme a sua moglie mentre il cane è rimasto a casa da solo. "Io prima di essere ricoverato nella struttura ospedaliera in isolamento, ho lasciato alcuni secchi d'acqua e un sacchetto 15kg di mangime per avere cibo e acqua. Ho anche lasciato la terrazza aperta per le esigenze fisiologiche. La trovo ingiusta la soluzione rapida del Ministero di sopprimere il mio cane, dice il messaggio inviato questa mattina a tutta Madrid dal marito di Teresa, l'infermiera che è stato infettata dal virus ebola in Spagna.
" Penso che si possa trovare un altro tipo di soluzione alternativa, come ad esempio mettere il cane in quarantena e sotto osservazione come è stato fatto con me," ha chiesto l'uomo.
Tale è la paura della malattia che la polizia potrebbe procedere all'abbattimento se la decisione è supportata dal Collegio dei Veterinari di Madrid.
Pertanto il sito internet Change.org ha lanciato una petizione per isolarlo e per non farlo abbattere.
"Non è giusto che oltre ad essere stata infettata da Ebola a causa della mancanza di mezzi e di organizzazione, l'infermiera perdesse anche il suo cane per un capriccio, quando è molto più facile isolarlo o metterlo in quarantena come hanno fatto con il marito della vittima. Se questa ragazza muore, il cane di suo marito, compagno di una vita, sarebbe un importante sostegno emotivo. Per questa coppia non è "solo" un cane è uno di famiglia ", dice la petizione, che ha già raccolto migliaia di firme.
 
AGI
8 OTTOBRE 2014
 
Ebola: "salvate Excalibur", petizione per cane infermiera malata
 
Madrid, 8 ott. - La pagina web di internet 'change.org' ha messo in moto una raccolta popolare di firme per cercare di raccoglierne 300mila ed evitare che le autorita' sanitarie spagnole sacrifichino Excalibur, il cane dell'infermiera contagiata dall'ebola. Sotto la dicitura 'Mettere in quarantena o isolamento il cane dell'infermiera contagiata dall'ebola invece che sacrificarlo', una donna di Siviglia, Carmen Sanchez Montanes, ha lanciato un appello agli amanti degli animali. Tra l'altro, aggiunge, se l'infermiera morisse, per il marito il cane, che e' con loro da anni, sarebbe "un appoggio emotivo importante". "Per questa coppia - aggiunge - Excalibur non e' solo un cane, e' un altro membro della famiglia".
 
NEL CUORE.ORG
8 OTTOBRE 2014
 
SPAGNA, "NON SOPPRIMETE IL CANE DELL'INFERMIERA MALATA DI EBOLA"
Gli animalisti si sono mobilitati per Excalibur
 
Si sono mobilitati in Spagna i gruppi animalisti per salvare dalla soppressione Excalibur, il cane dell'infermiera che ha contratto il virus Ebola mentre curava uno dei missionari spagnoli contagiati. Almeno uno studio internazionale mostra che i cani possono ammalarsi di Ebola, senza mostrarne i sintomi. Tuttavia, non è ancora stata provata la trasmissibilità da loro agli esseri umani. Il gruppo per i diritti degli animali Animal Equality ha protestato affermando che le autorità spagnole vogliono "sacrificare il cane senza nemmeno provare a fare una diagnosi né valutare la possibilità di metterlo in quarantena". Non è però chiaro quanto efficace potrebbe rivelarsi isolare il cane, poiché continuerebbe a non mostrare alcun sintomo e poiché non è noto per quanto tempo sopravviva il virus negli animali, né per quanto tempo sarebbe necessario monitorare l'esemplare per accertare la presenza dell'agente patogeno.
Il dottor Peter Cowen, veterinario alla North Carolina State University che ha fatto da consigliere agli esperti medici sui rischi di infezione tramite gli animali, afferma che sopprimere Excalibur sarebbe "chiaramente una reazione eccessiva". "Penso che sia davvero spiacevole che stiano pensando di sopprimere quel cane, dovrebbero invece studiarlo. Non è mai stato documentata la diffusione dell'Ebola tramite i cani" e, nel caso in cui ciò fosse possibile, non è di sicuro stata un vettore nell'epidemia in Africa occidentale, ha aggiunto Cowen.
L'infermiera infetta e suo marito sono in isolamento da quando la donna è risultata positiva all'Ebola. La donna faceva parte della squadra medica che a Madrid si prese cura del missionario Manuel Garcia Viejo, ammalatosi di Ebola in Sierra Leone e deceduto il 25 settembre scorso. Un tribunale della capitale ha disposto la soppressione di Excalibur, sostenendo che "le informazioni scientifiche disponibili" non possono escludere che l'animale possa diffondere il virus.
 
LA ZAMPA.IT
8 OTTOBRE 2014
 
Prossimo all’abbattimento Excalibur, il cane dell’infermiera spagnola contagiata da Ebola
Inascoltate le proteste e le quasi 300mila firme online degli animalisti
Contrariamente a quanto riferito dal sito del quotidiano spagnolo El Mundo, Excalibur, il cane dell’infermiera spagnola contagiata da ebola, è ancora vivo ed è ancora nella sua casa.  
 
Una fonte dell’Università Complutense di Madrid aveva informato il quotidiano iberico che il cane era stato soppresso e che si trovava nel centro di Vivilanza sanitaria Visavet. Poche ore dopo è arrivata la smentita ufficiale. Secondo fonti interne alla Sanità regionale della Comunità autonoma di Madrid però i veterinari dell’Università Complutense di Madrid starebbero per entrare nella casa dei coniugi ad Alcorcon per prendere il cane e sopprimerlo. 
Inascoltate le proposte degli animalisti in strada e le quasi 300mila firme raccolte in poche ore per una petizione sul web. Nella Spagna sotto choc per l’infermiera contagiata in ospedale dopo aver assistito un missionario ammalato, la vicenda del cane ha provocato molta emozione. Il marito dell’ammalata, costretto in isolamento, ha negato il suo consenso all’abbattimento dell’animale e lanciato ieri sera un video appello alla mobilitazione per salvarlo. Una cinquantina di animalisti ha passato la notte davanti all’appartamento dove era rimasto da solo il cane e questa mattina è stato necessario l’intervento della polizia per disperdere i manifestanti (guarda le immagini) che gridavano «Excalibur non sei solo» 
L’uccisione del cane è stata autorizzata da un giudice, malgrado il ricorso dell’avvocato dei suoi padroni, l’infermiera e il marito Javier Limon. Secondo le autorità della provincia di Madrid, esiste un rischio «di trasmissione della malattia all’uomo» dato che il cane «viveva a stretto e continuo contatto» con l’ammalata.  Inoltre, precisa un comunicato, sono stati riscontrati casi di cani «con anticorpi del virus dell’ebola», perchè questi animali possono avere il virus nel sangue ma non mostrare i sintomi della malattia. Ma gli animalisti contestano l’esistenza di questo rischio e affermano che si possa scegliere di tenere il cane in quarantena.
FOTO
 
QUOTIDIANO.NET
8 OTTOBRE 2014
 
Ebola. Alla fine il cane dell'infermiera è stato ucciso

 
Excalibur, questo il suo nome, è stato addormentato per sempre. Ne hanno dato notizia ufficiale le autorità di Madrid. Inutili gli appelli e le mobilitazioni, raccolte migliaia di firme
Madrid, 8 ottobre 2014 - Alla fine è stato ucciso. La conferma ufficiale è arrivata dalle autorità spagnole. Excalibur, il cane dell'infermiera spagnola che ha contratto l'Ebola, è stato soppresso su decisione delle autorità. Lo ha annunciato la comunità di Madrid in un comunicato. La sua eutanasia ha provocato violente manifestazioni degli animalisti nella capitale spagnola. Una petizione firmata da 374mila persone chiedeva la sua messa in quarantena, per evitare che fosse ammazzato. Ma non c'è stato niente da fare. 
Il cane rappresentava un "rischio di trasmissione della malattia all'uomo", si è giustificata la comunità di Madrid, in una nota diffusa appena quaranta minuti dopo aver prelevato l'animale dalla casa della paziente. Il cane è stato addormentato per "evitargli sofferenze". I dati hanno mostrato che "i cani possono essere portatori di anticorpi positivi del virus Ebola", vale a dire che "possono essere portatori di virus senza sintomi", ha spiegato il Dipartimento della Sanità della Comunità di Madrid. Un'evidenza che non ha supporti scientifici se non un unico studio, ribattono gli animalisti che volevano una scelta meno traumatica come, ad esempio, l'isolamento. Perché il cane fosse salvato, dall'ospedale, avevano lanciato un appello anche la stessa infermiera ricoverata e il marito che è stato posto in isolamento. Nulla, però, ha fermato le autorità spagnole.
 
CORRIERE DELLA SERA
8 OTTOBRE 2014
 
EBOLA IN SPAGNA
Ucciso il cane dell’infermiera malata
Gli animalisti si erano mobilitati
Excalibur, il cane di Teresa Romero Ramos, contagiata dall’Ebola, è stato soppresso.
Manifestazioni e proteste per salvarlo non sono servite a nulla
 
di Beatrice Montini e redazione online
 
Le manifestazioni e la proteste non sono servite a nulla: Excalibur, il cane dell’infermiera contagiata dal virus Ebola, è stato abbattuto. L’animale è stato soppresso nella serata di mercoledì nel laboratorio di Sicurezza Biologica della Facoltà di Veterinaria dell’Università Complutense di Madrid ed è poi stato cremato. Il cane era rimasto a stretto contatto con Teresa Romero Ramos, l’infermiera contagiata dal virus, da qui la decisione delle autorità di abbattere il cane «per motivi di sicurezza» scatenando però un’ondata di proteste. Sul web è stato lanciato l’allarme per salvare Excalibur, mentre un gruppo di animalisti ha organizzato un presidio sotto la casa dove si trovava il cane.
In giornata notizie confuse sulla sorte del cane
Già durante la giornata si era diffusa la notizia che Excalibur era stato sottoposto ad eutanasia nella clinica veterianaria dell'Università di Madrid, come riferito dall'edizione on line El Mundo. Ma lo stesso quotidiano ha poco dopo precisato che non c’erano conferme ufficiali. Anzi. Anche gli animalisti sostenevano che in realtà il cane fosse ancora vivo e si trovasse sul balcone. «Nessuno è salito nell'appartamento a prelevarlo - spiegavano gli attivisti del Partito animalista spagnolo (Pacma) - ce lo ha confermato una vicina di casa». In serata però è arrivata la conferma.
L’appello: «Non uccidete il nostro cane»
A far scattare l’allerta era stato, martedì, lo stesso marito dell’infermiera, Javier Limon Romero, - a sua volta in isolamento a titolo precauzionale - che aveva dichiarato a El Mundo di essere preoccupato per il cane lasciato solo a casa: «Ha tutta la casa per lui, 15 chili di viveri e acqua, ma ho paura che le autorità lo vogliano abbattere». E in effetti l’amministrazione regionale di Madrid ha deciso di uccidere l’animale «per motivi di sicurezza».
La mobilitazione
Diffusasi la notizia che Excalibur sarebbe stato ucciso (senza neppure un esame che confermasse o meno il contagio), è scattata la mobilitazione. Virtuale e reale. Un gruppo di manifestanti, per lo più simpatizzanti del il Partito animalista spagnolo (Pacma), si è recato sotto casa della donna malata per monitorare la situazione. Ci sono stati anche momenti di tensione e scontri con la polizia quando un ambulanza è arrivata e poi se ne è andata presumibilmente con l'animale. Anche su twitter è scattata la protesta e lanciato l’hastag #SalvamosaExacalibur, mentre oltre 300mila persone hanno firmato la petizione on line su change.org. La richiesta era semplice: mettere in quarantena o isolamento il cane invece di ucciderlo. Il gruppo per i diritti degli animali Animal Equality ha sottolineato che le autorità spagnole vogliono «sacrificare il cane senza nemmeno provare a fare una diagnosi né valutare la possibilità di metterlo in quarantena».
FOTO E VIDEO
 
MEDICINA LIVE
8 OTTOBRE 2014
 
Ebola si trasmette anche attraverso i cani?
 
L’ebola si può trasmettere anche attraverso i cani e più generalmente gli animali domestici? E’ una domanda che si stanno ponendo in Spagna dove in via precauzionale hanno soppresso il cane dell’infermiera contagiata dal virus. Quando abbiamo deciso di affrontare questo argomento, le informazioni sulle sorti dell’animale erano piuttosto confuse e contrastanti. Da un primo appello “Salviamo Excalibur” (questo il nome del cane), il quotidiano spagnolo El Mundo, lo ha dato per soppresso dopo poche ore per poi ritrattare. La conferma ufficiale della sua uccisione è arrivata nella serata di mercoledì 8 ottobre.
Ma torniamo alla domanda dell’apertura che potrebbe dare un senso a quelo che sta accadendo. A livello scientifico al momento non sussistono prove del fatto che gli animali possano essere dei veicoli del virus dell’ebola e che lo stesso possa fare il salto di specie. Non sarebbe più facile, in linea teorica, mettere sotto quarantena eventualmente un cane o qualsiasi animale domestico al pari di ciò che è stato fatto con le persone per verificare che lo stesso non sia stato contagiato? Una ipotesi che a quanto si evince da ciò che è accaduto in Spagna, le autorità non hanno voluto prendere in considerazione. Il marito della donna contagiata dall’ebola, prima di essere ricoverato, non solo ha fatto in modo tale di lasciare al proprio cane tutto ciò che poteva essergli utile per la sopravvivenza in sua assenza ma ha anche allertato le associazioni animaliste affinché tentassero di bloccare l’uso della forza da parte degli uffici preposti per appropriarsi del cane ed abbatterlo. Senza successo purtroppo. Quello dell’ebola è un virus molto particolare di cui sappiamo che a diversi ceppi corrisponde una gravità differente della malattia ed una maggiore possibilità di sopravvivenza. In tutti i casi si tratta di un agente patogeno per il quale non conosciamo terapia efficace e non possiamo prevederne il decorso. E’ vero che la sicurezza viene prima di tutto, ma piuttosto che eliminare cani, gatti o qualsiasi animale domestico che in caso della morte della persona che li possiede possono essere di conforto a chi rimane, sarebbe consigliabile osservare dapprima se gli stessi possano contrarre o meno la malattia effettivamente?
Non potrebbe aiutarci a comprendere se ne sono veicolo o in qualche modo immuni e sfruttarne in caso il meccanismo rilevato? Sono molte le domande prive di risposta: bisognerebbe concentrarsi sul trovare quelle piuttosto che prendersela, come accaduto, con un animale innocente.
 
VANITY FAIR
9 OTTOBRE 2014
 
Se questo è un cane
 
L’ebola, purtroppo, è arrivata anche in Europa.
Un’infermiera ne è rimasta contagiata toccandosi con un guanto infetto, ora è in cura e il marito è in quarantena.
E oltre al panico che la notizia ha scatenato a Madrid e in Spagna – la donna sarebbe stata “contagiosa” a sua insaputa e forse ci sono state delle falle nel sistema sanitario – una nuova polemica si è scatenata per il destino del suo cane.
Le autorità sanitarie hanno deciso di sopprimerlo a livello precauzionale, anche se alcuni animalisti sostenevano che sarebbe bastato tenerlo in quarantena come si fa con le persone.
Il marito della donna, sotto osservazione con grandi possibilità di essere stato contagiato, aveva lanciato un appello proprio per Exalibur, e tutti gli animalisti sono scesi in piazza per protestare e fare sentire la loro voce, anche davanti al palazzo dove viveva il cane che era stato a lungo a contatto con l’ammalata. Ma la voce, questa volta, non è bastata.
La Spagna ha preferito non rischiare, forse anche per evitare ulteriori polemiche vista la “leggerezza” con cui è stata accolta in ospedale la donna dopo i primi sintomi.
Stessa irritazione dieci giorni fa sul web quando un ventunenne americano aveva dato un calcio a un gatto randagio e ora rischia più di un anno di prigione.
Gli animalisti hanno applaudito. Io, pur riconoscendo la bruttezza del gesto, resto un po’ perplesso. Perché credo che a vent’anni, in un quartiere degradato di New York, un ragazzo possa anche dare sfogo in modo cretino alla sua frustrazione. Penso che avrebbe più senso, anziché una pena esemplare (1 anno e 4 mesi), una punizione alternativa.
Stesso disgusto quando è stato ucciso l’orso che aveva assalito il cercatore di funghi in Trentino (sono certo che molti di quelli che hanno protestato pensano che l’orso sia quello dei cartoni animati).
Ma forse scrivo così solo perché ho sempre amato gli esseri umani più degli animali.
Anche se amare gli esseri umani è molto più difficile e rischioso: perché alle persone non sempre gli basta che tu gli dia da mangiare e le accompagni al bagno per volerti bene. Ti chiedono attenzione, telefonate, riconoscenza, amore, passaggi in macchina, a volte addirittura denaro.
Gli animali prendono solo quello che tu decidi di dargli. Puoi non lavarli mai e sono contenti lo stesso. Puoi non sorridergli quando torni dal lavoro e sono contenti lo stesso. Puoi anche non avvisarli che torni.
Invece questa distinzione per alcune persone si perde.
E l’animale diventa un bambino indifeso che devi difendere come se fosse tuo figlio.
PER COMMENTARE
 
TG COM24
9 OTTOBRE 2014
 
Ebola, soppresso il cane dell'infermiera Madrid, proteste e tensione per Excalibur
Manifestazioni e petizioni online non sono state sufficienti per salvare la vita all'animale, "colpevole" di essere rimasto a stretto contatto con la donna contagiata
 
Proteste, manifestazioni e petizioni online non sono stati sufficienti a salvare la vita di Excalibur. Il cane di Javier Limon e Teresa Romero Ramos, l'infermiera spagnola contagiata dal virus Ebola, è stato soppresso, "colpevole" di essere rimasto a stretto contatto con la donna dopo il contagio. Tensione sotto casa di Javier e Teresa, a Madrid, dove agenti in assetto antisommossa hanno scortato i pompieri chiamati a prelevare Excalibur. L'allarme per salvare Excalibur era stato lanciato proprio dal marito dell'infermiera, a sua volta in isolamento in ospedale, provocando in poche ore l'adesione di centinaia di migliaia di firme all'hashtag "SalvemosExcalibur" con la richiesta di risparmiare il cane. Al grido di "Ana Mato dimision", in riferimento al responsabile della Sanità, e di "Excalibur non è solo", manifestanti hanno circondato la casa dell'infermiera e la polizia è stata costretta a sgomberare l'area. Excalibur è stato abbattuto nella serata di mercoledì nel laboratorio di Sicurezza Biologica della Facoltà di Veterinaria dell'Università Complutense di Madrid. Poi il suo corpo è stato trasferito a un inceneritore a Paracuello del Jarama. L'animale è stato sacrificato su ordinanza giudiziaria, eseguita dall'assessorato alla Sanità di Madrid. Secondo fonti dell'assessorato regionale, il cane è stato nella casa "in stretto e permanente contatto" con la paziente contagiata dal virus, il che "comportava un possibile rischio di trasmissione della malattia all'uomo". Intanto gli abitanti del rione di Arcorcon denunciano che la casa dell'infermiera e l'edificio non sono stati ancora sottoposti a disinfestazione.
FOTO E VIDEO
 
PANORAMA
9 OTTOBRE 2014
 
Ebola, il cane Excalibur e gli esseri umani
L'animale dell'infermiera colpita dal virus è stato ucciso. Ma perché migliaia di malati senza soccorso in Africa ci indignano meno?
 
Premessa: io amo i cani. Convivo da 7 anni con un bizzarro incrocio tra Golden Retriever e Husky che amo moltissimo. Si chiama Zar, e il solo pensiero che tra qualche tempo (considerata la sua veneranda età) potrebbe non accompagnarmi più nelle mie passeggiate mattutine al parco, mi fa venire il magone e le lacrime agli occhi.
Ma amo anche gli esseri umani, nonostante tutto. E sono convinta che in certi casi, tra animali e esseri umani, debbano essere fatte delle distinzioni. E che queste distinzioni, su temi molto seri, vadano ribadite con forza, soprattutto se si ha il privilegio di poter scrivere non solo per se stessi.
Ora succede che il popolo del web si sia mobilitato per salvare Excalibur, il cane dell'infermiera contagiata dal virus Ebola in Spagna. Sotto la dicitura "Mettere in quarantena o isolamento il cane dell'infermiera contagiata dall'ebola invece che sacrificarlo", una donna di Siviglia, Carmen Sanchez Montanes, ha lanciato un appello agli amanti degli animali per raccolgiere 300 mila firme e convincere le autorità a non sopprimere l'animale, ipotesi ventilata nelle prime, concitate ore dopo la scoperta del contagio della sua padrona. ci sono stati scontri in piazza tra animalisti e polizia...
Oggi l'annuncio, Excalibur è stato soppresso. E questa, per tutti i siti internet e per tutti i social network, oggi è una notizia molto importante.
E vedo anche, solo per fare in esempio, che in Sierra Leone, paese dove i morti per Ebola sono più di 700 (esseri umani), ci sono soltanto 327 letti disponibili. 327 letti che dovrebbero bastare per curare tutti i contagiati dal virus. E in Sierra Leone entro la fine del mese ci saranno almeno 10 nuovi contagi all'ora (dati Save The Children). Ma per i bambini, le donne e gli uomini che muoiono sulle strade davanti ai centri di soccorso, sperando in un ricovero che possa salvargli la vita, non ho visto l'indignazione che ha suscitato la condanna del cane Excalibur. Non ho visto petizioni per invitare i governi a inviare subito squadre di medici e personale sanitario nel cuore dell'Africa, dove i morti sono già più di 3 mila e non esiste nemmeno l'acqua corrente per lavarsi le mani.
Non ho visto l'indignazione della Rete per gridare che i paesi ricchi si preoccupano dell'Ebola solo quando entra a minacciare le loro vite, e non quando uccide migliaia di persone impotenti e inermi nel cuore dell'Africa.
Ecco, questa differenza tra Excalibur e i morti lontani un po' mi colpisce. E un po' mi fa paura.
 
COMUNICATO ENPA
9 OTTOBRE 2014
 
EBOLA. UCCISIONE DEL CANE EXCALIBUR. FERRI: «MAI DOCUMENTATA LA TRASMISSIONE DEL VIRUS DA CANI A UOMINI»
 
Con l'eutanasia di Excalibur il mondo ha esorcizzato la paura dell'Ebola, rispondendo con riflessi primordiali a paure ancestrali e irrazionali. Il gesto, da molti sostenuto e da altri osteggiato, è l'icona, la lettura del mondo e la risposta alle fobie che dovrebbero essere gestite grazie alla razionalità, le conoscenze, e all'empatia di cui la specie umana si vanta di essere portatrice e, per questo, presunta specie superiore. Abbiamo esorcizzato ed ucciso la nostra paura, ma non abbiamo risolto il problema che sarà sempre più grande se questa resterà la modalità di "soluzione".
Questa la posizione dell'Enpa in merito all'uccisione del cane di proprietà dell'infermiera che in Spagna ha contratto il virus dell'Ebola. Una uccisione che – osserva il direttore scientifico dell'Enpa, Ilaria Ferri – evidenzia come in Europa non siano stati previsti in alcun modo i dovuti protocolli di sicurezza e di azione. Ma rappresenta anche una importante occasione persa per comprendere il funzionamento del virus. «Un dato di fatto è certo – dice Ferri -: non esistono al momento prove scientifiche che dimostrino che dai cani sia possibile la trasmissione del virus all'uomo. E noi abbiamo perso un'occasione per scoprirlo. Se il povero Excalibur, invece di diventare la vittima sacrificale di turno della fobia umana, fosse stato gestito in quarantena, nel massimo rispetto di tutti i protocolli internazionali sulla biosicurezza previsti dall'Organizzazione Mondiale per la Sanità e soprattutto fosse stato seguito dal punto di vista sanitario in modo adeguato, avremmo aggiunto elementi utili per il progresso della scienza medica e, di certo, avremmo acquisito elementi utili nell'ambito delle zoonosi grazie.»
«Invece – prosegue il direttore scientifico dell'Enpa - l'approccio della mente umana più universalmente riconosciuto è quello per cui creiamo animali da laboratorio che non avrebbero mai manifestato la patologia in natura, piuttosto che gestire, per esempio un caso come questo, dando conseguentemente seguito ad una ricerca realmente affidabile.» Ma l'uccisione del cane Excalibur solleva anche un altro interrogativo, decisamente inquietante. «Forse l'abbattimento dell'animale è a nascondere il grande problema che si cela dietro a questa triste vicenda. La triste realtà che la Spagna e probabilmente molti altri Paesi europei non hanno spazi idonei per gestire la quarantena, in casi come questo, per quanto previsto dai protocolli internazionali sulla biosicurezza. E non l'hanno per i cani, come per i pazienti umani.»
Il mondo animalista, che giustamente si è ribellato per la soppressione sommaria di Excalibur, dovrebbe ribellarsi anche per l'insipienza, l'incapacità e l'impreparazione dimostrata dai nostri Paesi nella gestione dell'”allarme pandemia”; per non aver lavorato, come si sarebbe dovuto, per prevenire la diffusione dell'Ebola.
Gli animalisti hanno ragione, perché è dal consumo di bushmeat che si diffonde il virus. Un consumo illegale di carne di specie selvatiche, dalle scimmie ai primati non umani (scimpanzé, gorilla) che porta, oltre al contagio, anche la perdita della biodiversità, la rarefazione delle popolazioni animali e distrugge la foresta. «E proprio la distruzione delle foreste – precisa Ferri - è responsabile del contatto più prossimo con le specie selvatiche e quindi causa della diffusione del virus. Qualcosa che la parte "buona" del mondo scientifico capitanata da Jane Goodall e gli animalisti denunciano insieme da molto, troppo tempo, rimanendo però inascoltati.»
E intanto la natura si ribella all'uomo … «Conviene infatti ricordare che il ciclo dell'Ebola dimostra che gli ospiti principali sono alcune specie di pipistrelli fortemente implicati sia come serbatoi che come ospiti per l' Ebolavirus - spiega il direttore scientifico dell'Enpa -. Dei cinque sottotipi di Ebolavirus individuati, quattro sono in grado di trasmettersi da uomo a uomo. E visto che le infezioni iniziali nell'uomo derivano dal contatto con un pipistrello infetto o altro animale selvatico, soprattutto dall'orrendo consumo di bushmeat (scimmie, primati non umani, etc) e da qui che bisogna partire.» Perché, come sostiene anche Thomas Frieden, direttore negli Usa del Centers for Disease Control and Prevention, non è mai stato documentato scientificamente alcun caso di trasmissione di Ebola dalle persone ai cani. Per questo, Peter Cowen, veterinario presso la North Carolina State University ed esperto di salute globale sui rischi di patologie causate da infezione animale, sul caso di Excalibur ha dichiarato: «Penso che sia molto spiacevole che stiano pensando di sottoporlo ad eutanasia. Invece, dovrebbero davvero utilizzare questa opportunità per studiarlo.»
«Dunque – conclude Ferri - da un punto di vista prettamente scientifico sarebbe stato più opportuno, non uccidere l'animale, ma isolare il caso e sottoporre il cane ad una osservazione diagnostica che avrebbe consentito anche di gestire eventuali futuri casi.»
In questo senso Excalibur è la triste prova che l'uomo non è affatto un essere superiore.
 
IL GIORNALE
10 OTTOBRE 2014
 
Che errore sopprimere quel cane
 
OSCAR GRAZIOLI
 
Lo hanno ucciso perché la padrona è contagiata ma l'animale poteva servire per studiare il virus
Dopo alterne notizie, affermazioni e smentite, ora sappiamo che Excalibur il meticcio di Teresa Romero Ramos, l'infermiera spagnola ricoverata dopo avere contratto l'Ebola, è stato soppresso e cremato. Il marito di Teresa, Javier Ramos, sapute le intenzioni delle autorità, aveva lanciato un video girato dalla sua stanza di quarantena. «Sono in ospedale» ha detto Ramos al microfono «e lancio un appello a chi vorrà aiutarmi a far sì che il nostro cane Excalibur rimanga in vita. Lo vogliono sopprimere senza una ragione, senza un esame, senza il segno di alcuna malattia». L'appello, in poche ore è diventato virale più dell'Ebola. Su Twitter l'hastag #SalvemosaExcalibur ha raccolto 400.000 firme, diventando il secondo più popolare nel mondo intero. Niente da fare. Excalibur ha visto gli con lo scafandro, prima di lasciare questo mondo, ultima vittima dell'Ebola.
Del virus Ebola non sappiamo neanche la fonte del contagio. Gli ultimi «untori» sarebbero i pipistrelli di un'improbabile caverna africana. Quel che sappiamo è che sono stati trovati, in un villaggio africano, devastato dalla malattia, degli anticorpi nel sangue di cani che avevano mangiato carni di scimmie e uomini morti per Ebola. I cani non mostravano neanche un sintomo di malattia e, a pochi chilometri dal villaggio, il sangue dei cani non conteneva più anticorpi. Il cane, se mangia carne o sangue di organismi ammalati di Ebola, sviluppa difese (gli anticorpi) in grado di bloccare il virus, quindi non si ammala e non contagia l'uomo. Non esiste un solo caso documentato al mondo, di tale trasmissione tra cane uomo e vive versa. Del resto, Tom Frieden, direttore del CDC di Atlanta ha affermato nell'ultima conferenza che «nonostante siano stati trovati anticorpi in quei cani del villaggio nel Gabon, crediamo che questo non costituisca un mezzo di trasmissione del virus».
Se, nonostante tutto questo, agli spagnoli rimaneva qualche dubbio, dovevano mettere Excalibur in quarantena e monitorare l'eventuale presenza di virus o anticorpi con banali prelievi seriali di sangue. Una volta appurato che non vi era alcun pericolo, Excalibur sarebbe tornato a casa con Javier e speriamo con Teresa, una volta guarita. La scienza mondiale avrebbe fatto un passo avanti nel conoscere la dinamica del virus nei cani che sono stati a contatto con proprietari infetti e avrebbe quasi sicuramente concluso che non esiste alcun pericolo. Ma ha vinto il sonno della ragione.
 
LA ZAMPA.IT
17 OTTOBRE 2014
 
Ebola, il marito dell’infermiera contagiata scrive al suo cane: “Addio Excalibur, giustizia sarà fatta”
Javier Limon: «Ora, ovunque tu sia, devi dare la forza alla tua padrona»
 
Fulvio Cerutti
 
Aveva chiesto che non uccidessero il suo Excalibur. Javier Limon, marito dell’infermiera Teresa Romero, primo caso europeo di Ebola, non aveva dato l’autorizzazione all’abbattimento del suo cane. Un urlo in cui si mischiavano amore e dolore: «Minacciano di andare a casa con un ordine giudiziario. Ma allora che sacrifichino anche me. Dato che non sanno se ho l’ebola o meno, allora che facciano fuori anche me». 
Ma le autorità spagnole non hanno ascoltato la sua richiesta, né quella delle 350mila persone che online avevano firmato la petizione per chiederne la salvezza. Ora, a distanza di qualche giorno, è stata diffusa una lettera dell’uomo con, nei giorni in cui la moglie Teresa lotta fra la vita e la morte contro il virus, ha voluto salutare il suo adorato Excalibur. 
«Excalibur, ovunque tu sia, voglio che tu sappia che sarai sempre nel nostro cuore.  
Ti hanno finito, gente cattiva e senza sentimento. Abbiamo fatto tutto il possibile e ancora di più per salvarti, pero alla fine non è stato possibile.  
Mentre ti scrivo questa lettera, non riesco a smettere di piangere, ma sono molto orgoglioso di te perché sei stato un esempio per tutto il mondo e non sarai dimenticato tanto facilmente.  
Ora, ovunque tu sia, devi dare la forza alla tua padrona (Teresa, l’infermiera contagiata n.d.r.) perché riesca a stare meglio, così come mi hai aiuto a non crollare e a continuare a combattere.  
Anche se non sei più con noi, ti prometto che giustizia sarà fatta».  
Una lettera, un ricordo e una promessa ritagliate come parentesi in una battaglia che vede l’uomo impegnato a stare vicino alla propria moglie che in questi giorni sembra stare meglio, seppur ancora in condizioni gravi.  
La donna, ha riferito la portavoce della coppia, Maria Teresa Mesa, ha chiesto al marito notizie di Excalibur e lui le ha risposto di non preoccuparsi dell’animale. Intanto l’uomo ha fatto sapere che intende intraprendere un’azione legale contro le autorità sanitarie spagnole. 
 
LA ZAMPA.IT
25 OTTOBRE 2014
 
Spagna, l’infermiera contagiata dall’Ebola: “Perché hanno ucciso il mio Excalibur?”
Teresa Romero è guarita dal virus, ma le rimane una grossa ferita: la soppressione del suo cane da parte delle autorità veterinarie spagnole: «Non aveva nessuna colpa»
 
Per giorni Javier Limon ha nascosto a sua moglie Teresa Romero la triste verità: dopo il suo ricovero in ospedale per essere stata contagiata dal virus dell’Ebola, le autorità veterinarie spagnole le hanno soppresso il cane Excalibur. «E’ un rischio troppo elevato» si era detto a suo tempo. Il quattrozampe è stato sottoposto a eutanasia senza essere messo in quarantena o analizzato. Ucciso e basta. Ora Teresa Romero, dopo aver lottato per giorni in ospedale contro il terribile virus, risulta negativa all’Ebola. Ma c’è una ferita che non riesce a guarire: «Perché avete ucciso il mio Excalibur? Lui non aveva nessuna colpa» si chiede l’infermiera così come racconta il marito al quotidiano El Pais.  Il caso di Excalibur aveva sin da subito scatenato l’ira degli animalisti che chiedevano la grazia per quel cane. Lo stesso marito della signora Moreno aveva negato il permesso a prelevare e sopprimere il loro cane. In poche ore oltre 390mila persone avevano firmato una petizione online per chiedere alle autorità spagnole di cambiare idea sull’eutanasia di Excalibur. Centinaia di attivisti e non erano andati sotto la casa dei coniugi Limon per cercare di impedire alle autorità spagnole di prelevare il cane. Ma è stato tutto inutile. Migliaia di persone hanno anche manifestato a Madrid anche nei giorni scorsi chiedendo le dimissioni del ministro della Salute che ha autorizzato l’eutanasia, peraltro non giustificata da motivi scientifici visto che molti specialisti si sono dichiarati contrari. Excalibur non è stato fortunato come Bentley, il cagnolino di un’infermiera di Dallas anche lei contagiata dal virus dell’Ebola. In quest’ultimo caso, le autorità texana hanno semplicemente messo in quarantena il cane non riscontrando alcun sintomo della malattia. Javier Limon nei giorni scorsi aveva anche scritto una lettera al suo Excalibur, per salutarlo e per fargli sapere che «giustizia sarà fatta». L’uomo ha infatti già fatto sapere che la moglie sta pensando di avviare una causa contro lo Stato.
 
LA ZAMPA.IT
17 OTTOBRE 2014
 
I Guardiani dei “Senza Voce”, i bambini indiani che aiutano e curano i cani randagi
Ogni giorno scendono in strada affiancando i veterinari per aiutare i quattro zampe

 
Fulvio Cerutti
 
Un gruppo di ragazzini indiani percorre un vincolo di una cittadina indiana e raccoglie un randagio che giace in un canale di scolo. Dopo aver visto tante violenze in giro per il mondo, il primo pensiero non è dei più positivi. Ma poi lo portano in un luogo più ampio dove aiutano un veterinario “di strada” a curarlo. L’animale ha una brutta ferita sulla parte posteriore del corpo, una ferita che si è infettata. È un randagio, stanco e denutrito. Si è lascia prendere sperando che il suo destino possa cambiare. E almeno in parte è così. Le piccole mani che lo raccolgono sono infatti quelle di alcuni ragazzini che fanno parte dei , come a migliaia in India, sarebbe pieno di sofferenza “Guardians of The Voiceless”, “I Guardiani dei Senza Voce”. Questa è un’associazione no-profit che opera a Patiala, nello stato federato del Punjab, in India. 
L’obiettivo dell’associazione non è solo quello di scendere in strada ogni giorno per salvare cani o altri animali che abbiano bisogno di aiuto. Nella loro quotidianità punto a un obiettivo ancora più ampio: «creare generazioni libere dalla crudeltà». In uno dei loro annunci con cui cercano nuovi volontari scrivono: «Dobbiamo cercare di cambiare iniziando da una città, poi uno stato, poi una nazione e poi tutto il mondo». Le immagini video e fotografiche che testimoniano il loro lavoro quotidiano, danno una grossa speranza: mentre i veterinari si prendono cura dei pazienti, i ragazzini accarezzano gli animali, ma non si voltano a guardare da un’altra parte, anche quando le ferite sono molto pesanti. Stanno imparando come un giorno potranno aiutare quegli animali di strada. Piccoli “guerrieri” capaci di compassione e con il cuore grande di un mondo migliore. Perché i randagi sono responsabilità di tutti e forse un giorno ci saranno generazioni future capaci di capire che l’eutanasia di massa applicata in molti nazioni, anche quelle cosiddette evolute, è la scelta più facile per non prendersi le proprie responsabilità. 
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LA ZAMPA.IT
7 OTTOBRE 2014
 
Canada, cacciatore salva venti cuccioli abbandonati
 
Greg Zubiak stava andando a caccia di alci in Canada. Ma quel giorno il destino ha voluto che salvasse e non togliesse la vita a qualche esemplare del mondo animale. Guardando all’orizzonte in cerca della sua preda, l’uomo ha visto alcuni movimenti in un campo. Ma solo avvicinandosi ha capito di che cosa si trattasse: fra le sterpaglie c’erano 20 cuccioli di cane, abbandonati a loro stessi e al caldo di una sola coperta.
«Quando sono arrivati vicino a loro, mi hanno guardato e ho capito che la mia caccia era finita e ho detto loro: “Ok, andiamo” ha detto Zubiak alla Cbc News.
I piccolini, fra le tre e sei settimane di vita, erano visibilmente infreddoliti. Così si è tolto tutto quello che poteva per coprirli. I cagnolini non sarebbero sopravvissuti alla notte, sia per il freddo sia per i coyote che infestano quella zona. Così il cacciatore li ha caricati sul suo camioncino e portati in un rifugio per animali della zona. La struttura li ha visitati e tutti godono di buona salute. E per loro fortuna la storia ha commosso molte persone che si sono subito fatte avanti per adottarli.
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NEL CUORE.ORG
7 OTTOBRE 2014
 
USA, "I CASTORI INGEGNERI DELLA NATURA": SCELTI DALLE AUTORITA'
"Le loro dighe aiutano a ripristinare i flussi d'acqua"
 
In una valle molto irrigata come quella di Washington, dove i pesci, le colture e la gente spesso competono per l'acqua, i biologi si sono rivolti ad uno dei migliori "ingegneri della natura" per aiutare a ripristinare i flussi e l'habitat dei salmoni. I proprietari terrieri solitamente intrappolano o uccideno i castori che bloccano i canali di irrigazione nella Valle di Yakima. Ma un progetto sta trasferendo le creature accusate di creare disturbo alle sorgenti del fiume Yakima, dove il loro talento nel masticare salici e costruire rifugi può essere sfruttato al massimo. ''I castori possono anche essere buoni ingegneri ecosistemici'', ha detto Mel Babik, project manager del Mid-Columbia Fisheries Enhancement Group, un'organizzazione no-profit che lavora per ripristinare le popolazioni di salmoni. Nello Stato di Washington, nell'Oregon, nello Utah e in altre parti dell'Occidente, i castori vengono sempre utilizzati come uno strumento a basso costo efficace per contribuire a ripristinare i fiumi. Le dighe dei castori, gli stagni e altre strutture aggiungono complessità ad un ecosistema, rallentando il flusso di acqua e i sedimenti a valle. Salmone e altri pesci approfittano delle raccolta di acqua lenta per riposare, alimentarsi e nascondersi. Nel frattempo, gli stagni dei castori aiutano ad immagazzinare l'acqua in superficie e a livello sotterraneo.
''Il canale di acqua immagazzinata viene fuori durante un periodo dell'anno in cui i pesci hanno bisogno di acqua fredda e gli agricoltori ne necessitano in grandi quantità'', ha spiegato William Meyer, che coordina il piano delle risorse idriche del Bacino Yakima per il Dipartimento di Stato of Fish and wildlife.
 
IL TIRRENO
8 OTTOBRE 2014
 
Decapita il pappagallo in cella, a processo
 
LIVORNO - Doveva essere la sua compagnia, un animale di cui prendersi cura, invece si è trasformato nell’obiettivo sul quale scaricare la propria frustrazione e rabbia. La spia del malessere sono state poche parole: «sono particolarmente nervoso» poi si è diretto verso il pappagallo che teneva con sé nella cella, ha preso tra le mani la piccola cocorita e l’ha decapitata davanti agli occhi di un incredulo agente di custodia e dell’infermiera che avrebbe dovuto somministrare al detenuto la quotidiana terapia sanitaria. Per questo «atto di pura e gratuita crudeltà» George Bineata, 27 anni, origini romene, deve rispondere davanti al giudice Marco Sacquegna dell’accusa di «uccisione di animali», un reato per il quale rischia una condanna «fino a due anni di carcere». L'imputato è difeso dall'avvocato Anna D'Angelo, sostituita ieri mattina in aula, dov’era in programma la prima udienza del procedimento, dal collega Tommaso Roccabella. L’episodio dell’uccisione del pappagallo è avvenuto il 18 febbraio del 2012 nella sezione 14 del carcere di Porto Azzurro, nel quale il 27enne, poi trasferito nella casa circondariale a Massa prima di essere estradato, era detenuto. A fare la denuncia al comandante del carcere, il giorno seguente all’uccisone del pappagallo, è stato il coordinatore della sorveglianza generale. Nella lettera si riporta la segnalazione dell’infermiera che aveva assistito alla decapitazione la sera precedente intorno alle 21. George Bineta - si legge - «si è reso autore di un episodio di pura e crudeltà uccidendo in presenza dell’infermiera e dell’agente di custodia la cocorita che deteneva nella propria cella. Sconvolta per l’episodio a cui ha assistito, la donna ha ritenuto opportuno rappresentare l’accaduto per iscritto». È lo stesso coordinatore che spiega come l’episodio sia «significativo dell’indole del detenuto». Agli atti dell’indagine dei carabinieri dell’isola d’Elba sono finite tre diverse relazione redatte rispettivamente dall’ispettore di polizia penitenziaria, dal responsabile della sezione e dall’infermiera. Si legge nel capo d’imputazione: «durante la distribuzione della terapia sanitaria, per crudeltà e senza motivazione, uccideva, decapitandola, un pappagallo di razza cocorita che custodiva nella stanza detentiva». Il giudice, ieri mattina, dopo aver aperto il processo, lo ha rinviato al prossimo 23 dicembre. In quella data saranno ascoltati i testimoni che hanno assistito all’uccisione del volatile all’interno della cella del carcere di Porto Azzurro.
 
GEA PRESS
8 OTTOBRE 2014
 
Salerno – Nell’orto con gabbie e zimbelli: osservavo gli uccelli. Intervento delle Guardie ENPA
 
Lunghi e continui appostamenti per cogliere in flagrante un soggetto di Mercato San Severino (SA) sospettato di bracconaggio. Senza sosta le Guardie ‘ENPA hanno controllato il terreno ove si pensava che il bracconiere potesse operare con una postazione per la cattura dei fringillidi.
Lunedì mattina finalmente il lieto fine. Le Guardie della Protezione Animali, notate le gabbiette sistemate intorno all’impianto di cattura, si sono divise in due squadre che silenziosamente si sono avvicinate al luogo individuato. La prima dichiarazione rilasciata dal soggetto sembra sia stata quella di osservare gli uccelli che sostavano nell’orto. Una tesi che ovviamente non ha convinto le Guardie.
Nel sito erano peraltro presenti alcune gabbie-trappola nascoste tra la vegetazione. Tutte le trappole erano riccamente fornite di semi e acqua, oltre al fatto che nello stesso posto vi erano due zimbelli, finemente imbracati e sistemati nei pressi della rete. Si trattava, spiega la Protezione Animali, di giovani Cardellini.
I volatili di recente cattura sono stati liberati in luogo idoneo, mentre un singolo Cardellino è stato trasportato al CRAS di Napoli in quanto presentava zone alopeciche dovute molto probabilmente a parassiti. Secondo la Protezione Animali le condizioni nelle quali era detenuto sarebbero apparse pessime.
Un secondo intervento si è invece svolto, nella notte tra sabato e domenica, a Contursi (SA). Nei luoghi era infatti presente un richiamo elettronico riproducente il verso della Quaglia.
L’operazione, cominciata poco prima della mezzanotte di sabato, era infatti diretta all’individuazione e rimozione di richiami acustici vietati dalla legge. Dopo vari “ascolti” effettuati sulle tratte migratorie, si udiva, intorno all’una, il suono del primo richiamo. Anche in questo caso le Guardie dell’ENPA agivano con due squadre fino ad individuare l’apparecchiatura che veniva rintracciata in un terreno incolto. Le ricerche proseguivano così con gli appostamenti per individuare il cacciatore.
Alle sei del mattino il richiamo si spegneva a causa del timer e dopo pochi minuti compariva un soggetto armato di fucile che cominciava ad aggirarsi nel campo. A questo punto gli Agenti uscivano allo scoperto e, dopo aver controllato i documenti inerenti l’attività venatoria, generalizzavano il soggetto che veniva in seguito deferito all’Autorità Giudiziaria. Secondo l’ENPA, considerati i fatti, e la sola presenza del soggetto nella vasta zona, potrebbero ora essere convalidate le ipotesi di reato.
“In questo periodo – commenta Alfonso Albero, vice capo nucleo delle guardie Enpa di Salerno – le quaglie attraversano le nostre zone per svernare in posti più caldi e questi richiami sono un facile mezzo per attirarle per poi abbatterle. Passiamo intere nottate in attesa dei bracconieri, ma ci ripaga l’idea di saperle vive e in volo verso altri posti del mondo. Un mondo che appartiene anche a loro”.
 
GEA PRESS
8 OTTOBRE 2014
 
Brescia- Bracconieri con porto d’armi. Sequestro di trappole operato dalla Polizia Provinciale
 
Intervento della Polizia Provinciale di Brescia, Nucleo Ittico Venatorio, che ha provveduto a denunciare due persone con l’accusa di avere esercitato la caccia con l’ausilio di mezzi vietati.
L’intervento, messo in campo dal Distaccamento di Breno, è avvenuto nell’ambito comunale di Sale Marasino e Pisone ed ha portato al sequestro di un cospicuo numero di trappole per avifauna del tipo archetto e sep. Si tratta di mezzi di caccia vietati che provocano la cattura traumatica di piccoli volatili ancora molto ricercati nel bresciano. I due bracconieri erano titolari di porto d’armi.
L’archetto, in modo particolare, può provocare la rottura delle zampe, lasciando in orrenda agonia i malcapitati piccoli volatili. Le trappole tipo sep, invece, sono in genere sistemate in terra. Un meccanismo a scatto provoca lo schiacciamento del volatile. Entrambe le trappole vengono corredate da bacche che risultano appetibili ai volatili. Da un po’ di tempo a questa parte sono inoltre presenti, nel  mondo del bracconaggio bresciano,  finte bacche in plastica di colore rosso.
La provincia di Brescia, notoriamente, è uno dei luoghi ove maggiormente si esercita la caccia illegale ai piccoli uccelli migratori. Vengono in genere utilizzati per la preparazione dello spiedo, ovvero uccelli arrostiti con i quali si accompagna la polenta.
 
LA ZAMPA.IT
8 OTTOBRE 2014
 
Francesco e Spartaco, lupi curati e rimessi in libertà
 
Erano denutriti e in difficoltà. Nella primavera 2014 due cuccioli vennero recuperati in fin di vita. Poi le cure sul Monte Adone, nell’Appennino tosco emiliano, dove è nato, grazie alle donazioni di Almo Nature, Just Freedom, il primo centro di assistenza e riabilitazione dei lupi feriti o vittime del bracconaggio. Ora, in questo video, il commovente momento della liberazione dei due animali che i volontari hanno chiamato Francesco e Spartaco.
VIDEO
 
GREEN STYLE
8 OTTOBRE 2014
 
Animali reclusi in un centro commerciale in Thailandia
 
Una vita da reclusi come semplici attrazioni e oggetti, questo il destino crudele a cui devono sottostare un gruppo di animali di provenienza selvatica. Gli esemplari sono ospiti del grande magazzino Pata, in un sobborgo di Bangkok in Thailandia. Al piano terra è possibile accedere alla zona profumi e cosmetici quindi agli abiti da donna, al primo ammirare l’abbigliamento maschile, quindi si prosegue con i giocattoli e gli elettrodomestici al terzo piano. Ma giungendo al sesto e settimo piano ci si imbatte in uno spazio del tutto innaturale, uno zoo al limite dell’abuso e della violenza, con animali vivi costretti in gabbie piccole e fatiscenti. L’indagine del Mirror ha catalizzato l’attenzione nei confronti del luogo di costrizione, dove gli esemplari vivono in cattività da molti anni. La temperatura esterna è molto elevata, per molti di loro il refrigerio è solo un miraggio legato alla presenza di pezzi di ghiaccio gettati all’interno delle gabbie. Inoltre l’inquinamento e il traffico che riecheggia dalle strade è davvero pericoloso, tanto da costringere i venditori ambulanti all’utilizzo di mascherine. Una violenza fisica e psicologica molto forte. Tra gli ospiti dello zoo c’è Bua Noi, vittima della reclusione da 27 lunghissimi anni. Il gorilla femmina, dall’aria mansueta e rassegnata, vive sola con il suo piccolo all’interno di una gabbia con pareti in vetro. Risponde ai comandi come un animale domestico, senza nessun tipo di stimolo o interazione. Acquistata in Germania ha vissuto per anni con un compagno, ma dalla sua morte nel 2000 è rimasta sola con il piccolo a fissare il vuoto. Non è la sola a vivere in una condizione di disagio, lo zoo contempla la presenza di un pinguino costretto in uno spazio angusto con una pozza d’acqua per piscina. Un condizionatore dovrebbe garantirgli del refrigerio, ma non può nulla contro le temperature torride della Thailandia. L’animale si muove in modo nervoso scuotendo corpo e testa, mostrando uno stato di stress molto elevato.
Ghepardi e pantere le une accanto agli altri, orsi asiatici privi di vitalità, tartarughe giganti immobili, oranghi silenziosi che fissano i visitatori. All’interno dello zoo colpisce l’assenza di suoni, un silenzio intervallato dal chiacchiericcio dei visitatori e dei getti d’acqua spruzzati nei box per rinfrescare la pavimentazione di cemento, ma che finiscono per terrorizzare gli animali. Nonostante Kanit Sermsirimongkhon, direttore della struttura, sostenga che lo zoo sia in regola e con le licenze necessarie, l’evidenza dei fatti ha smosso associazioni e animalisti. La PETA ha lanciato una petizione per strappare Bua Noi alla reclusione: sono già più di 40.000 le firme dei sostenitori.
 
GAZZETTA DI MANTOVA
9 OTTOBRE 2014
 
Cane ucciso col veleno. Le proprietarie: "E' perché siamo gay"
Qualcuno gli ha dato un boccone letale. Altri tre esemplari sono stati salvati per miracolo. E l'anno scorso altri quattro animali delle ragazze residenti a Stradella erano stati uccisi allo stesso modo. "Sappiamo chi è stato, ma non abbiamo le prove"
 
MANTOVA. Un cane è morto, altri tre sono stati salvati per miracolo. E l’anno scorso un’altra strage: altri quattro animali morti. Il motivo? Ancora una volta una brutta storia di avvelenamenti, bocconi impregnati di una potente sostanza letale.
I due fatti sono successi a Stradella, via Ghisiolo, nella corte al civico 19 dove vive, in un appartamento Gabriella Romani e accanto altre due amiche. Le tre donne insieme hanno nove cani, che tengono in uno spazio aperto, recintato dietro casa. «Siamo tutte molto affezionate ai nostri animali, la loro morte per noi è stata una tragedia - racconta Gabriella - pensiamo anche di sapere chi sia il responsabile di questi avvelenamenti, ma per il momento non abbiamo le prove».
Gabriella racconta, dunque, che i bocconi sono stati lasciati ai bordi della recinzione entro cui i loro nove cani vivono. «Abbiamo trovato i nostri animali agonizzanti, così abbiamo allertato subito il veterinario, il dottor Carlini, della omonima clinica a Tripoli. Sono stati bravissimi, sono accorsi subito - continua - purtroppo per Choper, un maschietto meticcio non c’è stato niente da fare. Penso che il veleno fosse particolarmente potente perché i nostri cani sono stati subito male. Per fortuna però il dottor Carlini e i suoi assistenti sono riusciti a salvare gli altri tre, Otto, Asia e Luna, tutti meticci».Gabriella sostiene anche che gli attacchi ai cani siano un modo per colpire le proprietarie: «Siamo gay e questo evidentemente disturba qualcuno».
 
LA PROVINCIA DI CREMONA
9 OTTOBRE 2014
 
Cagnolino ucciso da due pitbull
Il meticcio era al guinzaglio del padrone. Denunciata la proprietaria degli aggressori
 
CASTELLEONE  (CR) — Due pitbull, liberi dal guinzaglio, attaccano e uccidono un cagnolino di piccola taglia a spasso col suo proprietario, un ragazzino residente nel borgo. Un’aggressione fulminea e inesorabile per la quale la padrona dei pitbull ha collezionato tre, diverse, denunce. Succede tutto in un attimo: i tre esemplari si incrociano lungo la stessa strada, e in pochi istanti si scatena l’inferno: il meticcio, portato in giro con tanto di collare e regolare catena, viene puntato e azzannato.
Il suo padrone prova a sottrarlo alla furia degli altri due cani ma non ci riesce, e nella concitazione si spaventa e cade. I pitbull, nel frattempo, non si fermano. Infieriscono sulla povera vittima, che morirà poco dopo per le gravi lesioni riportate. La scena, agghiacciante, si è consumata qualche giorno fa in pieno centro abitato, e adesso la proprietaria dei due cani che hanno sferrato l’attacco, una 34enne del paese, si ritrova nei guai: i carabinieri di Castelleone l’hanno denunciata per uccisione e per omessa custodia di animali.
Non solo, davanti alla Procura di Cremona dovrà rispondere anche di lesioni personali, perché il giovane padrone del meticcio, cadendo a terra, ha riportato una ferita, lieve, a un braccio. Non è chiaro cosa abbia scatenato l’aggressione. Ciò che invece i militari hanno accertato è che gli animali sono sfuggiti al controllo della donna, che avrebbe dovuto portarli a spasso con le protezioni prescritte dalla legge.
Precauzioni che invece il proprietario del cagnolino aveva adottato, ma che non sono servite a salvare la vita del suo compagno di passeggiate. Le indagini hanno invece escluso che i pitbull abbiano tentato di attaccare il ragazzino, che è ‘soltanto’ scivolato: la loro unica preda è stato l’altro cane, che non ha avuto modo di difendersi. Troppa la differenza di peso, e soprattutto diversa l’attitudine.
 
MESSAGGERO VENETO
9 OTTOBRE 2014
 
Cinghiale morto nel bosco, si sospetta l'avvelenamento
Esemplare con la salmonellosi, ma non è questa la causa del decesso. La Riserva: «Segnalate eventuali rinvenimenti di altri animali selvatici deceduti»

di Giulia Sacchi

 
MEDUNO (PN). Sospetto avvelenamento: potrebbe essere questa la causa del decesso di un cinghiale di circa 80 chili, trovato senza vita nei boschi di borgo San Martino, a Meduno. L’animale è risultato positivo al test della salmonellosi, ma, stando alle ipotesi, la morte non sarebbe da imputare a questa malattia, che negli ultimi due anni ha decimato tale specie sul territorio provinciale.
Secondo gli esperti, infatti, in un animale affetto da salmonellosi la morte sopraggiunge nell’ultimo stadio dell’infezione. Ma il cinghiale in questione si presentava - apparentemente - sano: non era né magro né provato, né aveva macchie color amaranto sul petto. Aveva solamente della schiuma intorno al naso. Da qui l’ipotesi che non sia morto per salmonellosi.
A effettuare la scoperta sono stati alcuni cacciatori della riserva di caccia di Meduno, che hanno segnalato il ritrovamento al direttore Walter Saita, il quale ha anche esposto in paese un avviso per informare la popolazione dell’accaduto. La riserva ha contattato il Centro di recupero e riabilitazione della fauna selvatica per la provincia di Pordenone, ossia l’azienda Le due cicogne di San Martino al Tagliamento: il titolare Alessandro Botosso si è occupato della rimozione dell’animale.
Il direttore Saita ha informato del caso anche la Provincia. L’stituto zooprofilattico di Cordenons ha avviato una procedura di approfondimento per quanto riguarda l’ipotesi di avvelenamento: i risultati sono attesi entro un mese. «I campionamenti sono stati inviati a Padova – ha fatto sapere Saita –. In attesa degli esiti, chiediamo ai cittadini massima collaborazione nel caso in cui venissero effettuati nuovi ritrovamenti di animali selvatici morti». Soltanto tra un mese, quindi, le cause del decesso potranno essere chiare.
Quanto alla questione della salmonellosi, in provincia nell’ultimo biennio la malattia ha determinato un calo demografico dei cinghiali dell’80 per cento. Stando agli esperti, il morbo si sarebbe diffuso a causa dello spargimento di foraggiamento improprio. In poche parole, per attirare i cinghiali sarebbero state sparse sui terreni esche realizzate con cibi avariati.
La specie, comunque, come precisano i forestali, col tempo può diventare immune alla malattia. Le ultime segnalazioni di cinghiali morti per salmonellosi risalgono all’estate, quando una decina di capi deceduti era stata rinvenuta nell’arco di poche settimane nelle campagne tra i comuni Spilimbergo e Pinzano. Diversi ritrovamenti erano stati effettuati anche nella pedemontana avianese.
 
IL CENTRO
9 OTTOBRE 2014
 
Stop alle disinfestazioni: hanno causato la strage di gatti?

Chiara Buccini

 
SULMONA (AQ) Strage di gatti: il capogruppo consiliare di Sbic, Alessandro Lucci, chiede la sospensione delle disinfestazioni e demuscazioni. Lucci ha scritto al prefetto, alla Forestale e al sindaco Peppino Ranalli per sollecitare lo stop, in via cautelativa, di attività che prevedono l’utilizzo di prodotti chimici. «Al momento» afferma Lucci «non si conosce la causa di tanti decessi di gatti per avvelenamento. Il fenomeno riguarda l’intera città e quindi è opportuno sospendere tali iniziative sia da parte di enti pubblici sia da parte di privati. In particolare, la mia preoccupazione è rivolta ai bambini che giocano nelle aree verdi e che potrebbero entrare in contatto con eventuali sostanze tossiche. In viale Togliatti, dove c’è il parco giochi, sono stati trovati due gatti morti, ritengo che sia opportuno svolgere tutte le verifiche possibili». Lucci ricorda che esistono due precedenti. «Alle porte di Milano e nel Brindisino» sottolinea «qualche anno fa si verificarono episodi analoghi e poi si accertò che tali decessi di gatti erano stati determinari da una disinfestazione non attenta». La Asl sta accertando le cause degli avvelenamenti che hanno colpito una trentina di gatti e quattro cani, di cui uno è deceduto e gli altri sono stati sottoposti a cure attente. Altre analisi saranno svolte dall’Istituto zooprofilattico di Teramo. Intanto, cresce la preoccupazione tra i proprietari di animali domestici, già nei giorni scorsi Gabriella Tunno, presidente dell’associazione Code Felici che si occupa del benessere degli animali domestici, aveva consigliato di tenere il più possibile gli animali lontano dalla strada.
 
IL TIRRENO
9 OTTOBRE 2014
 
Ancora metaldeide, ucciso un cane
 
MASSA - Dopo i tre setter a Montignoso - uno morto, l’altro ancora in coma e il terzo in salvo - ieri è stato avvelenato un pastore maremmano di 16 anni in via Poggiolo. L’animale è morto dopo atroci sofferenze. Il proprietario ha scritto la notizia sul profilo Facebook della Croce d’oro per avvisare gli altri proprietari di cani e metterli in guardia. L’ennesimo caso - martedì anche a Carrara si è registrato un episodio simile - fa cadere quasi del tutto l’ipotesi che ad avvelenare i setter a Montignoso siano stati i vicini dei proprietari e rafforza invece l’ipotesi che a colpire siano i topi di appartamento che per non essere disturbati mentre svaligiano le case sono pronti a tutto, anche a uccidere i quattro zampe. Anche in via Poggiolo, proprio nei pressi dell’Itis, secondo quanto racconta il proprietario dell’animale è stato usato un lumachicida. E precisamente la metaldeide. È la schiuma bianca che usciva dalla bocca del pastore maremmano a farlo intuire e soprattutto le crisi epilettiche. A Montignoso si sono avvicinati alle gabbie e hanno buttato una manciata di polpette corrette con la metaldeide. E così hanno ucciso la povera Eva, un setter di cinque anni, compromesso l’intestino di Charlie, un altro setter più giovane. Il terzo setter, invece ha vomitato quasi subito quel boccone avvelenato e quindi se l’è cavata grazie alle cure della clinica veterinaria Malaspina. Ad accorgersene, come in via Poggiolo, i proprietari degli animali che rientrando a casa, intorno alle 23, li avevano trovati stranamente silenziosi: avevano aperto il recinto e avevano visto che Eva non si muoveva, mentre gli altri due erano agonizzanti. La chiamata alla Croce d’oro era stata provvidenziale per strappare alla morte i superstiti. Anche se Charlie resta in coma farmacologico. Per il pastore maremmano invece non c’è stato nulla da fare, quando il proprietario lo ha trovato era senza vita.
 
NEL CUORE.ORG
9 OTTOBRE 2014
 
GENOVA, 29 GATTI SEQUESTRATI PER SOTTRARLI AL DEGRADO
Ora sono custoditi e curati dalla Lndc
 
Adesso sono finalmente al sicuro presso la sezione di Genova della Lega Nazionale per la Difesa del Cane dove vengono sfamati e curati con infinito amore. E' questa la storia a lieto fine di 29 gatti che, durante la prima notte di ricovero, sono diventati 33 perché Trilly, una micia bellissima, ha dato alla luce quattro cuccioli. La loro esistenza però fino al 30 settembre era stata un inferno se a farla cambiare di punto in bianco non fossero intervenuti il procedimento di sequestro emesso dalle autorità competenti e il recupero uno a uno effettuato dall'ambulanza per gli animali Croce Gialla e dal suo conducente Gualtiero Ivessa che, per la sua azione tempestiva, sabato 4 ottobre è stato insignito del Premio San Francesco – Città di Genova 2014, istituito dalla LNDC genovese proprio come riconoscimento a chi ama e aiuta gli animali.I felini, di tutte le età, infatti vivevano con una signora, che credendo di amarli, li teneva richiusi in un appartamento condominiale dalle condizioni di assoluto degrado, senza energia elettrica, senza acqua corrente, in mezzo a un sporcizia indescrivibile e "in compagnia" di ratti e di piccioni. "Erano denutriti, affetti da svariate patologie, con visibili segni di morsi di roditori sparsi sul corpo" - racconta Pier Luigi Castelli, presidente della Lega del Cane del capoluogo ligure nonché medico veterinario comportamentalista e ausiliario della Polizia Giudiziaria che sta seguendo personalmente le cure e la situazione psicofisica dei felini. I gatti per fortuna stanno migliorando rapidamente e possono essere dati in affidamento in attesa del verdetto del Gip, previ controlli, a persone intenzionate a regalare loro l'affetto e le serene condizioni di vita che fino a ora non hanno avuto.
 
LA NUOVA SARDEGNA
9 OTTOBRE 2014
 
Ladri in azione a S’Alapattu, rubati sette cani da caccia
 
POSADA (NU) - È stato probabilmente un furto su commissione quello avvenuto la notte scorsa nelle campagne di S’Alapattu, tra Posada e Siniscola, oggetto dell’indebita sottrazione ben sette cani da caccia di razza pregiata che si trovavano custoditi all’interno di un recinto nell’azienda di proprietà di Giovanni Goddi. I delinquenti hanno agito con tutta calma nonostante nei pressi si trovino numerose case coloniche e la zona è abbastanza frequentata. Una volta all’interno, i ladri hanno agguantato gli animali e li hanno forse caricati su un furgone o nel cofano di un’auto dileguandosi con il favore delle tenebre. L’amara scoperta di quanto accaduto il proprietario l’ha avuta solo ieri mattina, quando è giunto sul posto per accudire gli animali. Del fatto sono state informate le forze dell’ordine ma è molto probabile che gli animali si trovino già lontani da Siniscola pronti per essere piazzati nel fiorente mercato nero visto che c’è sempre una forte richiesta di animali già addestrati per l’attività venatoria.
 
IL TIRRENO
9 OTTOBRE 2014
 
Il volpacchiotto della Feniglia sta bene ed è tornato libero
 
FENIGLIA (GR) La volpe della Feniglia è tornata il libertà. L’esemplare che i primi di settembre fu catturato sulla spiaggia della Feniglia, ad Ansedonia, dalla polizia provinciale su sollecitazione dei bagnanti che da giorni la vedevano girovagare sull’arenile in cerca di cibo e spaventata è stata liberata nei boschi di Semproniano. Dopo la cattura il volpacchiotto fu portato al Crasm di Semproniano e qui venne curato e rimesso in sesto. Il cucciolo aveva la rogna ed era debilitato. Dopo pochi giorni di cure e di riabilitazione fu liberato in un habitat, a Semproniano, adatto a ogni specie: anzi, forse migliore di altri perché lì il contatto fra animali e uomo è più difficile.
 
IL CENTRO
9 OTTOBRE 2014
 
Pecore con la lingua blu: 13 focolai nel Pescarese
 
PICCIANO (Pescara)  - L’ultimo focolaio in provincia di Pescara è stato scoperto a Picciano: 19 pecore in un allevamento di contrada Solagne sono affette dalla malattia della lingua blu. Dopo le visite, il servizio veterinario della Asl di Pescara ha segnalato il caso al Comune e il sindaco Vincenzo Catani ha firmato un’ordinanza per sequestrare gli animali. Nel Pescarese, secondo i dati dell’Istituto zooprofilattico di Teramo, centro di referenza nazionale per la bluetongue, sono 13 i focolai attivi, compreso quello di Picciano: 5 si trovano a Penne, due a Serramonacesca, altri due a Civitella Casanova e uno a Elice, Catignano e Montebello di Bertona. Un elenco che dimostra come i territori degli arrosticini pescaresi siano a rischio contagio. Ma gli esperti dell’Istituto zooprofilattico sottolineano che non ci sono pericoli per l’uomo. La bluetongue è una malattia infettiva virale non contagiosa dei ruminanti: provoca febbre, congestioni cutanee, coroniti e zoppie, edemi a testa e arti, cianosi della lingua. La trasmissione da un animale all’altro avviene attraverso la puntura di insetti vettori culicoidi. I capi colpiti possono guarire. In Abruzzo sono 118 i focolai attivi, tutti con lo stesso sierotipo 1 (55 nell’Aquilano, 49 nel Teramano e finora solo uno nel Chietino). Dal 29 settembre scorso, è partita la campagna di vaccinazione per tutti i capi ovini, caprini e bovini: circa 200 mila capi ovi-caprini e da 66 mila bovini. L’Istituto Zooprofilattico dispone già delle prime 40 mila dosi di vaccino, reperite per far fronte all’emergenza: le dosi saranno impiegate prima di tutto negli allevamenti di ovini in cui gli animali sono morti a causa della malattia e, successivamente, per gli animali che devono essere spostati in aree indenni, fuori dall’Abruzzo. Nonostante, la vaccinazione in partenza, l’ordinanza di Picciano prevede «il censimento ufficiale degli animali» dell’allevamento compresi quelli «già morti, infetti o suscettibili di esserlo». Il provvedimento ordina anche «il censimento dei luoghi che possono favorire la sopravvivenza del vettore o che possano contenerlo e in particolare dei siti propizi alla sua riproduzione; il divieto di movimento, di animali in provenienza dall'azienda ed a destinazione della stessa, salvo nel caso di immediata macellazione». Se necessario, dice l’ordinanza, è previsto «l’abbattimento degli animali che il veterinario ufficiale ritiene necessario per prevenire il prorogarsi dell’epidemia».
 
NEL CUORE.ORG
9 OTTOBRE 2014
 
LAV: CACCIA MAI COSI' PERICOLOSA, IL MINISTRO ALFANO LA SOSPENDA
"Manifesto rischio per la pubblica incolumità"
 
Sono passati 18 giorni dall'apertura della caccia e in soli 12 giornate di caccia effettiva già si contano le vittime dell'attività più odiata dai cittadini italiani. Milioni di animali innocenti uccisi e un numero imprecisato di persone, altrettanto innocenti, ferite o addirittura uccise dai fucili da caccia.Riferendosi alle sole notizie reperibili sul web risulta che, nel periodo compreso tra il 21 settembre e l'8 ottobre, siano 3 le persone uccise, tutti cacciatori, e 5 quelle ferite, 2 cacciatori, due donne e un ragazzo di 12 anni. Particolarmente drammatici i casi della donna incinta di 11 settimane, ferita a un occhio dai pallini da caccia mentre passeggiava lungo una pista ciclabile nei pressi di Saronno, e il ragazzo di 12 anni ferito da una fucilata in provincia di Lecco mentre si trovava all'esterno di una baita in compagnia del fratello di soli due anni, entrambi avvenuti il 28 settembre.E' chiaro quindi che la caccia, oltre a costituire il massacro di milioni di animali, in un territorio fortemente antropizzato com'è il nostro Paese, sia oramai un'attività pericolosissima per chiunque, cacciatori e non. Una situazione gravissima che richiede un intervento urgente allo scopo di tutelare la pubblica incolumità."Chiediamo l'intervento immediato del Ministro dell'Interno Alfano: è quanto mai inderogabile una sua presa di posizione a tutela della sicurezza pubblica, e quindi l'immediata sospensione dell'attività venatoria in tutto il Paese. – dichiara Massimo Vitturi, responsabile LAV caccia e fauna selvatica – E' inaccettabile che le istituzioni possano tollerare ferimenti ed uccisioni derivanti dall'esercizio di un'attività che quasi l'80% dei cittadini italiani vuole vietare".Quanto accade nelle nostre campagne è emblematico dell'incoerenza dei politici nel garantire la tranquillità e soprattutto la sicurezza dei cittadini. Meno di due mesi fa la provincia di Trento ha emesso un'ordinanza per l'uccisione dell'orsa Daniza a seguito di un'ipotetica aggressione nei confronti di un cittadino che si era avvicinato ai suoi cuccioli. Il 25 settembre il sindaco di Verona ha disposto un'ordinanza, ora sospesa dal TAR Veneto, che avrebbe consentito a chiunque di uccidere i lupi con qualsiasi strumento, nonostante non vi sia stato un solo episodio di aggressione nei confronti degli uomini.E' fondamentale che le Istituzioni siano coerenti e puntuali nelle loro azioni a protezione dei cittadini. "Per questo motivo riteniamo che la sospensione dell'attività venatoria sia una misura non solo di buon senso ma necessaria per garantire la sicurezza dei cittadini – conclude Vitturi – i cacciatori, con la loro sanguinaria attività, hanno ampiamente dimostrato di essere enormemente più pericolosi di tutti i lupi e gli orsi presenti sul territorio italiano".
 
NEL CUORE.ORG
9 OTTOBRE 2014
 
MONZA, CACCIATORE SPARA E COLPISCE ALL'OCCHIO UNA 27ENNE INCINTA
Aperta un'inchiesta. La ragazza ha rischiato la vista
 
Un cacciatore spara, manca la preda e colpisce all'occhio una ragazza incinta che sta camminando sulla pista ciclabile. E' successo il 27 settembre scorso lungo il tratto che collega Saronno con la frazione del piccolo Comune di Ceriano Laghetto, in provincia di Monza e Brianza, dove la giovane di 27 anni abita insieme al compagno. I carabinieri hanno aperto un'inchiesta sull'episodio e, anche se la dinamica è ancora da accertare, sembra che il fatto sia da attribuire ad un cacciatore. Vista l'assenza di testimoni, però, non sarà facile scoprire il responsabile. Lo scrive ilfattoquotidiano.it.
Erika, in dolce attesa da 11 settimane, è stata colpita da un pallino di carabina in ricaduta, che l'ha raggiunta dopo essere già esploso forse verso una preda, evidentemente mancata. La ragazza, che ha sporto denuncia contro ignoti, ha detto di avere sentito un dolore improvviso ad un occhio, senza capire esattamente che cosa le fosse successo. Il pallino è stato individuato una volta che la giovane è arrivata in ospedale, dove è stata medicata. Inizialmente si temeva che potesse perdere la vista, ma a distanza di dieci giorni i medici sono più ottimisti. Il percorso per la guarigione, però, non sarà né breve né semplice perché, vista la gravidanza, la ragazza non può essere sottoposta ad esami radiografici e assumere diversi medicinali.
 
NEL CUORE.ORG
9 OTTOBRE 2014
 
CACCIA, LIPU: BASTA INCIDENTI, BIMBI E DONNE IN GRAVIDANZA VITTIME
L'associazione: finiscono nel mirino di sparatori invisibili
 
"Erika, la donna incinta che a Monza è rimasta ferita da un pallino da caccia mentre percorreva una pista ciclabile, è solo l'ultima delle tante vittime della caccia, un'attività il cui esercizio oggi non ha più senso di esistere, soprattutto se consideriamo l'alta cementificazione delle nostre aree metropolitane. Attorno alle città le distanze tra abitazioni e luoghi di lavoro e l'intersezione con strade e vie trafficate forma un reticolo che non consente una caccia in sicurezza. Facile, dunque, che accadono incidenti". È il commento di Fulvio Mamone Capria, presidente della Lipu-Birdlife Italia, dopo l'ennesimo, grave incidente accaduto domenica scorsa in provincia di Monza Brianza e reso noto solo martedi scorso.
"In provincia di Lecco – prosegue Mamone Capria - un bambino di 12 anni è stato colpito alla spalla e alla gamba mentre giocava fuori casa. Dopo il primo sparo è riuscito a proteggere il fratellino di due anni facendogli da scudo. È possibile che i nostri figli debbano rischiare la vita mentre giocano fuori casa? È normale che ancora oggi l'articolo 842 del codice civile consente ai cacciatori di entrare nelle proprietà private senza permesso?".
"Ci pare il caso di riaprire seriamente la questione della sicurezza, legata alla caccia e all'articolo 842, una condizione che dobbiamo garantire ai cittadini comuni, quelli che vogliono passeggiare, giocare all'aria aperta, vivere la natura in modo sicuro. A 59 milioni e più di cittadini italiani e ai turisti dobbiamo offrire garanzie di incolumità e serenità. Non si gioca con la vita umana - conclude il presidente Lipu - soprattutto se lo scopo è quello di portarsi a casa pochi grammi di selvaggina, come la chiamano i cacciatori, anch'essa spaventata e uccisa ormai solo per gioco".
 
LA REPUBBLICA
9 OTTOBRE 2014
 
Atene,addio a "Loukanikos" cane black-bloc e anti-Troika
E' morto a dieci anni (nella casa della famiglia che l'aveva adottato) "Salsiccia", il quattrozampe che per anni ha guidato le proteste anti-Troika per le strade di Atene sfidando manganelli, molotov e sanpietrini di marmo. Tra le cause i problemi polmonari legati ai gas lacrimogeni inalati in carriera

 
di ETTORE LIVINI
 
MILANO - La Troika e le pattuglie di poliziotti antisommossa di Atene possono tirare un sospiro di sollievo. Il loro avversario più pericoloso non c'è più. Loukanikos - in italiano Salsiccia - il cane che per dieci anni ha guidato le proteste di piazza contro l'austerity greca è morto stamane a 10 anni. "Era sul divano a dormire, tranquillo. E all'improvviso il suo cuore ha smesso di battere", ha raccontato commosso la famiglia che aveva adottato negli ultimi mesi il randagio più famoso della città. Il decesso,  secondo il veterinario, è legato anche ai problemi polmonari causati dai gas lacrimogeni inalati in tanti anni passati in prima linea nel cuore della guerriglia urbana sotto il Partenone.Loukanikos irrompe sulla scena politica ellenica nel 2009. Il paese sta iniziando a sprofondare nella crisi, i conti sono truccati, nel bilancio dello stato c'è una voragine. E gli arcigni controllori di Bce, Ue e Fmi mettono sotto tutela la Grecia. Alle prime manifestazioni di piazza, i fotografi della grande testate internazionali - esaminando i loro scatti - saltano sulla sedia: di fronte ai ragazzi in nero incappucciati che si scontrano con la polizia, in mezzo alle fiamme delle molotov e del fumo dei lacrimogeni, c'è sempre un cane dal pelo raso biondo, alto. Impegnato senza paura ad abbaiare incessantemente alle forze dell'ordine, incurante dei blocchi di marmo staccati dai gradini dell'Hotel Royal Bretagne che volano in aria, del fuoco e dei manganelli.Lì è iniziata la leggenda di Loukanikos, uno dei tanti randagi (censiti dal Comune e coccolati dalla cittadinanza) che vivono per le strade della capitale ellenica. Nessuno è mai riuscito a capire come facesse a indovinare giorni e ora degli appuntamenti politici più caldi. Fatto sta che ogni volta che una manifestazione anti-Troika ad Atene degenerava in scontri di piazza, lui era lì. Occhio attento, abbaio rauco, pronto a scattare contro i manifestanti e scagliarsi per primo contro i cordoni della Mas, l'addestratissima polizia anti-sommossa ateniese. Salvo poi sparire nel nulla appena il fumo dei gas si diradava e in strada tornava la calma. La sua capacità di distinguere tra buoni e cattivi (dal suo punto di vista, ovvio) è mitica. Qualche mese fa è finito in mezzo agli scontri tra poliziotti in borghese impegnati a manganellare i loro colleghi che scioperavano contro i tagli agli stipendi delle forze dell'ordine. Ha esitato solo un attimo, confuso. Poi si è schierato con le zampe ben piantate per terra di fronte ai contestatori. Dando man forte alle loro ragioni con il suo valido contributo di latrati e morsi. In sei anni di onorata carriera come guerrigliero urbano, il cane black bloc si è guadagnato anche il rispetto dei suoi avversari. Nessun poliziotto ha mai osato colpirlo. Ad Atene - complice il mistero che circondava la sua vita reale - è rapidamente diventato una celebrità. E nel 2011, a conferma di una fama che aveva ormai valicato le frontiere, un orgoglioso e fiero Loukanikos è stato immortalato da "Time" come "Dog of the year". Tanta roba, specie per un randagio abituato a campare rubando qualche osso dai cassonetti dei ristoranti sotto il Partenone. Litigandoselo oltretutto con i gatti del Partenone, altri quattrozampe metropolitani che quanto a coraggio e aggressività non hanno niente da invidiare ai loro cugini che vivono nella savana.
Negli ultimi mesi Loukanikos era finito in pensione. Quasi avesse capito che la Grecia è in ripresa. E che le manifestazioni di piazza, una volta quotidiane, sono sempre più rare. I giovani studenti del Politecnico che scortava in corteo si sono resi conto che aveva qualche difficoltà motoria. E una famiglia ha deciso di prendersene cura. Se nè andato nel sonno. E la protesta di Atene ha perso una delle sue voci (diciamo così) più forti.
 
NEL CUORE.ORG
9 OTTOBRE 2014
 
ADDIO LOUKANIKOS, SIMBOLO DELLA RIVOLTA GRECA ANTI-AUSTERITA'
Attacco cardiaco o troppi lacrimogeni?

 
E' morto il cane diventato la mascotte della rivolta anti-austerita' in Grecia. Piu' volte fotografato in prima linea durante gli scontri in piazza ad Atene mentre abbaiava ai poliziotti, Loukanikos aveva conquistato un posto come "animale dell'anno" sulla rivista 'Time'. Loukanikos, un bastardino color sabbia, "come tutti glianimali randagi rispecchiava l'irrequietezza dei greci che si rifiutano di inchinarsi", ha commentato Anna Makri, la veterinaria responsabile del centro per gli animali randagi, "e' morto per un attacco cardiaco". Ma il quotidiani "Agvi" insinua: sarebbe morto per i troppi gas lacrimogeni inalati.
 
LA ZAMPA.IT
10 OTTOBRE 2014
 
Morto Loukanikos, il cane simbolo della Grecia che si ribellava alle misure di austerity
Il meticcio, di circa 10 anni, sarebbe morto a causa dell’esposizione alle sostanze chimiche contenute nei lacrimogeni usati dalla polizia durante i tafferugli
 
È morto Loukanikos, il cane simbolo della rivolta in Grecia contro l’austerità e che aveva avuto perfino l’onore di essere inserito fra i «personaggio dell’anno» del periodico americano Time. Meticcio color sabbia, più volte immortalato in prima linea durante gli scontri di piazza mentre ringhiava ai poliziotti, sarebbe morto per aver respirato per anni i gas lacrimogeni.  
Secondo il quotidiano di sinistra Avgì, l’uomo che per primo lo trovò da cucciolo mentre scorrazzava per le strade del centro di Atene lo battezzò Nikiforos (Vittorioso), ma altri più tardi lo chiamarono Kanellos, in omaggio a un altro cane divenuto famoso durante sommosse di piazza del passato e morto nel 2008.  
Ma negli ultimi anni il cane - docile con i manifestanti anti-austerità e aggressivo con i poliziotti - era conosciuto come Loukanikos (salsiccia), un nomignolo che lo ha reso famoso in tutto il mondo per essere ogni volta in prima linea in tutte le manifestazioni di protesta che si sono svolte nella capitale greca negli ultimi sei anni. 
Dopo che si è diffusa la notizia della sua morte, sui social network ellenici in molti hanno voluto ricordarlo: «RIP (Riposa in pace) Loukanikos», «Addio, Loukanikos», «Loukanicos, il cane della rivolta greca, ha esalato l’ultimo respiro». 
Secondo Avgì, la salute dell’animale, che aveva all’incirca 10 anni, era peggiorata negli ultimi due anni, durante i quali era stato visto più volte in piazza Syntagma abbaiare davanti ai poliziotti in tenuta antisommossa avvolto da nuvole di gas lacrimogeni. Louganikos era stato il protagonista sui media di tutto il mondo e a lui dedicarono servizi anche Bbc, Cnn ed Al Jazira che coprirono gli inizi della crisi greca. Nel 2011 il settimanale Usa Time lo mise nella lista delle sue 100 personalità dell’anno e sempre nel 2011 fu protagonista di una canzone e di un video pubblicato su YouTube per esprimere solidarietà al popolo greco. Loukanikos ha avuto anche una sua pagina su Facebook che ha raccolto quasi 45.000 «Mi piace». 
L’uomo che si è preso cura del randagio da quando era cucciolo, e che ha voluto rimanere anonimo, ha detto ad Avgì che Loukanikos è morto di recente nella sua casa. Il veterinario che lo aveva in cura ha dichiarato che l’esposizione alle sostanze chimiche contenute nei lacrimogeni usati dalla polizia sono stati determinanti nel provocarne la malattia e la morte.
 
LA ZAMPA.IT
1° OTTOBRE 2014
 
Morto Loukanikos, il cane simbolo della protesta greca
 
È morto Loukanikos, il cane divenuto «mascotte» e simbolo della rivolta in Grecia contro l’austerità e che aveva avuto perfino l’onore di essere inserito fra i «personaggio dell’anno» del periodico americano Time. Bastardino color sabbia, più volte immortalato in prima linea durante gli scontri di piazza mentre ringhiava ai poliziotti, secondo il quotidiano Agvì, sarebbe morto per aver respirato per anni i gas lacrimogeni.
FOTO
 
NEL CUORE.ORG
9 OTTOBRE 2014
 
USA, L'AVVOCATO DELLO SCIMPANZE': LIBERO, HA PERSONALITA' GIURIDICA
Il caso è arrivato davanti ad una Corte d'appello
 
Una Corte d'appello americana deciderà nelle prossime settimane se gli scimpanzé hanno il diritto di avere la ''personalità giuridica'' in un caso che potrebbe portare maggiori diritti per gli animali, come gorilla, elefanti e delfini, secondo l'avvocato che sostiene un vecchio scimpanzé di 26 anni di nome Tommy. Il legale, Steven Wise, "difende" l'animale che vive da solo in una gabbia nella contea di Fulton, in Georgia. Un giudice del processo ha rifiutato una richiesta di Wise e del suo Nonhuman right project di liberare Tommy e altri scimpanzé e portarli in un santuario della Florida che imita il loro habitat naturale. Wise sostiene che gli animali con qualità umane, come gli scimpanzé, meritano diritti fondamentali, compresa la libertà dalla prigionia. Sta anche cercando il rilascio di altri tre scimpanzé a New York e ha detto che progetta casi simili in altri Stati. Se ci riesce, ha detto che cercherà di far ottenere la "personalità giuridica" per le altre specie con qualità umane, che egli definisce come autodeterminazione e l'autonomia.
Uno dei giudici ha detto che lo Stato ha leggi per proteggere gli animali dai maltrattamenti e ha suggerito che potrebbe essere una via più appropriata per assicurare il benessere di Tommy. Ma Wise ha risposto che il caso non riguarda il benessere, ma l'imprigionamento illegale. La questione-chiave, che verrà decisa a breve, è se uno scimpanzé può essere equipato ad una persona.
 
STATE OF MIND
9 OTTOBRE 2014
 
Amare gli animali e mangiare gli animali: come riduciamo la dissonanza cognitiva del “meat paradox”
 
E’ il meccanismo della riduzione della dissonanza cognitiva che ci viene davvero in aiuto ogni qualvolta, seppur consapevoli dell'”umanità” animale, ci facciamo una bella bistecca: a 9 su 10 di noi, non potendo adattare il proprio comportamento al proprio sistema di credenze e valori (per esempio diventando vegetariani), non resta che adattare le proprie idee al comportamento.
L’italiano medio consuma 81 kg di carne all’anno, poca se si considera che l’americano tipo ne consuma invece più di 250, un appetito alimentato dal massacro di 10 miliardi di animali. Il consumo di carne convive, nella maggior parte delle persone, con la cura e l’amore per gli animali, sopratutto quelli domestici. Ma come viene gestita la tensione psicologica creata da questi comportamenti apparentemente così contrastanti?
Steve Loughnan dell’Università di Melbourne lo chiama il “paradosso della carne”. Lui e il suo team hanno lavorato anni per comprendere il lavorio mentale a cui ricorriamo per risolvere e convivere con questo dilemma morale.
Il modo più sicuro e più ovvio per eliminare questa tensione morale e psicologica è quello di astenersi dal mangiare carne, diventando vegani o vegetariani. Molti vegani dicono che sono disgustati dall’idea di mangiare carne, e il disgusto è un’emozione potente.
Ma non sono molti a compiere questo passo. Questo perché la carne ci piace, ha un buon sapore, e mangiarla ci dà piacere. È l’interazione tra piacere e disgusto a determinare se ci asteniamo o cediamo di fronte ad un hamburger. 
Loughnan si è chiesto a cosa è attribuibile il trionfo del piacere o quello del disgusto, e per scoprirlo ha studiato i carnivori stessi: Quali sono i loro atteggiamenti e valori in genere? come percepiscono bovini e cani? Come fanno pendere la bilancia verso il piacere e tengono lontano il disgusto?
Lui e il suo team hanno trovato alcune differenze interessanti tra i mangiatori di carne e vegetariani. Ad esempio, i mangiatori di carne tendono ad essere più autoritari, accettano l’espressione dell’aggressività e sono anche più propensi ad accettare le disuguaglianze e ad abbracciare le gerarchie sociali.
A quanto pare questi atteggiamenti verso altri esseri umani gli permettono di percepire il consumo di carne come meno problematico moralmente. II mangiare carne è anche strettamente legato all’identità maschile, come se nell’immaginario comune i “veri uomini” non mangiassero niente che non si stacchi da un osso!
Questi valori personali si riflettono anche nelle credenze sugli animali che mangiamo, cioè sulla percezione che abbiamo della loro mente e su quanto li percepiamo simili a noi. Quello che ci domandiamo, insomma, è: “ma gli animali soffrono? E quanto consapevoli del dolore che provano?”.
Loughnan e il suo team hanno scoperto che mangiare un animale “consapevole” e “pensante”, ad esempio un cane, è pecepito come più immorale e disgustoso del mangiare un maiale, percepito come meno consapevole.
Tutte queste percezioni, combinate tra loro a formare il punto di vista individuale di ciascuno, forniscono uno strumento cognitivo potente per risolvere il “paradosso della carne”. Uno in particolare sembra permetterci di salvare capra e cavoli: percepiamo gli animali come capaci di soffrire, ma non se li uccidiamo “umanamente”.
Ma è il meccanismo della riduzione della dissonanza cognitiva che ci viene davvero in aiuto ogni qualvolta, seppur consapevoli dell’”umanità” animale, ci facciamo una bella bistecca: a 9 su 10 di noi, non potendo adattare il proprio comportamento al proprio sistema di credenze e valori (per esempio diventando vegetariani), non resta che adattare le proprie idee al comportamento…ecco allora che l’animale che ci stiamo per mangiare diventa improvvisamente meno “pensante”, e quindi meno in grado di percepire la sofferenza.
 
VARESE NEWS
9 OTTOBRE 2014
 
Animali invasori: l'Europa stila la black list
Anche all'Università dell'Insubria si studiano gli effetti dell'arrivo di specie aliene: dallo scoiattolo grigio al cinipide al gambero della Luisiana. Ogni anno, i cambiamenti della biodiversità provocano danni per 12,5 miliardi di euro
 
Scoiattolo grigio, il gambero della Luisiana, la nutria, il cinipide.
Ma quanti animali sono immigrati nel nostro territorio? Può sembrare una questione da poco ma l’Europa ha alzato le antenne davanti a questa invasione animalesca e sta persino stilando una black list con tutte le specie da bannare. Sarà pronta il prossimo anno e ci stanno lavorando su più fronti. Diversi specialisti, scienziati, ricercatori studiano gli effetti di ogni specie alloctona ( aliena) in un habitat. Anche alla Baita del Ghighel si ritroveranno per discutere di invasioni e programmi di protezione. È una struttura dell’Università dell’Insubria, recentemente inaugurata e dedicata al professor Guido Tosi morto tragicamente tre anni fa. La sua passione per le Alpi e il suo ecosistema, però, ha fatto proseliti e oggi, l'opera viene proseguita dal ricercatore Adriano Martinoli : «L’Italiae l’Europa intera stanno facendo i conti con le tante trasformazioni che provocano cambiamenti della biodiversità. Parliamo di alterazioni climatiche, di interventi dell’uomo, di invasioni di specie animali e vegetali nuove che modificano gli equilibri».
Anche nei laboratori dell’Insubria si analizzano i cambiamenti: attenzione particolare viene riservata allo scoiattolo grigio: « Venne importato nel 1948 perché era più socievole - racconta il docente - da allora, ha lavorato, piano piano, togliendo cibo al cugino nostrano, quello rosso. Così, trovando meno cibo, le femmine autoctone sono troppo debilitate per riprodursi e, anno dopo anno, il numero di esemplari si è ridotto fino al rischio estinzione di oggi». 
E se per lo scoiattolo è stata una questione di antagonismo, per le lontre la causa va ricercata nell’opera dell’uomo: « Cinquant’anni fa, questo animale popolava in abbondanza le acque dei nostri fiumi. Poi è arrivato l’inquinamento che ne ha cancellato l’esistenza. Oggi, lontre si incontrano solo in alcune regioni del Sud, ma, piano piano, si stanno ripopolando e risalgono lo Stivale. Vittima della distruzione dell’ambiente acquatico è anche il gambero dei nostri corsi d’acqua: l’arrivo del parente della Luisiana è solo uno dei tanti colpi inferti alla sua sopravvivenza. Ma non è certo l’unico».Lo zoologo è impegnato anche in una ricerca italo portoghese sui pipistrelli: « Sono fondamentali nell'ecosistema perché mangiano grandi quantità di insetti che, altrimenti, si dovrebbe sopprimere chimicamente. Questo, però, è un animale in forte pericolo di estinzione a causa della sua incapacità di adattarsi ai cambiamenti. Il fatto è che oggi possiamo solo individuare l’evoluzioni di taluni animali ma non siamo in grado di prevedere quali conseguenze l’estinzione di una o dell’altra specie comporterà a livello di biodiversità».
Un dato, però, è ben chiaro: « Ogni anno, l’Europa spende 12,5 miliardi di euro per tamponare i danni che provoca l’arrivo di specie aliene. Il nostro territorio è particolarmente esposto a causa della presenza di Malpensa che, di fatto, è un centro di biodiversità in negativo. Pensiamo al cinipide, per esempio, che ha distrutto la produzione di castagne nelle nostre zone».
Ricercatori e scienziati, dunque, sono alla ricerca di risposte davanti ai grandi cambiamenti che si stanno verificando: « Le Alpi e gli Appennini sono un grandissimo patrimonio che dobbiamo tutelare. Sono habitat che risentono molto dell’intervento dell’uomo. Pensiamo al secolo scorso, quando agricoltura e allevamento erano fiorenti: le alture del varesotto come Vararo erano terra di pascolo e non esisteva un arbusto. Oggi sono boschi fittissimi dove si sono moltiplicati cervi e i cinghiali. Il numero è in crescita e ciò spinge i giovani esemplari a cercare terre nuove: ecco perché ci arrivano sulle strade»..E l’avvistamento di animali selvatici in città apre, per il professor Martinoli ( nella foto a sinistra), un capitolo diverso che ha a che fare con la cultura: « Per oltre mezzo secolo abbiamo ignorato gli animali. Così concentrati sul progresso, ci è sfuggito il dato ambientale. Oggi siamo di nuovo chiamati a farci i conti ma non siamo abituati. È il caso dell’orso: tutti sappiamo che va protetto e che è un patrimonio. Ci dimentichiamo, però, che la sua presenza crea problemi alle persone che, in quell’ambiente, vivono e operano: chi protegge i loro interessi, chi se ne cura? È una questione culturale, di approccio a un mondo che deve ritrovare i suoi equilibri e le proprie dinamiche. In altre parole, il mondo animale e vegetale va conosciuto e rispettato anche perché nessuno può dire con certezza cosa può succedere in seguito a grossi stravolgimenti di flora e fauna in Italia e in Europa. Ecco perché noi ricercatori stiamo lavorando per analizzare situazioni e condizioni. In particolare, nella zona alpina stiamo studiando il comportamento di stambecco e lepre bianca, due animali che vivono ad alta quota. Capire le loro reazioni davanti ai grossi cambiamenti climatici che stanno avvenendo in vetta è un primo passo per poter procedere a ulteriori studi in vista dell’individuazioni di scenari imminenti. In questo senso, la Baita del Ghighel sarà un centro prezioso dove i diversi punti di vista convergeranno: animalisti e cacciatori, studiosi e amministratori. Si deve fare sistema per mantenere il delicato equilibrio». 
FOTO
 
QUOTIDIANO.NET
10 OTTOBRE 2014
 
"Gatti spariti a Parma: rapiti per gli esperimenti di vivisezione?"
Dal 2013 sono oltre 150 e la zona delle scomparse tocca l'intera provincia. Enpa mette una taglia e sollecita le forze di polizia ad indagare a fondo
 
Roma, 10 ottobre 2014 – Sta assumendo proporzioni sempre più inquietanti la misteriosa sparizione di gatti nel Parmense: dal 2013 ad oggi, da quando cioè alla Sezione Enpa di Parma sono cominciate ad arrivare le prime segnalazioni, si contano già più di 150 animali scomparsi. Ma si tratta di una stima approssimata per difetto, perché il numero di casi continua ad aumentare con segnalazioni che arrivano con cadenza quotidiana da quasi tutte le zone della Provincia. Per questo, la Protezione Animali parmense è impegnata in un'attività di censimento, che permetterà ai volontari (ma anche a Polizia e Carabinieri) di avere a disposizione una statistica attendibile con una mappature delle aree più a rischio.
«Siamo alla ricerca di regolarità ed anomalie che ci possano aiutare a inquadrare il fenomeno e, di conseguenza, ad avere qualche indizio utile a metterci sulle tracce dei rapitori – spiega Lella Gialdi, consigliere nazionale della Protezione Animali nonché presidente dell'Enpa di Parma -. Al momento l'unica cosa certa che mi sento di escludere è che tali sparizioni siano causate da un'unica persona: il territorio dove sono avvenute è troppo vasto per essere “battuto” da un singolo.»
Sulle cause, invece, l'Enpa non si sbilancia, benché sia stato ipotizzato che i felini vengano impiegati per la sperimentazione animale, che siano utilizzati per l'addestramento dei cani da combattimento o vengano addirittura destinati al consumo alimentare. «Purtroppo – prosegue Gialdi – temo che questo sia solo l'inizio e che abbiamo appena iniziato a scoperchiare il “vaso di Pandora”. Per questo, insieme ad una privata cittadina e ad un'altra associazione parmense, “Club Amici Miei” abbiamo messo una taglia di duemila euro a favore di chiunque fornirà informazioni utili a fare luce su questa inquietante situazione.»
Un appello, questo, al quale si associa anche la presidente nazionale dell'Enpa, Carla Rocchi, che chiede alle autorità locali ed alle forze di polizia il massimo impegno per risolvere il mistero. «Ringrazio tutte le persone che stanno lavorando al caso con grande professionalità e dedizione; auspico che questi criminali vengano individuati il prima possibile e sanzionati con una pena durissima – dichiara Rocchi -. Naturalmente di questa terribile vicenda è informato il nostro ufficio legale che sta adottando tutte le opportune iniziative al riguardo.»
 
NEL CUORE.ORG
10 OTTOBRE 2014
 
PIACENZA, TRAFFICO ILLEGALE DI CUCCIOLI DALLA BULGARIA: 2 DENUNCE
Rintracciati 40 acquirenti in tutto il nord Italia
 
La polizia municipale di Castelsangiovanni, in provincia di Piacenza, ha scoperto un traffico di cuccioli di cane che venivano importati illegalmente dalla Bulgaria per poi essere rivenduti in maniera irregolare in tutto il nord Italia. Le indagini - rivela la "Libertà" - sono durate parecchi mesi e si sono concluse con la denuncia, segnalazione in stato di libertà, di due coniugi di Castelsangiovanni che importavano i cagnolini e poi li rivendevano su internet senza avere le necessarie autorizzazioni. I bulldog, ad esempio, venivano acquistati per 600 o anche 700 euro. Grazie all'inchiesta sono stati rintracciati circa 40 acquirenti in tutto il nord Italia. L'accusa è di importazione illegale e commercio irregolare di animali da affezione. Rischiano una pena che va da tre mesi a un anno di reclusione e una multa da tre a 15 mila euro.
 
ANSA
10 OTTOBRE 2014
 
Due cani uccisi con polpette avvelenate
Trovati da volontari Lav, un gatto salvato dai veterinari
 
(ANSA) - COSENZA, 10 OTT - Due cani sono morti dopo avere ingerito delle polpette avvelenate nella frazione Donnici Superiore di Cosenza ed un gatto è sopravvissuto dopo le cure dei veterinari. A segnalare il caso è la Lav di Cosenza."Purtroppo - è scritto in una nota - non è il primo caso cui assistiamo, impotenti. L'avvelenamento è un reato. Inoltre la presenza di esche e/o bocconi avvelenati costituisce fonte di pericolo, non solo per gli animali, ma anche per gli umani, in particolare per i bambini".
 
BRESCIA TODAY
10 OTTOBRE 2014
 
Pozzolengo (BS): cani morti avvelenati, si cerca un 'killer' seriale
 
Cinque cani uccisi in poche settimane: si cerca a Pozzolengo il killer degli amici a quattro zampe. Colpiti soprattutto i cacciatori, che ora lanciano un appello: "Non uccidete i nostri animali"
Già lo chiamano “il killer dei cani”. Si è improvvisamente fatto vivo, in quel di Pozzolengo, a partire dalla scorsa estate: cinque gli animali ammazzati, dalla fine di agosto ai primi di ottobre. E la preoccupazione cresce soprattutto tra i cacciatori, perché i cani da caccia, per ora, sono le vittime ‘preferite’.
Bocconcini avvelenati, sparsi nelle campagne che circondano il territorio comunale. Spesso luoghi ‘storici’ in cui andare a caccia, come se l’avvelenamento seguisse un disegno preciso. Tra i più sfortunati un cacciatore residente proprio in paese: tre i cani che ha già perso, e in rapida sequenza.
Il primo trovato già morto, gli altri due in condizioni critiche: a nulla è servito il disperato intervento dei veterinati, gli animali sono morti dopo lunghe ore di agonia. Si cerca intanto l’avvelenatore folle: la Federcaccia locale non esclude si possa trattare di un animalista "con qualche rotella fuori posto".
“Siamo consapevoli che non tutti approvano la caccia – spiegano i cacciatori – e se qualcuno vuole discuterne con noi siamo pronti a parlarne civilmente. Ma per favore, non uccidete i nostri cani”.
 
ROVIGO OGGI
10 OTTOBRE 2014
 
PROCESSO A ROVIGO L’accusa è di maltrattamenti ai due animali ritrovati in un’azienda agricola di Canaro. Prima la segnalazione di una veterinaria, poi l'intervento di guardie zoofile e Ulss 18
Cani denutriti e prossimi alla morte, quattro persone sotto processo
Quattro imputati, uno dei quali ha già patteggiato, sotto accusa per le disastrose condizioni in cui secondo le accuse vennero trovati due cani - un rottweiller e un setter irlandese - in una azienda agricola di Canaro. "Non reagivano più, la catena era lunga poco più di un metro"
 
Rovigo - Le condizioni dei due cani erano, secondo le contestazioni, disastrose. Denutriti, apatici, ormai incapaci di qualunque reazione. Stavano in mezzo al fango e ai propri escrementi. Uno dei due era legato a una catena lunga poco più di un metro. Dalla prima segnalazione, eseguita da una veterinaria, è scaturito il processo che ha vissuto una udienza cruciale venerdì 10 ottobre, di fronte al giudice Sandrina Fiorito del tribunale di Rovigo. Con la pubblica accusa rappresentata dal pubblico ministero d'udienza Alessia Pirani. In origine gli imputati erano quattro: la proprietaria di uno dei due cani, una persona che, benché invitata non si sarebbe presentata per fornire indicazioni sulla proprietà dell'altro animale, e i due titolari, padre e figlio, titolari dell'azienda agricola di Canaro nella quale vennero trovati gli animali. 
Differenti le posizioni degli imputati: la padrona è accusata dell'abbandono di uno dei due animali, l'altro imputato di non avere risposto all'invito a fornire chiarimenti, mentre i due titolari dell'azienda agricola sono chiamati a rispondere dell'ipotesi di reato di maltrattamenti. Importante la testimonianza resa da una veterinaria ascoltata come testimone. Ha descritto le drammatiche condizioni in cui furono ritrovati i due animali. Uno dei due titolari dell'azienda è uscito di scena alle scorse udienze, patteggiando la pena.
 
PREALPINA.IT
10 OTTOBRE 2014
 
Ladri uccidono il cane
Criminali senza cuore usano polpette avvelenate per spianarsi la strada: vittima un pastore maremmano
 
Uboldo (VA)  - "Quando di ritorno a casa ho trovato il mio pastore maremmano riverso a terra, morto, sono rimasto sconvolto - racconta Andrea Pastorello - E' assurdo quello che gli è successo, insopportabile per tutta la mia famiglia. Mi auguro che i colpevoli paghino: sono persone senza cuore".
L'uboldese è uno dei residenti di via Madonnini il cui quattrozampe è stato avvelenato da ignoti. Tre i casi avvenuti in pochi giorni, con ogni probabilità opera di ladri che, pur di rubare indisturbati, non esitano ad ammazzare i cani da guardia con polpette avvelenate. E' morto così il pastore maremmano di Pastorello, il quale è convinto che il decesso sia opera dei topi d'appartamento.
"I miei vicini - fa sapere - hanno dovuto fare i conti con due tentativi di furto e non è certo un caso che altri due padroni abbiano dovuto portare i loro cani dal veterinario perché stavano male".
Si tratta di un dobermann e un jack russell, che anche dopo le cure continuano a vomitare una sostanza schiumosa: di fatto sono moribondi. Secondo i veterinari sarebbero stati vittime di un tentativo di avvelenamento, cosicché i padroni sono in allarme: prima o poi potrebbe toccare a qualcun altro.
Una delle case prese di mira era vuota: i ladri si sono introdotti per nulla, perché non c'era niente da rubare. E' andata meglio in un'altra villetta, dove hanno svaligiato le stanze mentre la famiglia si trovava in taverna: rientrando in casa, genitori e figli si sono accorti che la porta era chiusa dall'interno e hanno capito che c'erano stati i ladri; rientrati dalla porta d'ingresso, infatti, hanno trovato tutte le stanze a soqquadro, spariti gli oggetti di valore.
"C'è bisogno di più sicurezza - afferma Pastorello - L'amministrazione e le forze dell'ordine dovrebbero ingegnarsi in qualche modo, perché così non possiamo proprio continuare".
Su Facebook, ieri, c'è stato un rincorrersi di messaggi di solidarietà per la sorte del bel cagnolone avvelenato: "Segnalate e denunciate ai carabinieri e alla polizia municipale qualsiasi persona sospetta che vedete aggirarsi di notte (o di giorno) nei pressi delle abitazioni - è l'appello lanciato da Il Negozio degli Animali - Insegnate ai vostri cani a non prendere cibo dalla recinzione e magari lasciate un cartello con scritto di non lasciare niente da mangiare".
La vicenda è divenuta anche un caso politico, con la Lega Nord che chiede alla giunta di intervenire. © Riproduzione riservata
 
CORRIERE ADRIATICO
10 OTTOBRE 2014
 
Cane legato alla catena liberato dai carabinieri
 
CAMERANO (AN) - I carabinieri di Camerano hanno sequestrato un cane labrador anziano che da diverso tempo era legato alla catena di ferro su un terrazzo.
Ne dà notizia Carla Moroni, coordinatrice delle guardie zoofile di Legambiente, ringraziando i militari per l'intervento.
"Dopo che era giunta una segnalazione a Legambiente che denunciava lo stato di detenzione del povero animale - scrive Moroni -, le guardie zoofile hanno iniziato fin da subito ad effettuare diversi sopralluoghi per verificare se effettivamente il cane si trovava in questa situazione.
"Le guardie zoofile - aggiunge Moroni - hanno potuto constatare che il cane viveva per l'intera giornata legato alla catena agganciata al terrazzo di casa, senza che avesse la possibilità di muoversi ed era costretto a fare i propri bisogni sul terrazzo provocando, tra l'altro, inconvenienti igienico- sanitari".
Il cane appariva molto magro, aveva problemi di deambulazione e sul corpo apparivano piaghe da decubito. Adesso Fox , così si chiama il cane, è stato trasferito presso il canile sanitario e il proprietario rischia di essere denunciato per maltrattamento.
"Purtroppo - è la conclusione di Moroni - ancora assistiamo a questi tristi eventi a danno degli animali. Vorrei sottolineare che tutti gli animali sono esseri senzienti, devono essere paragonati a dei compagni di vita, e a loro devono essere dedicati cure e affetto, tutti elementi che a Fox sono venuti a mancare".
 
NEL CUORE.ORG
10 OTTOBRE 2014
 
BISCEGLIE, PERSEGUITA UNA DONNA E UCCIDE IL CANE DEL FRATELLO DI LEI
Pregiudicato finisce ai domiciliari
 
provincia di Barletta-Andria-Trani  - Respinto dalla donna che corteggiava, un pregiudicato ha perseguitato lei e il suo compagno per mesi con minacce, insulti su Facebook e qualche aggressione, arrivando ad uccidere per vendetta il cane del fratello della donna. L'uomo, che ha 37 anni, e' stato arrestato a Bisceglie dai carabinieri in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari emessa dal gip del Tribunale di Trani. Il pregiudicato e' accusato di atti persecutori, tentata estorsione, danneggiamento seguito da incendio, percosse ed uccisione di animali nonche' diffamazione. Secondo gli inquirenti, l'uomo avrebbe preso di mira una coppia di Bisceglie, una donna di 43 anni e un uomo di 48, prima con delle avances a lei, sempre rifiutate, poi con minacce telefoniche, insulti sui social network, botte al compagno della vittima e una richiesta ricattatoria di 1000 euro per porre fine alla persecuzione. Avrebbe anche appiccato il fuoco alla porta dell'abitazione della coppia, costringendo i due a trasferirsi dai genitori di lei.
 
NEL CUORE.ORG
10 OTTOBRE 2014
 
SIRACUSA, BASTONA IL CANE DEL VICINO DOPO UNA LITE: DENUNCIATO
L'uomo bloccato dal proprietario e dai poliziotti
 
Un uomo di 77 anni, P.S., e' stato denunciato dalla polizia a Pachino (Siracusa) per aver preso a colpi di bastone il cane pastore tedesco di un suo vicino al culmine di una lite per motivi condominiali durante la quale aveva minacciato con il bastone anche il proprietario dell'animale. L'uomo, che deve rispondere di minacce gravi e maltrattamento di animali, e' stato bloccato dal proprietario e dagli agenti di polizia. Il cane e' stato soccorso e non e' in pericolo di vita.
 
LA STAMPA
10 OTTOBRE 2014
 
St-Vincent, scappa col cane sequestrato: “Lasciatemelo o mi uccido”
Il rottweiler era stato dichiarato pericoloso dopo una serie di aggressioni, ieri la padrona non l’ha riportato al canile dopo la passeggiata quotidiana e ha fatto perdere le proprie tracce.
 
daniele genco
 
Aaint-Vincent  Ha rubato il suo rottweiler che era sotto sequestro al canile regionale: «Lasciatemelo o mi uccido». Protagonista è Monica Bianco, di St-Vincent. «Black», il suo cane, era rinchiuso su ordine del magistrato dopo una serie di aggressioni. «Senza di lui sono perduta - racconta Monica al telefonino, senza svelare dove si trovi - l’ho allevato io».  
Ieri Monica si è presentata al canile di Aosta per la solita passeggiata quotidiana che era autorizzata a fare con il suo «Black» di 4 anni (rinchiuso da 5 mesi) ma non è rientrata nella struttura. «L’ordine è di riportarlo indietro prima che la denuncia per sottrazioni di beni sotto sequestro giudiziario diventi esecutiva - dice il direttore del canile Danilo Maccarrone -. Quel cane è stato dichiarato pericoloso con provvedimento del giudice, ha una storia piuttosto burrascosa di aggressioni». Monica Bianco, sposata e con due figli, non molla: «Se vengono i carabinieri piuttosto di dargli “Black” mi uccido».  
Il cane aveva azzannato una persona a un braccio: era senza museruola, la proprietaria non aveva assicurazione ed era anche sprovvista del patentino che abilita alla conduzione di cani di razze pericolose. A quel punto è arrivata un’ordinanza del sindaco di St-Vincent, Adalberto Perosino, che intimava a Monica Bianco di disfarsi del cane. Lei ora dice: «Ho studiato, ho preso il patentino e ho fatto anche l’assicurazione, ma il giudice insiste e vuole garanzie che non debba più mordere nessuno. Ma è assurdo, come si fa? Black è buono, giocava persino con i miei figli». 
 
GREEN STYLE
10 OTTOBRE 2014
 
Violenze sugli animali usati per intrattenere i turisti
 
Gli animali selvatici sono affascinanti, potenti, intriganti: per questo è inverosimile immaginare di correre verso una tigre oppure di seguire un elefante per cercare di salire sulla sua schiena. Eppure questo genere di pratica si ripete quotidianamente in molte parti del mondo, dove gli animali nati nella natura selvaggia hanno perso ogni tipo di libertà e indipendenza per opera della mano dell’uomo. Ma ciò che un turista divertito o uno spettatore incuriosito spesso ignora, oppure non vede, è la mole di sofferenza, fatica, dolore e violenze che un animale subisce per puro sollazzarlo. Elefanti strappati alla loro condizione di branco e libertà, costretti a catena corta sotto il sole cocente. Le zampe quasi impossibilitate a muoversi, bloccate sull’asfalto rovente, picchiati e percossi per ogni errore, legati anche durante la camminata, umiliati, allontanati dai loro simili e costretti a caricare sulla schiena quantitativi di turisti di ogni tipo. Oppure tigri obbligate a farsi abbracciare per la foto di rito, spesso malmenate per mantenere un’indole sottomessa e non aggressiva. Ma anche gli orsi conducono una vita di degrado e violenza: fino a poco tempo fa in India erano catturati e forzati alla danza in pubblico. Strattonati da una corda corta, legata a un anello di metallo inserito nel naso. Un’intera comunità, quella di Kalander, sopravviveva grazie all’utilizzo e allo sfruttamento dei plantigradi. Ora la situazione ha subito un’inversione positiva grazie anche all’intervento della World Animal Protection, che è riuscita a salvare gli orsi garantendo al contempo metodologie di guadagno diverse per la comunità. Ma gli esempi di sfruttamento degli animali sono tanti, spesso sottovalutati o ignorati dai turisti. In pochi sanno che i ganci che stringono le zampe degli elefanti finiscono per tagliare loro la cute, che le tigri che penzolano dagli alberi di notte sono recluse in gabbie anguste, che i leoni che loro abbracciano vengono sedati con droghe.
Negli anni però la sensibilità nei confronti di queste problematiche è aumentata, costringendo i turisti a prendere maggiore consapevolezza nei confronti dei luoghi e delle mete da visitare, quindi delle eventuali escursioni a tema. Spesso gli stessi viaggiatori chiedono l’intercessione dei tour operator perché certe pratiche di violenza non vengano incluse nel pacchetto dei divertimenti. Questo genere di interessamento sta smuovendo lentamente le acque: potrebbe impedire che altri animali selvatici vengano schiavizzati nel nome di un divertimento fittizio.
 
ANSA
10 OTTOBRE 2014
 
Grecia: giro di vite contro chi maltratta gli animali
Nominato un procuratore responsabile della loro protezione
 
In seguito a diversi e gravi casi di maltrattamento di animali di recente registratisi in Grecia, le autorità elleniche hanno deciso di dare un giro di vite al preoccupante fenomeno con la nomina di un responsabile 'ad hoc' per la protezione degli animali e di aggravare le pene per chi si rende responsabile di maltrattamenti. E' in quest'ottica, infatti, che il Procuratore della Repubblica di Atene, Ilias Zagoraios, ha nominato Alessandra Piskoina nuovo procuratore aggiunto responsabile per la protezione degli animali. Piskoina, come riferiscono oggi i giornali ateniesi, è considerata una persona molto sensibile alle problematiche animaliste e soprattutto al fenomeno del randagismo e che senza dubbio si muoverà con decisione contro i responsabili di maltrattamenti e uccisioni.
 
CORRIERE.IT
10 OTTOBRE 2014
 
Carmen, il cane che allatta il cucciolo di leone
 
Zoo di Wojciechow, Polonia: mamma Carmen ha un cucciolo speciale da allattare oggi: il piccolo leoncino Parys. Carmen è un cane pastore già madre di cinque cuccioli. Il piccolo leoncino è stato abbandonato alla nascita: la madre non lo voleva allattare e il padre non l’ha tenuto con sé. Per fortuna Carmen ha deciso di non abbandonare a sua volta il cucciolo (Getty)
FOTO
 
LA ZAMPA.IT
10 OTTOBRE 2014
 
Una signora si separa dalla gatta perché ricoverata in casa di cura, lei la ritrova
Otto anni prima la donna aveva adottato l’animale che viveva randagia


NELLA FOTO -  La gatta Cleo in braccio alla signora Nancy

fulvio cerutti

 
Un legame forte e pieno di amore, un istinto e una fedeltà che solo un animale può avere. Sono questi gli ingredienti della storia di Cleo, una gatta grigia e bianca in grado di rintracciare la sua proprietaria che era stata trasferita in una casa di cura. Come racconta il Dorking Advertiser, tutto ha avuto inizio alcuni mesi fa, quando la signora Nancy Cowen è stata ricoverata nella casa di cura Bramley House a Westcott, in Inghilterra. Una nuova vita che l’ha separata dalla sua adorata Cleo, una gatta randagia che aveva adottato otto anni prima. I suoi familiari avevano deciso di affidarla ai loro vicini di casa. Ma la gattina aveva ben altri piani. Il personale della struttura ha infatti raccontato che circa due settimane dopo l’arrivo della signora Nancy, un gatto ha iniziato a girare lì attorno. Tutti lo hanno considerato randagio e qualcuno, visto il suo modo di essere molto dolce, ha iniziato a dargli qualcosa da mangiare. Dopo qualche giorno anche la signora Cowen ha visto il gatto e l’ha trovato molto somigliante alla sua Cleo. Dubbio e sorpresa che sono state cancellate quando hanno controllato un elemento: quella gatta era quasi completamente priva della coda, proprio come la sua Cleo. «Penso che sia semplicemente incredibile che Cleo abbia trovato Nancy. Non so come ci sia riuscita - racconta la sua badante Laura Costello -. Non può averla seguita, dal momento che è piuttosto lontano dal luogo in cui la signora Nancy viveva». 
Di fronte a una tale prova di fedeltà, i responsabili della casa di cura hanno deciso di garantire che quella felice riunione potesse continuare lasciando Cleo con l’anziana signora. «Eravamo tutti assolutamente soddisfatti. Tutti abbiamo pensato che fosse meraviglioso - dicono dalla struttura -. Ci sono un sacco di brutte storie nel mondo , ma questa è una bella».  
 
GREEN ME
10 OTTOBRE 2014
 
L'hamburger vegan che sanguina come la carne
 
Non tutti i vegani amano le imitazioni dei prodotti di origine animale, soprattutto quando il riferimento alla carne è molto esplicito. Ora una start-up ha inventato un veggie burger che "sanguina" come la carne. Probabilmente non ne avevamo bisogno. E ci chiediamo: se questo veggie burger ricorda così da vicino gli hamburger di carne, vegani e vegetariani lo apprezzeranno?
Un biochimico di nome Patrick Brown ha messo a punto una strategia alternativa per la produzione di hamburger senza carne, ma a quanto pare dall'aspetto e dal sapore molto simile. Che possa trasformarsi in qualche modo in una novità apprezzata da tutti – anche da chi di solito mangia carne – e ridurre così la necessità degli allevamenti intensivi?
Il chimico avrebbe utilizzato una sostanza di derivazione vegetale che risulterebbe simile all'emoglobina. Ha pensato che proprio questo ingrediente avrebbe fatto al caso suo per simulare il ruolo svolto dal sangue in un hamburger convenzionale a base di carne macinata.
Ormai troviamo in vendita hamburger vegetariani e vegani in numerose versioni. Non soltanto gli ormai comuni hamburger di soia, ma anche dei veggie burger a base di farro, di lupini, di quinoa, lenticchie e verdure, come le patate e gli spinaci. Senza contare le numerose possibilità per preparare in casa un buon hamburger vegetale a base di ingredienti naturali.
Oltre alla nuova start-up Impossibile Foods, esistono altre aziende che hanno iniziato a dare vita a imitazioni dei prodotti di origine animale, comprese le finte uova a base di proteine di legumi, le pseudo cotolette di pollo, a base di soia, e persino il pesce vegetale, insaporito con le alghe.
Insomma, l'industria alimentare si è finalmente accorta di vegetariani e vegani, che con il passare degli anni al supermercato, quando sono alla ricerca di prodotti confezionati per una cena veloce, hanno vita sempre più facile. Ad un certo punto però, più in nome del profitto che per proteggere gli animali, alcune aziende esagerano con le loro proposte bizzarre, come nel caso di questo hamburger vegan che sanguina come se si trattasse di carne vera, non credete?
E voi lo assaggereste, anche solo per curiosità? Marta Albè
 
RAI NEWS
10 OTTOBRE 2014
 
Russia: contro l'embargo di prelibatezze arriva la carne di coccodrillo
L'ispettorato per il settore agro-alimentare russo per la prima volta ne ha autorizzato l'importazione dalle Filippine
 
Il governo russo, nel tentativo di sostituire molte delle classiche prelibatezze della cucina nazionale, sparite in seguito all’embargo dovuto alle sanzioni occidentali, ha intrapreso delle iniziative assai bizzarre e discutibili.
L’ultima trovata dell’ente governativo russo che regolamenta l’importazione e distribuzione sul territorio nazionale di prodotti agro-alimentari esteri è stata quella di autorizzare le importazioni su vasta scala della carne di coccodrillo per consumo alimentare. L'ispettorato per il settore agro-alimentare russo (ROSSELKHOZNADZOR) ha autorizzato la società delle Filippine (Paese che non ha aderito alle sanzioni imposte contro la Russia) Coral Agri-ventures a introdurre sul mercato russo la carne di coccodrillo congelata. E’ la prima fornitura del genere per la Russia, mai dalle Filippine era stata esportato questo tipo di carne.
La carne di coccodrillo in Russia è una rarità e una prelibatezza: una quantità limitata è venduta nei costosissimi supermercati destinati ai super ricchi. L’acquistano principalmente i ristoranti specializzati in cucina esotica. I pregi della carne di coccodrillo è che è considerata ecologicamente pura e a basso contenuto di grassi e colesterina. I migliori da mangiare sono coccodrilli del Nilo: sono polposi e crescono in fretta, raggiungono la lunghezza di sette metri e pesano quasi una tonnellata. Si mangia la carne di coccodrillo quando il rettile raggiunge i 15 anni di età.
FOTO
 
ANSA
11 OTTOBRE 2014
 
Russia:contro sanzioni carne coccodrillo
Autorizzato per la prima volta l'import dalle Filippine
 
(ANSA) - MOSCA, 11 OTT - Per rimpiazzare la carne di manzo e di maiale occidentale bandita da Mosca in risposta alle sanzioni, Rosselkhoznadzor, l'agenzia federale russa per i controlli alimentari ha autorizzato l'importazione di carne di coccodrillo congelata da una azienda filippina. Si tratta di una prelibatezza: una quantità limitata per ora è venduta nei supermercati per i super ricchi e usata da ristoranti di cucina esotica. La carne di coccodrillo è ecologicamente pura e a basso contenuto di grassi.
 
IL FATTO QUOTIDIANO
10 OTTOBRE 2014
 
Squali, animali sociali i cui comportamenti differiscono da individuo a individuo
Lo dimostra uno studio dell’Università di Exeter e della Marine Biological Association of the Uk (Mba) pubblicato su Behavioral Ecology and Sociobiology condotto su dieci gruppi di giovani squali gatto (Scyliorhinus canicula) - più comunemente noti come gattucci - tenuti in cattività in tre diversi habitat

di Laura Berardi

 
Anche gli squali sono animali sociali. Ciascuno, infatti, non solo ha un carattere, ma anche una personalità sociale, che ne determina i comportamenti verso gli altri squali. Lo dimostrerebbe uno studio dell’Università di Exeter e della Marine Biological Association of the Uk (Mba) pubblicato su Behavioral Ecology and Sociobiology condotto su dieci gruppi di giovani squali gatto (Scyliorhinus canicula) – più comunemente noti come gattucci – tenuti in cattività in tre diversi habitat. Nel loro studio, gli scienziati hanno osservato che alcuni di questi pescecani si comportano come gregari e hanno forti connessioni sociali, mentre altri sono più solitari e preferiscono rimanere in disparte. “Anche quando cambiava la dimensione e la composizione del gruppo, gli esemplari che avevano una forte ‘vita sociale’ in un habitat continuavano ad averla anche negli altri, continuando a circondarsi di numerosi altri squali e a dare vita a cospicui gruppi”, ha spiegato David Jacoby, autore dello studio che oggi lavora all’Istituto di Zoologia di Londra. Precedenti studi avevano già dimostrato che nel mondo animale esistono “personalità” diverse, definite da caratteristiche individuali dei singoli esemplari, come l’attitudine ad esplorare, l’aggressività o il coraggio. Questo studio tuttavia aggiunge nuove particolari, per lo meno per quanto riguarda gli squali: questi hanno dei comportamenti che si ripetono nel tempo e in diversi contesti, che differiscono da individuo a individuo e soprattutto che si ripercuotono sui simili. “La posizione sociale di questi pescecani sembra avere alla base una diverso approccio allo stesso problema: come rimanere al sicuro”, ha spiegato Jacoby. Allo stato brado, infatti, i giovani squali gatto possono diventare facili prede per predatori più grandi. Per difendersi ciascuno sceglie come reagire in base alla propria personalità. Come per gli esseri umani, c’è infatti chi è più propenso a pensare che “l’unione fa la forza”, e chi invece è convinto che sia meglio contare solo su di sé. “Così, per esempio, gli squali più solitari, preferiscono difendersi stando per conto proprio, mimetizzandosi con il colore della ghiaia che si trova sul fondo delle vasche in cui vengono tenuti in cattività”, ha spiegato Darren Croft, ricercatore all’Università di Exeter. “Per comprendere meglio cosa e come influenza questi comportamenti, tuttavia, serviranno nuove ricerche”.
 
QUOTIDIANO.NET
10 OTTOBRE 2014
 
Impollinatori in declino, in pericolo l'intera agricoltura mondiale
Questi piccoli animali sono fondamentali per lo sviluppo delle risorse. Sotto accusa le colture intensive e industriali. In crisi interi ecosistemi: le tecniche della natura non sono riproducibili
 
Napoli, 10 ottobre 2014 - Piccoli, spesso sottovalutati, ma cruciali per il futuro della sicurezza agricola mondiale: sono i piccoli animali impollinatori. La loro diminuzione può produrre un impatto negativo nella produzione agricola del 75% delle colture alimentari mondiali. Nessun allarmismo ma, dati alla mano, solo una previsione di buon senso. A farla è Allison G. Power, docente di Ecologia e Biologia evolutiva alla Cornell University di New York, intervenuta all'XI Forum Internazionale dell'Informazione per la Salvaguardia della Natura, organizzato dall'associazione di giornalismo ambientale Greenaccord Onlus, in collaborazione con il Comune di Napoli.
Power parte dalla considerazione che tre quarti delle specie agricole utilizzate nell'alimentazione (e il 65% di tutte le specie vegetali) richiedono un'impollinazione animale che è praticamente impossibile sostituire con tecniche artificiali. Facilmente comprensibili le conseguenze, in termini di accesso al cibo e di impatto economico sulle produzioni agricole. In Europa, Nord America e Asia il valore garantito agli agricoltori dall'impollinazione può arrivare a 1.200 euro per ettaro. E varie ricerche hanno calcolato che le perdite di soggetti impollinatori proseguono a ritmi impressionanti: in Europa la moria delle colonie di api si attesta su una media del 20%. E, secondo dati Unep, il Nord America ha ormai il minor numero di impollinatori domestici dell'ultimo mezzo secolo. "Una situazione da considerare con grande attenzione" spiega Power, che punta il dito, tra gli altri fattori, sull'attuale sistema agricolo basato sempre più su un'industria intensiva e monocolturale. "Un danno non solo per gli animali impollinatori ma per gli interi sistemi ecosistemici, quei benefici forniti all'uomo dagli ecosistemi terrestri (offerta di nutrienti, acqua potabile, combustibili, controlli climatici, valori ricreativi e culturali)". E proprio sulla tutela dei servizi ecosistemici si sofferma Power sottolineando il grande valore economico che essi offrono anche se non figura nei calcoli dei Prodotti interni lordi dei singoli Paesi. Da qui la proposta di cambiare l'approccio agricolo, puntando su diversificazione delle colture e introducendo sistemi che permettano di pagare i fornitori di servizi ecosistemici. "Visto che a fruire di tali servizi è la collettività - osserva Power - è giusto che tutti paghino per essi. Ma sistemi di misura in tal senso sono ancora futuribili in quasi tutto il mondo". Nei quattro giorni di dibattiti e confronti, l'XI Forum dell'Informazione per la Salvaguardia della Natura ha affrontato il rapporto tra produzioni agricole, problemi di malnutrizione e modelli di sviluppo, partendo dalla fotografia del mercato agricolo mondiale e dal ruolo degli attori coinvolti per arrivare a prospettare le possibili linee di riforma che permettano di aggredire in modo efficace la piaga della fame. 
 
MESSINO ORA
11 OTTOBRE 2014
 
ORRORE A POCHI METRI DAL CENTRO: ANIMALI SCUOIATI E ASINI DENUTRITI PER STRADA – VIDEO E FOTOGALLERY
 
Vagano affamati e assetati tra immondizia, detriti e calcinacci, frugando tra i sacchetti della spazzatura sparsi sull’asfalto, alla ricerca disperata di cibo, mentre intorno a loro si manifestano evidenti le tracce dell’orrore.
Resti di animali scuoiati, le pelli in particolare, conigli, forse anche un gatto, giacciono ai margini della strada accanto ai cassoni dell’immondizia in prossimità dei campetti sportivi di via torrente Trapani: il frutto, molto probabilmente, di attività dedite alla macellazione abusiva nella zona.
Lo scenario da film dell’orrore, che le immagini mostrano in tutta la propria drammatica crudezza, non è una finzione o un artifizio scenico ma l’atroce spettacolo che si ripete, con regolarità quasi quotidiana, in una delle principali aree residenziali della città, a pochi passi dal centro cittadino.
Un’area, in prossimità della quale si trova una colonia felina  che dovrebbe essere tutelata dalla vigente normativa, nella quale un gruppo di asinelli, tra cui alcuni giovanissimi esemplari, si aggirano malandati e in evidente stato di malnutrizione ai margini dell’immenso vialone tra le auto che, transitando velocemente, rischiano di travolgerli.
Alcuni dei piccoli felini, molti dei quali poco più che cuccioli, spinti dalla fame si insinuano pericolosamente tra gli zoccoli degli asini, rischiando così di essere schiacciati.
Intorno il degrado più macabro: diversi i sacchetti dell’immondizia dai quali fuoriescono gli arti degli animali uccisi, mentre asini, capre e mucche vagano nei dintorni, spesso per giorni interi, senza una meta alla ricerca di una fonte d’acqua e di un po’ di cibo.
Una situazione raccapricciante ai limiti della legalità sia per le cattive condizioni di salute degli animali sia per le indecorose condizioni igienico sanitarie dell’area sia perché i resti ritrovati nella zona fanno pensare ad attività legate alla macellazione clandestina.
FOTO E VIDEO
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
11 OTTOBRE 2014
 
Uccidono i cani per svaligiare la casa
Ladri senza pietà a Santa Lucia: hanno avvelenato Cookie e Schumi prima del tramonto per poter rubare indisturbati


NELLA FOTO
- Il piccolo Cookie da cucciolo, uno dei due cani uccisi

di Vera Manolli

 
SANTA LUCIA DI PIAVE (TV). Uccidono i cani per rubare in pace. Un colpo brutale, quello messo a segno dai ladri l’altro giorno, che ha lasciato sotto choc i proprietari di casa e dei due meticci. Probabilmente il furto era stato già programmato per tempo. E per agire indisturbati avevano pensato di eleminare chi li avrebbe potuto mettere in fuga con i loro latrati richiamando l’attenzione dei vicini di casa e, soprattutto, dei loro padroni. Tra lunedì e martedì notte i ladri erano entrati in una casa in zona Bolda. I proprietari di casa, una coppia di pensionati, avevano scoperto il furto al loro risveglio, il martedì mattina. I cani invece sono stati ritrovati a 5 chilometri da casa, in via Colonna, abbandonati in un fosso, purtroppo morti. «Cosa pensavano di trovare?», si chiedono i padroni di casa.
A difendere l’abitazione c’erano Cookie e Schumi, due fedelissimi amici a 4 zampe. Due meticci, inseparabili compagni di giochi e amatissimi dai loro padroni. Schumi aveva 15 anni, mentre Cookie era stato adottato da appena un anno grazie a un appello lanciato dall’ Enpa. Oramai facevano parte della famiglia a tutti gli effetti. Bastava un sguardo o piccolo gesto dei loro padroni e i due “pelosetti” gli correvano incontro felici e spensierati. Quello dei due cani è stato un amore smisurato verso chi li aveva trovati e si era preso cura fino all’ultimo giorno. Nel primo pomeriggio di lunedì, probabilmente attirati da qualche bocconcino di carne, i cani sono improvvisamente scomparsi dal giardino. Preoccupato, il padrone di casa aveva avviato le ricerche per trovarli. «Con il cancello di casa chiuso era impossibile che i cani potessero scavalcarlo per uscire», sottolineano i famigliari. Dopo aver chiesto a tutti i vicini di casa e battuta tutta la zona in bicicletta il proprietario dei due animali poco dopo le 20 aveva fatto rientro a casa.
Nel cuore della notte, tra lunedì e martedì, i malviventi avevano messo in atto il loro piano spietato. Avevano prima tentato di svitare le inferriate di una finestra del piano terra senza però riuscirsi. Poi non contenti si erano diretti sul retro. Forzando la porta della cucina, intorno alle 3 di notte, erano riusciti a entrare nell’abitazione. Con tutto quel rumore fortunatamente il pensionato era riuscito a svegliarsi mettendo in fuga i malviventi. Alle 8 di mattina, una volta in cucina, marito e moglie avevano scoperto la visita dei ladri che erano riusciti a portare via solo qualche spicciolo dal portafoglio del proprietario di casa. Allertati i carabinieri, è scattata la denuncia. Alle 10 dello stesso giorno sempre grazie alle forze dell’ordine erano stati trovati lungo un fosso i cani, morti probabilmente uccisi qualche ora prima da un boccone avvelenato.
 
IL TIRRENO
11 OTTOBRE 2014
 
Bocconi per i cani con i chiodi
 
AVENZA (Carrara) - Bocconi di cibo per cani con i chiodi. L’allarme arriva dalla Grotta, nel cuore di Avenza. A fare la scoperta, l’altra mattina, un padrone che aveva portato il suo cane nel giardino accanto alle scuole elementari. Qui avrebbe notato degli strani bocconi bianchi, gettati a terra, proprio nel parco dove la mattina si ritrovano molti proprietari degli animali. L’uomo ha preso in mano il boccone e ha scoperto che al suo interno, impastato con il cibo, c’erano dei grossi chiodi di metallo. Bocconi che, ingurgitati avrebbero potuto provocare la morte degli animali. La scoperta nel giardinetto della Grotta ha fatto immediatamente scattare l’allarme e un passa parola per avvisare i padroni degli animali a cambiare zona, almeno fino a che il parco non sarà ripulito. Di bocconcini bianchi, infatti, ce n’erano davvero tanti. Adesso i residenti della zona chiedono la massima allerta per scoprire l’autore di un gesto sconsiderato che avrebbe potuto avere conseguenze pesantissime.
 
IL RESTO DEL CARLINO
11 OTTOBRE 2014
 
Teneva i cani incatenati e senza cibo, imprenditore nei guai
 
Canaro (Rovigo), 11 ottobre 2014 - Teneva due cani con una catena stretta al collo, nel cortile della sua azienda agricola. I due animali, un rottweiler e un dobermann, erano costretti a dormire all’aria aperta senza nessuna struttura di protezione dalle interperie. Non solo. I due cani venivano anche cibati in modo scarso e inadeguato e non erano mai stati sottoposti a nessun controllo medico, nonostante lo stato di salute precario in cui si trovavano. A mettere in luce ciò che stava accadendo in una azienda agricola di Canaro, erano stati, poco tempo fa, gli stessi veterinari dell’Ulss 18. I sanitari, si erano accorti dell’evidente stato di maltrattamento dei due cani, grazie ad una segnalazione ricevuta da un veterinario del Polesine. 
In seguito, l’azienda era stata visitata anche dalle guardie zoofile che avevano rilevato l’effettivo stato di precarietà in cui erano costretti a vivere i due cani. Il proprietario era stato denunciato per maltrattamento di animali. Quest’ultimo però si era difeso, dicendo che uno dei cani era stato abbandonato all’interno del suo cortile da una donna e che aveva deciso di prendersene cura per evitare di lasciarlo morire senza cibo ed acqua. Rintracciata dai militari, la stessa donna era stata poi denunciata per abbandono di animali.
Entrambi sono andati a processo ieri nel tribunale di Rovigo. Sono stati sentiti i testimoni per cercare di fare luce sull’effettivo stato di maltrattamento dei due animali che vivevano incatenati ad un palo di ferro dell’azienda agricola di Canaro. La prossima udienza è stata fissata il 2015.
 
NEL CUORE.ORG
11 OTTOBRE 2014
 
LIVORNO, CAGNOLINO MALATO TOLTO ALLA MADRE MUORE DOPO DUE GIORNI
Era stato venduto sul web. Padre e figlio denunciati
 
Cucciolo tolto alla madre e venduto muore poco dopo. Personale della squadra anticrimine della polizia di Piombino, in provincia di Livorno, ha denunciato all'autorità giudiziaria padre e figlio italiani residenti nella provincia di Frosinone per i reati di truffa e uccisione di animale con l'aggravante della crudeltà e dell'assenza di necessità. Lo hanno fatto sulla scorta della denuncia presentata da un piombinese che ha acquistato un cucciolo sul sito Subito.it per 75 euro. Nell'annuncio si diceva che la bestiola, un incrocio tra un maltese e un chihuahua, aveva tre mesi, era vaccinato, sverminato e aveva un libretto sanitario regolare. Una volta rientrati a Piombino con l'animale, i nuovi proprietari - rivela "Il Tirreno" - si sono accorti che era infestato di pulci e lo hanno sottoposto ad un trattamento specifico notando, però, perdite di sangue dall'ano. Nonostante l'immediato ricovero in una struttura veterinaria e le cure intensive, è morto dopo un paio di giorni. Dai certificati medici acquisiti è emersa tutta la crudeltà a cui è stato sottoposto l'animale che non aveva più di venticinque giorni, era infestato da parassiti intestinali e sottocutanei, anemico ed in ipotermia. L'attività investigativa ha portato ad individuare l'autore della trattativa di compravendita e suo padre che aveva consegnato il cucciolo presentandosi all'appuntamento con la sua auto. L'uomo è stato riconosciuto da una foto acquisita dai carabinieri mentre il figlio è risultato intestatario dell'utenza telefonica e dell'account internet.
 
CORRIERE ADRIATICO
11 OTTOBRE 2014
 
Cucciolo nel cassonetto salvato da una passante
 
di Walter Rondoni
 
UMBERTIDE (PG) - L'hanno chiuso in un sacco di plastica, caricato in macchina, buttato fra i cassonetti dell'immondizia lungo la strada per Gubbio, lontano dal centro di Umbertide. Ma quel cucciolo, di appena due mesi, non si è dato per vinto, ha lottato con ogni forza
ed ha raggiunto la salvezza.
Tutto dovrebbe essere cominciato nella tarda serata di giovedì, quando qualcuno ha deciso di disfarsi della bestiola, diventata all'improvviso troppo ingombrante per vivere nella casa dove aveva visto la luce. Così questo qualcuno ha pensato ad una busta dell'immondizia come ad una sorta di sudario per l'animaletto condannato a morte. Dopodiché è salito in macchina, incurante dei probabili guaiti emessi dal cagnolino ed ha percorso una
manciata di chilometri fino a Pian d'Assino, all'estrema periferia meridionale di Umbertide. Qui ha gettato lo “shopper” vicino ai contenitori della raccolta differenziata in uso agli abitanti della frazione.Evidentemente pensava di essersi liberato di una scomoda compagnia. Ma il diavolo fa le pentole, non i coperchi. Così la voglia di vivere del cucciolo ha trovato un prezioso allenato nella dea bendata. Intorno alle 22, una ragazza ha sentito dei rumori nel buio della piazzola. Ha guardato e visto due occhioni tenerissimi che imploravano aiuto dopo lo sforzo compiuto per uscire dal bustone. Senza pensarci un attimo la giovane ha tirato su cagnetto e lo ha portato al "Rifugio di Argo", gestito poco lontano dall'Ente protezione animali.[…]
 
NEL CUORE.ORG
11 OTTOBRE 2014
 
POZZUOLI (NAPOLI), SEQUESTRATO ALLEVAMENTO ABUSIVO DI CARDELLINI
Blitz di carabinieri e Lipu in casa di un 49enne
 
Un allevamento illegale di cardellini della specie protetta e' stato scoperto durante un controllo a Pozzuoli (Napoli) svolto in sinergia dai carabinieri e dal L.I.P.U. (Lega Italiana Protezione Uccelli). Nell'abitazione di un uomo di 49 anni sono stati ritrovati 22 cardellini tenuti in stato di cattivita' senza alcuna autorizzazione. I militari e il personale della protezione uccelli, constatate le precarie condizioni di salute dei volatili, l'inidoneita' dei locali e delle gabbie in cui venivano custoditi, hanno denunciato l'uomo, in stato di liberta', per maltrattamenti e detenzione di animali di specie protetta. Gli animali sono stati sequestrati e affidati alle cure del personale del CRAS (Centro Recupero animali Selvatici) dell'ospedale veterinario dell'Asl Napoli 1, per essere sottoposti a cure riabilitative e poi successivamente verranno liberati.
 
QUOTIDIANO.NET
11 OTTOBRE 2014
 
Orsetti: oggi sfamati dall'uomo, domani uccisi perché "confidenti"?
La Lega abolizione della caccia pretende chiarimenti su quanto avvenuto nei boschi dove si muovono i due cuccioli orfani di Daniza. Intanto comincia a far freddo sulle montagne 
 
Trento, 11 ottobre 2014 - E' preoccupata la Lega abolizione della caccia trentina. Preoccupata per la sorte dei due cuccioli orfani di Daniza che, ogni giorno di più, devono affrontare il mutare della stagione senza che, con loro, ci sia la madre ad insegnare come comportarsi. In montagna ha già iniziato a far freddo, soprattutto la notte, e i due piccoli non sanno che cosa significhi letargo né, tantomeno, sono stati addestrati dalla mamma a cominciare a cercare un rifugio adatto a trascorrere l'inverno. I due piccoli, ha fatto sapere nei giorni scorsi la provincia autonoma, si sono separati. Uno dei due viene seguito attraverso gli strumenti che consentono di captare il segnale che gli è stato inserito, l'altro non ha alcun apparecchio e, sovente, viene avvistato dagli uomini del servizio autonomo foreste. Nei primi giorni, poi, ha ammesso la Provincia, ai piccoli è stato fatto trovare cibo per sostenerli ma, ultimamente, sarebbero in grado di procacciarselo da soli. Almeno questo è quanto riferisce l'amministrazione.
Rassicurazioni che non bastano alla Lac.  "Avere ucciso Daniza lascia i cuccioli senza una guida preziosa poco prima dell'inverno. In mancanza della presenza materna e lasciati alla sorveglianza di personale non qualificato, possono, come è accaduto, avvicinarsi a cibo umano e perdere la naturale ritrosia e timore nei confronti dell'unica specie animale realmente pericolosa per loro, l'uomo". Questo quanto sostiene la presidente della Lega abolizione caccia (Lac) del Trentino Alto Adige, Caterina Rosa Marino in una nota. "A questo punto - aggiunge l'esponente della Lac - se non vengono presi qualificati, rapidi e mirati provvedimenti è possibile affermare senza tema di smentita che gli orsi problematici li sta creando la Provincia autonoma di Trento".
La presa di posizione della Lac del Trentino sconfessa quanto sostenuto dalla provincia rispetto alla possibilità di procurarsi cibo. E mette in sospetto su quello che potrà essere il futuro di queste creature, deviate nel comportamento dalle conseguenze della morte della madre. Certo è che ci vorrebbe chiarezza e ci vorrebbe anche una certa rapidità: l'inverno si avvicina a grandi passi e l'idea di attendere la fine di ottobre e il Tavolo di esperti convocato per parlare dei cuccioli, appare rischioso. Ci sono molti pericoli da affrontare per i cuccioli senza la loro guida e c'è la possibilità concreta che prendano abitudini che potrebbero pagare a caro prezzo, da grandi. Come sottolinea la Lac. Oggi sfamati dall'uomo, domani uccisi dall'uomo perché pronti a farsi vedere per reclamare il cibo. Comunque vada, ci rimettono sempre gli animali.  L.G.
 
IL CENTRO
11 OTTOBRE 2014
 
Una petizione contro gli orsi

Massimiliano Lavillotti

 
PETTORANO SUL GIZI (AQ) - Parte ufficialmente oggi in paese la raccolta firme per chiedere al prefetto dell'Aquila l'allontanamento degli orsi dal territorio comunale. I residenti puntano il dito contro le istituzioni che, a loro dire, dopo anni di promesse non riescono a risolvere una situazione che sta diventando sempre più pericolosa a causa della presenza costante in pieno centro abitato di alcuni plantigradi. Dopo il tentativo di entrare in una casa, lasciando segni evidenti sul grande e resistente portone in legno di una abitazione alla periferia del paese, l'orso venerdì notte ha raggiunto piazza San Nicola ed è stato allontanato grazie all'intervento degli agenti della Polizia di Stato. L'altra notte invece l'animale ha divorato piante, uva e fichi nel giardino di Giovanni Federico per poi riposare in un bosco adiacente altre abitazioni di Pettorano. «Non vogliamo cacciare gli orsi o fargli del male», spiega Domenico Ventresca, presidente del comitato popolare, «ma pretendiamo il rispetto delle persone che abitano in questo territorio. Questi animali però vanno rieducati a nutrirsi sulle montagne del Parco nazionale d'Abruzzo e non nei centri abitati. Solo in questo modo si riuscirà a riportare calma e serenità tra gente, che è ormai terrorizzata». L' ultima incursione dell’orso ha scatenato nuovamente la reazione dei residenti, che chiedono la cattura dell’animale. Ma il problema non è di facile soluzione. Soprattutto ora che il ministero ha vietato l’uso di narcotici per munire gli animali di radiocollare, l’unico strumento in grado di monitorare costantemente gli spostamenti degli orsi e di permettere di adottare le conseguenti misure di dissuasione.
 
IL FATTO QUOTIDIANO
11 OTTOBRE 2014
 
Carne di cavallo, Essere Animali: ‘No alla macellazione’. Sai cosa c’è dietro?
 
L’Italia è tra i maggiori consumatori di carne di cavallo al mondo insieme a Francia e Belgio secondo un’analisi della Coldiretti, sebbene la maggioranza degli italiani (51,9%, contro il 43,9%) sia favorevole ad una recente proposta di legge, che intende equiparare gli equini agli animali da affezione per impedirne la macellazione. Noi consumatori sappiamo, però, “cosa si nasconde dietro la carne di cavallo?”.  Partendo dalla Polonia, dove gli animali vengono caricati sui mezzi di trasporto sino ad arrivare in Puglia, dove la loro breve vita verrà consumata dentro le mura dei mattatoi, l’associazione Essere Animali ci racconta, attraverso le immagini, i  “viaggi senza ritorno” di questi animali. La maggior parte dei cavalli macellati in Italia vengono importati dalla Francia, dalla Spagna e dalla Polonia.
In quest’ultimo paese, dove si è svolta una parte dell’investigazione, i volontari hanno documentato cavalli feriti agli occhi e alle zampe, legati per diverse ore in ambienti caotici, fonti di forte stress e paura per gli animali. Per farli salire sui mezzi di “fortuna”, spesso non idonei al trasporto di animali, i cavalli vengono scaraventati con forza sui camion, picchiati con bastoni e alla fine trasportati senza tener conto delle condizioni atmosferiche e delle esigenze etologiche di questi animali. Le alte temperature estive li sfiniscono, il trasporto li priva di ogni forza; nel cercare di stare in equilibrio sul mezzo, sprecano tutta l’energia fino a arrivare stremati a destinazione.
Anche quando il trasporto avviene nel rispetto delle normative vigenti, i viaggi costituiscono per questi animali una grave forma di sofferenza con conseguente stress, affaticamento, disidratazione e lesioni. “Parlando di cavalli, animali intensamente sociali, finemente socio-cognitivi, con solidi legami affiliativi, possiamo comprendere come l’impatto di determinate azioni di gestione, tra le quali anche il trasporto su lunga distanza, possano essere fortemente deleteri sull’equilibrio individuale e sociale di questi animali, creando acute sofferenze, visibili e invisibili” dichiara l’etologo Francesco De Giorgio, specializzato in animal cognition, animal ethics e critical animal studies, con una vita d’esperienza pratica nella relazione con cavalli e cani.
Non vorrei soffermarmi a parlare solo dell’impatto che questi viaggi estenuanti hanno sugli animali, quanto sull’effetto che il macello ha su di loro, dalla discesa dal mezzo sino al momento della macellazione, invisibile agli occhi dei consumatori, ma visibile ai cavalli, costretti, infatti, in preda al terrore, a assistere all’uccisione dei propri simili. Consapevoli di quanto sta per accadergli, scalciano e indietreggiando ad ogni minimo rumore che precede ogni abbattimento. Da non sottovalutare è anche la modalità di uccisione dell’animale. Agnese Santi, veterinario libero professionista ippiatra, commenta “il rischio che lo sparo del proiettile captivo non sia effettuato correttamente è alto, dato il movimento della testa costante di animali spaventati dall’ambiente, dai rumori e odori, come si vede chiaramente dalle immagini. Risultato: uno stordimento non adeguato e cavalli che spesso vengono appesi ancora coscienti, innegabile maltrattamento. Ricordiamoci che il maltrattamento è riconosciuto dal nostro codice penale”. Cosa possiamo fare noi consumatori? Prima di tutto guardare il video, diffonderlo, e subito dopo firmare la petizione lanciata da Essere Animali! Obiettivo della campagna: vietare la macellazione dei cavalli.
Attenzione: le immagini che seguono potrebbero urtare la vostra sensibilità
Ho assaggiato una sola volta la carne di questo animale. Dopo aver mangiato il primo boccone ho esclamato: “Non la voglio! E’ carne di cavallo!”. Il sapore dolciastro mi aveva svelato chi stavo mangiando;  non so come ho avuto l’informazione, ma a dieci anni sapevo che la carne di cavallo aveva quel “sapore”. Da bambina era tra i miei animali preferiti e pensare di mangiarlo mi faceva orrore. Sognavo di cavalcarne uno tutto “mio”. Intorno ai venti mi sono iscritta così ad una scuola di equitazione. Ero già diventata vegetariana ma ancora non avevo fatto il collegamento equitazione = sfruttamento. Il click è arrivato con Vipera, una cavalla non molto alta, bianca, con delle macchie grigie, campionessa di cross-crountry. Ero tra le poche persone ad avere l’onore di poter passare qualche ora con lei per fare delle passeggiate nei boschi. Non amava tutti gli uomini, aveva un bel caratterino – non a caso le è stato dato quel nome -, ma tra noi c’è stata subito sintonia e complicità. La sua straordinaria amicizia mi ha fatto capire quanto i cavalli siano animali intelligenti, sensibili, altruisti, comunicativi, e quanto sia ingiusto cavalcarli e sfruttarli nei vari ambiti come ricorda anche Sonny Richichi, presidente di Ihp, dopo aver visionato l’investigazione: “Parliamo della specie animale in assoluto più sfruttata dagli umani (non è così per le altre specie): macellazione, corse legali e clandestine, circhi, sperimentazione, palii, maneggi, carrozze, commercio illegale e abbandono”.
VIDEO
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
11 OTTOBRE 2014
 
Prende fuoco la cucina anziana salvata dal cane
La pensionata aveva dimenticato la pentola sul fuoco: il bastardino ha abbaiato Lei si è ustioniata nel tentativo di spegnere il rogo, poi l’intervento di un passante

Fabio Poloni

 
VILLORBA (TV). Lascia la pentola sul fuoco, anziana “salvata” dal proprio cane. È stato il bastardino, infatti, ad attirare l’attenzione della donna, 77 anni, che a quel punto ha cercato di spegnere le fiamme prima che si propagassero per tutta la cucina. La donna si è leggermente ustionata le braccia, poi ha chiesto aiuto gridando dal terrazzo. È successo ieri pomeriggio a Villorba, in via Centa, zona di fronte le scuole elementari.
A provocare il rogo è stata una pentola piena d’olio lasciata sul fornello acceso. In casa era presente solo la proprietaria, una donna di 77 anni, F.M. le sue iniziali. L’anziana stava attendendo l’arrivo del nipotino e gli stava preparando il pranzo: lasciata la pentola sul fuoco, aveva continuato con le faccende, dimenticandosi l’olio messo a friggere. A farle capire quanto stava avvenendo, ancor prima dell’odore di bruciato, è stato il cane: l’animale ha iniziato ad abbaiare per richiamare l’attenzione. La donna, attirata in cucina, ha visto le fiamme e ha tentato di spegnerle, ustionandosi un braccio. A quel punto l’anziana ha chiesto aiuto gridando dal terrazzo: un passante è intervenuto, e si trattava pure di un “esperto” che ha prestato il servizio militare nei vigili del fuoco nel 2000. L’uomo è entrato in casa e con un estintore che teneva in auto ha spento le fiamme che stavano divorando il piano cottura e la cappa d’aspirazione. L’anziana, leggermente intossicata e ustionata, è stata portata all’ospedale di Treviso dal Suem 118. È stata dimessa poco dopo, fortunatamente se la caverà con pochi giorni di prognosi.
 
NEL CUORE.ORG
11 OTTOBRE 2014
 
CACCIA, L'ASSOCIAZIONE VITTIME: 22 PERSONE COINVOLTE, TRE MORTI
Sei feriti tra la gente comune da inizio stagione
 
Dall'apertura della stagione della caccia al 9 ottobre sono 22 le 'vittime". Lo denuncia l'Associazione vittime della caccia. Sarebbero 6 i feriti tra la gente comune, tra cui 4 donne e 1 bambino, e 3 i cacciatori morti. "Le istituzioni si riempiono la bocca parlando di sicurezza pubblica solo quando servono grandi scuse, ma di fronte all'ennesima mattanza di vite - anche umane - non osa spendere una parola, tantomeno prendere provvedimenti seri e concreti se si tratta di limitare la funesta attività di sparatori senza scrupoli", afferma in una nota l'associazione. "Il Mahatma Ghandi - prosegue il comunicato - diceva che la civiltà di un Paese si vede da come tratta gli animali. Noi diciamo che, a fronte di un antropocentrismo imperante, non avere rispetto neppure delle persone umane è l'allarmante segnale della deriva culturale e civile di questo nostro Paese. La gente non ne può davvero più degli abusi dei cacciatori e dell'indifferenza di chi dovrebbe far rispettare la legge a tutti i livelli e da tutte le sedi preposte e che invece, evidentemente - conclude la nota - continua a far finta di niente".
 
LA ZAMPA.IT
11 OTTOBRE 2014
 
New York, Teddy salva la sua famiglia dal fuoco
Il cane era stato trovato e adottato un anno prima in un parco statale
 
Un golden retriever, trovato e salvato un anno fa in un parco statale, ha ripagato i suoi “familiari” salvandogli da un incendio a Livonia, New York.  
Teddy, così si chiama il cane eroe, normalmente dorme al piano di sotto, ma quella mattina è salito al piano di sopra per svegliare la sua proprietaria Kelly Sewert. Erano le 2:30 di notte di lunedì, un orario troppo presto per non pensare che ci fosse qualcosa di strano. La donna subito dopo si è accorta del forte odore di fumo che proveniva dal piano inferiore e ha così svegliato il suo compagno William Vanzandt. In soggiorno, infatti, si era scatenato un incendio. Il tempo di scappare con i loro due figli e Teddy, e subito dopo tutta la casa è stata avvolta dalle fiamme. Il fuoco, che è partito dal camino in soggiorno lasciato acceso, ha distrutto completamente la casa, che dovrà essere demolita. Vanzandt, racconta l’Abc News, si stava prendendo cura di Teddy per conto di sua madre che gliel’aveva lasciato domenica sera, perché doveva andare fuori città. Sua madre ha adottato il cane l’anno scorso quando è stato trovato abbandonato in un parco statale. «Non era in forma come è ora - ha detto il ragazzo -. Era pelle e ossa quando lei l’ha portato a casa». 
Anche se la coppia ha perso la casa e tutto ciò che conteneva, sono felici di essere vivi e sono grati a Teddy: «E’ un dono di Dio» 
 
L’ECO DI BERGAMO
12 OTTOBRE 2014
 
La barbarie va di scena a Lenna (BG)
Cervo decapitato da bracconieri
 
Un cervo abbattuto e decapitato. È la macabra scena nella quale si sono imbattuti sabato mattina 11 ottobre i residenti della contrada Cornamena a Lenna.
La carcassa dell’animale è stata privata della testa e abbandonata in tutta fretta nel prato che costeggia la pista ciclabile e che si trova al di là del cosiddetto Ponte delle Capre, un caratteristico attraversamento sul fiume Brembo. Un gesto simile è riconducibile a un atto di bracconaggio: è probabile che gli autori dell’uccisione rivenderanno il prezioso trofeo, dotato di un ampio palco di corna a giudicare dall’imponenza del corpo (180 chili il peso stimato). L’episodio è stato segnalato alla polizia provinciale che ha raggiunto la località, collocata tra la contrada Scalvino e il centro abitato di Lenna. La carcassa del cervo è stata portata in una macelleria che collabora con la polizia per valutarne la commestibilità. Sul caso, c’è riserbo da parte degli inquirenti. «Sono in corso le indagini per verificare come sia stato ucciso - spiegano dalla sede centrale -, ma è evidente che l’abbattimento del cervide sia avvenuto con metodologie non consone».
La Val Brembana, con il gesto di ieri mattina, che purtroppo pare non sia un caso isolato, diventa teatro di un atto vandalico compiuto probabilmente da cacciatori di frodo, che usano armi illegalmente detenute o modificate.
FOTO
 
NEL CUORE.ORG
12 OTTOBRE 2014
 
LENNA (BG), BRACCONIERE UCCIDE UN CERVO E LO DECAPITA PER IL TROFEO
Il cacciatore di frodo ha portato via il palco di corna
 
Un cervo abbattuto e decapitato da un bracconiere è stato trovato attorno a Lenna, in Val Brembana, in provincia di Bergamo. Si tratta di un animale di circa 180 chili e che, quindi, doveva avere un grosso palco di corna. Deve essere stato questo il motivo per cui è stato ucciso da un cacciatore di frode alla ricerca di trofei. L'uomo, dopo avere colpito a morte il cervo, gli ha tagliato la testa e ha abbandonato il corpo nel prato che costeggia la pista ciclabile vicino al fiume Brembo, dove è stato trovato il povero animale senza vita.
 
NEL CUORE.ORG
12 OTTOBRE 2014
 
PADOVA, STA NEL SUO GIARDINO E VIENE FERITO DAI PALLINI DI CACCIA
Colpito lievemente, l'uomo non è andato in ospedale
 
Incidente di caccia a Vigodarzere, in località Terraglione, in provincia di Padova. E' accaduto ieri. Un uomo che era nel suo giardino è rimasto leggermente ferito al volto dai pallini in caduta di un colpo sparato poco distante da un cacciatore. Sono intervenuti immediatamente i carabinieri.
L'uomo ferito, però, ha rifiutato di andare al pronto soccorso, visto che si trattava di una ferita lieve e superficiale.
 
MATTINO DI PADOVA
12 OTTOBRE 2014
 
Sfrattati i tre asinelli di Matteo
 
VIGODARZERE  (PD) - Parte un appello al sindaco Francesco Vezzaro perché non mandi via i tre asini di Matteo Penello. Un provvedimento firmato dal primo cittadino impone a Penello, infatti, di allontanare da casa sua Camilla, Anna e Rocco, tre asini che vivono nel recinto del suo cortile in via Capitello. Per