settembre 2012
 

ALTO ADIGE
1 SETTEMBRE 2012
 
Spezza le zampe al cane, Il quartiere lo salva Oltrisarco, un cucciolo viene trovato ferito e maltrattato nel sottopassaggio. Gli abitanti chiamano il veterinario e attendono l’arrivo dei dipendenti Sill
 
BOLZANO. È un cucciolo. Ha pochi mesi. Ma ha alle spalle già una tremenda storia. Basta guardarlo negli occhi per capirlo. Così tremenda, che pur avendo le zampe posteriori spezzate, è fuggito. Si è trascinato alla meglio verso la libertà. Poi le forze gli sono venute a mancare: si è sdraiato nel sottopassaggio che da viale Trento porta ad Oltrisarco. E ha aspettato. Ha aspettato che qualcuno lo liberasse da una vita fatta di botte, fame e freddo. Ed è lì che lo hanno trovato gli abitanti. È lì che l’hanno coperto per proteggerlo dalla pioggia. È lì che hanno atteso che arrivasse il veterinario, per portarlo lontano.L’allarme È passato da poco mezzogiorno. Una donna sta passeggiando con il suo cane, quand o arriva al sottopassaggio. Deve raggiungere via Santa Geltrude. Sulla ciclabile nota un groviglio di pelo. Poi sbuca un musetto. Si avvicina. Vede che si tratta di un giovane cane. Il cucciolo è spaventato. Per istinto cerca di fuggire. Non si fida più degli esseri umani: gli hanno fatto troppo male. Ma non arriva lontano. «Si trascinava con le zampe anteriori. Non riusciva a muovere quelle posteriori», dice la donna, che per prima ha dato l’allarme. Nel frattempo, arriva un’altra signora. Vive in zona. Si fa raccontare l’accaduto e torna a casa a prendere un panno per coprire quel povero animale. «Conosco questo cane - racconta -. L’ho visto già una volta. Aveva una corda al collo. In quell’occasione era riuscito a liberarsi». Sempre più persone si fermano accanto allo sfortunato cane.L’intervento Immediatamente, vengono chiamati i vigili del fuoco e i veterinari della Sill, il canile comunale. Ma a quell’ora sono numerosi gli interventi d’emergenza e quindi bisogna portare pazienza. Gli abitanti del quartiere si fermano e si fanno raccontare la storia di quella bestia spaventata. Non possono credere che qualcuno abbia avuto il coraggio di spezzargli le zampe posteriori. «Ma come si fa a ridurre un cane in questo modo?», si chiede una giovane donna. Una signora e un uomo si avvicinano: «Avete chiesto aiuto? Sì? Allora aspettiamo con voi. Non vogliamo rischiare che i proprietari arrivino e chiedano di riavere il cane».Il veterinario Dopo circa mezz’ora arriva finalmente il veterinario della Sill. Scende e cerca di capire quanto è grave la situazione. Capisce subito che il cucciolo non può camminare. Insieme ad un collega riescono a posare dolcemente l’animale su un telo rosso e poi - con delicatezza - lo mettono in macchina. «Purtroppo sappiamo chi sono i padroni di questo cane - racconta il veterinario -. Ma questa volta non gli verrà restituito. Le condizioni dell’animale sono pessime. Quindi lo portiamo via. Verrà medicato e poi cercheremo una nuova famiglia per lui». I legittimi proprietari del cane, invece, ora rischiano di essere denunciati per maltrattamenti di animale. Il cucciolo, infatti, sembra denutrito ed è sporco. Non solo: sul corpo mostra numerose cicatrici vecchie. «Devono mandare il servizio igiene a casa di queste persone - dice un signore -. Non è possibile che un animale venga trattato così. Forse hanno altri cani che hanno bisogno di aiuto».
 
GEA PRESS
1 SETTEMBRE 2012
 
Alpi Apuane – l’ultimo volo dell’Aquila
Centrata dalla fucilata è andata a morire dove era nata.

 
Il Direttore del Parco Regionale delle Alpi Apuane fa ora appello alle Associazioni venatorie, con il quale il Parco ha già collaborato, affinché diano il loro contributo per fare luce sul grave episodio di bracconaggio occorso nel Parco Regionale. Una minoranza, secondo il Direttore del Parco, che non rispetta le regole e per questo da isolare e condannare. Di sicuro a rimetterci le penne è stata un’Aquila reale, tornata a morire dove era nata e cresciuta. Colpita dalla rosa mortale di pallini, si è indirizzata verso la Pania Secca. Forse ha cercato un riparo e lì è morta.Secondo i Guardiaparco è probabile che il maschio di Aquila reale facesse parte della coppia più meridionale delle Alpi Apuane. Un angolo del mondo, dicono al Parco, vietato alla caccia. I Guardiaparco che monitorano la zona, infatti, avevano notato come nella scorsa primavera fosse avvenuta l’interruzione della nidificazione. Un legame spezzato, ancora senza movente, ed in procinto di cicatrizzarsi con l’arrivo di un immaturo di aquila reale che aveva evidentemente trovato libero quel territorio libero. Poi, agli inizi di agosto, il ritrovamento dei resti dell’aquila. Il tutto è avvenuto a 1400 metri di quota quando, proprio da quelle parti, si è ritrovato a passare un appassionato della montagna. Un luogo difficile, che ha costituito, forse, l’estrema nicchia dove la povera aquila si è andata rifugiare prima di morire. Per recuperarla, nei giorni successivi, è dovuto intervenire il Club Alpino Italiano.Gli esami veterinari hanno svelato la causa della morte. Dalla radiografia (nella foto dell’Ente Parco) si evince la presenza di numerosi pallini di piombo. Alla povera aquila hanno sfondato cranio, torace e ossa delle ali. L’area del ritrovamento, dicono al Parco, non dista molto dal confine. Dunque, non è da escludersi che quel colpo di fucile sia stato esploso fuori dal Parco e l’aquila, ormai mortalmente ferita, sia andata a posarsi con il suo ultimo volo, proprio nel luogo ove era nata.Il Parco, anche al luce del fatto che in quel periodo l’attività venatoria è vietata, esclude l’errore. L’uccisione dell’Aquila, è stata voluta. La specie è protetta, ricorda il Direttore del Parco Antonio Bartelletti, anche fuori dai confini dell’area protetta, ma la legge non può niente quando si desidera un trofeo da esibire o si vuole punire un animale ritenuto dannoso.
 
IL TIRRENO LIVORNO
2 SETTEMBRE 2012
 
Aquila reale abbattuta a fucilate
 
di Luca Dini
 
CASTELNUOVO (LI) Un’aquila reale delle Alpi Apuane è stata abbattuta. È stata ritrovata da appassionati della montagna e le radiografie eseguite successivamente hanno evidenziato che è stata colpita da un fucile. È avvenuto nei dintorni nella Pania Secca, quasi certamente non ieri, preapertura di caccia. L’aquila, spiega il direttore del Parco Antonio Bartelletti, «è tornata a morire nei luoghi dov’era nata e cresciuta, colpita da un sparo di fucile. Una rosa di pallini l’ha centrata da breve distanza e ha segnato il suo destino senza appello. Poi, l’ultimo volo disperato verso la Pania Secca alla ricerca di un riparo e di un rimedio impossibile per quel colpo mortale&raqu o;. L’ha trovata cadavere Adolfo Coppi di Fiumalbo, durante un’arrampicata lungo la via “Bimbi da Prato” a 1400 metri di quota. Il recupero d ei resti è avvenuto giorni dopo, con Giovanni Viti del Cai di Forte dei Marmi. Era un esemplare adulto di aquila reale, probabilmente un maschio della coppia più meridionale delle Alpi Apuane, che forse si riteneva al sicuro in un angolo di mondo vietato alla caccia, ma non alla stupidità degli uomini. «La specie è protetta anche fuori dal Parco, ma la legge non può niente quando si desidera un trofeo da esibire o si vuole punire un animale ritenuto dannoso – spiega il direttore del Parco –. I guardiaparco avevano già notato l’interruzione, a primavera, della nidificazione delle aquile che controllano il gruppo delle Panie». Per meglio capire come si siano svolti i fatti, sono state eseguite radiografie sull’aquila, allo studio veterinario associato Ancillotti, Ercolini e Puccetti di Viareggio. La lastra evidenzia molti pallini di piombo che hanno perforato l’animale, nel cranio, nel corpo e nell e ali. Bartelletti lancia un appello alle associazioni venatorie affinché contribuiscano a far luce sull’episodio: «Negli ultimi anni, tra Parco e cacciatori si è stabilito una buona collaborazione. Prova ne è la partecipazione di entrambi al recentissimo progetto di immissione della pernice rossa, per arricchire il patrimonio faunistico dell’area protetta e per offrire un’opportunità venatoria in più nell’area contigua».
 
IL CENTRO
1 SETTEMBRE 2012
 
Uccisi altri due lupi nel Parco

Massimiliano Lavillotti

 
PESCASSEROLI (AQ) Due esemplari di lupo appenninico sono stati ritrovati morti nel Parco nazionale d'Abruzzo. Il primo ucciso a fucilate, l'altro si presume investito da un'automobile. Una femmina di circa 4 anni, che era "in lattazione" e aveva partorito da poco molto probabilmente 5 cuccioli, è stata oggetto delle perfide attenzioni dei bracconieri. La carcassa è stata trovata dalle guardie del Parco durante il quotidiano giro di perlustrazione, nei boschi della Val Canneto, nel versante laziale dell’area protetta. La certezza di questo atto criminale arriva dal referto dell’Istituto zooprofilattico che parla di morte per lesioni da arma da fuoco. Due fori di proiettili sono stati individuati sul torace destro dell'animale. Un’altra giovane lupa è stata trovata morta invece lungo la provinciale Marsicana, nel tratto fra Pescasseroli e Opi, sempre dalle guardie del Parco. La morte è sopravvenuta per un forte trauma quasi sicuramente provocato da un’auto. Dall'inizio dell’anno sono cinque i lupi uccisi nell'area protetta.
 
GEA PRESS
1 SETTEMBRE 2012
 
I sette lupi morti nel Parco Nazionale d’Abruzzo
Solo due mesi fa negli stessi luoghi altra lupa centrata da arma da fuoco e con la testa fracassata da una pietra.
 
La giovane lupa deceduta per un probabile investimento lungo la provinciale Marsicana, tra Opi e Pescasseroli, è stata rinvenuta all’inizio di questa settimana. Una strada, già nota per altri episodi. Una femmina, pertanto una futura madre, di circa due al massimo tre anni, riferiscono a GeaPress gli esperti del Parco.Ancor più grave, però, quanto accaduto nel versante laziale, già noto per i ricorrenti fenomeni di bracconaggio con arma da fuoco e trappole, oltre che per gli avvelenamenti. La femmina adulta di lupo rinvenuta nei boschi di Val Canneto, ha rilevato, oltre ai danni mortali dei colpi d’arma da fuoco (due fori di proiettili nel torace destro), anche cinque cicatrici uterine. La lupa, cioè, aveva partorito. Secondo il personale del Parco i piccoli, al momento della morte della madre, (avvenuta non meno di due-tre settimane addietro) dovevano avere circa due mesi di vita. La loro morte, a causa del decesso della madre, viene data per certa, dal momento in cui lo svezzamento avviene intorno ai sei mesi. Sei lupi in un colpo solo e un nuovo grave atto di bracconaggio in un’area con allevamenti allo stato brado. Un metodo che in molti casi costituisce solo un secondo lavoro a basso costo.“La presenza di fauna protetta – ha dichiarato il Direttore del Parco Dario Febbo – rappresenta oltreché un valore scientifico e la prova della salute degli ecosistemi del Parco anche un grande valore economico per il territorio. Purtroppo non tutti riescono a comprenderne il grande valore“.Si ricorda come appena lo scorso giugno sempre a Val Canneto un’altra lupa in lattazione era stata centrata da alcuni colpi d’arma da fuoco, per poi essere finita con una grossa pietra scagliata sulla testa.
 
IL TIRRENO
1 SETTEMBRE 2012
 
Treno investe gregge di capre, ferrovia bloccata
 
VILLAFRANCA (MS) Traffico ferroviario bloccato e passeggeri infuriati dopo che ieri pomeriggio a Villafranca, in Lunigiana, il treno proveniente da Spezia e diretto a Parma è incappato in un singolare incidente. Erano da poco passate le 14 quando il convoglio ha investito un gregge di capre e pecore che pascolava lungo i binari. Nello scontro 4 animali, tre capre e una pecora, sono stati uccisi dall'urto con la motrice del convoglio. Il traffico ferroviario è rimasto bloccato per circa un’ora con i passeggeri che hanno accusato di non essere stati informati di quello che stava succedendo. Al momento non si sa ancora chi sia il proprietario del gregge, i cui animali non sono marchiati.
 
TRENTINO
1 SETTEMBRE 2012
 
Sagra della lumache, per la Lav crudeltà anacronistica
 
RIVA (TN) In vista del maltempo annunciato per il fine settimana, il programma della Sagra della Lumaca di Varone potrebbe ridotto. In ogni caso è assicurata la possibilità di degustare i piatti tipici al centro Pernone (se piove oggi dalle 19.30 alle 22, domani dalle 12 alle 14) con servizio al tavolo (prenotazioni al 338 - 6053174, 347 - 6913288); previsto anche il servizio piatti d’asporto. Sulla sagra intanto si registra la condanna della Lav per la quale la cottura di 1,5 quintali di lumache è un evento triste. Il linguaggio «che considera le lumache come un peso, alla stregua di oggetti o ortaggi, non aiuta il lettore - scrive la Lav - a farsi un’idea precisa dell’effettiva quantità di individui uccisi, ma facendo due calcoli è ben presto chiaro, da l momento che una lumaca pesa all’incirca 25-30 grammi: tra le 5000 e le 6000 lumache. Le Helix aspersa, cioè le chiocciole più comunemente utilizzate per scopi alimentari, dopo essere state purgate per alcuni giorni vengono gettate vive nell’acqua bollente e cotte per circa 10-15 minuti. Possiamo farci un'idea sommaria di quanta sofferenza comporti la pratica della bollitura da vive provando a pensare, in tutta semplicità, al dolore che proviamo ogni volta che ci scottiamo, afferma Silvia Gelmini, referente della Lav del Trentino: Molti cuochi si accertano addirittura, punzecchiandole con uno stuzzicadenti, che le lumache siano vive al momento dell’immersione nell’acqua bollente. Le lumache si trovano per interi, interminabili minuti all'interno dell'acqua bollente, e ciò causa loro un’innegabile sofferenza. I loro piccoli tentacoli tattili, organi di senso, e il loro ganglio cerebrale prevedono infatti una certa attività nervosa e dunque una indubbia sensibilità al dolore». Alla Lav preme ribadire che, «sebbene spesso vengano utilizzate lumache congelate – specialmente in eventi di così ampia portata – questo non comporta né una minore sofferenza, né una minore barbarie, in quanto i molluschi vengono congelati soltanto dopo essere stati bolliti vivi. Come purtroppo avviene in ogni festa o sagra paesana, molti animali vengono ingiustamente uccisi per il divertimento e il piacere culinario dell’uomo, per il mantenimento di riti e tradizioni obsolete e anacronistiche in un momento storico in cui, per la salvaguardia dell'intero pianeta, umanità compresa, lo sguardo dev'essere diretto verso il futuro, un futuro che non comporti nessuno sfruttamento animale».
 
GEA PRESS
1 SETTEMBRE 2012
 
Valle d’Aosta – mele in cambio di Ghiandaie (stecchite)
Il fotografo Unterthiner: è questa la Valle d'Aosta che non mi piace.
 
E’ bastato un veloce passaparola e le mele della Valle d’Aosta si sono colorate di un alone sinistro. Per proteggerle, dice qualcuno, è necessario uccidere le Ghiandaie, ovvero il grazioso corvide reo di danneggiarle. Non è chiaro quali dati siano in possesso dei produttori che pur di allettare i cacciatori (la Ghiandaia non ha interesse venatorio) hanno promesso loro una cassetta di frutta ogni 25 Ghiandaie impallinate.Per vietare che la Ghiandaia danneggi i meleti, i rimedi senza piombo, ci sarebbero. Dissuasori e reti. I primi, però sembra disturbino le persone. Le reti, invece, costano troppo. Dunque, uccidiamole regalando mele. La cosa, ovviamente, non poteva passare inosservata. Articoli sui giornali locali ed un servizio sul Tg regionale della RAI. A Saint Pierre, ovvero la località dove è stata avanzata l’amara proposta, i poveri uccelli farebbero bene a tenersi lontani dall’ombra dei meleti. Potrebbero rimanere, per sempre, congestionati di piombo.A non volere proprio sentir parlare di uccisione delle povere Ghiandaia è Stefano Unterthiner, fotografo di fama internazionale nato proprio ad Aosta. Le sue produzioni compaiono nelle più importanti riviste. Un mirino (fotografico) attento alla natura ancorché ripresa da un sicuro appassionato oltre che laureato in Scienze Naturali. A Saint Pierre, però, la polemica sa ora di natura, morta. Unterthiner, nel suo appello lanciato su facebook, la mela l’ha ripresa marcia. Un cuore di sangue al centro di uno dei frutti che più fanno famosa la Valle d’Aosta.“Vi piacciono le mele di St. Pierre (Valle d’Aosta)? – chiede Unterthiner nell’evento creato su facebook – bene, sentite questa. Gli agricoltori della zona hanno proposto di regalare ai cacciatori una cassetta di mele ogni 25 (!) ghiandaie uccise!!“. Un baratto che non piace, anzi per Unterthiner “è questa la Valle d’Aosta che non mi piace!“. Quella delle regole fatte in casa e dei governanti compiacenti.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
1 SETTEMBRE 2012
 
Cigno disorientato plana sul Terraglio Soccorso e curato
 
PREGANZIOL (TV) Cigno disorientato “plana” sul Terraglio. È successo ieri attorno alle 10.30, sotto la pioggia battente, nella zona di Frescada. Il grosso pennuto è atterrato sulla strada, tra lo sconcerto degli automobilisti decisamente impreparati a trovarsi davanti il cigno. Spaventato dal traffico, l'uccello acquatico si è quindi rifugiato nel fosso che costeggia il Terraglio. E da qui non è più riuscito a spiccare il volo. Le dimensioni ristrette del letto del fosso, infatti, non gli consentivano di spiegare le ali quanto basta per tornare in aria. L'insolita presenza è stata segnalata dagli automobilisti alle forze dell'ordine. Sono stati allertati la polizia provinciale, oltre alla polizia locale di Preganziol e ai volontari del Cafa. Poco prima delle 1 1 sul Terraglio è intervenuto Luca Frasson del Centro di recupero della fauna selvatica della Provincia. Ha provato invano a prendere il cigno con un guadino. L'animale, innervosito, è stato poi catturato a mano e trasportato nella sede del Centro, al Parco dello Storga a Treviso. Resterà in osservazione un paio di giorni, poi potrà spiccare nuovamente il volo in libertà.
 
TISCALI
1 SETTEMBRE 2012
 
Ecco come salvare il cane dalla polpetta avvelenata nei boschi
 
OSCAR GRAZIOLI
 
Purtroppo, in questo campo, devo considerarmi un vero e proprio esperto e non ho nessuna voglia di "imbrodarmi" e di millantare credito, però se il famoso network britannico Channel4 mi ha chiamato qualche anno fa, per un'intervista sul tema è evidente che la mia esperienza non è passata inosservata. Ho scritto quel "purtroppo" perché l’argomento in cui sono particolarmente esperto è attinente alla diagnosi e terapia degli avvelenamenti dolosi nel cane (nel gatto sono molto rari). Quello delle "polpette avvelenate" è un primato di cui il nostro paese dovrebbe vergognarsi, ma sono tante ormai le cose per cui la nostra straziata nazione dovrebbe vergognarsi, che ormai nulla emoziona, nulla suscita raccapriccio, nulla più sembra fare riflettere chi ci governa (p arlo dal dopoguerra in poi) sul nostro destino. Figuriamoci le polpette avvelenate.
Eppure se c’è un delitto squallido, vigliacco e bastardo è proprio quello di prendere una bella cotenna di maiale, farla bollire e poi infilarci dentro la giusta dose di stricnina, come si faceva fino a qualche anno fa (e ancora oggi in diverse aree del paese) dalle nostre parti, soprattutto nei territori di caccia autogestiti e nelle ex riserve di caccia. Non me ne vogliano in cacciatori se li chiamo, ancora una volta in causa, ma sappiamo benissimo, per averli presi talvolta con le mani nel sacco, che proprio le guardie venatorie delle cosiddette aziende venatorie (ex riserve) sono tra i più implicati nel fabbricare e deporre esche micidiali contro i cosiddetti "nocivi".
Cosa sono? Sono tutti quei "bastardi" di animali che possono danneggiare in qualche modo lepri e fagiani e quaglie: quindi volpi, faine, rapaci, cani randagi, corvidi ecc. Naturalmente, visto che questi bocconi vengono messi anche nei territori di riproduzione della fauna da cacciare, basta fare due passi in collina con il cane e non è difficile sentire il suo urlo improvviso, vederlo tremare e schiumare come fosse epilettico e constatarne la morte nel baule prima ancora di arrivare dal veterinario più vicino. Visto che la stricnina, un tempo merce comunissima, adesso "scotta", ci si è adeguati. Si usano insetticidi di prima categoria, acquistabili a litri nei consorzi agrari con un misero patentino da agricoltore. Ne basta un piccolissimo quantitativo iniettato nella camera di un uovo di pol lastra o gallina livornese e un cane di media taglia muore in poco più di mezz'ora.
A parte i "nocivi" ci sono poi le vendette fra tartufai e quelle tra vicini di casa ad aggravarela situazione. E' di questi giorni una strage strage di cani in Alta valle di Non, in Trentino. L'ultimo morto avvelenato è stato Leon, un bassotto. Almeno quattro (compreso Leon) gli amici a quattro zampe che hanno perso la vita peri bocconi avvelenati. Ma ci sono almeno altri quattro casi sospetti: l'avvelenamento non è stato attestato soltanto perché i proprietari non hanno voluto fare le analisi del sangue, indispensabili in questi casi. 
Visto che è ancora tempo di vacanze e, visto che pioverà, forse anche di funghi, vi do un consiglio che può salvare la vita al cane. Se andate a passeggio per zone di caccia o comunque collinari o montane, portatevi dietro un banale flacone di acqua ossigenata e un cucchiaio di plastica. Se vedete il cane improvvisamente barcollare, tremare e salivare, magari uscendo da una siepe, giù uno o due cucchiai di acqua ossigenata, senza paura. Vomiterà e questo gli salverà la vita. Quanto a chi fa mettere e mette queste polpette, che dire. I veri bastardi sono loro.
 
YAHOO NOTIZIE
1 SETTEMBRE 2012
 
Adottato gatto che viaggiò da Cina a Usa in container per 3 settimane

 
FOTO
 
Los Angeles (California, Usa) - Ha trovato una nuova casa il gattino sopravvissuto a tre settimane passate all'interno in un container, dopo essere stato caricato su una nave in viaggio dalla Cina alla California. L'agenzia per il controllo animali della contea di Los Angeles ha reso noto che il gatto, ribattezzato 'Ni hao' (ossia 'ciao' in cinese), lascerà la clinica veterinaria in cui è ospitato da quando è stato trovato, per andare a vivere in una nuova famiglia, residente a Redondo Beach, sobborgo di LA.La famiglia non è stata identificata ma i funzionari del controllo animali hanno precisato che è stata scelta da una lista di 80 seri candidati che si sono fatti avanti per l'adozione. Il cucciolo, che ora ha cinque mesi, è stato trovato l'11 luglio. Al momento del ritrovamento non era in grado di camminare, vedere né di emettere alcun suono. Il piccolo è stato portato di corsa in una clinica, dove i veterinari lo hanno curato e lo hanno visto crescere con forza. L'unico segno di trauma sull'animale è una zoppia, che però Aaron Reyes del controllo animali attribuisce "alla sua costituzione" fisica.
 
GEA PRESS
1 SETTEMBRE 2012
 
TAR Liguria sospende caccia selettiva ai caprioli nella provincia di Genova
Accolta la misura cautelare d’urgenza dei ricorrenti dell’associazione V.A.S.
 
Da oggi viene sospesa in Provincia di Genova la caccia detta “di prelievo selettivo” dei caprioli fino alla prossima udienza collegiale fissata per il 20 settembre. Così ieri ha deciso il TAR Liguria accogliendo l’istanza di misura cautelare d’urgenza contenuta nel ricorso dell’associazione V.A.S. Verdi Ambiente e Società, su iniziativa dell’ex consigliere provinciale Angelo Spanò, di annullamento del decreto dell’amministrazione provinciale che nel maggio scorso ha autorizzato la caccia a 732 caprioli.Dal 15 agosto al 30 settembre, erano in corso le battute per uccidere i maschi, quindi per almeno 20 giorni saranno salvi. Nel caso il TAR, nella prossima riunione, accogliesse le istanze di annullamento del decreto provinciale anche le femmine e i piccoli potrebbero salvarsi, il loro periodo era stato fissato dal 1 gennaio al 15 marzo 2013. Sempre che la Provincia, attualmente retta da un commissario causa lo scioglimento degli enti provinciali, non riproponga l’atto con qualche modifica, come già successo in passato.Il ricorso dell’associazione VAS , curato dall’ Avv. Daniele Granara, verte su tre non trascurabili motivazioni.Il piano contenuto nel decreto provinciale autorizza l’abbattimento dei caprioli in deroga ai periodi stabiliti dalla legge senza un parere dell’ISPRA, (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ritenuto imprescindibile dalla legislazione nazionale e regionale. Oltre a ciò il numero di giorni concessi alla caccia supera decisamente quello previsto dalla legge, dai 61 consentiti la Provincia ne autorizza addirittura 166.In secondo luogo omette ogni divieto all’uso di munizioni al piombo, la cui pericolosità pe r la salute umana, animale e per l’ambiente viene ribadita sempre dall’ISPRA, e da molti istituti internazionali, in molteplici documenti in cui se ne suggerisce il bando.Infine, l’associazione denuncia che l’assenza di un Piano Faunistico Venatorio, quindi la mancanza di un regolamento sul “prelievo” della fauna selvatica delegittima in sé il decreto sulla caccia selettiva al capriolo. Infatti l’ultimo Piano Faunistico approvato nel 2003 è ormai scaduto nel 2008, da ben 4 anni!
 
IL CENTRO
1 SETTEMBRE 2012
 
Caccia, è scontro fra gli ambientalisti e la Regione
 
di Giuliano Di Tanna
 
PESCARA Il Wwf Abruzzo torna all’attacco sulla questione della caccia, dopo avere chiesto alla Regione di non consentire la preapertura della stagione venatoria programmata per oggi e domani. Un invito, secondo gli ambientalisti, «caduto nel vuoto», che conferma come l’unica strada percorribile sia «quella del ricorso al giudice amministrativo». L’associazione, infatti, nei giorni scorsi aveva chiesto di rinviare la preapertura della caccia, inviando alla Regione anche la nota in cui l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) sottolineava lo stato di stress cui è sottoposta la fauna selvatica a causa della siccità di questi mesi e dei numerosi incendi che hanno interessato la regione. Motivazioni, ricordano gli ambientalisti , ribadite anche dal ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Mario Catania». La preapertura della caccia riguarda solo queste specie di volatili: cornacchia, gazza, tortora e merlo. L’apertura della caccia è fissata, invece, per il primo ottobre. «L’invito del Wwf di rinviare almeno la preapertura della caccia», dicono il presidente e il vice presidente del Wwf Abruzzo, Luciano Di Tizio e Dante Caserta, «è caduto nel vuoto. Nessuna risposta dalla Regione che è rimasta sorda di fronte agli appelli del mondo ambientalista, all’invito del governo e ai pareri tecnici dell’Ispra. Evidentemente, ancora una volta la giunta Chiodi ritiene di non dover tutelare gli interessi di tutti i cittadini, ma di privilegiare quelli di una sparuta minoranza armata di doppiette». «Da anni impugniamo il calendario venatorio regionale, vincendo davanti al Tar, e anche quello varato dalla Regione per la stagione 2012-13 contiene numerose criticità che», dicono gli esponenti del Wwf, «solleveremo con un nuovo ricorso davanti al Tar Abruzzo». La Regione, invece, dice di essere nel giusto: la preapertura della caccia non può slittare. Per l’assessore regionale alla Caccia, Mauro Febbo, infatti,rò, «non ci sono le condizioni tali da indurci ad adottare un provvedimento così drastico come la sospensione della caccia per le giornate di preapertura». «Le osservazioni dell’Istituto», conclude Febbo, «rivestono un carattere generale, ma va poi tenuto conto delle realtà dei singoli territori regionali». Ma i cacciatori cosa ne pensano del problema posto dal Wwf? Francesco Sabini è uno di loro. Ex presidente dell’Atc Salinello in provincia di Teramo, sabini dice: «Forse sfugge l’idea che i primi controllori dell’ambiente e del territorio sono proprio i cacciatori. Con questo voglio semplicemente dire che se ci si sedesse tutti attorno ad una tavolo, una volta tanto, per appianare le posizioni e trovare punti di convergenza, forse supereremmo le barriere culturali». «Il nostro calendario è già fortemente restrittivo rispetto a quelle delle altre regioni», aggiunge Sabini, «ma, nonostante ciò, abbiamo sempre cercato di uniformarci senza sollevare polveroni. Le specie cacciabili seguono una turnazione e non si spara a caso. Questo è sinonimo di rispetto dell’eco sistema». «Si chiedano gli ambientalisti», prosegue il cacciatore, «quanti danni, ad esempio, le tortore, i corvi ed altri volatili creano all’agricoltura, all’economia, ai sacrifici dell’uomo che lavora la campagna. Io ne sono testimone diretto. Nonostante ciò, nessuno di noi spara tanto per premere il grilletto. Io sono un aperto sostenitore del confronto e chie do proprio che il mondo ambientalista s’incontri attorno ad un tavolo con quello venatorio e le istituzioni. Così, sono certo, supereremmo gli steccati ed anzi, la collaborazione che ne nascerebbe, porterebbe frutto a chiunque, per il ruolo che svolge, può qualificarsi come vedetta del territorio».
 
LA PROVINCIA PAVESE
1 SETTEMBRE 2012
 
Esce di strada con la moto dopo aver investito un tasso
 
MEZZANA BIGLI (PV) Viaggiava in sella al suo motorino alla volta di Mezzana Bigli quando, all’imbrunire, ha notato un grosso animale sbucare dagli arbusti di una riva ed attraversargli improvvisamente la strada. L’operaio M. A., residente a Mezzana Bigli, non ha potuto evitare l’animale ed è caduto a terra dopo averlo travolto. Il risultato? Qualche escoriazione alle mani ed alle gambe, la ruota anteriore del motociclo rotta e lo “strano” animale ucciso all’istante. L’operaio ha dovuto ricorrere alle cure del medico di famiglia; l’animale travolto era invece un grosso esemplare di tasso maschio, un animale dal peso do otto-dieci chili, che è rimasto sul ciglio della strada. Non è la prima volta che nella zona tra Mezzana Bigli e la frazione Gall ia si notano tassi uccisi dai veicoli in transito. Gli animali risalgono la costa scoscesa dove scavano le loro tane; spesso, come questa volta, vengono poi travolti lungo la strada mettendo a repentaglio anche la sicurezza di chi transita. I tassi sono animali molto rari in zona. O , almeno, molto raramente si spingono fuori dalle zona boschive fino alle strade o alle aree a ridosso dei centri abitati.
 
CORRIERE DELLA SERA
1 SETTEMBRE 2012
 
Lo studio inglese
Farfalle a rischio estinzione
Un campanello d'allarme per l'ambiente
Concimi, incendi e inquinamento alterano gli habitat

Danilo Mainardi

 
Il professor Jonathan Baillie, responsabile per la conservazione della Zoological Society of London, ha in questi giorni reso noti i risultati di quello che si ritiene essere il più approfondito studio sullo stato di salute degli invertebrati del nostro pianeta, e la situazione risulta essere allarmante. Occorre innanzitutto tener presente che il 97% delle specie animali appartiene agli invertebrati. Che sono, per capirci, soprattutto vermi, molluschi, ragni, crostacei, insetti, ricci e stelle di mare e così via.
La terra è insomma abitata, al di là d'un 3% circa di vertebrati, da un'infinità di specie tra loro diversissime e ciascuna ricoprente un suo ruolo preciso, ciascuna rappresentando un elemento fondamentale all'interno d'una o più reti alimentari che sono alla base degli equilibri degli ecosistemi naturali. Non è difficile, se appena ci si addentra in quest'intrico di interrelazioni, rendersi conto di come gli invertebrati rappresentino un elemento insostituibile per l'equilibrio biologico globale. Ebbene, a causa degli interventi che alterano molte aree del pianeta (concimi, monocolture, parcellizzazione degli habitat, urbanizzazione, disboscamento, incendi, dissesto idrogeologico, cambiamenti climatici, insetticidi, diserbanti, inquinamenti ecc.) la fauna degli invertebrati si va riducendo sempre più e rischia, per un impressionante numero di specie, di scomparire.
È pertanto fondamentale percepire che noi esseri umani siamo in realtà ospiti di un mondo popolato soprattutto invertebrati, che tra l'altro fecondano l'80% delle piante coltivate e che controllano la gran parte delle popolazioni di insetti che potrebbero recare danno alle colture agrarie, forestali o alla salute pubblica.
Entrando maggiormente nello specifico per quanto concerne lo stato degli invertebrati in Inghilterra, ma lo stesso vale per il nostro Paese e per l'Europa tutta, palese è soprattutto la diminuzione delle farfalle.
Alle osservazioni degli entomologi, certo meglio documentate, si accompagnano quelle della gente comune, perché le farfalle sono fauna cospicua e bella, e fa a tutti dispiacere il non rinnovarsi del consueto appuntamento primaverile-estivo: il disordinato, vago svolazzare su fiori e cespugli di questi leggiadri insetti. E perciò sono anni che anche la gente comune nota il calo numerico che ora gli specialisti hanno saputo con precisione quantizzare. Non è comunque solo un fatto di bellezza. Anzi, come ora lo studio della Zoological Society sottolinea, il problema non riguarda solo le farfalle. È ben più serio e generale ma forse chissà, può essere che proprio attraverso lo speciale fascino che dalle farfalle emana sia possibile sensibilizzare la pubblica opinione s u una questione di degrado ambientale che per tante vie ci coinvolge. Che deve, pertanto, essere conosciuta.
È del resto noto che certi animali per noi umani «valgono» più di altri. Ben lo sanno i protezionisti che è più facile fare una campagna a favore di leoni, delfini e primati che non di certi animaletti ai più sconosciuti ma che ugualmente risultano essenziali per gli equilibri generali della vita e per il benessere della nostra stessa specie.
 
LA SICILIA
2 SETTEMBRE 2012
 
Avvocato penalista denunciato per aver abbandonato il cane

 

giovanna quasimodo
 
CATANIA - Si era sbarazzato del proprio cane scaricandolo vigliaccamente nella zona di San Nicolò, pur sapendo che l'animale, non certo abituato alla strada, non sarebbe stato in grado di sopravvivere. E infatti Alex, un bellissimo esemplare di pastore tedesco adulto nero focato sarebbe sicuramente morto, di anemia, di stenti, di malattie trasmesse dai parassiti, di atroci sofferenze se non fosse stato per la professionalità dei poliziotti del commissariato di Nesima che lo hanno tratto in salvo riuscendo, anche se attraverso laboriose investigazioni, tra Sicilia e Piemonte, a risalire al suo padrone infedele.
Un evento assai raro, quello di individuare uno dei tantissimi bastardi che abbandonano i cani e che tra l'altro contribuiscono ad alimentare la piaga del randagismo; inoltre tra la gente c'è scarso senso di collaborazione: abbandonare un cane è un reato penale e se assistiamo a una simile azione è nostro dovere intervenire o fare una dettagliata segnalazione alle forze dell'ordine. L'abbandono è la punta dell'icesberg del maltrattamento, perché un cane abbandonato, che ama comunque visceralmente il proprio padrone, è soggetto ad atroci sofferenze. Gli animali perciò, in quanto esseri senzienti, non solo oggetti di cui ci si può liberare a piacimento come un paio di scarpe vecchie, ma soggetti di diritti.
La persona denunciata ieri a piede libero dal commissariato di Nesima per abbandono e maltrattamento è un avvocato catanese di 57 anni, un penalista, uno cioè che leggi le conosce per professione: eppure l'uomo, di fronte alla pressante contestazione del reato, si è difeso dicendo che il cane era semplicemente sparito da casa sua non riuscendo però a giustificarsi per il fatto di non aver presentato neppure una denuncia di smarrimento.
Il povero Alex è stato ritrovato negli scorsi giorni in seguito alla segnalazione di un cittadino che, a San Nicolò, lo aveva notato in condizioni di estrema sofferenza, oltre che spaventosamente magro e pieno di pulci. Va detto per inciso che il cittadino si era deciso a fare la segnalazione grazie alla pubblicazione sulla nostra rubrica «Lo dico a La Sicilia» dell'annuncio di smarrimento di Grimm, un altro pastore tedesco effettivamente perso che i suoi padroni stanno ancora disperatamente cercando (perché se uno perde un cane, quanto meno fa di tutto per trovarlo, chi lo abbandona invece se ne frega, figuriamoci); il cittadino, allora ha chiamato il Commissariato di Nesima, segnalando la presenza del cane a San Nicolò: ma non si trattava di Grimm, bensì di Alex.
Soccorso, il cane è stato portato prima da un veterinario per le prime cure del caso, allo scopo di salvargli la vita, e successivamente negli ambulatori del servizio veterinario dell'Asp. Probabilmente è stato il sovrannumero di pulci a causare la potente anemia di cui Alex è ancora affetto. Grazie alla collaborazione dei veterinari dell'Asp è stato possibile rintracciare il primo e il secondo proprietario, cioè l'avvocato, il quale non aveva denunciato né il possesso, né, come detto, l'ipotetica scomparsa; inoltre avrebbe asserito di non sapere che esisteva l'obbligo di registrare il cane all'anagrafe canina di Catania, tentando quindi di invocare l'ignoranza della legge. Il precedente proprietario, residente in Piemonte, ed intestatario del microchip, ha rischiato di essere denunciato per gli stessi reati, a causa della sua noncuranza nella comunicazione della cessione dell'animale.
Quando è stato raccolto, il pastore tedesco non riusciva nemmeno camminare senza crollare. Le spese sanitarie sono state sostenute dai poliziotti impietositi dalle sue condizioni e dalla dolcezza del suo sguardo triste.
 
LA SICILIA
2 SETTEMBRE 2012
 
Il padrone si difende: «Non l'ho scaricato, è sparito»
 
così è punito chi abbandona
Il pacchetto delle norme concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate è contenuto nella legge 20 luglio 2004, n. 189 pubblicata sulla G. U. n. 178 del 31 luglio 2004. La legge, in tema di Abbandono. recita così: Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l'arresto fino ad un anno o con l'ammenda da 1.000 a 10.000 euro. Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze.
 
ALTO ADIGE
2 SETTEMBRE 2012
 
Oltrisarco: il cane salvato ora rischia di morire
 
di Susanna Petrone
 
BOLZANO - Purtroppo, il cane recuperato dai veterinari della Sill nel sottopassaggio che da viale Trento porta ad Oltrisarco, molto probabilmente non ce la farà: le sue condizioni, infatti, sono molto gravi. L’animale era stato notato da alcuni abitanti della zona. Si trascinava con le zampe anteriori, come se quelle posteriori fossero spezzate. Una donna è riuscito a tranquillizzarlo e ha avvisato i veterinari del canile sanitario, che lo hanno recuperato e ricoverato d’urgenza: il cane, infatti, dava l’impressione di avere le zampe posteriori spezzate. «Abbiamo iniziato la terapia - spiega Giovanni Lorenzi, veterinario dirigente della Sill -. Poteva dare l’impressione di essere un cucciolo, ma &egra ve; anzianotto». Non solo: sta soffrendo a causa di un’artrite devastante e mai curata. «Abbiamo fatto dei controlli: quattro mesi fa era riuscito a fuggire da casa. L’«avevamo recuperato e spiegato ai proprietari, che aveva bisogno di cure, perché non camminava benissimo. Ma non pensavamo certo di ritrovarlo in queste condizioni terribili. È molto dimagrito e l’artrosi sta facendo il resto. Non sappiamo nemmeno come sia possibile che sia fuggito di nuovo da casa in quelle condizioni...». I proprietari del cane negano di averlo picchiato. Hanno detto di non essersi nemmeno accorti che era scappato... «Secondo il loro racconto - prosegue Lorenzi - il cane avrebbe aperto la porta d’ingresso, si sarebbe trascinato giù per le scale e poi avrebbe percorso, con le zampe posteriori in quello stato, un bel pezzo di strada prima di essere trovato dagli abitanti di Oltrisarco». Un racconto che lascia molti dub bi. «Io posso solo ribadire - si limita a osservare Lorenzi - che le sue condizioni sono molto gravi e che probabilmente non ce la farà. Bisogna anche pensare alla sua qualità di vita: sta soffrendo tantissimo. L’artrosi mai curata gli ha deformato le zampe posteriori a tal punto che non riesce più a camminare». Il cane avrebbe avuto bisogno di più cure e di una terapia precisa, per rallentare la malattia e soffrire di meno. Ora è in fin di vita. Ha perso molti chili e non ha più la forza di lottare contro i dolori. Una signora di Oltrisarco (che vuole restare anonima, ndr) non si dà pace: «So chi sono i suoi padroni. E so che è stato picchiato più volte. Io personalmente l’avevo già recuperato in un’altra occasione. Quando gliel’ho riportato, gli hanno tirato un calcio e mi hanno insultata. Povera bestiola. È che sono vecchia e avevo paura di passare dei guai. Per questo, quella volta, non ho detto nulla». La Sill effettuerà dei controlli. Intanto i veterinari provinciali stanno facendo di tutto per non far soffrire quel groviglio di pelo, trovato sulla strada.
 
IL PICCOLO
2 SETTEMBRE 2012
 
Orsa difende i cuccioli e attacca un cacciatore
 
di Andrea Marsanich

 

FIUME Incidenti e avvistamenti stanno disegnando una precisa mappa della presenza di orsi nel Quarnero e Gorski kotar. Ve ne sono sull’isola di Veglia, nella dirimpettaia riviera di Crikvenica e Novi Vinodolski, sul Monte Maggiore, nelle aree poco fuori gli abitati a nord – ovest di Fiume e anche e soprattutto in Gorski kotar, la regione montana dell’ entroterra quarnerino. Dopo l’attacco di un paio di giorni fa nelle vicinanze di Klana (Fiumano), con un giovane ferito e ora ricoverato al Centro clinico – ospedaliero di Fiume, dal Gorski kotar è giunta notizia di un episodio che avrebbe potuto costare caro a Nikola Vujnovic, della società venatoria Jelenski jarak di Vrbovsko, uno dei più noti e apprezzati cacciatori di quest’area distante circa 55 chilometr i da Fiume. Dopo avere rinunciato anni fa al suo gregge di pecore per i ripetuti attacchi portati da lupi, l’ uomo ha deciso di allevare daini, recintando il suo appezzamento di terreno. Alcuni giorni fa, erano le 23, Vujnovic stava dormendo nella baracca costruita vicino al recinto ed ha sentito degli strani rumori. Insospettito, Vujnovic è uscito e ha visto avvicinarsi un orsacchiotto, capendo subito che era in pericolo: un attimo dopo ha visto la madre – un esemplare definito di notevoli dimensioni – che per fortuna si trovava dentro il recinto. L’orsa, credendo il cucciolo in pericolo, ha reagito in modo aggressivo, colpendo con forza la rete metallica per cercare di uscire. Ha persino cominciato a scavare, dopo di che il cacciatore è tornato nell’ abitazione, ha preso la sua pistola ed ha cominciato a sparare in aria. Il piccolo è fuggito, mentre la madre ha continuato ad avventarsi contro la rete. A quel punto Vujnovic ha ch iamato per telefono alcuni familiari e insieme, a bordo di tre auto, hanno provato a mandare l’animale verso l’uscita del recinto. L’orsa ha persino colpito le vetture con un paio di zampate per poi dileguarsi nel vicino bosco dopo essere uscita dal recinto. «Non ci fosse stato il recinto – ha detto Vujnovic – sarei stato attaccato e avrei riportato sicuramente gravi lesioni. Forse sarebbe andata anche peggio». Secondo il cacciatore, ci sono troppi orsi in Gorski kotar e nel territorio di Vrbovsko, con la quota di abbattimento già raggiunta e che per legge non può essere superata senza particolari permessi speciali. «Si dovrebbero abbattere almeno due orsi perché non c’è cibo a sufficienza e gli animali si avvicinano troppo all’ uomo», ha rilevato Vujnovic, aggiungendo che in caso contrario gli incidenti si ripeteranno e potrebbero avere anche conseguenze tragiche.
 
CORRIERE DELLA SERA
2 SETTEMBRE 2012
 
IN FLORIDA
Ventidue balene arenate sulla spiaggia
Un gruppo di volontari si attiva per salvarle
Il gruppo spinto a riva forse da un esemplare malato

 
Ventidue balene pilota hanno smarrito la rotta e si sono arenate sabato mattina sulla spiaggia di Fort Pierce, nel sud della Florida. Subito è scattata l'operazione per salvarle. Molti volontari, tra bagnanti e residenti, si sono uniti ai funzionari statali e regionali per aiutare i cetacei in difficoltà, cercando di bagnarli di continuo, o di girarli per farli respirare meglio. Nel gruppo finito sulla battigia ci sono balene di varie età e dimensione, dagli esemplari piccoli e giovani a quelli più maturi.
LE CAUSE - Secondo Allison Garrett, portavoce della National Oceanic and Atmospheric Administration, il fenomeno potrebbe dipendere dal fatto che le balene vivono in gruppo e non si separano facilmente. Così se una di loro si avvicina alla spiaggia, le altre la seguono. «Le balene pilota sono animali molto sociali - ha spiegato Garrett -. Se una di loro si è ammalata le altre non l'hanno abbandonata. Perché fanno di tutto per stare insieme».
GLI AIUTI - I primi esemplari sono morti dopo qualche ora dallo spiaggiamento e probabilmente altri faranno la stessa fine. Purtroppo non si riesce a spingerle in mare aperto: nonostante i tentativi le balene tendono a «incagliarsi» di nuovo, rendendo vano ogni tentativo. Forse i piccoli hanno più speranze.
PISCINA GONFIABILE - In ogni caso l'intervento della gente che è accorsa per dare una mano è stato massiccio. C'è chi, per esempio, ha comprato una piscina gonfiabile per immergere e dare sollievo a un cucciolo. Non è la prima volta che le balene si arenano sulle spiagge della Florida: l'anno scorso, a maggio, 15 balene si sono arenate sulla spiaggia in tre diverse zone vicino a Cudjoe Key. I motivi rimangono misteriosi. Le autopsie, predisposte dal funzionari statali, potrebbero dare qualche risposta.
 
TG COM 24
2 SETTEMBRE 2012
 
Isaac, adesso l'emergenza riguarda i cani
 
L'uragano Isaac per gli Stati Uniti è fortunatamente alle spalle. L'emergenza però resta e adesso riguarda soprattutto i cani
VIDEO
 
GIORNALETTISMO
2 SETTEMBRE 2012
 
La contessa che spara agli animali perché li ama
E' la nobile Maria Luisa Pompeati
 
Oggi, primo giorno di caccia in Trentino, anche una contessa sparera’ agli animali con il suo fucile. E lo fara’ -spiega lei- “perche’ la caccia e’ un atto d’amore, una passione intensissima che nasce tra l’uomo e l’animale e che si appaga solo nel possederlo pienamente e totalmente”.
LA CONTESSA - Queste frasi si leggono oggi in un’intervista rilasciata al direttore del giornale l’Adige; la nobile Maria Luisa Pompeati, della stirpe dei von Ferrari Kellerhof, aggiunge una precisazione: “Io sparo soltanto quando sono certa che il mio colpo e’ mortale, non ho mai ferito gli animali e non voglio far loro del male”.
FIN DA BAMBINA – La contessa Pompeati racconta il suo passato: “la caccia l’ho nel sangue fin da quando era bambina, ed e’ stata fra le prime cacciatrici donna in Trentino, quando portare il fucile era per eccellenza una “cosa da maschi”". Tra i suoi trofei galli cedroni, galli forcelli, beccacce, pernici bianche, cervi, camosci e caprioli. “Anche quindici capi in una stagione, alcuni li ho imbalsamati e li ammiro tutti i giorni”, sottolinea infine la donna in doppietta. Anche il marito, il conte Francesco Pompeati, avvocato di Trento, e’ amante della caccia.
 
IL TEMPO
2 SETTEMBRE 2012
 
Doppiette e polemiche
Pre apertura della caccia soltanto per i residenti
CAMPOBASSO Con una giornata di pre-apertura, riservata ai soli cacciatori residenti in regione, è cominciata ieri in Molise la stagione venatoria 2012/2013.
 
Una partenza anticipata rispetto al calendario ufficiale, che consente a tutti gli appassionati della caccia di imbracciare le doppiette dal 16 settembre al 31 gennaio 2013. Decisione contestata dagli ambientalisti, che per tutelare la fauna avevano chiesto di rispettare le scadenze fissate in origine, poi modificate con provvedimento regionale. Altre due giornate di pre-apertura, sempre limitate ai soli molisani e col divieto di utilizzo dei cani, sono previste per oggi e per domenica 9 settembre. In alcune zone di protezione speciale , anche se ricadenti all'interno di aziende agro-turistico-venatorie e faunistico-venatorie, l'attività venatoria non potrà iniziare prima del 1° ottobre.
 
IL PICCOLO
2 SETTEMBRE 2012
 
Uccellagione, denunciati due bracconieri
 
SAVOGNA (UD) Uno era recidivo. Nel senso che aveva avuto già precedenti di questo tipo. L’altro era, invece, completamente incensurato. Ci riferiamo ai due “uccellatori” bloccati la notte scorsa dai carabinieri della compagnia di Gorizia. Stavano imboccando la strada del Vallone quando sono stati fermati da una pattuglia di militari dell’Arma. Questi hanno sottoposto a controllo approfondito la loro auto, scoprendo che trasportavano uccelli da richiamo e reti per la cattura di volatili. I fratelli V.G. (stessa l’iniziale anche del nome proprio), uno 58enne residente a Gradisca, l’altro 54enne abitante a Sagrado, stavano percorrendo la Ss55 in corrispondenza di Gabria verso le 4.30 quando una pattuglia del nucleo radiomobile dei carabinieri di Gorizia in servizio perlustrativo notturno, insospettita dalla presenza del veicolo che si era appena immesso sulla strada statale provenendo da una carrareccia, ha proceduto all’immediato controllo dell’automezzo e degli occupanti. E qui la sorpresa: all’interno di un trolley e di uno zaino regolarmente chiusi posti nel vano portabagagli dell’autovettura i militari hanno accertato la presenza di 3 gabbie contenenti altrettanti uccelli da richiamo in precarie condizioni fisiche, privi del prescritto anello inamovibile nonché di un notevole numero di reti e di attrezzi vari del tipo normalmente utilizzato per la cattura dei volatili. «Per stessa ammissione dei due fratelli - spiegano i carabinieri - gli uccelli da richiamo erano detenuti illecitamente senza la prescritta documentazione attestante la legittima provenienza. Ad esito delle successive operazioni di verifica, eseguite al Comando provinciale di corso Verdi, cui ha preso parte anche personale specializzato del Corpo forestale regionale, appurato che a carico del più anziano dei due fratelli figuravano precedenti specifici in materia di maltrattamento di animali, le due persone, dopo approfonditi ulteriori accertamenti, sono stati denunciati a piede libero alla Procura della Repubblica del capoluogo isontino per il reato sopra riportato e sono state a loro contestate una serie di violazioni amministrative in materia di detenzione illegale di strumenti, attrezzi, reti nonché di uccelli da richiamo per la cattura di volatili. Sequestrato tutto il materiale rinvenuto ed utile alla commissione dei reati indicati». I volatili, vivi e trasportati in gabbiette di ridottissime dimensioni, sono stati affidati in custodia al Centro di recupero animali in difficoltà di San Canzian d’Isonzo. In occasione dell’apertura della stagione venatoria i Carabinieri del Comando Provinciale di Gorizia hanno predisposto una serie di servizi mirati alla prevenzione dei reati connessi con il fenomeno del bracconaggio e del contrasto del diffuso fenomeno dell’uccellagione, proprio di un retaggio territoriale di varie aree non solo di questa regione.
 
MESSAGGERO VENETO
2 SETTEMBRE 2012
 
Volatili di pregio sequestrati: 2 denunce
 
di Piero Tallandini
 
Quello dell’uccellagione, a Gorizia e nell’Isontino, costituisce da anni un fenomeno sorprendentemente diffuso che alimenta un fiorente mercato nero dove un merlo da richiamo o un tordo possono valere diverse centinaia di euro. Ecco allora che i carabinieri, da tempo, hanno stretto le maglie dei controlli per contrastare il fenomeno e proprio l’intuito di una pattuglia del Norm di Gorizia ha permesso di intercettare l’altra notte sulla statale del Vallone un’auto sulla quale viaggiavano due fratelli, un 58enne e un 54enne residenti a Gradisca e Sagrado (per entrambi le iniziali sono V.G.). A bordo della loro auto erano trasportati uccelli da richiamo, due merli e un tordo, detenuti illecitamente. Esemplari di pre gio che risultavano però imprigionati in condizioni di salute davvero pessime, chiusi in gabbiette di ridottissime dimensioni e con evidenti ferite in particolare alla coda. Nell’auto c’erano anche reti e attrezzi adatti alla cattura illegale di altri volatili. I due sono stati denunciati per maltrattamenti di animali e tutto il carico dell’auto è stato posto sotto sequestro. Gli uccelli trovati nelle gabbiette sono stati affidati in custodia al “Centro di recupero animali in difficoltà” di San Canzian dove stanno ricevendo le cure del caso. A carico del più anziano dei due fratelli figuravano precedenti specifici in materia di maltrattamento di animali. La loro auto è stata intercettata, come detto, da una pattuglia del Nucleo Radiomobile dei carabinieri di Gorizia in servizio perlustrativo notturno, insospettita dalla presenza del veicolo che si era appena immesso sulla strada statale provenendo da una carrareccia. All’interno di un trolley e di uno zaino chiusi nel vano portabagagli della vettura i militari hanno accertato la presenza di tre gabbie contenenti gli uccelli da richiamo. Per stessa ammissione dei due fratelli i volatili erano detenuti illecitamente, senza la prescritta documentazione attestante la legittima provenienza. Alle successive operazioni di verifica, eseguite al Comando provinciale goriziano dell’Arma di Corso Verdi, ha preso parte anche personale specializzato del Corpo forestale regionale. Di solito le catture illegali da parte degli “uccellatori” avvengono con il seguente modus operandi: i volatili nella gabbia vengono utilizzati per richiamare altri pennuti che poi, se si avvicinano troppo, possono essere facilmente bloccati grazie alle reti. Poi, anche per loro si apre la porticina di un’angusta gabbietta e comincia il periodo di prigionia e maltrattamenti.
 
MATTINO DI PADOVA
2 SETTEMBRE 2012
 
Falchetto ferito salvato dai vigili

Sergio Sambi

 
ABANO TERME (PD) Un giovane falchetto con un’ala rotta è stato soccorso e salvato ieri mattina in via Montegrotto, all’altezza del civico 22, dalla polizia locale di Abano. Un cittadino, poco dopo le 11, aveva telefonato alla centrale operativa del vigili segnalando la presenza di un grosso uccello nel giardino della sua abitazione, chiedendo aiuto in quanto non sapeva come comportarsi. L’agente Francesco Rampin, che è un grande amante degli animali e ha maturato una certa esperienza nel settore, si è recato subito nell’abitazione di via Montegrotto, rendendosi subito conto che si trovava davanti a uno splendido esemplare di falco, che non riusciva più a volare in quanto la povera bestiola aveva un’ala spezzata. Così con estrema cura e attenzione ha preso fra le mani il falchetto, adagiandolo all’interno di una cassettina in legno, utilizzando dei grossi guanti per evitare che con il robusto becco potesse creare dei problemi. Il giovane rapace, infatti, impaurito, cercava di difendersi. Portato nella sede del comando dei vigili, il falco è stato sistemato sul davanzale della finestra in modo che potesse guardare fuori e sentirsi meno a disagio. Poco dopo sono arrivati gli addetti della polizia provinciale, che hanno rimesso la bestiola nella cassettina e lo hanno portato dal veterinario per tentare di medicare e far guarire la ferita. Una volta trascorso un periodo di convalescenza il falchetto sarà portato, come consuetudine, su un prato dei Colli Euganei perchè possa essere liberato e torni a volare in libertà.
 
LA NUOVA SARDEGNA
2 SETTEMBRE 2012
 
Caccia, si ricomincia con la tortora
 
CAGLIARI L’intervento delle istituzioni per rinviare la caccia, invocato con vigore dagli animalisti, non è arrivato, e così oggi le doppiette ricominceranno a sparare. Ma soltanto alla tortora e senza l’uso del cane, per la prima delle due giornate di pre-apertura, la seconda è prevista per giovedì 6, mentre la stagione venatoria in Sardegna partirà ufficialmente domenica 30 settembre. Una pre-apertura su cui il ministro all’Ambiente, Corrado Clini, si è espresso in toni negativi. «Autorizzare l’apertura della caccia anticipata, in deroga al calendario venatorio e nonostante il parere contrario dell’Ispra, come è stato fatto da alcune Regioni, è una s celta che non condivido – ha detto Clini –. Stiamo valutando la possibilità di introdurre norme che evitino in futuro questa pratica non sostenibile». Dello stesso parere del ministro, la Federazione italiana associazioni diritti animali e ambiente, secondo cui «è scandaloso che le Regioni abbiano quasi completamente ignorato la richiesta dell’Ispra di assumere provvedimenti per regolare l’attività venatoria e ridurre il rischio di gravi danni alle popolazioni di animali selvatici». Il Wwf, che insieme alle altre associazioni ambientaliste ha chiesto più volte la sospensione della caccia ha invece annunciato nuovi ricorsi: «Pur di accontentare quell’1% della popolazione che imbraccia la doppietta e forse tentare di intercettarne il relativo consenso alle urne, la politica non esita a negare l’evidenza, sottovalutando la siccità di questi mesi e i gravi danni subiti dal territorio e dalla fauna». A rispondere è l’Arcicaccia, che ha detto basta alle «strumentalizzazioni» della siccità. «L'Ispra ha spiegato che la sospensiva valeva alle condizioni climatiche date e per oggi è prevista pioggia – ha ribadito il presidente nazionale, Osvaldo Veneziano –. Sulla caccia in Italia siamo in rissa permanente, e gran parte della responsabilità ce l’ha la politica».La modifica del calendario venatorio della Sardegna, che tenga conto dell’invito dell’Ispra a limitare la caccia a causa della siccità è stata chiesta da Wwf, Enpa e Amici della Terra, con il sostegno della Lega per l’abolizione della Caccia e del Gruppo d’intervento giuridico all’assessore regionale all’Ambiente. Con la convocazione urgente dell’organismo che abbia all’ordine del giorno il parere dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ric erca ambientale) che ha lanciato l’allarme per i rischi che corre la fauna selvatica a causa dello stress fisico e della riduzione delle risorse alimentari e degli habitat. Queste le richieste: sospendere l’attività di addestramento dei cani finchè la situazione di siccità sarà superata, vietare la caccia di appostamento, posticipare l’apertura della caccia agli uccelli acquatici a ottobre e limitare la caccia alle specie stanziali, come la pernice.L'apertura generale della stagione di caccia in Sardegna è fissata al 30 settembre. Pernice sarda e lepre sarda il 30 settembre, 7 e 14, ottobre anche in forma vagante e con l'uso del cane fino alle ore 14. Coniglio selvatico dal 30 settembre al 30 dicembre. Volpe dal 30 settembre al 31 gennaio. Merlo, allodola, tortora e quaglia dal 30 settembre al 30 dicembre. Beccaccia dal 30 settembre al 20 gennaio. La restante avifauna migratoria dal 30 settembre al 31 gennaio. Cinghiale dal 1 novembre al 31 gennaio la domenica e i festivi infrasettimanali, per un totale di 16 giornate.
 
GEA PRESS
2 SETTEMBRE 2012
 
Bologna – In bocca al lupo a tutti i lupi: Petra, ambasciatrice di pace, torna libera (fotogallery)
In ricordo di Navarre (centrato da due diversi fucili).
 
GEAPRESS – Navarre, il lupo recuperato e curato dal Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica di Sasso Marconi, aveva in corpo proiettili da caccia di diverso calibro. Centrato due volte, e da due diversi fucili. Impossibile capire se gli spari sono stati consecutivi o, più verosimilmente, esplosi in momenti diversi. Quello che è certo è che Navarre è morto lasciando una profonda tristezza e incredulità in chi, al Centro, stava già pianificando il suo rilascio in natura.Questa è la realtà dei centri di recupero, ogni giorno si ha a che fare con la vita e con la morte, spesso causata proprio dall’uomo. Per un animale che non ce la fa, sappiamo che ce n’è uno pronto a tornare libero. Quando questo accade si comprende effettivamente come tutte le esperienze passate siano state utili e preziose. “Il nostro impegno – riferisce a GeaPress Elisa Berti, responsabile del Centro – acquisisce allora un senso importante”.Proprio nel mese nel quale le richieste di intervento sono all’apice, arriva Petra. Lo scorso luglio, infatti, una giovane lupa scrive un’altra storia, anch’essa profonda ma conclusa, questa volta, con la liberazione. Il posto è segreto. L’Ente Pubblico che l’ha affidata alle cure del Centro, non vuole si sappia. Meglio, per Petra e gli altri lupi.
IL RITROVAMENTO
Petra è stata investita. Alle prime luci del mattino, al bordo della carreggiata, sembrava priva di vita.“Il servizio veterinario della zona intervenuto per recuperare l’animale – riferisce Elisa Berti – si è subito reso conto che la lupa era in gravissime condizioni, ma ancora viva”.Trasportata ad un vicino ambulatorio veterinario, viene a questo punto contattato il Centro. Le indicazioni arrivano dal dott. Duccio Berzi, Presidente del CSDL (Centro Studi e Documentazione sul Lupo) ed il Centro di Sasso Marconi viene così subito coinvolto in questa nuova storia. Non siamo vicini a Bologna, anzi nella regione di provenienza di Petra non vi è un Centro vicino disponibile ad accoglierla e a curarla.
CON LA MORTE NEL CUORE
Petra versa in condizioni critiche ed una volta giunta al Centro, il tempestivo intervento dei veterinari consente di poterla stabilizzare. La fonte più grave di preoccupazione, sono i sintomi di un grave trauma cranico. Sono quelli a non lasciare ben sperare. Inutile illudersi. Nei primi giorni si è temuto per lei. Il danno neurologico è evidente ma Petra meraviglia tutti ed inizia a rispondere alle cure. Si riprende, sebbene lentamente. Riacquista vitalità e tutti i comportamenti tipici di un lupo selvatico. La lupa non viene mai lasciata sola ed i segnali di ripresa sono sempre più incoraggianti. Le terapie e la riabilitazione. Petra riprende confidenza con il suo ambiente, ancora, ovviamente, sotto stretto controllo.
LA LIBERAZIONE
All’inizio di agosto Petra è pronta per la libertà. In pochi, vedendola come era arrivata, ci avrebbero creduto. In collaborazione con il CSDL e le autorità competenti, Petra si avvia verso la libertà. Tutto è pronto e la sua natura, fatta di boschi ancora immersi nello splendore estivo, è pronta ad accoglierla.“Inutile nascondere l’emozione di quei brevi ma intensi istanti – ricorda Elisa Berti – in cui, dopo aver aperto la gabbia di trasporto, finalmente Petra ha ritrovato la libertà! Con i suoi bellissimi occhi color ambra, la giovane lupa ha scrutato tutto lo spazio intorno a sé, ha indugiato per qualche minuto e, prima un poco timor osa poi sempre più veloce, è corsa via tra le felci, scomparendo dietro la collina”.Petra viene seguita con la sguardo, fin dove è possibile e insieme a lei il pensiero torna a Navarre. Il lupo, per molti, è da sempre il pericoloso predatore della favola di “cappuccetto rosso”. Eppure questo quadro funesto, si sta ridipingendo, grazie anche agli insegnanti che collaborano nel presentare il lupo come un essere vivente che non solo va rispettato in quanto tale ma la cui sopravvivenza è indispensabile per il delicato equilibrio del nostro ecosistema.Quella di Petra è una bella storia e questa volta il lieto fine c’è, proprio quello che al Centro avrebbero voluto per Navarre. Per lei, la giovane lupa Petra, Elisa Berti ha riservato un messaggio:“Corri libera Petra, corri anche per Navarre e per tutti i lupi che non ce l’hanno fatta, porta un messaggio di rispetto e soprattutto di riappacificazione, proprio in questo momento in cui i conflitti con l’uomo sono sempre più accesi. Anche noi, a nostra volta, cercheremo di portare il messaggio a chi non vi conosce, a chi diffida di voi, a chi vi odia e non vi rispetta… un cartello del Parco Nazionale della Sila dice: “il lupo è cattivo solo nelle favole”. E per quanto banale possa sembrare, quando all’affermazione “in bocca al lupo” tutti risponderanno “viva”, allora forse in quel momento il lupo sarà realmente fuori pericolo!”
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LA ZAMPA.IT
2 SETTEMBRE 2012
 
Gli uccelli celebrano il funerale ai loro defunti
Alcuni uccelli capiscono dal corpo morto di un loro simile di essere in una situazione di pericolo e avvertono subito tutti gli esemplari più lontani
 
Stati Uniti - Il culto dei defunti non è una pratica esclusivamente umana, secondo uno studio californiano, alcuni uccelli fanno i funerali per i loro morti.
Le ghiandaie, ad esempio, alla morte di un membro della loro specie, si raccolgono attorno ad esso e smettono di cibarsi per più di un giorno. Il comportamento potrebbe essere spiegabile con la volontà degli uccelli di segnalare agli altri la presenza di un pericolo nelle vicinanze.
I ricercatori, guidati da Teresa Iglesias dell'University of California, hanno realizzato gli esperimenti piazzando una serie di oggetti diversi in giardini e cortili di zone residenziali e osservato come si comportavano le ghiandaie.
Come si legge dalla rivista "Animal Behaviour", dove la ricerca è stata pubblicata, tra gli oggetti sparsi dagli scienziati vi erano pezzi di legno, ghiandaie morte e fantocci di ghiandaie e guri, per segnalare la situazione di pericolo.
I ricercatori hanno scoperto che le ghiandaie ignoravano i segnali, a parte il corpo del loro simile. All'avvistamento della ghiandaia priva di vita, cominciavano a lanciare un allarme, avvertendo i colleghi più distanti.
Gli esemplari inoltre si raccoglievano attorno al cadavere, lanciando grida cacofoniche per richiamare altri uccelli attorno al cadavere e smettevano di cercare cibo. Lanciavano grida d'allarme, anche quando scambiavano il fantoccio del gufo per un predatore vero,e gli piombavano addosso per spaventarlo. Secondo i ricercatori, «pur senza aver assistito alla morte del compagno, le ghiandaie considerano la presenza di un uccello morto come un'informazione da condividere rapidamente, esattamente come la presenza di un predatore; e divulgare il messaggio aiuta a tutelare gli altri uccelli, ad allertarli del pericolo e ad attenuare il rischio su qualunque causa abbia ucciso l'uccello morto».
 
IL SOLE 24 ORE
2 SETTEMBRE 2012
 
I cattivi consigli dell'empatia
 
Gilberto Corbellini
e Simone Gozzano
 
«Il dissidio tra pro e contro / è la malattia della mente». Forse non è proprio una malattia, come riteneva l'autore del poema polemico di scuola Zen del VII secolo, ma gli schieramenti manichei prescindono dai fatti. Come nella discussione sulla sperimentazione animale. Dove si deve essere o pro o contro. Mentre i fatti registrano uno scenario che non coincide con quello prodotto dalla spettacolarizzazione mediatica della vicenda estiva dell'allevamento di Green Hill. Certo è più comodo o naturale – in questo aveva ragione il poeta Zen e lo confermano gli psicologi e antropologi che studiano l'origine del senso morale – essere partigiani che intellettualmente onesti.
L'attenzione per il benessere degli altri animali, e la condanna morale per il loro uso a scopi di ricerca si diffonde con il superamento delle condizioni di arretratezza economica, sociale e sanitaria nel mondo occidentale. Le prime leggi vengono emanate non a caso nel Regno Unito, dove la rivoluzione industriale procede più speditamente. Insomma, la sensibilità per le sofferenze degli animali aumenta via via che i bambini muoiono di meno per malnutrizione, violenza e infezioni, che l'agricoltura e l'allevamento assumono dimensioni industriali (fine delle carestie e delle macellazioni domestiche) e che la vita si allunga. Vi ha certo concorso la diffusione crescente degli altri animali come compagnia domestica. E la maturata consapevolezza, anche grazie alla diffusione di una cultura scientifica, che essi hanno un psicologia complessa. Ovvero, la percentuale più elevata di cittadini contrari alla sperimentazione si trova nei Paesi con i più alti livelli di alfabetizzazione, soprattutto scientifica, e l'avversione a esperimenti su scimmie, ca ni, gatti o cavalli – più simili o più umanizzabili – è più forte che verso i topi.
A fronte di queste semplici, ma articolate, considerazioni, notiamo che la discussione sulla sperimentazione animale si sviluppa confondendo diversi ordini di problemi. La principale istanza è di natura affettivo-morale: il sentimento di simpatia per le sofferenze degli altri animali motiva la condanna del loro uso per la ricerca. Anche se nell'ultimo mezzo secolo la regolamentazione è diventata sempre più rigida e per primi gli scienziati hanno studiato e trovato come ridurre l'uso e la sofferenza degli animali, chi assume l'equivalenza morale tra l'uomo e gli altri animali chiede l'abolizione tout court della sperimentazione animale.
Si sa: l'emotivismo, la cecità astorica e l'insofferenza per un approccio analitico-pragmatico ai problemi sono i carburanti del settarismo. E con le emozioni non si viene a compromesso . Ma se si usano solo le emozioni, evolutivamente selezionate anche per cacciare meglio in gruppo e spartirsi la selvaggina, succede che quando e dove l'esistenza gira male, gli animali, a meno che non siano protetti da qualche superstizione religiosa, vengono abusati in tutti i modi. Su consiglio diretto delle emozioni, che inducono a sopravvivere. Quando, come in Occidente, gira bene, gli altri animali ottengono un diverso genere di trattamento. Ora, se questo quadro è plausibile, e noi crediamo lo sia, chi ama gli animali non dovrebbe lasciarsi ipnotizzare delle prediche di Petrini, Dario Fo o Latouche, che propongono di diventare poveri o di tornare alla «scienza dei contadini». Che, quando erano ignoranti, erano anche i peggiori carnefici. Non solo verso gli animali.
L'unico modo per far sì che per gli animali e gli umani le cose vadano meglio, è far andar bene, economicamente e culturalmente, l'esistenza umana. Cioè fare in modo che le emozioni si integrino con le nostre esigenze più generali, nella fattispecie con il buon andamento di quella ricerca scientifica con la quale, spesso, le emozioni vengono messe irrazionalmente in tensione. E qui sorge un altro problema. I ricercatori difendono l'utilità della sperimentazione animale e non vanno lontano dal vero quando dicono che le moderne conoscenze biomediche in larga parte non esisterebbero senza di essa. È anche vero che assecondano alcune convenienze, come vantaggi economici o protezioni legali che la sperimentazione animale garantisce. Ma dall'altra parte si nega che la sperimentazione animale abbia aiutato la medicina, e vengono ingigantiti o strumentalizzati i limiti dei modelli animali. D'altro canto, anche la nostra empatia verso gli animali è basata su un modello parziale: sebbene alcuni si avventurino nel portare il proprio cane dallo psicoanalista, in pochi discutono se la terapia freudiana sia da preferire a quella junghiana. E le ansie di un genitore simpatetico verso le sofferenze o le paure dei suoi cuccioli con specifici vengono stigmatizzate se a provocarle sono i cuccioli di altre specie. Per esempio pitbull educati a essere stupidi come il proprietario.
È possibile fare a meno o ridurre significativamente la sperimentazione animale in modo drastico, piuttosto che progressivo come sta avvenendo. A condizione che si sia disposti ad accettare un rallentamento dei progressi medici e quindi un peggioramento della salute umana. Immaginando che nessuno vorrà tornare a usare animali umani per sperimentare. Fatta salva l'ipocrisia. Visto che l'eccesso di protezione legale che vige in Occidente da tempo muove la sperimentazione clinica nei Paesi in via di sviluppo.
 
IL TEMPO
2 SETTEMBRE 2012
 
In Italia 7 milioni di vegetariani
GORIZIA Non una moda, bensì una scelta ponderata consapevolmente e dettata, nel 43,2% dei casi, da motivazione più salutistica che ideologica.
 
È la filosofia del vegetarismo che conta un sempre crescente numero di seguaci anche nel nostro Paese: il 6,7% degli italiani, quasi 7 milioni di persone, si dichiarano vegetariani o vegani, fermi sostenitori di un regime alimentare privo di prodotti a base di proteine animali. In questi giorni Gorizia si è trasformata nella capitale italiana del «veg» per la terza edizione del Festival Vegetariano, con migliaia di visitatori.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
2 SETTEMBRE 2012
 
Usl 7, sequestrati dieci quintali di pesce al mercurio
 
CONEGLIANO (TV) Sarebbero potuti finire sulle tavole dei consumatori oltre 10 quintali di pesce di importazione, con un livello di mercurio di 5 volte superiore al limite consentito. Ad impedirlo è stato il servizio veterinario per l’igiene degli alimenti di origine animale e loro derivati dell’Usl 7 che ne ha imposto il ritiro dal mercato evitando così che potesse essere venduto e poi mangiato. La quantità di mercurio è stata rilevata nel corso di uno dei controlli effettuati dal Servizio nei primi sei mesi di quest’anno. Il riscontro della presenza di mercurio oltre la soglia imposta per legge ha portato anche all’avvio di un procedimento penale tutt’ora in corso. Le verifiche sono s tate effettuate nell’ambito della vigilanza sulle aziende che producono e vendono alimenti di origine animale e hanno scongiurato ogni possibile rischio e tute lato la salute del consumatore. In questo contesto sono state evidenziate anche altre 17 non conformità su altri prodotti e avviati 5 procedimenti sanzionatori, anche questi in corso: quattro riguardano l’inadeguatezza delle informazioni fornite al consumatore nelle etichette nella distribuzione di alimenti con sanzioni che si aggirano intorno ai 1.200 euro. Più elevata invece quella prevista per un macello in cui si è evidenziato un uso illecito di farmaci: la somma prevista, in questo caso, è di circa 20 mila euro. Nel territorio dell’Usl 7 sono 92 le aziende che producono alimenti di origine animale, in particolare carni, formaggi e uova che possono distribuire i propri prodotti nella Comunità Europea. A queste si aggiungono le certificazioni sanitarie per spedizioni d i merci verso paesi dell’Asia, dell’America e dell’Oceania. Nei primi sei mesi del 2012 il servizio ha attestato l’idoneità igienico-sanitaria di 47.600 tonnellate di carne. 2169 campionamenti (risultati tutti negativi) sono stati effettuati per il controllo delle malattie trasmesse con gli alimenti. Particolare attenzione è stata posta sui farmaci utilizzati in zootecnia, con l’esecuzione di 281 ricerche di residui degli stessi sui tessuti degli animali produttori di derrate, risultati anche questi tutti negativi. Per quanto riguarda il “benessere animale” sono state effettuate 22 verifiche sul trasporto, e effettuati 104 prelievi di sangue per analizzare i parametri ematici indicatori di eventuali stress in allevamento.
 
AGI
2 SETTEMBRE 2012
 
Animali: crisi incide anche su ciotola, meno spese per cani&gatti
 
Roma - Il carovita colpisce il portafoglio dei padroni e anche per cani e gatti l'appuntamento con la ciotola lesina soddisfazioni. Mediamente i prodotti dedicati sono aumentati di quasi il 10% nel corso dell'ultimo anno, calcola l'Aidaa: si tratta principalmente di prodotti alimentari di buon livello qualitativo e questo, complice la crisi, ha portato le famiglie che hanno cani o gatti ad abbassare tendenzialmente il livello di qualita' di cibo per loro. Conseguenza: sono cresciuti gli acquisti dei prodotti per animali nei discount e nelle catene di supermercati con particolare riferimento al cibo di minor costo, e qualita'. A questo si unisce una forte divaricazione dei prezzi degli stessi prodotti alimentari che, in alcuni casi, arrivano a sfiorare il 30% tra un supermercato e l'altro. E al 'carovita' per micio e fido si unisce anche un caro farmaci veterinari: l'Aidaa torna a denunciare che i farmaci veterinari 'griffati' hanno costi sempre piu' elevati che incidono notevolmente nel totale del budget di spesa per il mantenimento degli animali domestici. Cosi', Aidaa aderisce e invita ad aderire alla giornata dello sciopero della spesa gia' indetta per il prossimo 19 settembre dalle associazioni dei consumatori, e, per la stessa giornata, invita tutti i proprietari di animali ad astenersi dal comperare i farmaci 'griffati' e a chiedere la prescrizione di farmaci veterinari generici.
 
MATTINO DI PADOVA
2 SETTEMBRE 2012
 
Fate opere di bene per le persone non per gli animali
 
di Francesco Zuanon
 
CAMPOSAMPIERO (PD) - Torna a far discutere tutta la comunità del Camposampierese il cartello esposto fuori dalla chiesa di Rustega da don Marco Scattolon: “Non cani, ma opere di bene” e la lunga “cartolina” sul tema scritta questa settimana. Il parroco di Rustega e Fossalta, nella suo messaggio domenicale, chiede ai parrocchiani «Quanto spendi per i bambini e quanto per i cagnolini (o i gattini)?». «Senza maltrattare i cani, investiamo sui figli di Dio (battezzati o meno). I cani sono preziosi per i ciechi, per gli anziani, per i finanzieri o per fare la guardia, ma l’Onu non li ha ancora inseriti come paritari alla persona nei “diritti dell’uomo”» sostiene. Don Marc o se la prende quindi con le eccessive attenzioni e spese riservate a cani e gatti e con la difesa in tivù dei diritti degli animali, mentre molte famiglie fa nno fatica a pagare le bollette o le giovani coppie non vanno oltre il primo figlio per problemi economici. «Mi dà fastidio quando mi ritrovo i cani in braccio a chi si confessa o sta in fondo alla chiesa; mi dà fastidio passare tra gli scaffali della Coop o della Pam e notare quanto si vende per gli animali. Oggi si vedono o si vendono cani con gli occhiali, gelato per cani, dondolo per cani, cucce riscaldate, fisioterapia per cani o adozioni per cani slavi, multe colossali a chi abbandona un cane e in tivù appaiono spesso la Brambilla o Limiti a perorare la causa dei cani. Io mi sono tassato per aiutare tre famigliole che volevano tenersi un figlio e non ne avevano i mezzi e sfiancato per pagare le bollette ai disgraziati: mi sento preso in giro quando si parla in tivù solo dei diritti degli animali». Diretto e graffiante, don Marco cita la Bibbia «36 volte nomina i cani e solo due volte fanno bella figura», e San Francesco «che amava i poveri e i lebbrosi non era certo animalista», che a Gubbio poteva evitare «di far sprecare al buon Dio un miracolo», per concludere che «il nostro buon cuore nelle opere di misericordia non va dirottato verso la parte sbagliata: i cani (& company) vengono dopo i cristiani».
 

MATTINO DI PADOVA
3 SETTEMBRE 2012

Dichiarazioni diseducative indegne di un uomo di fede

Ho letto con inquietudine e rabbia l’articolo pubblicato ieri sul mattino di Padova dal titolo «Fate opere di bene per le persone, non per gli animali» che riporta le dichiarazioni del parroco di Rustega di Camposampiero don Marco Scattolon. Vorrei fare alcune riflessioni. A questo prete dà fastidio che qualcuno voglia bene agli animali e se ne occupi, dichiarando che bisogna pensare ad aiutare i figli di Dio. Dalle notizie che appaiono continuamente sui giornali, non ritengo proprio che i figli di Dio, che commettono omicidi e violenze inaudite, siano così superiori, ad esempio, a un cane che per tutta la vita guida un cieco oppure ai cani che salvano le persone sepolte dalle valanghe o ancora a tutti gli animali che danno il loro amore senza condizioni alle persone con cui vivono. Dio ha creato gli esseri umani, le piante, gli animali, i mari, gli oceani, i laghi, i boschi e non ha insegnato agli uomini a distruggere tutte queste meraviglie o a uccidere gli animali o gli altri uomini perché “diversi”. Se Dio avesse ritenuto che solo gli esseri umani meritano di vivere, non avrebbe ordinato a Noè di caricare sull’arca una coppia di tutti gli animali affinchè si salvassero, lasciando annegare migliaia di suoi figli... Trovo comunque vergognoso il manifesto attaccato alla porta della sua chiesa con il volto di Gesù e il messaggio “Non cani ma opere di bene”. Perché allora non scrivere anche “Non milioni di euro per il calcio, ma opere di bene?” Sicuramente persone sensibili che rispettano e che amano l’ambiente e gli animali sono sensibili anche con le altre persone, al contrario di quelle che ragionano come il parroco, per cui ci sono creature di serie A e di serie B. Trovo davvero delirante la sua dichiarazione, pubblicata su altro giornale locale, per cui San Francesco, anziché sprecare un miracolo per il lupo di Gubbio, avrebbe fatto meglio a incaricare qualche giovane di ucciderlo con la balestra... Non ho parole. Trovo che tali dichiarazioni siano altamente diseducative, soprattutto da parte di un prete che dovrebbe diffondere fra la gente il messaggio di tolleranza e di amore universale. Tali comportamenti allontanano molte persone dalla Chiesa e dai suoi ministri. Sono rimasta alquanto stupita dalle dichiarazioni della volontaria del canile di Rubano, che in parte concordano con quelle del parroco, in quanto, nello svolgimento della sua attività di volontaria, è a contatto quotidianamente non con il lusso e gli sprechi denunciati dal parroco, ma con il dolore e la sofferenza causati ai cani dall’abbandono crudele da parte di “figli di Dio”. Vorrei consigliare al parroco di rivolgersi al Vaticano per gli aiuti economici nei confronti delle persone bisognose. Forse lui non lo sa, ma è uno degli Stati più ricchi del mondo. Annamaria Mattoschi direttivo Ente nazionale protezione animali di Padova.

 

IL MATTINO DI PADOVA
3 SETTEMBRE 2012

«Sprechi per i cani» Il parroco bollato da anti-animalista

di Francesco Zuanon

CAMPOSAMPIERO (PD) Ha scatenato un vortice di reazioni, critiche ma anche consensi, la nuova cartolina pubblicata ieri da don Marco Scattolon, parroco di Rustega e Fossalta, corredata da un nuovo cartello affisso a fianco della chiesa: «Non cani ma opere di bene. Grazie!» Don Marco ricorda ai suoi parrocchiani di pesare bene le spese e le attenzioni riservate ai cani e in genere agli animali domestici, affinché non superino quelle riservate ai figli o alle opere di misericordia. Eccessive, secondo il parroco, le difese dei diritti degli animali e tutte le comodità che si vogliono garantire a cani, gatti e simili in un periodo in cui molti faticano ad arrivare a fine mese. Apriti cielo! La cartolina colpisce allo stomaco i lettori e i fedeli che affollano le messe di don Marco; il dibattito si infiamma. Sul sito del mattino, decine di internauti attaccano il sacerdote, reo a loro dire di non rispettare gli animali, pur sempre creature di Dio e spesso preziosi sostegni per l’uomo, molto più affidabili come compagni di vita; animalisti e associazioni di tutela si schierano contro il parroco. Non mancano tuttavia quanti concordano con la necessità di ridurre gli sprechi e le spese eccessive destinate agli animali domestici. Nella frazione, non abituata alla risonanza mediatica portata dal nuovo parroco, la cartolina fa discutere i fedeli al termine delle messe e nei bar. «Ha detto cose giuste, i suoi cartelli sono provocazioni che servono svegliare la gente»; «è assurdo vedere cagnolini vestiti come bambini o nutriti con pasti da ristorante» commenta la gente chiedendo l’anonimato; c’è anche chi se la prende con i media e i giornali: «Basta dare spazio a queste cose, ogni settimana siamo sui giornali con queste che non sono notizie». Lui, don Marco, commenta serafico - Ho già ricevuto qualche telefonata di contrarietà, ad esempio da una signora che dalla compagnia di un animale ha avuto grande sostegno, ma anche approvazioni; immagino mi arriveranno molte lettere e altre telefonate. Non posso però rispondere a tutti né tantomeno leggere i siti o le mail perché non utilizzo il pc. Le mie cartoline non sono trattati, ma considerazioni che mi sento di rivolgere ai miei parrocchiani per invitarli a riflettere sui tempi che stiamo vivendo e sui valori utili alle nostre famiglie. Non voglio imporre le mie idee a nessuno, ma non posso accettare che i telegiornali siano pieni di lupi, orsi, balene o cani da tutelare e nessuno parli dei nostri volontari che trascorrono le ferie a “lavorare” in Africa, o che nessuno protesti se nella casa di un disoccupato con famiglia a carico viene sospesa l’erogazione di luce, acqua e gas perché le bollette non sono pagate. Aiutiamo prima gli uomini dei cani».

 
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
3 SETTEMBRE 2012
 
«E li chiamano animali» Il «bastardino» mette in salvo quattro cuccioli

[Gianni Sollitto]

 
VIESTE (FG) – Ha salvato quattro cuccioli abbandonati e destinati a sicura morte. A farlo non una persona di buona volontà, ma un cane randagio, uno dei pochissimi ancora in circolazione a Vieste.E’ accaduto ieri mattina in località “Chiesiola”, collinetta alla periferia della città, dove uno sconsiderato ha abbandonato, a bordo strada, una scatola con quattro cuccioli di pochi giorni. I cagnolini, dopo diverse ore sotto il sole, sono usciti dall’involucro ed hanno cominciato a girovagare sulla trafficatissima carreggiata, probabilmente in cerca di acqua. Sarebbe stata sicuramente tragedia, per uomini e cuccioli, se un cane di quartiere della zona non fosse intervenuto, afferrando i piccoli p er il collo e riportandoli ad uno ad uno nel cartone. 
La scena ha commosso gli automobilisti in transito i quali, dopo un po’ di spavento iniziale per le brusche frenate che sono stati costretti a fare per non investire cane e cuccioli, sono scesi dalle macchine per soccorrerli. Il randagio protagonista del “salvata g gio”, non appena resosi conto che i cuccioli erano ormai al sicuro e adeguatamente curati, si è dileguato. Un vero e proprio atto d’amore del randagio che è andato ben oltre il naturale ed istintivo impulso. 
«Ancora una volta – ha commentato Francesca Toto, dinamica simpatizzante del gruppo Animalisti di Vieste - una grande lezione di vita e solidarietà arriva dal mondo animale ed è inevitabile il confronto con la stupidità umana della persona che ha abbandonato i cuccioli, non curante del pericolo che ha fatto correre a cani, di cui poco gli importava, e a persone. E’ responsabilità di tutti i cittadini – ha aggiunto la Toto - contribuire al contrasto degli abbandoni e dei maltrattamenti, perché un cane abbandonato o maltrattato è anche un costo in più per ogni cittadino, in termini sociali ma anche economici». Quindi un invito. «Aiutate la polizia municipale e i volontari dell’Associazione animalisti – è l’appello di Francesca Toto - segnalando non solo chi abbandona i cani ma anche chi ha cagne incinte, perché dagli ultimi abbandoni si è riscontrato che tutti cuccioli ritrovati erano figli di cani di proprietà. Il vostro aiuto sarà anonimo ma preziosissimo per poter intervenire».
 

IL REPORTER
3 SETTEMBRE 2012

Abbandonati in un furgone senza cibo né acqua, salvati due cuccioli

Simona Corsi

Due meticci sono stati lasciati dal loro padrone in un furgone. I cani erano senza cibo né acqua. Un residente ha avvertito la polizia.
L’ABBANDONO. E' successo ieri. I due cagnolini meticci erano stati lasciati in un furgone parcheggiato in via di Scandicci, a Firenze. Il loro padrone li aveva lasciati chiusi dentro il veicolo senza cibo né acqua.
I SOCCORSI. Un residente della zona ha chiamato la polizia dopo aver sentito i guaiti dei due cuccioli provenire dal veicolo. Il 113 è intervenuto e ha trovato i due cagnolini in un buono stato di salute. I cani sono stati visitati e presi in consegna dal personale dell’Asl soccorso animali. Il proprietario del furgone risulta, per adesso, irreperibile.

 

TRENTINO
3 SETTEMBRE 2012

La denuncia contro le “stalle lager”

VAL DI NON (tn) Come vivono gli animali delle stalle? Come si effettuano i controlli? Perché l'Azienda Sanitaria quando fa le ispezioni preavvisa per tempo l'allevatore ispezionato? Domande che una signora della valle di Non (M.L.I., le iniziali) ha affidato ad una lettera spedita al Trentino con un misto di rabbia e di nostalgia per i tempi (non lontanissimi) “in cui l'allevamento degli animali era un'attività di sussistenza per le famiglie, non un'industria, come oggi”. «Ricordo le stalle della mia infanzia - spiega - quando le famiglie e i vicini si radunavano intorno alla mucca che partoriva, e si adagiava il vitellino vicino alla mamma, sulla paglia. Allora si era tutti poveri, ma gli animali erano accuditi e curati con dedizione. Era lontano il tempo della sfruttamento animale dei nostri allevamenti intensivi. Oggi, vediamo capannoni dove gli animali sono chiama ti “animali da reddito” e non sono considerati esseri viventi e senzienti. Come avveniva un tempo nel trattare gli schiavi, poco importa se qualche animale muore: ciò che conta è mantenerli con costi minimi e ottenerne il massimo rendimento» scrive MLI. A far arrabbiare al signora la sorte di due maiali da ingrasso costretti in uno spazio angusto e sdraiati nel liquame dei loro escrementi che lascia libera solo una narice perché l’altra è sommersa: «Come farà questo povero maiale a respirare? Eppure, alla segnalazione fatta all’Apss ha fatto seguito la solita relazione di benessere animale! Tutto questo si spiega con la prassi adottata dall’Azienda sanitaria che comporta un avviso preventivo all’allevatore, informandolo del sopralluogo che seguirà, dando così il tempo di sanare anche le situazioni più gravi». E la signora commenta: «Eppure L’Italia, con la le gge 14 ottobre 1985, ha ratificato e dato esecuzione alle Convenzioni di Strasburgo sulla protezione degli animali negli allevamenti e sulla protezione degli animali da macello, ma poi i controlli non si fanno e se si fanno si preavvisano gli allevatori, che così riescono ad avere l'ultima parola e a farla franca!». La sua conclusione è un appello alla politica “affinché non permetta più, in una provincia che si ritiene così avanzata come la nostra, una gestione selvaggia degli allevamenti animali, coperta da pseudocontrolli!”.

 

LA NUOVA SARDEGNA
3 SETTEMBRE 2012

Spiaggiate altre due mucche

CARLOFORTE (CI) - Mareggiata con sorpresa nella spiaggia carlofortina della Caletta invasa dai frangenti. La poderosa maestralata, durante la notte ha abbandonato sulla battigia la carcassa di una mucca, suscitando grande stupore tra quanti erano andati al mare. Sul posto, in tarda mattinata è dovuta intervenire una squadra comunale, con una ruspa scesa fino in spiaggia, per prelevare l’animale che è stato trasportato all’inceneritore dei rifiuti speciali di Cagliari. Il bovino sarebbe stato in acqua a galleggiare per molti giorni e potrebbe provenire da una nave. A questa conclusione si è arrivati visto che ci sono stati altri recenti avvistamenti nella costa sud occidentale sarda. L’ultimo, a Calasetta, a distanza di poche ore dal ritrovamento di Carloforte. In una settimana, l’episodio si è ripetuto sei volte, da Portoscuso fino a Sant’Antioco. Ma le cause dei decessi, nonostante le ricognizioni sanitarie effettuate, restano per il momento sconosciute. La più probabile è che i bovini siano annegati.

 
TG COM 24
3 SETTEMBRE 2012
 
Messico, il cane con le zampe artificiali
L'animale era stato brutalmente mutilato dai narcos. Ora cammina con le protesi
 
L'anno scorso, un cane è stato trovato abbandonato in un cassonetto nel quartiere Fresnillo di Città del Messico, moribondo e con le zampe anteriori amputate. Ora, l'animale di nome Pay de Limon (torta al limone), ha recuperato le forze e si può muovere grazie alle protesi fornite da Caninos Milagros (miracoli canini), un centro di soccorso in Messico. A mutilare l'animale sembra siano stati feroci esponenti dei cartelli della droga messicana.
"Pay de Limon ha avuto la sfortuna di imbattersi in un gruppo di criminalità organizzata e lo hanno usato per praticare il taglio di ciascuna delle zampe, come fanno quando tagliano le dita degli esseri umani che rapiscono", ha detto Patricia Ruiz, fondatore di Milagros Caninos.
VIDEO
 
GEA PRESS
3 SETTEMBRE 2012
 
Trasporto mucche, a terra e spillate – tra conflitti d’interesse e motivi d’orario
Dopo anni di polemiche una circolare del Ministero della Salute.
 
La presenza di animali non idonei al trasporto rappresenta, ad avviso del Ministero della Salute – Direzione Generale della Sanità Animale, una delle criticità rilevanti del settore. Un problema non più eludibile e non solo per le numerose denunce, anche mediatiche come nel caso del servizio shock di Striscia la Notizia.A pesare, infatti, sono anche le raccomandazioni del FVO (Ufficio Alimentare e Veterinario) della Commissione Europea. Obiezioni specificatamente richiamate dal Ministero e che hanno fatto seguito alle verifiche svolte in Italia. Un problema noto fin dal 2008 e che già nel 2010 si sapeva ancora irrisolto. Quali irregolarità? Un esempio riportato ora dal Ministero nella nota inviata al Centro di Referenza Nazionale sul benessere animale, alle organizzazioni dei Veterinari ed a quelle di settore, riguarda i certificati d’idoneità che accompagnano al macello gli animali. Bovini, equini ed altri che necessitano di un parere veterinario attestante l’idoneità al trasporto. Certificati che talvolta, dice sempre il Ministero, non sono veritieri oppure non correttamente compilati. Più inquietante è la seconda rilevanza sollevata sempre dalla Direzione Generale della Sanità Animale: “conflitti d’interesse per i veterinari redattori“. Come se ciò non bastasse al macello vengono consegnati animali al di fuori degli orari di servizio del Veterinario Ufficiale. Un fenomeno, questo, che sarebbe diffuso, dice sempre il Ministero.Quale soluzione si propone ora? Semplice. Constatato il trasporto di animali non idonei, si ritiene necessario non inviare al macello al di fuori dell’orario di servizio del Veterinario Ufficiale. Tutto qui, anzi: quasi tutto qui. L’arrivo di animali al di fuori degli orari di servizio, sarà comunque possibile se l’idoneità al trasporto verrà rilasciata da un Veterinario ASL!Meno male, allora, che in Italia esistono delle Linee Guida sul trasporto di animali, sottolineate anche nel mondo animalista e abbastanza impenetrabili per motivi di copyright, che consentono finche il trasporto di mucche con vulva spillata.
 
ASCA
3 SETTEMBRE 2012
 
Animali: sequestrati a Fiumicino 100 capi con pellicce procione
 
Roma - Centosei capi pregiati di abbigliamento con colli e altri inserti derivanti da pellicce di procione sono stati sequestrati all'Aeroporto romano di Fiumicino, nell'ambito di un'operazione congiunta condotta dal personale dell'Agenzia delle Dogane e del Nucleo Operativo Cites di Fiumicino del Corpo forestale dello Stato.
La merce proveniva dalla Cina ed era destinata ad una ditta romana d'alta moda, il cui titolare e' stato segnalato all'Autorita' Giudiziaria.
Il procione, detto comunemente orsetto lavatore, e' una specie tutelata da uno specifico regolamento comunitario riguardante gli animali da pelliccia, che ne consente l'esportazione solo da allevamenti certificati e riconosciuti negli Stati Uniti e nel Canada. Gli aspetti sanzionatori e penali del mercato illegale sono regolamentati dalla Convenzione di Washington sul commercio e la detenzione di specie animali e vegetali minacciate di estinzione (CITES).
Il controllo e' stato effettuato su un carico di 40 colli e si stima che il centinaio di abiti sequestrati avrebbe potuto fruttare un guadagno illegale di circa 250mila euro.
Per Il Nucleo Operativo Cites di Fiumicino, particolarmente attento a questi tipi di importazione, si tratta del 6* sequestro di rilievo riguardante questa specie nel giro di due anni.
 

TG COM 24
3 SETTEMBRE 2012

Maxi sequestro di vestiti in pelliccia  di procione all'aeroporto di Fiumicino
I capi, provenienti dalla Cina, non rispettavano le regole Ue

Centosei capi di vestiario realizzarti con pelliccia di procione sono stati sequestrati all'aeroporto di Fiumicino nell'ambito di un'operazione congiunta condotta dall'Agenzia delle Dogane e dal nucleo operativo del Corpo Forestale dello Stato. 
La merce, che proveniva dalla Cina ed era destinata a una ditta romana di alta moda il cui titolare è stato segnalato all'autorità giudiziaria, non rispettava i canoni, definiti dalla legge per il commercio dei procioni. Secondo la legge questi animali possono essere esportati solo da Stati Uniti e Canada e da allevamenti certificati. Si stima che il guadagno illegale ottenuto dal centinaio di abiti sequestrati si sarebbe aggirato intorno ai 250mila euro.
Quello di oggi è il sesto sequestro in due anni che riguarda questa specie di animali che è tutelata da uno specifico ordinamento comunitario.

 
GEA PRESS
3 SETTEMBRE 2012
 
Roma, aeroporto Fiumicino – il procione (a pezzi) per l’alta moda (foto)
Sequestro da centinaia di migliaia di euro del Corpo Forestale e dell'Ufficio delle Dogane
 
Era tutto per l’alta moda il carico di capi d’abbigliamento confezionati con parti di Procione. 106 capi sistemati in 40 colli sequestrati all’aeroporto romano di Fiumicino in un’operazione congiunta del Nucleo Operativo Cites del Corpo forestale dello Stato in servizio presso lo scalo aeroportuale e l’Ufficio delle Dogane.Il Procione (Procyon lotor) è il cosiddetto orsetto lavatore. Nei capi d’abbigliamento, le pelli di procione costituivano gli inserti, ed il valore della spedizione stimato in circa 250.000 euro. In pratica ogni singolo capo d’abbigliamento sarebbe stato venduto oltre i seimila euro.La spedizione proveniva dalla Cina, mentre il destinatario era il titolare di una ditta romana d’alta moda, ora denunciato all’Autorità Giudiziaria per violazione delle disposizioni concernenti la Convenzione di Washington sul commercio di specie rare e minacciate d’estinzione.Il Corpo Forestale sottolinea come, proprio ad opera del Nucleo Operativo Cites dell’aeroporto di Fiumicino, si tratti del sesto sequestro in meno di due anni. Proprio da un sequestro operato a Fiumicino nel 2010, si riuscì a risalire a ben altro carico arrivato questa volta via nave. Addirittura 15.000 capi, sebbene con un prezzo unitario di valore ben inferiore a quello ora registrato. Anche questi abiti riportavano parti di Procione imbarcati, in Cina, nel porto di Shangai ed approdati a Gioia Tauro, Calabria.
VEDI FOTO:
 
ANSA
3 SETTEMBRE 2012
 
Treno investe gregge, morte 100 pecore
Animali erano fuggiti da recinto, traffico bloccato per tre ore
 
SELLIA MARINA (CATANZARO) - Un treno ha investito ieri sera un gregge uccidendo un centinaio di pecore.L'incidente e' accaduto tra le stazioni di Sellia Marina e Catanzaro Lido. Sul posto e' giunto il personale della Polfer e del Comune, che ha rimosso le carcasse degli animali. Le pecore erano fuggite dal recinto in cui erano custodite, a tre chilometri dal punto dell'incidente. Il traffico e' rimasto bloccato per oltre tre ore.
 

CORRIERE DELLE ALPI
3 SETTEMBRE 2012

INCIDENTE FERROVIARIO

di Cristina Contento

BELLUNO - Treno bloccato in galleria dopo aver investito un cervo sui binari: le corna dell’ungulato hanno provocato tagli sulle condutture dell’aria sotto il treno e il convoglio si è fermato a 150 metri dalla uscita della galleria Monte Zucco, per effetto della progressiva frenata indotta dal guasto. Treno regionale 11109 partito alle 6.38 di ieri da Calalzo e diretto verso Belluno-Padova: una decina di passeggeri a bordo hanno vissuto la disavventura di restare bloccati per diverso tempo in galleria, in attesa che la locomotiva messa fuori uso fosse sostituita dalle Ferrovie con una funzionante e che il treno riprendesse la sua marcia verso sud. Nessun ferito a bordo, traffico ferroviario invece bloccato di conseguenza per alcune ore, e riaperto verso le 9.16 di ieri mattina dopo aver liberato il tratto e aver rimesso in moto il regionale. Il treno ha investito un esemplare di cervo femmina che si è trovato all’improvviso sui binari, circa 600 metri prima dell’ingresso della galleria Monte Zucco, mentre scendeva verso Belluno. «Abbiamo sentito un gran colpo» hanno spiegato i due macchinisti e il capotreno a bordo del convoglio alla Polfer di Calalzo che è intervenuta sul posto. Effettivamente, sulla parte frontale della locomotiva c’erano ancora i resti dell’impatto violentissimo avvenuto poco prima: l’animale è poi rotolato sotto il treno ed evidentemente le corna hanno tagliato in piccola parte le condutture di aria: le perdite hanno mandato in progressiva frenata il convoglio che si è definitivamente bloccato nella galleria Monte Zucco, lungo la linea, a circa 150 metri dall’uscita del tunnel. Il locomotore era praticamente fuori uso ed era evidente che per evitare problemi ancora più seri sulla linea ferroviaria e ai passeggeri a bordo che viaggiavano in direzione di Padova, andava sostituito. Sul posto già verso le 7.30, c’erano gli uomini della polizia ferroviaria di Calalzo che hanno avuto il loro daffare per raggiungere la zona impervia del tratto di ferrovia in cui s’era fermato il treno. E bisognava capire che cosa aveva urtato il treno. Già sul fronte della locomotiva erano rimasti i peli dell’animale, i poliziotti della Polfer e anche quelli della polizia provinciale intervenuti, hanno ripercorso a ritroso la linea fino a quando non hanno trovato la carcassa del cervo lungo le rotaie. Il cervo è stato quindi recuperato e portato via, mentre si attendeva l’arrivo del nuovo locomotore che avrebbe dovuto far riprendere la marcia al regionale. Oltre al regionale interessato dall’incidente, è stato sospeso un altro convoglio, il 5674 da Ponte che passava di lì a poco. In orario invece il treno proveniente da Venezia, quello delle 9.37. Il traffico ferroviario è stato infatti ufficialmente riaperto intorno alle 9.16 mentre il regionale 11109 è ripartito dalla stazione di Belluno con un’ora e 40 minuti di ritardo rispetto alla tabella di marcia, corsa che è proseguita poi fino a Padova. Chiaramente l’aggiunta di una nuova motrice in galleria ha chiesto parecchio tempo, sembrava che i passeggeri potessero essere trasferiti in pullman, poi invece si è deciso di agganciare un locomotore tutto nuovo. Nel frattempo i passeggeri, una decina, si sono chiesti che cosa stesse succedendo e perchè il treno si fosse fermato per così lungo tempo sotto il tunnel. Per loro anche diversi disagi: a bordo del regionale c’era infatti chi a Padova avrebbe dovuto prendere la coincidenza per Roma. Un gran lavoro per ripristinare il traffico ferroviario, da parte di Trenitalia, ma anche della polizia ferroviaria che si è occupata di tutelare i viaggiatori, sia degli agenti di polizia provinciale che hanno preso in consegna la carcassa dell’animale.

 
TRENTO TODAY
3 SETTEMBRE 2012
 
Caccia, al via già abbattuti quasi la metà dei caprioli
Sui circa 2000 caprioli a disposizione delle diverse sezioni ieri nella giornata di apertura della stagione venatoria sono già stati abbattuti 700 -800 caprioli maschi
 
Sui circa 2000 caprioli a disposizione delle diverse sezioni ieri nella giornata di apertura della stagione venatoria sono già stati abbattuti 700 -800 caprioli maschi. Non sono mancati i controlli: in Val di Ledro, dove era già stato ucciso l'unico esemplare maschio, è stato sequestrato un cervo, sanzione amministrativa e sospensione del permesso per il cacciatore. Un secondo sequestro in val d'Adige per un fucile a canna liscia. Formalmente la stagione è partita il 16 agosto con il camoscio. I cacciatori trentini potranno abbattere 12 mila 300 capi selezionati in provincia: stambecchi, cervi, caprioli e 367 mufloni le prede a disposizione. In media due animali per doppietta.
 

GEA PRESS
3 SETTEMBRE 2012

Foggia – bracconaggio: denunciate otto persone (foto)
Intervento della Forestale.

Intervento congiunto nel foggiano del Comando Provinciale del Corpo Forestale dello Stato e del NOA, il Nucleo Operativo Antibracconaggio. L’operazione, ha portato alla denuncia di otto persone accusate di caccia illegale.Il servizio, mirato alla repressione del fenomeno del bracconaggio in provincia di Foggia, si è articolato in numerosi appostamenti notturni che hanno portano infine alla scoperta delle due persone intente a cacciare illegalmente pure all’interno di un’area protetta. Si tratta, infatti, della Riserva Naturale Salina di Margherita di Savoia, un paradiso per trampolieri ed anatidi. Altri denunciati, sempre nell’ambito della stessa operazione, in area del Comune di Foggia e Manfredonia. In tutto sei persone, quattro a Foggia e due a Manfredonia.L’accusa riguarda caccia non consentita. Questo perché sorpresi in periodo di chiusura generale, ma anche per avere abbattuto, dicono sempre dalla Forestale, numerosi animali appartenenti a specie protette.In tutto, sono stati sequestrati sei fucili, quattro richiami elettromagnetici e venti animali morti tra i quali lepri, colombacci, tortore col collare e alzavole.
VEDI FOTO:
http://www.geapress.org/caccia/foggia-denunciati-otto-bracconieri-foto/32022

 

IL CENTRO
3 SETTEMBRE 2012

Wwf: troppi bracconieri in azione nel Parco nazionale

PESCARA - Ad una settimana dai festeggiamenti dei 90 anni del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise «non arrivano regali ma solo cupe notizie delle attività criminali di bracconieri». Lo denuncia il Wwf, ricordando «le ultime due lupe trovate morte nei giorni scorsi» che «si uniscono alla lunga lista di animali selvatici che, nel tempo, sono caduti per mano umana in un territorio che invece doveva proteggerli». Un fatto simile, raccontano gli ambientalisti, «era accaduto appena tre mesi fa, ad inizio giugno, sempre nella stessa località (Val Canneto, versante laziale del Parco), cosa che potrebbe far pensare che dietro ci sia la stessa mano. Viceversa», continua il Wwf, «sarebbe drammatico se nella stessa località ci fossero più persone dedite a simili gesti. È alquanto preoccupante vedere come in un'area protetta storica continuino a perpetrarsi atti di bracconaggio e di violenza gratuita nei confronti degli animali selvatici, alcuni dei quali sono al limite dell’estinzione».

 
SARDEGNA OGGI
3 SETTEMBRE 2012
 
Al via la stagione della caccia, il Wwf: “Una strage annunciata”
Domenica è partita la stagione venatoria, con la cosiddetta preapertura alla tortora. Una strage annunciata, questo l’amaro commento del Wwf. “E’ bastato appostarsi nei luoghi di abbeveraggio ormai scarsi a causa della perdurante siccità per poter far fuori gli animali selvatici stremati”.
 
CAGLIARI – “Bastava passare per le campagne per sentire sparare ovunque. Ma a chi sparavano i cacciatori se i contingenti delle tortore selvatiche erano ormai volati a sud? Semplice! Sparavano a pernici, lepri e quant’alro, forti del fatto che scarso è il controllo degli addetti alla vigilanza venatoria impegnati ancora nel servizio antincendio” ha detto Antonello Secci, Presidente del WWF Sardegna.Quello che però è più grave secondo i vertici regionali dell’associazione sarebbe il comportamento dell’assessore alla difesa dell’ambiente Oppi che aveva ricevuto fra il 27 e il 28 agosto il pressante appello dell’Ispra con invito a interrompere la stagione venatoria a causa della perdurante siccità e degli incendi. “L’assessore avrebbe potuto convocare con procedura d’urgenza il Comitato regionale faunistico e deliberare l’interruzione dell’anteprima alla tortora, così come hanno fatto altre regioni italiane, vuoi per pronunciamenti del Tar, vuoi per estrema sensibilità di assessori all’ambiente e dei comitati faunistici. L’Assessore Oppi ha invece volutamente trascurato l’appello dell’Ispra. Abbiamo comunque inoltrato richiesta urgente di convocazione del Comitato Faunistico per cercare, almeno, di limitare i danni, eliminando la seconda giornata di pre-apertura prevista per il prossimo 6 settembre. Speriamo che Oppi, per l’ennesima volta, non rimanga sordo al nostro appello, ha continuato l’esponente ambientalista”.
L’appello al Ministro. “Attendiamo comunque il pronunciamento del Ministro all’agricoltura Catania che per il 5 settembre ha convocato gli assessori regionali all’agricoltura per cercare di bloccare la preapertura (che ormai però è già iniziata). Speriamo che il Ministro si decida anche perché la maggior parte dei buoi sono già scappati dalla stalla - ha ripreso il presidente del Wwf - Certo è che se si continua così, ben presto i cacciatori dovranno dedicarsi a sparare le sagome dai poligoni di tiro”, ha concluso amaramente l’esponente ambientalista.
 

RTM
3 SETTEMBRE 2012

Controlli da parte di Polstrada e Guardie Zoofile sulla Ragusa-Catania nei confronti di cacciatori

Sabato scorso, all’apertura della stagione venatoria, sono stati effettuati dei posti di controllo congiunti da parte della Polizia Stradale di Ragusa e dal Nucleo Provinciale delle Guardie Zoofile di Ragusa, sulla Catania – Ragusa, nei confronti dei cacciatori, finalizzati al rispetto delle condizioni di trasporto degli animali e del Codice della Strada. I controlli effettuati a distanza di un anno hanno fatto registrare una diminuzione di irregolarità.
Infatti l’anno scorso sono stati denunciati alcuni cacciatori per maltrattamento animali. Quest’anno i controlli hanno fatto registrare irregolarità amministrative per quanto riguarda l’uso del trasportino autorizzato, che prevede misure codificate di spazio utile perché il cane a seguito del cacciatore possa avere condizioni vivibili: 15 cm dal capo per permettere all’animale di alzarsi e 30 cm su ogni lato. Per questi soggetti sono state contestate violazioni per cattivo alloggiamento degli animali.
Venti le autovetture fermate dalla Polstrada mentre le Guardie Zoofile dell’ENPA hanno controllato 57 cani, di cui solo 3 sono risultati sprovvisti di microchip che hanno fatto scattare la sanzione amministrativa prevista.

 

LA SICILIA RAGUSA
4 SETTEMBRE 2012

i controlli di polizia provinciale e POLSTRADA
Attività venatoria, denunciati 15 cacciatori

Controlli straordinari da parte di Polizia provinciale e Polizia stradale nel primo fine settimana di apertura dell'attività venatoria. Oltre 150 sono stati i cacciatori controllati dagli agenti della Provincia che hanno denunciato 15 persone all'autorità giudiziaria.
Le ventotto pattuglie della Polizia provinciale coordinate dal comandante Raffaele Falconieri sono intervenute per assicurare il rispetto delle norme di sicurezza e per evitare spiacevoli incidenti. Sotto questo aspetto, l'apertura della caccia non ha fatto registrare episodi di rilievo ad eccezione dell'unico incidente che ha visto coinvolto un gelese di 55 anni, colpito a quanto pare dai pallini di un altro cacciatore. L'episodio è avvenuto sabato mattina nelle campagne di Chiaramonte Gulfi, in contrada Piano d'Arcieri ed il ferito è stato trasportato presso l'ospedale di Vittoria e giudicato guaribi le in 30 giorni. Quattordici denunce riguardano il reato di caccia con l'uso di mezzi non consentiti, ovvero con furetti privi di museruola. Una persona è stata segnalata per porto abusivo di arma da fuoco e tentato furto venatorio. Durante le operazioni gli agenti della provinciale hanno sequestrato 15 fucili da caccia, 340 cartucce di vario calibro e 11 furetti. Ritirati 14 tesserini venatori e contestata una infrazione amministrativa.
Intensa, come accennato, anche l'attività della Polizia stradale che, insieme all'Enpa, ha messo in atto controlli straordinari sulla Ragusa-Catania, finalizzati al rispetto delle condizioni di trasporto degli animali e del codice della strada, che hanno fatto registrare irregolarità amministrative per quanto riguarda l'uso del trasportino autorizzato, che prevede misure codificate di spazio utile perché il cane a seguito del cacciatore possa avere condizioni vivibili: 15 cm dal capo per permettere all'animale di a lzarsi e 30 cm su ogni lato.
Venti le auto fermate dalla Polstrada mentre le guardie zoofile dell'Enpa hanno controllato 57 cani, di cui solo 3 sono risultati sprovvisti di microchip che hanno fatto scattare la sanzione amministrativa. I controlli effettuati a distanza di un anno hanno fatto registrare una diminuzione di irregolarità.

 

IL PICCOLO
3 SETTEMBRE 2012

Foche monache avvistate in Istria

di Andrea Marsanich

FIUME - Non è sola la foca monaca vista, fotografata e filmata in questi anni sulla costa occidentale dell’isola di Cherso e a Capo Promontore, nel profondo sud dell’Istria. Vive in queste acque dell’Adriatico settentrionale assieme ad altri tre esemplari, mentre più giù, nella Dalmazia meridionale, è presente una seconda colonia, composta da un numero imprecisato di questi mammiferi marini. E’ quanto affermano i componenti del Gruppo della Foca monaca, team di esperti guidato ormai da vent’ anni dalla biologa croata Jasna Antolovic, origini dalmate (Comisa, isola di Lissa) e innamorata perdutamente della foca monaca, il mammifero marino più a rischio nel Mediterraneo. Il suddetto gruppo collabora da tempo con l’ associazione Foca Monaca di Roma, con colleghi di Turchia, Grecia e Albania, con le competenti autorità croate, l a facoltà zagabrese di Veterinaria e l’Autorità portuale di Cherso. Una cooperazione che ha dato risultati significativi e la (quasi) certezza che le coste croate dell’Adriatico siano diventate la fissa dimora di esemplari che non provengono insomma da Turchia e Grecia. Per esserne sicuri al 100 per cento, i biologi croati hanno inviato ad un prestigioso laboratorio americano peli ed escrementi dell’ animale raccolti nella grotta situata a Capo Promontore. Inoltre sono stati spediti negli Stati Uniti parti degli esemplari di foca monaca sistemati nei musei di Fiume, Spalato, Ragusa (Dubrovnik) e Zagabria. L’analisi del Dna permetterà di appurare se le due colonie adriatiche sono autoctone oppure appartengono ai gruppi registrati in Grecia e Turchia. I risultati arriveranno in autunno e se daranno responsi positivi, cambierà lo status delle foche monache nel cosiddetto Libro rosso della Croazia, che annovera le specie a rischio o estinte nel Paese. Il nostro mammifero viene considerato specie estinta in Croazia e se invece si appurerà che non è imparentato con gli animali presenti nei due citati Paesi mediterranei, avrà lo status di specie a rischio, che è comunque un gran bel passo avanti. L’associazione della dottoressa Antolovic ha effettuato analisi anche nel proprio laboratorio (meno attrezzato di quello negli Usa) ed ha accertato che nei peli della foca altoadriatica non c’ è traccia di metalli pesanti. Un ottimo segno, un pò offuscato dalla scoperta di un parassita, la Fasciola hepatica, il che rivela che questo intruso si annida in pesci e molluschi mangiati dalla foca. Va ricordato che questa specie è in regime di tutela nell’ Adriatico sin dal 1935, ma nei decenni successivi pochi si attennero alla legge, non rispettata soprattutto dai pescatori croati che uccidevano le foche perché colpevoli – sostenevano - di lacerare le reti per mangiare il pesce. Nel 1964, così le cronache, sarebbe stato ucciso l’ ultimo esemplare nelle acque dalmate e da allora la foca monaca è considerata specie estinta. Nel contesto va rilevato che l’uccisione di questo animale comporta una pena pecuniaria in Croazia di 100 mila kune, pari a 13 mila e 400 euro.

 

GEA PRESS
3 SETTEMBRE 2012

Il furetto cacciatore – senza museruola è più valente…
A Ragusa interventi della Polizia Provinciale – il parere dell'esperto.

14 cacciatori su 15 denunciati dalla Polizia Provinciale di Ragusa in queste ore, sono stati deferiti all’Autorità Giudiziaria per l’ipotesi di reato di caccia con l’uso di mezzi non consentiti, ovvero furetti (usati per la caccia al coniglio) privi di museruola. Una denuncia, invece, ha riguardato il porto abusivo d’arma da fuoco e tentato furto venatorio.In tutto 150 cacciatori controllati su 2000 presenti in provincia. 28 pattuglie della Polizia Provinciale, così come annunciato dal Comandante Raffaele Falconieri nei giorni scorsi  schierate in campo per il corretto svolgimento, ovvero secondo legge, della stagione venatoria. 15 fucili da caccia e 340 cartucce di vario calibro sequestrate. Ritirati, inoltre, 14 tesserini venatori mentre 11 furetti sono stati anch’essi posti sotto sequestro. In pratica il 10% dei controlli ha dato esito positivo, quasi tutti per l’uso del furetto privo di museruola.Perché, un furetto, non deve avere museruola? Il motivo di un’abitudine più diffusa di quanto si possa pensare, ce lo spiega Ennio Bonfanti, Coordinatore regionale delle Guardie WWF.“Bisogna distinguere alcuni aspetti – riferisce Ennio Bonfanti a GeaPress – il primo è quello giurisprudenziale, ovvero le sentenze della Corte di Cassazione che hanno stabilito come il furetto senza museruola costituisca un mezzo di caccia non consentito. Poi ci sono gli aspetti relativi alla sua valenza“.Il furetto, è bene ricordare, appartiene all’Ordine dei Carnivori. Come tutti i Mustelidi, ha corpo allungato e flessibile. Ciò lo rende agile anche negli spazi angusti, come nel caso dei cunicoli che formano la tana del coniglio. 34 dentini, sviluppati e taglienti, lasciano pochi dubbi sulla loro valenza. Un furetto con museruola è un furetto depotenziato.“Quando il furetto ha la museruola – spiega Bonfanti – può capitare che il coniglio esca molto velocemente dalla sua tana. Il cacciatore, in questi casi, deve essere molto abile a centrarlo con il fucile. Viceversa – aggiunge Bonfanti – il coniglio viene preso a morsi ed il alcuni casi è quasi il furetto a portarlo all’esterno della tana. Tra i racconti di caccia, ci sono pure quelli che asseriscono di avere preso il coniglio con le mani, evitando così il colpo di fucile“.Un animale, il furetto, che passa buona parte della sua vita in solitudine ed in piccole gabbie. “Per essere utile alla caccia – continua Bonfanti – il furetto deve avere un’indole diversa da quelli che si è soliti vedere come animali domestici. Non deve avere molti contatti con l’uomo e, secondo un’opinione diffusa, l’aggressività è così più accentuata. Piccole gabbie per conigli o qualcosa di simile, tutto l’anno, fino alla stagione di caccia. Per allenarli è in uso la pelle del coniglio una volta scuoiato“.
VEDI FOTO:
http://www.geapress.org/caccia/il-furetto-cacciatore-senza-museruola-e-piu-valente/32017

 
GEA PRESS
3 SETTEMBRE 2012
 
Animali selvatici – tra estinzioni, sorprese e speranze
 
E’ ufficialmente estinta la lontra giapponese. A comunicarlo è l’Agenzia Ambientale nipponica la quale ha rilevato come ormai da alcuni decenni il grazioso mustelide non veniva più osservato. A causarne la scomparsa si pensa sia stata la modifica del suo habitat naturale, indotta soprattutto dalle tecniche colturali.Un fenomeno decisamente insolito è stato invece osservato in Etiopia ed ha come protagonista addirittura il leone. Abituati a considerarlo come un comune frequentatore delle savane africane, il leone non solo non è più comune ma è comparso nel bel mezzo di una foresta. Per l’esattezza quella del Kafa Biosphere Reserve, una nebbiosa foresta pluviale di montagna. La notizia è stata diffusa della German Nature and Biodiversity Conservation Union. La presenza del leone in un habitat così insolito &egra ve; ora oggetto di studio, ma vale la pena rilevare come negli ultimi anni l’85% dei leoni africani è rimasto vittima di gravi alterazioni ambientali e della persecuzione diretta dell’uomo. In particolare hanno risentito dell’uso di prodotti di sintesi in agricoltura, altrove ormai vietati. Muoiono, cioè, avvelenati. In Etiopia, vi sono ancora circa 1500 leoni.Presenza storica, ma poco conosciuta ai più, è invece quella del ghepardo in Iran. Un adulto e tre cuccioli sono stati infatti fototrappolati nel Miandasht Wildlife Refuge, nel nord est del paese. A darne comunicazione è l’Iranian Cheetah Society (vedi foto). Una presenza che premia l’impegno delle autorità che avevano intensificato il livello di protezione nella Riserva, a seguito di una diminuzione complessiva del ghepardo registrata a partire dal 2000.Vale la pena sottolineare come fino ad epoche storiche molte specie animali, spesso con locali sottospec ie, erano diffusi in regioni delle quali ora mai si direbbe. Leoni in nord africa ma anche in Grecia, per non parlare degli elefanti siriani. Poi, in molti casi, la loro storia si è incrociata con quella dell’uomo ed è finita per sempre.
 
GEA PRESS
3 SETTEMBRE 2012
 
La futura “Green Hill” di Francia
Protesta in Francia ed in cinque città italiane.
 
Beagle e Golden Retriever. Per gli animalisti l’allevamento francese nel folto del bosco di Mézilles, ad una trentina di chilometri ad ovest di Auxerre, rischia di diventare la Green Hill di Francia che rifornirà, però, anche l’Italia. Questo nel caso il noto allevamento del bresciano, di proprietà Marshall, dovesse avviarsi alla chiusura. Già da ora, però, il CEDS (centre d’elevage du domaine des souches) produce Beagle e Golden Retriever basandosi su un discreto numero di fattrici e riproduttori. 21 maschi riproduttori di beagle e 230-250 fattrici. I Golden Retriever, invece, sono allevati con 7 riproduttori e circa 50-60 fattrici. Una azienda a conduzione familiare, ma dalle solidi tradizioni. Quasi trent’anni di attività basata, secondo un argomento imperante negli ambienti antivivisezionisti francesi, grazie anche ai buoni rapporti con le autorità locali.A giorni, gli animalisti italiani ricorderanno la sofferenza di quei cani ancorché, per loro come per altri, in Europa ve ne è proprio bisogno. Questo non solo perché l’otto settembre ricorrerà il secondo anno dall’approvazione della famigerata direttiva europea sulla sperimentazione animale, ma anche per l’indifferenza degli Stati membri che, a detta degli organizzatori della protesta, boccheggiano indebitati e svuotati di ogni potere. Ovvero, non danno granché importanza a queste cose. A dirigere pensano altri.Cinque città italiane saranno coinvolte nelle protesta innanzi le rappresentanze francesi nel nostro paese. Il sette settembre si inizia da Roma, dalle 9.00 alle 12.00, in piaz za Farnese, dove ha sede l’Ambasciata di Francia. Stesso giorno e stessa ora anche per Milano, in via della Moscova 12. Dalle 10.00 alle 14.00, sempre il sette settembre, si protesta pure a Napoli, di fronte il consolato di via Crispi 86. Il giorno successivo, invece, la protesta si sposta a Torino, in piazza Carlo Felice, angolo via Roma, dalle 9.00 alle 12.00. Nel pomeriggio, dalle 14.00 alle 18.00 si protesterà a Livorno, sempre davanti il Consolato.Nel corso della manifestazione romana è prevista la ricostruzione della bandiera francese, grazie alla presenza di decine di attivisti e la scritta della rivoluzione, più un’aggiunta: “libertà uguaglianza e fraternità anche per gli animali – stop vivisezione… chiudere Mèzilles/CEDS”.Una delegazione italiana andrà invece in Francia, ove saranno consegnate le firme raccolte per la chiusura del CEDS. Un pullman partirà da Torino venerdì sera.
 
TISCALI
3 SETTEMBRE 2012
 
Grazie alla terapia genica possibile recuperare l'olfatto: positivi i primi test sui topi
 
Hanno ritrovato l'olfatto grazie a una terapia genica. Per ora l'esperimento è stato condotto con successo su alcuni topi affetti di una anomalia congenita umana che impedisce di percepire gli odori. Si tratta di una delle prime terapie geniche funzionanti anche sugli animali vivi. Il trattamento, descritto sulla rivista Nature Medicine, è stato sviluppato da un gruppo di ricercatori internazionale con il coordinamento dell'Università del Michigan e ha permesso di ricostruire le cilia, strutture cellulari essenziali per l'olfatto. Il tutto è stato possibile soltanto dopo aver individuato nei topi il corrispettivo genetico che negli esseri umani è alla base delle cosiddette ciliopatie, una vasta gamma di malformazioni nello sviluppo delle cilia, delle sottili e lunghe "pretuberanze" che sviluppano alcuni tipo di cellule spesso legate alle funzioni sensoriali: difetti alle cilia sono legati a alcune forme di cecità, perdita di udito e di olfatto.
Nuova speranza per restituire l'olfatto anche all'uomo - Nella cavità nasale sono presenti infatti milioni di cilia che si protendono direttamente dalle cellule nervose dell'olfatto; sulla superficie di queste cilia vi sono delle piccole depressioni la cui conformazione permette a certe molecole odorose di adattarsi esattamente in esse ed essere catturate, come una tessera di un puzzle, e innescare un segnale che viene trasmesso al cervello. I topi con una mutazione al gene Intraflagellar Transoprt Protein 88 (Ift88), un gene analogo a quello umano alla base di molte ciliopatie, hanno cili corte e malformate sui neuroni all'interno del naso e non sono così in grado di percepire gli odori.
Terapia genica potrebbe ristabilire le numerose ciliopatie umane - Svuotando un virus di buona parte del suo contenuto originario, inserendo nel suo genoma il tratto di Dna Ift88 e "infettandone" i topi, i ricercatori sono riusciti a ripristinare le cilia e le corrette funzionalità olfattive dei topi. Più in generale la ricerca ha dimostrato come la terapia genica potrebbe essere una possibilità per il ristabilimento delle numerose ciliopatie umane.
 
GEA PRESS
4 SETTEMBRE 2012
 
Avellino – cane legato e preso a picconate
Operato nell'Ospedale Veterinario di Monteforte Irpino, ora sta meglio.
 

Lenny, qualcuno voleva proprio ucciderlo. Il referto veterinario parla chiaro. Un forte colpo in testa. Un oggetto acuminato che gli ha procurato un grossa ferita ed una frattura cranica nella regione occipitale. Una mira precisa, quasi a volergli spaccare l’inizio della colonna vertebrale.E’ stato trovato domenica scorsa in provincia di Avellino. I Carabinieri hanno contattato la ditta che si occupa dei soccorsi ed il povero Lenny, cagnolone tutto bianco di circa un anno e mezzo, è stato ricoverato presso l’Ospedale Veterinario di Monteforte Irpino, una struttura pubblica voluta dall’ASL di Avellino. Particolare agghiacciante. Lenny portava ancora attorno al collo una corda. Forse, per picchiarlo, è stato legato ed è poi riuscito a fuggire. E’ quanto ipotizza Francesca Fabiano, volontaria del luogo.“Non riuscivo a crederci – riferisce Francesca Fabiano a GeaPress – aveva un buco in testa grande quanto un occhio. La corda – spiega Francesca – era stretta al collo ma l’altra estremità sembrava spezzata, come se fosse riuscito a divincolarsi dopo la bastonata o chissà cos’altro“.Lenny ora sta meglio. E’ stato operato dal dott. Andreottola, Responsabile Igiene Urbana e lotta al Randagismo. L’intervento, eseguito presso l’Ospedale Veterinario, è riuscito ed ora Lenny ha ripreso a mangiare.“Purtroppo non è il primo caso – riferisce il dott. Andreottola – emergenze continue ed un gran lavoro per chi riesce poi a darlo in adozione, come spero sarà anche per Lenny. Lenny – aggiunge il dott. Andreottola – è un cane impaurito“. Gli fa eco Francesca Fabiano. “Appena il cane ha visto il bastone per pulire in terra – precisa la volontaria – ha cercato di scappare e nascondersi. Era terrorizzato da quanto successo. Non oso pensare cosa ha provato, il dolore tremendo, il sangue schizzato, i guaiti.”[…]

 

ANSA
4 SETTEMBRE 2012

TRE CANI AVVELENATI IN LAGO ARTIFICIALE CONFISCATO A MAFIA

SALEMI (TRAPANI) - Tre cani, presumibilmente avvelenati, sono stati trovati nel lago artificiale del fondo confiscato alla mafia in contrada Fiumelungo a Salemi e gestito dalla ''Fondazione San Vito Onlus'' della Diocesi di Mazara del Vallo. Il ritrovamento e' stato fatto da alcuni operai al termine della ''vendemmia della legalita''' che si e' tenuta lo scorso sabato. Soltanto dopo qualche giorno, durante un controllo delle acque a valle del terreno, sono state ritrovate le carcasse dei tre cani che non presentavano evidenti tracce esterne di percosse o di violenza. Da qui l'ipotesi dell'avvelenamento e poi del lancio all'interno dello stagno. Le tre carcasse sono state recuperate da una ditta specializzata per lo smaltimento. Il presidente della Fondazione, don Francesco Fiorino ha presentato una denuncia ai carabinieri. ''Se il ritrovamento dei cani dovesse essere un avvertimento nei confronti dell'operato della Fondazione a chi l'ha commesso diciamo a gran voce che continueremo per la nostra strada - ha detto don Fiorino - che e' la via della legalita' e della restituzione alla fruizione sociale dei beni confiscati alla mafia. Il nostro impegno e quello di tantissimi volontari che ci sostengono non puo' essere fermato dall'azione di pochi balordi. Intanto sabato si continuera' con la seconda giornata della vendemmia della legalita'''.

 

LA SICILIA
4 SETTEMBRE 2012

Salvata una cucciolata gettata nel cassonetto

Solarino (SR). Tratta in salvo un'altra cucciolata dai volontari dell'Ente fauna siciliana. E' successo domenica sera intorno alle 18.30: le numerose segnalazioni di alcuni residenti del centro storico, vicino al museo etnoantropologico, hanno permesso ai volontari di mettere al sicuro tre meticci gettati in un cassonetto, dentro a uno scatolo di cartone, foderato con alcuni stracci. «Di sicuro - dice Antonio Gozzo, uno dei responsabili dell'associazione animalista - erano stati abbandonati da qualche ora. Per fortuna li abbiamo recuperati prima che si scatenasse l'acquazzone che si è abbattuto subito dopo. Adesso serve una collaborazione fra i Comuni per mettere in moto quelle procedure indispensabili alla creazione di un canile intercomunale, limitando e fronteggiando un'emergenza non più collegata alle stagioni. Questo è il nostro ennesimo intervento sul territorio: si rilanci la microchippatura, elevando, in tal modo, la prevenzione del fenomeno degli abbandoni. L'Unione dei Comuni, ancora ferma, aveva nei suoi progetti anche quello della condivisione di una struttura idonea. E' urgente la sterilizzazione dei cani randagi, e allo stesso tempo, serve impartire un'educazione mirata ai più piccoli ma anche alle loro famiglie per il rispetto della vita in generale e quindi anche quella degli animali, fin dalle scuole primarie».
La cucciolata salvata ieri è la terza nel giro di pochi giorni.

 
TRENTINO
4 SETTEMBRE 2012
 
Salvato il gattino imprigionato
 
di Luciano Chinetti
 
VALFLORIANA (TN) Una disavventura a lieto fine per un gattino a Valfloriana, conclusa con il salvataggio da parte dei pompieri. E’ accaduto domenica mattina nel villaggio Italo Svizzero di Valfloriana dove “Fumetto” un mezzo persiano di 3 anni di colore grigio scuro è finito, probabilmente inseguito da una volpe, nello scarico delle acque bianche lungo le tubazioni che portano ai tombini. A dare l’allarme è stata la stessa proprietaria Franca Genetin responsabile locale dell’Associazione Amici degli animali di Fiemme che da anni si occupa con passione di una trentina di gatti raccolti nella piccola frazione. «Sabato sera non riuscivo più a trovare il mio gatto. Dai lamenti che arrivavano dalle tubazioni ci siamo accorti- racconta la responsabile dell’associazione - che era rimasto intrappolato nelle condutture dell’acqua. Io e mio Marito Italo Nones abbiamo cercato in tutti i modi di aiutarlo ad uscire. Ma non ci siamo riusciti. Abbiamo così allertato il Corpo dei vigili del fuoco di Valfloriana che con grande solerzia e generosità ha messo in moto una squadra per recuperate Fumetto». L’unico sistema praticabile, racconta ancora Franca Genetin, è stato quello di immettere nelle tubazioni un getto d’acqua per far scivolare a valle il gatto. Una squadra di vigili del fuoco sotto la guida del comandante Patrich Sommariva e del suo vice Stefano Zurlo erano in posizione per pescare il gatto nel tombino più a valle. Ma il primo tentativo è andato a vuoto: la pressione dell’acqua aveva portato ancora più a valle il gatto trascinato dalla corrente e i vigili non erano riuscito ad acciuffarlo. Ma al secondo tentativo, con l’aiuto di una grata per evitare che l’animale scivolasse ancora a valle, il micio, pur spaventato e fradicio è stato recuperato e riconsegnato alla proprietaria: «Non potevano farmi un regalo più grande – è sbottata la signora- visibilmente emozionata e contenta. Voglio ringraziare dalle pagine del Trentino la generosità dei vigili del fuoco di Valfloriana: sono stati meravigliosi».
 

VIRGILIO NOTIZIE
4 SETTEMBRE 2012

Firenze, sequestrati 150 animali per macellazione clandestina

Firenze - Sotto sequestro sono finiti anche sei cani, per i quali sono state avviate le procedure di affidamento in custodia, con la collaborazione dei volontari della Lav. Tutto è iniziato da una indagine, avviata dai carabinieri della compagnia di Signa e conclusa dal Nas di Firenze condotta su un'attività di macellazione abusiva condotta in assenza delle necessarie condizioni di sicurezza igienica, eseguita anche senza alcun rispetto della disciplina a salvaguardia del benessere animale. La carne è risultata proveniente da capi animali privi di controllo veterinario ed affetti da patologie mai trattate.

 

ASCA
4 SETTEMBRE 2012

Firenze: Nas sequestrano azienda agricola per macellazione clandestina

Firenze - Nell'ambito di attivita' di contrasto alla macellazione clandestina e al rispetto delle norme di trattamento degli animali, sia da allevamento che da affezione, i Carabinieri del NAS di Firenze hanno eseguito un provvedimento di sequestro preventivo, emesso dal GIP del Tribunale di Firenze a carico di un'azienda agricola di Signa (FI). Lo comunicano i Nas di Firenze in una nota.
Il provvedimento dell'Autorita' Giudiziaria e' conseguente ad un'attivita' di indagine, avviata dai Carabinieri della Compagnia di Signa e conclusa dal NAS di Firenze, condotta nei confronti di un'attivita' di macellazione abusiva eseguita senza alcun rispetto della disciplina posta alla salvaguardia del benessere animale e con grave rischio per la salute, in quanto operata in assenza di qualunque norma igienica. La carne destinata al consumo umano, inoltre, e' risultata proveniente da capi animali privi di controllo veterinario ed affetti da patologie mai trattate.Nella circostanza sono state denunciate due persone di cittadinanza italiana e due di cittadinanza maghrebina, impiegate in qualita' di collaboratori e dipendenti dell'azienda fiorentina, responsabili dei reati di macellazione clandestina, uccisione e maltrattamento di animali.L'azienda ed il titolare, gia' nel recente passato, erano stati oggetto di verifiche ispettive che avevano evidenziato situazioni di irregolarita' per l'attivazione di una discarica abusiva, maltrattamenti ad uno dei cani di proprieta' e numerose mancanze nell'aggiornamento dell'anagrafe zootecnica e relativamente alle comunicazioni dei decessi aziendali di animali domestici, per le quali erano state irrogate diverse sanzioni amministrative.A seguito di una recrudescenza delle attivita' illecite, le indagini hanno determinato l'emissione della misura cautelare del sequestro dell'intera struttura aziendale, composta da un edificio e 3,5 ettari di superficie coltivata, per un valore di 250 mila euro.Contestualmente, sono stati sottoposti a sequestro anche i 151 animali da reddito attualmente presenti nella struttura (bovini, ovicaprini, suini e pollame) nonche' 6 cani, per i quali sono state avviate le procedure di affidamento in custodia, unitamente alle LAV nazionale e locale.

 

GEA PRESS
4 SETTEMBRE 2012

Macellato ma giustamente – il benessere abusato nella legislazione a difesa dei prodotti zootecnici

Il processo è ormai in atto da una quindicina di anni. Campagne animaliste condotte a livello europeo, tutte concentrate sui temi della zootecnia. Poca o nessuna attenzione viene invece prestata alla fauna selvatica, mentre, per quanto riguarda gli animali d’affezione, le polemiche suscitate dalle macroscopiche disattenzioni degli Stati membri (vedi cani Romania o Spagna) vengono giustificate dagli Uffici europei, chiamando in ballo proprio la mancanza di una norma specifica. Disfunzioni più volte denunciate anche dal Vice Presidente dell’Intergruppo sul Benessere Animale al Parlamento Europeo, On.le Andrea Zanoni, molto attento ai temi della protezione degli animali e dell’ambiente. Sta di fatto che le principali regolamentazioni riguardano il benessere degli animali durante il trasporto, il benessere delle galline ovaiole, il benessere dei vitelli, il benessere dei maiali, ed altri “benessere” di animali poi detenuti in spazi degni del regno di lilliput.L’ultima in arrivo è la nuova normativa sul benessere degli animali durante la macellazione. Anzi “la protezione degli animali alla macellazione” è già la denominazione voluta per il “materiale didattico” redatto dal Ministero della Salute e dal Centro di Referenza Nazionale per il Benessere Animale. Materiale da mettere a disposizione dei Veterinari ASL.Qual è la traccia ispiratrice la nuova regolamentazione? Secondo il Ministero della Salute, si tratta della maggiore sensibilità dei cittadini europei vero le tematiche del benessere animale. Una questione di interesse pubblico, dice sempre il Ministero, che incide sull’atteggiamento dei consumatori nei confronti dei prodotti agricoli. Il consumatore, infatti, oltre a pretendere carne prodotta nel pieno rispetto delle norme igienico sanitarie chiede che non siano inferte inutili sofferenze agli animali da cui provengono le carni. Viene da chiedersi se questa è anche l’opinione degli animalisti visto che le loro lobby, forse sbagliando, hanno sostenuto al Parlamento Europeo, temi un po’ troppo indirizzati al settore zootecnico.Ad ogni modo la nuova normativa che entrerà in vigore il prossimo primo gennaio, riguarderà la maggiore responsabilità di produttori ed operatori in tema di stordimento ed abbattimento, la formazione di chi lavora negli impianti di macellazione e l’elenco dei metodi di stordimento e abbattimento per le diverse specie animali. Tutto, ovviamente, a tutela del benessere considerato anche nella continuata autorizzazione rilasciata alla macellazione domiciliare.Quello che lascia perplessi è la forma con la quale gli operatori del settore sono stati informati della prossima disposizione. Si tratta di una circolare del Ministero, ovviamente sempre in tema di benessere di animali, che richiama, anche, gli ultimi aggiornamenti del settore. Ovvero il nuovo decreto a protezione dei suini e quello dei vitelli . Si tratta in effetti di disposizioni risalenti al mese di luglio, ma del 2011. Approvate in totale sordina (vedi articolo GeaPress e Decreti) hanno di fatto riproposto le peggiori indicazioni che mantengono quasi del tutto lo status quo in entrambi i settori (allevamenti suini e vitelli). Eppure, su quei temi, sono state condotte, a livello europeo, grandi campagne di sensibilizzazione animalista. Gadget e depliant su galline, vitelli, suini, broler (polli da carne) ed altro ancora.Il prossimo provvedimento sul benessere … in macellazione, concorre a completare la serie benessere-allevamenti. A dire il vero, sempre lo scorso luglio, venne anche integrato l’art. 727 del Codice Penale, quello che ancora oggi viene chiamato (sbagliando) sul maltrattamento di animali. Il 727 bis, ha previsto, con 32 anni di ritardo, reatucoli di natura contravvenzionale per chi viola la Convenzione di Berna. Ma questo settore riguarda la protezione della fauna selvatica, per cui ha sollevato ancor meno indignazione.

 
ALTO ADIGE
4 SETTEMBRE 2012
 
Il dolore di Maia per la triste fine di Nobel e Catbar
 
di Antonella Mattioli
 
MERANO - Nobel, allenato da Vana senior e montato da Bartos, domenica al Premio Richard è morto sul colpo per la frattura della colonna nel salto della fence: due siepi con in mezzo un fosso, che impongono al cavallo un volo di circa 6 metri per 1.30-1.40 di altezza. Per questo è uno degli ostacoli più difficili e quindi più spettacolari di Maia posto proprio davanti alla tribuna. Nell’affrontare lo stesso salto è caduto Giant Hawk e stessa sorte è capitata a Un Pour Tous e Babosso all’oxer grande: fortunamente nessuno ha avuto gravi conseguenze. Mentre in una corsa in siepi fatale è stata una buca a Catbar allenato da Paolo Favero: il cavallo, tornato in gara dopo 8 mesi di assenza e proprio per questo senza alcuna velleità, si è rotto l’omero ed è stato addormentato in pista. A fine maggio era toccato a Sharpmon, allenato da Francesco Contu e montato da Dirk Fuhrmann, vincitore di otto Gran Premi: si è infortunato in un tratto in piano. Il verdetto del veterinario: frattura di una zampa. Il campione è stato abbattuto subito. Incidenti questi che fanno insorgere il fronte animalista:«Questa - dice Esther Valzolgher, responsabile provinciale della Lav - è l’ennesima dimostrazione che le corse andrebbero abolite: il cavallo è un animale pauroso che viene sfruttato. Noi, tempo fa, abbiamo promosso anche una raccolta di firme per far sì che i cavalli infortunati, che oggi troppo spesso vengono abbattuti, siano considerati animali domestici e come tali vengano trattati». Ma al di là delle polemiche come si spiegano questi incidenti? «L’idea che mi sono fatto - di ce l’allenatore Francesco Contu - è che Nobel fosse troppo lento nel momento dello stacco: in genere lì si arriva a 50 km all’ora, domenica a mio avviso la velocità non superava i 40. Troppo poco per affrontare la fence che è l’ostacolo più difficile della corsa in steeple ». Diversa l’opinione del fantino Dirk Furhmann: «Nobel a giugno aveva vinto il Gran siepi d’Italia, ma era poi caduto nello steeple di Maia finendo a terra nel talus. Forse, l’allenatore, ha preteso troppo da lui. Forse, Nobel non era ancora pronto per una corsa impegnativa come il Richard». Nobel era proprio dietro a Raffaele Romano, vincitore in sella a Crack Chichi, quando è caduto morendo sul colpo: «Vana senior è uno degli allenatori migliori a livello internazionale e lo stesso dicasi per Bartos, il fantino. Inutile cercare le cause: non credo ci siano stati errori da parte loro. La verità ; è molto semplice: il percorso dell’ippodromo di Maia è uno dei più belli d’Europa ma anche uno dei più difficili, purtroppo sono cose che succedono e i primi ad essere dispiaciuti siamo noi fantini che con i cavalli che montiamo in corsa abbiamo un feeling speciale. Il rischio fa parte di questo sport come di tanti altri: gli incidenti si verificano nella Formula Uno come nel ciclismo. Una cosa comunque posso assicurarla: questi cavalli vengono curati con un’attenzione speciale». Anche Favero propende per la fatalità: «Nobel &egra ve; morto su uno degli ostacoli più difficili, il mio Catbar l’abbiamo dovuto abbattere dopo esser scivolato su una buca. Purtroppo, capita. Quel che è certo comunque è che l’ippodromo di Maia è in assoluto il più scrupoloso nel rispetto delle prescrizioni relative ad altezza, larghezza profondità dell’ostacolo, qualità del terreno. Proprio per ridurre al minimo gli incidenti».
 
GAZZETTA DI REGGIO
4 SETTEMBRE 2012
 
Incastrato nel ponte purosangue salvato dai vigili del fuoco
 
di Elisa Pederzoli
 
GUASTALLA (RE) «Sono smontata e con lui mi sono incamminata lungo quel ponticello. Era stretto, lo avevo notato, ma pensavo che ci sarebbe passato. Invece, all’improvviso, gli è scivolata una zampa posteriore e poi l’altra. Ed è rimasto incastrato, con le zampe dietro a penzoloni. E’ stato bruttissimo». Rossella Gaspaldello non ha compiuto 16 anni. Abita a San Girolamo di Guastalla e ieri pomeriggio con il suo bellissimo cavallo, Sir Bahhare un purosangue inglese di 9 anni, era andata a fare una passeggiata nella campagna in via Peroggio. Non immaginava di vivere un’avventura che farà fatica a dimenticare. «Stava iniziando a piovere e il cielo era scuro – racconta – così avevo deciso di rientrare. Ma dei cacciatori di nutrie, incontrati poco prima mentre galoppavo, mi avevano detto di non ripassare per lo stesso ponte, perché gli spari avrebbero potuto spaventare il cavallo». Così, ha scelto di passare per una ferritoia in ferro. Troppo stretta. «I primi passi tutto bene, poi è scivolato – racconta ancora con l’emozione nella voce – Non sapevo cosa fare, lui si lamentava. Ho chiamato il 118, poi il 115 e il veterinario». I vigili del fuoco sono arrivati da Guastalla e anche con la gru da Reggio. Sono state decine di minuti interminabili. Si è temuto che l’animale non ce la facesse. «Ma loro sono stati straordinari e pazienti. Quando il veterinario ha detto che non c’era niente di rotto, hanno tagliato il ponte così lui ha smesso di essere a penzoloni ed è scivolato nell’acqua. Alla fine è risalito da solo dal fosso». Ha rimediato qualche ferita che sarà ricucita, ma sta bene. E Rossella ha potuto riabbracciarlo e tirare un sospiro di sollievo.
 
MESSAGGERO VENETO
4 SETTEMBRE 2012
 
Pappagallo fugge e sfida il traffico
 
FIUME VENETO (PN) - Prove di volo all’aria aperta ieri per un pappagallo Ara, esemplare “adottato” da poco tempo da una famiglia di Fiume Veneto. L’uccello, abituato a vivere in casa e girare da una stanza all’altra in libertà, ieri mattina ha trovato la porta di casa aperta e non ci ha pensato due volte. L’ha imboccata verso il cielo. La “gita” fuori programma dell’animale, un esemplare giallo e blu di poco più di due mesi (e quindi cucciolo, anche se ha già dimensioni di 30 centimetri), si è trasformato in un intervento con tanto di autoscala per i vigili del fuoco di Pordenone, intervento per fortuna andato a buon fine. Recuperare l’esemplare è sta to tutt’altro che semplice dal momento che il volatile si è diretto sulla bretella autostradale che porta alla rotonda di Cimpello. Per un po&rsquo ; si è appollaiato sulla segnaletica stradale, poi, incurante dei richiami dei padroni e degli operatori di sicurezza, si è spostato su un albero lì vicino e ha cominciato a sgranocchiare le foglie. I proprietari, non sapendo come fare, hanno chiamato anche l’istruttrice che sta insegnando al giovane pennuto a parlare. Nemmeno lei, però, è riuscita ad attirare la sua attenzione. I vigili del fuoco a quel punto hanno deciso di ricorrere a un richiamo irresistibile. Si sono avvicinati, sulla scala, con la siringa utilizzata dai proprietari per nutrire l’uccello. A quel punto il pappagallo si è avvicinato dando pochi secondi di tempo ai pompieri per catturarlo e portarlo in salvo. Il volatile ha emesso un verso di contrarietà, nessuna parola, ma soltanto perché ancora non parla. L’Ara è una specie originaria del Sudamerica e può raggiungere i 90 centimetri di lunghezza. Presenta un piumaggio con colorazioni diverse c ha un becco molto robusto (ad uncino) e un carattere vivace e curioso. E’ anche piuttosto longevo. Alcuni esemplari possono arrivare fino a 80 anni di età.
 
PET PASSION
4 SETTEMBRE 2012
 
Empatia: cani ipersensibili alle emozioni umane

Marina Naddeo Redazione PetPassion.TV

 
“L’animale capace di provare la più profonda empatia con l’uomo è il cane”. È questo il risultato di uno studio londinese sul rapporto cane-uomo, pubblicato sulla rivista Animal Cognition.
La ricerca sul rapporto instaurato tra animali domestici e umani è stato promosso dallo University of London Goldsmiths College. Si è parlato di empatia già a proposito dello sbadiglio contagioso, ma secondo le ricerche condotte da questi studiosi, i cani, a fronte di altri pet, risulterebbero addirittura ipersensibili al le emozioni umane.Lo studio è stato condotto con esemplari di razze ed età diverse. Il risultato? I cani risultano essere particolarmente predisposti ad una corrispondenza empatica. Comprendono la “tristezza” del proprio amico umano e offrono per istinto con forto e vicinanza.Chi vive con Fido non faticherà a recuperare ricordi del proprio cane in momenti in cui ha dimostrato inequivocabilmente di aver avvertito l’angoscia di un familiare e di aver reagito di conseguenza. Nessuna novità, dunque, per i proprietari di cani. La differenza è che, da oggi, avranno una base scientifica a supporto dei propri racconti!
 

CORRIERE DELLA SERA
4 SETTEMBRE 2012

OPERAZIONE DELLA GUARDIA FORESTALE
Traffico internazionale di animali rari sequestrati 500 capi
Pappagalli tropicali, tortore in via d'estinzione ma anche tartarughe allevate e vendute in modo illegale

Sequestrati cinquecento animali dagli agenti del Nucleo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale di Brescia del Corpo forestale dello Stato, nell'ambito di un'operazione volta alla tutela di animali protetti dalla convenzione di Washington, sul commercio delle specie selvatiche minacciate di estinzione. L'attività investigativa condotta dalla Forestale è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Brescia. Grazie alle indagini eseguite dal personale della Forestale è stato possibile individuare un commerciante ambulante, originario del Bergamasco, che vendeva pappagalli rari appartenenti alle specie più ricercate.
Il grande numero di animali commercializzati quotidianamente nei vari mercati della Lombardia, l'elevato tenore di vita del soggetto e i prezzi di vendita particolarmente bassi, hanno indotto gli uomini della Forestale a ipotizzare l'approvvigionamento dal mercato illegale di pappagalli, fiorente in tutta Europa. Su delega della Procura, i forestali hanno eseguito una prima perquisizione del punto vendita ambulante presso la fiera zootecnica di Montichiari (Bs), dove è stata riscontrata la detenzione per la vendita di più di 50 esemplari tra parrocchetti e tortore autoctone, appartenenti a specie in via d'estinzione in Italia. Gli esemplari di avifauna e tartarughe erano privi della regolare documentazione indispensabile per la detenzione e la vendita di animali e piante tutelate dalla convenzione di Washington.
In particolare il commerciante non ha saputo fornire alcuna documentazione che giustificasse l'origine di ben 130 grandi pappagalli appartenenti a specie particolarmente protette tra cui: ara, amazzoni, cenerini, cacatua, oggetto di un intenso traffico illegale a livello mondiale ed europeo.

 
MESSAGGERO VENETO
4 SETTEMBRE 2012
 
Lotta all’uccellagione altri dieci volatili sequestrati e salvati
 
di Piero Tallandini
 
Altri dieci volatili di pregio sequestrati, quasi tutti in pessime condizioni: uno addirittura senza una zampa. Non si ferma l’impegno dei carabinieri di Gorizia sul fronte della lotta all’uccellagione dopo il primo blitz, scattato sabato notte, che aveva permesso di denunciare due fratelli isontini, di 58 e 54 anni (per entrambi le iniziali sono V.G.): sulla loro auto erano stati trovati tre pennuti da richiamo in pessime condizioni e reti per la cattura. Adesso i militari dell’Arma hanno perquisito anche le due abitazioni dei denunciati trovando in tutto altri dieci esemplari, tra tordi e merli, detenuti illecitamente e quasi tutti in precarie condizioni fisiche, con il piumaggio logoro e la coda consumata. Uno di essi era privo di una zampa. Tutti chiari indizi del pessimo stato di custodia nel quale venivano tenuti i volatili. Trovate anche voliere ed altre gabbie di minori dimensioni e un notevole numero di reti adatte alla cattura di uccelli. I dieci volatili sono stati posti sotto sequestro e affidati in custodia al “Centro di recupero animali in difficoltà” di San Canzian, dov’erano stati portati anche i tre pennuti (due merli e un tordo) sequestrati la settimana scorsa. I carabinieri sono stati affiancati nell’intervento dal personale specializzato del Corpo forestale regionale di Pagnacco. Il maggior numero di volatili è stato rinvenuto nell’abitazione del più anziano dei due fratelli, 58 anni, a Gradisca (l’altro risiede a Sagrado). Entrambi sono stati denunciati per maltrattamenti di animali. I due erano stati fermati sabato notte sulla strada del Vallone da una pattuglia dei carabinieri insospettita dal fatto che la loro auto si era appena immessa sulla strada regionale proveniente da una carrareccia. Nella vettura erano state trovate le tre gabbie con altrettanti uccelli da richiamo all’interno, tenuti in pessime condizioni e con evidenti ferite. Inoltre nell’auto c’erano anche reti e attrezzi adatti alla cattura illegale di altri volatili. Quello dell’uccellagione, a Gorizia e nell’Isontino, costituisce un fenomeno diffuso, che alimenta un fiorente mercato nero dove un merlo da richiamo o un tordo possono valere diverse centinaia di euro.
 

L’ARENA
4 SETTEMBRE 2012

Caccia al via, gli animalisti: «Fermiamo le doppiette»
ULTIMO APPELLO. Nel fine settimana parte la stagione: mobilitazione e richiesta a governo e Regioni di dare lo stop. «Gli incendi e la siccità stanno devastando i boschi: servirebbe un anno di tregua per consentire il ripopolamento della fauna»

Verona. Tempo di caccia: ma gli animalisti cercano di fermare la partenza. Con la pre-apertura della caccia alle porte, infatti, in un'Italia colpita dagli incendi e dalla siccità, il fronte degli animalisti alza la voce e chiede al governo e alle Regioni di sospendere, o almeno posticipare, l'inizio della stagione venatoria. Senza un intervento dell'ultimo minuto le doppiette potranno sparare già questo weekend: un'ipotesi contro cui le associazioni ambientaliste si sono mobilitate anche con diffide e ricorsi ai Tar. A dare speranze è il ministro delle Politiche agricole Mario Catania, che in settimana ha ventilato l'ipotesi di posticipare l'avvio della stagione nelle terre più devastate dagli incendi. Una posizione ora rilanciata da Gianluca Bardelli, membro del Comitato faunistico venatorio del ministero dell'Agricoltura, secondo cui nelle aree colpite dagli incendi «servirebbe lo stop di un anno» alla caccia per consentire il ripopolamento dei boschi e delle campagne. I tempi, però, sono stretti. Catania incontrerà gli assessori regionali all'Agricoltura il 5 settembre, ma la pre-apertura è in calendario l'1 e 2 settembre. Ecco perchè da giorni si susseguono gli appelli degli animalisti alle istituzioni affinchè intervengano con un provvedimento d'urgenza. A farne richiesta sono Legambiente, Lipu e Wwf, che chiamano in causa il ministro dell'Ambiente Corrado Clini e auspicano il rinvio «sino a quando le condizioni ambientali non consentano alla fauna selvatica di superare lo stress subito». Più netta la posizione dell'Ente nazionale protezione animali, che punta alla cancellazione dell'intera stagione venatoria con un decreto del presidente del Consiglio. L'Enpa è scesa sul piede di guerra anche a livello locale con diffide alle Regioni più stremate dai roghi e dall'afa, e cioè Calabria, Veneto, Umbria, Campania e Basilicata.  Nelle Regioni, intanto, la situazione è fluida e variegata. Il Tar del Lazio ha appena bloccato la preapertura accogliendo il ricorso del Wwf, così come era già accaduto in Campania. L'Emilia Romagna, con l'assessore all'Agricoltura Tiberio Rabboni, ha chiesto alle Province di «valutare la situazione reale e attuare le conseguenti misure restrittive», mentre la Toscana ha escluso dalle specie cacciabili quelle acquatiche e ha limitato la preapertura a una sola giornata. In questo quadro le associazioni venatorie invitano i cacciatori a non appendere al chiodo le doppiette e a non darla vinta alla crisi, rivendicando il loro ruolo nella prevenzione degli incendi e nella tutela dell'ambiente. A ribadire questa funzione, in un momento di forti polemiche, ci pensa Federcaccia, che a Perugia annuncia un accordo per la presenza, nella provincia, di 14mila cacciatori-senti nelle dell'ambiente durante questo fine settimana.

 

GEA PRESS
4 SETTEMBRE 2012

Sicilia – il TAR sospende il calendario venatorio
Accolto il ricorso delle associazioni ambientaliste.

Università di Palermo, Università di Catania ed Istituto Zooprofilattico, avevano già espresso il loro parere contrario. A quanto pare, però, il neo Assessore Regionale Agricoltura e Foreste Francesco Aiello, prossimo a lasciare l’incarico in vista della tornata elettorale regionale, si era fidato di una nuova consulenza vicina agli ambienti venatori. Ora, però, il Calendario venatorio siciliano è sospeso in toto, grazie al ricorso patrocinato dagli Avvocati Antonella Bonanno, Giovanni Crosta, Nicola Giudice e Corrado Giuliano.Con decreto 510 del 3 settembre 2012, il Presidente del TAR Palermo lo ha sospeso. Il calendario era stato impugnato dalle Associazioni Ambientaliste LEGAMBIENTE, LIPU e MAN. Le accuse più gravi riguardano la mancanza del Piano Regionale Faunistico Venatorio e la violazione delle Direttive Comunitarie in materia di Valutazione Ambientale Strategica e Valutazione di Incidenza.“Importante pronunciamento e di buon senso – dichiarano Angelo Dimarca di Legambiente, Nino Provenza della LIPU, Deborah Ricciardi del MAN – che ribadisce la necessità di un Piano Faunistico Venatorio correttamente approvato, la piena vigenza della normativa comunitaria in materia di protezione dei Siti Natura 2000 ed il rispetto delle censure del Commissario dello Stato. Avevamo già detto che si trattava del peggiore calendario venatorio degli ultimi anni – hanno dichiarato i tre esponenti del mondo ambientalista – che tentava di autorizzare in via amministrativa quello che il Commissario dello Stato per la Regione siciliana aveva già censurato, impugnando il 26 aprile del 2012 l’articolo 11 comma 21 e 22 del DDL 801/2012”.La caccia è quindi sospesa e l’Assessore Regionale alle Risorse Agricole, se vuole riaprire in tempi brevi la caccia, è ora chiamato ad emanare un nuovo calendario venatorio le cui previsioni, in mancanza di un nuovo Piano regionale faunistico venatorio, non potranno eccedere quelle del calendario venatorio 2011/2012. Ovvero il calendario redatto prima dell’arrivo dei nuovi consiglieri.Ecco cosa cambia: sono salvi i divieti nei Siti Natura 2000 (Siti di Importanza Comunitaria e Zone di Protezione Speciale) previsti lo scorso anno e non potrà essere prolungata la stagione venatoria a febbraio 2013.“Siamo soddisfatti perché sono prevalse le ragioni della Natura e dello Stato di Diritto – concludono i Rappresentanti delle Associazioni Ambientaliste – contro i tentativi di scardinare quanto di buono si era cominciato a fare lo scorso anno al fine di dotare la Sicilia di un Piano Faunistico Venatorio moderno e conforme alle leggi nazionali, ai pareri dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale del Ministero dell’Ambiente) e soprattutto al diritto comunitario”.

 
LA SICILIA TRAPANI
5 SETTEMBRE 2012
 
Tre cani avvelenati sul bene confiscato
 
«Continueremo sulla via della legalità e della restituzione alla fruizione sociale dei beni confiscati alla mafia». Così don Francesco Fiorino ha perentoriamente commentato il ritrovamento di tre cani, presumibilmente avvelenati, all'interno del lago artificiale del fondo confiscato alla mafia in contrada Fiumelungo e gestito dalla "Fondazione San Vito Onlus" della Diocesi di Mazara del Vallo.
Sul fondo c'è anche il turismo rurale "Al Ciliegio", al cui interno vi è un'aula didattica intitolata alla memoria di Paolo Borsellino, e gestita sempre dalla stessa Fondazione di cui è responsabile Fiorino. Il ritrovamento è stato fatto da alcuni operai al termine della "vendemmia della legalità" che si è tenuta lo scorso sabato. Soltanto dopo qualche giorno, durante un controllo delle acque del lago artificiale a valle del terreno, so no state ritrovate le carcasse dei tre cani che non presentavano evidenti tracce esterne di percosse o di violenza. Da qui l'ipotesi dell'avvelenamento e poi del lancio all'interno dello stagno. Le tre carcasse sono state recuperate da una ditta specializzata per lo smaltimento dei rifiuti. Don Fiorino ha così presentato una denuncia presso i carabinieri della locale stazione. «Se il ritrovamento dei cani dovesse essere un avvertimento nei confronti dell'operato della Fondazione a chi l'ha commesso diciamo a gran voce che continueremo per la nostra strada - ha detto don Fiorino - che è la via della legalità e della restituzione alla fruizione sociale dei beni confiscati alla mafia. Il nostro impegno e quello di tantissimi volontari che ci sostengono non può essere fermato dall'az ione di pochi balordi». Intanto sabato si continuerà con la seconda giornata della "vendemmia della legalità". Chiunque volesse partecipare potrà farlo chiamando al 338-2372766.
 
CUNEO OGGI
5 SETTEMBRE 2012
 
BORGO SAN DALMAZZO (CN) - La Polizia Municipale indaga sulle esche per animali

 
Sono in corso le indagini volte ad identificare gli autori di una grave e deleteria aggressione verso gli animali domestici verificatasi nei giorni scorsi a Borgo San Dalmazzo. Lungo corso Mazzini e nelle aree limitrofe sono state rinvenute numerose esche realizzate con carni ed aghi metallici che, se ingerite da cani o gatti, potrebbero arrecare gravissime lesioni. Il Comando della Polizia Municipale invita i possessori di animali domestici a prestare la massima attenzione ed i cittadini a fornire ogni possibile informazione possa rendersi utile ad individuare i responsabili dei fatti, che rischiano, ai sensi di quanto previsto dall’articolo 544 del Codice Penale, la reclusione da 3 a18 mesi o una multa da 5.000 a 30.000 euro, con inasprimento della pena nel caso in cui dovesse sopravvenire la morte degli animali lesionati.
 
GEA PRESS
5 SETTEMBRE 2012
 
Napoli e il Pit bull di famiglia
Intervento del Commissariato di Polizia Scampia.
 
Continuano anche stamani gli interventi della Polizia di Stato nel quartiere Scampia di Napoli. Nei rastrellamenti eseguiti ieri è stato rinvenuto un pit bull che è risultato essere di proprietà della suocera di Vincenzo Notturno, notissimo appartenente al clan degli scissionisti di Scampia e Secondigliano.Il Commissariato di Polizia “Scampia”, diretto dal Primo Dirigente dott. Michele Spina, nell’ambito dei controlli portati a compimento nell’edilizia popolare dei cosiddetti “7 palazzi”, ha trovato il cane all’interno di un recinto, edificato abusivamente, vicino ad uno dei giardinetti pubblici.Il personale dell’ASL, richiesto in zona dalla Polizia di Stato, ha disposto il trasferimento del Pit bull presso l’Ospedale Veterinario “il Frullone” e sanzionato la donna a seguito delle  contestate inadempienze sanitarie.Anche per le operazioni di ieri, la Polizia si è avvalsa della presenza dei Vigili del Fuoco per rimuovere le difese passive poste dagli spacciatori. Un lavoro incessante di sequestri, arresti e demolizioni per contrastare le piazze di spaccio della Camorra.In numerose altre occasioni, il personale del Commissariato Scampia ha ritrovato Pit bull il cui uso verosimile è quello di essere posti a guardia delle centrali di spaccio . Pit bull ma anche mastini napoletani. Cani con il sospetto di essere utilizzati nei combattimenti ed altri in stato di vero e proprio abbandono oppure detenuti come status simbol. Di fatto, proprio a Scampia, mancano ancora riscontri sulla presenza dei combattimenti all’interno del quartiere. Più probabile, riferiscono dal la Polizia di Stato, che possano avvenire in casolari isolati.
 
CANICATTI’ WEB
5 SETTEMBRE 2012
 
Il mio amico Fido di Maddalena Rispoli
 
Ho trovato interessante il quesito postomi dal lettore circa il nome che vien dato ai cani, in particolare nel mondo contadino. Ebbene io non sono assolutamente esperta in questo campo, però ho delle mie personali opinioni frutto di riflessione. L’uomo ha sempre nutrito il desiderio di dare un nome all’animale domestico fosse questo asino, cane, gatto o altro in alcuni casi per affetto, in altri nell’illusione che la bestiola potesse riconoscere il proprio nome( cosa che non credo assolutamente essendo queste creature dotate di istinto e non di ragionamento) in altri ancora esaltando un difetto nel ridicolo o riversando sull’animale antipatie personali. Certo è che io personalmente non ritengo che sia giu sto dar nomi umani agli animali poiché penso che la distinzione, con tutto il rispetto dovuto alle bestie, tra gli uni e gli altri debba esistere senza c he ciò comporti però alcun maltrattamento verso i nostri amici così dediti agli uomini( non sempre questi ultimi sono riconoscenti di ciò e quindi, alcune volte personaggi biechi e vili si comportano crudelmente verso questi esseri degni di rispetto poiché creature di Dio e sostegno dell’uomo nelle sue fatiche. Fortunatamente oggi la Legge interviene più pressantemente a favore degli animali). Tornando ai nomi, io distinguerei tra i cani da salotto che portano nomi sofisticati o storici o del padrone stesso; io conobbi il cane Tommaso, il gatto Dottor Matteo, la gattina Principessa con Giulietta; alcune signore avevano chiamato i loro amici cani Argo, Rex, Pluto, Amitié, Preziosina e con molto slancio Isadora ( non ho mai compreso se la cagnetta fosse in grado di danzare come la grande Isadora Duncan!). Nel mondo agricolo il cane diviene partecipativo in toto del lavoro umano, esso non è una bestiola da ornamento bensì è un lavoratore che fa la guardia, conduce il gregge con perizia, difende la proprietà del padrone a costo della vita, non permette ruberie sul suo territorio. Eppure, un tempo il rispetto verso le bestie non era comune a tutti. Nonostante quanto detto alcuni nomi elencati dal lettore Scudatu hanno in sé un certo disprezzo derivato forse da modi di essere della bestiola e comunque non condivisibili. Sicuramente Ciciu è un diminutivo di Francesco e si ricade nell’onomastica degli umani ma così non è per Ebreu, chiaramente dispregiativo in senso religioso non da parte del cane come è ovvio, ma da parte del padrone che pensa di immeschinire l’ebreo dando questo nome ad un animale. Non credo possa esservi diversa spiegazione. Panipiersu la dice lunga, infatti sembra legarsi all’inutilità nel lavoro della bestiola e dunque potrei pensare che sia l’equivalente di “mangiapane a tradimento”. Le negatività di Gliaccu o Furca sono chiaramente legate o al carattere tanto violento da azzannare oppure al modo di saper rubare il cibo con destrezza quindi i due nomi racchiudono un certo segno di riconoscimento. Comunque siano le cose, è giusto dare un nome ai nostri amici sempre però, come già dissi, nel pieno rispetto dell’essere che anche se non è umano, in molti casi dimostra di essere pronto anche al sacrificio di sé, alla generosità dell’attaccamento, alla perdita della propria vita per salvare quella del padrone. Non dimentichiamo mai che cani addestrati sono occhi di non vedenti, salvatori di persone intrappolate sotto le macerie o anche sotto la neve e l’elenco potrebbe continuare a lungo ma tutti noi sappiamo quanto vale avere l’amicizia di queste bestiole, esseri viventi che una volta entrati nel nostro nucleo familiare non è giusto abbandonare quando ne siamo st anchi, infatti un animaletto in casa è come il diamante: per tutta la vita. Maddalena Rispoli
 
IL GIORNALE
5 SETTEMBRE 2012
 
Adesso al cane non manca più la parola
 
Simonetta Caminiti
 
Il compagno della nostra vita è un eterno mistero. Tocca farci il callo, convivere con la certezza che quelle piccole zone d'ombra, che possono spaventarci o sedurci, sono il suo marchio di fabbrica. Ma se questo vale nelle relazioni tra esseri umani, le cose si complicano quando il rapporto, il dialogo che cerchiamo di stabilire, è col nostro inseparabile «quattro zampe». Parola dell'esperto: il cane capisce tutto. Coglie i nostri messaggi corporei cento volte meglio di quanto non facciamo noi. Legge in filigrana sensazioni, intenzioni, paure che noi stessi non abbiamo il tempo di denunciare. Graeme Sims, dopo due best-seller dedicati a Fido, raccoglie le esperienze di una vita nel libro Il linguaggio segreto dei cani (Sperling&Kupfer, 2012), dove i messaggi dell'animale, anche quelli più criptici, sembreranno illuminati dal sole. E così i nostri per lui. Un manuale per addestratori? No di certo. Con un manuale vero e proprio pareggia in utilità, consapevolezza delle tattiche e praticità all'uso. Ma Il linguaggio segreto dei cani ha l'onestà di un diario, lo stile ricco e avvolgente di un romanzo, e crea sempre un contesto ovattato e magnetico per le istruzioni tecniche. Quelle grazie alle quali interpreteremo tutto ciò che è sepolto sotto il vaporoso e ondulato mantello del nostro cane. Attenzione, però: «Ci sarà sempre gente incapace di addestrare il proprio cane, perché del tutto incapace di addestrare se stessa». Se c'è qualcosa che non fa difetto a Sims è la capacità di smascherare anche la società dei bipedi. Perché nel mondo di Fido c'è più verità. E centinaia di domande che gli nuotano negli occhi senza centro e senza fondo, sotto un'ombra di peli. Ma mai un cenno d'inquisizione. Quattro sezioni strategiche: «la Comprensione», «il Metodo», «l'Applicazione», «il Commiato». Come capirti, caro amico; come quando iniziare a educarti; come passare dalla teoria alla pratica. Infine, amico caro, come salutarti, come accettare l'unico dolore che ci hai dato tuo malgrado.Che tipo di intelligenza ha il nostro cane? Imparate a capire quanto sia unico, e lo convincerete a obbedire e tornare da voi perché questo sarà il suo desiderio. Che addestratori siete? Maldestri, utopisti, «cadaveri» (così potrebbe definirvi Sims), noiosi o sempre in vena di chiacchiere? E il vostro cane, di che stoffa è fatto? «Abbaiatore instancabile», «confuso», «ricettivo»? Qui imparerete a correggere le vostre ingenuità, a conoscere voi stessi, in qualche modo, in relazione a qualcuno che pretendete di migliorare. E, a seconda del carattere del vostro amico, saprete utilizzare strumenti specifici. La corda, per esempio: «La facevo oscillare delicatamente, e l'onda viaggiava lungo tutta la sua lunghezza, informando il destinatario dei miei desideri». I modelli di Sims sono due cani reali, due storie recenti, due femmine («le femmine sanno pensare in modo più flessibile»): Rose, la Border Collie, e Bonnie, la trovatella Springer Spaniel. Esemplari opposti per anatomia, età e carattere. Lo schema degli obiettivi raggiunti con entrambe (la cagnetta di un'allevatrice e la sua personale, Bonnie) è sorprendente. Ma guai a pensare di snaturare un dono della natura prezioso e incontaminato come un quadrupede. Non perché sia ingiusto, ma perché, per fortuna, non ce la farete mai. Una «grammatica del cane», sì: un potente vocabolario dei suoi silenzi, una mappa puntigliosa e ispirata sul percorso che ci tocca per raggiungerlo, anche quando sembra lontanissimo. Ma anche una raccolta di riflessioni sull'esistenza, sulla vita oltre la vita, sul senso profondissimo e disarmante dell'amore animale. L'unico al mondo che può rendere felici in modi infiniti e far soffrire in un modo soltanto: se soffre a sua volta. La spalla, l'amico magico, oggi un po' meno imperscrutabile. Sottofondo di una vita intera, acquattato soffice e silenzioso in un angolo della nostra.
 
GREEN STYLE
5 SETTEMBRE 2012
 
Abituate il cane all’arrivo di un neonato
 
La nascita di un nuovo figlio è sempre una gioia all’interno della famiglia. Ma, tra la preparazione di cameretta, corredino, culla e abitini, molto spesso le coppie si dimenticano di un fatto di estrema importanza: l’istruzione del cane. Quanti padroni infatti, durante il periodo della gravidanza, si sono chiesti come un nuovo arrivo possa influire sugli equilibri consolidati degli amici a quattro zampe?
Per quanto il cane sia l’amico perfetto dell’uomo, il suo comportamento di fronte a un neonato non è sempre prevedibile e potrebbe dar luogo anche a conseguenze spiacevoli. È raro che i cani attacchino i bambini, un po’ per quell’istinto atavico della protezione dei cuccioli, ma potrebbero comunque manifestare gelosia o, semplicemente, mettere in atto dei comportamenti pericolosi spinti dal troppo entusiasmo. Per questo motivo, Fido deve essere adeguatamente istruito all’arrivo di una nuova vita sin dai primi mesi della gravidanza.
Di seguito, una lista di consigli elaborati da Robert Haussmann, un istruttore professionista di cani:
Abitudine al cambiamento: modificare repentinamente le abitudini del cane all’arrivo di un neonato, è estremamente destabilizzante per l’animale. Ad esempio, la mamma potrebbe avere poco tempo per accompagnare Fido al parco o certi ambienti della casa potrebbero essere interdetti alla sua presenza. Non bisogna imporre nuove regole da un giorno all’altro, ma mantenere – per quanto possibile – viva la solita routine. Un buon consiglio è delegare a papà certi compiti, c ome il bagno o la corsetta al parco, prima eseguiti dalla donna di casa.
Imposizione di paletti: i cani, in particolare quelli più allegri, potrebbero dimostrarsi poco attenti alla sicurezza di un bambino. Ci sono esemplari abituati a saltare sulle ginocchia del padrone anche quando non richiesto, altri soliti a lanciare giocattoli e altri ancora semplicemente troppo rumorosi nell’abbaiare. Tutti comportamenti che potrebbero disturbare la quiete del bambino o provocare incidenti involontari. Prima del parto, perciò, è bene istruire il cane sui suoi atteggiamenti indesiderati, rimproverandolo con un secco “no” quando sbaglia e premiandolo con croccantini e carezze quando invece si attiene alle regole;
Nuovi oggetti: la nascita di un bambino riempie la casa di oggetti, tra culle, giochi di spugna, gonfiabili e tappetini di riposo. Tutti elementi che il cane percepisce come propri giocattoli personali. Sempre utilizzando il metodo del “no”, bisogna far capire al cane come sia indesiderato azzannare le gambe del seggiolone o mordicchiare la copertina del bimbo, magari premiandolo con altrettanti giocattoli alla sua portata.
Abitudine olfattiva e uditiva: una buona strategia per un arrivo indolore di un nuovo nato, è abituare già da subito il cane all’odore e al rumore del bimbo. Nei giorni di convalescenza in ospedale post parto, perciò, è buona norma affidare al marito un panno rimasto per qualche tempo a contatto con il bambino, per consegnarlo al cane in modo che ne possa esaminare l’odore. Allo stesso modo, si può alimentare il cane con crocchette e altre leccornie stringendo fra le man i tale panno, così che allo specifico profumo venga associata un’emozione positiva. I più tecnologici possono armarsi anche di registratore e smartphone, così da abituare sin da subito Fido alla voce del suo nuovo padroncino.
Primo rientro a casa: si tratta del momento più importante nella gestione del comportamento canino, perché determina come il cane reagirà a una nuova presenza nel suo spazio di vita. Scesi dalla macchina e varcata la soglia di casa, il ruolo più importante spetta alla madre: con il bimbo fra le braccia, non bisogna dimenticarsi di un primo saluto e di qualche battuta di complimento all’animale, magari accompagnato da qualche carezza. Il cane imparerà così a non essere d i fronte a un nemico, a un concorrente pronto a rubare l’amore dei suoi padroncini. Mai entrare in casa, quindi, dimenticandosi dell’esistenza di Fido.
 
GEA PRESS
5 SETTEMBRE 2012
 
Merano (BZ) – due cavalli morti nella corsa ad ostacoli
L'Associazione Italian Horse Protection: l'ippica smetta di invocare aiuti dallo Stato e si preoccupi degli animali

  
I fatti sono occorsi il due settembre durante la corsa ad ostacoli all’ippodromo di Merano (BZ). Due cavalli hanno lasciato la loro vita in pista, denuncia l’Associazione Italian Horse Protection. “Catbar”, cavallo di 4 anni, soppresso dopo avere riportato la frattura dell’omero nel corso del “Primo Lions Club Maiense”, e “Nobel”, di anni cinque, rimasto ucciso sul colpo a seguito di una rovinosa caduta nel corso del “Premio Richard”. Poi altri cavalli caduti, ma di questi, riferisce in una sua nota l’Associazione IHP, non si hanno notizie.Cavalli morti ed i particolare nello steeplechase, ovvero la corsa di galoppo ad ostacoli. Merano (vedi foto) come Nashville e Aintree. Quanto basta per gridare alla pericolosità delle corse ad ostacoli.“In Italia l’ippica, per sopravvivere, continua a invocare a gran voce aiuti di Stato – riferiscono da Italian Horse Protection – ma è ora che inizi a preoccuparsi soprattutto della sorte degli animali“. Un fatto, secondo IHP, che ai cittadini italiani sta molto più a cuore delle scommesse e dello spettacolo fatto sulla pelle dei cavalli.
Una attenzione testimoniata finanche dal “pauroso calo delle scommesse” dice IHP.
 
LA NUOVA VENEZIA
5 SETTEMBRE 2012
 
Picchia la madre e un cane giovane finisce in manette
 
di Carlo Mion
 
MIRA (VE) Picchia per l’ennesima volta la madre e i carabinieri lo arrestano. In prigione è finito un 32enne di origini chioggiotte residente in zona. Deve rispondere di violenza e resistenza a pubblico ufficiale, minacce, lesioni e maltrattamento di animali. Tutto inizia alle 22.30 circa: alla centrale operativa dei carabinieri arrivano diverse telefonate da parte di cittadini residenti a Marano di Mira, che segnalano una lite in famiglia. Hanno raccontato che fin dalla mattina in quella casa c’era parecchio trambusto. Sul posto arriva una pattuglia della tenenza impegnata nel normale servizio di controllo del territorio. Nell’abitazione indicata da chi ha telefonato al 112 i carabinieri trovano una donna che per tutta la giornata aveva “fronteggiato” il figlio che l’aveva picchiata e aveva distrutto l’interno della casa. I militari vengono accolti d al giovane armato di bastone che rifiuta qualsiasi dialogo con gli stessi. Mentre sono lì il giovane prende a bastonate un cane che ha avuto il torto di passare davanti all’abitazione in quel momento. Ha colpito alcune volte la povera bestia che comunque è riuscita a sfuggire alla violenza gratuita. A quel punto i militari hanno rotto gli indugi e sono intervenuti, nonostante le continue minacce da parte del giovane: schivando i tentativi di colpirli, tra gli insulti, sono riusciti a bloccarlo e renderlo inoffensivo, sottraendogli il bastone e facendolo salire sull’auto di servizio. I militari hanno penato non poco prima di avere ragione del giovane che mostrava una notevole violenza e che non ha voluto spiegare perché aveva picchiato la madre. Praticamente ha mandato in mille pezzi tutte le suppellettili dell’abitazione danneggiando, inoltre, parecchi mobili. In caserma, al termine degli accertamenti, ricostruita la vicenda sin dalla matti nata, il giovane è stato arrestato e posto a disposizione dell’autorità giudiziaria. Lo stato di alterazione in cui è stato trovato il giovane non è chiaro da cosa dipenda. I carabinieri della tenenza ora stanno ricostruendo eventuali altri episodi che riguardano il 32enne e che vedono sfortunata protagonista la madre. Infatti non sembra che sia la prima volta durante la quale il ragazzo si è reso protagonista di maltrattamenti nei confronti della madre. Saranno sentite diverse persone.
 
LA PROVINCIA PAVESE
5 SETTEMBRE 2012
 
Veterinario in aula il 19 novembre
 
di Linda Lucini
 
SANTA MARIA (PV) E’ stata fissata per il 29 novembre l’udienza nei confronti di Giuseppe Genta, il veterinario 52enne di Stradella titolare dell’ambulatorio a Santa Maria della Versa. L’uomo è accusato di violenza sessuale nei confronti delle sue assistenti e di maltrattamenti di animali. Il pm Ilaria Perinu ha chiesto il giudizio immediato, segno che, per lei, ci sono prove sufficienti per dimostrare le accuse. Il veterinario a questo punto potrebbe scegliere il giudizio abbreviato, il patteggiamento (riti che permettono uno sconto di pena) o andare a processo e contestare punto per punto in aula le accuse. Ma il suo avvocato Carlo Enrico Pagliero non ha dubbi e intende affrontare direttamente il processo: «Andremo sicuramente a dibattimento - dice il legale - Nessun rito alternativo è pensabile. Ci difenderemo da tutte le accuse». Accuse pesanti, stando alle testimonianze rese al pm, che parlano di cuccioli uccisi a calci nell'ambulatorio di Santa Maria, di animali fatti morire di fame o gettati nel freezer. E poi delle molestie sessuali alle dipendenti, di foto che ritraggono Genta nudo che le sue assistenti ritrovano nei loro cassetti. Nei confronti di Genta, attualmente sospeso dal lavoro in ambulatorio ma non dall’esercizio della professione a domicilio, anche l'Ordine dei veterinari ha aperto un procedimento per malpratica e concorso in abuso della professione.
 
LA ZAMPA.IT
5 SETTEMBRE 2012
 
Roma Usa, giovane ubriaco stacca la corrente elettrica muoiono 70 mila galline e pulcini d'allevamento
Il 21 enne ha lasciato senza acqua, cibo o con le ventole di raffreddamento spente
 
«Un olocausto animale». Così alcuni hanno descritto la scena accaduta nell'allevamento di Mark Shockley, a Delmar, nel Maryland. Oltre 70 mila fra galline e pulcini hanno perso la vita nelle loor gabbie dove nascono e crescono in maniera intensiva.
A provocarne la morte non è un abbattimento di massa dovuto  a un qualche virus o a un'improvviso successo di mercato, ma a una bravata di un giovane statunitense. Joshua D. Shelton, 21 anni, completamente ubriaco,  ha tolto l'energia elettrica in tre capannoni dell'allevamento. Il ragazzo il giorno seguente non si ricordava nulla, ma la sua mossa è costata la vita a migliaia di galline e pulcini, morti poichè rimasti senza acqua, cibo o con le ventole di raffreddamento spente. Il danno è stato quantificato in circa 20 mila dollari, escluse le spese per rimuovere le migliaia di carcasse.
Il ragazzo aveva trascorso la serata con la figlia dell'agricoltore. E' accusato di furto con scasso di secondo grado, violazione di domicilio, danno alla proprietà e crudeltà sugli animali.
 
GEA PRESS
5 SETTEMBRE 2012
 
Palermo – con il trolley a cacciare conigli
Intervento delle Guardie Italcaccia e dei Carabinieri
 
La preda ambita continua ad essere il coniglio. Sta di fatto che nelle ore immediatamente antecedenti la pre apertura della caccia e giorno 2 settembre, le Guardie Italcaccia (Nucleo Operativo Provinciale di Palermo) hanno fermato quattro persone, in due diverse operazioni, in atto di bracconaggio. Il primo intervento è avvenuto il 31 agosto, nella notte che ha preceduto l’apertura della caccia, tra Ciminna e Ventimiglia. Tre persone, una sola delle quali in possesso del fucile e sprovvisto, si scoprirà dopo, di porto d’armi. Un secondo soggetto, invece, armeggiava con un faro di fattura artigianale con l’evidente scopo di abbagliare e così bloccare i conigli. Il faro era alimentato da una batteria montata su un trolley da viaggio.I bracconieri alla vista delle Guardie, hanno tentato la fuga ma sono stati bloccati dopo pochi metri. Sul posto so no intervenuti anche i Carabinieri della Stazione di Baucina. I tre, denunciati alla Procura della Repubblica di Termini Imerese, hanno subìto il sequestro del fucile, di alcune cartucce calibro 12 a munizione a palla singola, di alcune cartucce calibro 12 a piombo, due coltelli a serramanico, zaini, giubbini e del faro usato per accecare i selvatici.Più pericoloso, invece, quanto successo il due settembre nelle campagne di Caccamo, sempre in provincia di Palermo, nei pressi della diga Rosamarina. Le Guardie del Nucleo Operativo notavano, in montagna, un cacciatore. Alla richiesta dei documenti, però, l’uomo puntava loro il fucile minacciando di sparare. La zona particolarmente impervia ha consentito una prima fuga dell’uomo mentre le Guardie venatorie, congiuntamente ai Carabinieri della Stazione di Caccamo, nel frattempo avvisati, iniziavano le ricerche. Non vi erano altro vie di fuga che non la stessa montagna, dove, nel versante opposto, risultava essere stato posteggiato un fuoristrada. Gli accertamenti di rito hanno consentito di rintracciare il proprietario e procedere così alla perquisizione sia del mezzo che dell’abitazione dell’uomo. Veniva così rintracciato il fucile e le munizioni detenute illegalmente. Il soggetto, infatti, già con precedenti specifici, era privo di porto d’armi.
 
LA ZAMPA.
5 SETTEMBRE 2012
 
Tartarughe abbandonate tra i pilastri dei capannoni
Sono esemplari carnivori, esotici pericolosi per quelle domestiche
 
Fabrizio assandri
 
Torino - Tra i pilastri dei capannoni dove si lavoravano i metalli, oggi nuotano le tartarughe. Di certo non potevano mancare nell’area verde più giovane di Torino, il Parco Dora, nato dalla riconversione di vecchi stabilimenti. Nelle vasche dei treni di laminazione, nel lotto Ingest, sono spuntate pinne e carapaci. È il risultato dell’abbandono – illegale e sanzionabile – delle tartarughe di compagnia, acquistate per far felici i bambini.In città abbondano: dall’acquario dei torinesi, in genere, finiscono nei laghetti, ad esempio nel parco della Pellerina. Diversi esemplari sono ricomparsi, però, anche dove già in passato erano stati sfrattati, come nella fontana di piazza Statuto (l’ultima segnalazione all’ufficio fauna e flora della Provincia è di questi giorni). Si tratta di tartarughe carnivore esotiche, dannose perché decimano le specie autoctone. Una soluzione definitiva non c’è, a causa di un rimpallo da parte delle autorità su chi debba occuparsene. Se dalla Provincia sostengono che il Comune raccolga le tartarughe trovate nelle fontane per trasferirle alla Pellerina, da Palazzo Civico negano seccamente.Anche il Corpo Forestale si tira fuori. Non esistendo un ricovero a loro destinato, questi animali sono lasciati a sé. La Provincia dà comunque due raccomandazioni a chi trova le tartarughe: adottarle, oppure portarle alla Facoltà di medicina veterinaria (nel 2011 ne ha ricevute 30, quest’anno 13). È solo la punta dell’iceberg: molte tartarughe abbandonate sono destinate a morire.
 
ANSA
5 SETTEMBRE 2012
 
Abbandona tartarughe, multa di 300 euro
Segnalazione da vicina che ha notato animali ancora vivi
 
BERGAMO - E' partito per le ferie e ha abbandonato i suoi animali. Non cani, pero', ma tartarughe. Ora il proprietario, un barista di origine indiana, verra' multato con una sanzione di 300 euro. La vicenda e' riportata oggi da L'Eco di Bergamo. La segnalazione alla polizia locale di Bergamo e' arrivata da una donna che risiede nelle vicinanze di un bar di via San Giovanni Bosco a Bergamo e che ha notato nella veranda del locale le due tartarughe d'acqua abbandonate ma ancora vive.
 
LA PROVINCIA DI VARESE
5 SETTEMBRE 2012
 
Pitone africano in fuga
E' caccia a Vedano Olona
 
VEDANO OLONA (VA) Un condominio intero a Vedano Olona a caccia del pitone reale che da qualche giorno vaga liberamente da qualche parte in paese. Tra gli inquilini di via Adua c'è anche un po' di apprensione: in molti temono di incontrare il rettile sulle scale o in cantina. Da domenica, infatti, il serpente esotico, lungo circa un metro, è fuggito dalla teca nella quale si trovava nascondendosi chissà dove. Con il rettile in giro Vedano Olona si trasforma per un attimo in una giungla dell'Africa Occidentale, area di provenienza di questo serpente che al massimo può raggiungere la lunghezza di un metro e mezzo.Non si tratta di un animale pericoloso ma è evidente che parlando di un rettile tropicale, e quindi poco conosciuto a queste latitudini soprattutto tra i profani, qualche timore può anche procurarlo. Il pitone si è allontanato da una cantina: probabilmente si è aperto un varco attraverso i buchi della ventilazione. A quel punto si è allontanato facendo scattare l'allarme nel condominio tanto che da qualche giorno campeggia, sulla porta d'ingresso, anche un avviso.
«Il serpente è innocuo - dice un condomino - ma è evidente che trattandosi di un animale esotico un po' di preoccupazione c'è. Lo stiamo cercando anche noi, speriamo di trovarlo al più presto. Qualcuno non scende neanche in cantina perché ha paura di incontrarlo da qualche parte. Il serpente potrebbe essere dappertutto. Appena siamo stati informati ci siamo mossi subito, abbiamo contattato i vigili del fuoco e le altre autorità competenti. Il proprietario dovrebbe essersi già rivolto anche alla Forestale. Speriamo venga individuato e catturato. Potrebbe essere finito nelle cantine adiacenti, non è facile trovarlo». In realtà è lo stesso rettile a correre qualche rischio: il serpente, infatti, può vivere solo a temperature piuttosto elevate, in caso di freddo c'è il rischio concreto che possa morire. I condomini possono, comunque, stare tranquilli come ha spiegato il dottor Rainer Schneider, erpetologo di Varese. «È un pitone africano - spiega l'esperto - che arriva al massimo a un metro e trenta, un metro e quaranta. È un serpente assolutamente innocuo, non morde, è docile e tranquillo. Comunemente viene chiamato anche serpente palla per la caratteristica forma che assume quando si impaurisce. Si tira indietro e nasconde la testa tra le spire. I cittadini possono stare tranquilli, non è un serpente velenoso e se anche dovesse mordere non ci sarebbe alcun problema. Comunque è un rettile molto docile, solitamente viene preso come primo serpente dagli appassionati del genere. Speriamo abbia raggiunto una caldaia così da non patire il freddo».
 
LA CITTA’ DI SALERNO
5 SETTEMBRE 2012
 
Tori in strada Poi i vigili li allontanano

Annalaura Ferrara

 
Prov. Di Salerno - Cinque tori liberi nella zona dei Cappuccini, paura per passanti e residenti. Scatta di nuovo l’allarme per il fenomeno delle mucche e dei tori vaganti. Dalle ore 8.30 alle 12,30 di ieri, allertati dalla Polizia di Stato, gli agenti del corpo di Polizia Locale, del comandante Licia Cristiano, sono stati impegnati in un’operazione di allontanamento degli animali al pascolo abusivamente. L'equipaggio della volante del commissariato di Pubblica Sicurezza, agli ordini del vice questore aggiunto Giuseppe Marziano, alle 8.30, ha allertato la centrale operativa della Polizia Locale di via Ido Longo, segnalando la presenza di cinque tori in via Oreste di Benedetto, nella salita che conduce al convento dei frati Cappuccini. Sul posto sono intervenute due volanti dei caschi bianchi, dirette dal maggiore Giuseppe Ferrara e dal tenente Giuseppe Senatore le quali provvedevano a chiudere al transito, nei due sensi, via Giovanni Abbro, ciò per scongiurare che i tori potessero investire persone ed automezzi in transito. I cinque tori, vistisi braccati, si sono diretti verso la traversa Giovanni Abbro, salendo per il colle di Sant'Adjutore, facendo perdere le proprie tracce. Intanto la sala operativa dei caschi bianchi segnalava altro pericolo al maggiore Ferrara. Un’altra mandria stava procedendo per la località Cannetiello di Croce. Gli operanti, unitamente al personale della ditta specializzata per la catture degli animali, si sono portati in zona, dovendo constatare, però, che la stessa mandria si era spinta in alta montagna, lasciando nella pizzetta di Croce. Un fenomeno, purtroppo, che si ripete settimanalmente. In arrivo possibili denunce contro i proprietari. I residenti della zona chiedono, ovviamente, maggiore sicurezza.
 
LA REPUBBLICA
5 SETTEMBRE 2012
 
Zoo di Napoli, indagine sulla sicurezza
«Le tigri possono ferire i visitatori»
 
NAPOLI - Il problema è la distanza, lo spazio che separa le gabbie dal passaggio degli ospiti, dei visitatori del giardino zoologico di Napoli, rispetto alle gabbie in cui vivono dieci esemplari di tigre. Una distanza a rischio, secondo dubbi sollevati in questi giorni dalla Procura di Napoli, che ha deciso di vederci chiaro su quanto avviene all’interno dello zoo partenopeo. E dai primi esiti degli accertamenti in corso sembra che dubbi e perplessità della Procura siano tutt’altro che infondati. La storia è quella delle verifiche disposte dal pm Giovanni Corona sulle condizioni di vita nel giardino napoletano: si parte da un’ipotesi di scuola, il maltrattamento di animali, alla luce delle condizioni di vita negli ambienti di Fuorigrotta, ritenuti angusti e poco adatti alle più recenti direttive europee.
Poi, il ragionamento passa dal discorso igienico sanitario a quello della sicurezza dentro le gabbie (pensando agli animali) e all’esterno, ovviamente in riferimento a possibili rischi corsi dagli spettatori o dagli inservienti. Ed è, quello della sicurezza, uno dei punti su cui potrebbe esprimersi anche il consulente tecnico nominato dalla Procura di Napoli per inquadrare tutti i punti critici del parco di Fuorigrotta. Al momento le idee sono chiare: ci sono dieci tigri, le gabbie non riescono a preservare l’incolumità dei passanti, c’è poco spazio a separare i visitatori e gli spazi abitati dai felini. In linea teorica, una zampata ben assestata potrebbe raggiungere chi provasse ad affacciarsi sul limite di guardia indicato dalla vigilanza dello zoo. Mancano le siepi che adornano gli altri zoo, sul modello dei parchi tedeschi, quanto basta comunque a tenere alta l’attenzione. È uno dei punti su cui la Procura chiede chiarezza al proprio consulente, l’etologo di fam a mondiale Henning Wiesner, ex direttore del «Tierpark», lo zoo di Monaco di Baviera, chiamato a fare il punto sul lento declino della struttura di viale Kennedy. Indagine di ampio respiro, quella coordinata dal pm Corona e dal procuratore aggiunto Nunzio Fragliasso, sono diversi i punti battuti in queste ore dalla pg della Procura di Napoli. Dall’ipotesi di maltrattamento degli animali, al fallimento della società di gestione dello zoo, che ha reso necessario l’intervento di un curatore fallimentare.
Un futuro incerto, difficile immaginare una svolta a stretto guro, il futuro appare tutt’altro che roseo, anche a giudicare da quanto avvenuto nell’ultima gara bandita per assegnare la gestione dell’impianto. Siamo alla fine di luglio, gara deserta, tutto da rifare.
La palla ritorna nelle mani del curatore fallimentare, che deve innanzitutto salvaguardare stabilità occupazionale e rassicurare i creditori dello zoo. Poi, occorre rivedere la logica stessa del giardino zoologico nato alla fine degli anni Trenta nel quartiere della periferia occidentale di Napoli, una logica che sembra superata dalla nascita dei «parchi» zoologici in grado di favorire la vita delle specie animali in condizioni simili ai rispettivi habitat naturali.
Insomma interazione vigilata tra uomo e animale, che è altra cosa rispetto al rischio di incrociare all’improvviso la zampata di una tigre esasperata dal caldo e dagli spazi angusti.
 
LA METEORA
5 SETTEMBRE 2012
 
Salviamo gli animali dello Zoo di Tirana (foto)
 
DAI NOSTRI INVIATI IN ALBANIA. Lo Zoo di Tirana è gestito dal comune. Il biglietto di entrata costa 200lek, circa 1,50euro. Di sera, una volta rinchiusi gli animali, viene utilizzato come parco pubblico. La mancanza di personale e di adeguate strutture per la tutela degli animali ha reso questo Zoo classificabile come uno dei peggiori al mondo, tanto da essersi guadagnato l'appellativo di "carcere per animali".Lo zoo è composto da strette e squallide gabbie dove gli animali possono circolare per poche ore al giorno.Dopo le 19:00 vengono rinchiusi in piccole stanze completamente buie, dove vengono costretti a rimanervi per ben 13 ore, fino alla riapertura dello zoo la mattina seguente:
Passando per le gabbie si può sentire un odore nauseabondo di carne putrefatta, con la quale vengono nutriti gli animali. Questa carne può rimanere nelle gabbie addirittura per settimane:
In una delle gabbie sono anche rinchiusi alcuni gatti, come potete vedere nelle immagini, anch'essi nutriti con della carne marcia:
Inoltre, lo zoo è compreso di quello che potrebbe essere considerato un "laghetto" per le papere, in questo stagno è possibile notare ogni sorta di rifiuto, e un massiccio strato di alghe marce che lo ricopre totalmente: Le gabbie vengono pulite con un tubo d'acqua, con il quale vengono bagnati anche gli animali, come il lupo e i gatti. Quando l'addetto passava per pulire le gabbie gli animali si mostravano palesemente impauriti:
L'album completo di fotografie è disponibile a quest'indirizzo:
https://www.facebook.com/media/set/?set=a.4171622901805.162051.1621234462&type=1
A conclusione di tutto questo, la nostra redazione ha deciso di lanciare una petizione per salvare gli animali dello zoo di Tirana. La petizione è raggiungibile a quest'indirizzo: http://www.petizionionline.it/petizione/salviamo-gli-animali-dello-zoo-di-tirana/7724
"Salviamo gli animali dello Zoo di Tirana" su Facebook:
https://www.facebook.com/SalviamoGliAnimaliDelloZooDiTirana
di Dario Lapenta e Laetitia Bollinger
FOTO
 
IL GAZZETTINO
5 SETTEMBRE 2012
 
L’avorio come i diamanti strage di elefanti in Africa
Decine di migliaia di animali abbattuti dai bracconieri. Un commercio gestito dal crimine organizzato mette a rischio la specie
 
LONDRA - Come i diamanti di sangue in Sierra Leone e i minerali del Congo. L’avorio sta diventando merce rara e preziosa, contrabbandata e usata per finanziare guerre sanguinarie, traffico d'armi e terrorismo. A farne le spese sono gli elefanti africani, sull’orlo dell'estinzione, secondo gli esperti, dopo un anno, il 2011, che ha visto il massacro di decine di migliaia di esemplari. Ad amplificare l'allarme è il New York Times, che ieri ha dedicato un lungo reportage alla loro decimazione per mano di estremisti, milizie più o meno regolari, ma anche contadini alla disperata ricerca di una fonte di sostentamento.
Il prezzo dell'oro bianco, come viene chiamato, è schizzato alle stelle. Una sola zanna equivale a dieci volte il salario medio annuo nei Paesi africani più poveri. Nel 2011 sono state sequestrate nel mondo quasi 40 tonnellate di avorio, che corrispondono a 4.000 elefanti trucidati. Ma questa è solo la punta dell'iceberg. Il commercio sommerso è infinitamente più grande. E non è opera di sprovveduti. È il crimine organizzato a gestire il contrabbando. Solo una macchina ben oliata, con l'aiuto di funzionari corrotti, può spostare centinaia di chili di zanne da un Paese all'altro, spesso usando navi container fatte apposta, con speciali scomparti nascosti. «I contrabbandieri hanno base in Africa e spesso gestiscono affari sporchi in Asia», ha spiegato al New York Times Tom Milliken, direttore dell'Elephant trade information system, un progetto che monitora l'avorio in tutto il mondo. «Cambiano costantemente le rotte e il modo in cui muovono la merce per beffare la legge».Al prezzo di 2.000 dollari al chilo i bracconieri sono seduti su una miniera d'oro. Le loro tracce portan o fino al Lord's Resistance Army del famigerato Joseph Kony, che si nasconde nella Repubblica Centrafricana, al gruppo islamico al Shabab della Somalia, che si ispira ad al Qaeda, e alle milizie arabe Janjaweed, responsabili degli episodi più cruenti nella regione occidentale sudanese del Darfur. Ma anche le milizie regolari hanno le mani insanguinate. I militari ugandesi, congolesi e del neonato Sud Sudan danno la caccia agli elefanti per tornaconto personale. In Tanzania i contadini usano le zucche avvelenate per attirarli e ucciderli. E in Gabon i cacciatori vengono assoldati per abbatterli e spesso pagati solo con un sacco di sale.Quella a cui si sta assistendo è un'ecatombe, dicono gli esperti, di proporzioni anche maggiori delle stragi degli anni Ottanta, quando migliaia di elefanti sono stati massacrati prima del bando internazionale del commercio di avorio. Il 70% delle zanne trafugate finisce in Cina, dove il boom economico ne ha favorito il commercio. Con l'o ro bianco si fa di tutto, dalle bacchette agli anelli, dalle tazze ai pettini. Lo scorso anno 150 cinesi sono stati arrestati in vari Paesi africani con l'accusa di contrabbando. Alcuni siti in cantonese danno persino consigli su come fare a nascondere il prezioso materiale ai raggi X dell'aeroporto. Basta fasciarlo in un foglio di alluminio, sostengono.
 
GIORNALETTISMO
5 SETTEMBRE 2012
 
Le tigri che convivono con gli uomini
 
Un nuovo studio dell’Universita’ del Michigan rivela che le tigri del Chitwan National Park in Nepal stanno cercando di convivere al meglio con le comunita’ locali. La scoperta dimostra che i temuti e aggressivi carnivori hanno imparato a dividere gli stessi spazi, come strade e sentieri, con gli uomini.
LO STUDIO – Lo studio e’ stato pubblicato su ‘Pnas’ e rivela anche che i progetti di conservazione delle specie a rischio hanno un successo maggiore se tengono in conto e in armonia l’universo umano e la natura. “Dato che il nostro pianeta diventera’ sempre piu’ affollato, abbiamo bisogno di trovare soluzioni creative che siano in grado di considerare sinergicamente animali ed esseri umani”, ha spiegato Jianguo Liu, tra gli autori della ricerca e direttore del Center for Systems Integration and Sustainability della Michigan State University. L’area nepalese ospita 121 tigri che sono state monitorate da telecamere e che vivono in una zona confi nante con i villaggi. Lo studio dimostra che gli animali attraversano gli stessi identici luoghi calcati dagli esseri umani solo in momenti diversi in una convivenza pacifica e inedita.
 
VIRGILIO NOTIZIE
5 SETTEMBRE 2012
 
La Peta condanna Rihanna e Lady Gaga: si giocano il look sulla pelle degli animali
Le due icone pop incappano nelle ire dell'associazione per aver indossato rispettivamente stivali di pitone e pellicce.
 
La Peta (People for the Ethical Treatment of Animals) torna all’attacco delle celebrities che danno il cattivo esempio con i loro comportamenti decisamente poco animal friendly.Sotto accusa questa volta sono due icone pop famose tanto per le loro hit quanto per i loro look stravaganti, ricercati e sopra le righe: Rihanna e Lady Gaga.La cantante delle Barbados è stata “beccata” nel centro di Londra con indosso un paio di stivali di serpente alti fino al ginocchio, che non potevano certo passare inosservati.La reazione della Peta non si è fatta attendere: “Rihanna forse non ha che i serpenti uccisi per fabbricare gli stivali sono spesso inchiodati agli alberi e scuoiati vivi. Certo, non posso andare da Oprah a lamentarsene” dice una dichiarazione ufficiale che fa riferimento alla recente apparizione della star al più famoso talk show americano.
E prosegue: “Indossare pelle di serpente è raccapricciante e disumano, e la fa sembrare ancora di più fuori dal mondo. Lei e Lady Gaga sono tanto impegnate ad apparire stravaganti e originali invece di coltivare il loro talento che non si rendono conto di essere derise da tutti”.Che ha fatto questa volta Lady Gaga per incorrere di nuovo nelle ire della Peta? Ha di nuovo indossato una pelliccia, rifiutando di precisare se fosse sintetica o meno e anzi invitando l’associazione a non occuparsi più del suo look, dopo aver specificato che rispetta il loro punto di vista e si aspetta che questo rispetto sia reciproco.L’icona pop era già stata duramente criticata dalla Pet a poco tempo fa per aver indossato pellicce e in particolare una stola di lupo, con l’aggravante di aver dichiarato all’Ellen DeGeneres Show di detestarle e di non metterle mai.
Ipocrisia o cambio di personal stylist? Gaga non sembra intenzionata a risolvere il mistero.
 
TIO.CH
5 SETTEMBRE 2012
 
"Il colore della carne di vitello sta per cambiare"
 
LUGANO - Una autentica rivoluzioni nell’ingrasso dei vitelli sta per avvenire. In base ad una revisione dell’Ordinanza sulla protezione degli animali, in futuro i vitelli saranno nutriti per il loro benessere sempre più con foraggio secco.Sulla qualità e sulla tenerezza della carne non ci saranno ripercussioni, al contrario invece della colorazione che andrà dal rosa al rossastro. a segnalare questa svolta è Proviande, l’organizzazione settoriale dell’economia svizzera della carne."Nella testa di molti commercianti e di molti consumatori - spiega l'associazione - la qualità della carne di vitello è tuttora associata ad una colorazione "chiara". Il colore della carne dipende però dall’alimentazione dei vitelli, che in passato consisteva in latte e latticini. La colorazione chiara era dovuta al basso contenuto di ferro pres ente nel latte".Negli ultimi anni tuttavia nell’ingrasso dei vitelli sono cambiati alcuni fattori di influenza: l’età e il peso di macellazione dei vitelli, per esempio, sono aumentati costantemente. Ma questo non influisce sulla qualità e sulla tenerezza della carne. Tuttavia, con l’aumento dell’età oltre all’abomaso iniziano la digestione anche le altre cavità dello stomaco (rumine, reticolo, omaso). Cresce quindi l’esigenza di un’alimentazione che rispetti i ruminanti, composta da foraggio secco come fieno e paglia.L’Ordinanza sulla protezione degli animali tiene conto dei cambiamenti intercorsi nell’ingrasso dei vitelli e imporrà alle aziende da ingrasso di fornire loro, oltre al latte, anche del foraggio secco che favorisce la salute degli animali. "Come è stato dimostrato, animali allevati nel rispetto della specie sono meno soggetti a contrarre malattie e necessitano di meno medicinali. Al tempo stesso però la carne di vitello assume un colore che va dal rosa al rossastro per via dell’apporto di sostanze aggiuntive ricche di ferro", spiega il Prof. Dr. Adrian Steiner, responsabile della Clinica per animali da reddito, facoltà Vetsuisse dell’Università di Berna.
 
GEA PRESS
5 SETTEMBRE 2012
 
Montichiari (BS) – ritorna la Forestale, ma per sequestrare uccelli e le tartarughe…nella melma (video e foto)
Tutti i particolari del maxi sequestro eseguito dal NIPAF di Brescia. Sospetto commercio illecito con Germania e Olanda.
 
Il primo intervento scaturito dall’attività investigativa del NIPAF (Nucleo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale) di Brescia del Corpo Forestale dello Stato, coordinato dal Commissario Capo Giuseppe Tedeschi, è avvenuto venerdì scorso presso la fiera zootecnica di Montichiari. Una delle più grandi del nord Italia, dicono dal Corpo Forestale. Un venditore ambulante con esperienza ventennale che nella famosissima cittadina sede del noto allevamento di cani beagle di Green Hill, vendeva a prezzi stracciati animali di varie specie, soprattutto esotiche. Ad attirare l’attenzione dei Forestali sono stati proprio i prezzi particolarmente bassi. Nella fiera è stata riscontrata l a vendita di una cinquantina di pappagalli tropicali e tortore autoctone, ovvero appartenenti alla fauna italiana, e per le quali, anche alla luce della mancanza della documentazione attestante il lecito possesso, si presume siano tutte di cattura.Il venditore non era originario del bresciano, ma bensì di Villa d’Almè, un Comune del bergamasco. Qui, presso la stessa abitazione, il totale degli animali posti sotto sequestro dalla Forestale è velocemente lievitato a 510. Il valore stimato è di oltre 200.000 euro.Tutti gli animali erano pronti per essere venduti nelle diverse fiere del Nord Italia. Lo stesso venditore ha poi un fratello ed un figlio, proprietari di negozi di animali a Bergamo, anche se non è appurato l’esistenza di un collegamento diretto tra le diverse attività.Gli spazi per la detenzione risultavano ricavati in uno scantinato dell’abitazione dell’uomo e sembra che gli ambienti non venissero puliti forse, sospetta la Forestale, per il veloce smercio degli animali ivi detenuti. Condizioni aggravate dalla scarsa illuminazione e ventilazione. Un turnover veloce, agevolato dai bassi prezzi di vendita ai quali, in mancanza di documentazione di lecita provenienza, consentivano al commerciante di mantenere un tenore di vita particolarmente elevato.Luoghi, quella della detenzione degli animali, con incrostazioni e vistose ragnatele. Pappagalli di varie dimensioni e provenienza. Conigli, scoiattoli, canarini, tartarughe, sia della specie Hermanni che Graeca, poi finanche un Gabbiano comune. Esseri viventi in buona parte circondati, sia dentro che fuori le gabbie, da sporcizia e polvere. Impressionante, in alcuni casi, l’accumulo delle feci, mentre le ciotole dell’acqua e del mangime apparivano vistosamente imbrattate di escrementi così come i posatoi degli stessi uccelli. Particolarmente raccapriccianti le incrostazioni di escrementi nelle zampette delle quaglie, divenute di fatto informi. Una vera abnorme zavorra, fatta di deiezioni e resti di mangime che impediva, secondo il Medico Veterinario che ha coadiuvato l’intervento della Forestale, la stessa deambulazione. Rinvenuti anche animali deceduti ed uccelli con evidente deplumazione.Tutti gli animali, affermano dalla Forestale, erano pronti per essere venduti sebbene il commerciante non ha saputo fornire alcun documento che giustificasse l’origine di ben 130 grandi pappagalli, appartenenti a specie particolarmente protette, tra cui Ara, Amazzoni, Cenerini, Cacatua. Sembra che il soggetto si sia giustificato asserendo di non sapere degli obblighi, in realtà entrati in vigore da ben oltre un quarto di secolo.La Forestale ha ora in corso le indagini volte a scoprire le rotte commerciali che hanno consentito l’ingresso illegale in Italia di ingenti quantità di animali. Il sospetto degli inquirenti è che gli uccelli possano arrivare da rotte di commercio illegale che parrebbero ricondurre alla Germania e all’Olanda. Già l’anno scorso, sempre il NIPAF della Forestale di Brescia, sequestrò una Rosella comune ad un allevatore sprovvisto di documentazione. La provenienza era proprio l’Olanda e le spiccate caratteristiche di selvaticità hanno fatto supporre un commercio di fauna esotica prelevata in natura.Il venditore ambulante è indagato per i reati di maltrattamento, detenzione incompatibile e commercio di esemplari di animali tutelati dalla CITES.
VEDI FOTO E VIDEO:
 
GEA PRESS
5 SETTEMBRE 2012
 
Inghilterra – cani e gatti randagi non saranno utilizzati per la vivisezione
 
Lo ha assicurato il Governo inglese in Parlamento. La legge di recepimento della Direttiva sulla sperimentazione animale approvata nel settembre 2010, imporrà il divieto di sperimentare su cani e gatti randagi.Tra i tanti aspetti negativi, la tanto criticata disposizione europea consentirebbe agli stati membri di provvedere all’accalappiamento di cani e gatti e destinarli ai laboratori della sperimentazione animale. In Italia, questo non sarà comunque possibile ma solo perché il nostro paese, grazie alla legge 281/91, ovvero la cosiddetta legge sul randagismo, vieta tale destino. Il rischio vero è per quei paesi che hanno, nella loro legislazione, una diversa attenzione per questi problemi. L’Inghilterra non è sicuramente tra questi ma la teorica possibilità che il randagismo potesse finire per alimentare i lettini degli sperimentatori, aveva fatto tremare gli ambienti animalisti e non solo.Diversa considerazione, invece, per gli animali selvatici. Parrebbero a tal proposito essere state introdotte alcune eccezioni al divieto di sperimentare, quali particolari studi relativi alla salute e dal benessere degli animali o un grave rischio per l’ambiente e la salute umana. Forse, nella bozza di recepimento inglese, si riflette solo la diversa incomprensibile sensibilità esistente tra diverse specie di animali. Massima per problemi di cani e gatti ma molto meno per la fauna selvatica.
 
MODENA QUI
5 SETTEMBRE 2012
 
Caccia, gli animalisti lanciano un altro appello: «Posticipare apertura della stagione venatoria»
 
Gli animalisti chiedono lo stato di calamità per gli animali selvatici e il posticipo della caccia fino al ristabilimento delle piene condizioni del recupero delle popolazioni selvatiche.
È quanto spiegano Enpa, Lipu e Wwf in una nota alla vigilia dell’incontro tra il ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Mario Catania e le Regioni, che ha all’ordine del giorno la grande questione della siccità.
Le tre associazioni rivolgono un appello a ministro e regioni: «Consideriamo molto importante questo appuntamento anche per quanto riguarda la crisi della fauna selvatica, tema che chiediamo sia trattato in modo rigoroso ed approfondito.
Le piogge di questi giorni non possono far dimenticare le conseguenze di una lunghissima stagione di siccità e di incendi, che, in una sinergia devastante, hanno gravemente colpito il nostro patrimonio di biodiversità.
Ora, chiediamo misure adeguate».
«La fauna selvatica - proseguono - è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale ed internazionale.
Occorre che lo Stato riprenda nelle proprie mani il diritto/dovere di questa responsabilità, che siano ristabiliti ruoli e competenze, che venga ripristinato il rispetto delle regole.
È assai grave che sia caduto nel vuoto l’invito del Ministro Catania alle Regioni a sospendere l’apertura anticipata della stagione venatoria.
È gravissimo che le Regioni abbiano ignorato il parere formale dell’Ispra, l’autorità scientifica nazionale, per l’adozione di forti limitazioni alla caccia.
&E grave; paradossale - concludono - che delle Province, che non hanno nessun potere in materia, abbiano respinto l’invito alla sospensione di un Presid ente di Regione».
Come ricordato, nei giorni scorsi era scoppiata una polemica per l’apertura anticipata della stagione venatoria.
Una decisione quasi beffarda pensando ai tanti appelli lanciati sia dai ministri interessati, sia dalle tante associazioni animaliste, con l’Enpa che era arrivata addirittura a proporre la sospensione totale della stagione, un provvedimento dratisco ma utile, secondo l’Ente Nazionale Protezione Animali, per non assistere ad un vero e proprio massacro degli animali ancora deboli e sagnati da un’estate inclemente con loro e con il territorio che li ospita.
 
LA ZAMPA.IT
5 SETTEMBRE 2012
 
India, McDonald's si converte e aprirà il primo ristorante solo vegetariano
Nuove strategie della catena statunitense per aggredire un mercato dove le mucche sono considerate sacre
 
Per conquistare un mercato da oltre un miliardo di persone, McDonald’s, marchio simbolo dell’hamburger, cambia pelle da cima a fondo e si dà addirittura al vegetariano. Una metamorfosi che per il colosso americano vale la pena di affrontare se l’obiettivo si chiama India.
La grande M gialla dei fast food ha deciso di contravvenire al suo marchio di fabbrica, il panino globale con la polpetta di carne, ed aprire i suoi primi ristoranti esclusivamente ’veg’ per cercare di guadagnare fette di mercato in un Paese in cui le mucche sono considerate sacre e intoccabili. I primi due McDonald’s vegetariani vedranno la luce l’anno prossimo nelle città di Amritsar, famosa per il suo Tempio d’Oro, il più importante per i Sikh, e di Katra, nel nordovest del Kashmir indiano, dove sorge un tempio Hindu visitato ogni anno da milioni di pellegrini. Consapevole delle difficoltà di un mercato così frammentato e dalle esigenze tanto particolari, sin dal suo sbarco in India nel 1996, McDonald’s adottò delle particolari accortezze nel menu, che gli assicurarono comunque un grande successo. Per conciliare il BigMac con la cultura indiana e con le numerosissime prescrizioni alimentari che caratterizzano le differenti religioni del Paese (non solo gli Hindu contrari all’utilizzo della carne di manzo, ma anche i musulmani contrari a quello della carne di maiale), il gruppo ha sempre puntato ad ’indianizzarè i suoi piatti. Già oggi infatti, nei punti vendita della catena non viene servito nulla che abbia a che fare con manzo o maiale ma, per la minoranza musulmana o le numerose caste induiste non vegetariane, così come per i cristiani e gli stranieri, sono disponibili panini al pesce o al pollo. I fast food offrono anche un menu vegetariano e, per evitare di contaminare i cibi veg con carne di qualsiasi genere o con altri prodotti d’origine animale, ogni punto vendita ha due aree cucina distinte e addirittura due gruppi di inservienti diversi.Fino all’annuncio di oggi e alla decisione di aprire due ristoranti esclusivamente vegetariani posizionati in due città strategiche per il flusso di persone che le visita ogni anno. Su una popolazione di circa 1,2 miliardi di persone, McDonald’s conta "solo" 271 punti vendita su circa 33.000 in tutto il mondo.
 
GEA PRESS
6 SETTEMBRE 2012
 
Roma – tenta di stritolare una cucciola di cane
Intervento della Polizia di Stato su segnalazione della LAV di Roma.

 
Appena ha notato l’arrivo della Polizia di Stato, avvisata dagli attivisti della LAV di Roma, ha tentato di stritolare una delle due cucciole con le quali chiedeva l’elemosina in via del Corso.Momenti di tensione ed urla da parte della donna mendicante. Dalle due cucciole, nonostante lo stato di disidratazione riscontrato in un caso, non voleva proprio separarsi. Gettate in terra, sotto il solo cocente per impietosire i passanti e chiedere soldi.Gli Agenti del Commissariato Trevi di piazza del Collegio Romano, guidati dall’Ispettore Capo Vittorio Scafati e dal Sostituto Commissario Bruno Pierleoni, sono però rapidamente intervenuti ad evitare il peggio.I fatti sono occorsi ieri, intorno alle 14.45, quando gli attivisti della LAV hanno notato, nei pressi della Galleria Doria Pamphili, l’incresciosa scena. Le due cucciole, poste sotto sequestro grazie all’intervento della Polizia di Stato, sono ora presso la struttura di largo Argentina e possono essere affidate in via temporanea in attesa del dissequestro.La LAV di Roma ricorda come il fenomeno dell’utilizzo o detenzione di animali, di qualsiasi specie ed età, per scopi di lucro è estremamente diffuso a Roma nonostante il divieto imposto dall’art. 14, comma 1 del Regolamento comunale sulla Tutela degli animali.
 
LA REPUBBLICA
6 SETTEMBRE 2012
 
Incendia il suo negozio di animali
muoiono cani e gatti, fermato dalla polizia
E' accaduto a Palazzolo Acreide. Arrestato dai carabinieri dopo la telefonata della sua compagna, che aveva dato l'allarme
 
Prov. Di Siracusa - Ha dato fuoco al suo negozio di animali, provocando la morte di cani, gatti e volatili. E' accaduto a Palazzolo Acreide dove i carabinieri hanno eseguito un fermo di polizia giudiziaria per incendio e uccisione di animali nei confronti di Guglielmo Monello, 41enne di Avola, ma residente nel piccolo centro, con precedenti per reati contro la persona. L'allarme è partito da una telefonata di Monello alla donna nella quale minacciava di darsi fuoco all'interno del negozio "La Fattoria", gestito da entrambi. La compagna ha così allertato i carabinieri che giunti sul posto hanno visto uscire del fumo dall'esercizio commerciale di via Roma. Sul posto anche i vigili del fuoco che hanno sfondato la saracinesca. Nel locale non c'erano persone e sono stati estratti gli animali vivi in preda al panico per il fuoco ed il fumo. Trovati anche animali asfissiati. L'uomo è stato rinchiuso nella casa circondariale Cavadonna di Siracusa.
 
SIRACUSA NEWS
6 SETTEMBRE 2012
 
Palzzolo Acreide, i Carabinieri arrestano un uomo per incendio e uccisione di animali
 
prov. di Siracusa - La sera del 05 settembre 2012 i militari della stazione Carabinieri di Palazzolo acreide effettuavano, a seguito di immediata e proficua attivita’ d’indagine, un fermo di polizia giudiziaria per incendio e uccisione di animali nei confronti di Guglielmo Monello, 41enne, originario di Avola ma residente Palazzolo Acreide, con precedenti per reati contro la persona. l’indagine e’ partita da una telefonata che il Monello faceva alla compagna alle ore 15:20 minacciandola di darsi fuoco all’interno del negozio di vendita di animali domestici “la fattoria”, gestito da entrambi. La stessa, nell’immediatezza, contattava telefonicamente i Carabinbieri della locale stazione, i quali, in pochi minuti, raggiungevano Via Roma, sede del negozio “la fattoria”. I militari, giunti sul posto, si accorgevano subito del fumo che usciva dalla negozio e, dopo av er dato l’allarme ai Vigili del Fuoco tramite la centrale operativa della compagnia Carabinieri di Noto, sfondavano la saracinesca ed accedevano all’interno, preoccupati della presenza del Monello in preda al fuoco.Entrati, pero’, avvolti dall’intenso fumo e dalle fiamme constatavano l’assenza di eventuali persone e la presenza di numerosi animali in preda al panico per il fuoco ed il fumo. Cosi’ i Carabinieri, unitamente ai Vigili del Fuoco di Palazzolo Acreide che nel frattempo erano giunti sul posto, portavano subito in salvo gli animali ancora vivi ma si trovavano davanti anche alcuni volatili, cani e gatti morti asfissiati a causa del fitto fumo. Le indagini, subito avviate per la ricerca di eventuali colpevoli, hanno condotto al Monello, grazie anche alla collaborazione dei cittadini di Palazzolo Acreide. Il fermato, a termine della compilazione degli atti, e’ stato tradotto presso la casa circondariale Cavadonna di Siracusa, a disposi zione dell’autorita’ giudiziaria
 
ANSA
6 SETTEMBRE 2012
 
Animali morti in rogo negozio,fermato
Avvisa compagna che si appicca il fuoco, ma poi va via da locale
 
SIRACUSA - Ha telefonato alla compagna avvertendola che si sarebbe dato fuoco come un bonzo nel loro negozio di animali a Palazzolo Acreide, nel Siracusano. La donna ha avvertito i carabinieri, che giunti sul posto con i vigili del fuoco hanno fatto irruzione nel locale in fiamme e pieno di fumo: dell'uomo, un 41enne, nessuna traccia, ma alcuni uccelli, cani e gatti erano morti asfissiati. Dopo la ricostruzione dei fatti e' stato fermato da militari dell'Arma per incendio e uccisione di animali.
 
L’ARENA
6 SETTEMBRE 2012
 
Firme contro il killer di cani e gatti
SOMMACAMPAGNA (VR). Petizione con 170 adesioni spedita a sindaco, prefetto, vigili, carabinieri, Ulss22, Provincia, Lav e Francesca Martini
Appello della gente di Custoza: avvelenamenti ripetuti da due anni, i bocconi vengono distribuiti in tutta la frazione anche vicino al parco giochi

Maria Vittoria Adami

 
Si rivolgeranno a tutti: amministrazione, forze dell'ordine, enti e associazioni. Arriveranno anche a Roma, alla Camera dei deputati. I cittadini di Custoza non si fermeranno finché non scoveranno chi, da qualche anno, pone fine alla vita dei loro animali domestici con la peggiore delle torture: cani e gatti della piccola frazione immersa nel verde ingoiano infatti bocconi avvelenati, morendo tra atroci dolori. Gli ultimi due casi, di cui si era data a suo tempo notizia, circa un mese fa: nel giro di due giorni sono morti un maremmano e un jack russel, tra lo strazio dei padroni. I cittadini non si arrendono e hanno lanciato una petizione, che ha già la firma di 170 persone. Si cerca la soluzione di un problema, che arreca molto dolore nelle famiglie di chi perde il proprio animale. «Chiediamo che, dato il ripetersi di gravi episodi, le autorità competenti si attivino con un'indagine tra i proprietari terrieri, i cacciatori della zona, i responsabili della vigilanza venatoria e chiunque ritengano di voler incontrare. Speriamo che nonostante le difficoltà si tenti di arginare un problema che sta facendo soffrire e preoccupare molti cittadini». La petizione è rivolta al sindaco di Sommacampagna, alla polizia municipale, ai carabinieri e all'Ulss22, alla Provincia e alla Lega antivivisezione. Ma nell'elenco dei destinatari c'è anche l'onorevole Francesca Martini, ex sottosegretario alla sanità e attiva nel campo della tutela degli animali domestici. I proprietari di cani e gatti avvelenati vogliono andare in fondo alla vicenda e non sono rimasti con le mani in mano: hanno fatto ricerche, commissionato analisi e investigato, trovando forse una pista da seguire. «Molti di questi avvelenamenti», spiegano, «sono stati accertati dall'Istituto zooprofilattico di Verona, che ha verificato la presenza, nei tessuti degli animali morti, sempre dello stesso insetticida: l'endosulfan alfa e beta, acquistabile solo con apposito patentino e proibito in agricoltura, proprio a causa della sua elevata neurotossicità». L'endosulfan è un potente insetticida bandito in tutto il mondo. Dall'inizio di quest'anno ne sono vietati la vendita e l'utilizzo, per i gravissimi effetti provocati a persone, animali e ambiente nelle zone agricole trattate. Oltre che un reato penale (sia per il maltrattamento e uccisione di animali sia per l'avvelenamento del territorio), i bocconi avvelenati abbandonati a Custoza rappresentano anche un pericolo per la cittadinanza. Il piccolo jack russel aveva attraversato il parco giochi di Custoza, poco prima di morire: una zona frequentata d a famiglie e bambini; il maremmano aveva percorso pochi metri sulla strada di campagna comunale della Casella, battuta da chi va a passeggio e che si inoltra nella zona di ripopolamento di lepri e fagiani. Nei pressi della Cavalchina era uscito in passeggiata Renato Lama, promotore della petizione, con il suo cagnolino, due anni fa. La bestiola morì per avvelenamento ed è uno dei casi accertati di morte per endosulfan. Dal quartiere di via Don Germano Malacchini, infine, nella primavera scorsa, i residenti avevano lanciato un allarme per il sospetto avvelenamento dei gatti della zona. «Siamo tutti preoccupati», spiega Simone Mazza, altro organizzatore della petizione, proprietario di un labrador. «Ho un cane anch'io e sono sensibile al problema. Il fenomeno non è circoscritto, ma diffuso ormai a tutta Custoza. È stata trovata una polpetta sospetta anche in località Valbusa. L'abbiamo fatta analizzare e contiene endosulfan>>
 
GEA PRESS
6 SETTEMBRE 2012
 
Savona – investe un gatto e non lo soccorre: denunciato
 
E’ accaduto a Savona lungo l’Aurelia. Un uomo, alla guida della sua auto, ha investito un gatto, ma, come ci si sarebbe aspettato non si è fermato a soccorrerlo. La scena è stata vista da un passante, che ha prontamente annotato il numero di targa dell’auto e lo ha segnalato in un esposto alle Guardie zoofile della Protezione Animali savonese.Le Guardie zoofile sono riusciti così a risalire all’identità dell’investitore. L’uomo è stato, quindi, denunciato. L’ENPA savonese ricorda che il comma 9 bis dell’articolo 189 del Nuovo Codice della Strada prevede che “l’utente della strada, in caso di incidente comunque ricollegabile al suo comportamento, da cui derivi danno ad uno o più animali d’affezione, da reddito o protetti, ha l’obbligo di fermarsi e porre in atto ogni misura idonea ad assicurare un tempestivo intervento di soccorso agli animali che abbiano subito il danno. Chiunque non ottempera agli obblighi di cui al periodo precedente è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 389 ad euro 1.559”.Eguale obbligo spetta anche a tutte le persone comunque coinvolte dell’incidente, che in caso di omesso soccorso sono soggette alla sanzione amministrativa da 78 a 311 euro. Competente del procedimento è la Prefettura, mentre la somma irrogata verrà incamerata dall’erario.“E’ bene sottolineare – riferisce l’ENPA savonese – che la legge non punisce l’investimento ma il mancato soccorso; si tratta di una norma di civiltà a tutela di esseri viventi e senzienti anche se diversi da noi.“.
 
IL SECOLO XIX
6 SETTEMBRE 2012
 
Investe il gatto e non si ferma, supermulta al pirata
 
Savona - Un automobilista che ha investito un gatto lasciandolo poi sul selciato senza fermarsi a soccorrerlo è stato multato dall’Enpa. È successo sull’Aurelia, a Savona. L’uomo ha travolto un micio che stava attraversando e anzichè fermarsi è scappato. Un testimone s’è annotato il numero di targa segnalandolo alle guardie zoofile dell’Enpa. L’uomo è stato individuato e multato in base all’art. 189 del Codice della strada che prevede multe fino a 1.559 euro.
 
LA ZAMPA.IT
6 SETTEMBRE 2012
 
Gattino bloccato dietro il paraurti di un auto, salvato per miracolo
La proprietaria del veicolo ha tagliato il paraurti, salvandolo e adottando il piccolo Zucca
 
Stati Uniti - Un gattino orfanello, incastrato sotto il paraurti di un auto, ha percorso 160 km insieme alla sua futura padrona.
Stacey Pulsifer guidava sulla strada montuosa che collega Plattssburgh a Elizabethtowwn, quando si è fermata per prendere un caffè per strada e "ha sentito la sua auto miagolare".
Dopo aver chiesto aiuto a due persone, Stacey ha perlustrato ogni angolo del suo mezzo per trovare la fonte del miagolio. Finalmente la sorpresa: dietro il paraurti c'era un gattino di circa sei settimane.Il felino era incastrato e non c'era possibilità di estrarlo, così Stacey, non c'ha pensato due volte a far tagliare il paraurti della sua jeep pur di liberarlo.
Una volta estratto il bellissimo gattino nero, la ragazza ha subito deciso di adottarlo e curarlo.
Il piccolo era incastrato tra i ferri del paraurti da circa 22 ore, sofferente per una zampina rotta, probabilmente nel tentativo di liberarsi. Ora sta bene e Stacey ha deciso di chiamarlo Zucca.
 
CORRIERE DELLA SERA
6 SETTEMBRE 2012
 
In pochi giorni due padrone si sono viste rifiutare la corsa. «È il regolamento»
«Niente cani», il taxi chiude la portiera A Linate «respinto» un barboncino
In un altro caso rifiutata la richiesta per un animale  bisognoso di cure

Paola D'Amico

 
MILANO - Mariella è sbarcata a Linate, trascinandosi il carrello con le valigie, i bimbi (piccini), e un minuscolo barboncino nero, tre sere fa. L'attesa di un taxi è stata più lunga del viaggio di ritorno. In coda, come tanti, e quando è stato il suo turno ben sette conducenti di auto pubbliche le han fatto segno «no» con la manina. Invitandola a provare con il collega che arrivava subito dietro. No, perché il regolamento consente loro di non caricare passeggeri a quattrozampe. Non importa che il piccolo cane viaggiasse a bordo del trasportino. E fosse, non abbiamo alcun dubbio, infinitamente più educato, silenzioso e paziente di tanti bipedi.
IL SECONDO EPISODIO - Cambio di scena. A essere respinta e costretta a tornare a casa a piedi, sotto un temporale impietoso l'altra sera, una signora non più giovane che si era recata in un ambulatorio veterinario poco lontano da piazza Risorgimento non perché non sapesse come ingannare il tempo ma perché il suo cagnolino, anziano, stava male e aveva bisogno di cure indifferibili, da codice giallo per intenderci. La signora ha ricevuto sei no. Finché, con il piccolo cane tenuto stretto fra le braccia come un bambino, ha preso la via di casa, tra fulmini e scrosci di pioggia, mezzi pubblici a quell'ora inesistenti.
 
CORRIERE DELLA SERA
7 SETTEMBRE 2012
 
«niente cani sui taxi»: la replica degli autisti Cani in auto, la replica dei tassisti
«Applichiamo solo il regolamento»
«Il soggetto da interpellare in questi casi non può che essere  il Comune»
 
Nell'articolo pubblicato viene censurato il rifiuto di caricare cani da parte di alcuni tassisti. Non pensiamo sia censurabile un operatore di un servizio pubblico di trasporto persone che applica il regolamento comunale. Queste polemiche esistono in tutte le città del mondo e proprio per questo sono stati istituiti trasporti alternativi, a Milano è peraltro possibile chiamare il radiotaxi che invierà una vettura che effettua questo servizio, come ben sanno tutti gli studi di veterinari che chiamano taxi tutti i giorni. Se si fosse approfondito il tema, si sarebbe peraltro scoperto come sempre più utenti protestano proprio per la ragione opposta, non vogliono salire su macchine dove sono stati trasportati cani (per l'odore, per l'igiene, ma anche per allergie). Se proprio la politica
del trasporto animali deve essere messa in discussione, il soggetto da interpellare non può che essere il Comune di Milano.
Giovanni Maggiolo UNICA FILT CGIL
 
LIBERO
6 SETTEMBRE 2012
 
Animali: Forestale sequestra zoo Latina, specie pericolose e abusivismo
 
Roma - Macachi, scimpanze', canguri e un elefante indiano tenuti in gabbia ed esposti al pubblico illegalmente al parco zoo di Latina: e' quanto ha scoperto il servizio Cites centrale del Corpo forestale dello Stato che ha sequestrato immediatamente la struttura per "abusivismo e esposizione di specie protette". Il corpo forestale riferisce in una nota di aver predisposto anche il sequestro preventivo di tutti gli animali, che sono stati affidati in custodia giudiziale.Il proprietario del "finto" giardino zoologico, aperto da diversi anni, dovra' pagare una multa di 30mila euro: oltre ad animali domestici, il personale del corpo forestale, nell'ambito di un controllo effettuato in tutti i parchi della provincia, ha rilevato la presenza proprio in quello di Latina di esemplari pericolosi appartenenti a specie protette dalla Convenzione di Washington che tutela fauna e flora in v ia d'estinzione.Gli animali pericolosi, inoltre, erano privi delle necessarie autorizzazioni previste ai fini della tutela della salute e dell'incolumita' pubblica, mentre quelli appartenenti a specie protette non avevano la regolare certificazione prevista ai sensi della normativa internazionale Cites.
 
GEA PRESS
6 SETTEMBRE 2012
 
Latina – sequestrato lo scimpanzé del circo e tutto il suo zoo
Intervento del Servizio Cites del Corpo Forestale dello Stato.
 
C’era pure un vecchio scimpanzé ed un elefante indiano, tra gli animali posti sotto sequestro dal Servizio Cites del Corpo Forestale dello Stato nei pressi di Latina. Un giardino zoologico privo della specifica autorizzazione ministeriale e per questo sanzionato con ben 30.000 euro. Poi irregolarità nella documentazione Cites relativa al commercio e detenzione di specie rare e minacciate d’estinzione mentre del tutto assenti, secondo quanto comunicato dal Corpo Forestale, erano le autorizzazioni alla detenzione di animali definiti per legge “pericolosi”, come nel caso dello scimpanzé e dell’elefante.
Eppure quello zoo era aperto al pubblico, con tanto di biglietto da pagare, area ristoro e giochi per i bambini.In realtà, la struttura di fatto adibita a giardino zoologico è riferibile, per taluni animali, anche a nota famiglia circense che ha portato fin di recente i suoi numeri sotto insegne (con nomi e parentele) di prim’ordine nel panorama circense italiano. Il tendone non c’era più, ma fino a qualche anno addietro, nel carrozzone del circo, era possibile vedere lo sguardo dello scimpanzé e l’elefante stabulare solo soletto, come del resto lo era tutt’ora. Animali comparsi sotto insegne che si rifacevano a improbabili paternità estere, come è tutt’ora in u so nel mondo circense italiano. In realtà era tutto italiano, di Latina.La Forestale ha disposto il sequestro amministrativo della struttura, mentre, sul piano penale, il sequestro probatorio per gli animali. Nello zoo sono stati rivenuti, oltre che ad alcuni animali domestici, anche macachi e canguri.
 
IL TEMPO
7 SETTEMBRE 2012
 
Sequestrati animali di zoo abusivo
LATINA Sequestrato il Parco Zoo di Latina dal personale del Servizio CITES Centrale del Corpo forestale dello Stato.
 
L'operazione è stata condotta nell'ambito di un controllo effettuato presso le strutture zoologiche in provincia di Latina. Il Parco in questione, esercitava abusivamente l'attività di giardino zoologico, esponendo al pubblico animali domestici ed esotici. Nella struttura, aperta da diversi anni, oltre ai classici animali domestici erano presenti anche esemplari pericolosi e appartenenti a specie protette dalla Convenzione di Washington, che tutela la fauna e la flora in via d'estinzione. Nello zoo sono stati rinvenuti tra gli altri anche: macachi, canguri, scimpanzè e un elefante indiano. Gli animali pericolosi, inoltre, erano privi delle necessarie autorizzazioni previste ai fini della tutela della salute e dell'incolumità pubblica, mentre, quelli appartenenti a specie protette, non avevano la regolare certificazione prevista ai sensi della normativa internazionale CITES. Il personale della Forestale ha quindi immediatamente predisposto il sequestro amministrativo della struttura e quello preventivo tutti gli animali ospitati nel parco, oltre ad una sanzione amministrativa al proprietario pari a 30mila euro. Gli esemplari sono stati affidati in custodia.
 
PET PASSION
6 SETTEMBRE 2012
 
A Pisa il primo cimitero misto per umani e animali domestici

Marina Naddeo

 
Polemiche per l’iniziativa messa in atto dalla giunta comunale di Fauglia, in provincia di Pisa, che sta lavorando per realizzare il primo camposanto misto in Italia, dove gli umani potranno riposare per sempre con i loro amati amici animali.Secondo la proposta avanzata dalla giunta capeggiata dal sindaco Carlo Carli, cani, gatti, cavalli e tutti gli animali domestici, potranno avere un posto per sempre accanto al loro amico umano, anche dopo la morte.Questa pratica, evidentemente ispirata dal crescente interesse per i cimiteri degli animali, sarà resa possibile grazie alla partnership con una società privata che prenderà in carico tutte le fasi, dalle pratiche alla sepoltura.L’iniziativa, assolutamente innovativa in Italia, accolta con entusiasmo dagli animalisti ed osteggiata dai conservatori che la trovano dissacrante, ha numerosi precedenti nell’antichità, ma non è unica anche in epoche recenti.Quella della sepoltura mista era una consuetudine per alcuni popoli, come dimostrano le tombe dei Faraoni d’Egitto e quelle di alcune antiche popolazioni celtiche. Ma, se si cerca un caso più moderno, si può parlare della contea britannica del Lincolnshire, dove questa pratica è già possibile da oltre due anni.Nell’antichità questa consuetudine aveva una valenza religiosa ed esoterica, oggi è stata sostituita da una valenza esclusivamente affettiva . Forse è un modo per tentare di superare il dolore per la perdita del proprio animale domestico. Cosa certa è che in provincia di Pisa sono già tanti gli amanti di pet che hanno fatto richiesta per riservarsi un posto da condividere con Fido per l’eternità.
 
LA NUOVA FERRARA
26 SETTEMBRE 2012
 
In vista il primo cimitero “misto”
 
Animali domestici e padroni potrebbero rimanere vicini anche nell'aldilà. E' di questi giorni la notizia della possibile creazione del primo cimitero "misto" italiano, uomini e animali, a Fauglia , paese di poco più di 3500 anime in provincia di Pisa. La proposta per realizzare questa particolare “estrema dimora” è ancora in fase di studio e sviluppo e l’iniziativa è frutto dello stesso Comune dell'entroterra pisano che, seguendo l'esempio della contea britannica del Lincolnshire (dove i padroni possono riposare accanto ai loro cani e gatti, ma anche uccellini e cavalli), avrebbe già individuato il terreno su cui far sorgere il particolare e innovativo cimitero. L'intento, secondo quanto dichiarato dal sindaco di Fauglia in alcune interviste, ha un valore affettivo che va al di là delle mode del momento e vuole offrire alle persone che lo desiderano l'opportunità di tenere accanto il proprio amico a quattrozampe anche dopo la morte. La notizia sta provocando varie polemiche e divisioni tra gli animalisti, essenzialmente favorevoli, e coloro che per motivi religiosi pensano si tratti di una soluzione dissacrante.
 
LA ZAMPA.IT
6 SETTEMBRE 2012
 
Il migliore amico, fianco a fianco anche dopo la nostra morte
Arriverà presto il Italia il primo cimitero misto,  condiviso dagli uomini e i propri amici a quattro zampe
 
Pisa - Nel Regno Unito è una realtà da anni, e in Italia potrebbe arrivare presto. Carlo Carli, sindaco di Fauglia, comune in provincia di Pisa, ha avanzato la proposta del primo cimitero misto.
La notizia ha già sollevato numerose polemiche, contrapponendo gli animalisti che si schierano in assoluto favore della proposta e chi invece, non vede di buon occhio la sepoltura di animali accanto agli esseri umani.
Il sindaco non ha svelato l'interno progetto, ma di certo c'è un terreno destinato al cimitero, ricevuto in donazione da un privato. Tutto il pacchetto funebre (lapidi, tombe e cerimonie), dovrebbe invece essere affidato ad una ditta privata.
Come riportato dal quotidiano La Nazione, il sindaco ha giustificato l'idea soffermandosi sulla pratica, molto diffusa negli ultimi tempi, di lasciare nel testamento beni immobili e titoli di credito agli amici a quattro zampe. Per questo motivo, non c'è dubbio sul fatto che se i proprietari di animali ne avessero la possibilità, li porterebbero nella tomba con loro.
Nel cimitero di Fauglia, però, a differenza della pratica inglese di seppellire uomo e pet insieme, questa possibilità non sarà realizzabile. Al massimo potranno esclusivamente condividere il cimitero in bare separate, continuando però ad essere, come nella vita, fianco a fianco.
 
TISCALI
7 SETTEMBRE 2012
 
Presto anche in Italia animali e persone potranno condividere lo stesso loculo
 
OSCAR GRAZIOLI
 
Cantava Fabrizio, in uno dei suoi primi e innumerevoli capolavori, dedicato alla morte di Luigi Tenco:
Signori benpensanti
spero non vi dispiaccia
se in cielo, in mezzo ai Santi
Dio, fra le sue braccia
soffocherà il singhiozzo
di quelle labbra smorte
che all'odio e all'ignoranza
preferirono la morte
 
Quelle labbra smorte che all’odio e all’ignoranza preferirono la morte erano i suicidi, anime fragili, ma salve, che come Tenco, non potevano forse più sostenere la stupidità e la superficialità di un mondo che ormai apprezzava solo l’esteriorità e il look, a scapito della sensibilità e della profondità di pensiero. Come è noto, prima di tutto la Chiesa, rifiutava in modo veemente l’idea che qualcuno potesse togliersi quella vita che Dio gli aveva donato, quindi il suicidio era visto come un peccato mortale e chi affrontava la morte in un supremo atto di coraggio e di disperazione, non aveva diritto ad essere inumato con “gli altri” nello stesso camposanto.
Pochi anni fa la Chiesa non concesse i funerali religiosi a Piergiorgio Welby, reo di avere rifiutato la vita regalatagli da Dio (non un gran regalo per la verità). La chiesa non concede il funerale a coloro che lucidamente hanno rifiutato il dono della vita, ma recentemente, complice anche l’ondata di suicidi che ha colpito gli imprenditori in crisi economica, è diventata più generosa e riconosce la cerimonia religiosa a chi non era lucido in qui momenti. Decisione pilatesca più che salomonica, a mio avviso, ma tant’è, oggi anche l’imprenditore che è giunto al gesto estremo può ambire a che la sua bara entri in chiesa benedetta.
Ancora certo, a parte pochissimi casi legati ad alcuni sacerdoti, è che gli animali non possano entrare in chiesa e soprattutto che non possano esistere cimiteri misti, dove si seppelliscono uomini accanto ad animali. Il perché chiedetelo a qualche prelato, io non sono la persona giusta. In Inghilterra però non funziona così. Sono anni che animali e persone possono condividere lo stesso loculo e la stessa cosa potrebbe accadere presto anche in Italia. Carlo Carli, sindaco di Fauglia, comune in provincia di Pisa, ha avanzato la proposta del primo cimitero misto. La notizia ha già sollevato numerose polemiche, contrapponendo gli animalisti che si schierano in assoluto favore della proposta e chi invece, non vede di buon occhio la sepoltura di animali accanto agli esseri umani.Come riportato dal quotidiano La Nazione, il sindaco ha giustificato l'idea soffermandosi sulla pratica, molto diffusa negli ultimi tempi, di lasciare nel testamento beni immobili e titoli di credito agli amici a quattro zampe. Ciò vuol dire che, avendone la possibilità, molti  proprietari di animali li porterebbero nella tomba con loro. Nel cimitero di Fauglia è prevista l’inumazione di due bare diverse, anche se vicine, mentre in Gran Bretagna, la persona può essere seppellita con il proprio cane o gatto nella stessa bara o le ceneri mescolate assieme. La mia opinione? La lascio alle parole di un grandissimo poeta inglese, seppellito assieme al suo Terranova, morto di rabbia.
In questo luogo è deposta la spoglia di uno che fu bello senza vanità, forte senza insolenza,coraggioso senza ferocia. Egli possedeva tutte le virtù dell'uomo, senza i vizi. E questa lode che non sarebbe che una mendace adulazione se di resti umani si trattasse. Non è che un giusto omaggio alla memoria di Boatswain, un cane che nacque a Terranova nel maggio 1803 e morì a Newstead Abbey il 18 novembre 1808.
Queste pietre segnano il posto di un amico.
Uno solo ne ho conosciuto e qui riposa. Lord Byron
 
MESSAGGERO VENETO
6 SETTEMBRE 2012
 
L’esperta: quei 9 delfini erano alla ricerca di cibo

Viviana Zamarian

 
LIGNANO (UD) Si sono spinti così vicini alla costa alla ricerca di cibo. Che a fine agosto, viste le alte temperature, proliferava nelle acque della località balneare. Il piccolo banco composto da otto delfini adulti e un piccolo avvistato lo scorso giovedì in prossimità dell’Isola delle Conchiglie e immortalato in alcuni scatti fotografici realizzati da Giuseppe Poiani che li ha poi pubblicati sul gruppo del social network Facebook “Area Marina di Miramare”, dunque, ha nuotato fino a un miglio e mezzo dalla riva «per nutrirsi ad esempio di crostacei come astici e gamberi e dei cefalopodi come i polpi». A spiegarcelo è l’interprete ambientale e istruttrice subacquea dell’associazione “Under Water” Elisa Ferlizza. «Non è una rarità avvistarli a Lignano – ha affermato - a circa 4-5 miglia dalla costa e anche nella zona della Trezza dove si recano per nutrirsi. Basti pensare del resto che nella vicina Lussino vivono in pianta stabile circa 130 esemplari. Sicuramente questo avvistamento è stato particolarmente eccezionale per la vicinanza con cui si sono spinti a riva». Nel mare di Lignano, i delfini Tursiopi sembrano dunque avere trovato casa. «I delfini – ci spiega poi la dottoressa Ferlizza - si orientano grazie alla produzione di ultrasuoni, cioè suoni ad alta frequenza che sbattono sulla sabbia in profondità e ritornano come un’eco. Un segnale, questo, che viene elaborato dal cervello come un’immagine e che viene comunicato attraverso una ecolocalizzazione all’interno del gruppo fatta con dei colpi di coda o con degli schiocchi repentini della mascella». Di solito, dunque, si muovono in banchi e alla nascita del piccolo, come quello avvistato insieme agli altri esemplari, «esso viene aiutato dal le altre femmine che lo spingono con il proprio becco affinché vada in superficie a prendere il primo respiro. Dal primo respiro nuoterà vicino alla madre per almeno nove mesi». Un mare, dunque, pieno di ricchezze quello su cui si affaccia la città di Lignano. Un mare popolato da una ricchissima flora e fauna. Un mare dove si nascondono innumerevoli meraviglie e che come tale, dovrebbe essere maggiormente tutelato e protetto. «Anche se in molti non lo sanno – ci racconta il responsabile del salvataggio di Pineta, Gianluca Valvason - nel nostro mare abbiamo davvero una grande ricchezza sia per quanto riguarda la flora e la fauna. E di questa dobbiamo avere un grande rispetto perché è inammissibile che alcune persone, nonostante la presenza dei cestini delle immondizie, buttino in mare o sulla spiaggia mozziconi di sigaretta e sacchetti di plastica che possono arrecare pericolo agli animali e alle piante che questo mare lo popolano».
 
TM NEWS
6 SETTEMBRE 2012
 
Dopo 6 anni la Corrida torna di moda, in Spagna nuovo programma tv
Insorgono gli animalisti. La trasmissione era stata sospesa nel 2006
 
Roma - Dopo sei anni di esilio, la corrida è tornata sulla televisione pubblica spagnola, provocando le proteste delle associazioni di difesa degli animali. Ieri sera, la Tve, il principale canale nazionale dello Stato, ha diffuso in diretta le festività taurine di Valladolid.
"La televisione spagnola ritiene che una festa di questa importanza deve essere accessibile a tutti gli appassionati iberici di tauromachia", aveva affermato in agosto Rtve, la cui presidenza è cambiata nel giugno scorso, sottolineando che non avrebbe comunque pagato diritti di diffusione.
La televisione pubblica aveva sospeso la trasmissione delle corride alla fine del 2006, giustificando la decisione con i prezzi troppo alti per i diritti."Si tratta di un passo indietro della politica condotta dalla televisione spagnola", ha detto Silvia Barquero, portavoce dell'Associazione di difesa degli animali Pacma sottolineando che presenterà un ricorso al tribunale amministrativo di Madrid per bloccare la diffusione di altre corride in Tv.La Catalona, dopo le Isole Canarie, ha vietato dal 2012 lo svolgimento delle corride, mentre il sindaco di Saint-Sebastian (Paesi Baschi) ha annunciato che non rinnoverà nel 2013 i contratti con gli organizzatori di tauromachia.
 
RSI.CH
6 SETTEMBRE 2012
 
Una cucciolata di lupi sul Calanda
Il primo branco di lupi svizzeri è grigionese
 
A pochi giorni dall'inizio della caccia, le nostre previsioni sull'avvistamento definitivo dei cuccioli di lupo sulle pendici del Calanda si sono avverate: un cacciatore è riuscito a scattare alcune immagini di un lupetto di circa sei settimane .Nella regione del Calanda vive quindi il primo branco di lupi della Svizzera, una famigliola composta da forse cinque esemplari, compresi i cuccioli. Le foto scattate da un cacciatore grigionese alla fine di maggio ritraevano per davvero un'esemplare femmina di lupo, gravida, che circa a metà giugno ha dato alla luce la prima cucciolata "elvetica". Due, forse tre cuccioli seguono oggi la madre sui sentieri della montagna, a pochi chilometri da Coira.
La prima prova certa di un branco "elvetico"
La conferma della nascita dei piccoli è giunta oggi dall'Ufficio caccia e pesca del cantone dei Grigioni, che cita "due osservazioni indipendenti". In special modo, sull'immagine realizzata con una fototrappola lo scorso 27 agosto Orlando Galliard, che ha sistemato il suo apparecchio a 1'700 metri di quota, si vede chiaramente uno dei cuccioli, di circa sei settimane, mentre perlustra con curiosità il suo nuovo territorio."Si tratta della prima prova certa dell'esistenza di un branco di lupi in Svizzera dal ritorno di questo grande predatore nel paese", afferma l'ufficio grigionese, sottolineando l'importanza dell'evento: nel nostro paese questo predatore era stato infatti sterminato oltre 150 anni fa.I genitori della cucciolata , composta da non si sa ancora bene quanti cuccioli, probabilmente tre, sono stati avvistati per la prima volta insieme nella regione del Calanda nel novembre d el 2011. Nel cantone dei Grigioni vivono attualmente circa sei esemplari di lupo adulti, tutti provenienti dall'Italia.
 
LA ZAMPA.IT
6 SETTEMBRE 2012
 
Cts: boicottate il film Shark 3D
La figura che emerge dalle pellicole sugli squali li identifica come gli spietati dell'oceano, quando in realtà sono una specie protetta e in via d'estinzione
 
L'arrivo di uno squalo nell'immaginario collettivo è accompagnato da un leitmotiv ben preciso, che fa salire d'adrenalina e la paura di essere attaccati.Il protagonista predatore bianco dell'oceano dei film di  Steven Spielberg ha contribuito a far accrescere questo tipo d'immagine sull'animale, visto come un aggressore e un divoratore di essere umani. Ora un altro film torna a sottolineare questo aspetto: Shark 3D.Insieme alla pellicola, però, escono anche le proteste delle associazioni ambientaliste, impegnate da anni nella lotta alla protezione degli animali marini in via d'estinzione. A questi sia aggiunge la voce del Cts, Centro Turistico Studentesco e giovanile, invita a boicottare la pellicola.Il vice presidente dell'associazione Stefano Di Marco dichiara in un comunicato:  «La realtà è che ogni anno nel mondo l’uomo uccide per diverse ragioni 100 milioni di squali, mentre le morti umane attribuibili all’aggressione di questa specie sono 5 all’anno. E non è tutto. Secondo il sito Live Science fanno più morti le zanzare, 2 milioni, seguite da serpenti, scorpioni, coccodrilli e ippopotami. Addirittura le formiche mietono più vittime degli squali, addirittura 30 all’anno. Per non parlare delle noci di cocco che in confronto allo squalo dovrebbero paradossalmente essere il vero terrore delle spiagge.  Lo squalo - continua Di Marco - è sicuramente un predatore dei mari, ma qualcuno sa che i veri a rischiare sono proprio loro? Sono iscritti nella lista rossa della IUCN come animali a rischio di estinzione e dire che invece sono al vertice della catena alimentare!».
 
BRESCIA OGGI
6 SETTEMBRE 2012
 
Aviaria, misure d'emergenza per estirpare subito il focolaio
PADERNO FRANCIACORTA. I veterinari dell'Asl in campo per fermare la diffusione del virus
Sono 26700 i tacchini da abbattere tutti provenienti da due allevamenti
 
Controlli a tappeto. Restrizioni per mercati e fiere. Abbattimento di tutti i capi contagiati o a rischio contagio. Sono queste le misure che l'Asl ha disposto dopo la scoperta del focolaio di H5N2 (il virus dell'ormai famigerata influenza aviaria) in due allevamenti di tacchini di Paderno Franciacorta, distanti 200 metri circa l'uno dall'altro e riconducibili ad un unico proprietario. «LA MALATTIA è stata individuata in tempi molto rapidi dalla sua comparsa - spiega il direttore sanitario, Francesco Vassallo - e ciò ha permesso di avviare altrettanto rapidamente le azioni di contenimento della diffusione». La scoperta del virus nei due allevamenti, spiegano dall'Asl, è avvenuta il 31 agosto, a pochissimi giorni dall'ultimo controllo dei veterinari di Brescia, eseguito il 23. Ieri, invece, è iniziato l'abbattimento dei 26.700 tacchini degli allevamenti di Paderno, infetti o a rischio contagio. «Il virus - ricorda Vassallo - è a bassa patogenicità e quindi non potenzialmente pericoloso per la salute pubblica. Tuttavia - aggiunge - è necessario abbattere tutti i capi a scopo preventivo. In questo modo si evita la diffusione della malattia e la nascita di nuovi focolai, e si azzera il rischio che il virus, mantenendosi nell'ambiente, possa mutare verso una forma ad alta patogenicità». Inoltre, l'Asl di Brescia ha disposto il monitoraggio degli allevamenti nel raggio di tre chilometri dal focolaio; verranno poi controllati 75 allevamenti di tacchini, 88 allevamenti di galline ovaiole e 30 di uova da cova. Infine, a scopo cautelativo, si è deciso di chiudere i mercati e le fiere di pollame. P er quel che riguarda la possibilità che carne di animali infetti possa finire sulle tavole dei consumatori, Vassallo è categorico: «Non c'è alcun rischio che tacchini affetti da v irus H5N2 - conferma il direttore sanitario dell'Asl - siano macellati e introdotti nel circuito commerciale, poiché negli allevamenti infetti i tacchini erano a metà del loro ciclo di vita, pertanto non pronti per la macellazione». Non ci sono conferme, al momento, per quel che riguarda i casi sospetti in strutture di Rodengo e Cazzago. Solo dopo il monitoraggio a tappeto si potrà avere un quadro definitivo del focolaio: se gli accertamenti confermeranno la presenza dell'H5N2, come da protocollo, si procederà con altri abbattimenti.
 
GEA PRESS
6 SETTEMBRE 2012
 
Veneto: il Consiglio dei Ministri invia alla Corte Costituzionale la legge sulle altane di caccia
 
Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per gli Affari Regionali, ha impugnato dinanzi alla Corte Costituzionale la legge della Regione Veneto n. 25 del 6 luglio 2012, recante “Modifiche alla legge regionale 9 dicembre 1993, n. 50″. Si tratta della legge relativa alle “Norme per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio”, ed interessata ora dall’intervento del Consiglio dei Ministri nella parte relativa agli appostamenti destinati alla caccia.In pratica, secondo la Regione Veneto, tali manufatti andrebbero esclusi dall’autorizzazione paesaggistica e realizzati anche in assenza di titolo. Un contrasto, secondo il Consiglio dei Ministri, sia con le norme del Codice di beni culturali, ma anche con le disposizioni statali in materi a di governo del territorio.L’impugnativa di tale disposizione è stata più volte sostenuta dalla LAC, la Lega Abolizione Caccia che ora soddisfatta così commenta: “i cacciatori non sono cittadini di rango superiore, e anche le loro strutture (palchi, altane, appostamenti di caccia vari) non possono essere esentate dalle autorizzazioni edilizie e paesistiche. Confidiamo che la Corte Costituzionale ponga rimedio a questo abuso del Consiglio Regionale Veneto“.
 
GIORNALETTISMO
7 SETTEMBRE 2012
 
“Oggi schiaccio un gatto con la macchina”
La colonia felina torturata a Palermo
 
Una gattara di Palermo ha denunciato alla procura i presunti responsabili di uccisioni dei gatti della colonia felina che si trova nella zona compresa tra le vie Collegio Romano e Camillo Camilliani.
MACCHINE E VELENO – La denuncia è stata inoltrata al servizio di segnalazione reati di Aidaa che a sua volta ha fatto un’ulteriore denuncia alla procura palermitana contro 7 persone, tra cui due minori, accusati di diversi atti di maltrattamento ed uccisione di 4 gatti adulti e 2 cuccioli. Tra gli atti denunciati dalla gattara quelli di gatti uccisi investiti apposta da un’auto con a bordo due coniugi ed un cucciolo ucciso a colpi di pietra in testa mentre stava mangiando.
LE FRECCE – Inoltre secondo la segnalazione della stessa donna anche i nipoti ed altri componenti dello stesso nucleo familiare si sarebbero resi responsabili dell’uccisione anche con l’uso del veleno di altri gatti della piccola colonia ed in particolare inoltre due minorenni avrebbero colpito i gatti con frecce scagliate con archi giocattolo ma comunque pericolosi per i gatti stessi. La stessa donna, dopo essere intervenuta più volte a difesa degli animali, sostiene di essere stata minacciata dalle persone che ora ha denunciato.
CORAGGIO – “Si tratta di una donna con un grande coraggio che nonostante sia stata minacciata personalmente ha avuto il coraggio di denunciare questi personaggi responsabili degli atti di violenza sugli animali- afferma Lorenzo Croce, presidente di Aidaa -. La segnalazione ci è arrivata dapprima via sms al numero unico e successivamente dopo una lunga telefonata con noi la signora ha deciso di denunciare tutto senza nulla omettere. Tanto di cappello a questa donna coraggio che per amore dei suoi gatti sfida a viso aperto gli aguzzini degli animali, noi siamo e saremo sempre al suo fianco per tutelare gli animali ma anche la sua personale incolumità”.
 
GEA PRESS
7 SETTEMBRE 2012
 
Palermo – Teresa, soppressa in Canile – quasi linciato l’investitore
Sull'asfalto una lunga scia di sangue.
 
Teresa non ce l’ha fatta. Ieri mattina, dopo tanta sofferenza, sua e di chi le ha prestato assistenza fino all’ultimo respiro, è stata addormentata per sempre. Teresa era una cagnetta anziana e malconcia, che stazionava nel quartiere Villagrazia di Palermo. Amata e benvoluta da tutti i residenti, trascorreva le sue giornate fra via Barone della Scala ed i campetti di calcio della zona, dove, giornalmente, soleva “accompagnare” i ragazzini che si riunivano a giocare. Poi, finite le partite, faceva ritorno nella piazza principale, dove altri l’aspettavano. Dieci e più anni trascorsi così, fra coccole e continui scambi d’affetto con coloro che, come il sig. Santoro, da sempre, si preoccupavano di lei, dandole quotidianamente tutto ciò d i cui aveva bisogno: attenzioni, cure, cibo.Qualche giorno fa, purtroppo, l’episodio che segnerà per sempre la sua esistenza. Proprio sotto gli occhi di alcuni ragazzi del posto, Teresa veniva non solo investita, ma anche crudelmente trascinata per diversi metri, lasciando il suo sangue dappertutto. Poi, la fuga dell’auto incriminata, benché riconosciuta da qualche involontario spettatore dell’accaduto. Il conducente, dicono alcuni residenti, sarebbe stato raggiunto e quasi linciato. Intanto, Teresa giaceva per terra, in una pozza di sangue.L’immediato trasferimento alla clinica più vicina, la Palermovet, si presentava indifferibile. Stato di shock , escoriazioni su tutto il corpo ma nessuna frattura, secondo i primissimi controlli. Le numerose radiografie, circa otto, e le analisi del sangue, pagate dai residenti, attraverso una lodevole colletta, testimoniano, ancora una volta, lo stretto legame fra Teresa ed il suo quartiere. La cagne tta viene così presa in consegna dagli stessi residenti ma le sue condizioni non migliorano. Si contatta così il Canile Municipale di Palermo. Tutto, però, è invano.I continui guasti del furgone comunale rendono impossibile ogni sorta di intervento. E’ Giusy Caldo, una volontaria della Lida Palermo che, contattata dallo stesso sig. Santoro, decide di recuperare Teresa, portandola, con il proprio mezzo, al Presidio Sanitario di via Tiro a Segno.All’interno della struttura, la cagnetta viene monitorata e seguita costantemente da ogni suo operatore. La sua triste vicenda, diffusa attraverso internet, ha l’impennata che in tanti si aspettano: indignazione, offerte d’aiuto e richieste d’adozione non tardano ad arrivare, da ogni parte d’Italia. Purtroppo, però, è tutto inutile. Oggi Teresa non c’è più.La “dolce” morte è stata decisa concordemente da veterinari e volontari. “Le sue condizioni generali erano peggiorate notevolmente ed irreversibilmente – dichiara Giusy Caldo, consigliere della Lida Palermo – costringendoci ad optare per l’eutanasia. Ormai, sarebbe stata un’ingiusta, gratuita ed ulteriore agonia che il nostro egoismo, pur comprensibile, non deve mai permettere”.
 
LA REPUBBLICA
7 SETTEMBRE 2012
 
Vittoria, sevizie su un gatto legato al palo e impallinato
Sadismo gratuito in una zona di campagna. L'animale è stato raccolto da una coppia di coniugi e affidato alle cure di un veterinario.
 
di FEDERICA MOLE'
 
prov. di Ragusa - Sevizie su un gatto in una campagna del Vittoriese, lasciato legato, quasi come fosse crocifisso, su un palo. Gli autori di questo sadico gesto non si sono accontentati di infliggergli questa punizione e per un sadico divertimento,  hanno cercato di impallinarlo con numerosi colpi di fucile.
Il pronto intervento di due coniugi vittoriesi che si sono accorti del gatto "crocifisso" al palo, prendendolo in cura e affidandolo ad un veterinario ha permesso sinora di salvare la vita all’animale. Un gesto esecrabile che conferma la gratuita violenza nei confronti di animali selvatici indifesi. Non a caso il veterinario Giovanni Straquadanio, che col suo intervento spera di salvare la vita all’animale, lancia un appello affinché siano intensificati i controlli nei confronti di cacciatori che si dilettano al tiro al bersaglio contro animali indifesi e siano nel contempo incentivati i contributi alle associazioni animaliste per la salvaguardia degli animali selvatici.
 
GAZZETTA DEL SUD
7 SETTEMBRE 2012
 
Gatto crocifisso ed impallinato salvato da coniugi
La coppia ha presentato denuncia contro ignoti per maltrattamenti di animali. L'animale è stato legato e messo in croce su un palo. L'episodio nelle campagne ragusane
 
Prov. Di Ragusa - Sevizie su un gatto in una campagna del vittoriese: l'animale è stato legato e messo in croce su un palo. Gli autori del brutale gesto non si sono accontentati di infliggergli questa punizione e per un sadico divertimento hanno cercato di impallinarlo con numerosi colpi di fucile. Due coniugi si sono accorti del gatto, lo hanno liberato affidandolo alle cure di un veterinario. La coppia ha presentato denuncia contro ignoti per maltrattamenti di animali.
 
LA SICILIA RAGUSA
8 SETTEMBRE 2012
 
E' un'immagine talmente orribile che ci abbiamo pensato un bel po', prima di decidere di pubblicarla: provoca un impatto emotivo ben più pesante di cento denunce scritte

 
Prov. Di Ragusa - E' un'immagine talmente orribile che ci abbiamo pensato un bel po', prima di decidere di pubblicarla: provoca un impatto emotivo ben più pesante di cento denunce scritte. Per fortuna, però, oggi i reati ai danni degli animali non contemplano più una semplice offesa alla sensibilità dell'uomo: finalmente vengono puniti, anche con l'arresto, in quanto l'animale medesimo è divenuto un soggetto giuridicamente sotto tutela. Se la bestia - o più verosimilmente il branco di bestie umane che ha fatto tutto ciò - venisse davvero individuato e arrestato, meriterebbe una punizione all'iraniana. Certa gente, che siano teppistelli o adulti senza testa, non merita tanti riguardi. L'indignazione (quella vera però: troppo comodo postare due righe di fuoco su Facebook) può fare miracoli, anche se la civiltà non siamo riusciti ancora a spiegarla né ad insegnarla a tutti. Ve lo ricordate il cane che, sempre a Vittoria, fu trovato orrendamente mutilato ma vivo, e che ora trotterella grazie alle protesi impiantate per la mobilitazione di mezza Italia? Comunque la buona notizia in fondo c'è: il gattino non è morto e forse, speriamo, si salverà. Lui di vite ne ha altre sei. Tiè.
 
LA SICILIA RAGUSA
8 SETTEMBRE 2012
 
«E' rimasto vivo per miracolo. Lo chiamerò Salvato»
 
Valentina Maci
 
Vittoria (RG) - Crocifiggono un gattino, lo torturano, gli sparano, e lasciano la loro vittima indifesa e devastata appesa a due pali. No, non è la trama di una pellicola dell'orrore da maxi schermo ma uno dei gesti più efferati e violenti di cui l'uomo si possa macchiare. La tortura. Una storia di crudeltà e sadismo quella di cui è stato, suo malgrado, protagonista un gatto nero a Vittoria.
E' stato ritrovato l'altro ieri pomeriggio da due persone che lavoravano in una contrada nei pressi di Vittoria. Era legato per le zampe a due pali. Anzi, per l'esattezza aveva il lato destro legato, l'altro pendeva ormai inerme devastato dal dolore che molto probabilmente gli provocano ancora i pallini che ignoti gli hanno sparato contro. Si dice che i gatti abbiano sette vite e forse è vero visto che l'animale è riuscito a sopravvivere. I due uomini che lo hanno trovato lo hanno slegato, bagnato con dell'acqua fredda per mantenerlo in vita e portato presso l'ambulatorio medico veterinario in cui operano i medici Giovanni Straquadanio e Giuseppe Scifo, insieme con l'infermiera Virginia Agosta. Dalle prime radiografie è emerso chiaramente che era stato impallinato con un fucile da caccia.
I medici e l'infermiera lo hanno rifocillato, è riuscito a nutrirsi, lo stanno curando ma lo tengono ancora sotto osservazione perché versa ancora in gravi condizioni in prognosi riservata. Cammina zoppicando, le zampe visibilmente provate dallo stiramento subito quando lo hanno legato. Apre gli occhi e ti guarda, si capisce che lì si sente al sicuro ma è ancora sotto shock, ha il terrore negli occhi. La moglie di uno dei due uomini che hanno salvato il micetto ora vorrebbe adottarlo, se sopravviverà lo chiamerà "Miracolo" o forse "Salvato". Perché per lei quel gattino ancora vivo è un "dono divino". Il video di quando è stato slegato gira su Fb, ha già ricevuto migliaia di click di persone attonite davanti all'immagine del gattino sofferente come in croce ad opera di chi disprezza la vita e dimentica che il maltrattamento di animali costituisce reato punibile per legge. L'articolo 544-bis prevede, infatti, da tre a 18 mesi di reclusione per chi provoca la morte di un animale.
 
IL CENTRO
7 SETTEMBRE 2012
 
Teramo, gatti neri uccisi perché portano jella 
Esposto dell’associazione animalista Aidaa alla procura di Teramo per chiedere indagini, magari collegate a qualche setta "dedita a riti sacrificali con animali"
 
TERAMO. Jo è sparito da agosto. E’ uscito di casa e non l’hanno più visto. Per qualche giorno hanno atteso che rientrasse, ma Jo non si è visto. Jo è un gatto nero , uno dei tanti che, secondo l’associazione animalista Aidaa, negli ultimi mesi è scomparso insieme a quattro cani nei territori di Roseto e Martinsicuro.Per sapere che fine abbiano fatto questi animali l’associazione italiana difesa degli animali non ha esitato a presentare un esposto alla procura di Teramo per chiedere indagini, magari collegate a qualche setta «dedita a riti sacrificali con animali». «La denuncia», si legge in una nota, «porta la firma del presidente nazionale Aidaa Lorenzo Croce ed è stata fatta su segnalazione della responsabile regionale Liliana Codecasa che ha raccolto le proteste per la sparizione di diversi gatti neri ed anche di quattro cani nel mese di agosto nei territori di Roseto e Martinsicuro». I gatti neri, dicono gli animalisti, sono scomparsi anche in questo caso«come in altre zone d'Italia nel periodo a cavallo del Ferragosto».La responsabile regionale Codecasa nella segnalazione sottolinea «come in nessuno di questi casi si sia ritrovato il corpo dell'animale morto e per questo l'associazione ha presentato denuncia formale alla procura di Teramo affinchè indaghi su queste strane sparizioni di gatti neri, anche se nella zona non risulta la presenza di gruppi esoterici o sette dedite ai riti sacrificali con animali».Intanto a Martinsicuro in molti continuano a cercare Jo. Il micio Jo.
 
AGI
7 SETTEMBRE 2012
 
ABBANDONA FAMIGLIA GATTI IN A12, SALVATI DA POLSTRADA E ADOTTATI
 
Chiavari (Genova) - Una gattina e tre cuccioli abbandonati in A12 sono stati salvati da una pattuglia della Polstrada. E' accaduto fra Chiavari e Rapallo, in un'area di parcheggio. I quattro gatti sono stati trovati all'interno di uno scatolone di cartone da un automobilista che si era fermato nell'area di sosta. La gatta e i suoi tre piccoli, di pochi giorni, dopo il salvataggio da parte degli agenti della Polstrada, grazie a un rappresentante della protezione animali sono stati adottati da una signora di Chiavari.
 
LA SICILIA ENNA
7 SETTEMBRE 2012
 
Pergusa (EN). «Alphadog» segnala altri casi; morto un solo animale
Veleno a 20 cani da caccia

William Savoca

 
Ancora casi di avvelenamenti di cani ad Enna, ma questa volta a cadere nella trappola di gente senza scrupolo, non sono i randagi, bensì ben venti cani di cacciatori avvelenati nella zona di contrada Pollicarini a Pergusa.
L'allarme è lanciato dall'associazione ennese animalista Alphadog i cui componenti hanno assistito ad una scena pietosa in cui si vedevano i cani buttare bava, tremare a causa del veleno, soffrire immensamente, cadere e cercare di rialzarsi in preda a spasmi atroci. Solo grazie all'intervento immediato dei volontari di Alphadog che hanno avvertito le veterinarie Costa e Modafferi si è evitata una mattanza perché un solo cane è morto dopo oltre sei ore di operazione, mentre sembra che tutti si siano ripresi. Nei giorni scorsi qualcuno aveva avvelenato i cani di una zona residenziale di Enna Bassa, e ciò aveva provocato indignazioni da più parti anche politiche.
"Ringraziamo le dottoresse Costa e Modafferi per la loro professionalità e competenza, si sono adoprate per salvare tutte quelle vite innocenti" dicono oggi i volontari di Alphadog. Da una prima indagine pare che i bocconi avvelenati si pensa siano stati buttati in un corso d'acqua che scorre in zona; si presentano come palline di colore blu/verde e scaglie rosa piccolissime e si pensa si tratti di possibili topicidi ma solo l'esame tossicologico potrà sciogliere i dubbi. Proprio per la pericolosità che essi rappresentano è stato lanciato l'allarme affinchè si presti la massima attenzione.
Ma c'è di più perché il pericolo potrebbe essere anche per la natura perché il terreno si impregna di sostanze tossiche che
finiscono nelle falde acquifere, la fauna selvatica e gli uccelli muoiono in preda a dolori lancinanti e le tossine rimangono nel terreno per molto tempo.
Per i volontari di Alphadog l'attenzione resterà alta tanto che è stato avviato l'iter burocratico vigente in caso di esche avvelenate "e proseguiremo a oltranza finchè qualcuno non farà luce sull'accaduto, questi atti non possono rimanere impuniti".
 
LA SICILIA
7 SETTEMBRE 2012
 
Villafranca, «predatore» di uccelli scoperto con armi e munizioni
 
Sedici gabbie con dentro 41 cardellini, 3 reti per la cattura di uccelli ed una tagliola in ferro. È quel che i carabinieri hanno trovato a casa di un cinquantacinquenne di Villafranca.
I militari hanno rinvenuto anche 102 cartucce calibro 7,65, una baionetta, 265 cartucce calibro 12, ed un fucile calibro 16 legalmente detenuto.
Il cinquantacinquenne è stato denunciato per detenzione abusiva di munizioni, omessa custodia di armi, maltrattamento di animali, ricettazione, furto aggravato ed omessa ripetizione denuncia di armi e munizioni. I cardellini, appartenenti sono stati affidati al Centro Fauna Selvatica di Messina, sui Colli di San Rizzo, e dopo le cure torneranno in libertà.
Armi e munizioni sono s tate poste sotto sequestro. Con una lettera indirizzata alla Questura di Messina, il Wwf Sicilia ha espresso il proprio plauso per il pronto ed encomiabile lavo ro della Polizia di Stato e per la proficua collaborazione con i componenti della stessa associazione, della Lega Italiana dei Diritti dell'Animale e del Centro Recupero Fauna Selvatica di Colle San Rizzo.
 
GEA PRESS
7 SETTEMBRE 2012
 
Romania – allarme bracconaggio orsi
Appello del WWF alla Commissione europea.
 
L’ultimo animale ucciso è stato trovato dal WWF all’interno di una riserva di caccia nel Maramures, al nord del paese, quasi al confine con l’Ucraina. Vittima dei bracconieri in una riserva di caccia che non dispone, tra l’altro, di alcuna quota di prelievo. Il gestore, prontamente contattato dal WWF, non ha provveduto ad avvisare, nei tempi di legge, l’autorità competente romena.L’animale, un maschio di età compresa tra i sei e gli otto anni, faceva parte di un progetto del WWF che si propone di monitorare la popolazione di orsi dei Carpazi, al confine con Ucraina ed Ungheria. Per questo l’orso ora finito dal bracconiere (nella foto del WWF), era stato provvisto nello scorso giugno di un sistema di rilevamento GPS. Per due anni avrebbe fornito dati preziosi sulla biologia della specie, ma l’ultimo segnale era pervenuto lo scorso 30 agosto. Poi, nulla più.Per il WWF l’orso è finito vittima del pessimo sistema di gestione dei grandi carnivori, esistente in Romania. Gravi problemi di bracconaggio che rendono drammatica la precarietà già determinata dall’eccessiva frammentazione dell’habitat. Un problema serio che oltre al maggiore coinvolgimento delle autorità romene, richiederebbe, sempre ad avviso del WWF, l’intervento della Commissione europea. L’orso, infatti, riveste un elevato valore biologico per la conservazione della natura in Europa. I Carpazi rappresentano di fatto una delle ultimissime aree dove è ancora possibile intervenire. Rappresentano la roccaforte non solo dell’orso ma anche del lupo e della lince.
 
GAZZETTA DEL SUD
7 SETTEMBRE 2012
 
Tra rifiuti anche un maiale morto
L'animale è stato segnalato in una discarica che costeggia la provinciale che da Cirò porta a Umbriatico, in uno degli innumerevoli siti dove si abbandonato abusivamente rifiuti, che puntellano il percorso tortuoso, e non solo questo.

 
Prov. Di Krotone - È vero che nelle discariche, specie quelle abusive che purtroppo deturpano il paesaggio e insudiciano il territorio con il consistente rischio di inquinamento ambientare, si trova veramente di tutto. Che qualcuno abbia avuto l’ardire di gettarvi un maiale suscita comunque ribrezzo e riprovazione. Non solo per un atto di inciviltà verso gli animali ma per i gravi rischi di inquinamento e igienici che questo può provocare per la salute umana e del territorio. In realtà, è infinita la tipologia dei materiali abbandonati ovunque: dalle vinacce nel periodo della vendemmia, ai copertoni, tutto l’anno agli animali: anni fa un vitello venne rinvenuto nella pineta di Cirò Marina, mentre fece scalpore un cane gettato in un bidone dei rifiuti nella stessa cittadina.
 
IL GIORNALE
7 SETTEMBRE 2012
 
Il senso della morte? Ce lo insegnano gli animali
 
«L'uccelletto cadrà morto di gelo giù dal ramo senza aver mai provato pena per se stesso», cosi recitava Herbert Lawrence in una sua famosa poesia. La maggior parte degli etologi è convinta che a differenza degli umani, gli animali non abbiano coscienza del proprio destino di morte, consapevolezza che è invece da sempre la maggior angoscia dell'uomo. Ma dove risiede la conoscenza della nostra mortalità? La apprendiamo constatandola sui nostri simili o è in qualche misura insita nei circuiti della nostra mente? In uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista americana Brain and Language, il professor Pietro Pietrini, neuropsichiatra all'Università di Pisa, e la sua equipe, usando la risonanza magnetica funzionale, ha dimostrato l'esistenza di un'area cerebrale coinvolta nel nostro senso di finitudine. «Abbiamo rilevato che esiste u n'area, il giro temporale medio posteriore, che è selettiva, cioè si attiva maggiormente, per quei verbi che esprimono eventi che sussistono soltanto se hanno una dimensione spazio temporale, dei confini precisi come il nostro ciclo di vita», spiega il neuroscienziato. Azioni come arrivare o morire presuppongono il raggiungimento di un punto finale senza il quale l'evento non sussiste, camminare o parlare invece non hanno bisogno di un tempo determinato, non comportano un mutamento di stato definitivo del soggetto che compie l'azione. L'essere umano dimostra sin da piccolo di essere sensibile a questa distinzione. «Si dicono telici i verbi che rappresentano eventi che sono in relazione con il mutamento di stato e atelici quelli che invece non lo presuppongono. I bambini di diverse nazionalità e quindi lingue apprendono per primi quei verbi che nel loro participio passato indicano lo stato dell'oggetto o del soggetto che abbia raggiunto il punto finale dell'evento. L'apprendimento del linguaggio e la sua organizzazione è pervasivamente influenzato dalla telicità», dice Domenica Romagno, ricercatrice al Dipartimento di Linguistica dell'Università Pisana. Saper distinguere tra un evento telico e un evento atelico significa saper dare i confini ad un evento. Essere consapevoli che la vita ha un inizio ed una fine. Sulla coscienza di morte degli animali si è sempre dibattuto. Le mucche o i maiali al macello sembrano comprendere perfettamente il loro destino assumendo atteggiamenti che sono del tutto simili a quelli umani di autentica e profonda paura della morte. «È indubbio che percepiscano il pericolo imminente, probabilmente fiutano letteralmente i segnali di risposta terrifica emessa dai loro simili, l'odore del sangue e la presenza massiccia degli ormoni dello stress», risponde Pietrini. Insomma la vera differenza sta nel fatto che l'uomo sa che la morte è una tappa biologica inevitabile mentre l'animale, che non deve confrontarsi tutta la vita con la paura che deriva da questa consapevolezza, la teme soltanto quando è di fronte ad un animale più forte di lui. Un punto oscuro permane. Anche le mosche però usano comportamenti strategici per evitare la fine, e quindi, in qualche modo, sembrano essere al corrente della morte. La velocità con cui fuggono di fronte al nostro tentativo di schiacciarle per liberarcene definitivamente è frutto di riflesso innato o sanno quello che fanno?E alla luce di quanto detto possiamo ancora sostenere che sia una fortuna avere l'appannaggio esclusivo della coscienza?
 
GREEN STYLE
7 SETTEMBRE 2012
 
Cani per disabili addestrati in prigione in Nuova Zelanda
 
Educare un cane è un’esperienza che richiede impegno e costanza e che al contempo gratifica e crea un legame forte con l’animale. Se poi i cani da educare devono a loro volta svolgere il ruolo di guida e supporto per persone con disabilità, è fondamentale che l’istruzione risulti corretta e completa. In Nuova Zelanda lo sanno bene, tanto da abbinare a questo binomio importante una terzo protagonista: la prigione. I cani da impiegare come guida vengono addestrati dai carcerati della prigione di Spring Hill. Una concatenazione di elementi che non scontenta nessuno, piuttosto lascia una traccia benefica e importante.
I cani vengono affidati ai carcerati sin da cuccioli, sarà quindi loro compito seguirli passo dopo passo nell’educazione e nella crescita. Il rapporto che si crea è forte e ricco di fiducia, tanto da complicare il momento della separazione. Ma dopo 6 mesi i cuccioli vengono affidati ulteriormente ad un centro specializzato, per diventare cani guida a tutti gli effetti. Noha ora è un cane operativo e impiegato sette giorni su sette nell’assistenza di un proprietario disabile, ma il suo posto è stato preso da una nuova coppia di cuccioli cioè Oscar e Ollie. Il programma ha ottenuto un buon successo tanto da convincere il manager della prigione, John Kanawa, nel suo proseguimento.
Convivere nella stessa cella condividendo spazio e routine, all’inizio è risultato elaborato. Ma questa attività ha sviluppato le capacità dei singoli prigionieri, implementando la loro pazienza e comprensione. L’inserimento di un animale in carcere è una pratica molto diffusa, un esempio fu il carcere Larch Correctional Facility di Yacolt, a Washington. In quel caso vennero inseriti alcuni gatti all’interno delle celle, condizione che migliorò l’atmosfera e le dinamiche relazionali.
 
GEA PRESS
7 SETTEMBRE 2012
 
Vivisezione e articolo 14 – segnali di esistenza in vita
 
Che fine ha fatto l’articolo 14, meglio conosciuto come emendamento Brambilla? Il tanto contestato articolo sulla vivisezione, inserito nel disegno di legge sulla legge comunitaria 2011, langue presso la XIV Commissione del Senato (Politiche dell’Unione Europea). I lavori al Senato, sia quelli di Aula che di Commissione, sono ripresi ieri mattina dopo la pausa estiva. Il ddl 3129 (ovvero quello sulla proposta di legge comunitaria) riprenderà però il suo iter solo tra una settimana.L’ultimo annuncio pre ferie, riferiva della mancanza dei pareri di alcune Commissioni, ma l’opposizione sferrata all’art 14, così come all’art 25 sulla Giustizia, ha contribuito a fare slittar e il tutto a Settembre. Un articolo criticato e non solo da parte dei sostenitori della sperimentazione animale. Per alcune Associazioni animaliste, infatti, &e grave; del tutto inefficace, mentre i vivisettori ne hanno fatto una battaglia di principio.Prima di riprendere la discussione del ddl comunitaria, la Commissione discuterà sull’olio d’oliva vergine e sulla sicurezza delle macchine e delle attrezzature di lavoro. Poi, se tutto va bene, venerdì 14 si sentirà riparlare di sperimentazione animale.
 
COMUNICATI.NET
7 SETTEMBRE 2012
 
Talidomide, LAV: da sen. Giovanardi affermazioni false e al limite dell’assurdo
 
Carlo Giovanardi, già tristemente noto perché alfiere del no ai cambiamenti sulla vivisezione e alla chiusura di Green Hill previsti dall'articolo 14 del Disegno di Legge Comunitaria 2011, persevera nel sostenere le assurdità scientifiche legate al modello animale e si avventura in affermazioni false e infondate. Infatti il Senatore, in merito al caso del Talidomide tornato alla ribalta negli ultimi giorni viste le scuse dopo 50 anni di silenzio alle vittime del farmaco, afferma "Furono le donne incinta a fare da cavia: se la sperimentazione fosse stata fatta sugli animali si sarebbero evitate drammatiche conseguenze per migliaia di persone. E' un terribile esempio da tenere ben in mente nel momento in cui alcune associazioni hanno lanciato una campagna per abrogare l'obbligo della sperimenta zione scientifica sugli animali prima di mettere in commercio i farmaci". "Tali frasi sono assolutamente prive di fondamento ed è paradossale come un esponente politico rilasci citazioni così palesemente soggettive e tendenziose", afferma Michela Kuan, biologa, responsabile LAV Vivisezione. Il Talidomide venne messo in commercio in quasi 50 Paesi tra gli anni Cinquanta e Sessanta per la cura di malessere e nausea dovute a gravidanza, provocando migliaia di vittime le cui foto ancora oggi fanno rabbrividire: 20mila bambini nati con malformazioni, di cui molti non riuscirono a sopravvivere Giovanardi, quindi, sfrutta le dovute implicazioni etiche legate a questa tragica pagina di storia dei diritti umani per giustificare inesistenti e deboli argomentazioni a favore della vivisezione, diffondendo un’informazione scorretta e difendendo la sperimentazione preclinica che già miete milioni di vittime animali e umane, avendo il coraggio di asservire la lobby farmaceutica persino in questo caso di palese torto. Inoltre, la prima registrazione di focomelia causata dal talidomide risale al 25 dicembre 1956, ma nel 1957 il farmaco fu comunque messo trionfalmente in commercio. Seguirono altri casi di nati focomelici a cui seguirono nuove sperimentazioni sugli animali. I test eseguiti dai ricercatori cercavano negli animali la prova di ciò che già era noto nell’uomo, ma nessuna delle specie trattate il laboratorio con il talidomide produsse feti focomelici. Un massacro di moltissimi animali che non servì a nulla e ritardò il ritiro del pericoloso farmaco dal mercato.L’assunzione del Dr.Lenz, basata su un riscontro epidemiologico con centinaia di casi focomelici, fu ignorata per ben cinque anni e gli studi sugli animali svolsero un ruolo cruciale nell’ampliare questa tragedia.Il Talidomide non è l’unico esempio di gravi errori nello studio di farmaci da somministrare durante la gestazione, ma solo la punta dell’iceberg che nasconde le numerose pubblicazioni scientifiche che dimostrano la non trasferibilità dei dati dall’animale all’uomo; persino nei primati, i più vicini geneticamente, addirittura la permeabilità placentale è totalmente diversa. "E’ vergognoso che non venga riportata l’oggettiva storicità di quello che è successo, arrivando addirittura ad affermare il contrario - conclude Michela Kuan - E' indispensabile una corretta e completa informazione, diffondendo ai cittadini, troppo spesso vittime di informazioni ingannevoli e di parte, la verità sul paravento giuridico e scientifico su cui fonda le basi il fenomeno sperimentazione animale"
 
QUELLI CHE LA FARMACIA
7 SETTEMBRE 2012
 
Lotta ai tumori: le statine al centro dell’attenzione

Giacomo Giannecchini.

Anche le statine si fanno una seconda vita. Questi importanti farmaci anti colesterolo, secondo alcuni ricercatori svizzeri e statunitensi, sarebbero utilissimi per controlla re la crescita delle cellule tumorali. Secondo gli studi, le statine sarebbero in grado di agire contro la crescita di nuovi vasi linfatici. Lo studio congiunto è formato dagli scenziati dell’Eidgenössische Technische Hochschule Zürich (l’Istituto Politecnico Federale di Zurigo) e dell’Università della California a Berkeley. Grazie ad alcuni test, basati su innovative colture cellulari, i ricercatori hanno potuto verificare la crescita dei vasi linfatici. La coltura, automatizzata in 3D, ha consentito al professor Michael Detmar e colleghi di riprodurre il processo di sviluppo e crescita di nuovi vasi linfatici. Sono stati quindi testati oltre mille piccoli composti chimici, per riscontr are gli effetti. Martin Schulz, principale protagonista dello studio ha dichiarato in proposito: “Siamo stati in grado di vagliare un numero così elevato di sostanze perché siamo riusciti ad automatizzare questo processo”. Per mezz o di un microscopio per lo screening automatizzato si è riuscito a raccogliere oltre centomila immagini ad alta risoluzione delle micro-perline che fanno da rivestimento alle cellule proprio alla nascita dei nuovi vasi linfatici. “Il nostro sistema offre in tal modo una maggiore prevedibilità” ha spiegato Michael Detmar, e Schulz ha voluto precisare: “E, a differenza degli esperimenti sugli animali, siamo in grado di valutare direttamente la risposta nelle cellule umane”. Infatti, questo sistema presenta due vantaggi formidabili: l’affidabilità e la ri duzione drastica della sperimentazione su mo dello animale. Nessun test eseguito manualmente avrebbe permesso di provare tanti composti. E tra i composti testati sono state proprio le statine a distinguersi particolarmente. Michale Detmar ha concluso: “Al momento non ci sono trattamenti affidabili disponibili nelle cliniche. In futuro si potrebbe immaginare come un trattamento con le statine dei pazienti ad alto rischio di cancro per prevenire i tumori in via di sviluppo di metastasi, anche prima della diagnosi di cancro”.

 
GREEN STYLE
7 SETTEMBRE 2012
 
Lucky, il cane che scova ossa umane
 
Una news incredibile arriva dagli Stati Uniti, patria delle più curiose stranezze. Ma più che simpatici sorrisi, questa storia mostra dei contorni da vero film horror. Lucky, un meticcio di media taglia di San Bernardino, in California, ha infatti portato a casa del suo padrone un trofeo raccapricciante: le ossa di una gamba e di un piede umano. Il povero  cane ovviamente non ha alcuna colpa: essendosi imbattuto nell’affascinante osso, ha ben deciso di prenderne possesso, ignaro di come non si trattasse di una parte di una preda incautamente lasciata alla mercé delle intemperie. Raggiunta casa, però, l o shock per i suoi padroni è stato inevitabile. Un gamba con un piede ben visibile, come tante se ne vedono nei film di fantascienza in TV o nelle aule di scienze delle scuole, con la riproduzione di scheletri umani e animali. Vedendo Lucky arrivare sulla soglia del giardino con un arto umano fra le fauci, i proprietari hanno deciso immediatamente di allertare le autorità, preoccupati si trattasse di un corpo abbandonato chissà dove. Gli agenti della contea di San Bernardino hanno quindi passato al vaglio la città, anche se ricostruire quanto effettivamente sia successo pare molto difficile. Dai cimiteri della zona non vi sono tracce di tombe trafugate, quindi è apparso subito evidente come il cane non si sia imbattuto nei resti per una casualità o per imperizia umana. Dopo molti giorni d’indagine, si sono però scoperti altri arti dalle parti del deserto di Newberry Springs e, nonostante l’identità del corpo non sia stata ancora compresa, il cucciolo ha certamente dato una mano agli inquirenti. Lucky potrebbe infatti aver contribuito indirettamente alla risoluzione di alcuni casi di persone scomparse, seppur con un triste epilogo. Interrogata dai giornalisti dell’emittente statunitense CBS, la famiglia del cane ha così commentato: «Lucky porta spesso a casa oggetti e piccoli animali. Ma questi non sembravano reali: è stato strano, spaventoso e siamo scioccati.»
 
LIBERO
7 SETTEMBRE 2012
 
Animali: Bolzano, Tar sospende caccia alle marmotte su ricorso Lav
 
Roma - "La sezione autonoma di Bolzano del tribunale amministrativo, su ricorso della Lav, ha sospeso il provvedimento della Provincia con cui era stata autorizzata per tutto il mese di settembre la caccia a 1227 piccole marmotte". Lo dichiara la Lav in un comunicato.
"Le marmotte sono specie protetta secondo la legge statale sulla caccia n.157 del 1992, che punisce la loro uccisione con sanzioni penali. E non c'e' dubbio che il regime giuridico di protezione della specie e' valevole anche per le province autonome - afferma Massimo Vitturi, responsabile nazionale Lav settore Caccia e Fauna - L'esecuzione delle marmotte e' solo l'ultimo esempio della nefasta politica filovenatoria della provincia di Bolzano, ove vigono leggi e regolamenti locali totalmente contrastanti con la normativa statale in materia. Non e' tollerabile che l'autonomia della provincia venga usata strumentalmente per mantenere privilegi per i cacciatori altoatesini, ormai incompatibili sia con il diritto statale sia con il comune sentire della collettivita' che vede nella caccia un massacro infame".
 
ALTO ADIGE
8 SETTEMBRE 2012
 
Ricorso Lav, il Tar sospende la caccia alle marmotte
 
BOLZANO - Anche quest'anno le marmotte sono salve: la Sezione Autonoma di Bolzano del Tribunale amministrativo, su ricorso della Lav, ha infatti sospeso il provvedimento della Provincia con cui era stata autorizzata, per tutto il mese di settembre, la caccia a 1227 piccoli mammiferi. La Provincia aveva infatti concesso la possibilità di sparare sugli animali, in deroga a quanto previsto dalla legge, che tutela invece questa specie selvatica, in base ad una legge provinciale del 1987 secondo cui un aumento eccessivo della popolazione faunistica avrebbe potuto giustificare un piano di contenimento per evitare pregiudizi all'equilibrio ecologico, all'agricoltura o addirittura alla sicurezza pubblica. Le marmotte possono tirare un sospiro di sollievo: il Tribunale ha infatti osservato che l'attesa dell'udienza sulla richiesta di annullamento del provvedimento, prevista ad ottobre, avrebbe senz'altro vanificato la tutela dei poveri animali, visto che l'autorizzazione alla caccia in deroga era relativa al solo mese di settembre. La Lav ringrazia l'avvocato De Pascalis per l'assistenza fornita in questa vicenda.
 
LA CITTA’ DI SALERNO
7 SETTEMBRE 2012
 
ANIMALI
 
di Barbara Granata*
 
INDIGESTIONE DI CIBO AVARIATO E LE TOSSINFEZIONI ALIMENTARI Negli animali domestici, l'indigestione di cibo avariato o di spazzatura, contenenti batteri e le loro tossine, può determinare tossinfezioni alimentari, ossia una serie di quadri morbosi sia di natura infettiva, per la presenza, negli alimenti ingeriti, di batteri, sia di natura tossica, per le tossine prodotte dai batteri stessi. Tra i principali germi, presenti nei cibi mal conservati e nella spazzatura, i generi Staphylococcus, Streptococcus e Bacillus, nonché il Clostridium perfringens, sono in grado di produrre tossine ,mentre batteri, quali Escherichia coli e Salmonella spp., determinano direttamente per la loro presenza gravi infezioni gastro-enteriche. Le tossinfezioni alimentari sono più comuni nei climi caldi e durante i m esi estivi, quando la moltiplicazione batterica negli alimenti, e la conseguente produzione di fattori tossici, è favorita dalle alte temperature, mentre l'ingestione di prodotti di origine animale avariati, come latte, uova o altri cibi preparati, è ad alto rischio di tossinfezione alimentare da Staphilococcus aureus, un batterio in grado di produrre un'enterotossina responsabile di gravi affezioni gastro-intestinali e vomito incoercibile. La maggior parte delle tossine batteriche, denominate anche enterotossine per la loro spiccata azione patogena sull'apparato digerente, attiva meccanismi secretori dell'epitelio intestinale, determinando, così, perdita di liquidi ed elettroliti, anche se i meccanismi di assorbimento restano integri. Altre enterotossine, invece, esplicano una vera e propria azione erosiva sull'epitelio enterico, determinando emorragie ed, in seguito, un vero e proprio cambiamento morfologico, oppure possono alterare le capacità assorbenti dell'intestino. Infine, alcune tossine batteriche possono anche esplicare la loro azione patogena colpendo il centro cerebrale della termoregolazione e del vomito, nonché il sistema reticolo-endoteliale, generando, così, alterazioni e disturbi della circolazione sanguigna. * medico veterinario
 
LA NUOVA SARDEGNA
7 SETTEMBRE 2012
 
Allarme piccioni, necessario abbatterli
 
ARBOREA (OR) Quasi un flagello biblico, solo che su Arborea non si addensano nubi di cavallette, ma stormi di piccioni. Tanti, tantissimi: ormai troppi, visto che se all’inizio dell’anno il numero era stato stimato in 50mila capi, oggi sarebbero molti di più, anche per via della proficua annata di nidificazione della passata primavera. Così almeno sostiene l’assessorato all’Ambiente della Provincia di Oristano, che sta facendosi portavoce di un vero e proprio allarme per quella che ormai sembra una nefasta presenza, con conseguente richiesta di finanziamenti alla Regione per l’acquisto di sistemi di dissuasione. «Massiccia infestazione», così la definisce l’assessore Emanuele Cera, che già a gennaio si era rivolto agli assessorati regionali alla Sanità e alla Difesa dell’ambiente, sollecitando un intervento urgente. Ma la questione non è stata, evidentemente, ritenuta così cogente, tanto che ad oggi il problema è lontanissimo dall’essere risolto. E nell’attesa, è peggiorato in termini esponenziali. «Il naturale aumento della produzione di guano va ad intaccare e ledere monumenti ed edifici, il consumo giornaliero di grandi quantità di cereali reca gravi danni alle aziende agricole, e oltre a ciò, si deve tenere conto come il piccione sia anche portatore di parassiti e di diverse malattie contagiose per gli animali, compreso l’uomo». Una situazione che sta diventando intollerabile, visti i «forti disagi ad abitanti e strutture»: tradotto, piazze e panchine inutilizzabili, perdite consistenti alle aziende agricole, e pericolo di carattere igienico-sanitario. Ecco perchè la Provincia chiede un finanziamento alla Regio ne: per comprare sistemi di dissuasione degli uccelli dal centro abitato, pianificarne l’abbattimento controllato utilizzando i coadiutori, figure professionali formate di recente e impiegate nel piano di controllo delle cornacchie grigie. Se non proprio eliminarli, almeno ridurne il numero ad una popolazione accettabile. Altro che le geometrie esistenziali di cui parlava Battiato: piccioni ormai problematici, correre ai ripari – abbattendoli – sembra l’unica opzione rimasta.
 
AGI
7 SETTEMBRE 2012
 
Animali: australia costruira' sottopassaggi per salvaguardare emu
 
Londra - L'Australia prevede di costruire sottopassaggi per gli emu sulla Pacific Highway. Il progetto sara' finalizzato a salvaguardare la sopravvivenza degli animali minacciati dal rischio di estinzione e uccisi regolarmente durante i pericolosi attraversamenti di una delle strade della costa orientale piu' trafficate, secondo quanto riporta il 'Guardian'. Ma l'iniziativa non piace agli animalisti. Gary Whale di Birdlife Australia ha commentato cosi': "Gli emu sono i terzi uccelli piu' grandi del mondo ma hanno un piccolo cervello che non gli permettera' di utilizzare con successo i sottopassaggi. Inoltre la biforcazione dei tragitti disorientera' gli animali incidendo sull'approvvigionamento del cibo nella Clarence Valley". Il progetto dello Stato del Nuovo Galles del Sud vorrebbe minimizzare l'impatto della Pacific Highway sulla vita degli emu e non solo. Ogni anno sulla strada m uoiono, infatti, tra le venti e le quaranta persone negli incidenti automobilistici provocati dall'apparizione improvvisa sulla strada degli animali.
 
IL TIRRENO
7 SETTEMBRE 2012
 
La volpe è un predatore nocivo
 
di Gabriele Baldanzi
 
GROSSETO - La caccia alla volpe in battuta e alla tana parte il 16 settembre e si chiude il 31 gennaio. È molto probabile, però, che la Regione Toscana accolga la richiesta di deroga alla legge 20/2002 avanzata dalla Provincia di Grosseto allungando così il periodo di caccia fino al 15 marzo. La volpe, d’altra parte, è animale nocivo, in continua proliferazione, praticamente senza competitori. Sulla caccia alla volpe, negli ultimi giorni, si è aperto un fronte di polemiche. Le Atc 6 e 7 hanno deciso di “staccare” un premio, un incentivo di 10 euro a coloro che proveranno di aver abbattuto una volpe. Libera Caccia ci ha messo sopra altri 5 euro per ogni coda presentata alle Atc. La levata di scudi del mondo animal-ambientalista è stata immediata. Bottinelli (Lav) ha parlato di “cultura medievale”, usando una provocazione ancora più forte: “Noi dovremo forse portare lo scalpo di un cacciatore per avere dei soldi in cambio?”. Poi è toccato intervenire al Wwf: “La Provincia fermi questa macabra giostra e smettiamola di incolpare la volpe di alterazioni che invece sono dovute proprio alla caccia”. Ieri Paolo Isidori, il leader di Liberacaccia, è di nuovo intervenuto nel dibattito con l’obiettivo di fare chiarezza. “Gli Atc - spiega - con i soldi dei cacciatori, ogni anno lanciano molta selvaggina (fagiani, starne, pernici, lepri), ma il 90% di questa diventa facile preda di poiane, gazze, cornacchie, ma soprattutto volpi. La volpe è il predatore per eccellenza, più mangia e più si riproduce. La caccia alla volpe è ormai quasi inesistente perché il cacciatore, con i propri segugi, preferisce dedicarsi alla lepre. L’obiettivo di Liberacaccia Grosseto è quello di incentivare questo tipo di pratica venatoria. I 5 euro che abbiamo messo su ogni coda altro non sono che un rimborso spese”. Poi Liberacaccia precisa di non godere assolutamente di sovvenzioni o contributi pubblici. “Quello che facciamo lo facciamo solo con i soldi delle tessere e con quelli derivanti dalle tasse pagate dai cacciatori; quindi è giusto e logico spenderli come desiderano i nostri soci”. Ma Isidori va oltre: “Mentre qui si discute sulla opportunità di incentivare la caccia alla volpe, in Francia, da quest’anno, si torna a cacciare il lupo, animale che da noi, in Maremma e sull’Amiata, ha fatto smettere di lavorare decine di allevatori di pecore”. “La sensazione – prosegue Isidori – è che certe derive animaliste e ambientaliste, molto più della caccia, non abbiano né logica né fondamento scientifico. Wwf, Lav, etc, per esempio, non si accorgono che sono spariti i cardellini, i verdoni, i crespolini, i pettirossi. Non si accorgono che Grosseto è diventata una città piena di gazze, tortore, piccioni e cornacchie. Gli viene il dubbio che questi uccelli, molto più dei cacciatori, possano aver eliminato tutti gli altri? In campagna succede la stessa cosa. E per ristabilire un certo equilibrio cosa si fa? Si liberano altri predatori. E’ di ieri la notizia del lancio di 13 nibbi reali. Mi domando: ha senso liberare uccelli rapaci predatori senza prima aver reintrodotto le specie di cui si nutrono, che per centinaia di anni hanno popolato la Maremma? Se prima non tornano le starne, preda naturale di certi rapaci, è inutile investire sui nibbi reali”.
 
SARDIES
7 SETTEMBRE 2012
 
Prospettive locali e globali della produzione suina
 
Sassari - La suinicoltura in Sardegna ha una consistenza economica significativa e un peso rilevante nella produzione del settore in tutto il meridione italiano. Le criticità che hanno penalizzato questa attività, a partire dalla peste suina, divenuta endemica, i cambiamenti legati all'innovazione tecnologica e le novità introdotte dalla normativa hanno definito nuovi scenari per gli operatori a livello locale e globale. Su questi temi si confronteranno ricercatori ed esperti qualificati in una giornata di studio internazionale il 7 settembre, alle 9.00, nell'Aula magna del Dipartimento di Agraria dell'Università di Sassari. L'iniziativa è stata organizzata dalla Scuola di dottorato di ricerca in "Scienze e biotecnologie dei sistemi agrari e forestali e delle produzioni alimentari" (indirizzo di Scienze Zootecniche) e dai corsi di studio in scienze agro-zootecniche . Nel corso della mattinata i relatori condurranno una riflessione che verterà su vari argomenti: l'alimentazione e gestione degli animali, la qualità delle carni, il miglioramento genetico e la valorizzazione delle razze locali. In particolare il professor John F. Patience (Iowa State University, Stati Uniti) tratterà delle problematiche derivanti dalla disponibilità di granaglie per l'alimentazione dei suini alla luce della crescente domanda di queste materie prime da parte dell'industria delle bioenergie; il professor Carlo Corino (Università di Milano) parlerà degli effetti degli acidi grassi essenziali nella dieta dei suini sul benessere animale e qualità delle carni; Giuseppe Bee (Centro di ricerca Agroscope, Svizzera) descriverà le alternative possibili al la castrazione chirurgica di routine dei suini; Maurizio Gallo (Associazione Nazionale Allevatori Suini) illustrerà il contributo del libro genealogico e del registro anagrafico delle razze suine per l'industria suinicola italiana. All'incontro parteciperanno, oltre agli studenti di Agraria, imprenditori del settore, l'associazione regionale allevatori, l'istituto zoo profilattico sperimentale, associazioni di categoria e delle imprese di trasformazione. La giornata di studio è dedicata alla dottoressa Cristiana Patta che ha speso la sua vita studiando le patologie suine.
 
AT NEWS
8 SETTEMBRE 2012
 
Ancora un caso di maltrattamento animali: gattina di 30 giorni gettata da un camion
Soccorsa in strada da un’addetta Asl, ha poi avuto le prime cure dal Servizio veterinario

Nella foto: la gattina nella sede del Servizio Veterinario dell’Asl AT

 
Asti - E’ l’ultima vittima di un’estate che non ha risparmiato maltrattamenti agli animali domestici.
Una gattina di circa 30 giorni è stata gettata sulla strada, ieri mattina nei pressi del cimitero comunale di viale Don Bianco, da un camion in movimento. Erano circa le sette: il cucciolo è stato immediatamente soccorso da un’addetta dell’Asl AT che ha assistito alla scena e lo ha consegnato ai veterinari dell’Azienda sanitaria che gli hanno prestato le prime, indispensabili cure.
Una rapida visita ha consentito di accertare che la gattina, esemplare europeo tigrato grigio, era in condizioni molto gravi, al limite della sopravvivenza: denutrita, disidratata, in stato di ipotermia (33° gradi contro una temperatura di 38°), oltre che con la congiuntivite e la rinite. Avvolta in un panno e nutrita con un omogeneizzato, la gattina ha anche trovato un nome: è stata chiamata Giovedì, con riferimento al giorno della settimana in cui è stata soccorsa. Assicurato il pronto intervento, i veterinari dell’Asl (Area C) hanno poi trasferito la bestiola in un ambulatorio attrezzato, indicato dalle associazioni animaliste, dove è stata idratata, trattata con antibiotico e collocata sotto una lampada riscaldante.
Le sue condizioni vanno migliorando. In prospettiva si porrà il problema dell’adozione.    
 
GEA PRESS
8 SETTEMBRE 2012
 
Cefalù (PA) – il maniaco dei cani: li uccide e porta via i corpi

 
Cani avvelenati e cani scomparsi. In tutto una quindicina, tra i quali alcuni padronali. Prima Croce, Piano Pero, Carbonaro, tutte località nei pressi Cefalù (PA), lungo la strada che conduce a Gibilmanna. Un fatto inquietante che, tra gli abitanti del posto, sta avendo ripercussioni al limite della coesione sociale. Il sospetto, infatti, ha inquinato il clima di rilassante estate settembrina che si stava vivendo nei luoghi.Chi ha avvelenato, non solo è andato a cercare il cane ma, in molti casi, ha avuto cura di eliminare la carcassa. Voci, supposizioni che con insistenza circolano nei luoghi ma che fino ad ora non hanno prodotto alcun nome. Di certo, non è stata trovata traccia delle polpette avvelenate. Qualcuno, cioè, deve aver somministrato il cibo tossico ad ogni singolo cane.Chi sa, per ora, non vuole parlare. La Forestale, alla quale sono arrivate le segnalazioni, avrebbe assicurato che nei luoghi sono tutt’ora funzionanti delle camere sistemate dai servizi antincendio. Di certo, della quindicina dei cani, solo due sono stati rinvenuti nei pressi di Prima Croce. Sui corpi i segni dell’abbondante bavazione. Segno, questo, del tipo di veleno utilizzato. Una sostanza di sintesi per uso agricolo, forse a base di metaldeide.A chi davano fastidio quei cani? Esclusa l’ipotesi dei pastori, rimane il dato di fatto. Qualcuno, quei cani, è andato a cercarli ad uno ad uno. I luoghi, infatti, distano anche alcuni chilometri e del veleno, nonostante le ricerche messe in atto dagli abitanti del posto, nessuna traccia. Anzi a non trovarsi sono gli stessi corpi dei poveri animali. Un’azione quasi maniacale, oppure finalizzata a fare scomparire, senza nulla mostrare, una operazione di “pulizia” dal randagismo.
 
GEA PRESS
8 SETTEMBRE 2012
 
Caserta – gatta abbandonata a morire sotto il sole (foto)
Salva grazie alle Guardie WWF e agli attivisti di Veg in Campania.
 
I fatti sono avvenuti lo scorso agosto nei pressi di Caserta Vecchia (CE). Il tratto di strada, chiuso al traffico per lo smottamento della carreggiata, di certo non ha agevolato il ritrovamento dell’ennesimo abbandono di animali.Una gattina bianca, lasciata al chiuso del trasportino a lato della corsia. Per fortuna, in quei luoghi si trovavano a passare le Guardie del WWF ed alcuni attivisti del gruppo Veg in Campania. Un trasportino, sotto il sole. All’interno, una gattina bianca in gravi condizioni di salute. Trasportata d’urgenza da un Medico Veterinario, la povera gattina mostrava i sintomi di un colpo di calore. In aggiunta appariva disidratata ed affetta da una lieve dermatite.Senza l’intervento dei volontari la gattina sarebbe sicuramente morta. I gatti, infatti, n on potendo sudare per abbassare la temperatura corporea sono molto più esposti ai colpi di calore. Senza acqua e cibo, in compagnia solo di feci di topo.Le Guardie del WWF hanno depositato alla Procura competente una denuncia contro ignoti per abbandono e maltrattamento di animali, come previsto dagli artt. 727 e 544 ter del Codice Penale.La gattina è stata affidata al Rifugio Municipale di Caserta grazie all’interessamento dello stesso direttore sanitario dell’ASL, dott. Santamaria. Malgrado il Comune di Caserta sia da mesi in dissesto finanziario, il Rifugio Municipale continua a funzionare efficacemente con l’aiuto dei volontari dell’Associazione NATI LIBERI che, in seguito all’arrivo della gatta, hanno subito diramato l’appello di adozione e…finalmente una buona notizia: dopo pochi giorni, la gatta bianca ha trovato una nuova famiglia pronta ad accoglierla e amarla.
VEDI FOTO:
 
LIBERO
8 SETTEMBRE 2012
 
Ravenna: donna trova il gatto sgozzato, il marito confessa 'sono stato io'
 
Faenza - "Una donna di Faenza si e' rivolta questo pomeriggio al telefono amico di Aidaa raccontando di aver trovato due mesi fa il proprio gatto morto sgozzato e lasciato morire dissanguato. La donna ha chiesto all'associazione italiana difesa animali e ambiente cosa dovesse fare in quanto dopo due mesi il marito le ha confessato di essere l'autore della barbara uccisione". Lo fa sapere in una nota Aidaa."Stando a quanto raccontato dalla signora durante la telefonata il gatto sarebbe stato ucciso nel giardino di casa e il marito avrebbe sgozzato la bestiola 'in quanto gli stava sempre tra i piedi"', riferisce Aidaa.Il presidente Aidaa Lorenzo Croce ha consigliato alla signora di presentare regolare denuncia per il reato di uccisione di animale nei confronti del marito, e inoltre ha a sua volta avvisato telefonicamente i carabinieri della compagnia di Faenza di quanto contenuto nella segnalazione. Nei prossimi giorni Aidaa produrra' a sua volta una denuncia per maltrattamento nei confronti dell'uomo.
 
IL MESSAGGERO
8 SETTEMBRE 2012
 
Cervo imbizarrito è stato abbattuto in pieno centro storico a Imola++

 
BOLOGNA - Mattinata movimentata per le vie del centro storico di Imola. A creare stupore, trambusto e anche allarme è stato, verso le 8.30, la presenza - dapprima in via Mazzini e poi sotto la Torre comunale - di un cervo, con una ferita al costato e sanguinante. Il cervo, imbizzarito e impaurito dalla presenza di persone che hanno cercato di bloccarlo, si è allontanato percorrendo le vie del centro fino a raggiungere via Manfredi, dove si trova la sede del distaccamento dei Vigili del Fuoco dove era stata appronatata una rete per bloccarlo: inutilmente. L'animale, infatti, è riuscito a saltare la rete e a schivare anche l'iniezione sparata da un veterinario per addormentarlo. Lasciando una scia di sangue, a causa della ferita al costato, il cervo ha raggiunto infine via Gobetti dove è stato colpito a morte da una Guardia Forestale per evitare che si immettesse su strade ad alta circolazione di veicoli e e ulteriori problemi legati all'imprevedibilità dei suoi movimenti.
 
ALTO ADIGE
8 SETTEMBRE 2012
 
Purosangue ferito a morte È caccia ai colpevoli
 
di Fabio De Villa
 
BRESSANONE (BZ) Sgomento e rabbia, in un maneggio di Pinzago, dove Allegra, una giovane e talentuosa cavalla da competizione di 6 anni è morta nei giorni scorsi a seguito di alcune gravi ferite. Ora è giallo su chi possa aver commesso un gesto tanto brutale che, a quanto sembra, ha coinvolto anche un secondo equino di proprietà della stessa famiglia, i Kaufmann. L'episodio risale a qualche settimana fa, quando all'interno del maneggio “Circolo Ippico di Bressanone” con sede a Pinzago la giovane cavalla del valore di circa 7 mila euro ha cominciato a mostrare alcuni sintomi da stress. Martina Kaufmann, la sua proprietaria, si è così accorta di alcune ferite che l'animale presentava nella parte posteriore, precisamente sulla coscia e nella parte genitale. Interpellato anche il veterinario, questo ha confermato il ferimento volontario da parte di terzi. Dopo due giorni di agonia, la cavalla non è stata più in grado di reggersi in piedi e Martina ha dovuto prendere la difficilissima decisione di dare il via libera all'eutanasia. Comprensibilmente shockate dall'accaduto, Martina Kaufmann e la sorella Evi hanno immediatamente allertato i carabinieri per sporgere denuncia contro ignoti. All'interno del maneggio infatti, i cavalli vengono lasciati liberi di muoversi notte e giorno. Dunque, chiunque e in qualsiasi momento avrebbe potuto avvicinare gli animali e ferirli. Il titolare della struttura, interpellato dai militari dell’Arma, ha spiegato di non aver mai visto o sentito nulla di anomalo. Ma non è finita qui. Solo qualche giorno prima del ferimento di Allegra, infatti, anche il cavallo di Evi aveva mostrato sintomi di nervosismo, in seguito collegati ad una ferita scoperta sulla zampa posteriore dell’animale. Comprensibilmente preoccupate, Martina ed Evi hanno paura di eventuali ritorsioni nei loro confronti da parte della concorrenza nel mondo dell'ippica. Allegra, la cavalla deceduta, era una stella nascente ed era molto nota incampo agonistico a livello nazionale. Nelle ultime competizioni la cavalla era sempre riuscita a piazzarsi nei primi posti e stava facendo strada assieme alla sua Martina. Per questo motivo, non è da escludere il fatto che le continue vittorie dell'equino abbiano dato fastidio a qualcuno. I carabinieri, che stanno indagando sulla vicenda, non escludono alcuna ipotesi, nemmeno che si possa tratta re del gesto di un folle. Nella zona di Pinzago infatti, recentemente sono stati rinvenuti diversi cadaveri di gatti trucidati a colpi di arma da fuoco.
 
ALTO ADIGE
8 SETTEMBRE 2012
 
I Carabinieri: «Non è stata usata un’arma da fuoco»
 
BRESSANONE (BZ). I carabinieri della Compagnia di Bressanone hanno subito avviato le indagini, compiuto sopralluoghi e acquisito la documentazione medica relativa alle ferite rilevate sul povero animale e alla successiva sopressione. I militari al comando del capitano Marco Lunardi hanno così appurato che, a differenza di quanto parso in un primo tempo anche allo stesso veterinario, le profonde ferite presenti sul cavallo non erano state causate da un’arma da fuoco. Questa, per ora, dalle poche notizie trapelate, sembra l’unica cosa certa. Resta da capire perché, cosa sia stato utilizzato e soprattutto chi si sia accanito con tanta crudeltà contro un cavallo inerme. Il reato che si configura in questo caso è maltrattamenti su animali.
 
IL TIRRENO
8 SETTEMBRE 2012
 
Trovati dei volatili morti E’ giallo sul becco sigillato
 
Viareggio (LU) - Uccidere un animale innocente è già un gesto di efferata crudeltà. Se poi l'atto viene compiuto per puro divertimento, allora il termine giusto non può che essere sadismo. È questo quello che è capitato a Viareggio, nella zona della Darsena: gabbiani trovati morti con il becco chiuso e legato ben stretto con fascette nere, come quelle utilizzate nell'idraulica o per fissare gli imballaggi. A segnalare il caso è Marco Simoncini, lavoratore nei cantieri. «Stavo andando a prendere un caffè con alcuni colleghi in una pausa dal lavoro- racconta- quando ho visto il cadavere di un gabbiano in mezzo alla strada: pensavo inizialmente fosse morto per cause naturali, poi invece ho notato il laccio nero di plastica intorno al becco. È una cosa orribile quella che viene fatta a questi uccelli: un gesto crudele e senza senso».
 
LA PROVINCIA PAVESE
8 SETTEMBRE 2012
 
Pavia, il canile abusivo deve chiudere entro 7 giorni
 
PAVIA - Niente più cani al civico 50 di viale Repubblica, Guido Sacchi, ex allevatore professionale novantenne, dovrà restituirli ai proprietari entro una settimana. I vigili hanno fatto una segnalazione alla procura della Repubblica per disturbo della quiete pubblica e maltrattamenti agli animali in seguito alla raccolta di testimonianze e alla visione di alcuni video girati dai vicini che avevano fatto un esposto. I vigili erano stati chiamati il 23 agosto da una dozzina di residenti delle case popolari di via Repubblica che denunciavano odori, maltrattamenti e cani che latravano in continuazione. I vigili, accompagnati dai veterinari dell’Asl, sono tornati più volte. I cani erano ricoverati a titolo gratuito per conto di amici e conoscenti, ma per farlo – spiega la polizia locale – una legge regionale impone il rilascio di un nulla osta sanitario, perché considera canili o pensioni per cani le strutture che li ospitano, a prescindere dal pagamento. Ma in questo caso non c’era alcuna autorizzazione, e quindi il sindaco Alessandro Cattaneo ha emanato un’ordinanza di chiusura secondo la quale gli 11 cani, salvo quelli di proprietà del gestore, dovranno essere restituiti entro sette giorni ai proprietari oppure saranno trasferiti in canile a spese dei proprietari.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
8 SETTEMBRE 2012
 
Oltre mille km per riavere la sua gattina
 
CONEGLIANO (TV) Dopo giorni di ricerche e la disperazione per averla persa, la gattina viene ritrovata e una ragazzina di 14 anni con la sua famiglia fa oltre mille chilometri per poter riabbracciare la sua amata Funny. La famiglia romana Carmeni era giunta a Conegliano in vacanza, per trascorrere alcuni giorni alla fine di agosto e salutare il loro parente Bruno Carmeni, insegnante di judo nella palestra delle piscine. Proprio l'ultimo giorno di permanenza in città, Funny si è smarrita uscendo dalla palestra e scomparendo in zona Colnù. I padroni hanno incominciato a cercarla, sono stati mobilitati anche gli alpini, il personale della palestra e della piscina. La più turbata era la quattordicenne Ylenia, lei è affezionatissima a Funny. Ma dopo tre giorni di ricerca andati a vuoto la famiglia è stata costretta per impegni a fare ritorno a Roma, disperando ormai di non rivedere mai più la loro gattina. Invece qualche giorno più tardi, un giovane studente universitario, Alessandro Serafin, vede un micio aggirarsi nella zona delle piscine, notando che aveva una medaglietta al collo con un numero di telefono. Prova a chiamare ma dall'altra parte della cornetta non risponde nessuno e così il giovane e i suoi amici allertano l'Enpa. Nel frattempo la micetta forse impaurita scappa e così parte una nuova ricerca, che coordinata dai volontari dell'Ente protezione animali si conclude positivamente. Funny è stata così riconsegnata alla sua famiglia. La sua padroncina Ylenia ha percorso 1.200 chilometri per riabbracciare la sua gattina e riportarla a casa.
 
ALTO ADIGE
8 SETTEMBRE 2012
 
Un’iguana a spasso per Casanova I pompieri hanno salvato il rettile
 
di Susanna Petrone
 
BOLZANO - È sbucata dal nulla. Si è guardata intorno. Poi l’iguana è fuggita in un canale. La donna, che ieri stava passeggiando sulla ciclabile dietro il quartiere Casanova, si è spaventata a morte vedendo quel rettile lungo mezzo metro. Ha immediatamente chiamato i vigili del fuoco, dicendo di avere appena incrociato un animale molto grosso e molto “strano”. I pompieri hanno individuato il “bizzarro” animale quasi subito. Ma il rettile non si è fatto prendere così facilmente: ci sono voluti due tentativi prima di riuscire ad accalappiare l’iguana. «Si era nascosta in un canale. - spiegano i vigili del fuoco intervenuti sul posto poco prima di mezzanotte - Sono rettili abituati a nuotare e quindi è stato un po’ difficile acciuffarla». Ma alla fine, i pompieri sono riusciti a recuperare quell’animale, che di solito si vede solo nei reportage sui tropici. Per essere precisi, è Christoph Mauroner il vigile del fuoco che con i guanti ha afferrato delicatamente il rettile. «L’abbiamo misurata. - dice l’ispettore di turno - L’iguana era lunga 45 centimetri. Si tratta di un animale originario del Sud America e alcuni esemplari possono superare il metro e mezzo di lunghezza. Non è abituata alle nostre temperature. L’abbiamo consegnata agli esperti della Sill, che potranno ricostruire il suo habitat naturale». L’iguana salvata ieri mattina, potrebbe essere fuggita da qualche abitazione di Casanova oppure è stata abbandonata da qualche proprietario incosciente, spaventato dalla rapida crescita del suo animale domestico.
 
JACKTECHC.IT
8 SETTEMBRE 2012
 
L’inutilità della sperimentazione animale
Con tutto quello che si riesce a fare anche senza, perché farli soffrire?
 
Alessia Vicinanza
 
La sperimentazione sugli animali, fra macchinari sempre più prestanti e coscienze più sensibili,  sta diventando sempre più superflua e malvista. Anche tu di sicuro sarai ormai contrario. Se così non fosse, forse puoi cambiare idea oggi. Nuove frontiere: noi - Grazie alle nuove tecnologie informatiche e alle biotecnologie ormai siamo in grado di riprodurre la maggior parte dei tessuti e degli organi umani. Questi non sono solo ottimi per trapianti e cure, ma sono anche la via più sicura per sperimentare nuove sostanze sia in campo farmaceutico sia cosmetico. Il motivo è semplice: cosa c’è di più simile a noi se non noi stessi?
Riproduzioni fedeli - Ecco alcuni esempi di prodotti che è già possibile utilizzare: CeeTox ha riprodotto in vitro delle cellule umane dalle staminali, Hurel un fegato, MatTek è riuscita a ottenere un prototipo - sempre da materie prime coltivate in laboratorio - di pelle umana. Pensa che il primo modello/simulatore di un cuore risale addirittura a tredici anni fa! Radiografie ad alta definizione per il cervello sono disponibili al posto delle protesi. Un’altra via è il micro dosaggio iniettato a volontari. Di nuovo: chi meglio di noi?
Esiti poco felici - In fondo, per quanto simili, solo in rari casi gli studi sugli animali offrono risultati utili. Su 500 trattamenti contro gli infarti, per esempio, solo due hanno effettivamente funzionato. Anche il JAMA (Journal of the American Medical Association), già nel 2006, metteva in guardia sulla veridicità e validità di questa metodologia. Il problema è che, come costatato due anni fa dal PLOS (Public Library of Science), tendenzialmente vengono pubblicati solo i dati positivi. Ma i risultati parlano chiaro, soprattutto quelli dei computer.
La via da seguire - Uno dei primi studi su come eliminare gli sperimenti sugli animali risale al 1959, grazie a due scienziati William Russell e Rex Burch. I due inglesi, per riuscire nell’intento, proposero di seguire le “tre R”, ovvero Reduction, Refinement e Replacement (Riduzione, Finezza, Sostituzione): nel primo caso si tratta di diminuire gli esemplari, nel secondo di trattarli meglio e nella terza di optare per gli altri metodi. Dopo oltre 50 anni forse è decisamente il caso di passare all’ultima fase, e molti animalisti sono già all'opera. Era ora, non trovi?
 
BRESCIA OGGI
8 SETTEMBRE 2012
 
Norma anti-vivisezione riparte l'esame in Senato Caso-Asl: bufera a Milano
 
Riparte in Senato l'esame dell'articolo 14 che se approvato vieterà in Italia l'allevamento di cani, gatti e scimmie destinati ai laboratori di ricerca. Il comma «affossa vivisezione» è contenuto nell'emendamento presentato dall'ex ministro al Turismo Michela Brambilla, inserito a sua volta nel disegno di legge sulla legge comunitaria. Approvato a larghissima maggioranza alla Camera, il provvedimento sta «prendendo polvere» nella commissione Politiche dell'Ue di palazzo Madama. Venerdì 14, l'emendamento Brambilla tornerà sotto la lente dei senatori. Nel frattempo non si è spenta l'onda di polemiche e veleni dopo la bocciatura bipartisan in Consiglio regionale della mozione presentata dall'esponente dell'Idv Gabriele Sola che chiedeva la chiusura definitiva di Green Hill e un'ispezione sull'Asl di Brescia. Il testo ha incassato i voti favorevoli di Idv, Sel, Partito Pensionati e Pippo Civati del Pd, mentre il resto del suo partito ha sposato il «no» di Pdl e Lega. Una posizione anomala considerato che tutti i partiti, con varie sfumature, hanno appoggiato senza riserve l'inchiesta della procura. Lo stesso governatore della Lombardia Roberto Formigoni aveva annunciato l'avvio di un'ispezione interna alla Asl di Brescia per verificare se i controlli effettuati su Green Hill fossero stati eseguiti correttamente. «Il Consiglio regionale ha una funzione di vigilanza e controllo – osserva Sola – e l'ente, attraverso la capillare rete delle Asl dovrebbe far valere il proprio ruolo ispettivo. Ora - continua il consigliere dell'Idv per nulla scoraggiato dalla bocciatura della mozione - dobbiamo agire su due fronti. Il primo: contribuire ad individuare i responsabili di questa vergogna, se del caso anche in seno all'Asl bresciana, e puntare alla chiusura definitiva di Green Hill. Il secondo: promuovere le tecniche alternative alla sperimentazione animale, come previsto dal nostro progetto di legge depositato da mesi al Pirellone». Più dura la presa di posizione dell'associazione animalista Freccia 45: «La posizione del Pirellone è scandalosa - osserva la portavoce Susanna Chiesa -, anche alla luce dei recenti fatti giudiziari che hanno riguardato l'allevamento di Montichiari ancora in possesso delle autorizzazioni regionali».
 
BRESCIA OGGI
8 SETTEMBRE 2012
 
L'ombra del licenziamento sui dipendenti di Green Hill
MONTICHIARI (BS). Cavalleri della Fai-Cisl: «L'alternativa alla chiusura potrebbe essere una riconversione della struttura»
L'allevamento verso il capolinea? Dopo il vertice con la Marshall i sindacati chiedono l'apertura un Tavolo per ricollocare gli operai
 
Erano in ventuno. Due si sono dimessi dopo l'apertura dell'inchiesta della procura che ha travolto l'allevamento controllato dalla multinazionale Marshall. Gli altri stanno virtualmente accudendo a rotazione i venti beagle, gli ultimi rimasti dopo l'operazione di affidamento giudiziario che ha svuotato dei 2.400 segugi la struttura di Montichiari. Smaltito il monte ferie, per i diciannove dipendenti di Green Hill si allunga ora l'ombra del licenziamento. O nella migliore delle ipotesi (si fa per dire), resteranno in organico a stipendio zero euro. Sono queste le prospettive tutt'altro che confortanti affrescate ieri mattina dal vertice fra la proprietà dell'allevamento di cani destinati alla sperimentazione e le delegazoni sindacali. Il direttore di Green Hill e il rappresentante europeo della Marshall han no fatto il punto della situazione con Daniele Cavalleri della Fai-Cisl e Alberto Semeraro FlaiCgil. Il destino dei lavoratori dell'azienda da tre anni bersaglio di una mobilitazione «planetaria» anti-vivisezione, passa da due strettorie: quella giudiziaria e quella dell'accesso agli ammortizzatori sociali. La proprietà ha ribadito ai sindacati di non poter dare nessuna garanzia sul mantenimento dell'occupazione in attesa dell'esito dell'appello sul pronunciamento del Tribunale del riesame che ha dissequestrato l'allevamento ma lasciato sotto custodia giudiziaria i cani affidati sotto l'egida di Lav e Legambiente a migliaia di famiglie «adottive». COMPLESSO ANCHE il nodo ammortizzatori sociali. Inquadrati nel comparto agricolo, gli adetti non possono accedere a quelli tradizionali come la cassa integrazione straordinaria. Se l'azienda, come velatamente ventilato nell'incontro con i sindacati, decidesse di cessare, anche temporaneamente l'attività si ritroverebbero di colpo senza fonte di reddito. Uno spiraglio potrebbe essere aperto dalla Cisoa, la cassa integrazione del settore agricolo che copre al massimo 90 giorni. L'Inps ha dato il via libera alla presentazione della domanda. «Ma - precisa Cavalleri -, l'erogazione è subordinata al procedimento giudiziario. Se l'inchiesta dovesse riconoscere delle violazioni a Green Hill, l'ammortizzatore sociale sarebbe annullato. E comunque anche se autorizzata, la Cisoa non assicura nell'immediato un sostegno economico ai dipendenti». Per i sindacati il tempo stringe. Nei prossimi giorni potrebbero scattare le prime lettere di messa in mobilità. «CI PREPARIAMO AL PEGGIO» ammette Cavalleri che chiederà a Regione e Prefettura l'apertura di un tavolo di crisi. «Non spetta a noi entrare nel merito della vicenda giudiziaria nè del dibattito etico sulla vivisezione. Chiediamo soltanto alle istituzioni di sostenere con strumenti straordinari venti famiglie che rischiano di restare senza fonte di sostentamento. Se Green Hill cessa l'attività serve un incisivo piano di ricollocamento o di riconversione dell'allevamento».
 
L’ARENA
8 SETTEMBRE 2012
 
Morìa di anatre e cigni, è botulismo
PESCHIERA (VR). Individuata la causa del decesso in vari punti del lago di Garda di un centinaio di esemplari tra i quali anche i gabbiani
La tossina ingerita dai pennuti per colpa di carcasse di animali rimasti in acqua; presto un piano di prevenzione con l'Asl 22

Giuditta Bolognesi

 
Botulismo, ovvero intossicazione originata dal batterio Clostridium botulini: è questa la causa della morìa di anatidi - circa un centinaio tra anatre, cigni reali, gabbiano comune e reale - verificatisi quest'estate sul lago di Garda. Un fenomeno accaduto anche negli anni scorsi, ma mai di queste proporzioni. L'individuazione della causa conferma pure l'assenza di pericolo di contagio, non solo per le persone ma anche tra gli stessi animali: la malattia, infatti, insorge esclusivamente a seguito dell'ingestione di cibo contenente la tossina, ovvero di carni di animali morti che rimangono in acqua o per troppo tempo o in condizioni tali da facilitare la produzione della tossina (temperatura elevata, nessun ricambio d'acqua, dunque di ossigeno, ecc.). Ed è proprio su questo aspetto, la rimozio ne delle carcasse, che lavorerà il settore Veterinario dell'Als 22, impegnato a preparare, entro fine anno, un piano di intervento. Questo è quanto emerso ieri mattina a Peschiera, durante un incontro voluto dal vice presidente e assessore all'Ecologia della Provincia Fabio Venturi per affrontare il fenomeno segnalato questa estate sia dall'Asl che dall'associazione «Verdeblu», che per la Provincia svolge attività di recupero e cura della fauna selvatica sul territorio veronese. All'incontro c'erano i rappresentanti delle amministrazioni gardesane: tra gli altri Umberto Chincarini e Giovanni Chincarini, sindaco e consigliere del Comune di Peschiera; Lauro Sabaini, vice sindaco di Bardolino; Fabio Marinoni, assessore all'Ecologia di Lazise; Alessandro Salvelli, responsabile del Settore veterinario dell'Asl 22, il biologo Ivano Confortini responsabile del servizio Tutela faunistica e ambientale della Provincia; ma anche i presidenti di alcune associazioni venatorie e Paolo Arena, presidente provinciale di Confcommercio che aveva ricevuto alcune segnalazioni da parte di associati evidentemente preoccupati delle potenziali ricadute negative sul turismo. «Oggi abbiamo gettato le basi per un intervento comune e coordinato per affrontare preventivamente il problema», ha detto il consigliere Giovanni Chincarini. «Le temperature eccezionali avute questa estate e per un periodo così lungo, il livello dell'acqua che si è molto abbassato nel giro di poche settimane, ha purtroppo favorito l'insorgenza del problema. Non c'è alcun motivo di allarmarsi ma, con il coordinamento della Provincia, da parte di istituzioni ed associazioni non c'è alcuna intenzione di sottovalutare il problema, ma la volontà di intervenire e far sì che non si ripresenti: l'unica possibile intervento è quella di rimuovere nel più breve tempo possibile le carcasse di anatidi o pesci morti. Ma questo può essere fatto al meglio seguendo le indicazioni del settore veterinario dell'Als: un protocollo d'intervento, con le varie competenze, ci verrà sottoposto in un nuovo incontro che si terrà prima della fine dell'anno». Per l'estate prossima dunque Comuni, Provincia e organismi tecnici di riferimento, sapranno come e quando intervenire per evitare che animali morti restino in acqua o vicino alle rive col pericolo che veicolini il botulismo. Ma non è tutto. «Prepareremo dei cartelli per invitare la gente a non gettare cibo a questi animali: spesso i turisti gettano pane ai pennuti, ma è deleterio per la salute di anatre e cigni, può causare loro problemi di salute ed esporli a maggiori rischi di malattia».
 
RAI NEWS 24
8 SETTEMBRE 2012
 
Il clima impazzito che uccide gli animali
 
Sono circa 200 - secondo la stima del Soccorso Alpino - i bovini uccisi dall'ondata di freddo che nei giorni scorsi ha investito gli alpeggi del Piemonte dopo un'estate torrida e una prolungata siccita' che ha 'bruciato' i prati.
Neve a bassa quota (intorno ai 2.000 metri), forti piogge e brusco abbassamento delle temperature (anche di oltre 15 gradi in poche ore) hanno sorpreso gli animali, gia' stremati per il caldo, spesso in zone impervie e senza strade.
Le operazioni di recupero del Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese sono concentrate nella zona delle Valli cuneesi: ieri in Valle Ellero (Cuneo) sono state recuperate 15 carcasse di animali che, con un elicottero, sono state trasportate a valle
per lo smaltimento; a Demonte (Cuneo) sono stati localizzati altri 38 capi di bestiame da recuperare.
In Piemonte, da quest'anno, c'e' una convenzione fra Regione e Soccorso Alpino che prevede che sia quest'ultimo a occuparsi dell'intera gestione di questo tipo di emergenze. Le squadre del Soccorso alpino fanno prima una perlustrazione a piedi delle singole zone e, individuato l'animale morto, chiedono l'intervento dell'elicottero per il recupero.
 
LIBERO
8 SETTEMBRE 2012
 
Maltempo: moria di bovini nel cuneese per neve e freddo dei giorni scorsi
 
Torino - Una vera e propria moria di capi di bovini che si trovavano in alpeggio, impegna da oltre una settimana gli uomini del Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese principalmente nella zona delle Valli cuneesi. A causare il decesso di circa 200 animali sarebbe stato il maltempo dei giorni scorsi, con la neve caduta anche a bassa quota, intorno ai 2.000 metri, le forti piogge e il brusco abbassamento delle temperature. In particolare, a Demonte sono 38 i capi di bestiame da recuperare mentre ieri in Valle Ellero 15 carcasse di animali sono state recuperate con l'elicottero e trasportate a valle per lo smaltimento.Da quest'anno una Convenzione con la Regione Piemonte prevede che sia il Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese ad occuparsi dell'intera gestione di questo tipo di emergenze. Le mandrie si trovano in zone disagiate prive di strade e quindi gli interventi avvengono con una perlustrazione a piedi dell'area interessata, l'individuazione degli animali morti e il successivo recupero con l'elicottero.
 
LA SICILIA
8 SETTMBRE 2012
 
denuncia di un pastore di butera
Pecore e agnelli sbranati dai cani randagi
 
Butera. (CL)  Ancora cani randagi in azione. Stavolta hanno preso di mira un ovile in contrada San Cusumano. Il bilancio è stato di quattro pecore e tre agnelli tutti sgozzati. Ad accorgersi di quanto accaduto è stato lo stesso pastore che appena giunto nel suo ovile per il consueto lavoro, s'è ritrovato di fronte ad uno spettacolo davvero atroce con quattro pecore e tre agnelli che giacevano a terra dilaniati dai morsi dei cani randagi.
Un bilancio veramente molto amaro per il pastore proprietario dell'ovile che, già nei mesi scorsi, era stato interessato da una "visita" da parte di cani randagi che gli avevano sgozzato altre pecore ed agnelli. Anche stavolta, come allora, l'uomo ha sporto denuncia ai carabinieri.
Su quanto avvenuto è intervenuto il parroco Padre Aldo Contraffatto: «Questo ennesimo episodio che ha visto l'ovile di contrada san Cusumano assalito da cani randagi non può e non deve essere ignorato da nessuno».
Il parroco di Maria Ausiliatrice, recentemente salito alla ribalta per la vicenda del cane Birillo prima accalappiato e poi liberato e adottato, ha concluso facendo rilevare: «Mi auguro che, per questi cani randagi, ci sia la stessa solerzia e decisione che s'è registrata nel caso di Birillo, anche perché questi cani, a differenza del nostro Birillo che è assolutamente innocuo e socievole come dimostra l'amore che i tanti buteresi hanno per lui, di danni ne procurano tanti, per cui auspico un intervento».
 
LA SICILIA CATANIA
8 SETTEMBRE 2012
 
«Vendesi perché i cacciatori mi sparano dentro casa! »
I «visitatori» cercano di uccidere conigli e volatili fin sotto casa

Orazio Vecchio

 
Prov. Di Catania - «Vendesi perché i cacciatori mi sparano dentro casa! ». La provocazione è scritta a caratteri cubitali su un grande cartello appeso in bella mostra a fianco al cancello d'ingresso della villa. Ma se la bella casa nella campagna di Santa Venerina, dove vivono da anni, i coniugi Scuderi non vogliono effettivamente metterla sul mercato, sono invece realtà i disagi e la preoccupazione che soffrono quando si apre la stagione della caccia. E nei giorni scorsi è accaduto per l'ennesima volta quanto lamentato già in precedenza, con le doppiette azionate a pochi metri dal cortile.
La via Palombaro, tratto urbano della SP 49I nel quartiere di Badia, delimita una zona di verde, sul lato che dà verso il mare, in parte coltivato a limoni, in altra parte incolto. Ed è qui che i cacciatori "allenano" armi e animali. «Gli spari cominciano al mattino presto - spiega il sig. Cesare Scuderi - ma la questione non è l'orario. Il problema è che i cacciatori, entrati dalla parte del giardino, arrivano con i cani fin sotto casa, a pochi passi dal cortile, per cercare di uccidere conigli e volatili. Solo che spesso si sbagliano: ogni volta che sentiamo un colpo, temiamo per qualcuno dei nostri gatti. Finora ce ne hanno uccisi quattro». «Dal terrazzino raccogliamo persino i pallini esplosi dalle doppiette. Una volta abbiamo visto proprio davanti alla cucina un cacciatore scappare e andarsi a nascondere dietro un albero, rincorso dal cane», aggiunge la signora.
La famiglia Scuderi cerca di distogliere gli indesiderati visitatori da questo pericoloso esercizio. Ha pure allertato le forze dell'ordine, ma non è stato sufficiente, anche perché è difficile cogliere sul pos to un cacciatore e perché i pallini possono cadere a distanze notevoli rispetto al punto di esplosione.
Gli Scuderi continuano a sentirsi minacciati: «Non sappiamo davvero cos'altro fare», spiegano con una rabbia che fa a pugni con la tranquillità della zona.
 
GEA PRESS
8 SETTEMBRE 2012
 
Piemonte – fucili appesi al chiodo – il TAR sospende la caccia
Accolto il ricorso di LAC, Pro Natura e SOS Gaia.
 
Con Ordinanza del 7 settembre 2012 il TAR del Piemonte ha accolto il ricorso presentato contro il calendario venatorio 2012/2013 del Piemonte dalle associazioni LAC – Lega per l’abolizione della caccia, Pro Natura, Fondazione per l’Ecospiritualità – Commissione SOS Gaia. Sospesa, dunque, l’efficacia del Calendario venatorio 2012/2013 nonché di tutti gli atti presupposti, antecedenti, conseguenti, successivi e comunque connessi al predetto provvedimento.La caccia, intanto, si ferma e non parte in tutto il Piemonte. Domenica 16 settembre 2012 i cacciatori possono dormire fino a tardi, dicono ora le Associazioni.Alla base del provvedimento vi sarebbero in sostanza tre ragioni. Mancanza del Piano Faunistico venatorio regionale. Mancanza della Valutazione d’incidenza prevista per la rete Natura 2000. Mancato rispetto del parere dell’ISPRA per quanto riguarda i periodi della caccia.“Per l’Assessore regionale alla caccia Sacchetto una sonora lezione – ha dichiarato Roberto Piana Presidente della Sezione Piemonte della LAC – Punita la sua arroganza, è ora giunto per lui il momento di dimettersi, magari portandosi dietro il “compare” Vignale, con lui principale protagonista dello scippo del referendum regionale contro la caccia”.“Per gli animali selvatici è una grande vittoria e un grande giorno” ha dichiarato Piero Belletti di Pro Natura. “Ora aspettiamo con fiducia che Napolitano sciolga il Consiglio regionale colpevole del furto di democrazia del maggio scorso. Ancora una volta lo Studio legale Fenoglio-Callegari di Torino si è distinto in una battaglia difficilissima per la difesa della fauna selvatica. Gli animali ringraziano”.
 
GEA PRESS
8 SETTEMBRE 2012
 
Abruzzo – Calendario venatorio sospeso in buona parte dal TAR
Decreto urgente per tutelare l'orso e altre specie in declino. Vietata per ora anche la caccia in SIC e ZPS.
 
Il TAR di L’Aquila ha sospeso oggi con un provvedimento urgente “inaudita altera parte” buona parte del calendario venatorio della Regione Abruzzo. Per la prima volta, su ricorso di WWF ed Animalisti Italiani, il TAR L’Aquila ha adottato un provvedimento di tale gravità, nei casi precedenti la sospensiva era stata data dopo la Camera di Consiglio.“Abbiamo appena appreso – ha dichiarato Dante Caserta, Vicepresidente WWF Italia – questa importante notizia che rende conto per l’ennesima volta della gravissima situazione che riguarda le scelte in materia venatoria dell’Assessore Febbo e del suo staff in assessorato all’agricoltura. Il TAR ha riconosciuto il grave pericolo derivante dalle scelte su orso, caccia nei fragilissimi siti de lla Rete Natura 2000 SIC e ZPS e per diverse specie a sfavorevole status di conservazione, come Allodola, Quaglia, Tortora, Beccaccia, Marzaiola, Beccaccino, Moriglione e Pavoncella.”Le due Associazioni lamentano di non aver potuto presentare prima il ricorso, anche a causa del fatto che la Giunta Regionale abruzzese ha varato il calendario il 30 luglio, pubblicandolo il 31 luglio e facendo partire l’addestramento cani addirittura il primo agosto, il giorno dopo la pubblicazione!“La legge – continua Dante Caserta – prevede che il Calendario sia varato entro il 15 giugno ed è evidente che questi sono trucchi per ritardare i nostri ricorsi. Avremmo probabilmente bloccato la vergognosa preapertura, anche perché l’1 e il 2 settembre si è sparato proprio ad una delle specie in calo numerico, la Tortora.”“L’Assessore Febbo – conclude Caserta – è stato refrattario ai nostri appelli a fermare la preapertura a causa della siccità con motivazioni risibili visto che negli stessi giorni andava a Roma per sollecitare il riconoscimento dello stato di calamità per l’agricoltura proprio per la siccità”.Ora l’avvio della stagione venatoria il 16 settembre potrà avvenire in maniera del tutto limitata, in attesa della Camera di Consiglio del TAR fissata per il 26 settembre.Il WWF e Animalisti Italiani lunedì 10 alle h 11 terranno una conferenza stampa sull’argomento presso la sede del WWF a Pescara, via D’Annunzio 68.
 
GEA PRESS
8 SETTEMBRE 2012
 
Sicilia – a caccia con un decreto fantasma
ENPA e WWF: nessun provvedimento in Gazzetta Ufficiale – chi va a caccia può essere denunciato.
 
Infine è stato fatto. Il Decreto dell’Assessore Agricoltura e Foreste della Regione siciliana, Francesco Aiello, è stato scritto. Il calendario venatorio 2012-2013, impugnato dal TAR, è sospeso ed in Sicilia si può sparare con i dettami del vecchio provvedimento 2011-2012. Forse.I Decreti per essere esecutivi, devono essere pubblicati nella Gazzetta Ufficiale ed in quella della Regione siciliana, che si pubblica il venerdì, non vi è traccia del Decreto in questione. Dunque, secondo WWF ed ENPA, la caccia in Sicilia continua ad essere sospesa.Il WWF con una sua nota ha comunicato di avere nuovamente diramato alle Prefetture e a tutti i Comandi di polizia, un memorandum giuridico che spiega il perché un cacciatore, ora fermato, incorre nei reati di bracconaggio. Una situazione grave, almeno sotto il profilo della legittimità costituzionale. Chi ha ragione?A prescindere da ciò, grazie ad un colorito carteggio in atto tra diverse Associazioni Venatorie, risulterebbe che un primo calendario, già nei mesi scorsi, era stato redatto. Subentrato l’Assessore Aiello è stato dato incarico a due consulenti vicinissimi ad una parte del mondo venatorio, che hanno formulato quello attuale. Quanto ne basta, sostengono all’ENPA, per chiedere formalmente non solo chi sono gli autori del calendario attuale cassato dal TAR, ma anche quante risorse economiche sono state impiegate per redigerlo. Un calendario, sostengono da ENPA, che allo stato si è rivelato un atto contrario alle Leggi dello Stato Italiano.“Ricordiamo ai cacciatori – riferisce in un suo comunicato ENPA – che la caccia è allo stato non regolamentata. Lo stesso Decreto scritto da Aiello, sa di gaffe. Infine redatto ma non pubblicato in Gazzetta Ufficiale”Per il WWF, qualunque attività di caccia che venga esercitata a carico di qualsivoglia specie in questo periodo di divieto, è penalmente rilevante e sanzionata ai sensi dell’art. 30 lettera a) della Legge n. 157/1992 (che prevede l’arresto da tre mesi ad un anno o l’ammenda da euro 929,00 ad euro 2.582,00), nonché in base alle altre disposizioni del codice penale e della legislazione speciale in tema di armi da sparo. Le motivazioni giuridiche sono state inviate dagli Uffici del WWF anche in Procura.
 
LA ZAMPA.IT
8 SETTEMBRE 2012
 
I granchi selezionano il cibo con un "segnale luminoso"
Le specie che vivono sui fondali dell'Oceano hanno la capacità di vedere il colore
del cibo dannoso alterato
 
Bahamas - Sul fondo dell'Oceano, dove il sole arriva poco, i granchi selezionano il cibo con delle luci ultraviolette.E' questa la recente scoperta dei ricercatori della Duke University, pubblicata sul Journal of Experimental Biology.Per selezionale il cibo buono da quello nocivo o dannoso i granchi sfruttano questa capacità di distinguere visivamente i coralli tossici sui cui si posano, perchè appaiono ai loro occhi verdi o verdi-blu, codice cromatico che innesca la consapevolezza di un potenziale rischio.Il cibo adatto a loro, come il plancton, appare esclusivamente blu, quindi sicuro da mangiare.
La scoperta apporta una nuova conoscenza alle difficili da fare sugli animali che vivono nei fondali più profondi.  Finalmente è
svelato il mistero della vista al buio, la profonda sensibilità oculare di cui i granchi sono dotati è altamente funzionale alla loro sopravvivenza.
 
LA SICILIA RAGUSA
9 SETTEMBRE 2012
 
Vittoria. La storia di Teo dopo quella del gatto nero torturato e impallinato in campagna
Un altro micio appeso a un filo

 
Prov. di Ragusa - Ancora sevizie sugli animali. Dopo il ritrovamento del gattino nero torturato e impallinato in una campagna vicino Vittoria, un altro gatto è rimasto vittima della cattiveria umana. Si chiama Teo e i suoi proprietari, i signori Moncada, lo hanno cercato per più di 24 ore. Lo hanno trovato penzoloni su un palo, in una strada di campagna tra Comiso e Vittoria appeso a un filo d'acciaio che era quasi impossibile da togliere talmente era legato stretto.
 
LA SICILIA
9 SETTEMBRE 2012
 
Gli Animali seviziati
Legato a un palo con un filo d'acciaio che gli ha bloccato la circolazione per 24 ore. Così i signori Moncada hanno ritrovato il loro gattino
 
Valentina Maci
 
Prov. Di Ragusa - Sevizie sugli animali. L'orrore continua dopo il ritrovamento del gattino nero torturato ed impallinato in una campagna vicino Vittoria la cui storia ha, in pochi giorni, fatto il giro del web lasciando sgomente centinaia di persone.
Un altro gatto, color pesca, è rimasto vittima della cattiveria umana. Si chiama Teo e i suoi proprietari, i signori Moncada, lo hanno cercato per più di 24 ore, e quando credevano di averlo perso lo hanno visto lì, penzoloni su un palo, in una strada di campagna tra Comiso e Vittoria, il loro piccolo, quel gattino che loro adorano, e che è per loro come un figlio, stava lì a soffrire appeso ad un filo d'acciaio che era quasi impossibile da togliere talmente era legato stretto. I due coniugi hanno tranciato il cavo e portato l'animaletto, ancora con il fil di ferro legato alla zampa presso il "Centro veterinario kasmeneo". E' accaduto mercoledì pomeriggio. I medici del Centro, Emanuele Occhipinti e Gianni Ragusa, lo hanno curato. "Il gattino - ha raccontato il dottore Ragusa - presentava un cappio ad uno degli arti posteriori, sicuramente forgiato dalle mani di un professionista in quanto realizzato con un filo d'acciaio abbastanza sottile, impossibile da slegare per il gattino. Non c'è molto da fare, la circolazione è venuta a mancare per un arco di tempo che si stima proprio in circa 24 ore. La zampa è andata in cancrena nonostante la cura antibiotica, dobbiamo operarlo e rischia di perdere l'arto. L'animale non presenta segna di possibili pallini nel corpo. Comunque, non so se i due episodi possono essere correlati vero è che ogni anno, nell'approssimarsi della stagione venatoria questi atti aumentano. Riceviamo spesso in questo periodo animali impallinati. F ino a ieri è arrivato un cagnolino impallinato dal proprio proprietario mentre cercava di prendere un coniglio".
Fatto sta che questi due gattini sono stati seviziati e appesi nel vuoto, per aumentare il dolore, e poi lasciati lì ad attendere la morte. Il gatto nero lotta tra la vita e la morte, il rischio è che perda anche lui la zampetta posteriore. Non riusciamo ad immaginare un gattino con tre zampe soltanto, soprattutto non vogliamo neanche immaginare che cosa pensi lui di questa umanità che si dice intelligente ed evoluta e sevizia animali indifesi. C'è chi considera gli animali alla stregua di oggetti o anche peggio. Fortunatamente in questo mondo di "bestie" c'è ancora chi si salva, ci sono persone sensibili che come le due coppie di coniugi protagoniste di questa triste vicenda amano gli animali.
"Sono stata al centro dei veterinari Scifo e Straquadanio che hanno in cura il gattino - ha raccontato la moglie dell'uomo ch e ha ritrovato il micio nero, crocifisso, nelle campagne di Vittoria - gli ho portato l'omogeneizzato, ha mangiato un po', è stremato e spaventato. Ho saputo dal veterinario che non sta bene e che forse per la zampetta non ci sarà nulla da fare. A me a questo punto basta che si salvi, i medici stanno facendo il possibile, al resto ci penseremo dopo. Gli starò accanto. Sono vicina ai due coniugi di Comiso, so bene quanto stiano soffrendo". Per due gatti salvati chissà quanti non verranno mai ritrovati e moriranno. Vittime inermi di atroci sofferenze, scaturite immotivatamente dalla "bestia" repressa di qualche mente deviata.
 
LA SICILIA RAGUSA
9 SETTEMBRE 2012
 
«Gesti deplorevoli Malato chi li compie»
 
Prov. Di Ragusa - Non potevano non sentirsi chiamati in causa i cacciatori della provincia iblea dopo gli efferati atti di violenza ai danni dei due gattini ritrovati esangui in questi giorni. Soprattutto alla luce del fatto che il gatto nero, come è emerso dalla radiografia effettuata dai medici Scifo e Straquadanio di Vittoria, è stato impallinato con un fucile da caccia. Il presidente dell'associazione Caccia e Pesca Biscari ha così commentato i drammatici eventi: "Noi cacciatori stigmatizziamo questi gesti deplorevoli. Inclassificabili. Chi agisce in questo modo va bandito dalla società. Noi cacciatori ci dissociamo - ha aggiunto Caggia - perché non accettiamo la strumentalizzazione data dal gesto di un imbecille. Altra cosa sono gli incidenti di caccia rispetto alle torture fatte a questi gatti. Gli incidenti possono capitare ma questo non vuol dire che siano intenzionali. Noi amiamo i nostri cani, non faremmo mai loro del male. Chi ha crocifisso il gatto a Vittoria o appeso l'altro con un cappio ha sicuramente un disturbo mentale non giustificabile in alcun modo. Non accettiamo generalizzazioni che ci paragonino a chi compie atti come questi di pura follia". Per ciò che concerne le modifiche al calendario venatorio Caggia ha evidenziato che «l'unica soluzione sarebbe quella che il calendario venga in futuro gestito prevedendo un lavoro sinergico tra cacciatori ed ambientalisti».
 
L’ARENA
9 SETTEMBRE 2012
 
L'atroce fine di Luna, uccisa da un boccone avvelenato
TREGNAGO (VR). La famiglia Bravi denuncia quanto accaduto alla propria cagnetta tra il Progno e località Deserto
«Chi lascia in giro queste esche è un criminale, colpisce alla cieca e anche un bambino potrebbe rimanerne vittima»

NELLA FOTO – il labrador Luna avvelenata da un boccone killer

Vittorio Zambaldo

 
Una tranquilla passeggiata domenicale con il proprio cane è diventata un incubo per la famiglia Bravi, che ha visto morire Luna, labrador di nove anni, fra indicibili sofferenze in appena mezz'ora, a causa di un boccone avvelenato. «È stata una sofferenza terribile per Luna e per noi», racconta Giorgio Bravi, che con la moglie era uscito per una passeggiata tra i vigneti vicino alla propria casa, «ma anche per la gente che si è fermata per aiutarci ma non ha resistito allo strazio, ed è risalita in macchina». Avevano attraversato il Progno e raggiunto la località Deserto camminando lungo le capezzagna fra vigneti e i frutteti. Erano sulla strada del ritorno, verso le 17, a metà del guado del torrente di fronte all'ex fabbrica Italcementi, quando Luna si è fermata ed ha cominciato a tremare come fosse colpita da scosse elettriche. «Teneva la bocca serrata e a fatica sono riuscito ad estrarle la lingua per impedire che soffocasse. Poi mi sono attaccato al telefono chiedendo aiuto all'amico veterinario», racconta Bravi. Caricare Luna in auto e raggiungere l'ambulatorio di Illasi: non ha fatto passare più di mezz'ora dal momento in cui i sintomi si sono manifestati, ma Luna è arrivata già cadavere sulla porta dell'ambulatorio. «Non c'era più nulla da fare, purtroppo, se non assolvere agli adempimenti imposti dalla legge avvertendo il Comune, l'Ulss e la Polizia provinciale», riferisce il veterinario, dottor Cesare Lerco, che ha evitato l'esame necroscopico perché la sintomatologia era evidente e una decina di giorni prima aveva fortunatamente salvato un altro cane avvelenato nella stessa zona. «In quell'occasione, il cane, un meticcio di una dozzina di chilogrammi di peso, aveva spontaneamente vomitato il boccone e su quello abbiamo predisposto le analisi tossicologiche», riferisce il veterinario. «Sia sull'argine destro che su quello sinistro del Progno sono avvenuti palesi casi di avvelenamento a causa di bocconi killer. Per questo ho chiesto al sindaco di collocare dei cartelli di avvertenza della presenza di esche avvelenate, perché chi frequenta quei luoghi sia informato e tenga gli animali al guinzaglio. Purtroppo quando chiamano in ambulatorio capiamo al volo la gravità della situazione e la diagnosi si potrebbe fare sulla base delle urla disperate che si sentono al telefono», commenta amaro il veterinario, denunciando che la barbarie dei bocconi avvelenati, oltre che un gesto criminale contro i poveri animali che ne restano vittime, è anche una lesione della libertà individuale perché impedisce di uscire liberamente con la propria famiglia e i propri animali negli spazi comuni che dovrebbero essere di riposo e serenità. «Non capisco il disegno che sta dietro questi gesti assurdi», aggiunge Bravi, «perché se è vero che le esche avvelenate dovrebbero difendere il ripopolamento della fauna dai predatori, quanti le spargono in giro dovrebbero sapere che gli animali non sanno leggere, non capiscono che quell'esca è per la volpe o la faina e che vittime possono essere anche i bambini, che incautamente le tocchino e si portino le mani alla bocca». «Non abbiamo frequentato boschi o lande desolate», prosegue Bravi, «ma campi coltivati, tenuti come gioielli, strade carrabili frequentate da chiunque: chi prepara e sparge le esche è un criminale, perché colpisce alla cieca, azzera gli affetti che inevitabilmente nascono e si consolidano in anni di convivenza con i propri animali domestici. La vita è un cerchio e auguro a chi ha colpito il nostro cane e gli affetti della nostra famiglia di provare le stesse sofferenze».
 
GEA PRESS
9 SETTEMBRE 2012
 
Grosseto – la gabbia “evoluta”: acchiappa cani e istrici
Denunciato dalla LAC e dalla Polizia Provinciale.

  
Colto sul fatto dalle Guardie della LAC (Lega Abolizione Caccia) si è fatto pure scappare che con quell’arnese aveva catturato pure due cani. Liberati, dice il bracconiere, come nel caso dei cinghiali. Chissà.Due entrate, separate tra loro. Al centro una pedana ed un meccanismo a scatto che avrebbe comportato, una volta attivato, la chiusura simultanea delle due aperture. La soffiata è arrivata dagli stessi ambienti venatori. Riportavano la cattura di istrici, ma considerato che in quella zona si uccidono parecchi cinghiali è probabile che l’innovativo aggeggio abbia fatto scattare qualche gelosia.Di sicuro l’animale che finiva ingabbiato aveva davanti a sé meno ostacoli. Due entrate, opposte tra loco, sistemate in un terreno agricolo di Roccastrada. Le Guardie della LAC sono state appostate per due giorni prima di fermare il bracconiere.Come esche sono state rinvenute un paio di zucche, ma il fatto che siano stati catturati pure dei cani, fa pensare che in quell’incredibile arnese fosse stato disposto anche qualcos’altro.Il soggetto denunciato non è un cacciatore. Nessun porto d’armi uso caccia. I reati contestati sono quelli di uso di mezzi vietati per l’attività venatoria ed esercizio della caccia in periodo di chiusura generale. La Polizia Provinciale di Grossetto, stupita anch’essa per il ritrovamento di quella trappola così particolare, ha provveduto al sequestro. In 25 anni di attività della Guardie LAC di Grosseto, non è mai stato trovato un mezzo di tal genere.
 
TRENTINO
9 SETTEMBRE 2012
 
Caffaro, un capriolo finisce contro una Mercedes
 
CONDINO  (TN) L’area di servizio Agip in località Staiade, tra Condino e Storo è e resta una zona a rischio per cervi e caprioli. Gli investimenti degli ungulati non si contano più. Quest’estate ce n’è stato un primo a Cologna, e in rapida sucessione all'Aurora e, come spesso succede, all’altezza dell’area di servizio. Insomma, una strage. Ieri pomeriggio è toccato ad Adriano Monticelli travolgere una femmina di capriolo del peso di 27 chilogrammi. «Non sono riuscito ad evitare l’animale – racconta lo stuccatore di via del Grano – che, per poco, non è finito dentro l’abitacolo considerato che la vettura Mercedes SLK era decappottata». La bestia è stata recuperata e custodita dall’automobilista la cui vettura ha riportato alcune vistose ammaccature. L’automobilista è rimasto illeso, ma per riprendersi dallo spavento c’è voluto un po’.
 
IL MATTINO DI PADOVA
9 SETTEMBRE 2012
 
Cane rimane incastrato in un tubo Salvato dai pompieri
 
VO’ (PD) - Viene investito da un’auto e preso dal terrore si incastra in una tubatura. Brutta disavventura, ieri mattina, per un segugio di razza. Intorno alle 11.30 l’animale è uscito dai confini della propria abitazione, che si affaccia lungo la Sp 89. All’altezza del distributore Tamoil, il segugio è stato investito da un’automobile e poi agganciato da un’altra che seguiva. Il fido è stato trascinato per qualche metro. Liberatosi, ha cercato rifugio in un vicino fossato. Preso dal terrore, si è rintanato in una tubatura che passa sotto un ponticello: lo spazio stretto ha portato però l’animale ad incastrarsi. Per liberarlo sono arrivati i vigili del fuoco di Este, che hanno impiegato parecchi minuti, molta pazienza e notevole perizia. Il quattro zampe ne è uscito fortunatamente solo con una zampetta rotta. 
 
GEA PRESS
9 SETTEMBRE 2012
 
TAR e caccia in Sicilia – fioccano le prime denunce ai cacciatori
Per la Forestale siciliana, però, si può cacciare – lo dice il suo Assessore.
 
Dalle centrale operativa di Trapani del Corpo Forestale della Regione Sicilia, un impiegato civile riferisce ai Carabinieri che in Sicilia si può cacciare. Lo dicono i funzionari, riferisce l’impiegato, ovvero, stante così le cose, i dirigenti del ruolo civile della Regione siciliana.I Carabinieri erano stati chiamati da Enrico Rizzi che assieme ad alcuni attivisti del PAE si era recato stamani all’alba nelle campagne del trapanese a seguito delle lamentale di alcuni abitanti per le continue esplosioni dei cacciatori. Riscontrata la presenza, Rizzi ha richiesto l’intervento dei Carabinieri (nella foto). Dalla Forestale, però, l’impiegato riferisce che la caccia in Sicilia è aperta. A nulla valgono le spiegazioni circa il fatto che il Decreto firmato dall’Assessore Agricoltura e Foreste Francesco Aiello, non è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Un decreto fantasma, dunque, almeno sul piano della sua esecutività. “Comunicheremo tutto alla Procura – riferisce Rizzi – e vedremo allora chi ha ragione“.Stessi problemi in alcune Stazioni dei Carabinieri della Sicilia orientale, dove i militari si sono dovuti scontrare con la motivazione ripetuta dai Distaccamenti Forestali. A Caltanissetta, invece, saranno comunicati alla Procura i nominativi di alcuni cacciatori fermati dalle Guardie zoofile della LIDA e del WWF per il controllo della microchippatura dei cani. Anche a questi cacciatori era stato riferito circa il fatto che la caccia non avesse avuto alcuna interruzione.Una situazione grave che fa seguito ad un parere dell’Assessore Agricoltura e Foreste il quale, dopo la decisione del TAR di sospendere il calendario venatorio 2012-2013, ha ritenuto, dalla lettura del documento del TAR, di annunciare la continuità dell’attività venatoria. Lo s tesso Assessore, però, firmava giorni dopo il Decreto di sospensione del nuovo calendario e di entrata in vigore del vecchio. Un fatto indispensabile, secondo le Associazioni, ma di nulla esecutività fintanto che non verrà pubblicato nella Gazzetta Ufficile. Fino ad allora, cioè, la caccia è sospesa.Questo per le Associazioni. L’Assessore Aiello, infatti, ha ribadito in un comunicato la sua interpetazione. Chiunque agirà in maniera diversa, commetterà un atto illegale. Così, addirittura, è stato comunicato dallo stesso Assessore agli organi di polizia.
 
LA ZAMPA.IT
9 SETTEMBRE 2012
 
Caccia sospesa, lo ha deciso il Tar
Gli ambientalisti: una nostra vittoria
 
antonella mariotti
 
Torino Prima vittoria per gli animalisti: il 15 le doppiette dei cacciatori rimarranno a riposo. La caccia è sospesa con sentenza del Tribunale amministrativo. Il documento è stato depositato ieri e ordina la sospensione del calendario venatorio, quindi di fatto la caccia. «Il Tar ha accolto il nostro ricorso - spiega Piero Belletti di Pro Natura -, il motivo è semplice: non sono state prese in considerazione le indicazioni dell’istituto per la fauna selvatica, e la Regione Piemonte non ha un piano faunistico venatorio ormai da parecchio tempo». Per dare il via al calendario, non è obbligatorio che le Regioni seguano le indicazioni dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Devono tuttavia motivare le ragioni della loro decisione.
 
LA ZAMPA.IT
9 SETTEMBRE 2012
 
Addio Monty, amato cane della Regina
Il corgi è apparso anche nel video che ha inaugurato le Olimpiadi Londra
 
È morto Monty, uno degli amati corgi di Elisabetta II, tanto amato da apparire con la regina alcune settimane fa nella cerimonia d'apertura dei Giochi Olimpici di Londra 2012. Monty, che aveva 13 anni, era il cagnetto che, insieme a Willow e Holly, caracollava davanti alla Regina, in un corridoio di Buckingham Palace, in "missione speciale" accanto a James Bond.Adesso, a Palazzo Reale, rimangono le sue due sorelle, Willow e Holly, e due esemplari di dorgi, un incrocio tra corgi e bassotto. Secondo Buckingham Palace, di recente è morto anche un altro dorgi, chiamato Cider. La Regina, che ama moltissimo gli animali, ha già ricevuto in dono un altro cucciolo di corgi.
 
IL GIORNALE
10 SETTEMBRE 2012
 
Elisabetta in lutto: è morto il cane reale
 
Manila Alfano
 
Dopo tredici anni insieme, Monty, il suo cagnolino è morto. Buckingham Palace ha diramato la notizia, a Corte tutti piangono la scomparsa del corgi reale. Lo avevamo visto Monty, caracollare davanti a Elisabetta. Felice e scodinzolante, le sue zampette corte e buffe trotterellavano vicino alla sua adorata padrona, co-star con Sua Maestà-Bond Girl e Daniel Craig del memorabile video che aveva aperto le Olimpiadi di Londra 2012. Ma quella era stata solo l'ultima di una lunga, lunghissima serie di apparizioni con sua Maestà. L'amore che Elisabetta nutre nei confronti della razza Corgi supera ogni etichetta di corte, legame familiare e sentimentale: per loro c'è sempre posto, anche nelle occasioni ufficiali, che sia un viaggio di nozze, un giro in carrozza o una riunione privata all'interno delle stanze di Buckingham Palace. Monty era sempre con lei, con lui ha tagliato il traguardo dei sessantanni di regno. Da sempre, sin dall'infanzia, questa è stata la razza prediletta da Her Majesty. Era importante Monty, un pezzo della sua vita, il prediletto, appartenuto in precedenza alla Regina Madre, un legame forte. Da 13 anni compagno fidato, con un carattere un po' lunatico, tanto che si sospetta che qualche maggiordomo ha segretamente tirato un sospiro di sollievo ricordandone gli affilati dentini conficcati nei polpacci. Nel comunicato della Casa Reale non si precisa quando il cagnolino, sia morto, o dove, e se le cause siano state naturali. Monty non è l'unico dei cani di Sua Maestà, secondo il comunicato del portavoce di Buckingham Palace, ad essere passato a miglior vita: è morto anche Cider, uno dei dorgi di Sua Maestà, incrocio tra corgi e dachsund. Tutti conoscono la passione della Regina per i corgi, nata quando il padre Giorgio VI le regalò il primo, Susan, per i suoi 18 anni. Monty, discendeva direttamente da Susan. Con la morte di Monty i corgi reali restano due, Willow e Holly, anche loro nel video che aveva aperto le Olimpiadi di Londra 2012.Ma Monty, Willow e Holly erano stati ultimamente protagonisti, assieme a Cider e agli altri dorgi, di un altro episodio più dark finito sui giornali. E anche se Buckingham Palace non lo ha confermato, è legittimo sospettare che la morte dei due cani sia da collegare a questo fattaccio. A fine agosto Sua Maestà aveva chiamato uno «strizzacervelli» degli animali per calmare i suoi cani che avevano azzannato il terrier della nipotina Beatrice. L'incidente era successo a Balmoral, negli stessi giorni in cui il principe Harry finiva in pasto ai media per le sue scorribande nude a Las Vegas e la sovrana era in ansia per la salute del marito Filippo in ospedale. Monty, Willow e Holly erano a passeggio con Max, il terrier di Beatric e, quando le dinamiche di gruppo hanno girato al peggio e il cagnolino vittima dell'attacco si è ritrovato sanguinante e con un orecchio mozzato. Era allora che la Regina aveva chiamato lo psicologo, ma oggi, non ci è dato sapere se Monty era riuscito a guarire.
 
DAG SPIA
10 SETTEMBRE 2012
 
GIALLO A CORTE: CHI HA “SUICIDATO” IL CORGI DELLA REGINA? - MISTERIOSA MORTE DI MONTY, UNO DEI TRE WELSH CORGI PEMBROKE DI ELISABETTA - UN MESE FA IL CAGNOLINO ERA STATO PROTAGONISTA DEL FILMATO CON LA REGINA VERSIONE “BOND GIRL” ALL’APERTURA DELLE OLIMPIADI - AD AGOSTO A BALMORAL I CORGI REALI AVEVANO AZZANNATO IL TERRIER DI BEATRICE, LA NIPOTINA DI ELISABETTA: VENDETTA?…
 
La sua gloria è durata poco più di un mese, ma tanto basta perché la sua morte sia una notizia. E dunque: si è spento ieri, all'età di 13 anni, Monty, uno dei tre cani Welsh corgi Pembroke della Regina Elisabetta. Ne dà l'annuncio Buckingham Palace. Monty era stato il cane da compagnia della regina madre, morta nel 2002 a 101 anni. Entrato nell'asse ereditario della figlia Elisabetta, e subito nel suo cuore, era diventato attore nel luglio scorso, apparendo, insieme ai cugini Willow e Holly, nel filmato inserito nella cerimonia di apertura delle Olimpiadi, starring la regina nei panni di una Bond girl accanto a Daniel Craig, sesto attore a interpretare l'agente 007 (Casino Royale, Quantum of Solace, Skyfall).Monty, Willow e Holly andavano incontro all'attore, venuto a pre ndere la regina per portarla all'Olympic Stadium al l'inaugurazione delle Olimpiadi, e li scortavano attraverso sale e corridoi. Una scena very British, che oggi dà a Monty il diritto a un «obituary» con foto in tutti i giornali del regno e non solo. Resta però un mistero il come e il dove della morte. Ad agosto a Balmoral - la residenza estiva scozzese della famiglia reale - i corgi reali avevano ferocemente azzannato il terrier della nipotina Beatrice. Per calmare i loro istinti bellicosi, la regina aveva chiamato il più celebre psicoterapeuta dei cani, il dottor Roger Mugford, che già aveva risolto brillantemente il caso del bull terrier della principessa Anna, condannato a un'iniezione letale dopo che aveva azzannato due bambini. Adesso molti collegano gli episodi e si interrogano su questa morte improvvisa: è stata per cause naturali? O il corgi era diventato ingestibile? Buckingham Palace tace. La famiglia reale britannica ha una particolari predilezione per questa razza di cani - nome completo: Welsh Corgi Pembroke - piccoli ma forti, curiosi, intelligentissimi. In realtà cani molto proletari, da fattoria, ottimi per guidare le mandrie al pascolo.A nobilitarli fu, nel 1933, l'incontro con l'allora Duca di York, che ne acquistò uno come dono per i 18 anni della figlia Elisabetta. Il cane venne ribattezzato Dookie, conquistò immediatamente il cuore della famiglia reale e divenne il capostipite di una lunga serie di corgi reali. Viziatissimi e temutissimi: l'istinto è quello di azzannare i garretti dei bovini. Che poi siano i polpacci degli umani, per loro non fa differenza.
 
QUOTIDIANO PIEMONTESE
9 SETTEMBRE 2012
 
Spopola la “Cow poop”, ovvero la mucca da cacca!
 
Si chiama “Cow poop” ed è il primo allevamento in Piemonte, a Cavour, nella zona di Torino, di mucche da cacca! Proprio così. L’iniziativa, lodevole sotto molti aspetti, è di una giovane coppia desiderosa di una vita più sana e a stretto contatto con la natura, rispettosa di questa, dei suoi ritmi e in pieno accordo con la vita altrui, quella animale. In che modo realizzare tale progetto? Con la creazione di una nuova realtà agricola che consenta di allevare gli “animali da fattoria” traendo risorse dalla loro vita anziché dalla loro morte e reinvestendo quanto ottenuto nelle attività di coltivazione del terreno, insomma invece di macellare le mucche, usarle per il loro letame con cui concimare le coltivazioni. Un rapporto di collaborazione professionale uomo-animale. Paritario! Ed ecco che nasce la Farm Serenity “Caud” dove mucche e cavalli, che nel corso degli anni i due agricoltori hanno salvato dal macello, garantiscono la disponibilità del letame che viene utilizzato una volta “maturo” per arricchire i terreni adibiti alla coltivazione di ortaggi e frutta prodotti come natura vuole. Un percorso non facile, ma che alla lunga rende, sia in termini economici, sia in termini salutistici.La cow-poop è una mucca da cacca, ovvero un animale allevato unicamente per la produzione del letame che non è sottoposto a fecondazione e quindi non partorisce vitelli o produce latte. Il suo lavoro è… defecare e, a quanto pare ci riesce anche bene! La mucca di razza piemontese, nota per le sue carni gustose, è un animale docile le cui origini sono molto antiche. Si stima che risalgano a 25mila anni fa quando alcuni esemplari di Aurochs (bovini di epoca giurassica) si incrociarono con Zebù di provenienza eurasiatica.Nei secoli, questo nobile animale ha servito i contadini del Piemonte lavorando accanto a loro finendo, poi nel piatto come fonte di cibo, ma sebbene a piccoli passi, la rivoluzione antispecista è già in atto. La mucca continua a lavorare, come molti altri animali, per l’uomo, ma in cambio ottiene una vita serena e un ciaciglio comodo. In breve, un dare e avere.Il “cinguettio sociale” attorno alla Cow poop viaggia on line, sui forum, sui social network e sempre più persone apprezzano questo stile di vita, desiderando condividerlo o, almeno avvicinarsi e pre farlo imetodo sono semplici. Basta anche solo “noleggiare” a tempo determinato un animale della fattoria, ad esempio la maialina Lady. Gli usi sono molteplici e la compagnia garantita.Info: 333 5241264; shadow.horse@hotmail.it; http://farmserenitycow.blogspot.it/
 
GEA PRESS
10 SETTEMBRE 2012
 
Bologna – il cane chiuso nel sacco e inabissato nel Reno
L'appello: chi dovesse riconoscerlo faccia sapere.

 
I fatti sarebbero accaduti venerdì scorso, quando nella sponda del tratto cittadino del fiume Reno, sotto il ponte nei pressi di via del Triumvirato, viene trovato un piccolo zaino. La zona è frequentata da stranieri e da persone che portano in passeggiata il proprio cane. Lo zainetto incuriosisce ed un signore che nei luoghi viene proprio per fare sgambettare il quattrozampe, decide di aprirlo. All’interno ci sono alcune pietre ed il corpicino di un cane di colore nero. Si raduna una piccola folla ma nessuno ritiene di dovere denunciare il ritrovamento. Anzi, ai collari del cagnolino viene legata una cordicella che, pendente da un ramo, calerà lo zainetto in acqua. Le pietre, non rimosse, faranno sprofondare il tutto.Tale racconto viene riferito il giorno dopo a Chiara Munari che, in quei luoghi, porta anch’essa il proprio cane. Inorridita si avvicina a quella corda la quale serba ancora il macabro peso. Lo zainetto, le pietre e i poveri resti. Un maschietto con il petto deformato forse da alcuni tumori. Poi un prolasso intestinale e due collari. Uno di colore azzurrino e l’altro del tipo antipulci. Chiara cerca di saperne di più, ma a parte la strana curiosità di chi ha voluto mostrare lo zainetto sommerso, poco o nulla si viene a sapere.Chiara Munari si attiva subito e due ore dopo arriva la ditta incaricata dello smaltimento. Dopo una serie di passaggi tra i vari numeri delle emergenze in uso alle forze di polizia, sopraggiunge anche la Polizia Municipale. Il cagnetto ha la lingua penzoloni che sembra essere stata presa a morsi. Così riferisce l’addetto della ditta. Il cane viene disposto in un sacco e mandato all’incenerimento.Chiara, però, vuole sapere cosa è successo a quel povero cane. Sporge denuncia e diffonde la foto. Forse una segnalazione di qualche attendibilità. Il cagnetto potrebbe essere stato visto, assieme ad un altro compagno di sventura, in possesso di una persona che vivacchia nella zona. Tutto da verificare, però. Circa l’esame autoptico doveva essere chiesto dall’autorità competente, forse la stessa Municipale. Il cagnetto di origine e fine ignota, è però già avviato all’incenerimento.“Mi domando perché nessuno ha fatto niente – riferisce Chiara Munari a GeaPress – perché casualmente sono dovuta imbattermi io per denunciare il tutto. Spero almeno che con la diffusione della fotografia si possa sapere qualcosa di più“.Per ora l’unica cosa certa è che il cane non aveva microchip. Difficile pensare che lo zaino, appesantito dalle pietre, sia stato trasportato dalla corrente. Dal racconto di chi venerdì l’ha trovato, parrebbe essere stato rinvenuto vicino la sponda, in un punto non facilissimo da raggiungere. Poi l’assurdo inabissamento.Per chi avesse informazioni in merito GeaPress mette a disposizione la sua mail info@geapress.org
 
GEA PRESS
10 SETTEMBRE 2012
 
Monreale (PA) – cani avvelenati…sbucano da sottoterra (foto)
Una cagnetta superstite lotta tra la vita e la morte
 
Ancora avvelenamenti nel monrealese, in provincia di Palermo. La strage, stavolta, coinvolge le vaste campagne di San Martino delle Scale, territorio peraltro già noto, in passato, per analoghi episodi cruenti. Gli animali avvelenati, sostengono alcuni residenti del posto, sarebbero all’incirca una decina. Di alcuni corpi, però, nessuna traccia. Come spariti nel nulla, misteriosamente. Più della metà, infatti, manca all’appello. Alcuni sono stati ritrovati malamente seppelliti. Sbucano letteralmente da sottoterra. Una scena raccapricciante.Una delle vittime, recuperata, ad inizio settimana, in condizioni drammatiche, da alcuni abitanti che se ne prendevano cura, lotta, ancora oggi, fra la vita e la morte (nella foto in gallery). La veterinaria, che da giorni l’assiste costantemente, informa GeaPress di un qualche lieve miglioramento, benché non possa ancora considerarsi fuori pericolo.La segnalazione dell’ennesima mattanza arriva puntuale ai volontari della Lida Palermo che, nel corso della settimana, hanno effettuato diversi sopralluoghi, alla ricerca di qualche utile indizio.“Questo territorio rappresenta un’autentica maledizione per i nostri animali – dichiara Marilena Oddo, segretaria della Lida Palermo – fra impiccagioni, avvelenamenti e sevizie di ogni genere. E’ stato angosciante – continua la Oddo – percorrere strade e campagne deserte, colme, sino al giorno prima, di cani e gatti territoriali“.Monreale, in questi giorni, si presenta come terra di nessuno. Così le Associazioni hanno già in altre occasioni denunciato. Chi avrebbe dovuto non ha mai pensato ad alcun tipo di soluzione reale ed efficace. Chi ci ha pensato, di contro, l’ha fatto nel peggiore dei modi. Risolvendo ignobilmente.“Fatti così gravi, da queste parti, non sono certo eccezionali – afferma Giusy Caldo, consigliere della Lida Palermo - assistiamo a continui rinvenimenti di animali vaganti, tanti dei quali morti per strada perché avvelenati o investiti, a volte carbonizzati o in stato di decomposizione e, spesso, gettati nell’immondizia. Senza contare – conclude la Caldo - l’incessante aumento di abbandoni, specie di animali anziani e malati.”Da qualche tempo, pare che l’amministrazione di Monreale, scossa dalla frequenza di alcuni atti particolarmente efferati, abbia chiesto espressamente l’aiuto e la collaborazione di qualche associazione, nel tentativo di porre un definitivo rimedio alla situazione di criticità, in cui versa uno dei più vasti territori d’Italia. Gli obiettivi principali, secondo attendibili indiscrezioni, riguardano l’istituzione di un’anagrafe canina, le necessarie sterilizzazioni, l’opportuno innesto dei microchip ed una struttura idonea, che sia finalmente in grado di accogliere gli animali e, laddove necessario, di assisterli adeguatamente.
VEDI FOTO:
 
VIVERE ASSISI
10 SETTEMBRE 2012
 
Rivotorto (PG): rogo in capannone agricolo, decine di animali bruciati vivi
 
Una terribile sorte è quella toccata a decine di animali morti tra le fiamme in un incendio divampato all’interno di un capannone agricolo andato distrutto. A darne notizia la stampa locale. L’incidente si è verificato nel primo pomeriggio di domenica nelle campagne di Santa Maria della Spina, località di Rivotorto di Assisi.Nella struttura, contenente fieno e altro materiale affastellato, erano presenti capi di bestiame (piccioni, conigli, oche) che sono morti intrappolati nelle gabbie e nei recinti che li contenevano.I vigili del fuoco sono giunti sul posto in breve tempo, ma non hanno potuto che contenere le fiamme evitando così il loro propagarsi, cercando di fare presto per scongiurare il rischio esplosione dato da una bombola presente nel capanno, il quale è an dato quasi completamente distrutto.
 
ANMVI OGGI
10 SETTEMBRE 2012
 
Maltrattamento, sequestrati cinquecento esemplari Cites
 
Sequestro della Forestale alla Fiera di Montichiari. Ambulante indagato. Reati contestati sulla base delle indicazioni fornite dal veterinario coadiuvante.
E' il notiziario del Mipaaf a dare notizia del sequestro di cinquecento animali da parte degli agenti del Nucleo provinciale di polizia ambientale e forestale (Nipaf) di Brescia del Corpo forestale dello Stato, nell'ambito di un'operazione volta alla tutela di animali protetti dalla convenzione di Washington, sul commercio delle specie selvatiche minacciate di estinzione. L'attività investigativa condotta dalla Forestale è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Brescia.
Nello specifico è stato contestato il reato di maltrattamento di animali sulla base delle indicazioni fornite dal medico veterinario che coadiuvava le operazioni, poichè sono stati rinvenuti venti esemplari di quaglie cinesi con gli arti inferiori completamente ricoperti da guano solidificato, al punto che gli stessi animali non riuscivano a deambulare liberamente e, per poter riposare, dovevano poggiarsi sul tarso della zampa.
Il commerciante vendeva pappagalli rari appartenenti alle specie più ricercate. Il grande numero di animali commercializzati quotidianamente nei vari mercati della Lombardia, l'elevato tenore di vita del soggetto e i prezzi di vendita particolarmente bassi, hanno indotto gli uomini della Forestale a ipotizzare l'approvvigionamento dal mercato illegale di pappagalli, fiorente in tutta Europa.
Su delega della Procura, i forestali hanno eseguito una prima perquisizione del punto vendita ambulante presso la fiera zootecnica di Montichiari (BS), dove è stata riscontrata la detenzione per la vendita di più di 50 esemplari tra parrocchetti e tortore autoctone, appartenenti a specie in via d'estinzione in Italia. Gli esemplari di avifauna e tartarughe eran o privi della regolare documentazione indispensabile per la detenzione e la vendita di animali e piante tutelate dalla convenzione di Washington. In particolare il commerciante non ha saputo fornire alcuna documentazione che giustificasse l'origine di ben 130 grandi pappagalli appartenenti a specie particolarmente protette tra cui: ara, amazzoni, cenerini, cacatua, oggetto di un intenso traffico illegale a livello mondiale ed europeo.
Ulteriori accertamenti sono stati effettuati in seguito a Villa D'Almè, nel comune del bergamasco, dove è stato scoperto un patrimonio illecito di animali, con un valore commerciale pari a più di 200.000 euro. Tutti gli animali erano pronti per essere venduti nelle diverse fiere del Nord Italia. Le condizioni di detenzione degli animali "erano assolutamente inadeguate per carenze di igienico sanitarie, per questo il personale della Forestale ha immediatamente posto sotto sequestro tutti gli animali presenti nella struttura". L'uomo, rischia pene fino ad un anno di reclusione e 100.000 euro di ammenda, nonché la confisca dei pappagalli illegalmente detenuti e degli esemplari maltrattati. L'attività commerciale comunque non potrà riprendere fino a quando l'indagato non avrà adempiuto alle prescrizioni che il medico veterinario ha impartito in sede di sequestro. Sono attualmente in corso le indagini della Forestale volte a scoprire le rotte commerciali che permettono l'ingresso illegale in Italia di ingenti quantità di animali, per ricostruire esattamente la dinamica dei fatti.
 
IL CENTRO
10 SETTEMBRE 2012
 
Bracconieri ancora in azione in alcune aree del parco
 
PESCASSEROLI (AQ) - Non c’è più il bracconaggio di una volta, la situazione, dicono i responsabili del Parco nazionale d’Abruzzo, è migliorata, ma il fenomeno persiste in alcune aree. Oggi i bracconieri prendono i mira non tanto l’orso e il camoscio, ma cervi, caprioli e cinghiali. Gli orsi sono spesso vittime collaterali. Recentemente è stata trovata una lupa sparata sul versante laziale del parco. Si tratta di uno splendido esemplare di femmina di lupo di circa 4 anni. L’animale era "in lattazione", il che significa che aveva appena partorito, molto probabilmente, 5 cuccioli. La carcassa è stata trovata dalle guardie del Parco durante il quotidiano giro di perlustrazione, nei boschi della Val Canneto, nel versante laziale dell’area protetta. Un’altra giovane lupa, invece, è stata trovata morta, sempre da una guardia del Parco, lungo la provinciale Marsicana nel tratto fra Pescasseroli e Opi. La morte è sopravvenuta per un forte trauma, si presume, quindi, che l’animale sia stato investito.
 
LA ZAMPA.IT
10 SETTEMBRE 2012
 
Piemonte, caccia: "L'assessore si deve dimettere"
 
antonella mariotti
 
Torino L’opposizione è già pronta e da oggi in consiglio regionale la caccia sarà un argomento spinoso per l’assessore Claudio Sacchetto, Lega Nord, da sempre con un occhio di riguardo ai cacciatori. «Per questo quando presenteremo il nostro disegno di legge regionale sulla caccia chiederemo anche le dimissioni dell’assessore» Andrea Stara, consigliere di Insieme per Bresso, da sempre insieme agli ambientalisti per il referendum sulla caccia, ha un suo progetto di legge (già depositato) proprio per coprire la mancanza in regione di norme sull’attività venatoria. La legge regionale era stata cancellata per evitare il Referendum chiesto dagli ambientalisti.
«La sentenza del Tar che ha sospeso il calendario venatorio non fa che confermare le nostre preoccupazioni - scrivono il capogruppo Pd, Aldo Reschigna e il consiglie re Mino Taricco - verso la politica di liberalizzazione della caccia dell’assessore. Così si finisce per danneggiare le categorie che si vorrebbero privilegiare». E infatti per i cacciatori sarà una settimana di «passione» in attesa delle annunciate modifiche al decreto per aggirare la sentenza del Tar. «Il risultato delle scelte sbagliate del centrodestra - proseguono ancora Reschigna e Taricco - è da una parte di rendere ingestibile la stagione venatoria, dall’altra il mancato contenimento di alcune specie porta con sé l’aumento dei danni in agricoltura e l’incremento degli incidenti stradali».A chiedere le dimissioni dell’assessore Sacchetto è anche Monica Cerutti di Sel che dice: «Non possiamo che essere soddisfatti per la decisione del Tar, intervenuto a evidenziare una situazione anomala e u n vuoto legislativo, per questo chiediamo la restituzione delle deleghe dell’assessore». Poi Cerutti ci va giù dura: «Il problema è che il Piemonte non ha un assessore istituzionale, ma un pasdaran dei cacciatori più integralisti. E che la promessa del presidente Cota di dotare la Regione di una nuova legge è ad oggi carta straccia».Della legge parla anche Andrea Buquicchio dell’Idv: «L’abolizione per eliminare il Referendum si è rivelata un boomerang». «Sono convinto - dice Buquicchio - che il metodo più democratico per scrivere una nuova legge consiste nel dare la parola ai cittadini, come chiesto da oltre un quarto di secolo da numerose associazioni ambientaliste». E il gruppo Idv insiste: «Per evitare il referendum e salvaguardare la volontà popolare basterebbe approvare la nostra proposta di legge che recepisce le istanze referendarie».
 
LA SENTINELLA
10 SETTEMBRE 2012
 
Il Tar sospende la caccia Niente doppiette il 16
 
TORINO - Caccia sospesa in Piemonte: il Tar ha accolto la domanda presentata da Lac (Lega per l’abolizione della caccia), Pro Natura e Fondazione per l’Ecospiritualità per la sospensione dell’esecuzione del calendario venatorio varato dalla Regione lo scorso 11 giugno. L’apertura della caccia era in programma per il 16 settembre. La sospensione è stata decisa in via incidentale e cautelare e riguarda l’efficacia del calendario venatorio 2012/2013 e di tutti gli atti presupposti, antecedenti, consequenziali, successivi e comunque connessi al calendario venatorio. I giudici amministrativi, con un’ordinanza, hanno ritenuto che il ricorso delle associazioni ambientaliste non è «allo stato sprovvisto di apprezzabili elementi di fumus boni iuris» in considerazione della «mancanza sia del Piano faunistico venatorio, sia della valutazione di incidenza, sia infine di una specifica motivazione a superamento dei rilievi dell’Ispra», l’Istituto Superiore per la protezione e ricerca ambientale. Il ricorso, presentato lo scorso 27 agosto, sarà trattato nel merito il 23 ottobre. E ora la Lac chiede la testa dell’assessore regionale: «Per l’assessore alla caccia della Regione, Claudio Sacchetto, è una sonora lezione - dice il presidente Roberto Piana - Ora dovrebbe dimettersi, magari portandosi dietro il consigliere Gianluca Vignale, con lui principale protagonista dello scippo del referendum regionale contro la caccia». Soddisfazione è stata espressa anche da Pro Natura, che ha presentato il ricorso insieme alla Lac. «Per gli animali selvatici - ha detto Piero Belletti - è una grande vittoria e un grande giorno. Ora aspettiamo con fiducia il pronunciamento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano».
 
MAREMMA NEWS
10 SETTEMBRE 2012
 
Scola: "Il vero predatore nocivo è il cacciatore"
 
Grosseto: "I cacciatori, fra le varie leggende che mettono in circolazione allo scopo di tutelare e di incrementare il loro mortifero “sport”, insistono nell’accusare alcune specie animali, come ad esempio le volpi e i rapaci, di essere animali nocivi – scrive Michele Scola, presidente della sezione di Grosseto di Italia Nostra - Così nocivi che, per incoraggiare l’uccisione delle povere volpi, hanno deciso di mettere in atto, come abbiamo appreso i giorni scorsi dalla stampa quotidiana, l’espediente di premiare con 15 euro la consegna di ogni coda di volpe uccisa. Un’iniziativa che rivela, più di tante parole, il barbaro, intollerabile sadismo che anima i cacciatori.Non gli basta uccidere animali per diletto: vogliono oltraggiarli con atti di spregio anche quando sono morti. Come i pellirosse, che tagliavano lo scalpo ai nemici e lo esibivano c ome un trofeo. E poi i cacciatori si indignano se qualcuno li definisce “killer”. Occorre rispondere a un paio di domande. Nei confronti di chi sarebbero nocive le volpi, e per quale ragione? Lo spiega senza mezze parole Paolo Isidori, presidente provinciale di Libera Caccia. “Gli Atc (Ambiti Territoriali di Caccia) - spiega - con i soldi dei cacciatori, ogni anno lanciano molta selvaggina (fagiani, starne, pernici, lepri), ma il 90% di questa diventa facile preda di poiane, gazze, cornacchie, ma soprattutto volpi. La volpe è il predatore per eccellenza, più mangia e più si riproduce.”Parole assolutamente chiarificatrici. I cacciatori, ammette Isidori, ogni anno, lanciano nell’ambiente naturale notevoli quantitativi di giovani esemplari di lepri, di fagiani e di altre specie animali, che, diventate adulte, diventeranno bersaglio delle loro doppiette. Le volpi, e gli altri “nocivi”, essendo non per loro colpa carnivori, cacciano per pura necessità di sopravvivenza, e ovviamente si cibano delle facili prede immesse dall’uomo nell’ambiente. Tanto basta, ai cacciatori, per definirli “nocivi, e per cercare in tutti i modi di sterminarli, mozzando poi le code delle volpi per ricevere in premio di 10 euro dall’Atc, oltre ad altri 5 da Libera Caccia.Eminenti zoologi – che non sono necessariamente animalisti - studiano da anni la questione, e hanno appurato che le volpi, a somiglianza di altre specie, hanno una sorprendente capacità di auto-regolazione e di adattamento rispetto alle condizioni dell’ambiente in cui vivono. Le volpi, in particolare, che le si lascino indisturbate o le si sottopongano a tentativi di sterminio, riescono comunque a mantenere costante l’entità della propria presenza in un dato territorio. Se il loro numero cala per effetto della caccia, le volpi recuperano, nel corso dello stesso anno, l’originaria densità di popolazione. Ciò avviene sia mediante un incremento della loro prolificità, sia attraverso l’arrivo, nell’area depauperata dalle stragi venatorie, di popolazioni volpine limitrofe, attratte, si badi bene, proprio dall’immissione di lepri e di fagiani che i cacciatori si illudono di poter compiere efficacemente nelle zone da essi “ripulite”. L’affermazione fatta dal dirigente di Libera Caccia, e cioè che “la volpe più mangia e più si riproduce” è vera, ma lo è fino a un certo punto, in quanto l’abbondanza di cibo non induce la volpe a moltiplicarsi all’infinito: raggiunta la densità di popolazione ottimale, questo sorprendente animale riesce infatti a ridurre la sua prolificità, prevenendo il fenomeno della sovrapopolazione e della conseguente carenza di cibo. Una capacità che, purtroppo, noi umani non possediamo .In secondo luogo, è del tutto assurdo pensare di ridurre la presenza di un predatore ritenuto “nocivo”, e capace di riprodursi in misura tanto maggiore quanto più abbondante è il cibo a disposizione, liberando nel territorio leprotti e fagianelle in quantità, facili prede di volpi e di rapaci. Che senso ha lamentarsi dell’eccessiva presenza di un “nocivo”, pagare una taglia su ogni coda mozzata, e poi offrire cibo a volontà ai superstiti, e ai nuovi arrivati subito affluiti dalle aree circostanti?In realtà, dietro a questa deplorevole pensata delle code mozzate, c’è un solo intento: inventarsi pretesti finto-ecologisti per allungare sempre di più i periodi di apertura della caccia, e per uccidere, comunque divertendosi, animali visti come competitori. Definire “nocivo” un animale è un concetto utilitaristico che risale ai tempi antichi. Ogni specie vivente svolge una pro pria funzione nell’equilibri o degli ecosistemi.Di veramente nocivo c’è soltanto il peggior predatore della Terra, la scimmia nuda chiamata uomo" conclude Scola.
 
LA PROVINCIA DI SONDRIO
10 SETTEMBRE 2012
 
Piedibus a Sondrio, gli asini accompagnano gli alunni
 
SONDRIO - L'anno scolastico 2012-2013 prenderà il via, per gli alunni che aderiscono al progetto Piedibus, con una esperienza davvero speciale. Il Comune di Sondrio, infatti, d'intesa con le dirigenze scolastiche dei tre nuovi Istituti comprensivi e in collaborazione con l'associazione sportiva e culturale dilettantistica "Passi e Crinali" di Sondrio, metterà a disposizione dei piccoli camminatori del Piedibus, nei primi tre giorni di scuola, degli accompagnatori… a quattro zampe. Gli asinelli Monica, Gino, Carotina, Cipollina, Sabina e, forse, anche il piccolo Pepè, collaboratori dell'associazione, cammineranno al fianco degli alunni lungo le fermate del servizio e fino all'ingresso a scuola.
Gli asini sono animali docili, tranquilli, lenti e affettuosi, ma estremamente indipendenti, capaci di autogestirsi, sempre attenti ai compagni d i viaggio e a ciò che li circonda. I loro sensi particolarmente sviluppati e la naturale empatia fanno degli asini degli amici pazienti e comprensivi, in grado di adattarsi alle esigenze altrui; per tali ragioni gli asini vengono sempre più di frequente utilizzati per attività terapeutiche, ma anche in attività didattiche con i più piccoli.
L'iniziativa intende valorizzare l'importanza dell'andare a piedi, seguendo il ritmo lento degli animali, che sanno fermarsi ed osservare ciò che li incuriosisce, e creare, attraverso la particolarità dell'esperienza, una sorpresa suggestiva che coinvolga direttamente i bambini e offra loro l'opportunità di vivere emozioni e sperimentare nuove sensazioni. Una delle peculiarità del progetto è quella di aver lasciato che fossero proprio gli asinelli accompagnatori a scegliere le linee Piedibus da percorrere, tenendo conto di ostacoli, pass aggi meno graditi oppure, semplicemente, chissà, del paesaggio.
La prima linea selezionata dagli asinelli è quella gialla in partenza da Via Marinai d'Italia in direzione della scuola primaria Paini di Via IV Novembre: mercoledì 12 settembre, alle 7.30, gli asini accoglieranno i bambini e percorreranno insieme a loro la strada verso la scuola.
Quanto ai giorni 13 e 14 di settembre, gli asini stanno ancora valutando i percorsi e, quindi, sarà una sorpresa per gli alunni del Piedibus vederli comparire al loro fianco. L'evento, che si terrà nelle giornate del 12, 13 e 14 settembre, è finalizzato a richiamare ulteriore attenzione sul servizio Piedibus e a sensibilizzare adulti e bambini alla partecipazione.
 
VILLAGGIO GLOBALE
10 SETTEMBRE 2012
 
Ambulanze veterinarie per gli animali
Mancava il decreto attuativo del ministero dei Trasporti per la messa in strada. Il provvedimento e consta di otto articoli. Il provvedimento individua gli stati patologici in presenza dei quali un animale è da considerarsi in stato di necessità e dunque bisognoso del mezzo di soccorso
 
Sono ufficialmente in arrivo le ambulanze veterinarie con tanto di sirene e lampeggianti. Sebbene il Codice della Strada già prevedesse la circolazione delle ambulanze veterinarie, mancava il decreto attuativo del ministero dei Trasporti per la messa in strada. Il provvedimento, redatto durante l'adunanza del Consiglio di Stato del 26 Luglio, è stato pubblicato sul sito del ministero della Giustizia lo scorso 13 Agosto e consta di otto articoli.Il testo normativo mira ad illustrare di quali requisiti, caratteristiche tecniche ed equipaggiamento, dovranno essere dotate le ambulanze veterinarie, nonché i veicoli adibiti alle attività di protezione animale e di vigilanza zoofila e quelli di proprietà dei concessionari delle autostrade nel caso in cui vengano adottati per trasportar e animali in gravi condizioni. Tutti questi mezzi potranno fare uso del lampeggiante, di colore blu, e della sirena.Diverso, invece, il discorso per il veicolo privato, che potrà comunque prestare soccorso ad un animale in difficoltà, con l'unica concessione di venire esonerato dai limiti che il codice della strada impone sull'uso del clacson.All'articolo 6, il provvedimento individua gli stati patologici in presenza dei quali un animale è da considerarsi in stato di necessità e dunque bisognoso del mezzo di soccorso.Si aspettava da tempo un regolamento che riempisse un vuoto normativo per ufficializzare l'utilizzo di mezzi di soccorso per animali, che, in altri paesi, è ormai attivo da anni. Maurizia Pallante, Medico Veterinario
 
PET PASSION
10 SETTEMBRE 2012
 
Animali e truffe: il caso delle tartarughe terrestri. Parola all’esperto
 
Anche le tartarughe di terra e di acqua sono spesso coinvolte in casi di truffe e raggiri, o vengono vendute in maniera illegale senza la necessaria documentazione. Abbiamo chiesto il parere dell’esperto, Marco Marsili. «Molte volte vediamo annunci di persone che vendono tartarughe prive di documenti: è bene ricordare che le Testudo sono in  Allegato A Cites, pertanto necessitano di regolari documenti che ne dimostrino la nascita in cattività. Acquistare tartarughe prive di documenti significa andare incontro a pesantissime sanzioni.Importante da sapere è che una tartaruga non denunciata non potrà mai esser e regolarizzata pertanto se dovessimo trovare un esemplare in natura è buona rego la lasciarlo dove lo abbiamo trovato e se in difficoltà va consegnato immediatamente all’ufficio forestale più vicino.»Se sei stato testimone di raggiri e truffe, ti invitiamo a condividere la tua esperienza con gli altri membri della community nel gruppo di discussione “Contro il traffico di cuccioli e gli annunci truffa”, per fermare le truffe e i traffici illeciti di animali.
 
LA SICILIA
10 SETTEMBRE 2012
 
Nuova schiusa di uova di tartarughe alla Plaia
«Dopo 40 anni una stagione eccezionale»
 
Prov. Di Agrigento - Sono nate altri piccoli di «Caretta caretta» nello stabilimento che quest'anno è stato soprannominato dai bagnanti il «lido delle tartarughe». Già, una stagione che è stata a definita eccezionale quella che ha visto tornare sul nostro litorale questi stupendi animali. Ed è stata un'esperienza fantastica vedere le impronte sulla sabbia; centinaia di piccole orme che hanno lasciato a bocca aperta tutti, grandi e piccini. Siamo stati abituati a vedere questi animali solo in tv, a pensarli lontani, a considerare come mete per la nidificazione aree ancora incontaminate come le spiagge di Lampedusa. Poi, invece, basta osservare la schiusa e ammirare una tartaruga che nasce e ci si rende conto che i «miracoli della natura» esistono e ch e la Plaia è tornata ad essere meta di nidificazione. «Quarant'anni addietro i lidi alla Plaia arrivavano sino alla piscina comunale - ricorda il professore Luigi Lino - responsabile del centro recupero fauna selvaggia - le tartarughe ponevano le uova in prossimità dell'oasi del Simeto e avendo una memoria del luogo di nascita sono ritornate nel momento della fertilità nello stesso punto. Certo, vederle così in massa alla Plaia è un evento eccezionale» sottolinea il naturalista. Quella che si è schiusa ieri era la nidiata scoperta a luglio, avevamo già sentito vibrare le uova nei giorni scorsi e ieri appena smossa la sabbia i bagnanti ci hanno avvisato».
 
IL SOLE 24 ORE
10 SETTEMBRE 2012
 
180 mucche francesi in volo verso la Mongolia per migliorare la razza bovina locale
 
Come aumentare il proprio business soddisfacendo la continua richiesta di carne di qualità dei paesi vicini, Russia e Cina? Con un investimento a lungo termine, ma lungimirante: un allevatore mongolo ha deciso così di importare dalla Francia esemplari bovini in grado di migliorare la qualità della razza locale.
A questo scopo centottanta bovini di razza Limousin, del Massiccio centrale francese, non poco recalcitranti, sono saliti in aereo per la prima volta per approdare a Ulan Bator, in Mongolia. La mandria di 173 mucche e 7 tori e è stata venduta a peso d'oro a 900.000 euro. Il trasferimento - circa 24 ore di viaggio, 15 di volo e 9 a terra - è stato preparato nei minimi particolari per evitare disagi estremi alle mucche, che alloggeranno in container con aria condizionata e luce con colorazioni calde.
Una volta atterrati a Ulan Bator, gli animali saranno trasportate a 500 chilometri di distanza con decine di camion che percorreranno strade per lo più sterrate. Infine, le mucche avranno soltanto qualche settimana per adattarsi alla nuova sistemazione prima di sprofondare a temperature attorno ai -40 che caratterizzano l'inverno nella steppa siberiana.
 
LA STAMPA
10 SETTEMBRE 2012
 
Gb. Dopo estate con piogge torrenziali il flagello delle talpe
Il clima umido e molti vermi favoriscono proliferazione mammiferi
 
Roma - Poveri giardini! Dopo un'estate bagnata, troppo bagnata persino per gli inglesi, che ha trasformato gioiellini di erbetta verde in acquitrini fangosi e ha decimato orti e frutteti, adesso arriva il flagello delle talpe, l'incubo di qualsiasi giardiniere. Gli esperti si dicono certi: eserciti di talpe sono pronti a distruggere, nel corso di una sola notte, interi appezzamenti di terreno, scavando buche, tunnel e trafori da un lato e ammucchiando montagne di terra dall'altro. Il clima umido dei mesi estivi - terreno morbido e prolifezione di vermi e lombrichi - ha creato le condizioni ottimali per la vita di questi instancabili mammiferi notturni, spiega un esperto sul Telegraph: con la nascita di milioni di baby-talpe, particolarmente attive e "alla ricerca di nuovi territori da esplorare" i giardini rischiano di trasformarsi in autentici colabrodi. I giardinieri sono autorizzati ad uccidere le talpe ma, in base al Wild mammals Protection Act del 1996 (la legge per la protezione dei mammiferi non domestici), lo possono fare solo con "metodi umani", vale a dire senza provocare inutili sofferenze nell'animale. Esclusa quindi l'asfissia e il bastone, restano altri metodi di sterminio come le trappole, il fase i furetti.
 
LA ZAMPA.IT
10 SETTEMBRE 2012
 
Il flagello delle talpe dopo l'estate torrenziale
Il clima umido e i molti vermi hanno favorito la loro proliferazione, che ora però verranno sterminate
 
Inghilterra L'incubo di quasiasi giardiniere  è la talpa, e quest'anno in Inghilterra se ne prevedono in abbondanza.Gli eserciti delle talpe sono capaci di distruggere, nel corso di una sola notte, interi appezzamenti di terreno, scavando buche e trafori da un lato all'altro, ammucchiando montagne e montagne di terra.Il clima umido degli ultimi mesi estivi, con la conseguenza di un terreno morbito e vermi e lombrichi a volontà, ha contribuito a creare le condizioni ottimali per gli instancabili scavatori notturni.Un esperto, ha spiegato sul quotidiano inglese Telegraph, che grazie a queste condizioni ottimali sono nate milioni di baby-talpe, particolarmente attive e alla ricerca di nuovi territorni da esplorare, ed ecco che i giardini potrebbero trasformarsi in colabrodi.I giardinieri sono auto rizzati ad uccidere le talpe, ma in base al Wild Mammals Protection Act del 1996, legge per la protezione dei mammiferi non domestici, possono farlo solo senza provocare inutili sofferenze all'animale. E' esclusa l'asfissia e il bastone, restano ammesse trappole e furetti.
 
LIBERO
10 SETTEMBRE 2012
 
Animali: Lecce, iguana trovata per strada e salvata
 
Lecce - A Salve, in provincia di Lecce, il Corpo forestale dello Stato di Tricase ha recuperato un'iguana abbandonata da ignoti. Il caso e' stato segnalato da un cittadino: l'animale esotico era abbandonato ed in fin di vita sul ciglio della strada provinciale 339. Trattandosi di specie in via di estinzione, l'esemplare e' stato posto sotto sequestro in base alla normativa internazionale Cites - denominazione della convenzione di Washington che regola la salvaguardia delle specie animali a rischio - ed e' stato affidato al centro di accoglienza di fauna esotica abbandonata della Provincia di Lecce.Indagini sono ora in corso perche' il codice penale vieta il possesso ed il commercio di esemplari esotici e punisce pure l'abbandono. Le iguane sono rettili molto difficili da gestire adeguatamente e molto impegnativi e possono presentare grossi problemi di comportamento. Richiedono una conoscenza approfondita delle richieste di gestione e alimentazione, hanno bisogno di ampi spazi (le iguane adulte possono raggiungere quasi due metri di lunghezza) e di tempo per accudirle. Solitamente questo tipo di esemplari, cosi' come le tartarughe, vengono abbandonati quando ci si rende conto delle ormai ingestibili dimensioni raggiunte.
 
LA VOCE
10 SETTEMBRE 2012
 
217 video gia' caricati, la denuncia dell'Aidaa
Denunciato sito italiano di sesso con animali
 
Tra le bestie anche esemplari esotici
Milano - Un nuovo sito completamente italiano con tre sezioni dedicate ai video e film di sesso (217 video già caricati) con animali, cani, cavalli, ma anche (e qui sta la novità) al sesso con animali esotici, in particolare elefanti, pesci, cammelli, scimmie e perfino tigri.
Il sito scoperto da Aidaa - Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente - dopo l'ennesima informazione giunta al numero unico sms delle segnalazioni dei reati online contro gli animali (3403848654) è stato immediatamente notificato alla Procura della Repubblica di Milano, ma anche alla Polizia Postale ed al Cites del Corpo Forestale dello Stato. Unitamente alle sezioni dedicate ai filmati, alcuni dei quali vedono come protagonisti bambini ed animali costretti a scene di sesso orale e completo, il sito nasconde una sezione degli annunci di sesso a pagamento con animali. Questa è la quindicesima denuncia prodotta da inizio anno da Aidaa in merito ai siti di diffusione di sesso con animali e la undicesima che riguarda diffusione di immagini pedopornografiche con animali, mentre si tratta del terzo sito di scambisti e offerte di sesso a pagamento con animali, fenomeno questo che coinvolge almeno 6.000 persone in tutta la Penisola.
 
ATTUALISSIMO
10 SETTEMBRE 2012
 
Cane lasciato senza cibo costretto a mangiare la madre morta
La proprietaria dei due cani, Katrina Plumridge, 31 anni, aveva lasciato momentaneamente l'abitazione senza lasciare né cibo né acqua ai suoi animali.
 
di Simona Vitale
 
Brutta storia quella di cui vi diamo notizia dall‘Inghilterra dove, una donna ha lasciato letteralmente morire di fame i suoi due cani, tanto che uno di essi è stato costretto a mangiare il cadavere della madre in un disperato tentativo per sopravvivere. La madre del cane era morta di una morte ‘orrenda’ ed entrambi erano in uno stato terribile dopo due settimane di digiuno all’inizio di quest’anno a casa di Katrina Plumridge, 31 anni, a Grimsby, nel Lincolnshire.Il cane sopravvissuto era ‘incredibilmente magro‘ e la casa era invasa da una ‘nauseante e opprimente‘ puzza, secondo quanto emerso dalle dichiarazioni dei magistrati della Procura di Grimsby. La sofferenza era così tanta che la femmina bull terrier, di nome Ronnie, è morta di fame, ha detto alla Corte l’avvocato Nig el Burn, dell’accusa. Il cane maschio, suo figlio Scrappy, è stato così male che ha dovuto mangiare il corpo di sua madre per poter sopravvivere. L’allarme è stato dato quando un agente immobiliare ha visitato la sua casa e ha visto il disastro sulle scale e al piano di sopra. Un cane estremamente magro saltò davanti a lui. L’uomo ha riferito che le sue ossa, le costole, la colonna vertebrale e l’anca erano chiaramente visibili e che quello era, in effetti, il cane più magro che avesse mai visto. Cercò poi di andare in cucina, ma è stato bloccato dal cadavere dell’altro cane. L’agente ha così chiamato la Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals.Un arredatore che è entrato in casa ha detto che il terribile odore lo ha fatto sentire male fisicamente e che Ronnie era ridotta ad uno scheletro, mentre Scrappy era magrissimo. Un veterinario ha stimato che i cani avrebbero sofferto la fame per almeno due settimane. La signora aveva lasciato la casa, per dei lavori di decorazione, lo scorso il 28 marzo, ma i cani non sono stati trovati fino al 19 aprile. Lei aveva chiesto ad un amico di trovare una sistemazione per loro, ma non è più tornata a controllarli. La donna, in sua difesa, ha ammesso che non poteva lasciare ciotole di acqua o cibo per i cani perché era in corso la ristrutturazione in casa e che quindi la loro morte è stata causata da una terribile circostanza. Uno dei cani aveva mangiato qualche pezzo dei panini del decoratore, perché avevano fame e non erano stati alimentati in maniera corretta. La loro padrona è stata condannata a 18 settimane di carcere con pena sospesa, ad un lavoro non retribuito di 180 ore e a pagare 500 sterline di spese legali.  Alla signora Plumridge è stato vietato di possedere, detenere o essere coinvolta n ella cura degli animali fino a nuovo av viso ai sensi della legge sulla protezione degli animali.
 
NEW NOTIZIE
10 SETTEMBRE 2012
 
Miami: allevatori macellavano animali vivi

Michela Santini

 
I macellai di Miami – Un altro terribile caso di sadica crudeltà verso gli animali. Questa volta i responsabili sono degli allevatori americani che lavorano a Miami, in Florida. Si tratta Gelio Hernandez, 50 anni, e Angel Busurot, 46enne, scoperti pochi giorni fà mentre macellavano vivi gli animali del loro allevamento per poi venderne la carne ai ristoranti e macellai locali. I due uomini sono stati arrestati con l’accusa di crudeltà nei confronti di animali, in questo caso suini e caprini. Hernandez e Busurot negano le accuse che gli sono rivolte. Qualora fossero dichiarati colpevoli, rischierebbero fino a 15 anni di carcere.
Animali macellati vivi per carne a metà prezzo - Gli investigatori hanno subito iniziato le indagini nei confronti dei due allevatori. Secondo i primi risultati, sembrerebbe che il capo e maggiore responsabile delle violenze sugli animali fosse Angel Busurot. L’uomo metteva in atto la prassi di macellare maiali e pecore ancora vive nella sua industria ormai da anni. Dopo la macellazione la carne era venduta ai distributori nazionali e internazionali. Molti ristoranti locali e macellerie di Miami hanno comprato questa carne. Secondo gli inquirenti, Busurot e Hernandez vendevano la carne degli animali vivi macellati a metà prezzo rispetto agli altri rifornitori locali e legali. Hernandez, non solo ha negato le accuse, ma ha anche pubblicato un video per accusare di violenze i funzionari ambientali protagonisti delle ispezioni che hanno fatto uscire allo scoperto il suo crimine.
 
GREEN ME
10 SETTEMBRE 2012
 
Squali, un massacro inutile: la loro cartilagine non è salutare

Roberta Ragni

 
Non solo shark finning. A minacciare la sopravvivenza degli squali c'è anche la "shark cartilage", la cartilagine di squalo, entrata purtroppo a far parte negli ultimi anni di moltissimi prodotti presenti soprattutto nel mercato del naturale, dalle creme cosmetiche agli integratori alimentari.Questo "ingrediente" sarebbe in grado di abbassare le concentrazioni di colesterolo e trigliceridi nel sangue prevenendo la coagulazione, fornirebbe proteine e mucopolisaccaridi che favoriscono l'integrità del tessuto connettivo, oltre a calcio, fosforo organico e magnesio, e avrebbe persino presunte proprietà antitumorali. Ma il dottor Francesco Perugini Billi, medico chirurgo specializzato in medicina naturale, nel suo articolo dal titolo tristemente significativo "Cartilagine di Squalo, un inutile massacro", spiega come tutte le ricerche scientifiche sulla bassa incidenza di tumori negli squali siano state strumentalizzate grazie a una serrata campagna pubblicitaria per indurre al consumo di questo ingrediente, promossa proprio dalle compagnie che lo commercializzano "spesso con l'appoggio di pseudoscienziati. Fu subito un business da miliardi di dollari", afferma il medico. La vera esplosione arrivò nel 1992, quando il Dr. William Lane pubblicò il libro "Gli sq uali non si ammalano di cancro", in cui, citando studi controversi, proponeva la cartilagine di squalo come nuo va cura miracolosa per il cancro. Ma, al di là della questione scientifica, ammesso che vi siano sostanze antitumorali, antinfiammatorie o antiossidanti  nella cartilagine di squalo, è bene ricordare che queste possono essere tranquillamente ed efficacemente sostituite con altre più eco-sostenibili. "La cartilagine e l'olio di squalo non hanno nulla di unico. Alcune delle sostanze a cui si attribuiscono proprietà antitumorali possono essere addirittura sintetizzate. Purtroppo, recentemente ci si è messa anche la cosmetica. Sul mercato sono uscite tutta una serie di creme e cremine per la bellezza. Una idiozia. Massacrare gli squali è veramente inutile e stupido", racconta Perugini Billi. Anche perché, lo sfruttamento econ omico della cartilagine di squalo significa una vera e propria devastazione delle popolazioni mondiali di questo magnifico animale. "Le popolazioni americane si sono ridotte di ben l'80%! Una compagnia americana che commercializza cartilagine di squalo e situata in Costa Rica massacra oltre 111.000 squali all'anno. Alcuni stimano, per difetto, che negli oceani che bagnano le Americhe gli squali uccisi siano altre 200.000 al mese. Considerato che alcune grandi specie di squali raggiungono la maturità sessuale dopo i 12 anni  e possono procreare 1 o 2 piccoli squali ogni 1-2 anni, appare chiaro che questo eccessivo sfruttamento porterà presto a conseguenze disastrose per gli equilibri ecologici del mare", conclude il dottore. Gli squali, insomma, vanno lasciati dove sono: occhio agli ingredienti dei prodotti che comprate.
 
GEA PRESS
10 SETTEMBRE 2012
 
Giappone – uccisi i primi cetacei della mattanza di Taiji
In tre finiranno prigionieri dei delfinari.
 
Sono stati macellati i primi cetacei catturati dai pescherecci di Taiji, nell’omonima baia giapponese. Il numero non è ancora esatto, ma si parla di 20-25 globicefali. Stesso genere, ma di specie diversa, di quelli macellati nelle isole danesi. Del gruppetto di cetacei, tre sono stati catturati per essere trasferiti nei delfinari. Una mattanza, quella di Taiji, che si ripete ogni anno a partire dal mese di settembre e fino alla primavera.A seguito delle manifestazioni internazionali, la baia è attualmente presidiata dalle forze di polizia, sia via terra che via mare. Fatto, questo, che rende difficile appurare il numero esatto di animali uccisi per la carne o prelevati per i delfinari. Una tecnica crudele supportata anche da presunti danni che i cetacei arrecherebbero all’industria della pesca. Un’abitudine alimentare fin anche pericolosa anche alla l uce non solo dei noti rilievi di mercurio presenti nelle carni di quelli che in biologia vengono definiti come superpredatori, ma anche per il probabile tasso radioattivo delle acque delle coste orientali giapponesi a seguito del disastro di Fukushima.I gruppi di cetacei in migrazione vengono spinti, grazie ad un muro sonoro che infastidisce gli animali, all’interno della baia di Taiji. Una barca a motore, blocca poi velocemente l’entrata alla baia e i delfini verranno macellati con calma l’indomani. Un bagno di sangue. I delfini ancora in vita vengono poi finiti sui moli tagliando in profondità la gola. Nel 2011 hanno trovato così la morte in mille. L’anno prima furono 1216.
 
GEA PRESS
11 SETTEMBRE 2012
 
I delfini mangiati in Europa – la strage silenziosa
 
Tra la Scozia, Norvegia ed Islanda. Con larga autonomia amministrativa ma facenti parti del Regno di Danimarca. Nelle isole Faroe la tecnica di cattura è molto simile a quella della Baia di Taiji, in Giappone, dove ogni anno vengono uccisi un migliaio di delfini. Anche in Europa, nelle isole Faroe, i delfini ed altri cetacei si macellano in loco per essere mangiati. Nelle scorse ore le prime notizie sulla mattanza in Giappone. Venti, forse venticinque globicefali, bloccati nella baia e macellati. In poco più di due settimane, questa volta nelle Faroe, di globicefali ne sono stati macellati 590.A denunciarlo è un cartello di Associazioni che ha scritto al Primo Ministro del Governo locale. Una mattanza giustificata da una traduzione culinaria locale ed in barba ai livelli di mercurio che secondo alcuni studi sarebbero presenti nella carne dei cetacei. Stante i ritmi degli anni scorsi, è probabile che la stagione di caccia nelle Faroe si concluderà con oltre 2000 cetacei uccisi.Come in Giappone, gli animali vengono spinti dalle barche dei pescatori all’interno delle baie. Qui, i macellai forniti di un grosso attrezzo uncinato, iniziano la mattanza. Il mare si tinge di rosso e gli animali che non si riescono ad uccidere in spiaggia, vengono finiti con un grosso coltello passato in gola. Più o meno come in Giappone, dove a Taiji, nella costa orientale, vengono ogni anno uccisi un migliaio, tra globocefali e tursiopi.Una strage più volte denunciata ma chissà perché avvertita come un problema lontano, quasi di più dello stesso Giappone. Fine di tanti delfini ed altri cetacei che, in questo period o, tentano di raggiungere i m ari ove riprodursi. In Europa, come in Giappone.Al Primo Ministro Johannesen, al suo governo ed alla popolazione delle isole Faroe, il cartello di Associazioni (Animal Welfare Institute, EIA, Dyrenes Venner, Campaign Whale, Humane Society International, OceanCare, Cetacean Society International, Pro Wildlife and Whale and Dolphin Conservation Society) ha chiesto di porre fine alla caccia, non solo nell’interesse del benessere animali ma anche in virtù dei danni alla salute umana.
 

GEA PRESS
13 SETTEMBRE 2012

Giappone – dramma a Taiji: mamma delfino sta morendo (video)
Sea Shepherd: i pescatori di delfini banchettano con la carne cruda dei globicefali.

Dramma nelle acque della baia di Taiji, la città giapponese che ogni anno cattura un migliaio di delfini da destinare alla macellazione e ai delfinari di mezzo mondo. Una femmina di delfino globicefalo, catturata nelle scorse ore, sta molto male. Galleggia malamente, piegata da un lato, mentre il piccolo, anch’esso al chiuso della piccola vasca, le gira attorno (vedi video). Sia la madre che il piccolo potrebbero già essere bruciati dal sole.La madre, e più di recente anche il piccolo, sono stati trattati con dei farmaci ma il rischio, per chi li ha catturati, è di perdere l’ordine di acquisto di un delfinario ancora misterioso. L’area di Taiji appare del tutto recintata, ma da una vicina collina è possibile documentare quanto sta succedendo. La flottiglia di barche incaricate della cattura in mare dei poveri animali, sembra in qu esti giorni più interessata alla fornitura dei delfinari che non alla macellazione. Meno mattanze, insomma, almeno rispetto ai ritmi noti per il luogo.Non è chiaro quale sia la strategia, ed un branco di delfini è stato rilasciato, dopo la cattura di sei animali scelti per i delfinari. Un delfino tornato in mare è poi morto appena al largo della baia. Sicuramente lo stress della cattura, commentano da Sea Shepherd. Quelli liberati, forse, non dovevano corrispondere agli standard richiesti.Stamani, poi, la flottiglia è rientrata senza alcuna cattura. Un buon giorno, commentano da Sea Shepherd. Nella baia, al chiuso della vaschetta, continua il dramma di mamma delfino. Fino a poche ore addietro la femmina è stata vista galleggiare su di un lato. Nel luogo anche operatori stranieri che hanno documentato il tutto (vedi video).Secondo quanto riportato da Sea Shepherd, i pescatori di delfino banchettano, durante la pausa pranzo, con carne cruda di globicefalo (nella foto di Sea Shepherd). Un aspetto, questo, che almeno sotto il profilo della poca cottura del cibo, non deve più meravigliarci, visto il sushi di tonno che ha invaso anche i nostri ristoranti.
VEDI VIDEO:
http://www.geapress.org/mare/giappone-dramma-a-taiji-mamma-delfino-sta-morendo-video/32404

 

GEA PRESS
14 SETTEMBRE 2012

Taiji – si è alzata la mannaia: decine di delfini catturati in poche ore
Sea Shepherd: hanno le ore contate.

Cielo coperto, freddo e pioggia, hanno accolto poche ore addietro decine di delfini globicefalo, catturati dalle barche dei pescatori giapponesi. La caccia questa volta ha fruttato bene e la barriera sonora creata con la strumentazione in uso ai pescatori, ha spinto i poveri animali nella baia di Taiji. La rete che ne ostruirà la fuga è già stata tirata.I delfini, come spesso avviene, vengono lasciati in vita anche per un giorno intero. Nel frattempo si decide sul loro destino. Se più utili ai delfinari oppure a diventare fettine nei supermercati giapponesi. Secondo le prime notizie che arrivano dalla baia, i delfini catturati dovrebbero essere almeno un centinaio.Il branco è stato captato al largo di Taiji e dopo numerose miglia fatte percorrere fuori rotta grazie al fastidio creato dalla barriera sonora, sono infine entrati alla baia della morte. Segnalate anche alcune femmine con i cuccioli. E’ probabile che il grosso branco passerà tutta la notte, prigioniero nella baia.

 

GEA PRESS
15 SETTEMBRE 2012

Giappone, Taiji – è morta mamma delfino catturata con il suo piccolo per i delfinari
A breve la macellazione di 100 cetacei.

E’ morta la femmina di delfino globicefalo catturata con il suo piccolo nella baia di Taiji, nel Giappone sud orientale. I due delfini erano stati intercettati alcuni giorni addietro assieme ad un gruppo di altri 28. Tre, erano stati catturati per i delfinari, mentre i rimanenti 25 erano finiti macellati.
La femmina non ha retto più. I suoi aguzzini l’hanno avvolta in un telo (nella foto di Sea Shepherd). Il piccolo ha continuato a girarle attorno. Finirà, così, solo al chiuso di un delfinario. Le condizioni dell’animale era apparse critiche poco dopo la cattura. Trattata con medicinali, aveva iniziato a disporsi di fianco. Un segnale pessimo, preludio, in molti casi, della morte. Così è stato. Mamma delfino è morta la scorsa notte.
Finiranno invece a breve i circa 100 delfini (in buona parte globicefalo ma anche tursiopi) catturati l’altro ieri a Taiji. Le barche della morte, così vengono chiamate dagli ambientalisti che stanno presidiando la baia, hanno captato il branco a diverse miglia al largo di Taiji. La barriera sonora creata dalla strumentazione in possesso dei pescatori, li ha spinti verso la baia. Bloccata l’entrata con una lunga rete, possono rimanere in attesa anche per due giorni. Avverrà poi la scelta. Delfinario oppure macellazione.
L’ora prestabilita è stata ormai fissata. A breve, nella baia di Taiji, inizierà la cattura. In pochi saranno fatti prigionieri. La stragrande maggioranza verrà uccisa. Tutti, compresi mamma delfino con il suo piccolo, fino a pochi giorni addietro erano liberi nel mare.

 
GEA PRESS
17 SETTEMBRE 2012
 
Giappone – Taiji: un mare di sangue

 
Che le cose iniziassero ad andare storto, si era iniziato a capire domenica mattina dal rafforzamento delle misure di polizia. Nella baia di Taiji, nel Giappone sud orientale, era scattata l’ora fatidica per il centinaio di delfini globicefalo e tursiope intrappolati nei giorni scorsi. La mattanza presto inizierà, avevano riferito gli attivisti di Sea Shepherd. E’ successo, invece, anche di peggio.I pescatori di delfini ne hanno uccisi una quarantina sul centinaio catturati. La restante parte è rimasta nel mare rosso sangue. Saranno con tutta probabilità macellati oggi, a quattro giorni dalla cattura. Non è chiaro, invece, se altri delfini sono stati catturati per i delfinari, come il cucciolo di globicefalo, catturato assieme alla madre che è morta dopo giorni di agonia. Cacciatori ed acquirenti, cercano di nascondere i loro misfatti. Non sempre, però, ci riescono e gli attivisti di Sea Shepherd sono riusciti a documentare uno di questi carichi (vedi foto). I delfini macellati vengono venduti nei locali dell’Unione pescatori. I pezzi, ancora grossolanamente sezionati, vengono disposti in grossi contenitori azzurri. Dalla baia di Taiji, riferisce Sea Shepherd, fuoriesce invece una lingua di mare rosso. Gli altri delfini attendono lì dentro la loro sorte. Delfinario o macellazione?Intanto, a terra, si pulisce. E’ segnale che a breve scatterà la nuova mattanza.Quella del Giappone, però, non è l’unica uccisione di massa di delfini. Anche in Europa si mangia delfino. Nelle isole Faroe, formalmente con autonomia amministrativa ma facenti parti del Regno di Danimarca, un numero ancora più elevato di delfini viene ogni anno macellato per gli usi culinari locali.
 
GEA PRESS
21 SETTEMBRE 2012
 
Taiji – i delfini catturati partono per i delfinari
Le barche della morte hanno ripreso il largo.
 
Stanno partendo i delfini di Taiji, nel Giappone sud orientale. Avvolti nei teli di gomma vengono issati da alte gru verso il mezzo che li trasporterà in un primo luogo di addestramento, nei pressi della stessa baia. Poi, può anche accadere che la gru si blocchi, come nel caso mostrato nella foto, ed il delfino deve così attendere che tutto si sistemi. Per lui un contenitore di metallo poco più grande delle sue stesse dimensioni (in pratica una sorta di bara) piena di acqua marina e caricato su un camion. Verrà così trasferito nella struttura di addestramento.Si tratta in tutto di sei animali, catturati nei giorni scorsi con una branco di circa cento animali, tra delfino globicefalo e tursiopi. Tra questi c’era pure una madre con il cucciolo. La femmina morì dopo giorni di agonia. Almeno la metà degli animali catturati nei giorni scorsi, sono stati uccisi nella baia e macellati in loco. Riappariranno a fettine nei supermercati giapponesi. Un settore, ormai di nicchia e che non vuol tenere conto degli stessi rischi di tossicità delle carni, specie per la presenza del mercurio.Intanto, annuncia Sea Shephard, a Taiji sono ripartite le barche della morte. Al largo della città giapponese, bloccheranno nuovi branchi grazie ad una possente barriera sonora creata con la strumentazione portata a bordo. I delfini, spaventati, si dirigeranno verso la baia, dove una veloce imbarcazione a motore, bloccherà l’uscita con una rete. Potranno così essere tenuti in vita fino a cinque-sei giorni, senza essere alimentati. Poi si deciderà. La macellazione oppure il delfinario.
 
GEA PRESS
10 SETTEMBRE 2012
 
India – il McDonald’s vegetariano e le proteste degli Indù
 
La notizia ha fatto il giro del mondo. La multinazionale americana divenuta simbolo contrastato dell’alimentazione carnea (vedi foto), aveva annunciato nei giorni scorsi l’apertura di due ristoranti con menù rigorosamente vegetariano. Un aspetto, quello del rispetto delle sensibilità locali, sottolineato dai responsabili della catena di fast food. In India, dove già esistono molte decine di ristoranti McDonald’s, i menu includono hamburgher senza manzo. Questo per i noti precetti della religione Indù. La carne dei bovini, però, è sostituita da pesce e pollo arricchito, evidentemente non a caso, con spezie tipiche degli usi alimentari indiani.I due nuovi fast food, quelli, cioè, totalmente vegetariani, dovranno sorgere nei pressi d elle città di Amritsar, famosa per il Tempio d’Oro che rappresenta il centro della religione Sikh nel Punjab, e quella di Katra, nel Kashmir, lungo la strada di uno dei quattro Santuari più importanti per l’Induismo, quello di Shri Mata Vaishno Devi. Luoghi, notoriamente frequentati da numerosi pellegrini i quali, lungo il percorso, trovano diversi punti di ritrovo che servono, in alcuni casi gratuitamente, cibo vegetariano. Un aspetto, questo, che evidenzia ancora di più l’alta religiosità dei luoghi.Per i nazionalisti Indù, l’apertura dei fast food americani rappresenta, però, un tentativo di umiliare la sensibilità religiosa. E’ un tentativo di far soldi della multinazionale che uccide le mucche, hanno riferito al Daily Telegraph. I responsabili indiani di McDonald’s rigettano l’accusa rimarcando il rispetto delle sensibilità. I nazionalisti Indù, però, hanno replicato che informeranno i pellegrini delle attività del colosso americano.
 
CORRIERE DELLA SERA
10 SETTEMBRE 2012
 
africa selvaggia
La montagna recintata: il Kenya  mette un freno agli elefanti
Per impedire sconfinamenti sui terreni agricoli il governo ha varato una barriera di contenimento elettrificata

Carola Traverso Saibante

 
MILANO – Un recinto di filo elettrico per evitare che gli animali «evadano», rovinando raccolti e causando danni all’ambiente umano circostante: una pratica comune, che si può osservare durante una qualsiasi passeggiata in montagna. In questo caso, però, a essere quasi interamente recintata sarà la seconda montagna più alta dell’Africa, e gli animali in questione sono, in primis, gli elefanti.
UNA SCOSSA «PER AMICA» - Il progetto è nato da una collaborazione tra il governo keniota e varie organizzazione conservazioniste, tra cui il Mount Kenya Trust e Rhino Ark. Si tratterà di una barriera alta due metri (più un metro interrato) di filo elettrico che provoca scariche non pericolose, ma efficaci per prevenire l’attraversamento degli animali. Con il lavoro dei conservazionisti, decine di chilometri sono già state costruiti: adesso è stato inaugurato ufficialmente il progetto per completare il perimetro della montagna, con un costo stimato di quasi 12 milioni di dollari, e cinque anni di tempo per realizzarlo.
UN CONFLITTO UOMO-ELEFANTE - Con le sue vette che superano i 5000 metri, il monte Kenya sorge nel centro del paese africano a cui ha dato il nome, poco sotto all’equatore. I suoi paesaggi vanno dalla savana ai ghiacciai, passando per vari tipi di foreste. Dal 1949 ospita un parco nazionale che copre un’area di 715 km quadrati, oggi patrimonio dell’Unesco. Sono circa 2000 gli elefanti che vivono nel parco. La necessità di «imprigionare» gli animali nel territorio a loro destinato nasce dal moltiplicarsi di contrasti drammatici tra gli uomini e la fauna selvaggia che cerca nuovi sbocchi. I conflitti uomo-elefanti sono spesso alla ribalta delle cronache, non solo in Africa ma anche in molti paesi asiatici. I pachidermi, perseguitati per l’avorio e in balia di un habitat ogni giorno più li mitato, sconfinano in terreni coltivati da comunità spesso molto povere, che si trovano a dover affrontare i loro raid e i conseguenti raccolti distrutti. Sono battaglie sanguinarie - a volte anche mortali – tra due parti vulnerabili.
UN MONDO RECINTATO- Secondo Rhino Ark, i fili elettrici sono la perfetta soluzione per trovare un equilibrio tra le esigenze delle comunità locali che vivono e coltivano ai margini del parco, e la protezione dei suoi animali. L’associazione no profit - che raccoglie circa un milione di dollari l’anno grazie a una manifestazione sportiva di fuoristrada - ha già ultimato un progetto simile in Kenya. Grazie a lavori durati 12 anni, sono stati recintati i monti Aberdare, la terza catena montuosa più grande del Paese per altezza, che abbonda di animali selvatici ed è la fonte d’acqua della capitale, Nairobi. La scelta del filo elettrico è un espediente sempre più diffuso. Pochi giorni fa, per esempio, è partita la costruzione di una barriera di 15 chilometri in Kekirawa, Sr i Lanka, dopo che il presidente Mahinda Rajapaksa era stato sollecitato durante un programma televisivo dalle lamentele in diretta dei cittadini sugli attacchi dei loro villaggi da parte degli elefanti.
 
IL SOLE 24 ORE
10 SETTEMBRE 2012
 
Sesso: arriva il «pillolo», l'anticoncezionale per lui senza effetti collaterali
 
Un composto sviluppato in laboratorio in grado di tenere a bada il funzionamento  di una proteina essenziale per la fertilità maschile: potrebbe essere dunque questa la nuova strada per mettere a punto una pillola anticoncezionale - non ormonale - maschile. La scoperta è stata effettuata da un gruppo di studiosi del Dana-Farber Cancer Institute di Boston e del Baylor College of Medicine di Houston, che ne hanno pubblicato i risultati sulle pagine della rivista Cell.Dallo studio emerge che la molecola, nota come JQ1, rende il topo maschio infer tile in modo del tutto reversibile e senza intaccarne il desiderio sessuale: il composto inibisce il funzionamento della proteina BRDT, che provoca a sua volta una diminuzione nella produzione e nella motilità degli spermatozoi. Gli effetti anti-fertilità, inoltre, non risultano avere effetti negativi sui livelli di testosterone degli animali e sul loro comportamento.
 
ITALIA CHIAMA ITALIA
10 SETTEMBRE 2012
 
Deve aggressività a due simultanee mutazioni nelle due proteine principali del virus
Nuovo virus influenza scoperto nei maiali
 
Ancora non e' diffuso nell'uomo ma test di laboratorio dimostrano che potrebbe essere potenzialmente pandemico: e' il nuovo virus dell'influenza, del tipo A H1N2, scoperto nei maiali. Annunciata sulla rivista dell'Accademia di Scienza degli Stati Uniti (Pnas), la scoperta si deve a uno studio coordinato Robert Webster del St. Jude Children's Hospital, a Memphis. Il virus si e' rivelato altamente virulento nei furetti, ottimi modelli usati nei laboratori studiare l'influenza umana e la sua capacita' di trasmissione. Nei furetti il virus e' in grado di trasmettersi facilmente tramite le goccioline di saliva sospese nell'aria. Test su tessuti in vitro hanno mostrato, inoltre, che il virus si moltiplica meglio nei tessuti polmonari umani.La scoperta, secondo gli autori, dimostra il potenziale pandemico dei virus suini e indica la necessita' di una sorveglianza globale dei vi rus nei maiali. Nonostante in fatti che la circolazione dei virus dell'influenza A, H1N1, H1N2, e H3N2 nella maggior parte dei casi sia ristretta alle popolazioni suine, questi animali sono considerati il serbatoio naturale nel quale i virus dell'influenza di origine animale e umana si incontrano e si combinano, dando origine a nuovi ceppi potenzialmente pericolosi per l'uomo.La scoperta secondo Ilaria Capua dell'Istituto Zooprofilattico delle Venezie, evidenzia che nei suini 'continuano a circolare popolazioni virali che se riescono a trasmettersi anche nei furetti vuol dire hanno le marce giuste per far partire eventi pandemici'. I maiali, ha aggiunto l'esperta, soprattutto negli Stati Uniti dove sono molto diffuse le fiere di animali all'aperto che li fanno entrare spesso in contatto con l'uomo, 'rappresentano un serbatoio di virus influenzali che potenzialmente possono passare all'uomo'.Il virus e' stato isolato in Corea, nei maiali abbattuti nei macelli ma, e' geneticamente correlato ai ceppi esistenti in Nord America. Per valutare il suo potenziale pandemico sono stati condotti test sui furetti i quali hanno mostrato che su questi animali il virus e' altamente letale.Il virus H1N2 deve la sua aggressivita' a due simultanee mutazioni nelle due proteine principali del virus, chiamate emoagglutinina e neuraminidasi, e avvengono durante il passaggio del virus dall'aerosol ai furetti. Di conseguenza queste due proteine giocano un ruolo cruciale nell'aggressivita' del virus e nella sua capacita' di trasmissione.
 
LA REPUBBLICA
10 SETTEMBRE 2012
 
LO STUDIO
"Al lupo al lupo" si grida via sms
le pecore sempre più tecnologiche
Il battito cardiaco degli animali passa dai 60-70 battiti al minuto ai 225 al momento dell'aggressione. Un dispositivo invierà automaticamente un messaggio al pastore all'accelerare della frequenza
 
di SARA FICOCELLI
 
PARIGI - Non ci sono più le pecore di una volta, che di fronte a un lupo scappano inermi e terrorizzate, e alla fine hanno sempre la peggio. Quelle di oggi sono tecnologicamente all'avanguardia e per difendersi inviano sms di aiuto in tempo reale al pastore.La rivoluzione arriva dai pascoli del Vosgi, nell'est della Francia, dove dall'autunno prossimo, negli alpeggi di Creux-du-Champ, gli ovini saranno attrezzati con collari speciali, capaci di emettere un sms in corrispondenza dell'accelerazione del battito cardiaco. Una circostanza che, per questi animali, si concretizza quasi sempre con l'apparire di un lupo all'orizzonte, quando la frequenza schizza dai canonici 60-80 battiti al minuto ai 225.Il collare, che monitora il battito cardiaco in modo analogo ai cardiofrequenzimetri usati dagli sportivi durante l'allenamento è stato sviluppato dai ricercatori del Kora 1, programma di coordinamento di progetti di ricerca per la conservazione e la gestione dei carnivori in Svizzera, e si è reso necessario dopo che quest'anno in tutta la Francia sono stati registrati ben 600 attacchi e 2000 pecore sono morte. Nella sola regione dell'est della Francia, 165 sono state uccise in ben 48 aggressioni, generando un generale sentimento di esasperazione negli allevatori.Sono stati loro i primi a proporsi per la sperimentazione dei collari che potrebbero funzionare in tre diversi modi: attraverso chip mobili che avvertano i padroni con un sms quando gli ovini si sentono minacciati, emettendo suoni udibili da molto lontano o emanando spray repellenti in grado di allontanare i predatori. Comunque venga usato, il dispositivo potrebbe essere per i pasto ri francesi l'ultima speranza per non andare ulteriormente in crisi, dato che una legge del 2004 impedisce di sparare ai lupi.
"E' la prima volta che un apparecchio del genere viene sperimentato in natura", spiega il ricercatore Jean-Marc Landry, che ha inventato il collare. L'efficacia è stata testata dal vivo nelle Alpi Bernesi, sopra al comprensorio sciistico di Les Diablerets, itilizzando come cavie 12 malcapitate pecore svizzere, spaventate appositamente da due cani lupo cecoslovacchi, un incrocio tra il lupo e il pastore tedesco, muniti di museruola. Il battito cardiaco degli animali ha triplicato la velocità al momento dell'aggressione.
Questo dispositivo tornerebbe molto utile nel caso in cui non fosse sufficiente la tutela dei cani o in presenza di greggi molto numerosi. Il problema dei lupi in questo momento è molto sentito in Svizzera, dove il 27 luglio un animale ha ucciso due pecore. Qui come in Francia, i predat ori dei boschi erano spariti completamente intorno al 1930, per poi tornare progressivamente a ripopolare i territori a partire dai primi anni '90 grazie ad alcuni esemplari provenienti dalle Alpi italiane.Promosso nel 2010, il progetto 2 gode del sostegno finanziario della Fondazione per l'innovazione Cimark e dell'Ufficio vallesano dell'agricoltura e Paesi come la Norvegia hanno già manifestato interesse per il dispositivo "salvapecora". Tutto starà a vedere, adesso, se dopo l'invio dell'sms il pastore farà in tempo a correre in salvo dell'indifeso animale.
 
AGI
10 SETTEMBRE 2012
 
Animali: uomo colpevole calo biodiversita' anche nei deserti
 
Washington - L'attivita' umana sta destabilizzando gli ecosistemi dei deserti nel mondo, secondo un nuovo studio del Biodiversity Research Group dell'Argentinian Institute of Arid Lands Research pubblicato sul Journal of Arid Environments. La ricerca coordinata da Maria Veronica Chillo spiega che "per la prima volta nelle zone aride, gli effetti negativi della presenza umana iniziano ad influenzare la diversita' funzionale tra i mammiferi, diminuendola". Il report raccoglie le prove della destabilizzazione provocata dall'uomo dai dati di 25 studi condotti in zone aride e semi-aride. "Nonostante i deserti - ha precisato Chillo - sembrino luoghi sterili, spesso supportano il complesso e fragile ecosistema nel quale i mammiferi giocano un ruolo chiave. Ad esempio, alcuni mammiferi arricchiscono il suolo di materiale organico, scavando in cerca di cibo. O certi erbivori svolgono un importante funzione di sostegno della salute delle piante, mangiando le foglie e disperdendo i semi. La loro funzione, secondo i nostri dati, e' attualmente disorientata e messa in pericolo dall'intrusione degli esseri umani nei loro habitat. Le attivita' sotto accusa riguardano in particolare l'eccessivo sfruttamento dei pascoli e gli incendi".
 
PAESE NUOVO
11 SETTEMBRE 2012
 
Maltrattamento animali, liberati quattro cani richiusi in una stanza. Sanzioni per i proprietari
 
NARDO' (Lecce) – E' finalmente finita l'odissea per i quattro cani rinchiusi in condizioni al limite dell'igiene nel vecchio gerontocomio di Nardò. Il blitz del nucleo guardie eco-zoofile insieme alla polizia locale e al servizio veterinario dell'asl hanno messo fine a questa storia già nota in passato.
Nei mesi precedenti, infatti, il nucleo delle guardie eco-zoofile si erano occupati di questo caso e il sindaco aveva emanato un'ordinanza di sgombro dei cani nei confronti di L.M., risultata proprietaria dei quattro animali trovati all'interno della struttura. Nei giorni scorsi ancora un altro controllo sollecitato dalle ripetute segnalazioni che indicavano di nuovo la presenza di cani all'interno dell'edificio. L'ispezione delle guardie ha in effetti confermato quanto segnalato. I quattro cani erano rinchiusi con le porte dei corridoi che dividono le varie stanze sbarrate
Il sopralluogo di oggi ha portato al prelievo e all'affidamento dei cani che sono stati sanzionati per mancata custodia e per non aver registrato i propri cani all'anagrafica canina così come prevede la legge. Prima dell'estate anche Striscia la Notizia si era occupata del caso. L'inviato Edoardo Stoppa aveva registrato nello stabile alla presenza delle Guardie Eco-zoofile, ma il servizio non fu mai mandato in  onda su richiesta delle stesse guardie in quanto all'epoca stavano svolgendo un'indagine delicata e pertanto non potevano uscire allo scoperto. In ogni caso, attraverso apposita ordinanza del sindaco l'area fu sgombrata.
 
IL CITTADINO
11 SETTEMBRE 2012
 
Seregno, cani denutriti salvati dalla Polizia provinciale
 
Seregno (MB) - Maltrattati, sporchi e denutriti, così si sono presentati agli agenti della Polizia provinciale i 10 segugi appartenenti ad un 70enne di Seregno. L'anziano è stato denunciato per maltrattamento di animali, mentre i cani sono stati subito trasferiti al canile Fusi di Lissone. Gli agenti della Provinciale, in collaborazione con l'Asl e la Polizia Locale, sono intervenuti in seguito a diverse segnalazioni, liberando i cani che erano tenuti in condizioni pietose all'interno di una struttura fatiscente in zona Porada, al confine con Cabiate. Sono inoltre in corso accertamenti per verificare se questa proprietà, una sorta di deposito, sia effettivamente in regola. riproduzione riservata
 
IL CITTADINO
11 SETTEMBRE 2012
 
San Zenone, un cagnolino finisce nel Lambro I vigili del fuoco entrano in acqua e lo salvano  

 
San Zenone (MI)  Un cane caduto nel Lambro è stato salvato dai vigili del fuoco di Sant’Angelo, che si sono calati in acqua con una speciale tuta protettiva e lo hanno riportato sulla riva. Un’operazione che da solo l’animale difficilmente sarebbe riuscito a compiere, visto che in quel punto le sponde del fiume sono molto scoscese.Il cane, una volta tratto in salvo, è stato affidato a un canile del Sudmilano. Non aveva infatti ne microchip ne collare per individuare il suo padrone.L’allarme è stato lanciato sabato mattina intorno alle 9.30. Il cane, di piccola taglia, si trovava nei pressi della frazione Santa Maria in Prato di San Zenone ed è stato avvistato da una persona di passaggio che ha sentito abbaiare in lontananza. Guardando meglio l’uomo ha visto che l’animale era in acqua e che cercava di nuotare verso riva, ma senza riuscirci. Così ha chiamato subito i vigili del fuoco al “115”.L’intervento è stato compiuto dai volontari del distaccamento di Sant’Angelo, arrivati in posto con l’autopompa e la campagnola. Uno di loro quindi ha indossato la tuta atp, predisposta per andare sulle rive dei fiumi, e si è immerso in acqua, ben imbragato, fino a raggiungere l’animale e trarlo in salvo. L’operazione è avvenuta in piena sicurezza e si è conclusa in poco tempo.L’animale, come detto, non aveva nessun contrassegno che permettesse di risalire al proprietario, ne il microchip ne il collare, quindi non è chiaro nemmeno da dove fosse fuggito per ritrovarsi nel Lambro o quanta “strada” abbia fatto a nuoto prima di arrivare a Santa Maria in Prato.
 
GEA PRESS
11 SETTEMBRE 2012
 
Allarme avvelenamenti nel veronese
Le Guardie zoofile OIPA continuano le indagini e la vigilanza.
 
Non si arresta l’allarme avvelenamenti di animali domestici nel veronese e il nucleo di Guardie zoofile OIPA Verona sta portando avanti da alcuni mesi le indagini relative ad alcuni casi segnalati e turni di vigilanza nelle zone interessate.L’ultimo episodio di morte per sospetto avvelenamento si è verificato a metà agosto a Custoza, dove un cane di razza Parson Jack Russel è morto dopo aver ingerito presumibilmente dei bocconi avvelenati. Le guardie OIPA hanno quindi richiesto al medico veterinario l’invio del corpo all’Istituto Zooprofilattico di Verona e sono in attesa dell’esito dell’autopsia e delle relative analisi di rito.Dopo aver ascoltato le testimonianze di alcuni proprietari di animali coinvolti negli episodi di avvelenamento nel Comune di Sommacampagna, le Guardie zoofile OIPA hanno inviato una comunicazione di no tizia di reato contro ignoti alla Procura della Repubblica di Verona e una informativa al Sindaco della città, oltre alla richiesta al Prefetto di Verona per l’avvio di un tavolo di coordinamento e intervento per gestire collegialmente l’allarme sul territorio della provincia veronese. L’obiettivo è che i medici veterinari, Asl, Forze dell’Ordine, autorità comunali e Guardie zoofile lavorino insieme per arginare questo odioso fenomeno.“Dallo scorso aprile – ha sottolineato Massimiliano D’Errico, coordinatore Guardie zoofile OIPA Verona – abbiamo sostenuto i proprietari degli animali coinvolti negli episodi di avvelenamento a noi segnalati, ascoltando le loro testimonianze, effettuando turni di vigilanza anche in borghese e sollecitando a tutti i livelli l’applicazione della circolare del Ministero della Salute del febbraio 2012 che regolamenta le procedure da mettere in att o in caso di allarme bocconi avvelenati, ma siamo in attesa di riscontri.”.“Comprendo perfettamente – ha continuato D’Errico - lo sconforto dei 170 cittadini di Sommacampagna e Custoza che hanno firmato la petizione per richiedere un intervento delle autorità competenti, ma occorre far sapere che non sono soli. Stiamo, infatti, portando avanti le indagini e chiediamo a chiunque avesse informazioni in merito di non esitare a contattarci”.
 
LA ZAMPA.IT
11 SETTEMBRE 2012
 
Uccidi una volpe e guadagni 10 euro
Nel grossetano pende una taglia sulla testa delle volpi, gli animalisti insorgono e i cacciatori sono divisi
 
Firenze - Dieci euro è la taglia per chi consegna una coda di volpe, quindici se si ha la tessera di Libera Caccia.
Il  "macabro premio" è stato messo in palio negli Ambiti Territoriali di Caccia 6 e 7 di Grosseto e Massa Marittima.
Gli animalisti, la Lega antivivisezione e il Wwf in testa, si schierano contro e chiedono chiarezza.
Il presidente dell'associazione Libera Caccia, ha difeso la sua scelta in una nota, dichiarando che «la volpe è un animale nocivo, insieme alla poiana e alla cornacchia. Se individua un covo di fagiano mangia tutto, dai piccoli alle uova. In tutta la provincia non si vedono più uccelli a parte le cornacchie. Ecco perché -insiste- le volpi vanno abbattute». E gli animalisti? «Pensino ai fatti loro».
Di parere contrario è Luciano Sozzi, esponente di Arci caccia che ha affermato: - La volpe è cacciabile, ma da qui ad incentivare con i soldi la sua uccisione ce ne corre e non sia proprio nella filosofia di un'associazione venatoria. Andrebbero fatti dei censimenti e poi, se ce ne sarà la necessità, allora è giusto programmare degli abbattimenti».
 
ADN KRONOS
11 SETTEMBRE 2012
 
Taglia di 10 euro per ogni volpe uccisa in Maremma, scoppia la polemica
Grosseto -  Il compenso a chi consegna una coda dell'animale, come prova dell'uccisione.
Protestano ambientalisti e animalisti, cacciatori divisi
 
Grosseto - E' polemica in Maremma per la decisione degli Ambiti Territoriali di Caccia (Atc) n° 6 e 7 (Grosseto e Massa Marittima) di dare 10 euro a chi consegna una coda di volpe, come prova dell'uccisione dell'animale. Una cifra che sale a 15 euro ad esemplare, se si è iscritti all'associazione Libera Caccia. Il cui presidente, Paolo Isidori, spiega: ''La volpe è un animale nocivo, insieme alla poiana e alla cornacchia. Se individua un covo di fagiano mangia tutto, dai piccoli alle uova. In tutta la provincia non si vedono più uccelli a parte le cornacchie. Ecco perché le volpi vanno abbattute''. Quanto all'incentivo economico per chi uccide le volpi, sottolinea: ''Spendiamo dei soldi per fare i contenimenti e il lancio degli animali degli Atc spesso sono infruttuosi. E' inutile salvaguardare la selvaggina se poi ci pensano le volpi''. La lega antivivisezione invece si è scagliata contro questi rimborsi, pattuiti dagli Ambiti Territoriali di Caccia 6 e 7. Anche il Wwf chiede chiarezza, e l'Ente Nazionale Protezione Animali parla di ''scelta gravissima sulla cui regolarità vi sono forti perplessità: la commercializzazione della fauna e l'incentivo ad uccidere, con l'imbarazzante assenso del presidente della Provincia di Grosseto, rappresentano un vero e proprio massacro 'sponsorizzato' - accusa l'Enpa - ed è inammissibile che chi dovrebbe tutelare la natura e la fauna ne favorisca invece lo sterminio, promuovendo la cultura della morte''. Contrario all'iniziativa degli Atc è anche Luciano Sozzi, esponente di Arcicaccia, storica associazione di adepti di Diana. ''La volpe è cacciabile, ma da qui ad incentivare con i soldi la su a uccisione ce ne corre e - afferma - non è cosa che fa parte della filosofia di un'associazione venatoria. Andrebbero fatti dei censimenti e poi, se ce ne sarà la necessità, allora è giusto programmare degli abbattimenti. La caccia deve essere tradizione e divertimento e lo spirito che promuoviamo noi è quello della caccia sostenibile''.
 
GEA PRESS
11 SETTEMBRE 2012
 
Un ponte per i bracconieri
In pochi giorni numerose denunce.
 
L’ultimo episodio, forse il più clamoroso, è di poche ore addietro. Un intero ponte, lungo ben 12 metri, disposto sul fiume San Bartolomeo in provincia di Isernia. A scoprirlo la Polizia Provinciale la quale ha comunicato come il ponte, costruito con materiali per l’edilizia, servisse per la cattura illegale di Germani reali e Gallinelle d’acqua. A causa delle forti piogge dei giorni scorsi, il materiale trasportato dal fiume, trovandosi innanzi l’incredibile ponte, aveva creato una sorta di sbarramento, con rischio, perciò, di allagare i terreni circostanti. La struttura è stata rivenuta in territorio comunale di Venafro. A Sesto Campano, sempre sul fiume San Bartolomeo, è stata invece scoperta una piattaforma, ben mimetizzata lunghe le sponde, adibita anch’essa alla cattura delle anatre. Piattaforma e ponte, sono sta ti eliminati a seguito dell’intervento di polizia.A Cassano delle Murge, in provincia di Bari, il Corpo forestale dello Stato, Coordinamento Territoriale per l’Ambiente del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, ha invece rinvenuto un impianto di uccellagione che utilizzava un punto d’acqua appositamente costruito per attirare la fauna alata protetta. Ad essere denunciato un uomo residente a Rutigliano appostato nei pressi all’interno della propria automobile. i Forestali, insospettiti dal nervosismo dell’uomo, hanno scoperto il tutto.Nel Comune di Sessa Cilento, in provincia di Salerno, sempre la Forestale ha fermato un uomo provvisto di fucile calibro 12 e cinque cartucce. L’arma era detenuta clandestinamente. Al soggetto, peraltro, era stato ritirato nel passato il porto d’armi. Sul finire della settimana scorsa, invece, una cinquantina di cardellini, fringillide protetto dalla legge, più gli zimbelli e le reti, sono state sequestrati a due uccellatori di Torre del Greco, dalla Polizia Provinciale di Pola, sempre in provincia di Salerno. Si tratta dell’ennesimo fermo di uccellatori napoletani che operano spesso non solo fuori provincia ma anche fuori regione. In alcune occasioni, sono stati accertati chiari collegamenti con la criminalità organizzata camorrista.Sequestri di cardellini anche a Villafranca Tirrena, in provincia di Messina. Ad intervenire i Carabinieri che hanno provveduto a ridare la libertà a 41 fringillidi protetti dalla legge. Sparavano invece dalla macchina, due bracconieri di Pollina (PA) fermati dalla Forestale siciliana poche ore prima della pre apertura del primo settembre. A Taranto la Polizia Provinciale, in un intervento della settimana scorsa, ha denunciato due trentatreenni con reati specifici e ridato la libertà a 58 cardellini illegalmente catturati.Risalente ai primi di settembre, invece, l’intervento ad opera della Polizia Provinciale di Verona. Un cacciatore sorpreso ad abbattere la fauna protetta. Utilizzava per questo il capanno da caccia. Gli uccelletti abbattuti erano stati occultati ma sono stati rinvenuti grazie all’impiego delle unità cinofile. In provincia di Gorizia, invece, la denuncia di due uccellatori dell’isontino. Tre uccelli privi di anello e poi le reti ed altri attrezzi per uccellagione. Nel corso della perquisizione domiciliare, invece, un’altra decina di uccelli, sempre illegalmente detenuti.
 
GEA PRESS
11 SETTEMBRE 2012
 
Lombardia: 300.000 fringuelli a rischio doppiette
Le Associazioni: mentre la Regione Lombardia programma la strage, dall'Europa in arrivo le maximulte.
 
In Lombardia sta per partire l’ennesima strage di piccoli uccelli protetti, nonostante l’avvertimento della Commissione Europea, che a maggio di quest’anno ha avvisato l’Italia e le Regioni che l’Unione Europea non avrebbe tollerato altre violazioni delle normative comunitarie e internazionali a tutela dell’avifauna selvatica. Così denunciano Lega Anti Vivisezione, Lega Italiana Protezione Uccelli, Amici della Terra, Lega per l’abolizione della caccia, GAIA, Legambiente Lombardia, Verdi Ambiente e Società, Gruppo Ornitologico Lombardo e WWF Lombardia.Un progetto di legge (181/12), di prossimo esame da parte del Consiglio Regionale lombardo, prevede infatti l’uccisione di 300.000 fringuelli ed altre centinaia di migliaia di piccoli uccelli (37.000 peppole, 2 0.000 pispole, 12.500 frosoni, oltre 150.000 storni) senza il min imo rispetto delle numerose sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia che hanno condannato l’Italia e la Lombardia per questa prassi illegittima, che ciò nonostante si ripete ogni anno.La procedura di infrazione comunitaria avviata dal 2006 nei confronti dell’Italia per queste violazioni prevede, quale ultimo e ormai imminente passo, sanzioni allo Stato che possono giungere sino a 300.000 euro al giorno. In un momento di crisi economica, oltre che ecologia, le associazioni denunciano il progetto di legge come ulteriore atto vergognoso e irresponsabile.Lega Anti Vivisezione, Lega Italiana Protezione Uccelli, Amici della Terra, Lega per l’abolizione della caccia, GAIA, Legambiente, Verdi Ambiente e Società, Gruppo Ornitologico Lombardo e WWF Lombardia hanno così denunciato oggi alla Commissione UE, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, alla magistratura penale e alla Corte dei Conti questo gravissimo attentato all’ecosistema e alle tasche di tutti i cittadini lombardi, a vantaggio di pochi estremisti venatori.
 
GREEN STYLE
11 SETTEMBRE 2012
 
I cani dell’11 settembre, strage delle Torri Gemelle
 
11 settembre 2001: il mondo si ferma per assistere sgomento all’attentato alle Torri Gemelle di New York, crollate dopo l’impatto con due aerei di linea dirottati. A 11 anni di distanza le immagini sono ancora vivide nella memoria di tutti, soprattutto a causa della rilevanza mediatica che la diretta televisiva ha conferito all’attentato. Migliaia di morti sepolti dalle macerie, ma anche centinaia le persone salvate, grazie all’aiuto dei coraggiosi cani da soccorso. La testata Pawnation, sempre molto attenta alle news dal mondo animale, ha voluto stilare una lista d’onore per questi animali eroici, pronti a infilarsi in ogni anfratto fra i detriti pur di trovare un corpo umano ancora in vita. Dei validi aiuti per i Vigili del Fuoco, così come abbiamo avuto modo di appurare anche durante il recente sisma romagnolo, armati di coraggio e pronti a ogni sfida.  Così si apprende di Rosselle, cane guida impavida che ha trascinato la sua padrona cieca per numerose rampe di scale portandola in salvo. Oppure la storia di Eli, il Pastore Belga, che per anni ha confortato i sopravvissuti con la pet therapy, aiutandoli ad uscire dai continui attacchi di panico. E che dire del Pastore Tedesco Trakr, cane record nel ritrovamento dei superstiti sotto le macerie delle torri, o di Sage, il cucciolo di due anni campione di coraggio in quel del Pentagono.E ancora il gruppo di salvataggio K-9, con cani addestra ti pronti a salire in quota su carrucole improvvisate per trasferirsi da una zona all’altra dei crolli e tanti altri esemplari ancora. Molti di loro non sono più fra noi a scondinzolare la coda in cerca di una coccola, per sopraggiunta vecchiaia. Ma senza il loro contributo, la tragedia sarebbe di certo stata ancora più grave.
FOTO
 
GEA PRESS
11 SETTEMBRE 2012
 
Spagna – il toro con i testicoli infilzati nella lancia
Tragedia e crudeltà per un anacronistico divertimento.
 
La Spagna si conferma terra di sanguinarie tradizioni. Il “sacrificio” odierno si consuma nel piccolo Comune di Tordesillas, situato nella comunità autonoma di Castiglia e Leòn. La gara del “Toro de la vega”, in occasione della festa del Santo Patrono, Virgen de la pena, aveva da tempo una vittima predestinata: Volante. Stamattina, davanti agli occhi della folla divertita, la penosa morte del toro, dopo circa venti minuti di interminabile agonia.Le proteste degli animalisti duravano da mesi. Diverse iniziative, come petizioni da firmare, pur di salvare Volante da ciò che l’aspettava: dolorosissime ferite, morte atroce, continue umiliazioni. Non è servito a nulla: Volante è stato ucciso nel peggiore dei modi, come i suoi illustri predecessori. Lo scorso anno, era toccato ad Afligido, letteralmente “afflitto" un toro di più di seicento chili, anch’esso inseguito e torturato dai lancieri per più di trenta minuti, fino alla morte.La gara, in breve, tratta della solita lotta impari fra il Toro, illuso di poter fuggire da qualche parte, ed i numerosi, spietati esecutori, pronti ad inseguirlo e trafiggerlo dappertutto, con lance lunghe fino a tre metri. Colui che sferra il colpo di grazia, mozzerà anche coda e testicoli dell’animale, per poi esibirli in parata, impalati sulla cima della propria lancia. Il vincitore avrà diritto ad una lancia d’oro, offerta dal Municipio. La notizia dell’assassinio di Volante è stata riportata, da qualche ora, da Igualdad Animal, organizzazione spagnola per i diritti animali. L’ auspicio degli animalisti è quello di porr e fine a mattanze del genere, avallate dalle autorità locali e, a volte, persino ritenute di interesse culturale. Si tratta di tradizioni che, ai giorni nostri, dovrebbero essere abbandonate. In molti le giudicano incivili e crudeli. Amareggiano i gesti degli aguzzini, compiuti con naturalezza e fierezza, dinanzi ai propri figli, quasi a considerare la violenza e la prevaricazione dei valori da dover tramandare.
 
GEA PRESS
11 SETTEMBRE 2012
 
Green Hill – per l’Assessore Bresciani le indagini dureranno tutto il mese
In Consiglio Regionale c'è chi vuole essere ringraziato e chi se la prende con la stampa bresciana.
 
Secondo quanto riferito in Consiglio Regionale lo scorso sei settembre dall’Assessore alla Sanità Luciano Bresciani (LN) le indagini della Procura della Repubblica di Brescia sul caso Green Hill, potrebbero durare per tutto il mese di settembre. L’occasione è fornita dalla discussione in Aula della mozione 386 del Consigliere Sola (IdV) ove si chiedeva in merito ai controlli dell’ASL nell’allevamento di Montichiari. Non è chiaro a cosa si riferisse l’Assessore Bresciani, se cioè al termine del sequestro probatorio tutt’ora vigente per gli animali (le strutture sono state invece già dissequestrate dal Tribunale del Riesame) oppure al complesso delle indagini che, al la loro stesura finale, dovranno essere consegnate dagli Organi di P.G. ai P.M. incaricati. Quello che è certo, ha riferito però Bresciani, è la determinazione a non intralciare la Magistratura con la verifica amministrativa avviata dalla Regione Lombardia sull’ASL bresciana. In altri termini, finché ci saranno le indagini penali, quelle amministrative delle Regione verranno sospese.Bresciani, anche alla luce delle nove rilevanze dell’ASL contro la singola mossa dal Ministero della Salute sulla gestione di Green Hill, ha voluto comunque rilevare come solo al Comune di Montichiari spetta la chiusura dello stabilimento, mentre tutte le altre competenze, eccetto quelle di controllo dell’ASL, sono attribuibili al Ministero della Salute.Un fatto che non ha convinto il Consigliere Sola il quale, prima di vedersi bocciata la mozione, ha riferito in Aula come le contestazioni in oggetto potrebbero essere un tentativo di “sciacquarsi la coscienza”. Un uso in “modica quantità”, sempre secondo Sola, delle rilevanze sollevate dall’ASL. Quanto basta, cioè, per lasciare aperto Green Hill. Sola, nella stessa riunione d’Aula, ha altresì dovuto incassare il “no”, alla propria mozione, del Consigliere Girelli (PD) che ha rilevato la degenerazione in atto sulla stampa di Brescia (più spazio dato ai cani di Green Hill che non alle morti sul lavoro).“No” alla mozione anche dal Consigliere Romeo (L.N.). Quest’ultimo ha basato il suo diniego alla mozione, ricordando altresì il voto favorevole del Consiglio Regionale in appoggio all’art. 14 (emendamento Brambilla) attualmente ai lavori della XIV Commissione del Senato. Secondo il Consigliere Romeo tale articolo impedirebbe l’utilizzo per la sperimentazione di cani, gatti e primati. Una tesi, questa, che è però fortemente contrastata anche in casa animali sta. Poi l’affondo. Nessun ringraziamento dai mille che ogni giorno via mail chiedono il blocco dei finanziamenti al centro di Nerviano.
 
PINK BLOG
11 SETTEMBRE 2012
 
Cosmetici testati su animali: alla lista nera si aggiungono nuovi nomi ex cruelty-free
 
Noi donne, si sa, dei cosmetici non possiamo proprio fare a meno. Trucchi, profumi, saponi, detergenti li scegliamo ad hoc, in base alle nostre esigenze e al nostro stile di vita. Ecco perché l’attenzione al dettaglio e alla storia di un brand per noi sono vitali, specie quando scegliamo la strada del cruelty-free, acquistando solo prodotti non testati su animali che riportano il glorioso simboletto del coniglietto che salta o, parimenti, il bollino ICEA.Da febbraio, purtroppo, c’è in atto una controtendenza di molte marche note, quali Avon, Mary Kay, Esteé Lauder, cui si sono aggiunte Nuxe, L’Occitane, Ives Rocher e Caudalìe (ma la lista tende a d allungarsi col passare dei mesi), che hanno abbandonato i test etici in vitro, per poter commercializzare i propri prodotti in Cina, dove la legge esige i terribili test su animali.E così il motto “Le profit avant l’ethique” pare essere diventato più reale, tanto che le associazioni animaliste, specie in Francia, patria di gran parte dei laboratori cosmetici incriminati, stanno tentando di scuotere gli animi della gente, con propaganda e passaparola su siti e social network, chiedendo il boicottaggio dei prodotti. I brand, da parte loro, tacciono su questo cambiamento di tendenza, tanto che in Europa stessa le notizie giungono in sordina.Era la fine degli anni ‘80 quando Avon, che ancora non era cruelty-free, era stata bersagliata dalla Peta con slogan contro la vivisezione. La campagna “Avon Calling” era stata parodizzata in “A von Killing” e stessa sorte era toccata a Mary Kay, messa alla berlina dal fumettista Berkeley Breathed. I due brand, punti nel vivo, avevano rinunciato ai test sugli animali, creando una reazi one a catena che aveva convinto Esteé Lauder e le altre, a liberare le cavie dai laboratori.Oggi il trend è cambiato. Il mercato cinese è una ghiotta opportunità di profitto e, in barba alla richiesta di eticità che continua a pressare il mondo occidentale, molti marchi hanno ceduto al compromesso. Nuxe ancora vanta, sul suo sito, processi di produzione ecologici, rispetto per le piante e gli organismi acquatici e ingredienti naturali nei propri cosmetici (il suo Huile Prodigieuse ha conquistato consensi e applausi da parte di donne entusiaste per anni). Eppure è meno verde di quanto non voglia mostrarsi.Per non correre rischi è sempre bene tenersi aggiornati e visitare i siti che trattano queste tematiche, tipo quello della Lav, o ancora consumoconsapevole e lavocedeiconigli, dove sono presenti le liste delle marche cruelty-free e ovviamente la Peta, che mette al corrente anche delle varie campagne in atto.Noi donne alla cosmesi non possiamo rinunciare, ma essere belle e in armonia con la natura non è inconciliabile. Per testare uno shampoo o un bagnoschiuma le ditte cruelty abradono la cute di topi, conigli e gatti e posizionano sulla zona il prodotto da testare. Spesso lo mettono anche negli occhi, per constatarne la tollerabilità, rendendo ciechi gli animali. Le torture sono molte e decisamente cruente. E noi siamo davvero disposte a fare finta di nulla? Scegliamo il cruelty-free e non rendiamoci complici.
 
CORRISPONDENTI.IT
11 SETTEMBRE 2012
 
Essential News: coca protegge i testicoli da erba
 
Il sempre autorevole Daily Mail riferisce di una ricerca condotta all’University of Southern California secondo la quale i maschi che fanno uso abituale della marijuana mostrano un’incidenza superiore di tumori ai testicoli. La cocaina invece avrebbe l’effetto contrario, proteggendo dall’insorgere del cancro testicolare. I due risultati contrastanti emergono da uno studio epidemiologico degli effetti sulla salute del consumo di droghe leggere. La profilassi offerta dalla coca però non avverrebbe senza un costo. Si ipotizza infatti che possa dipendere dal danno – osservato finora solo in esperimenti sugli animali – che la “neve” provocherebbe alle cellule che producono lo sperma. La Dr.ssa Victoria Cortessis, che ha diretto la ricerca, dice: "Le cellule germinali non sviluppano il cancro se vengono prima distrutte, ma ne potrebbe risentire negativamente la fertilità”
 
IL CITTADINO
11 SETTEMBRE 2012
 
Cinghiale in paese, numerose chiamate alla polizia locale 
 
Prov. Di Milano - Il mistero del cinghiale a Mediglia. Ieri mattina diversi cittadini hanno telefonato alla polizia locale per segnalare la presenza dell’animale, che domenica sera sarebbe stato visto aggirarsi nelle campagne attorno al centro abitato. Si tratta del resto di animali dalle abitudini crepuscolari e notturne. Durante il giorno, invece, riposano distesi in buche da essi stessi scavate nel terreno con il muso e gli zoccoli. Nella zona del Sudmilano non sembrano esistere allevamenti di cinghiali, che sono invece presenti nel Pavese. Ecco perché la notizia dell’avvistamento ha colto di sorpresa gli agenti della polizia locale. I vigili urbani hanno avviato una serie di controlli sul territorio. Le ricerche si sono concentrate in particolare nelle campagne dove era stata segnalata la presenza del cinghiale.
 
LA ZAMPA.IT
11 SETTEMBRE 2012
 
Un piccolo Mowgli tenuto in vita dai gatti
Il bimbo ritrovato dalla polizia, veniva accudito da otto felini, che gli procuravano cibo, lo lavavano e lo tenevano al caldo di notte.
 
Argentina - Un bimbo di un anno, allevato da una famiglia di gatti, è stato trovato dalla polizia argentina per le strade di Misiones.La storia del piccolo "cucciolo di uomo" rispecchia quella del famoso personaggio del Libro della giungla di Kipling, Mowgli.Il bimbo era tenuto in vita dagli avanzi che otto gatti raccoglievano in giro per lui, e come spiega il medico che lo ha visitato dopo il ritrovamento, i gatti tenevano probabilmente il piccolo al caldo di notte, rannicchiandosi su di lui.La poliziotta Alicia Lorena Lindgvist ha trovato il bambino in un canale del quartiere Cristo Re della città argentina. Come riportato dal quotidiano inglese Telegraph, la donna ha raccontato: «Stavo camminando e ho notato un gruppo di gatti seduti molto vicini tra loro, vedendo l'immagine insolita mi sono avvicinata per dare un o sguardo più attento, e sul fondo di una grondaia ho visto un bambino. Uno dei gatti lo leccata, per lavarlo dallo sporco in cui era». - La Lindgvist continua - «Quando mi sono avvicinata i gatti hanno protetto il bambino soffiando su di me, tenevano il bambino al caldo mentre dormiva». Accanto al bambino vi erano anche avanzi di cibo.
La polizia si è poi messa alla ricerca dei veri genitori del bambino, rintracciando il padre, un senzatetto che ha dichiarato di averlo perso da diversi giorni.Thames Valley, portavoce del Benessere degli animali in Berkshire ha detto: «Nella nostra esperienza, le colonie di gatto tendono a prendersi cura dei cuccioli di ogni gatta, rintracciando e portando loro cibo».
 
INSIDEART
11 SETTEMBRE 2012
 
Krudeltà ment’Hall
 
Krudeltà ment’Hall è la personale di Hall a Milano, presentata al gallery/store Elio Ferraro. L’artista italo-francese è esausto di osservare la violenza dell’uomo sull’animale. Ora decide di urlare il suo sdegno attraverso 22 opere in ceramica: materiale vivo, umano, arcaico, naturale. Idoneo a plasmare l’inconscio visivo di Hall. Opere ipnotiche con auree lucenti. Ti ammutoliscono davanti a una terrificante sensazione di bellezza. La mostra presenta anche 12 poster di forte impatto visivo. In carta patinata opaca esaltano la lucentezza delle immagini che entrano in simbiosi con le opere stesse. Nella loro ricercata semplicità, liberati da costrizioni strutturali e tecniche come vetri e cornici asettiche, regalano una tridimensionalità spirituale che sequestra lo sguardo senza nessun compromesso visivo.Hal l sceglie di slegarsi dai vin coli delle tendenze artistiche comuni anticipando le linearità estetiche della moda. Lo stilista dell’arte, affronta di petto la violenza folle e illogica sugli animali in chiave sadica-style. Il coltello rappresenta in primis l’oggetto metaforico a cui Hall dà una forte ma chiara connotazione di evidente significato simbolico. L’arma per eccellenza ha accompagnato l’uomo lungo tutto il percorso evolutivo rimanendo invariata nei secoli. Nonostante la sua semplicità, è perfezione. L’antinomia del reale. Un contrasto vero e proprio. Oggetto di difesa e attacco, scelto per cerimonie sacrificali, diventa esso stesso protagonista passando da corpo inanimato a perno sacrale. Arma che uccide ma vittima della mano che la muove.Nasce per la sopravvivenza e cresce per lo sterminio. Una protesi cercata e amata, l’estensione del carnefice. Il blu rappresenta la cromo-linea di Hall al punto da renderlo protagonista della mostra st essa. Gesù pugnalato, vestito da velluto blu, dà vita al fiume di ceramiche che raccontano il regno animale. Gli occhi delle creature ricordano la scala cromatica del Gesù come a identificarsi nella sofferenza del loro creatore. Osservano impassibili le atroci ingiustizie generate dell’uomo. Tutto in apparenza è innocente e puro. La perversione e il male si nascondono nella profondità dell’anima. Solo la bellezza dell’arte può riscattare l’uomo dal peccato ed elevarlo alla perfezione.fino al 30 ottobre
Elio Ferraro gallery/store, via Pietro Maroncelli 1, Milano info: www.elioferraro.com
 
OGGI SCIENZA
11 SETTEMBRE 2012 
 
Bel lavoro, lontra marina!

Federica Sgorbissa

 
AMBIENTE – No, le lontre marine non possono dare un contributo significativo a livello globale per la riduzione della CO2 atmosferica, ma lo studio del loro effetto locale sottolinea l’importanza di tutti i tasselli dell’ecosistema, incluso il contributo dei predatori, nel bilancio del carbonio.Tutto parte dalla golosità di questi deliziosi animali, che non di rado si possono vedere mentre galleggiano a pancia in su, intenti a fracassare gusci di ricci marini (e non solo) sbattendoci sopra delle pietre per mangiarsi il contenuto. Ebbene a quanto pare i ricci marini tendono a divorarsi le praterie di kelp, che a loro volta sono un importante fonte di assorbimento di anidride carbonica. L’azione predatoria d elle lontre sui ricci dunque protegge il kelp che può continuare ad assorbire la CO2, e Christopher Wilmers dell’Università della California di Santa Cruz e colleghi hanno calcolato quanto.Lo studio pubblicato su Frontiers of Ecology and the Environment ha preso in esame gli ultimi 40 anni di dati disponibilii sia sui comportamenti predatori delle lontre che sulle foreste di kelp sulle coste dell’Alaska e del Canada. La conclusione è che l’azione delle lontre può moltiplicare per dodici l’efficacia delle foreste di kelp nell’assorbire la CO2 rispetto a dove i ricci possono brucare indisturbati. In numeri: l’effetto calcolato delle lontre è fra 4,4 e 8,7 teragrammi di CO2 trattenuta in più (un valore che si aggira fra i 205 e i 408 milioni di dollari sul mercato delle quote di emissione del carbonio stabi lite dall’Unione Europea)Detto così sembra molto, ma naturalmente a livello globale l’azione delle lontre è impercettibile.Quello che però è importante continuare a studiare, e questo lavoro ne è un esempio, è l’importanza di ciascun elemento dell’ecosistema nel determinare il bilancio finale del carbonio.
 
GAIA NEWS
11 SETTEMBRE 2012
 
Cento specie in pericolo, ma nessuno le salverà
Oltre cento specie tra le più minacciate del pianeta verranno lasciati morire, in quanto nessuna di queste specie fornisce agli umani evidenti benefici
 
Per la prima volta, più di 8.000 scienziati della IUCN Species Survival Commission (1) si sono riuniti a Seoul, in Sud Corea, per identificare 100 delle specie più minacciate del pianeta, tra animali, piante e funghi. Ma i ricercatori temono che questi esseri viventi verranno lasciati morire, in quanto nessuna di queste specie fornisce agli umani evidenti o immediati benefici.E’ questa la dura accusa dei ricercatori, tra cui il professor Jonathan Baillie, direttore della ZSL (2): “Chi supporta la conservazione e il movimento per la tutela degli esseri viventi in pericolo è sempre più orientatio verso il concetto: ‘cosa può la natura fare per noi?’, secondo cui vengono valutate le specie e gli habitat selvatici in ordine di priorità in base ai servizi che forniscono alle persone. Ciò ha reso sem pre più difficile per gli ambientalisti proteggere le specie più minacciate del pianeta.”“Ma – continua Baillie – mentre il valore utilitaristico della natura è importante, la conservazione va al di là di questo. Queste specie hanno il diritto di sopravvivere oppure abbiamo il diritto di portarle all’estinzione?”Il rapporto, chiamato “Priceless or Worthless?” (senza prezzo o senza valore?), sarà presentato al World Conservation Congress dell’IUCN in Corea del Sud questa settimana, e con questo pungolo gli scienziati sperano di spingere la conservazione degli esseri viventi ‘senza valore’ all’ordine del giorno delle ONG di tutto il mondo.Il co-autore del rapporto, Ellen Butcher, ha detto: “Tutte le specie elencate sono uniche e insostituibili. Se dovessero svanire, nessuna somma di denaro potrebbe riportarle indietro. Tuttavia, se si prendono provvedimenti immediati pos siamo dare loro una possibilità di combattere per la sopravvivenza. Ma questo richiede che la società sostenga la posizione morale ed etica che tutte le specie hanno un diritto naturale di esistere.”Il declino di queste specie è stato principalmente causato dagli esseri umani, ma in quasi tutti i casi gli scienziati credono che la loro estinzione possa ancora essere evitata se si attuano specifici sforzi di conservazione. Le azioni di conservazione hanno mostrato incredibili risultati con molte specie, come il cavallo di Przewalski (Equus ferus) e la megattera (Megaptera novaeangliae), che sono stati salvati dall’estinzione pochi decenni fa.Le 100 specie, provenienti da 48 diversi paesi, si estingueranno entro pochi anni, se non si farà nulla per proteggerli.Il pigmeo bradipo tridattilo (Bradypus pygmaeus) è uno degli animali di fronte a questo tetro destino. L’isola di Escudo, a 17 km al largo della costa di Panama, è l’unico pos to al mondo in cui si trovano questi piccoli bradipi. Pari a metà dei loro cugini continentali, e dal peso simile a quello di un bambino appena nato, i bradipi pigmei sono i più piccoli e i più lenti del mondo e sono in pericolo critico.Allo stesso modo, il Saola (Pseudoryx nghetinhensis) è uno dei mammiferi più minacciati del Sud-Est asiatico. Conosciuto come l’unicorno asiatico a causa della sua rarità, la popolazione di queste antilopi può essere stimata attorno a poche decine di individui.Professore Baillie aggiunge: “Se crediamo che queste specie non abbiano prezzo, è il momento per la comunità, per i governi e per l’industria di intensificare gli sforzi per mostrare alle generazioni future che abbiamo dato valore a qualsiasi forma di vita”.Mentre monetizzare la natura rimane una necessità per gli ambientalisti e per i ricercatori del campo, il valore più ; ampio dell’impor tanza di salvare qualunque specie sull’orlo dell’estinzione non dovrebbe essere ignorata, afferma il rapporto.
“Tutte le specie hanno un’importanza nella natura, e quindi a loro volta sono importanti per l’uomo”, spiega Simon Stuart, presidente della Commissione dell’IUCN per la Sopravvivenza delle Specie. “Anche se il valore di alcune specie può non apparire evidente a prima vista, tutte le specie contribuiscono a loro modo al sano funzionamento del pianeta.”
Riferimenti:
(1) la Commissione per la Sopravvivenza delle Specie della IUCN, Unione Mondiale per la Conservazione della Natura
(2) http://www.zsl.org
 
GREEN ME
11 SETTEMBRE 2012
 
Animali: sanno distinguere il bene dal male

Roberta Ragni

 
Gli animali sono esseri morali? Conoscono la differenza tra il bene e il male? A tutti noi, da piccoli, sono state insegnate delle regole su come comportarsi, per sviluppare un proprio codice morale. Ma gli esseri umani sono l'unica specie a conoscere un personale senso di moralità? A rispondere a queste e altre domande è, in un'intervista, il dottor Marc Bekoff, collaboratore dell'HuffingtonPost, biologo evoluzionista ed etologo. Esiste, allora, qualcosa che può essere definito come "morale animale"? "Penso che gli animali riconoscano il bene e il male. Ci sono molte prove di ciò nella capacità di prendersi cura degli altri, come un animale che accudisce un membro ferito del proprio gruppo, invece di attaccarlo, lasciarlo solo o rubargli il cibo. Quindi sì, penso che ci siano alcuni buoni esempi di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e di quello che io definirei un comportamento morale", risponde Bekoff. Molti studi su canidi, come lupi, cani e coyote, spiegano l'importanza del gioco come apprendimento. Ma che succede con gli altri animali?  Giocano? E seguono regole speciali? "Il gioco – risponde il biologo- è stato studiato in animali come gli uccelli, e ci sono alcune evidenze che dimostrano come anche i pesci giochino. Ma, in realtà, la maggior parte delle ricerche sono state condotte sui mammiferi. A quanto pare, una ricerca fatta sul gioco nei ratti ha dimostrato, per esempio, che il loro modo di giocare è complesso tanto quello di cani, lupi, coyote e scimpanzé". Ma non tutti gli animali rispettano  le regole del gioco e ce ne sono alcuni che agiscono "immoralmente". "L'ho visto nei parchi con i cani, - racconta Bekoff- ma una delle cose che abbiamo imparato anche in natura, tra i coyote selvaggi, ma gli animali non vengono etichettati come imbroglioni o giocatori sleali. Quello che succede è che poi gli altri rifiutano i loro segnali di gioco o li evitano. Questi individui non hanno legami con gli altri membri e sono più propensi a lasciare il gruppo. Ne consegue un tasso di mortalità fino a quattro volte più alto. Così, come biologo, quello che sto veramente cercando in'ultima analisi è se c'è una qualche conseguenza del non giocare in modo equo. Beh, sembra che la conseguenza possa essere quella di lasciare il gruppo e avere più probabilità di morire". Questo spiega, quindi, perché il bullismo non possa portare alcun beneficio  agli animali selvatici. Ma per quanto ri guarda il comportamento morale? Ha un vantaggio evolutivo? "Quello che fondamentalmente, troviamo in tutti i primati  è che oltre il 90% del loro comportamento è ciò che chiamiamo pro-sociale o affiliativo, positivo. Il 10%, o anche meno, è ciò che chiameremmo aggressivo o assertivo. Ma la cosa importante è che oltre quel 10% la percentuale può diventare veramente dannosa. Così, quello che mi entusiasma è che la ricerca sul comportamento morale degli animali e su quello pro-sociale sta dimostrando che essere carini e gentili con gli altri è per gli animali un comportamento naturale", conclude l'esperto. La maggior parte dei comportamenti animali, insomma, sono di tipo cooperativo, nonostante i documentari vogliano farci credere in una natura competitiva. Così, se anche noi umani siamo animali, forse nel nostro DNA, dopo centinaia di milioni di anni di evoluzione, esiste una incancellabile bussola morale che potrebbe fare di noi degli esseri migliori e rispettosi. Meglio continuare a comportarsi "da animali", ne va della nostra probabilità di sopravvivere.
 
TG COM 24
11 SETTEMBRE 2012
 
Yellowstone, bisonte aggredisce turisti
Il video mette in discussione la sicurezza del visitatori all'interno del Parco
 
La furia di un bisonte colpisce al Parco di Yellowstone. Il bovino, sceso nell’area denominata “Maammoth Hot Springs”, per sfuggire ai primi freddi autunnali delle montagne del Parco, ha aggredito un gruppo di turisti, colpevoli di essersi avvicinati troppo all'animale che, spaventato, ha reagito violentemente.La stampa locale si sta interrogando sulla sicurezza del Parco che non è messa a rischio solo dalla discesa a valle dei bufali. Infatti, in un comunicato diffuso mercoledì, i Ranger di Yellowstone mettevano in guardia contro i maschi di alce, appena entrati nella stagione degli amori.
VIDEO
 
LA REPUBBLICA
11 SETTEMBRE 2012
 
L'idea di Billy, un castello fai-da-te per il gatto
 
Servono una stanza vuota e una grande quantità di scatole di cartone - oltre a una fantasia fuori dal comune - per regalare al proprio gatto un "parco giochi" economico e funzionale. Nasce così la Rufus Tower, un "castello" di cartone che può essere agevolmente scalato dal felino (di nome Rufus) attraverso una serie di fori opportunamente intagliati nelle scatole. L'idea fai da te è di Billy Browne, utente australiano di YouTube a cura di Pierluigi Pisa
VIDEO
 
IL TIRRENO
11 SETTEMBRE 2012
 
Piano per abbattere 3000 piccioni malati
 
di Gabriele Baldanzi
 
GROSSETO - Un’enorme colonia di oltre 3.000 piccioni è stata scoperta a fine agosto in un campo di girasoli alla periferia sud di Grosseto. Il 90% dei volatili sono malati: hanno verruche sulle parti implumi del corpo (becco, caruncole, palpebre), placche gialle in bocca, rantolano. Nelle scorse settimane il proprietario dell’azienda si è rivolto all’Atc 7 per concordare un piano di contenimento secondo il protocollo che la Provincia di Grosseto ha stipulato di recente con l’Ispra, l’Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale. Chi ha assistito alle operazioni di abbattimento racconta che solo sabato ne sono stati uccisi 420 e coloro che ne disponevano la rimozione usavano guanti e mascherine, per proteggersi. I volatili avrebbero la cosiddetta “malattia del piccione” ma non c’è ancora una dettagliata diagnosi veterinaria. Secondo alcuni l’epidemia sarebbe dovuta a un virus, secondo altri all’esorbitante sovrannumero. Quasi tutti i piccioni appaiono magri, denutriti. Da ieri anche il servizio di prevenzione dell’Asl 9 è stato informato del problema. A segnalare la colonia (pare si tratti dei piccioni che prima abitavano l’area dell’ex Fornace Chigiotti, fin quando era dismessa) il titolare di un’azienda agricola. Solo nella giornata di sabato ne sono stati uccisi 420 da cacciatori abilitati coordinati dalle guardie venatorie volontarie. Ne restano ancora migliaia e non è escluso che si proceda di nuovo nei prossimi giorni. In pratica è la stessa operazione (in termine tecnico un abbattimento programmato per il contenimento di specie animali in sovrannumero) compiuta per i piccioni del Bottegone nel maggio scorso e osteggiata dalle associazioni animaliste. Con un aggravante, che qui i volatili stanno morendo. «Per garantire la tutela del patrimonio zootecnico, del suolo e della selezione biologica, ma soprattutto per una questione di sicurezza sanitaria – spiega Leonardo Marras, presidente della Provincia con delega alla caccia – è importante tenere controllate le popolazioni delle tortore e dei piccioni con degli interventi mirati. Nel caso specifico si parla di una colonia imponente. La polizia provinciale e le guardie volontarie sono al pezzo». Le modalità degli abbattimenti per il contenimento delle popolazioni del colombo di città sono definite, come detto dal protocollo tecnico sottoscritto dalla Provincia di Grosseto e da Ispra. Il protocollo prevede prima di verificare l’effettiva necessità di contenimento della specie in relazione ai danni rilevati, poi indica una serie di azioni di controllo con metodi ecologici. Quando poi, come alla girasolaia sull’Aurelia Antica, si verifica che certe azioni non sono sufficienti a proteggere gli allevamenti e le colture, si passa all’abbattimento controllato. «Situazioni come questa, alla girasolaia – commenta un agricoltore della zona – vanno affrontate e risolte in modo radicale. Qui non basta scacciare gli animali. Bisogna abbatterli senza stare a sentire troppi pareri. Anche perché 2.000 o 3.000 piccioni sono in grado di appestarci tutte le colture. Ringraziamo quindi i cacciatori che continuano ad impegnarsi gratuitamente per aiutare il mondo agricolo. Senza contare che questi piccioni non sono sani e quindi portatori di malattie contagiose per l'uomo o per gli animali domestici».
 
MESSAGGERO VENETO
11 SETTEMBRE 2012
 
Gamberi rossi, vietata la cattura
 
CLAUT (PN) - Mentre continua la caccia al gambero rosso della Louisiana lungo l’asta del Cellina, l’Ente tutela pesca lancia un appello a quanti dovessero eventualmente imbattersi in esemplari vivi o morti. Se infatti è vero che le carni di questo crostaceo sono commestibili, c’è da dire che spesso il gambero americano accumula nel proprio organismo metalli pesanti, tossine e batteri. «Anche per questo nella nostra regione è vietato raccogliere gamberi di qualsiasi specie e, anzi, all’interno dei siti protetti Sic e Zps ne è proibita persino la detenzione – ha spiegato il direttore dell’Ept, Paolo Stefanelli –. Purtroppo non è cosa semplice eradicare da un territorio l’animale una volta che è stato colonizzato: ci si è riusciti soltanto con tecniche molto invasive per l’ambiente. Spiace poi constatare come una delle principali vie di diffusione del crostaceo della Louisiana sia quella della liberazione volontaria nei corsi d’acqua da parte di chi spera di poterne gustare un numero maggiore di esemplari». Nel caso specifico di Claut, al momento non sono stati resi noti i dati della maxi-operazione che da dieci giorni sta andando avanti sui greti della zona. Agenti della Forestale, personale dell’Etp, volontari e guardiacaccia stanno setacciando le anse del torrente e dei suoi affluenti alla ricerca di gamberi. La prima segnalazione risale alla fine di agosto. «Il 9 novembre a Pordenone terremo una conferenza sulla diffusione in Friuli Venezia Giulia di questa specie non nostrana», ha spiegato in proposito Stefanelli, rinviando a quella data ogni considerazione sull’episodio di Claut. Va anche detto che il gambero statunitense è chiamato “killer” per la sua capacità di adattamento in un certo habitat ai danni delle altre specie. Voraci e onnivori, i crostacei d’oltreoceano sono un’autentica calamità per flora e fauna. In una nottata di pioggia un singolo capo è in grado di camminare sino a tre chilometri fuori dall’acqua alla ricerca di cibo. Più rari invece gli attacchi alle coltivazioni, a eccezione di quelle che crescono a pelo dell’acqua.
 
GEA PRESS
12 SETTEMBRE 2012
 
Varazze (SV) – gatti presi a fucilate – il serial killer è un uomo adulto
Intervento delle Guardie ENPA e dei Carabinieri.

 
l luogo è più o meno lo stesso. Via San Lazzaro, a Varazze. Diversi gatti, tutti di proprietà, ritrovati uccisi a fucilate. A denunciare il tutto è l’ENPA di Savona, la quale comunica come l’ultimo episodio sarebbe avvenuto proprio nei giorni scorsi. Un gatto, che tornava a casa dopo la consueta passeggiata, gravemente ferito da pallini sparati da un’arma ad aria compressa.Un problema aggiunto visto che la vendita di tali armi, se di energia inferiore a 7,5 joule, è libera. Questo nonostante più volte le Forze dell’Ordine hanno sottolineato la pericolosità nel caso di colpi esplosi da distanza ravvicinata. Un potere dirompente accentuato, se il pallino colpisce parti molli e soprattutto se venduto, come è consentito, sagomato. In quest’ultimo caso aumenta la capacità penetrante.Nel caso del gattino di Varazze, l’immediato intervento del Veterinario ha consentito di accertare come i proiettili, penetrati nei polmoni, lasciano poche speranza di sopravvivenza.L’ENPA invita gli animalisti della zona alla massima attenzione verso comportamenti sospetti ed a tenere pronto il cellulare per documentare e fare pervenire le segnalazioni. Chiunque fosse in possesso informazioni utili per l’individuazione del responsabile, potrà fornirle direttamente alla locale Stazione dei Carabinieri o all’ENPA. Secondo le prime indiscrezioni potrebbe trattarsi di un uomo adulto.
 

BLITZ QUOTIDIANO
13 SETTEMBRE 2012

Varazze (SV). Caccia al “serial killer” dei gatti: usa fucile a pallini, 4 “vittime”

SAVONA – E’ caccia al “serial killer” dei gatti a Varazze, frazione di Cantalupo. Il Secolo XIX racconta la storia dei felini della città, che vengono massacrati con colpi di pistola ad aria compressa. Finora il bilancio è di 4 gatti uccisi, ma sono molti gli animali feriti. Il timore degli abitanti è che il killer dei gatti possa uccidere i loro animali domestici o ancor peggio ferire, durante la sua spietata caccia, i bambini di Varazze. E così nella città i padroni delle vittime felini hanno aperto la “caccia” al killer e tappezzato la città di manifesti:

“Qui c’è un orco che spara ai gatti. Chiunque abbia segnalazioni utili le passi ai carabinieri”.

Il Secolo XIX scrive: “Usate come bersagli viventi le bestiole accusano il colpo indifese, sarà poi solo la fortuna a decretarne il destino. Infatti il killer dei gatti ha già sulla coscienza la vita di 4 animali ma molti di più sono quelli ritrovati feriti. Ben 4 volte il sadico con la sua arma ha colpito parti vitali decretando la morte certa dell’animale, e solo dopo una tremenda agonia durata anche giorni. Molti altri gatti invece, per un semplice colpo di fortuna, si sono salvati perché non trafitti in organi principali. In via San Lazzaro, la strada dove nell’ultimo mese gli episodi di sadismo si sono ripetuti, una zona dove non c’è abitante che non possegga almeno un animale domestico, i residenti hanno paura”.
Cristina Cervi, abitante di Varazze, racconta al Secolo il suo lutto: “L’ultima vittima del “mostro” di via San Lazzaro è morta ieri mattina. Si chiamava Ciccio, aveva 4 anni, il pelo bianco e nero e il collarino rosso, ma soprattutto una famiglia che oggi lo piange. «Me l’hanno ammazzato», ripete la sua “mamma adottiva” mentre non riesce a trattenere le lacrime. Cristiana Cervi, la padrona di Ciccio, è affranta. Solo poche ore prima ha accompagnato il suo gattone dal veterinario per mettere fine alle sofferenze continue, provocate da un pallino penetrato nei polmoni. La signora Cervi non ha quasi parole. Non capisce cosa possa spingere un uomo a rendersi autore di un gesto così disumano. Piange. «E’ tornato a casa ferito un paio di settimane fa" si fa poi forza Cristiana e racconta -. L’ho immediatamente portato dal veterinario e, dopo la visita, mi ha già da subito dato poche speranza. Il pallino era entrato in un polmone e ha poi provocato diverse complicazioni. Abbiamo provato di tutto per salvarlo, non c’è stato però nulla da fare. Ne vengo ora dal veterinario. Non c’era altro da fare»”. Gli abitanti della città ora stanno cercando il killer ed hanno allertato le guardie zoofile dell’Enpa ed i carabinieri, che sono così impegnai in indagini sul campo. Se il “serial killer” di felini sarà individuato il rischio per lui è una pena da 3 a 18 mesi di reclusione.

 

GEA PRESS
13 SETTEMBRE 2012

Marsala – rincorre con un bastone i gatti di strada
Intervento del PAE.

Rincorre con un bastone i mici in strada e va poi a minacciare la vicina, colpevole, a suo dire, di sfamare i randagi. “Li uccido tutti”, avrebbe riferito all’incredula signora di Marsala (TP). Terrorizzata da quanto successo, la cittadina si rivolge così alla Polizia Municipale che però avrebbe a sua volta diffidato la gattara dal continuare a dare da mangiare ai gatti. A nulla sarebbero valsi i tentativi di chiedere l’identificazione del furibondo vicino che, se confermata la dinamica dei fatti, di certo non avrà molto di cui preoccuparsi.
La cittadina marsalese, certa di non aver violato alcuna norma di legge, si è così rivolta al Partito Animalista Europeo che, questa mattina, tramite il proprio Coordinatore Nazionale Enrico Rizzi, ha inoltrato una d iffida al Comandante della Polizia Municipale.“Ho chiesto & ndash; ha dichiarato Enrico Rizzi – di accertare i fatti esposti e richiamare nel caso gli Agenti operanti affinché si astengano in futuro da qualsiasi ulteriore azione nei confronti della signora o di qualsiasi altro cittadino che accudisce e cura animali vaganti, nel pieno rispetto delle norme in vigore”.La diffida è stata trasmessa per conoscenza anche al Sindaco di Marsala, ai Carabinieri ed al Servizio Veterinario di Trapani. Rizzi, inoltre, ha chiesto al Comandante dei Vigili, quale organo di Polizia Giudiziaria di avviare immediatamente delle indagini volte all’identificazione del soggetto che ha inseguito i gatti randagi con un bastone. Gli animali, ha ricordato Rizzi, sono oggetto di tutela penale e quindi quanto accaduto va notiziato immediatamente l’Autorità Giudiziaria.

 

IL PICCOLO
13 SETTEMBRE 2012

Spunta il “mostro” taglia-code Salvo per miracolo un gatto

di Tiziana Carpinelli

Prov. Di Gorizia - È in azione in città il “mostro” taglia-code. Ne ha fatto le spese per ultimo un gatto trovato agonizzante, con le zampe posteriori inerti, la coda tranciata di netto, una vertebra esposta. A soccorrere l’animale sono state le volontarie dell’associazione “Gati de Monfalcon”. Il micio, seviziato in pieno centro, è un maschio già sterilizzato dal bel pelo bianco e grigio, uno dei felini della colonia di via Pacinotti che, per esorcizzare il crudele gesto di cui è rimasto vittima, è stato ribattezzato Codino. Ora l’animale si trova in terapia antibiotica, dopo un delicato intervento che, almeno per il momento, gli ha salvato la vita. Ma è ancora presto per dire se si ristabilirà completamente o vedrà compromessa la propria capacità motoria. Di certo si è salvato sol o grazie all’assistenza delle volontarie e all’abilità della veterinaria che l’ha operato e che sull’episodio non ha dubbi: le ferite riscontrate sull’animale sono state provocate dalla crudeltà di qualcuno. Insomma, non si è trattato di un incidente: qualcuno ha di fatto “ghigliottinato” l'estremità flessuosa del gatto. Lo si evince dalle radiografie e dalla natura del taglio: troppo netto per essere frutto di casualità. Ma il peggio è che non si tratta di una sevizia isolata. Alcune settimane fa era stato denunciato un episodio di crudeltà nei confronti di una gattina in via Parini, poi spartita nel nulla. Senza contare le sparizioni senza motivo di altri gatti appartenenti alle svariate “colonie” seguite e accudite dai volontari. «“Purtroppo – spiega la presidente dei “Gati de Monfalcon”, Laura Turel Cadenaro – se il micio non viene catturato subito e portato dal veterinario, l’infezione prosegue, alimentato dall’attecchimento delle larve, e il decesso è scontato. Abbiamo trovato Codino sabato sera – prosegue – era tutto imbrattato di sangue, aveva le zampe tese, la coda completamente mozzata alla radice: non ho mai visto nulla del genere». E spesso l'intolleranza si manifesta anche nei confronti di chi cura questi animali: di recente, come racconta Cadenaro, una volontaria anziana e cardiopatica è stata “innaffiata” dalla pompa da giardino di un cittadino che, evidentemente, non gradiva tale operato, portato avanti dalla donna da ben 10 anni. Sul posto è intervenuto anche il 113. «Ritengo che sia importante segnalare questi episodi vili – prosegue la presidentessa dei “Gati de Monfalcon” -, per far emergere i comportamenti crudeli: illeciti perpetrati ai danni di povere bestiole. E per ricordare agli umani che gli animali, gatti compresi, sono protetti dalla legge e solo con l'intervento di tutti noi, cittadini civili, non succederanno più episodi ignobili come quello accaduto in una colonia di Monfalcone, quella di via Pacinotti, presente dal 2003». «Episodi del genere – conclude - succedono in una città che si reputa civile e non lo è. Un appello ai politici: non parlate solo di integrazione, ma parlate anche di rispetto dell’ambiente e degli animali che dell’ambiente fanno parte».

 

IL CENTRO
12 SETTEMBRE 2012

I vigili salvano cinque cani abbandonati in un cortile

Rosa Anna Buonomo 

MONTESILVANO (PE) - Erano tenuti all’interno di un cortile di via Martiri di Belfiore, a Montesilvano, denutriti e in condizioni precarie, i cinque cani prelevati e portati al centro veterinario dell’Asl di Pescara. Sul posto era intervenuta la polizia municipale di Montesilvano insieme alla guardia zoofila Carmelita Bellini, dopo aver ricevuto segnalazioni da parte di residenti, per verificare lo stato in cui si trovavano gli animali, tre cuccioli e due cani adulti. «Appena ricevuta la notizia, con un’ordinanza firmata dal sindaco Attilio Di Mattia, ci siamo attivati per consentire al personale dell’Asl di portare via i cani dal cortile», ha spiegato l’assessore comunale con delega al benessere animale Stefania Di Nicola. «Gli animali si trovavano in stato di trascuratezza e denutrizione. Una sofferenza per i cinque cani e un disagio per tutto il quartiere». I cani salvati dal cortile di via Martiri di Belfiore saranno ospitati dal centro adozioni Dog Village di Montesilvano, dove, come annuncia l’assessore Di Nicola, verrà presto inaugurato uno sportello di prevenzione al randagismo. «Il Dog Village è una struttura dove vivono decine di cuccioli in attesa di essere adottati, un autentico fiore all’occhiello per la città. Vogliamo portarvi uno sportello di pronto intervento che sia educativo e aiuti a combattere il fenomeno del randagismo», sottolinea Di Nicola. «Tanti cani che oggi sono randagi hanno avuto un padrone che poi li ha abbandonati e che non si è curato delle conseguenze di questo gesto. Per questo è importante un percorso di educazione sul territorio, per migliorare il benessere degli animali e, di conseguenza, la qualità della vita dell’uomo».

 
L’ARENA
12 SETTEMBRE 2012
 
Esca killer per Febo: «È una guerra»
MONTEFORTE (VR). Un altro animale ucciso dai bocconi avvelenati: «Non voglio fare nessun esame e non andrò a fare denuncia, non serve a niente». Domenico Bolla ha visto morire così addirittura sette cani in sette anni e punta il dito contro altri cacciatori

Paola Dalli Cani

 
Monteforte (VR). Con Febo fanno sette: tanti sono i cani da caccia che Domenico Bolla, cacciatore che abita in via Alpone, s'è visto ammazzare dai bocconi al veleno in poco meno di sette anni. L'ultimo, Febo, un segugio di otto anni, «me l'hanno fatto fuori sabato, buttando i bocconi proprio attorno alla macchina mentre ero in giro per l'allenamento in vista dell'apertura della stagione, insieme a mio fratello e ai cani». Domenica via libera alle doppiette e, com'è prassi, fino ad una settimana prima spazio alle uscite coi cani per prepararli. «Con mio fratello abbiamo deciso di fare un giro in Val dell'Acqua. Avevo con me Febo e Telo, anche lui un segugio, di 6 anni. Abbiamo fatto la nostra passeggiata», racc onta Bolla, «e quando siamo tornati alla macchina ho visto che i cani masticavano qualcosa ma non ci ho dato peso; quindici minuti dopo, il tempo di arrivare a casa, ho capito». Febo viene preso da violentissime convulsioni, guaisce, butta schiuma dalla bocca: muore in pochi minuti finchè il padrone è al telefono con il veterinario. Anche Telo presenta, ma in maniera più lieve, gli stessi sintomi: «Se il cane è ancora con me», racconta l'uomo, «è perchè è più giovane, più forte e probabilmente la dose di veleno, probabilmente stricnina, era più leggera. Costringendolo a bere acqua e sale sono riuscito a farlo vomitare, ecco perchè s'è salvato». Di informazioni sul tipo di veleno che impregnavano le esche non ne sa nulla e non ne vuole sapere: «Non voglio fare nessun esame, non andrò nemmeno a fare denuncia. Io sono stufo, non serve a niente», aggiunge, «e lo dico perchè, sfortunatamente, ho una certa esperienza. Sette anni fa, nello stesso posto e nello stesso modo, uccisero due dei miei c ani, l'anno scorso hanno fatto fuori un cucciolo di sei mesi nella mia campagna al Polesan, tre anni fa sul Monte Zoppega è toccato al mio cocker. Dopo i bocconi buttati nella mia corte», aggiunge, «per difendermi sono stato costretto a recintare tutta la proprietà e a dotarmi di telecamere. Non è possibile». Lui le idee dice di averle chiarissime: non ha dubbi nel puntare il dito contro altri cacciatori. «Ce l'hanno con me e i cani sono le vittime delle faide tra cacciatori. E' così che alcuni delinquenti pensano di garantirsi un uso quasi esclusivo delle aree di caccia, facendo piazza pulita dei concorrenti. I bocconi al nostro arrivo non c'erano ma ci sono stati messi perchè i cani li trovassero al nostro rientro». Ne è certo perchè gl i è già capitato, «e due anni fa è toccata anche a mio fratello, situazione uguale identica e due cani ammazzati così. Questa è una guerra», rimarca Bolla, «e se lo dico al giornale è solo perchè non voglio che nessuno passi quello che ho passato io. Il cane per un cacciatore è un partner esclusivo, un amico e compagno: sabato con noi c'era anche mio nipote di 12 anni, che stravede per i cani e le uscite col nonno. L'unica cosa di cui sono contento è che all'atroce morte di Febo, per fortuna, non ha assistito». Isolare e stanare chi delinque è un invito che vorrebbe lanciare ai colleghi cacciatori, ma la rabbia e la disillusione alla fine gli chiudono la bocca.
 

GEA PRESS
13 SETTEMBRE 2012

Seregno (MB) – la fotogallery del canile del cacciatore
Intervento della Polizia Provinciale di Monza Brianza.

Seregno (MB), mattina del quattro settembre scorso. La Polizia Provinciale di Monza Brianza, avvisata da alcuni vicini, si presenta innanzi ad una sorta di deposito.Ad accoglierli un cacciatore settantenne. In mano tiene un grosso bastone. All’interno della struttura, sommersa di materiale vario, anche nove cani segugi. Magri e soprattutto terrorizzati. Alla vista dell’uomo reagiscono in maniera convulsa. Hanno la coda tra le gambe e alcuni cominciano ad urinare. I due cuccioli, poi, si rifugiano tremanti sotto una sorta di armadietto.Uno dei cani appariva in particolare sofferenza. Un collare medico, un grosso tumore sotto il piede e varie ferite nelle zampe. Vistose escoriazioni ed il sospetto che si possa trattare di autolesionismo. Una condizione di stress, insomma, indotta dalle condizioni di detenzio ne particolarmente deprimenti. Gabbie costruite con materiale inadatto, acqua color brunastro e cucce approssimate.La Polizia Provinciale, intervenuta assieme ai Veterinari dell’ASL, ha così disposto il sequestro ed il trasferimento dei poveri animali presso il canile di Lissone. I Veterinari avrebbero accertato il maltrattamento.
FOTOGALLERY:
http://www.geapress.org/m/seregno-mb-la-fotogallery-del-canile-del-cacciatore/32444

 
IL VOSTRO QUOTIDIANO
12 SETTEMBRE 2012
 
L’Aidaa: per la tratta dei cani all’estero
le autorità italiane non intervengono
Ogni anno migliaia di randagi "deportati" in Germania, in un traffico che ha molti punti oscuri. Alcuni vengono adottati, altri, si teme, vengano usati in violazione della legge e per la vivisezione. In attesa dell'intervento della giustizia, che però latita


NELLA FOTO - I cani vengono usati per testare prodotti chimici e cosmetici

 
Michele D'Onofrio

 

ROMA - Ogni mese, da diverse città del sud Italia, partono carichi di cani diretti in Germania: in particolare da Caserta, Ischia, Brindisi, Lecce, Taranto, fino alla Sicilia. Si tratta di almeno 200 cani infilati spesso in trasportini di fiducia e trasportati in condizioni assolutamente illegali diretti in Germania. Le spedizioni, molto spesso, avvengono attraverso pseudo associazioni, oppure sono curate direttamente dai canili o attraverso prestanome senza scrupoli che, una volta giunti in Germania, cedono i cani a venditori che li fanno sparire. Una vera e propria tratta, le cui prime segnalazioni allarmanti sono dello stesso ministero della sanità e risalgono al lontano 1993.
LE ADOZIONI – Se si vuole togliere un cane da un canile tedesco, occorre pagare una “tassa di protezione animale”, un vero e proprio rimborso spese che va dai 200 ai 400 euro, in base alla razza e all’età del cane. In questi anni, secondo stime prudenziali, i cani italiani “sistemati” in Germania sono stati oltre 25mila, il che moltiplicato per 200 euro produce una cifra di 5milioni di euro, una bella somma da spartire tra coloro che gestiscono la tratta dei cani verso la Germania. Se a questi aggiungiamo le migliaia di cani che vengono “adottati a pagamento” in Svizzera ed Austria, ci rendiamo conto di quanto sia ampio il giro economico che giustifica questa traffico.
GLI ESPERIMENTI - Tutto vero, se non fosse che di buona parte dei cani che attraversano la frontiera diretti in Germania si perde traccia. Infatti non si trovano nei canili, non si hanno dati certi sulle adozioni e soprattutto si sospetta che possano essere finiti nei laboratori di vivisezione. Secondo i dati dell’Aidaa, Associazione italiana difesa animali e ambiente, (accettati a livello europeo) per testare tutte le sostanze chimiche da registrare in Europa ai termini di legge, dovranno essere sacrificati in questi anni da 50 a 55milioni di cani. Vale la pena, peraltro, di ricordare che durante tali test di tossicità delle sostanze chimiche, gli animali sono obbligati a ingoiare vernici, colle, pesticidi e disinfettanti; vengono inseriti in camerette contenenti vapori chimici che sono costretti a respirare; la loro pelle e i loro occhi vengono spalmati con i prodotti da testare per verificare il livello di corrosione, irritazione, arrossamento.
Per questo motivi, il fondato timore è che la maggior parte dei cani che ogni anno finiscono in Germania (ma anche in Svizzera e Austria) non siano destinati ad una pacifica adozione, ma, piuttosto, siano destinati ai laboratori.
LE SEGNALAZIONI - «Il sistema del rastrellamento è stato messo a punto dai tedeschi in altre e sicuramente più drammatiche situazioni riferibili ad un passato non molto lontano, ma il sistema è lo stesso – ci dice Lorenzo Croce, presidente nazionale di Aidaa – i cani si rastrellano grazie ai complici italiani e poi si inviano nei lager tedeschi, alcuni vengono fatti adottare, degli altri si perde ogni traccia. Ora quello che ci chiediamo è come sia possibile, a fronte di decine di segnalazioni, che i carabinieri e le procure italiane non intervengano a porre fine a questo traffico internazionale, che spesso è in violazione della legge 281/91. Noi – conclude Croce – non siamo prioritariamente contrari alle adozioni internazionali, anzi, ma siamo per la chiarezza e questi metodi ci sembrano più simili ai rastrellamenti di orribile memoria, che non al tentativo di trovare una nuova casa ai nostri randagi».
 
AGEN PARL
12 SETTEMBRE 2012
 
AIDAA: CONTINUA IL RASTRELLAMENTO DEI CANI NEL SUD ITALIA, DESTINAZIONE GERMANIA
 
Roma - Le associazioni che operano sotto copertura di fiduciari italiani sono diverse, ma tutte riferibili a persone di nazionalità tedesca o austriaca che vivono in Italia, due i sistemi usati con l'obbiettivo unico di rastrellare cani randagi da inviare nei canili tedeschi dei quali si perde per oltre il 60% traccia una volta attraversato il confine. Il primo metodo utilizzato in particolare nel sud Italia è quello di rivolgersi direttamente ai proprietari dei canili privati (molti dei quali in odore di malavita o di utilizzo per i cani per i combattimenti) a loro si propongono viaggi di 60-70 cani al mese verso la Germania, viaggi che fruttano mediamente dai 10 ai 30 euro a cane per un totale di un incasso di oltre 10.000 euro l'anno per ciascun canile Il secondo sistema che in questi giorni è molto attivo nel Lazio e in altre regioni del sud Italia è stato messo a punto da una signora di origine austriaca nota organizzatrice di questi viaggi che si rivolge direttamente ai sindaci dei comuni con alto tasso di randagismo, a questi offre la soluzione del problema intestandosi i cani (o intestandoli a nomi compiacenti) e portandoli in Germania il tutto avviene attraverso delle convenzioni dirette tra la donna e i sindaci dei comuni italiani coinvolti, ovviamente in barba alla legge 281/91. Ovviamente i tedeschi di par loro fanno le cose per bene. Prima lanciano campagne europee contro i canili lager del sud Italia, poi attraverso i loro complici italiani vanno in cerca delle zone adatte (di solito quelle in cui sono poco presenti le associazioni protezionistiche italiane o i piccoli paesi) dove rastrellare i cani che vengono inviati in Germania, alcuni di loro vengono sicuramente per facciata fatti adottare, per gli altri dalle strade si passa direttamente ai laboratori di vivisezione. AIDAA lancia l'allarme e chiede l'intervento dei Carabinieri del Nas del ministero della sanità per i controlli del caso. "Il sistema del rastrellamento è stato messo a punto dai tedeschi in altre e sicuramente più drammatiche situazioni riferibili ad un passato non molto lontano, ma il sistema è lo stesso- ci dice Lorenzo Croce presidente nazionale di AIDAA- i cani si rastrellano grazie ai complici italiani e poi si inviano nei lager tedeschi, alcuni vengono fatti adottare, degli altri si perde ogni traccia. Ora quello che ci chiediamo è come sia possibile a fronte di decine di segnalazioni che i carabinieri e le procure italiane non intervengano a porre fine a questo traffico internazionale che spesso è in violazione della legge 281/91. Noi- conclude Croce- non siamo prioritariamente contrari alle adozioni internazionali, anzi, ma siamo per la chiarezza e questi metodi ci sembrano più simili ai rastrellamenti di orribile memoria, che non al tentativo di trovare una nuova casa ai nostri randagi".
 

LA VOCE
13 SETTEMBRE 2012

Cani deportati in Germania. E' allarme
La AIDAA denuncia il rastrellamento dei cani nel centro-sud Italia

Attraverso un comunicato, l' Associazione italiana difesa animali ed ambiente (AIDAA) esprime preoccupazione e sdegno per una pratica che sta coinvolgendo in particolar modo il centro-sud Italia; cani randagi rastrellati e inviati in Germania in condizioni precarie e illegali.
Il destino delle centinaia di esemplari che ogni mese raggiungono il territorio tedesco e tutt'altro che chiaro; per la maggior parte di loro si prospetta una fine atroce nei laboratori di vivisezione.
Stando alle informazioni raccolte sul fenomeno dei rastrellamenti dalla AIDAA, le associazioni che operano sotto copertura di fiduciari italiani sono diverse, ma tutte riferibili a persone di nazionalità tedesca o austriaca che vivono in Italia. Due i sistemi usati con l'obbiettivo unico di rastrellare cani randagi da inviare nei canili tedeschi dei quali si perde  traccia per oltre il 60%una volta attraversato il confine.
Il primo metodo, usato in modo particolare nel sud Italia, prevede il contatto diretto con i proprietari dei canili privati (molti dei quali in odore di malavita o di utilizzo per i cani per i combattimenti). A loro vengono proposti viaggi di 60-70 cani al mese verso la Germania; viaggi che fruttano mediamente dai 10 ai 30 euro a cane per un totale di un incasso di oltre 10.000 euro l'anno per ciascun canile.Il secondo sistema invece, si sta diffondendo in particolar modo nel Lazio e in alcune zone del sud italia. Un metodo messo appunto da una signora di origine austriaca nota organizzatrice di questi viaggi, che si rivolge direttamente ai sindaci dei comuni con alto tasso di randagismo, a questi offre la soluzione del problema intestandosi i cani (o intestandoli a nomi compiacenti) e portandoli in Germania. Il tutto avviene attraverso delle convenzioni dirette tra la donna e i sindaci dei comuni italiani coinvolti, senza tener minimamente conto, come sottolinea AIDAA, della legge 281/91 promulgata con lo scopo di tutelare gli animali di affezione, proteggere gli animali randagi nonche' prevenire il randagismo.
E' chiaro dunque che in Germania tra coloro che lanciano campagne europee contro i canili lager del sud Italia, si nascondono uomini senza scrupoli che attraverso i loro complici italiani vanno in cerca delle zone adatte (di solito quelle in cui sono poco presenti le associazioni protezionistiche italiane o i piccoli paesi) dove rastrellare i cani. Questi ultimi una volta giunti a destinazione, vengono in minima parte dati in adozione; per gli altri, come detto, dalle strade si passa direttamente ai laboratori di vivisezione.
AIDAA lancia l'allarme e chiede l'intervento dei Carabinieri del Nas del ministero della sanità per i controlli del caso: "Il sistema del rastrellamento è stato messo a punto dai tedeschi in altre e sicuramente più drammatiche situazioni riferibili ad un passato non molto lontano, ma il sistema è lo stesso" - dice Lorenzo Croce presidente nazionale di AIDAA.
"Noi- aggiunge Croce- non siamo prioritariamente contrari alle adozioni internazionali, anzi, ma siamo per la chiarezza e questi metodi ci sembrano più simili ai rastrellamenti di orribile memoria, che non al tentativo di trovare una nuova casa ai nostri randagi".

 

MATTINO DI PADOVA
13 SETTEMBRE 2012

Cane infilato nel motore

CAMPODARSEGO (PD) Botto auto-cane in via Marinoni: la conducente non si accorge dell’animale infilato nel motore e prosegue fino a destinazione: un bar lungo via Caltana a Sant’Andrea. Solo quando gli altri avventori le fanno notare la povera bestia che penzola dalla mascherina dell’auto, la giovane si rende conto e chiama i soccorsi. L’investimento è accaduto l’altro ieri alle 22.30, e l’animale non è sopravvissuto. La giovane al volante, una ragazza di Vigonza, insieme a due amiche stava raggiungendo il locale di Sant’Andrea. Transitando in via Marinoni ha sentito un botto. E’ scesa e ha gettato l’occhio sulla strada, ma non avrebbe visto nulla. Così si è rimessa al volante. Quando però si è fermata davanti al bar ha scoperto di aver investito in cane. A causa dell’urto l’animale si era infilato nel motore attraverso la mascherina. Sul posto, per liberare il povero cane incastrato nel motore, sono accorsi i vigili del fuoco. I pompieri hanno dovuto smontare il pezzo anteriore della Peugeot. L’animale, un bretone femmina microchippata, è stato affidato agonizzante al servizio veterinario dell’Usl 15 e portato nel canile. Ma è morto poche ore dopo.

 

IL TIRRENO
13 SETTEMBRE 2012

Marras: «Volpe, no al muro contro muro»

GROSSETO «Conciliare tradizioni venatorie che resistono da secoli, nuove sensibilità animaliste e necessità di contenere la proliferazione della fauna selvatica (che mette in crisi gli equilibri biologici e danneggia le colture agricole) è un esercizio impegnativo non solo per chi ha responsabilità amministrative, ma anche di tutte le componenti sociali. Lo sforzo da compiere è quello di condividere ragioni e interessi generali abbandonando il sensazionalismo, le logiche di parte e le provocazioni da guerra civile». Lo scrive il presidente della Provincia Leonardo Marras. «Sulla volpe, per esempio, consiglio di evitare il muro contro muro. Non è in discussione, infatti, la caccia alle volpi, ma l’incentivazione economica distorce, a mio avviso, lo spirito venatorio». Secondo Marras la taglia (con la consegna delle code) è uno di quei casi che generano contrapposizioni forti. «Lo dico – prosegue Marras - con il convincimento che l’esasperazione di certe pratiche finisca per far del male allo stesso mondo venatorio». Resta, ovviamente, la necessità di contenere la popolazione di volpi che, come testimoniano indagini scientifiche, nel nostro territorio sono in sovrannumero e - in quanto predatrici - minacciano l’equilibrio biologico di altre specie in difficoltà. Marras invita infine gli Atc 6 e 7 («e mi auguro che possa deciderlo anche Libera Caccia») a rinunciare all’incentivazione economica dell’abbattimento delle volpi, e alla richiesta di consegnare le code degli animali. «Sull’altro fronte, quello animalista – conclude Marras - si dovrebbe riconoscere che da quest’anno la volpe è cacciabile solo nel periodo autunnale e invernale, e non più in quello primaverile ossia durante il periodo della riproduzione».

 

GEA PRESS
13 SETTEMBRE 2012

Frosinone – foglio di via ad uccellatore campano
Intervento dell'Arma dei Carabinieri.

Nuova denuncia di un uccellatore campano in provincia di Frosinone. Questa volta ad essere fermato è un 57enne originario di Mugnano di Napoli (NA) già noto alle Forze dell’Ordine. I Carabinieri del Nucleo Operativo Radiomobile della locale Compagnia, lo hanno individuato nei pressi dell’aeroporto militare intento a catturare cardellini. Nel corso della perquisizione veicolare venivano così rinvenute due gabbiette in legno contenenti dodici cardellini, un coltello a serramanico, una tronchese, la rete per uccellagione e materiale digitale atto a riprodurre il verso del fringillide protetto dalla legge.L’uccellatore è stato proposto per l’irrogazione del foglio di via obbligatorio, mentre tutto il materiale rinvenuto è stato posto sotto sequestro. Il soggetto è stato denunciato per il porto abusivo d’arma, oltre che per il reato di uccellagione e maltrattamento di animali.Si tratta in realtà dell’ennesimo fermo di uccellatori di origine campana, in genere napoletani ma anche casertani e salernitani, che operano regolarmente fuori regione. Uccellatori originari del napoletano sono stati infatti fermati anche in Toscana e Puglia, ma sono soprattutto le province meridionali laziali, oltre che quelle lucane e calabresi, ad essere interessate dal fenomeno. In Campania, tali catture, alimentano un lucroso commercio in alcuni casi in mano a persone organicamente inserite in associazioni camorriste.

 

GEA PRESS
13 SETTEMBRE 2012

Campania – bloccato il nomadismo venatorio
Il WWF: nuova sonora sconfitta della lobby venatoria.

I cacciatori della Campania, oltre a non poter cacciare nei 160 siti Natura 2000, di fatto, non potranno spostarsi liberamente in tutto il territorio regionale per cacciare la fauna migratoria. Non potranno altresì cacciare la fauna migratoria negli Ambiti Territoriali di Caccia diversi da quelli di residenza.Questo perché, spiega il WWF, la prima Sezione del TAR Campania ha chiarito che l’art. 36, comma 2, della Legge regionale sulla caccia approvata lo scorso agosto, si applicherà solo a partire dalla stagione venatoria 2013-2014.Il WWF esulta per la ulteriore sonora sconfitta della lobby venatoria e del Consiglio regionale campano che hanno quindi fallito nell’obiettivo di consentire la caccia libera (a pagamento) in tutto il territorio, esponendo in questo modo la nostra Regione a possibili pesanti sanzioni da parte della Comunità Europea. Il WWF invita i cacciatori ed il Consiglio regionale ad aprire una seria riflessione circa la necessità accettare gli standards minimi di tutela della fauna selvatica e di interrompere ogni inutile tentativo di eversione dell’ordinamento statale, evidenziando che con tale tecnica il mondo politico e venatorio hanno ottenuto, a tutto vantaggio dell’ambiente, un risultato opposto a quello perseguito, esponendo, peraltro, i cacciatori a confusione normativa con rischi sanzionatori enormi.Il WWF, inoltre, continuerà ad opporsi a questa pessima Legge, sia per proteggere quello che resta della Biodiversità campana, sia per evitare possibili interventi sanzionatori, che tale insieme di norme potrà generare in sede europea. Tuttavia, il WWF si dichiara disponibile a collaborare per una immediata riforma della caccia in Campania che preveda la abrogazione della legge regionale 9.8 .2012, n. 26 ed una seria pianificazione faunistica che leghi il cacciatore al territorio, impedendo il nomadismo venatorio, come imposto, sin dal 1992, dal Legislatore statale.

 

GEA PRESS
14 SETTEMBRE 2012

Campania e caccia – per legge un regalo al bracconaggio
Il WWF: nella nuova disposizione bloccate le Guardie volontarie.

Nonostante la sentenza del TAR Campania che ha di fatto impedito il nomadismo venatorio, rimangono inquietanti alcuni aspetti che favoriscono chi, con il fucile o altri mezzi, va a caccia di frodo.Secondo il WWF Campania, infatti, con la nuova legge sulla caccia approvata nell’agosto scorso e già oggetto di interventi censori del TAR, si cerca di indebolire, se non abolire del tutto, l’attività delle Guardie volontarie. Di fatto, secondo il WWF, viene favorito il bracconaggio. Questo nel momento in cui, sostengono gli ambientalisti, vengono introdotti elementi di disturbo all’attività di vigilanza delle Guardie volontarie. Valga per tutti il recentissimo provvedimento della Provincia di Salerno che vincola le Guar die volontarie ad agire strettissimamente nell’ambito provinciale. Provvedimento emanato subito dopo l’approvazione delle nuova legge regionale sulla caccia. Un tempismo da fare invidia anche alla nota efficienza di una amministrazione scandinava.Luoghi storici del bracconaggio, come Ischia, Capri e Procida, per non parlare della Costiera Sorrentino-Amalfitana, saranno così coinvolte in quello che il WWF definisce un vero e proprio contrasto messo in atto ai danni dei campi nazionali antibracconaggio. Attività importanti e consolidate nel tempo che vedranno, però, venir meno l’impegno di Nuclei storici di Guardie del WWF, come quelle di Salerno.“Anche in questo caso – riferiscono dal WWF Campania – ci preoccuperemo di contrastare le velleità di amministrazioni provinciali che, come quella di Salerno, intendono ridurre il controllo al bracconaggio sul proprio territorio“.

 
LA ZAMPA.IT
12 SETTEMBRE 2012
 
India, arrestato un turista all'aeroporto:nascondeva una scimmia nelle mutande
L'uomo tentava di esportare un raro esemplare di primate

 
New Delhi - Nascosti in borse e valigie, contenitori e cinture improvvisati. Ogni modo è stato escogitato per poter esportare clandestinamente animali di specie protette all'estero. Però il caso che arriva dall'India riesce a sorprendere. Un turista straniero è stato trovato all’aeroporto internazionale di New Delhi con una rara specie di scimmietta nascosta nelle mutande. L’uomo è stato immediatamente arrestato dalla polizia indiana insieme a due complici. Lo riporta l’agenzia di stampa Pti.Il caso è emerso quando gli agenti hanno sottoposto ai controlli di routine tre passeggeri diretti a Dubai con un volo della compagnia indiana Jet Airways.Con loro grande sorpresa, durante la perquisizione corporale, si sono accorti della presenza piccola scimmia, lunga circa 15 centimetri, celata abilmente nella biancheria intima. Si tratta di una mini scimmia notturna della famiglia «Slender loris», diffusa in Asia ma in via di estinzione e quindi nella lista delle specie protette dalle leggi internazionali contro il contrabbando della fauna e flora.Nel frattempo, il personale dello scalo ha trovato un’altra scimmia dello stesso tipo in un cestino nei pressi del posto di controllo, probabilmente abbandonata dai tre dopo essere stati sorpresi.Le autorità aeroportuali hanno quindi allertato un team di esperti di contrabbando di fauna selvatica che ha avviato un’indagine per verificare la provenienza degli animali.
 
LA ZAMPA.IT
12 SETTEMBRE 2012
 
Venti tartarughe salvate dal commercio illegale
I militari della Gdf hanno denunciato il trafficante di Testudo Hermanni, gli esemplari valgono circa 35 mila euro

 
Brindisi - La Guardia di Finanza di Brindisi, nel corso di specifiche indagini sulla repressione dei traffici illeciti, ha trovato e sequestrato venti tartarughe di specie protetta.
Presso il varco doganale di Costa Morena, un furgone condotto da un cittadino colombiano, residente in Italia, è stato fermato per un controllo. Insospettiti dallo strano atteggiamento del conducente che manifestava segni di nervosismo, i militari hanno deciso tempestivamente di fare un'approfondita ispezione del mezzo, all'interno del quale spiega una nota «precisamente sotto i sedili, veniva individuata un'intercapedine ove erano state nascoste le tartarughe».
Le testuggini recuperate, appartenenti alla specie protetta Testudo Hermanni, hanno un'età compresa tra i 5 e i 60 anni e il loro valore di mercato si aggira, complessivamente, intorno ai 35 mila euro.Dopo il sequestro, le tartarughe sono state affidate ad una struttura autorizzata della Provincia di Lecce, mentre per il conducente del mezzo è scattata una denuncia per importazione e detenzione illegale di esemplari tutelati dalla normativa Cites.
 
ASCA
12 SETTEMBRE 2012
 
Animali: Gdf Brindisi sequestra 20 tartarughe protette
 
Bari - La Guardia di Finanza di Brindisi, nel corso di specifici servizi per la prevenzione e repressione dei traffici illeciti, eseguiti all'interno del locale scalo marittimo, in collaborazione con i funzionari della locale dogana, ha sequestrato venti tartarughe protette. In particolare, presso il varco doganale di Costa Morena, e' stato intercettato un furgone ''Fiat Iveco'', condotto da un cittadino colombiano, residente in Italia, appena sbarcato dalla motonave ''Sorrento'' proveniente dalla Grecia. I militari della Guardia di Finanza, insospettitisi dell'atteggiamento del conducente, che manifestava segni di nervosismo, hanno deciso di eseguire un'approfondita ispezione del mezzo, all'interno del quale, precisamente sotto i sedili, e' stata individuata un'intercapedine dove erano state nascoste le tartarughe. Le testuggini terrestri, che sono risultate avere un'età compresa tra 5 e 60 anni, appartengono alla specie protetta Testudo Hermanni, di cui sono vietati l'importazione, il commercio e la detenzione. Il loro valore di mercato si si aggira, complessivamente, intorno ai 35 mila euro. Dopo il sequestro, le tartarughe sono affidate ad una struttura autorizzata della Provincia di Lecce. Il conducente del mezzo e' stato denunciato all'Autorita' Giudiziaria per importazione e detenzione illegale di esemplari tutelati dalla normativa CITES.
 
COMUNICATI.NET
12 SETTEMBRE 2012
 
Animali: e' allarme mercato nero. FederFauna: rilanciare mercato legale.
 
Senza ipotizzare tasse sulla proprieta', se 1,5 milioni di animali ogni anno fossero "venduti" anziche' ceduti/adottati, garantirebbero maggiore tracciabilita' e  renderebbero all'erario minimo 75milioni! Sostenere che "un animale non si vende" danneggia l'uomo e anche l'animale.Il comparto dei prodotti per l'alimentazione e la cura degli animali domestici si dimostra ancora abbastanza in salute nonostante la crisi, e anche se i circa 100 negozi censiti da FederFauna hanno quasi tutti segnalato una generale diminuzione dei consumi da parte dei propri clienti fedeli e l'abbassamento della loro spesa media, questa sembra essere compensata da un certo numero di nuovi clienti. Infatti, nel 2011 Assalco comunicava un +2,2% per il pet food. Il dato preoccupante e' che l'aumento generale delle vendite di tali prodotti per animali, appare accompagnato da un calo notevole della vendita di animali (-30%) .
In poche parole: si vendono piu' cibo e prodotti per gli animali, ma non gli animali, i quali evidentemente arrivano a casa dei proprietari attraverso "altri" canali, molto spesso non cosi' tracciabili e trasparenti.
Il fenomeno, che era gia' stato evidenziato nel 2010 da un'indagine SWG condotta per AISAD Confesercenti, sui "Canali e modalita' di acquisto degli animali domestici da compagnia", si conferma aggravato da i dati raccolti da FederFauna nei mesi di luglio e agosto 2012, con piu' di 100 interviste telefoniche a proprietari/gestori di negozi per animali e piu' di 1000 a proprietari di pet.
Circa il 45% degli intervistati, infatti, ha dichiarato di aver ricevuto in regalo il proprio animale e che quindi non sa da dove provenga e circa il 23% ha dichiarato di averlo adottato, ma solo meno del 30% da un canile. E non e' chiaro nemmeno quante di queste adozioni siano avvenute a titolo oneroso (a fronte di una "donazione" o di un "rimborso spese"), ne' quanto importi il giro d'affari, visto che pochissimi (circa il 20%) hanno dichiarato di avere o di non avere sborsato quattrini e molti, invece, hanno preferito non rispondere alla domanda.
Si conferma pero' che solo meno del 20% dei proprietari italiani abbia acquisito il proprio animale attraverso un acquisto, ed anche in questa gia' risicata percentuale sembra che oltre il 50% sia dato da acquisti presso privati, molte volte conosciuti attraverso internet, talvolta presso fiere e mercati, spesso e volentieri senza uno straccio di fattura o ricevuta fiscale. Esistono addirittura dei casi limite di cuccioli venduti on line da sedicenti allevatori amatoriali, ceduti senza alcuna documentazione fiscale.
Ma con tutto il gran parlare in questi anni di legalita' nel settore degli animali domestici, perche' aumenta il ner o? "I motivi sono tanti “ spiega Simone Pletto della Segreteria Nazionale di FederFauna e storico negoziante di Cervia e Milano Marittima “ Un conto e' parlare di legalita' e un conto e' perseguirla davvero, il che si otterrebbe solo rendendola quantomeno sostenibile, se non vantaggiosa. Una normativa del settore miope ed un'applicazione della stessa ancor piu' miope che scoraggia l'impresa, contrae l'offerta, che viene quindi sostituita da un'offerta alternativa (il mercato nero) quando esiste una domanda. Sostenere che "un animale non si vende" danneggia l'uomo e anche l'animale, infatti, negli ultimi anni in Italia e' successo questo: le stesse lobby che hanno avuto il merito di far accrescere la sensibilita' verso gli animali e di far quindi aumentare la domanda, hanno avuto il demerito di contrastare a priori il mercato legale che definiscono non etico, finendo di fatto per favorire quello illegale. Oggi molta gente si sente quasi in colpa a pagare dei soldi per comprare un cane, ma per nulla in colpa a donare dei soldi per adottarlo. E lo stesso vale per chi cede gli animale: si e' creata l'idea che ci sia una certa superiorita' morale nel dissociare il lavoro dal guadagno, per cui chi vende animali e' un mostro da combattere e chi li cede a fronte di un rimborso spese e' un santo da sostenere, poco importa se la vendita e' fatturata e la cessione no. E cio', appunto, va a danno proprio degli animali, oltre che del nostro lavoro. Noi in passato vendevamo moltissimi cuccioli di cane, ma anche pappagalli ed animali esotici. Poi, sempre meno e negli ultimi due anni e' sempre maggiore il numero dei clienti che entrano ad acquistare cibo ed accessori, portando a guinzaglio un animale acquisito chissa' dove e chissa' come."
FederFauna, che nel corso dell'anno ha gia' inviato ai rappresentanti del Governo proposte per incentivare l'emersione delle attivita' economiche sommerse connesse agli animali attraverso il rilancio del settore, alla luc e di questi nuovi dati ribadisce le proprie posizioni, avvalorandole con un calcolo semplicissimo: Le stime di Euromonitor parlano di quasi 15 milioni tra cani e gatti ospitati nelle famiglie italiane. Con una vita media di 10 anni, ogni anno devono essere acquisiti circa 1,5 milioni di animali solo per mantenere il numero attuale. Senza ipotizzare tasse sulla proprieta' che molti cercherebbero di evadere, creando ancora maggior sommerso, se questi animali fossero regolarmente "venduti" anziche' ceduti/adottati, non solo sarebbero tutti tracciabili, ma renderebbero all'erario ogni anno minimo 75milioni! (ipotizzando un forfait tra iva e tasse di soli 50 euro!) Vogliamo continuare a dare ascolto agli animalisti?!?!...
 
L’ECO DI BERGAMO
12 SETTEMBRE 2012
 
I cani lasciati troppo liberi: gatto sbranato in un parco
 
Bergamo - A pochi giorni dalla polemica sui cani lasciati correre senza guinzaglio lungo la pista ciclabile del Morla, a minacciare il transito di ciclisti e pedoni, domenica segue il triste episodio di un gatto aggredito e ucciso da un cane di grossa taglia.L'episodio si è consumato all'interno del parco «Paul Harris», tra le vie Broseta e Diaz. A raccontare l'accaduto, il proprietario del gatto, ancora scosso e arrabbiato, che è riuscito ad individuare la proprietaria del cane, sanzionata dalla Polizia locale con 200 euro di multa per «incapacità di gestire l'animale». E oltre al dispiacere per la perdita del gatto di casa, la preoccupazione per i più piccoli: «E se ad essere aggredito fosse stato un bambino?» si chiede Claudio Vegini, proprietario del gatto ucciso. «I nostri vicini hanno sentito urla terrificanti e sono usciti sul terrazzo per vedere cosa stava succedendo – spiega Claudio Vegini –. Un cane di grossa taglia stava stringendo nell'angolo il nostro gatto fino a quando non l'ha aggredito. Contattato dal vicino sono subito tornato a casa, mia moglie piangeva con il gatto che le era morto tra le braccia. I miei figli di 4 e 5 anni erano terrorizzati».L'episodio sembra non aver convinto la proprietaria del cane a cambiare abitudini: «La signora – racconta Vegini – si aggira ancora intorno al parco con il suo cane, come se nulla fosse».© riproduzione riservata
 

GEA PRESS
12 SETTEMBRE 2012

Trapani – furti di cuccioli di Pit bull al canile
Intervento del PAE.

Il sospetto è che siano finiti nel giro dei combattimenti clandestini. Nove cuccioli di Pit bull rubati dal canile comunale di Trapani nei giorni scorsi. L’elenco dei cani sottratti dalla struttura è però più lungo. In due anni i casi sono innumerevoli. Questo secondo Enrico Rizzi, coordinatore del PAE (Partito Animalista Europeo) il quale, con una lettera inviata al Comandante della Polizia Municipale di Trapani, ha chiesto di conoscere lo stato di funzionamento, manutenzione e gestione dei sistemi di videoripresa presenti all’interno della struttura comunale.Il canile è, infatti, dotato di un impianto di videosorveglianza, ma qualcosa, evidentemente, non ha funzionato a dovere. Le telecamere, secondo quanto comunicato dal Coordinatore del PAE, sono state installate da circa un anno fa. Non è chiaro, a questo punto, se sono correttamente funzionanti e se le stesse sono piazzate in maniera tale da svolgere regolare registrazione video. Rizzi ha, altresì, chiesto informazioni circa il posizionamento ed orientamento della strumentazione e quanto altro utile a comprendere l’efficacia del predetto sistema di videosorveglianza.Negli ultimi anni i Pit bull sembrano essere tornati di moda. Non è chiaro quanto il fenomeno sia legato ai combattimenti per i quali, rispetto agli anni ruggenti del fenomeno, ovvero tra il 1990 ed il 2000, giungono poche o nulle informazioni. Secondo quanto riferito dagli inquirenti nel corso di interventi di polizia in ambienti difficili, come il quartiere Scampia di Napoli, il Pit bull potrebbe essere stato elevato ad una sorta di status simbol. Nel passato, furti di cani Pit bull si ebbero anche presso il canile municipale di Palermo. In questo caso si trattava di cani sequestrati dalle Forze dell’Ordine.

 

LA NUOVA VENEZIA
12 SETTEMBRE 2012

Cinghiale attraversa Ucciso da un’auto

JESOLO (VE) -  Auto travolge un cinghiale da 200 chili in via Martin Luther King al Lido di Jesolo. E' accaduto l'altra sera alle 20.30 circa quando una Toyota Yaris guidata da una 44enneresidente a Jesolo, si è trovata improvvisamente di fronte l'animale che stava attraversando la strada di corsa. Ha visto una macchia scura davanti al parabrezza e poi ha sentito il tonfo impressionante del corpo del cinghiale. La donna non è riuscita a frenare in tempo e si è schiantata contro l'animale selvatico che è stramazzato sull'asfalto facendo perdere il controllo del veicolo alla guidatrice, che è riuscita comunque a frenare prima di uscire fuori strada. La donna era sotto shock, con lievi ferite dopo l'incidente. Molti automobilisti si sono fermati vedendo l'auto ammaccata e quell'animale steso a terra nel buio. In un primo mo mento hanno pensato che potesse essere morto qualcuno, poi hanno capito che si trattava di un animale. Hanno prestato i primi soccorsi e cercato di tranquillizzare la donna. Sul posto sono arrivati immediatamente gli agenti della polizia locale di Jesolo per i primi rilievi e accertamenti e per il recupero della carcassa dell'animale che è stata affidata agli organi competenti per il conferimento. Non è la prima volta che un cinghiale viene notato sul litorale della costa veneziana, anche se è piuttosto raro. Questi animali arrivano dalla zona di Portogruaro, dove c’è un grosso insediamento selvatico poi vagano in cerca di cibo. Due anni fa un esemplare da 300 chili era arrivato fino alla Brussa per poi gettarsi in mare ed essere abbattuto dalla polizia provinciale che lo aveva raggiunto a bordo di un'imbarcazione.

 
GEA PRESS
12 SETTEMBRE 2012
 
Frascaro (AL) e la lotteria del gallo
Diffida dell'ENPA: animali esibiti e ridicolizzati.
 
Animali da cortile, asini, buoi ed altro ancora. Tutto pubblicato nel sito del Comune di Frascaro, in provincia di Alessandria, e tutto ovviamente nel rispetto delle tradizioni. La manifestazione prevista per domenica 16 settembre non va però bene all’ENPA la quale denuncia come gli animali verranno di fatto considerati delle “cose” da esibire e ridicolizzare.Come se ciò non bastasse, pure una lotteria del gallo che, sempre secondo l’ENPA, non lascia dubbi sulla consistenza dei premi in palio. Un atteggiamento, secondo gli animalisti, per niente educativo specie per una manifestazione che coinvolgerà anche bambini che continueranno, in tal maniera, a vedere animali-oggetto. Giocattoli o poco più. Senza alcun sentimento.Poi la denuncia. Il programma, si legge in una nota a firma del Capo Nucleo delle Guardie Zoofile ENPA Piero Rapetti, sarebbe stato organizzato senza richiedere il necessario nulla osta del Servizio Veterinario dell’ASL. Per legge, si dovrebbe preventivamente informarlo così come stabilito, dicono sempre dall’ENPA, dal Regolamento di Polizia Veterinaria. Per tale motivo il Comando del Nucleo Provinciale Guardie Zoofile ENPA si sta attivando sia per vigilare nel corso della manifestazione ma anche per diffidare il Sindaco. Niente iniziative, cioè, che non rispettino le norme a tutela degli animali.
 

GEA PRESS
12 SETTEMBRE 2012

Ragusa – nessun gatto “crocifisso”: in un caso trattavasi di trappola per conigli

 

Nessun gatto è stato crocifisso a Vittoria o in altre zone della provincia di Ragusa. Due fatti gravissimi, comunque, ma nessuna rivisitazione mistica messa in atto per torturare i due poveri gattini. In un caso, poi, è pressoché certo che il povero animale sia rimasto bloccato da un “cappio” per conigli, molto in uso tra i bracconieri.Il primo episodio ha riguardato, pochi giorni addietro, un gattino nero, ora ribattezzato “Saved”. Di lui, in realtà, si sa molto poco. Nessuna denuncia risulta essere stata presentata e così, probabilmente, sarà destinato ad essere. E’ addirittura molto poco chiaro lo stesso luogo del ritrovamento. Fatto, questo, che potrebbe fare presupporre alla crudele ripicca di qualche vicino o un sinistro messaggio di un cacciatore, visto che il povero “Saved” è stato poi centrato da una rosa di pallini di piombo. Nessuna crocifissione e nessun paletto a forma di croce. Il gattino, in realtà, è stato trovato in posizione distesa, legato tra due paletti metallici tramite fili di ferro. L’uno alla zampa posteriore destra. L’altro all’anteriore sinistra. Sospeso in aria, dunque, tra due paletti.Sul caso stanno ora indagando le Guardie Zoofile dell’ENPA. Il gattino è attualmente in cura presso il Centro Veterinario Rondoni di Vittoria (RG). Il dott. Stracquadanio riferisce a Geapress di dodici pallini da caccia (vedi fotografia) che, per fortuna, non hanno leso organi vitali. Il gattino, probabilmente, dovrà conviverci per tutta la vita.Secondo Antonio Tringali, Coordinatore siciliano dell’ENPA, non si tratta di un gatto randagio. Dalle caratteristiche del micio, si evidenzia in maniera pressoché certa che la vita del povero gattino si era finora svolta tra le confortevoli mura domestiche. Un animale di circa un anno, molto docile. Fatto, quest’ultimo che potrebbe avere agevolato l’opera del suo torturatore. Il gonfiore delle zampine, riferisce il dott. Stracquadanio, sta lentamente passando. “Saved” ha già trovato l’adozione.Molti meno misteri, invece, per un secondo gatto, anch’esso veicolato come crocifisso, ma in realtà rimasto bloccato in una trappola per conigli, nelle campagne tra Vittoria e Comiso. La fattura del cappio metallico, al quale è stato trovato legato per un arto posteriore, è pressoché perfetta, tipica delle trappole per conigli. Questo secondo il dott. Emanuele Occhipinti del Centro Veterinario Kasmeneo di Comiso che ha attualmente in cura il gatto. Si tratta di un animale padronale di nome “Teo”, scomparso dal giardinetto di casa alcuni giorni addietro. Iniziate subito le ricerche da parte dei proprietari, è stato infine trovato. Ad una zampa aveva però stretto il cappio metallico. La morsa gli aveva talmente tanto stritolato l’arto che è stato necessario ricorrere, per la rimozione, ad un intervento chirurgico effettuato in anestesia totale. Un bel gattino, di colore arancio ed anch’esso maschio di circa un anno di età. In questo caso, almeno, nessun pallino da caccia.

 

LA ZAMPA.IT
12 SETTEMBRE 2012

Morte due gru durante la missione ambientalista di Putin
Altre sono rimaste ferite durante il trasporto


NELLA FOTO - Putin in deltaplano, durante il volo con le gru

Vamal (siberia) Due gru siberiane sono morte ed altre sono state ferite nella riserva ornitologica del Yamal, durante la missione ambientalista di Vladimir Putin.La settimana scorsa, il presidente aveva provato a guidarne alcune sulla giusta rotta migratoria, inserendosi all’interno del progetto “Viaggio della speranza”, il cui obiettivo è quello di salvaguardare una specie in via d’estinzione.A bordo di un deltaplano, Putin avrebbe dovuto mostrare loro la via da seguire, al fine di far migrare gli uccelli in luoghi più caldi.  
Una biologa in missione, Maria Goncharova, denuncia che una delle gru sia morta scontrandosi con parte del velivolo. Un altro esemplare, secondo quanto riporta Radio Free Europe, è morto durante il trasporto degli stessi, così come altri esemplari sono rimasti feriti.

 
GEA PRESS
12 SETTEMBRE 2012
 
Cuneo – i bracconieri travestiti da Guardia Caccia
Intervento dei Carabinieri del Comando Stazione di Govone.
 
I Carabinieri del Comando Stazione di Govone (CN), sospettano che trattasi di bracconieri. Erano però vestiti di tutto punto per eludere i controlli. L’escamotage messo in atto, infatti, ha dell’incredibile. Guardie Venatorie, hanno dichiarato ai Carabinieri. Guardia Caccia addirittura appartenenti alla Provincia di Cuneo. Il tutto con corredo di tenuta mimetica verde molto simile a quella in dotazione agli agenti del Corpo Forestale dello Stato, un lampeggiante blu montato sul tetto dell’automobile ed un manganello entrambi molto simili a quelli in uso alle Forze dell’Ordine oltre che di 2 pugnali.Al controllo dei Carabinieri, però, i due astigiani, un impiegato pubblico 40enne ed un commerciante 50enne entrambi incensurati, non erano in possesso di alcun decreto di autorizzazione per svolgere l’attività di guardie venatorie. Di conseguenza risultava falsa anche la qualifica di Pubblico Ufficiale, che invece si erano avvalsi di avere.Un “travestimento”, dicono dall’Arma dei Carabinieri, che gli costerà molto caro, dal momento in cui dovranno rispondere dinanzi all’Autorità Giudiziaria del reato di usurpazione di titoli, possesso di segni distintivi contraffatti ed il porto abusivo di armi.I militari hanno individuato i due nel corso di un servizio di vigilanza all’interno dell’area boschiva lungo il fiume Tanaro. Probabilmente, travestiti in quella maniera, volevano eludere i controlli dei veri guardia caccia.
 

LA PROVINCIA PAVESE
12 SETTEMBRE 2012

Alla Caritas i cinghiali abbattuti

BELGIOIOSO (PV) E’ arrivata alla mensa della Caritas la carne di cinghiale. E’ stata distribuita ieri, per la prima volta, alle persone indigenti che ogni giorno si rivolgono ai volontari della parrocchia per chiedere un sostegno. La carne, controllata ed etichettata dal servizio veterinario dell’Asl, proviene dall’abbattimento di una sessantina di capi, un intervento selettivo autorizzato dall’istituto superiore per la protezione ambientale. Una selezione mirata dettata dalla necessità di limitare animali che hanno provocato, oltre a numerosi incidenti, anche danni all’agricoltura. La Provincia ha però voluto che l’operazione di contenimento venisse associata ad un’iniziativa di carattere sociale: rifornire, con la carne dei capi abbattuti, le mense per i poveri. A recuperare la carne sono stati i volontari della Caritas che si sono recati a Costa Cavalieri, in Oltrepo', accompagnati dall’assessore ai servizi sociali, Carla Mantovani, e dai ragazzi del servizio civile. «Il Comune ha messo a disposizione un mezzo per poter recuperare la quota destinata a Belgioioso – spiega Mantovani -. E’ un’ottima iniziativa che permette di dare un aiuto a chi non riesce neppure a garantire un pasto a sé e alla propria famiglia».

 

ALTO ADIGE
12 SETTEMBRE 2012

MARMOTTE SALVE: LA PROVINCIA È STATA BATTUTA

Anche quest'anno, dunque, le marmotte sono salve: la Sezione Autonoma di Bolzano del Tribunale amministrativo, su ricorso della Lega antivivisezione (LAV), ha infatti sospeso il provvedimento della Provincia con cui era stata autorizzata, per tutto il mese di settembre, la caccia a 1227 piccoli mammiferi. La Provincia di Bolzano aveva infatti concesso la possibilità di sparare sugli animali, in deroga a quanto previsto dalla legge, che tutela invece questa specie selvatica, in base ad una legge provinciale del 1987 secondo cui un aumento eccessivo della popolazione faunistica avrebbe potuto giustificare un piano di contenimento per evitare pregiudizi all'equilibrio ecologico, all'agricoltura o addirittura alla sicurezza pubblica. Le marmotte possono tirare un sospiro di sollievo: il Tribunale ha infatti osservato che l'attesa dell'udienza sulla richiesta di annullamento del provvedimento, pre vista ad ottobre, avrebbe senz'altro vanificato la tutela dei poveri animali, visto che l'autorizzazione alla caccia in deroga era relativa al solo mese di settembre. “Le marmotte sono specie protetta secondo la legge statale sulla caccia n.157 del 1992, che punisce la loro uccisione con sanzioni penali. E non c'è dubbio che il regime giuridico di protezione della specie è valevole anche per le province autonome - afferma Massimo Vitturi, responsabile nazionale LAV settore Caccia e Fauna - L’esecuzione delle marmotte è solo l’ultimo esempio della nefasta politica filovenatoria della Provincia di Bolzano, ove vigono leggi e regolamenti locali totalmente contrastanti con la normativa statale in materia. Non è tollerabile che l’autonomia della Provincia venga usata strumentalmente per mantenere privilegi per i cacciatori altoatesini, ormai incompatibili sia con il diritto statale sia con il comune sentire della collettività ch e vede nella caccia un massacro infame”. La LAV ringrazia l'avvocato De Pascalis del Foro di Bolzano per l'assistenza fornita. LAV Bolzano

 
GEA PRESS
12 SETTEMBRE 2012
 
Matera: Aree protette, si spara!
Dopo il Parco della Murgia materana abbattimenti anche nell'Oasi di San Giuliano.
 
Dopo il Parco della Murgia anche l’Oasi di San Giuliano apre alla caccia. Sono già due le giornate di “sparatoria” autorizzata, due o tre (non e’ dato sapere se due o tre!) i cinghiali già ammazzati, si sa invece che erano femmine e che pesavano sui sessanta-settanta chili.Il ritornello e’ sempre lo stesso, il piano osserva le linee guida dettate dall’ISPRA, e’ di fatto a costo zero, non abbiamo altre risorse, le richieste di risarcimento danni sono ingenti e sempre più pressanti!Per gli animalisti, però, sarebbe tutto falso. Il quaderno del’ ISPRA, addotto a bibbia, ospita anche progetti di sterilizzazione dei cinghiali con un metodo messo a punto da…un cervello italiano in fuga all’estero, quello della dottoressa Massei e del suo team di ricerca a York (UK).Il costo zero che tanto si sbandiera forse riguarda i selecontrollori (e ci mancherebbe anche che si facessero pagare per cacciare tutto l’anno ovunque e, soprattutto, nelle aree protette!), ma non prevede mai il calcolo degli straordinari che vengono corrisposti al personale della Provincia e della Regione presente ad ogni battuta di caccia.Infine il risarcimento dei danni, dovrebbe essere accordato solo a chi le colture le protegge, ad esempio con una recinzione, a chi non sbandiera la provenienza del prodotto come “tipico” da area protetta e poi invoca le doppiette per annientare le vite che proprio in quell’area protetta vorrebbero accasarsi: delle due, una!Aironi cinerini, Garzette, Tassi, Istrici, Gatti selvatici, Faine e Lontre assieme ai Cinghiali, riferiscono gli animalisti, “ringraziano&rdquo ; l’Amministrazione provinciale per la sensibilità dimostrata nei confronti dell’Area protetta….pallottole, piombo e morte…una bella vetrina non c’e’ che dire!Una città candidata a capitale europea per la cultura, nel 2019, colpita ogni estate da incendi voluti, mai casuali, con animali stressati da siccità e fuoco, può vantare, ad oggi, due grandi aree di caccia da far invidia alla Croazia (ed ai viaggi organizzati per i cacciatori): il Parco e l’Oasi del cacciatore.
 
GEA PRESS
12 SETTEMBRE 2012
 
Caccia in Sicilia – l’Assessore mira sul WWF – gli ambientalisti: difende i cacciatori più oltranzisti
 
Come se già la situazione non fosse abbastanza complicata, la vicenda “caccia in Sicilia” si arricchisce di un nuovo particolare che vede protagonisti, ancora una volta, gli atti, in tema di caccia, firmati dall’Assessore regionale Agricoltura e Foreste Francesco Aiello. Presa carta e penna ha scritto alla Procura della Repubblica di Palermo chiedendo che vengano accertati eventuali reati per “l’insistente e sistematica campagna di informazioni false, diffuse dal Wwf Sicilia“. Oggetto dell’atto, si legge nella nota diramata dall’Assessore, è la difesa dei “provvedimenti legittimamente adottati dall’amministrazione regionale, in conformità alla decisione del Tribunale amministrativo regionale, per la prosecuzione dell’attività’ venatoria 2012-2013“. Un esposto, secondo l’Assessore. Una querela, secondo il WWF.Oggetto del contenzioso la decisione del TAR di Palermo il quale, il quattro settembre scorso, ha accettato la richiesta di misura cautelare urgente avanzata dai ricorrenti contro il calendario venatorio 2012-2013. Caccia sospesa, dunque, almeno fino alla seduta del TAR del 25 settembre prossimo. Il Presidente del TAR, secondo il WWF, aveva tra le premesse inserito una nota dove riteneva di doversi applicare il vecchio calendario, ovvero quello della stagione di caccia 2011-2012. Per l’Assessore l’esecutività è piena ed in tal maniera si è così rispettata “l’osservanza puntuale dei provvedimenti adottati dal giudice delegato del Tar Sicilia“. Per il WWF, però, non vi è alcuna esecutività almeno finché non verranno pubblicati i due Decreti emananti dall’Assessore, ovvero di sospensione della caccia con il nuovo calendario venatorio, e dell’entrata in vigore del vecchio calendario. Pubblicazione che dovrebbe ancora avvenire nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana. Da qui, le due divergenti interpretazioni che sono state però inviate, dai due contendenti, ai Comandi di polizia.Turbamento dell’Ordine Pubblico, secondo l’Assessore Aiello. Promozione del rispetto della legalità, per il WWF. Di certo, nei giorni scorsi, i Carabinieri hanno identificato più cacciatori e, secondo quanto riferito sia dal WWF che dal Partito Animalista Europeo, i nomi sono stati comunicati alle Procure di competenza.“Il WWF Sicilia – ha dichiarato Francesco Alaimo, Presidente del WWF Sicilia – certo di non aver diffuso informazioni false e di non aver mai improntato la propria storia su alcuna ”turbativa dell’ordine pubblico”, ha richiesto esclusivamente un’applicazione rigorosissima delle norme di tutela e rimane, perciò, in attesa, ancora oggi, dell’emanazione di un valido decreto con il Calendario venatorio 2012-2013, con la relativa attualizzazione delle norme“.Passano poche ore ed arriva la dichiarazione al vetriolo di Ennio Bonfanti, Coordinatore Regionale delle Guardie del WWF. Aiello si sarebbe addirittura comportato, più che come un imparziale amministratore, come difensore delle doppiette oltranziste. Una iniziativa riprovevole, sempre secondo Bonfanti, che però “non ci intimidisce né farà retrocedere di un passo il WWF nella sua battaglia per tutelare gli animali selvatici della Sicilia“.Guerra aperta dunque sulla quale si va ad aggiungere anche la dichiarazione del Coordinatore Nazionale del PAE (Partito Animalista Europeo) Enrico Rizzi, secondo il quale ormai alla Regione si è in piena campagna elettorale.
 

L’ECO DI BERGAMO
12 SETTEMBRE 2012

Ok alla caccia in deroga allo storno
E anche al prelievo di richiami vivi

La Regione, con il parere positivo di Ispra, autorizza la caccia in deroga allo storno e il prelievo di richiami vivi. La stagione venatoria lombarda apre con due importanti provvedimenti varati dalla Giunta regionale su proposta dell'assessore all'Agricoltura Giulio De Capitani.

LIMITARE I GRAVI DANNI A VIGNETI E ULIVETI
«Abbiamo ottenuto il parere positivo della Commissione europea e dell'Ispra, l'Istituto nazionale competente in materia di caccia, per procedere alla caccia in deroga allo storno e limitare gli ingenti danni che questa specie sta provocando alle colture. Il provvedimento - spiega De Capitani -, limitato al periodo dal 16 settembre al 31 ottobre, rispetta le condizioni previste dalla direttiva comunitaria, che disciplina la conservazione degli uccelli selvatici».
«Nel 2011 i danni da storno al settore agricolo lombardo segnalati dalle organizzazioni professionali - spiega l'assessore De Capitani - sono raddoppiati rispetto alle medie degli anni precedenti. I metodi di dissuasione adottati contro lo storno, quali le reti e i nastri colorati, si sono dimostrati inefficaci, specie su colture di maggior pregio, come vigneti, uliveti e frutteti e tali da giustificare un controllo riduttivo della specie».
RICHIAMI VIVI
Resta in vigore anche per il 2012 la possibilità per le Province di effettuare il prelievo di uccelli selvatici da richiamo. L'autorizzazione concessa dalla Regione è però vincolata, in conformità con quanto richiesto dalla Commissione europea, alla progressiva sostituzione dei richiami vivi selvatici con richiami vivi di allevamento e all'adozione di una banca dati dei richiami vivi posseduti dai cacciatori tramite codici di identificazione per ciascun esemplare. «La cattura di uccelli selvatici da richiamo è un provvedimento transitorio - spiega De Capitani -. Entro i prossimi 5 anni gli allevamenti regionali dovranno soddisfare la domanda di richiami vivi con animali nati in cattività. Sia la Commissione europea che Ispra hanno dato parere positivo al provvedimento, a condizione che sia rispettato il programma di progressiva sostituzione dei prelievi allo stato naturale e garantito il controllo effettivo sugli esemplari selvatici in possesso dei cacciatori attraverso una sistema informativo centralizzato a livello regionale». La delibera di Giunta individua le specie catturabili e limita il periodo di cattura dal 20 settembre al 31 dicembre 2012. riservatahttp://www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/313421_ok_alla_caccia_in_deroga_allo_storno_e_il_prelievo_di_richiami_vivi/

 

LIBERO
12 SETTEMBRE 2012

Animali: Bari, pappagalli 'scaltri' lasciano nidi prima di abbattimento albero

Bari - Il Corpo forestale dello Stato ed i Vigili del fuoco sono intervenuti per salvare un nido di pappagalli di una specie protetta visto il loro albero sarebbe stato presto abbattuto ma i volatili erano stati piu' celeri ed avevano gia' lasciato il nido: e' successo a Molfetta, in provincia di Bari. L'albero in questione e' un cedro secolare e si trova al centro di un appezzamento di terreno che e' interessato da una lottizzazione per la costruzione di ville residenziali.Era stata segnalata sull'albero la presenza di nidi con pulcini di "Parrocchetti monaci", protetti dalla normativa Cites che salvaguarda la fauna in via di estinzione. In realta' non c'erano piu' pappagalli e si e' potuto procedere con l'abbattimento. Probabilmente i "Parrocchetti monaci" sono volati via per una loro rotta migratoria, sta di fatto che qualcuno ha commentato anche ritenendo i pappagalli alquanto furbi e attenti perche' sono riusciti a mettersi in salvo da soli.

 

AGI
12 SETTEMBRE 2012

Animali: pronta la lista delle 100 specie piu' a rischio

Londra - Piu' di ottomila scienziati dell'Unione per la Conservazione della Natura hanno preso parte alla Species Survival Commission per identificare le cento specie piu' minacciate di animali, piante e funghi sul pianeta.
Il report sara' presentato all'Iucn World Conservation Congress in Sud Corea questa settimana. La ricerca, che conta tra gli autori Jonathan Baillie della Zoological Society di Londra, si fonda su alcune domande etiche: le specie a rischio hanno il diritto di sopravvivere o quello di estinguersi naturalmente? E bisogna salvarle anche se non apportano benefici all'umanita'? E ancora: Hanno un valore che supera quello economico o non e' necessario salvarle se gli investimenti sono troppo onerosi? Il rapporto chiamato "Priceless or Worthless" spiega che "tutte le specie sono uniche e insostituibili. Se spariscono non ci sara' investimento economico che potra' riportarle in vita. Se promuoveremo immediate azioni riusciremo a salvare molte delle specie a rischio ma per fare cio' la societa' deve supportare i principi etici e morali che affermano il diritto all'esistenza delle specie nonostante tutto e nonostante non siano specie remunerative". Tra le specie appartenenti a 48 paesi inserite nella lista, il bradipo pigmeo (Bradypus pygmaeus) che ormai vive esclusivamente sull'isola Escudo a 17 chilometri dalla costa di Panama. E, nelle stesse condizioni, il saola (Pseudoryx nghetinhensis) uno degli animali piu' minacciati del sud-est asiatico. (AGI) .

 
NEL CUORE.ORG
12 SETTEMBRE 2012
 
MILANO, CGIL TEME LE "DEIEZIONI" E DICE NO AI CANI NEGLI UFFICI PUBBLICI
 
Inviata una formale richiesta di sospensione
Noie sindacali per l'amministrazione Pisapia, che ha voluto aprire gli uffici del Comune di Milano agli utenti con animali al seguito. La potente federazione "Funzione pubblica" della Cgil ha chiesto formalmente "l'immediata sospensione della disposizione di servizio" e "l'apertura di un immediato confronto per definire le condizioni e le modalità di fattibilità dell'iniziativa, di cui ribadiamo di apprezzare lo spirito, oltre alla valutazione di esposizione ai rischi biologici degli operatori negli ambienti di lavoro interessati". Insomma, nonostante l'"apprezzamento", il sindacato vicino alla sinistra esprime "perplessità sulle difficoltà logistiche, organizzative, igienico-sanitarie e di benessere lavorativo dei dipendenti comunali che la decisione di ammettere gli animali domestici all'interno delle strutture comunali, con uffici aperti al pubblico, comporterà" Tra gli interrogativi sottoposti all'assessore e ai dirigenti spicca quello sui "bisognini" dei quattrozampe: "Qualora, considerati anche i tempi di attesa, gli animali (soprattutto cani) dovessero produrre deiezioni, chi è addetto alla pulizia ed alla sanificazione dello spazio, considerata anche la diminuita frequenza delle pulizie stesse a cui, recentemente, si è aggiunta la riduzione di orario degli addetti delle imprese di pulizia?" La Cgil-Fp avrebbe ritenuto opportuna una sperimentazione "in strutture comunali logisticamente idonee", magari "con operatori consenzienti senza patologie o semplice paura dovuta alla presenza di animali".
 

L’UNITA’
12 SETTEMBRE 2012

Genetica: roditori tornano a udire con le staminali

ROMA - Le cellule staminali hanno permesso di restituire l'udito: l'esperimento e' stato condotto su alcuni piccoli roditori nei quali sono state trapiantate le cellule embrionali della coclea, una struttura dell'orecchio interno. Una volta impiantate negli animali, le cellule si sono moltiplicate ripristinando le funzioni uditive. L'esperimento realizzato da un gruppo di ricercatori dell'Universita' di Sheffield e pubblicato su Nature apre una strada promettente per combattere la sordita' nell'uomo.

 

AGI
13 SETTEMBRE 2012

Staminali: embrionali fanno tornare udito in test su animali

New York - Per la prima volta una cura a base di staminali ha guarito dalla sordita' un animale. A mettere a punto la terapia, che pero' e' ancora lontana dai test sull'uomo, e' stato uno studio dell'Universita' di Sheffield pubblicato dalla rivista Nature. L'obiettivo dei ricercatori era sostituire le cellule nervose che sono responsabili della trasformazione delle onde sonore in segnali elettrici per il cervello, chiamate gangli spirali, il cui malfunzionamento e' responsabile del 10 per cento delle sordita' profonde. I ricercatori hanno usato cellule staminali embrionali umane trattate con alcune sostanze chimiche per formare i gangli, che hanno poi iniettato delicatamente nell'orecchio di 18 gerbilli, scelti perche hanno un range uditivo delle frequenze simile a quello umano , che soffrivano di sordita' profonda. Dopo 10 settimane in media gli animali avevano recuperato il 45 per cento dell'udito, con alcuni su cui il miglioramento e' risultato del 90 per cento ed altri che invece hanno recuperato una piccola percentuale di udito: "Non e' una cura completa - spiega Marcelo Rivolta, uno degli autori - ma permetterebbe a una persona che non sente neanche un camion che le passa accanto di poter sostenere una conversazione". Prima di passare agli studi sull'uomo, avvertono i ricercatori, bisognera' superare diversi ostacoli, a partire da quelli etici derivanti dall'uso delle staminali embrionali.

 

GEA PRESS
12 SETTEMBRE 2012

Brescia e l’influenza aviaria – il virus da un allevamento rurale di Prato: uccisi decine di migliaia di tacchini
Misure straordinarie in quattro regioni del nord - rischio evoluzione in ceppi virali aggressivi.

Potrebbe arrivare dalla provincia di Prato il virus dell’influenza aviaria rilevato nei giorni scorsi in due allevamenti di tacchini del bresciano. Nei giornali, infatti, era circolata la notizia che l’infezione che ha colpito due strutture della Franciacorta, possa essere giunta dalla Toscana. Sta di fatto che nella nota inviata ieri dal Ministero della Salute alla Direzione Generale della Salute e della Tutela del Consumatore (DG SANCO) della Commissione Europea, compare, oltre ai due allevamenti del bresciano, una terza struttura in provincia di Prato. Dall’esame dell’RNA eseguito dall’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, si evince, peraltro, l’alta similarità tra i ceppi virali isolati a Paderno Franciacorta (BS) e quello di Prato. Un ceppo, riferisce il Ministero, già in precedenza isolato in Italia soprattutto negli allevamenti della filiera rurale. Il rischio, ora, è che il virus possa diffondersi nella filiera industriale fatto, questo, che ha già comportato la diramazione di misure straordinarie per gli allevamenti avicoli e i macelli del Piemonte, Veneto, Emilia Romagna oltre che della stessa Lombardia.Secondo quanto già inserito nel Sistema Informativo Malattie Animali Nazionale del Ministero della Salute (SIMAN) i sottotipi H5 ed H7 a bassa patogenicità, ovvero quelli finora rilevati, se non controllati, possono determinare epidemie di particolare gravità ed eventualmente evolvere in virus ad alta patogenicità con rilevanti conseguenze per la produzione avicola e possibili rischi per la salute umana. Il rischio, in quest’ultimo caso, è che il virus possa contagiare l’uomo. Il caso più grave, vero e proprio incubo mondiale, è che il virus, ricombinandosi, possa trasmettersi direttamente da uomo ad uomo. Ad ogni modo, riferiscono le strutture sanitarie, la situazione è sotto controllo e nel mondo l’ipotesi della trasmissione diretta non si sarebbe ancora avverata. Nessun allarmismo dunque.L’unica cosa certa è l’abbattimento di 27.700 tacchini in Franciacorta. Sedicimila maschietti di ottanta giorni ed altri 11.700, sempre maschi, arrivati a metà ciclo. Un esame eseguito nel primo allevamento del bresciano il 23 agosto scorso, aveva però dato esito negativo. I meccanismi di allevamento industriale vedono ormai protagoniste grosse holding commerciali che cedono per l’ingrasso i pulcini ad allevatori locali. E’ stata proprio la filiera proprietaria degli animali a segnalare, giorni dopo, una sintomatologia riferibile all’influenza aviaria. Problemi respiratori e calo nell’assunzione di cibo. Da questa segnalazione sono partite le misure di prevenzione che hanno portato ad un primo screening degli allevamenti nel raggio di un chilometro. Ad appena poche decine di metri, in un altro allevamento appartenente alla stessa filiera proprietaria, il secondo caso. Il tutto in un’area denominata DPPA (Area ad Alta Densità Avicola), che ospita centinaia di allevamenti avicoli, specie di tacchini e galline ovaiole.Nell’allevamento in provincia di Prato, invece, ad essere abbattuti sono stati 250 avicoli. Secondo quanto già inserito nel SIMAN si tratterebbe non solo di tacchini e galline, ma anche di anatre, oche e faraone.In Europa, secondo il Ministero della Salute, sono stati ormai individuati focolai in Romania, Croazia, Ucraina e Turchia. Sempre secondo il Ministero l’uomo può infettarsi con il virus dell’influenza aviaria solo in seguito a contatti diretti con animali infetti (malati o morti per influenza aviaria) e/o con le loro deiezioni. In Italia, inoltre, vige il divieto di importazione di uccelli ornamentali e da voliera da tutti i Paesi interessati dall’epidemia. Più di recente è stata vietata l’importazione di pollame dalla Tailandia dove proprio in questi giorni, secondo fonti di agenzia, si è saputo della mutazione del virus e della morte di due persone.Per il Ministero, specie nei paesi dove sono segnalati focolai, andrebbe evitato il contatto con animali vivi o loro parti, tenendosi lontano da mercati e fiere dove vi siano commercio o anche semplice esposizione di animali. Anche alla luce della possibile provenienza del virus riscontrato in Lombardia da un allevamento rurale della Toscana (in quelli rurali è più probabile la promiscuità tra volatili selvatici, portatori del virus, e domestici) giova appena ricordare coma la provincia di Brescia sia notoriamente ricca di impianti, spesso illegali, di cattura di uccelli selvatici. Gli animali vengono poi manipolati in allevamenti casalinghi per servire i cacciatori di appostamento.Dall’inizio del 2012, in Italia, salgono ad otto i focolai di influenza aviaria, tutti a bassa patogenicità. Sono stati riscontrati in Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lombardia e Toscana. Ceppi, in alcuni casi, simili a quelli del bresciano e di Prato e responsabili, finora, di focolai in allevamenti della filiera rurale.

 

IL MATTINO DI PADOVA
12 SETTEMBRE 2012

«Pedro», il cavallo che aiuta le donne vittime di violenza

Annalisa Celeghin 

SANT’OSVALDO (PD) «Regalo cavallo solo a chi fa ippoterapia». Questo è l’annuncio che Francesca Gallo, 35 anni, padovana del quartiere Sant’Osvaldo, grafica pubblicitaria ma da sempre amante dei cavalli, si è trovata sotto gli occhi spulciando un noto sito di annunci economici. Un segno del destino: Francesca cercava esattamente un cavallo per questo scopo, ossia, la «terapia con il mezzo del cavallo», rivolta a persone con disabilità fisiche e mentali o socialmente svantaggiate. E così ha scovato Pedro, un bel cavallo sauro di 15 anni. «Sono andata a prenderlo nel Veneziano e l’ho trovato, pelle e ossa, in una squallida stalla vecchia maniera. Non sapeva cosa volesse dire mangiare in modo decente e, soprattutto, farsi qualche bella galoppata. Una volta a casa ho anche scoperto perché lo regalavano: Pedro è bolso, soffre di un enfisema polmonare cronico, quindi non curabile. Impossibile venderlo». Per fortuna che nella vita di Pedro è arrivata Francesca, presidente dell’associazione Seahorses, che si occupa appunto di ippoterapia: se l’è portato a casa (prima in un maneggio alla Mandria, ora a Cervarese Santa Croce), l’ha rimesso in sesto fisicamente e gli ha anche dato la dignità di un lavoro. E che lavoro! Grazie alla sua intelligenza molto viva, ad una grande comunicatività che trasmette attraverso il suo sguardo vivace e i suoi frequenti nitriti, e al fatto che, se anche si spaventa, non disarciona la persona che porta su di sé, ha ottenuto un compito molto importante: ridare l’autostima alle persone che l’hanno persa. «Stiamo parlando in particolare di donne: maltrattate, vittime di violenze o disagiate socialmente, che trovano nell’attività con i cavalli un momento di notevole stimolo personale. La possibilità di imparare a gestire un cavallo, animale molto grande e dall’immaginario mitologico e storico importante, contribuisce infatti a ridare loro fiducia, a riacquistare forza e positività. Fare piccoli esercizi, giochi, o semplicemente stargli in groppa ha un fortissimo impatto emotivo». E così Pedro gira per i maneggi della nostra città con il suo staff tutto al femminile (Francesca, che lo conduce, insieme ad una psicologa, una veterinaria e una collaboratrice) e ha trovato una sua nuova dimensione proprio nel rapporto con le donne. «Chi vede Pedro per la prima volta nota subito un dettaglio: lo sguardo, pieno di gratitudine». Per la sua vita nuova di zecca, e per quella, migliore, che contribuisce a dare agli altri.

 

LEGGO
13 SETTEMBRE 2012


MUORE IL PADRONE, IL CANE RIMANE  SULLA SUA TOMBA PER SEI ANNI –FOTO

ROMA- Una storia di un amore e di un legame che vince anche la morte. protagonista della vicenda, come spesso accade è un cane. Capitan, un pastore tedesco, è scappato di casa per andare a vivere vicino alla tomba del suo padrone morto da cui non è più possibile separarlo.
La morte del suo padrone, come racconta il Daily mail, è avvenuta del 2006. Dopo una settimana dal funerale il cane era scomparso e la famiglia ha pensato fosse morto, fino a quando, andando sulla tomba dell'uomo, non hanno trovato la bestia di fianco alla lapide.
Ora sono sei anni che il cane non abbandona il cimitero e non c'è stato nessun modo possibile per allontanarlo: «Ho cercato di portare a casa Capitan diverse volte», ha dichiarato il figlio del defunto, «ma riesce sempre a tornare al cimitero, credo voglia rimanere lì fino alla morte».

 

LA ZAMPA.IT
14 SETTEMBRE 2012

Capitan, a sei anni dalla morte del padrone il cane dorme ancora sulla tomba
La moglie del defunto credeva che anche  il meticcio fosse morto

Argentina - Tutti conoscono Capitan. Il cane che si aggira da sei anni nel cimitero della città di Villa Carlos Paz, nella regione argentina di Cordoba.
Il miglior amico dell'uomo, rimasto senza padrone dal marzo 2006, non lo ha mai abbandonato.
Quando il meticcio era cucciolo, venne regalato da Miguel al figlio Damian, ma quando Miguel morì, il cane che era in quel periodo affidato ad amici di famiglia  «tornò a casa, annusò ogni angolo alla ricerca del padrone, e poi scomparve», come raccontato dalla moglie del defunto alla stampa locale.La donna pensò che anche Capitan fosse morto, ma poche settimane dopo, andando a visitare la tomba del marito, lo ritrovò al cimitero. Il meticcio non è più voluto tornare a casa per non abbandonare il suo padrone, e tutt'ora, dopo sei anni, tiene compagnia al defunto dormendo sulla tomba.

 

IL SUSSIDIARIO
16 SETTEMBRE 2012

IL CASO/ Da Haichiko a Capitan, quando i cani riescono a stupire gli uomini

Arturo Illia

Lo scrittore irlandese Oscar Wilde affermò in uno dei suoi più famosi aforismi: “Più conosco l’essere umano più amo gli animali”. Spesso, infatti, capita che aneddoti e notizie sugli animali ci lascino attoniti, facendoci riflettere su tanti valori che stiamo perdendo o già abbiamo perso e dei quali gli animali ci ricordano l’esistenza. E’ di questi giorni una storia che, per i nostri tempi, pare uscita da un libro di favole e che ne ricorda molto da vicino un’altra, avvenuta in Giappone decenni fa e che ha fatto il giro del mondo con il trascorrere degli anni. Entrambe le storie hanno per protagonista un cane, il miglior amico dell’uomo per atonomasia. Hachiko era un cane di razza Akita-Inu, tipicamente giapponese, che venne regalato al profesor Ueno. A un certo punto, prese l’abitudine di accompagnarlo alla stazione di Shibuya, il quartiere di Tokyo dove il suo padrone prendeva il treno e di aspettarne il ritorno. Ma un giorno il professore venne colto da infarto e morì mentre si recava al lavoro. E Hachiko, già famoso nel quartiere per questa sua abitudine, non si mosse e attese il suo padrone, fino alla sua morte. La sua storia commosse l’intero paese del Sol Levante che decise di erigere una statua in suo ricordo che tutt’ora si trova davanti alla stazione, ormai famosísima proprio per questo, di Shibuya. Ma quanto riportato dalla stampa argentina, e ripreso in tutto il continente latinoamericano, in questi giorni ha dell’incredibile. Nella cittadina di Carlos Paz, vicino a Cordoba, nel 2005 il signor Miguel sta rientrando a casa e si accorge di essere seguito da un cane abbandonato, uno strano incrocio di pastore tedesco. Tra i due nasce un feeling e Miguel seduta stante lo battezza Capitan, decide di regalarlo al figlio e se lo porta a casa, dove non viene accolto bene dalla moglie di lui, Veronica. Alla fine neanche Damian, il bimbo, si affeziona e così Miguel e Capitan diventano inseparabili. Passa un anno dall’incontro e, nel marzo 2006, Miguel muore e viene interrato nel cimitero del paese. Pochi giorni dopo Capitan scompare e di lui non si saprà più nulla; anche perchè, Miguel a parte, non era certo circondato dall’affetto della famiglia.

 

LA SICILIA TRAPANI
13 SETTEMBRE 2012

nell'area attrezzata
Cani randagi avvelenati nella strada per Martogna

Erice (TP). Tre cani randagi sono stati trovati morti, forse avvelenati, nell'area attrezzata di Martogna, lungo la strada provinciale che collega Trapani con il centro storico di Erice.
La scoperta è stata fatta ieri mattina dal custode del sito. Poco prima delle 7, in particolare, il guardiano ha visto le carcasse dei tre animali e ne ha segnalato la presenza alla Polizia municipale di Erice. Nell'area attrezzata, gestita dall'Ufficio provinciale dell'Azienda foreste demaniali, sono quindi intervenuti vigili urbani e personale del servizio veterinario, per l'avvio delle procedure del caso.
Il sopralluogo ha permesso di accertare innanzi tutto che si tratta di cani randagi, poiché risultati sprovvisti del microchip. Le tre carcasse sono state infine prelevate e custodite temporaneamente in celle frigorifere, in attesa di essere trasferite all'Istituto zooprofilattico di Palermo, in modo da accertare la possibile morte per avvelenamento. A prescindere dal risultato degli esami che saranno eseguiti, la Polizia municipale ha aperto un fascicolo di inchiesta, al momento "contro ignoti", con l'obiettivo di risalire all'identità dei responsabili dell'uccisione dei tre cani.
nei giorni scorsi nove cucciolo di pittbull erano stato rubati dal canile municipale. Si presume che chi li abbia prelevati voglia utilizzare i cani per i combattimenti. 

 

IL GIORNO
13 SETTEMBRE 2012

Cani avvelenati all'Idroscalo E' allarme, via ai controlli
Due episodi, hanno coinvolto prima un cucciolo, poi uno dei cani da salvataggio che si allenano nelle acque del parco. Per contrastare il fenomeno si adotteranno ulteriori misure di sorveglianza

Milano – Idroscalo pericoloso per i quattrozampe. Negli ultimi giorni si sono infatti registrati due casi di avvelenamento, prima di un cucciolo, poi di uno dei cani da salvataggio che si allenano nelle acque del parco. Episodi che hanno spinto Massimo Turci Consigliere Delegato ai Diritti Animali della Provincia di Milano, ad intervenire. “Oltre ai canili lager, all’ignoranza ed alla crudeltà della gente, alle difficoltà economiche – ha detto il conigliere usando toni aspri -, dobbiamo anche affrontare la stupidità di chi getta polpette avvelenate solo per soddisfare il suo ego malvagio. Ma questi delinquenti non ci troveranno impreparati”.Le forze dell'ordine stanno infatti già analizzando i filmati delle telecamere di sicurezza. Inoltre a breve si adotteranno ulteriori misure di sorveglianza; si procederà con nuove operazioni di bonifica della zona assegnata alla Scuola Italiana Cani Salvataggio, dell'area cani e del bosco; si aumenterà la presenza dei City Angels; si rafforzerà il sistema delle telecamere; e si costituirà una task force che sia in grado di intervenire immediatamente. “Il Parco è un luogo sicuro - ha tuttavia concluso Turci - decine di cani tutti i giorni lo frequentano abitualmente con soddisfazione loro e dei proprietari. Questi sporadici episodi criminali non mettono in discussione l'operato del personale”.

 

LA REPUBBLICA
13 SETTEMBRE 2012

IDROSCALO, AVVELENATI CUCCIOLO E CANI DA SALVATAGGIO: RAFFORZATI CONTROLLI

Milano - Negli ultimi giorni si sono registrati alcuni casi di avvelenamento di cani nel Parco Idroscalo, a tal proposito il Consigliere Delegato ai Diritti Animali della Provincia di Milano Massimo Turci ha dichiarato: "Si sono verificati due casi gravi, uno riguarda un cucciolo, l'altro i preziosi cani da salvataggio che si allenano nelle acque dell'idroscalo. Oltre ai canili lager, all'ignoranza ed alla crudeltà della gente, alle difficoltà economiche, dobbiamo anche affrontare la stupidità di chi getta polpette avvelenate solo per soddisfare il suo ego malvagio. Questi delinquenti non ci troveranno impreparati, le forze dell'ordine stanno vagliando i filmati delle telecamere di sorveglianza, d'intesa con la Direzione ed i funzionari dell'Idroscalo sono state rafforzate alcune azioni mirate: incremento della sorveglianza degli operatori del parco, nuove operazioni di bonifica nell'area assegnata alla Scuola Italiana Cani Salvataggio, nell'area cani e nel bosco. Aumento della presenza dei City Angels, rafforzamento del sistema delle telecamere, costituzione di una task force che sia in grado di intervenire immediatamente".

 

LA ZAMPA.IT
13 SETTEMBRE 2012

Cane cade dall'ottavo piano, i Vigili del Fuoco lo salvano
L'animale era rimasto sospeso nel vuoto ad una  dozzina di metri d'altezza.

Foggia - Bravura e competenza sono state dimostrate dai Vigili del Fuoco di Foggia che hanno salvato un cane rimasto impigliato tra i fili della biancheria, al quarto piano di un palazzo.
In seguito alla chiamata della padrona dell'animale, è giunta sul luogo una squadra del gruppo Saf,  Speleo Alpino Fluviale. Uno degli uomini si è calato tra i balconi di uno dei palazzi di Corso Roma, per mettere in salvo la bestiolina, sospesa nel vuoto.La vicenda si è conclusa con il salvataggio del cagnolino che, per la gioia di tutti, è stato salvato senza inconvenienti.

 

VARESE NEWS
13 SETTEMBRE 2012

Tradate - Busto Arsizio (VA)
La Forestale libera tre rottwailer imprigionati da mesi
Intervento degli agenti di Tradate in un’abitazione di Busto dove gli animali erano tenuti in una piccola gabbia mai pulita e alimentati da una vicina