settembre 2013
 

GEA PRESS
1 SETTEMBRE 2013
 
Piedimonte Matese (CE) – Cagnolini imbustati e gettati nella scarpata
In salvo grazie all'impegno del volontario e l'intervento della Polizia Municipale, ASL e Vigili del Fuoco

  
GEAPRESS – Tra Piedimonte Matese (CE) ed il Convento di San Pasquale. L’altro ieri pomeriggio, dal ponticello, qualcuno nota muoversi un sacco bianco di tela sintetica. L’area è scoscesa ma per fortuna, quei movimenti, una volta attirata l’attenzione delle persone, hanno consentito la salvezza del loro contenuto.
Sul luogo viene chiamata la Polizia Municipale che arriva in poco tempo. Si capisce subito che il “contenuto” più probabile, non può che essere qualche cucciolo, di cane come di gatto. Viene così avvisato PierAngelo Fontana volontario dell’associazione Rifugio Mascherina. PierAngelo, inizia subito a cercare una via per raggiungere quel sacco che continua a muoversi. L’impresa, però, appare decisamente impossibile. La chiamata giunge così ai Vigili del Fuoco che arrivano nel posto con una loro squadra. Viene avvisato anche il Veterinario dell’ASL e, dopo il laborioso recupero del sacco, si provvede alla sua apertura. All’interno ci sono due cuccioli di cane. “Assetati e con le zecche – riferisce PierAngelo Fontana a Geapress – ma tutto sommato in buono stato di salute“.
I due cagnetti, simili a varietà da caccia, sono portati in salvo e di loro si sta ora occupando una struttura convenzionata con il Comune. PierAngelo Fontana, però, scuote la testa. “Da questa parti non è la prima volta – aggiunge il volontario – Tempo addietro venne trovato un cane da caccia legato ad un albero di un sentiero isolato, mentre nell’ottobre 2011  un altro cane lo trovai all’interno di un sacco giallo  (vedi articolo GeaPress)”.
Un’analisi sconfortante. “Occorre prevenzione e controllo sul randagismo – tiene a dire il volontario -  Le istituzioni devono capire che occorrono le sterilizzazioni e che non basta prendere un cane e portarlo al canile. In giro – conclude PierAngelo Fontana -  c’è anche  crudeltà. Non bastava abbandonarli. Occorreva pure chiuderli in un sacco e gettarli nella scarpata“.
Questa volta la storia è andata a buon fine ed i ringraziamenti sono tutti rivolti alla Polizia Municipale, ai Vigili del Fuoco ed all’ASL per il pronto intervento del Medico Veterinario. Speriamo sia anche l’ultima volta, almeno di cani imbustati e abbandonati a morire (almeno questo era l’intento) tra atroci sofferenze.
 
IL TIRRENO
1 SETTEMBRE 2013
 
Torturano un gatto e lo appendono a una recinzione
 
Viareggio (LU) - È mistero per la morte di un gatto che una guardia giurata della Securitas Vesuvio ha trovato appeso ad una rete di recinzione in via delle Darsene al Varignano con una freccia infilzata nel corpo. La macabra scoperta è stata fatta ieri mattina. Le guardie hanno avvertito immediatamente la polizia municipale che ha allertato Sea, poi è arrivato personale da Livorno per il recupero dell'animale. Per quanto accaduto c’è una denuncia contro ignoti ed ora si cerca di fare chiarezza sulle modalità di questa morte atroce. Sulle varie ipotesi c’è quella che qualcuno si possa essere divertito ad infilzare il gatto e poi appenderlo alla rete di recinzione. Pubblichiamo la foto solo come testimonianza della barbarie.
 
GEA PRESS
8 SETTEMBRE 2013
 
Viareggio – Per la verità sul gattino impalato si mobilita il popolo di facebook
 
Il popolo di facebook si mobilita a seguito del  recente ritrovamento a Viareggio (LU) di un gatto con una freccia in corpo  rinvenuto appeso, ormai morto, in una recinzione di via Darsene al Varignano.
I fatti sono occorsi la scorsa settimana, ma nonostante la denuncia contro ignoti presentata alla Polizia Municipale, nessuna novità degna di nota sembra al momento essere al vaglio degli inquirenti. C’è però chi ha parlato di una gang di ragazzi che da qualche tempo spadroneggia nel posto. Fastidio ai residenti e piccoli atti di vandalismo, ma nessun elemento concreto che possa finora ricollegare all’assurda storia del povero gatto.
La vicenda è ora diventato un evento facebook con richiesta rivolta alle Istituzioni. In primis alla Questura ed al Prefetto: indagare affinchè si possa rintracciare il colpevole. Il Comune, poi, dovrebbe prendere una posizione netta.
“Dopo il vergognoso episodio di un gatto torturato ed impalato con una freccia” -  chiedono i promotori  dell’iniziativa – il colpevole deve essere trovato”. Per questo, è stato promosso un invio di mail.
 
L’ARENA
1 SETTEMBRE 2013
 
Esche killer a Rosaro Ucciso un altro cane

Alessandra Scolari

 
GREZZANA (VR). I bocconi avvelenati gettati all'interno di un cortile
Si è invece salvata Laika: è stata soccorsa in tempo
Ancora bocconi avvelenati e ancora animali morti. Stavolta è accaduto a Rosaro, in via Monte Tregnago, vittime due cani, Alaska e Laika, amici da sempre, che vivevano in un cortile recintato in località Macchielli. Alaska, un husky, è stato trovato morto nella tarda mattinata del 24 agosto, mentre Laica, un pastore tedesco di 7 anni, femmina, è stata soccorsa mentre era agonizzante. «L'abbiamo subito portata dal veterinario Gianluca Bragantini, che le ha prestato le cure del caso. Speriamo si salvi almeno lei. «Per ora Laika è monitorata, poi bisognerà vedere le conseguenze lasciate nel suo fisico dalle esche avvelenate», racconta Marzia Griso, la proprietaria del cane husky, un maschio di 6 anni, che non è sopravvissuto ai bocconi killer. « Non c'è più, e pensare che stavano tutti e due benissimo. Alaska era un mangione e probabilmente ha ingerito la porzione più abbondante, morendo quasi sul colpo. Raccapricciante la scena che mi si è presentata davanti». Marzia Griso non riesce trattenere il suo dolore e le lacrime per il suo cane: «Avevo adottato Alaska nel 2008, aveva un anno, ed è cresciuto con me diventando parte della mia vita. Con lui ho conosciuto tutta la Lessinia, mi accompagnava ovunque e tutti ci conoscevano. L'ultima escursione è stata all'inizio della settimana scorsa al rifugio Primaneve sul monte Tomba». La razza husky è di taglia media, di origine siberiana, ed è diventata fra le più apprezzate: si tratta di cani da compagnia, che non abbaiano, si lasciano volentieri coccolare, non danno particolari problemi e sanno instaurare rapporti intensi con i proprietari. Ma gli avvelenatori non vanno tanto per il sottile: quei cani andavano eliminati. Marzia Griso però non molla, e la morte del suo cane ha scatenato la sua indignazione e la sua rabbia: «Ci vuole considerazione e soprattutto rispetto per gli animali, quelli da compagnia in particolare». Per questo ha presentato una denuncia contro ignoti ai carabinieri di Grezzana e inoltre, attraverso un volantino (con la foto di Alaska), sta avvisando tutti i cittadini, non solo coloro che in casa hanno un animale, invitandoli a «prestare molta attenzione ai bocconi avvelenati». Il corpo del cane è stato portato all'Istituto zooprofilattico dove si stanno eseguendo i necessari accertamenti per capire quale tipo di veleno lo ha ucciso, poi verrà cremato.
 
STATO QUOTIDIANO
1 SETTEMBRE 2013
 
Bancarelle, vendita animali, lettori: “li trattano come oggetti”
 
Manfredonia (FG) – VENDITA animali sulle bancarelle: protestano i lettori. “Li trattano come degli oggetti; abbiamo visto in una bancarella la vendita di cuccioli di cane che stavano morendo di freddo; in più conigli che saltavano ovunque in mezzo ad alcuni oggetti; oggi ho chiamato la Forestale per segnalare l’accaduto e per provvedere ma non ho visto alcun intervento, come fare.” Naturalmente si fa riferimento a vendite avvenute durante la Festa Patronale in onore della Madonna di Siponto.
La testimonianza. “Ieri sera, una ragazza ha tentato di salvare i 2 cuccioli di cani in fin di vita e quando gli ha gridato in testa all’ambulante, sapete qual’è stata la reazione della gente? Si sono messi a ridere come tanti imbecilli. Io più di segnalare le cose alle forze dell’ordine non sono riuscito. Ma la reazione che mi ha lasciato a bocca aperta, è stata l’indifferenza totale della gente che addirittura come tanti ebeti, ridevano e continuavano a comprare cose da questo personaggio. Mentre i conigli bevevano dall’acquario (non ossigenato) e le povere oche gridavano aiuto, perchè messi in gabbie più piccole di loro. E i 2 cuccioli di cani che dormivano tra gli oggetti in fin di vita.”
LE NORME. Senza riferimenti a nessun caso in particolare, si ricorda come il maltrattamento degli animali rappresenti un reato penale – previsto dall’art. 544-ter del CP – ai sensi del quale: “1. Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da 3 mesi a 1 anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro. 2. La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. 3. La pena è aumentata della metà se dai fatti cui al primo comma deriva la morte dell’animale“.
L’oggetto tutelato dall’ordinamento del reato in questione è il sentimento verso gli animali, ovvero la sensibilità degli esseri umani nei confronti degli animali. In questo senso l’attuale formulazione e collocazione dell’art. 544-ter è differente da quella dell’art. 727 (che – prima dell’entrata in vigore della Legge 20 luglio 2004, n. 189 – puniva il reato di maltrattamento di animali), che miravano a tutelare il comune sentimento di pietà umana.
Altrettanto vietata è la vendita degli animali senza autorizzazioni, ricordando naturalmente l’obbligo della vaccinazione e del microchip.
GLI ESPOSTI. A livello nazionale, recente la denuncia dell’Anpa contro l’esposizione e la vendita di animali vivi qualsiasi ( cani, gatti, furetti, volatili, roditori, pesci, tartarughe ecc) in fiere e mercati, e di utilizzo degli stessi come premio di vincite di gare e/o come omaggio a scopo pubblicitario nell’ambito di mostre, mostre-mercato, fiere, spettacoli itineranti ed altre manifestazioni occasionali, comunque denominate, sia in luogo pubblico che privato, anche se organizzate senza scopo di lucro, ai sensi delle leggi L.R. 12/95 e l.189/2004.
Redazione Stato, g.defilippo@riproduzioneriservata
 
IL RESTO DEL CARLINO
1 SETTEMBRE 2013
 
Nel burrone senza mangiare né bere per 10 giorni: salvato cane cieco
Operazione dei vigili del fuoco di Faenza, che si sono calati tra i calanchi del gesso di
Brisighella. I proprietari dell'animale non avevano mai perso la speranza

Antonio Veca

 
Brisighella (Ravenna), 1 settembre 2013 - Scendono in un burrone profondo 50 metri per salvare Pluto: impresa dei pompieri di Faenza. Era scomparso da 10 giorni, però qualcuno sentiva latrare in fondo ad un burrone, tra i calanchi del gesso di Brisighella.
È rimasto dieci giorni senza mangiare e senza bere, eppure l’istinto di sopravvivenza ha avuto la meglio. Protagonista della brutta avventura un cane meticcio di dieci anni che a causa della sua cecità aveva perso la strada di casa, una casa di campagna in una zona molto impervia nel brisighellese in località Rontana.
Ma i proprietari non si erano dati per vinti e lo hanno continuato a cercare per giorni attorno a casa: “È sempre stato la nostra compagnia - continuavano a ripetere - e siamo sicuri che sia ancora vivo”. Alcuni nella vallata sentivano latrare durante la notte ma mai potevano pensare si trattasse del cane in questione.
Questo sino a sabato pomeriggio, quando i lamenti sono stati individuati da una persona che li ha sentiti distintamente provenire da un profondo vallone, una cinquantina di metri. Così, sapendo che il vicino aveva perso il suo cane, gliene ha parlato. La speranza si è riaccesa ed è stato lanciato l’allarme ai vigili del fuoco del comando provinciale di Ravenna.
Sul posto una squadra del distaccamento di Faenza, che ha utilizzato le tecniche Saf, Soccorso alpino fluviale; i pompieri, dopo aver individuato il luogo esatto da cui si sentiva la ‘voce’ dell’animale, hanno approntato un paranco e un vigile del fuoco si è calato per ben 50 metri con una tanica d’acqua da tre litri che il cane, una volta raggiunto, si è scolato in pochissimi secondi: fortunatamente la caduta era stata attutita dalla vegetazione e il cane era ancora vivo. Poi il lieto fine: il cane è stato imbragato ed è stato riportato in quota.
Grande soddisfazione e macchine fotografiche pronte all’arrivo del vigile del fuoco e del cane che finalmente è stato riabbracciato dai proprietari. Per la cronaca, l’amico a quattro zampe è stato subito portato dal veterinario che oltre ad una magrezza e disidratazione dovuta alla ‘dieta’ forzata non ha riscontrato alcun trauma.
FOTO
 
ROMAGNA NOI
1 SETTEMBRE 2013
 
Cane ritrovato dopo 9 giorni: era finito in una scarpata
Operazione congiunta di Vigili del fuoco e speleologi L’animale, un meticcio di 10 anni quasi cieco, era quasi disidratato: ma si salverà
 
BRISIGHELLA (RA) - Lo hanno ritrovato dopo nove giorni di inutili ricerche. Il cane meticcio Timoteo, dieci anni, un bestione di quaranta kg, non poteva tornare a casa, bloccato in una scarpata, dopo esser scivolato per un centinaio di metri nel calanco durante una delle sue passeggiate notturne, alla faccia di una ormai quasi totale cecità. Si è salvato da morte istantanea grazie a una piazzola rigonfia di vegetazione che ha attutito l’impatto. E’ stato il padrone, affezionatissimo al suo quattrozampe - lo ha ereditato dal papà, ora scomparso, che viveva nel Salento - a rintracciarlo, dopo aver ascoltato tutti i vicini di casa e altri residenti nella zona di Fognano; qualcuno aveva sentito l’abbaio disperato di un cane durante le ultime notti. Così, un po’ alla volta il padrone è riuscito a localizzare - all’altezza di via Rontana - l’animale ormai stremato a nove giorni dalla scomparsa. Sono stati gli speleologi ad effettuare l’operazione di recupero assieme ai Vigili del Fuoco di Faenza; Timoteo è stato imbragato e delicatamente sollevato da terra fin sul crinale, finalmente in salvo. La prima cosa che ha fatto è stata bere quasi tre litri di acqua. Successivamente è stato condotto dal veterinario che ha prestato le prime cure. Alla fine è sembrato cautamente ottimista. L’animale dovrebbe farcela nonostante l’età piuttosto avanzata e la terribile avventura appena trascorsa.
 
NEL CUORE.ORG
4 SETTEMBRE 2013
 
RAVENNA, STA BENE IL CANE CIECO RIMASTO NEL BURRONE PER 9 GIORNI
Il proprietario: una gara di solidarietà per salvarlo
 
Una gara di solidarietà organizzare per riportare il cane cieco a casa. Quasi una festa per la famiglia di Fabrizio Cicognani, il proprietario dell'animale che, dopo essersi allontanato da casa, ha perso l'orientamento ed è caduto per una cinquantina di metri in un burrone di un calanco della Vena del Gesso dietro il parco del Carnè, nel brisighellese, in provincia di Ravenna, in cui è rimasto senza mangiare né bere per quasi dieci giorni. Timoteo (non Pluto, come si era appreso in precedenza), Tim per tutti, ha dieci anni, pesa circa 40 chili ed è un incrocio con un cane nordico, quasi completamente cieco.
"Tim - ha raccontato a 'Il Resto del Carlino' Fabrizio Cicognani, titolare di un'azienda agricola che coltiva olivi e vigneti - è stato ereditato, con il dalmata Zara e il setter inglese Sky, da mio padre che abitava in Salento. Il 19 agosto - continua il proprietario - è stata una brutta giornata: abbiamo dovuto portare Sky alla clinica veterinaria di Ozzano perché aveva aspirato una spiga, finita in un polmone. Probabilmente l'assenza di Sky deve ave scombussolato anche Tim che il 20 agosto è scomparso. Eravamo disperati - prosegue Cicognani -: abbiamo chiesto ai vicini e siamo andati a cercarlo in auto sino a Fognano e a Brisighella; ma di Tim nessuna traccia. Non volevamo perdere le speranze, ma dopo diversi giorni credevamo che proprio la storia stesse volgendo al peggio. Venerdì sera, attorno alle 19, i nostri vicini di Villa Liverzano mi hanno telefonato chiedendomi se avevamo perso un cane: si sono riaccese le speranze. La vicina diceva di aver sentito ululare sotto alla sua proprietà, tra i calanchi, a 200 metri in linea d'aria dalla nostra casa".
Un posto molto difficile da raggiungere. "Con Valmir, il nostro collaboratore, abbiamo chiamato Tim per due ore cercando di avere una risposta, purtroppo niente. Siamo tornati a casa con il cuore in fondo alle tasche. La mattina dopo la vicina mi ha richiamato raccontando che nella notte aveva sentito un flebile guaito. Ormai non c'era più tempo da perdere così abbiamo provato a scendere nel canale, mentre Valmir ha organizzato una squadra di ricerche, facendosi strada nel canneto a colpi di machete, non riuscendo però a raggiungere il posto; dall'alto abbiamo poi notato che ad una cinquantina di metri, su un dente della parete di gesso, si intravedevano delle canne piegate; abbiamo capito che lì c'era il nostro Timoteo: eravamo felicissimi. Ho chiamato Ivano Fabbri, speleologo di fama, che si è messo a disposizione scendendo sino al punto dove eravamo sicuri si trovasse Tim. Quando è arrivato su l posto le sue parole, "il cane sta bene è solo disidratato", ci hanno fatto saltare di gioia. Ed è stato proprio Ivano a suggerirci poi di chiamare i vigili del fuoco e di chiedere della squadra Saf, il Soccorso alpino. In nemmeno mezz'ora i pompieri sono arrivati e dopo aver approntato un paranco un pompiere si è calato riportando Tim tra le nostre braccia". Una rapida visita del veterinario e poi il tanto sperato ritorno a casa.
 
NEL CUORE.ORG
1 SETTEMBRE 2013
 
TREVISO, SALVATO DA UNO CHEF GATTO COL FIL DI FERRO ATTORNO AL COLLO
L'uomo ha tagliato il cappio. Poi il micio dal veterinario
 
Un gattino quasi decapitato dal fil di ferro. E' successo qualche giorno fa a Salvarosa, in via Loreggia, non lontano da Castelfranco, in provincia di Treviso, nel retro del "Ristorante Rino Fior". "Da una ventina di giorni - ha raccontato a "Il Gazzettino" Massimiliano Comelato, uno degli chef - un gatto soriano aveva attirato la mia attenzione. Molto sofferente, attorno al collo aveva un laccio di ferro, la testa ciondolava col risultato di tagliarsi il collo lentamente".
L'animale, evidentemente, si era infilato in una trappola. L'uomo, però, è intervenuto: ha tagliato il cappio attorno al collo e poi ha portato il micio al vicino ambulatorio veterinario "Patagonia". Riuscirà a sopravvivere e verrà adottato da Massimiliano e dai suoi colleghi.
 
L’ECO DI BERGANO
1 SETTEMBRE 2013
 
Vanno a Messa, cane in auto
Scatta l'allarme sul Sentierone
 
Bergamo - Alla fine tutto è andato per il meglio, anche perché è vero che i proprietari del cane lo hanno lasciato in auto, ma è anche vero che hanno anche lasciato aperti due finestrini. Ma l'allarme è scattato ugualmente, con vigili e pompieri accorsi sul posto.
Questa volta la storia ha avuto per teatro il Sentierone di Bergamo: due anziani coniugi, per raggiungere la chiesa di San Bartolomeo, hanno parcheggiato l'auto nei pressi, lasciando il loro cane di razza maltese all'interno.
Alcuni passanti, poco più tardi, hanno notato il cane nell'auto: temendo che potesse ripetersi quando accaduto nei mesi scorsi nei pressi dell'Accademia Carrara (quella volta il cane morì), hanno dato l'allarme.
Sul posto polizia locale e vigili del fuoco: i vetri però erano abbassati e il cane non dava segni di sofferenza. Per evitare comunque ogni rischio, i pompieri hanno abbassato ancora un po' il vetro. Quel tanto da permettere di aprire la portiera.
Il cane è stato fatto uscire: stava bene, come ha confermato un veterinario dell'Asl. È stato riconsegnato ai suoi proprietari, rintracciati nel frammentre.
 
NEL CUORE.ORG
2 SETTEMBRE 2013
 
BERGAMO, VANNO A MESSA E LASCIANO IL CAGNOLINO CHIUSO NELL'AUTO
L'animale liberato dai pompieri. Il medico: sta bene
 
Sono andati a messa e hanno lasciato il cane in automobile. E mentre assistevano alla celebrazione eucaristica, fuori dalla chiesa è scattato l'allarme per il maltese chiuso dentro il veicolo. E' accaduto ieri mattina a Sentierone di Bergamo. Alcuni passanti hanno notato un cane nella macchina e hanno chiesto l'intervento dei vigili del fuoco e della polizia locale.
I pompieri hanno abbassato i finestrini, hanno fatto scattare le sicure e aperto la portiera. Dopo aver liberato l'animale, lo hanno portato da un veterinario, secondo cui era in buone condizioni. Nel frattempo sono stati individuati i proprietari, che assistevano alla messa nella chiesa di San Bartolomeo. Nei loro confronti non sono stati ancora presi provvedimenti.
 
ALTO ADIGE
1 SETTEMBRE 2013
 
Il canarino della signora Anna protetto e salvato da un gatto
 
di Tiziana Campagnoli
 
BRESSANONE (BZ) - Il gatto ed il canarino. Potrebbe essere il titolo di un libro per bambini, di un film. In realtà il gatto e il canarino di cui si parla non sono i protagonisti di una singolare e dolce vicenda che si è verificata qualche giorno fa nella zona di Costa d'Elvas. Il canarino è il piccolo volatile amato e curato dalla signora Anna Wassermann Letrari, mamma 88enne dell'assessore Elda. Il gatto, di nome Speedy, è uno splendido felino nero di una vicina di casa della signora Anna. Ebbene, qualche giorno fa, per una distrazione, il canarino è riuscito a fuggire dalla gabbietta che la signora Anna teneva in casa e a volarsene via, verso i giardini dei vicini. «Ho sofferto molto per la fuga del m io canarino – spiega la signora Anna – La mia badante l'ha cercato ovunque, per diverse ore, ma purtroppo non l'ha trovato. A quel punto mi sono messa l'anima in pace e ho pensato di averlo perso». Ma la storia ha avuto un impensabile lieto fine. «Qualche giorno dopo, la mia badante è passata dinanzi alla casa di una vicina e ha letto un cartello su cui c'era scritto “Chi ha perso un canarino?” - continua la signora Anna – E la grande sorpresa è stata non solo di aver ritrovato il mio piccolo amico ma di aver appreso le modalità del ritrovamento». Il piccolo canarino infatti è stato trovato sul prato dal gatto Speedy che invece di “papparselo”, come il giudizio comune potrebbe indurre a pensare, l'ha preso dolcemente in bocca, senza morderlo, e l'ha portato alla sua padrona. Indenne. Insomma, niente a che vedere con le fameliche intenzioni di Gatto Silvestro sempre a caccia del povero Titti. «Ora il mio canarino vive di nuovo con me – conclude Anna Letrari – Sta bene ed ovviamente non si rende conto di essere stato protagonista di una storia rara. Pensare ad un gatto che salva un canarino invece che ucciderlo è veramente bellissimo. Questa storia, dunque, mi offre lo spunto per invitare tutti i giovani a riflettere sulla vita e sui rapporti umani e tra animali e uomini. Niente giudizi affrettati e soprattutto niente pregiudizi. La vita offre esempi da seguire».
 
LA STAMPA
1 SETTEMBRE 2013
 
“In preghiera sulle tombe colorate degli animali”
Giochi, ninnoli e luci al cimitero per cani e gatti di Piobesi
 
Cristina Insalaco
 
Torino - Quando arriva un po’ di vento le girandole cominciano a roteare in coro. Al cimitero per animali di Piobesi ci si può stupire per l’atmosfera giocosa. È il clima colorato che rende la visita un po’ meno triste. Sono quasi 900 gli ospiti del «Parco degli animali»: cani e gatti, conigli, criceti, tartarughe, canarini. C’è un cavallo di nome Furia e anche tre pesci rossi che si chiamavano Drug, Pic e Loc, che i padroni, dopo averli seppelliti insieme, non sono più andati a trovare. O almeno nessuno li ha mai più visti.  
Qui, a salutare l’animaletto che non c’è più, c’è gente che viene da tutto il Piemonte, Liguria, Lombardia, e Valle d’Aosta. «Abbiamo scelto di portare Dylan al Parco degli animali», anziché farlo cremare, perché volevamo un posto in cui poterlo incontrare sempre – dice Giulio Cardone, 23 anni, di Carignano -, è un po’ come succede per i nostri parenti e amici» . La sua tombetta, o tombina - le chiamano così -, è coperta di giocattoli un bull terrier, lampade decorata con rane, alcuni pupazzi, un angioletto, una lumaca di plastica. Questo perché, come per tanti padroni, è il gioco una delle cose che più di tutte non si stacca dai ricordi. In parte, rappresenta quello che i loro amici hanno rappresentato per loro. «C’erano giorni in cui tornavo dal lavoro nervoso e agitato – racconta Giulio Cardone -, ma poi arrivava Dylan che voleva un po’ di coccole e mi chiedeva di tirargli la pallina, ed ecco che la mia serata si aggiustava subito. Gli animali ci fanno sorridere, divertire. È proprio per questo che vogliamo ricreare anche al cimitero un’atmosfera allegra». 
Ognuno ha le sue ritualità. Qualcuno, entrando, si fa il segno della croce e si avvicina alla lapide con il rosario in mano bisbigliando l’Ave Maria. Per altri la visita è semplicemente un momento per parlare con il cane, per raccontargli qualcosa, per sentirsi vicini a lui. «Andare al cimitero è come avere Bimba e Kendy ancora con me – dice Lucia Chiapperini -, è come se loro fossero state le mie bimbe». E infatti, girando per il cimitero, sono tante le lapidi che se non ci fosse la foto non sembrerebbero per un cane. Ci sono scritte come «Da oggi vivrò come hai cercato di vivere tu», o «Nulla sarà più come prima senza di te», che sono dense di disperazione. Altri animali invece, sono ricordati in maniera meno drammatica. Ad esempio sulla tombetta di Cindy c’è scritto: «Se ci fossero state le olimpiadi per i gatti avresti vinto tu» o su un’altra: «In cielo divertiti con le cagnette».  
La parola più ricorrente, comunque, è «amore». Amore smisurato, incondizionato, illimitato. Amore inciso sul marmo con la «a» maiuscola. «Amarti è stato facile, bastava guardarti negli occhi», hanno dedicato a Charley, e per James: «Ci siamo incontrati il 27/09/1997 ed è stato subito amore». «Oscar è stato con me per 16 anni, e in ogni occasione triste o felice lui c’era – racconta Luisella Gobetti -, non si può non parlare di sentimento». Il suo Oscar, un meticcio simile a un bassotto, è morto nel 2005. Per quanto gli sia affezionata non va a trovarlo spesso, solo nelle ricorrenze. La tombetta di Luisella è molto sobria. C’è la foto e non ci sono fiori. Alla sua padrona pia ce così, semplice. Non mancano però quelle addobbate nei modi più curiosi. Dall’ombrello nero aperto sulla lapide che ha messo la signora Nadia per riparare dal sole e dalla pioggia al suo micio, alle luci di Natale, cuoricini, ghirlande hawaiane, gnomi da giardino. In molti hanno comprato delle lampade con pannelli fotovoltaici che di notte si illuminano. E illuminano tutto il cimitero.  
Andare a Piobesi a volte diventa anche un modo per socializzare, fare amicizia. Per sentirsi meno soli. Molte signore si sono conosciute qui e si danno appuntamento ogni domenica. Chiacchierano, si occupano delle tombette degli altri: «Una mattina ho trovato su quella di Luna delle conchiglie e un angioletto, non so chi li abbia messi ma non li ho mai più tolti – dice Cristina Vecchio -, la bellezza di questo posto è che è pulito, e le persone si aiutano, sono generose». Giulia Mola ha sepolto a Piobesi due cagnolini. Di Margot, un golden retriver, c’è la carcassa, di Lucky, un volpino bianco, le ceneri. «Margot è vissuta troppo poco, e proprio quando il nostro rapporto era diventato forte lei se n’è andata – sorride Giulia Mola - , nel 2010 ho deciso di seppellirla, ma se tornassi indietro non lo rifarei più, voglio farla cremare e spargere le ceneri nella terra. Che per me è un po’ come una rinascita».  
Sull’aldilà le opinioni sono contrastanti. Ci sono padroni, come Adelma Rejetti, che crede in un paradiso solo per gli animali, alcune lapidi rimandano a cieli pieni di prati e arcobaleni, mentre Lucia Chiapperini non la pensa così: «Ci sarà un giorno in cui io e i miei cani ci rincontreremo. Anzi, vorrei seppellire le mie ceneri insieme ai corpi di Bimba e Kendy. Non so se si può fare». 
 
NEL CUORE.ORG
1 SETTEMBRE 2013
 
PERUGIA, OLTRE 200 CONTROLLI E 21 VERBALI NEL PRIMO GIORNO DI CACCIA
La polizia provinciale: anche due fucili sequestrati
 
Oltre 200 controlli nella prima giornata di preapertura della caccia a Perugia e 21 verbali per violazioni su distanze da abitazioni, appostamenti fissi non conformi alla normativa vigente ed infrazioni amministrative, nonché due fucili sequestrati. Numerose proprio in avvio di questa prima domenica di preapertura della stagione venatoria 2013-2014 anche le chiamate alla centrale operativa della polizia provinciale di Perugia per segnalare eventuali situazioni di pericolo e richieste di intervento per verificare il rispetto delle regole. Lo rendo noto il vice-comandante degli agenti provinciali di Perugia, Dario Mosconi, che interviene a nome delle 40 pattuglie dislocate su tutto il territorio e dei colleghi al lavoro dalla centrale operativa, istituita dall'ente, per dare risposte immediate e tempestive ai cittadini e ai cacciatori, che potranno effettuare ogni segnalazione al numero 075-32111.
 
NEL CUORE.ORG
1 SETTEMBRE 2013
 
TIVOLI, PRIMO INCIDENTE DI CACCIA: BATTUTA AL CINGHIALE, UOMO FERITO
Il 58enne è grave ma non in pericolo di vita
 
Un cacciatore di 58 anni è stato ferito da un altro cacciatore mentre era in corso una battuta di caccia al cinghiale, questa mattina prima delle 8, in località La Botte a Tivoli, in provincia di Roma. L'uomo, che è stato colpito a un occhio, al viso e al torace, è grave ma non in pericolo di vita. Secondo una prima ricostruzione degli agenti del commissariato di Tivoli, il cacciatore ha sparato verso un animale colpendo però il 58enne, che faceva parte di un altro gruppo di cacciatori. L'uomo ha poi accompagnato il ferito in ospedale. Si tratterebbe quindi di un incidente. Sono comunque in corso accertamenti della polizia.
 
GREEN ME
1 SETTEMBRE 2013
 
La psicologia del carnivoro: ecco perché continuiamo a mangiare gli animali (#festivalveg2013)

Lorenzo Alberini

 
Perché mangiamo animali? La domanda non è banale. E a chi risponde con un nuovo interrogativo («perché non dovremmo?»), è semplice fornire una risposta. Gli animali fanno parte da sempre della vita dell'uomo, in ogni forma: vivono insieme a noi, li citiamo nelle nostre metafore e nella nostra simbologia («è furbo come una volpe!»), sono i protagonisti del calendario cinese e dello zodiaco. Riempiono i nostri schermi quando va in onda la pubblicità alla televisione: chi non è in grado di accostare un tenero cagnolino alla soffice carta igienica?
Gli animali accompagnano addirittura presidenti e papi nella loro vita privata e, talvolta, pubblica. Allora perché, nonostante questa simbiosi ancestrale, manteniamo con gli animali un rapporto che è sempre di subordinazione e violenza?
Basti pensare ai macelli, alla vivisezione, agli allevamenti intensivi. Tutti, o quasi, ne traiamo vantaggio e ne siamo indirettamente responsabili. Al Festival Vegetariano di Gorizia la dottoressa Annamaria Manzoni ha spiegato in un'esposizione chiara e completa come la nostra mente riesce a nascondere il nostro amore per gli animali, sottomettendolo al nostro appetito.
Il tutto in sei piccoli «meccanismi»:
1) Omocentrismo: fin dalle origini della nostra esistenza abbiamo sempre pensato di essere al centro dell'universo. Noi, esseri superiori a tutte le altre specie, possiamo fare delle altre ciò che più ci piace. Ci hanno plasmato in questo senso le grandi religioni monoteiste dicendoci che solo l'uomo ha un'anima. Ci plasma ogni giorni il linguaggio che utilizziamo per denigrare chi compie azioni riprovevoli: «una bestia, un animale». Ma un animale violenterebbe mai un bambino? Farebbe mai a pezzi un suo simile per odio o vendetta?
2) Disimpegno morale: se scolleghiamo i nostri atti dalla morale che generalmente ci guida, nessun senso di colpa verrà mai a tenerci svegli la notte. Se normalizziamo la violenza solo perché accade, il passo successivo sarà legalizzarla. Una volta legalizzata, sarà ancor più ritenuta la norma. Il circolo vizioso ha inizio.
3) Confronto vantaggioso: «Cosa vuoi che siano una o due oche spennate vive per farmi il piumino, quando in Siria muoiono ogni giorno donne e bambini sotto le bombe?». Eppure una violenza spropositata non può trasformarne una meno tragica in un atto normale. La vivisezione non è meno grave solo perché l'uomo è capace di compiere azioni doppiamente riprovevoli.
4) Dislocamento delle responsabilità su chi è più autorevole: «se nei mattatoi vengono trucidate le mucche, è colpa mia? Sarà colpa di chi taglia loro la gola, del capo che glielo ordina, dell'amministratore delegato che possiede l'impresa... ma non mia che la mangio!». È facile obbedire al sistema, ben più arduo è disobbedire per cambiare lo stato delle cose. Per rovesciare il sistema.
5) Rimozione: quando qualcosa non ci piace, semplicemente lo eliminiamo dai nostri pensieri. Spostiamo il pensiero nel campo del subconscio, così che non torni più a tormentarci mentre addentiamo una bistecca sanguinolenta o mentre ci stringiamo nel nostro piumino caldo. È uno dei più diffusi meccanismi di difesa della nostra mente.
6) Negazione: non siamo in grado di controbattere una realtà presentataci in tutta la sua cruda violenza? Allora la neghiamo: «Non parlarmene nemmeno! Non voglio sapere, non farmici pensare!». È così che inibiamo qualsiasi reazione alla crudeltà del sistema carnivoro, illudendoci che un posto da spettatori sia migliore del ruolo del carnefice. Ma la vittima è già nei nostri piatti e ogni giorno ci guarda attraverso gli occhi vitrei che qualcuno le ha cavato perché noi potessimo nutrircene senza provare alcun senso di colpa.
 
GEA PRESS
1 SETTEMBRE 2013
 
Galles – Volpe trappolata e seviziata
Gli Ispettori della RSPCA alla ricerca del colpevole

  
Una volpe è stata trovata legata all’interno di una scatola nei pressi di Swansea, nel Galles.
L’animale, una volta trappolato, era stato sottoposto ad un orrendo supplizio. Secondo la Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals, infatti, la volpe era stata legata per le zampe ed il muso ad un tubo metallico. Chi aveva catturato il povero animale, si era poi sadicamente sfogato su di esso.
La scoperta è avvenuta nel giardino di una casa nel quartiere di Blackpill, ma nessun colpevole è attualmente stato individuato. Purtroppo per il povero animale non c’è stato niente da fare. Le gravità delle ferite ha indotto il Veterinario a consigliare l’eutanasia. Ad avviso della RSPCA chi aveva trappolato la volpe, l’ha poi voluta “conservare” in modo così barbaro.
Gli ispettori stanno ora assumendo le informazioni necessarie a rintracciare, così si spera, il responsabile del gesto. Per questi abusi la pena massima prevista è di 20.000 sterline e sei mesi di arresto. Nel giardino della casa in questione è stata altresì trovata la trappola con la quale era stato verosimilmente catturato l’animale.
 
GEA PRESS
1 SETTEMBRE 2013
 
Taiji, macellazione delfini – Nel Giappone al radionuclide, i primi delfini prigionieri
Una settantina di Tursiopi, tra cui giovani e cuccioli, caduti nella trappola sonora dei pescatori giapponesi
 
I tecnici giapponesi si sono sbagliati. Si sono ora accorti che la nuova perdita di acqua radioattiva da una delle cisterne di Fukushima è 18 volte superiore a quanto fino ad ora dichiarato. A quanto pare il rilevatore aveva fatto il suo dovere ma il livello di radioattività rilevato nei giorni scorsi non era quello effettivamente presente nei luoghi, bensì il massimo di quanto rilevabile dal vecchio strumento. E’ già successo con le prime rilevazioni eseguite immediatamente  dopo l’esplosione di altra centrale: quella di Chernobyl.
Mentre la radioattività emessa da più isotopi di Cesio rilasciato al momento del disastro (escluse, pertanto, le successive fuoriuscite), si appresta a lambire l’america nord occidentale (il “contatto” è previsto nel 2014), come se nulla fosse nella baia di Taiji è iniziata la stagione di caccia ai delfini. Per la carne da mangiare ma anche per rifornire i delfinari. Anzi, secondo le associazioni che oggi  protestano in più città del mondo.
Oggi, primo giorno di caccia, è  avvenuta la cattura del primo gruppo di tursiopi. Secondo quanto diffuso da Sea Shepherd, si tratterebbe di una settantina di animali, tra cui giovani e cuccioli. I delfini sono al momento bloccati nella baia e si saprà nei prossimi giorni del loro destino.
I poveri animali vengono intercettati al largo da una dozzina di barche attrezzate con impianti sonori in grado di disturbare i cetacei e spingerli così all’interno della baia. Una volta circoscritti nella piccola insenatura, un veloce imbarcazione chiude con una rete la via di fuga verso il mare. In tale “prigione” i delfini possono rimanere fino a 4-5 giorni. Verranno poi selezionati. Per la carne o per i delfinari.
Secondo quanto diffuso da Sea Shepherd, per questa stagione è prevista la cattura di 2013 animali.
Si tratta di 134 Lagenorinco dai denti obliqui, 450 Stenelle striate, 557 Tursiopi, 400 Stenella maculata pantropicale, 265 Grampi, 137 Globicefalo di Gray, 70 Pseudo orca.
Oggi alcuni attivisti sono riusciti a manifestare nella Baia, dove l’accesso è rigorosamente vietato.
 
NEL CUORE.ORG
1 SETTEMBRE 2013
 
EGITTO: CICOGNA SCAMBIATA PER UNA SPIA FINISCE DIETRO LE SBARRE
L'uccello mandato da un gruppo di ricerca francese
 
Le autorità egiziane hanno scambiato il congegno elettronico che aveva tra le piume per un dispositivo di spionaggio. Per questo motivo è stata arrestata una cicogna proveniente dalla Francia. Il volatile - racconta Corriere.it - è stato catturato venerdì scorso a Qena, a circa 450 km dalla capitale Il Cairo, e rinchiusa in una prigione come una spia veterana. Peccato che l'uccello è stato soltanto scelto da un gruppo di scienziati transalpini per condurre uno studio sulla fauna selvatica.
Mohammed Kamal, capo della sicurezza della regione egiziana, ha confermato che il rilevatore nascosto tra le piume della cicogna è stato esaminato dalla polizia locale. Il verdetto? Non si tratta né di una bomba né di un congegno di spionaggio. Resta il fatto che la cicogna catturata continua a rimanere dietro le sbarre: prima di liberarla, le autorità locali hanno bisogno dell'autorizzazione dei pubblici ministeri.
 
GEA PRESS
2 SETTEMBRE 2013
 
Gavorrano (GR) – Cacciatore prende a pugni una lepre
Intervento delle Guardie LAC e della Polizia Provinciale

 
Una macchina che si ferma nei pressi della strada provinciale Aurelia. Lo sportello che si apre e la canna del fucile  di un cacciatore che, comodamente seduto, avrebbe sparato contro una lepre.
A Grilli, frazione di Gavorrano  (GR), si trovavano ieri a transitare anche le Guardie della LAC, Lega per l’Abolizione della Caccia, subito intervenute. Veniva coì accertato che il cacciatore aveva puntato contro una grossa lepre nel bel mezzo dei filari di una vigna. Incredibilimente, però, il cacciatore avrebbe portato a compimento un atto già non previsto dalla legge sulla caccia, prendendo per il collo la povera lepre ancora ferita e colpendola ripetutamente a pugni.
L’immediato intervento delle Guardie ha però impedito l’uccisione dell’animale.
Sul posto è arrivata immediatamente una pattuglia della Polizia Provinciale di Grosseto, ed è iniziata la corsa verso l’ambulatorio del Dott. Marco Aloisi di Semproniano per salvare la vita alla Lepre giunta sul posto ancora viva.
Varie le ipotesi di reato contestate al cacciatore: sparo in luogo pubblico, esercizio della caccia in periodi di divieto generale nonché il maltrattamento di animali. Il fucile da caccia è stato posto sotto sequestro.
 
LA ZAMPA.IT
3 SETTEMBRE 2013
 
Grosseto – La diagnosi del leprotto preso a pugni e piombo e quella della figura del cacciatore-bracconiere
Trauma cranico per il leprotto. Legge da trauma per la fauna

 
“Gesto criminale”. Così, anche in ambiente venatorio, sarebbe stato additato colui che il primo settembre scorso ha preso  a pugni in testa il povero leprotto di Gavorrano (GR) dopo averlo fucilato (vedi articolo GeaPress). In effetti, nell’ordinamento giuridico italiano, non vi è una collocazione precisa per il termine “criminale”.  La  legge sulla caccia non impedirà al cacciatore denunciato dalle Guardie LAC e Polizia Provinciale, di potere continuare ad andare a caccia, ovviamente con un fucile diverso da quello per ora sotto sequestro.
LE NOVITA’ SULLA SALUTE DEL LEPROTTO
Il povero leprotto di contrada Grilli, è tutt’ora in prognosi riservata. Stante quanto riferito ieri sera a Raimondo Silveri, responsabile  LAC della Toscana, dal Medico Veterinario dott. Marco Aloisi la lepre non patisce gravi conseguenze a causa dei pallini di piombo. Ne sono stati riscontrati al collo ed alle zampe posteriori, ma non è stato difficile potere intervenire per la rimozione. Diverso discorso per i pugni. La lepre, infatti, soffre delle conseguenze di un trauma cranico per via dei tre pugni che gli sarebbero stati inferti dal cacciatore. In particolare le lesioni appaiono nel naso e proprio dal setto presentava una vistosa emorragia. Ci sono però speranze che il povero animale possa riprendersi ed essere liberato.
LA DINAMICA DEI FATTI NEL RACCONTO DEGLI INQUIRENTI
Il cacciatore sarebbe stato sorpeso in contrada Grilli, nel Comune di Gavorrano (GR), mentre dall’interno della sua autovettura, sparava contro il leprotto che si trovava nel vigneto. L’uomo, raggiunto l’animale, gli avrebbe inferto tre pugni alla testa. Il tutto nei pressi della via Aurelia.
Sorpreso dalle Guardie della LAC (Lega per l’Abolizione della Caccia) che hanno richiesto l’intervento della Polizia Provinciale, il cacciatore avrebbe subito riposto la lepre all’interno della sua autovettura, assieme al fucile regolarmente detenuto. All’interno della macchina sarebbero inoltre state trovate numerose munizioni, vistose tracce di sangue forse non compatibili con quelle della lepre, e penne di uccelli, forse di fagiano.
I REATI CONTESTATI ED IL “CONFINE” TRA CACCIATORE E BRACCONIERE
L’unico reato che potrebbe subito comportare la sospensione del porto d’armi uso caccia è quello relativo allo sparo avvenuto in luogo pubblico. La Questura di Grosseto, con propria decisione ovviamente non esente da impugnativa (ve ne sono, in Italia, anche di cacciatori denunciati per uso di droga), potrebbe disporre il ritiro del porto d’armi. Nulla di immediato, invece, è previsto dalla legge sulla caccia. Tanto per fare un esempio di un abuso venatorio teoricamente grave, ovvero l’uccisione di una specie protetta, il cacciatore può essere soggetto alla sola sospensione del porto d’armi, nel caso però riporti due condanne definitive sullo stesso piccolo reato di contravvenzione, come del resto lo sono tutti quelli venatori. Per molti reati venatori è inoltre possibile l’oblazione.
Di fatto, pur con tutte le polemiche del caso, il riferimento al “criminale” (ipotesi etiche a parte) potrebbe non calzare perfettamente. La realtà della legge sulla caccia italiana è quella che di fatto prevede la sovrapposizione della figura del cacciatore con quella del bracconiere. Questo finchè varrà il concetto che il bracconiere è colui che viola la legge sulla caccia.
Nel caso specifico, senza intervento della Questura di Grosseto, il cacciatore presunto bracconiere denunciato a Gavorrano, potrà da subito continuare la sua legale attività di caccia sebbene con un fucile diverso da quello sequestrato.
 
H24 NOTIZIE
1 SETTEMBRE 2013
 
CAGNOLINO UCCISO A ITRI DA UN PIRATA DELLA STRADA
 
Prov. di Latina - Stava sul gradino di un bar, tra piazza Incoronazione e piazza Annunziata, a Itri, Piccolino, l’esemplare di volpino tedesco di razza di cinque anni, quando un fuoristrada di colore azzurrino lo ha schiacciato, quasi a mezzogiorno, mettendo a repentaglio l’incolumità dello stesso proprietario, Pasquale Picano che ha dovuto farsi più dietro, spostandosi all’interno del bar, per non subire la stessa sorte. E l’incoscienza alla guida del pirata è stata suggellata dalla precipitosa fuga dopo il mortale investimento.
La vicenda, che ha fatto accorrere tanta gente, anche perché si è svolta nel cuore nevralgico di Itri, ha suscitato una indignazione generale, sia per la simpatia del cagnolino, coccolato ogni giorno da bambini e persone di ogni età, sia per la spudorata vigliaccheria del pirata al volante per la cui individuazione il proprietario ha promesso una ricompensa a quanti fornissero elementi preziosi per la sua identificazione. Colpito sulla zampa posteriore sinistra. L’animale è deceduto poco dopo, a seguito di una drammatica agonia cui hanno assistito tante persone. A provocarne il decesso le fratture multiple interne che il pesante automezzo gli ha provocato.
L’episodio ha pure richiamato l’attenzione sulla guida “prepotente” e spesso senza soluzione di continuità di questi mezzi da parte di molti Itrani, che hanno trasformato il chilometro di asfalto della statale Appia, l’unico segmento viario importante che attraversa il paese, in una pista di scorrimento ininterrotto di veicoli che circolano senza una motivata ragione, al punto da aver fatto classificare Itri come il centro del moto perpetuo delle macchine, alla faccia della tanto maledetta crisi economica. D’altronde non poteva essere diversamente se si pensa che un signore ha pubblicamente detto a cinque amici che lo stavano pregando invano di restare in compagnia con loro: “sono spiacente, ma debbo andare perchè  debbo portare l’auto a fare quattro passi”.
 
LATINA 24 ORE
2 SETTEMBRE 2013
 
Con il Suv investe e uccide un cane senza fermarsi
 
prov. di Latina - Travolge e uccide un cagnolino e poi fugge senza fermarsi. E’ accaduto a Itri, sull’Appia, all’esterno di un bar tra piazza Incoronazione e piazza Annunziata. Il cagnolino di nome Piccolino, un esemplare di volpino tedesco di razza di cinque anni, è stato centrato da un Suv che ha rischiato di travolgere anche il padrone che era vicino all’animale.
Il proprietario del cagnolino, morto dopo una breve agonia, ha promesso una ricompensa a chi saprà fornire indicazioni per risalire all’identità del conducente fuggito. Indagano i carabinieri.
 
LA NUOVA SARDEGNA
2 SETTEMBRE 2013
 
Pratosardo, cinque randagi uccisi
 
di Valeria Gianoglio
 
NUORO - I numeri spiegano tutto più di mille parole: sei cani investiti in appena tre mesi, cinque ammazzati dalle ruote di un’auto in corsa, un branco di randagi assistito da un gruppo di volontarie sterminato senza pietà. Per la presidente della sezione nuorese dell’Enpa, l’ente nazionale per la protezione degli animali, Maria Grazia Boneddu, ce n’è abbastanza, insomma, per presentarsi alle forze dell’ordine, denunciare l’accaduto, e lanciare un invito a tutti i nuoresi, «perchè ciò che è accaduto nell’ultimo periodo nella zona di Pratosardo non accada più, e perché ci sia più prudenza nelle strade e più rispetto verso tutti, uomini o animali che siano». È una storia di ordinaria e triste inciviltà, questa dei cagnetti della zona industriale. Comincia diversi mesi fa, ormai, con diversi gruppi di volontari e associazioni che si impegnano per accudire un branco di randagi affamati e solitari, a Pratosardo, nell’attesa di trovar loro una sistemazione definitiva. E finisce con lo stesso branco sterminato in gran parte dalla cattiveria dell’uomo. O ucciso a sassate, come era stato segnalato un po’ di tempo fa, nella stessa zona. Maria Paola Boneddu, alla guida dell’Enpa nuorese, li ricorda tutti, i cani uccisi nelle ultime settimane. Li riesce a descrive, quasi come se fossero suoi figli. «Rose – dice – era una cagnetta dolce e affettuosa, una randagia dal cuore dolce, mamma di tanti cuccioli, alcuni fatti adottare dall’associazione. Mark, invece, era un randagio simpatico e giocherellone, e trovava sempre un modo per attirare l’attenzione. Artù, Baghera, Gwen e Morgana facevano parte dello stesso branco. Cani con un nobile animo, uniti e inseparabili». Ci sono anche loro, purtroppo, nella lista di quattrozampre investiti e uccisi a Pratosardo. «In soli tre mesi – spiega ancora la presidente dell’Enpa nuorese – sono stati investiti nella zona di Pratosardo, sei cani, e cinque di questi sono morti. Investiti senza essere soccorsi da nessuno. Tutti randagi seguiti dall’associazione nuorese dell’Enpa e da altri volontari». Maria Paola Boneddu tiene a ricordarlo che «per il nuovo codice della strada l’automobilista che investe un animale è obbligato a fermarsi.
 
NEL CUORE.ORG
2 SETTEMBRE 2013
 
TREVISO, DUE CANI LASCIATI CHIUSI IN UN SILO DI UNA CASA IN DISUSO
E' successo a Motta di Livenza. Salvati gli animali
 
Intrappolati, forse da giorni, nel silo di una casa disabitata, senza la possibillità di scappare. I vigili del fuoco di Motta di Livenza, in provincia di Treviso, hanno trovato in questo stato due cani, in uno stabile di via Cademure. I pompieri sono intervenuti verso mezzogiorno di domenica, dopo che un passante aveva segnalato la presenza degli animali nell'abitazione ormai in disuso, proprio in un silo, praticamente una torre, destinata una volta allo stoccaggio di cereali. Le bestiole sono state liberate e poi consegnati al veterinario e al personale del canile di Ponzano Veneto per l'identificazione, se dotati di microchip.
 
NEL CUORE.ORG
2 SETTEMBRE 2013
 
SASSARI, PUROSANGUE MUORE IN OSPEDALE DOPO GARA DI ENDURANCE
La corsa disputata ad Arborea (Oristano)
 
Sarebbe morto nel corso della notte nella clinica chirurgica dell'università di Sassari un cavallo che ha partecipato all'Endurance LifeStyle Sardegna, la gara di endurance disputata ad Arborea, nella provincia di Oristano il 31 agosto scorso. Il cavallo sarebbe un maschio grigio di razza Purosangue arabo, Django De Vere (valore stimato 300mila euro), iscritto alla gara CEI1*, competizione di 90 km. Sarebbe stato portato d'urgenza in clinica veterinaria ieri sera e sarebbe deceduto nel corso della notte. La carcassa dell'animale è custodita ora nelle celle frigorifere dell'istituto di via Vienna e dovrebbe essere distrutta nella prossime ore, non essendoci l'autorizzazione all'autopsia né da parte del proprietario, uno straniero, né della magistratura. La dirigente della squadra mobile di Sassari, Bibiana Pala, ha inviato poliziotti specializzati nella clinica sassarese per rilevare l'identità del cavallo, mentre i colleghi di Oristano, diretti da Pino Scrivo, starebbero facendo accertamenti su alcuni cavalli che avrebbero partecipato alle gare CEI2* di 120 km.
 
GEA PRESS
3 SETEMBRE 2013
 
Sardegna – Il cavallo dell’Endurance sarebbe in cella frigorifera
Italian Horse Protection scrive alla Federazione Italiana Sport Equestri
 
L’associazione Italian Horse Protection ha inviato una lettera alla FISE Sardegna, chiedendo l’apertura di un’inchiesta in merito a notizie di stampa le quali, riportando fonti della Questura, hanno riferito della morte del cavallo Django De Vere. Decesso che sarebbe avvenuto nella notte tra l’1 e il 2 settembre. La richiesta è altresì relativa alla visione della scheda di gara del cavallo.
Secondo quanto riportato da fonti di stampa e così come ripreso dalla stessa associazione, il cavallo sarebbe morto  nella clinica chirurgica dell’università di Sassari. L’animale avrebbe partecipato  all’Endurance disputata il 31 agosto ad Arborea, in provincia di Oristano.
Si tratterebbe di un purosangue arabo del valore di circa 300mila euro. I resti del cavallo  sarebbero ora custoditi nelle celle firgorifere della stessa clinica.
Si attende ora la distruzione.
IHP ha chiesto pertanto di aprire un’inchiesta sull’accaduto e quali elementi si siano nel caso raccolti. La richiesta di disporre di un esame autoptico è stata comunque avanzata alla Procura della Repubblica di Oristano. Secondo IHP, alcune pratiche di uso sportivo  potrebbero avere una diretta relazione con la morte. Si tratterebbe, nel caso, di elementi  facilmente individuabili attraverso un esame autoptico.
 
NEL CUORE.ORG
7 SETTEMBRE 2013
 
CAVALLO MORTO IN SARDEGNA, IHP: LA FISE E LA PROCURA CI RISPONDANO
L'associazione: inchiesta sul decesso di Django
 
Italian Horse Protection non si ferma e vuole chiarezza sulla morte del cavallo Django De Vere, deceduto nei giorni scorsi in ospedale a Sassari dopo una gara di endurance a Oristano. "Facendo seguito alle lettere inviate lo scorso 3 settembre alla FISE (Federazione italiana sport equestri, ndr) Sardegna ed alla Procura della Repubblica di Oristano - nelle quali chiedevamo di approfondire le cause della morte del cavallo Django De Vere – e non avendo ricevuto alcuna risposta, abbiamo scritto nuovamente per chiedere con insistenza di far luce sull'accaduto, poiché, analizzando i dati della corsa, emergono degli elementi che a nostro avviso giustificano l'apertura di un'inchiesta", fa sapere IHP.
L'associazione continua: "Ricordiamo che l'endurance è uno sport in cui i cavalli sono costretti a percorrere distanze lunghissime (in questo caso 120 km), con degli intervalli durante i quali sono controllati alcuni parametri clinici (frequenza cardiaca, respirazione, disidratazione, zoppie, ecc...) che devono rientrare in certi valori, pena la squalifica. Venendo alla gara del 31 agosto, notiamo anzitutto i tempi di rientro del battito cardiaco, che nei cavalli primi classificati (tutti di proprietari arabi) paiono oltremodo brevi: in soli 37 secondi, può un cavallo che ha appena percorso 30 chilometri rientrare in un range di battiti normale? Questo dato diventa addirittura pazzesco se lo mettiamo in relazione con la velocità media alla quale il cavallo ha coperto quella distanza: quasi 29 km orari".
Italian Horse Protection poi spiega: "Per fare un confronto, un cavallo al trotto può arrivare al massimo a 13 km orari. Qui siamo di fronte a un cavallo che ha percorso 30 chilometri a una media di 29 km orari e i cui battiti cardiaci sono rientrati nella norma dopo soli 37 secondi dall'arrivo! Soffermandoci ancora sul povero Django De Vere, notiamo poi un dato inquietante: all'ultimo cancello veterinario di controllo i suoi battiti cardiaci sono rientrati nella norma dopo quasi 30 minuti (che poi è il tempo limite per non essere squalificati), a fronte dei 37 secondi e dei 52 secondi dei due precedenti controlli: segno che qualcosa è andato storto, anche perché i tempi di rientro degli altri cavalli sono decisamente più bassi. Più in generale e per tutta la corsa, salta agli occhi la differenza dei tempi di rientro dei battiti, tra i cavalli degli arabi e quelli degli italiani: basta leggere i tempi del primo classificato non arabo, montato dall'italiana Mara Feola arrivata al nono posto. Così come non possiamo fare a meno di notare che i cavalli degli Emirati arrivano sempre al limite dei battiti cardiaci (guardacaso), mentre gli altri si mantengono su dati più precauzionali e quindi più bassi".
"La frequenza cardiaca - si legge ancora nella nota di IHP - è da considerarsi una misura assoluta dell'intensità di esercizio svolta, indipendente dalla preparazione e dalla capacità atletica del singolo cavallo. Se la mettiamo a confronto con le velocità medie possiamo ipotizzare che i cavalli degli arabi abbiano eseguito un esercizio vicino al limite delle possibilità fisiche individuali. Come se gli arabi corressero su una Formula 1 e gli altri su vetture sportive. Insistiamo dunque sulla Procura di Oristano e sulla FISE affinché facciano chiarezza sull'accaduto".
 
CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
2 SETTEMBRE 2013
 
Macelleria clandestina e spaccio di droga nell'agriturismo, arrestato marocchino
La polizia ha sequestrato 538 grammi di marijuana, 420 di cocaina e 6.560 euro. Durante la perquisizione trovati
undici equini e materiale per la macellazione clandestina
 
CATANIA - Un marocchino di 22 anni è stato arrestato dalla polizia per spaccio di droga. In un locale in suo uso di un agriturismo di Belpasso, in cui lavora, agenti hanno sequestrato 538 grammi di marijuana, 420 di cocaina e 6.560 euro. Durante la perquisizione, nell'azienda sono stati trovati undici equini e materiale per la macellazione clandestina. Gli animali sono stati sequestrati dall'Asp di Paternò e i titolari dell'azienda denunciati per uccisione e maltrattamento di animali.
 
CORRIERE DELL’UMBRIA
2 SETTEMBRE 2013
 
Trappole e tortore in gabbia: bracconiere rischia fino a 3mila euro di multa
La denuncia è scattata da parte della Forestale dopo un sopralluogo in una zona agricola a Montecastrilli
 
Prov. Di Terni - Trappole proibite e tortore in gabbia. È quanto ha trovato la Forestale in una zona agricola di Montecastrilli. Da parte degli uomini del comando stazione di Avigliano Umbro è così scattata una denuncia per esercizio  dell’attività venatoria con mezzi non consentiti e detenzione di animali non cacciabili. Ora il denunciato rischia una multa fino a 3mila euro.
In un terreno di proprietà dell’interessato, in base al resoconto della Forestale, sono state trovate tre gabbie di metallo modificate e predisposte per la cattura di uccelli. Le trappole erano attive e pronte a scattare grazie a un’esca alimentare a base di mais, orzo e girasole posta su un piatto di metallo.Il  responsabile in un primo momento ha negato che le gabbie fossero usate per la cattura di volatili. Durante il controllo sono stati però trovate in una voliera anche due “tortore dal collare”, specie  protetta da direttive comunitarie, non cacciabile né detenibile.Le gabbie sono state sequestrate mentre le due tortore sono state rimesse in libertà.
FOTO
 
GEA PRESS
2 SETTEMBRE 2013
 
Monopoli (BA) – Lo squalo ucciso
Il WWF stigmatizza l’episodio e ricorda l’importanza della specie nell’ecosistema marino
 
Mercoledì 28 agosto a Monopoli un peschereccio della marineria cittadina ha portato a casa una “preda” d’eccezione, un grosso squalo lungo sei metri e pesante tre quintali, inizialmente identificato dalla stampa come Squalo elefante o Cetorino (Cetorhinus maximus). L’evento ha creato un grande clamore mediatico in città: i pescatori, euforici ed orgogliosi per la pesca eccezionale, riferisce nel suo comunicato il WWF, sono stati accolti in porto come “vincitori” da un vasto pubblico acclamante ed incuriosito che affollava la banchina per assistere alle operazioni di trasferimento a terra del grosso pesce. Le cronache raccontano che l’esemplare sia rimasto impigliato tra le ret i utilizzate per la pesca a strascico e che quando è stato issato a bordo era ancora vivo e si “muoveva con una forza mostruosa”. Cos&a mp;i grave;, infatti, sarebbe stato riferito.
“Non sappiamo se le operazioni di riconoscimento dello squalo siano state eseguite da parte delle Autorità competenti – riporta il WWF Puglia -  ma se fosse stata confermata l’iniziale identificazione come “Squalo elefante” i pescatori avrebbero corso il rischio di manipolare un animale di una specie protetta dalla Legge e quindi di svolgere operazioni illegali di pesca e perseguibili anche penalmente“. Lo Squalo elefante, infatti, è una delle specie più rare e minacciate al mondo, ed è protetto dal CITES (App. II – All.B), dalla Convenzione di Berna (App. II) e dalla Convenzione di Barcellona (All. 2). Questo vuol dire che la specie non può essere oggetto ne di pesca ne di commercializzazione e, in caso di catture accidentali (come pare sia il caso di Monopoli), i pescatori hanno l’obbligo di adoperarsi per salvare l’animale invece che di issarlo a bordo ed ucciderlo. Nel caso poi l’animale venga issato a bordo già morto, c’è l’obbligo di darne immediata comunicazione agli organi preposti.
“Buon per loro – commenta il WWF – che si trattasse di uno Squalo capopiatto (Hexanchus griseus), specie che purtroppo non gode delle protezioni riservate allo Squalo elefante, ma che risulta pur sempre in via di estinzione, come tutti gli squali”.
Gli squali, ricordano gli ambientalisti, sono animali che discendono da antenati preistorici, più dei dinosauri e i fossili più antichi risalgono a oltre 400 milioni di anni fa. Il loro ruolo negli ecosistemi marini è fondamentale ed insostituibile: essendo infatti dei predatori al vertice delle catene alimentari, mantengono gli equilibri ecosistemici, eliminando gli individui deboli o malati e garantendo la salute delle popolazioni delle loro prede.
Numerose sono ad oggi le problematiche di conservazione che riguardano questi importantissimi predatori, tanto da risultare in forte declino in tutto il mondo, decimati dalla pesca industriale o perché considerati inutili e dannosi o ancora per via di superstizioni stupide ed infondate (carni afrodisiache ecc.); devono inoltre affrontare numerose altre problematiche legate alla distruzione degli habitat, all’inquinamento (compreso quello acustico), alla riduzione numerica delle prede ecc.
Tornando all’episodio sopradescritto, probabilmente i protagonisti del “teatrino mediatico” non erano coscienti né di potersi trovare potenzialmente di fronte ad una specie protetta, né dei ruoli e dello status di conservazione che riguarda tutte le specie di squalo. Niente paura, il caso ha voluto che i nostri pescatori possano stare tranquilli, almeno per questa volta, ma la folla autrice delle inspiegabili quanto inopportune acclamazioni nello scenario del porto dovrebbe meditare su quanto accaduto e prendere coscienza della gravità dell’episodio.
“Si sappia – conclude la sua nota il WWF Puglia – che la cosa più corretta da fare in simili casi è quella di impegnarsi per salvare l’animale, così come si dovrebbe fare per le tartarughe marine e altre specie protette, e non certamente acclamare la sua morte“. Il WWF rileva inoltre anche altri punti di vista addirittura controproducenti per gli stessi pescatori. Questo perchè salvare uno squalo equivale a contribuire alla salvaguardia delle popolazioni ittiche che sostengono l’economia di una città marinara e contribuiscono in maniera significativa alla tutela dell’ambiente.
Il tragico episodio viene dunque decisamente stigmatizzato ed il WWF si augura che ci siano ora controlli più stringenti da parte delle Autorità competenti.
 
NEL CUORE.ORG
2 SETTEMBRE 2013
 
BARI, DIECI TARTARUGHE MESSE IN VENDITA SUL WEB: DENUNCIATO
Scoperto dalla Forestale un libero professionista
 
Il Corpo forestale dello Stato ha scoperto una vendita di tartarughe online e ha denunciato un libero professionista di Capurso (Bari) che ne possedeva illegalmente una decina. L'attività è stata condotta dal Nucleo Cites della Forestale regionale di Bari, specializzato nel far rispettare la convenzione internazionale sulle specie animali protette. L'uomo è accusato di aver messo in vendita su un noto sito per annunci gratuiti una decina di testuggini, prive della relativa documentazione che ne attestasse la legale acquisizione. Le tartarughe di terra (Testudo hermanni) sono tutelate da normative internazionali, comunitarie e nazionali: ecco perché la loro detenzione è strettamente legata al possesso di certificati Cites sul possesso e la provenienza, oltre alla conferma della nascita in cattività. Gli esemplari sono stati sequestrati e affidati ad un centro autorizzato.
 
TRENTINO
2 SETTEMBRE 2013
 
Il cane bagnino salva un Retriever
 
MOLVENO (TRENTO) - Se un cane da salvataggio in acqua salva un bagnante, di per sé, è già una gran bella notizia. Se però un cane da salvataggio salva un altro cane mentre sta annegando questa è senz'altro una notizia molto più originale. E questo è accaduto veramente, nella prima giornata festiva di settembre, nello specchio lacuale di Molveno, dove durante tutto il periodo estivo operano delle squadre di volontari del Nucleo Cinofilo Salvataggio in Acqua, della Scuola Italiana Cani da Salvataggio-Sezione del Trentino, diretta dall'istruttore nazionale Luigi Dorigatti. Ed è stato proprio quest'ultimo, assieme al suo cane da salvataggio in acque libere (lacuali, marittime e fluviali), un magnifico esemplare di Terranova di nome Bayron, a salvare un cane Golden Retriever che stava annaspando nel lago. Il quadrupede si stava divertendo, giocando con il suo padrone, il quale gli lanciava la palla in acqua per poi farsela riportare. A un certo punto però qualcosa non funzionava. Il cane si è buttato come al solito in acqua, ma, recuperata la pallina, faticava tornare a riva. Era in evidente difficoltà, annaspava e finiva sott’acqua. Da riva se ne sono accorti gli uomini del salvataggio, ma prima ancora di loro l’animale addestrato al salvataggio che ha visto il suo simile in difficoltà. Bayron e il suo conduttore si sono buttati in acqua e hanno raggiunto l’animale, portandolo a riva per la gioia del suo padrone, un bagnante della val di Non. Il tempo di riprendere fiato e il Golden Retriever è tornato a rifiatare, mettendosi più tranquillo e lasciando perdere per un po’ il gioco con la palla.
 
ASCA
2 SETTEMBRE 2013
 
Caccia: Enpa, imbarazzante silenzio governo su abusi regioni
 
Roma - ''E' alquanto imbarazzante l'assenza dello Stato, in particolar modo del Ministro dell'Ambiente, che non fa nulla per tutelare quel patrimonio indisponibile di tutti gli italiani rappresentato dalla fauna selvatica, mentre Regioni e Province continuano ad emanare illegali provvedimenti 'sparatutto'''. Questo il commento in una nota dell'Enpa (ente nazionale protezione animali) all'apertura anticipata a domenica, in alcune regioni, della stagione della caccia.''Gli enti locali - si legge - complice la mancanza dello Stato, da anni ignorano volutamente non solo tutte le sentenze a loro avverse di Tar e Corte Costituzionale, ma la Guida scientifica dell'Ispra, che e' invece un punto di riferimento per la stesura dei calendari venatori nel rispetto dell'attuale legge, e le direttive europee. Di fatto, Regioni e Province si sentono libere di autorizzare gli spari anche contro specie le cui popolazioni sono particolarmente in crisi. Questa illegalita' pero' portera' ad ulteriori condanne da parte dell'Unione Europea, con cui abbiamo gia' contenziosi aperti''.Per l'Enpa l'assordante silenzio dello Stato e' ancor piu' grave relativamente a due seri pericoli: l'influenza aviaria e la tutela della pubblica incolumita'. ''Avremmo tutti auspicato che in una situazione cosi' delicata sotto il profilo sanitario per il rischio della diffusione dell'influenza aviaria, il Governo emanasse in via cautelativa misure restrittive per l'attivita' venatoria - aggiunge L'Enpa - : invece, come se la salute pubblica fosse un tema secondario, non e' successo nulla, cosi' come nei confronti delle vittime dei cosiddetti ''incidenti'' di caccia. Molte persone infatti sono ancora in ferie e sono numerosi i turisti nelle nostre regioni. Gli spari dei fucili non rappresentano certo un bel bigli etto da visita, e il rischio di incidenti rimane alto''.La stagione della caccia 'ordinaria' aprira' il 15 settembre, ma saranno gia' molti gli animali deceduti.''Siamo al termine della stagione riproduttiva, alcuni piccoli dipendono ancora dai genitori che, se non verranno uccisi dai fucili, subiranno un notevole disturbo biologico che li indurra' a lasciare i giovani a se' stessi - conclude l'Enpa -. In in questi periodi l'Europa e la nostra legge imporrebbero il silenzio venatorio, pero' la regola viene quasi sempre infranta''. ''Le preaperture - concluse l'ente - causeranno la morte di centinaia di migliaia di animali che perderanno la vita per il divertimento di pochi e che andranno ad aggiungersi alle decine di milioni di esemplari trucidati durante la 'normale' stagione venatoria, in un clima di palese ed arrogante illegalita' e contro la sensibilita' dei cittadini italiani che pagheranno di tasca propria gli abusi quando arriveranno le sanzioni dell'Europa''.
 
GEA PRESS
2 SETTEMBRE 2013
 
Caccia – Inizia la conta delle vittime
L'Associazione Vittime della caccia apre una nuova cartella dati. Quella della scorsa stagione venatoria, fa paura.
 
Tutto normale, le campagne dei cacciatori sulla sicurezza non servono a molto se già il primo giorno di pre-apertura si registra un ferito grave, cacciatore. Questo il commento dell’Associazione Vittime della Caccia, a poche ore dal via alle doppiette in quasi tutte le regioni italiane, nonchè dal primo incidente.
La dinamica di quanto occorso a Guidonia (di cui si occupano i Carabinieri di Tivoli) sarebbe però, così come ricorda l’Associazione, poco chiara. Ieri un 58enne è stato ferito da un collega in mimetica che, a quanto pare, avrebbe sparato ad un cinghiale con un fucile caricato a munizione spezzata (pallini di piombo). La munizione che ha ferito all’occhio, al viso e al torace il cacciatore 58enne, rileva sempre l’associazione, non è però consentita per abbattere i cinghiali, come non è consentito sparare ai cinghiali in queste pre-aperture disposte dalla Regione Lazio. Il calendario venatorio Lazio dispone infatti , la caccia al cinghiale da ottobre a gennaio per un massimo di 40 giornate a cacciatore. Sono invece merli, cornacchie grige, gazze, ghiandaie e tortore i primi “legalmente” condannati a morte. Il presidente della Reg ione Lazio il 28 agosto scorso, soli tre giorni prima della pre-apertura, con Decreto P.R.L (T00244) ha modificato il calendario venatorio del 3 luglio (T00163). In tal maniera  non ci sono però i tempi da parte delle associazioni ambientaliste per ricorrere al Tar ed impugnare l’atto con cui si deroga.
Ad avviso dell’Associazione Vittime della Caccia, si è così innanzi ad una situazione scandalosa. Ad ogni modo, riferisce la stessa associazione, non è una novità quello di un metodo definito ora un ” sistemino poco democratico e trasparente” con cui gli amministratori pubblici gestirebbero gli affari di casa nostra.  Daniela Casprini, presidente dell’Associazione Vittime della caccia, addita ora la vigilanza venatoria, ivi compresa quella delle stesse associzioni di settore.
Per l’Associazione Vittime della Caccia, succede così come a Guidonia e succederà ancora fino al 31 gennaio 2014 che “la gente si sparerà addosso“, come nella precedente stagione venatoria 2012-2013. In quel caso, secondo la statistica riportata dalla stessa associazione, furono 118 le vittime  durante le battute di caccia (ambito venatorio), di cui 3 morti e 16 feriti tra chi con la caccia non c’entra e non ci vuole entrare, bambini compresi. In quest’ultimo caso ci furono due morti ed un ferito.
Considerando poi nello stesso arco di tempo (1 settembre/31 gennaio) anche cosa combinano fuori dalle battute venatorie i cacciatori (ambito extravenatorio) con le loro armi, ai precedenti numeri si aggiungevano, sempre nella scorsa stagione venatoria, altre 33 vittime, di cui 24 tra la gente comune (8 i morti e 16 i feriti, tra questi 6 i bambini colpiti: 3 morti e 3 feriti).
“Niente di nuovo sotto il sole settembrino. Riinizia la tragica conta delle vittime“, conclude la Casprini.
 
METEO WEB
2 SETTEMBRE 2013
 
Ricerca, sperimentazione sugli animali: associazioni di settore soddisfatte dalle parole del ministro Lorenzin
 
Soddisfazione delle organizzazioni che finanziano ricerca biomedica in Italia per le parole del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che ha invitato la comunita’ scientifica a ”stare serena” a proposito della legge che recepisce la direttiva europea nel campo della sperimentazione animale. Positivi i commenti di Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc), Associazione italiana per la ricerca sulla sclerosi multipla (Aism), Fondazione Telethon per la ricerca sulle malattie genetiche, Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri e Istituto Firc di oncologia medica (Ifom). Francesca Pasinelli, direttore generale di Telethon, ha rilevato che ”per chi, come noi, lavora su mandato dei milioni di famiglie colpite da una grave malatt ia per arrivare al piu’ presto ad una cura e’ importante che il lavoro degli scienziati non venga ostacolato e che l a direttiva europea sulla sperimentazione animale, che e’ stata approvata a livello continentale grazie anche alla collaborazione delle associazioni animaliste, venga al piu’ presto convertita in legge cosi’ com’e”’.
 
GREEN ME
2 SETTEMBRE 2013
 
Quali rimedi naturali contro le micosi dei nostri cani e gatti?
 
Le micosi (o dermatofitosi) sono infestazioni cutanee di funghi che si localizzano a livello di bulbo pilifero. Possono colpire sia cani che gatti, ma possono essere trasmesse anche all'uomo (si tratta infatti di zoonosi)
ed il contagio avviene per contatto diretto o tramite oggetti e strumenti contaminati.
Gli animali più facilmente colpiti sono quelli immunodepressi.
Le lesioni consistono in aree alopeciche più o meno estese solitamente di forma circolare, localizzate in una o più punti della cute; sono pruriginose, e quindi il cane o il gatto tende a grattarsi causandosi anche autotraumatismi che possono andare incontro ad infezione.
Come prima cosa consiglio di portare il vostro animale dal veterinario per una visita, il quale provvederà ad effettuare un esame al microscopio di un ciuffetto di peli prelevati a livello delle zone interessate, un esame con la lampada di Wood o un esame colturale su terreni specifici.
Solitamente viene prescritta una terapia topica o sistemica, spesso associate tra loro a seconda dell'estensione del problema.
Per chi volesse ricorrere a rimedi naturali, un ottimo rimedio contro le micosi è l'olio di melaleuca (Tea Tree Oil), che svolge un'azione antibatterica, antivirale e appunto antifungina; può essere associato all'olio di iperico (5ml del primo + 20ml del secondo). Buona anche la TM di propoli. Ottimo l'estratto dei semi di pompelmo. Siccome le micosi solitamente hanno la meglio quando l'organismo è un pò debilitato e stressato, si può ricorrere alla somministrazione di un complesso vitaminico contenente taurina. Non sarebbe male aggiungere di tanto in tanto dell'olio di lino o di girasole nella pappa, ricchi di acidi grassi utili per il benessere della cute.
Evitate di accarezzare il vostro amico peloso, soprattutto dove ci sono le lesioni, in quanto, come già detto, le micosi sono sono zoonosi; ma con tali accortezze di natura soprattutto “igienica” non ci sono rischi particolari, quindi niente allarmismi!
 
IL PICCOLO
2 SETTEMBRE 2013
 
Esche letali in bosco: in Istria la “guerra” dei tartufi fa strage di cani
Cacciatori pronti a tutto per mettere fuori gioco i concorrenti Già avvelenati sei animali, due sono morti. Aperta un’inchiesta
 
PINGUENTE Istria. La stagione dei tartufi non è ancora cominciata, ufficialmente partirà a metà settembre, e già si è manifestata quella che viene definita la sua faccia nera. Stiamo parlando dell'avvelenamento dei cani da tartufo cui qualcuno ricorre per colpire i concorrenti. Lungo la vallata del fiume Quieto sei cani sguinzagliati alla ricerca del prelibato fungo sotterraneo hanno invece mangiato esche killler disseminate un po' qua e un po' la e due sono morti dopo pochi minuti.
Gli altri quattro, portati subito alla stazione veterinaria e al momento versano in condizioni critiche per cui non si sa se ce la faranno. Il veterinario Tomislav Canic afferma che i sintomi dell'avvelenamento sono gli stessi nei casi del genere relativi agli anni scorsi. Il veleno dice, colpisce il sistema nervoso per cui la bestiola comincia a tremare vistosamente, dalla bocca esce una specie di schiuma, non riesce più a mangiare e la respirazione si fa affannosa.
Se il boccone killer è di una certa consistenza, il cane muore entro una quindicina di minuti tra dolori atroci. In ogni caso continua il veterinario, è necessario somministrare quanto prima l'antidoto. Un cercatore di tartufi è riuscito a strappare dalla bocca del suo cane l'esca killer: era una polpetta di carne contenente granuli azzurri che sono il veleno usato contro le chiocciole da orto. Il veleno è liberamente in vendita nei negozi di agraria.
Sulla vicenda sta indagando la polizia finita nell'occhio del ciclone per non aver mai fatto luce sui casi precedenti. «Sarebbe ora di punire i colpevoli - affermano amareggiati alcuni raccoglitori - anche perché ci va di mezzo l'immagine del pinguentino come destinazione tartufaia».
Nel 2005 è stato registrato il numero record di vittime: ben venti in due distinti avvelenamenti nel mese di settembre. All'epoca le esche killer erano rappresentate da wurstel contenenti pezzetti di spugna imbevuta di veleno. Come impedire che il cane mangi l'esca killer? Un rimedio ci sarebbe: la museruola alla quale però i cani da tartufo non sono abituati.
Si calcola che nel pinguentino ci siano circa 2.000 cani, la maggioranza da tartufo, mentre gli abitanti sono sui 6.000. Si può dunque dire che questa è l'area della Croazia con la maggiore concentrazione di cani. L'avvelenamento dei cani altrui è sintomatico delle annate sempre più magre causa la raccolta indiscriminata e troppo libera. Ma anche il segno di una crudeltà assolutamente sconsiderata e che trova riscontro anche in altri casi di sevizie perpetrate a cani.
Tornando ai tartufi, nessuno però sa o vuole quantificare il raccolto annuo nel Bosco di San Marco a Montona che è il bacino più ricco. Qualcuno parla di 5 tonnellate all'anno, altri di 3 quintali al giorno. Comunque per molti abitanti della zona il tartufo che per lo più finisce nei ristoranti italiani, rappresenta la principale fonte di sostentamento. Ma con l’ingresso della Croazia nell’Ue diventa indispensabile una precisa regolamentazione della raccolta.
 
NEL CUORE.ORG
2 SETTEMBRE 2013
 
CALIFORNIA, TRE GIUDICI D'APPELLO CONFERMANO IL BANDO DEL FOIE GRAS
Ma la legge resta inapplicata in gran parte dello Stato
 
Il divieto di vendita del foie gras resta in vigore in California, dopo che venerdì scorso una Corte d'appello ha confermato la decisione di un tribunale inferiore di non bloccare la legge. Lo rivela "Huffington Post". Il ricorso portava la firma dell'Hudson Valley Foie Gras LLC e di un'associazione di produttori canadesi foie gras che importa i propri prodotti negli Stati Uniti. Secondo loro, il divieto è troppo vago e interferisce con il commercio americano e con quello estero. Un collegio di tre giudici non è stato d'accordo e ha rinviato il caso ad un giudice federale di Los Angeles, ha fatto sapere BloombergBusinessweek.
Tuttavia, il divieto rimane in gran parte inapplicato in California. Molti ristoranti approfittano delle lacune nella legge, che permette ad un ristorante di servire foie gras a patto che non applichi un prezzo ad hoc. Di tutt'altro avviso le associazioni animaliste come Peta, che hanno preso di mira i singoli ristoranti e gli chef che servono foie gras, minacciando azioni legali.
 
BERGAMO NEWS
2 SETTEMBRE 2013
 
Una quarantina persone dei gruppo animalisti ed esponenti del Movimento 5 Stelle hanno contestato domenica 1° settembre Silvio Garattini, fondatore e direttore dell'istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, al Festival della mente di Sarzana, in provincia di La Spezia.
Sperimentazione su animali
Garattini contestato al Festival della mente
 
Dura contestazione al Festival della mente a Sarzana, in provincia di La Spezia, per Silvio Garattini, fondatore e direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri. Un gruppo di circa quaranta persone, esponenti di alcuni gruppi animalisti e del Movimento 5 Stelle, hanno manifestato nella mattina di domenica 1° settembre contro lo scienziato bergamasco con striscioni, slogan e un sit-in di protesta.
Garattini è intervenuto al Festival della mente in qualità di ospite per l'incontro intitolato "Invecchiamento cerebrale: un’epidemia del terzo millennio".
Tre esponenti degli animalisti sono anche riusciti ad entrare in sala urlando slogan contro il fondatore del Mario Negri, mentre Valter Chiappini, consigliere comunale del M5S gli ha consegnato una lettera con l’invito a partecipare sempre a Sarzana ad un incontro aperto con la cittadinanza.
A scatenare l'ira degli animalisti è la posizione di Garattini sulla necessità di poter sperimentare sugli animali gli effetti dei farmaci. A difesa dello scienziato bergamasco si è schierato il Gruppo 2003, composto da ricercatori scientifici: "La scienza è parte integrante, anzi preponderante, della cultura contemporanea. Eppure oggi accade che esponenti politici vogliano negare il diritto di parola in pubblico a uno degli scienziati italiani più stimati al mondo. La sua colpa è di aver detto la verità riguardo la sperimentazione sugli animali: Garattini non si è stancato di ricordare che non se ne può fare a meno se si vuole continuare a cercare nuove cure, per esempio contro il cancro” e che “la nuova legge approvata dal parlamento italiano il 31 luglio scorso, senza tener conto della Direttiva 2010/63/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 settembre 2010 sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici, impedisce ai ricercatori di fare bene il loro lavoro in questo Paese”.
 
VITA.IT
2 SETTEMBRE 2013
 
Sperimentazione animale, Carrozza con Garattini
 
di Sara De Carli
 
Nonostante le proteste, Garattini ieri ha tenuto il suo intevento al Festival della Mente. E oggi il ministro Carrozza condanna l'attacco nei suoi confronti
Il suo intervento, ieri, lo ha fatto con sullo sfondo un sit in di protesta fatto da attivisti in tute bianche che alzavano di animali torturati e piccoli pupazzi macchiati di rosso crocefissi. Sivio Garattini ieri mattina ha tenuto come previsto il suo intervento al festival della Mente di Sarzana, dedicato a “Invecchiamento cerebrale: un'epidemia del terzo millennio”.
Qualche giorno prima il capogruppo del Movimento 5 Stelle di Sarzana, Valter Chiappini, si era fatto promotore di una protesta per annullare l’intevento di Garattini, a causa delle sue posizioni favorevoli alla sperimentazione su animali nella ricerca scientifica e in particolare per le sue posizioni nel dibattito in atto sulla ratifica da parte dell’Italia direttiva europea 2010/63 sulla protezione degli animali utilizzati per scopi scientifici, con cui l’Italia - a detta di una parte della comunità scientifica - aggiunge ulteriori limiti alla sperimentazione (non richiesti dalla direttiva europea), ponendoci di fatto fuori dalla possibilità di fare ricerca all’avanguardia.
Questa mattina il ministro Maria Chiara Carrozza ha dedicato a Silvio Garattini il suo primo tweew: «Il mio primo Tweet della settimana e' per Silvio Garattini scienziato italiano che ha dato tanto alla scienza», ha scritto. E ha poi continuato: « Il dibattito sulla sperimentazione animale richiede una discussione civile e aperta, Garattini non merita questo trattamento. La comunità scientifica italiana degli scienziati della vita deve aprire un dibattito pubblico e prima di tutto informare».
 
METEO WEB
2 SETTEMBRE 2013
 
Ricerca, sperimentazione sugli animali: associazioni di settore soddisfatte dalle parole del ministro Lorenzin
 
Soddisfazione delle organizzazioni che finanziano ricerca biomedica in Italia per le parole del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che ha invitato la comunita’ scientifica a ”stare serena” a proposito della legge che recepisce la direttiva europea nel campo della sperimentazione animale. Positivi i commenti di Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc), Associazione italiana per la ricerca sulla sclerosi multipla (Aism), Fondazione Telethon per la ricerca sulle malattie genetiche, Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri e Istituto Firc di oncologia medica (Ifom). Francesca Pasinelli, direttore generale di Telethon, ha rilevato che ”per chi, come noi, lavora su mandato dei milioni di famiglie colpite da una grave malattia per arrivare al piu’ presto ad una cura e’ importante che il lavoro degli scienziati non venga ostacolato e che l a direttiva europea sulla sperimentazione animale, che e’ stata approvata a livello continentale grazie anche alla collaborazione delle associazioni animaliste, venga al piu’ presto convertita in legge cosi’ com’e”’.
 
LA STAMPA
2 SETTEMBRE 2013
 
“Gabbie” di Dna per portare farmaci alle cellule malate
La ricerca della McGill University potrebbero anche aprire nuove possibilità per la progettazione di nano materiali
 
Milano «Nanogabbie» costruite con filamenti di Dna per incapsulare piccole molecole di farmaci e rilasciarle in risposta a specifici stimoli. Così in futuro si potrebbero curare direttamente le cellule malate. Il sistema è descritto in un nuovo studio firmato da un team di ricercatori della McGill University in Canada. La ricerca, pubblicata online su «Nature Chemistry », segna un passo avanti verso l’utilizzo di nanostrutture biologiche per la somministrazione di farmaci.  
Ma i risultati potrebbero anche aprire nuove possibilità per la progettazione di nanomateriali a base di Dna. Il team di scienziati è stato guidato da Hanadi Sleiman, professore di Chimica della McGill. Il Dna, spiegano gli esperti, trasforma le informazioni genetiche di tutti gli organismi viventi da una generazione a quella successiva. Ma fili di questo materiale possono essere anche utilizzati per costruire strutture su scala nanometrica (un nanometro è un miliardesimo di metro).  
Nei loro esperimenti i ricercatori hanno creato cubi di Dna, usando dei filamenti corti e li hanno modificati con molecole simili ai lipidi che possono agire come cerotti adesivi e si uniscono in una morsa all’interno del cubo di Dna, creando un nucleo in grado di contenere carichi come molecole di farmaci.  
I ricercatori hanno anche scoperto che due cubi possono essere attaccati insieme. Molte cellule malate, come le cellule tumorali, sovraesprimono alcuni geni. In una futura applicazione, spiegano gli autori dello studio, si può immaginare un cubo di Dna che trasporta un carico di farmaco nell’ambiente della cellula malata, che innesca il rilascio della molecola.  
Il gruppo di Sleiman sta ora conducendo studi cellulari e su animali per valutare la fattibilità di questo metodo sulla leucemia linfatica cronica e sul cancro alla prostata, in collaborazione con ricercatori del Lady Davis Institute for Medical Research al Jewish General Hospital di Montreal.  
 
LA SICILIA
3 SETTEMBRE 2013
 
Tortorici (ME), animali in stato di abbandono
il sindaco ordina cattura o abbattimento

Giuseppe Agliolo

 
Tortorici (ME). Ordinanza del sindaco, Carmelo Rizzo Nervo, per la cattura o l'eventuale abbattimento di suini, bovini ed equini, in evidente stato di abbandono nel territorio comunale. Il primo cittadino ha sottoscritto il provvedimento dopo avere sentito la delegazioni di cittadini delle contrade Potame, San Leonardo, Randi e Grazia, che hanno denunciato la presenza di suini, bovini, equini, allo stato brado e senza custodia dediti al pascolo generalizzato in diverse proprietà private e sulle strade di campagna con evidente devastazione di tutte le colture agricole e che costituiscono pericolo per l'incolumità pubblica in prossimità dei centri abitati.
L'ordinanza è stata emessa anche in seguito alle relazioni de l Comando di polizia municipale, dalle quali risulta che il fenomeno interessi tutto il territorio comunale e che taluni animali, soprattutto i suini, manifestano caratteristiche di aggressività verso l'uomo. Per questi motivi, viene ordinato a tutti gli allevatori della zona di custodire nei propri allevamenti gli animali, avvertendo che i contravventori saranno perseguiti a norma di legge e che a loro carico saranno poste le eventuali spese sostenute dall'amministrazione per la cattura o gli eventuali abbattimenti, con conseguente distruzione delle carcasse.
 
LA NUOVA SARDEGNA
3 SETTEMBRE 2013
 
Morte sospetta di un cavallo dopo la gara di endurance
 
ARBOREA (OR) - Uno dei cavalli impegnati nelle gare di Endurance del Sardegna Lifestyle di Arborea svoltesi durante il fine settimana è morto nell’Ospedale didattico della facoltà di Veterinaria dell’Università di Sassari per una violentissima colica. Il giorno precedente, il cavallo aveva portato a termine la prova superando le diverse visite veterinarie, compresa quella finale. Al momento di lasciare la scuderia, ha manifestato una sintomatologia clinico-metabolica che ha imposto il ricovero a Sassari dove è deceduto. Ma questa versione non soddisfa la Lav (Lega antivivisezione) che ha annuncia azioni legali: «Chiediamo alla Procura della Repubblica di Oristano il massimo impegno per stabilire le cause della morte del cavallo Django De Vere, reduce dall'Endurance LifeStyle Sardegna. Chiediamo l’autopsia dell’animale (negata dal proprietario, ndr) per accertare l’eventuale somministrazione di sostanze dopanti o farmaci non autorizzati. Il nostro ufficio legale valuterà le eventuali azioni legali da intraprendere».
 
NEL CUORE.ORG
3 SETTEMBRE 2013
 
CAMPOBASSO: HA CATTURATO 50 CARDELLINI, DENUNCIATO 56ENNE
Lo ha scoperto la Forestale. Gli uccelli rimessi in libertà
 
Ha catturato 50 cardellini, ma la sua attività illecita è stata scoperta dagli agenti del Corpo forestale dello Stato di Petacciato (Campobasso). Un 56enne della provincia di Napoli è stato denunciato all'autorità giudiziaria e gli esemplari sono stati rimessi in libertà. Intanto, nel corso dell'attività di controllo sul territorio, il Cfs di Casacalenda (Campobasso) ha individuato tre persone che esercitavano la pesca notturna in un tratto del fiume Biferno con l'ausilio di una nassa ed altre reti, in zona non consentita e senza licenza. Per loro sono scattate sanzioni amministrativi per oltre 1.500 euro.
 
NEL CUORE.ORG
3 SETTEMBRE 2013
 
FORTE VILLAGE DI S. MARGHERITA DI PULA (CA): SOS FENICOTTERI IN VASCA
La protesta degli animalisti: "Cosa ci fanno?"
 
"Cosa ci fanno dei fenicotteri rosa, specie tutelata, in una piccola vasca in un complesso turistico?". Lo chiedono le associazioni ecologiste Amici della Terra, Lega per l'abolizione della caccia e Gruppo d'intervento giuridico onlus (Grig) che ieri hanno segnalato al Corpo forestale regionale della Sardegna la presenza di alcuni esemplari di questi uccelli, molto diffusi nel Cagliaritano, all'interno del resort "Forte Village", a Santa Margherita di Pula.
"Il fenicottero rosa è tutelato da una direttiva europea sulla salvaguardia dell'avifauna selvatica, è specie particolarmente protetta dalla normativa italiana, è anche tutelato dalla convenzione di Washington sul commercio internazionale della specie di fauna e flora selvatiche minacciate da estinzione", sottolinea il portavoce delle tre associazioni ecologiste, Stefano Deliperi, che ha diffuso un breve video amatoriale sul sito http://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com in cui si vedono tre fenicotteri rosa che passeggiano in una vasca.
 
LA NUOVA VENEZIA
3 SETTEMBRE 2013
 
Corsa del masaro e dell’oca «Salviamo le tradizioni»
 
SALZANO (VE) - I Comuni di Salzano e Mirano dicono sì alla proposta fatta nei giorni scorsi da Vincenzo Fusco, titolare del ristorante 19 al Paradiso di Mirano, dove invitava a sedere attorno a un tavolo tutti i soggetti interessati per salvare la Corsa del masaro di Salzano e il Palio dell’oca di Luneo. Ebbene, dopo l’annullamento dell’iniziativa dei giorni scorsi a Salzano, frutto dell’arrivo in municipio di un documento dalla Lega antivivisezione (Lav) dove si ricordavano gli effetti di legge sul maltrattamento degli animali, nei due paesi c’è la volontà di non disperdere le tradizioni. Tra i sì era arrivato pure quello della Pro Loco di Salzano, che si era detta pronta a ripristinare la manifestazione già dal prossimo anno, e ora si aggiunge quello del sindaco Alessandro Quaresimin. «Per me va bene l’idea lanciata da Fusco», spiega, «ma vorrei che ci fossero pure la stessa Lav e l’Asl 13: ricordo che è l’azienda sanitaria a dare il nullaosta alla corsa». E al via libera di Quaresimin, si aggiunge pure quello della collega di Mirano, Maria Rosa Pavanello, che ha dato il suo benestare. «Sono favorevole», si limita a commentare.
 
NEL CUORE.ORG
3 SETTEMBRE 2013
 
RIESI (CL), CANE INVESTITO E UCCISO: PAGATI 6.000 EURO DI RISARCIMENTO
I soldi dell'assicurazione alla proprietaria. "Ero depressa"
 
La morte del suo Mozart l'aveva addollare così tanto da procurarle la depressione. Per la perdita del piccolo chihuahua è stata risarcita di recente da una compagnia assicurativa, che le ha riconosciuto un indennizzo di seimila euro per il danno provocato. Lo scrive il "Giornale di Sicilia".
Il cagnolino è morto nel 2008, in un incidente stradale all'incrocio tra via Zuffanti e via Gobetti, a Riesi, in provincia di Caltanissetta. La sua proprietaria lo aveva portato in giro per una sgambata. Il cane, tenuto con attenzione al guinzaglio dalla casalinga trentenne, è stato travolto all'improvviso da un'auto che stava girando in via Gobetti. Per Mozart non c'è stato nulla da fare: è morto sul colpo. Inutili i primi soccorsi prestati dalla donna, che è rimasta così sconvolta dalla morte del cagnolino da rivolgersi ad uno psicologo per superare la depressione.
Il chihuahua era un cane pregiato con tanto di pedigree e certificati, stimato intorno ai quattromila euro. Anche un veterinario ha accertato la razza dell'animale. In un primo momento, la compagnia assicurativa dell'auto che aveva investito Mozart avevo deciso di non pagare il risarcimento per la perdita dell'animale. Così la signora ha incaricato un avvocato per adire vie legale. E' stato anche aperto un processo dinanzi al giudice di pace di Riesi, Ivana Marrella. Però, dopo aver sentito i testimoni in aula della difesa, l'assicurazione ha cambiato idea e ha formulato una proposta di risarcimento di seimila euro oltre all'onorario per le spese legali. Al conducente dell'auto è stata riconosciuta la responsabilità dell'incidente ed alla proprietaria il diritto di essere ripagata per la morte dell'amato chihuahua. Quindi, è stato riconosciuto il danno causato alla donna per la perdita del cane, oltre che la sofferenza umana e i disagi conseguenti.
 
METROPOLIS WEB
3 SETTEMBRE 2013
 
Morde una donna: sindaco di Pontecagnano spedisce cane ai "domiciliari" per 10 giorni
 
Pontecagnano (SA). Arresti domiciliari per un cane feroce. È quanto disposto, con un’ordinanza sindacale emessa venerdì scorso, dal primo cittadino di Pontecagnano Faiano, Ernesto Sica, che ha così «punito» un’aggressione verificatasi una settimana fa ai danni d’una donna nella frazione Sant’Antonio. Tra le pieghe d’un fatto di cronaca che avrebbe potuto avere conseguenze ancora più serie, c’è l’innegabile goliardia che questa storia porta con sé. Non fosse che per il provvedimento di «misura cautelare» ch’è stato costretto ad adottare il sindaco nei confronti dell’animale pericoloso. Nasce tutto un tranquillo martedì di fine agosto: la signora Maria, 75enne d’origini lucane ma residente in v ia Picentia a Pontecagnano Faiano, porta a spasso come sempre il suo cane, che però - «per cause in corso d’accertamento e al vaglio degli inquirenti», si direbbe in gergo giornalistico, ma in realtà stavolta le reali motivazioni non si conosceranno mai - improvvisamente dà di matto e morde una passante. La malcapitata Carmela, che abita in via Enea, resta ferita e denuncia l’accaduto. L’Unità operativa veterinaria dell’Asl di Salerno dispone «un’osservazione sanitaria» per l’aggressore e informa il Comune.
Nell’anomala veste di sindaco-gip, Ernesto Sica emette così la sua ordinanza: la signora Maria sarà obbligata a «tenere sotto sequestro fiduciario, presso il proprio domicilio, il cane morsicatore di sua proprietà - si legge testualmente - legato o comunque in condizioni da non poter arrecare offesa a uomini e animali per un periodo di giorni dieci». Anche in regime di «domiciliari», però, l’amico a quattro zampe (che tanto «amico» con la povera Carmela non s’è poi rivelato) avrà le sue tutele: la padrona, infatti, dovrà - secondo quanto dispone il Distretto Sanitario competente a Pontecagnano Faiano - «somministrargli con regolarità gli alimenti di sempre, curandosi anche che l’animale abbia sempre disponibilità di acqua potabile», ma pure «evitare qualsiasi spostamento» per scongiurare «che lo stesso possa venire a morte a seguito d’incidenti stradali o di aggressioni da parte di altri animali di taglia maggiore». 
E guai a contravvenire a queste prescrizioni. Del resto, chi sbaglia paga. Dura lex sed lex. Se ne accorgerà anche l’animale, costretto a scontare la sua «reclusione» di dieci giorni tra le mura domestiche. Quando si dice: che vita da cani.
 
IL RESTO DEL CARLINO
4 SETTEMBRE 2013
 
Donna morsa da un cane per difendere il suo carlino
E' successo martedì sera al parco Ca’ Bura, quando il cagnetto della 53enne è stato attaccato da un bull terrier sfuggito a un 16enne. La donna ci ha quasi rimesso il pollice della mano destra
 
Bologna - Per difendere il suo cagnetto dalle grinfie di un cane più grande che lo aveva aggredito ci ha quasi rimesso un dito della mano. E’ successo ieri sera al parco Ca’ Bura di Bologna, in via dell’Arcoveggio, dove una donna di 53 anni originaria di Bari è stata morsa da un bull terrier sfuggito al suo padrone. La donna era al parco con il suo carlino e, quando ha visto l’altro cane avventarglisi contro, ha cercato di dividerli ed è stata morsa al pollice della mano destra dall’animale, che le ha quasi staccato una falange.
Vedendo cosa stava accadendo, anche il padrone del bull terrier è intervenuto per cercare di dividerli, come hanno riferito i testimoni, ma era tardi: è un ragazzo bolognese di 16 anni, a cui il cane era stato affidato temporaneamente dal fratello piu’ grande di 42 anni. Al parco, dopo l’accaduto, è arrivata anche la madre. Per il 16enne è scattata una denuncia per lesioni colpose determinate dal malgoverno del proprio animale pericoloso.
La 53enne, che quando la Polizia è arrivata era sotto choc e si reggeva il pollice destro con un fazzoletto, è stata portata d’urgenza in codice 2 all’ospedale Maggiore. Ha avuto una prognosi di 30 giorni.
Anche il carlino, accompagnato in una clinica privata, ha avuto qualche punto di sutura per il morso. Sul posto sono arrivati anche i veterinari del Comune e il bull terrier, precauzionalmente, e’ stato accompagnato al canile di Trebbo di Reno. È regolarmente registrato all’anagrafe canina ed e’ anche coperto da assicurazione.
Secondo quanto hanno riferito alcuni testimoni, ieri sera il bull terrier correva libero nel parco senza guinzaglio e senza museruola. A un certo punto si sarebbe avventato contro il carlino, mordendolo senza lasciare la presa. La proprietaria ha cercato di dividerli ma e’ stata morsa. I due cani sono poi stati divisi per l’intervento di alcune persone che si trovavano lì e del 16enne. Il giovane era al parco con un amico di 18 anni, che ha raccontato una storia un po’ diversa: sostiene che il bull terrier non fosse libero ma al guinzaglio. Poi, mentre stavano giocando con una palla, il cane si sarebbe liberato e si sarebbe avvicinato al carlino mentre inseguiva la palla.
 
CORRIERE DELLE ALPI
3 SETTEMBRE 2013
 
Caccia in Cansiglio, un danno per il turismo

Francesco Dal Mas

 
FARRA D’ALPAGO (BL) Gli ambientalisti ringraziano il presidente della Regione, Luca Zaia, per il no ripetuto anche ieri a Belluno contro la caccia dei cervi in Cansiglio. Allo stesso tempo, però, gli affidano un nuovo incarico. «Dopo il 15 settembre, giorno in cui la commissione tecnica istituita dallo stesso Governatore dovrà sancire che i cervi non si ammazzano dentro il perimetro della foresta demaniale, il presidente della Regione dovrebbe attivarsi, assieme agli organi di competenza, per avviare il dossier alla base della richiesta di riconoscimento di questa foresta come patrimonio dell’umanità da parte dell’Unesco». A porre questa sollecitazione a Zaia sono, in particolare, le associaz ioni Mountain Wilderness ed Ecoistituto, rappresentate rispettivamente da Giancarlo Gazzola e da Michele Boato, che due anni fa, durante un convegno a Vittorio Veneto, hanno lanciato per il Cansiglio il progetto di una tutela Unesco come quella ottenuta dalle Dolomiti. Il presupposto sul quale si basa il divieto di caccia sull’altopiano viene ritenuto, dalle associazioni, molto importante ai fini di una maggiore considerazione dell’Unesco per una richiesta particolareggiata come quella del Cansiglio. Il capitolo venatorio all’interno dell’antico bosco dei dogi, non è comunque chiuso. Se ne riparlerà il 10 settembre in Pian Cansiglio, in sede di prima commissione del consiglio regionale. Commissione alla quale hanno chiesto formalmente di poter partecipare anche i sindaci di Fregona, Farra d’Alpago e Tambre d’Alpago. «Per quanto mi riguarda», anticipa la sua posizione Oscar Facchin, sindaco di Farra, «rinnoverà la richiesta che i cervi, da tempo in sovrannumero, possano essere cacciati non solo all’esterno della foresta, ma anche all’interno». Contro una simile prospettiva si schiera, ancora una volta, l’europarlamentare Andrea Zanoni. «Fermo restando il no all’uso delle doppiette nel demanio forestale», tiene a precisare, «personalmente ritengo che anche fuori del bosco debba essere impedita la caccia, perché ci sono altre modalità d’intervento, dalla sterilizzazione chimica alla cattura degli animali per trasportarli altrove. Ritengo che l’equilibrio naturale si possa realizzare, come già paventato, anche attraverso l’introduzione di un gruppo di lupi». Intanto il governatore Luca Zaia, a margine dell’incontro avuto ieri in Confindustria Belluno per l’accordo sull’occhialeria, ha ribadito la sua posizione «non contro la caccia in se stessa, ma contro la caccia dentro l a foresta del Cansiglio, perché questa scatenerebbe una fatwa mondiale contro il Veneto e arrecherebbe danni d’immagine gravissimi anche al nostro turismo». Una posizione, questa, che verrà fatta propria anche dall’ente Veneto Agricoltura, i cui esperti hanno il compito di prendere una decisione sulle modalità di intervento entro il 15 settembre.
 
GEA PRESS
3 SETTEMBRE 2013
 
Aviaria – Zanoni torna a chiedere lo stop preventivo della caccia
 
Dopo il caso di contagio umano registrato a Mordano (Bologna), l’eurodeputato Andrea Zanoni torna a chiedere lo stop preventivo della caccia in Emilia Romagna e Veneto. Questo perchè, secondo l’On.le Zanoni, la  movimentazione di migliaia di uccelli utilizzati come richiami vivi e di uccelli selvatici abbattuti rischia di vanificare tutti gli sforzi di contenimento dei focolai di aviaria.
Zanoni si dichiara pronto a rivolgersi ancora alla Commissione europea.  Dopo il caso di contagio umano del virus dell’influenza aviaria H7N7 in Emilia-Romagna, che ha riguardo un addetto ai lavori negli allevamenti interessati dalle misure del Ministero della Salute, andrebbero fermati tutti i fattori di potenziale trasmissione, compresa la caccia. Si ricorda, infatti, che secondo lo stesso Ministero potrebbe essere stata un’anatra selvatica a veicolare il virus.
Ed invece, con la caccia, si implica la circolazione di migliaia di uccelli utilizzati come richiami vivi e l’abbattimento di altrettanti animali. “Stessa cosa – spiega l’On.le Zanoni – dicasi per le fiere degli uccelli”.
Dunque l’invito che l’eurodeputato membro della Commissione ENVI Ambiente, Salute Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo, rivolge ai presidenti di Emilia Romagna e Veneto in seguito alla comunicazione ufficiale del Ministero della Salute italiano sul contagio da aviaria riscontrato in Emilia-Romagna. “I cacciatori sono un potenziale veicolo pericoloso di trasmissione di questo virus – ha dichiarato Zanoni – La movimentazione di migliaia di uccelli vivi come i richiami e di uccelli morti abbattuti non è compatibile con le misure di prevenzione e salvaguardia previste dalle normative comunitarie e costituisce un rischio evidente per l’intera popolazione”.
Ad avviso dell’Europarlamentare se i cacciatori restano liberi di scorrazzare nelle nostre campagne, a nulla saranno valse tutte le precauzioni prese finora per contenere i casi di animali infetti da aviaria e i conseguenti rischi, sia pur bassi, di contagio per l’uomo. “Per questo mi sono già rivolto alla Commissione europea – ha spiegato Zanoni – affinché spinga le autorità italiane a sospendere la caccia e a bloccare le fiere degli uccelli per evitare una vera e propria epidemia in regioni già a rischio”.
L’apertura generale della caccia partirà il prossimo 15 settembre e con essa la movimentazione di migliaia di anatre utilizzate come richiami vivi e centinaia di migliaia di anatre selvatiche abbattute. “Se non vieteranno la caccia – ha aggiunto l’Eurodeputato -  gli amministratori regionali si renderanno complici di quella che rischia di diventare una vera e propria epidemia su scala nazionale e forse europea. Non esiterò a rivolgermi per la terza volta a Bruxelles affinché scongiuri questa eventualità”.   Zanoni si è già rivolto alla Commissione europea con due interrogazioni parlamentari, il 26 agosto scorso per chiedere un intervento nei confronti delle autorità nazionali affinché sospendano l’apertura della caccia per evitare il diffondersi del virus dell’aviaria, e il 28 agosto scorso per chiedere di bloccare le fiere degli uccelli, in possibile violazione alla normativa comunitaria, per il medesimo motivo.
 
QUOTIDIANO DEL NORD
3 SETTEMBRE 2013
 
Allarme aviaria in E-R ( 2 ) Regione sospende l'utilizzo di uccelli da richiamo
 
Bologna - E' stata presentata dagli assessori regionali Carlo Lusenti e Tiberio Rabboni una relazione tecnica per fare il punto sulla situazione dell’aviaria.  Al momento non ci sono altri casi di contagio nell'uomo dopo i due – uno confermato, l’altro sospetto – individuati a Mordano. L'ipotesi è che il virus sia arrivato dalle anatre in migrazione, che avrebbero contaminato gli allevamenti, per poi trasmettersi con il trasporto delle uova e con una probabile diffusione aerogena.
La Regione, in accordo col ministero della Salute, ha adottato tutte le procedure per il controllo dell’infezione. E' stata disposta la sorveglianza sanitaria per i lavoratori esposti e proseguono i controlli negli allevamenti. Ad oggi i focolai sono quattro.
Non ci sono al momento altri casi di contagio di aviaria nell'uomo, dopo i due – uno confermato, l’altro sospetto – individuati a Mordano. Gli abbattimenti dei volatili dovrebbero terminare mercoledì 4 settembre sera.
Il punto sulla situazione dell’aviaria in Emilia-Romagna è stato fatto dagli assessori Carlo Lusenti (Politiche per la salute) e Tiberio Rabboni (Agricoltura), che hanno presentato una relazione tecnica alle commissioni Sanità e Politiche economiche.
L'aviaria è arrivata in Emilia-Romagna attraverso le anatre in migrazione (questa l’ipotesi più avvalorata, contenuta nella relazione) che avrebbero contaminato i parchetti esterni degli allevamenti, dove, di giorno, razzolavano le galline. Da lì il virus si sarebbe poi trasmesso sia con il trasporto delle uova che con una probabile diffusione aerogena.
In accordo col ministero della Salute, in seguito all’identificazione dei focolai animali, la Regione ha adottato immediatamente tutte le procedure necessarie per porre sotto controllo l’infezione. Complessivamente il personale esposto per motivi professionali al rischio di contrarre il virus – e sottoposto a controllo – è di circa 110 unità, tra dipendenti degli allevamenti e operatori attivati per le operazioni di abbattimento. Di questi, 61 lavoratori, tra Ferrara e Mordano, sono sottoposti a sorveglianza sanitaria attiva (cioè a monitoraggio e controllo quotidiano), in quanto esposti prima dell’individuazione del focolaio.
Virus H7N7 e trasmissione all’uomo
Il virus H7N7 non si trasmette facilmente all’uomo, che può infettarsi solo se viene a trovarsi a contatto diretto con l’animale malato o morto. A differenza di altri virus aviari (per esempio l’H7N9 o l’H5N1), l’H7N7 tende a dare nell’uomo una patologia di lieve entità (tipo la congiuntivite), come è già stato osservato in un’epidemia verificatasi anni fa in Olanda, dove il 7-8% del personale a stretto contatto con gli animali ha sviluppato una congiuntivite, e circa il 2% una sindrome influenzale. Fatta eccezione per la congiuntivite, la trasmissione da persona a persona è eccezionale, per cui il rischio di comunità è estremamente basso o addirittura irrilevante.
Le misure per la sorveglianza sanitaria
Su indicazione dei Dipartimenti di Sanità Pubblica (Dsp) delle due aree interessate, coordinati dal Servizio sanità pubblica regionale, è stata disposta la sorveglianza sanitaria per i lavoratori esposti con indicazione di visita giornaliera da parte del medico competente di tutti i lavoratori per un periodo di 10 giorni dall’ultima esposizione (massimo del periodo di incubazione). I controlli negli allevamenti proseguono senza sosta e allo stato attuale non è emersa nessun altra positività. A oggi si confermano quattro focolai, di cui l’ultimo individuato è quello di Mordano. Le operazioni di abbattimento dei volatili, già terminate in due allevamenti (Ostellato e Portomaggiore), verranno completate e concluse nella serata di mercoledì 4 settembre.
Il settore avicolo in regione
In Emilia-Romagna (seconda regione in Italia) produttrice di carni avicole ci sono oltre 1.100 allevamenti di diverse specie avicole, con un numero stimato di 36 milioni di capi. Il settore avicunicolo in Emilia-Romagna vale oltre 600 milioni di euro, quello delle uova oltre 320 milioni di euro. Agli allevatori colpiti dalla malattia viene riconosciuto il rimborso del valore degli animali abbattuti al prezzo dei listini commerciali nazionali, il mangime stoccato in allevamento e le uova distrutte. Gli indennizzi vengono anticipati dalla Regione e rimborsati dallo Stato e dalla Comunità se la liquidazione all’allevatore si è conclusa entro 60 giorni dalla fine del periodo di osservazione post abbattimento (21 giorni).
Sospeso l'utilizzo di uccelli da richiamo
Sospeso in Emilia-Romagna l’utilizzo di uccelli da richiamo per la caccia. Si tratta di una misura cautelativa per limitare il diffondersi del virus H7N7 dell’influenza aviaria,  prevista da un’ordinanza del ministero  della Salute in tutti i casi in cui sul territorio nazionale si modificano le condizioni epidemiologiche. Il provvedimento che di fatto diventerà operativo dal 15 settembre, data di apertura della caccia sul territorio regionale,  riguarda gli uccelli da richiamo appartenenti agli ordini degli anseriformi e caradri formi.
 
IL PICCOLO
3 SETTEMBRE 2013
 
Addio jet lag: trovato il gene, si pensa al farmaco
 
di MAURO GIACCA
 
Buone notizie per chi, al rientro dalle vacanze oltreoceano, fatica a riadattarsi ai ritmi dell’orologio italiano. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Oxford ha riportato la scorsa settimana sulla rivista Cell di aver scoperto il gene principale responsabile del jet lag, quello che impedisce all’organismo di adattarsi rapidamente a un nuovo fuso orario. Il problema è ben noto. La funzione di tutte le cellule del nostro corpo sono di fatto segnate da un ritmo di funzionamento di circa 24 ore, il ritmo circadiano. La luce giunge all’occhio e attiva un pigmento specifico, la melanopsina, differente da quello che responsabile della visione; la retina quindi trasmette il segnale a una regione del cervello, il nucleo soprachiasmatico, che funge da una sorta di pacemaker, capace di sincronizzare il ritmo circadiano di tutto l’organismo. Il mantenimento di questo ritmo appare fondamentale per il nostro benessere: negli ultimi 20 anni, una vasta serie di studi hanno mostrato come temperatura corporea, secrezione ormonale, senso di fame e sonno, ma anche risposta immunitaria, predisposizione ad alcune malattie croniche e lo stesso comportamento delle persone dipendano dal corretto funzionamento di questi circuiti. Ma se è la luce il principale determinante della periodicità del ritmo circadiano, perché quando cambiamo fuso orario il tempo di adattamento dura così tanti giorni? I ricercatori di Oxford hanno scoperto che, nelle cellule del nucleo soprachiasmatico, tra i più di 500 geni che vengono stimolati dalla luce, ne esiste uno, chiamato SIK1, che funziona come una specie di freno molecolare, bloccando la risposta alla luce stessa. Gli animali in cui il livello di SIK1 nel cervello viene ridotto sperimentalmente mostrano una sorprendente capacità di riallineare rapidamente il proprio orologio biologico quando sono esposti alla luce. Il senso evolutivo di un simile meccanismo di freno appare chiaro, in quanto consente di dare stabilità al circuito che integra il ritmo luce-buio con il funzionamento dell’organismo: l’orologio biologico necessita di ricevere un segnale stabile, e se questo segnale avviene nello stesso momento in una serie di giorni successivi ha più probabilità di avere rilevanza. Ma per tutte quelle persone che si muovono rapidamente e continuamente in aereo, ecco che è proprio la stabilità del meccanismo a rappresentare un ostacolo al reset dell’orologio stesso. Avremo presto a disposizione un farmaco che blocchi SIK1 e permetta un immediato riadattamento al jet leg? Probabilmente non nell’immediato futuro, ma finalmente la ricerca ha a disposizione un bersaglio molecolare preciso contro cui cercare di svilupparlo.
 
LA ZAMPA.IT
3 SETTEMBRE 2013
 
L’ex Guns n’ Roses si schiera contro la caccia ai delfini in Giappone
Matt Sorum si è unito agli animalisti che lottano contro il massacro condotto dai pescatori di Taiji
 
«E’ come un brutto incubo, lo vedo come fosse qualcosa di surreale, guardo con completa incredulità quello che sta succedendo davanti ai miei occhi». Ha difficoltà a trovare le parole Matt Sorum cercando di spiegare la scena a cui ha assistito. L’ex batterista dei Guns n’ Roses si è infatti unito agli animalisti che protestano contro i pescatori giapponesi che ogni anno fanno strage di delfini a Taiji, un villaggio nel centro del Giappone divenuto noto con il film premio Oscar del 2009 che descrive questo tipo di strage: “The Cove - La baia dove muoiono i delfini”. Il film mostra come i cetacei vengono ammassati in una baia e infilzati per la loro carne. I pescatori dicono che la caccia è parte della tradizione del loro villaggio e definiscono ipocrite le critiche degli occidentali che mangiano altri tipi di carne. Nel film si vede Ric O’Barry, che ha addestrato i delfini nella serie tv ’Flipper’ degli anni Sessanta, e che ha poi dedicato la sua vita a proteggere i delfini dalla cattura e a mantenerli in natura. Sorum è arrivato ieri a Taiji, il giorno in cui inizia la caccia annuale, si è unito a O’Barry e a decine di ambientalisti giapponesi e occidentali. La carne dei delfini e delle balene è considerata una prelibatezza in Giappone, anche se non tutti i giapponesi la mangiano e non tutti i giapponesi conoscono la caccia. Ma alcuni gruppi nazionalisti hanno accusato O’Barry e altri occidentali di interferire con la cultura giapponese. Nel fine settimana i gruppi nazionalisti hanno usato altoparlanti per trasmettere il loro messaggio sul loro diritto di uccidere i delfini e hanno tenuto un barbecue probabilmente con la carne di balena e di delfino presso la baia. “Il nostro lavoro qui è di sostenere gli attivisti giapponesi ” ha detto O’Barry. Sorum che ha anche suonato con i Velvet Revolver ha detto di voler organizzare un concerto rock a Tokyo mettendo insieme musicisti giapponesi e occidentali, compresa la sua nuova band i Kings of Chaos. Il tutto per “celebrare i delfini” e “sensibilizzare i bambini giapponesi”. 
 
PANORAMA
3 SETTEMBRE 2013
 
Il delfino Winter e il piccolo disabile
Vi ricordate la storia di Winter? Il delfino senza la coda che aveva imparato a nuotare con una protesi. Oggi un bimbo di 8 anni, privo di entrambe le gambe, ha riacquistato il sorriso grazie a lui
 
Una bella storia dove la sensibilità degli animali viene in aiuto agli uomini, facendo un miracolo. Cieran Kelso, un bimbo di 8 anni, ha perso entrambe le gambe per una meningite. Questo bimbo, grande fan di Winter il delfino che nuota con una protesi, di cui aveva visto il film (“Winter il delfino”), ha finalmente coronato il suo sogno. Grazie ai suoi genitori che sono riusciti a organizzare il tutto, facendogli una sorpresa. Volato in Florida, al ClearWater Marine Aquarium,   senza sapere nulla, ha vissuto un’esperienza unica: una giornata nell’acqua con il suo mito. Vedendoli nuotare insieme no n si può non provare un brivido: la felicità e la sintonia di entrambi sono incredibili!
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
3 SETTEMBRE 2013
 
LUBECCA, INCIDENTI E POLEMICHE SULLE CARROZZE TRAINATE DA CAVALLI
In Germania 2 persone e 6 animali morti nel 2012
 
Trentasei incidenti, 2 persone e 6 cavalli morti, 103 passeggeri feriti. Secondo la sezione tedesca di PETA, è il bilancio "record", relativo al 2012, delle "corse" in carrozzelle trainate da cavalli, anche in Germania utilizzate dai turisti nei centri storici di alcune città e in occasione di manifestazioni folcloristiche. L'argomento è tornato di attualità domenica: a Lubecca, durante il "Walderlebnistag" (la giornata dedicata alla conoscenza dei boschi), dieci passeggeri – tra cui alcuni bambini – erano saliti a bordo di una carrozza con un tiro a due. Improvvisamente, mentre il conducente era ancora in piedi accanto ai cavalli, i due animali si sono imbizzarriti e sono "partiti" per conto loro. Solo dopo cinquecento metri un veterinario casualmente presente è riuscito a calmarli. Sette passeggeri sono rimasti feriti e la collisione della carrozza con cinque automobili ha prodotto danni per 8 mila euro.
PETA chiede che sia vietato l'uso dei cavalli per tirare carrozze, non solo perché tale impiego è contrario alla loro natura, ma perché si tratta di animali che si spaventano facilmente e quindi possono facilmente provocare incidenti. In alcune città tedesche, ricorda l'organizzazione, il tiro è già stato vietato. A Rothenburg, in Baviera, il divieto è stato confermato dal tribunale amministrativo. A Münster un trenino elettrico ha sostituito gli animali.
 
NEL CUORE.ORG
3 SETTEMBRE 2013
 
WWF: UNA SERIE ONLINE SMASCHERA I CRIMINI DEI BRACCONIERI (VIDEO)
Il debutto il 1° settembre. Il fondo: "Rischi per tutti"
 
Una nuova serie di video online del Wwf (World Wildlife Fund) esplora i crimini commessi contro la fauna selvatica e il bracconaggio nel mondo che sta devastando le popolazioni di alcuni dei più noti animali di tutto il mondo.
Il primo episodio di "Stop Wildlife Crime", una serie sul web in cinque parti curata proprio dall'associazione del Panda, ha debuttato il 1° settembre. "It's Dead Serious", fa sapere "Huffington Post", esamina la dimensione del multimiliardario commercio illegale e i suoi effetti destabilizzante sui governi e sulle economie della nazioni colpite dai calciatori di frodo.
I reati commessi contro la fauna "non minacciano solo gli animali, ma la nostra stessa sicurezza globale", ha ricordato il Wwf in un comunicato stampa.
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
3 SETTEMBRE 2013
 
LO STUDIO: "LE RELIGIONI POSSONO SALVARE LA FAUNA MONDIALE"
L'articolo degli scienziati svedesi pubblicato su Oryx
 
La religione potrebbe salvare la fauna selvatica nel mondo. I leader delle grandi fedi religiose del pianeta potrebbero svolgere un ruolo vitale nel contribuire a proteggere le specie animali in diminuzione e a rischio estinzione, secondo un nuovo studio-proposta elaborato da tre eminenti ecologisti. In un articolo pubblicato sulla rivista Oryx, gli scienziati svedesi evidenziano la forte sovrapposizione esistente tra le regioni del globo con elevate esigenze conservazionistiche e le grandi religioni del mondo. 
"Un maggior coinvolgimento delle comunità religiose nelle sfide della conservazione e una maggiore inclusione delle problematiche di conservazione nell'etica religiosa potrebbero essere particolarmente utili alla sopravvivenza della biodiversita'", ha spiegato Grzegorz Mikusinski, della Swedish University of Agricultural Sciences, uno degli autori dell'appello. "La nostra analisi dimostra che la maggior parte delle aree che necessitano di seri interventi di conservazione della fauna sono situate in paesi dominati dal cristianesimo, in particolare dal cattolicesimo romano. Esiste inoltre una notevole sovrapposizione tra regioni importanti per la biodiversità e culti diffusi come buddismo (sud-est asiatico), induismo (subcontinente indiano) e islam (Asia Minore, parte del nord e del centro d'Africa)".
L'articolo prende spunto da una riflessione del biologo statunitense Edward Osborne Wilson, uno degli ecologisti più influenti dell'attualità: "Scienza e religione sono le forze piu' potenti al mondo oggi, se potessero incontrarsi sul comune terreno della conservazione biologica, il problema della perdita della biodiversità sarebbe risolto".
 
IL GAZZETTINO
4 SETTEMBRE 2013
 
Istiga il cane ad attaccare i gattini:sei cuccioli sbranati a Preganziol
 
PREGANZIOL (Treviso) - Finora si contano una mezza dozzina di gatti uccisi, dilaniati dai morsi di un cane di grossa taglia nella zona di Preganziol (Treviso) . Il suo padrone tutte le mattine porta a passeggio l'animale e pare lo istighi anche ad attaccare i felini.
Risale a dieci giorni fa la prima denuncia di un paio di gattini morti dopo essere stati aggrediti dal cane. Ad allarmare è il comportamento del padrone che ha anche avuto un acceso diverbio con la padrona di un gattino che è stato attaccato e ucciso nella zona di Sant'Urbano e viale Europa nei pressi del centro commerciale Iperlando. Sembra che l'uomo abbia risposto in malo modo alla donna: «Se lei avesse tenuto il suo gatto chiuso in casa tutto questo non sarebbe successo».Qualcuno ha portato il proprio gatto dal veterinario dopo essere stato ridotto in fin di vita dai morsi del cane. Solo in un caso è stato possibile salvare la bestiola alla quale sono stati praticati decine di punti di sutura all'altezza del collo che era stato quasi staccato di netto. Qualcuno si è rivolto al comando della polizia locale per chiedere che vengano visionate le riprese del sistema di videosorveglianza che copre le zone maggiormente urbanizzate del centro di storico di Preganziol.
 
GAZZETTA DI MANTOVA
4 SETTEMBRE 2013
 
Lascia i gatti alla parente Torna e li trova in fin di vita
 
BOZZOLO (MN) Si è fidata della parente ma, al ritorno da un viaggio, non voleva credere ai suoi occhi. È accaduto a Bozzolo dove tre gattini appartenenti alla signora Margherita Moskova, originaria della Repubblica Ceca, al ritorno da un viaggio a Praga, ha ritrovato rinchiusi nel suo garage tre piccoli animali, a suo tempo affidati alle cure di un familiare, i quali erano spariti durante la sua breve assenza. Al rientro avvenuto sabato notte, una volta aperta la serranda del garage, che la donna di solito lasciava socchiusa per areare il locale, si è trovata di fronte ad una scena raccapricciante. Aperta la serranda le si è presentato il triste spettacolo di un gattino morto e degli altri due in condizioni al limite della sopravvivenza. Immediatamente i gatti sopravvissuti sono state trasferite in una clinica veterinaria di Bozzolo dove dopo le prime cure, ha provveduto ad indirizzare il ricovero degli animali nel vicino gattile di Calvatone. Il fatto è stato denunciato alle autorità competenti.
 
GAZZETTA DI MANTOVA
12 SETTEMBRE 2013
 
Gattini morti dentro al garage La padrona: persone senza cuore
 
BOZZOLO (MN) - «Sono molto arrabbiata con le persone che hanno abbandonato i gattini e con quelle che non li hanno soccorsi prima di me». Così esordisce la signora Margherita Noskova la quale, dopo dieci giorni di vacanza trascorsi con la sua famiglia a Praga, tornando a casa ha sentito provenire miagolii dalla serranda del suo garage. Dopo averlo aperto, la signora Noskova si è resa conto che qualcuno aveva chiuso nel suo garage tre gattini, uno dei quali era morto. Dopo aver sistemato le figlie, la signora è subito tornata nel garage, ha provveduto a seppellire quello deceduto e a prestare tutte le cure ai gattini sopravvissuti. «Dovendomi recare al lavoro - prosegue la signora nella descrizione dei fatti - il mattino seguente ho affidato i gattini alle cure di mia suocera. Di ritorno dal lavoro ho cercato per loro una sistemazione: prima nel gattile di Calvatone, che risultava saturo e nel quale si era registrata un'infezione. Ragion per cui, non sentendomela di "condannare a morte" quelle piccole creature, mi sono data da fare per tutto il pomeriggio finchè un'amica di mia figlia, animalista di Tornata, ha accettato di allevare il gattino tigrato e prima di sera quello nero è stato sistemato presso una famiglia di Bozzolo». La signora Noskova e la sua famiglia dedicano il massimo delle loro attenzioni agli animali. Lo sfogo della signora si conclude dicendo: «Ci sono persone senza cuore e senza sentimenti che sono state capaci di questo gesto orrendo ma, altrettanto non giustifico l'indifferenza degli abitanti della palazzina, qualcuno dei quali, sicuramente, li ha sentiti piangere senza far nulla».
 
IL TIRRENO
4 SETTEMBRE 2013
 
Due cani avvelenati dentro un orto
 
VENTURINA (LI) - Due cani sono stati avvelenati in un orto in via dei Molini. Il proprietario, Stefano Giannarelli, che ha denunciato il fatto ai carabinieri, è disperato. I due meticci, un maschio di 4 anni e una femmina di tre, sono stati avvelenati con delle polpette. «Abbaiavano un po’, erano cani buonissimi – spiega il padrone – non riesco spiegarmi la cattiveria di chi uccide un animale. Se c’erano dei problemi potevano dirmelo, ma non uccidere i miei poveri cani». Giannarelli ha trovato i due cani senza vita ieri mattina, quando è andato nell’orto per dar loro da mangiare. I carabinieri hanno avviato un’indagine.
 
LA REPUBBLICA
4 SETTEMBRE 2013
 
Maneggio abusivo in via Pigna trovati dieci cavalli
I veterinari accerteranno le condizioni di salute degli animali
 
Napoli - Un maneggio abusivo con una decina di cavalli è stato scoperto dalla polizia in via Pigna, a Napoli. Sul posto si sono recati gli uomini dell'ufficio Prevenzione generale della Questura di Napoli e i poliziotti del reparto a cavallo.
Con l'ausilio dei veterinari della Asl saranno accertate le condizioni degli animali.
 
LA ZAMPA.IT
4 SETTEMBRE 2013
 
Calabria, bimba salva un fenicottero
La piccola ha avvistato il volatile su una spiaggia e ha dato l’allarme


NELLA FOTO - Il fenicottero salvato

 
Una bambina di dieci anni, Ludovica T., ha salvato un fenicottero rosa che era in difficoltà sulla spiaggia di Isola Capo Rizzuto.  
La bambina ha segnalato la situazione al padre, insieme al quale ha portato poi il volatile nel Centro recupero animali selvatici dell’Amministrazione provinciale di Catanzaro.  
Le condizioni del fenicottero, dopo le prime cure prestategli nel Cras, sono rapidamente migliorate.
 
GAZZETTA DEL SUD
4 SETTEMBRE 2013
 
Capriolo ferito salvato da CFS
Un capriolo è stato rinvenuto ferito e sofferente nel comune di Rose dagli uomini del corpo forestale di San Pietro in Guarano. L'animale è stato portato nel centro recupero del Cupone in Sila.

 
Un esemplare di capriolo è stato recuperato questa mattina dal Corpo Forestale dello Stato di S. Pietro in Guarano in località “Varco S.Mauro”nel Comune di Rose. L’animale, un giovane maschio, è stato notato ai margini di una stradina, da un passante che ha subito avvertito gli uomini del Corpo Forestale. L’animale accasciato e sofferente, dopo un primo soccorso,  è stato prontamente trasportato con un mezzo di servizio in località “Cupone” nella struttura del Corpo Forestale gestita dall’Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Cosenza dove è presente un centro di accoglienza per il recupero di animali selvatici e consegnato alle cure del personale  veterinario presente. Nonostante il trauma subito ci si augura di poterlo rivedere al più presto nel suo habitat naturale. 
 
LA REPUBBLICA
4 SETTEMBRE 2013
 
Cercasi disperatamente Zoe, cani e gatti scompaiono
 
prov. di Terni - Cosa fareste se qualcuno rapisse il vostro cane, o il vostro gatto? Benché canili e rifugi trabocchino, salvo essere svuotati sistematicamente in favore di sedicenti adozioni all’estero o verso un vago Nord, sempre più spesso in Italia spariscono anche gli animali di casa. In città accade più facilmente a chi sia lasciato in automobile o legato fuori dal negozio, ma qualcuno viene pure prelevato in appartamento, sul balcone. A maggior ragione giardini e campagne sono oggetto di furti, per tacere degli animali di proprietà lasciati circolare senza controllo nelle aree rurali.
Al momento della scomparsa, domenica 3 febbraio 2013, Zoe ha dieci mesi. Sta rincasando in zona Montoro di Narni, provincia di Terni, con la padrona Cristina Tucci e il pointer Nerone, più anziano e inseparabile. Meticcia di lupo, taglia media, ha uno splendido pelo focato fra marrone e grigio, occhi intelligenti di colore diverso, uno azzurro e l’altro scuro. Sterilizzata, porta un collare azzurro ma non ha ancora il microchip: “Me ne sono tanto rammaricata, Nerone naturalmente ce l’ha e a lei stavo per provvedere: viaggio tanto per lavoro, Zoe viveva con me fin da cucciola” racconta Cristina, incapace di rassegnarsi all’idea che il suo cane si sia dissolto nel nulla. Continua dunque a distribuire manifesti presso locali pubblici, asl, polizia e carabinieri dove ho sporto denuncia contro ignoti,  nonché a diramare appelli su facebook. “Tornavamo da una passeggiata in campagna, ne facevamo almeno due al giorno lungo lo stesso tragitto. Lei e Nerone si sono fermati a giocare scavando buche, come spesso capitava, a 400 metri dal nostro cancello. Li lasciavo fare, erano abituati a rientrare da soli; conoscevano quell’ultimo tratto a menadito. Invece, vedo arrivare solo il maschio. Sono corsa fuori, ma Zoe si era volatilizzata. Da allora l’ho cercata ovunque” prosegue “e non demordo, benché siano passati sette mesi. So che si profilano ipotesi terribili, qualcuno potrebbe averla catturata per la sua bella pelliccia o altre atrocità. Ma continuo a sperare che, affettuosa e sensibile, sia stata raccolta da una famiglia. Se qualcuno ne avesse notizie lo prego di contattarmi subito”.
Di certo, negli ultimi tempi, si è allungata l’inquietante lista dei cani spariti nella sola provincia di Terni. “Purtroppo non sempre i proprietari denunciano, è un fatto di mentalità” spiega Giuseppe Moscatelli, coordinatore delle locali guardie zoofile Enpa-Ente nazionale protezione animali che da mesi supporta la ricerca di Cristina. “A meno di un chilometro da Zoe sono stati trafugati, nottetempo, tre cani da caccia mentre i proprietari dormivano. E’ sparito quindi un terranova molto anziano, diversi meticci. Alcuni sembrano chiaramente furti su commissione, animali sottratti dopo aver studiato abitudini, movimenti dei padroni”.
Tratte verso vivisezione, mangimi, pelli, lotte clandestine, zoerastia (sì, perché sembrano incredibilmente numerosi gli psicotici inclini a stupro e uccisione di animali per piacere sessuale) sono gli incubi con cui deve confrontarsi chi perda in modo così inspiegabile l’animale amato, pregando invano di rinvenirne perlomeno il corpo senza vita lungo la strada.
L’Umbria non è certo l’unica regione dove questi animali si dissolvono nell’ombra, senza che neppure se ne rinvengano i corpi investiti lungo la strada. Misteriosi furgoni girano nelle città, tante colonie feline finiscono decimate, si moltiplicano le disperate invocazioni per richiedere indietro affetti sottovalutati dalla giustizia e talvolta dalle stesse forze dell’ordine, sopraffatte dalle emergenze umane e non necessariamente sensibili all’amicizia fra specie, o capaci di comprendere quanto il furto di un essere vivente differisca da quello di un oggetto. Nel luglio 2011 anche l’attore Luca Zingaretti lanciò un appello video perché fosse restituito Alì, cane guida del ragazzo non vedente Tommaso Ferraro rapito in provincia di Agrigento, ma dell’attempato pastore tedesco non si seppe più niente.
Chi sapesse qualcosa di Zoe contatti per piacere Cristina338 1990141 o 0744 735455, oppure Giuseppe 339 4395721  https://www.facebook.com/cristina.tucci….
FOTO
 
IL TIRRENO
4 SETTEMBRE 2013
 
Ecco perché senza carne si vive e si lavora meglio
 
di Ludovica Monarca
 
LIVORNO- Si chiama “4 amici al bar” perché ad aprire il locale, in via in Carabinieri 9, due anni fa, sono stati proprio in quattro, parenti, ma anche amici. Adesso però, a gestire il bar vicino al Mercato Centrale sono rimasti in due: i fratelli Giolli, Stefano e Serena. Trentuno anni lui, ventidue lei, inseparabili nella vita e nel lavoro. Un’intesa perfetta tanto che, proprio insieme, hanno rilanciato l’attività proponendo per primi in città un menù “vegan friendly” ovvero colazioni, pranzi e aperitivi adatti alle esigenze dei vegetariani e dei vegani. Cornetti, tramezzini, panini, hamburger, hot dog, primi e secondi piatti, tutto rigorosamente biologico e privo di derivati animali. «Per anni ho lavorato come dipendente all’inter no di una finanziaria – racconta Stefano – A lungo andare ho capito che non era il mestiere adatto a me, per cui, quando mio padre ha deciso di aprire un bar mi sono lanciato insieme a lui, a mio zio e a un nostro amico in questa avventura. L’attività non andava male, ma con l’arrivo della crisi, abbiamo capito che per restare in piedi avevamo bisogno di distinguerci in qualche modo, fare la differenza». Ed è qui che entra in gioco Serena, studentessa di economia. «Mia sorella Serena – dice Stefano – era già vegetariana da anni. Un anno fa, dopo numerose discussioni, mi ha convinto che la sua scelta alimentare era quella giusta così ho prima eliminato i prodotti animali e adesso anche quelli derivati». La scelta di vita di Stefano e Serena diventa anche un’ispirazione lavorativa. «A gestire il bar ero rimasto da solo così mia sorella è venuta a darmi una mano. Una sera di un anno fa, parlando con mio padre, ho proposto di provare a inserire nel menù alcuni tramezzini vegani. Mio padre era contrario, ma c’ho voluto provare comunque». L’intuizione di Stefano è quella giusta e in poco tempo, da avere solo qualche tramezzino vegano nella parte finale del bancone “4 amici al bar” rivoluziona l’intero menù diventando un vero e proprio punto di riferimento dei “green” cittadini e non solo. «I cornetti e i dolci ci arrivano da una pasticceria locale, ma tutto il resto lo cuciniamo noi, specialmente Serena che è diventata una vera maestra nella cucina vegana, soprattutto nella preparazione del seitan (alimento altamente proteico ricavato dal glutine del grano di tipo tenero ndr)tanto che lo prepariamo anche su ordinazione. Ogni sabato sera poi organizziamo dei veri e propri aperitivi rigorosamente vegan con tanto di musica e deejay». Un vero successo che raccoglie simpatie anche di molti turisti: «Non sono pochi quelli che arrivano nel nostro bar grazie alle segnalazioni nei circuiti vegani e/o vegetariani, per noi è una bella soddisfazione, ma lo è ancora di più quando qualche cliente afferma sorridendo davanti al suo cappuccino con brioches “finalmente posso fare colazione anch’io in un bar”. È bello rendere le persone felici e promuovere una scelta etica che punta a un maggiore benessere e equilibrio mondiale». Stefano e Serena sono innamorati del proprio lavoro e anche giustamente orgogliosi. «Cosa mi piace di questo lavoro? – dice Serena – Tutto, dal cucinare con passione a dare il buongiorno sorridente a molte persone e poi adoro lavorare con mio fratello, lo so che suona sdolcinato, ma è così». E le idee per il futuro sono infinite: «Stiamo pensando di organizzare corsi legati alla sostenibilità e all’ecologia: dall’autoproduzioni di saponi a corsi di cucina vegana. Le idee e le energie non ci mancano. Stupiremo ancora». Per informazioni: www.facebook.com/quattroamicialbar
 
DOTTOR SPORT
4 SETTEMBRE 2013
 
Il mal di gola nei cani
 
Chi possiede un amico a quattro zampe sa bene che bisogna prendersene cura al pari di un bambino piccolo. I cani non sono un giocattolo con cui giocare o che ci fanno solo compagnia, sono degli esseri viventi e, come tali, soggetti a malanni e disturbi. Bisogna essere sempre in grado di riconoscerli e sapere soprattutto come fare per alleviarli e tenerli a bada. Se il vostro cane inizia ad avere tosse secca con eventuale rigurgito e rifiuta improvvisamente il cibo è molto probabile che abbia mal di gola. Probabilmente si tratta di tracheite causata da batteri ed in quel caso è necessario portalo dal veterinario per iniziare una terapia antibiotica ma soprattutto per escludere che soffra di una qualche patologia cardiaca che spesso comporta gli stessi sintomi. Generalmente, in caso di mal di gola il cane potrà assumere lo stesso sciroppo mucolitico utilizzato dai padroni, variando chiaramente le quantità. Anche gli animali giovano dell’assunzione di alimenti naturali, capaci di rafforzare le loro difese immunitarie; in commercio, infatti, sono disponibili alimenti adatti ai nostri amici a quattro zampe che manifestano sintomi da raffreddore e mal di gola: sono per lo più a base di timo, salvia, rosmarino e ribes nero.
A chi non è capitato di incontrare per strada piccoli cani che indossano il cappotto? A prima vista si potrebbe pensare che questo sia solo un vezzo da parte dei padroni, in realtà un fondamento di buon senso c’è. I cani, soprattutto quelli di piccola taglia, soffrono molto il freddo per cui, quando escono, potrebbero avvertire più degli altri lo sbalzo di temperatura e quindi raffreddarsi più facilmente. In questi casi ben vengano cappottini e in qualche caso una sciarpa da avvolgere intorno al collo.
 
LA NUOVA FERRARA
4 SETTEMBRE 2013
 
Diciamo no alla pena di morte per gli animali randagi
 
È stato presentato a Bruxelles, alla commissione petizioni del Parlamento Europeo, un documento firmato dal presidente nazionale AIDAA (ovvero Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente) Lorenzo Croce. Il documento, dal titolo "No pena di morte, nuovi diritti per gli animali in Europa" è formato da sette punti che partono dall'abolizione della pena di morte per gli animali randagi praticata in diverse nazioni europee, tra cui Romania e Spagna. Tra gli altri argomenti: la proposta dell'istituzione di un'anagrafe felina e canina europea; obbligo di microchip comunitario; la necessità di una campagna europea di sterilizzazioni con fondi comunitari; l'opportunità di politiche europee uniformi sul tema del trasporto di animali; nuove normative uniche sulle adozioni nazionali e internazionali per favorire le adozioni sul territorio con la creazione di un albo delle associazioni riconosciute. Infine, le proposte contenute nel documento predisposto e presentato dall’Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente riguardano anche le politiche di repressione dei reati contro gli animali con pene fino a 10 anni di reclusione che possono raddoppiare nei casi più gravi.
 
NEL CUORE.ORG
4 SETTEMBRE 2013
 
ROMANIA, IL PRESIDENTE: EUTANASIA PER LEGGE PER TUTTI I CANI RANDAGI
Basescu al governo: sì ad un provvedimento ad hoc
 
Il presidente della Romania, Traian Basescu, ha chiesto al governo di approvare una legge di emergenza che permetta di uccidere con l'eutanasia migliaia di cani randagi a Bucarest, citando il caso di un bambino che è stato morso da un quattrozampe vagabondo e poi ha perso la vita.
"Gli esseri umani sono al di sopra dei cani", ha detto il presidente in un discorso dal suo palazzo trasmesso in diretta ieri. In qualità di cittadino e di ex sindaco della capitale romena, Basescu ha detto che capisce i problemi che migliaia di cani randagi stanno causando lì. E poi ha citato il caso del bimbo di quattro anni morto dopo essere stato morso da un cane lunedì scorso.
Le autorità fanno sapere che circa 1.100 persone sono state morse da bestiole vagabonde a Bucarest nei primi quattro mesi del 2013. Attualmente, la legge consente solo l'uccisione dei cani randagi che sono malati.
Intanto, il presidente ha aggiunto che ha adottato tre cagnolini senza proprietario e che gli amanti degli animali dovrebbero fare lo stesso. Per quei randagi che non vengono aiutati in questo modo, invece, dovrebbe scattare l'eutanasia. Una strage.
 
NEL CUORE.ORG
4 SETTEMBRE 2013
 
INDIA: "SCOPERTI ABUSI, IL GOVERNO VIETI TUTTI GLI ANIMALI NEI CIRCHI"
Le indagini degli animalisti sul tavolo delle autorità
 
Dopo che gli attivisti hanno scoperto elefanti e cavalli tenuti a catena per lunghi periodi, cani ospitati in gabbie strette e addestratori ubriachi, è stato lanciato un forte appello al governo indiano per mettere al bando l'uso di qualsiasi animale nei circhi. La Commissione per la tutela degli animali dell'India (Animal Welfare Board of India, Awbi) ha raccomandato il divieto totale dopo nove mesi di indagini da parte di Peta e Animal Rahat sulle condizioni dei 16 circhi nazionali. Il caldo invito è stato diretto al ministero dell'Ambiente indiano. Tra le preoccupazioni dell'opinione pubblica, il trattamento di animali addestrati per eseguire giochi di abilità.
"Tutti si divertono al circo, ma nessuno vede cosa accade dietro lo show, l'orribile trattamento riservato agli animali o come vengono tenuti", ha denunciato il responsabile della commissione, S.Umarani, sottolineando che bisogna tramutare in legge lo stop a questa crudeltà. "E' per questo che la commissione ha suggerito un divieto totale", ha concluso Umarani, aggiungendo di aspettare un segnale da parte delle autorità
Molte specie selvatiche e a rischio estinzione sono già state bandite dai circhi indiani, tra cui orsi, scimmie, tigri, pantere e leoni, ma la proposta dell'Awbi è di bandire ogni tipo di animale. Gli elefanti, ad esempio, sono ancora molto usati negli "spettacoli" circensi, nonostante un divieto promulgato nel 2009, hanno denunciato gli attivisti. Gli animalisti di Peta e di Animal Rahat hanno riferito che, durante le indagini consegnate alla Commissione, hanno scoperto che gli animali sono stati colpiti con bastoni uncinati e per la maggior parte del tempo incatenati o tenuti in gabbia, mentre alcuni addestratori sono stati trovati ubriachi. Secondo Peta, alcune bestiole sono state obbligate ad eseguire i numeri loro assegnati nonostante fossero parzialmente ciechi o feriti.
 
NEL CUORE.ORG
4 SETTEMBRE 2013
 
INDIA, VERSO LO STOP AI TEST IN VIVO ANCHE SUI PRODOTTI PER LA CASA
Attesa a breve la decisione del governo
 
Nuovo passo avanti verso la completa abolizione della sperimentazione animale in India. Il comitato CHD25 della divisione chimica del Bureau of indian standards, che si occupa di saponi e altri prodotti tensioattivi, ha proposto di modificare le norme sui prodotti per la casa, sostituendo l'ultimo test che ancora prevede l'utilizzazione di cavie per verificare il potenziale irritante dei prodotti chimici con un metodo alternativo ("Human repeated insult patch test"). Il comitato ha anche proposto che i produttori presentino dossier con dati sulla sicurezza ottenuti attraverso metodi alternativi. Ora si attendono le osservazioni di tutte le parti interessate. E poi il governo deciderà. Come ha già fatto per i test cosmetici su animali, già vietati.
 
GEA PRESS
4 SETTEMBRE 2013
 
Taiji – I delfini vanno nei camion
Catturati l'altro ieri sono ora attesi per le piccole vasche di un Hotel
 
GEAPRESS – Sei tursiopi, dei circa 18 catturati l’altro ieri nella baia di Taiji, in Giappone, (vedi articolo GeaPress) sono stati caricati poche ore addietro in alcuni camion e trasferiti nei pressi di un Hotel della Baia. Qui subiranno i primi processi che li costringeranno alla cattività per essere poi venduti ai delfinari di mezzo mondo.
Un gruppo di circa settanta delfini tursiopi, erano infatti stati catturati nel primo giorno della stagione di caccia (vedi articolo GeaPress). Disturbati da una flottiglia di dodici barche tramite forti impulsi sonori,  il gruppo di delfini intercettato al largo di Taiji, ivi compresi cuccioli e giovani, era stato infatti spinto nella baia. Un veloce mezzo da diporto ha poi  provveduto a chiudere con una rete la via di fuga verso il mare.
Secondo quanto diffuso da Sea Shepherd, circa 18 animali sarebbero stati scelti per i delfinari. La restante parte, invece, è stata lasciata andare in mare. Questo a dimostrazione che l’industria della carne, che pure esercita la sua attività di macellazione nella baia, potrebbe essere solo un crudele pretesto per giustificare il ben più remunerativo commercio di cetacei per i delfinari.
Ora il trasferimento a terra. Nella Baia, poche ore addietro, sono stati infatti prelevati e spostati nei camion, sei tursiopi. Quest’anno la loro quota è di 557 animali su 2013 cetacei previsti. Non rivedranno mai più il mare ma saranno invece sottoposti ai continui e ripetuti addestramenti così come imposto per l’esecuzione degli spettacoli nei delfinari. L’animale viene indotto ad eseguire lo spettacolo per il pubblico pagante, dietro somministrazione del cibo.
L’unica nota positiva riportata da Sea Shepherd, riguarda l’esito della seconda giornata di caccia. Le barche, infatti, sono rientrate nel porto a mani vuote.
 
LA REPUBBLICA
4 SETTEMBRE 2013
 
Borneo, Rickina: la baby orangutan incanta la rete
 
Per un mese è stata svezzata nella "scuola materna" per oranghi, con tanto di pannolino, poi è arrivato il momento di farla socializzare con i suoi simili ospitati dal Ketapang Orangutan Rescue Center, dove i primati in pericolo di vita trovano rifugio e cure da parte dell'International Animal Rescue che lo gestisce. E' questa la storia della baby orangutan Rickina, raccontata con un dolcissimo filmato. Bastano 10$ al mese per "adottare" lei e i suoi compagni di giochi e contribuire al loro sostentamento prima che vengano reinseriti nella foresta.
VIDEO
 
LA REPUBBLICA
4 SETTEMBRE 2013
 
Cane sopravvive nel deserto: l'incontro con la padrona
 
Dopo un brutto incidente d'auto Rose Sharman, che vive a nord di Phoenix, ha perso un suo cucciolo. L'altro cane, Ily ('I love you'), è scappato per lo spavento. Costretta in ospedale, la donna non ha potuto contribuire alle ricerche, ma non ha perso la speranza. Ily è riuscita a sopravvivere per due mesi nel deserto in Arizona ed è stata ritrovata grazie all'aiuto di un centinaio di volontari che hanno filmato il momento emozionante del ricongiungimento con la padrona.
VIDEO
 
AGI
4 SETTEMBRE 2013
 
Animali: scoperto squalo che "cammina"
 
Washington - Scoperta una nuova specie di squalo che "cammina". Si tratta di un pescecane che passeggia lungo il fondo marino ed e' stato trovato al largo delle coste dell'Indonesia. Il pesce, che appare di color marrone ma screziato da macchie chiare e scure, e' stato chiamato Hemiscyllium Halmanera e appartiene a una specie di squalo bambu' che puo' raggiungere fino a circa 70 centimetri di lunghezza. Questo tipo di squalo vive sul fondo dell'oceano e agita il proprio corpo in modo che le pinne lo spingano facendogli compiere un movimento come "a piedi" mentre e' in cerca di crostacei.Due esemplari di questo timido pesce sono stati scoperti al largo della costa dell'isola di Ternate, vicino Halmahera, nell'arcipelago indonesiano delle Muluku. Il biologo Gerald Allen, della Conservation International, ha guidato il team che ha filmato la nuove specie. Lo strano movimento di questo squalo potra' fornire indizi su come alcuni dei primi antenati dei primi animali che camminarono iniziarono la loro evoluzione. Il pesce scandaglia il fondo del mare di notte alla ricerca di invertebrati marini e piccoli pesci da mangiare e, a differenza dei suoi cugini piu' grandi, e' troppo piccolo per essere una minaccia per l'uomo. ''Le sue caratteristiche includono una colorazione generale bruna con numerose macchie poligonali scure e macchie bianche sparpagliate. Inoltre, ha relativamente poche, meno di dieci, grandi macchie scure sulla regione del muso'', ha spiegato Allen, autore dello studio pubblicato sull'International Journal of Ichthyology. L'Halmahera e' anche descritto come simile a un altro squalo conosciuto come Hemiscyullium Galei, che vive nella baia di Cenderawasih, in Papua Occidentale.
 
NEWS FOOD
4 SETTEMBRE 2013
 
Un'operazione alimentare, descritta dal National Geographic
Dal Belgio, le super mucche: tanta carne, niente grasso
 
Sono le Belgian Blue: un difetto genetico le dota di una massa muscolare abnorme
Il nome è da fumetto, ma la storia non è divertente: sono le super mucche (super cows) animali frutti da un progetto di selezione genetica estrema.
Come spiega il sito, le Belgian Blue (questo il nome della razza) nascono in Belgio, dall'incrocio tra Durham Shorthorns e bovini di razza Frisona. Nate come mucche sia da latte che da carne, le mucche subiscono una netta specializzazione nel Novecento: la crescita economica prima e la necessità di ricostruzione post Seconda Guerra Mondiale hanno spinto gli allevatori a creare una razza più carnosa, cioè muscolosa e, con meno grasso.
A tale scopo, sono stati osservati gli accoppiamenti svolti: esaminando le conseguenze, è emerso il ruolo della miostatina. Fattore di crescita legata al DNA, tale proteina codifica l'espansione della massa muscolare del bovino: se perciò è limitata od assente, l'animale presenta una massa muscolare superiore alla media.
Il miglioramento delle conoscenze in campo genetico hanno consentito di affinare il processo: gli esemplari attuali sono mucche dalla muscolatura molto abbondante, fonti vivente di carne abbondante e di ottima qualità.
Data la loro natura, le super mucche sono state oggetto di un documentario del National Geographic, "Meet the super cows".
Nel filmato, viene chiaramente evidenziato il costo dell'operazione. All'inizio, infatti, la mutazione genetica causa della carenza di miostatina veniva ottenuta con incroci selettivi: "Per creare le Belgian Blue per oltre 100 anni, gli agricoltori hanno consentito solo a mucche e tori con maggiore massa muscolare di accoppiarsi. E il risultato è un toro che pesa oltre una tonnellata".
Proprio per queste dimensioni, le mucche attuali fanno fatica ad accopiarsi fisicamente: per rendere possibile la riproduzione (e rendere il meccanismo genetico ancora più controllabile) oggi le femmine vengono inseminate artificialmente. Però, conclude il documentario, se ormai il ruolo delle mucche e definito, molto meno sicuro è il loro benessere e lo eticità dell'operazione. Matteo Clerici
VIDEO
 
ARTICOLO TRE
5 SETTEMBRE 2013
 
Rottweiler legata con il fil di ferro e bruciata viva, salvata per miracolo

 
Prov. Di Taranto - La crudeltà dell’uomo non ha limiti, un balordo ha tentato di sbarazzarsi in un modo drammatico di una rottweiler randagia che girovagava per la cittadina di Grottaglie.
L’uomo, forse infastidito dalla presenza del cane, che non ha mai importunato nessuno, si è procurato della benzina, la ha in qualche modo catturata, legandola ad un paolo con del fil di ferro e ha appiccato il fuoco. La bestiola fortunatamente sentendosi bruciare ha cominciato a divincolarsi, riuscendo a spezzare il fil di ferro.
Raggiunta dei responsabili del canile il rottweiler si è lasciata docilmente soccorrere  e medicare, sopportando il dolore con pazienza, tanto da commuovere i soccorritori e la veterinaria.
 «Dobbiamo darle ancora un nome, la chiamiamo provvisoriamente "Rott"», dice Arianna. «Ora dovrà sopportare una lunga convalescenza per guarire dalle ustioni, ma anche dai tagli sul collo che si è procurata strattonando il filo di ferro. Poi sarà disponibile per l'adozione presso il Canile Sanitario Comunale di San Giorgio Jonico. Ha sofferto così tanto che ora merita una famiglia che le faccia dimenticare tutto».
 
PRIMO NUMERO
5 SETTEMBRE 2013
 
Secondo caso in pochi giorni
Wolly, ucciso da una polpetta: un altro cane avvelenato, "ma il Comune non fa niente"
Dopo la triste storia di Titta, la cagnetta avvelenata e ritrovata lo scorso 2 settembre nel quartiere Difesa Grande, un altro cane è stato ucciso con l’suo di pesticidi o topicidi. Il sindaco avrebbe dovuto apporre una cartellonistica informativa e provvedere ad una successiva bonifica. Nulla è stato fatto nonostante il sindaco Di Brino sia stato informato dal veterinario che ha constatato la causa di morte della cagnetta Titta. Wolly, il cane ritrovato la mattina di oggi, era scomparsa dalla vista dei suoi proprietari alle 20 di ieri sera. «Siamo preoccupati oltre che addolorati. Tutti i cani di Termoli sono in pericolo».

Ida Petrone

 
Termoli (CB). Ancora un avvelenamento ai danni di un cane nell’immediata periferia di Termoli. La scoperta è stata fatta nella mattina di ieri 4 settembre, nelle vicinanze dell’abitazione dei proprietari di Wolly, in contrada Colle Macchiuzzo a Termoli. «Bellissimo, affezionatissimo e intelligentissimo» così hanno descritto tra le lacrime i proprietari del meticcio che, nella mattina di ieri alle 6,30 circa, è stato trovato inerme e con la bava alla bocca sulla strada a pochi metri da casa. Un altro macabro ritrovamento che si è verificato a poche centinaia di metri dal luogo dove è stata trovata Titta solo due giorni fa.
A seguito di quel primo caso, il sindaco Antonio Di Brino, ampiamente informato dal veterinario che ha accertato la morte per avvelenamento e ha redatto una documentazione fatta recapitare in Comune, avrebbe dovuto apporre, entro le 48 ore, una cartellonistica informativa e successivamente disporre una bonifica della zona. «Nulla di tutto questo è stato fatto» ha reso noto Angela Annecchione, responsabile locale dell’Oipa (Organizzazione Internazionale Protezione Animali). Un totale disinteresse quindi per una situazione che sta prendendo le connotazioni dell’emergenza in quanto tutti i cani e di tutte le zone della città costiera sono in serio pericolo. Due episodi verificatisi nell’arco di sole 48 ore, lasciano pensare che qualcuno abbia provveduto a cospargere più aree di bocconi avvelenati, così come accaduto poco meno di dieci giorni fa a Campomarino, nonché a Campobasso, dove sono stati avvelenati diversi cani. «Wolly è stato nei pressi dell’abitazione, vivo e vegeto fino alle 20 di martedì, poi è scomparso» raccontano i proprietari che lo hanno cercato a lungo, ma senza alcun risultato. «Inizialmente avevamo pensato che si era allontanato e che avrebbe fatto ritorno di lì a breve. Ma il passare delle ore ha fatto crescere l’apprensione fino a quando un vicino ha suonato al campanello per portarci la dolorosa notizia del ritrovamento del nostro cucciolo».
Si, perché il meticcio non era ancora un cane adulto, era un cucciolo, aveva poco più di undici mesi ed era stato adottato unitamente ad altri suoi tre fratelli. Un trovatello in sostanza, riportato a casa dal figlio dei coniugi. Il giovane, unitamente ad altri suoi tre amici, aveva scoperto una cucciolata in una cunetta nei pressi del cimitero. I quattro ragazzi avevano preso i cagnolini, uno a testa, e li avevano di fatto adottati. Una storia di certo commovente, raccontata con gli occhi lucidi da parte di chi sottolinea come un cane «diventa parte di una famiglia e la sua scomparsa è come quella di un proprio caro». La coppia ha voluto denunciare il caso in quanto potrebbe accadere che altri cani, o anche bambini, possano ingerire bocconi avvelenati. «Vuole essere uno sprono verso chi di dovere, a prendere seri provvedimenti e rispettare quindi una disposizione ministeriale e curarsi seriamente di ciò che sta accadendo».
 
NEL CUORE.ORG
6 SETTEMBRE 2013
 
TARANTO, ROTTWEILER RANDAGIA LEGATA COL FIL DI FERRO E BRUCIATA
La cagnetta è riuscita a scappare. Ora è in canile
 
Legata con il filo di ferro e bruciata viva. Ma la rottweiler randagia di circa un anno, che ieri mattina andava in giro per le strade di Grottaglie, in Puglia, in condizioni drammatiche, è riuscita a sopravvivere con grande coraggio. Tratta in salvo dalle responsabili del canile di San Giorgio Jonico, in provincia di Taranto, la cagnetta - scrive "Leggo" - si è fatta medicare, sopportando con pazienza il dolore. "La veterinaria ha pianto, quando l'ha vista", racconta Arianna, una delle volontarie che si è occupata della bestiola.
Secondo le prime informazioni, risulta che qualche balordo, forse stanco di vedere il cane in giro, si sia procurato del combustibile, abbia legato l'animale per il collo a un palo e gli abbia appiccato fuoco. Per fortuna, la rottweiler ha fatto di tutto per sfuggire ad una morte certa, il filo di ferro si è spezzato e, in qualche modo, è scappate dalle fiamme.
"Dobbiamo darle ancora un nome, la chiamiamo provvisoriamente 'Rott' - continua Arianna -. Ora dovrà sopportare una lunga convalescenza per guarire dalle ustioni, ma anche dai tagli sul collo che si è procurata strattonando il filo di ferro. Poi sarà disponibile per l'adozione presso il canile sanitario comunale di San Giorgio Jonico. Ha sofferto così tanto che ora merita una famiglia che le faccia dimenticare tutto".
 
NEL CUORE.ORG
5 SETTEMBRE 2013
 
TREVISO, ANIMALI RINCHIUSI IN UN SILOS: ARRIVA "TAGLIA" DI 500 EURO
All'inizio proposti 200, poi il netto aumento
 
Ricompensa di 500 euro per chi individua coloro che domenica hanno rinchiuso due cani in un silos in via Cadamure a Motta di Livenza, in provincia di Treviso. L'ha proposta ieri mattina l'avvocato Stefano Colledan, che all'inizio ne aveva offerti duecento. La provocazione è stata pubblicizzata con un messaggio sulla pagina Facebook dei "Mottensi Sdegnati", che ha suscitato parecchi commenti. L'iniziativa è stata seguita da parecchi altri utenti, finché si sono superati i 510 euro per la "taglia". L'obiettivo è chiaro: stanare il colpevole (forse più di uno) del gravissimo episodio (http://nelcuore.org/blog-associazioni/item/treviso-due-cani-lasciati-chiusi-in-un-silo-di-una-casa-abbandonata.html). Ne dà notizia "Il Gazzettino".
Il legale ha poi spiegato: "Abbiamo letto di quest'episodio lunedì. Sono rimasto esterrefatto dalla crudeltà di chi rinchiude due animali indifesi in un silos, un atto barbarico che non può lasciare indifferenti. Ho letto del recupero da parte dei vigili del fuoco, avvertiti da un passante. Poi ho letto dell'arrivo dei responsabili del canile che hanno portato con loro le due bestiole. Ho sollecitato i Carabinieri mottensi a indagare. Spero, non solo io, che i responsabili non restino impuniti. La mia è stata evidentemente una provocazione, ma se uno legge la pagina dei Mottensi Sdegnati, si accorge che sono tanti, anzi tantissimi i mottensi indignati per davvero a causa di un comportamento contro gli animali che non può e non deve far rimanere indifferenti. D'altra parte l'utilità di questo gruppo nato dal social network non è solo di protestare ma anzi di segnalare pure casi particolari e, se possibile, collaborare per la nostra comunità".
 
GEA PRESS
5 SETTEMBRE 2013
 
RIMINI, TRE CANI DENUTRITI, SEVIZIATI E INCATENATI: 25ENNE NEI GUAI
Il giovane denunciato. Gli animali portati in canile
 
Cani incatenati, denutriti e seviziati dal proprietario, un 25enne di San Clemente, in provincia di Rimini, denunciato dai carabinieri di Morciano per maltrattamento di animali. A segnalare la situazione alle autorità è stata l'Ausl (Azienda unità sanitaria locale) rimini dopo la chiamata di un cittadino. Dopo un primo sopralluogo dei veterinari dell'Ausl, all'inizio dello scorso luglio, quando è stato documentato che un esemplare di pitbull fosse tenuto tutto il giorno alla catena, denutrito e assetato, il 29 luglio i carabinieri hanno effettuato una perquisizione nell'abitazione del 25enne, liberando dalle sevizie del giovane altri tre cani: un pastore maremmano, un setter inglese e un american staffordshire. Gli animali sono stati accolti dal canile comunale di Riccione.
 
IL RESTO DEL CARLINO
5 SETTEMBRE 2013
 
Micini abbandonati, la richiesta in Procura "Accertate il Dna di quella gatta"
Associazione animalista invia la richiesta in Procura per dei cuccioli abbandonati
 
 
Pesaro, 5 settembre 2013 - VOLEVANO fare l’esame del Dna ad una gatta. Si erano convinti che potesse essere la madre di alcuni gattini abbandonati trovati poco lontano. In caso di compatibilità molecolare, avrebbero mandato sotto processo per abbandono di animali il padrone della gatta sottoposta a Dna. Un gruppo di volontari delle associazioni animaliste, considerate guardie ecologiche e dunque con funzioni di polizia giudiziaria, ha rivolto nelle settimane scorse questa richiesta alla procura della Repubblica per avere il via libera con l’operazione Dna. La magistratura ha bloccato questa «spirale» di accertamenti scientifici riguardanti le maternità dei gatti giudicandola insussistente su tutta la linea. Se fosse stata accettata invece, anche Romeo, «er mejo gatto de r Colosseo», rischiava di esser sottoposto a Dna per scoprire quanti gattini ha contribuito a far nascere dal 1970, anno d’uscita del film Gli Aristogatti.
INSOMMA, una specie di fiction dai costi però ingenti, perché presuppone l’incarico a frotte di veterinari sia privati che dell’Asur per affrontare l’incombenza. Ma le denunce all’autorità giudiziaria per maltrattamenti di animali sono continue. I più attivi a firmare denunce e segnalazioni sono le guardie zoofile dell’associazione «Anpana» di Fano. Ne propongono tre o quattro a settimana, prendendo di mira i proprietari di cani e gatti. Come il padrone di un cane che hanno visto depresso in un giardino vicino al centro di Pesaro. Le guardie hanno chiamato a tambur battente il veterinario e fatto analizzare il cane scoprendo che era affetto da diabete. A questo punto, è stato immediatamente denunciato per maltrattamento di animali il padrone del cane perché non lo stava curando per il diabete mellito, né per una cataratta. Ma il problema sollevato dal veterinario dell’Asur è che non era possibile accertare da quanto tempo il cane fosse affetto da diabete e dunque da quanto tempo il padrone si fosse, in ipotesi, disintessato dal curarlo. Da qui, la decisione della procura di archiviare anche perché non era alcuna certezza che il proprietario del cane fosse consapevole delle malattie di cui era affetto l’animale. In caso di processo, quel tipo di reato prevede una pena da tre a 18 mesi di reclusione oppure una multa fino a 30mila euro.
UN’ALTRA denuncia presentata alla magistratura riguardava il caso di una gatta di un proprietario di via Meucci a Pesaro. Le guardie sono state chiamate da una vicina di casa che vedeva una serie di gatti bianchi. Appostamenti delle guardie, pedinamenti, controlli, fino alla cattura della gatta con la corsa dal veterinario per sottoporla ad analisi. Scoprendo che era affetta da varie malattie. La gatta è stata operata e il proprietario è stato denunciato per maltrattamenti perché non si era dato da fare nel curarla. La procura ha archiviato il caso perché non era provato che il proprietario si fosse accorto delle malattie del gatto e che consapevolmente l’abbia lasciata nell’incuria. Da qui l’archiviazione.
ANCHE LE FORESTALI sono incaricate di effettuare controlli, in particolare contro gli abbandoni di animali nelle campagne e nelle strade, un lavoro investigativo che ha prodotto una serie di denunce contro i responsabili certi di questi gesti crudeli. Che invece di diminuire sembrano destinati ad aumentare.
 
GEA PRESS
5 SETTEMBRE 2013
 
Cosenza – A caccia di colombini – Denunciato anche un cacciatore napoletano
Intervento del Nucleo ittico Venatorio della Polizia Provinciale
 
Proveniva da Afragola (NA) il cacciatore sorpreso dalla Polizia Provinciale di Cosenza in località Thurio di Corigliano Calabro (CS). Impressionante il carniere posto sotto sequestro. Ventuno uccelli appartenenti alla specie Alzavola e Mestolone. Tutti uccisi in anticipo rispetto ai tempi di caccia stabiliti dalla regione Calabria. Il cacciatore, inoltre, è stato trovato in possesso di un richiamo acustico espressamente vietato dalla legge sulla caccia.
Tutto posto sotto sequestro, ivi compreso fucile e munizionamento.
L’intervento è avvenuto nel primo giorno di cosiddetta pre-apertura.  Numerosi i pattugliamenti durante la giornata di caccia che ha visto, riferisce  la Polizia Provinciale di Cosenza, numerosi cacciatori riversarsi lungo i percorsi campestri e boschivi, tipicamente frequentati dalle specie di fauna selvatica oggetto dell’attività venatoria.
Da segnalare, lungo le sponde del fiume Crati, al confine tra i comuni di Rose e Montalto Uffugo, due persone intente a riporre in macchina i fucili ed una busta di plastica molto grande, contenente quattordini Colombi selvatici (Columba Livia) abbattuti nelle ore precedenti. A questo proposito la Polizia Provinciale ricorda come questi uccelli non rientrano tra le specie di fauna selvatica nei confronti delle quali è possibile praticare l’attività venatoria. Rientrano, infatti, nel regime di protezione in base alla Legge 157/1992.
Anche in questo caso la Polizia Provinciale ha immediatamente proceduto a denunciare i due uomini entrambi residenti a S. Pietro in Guarano, e a sequestrare gli animali abbattuti, le armi e le munizioni, rimettendoli alla competente autorità giudiziaria.
Ad intevenire sono stati gli uomini del nucleo ittico-venatorio della Polizia Provinciale di Cosenza.
 
LA ZAMPA.IT
5 SETTEMBRE 2013
 
Camillo, il cane che prende l’autobus
Un quattrozampe sanremese ogni giorno parte alla scoperta di una parte della città usando i mezzi pubblici

 
Esce di casa al mattino, prende l’autobus, attende ai suoi impegni e rientra la sera compiendo il tragitto inverso. Quello che sembra il classico tran tran dei pendolari descrive anche la giornata di Camillo, un cane sanremese che ogni giorno parte alla scoperta di una frazione cittadina usando i mezzi pubblici. Camillo ha 12 anni e sa sempre cosa vuole, soprattutto sa dove vuole andare. E siccome e’ curioso, Camillo prende tutti i giorni l’autobus e se ne va in giro per le frazioni di Sanremo. Camillo non si preoccupa se fa stare in pensiero la famiglia e nemmeno dei controllori dell’autobus anche se non paga il biglietto. Va, esplora e torna sempre a casa dalla sua padrona.  
La storia di Camillo non è l’unica che vede un quattro zampe atteggiarsi a essere umano. Pochi mesi fa gli italiani si sono commossi con il caso di Tommy, un meticcio del brindisino che per due mesi, prima di spegnersi per un arresto cardiaco, ha varcato quotidianamente la soglia della chiesa dove era stato celebrato il funerale della sua padrona. E un racconto simile, quello del cane siciliano Italo che, fino alla sua morte, un paio d’anni fa, partecipava ai riti religiosi e alle feste paesane improvvisandosi anche guida per i turisti, sta per approdare sul grande schermo grazie a un film che vede tra i protagonisti Marco Bocci, Elena Radonich e Barbara Tabita. 
Se Camillo ha scelto il bus, non mancano i cani che prediligono i mezzi di trasporto privati. Per rendersene conto basta guardare alcuni video che spopolano su Youtube. Tra questi è stato ammirato da qualche milione di internauti l’americano Norman, un bel cagnone bruno a pelo lungo ripreso dalla sua padrona mentre va a spasso per il quartiere in bici o sullo skateboard. Proprio dello skate è campione Jumpy, un border collie australiano amante delle acrobazie e della velocità, capace di lanciarsi in spericolate discese sul monopattino e di sfidare le onde sulla tavola da surf. 
Accanto ai cani che ricalcano i comportamenti degli uomini, ci sono anche quelli che si ispirano ai bimbi o che ricordano gli anziani. È finito sotto i riflettori del popolarissimo David Letterman Show, ad esempio, il bulldog Gabe, che ama passare il suo tempo su un cavallo a dondolo e lasciarsi cullare. A farsi cullare come un neonato, immerso nel Lago Superiore e con il muso appoggiato al petto del suo padrone, era anche Schoep, un vecchio pastore tedesco del Wisconsin deceduto un mese fa. Dolorante per una brutta forma d’artrite da cui trovava sollievo solo in acqua, aveva intenerito milioni di persone sul web, ricevendo 25mila dollari in donazioni per le sue cure mediche.  
 
VALDARNO POST
5 SETTEMBRE 2013
 
Da dieci anni veterinario ma senza laurea: i carabinieri del Nas lo scoprono e lo denunciano
L'operazione dei carabinieri del nucleo antisofisticazione di Firenze è scattata circa un mese fa. Il veterinario lavorava a Montevarchi ma non aveva conseguito alcuna laurea. La sua attività adesso è stata sospesa
 
I carabinieri del Nas di Firenze hanno denunciato un veterinario di Montevarchi sospendendo anche la sua attività. Il professionista, infatti, aveva aperto da oltre dieci anni uno studio dove curava gli animali ma in realtà non aveva mai conseguito la laurea.
L'operazione del nucleo antisofisticazione dei carabinieri è scattata un mese fa.
 
NEL CUORE.ORG
5 SETTEMBRE 2013
 
BOOM DI AMICI A QUATTRO ZAMPE SUI TRENI, BRAMBILLA: "UN REGALO PER GLI ITALIANI"
 
Oltre 50mila "amici a 4 zampe", di cui 10mila di media e grossa taglia, hanno viaggiato sulle FrecceTrenitalia da giugno ad agosto. Da inizio anno sono stati più di 140mila, con medie mensili in costante aumento. È il risultato dell'accordo siglato nell'estate 2012, a bordo di un Frecciarossa, dall'On. Michela Vittoria Brambilla, in rappresentanza della Federazione Italiana Associazione Diritti Animali e Ambiente e dall'Amministratore Delegato del Gruppo FS Italiane Mauro Moretti.
L'iniziativa ha visto Trenitalia impegnarsi con la Federazione, che riunisce le principali organizzazioni nazionali animaliste e ambientaliste, con l'obiettivo di promuovere una nuova mobilità "Animal Friendly"sulle Frecce Trenitalia, nel rispetto degli altri viaggiatori. Il servizio si è dimostrato un concreto contribuito per contenere il triste e incivile fenomeno estivo dell'abbandono degli animali.
Con questo provvedimento, Trenitalia permette da oltre un anno il libero accesso dei cani di qualsiasi taglia a bordo dei Frecciarossa, livelli di servizio Business e Standard, e in prima e seconda classe di Frecciargento, Frecciabianca e Intercity. I proprietari devono acquistare un biglietto a prezzo base ridotto del 50%, nelle biglietterie e nelle agenzie abilitate, collegandolo a quello dell'accompagnatore. Il kit da predisporre prima di iniziare il viaggio comprende museruola e guinzaglio, libretto sanitario e certificato d'iscrizione all'anagrafe canina (per i cittadini stranieri l'apposito passaporto del cane). Viaggi gratuiti e senza obblighi e limitazioni per i cani guida di persone non vedenti. Gli animali di piccola taglia, custoditi negli appositi trasportini, sono ammessi gratuitamente su tutti i convogli. Tutte le informazioni utili nella guida del viaggia tore pubblicata su trenitalia.com.
"L'obiettivo è stato raggiunto", così l'on. Michela Vittoria Brambilla, commenta i risultati, resi noti oggi da Trenitalia L'accordo "epocale" siglato il 20 luglio 2012 tra l'on. Brambilla, in rappresentanza della Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente, e l'ing. Moretti, ad di Trenitalia - che consentiva finalmente a tutti i cani, di tutte le taglie, di viaggiare su tutti i treni, comprese le Frecce e gli Intercity - ha dunque portato ottimi frutti ed è stato accolto con entusiasmo dai cittadini. "Si tratta di numeri importanti - spiega l'ex ministro del Turismo - che certamente garantiscono un significativo contributo alla lotta contro il deplorevole fenomeno dell'abbandono e testimoniano come sia necessario rendere il nostro paese "animal friendly", garantendo una piena accessibilità e inclusività a quei milioni di italiani che convivono con un animale domestico ed hanno quindi pieno diritto di tenerlo con sé in viaggio come nella vita di tutti i giorni".
"Ringrazio ancora una volta – continua l'on. Brambilla - l'Amministratore Delegato di Trenitalia, Ing. Mauro Moretti, per aver accolto le mie richieste ed avere siglato con me questo accordo di portata storica, che segna un passo fondamentale nella cancellazione degli assurdi ed anacronistici divieti che hanno a lungo caratterizzato l'Italia. Dopo decenni che i movimenti animalisti lo chiedevano a gran voce, finalmente un concreto e importante riconoscimento per i diritti degli animali e di tutti coloro che con essi convivono, ai quali abbiamo reso la vita più facile. Lo considero un regalo per milioni di italiani, del quale sono particolarmente orgogliosa", conclude l'on. Brambilla.
 
IL TIRRENO
5 SETTEMBRE 2013
 
Bracconieri da contrastare
 
Prov. Di Grosseto - Arci Caccia interviene sull'azione di bracconaggio scoperta il 1 settembre, a Grilli, lungo la via Aurelia. Qui era stata notata un'auto fermarsi, un uomo aprire uno sportello, mettere fuori la canna di un fucile e sparare a una lepre. Il presidente nazionale di Arci caccia Osvaldo Veneziano e quello provinciale Claudio Sozzi commentano. «Sono fenomeni da combattere anche se isolati. Invitiamo tutta la vigilanza volontaria dell'ArciCaccia e delle altre associazioni a mettersi a disposizione dei corpi di polizia e della vigilanza provinciale per contrastare il bracconaggio. Chi commette un simile gesto è un criminale, cacciatore è chi pratica questo sport nel rispetto degli animali, di regole e persone».
 
IL TIRRENO
5 SETTEMBRE 2013
 
Ecco le dieci risposte della Lav
 
GROSSETO - Dieci luoghi comuni da sfatare sulla caccia: è il contenuto del volantino Lav in preparazione della “Biciclettata per dire no alla caccia” che si terrà a partire da piazza Dante sabato 14 settembre alle 16,45. La Lav elenca nel pieghevole una serie di affermazioni dei cacciatori con le relative contro risposte. Eccole «1) La caccia è rispetto per l'ambiente. L'ambiente si rispetta senza sparare ad animali indifesi. Chi vuole tutelare l'ambiente può farlo (e molto meglio) posando il fucile. 2) La caccia è tradizione. La storia ha visto innumerevoli tradizioni, buone o cattive, trasformarsi o scomparire. Quando una tradizione è violenta è bene superarla. 3) La caccia contiene le specie dannose. Non è vero. L'ultimo Piano Faunistico Provinciale ha sottolineato come l'espansione degli areali di diffusione dei cinghiali sia da mettere in relazione proprio con la caccia in braccata e con i foraggiamenti abusivi che i cacciatori fanno per far proliferare la specie. La caccia causa il problema, non lo risolve. 4) Ma non c'è alternativa agli abbattimenti. L'alternativa non si è mai voluta cercare. In realtà si possono sviluppare una serie di metodi non cruenti. 5) La caccia fa da traino economico al territorio. L'economia non può essere una scusa per portare avanti attività violente. 6) Ma la caccia è legale! Per ora. Le leggi cambiano con i tempi. Fino al 1946 in Italia non era legale che le donne votassero: la legge segue l'evoluzione della civiltà. 7) Gli animalisti non conoscono la natura, i cacciatori sì. Non è così, ma se i cacciatori conoscono la natura e dicono di amarla dovrebbero evitare di ucciderne gli abitanti. 8) Ma i cacciatori possono insegnare la natura nelle scuole. Se lo scopo è insegnare la natura strappino il tesserino venatorio e si iscrivano a un ente protezionista. I cacciatori vanno nelle scuole per presentare la caccia come attività buona. 9) Chi è contro la caccia mangia la carne. Le principali e più serie associazioni animaliste hanno una politica vegetariana o persino vegana. 10) Pensate ai bambini e ai problemi degli esseri umani! Certo che ci pensiamo, ma questo non esclude che difendiamo gli animali. Anzi, difendere gli animali è lo spunto per creare una società più giusta».
 
IL CENTRO
5 SETTEMBRE 2013
 
Chi è davvero in pericolo non è l’uomo
 
LA discesa dei lupi a valle? Per Paolo Di Camillo, appassionato e possessore di due cani lupo cecoslovacchi (da non confondersi con i pastori tedeschi) il vero pericolo non lo corre l'uomo, ma l'animale. «Da 150 anni non si registra un attacco all'uomo da parte di un lupo, animale schivo, diffidente e solitario», spiega Paolo, «gli attacchi alle pecore possono essere confusi con quelli di cani selvatici: quando il lupo decide di attaccare è perché ha fame e mangia interamente la sua preda, non la lascia a brandelli come accaduto nel lancianese. Se il lupo è arrivato a valle, l'unico ad essere davvero in pericolo è lui, non l'uomo».
 
IL CENTRO
5 SETTEMBRE 2013
 
L’Abruzzo assediato dagli animali
 
PESCARA Orsi, lupi, cinghiali. E poi tassi, cervi e caprioli. Gli animali selvatici abbandonano la montagna per scendere a valle e avvicinarsi oltre ogni ragione e istinto naturale, fino ai centri abitati, alle strade finanche vicino al mare. È un Abruzzo circondato quello che ci consegna la fine di questa estate, la cui cronaca continua a segnalare sempre più frequenti incontri ravvicinati, con conseguenti danni ad allevamenti, incidenti stradali, resti di pecore e galline divorate. Ieri a Ofena (L’Aquila) c’è stata perfino una seduta del consiglio comunale, convocata in via straordinaria - dal sindaco Mauro Castagna, su richiesta del presidente del Comitato spontaneo allevatori Abruzzo (Cospa), Dino Rossi - proprio a seguito delle ripetute irruzioni dei cinghiali. Alla fine è stato deciso che per limitare i danni alle coltivazioni saranno posizionate delle gabbie all'interno del Parco nazionale Gran Sasso-Monti della Laga. «Quello degli ingenti danni causati dai cinghiali alle coltivazioni, in particolare nella Valle dell'Aterno, è un problema che si trascina da anni, il fatto è che gli indennizzi concessi dalla Regione vengono quantificati sulla base delle perdite di frumento, ma non tengono conto del degrado dei terreni e del rispristino degli stessi», spiega Rossi. Il Parco Gran Sasso-Monti della Laga ha respinto la proposta del Comitato coltivatori, propenso ad avviare l'abbattimento selettivo dei cinghiali. Secondo una stima di massima, nell'area protetta, vivono 12 cinghiali ogni metro quadrato. «Un numero elevato, cresciuto a dismisura negli ultimi anni», commenta Rossi, «nelle zone interne del Parco sono state posizionate reti di recinzione. Così i cinghiali, non trovando approvvigionamento a sufficienza, di notte scendono a valle, distruggendo migliaia di ettari di terreno coltivato». Gli allevatori ribadiscono che il posizionamento delle gabbie non risolverà del tutto il problema. «I capi catturati verranno comunque abbattuti», dicono criticando il no del Parco all’abbattimento. Il “problema-cinghiali” è forte anche in provincia di Chieti (Frentano e Vastese). Solo nel 2012 sono stati 77 gli incidenti causati sulle strade, 261 le domande di risarcimento e 370mila euro l'ammontare dei danni. E le zone più colpite sono, per assurdo, proprio quelle vicine al mare: Punta Aderci, Vasto, Pollutri, Statale adriatica del tratto vastese, e ancora, Casalbordino, Lecceta di Torino di Sangro, San Vito, Rocca San Giovanni, Lanciano. Nei giorni scorsi poi c’è stato anche il raid dei lupi nelle campagne tra Lanciano e Frisa: 4 pecore e un agnello sbranati. Nelle zone del £ sono ormai abituati a sentir parlare di incontri ravvicinati con l’orso bruno marsicano. La novità è che questa estate l’animale più amato e discusso dell’Abruzzo è stato avvistato anche a Rivisondoli (zona terme) e nei pressi del Bosco di Sant’Antonio a Pescocostanzo, lungo la Statale 17, nei pressi del Comune di Rocca Pia, dove ha rischiato di provocare un incidente stradale. Anche qui la cronaca parla della presenza di cinghiali, a volte causa di incidenti stradali come quello avvenuto nei pressi di Rivisondoli dove un automobilista è rimasto fortunatamente illeso. La presenza di lupi, camosci e soprattutto cinghiali nei piccoli centri abitati sta assumendo proporzioni rilevanti nella Marsica. Sulle cause gli esperti sono divisi. C'è chi sostiene che non sono gli animali ad invadere il territorio urbano sempre con maggiore frequenza, ma è l'uomo che invade ogni giorno di più le aree verdi con l'urbanizzazione e la trasformazione del territorio e delle aree naturali. «La colpa è dell'uomo», è convinto il veterinario della Asl Lanciano-Vasto-Chieti, Nicola Travaglini, «gli animali come i lupi si adattano facilmente ai nuovi habitat, basta avere un corso d'acqua e tanta vegetazione». Monica Pelliccione, Daria De Laurentiis, Claudia Sette e Pietro Guida
 
IL CENTRO
5 SETTEMBRE 2013
 
L’orsa Gemma fa strage nei pollai
 
SCANNO (AQ) - Una quarantina i "pennuti" divorati e circa 60 invece i conigli sbranati "visitando" tre diversi pollai alla periferia del paese. Proseguono senza sosta a Scanno le gesta predatorie dell'orsa Gemma, che non si riesce a fermare neppure con porte e finestre in ferro o con le reti elettriche installate attorno ai casotti. Questa volta ha agito di notte, dall'Aia del fiume all'incrocio con il bivio di Frattura, fino a Vallone Grippo nei pressi del lago, facendo strage di conigli, polli e galline custodite in diversi ricoveri agricoli. In quello di Giuseppe Cetrone, dopo aver scoperchiato il tetto del capanno, ha ucciso 60 conigli mentre nel casotto di Ilario Notarmuzi ha razziato 30 galline. Nell'altro pollaio ancora, di proprietà di Silverio Paletta, l'orsa Gemma dopo aver rotto il cancello del re cinto e sfondato il tetto del pollaio è riuscita ad agguantare 12 polli e 3 galline. Sul posto le guardie del Parco per i rilievi e si rinnovano le proteste degli allevatori e agricoltori locali che oltre a chiedere il risarcimento danni invitano i vertici del Parco ad allontanare immediatamente l'animale.
 
IL FATTO QUOTIDIANO
5 SETTEMBRE 2013
 
Cruciani: “Ho mangiato carne di cane. Era dolce”. Bigazzi: “Io teste di tartaruga”
 
Viaggio tra gli orrori culinari durante la trasmissione radiofonica “La Zanzara”, su Radio24. Protagonisti: Giuseppe Cruciani e Beppe Bigazzi, ex direttore delle relazioni estere dell’ENI e gastronomo, in procinto di tornare dopo tre anni al noto contenitore quotidiano di Rai Uno, “La prova del cuoco”. Ed è proprio dal suo contestato allontanamento dalla trasmissione che comincia la dissertazione dei due “gourmet” sulle tradizioni mangerecce antiche e attuali. Bigazzi rievoca le motivazioni per le quali fu sospesa la sua collaborazione con la “La prova del cuoco”: “In trasmissione ricordai che nel giorno del Berlingaccio (festa che si celebra a Firenze nel giovedì grasso, ndr) c’è un proverbio che dice: ‘Per Berlingaccio chi non ha ciccia ammazzi il gatto’. La presentatrice mi chiese se avevo mangiato carne di gatto e io risposi di sì. Negli anni ‘30” – continua – “quando ero bambino, in campagna si mangiava carne di gatto. Era buona, come tutte le cose che cucinava la mia mamma”. Il conduttore de “La Zanzara” approfitta per contestare la protesta degli animalisti su quelle dichiarazioni e la decisione di allontanare Bigazzi da “La prova del cuoco”. E a sorpresa rivela: “Io una volta ho mangiato un cane. Ero in Corea per un servizio giornalistico, andai in un mercato e c’erano dappertutto cani appesi. E la carne di cane era molto dolce”. “Io ho mangiato di molto peggio per lavoro” – confessa Bigazzi – “Quando fu firmato il contratto col governo cinese, ci fu un pranzo ufficiale. Mangiavamo la zuppa di tartaruga e il ministro cinese mangiò la testa di una tartaruga. Sul piatto mi piovvero dieci teste di tartaruga e fui costretto a mangiarle con tutti i loro ossicini”. E aggiunge polemicamente: “Perché in Italia si mangia il coniglio? Bisogna voler bene a tutti gli animali. Gli Inglesi quando ci vedono mangiare conigli si rivoltano”
VIDEO
 
QUOTIDIANO DEL NORD
5 SETTEMBRE 2013
 
Allarme Aviaria in Emilia-Romagna, nuovi abbattimenti nel bolognese
 
Bologna -  Nuovi abbattimenti precauzionali sono stati disposti in allevamenti a poca distanza da quelli già colpiti dal virus H7N7 nel Bolognese.
Si tratta della pulcinaia di via Porzia a Mordano (98.000 capi) e dell’allevamento biologico di galline ovaiole Rondanina a Imola (84.000 capi).
Le verifiche cui sono sottoposto gli allevamenti avicoli hanno infatti evidenziato il sospetto che alcuni capi della pulcinaia potessero essere portatori del virus di influenza aviaria.
Intanto, anche il  Ministero della Salute prosegue il monitoraggio sull’Influenza aviaria, i controlli negli allevamenti proseguono senza sosta e allo stato attuale  nessun altra positività è emersa. Pertanto il numero di focolai accertati resta di quattro. Egualmente stanno proseguendo le operazioni  di abbattimento dei volatili   negli allevamenti   focolaio, al momento concluse nell’allevamento di Ostellato  e di Portomaggiore, in provincia di Ferrara, nonché negli allevamenti autorizzati per l’abbattimento preventivo nelle aree a rischio.
Il Ministro Beatrice Lorenzin continua ad assicurare il concreto impegno al comparto avicolo in ordine alle attuazione delle misure  di controllo ed al fine dei previsti adempimenti per la corresponsione degli indennizzi.
L’Istituto Superiore di Sanità ha registrato la positività per il virus dell’influenza aviaria H7N7 in una persona affetta da congiuntivite ed esposta per motivi professionali a volatili malati appartenenti agli allevamenti presenti nella Regione Emilia Romagna, nei quali era stata riscontrata la presenza di tale infezione virale. Il virus H7N7 non viene facilmente trasmesso all’uomo, che può infettarsi solo se viene a trovarsi a contatto diretto con l’animale malato o morto.
A differenza di altri virus aviari (quali ad esempio H7N9 o H5N1), H7N7 tende a dare nell’uomo una patologia di lieve entità (come la congiuntivite), come già osservato in un focolaio umano verificatosi anni fa in Olanda. Essendo rara la trasmissione da persona a persona, i focolai umani tendono ad autolimitarsi, per cui il rischio di comunità è estremamente basso o addirittura irrilevante.
La Regione Emilia Romagna, di concerto col Ministero della Salute, avendo prontamente identificato i focolai animali, ha adottato tutte le procedure necessarie a porre sotto controllo l’infezione.
 
IL TIRRENO
5 SETTEMBRE 2013
 
Il cane ci lecca per affetto per il cibo e per capire se è tutto ok

Marco Melosi

 
La spiegazione "ci lecca perché ci vuole bene" non è molto lontana dalla realtà. Il cane, infatti, riceve le prime leccate subito dopo la nascita, quando la mamma mette in atto questo comportamento per ripulire e stimolare la respirazione dei cuccioli neonati per i quali il leccamento equivale a un insieme di affetto, attenzioni, sicurezza, pulizia. Quando invece il cane ci lecca al rientro a casa o quando ci mettiamo a giocare con lui, è soprattutto una richiesta di attenzioni e di cibo. Se invece il cane lecca un animale più piccolo di lui, un cucciolo o un bambino, di solito il movimento è più lento e le leccate sono più "distese" e pronunciate: in tal caso siamo di fronte a un leccamento di tipo "materno" (anche se il cane è maschio) che equivale al mix che abbiamo visto sopra: affetto, pulizia e anche il tentativo di eliminare gli odori troppo forti, che nella mente atavica del cane potrebbero attirare i predatori. In altri casi il cane ci lecca per assumere informazioni attraverso i feromoni che noi emettiamo e che gli dicono se siamo sani o malati, allegri o arrabbiati, in forma o un po' moscetti… e così via. Normalmente, per ottenere queste informazioni, al cane basta usare il naso: ma a volte "perfeziona" la ricerca anche attraverso il gusto Questo è anche il motivo per cui soprattutto i maschi (ma a volte anche le femmine) leccano l'urina altrui.
 
NEL CUORE.ORG
5 SETTEMBRE 2013
 
USA, POLIZIOTTI UCCIDONO PITBULL: PROPRIETARI CHIEDONO 450.000 $
Il legale: "Fermare questa assurda routine"
 
La polizia ha definito l'uccisione di Capodanno di Kincaid, un pitbull di 3 anni di una famiglia di Baltimora, negli Stati Uniti, "un tragico incidente". Stacy Fields e il suo patrigno, Ed Augustine, hanno deciso di fare causa ai poliziotti e di chiedere un risarcimento di quasi mezzo milione di dollari, con la speranza che gli altri animali domestici non vengano uccisi dalla polizia.
La mattina del 1° gennaio di quest'anno, gli agenti sono intervenuti per un'aggressione domestica all'interno del cortile di Augustine. Fields, che lavora come barista, stava dormendo nella sua casa vicina. Kincaid era il suo cane in origine, un regalo di compleanno di suo fratello, ma l'animale era ospite del patrigno. Il ladro si era nascosto nel vano scala della cantina e Kincaid - che poteva aprire la porta di dietro e andare in cortile "ogni volta che voleva", come ha raccontato la ragazza ad "Huffington Post" - è uscito sulla veranda e ha iniziato ad abbaiare.
Nei documenti depositati presso la Circuit Court del Maryland per Baltimore City, alla fine di agosto, Augustine ha detto che ha seguito il suo cane nella zona posteriore della casa e ha scoperto che "nonostante gli stimoli insoliti intorno a lui, il pelo di Kincaid non era scomposto e i suoi denti raccontavano di un volto rilassato". Quando un ufficiale stava per arrestare il sospetto, scrive il legale, Augustine stava proteggendo Kincaid e chiedeva al secondo ufficiale di non sparare.
Diversa la versione dei fatti dei funzionari della polizia, i quali hanno fatto sapere che il cane si è lanciato addosso ad uno degli ufficiali. Questo agente ha sparato sei proiettili, tre dei quali hanno colpito il cane, due alla testa e uno al corpo, secondo i media. Nelle carte della difesa si legge, tra l'altro, che gli ufficiali hanno riso dopo aver sparato a Kincaid e hanno minacciato di arrestare Agostino se avesse toccato il corpo del suo pitbull.
Nell'azione legale - presentata contro lo Stato del Maryland, il sindaco di Baltimora, il Dipartimento di polizia della città americana, i due agenti di polizia non ancora identificati - Fields ed Augustine chiedono 450 mila dollari, oltre al pagamento delle spese legali. Essi pregano anche il giudice di ordinare alla polizia di Baltimora di fermare "la routine di sparare e uccidere animali domestici, senza motivo" e di istituire programmi di formazione e istruzione per la gestione di animali domestici, oltre che un sistema di monitoraggio degli incidenti legati agli animali domestici con dei report dedicati.
 
GEA PRESS
5 SETTEMBRE 2013
 
Francia – Sabato prossimo, toro a fuoco (VIDEO)
 
Si svolgerà sabato prossimo alle ore 22.00 quella che si usa chiamare l’attrazione del “toro de fuego”, ovvero l’Embolada. Una manifestazione ancora molto diffusa in Spagna ma che resiste anche in alcune zone della Francia meridionale. Nei pirenei orientali, nella cittadina di Amelie les Bains, andrà in scena sabato prossimo.
Un povero toro, prima legato saldamente ad un palo ed infine dato a fuoco nelle corna avvolte da materiale infiammabile. L’animale, terrorizzato dalle fiamme che gli appaiono sopra la testa, cerca una via di fuga, infastidito dai partecipanti che gli tirano la coda. In alcuni paesi spagnoli, poi, si svolge una sorta di corrida senza spade, direttamente in strada, con il toro infuocato.
Sembra che il Sindaco della cittadina francese, sommerso da mail di protesta, abbia risposto un po’ come alcuni suoi colleghi italiani quando vengono chiamati in ballo per l’uso di animali nel corso di feste di piazza. Sembra, infatti, che non può intervenire, visto che ad occuparsi di tutto è un comitato locale.
In molti hanno però rilevato che la cittadina è inserita nella cosiddetta Catalogna del nord. In quella del sud, ovvero la Catalogna propriamente detta con capoluogo Barcellona, le corride ed altre feste similari, sono state vietate. In salsa nazionalista una proposta di legge tutta spagnola le vorrebbe nuovamente imporre. Fatto che ha scatenato un putiferio di polemiche. In Francia, dove sebbene meno famose le corride sono ancora discretamente diffuse, la storia però sembra andare al contrario.
VEDI VIDEO:
 
GEA PRESS
5 SETTEMBRE 2013
 
Francia – Il toro con le corna in fiamme, non ci sarà
Dopo le proteste animaliste, annullata la festa catalana
 
GEAPRESS – Non ci sarà l’Embolada di Amelie les Bains, nei Pireni francesi orientali. Il “toro de fuego” che doveva arrivare addirittura dal delta dell’Ebro, nella provincia di Terragona nella Catalogna spagnola, avrà risparmiata l’incredibile esibizione. Le sue corna, sabato prossimo, sarebbero state sparse di una sostanza infiammabile per la felicità degli affezionati della manifestazione (vedi articolo GeaPress ) che lo avrebbero poi rincorso tirandolo per la coda.
Gli organizzatori, su richiesta della Prefettura, hanno deciso l’annullamento. Precisano, però, che tutte le altre iniziative previste saranno mantenute, con la sola eccezione  del “toro de fuego”.
La decisione è stata presa stamani in comune accordo con il Sindaco per “non fomentare l’odio”. Il riferimento evidente è alle mail di protesta giunte alle autorità locali e definite “calunnie nei social network da parte di gruppi di pressione anti corrida”.
Incredibile il paragone che sarebbe stato fatto per sottolineare l’improbabile aspetto incruento della manifestazione. Le corna infuocate sarebbero state paragonate all’effetto di una torcia tenuta dall’uomo. Ad ogni modo, il “toro de fuego”, sabato prossimo non ci sarà. E’ bastato un evento su facebook ed il veloce catalizzarsi della protesta animalista a mettere in crisi le intenzioni degli organizzatori che volevano difendere la tradizione catalana. Il centro di Amelie les Bains si trova infatti nella cosiddetta Catalogna francese. Nella ben più nota Catalogna spagnola, però, le corride sono state vietate. Un particolare, a proposito di tradizioni, non da poco.Intanto gli animalisti festeggiano. Indubbiamente la vittoria è loro ma una manifestazione pacifica, sabato prossimo, ci sarà lo stesso.
 
GEA PRESS
5 SETTEMBRE 2013
 
Giappone, la strage dei delfini. L’Eurodeputato Zanoni chiede a Bruxelles di spingere il Giappone a fermare lo scempio
La lettera è firmata anche dagli eurodeputati italiani Cristiana Muscardini e Niccolò Rinaldi
 
L’eurodeputato Andrea Zanoni ha scritto al  Presidente della Commissione europea José Manuel Barroso e alla Commissaria europea Affari marittimi e Pesca Maria Damanaki per chiedere un intervento nei confronti del Giappone in merito alla strage di delfini che avviene ogni anno a partire dal primo settembre.
Zanoni, convinto che di fronte a una simile carneficina la comunità internazionale non può non intervenire, chiede ora alla Commissione europea un preciso impegno a prendere posizione contro le mattanze e a favore della tutela dei cetacei in Giappone.
La missiva dell’eurodeputato che è anche vice presidente dell’Intergruppo per il Benessere e la Conservazione degli Animali al Parlamento europeo, è indirizzata al Presidente della Commissione europea José Manuel Barroso e alla Commissaria europea per gli affari marittimi e la pesca Maria Damanaki.   Zanoni aderisce in questo modo alla campagna internazionale contro la mattanza dei delfini in Giappone coordinata in Italia dall’ENPA.
“Migliaia di delfini – ha denunciato l’On.le Zanoni – vengono catturati e massacrati brutalmente per alimentare il mercato della carne di cetaceo, strutture come i delfinari o per altre futili e inique ragioni. Il Giappone in questo modo commette un reato ambientale in quanto trucida degli animali che appartengono al mare e al patrimonio naturale mondiale che pertanto andrebbe rispettato e tutelato”.
L’eurodeputato denuncia a Barroso e alla Damanaki le barbare tecniche utilizzate dai pescatori per catturare i delfini e il coinvolgimento del Governo giapponese, che non impedisce e non condanna questi atti commessi su animali che non sono di proprietà nipponica. “Il paradosso – ha sottolienato Zanoni – è che la maggioranza dei giapponesi non è a conoscenza di quanto accade nelle loro baie e nemmeno che la carne di delfino e di balena è fortemente contaminata da metalli pesanti, policlorobifenili ed altre sostanze altamente tossiche e pericolose per la salute umana”.
La lettera, firmata anche dagli eurodeputati italiani Cristiana Muscardini e Niccolò Rinaldi, chiede alla Commissione europea di utilizzare la propria influenza diplomatica e le numerose normative internazionali che proteggono queste specie migratrici, per dissuadere il Giappone dal continuare questa barbara pratica.
 
LEGGO
5 SETTEMBRE 2013
 
CINA, LA STRAGE DEI PESCI: 100 TONNELLATE
AVVELENATE DALL'AMMONIACA
 
ROMA - Un'impressionante morìa di pesci nel fiume artificiale Fuhe ha coinvolto oltre 100 tonnellate di animali nei pressi della città cinese di Wuhan. A uccidere le migliaia di pesci è stato un enorme quantitativo di ammoniaca rilasciato da un impianto chimico della zona. Il dipartimento provinciale di protezione ambientale ha ordinato alla società di sospendere le operazioni e di verificare le sue strutture di controllo dell'inquinamento.
FOTO
 
NEWS FOOD
5 SETTEMBRE 2013
 
Positivo il giudizio degli esperti. Ed una grande catena si prepara a commercializzarla
USA, carne di maiale arricchita con marijuana

Matteo Clerici

 
L'idea di un macellaio: il prodotto finale è più ricco di fibre ed anche più saporito
Il comune maiale insaporito con marijuana. Questa l'idea di William von Schneidau: macellaio di Washington, ha deciso di sfruttare la legalizzazione della sostanza per dare alla carne un qualcosa in più.
Allora, i suoi animali sono nutriti con lo stupefacente: secondo von Schneidau, questo trattamento dona alla carne più fibre, sapore migliore e nessun effetto collaterale.
Per ora, i consumatori sono scettici, ma non mancano gli estimatori. Come una giuria di specialisti, che dopo l'assaggio ha emesso un verdetto molto positivo. O come Seattle's Pike Place Market, grande catena di negozi, che ha deciso di commercializzare il prodotto.
 
ROMAGNA NOI
6 SETTEMBRE 2013
 
Cani uccisi da bocconi avvelenati
A Fosso di Casalecchio e di Pianaccia. Comune pronto a vietare la ricerca del tartufo
 
SARSINA (FC) - Bocconi avvelenati per cani da tartufo nei boschi di Fosso di Casalecchio e Fosso di Pianaccia. Negli ultimi mesi gli episodi, che purtroppo non sono nuovi in quelle zone del territorio sarsinate, si sono intensificati, con tanto di alcuni casi di esemplari uccisi per aver ingerito la classica polpetta avvelenata. Si è trattato di animali di proprietà di alcuni appassionati della ricerca dei tartufi, attività lecita in quelle zone anche se non nei mesi estivi. Le proteste per quanto accaduto sono arrivate fino in municipio, dove il sindaco Luigino Mengaccini ha deciso di adottare immediatamente la “linea dura” minacciando provvedimenti punitivi nel caso il fenomeno si ripeta, così da vietare la ricerca del tartufo in quelle ambite terre proprio adesso che la stagione è alle porte. Il primo cittadino ha infatti firmato domenica scorsa un avviso, poi diffuso a tutta la cittadinanza e affisso un po’ ovunque in paese, dove rende noto dei “casi di avvelenamento di cani specializzati alla ricerca del tartufo” e lancia un avvertimento: “nel caso in cui il fenomeno di avvelenamento dovesse perdurare - scrive Mengaccini -, con l’uccisione dolosa di ulteriori animali, si vedrà costretto a vietare le attività che comportano l’utilizzo dei cani sia nella ricerca del tartufo che nelle attività venatorie”.
Nel frattempo, dopo le segnalazioni arrivate in Comune si muovono anche le forze dell’ordine. La sezione di Sarsina del Corpo Forestale dello Stato è infatti stata immediatamente informata dell’accaduto, e secondo quanto riferiscono dal municipio sono stati intensificati i controlli proprio in quelle aree interessate dai bocconi avvelenati. E nell e stesse zone di Fosso di Casalecchio e Fosso di Pianaccia sono stati affissi i cartelli firmati dal sindaco, dove si paventa la possibilità di adottare un’ordinanza restrittiva. Mengaccini nel provvedimento ricorda anche che chiunque venisse a conoscenza di episodi del genere deve denunciare il fatto a qualsiasi organo di polizia giudiziaria, anche perché - scrive - “l’avvelenamento di un animale è previsto e punito dall’art. 544-bis del codice penale che prevede la pena della reclusione da tre mesi a diciotto mesi”. Su episodi analoghi verificatisi a Monteleone di Roncofreddo, la Procura della Repubblica di Forlì nel febbraio scorso ha aperto un fascicolo dopo l’uccisione di un cane da caccia avvenuta a dicembre, ma che faceva seguito ad altre avvenute negli anni precedenti. Anche in quel caso, è il Corpo Forestale dello Stato a indagare, non senza difficoltà viste le zone impervie e pressoché ; deserte interessate dalle esche avvelenate. Qualche risultato però gli agenti lo hanno già ottenuto: negli ultimi due anni in provincia sono state denunciate otto persone per aver depositato bocconi avvelenati per cani, e per sei di queste si sono anche aperti i processi penali dopo i rinvii a giudizio.
 
ROMAGNA NOI
6 SETTEMBRE 2013
 
San Clemente (RN)
Maltratta e lascia senza cibo i propri cani: denunciato 25enne
Situazione di disagio per tre cani: un pastore maremmano, un setter inglese e un american stafford yorkshire. Gli animali sono stati accolti dal canile comunale di Riccione
 
SAN CLEMENTE (Rimini) - Cani tenuti in catena non aerea, denutriti e maltrattati dal padrone. Un 25enne della Val Conca è stato denunciato dai carabinieri di Morciano per maltrattamento di animali. A segnalare la situazione alla magistratura è stata l’Ausl di Rimini su denuncia di un privato. Dopo un primo sopralluogo effettuato dal servizio veterinario dell’Ausl, all’inizio dello scorso luglio, che ha fotografato un esemplare di pitbull alla catena, denutrito e assetato, sono intervenuti anche i Carabinieri del luogo. E, infatti, il 29 luglio gli uomini dell’Arma hanno effettuato una perquisizione nell’abitazione del 25enne, liberando dalla situazione di disagio altri tre cani: un pastore maremmano, un setter inglese e un american stafford yorkshire. Gli animali sono stati accolti dal canile comunale di Riccione, ripuliti e rifocillati. L’uomo si è un po’ risentito con i vicini pensando che, probabilmente, erano stati loro a segnalare il caso. Ma la vicenda, per ora, è terminata qui, con una denuncia per maltrattamenti di animali.
 
ROMA TODAY
6 SETTEMBRE 2013
 
Orrore a Riano: 20 sacchi con carcasse di cani trovati in una cantina
La scoperta durante un'operazione congiunta dalla Guardia Ecozoofila Nazionale e dal Corpo forestale dello Stato-Comando Stazione di Monterotondo
 
Prov. Di Roma, Macabra scoperta in pieno centro a Riano. Nel corso di un'operazione congiunta della Guardia Ecozoofila Nazionale e dl Corpo forestale dello Stato-Comando Stazione di Monterotondo, in collaborazione con i Servizi veterinari della Asl Rm/F e con il coordinamento della Procura della Repubblica di Tivoli, è stato rinvenuto un vero e proprio canile abusivo che ospitava contemporaneamente un vero e proprio cimitero per cani.
In quella che è nei fatti una vera e propria abitazione sono stati ritrovati 26 cani di varia taglia che sono stati sottoposti a sequestro su disposizione della Procura. La stessa procura ne ha ordinato il trasferimento in tre strutture, due canili ed una clinica, appositamente individuati.
Continuando nei controlli sono state poi rinvenute, sistemate in sacchi di plastica, numerose carcasse di cani in avanzato stato di decomposizione il cui decesso è probabilmente avvenuto in un arco temporale di alcuni anni. Per rimuovere i resti animali ed avviarli al successivo smaltimento mediante incenerimento, considerata la pericolosità delle operazioni dovuta alla presenza di numerose carcasse in uno spazio angusto, è stato necessario ricorrere all'intervento di una ditta specializzata del settore.
Gli operatori, muniti di tute ed autorespiratori, si sono introdotti nella cantina ed hanno estratto 20 sacchi, contenenti carcasse in avanzato stato di decomposizione riconducibili ad un numero imprecisato di animali, per un peso complessivo di circa 200 chilogrammi. Una volta ultimato lo sgombero dei resti si è provveduto alla disinfezione dell'intera area. Per il proprietario della struttura è scattata la segnalazione all'Autorità giudiziaria e sono state somministrate sanzioni amministrative per l'esercizio di canile abusivo, mancata iscrizione all'anagrafe canina e per violazione delle norme in materia di smaltimento delle carcasse.
 
GEA PRESS
6 SETTEMBRE 2013
 
Riano (RM) – Il “canile” con i venti sacchi e 200 chili di animali decomposti (FOTO)
Le ipotesi investigative e l'intervento del Corpo Forestale, ASL e Guardie Zoofile.
 
Si trattava, probabilmente, di una struttura irregolare sorta con le buoni intenzione di mantenere cani tolti dalla strada. Considerate le prime risultanza investigative, nei luoghi si sarebbe però sviluppato ben altro.
Il Corpo Forestale di Monterotondo (RM) intervenuto congiuntamente alla Guardia Ecozoofila Nazionale ed i Servizi veterinari della ASL RM/F e con il coordinamento della Procura della Repubblica di Tivoli, avrebbe infatti rilevato carcasse di animali all’interno di una cantina. Animali trovati in avanzato stato di decomposizione e morti verosimilmente da mesi. Trovati anche ossa e un teschio di cane.
Il ritrovamento è avvenuto ieri, all’interno di una abitazione privata di Riano. In un locale adiacente, i resti degli animali. Nella casa, invece, 26 cani di varia taglia che sono stati sottoposti a sequestro e messi a disposizione della Procura. Tutti gli animali sono stati avviati in tre strutture, due canili ed una clinica, appositamente individuati
Per rimuovere i resti animali ed avviarli al successivo smaltimento mediante incenerimento, considerata la pericolosità delle operazioni dovuta alla presenza di numerose carcasse in uno spazio angusto, è stato necessario ricorrere all’intervento di una ditta specializzata del settore. Gli operatori, muniti di tute ed autorespiratori, si sono introdotti nella cantina ed hanno estratto 20 sacchi contenenti le carcasse. Il numero degli animali rimane imprecisato. In peso dei sacchi ammontava a ben 200 chili.
Una volta ultimato lo sgombero dei resti si è provveduto alla disinfezione dell’intera area.
Il proprietario dell’immobile è stato segnalato all’Autorità Giudiziaria ed è stato oggetto di sanzioni amministrative per l’esercizio di canile abusivo, mancata iscrizione all’anagrafe canina e per violazione delle norme in materia di smaltimento delle carcasse.
VEDI FOTOGALLERY:
 
IL MESSAGGERO
6 SETTEMBRE 2013
 
Riano, scoperto canile degli orrori:
carcasse di animali morti anni fa
 
ROMA - Operazione congiunta condotta dalla Guardia Ecozoofila Nazionale e dal Corpo forestale dello Stato-Comando Stazione di Monterotondo, in collaborazione con i Servizi veterinari della Asl Rm/F e con il coordinamento della Procura della Repubblica di Tivoli, che ha riguardato un canile abusivo individuato nel centro urbano di Riano, all'interno di una abitazione privata.
Nei locali un tempo destinati alla civile abitazione sono stati rinvenuti dal personale operante 26 cani di varia taglia che sono stati sottoposti a sequestro su disposizione della Procura ed avviati in tre strutture, due canili ed una clinica, appositamente individuati.
Nel corso di un successivo controllo, effettuato nei locali adiacenti la casa, sono state inoltre rinvenute, sistemate in sacchi di plastica, numerose carcasse di cani in avanzato stato di decomposizione il cui decesso è probabilmente avvenuto in un arco temporale di alcuni anni. Per rimuovere i resti animali ed avviarli al successivo smaltimento mediante incenerimento, considerata la pericolosità delle operazioni dovuta alla presenza di numerose carcasse in uno spazio angusto, è stato necessario ricorrere all'intervento di una ditta specializzata del settore.
Gli operatori, muniti di tute ed autorespiratori, si sono introdotti nella cantina ed hanno estratto 20 sacchi, contenenti carcasse in avanzato stato di decomposizione riconducibili ad un numero imprecisato di animali, per un peso complessivo di circa 200 chilogrammi. Una volta ultimato lo sgombero dei resti si è provveduto alla disinfezione dell'intera area. Il proprietario dell'immobile è stato segnalato all'Autorità Giudiziaria ed è stato oggetto di sanzioni amministrative per l'esercizio di canile abusivo, mancata iscrizione all'anagrafe canina e per violazione delle norme in materia di smaltimento delle carcasse.
 
NEL CUORE.ORG
6 SETTEMBRE 2013
 
RIANO (RM), CANILE ABUSIVO CON 26 ANIMALI E UN MUCCHIO DI CARCASSE
Il proprietario denunciato. Portati via 20 sacchi di resti
 
Un canile abusivo dentro una casa a Riano, in provincia di Roma, e parecchie carcasse di animali morti da parecchio tempo in un locale connesso all'abitazione. Sono stati scoperti grazie ad un'operazione congiunta condotta dalla Guardia ecozoofila nazionale e dal Corpo forestale dello Stato di Monterotondo, in collaborazione con i Servizi veterinari dell'Asl Rm/F e con il coordinamento della Procura ddi Tivoli. Nei locali ornai in disuso sono stati trovati 26 cani di varia taglia, che sono stati sottoposti a sequestro su disposizione della Procura ed avviati in tre strutture, due canili ed una clinica.
Nel corso di un successivo controllo, in una cantina, l'amara scoperta: sistemate in sacchi di plastica, sono state trovate numerose carcasse di cani in avanzato stato di decomposizione, la cui morte risalerebbe ad alcuni anni fa. Per rimuovere i resti di animali e consentire lo smaltimento in maniera corretta e considerata la pericolosità delle operazioni per la presenza di numerose carcasse in uno spazio angusto, è stato necessario ricorrere all'intervento di una ditta specializzata. Gli addetti, muniti di tute ed autorespiratori, si sono introdotti nella cantina ed hanno estratto 20 sacchi, contenenti carcasse in avanzato stato di decomposizione riconducibili ad un numero imprecisato di animali, per un peso complessivo di circa 200 chili. Una volta ultimato lo sgombero dei resti, l'intera area è stata disinfestata.
Il proprietario dell'immobile è stato segnalato all'autorità giudiziaria e andrà incontro a sanzioni amministrative per l'esercizio di canile abusivo, mancata iscrizione all'anagrafe canina e per violazione delle norme in materia di smaltimento delle carcasse.
 
GEA PRESS
6 SETTEMBRE 2013
 
Caltagirone (CT) – I cuccioli nel pozzo
Intervento dei Vigili del Fuoco e dell'ANPANA. Il Comune provvede a mettere in sicurezza il luogo
 
Intervento dell’ANPANA di Catania su richiesta della Centrale Operativa dei Vigili del Fuoco. Una squadra, infatti, era già all’opera per il recupero di un cane caduto dentro un pozzo a Caltagirone (CT).
I Vigili del Fuoco, con un verricello, erano impegnati a calarsi nel pozzo, muniti di tute ed attrezzature speciali. Poi le bombole di ossigeno ed ovviamente luce artificiale.
In poco tempo, giunti i volontari, è stato allestito il luogo del soccorso. L’ANPANA, inoltre, chiedeva il supporto alla Croce Gialla Caltagirone fornita di ambulanza. Quando il cagnolino è stato estratto dal pozzo grazie all’intervento dei Vigili del Fuoco,  l’ambulanza veterinaria, unica in tutta la provincia, poteva così provvedere al trasferimento presso il Centro di Igiene Pubblica Veterinario di C.da Molona a Caltagirone. Il cucciolo è stato così affidandolo alle cure dei sanitari dell’ASP, coordinati dal Dirigente Medico Veterinario Dr. Parrinelli. Il tutto coadiuvato dagli esperti dell’ANPANA.
“Questo ci ha resi particolarmente felici – ha dichiarato il presidente ANPANA di Catania Fabrizio Pantano – perché, oggi il cucciolo sta meglio, si alimenta e sembra essere fuori pericolo; adesso aspettiamo che qualcuno di buon cuore possa adottarselo!”
Il risultato positivo ottenuto nel giro di poche ore è dovuto, commenta l’ANPANA nel suo comunicato, solo alla preziosa collaborazione tra Enti e alla professionale presenza di risorse volontarie presenti sul territorio e collaboranti in rete.
Poche ore dopo, però, il dramma ha rischiato di ripetersi. Proprio nello stesso posto, è stata infatti recuperata una cagnolina.
Il Presidente dell’ANPANA di Catania, ha comunque ringraziato per il buon intervento l’Assessore comunale Dott. Marranzano. L’Assessore ha infatti garantito di voler seguire personalmente ogni azione volta alla messa in sicurezza del luogo. Per questo sono stati subito attivati gli uffici competenti, dal momento che, dopo sopralluogo effettuato, è risultato trattarsi di camera sottoterra con i raccordi idrici di proprietà del Comune di Caltagirone.
Nella speranza che non accadano più eventi simili e/o che possano riguardare anche bambini, sono state immediatamente posizionate recinzioni provvisorie per evitare ulteriori disagi nel luogo improbabile dei ritrovamenti.
 
NEL CUORE.ORG
6 SETTEMBRE 2013
 
CAMAIORE (LU), SCOPERTI QUATTRO LACCI DI ACCIAIO "A STROZZO" PER LA CACCIA
Le terribili trappole trovate dai vigili nel Lucchese
 
Durante un'ispezione ambientale sulle colline attorno a Camaiore, in provincia di Lucca, gli agenti della polizia municipale si sono imbattuti in uno dei più atroci meccanismi di cattura destinati alla selvaggina: quattro lacci in acciaio "a strozzo". Le attrezzature sono state trovate ancorate ad alcune piante. Gli animali alla ricerca di cibo sarebbero potuti rimanere intrappolati e, nell'intento di liberarsene, sarebbero morti per soffocamento. Tutti e quattro i lacci sono stati sequestrati e messi a disposizione dell'autorità giudiziaria. Sono in corso indagini per individuare l'autore o gli autori di queste trappole.
 
IL GIORNALE
6 SETTEMBRE 2013
 
Il sindaco che chiude in casa i cani
 
Il sindaco che «imprigiona» i cani. Corrado Bonfanti, primo cittadino di Noto (Siracusa), ha emesso una singolare ordinanza che prevede il divieto per i quadrupedi che vivono nelle abitazioni di via Ducezio, ovvero in pieno centro cittadino, di affacciarsi da balconi e terrazze. Il motivo della quarantena? I migliori amici dell'uomo abbaiano e disturbano gli spettacoli teatrali all'aperto che vanno in scena proprio in quella zona. «Le magnifiche rappresentazioni si legge nell'ordinanza firmata dall'amministrazione comunale- vengono purtroppo disturbate dal latrato di cani ch e gli abitanti della zona detengono nei cortili, sui terrazzi e anche sui balconi delle proprie abitazioni, con grave disappunto non solo del pubblico ma degli stessi artisti che si esibiscono». E se qualcuno, contravvenendo alla decisione del sindaco, volesse far prendere una boccata d'aria a Fido, si beccherà una multa fra i 250 e i 500 euro. Bau!
 
NEL CUORE.ORG
6 SETTEMBRE 2013
 
MONTEROTONDO (ROMA), FALCO IMPALLINATO RESTA 3 GIORNI A TERRA
Ora è ricoverato al Centro recupero della Lipu

 
Tre giorni a terra ferito, con l'ala destra impallinata. Un esemplare di falco di palude è stato abbattuto da un cacciatore domenica primo settembre a Monterotondo Scalo, in provincia di Roma, nel primo e unico giorno di preapertura della caccia, e lasciata sul posto. Fino a quando, il 4 settembre, è stata ritrovata da un altro cacciatore e portata al Centro recupero fauna selvatica della Lipu a Roma.
L'animale presentava una frattura al carpo metacarpo ala destra causata dalla scarica di pallini. Il falco, molto dimagrito, è stato sottoposto a intervento chirurgico per ridurre la frattura scomposta e si spera di poterlo recuperare.
 
GEA PRESS
6 SETTEMBRE 2013
 
Livorno – Serpente esotico ormai morto, trovato nei pressi del cassonetto dei rifiuti
La Forestale: permane la moda di tenere animali esotici in casa.

 
Livorno - Un serpente Falso corallo (Lampropeltis triangulum), è stato ritrovato morto questa mattina in Via Salvestri all’Ardenza, nei pressi di alcuni cassonetti di rifiuti. Un cittadino, notata l’insolita presenza, ha allertato il 113 e quindi il Corpo Forestale dello Stato, competente per la fauna esotica in applicazione della Convenzione C.I.T.E.S. che, come noto, è una Convenzione internazionale che regola il commercio di animali e piante in via di estinzione.
Secondo il Corpo Forestale dello Stato, il serpente è forse sfuggito da un terrario, oppure abbandonato di proposito dal proprietario, come talvolta si verifica con la fauna esotica incautamente acquistata da neofiti inesperti, che poi si trovano ad affrontare impegni troppo gravosi. Il Falso Corallo non avrebbe comunque rappresentato alcun pericolo, essendo un animale non velenoso.
Purtroppo, aggiunge la Forestale, la moda di tenere animali esotici in casa è tutt’oggi di grande richiamo ed il Falso Corallo è assai ricercato e diffuso tra gli amatori per la sua bella colorazione, la facilità di allevamento in cattività e la non richiesta di certificazione C.I.T.E.S..   Il Corpo Forestale dello Stato invita pertanto i proprietari di serpenti od altra fauna esotica alla massima cura ed attenzione nella gestione dei propri animali, oltre al puntuale rispetto della normativa in materia, per evitare allarmismi o potenziali pericoli per la pubblica incolumità. Si pensi, ad esempio, alla cattura in questi giorni di un individuo di tartaruga alligatore, specie tutt’altro che rassicurante, nel fiume Arno presso Firenze.
 
LA REPUBBLICA BOLOGNA
6 SETTEMBRE 2013
 
Boa constrictor di due metri  rinvenuto nel Forlivese
Il rettile, ferito, si era nascosto vicino motore mezzo per proteggersi dal freddo notte.  È stato affidato alle cure di una persona esperta
 
Prov. Di Forlì Cesena - Un serpente boa costrictor di oltre due metri di lunghezza. E' quanto si è trovato di fronte questa mattina un operatore di un mezzo meccanico nel cantiere della Trascoop Trasporti in località Selbagnone del comune di Forlimpopoli. L'uomo durante l'utilizzo mezzo si è accorto della presenza del rettile che durante la notte, quando la temperatura si abbassa notevolmente, si era nascosto vicino al motore, per cercare un po' di calore.
Sono intervenuti i vigili del fuoco e personale del Corpo Forestale dello Stato. Il rettile presenta una vistosa ferita e stato, perciò, affidato ad una persona esperta affinché potesse avere le prime cure del caso e fosse visitato da un veterinario. Il boa potrebbe essere fuggito da un'abitazione non lontana dal luogo di ritrovamento. Si tratta di un animale protetto dalla convenzione di Washington che tutela delle specie in via di estinzione per la cui detenzione è necessario dimostrare la legale acquisizione dell'esemplare. Può essere acquistato in negozi specializzati, ma crescendo può rappresentare un problema per la sua detenzione.
 
GEA PRESS
6 SETTEMBRE 2013
 
Dalla Sardegna al Lazio – Testuggini nelle buste di carta, coperte da terra ed insalata
Intervento del Corpo Forestale dello Stato
 
Sequestro di Testudo hermanni all’interno del porto di Civitavecchia.
Nel corso di un controllo congiunto con la Guardia di Finanza il personale del Comando Stazione di Civitavecchia del Corpo forestale dello Stato, unitamente al Nucleo CITES di Fiumicino, ha effettuato il sequestro dei due animali. La Testudo hermanni, riferisce il Corpo Forestale, è una delle tre specie di testuggini mediterranee inserite nell’allegato A della CITES – Convenzione sul commercio internazionale di specie animali e vegetali in pericolo di estinzione.
I due esemplari sono stati rinvenuti all’interno dell’autovettura di proprietà di un cinquantatreenne residente a Roma, nel corso di un controllo effettuato nella zona antistante l’attracco della motonave con la quale era rientrato dalla Sardegna.   Le testuggini, trasportate all’interno di una busta di carta in un contenitore di plastica, coperte da terra e foglie di insalata, sono state prese in consegna dai forestali del Nucleo CITES di Fiumicino per il successivo affidamento ad una struttura specializzata ai fini della successiva reintroduzione in natura.
Il possessore delle testuggini è stato segnalato alla competente Autorità Giudiziaria per la detenzione illegale di esemplari di specie protette.
 
NEL CUORE.ORG
6 SETTEMBRE 2013
 
MESTRE (VE), 50 TARTARUGHE D'ACQUA NELLA FONTANA DEL CIMITERO
Salvate dai volontari dell'Oipa e dell'AAE
 
La fontana del cimitero di Mestre era diventata il luogo prediletto da molti per abbandonare le tartarughe d'acqua che, comprate con superficialità come giocattolo per i bambini, erano ben presto diventate un ingombro di cui disfarsi quando le loro dimensioni erano inevitabilmente aumentate. Un abbandono che faceva dormire sonni tranquilli perché, in fin dei conti, si tratta solo di tartarughe quindi una fontana è un habitat adatto.
In tanti hanno avuto la stessa idea e, senza minimamente informarsi sulle necessità etologiche di questi animali, hanno trasformato la piccola fontana in una vera e propria colonia: gli animali, riprodottisi a dismisura, erano infatti oltre cinquanta.
L'intervento delle guardie zoofile OIPA di Venezia, in collaborazione con AAE – Associazi one Animali Esotici, ha permesso il trasferimento degli animali in un centro specializzato dove avranno uno spazio adeguato nel quale vivere, verranno accudite e, alcune di loro, troveranno una famiglia.
L'abbandono indiscriminato delle tartarughe d'acqua rappresenta una vera e propria emergenza: da decenni ormai vengono abbandonate in parchi, canali, fontane, laghetti e quando riescono ad adattarsi, si riproducono causando la drastica riduzione delle specie autoctone di anfibi, rettili e vegetazione acquatica e colonizzando il territorio.
 
LA STAMPA
6 SETTEMBRE 2013
 
Trovati i resti di un istrice nel Saluzzese
Sino ad ora mai rinvenute tracce in Granda
 
Lorenzo Boratto
 
Saluzzo (CN) - Un istrice nel Saluzzese: i resti del piccolo mammifero è stato ritrovato dal Servizio veterinario dell’Asl Cn1 dopo un incidente stradale avvenuto a metà a agosto nella zona del Golf Club di Saluzzo. Lo ha trovato il veterinario dell’Asl Giorgio Granzotto. Ma la cosa interessante è che fino a oggi non c’erano tracce di questo roditore nella Granda. 
Spiega Sergio Rinaudo dell’Asl, esperto di animali selvatici e vicepresidente del comprensorio alpino della Val Varaita: “Non vi sono riferimenti nemmeno nelle pagine di storia locale dell’Eandi e del Muletti sulla presenza dell’istrice nel Cuneese: l’animale potrebbe essere sfuggito alla custodia di qualche privato, oppure è in corso una “migrazione” dalle zone dell’Italia centrale dove l’animale è diffuso. Alcuni esemplari sono stati già avvistati in provincia di Pavia, nella bassa Lombardia, e nella zona Nord-Occidentale della Liguria.  Nel Cuneese, finora, c’erano state alcune segnalazioni di avvistamenti, ma la presenza dell’istrice non era mai stata documentata”. 
 
LA STAMPA
6 SETTEMBRE 2013
 
Rubati porcellini d’India in un allevamento di Momo
Indagini dei carabinieri sul blitz notturno in un’azienda agricola. All’alba i proprietari hanno trovato le gabbie vuote.
 
Marco Benvenuti
 
NOVARA - Si svegliano all’alba e trovano vuote gran parte delle gabbie. I carabinieri di Momo stanno indagando su un misterioso furto di animali d’allevamento avvenuto la notte scorsa in un’azienda agricola di Alzate di Momo. Non si tratterebbe di un numero consistente di bestiole. 
I militari stanno cercando ora di capire se si tratta di un «colpo» su commissione, magari con l’intenzione di rivendere gli animali, oppure di un dispetto o qualche altra azione dimostrativa. Sul posto è intervenuto anche il personale dei rilievi scientifici. 
 
NEL CUORE.ORG
6 SETTEMBRE 2013
 
BRINDISI, NON SI FERMA LA BATTAGLIA CONTRO IL CIRCO CON ANIMALI
Nonostante la sconfitta subita dal Comune al Tar
 
Non si fermerà al Tar la battaglia legale fra il sindaco di Brindisi Mimmo Consales e il circo "Darix presenta Orfei", supportato dall'Ente nazionale circhi, neppure dopo l'ordinanza che ha bocciato ancora una volta i provvedimenti con cui il Comune di Brindisi, previo divieto di utilizzo degli animali, ha chiesto garanzie sul loro mancato impiego ai fini della concessione di un'autorizzazione. Consales ha annunciato di voler ricorrere al Consiglio di Stato per difendere la sua ordinanza. ''L'impugnata nota che subordina lo svolgimento dell'attività circense al deposito di apposita dichiarazione dalla quale risulti il non utilizzo di animali – scrivono i giudici del Tar di Lecce - appare ad un sommario esame proprio della fase cautelare, del tutto ingiustificatamente prescrivere un "assoluto divieto" di utilizzazione di animali. Tale divieto – aggiungono - risulta contrario ai principi generali perché, pur potendo richiedersi specifiche cautele per il benessere e la dignità degli animali, ne ha inasprito la tutela, omettendo di effettuare un corretto bilanciamento di valori e contrapposti interessi, senza neppure effettuare alcuna distinzione tra i diversi utilizzi delle specie animali''.
Il sindaco replica in una nota: ''La nostra – dice - è una battaglia politica e di civiltà per restituire dignità a tutti quegli animali che loro malgrado vengono impiegati negli spettacoli viaggianti facendoli vivere in situazioni innaturali. Il rispetto della vita e la tutela degli animali sono capisaldi del progresso culturale e sociale e su questo non faremo mai un passo indietro''.
 
BLITZ QUOTIDIANO
6 SETTEMBRE 2013
 
Brindisi: niente animali negli show, il Tar nel merito dà ragione al circo
 
BRINDISI – Il Tar di Lecce al termine dell’udienza di merito ha definitivamente accolto il ricorso del circo ‘Darix Presenta Orfei’ contro il Comune di Brindisi che aveva chiesto documentazione che attestasse il mancato impiego di animali nello show al fine di accordargli l’autorizzazione per il mese di settembre. Il circo in questione, coadiuvato dall’ente nazionale circhi, è assistito dall’avvocato Giulio Cerceo.
Il Tar ha dunque sospeso l’efficacia dei provvedimenti impugnati, cioè la nota a firma del dirigente ufficio attività produttive del Comune di Brindisi che si rifaceva a un’ordinanza del sindaco di Brindisi dell’ottobre 2012 con cui si vietava l’uso degli animali nei circhi. I giudici scrivono: ”l’impugnata nota che subordina lo svolgimento dell’attività circense al deposito di apposita dichiarazione dalla quale risulti il non utilizzo di animali, appare ad un sommario esame proprio della fase cautelare, del tutto ingiustificatamente prescrivere un ‘assoluto divieto’ di utilizzazione di animali” e aggiungono che ”tale divieto risulta contrario ai principi generali perché, pur potendo richiedersi specifiche cautele per il benessere e la dignità degli animali, ne ha inasprito la tutela, omettendo di effettuare un corretto bilanciamento di valori e contrapposti interessi, senza neppure effettuare alcuna distinzione tra i diversi utilizzi delle specie animali”.
Darix Martini, il patron del circo, ha fatto quindi sapere – attraverso il portale www.circo.it – che andrà in scena nella città di Brindisi il 20 settembre e fino al 30, nell’area del centro commerciale Le Colonne. A commento della sentenza interviene il presidente dell’Ente Nazionale Circhi, Antonio Buccioni: ”Auspichiamo che il pubblico che liberamente vorrà assistere alle rappresentazioni non venga fatto oggetto di disturbo di alcun tipo”. ”Auspichiamo altresì – aggiunge – che il sindaco di Brindisi si determini a modificare il regolamento con la metodica che prevede la normativa, quindi acquisendo preventivamente il parere dell’Ente nazionale circhi, che è l’unica organizzazione sindacale di categoria esisten te in Italia, sulla scia di quello che anche noi perseguiamo da tempo, e cioè della più rigorosa regolamentazione della presenza degli animali, piuttosto che l’eliminazione”. Il sindaco di Brindisi aveva annunciato nei giorni scorsi di voler proseguire la battaglia legale anche in Consiglio di Stato.
 
NEL CUORE.ORG
6 SETTEMBRE 2013
 
UMBERTIDE (PG), CANE ASPETTA DA UN MESE IL PROPRIETARIO MORTO
Non lascia avvicinare nessuno al suo rifugio
 
A distanza di oltre un mese dalla morte del suo proprietario, non esce dal suo rifugio - nella sorta di capanna dove hanno vissuto insieme per anni - lo sguardo è triste e non lascia che nessuno si avvicini. E' la toccante storia - raccontata oggi dal "Giornale dell'Umbria" - della femmina di pastore maremmano di Preggio, una frazione di Umbertide, in provincia di Perugia, che ha commosso coloro che amano gli animali e ne sanno comprendere la sensibilità ed il senso di attaccamento ai loro "papà". Così come non ha lasciato indifferente l'amministrazione provinciale perugina, che tramite il proprio Sportello a 4 zampe si è subito mobilitata per garantire alla storia dell'animale un lieto fine. "Sono stati presi contatti con la competente Asl veterinaria della zona - riferiscono d al servizio dello Sportello - e con l'Enpa. L'Asl era già a conoscenza della vicenda e monitorava attentamente la situazione. L'animale è solo ed impaurito, ma c'è chi si sta prendendo cura di lui portandogli cibo e acqua". "Ci sentiamo un po' tutti di adottare affettivamente questo cane - ha detto il vicepresidente dell'ente, Aviano Rossi - ma come dimostra il caso non basta il buon senso perché spesso è necessaria una specifica competenza. Lo Sportello a 4 zampe - ha aggiunto - è un investimento istituzionale utile per garantire sempre una risposta coordinata ed efficace, ma è anche la dimostrazione concreta che sul fronte del soccorso agli animali bisognosi i servizi offerti sul nostro territorio possono migliorare".
 
ANSA
6 SETTEMBRE 2013
 
Cani che vegliano padroni. Amore senza tempo
Due storie, a Imperia e Perugia, raccontano devozione e fedeltà
 
"Devozione e fedeltà, in totale fusione con il padrone, senza tempo". Con queste parole Ilaria Ferri, direttore scientifico dell'Ente protezione animali ed esperta di comportamento animale, racconta le due storie che arrivano da Imperia e Perugia emblematiche dell'affetto che un cane nutre verso il suo 'amico' a due zampe. Tra il Santuario di Madonna dei Cancelli e Nava, ad Imperia, un uomo, Lorenzo Suetta, è morto cadendo in un dirupo muore: il suo cane, un segugio, non si è dato per vinto e ha vegliato il corpo per due giorni fino all'arrivo dei soccorsi. Il cane si è accucciato accanto a lui, dove è rimasto fino a quando sono stati ritrovati oggi dal Soccorso Alpino e fluviale (Saf).
L'altra storia viene da Umbertide in provincia di Perugia. A distanza di oltre un mese dalla morte del suo padrone, il cane non esce dal rifugio in cui ha vissuto. L'attaccamento all'uomo della femmina di pastore maremmano non ha lasciato indifferente la Provincia di Perugia, che tramite il suo Sportello a 4 zampe si è subito mobilitata per garantire all'animale un lieto fine offrendogli cure ed assistenza. "Queste due storie dimostrano come gli animali abbiano comportamenti morali ed etici - spiega Ferri - Empatia, compassione e fedeltà sono caratteristiche proprie del cane verso il suo padrone. Pensiamo spesso che i comportamenti etici siano prettamente umani, invece accade in molti animali; in alcune specie è scientificamente dimostrato, come il cordoglio degli elefanti per i loro simili m orti". Insomma, conclude l'esperta ricordando anche la storia dell'akita inu che aspetta per 13 anni il ritorno del proprio padrone alla stazione (portata sul grande schermo dal film 'Hachiko'), "la fedeltà dei cani non ha tempo. Ed per questo che commuove. Ricordiamocene quando ci sono casi di abbandoni, e cerchiamo di restituire loro tutto quello che ci danno".
 
AGI
6 SETTEMBRE 2013
 
Escursionista muore in dirupo, cane lo veglia per 2 giorni
 
Imperia - E' stato trovato morto, in un dirupo, Lorenzo Suetta, l'escursionista imperiese di 74 anni, scomparso mercoledi' scorso, dopo che era uscito con il suo cane da caccia per una giornata di addestramento. Secondo quanto si apprende, l'animale avrebbe vegliato il padrone fino all'arrivo questa mattina dei vigili del fuoco che stanno lavorando per recuperare il corpo dell'uomo, dopo aver tratto in salvo l'animale.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
6 SETTEMBRE 2013
 
A Farra (TV) scatta la guerra delle volpi

Andrea De Polo

 
FARRA DI SOLIGO (TV). Si potranno cacciare le volpi dal 15 settembre fino a fine gennaio. Liberamente, senza restrizioni di numero. Le tagliole, invece, sono e resteranno severamente proibite: chi le piazza nei boschi rischia multe di migliaia di euro e sei mesi di carcere. Così come sarà punito chi caccerà le volpi “in tana”, magari facendo strage della madre con i suoi piccoli. La legislazione prevede infatti che la caccia alla volpe si eserciti solo con segugi addestrati per fiutare l’animale, e metterlo in fuga dalla sua tana. Solo allora le volpi possono essere colpite dall’uomo. Non sarà libera, invece, la caccia a un’altra specie detestata dagli allevatori: i cinghiali. In questo caso, solo battute organizzate dalla Provincia, per limitarne scientificamente il numero. Italcaccia Veneto, vista l’emergenza degli ultimi mesi, ha chiesto di poter allentare le restrizioni. Il sindaco Nardi, che negli ultimi mesi ha dovuto ascoltare le lamentele dei suoi concittadini sia per i cinghiali, che per le volpi, ha sempre risposto: «Sì a programmi di sterilizzazione, no alle uccisioni». (a.d.p.) FARRA DI SOLIGO Strage di galline sbranate dalle volpi, i contadini si fanno giustizia da soli. Settembre caldissimo sul fronte faunistico: a Farra di Soligo almeno cinquanta galline sono state uccise in più allevamenti tra Collagù e Soligo, e alcuni agricoltori hanno deciso di ridurre il sovrappopolamento delle volpi piazzando qua e là le famigerate tagliole, proibite per legge. Insorgono il Wwf e le associazioni ambientaliste, ma anche il sindaco di Farra di Soligo, Giuseppe Nardi, condanna il gesto: «Violenza inaudita verso un essere vivente, chi usa le tagliole rischia la denuncia». Agli allevatori non resta che aspettare l’apertura della caccia, il 15 settembre: anche quest’anno, sarà possibile cacciare liberamente le volpi. L’uccisione delle 50 galline, e la relativa presenza di tagliole, è stata segnalata per la prima volta lunedì da Luciano De Biasi (associazione Democrazia di Pieve di Soligo), che ha subito informato la Forestale di Valdobbiadene: «Stavo andando verso Collagù, quando mi ha attraversato la strada una piccola volpe» scrive De Biasi. «Camminava lentamente perché aveva una delle zampe posteriori tranciata all’altezza dell’articolazione. Ho sentito alcuni cacciatori che mi hanno riferito di aver avvistato diverse volpi, anche con i piccoli, proprio nella zona di Collagù. Mi hanno riferito che qualcuno della zona si è lamentato perché le volpi hanno ammazzato le loro galline. E la menomazione che ho visto era opera di una tagliola». Soluzione barbara che non piace al sindaco Nardi. Se esiste, come sembra, un problema di sovrappopolamento delle volpi nei boschi di Collagù e dintorni, bisogna parlarne nelle sedi opportune: «Ci sono gli enti preposti, non le tagliole. Sono pericolose, rischia di entrarci anche un bambino. E nemmeno la caccia, secondo me, è una soluzione: sarebbe meglio la sterilizzazione». E le volpi non sono l’unica minaccia in collina.
 
IL PIACENZA
6 SETTEMBRE 2013
 
Calendario venatorio provinciale 2013-2014: caccia al via domenica 15 settembre
Anticipata la caccia al cinghiale. Aviaria: vietato l'utilizzo di alcune specie per richiami vivi. Forte attenzione sui livelli di popolazione della lepre
 
La Giunta provinciale ha dato il via libera nelle scorse ore alla parziale modifica del calendario venatorio provinciale per la stagione 2013/2014.
La principale novità riguarda l'anticipazione dell'apertura della caccia al cinghiale al 15 settembre (richiesta dalle organizzazioni agricole e dalle associazioni venatorie), in anticipo rispetto a quanto previsto dal calendario (2 ottobre). “Questo – ha spiegato l'assessore provinciale alla Tutela faunistica Manuel Ghilardelli – consentirà di alleviare la concentrazione dell'attività faunistica su specie come lepri e fagiani che già scarseggiano nei nostri boschi. In merito alle osservazioni relative ai problemi legati alla sicurezza degli operatori ed alla corretta conservazione delle carni, si ritiene che queste siano superate dall'elevata organizzazione delle squadre che, come dimostrato negli anni passati (l'anticipazione delle caccia al cinghiale vige in Provin cia di Piacenza da almeno 13 anni), ha consentito di evitare incidenti in questo periodo o la perdita di capi abbattuti per l'allungamento dei tempi di recupero”.  Le altre modifiche apportate al calendario riguardano le modalità di autorizzazione delle mute per l'esercizio venatorio alla lepre (Federazione Nazionale della Caccia ed ATC PC5, sostenuta dal Gruppo Cinofilo Piacentino); la riduzione degli orari e dei carnieri di alcuni ATC a seguito degli andamenti stagionali osservati nel periodo estivo e, infine, il cambiamento delle Aree di rispetto venatorio degli ATC.
Il documento ha mantenuto, ad eccezione delle modifiche citate, la struttura degli anni precedenti, con il primo appuntamento, rappresentato dall'avvio dell'addestramento dei cani, in agosto. La caccia negli ATC provinciali è consentita dal 15 settembre, ad eccezione della Starna (vietata in tutti gli ATC), con alcune limitazioni relative alla caccia alla lepre, al fagiano e alla pernice rossa. Dal 25 novembre 2013 al 31 gennaio 2014, negli ATC e nelle aziende faunistico-venatorie provinciali, la volpe ed i corvidi sono cacciabili esclusivamente da soggetti appartenenti a squadre nominativamente comunicate alla Provincia. Nel mese di settembre, negli ATC PC1, PC2 e PC6 la caccia alla tortora potrà essere effettuata, da appostamento, fino alle 13, e con limite di carniere giornaliero di 5 capi, ancor a nella giornata dell'8 settembre (ad eccezione delle Zone di Protezione Speciale).
La caccia alla fauna selvatica stanziale e migratoria è consentita secondo orari e modalità definiti che prevedono la chiusura della caccia in ATC alle 13 dal 15 settembre al 29 settembre. Negli ATC di pianura (PC1; PC2; PC4; PC6) la chiusura alle 13 è prevista anche il 30 settembre. Negli ATC PC 2 e 4 dall'1 ottobre al 13 ottobre la caccia alla fauna stanziale si concluderà alle14; dopo tale orario, in questi ATC, è consentita esclusivamente la caccia da appostamento temporaneo.
Al termine della stagione venatoria, e comunque entro il 15 marzo 2014, è obbligatoria la restituzione, a ciascun ATC di appartenenza, della “Scheda riepilogativa abbattimenti” debitamente compilata.
L’addestramento e l’allenamento dei cani da caccia, lo si ricorda, è consentito, ad eccezione delle Zone di Protezione Speciale (ZPS), dal 18 agosto al 12 settembre dalle 7 alle 20, escluse le giornate di martedì e venerdì. Nelle ZPS l'addestramento è consentito a partire dall'1 settembre. I cani utilizzati nell’attività venatoria devono essere regolarmente iscritti ed identificati presso l’anagrafe canina.
In sede di Consulta faunistico-venatoria è emersa l'esigenza di prestare forte attenzione ai livelli di popolazione della lepre, che saranno attentamente monitorati nel periodo autunnale; in caso di eccessivo spopolamento verranno valutate eventuali azioni d'emergenza (come ad esempio la chiusura anticipata della caccia). Si fa presente, infine, che per limitare la diffusione del virus dell'Aviaria nella stagione venatoria 2013-2014 non sarà possibile l'utilizzo di richiami vivi appartenenti alle specie degli anseriformi (anatre) e dei caradriformi (pavoncelle). Si tratta di una misura cautelativa prevista da un'ordinanza del ministero della Salute in tutti i casi in cui sul territorio nazionale si modificano le condizioni epidemiologiche. La recente epidemia di aviaria scoppiata in alcuni allevamen ti regionali ha evidentemente mutato le condizioni che consentivano la deroga all'utilizzo a fini venatori dei citati uccelli da richiamo. 
 
CORRIERE DI COMO
6 SETTEMBRE 2013
 
Como, a caccia di siluri nelle notti di fine estate

Giorgia Amarotti

 
Primo bacino del Lario
Tecniche diverse per braccare il predatore che ha conquistato le acque del Lago
A caccia di pesci siluro. Il predatore delle acque dolci dell’Est Europa, ormai da anni padrone di alcuni grandi fiumi dell’Italia settentrionale, prolifica adesso anche nelle scure profondità del Lario.
E un gruppo di pescatori sportivi, armati di pazienza, esche e lenze di una certa consistenza, ha lanciato da tempo una sfida ai temibili siluri.
Daris Zanfrini, appassionato di pesca di fondo, una sera che voleva sollevare qualche anguilla ha trovato, imbrigliati all’amo della sua canna, tre esemplari di pesce siluro.
Incuriosito dalla frequenza delle catture, ha deciso di insistere e ha “lanciato” gli ami di fronte al Tempio Voltiano e poi lun go la passeggiata di viale Geno.
Mercoledì sera, insieme con alcuni amici - Alessandro Sposato, Claudio D’Angelo e Dario Zilli - Daris è tornato alla carica di fronte alla macchina fotografica e ai taccuini del nostro giornale.
Abituati a pescare in Valtellina o lungo le rive del fiume Po, il gruppo di pescatori ha preferito utilizzare una tecnica diversa da quella utilizzata da Daris: il “morto manovrato”, che consiste nell’usare come esche pesciolini (morti o di gomma), imbrigliati in un filo intrecciato.
Questa tecnica, diversamente da quella di “fondo”, presuppone una certa abilità del pescatore, il quale deve essere in grado di manovrare l’esca come se fosse viva ed essere pronto a riavvolgere il filo quando il pesce siluro abbocca. Nonostante i numerosi tentativi di lancio e recupero, mercoledì notte, però, nessun pesce ha abboccato all’amo, costringendo i pescatori a riavvo lgere il filo sul mulinello e a rinunciare (almeno per la nottata) alla “caccia”.
Nel corso della serata, ricca di aneddoti sulle trascorse esperienze con questo genere di pesce, così tenace da dover essere preso per la mandibola una volta catturato per evitare che si divincoli e si liberi, i pescatori hanno espresso i loro punti di vista sulle possibilità di debellare il siluro dal Lario.
Su tutte campeggia la proposta di effettuare un nuovo censimento oppure ricorrere all’elettrostorditore. Questa tecnica può provocare danni permanenti ai pesci, o addirittura la loro morte, ma se l’invasione del siluro dovesse essere confermata dai continui ritrovamenti, magari di esemplari ancora più grandi, rimarrebbe l’unica alternativa - a detta del gruppo comasco - per estirpare una specie che non appartiene alla fauna originaria del Lario. Va ricordato che il pesce siluro è un predatore terribile che divora qualsi asi cosa trova sulla sua “strada”. Potenzialmente sarebbe in grado di azzerare la fauna ittica pregiata del Lago di Como, dal persico al luccio, all’anguilla. A detta degli esperti, il pesce siluro lariano vive su fondali profondi non più di 25 metri e caccia nelle ore notturne nelle acque antistanti la riva.
Nel primo bacino, la zona privilegiata di caccia è la “fossa” prospiciente i giardini a lago di viale Geno, un avvallamento ricco di pesci-foraggio. In realtà, proprio l’intero primo bacino del Lario sembra essere stato invaso da questo animale, che rappresenta una reale minaccia all’ecosistema e alla flora lacustre. Un predatore che può raggiungere anche i 2,5 metri di lunghezza e i 100 kg di peso.
 
NEL CUORE.ORG
6 SETTEMBRE 2013
 
ZIMBABWE, ELEFANTI UCCISI CON IL CIANURO: ARRESTATI SEI BRACCONIERI
I cacciatori di frodo scoperti dalla polizia e dai ranger
 
La polizia dello Zimbabwe ha scoperto sei bracconieri che hanno ucciso e preso le zanne di 41 elefanti a Hwange. Lo riferisce "Chronicle". I cacciatori di frodo usavano un metodo a dir poco crudele per uccidere i pachidermi: sale mischiato con il cianuro messi intorno a grandi vasche dove gli animali normalmente andavano a bere acqua. Dopo la morte, tagliavano le loro zanne e se le portavano a casa.
I bracconieri sono stati catturati dopo che i rangers hanno sentito degli spari. Hanno seguito le tracce fino ad una casa che veniva utilizzata come un magazzino. Uno di loro è stato poi convinto dagli agenti e dai ranger a telefonare al resto della banda e di farli arrivare in quell'abitazione, dove sono stati arrestati. I poliziotti hanno recuperato 17 zanne per un valore molto alto.
Il giornale ha anche riferito che l'ispettore capo locale ha detto: "Quello che stanno facendo è molto crudele, perché non finisce con la morte degli elefanti. I pachidermi che si nutrono dei loro simili morti moriranno a loro volto, perché il cianuro resta nel corpo della vittima".
Il bracconaggio di elefanti, tra l'altro, in Africa è aumentato drammaticamente. Un rapporto pubblicato quest'anno alla Convention sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione, dal titolo "Elephants in the Dust - The African Elefhant Crisis" ("Elefanti morti e sepolti, la crisi dell'elefante africano), ha calcolato che almeno 25.000 pachidermi sono stati uccisi in tutto il continente l'anno scorso . E non solo: il commercio di avorio - che è illegale - è raddoppiato dal 2007. In Tanzania, poi, vengono uccisi per le loro zanne 30 elefanti al giorno. E il governo prevede che di questo passo 10.000 esemplari potranno essere uccisi entro la fine di quest'anno.
 
LA ZAMPA.IT
7 SETTEMBRE 2013
 
Zimbabwe, 41 elefanti uccisi col cianuro
“La più grande strage nel nostro Paese”
Le autorità: «Le carcasse degli animali diventeranno cibo infetto, innescando una lunga scia di morte»L’allarme: «Il traffico d’avorioè in continuo aumento in Africa»
 
Hanno versato litri di cianuro nelle acque dove del lago dove andavano ad abbeverarsi gli elefanti dell’ Hwange National Park, nello Zimbabwe, uccidendo 41 esemplari. 
Il business dell’avorio continua a fare strage di animali in Africa, ma quello che è accaduto venerdì 6 settembre è considerato dalle autorità locali lo sterminio più grave della storia del Paese.  
La morte di questi elefanti può avere infatti conseguenze potenzialmente gravissime sull’ecosistema del parco. «Gli animali che si ciberanno delle carcasse saranno contagiati e moriranno, diventando a loro volta cibo infetto, in una catena letale che potrebbe protrarsi per anni provocando centinaia di vittime tra gli esemplari che popolano il parco». L’allarme arriva dalle autorità locali, che hanno arrestato i sei bracconieri responsabili dell’avvelenamento, già pronti a ricavare dalla vendita dell’avorio un gruzzoletto di 120 mila dollari.  
I numeri del traffico di zanne di elefante nel continente africano sono drammaticamente raddoppiati dal 2007 a oggi. Le stime ufficiali parlano di 25 mila esemplari uccisi negli ultimi anni. In Tanzania ne muoiono in media 30 al giorno, una strage quotidiana che sta decimando la seconda più grande oasi di elefanti in Africa. «Il tasso di povertà è in continuo aumento - avvertono le autorità - e il racket illegale dell’avorio rischia di espandersi a macchia d’olio coinvolgendo anche aree , come il Sudafrica, che fino ad oggi erano considerate “oasi felici” per gli animali». 
 
CORRIERE DEL TICINO
6 SETTEMBRE 2013
 
Sudafrica: 600 rinoceronti uccisi
I dati resi noti oggi dal ministero dell'ambiente sono impressionanti
 
CITTÀ DEL CAPO - I cacciatori di frodo in Sudafrica hanno ucciso oltre 600 rinoceronti in otto mesi, lo stesso numero che nel 2012 aveva rappresentato il totale di vittime di tutto l'anno. I dati resi noti oggi dal ministero dell'ambiente sono impressionanti soprattutto se si pensa che nel 2007 i rinoceronti uccisi erano stati in totale 13.
Il Sudafrica ospita il più alto numero di esemplari di rinoceronti al mondo ma l'azione dei bracconieri diventa sempre più aggressiva. Oltre la metà degli animali sono stati uccisi nel parco nazionale Kruger, la più grande riserva di animali del paese, al confine con il Mozambico.
A mettere in pericolo questi grossi mammiferi sono i corni che in Asia al mercato nero raggiungono prezzi altissimi. Le credenze popolari attribuiscono infatti alla polvere che se ne ricava proprietà terapeutiche e afrodisiache. In realtà si tratta di cheratina, la stessa sostanze presente nelle unghie, nei capelli e negli zoccoli degli animali. Quest'anno sono stati arrestati 191 bracconieri.
 
NEL CUORE.ORG
6 SETTEMBRE 2013
 
FUKUSHIMA, CARCASSE DI BALENE E DELFINI: "DISASTRO AMBIENTALE"
Migliaia di tonnellate di rifiuti radioattivi nel Pacifico
 
Le conseguenze del disastro di Fukushima sono sempre peggiori. Lo conferma il sito web cosmostv.org che ha pubblicato i risultati di uno studio del governo giapponese. Gravi ripercussioni stanno interessando l'Oceano Pacifico dove sono finite migliaia di tonnellate di rifiuti radioattivi, alla base di una vera e propria tragedia ambientale.
Il "ribollire dell'acqua" ha provocato anche la morte di centinaia di balene e delfini, le cui carcasse si stanno continuamente arenando sulle coste nipponiche davanti alla centrale nucleare. Una strage che sembra inarrestabile. Difficile valutare, tra l'altro, un intervento di salvataggio, pure perché questi rifiuti sono difficili ormai da intercettare.
 
GEA PRESS
7 SETTEMBRE 2013
 
Barcellona Pozzo di Gotto (ME) – Quattro cuccioli sul ciglio della morte, salvati dai Vigili del Fuoco (FOTOGALLERY)
 
Un po’ smagriti, sicuramente a causa della lunga permanenza sul ciglio della scarpata. I quattro cuccioli sono infatti rimasti  alcuni giorni tra un campo coltivato ed una ripida scarpata ai bordi di una strada nei pressi di Barcellona Pozzo di Gotto (ME). In mezzo, proprio al di sotto del manto stradale, vi era un canale di drenaggio  che veniva utilizzato dai piccoli cani appena qualcuno tentava di prenderli. In aggiunta a ciò la difficoltà di una recinzione di un terreno privato.
A nulla sono valsi, denunciano i volontari, i tentativi di coinvolgere le autorità, finchè ieri pomeriggio Angela Aspa, volontaria dell’Associazione Barcellonese Amici degli Animali, ha chiamato i Vigili del Fuoco. Da Barcellona Pozzo di Gotto è così subito partita una squadra che in poco tempo ha risolto il problema. Nonostante le difficoltà del luogo, i Vigili sono infatti riusciti a calarsi lungo la scarpata mettendo in sicurezza gli animali. Poi, uno ad uno, i cani sono stati prelevati. L’ultimo dei quattro, però, ha dato filo da torcere. Di farsi prendere, proprio non voleva sapere.
“Quei Vigili del Fuoco sono stati meravigliosi – afferma a GeaPress Angela Aspa – Intervenuti subito e nel giro di poco tempo hanno risolto con professionalità quanto sembrava impossibile“. I quattro piccoli cani, sono ora stati sottoposti alla visita veterinaria e si spera, risolti alcuni problemi di probabile dermatite, di poterli dare al più presto in adozione. Mistero su come i cagnolini siano finiti nei luoghi, ma non è da escludere che qualcuno li abbia abbandonati ai bordi della strada. Trovato il varco nella recinzione, i cani si sono così rifugiati nel  canale di drenaggio, a due passi dalla scarpata. Per fortuna sono stati notati e l’intervento risolutivo dei Vigili del Fuoco ha salvato loro la vita.
“Se non ci rimbocchiamo le maniche - ha aggiunto Angela Aspa – è tutto inutile. Occore però un intervento diretto delle Istituzioni, sia nei casi di emergenze ma anche di prevenzione generale del fenomeno. Occorre – ha concluso la volontaria – il controllo del territorio. Verifiche della Polizia Municipale, controlli a tappeto sulla microchippatura. Viceversa il problema del radagismo non sarà mai risolto“.
Intanto, per i quattro cuccioli, il problema principale, quello sulla vita, sembra proprio essere risolto. Grazie ai volontari e ai Vigili del Fuoco di Barcellona Pozzo di Gotto
VEDI FOTOGALLERY:
 
NEL CUORE.ORG
7 SETTEMBRE 2013
 
LATINA, TENTA DI LANCIARE CAGNETTO DA UN PONTE: DENUNCIATO 77ENNE
Bloccato dai carabinieri e da alcuni passanti
 
I carabinieri della stazione di Borgo Grappa, a Latina, hanno denunciato un 77enne, perché sorpreso mentre lanciava da un ponte un cagnolino allo scopo di disfarsene. Solo l'immediato intervento dei carabinieri e di alcuni passanti ha consentito all'animale di essere tratto in salvo. Il cane è stato affidato al servizio veterinario dell'Asl (Azienda sanitaria locale) di Latina. Per l'uomo è scattata una denuncia.
 
CASTEDDU ONLINE
7 SETTEMBRE 2013
 
WhatsApp Animali: "E' possibile trasportare un povero cucciolo così?"
Clamorosa immagine inviataci su WhatsApp da un nostro lettore.

 
Autore: Valentino Velari
 
Sardegna - Clamorosa segnalazione inviataci da un nostro lettore su WhatsApp al numero 342 04 28 755. Un povero cucciolo di cane trasportato pericolosamente su un veicolo in corsa.
"Si può trasportare un cane in questo modo?", si chiede il nostro lettore.
"Un cucciolo legato dietro a quest'auto che a tratti procede a sostenuta velocità e non si preoccupa che il cucciolo venga sbalzato da una parte all'altra del cofano della macchina. La foto è stata scattata in via Leonardo Da Vinci, in direzione Quartu Sant'Elena", racconta Vincenzo su WhatsApp.
Continuate a mandarci le vostre segnalazioni con un messaggio al numero 342 04 28 755.
 
LA GAZZETTA DI REGGIO
7 NOVEMBRE 2013
 
Pecore morte schiacciate e soffocate
 
LIGONCHIO (RE) - «Si tratta di un evento raro, e comunque faremo di tutto per sostenere i nostri allevatori». Il direttore del Parco nazionale, Giuseppe Vignali, torna sull’episodio di predazione (o meglio: tentata predazione) che nei giorni scorsi è costato la vita a una settantina di pecore in territorio ligonchiese. Terrorizzate dalla presenza dei lupi, si sono accalcate le une sulle altre; decine sono state schiacciate e soffocate dal peso delle altre. «Domenica 1 settembre – dice Vignali – il servizio veterinario Asl di Castelnovo Monti ha contattato i tecnici del parco per un evento di predazione verificatosi nella notte in località Piste di Ospitaletto. Il regolamento del parco in materia di danni da predatori prevede infatti che il danno sia accertato da un veterinario Asl e da un tecnico del parco, anche al fine di raccogliere tutti i dati utili all’indennizzo, che per legge spetta al parco stesso qualora il danno si verifichi entro i suoi confini. I tecnici hanno potuto constatare la morte per soffocamento e altre lesioni da schiacciamento di 73 pecore, le quali si sono verosimilmente ammassate al centro del recinto elettrico in cui erano custodite durante la notte, e nel quale stabulavano complessivamente circa 300 capi. Volendo ricostruire la dinamica più probabile, alcuni lupi devono aver tentato di entrare nel recinto ma si sono scontrati con i pastori maremmani posti a guardia all’esterno, che di fatto hanno riportato lesioni compatibili con morsi da lupo ma non sono in pericolo di vita. Le pecore in preda al panico si sono ammassate al centro della recinzione finendo schiacciate le une con le altre, e tra queste 73 hanno perso la vita». Secondo Vignali, il Parco «provvederà a indennizzare tutti i capi morti e le spese dello smaltimento delle carcasse, che sono state destinate ad un apposito impianto di incenerimento». Conclude il direttore: «Si è trattato di un evento piuttosto raro. I pastori avevano adottato correttamente le misure antilupo, ma il comportamento degli animali spaventati ha reso il bilancio molto pesante rispetto a quello che poteva essere. Pagheremo velocemente e aiuteremo in tutti i modi i nostri allevatori».
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
7 SETTEMBRE 2013
 
Poveri cani, canguri, cammelli: violenza anche sugli animali
 
La Mostra non ha risparmiato colpi (anche proibiti: vero “Moebius”?) allo spettatore, tra violenze domestiche di ogni tipo e i temi della crisi declinati nel modo più disgregante possibile. Ma agli animali non è andata meglio: molti, infatti, i film che li vedono, loro malgrado, vittime di atti brutali. Semplice messinscena? Realtà? Mah … la verosimiglianza di certe sequenze fa quasi dubitare della finzione. Nell’australiano “Tracks”, i cammelli vengono presi a fucilate e uno di loro viene persino castrato a sangue freddo senza anestesia. Pure la cagnetta nera, compagna di viaggio della protagonista, finisce male, avvelenata dalla stricnina. Ne “La moglie del poliziotto”, si consuma l’esecuzione di un daino sul ciglio della strada, mentre in “Joe” scopriamo che a Nicolas Cage piace il lombo di cervo che lui stesso si premura di tagliare dalla bestia appesa al soffitto. E poi ancora quaglie vive infilate in bocca dal protagonista squilibrato di “Child of God” e vitellini morenti portati a braccio da Xavier Dolan in “Tom a la ferme”. Ma la sequenza più splatter è certamente quella che immortale la strage di canguri in “Wolf creek 2”, investiti e arrotati da un’auto e da un camion sulle note di “The lion sleeps tonight”. Per un festival che premia i film con la scultura di un leone non c’è male.
 
IL CENTRO
7 SETTEMBRE 2013
 
Orso ucciso, fu un atto di bracconaggio

Claudia Sette

 
PESCASSEROLI (AQ) - L'orso Stefano è morto per essere stato investito da un fuoristrada di grosse dimensioni. L'ultimo referto sulla morte del plantigrado, avvenuta lo scorso mese di luglio alle pendici del monte Marrone, nel versante molisano del Pnalm, delinea uno scenario nuovo rispetto alle ipotesi che finora erano state avanzate. «Di fatto viene confermato» ,ha spiegato il commssario straordinario del Pnalm, Giuseppe Rossi,« quanto avevamo ipotizzato sin da subito e cioè che l'orso è stato vittima di un brutale atto di bracconaggio. L'animale, infatti, è stato investito da un fuoristrada probabilmente di grosse dimensioni, unica tipologia di auto che potrebbe raggiungere un luogo così impervio come quello in cui è avvenuta l'uccisione del plantigrado. L'orso Stefano - ha aggiunto Rossi - era evidentemente stato preso di mira da qualche bracconiere che dopo aver tentato di ucciderlo con arma da fuoco, come dimostrano i tre colpi rinvenuti sul suo corpo, ha completato la barbara uccisione investendo l'animale». Due inizialmente le ipotesi avanzate: avvelenamento e morte per arma da fuoco; nelle vicinanza infatti, era stata rinvenuta anche una carcassa di cavallo utilizzato probabilmente come esca. Sul corpo del plantigrado, inoltre, era stata accertata la presenza di di piombo e più precisamente nella zona sopraorbitale della testa. L'esame radiografico, eseguito dal Dipartimento di Scienze Biomediche della Facoltà Veterinaria di Teramo, inoltre, aveva da subito evidenziato anche la presenza di altri due colpi: il primo all'omero destro e una terza pallottola, caricata a pallini, sul dorso del corpo. E se ora gli esami condotti nell'istituto Zooprofilattico di Teramo confermano l'atto di bracconaggio, si attende di dare un volto e un nome ai responsabili di cui non si conosce l'identità essendo ancora in corso le indagini da parte della procura della Repubblica di Isernia. L'esemplare ucciso,infatti, rappresentava uno dei 60 orsi che popolano il territorio del Parco nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise e che costituiscono una risorsa da custodire gelosamente per la loro importanza faunistica, ma anche perchè rappresentano il cuore stesso dell'Abruzzo.
 
IL GIORNALE
7 SETTEMBRE 2013
 
LA LEGGE
Vietato cacciare di casa gli animali da compagnia
 
Per Legge (n.220/2012) nei regolamenti di condominio non potranno essere inserite, né ritenute più valide, disposizioni volte a limitare la libertà di vivere con un animale familiare. Infatti l'articolo 16 della Legge 220/12 (GU n.293 del 17 dicembre 2012), integra l'articolo 1138 del Codice Civile con la disposizione: «Le norme del regolamento condominiale non possono vietare di possedere o detenere animali da compagnia». La norma si applica a cani e gatti e a tutti gli animali domestici come conigli, galline, e altri ancora nel rispetto della normativa vigente.
La nuova norma va a incidere sui regolamenti esistenti di natura contrattuale e assembleare facendo cadere tutte le limitazioni o divieti al possesso di animali domestici. Sono sanzionabili, però, le condotte che provocano il deterioramento, la distruzione, o che deturpano o imbrattano cose mobili o immobili altrui (art. 635 c.p. "danneggiamento", art. 639 c.p. "deturpamento o imbrattamento di cose altrui").
 
PIACENZA SERA
7 SETTEMBRE 2013
 
Lav, Wwf e Legambiente contro Pets Festival: "Animali non sono merce"
 
Piacenza - Riportiamo la presa di posizione di Lav, Legambiente e WWF sul Pets festival in corso sabato e domenica a Piacenza Expo: "Nessuna Arca di Noè ma solo una mostra mercato di stampo commerciale. Regolamento di polizia urbana non rispettato dal Comune". Ecco il testo integrale
Gli animali non sono merce, ne possono essere trattati come peluche da mostrare in vetrina, e come associazioni  ambientaliste ed animaliste non possiamo non prendere posizione sul Pets Festival e sulle pretese finalità informative ed educative naturalistico ambientali,  di una mostra mercato dalle finalità assolutamente  ed esclusivamente commerciali .
Come associazioni che realmente tutelano gli animali per statuto manifestiamo quindi  la più viva perplessità su questa connotazione data al “Pets Festival” dagli organizzatori, perché, solitamente un’attività che ha per oggetto l’esposizione, e la vendita di animali, quindi, uno scopo prettamente lucrativo, e la tutela, la conservazione ed il rispetto delle caratteristiche etologiche degli animali non vanno di pari passo.
La definizione che riteniamo più corretta per questo festival è quella riportata sul sito di “mostra-mercato”. E trattasi, infatti, di una “mostra”, nella quale animali appartenenti alle specie di fauna selvatica ed esotica, anche rara, saranno esposti per due giorni in gabbie e recinti, alla luce artificiale e al frastuono causato dalla moltitudine di persone che affolleranno lo spazio espositivo, quindi, in forte stato di stress, dopo essere stati trasportati per chilometri su camion e furgoni. E di un “mercato” perché viene effettuata la vendita commerciale degli animali, mentre per cani e gatti allevatori pubblicizzeranno gli esemplari in vendita, successivamente, presso l’allevamento.
L’aspetto educativo e scientifico fatichiamo a trovarlo, il ricorso, nel definire l’evento, a presunte velleità di promozione della conservazione, tutela e rispetto animale riteniamo sia inappropriato per non dire fuorviante.
Il posto degli animale selvatici ed esotici è la natura, l’habitat nel quale dovrebbero nascere e crescere, ed è lì che devono stare, ed è solo osservandoli, studiandoli nel loro ambiente naturale che possiamo conoscerli veramente ed apprezzarli per le loro peculiarità. E’ attività legale esporre e vendere gli animali, ma non è corretto che si dica che lo si fa per il bene degli animali e per favorirne la conoscenza e la tutela.
Siamo, inoltre, assolutamente contrarie a che si rendano “domestici” animali selvatici ed esotici, il cui benessere è condizionato dal rispetto delle loro caratteristiche etologiche e riproduttive che escluderebbero, a priori, la compatibilità con appartamenti cittadini e l’assidua vicinanza dell’uomo, effetto, nella sostanza di una forzatura e pena la soppressione di istinti naturali.
Da questo punto di vista è sorprendente che il Comune di Piacenza abbia autorizzato la parte della mostra mercato sui Rettili (reptiles festival) dal momento che il regolamento comunale di polizia ne vieta tassativamente l’esposizione per esigenze di tutela e rischi sanitari .
Appena letto l articolo del regolamento abbiamo inviato una lettera di segnalazione al Comune e ieri l’ufficio legale della Lav di Roma, ha inviato una lettera di diffida al Comune,  con segnalazione anche al Corpo Forestale, Vigili  ed Ausl, come atto dovuto. Ci chiediamo come sia potuto accadere . Nella diffida è stato chiaramente ricordato che la violazione del regolamento potrebbe essere in contrasto con la normativa sulla tutela e benessere degli animali (l’art.544 ter-maltrattamento) dal momento che il maltrattamento non si configura soltanto tramite lesioni fisiche ma anche attraverso sofferenze di carattere ambientale, comportamentale ed etologico inflitte agli animali in situazioni di grave stress. Stiamo inoltre ancora attendendo tutta la documentazione autorizzativa richiesta oltre due settimane fa a tutti gli enti , per una verifica sulla regolarità delle autorizzazioni
Chiediamo un intervento di tutti gli enti interessati, ognuno per le proprie competenze, Corpo Forestale dello Stato, Comune di Piacenza, Azienda U.S.L., e tutti gli opportuni controlli al fine di verificare l’effettivo rispetto dei requisiti strutturali e delle condizioni essenziali atte a garantire, per quanto possibile, il benessere animale nei confronti delle animali in esposizione e in vendita ed il rispetto del regolamento C.I.T.E.S.Wwf Lav e Legambiente
 
LA ZAMPA.IT
7 SETTEMBRE 2013
 
Il guinzaglio corto diventa obbligatorio
Stretta del governo sui padroni dei cani
Da oggi in vigore le nuove regole: mai più a spasso senza museruola, stop agli animali aggressivi  a minorenni e pregiudicati
 
Novità in vista per chi ha un cane. La Gazzetta Ufficiale ha pubblicato un’ordinanza del Ministero della Salute che impone alcuni obblighi: 1) il guinzaglio dovrà sempre essere utilizzato nelle aree urbane e nei luoghi aperti al pubblico, fatte salve le aree per cani. Il guinzaglio non potrà essere più lungo di un metro e mezzo; 2) la museruola va sempre portata con sé; 3) è obbligatorio raccogliere le feci. Il proprietario del cane o chi lo detiene a qualsiasi titolo sarà responsabile penalmente e civilmente dei danni provocati dall’animale. 
I minori, i delinquenti abituali e i pregiudicati non potranno avere un cane di elevata aggressività. Sono vietati l’addestramento dei cani per esaltarne l’aggressività e la sottoposizione dei cani a doping. 
L’ordinanza, che varrà un anno, non vale per i cani delle Forze Armate, delle forze dell’ordine, per quelli delle persone diversamente abili e per quelli utilizzati per la conduzione delle greggi. 
 
IL GIORNALE
7 SETTEMBRE 2013
 
Il condominio? Paga anche il cane
Una donna di Reggio Emilia si è vista recapitare le spese per il labrador: «Consuma acqua pure lui»
Il cane? Se vive in condominio, è tenuto al pagamento delle spese condominiali. Gli animali (e per essi i loro amici uomini) volevano pari diritti. Li hanno ottenuti.

Gianpaolo Jacobini

 
San Martino in Rio (Reggio Emilia) - Per anni erano stati l'oggetto di accese dispute di pianerottolo, combattute in nome della tolleranza e dell'amore verso cani, gatti, uccelli ed affini. Poco meno d'un anno fa il Parlamento licenziava la legge (la 220 del 2012, entrata in vigore il 18 giugno 2013) che modificava il codice civile in termini più consoni alle moderne sensibilità, introducendo un principio fondamentale: «Le norme dei regolamenti condominiali non possono vietare di possedere o detenere animali domestici in casa». Detto fatto: bipedi, quadrupedi e volatili di qualunque specie e stazza hanno finalmente potuto far libero e indisturbato ingresso tra le mura domestiche. Con piena dignità e, però, anche qualche onere. Uno in particolare: contribuire alle spese.
Incredibile? Vero. Il caso è scoppiato a San Martino in Rio, alle porte di Reggio Emilia. Patrizia Amaduzzi e il suo Roan, adottato in canile nel 2010, si sono visti recapitare le richieste di pagamento delle quote condominiali. Una per la signora ed il compagno, titolari d'un alloggio delle case popolari di piazza dell'Acqua, ed una per il coinquilino a quattro zampe. Per il servizio idrico dovranno scucire 75 euro al mese: 30 euro a cranio i padroni, 15 il loro cucciolo. Che poi tanto cucciolo non è, trattandosi di un labrador di 6 anni. «Quando ho ricevuto la lettera - racconta la donna - lì per lì non ho reagito, ma non esiste che un cane sia chiamato a pagare le spese condominiali». Così la signora è andata a reclamare chiarimenti al consorzio «Casa mia», una cooperativa che collabora alla gestione del palazzo sammartinese. La risposta? Negativa. «Nulla di strano. Accade anche altrove», commenta
Secondo Malaguti, presidente di «Casa Mia». Duro invece Lorenzo Croce di Aidaa: «Una ridicola barzelletta, ma se è vera non esiteremmo un secondo a portare questi signori in tribunale. Se il cane è condomino allora ha diritto di voto in assemblea...»
La spiegazione logica ad una vicenda apparentemente surreale trova radice nella legge regionale emiliana che dal 2001 consente agli assegnatari di appartamenti di edilizia residenziale pubblica «di partecipare al procedimento di approvazione dei regolamenti». In Emilia Romagna la chiamano autogestione. «Ogni condominio - precisa Malaguti - decide da sé cosa fare. Quello di piazza dell'Acqua ha stabilito che al pagamento dei servizi comuni debbano contribuire anche gli animali domestici». Quelli come Roan? «Sì: utilizzano l'ascensore per i loro spostamenti e l'acqua per le loro esigenze. Credo sia giusto chiamare i proprietari a risponderne». Certo, non esiste una tabella universalmente valida. Al momento, il criterio di riferimento pare essere legato alla taglia: i piccoli sono esentati, per i grandi si paga. Quanto? Il 50% dell'importo richiesto ai condòmini umani e, soprattutto, pro-capite. Perché con l'autogestione la ripartizione delle spese non avviene più sulla scorta delle tabelle millesimali, ma per teste. Colpa del galoppare delle tariffe di acqua, luce e gas, ma pure dell'avanzata del fenomeno migratorio. «Una volta non ci si faceva caso - sottolinea Malaguti, alle spalle una formazione sindacale nella Cgil - Ma poi, quando con l'arrivo degli extracomunitari ci si è accorti che in case per quattro spesso trovavano posto anche sei, sette, otto persone s'è deciso di dividere le spese ripartendole equamente tra i condòmini». E adesso anche tra gli animali: per ogni diritto c'è sempre un dovere. Ed un prezzo da pagare.
 
LA NUOVA SARDEGNA
7 SETTEMBRE 2013
 
Sono oltre 770mila le pecore contagiate
 
di Stefano Ambu
 
CAGLIARI - Una Sardegna con tanti puntini rossi. Non è il morbillo, ma la rappresentazione grafica della diffusione della nuova ondata di lingua blu, la febbre catarrale degli ovini. Non è trasmissibile all'uomo, ma sta seminando morte e distruzione negli ovili. I puntini sono i 2543 focolai registrati dall'Istituto zooprofilattico sperimentale della Sardegna. 2543 aziende colpite dal morbo secondo le ultime rilevazioni dei veterinari aggiornate al 5 settembre. I casi di malattia confermati sono 869 (intorno allo 0,7 per cento), mentre i sospetti sono 1.764. Più di 5.400 gli ovini morti finora su oltre 770mila capi colpiti dalla blue tongue. Le zone più colpite. Le province più colpite sono quelle di Nuoro (700 casi), Oristano (670) e Sassari (420). Giusto per rendere l'idea dei disastri già provocati, proprio martedì prossimo sarà discusso dal Consiglio regionale il disegno di legge approvato dalla Giunta un mese fa sui frisarcimenti per le aziende danneggiate. Si parla di 10 milioni di euro per l’indennizzo dei capi morti e per il mancato reddito e aiuti per lo smaltimento delle carcasse. La prima epidemia, quella che nel 2000-2001 aveva seminato il terrore nelle campagne la ricordano ancora tutti, ma ora la blue tongue è tornata a colpire con la stessa virulenza. Quasi giocando d'astuzia, usando come armi lo spazio e il tempo. Lo spazio perché, l’hanno spiegato bene gli esperti riuniti a Cagliari per fare il punto della situazione in un convegno organizzato dall’Istrituto zooprofilattico nella sala Thun dell'Ospedale Microcitemico, la malattia è rimasta in agguato, come in attesa del momento propizio per colpire. E infatti è spuntata fuori all'improvviso, colpendo a macchia di leopardo: dal Medio Campidano alla Gallura, alla Nurra, all’Oristanese. Toccando tutta l’isola. La distribuzione degli episodi clinici risparmia in parte soltanto le coste del Nord e del Nord-Ovest e la provincia di Carbonia-Iglesias, la meno colpita, dove i casi di malattia che si sono verificati l’anno scorso hanno forse favorito una risposta immunitaria più forte degli animali. E infatti in quella zona, la cartina della Sardegna è piena di puntini gialli: focolai estinti. Fattori climatici. Ma c'è anche il fattore tempo. «La manifestazione della malattia è avvenuta con caratteristiche originali, perché è emersa contemporaneamente in tutta la Sardegna – ha spiegato il direttore sanitario dello Zooprofilattico, Paola Nicolussi –. L’esplosione dei sintomi a luglio ha anticipato di un mese le attese dei picchi epidemici, che di solito si verificavano ad agosto inoltrato». Un anticipo che, come ha poi spiegato Sandro Rolesu, responsabile del Centro di sorveglianza epidemiologica dello Zooprofilattico, ha complicato il piano di reazione con i presidi immunizzati. «Difficile fare un raffronto – ha detto Rolesu – con l'epidemia degli inizi del Duemila. Al momento stiamo osservando la crescita di questa nuova ondata, con una mortalità che per ora non arriva all'un per cento. Ma per un confronto vero, bisognerà ancora aspettare». Le analisi. Il pericolo non è mai venuto meno e quindi si combatte. L’Istituto zooprofilattico della Sardegna ha eseguito oltre 37mila analisi per la ricerca del virus e degli anticorpi negli animali, segno di contatto con l’agente patogeno. Dai test di laboratorio è stato accertato che il responsabile della nuova epidemia di lingua blu è il sierotipo 1 (BTV1), già riscontrato in passato, ma circolano anche il 16 e i sierotipi 2 e 4 responsabili delle vecchie epidemie, avvertono i veterinari dell’Izs. Territorio a rischio. «Il ricorso al vaccino, disponibile per i sierotipi 1 e 8, è indispensabile ma non basta a vincere questa nuova ondata – ha detto Rolesu –. I sierotipi della blue tongue sono 24 e trovano terreno favorevole in Sardegna, dove sono presenti i fattori scatenanti della malattia: l’insetto vettore Culicoides imicola, la circolazione del virus e un patrimonio ovino enorme. Il risultato è che ci troviamo esposti alla circolazione di tutti i sierotipi e all’introduzione di nuovi ceppi delle cosiddette malattie emergenti, favorite dalle alte temperature e dalla globalizzazione dei commerci. Dunque la forma più efficace, insieme alle strategie sanitarie di contrasto già in atto, è sicuramente la riduzione dei fattori di rischio ambientali e la limitazione della densità e del contatto fra insetto vettore e animali».
 
BOLOGNA TODAY
7 SETTEMBRE 2013
 
Virus Aviaria, animalisti Essere Animali: "Già uccisi oltre un milione di esemplari"
Dopo gli abbattimenti e l'allarme H7N7 insorge Essere Animali: "Allevamenti laboratori di prolificazione ed evoluzione di virus, a cui si aggiunge l'uso smodato di antibiotici per farli sopravvivere in quelle condizioni"
 
Casi di aviaria negli allevamenti emiliani e abbattimenti massici di galline e tacchini: "Le condizioni di allevamento contribuiscono all'estensione dei virus e causano sofferenza agli animali - è l’associazione Essere Animali, fortemente contraria a qualsiasi tipologia di allevamento perché sempre coercitiva e violenta - "Superiamo l'ideologia che ritiene necessario e moralmente accettabile nutrirsi di animali o di loro derivati. Sono oramai quattro gli allevamenti di galline o tacchini situati in provincia di Ferrara e Bologna in cui è stato rilevato il virus H7N7, noto più comunemente come virus dell'Aviaria, a cui è da aggiungersi una struttura di Rovigo, negativa ai controlli ma legata commercialmente agli altri allevamenti".
“Oggi la maggior parte degli animali viene allevata in maniera intensiva, il sovraffollamento e la minima mancanza di spazio vitale oltre ad essere la causa di sofferenze inaudite, costituiscono un vero e proprio laboratorio di prolificazione ed evoluzione di virus come l'aviaria, a cui si aggiunge l'uso smodato di antibiotici somministrati agli animali per farli sopravvivere in quelle condizioni, che però facilitano a diffondere rapidamente il virus” affermano ancora gli attivisti di Essere Animali.
La preoccupazione delle Istituzioni e dell'opinione pubblica è indirizzata al contenimento del virus e alla sua trasmissione all'essere umano, fortunatamente per ora di entità non preoccupante, ma è legittimo ed impellente chiedersi se è veramente necessario oggi nutrirsi di animali e dei loro derivati come le uova, la cui produzione causa sempre morte e sofferenza, anche negli allevamenti cosiddetti biologici".
“Non crediamo si debba criticare solo la metodologia intensiva di allevamento, prendiamo ad esempio proprio le galline: solo gli esemplari femmina producono uova, i pulcini maschi quindi vengono uccisi appena nati e questo accade anche per le uova provenienti dagli allevamenti biologici. L'opinione comune è quella di pensare che gli animali esistano per soddisfare i nostri bisogni, d'altronde allevamenti e macelli sono legali ed autorizzati dallo Stato. Ma poiché gli animali sono esseri senzienti, capaci di percepire la sofferenza e provare emozioni, riteniamo che la società dovrebbe progredire abolendo lo sfruttamento degli animali”, sostiene l'associazione.
L'associazione Essere Animali ha realizzato recentemente un'investigazione all'interno degli allevamenti intensivi e biologici di galline ovaiole presenti in Emilia Romagna, documentando la realtà di questi animali costretti a produrre incessantemente uova e infine uccisi quando non più redditizi.
 
GEA PRESS
7 SETTEMBRE 2013
 
Taiji – Il primo delfino è stato macellato
 
Nella baia di Taiji sarebbe già avvenuta la prima macellazione stagionale di un delfino. Secondo quanto diffuso da Dolphin Project, uno dei tursiopi imprigionati nelle scorse ore nella Baia per i delfinari, sarebbe stato prelevato e  macellato.
Dolphin Project, curato dall’ONG Earth Inslad Institute, è un progetto diretto di Richard O’Barry, l’ex addestratore di delfini statunitense il quale, mandato all’aria il suo lavoro, ha deciso di dedicare la vita alla salvaguardia dei cetacei e contro l’uso nei delfinari.
L’animale macellato, dovrebbe essere un giovane. Si tratta di uno dei 557 tursiopi  che costituiscono la specifica quota su 2013 delfini appartenenti a più specie, che quest’anno potranno essere catturati. Per loro il destino riserverà la vasca di un delfinario come la macellazione nella baia. Dal primo settembre due gruppi di tursiopi sono stati intercettati dalle barche dei pescatori giapponesi. Fino ad ora, tutti gli animali prescelti, sono stati avviati nel settore destinato alle successive spedizioni verso i circhi d’acqua. Oggi, invece, la novità.
Tenendo in considerazione che i delfinari richiedono in particolar modo giovani e femmine di tursiopi, è probabile che l’animale in questione, inizialmente destinato per i circhi d’acqua, non presentasse le caratteristiche richieste.
 
NEL CUORE.ORG
7 SETTEMBRE 2013
 
NICARAGUA, TARTARUGHE MARINE IN CALO: "TEMPERATURE IN AUMENTO"
Attese 5mila testuggini. Ne sono arrivate solo 92
 
Le autorità e gli ambientalisti hanno riferito che quest'anno il numero di tartarughe marine arrivate sulla costa pacifica del Nicaragua è diminuito drasticamente. Secondo i dati raccolti, sono duemila le tartarughe giunte sulla costa di Rivas a luglio e agosto. Nello stesso periodo, l'anno scorso, il numero di testuggini dirette verso la costa è stato di 21.350.
Mario Rodriguez, delegato all'Ambiente di Rivas, ha spiegato che il governo e i volontari si aspettavano di accogliere solo lunedì scorso cinquemila tartarughe e invece solo 92 hanno raggiunto la spiaggia. Si tratta, a suo dire, del più grande calo in tartarughe marine mai registrate dalle autorita' in dieci anni. Per gli scienziati, il crollo di arrivi potrebbe essere dovuto al cambiamento climatico che sta interessando la temperatura dell'oceano e le maree.
 
LA ZAMPA.IT
7 SETTEMBRE 2013
 
Pancho, pellicano domestico nuova star di Cuba
 
All’Avana un pellicano di nome Pancho è una star nel suo quartiere a La Havana, intorno alla 23esima strada. I vicini lo conoscono e lo salutano. E lui esce di casa e cammina sul marciapiede come se fosse una persona. Senza nessuna paura di passanti e automobili in strada. Nella famiglia che lo ha adottato si sente quasi un figlio: di rado si allontana dalla mamma umana, Magela Guerrero di 32 anni, madre di un 13enne. Anzi, attacca chi cerca di avvicinarsi troppo alla donna. Persino il marito di Magela si lamenta per le beccate prese a causa della gelosia: l’uomo non può permettersi di coccolare la moglie in presenza dell’uccello. Ma come è arrivato Pancho a varcare l’uscio di Guerrero? Nel 2011 alcuni pescatori hanno portato il pellicano moribondo, senza piume e senza appetito, alla donna. L’uccello era in condizioni così critiche che lei non sperava di guarirlo. Poi, con cure amorevoli e pazienti, insieme a una terapia ad hoc composta da pomate e farmaci, ha fatto il miracolo.
FOTO
 
LA CITTA’ DI SALERNO
8 SETTEMBRE 2013
 
Cani e gatti uccisi col veleno La denuncia del parroco
 
Prov. di Salerno Gatti uccisi con polpette al cianuro. È quanto si è verificato nei giorni scorsi a Li Curti, dove sono stati trovati morti, in diversi punti del centro di Sant’Arcangelo, i piccoli animali di alcuni residenti ma anche randagi che, di solito, vengono accuditi dalla gente del posto. Stessa sorte è capitata a un cane e a un gatto del parroco della chiesa di San Gabriele Arcangelo ai Pianesi, don Alberto Masullo, il quale ha denunciato dall’altare l’uccisione dei suoi animali domestici. Evidentemente, in zona c’è qualcuno che odia gli animali al punto da arrivare a “liberarsene” con metodi criminali. Alcuni gatti sono stati trovati morti con la bava alla bocca, segno evidente di intossicazione alimentare. E non è la prima volta ch e accade a Li Curti. «Purtroppo no – conferma Francesco Memoli – Nella zona si sono già verificati episodi del genere: in passato altri cani e gatti sono stati vittime di avvelenamenti, senza che ci sia stato alcun intervento delle forze dell’ordine. Spero che la sensibilizzazione dell’opinione pubblica possa sortire qualche effetto».
 
IL RESTO DEL CARLINO
8 SETTEMBRE 2013
 
Polpette avvelenate al parco Area recintata dai vigili
Trovate in via Fortezza. In corso le analisi sulla carne 
 
Ferrara - Ancora polpette di carne sospetta abbandonate in un parco cittadino. A dare l’allarme, ieri pomeriggio intorno alle 18, sono state alcune persone che passeggiavano nell’area verde di via Fortezza, non lontano dall’acquedotto.
Alla vista di un paio di polpette di carne, i passanti hanno subito pensato che potesse trattarsi di bocconi avvelenati, lasciati nell’erba per attirare i tanti cani che corrono e giocano nel parchetto. Immediato l’allarme alla polizia municipale, che ha individuato e raccolto i bocconi di carne. In tutto le esche recuperate dai vigili sono state due. I bocconi sono stati consegnati al servizio veterinario dell’Ausl che dovrà condurre le analisi del caso al fine di verificare l’eventuale presenza di sostanze tossiche nella carne. Per precauzione gli agenti della municipale hanno poi provveduto a recintare la zona, anche per evitare che qualche quadrupede potesse trovare e addentare eventuali esche passata inosservata. Dell’episodio verrà informata anche la prefettura.
Quello di ieri è il secondo episodio di questo tipo capitato nel giro di un anno. Nell’agosto scorso infatti, alcuni passanti avevano notato una persona abbandonare bocconi di carne nell’erba del parchetto del sottomura di via IV Novembre. Secondo quanto riportato dai testimoni, si trattava di pezzi di carne macinata dall’aspetto insolito, probabilmente svariati. Anche in quel caso sul posto era intervenuta la polizia municipale che aveva raccolto i bocconi e recintato la zona. Si tratta di episodi che destano non poche preoccupazioni, soprattutto tra i tanti amanti degli animali che ogni giorno passeggiano nei parchi con i loro amici a quattro zampe.
 
NEL CUORE.ORG
8 SETTEMBRE 2013
 
COLLARE ELETTRICO, DENUNCIATO PER MALTRATTAMENTO NEL PISANO
Aveva messo al cane il collare anti-abbaio
 
Nei giorni scorsi un cittadino della Valdera (Pisa) è stato denunciato dalle autorità competenti per aver fatto indossare il collare elettrico al suo cane. Lo rende noto la Dav, l'associazione Difesa Ambiente e Vita. "Non sappiamo – affermano gli animalisti – se il collare fosse del tipo chiamato comunemente "antiabbaio" oppure no. Fatto sta che evidentemente è stato riscontrato un caso di maltrattamento su animali". Infatti una sentenza della Cassazione del 2007 ha confermato la condanna per maltrattamento di una donna che utilizzava sul proprio cane il collare elettrico "antiabbaio". Secondo i giudici supremi, l'uso di tale collare "rientra nella previsione del Codice penale che vieta il maltrattamento degli animali,... costituisce incrudelimento senza necessità nei confronti di animali, suscettibile di dare luogo quanto meno al reato di cui all'articolo 727 c.p." Paradossalmente non vi sono norme- se non alcune leggi regionali –che vietino questo strumento. Ne vietava esplicitamente l'uso l'ordinanza emessa nel 2005 dall'allora ministro della Salute Storace, che però fu annullata dal Tar del Lazio.
 
IL TIRRENO
8 SETTEMBRE 2013
 
Mette il collare elettrico al cane perché non abbai: denunciato
 
PONTEDERA (PI) Per non far abbaiare il cane nel giardino di casa gli aveva messo un collare elettrico, vietato dalla legge. La Forestale, dopo una segnalazione, è intervenuta e ha denunciato per maltrattamento di animali il proprietario del cane, che abita nella zona dei laghi Braccini a Pontedera. «Non sappiamo se il collare fosse del tipo chiamato comunemente “antiabbaio” oppure no. Fatto sta che evidentemente è stato riscontrato un caso di maltrattamento su animali. Sì perché la normativa italiana sull'uso di questi strumenti non è affatto chiara», interviene la Dav, associazione difesa ambiente, animali e Vita, sostenendo l’operato della Forestale. Tra il 2005 e il 2008 si sono succedute tre ordinanze del Ministero della Salute che hanno vietato l'uso di quei collari, affermandone la rilevanza penale quale ipotesi di maltrattamento . In Toscana esiste poi una norma che ne vieta l'utilizzo: l’articolo 11 comma 2 della legge regionale toscana numero 59 del 2009 vieta l’uso di collari elettrici nel contesto di una prescrizione normativa che fa riferimento a comportamenti violenti o costrittivi sugli animali. La Dav si schiera per il divieto di uso e anche di vendita di questi strumenti di correzione illegali e annuncia che se ne avrà notizia, li segnalerà alle autorità.
 
CORRIERE DELLA SERA
8 SETTEMBRE 2013
 
LATINA
Due storie di cani maltrattati:
scatta la denuncia per i responsabili
Un 77enne di borgo Grappa ha lanciato da un ponte il suo cane meticcio. Un cocker è stato trovato in fin di vita
 
LATINA - Ha cercato di disfarsi del proprio cane gettandolo in un canale, scaraventandolo giù da un ponte. Per sua sfortuna, e per la fortuna dell'animale, il gesto così plateale non è sfuggito agli occhi dei alcuni passanti che lo hanno denunciato.
CANE SALVATO - Protagonista della vicenda un 77enne di borgo Grappa (nei pressi di Latina) che si è guadagnato una denuncia per maltrattamento di animali dopo aver lanciato da un ponte il suo cane meticcio nel tentativo di disfarsene. L'animale, tratto in salvo dai passanti e con l'aiuto dei carabinieri, è stato affidato alle cure del servizio veterinario della Asl di Latina. L'anziano è stato invece denunciato.
SALVATO IN AUTO - Altro caso viene segnalato sabato 7 dalla polizia municipale del comune di Sperlonga. Gli uomini della municipale - il giovedì precedente intorno alle 15 e 30 - hanno scoperto un cocker, che respirava con gravi difficoltà, all'interno di una macchina con i finestrini chiusi. Come racconta una nota della polizia locale «Gli agenti si sono immediatamente attivati per rintracciare il proprietario dell’autovettura e quindi del cane».
ANZIANO DENUNCIATO - «Dopo circa un'ora dalla scoperta, mentre il cane mostrava sempre più evidenti segni di sofferenza, si palesava l'uomo, un pensionato residente a Roma. Una volta verificate le condizioni del cocker - spiega la municipale - l'uomo veniva invitato dagli agenti negli uffici di via Campo delle Monache, dove si dava luogo all'identificazione ed agli accertamenti del caso. Il proprietario del cane è stato deferito all'Autorità Giudiziaria per maltrattamento degli animali ai sensi dell'articolo 727 del codice penale.»
 
CORRIERE DELL’UMBRIA
8 NOVEMBRE 2013                  
 
Terni, ancora animali abbandonati in strada: l’ultimo caso alle porte di Collescipoli
La denuncia di una lettrice del Corriere dell'Umbria: "Lo ha lasciato su un campo, come una busta di rifiuti. Senza un briciolo di umanità"
 
Animali abbandonati anche a fine estate. L’ultima segnalazione, arrivata ieri in redazione, è stata di una signora residente da diversi anni a Collescipoli.
“Mercoledì scorso - racconta - ho visto un uomo fermare la macchina ai bordi di una strada di campagna. In tutta tranquillità l’ho visto sbarazzarsi di un piccolo barboncino nero, prima di ripartire a tutto gas. Lo ha lasciato su un campo, come una busta di rifiuti. Senza un briciolo di umanità. Poco dopo mi sono recata nei paraggi, ma dell’animale - forse terrorizzato - non c’era alcuna traccia. Voglio fare un appello a chi lo ha involontariamente visto. Spero che possa essere salvato”.
Pochi giorni fa, come si ricorderà, una cagnolina (tra l’altro incinta e ridotta in pessime condizioni) era stata legata al guard rail e abbandonata nei pressi dell’us cita Terni -Est. Per fortuna una ragazza che transitava in quel momento lungo la strada, si è accorta dell’animale. E così, una volta liberato, lo ha subito trasportato all’Enpa locale.
 
LA REPUBBLICA
8 SETTEMBRE 2013
 
Abbandona i cani sul terrazzo di casa
denunciata una diciottenne
 
A Mola di Bari  (BA) i carabinieri hanno scoperto che la ragazza teneva i due animali in pessime condizioni igieniche, malati, denutriti e disidratati
Una ragazza di 18 anni è stata denunciata dai carabinieri a Mola di Bari per maltrattamenti di animali. I carabinieri hanno compiuto dei controlli durante i quali, sul terrazzo dell'abitazione della diciottenne, hanno trovato due cani in pessimo stato di salute, denutriti e disidrati oltre che in scarse condizioni igieniche. Gli animali sono stati immediatamente tolti alla proprietaria e affidati alle cure di una struttura locale perché possano tornare in buone condizioni.
 
METEO WEB
8 SETTEMBRE 2013
 
Animali: sempre più amici a 4 zampe vittime di incidenti domestici per noncuranza dei padroni
 
Purtroppo i nostri amici a 4 zampe sono coinvolti, più di quanto si possa immaginare, in incidenti domestici e secondo l’Istat sono 230.000 i cani e gatti vittime di scottature, intossicazioni da cibo, annegamenti,morte per soffocamento(pensiamo ai pesci costretti in piccoli acquari che muoiono per rovesciamento o folgorati dall’impianto elettrico dell’acquario). Altre morti avvengono per contatto con oggetti pericolosi lasciati ben in vista, intossicazione da sostanze tossiche, bambini con cui vengono lasciati giocare, investimento di auto o moto in zone circostanti alla casa del loro padrone. Durante l’inverno è d’obbligo non lasciare cani e gatti a dormire vicino a termosifoni, caminetti o altre fonti di calore o all’aria troppo secca: le alte temperature posso no provocare perdita di pelo, prurito per via di irritazioni cutanee ed altre complicazioni.
 
GAZZETTA DI REGGIO
8 SETTEMBRE 2013
 
Cane rischia la morte al Rifugio Battisti ma viene salvato
 
LIGONCHIO  (RE) - Si sono mobilitati in tanti, per cercare di salvare un cane che stava vivendo dolori insopportabili difficili da comprendere, ma alla fine, il salvataggio quasi impossibile è riuscito. Ora Dhago, un cane di razza Weimaraner di 18 mesi, sta meglio, ma poche sere fa se l’è vista davvero brutta al Rifugio Battisti, dove con i suoi padroni stava partecipando a una serata in cui un gruppo di amici, tutti con cani al seguito, si erano avventurati fino a uno dei luoghi più belli del crinale. Qui però può essere complicato soccorrere tempestivamente un animale che si senta male. A raccontare quanto avvenuto poche sere fa è Giancarlo Spadacini, dell’associazione reggiana IdealDog, presente alla serata: « Ci trovavamo al Rifugio Battisti, e quanto è successo evidenzia una preziosa collaborazione dei responsabili del rifugio, in particolar modo di Stefano e Raffaele che hanno reso disponibile un fuoristrada per un viaggio fuori programma durante la notte. Ma è stata preziosa anche la collaborazione di diverse altre persone. Alle 22 circa Dhago, un cane Weimaraner di 18 mesi, ha mostrato di essere in preda a grande dolore e disagio allo stomaco, che ha cominciato a indurirsi gonfiandosi. Si possono immaginare la paura e l’esasperazione dei proprietari giunti al rifugio Battisti per un’escursione con amici e cani al seguito, all’insorgere di quei sintomi». La situazione di grande sofferenza per il cane, ma anche per i proprietari, una coppia piacentina, inerme spettatrice del malore, ha portato a far scattare la solidarietà dei presenti. Prosegue Spadacini: «Sono partite alcune concitate chiamate a un veterinario amico, grazie al telefono di una ragazza ospite della struttura, che prendeva fortunatamente la linea nel piazzale del rifugio, per ottenere una pseudo “diagnosi telefonica” e un consiglio sul da farsi. Il veterinario ha valutato i sintomi visibili: assenza di vomito nonostante i tentativi, e addome indurito. Ha così capito che poteva trattarsi di un caso di torsione di stomaco e ha consigliato di precipitarsi a valle per incontrare un collega veterinario di Villa Minozzo, il più vicino disponibile, allertato da lui dopo un altro giro di telefonate». La torsione dello stomaco può avvenire abbastanza frequentemente ai cani di media e grande mole conseguentemente all’ingerimento di cibo, acqua o anche solo aria che, causa movimento repentino come un salto, una corsa, provocano il rigiro su se stesso dello stomaco con occlusione dei condotti, innescandone il rigonfiamento inarrestabile, il più delle volte letale. Conclude il suo racconto Spadacini: «E’ partita, grazie al fuori strada messo a disposizione, una veloce discesa sulle sterrate dell’Abetina Reale per un viaggio della speranza fino al paese di Civago, di lì poi con altra auto, una corsa a Villa Minozzo dove il cane è stato operato d’urgenza e con successo dal secondo veterinario, e salvato da morte certa. Ora Dhago sta bene ed è tornato dopo un giorno di degenza a casa propria. Ai gestori del rifugio Battisti, Stefano e Raffaele, a entrambi i veterinari prodigatisi, e a tutti coloro che hanno dato una mano va la grande riconoscenza di Elisabetta ed Enrico, di Piacenza, per il grande gesto di umanità e professionalità verso il loro amato cane».
 
MATTINO DI PADOVA
8 SETTEMBRE 2013
 
Cagnolino conteso, rissa in centro: arrivano 3 pattuglie di vigili
Parapiglia tra una ventina di giovani in piazza Garibaldi: necessario l'intervento di tre pattuglie dei vigili per riportare la calma
 
PADOVA. Offese, minacce, spintoni: una ventina di giovani accalcati e pronti a dare libero sfogo alla violenza. È servito l’intervento di tre pattuglie della polizia municipale, ieri pomeriggio poco dopo le 17, tra porta Altinate e piazza Garibaldi. Due giovani sono venuti alle mani perché si contendevano la proprietà di un cagnolino: alle loro spalle gli amici pronti a dare man forte.
La situazione non è degenerata solo grazie all’intervento di un funzionario della polizia municipale libero da servizio: passeggiava in centro città insieme alla moglie quando è scoppiato il parapiglia.
Da un lato una coppietta di diciottenni con il cucciolo in braccio, dall’altro un nutrito gruppo di coetanei “capitanato” da un ragazzetto disposto a tutto pur di riprendersi il cagnolino. Gli animi si sono scaldati in un attimo e i due contendenti hanno cominciato a spintonarsi in mezzo alla gente a passeggio nel centro cittadino.
Il funzionario dei vigili ha compreso al volo la situazione e ha contattato la centrale operativa chiedendo l’intervento di tre pattuglie. Dopo poco sono accorsi sei agenti in divisa, lesti a frapporsi tra i due gruppi richiamandoli alla calma. Nel frattempo, infatti, alcuni adolescenti avevano deciso di schierarsi dalla parte della coppietta alimentando il numero di intemperanti.
Ma anche di fronte ai vigili urbani nessuno dei contendenti ha mollato la presa: entrambi sono rimasti sulle rispettive posizioni, entrambi recriminavano la proprietà del cucciolo che seguiva con gli occhi sbarrati le concitate fasi della trattativa.
Tutti i giovani coinvolti nel parapiglia sono stati accompagnati in municipio e tutti hanno dovuto esibire i documenti d’identità.
Sul posto è intervenuto anche il veterinario dell’Usl 16, la cui presenza è stata richiesta per il controllo del microchip in cui sono contenuti i dati da verificare all’anagrafe canina. Dopo un quarto d’ora di tensione, dunque, la situazione è tornata alla normalità.
Ora saranno i vigili urbani a dover stabilire chi dei due aveva ragione. Non è ancora chiaro il contesto in cui è maturata la disputa. Quel che è certo, è che i due ragazzi si conoscevano.
 
GEAPRESS
8 SETTEMBRE 2013
 
La “nuova” Ordinanza su mutilazioni cani, guinzaglio e museruola (SCARICA IL PDF)
In attesa del Testo Lorenzin, il Ministero della Salute reitera per la terza volta l'Ordinanza con carattere di "urgenza"
 
Dovrebbe essere l’ultima volta, ovvero quella del reitero dell’Ordinanza del Ministero della Salute “concernente la tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani“. Questo se verrà completato l’iter parlamentare del cosiddetto Decreto omnibus del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin (vedi articolo GeaPress). . Un provvedimento, quest’ultimo, passato quasi in secondo piano in casa animalista ma che ha il merito di avere previsto all’interno di un Testo unico i vari contenuti di più Ordinanze in tema di animali. Bocconi avvelenati, Ordinanza equidi e d altre disposizioni tra le quali proprio quella sull’aggressività dei cani.
Considerata anche la pendenza dell’iter relativo al Decreto Lorenzin, l’Ordinanza ministeriale sull’aggressività dei cani e l’incolumità delle persone è  stata, quindi, reiterata e venerdì scorso è giunta così alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale numero 209. Ne danno puntale comunicazione le Guardie dell’Ambiente di Corato (BA).
Il nuovo Testo (SCARICA PDF) prevede particolari disposizioni per i proprietari dei cani, quali quelle relative all’obbligo di guinzaglio. In modo particolare è previsto doversi “utilizzare sempre il guinzaglio a una misura non superiore a mt 1,50 durante la conduzione dell’animale nelle aree urbane e nei luoghi aperti al pubblico, fatte salve le aree per cani individuate dai comuni“. Obbligo di portare con sé anche la museruola che va però utilizzata nel caso di situazioni di rischio per l’incolumità pubblica.
Obblighi particolari anche nel caso delle mutilazioni. In particolare bisognerà rispettare i divieti che derivano dall’applicazione  della Convenzione Europea per la protezione degli animali da compagnia, a sua volta recepita con legge dello Stato nel 2010. Ad ogni modo gli interventi chirurgici potranno essere effettuati ma previa certificazione del veterinario.
Imposto anche il divieto di addestrare, nonchè di selezionare, cani con il fine di esaltarne l’aggressività.
Responsabilità civile e penale per i proprietari, e limitazioni sul possesso di un animale per particolari categorie di persone.
Vale la pena ricordare che in quest’ultimo caso si tratta della terza reiterazione (più un quarto provvedimento integrativo) della suddetta Ordinanza. Curioso come tali disposizioni vengono definite “contingibili ed urgenti” senza che ancora, però, esista un Testo organico di legge che faccia propri i principi così regolamentati.
In attesa del provvedimento Lorenzin, per 12 mesi varrà quest’ultima Ordinanza.
 
NEL CUORE.ORG
8 SETTEMBRE 2013
 
METTI UN GATTO NEL MOTORE: BUTCH VIAGGIA A 100 ALL'ORA MA SI SALVA
Avventura a lieto fine di un felino in Florida
 
Non è normale che il motore faccia le fusa. Quando Robert Avery, di Palm Coast, Florida e suo figlio hanno cercato l'origine di quel suono, sopra uno dei pneumatici, hanno trovato un gattino incastrato tra le sospensioni. Visto che non poteva esserci arrivato mentre il veicolo era in moto, il piccolo felino doveva essersi "accomodato" lì almeno dalla notte prima a Daytona Beach, a 38 miglia dal punto della scoperta. Insomma "Butch" – così è stato chiamato il gatto – ha viaggiato per 61 chilometri in una posizione impossibile ed è sopravvissuto, benché la velocità media del viaggio sia stata di circa 100 chilometri all'ora. Il minimo che Avery potesse fare per questo gattino dagli occhi azzurri era adottarlo. Detto, fatto. Una piccola storia accaduta nei giorni scorsi che è piaciuta ai media americani.
 
LA ZAMPA.IT
9 SETTEMBRE 2013
 
Florida, il gatto Butch viaggia ai 100 km/h fra le sospensioni di un’automobile
Il felino ha percorso circa 60 chilometri incastrato nel veicolo ed è sopravvissuto
 
Il motore faceva uno strano rumore. Assomigliava alle fusa di un gatto. No, erano proprio le fusa di un gatto. È quanto hanno scoperto Robert Avery, di Palm Coast, in Florida, quando hanno individuato la causa di quel rumore: «Un gattino si era infilato ed era rimasto incastrato fra le sospensioni della sua auto».  Solo in quel momento hanno realizzato che il felino aveva viaggiato con loro per i circa 60 km percorsi durante la notte. Tra l’altro un gatto particolarmente fortunato visto che l’uomo ha anche ammesso di aver tenuto una velocità media di circa 100 km/h. «Quando l’abbiamo tirato fuori il gatto era sporco, brutto, coperto da tante sostanze. Era un ometto bruttino» ha commentato scherzosamente il signor Avery . Ma ora Butch, così è stato chiamato il gatto, ha almeno trovato una nuova famiglia: dopo l’esperienza vissuta Avery ha detto di adottarlo. 
 
LA ZAMPA.IT
8 SETTEMBRE 2013
 
La scimmietta chiede aiuto per aprire la noce
 
È una scena tenerissima quella che gira sul web dove una scimmia cappuccina, non riuscendo ad aprire una noce di cocco, spinge una donna a darle una mano. Da non perdere!
VIDEO
 
ECOLOGIAE
8 SETTEMBRE 2013
 
Animali, shampoo per cani a base di prodotti naturali
 
Animali, parliamo oggi della possibilità di creare un ottimo shampoo in casa con elementi naturali come farina e gocce di lavanda, non per la cura del nostro corpo tuttavia, ma per l’igiene e la pulizia del nostro cane.
Per ottenere un semplice ma efficace shampoo a base di prodotti naturali per il nostro amato cane basterà procurarsi della farina di granoturco classica, dell’olio di lavando e dell’orio di geranio, che serviranno a ripulire meglio il manto del nostro compagno a 4 zampe e a profumarlo senza eccessi fastidiosi per lui e per gli altri.
La procedura per lo shampoo per cani fai da te non potrebbe essere più semplice per tutti coloro che possiedono in casa un frullatore: si prende una tazza di farina di granoturco, cinque gocce di olio di lavanda e tre gocce di olio di geranio e poi si mette il tutto nel frullatore. Una volta azionato il piccolo elettrodomestico avremo, dopo la frullata, un composto già pronto per essere utilizzato. Naturalmente lo shampoo fai da te per cani di cui parliamo va usato nel fatidico momento (da alcuni cani ritenuto piuttosto tragico) del bagno del nostro amico a 4 zampe.
Una volta bagnato del tutto il nostro cane dovremo massaggiare con calma e con cura il pelo e il corpo del cane con lo shampoo fai da te da poco creato. Per ripulire al meglio il manto del nostro cane dovremo poi spazzolarne il pelo finché la farina non sarà scomparsa.
Ricordiamo naturalmente che valgono tutte le classiche indicazioni e precauzioni per il bagno del cane, e ricordiamo inoltre che è bene utilizzare il prodotto un po’ alla volta per non eccedere con le quantità, dato che queste come è naturale variano in base alla taglia del cane e ad altri fattori come la lunghezza del pelo.
 
VICENZA TODAY
9 SETTEMBRE 2013
 
Strage di gatti a Pove del Grappa (VI): avvelenati anche due mici di proprietà
La Lav di Bassano rende noto che è morto l'ultimo esemplare della colonia felina di via Rea, a Pove del Grappa, Vicenza. Sono rimasti avvelenati anche due gatti domestici. "Atti volontari"

 
E' stata trovata morta l’ultima gatta superstite della colonia di Via Rea a Pove del Grappa, teatro di una vera e propria strage felina. GATTI AVVELENATI A ROMANO D'EZZELINO
L'animale era già stato salvato da un tentativo di avvelenamento, ma in questo caso l’assassino è andato a segno, uccidendo nelle ultime settimane anche due gatti di proprietà. In pochi mesi, in quella via hanno trovato la morte 12 gatti. "A questo punto credo che nessuno possa obiettare sul fatto che si tratti atti volontari e non di casuale spargimento di prodotto velenosi per giardini e colture - sostiene Silvia Lovat, della Lav di Basaano - "Le volontarie che si occupavano di questi gatti sono corse dai carabinieri di Solagna per sporgere denuncia e lo stesso faranno i proprietari dei gatti".Il Sindaco di Pove aveva già fatto tabellare la zona con dei cartelli contro gli avvelenamenti, ma poi a seguito della comunicazione da parte della Lav di ulteriori gatti morti, aveva minimizzato l’accaduto, nonostante l’articolo 36 del Regolamento di Polizia Urbana del suo Comune garantisca tutela alle colonie feline.
"Speriamo che questo sterminio finisca il prima possibile e che l’autore di questi gravissimi episodi venga punito severamente visto che la Legge prevede anche il carcere per gli atti cruenti verso gli animali - conclude Lovat - Chiediamo ai cittadini di rivolgersi urgentemente ad un veterinario nel caso trovino un animale che sta male e sollecitiamo tutti coloro che fossero a conoscenza di indizi utili ad individuare i responsabili, a mettersi in contatto con i carabinieri di Solagna".
"Fondamentale anche segnalare la presenza di bocconi sospetti. Questi veleni possono uccidere anche gatti e animali selvatici ed essere pericolosi per i bambini che accidentalmente possano venirne in contatto. Lo spargimento di esche avvelenate non è solo un esempio di intolleranza e maltrattamento nei confronti degli animali, ma costituisce un serio problema di sicurezza pubblica, in quanto il veleno distribuito mette in pericolo anche l’incolumità dei cittadini - è l'appello - Visti il continuo ripetersi di questi episodi riteniamo che i Comuni del Bassanese debbano dotarsi di adeguati Regolamenti Comunali per la tutela degli animali, come di recente consigliato anche dallo stesso Anci che ha spedito alle Amministrazione il documento pronto per l’approvazione; oltre a decidere di controllare in modo serio la circolazione delle tante sostanze velenose che si trovano con troppa facilità in commercio".
 
IL GAZZETTINO
9 SETTEMBRE 2013
 
Fienile a fuoco, feriti due pompieri
Morti bruciati diversi animali
Due vigili di 35 e 25 con lesioni non gravi: nel rogo
del maso hanno perso la vita vitelli, mucche e maiali
 
 
DOBBIACO (BZ) - Due vigili del fuoco sono rimasti feriti in modo non serio durante i lavori di spegnimento di un incendio, scoppiato di notte nel centro di Dobbiaco. Il rogo ha distrutto il fienile dello storico maso Pinter e danneggiato il tetto del maso stesso e un'altra casa. I due membri del corpo volontario dei vigili del fuoco, di 35 e 25 anni, hanno riportato ustioni non gravi. Alcuni animali - vitelli, mucche e maiali - sono morti nelle fiamme.
Guarda il video dell'incendio del fienile
 
NEL CUORE.ORG
9 SETTEMBRE 2013
 
SAN CATALDO (CL): ABBATTUTA POIANA, RAPACE SUPER-PROTETTO
Lo denuncia il Wwf. Taglia di mille euro sul colpevole
 
"Secondo il calendario venatorio, in questo periodo possono essere uccisi solo conigli selvatici in caccia vagante e tortore e colombacci, ma da appostamento temporaneo. Invece - dichiara Ennio Bonfanti, coordinatore regionale delle guardie WWF - quando la stagione venatoria si apre, si spara a tutto ciò che si muove! La poiana ha un'apertura alare di oltre un metro e mai può essere confusa con un colombaccio o una tortora, men che meno con un coniglio! Quindi chi le ha sparato - in una giornata di caccia "regolare" - lo ha fatto con la piena consapevolezza e volontà di violare e sfidare la legge, con il solo scopo di uccidere un predatore. Sicuro di restare impunito, vista la cronica assenza di controlli e l'anarchia venatoria della nostra Regione...". Il Wwf - si legge in una nota - ha già presentato una denuncia contro ignoti alla Procura della Repubblica per il reato di "uccisione di specie particolarmente protetta" ai sensi della legge 157 del 1992, che prevede sanzioni penali quali l'arresto fino ad 8 mesi, per il brutto episodio accaduto a San Cataldo, in provincia di Caltanissetta. "Mentre recuperavamo il povero rapace impallinato - racconta Bonfanti - sentivamo i colpi delle fucilate dei cacciatori nelle colline intorno... E questo la dice lunga sulla favola del cacciatore buono e del bracconiere cattivo, come se fossero due entità estranee l'una all'altra, due mondi diversi". Ma l'associazione del Panda è convinta del fatto che qualcuno abbia visto chi ha sparato al volatile: "L'abbiamo trovata a terra lungo una strada provinciale in contrada Gabbara, dove tutt'intorno vi sono decine di villette, case agricole, abitazioni. Un luogo densamente abitato - e perciò di per sé vietato alla caccia! - in cui sicuramente qualcuno avrà visto il vigliacco sparatore". Per questo il Wwf Caltanissetta ha istituito una taglia: mille euro a chi consentirà, con la propria testimonianza o con altre prove certe, di incastrare il colpevole di questo odioso reato contro il patrimonio faunistico dello Stato.
 
ASCA
9 SETTEMBRE 2013
 
Animali: Forestale blocca carico clandestino, salvati 106 cuccioli cane
 
Venezia - Centosei cuccioli di cani salvati dalla Forestale. Gli animali - spiega infatti una nota - erano all'interno di un furgone diretto in Spagna: venivano trasportati da due cittadini ungheresi, in condizioni incompatibili con la loro natura ed erano sprovvisti dei documenti necessari per il trasporto e la compravendita. I cuccioli di labrador, chihuahua, pitbull e pastori tedeschi, di eta' compresa tra le sei e le otto settimane, erano chiusi in sessanta gabbiette, ognuna di una quarantina di centimetri circa. Il mezzo che stava trasportando i cagnolini dalla Bulgaria a Barcellona, e' stato bloccato nel quadro di un'operazione condotta dal personale del Corpo forestale dello Stato di Portogruaro (Ve) e del C.i.t.e.s. (Convenzione di Washington sul Commercio Internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione) di Trieste, in collaborazione con la Polizia stradale di San Dona' di Piave (Ve). I 106 cagnolini sono stati affidati ad una struttura protetta per lo svezzamento, in attesa delle procedure per l'affidamento. I conducenti del furgone sono stati denunciati per maltrattamento di animali - molti dei cuccioli salvati presentavano, infatti, evidenti traumi - frode in commercio, uso di documento falso e traffico illecito di animali da compagnia. Un altro duro colpo al traffico di animali inferto dal Corpo forestale dello Stato, che in collaborazione con i colleghi del C.i.t.e.s. combatte da sempre il fenomeno.
 
LA ZAMPA.IT
9 SETTEMBRE 2013
 
Un blitz della Forestale salva 106 cuccioli
Affidati a una struttura protetta

Maurizio Tropeano


Adesso sono stati affidati ad una struttura protetta per lo svezzamento in attesa delle procedure di affidamento. Chissà quanti di questi 106 cuccioli di labrador, chihuahua, pitbull e pastori tedeschi, di età compresa tra le sei e le otto settimane,sarebbe arrivata sana e salva senza l’intervento del Corpo forestale, del Cities e della polizia stradale in provincia di Venezia. I trafficanti di animali, infatti, li avevano rinchiusi in settanta piccole gabbie di circa 40 centimetri dentro un furgone partito dalla Bulgaria e diretto a Barcellona. Il mezzo è stato bloccato e gli uomini delle forze dell’ordine, quando hanno aperto le gabbie hanno riscontrato che i cuccioli viaggiavano “in condizioni incompatibili con la loro natura” e molti presentavano traumi evidenti. I due autisti ungheresi che guidavano il furgone sono stati denunciati per maltrattamento di animale, frode in commercio e uso di documento falso e traffico illecito di animali da compagnia.
FOTO
 
ASAPS
10 SETTEMBRE 2013
 
Stipati nel furgone diretto in Spagna: 106 cuccioli salvati sulla A4
Erano chiusi in 60 gabbiette in condizioni che hanno portato i forestali a denunciare i due autisti provenienti dalla Bulgaria
 
VENEZIA - Centosei cuccioli sono stati salvati dalla Forestale in autostrada. Gli animali - come informa una nota della Forestale che fa il punto sull'operazione compiuta in questi giorni - erano all'interno di un furgone diretto in Spagna, condotto da due ungheresi subito identificati e denunciati. I cuccioli venivano trasportati in condizioni incompatibili con la loro natura ed erano sprovvisti dei documenti necessari per il trasporto e la compravendita.
L'operazione è stata condotta dal personale della stazione di Portogruaro del Corpo forestale dello Stato e dal personale del Cites di Trieste, in collaborazione con la Polizia stradale di San Donà di Piave. Il furgone - intercettato sulla A4 - avrebbe trasportato i cuccioli dalla Bulgaria fino ad arrivare a Barcellona. I cuccioli di labrador, chihuahua, pitbull e pastori tedeschi, di età compresa tra le sei e le otto settimane, erano chiusi in 60 gabbiette, ognuna di una quarantina di centimetri circa. I cagnolini sono stati affidati ad una struttura protetta per lo svezzamento, in attesa delle procedure per l'affidamento.
Il furgone avrebbe trasportato i cuccioli dalla Bulgaria fino ad arrivare a Barcellona. I cuccioli di labrador, chihuahua, pitbull e pastori tedeschi, di età compresa tra le sei e le otto settimane, erano chiusi in sessanta gabbiette, ognuna di una quarantina di centimetri circa. I cagnolini sono stati affidati ad una struttura protetta per lo svezzamento. I conducenti del furgone sono stati denunciati per maltrattamento di animali, poiché molti dei cuccioli salvati presentavano evidenti traumi, frode in commercio, uso di documento falso e traffico illecito di animali da compagnia.
 
IL RESTO DEL CARLINO
9 SETTEMBRE 2013
 
Attenti al cane: ne sono spariti cento
E’ molto difficile ritrovare gli animali rubati: a rischio le razze di piccola taglia
 
di Mario Gradara
 
Rimini - Oltre 500 all’anno i cani dei quali il canile ‘Stefano Cerni’ di Rimini riceve denuncia di smarrimento, altrettanti il canile di Riccione. «Di questi, tre quarti mediamente — _ spiega da Rimini la responsabile Uliana Vergoni _— vengono ritrovati, anche grazie alla nostra collaborazione. Il resto no. Sparito per sempre.Tra questi cani mai più ritrovati ci sono anche quelli rubati».
Una cifra, confermano dai canili, che potrebbe sfiorare i cento animali l’anno. Gran parte dei cani mai più ritrovati è di razza.
«I motivi per cui si rubano cani in genere sono semplici — prosegue la Vergoni — _: o perché qualcuno non ha soldi per comprarli, e certe razze col pedigrée possono costar e anche 1.000 o 2.000 euro. O per rivenderli. O ancora per utilizzarli per la riproduzione. Il consiglio che diamo è, da un lato custodire il proprio animale meglio possibile; poi fargli mettere il microchip dal veterinario, per ridurre il rischio».
Nonostante la legge che lo impone risalga al 2001, il 40% dei cani ancora non ne è munito. Da Riccione, la responsabile Michela Ronci ricorda che «rubare un cane è un furto vero e proprio, come quello di un’auto, e viene perseguito per legge».
Ovviamente non è facile ritrovare un animale rubato. Le razze prese di mira dai ladri cambiano a seconda delle mode e dei periodi, spiegano dai canili. «Un tempo erano i molossi, tipo dogo argentino, poi i dalmata _ continua la Ronci _. Ora vanno per la maggiore più i cani piccoli, yorkshire, chihuahua, barboncino, e soprattutto i jack russel, che arrivano a costare anche 2.000 euro».
«Grazie al microchip — conclude la Vergoni — sono stati ritrovati cani fuggiti o rubati in varie regioni italiane. Del resto, se ritrovi un cane non identificabile è difficilissimo risalire al proprietario».
 
NEL CUORE.ORG
9 SETTEMBRE 2013
 
ORDINANZA CANI, ENPA: "I GUINZAGLI DEVONO ESSERE ESTENSIBILI"
Rocchi: norma scritta da chi non ha mai avuto un cane
 
"Questa ordinanza ripete quella precedente, peggiorandola sotto il profilo della non elasticità del guinzaglio". Lo dice Carla Rocchi, presidente dell'Enpa, commentando l'ordinanza del ministero della Salute che prevede una serie di obblighi per i propietari dei cani. Nello specifico, l'ordinanza impone di utilizzare il guinzaglio corto (massimo 1,5 metri) per i cani a passeggio e l'obbligo di portare sempre con sé la museruola. "Il guinzaglio deve essere assolutamente estensibile - sostiene la presidente della Protezione animali - perché i cani a passeggio, se stretti alla gola dal guinzaglio troppo corto, aumentano la loro aggressività". " Questo - denuncia Rocchi - è un provvedimento preso, molto probabilmente, da chi non ha mai portato a spasso un cane". "Quanto alla museruola - conclude - sono d'accordo ma questa disposizione non innova l'ordinanza, perchè è già presente in quella precedente".
 
NEL CUORE.ORG
9 SETTEMBRE 2013
 
"AVIARIA IN EMILIA-ROMAGNA, QUASI UN MILIONE DI ESEMPLARI UCCISI"
Essere Animali: galline sfruttate senza limiti
 
Casi di aviaria negli allevamenti emiliani e abbattimenti notevoli di galline e tacchini. Il risultato? Quasi un milione di esemplari ammazzati. "Le condizioni di allevamento contribuiscono all'estensione dei virus e causano sofferenza agli animali - denuncia l'associazione Essere Animali, assolutamente contraria a qualsiasi tipolo di allevamento -. Superiamo l'ideologia che ritiene necessario e moralmente accettabile nutrirsi di animali o di loro derivati. Sono oramai quattro gli allevamenti di galline o tacchini situati in provincia di Ferrara e Bologna in cui è stato rilevato il virus H7N7, noto più comunemente come virus dell'aviaria, a cui è da aggiungersi una struttura di Rovigo, negativa ai controlli ma legata commercialmente agli altri allevamenti".
Gli animalisti continuano: "Oggi la maggior parte degli animali viene allevata in maniera intensiva, il sovraffollamento e la minima mancanza di spazio vitale oltre ad essere la causa di sofferenze inaudite, costituiscono un vero e proprio laboratorio di prolificazione ed evoluzione di virus come l'aviaria, a cui si aggiunge l'uso smodato di antibiotici somministrati agli animali per farli sopravvivere in quelle condizioni, che però facilitano a diffondere rapidamente il virus".
"La preoccupazione delle Istituzioni e dell'opinione pubblica è indirizzata al contenimento del virus e alla sua trasmissione all'essere umano, fortunatamente per ora di entità non preoccupante, ma è legittimo ed impellente chiedersi - aggiungono gli attivisti di Essere Animali - se è veramente necessario oggi nutrirsi di animali e dei loro derivati come le uova, la cui produzione causa sempre morte e sofferenza, anche negli allevamenti cosiddetti biologici".
"Non crediamo si debba critica re solo la metodologia intensiva di allevamento, prendiamo ad esempio proprio le galline : solo gli esemplari femmina producono uova, i pulcini maschi quindi vengono uccisi appena nati e questo accade anche per le uova provenienti dagli allevamenti biologici. L'opinione comune è quella di pensare che gli animali esistano per soddisfare i nostri bisogni, d'altronde allevamenti e macelli sono legali ed autorizzati dallo Stato. Ma poiché gli animali sono esseri senzienti, capaci di percepire la sofferenza e provare emozioni, riteniamo che la società dovrebbe progredire abolendo lo sfruttamento degli animali", spiega l'associazione. Che ha realizzato di recente un'indagine negli allevamenti intensivi e biologici di galline ovaiole dell'Emilia Romagna, documentando i problemi di questi animali costretti a produrre incessantemente uova e poi uccisi quando non sono più redditizi.
 
NEL CUORE.ORG
9 SETTEMBRE 2013
 
RIFORMA DEI PARCHI, ASSOCIAZIONI: NO ALL'URGENZA IN SENATO
Enpa e Lav: "Apre la strada alla caccia"
 
Produce una vera e propria levata di scudi tra le associazioni ambientaliste e animaliste la richiesta di votare l'urgenza, in Senato, alla riforma della legge quadro sulle aree naturali protette (AS 119). Enpa e Lav la definiscono "una provocazione, nel drammatico scenario economico e sociale del nostro Paese" e ricordano la loro contrarietà anche nel merito del provvedimento, presentato dal Senatore D'Alì dopo le fortissime contestazione da parte del mondo ambientalista e animalista nella scorsa legislatura.
"Appare del tutto pretestuosa – osservano - la volontà di riservare una corsia preferenziale alla modifica della Legge nazionale del 1991 sui parchi, che rappresenta uno dei pilastri della legislazione ambientale del nostro Paese; tanto più che non esiste una relazione sullo stato di applicazione di questa legge a vent'anni dalla sua nascita. La dichiara zione d'urgenza, che il Senato è chiamato a votare martedì 10 settembre, è del tutto ingiustificata anche perché eliminerebbe quell'ampio confronto e quella condivisione che un provvedimento di questo tipo richiede», spiegano le due associazioni. Il vero obiettivo – proseguono Enpa e Lav – è quello di introdurre l'attività venatoria nel nostro patrimonio di natura protetta; per questo, il DDL rappresenta una controriforma, non una riforma. Incostituzionale, per di più, poiché cancella il principio stesso della fauna come patrimonio indisponibile dello Stato".
 
NEL CUORE.ORG
9 SETTEMBRE 2013
 
CAPO PALINURO, SCOPERTI 95 PICCOLI DI TARTARUGHE CARETTA CARETTA
Lo ha detto l'assessore campano all'Ambiente
 
Sono nati, sulla spiaggia delle Saline a Capo Palinuro, nel Cilento, i primi 95 piccoli di Caretta Caretta di un nido di tartarughe scoperto qualche giorno fa. Lo ha annunciato l'assessore all'Ambiente campano Giovanni Romano. "Il gruppo di monitoraggio afferente al progetto di studio della tartaruga marina promosso e finanziato dall'assessorato all'Ambiente, con il coordinamento scientifico della Stazione zoologica Anton Dohrn e la collaborazione del Centro di educazione ambientale "La Primula" di Pisciotta, ha accompagnato in mare i 95 tartarughini. Fondamentale - spiega Romano - è stata la presenza dei ricercatori e dei volontari che grazie alla disponibilità del personale della struttura alberghiera adiacente hanno evitato che luci e curiosi potessero disorientare i piccoli".
''E' un evento da festeggiare poiché rappresenta un segnale di incoraggiamento per le politiche ambientali intraprese dalla Regione e, soprattutto, delle tante azioni che stiamo portando avanti per la tutela del mare e della biodiversità. Non è la prima volta che le coste cilentane divengono luogo di nidificazione delle Caretta Caretta. Il 21 agosto scorso, sempre il località Le Saline, alla discesa di Ulisse, sono state deposte altre 129 uova di Caretta Caretta e ben 111 esemplari sono venuti al mondo. Veder nascere nuovi tartarughini sulle nostre coste è una grande emozione. Mi fa piacere sapere - ha concluso - che vi sia stata grande partecipazione dei cittadini che hanno assistito all'evento alla presenza della Guardia Costiera e delle autorità del Comune di Centola. Le operazioni proseguiranno nelle prossime 48 ore nella speranza che altre piccole tartarughe vengano alla luce''.
 
LA CITTA’ DI SALERNO
10 SETTEMBRE 2013
 
Alle “Saline” nate 95 tartarughe

Vincenzo Rubano

 
CENTOLA (SA) - Uno spettacolo emozionante, l’altra notte, sulla spiaggia delle Saline a Palinuro dove, 95 piccole tartarughe “carretta caretta” hanno intrapreso il loro viaggio verso la libertà. Dopo circa 40 giorni di presidio si sono schiuse le uova che una tartaruga aveva depositato sulla sabbia lo scorso mese di luglio. Per il momento sono 95 le prime nate, ma nel nido ci sono ancora altre uova che dovrebbero schiudersi entro le prossime 72 ore. A nidificare, lo scorso 16 luglio, al centro di un campo di beach volley, a pochi metri da ombrelloni e sdraio, fu una tartaruga di circa 30 chili, subito ribattezzata “Afrodite”, come la dea greca dell’amore e della bellezza. Da allora il nido è stato costantemente monitorato dal personale scientifico della stazione zoologica Napoli Anton Dohrn. «Una schiusa straordinaria e straordinariamente fortunata – spiega il sindaco Carmelo Stanziola – che conferma lo stato di ottima salute del nostro mare. Pochi giorni fa sulla stessa spiaggia c’è stata la schiusa di altre uova. Per noi è un grande risultato, significa garantire le generazioni future di questa specie protetta, e soprattutto significa essere riusciti a preservare l' habitat naturale per questi splendidi animali». L’altra notte ad assistere alla schiusa delle uova decine di turisti ma anche gli uomini della Capitaneria di Porto, i vigili urbani, i carabinieri e numerosi amministratori. «Uno spettacolo unico - commenta il consigliere Raffaele Mangia – la presenza delle tartarughe è un motivo in più per difendere il nostro territorio e pensare ad un turismo naturalistico tutto l’anno». «La spiaggia delle Saline – aggiunge l’assessore alla cultura Mario Messineo – sarà una sorvegliata speciale. Se è stata scelta dalle tartarughe per la nidificazione significa che è una spiaggia di qualità e noi, come amministrazione, faremo il possibile per tutelarla».
 
IL TIRRENO
9 SETTEMBRE 2013
 
Caro il mio Fido ora ti farò star bene con l’agopuntura
 
PISA - Adesso anche gli animali, visto che sull'uomo funziona, vengono aiutati a uscire da un trauma grazie all'agopuntura e ai fiori di Bach, alla chiropratica e all'omeopatia. Terapie complementari alla fisioterapia necessaria affinché l'animale riprenda a correre e giocare. Speciali cure secondo cui l'animale guarisce prima superando più facilmente un trauma che può condizionare, oltre che la sua forma fisica, anche il suo comportamento. Con queste innovative e, per ceti versi, rivoluzionarie terapie, ieri è stato inaugurato il centro "Fisioterapia Veterinaria Pisa", in via Scornigiana, nei pressi della Metro. Lo staff è composto da tre medici veterinari con studi in Italia e all'estero. Il progetto è ; nato dall'esperienza di Valentina Taccini, che dal 2007 si occupa di fisioterapia e medicine complementari come chiropratica e agopuntura, progetto sviluppato con la collaborazione di altri due veterinari, Ughetta Bertini (omeopata e agopuntrice) e Luca Calderisi (comportamentalista e educatore cinofilo). Idroterapia. Tra le tante terapie offerte, l'utilizzo di strumenti molto efficaci derivati dall'uso umano come la tecarperapia e l'ozonoterapia. A servizio degli animali anche tecniche più curiose come il tapis-roulant in acqua: una vasca con tappeto mobile in cui l'animale cammina. L'idroterapia allevia il peso e viene usata per il recupero motorio, per aumentare il tono muscolare, per l'allenamento e la perdita di peso. «Questo tapis roulant - spiega Valentina Taccini - è dotato di idromassaggio, ozonoterapia, nuoto contro-corrente e di cardiofrequenzimetro subacqueo per monitorare l'allenamento. In alternativa all'idroterapia è disponibile anche il tapis roulant a secco». Floriterapia. È una medicina olistica che valuta la salute psichica dell'animale «considerandolo - spiega ancora Taccini - come insieme di corpo e mente: analizzando il carattere, le reazioni e gli eventuali traumi subiti, si individua il trattamento orale con fiori riequilibranti delle emozioni, come i Fiori di Bach, Deva, Australiani, Himalayani». Omeopatia. È un'altra terapia che si basa sulla somministrazione di dosi estremamente diluite di particolari sostanze. Un trattamento omeopatico può migliorare le condizioni generali dell'animale ed è una valida alternativa all'assunzione cronica di farmaci. Chiropratica. «Anche i nostri animali - continua Taccini - possono avere disturbi motori o di schiena per problemi alla colonna o articolari, scopo della chiropratica è di "sbloccare" queste situazioni dolorose con manipolazioni specifiche per restituire il normale movimento ed eliminare il dolore&ra quo;. Consulenze alimentari. Se il cane e il gatto non mangiano o mangiano poco o troppo, nel centro lo staff è in grado di svolgere delle specifiche consulenze svolte in base alla medicina cinese e con l'aiuto dell'analisi del pelo o anche del sangue. Problemi di ansia? Luca Calderisi, medico comportamentalista ed educatore cinofilo, si occupa del comportamento del cane e del gatto, sia normale che patologico. Problematiche riguardo l'arrivo in casa di un nuovo animale o di un bambino? Problemi di ansia, socializzazione o aggressività? Ci pensa l'educatore cinofilo con l'approccio cognitivo-zooantropologico, specifico per ogni cucciolo e pronto ad accompagnarlo nella sua fase adulta rendendolo in grado di affrontare le situazioni che gli si presentano. Agopuntura. Innovativa anche terapia cinese basata sul principio che l'energia mantiene in vita l'organismo circolando attraverso dei canali che si trovano in tutto il corpo e che affiorano in superficie in specifici punti dove vengono inseriti gli aghi o applicata la moxa (calore), quando lo scorrere dell'energia si altera e si crea la malattia. «Insomma, le terapie pi&u grave; innovative e all'avanguardia - concludono i tre veterinari - si sono unite per ottenere i migliori risultati, in modo naturale, sia per la riabilitazione, che per lo sport o per il semplice recupero e mantenimento del benessere».
 
ALTO ADIGE
9 SETTEMBRE 2013
 
Porcellini d’India, tanto carini ma tenerli è impegnativo
 
di Martina Capovin
 
BOLZANO - La scelta è quasi fatta, ma ancora qualche dubbio c'è. Il porcellino d'India è molto carino e dolce, ma siamo sicuri che possa essere l'animale adatto a noi? Queste bestioline sono notoriamente animali buoni, non mordono nemmeno se istigati, e sono quindi adatti un po' per tutti. Questo ovviamente non vuol dire che non debbano essere trattati con rispetto. Le “cavie domestiche” vivono in uno stato di perenne ansia o paura: bisogna ricordare che sono prede, quindi restano sempre sul chi va là. Per questo necessitano cure particolari, alloggio adeguato e una certa delicatezza nell’approccio. Per quanto riguarda la pulizia c'è molto da sapere: se questo animaletto non viene cambiato tutti i giorni presenterà un cattivo odore. Inoltre queste adorabili pallottine di pelo amano fare i propri bisogni e, ebbene sì, talvolta dormirci sopra, con conseguenze abbastanza immaginabili. Hanno la caratteristica di avere spesso una camminata un po’ “storta” poiché posano le zampine in maniera particolare, strisciando anche la pancia a terra. Le cavie amano infilarsi in ogni luogo che le mantenga protette: quindi camminano “volentieri” sotto ai mobili o nei tunnel fruscianti, o tendono a scappare sotto al riparo di casette e ripiani. Lasciare una cavia al centro della stanza, senza alcuna protezione, non è naturale per l’animale. Insomma numerosi dettagli che potrebbero far pensare ad una vita per niente facile accanto a questi animaletti. In cambio di qualche sacrificio però sono in grado di dare molta dolcezza e amore. La cosa migliore sarebbe adottarle da cucciole, per avere la possibilità di trascorrere parecchi anni insieme: essendo animalini timidi ci possono mettere diverso tempo a socializzare con gli uomini, ma dalla loro hanno per fortuna una vita piuttosto lunghetta (se bene tenute e bene alimentate). Essendo animali impegnativi dal punto di vista delle pulizie, si consiglia comunque di avere solo loro come ospiti domestici. Bisogna inoltre ricordare che vanno in coppia, a gruppi di femminucce o una femminuccia e una maschietto sterilizzato. No invece a gruppetti o coppie di maschietti che rischierebbero di non andare per nulla d'accordo.
 
GREEN ME
9 SETTEMBRE 2013
 
I 10 animali che hanno ispirato grandi canzoni: i video
 
Freddy Mercury, i Beatles, Norah Jones, Elvis, i Queen, Cat Stevens. Cos'hanno in comune questi celebri musicisti? Nel comporre alcune famosissime canzoni, si sono ispirati ai loro amici a quattro zampe. Veri e propri membri della famiglia, cani e gatti, ma non solo, sono stati fonte di ispirazione di alcuni brani musicali. Il sito MNN ha fatto una sorta di top ten, stilando la classifica delle 10 canzoni straniere più belle dedicate dagli artisti del mondo musicale ai propri pets. Eccole qui di seguito, accompagnate dai video.
1. I Beatles, 'Martha My Dear'
Paul McCartney ha scritto "Martha My Dear", ispirandosi all'affetto provato per il suo vecchio cane, un Old English Sheepdog, adottato nel 1965. La canzone è apparsa per la prima volta sul White Album nel 1968.
2. Norah Jones, 'Man of the Hour'
Norah Jones, nel suo quarto album, " The Fall ", uscito nel 2009 ha inserito una ballata scritta per “l'uomo a quattro zampe della sua vita”. Non è il San Bernardo presente sulla copertina dell'album ma il barboncino di Norah, Ralph.
3. Freddie Mercury. ' Delilah'
I cani possono essere i migliori amici dell'uomo, ma il frontman dei Queen Freddie Mercury amava in maniera spassionata i gatti e ne aveva diversi: Jerry, Tom, Oscar, Tiffany. Ma la canzone Delilah, presente nell'album “Innuendo”, è dedicata alla sua gatta preferita.
4. Elvis, 'Old Shep'
Originariamente, la canzone fu scritta nel 1933 da Red Foley, che la dedicò al suo pastore tedesco ma fu successivamente registrata anche dal Re del Rock.
5. Suicide Machines, 'Sometimes I Don't Mind'
Il gruppo punk Suicide Machines ha scritto questa canzone dedicandola ad un Boston Terrier.
6. Queen, ' All Dead, All Dead'
Sembra che Freddie Mercury non fosse l'unico ad amare i gatti tra i Queen. Il chitarrista Brian May ha scritto e cantato questa canzone alla morte del suo gatto, caro compagno della sua infanzia.
7. Pinback, 'Penelope'
" Penelope" è una canzone dela rock band indie Pinback dedicata alla morte, nel 2002, del pesce rosso del bassista Zach Smith.
8. Henry Gross, 'Shannon'
"Shannon" è stata scritta per la morte dell'amato cane di Carl Wilson dei Beach Boy. Wilson soffriva di depressione ma il suo vivace setter irlandese Shannon lo aiutò a ritrovare la felicità.
9. Cat Stevens, 'I Love My Dog'
Questo brano è stato il primo singolo del cantante britannico, nel 1966. Queste parole dicono già tutto: “I love my dog as much as I love you /But you may fade, my dog will always come through.”
10. The Dillards, 'Old Blue'
Questa canzone folk racconta la storia di un cane nato in Mississippi nel corso del 19° secolo. È stata registrata da vari artisti tra cui Joan Baez, Pete Seeger e The Dillards.
Francesca Mancuso
VIDEO
 
GIORNALETTISMO
9 SETTEMBRE2013
 
I cani e i gatti maltrattati e uccisi per la carne
 
Cuccioli di cane stipati in piccolissime gabbie metalliche. Gatti schiacciati sul pavimento. Cani trasportati in deplorevoli condizioni, senza cibo nè acqua, feriti e con le ossa rotte, pronti per essere macellati e venduti al mercato. E’ la raccapricciante scena che si sono trovati di fronte in Cina gli attivisti della ong internazionale (con sede a Barcellona) Igualdad Animal, nell’ambito di un’inchiesta sul commercio della carne degli animali domestici. 10 MILIONI DI CANI UCCISI PER LA CARNE – Secondo gli animalisti, nel paese asiatico cani e gatti vengono rubati ai proprietari, oppure catturati in strada, per alimentare un commercio illegale che prospera anche con l’appoggio delle mafie. L’indagine di Igualdad Animal è stata realizzata osservando da vicino quanto accade nei mercati di Nanhai (nel sud est della Cina) e Wuhan (centro), nelle aziende agricole e di allevamento di Jiaxiang e Jining (centro), e, infine, in un macello di Zhanjiang (sud). Le stime parlano di più di 10 milioni i cani uccisi per la carne ogni anno, 4 milioni invece i gatti.
FOTO
 
GEA PRESS
9 SETTEMBRE 2013
 
Cina – La filiera del cane. L’agghiacciante VIDEO di Animal Equality (ATTENZIONE IMMAGINI FORTI)
Cani rubati e macellati. Gli animalisti con le telecamere nascoste a due passi dalla morte
 
Tre settimane seguendo la filiera della carne di cane. E’ quella cinese, del procacciamento, commercio e macellazione, fino alla ristorazione di carne di cane ma anche di gatto. Il nuovo documento prodotto da Animal Equality lascia molto poco spazio alle parole. Il video è una sequenza di scene crude e che mostrano senza veli tanta violenza.
Gli attivisti hanno visitato il mercato dei ‘Tre Uccelli’ di Dali, situato a Nanhai, quello di animali esotici a Wuhan e quello di Fu Xing. Si sono inoltre recati in due allevamenti di cani a Jiaxiang e Jining, e al mattatoio di Zhanjiang.
Durissime le accuse. Non solo per la scontata riprovazione per quanto documentato, ma anche per altri aspetti quali il furto di cani padronali e non. Animal Equality mostra a tal proposito il prelievo dei randagi dalla strada e quello di altri cani  da un luogo privato. Nell’allevamento di Jining sarebbero così stati trovati cani rubati, che ancora indossavano i vecchi collari che avevano in famiglia. Erano utilizzati per la riproduzione.
Gli allevatori avrebbero finanche ammesso  questi furti, riconoscendo di aver violato le leggi cinesi in merito al commercio di animali. Personaggi ad alto rischio. In qualsiasi momento la situazione potrebbe degenerare eppure gli animalisti era lì, con la telecamenra nascosta.
In questi allevamenti, spiegano da Animal Equality, i cuccioli con meno di due mesi vengono stipati nelle gabbie in attesa di essere trasportati verso i mercati ed i macelli. Dopo un viaggio di oltre 1.200 chilometri, gli animali, ancora rinchiusi nelle gabbie, raggiungono i mercati. Qui vengono gettati violentemente dai camion a terra, come mostrano le immagini ottenute. Molti riportano addirittura fratture a causa dell’impatto. Alcune gatte gravide partoriscono nei camion in viaggi che durano anche oltre 24 ore. Impossibile, in questi casi, bere o mangiare. I piccoli muoiono schiacciati a causa del sovraffollamento nelle gabbie.
In questa investigazione sono stati visitati i mercati di Wuhan e Fuxing, dove cani e gatti vengono venduti ai ristoranti e ai macelli della zona. Come mostrano le immagini, a Zhanjiang, i cani sono tenuti in una stanza chiusa e buia, nella quale manca l’aria, senza cibo ne acqua, in attesa di essere colpiti alla testa e pugnalati a morte.
Ogni anno oltre diciotto milioni di cani e quattro milioni di gatti, verrebbero uccisi in Cina per il consumo di carne. Questa abitudine alimentare è particolarmente diffusa al confine nord-est del paese con la Corea e nelle regioni meridionali di Guizhou, Guangdong e Guangx. Il consumo è assente a Pechino ed è stato vietato nel 1950 a Hong Kong.
Animal Equality lancia una nuova campagna internazionale: Senza Voce, per chiedere la fine del cruento commercio di carne di cane e gatto in Cina. Animal Equality sta collaborando con alcune realtà del luogo per perseguire questo obiettivo. La campagna è iniziata nel mese di aprile e da allora oltre 192.000 persone hanno appoggiato la petizione. Quando sarà raggiunta quota 200.000, le firme saranno consegnate alle ambasciate cinesi in Germania, Spagna, Italia, Inghilterra, Stati Uniti e Messico.
VEDI VIDEO (ATTENZIONE IMMAGINI MOLTO FORTI)
 
NEL CUORE.ORG
9 SETTEMBRE 2013
 
EGITTO, FINISCE IN PENTOLA L'ODISSEA DELLA CICOGNA FERMATA COME SPIA
Liberata dalle autorità, mangiata dagli indigeni

E' finita male la cicogna "arrestata" nei giorni scorsi dagli egiziani come possibile "spia" (in realtà portava un trasmettitore di quelli usati per studiare i flussi migratori). Secondo gli ambientalisti della Nature conservation Egypt, l'uccello, battezzato Menes e liberato dalle autorità egiziane nell'oasi protetta di Salugah e Ghazal, si è rifugiato in una delle vicine isole del Nilo, dove gli abitanti del luogo l'hanno catturato, ucciso e messo in pentola. Gli stessi attivisti della NCE ammettono che le cicogne sono state per millenni parte della dieta nubiana, ma sottolineano che "da tempo l'Egitto soffre le conseguenze di una caccia incontrollata" e che "devono essere bilanciate le esigenze delle comunità locali con quelle della conservazione".
 
LA ZAMPA.IT
9 SETTEMBRE 2013
 
La cicogna “spia” è stata mangiata
Era stata liberata dalla polizia dopo aver verificato  che il dispositivo sul dorso serviva solo per tracciarne le migrazioni
 
Era innocente, ma ha pagato con la vita un brutto malinteso. Nei giorni scorsi una cicogna era stata incarcerata in Egitto con l’accusa di essere una spia. La polizia aveva visto un dispositivo per tracciare le migrazioni applicato al dorso del volatile e l’aveva scambiato per un sistema di spionaggio. Tutto falso: un gruppo di ricercatori aveva analizzato il dispositivo “assolvendo” l’animale. 
Dopo qualche giorno di detenzione, la cicogna è stata così liberata in un’oasi protetta nel sud dell’Egitto, ma questo non è stato sufficiente per salvargli la vita. Secondo gli ambientalisti della Nature Conservation Egypt, l’uccello si era rifugiato in una delle vicine isole del Nilo, luogo dove purtroppo è stato catturato dalla gente locale che l’ha ucciso e mangiato.  
Gli stessi attivisti dell’associazione ambientalista ammettono che le cicogne sono state per millenni parte della dieta locale, ma sottolineano anche che «da tempo l’Egitto soffre le conseguenze di una caccia incontrollata» e che «devono essere bilanciate le esigenze delle comunità locali con quelle della conservazione». 
 
SARDINIA POST
10 SETTEMBRE 2013
 
A Tuili (Medio Campidano) uccidono un cagnetto a bastonate, poi lo mettono dentro un sacco
 
Sardegna - L’hanno massacrato con un bastone, fino a ucciderlo. Poi il cagnetto (di cui non si conosce la razza) è stato messo dentro un sacco di grano e abbandonato nelle campagne di Suili, un paesino del Medio Campidano.
E’ stato lo stesso proprietario a trovare il suo cane ormai morto. Lo cercava in campagna, sperando che si fosse smarrito. Invece era dentro il sacco, martoriato con un bastone che l’ha colpito sia alla testa che sul corpo.
A Tuili è emergenza, perché il massacro di quella bestiolina è solo l’ultimo episodio di una lunga serie. Ci sono i due cani avvelenati nelle strade del paese, e poi i tre cuccioli bruciati vivi, dopo che la loro mamma ne aveva partoriti otto.
 
SAVONA NEWS
10 SETTEMBRE 2013
 
Cairo Montenotte (SA), soccorso dall' Enpa raro falco pecchiaiolo

 
Rapaci migratori che arrivano dall' Africa in Liguria per deporre le uova
Un giovane falco pecchiaiolo, ferito ad un’ala, è stato soccorso dai volontari della Protezione Animali savonese a Bragno, frazione del comune di Cairo Montenotte in Valle Bormida.
Dopo le prime cure il volatile è stato avviato al centro specializzato di recupero e riabilitazione della fauna selvatica di Berbenno (CN), con cui l’ENPA ha un rapporto di partenariato.Si tratta di una specie di rapaci migratori di medie dimensioni, conosciuta anche con il nome di adorno, che arrivano dall’Africa in Liguria a maggio per deporre le uova, dopo aver superato lo stretto di Messina, in cui fino a pochi anni fa erano attivamente cacciati e dove si verificano ancora episodi di bracconaggio.
Sono particolarmente protetti dalle norme italiane ed europee perché in preoccupante rarefazione; si cibano di insetti, soprattutto sociali (api, vespe, etc.) ed uccelli, rettili e piccoli mammiferi e sono ghiotti di miele; ogni anno tra agosto e settembre l’ENPA savonese raccoglie sempre due o tre giovani esemplari feriti, solitamente in Valle Bormida e riesce spesso a recuperarli ed a rimetterli in libertà a guarigione avvenuta. Il problema del soccorso e della cura della fauna selvatica ferita ed in difficoltà, di competenza di Provincie e Regioni, è urgente ed ancora irrisolto in Liguria ed a Savona vede i volontari dell’ENPA da soli e con i propri mezzi a fronteggiare una situazione particolarmente pesante, con 1.420 animali soccorsi dall’inizio dell’anno e che sarebbero morti senza l’intervento dell’associazione.
 
NEL CUORE.ORG
10 SETTEMBRE 2013
 
ROMA, MASTINO MORDE LA "MANTIDE" E POI MUORE "IMPICCATO"
La donna all'ospedale, per il cane tardano i soccorsi
 
Roma - Aizzano il mastino contro la polizia, ma il cane attacca una passante, una donna di 68 anni, Gigliola Guerinoni, la cosiddetta "mantide di Cairo Montenotte", condannata nel 1989 per l'uccisione dell'amante Cesare Brin. E' accaduto domenica sera a Roma, quartiere san Basilio, protagonisti due rumeni che avevano litigato con la proprietaria di una pizzeria in via Selmi e sono stati arrestati. Un agente è riuscito in qualche modo a bloccare il cane e lo ha legato ad un'inferriata. L'animale agitandosi ha stretto sempre più il cappio ed ha cominciato ad ansimare. Sono stati chiamati, per mettere il mastino in sicurezza, il veterinario di turno e gli addetti di una ditta specializzata che però erano impegnati ad Ostia. I soccorsi sono arrivati dopo due ore. Troppo tardi per il cane, morto davanti alle telecamere. Gigliola Guerinoni è stata ricoverata all'ospedale Sandro Pertin i, con ferite ad una gamba, a un gluteo e ad una mano.
 
NEL CUORE.ORG
11 SETTEMBRE 2013
 
CANE MORTO DURANTE OPERAZIONE DI POLIZIA, LE INDAGINI DELLA PROCURA
Sotto la lente il ritardo del veterinario

 
La Procura di Roma indaga sulla morte del cane "impiccato" a San Basilio. Sotto la lente l'operato dei poliziotti che hanno legato il cane al collo per renderlo inoffensivo e soprattutto quello del veterinario chiamato ad intervenire ad arrivato sul posto con quasi tre ore di ritardo. A quel punto il molosso, un animale di circa sessanta chili, si era già soffocato da solo nel tentativo di liberarsi dal cappio che lo legava all'inferriata. Fonti della Questura di Roma, citate dal "Messaggero", sottolineano l'impegno della polizia per salvare la vita al cane: "Non gli abbiamo sparato neppure quanto ha assaltato la passante e c'erano bambini in giro". Eppure qualcosa da chiarire c'è. La ditta appaltatrice del servizio di trasporto e assistenza veterinaria per tutte le Asl romane è stata effettivamente contattata dal veterinario, a sua volta informato dalla polizia. Ma si trattava del veterinario di un'Asl diversa da quella cui appartiene San Basilio, che ci ha messo molto per arrivare sul posto. Il veterinario "giusto", invece, era vicinissimo, ma non è stato contattato. Probabilmente un banale errore, ma fatale per il cane.
 
GEA PRESS
10 SETTEMBRE 2013
 
Roma – La morte del Bull Mastiff legato all’inferriata – Le reazioni sul caso e la gestione dei cani “pericolosi”
 
Roma - Petizioni, commenti al vetriolo e denunce. Il caso del Bull Mastiff, morto a quanto pare per soffocamento in via  Francesco Selmi nel quartiere San Basilio di Roma nel corso di un intervento di polizia (vedi articolo GeaPress), rimarrà comunque come un brutta storia che deve essere chiarita al più presto.
Sul web, nel frattempo, si raccolgono firme e commenti dai toni forti nei confronti degli operatori delle Forze dell’Ordine ma anche sui due rumeni arrestati. Come è noto avevano lanciato il cane nei confronti della Polizia di Stato. In pochi, però, hanno rilevato come proprio venerdì scorso nella Gazzetta Ufficiale, è stata pubblicata la nuova Ordinanza che dovrebbe disciplinare anche sui cani cosiddetti pericolosi (vedi articolo GeaPress e Ordinanza Ministero della Salute).
Proprio quest’ultimo aspetto è ora rimarcato negli interventi della FNOVI (Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani) e dall’Ordine dei Veterinari di Roma.
Nel primo caso si rileva anche l’altro tragico episodio di questi giorni, ovvero un cane di casa che a Messina ha aggredito una anziana che ben conosceva e l’ha morsa alla testa provocandone la morte. Per i fatti di Roma, però,  occorrono delle valutazioni specifiche proprio per il limite a cui è giunta la delinquenza. A riferirlo è la dott.ssa Carla Bernasconi, vice Presidente della Fnovi, secondo la quale  “il cane è in un certo senso vittima dei suoi proprietari che lo hanno usato come un’arma, con un addestramento che ne ha esaltato l’aggressività, attività vietata anche dalla vigente normativa. Nel caso specifico – ha aggiunto la cive Presidente della FNOVI - sono anche preoccupanti le modalità con cui è stato gestito l’ani male che lasciano intravvedere una m ancata preparazione da parte delle Forze dell’Ordine chiamate a gestire al situazione“.
Da sottolineare come l’Ordinanza del Ministero della Salute “da poco reiterata dopo più di otto mesi di vuoto normativo”, rileva sempre il comunicato della FNOVI, prevede per particolari situazioni che i proprietari dei cani debbano partecipare a corsi formativi.  “Riteniamo – ha dichiarato Gaetano Penocchio, Presidente della Fnovi – che alle parole sia tempo di far seguire fatti concreti, come i controlli sul territorio che accertino il possesso, l’iscrizione all’anagrafe e la corretta gestione dei cani ma, soprattutto, riteniamo necessario che il percorso volontario di formazione per i proprietari di cani il cosiddetto “patentino” trovi la maggior diffusione possibile”. In altri termini un cane non può essere addestrato ad essere un’arma per proteggere i malavitosi, oppure un antifurto e poi lavarsi le mani e la coscienza dai guai che ne derivano scaricando tutto sull’aggressività dell’animale. “I cittadini ed i medici veterinari sono in attesa di risposte – ha concluso il dott. Pennocchio – Ognuno faccia la propria parte”.
Sulla stessa linea d’onda il comunicato diffuso oggi dell’Ordine dei Medici Veterinari di Roma, secondo il quale un cane che aggredisce è sempre una sconfitta sul piano della civiltà e dell’integrazione. “Il problema come in questo caso che nel far west di una scena criminale un cane venga scagliato e aizzato dai suoi proprietari contro le Forze dell’Ordine – ha dichiarato il presidente dell’ordine di Roma Dottoressa Donatella Loni – è una situazione che deve far scattare tutti i campanelli d’allarme. E’ stato passato il segno ed è ora di intervenire concretamente“.  Secondo l’Ordine, uniche due vere vittime di questa faccenda sono la donna aggredita dal cane che ora è ricoverata in gravi condizioni presso l’ospedale S andro Pertini e il cane che ha pagato con la sua vita le azioni scriteriate dei suoi padroni.
Inutile ricordare, ha aggiunto la nota dei Veterinari di Roma, che l’Ordinanza ministeriale in vigore prevede che per i pregiudicati ed i minori non sia possibile detenere razze ritenute “difficili”. Le Forze dell’Ordine, poi, una volta immobilizzato il cane dovevano garantire anche la sua incolumità. Per questo occorre agire subito per intensificare i controlli sul territorio, per potenziare l’operatività delle forze responsabili e procedere con una adeguata formazione anche degli operatori delle Forze dell’Ordine. Aspetto fondamentale è poi  quello di agire sul fronte della formazione dei proprietari di cani. “Per questo chiediamo al Sindaco Marino, un incontro urgente. L’Ordine dei veterinari di Roma – ha concluso la dott.ssa Loni – si è dichiarato da tempo disponibile a realizzare dei corsi di formazione per i proprietari di cani e a questo punto lo siamo anche per la formazione degli agenti delle forze dell’ordine che operano nella capitale“.
Sconvolta ed indignata si dichiara invece l’ENPA, sede nazionale, secondo la quale “nessuna esigenza di ordine pubblico può in alcun modo giustificare un decesso così atroce”. A tal proposito l’ENPA rende noto di avere presentato una denuncia all’autorità giudiziaria per fare chiarezza sulla dinamica che ha causato la morte del cane e per accertare eventuali responsabilità.
Per la Senatrice PD Monica Cirinnà, si deve invece parlare di “omissioni di intervento sul cane”. “Roma è dotata di strutture e competenze a carico della collettività che avrebbero potuto evitare una morte inaccettabile – ha dichiarato la Senatrice Cirinnà - Spero che Campidoglio e Procura possano accertare celermente tutte le responsabilità del mancato intervento di tutte le autorità preposte”. Per la Senatrice non sono ammissibili sottovalutazioni dell’accaduto giustificate dall’aggressività del cane o dalla sua appartenenza a stranieri sospetti delinquenti. “Ciò avvalorerebbe la tesi che pagano sempre i più deboli – ha concluso la Senatrice Cirinnà -  animali sfruttati per la loro aggressività , in dotta con torture e maltrattamenti e usati come armi improprie“.
 
GEA PRESS
11 SETTEMBRE 2013
 
Il Bull Mastiff morto a San Basilio. La Senatrice Cirinnà incontra il Procuratore della Repubblica di Roma
La Parlamentare: si accertino subito le responsabilità, anche all'interno delle pieghe della pubblica amministrazione
 
Incontro, stamani, tra il legale di fiducia della Senatrice PD Monica Cirinnà, avvocato Antonio Andreozzi, e la stessa parlamentare  con il Procuratore Capo di Roma, Giuseppe Pignatone. Oggetto dell’incontro, l’accertamento di eventuali fattispecie di reato in merito alla morte del  cane avvenuta l’altro ieri sera nel quartiere romano di San Basilio.
In particolare la Senatrice Cirinnà ha esposto al Procuratore Capo le sue perplessità su quelle che la stessa ritiene “gravi e incomprensibili  omissioni di intervento che potevano evitare la morte del cane“. Un decesso che sarebbe avvenuto dopo  un’agonia orribile  da soffocamento.
“Continuo a ritenere – ha dichiarato la Senatrice Cirinnà – che l’accaduto non può essere giustificato dall’aggressività del cane o ancor di più  dalla sua appartenenza a stranieri sospetti delinquenti , e per esperienza personale so bene che un cane moribondo perde ogni reattività, per salvarlo quindi sarebbe stato sufficiente allentare il cappio che lo ha letteralmente impiccato“.
Dunque il sospetto di sottovalutazioni dell’accaduto, confermerebbero ancora una volta che  a pagare sono sempre i più deboli, animali sfruttati per la loro aggressività , indotta con torture e maltrattamenti e usati come armi improprie. La corda con nodo scorsoio legata  intorno al collo dell’animale non poteva e non doveva essere utilizzata. “Ricordo a tutti – ha aggiunto nel suo comunicato la Senatrice Cirinnà - che il regolamento di tutela degli animali del Comune di Roma vieta l’uso di collari a strangolo“.
La Senatrice si è detta altresì certa che il Procuratore vorrà indagare anche all’interno di quelle pieghe burocratico-sanitarie che potrebbero essere all’origine dell’eventuale omissione di intervento del servizio veterinario . A tale proposito la parlamentare deporrà una memoria che aiuti a far luce sulle varie competenze di servizi pubblici, che tanto costano alle tasche di cittadini. Il Procuratore Pignatone, si è reso disponibile  e sensibile e per questo ha ricevuto i rangraziamenti della stessa Senatrice Cirinnà.
“Anche il Comune di Roma spende soldi pubblici  per assicurare la reperibilitá di un veterinario in convenzione dotato di un’ambulanza  mobile veterinaria – ha dichiarato la Senatrice Cirinnà che si chiede ora come il servizio non sia immediatamente intervenuto per sedare il cane in attesa dell’arrivo di chi avrebbe dovuto catturarlo. “Forse questi  servizi – si chiede la parlamentare - non sono stati allertati, da chi avrebbe invece dovuto farlo?“.
Roma da anni si è dotata di strutture a tutela dei diritti degli animali che per specifico compito  avrebbero potuto evitare una morte  inaccettabile . Oltre all’iniziativa odierna compiuta presso la Procura della Repubblica la Senatrice Cirinnà è tornata a sollecitare l’Amministrazione Capitolina affinché vengano  accertate celermente eventuali  responsabilità sul mancato intervento degli uffici e dei servizi comunali.
 
IL MESSAGGERO
17 SETTEMBRE 2013
 
Cane soffocato, condannati i romeni
che aizzarono Scooby
Il molosso di 70 chili aveva azzannato Gigliola Guerinoni

Andrea Ossino

  
Si è conclusa con due condanne la vicenda relativa all'aggressione di Gigliola Guerinoni, alias la ”Mantide di Cairo Montenotte”, sbranata dal cane che era stato aizzato dai due cittadini romeni contro le forze dell'ordine intervenute per arrestarli. Ieri il tribunale di Piazzale Clodio ha condannato con rito abbreviato Giurgiu Cosmi. Dovrà scontare due anni e sei mesi di reclusione per lesioni, resistenza a pubblico ufficiale e per la rapina della pistola di un agente, avvenuta durante l'arresto. Vasile Popov è stato invece condannato a quattro mesi di reclusione per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale.
IL FATTO
Sono trascorsi otto giorni da quando la Guerinoni è stata aggredita. Passando per caso da via Francesco Selmi, zona Casal Dè Pazzi, la femme fatale, condannata nel 1989 a scontare una lunga pena per l'omicidio di Cesare Brin, il farmacista ucciso a martellate e gettato un una discarica, si era ritrovata nel pieno di un'aggressione scatenata da due rumeni ubriachi, Giurgiu Cosmi e Vasile Popov. I due ragazzi, già noti alle forze dell'ordine, in un primo momento avevano dato sfogo alla sbronza spaccando le vetrine di una pizzeria, per protesta contro il commerciante che si era rifiutato di vendere loro altre bevande alcoliche. Successivamente avevano aizzato il cane che tenevano al guinzaglio contro gli agenti intervenuti per arrestarli. Ma Scooby, il molosso di settanta chili, aveva cambiato la sua preda e aveva azzannato Gigliola Guerinoni. Per fermare la furia del cane un poliziotto era riuscito ad afferrarlo con una corda e lo aveva legato ad un albero. Scooby però, innervosito dalla situazione, aveva continuato a dimenarsi stringendo il cappio intorno al suo collo.
L’AGONIA
Era quindi morto un'ora dopo davanti gli occhi increduli di una folla di curiosi che invano attendeva l'arrivo del veterinario dell'ASL, immediatamente allertato ma giunto solo dopo due ore. Gigliola Guerinoni nel frattempo era stata portata all'ospedale Sandro Pertini dove era stata operata e le sue condizioni erano state giudicate guaribili in trenta giorni. Giurgiu Cosmi e Vasile Popov erano invece stati arrestati e ieri sono stati condannati. Dopo la sentenza, l'avvocato Stefano Caroti, che difende i due imputati, ha commentato: «Sono soddisfatto perché la condanna è stata più mite rispetto a quella prospettata dal pubblico ministero. Ad ogni modo il mio assistito, Giurgiu Cosmi, sostiene che la rapina dell'arma non è mai avvenuta, quindi ricorrerò in appello».
 
NEL CUORE.ORG
10 SETTEMBRE 2013
 
QUINTANA DI FOLIGNO, INFARTO PER IL "SUPERSONICO" ROVING CELT
Il cavallo è morto sabato, sopralluogo del Nas
 
"Roving Celt", il cavallo condotto dal fantino Luca Innocenzi che nel giugno scorso aveva ottenuto un tempo record alla Quintana di Foligno, è stato trovato morto sabato mattina, ma la notizia del decesso si è diffusa solo oggi. Lo riferisce la stampa locale.
Il purosangue sarebbe stato stroncato da un infarto mentre si trovava nel suo box. Un veterinario ha provveduto ad accertare il decesso e quindi a rilasciare la necessaria documentazione medico-sanitaria per lo "smaltimento": la carcassa del campione è stata cremata. Tutto regolare? Lo accerteranno gli uomini del Nucleo antisofisticazioni dei carabinieri che nella tarda mattinata di oggi, riporta il sito "tuttoggi", hanno effettuato un sopralluogo nella scuderia dove il cavallo viveva. Il fantino innocenzi è uno dei cavalieri della Quintana condannati in primo grado a Perugia nel 2 011 per aver dopato i cavalli .
Non è passato neppure un mese dalla morte della cavalla "Scheggia nel vento", rimasta ferita durante le prove del 17 agosto e poi soppressa sul tavolo operatorio.
 
IL TIRRENO
10 SETTEMBRE 2013
 
Perredda, il cavallo ferito è salvo ma non corre più
 
CASTEL DEL PIANO (GR) Si salverà, anche se probabilmente non potrà più correre nelle piste, il cavallino Perredda, infortunato alla seconda batteria delle corse di Castel del Piano, lo scorso 6 settembre. Batterie che si corrono per scegliere una rosa di cavalli fra i quali, poi, il giorno seguente, i capitani delle contrade di Poggio, Monumento, Borgo e Storte, sceglieranno i quattro che parteciperanno al Palio delle contrade. In vista del palio, che si è tenuto domenica scorsa, dunque, alla seconda batteria di venerdì Perredda, di proprietà di Marco Sampieri, montato da Gianluca Mureddu, si è infortunato ad una caviglia. Il dolore, forte, costringeva il cavallo a fermarsi e ad uscire dalla gara. I veterinari di Castel del Piano sono immediatamente intervenuti con l’applicazione di un tutore e poi il cavallo è ; stato portato via con l’ambulanza che era stata appositamente piazzata in via preventiva per assistere eventuali infortunati. Adesso, a quattro giorni da quell’infortunio, arriva la buona notizia. Il proprietario del cavallo ha ricoverato l’animale per curarlo nella clinica Ciampoli di Siena, una clinica notissima fra gli appassionati di cavalli. Qui è stato appurato che c’era una frattura composta alla caviglia che è stata immediatamente ingessata senza neppure bisogno di intervento chirurgico. Il cavallo adesso sta bene. È stata, invece, priva di conseguenze, la botta che Moresu, il cavallino del borgo, ha dato contro una lastra di legno che lo ha fatto momentaneamente sanguinare in pista. Ma sul tufo è stato appurato che Moresu stava benissimo, tanto che ha corso una carriera eccellente, arrivando secondo, col fiato sul collo di Istrix della contrada del Monumento.
 
GAZZETTA D’ASTI
10 SETTEMBRE 2013
 
“Cavalli che corrono al palio: tradizione da tramandare o da tradire?”
 
“Come ogni anno, si è in attesa per vedere cosa produrrà l’indaffarata macchina del Palio di Asti, una manifestazione che condivido per il suo valore storico-culturale e che rispetto, soprattutto per l’attaccamento che la Città di Asti ha nei confronti di questa tradizione.
Il concetto di tradizione fornisce spunti di riflessione e di discussione in modo particolare quando in una manifestazione storico-culturale vengono usati gli animali: nel caso del Palio di Asti i cavalli che, cavalcati da fantini, dopo l’attesa nervosa e irritante della partenza, vengono fatti correre per pochi minuti in una pericolosa e insensata corsa che spontaneamente non farebbero mai. Qualcuno di essi, a fine corsa non ci è mai arrivato, stramazzato al suolo morto o ferito irrimediabilmente.
Ho contestato questo genere di spettacolo presso altri comuni e spess o la loro giustificazione è stata quella del rispetto della tradizione storico-culturale a cui si aggiunge il rispetto del lavoro, quindi dell’interesse economico, che c’è dietro questa indaffarata macchina. Quando si parla di lavoro, in tempi di allarmante disoccupazione, se qualcuno contesta questa giustificazione, passa per menefreghista, soprattutto se il lavoro ce l’ha, come nel mio caso. Quindi non mi scaglio contro il diritto al lavoro di tutte le  persone ma a favore dei diritti di tutti gli animali e vorrei che ogni lavoro al mondo non li calpestasse.
Gli organizzatori del Palio di Asti mostrano l’orgoglio di portare avanti una tradizione, di riportare in luce gli “antichi valori” e quella socialità che rende più gradevole il vivere civile. Quello che in realtà ha luogo al Palio, limitatamente alla corsa dei cavalli, non ha nulla di civile e tende solo ad annichilire le coscienze: l’ingiustizia praticata nei confronti di vittime indifese non viene colta e l’attenzione dei media e degli organizzatori si concentra sul solito stucchevole alibi della tradizione.
La tradizione è ciò che viene trasmesso, come un’eredità, e come accade con ogni eredità, è necessario discernere ciò che di prezioso è da mantenere da ciò che deve essere abbandonato. La tradizione è ciò in cui l’uomo cerca di individuare la propria identità facendola così sopravvivere a sé stesso. Dal verbo latino tradere, derivano sia il temine tradizione che il termine tradimento: nell’atto del tradere, si consegna un ordine precostituito, un sistema preesistente ma nello stesso tempo si abbandona e si tradisce un sistema di precedenti regole o configurazioni a favore della novità. Credo che la consegna e il tradimento debbano saper trovare un punto di incontro. Le tradizioni elaborano i contenuti culturali, conservandone alcuni, modificandone altri, eliminandone altri ancora. L’indignazione, il senso civico, il riconoscimento della sofferenza altrui e degli altrui diritti hanno posto fine a certe tradizioni come spettacoli pubblici con esecuzioni capitali, punizioni corporali, feste sadiche con uccisione di animali umani e non umani, e perfino l’esposizione in gabbie di esemplari di umani come “i pellerossa”, “i negri”, eccetera. L’intento era didascalico e didattico, rispondendo all’esigenza di far conoscere e, con curiosa morbosità, di stupire ma sicuramente il fine non giustificava i mezzi come non lo giustifica quello della corsa dei cavalli nel Palio di Asti che spero un giorno sarà abolita, e insieme a essa tutti gli spettacoli che sfruttano gli animali.
Sono appassionata di storia, letteratura, arte e beni culturali quindi sono in prima linea nella difesa di tutto ciò ma sono in prima linea anche nella difesa dei diritti degli animali e se non si riesce a trovare un accordo tra cultura e vita animale, allora tra le due scelgo di difendere gli animali perché sono esseri senzienti (lo dice anche l’articolo 13 del Trattato di Lisbona) e nessun animale va sfruttato e sacrificato in nome di nessuna cultura. E’ vero che il Palio è fatto di tante iniziative ma, spesso si associa il Palio allo sfruttamento dei cavalli, forse perché la corsa dei cavalli è considerata la punta di diamante del Palio. Si potrebbe fare la controprova, togliendo la corsa dei cavalli, e vedere quanti si schiererebbero contro il Palio. Io credo che nessuno lo farebbe, anzi, il pubblico del Palio raddoppierebbe e gli animalisti farebbero così tanta pubblicità da no n poter più contenere i partecipanti. Accade così anche per il circo senza animali che il popolo animalista sostiene e pubblicizza con ragione e passione.
Asti ha il diritto e l’onore di mantenere la tradizione del Palio ma lo faccia con giornate di studio, convegni, conferenze, proiezioni di film e documentari, mostre, laboratori didattici, giochi, sfilate in costume. Ci sono tante idee stimolanti per onorare una tradizione, anche quella dei loro cavalli, protagonisti dal XIII secolo del Palio, ma teniamoli lontani da quella corsa: quella per loro non è un onore ma un onere.
Molte cose sono cambiate dal XIII secolo e gli organizzatori dovrebbero informarsi che, nel frattempo , gli animali hanno acquisito diritti un tempo loro negati e dovrebbero anche interrogarsi sul modello etico che stanno proponendo ai bambini invitati ad ammirare lo spettacolo: un modello diseducativo perché esalta l’oppressione del più forte a danno del più debole.
L’aggravante di questi spettacoli è che diventano un alibi per fare didattica, come quella proposta dal  progetto Le radici del futuro, realizzato e sviluppato dal Collegio dei Rettori del Palio di Asti con il patrocinio del Comune di Asti, la supervisione dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Asti e il supporto del Centro Commerciale I Bricchi di Isola d’Asti: tutti insieme appassionatamente uniti da questa motivazione “far conoscere il Palio, la più importante manifestazione che si svolge nella nostra città, ai più piccoli attraverso un percorso studiato, in grado di illustrare non solo la parte della manifestazione legata al la corsa, quella più spettacolare, ma anche sfumature, sfaccettature ed appuntamenti che fanno parte della “macchina” paliesca, ai quali, a torto, spesso non viene data la giusta rilevanza”. Io direi che “a torto” non viene data giusta rilevanza ai cavalli che dalla corsa sono usciti morti o feriti irrimediabilmente: episodi che, se non vengono evidenziati dalle persone di buon senso (perché non è necessario essere animalisti per difendere gli animali), vengono appena citati dai mezzi di comunicazione, come se la morte di un cavallo provocata dall’uomo fosse un tabù. Non è un tabù ma una vergogna: forse è per quello che si tende a nasconderla. L’esigenza di avvicinare la popolazione più giovane a tale usanza testimonia la crisi che sta attraversando il settore che vive usando i cavalli e soprattutto evidenzia che si vuole difendere una manifestazione, non i cavalli che invece meriterebbero rispetto.
Credo che il palio, nello specifico de lla corsa dei cavalli e non delle manifestazioni collaterali, sia uno spettacolo anacronistico e diseducativo, soprattutto per i bambini, per nulla portatore di quei valori necessari per vivere in armonia col mondo animale. Oggi è difeso strenuamente da una cerchia sempre più stretta di persone tanto che alcuni paesi hanno rinunciato alle tradizionali corse di cavalli e di asini, sostituendole con gare di abilità o di velocità disputate dalla popolazione, anche con il coinvolgimento dei bambini.
Mi rivolgo alle autorità istituzionali, politiche, scolastiche e aggiungo quelle religiose che spesso si prestano a benedire fantini e/o animali prima della corsa, ma soprattutto mi rivolgo alle famiglie con bambini, chiedendo loro di non approvare una simile iniziativa per la valenza negativa del suo messaggio: considero ogni spettacolo di sfruttamento animale uno spettacolo vietato ai minori perché offre loro una visone distorta della natura. In un mondo di valori spesso capovolti, lasciamo almeno che la natura faccia il suo corso liberamente, senza l’intervento peggiorativo dell’uomo
Sul sito web del Comune Asti ho letto le deleghe attribuite agli Assessori e ho visto che la dicitura Politiche per gli animali o Tutela animali o Welfare animale (espressione particolarmente di moda) non compare tra le deleghe di alcun Assessore. Immagino che gli animali siano compresi nella delega Ambiente perché ho visto che la protezione animali è una delle competenze del servizio ambiente. Invito il Comune a  valutare l’inserimento della parola “animali" tra le deleghe degli Assessori del Comune: le parole sono importanti e quella è una parolina di sette letterine che darebbe un valore aggiunto alle politiche del Comune. Non vorrei che la scarsa attenzione a quella parolina nascondesse uno scarso interesse per gli animali: voglio essere fiduciosa del contrario.
Nell’elenco dei regolamenti del Comune, non compare il Regolamento tutela e benessere degli animali: deduco che il Comune ne sia sprovvisto e colgo l’occasione per invitare il Comune a stenderne uno. Se ne fosse già provvisto, chiedo di informarmi ed eventualmente inviarmelo o segnalarmelo sul sito.
Invito l’Assessore Alberto Pasta che ha tra le sue deleghe quella al Palio e quella all’Ambiente (quindi animali) a pensare alla tutela di tutti gli animali, compresi i cavalli che corrono al Palio mettendo a rischio la propria vita per una discutibile tradizione.
Invito l’Assessore Massimo Cotto, con delega alla Cultura e alle Manifestazioni, a riflettere sul valore culturale della corsa dei cavalli: non può essere culturale uno spettacolo che sfrutta gli animali e ne mette a rischio la vita.
Invito l’Assessore Andrea Cerrato con delega al Turismo, a incentivare un turismo etico, senza sfruttamento di alcun esser e senziente, soprattutto in virtù del fatto che si è reso promotore del progetto Albergo etico che conosco e che ritengo meritevole di attenzione.
Invito le istituzioni a riflettere e a cercare un dialogo con le associazioni e i gruppi animalisti e antispecisti per trovare una soluzione che non tolga nulla al valore del Palio e che restituisca ai cavalli la loro libertà di non correre.
Cordiali saluti”.
Paola Re
 
GEA PRESS
10 SETTEMBRE 2013
 
Corse di cavalli – Nuova Ordinanza: obbligo di ambulanza veterinaria e formazione per i tecnici (SCARICA IL PDF)
In attesa del "Decreto Lorenzin" siamo intanto alla terza reiterazione
 
Nuova reiterazione dell’Ordinanza realtiva alla disciplina  di manifestazioni popolari pubbliche o private nelle quali  vengono impiegati equidi.
Il provvedimento del Ministro della Salute è contenuto nella Gazzetta Ufficiale n. 211, pubblicata ieri. Di fatto siamo arrivati alla terza reiterazione, con nuovi apporti. Una situazione, per quanto riguarda i tempi della mancata previsione in un testo di legge, molto simile ad altra Ordinanza recentemente rinnovata. Si tratta, in questo caso, di quella sulla pericolosità dei cani ed altre integrazioni come nel caso delle mutilazioni (vedi articolo GeaPress ed Ordinanza).
Anche per l’Ordinanza equidi, l’attesa è ora per la fine dell’iter parlamentare del cosiddetto Decreto Lorenzin (vedi articolo GeaPress) che ha il merito di volere finalmente inserire in un Testo di legge i contenuti dei vari provvedimenti emanati con Ordinanze e relativi anche al benessere degli animali.
Salvo alcune categorie di gare escluse dall’Ordinanza “equidi” (SCARICA PDF), il nuovo provvedimento prevede che nel corso delle manifestazioni, ivi compresi palii e giostre, sia presente un’ambulanza veterinaria ed un Medico Veterinario specializzato. Indicazioni particolari sulla sicurezza, quali recinzioni atte ad impedire la fuga dell’animale, e sul fondo del tracciato. Quest’ultimo deve risultare idoneo, anche sulla “base della valutazione del rischio“.Fatti, questi ultimi, che potrebbero costituire una complicazione per molte feste con uso di equidi organizzate da comitati locali nel corso, ad esempio, di ricorrenze religiose.
E’ prevista altresì una specifica formazione per i tecnici della Commissione comunale o provinciale, incaricati della vigilanza.
L’Ordinanza avrà vigore per un anno e c’è da sperare, in attesa del “decreto Lorenzin” che non si debba arrivare ad una quarta reiterazione.
 
IL PUNTO A MEZZOGIORNO
10 SETTEMBRE 2013
 
Il gattaro del condominio fermato dalla Corte d’Appello di Roma: costituisce “molestia possessoria”
 
Da Giovanni D’Agata riceviamo e pubblichiamo:
Inibito dalla Corte d’Appello di Roma il “gattaro” del condominio che lascia il mangiare ai gatti, con i felini liberi di girovagare per l’edificio. Per Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti” una sentenza che farà discutere ma che da via libera ad azioni analoghe tra vicini.
Nel caso in questione la quarta sezione civile della corte capitolina, ha accolto l’azione possessoria del vicino stanco delle ciotole di cibo lasciate in prossimità del suo garage, che lo costringono a stare con le finestre chiuse per evitare che gli animali possano entrare anche nel suo appartamento: l’attività del singolo proprietario esclusivo amante dei gatti, per quanto «apprezzabile», costituisce comunque una molestia.
Ribaltata, quindi, la sentenza di primo grado del tribunale di Latina, su una questione avvenuta in un condominio di Gaeta, anche perché i giudici dell’appello hanno ritenuto persuasive le testimonianze di coloro che avevano potuto assistere al libero scorrazzare dei gatti randagi all’interno del condominio e sino alla proprietà del vicino esausto da un’attività perfettamente lecita per il singolo proprietario affezionato alle bestiole e in teoria consentita dal regolamento condominiale.
Se però, rilevano i togati, che tale “attività è animata da apprezzabile intenzione e da comprensibile e condivisibile amore per gli animali”, tuttavia nel caso di specie è configurabile la “molestia possessoria” perché la presenza dei randagi limita gli altri condomini nel loro possesso sugli immobili, ad esempio quando il vicino è costretto ad assumere contromisure contro i felini vagabondi nel fabbricato. Per non parlare degli escrementi lasciati sulle auto in sosta.
Inibita, quindi, la possibilità di lasciare il cibo per i gatti randagi in prossimità dell’appartamento del vicino.
 
CON I PIEDI PER TERRA
10 SETTEMBRE 2013
 
Aviaria: altri abbattimenti preventivi, 100.000 galline nel ravennate
 
Circa centomila galline di due allevamenti di Lugo, nel Ravennate, saranno abbattute a scopo di prevenzione dall’influenza aviaria. Lo ha fatto sapere l’Ausl con una nota in cui spiega che, pur non essendo stata trovata traccia del virus H7N7, responsabile dell’aviaria che ha colpito sei strutture in Emilia-Romagna, perdura ”la situazione di emergenza in allevamenti avicoli situati in territori confinanti con la provincia di Ravenna”, nel Bolognese e nel Ferrarese. Così il Servizio veterinario dell’Ausl di Ravenna ha chiesto al sindaco di Lugo, Raffaele Cortesi, di emettere un’ordinanza per ”l’abbattimento precauzionale di tutti gli animali presenti nei due allevamenti”, che sono della stessa filiera del gruppo Eurovo, nell’area di sorveglianza già delimitata e ”collegati funzionalmente” a quelli in cui sono stati riscontrati diversi altri focolai. Le operazioni di abbattimento partiranno domani e ”si concluderanno presumibilmente nella settimana corrente”.
 
LA NUOVA FERRARA
10 SETTEMBRE 2013
 
Abbattimenti disposti in allevamenti del Ravennate
 
PORTOMAGGIORE (FE) Dopo i casi accertati di virus H7N7, relativo cioè all’aviaria, a Ostellato, Portoverrara e Scortichino, che ha costretto l’autorità competente alla soppressione di galline e tacchini, resta alta la guardia delle autorità sanitarie nei tanti allevamenti della provincia di Ferrara e di quelle confinanti, e tra queste il Ravennate. C’è intanto da segnalare l’abbattimento di tutti gli animali disposto ieri in due allevamenti a Lugo di Romagna, nel Ravennate. A seguito dei recenti focolai il servizio veterinario dell’Asl di Ravenna ha effettuato controlli virologici a tappeto con frequenza bisettimanale sugli allevamenti avicoli in qualche modo collegati a quello nel quale si è riscontrata la malattia. Perdurando la situazione di emergenza in allevamenti situati in territori confinanti con la provincia di Ravenna, il sin daco di Lugo ha predisposto le procedure per l’abbattimento nel rispetto delle condizioni di massima sicurezza. Oggi dunque prenderanno il via le operazioni di abbattimento, che si concluderanno con ogni probabilità al termine di questa settimana. L’abbattimento è stato autorizzato nei due allevamenti che si trovano nel territorio di Lugo collegati funzionalmente a quello nel quale è stato registrato il primo focolaio. I servizi veterinari proseguono nell’estensione del controllo a tutti gli allevamenti presenti.
 
IL GIORNALE
10 SETTEMBRE 2013
 
Le leggi sui cani? Tutte da rivedere
Il decreto confermato dal ministro prevede guinzaglio, museruola e niente razze aggressive per i pregiudicati
 
OSCAR GRAZIOLI
 
Il 6 settembre, sulla Gazzetta Ufficiale, è stata pubblicata l'ordinanza del ministero della Salute sul rapporto cane /uomo. A una prima e rapida lettura pare che non ci sia molto di nuovo. Si tratta della reiterazione di vecchie ordinanze e decreti con una maggiore responsabilizzazione del proprietario che ora diventa anche l'eventuale affidatario di un animale di proprietà altrui. Forse per la prima volta si cita l'obbligo , per chi desidera un cane, di assumere informazioni sulle caratteristiche fisiche ed etologiche e questo è importante. Viene ribadito l'obbligo di raccogliere le feci, e quindi «avere con sé strumenti idonei alla raccolta delle stesse». Questo è un passo eccellente, ma solo se ci saranno sanzioni adeguate, perchè chi non ama particolarmente i cani, spesso si appella (giustamente) al grado d'inciviltà degli italiani ch e non raccolgono le deiezioni dei propri quattrozampe. Ancora una volta si accomunano tutti i cani sotto una stessa bandiera, ignorando quanto è sotto gli occhi di tutti. Il recentissimo episodio dell'anziana messinese morta a causa dei morsi del Dogo argentino di famiglia dovrebbe invece fare riflettere sul fatto che questi incidenti mortali, che colpiscono anziani e bambini, sono causati da un numero molto ristretto di razze verso le quali il mondo intero ha preso qualche tipo di provvedimento. Solo noi insistiamo a parificare la pericolosità di un Rottweiler con quella di un Volpino. Oltre tutto, per prevenire danni a persone o animali l'ordinanza impone regole severe per i luoghi pubblici, mentre è noto agli esperti che le aggressioni mortali avvengono quasi sempre in ambito familiare. A proposito d elle aggressioni gravi, che sono gli eventi più impressionanti, le regole che abbiamo adesso e che l'ordinanza ribadisce, non funzionano. Un esempio capitato ad amici pochi giorni fa. Un cane di tredici anni, grossa taglia, improvvisamente e apparentemente senza ragione, morde severamente un bambino di tre anni(con cui aveva giocato dalla nascita) cui vengono applicati diversi punti di sutura. Esce il veterinario pubblico, il quale, in base a un punteggio, ordina al proprietario di seguire un corso di addestramento per ottenere il patentino. Il proprietario, che pure adora il cane, è terrorizzato da una possibile altra aggressione, magari mortale. Piuttosto che sapere il proprio cane anziano nella gabbia di un canile a finire la sua vita miseramente ne chiede l'eutanasia. Non si può, perchè il punteggio assegnato è ancora basso e lo costringe o a fare il famoso corso o a disfarsi del cane .E se mentre va a scuola il cane devasta il bambino? So che gli animalisti (estremisti) non vogliono sentir parlare di eutanasia, ma se io dovessi sapere la mia sedicenne e malata Lulù (che dorme ogni notte sul mio letto) nella fredda gabbia di un gattile, la preferirei morta.
 
NEL CUORE.ORG
10 SETTEMBRE 2013
 
CINA, CANI E MICI RUBATI E MACELLATI: IL VIDEO-CHOC DI ANIMAL EQUALITY
Bestiole tenute in stanze buie, senza acqua né cibo
 
Un video diffuso da Animal Equality Italia racconta il dramma del macello di carne di cane e gatto in Cina. Il filmato postato in rete è costituito da immagini molto forti, sconsigliate a persone particolarmente sensibili. Secondo l'inchiesta degli attivisti, gli animali che vengono cucinati nelle bancarelle in strada o nei ristoranti vengono spesso strappati alle famiglie e portati in allevamenti dove vengono poi barbaramente ammazzati - pensate - per mantenere intatta la fragranza della carne.
Durante questo lavoro di investigazione, sono stati visitati i mercati di Wuhan e Fuxing, dove i quattrozampe vengono venduti ai ristoranti e ai macelli della zona. Come mostrano le immagini, a Zhanjiang, i cani sono tenuti in una stanza chiusa e buia, nella quale manca l'aria, senza cibo né acqua, in attesa di essere colpiti alla testa e pugnalati a morte. Oltre a subire lo choc di esser e strappati dai loro proprietari, queste bestiole sono costrette a vivere in condizioni al limite della sopravivenza. E, come se non bastasse, spesso, sono coinvolti anche dei cuccioli.
VIDEO
 
ANSA
10 SETTEMBRE 2013
 
In Cina 18mln cani e 4mln gatti l'anno utilizzati come cibo
Animal Equality documenta commercio in mercati e mattatoi
 
ROMA - Ogni anno oltre 18 milioni di cani e 4 milioni di gatti vengono uccisi in Cina per il consumo di carne, un'abitudine alimentare particolarmente diffusa al confine nord-est con la Corea e nelle regioni meridionali di Guizhou, Guangdong e Guanxi, mentre non si verifica a Pechino ed è stata vietata nel 1950 a Hong Kong. Lo sottolinea l'organizzazione internazionale Animal Equality, che ha investigato per tre settimane il commercio della carne di cane e gatto nel Paese.Gli attivisti hanno visitato il mercato dei 'Tre Uccelli' di Dali, situato a Nanhai, quello di animali esotici a Wuhan e quello di Fu Xing, insieme a due allevamenti di cani a Jiaxiang e Jining e al mattatoio di Zhanjiang.
Telecamera alla mano, si sono imbattuti in cani rubati e usati per la riproduzione, e in cuccioli con meno di due mesi stipati nelle gabbie in attesa di essere trasportat i, dopo un viaggio di 1.200 k m, verso mercati e macelli. Nel mattatoio di Zhanjiang i cani sono tenuti in una stanza chiusa e buia, nella quale manca l'aria, senza cibo ne acqua, in attesa di essere colpiti alla testa e pugnalati a morte.
L'investigazione dà vita alla campagna internazionale 'Senza Voce', per chiedere la fine del commercio di carne di cane e gatto in Cina. La campagna è iniziata nel mese di aprile e da allora oltre 192mila persone hanno appoggiato la petizione.
Quando le firme raccolte arriveranno a quota 200mila, saranno consegnate alle ambasciate cinesi in Germania, Spagna, Italia, Inghilterra, Stati Uniti e Messico.
FOTO
 
NEL CUORE.ORG
10 SETTEMBRE 2013
 
"Il RANDAGISMO IN ROMANIA NON SI COMBATTE CON LE SOPPRESSIONI"
Zanoni scrive al presidente Basescu: siate responsabili
 
"Il governo romeno adotti prima possibile una gestione responsabiledel randagismo nel Paese senza ricorrere alle barbare uccisioni di massa minacciate nei giorni scorsi in seguito alla terribile morte di un bimbo ucciso da alcuni cani randagi". Lo dice Andrea Zanoni, eurodeputato ALDE e vice presidente dell'intergruppo per il Benessere e la conservazione degli animali al Parlamento europeo, che ha mandato una lettera al presidente romeno Traian Basescu dopo la sua minaccia di soppressione immediata di tutti i cani vagabondi.
"Riteniamo che per evitare in futuro simili tragedie ci voglia una gestione razionale del randagismo e non un'ondata di uccisioni sommarie", continua Zanoni. Il quale poi ricorda a Basescu l'ok dell'Europarlmen to nell'ottobre del 2011 della dichiarazione scritta 26/2011 sulla gestione della popolazione canina nell'Ue che "richiede esplicitamente che il randagismo deve essere gestito tramite sterilizzazione e vaccinazioni e senza il ricorso ad alcuna violenza".
L'eurodeputato attira poi l'attenzione di Basescu sul fatto che "dove in Romania è stata attuata una gestione responsabile del randagismo, i risultati sono evidenti, a partire dal crollo sostanziale degli attacchi alle persone". Zanoni porta l'esempio della città di Cernavoda, in cui l'associazione internazionale Save the dogs dell'italiana Sara Turetta ha portato nell'ottobre 2012 alla realizzazione del primo rifugio per cani di tutto il Paese.
"Questa terribile tragedia evidenzia come il problema randagismo in Romania debba ancora essere risolto. Mi auguro che le autorità del Paese, invece che lanciare una campagna di sangue, colgano l'occasione per mettere in pratica le raccomandazioni interna zionali di gestione dei randagi per promuovere una pacifica convivenza tra uomini e animali", conclude.
 
TGCOM 24
10 SETTEMBRE 2013
 
Romania vota l'eutanasia per i cani randagi
La misura fortemente voluta dal presidente Basescu. La capitale Bucarest è letteralmente "invasa" da branchi di questi animali feroci
 
Il Parlamento romeno ha adottato una legge che autorizza l'eutanasia dei cani randagi. Una normativa fortemente voluta dal presidente Traian Basescu, ma a lungo combattuta dagli animalisti che avrebbero preferito la sterilizzazione. Durante il voto, centinaia di persone hanno protestato a Bucarest, all'esterno del palazzo. La misura è stata presa una settimana dopo la morte di un bambino, sbranato dai cani in un parco della capitale.
Fuori dal parlamento centinaia di persone hanno manifestato contro la legge sull'eutanasia, sostenendo invece la sterilizzazione e l'adozione quale soluzione del problema. A Bucarest, che conta 1,7 milioni di abitanti, i cani randagi sarebbero oltre 50 mila, secondo dati della municipalità.
 
NEL CUORE.ORG
10 SETTEMBRE 2013
 
IRAN PRONTO A LANCIARE UN ALTRO ANIMALE NELLO SPAZIO: "UN GATTO?"
Lo ha annunciato l'Agenzia spaziale di Teheran
 
L'Iran invierà entro pochi mesi un nuovo animale nello spazio, dopo il lancio della scimmia avvenuto all'inizio dell'anno. Lo ha reso noto l'Agenzia spaziale iraniana (Asi), secondo cui i responsabili del progetto stanno ancora valutando quale tipo di animale destinare alla missione. La scelta è tra un topo, un coniglio, un gatto e un'altra scimmia. Come ha spiegato il direttore del centro ricerche dell'Asi, Mohammad Ebrahimi, già sono stati condotti test tecnici e fisici su alcuni animali.
L'Agenzia - si legge sul sito d'informazione "al-Bawaba" - prevede di ottenere entro pochi mesi i permessi necessari per inviare il secondo animale in orbita. L'Iran ha mandato nello spazio una scimmia a gennaio, dopo il fallimento del primo tentativo nel 2011. La bestiola è stata lanciata a bordo della sonda "Pis gham II" (Pioniere) ad un'altitudine di 120 chilometri. La sonda e la scimmia sono stati poi recuperati dai tecnici di Teheran, anche se alcuni media occidentali hanno sollevato dubbi sull'autenticità delle immagini mostrate dall'Iran. Proprio il lancio della scimmia, secondo le autorità, ha aperto la strada all'invio di un uomo nello spazio entro il 2020.
 
GEA PRESS
10 SETTEMBRE 2013
 
Francia – A rischio la vita dell’elefantessa che ha ucciso (VIDEO)
Chi è il pachiderma "incriminato": nel 1988 aveva un anno e viveva in Kenya
 
Un pensionato ha ieri perso la vita nel villaggio di Lizy – sur – Ourcq, ad una ventina di chilometri da Parigi, a seguito dell’aggressione subita da un elefante. L’uomo di 84 anni è stato prelevato con la proboscide, battuto ed infine calpestato.
Una storia molto particolare che vede ora riaccendersi le polemiche contro l’uso degli animali nei circhi. Anzi, lo stesso elefante era stato oggetto negli anni passati di presunti maltrattamenti e per questo il circo le avrebbe pure cambiato nome.
Nei cataloghi del Cites francese, sarebbe registrato come una femmina di elefante africano prelevata in Kenya nel 1988, all’età di un anno. Secondo più studi, recentemente divenuti oggetto di un bel documentario del National Geographic, gli elefanti conserverebbero il ricordo della brutale cattura che avviene, in genere, con l’uccisione dell’intero branco. Disturbi comportamentali che caratterizzerebbero non solo gli animali prelevati per la cattività ma anche gli elefantini rimasti nel branco. Sembra che siano ricollegabili a tali brutali episodi gli attacchi messi in atto contro l’uomo anche molti anni dopo la cattura.
Stante quanto apparso nei giornali francesi l’elefantessa sarebbe andata su tutte le furie in maniera improvvisa. La cosa  che ha dell’incredibile è come sia riuscita ad aggirare il problema della recinzione elettrificata che la cingeva. L’elefante, infatti, avrebbe prelevato la copertura della stalla e l’ha gettata sui  cavi. Poi la fuga, finchè lungo la sua strada ha incontrato il povero pensionato.
Contrariamente a quanto raccontato dai circensi, non è vero che tutti i loro animali sono nati in cattività. Quello degli elefanti è un esempio lampante. Come gli scimpanzè che negli anni sono stati sequestrati (in Italia, ad ogni modo, c’è anche il precedente di due elefanti sequestrati perchè importati illegalmente) la presenza di questi animali è sempre dovuta a catture in natura.
In questo caso la tragedia si è conclusa con il pensionato finito ucciso alle porte di Parigi da un elefante africano che rischia ora di essere abbattuto. Il pensionato stava giocando a bocce. L’elefantessa, forse, voleva a tutti i costi continuare a scappare.
La vita di Tanya (ex Samba), questo il nome dell’elefantessa, sembra ora dipendere dalla decisione di un Giudice.
Nel video, l’elefantessa Samba, ripresa in un documento degli animalisti francesi.
VEDI VIDEO:
 
GEA PRESS
11 SETTEMBRE 2013
 
Napoli – Denunciato titolare negozio di animali. Sospetto traffico cuccioli di cane
Intervento della Polizia di Stato, su segnalazione del Garante degli Animali
 
Questa mattina i poliziotti della Squadra Cinofili e a Cavallo dell’Ufficio Prevenzione Generale della Questura di Napoli, hanno denunciato il titolare di un negozio per animali accusato di  traffico illecito di animali da compagnia.
Il controllo dell’esercizio commerciale, svolto nell’ambito del Progetto Aracne, è partito da una segnalazione del Garante degli Animali di Napoli.   Nel corso dell’ispezione, i poliziotti hanno rinvenuto 13 cuccioli di varie razze da compagnia e di alcuni meticci, che sarebbero risultati non microchippati.
I cani,  che sarebbero tutti di un’età inferiore ai 50 giorni (ovvero sotto il limite previsto dalla legge per poterli svezzare e  mettere in commercio) non erano nemmeno registrati.   Il titolare del negozio è stato quindi denunciato mentre i cuccioli sono stati sequestrati.   Successivamente i poliziotti hanno portato i cagnolini all’ambulatorio del Presidio Veterinario Frullone dove sono stati visitati e successivamente consegnati ad una strutture recettizia della Provincia di Caserta.
Le spese di ricovero presso la struttura saranno finanziate da un fondo ricavato dai proventi delle sanzioni amministrative inflitte agli stessi trafficanti di cuccioli.
 
GEA PRESS
11 SETTEMBRE 2013
 
Salerno – La grande trappola
Occupava vari metri quadrati ed era costruita con materiali di risulta - Intervento della Polizia di Stato e delle Guardie volontarie del WWF

 
Pezzi di recinzione per ovini, di quelli che si comprano a moduli. Poi inferriate varie, tratti di vecchi cancelli, ed infine il mais. Il tutto per attirare gli ungulati, probabilmente cinghiali.
A scoprire la maxi trappola in località Fuorni, nel Comune di Salerno, sono state le Guardie volontarie del WWF e la Polizia Provinciale. L’enorme marchingegno (occuvava infatti vai metri quadrati di superfice) era collocato all’interno di un frutteto. Tra i filari di alberelli da frutto, vi era infatti un’area incolta, apparentemente senza motivo. Quasi una dimenticanza, dicono dal WWF, ed invece dall’erba alta affioravano tratti di ferraglia. Era la gabbia trappola per ungulati i cui pezzi erano assemblati con il fil di ferro.
Le Guardie del WWF di Salerno, guidate dal coordinatore provinciale Alfonso Albero, chiamate in supporto dalla  Polizia Stradale, una volte arrivate sul posto si sono subito rese contro  della situazione.
Armata la trappola, spiega il WWF, e sistemato il mais, il cinghiale   rimane incastrato e .. “il pranzo è servito”.
“La fauna è patrimonio indisponibile dello Stato – spiega Alfonso Albero -  Il suo prelievo è autorizzato solo ai possessori di regolare porto di armi e secondo tempi e modalità ben fissate. Catturare un cinghiale, così come qualunque altro animale quando la caccia è chiusa o con mezzi non consentiti è un reato, perseguibile in termini di legge.”
Ad arrivare sul posto il figlio del proprietario dell’orto, non all’oscuro della situazione e forse pure dinteressato.
“Occorre sensibilizzare i cittadini – si appella ora il WWF di Salerno -  non bisogna avere paura di parlare. Se qualcuno vedesse qualcosa di sospetto, è suo compito avvisare le autorità competenti, solo così si possono salvaguardare gli animali e l’ambiente in cui viviamo“.
 
SALERNO NOTIZIE
11 SETTEMBRE 2013
 
Salerno: guardie WWF scoprono gabbia trappola per animali

  
Succede che in un frutteto del salernitano, tra filari di alberi ordinati, ci sia una zona di terra incolta senza un apparente motivo, sembra. Una dimenticanza, una disattenzione.
E invece quell’erba alta serviva per occultare una gabbia trappola per la cattura degli ungulati. Costruita con materiali di recupero, assemblata con del fil di ferro e perfettamente funzionante.
Al suo interno, per fortuna, non è stato ritrovato nessun cinghiale ma ancora il mais usato per attirarli.
Le guardie del WWF di Salerno con, in prima linea, il coordinatore provinciale Alfonso Albero, chiamate in supporto dal Nucleo Provinciale Polizia Strada della Polizia Stradale arrivano sul posto e poco gli basta per avere un quadro chiaro della situazione. Armata la trappola, il cinghiale attirato dal mais, rimane incastrato e “il pranzo è servito”. Spiega Alfonso Albero “La fauna è patrimonio indisponibile dello Stato.
Il suo prelievo è autorizzato solo ai possessori di regolare porto di armi e secondo tempi e modalità ben fissate. Catturare un cinghiale, così come qualunque altro animale quando la caccia è chiusa o con mezzi non consentiti è un reato, perseguibile in termini di legge.”
Ad arrivare sul posto il figlio del proprietario dell’orto, non all’oscuro di quanto facesse il padre ma abbastanza disinteressato. Occorre sensibilizzare i cittadini, non bisogna avere paura di parlare.
Se qualcuno vedesse qualcosa di sospetto, è suo compito avvisare le autorità competenti, solo così si possono salvaguardare gli animali e l’ambiente in cui viviamo.
 
LA CITTA’ DI SALERNO
11 SETTEMBRE 2013
 
Smarrisce il cane, disabile rifiuta il cibo

Davide Speranza

 
ROCCAPIEMONTE (SA) - Perde il cane e non si nutre per 48 ore. È accaduto a Roccapiemonte, ad una tredicenne. La ragazzina, disabile, accolta presso “La nostra famiglia”, il centro di Riabilitazione Ambulatoriale e Diurno di Cava de’ Tirreni, aveva perso il suo cagnolino, riportando uno choc emotivo. I genitori della giovane fanno sacrifici per consentirle un iter di riabilitazione professionale e continuo. Una delle uniche fonti di gioia della ragazza era il suo cagnolino, un piccolo meticcio, dal pelo lungo e bianco. Rideva e giocava con la sua bestiola fino allo scorso venerdì. Il cagnolino era tenuto al sicuro in un capannone edificato all’interno di una campagna a Nocera Superiore. Sarebbe uscito fuori dal cancello e, per errore, prelevato da alcuni cittadini che credevano essere un cane randagio. La bestiola è stata quindi portata presso il Canile di C ava de’ Tirreni, ma durante il viaggio sarebbe inavvertitamente scappata. Il trauma per la bambina è stato così forte da indurla a non mangiare e bere per almeno due2 giorni. Quarantotto ore senza nutrirsi, un tempo troppo prolungato e pericoloso per una ragazza cagionevole. Difficile la gestione del problema anche da parte dei genitori della tredicenne rocchese. Subito accorso il medico di famiglia, che le ha somministrato flebo ricostituenti. Il padre della ragazzina era disperato. «Faccio un appello ai miei concittadini e a chiunque riesca a trovare questo cagnolino. Vi prego di riportarlo da noi. Offro una ricompensa in soldi a chi riuscirà a riportarci il cane». Anche l’Asl locale e il comando di polizia di Nocera Superiore erano stati allertati e sollecitati nella ricerca del cagnolino disperso. «Aiutateci. Nostra figlia sta male. Quella bestiola la rendeva felice, la faceva ridere. Era la sua gioia». I genitori avevano il timore che il cane fosse stato rubato. Poi nella mattinata di ieri, il ritrovamento del cagnolino, anche grazie all’aiuto dell’associazione zoofila nocerina di Gianna Senatore e ad una serrata campagna di sensibilizzazione sui social network. Ora la giovane si è tranquillizzata e tutto è tornato alla normalità. Sono molti gli studi che hanno dimostrato come gli animali spesso siano fondamentali per questi pazienti.
 
GAZZETTA DI REGGIO
11 SETTEMBRE 2013
 
Recuperato un lupo ammalato
 
CASTELNOVO MONTI (RE) - Viene accudito e curato alla sede del Parco nazionale creata proprio per seguire e gestire gli eventuali problemi legati alla specie, il giovane lupo rinvenuto ieri dall’ecoselettore e Commissario dell’associazione venatoria Caccia Pesca Ambiente Umberto Gianferrari, nella zona dei Gessi triassici, in condizioni molto precarie. Dopo aver allertato il personale del Parco, Gianferrari ha atteso che arrivasse a prelevare l’animale ammalato. Lo stesso Gianferrari spiega che ora è in cura al Wolf Appennine Center: «Il lupacchiotto è stato lavato, disinfettato, reidratato e riscaldato nell’apposito Centro di recupero animali selvatici. Ha cominciato a nutrirsi da solo, anche se è presto per dire se si salverà». Ora si dovrà capire a quale patologia è stato soggetto e anche se può esserci una rel azione con gli altri episodi denunciati dall’ecoselettore, che ha visto diversi caprioli colpiti da dissenteria, il che potrebbe far temere una recrudescenza dell’epidemia che circa 2 anni fa colpì molti ungulati.
 
MATTINO DI PADOVA
11 SETTEMBRE 2013
 
Eutanasia e imbalsamazione per l’ultimo mulo degli alpini
 
VITTORIO VENETO (TV) Sì o no all’accanimento terapeutico per l’ultimo mulo degli alpini? E l’imbalsamazione è davvero proponibile, come sollecitano in tanti, a partire dal reparto Salmerie di Vittorio Veneto? Si chiama Iroso, classe 1979. È davvero l’ultimo esemplare vivente dei muli della brigata Cadore. È cieco e dev’essere abbattuto. Anzi no. Una parte dell’Ana si oppone, vorrebbe tenerlo in vita fino alla morte naturale. Ma la sua sofferenza è evidente. Così evidente che chi l’ha salvato dalla macellazione, Antonio De Luca, imprenditore forestale di Anzano, in comune di Cappella Maggiore, ieri ha pianto a dirotto quando ha visto l’animale incapace di muoversi, fare un passo in stalla e andare a sbattere. Ieri mattina, pertanto, si è riunito d’urgenza il Consiglio dell’Ana di Vittorio Veneto per decidere sulla sua sorte. Nessuna decisione: troppo delicata la materia. Oggi o domani arriverà il veterinario, nella stalla di Antonio De Luca, ad Anzano, per decidere la sua sorte. Ma ecco il dramma dei 2.800 alpini della sezione di Vittorio Veneto. Il sindaco Gianantonio Da Re ha proposto a De Luca e, quindi, al reparto salmerie, di non farlo soffrire troppo e, quindi, di abbatterlo in modo da poterlo imbalsamare ed esporre nella stazione ferroviaria della città, che l’Ana presieduta da Angelo Biz sta ristrutturando. Oppure di portarlo nel museo naturalistico del Cansiglio, tra i cervi e gli altri animali imbalsamati. “Iroso”, d’altra parte, ha lavorato per una quindicina d’anni nella foresta. «Io che vivo da 20 anni quasi in simbiosi con ‘Iroso’'; interviene De Luca «sono d’accordo con il sindaco. L’ultimo mulo è un simbolo, testimonia una storia lunga, eroica, che si va a chiudere». Ma non tutti la pensano come De Luca. «Comprendo il nostro commilitone che ha salvato dal macello, vent’anni fa, 13 muli, gli dobbiamo tutti un grande onore» afferma Silvano De Nardi, alpino della Val Lapisina, «ma ritengo che la sezione non possa vivere di feticismo. La città onora già i muli con un monumento a Sant’Andrea». Ma l’imbalsamazione, si o no? «Vogliamo verificare se ci sono i presupposti tecnici. Ci dirà l’imbalsamatore veterinario che arriverà nelle prossime ore se l’operazione è affidabile. La pelle di Iroso, infatti, non pare del tutto solida, da qui a qualche tempo potrebbe squamarsi». De Luca, insomma, seppur favorevole, consiglia prudenza. Iroso fu acquistato da Antonio De Luca, titolare di un’azienda di legname, nel 1993 dalla Brigata Alpina Cadore che l’aveva messo all’asta. Anzi, di muli ne comprò 13, 4 nella penultima asta di Belluno, nel 1992, 7 nell’ultima, l’anno successivo. Altri due De Luca andò a prenderseli a San Candido, da un macellaio, che voleva ucciderli per fare insaccati.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
11 SETTEMBRE 2013
 
Ma non facciamone un inutile trofeo
 
CAPPELLA MAGGIORE (TV) - Il fascino degli alpini e dei muli non ha limiti. Mariarosa Barazza, sindaco di Cappella Maggiore, pacifista e protezionista senza se e senza ma, non ha mai perso un’adunata dell’Ana per accompagnare il Reparto Salmerie, che ha sede ad Anzano. E ai muli di Antonio De Luca vuole, anche lei, un bene dell’anima. Non si arrende, pertanto, alla morte di ‘Iroso’. «Vorrei che, nonostante la malattia, potesse finire i suoi giorni naturalmente. Ma se il reparto Salmerie e Antonio De Luca decidono, tenendo conto di quanto hanno amato questi animali, che non è il caso di farlo soffrire ulteriormente, si proceda all’abbattimento». Barazza lo confessa «con dolore, ma anche con responsabilità. Nessuno si permetta» alza le mani «di sindacare sulla decisione del Reparto Salmerie. Questi alpini, a cominciare da Antonio, hanno dato la vita, oltre che ingenti risorse, per i muli e la storia che rappresentano». Quindi? «Quindi se decidono di non far soffrire più Iroso e se, una volta ucciso, lo vogliono imbalsamare, procedano pure. Con un’attenzione: a non farne un monumento, un feticcio, un trofeo. Ma conoscendoli sono sicura che questo non accadrà”. Quanto alla collocazione, Barazza ritiene che quella indicata dal sindaco di Vittorio Veneto, Gianantonio Da Re, ovvero il Museo naturalistico in Cansiglio, «sia la più adatta». D’accordo con gli alpini anche il sindaco di Fregona, Giacomo De Luca, nel cui territorio “Iroso” ha lavorato per una quindicina d’anni, trasportando legname. «Quello che decide il reparto Salmerie, che fa una pesante fatica quotidiana a governare da circa vent’anni i muli, sta bene anche a me, perché» spiega il sindaco De Luca «so che la loro scelta è segnata dalla massima responsabilità». De Luca è convinto, tra l’altro, che «questi alpini non vengono ringraziati mai abbastanza per ciò che fanno». Si pronuncia, sul caso, anche Leonardo Muraro, presidente della Provincia di Treviso, che tra l’altro è contrario alla caccia dei cervi. «Se Iroso sta davvero male e non può essere recuperato ad una dignità di vita, la scelta giusta è quella dell’eutanasia. Che a mio parere deve valere non solo per le persone, anche per gli animali». E l’imbalsamazione? «È una decisione che spetta agli alpini. Il mulo rappresenta di fatto tutta la loro storia».
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
12 SETTEMBRE 2013
 
Colletta per pagare l’imbalsamatore

Francesco Dal Mas

 
VITTORIO VENETO (TV) - Una colletta per pagare l’imbalsamazione di Iroso, l’ultimo mulo degli alpini. La promuoverà il sindaco di Vittorio Veneto, Gianantonio Da Re, mentre il soldato a quattro zampe ha ridato segni, ieri, di vitalità. «Si è alimentato da solo con il mangime speciale che ci hanno passato gli alpini del Piemonte – riferisce Antonio De Luca, il proprietario – e, quel che ci ha di più sorpreso è andato a cercarsi il contenitore dell’acqua. Questo probabilmente significa che a tratti da un occhio ci vede ancora». Ma la sorte di Iroso è segnata, il veterinario ha già decretato che non potrà vivere ancora parecchi giorni. Ed ecco, dunque, la proposta del sindaco Da Re. «Iroso è un simbolo, per vent’anni ha tenuto insieme la comunità degli alpini , nelle adunate nazionali dell’Ana è stato applaudito, insieme agli altri muli, più che qualsiasi altro rappresentante dello stato – ricorda Da Re -. E’ giusto, quindi, che venga assecondato il desiderio di De Luca e del reparto Salmerie di imbalsamarlo, sempreché le condizioni lo permettano, e di custodirlo in un luogo pubblico. Rappresenta un pezzo di storia italiana, tra quelli più nobili». L’operazione, però, ha un costo. L’Ana non ha tutte le risorse necessarie per provvedervi. Ed ecco la proposta di Da Re: nessun euro pubblico, ovviamente, ma avrà sicuramente successo una colletta fra privati, sempreché l’Ana l’accetti. Angelo Biz, presidente dell’Ana, ringrazia. Si prende qualche giorno di tempo, però, per decidere. «Accompagneremo il reparto Salmerie a San Candido, la prossima settimana, per partecipare con 4 muli alla mini naja, dimostrando qual era l&rsq uo;aiu to prezioso di questi animali. In quella sede decideremo il da farsi». Ieri Biz è stato tempestato di telefonate, in un senso e nell’altro (contro l’eutanasia). Numerose le chiamate anche a De Luca, da parte anche del sindaco di Vittorio Veneto e di Mariarosa Barazza, sindaco di Cappella Maggiore. «Toni, quello che decidi va bene, perché tu e solo tu hai avuto il coraggio di sottrarre alla macellazione gli ultimi 13 muli del nostro esercito» lo ha rincuorato la sindachessa. Il tassidermista arriverà ad Anzano, dove De Luca ha la stalla, nelle prossime ore, per visitare l’animale e verificare se ci sono i presupposti tecnici per procedere. La pelle di “Iroso”, infatti, non è proprio l’ideale per procedere. Se l’imbalsamato re deciderà che si può fare, la vita del mulo potrebbe avere davvero le ore contate. Altrimenti l’animale sarà accompagnato alla morte senza, però l’accanimento terapeutico.
 
LA TRIBUNA DI TREVISO
13 SETTEMBRE 2013
 
La morte di Iroso? Deciderà il veterinario
 
VITTORIO VENETO (TV) - Uccidere anzitempo il “soldato Iroso” per imbalsamarlo? «Assolutamente no» si sono detti Antonio De Luca e Berto Zanette, che si stanno dedicando anima e corpo all’ultimo mulo alpino che sta per morire. Da Torino, ieri pomeriggio,è arrivato il conciatore e, dopo aver osservato attentamente la pelle dell’animale, ha sentenziato che l’imbalsamazione si può fare, «perché c’è ancora della carne». L’operazione potrebbe, invece, essere impraticabile alla morte naturale del mulo, se troppo in là nel tempo. «Ma non possiamo accettare di uccidere adesso colui che è diventato quasi un familiare» hanno obiettato De Luca e Zanette. Angelo Biz, il presidente della sezione Ana di Vittorio Veneto, presente all’incontro, si è detto immediatamente d’accordo con i suoi alpini. «Al momento, dunque, nessuna eutanasia, a meno che non la consigli il veterinario, per evitare che Iroso soffra eccessivamente». La decisione sulla vita del vecchio mulo, classe 1979, è stata quindi rimandata di qualche giorno. E questo anche perché da quando il nostro giornale si sta occupando della vicenda si è avviato un lungo, interminabile pellegrinaggio verso la stalla di Anzano dove il mulo è custodito, ormai da una ventina d’anni. Una processione, anche ieri, di ex conducenti, “per l’ultimo saluto”, come spiegano. Ultimo per modo di dire, perché in verità sarà il penultimo.
 
LA SENTINELLA
11 SETTEMBRE 2013
 
Denunciato, aveva allocco in casa
 
AGLIÈ (TO) - Un giovane residente ad Agliè è stato denunciato per il possesso illegale di un allocco. Il piccolo rapace era custodito all'interno di una casa alle porte della città. A segnalare la presenza anomala del volatile sono stati i vigili urbani di Agliè che, insieme agli uomini del Corpo Forestale dello Stato, nei giorni scorsi hanno provveduto al recupero dell'animale. L'allocco Strix Aluco è un uccello rapace della famiglia degli Strigidi, protetto in modo rigoroso sia dalla legge italiana sia dal regolamento sul commercio degli animali. Il giovane, che ha raccontato di averlo trovato in strada, ha così commesso un doppio reato. Secondo il racconto del denunciato, che dovrà paga re anche una multa salata, il piccolo volatile era stato ritrovato bagnato e ferito dopo un violento temporale che si era abbattuto sul Canavese. L'animale forse era caduto da uno degli alberi del parco del Castello di Agliè e si trovava al bordo della strada che costeggia le mura della dimora alladiese. L'uomo, convinto di fare del bene ha portato a casa il volatile senza però contattare il veterinario. Quella che voleva essere una buona azione si è però rivelata un disastro. Le ossa dell'ala rotta sono state ricomposte in modo sommario ed ora il volatile rischia di non poter più volare. Il pennuto è stato consegnato alle cure del centro di medicina veterinaria dell'università di Torino.
 
GEA PRESS
11 SETTEMBRE 2013
 
Ordinanza proprietari cani – Per l’On.le Cristiana Muscardini deve essere corretta
Perplessità sulla lunghezza del guinzaglio ed altri aspetti come l'esclusione degli istruttori cinofili
 
L’Ordinanza uscita nella Gazzetta Ufficiale relativa alla responsabilità dei proprietari di cane (vedi articolo GeaPress ed Ordinanza) è da correggere. Così pensa l’Europarlamentare Cristiana Muscardini che da Strasburgo ha oggi evidenziato come  i percorsi formativi, che devono essere organizzati dai Comuni solo con i veterinari e le associazioni di protezione degli animali, devono invece considerare gli istruttori cinofili.
“Sono i veri professionisti che possono effettivamente istruire i proprietari di cane e i cani stessi” – ha dichiarato l’On.le Muscardini, Vicepresidente dell’Intergruppo per la protezione animali al Parlamento Europeo.
“Ci auguriamo – ha aggiunto l’Europarlamentare - che al più presto l’Ordinanza sia modificata inserendo gli istruttori cinofili nel percorso formativo. Ci rende anche perplessi che il massimo della misura consentita per il guinzaglio sia di un metro e mezzo, non tenendo conto della diversa altezza dei cani, dal chihuahua all’alano, il che comporta ovviamente la necessità di modulare la lunghezza. L’Ordinanza – ha concluso l’On.le Muscardini – dovrebbe inoltre contemplare per i Comuni l’obbligo di costruire aree cani e di garantirne la pulizia, considerato che in Italia sono più di 5 milioni i proprietari di cani”
 
VERONA OGGI
11 SETTEMBRE 2013
 
Ordinanza del ministro della Salute: cani aggressivi sotto controllo
 
Non solo guinzaglio e museruola in luogo pubblico, ma anche polizza assicurativa di responsabilità civile per i proprietari dei cani aggressivi. Sono queste alcune delle prescrizioni contenute nell’ordinanza del ministro della Salute 6 agosto 2013 e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 209 dello stesso giorno. La nuova disposizione ministeriale va oltre la conferma dell’obbligo incondizionato di museruola e del guinzaglio per tutti i cani aggressivi quando sono in pubblico: prevede ad esempio che il proprietario di un cane sia sempre responsabile del benessere, del controllo e della conduzione dell'animale e risponda di danni o lesioni, sia civilmente che penalmente. L’ordinanza stabilisce poi che chiunque, a qualsiasi titolo, accetti di detenere un cane non di sua proprietà, ne assume la responsabilità per il relativo periodo.
questi principi generali seguono poi prescrizioni specifiche per proprietari e possessori: oltre all’obbligo di guinzaglio, museruola e pulizia delle deiezioni, l’affidamento del cane solo a persone in grado di gestirlo correttamente, l’acquisizione di informazioni sulle sue caratteristiche fisiche ed etologiche nonché sulle norme in vigore al momento dell’acquisto, il monitoraggio del suo comportamento, che deve essere adeguato alle specifiche esigenze di convivenza con persone e animali rispetto al contesto in cui vive. Altro aspetto contenuto nell’ordinanza riguarda i corsi di formazione: Comuni e servizi veterinari delle Aziende sanitarie locali dovranno organizzare corsi di formazione, che il medico veterinario segnalerà ai proprietari di cani. Nell'interesse della salute e incolumità pubblica, il medico veterinario ha anche l’obbligo di segnalare all'Azienda sanitaria locale la presenza tra i suoi assistiti di cani che richiedono una valutazione comportamentale, perché di gestione impegnativa L’ordinanza prevede poi che a seguito di episodi di morsicatura, aggressione o sulla base di altri criteri di rischio i Comuni, su indicazione dei servizi veterinari, stabiliscano quali proprietari di cani hanno l'obbligo di svolgere i percorsi formativi.
Come nelle precedenti ordinanze, viene confermato l’obbligo per i proprietari dei cani pericolosi di stipulare una polizza di responsabilità civile, nonché le limitazioni al possesso di questi animali da parte dei minorenni e dei soggetti con la fedina penale compromessa. Per quanto riguarda la tutela della salute degli animali, sono confermati i divieti di interventi chirurgici per scopi diversi da quelli di carattere sanitario e curativo. Il riferimento specifico è al taglio della coda, delle orecchie e alla recisione delle corde vocali, che possono innescare responsabilità penali previste dalla legge 189/2004 sul maltrattamento degli animali.
Resta l’obbligo, generalizzato per chiunque porta a spasso il proprio cane, di portare con sè strumenti di pulizia atti a raccogliere le feci; norme, queste ultime, peraltro già contenute in molte ordinanze e regolamenti locali. In un prossimo futuro l’intera disciplina sarà però oggetto di un riordino complessivo, visto che lo scorso 26 luglio il governo ha licenziato un disegno di legge, incaricando proprio il ministero della Salute di arrivare ad una disciplina organica in materia di tutela dell'incolumità personale, relativamente alle aggressioni dei cani e di divieto di utilizzo e detenzione di esche o di bocconi avvelenati.
 
IL TIRRENO
12 SETTEMBRE 2013
 
Ecco le regole per tenere un cane

Marco Melosi

 
Da pochi giorni è in vigore una nuova Ordinanza che ribadisce che il proprietario o il l detentore - di un cane è "sempre responsabile" del suo benessere e della sua conduzione e "risponde, sia civilmente che penalmente, dei danni o lesioni a persone, animali o cose provocati dall'animale stesso". Ecco dunque le regole da seguire. a) Utilizzare sempre il guinzaglio a una misura non superiore a mt 1,50 durante la conduzione dell'animale nelle aree urbane e nei luoghi aperti al pubblico, fatte salve le aree per cani individuate dai comuni. b) Portare con sé una museruola, rigida o morbida, da applicare al cane in caso di rischio per l'incolumità di persone o animali o su richiesta delle autorità competenti. c) Affidare il cane a persone in grado di gestirlo correttamente. d) acquisire un cane assumendo informazioni sulle sue caratteristiche fisiche ed etologiche nonché sulle norme in vigore. e) assicurare che il cane abbia un comportamento adeguato alle specifiche esigenze di convivenza con persone e animali rispetto al contesto in cui vive. Chiunque conduca il cane in ambito urbano deve raccoglierne le feci e avere con se' strumenti idonei alla raccolta delle stesse. Il veterinario privato informa i proprietari di cani in merito alla disponibilità di percorsi formativi e, nell'interesse della salute pubblica, segnala ai servizi veterinari dell'azienda sanitaria locale la presenza, tra i suoi assistiti, di cani che richiedono una valutazione comportamentale in quanto impegnativi per la corretta gestione ai fini della tutela dell'incolumità pubblica. I proprietari dei cani inseriti nel registro dei cani dichiarati a rischio elevato di aggressività stipulano una polizza di assicurazione di responsabilità civile per danni contro terzi.
 
GREEN STYLE
11 SETTEMBRE 2013
 
Collari per cani: consigli per una giusta scelta
 
Il collare è il punto di contatto comunicativo con il cane, uno strumento indispensabile per l’educazione dell’animale grazie al tipo di controllo attuabile nei suoi confronti. Indispensabile quindi che sia confortevole e non costrittivo, oppure lesivo della salute del nostro amico. In commercio esistono modelli diversi e tipologie particolari, ma la versione classica è quella migliore. Deve essere costituito da materiale morbido, ma al contempo resistente alla forza trainante dell’animale, quindi di almeno due cm di altezza. Conosciuto anche come collare a fascia può essere di nylon o pelle, di stoffa tecnica e solitamente avvolge il collo del cane. La seconda tipologia di collari è quella definita a semi-strozzo, anche in questo caso può essere di nylon, pelle o maglie di catena, ma alle estremità presenta due anelli. Vi è quindi u n elemento in più costituito da una catena piccola che attraversa i due anelli e termina anch’essa con un anello al quale fissare il moschettone del guinzaglio. È definito a semi-strozzo perché si stringe fino al congiungimento delle parti finali del collare, ma non agisce in modo troppo costrittivo sul cane. Il collare a strozzo è la terza tipologia, costituito da una catena a maglie con due anelli alle estremità. Uno attraversa l’altro, mentre il secondo è collegato al guinzaglio. Se il cane tira, reagisce, è troppo nervoso, il collare si stringe intorno al suo collo come una sorta di cappio. Per quanto riguarda questo prodotto esistono due fazioni ben distinte: i sostenitori e i detrattori. C’è chi sostiene che il collare favorisca il processo educativo, stabilendo i limiti da non superare e il ruolo del capobranco. E chi lo identifica come un limite per il cane che, a forza di tirare, stringe il colla re intorno al collo e perde il fiato.
L’ultimo tipo di collare è in realtà una pettorina, molto più confortevole e agile permette all’animale di muoversi e annusare senza farsi male. Presente nel formato classico o norvegese, sposta la pressione sul torace lasciando il collo libero e limitando la costrizione. Sconsigliati invece cavezze che imbrigliano il muso del cane, quindi collari con borchie, punte e troppo accessoriati, perché scomodi e poco pratici, oltre che dolorosi. Per completare il tutto collegate al collare la medaglietta con il nome del cane e il vostro numero di riferimento.
 
IL SECOLO XIX
11 SETTEMBRE 2013
 
Vuoi un cane? Prendi la patente
 
Alberto Parodi
 
Savona - È la dog-patente. Adesso per portare a spasso il cane ci vorrà la patente. O meglio un “patentino” che si andrà ad aggiungere al guinzaglio, alla museruola e al sacchettino per raccogliere gli escrementi che costituiranno la dotazione-tipo a prescindere da dimensioni e carattere del cane. È la novità prevista dall’ordinanza del Ministero della Salute del 6 agosto scorso entrata in vigore dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 6 settembre. Caratteristiche dell’animale, il suo comportamento, al sua gestione, i segnali di eventuale pericolosità, saranno le materie da studiare.
L’istituzione del patentino da ottenere dopo aver seguito un apposito corso di formazione è l’ennesima incombenza burocratica che va ad aggravare i compiti dei Comuni chiamati ad organizzare insieme al servizio veterinario dell’Asl, e che rischia di influire per esempio sulle adozioni al canile. Visti i costi da sostenere. Ma in cosa consistano i corsi? Su quali gli argomenti che dovranno essere studiati c’è ancora un fitto mistero.
Infatti dall’Asl e al comando della municipale sono in tanti ieri ad essere caduti dalle nuvole. Ieri la novità del patentino non si era ancora diffusa tra i vertici dell’ente. «Si dovranno tenere i corsi di formazione, ma su quali argomenti e come organizzarli non è stato ancora deciso» mette le mani avanti il dottor Marco Lovesio, responsabile del settore veterinario dell’Asl savonese.
L’ordinanza, che avrà una durata di 12 mesi, è chiara nelle sue direttive: «Sono istituiti percorsi formativi per i proprietari dei cani con rilascio di un attestato di partecipazione denominato patentino». È quanto recita l’articolo 1, al punto 5. Poi la precisazione su chi deve organizzare i corsi per il rilascio della dog-patente. «I percorsi formativi sono organizzati dai Comuni congiuntamente ai servizi veterinari delle aziende sanitarie locali- prosegue l’ordinanza- i quali possono avvalersi della collaborazione di ordini professionali dei medici veterinari, facoltà di medicina veterinaria, associazioni veterinarie e associazioni di protezione animale».
Dall’Enpa, l’ente nazionale protezione animali, il vicepresidente G.B. Buzzi saluta con favore la novità, “ma non deve essere estesa a tutti i tipi di cane, ma soltanto a quelli potenzialmente pericolosi”. Ben venga. «A patto che sia funzionale e non sia l’ennesimo cavillo burocratico». C’è un precedente: «Due anni fa avevamo proposto corsi e patente al Comune di Savona. Non ci è mai stata data risposta».
Adesso la patente è un obbligo del ministero. Toccherà poi al Comune di turno, su indicazione del servizio veterinario, individuare il responsabile scientifico del corso tra i medici veterinari esperti in comportamento animale. Ma chi ci deve andare a seguire i corsi? Recita l’ordinanza: «A seguito di episodi di morsicatura, di aggressione o sulla base di altri criteri di rischio, i Comuni, su indicazione dei servizi veterinari, decidono quali proprietari di cani hanno l’obbligo di svolgere i percorsi formativi». Spese a loro carico.
 
GEA PRESS
11 SETTEMBRE 2013
 
Cacce in deroga – Quasi per caso se ne è parlato oggi alla Camera dei Deputati
Intervento dei Ministri Moavero e Orlando - Per discariche e gestione rifiuti Campania, rischio multe per molte decine di milioni di euro.
 
Si è conclusa questo pomeriggio alla Camera dei Deputati, la riunione delle Commissioni riunite Ambiente e Politiche dell’Unione europea, presso la Sala del Mappamondo. Ad intervenire il Ministro per gli Affari Europei, Enzo Moavero, e quello per l’Ambiente e per la tutela del territorio e del mare, Andrea Orlando.
Oggetto dell’incontro era lo stato delle procedure di infrazione europea in materia ambientale e sulle strategie per ridurre tali procedure.
L’intervento, che ha visto una veloce trattazione da parte del Ministro Moavero delle 29 procedure di infrazione contestate dall’Europa, ha avuto solo sporadici e poco precisi riferimenti alla nota vicenda della caccia in deroga. Come si ricorderà, tale questione è stata al centro di un recente dibattito nel corso dei lavori parlamentari presso le Commissioni competenti. In modo particolare, secondo i Deputati grillini, il Governo non avrebbe informato il Parlamento di una lettera inviata dalla Commissione Europea proprio in merito all’avviata procedura di infrazione. Oggetto del contenzioso, l’attività venatoria a specie protette e particolarmente protette, attuata in alcune regioni ed in modo particolare in Veneto e  Lombardia.
Il Ministro Moavero, questo pomeriggio, ha solo ricordato che quello della caccia rappresenta un “settore sensibile” notoriamente capace di attivare discussioni. I due argomenti principali, da tenere sotto controllo per le sanzioni che potrebbero arrivare dall’Europa, sono invece quello delle discariche e, sempre in tema di rifiuti, della Campania. Una multa, nel primo caso, di 61,5 milioni di euro più una penale di mora giornaliera di 256.819 euro qualora la Corte di Giustizia europea dovesse dare torto all’Italia. A sentire il Ministro, sembra però un pericolo concreto.
Per la gestione dei rifiuti in Campania e la mancata attuazione di un Piano così come voluto dall’Europa, la multa sarebbe di 34 milioni di euro, più un ammontare di penalità totale di altri 94 milioni.
Sulle cacce in deroga, divenute già oggetto di un primo contenzioso perso dall’Italia e di una seconda procedura di infrazione, non è stato riferito granché. Unica eccezione l’intervento dell’On.le Alessandro ZAN (SEL) che ha ricordato al Ministro dell’Ambiente, come il Governo, nel corso dei lavori di Commissione, non ha informato i parlamentari componenti della lettera inviata dalla Commissione Europea. In altri termini, l’Italia rischia un’altra condanna. Secondo l’On.le Zan il problema sul fronte venatorio deve trovare una veloce soluzione. Questo perché, proprio sul tema della caccia in deroga, l’infrazione è un problema concreto.
Secondo il Ministro Moavero, invece, il provvedimento recentemente esitato dal Parlamento, affronterebbe in maniera opportuna le richieste dell’Europa. Il riferimento è alle violazioni delle Regioni, tra cui, oltre al Veneto, anche la Liguria.
Secondo recenti comunicati degli ambientalisti, che parrebbero confermare come la lettera della Commissione europea non sia stata effettivamente resa nota, il provvedimento ora all’esame del Governo lascerebbe gravemente esposta l’Italia al rischio infrazione.
 
IL TIRRENO LIVORNO
11 SETTEMBRE 2013
 
PUBBLICITÀ

Enrico Franceschini

 
La caccia... passione di morte Ho visto quei grandi cartelloni pubblicitari sui quali è scritto “la caccia... che passione”. Molti anni fa ho scelto di divenire vegetariano: non mi alimento con ciò che deriva sia dalla uccisione che dalla sofferenza di animali. C'è chi afferma che la caccia faccia parte della nostra cultura; io credo che venga sempre il tempo che certe “culture” siano rintracciabili nei libri e non più nella realtà. Leonardo da Vinci diceva che verrà il tempo in cui uccidere un essere umano o un essere animale avrà la stessa valenza. E torno al punto: la caccia... che passione. Un termine con due significati: passione nel senso di qualcosa che mi prende , che mi piace, ma anche passione nel senso di sofferenza, angoscia. Se per i cacciatori calza il primo significato, per gli animali cacciati è relativo il secondo. Così ai cacciatori, che non sono alieni malvagi ma persone con sentimenti umani, chiedo: quale trasporto, quale divertimento, quale felicità può infondere la sofferenza, l'angoscia, il terrore e la morte di milioni di esseri animali?
 
IL TIRRENO
11 SETTEMBRE 2013
 
Torna libera la lepre ferita dal bracconiere
 
GAVORRANO (GR) Torna libera la lepre che una settimana fa era stata ferita dal cacciatore di Ravi sulla provinciale Aurelia, vicino al Grilli. L'uomo era stato denunciato dalle guardie volontarie della Lac l'avevano sorpreso nel tentativo di uccidere a cazzotti l'animale che precedentemente era stato ferito con il fucile. La lepre è stata consegnata al Crasm di Semproniano ed è stata sottoposta ai controlli e alle cure del veterinario Marco Aloisi. Ieri il medico, accertate le buone condizioni dell'animale che era in custodia giudiziaria, ha deciso di riportarlo nel suo ambiente naturale. E così la lepre è stata liberata nello stesso luogo in cui qualche giorno prima era stata trovata dal cacciatore e dalle guardie volontarie della Lac. Per il cacciatore è scattata fin da subito la denuncia per diverse ipotesi di reato e ovviamente il sequestro del fucile.
 
GEA PRESS
11 SETTEMBRE 2013
 
Taiji – Catturati i delfini per i macellai

 
Dopo tre giorni di calma, con le barche rientrate nel porto di Taiji a mani vuote, si riaccendono ora i riflettori sulla prossima mattanza di delfini.
Secondo quanto comunicato da Sea Shepherd, un branco di delfini globicefalo, è stato infatti spinto all’interno della baia della morte e la rete che ne preclude la fuga in mare, è stata tirata.
Non si conosce ancora il numero esatto di globicefali, ma il loro uso per i delfinari è di gran lunga inferiore rispetto ai tursiopi che nei giorni scorsi sono stati catturati ed in parte già caricati nei camion per le strutture di terra.
I globicefali, quasi sicuramente, verranno macellati per il mercato della carne. Tra poche ore, dunque, potrebbe cominciare la prima grande mattanza di quest’anno. La Baiai di Taiji, si trasformerà nuovamente in un lago di sangue.
La quota di deflini, appartenenti a sette specie,  stabilita per quest’anno è di 2013 animali. I globicefali previsti sono 137.
 
GIORNALETTISMO
11 SETTEMBRE 2013
 
Il video delle 15enni che mettono il gattino nel microonde
Accade nel Maine, Stati Uniti. Due ragazze filmano le torture ad un animale domestico e le postano su Twitter
 
Dario Ferri
 
Un gattino viene chiuso in un forno a microonde, l’elettrodomestico viene messo in funzione, poi, alla riapertura dello sportello, l’animale domestico appare visibilmente scosso e impaurito. E’ il contenuto di un video shock postato la scorsa settimana su Twitter e sul quale sta cercando di fare chiarezza la polizia dello stato del Maine, Stati Uniti. IL GATTO NEL MICROONDE – Protagoniste del filmato sono due 15enni di South Portland, piccola città della contea di Cumberland. Le immagini mostrano le ragazze che ridacchiano mentre provano a posizionare il piccolo felino all’interno del forno microonde e a premere in tutta fretta il tasto di accensione dell’elettrodomestico. Fortunatamente il gatto non ha subito gravi conseguenze dalla tortura, ma gli investigatori locali sono intenzionati ad andare fino in fondo nelle indagini sull’episodio mostrato se nza alcun timore sul web. IN CURA AL GATTILE – Da quanto riferito alla stampa locale l’animale domestico si trova in migliori condizioni dopo il calvario subito. Lynne McGee, attivista della Animal Rescue League che sta curando il gattino, fa sapere che ora il piccolo felino sta nutrendosi regolarmente e ha scampato ogni pericolo. Frank Clark, tenente della polizia di South Portland, dal canto suo, ha ribadito che le prime segnalazioni di presunta crudeltà su animali sono arrivate nella giornata di venerdì. Il nome delle 15enni non è stato reso noto.
VIDEO E FOTO
 
NEL CUORE.ORG
11 SETTEMBRE 2013
 
STATI UNITI, STRETTA DEL GOVERNO CONTRO LE "FABBRICHE DI CUCCIOLI"
Usda: i cagnolini allevati in strutture malsane
 
Giro di vite del Dipartimento dell'Agricoltura americano contro le "fabbriche di cuccioli". Gli allevatori di cani che vendono cuccioli su Internet dovranno ottenere licenze federali per portare avanti l'attività. Le nuove regole, annunciate ieri, sottoporrebbero i proprietari di cani che allevano più di quattro femmine e vendono i cagnolini online, per posta elettronica o per telefono alle stesse regole valide per i titolari di un allevamento.
Questa decisione è stata presa anche perché finora molti allevatori che fanno affari sul web hanno scavalcato la supervisione federale figurando come negozi di animali al dettaglio, esenti da obblighi di licenza, in quanto gli acquirenti possono vedere gli animali prima di acquistarli e decidere se sono sani e curati. Una situazione ben diversa rispetto a quando si acquista, invece, su Internet.
L'idea alla base de lle nuove norme è che sia gli ispettori governativi sia gli acquirenti possano vedere gli animali con i propri occhi prima della vendita, ha detto all'"Huffington Post" Kevin Shea, amministratore del Servizio ispezioni ispezione sanitaria degli animali dell'Usda, ha fatto poi sapere che l'agenzia governativa ha preso questi provvedimenti dopo aver osservato i risultati di una relazione del 2010, che ha fatto luce sulle condizioni orribili delle cosiddette "puppy mills" (fabbriche di cuccioli) negli Stati Uniti. Il rapporto raccomandava, infatti, agli organi competenti di inasprire le leggi sul benessere degli animali - scritte più di quattro decenni fa, molto prima dell'avvento di Internet - per porre un freno gli allevatori senza scrupoli. Oltre a trovare sporche e infestate da insetti le strutture, gli ispettori hanno fatto numerose segnalazioni di acquirenti che hanno ricevuto animali malati o morenti.
Insomma, non si potrà presto vendere i cagnolini "a scatola chiusa". Ed esultano le associazioni animaliste. Wayne Pacelle , presidente di The Humane Society negli Stati Uniti, ha detto che sta lavorando sulla questione da quasi due decenni. "Le vendite di cani per corrispondenza erano un problema prima dell'uso diffuso del web. E gli scambi su Internet hanno peggiorato le cose", ha spiegato. Per poi sottolineare: "Ci sono centinaia di migliaia di cani, a cui vengono negate le cure veterinarie, che languono in piccole gabbie metalliche".
 
NEL CUORE.ORG
11 SETTEMBRE 2013
 
FRANCIA, UCCIDE UN UOMO AL CIRCO: ELEFANTE A RISCHIO EUTANASIA
Gli animalisti: l'aggressività deriva dagli abusi subiti
 
Il suo destino non è ancora segnato. In attesa che il pubblico ministero decida se l'animale debba essere sottoposto ad eutanasia o meno, si è mossa un'associazione animalista. Gli attivisti di One Voice chiede che l'elefante che ha ucciso un ottantenne domenica scorsa a Lizy -sur-Ourcq, nel dipartimento di Senna e Marna, nel nord della Francia, venga inviato in una riserva nel sud dell'Africa. "Chiediamo che non sia ucciso con l'eutanasia, ma per lo più che non rimanga al Cirque de l'Europe", ha detto a "Le Figaro" Muriel Arnal, presidente di One Voice, rivolgendosi al proprietario della compagnia circense.
Secondo gli animalisti, il pachiderma ha sofferto per 20 anni a causa degli "abusi" a cui è stato sottoposto, che sarebbero alla base dell'aggressione. E l'associazione aveva lanciato l'allarme già nel 2003 sulle condizioni di vita dell'elefantessa. Duran te una performance, l'animale è stato picchiato di fronte a bambini in lacrime. One Voice ha più volte denunciato i maltrattamenti subiti da "Samba", così l'hanno chiamata. Secondo Muriel Arnal, ancora, così facendo gli incidenti sono inevitabili. Un'osservazione condivisa da Peta, l' organizzazione internazionale per i diritti degli animali, secondo cui i "circhi con animali sono pericolosi per le persone e rendono un inferno la vita delle bestiole", spiega l'associazione.
"Abbiamo contattato un santuario disposto ad ospitarlo. L'organizzazione One Voice si occuperà di pagare tutte le spese, dal trasporto alla costruzione del recinto", ha detto il presidente. Pertanto, le autorità pubbliche sono state invitate ad assolvere il pachiderma e ad indagare sulle responsabilità del circo. A questo proposito, è in corso un'inchiesta partita dalla denuncia del fratello della vittima. Secondo diversi testimoni, le misure di sicurezza per gli animali non erano sufficienti in questo circo. Questa indagine derterminera il destino di Samba. Staremo a vedere.
 
GEA PRESS
11 SETTEMBRE 2013
 
Indonesia – A Sumatra le trappole per tigri aumentate del 600%
 
Sono ben 68 le trappole per tigri, rimosse in una recente operazione antibracconaggio conclusa nel Parco Nazionale di Kerinci Seblat. Si tratta della più grande area protetta di Sumatra.
L’operazione antibracconaggio, denominata Sapu Jerat, ha portato in un mese a cavallo tra giugno e luglio alla rimozione di 69 trappole.  Nell’area Parco ne sono state rinvenute una quarantina. Le altre, invece, erano in aree adiacenti. Negli ultimi due anni è il più alto numero mai rinvenuto.
Un aumento vertiginoso, di ben il 600% rispetto ai precedenti ritrovamenti. Si stima che nell’isola di Sumatra siano rimaste non più di 400 tigri.
 
NEL CUORE.ORG
12 SETTEMBRE 2013
 
NAPOLI: ADDIO AL POVERO BIRILLO, CAGNOLINO LANCIATO DALL'AUTO
Salvato dai carabinieri e morto in un canile
 
Sembrava una storia a lieto fine, ma poi si è trasformata in tragedia la vicenda di Birillo. Il cagnolino era stato chiuso in un sacchetto di plastica e gettato da un'auto a Boscoreale (Napoli) alla fine di agosto (http://nelcuore.org/blog-associazioni/item/napoli-lancia-un-cagnolino-dall-auto-denunciato-dai-carabinieri.html). E poi salvato dai carabinieri che avevano denunciato a piede libero un 18enne. Purtroppo il cagnetto di un anno e mezzo è morto nel rifugio "Giorgia" di Acerra. La causa? Una diarrea emorragica, però la Procura di Torre Annunziata - scrive "Il Mattino" - vuole vederci chiaro e ha aperto un'inchiesta, partita con accertamenti sul corpo della bestiola. Il pm partirà dai risultati degli esami previsti nei prossimi giorni all'istituto zooprofilattico di Portici. In seguito, verrà valutata l'eventuale necessità di indagare anche sulle due strutture che dal momento del salvataggio hanno tenuto in cura la bestiola. Infatti, i responsabili hanno iniziato un duello a distanza: da una parte il "Dog Park" di Ottaviano, il canile convenzionato con l'Asl cui è stato affidato l'animale all'inizio e, dall'altra, proprio il rifurgio "Giorgia" di Acerra, scelto dal pm tra le associazioni della zona. Proprio la responsabile di quest'ultima struttura, Rossella Pezzella, accusa: "Birillo ci è stato consegnato con una diarrea emorragica in atto: non escludo che potesse avere delle lesioni interne dovute al trattamento riservatogli dal suo primo proprietario. Se così fosse, ad Ottaviano potrebbero non aver sottoposto il cane ad emocromo, ecografie e altri accertamenti che il caso avrebbe richiesto".
 
NEL CUORE.ORG
12 SETTEMBRE 2013
 
VENEZIA, CANE MORTO IN ACQUA CON UN SACCHETTO DI PLASTICA IN TESTA
La rabbia di Gloria: "Nessuno si fermava"
 
"Mi son trovata una scena per me a dir poco agghiacciante. Ho visto un corpo di un cane con un sacchetto legato in testa che galleggiava nell'acqua. Il cane era ormai evidentemente morto ma oltre a questo fatto orrendo quel che mi ha sconvolto ulteriormente è che nessuno si fermava, come che se quel corpo di quel povero cane non esistesse". Lo ha scritto Gloria in una lettera inviata al quotidiano "Il Gazzettino", corredata da alcune foto. L'episodio è successo ieri pomeriggio a Venezia. "Allora - continua la missiva - ho provveduto ad avvisare la capitaneria di porto e mi hanno rassicurato che avrebbero provveduto loro a recuperarlo. Mi chiedo come nel 2013 possano accadere ancora queste cose orribili. Voglio dire a chiunque sia stato: vergognatevi".
 
LA CITTA’ DI SALERNO
12 SETTEMBRE 2013
 
Animali avvelenati La denuncia degli attivisti
 
NOCERA SUPERIORE (SA) - Continua la battaglia delle associazioni animaliste contro l’avvelenamento dei cani nell’Agro. Un fenomeno che sta crescendo negli ultimi mesi. Gravi sono gli episodi, come dichiara Eugenio Iennaco, responsabile della delegazione di Salerno dell’Associazione Internazionale Mondo Onlus e guardia zoofila regionale, che vedono coinvolti animali, cani e gatti di proprietà e randagi, morti per avvelenamento tra atroci sofferenze nei comuni di Cava e Nocera Superiore per mano di persone senza scrupoli che lasciano sul territorio esche o bocconi avvelenati. Oltre a recare danno agli animali, le esche avvelenate mettono a serio rischio anche l’incolumità delle persone, in modo particolare de i bambini, che possono venire a contatto con il veleno e con animali e ambiente contaminati. «Queste persone - spiega Iennaco - si macchiano di gravi reati pen ali. In virtù delle gravi violazioni messe in atto, in questi comuni presenteremo una informativa ai sindaci affinché venga messo in atto quanto demandato loro dall’art. 4 dell’ordinanza del ministero della Salute e presenteremo unitamente alle Associazioni operanti sul territorio un esposto-denuncia contro ignoti presso le Procure competenti per territorio». Proprio lo scorso 8 settembre, l’ultimo episodio di avvelenamento ai danni di una cagnetta di quartiere, microchippata e sterilizzata, in via Ungari di Nocera Superiore. La cagnetta era accudita con amore e passione da molte famiglie della zona. Nonostante il pronto ricovero presso un veterinario di Roccapiemonte, è morta tra atroci sofferenze, tra le lacrime degli abitanti del posto e la rabbia di Gianna Senatore, rappresentante dell’Associazione zoofila nocerina, che aveva dichiarato: «Peccato che le norme nelle associazioni animaliste nulla possono contro questi vigliacchi».
 
NEL CUORE.ORG
12 SETTEMBRE 2013
 
BOLOGNA, CANE UCCIDE CANE: IL SINDACO IMPONE UNA TERAPIA
Prescritta anche la visita dal comportamentIsta
 
Il proprietario non ha controllato il suo cane e questo ne ha sbranato uno più piccolo? Il Comune, oltre all'obbligo di museruola e guinzaglio, manda l'animale a fare una "visita comportamentale" da un veterinario specialista dell'Ausl per "valutare compiutamente l'indole del cane e correggere errori di gestione dell'animale prescrivendo metodi per un percorso rieducativo da effettuare con un addestratore". Lo ha scritto in un'ordinanza il sindaco di Bologna, Virginio Merola, per il proprietario 23enne di Slay, un meticcio di american staffordshire di quattro anni che il 25 agosto scorso ha aggredito e ucciso uno yorkshire.
L'episodio potrebbe ripetersi, il ragionamento fatto in Comune, e "la situazione rilevata potrebbe led ere o minacciare di ledere l'integrità fisica di persone o animali e costituisce potenziale pericolo per l'incolumità degli stessi".
Ecco, dunque, le misure adottate dal sindaco: il 23enne d'ora in poi dovrà "condurre il cane sempre con museruola a gabbia e guinzaglio nelle aree pubbliche o aperte al pubblico". L'animale potrà restare libero solo nelle aree di sgambatura per cani, dove dovrà comunque indossare la museruola a gabbia. E non solo: perché il proprietario "deve prevedere per il cane una visita comportamentale presso un medico veterinario con conoscenze di medicina comportamentale".
L'obiettivo? Valutare il carattere della bestiola, gli eventuali errori di gestione e, se è il caso, studiare anche un percorso rieducativo da fare con un addestratore. Prima di questo caso, il Comune si era già occupato di altri due cani alle prese con situazioni delicate: Vlad, sempre un american staffordshire, fu obbligato a tenere la museruola anche a casa. Ancora più drastica la "punizione" per Ugo: aveva il vizio di mordere i ciclisti e fu messo ai domiciliari.
Una volta portato il cane dal comportamentista che lo deve valutare, la relazione fatta dal veterinario deve essere inviata al Comune "senza ritardi" e bisogna far partire la rieducazione prescritta. Poi, entro tre mesi, a Palazzo D'Accursio deve essere inviata anche la relazione dell'addestratore "in cui vengano riportati i progressi ottenuti" con Slay. E non è finita: il cane va comunque "sottoposto periodicamente all'attenzione di un professionista ai fini di una ulteriore valutazione comportamentale".
 
GAZZETTA DI MANTOVA
12 SETTEMBRE 2013
 
La macellazione d’urgenza: così l’animale soffre meno
 
La macellazione speciale d'urgenza: risultati e prospettive, è il convegno che si è svolto alcuni giorni fa e che ha attirato alla Fiera Millenaria di Gonzaga, veterinari, trasportatori di animali, macellatori, allevatori e rappresentati di enti ed associazioni. Ha condotto il lavori il dottor Loris Zaghini, direttore del dipartimento di prevenzione Veterinario dell'Asl di Mantova, che nell'introdurre l'argomento ha evidenziato come la Macellazione Speciale d'Urgenza rappresenti l'unica alternativa ad un trasporto al macello che potrebbe provocare agli animali sofferenze inutili ed evitabili. Il dottor Piero Frazzi, Dirigente dell'unità operativa veterinaria della Regione ha presentato i risultati raggiunti in Lombardia che ha regolamentato la Macellazione Speciale d'Urgenza consentendo di disporre di dati che hanno dimostrato l'efficacia dei controllo ufficiali. È stato il rigore con cui le procedure di macellazione in allevamento sono state attuate in Regione Lombardia a permettere che il Ministero della Salute fosse autorizzato a intervenire sul disposto di un regolamento Ue,affinché dal primo giugno 2014 le carni derivate da macellazione speciale d’urgenza potessero essere commercializzate al di fuori dei confini nazionali. Attualmente, questo non è possibile, e l'importante risultato è stato molto apprezzato da allevatori e macellatori. L'ultimo intervento è stato del dottor Zaghini che ha esposto i risultati raggiunti dall'Asl di Mantova nel settore del benessere dei bovini durante il trasporto e ha presentato i dati delle azioni previste da un progetto che è stato possibile attuare anche grazie ad un finanziamento regionale. Zaghini si è soffermato molto sull'importanza della collaborazione offerta dalle associazioni, in particolare dell'Associazione Mantovana Allevatori, nel raggiungimento degli obiettivi e ha avuto parole di ringraziamento per le forze dell'ordine (Polstrada, Carabinieri, Nas, Polizia Locale) che collaborano attivamente per i controlli su strada. Con un grafico ha illustrato il trend fortemente positivo della Msu negli allevamenti mantovani.
 
LA REPUBBLICA BARI
12 SETTEMBRE 2013
 
"Stop ai circhi con animali, la Regione deve vietarli"
Il Tar di Lecce aveva annullato l'ordinanza del sindaco Consales contro l'uso degli animali negli spettacoli. Ma il primo cittadino alza il tiro e fa ricorso al Consiglio di Stato. E il Comune di Brindisi non è da solo nella battaglia
 
di FRANCESCO LOIACONO
 
Un nuovo round nella guerra tra il Comune di Brindisi e i circhi che impiegano animali all'interno dei loro show si è concluso. E a spuntarla, per il momento, è stato il circo. Il Comune di Brindisi ha annunciato infatti che eseguirà quanto disposto dal Tar di Lecce, consentendo al circo "Darix presenta Orfei" di esibirsi sul territorio comunale il prossimo 20 settembre.
Il Tribunale, lo scorso giovedì, aveva infatti definitivamente accolto il ricorso del circo contro il Comune, che con un'ordinanza del sindaco dell'ottobre 2012 aveva vietato l'uso degli animali all'interno degli spettacoli circensi.
Ma il primo cittadino Mimmo Consales non ci sta. Dopo aver appreso la decisione del Tar aveva preannunciato il ricorso al Consiglio di Stato per quella che lui considera "una battaglia politica e di civiltà per restituire dignità a tutti quegli ani mali che loro malgrado vengono impiegati negli spettacoli viaggianti facendoli vivere in situazioni innaturali". E, ora, alza ulteriormente il tiro, annunciando che si rivolgerà al Presidente della Regione Nichi Vendola "affinché vengano emanati provvedimenti regionali per impedire l'esibizione di questo tipo di circhi su tutto il territorio pugliese". Una battaglia che il sindaco brindisino non combatte da solo, e che vede opposti due diversi schieramenti che vanno ben al di là dei confini provinciali. 
Da una parte, l'associazione di categoria dei circhi italiani, l'Ente nazionale circhi, che ha duramente attaccato Consales reo di essersi fatto interprete della volontà dei brindisini pur in assenza di un'esplicita presa di posizione da parte della cittadinanza. E naturalmente loro, gli artisti circensi. Famiglie dai cognomi famosi ed evocativi, i cui destini si sono spesso intrecciati tra loro: Orfei, Togni, Casartelli. Dalla loro parte, oltre a tutti quelli che - bambini in testa - subiscono il fascino di tigri, elefanti e affini, c'è la legge. Quella del 18 marzo 1968 (n.337), che "riconosce la funzione sociale dei circhi equestri e dello spettacolo viaggiante". E l'articolo 16 del D.P.R. del 21 aprile 1994 (n.234), che fissa le modalità e le forme per ritenere legittimi gli spettacoli con l'utilizzo di animali. 
Dall'altra parte della barricata, a dare battaglia contro una pratica giudicata innaturale e violenta sono soprattutto alcune agguerrite associazioni animaliste: Enpa, LAV, Animal Amnesty. Proprio quest'ultima è stata protagonista a Ferrara di una dieci giorni di proteste contro il circo Orfei: "La vita di reclusione degli animali nei circhi - sostengono gli attivisti - è caratterizzata da stress, apatia e violenze". Non sono i soli a pensarla così. Sono numerose, infatti, le amministrazioni comunali che, facendosi portavoce di una sempre più diffusa sensibilità animalista, hanno approvato ordinanze simili a quella disposta dal comune di Brindisi. Tra le altre, Parma, Bologna e Alessandria. Con il rischio, come avvenuto a Brindisi e ad Alessandria, di incorrere in annullamenti delle ordinanze da parte del Tar.
La legge è legge. E per ora, dà ragione a chi sostiene che gli animali siano parte integrante degli spettacoli circensi. La battaglia iniziata dal sindaco di Brindisi è lunga e potenzialmente rivoluzionaria. Perché riguarda un cambiamento culturale e di costume. Mimmo Consales sembra determinato a portarla avanti: "Il rispetto della vita e la tutela degli animali sono capisaldi del progresso culturale e sociale e su questo non faremo mai un passo indietro".
Per il momento, però, quando il 20 settembre il circo Darix aprirà il suo tendone agli spettatori brindisini, chi lo vorrà vi troverà ancora cavalli, tigri ed elefanti pronti ad accoglier li ed emozionarli con le loro evoluzioni. Se ben disposti o no, nessuno lo sa. Perché in questa querelle, gli unici a non essersi ancora espressi sono proprio loro, gli animali.
 
NEL CUORE.ORG
12 SETTEMBRE 2013
 
ASSOCIAZIONI, NON SIA AUTORIZZATO UN NUOVO DELFINARIO A RIMINI
La vecchia struttura è chiusa da agosto
 
Le associazioni LAV, Enpa e Marevivo si appellano al Sindaco di Rimini affinché non conceda alcuna eventuale autorizzazione alla creazione - e chissà con quali tempi - alla realizzazione di un nuovo delfinario a Rimini. La struttura è infatti chiusa al pubblico dal mese di agosto, in seguito ad un'indagine svolta dalle associazioni scriventi e ad un'ispezione del Servizio Cites del Corpo Forestale dello Stato i cui esiti sono stati depositati presso la competente Procura della Repubblica. Le irregolarità contestate al delfinario dal Servizio Cites del Corpo Forestale hanno comportato sanzioni amministrative per un totale di 18.000 euro.
"Siamo certi che il Primo cittadino saprà farsi garante della legalità, anche in questa delicata fase - affermano LAV, Enpa e Marevivo - Del resto da lungo tempo abbiamo segnalato inaccettabili irregolarità in questa struttura, tanto da chiederne l'immediato sequestro e la sua chiusura definitiva, anche per esercizio abusivo delle attività al pubblico poiché la struttura non possiede i requisiti previsti dalle normative vigenti in materia".
"Le attività condotte all'interno della struttura non rispettano i dettami della normativa vigente in materia di detenzione di delfini e continuare a proporre spettacoli con gli animali oltre ad essere eticamente inaccettabile è vietato dalla legge - affermano LAV, Enpa e Marevivo - Chiediamo a questa città dalla forte attrazione turistica di fare un salto di qualità, risparmiando ai delfini la segregazione della cattività, e di non spendere un solo euro di denaro pubblico, di tutti i cittadini, per far sopravvivere questa inaccettabile prigione per mammiferi marini. La città e i suoi tanti turisti non hanno bisogno del delfinario".
"E' patetico che la struttura tenti di difendersi dicendo che attende dal Comune l'autorizzazione a costruire una vasca aggiuntiva, visto che lo poteva fare fin dalla sua apertura quasi 45 anni fa – affermano le associazioni – i delfinari inoltre non hanno alcun valore educativo né tanto meno scientifico come è ampiamente dimostrato dalle ricerche condotte in numerosi Paesi. Le associazioni richiedono inoltre che si proceda nei confronti degli altri delfinari di Riccione, Fasano e Torvaianica".
Secondo le indagini svolte dalle associazioni nei delfinari, le prescrizioni previste dal Decreto Legislativo 73 del 2005 e del Decreto Ministeriale 469 del 2001 sono continuamente disattese, vi è manipolazione degli animali e contatto diretto con il pubblico, i delfini sono sottoposti a comportamenti innaturali e addestrati attraverso l a deprivazione alimentare, non sono presenti le vasche di quarantena, gli animali sono sottoposti a rumori costanti gravemente invasivi quali quelli provocati dai motori delle pompe di filtraggio ed inoltre sono sottoposti ad un livello ed a frequenze di suoni altamente invasivi causati da concerti e manifestazioni ludico-circensi. Si effettuano inoltre pseudo programmi di pet therapy che sono del tutto vietati dalla norma, ignorando così le motivazioni sanitarie e di prevenzione dei potenziali rischi alla base della norma poiché i delfini, nonostante in cattività, sono e restano animali selvatici e molto pericolosi - non sono di certo pet -, sebbene costretti ad essere addestrati per compiacere il pubblico. Non vi e', inoltre, alcuna evidenza scientifica relativa alla efficacia di simili progetti.
 
LA REPUBBLICA
13 SETTEMBRE 2013
 
Sequestrati per maltrattamenti quattro delfini: quello di Rimini è il primo caso in Europa
 
Gli uomini del Corpo forestale dello Stato al delfinario della Riviera romagnola. Sanzioni per 18mila euro. Fra le irregolarità acqua sporca e vasche non adeguate al movimento dei tursiopi
Per la prima volta in Europa esemplari di delfini vengono sequestrati per maltrattamenti. Accade al delfinario di Rimini, che ha subìto la visita ispettiva del Corpo forestale dello Stato. I tursiopi sequestrati - quattro - appartengono alla famiglia del delfino dal naso a bottiglia, o Tursiops truncatus. La visita del Corpo forestale risale alla fine di luglio; diverse le irregolarità riscontrate, tanto che erano state decise sanzioni per 18mila euro. Ora il sequestro disposto dalla locale Procura. Contestati l'assenza di riparo dal sole e dalla vista del pubblico, la carenza di un adeguato sistema di raffreddamento e di pulizia dell'acqua, nonché vecchie vasche di contenimento irregolari non adatte a consentire un adeguato movimento dei tursiopi e a garantirne la salute fisica e psichica, costretti ad una convivenza coatta nel gruppo sociale dove erano inseriti. I delfini per di più non erano sottoposti ad un idoneo programma di trattamenti medici veterinari, e non esistevano vasche adibite alla quarantena o ad ospitare le femmine durante il periodo di gravidanza e allattamento. Oltre a questi illeciti, è stato ipotizzato il reato di maltrattamento animale. I quattro delfini saranno trasferiti all'Acquario di Genova, e lì sottoposti a controlli veterinari.
 
NEL CUORE.ORG
13 SETTEMBRE 2013
 
DELFINARIO DI RIMINI, LA PROCURA SEQUESTRA QUATTRO CETACEI
Gli animali trasferiti a Genova e a Roma
 
E' stato notificato ieri pomeriggio alla società che gestisce il delfinario di Rimini il sequestro dei quattro delfini, destinati da essere trasferiti in altre strutture (verosimilmente a Genova e a Torvajanica). Lo conferma ad una tv locale la stessa titolare del delfinario, Monica Fornari.  Il trasferimento degli animali (una madre e tre figli) dovrebbe essere completato entro oggi.
Il provvedimento, fa seguito all'ispezione del 14 agosto scorso, durante la quale sono state riscontrate numerose irregolarità nella vecchia struttura riminese. Al termine il Corpo forestale ha elevato sanzioni per 18 mila euro ed ha trasmesso gli esiti alla Procura. La conseguente richiesta di sequestro è stata trasmessa dal pm Cerioni il 3 settembre e accolta dal gip tre giorni fa.
Tra l'altro, sono risultati assenti ripari per gli animali dal sole e dalla vista del pubblico , un sistema di raffreddamento e di pulizia adeguata dell'acqua, nonché un idoneo programma di trattamenti medico veterinari. Mancano adeguate vasche per il trattamento medico veterinario degli animali, per la quarantena e per le femmine in gravidanza o allattamento. A seguito delle nuove norme in materia di zoo e delfinari, maggiormente sensibili alle esigenze biologiche e di benessere delle specie ospitate, l'attuale vasca di contenimento, che risale a qualche decennio fa, risulta irregolare e non idonea a consentire un adeguato movimento dei tursiopi e garantire la salute fisica e psichica degli animali, costretti ad una convivenza coatta nel gruppo sociale dove sono inseriti. Ai delfini, sono regolarmente somministrati tranquillanti per inibire i problemi di aggressione intraspecifica e cure ormonali, per non far esprimere i comportamenti legati alla maturità sessuale e impedire la riproduzione in consanguineità.
La proprietà del delfinario ha chiesto fin dal 1993 il permesso di costruire una nuova vasca, adeguata alle prescrizione dell decreto del 2005. Ma non vi sono aree disponibili e l'espansione sulla spiaggia libera è esclusa per legge. L'amministrazione comunale, tramite l'asssessore Biagini, ha espresso "vicinanza alle vicende della proprietà" e rammarico per ,la sorte di un simbolo di Rimini.
 
IL RESTO DEL CARLINO
14 SETTEMBRE 2013
 
I delfini sono arrivati a Genova Un po' stressati ma stanno bene
Quattrocento chilometri di viaggio e controlli medici per tutta la notte. Ora inizia la fase di adattamento nella nuova struttura 
 
Rimini - Sono arrivati questa notte, all'1 e 45, i quattro delfini posti sotto sequestro e trasferiti dal delfinario di Rimini all'acquario di Genova (foto).
Il viaggio, di oltre 400 chilometri, si è concluso positivamente. Il trasporto dei quattro esemplari è infatti andato a buon fine e i delfini, una volta scaricati dal camion (appositamente organizzato con micro vasche all'interno), sono stati inseriti in due apposite vasche destinate alla cura.
Fino all'alba sono stati eseguiti controlli medici. I delfini, a parte lo stress accumulato a causa di un viaggio 'insolito', risultano stare bene. Ora inizia la fase di adattamento nella nuova struttura genovese.
FOTO
 
CORRIERE ROMAGNA
14 SETTEMBRE 2013
 
LACRIME E CONTRATTACCHI
Il Delfinario presenta ricorso: «Vogliamo indietro gli animali Bruciati venti posti di lavoro»
 
RIMINI. Vogliono fare ricorso ed entro venti giorni, massimo un mese, il Tribunale del Riesame deciderà se i quattro delfini sequestrati dovranno tornare indietro o restare a Genova. Di certo c’è che gli avvocati della società proprietaria del Il Delfinario di Rimini srl, Piero Ippoliti e Massimiliano Bacillieri, non hanno intenzione di darla vinta alla Forestale.
Ed è Bacillieri a spiegare che già nella giornata di ieri, durante le operazioni di trasporto degli animali, qualcosa è andato storto: «Sin dalle prime ore del mattino è stata quasi completamente svuotata la vasca al fine di poter meglio catturare i delfini per il prospettato trasporto». Ma le operazioni di trasferimento «alle 16.15 non erano nemmeno iniziate, potendosi ipotizzare un aggravamento delle condizioni di salute e di stress dei delfini». Le contestazioni non sono finite qui. Nella giornata di polemiche accese ieri, «ripetute volte è stato impedito l’esercizio del diritto di difesa, anche con comportamenti al limite della legalità». Bacillieri infatti spiega: «I consulenti tecnici di parte nominati dalla mia assistita sono stati forzatamente ricondotti nell’area di ingresso della struttura al solo fine di impedire loro di assistere alle operazioni». E ancora: «La proprietà insiste nell’affermare l’enorme danno alla salute dei delfini in seguito all’imbarazzante organizzazione del loro trasporto, oltre all’ovvio e susseguente danno d’immagine per la struttura e per la città». Negate in blocco anche le accuse di maltrattamento: «C’è stata l’assoluta assenza di comportamenti lesivi del benessere degli animali d a parte di tutto il personale del Delfinario». Ecco spiegato perché l’avvocato, che ieri ha tentato inutilmente di mettersi in contatto con il sindaco, ribadisce quale sarà la strada da percorrere: «Faremo ricorso al fine di veder restituiti gli animali e la dignità perduti». Anche perché in ballo ci sono venti persone in totale che da ieri «sono senza lavoro». Resta ancora incerto se, dopo il sequestro, la proprietà del Delfinario accetterà l’incontro che l’amministrazione ha annunciato per la prossima settimana (la data non è stata ancora fissata). Il legale conclude infatti chiarendo che, al momento, se andare o meno a parlare dopo quello che è accaduto non è stato ancora deciso. L’amarezza mista a rabbia è infatti tanta e servirà un po’ di tempo prima di smaltirla.
 
ROMAGNA NOI
15 SETTEMBRE 2013
 
Dopo l’intervento della Forestale alla struttura riminese, il presidente della Fondazione cetacea: «I gestori avrebbero dovuto chiudere anni fa per fare i lavori»
RIMINI ADDIO
«Il sequestro? Andava fatto prima»
Pari: «Delfinario obsoleto con enormi carenze strutturali»
 
di CINZIA BAUZONE
 
RIMINI. «Nulla da eccepire alla magistratura e alla forze dell’ordine che hanno applicato in maniera corretta le leggi. Questa cosa andava fatta prima e bisognerebbe solo applaudire». E’ Sauro Pari, presidente della Fondazione Cetacea che si esprime sulla vicenda del Delfinario di Rimini chiuso i giorni scorsi per maltrattamento di animali. «Umanamente sono dispiaciuto per i lavoratori coinvolti, che ora si trovano senza lavoro, ma bisognava pensarci prima. La struttura obsoleta ha enormi carenze strutturali e non era idonea ad accogliere questi animali». Secondo Pari, i gestori avrebbero dovuto «chiudere anni fa per eseguire una riqualificazione adeguata. Sono andati avanti in una situazione che non giovava di certo ai delfini». Tradotto: «E’ un po' come pensare di prendere un coccodrillo e farlo stare in una vasca da bagno», continua Pari che rincara: «Qualcuno si scandalizza perché le leggi sono state applicate, ma le sentenze come nella politica non si discutono». E ancora: «A me è piaciuta la motivazione della Forestale, sul fatto che i delfini non siano stati trasportati a Oltremare, poiché è sotto inchiesta per la morte di Mary G». Sui delfini, il presidente della Fondazione cetacea, spiega che «pesano tre quintali, hanno energie enormi e viaggiano a 50 chilometri orari compiendone anche cento in un giorno, sopravvivono in queste vasche di 30 metri di diametro come quella di Rimini, sedati con dosi massicce di Valium che provoca loro forti dipendenze, stress e aggressività, oltre che sofferenza». Per non parlare poi delle «punture di ormoni per impedire la riproduzione tra loro». In Italia, continua Pari, «abbiamo leggi recentemente approvate a tutela degli animali all’avanguardia, un fiore all’occhiello che dobbiamo tenere alto. Aggiungo che noi, non lavoriamo per la cattività ma per la conservazione delle specie. Personalmente sono contrario allo sfruttamento commerciale degli animali, agli allevamenti a fini di lucro e anche alla cattività».
 
GEA PRESS
30 SETTEMBRE 2013
 
Rimini e i delfini – L’Ordinanza del riesame vista dalla Forestale. Intervista al Commissario Capo Irene Davì
I quattro delfini sono ora sotto stretta osservazione. L'anomalia del delfino che a sei anni ancora si allatta.
 
Un punto fermo, almeno per ora, sul destino dei delfini sequestrati a Rimini, è stato posto. Il Tribunale del Riesame, confermando il sequestro, ha oggi stabilito che le motivazioni della misura cautelare erano sufficienti. Il delfinario potrà ricorrere in Cassazione, ma è pur vero che l’impegno, non solo materiale, per trasferire quattro delfini non è da poco.
Anzi, vale la pena ricordare che in Italia i trasferimenti dei delfini ci sono già stati ma stranamente non vengono additati, come in questo caso, tra i possibili fattori di stress. Sono quelli dei delfini che i delfinari si scambiano tra loro. Dalla riviera romagnola alla provincia di Brindisi, ad esempio. Oppure a Genova e ritorno, come già successo. La particolarità, vera, di questo trasferimento è che trattasi del primo messo in atto a seguito di un intervento della Magistratura. A sottolinearlo a GeaPress, è il Commissario Capo del Servizio Cites Centrale del Corpo Forestale dott.ssa Irene Davì che riferisce proprio “del primo esempio di tal genere, forse non solo per l’Italia“.
Nel comunicato del Corpo Forestale dello Stato, diffuso oggi dopo la notizia pervenuta dal Tribunale del Riesame, si evidenzia subito la “validità dei provvedimenti assunti dalla Procura di Rimini a seguito delle indagini svolte dal Corpo forestale dello Stato“. In altri termini, sostiene sempre il Corpo Forestale, sussistono tutti gli elementi utili ad ipotizzare il reato di maltrattamento ai danni dei 4 tursiopi sequestrati tra il 13 e il 14 settembre scorso.
Riferire di “ipotesi di reato” è d’obbligo, dal momento in cui solo la Magistratura giudicante può infine affermare se quel reato, nel nostro caso di maltrattamento, è stato compiuto oppure no. Di certo il Tribunale del Riesame ha trovato valide le motivazione alla base del provvedimento. Viceversa non avrebbe respinto l’istanza di dissequestro avanzata dai legali del delfinario. Una conferma che, ad avviso del Commissario Capo Davì, si pone, oltre che sul piano giuridico, anche su quello tecnico. “All’ipotesi di reato – riferisce la dott.ssa Davì – si sono infatti affiancate le relazioni degli esperti“. Queste, per ora, hanno retto ed il passo non &egrav e; da poco.
Secondo il comunicato del Corpo forestale dello Stato le motivazioni dell’Ordinanza del Tribunale del Riesame hanno riferito di “inadeguatezza della struttura rispetto alle particolari necessità ed esigenze della specie”. Pesanti conclusioni anche sulla presunta mancanza nella “gestione sanitaria e medico veterinaria degli esemplari mediante interventi non qualificati e non competenti“. Una situazione che nel complesso avrebbe comportato un’alterazione all’integrità psico-fisica degli animali. Poi il passo più grave ovvero sulla ipotizzata consapevolezza da parte dei responsabili “di detenere animali con modalità produttive di sofferenza“. Il passaggio è fondamentale. Il reato di maltrattamento, si potrebbe infatti basare su questa consapevolezza. Occorre, in altri termini, una ipotesi di dolo. Negligenza ed incuria, sono condotte colpose e purtroppo non sono considerate nei reati di maltrattamento ed uccisione di animali.
Già alcuni anni addietro, un altro procedimento penale aveva interessato un delfinario italiano. Si trattava di una precedente gestione della vasca di Gardaland, in provincia di Verona. Allora, nel nostro Codice Penale, era contemplato il solo semplice reato di contravvenzione di cui al vecchio articolo 727 del Codice Penale. La pesantissima accusa formulata da eminenti esperti, servì solo a produrre l’oblazione da parte degli allora responsabili della struttura che in tal maniera portarono il reato all’estinzione. Si trattava di poche centinaia di migliaia di lire. Una cifra ridicola, per una struttura dalla veloce capitalizzazione. Ora la situazione è un po’ diversa e comunque, come sottolineato dalla dott.ssa Davì, non era mai avvenuto un intervento di questo tipo (trasporto compreso) p er l’ipotesi di maltrattamento.
La destinazione scelta ha lasciato un po’ perplessi molti animalisti. In fin dei conti i quattro delfini sono andati nella struttura dell’Acquario di Genova. Situazioni comunque diverse, tali da motivare il trasferimento, ma comunque una previsione alternativa, allo stato, era ardua.
Il trasferimento dei delfini presso l’Acquario di Genova, assicura il Corpo Forestale dello Stato, è stato eseguito utilizzando quattro specifiche “unità di trasporto per cetacei” posizionate nel vano di carico di un idoneo automezzo isotermico, secondo una procedura conforme agli standard previsti dalla legge, in ambiente controllato e a temperatura dell’acqua costante di 23-24 °C. “Sono stati costantemente sotto controllo – spiega il Commissario Capo Davì – Li abbiamo seguiti fin dal primo momento e fino a che sono stati nelle vasche a loro destinate, ma soprattutto c’erano i Veterinari. Non c’è mai stato un momento critico, ma anche per la particolare situazione di quei delfini, abbiamo voluto accertare direttamente tutti i passaggi. Da quelli antecedenti al prelievo, fino alle vasche di Genova“.
Una volta a destinazione i 4 delfini sono stati alimentati e sottoposti ad ulteriori indagini cliniche, alcune delle quali sono ancora in corso, necessarie per garantirne la corretta gestione. Nei primi giorni dopo l’arrivo, i delfini sono apparsi fin da subito sensibili agli stimoli esterni e hanno mostrato un comportamento di allerta, tipico della fase di adattamento, dice sempre il Corpo Forestale dello Stato. Dopo due settimane di permanenza a Genova, le femmine “Alfa”, madre degli altri tre esemplari, e “Luna” non presentano problematiche di particolare rilevanza.
“Sole”, maschio di 18 anni, denota oggi un buon livello di adattamento al nuovo ambiente, anche se più lento rispetto alle femmine. La Forestale ipotizza che tale lentezza possa essere dovuta alla somministrazione prolungata di ormoni cui sarebbe stato sottoposto fino ad oggi.
Il piccolo “Lapo”, maschio di 6 anni, ha un comportamento diverso rispetto agli altri tre. Il delfino, infatti, appare eccessivamente legato alla madre e non sufficientemente autonomo. La Forestale sottoliena a questo proposito l’anomalo allattamento prolungato fino alla sua età. Una situazione a quanto pare già nota prima del trasferimento all’Acquario. Anche per lui si è pensato che il ritardo nell’adattamento potrebbe ricondursi all’ipotesi di eccessiva somministrazione di ormoni, oltre che al mancato svezzamento.
Anche per questo la permanenza nella nuova struttura consentirà, ultimata la fase di adattamento, di eliminare gradualmente l’impiego di farmaci nella gestione degli animali. Una situazione molto particolare, dunque, che andava rigidamente controllata.
C’è un aspetto, però, che ha colpito questa operazione della Forestale. Si tratta delle critiche, a volte apparse quasi veementi, rivolte anche al Corpo Forestale. Quanto successo, non riguardava una polemica tra commercianti di animali e animalisti. A Rimini è intervenuto un Corpo di polizia che rappresenta lo Stato. Un’Autorità in divisa, insomma, per la quale è sembrato venir meno il riguardo dovuto. La dott.ssa Davì, rimane però nel suo ruolo e circa la polemica riferisce che si è trattato solo di fenomeni a carattere locale. “Forse l’indotto economico e quanto l’immagine del delfinario ha rappresentato per Rimini ed in generale per il comprensorio - spiega il Commissario Capo del Corpo Forestale dello Stato – Più interlocutori che nel complesso possono avere contribuito ad alzare i toni, ma è rimasto tutto in ambito locale“. Capita sempre così? Forse no, ma il colpo è stato grosso e l’impatto sui media , sempre localmente, è apparso pesante. Ci sarà una ragione giuridica, una scientifica ed un’altra morale. “A livello nazionale – conclude il Commissario Capo Irene Davì – abbiamo registrato una accoglienza positiva”.
Lo Stato che ha portato avanti il sequestro, per ora, ha vinto. Speriamo che venga confermato nei successivi passaggi che si spera possano costruire valida giurisprudenza. Per Rimini e non solo.
 
NEL CUORE.ORG
30 SETTEMBRE 2013
 
RIMINI, IL RIESAME CONFERMA IL SEQUESTRO DEI QUATTRO DELFINI
Ne danno notizia Lav, Enpa e Marevivo
 
Il Tribunale del Riesame di Rimini ha integralmente confermato il provvedimento di sequestro preventivo dei delfini del Delfinario di Rimini, convalidando così il provvedimento di sequestro chiesto dal PM Marino Cerioni e confermato dalla d.ssa Stefania di Rienzo GIP di Rimini: ne danno notizia LAV, Enpa e Marevivo che esprimono grande soddisfazione per questa importante pronuncia emessa dal Tribunale di Rimini.
Il Tribunale del Riesame ha così confermato l'operato della Polizia giudiziaria e della Procura della Repubblica di Rimini e, nello specifico, tutte le ipotesi di reato avanzate dalla Procura e da noi segnalate nei confronti del delfinario di Rimini.
"Una decisione importante perché rafforza lo scrupoloso lavoro svolto dal Servizio Cites del Corpo Forestale dello Stato e d alla Procura - affermano LAV, Enpa e Marevivo - Questa pronuncia non può che essere un monito, per il Comune di Rimini, a non costruire una nuova gabbia per i delfini".
"L'attacco sferrato contro la Procura, contro il Corpo Forestale e contro le nostre Associazioni è ancora più inaudito alla luce del diniego della licenza al delfinario di Rimini, comunicato dal Ministero dell'Ambiente: dunque, anche se per ipotesi la Procura della Repubblica non avesse sequestrato la struttura lo scorso agosto, senza licenza il Delfinario di Rimini non poteva operare!", precisanoLAV, Enpa e Marevivo.
LAV, Enpa e Marevivo ringraziano Il Servizio Cites del Corpo Forestale della Stato e la Procura di Rimini per il pregevole lavoro svolto a tutela della legalità e di questi mammiferi marini.
 
LA SICILIA
12 SETTEMBRE 2013
 
Cattolica Eraclea (AG)
Abigeato, sparite nella notte 190 pecore
 
Cattolica Eraclea (AG). Un intero gregge è sparito nella notte fra martedì e mercoledì nelle campagne di Cattolica Eraclea.
Rubate complessivamente 190 pecore da un ovile di contrada Bordonaro. Ad agire una banda di ladri evidentemente specializzati in fatto di animali. Il furto è stato denunciato ieri alla stazione dei carabinieri di Cattolica Eraclea, dal proprietario, un pastore del luogo, che ha raccontato ai militari che, dopo aver raggiunto il suo appezzamento agricolo con masseria e terreno annessi, ha appreso della scomparsa degli animali. Il valore dei capi ammonterebbe a circa 15 mila euro, da quello che si è appreso non coperto da assicurazione. A questi però bisogna aggiungere diverse migliaia di euro, considerando anche il mancato guadagno che proviene dalla produzione del latte, formaggio e ricotta. A far insorgere il sospetto che fosse successo qualcosa sono stati i segni di forzature che il proprietario ha notato nella recinzione, che si trova all'ingresso del fondo.
I malviventi una volta varcata la staccionata, dove si trovavano gli animali hanno portato via tutti gli ovini, utilizzando per il trasporto presumibilmente più camion. Dalle tracce lasciate sul terreno almeno due mezzi pesanti. Anche se pare che nessuno abbia notato nulla di anomalo. La denuncia per abigeato è scattata a carico di ignoti e nel frattempo gli investigatori hanno avviato le indagini per cercare di ricostruire l'accaduto. In base a quanto emerso i responsabili hanno avuto gioco facile perché la zona di notte è praticamente deserta. Le ricerche dei militari non hanno prodotto i risultati sperati.
Non è escluso che possa trattarsi di un furto su commissione e gli ovini rubati potrebbero già trovarsi in qualche azienda dell'isola. Ma anche possibile che alcuni ovini siano finiti alla macellazione clandestina, considerando che la carne di pecora è un piatto prelibato.
In questa area i furti di bestiame si ripetono con una certa frequenza. Di tanto in tanto accade che sparisce qualche pecora, mai però i malviventi si erano spinti a rubare un intero gregge.
Per molti allevatori, già in difficoltà a casa della crisi del settore e dell'indebitamento, subire un simile furto significa ritrovarsi in ginocchio.
 
CORRIERE DELLE ALPI
12 SETTEMBRE 2013
 
Sì alla caccia controllata dei cervi in Cansiglio
 
«Esterefatti». Così si dichiarano le associazioni ambientaliste, a cominciare da Mountain Wilderness ed Ecoistituto, che dichiarano tutta la loro «amara sorpresa» e annunciano manifestazioni di protesta. Ne parleranno già il 19 settembre in un convegno a Fregona sul Parco eolico e la programmata mobilitazione del 22 ottobre sul Pizzoc la indirizzeranno anche contro la caccia in foresta. «Ci auguriamo, tuttavia, che il presidente Zaia tenga duro», aggiungono. L’europarlamentare Andrea Zanoni, dal canto suo, minaccia interventi ai competenti organi della Commissione europea. Nel documento della Commissione si parla di una presenza di 3200-3500 cervi in Cansiglio, «rispetto ai mille, mille duecento compatibili». Il che potrebbe far presumere che da abbattere ce ne siano addirittura 2 mila. La battaglia è appena ricominciata. di Francesco Dal Mas wTAMBRE Tutti d’accordo: in Cansiglio si caccia. Rispettando le regole (quindi con le guardie venatorie), ma i cervi si possono abbattere anche dentro la foresta. Checché ne dicano il presidente Luca Zaia, gli ambientalisti e gli animalisti. Questo, in sostanza, il voto politico della Commissione Agricoltura del consiglio regionale, riunitasi ieri sulla Piana del Cansiglio, ascoltando non solo i sindaci, ma anche gli esperti di quel “Veneto Agricoltura” al quale si era appellato Zaia, convinto che gli potessero trovare una soluzione indolore. La Commissione non dice esplicitamente che la caccia in foresta dovrebbe essere consentita, ma lo fa intendere, sparando di fatto contro il governatore, per le sue ultime esternazioni, ma anche per il comportamento tenuto negli ultimi anni. Si ricordi, infatti, che fu Zaia a far sospendere, ancora l’anno scorso, il piano di abbattimento che era già stato deciso: 1200 ungulati in tre anni, di cui 120 proprio dentro il demanio. «La selezione controllata, ovviamente effettuata rispettando regole chiare, viene ritenuta lo strumento più idoneo per riportare nel Cansiglio la popolazione dei cervi a dimensioni compatibili con l’ambiente e le attività della zona», si legge testualmente nell’atto di indirizzo inviato a Zaia. «Altre misure, come l’introduzione del lupo e dell’orso, la sterilizzazione delle femmine o il trasferimento degli animali in altre zone paiono infatti o impercorribili o di difficile applicazione e comunque non sufficienti per il raggiungimento degli obiettivi che il Piano della Regione dovrà porsi: la conservazione di una delle più interessanti e storiche foreste del paese; la protezione dell’agricoltura (obiettivo sottolineato con forza dai sindaci dei tre comuni che insistono sulla Piana del Cansiglio, quello di Fregona Giacomo De Luca, quello di Tambre Oscar Facchin e quello di Farra d’Alpago Floriano De Pra); la difesa del turismo; la salvaguardia dello stesso patrimonio animale che una situazione di sovrannumero di capi sicuramente comprometterebbe». Più che un atto d’indirizzo, è un atto d’accusa, seppur indiretta, contro Zaia. Anche in quest’altro passaggio: «Unanime l’auspicio che il nuovo piano per il prelievo controllato e la protezione del territorio del Cansiglio, sul quale per incarico del presidente della giunta Luca Zaia sta lavorando Veneto Agricoltura, non rimanga lettera morta, come in gran parte successo con quello precedente, approvato nel 2010 e in scadenza proprio in questi giorni. Ma perché questo avvenga», è stato da più parti ribadito, «sarà necessario evitare gli errori e le contraddizioni del passato: a cominciare dalla sottovalutazione del coinvolgimento delle tre Province, alle quali il piano del 2010 aveva affidatole selezione di 400 capi all’anno nelle rispettive riserve, compito portato a compimento solo dalla provincia friulana e andato a vuoto nelle altre due». A dire l’ultima parola, tuttavia, sarà Zaia. Lo sa bene il partito trasversale che s’è incontrato ieri all’ombra dei faggi. E che era composto dal presidente della Commissione Davide Bendinelli e dai consiglieri Possamai, Azzalin, Reolon, Bond, Bortoli, Bottacin, Corazzari, Franchetto, Furlanetto, Marotta, Peraro, Pettenò, con l’aggiunta del presidente del consiglio Clodovaldo Ruffato, del vicepresidente Matteo Toscani e dell’assessore alla caccia Daniele Stival.
 
NEL CUORE.ORG
12 SETTEMBRE 2013
 
CERVI DEL CANSIGLIO, ZAIA: NO ALLA CACCIA NELLA RISERVA NATURALE
L'intervento del governatore del Veneto
 
Il presidente del Veneto Luca Zaia ha ribadito il suo "no" alla caccia all'interno della riserva naturale del Cansiglio, ma ha confermato la possibilità di praticare l'attività venatoria nelle riserve venatorie confinanti. Il governatore lo ha detto rispondendo a una domanda sul possibile intervento per ridurre l'alto numero di cervi presenti in Cansiglio, fonte di polemiche da tempo, di cui si è parlato anche ieri dalla commissione consiliare veneta. "Nessuno ha mai messo in discussione - ha rilevato Zaia - l'attività venatoria in Veneto, compresa la caccia del cervo nelle riserve alpine che sono per l'appunto aree di caccia. Dall'altro c'è un deciso no alla richiesta di andare a cacciare all'interno della riserva naturale, dove peraltro non è mai stata ammessa la caccia. Esiste una legge nazionale - ha aggiunto - che vieta qualsiasi tipo di caccia all'interno della riserva naturale. Senza dimenticare che quella che abbiamo in Veneto è un'area frequentata da famiglie e bambini ed è inoltre ricca di altre specie animali tra le quali anche l'orso".
 
CON I PIEDI PER TERRA
12 SETTEMBRE 2013
 
Aviaria: abbattuti 50mila capi in allevamento del Ravennate
 
Si sono conclusi l’abbattimento e lo smaltimento delle circa 50 mila pollastre dell’allevamento di via Bedazzo a Lugo (Ravenna) soppresse a scopo precauzionale nell’ambito dei programmi contro la diffusione dell’aviaria. Lo ha precisato l’Ausl di Ravenna in una nota nella quale ha spiegato che ”le operazioni si sono svolte senza contrattempi e nel pieno rispetto delle norme di sicurezza degli operatori e del benessere animale, sotto la sorveglianza ufficiale del servizio Veterinario e con il supporto operativo di cinque medici veterinari ufficiali dell’Esercito”. La soppressione è avvenuta con la saturazione degli ambienti di allevamento con l’anidride carbonica. Le carcasse sono state avviate allo smaltimento a norma di legge. Nel frattempo la ditta ‘Coop Agricola del Bidente’, incaricata dell’abbattimento nell’alt ro allevamento interessato, quello della vicina Voltana, ha già provveduto all’allestimento del cantiere di lavoro: fra qualche giorno – ha concluso l’Ausl – verranno completate le attività.
 
TRENTINO
12 SETTEMBRE 2013
 
L’HAMBURGER DA STAMINALI DI MANZO

Michele Pizzinini

 
Ma Mark Post, ricercatore dell'università olandese di Maastricht, è riuscito ad ottenere una quantità sufficiente di carne da fare un hamburger. Ma come è possibile produrre carne dalle staminali? Come ormai tutti sanno, le cellule staminali sono cellule molto piccole ad uno stato di sviluppo molto regredito, che vengono attivate in condizioni di bisogno per sostituire le cellule morte. Sono delle “cellule figlie allo stato dormiente” pronte ad intervenire in caso di necessità. Ogni organo ha le sue staminali: il fegato, il tessuto adiposo, l’apparato digerente, il sistema nervoso, e così il muscolo. I ricercatori sono riusciti a prelevare queste piccole cellule dal muscolo dell’animale, ne hanno stimolato la riproduzione, fino a giungere il numero di 20.000 cellule circa, ed infine le hanno messe, una ad una, su delle piastre e dando loro nutrimento e stimoli adeguati, hanno fatto sì che da piccole e rotondeggianti diventassero delle lunghe fibre muscolari, perfettamente identiche alle fibre muscolari dell’animale da cui erano state prelevate, con lo stesso contenuto in proteine. E’ ovvio che non possiamo creare una bella bistecca dalle cellule staminali, ma una volta omogeneizzate e compattate possono essere trasformate in un hamburger. C’è un problema, che l’hamburger prodotto così è bianco e non sa di niente, quello che dà il colore alla carne è il sangue circolante ed il sapore è dato dai grassi. Siamo ancora molto lontani dal consumare carne prodotta così, però possiamo ben dire che è stata aperta una strada nuova per la produzione di alimenti che ad oggi, non sappiamo dove potrà portare. Questa, in ogni caso, potrebbe essere una risposta alla “fame di proteine” che avremo tra qualche decennio, quando sulla terra ci saranno circa 9 miliardi di abitanti. Ma che differenza c’è tra carenza energetica e carenza di proteine? La differenza è presto spiegata con un esempio. Quando un naufrago rimane su un’isola deserta e non mangia per tre mesi, i soccorritori lo troveranno molto magro ed emaciato, perché ha consumato gran parte delle sue riserve di grasso e delle sue masse muscolari. Quando invece, si mangia a sufficienza in termini di apporto calorico, ma non si mangiano proteine, si crea una malnutrizione che porta a sviluppare un addome globoso con degli arti magrissimi. Molti ricorderanno le tremende fotografie dei bambini africani, che con volti scavati e braccia magrissime hanno delle enormi pance. Le proteine sonno fondamentali per le attività vitali! Oggi sappiamo che l’agricoltura riuscirà a produrre cereali a sufficienza da sfamare 9 miliardi di persone, ma il dubbio è: sapremo dare a tutti anche un adeguato apporto proteico? E’ impensabile che 9 miliardi di persone possano mangiare carne o pesce, perché già oggi gli allevamenti sono al limite oltre il quale l’inquinamento ambientale sarebbe insopportabile. L’allevamento di bestiame ha un impatto estremamente pesante sull’ambiente. Per dare un'idea, attualmente il 30% della superficie terrestre coltivata è impiegata per ottenere mangimi per animali e solo il 4% per colture vegetali per il diretto consumo umano, con il conseguente consumo di territorio, acqua, uso di pesticidi e fertilizzanti, e la produzione di gas serra. Ecco allora che gli studiosi stanno inventando nuovi stratagemmi per soddisfare il fabbisogno proteico. C’è chi sostiene che saremo salvati dalla soia, o dai legumi in genere, che hanno u n buon tenore proteico, la FAO, l’Organizzazione mondiale per l’Alimentazione e l’Agricoltura, proponeva recentemente di incentivare il consumo di insetti e lar ve, e c’è chi, come il professor Mark Post, ci prova a partire dalle staminali. Chi vivrà, vedrà. In Trentino siamo comunque fortunati perché Fondazione Mach e FBK sono centri di ricerca che ci permetteranno di non perdere il treno del cambiamento che sta correndo ad una velocità vertiginosa.
 
NEL CUORE.ORG
12 SETTEMBRE 2013
 
I GHIACCI DELL'ARTICO MAI COSI' SOTTILI: NUOVO RECORD ESTIVO
"Potrebbero sparire entro uno o due decenni"
 
I ghiacci dell'Artico non sono mai stati così sottili: ecco un nuovo record estivo. Lo rivelano i dati inviati sulla Terra dal satellite Cryosat 2, lanciato dall'Agenzia spaziale europea (Esa) per misurare lo spessore dei ghiacci ai Poli. I risultati sono stati presentati ieri durante il convegno Living Planet, in corso a Edimburgo, in Scozia. 
I nuovi numeri indicano che i ghiacci perenni si stanno assottigliando e sono probabilmente destinati a sparire entro uno o due decenni. Infatti, quello che emerge chiaramente è che, combinati con i dati sull'estensione dei ghiacciai, quelli sul loro spessore confermano che ''fra il 2020 e il 2030 in estate l'Artico potrebbe molto probabilmente essere libero dai ghiacci e che i n inverno resterebbe solo il ghiaccio annuale'', ha spiegato il responsabile della missione dell'Esa, Tommaso Parrinello.
''Il satellite Cyosat 2 ha misurato lo spessore dei ghiacci nell'Artico nel 2011, nel 2012 e nel 2013 e notiamo distintamente la riduzione del loro spessore'', ha aggiunto. ''Al momento - ha concluso - la nostra è solo un'osservazione qualitativa e stiamo elaborando i dati numerici (pronti entro fine anno, ndr)''.
 
SARDINIA POST
13 SETTEMBRE 2013
 
Sassari, mattanza di maremmani e meticci: erano i “cani poliziotto” dei bambini
 
Erano i cani di Ottava, i cani-poliziotti, quelli che ogni mattina “scortavano”, durante l’anno scolastico, “scortavano” i bambini fino alle aule. E con loro, d’estate, giocavano. Ma qualcuno ha uccisi i due maremmani e i quattro meticci. Adesso gli abitanti della frazione sassarese hanno sporto denuncia: “I responsabili devono essere puniti”.
Si piange a Ottava, perché quei sei cani erano davvero i fedelissimi amici del quartiere: soprattutto dei più piccoli, ma anche dei grandi, come raccontato su La Nuova Sardegna oggi in edicola. Ma ieri il brutto risveglio per gli abitanti della frazione: i cani sono stati ammazzati, qualcuno li ha avvelenati.
I medici del Servizio veterinario stanno cercando di capire adesso con quale sostanza i sei cani siano stati uccisi. Di certo all’appello mancano ancora due bestioline: un pastore tedesco e uno yorkshire.
Dalla mattanza si è salvato solo un maremmano, di nome Bianco, due anni di età: lui respirava ancora quando gli abitanti di Ottava si sono accorti di cosa fosse successo ai cani del quartiere. Bianco, quindi, è stato portato nella clinica veterinaria di via Budapest ed è stato salvato. Adesso cerca casa, un posto sicuro. Ma gli abitanti della frazione non vogliono sentire ragioni: “I responsabili devono essere puniti“.
 
LA NUOVA SARDEGNA
13 SETTEMBRE 2013
 
Uccisi col veleno i cani del quartiere
Trovati morti 2 pastori maremmani e 4 meticci. I residenti presentano una denuncia: «I responsabili devono essere puniti»
 
SASSARI. Perché i residenti di via Pietro Anfossi piangono e si disperano? Per capire il loro dolore basterebbe – tra la lunga serie di motivi – citarne anche soltanto uno: perché quei cani, ogni mattina, tutti insieme, accompagnavano i bambini di Ottava a scuola. Come una scorta attenta a ogni movimento dei piccoli studenti, perché nulla accadesse loro durante il tragitto. E, con la stessa premura, puntuali, alle 13 erano fuori dal caseggiato, ad aspettare che i bambini uscissero per poterli così riportare a casa.
Una ragione più che sufficiente per giustificare le lacrime dei residenti di Ottava, la borgata di Sassari che ieri mattina ha avuto un brutto risveglio: sei cani del quartiere sono stati trovati morti, avvelenati da una sostanza che il servizio veterinario della Asl sta cercando di identificare. Altri due mancano ancora all’appello: un pastore tedesco e uno yorkshire. Una agonia breve, un veleno fulminante che ha lasciato scampo solo a Bianco, il pastore maremmano di due anni: lui era ancora vivo quando l’ambulanza Taxidog di Andrea Loriga lo ha accompagnato nella clinica veterinaria Nemo di via Budapest dove è stato subito ricoverato. Ieri sera si è ripreso, tremava, aveva gli occhi bassi e uno sguardo terrorizzato. Ora cerca casa, qualcuno che lo adotti e si prenda cura di lui.
La condanna degli abitanti di Ottava è unanime: «Ieri ho urlato di dolore – racconta Alessandra – quando ho visto i cani ridotti in quello stato». Il suo pensiero si sofferma soprattutto su Stella, la mascotte adottata dal quartiere, così come gli altri compagni di sventura, muniti di microchip. «Stella era una cagnetta di una dolcezza infinita, viveva qui ormai da sette anni, stava in mezzo a noi e con i bambini». Due dei cani trovati senza vita erano invece di proprietà: un pastore maremmano è morto sul marciapiede vicino a casa del suo padrone, si era accorto di star male e si era incamminato verso quello che evidentemente considerava un rifugio sicuro, ma non ce l’ha fatta.
Tutti insieme girovagavano per le campagne e facevano compagnia a grandi e bambini: «Non hanno mai fatto male a nessuno e per questo non capiamo con quale coraggio e perché qualcuno ha invece deciso di fare del male a loro». La voce di Alessandra è spezzata dalle lacrime mentre racconta: «Stamattina alle sei li ho sentiti abbaiare con forza. Alle sette meno un quarto sono uscita di casa perché dovevo andare in centro e ho visto subito Stella sdraiata sul bordo del marciapiede. All’inizio ho pensato che stesse dormendo, poi ho visto che aveva della schiuma in bocca e a quel punto ho capito che era morta e ho urlato. Sono usciti per strada anche i vicini. Abbiamo guardato verso il campo e lì c’erano gli altri cani che correvano e giocavano». Ma dopo qualche ora lo sterminio si è completato: «Alle 10.30 li abbiamo trovati tutti morti nel campo. Evidentemente il veleno in alcuni di loro ha agito più lentamente». È stato allora che gli abitanti di via Anfossi hanno chiamato la Asl, i carabinieri, la polizia municipale. «Abbiamo presentato ai vigili urbani del nucleo di Li Punti una denuncia contro ignoti perché vogliamo che sia fatta chiarezza. Il responsabile di questa tragedia dovrà essere punito. Deve aver sparso veleno ovunque perché in queste ore sono stati trovati morti anche due gattini». Piccoli animali senza colpa, incapaci di reagire di fronte alla cattiveria umana.
 
NEL CUORE.ORG
13 SETTEMBRE 2013
 
RIETI, DECINE DI CANI AVVELENATI: PARTITA LA CACCIA AL KILLER
Le indagini al via dopo le denunce dei proprietari
 
Avvelenare un cane "è vile quanto uccidere una persona alle spalle" e vederlo morire fa male. Giulia Fornari, pallavolista 23enne della Fortitudo Città di Rieti, è arrabbiatissima perché le hanno ucciso il piccolo chihuaua-pincher Rocky, buttando nel suo giardino di casa un potente topicida. Tanti i messaggi di affetto arrivati per la ragazza anche su Facebook.
Ma la morte di Rocky non è stata l'unica in città, scrive "Leggo". Ha perso la vita anche Rocco, il setter dello zio di Giulia, Dino Pezzotti, vice allenatore del Rieti calcio, che ha fatto partire una denuncia. Anche il setter è stato ammazzato nel proprio recinto da una polpetta avvelenata. I decessi di Rocky e Rocco vanno ad aggiungersi ai casi di avvelenamento di piazza Tevere delle scorse settimane che spaventano gli abitanti, che sono convinti di dover fare i conti con un killer di cani senza cuore.
Molti hanno sospetti circostanziati su chi possa essere stato a lanciare i pasti mortali. Intanto, dopo le denunce dei proprietari che hanno perso il quattrozampe di famiglia, sono scattate le indagini delle forze dell'ordine per individuare il responsabile.
 
GEA PRESS
13 SETTEMBRE 2013
 
Caltanissetta – Solo, investito in strada. L’odissea di un pastore tedesco abbandonato (quasi) da tutti
E' salvo grazie alle Guardie Zoofile che in Italia qualcuno tentò di eliminare

 
In più occasioni, fino alla scorsa legislatura, hanno tentato di toglierle di mezzo. Poi, tanto per rimanere in Parlamento, volando sopra la tragica notizia delle due Guardie volontarie uccise a Genova nel corso di un sequestro, qualcuno pensò di “reagire” chiedendo che gli animali sequestrati non venissero tolti dai luoghi. Questo fino a condanna definitiva.
Per fortuna venne poi spiegato, rispondendo ad una incredibile interrogazione parlamentare, come funziona il Codice di Procedura Penale ed il ruolo che ha il Magistrato nei sequestri.
Infine, poco più di un anno addietro, ancora in Parlamento, venne registrata una frase che suonava un po’ ambigua. Nel corso dei lavori di Commissione sulla nuova 281 (ovvero la legge cosiddetta randagismo, per fortuna non più “rinnovata”) alcuni parlamentari,  ricollegandosi allo status delle Guardie volontarie delle associazioni, sostennero la necessità di dover mettere   mano alla tematica degli animali d’affezione perchè manomessa “dalle distorsioni del mondo animalista”.
L’altro ieri sera, in provincia di Caltanissetta, si è avuto modo di assistere ad una visione in realtà molto chiara dei compiti delle Guardie Zoofile.
La segnalazione è arrivata intorno alle ore 1.00 di mercoledì. I Carabinieri di Caltanissetta avevano infatti trovano un incrocio di pastore tedesco gravemente ferito nel bel mezzo della carreggiata. Il Nucleo delle Guardie Eco Zoofile del capoluogo nisseno raggiunge immediatamente il posto. Il povero cane giace inerme in strada. Sangue dalla bocca ed il rischio di gravi lesioni. Muoverlo potrebbe complicare le cose. Iniziano le telefonate ma le diramazioni periferiche di quelle stesse Istituzioni che nei più alti livelli avevano tentato di fare scomparire o comunque ridimensionare le Guardie volontarie, non intervengono. “Anzi -  riferisce a GeaPress Fabio Calì, coordinatore delle Guardie OIPA -  è stato risposto che un intervento era possibile, ma solo se il cane era morto”.
Le Guardie rimangono ad assistere il cane, tentando di rintracciare qualcuno di competenza. “Solo alle 4.00 del mattino – aggiunge Fabio Calì – un Veterinario sensibile giunge sul posto, presta immediatamente i soccorsi e secondo me ha salvato il povero cane da morte sicura“.
Il meticcio è ora al sicuro ma per la sua prognosi bisognerà attendere domani e l’esito di alcuni esami diagnostici.
“Ci sentiamo soli e non aiutati dalla Istituzioni – afferma il coordinatore delle Guardie – Da quando è stata aperta la stagione venatoria abbiamo recuperato quattro cani da caccia. Alcuni erano pelle ed ossa. Ora – aggiunge Fabio Calì - il cane investito. Chissà quanto ha sofferto. La sensazione che abbiamo è di sentirci veramente soli“.
 
ABRUZZO 24 ORE
13 SETTEMBRE 2013
 
Accalappiato il cane Biancone, tutta Teramo é in rivolta
Possibile manifestazione in favore dell'animale
 
I teramani non ci stanno, ed intendono contestare ad alta voce l'accalappiamento, avvenuto nella mattinata di ieri, del pastore abruzzese Biancone, randagio assiduo frequentatore della centralissima piazza Martiri e da molti ormai considerato un vero e proprio simbolo cittadino.
La Asl aveva infatti predisposto la cattura dell'animale da parte dei servizi veterinari, dopo che i genitori di una bambina di 9 anni avevano denunciato il presunto morso da questa subita da parte del cane.
Il personale aveva rintracciato Biancone già marcoledì mattina, ma il pastore abruzzese, che evidentemente aveva intuito le intenzioni degli uomini, era prontamente scappato sfuggendo dunque alla cattura, rimandata però di appena 24 ore.
Ieri mattina, infatti, Biancone é stato nuovamente intercettato e stavolta accalappiato, ma i servizi veterinari hanno egualemnte dovuto faticare non poco nell'eseguire l'ordinanza, poiché alcuni cittadini hanno apertamente protestato contro la cattura dell'animale, costringendo all'intervento anche la polizia municipale.
Biancone sarà tenuto in osservazione presso il canile sanitario per 15 giorni, al termine dei quali la Asl deciderà se rilasciarlo o meno, ma intanto l'associazione Teramo Vivi Città ha espresso "dubbi sull'opportunità del provvedimento adottato", e secondo alcune voci il malcontento per l'accaduto potrebbe comportare già nel pomeriggio di oggi una manifestazione pro Biancone in piazza Martiri.
 
IL CENTRO
14 SETTEMBRE 2013
 
«Ridateci il nostro Biancone» esplode la protesta in piazza

Gennaro Della Monica

 
TERAMO «Biancone è innocente». Scendono in piazza i teramani che difendono il cane, mascotte della città, internato dalla Asl con l'accusa di aver morso una bimba. Un gruppo di cittadini che non crede alla colpevolezza di Biancone, la cui cattura sta suscitando clamori, si è ritrovato ieri mattina proprio nella zona dove l'animale stazionava fino all'intervento degli addetti del servizio veterinario dell'azienda sanitaria. A sostegno della tesi in favore del cane simbolo di Teramo – durante il breve sit-in piazza Martiri – è stato presentato il racconto di un testimone oculare dell'episodio che ha fatto scattare la caccia e la successiva cattura del cane. Secondo quanto affermato dal cittadino che ha assistito al fatto, Biancone non avrebbe deliberatamente aggredito la bimba ma sarebbe stata quest'ultima ad avvicinarsi in modo concitato all'animale che ha reagito abbaiando ma senza violenza. L'episodio, insomma, sarebbe stato conseguenza di un fraintendimento, per cui i cittadini riuniti sotto al campanile del duomo ritengono ingiustificata la detenzione forzata di Biancone nel canile sanitario di Castellalto. Di qui la richiesta di liberazione immediata. Ad ascoltare le loro ragioni e il racconto del testimone oculare è arrivato anche il sindaco Maurizio Brucchi. Il primo cittadino ha raccolto la richiesta dei difensori di Biancone ma per ora non intende dare seguito alla loro richiesta. «Ognuno si assume le proprie responsabilità», sottolinea, «ci sono un referto medico e un provvedimento della Asl basato sulle dispozioni dettate dalla legge». Biancone, dunque, resterà agli “arresti” per i prossimi dieci giorni, durante i quali sarà sottoposto a tutti gli accertamenti sanitari. «Gli animali vanno protetti», insiste Brucchi, «ma vanno parimenti tutelati i cittadini, soprattutto i più piccoli». La conferma che l'aggressione c'è stata proviene direttamente dalla Asl. «Il 10 settembre abbiamo ricevuto un referto medico da cui risultava che una bambina aveva riportato una ferita provocata dal morso di Biancone», spiega Pasquale Striglioni responsabile del dipartimento di prevenzione dell'azienda sanitaria a cui fa capo il servizio veterinario. Le norme, dunque, in casi simili impongono l'internamento dell'animale che è stato ritracciato giovedì e trasferito nella struttura di Castellalto. «Il cane rimarrà in osservazione per dieci giorni. come previsto dal servizio di polizia veterinaria», conferma Striglioni, «e, se non risulterà affetto da rabbia, sarà restituito al territorio». L'unica possibilità di far tornare Biancone dalla cattività e dall'esilio fuori dalla sua città è che qualcuno si faccia carico di ospitarlo e curarlo durante gli accertamenti sanitari. La vicenda sarà seguita da vicino dal presidente di “Teramo vivi città” Marcello Olivieri che ha scritto al sindaco con l'invito ad essere considerato unico referente per l'animale finito sotto accusa. «L'associazione si occuperà della procedura legale», afferma, «ovviamente tutte le spese sono a mio carico: così facendo, oltre ad aiutare il povero Biancone, evitiamo lo sciacallaggio di chi urla che i cani della nostra città sono uno spreco di denaro pubblico». Olivieri, che ha incaricato il suo avvocato di acquisire copie del referto medico e della denuncia a carico dell'animale, chiede a Brucchi un incontro urgente per gli adempimenti necessari.
 
IL CENTRO
17 SETTEMBRE 2013
 
Biancone, c’è il lieto fine: il cane simbolo di Teramo trova una nuova casa
Olivieri, presidente di “Teramo vivi città”, adotta l’animale. Ma c’è chi protesta

  
TERAMO. Biancone ha trovato casa: l'ha adottato Marcello Olivieri, presidente di «Teramo vivi città». Come aveva annunciato in una lettera indirizzata al sindaco Maurizio Brucchi, il rappresentante dell'associazione ha ottenuto l'affido del cane, mascotte della città e catturato la settimana scorsa dopo l'aggressione a una bambina in piazza Martiri.
Ieri mattina, Olivieri è andato a prendere Biancone nel canile sanitario di Castellalto, dove l'animale stato internato dal servizio veterinario della Asl per gli accertamenti relativi a un eventuale contagio da rabbia, e l'ha portato a casa sua. «Biancone ha disposizione un giardino di 200 metri quadri», spiega il presidente di "Teramo vivi città", «e sarà circondato dall'amore di “tre umani” e cinque suoi fratelli».
In quell'abitazione il cane randagio, che da anni stanziovana in piazza Martiri, completerà il ciclo dei controlli sanitari che si completerà venerdì. Scontati gli “arresti domiciliari”, però, Biancone non tornerà più a occupare il suo territorio, tra corso San Giorgio e il duomo. «Resterà con noi per tutto il resto della sua vita», sottolinea Olivieri. Per la liberazione di Biancone si è formato nei giorni scorsi un movimento popolare che ha manifestato in piazza Martiri rendendo pubblico il racconto di un testimone oculare secondo cui l'animale non avrebbe deliberatamente morso la bimba. L'accasamento dell'animale non ha smorzato le polemiche. Su Facebook è proseguito l'inserimento di messaggi che invocano il ritorno di Biancone in piazza Martiri con accenti polemici riferiti anche alla decisione di Olivieri.
Il presidente di “Teramo vivi città”, però, ha chiarito sullo stesso social che l'animale, in base a una recente normativa, l'animale non potrà tornare in piena libertà. «Nei prossimi giorni farà tutti i controlli a casa, mi sono assunto questa responsabilità», conclude Olivieri, «non intendo alimentare altre polemiche». Biancone tornerà in piazza Martiri a passeggio con il suo nuovo proprietario.
 
MESSAGGERO VENETO
13 SETTEMBRE 2013
 
Sequestrati dalla forestale 53 cuccicioli in un furgone
Questa mattina, verso le 6, nei pressi del casello autostradale di Palmanova, gli agenti del Corpo forestale regionale, nell'ambito di un controllo, hanno fermato un furgone che trasportava 53 cuccioli di varie razze. Il mezzo proveniva dall'Ungheria ed era diretto in sud Italia, forse in Lazio
 
UDINE. Ennesimo sequestro di cuccioli provenienti dall'Est Europa. Questa mattina, verso le 6, nei pressi del casello autostradale di Palmanova, gli agenti del Corpo forestale regionale, nell'ambito di un controllo, hanno fermato un furgone che trasportava 53 cuccioli di varie razze.
Il mezzo proveniva dall'Ungheria ed era diretto in sud Italia, forse in Lazio. Le povere bestiole, tutte di circa 1 mese e mezzo di vita, viaggiavano in pessime condizioni igienico sanitarie. Stremati, affamati e impauriti.
I cuccioli, è stato riferito, avevano a disposizione soltanto 10 litri di acqua per tutto il viaggio, iniziato alle 22 di ieri sera.
I cagnolini sono stati portati al canile municipale di via Lumignacco, a Udine, dove sono stati visitati dai veterinari. In mattinata saranno trasferiti al centro di recupero per la fauna selvatica di Terranova, poco distante da Grado, gestito da Damiano Baradel. Il personale della struttura si prenderà cura di loro.
I due ungheresi, un uomo di 45 e uno di 22 anni, sono stati denunciati per maltrattamento di animali e traffico illecito di cuccioli.
FOTO
VIDEO
 
NEL CUORE.ORG
14 SETTEMBRE 2013
 
UDINE, BLOCCATO FURGONE CON 53 CUCCIOLI IN ARRIVO DALL'UNGHERIA
Gli animali destinati al commercio clandestino
 
Un carico di 53 cuccioli di cane in arrivo dall'Ungheria è stato sequestrato sull'autostrada A4, nei pressi di Palmanova, in provincia di Udine, in un'operazione del Corpo forestale regionale del Friuli Venezia Giulia. I cagnolini, appartenenti a molte razze pregiate, erano rinchiusi in un furgone con targa ungherese diretto a Rovigo e a Milano. Le bestiole, tutte di età superiore ai quattro mesi, erano destinati al commercio clandestino.
La Forestale si occuperà dei cuccioli, accompagnati da documenti irregolari, compilati a mano e non elettronicamente secondo le procedure internazionali. Tra le razze segnalate dalle guardie, chihuahua, labrador, alano, cocker, carlino, bassotto, yorkshire, golden retriver, bulldog francese e terrier. Gli animali sono stati visitati dal servizio veterinario dell'Azienda sanitaria 4 Medio Friuli e poi affidati ai centri di custodia specializzati.
 
GEA PRESS
13 SETTEMBRE 2013
 
Firenze – Dalla carcassa all’allevamento. Il sospetto degli inquirenti: cavalli da corsa per l’alimentazione umana
Per il Corpo Forestale dello Stato si tratterebbe di pratiche diffuse
 
L’indagine era partita dal ritrovamento di una carcassa di cavallo privo di segni di identificazione (microchip). Gli uomini del Corpo Forestale di Firenze sarebbero così giunti all’allevamento, a quanto pare del tutto abusivo, compreso nel territorio di Tavarnelle Val di Pesa – San Donato in Poggio. Qui, stante le rilevanze investigative, i dieci cavalli, di cui otto adulti e due puledri, che sarebbero risultati detenuti in condizioni di maltrattamento.
Secondo la Forestale, intervenuta con il Comando Provinciale di Firenze ed il Comando Stazione di San Casciano, si tratterebbe di animali provenienti dall’ambiente delle competizioni e, a fine carriera, destinati illegalmente  per la macellazione e l’alimentazione umana. I cavalli erano custoditi in un’area boscata in posizione pressoché nascosta e senza alcuna documentazione. La Forestale, infatti, non ha rinvenuto registro o altro segno che testimoniasse la loro provenienza legale.
La pratica della macellazione di cavalli provenienti dalle competizioni ed inseriti nella filiera dell’alimentazione a termine della loro carriera, informa il Corpo Forestale dello Stato,  è diffusa nel territorio e spesso coinvolge piccoli allevatori o soggetti che senza alcun titolo prestano i loro terreni per occultare allevamenti illegali.
Nel caso specifico il titolare dell’allevamento è stato denunciato e sono state altresì elevate sanzioni amministrative per un totale di 2500 euro.  Oltre ai necessari accertamenti sanitari obbligatori, sono ora in corso le indagini per rintracciare gli altri soggetti coinvolti nel traffico sia per quanto riguarda la provenienza degli animali che la destinazione finale.
L’indagine rientra in una campagna di controlli promossa dal Comando Regionale Toscana del Corpo Forestale dello Stato finalizzata a stroncare un fenomeno diffuso della macellazione clandestina e dell’utilizzo, per l’alimentazione umana, di animali privi di documentazione che ne possa garantire la tracciabilità.
 
CORRIERE DI BOLOGNA
13 SETTEMBRE 2013
 
operazione dei nas a forli'  Funghi, mirtilli, carne di cervo
Sequestrate 30 tonnellate di cibo scaduto
«Precarie condizioni igienico-sanitarie» nei locali di lavorazione e stoccaggio degli alimenti
 
FORLI' - Trenta tonnellate di prodotti alimentari sono state sequestrate dai carabinieri del Nas di Bologna, nell'ambito dei controlli nel settore della sicurezza alimentare nella provincia di Forlì, al termine di un'ispezione in un'azienda di lavorazione e commercializzazione all'ingrosso di alimenti.
GLI ALIMENTI SOTTO SEQUESTRO - In particolare, i militari del Nucleo hanno messo sotto sequestro amministrativo funghi porcini e mirtilli congelati - provenienti dalla Romania - contenuti in imballaggi anonimi e privi di etichettatura, e al sequestro cautelativo sanitario di carne di cervo - proveniente dalla Spagna - e mirtilli - provenienti dalla Romania - con scadenza superata; mirtilli, capesante, funghi porcini privi di indicazioni su provenienza e durabilità; cosce di rana - provenienti dal Vietnam - rinvenute in fase di lavorazione e confezionamento in condizioni igieniche non idonee.
CONDIZIONI IGIENICHE «PRECARIE» - Durante gli accertamenti, i militari hanno riscontrato le «precarie condizioni igienico-sanitarie» dei locali di lavorazione e di stoccaggio data tra l'altro la presenza di bancali in legno vetusti e contaminati e la mancata adozione di barriere per evitare la presenza di animali infestanti.
LE VIOLAZIONI - Il valore degli alimenti sequestrati è di circa 250.000 euro mentre al legale rappresentante, segnalato all'autorità sanitaria, sono state contestate violazioni amministrative per un ammontare di 6.500 euro.
 
NOODLS
13 SETTEMBRE 2013
 
COMUNICATO STAMPA
LA MIGRAZIONE INTERROTTA
APERTURA DELLA CACCIA DA DOMENICA 15 SETTEMBRE.
LIPU: "TROPPE REGIONI NON RISPETTANO LE NORME EUROPEE"
 
Norme e regole disapplicate in molte Regioni, caccia in periodo di migrazione e bracconaggio dilagante. E'lo scenario che si presenta per la prossima stagione venatoria, a distanza di tre anni dall'approvazione del recepimento delle norme europee, che prevedono la massima tutela delle specie durante la fase della migrazione e della riproduzione e l'esclusione dalla lista delle specie cacciabili per quelle che sono in stato di conservazione sfavorevole. Lo afferma la LIPU-BirdLife Italia a poche ore dall'apertura ufficiale della stagione di domenica 15 settembre.
"Purtroppo molte Regionifaticano ancora a dare piena applicazione alla direttiva europea - dichiara Fulvio Mamone Capria, presidente Lipu-BirdLife Italia - Umbria, Lazio, Toscana, Lombardia e Friuli-Venezia Giuliahanno ignorato le novità normative introdotte con la legge comunitaria del 2010 e le indicazioni scientifiche dell'Ispra, continuando a varare calendari venatori impostati più per rispondere alle richieste del mondo venatorio che per stabilire modalità di caccia in sintonia con le esigenza di tutela come impone la direttiva comunitaria".
Segnali positivi arrivano da alcune regioni del Sud Italia, che hanno ridotto per varie specie la stagione venatoria, varando calendari venatori che recepiscono parte delle indicazioni scientifiche provenienti dall'Ispra. Particolarmente positivo il comportamento del Molise, che ha integralmente recepito le indicazioni dell'Istituto per la protezione ambientale.
Del tutto irrisolto purtroppo il problema delle 19 specie in cattivo stato di conservazione per le quali è autorizzata la caccia. Leregole prevedono che, in attesa di adeguati piani di gestione, si debba sospendere per queste specie, in via cautelativa, l'attività venatoria.
Alcune Regioni hanno escluso dalla lista delle specie cacciabili moretta e combattente, ma per altre 17 il problema persiste .
"Il problema del bracconaggio rimane drammatico e insoluto - prosegue il presidente Lipu - pene inadeguate e controlli ancora largamente insufficienti fanno sì che l'illegalità venatoria sia ancora profondamente radicata. E' clamoroso il caso del falco di palude, specie particolarmente protetta, abbattuto nel Lazio nell'unico giorno di preapertura il 1° settembre scorso. In questo caso l'animale è stato fortunatamente ritrovato e affidato alle cure dei volontari Lipu, ma quanti sono gli uccelli protetti colpiti a fucilate e abbandonati nelle campagne di cui non ne veniamo a conoscenza? Forse migliaia se non di più".
"Il sentimento comune degli italiani è contro una caccia senza regole mentre più della metà la condanna totalmente - conclude Mamone Capria - Invece è arrivata l'ora che le norme siano applicate in modo puntuale e che le indicazioni del mondo scientifico siano pienamente rispettate. La fauna selvatica è un bene del Paese, quindi di tutti, e non un qualcosa a uso e consumo di pochi "
 
GEA PRESS
13 SETTEMBRE 2013
 
Piemonte – Il TAR blocca la caccia. Tutti i fucili appesi al chiodo
L'invito della LAC: cacciatori andate a funghi. Intanto domani a Firenze, manifestazione nazionale anti caccia
 
Con Ordinanza depositata in data odierna, il TAR del Piemonte ha accolto tutti i rilievi avanzati dalle associazioni LAC (Lega per l’Abolizione della Caccia) e Pro Natura ed ha sospeso il calendario venatorio 2013-2014 nonché tutti gli atti ad esso collegati. Tra questi anche i provvedimenti riguardanti la caccia di selezione agli ungulati, la caccia della tipica fauna alpina, i criteri di ammissione dei cacciatori, i periodi di prelievo alle specie migratrici.
Da oggi, dunque, la caccia è ferma in tutto il Piemonte e tutti i fucili dovranno restare appesi al chiodo. L’apertura generale prevista per il 29 settembre 2013 è cancellata. “I cacciatori piemontesi sono invitati a sostituire il permesso di caccia con il tesserino dei funghi”  ha commentato qualcuno.
Queste, secondo il comunicato della LAC, le motivazioni all’origine del ricorso che sono state tutte accolte dai Giudici:
- mancanza del piano faunistico venatorio regionale;
- mancata effettuazione della valutazione d’incidenza ambientale;
- difetto di motivazione a superamento dei rilievi espressi dall’ISPRA per la protezione di numerose specie.
“La mancanza della  legge regionale abrogata lo scorso anno al solo scopo di impedire il referendum regionale ha sicuramente giocato un ruolo determinante” ha dichiarato il Presidente della Sezione Piemonte della LAC Roberto Piana secondo il quale la Regione avrebbe peccato di  incapacità,  superficialità e  mancanza di rispetto delle regole poste a tutela della fauna selvatica. In altri termini, dito puntato contro la gestione regionale dell’attività venatoria, ovvero i provvedimenti dell’Assessorato al ramo diretto da Sacchetto. La LAC lo vorrebbe licenziare, mentre la Regione è invitata a ripensare a tutta la politica di tutela della fauna selvatica.
Intanto, domani alle 15.00, in Piazza Indipendenza a Firenze manifestazione nazionale contro la caccia, promossa dalla LAC.
 
NEL CUORE.ORG
13 SETTEMBRE 2013
 
CACCIA, LAV: MACCHE' TRADIZIONE, E' INSOSTENIBILE E ANACRONISTICA
"L'ingordigia dei cacciatori è senza limiti"
 
Antropizzazione e distruzione dell'ambiente, sterminio di specie alloctone e predatori naturali, introduzione specie "aliene": è questa la "sostenibilità" ambientale della pratica venatoria vantata dai cacciatori a pochi giorni dall'apertura ufficiale della caccia, prevista per domenica 15 settembre ma ampiamente anticipata da preaperture in tutta la Penisola.
"L'ingordigia dei cacciatori è senza limiti, milioni gli uccelli migratori uccisi ogni anno dalle doppiette nelle prime settimane della stagione venatoria. Migliaia le volpi uccise perché si cibano di lepri e fagiani – commenta Massimo Vitturi, responsabile LAV, Caccia e fauna selvatica – è evidente che la caccia è un'attività che altera profondamente gli equilibri ambientali".
Le norm e che ne regolano la pratica, poi, sono costantemente sotto attacco della lobby politico-venatoria, ultima in ordine di tempo la richiesta di urgenza sul disegno di legge numero 119 sulla "riforma" della Legge quadro sulle aree naturali protette (Legge 394/1991) che, di fatto, consentirebbe ai cacciatori di sterminare anche la fauna di Parchi e Riserve Naturali.
"Una riforma che, se approvata cancellerebbe il principio stesso della fauna come patrimonio indisponibile dello Stato", conclude Vitturi.
 
TISCALI
13 SETTEMBRE 2013
 
Prevaricazioni su cani e gatti “per evidenti ragioni geniche”
 
OSCAR GRAZIOLI
 
“Per evidenti ragioni geniche”. Questa è la solita, antica, atavica, desueta, antiscientifica, affermazione dietro cui si celano vari tipi di divieti che colpiscono cani e gatti, quasi fossero vettori di malattie epidemiche e mortali per l’uomo e soprattutto per i bambini e per le donne gravide che, oltre ad avere il diritto di scendere per primi dalle navi in avaria, hanno anche assunto la forma di uno scudo dietro il quale si celano le amministrazioni  per vessare innocenti quattrozampe.
Nella giornata del 10 settembre , presso il cimitero di Bari, sono stati affissi numerosi cartelli che recano il divieto di introdurre cibo ai fini di alimentare gatti randagi. La realtà è che, da diversi anni, il cimitero ospita una colonia felina che evidentemente ha scelto il posto per la sua quiete. Lontani da strade, tangenziali, discoteche e rumori vari, qui i gatti si stirano beati al sole e, nel più assoluto silenzio, raramente interrotto da un soffuso “miao”, dormono beati di notte, nella certezza che nessuno li disturba, nessuno si alza per andare in bagno svegliandoli e nessuno russa. Privati cittadini e volontari della LAV, provvedono, a loro spese, ad accudire la colonia, portando gli alimenti necessari, individuando qualche micio malato se capita. Facendo le opportune sterilizzazioni e mettendo il microchip di riconoscimento.
Qualcuno ha trovato eccessive le nuove normative molto più generose nel tollerare gli animali che abitano i condomini, qualcuno si è lamentato per l’accordo tra l’associazione di Comuni e l’associazione guidata dall’ex ministro Brambilla, a favore di una maggiore possibilità di movimento per i quattrozampe che dovranno essere maggiormente tollerati nelle strutture pubbliche, alberghiere, sui treni e sui tram ecc. Posso anche capire se non giustificare che a qualcuno tutto ciò dia fastidio, ma non posso tollerare che s’invochino malattie trasmissibili inesistenti per rompere le scatole a una trentina di gatti che difficilmente disturbano gli abitanti di un cimitero (a meno che non si voglia chiederlo agli ospiti mediante seduta con tavolino a tre zampe). I rischi di contrarre una malattia da gatti così ben alimentati, curati e controllati è pari a zero anche perché praticamente zero sono le malattie trasmissibili dal gatto all’uomo. Inutile ricorrere ai vermi intestinali: i gatti hanno i loro e gli umani ne hanno dei diversi. Inutile ricorrere alla toxoplasmosi potenzialmente pericolosa per la donna gravida: mille volte più pericolose carni poco cotte e verdure mal lavate. Le micosi? Bisogna prendere in mano un gattino che ne sia affetto, spupazzarselo a lungo e neanche così spesso si riesce a contrarle, se il sistema immunitario risponde bene.
Quindi la Direzione ritiri questo divieto medioevale e i visitatori portino pazienza se vedono un bel Certosino sulla tomba di un loro caro. Evidentemente, visto che i gatti vivono nel passato nel presente e nel futuro, il parente lo ha chiamato per essere messo al corrente di quanto accade. E, dopo che il gatto gli ha parlato della situazione politica economica, sono certo si rivolti nella tomba.
 
GIORNALETTISMO
13 SETTEMBRE 2013
 
Le foto del mare rosso per il sangue delle balene uccise macellate.
 
Le inconsuete immagini mostrano i mammiferi costretti a muoversi nell’acqua sporcata dal sangue di altri esemplari già feriti o abbattuti. Secondo gli animalisti della SSCS dopo la cattura alcune balene giovani e non abbastanza grandi per essere uccise sono state liberate in mare, ma sarebbero state abbattuti in totale 18 esemplari adulti. L’uccisione delle balene, spiegano gli esperti, non avviene in modo da consentire un più rapido lavoro, ma in una maniera tale da ridurre al minimo la perdita di sangue. Nonostante il divieto della Commissione internazionale per la caccia alle balene (la Iwc, International Whaling Commission) dal 1986 ad oggi in Giappone sarebbero stati uccisi circa 14mila esemplari. Nel paese la carne di balena è considerata ancora un vero e proprio cibo ‘di lusso’. Anche l’Islanda ha ripreso di recente la caccia alle balene nono stante il bando alla caccia commerciale dell’Iwc. La prima vittima è stata un maschio di balenottera comune lungo più di 20 metri, macellato nel porto di Hvalfjörður, vicino Reykjavik, in una notte di giugno. (Le immagini potrebbero urtare la sensibilità)
FOTO E VIDEO
 
CORRIERE DELLA SERA
13 SETTEMBRE 2013
 
Il bimbo che sorride di fianco al cane che muore: quando la violenza è normalità
Gabbie, viaggi della morte e cani sgozzati vivi
Le immagini choc degli allevamenti cinesi
Diffuse le immagini di un'investigazione di Animal Equality. 200 mila firme per chiedere a Pechino di fermare l'orrore