CORRIERE DI FORLI' CESENA
18 AGOSTO 2009
 
Cagnolino di 3 mesi proveniente da Agrigento era stato adottato da una famiglia forlinese tramite un'onlus
Lite tra associazioni ed enti per un cucciolo
Veterinaria si rifiuta di inserire il microchip. L'Ausl: - Giusto, c'è il pericolo di malattie. -
 
Raffaella Tassinari
 
Forlì - Disputa e denunce tra enti e associazioni per un cane. Protagonista della vicenda, un cucciolo di tre mesi proveniente da Agrigento sprovvisto di microchip. Adottato da una famiglia residente a Forlì tramite un annuncio, il cane viene portato da una veterinaria che si rifiuta di inserire la "carta d'identità" sottocutanea. Il pericolo è che la cagnolina, proveniente da una regione in cui è diffusa la leishmaniosi, sia malata e rappresenti dunque un pericolo sia per gli altri animali che per le persone. - E' un atto di razzismo - accusa "Noi Animali Onlus", associazione di Ancona che ha gestito l'affido. La vicenda, approdata sul web spaccando su due fronti le associazioni animaliste, ha fatto scattare un'inchiesta che potrebbe giungere in Procura.- Il traffico di cani - afferma Rodingo Usberti, direttore area sanità pubblica veterinaria dell'Ausl - è molto poco chiaro. La collega che si è rifiutata di microchippare il cucciolo ha fatto, a mio avviso, la cosa giusta. Nessun cane, infatti, può essere spostato senza essere prima chippato.- La cucciola era stata consegnata alla famiglia di Forlì assieme ad un libretto sanitario sprovvisto di firma del veterinario. L'assenza del microchip, tuttavia, non permetteva di stabilire una relazione diretta con il documento che poteva dunque riferirsi ad un altro cane. - Nel pomeriggio dello stesso giorno - afferma Tiziana Bordini - dell'associazione Noi Animali Onlus, la dottoressa mi ha telefonato dicendo che non si devono portare cani dal sud per evitare contagi, che a Forlì non ci sono cani malati di leishmania e non dobbiamo portarceli noi e che lei per mocrochippare il cane voleva conoscere tutta la filiera. Come se il cane fosse un prodotto alimentare.- Durante la telefonata sono volate anche accuse e parole pesanti riguardanti anche eventuali speculazioni a discapito degli animali. La famiglia residente a Forlì allarmata dalle parole della veterinaria ha deciso di restituire il cucciolo all'associazione. - Abbiamo fatto visitare il cane dalla nostra veterinaria - sostiene Bordini - la quale non ha riscontrato alcun tipo di malattia. - Ma la vicenda è tutt'altro che conclusa. - Abbiamo scritto all'Ordine provinciale dei veterinari - conclude Bordini - sia per dire la nostra opinione sulla questione che per illustrare il lavoro che abbiamo svolto.- Ma anche l'Ausl vuole vederci chiaro. - Probabilmente ci sarà un'informativa alla Procura - rivela Usberti - perchè non è escluso che i cani finiscano nelle mani di persone che con l'amore degli animali non hanno niente a che vedere.-

LA VOCE DI ROMAGNA
18 AGOSTO 2009
 
La direttrice del canile "E' un episodio inaccettabile"
 
Forlì (b.s.) - Patrizia Magnani direttrice del canile comunale di via Bassetta si difende dalle accuse mosse dall'associazione Noi Animali Onlus di Polverigi. Mantiene la calma e replica - Non sono io, ma la legge italiana a dire che un cane prima di essere trasportato deve per forza essere microchippato. La cucciolata in questione, è vero che aveva il libretto sanitario ma senza un chip che ne confermi la provenienza, io come sanitario e professionista, come potrei accertare la veridicità delle affermazioni? I controlli sono indispensabili, i cani devono essere tracciabili, soprattutto se si spostano da una parte all'altra dell'Italia, come all'estro del resto. In questo caso specifico poi ho avuto seri dubbi sulla sanità degli animali e l'ho fatto presente al futuro proprietario esattamente come alle autorità preposte al controllo. La mia comunque non vuole essere una denuncia ma soltanto una segnalazione. Ci penserà chi di dovere. Se le regole fossero rispettate da tutti il fenomeno del randagismo sarebbe più contenuto.- - Ma non è che avete qualcosa da nascondere dato che, come libera cittadina, non mi avete neppure consentito l'ingresso venerdì pomeriggio scorso?- - L'amministrazione è in ferie - continua la direttrice del canile - e isostituti rimangono solo per 15 giorni. Farò qualche verifica perchè episodi del genere non sono accettabili.- Ricordiamo comunque che un simile episodio si era verificato a un altro nostro collega, alcuni mesi fa al canile di Galatea. Per poter entrare ci sono volute le solite perizie..
 
L'intervento di Rodingo Usberti dell'Ausl
Rodingo Usberti capo del servizio veterinario dell'Ausl
 
Forlì - E' un diritto poter accedere ad una struttura pubblica - chiosa Rodingo Usbarti, capo del servizio veterinario dell'Ausl di Forlì - Oltretutto per noi la stampa è molto importante, proprio perchè riesce in un attimo a sensibilizzare l'opinione pubblica. Comunale poi che significa? Che è di tutti, stampa compresa. E le cose pubbliche, quelle di ogni libero cittadino che paga le tasse, devono essere chiare e trasparenti, cristalline.Anzi non solo dovevano farvi entrare, ma addirittura avrebbero dovuto stendervi un tappeto rosso. Vi invito ad andare nuovamente al canile, senza preavvisi di sorta, per verificare con occhio critico, ma giusto, come stanno le cose. E se qualcosa non va, vorrei essere informato nell'immediato, proprio perchè non abbiamo nulla da nascondere.- Ma cosa ne pensa delle polemiche nate dallo scontro tra la direttrice del canile Patrizia Magnani e l'Associazione Noi Animali Onlus di Polverigi? - L'email che molto furbescamente quest'associazione ha inviato alla stampa è il classico tentativo, costruito a tavolino, di far salire la rabbia nelle persone che amano gli animali - prosegue Usberti - Bisognerebbe tener conto che c'è addirittura un'indagine in corso su l'associazione in questione E il materiale verrà inviato alla Procura della Repubblica presto. Molti possono pensare che siamo insensibili, noi invece vogliamo solo il bene degli animali, vogliamo che le leggi siano sempre rispettate. E' la legge italiana a dire chiaramente che un animale, prima di essere spostato, deve per forza essere microchippato. In questo caso specifico non è stato fatto. Forse molti non sanno che c'è un traffico di randagi all'estero che finiscono alla vivisezione. E se le leggi non vengono rispettate l'unico modo che i sanitari hanno per difendere gli animali è una segnalazione a chi di competenza.-

dal sito del Cinofilo:
 
 
 
 
articolo e commenti all'indirizzo: hhttp://www.romagnaoggi.it/forli/2009/8/18/133163/

 

ROMAGNA OGGI

18 AGOSTO 2009

 

Forlì: polemiche e sospetti su cani provenienti dal sud

 

FORLI' - Tutto è partito dal rifiuto del veterinario forlivese, Patrizia Magnani, di inserire il microchip ad una cane di 3 mesi, proveniente da Agrigento, dato in affido ad una famiglia forlivese dall'associazione "Noi animali-Onlus". L'associazione ha puntato il dito contro la dottoressa, direttrice del canile cittadino. Ma il direttore dell'Area sanità pubblica veterinaria dell'Ausl di Forlì, Rodingo Usberti, vuole vederci chiaro: "C'è qualcosa dietro, stiamo verificando".Il fatto: la onlus, secondo le dichiarazioni di Tiziana Bordini, avrebbe procurato il cucciolo tramite il contatto con l'associazione Aronne di Agrigento. "Abbiamo accolto alcuni cuccioli in quanto avevamo richieste di adozione da famiglie del centro-nord. I cuccioli sono arrivati all'aereoporto di Bologna il giorno 5 agosto e nello stesso giorno alcuni sono stati direttamente affidati dalla volontaria Barbara, che tanto si adopera per il benessere degli animali, alle famiglie richiedenti alle quali avevamo già fatto il controllo pre-affido. A Forlì è stata adottata una dolcissima cucciola di 3 mesi, ma quando il signor F. H. si è presentato presso l'ambulatorio della d.ssa M.P. (libera professionista nonchè direttore del canile comprensoriale di Forlì, come lei stessa ha precisato) chiedendole di microchippare il cane, ha ricevuto un fermo NO seguito da un mare di polemiche sull'adozione del cane". La dottoressa ha spiegato di avere agito semplicemente nel rispetto della legge, che prevede che il microchip venga inserito entro i primi 30 giorni di vita del cane. "Ho agito secondo il mio codice deontologico - spiega la Magnani - per tutelare, non conoscendo in nessun modo il tracciato dell'animale, il cane e la famiglia affidataria". "Inoltre il rischio di diffondere malattie pericolose, come la rabbia, rientrata in Italia dopo 40 anni, e la leihsmaniosi, quasi assente nelle nostre zone, siste quando non si conosce quasi nulla nel cane, privo di microchip" I sospetti: "Dietro questa faccenda c'è qualcosa che non quadra - afferma immediatamente Usberti, al quale il caso è stato segnalato dalla dottoressa - L'associazione ha inviato una mail esclusivamente diffamatoria. Devo completare alcune ricerche ed appena avrò i dati completi li trasmetterò alla Procura. Sono molto frequenti i traffici non regolari di animali e su questo cane non c'erano informazioni. Come ha viaggiato? Perchè è partito? La dottoressa ha agito correttamente".


LA VOCE DI ROMAGNA
19 AGOSTO 2009
 
Cani e chip L'intervento di un'associazione animalista
La veterinaria di Forlì ha ragione
 
Ringraziamo la veterinaria Magnani per aver sollevato l'enorme problema dei trasporti, più o meno legali, di randagi dal sud al nord d'Italia (ed oltre), trasporti che avvengono senza alcun reale riguardo nè per gli animali trasportati come pacchi postali, nè per coloro che li dovrebbero ricevere. I cani randagi devono essere microchippati, come tutti i cani presenti sul territorio italiano, nei tempi e nei modi previsti dalle norme in vigore e devono essere ceduti microchippati, con libretto sanitario compilato correttamente e con il foglio di affido. Anche nel nostro Paese recentemente sono arrivati dal sud d'Italia, con tappa Bologna, alcuni cuccioli malatissimi che hanno provocato la morte di un vecchio cane e pesanti spese a carico della persona che aveva accettato di tenerli in stallo in attesa di affido. Noi pensiamo che tutte le Asl dovrebbero combattere contro questo sistema di trasportare i problemi del randagismo da un luogo all'altro. Il randagismo si risolve con la sterilizzazione (anche degli animali di proprietà) con la microchippatura e l'iscrizione in anagrafe canina, con affidi in modo preciso e corretto a persone responsabili.
Ebe delle Fabbriche - Presidente dell'associazione UNA - Uomo natura animali. San Piero al Sieve (FI)

CORRIERE DI FORLI' CESENA
19 AGOSTO 2009
 
Il rifiuto di apporre all'animale il microchip, senza informazioni, suscita apprezzamenti
Cucciolo "sospetto" plauso alla veterinaria
 
Forlì - Gli animalisti elogiano la veterinaria che ha rifiutato di apporre il microchip ad un cucciolo di dubbia provenienza, adottato da una famiglia forlinese. Il timore delle malattie di cui poteva essere portatore l'animale, il cui passato era sconosciuto ai sanitari, aveva spinto la stessa famiglia a rinunciare all'affido. Procedura gestita dall'associazione Noi Animali Onlus, che per questo ha criticato la veterinaria - Casi di questo genere avvengono in continuazione - ricorda Francarita Catelani, presidente dell'associazione di volontariato "Una Cremona" - si tratta di animali di provenienza incerta, privi di documentazione e microchip, spesso con malattie sconosciute nel luogo in cui vengono portati. La dottoressa ha agito in conformità alle disposizioni vigenti, facendo bene a segnalare il caso e ci auguriamo che anche l'Azienda Usl faccia accurate indagini per mettere fine a questa stranissima tratta di cani dal sud al nord d'Italia.- Plauso al comportamento della veterinaria anche da Ebe delle Fabbriche, presidente dell'associazione "Una - Uomo Natura Animali" di san Piero a Sieve in provincia di Firenze.- Traffico che si sta estendendo - ricorda il sodalizio - si tratta di animali non microchippati, non forniti di regolare libretto sanitario, non iscritti in anagrafe canina, spesso affetti da malattie anche contagiose.- Anche Elena Meniconi presidente dell'Associazione Animalista Livornese onlus - Siamo stanchi delle pasionarie che trasportano cani da dovunque, cani che poi spesso ritroviamo abbandonati sulle pubbliche vie e che entrano nei nostri canili rifugio a spese dei contribuenti. Ha fatto benissimo la veterinaria a prendere posizione.-

LA VOCE DI ROMAGNA
20 AGOSTO 2009
 
Lettere di animalisti italiani in favore della veterinaria forlinese al centro delle polemiche
"Quel cane non andava microchippato"
 
Arrivano da animalisti di tutta Italia lettere sulla questione del cane proveniente dal sud a cui una veterinaria di Forlì ha rifiutato di mettere il microchip. Ne pubblichiamo due
 
Noi siamo stupiti che qualcuno si stupisca del comportamento della Veterinaria di Forlì che non ha fatto altro che applicare le norme di legge ed il codice deontologico della Sua professione! Casi di questo genere avvengono in continuazione in tutta Italia: si tratta di animali di provenienza incerta (a volte si potrebbe anche supporre che vengano lasciati nascere appositamente per avere sempre "merce" da offrire), privi di documentazione corretta, privi di microchip (un cane non chippato è un res nullius e potrebbe anche essere stato sottratto al suo legittimo proprietario colpevole di ritardo nella iscrizione in anagrafe canina), spesso malati di malattie sconosciute nel luogo in cui vengono portati. Noi pensiamo che la Dottoressa abbia fatto benissimo a segnalare il caso e ci auguriamo che anche la Asl faccia accurate indagini per mettere fine a questa stranissima tratta di cani dal sud al nord d'Italia (ed anche oltre!)
Grazie e buon lavoro
Franacarita Catelani - Presidente dell'associazione di volontariato Una Cremona Onlus
 
*****
 
Abbiamo letto l'articolo pubblicato il 18 agosto, sul caso del randagio arrivato dal sud Italia e non microchippato. Poichè nessun cane può circolare privo di microchip, hanno sbagliato coloro che lo hanno consegnato ad una famiglia di Forlì privo di documenti legali, del chip e dell'iscrizione in anagrafe canina! Noi siamo stanchi di vederci invadere da pasionarie che trasportano cani da dovunque, cani che poi spesso ritroviamo abbandonati sulle pubbliche vie e che entrano nei nostri canili rifugio a spese dei contribuenti. Ha fatto benissimo la veterinaria a prendere posizione, così come ha fatto bene la Asl a porsi dei quesiti che deve risolvere anche con il Ministero che, forse mal consigliato, pare non voglia prendere in considerazione questo traffico  puntando tutta al sua attenzione sulle importazioni dall'Est Europa. Grazie e cordiali saluti
Elena Meniconi - Livorno

LA VOCE DI ROMAGNA
22 AGOSTO 2009
 
Ancora sul cane a cui è stato negato il chip
Il randagismo si combatte col cervello
 
Ho letto con stupore la lettera in cui la lettrice Carla Gentili attacca l'Ausl e il canile locale. Mi pare anche di intravedere una certa confusione tra le disposizioni che riguardano i cani randagi e quelle che concernono le colonie feline: i cani randagi devono essere catturati, microchippati e registrati in anagrafe canina a nome del Comune nel quale sono stati rinvenuti e possono essere dati in adozione - sani o con le prescrizioni necessarie in caso di malattie non contagiose - a persone che si presentano in canile, che vengono informate sul carattere e sullo stato sanitario del cane e firmano il regolare modulo di affido accettando i controlli necessari a garantire il reale buon fine dell'adozione. I gatti delle colonie feline possono essere catturati solo per la sterilizzazione e le eventuali cure necessarie e poi devono essere reimmessi nel loro territorio. A me pare di aver compreso che il cane proveniente dal Sud Italia non fosse microchippato, non avesse un foglio di affido e un libretto sanitario debitamente firmato da un veterinario del luogo di provenienza e fosse, per giunta malato, tanto che la famiglia non lo ha più voluto e lo ha restituito alla associazione che lo aveva fatto arrivare in aereo. Sono convinta che molte Asl non siano perfettamente in sintonia con i desideri dei vari animalisti, ma sono anche convinta che troppe associazioni non conoscano le leggi e dunque agiscano spinte da un pressapochismo sentimentale che non migliora affatto la situazione randagismo nel nostro Paese, ma piuttosto lo spalmi sul territorio. Il randagismo si combatte col cervello sterilizzando al massimo tutti i randagi
Franacarita Catelani - Presidente dell'associazione di volontariato Una Cremona Onlus
 
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Meglio sterilizzare i cani che specularci sopra
 
Cari amici di Forlì,
la mia pluridecennale esperienza mi ha insegnato che il randagismo si combatte lavorando bene ed ottenendo la fiducia dei veterinari sia privati che Asl e dei Comuni. Nella mia città le cose stavano andando benissimo, il randagismo era calato ai minimi storici, il maggior numero dei pochi cani trovati vaganti poteva essere restituito alla famiglia perchè microchippato (abbiamo fatto anche giornate dedicate alla microchippatura gratuita in collaborazione con il Comune e la Asl ottenendo un grande successo) fino a quando...
Fino a quando non sono iniziati gli appelli pietosissimi online e sui giornali di 38 cuccioli che dovevano morire di fame, 27 cuccioli a rischio di uccisione, ecc. ecc. Appelli ad opera di persone anche appartenenti a grosse associazioni. Cosa è avvenuto?
1 - che i cani ricoverati nei nostri rifugi non venivano più adottati perchè non sempre si tratta di cuccioli.
2 - che nelle vie si trovano cani cuccioli sprovvisti di microchip
Noi pensiamo che tutto il denaro profuso in trasporti (in treno, auto con autostrada, aereo, nave) per mezzo di staffette, andrebbe veicolato alle sterilizzazioni. Mentre invece abbiamo la netta sensazione che si vogliono i nati per continuare ad avere animali da offrire... Insomma questi comportamenti non fanno bene ai randagi, non migliorano la situazione randagismo ma forse lo moltiplicano trasmettendo ovunque anche malattie ignote ed è ora che qualcuno abbia detto BASTA!
Cordiali saluti
Elena Meniconi - Presidente dell'Associazione animalista Livorno

ROMAGNA NOI

25 AGOSTO 2009

 

Ausl: "Possibile traffico cuccioli"

Due lettere alle autorità presentando alcune anomalie riscontrate

 

FORLI' - Due lettere di denuncia alle autorità sanitarie e veterinarie, una al ministero della Salute e l'altra alle Regione Emilia Romagna, e le carte della vicenda già passate ai reparti specializzati di Forestale e Carabinieri. Per Rodingo Usberti, direttore del servizio veterinario dell'Ausl di Forlì, potrebbe essere la classica punta di un iceberg: "Ho fatto tutti i miei passi, ora vedrà chi dovrà fare le indagini", spiega.

All'origine della vicenda c'è l'arrivo, all'inizio di agosto, di un cucciolo di tre mesi da Agrigento, ufficialmente dato in affido ad una famiglia di Forlì attraverso l'associazione onlus marchigiana Noi animali. Il cane, un piccolo meticcio, non aveva il necessario microchip imposto dalla legge e la veterinaria Patrizia Magnani si era rifiutata di chippare il cane, in quanto erano già scaduti i termini di legge: il secondo mese di vita. Il rifiuto ha suscitato le proteste della onlus animalista che aveva coordinato l'affido e che il 5 agosto aveva ritirato diversi cuccioli all'aeroporto di Bologna, tra cui quello "incriminato".

Noi animali si era scagliata con forza contro la veterinaria. "Ma quel cane non poteva essere movimentato dalla Sicilia senza microchip", rileva come prima cosa Usberti, a difesa del rifiuto della veterinaria, che è anche direttrice del canile di Forlì. Un caso analogo si era verificato alcuni mesi fa con un altro cane arrivato questa volta da Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta. "Si trattava di un cane arrivato con documenti in cui non si capiva niente", continua il responsabile della sanità veterinaria. E i due casi hanno insospettito Usberti, che lancia sospetti su uno 'strano' traffico di cuccioli dal Sud Italia: "Alcuni di questi cani si ritrovano su siti internet tedeschi, dove vengono venduti anche a 250-300 euro l'uno", spiega sempre Usberti, che ragiona: "Quando mai si acquistano i randagi?".

Inoltre, argomenta il veterinario, "se i randagi diventano un commercio nulla impedisce che si favoriscano cucciolate di randagi" o ancora che "si spaccino per randagi" cani che non lo sono e che non sono identificabili appunto perché privi di microchip. In ogni caso, già questo viaggio tra la Sicilia e Bologna sarebbe irregolare. Lo afferma con certezza Usberti, che in una nota di oggi precisa tutti i riferimenti legislativi: "Le regole stabiliscono che i cani possono essere movimentati solamente se debitamente identificati mediante microchippatura senza alcuna deroga prevista o concessa dalla legge, in caso contrario il complesso normativo che viene violato è ampio, e il veterinario pubblico, come tutti i pubblici ufficiali, ha l'obbligo di segnalare all'autorità preposta tutte quelle situazioni che rappresentano violazione". Sarà ora un'indagine appena avviata a dover chiarire se dietro l'arrivo di questi due cani dall'Italia meridionale ci sia un poco chiaro traffico di animali, che per Usberti "valica i canfini nazionali e ha risvolti anche esteri".


IL RESTO DEL CARLINO
26 AGOSTO 2009
 
Ditelo a:
Obbligo di chip per cani in adozione
 
Riguardo le polemiche sollevate dall'associazione Noi Animali di Polverigi per la mancata chippatura di un cane dato in adozione, il Servizio Veterinario dell'Ausl di Forlì tiene a precisare questo: - le regole stabiliscono che i cani, sia che vengono adottati presso canili o rifugi - anche gestiti da associazioni di volontariato - sia che siano oggetto di commercio, possono essere movimentati solamente se debitamente identificati mediante microchippatura (tatuaggio nel caso dei cani identificati in tempi più remoti), senza alcuna deroga prevista o concessa dalla Legge. In caso contrario il complesso normativo che viene violato è ampio, sia nazionale sia regionale, sia recente sia datato. Esistono infatti diverse leggi che tutelano gli animali d'affezione e hanno lo scopo di prevenire il randagismo. Nella Legge 281/91 art.2 comma 5, si stabilisce che - i cani vaganti non tatuati catturati, nonchè i cani presso le strutture di cui al comma 1 dell'articolo 4 (sono i canili e le altre strutture di ricovero di cani randagi) devono essere tatuati: se non reclamati entro 60 giorni possono essere ceduti a privati che diano garanzie di buon trattamento o ad associazioni protezioniste, previo trattamento profilattico contro la rabbia l'echinococcosi e altre malattie trasmissibili.-
La Circolare del Ministro della Sanità n. 33/1993 "Esportazione di cani randagi" precisa poi che, a norma dell'art. 2 della Legge 281 del 14/8/1991, i cani ospitati presso canili devono essere tatuati e non devono essere ceduti prima che sia trascorso il termine di 60 giorni, onde dare modo ai legittimi proprietari di rientrarne in possesso.- Nella più recente ordinanza 6 agosto 2008 (Ordinanza contingibile ed urgente concernente misure per l'identificazione e la registrazione della popolazione canina) all'art.1 comma 2 si ribadiva infine che - Il proprietario o il detentore di un cane deve provvedere a far identificare e registrare l'animale, nel secondo mese di vita, mediante l'applicazione del microchip. Il proprietario o il detentore di cani di età superiore ai due mesi è tenuto a identificare e registrare il cane ai fini di anagrafe canina, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente ordinanza.-
Ufficio Stampa dell'Ausl Forlì

LA NUOVA FERRARA

26 AGOSTO 2009

 

Cuccioli senza microchip L'allarme per traffico illecito

 

FORLÌ. Per Rodingo Usberti, direttore del servizio veterinario dell’Ausl, potrebbe essere la classica punta di un iceberg: «Ho fatto tutti i miei passi - spiega, aggiungendo di aver avvertito la regione e i ministeri competenti - ora vedrà chi dovrà fare le indagini». Due casi. Il primo all’inizio di agosto arriva un cucciolo di tre mesi da Agrigento, dato in affido ad una famiglia di Forlì attraverso l’associazione onlus marchigiana ‘Noi animali’. Il cane, un piccolo meticcio, non ha il microchip previsto dalla legge. Così la veterinaria Patrizia Magnani si rifiuta di mettere il chip il cane, perché si è oltre il secondo mese di vita. Il rifiuto suscitato le proteste della onlus che il 5 agosto aveva ritirato diversi cuccioli all’aeroporto di Bologna, tra cui quello incriminato. Il secondo caso, qualche tempo prima, riguarda un cucciolo in arrivo a Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta: «Si trattava di un cane arrivato con documenti in cui non si capiva niente», continua il responsabile della sanità veterinaria. Usberti sospetta di su uno traffico di cuccioli dal Sud Italia. I cani possono essere spostati in modo lecito solo se identificati con microchippatura.


ROMAGNA OGGI
26 AGOSTO 2009
 
Indagine sui cuccioli dal Sud: un altro caso sospetto da Caserta
 
FORLI' - Due lettere di denuncia alle autorità sanitarie e veterinarie, una al Ministero della Salute e l'altra alle Regione Emilia-Romagna, e le carte della vicenda già passate ai reparti specializzati di Forestale e Carabinieri. Per Rodingo Usberti, dell'Ausl di Forlì potrebbe essere la classica punta di un iceberg: un traffico di animali dal Sud Italia. Un caso analogo si era verificato alcuni mesi fa con un altro cane arrivato questa volta da Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta. "Si trattava di un cane arrivato con documenti in cui non si capiva niente", continua il responsabile della sanità veterinaria. E i due casi hanno insospettito Usberti, che lancia sospetti su uno ‘strano' traffico di cuccioli dal Sud Italia: "Alcuni di questi cani si ritrovano su siti internet tedeschi, dove vengono venduti a 250-300 euro l'uno" Spiega sempre Usberti, che ragiona -: "Quando mai si acquistano i randagi?". Inoltre, argomenta il veterinario, "se i randagi diventano un commercio nulla impedisce che si favoriscano cucciolate di randagi" o ancora che "si spaccino per randagi" cani che non lo sono e che non sono identificabili appunto perché privi di microchip.All'origine della vicenda c'è l'arrivo, all'inizio di agosto, di un cucciolo di tre mesi da Agrigento, ufficialmente dato in affido ad una famiglia di Forlì attraverso l'associazione onlus marchigiana ‘Noi animali'. Il cane, un piccolo meticcio, non aveva il necessario microchip imposto dalla legge e la veterinaria Patrizia Magnani si era rifiutata di ‘chippare' il cane, in quanto erano già scaduti i termini di legge: il secondo mese di vita. Il rifiuto ha suscitato la viva protesta della onlus animalista che aveva coordinato l'affido e che il 5 agosto aveva ritirato diversi cuccioli all'aeroporto di Bologna, tra cui quello "incriminato".
 
COMMENTI
 

ROMAGNA OGGI
26 AGOSTO 2009
 
Forlì: scattano le indagini sul cane di Agrigento non 'microchippato'
 
FORLI' - La questione del cucciolo meticcio approdato da Agrigento a Forlì senza il necessario microchip di legge ora passa in mano agli inquirenti. "Ho fatto tutti i miei passi", spiega il responsabile del servizio veterinario dell'Ausl Usberti. Hanno divisioni specializzate per queste indagini sia la Forestale che i carabinieri. Saranno loro a dover capire se dietro l'arrivo anomalo del cucciolo da un veterinario forlivese c'è un traffico non regolare di animali.In ogni caso, per Usberti, le violazioni già esistono: quel cane ha viaggiato per l'Italia, "da Agrigento a Bologna, passando per le Marche", precisa il responsabile del servizio veterinario, senza il microchip: una movimentazione non permessa, neppure per deroga, per una regola di sanità pubblica e veterinaria. Inoltre, quello stesso cucciolo non avrebbe potuto neanche lasciare Forlì, "mentre non si sa dove sia andato a finire", continua Usberti. Dopo uno studio scrupoloso cita le norme apparentemente violate, lo stesso Usberti: "Sulle polemiche sollevate dall'associazione Noi Animali Onlus di Polverigi ricordiamo che le regole stabiliscono che i cani, sia che vengano adottati presso canili o rifugi - anche gestiti da associazioni di volontariato - sia che siano oggetto di commercio, possono essere movimentati solamente se debitamente identificati mediante microchippatura (tatuaggio nel caso dei cani identificati in tempi più remoti), senza alcuna deroga prevista o concessa dalla legge. In caso contrario il complesso normativo che viene violato è ampio, sia nazionale sia regionale, sia recente sia datato". Continua Usberti "Esistono infatti diverse leggi che tutelano gli animali d'affezione e hanno lo scopo di prevenire il randagismo. C'è la legge 281/91 art. 2 comma 5, in cui si stabilisce che i cani vaganti non tatuati catturati, nonché i cani presso le strutture di cui al comma 1 dell'articolo 4 (sono i canili e le altre strutture di ricovero di cani randagi) devono essere tatuati; se non reclamati entro il termine di sessanta giorni possono essere ceduti a privati che diano garanzie di buon trattamento o ad associazioni protezioniste, previo trattamento profilattico contro la rabbia, l'echinococcosi e altre malattie trasmissibili". Inoltre altra norma è la "Circolare Ministro della Sanità n° 33/1993, sull'esportazione di cani randagi precisa poi che, a norma dell'art. 2 della Legge 281 del 14/8/1991, secondo cui cani ospitati presso i canili devono essere tatuati, e non devono essere ceduti prima che sia trascorso il termine di 60 giorni, onde dare modo ai legittimi proprietari di rientrarne in possesso". Infine Usberti: "Nella più recente ordinanza 6 agosto 2008, ("Ordinanza contingibile ed urgente concernente misure per l'identificazione e la registrazione della popolazione canina"), all'art. 1 comma 2 si ribadiva i nfine che il proprietario o il detentore di un cane deve provvedere a far identificare e registrare l'animale, nel secondo mese di vita, mediante l'applicazione del microchip. Il proprietario o il detentore di cani di età superiore ai due mesi è tenuto a identificare e registrare il cane ai fini di anagrafe canina, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente ordinanza". "Il Veterinario pubblico, come tutti i pubblici ufficiali, ha l'obbligo di segnalare all'autorità preposta tutte quelle situazioni che rappresentano violazione a regolamenti o a leggi, siano essi legati a specifiche competenze o meno - commenta il dottor Rodingo Usberti, direttore del Servizio Veterinario dell'Ausl di Forlì - in caso contrario si realizza l'ipotesi del reato di omissione".
 

LA VOCE DI ROMAGNA
27 AGOSTO 2009
 
Cane senza microchip. Brava la veterinaria
 
Ho seguito la vicenda del cane proveniente dal sud cui una veterinaria non ha voluto apporre il microchip e vorrei esprimere la mia condivisione non solo perchè ha agito secondo la legge e il codice deontologico, ma anche perchè purtroppo ci sono tanti casi analoghi. Infatti spesso i cani vengono spostati tra varie zone d'Italia, nonostante non ci siano luoghi senza randagismo e senza cani in canile. L'unica soluzione per poter controllare il numero di animali sul territorio è applicare la sterilizzazione (che è prevista per legge nazionale e per la quale sono stanziati appositi fondi dalla Finanziaria); le adozioni (ovviamente fatte a persone serie!) dovrebbero essere eseguite sul territorio per avere maggiori possibilità di controllo e perchè in ogni luogo ci sono animali che aspettano una famiglia. Mi auguro si faccia luce sulla vicenda forlinese e anche sui tanti casi analoghi sparsi in tutta la penisola.
Giulia Lodigiani (Persico Dosimo - Cremona)

LIBERO
28 AGOSTO 2009
 
Quei cani clandestini
 
Albina Perri
 
Quando la dottoressa di un canile di Forlì s’è rifiutata di mettere il microchip all’ennesimo cucciolo siculo immigrato lì, gli isolani han gridato al razzismo: “Mancu li cani”. Ma la signora aveva le sue buone ragioni: i rifugi sono zeppi anche in Pianura Padana, ci mancano solo i randagi del Sud col cimurro, le pulci e la leptospirosi. La calata va fermata. Un’associazione animalista di quelle importanti, l’Enpa, ha lanciato una petizione e un deputato, Gianni Mancuso, un’interrogazione parlamentare dal titolo esplicito: “Ti deporto a fare un giro”. Si parla di animali in viaggio al Nord o all’estero. Ognuno resti a casa propria. Lotta dura all’emigrazione canina. Respingimenti al confine. Il fatto è che i randagi nei canili, al Sud, ci sono e avanzano. in Puglia 61 mila cani sono chiusi in gabbia a fronte dei 142 mila che vivono felici in famiglia (quasi uno su due), in Campa nia i cani accalappiati sono 81 mila contro i 223 mila domestici, mentre in Toscana sono appena 4 mila contro i 357 mila (quasi uno su 100) e in Lombardia 2600 su 413 mila (quasi uno su 200 mila). Una folla di cani senza famiglia, in Meridione, aspetta dunque il suo turno per una cuccia e un pasto caldo, meglio al Nord. Come Sissy, meticcia di Napoli che ora vive nel canile di Arzago d’Adda, Bergamo, “venuta su in cerca di fortuna e di una famiglia tutta per me”. Alcuni si spostano anche per ottocento chilometri, come i bastardini che sono stati trasferiti dentro un furgone da un canile della Puglia a uno di Reggio Emilia. A Peschiera Borromeo, provincia di Milano, sono ospitati alcuni cani di Reggio Calabria: meglio qui, al Girasole, una struttura sequestrata nel 2005 perché il proprietario usava i collari antiabbaio con la scossa, e poi riaperta, che sul mar Mediterraneo dove si sta anche in dieci per gabbia. Emma invece vive al canile di San Giuliano Mil anese: il gestore, un italiano di 31 anni, è stato denunciato perché importava illegalmente cuccioli dell’Est e li svendeva per pochi euro. Ma per lei è una cuccagna: «è una dolcissima cagnolina simil Labrador di 9 anni, sui 25 Kg di peso, brava al guinzaglio», che prima viveva nel canile lager di Campobasso.Ogni notte ci sono cani che saltano nei bagagliai dei volontari-traghettatori, a quattro o cinque per macchina, e fanno su e giù per l’Italia, in cerca di un futuro migliore. Sono “staffette” carbonare e contestate: la legge prevede che i cani restino nel territorio d’origine, spostarli come pacchi non vale. Alcune associazioni lo dicono senza problemi: questo traffico loro lo fanno, con la mano sulla coscienza. L’associazione Noi Animali Onlus per esempio, «collabora con associazioni e volontari del Sud per aiutare a trovare casa ai cani che da noi sono chiusi nei canili o abbandonati per s trada, sempre più spesso vittime di violenze e crudeltà. In presenza di richieste di cani di un certo tipo ed accertandone l’assenza nella loro zona, i volontari della benemerita associazione li fanno arrivare dalle regioni del Sud per darli in affido al Centro e al Nord previa richiesta che i cani vengano sverminati, spulciati e che vengano eseguiti i vari test prima della partenza, proprio per avere maggiori garanzie sulla salute dell’animale». Il viavai Sud-Nord, però, non è solo un fatto di umana pietà. Dietro restano gli affari. Cinquecento milioni di euro all’anno da spartirsi in Italia. Dal 2001 a oggi i vari governi hanno stanziato per la lotta al randagismo 30 milioni di euro. Per ogni cane accalappiato lo Stato dà 50 euro. In media tre euro al giorno per alimentare e mantenere un cane in canile, settanta euro per smaltire il cadavere quando muore. Prendiamo ad esempio ancora la Sicilia: tra il 2003 e il 2008 la regione ha ottenuto e distribuito 3 milioni di euro, finiti tutti nelle tasche delle strutture private. Ma in giro per le strade restano 70 mila cani randagi. Il nuovo decreto legge firmato il 17 luglio dal sottosegretario Martini prevede che nelle strutture di accoglienza non vivano più di duecento cani, ma in Sicilia e al Sud ogni canile ne ospita circa un migliaio, ricevendone in cambio 1,3 milioni di euro l’anno. Più cani ci sono, più finanziamenti entrano. Meno i cani vengono trattati con i crismi, più soldi restano nelle tasche dei gestori: pappa scadente e nemmeno tutti i giorni, vaccinazioni random e se muoiono è pure meglio. Tirare fuori gli animali da questo ingranaggio che li ammazza a centinaia è il pensiero fisso degli animalisti-scafisti che organizzano i viaggi della speranza: al Sud si specula sulle pulci.I canili lager, in Italia, sono 294, dice l’associazione Aidaa. Il maggior numero è concentrato in Puglia, Campania, Abruzzo, Lazio e Sicilia. Un canile è un canile, ma vivere per esempio in quello di Trinitapoli (Foggia) dev’essere davvero difficile. L’ordinanza firmata dalla Martini è bella. Ma per ora resta un sogno, di quelli un po’ingenui, come la pace nel mondo.

ROMAGNA OGGI
9 SETTEMBRE 2009
 
Forlì, caso microchip. I veterinari: "Azione corretta e doverosa"
 
FORLI' - Microchip canini, atto terzo. A puntualizzare alcune questioni è questa volta una nota firmata da Davide Rosetti, presidente del consiglio direttivo dell'Ordine dei Veterinari della Provincia di Forlì. "Il medico veterinario - si legge in una nota - deve rifiutare di prestare la propria attività quando vi è la possibilità di un'operazione illecita o di rischio per la salute del cane o dei proprietari. E quindi la collega ha agito in maniera corretta e doverosa"."Poiché da tempo i media, la stampa e i colleghi stessi denunciano adozioni e/o acquisti di cani via internet tramite associazioni cosiddette animaliste vogliamo sottolineare che molti di questi animali ,senza microchip vengono sottoposti a viaggi in auto o in aereo ,in età anche al di sotto dei 2 mesi di vita ,senza le minime norme di profilassi . Il sospetto di traffici illeciti collegati a ciò ha fatto si che a fine luglio l' argomento sia stato oggetto di interrogazione parlamentare" prosegue la lettera firmata da Rosetti."Le norme nazionali e regionali ,come già spiegato dal servizio Veterinario dell' Ausl,sono chiare: è vietato movimentare cani non correttamente identificati. (L.N. 281/91,C.M.33/93,legge reg. 27/2000,Ord. 06/08/08,ecc...) per loro è un' assicurazione che ne impedisce di fatto l'abbandono. Inoltre , solo conoscendo l'origine degli animali è possibile, da parte delle autorità competenti, un corretto monitoraggio sanitario ed epidemiologico .Queste norme a tutela del benessere animale e della sanità pubblica dovrebbero essere ottemperate in primo luogo da chi si definisce " associazione amica degli animali ""Per quanto riguarda i doveri del Medico Veterinario più volte richiamati nelle lettere ed e-mail giunte ai giornali - dice ancora Rosetti - vogliamo sottolineare quanto segue: Il medico veterinario deve rifiutare di prestare la propria attività quando dagli elementi conosciuti possa fondatamente desumere che essa sia finalizzata alla realizzazione di un'operazione illecita (art. 26 codice deontologico), deve inoltre segnalare se presenti, eventuali rischi per la salute del cane e dei proprietari"."Nel caso specifico quindi - sostiene ancora il presidente dei Medici Veterinari di Forlì - la collega ha tenuto un comportamento corretto e doveroso non applicando il microchip al cane, e segnalando ai futuri affidatari gli eventuali rischi di contagio. Tutte le considerazioni sanitarie fatte sulla stampa da coloro che, non solo non hanno mai visto l'animale ma non ne hanno neppure titolo per farlo, non sono, per quel che ci riguarda da considerarsi"."Ricordiamo che dovendo lavorare tutti a tutela della salute e del benessere animale, sia necessario il rispetto del proprio ruolo. A tal fine ci è sembrato doveroso promuovere una campagna di prevenzione sanitaria volte a un corretto rapporto uomo-animale per dare ai cittadini i consigli per un' acquisto e o un' adozione consapevole".

Commenti

ANMVI OGGI
10 SETTEMBRE 2009
 
MICROCHIP NEGATO, UN CASO A FORLI’
 
Un cucciolo di tre mesi, da Agrigento arriva all'aeroporto di Bologna il 5 agosto. Ufficialmente deve essere dato in affido ad una famiglia di Forlì attraverso una onlus marchigiana. La veterinaria a cui viene chiesto di identificare il cane si rifiuta di eseguire la prestazione. Il quadro non è chiaro e il sospetto è di traffico illecito di cani.Davide Rosetti, presidente del consiglio direttivo dell'Ordine dei Veterinari della Provincia di Forlì ha firmato una nota diffusa ieri dalla stampa locale in cui afferma: "Il medico veterinario deve rifiutare di prestare la propria attività quando vi è la possibilità di un'operazione illecita o di rischio per la salute del cane o dei proprietari. E quindi la collega ha agito in maniera corretta e doverosa"."Per quanto riguarda i doveri del Medico Veterinario più volte richiamati nelle lettere ed e-mail giunte ai giornali - dice ancora Rosetti - vogliamo sottolineare quanto segue: Il medico veterinario deve rifiutare di prestare la propria attività quando dagli elementi conosciuti possa fondatamente desumere che essa sia finalizzata alla realizzazione di un'operazione illecita (art. 26 codice deontologico), deve inoltre segnalare se presenti, eventuali rischi per la salute del cane e dei proprietari"."Nel caso specifico quindi - sostiene ancora il presidente dei Medici Veterinari di Forlì - la collega ha tenuto un comportamento corretto e doveroso non applicando il microchip al cane, e segnalando ai futuri affidatari gli eventuali rischi di contagio. Tutte le considerazioni sanitarie fatte sulla stampa da coloro che, non solo non hanno mai visto l'animale ma non ne hanno neppure titolo per farlo, non sono, per quel che ci riguarda da considerarsi".L'associazione animalista protesta la propria buona fede e dichiara: "non siamo trafficanti di animali". Tuttavia la cautela della veterinaria trova l'approvazione dell'Ordine: "Poiché da tempo i media, la stampa e i colleghi stessi denunciano adozioni e/o acquisti di cani via internet tramite associazioni cosiddette animaliste vogliamo sottolineare che molti di questi animali ,senza microchip vengono sottoposti a viaggi in auto o in aereo ,in età anche al di sotto dei 2 mesi di vita ,senza le minime norme di profilassi . Il sospetto di traffici illeciti collegati a ciò ha fatto si che a fine luglio l' argomento sia stato oggetto di interrogazione parlamentare" prosegue la lettera firmata da Rosetti.Inoltre, aggiunge Rosetti, "Le norme nazionali e regionali ,come già spiegato dal servizio Veterinario dell' Ausl, sono chiare: è vietato movimentare cani non correttamente identificati". La Asl di Forlì, intervenuta secondo competenza, precisa che " quel cane non poteva essere movimentato dalla Sicilia senza microchip". Sarà ora un'indagine appena avviata a dover chiarire se dietro l'arrivo di questi due cani dall'Italia meridionale ci sia un poco chiaro traffico di animali, magari non solo dai confini nazionali.

 

COMMENTI PUBBLICATI IN MAILING LIST DI BAIRO - AGOSTO 2009 -

 

da Giorgia da Civitanova Marche (MC):
 

Il vero problema non è  la "clandestinità" dei cani. Il mostrarsi contrario a tali viaggi, specialmente in presenza di cuccioli od animali per i quali non viene garantita alcuna documentazione idonea, non si basa sul fatto che i cani del Sud non dovrebbero avere garanzia di trovare casa in altre Regioni d'Italia (e questo già quantifica una minore adozione dei cani rinchiusi nei rifugi del centro-nord, sempre che in essi non vi approdano anche quelli "importati") dato che si hanno notizie di adozioni ben riuscite. Ciò che dà adito a seri dubbi su tali viaggi è il fatto che molti di quegli animali, i quali, oltre che viaggiare su ogni mezzo a disposizione, viaggiano anche in pagine web offerti come manna dal cielo,  si ritrovano purtroppo anche in siti di associazioni straniere con prezzi rimborso spese che sfiorano circa i 250,00 €. Difficile riuscire ad accettare impegni di stranieri che, preoccupandosi di locare animali italiani (e guarda caso anche di altri paesi), si dimenticano totalmente di cercare di svuotare rifugi propri ove sono ammassati  centinaia di cani in attesa di un pasto giornaliero procurato solo ed esclusivamente dal buon cuore di volontari veri che contano solo sulle proprie forze non ricevendo alcun contributo da Enti locali. Come è difficile riuscire a comprendere come mai con i soldi spesi per i continui viaggi che dovrebbero, a ragion di logica essere approntati da associazioni che collaborano con organizzazioni del Sud non viene attuata la politica della sterilizzazione in luogo. Certamente molti canili rivestono l'aspetto di luoghi invivibili ma scegliere "un presunto fortunato" tra tutti quegli innumerevoli musi sarebbe già una negazione al vero animalismo: "perchè quello si e l'altro no?. Perchè non aiutare le associazioni del luogo in richieste di canili comunali a norma?, perchè non sostenere gli animalisti del luogo nella loro opera di salvataggio locale avviando mozioni al Governo oltre che alle istituzioni locali?, perchè far nascere l'illusione di controlli nel tempo che mai avverranno?
Se in Italia esistono Leggi che dovrebbero garantire il benessere dei randagi (e di quelli padronali futuri randagi), la maggiore e migliore battaglia che tutte le associazioni animaliste presenti dovrebbero condurre è quella di far applicare alla lettera quanto sancito e non dare la possibilità alle fattrici di alimentare le file del randagismo con ulteriori cucciolate. Tutto il resto è solo un vano movimento che lascia le terre d'origine di quei poveri esseri nelle medesime condizioni di illegalità, che aumenta il numero di animali nel resto d'Italia e che favorisce gran parte dei traffici illeiti che si sono venuti a creare intorno al pianeta animale.
Giorgia, Civitanova M.

 

da Enrica da Cremona:


 
L'argomento si fa sempre più interessante: finalmente qualcuno vuole vederci chiaro in tutto questo marasma di cani che dal sud d'Italia continuano incessantemente ad essere spediti al nord....Germania compresa. Dopo tanti anni in cui siamo passati per fanatici ed estremisti, è davvero confortante notare che abbiamo in buona compagnia. Molti siti internet italiani in cui vengono postati appelli di adozioni, hanno un sito "gemello" straniero, spesso tedesco, che accompagna la ricerca di adozione di un cane con una cifra...un prezzo. Si ha un bel dire che è solo una tassa per coprire le spese di cure, resta il fatto che un randagio va adottato GRATIS altrimenti diventa commercio. Chi sposta gli animali lo deve fare a proprie spese senza chiedere nulla in cambio. Altrimenti non parliamo di volontari, ma commercianti.
Appoggio al cento per cento il dott. Usberti che vuole vederci chiaro in questo presunto traffico di cuccioli e non solo. Tutti i veterinari dovrebbero seguire il suo esempio, controllando sempre la provenienza degli animali.
"Quando mai si acquistano i randagi?
Sotto le info trovate il link dove inviare commenti: facciamoci sentire.
Enrica
 
 
da Lucia da Livorno:


Concordo pienamente con Enrica. Concordo soprattutto con il fatto che a questo punto è lecito pensare ad un gemellaggio tra siti italiani e siti tedeschi preposti allo scopo delle adozioni.  E' infatti anormale vedere l'adozione per lo stesso cane postata nel sito italiano e contemporaneamente in quello straniero con un unica variante:  il prezzo! ed è impensabile chiamare il "prezzo" come un "rimborso spese" perchè se così fosse, tutti i cani dovrebbero avere lo stesso costo.  Non è così perchè un cane vecchio costa meno, un cucciolo o un cane di razza costano di più.  Se le spese dovessero essere per il trasporto, vaccinazione, ecc. dovrebbero essere uguali in tutti i casi perchè il posto in aereo ad esempio, o la vaccinazione, ha un costo uguale sia per il cane vecchio che per il giovane, per il meticcio o per il cane di razza.  Inutile poi contattare il gestore del sito italiano per chiedere spiegazioni, nell'illusione che lo stesso non  sia al corrente che lo stesso cane per cui lui si offre di cercare adozione, è proposto in adozione da tutt'altra parte!  Aspettarsi una risposta? E' un'illusione appunto!! tutto tace...e il suo silenzio fa presumere che sia d'accordo.  E poi ditemi se questo non dobbiamo chiamarlo TRAFFICO!! 
Lucia, Livorno
 

da Federica da Treviso:
 

 
quello che mi domando,e me lo domanderò sempre come mai i cani partono senza chip???
facile perderli.
mi sento chiamata molto in causa in questo argomento.
vedo in continuazione cani salire e MORIRE perchè non sono controllati,vaccinati,curati.(e magari con un libretto sanitario di qualcun altro....)
vedo cani salire con problemi comportamentali molto gravi destinati a famiglie ignare che poi non sono in grado di gestire.
vedo cani che poi finiscono nel dimenticatoio.
ho visto cani che scappano in autostrada tra una staffetta e l'altra,cani dati in adozione SICURA che poi siam stati costretti a riprendere con noi per via dei maltrattamenti.
come al solito io non faccio mai di tutta un'erba un fascio perchè una persona sola la salverei da tutto questo mi spiace solo che sia una sola......
federica treviso
 
 
da Giorgia da Civitanova Marche (MC):


Questo è il lavoro svolto da alcuni personaggi legati a pseudo associazioni animaliste: viaggi di centinaia di Km. per animali sprovvisti di microchip per atterrare in un terreno non conosciuto ed affidarli a gente che, data la lontananza, non verranno mai controllati. E dire che dovrebbero essere le associazioni ad assicurarsi che ogni cittadino, proprietario di animali da affezione, viaggi con il proprio animale regolarmente munito di identificazione. La storia del prete che predica bene ma razzola male sta coltivando nuovi adepti.
Giorgia, Civitanova M.
 
 
da Enrica da Cremona:

 
Se tutti i veterinari agissero come questa vet, forse avremmo meno cani sbattuti in ogni dove, senza la minima vigilanza. Cosa che invece avviene in modo sregolato ormai da moltissimo tempo e pare proprio che questo sistema stia ampliandosi in modo vergognoso. Ho letto i commenti e mi trovo d'accordo con la maggior parte dei messaggi. E' assurdo prendere dei cuccioli senza nessun accertamento, senza microchip, senza niente di niente e portarli dalla parte opposta della Nazione e non solo. La dottoressa Magnani ha agito nel modo corretto: per fermare certi traffici non regolari di animali è la soluzione migliore. Oltretutto le bestiole passano di mano in mano da una staffetta all'altra, tanto che spesso chi per primo ha messo in auto una di queste creature, neppure sa dove possa essere finito. E come potrebbe, visto che gli animali non hanno alcuna documentazione che li accompagna in barba alle leggi vigenti? I sacchi di patate sono di certo più tutelati.......
Il commento pubblicato sul Cinofilo ha tutta la mia approvazione.
Enrica