FEDERFAUNA
10 GIUGNO 2010
 
Denunciata tratta di cuccioli randagi: business da 40 milioni...
 
Come ogni anno, è prevedibile che anche questa estate molti cani verranno abbandonati dai padroni che vogliono andare in vacanza senza “zavorre”. Ma non è il solo guaio che può capitare a questi “viventi non umani”. Ora arriva anche la tratta dei randagi all’estero che, pare, coinvolga perfino alcune associazioni sedicenti animaliste. È la denuncia alla base di un esposto presentato alle procure di Bologna e Trento da un europarlamentare del Pdl, Sergio Berlato che parla di un business da 40 milioni di euro l’anno. Tra le associazioni coinvolte, ci sarebbe anche un onlus molto vicina alla sottosegretaria alla salute, Francesca Martini. Il meccanismo ufficiale sarebbe quello delle “adozioni a distanza” di cuccioli che invece, una volta fuori, spariscono o vengono indirizzati alla vivisezione o alla sperimentazione su viventi. In altri casi vanno semplicemente rivenduti, «poiché in Germania un meticcio preso da un canile ha un prezzo». Ci sarebbe una testimone, una signora che avrebbe aderito all’adozione a distanza e che, non riuscendo a venirne a capo, si è recata in Germania per avere notizie del cucciolo per il quale pagava. Risultato: è stata picchiata e hanno dato fuoco alla sua auto.

FEDERFAUNA
10 GIUGNO 2010
 
Animali, Berlato: animalisti coinvolti in tratta dei randagi...
 
«Cani adottati spariscono all'estero, minacciato chi denuncia» (Il Giornale Di Rieti) dalla Redazione giovedì 10 giugno 2010 Tratta clandestina e illecita di cani randagi dall'Italia verso l'estero, gestita anche da associazioni animaliste che su questo fanno affari. Con minacce e intimidazioni, in alcuni casi fisiche, a chi tenta di smascherare un'attività' che ha un giro d'affari «di circa 40 milioni all'anno». Sono le denunce alla base di un esposto depositato alle procure di Bologna e di Trento dall' europarlamentare del Pdl Sergio Berlato. Una vicenda in cui sarebbero appunto coinvolte anche importanti realtà di protezione animali. Come, ha spiegato Massimiliano Bacillieri, legale bolognese che segue la pratica, l'Associazione Canili Lazio Onlus, «vicina al sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, che evidentemente non si è accorta di quello che succede». L'associazione, ha proseguito l'avvocato, che ha parlato in una conferenza stampa in cui, oltre a Berlato, era presente un dirigente di Federfauna, ha firmato un protocollo con l'Asl di Rieti, con Tecnovett, società di gestione del canile, altri due allevamenti e un'associazione tedesca, per «promuovere le adozioni a distanza». Solo che, come accade ad altri «canili del centro e sud Italia, gli animali vengono spediti all'estero e, una volta fuori, i cuccioli spariscono o vengono indirizzati alla vivisezione o alla sperimentazione su viventi». In altri casi vanno semplicemente rivenduti, «poiché in Germania un meticcio preso da un canile ha un prezzo». Uno degli effetti è che, quando un cittadino che aveva adottato un animale va a vederlo di persona, non ne trova traccia. Sorte che è capitata ad una signora che viene citata nell'esposto come testimone, e che, per l'avvocato, «solo per aver voluto sapere di più dell'animale per cui pagava è stata picchiata e le hanno bruciato l'auto». Ad un poliziotto, invece, «che si è imbattuto in un camion che trasportava i cani, dopo che ha provato ad indagare, è stato sequestrato il figlio per un paio d'ore, 'consigliandogli' il silenzio». Minacce che anche l'avvocato ha sostenuto di aver ricevuto. Si tratta di traffici, «travestiti da carità», per dirla con Berlato. Ma si contestano anche «evasione fiscale e reati ai danni dei Comuni» che, per Bacillieri, «danno sovvenzioni ai canili per animali che magari sono già all'estero da tempo».