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FEDERFAUNA
11 GIUGNO 2010
Traffici di animali. Italia più brava? Se se ne occupano
gli animalisti!?!......
Il comunicato stampa dal
titolo: “Tratta di cani all’estero: costante impegno del
Ministero a tutela degli animali da affezione e nel
contrasto di movimentazioni illecite di animali da
compagnia”, emanato dal Ministero della Salute il
9/06/10” è secondo FederFauna molto interessante. È
uscito subito dopo che è giunta notizia di un esposto,
depositato in più Procure dall’europarlamentare Sergio
Berlato, che denuncia traffici di animali da parte di
“associazioni di protezione animale”. Il Ministero ha
ribadito che: “Al fine di regolamentare le adozioni
internazionali di cani presenti nei canili italiani sono
stati organizzati Tavoli tecnici con tutte le
associazioni di protezione animale e con i
rappresentanti delle Regioni.” Come? Per trovare
soluzione ad un problema di traffici illeciti che
coinvolgono associazioni animaliste, sono proprio
associazioni animaliste ad essere interpellate? Ma il
Ministero ha ribadito anche che: “…è stato definito un
Protocollo di Intesa che è stato proposto formalmente
alle autorità competenti dei Paesi in cui più
frequentemente avvengono le adozioni, al fine di fornire
ulteriori garanzie di tracciabilità degli animali. Esso
prevede, infatti, l’obbligo di controllo da parte dei
servizi veterinari del Paese di destinazione dei cani e
dei loro passaporti, nonché scambi di informazioni tra i
servizi veterinari ufficiali.” È quantomeno lecito avere
dubbi sulla fattibilità di tale progetto, visto che
nemmeno l’intera popolazione canina italiana è
completamente censita dall’anagrafe canina. Visto che
sembrerebbe non esserci nemmeno l’anagrafe canina in
diversi dei Paesi destinatari. Visto che gli stessi dati
sul fenomeno del randagismo, che proprio le associazioni
animaliste ci propinano in mille occasioni, sono spesso
tra loro contrastanti (generalmente in calo se usati per
far vedere quanto sono bravi e in crescita se c’è da
chiedere dei soldi). Per quanto riguarda gli scambi di
informazioni tra i servizi veterinari ufficiali, facendo
un parallelo tra il traffico di randagi, che fino ad
oggi non sembra trovare una gran sensibilità da parte di
molti media e nella propaganda delle maggiori
associazioni animaliste, e il ben più pubblicizzato
traffico di cuccioli dall’Est, i rappresentanti di
FederFauna ricordano quando si rivolsero alle autorità
Ungheresi. Quando chiesero aiuto per trovare soluzioni
al problema, oltre che delle introduzioni illecite,
anche dei numerosi carichi di cuccioli partiti
all’origine con tutte le certificazioni previste dalle
norme comunitarie e comunque sequestrati una volta
entrati in Italia, magari con la scusa della presunta
difformità tra l’età dichiarata dal primo veterinario
che aveva visto i cani e quella “riscontrata” dal
“collega” italiano, la risposta degli Ungheresi fu che
esistono norme dell’Unione Europea le quali già di per
sé dovrebbero essere accettate ed applicate nello stesso
modo da tutti gli Stati membri. Che loro tentavano di
rispettarle e farle rispettare nel loro Paese, ma che
nulla potevano fare una volta che i cani avevano varcato
il confine… Ma forse l’Italia è più brava!... Noi
abbiamo gli animalisti che collaborano con il nostro
Ministero!... Forse un domani arriveranno a dirci che se
un cane si trova in vendita in Germania o in Austria su
un sito animalista e animalista è stata tutta la filiera
che lì l’ha portato, si tratterà di “commercio
etico”!...
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