Libero
24/01/2001

                                                                           

LE OCHE INTUBATE PER AVERE UN PATE’ DOC A TEMPO RECORD

In appena due settimane il loro fegato arriva a pesare oltre un chilo

 

Fabio Andriola

Roma – L’incubo, in media dura dalle due alle quattro settimane: tanto occorre perché un allevatore esperto possa far crescere a dismisura il fegato delle sue oche. Esempio: la pregiata "oca di Tolosa" è capace di arrivare a un massimo di 15 chili di peso e di "produrre", al tempo stesso, un fegato di oltre un chilo. Un risultato tutt’altro che indolore, visto che in genere gli animali vengono ingozzati 2-3 volte al giorno per un totale di almeno un chilo di cibo. Sarebbe come se un uomo di 70 chili mangiasse ogni 24 ore cinque o sei chili di alimenti.

Per fortuna dell’uomo, il suo fegato non è così prelibato come quello di oche e anatre, al centro di un commercio mondiale che è anche uno scandalo internazionale. I metodi messi a punto per provocare la statosi epatica (la dilatazione abnorme del fegato) in questi animali sono infatti così violenti che molti Paesi europei vietano la produzione di foie gras, cioè "fegato grasso", un alimento ricercato dai gourmet di tutto il mondo nonostante violi oltre ai diritti degli animali anche quelli dell’organismo umano, poiché il fois gras contiene l’85 per cento di grasso che arriva direttamente al fegato di chi lo mangia, aumentando il tasso di colesterolo e favorendo l’insorgere di varie malattie.

Su tutte queste considerazioni si basano i "no" al foie gras di Austria, Finlandia, Gran Bretagna, Lussemburgo, Danimarca e, fuori dalla Ue, di Svizzera, Repubblica Ceca, Norvegia e Polonia. L’Italia deve ancora recepire la direttiva europea 98/58 che vieta l’alimentazione forzata e la spiumatura, mentre Francia e Belgio non ci pensano neanche. La sola Francia produce ogni anno centinaia di tonnellate di foie gras, seguita da Belgio, Ungheria, Germania, Israele. E l’Italia? Fa la sua parte, come documenta un rapporto della Lav dedicato al "Foie gras: un concentrato di sofferenze".

Da noi si consumano ogni anno circa 20 tonnellate di fegato d’oca, prodotte per metà da piccole aziende in Romagna, Friuli e Lomellina. Anche i nostri allevatori, come i loro colleghi francesi, tengono le oche in gabbie di 25 cm. Per 15, le privano di becco, le sovralimentato con cibo che viene loro somministrato con strumenti meccanici capaci di "servire" fino a 120 animali l’ora e dotati di tubi lunghi circa 30 cm. Il culmine di tutto è l’abbattimento: le oche vengono stordite in un bagno di acqua elettrificata e poi sgozzate. Dopo poche settimane qualcuno, felice e forse ignaro, mangerà il loro fegato.

 

foiegras

Un uomo alle prese con il fegato d'oca

IL TRISTE DESTINO DELLA "TOLOSANA"

Ingozzamento
L’oca di Tolosa arriva a pesare in 2-4 settimane anche 15 chili, con un fegato da oltre un chilo. Mangia infatti 2-3 volte al giorno, buttando giù circa un chilo di cibo: inevitabile la steatosi epatica.
Paragone
E’ come se un uomo di circa 70 chili mangiasse ogni 24 ore 5-6 chili di alimenti.
Foie gras
Ricercato dai buongustai, contiene però l’85 per cento di grasso. Aumenta il tasso di colesterolo e favorisce l’insorgere di varie malattie.
Paesi produttori
Francia, Belgio, Italia, Ungheria, Germania
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