La caccia al randagio continua!
Il Governo federale dice che vietarla sarebbe sbagliato

come avere il coraggio di ammazzarli?
 

I gatti randagi svizzeri, anche in futuro, potranno essere cacciati. A dirlo è stato, ieri, il Consiglio federale rispondendo al deputato ginevrino Luc Barthassat che, facendosi interprete di una petizione dell'Associazione SOS Gatti - petizione sottoscritta finora da 13'700 persone di tutta la Svizzera (trovate il testo della petizione nel pdf) - aveva chiesto, con una mozione, di introdurre il divieto per questa pratica barbara, auspicando che il Governo federale privilegiasse campagne di sterilizzazione e castrazione (come quelle che, in Ticino, sono promosse, in collaborazione con i Comuni, dal GAR - Gruppo aiuto randagi -, vd suggeriti).

La caccia, già abolita in Francia, dovrebbe essere permessa soltanto in caso di emergenza sanitaria, per esempio di un'epidemia di rabbia, scrive Barthassat, che fa presente come le prove di animali sopravvissuti, ma mutilati da colpi d'arma da fuoco, abbondino. Inoltre, continua il deputato ginevrino, la caccia si svolge sovente in aree urbane, con conseguenti problemi di sicurezza. Ma non è tutto: la registrazione per mezzo di pulci elettroniche al posto di un collare rende sempre più difficile distinguere i gatti domestici da quelli randagi.

Il Governo, però, ha detto no. Ricordando che i Cantoni sono i primi ad essere competenti per ordinare le soppressioni di questi felini, fa notare, nella sua risposta, che questo tipo di campagne non è frequente. Inoltre lo sfoltimento dei gatti randagi è necessario poiché, accoppiandosi con i veri gatti selvatici, essi minacciano la sopravvivenza di quest'ultima specie (vd suggeriti). I mici randagi costituiscono poi un pericolo per uccelli, lepri e rettili. Acchiappare questi felini con trappole è assai difficile. Infine, i costi e l'impegno lavorativo per le campagne di sterilizzazione sono molto elevati.
 

 

CORRIERE DELLA SERA
29 AGOSTO 2011
 
Il caso - La battaglia aveva come testimonial «Lara Croft», una felina ferita alla zampa
Svizzera, animalisti sconfitti  «Legittimo sparare ai gatti»
Erano state raccolte 14 mila firme per bloccare la caccia
 
Giusi Fasano
 
MILANO - Lara Croft ci ha provato. Con la sua faccina triste e la zampetta sinistra sollevata da terra ha cercato di convincere gli umani del suo Paese, la Svizzera, a non imbracciare il fucile per sparare a quelle come lei. Niente da fare. È stato un buco nell'acqua. E sì che ne ha raccolte di firme con la sua petizione: in tutto, 13.700.«Diciamo basta alla caccia dei gatti erranti» c'era scritto in quella benedetta petizione con la sua foto. 13.700 fogli mandati al Bundesrat, il Consiglio federale, perché abolisse - appunto - il permesso di caccia che avviene quasi sempre a fucilate, con il risultato che spesso le pallottole feriscono soltanto e da quel momento in poi i poveri felini si ritrovano a vagare sanguinanti per giorni e giorni. Muoiono sfiniti dal dolore o, se va «bene», restano mutilati. A Lara Croft è andata bene e con il tempo ha imparato a fare a meno della zampa ferita.Luc Barthassat, deputato del cantone di Ginevra, si è dato un gran daffare per aiutare i ragazzi di Sos Chats che hanno lanciato l'idea della petizione «per fermare questo massacro». Ne ha fatto una campagna sua, l'ha sostenuta nelle sedi pubbliche, ha moltiplicato contatti e firme, «rendiamo possibile la caccia soltanto in caso di allarme sanitario, per esempio un'epidemia di rabbia» ha mediato. Tutto inutile. La risposta del governo (che aveva ricevuto a giugno le firme) è stata «no»: sono i singoli cantoni a decidere delle soppressioni, ha fatto sapere quattro giorni fa il Consiglio federale. E poi, rivelano i siti d'informazione e i giornali elvetici, il Bundesrat ritiene necessario lo «sfoltimento dei gatti randagi» sia perché mettono in pericolo costante uccelli, lepri e rettili, sia perché da «erranti» finiscono con l'accoppiarsi a gatti molto più selvatici di loro minacciando così, con possibili malattie, la sopravvivenza stessa della specie domestica. Men che meno convince l'ipotesi della sterilizzazione invece dell'abbattimento, un'operazione ritenuta troppo costosa oltre che difficile da realizzare vista la difficoltà di acciuffare i gatti, animali agili e sfuggenti per antonomasia. E allora ecco: la sola via possibile, dicono, è quella che esiste già, cioè la caccia al «gatto domestico inselvatichito» permessa tutto l'anno. Per la verità sono tempi duri anche per altri, stando all'articolo 5 della legge federale sulla caccia e la protezione dei mammiferi. Si trovano nelle stesse condizioni del felino randagio anche il cane procione, il procione lavatore, la cornacchia nera, la gazza, la ghiandaia e la tortora domestica inselvatichita.
La domanda a questo punto è: come fa un umano armato di fucile e intenzioni anti-gatto a riconoscere il randagio? I microchip con i quali i gatti vengono sempre più spesso registrati all'«anagrafe» felina non sono certo visibili a distanza. E allora? Chi mi dice che sto sparando al gatto «giusto» e non al micio del vicino che si è perduto? Luc Barthassat ha provato ad argomentare la richiesta della petizione anche con questa obiezione. Tutto respinto. Senza arrendersi, il deputato ha posto un altro problema: la caccia nei centri urbani è di sicuro un pericolo anche per noi umani che rischiamo di essere impallinati. Niente, parole scivolate via come acqua sull'impermeabile. Ci ha provato con l'argomento internazionale: «Nella vicina Francia questa barbarie è stata abolita e ora è vietata» ha insistito il deputato ginevrino. Come prima, obiezione nulla. Un po' come dire: che la Francia faccia come vuole, il governo svizzero non vieterà un bel niente.
Viene da chiedersi: chissà che direbbe Lara Croft se potesse parlare...
 


CITTA' OGGI WEB
29 AGOSTO 2011
 
Svizzera, sparare ai gatti si può
Il Governo elvetico rigetta la richiesta degli animalisti
 
Dal Web In Svizzera è aperta la caccia...al gatto.
Il governo elvetico ha rigettato la richiesta di fermare l'uccisione dei felini avanzata dagli animalisti.
Secondo il Consiglio federale, è lecito sparare ai gatti randagi poiché le malattie di questi potrebbero minacciare la specie domestica e mettere in pericolo uccelli, lepri e rettili.
“Si potrebbe iniziare un'operazione di sterilizzazione”, propongono i padroni. “Troppo costoso e di difficile realizzazione”, ribatte il Bundesrat.
Una decisione presa al fine d'impedire la riproduzione dei gatti selvatici e che presto potrebbe allargarsi anche a cani procioni, cornacchie nere, gazze, procioni lavatori e tortore domestiche inselvatichite. Dal canto loro, tuttavia, gli animalisti non sembrano voler cedere. “Come sarà possibile riconoscere un gatto domestico dal randagio?”, si chiede il deputato del cantone di Ginevra, Luc Barthassat.
 

TG COM
29 AGOSTO 2011
 
Svizzera, inutile la battaglia per salvare i gatti
Berna autorizza la caccia ai randagi
Raccolte quasi 14mila firme per bloccare le doppiette, ma il governo ha detto "no"
 
In Svizzera si potrà continuare a sparare ai gatti randagi. Lo ha ribadito il governo, rigettando la richiesta degli animalisti che in pochi mesi hanno raccolto 14mila firme contro la caccia ai felini. Con le loro malattie minacciano la specie domestica e mettono in pericolo uccelli, lepri e rettili, spiega il governo. Ma i padroni degli animali promettono battaglia e lanciano la proposta: "Si potrebbe iniziare un'operazione di sterilizzazione".
Nulla da fare, per il Consiglio federale sarebbe troppo costoso e di difficile realizzazione. Berna vuole impedire l'accoppiamento tra i gatti selvatici, e per farlo la sola via possibile è la caccia. Una decisione, spiega il Corriere della Sera, che presto potrebbe allargarsi anche al cane procione, alla cornacchia nera, a gazza, procione lavatore e tortora domestica inselvatichita, principali candidati a finire nel mirino dei cacciatori. Gli animalisti, tuttavia, non sembrano avere intenzione di gettare la spugna. Il deputato del cantone di Ginevra, Luc Barthassat, continua la lotta a tutela dei felini. "Come sarà possibile riconoscere un gatto domestico dal randagio?", si chiede. Inutile sottolineare anche la pericolosità della caccia in ambiente urbano. La Svizzera non ne vuole sapere. Chissà che a salvare i gatti, per una volta, non siano le loro proverbiali sette vite.
 

 
IL SECOLO XIX
28 AGOSTO 2011
 
«Si può sparare ai gatti». Svizzera a mano armata
 
L’AMORE degli svizzeri per gli animali non è così appassionato, né storicamente famoso come quello degli inglesi, ma ciò non toglie che per circa otto milioni di abitanti la Confederazione elvetica conta almeno nove milioni di polli, quasi quattro milioni di bovini, un numero altrettanto elevato di maiali, pecore e capre, un paio di milioni di cani ed 1,3 milioni di gatti. A passarsela peggio di tutti sono questi ultimi, poiché sempre più spesso vengono abbandonati dai loro proprietari e finiscono, quando va bene, nelle pensioni per animali, oppure diventano randagi, con il rischio di finire impallinati dai discendenti di Guglielmo Tell, che invece dell’arco adesso dispongono di efficacissime doppiette. A confermare la licenza di uccidere i gatti randagi se si trovano a più di 180 metri dalle case è il Bundesrat, il Consiglio federale elvetico, che ha appena respinto una petizione presentata nel giugno scorso dall’associazione “SOS Chats”, che ha raccolto quasi 13 mila firme ed è stata sostenuta dal consigliere ginevrino Luc Barthassat, con cui si chiedeva di mettere fine all’inumana caccia ai mici randagi. Il deputato cantonale ha sottolineato che «sparare ai gatti randagi è indegno di un paese moderno e civile» e ha ricordato che nella vicina Francia questo tipo di caccia ai felini rimasti senza padrone è vietata. Oltre a ciò, la caccia è particolarmente crudele anche per il fatto che gli animali colpiti, quando non muoiono subito, rimangono spesso orrendamente mutilati, mentre a finire sotto le pallottole sono non di rado anche i gatti domestici, poiché chi è armato di fucile non ha la possibilità di distinguere a distanza un animale dall’altro. Nella motivazione del rifiuto di abolire la caccia, le autorità elvetiche si sono trincerate dietro la struttura federale del Paese, ricordando che proprio in base all’autonomia amministrativa ogni cantone ha la competenza per decidere in materia. Tra le altre motivazioni addotte figura la tesi della necessità dello sfoltimento delle colonie di gatti randagi, poiché questi accoppiandosi con i veri gatti selvatici metterebbero a rischio la loro sopravvivenza con la trasmissione di malattie. Come se non bastasse, i poveri mici senza padrone costituirebbero un pericolo permanente per uccelli, lepri e rettili, oltre al fatto che essendo apparentemente parecchio astuti, riuscirebbero ad evitare con grande abilità le trappole con cui si cerca di catturarli.Come spesso avviene in terra elvetica, però, l’argomento principe per il mantenimento in vigore della legge riguardante lo sterminio dei mici randagi, è quello del denaro. Il Bundesrat ha infatti ammesso che acchiappare i gatti randagi e poi sterilizzarli è un’operazione non solo difficile, ma anche estremamente costosa sul piano del personale da adibire a questa azione. La conseguenza automatica di questa ammissione è invece che una pallottola costa molto meno, oltre al fatto che a pagarla non sono le casse pubbliche, ma i privati possessori di un fucile. Rimane il fatto che il problema dei gatti abbandonati sta diventando in Svizzera sempre più allarmante, come ha sottolineato l’Associazione per la protezione degli animali (Sts), che ha rivelato come nel 2010 sono stati accolti nei vari asili oltre 28 mila animali, il 15% in più rispetto all’anno precedente, con un aumento impressionante del 50% rispetto al 2007. Un altro elemento singolare ed inquietante è che oltre la metà degli animali domestici abbandonati dagli svizzeri è costituita proprio dai gatti, seguiti a molta distanza da lepri e roditori, per un totale del 40%, mentre i cani costituiscono appena il 10%. Si tratta di una «crescita drammatica», spiega Eva Waiblinger, zoologa dell’Sts, secondo la quale in tutto il paese si è ormai raggiunto il livello di guardia, poiché «non c’è più posto da nessuna parte» per accogliere nuovi animali abbandonati.
 

 
GEA PRESS
27 AGOSTO 2011
 
Svizzera: il gatto randagio sarà ancora cacciato!
Sarebbe una minaccia per il gatto selvatico.
 
Dodicimila firme non sono bastate, la petizione dell’associazione SOS Gatti, sostenuta da Luc Barthassat (PPD/GE), Consigliere nazionale ginevrino,  non ha avuto successo. Il Consiglio federale si oppone al divieto di caccia ai gatti randagi.Il deputato aveva depositato una mozione nella quale spiegava i motivi che lo portavano a  privilegiare le campagne di sterilizzazione dei randagi. Campagne tese alla riduzione numerica delle  colonie feline.  Per convincere il Consiglio aveva portato ad esempio la vicina Francia, dove la caccia al gatto è già abolita.Non sappiamo se si è parlato anche della vicina Italia dove il gatto gode (ancora per quanto tempo?) dello status di animale libero, dove il gatto può circolare anche nelle proprietà private (come i cacciatori). Ma si sà il “buono” del sud non fa mai notizia al nord.Il Consigliere voleva “limitare” la caccia al gatto ai soli casi di epidemia di rabbia. Inoltre aveva portato le prove delle orrende mutilazioni da arma da fuoco subite da numerosi felini e, non da ultimo, aveva sollevato il problema della “caccia” nelle aree urbane.
Fumata nera.
Il Governo ha “scantonato” ricordando che i Cantoni sono i primi competenti per ordinare le soppressioni dei felini; ha ritenuto che lo “sfoltimento” dei gatti randagi è necessario,  perchè accoppiandosi coi gatti selvatici minacciano la sopravvivenza della specie selvatica.
Non solo, per il Governo i gatti randagi sono un pericolo per uccelli, rettili e lepri (i gatti selvatici no?); la cattura con le trappole è molto difficile e, forse questo è il vero motivo, i costi delle campagne di sterilizzazione sono molto elevati.
Una pallottola costa meno!
 

LA ZAMPA.IT
30 AGOSTO 2011
 
Via libera alla caccia ai gatti in Svizzera
Il Consiglio federale ha respinto la richiesta degli animalisti e ha autorizzato la caccia
 
Berna Il Bundesrat, il Consiglio federale elvetico, ha espresso il suo verdetto: nessun divieto di caccia, saranno i singoli cantoni a decidere in merito alla soppressione dei gatti randagi.
I volontari dell'associazione animalista "Sos Chats" avevano fatto del loro meglio per scongiurare questo risultato: 13.700 firme raccolte per la petizione contro la legalizzazione della caccia ai felini testimoniano il loro sforzo.Una minoranza di gatti, puliti, sani, e preferibilmente di razza, vivono come animali domestici nelle case delle famiglie svizzere ma un numero molto maggiore non ha la stessa fortuna: circa la metà degli animali che ogni anno vengono abbandonati nel territorio elvetico sono  gatti e le strutture che curano e ospitano i randagi sono sovraffollate. Il risultato è che le strade e i quartieri sono "sovraffollati" dai randagi che vagano alla ricerca di cibo e acqua.  Un deputato del cantone di Ginevra, Luc Barthassat, ha speso energie ed impegno per sostenere la petizione e per diffonderne il messaggio.
Una volta realizzato che i cuccioli randagi provocano nei cittadini svizzeri più rabbia per la sporcizia e paura per la diffusione delle malattie, piuttosto che tenerezza e compassione, si è affidato alla fine a trovare argomentazioni pragmatiche: legalizzare la caccia ai danni dei felini significherebbe non poter distinguere accuratamente un randagio dal gatto del vicino di casa che è uscito di casa. I gatti poi sono animali veloci e sfuggenti: spesso le pallottole non li uccidono istantaneamente ma causando sofferenze per giorni, conducono alla morte per dissanguamento. Senza considerare che la caccia nei centri urbani, è un pericolo reale anche per gli uomini.
La soluzione alternativa al massacro proposta dal deputato del Partito popolare democratico è la sterilizzazione. Ma seguire questa strada è troppo costoso per le casse statali e tutte le accurate argomentazioni presentate a sostegno della petizione degli animalisti non sono state prese in considerazione: la petizione è stata respinta.
La caccia è aperta. Tutto l'anno. Anche in città.
 

IL GIORNALE
30 AGOSTO 2011
 
FELINI NEL MIRINO La petizione non ferma una pratica crudele
Che orrore la caccia ai gatti in Svizzera
Il Paese è molto civile verso gli animali: ma consentire ancora di sparare ai randagi è un passo indietro
 
Oscar Grazioli
 
Come si può affermare che Svizzera, Austria, Germania non siano paesi civili? Infatti non è così. Si tratta di nazioni che indubbiamente hanno basi sociali (scuola, sanità, diritti civili) solide come le piramidi. Se però prendiamo il benessere animale, come pietra di paragone della civiltà di un popo-- lo, anche per questi antichi territori dell’Europa centrale, assistiamo a legislazioni avveniristiche accanto a dettami di legge che sembrano emergere da un oscuro passato.
Mentre la Svizzera è stata tra i primi paesi al mondo a decidere che gli animali avviati nei mattatoi debbano essere tutti storditi prima della iugulazione, senza eccezioni pretese dai vari credi religiosi, allo stesso tempo non cede di una virgola sulle leggi che regolano le soste dei circhi che utilizzano animali. In questo si dimostra assai generosa nei confronti dei circensi e ignora le richieste che vasta parte della popolazione, guidata dagli animalisti elvetici, indirizza al governo, stanca di vedere leoni spelacchiati soffrire sotto il tendone. Oggi gli animalisti, e buona parte della cittadinanza elvetica, apprendono che la lotta per salvare i gatti dalle «canne fumanti» è stata inutile. Luca Barthassat, deputato del cantone di Ginevra, si è dannato l’anima per aiutare i ragazzi di Sos Chats nella loro battaglia volta a fermare il massacro dei gatti «randagi». Niente da fare. Neanche l’icona di Lara Croft, nella sua veste di gattina con la zampa alzata e la faccina malinconica, è riuscita a far valere le ragioni sostenute da una petizione forte di quasi 14mila firme, inviata al Bundesrat, il Consiglio federale.La richies- ta riguardava l’abolizione del permesso di caccia ai gatti fuori dalle abitazioni, che vengono considerati «randagi». Niente da fare. Il Consiglio federale ha guardato le aride cifre. In Svizzera ci sono oltre un milione di gatti, che zampettano sul territorio nazionale. Troppi e troppo liberi per le campagne di minacciare uccelli, piccoli mammiferi e rettili. Così come accade per i corvidi (gazza,ghiandaia,cornacchia), troppo aggressivi, numerosi e invadenti per le altre specie, anche il gatto è considerato un «nocivo », come da noi trent’anni fa. Le autorità poi hanno risposto di temere che i gatti liberi si riproducano con altri gatti più selvatici, dando origine a malattie epidemiche che potrebbero minacciare l’esistenza dello stesso gatto domestico. Evidentemente in consiglio ci sono diversi estimatori di fantascienza.
Barthassat, assieme al testimonial Croft, ha tentato una manovra diversiva. «Consentiamone l’abbattimento solo in caso di allarme sanitario, come un’epidemia di rabbia».«Nein»,niente da fare,sono i singoli cantoni a decidere e loro hanno deciso che, epidemie a parte,il gatto«rinselvatichito»possa essere fucilato sul posto, sempre a debita distanza dalle abitazioni, esattamente come avveniva un tempo in Italia, quando la fauna selvatica era res nullius (cosa di nessuno) e non res comunitatis , come è adesso. Oggi, nel nostro paese, il gatto è considerato un animale «libero»e come tale può zampettare in campagna o nelle parti comuni dei condomìni, senza che nessuno lo tocchi. «È così da qualche anno anche in Francia » ha tentato Barthassat. «Nein», non ce ne frega niente. I francesi a casa loro facciano quello che vogliono e non ci devono in segnare niente visto che ingozzano le oche fino a fargli scoppiare il fegato. «Ma i pallini spesso feriscono il gatto che muore dopo una lunga agonia », ha tentato disperatamente Barthassat. «Nein», i nostri cacciatori sono come Guglielmo Tell. Mira infallibile. «Ma come si fa a riconoscere se un gatto è di proprietà o di nessuno? »ha giocato l’ultima carta il deputato. «180 metri da casa. Oltre, è gatto di nessuno».
Non si possono certo paragonare, alla decisione elvetica, la corrida spagnola, le fattorie degli orsi cinesi, il massacro dei cani randagi rumeni, il gavage delle oche francesi, ma se è il principio che conta, la strada è ancora lunga, anche nei paesi civili.


 


p.s. il contenuto di questa sezione è molto importante in quanto la piaga dei traffici di animali verso il nord Europa è molto estesa.
Diffondete più che potete e diffidate di chi si si offre di sistemare animali in Germania, Austria Svizzera o chi mentendovi vi promette facili affidi. Controllate sempre lo stato degli animali nel tempo e non allontanateli dal territorio, perchè ricordatevi che la vostra ignoranza, la vostra indifferenza, la vostra complicità, sarà la loro FINE.
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