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IL MATTINO
1 LUGLIO 2009
Cani venduti
come cavie ai laboratori
di vivisezione tedeschi
e svizzeri.
«Cani venduti come cavie
ai laboratori di
vivisezione tedeschi e
svizzeri. Cuccioli,
adulti, malati, storpi,
poveri animali affidati
senza coscienza nelle
mani di aguzzini che
speculano sulla pelle di
esseri indifesi. Non
fidatevi delle adozioni
on-line, non date
animali a gente che vi
promette una sicura
sistemazione lontano dal
vostro territorio».
Queste le
raccomandazione di Bairo,
l’associazione (
www.bairo.info
)
che raccoglie e
documenta tutto ciò che
riguarda il traffico nei
Paesi del Nord Europa di
migliaia di cani
destinati alla
vivisezione. Contro i
viaggi della
disperazione è partita
la petizione «Ti deporto
a fare un giro» con cui
l’Enpa chiede al
ministro del Welfare,
Maurizio Sacconi, e al
sottosegretario alla
Salute, Francesca
Martini, di fermare
definitivamente le finte
adozioni e la
deportazione all’estero
degli animali domestici
italiani. Per promuovere
la raccolta di firme l’Enpa
ha scelto lo strumento
del web: il testo,
pubblicato sul sito
internet
www.enpa.it/it/iniziative/deportazione/firma.html
può essere inoltrato
alle istituzioni
direttamente per via
telematica oppure
scaricato e diffuso per
via cartacea. «La
deportazione di animali
è una piaga dolorosa che
si protrae da molti anni
e ha mietuto troppe
vittime - spiegano all’Enpa
-. La soluzione al
problema non può più
essere rinviata, come
testimoniano le
centinaia di adesioni
raccolte nel giro di
pochi giorni». In Italia
il fenomeno è ancora
poco conosciuto al
grande pubblico ma non
per questo meno
allarmante. «Sono anni
che furgoni, camion e
perfino aerei
trasportano gli animali
domestici in Germania,
ma anche in Svizzera, in
Austria, e di lì negli
altri Paesi del Nord
Europa. Sono ormai
migliaia gli animali
raccolti in strada, nei
canili o presso privati
che non sanno più cosa
farsene, rubati durante
un’uscita da casa,
cuccioli o adulti,
anziani o malati al
punto di non potere
reggere il viaggio». Ed
ecco come funziona il
business. «A scadenze
fisse, carichi di cani e
gatti partono senza
documenti da ogni
regione d’Italia -
continuano all’Enpa -.
Cittadini stranieri li
prendono in affido
presso i canili e
cittadini italiani
collaborano con loro
come prestanomi. Gli
animali, adottati gratis
nel nostro Paese, appena
passato il confine
diventano l’oggetto di
un commercio assai
vantaggioso: un meticcio
qualunque frutta a chi
lo consegna un guadagno
di circa 400 euro,
indipendentemente
dall’età o dallo stato
di salute». Eppure gli
strumenti legislativi
che vietano le
”deportazioni” ci sono,
ma le circolari
ministeriali, così come
le normative europee,
non vengono rispettate.
«Alcuni Paesi
mediterranei – conclude
l’Enpa – hanno
finalmente preso
coscienza della gravità
di questo fenomeno ed
emanato disposizioni
severe. Purtroppo, anche
in questo campo,
l’Italia è fanalino di
coda».
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