Egregi signori
Se un cacciatore, presidente della Federcaccia provinciale, viene eletto consigliere d'amministrazione di un Parco regionale dobbiamo fortemente preoccuparci per quanto in basso sia caduta la legalità, l'etica e la cultura di una società ma anche per l'irrazionalità e la mancanza di logica e obiettività poste nel giudicare  un concetto.
Un cacciatore il cui principale interesse è cacciare (altrimenti perchè si chiamerebbe cacciatore?) e cacciare significa uccidere animali selvatici, come potrà mai difenderli? In quale recondita fessura della sua coscienza troverà il motivo valido per concedere loro la vita e le condizioni per viverla?
Siamo proprio all'assurdo della contraddizione in termini, all'inconciliabilità  assoluta tra i due ruoli di cacciatore e tutore, l'uno esclude l'altro.
Se è difficile capirlo, oppure si accetta o, peggio, si ritiene coerente, tale posizione  rappresenta la sconfitta morale, il declino di valori che finora abbiamo chiamato civiltà.
Forse non molti sanno quanta sofferenza provochi agli animali la caccia! Che sparare una pallottola non vuol dire morte immediata e senza dolore! Non molti conoscono le manovre meschine, crudeli e perfino illegali che si sviluppano a monte di questa pratica!
Le trappole e i lacci (che costringono un animale ad amputarsi una zampa pur di liberarsi), i richiami vivi (uccellini minuscoli imprigionati in gabbie tanto piccole da non permettere loro di aprire le ali, spesso accecati), i veleni che vengono sparsi contro gli animali  predatori e quindi concorrenti, l'uccisione delle madri con conseguente morte dei cuccioli...................
E lo sfruttamento dei cani e il loro abituale maltrattamento?
Nella caccia al cinghiale, per esempio, si usano decine di cani che durante il periodo di caccia chiusa, languono nei canili lager, in un letargo forzato, nascosti nei boschi, chiusi in minuscoli recinti sporchi e senza riparo, alimentati con pane secco buttato fra gli escrementi, spesso senz'acqua anche sotto il sole estivo, cani che poi, in inverno, vengono lanciati all'inseguimento e alla braccata di un animale terrorizzato che si difenderà infliggendo gravi ferite e morte.
Le ferite che possono essere di vario genere: da sfondamento, con fratture composte, scomposte o esposte, lesioni ad effetto iceberg, ecc. vengono trattate direttamente sul posto dai cacciatori che si preoccupano di suturare, incidere, allargare la ferita, di ricollocare gli  organi fuoriusciti nel proprio alveo, “pinzare” le vene e le arterie per bloccare emorragie, come fossero veterinari provetti. Naturalmente tutto questo senza anestesia e dopo aver reso “inoffensivo” il cane.
Vorremmo che la stampa approfondisse l'argomento quando ne parla e, finalmente, riuscisse a capire che dietro la parola caccia, la quale a volte e per qualcuno potrebbe sembrare asettica e innocente, si celano pratiche ignobili per l'uomo  e devastanti per gli animali, anche per quelli come il cane particolarmente protetto.
Consideriamo quindi una vera indegnità l'investitura di un cacciatore alla gestione di un parco naturale e ricorderemo i politici implicati.
 
...............GRUPPO BAIRO Onlus
www.bairo.info

firme dei sostenitori del messaggio: 
 

 
p.s. articolo in allegato
 
 
L'ECO DI BERGAMO 
28/1/2005
 
 
Fanton, un cacciatore nel Cda del Parco del Serio
 
Romano di Lombardia (Bergamo)

Italo Fanton, presidente provinciale della Federcaccia è il primo dirigente del mondo venatorio a sedere nel Consiglio di amministrazione di un Parco regionale.
Il recente rinnovo del Cda del Parco regionale del Serio, per la prima volta, fa registrare la presenza di un cacciatore nel principale organo di gestione di un'importante area protetta.
Fanton, è stata la vera anima del Convegno sulle «aree naturali protette in Lombardia: quali conseguenze per la fruizione del territorio e per le attività rurali?». A lui abbiamo voluto rivolgere alcune domande.
Perché un convegno sulle aree regionali protette?
«Le associazioni agricole e le associazioni venatorie - per la prima volta insieme tra loro - hanno voluto lanciare un forte segnale d'attenzione per la tutela ambientale. Un segnale d'attenzione, ma anche un messaggio al mondo istituzionale perché coinvolga e responsabilizzi direttamente agricoltori, cacciatori e pescatori nella gestione delle aree protette. Siamo convinti di poter dare un contributo importante di uomini e di idee, allontanando ogni ingiusto pregiudizio».
Nella sua relazione ha citato alcune parole di Dionigi Tettamanzi, cardinale di Milano e di Mario Rigoni Stern. Perché?
«Per una riflessione che ho voluto proporre a tutti gli intervenuti. Nell'omelia della notte di San Silvestro, l'arcivescovo di Milano Cardinal Dionigi Tettamanzi ha salutato il nuovo anno, ricordando quali fondamentali implicazioni etiche sottenda l'uso dei beni della terra e quale dovere incomba su tutti gli uomini di rispettare ciò che Dio ha creato per il benessere delle genti. Mario Rigoni Stern, scrittore e uomo di pensiero, in occasione di un recente premio letterario ha denunciato come i millenari equilibri naturali si stiano inesorabilmente rompendo per l'imprevidenza e l'egoismo umani, lanciando un appello ai Cacciatori perché assumano un impegno sempre più vigile e responsabile a difesa della natura. Da entrambi queste personalità, quindi, è arrivato un messaggio forte che ho voluto trasmettere al convegno: la tutela ambiente non va più vista come prerogativa di pochi, ma come valore assoluto che tutti dobbiamo far nostro e difendere. E primi fra tutti i cacciatori, coniugando la passione con l'amore per la nostra terra e per le nostre tradizioni».
C. S.
 

Risposta di Fulvio Cantarelli - segretario nazionale di Libera caccia -

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