Egregi signori
Noi non comprendiamo come un cacciatore, cioè colui che uccide, che semina sul terreno quintali di piombo, che immette sul territorio  fauna alloctona in barba alle leggi che lo vietano, che si appropria con le armi della violenza, dell'arroganza e dell'ipocrisia di un patrimonio che appartiene a tutti compresi quelli (e sono la stragrande maggioranza) che vogliono gli animali vivi per osservarli con un binocolo,  fotografarli o semplicemente rispettarli,  possa avere la presunzione di presentarsi come difensore della natura e ottenere credito.
E' veramente la più grande sfacciataggine mai messa in atto da una lobby. Ma si sa, la lobby dei cacciatori vanta enormi protezioni da categorie di adepti, categorie sommamente interessate: per denaro (vedi armieri, allevatori, ecc.), per potere (vedi politici).
Lobby potenti, contro le quali i "puri e duri", cittadini civili, evoluti, etici,  non sfondano.
La loro principale tattica è la non violenza, l'approccio legale, l'informazione e l'educazione, l'etica,  "armi" leggere presto soffocate da quelle vere e pesanti di cui i violenti dispongono impunemente.
Che si continui a parlare di diritto alla caccia, cioè all'uccisione di esseri parte di una natura sempre più violata, distrutta, inquinata, emarginata e non si riesca a vedere quanto questo degradi l'uomo, quanta zavorra porti all'avanzamento culturale e morale della società umana, quanta indegnità rappresenti per noi occidentali che della nostra evoluzione culturale andiamo fieri, è ignobile.
Che fierezza c'è nell'uccidere un uccellino dopo averne imprigionati e accecati tanti altri; che fierezza nel braccare un cinghiale dopo avergli sguinzagliato contro decine di cani vissuti in canili lager che resteranno gravemente feriti e uccisi?
Quale fierezza nell'appostarsi, ben nascosti, con armi da guerra e osservare animali dibattersi nell'agonia.....?
Quale fierezza nell'uccidere e distruggere per poi presentarsi all'opinione pubblica (ma quale?) in veste di poeti,  sentimentali visionari di un mondo felice,  sostenitori di un paradiso perduto?
Noi che ragioniamo con la mente e con il cuore, che non abbiamo abdicato ai grandi valori della cultura umana, alle qualità morali che rendono l'uomo un essere elevato vogliamo che la caccia sia definitivamente abolita e per questo lotteremo. 
 
...............GRUPPO BAIRO Onlus
www.bairo.info

firme dei sostenitori del messaggio: 
 

 
p.s. articoli in allegato
 
 
IL GAZZETTINO DI UDINE 
24 GENNAIO 2005
 
L'associazione venatoria richiama la Regione e gli altri enti istituzionali a un maggiore rispetto verso una gestione moderna e europea della fauna
Arci Caccia, il bersaglio non è più l'animale
«Basta con le lobby, occorre attenersi a una linea politica più rispondente ai criteri scientifici».
Il quadro del moderno cacciatore
 
Udine

I cacciatori, in Friuli Venezia Giulia, sono l'1 per cento della popolazione, ma di fatto sono i principali gestori e fruitori del patrimonio faunistico della regione. Una componente decisiva nella valorizzazione e salvaguardia del territorio, una lobby una volta potente, spesso conflittuale al suo stesso interno, ultimamente con qualche complesso di persecuzione, ma che sta guardando al futuro, a una società nella quale il valore dell'ambiente è sempre più centrale rispetto ad altre questione. E' cresciuta la sensibilità dell'opinione pubblica verso gli animali e il loro habitat e il mondo della caccia sta cercando di adeguarsi. Qualche volta con affanno, altre con lungimiranza e intelligenza. Sempre più spesso sono i cacciatori a operare concretamente per la salvaguardia delle specie animali, a opporsi ai danni e agli stravolgimenti dell'ambiente. E sempre più spesso i cacciatori collaborano fattivamente con istituti scientifici e anche con le associazioni ambientalistiche in programmi di conservazione.
Insomma il moderno cacciatore friulano ha ancora con se il fucile carico e spara, riempie il suo carniere, ma sempre più spesso ha con se la macchina fotografica o la telecamera, studia anche le specie non cacciabili è sempre più disposto al confronto, alla discussione e, soprattutto, è pronto al compromesso con gli altri gestori e fruitori del patrimonio naturalistico regionale.
Questo lumeggiare un quadro idilliaco della caccia sostenibile collide, però, con la "resistenza" dei settori più duri della tradizione venatoria e soprattutto con l'insensibilità e spesso con l'ignoranza delle amministrazioni pubbliche.
I cacciatori sono stati finora terreno "di caccia" per i politici, che li ritenevano un unico blocco di votanti da conquistare alla loro causa, "clienti" da accontentare, quasi mai una categoria con cui confrontarsi seriamente.
L'Arci Caccia del Friuli Venezia Giulia è una delle organizzazioni che raggruppano i cacciatori e fa parte di un'area che contiene anche Legambiente. Il confronto fra posizioni opposte, la ricerca di compromessi "in nome della natura" ha portato questa associazione ad allinearsi alle posizione venatorie europee più illuminate. E adesso esce allo scoperto.
«Intesa democratica ed il Presidente Illy in particolare, fin dalla campagna elettorale per le ultime elezioni regionali, avevano suscitato molte aspettative di buon governo anche nel mondo della gestione della fauna e dell'esercizio della caccia - si legge in un comunicato del coordinatore regionale Graziano Busettini - A quasi due anni di distanza dobbiamo però constatare che la fiducia accordata rischia di non essere ben riposta in quanto nulla è stato fatto di diverso dalla Giunte Regionali precedenti ed anzi sono state assecondate tutte le pratiche gestionali che ormai ci distinguono negativamente da anni in campo nazionale e non solo».
«L'Arci - Caccia del Friuli Venezia Giulia - continua il documento - ha tentato di sollecitare una discussione elaborando e presentando un anno fa un pacchetto di proposte organiche di riforma: ebbene, ad oggi, nessuno ha trovato il tempo di dare un cenno di riscontro. Nessuno ha trovato il tempo di rispondere nemmeno ad un documento sul tema presentato congiuntamente dall' Arci Caccia e dalla Lega Ambiente».
«E' indispensabile approvare, come le altre regioni hanno già fatto da tempo, regolamenti che siano rispettosi delle indicazioni emesse dall'Istituto Nazionale della Fauna selvatica, dagli istituti universitari e da tutti i tecnici di settore e ciò in attesa che venga ripristinato l'Istituito Faunistico Regionale: è indispensabile inoltre adeguare l'attività di vigilanza istituendo il corpo unico. Tutto ciò non è possibile se non viene urgentemente adottata una precisa linea politica rispettosa degli indirizzi scientifici e non prigioniera di lobby più o meno numerose e responsabili».
E il documento dell'Arci caccia contiene un piano articolato di proposte, alcune delle quali innovative, i cui punti salienti sono riportati in questa pagina.

Umberto Sarcinelli

 

IL GAZZETTINO DI PORDENONE
24 GENNAIO 2005
 
Doppiette puntate su volpi e corvi
Oltre ai cinghiali l'assessore Pottino dichiara guerra anche ad altre specie di "nocivi"
 
Non solo cinghiali. L'assessore provinciale a Caccia e Pesca, Marco Pottino, tornato inservizio attivo, ha inviato alla Regione una dettagliata proposta di abbattimenti di animali considerati "nocivi" e responsabili di danni all'agricoltura. E la rosa degli animali da abbattere si è decisamente allungata. I cinghiali sono i "primi della lista", ma si affiancano anche volpi e corvidi. E in questa dicitura trovano collocazione le cornacchie, i corvi le gazze ladre e le ghiandaie. «Le nostre richieste - spiega direttamente l'assessore Marco Pottino - derivano dall'analisi che abbiamo fatto insieme alle categorie dei danni che queste specie animali causano sul territorio della provincia. I cinghiali, lo sanno tutti, oltre a problemi alle colture causano rischi alla circolazione stradale provocando un numero sempre maggiore di incidenti stradali. I corvidi, invece, sono responsabili di danni irreversibili alla biodiversità con le aggressioni all'avifauna e le volpi provocano delle vere e proprie falcidie nel confronti di animali riproduttori al punto che i cacciatori sono costretti ad optare per la liberazione di capi pronta caccia. A fronte di tutto questo - conclude l'assessore - ed evidenziando le sempre maggiori difficoltà finanziarie che l'Ente deve affrontare per l'indennizzo dei danni, abbiamo presentato alla Regione le nostre richieste».
A fronte di queste considerazioni Marco Pottino ha inviato una dettagliata nota all'assessore regionale Enzo Marsilio in cui viene chiesta l'autorizzazione ad abbattere i capi al massimo entro febbraio o marzo. Ma non è tutto. Ci sono infatti altre indicazioni che - almeno nelle intenzioni di Pottino - dovrebbero andare verso un federalismo più spinto sull'intera questione. Non a caso l'assessore leghista chiede alla Regione che le modalità previste per i "prelievi" vengano autorizzate senza che l'agricoltore abbia l'obbligo di rilevare la consistenza numerica delle specie considerate dannose e che il "prelievo straordinario" delle specie animali indicate venga autorizzato con procedimento celere. Altro punto contrastante quello legato al fatto che siano le stesse Province a far eseguire i prelievi straordinari anche ai cacciatori che non siano conduttori di fondi agricoli. In pratica ampliare il numero delle doppiette.
Un capito speciale, invece, è segnalato per l'abbattimento differenziato. In pratica Pottino chiede all'assessore Marsilio la possibilità che vengano eseguiti periodici censimenti degli animali dannosi in modo da creare una vera e propria mappa nella quale vengano individuate le zone dove con precisi piani di abbattimento differenziati si possa ridurre il numero dei "nocivi".. Infine il risarcimento del danno. Anche in questo caso l'assessore provinciale chiede alla Regione una sburocratizzazione delle norme e l'inserimento di un meccanismo che preveda la possibilità per i possessori dei fondi di ottenere il risarcimento in tempi veloci.
A sottoscrivere il documento che è già partito per Trieste la Coldiretti, l'Unione Agricoltori, la Federazione caccia, l'Enal caccia, Libera caccia, i quattro distretti venatori e l'Unione Nord Est caccia e tiro, oltre all'assessore all'Agricoltura Renzo Francesconi e al presidente Elio De Anna.

Loris Del Frate

 

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