Egregi signori
L'articolo in calce potrebbe intitolarsi: "Chi più ne ha più ne metta"!
I piccioni non sembrano piccioni ma escavatrici, schiacciasassi, robot di ultima generazione, armi chimiche, bombe biologiche!
Compromettono fabbricati, monumenti, sottotetti, rovinano palazzi, chiese, portano malattie all'uomo, agli altri animali.
E' veramente inaudito come l'ignoranza delle amministrazioni, venga sostenuta pubblicamente dai quotidiani che, non soltanto non si documentano ma addirittura contraddicono i dati scientifici.
Tanto che importa! I piccioni non parlano, non hanno un avvocato, sono indifesi e insignificanti, Dio non li ha fatti a sua immagine e somiglianza.
Oltre all'abusata sequela di spropositi (i monumenti, i fabbricati, i palazzi, le chiese e i sottotetti citati sono colpiti dalle vibrazioni del traffico, dagli inquinanti immessi nell'aria dalle auto che producono il cancro della pietra come afferma l'indagine Salvalarte di qualche anno fa patrocinata dal Ministero dei Beni culturali e il rischio di malattie è insignificante come ha dichiarato recentemente l'Istituto Superiore di Sanità), l'uccisione a mezzo fucilate dei piccioni è già stata respinta come illecita dai TAR. Noi la consideriamo un favore ai cacciatori la cui capacità ricattatoria non guarda nè a leggi nè a etiche, meno che mai al rispetto e alla conoscenza.
Ma ci sono i cittadini pensanti che sapranno valutare e, al momento opportuno, far valere la propria scelta.
Chiediamo quindi che le associazioni locali si rivolgano al TAR per contrastare la caccia ai piccioni, che le amministrazioni cittadine di cultura si documentino e non cadano preda nè di ignoranze nè di intimidazioni. Diano l'esempio di amministrazioni illuminate e consapevoli. 
 
 
...............GRUPPO BAIRO Onlus
www.bairo.info

firme dei sostenitori del messaggio:

 

p.s. articolo di cronaca in allegato:  
 

LA PROVINCIA DI CREMONA - 22/2/2005
 
Pizzighettone. Pinotti: sono troppi e ora è un problema sanitario. Abbattimenti in campagna, presto un corso in Provincia
Lotta contro i piccioni
Il piano del Comune: doppiette e cibo ad hoc
 
di Cristina Viciguerra
 
PIZZIGHETTONE (CR) — Partirà in marzo il Piano comunale per il controllo del piccione, varato dal Comune per il contenimento di questa specie, la cui rapida riproduzione rischia di compromettere monumenti, fabbricati e sottotetti oltre al rischio di malattie per l’uomo e per gli animali. Un problema che sta assumendo toni davvero pesanti anche per molti paesi cremonesi, non ultimo Annicco, dove i piccioni stanno rovinando palazzi e la stessa chiesa. Il progetto-pilota di Pizzighettone durerà per i prossimi tre anni e verrà applicato su due fronti: sia nel centro storico attraverso la distribuzione di mangime granulare anti-fecondativo che inibisce la riproduzione bloccando quindi la nascita di nuovi esemplari; sia nelle cascine dove agli agricoltori e ai cacciatori autorizzati sarà concesso l’uso delle doppiette per l’abbattimento della specie all’interno dei singoli fondi agricoli. Agricoltori e cacciatori in regola con la licenza di caccia potranno ottenere l’autorizzazione all’abbattimento dei piccioni frequentando un breve corso che verrà organizzato nelle prossime settimane a Pizzighettone dalla Provincia (settore Ambiente). A questo proposito gli interessati saranno a breve raggiunti da una nota informativa del Comune. Per quanto riguarda il centro storico, l’operazione anti-piccioni verrà seguita da una ditta specializzata del settore (la Acme di Reggio Emilia) che ha già effettuato delle rilevazioni delle colonie dei piccioni presenti in centro storico (con una popolazione stimata in oltre 350 esemplari) e delle zone di maggiore concentrazione: piazza Porta Crema, zona Rivellino, vicolo Smancini e piazza San Pietro in Gera. «Abbiamo deciso di intervenire a 360 gradi sul problema piccioni che ormai rappresentano una vera e propria invasione per il nostro territorio comunale — spiega l’assessore Gianluca Pinotti —. Non solo nel centro storico, dove questi volatili causano i problemi più gravi sia per le strutture sia in termini di rischi per la salute pubblica, ma anche nelle cascine per non vanificare l’intervento in paese. Se non includessimo le zone rurali e le aziende agricole, si potrebbe infatti verificare una migrazione di piccioni nei territori limitrofi della campagna e viceversa. L’obiettivo è proprio quello di pianificare l’attività sia in centro storico (con un intervento senza armi) sia nelle zone rurali dove il rischio, oltre che di danni alle strutture, è che i piccioni possano essere veicolo di malattie per i bovini».

 

Risposta dei dirigenti dell' U.O. Veterinaria e U.O. Prevenzione Regione LOMBARDIA
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