Egregi signori
La Regione Toscana e il suo capoluogo, Firenze, hanno  fatto propri i principi della legge 281 del 14 agosto 1991, elevandoli a propria cultura animalista  e riconoscendo la validità etica e morale a tutte le forme di pensiero che si richiamano al dovere di rispetto di tutte le specie animali.
La Regione Toscana, infatti, ricalcando la legge quadro nazionale con propria legge 43/95, all'art. 1,  promuove e disciplina  la tutela degli animali d'affezione, condanna gli atti di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti ed il loro abbandono e stimola l'educazione al rispetto degli stessi.
Esemplificando, anche se ancora molto deve essere fatto per raggiungere le vette di quanto enunciato, iniziative non mancano.  
  1. A Firenze:
  • nella tradizionale festa del grillo,  l'animale vivo è stato sostituito con un simulacro;
  • il controllo delle popolazioni di colombi viene effettuato in maniera incruenta, distribuendo agli animali cibo trattato con antifecondativo;
  • le colonie feline vengono gestite da un apposito ufficio comunale e da volontari, i gatti alimentati, curati e sterilizzati;
  • il comune ha emesso un regolamento sulla tutela degli animali e particolari ordinanze come quella contro l'impiego di cuccioli nell'accattonaggio;
  • ecc.
    2.   La Regione Toscana:
  • ha emesso una legge contro i bocconi avvelenati;
  • ha in approvazione una proposta di legge a tutela degli animali sul territorio regionale;
  • ecc.
Tutto ciò premesso, ci riempie di sdegno leggere nell'articolo del 17 maggio su La Nazione, che il sindaco di un piccolo comune della provincia di Firenze, San Casciano Val di Pesa, abbia emesso un'ordinanza con la quale si vieta di accudire sia all'interno che all'esterno del cimitero "animali che possono riprodursi in maniera indiscriminata ed esponenziale dando luogo a colonie feline o altri fenomeni di randagismo".
Come se la riproduzione degli animali fosse un fenomeno e non il risultato di una indiscutibile legge naturale e cani e gatti conoscessero il discrimine tra il numero di prole gradito e quello sgradito all'amministrazione di San Casciano.
Inoltre il sindaco dimentica le leggi dello Stato e della Regione che tutelano gli animali d'affezione e combattono il randagismo. E lo combattono non  con l'affamamento (che già a Firenze vari anni fa costituì motivo di una sollevazione popolare e non solo) come il sindaco vorrebbe, ma con  l'adempimento delle norme predisposte, ovvero: l'istituzione di canili per i cani, la sterilizzazione per cani e gatti, la promozione di campagne per le adozioni, l'informazione contro l'abbandono, ecc. Proprio come ha fatto il comune di Firenze al quale il sindaco di San Casciano dovrebbe conformarsi.
Esistono altri piccoli comuni in Toscana che provvedono alla sterilizzazione dei gatti delle colonie feline ed esistono sindaci che tentano di rispettare le leggi.
Noi sappiamo che gli amministratori sono al servizio della cittadinanza tutta, tra cui ci sono coloro che vogliono il rispetto degli animali e non la loro persecuzione; che gli amministratori sono tenuti a far rispettare la legge e non ad infrangerla; che se tali amministrazioni fossero adempienti, non ci sarebbero inquilini indesiderati nel cimitero anche se noi pensiamo che sia più nobile e francescano accettare le creature di Dio anzichè respingerle e che il decoro essenziale sia quello morale mentre la sacralità sia il requisito di ogni vita.
Ci aspettiamo un dietro front.
 
 
..................... GRUPPO BAIRO Onlus
www.bairo.info

 
firme dei sostenitori del messaggio: 
 
 

Risposta del responsabile Leonardo Baldini Ufficio Urbanistica Comune San Casciano Val di Pesa (FI) e controrisposta del GRUPPO BAIRO

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