Sent: Thursday, January 15, 2004 10:40 PM
Subject: Spettacolo crudele

 
Egregi signori
Si può parlare del circo guardandolo da molti lati e tutti saranno parziali, incompleti, falsi perchè basati sull'interesse umano. Ma il circo con gli animali è un circo basato sulla loro sofferenza e quindi non può essere spettacolo etico, ci riporta a tempi molto lontani quando anche l'uomo era oggetto di spettacolo circense.
Noi consideriamo il circo altamente diseducativo. Gli animali soffrono, vivono prigionieri, in strette gabbie, la loro etologia è totalmente annullata. Sono soltanto piccole o grandi macchine a forma di serpente o di elefante ma sempre macchine, schiavi.
Siano essi nati in cattività o prelevati dal loro habitat naturale, questi animali sono considerati strumenti di guadagno. Questo sfruttamento di esseri senzienti è indegno della civiltà.
Ci auguriamo che la città di Catania segua l'esempio di altre città vietando l'attendamento dei circhi con animali.
 

............................. GRUPPO BAIRO Onlus

 
 
Firme dei sostenitori del messaggio:

 
p.s. articolo di cronaca in allegato
 
3 gennaio 2004
LA SICILIA
 
Circensi si nasce: «Più che un lavoro»

«La vita da circo, vista dall'esterno, sembra più brutta e sacrificante di quella che poi è realmente». Darix Martini, erede di una famiglia circense siciliana che da cinque generazioni gira per il mondo - fino al 25 gennaio a Catania per presentare il suo spettacolo - ci tiene a precisare: «Amiamo questo mestiere, non lo cambieremmo mai per nessuna ragione al mondo».
Sotto il suo tendone, una «famiglia» - come ama definirla - di oltre 100 persone corre freneticamente da una parte all'altra, prima che inizi lo show. Le ballerine si ricoprono di cerone e volant, il clown scalda la tromba e la macchina più matta del mondo, la contorsionista scioglie i muscoli. «Mia moglie e i miei figli, mio fratello e i miei nipoti - precisa Darix - lavorano tutti qui. Siamo circensi nel sangue, anche Michael, che ha solo tre anni, sogna un domani di domare i leoni».
I cammelli, gli struzzi e i serpenti fanno il loro ingresso dietro le quinte, mentre Irina e George, una coppia rumena di acrobati dell'aria, sono pronti ad entrare in scena: lei ha saputo proprio in questi giorni di essere incinta. Attaccata ad una fune, vola. Vola in alto insieme al marito. E poi ci sono gli animali, quelli che hanno fatto e continuano a fare la storia del circo: «Baby, il nostro elefante - spiega Darix - è nato proprio in questa città e il 4 gennaio compirà 50 anni. Ma è la giraffa, alta ben cinque metri, quella che più affascina i bambini. Mentre i serpenti, che facciamo anche accarezzare durante l'esibizione, riscuotono successo tra i più grandi».
Lo spettacolo prosegue velocissimo, esibizione dopo esibizione, le luci si abbassano, seguono i movimenti dei protagonisti e la voce fuori campo del presentatore continua a commentare saltimbanchi, danze e funambolismi. Ma c'è anche chi rimane in tensione, aspettando il proprio turno: Roberto Caroli, 43 anni, al debutto proprio durante la tappa catanese, inizia a parlare con i suoi cinque compagni d'avventura. Sultan, Rocky, Massalina, Giada e Rambo, li porta sempre con sé: tigri, leoni e leonesse che ha cresciuto sin da piccoli: «Sono l'unico domatore - dice - che riesce a portarli in gabbia senza fruste o forconi. Si rischia, certo… Mio zio e i miei cugini sono stati feriti gravemente durante la loro carriera, proprio durante uno spettacolo: ma sono gli inconvenienti del mestiere. D'altronde, per fare questo lavoro, devi essere matto. Qui, siamo tutti matti».
Anche Calogero Veneziano, 83 anni di cui 40 passati a lavorare con gli Orfei, non riesce a fare a meno del suo amato circo e oggi segue in giro per il mondo la famiglia Darix: «Ho una casa bellissima - dice scherzando - ma se rimanessi lì morirei…».
Perché senza il loro tetto a quattro ruote - spesso anche sfarzoso e pieno di comfort - non andrebbero poi così lontano. «Circensi si nasce, anche se ormai ci sono anche le Accademie ed è possibile apprendere i trucchi e le tecniche del mestiere. Circensi si muore, lasciando in eredità un'arte che non tramonterà mai».
Assia La Rosa

 
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