Egregi signori
Non è soltanto ad Acireale che un cane randagio vaga in cerca di cibo, acqua e ............. pietà (sentimento  evidentemente  sconosciuto).
Migliaia sono i cani affamati, assetati, piagati, ammalati, feriti......che vagano, abbandonati o nati  randagi, in tutta la Sicilia (anzi, in tutto il sud Italia), senza che nessuno si curi di loro se non nel momento in cui avviene "il fattaccio", cioè il morso.
Ma un animale, mammifero (da mamma, mammella, latte tiepido...), che mette al mondo i suoi cuccioli, che vive mangiando e bevendo, proprio come noi, altrimenti muore, fa di tutto per sopravvivere e quando non può soddisfare i propri bisogni diventa irascibile proprio come noi. Il cane morde, noi sappiamo anche uccidere.
Allora, perchè non comprendere che un animale deve essere salvato? Perchè non attivare il motore dei nostri sentimenti addormentati o, se questo è impossibile, pretendere il rispetto delle leggi emesse, sia da parte delle amministrazioni (obbligate a combattere il randagismo e tutelare gli animali d'affezione) sia da parte dei cittadini?
Ci aspettiamo che la Sicilia agisca e non soltanto per salvaguardare la propria immagine fisica ma anche per recuperare quella civica e culturale.

........................GRUPPO BAIRO Onlus        
www.bairo.info
 

firme dei sostenitori del messaggio: 

p.s. articolo di cronaca in allegato 
 

LA SICILIA (Catania_Provincia)
31/05/2005
 
acireale   Cane semina il panico in un hotel
Il Cot lancia l'allarme randagismo
 
Acireale (CT)
Due persone morsicate ad Acireale da un cane randagio all'interno di un albergo. E il locale «Cot», Coordinamento operatori turistici, punta il dito sulla critica situazione esistente nella cittadina acese per quanto riguarda il randagismo.
Ma veniamo al fatto: un cane di grossa taglia si era introdotto nei locali di una struttura alberghiera suscitando comprensibile scompiglio tra gli ospiti. Il personale dell'hotel si dava da fare per allontanare l'animale, alla ricerca di cibo, acqua e forse di un ricovero, ma poco dopo il cane si ripresentava nuovamente più determinato di prima, riuscendo persino a raggiungere un corridoio nel quale si aprivano alcune camere. Un cliente e lo stesso portiere di notte, i quali si erano attivati per allontanare l'animale, venivano morsicati. Mentre fra i frequentatori dell'albergo era quasi il panico, il cane, a sua volta, appariva ormai visibilmente impaurito da quel trambusto. Solo grazie alla pazienza di alcuni dipendenti dell'albergo, alla fine si era in grado di legare il cane per poi ristorarlo. Fortunatamente l'animale, una volta sazio, si è mostrato arrendevole. A questo punto però la vicenda non si è ancora conclusa: sorgono problemi di carattere «gestionale».
Nonostante infatti le segnalazioni sia al Commissariato di polizia che al Comando dei vigili urbani, nessuno ha inteso intervenire. Univoca la risposta: il Comune non dispone di un canile proprio, nè di una convenzione in merito, nè di un servizio di tutela della salute pubblica. Solo dopo tre giorni di permanenza in locali dell'albergo, l'ospite lo scorso fine settimana è stato affidato ad un canile privato.
I componenti del Cot stigmatizzano così su quanto avvenuto, un problema che ha rappresentato solo la punta di un iceberg per quanto attiene il fenomeno del randagismo il quale nella cittadina acese pare essere piuttosto diffuso. Nel documento trasmesso al sindaco Nino Garozzo, si sottolinea come «per il periodo estivo molte attività di ristorazione stanno predisponendo servizi all'aperto, con i randagi che in passato si sono avvicinati pericolosamente, sollevando così anche rischi igienici in quanto essi frugano spesso fra l'immondizia. E' inconcepibile che una città come Acireale lasci gravare tali casi esclusivamente sui cittadini, sulle aziende e sulle persone di buona volontà che si prestano ad intervenire spontaneamente come nel caso descritto».
Per completezza occorre dire che il Comune si è avvalso in passato di un canile, ma la convenzione non è stata più rinnovata in quanto l'ente locale risulta ancora in debito con il gestore.
N. P.
 
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