Gentili signori
vogliamo far presente il tremendo business, di cui parla il dossier di Legambiente, che appartiene, senza capacità di contrasto, a quel paese moderno, civile, democratico che si chiama Italia.
Ma veramente nessuno in Europa sa di cosa parliamo?
Noi cittadini italiani ci sentiamo impotenti soprattutto per quanto riguarda la zoomafia.
Chiediamo un approfondimento e interventi appropriati.

........................GRUPPO BAIRO Onlus        
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firme dei sostenitori del messaggio: 

p.s. articolo di cronaca in allegato

YAHOO
Martedì 31 Maggio 2005
 
Ecomafia: business da 24,6 miliardi euro, dice Legambiente
 
MILANO (Reuters) - Un'"impresa" gigante dell'economia italiana, tra i dieci big dell'industria nazionale, alle spalle di colossi come Eni, Fiat, Enel e davanti a Finmeccanica, Pirelli o Erg, con un fatturato di 24,6 miliardi di euro. Ma rigorosamente illegale.
Questo il profilo dell'ecomafia, l'insieme delle attività che la malavita organizzata pratica ai danni dell'ambiente, illustrate oggi a Roma in un convegno per la presentazione del Rapporto sull'Ecomafia 2005 di Legambiente, alla decima edizione.
Secondo il rapporto, i tradizionali business dell'ecomafia scoperti da Legambiente (cemento, abusivismo edilizio, appalti illegali, traffico di rifiuti, commercio clandestino di opere d'arte, racket degli animali… ) hanno generato, l'anno scorso, 24 miliardi e 600 milioni di euro di fatturato.
Ma a impressionare di più, dicono i curatori del rapporto, è il trend di crescita di questo settore illegale: in un Paese che segna il passo in molti campi e registra la contrazione del fatturato di alcune grandi aziende, l'attività illegale in campo ambientale è aumentata del 30% rispetto all'anno precedente.
"L'ecomafia si è fatta impresa, impresa criminale naturalmente, lucra su tutto, si insinua negli appalti pubblici, sfrutta le debolezze del Paese in alcuni settori (la gestione dei rifiuti al Sud è catastrofica ed è un ottimo volano per chi vuole guadagnarci illegalmente), può reinvestire gli utili senza alcuna pressione fiscale", dice il documento.
Affermando che la malavita ha tratto profitto da provvedimenti come il condono edilizio ed il ritardo del Parlamento nell'approvare una modifica al codice penale che introduca nel testo i reati contro l'ambiente.
 
IN AUMENTO ANCHE REATI E CLAN MALAVITOSI COINVOLTI

Il dossier realizzato da Legambiente ha registrato 25.469 reati ambientali (tre ogni ora), con un aumento delle persone denunciate del 10,4%.
Il 49,1% degli illeciti si concentra nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa: Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.
I clan dell'ecomafia, dice il dossier, sono oggi 194, 25 in più rispetto al 2003. Un aumento di "famiglie", quasi tutte interessate ai guadagni che ruotano intorno al mattone, grazie anche alla ripresa di questo fenomeno stimolata dall'ultimo condono edilizio.
L'abusivismo, rileva Legambiente, è infatti cresciuto ancora (+ 3,6% nel 2004). Le nuove case abusive sono state 32.000 nello scorso anno, ovvero 3.000 in più rispetto al 2003, l'anno dell'impennata. Con stime di previsione preoccupanti anche per il 2005.
"Le 93mila costruzioni abusive tirate su dal 2003 alla fine dell'anno in corso sono un fardello insopportabile per la qualità dell'ambiente nel nostro Paese, la tutela della legalità, i legittimi interessi delle imprese costruttrici che operano nel rispetto delle regole", dice Roberto Della Seta, presidente di Legambiente.
 
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