Egregi signori 
Non è certo un primato di cui andare fieri, essere tra le prime Regioni per abbandono di animali!
Ma, si sa, un certo tipo di società non si pone il problema degli animali, della loro tutela, della loro sofferenza. Anzi, si pone il problema soltanto quando questi animali, affamati, malati, feriti, si avvicinano troppo agli spazi umani e spaventano.
Eppure le amministrazioni dovrebbero attuare una politica di tutela (con la costruzione di canili, sterilizzazioni, tatuaggi, informazione, adozioni) e di lotta al randagismo (legge 281 del 14 agosto 1991)!
Dovrebbero impiegare il denaro pubblico nel migliore dei modi per gli animali e per i cittadini, evitando il famoso business.
Ma, non è così. Per pigrizia, per inettitudine, per indifferenza, per disprezzo delle leggi..... le amministrazioni delegano affaristi, volontari, criminali a compiere il compito che esse stesse dovrebbero svolgere.
Vorremmo che coloro che sono al servizio del Paese Italia,  decantato come avanzato, ricco, sviluppato (tecnologicamente) ma in realtà tanto arretrato per senso civico e disciplina sociale, volgessero lo sguardo in basso e vedessero la fanghiglia che lo deturpa e che molti riescono a vedere.
Ci attendiamo una riflessione da parte delle istituzioni e iniziative forti da parte dei cittadini.

........................GRUPPO BAIRO Onlus        
www.bairo.info
 

firme dei sostenitori del messaggio: 

p.s. articolo di cronaca in allegato

LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
16/05/2005
 
Il piano sanitario regionale di Fitto prevedeva interventi 
Il grande business dei randagi Puglia al 5° posto per l'abbandono
 

I cani randagi come i rifiuti. Un business che, se mal gestito dalla pubblica amministrazione, provoca una montagna di interessi ai privati e rischia di trasformarsi in un vero e proprio racket. Duemila cani censiti e molti altri «sconosciuti». Le cifre dell'emergenza si sommano a quelle del randagismo su cui non ci sono numeri certi. L'unica certezza è che il fenomeno è uno delle priorità della nuova giunta regionale visto che la Puglia si colloca ai primi posti, nelle classifiche nazionali, per gli animali abbandonati. Ogni anno, in Italia, vengono abbandonati 350mila fra cani e gatti, mentre le percentuali sul randagismo rendono ancora più difficile la situazione. Un'indagine Eurispes colloca la nostra regione al quinto posto nella classifica nazionale: primo posto alla Campania con 147mila bestie; secondo, al Lazio (104mila), terzo all'Emilia Romagna (102mila), quarto alla Sardegna (80mila) e quinto alla Puglia, con poco più di 67.500 randagi. Tutto ciò accade nonostante il varo, avvenuto a luglio del 2004, della legge 189/2004 che punisce i maltrattamenti degli animali. Da oggi, chi abbandona un cane, un gatto o un qualsiasi animale domestico, paga una multa da mille a 10mila euro. Si tratta di un'emergenza che, da un lato rappresenta una bomba igienico sanitaria, dall'altra crea un mercato parallelo finalizzato al mantenimento di interessi talvolta poco chiari. E' di due anni fa la scoperta di un traffico di cani dalla nostra regione verso la Svizzera (per fini sperimentali) scoperto dai carabinieri del Nas. In Puglia, rivela una recente indagine del settimanale Panorama, la situazione dei canili non è così rosea. Delle nove strutture pubbliche, gestite prevalentemente da privati, solo due (nel Leccese) si sono guadagnate le «4 stelle». Cioè sono state ritenute idonee e chi vi lavora «rispettoso» del mondo animale. A Taranto, c'è addirittura un cimitero privato per animali. Per il resto, la situazione non è certo delle migliori: strutture chiuse, sotto sequestro, con gravi irregolarità o addirittura vietate all'accesso (come quella di Cassano Murge, in provincia di Bari). Il Piano sanitario regionale varato dalla passata giunta Fitto prevedeva interventi nei confronti del randagismo: anagrafe canina regionale, riduzione delle nascite con specifiche campagne di sterilizzazione, adeguamenti dei canili ai fabbisogni del randagismo, il miglioramento delle strutture di «accoglienza» e la supervisione veterinaria. I risultati di una politica poco «attenta» al problema è sotto gli occhi di tutti. nic. pe.
 
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