Egregi signori
Non ci si può mai meravigliare dell'avanzata selvaggia dei cacciatori e dei loro solerti amici. In tempi in cui la dignità si costringe sotto la suola delle scarpe sporche,  tutte le peggiori voluttà umane vengono a galla.
Pur di tener fede ai suoi loschi amici che bramano carneficine,   la Provincia legalizza i metodi propri del bracconaggio, evade la legge e promuove una caccia fuori regola, non si cura dell'inquinamento genetico....ecc.......e tutto come fosse cultura.
E pensare che i cinghiali sono stati portati dall'est Europa proprio dai e per i cacciatori!
Le Province italiane ignorano la dichiarazione della  Corte Costituzionale  che definisce la caccia "mera facoltà di gruppo" e l'ambiente "valore rilevante per la comunità".
Ma tant'è: in Friuli si grida "viva la caccia e abbasso l'ambiente"! Che la Corte Costituzionale chiuda la bocca!
Aspettiamo il giorno in cui qualcuno, dall'alto della propria carica morale e giuridica, osi contrastare questa politica italiana filovenatoria, tanto arrogante da non accettare neppure le leggi preparate per il proprio privilegio.
Aspettiamo il giorno in cui, la stragrande maggioranza dei cittadini italiani, contrari a questa pratica di morte, sapranno pretendere ed ottenere, non il privilegio ma il riconoscimento del diritto che spetta a ogni maggioranza.
 

........................GRUPPO BAIRO Onlus        
www.bairo.info
 

firme dei sostenitori del messaggio: 

p.s. articolo di cronaca in allegato

IL GAZZETTINO DI PORDENONE
Martedì, 14 Giugno 2005
PORDENONE
In procura per l'abbattimento dei cinghiali
 
In riferimento all'articolo pubblicato sul "Il Gazzettino" del 2 Giugno scorso dal titolo "Già riaperta la caccia al cinghiale" preme evidenziare quanto segue. È passato più o meno un anno dalla figuraccia della Provincia di Pordenone e dell'Assessore Regionale alla Caccia, che ha fatto parlare la stampa e le Tv locali. Volevano dare un segnale: tolleranza zero verso i cinghiali. Così decisero di uccidere 100 cinghiali. Risultato: solo (sic!) 11 i capi abbattuti nell'arco di due mesi di caccia prevista 24 ore su 24 e con metodi considerati usualmente atti di bracconaggio ossia di notte e con l'uso del faro. La giustificazione del flop fu che i cinghiali si erano nascosti. L'inutilità di detto sterminio è ancor più evidente oggi quando la Provincia a fronte delle autorizzazioni regionali sta predisponendo un piano per l'abbattimento di 65, non più 100, cinghiali riconoscendo quindi di averla sparata grossa l'anno scorso e riducendo così i capi da abbattere del 35\%. A dire il vero allo scrivente risulta esserci, ad oggi, unicamente una deliberazione della Giunta Provinciale che prevede l'abbattimento di 15 cinghiali nei Comuni di Spilimbergo e Pinzano al Tagliamento, ma è assai probabile che giungano le nuove autorizzazioni regionali per dare il via libera a una più sanguinaria mattanza. Gli agricoltori, per voce del vice commissario Coldiretti, Silvano Capannini dicono di non voler passare come gli sterminatori di cinghiali, poiché a loro basterebbe un integrale risarcimento; non essendoci l'integrale risarcimento - ma solo un indennizzo - sono costretti a chiedere gli abbattimenti. Perché non chiedere agli Enti territoriali strumenti di dissuasione e studi scientifici sulla specie sus scrofa al fine di intraprendere delle soluzioni che possano preservare il raccolti e la vita dei cinghiali? Le soluzioni non mancano: in primis le recinzioni elettrificate! Forse le richieste di abbattimento sottendono qualche altro interesse, per esempio quello dei cacciatori delle riserve di caccia? Al cittadino comune sfugge che la Provincia di Pordenone nel dare il via alla mattanza di giugno e luglio con la surrichiamata delibera ha previsto una particolare regalia per le Riserve di caccia, ovvero: le Riserve di caccia saranno destinatarie delle spoglie degli animali abbattuti. Ciò quindi nel più totale spregio del principio che sorregge la legge statale sulla caccia: la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello stato. In virtù di questo principio i capi abbattuti dovrebbero essere quanto meno posti all'asta. Ma la regalia si sa: tornerà utile al momento delle elezioni, tanto si fa con il patrimonio statale!
Ciò che rende la vicenda ancor più assurda è che a coordinare l'attività del piano, sempre in totale assenza di fondamento normativo, saranno proprio i soggetti appartenenti alle Riserve di caccia, quali cacciatori proprietari e conduttori dei fondi compresi nel piano di abbattimento e Direttori di Riserva. La caccia al cinghiale è oramai un tale business che riguarda tutta l'Italia, basti pensare che addirittura la Provincia di Salerno ha stanziato centinaia di migliaia di euro per l'acquisto di cinghiali da liberare nelle campagne. Ci sono addirittura aziende della Provincia di Pordenone che fabbricano speciali prodotti da utilizzare per la caccia al cinghiale che portano strani nomi come Scrofaliq e Scrofarut, quest'ultimo in particolare un attrattivo con odore di scrofa in calore, pubblicizzati nelle riviste di caccia specializzate. Ma purtroppo non sono solo i cinghiali ad essere cacciati praticamente in tutto il periodo dell'anno. Lo stesso destino tocca a decine e decine di volpi. Ad ogni buon conto la Lac del Friuli Venezia Giulia non resterà a guardare e pensa sia venuto il momento di porre la questione dei prelievi al di fuori del periodo venatorio al vaglio dell' Autorità Giudiziaria.
Alessandro Sperotto
Delegato Lca - Fvg
 
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