Egregi signori
troppo facile scagliarsi contro i cinghiali, i danni che provocherebbero, il pericolo sanitario e un'infinità di altri misfatti dimenticando di raccontare a chi legge che alla base del cosiddetto danno, stanno i cacciatori.
Sono costoro che, sbavando dietro il sangue di questi animali, li acquistano dall'est europeo, li immettono nel territorio in barba alle leggi, all'Istituto della Fauna Selvatica e all'inquinamento genetico.
Cacciare, cioè uccidere, è l'imperativo.............e tutti dietro come cuccioli imberbi....comuni, province....ecc.
Il cinghiale autoctono è da tempo ridotto a pochissimi esemplari, laddove ancora esiste, ma, poichè la caccia al cinghiale è la caccia grossa nostrana, la brutalità della caccia, la ferocia  istituzionalizzata  i cacciatori (e loro amici) hanno tutto l'interesse nel conservarla.
Una caccia che non risparmia i cani, animali d'affezione, usati a decine e a decine sventrati e uccisi con grande sofferenza, nonostante gli interventi riparatori praticati senza anestesia e senza professionalità e quindi altrettanto violenti (vivisezione?) dei cacciatori, improvvisati veterinari.
Sono consapevoli le istituzioni preposte ai controlli, al rispetto delle leggi, di quanta illegalità ruoti intorno alla caccia al cinghiale?
Se lo sono..... non abbiamo parole per giudicare.
Se non lo sono, si informino.
L'Italia di oggi non ha bisogno di violenza, di barbarie;  la caccia deve essere abolita, in particolare quella al cinghiale.
I parchi, dopo aver effettuato controlli, sanzioni, impedimenti,  devono trovare soluzioni incruente se la popolazione di un animale rompesse un equilibrio.   Altrimenti perchè definirsi parchi anzichè riserve di caccia?
Invochiamo l'affermazione della legalità.

........................GRUPPO BAIRO Onlus        
www.bairo.info
 

firme dei sostenitori del messaggio: 

p.s. articolo di cronaca in allegato

LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO (BASILICATA)
22/06/2005
 
rotonda Ieri mattina davanti alla sede del Parco del Pollino hanno protestato i sindaci della Val Sarmento 
«I cinghiali vanno abbattuti»
Gli animali sono diventati una vera minaccia per le popolazioni
 
ROTONDA - Una manifestazione pacifica ma molto partecipata quella che si è svolta ieri mattina a Rotonda, davanti la sede del Parco Nazionale del Pollino. Una iniziativa attraverso cui i sindaci della Val Sarmento in prima linea e altri colleghi dei paesi del Parco, versante lucano e calabrese, hanno manifestato tutto il loro disagio e le loro preoccupazioni riguardo all'emergenza cinghiali. I maiali neri nei cinque comuni della Valle ossia Cersosimo, Noepoli, San Costantino e San Paolo Albanese e Terranova del Pollino, sono diventati una vera e propria emergenza, una minaccia per la pubblica incolumità e causa di preoccupazione per le amministrazioni locali. Nel corso della manifestazione di ieri i primi cittadini dei sopraccitati comuni hanno incontrato il Presidente del Parco del Pollino on. Francesco Fino, questi raccontano i sindaci, ha dato la sua massima disponibilità nella risoluzione del problema. Tuttavia le rassicurazioni non sono bastate tant'è che i sindaci insieme al consigliere provinciale Sandro Berardone e al presidente della Comunità Montana della Val Sarmento, hanno stilato un cronoprogramma da seguire per la soluzione della questione. «Questo è solo l'inizio, dice il sindaco di San Costantino Albanese Giuseppe Cantisani, fisseremo un incontro con il Prefetto per discutere con lui della pubblica incolumità e delle questioni igienico-sanitarie. Interpelleremo la Giunta regionale per discutere della richiesta dello stato di calamità naturale e vedere come poter andare in deroga alla normativa delle aree protette per l'abbattimento massiccio dei cinghiali e poi attuare un controllo selettivo». Non si esclude la caccia almeno per far fronte all'emergenza anche nell'area protetta. «Occorre la istituzione di un tavolo tecnico permanente, dice Mario Trupo, sindaco di Cersosimo, composto da membri del consiglio regionale e provinciale (Potenza e Cosenza), ente Parco, Prefetto e rappresentanti dei sindaci, per cercare di addivenire a una soluzione in tempi brevi». Si ipotizza di riuscire ad arrivare a settembre, quando ci sarà l'apertura della caccia, all'abbattimento selettivo e massiccio, prima dovrà essere rivisitato il regolamento del Parco che prevede l'abbattimento di un certo numero di ungulati, numero che dovrà necessariamente essere aumentato dato l'elevato numero di animali che gira nella Valle del Sarmento e negli altri paesi del Parco. «E' necessario e urgente, dice il consigliere Berardone, un tavolo di concertazione anche perché nel momento in cui sarà disposto l'abbattimento la provincia non dovrà fare il ripopolamento. A giorni , rassicura il consigliere, la provincia incontrerà regione e Parco per discutere della questione» «Quello di oggi è solo il primo passo, conclude il sindaco Cantisani, eravamo coscienti che non potevamo trovare la soluzione in giornata, il nostro impegno per limitare l'emergenza continuerà quotidianamente, la battaglia è iniziata ora dobbiamo vincere la guerra».
Antonietta Zaccara
 
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