Egregi signori

leggiamo della delibera in calce indicata, emessa per la gestione del cinghiale e replichiamo: non chiamatela gestione, chiamatela con il vero nome, uccisione.

Non potete addossare la responsabilità dello "squilibrio ambientale" al cinghiale perchè questo animale è una vostra innocente vittima, il capro espiatorio, l'agnello sacrificale e non la causa predominante dello squilibrio di cui riferite.

Il cinghiale autoctono è quasi scomparso, allora, i cacciatori, per tenere viva la loro ingordigia di morte (come chiamereste altrimenti la mattanza?) hanno importato dall'est Europa i cinghiali alloctoni molto più grossi, molto più prolifici.

Evadendo la legge 157 che proibisce l'inquinamento genetico, ignorando (?) il parere dell'INFS, protetti dalle istituzioni che sanno e non agiscono.

I parchi si trasformano in riserve di caccia, i campi coltivati in surrogati di boschi, le strade in vie di transumanza e, dulcis in fundo, si invocano le malattie (genericamente chiamate rischi sanitari) come fossero micidiali bombe biologiche.

Non c'è misura nè verità nelle relazioni che seguono intenzioni e interessi ben lontani dall'equilibrio tanto sbandierato.

Perchè?

Perchè i cacciatori, che sono i responsabili portatori di squilibrio, risultano indenni da ogni osservazione, da ogni repressione, da ogni sanzione. La prepotenza e l'arroganza, loro naturali armi di combattimento, hanno gioco anche con coloro che ne dovrebbero essere immuni.

Chiediamo a chi ancora può o vuole farlo, di riflettere ed estirpare la colpa laddove essa ha origine. Non mancano le capacità, manca la volontà.

 

........................GRUPPO BAIRO Onlus        
www.bairo.info
 

firme dei sostenitori del messaggio: 

p.s. DGR in allegato

In data 16.02.2005 sono state approvate le seguenti Deliberazioni di Giunta Regionale su proposta dell’Assessorato Regionale Alla Qualità dell’Ambiente.

 

DGR n° VII/20833

 

“Convenzione tra Regione Lombardia – Direzione Generale Qualità Dell’Ambiente, Regione Piemonte – Settore Pianificazione Aree Protette, Parco Lombardo della Valle Del Ticino, Parco Naturale della Valle Del Ticino, Provincia di Varese, Provincia di Milano, Provincia di Pavia, Provincia di Novara, relativa al monitoraggio e alla gestione del cinghiale (Sus scrofa) nella Valle del Ticino.

 

Con questa delibera si è approvata una convenzione tra enti confinanti per il monitoraggio e contenimento della popolazione di cinghiali nella valle del Ticino in quanto le popolazioni di cinghiale sono causa di squilibro ecologico, di danni alle coltivazioni agricole e rappresentano un pericolo per la pubblica incolumità riguardo l’attraversamento di strade a scorrimento veloce. Le azioni di monitoraggio, controllo sanitario e gestione della specie sono promosse dalla Regione Lombardia quale Ente con la maggior parte di territorio interessato, conformemente al disposto dell’art. 32 della Legge 1991, n. 394, “Legge quadro sulle aree protette”.

 

Entrambe le regioni (Lombardia e Piemonte) mettono in capo ai rispettivi enti parco (Parco Lombardo della valle del Ticino e Parco Naturale del Ticino) in collaborazione con le rispettive Province (Pavia, Milano e Varese per il territorio Lombardo, Novara per il territorio Piemontese) il coordinamento delle azioni di monitoraggio standardizzato e di cattura mediante gabbie a trappola nelle aree a parco naturale ed abbattimenti selettivi in aree a Parco Regionale secondo le linee guida dell’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica nelle aree ove sia necessario il contenimento dei cinghiali. Il programma d’interventi è suddiviso in due fasi: la prima di due anni prevede da un lato di ottenere una prima riduzione della popolazione di cinghiale e dei relativi danni e dall’altro la sperimentazione di nuove forme di intervento (es. recinti mobili di cattura) nonché il reperimento di indicazioni sulla distribuzione della specie e sulla dinamica di popolazione per tarare al meglio gli interventi di contenimento che si svolgeranno successivamente. La seconda fase, più mirata, sempre di durata biennale è quella in cui si proseguirà nelle attività di riduzione della popolazione per portarla nei limiti prefissati nelle singole zone, intensificando gli interventi in quelle aree dove si vuole ottenere la più bassa densità della specie. La collaborazione tra enti territoriali contigui servirà per azioni congiunte e quindi più efficaci sia nelle azioni di cattura e contenimento sia nel reperimento di informazioni veterinarie e morfologiche della specie, utili, ad esempio, per valutare il tasso di natalità della popolazione.

 

Allegata alla deliberazione vi è la convenzione tra le parti di durata quadriennale che stabilisce nei dettagli le relative competenze e le azioni che si verranno a sviluppare.

 

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