Egregi signori
Conosciamo la forza ricattatoria dei cacciatori e dei loro sostenitori ma non possiamo accettarla in quanto rappresenta l'inciviltà di un paese.
L'Italia si dichiara uno degli otto grandi, e noi vorremmo che la grandezza fosse quella del diritto.
E il diritto vorrebbe si tenesse conto del parere espresso dalla stragrande maggioranza degli italiani: no alla caccia, no all'uccisione di animali innocenti.
Noi vorremmo si tenesse conto della legalità sempre raggirata, con grande impegno, dai cacciatori per ottenere il facile consenso di sparare sempre e ovunque: nei parchi (dove ingenuamente si pensa gli animali possano vivere in pace), durante tutto l'anno, in deroga a questa o a quella norma, per questo o quel soprannaturale motivo.
Nessuno osa fermare questa valanga di illegalità, di immoralità, di dittatura. Anzi, si lasciano avanzare nuove frontiere, nuove libertà,  per sparare di più, a maggior numero di specie, in più luoghi, in più tempi.
Non si dice mai, per esempio, che i cinghiali vengono immessi nei territori dagli stessi cacciatori, importati dall'est Europa perchè i cinghiali autoctoni sono stati quasi tutti eliminati.
Questi cinghiali alloctoni, ben più grandi e più prolifici, producono quell'inquinamento genetico che la legge vieta ma che i cacciatori e loro adepti trascurano mentre alimentano la credenza di motivi difficilmente verificabili: danni all'agricoltura, incidenti stradali, malattie, pericolo per l'incolumità e tante altre amenità come fossero le  piaghe d'Egitto.
Se problemi ci fossero basterebbe impedire le importazioni. Ma questo renderebbe l'Italia grande nel diritto e nella civiltà. Molti, troppi, non lo vogliono.
Siamo perciò con tutti coloro che combattono per tale grandezza.
 
........................GRUPPO BAIRO Onlus        
www.bairo.info

 
firme dei sostenitori del messaggio: 

p.s. articolo di cronaca in allegato

 

IL SECOLO XIX
09 luglio 2005
 
I Verdi: assurdo abbattere i cinghiali
 
Portofino (GE) - I Verdi prendono posizione sulla questione dei cinghiali del parco di Portofino, che il primo cittadino di Santa Margherita Claudio Marsano con i sindaci dei Comuni di Camogli e Portofino intende selezionare emanando un'ordinanza che ne predisponga l'abbattimento.
È stato deciso mercoledì scorso durante un vertice in prefettura dagli amministratori dei tre Comuni inseriti nel parco terrestre di Portofino alla presenza di Renato Dirodi, presidente dell'Ente Parco. «I Verdi ritengono inaccettabile la preannunciata emanazione di ordinanze di abbattimento indiscriminato di cinghiali da parte di alcuni sindaci all'interno del parco di Portofino, in prima fila Claudio Marsano, sindaco di Santa Margherita - scrivono i Verdi in una nota - Le dichiarazioni allarmistiche circa la pericolosità per l'incolumità pubblica degli ungulati non trovano riscontro nella realtà. Dopo l'ennesima recente sentenza del Tar Liguria, che ha sospeso il piano di abbattimento per mancato parere dell'Istituto Nazionale della Fauna Selvatica per il monitoraggio effettuato senza criteri scientifici, i fautori della doppietta selvaggia all'interno del parco ci riprovano».
E Cristina Morelli, capogruppo regionale dei Verdi, aggiunge: «Gli organi competenti si adoperino invece per contrastare l'immissione clandestina di cinghiali, vera causa del loro aumento. I toni terroristici sono finalizzati unicamente ad acconsentire il divertimento dei cacciatori della zona e degli interessi dei conduttori delle gabbie di cattura». Secondo i Verdi infatti «il fenomeno dell'immissione clandestina è stato di recente evidenziato dal comandante provinciale del Corpo forestale di Genova Antonino Mommo così come era stato inserito in una relazione indirizzata al prefetto di Genova l'anno scorso». A detta del capogruppo regionale dei Verdi Morelli la soluzione per risolvere il problema dei cinghiali che devastano il parco di Portofino è una sola: «Fare severi controlli per quanto riguarda l'immissione di cinghiali da parte dei cacciatori e di applicare le relative sanzioni, tutto il resto sembra legittimare l'apertura della caccia in aree dove non sarebbe consentita».
Gloria Barbetta
 
 
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