Egregi signori
Siamo pienamente d'accordo con chi ha denunciato il piano di uccisione dei cinghiali con l'arroganza dell'illegalità e ci congratuliamo con l'avvocato Granara.
Il controllo faunistico del cinghiale lo si faccia a monte, cioè impedendo i ripopolamenti che i cacciatori effettuano (evadendo la legge 157 che proibisce l'inquinamento genetico, immaginiamo senza il parere dell'INFS) , importando i cinghiali alloctoni dall'est e dal centro Europa come ribadisce anche il sig. Casazza che sa bene di cosa parla (è anche lui cacciatore?).
Per continuare nell'illegalità, considerato che "Roma dorme", le Province consentono, gli adepti tacciono, i cacciatori si alleano con gli agricoltori e lanciano "le grida" di allarme sostenendo (ingenuamente perchè il gioco è stato da tempo svelato) l'infinito elenco di danni che i cinghiali provocherebbero.
Ma se veramente credessero in ciò che sostengono  perchè non prevenire il male? Ovvero smettere di importare e distribuire in tutta Italia i cinghiali? In questo modo eviterebbero coltivazioni danneggiate, muretti abbattuti, auto investite, pappa dei cani mangiata e tante altre amenità riferite dai quotidiani.
Naturalmente, poichè la sentenza è opposta ai desideri del sig. Casazza e dei suoi amici, questi per spiegarne l'assurdità tira in ballo  il feto di quattro mesi... Ma sa di cosa parla il sig. Casazza e il giornalista che lo avalla?
Siamo abituati agli sproloqui irragionevoli dei cacciatori ma vorremmo che i giornalisti approfondissero e si informassero di cosa sia la caccia al cinghiale. Di come si avvalga della violenza brutale sia contro il cinghiale sia contro i cani, denominati animali d'affezione, che gli vengono buttati in pasto. Molti di loro ad ogni cacciata restano feriti gravemente (e anche uccisi) mentre il cacciatore, veterinario improvvisato,  procede alle prime grossolane e maldestre cure senza anestesia.
All'informazione si richiederebbe maggiore serietà e a tutti di affermare che la legge è legge e la menzogna, menzogna.
 
........................GRUPPO BAIRO Onlus        
www.bairo.info

 
firme dei sostenitori del messaggio: 
 

p.s. articolo di cronaca in allegato

IL SECOLO XIX
19/06/2005
 
Cinghiali salvati dal Tar
Portofino, annullata per un errore la delibera sull'abbattimento dei capi in eccedenza. Ambientalisti soddisfatti, agricoltori in rivolta
L'Ente parco: «Gli animali più tutelati di un feto»
 
Portofino - Guai a toccarli! I cinghiali che vivono nel parco di Portofino non potranno essere abbattuti. Il Tar ha accolto, in primo grado, il ricorso delle associazioni Italia Nostra ed Enpa che avevano fatto ricorso contro l'Ente Parco di Portofino, cassando il piano di controllo faunistico del cinghiale 2004-2005 «nell'assenza di un formale parere favorevole da parte dell'Istituto nazionale della fauna selvatica (Infs) all'uopo espressamente interpellato».
La sentenza è stata accolta con grande soddisfazione dall'avvocato Daniele Granara. «E' stato sospeso il piano di abbattimento del cinghiale per il mancato parere dell'Infs - ha commentato il legale - per il monitoraggio fatto senza i dovuti criteri scientifici. Ora si tratterà di procedere con un monitoraggio serio. Le modalità del piano prevedevano l'abbattimento tramite cattura con le gabbie che è un metodo crudele e quindi intollerabile. Una storia deprecabile sotto ogni aspetto che è bene finisca una volta per tutte».
L'avvocato delle associazioni ambientaliste consiglia all'Ente Parco presieduto da Renato Dirodi di procedere «facendo prossimamente un monitoraggio serio: si tratta di analizzare scientificamente quanti cinghiali sono presenti e da dove provengono sia all'interno che all'esterno dell'area parco».
La vicenda, però, rischia ora di rilanciarele proteste degli abitanti dell'area protetta di Portofino. Tra questi Roberto Casazza, presidente della Comunità del Monte che raggruppa numerosi proprietari di terreni del parco di Portofino: «Siamo disperati. I cinghiali ci distruggono i muri a secco e i coltivi e sono più tutelati delle persone dai tribunali. Sono più tutelati rispetto all'ambiente, fatto di vegetazione e altri animali. Abbiamo appreso la sentenza del Tar che blocca il piano di abbattimento del cinghiale. Ci siamo attivati per una raccolta di firme nei comuni di Camogli, Portofino e Santa Margherita, finalizzata a stigmatizzare il comportamento di giudici e di certi ambientalisti: c'è dietro un perfido gioco, non è possibile che Provincia ed Ente Parco non abbiano voce in capitolo e quattro ambientalisti sì».
Casazza è un fiume in piena. «Gli scopi di chi non vuole il bene di questo parco ci sfuggono - insiste Casazza - Stiamo difendendo una specie che non è autoctona e non è certo in via di estinzione».
Il presidente dell'Ente Parco Dirodi aggiunge: «Se la nuova sentenza del Tar si rifà a un vizio di forma di una delibera del parco,provvederemo a modificarla. Il parere favorevole dell'Infs era arrivato e per questo noi eravamo pronti a partire col piano di abbattimento del cinghiale». Dirodi poi impugna la clava: «Esistono leggi come quella dell'aborto che permettono di liberarsi di un feto di quattro mesi e questo è accettato mentre il cinghiale appare sacro e inviolabile: non so quanto la gente che abita nel territorio protetto arrivi ad accettare una simile soluzione».
Gloria Barbetta

 

lettera del Comandante Provinciale del Corpo Forestale dello Stato Dott. Antonino Momo

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