Egregi signori
Noi crediamo invece che la Sardegna indossi una bella maglia nera perchè in questa regione gli animali, per atavica abitudine e insufficiente modernità culturale, sono  stati e sono ancora trattati come cose e soltanto la congenita sensibilità di pochi li considera quali sono: esseri viventi.
A prescindere dal caso singolo di maltrattamento, dai giornali e da esperienze dirette, abbiamo potuto conoscere un'abitudine incessante alle torture, agli avvelenamenti, agli abbandoni, all'indifferenza.
Tanti sono i cani adottati dai turisti impietositi; cani trovati per la strada, alla ricerca affannosa di cibo, cani piagati e malati, cani scacciati a bastonate. Nessun onore in queste immagini consuete.
La cultura della compassione, del rispetto per la vita, del guardare a un animale come a qualcuno che ha diritto al benessere, al rispetto, a essere sfamato e non perseguitato, non appartiene alla Sardegna se non per eccezione.
Eppure l'Italia ha emanato varie leggi per la tutela degli animali!
Le istituzioni fanno qualcosa, si attivano per rispettarle?
Lo chiediamo ai cittadini di buona volontà invitandoli a pretendere che ciò avvenga.
 
........................GRUPPO BAIRO Onlus        
www.bairo.info

 
firme dei sostenitori del messaggio: 
 

p.s. articolo di cronaca in allegato

 
LA NUOVA SARDEGNA  (Sardegna)
DOMENICA, 31 LUGLIO 2005   
 
di Gianni Bazzoni 
 
Cacciato dall’auto e travolto dopo un attimo   
L’episodio alla periferia di Sassari è uno dei 150mila registrati in Italia 
 
SASSARI. Una breve fermata, la portiera che si apre per un attimo. Poi l’auto riparte sgommando e sulla strada rimane un cane. Cacciato via in malo modo, abbandonato. Solo e smarrito prova a cercare quel padrone che l’ha tradito. Pochi metri, avanti e indietro, sente abbaiare perchè lì sotto c’è un canile realizzato da una associazione. Non ci arriva perchè un’altra auto lo travolge. L’animale muore. Scene d’estate, ieri mattina, poco prima di mezzogiorno sulla 131.
Qualcuno assiste alla scena. Chiama il 113 e chiede l’intervento della polizia: «Hanno buttato giù dall’auto un cane, è stato investito. Non si muove più...». La comunicazione si interrompe. I primi ad arrivare sono gli agenti di una pattuglia del Reparto prevenzione e crimine. Per quell’animale sfortunato non c’è più niente da fare. E’ morto da poco. Era un amico a quattro zampe e, improvvisamente, è diventato un pacco da scaricare, uno dei 150 mila cani che ogni anno vengono abbandonati sulle strade d’Italia. Un fenomeno che continua a crescere in maniera inesorabile con un incremento pari al 10 per cento l’anno. La Sardegna non è fra le regioni alle quali è stata assegnata la maglia nera, ma il fenomeno esiste.
Gli agenti si fermano, accendono i lampeggianti blu, si avvicinano all’animale. Scuotono la testa. Via radio trasmettono le informazioni per la segnalazione al Servizio veterinario dell’Azienda sanitaria locale e al Comune. Intanto ispezionano la zona alla ricerca di qualche elemento utile per eventuali accertamenti. Non c’è niente. Chi ha investito l’animale (forse) ha preferito non fermarsi per non avere noie di alcun genere. Chi l’ha abbandonato per strada l’ha condannato a morte, anche se ha scelto di lasciarlo vicino a un canile, quello di «Li Gadduffi».
Pulito, ben nutrito, il segno di un collare portato per lungo tempo e che - prima dell’abbandono - è stato rimosso. Niente microchip che consentirebbe l’identificazione attraverso l’anagrafe canina. Il cane è un meticcio, un maschio di colore marrone, buttato quasi sotto il guard-rail. Da lassù si vede la sede della motorizzazione. Gli automobilisti rallentano, guardano il povero animale, e riprendono il viaggio. Gli agenti della polizia fanno scorrere il traffico.
Pochi minuti e arriva il «Taxi Dog». Furgone giallo, professionalità da vendere. Indossa i guanti di lattice, controlla il cane. «Chissà come si chiamava - dice Andrea Loriga - non deve essere morto da tanto. E’ ancora caldo».
Il professionista ha una convenzione con il Comune di Sassari per una serie di servizi, tra i quali anche quello per la rimozione degli animali morti. Cerca il microchip, utilizza lo strumento per la lettura del numero di identificazione. Ma non arriva alcun segnale. Significa che il cane non è iscritto all’anagrafe canina.
Una lesione grave al bacino, ferite alla testa, probabilmente una emorragia interna. Andrea Loriga ipotizza le cause del decesso dell’amico a quattro zampe. Poi attiva il protocollo previsto: tira fuori un sacco di plastica nero e, quasi stando attento a non fargli male, lo sistema all’interno.
«Ora lo porto al Servizio veterinario dell’Azienda sanitaria locale - dice - poi la carcassa dell’animale verrà smaltita in un inceneritore a Cagliari. Un po’ come avviene per i rifiuti speciali». I veterinari tentano l’identificazione, un intervento che consentirebbe di risalire anche al proprietario. Ma non possono fare altro che confermare l’assenza del microchip. L’animale resta senza nome, così ha deciso il suo padrone che probabilmente l’aveva coccolato amorevolmente fino a poche ore prima e poi l’ha abbandonato come un oggetto ingombrante, un ostacolo per le sue vacanze. Nessuno scrupolo, neppure quello di attentare alla vita di altri automobilisti: negli ultimi dieci anni, i cani abbandonati sulle strade sono stati la causa - senza averne colpa - di 40 mila incidenti stradali che sono costati 200 morti. «Mai più soli come un cane», così recita la campagna lanciata in questi giorni da «Gaia», l’associazione animalista che ha promosso la campagna di sensibilizzazione contro gli abbandoni, proprio alla vigilia del mese di agosto, quello più «nero».

 

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