Egregi signori
Siamo d'accordo con le dichiarazioni che abbiamo letto nell'articolo allegato. Il business dei canili esiste e da tempo viene denunciato senza che le amministrazioni  mostrino di comprenderne la portata.
La Toscana non fa eccezione, i canili sono sempre quelli; le strutture, mai rinnovate, invecchiano con il passare degli anni e i cani, non esseri viventi degni dei diritti che la legge riconosce loro ma povere creature dimenticate, restano rinchiuse a vita  in prigioni fatiscenti.
Anzichè investire nella costruzione di canili che rispettino le norme contenute nella legge regionale, il denaro pubblico viene consumato per sovvenzionare organizzazioni che non si preoccupano neppure di rispettare le norme contenute nelle convenzioni. E questo è possibile perchè i comuni non controllano neppure il dato principale:  se i cani per i quali pagano sono vivi o morti oppure spariti chissà dove..... 
Gli animali nei canili non vengono curati come dovrebbero, non vivono in ambienti igienicamente sani, non ricevono tutte le vaccinazioni utili; le organizzazioni non promuovono le adozioni, non ne hanno interesse e, poichè molte sono state costituite per lucrare dall'attività , è facile immaginare quanto del denaro pubblico vada ai cani e quanto a queste.
Inoltre, fenomeno più tremendo, accanto ai canili ufficiali esiste una miriade di canili abusivi, privi di autorizzazione sanitaria, dove i cani vivono in condizioni di vita disperate: esposti al sole cocente,  alla pioggia, al gelo senza un adeguato riparo, legati a catena fissa anche dentro i recinti,  senza acqua o con resti di acqua putrida, alimentati a pane secco buttato per terra fra gli escrementi, prigionieri, isolati  per tutto il tempo in cui la caccia resta chiusa. Sono i canili dei cacciatori di cinghiali che, soprattutto in Maremma, prosperano indisturbati, nascosti nei boschi, ai margini delle città, lungo le strade di campagna,  costruiti con reti, lamiere e anche eternit,  con i pavimenti di terra infetta dove i ratti cercano anch'essi (quando non muoiono avvelenati) il loro cibo e dove i cani, animali d'affezione, animali che tante leggi (nazionali, regionali, comunali)  innalzano a creature degne di rappresentare il livello di civiltà raggiunto dalla società umana, tentano di sopravvivere sopportando la sofferenza e l'alienazione.
Se i cani ospitati nei canili, ufficiali e abusivi (escluse le eccezioni) sono l'indicatore della nostra civiltà, la nostra civiltà  è indegna. 
Chiediamo alla Regione Toscana di rinnovare le promesse del lontano, vantato e mai dimenticato,  Rinascimento.

.....................GRUPPO BAIRO Onlus        
www.bairo.info
 

firme dei sostenitori del messaggio: 

p.s. articolo di cronaca in allegato

LA NAZIONE
 
Canili "Un business senza limiti ma non esistono certezze"
 
Achille Totaro (AN)
 
C'è il business dei canili. I comuni pagano, ma non ci sono certezze sulle condizioni in cui vengono tenuti i cani. Il problema è che non è stata applicata la legge regionale che prevede un canile per ogni comune, con la possibilità per le amministrazioni di associarsi, laddove sia possibile. La denuncia questa volta non parte dal mondo animalista ma da Achille Totaro, consigliere regionale di An. Che senza mezzi termini, si chiede perchè i sindaci abbiano scelto di non fare canili pubblici e continuino a versare soldi ai privati, secondo lui senza molte certezze. Totaro si domanda - perchè nei canili dell'area fiorentina è così difficile adottare un cane? Ma soprattutto come mai i comuni di Firenze, Scandicci, e sesto affrontano ogni anno spese robustissime, ma poi i cani vengono tenuti in condizioni pietose?- I quesiti sono stati posti da Totaro in una conferenza stampa, durante la quale ha anche messo sul tavolo le cifre che i comuni avrebbero sborsato senza ottenere grandi risultati. Per il periodo gennaio 2005 gennaio 2006, il comune di Firenze ha previsto di spendere 65 mila euro per gestire 35 cani randagi. Nel 2005 per 60 cani il comune di Scandicci ha speso 137 mila euro. Quest'anno per i cani Sesto fiorentino sborsa 5.650 euro. Cifre importanti come si può vedere, ma secondo Totaro, questi soldi non corrispondono a un reale benessere dei cani. I randagi ricoverati nei canili muoiono in media, nel giro di sei anni, con una longevità inferiore rispetto alla media. Questo a testimoniare se non fossero sufficienti i sopralluoghi, come questi canili non siano per i loro ospiti, non dico alberghi a cinque stelle, almeno delle abitabili pensioni.- Da qui l'annuncio di una iniziativa concreta. Totaro ha detto:- Presenterò un'interrogazione al Presidente Martini per sapere come mai la Regione non vigila sull'applicazione delle proprie direttive in questa materia, soprattutto in un periodo come questo, nel quale si moltiplicano le campagne di sensibilizzazione.-
 
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