Egregi signori
Nel territorio di Treviso si amano gli animali. Sì, ma morti.
Non è il primo articolo di promozione che leggiamo in merito
La provincia ama uccidere e per far questo gioca di equilibrio  tra una specie e l'altra perchè la meta prefissata  è lo sterminio.
I cacciatori sono nevrotici, devono uccidere sempre qualcuno. Adesso è il turno del capriolo.
Un animale timido, capace di morire per la paura. Un animale la cui riproduzione è lenta, difficile, perchè ha competitori ben più forti e agguerriti sul territorio. Ovunque il capriolo è minoranza tra gli ungulati.
Ma i cacciatori e i loro amici parlano di preoccupazione per gli incidenti che possono provocare, di allarme, di danni ingenti a vetture e passeggeri, di raccolti semidistrutti, problemi sanitari, di situazione particolarmente grave.....non manca niente. Sono citate tutte le colpe del povero animale.
Ma è proprio il capriolo quello di cui parlano? Oppure un bulldozer?
Si sa,  i cacciatori non sanno niente di etologia, ecologia, meno che mai di rispetto per la  vita. Coniugano bene soltanto un verbo che  riguarda gli animali: uccidere.
Quindi, riteniamo vergognoso che si voglia perseguitare i caprioli, accontentando i pochi e rinnegando la volontà di molti cittadini.
Ricordiamo alla Provincia di Treviso che svolgere un ruolo primario in fatto di fauna selvatica significa anche tutelarla perchè è patrimonio collettivo. Ricordiamo anche che reiterate sentenze della Corte Costituzionale hanno dichiarato che "mentre la caccia è mera facoltà di un gruppo, l'ambiente è un valore rilevante per la comunità". E la comunità, nella sua stragrande maggioranza, si è espressa contro la caccia.
Invitiamo a riflettere.
 
 
.....................GRUPPO BAIRO Onlus        
www.bairo.info
 
 
firme dei sostenitori del messaggio: 

p.s. articolo di cronaca in allegato
 

GAZZETTINO DI TREVISO
Domenica, 28 Agosto 2005
 
Non è un caso isolato quello capitato l’altro giorno a un ciclista della Zalf in allenamento: hanno causato diversi incidenti 
Ora nel Quartiere è allarme caprioli 
Danni anche per l’agricoltura. L’assessore di Miane Chies: «Possiamo fare poco»
 
Miane (TV) - Non è un caso isolato quello del capriolo sbucato dalla boscaglia che ha determinato la caduta, l'altro giorno, del ciclista Luca Amoriello, a Premaor di Miane. Gli animali, nell'area pedemontana, sono sempre più numerosi e sale la preoccupazione per gli incidenti che possono provocare. Il loro improvviso attraversamento delle strade, infatti, causa danni ingenti a vetture e passeggeri. In questi casi, inoltre, il proprietario del mezzo non ha alcuna forma di risarcimento e deve far fronte in proprio alle spese.Ma, nella Vallata, anche gli agricoltori si lamentano della presenza degli animali: raccolti semidistrutti, soprattutto nel settore dell'uva, e problemi sanitari per le zecche che i caprioli lasciano durante il loro passaggio.
Il sindaco di Miane, Claudio Mellere, riferisce che il numero degli esemplari presenti nel territorio è cresciuto incredibilmente negli ultimi anni. Proprio per questo, la Provincia di Treviso, che svolge un ruolo primario in materia di fauna selvatica, aveva già promosso nei mesi scorsi diversi incontri con i cacciatori della zona, nel tentativo di arginare il fenomeno. L'assessore alle attività produttive del comune, Gianni Chies, spiega che «la situazione, a Miane, è particolarmente grave lungo la strada che porta alla Madonna del Carmine. I caprioli scendono a valle, minacciati della presenza dei cervi, che in genere pascolano più in alto. Tuttavia, si può fare davvero poco per fronteggiare quest'emergenza, perchè il piano d'abbattimento è limitato».
In questo senso, infatti, le restrizioni imposte dalla legge sono numerose ed possibile l'abbattimento programmato soltanto di capi prescelti, selezionati dopo un'analisi della popolazione dei caprioli sul territorio, e per un periodo limitato.
Martina Tonin

 
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