Egregi signori
anche noi italiani (come gli americani) che riteniamo i cavalli animali d'affezione, che amiamo in loro la fierezza, la nobiltà, l'innocenza, il coraggio, quello spirito nel vento che ce li rende tanto affascinanti, vorremmo che si chiudessero per loro le porte dei macelli.
Vorremmo che fossero rispettate queste invidiabili e ammirevoli qualità  e, così facendo, abbassassimo il livello della nostra disumanità, l'incapacità di vedere e di capire il segreto intimo della bellezza di ogni vita che ci circonda, perfino della nostra, che viviamo soprattutto come corpi e non come sentimenti.
Rinnoviamo il nostro invito a prendere quella piccola  decisione, insignificante per voi nel cumulo delle vostre incombenze, ma importantissima per noi, cittadini da rispettare, vitale per gli animali.
Vogliamo che il cavallo sia dichiarato animale d'affezione e venga escluso per lui il mattatoio.
Grazie a chi, leggendo queste poche righe, percepisca un sussulto.
 
........................GRUPPO BAIRO Onlus
www.bairo.info
 
firme dei sostenitori del messaggio: 

p.s. articolo di cronaca in allegato  

 
LIBERO

27 SETTEMBRE 2005

Bush salva il cavallo

Usa, stop alla macellazione. E in Italia…..

Signora gli dia della carne di cavallo che fa buon sangue.- Ancora oggi questo consiglio, che qualche decennio fa le mamme italiane si sentivano dare dal medico, rimane una delle più inveterate leggende metropolitane. Il pesto di cavallo crudo, poi, sembra fare miracoli per i bambini di natura “linfatica”, un po’ come le scolopendre velenose arrostite in Cina. Mentre l’Italia rimane uno dei paesi al mondo con il maggior consumo di carne di cavallo, giunge la notizia, attraverso la Lav, della storica vittoria ottenuta dagli zoofili, negli stati uniti d’America. Un emendamento del Senato, vietano l’uso di qualsiasi dei contribuenti federali al fine della macellazione di cavalli e della loro esportazione per uso alimentare, ha di fatto costretto alla chiusura i tre macelli dove ancora in America si uccidevano cavalli. Chissà adesso come faranno quei poveri bambini americani senza la carne che fa sangue e senza il pesto crudo che li fa crescere sani (se riescono a sopravvivere alla salmonellosi e alla trichinnellosi). Da noi, in Italia, sono lustri che non solo le associazioni animaliste, ma tutte le persone che sono vicine al mondo dei cavalli (dalla parte giusta sia chiaro) chiedono ai nostri parlamentari un provvedimento di estrema semplicità ed onestà morale. Il cavallo, che nasce come animale d’affezione o da competizione (e voglio sperare che chi compete assieme al cavallo gli sia anche amico), sia dichiarato tale attraverso un procedimento d’identificazione. Un semplice microchip ne determina la condizione fin dalla nascita e non lo abbandona più fino alla morte. Ho già scritto più volte che fare delle graduatorie tra specie animali è scomodo e non corretto: non sono forse altrettanto meritevoli di compassione i conigli che vediamo attaccati ai ganci delle macellerie, ancora grondanti sangue? E perché i maiali sì, i cavalli no, le quaglie sì e i pappagalli no? Se la prendiamo da questo punto di vista, moralmente non c’è via d’uscita, se non che l’uomo deve al cavallo un tributo storico smisurato da costringere che possiede un briciolo di sensibilità, al rispetto. Senza il cavallo l’uomo sarebbe ancora sulle palafitte. Sarà ben difficile ottenere il divieto della macellazione per i cavalli nel nostro paese, anche se ormai si può affermare che il consumo della sua carne è marginale. Nonostante questo circa 20.000 cavalli cadono ogni anno sotto il colpo di pistola e inondano di sangue, tra nitriti strazianti, il pavimento del macello, molti dopo viaggi allucinanti dai lontani paesi dell’est, molti dopo aver gareggiato per pochissimi anni o mesi con le vene pompate dagli intrugli più fantasiosi pur di arrivare al traguardo. Ma pensate davvero che gli freghi qualcosa a Follini, Casini Bertinotti, e perché no, al nostro Cavaliere per antonomasia, del cavallo?

Oscar Grazioli


 
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