Sent: Saturday, January 31, 2004 6:21 PM
Subject: La ferocia abita a Poggio Mirteto

 
Egregi signori
Con orrore leggiamo la testimonianza allegata.
E con orrore riscontriamo la vergognosa incultura e la colpevole indifferenza delle istituzioni di Poggio Mirteto. Non possiamo accettare tanta sconvolgente crudeltà, tanta raccapricciante ignominia umana.
Chiediamo a coloro che si sentono indegni di tali affermazioni, che hanno ancora una coscienza viva e pensante,  di prendere le iniziative per denunciare l'amministrazione, la ASL e tutti coloro che sono coinvolti nei riprovevoli comportamenti verso animali indifesi, siano essi commissivi che omissivi.
Chiediamo alle associazioni di volontariato del luogo e vicinanze di denunciare alla Procura cittadini e istituzioni colpevoli. Le leggi esistono, facciamole rispettare.
L'angoscia e la ripugnanza che proviamo ci impongono di evitare la vostra regione, di non votarvi se ne siamo i cittadini e di divulgare a conoscenti e amici i nostri sentimenti.
 
......................................... GRUPPO BAIRO Onlus
 
Firme dei sostenitori del messaggio:
 
 
Articolo in allegato:
 
IL MESSAGGERO
RIETI
 
Domenica 25 Gennaio 2004  
   
   
  Quei cuccioli strangolati o sepolti vivi
   
  «Di fronte a terribili sevizie sui cani resta l’indifferenza delle istituzioni»
 

Da cinque anni Laura Fabbri, 30 anni, romana, lotta contro i maltrattamenti degli animali. Nella seconda metà del 2003 ha rivolto la sua attenzione alla zona di Poggio Mirteto, dove ha scattato le foto di questa pagina. Ecco la sua testimonianza.

di LAURA FABBRI

Poggio Mirteto (RI)

«... l'atteggiamento zoofilo è un fatto culturale e come tale investe le istituzioni ad ogni livello» (Circolare del Ministero della Sanità n.9/92). Quindi: prevenzione, informazione, controllo, indagini e rispetto delle norme legali per la tutela degli animali, da parte di tutti gli organi di competenza preposti e dei cittadini stessi. Ma rispetto al maltrattamento sugli animali ancora diffusissimo nel Lazio, la campagna di Poggio Mirteto, purtroppo, non segna alcuna differenza!
«Qualunque atto di crudeltà commesso nei confronti di animali sia in luogo pubblico che privato, è punito con le sanzioni previste dalla legge» (Articolo 19, comma 4, Legge regionale 34/97). Raramente questi articoli di fatto vengono applicati. Raramente gli organi di competenza sembrano espletare i doveri imposti dalle leggi vigenti, e sembra quasi che evitino accuratamente di accertare, in concreto, la sussistenza di atti di crudeltà attraverso puntuali sopraluoghi nelle proprietà private in cui sono detenuti animali.
L'articolo 3 del Dpr 31 marzo 1979 attribuisce ai Comuni la funzione di vigilanza sull'osservanza delle leggi relative alla protezione degli animali. Il Comune in primo luogo quindi, attraverso i suoi organi di competenza, dovrebbe farsi paladino e garante di una responsabilità legale, morale, civica e civile da parte di ogni singolo detentore di cani. Oltre che incentivare una responsabilità etica, professionale e deontologica su chi in questi settori opera quotidianamente. Si dovrebbe voler porre un punto su vergogne e oscenità simili. Si dovrebbe annullare quest'aura di passività dinanzi a crudeltà così manifeste. Una efficace operatività sul campo controllerebbe e limiterebbe di certo l'avverarsi di simili episodi. In questi luoghi sembra che leggi in difesa degli animali esistano, non per essere severamente rispettate, ma per essere ricordate solo quando arriva sulla scrivania una accorata richiesta di intervento per un animale detenuto in condizioni spettrali. Se nessuno denuncia, scrive, fotografa, richiede un sopralluogo, nessuno vede, nessuno agisce, nessuno si adopera affinché simili casi non si ripetano. Il modus operandi previsto dalle istituzioni si snoda in un excursus estenuante e flemmatico. La Asl ti chiede - come da procedimento, questo sì che è rispettato! - di scrivere una denuncia per accertare il danno. Ed allora si scrive, si denuncia, si testimonia, sospinti dal fuoco sacro degli ideali e dalla fiducia (mal)nutrita. Si deve essere davvero dei puri di cuore per non demordere dinanzi alle inopportune lentezze, agli inadeguati ritardi e alle risposte scontrose a vaghe che ti sciorinano. E nell'attesa dei tempi amministrativi, gli animali segnalati avvizziscono nel loro stesso scheletro, e muoiono. Ma una macabra fotografia o una testimonianza scritta, per quanto esasperata possa essere, non ha il dono di riportare l'angosciante fruscio degli ululati strazianti dei cani segregati per mesi interi al buio delle cantine o i guaiti degli animali che affamati e malati si lamentano nella eco dei vigneti. Non racconta il suono buio del latrato di segugi da caccia rinchiusi in anguste gabbie. Non riporterà mai il rumore sordo di un cane che esausto si trascina tra anelli di catena e pelle vuota. Non fa esalare l'odore fetido di occhi piagati e sanguinolenti di un "cane-cosa", mai medicato per ignavia, pigrizia e ignoranza del suo padrone. E non descrivono l'odore dell'orina che scorre tra le cosce ritratte di un cucciolo quando, dinanzi agli stivali dell'agricoltore che lo "governa", si nasconde per paura violenta, nel suo "riparo": un bidone tagliente e arrugginito, disteso nel fango. Se va bene. Sennò, niente.
«Chiunque incrudelisce verso animali o senza necessità li sottopone a strazio o sevizie o a comportamenti e fatiche insopportabili per le loro caratteristiche (...) o li detiene in condizioni incompatibili con la loro natura o abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l'ammenda da lire due milioni a lire dieci milioni» (articolo 727 Codice Penale): non mi interessa più sapere che esiste una legge articolatissima, se poi è così raramente applicata. Non interessa a me e non basta più agli animali, cani in primis. Più affondo la lama e più la lama affonda in questo corpo putrefatto di ingiustizie e di incoerenza. Mi chiedo, con profonda delusione, a cosa serva il codice penale se poi chiunque a tutt'oggi può di fatto agire deliberatamente come se non esistessero. Senza esserne toccati, mai. Chiunque si occupi da tempo del soccorso di animali lo sa bene, perché lo ha visto sul corpo e negli occhi dei cani che ha salvato. Lo ha testimoniato con le coazioni a ripetere dei continui soprusi. A Poggio Mirteto poi, pare che non esista una logica pianificazione di sterilizzazione su randagi e cagne padronali che puntualmente incontrollati drammaticamente si accoppiano. Partorendo morte e dolore. I cuccioli nati vengono spesso uccisi a mani nude, affogati nelle fontane, soffocati, sepolti vivi. Qui, se un cane rincorre una gallina, non lo si educa, lo si incatena a vita. Se la azzanna, lo si impicca, lo si sgozza, gli si spara. Al cuore o alla testa. Se il proprietario è un buon tiratore, altrimenti sul costato, sulle zampe, sull'addome, finché non atterra al suolo. Ma questa è (forse) la legge, e così funziona a Poggio Mirteto. Certo queste sono solo le mie parole. Solo le mie fotografie. Solo il mio urlo di dolore e di totale disapprovazione. Questa è solo la mia disperazione, le mie lacrime mai cadute dagli occhi, ma dalla china. Questa è la mia nausea, la mia stanchezza, il mio disagio di vedere non-agire, mai. Ci vorrebbero i fatti, perché gli uomini non credono finchè non vedono. Ma anche quando vedono, continuano a non fidarsi.
I maltrattamenti, a quanto pare, ancor prima di una responsabilità comunale e di una utile prevenzione veterinaria, hanno bisogno di prove, di denunce e di tempo, di scritti e di attese. Di perseveranza e pazienza da parte mia, e di tutta la tolleranza al dolore da parte degli animali. I fatti, hanno bisogno di tutta la vita di un cane.
 

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