Egregi signori
sui colombi ognuno ha la sua verità. Ed è sempre una verità scomoda per questi uccelli.
Nel dibattito, solo una parte ha il diritto di parola.
Noi vogliamo dare il diritto di parola anche ai colombi, attraverso una breve relazione che alleghiamo e che speriamo possa accendere la riflessione e oscurare la retorca.
Noi umani amiamo le vittime, ne collezioniamo a miliardi, ma la nostra coscienza è tranquilla?
La questione morale abita in noi o è stata sfrattata?
Ci auguriamo che il rispetto per ogni vita animi la volontà di chi può decidere e che vengano ascoltati tra gli avvocati difensori, quei numerosi cittadini  che si indignano davanti alla violenza verso i deboli e gli indifesi.
Grazie.
 
RELAZIONE
 
COLOMBI DI CITTA'
Un problema che si può risolvere
 
SINTESI
 
I colombi
I colombi discendono dal piccione selvatico (Columba Livia), oggi molto raro in Italia e sono stati introdotti nelle città, per abbellirle,  alla fine dell'ottocento.
Anche se manca un riferimento di legge chiaro,  il colombo di città (Columba Livia  forma domestica) viene considerato dalla maggioranza dei ricercatori e confermato dall'INFS (Istituo Nazionale per la Fauna Selvatica) un animale domestico libero, quasi un "randagio".
I colombi hanno trovato  nei centri abitati il corrispettivo del loro ambiente naturale e quindi si sono moltiplicati.
Il problema per gli uomini nasce da questa esplosione demografica che indica, nel superamento dei 300-400 individui per km2, il punto di rottura dell'equilibrio (Ballarini 1989).
 
I danni lamentati
Si accusano i colombi dei seguenti danni:
  • ai fabbricati e monumenti (anche se l'indagine di Salvalarte, promossa dal Ministero della Cultura,  effettuate alcuni anni da Legambiente su 60 monumenti italiani, ha dimostrato come il maggiore responsabile del cancro della pietra,  risulti  il traffico automoblistico sia per le vibrazioni che per l'inquinamento atmosferico che produce);
  • sporcizia e degrado urbano (facilmente eliminabili con una pulizia  effettuata giornalmente dai servizi pubblici);
  • alle coltivazioni agricole (esistono i dissuasori e pratiche di allontanamento)
  • rischi sanitari (sempre enfatizzati ma: "Nelle nostre zone non si è fino ad ora riusciti a trovare una relazione diretta tra la presenza di un agente patogeno in uccelli urbani e focolai di malattia umana" A. Mantovani Ist. Sup. di Sanità)
Esperienze cruente di contenimento
Per contenere la popolazione in una misura accettabile, nel recente passato alcune città (come Barcellona  che tra il 1996 e il 1990 ha sterminato 108.193 individui e Basilea che tra il 1961 e il 1985 ha sterminato circa 100.000 individui) hanno usato metodi cruenti senza alcun successo. La popolazione di colombi non subì variazioni e, a prescindere dalla questione etica, la strategia risultò fallimentare.
I posti lasciati vuoti vengono prontamente occupati per minore mortalità naturale, maggiore natalità e immigrazione.
Anche a Firenze (iniezioni di tanax al cuore) e in altre città italiane (caccia, gas, fucili laser.....) dove sono stati usati metodi cruenti il risultato non è stato apprezzabile e, per giunta, si è dovuto affrontare la contestazione  attiva dei cittadini divenuti ormai sempre più  sensibili alla natura e agli animali.
 
UNA LEGGE SCONOSCIUTA
La legge che regola le popolazioni di animali è il segreto che rende valido ogni intervento umano di ripristino dell'equilibrio,  fornendo una soluzione seria, incruenta, etica ed ecologica.
Tanto semplice quanto scientifica: è la legge della capacità portante. Una  popolazione cresce in funzione delle risorse alimentari e dei siti di nidificazione presenti in un dato territorio.
 
METODI  INCRUENTI
In città
E' proprio la legge della capacità portante che offre gli strumenti per intervenire. 
Il controllo demografico dovrà porsi  come obiettivo prioritario la riduzione delle risorse: cibo e rifugi (Johnston e Janiga 1995).
Destinatari del programma e interlocutori privilegiati sono  quindi i cittadini sia per la riduzione dell'enorme quantità di cibo che mettono a disposizione dei colombi, sia per la chiusura di fessure, buchi, sottotetti, cornicioni, lucernari, ecc. usati per la nidificazione.
Nelle città in cui questo programma è stato effettuato, si è verificata un'alta percentuale di decremento demografico (30-50%).
Poichè la distribuzione di cibo agli uccelli rappresenta spesso un bisogno affettivo delle persone,  può essere installata in un luogo  stabilito, una colombaia.
Altro sistema di controllo utilizzato nei centri urbani  è la distribuzione di mais trattato con nicarbazina, una sostanza che inibisce la fecondazione.
Per la protezione dei monumenti possono essere usati i dissuasori di vario tipo esistenti in commercio.
Naturalmente ogni intervento comporta un preventivo censimento, monitraggio ecc, nonchè adeguate campagne di informazione che coinvolgano i cittadini.
 
In campagna
Le interferenze con le attività agricole, soprattutto alle colture di girasole, mais e soia possono essere contrastate con vari sistemi: cannoncini a scoppio ripetuto, pallone "predator", razzo acustico, falcone acustico ecc.
Recentemente il Parco Regionale Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli ha sperimentato le tecniche innovative e incruente con risultati giudicati buoni (Gorreri 1997).
Un espediente ulteriore per sviare gli uccelli che, tra l'altro, rientra negli interventi di miglioramento ambientale nell'ambito della programmazione faunistica del territorio agro-silvo-pastorale previsti dalla legge 157/92 e finanziati dalle Amministrazioni regionali o provinciali, può essere quello di destinare alcuni piccoli appezzamenti a colture a perdere.
Un altro sistema di controllo della popolazione di colombi è dato dal coinvolgimento di predatori naturali, offrendo a questi possibilità di nidificazione e sosta e, eventualmente, immettendo alcuni individui per aumentarne la densità  presente.
Per questa operazione deve essere coinvolto l'INFS (Istituo Nazionale per la Fauna Selvatica).
I predatori naturali del colombo sono il falco pellegrino, l'allocco e la taccola.
 
 
CONCLUSIONE
Tutti i metodi usati, affinchè abbiano successo, devono mirare a ridurre la capacità portante dell'ambiente.
 
 
BIBLIOGRAFIA
Testi consultati:
  • Colombi e storni in città: manuale pratico di gestione di Marco Dinetti e Umberto Gallo-Orsi
  • Come convivere con i piccioni di città - Quadrimestrale del Centro Italiano Ecologia Umana Urbana gennaio 1997 - Maria Pacini Fazzi Editore -
  • Animali di città di Roberto Marchesini
  • Controllo delle popolazioni ornitiche sinantropiche: "problemi e prospettive" dai Rapporti di sanità pubblica veterinaria del convegno organizzato dall'Istituto Superiore di Sanità, dal Centro di Collaborazione OMS/FAO e dall'Università di Pisa
 
........................GRUPPO BAIRO Onlus
www.bairo.info
 
 
firme dei sostenitori del messaggio: 

p.s. articolo di cronaca in allegato 

 
 
IL GAZZETTINO DI VENEZIA
Martedì, 11 Ottobre 2005
 
Venezia
Il guano di un colombo ...
 
Il guano di un colombo che finisce su un abito, se non rimosso immediatamente, può arrivare persino a corroderne irreparabilmente la stoffa. Una prova pratica che tutti possono verificare con facilità. Ma il suo effetto devastante acido è deleterio anche su materiali impensabili come il ferro. Ecco perché è uno dei nemici principali del patrimonio artistico del centro storico di Venezia. Un allarme che è stato lanciato una miriade di volte, ma che finora ha sempre raccolto soluzioni tampone e proposte poi rivelatesi inadeguate a risolvere l'annosa questione.
Una questione di cui forse non tutti conoscono la gravità. E invece si parla anche di edifici a rischio di crolli, con evidenti ripercussioni anche sulla sicurezza di cittadini e turisti, e di costi altissimi, oltre 600mila euro, per le spese di pulizia e decoro, di ripulitura delle superfici dai danni degli artigli e dell'azione chimico-microbiologica del guano, per il degrado dei monumenti. Cifra che è destinata a salire considerando gli interventi di pulizia di piazza San Marco promossi dall'assessore Augusto Salvadori.
«Noi continuiamo a registrare - spiega l'architetto Renato Codello, Soprintendente ai Beni architettonici di Venezia - che in alcune zone della città esistono colonie vere e proprie che diventano stanziali perché non vengono disturbate. Succede, ad esempio, a Cannaregio e alla Giudecca. Non è vero, come si pensa, che si tratti di un problema diffuso, piuttosto direi localizzato e rilevante laddove esistono appunto queste colonie stanziali».
Durante i lavori di restauro dell'ex complesso degli Incurabili alle Zattere, ad esempio, la stessa Soprintendenza ha constatato che il guano aveva contribuito a far marcire le travi e crollare il tetto.«Il guano - spiega ancora l'architetto - intacca soprattutto gli elementi in ferro di cui sono piene le facciate dei monumenti con pietra d'Istria. Nei casi più gravi si può arrivare al distacco improvviso di pezzi di pietra. Ciò che non si dice mai, inoltre, è che nelle nostre facciate sono presenti anche numerosi tiranti in ferro che diventano veri punti critici».
Il fatto è che i colombi stanno familiarizzando anche con i sistemi di dissuasione statici o elettrici a basso voltaggio (12 volts) dove ormai spesso e volentieri sostano senza problemi come nella loggia di palazzo Ducale. Sistemi che comunque sono piuttosto costosi, se si pensa che solo per gli Incurabili la spesa è stata di 150mila euro. Fermo restando che è impensabile metterli dappertutto. La Soprintendenza li applica ad ogni intervento, ma anche i privati si stanno sensibilizzando. I dissuasori restano, però, una difesa passiva.
«Gli animali si infilano ovunque - afferma la Codello - basta che manchi un masegno e loro immediatamente nidificano. La causa principale e diretta conclude - è senza ombra di dubbio il rifornimento di mangime. E' quello il tema vero su cui bisogna ragionare. Anche perché c'erano precise disposizioni che obbligavano alla distribuzione di alimenti con anticoncezionali, poi largamente disattese. Quando sono state applicate, è stata registrata in poco tempo una vistosa riduzione di animali».
Roberta Benedetto
 
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