Egregi signori
purtroppo chi ha scritto l'articolo non conosce la realtà, anzi, sogna una realtà che non esiste, oppure  inventa una realtà comoda.
Non sono pochi i cani da caccia tenuti "alla catena in condizioni bestiali", sono molti, moltissimi.
In ogni città, in ogni paese, in ogni campagna esistono migliaia e migliaia di cani legati a catena fissa, animali che non conoscono cosa sia passeggiare col padrone o ricevere una carezza, per non parlare di quelli chiusi al buio in casotti di lamiera lontani da tutto e da tutti.
Inoltre, se si vuole parlare dei cani dei cacciatori, vogliamo ricordare i cani dei cinghialai, cacciatori particolari dall'animo  arrogante e brutale. Basta guardare le foto dei loro siti internet,  in cui appaiono tronfi ed esultanti mentre schiacciano con i loro piedi da vigliacchi (come si potrebbero chiamare uomini armati con fucili da guerra, ben nascosti nel bosco, coadiuvati da radio, cellulari e ogni altro artificio, che mandano in prima linea a ferirsi e morire decine di cani contro un animale che non è una tigre ma un mite erbivoro?) il povero corpo massacrato e sanguinante di un animale a cui non è stato risparmiato neppure il dileggio.
I cani mandati al massacro non sono cani come gli altri,  vivono da vittime i due aspetti del maltrattamento: quello del periodo di caccia aperta e quello del periodo di caccia chiusa.
Durante la caccia i cani (per affermazione dei cinghialai stessi) vengono frequentemente feriti e uccisi dai cinghiali. Le ferite  possono essere di vario genere: da sfondamento, con fratture composte, scomposte o esposte, lesioni ad effetto iceberg, ecc.
I cacciatori si preoccupano di suturare, incidere, allargare la ferita, di ricollocare gli  organi fuoriusciti nel proprio alveo, “pinzare” le vene e le arterie per bloccare emorragie, come fossero veterinari provetti. Naturalmente tutto questo senza anestesia e dopo aver reso “inoffensivo” il cane. D’altra parte come fare se il veterinario non è lì con loro? Per salvare il cane devono intervenire e per imparare basta consultare le informazioni di pronto soccorso che molto dettagliatamente vengono dispensate su internet da veterinari professionisti. Ma  cacciatori non sono veterinari professionisti e la loro natura non è quella della gentilezza e dell'attenzione al dolore altrui.
Non è la loro vivisezione? 
A caccia chiusa invece  i cani sono condannati al letargo,  prigionieri di canili lager, isolati nei boschi o ai margini delle città, spesso al buio, legati a catena fissa e corta, ammassati in piccoli recinti rudimentali chiusi da teli verdi e spesso coperti da lamiere di eternit,  con cucce fatte con ogni genere di materiale (dal cemento al legno putrido, ai bidoni….). Vengono nutriti a tozzi di pane secco buttati sul terreno infetto, tra gli escrementi; lasciati senza acqua o con acqua putrida in fondo a un secchio. Non c’è temperatura cocente o gelida che cambi le loro condizioni. I cacciatori che vanno ogni tanto a portare l’indispensabile cibo per mantenerli in vita, neppure li guardano, meno che mai li accarezzano. Sono solo strumenti, se funzionano bene, altrimenti……
Se volete la verità sui cani dei cacciatori, cercatela ai margini degli abitati dove si tenta di nasconderla. Evidentemente con molto successo.
La verità è quella che appuriamo con la rigorosa osservazione personale, quella concreta, visibile, misurabile, identificabile, oggettiva e non quella immaginata, ascoltata, supposta o inventata.
 
 
........................GRUPPO BAIRO Onlus
www.bairo.info
 

firme dei sostenitori del messaggio:
 

 
p.s. articolo di cronaca in allegato

 
IL CITTADINO (Lettere&Opinioni)
19/10/2005
 
Vergognatevi per i cani alla catena in condizioni bestiali 
 
Per fortuna sono in pochi a tenere i cani da caccia come sono rappresentati nella fotografia scattata nel mese di agosto.Sono due segugi legati alla catena fissata al muro di una trincea fra gomme di automobili inquinanti usate per non fare svolazzare il telo gommato che ricopre il trinciato di mais. «I fitauli se i pudesen a le so vache i ghe faresen fa el lat anche dai corni», per le vacche le cure sono al massimo, per i cani molto carenti.Come riparo hanno rudi cucce con trappola di topi esposte al caldo d’estate e al freddo d’inverno, come cibo una ciotola con del pane secco. Il massimo del sadismo lo ha subito un cagnolino meticcio, il suo padrone d’inverno lo tosava perché stesse sveglio e facesse la guardia, d’estate il lungo e folto pelo non gli permetteva di dormire per il caldo eccessivo. Forse anche questi segugi sono costretti alla catena perché facciano la guardia al trinciato! Spero che il cacciatore riconosca dalla fotografia i suoi cani e provveda a una sistemazione migliore. Cacciatore non sia accanito contro i cani come lo è con i selvatici!
Tarcisio Papetti Gruppo ecocacciatori
 
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