Egregi signori
il mondo delle corse è corrotto. Siano corse per feste popolare (palii) che gare sportive, gli uomini si connotano come crudeli aguzzini, veri criminali interessati soltanto alla vittoria e al denaro.
Ogni valore è bandito dalle loro coscienze e dai loro comportamenti.
I cavalli, nobili spiriti, animali che richiamano nell'immaginario collettivo il senso della libertà, della bellezza, della fierezza innocente, sono le vittime indifese, sempre.
Com'è possibile, ci chiediamo, che ancora si sopportino le indegnità che leggiamo nell'articolo allegato?
Com'è possibile che si passi sotto silenzio il comportamento barbaro e indegno di uomini di una società che pretende chiamarsi civile?
Solo perchè i fatti sono a conoscenza di un ristretto numero di persone, di addetti, di interessati, di ricattati e ricattabili?
Noi dichiariamo  il nostro forte sdegno e chiediamo a politici associazioni, a chi veramente ama i cavalli in quanto cavalli e non macchine per ricavare soldi e prestigio, di farsi promotori di un progetto di legge che riguardi questo animale e lo dichiari d'affezione prevedendo dettagliatamente il lecito e l'illecito in modo che sia possibile perseguire i reati contro di essi che tanto disonore portano alla società civile.

 

........................GRUPPO BAIRO Onlus
www.bairo.info
 

firme dei sostenitori del messaggio:
 

 
p.s. articolo di cronaca in allegato
 
LIBERO
5 NOVEMBRE 2005
 
L'inchiesta/1: Il viaggio di Libero nel mondo delle gare sportive. Destrieri sottoposti a ogni tipo di maltrattamento pur di farli vincere
Cavalli seviziati e drogati Quando l'ippica è da galera
 
di ANTONIO TERRANEO
 
Ci sono atti gravi che, commessi da qualcuno, si diffondono rapidamente diventando una usanza ed essendo reiterati da una pluralità di persone, sembrano diventare leciti o per lo meno vengono accettati come inevitabili. Questo modo di ragionare nel mondo sportivo ha portato al dilagare del doping, creando la peggiore malattia che da anni sta minando la credibilità delle competizioni di alcune discipline, se non di tutte. I media un giorno esaltano le imprese di un atleta, che diviene un eroe nell'immaginario romantico collettivo, salvo poi dovere riportare, tempo dopo, che erano frutto non solo della costanza del sudore e della tecnica del protagonista, ma anche della chimica e di sostanze, nocive e pericolose. Poi arrivano puntuali i processi e spesso non si sa se condannare l'atleta, reo del trucco, o il sistema esasperato e connivente che incentiva queste pratiche. Difficile prendere posizioni rigide e capire chi sia la vittima o il carnefice. Ma al di là di ogni interpretazione, l'uomo possiede il dono del libero arbitrio e può decidere se valga la pena di mettere a repentaglio, salute e integrità facendo uso degli illeciti additivi per migliorare le prestazioni. Può scegliere liberamente. Sempre. I cavalli atleti, invece no. Devono subire quello che l'uomo decide di dare, iniettare o inoculare loro. Passivamente. Devono anche accettare tecniche di allenamento di qualsiasi forma, dalle più rispettose alle più crudeli. Loro non possono decidere. La faccia nera del mondo delle corse ha coniato in passato ogni forma di nefandezza. Cavalli trovati con sostanze dannose nel sangue, positivi alla cocaina, tubi di gomma usati come sonde per fare arrivare " le medicine" direttamente nello stomaco vengono ritrovati nei box, tecniche di allenamento che utilizzano scariche elettriche con fruste per fare andare l'animale più veloce scoperti in gara. Poi corse clandestine sulle tangenziali asfaltate mai finite, e via dicendo. La lotta al doping ha fatto progressi, ma anche i dopatori hanno migliorato le loro tecniche utilizzando sostanze sempre più difficili da trovare in un gioco sempre più sottile simile al " guardia e ladri" dei bambini. E sono nati nuovi guru, chiamati in gergo " farmacisti" e fiorenti commerci di sostanze sempre più raffinate e subdole. Oltre a violare il rispetto degli animali che noi consideriamo sacri, chi droga o utilizza mezzi crudeli sui cavalli agonistici, commette tre reati: truffa sportiva, frode finanziaria e dal 20 luglio 2004, un reato di maltrattamento che la legge punisce con la reclusione da tre mesi ad un anno. I concorsi ippici, sono il settore di sbocco più elitario dei cavalli sia per genesi che per frequentazione. Eppure anche qui non tutto è pulito, anzi. Dietro quei fantastici salti in grado di esaltare la plastica muscolatura del cavallo e l'abile tecnica del cavaliere si nascondono pratiche indegne di un tale spettacolo. Alcuni campioni sono stati beccati a barare: il tedesco Ludger Beerbaum alle ultime Olimpiadi di Atene, è stato privato della medaglia d'oro a squadre mentre l'irlandese Cian O' Connor di quella individuale perché i cavalli sono risultati positivi ai controlli anti doping. Ad Aachen, in Germania nel ' 99 ci fu lo scandalo dello statunitense Mc Lain Ward, che venne scoperto a nascondere punte acuminate in plastica sotto le fasce che avvolgono gli arti del cavallo, per migliorare la capacità di salto. Il destriero ogni volta che abbatteva l'ostacolo sentiva fitte lancinanti che lo obbligavano a superarlo. La tera- pia del dolore. Roba da lager nazista. Per ovviare a questa pratica, pare piuttosto diffusa, la F.E.I. (Federazione equestre internazionale) ha concesso ai veterinari di campo il permesso discrezionale di controllare sotto le fasciature per accertare l'eventuale presenza di chiodi o tappi di bottiglia. Ma da quel metodo platealmente rozzo e facilmente individuabile, questi bari aguzzini, sono passati ad altri, molto più " discreti", ma con gli stessi crudeli effetti, utilizzando al posto dei chiodi, sostanze chimiche, pomate revulsive e altri prodotti similari in grado di sensibilizzare al massimo gli arti del cavallo. La Fei, venuta a conoscenza di ciò, ha previsto di introdurre un apposito kit di controllo per il prelievo del pelo dagli arti degli animali per scoprire tracce di queste sevizie, ma di fatto questo non è mai stato mai utilizzato. In Italia solo nei concorsi organizzati da " Unire" si vedono controlli più adeguati, e non si capisce il motivo per il quale non vengano estesi anche agli altri di competenza della Fise., la nostra Federazione. Pare che questi scienziati del male, non solo siano accettati negli ambienti, ma addirittura stimati e ricercati per far fare ai cavalli quel " salto di qualità" che permetta il raggiungimento di risultati migliori. Queste barbare tecniche, nate all'estero, ma sbarcate da noi, hanno generato una rincorsa al peggio e l'Italia e deve ribellarsi all'utilizzo di questi metodi. La nostra inchiesta, nasce per fare luce su queste pratiche e ha l'obbiettivo di smuovere le coscienze e tutelare la trasparenza delle competizioni e la salute dei cavalli. Lungo il cammino troveremo sostenitori che hanno a cuore il rispetto per gli animali e una sana voglia di ribellione. Nelle prossime puntate proporremo le voci autorevoli delle istituzioni e degli addetti ai lavori e chiederemola collaborazione da parte di tutti per inserire controlli severi e realmente efficaci in grado di evitare ai cavalli una immeritata tortura. Ricordiamoci sempre che se non ci fossero stati loro, oggi saremmo ancora ai tempi delle caverne. Eppure i mattatoi funzionano sempre. Un po' di gratitudine please. ( continua)
 
 
DALLA PARTE DEGLI ANIMALI cosa dice la legge
 
LESIONI E TORTURE Art. 544 - ter. sul maltrattamento degli animali. Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche viene punito con la reclusione ( si va da tre mesi a un anno di carcere) o con multa da 3.000 a 15.000 euro. 
STUPEFACENTI
La stessa pena viene applicata a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate dalla legge, ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. La pena è aumentata della metà se dai fatti che fanno riferimento al primo comma deriva la morte dell'animale. Legge 189 / 20 luglio 20 04.

 

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