Egregi signori
vi invitiamo a leggere l'esauriente articolo pubblicato da La Padania e trascritto in calce.
Da una parte le leggi dello Stato  si ergono a tutela della identità nazionale nella quale si rispecchiano la nostra cultura e le nostre conquiste civili, dall'altra servono culture estranee, abitudini rinnegate. E' mai possibile che il Diritto di un popolo si abbassi a tanto? Non può avere nazionalità giuridica italiana la crudeltà che rifiutiamo perché  nessun rispetto è dovuto alla crudeltà.
Chiediamo vivamente che la macellazione rituale venga abolita.

 

........................GRUPPO BAIRO Onlus
www.bairo.info
 

firme dei sostenitori del messaggio:

p.s. articoli di cronaca in allegato

 

LA PADANIA
08/01/2006
 
UNA petizione
Indecente violazione delle leggi
 
“Gli avvenimenti in America sono il risultato di quanto noi a suo tempo facemmo presente ossia che i motivi religiosi, spinti al fanatismo, non possono altro che portare lutti e dolori. Si parla che per il terrorismo vengono abituati si da bambini alle armi, ma non si dice che prima ancora di questo essi portano i propri figli ad assistere a questi riti affermando che in questa maniera essi saranno più forti da grandi e senza alcun sentimento e senso di pietà”. E’ questo uno dei concetti espressi nella petizione popolare che numerosi cittadini, della provincia di Terni, hanno, da tempo iniviato ai presidenti di Camera, Pierferdinando Casini, e Senato, Marcello Pera, e al Parlamento Europeo per chiedere l’abolizione della macellazione islamica rituale.
Il “Coordinamento Volontariato Privato Eco-Animalista, scrive tra l’altro. “Pur ritenendo che le minoranze culturali e religiose devono essere rispettate e deve essere data loro la possibilità di praticare ed esercitare le proprie tradizioni ed i propri usi, riteniamo tuttavia, che determinate pratiche sono indegne di un paese civile e meritano di essere vietate dalla legge. Riteniamo - aggiungono ancora i firmatari della petizione - che la norma sulla deroga per motivi religiosi violi anche la costituzione sotto il profilo della disparità di trattamento: alla maggioranza dei cittadini, infatti, è giustamente vietato sgozzare gli animali vivi, pena l’integrazione del reato di maltrattamento degli animali; ad, altri, invece ciò è assolutamente concesso sotto la falsa scusante del rispetto delle minoranze che, in tal caso, prevaricano i diritti di altri”. Non solo c’è anche un problema di razzismo al contrario. “Poichè questa macellazione è ritenuta disumana e incivile, molti paesi europei hanno vietato che questa pratica prosegua ancora, ma non per questo sono stati accusati di razzismo o di mancanza di democrazia”.
“Ne consegue - concludono i firmatari del documento che giace nei cassetti del Parlamento, che la normativa infierisce anche nella materia penale, rendendo lecita un’attività che in Italia è prevista come reato del codice penale”.
Ma se le associazioni ambientaliste e animaliste, in qualche maniera reagiscono a questa pratiche, poche o nessuna sono le reazioni che provengono, ad esempio dai Verdi del Sole che ride che non si sono mai schierati, per non disturbare gli islamici, contro la pratica dello sgozzamento degli animali senza neppure stordimento.
Gli animalisti: «Le concessioni fatte ai musulmani dal parlamento interferiscono con le severe norme previste dal nostro codice penale in materia di maltrattamento degli animali. Rendendo lecito un grave reato»
 
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LA PADANIA
[Data pubblicazione: 08/01/2006] 
 
L’ue e l’Italia consentono lo sgozzamento degli animali per il rito di martedì prossimo
FIUME DI SANGUE PER LA FESTA MUSULMANA
 
Migliaia di ovini sono pronti per essere barbaramente macellati dai musulmani per la festa del sacrificio di martedi prossimo. La pratica dello sgozzamento prevista dalla tradizione islamica, ma non direttamente dal corano, è ammessa dall’unione europea e dall’Italia, in contrasto con le leggi nazionali che vietano di uccidere, senza stordimento, qualsiasi tipo di animale. Solo la Svizzera ha detto “no” a questo rito.
 
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Le regole
“Uccisore adulto e sapiente”
 
La legge islamica, cioè l’insieme dei precetti del Corano, degli Hadith, lo Ijma’ e il Qija prescrivono una serie di regole per la macellazione del bestiame affinché la carne sia considerata commestibile per i musulmani: tali regole sono però mutuate dalla tradizione ebraica del cibo Kasher e di fatto coincidono nelle due culture.
Tutti gli animali e il bestiame devono essere in salute, senza segni di malattia, non devono essere feriti né sfigurati in alcun modo. E’ espressamente proibito picchiare gli animali da macellare o impaurirli: gli animali in attesa della macellazione devono essere trattati dolcemente. E’ proibito ferirli o comunque danneggiarli fisicamente in qualunque modo.
L’uccisione del animali deve essere effettuata in locali, con utensili e personale separati e diversi da quelli impiegati nelle macellazioni non religiose. Il macellaio deve essere un musulmano adulto, sano di mente a conoscenza di tutti i precetti della religione islamica e della macellazione cranica.
Gli stessi animali da uccidere devono essere animali che rispecchino i dettami della “legge” e devono poter essere mangiati da un musulmano senza commettere peccato.
Gli animali devono essere vivi al momento dell’uccisione. L’uccisione deve avvenire recidendo la trachea e l’esofago: i principali vasi sanguigni verranno recisi di conseguenza. La colonna vertebrale non deve essere toccata: come la testa dell’animale non deve essere staccata durante l’uccisione. L’uccisione deve essere fatta in una volta sola: il movimento di taglio deve essere continuo e cessa quando il coltello viene sollevato dall’animale. Non è permesso un altro taglio: un secondo atto di uccisione sullo stesso montone ferito, rende il corpo non utilizzabile per il musulmano a celebrare la festa del sacrificio. Il dissanguamento deve essere spontaneo e completo. La macellazione deve iniziare solo dopo aver accertato la morte della vittima sacrificale. Gli utensili per l’uccisione e la macellazione sacra devono essere usati solo ed esclusivamente per animali già destinati alla festa sacrificale.
Lo stordimento degli animali non è contemplato dai precetti dell’Islam. Tuttavia in stati islamici come la Malesia è permesso, come misura di gentilezza verso gli animali a condizioni ben precise.
La prima: lo stordimento deve essere temporaneo e non deve provocare danni permanenti. La seconda: lo storditore deve essere musulmano, o deve essere sorvegliato da un musulmano o da un’autorità di certificazione della sacra macellazione. La terza: i dispostivi usati per stordire animali non “sacri” non devono essere utilizzati per stordire animali inviati al macello per ragioni di natura religiosa.
Prima del coltello nella gola, l’animale deve essere trattato ”dolcemente”. Poi si recidono trachea ed esofago
 
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La Lav accusa: nella macellazione le vittime non sono rese incoscienti
Un’incredibile agonia autorizzata dalla ue
Vergogna europea: la barbara tradizione non è prescritta dal corano ma Italia ed Europa la consentono ugualmente 
 
Pamela Barbaglia
 
I dettagli contano, eccome. Perché anche la morte di un animale ha le sue regole. I suoi tempi, la sua prassi. Tagliare la gola a un caprone o a una pecora non è scontato. Nella barbarie c’è sempre uno straccio di umanità da salvaguardare.
Quel che rende l’Aid el-kebir una sanguinaria mattanza è l’accanimento contro le vittime prescelte. Certo, il destino di una bestia che varca la soglia di un macello è storia già scritta. Lungi da noi risparmiare le povere creature all’avidità dei nostri banchetti. Eppure, chi si occupa del loro abbattimento sa che bovini, equini, ovini e pollame vanno rigorosamente storditi prima della mattanza. Lo stabilisce la legge italiana (DL 333/1998) che tutela fino all’ultimo istante di vita il diritto alla minor agonia. Ma le eccezioni, si sa, fanno parte del gioco. Dunque, chi intende torturare una povera bestia in virtù della libertà di culto è il benvenuto. Tutto regolare per l’Unione Europea, che in una direttiva del 1993 pone come unica condizione la necessità di compiere il “sacrificio” in un centro autorizzato. Libertà di culto, ovvero macellazione rituale senza narcosi. Una procedura a lungo contestata dalla Lega antivivisezione. «Secondo il Corano ogni maschio maggiorenne dovrebbe sacrificare un animale - ha spiegato Gianluca Felicetti, responsabile istituzionale della Lav - Poi ci sono deroghe per chi contribuisce all’acquisto collettivo di un capo di bestiame. Da un punto di vista quantitativo il rito sfugge a qualsiasi statistica, anche perché esiste un circuito clandestino dove gli animali sono abbattuti fuori dai macelli. Fatto sta che per i milioni di immigrati musulmani in Italia l’Aid el-kebir è una tradizione molto sentita». Nel 1985 la Lega musulmana mondiale con sede alla Mecca avviò uno studio in cooperazione con l’Organizzazione mondiale della sanità: «la macellazione preceduta da stordimento elettrico è indolore e, come tale, conforme alle raccomandazioni del Profeta di evitare la sofferenza degli animali». Eppure la “sindrome dei tagliagola” ha preso il sopravvento su ogni forma di cautela.
Il dibattito è aperto. Secondo la Lav, l’assenza di misure preventive rende la violenza intollerabile: occhi sbarrati, gemiti strazianti, sussulti e mugolii nel vano tentativo di divincolarsi. È l’enciclopedia del dolore che la compassione umana stigmatizza. Al riguardo si è espressa la Federazione dei veterinari europei con diagnosi rigorose sulla percezione della sofferenza; parere positivo anche dal Farm animal welfare council, organo consultivo del governo inglese. Insomma, se nel nostro Paese sono vietate pratiche come l’infibulazione o l’applicazione delle pene corporali per chi viene riconosciuto colpevole di adulterio, resta da capire perché con gli animali tutto sia ammesso. «Nelle procedure destinate all’alimentazione capitano spesso intoppi (a volte non ci si cura che le bestie siano adeguatamente stordite) ma almeno si tenta di risparmiare loro la consapevolezza di un destino crudele». Due le tecniche impiegate nel nostro Paese per attenuare l’impatto con la morte: «da un lato c’è la scarica elettrica che è impiegata per volatili, conigli e maiali; dall’altro è in voga un sistema meccanico, quello del “proiettile captivo” utilizzato per caprini, bovini ed equini. Sorprendente il caso della Malesia che è l’unico Paese islamico ad aver accettato lo stordimento elettrico. In Italia invece le realtà positive riguardano Trento e Bolzano: i due capoluoghi hanno raggiunto un accordo con le rispettive comunità islamiche. Su richiesta dei veterinari locali è stato introdotto lo stordimento del bestiame».
A fare l’avvocato del diavolo è il Comitato nazionale di bioetica, organo consultivo del governo, cui Palazzo Chigi aveva chiesto un parere per legiferare in materia. Dopo aver ribadito che il primato dell’uomo in natura non può «dare luogo o peggio giustificare pratiche crudeli nei confronti degli animali», gli esperti di bioetica hanno giudicato più importante il rispetto delle minoranze. Rispetto che la Lav ribadisce premurandosi di sottolineare come «la macellazione rituale sia del tutto marginale se si pensa alle migliaia di volatili e conigli uccisi brutalmente nelle nostre campagne per uso familiare». Eppure, martedì il sangue approderà in città: da Milano a Roma vige l’allerta contro le esecuzioni sommarie nei pressi delle moschee. Per evitare di imbrattare i luoghi pubblici, la Regione Lombardia ha allargato la rosa dei macelli autorizzati da Asl e ministero della Salute. Una misura che la Lav considera un deterrente effimero: «Si tratta di una deroga alla legge nazionale, la sofferenza degli animali non viene certo attenuata. Ciò che a noi preme è che il Parlamento riconsideri l’intera questione per allinearci a Paesi come Svizzera, Svezia e Malesia».
Per i seguaci di Allah la preghiera deve scandire il macabro spargimento di sangue. Qui è contenuto il soffio vitale, ricettacolo dell’anima, che deve completamente fluire dalla carcasssa. Questo obbliga i musulmani a sgozzare gli animali in perfetta cognizione di causa: a Parigi, dove i mattatoi non sono in grado di far fronte alla domanda, sono state rinvenute tracce della mattanza nei cortiletti interni dei condomini di Belleville e della Goutte d’Or. A differenza della “shechitàh” ebraica, che rimane confinata a un’esigua fetta di ebrei ortodossi sparsi per il mondo, l’emigrazione musulmana ha mantenuto viva e rigorosa la tradizione dell’Aid el-kabir. Ai cittadini il compito di vigilare su ciò che avviene nei pressi delle moschee: «Abbiamo chiesto ai nostri iscritti di tenere gli occhi aperti e segnalare qualsiasi anomalia al numero verde per i maltrattamenti. La macellazione che avviene in luoghi non autorizzati è un reato penale e comporta la reclusione fino a due anni».
Nessun dorma. Al grido di Ashhadu an la ilaha illa-illah, wa ashhadu anna Muhammadan rasulu-ilah i musulmani si sentiranno più vicini al loro Dio in un inedito elisir spirituale. Sotto le loro grinfie migliaia di caproni vigili e agonizzanti si chiederanno il significato di quelle litanie contorte.
In virtù di una malintesa libertà di culto il macabro rituale è consentito nei macelli pubblici. Eppure, è molto praticato in modo clandestino
 
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Il governo federale si è opposto al macabro rito dell’Aid el-kebir
Infatti la Svizzera la proibisce
 
Un fronte comune per dire no alla macellazione rituale: contadini e consumatori di tutti i cantoni svizzeri si sono stretti alla Società dei veterinari e ai principali esponenti della protezione animale. Il governo federale ha avuto il coraggio di fare marcia indietro. Sì alla libertà di culto, al rispetto delle minoranze, alle moschee e ai cimiteri islamici; no allo sgozzamento di pecore e montoni. In Svizzera i macabri riti dell’Aid el-kebir sono vietati.
La decisione è in controtendenza a quanto accade nei paesi dell’Ue ed è stata accolta in patria con qualche resistenza. Il consigliere elvetico Moritz Leuenberger ha invocato a più riprese l’introduzione del “sacrificio” come segno di rispetto per la comunità islamica. «Il divieto di macellazione rituale non è una misura di protezione degli animali, ma una limitazione della libertà di religione», ha denunciato Leuenberger, paladino dei musulmani elvetici. Accortezza e cautela hanno guidato il governo federale che ha scelto come interlocutore privilegiato la Società dei veterinari. In un comunicato è stato definito «inaccettabile che un animale muoia nella sofferenza imposta dallo sgozzamento senza essere narcotizzato o stordito secondo le moderne tecnologie».
Nei ventisei cantoni gli stranieri hanno piena libertà di professare il proprio credo religioso, qualunque esso sia. Cattolici, protestanti, ortodossi, musulmani, ebrei, scintoisti e induisti: tutti sono i benvenuti nel paradiso fiscale. Ma è bene che gli immigrati si scordino certe consuetudini cruente.
Attualmente il governo sta valutando l’opportunità di importare carne “kasher” e “halal”, fortemente richieste dalle comunità ebraiche e musulmane. Eppure la potente Società dei veterinari ha avanzato le proprie condizioni: tali importazioni potranno avvenire solo se la carne ha subito un trattamento in linea con la legislazione svizzera.
Tra i paesi dell’Unione Europea l’unico a mettere i paletti è la Svezia che ha imposto lo stordimento agli animali destinati allo sgozzamento. Nel 2001 è stato aperto il primo macello islamico che opera nel rispetto della legge svedese. Casi positivi si sono registrati anche in alcuni Länder dell’Austria che hanno disciplina autonoma in fatto di tutela degli animali. Attualmente l’Aid el-kebir è vietato nelle regioni del Burgenland, Salisburgo, Tirolo, Voralberg e Alta Austria. Eppure per evitare il protrarsi di situazioni di conflitto, un progetto di legge del Parlamento federale vorrebbe restituire al Bund centrale la facoltà di legiferare in materia.
A soccombere, tra i tanti partner europei, anche la Germania. Dopo un lungo dibattito, il Bundestag ha riconosciuto ai musulmani il diritto di domandare la licenza per provvedere alla macellazione secondo gli imperativi del proprio credo.
p.ba
 
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L'ARENA (IL GIORNALE DI VERONA)
Domenica 8 Gennaio 2006
  
Tradizioni. L’associazione interculturale Saadia: finirà che ognuno sgozzerà le bestie di nascosto
«Dove macelliamo i montoni?»
«Festa del sacrificio», dal Comune niente spazi per il rito musulmano
- Valsecchi
«Palazzo Barbieri deve attivarsi prima L’Ulss non basta»
- Integrazione
Corsi di lingua madre per i bimbi stranieri che abitano in città

 
Martedì per i musulmani sarà una giornata sacra. Cade l’Aid El Adha, il giorno del sacrificio. Ogni famiglia - anzi: ogni capofamiglia - dovrà sgozzare un montone e donare un terzo della carne a chi non ha abbastanza denaro per comprarne uno da uccidere. Ma la macellazione della bestia - si calcola che nel Veronese ne saranno macellate oltre un migliaio - deve avvenire secondo i criteri indicati dalla religione. Prima di ucciderli, non è possibile stordire i montoni come invece è prassi normale nei macelli di tradizione non islamica: è necessario, invece, che l’animale muoia per dissanguamento, di modo che - questo dice la tradizione - colui che ne mangerà le carni sia certo del fatto che la bestia non sia morta di malattia, ma sia stata appositamente scelta tra un gruppo di ovini sani.
Si tratta di un rito al quale - due mesi dopo il Ramadan - i musulmani tengono molto, e per importanza potrebbe paragonarsi al Natale della tradizione cristiana. Però, in tutto il territorio della provincia di Verona, pare che non esista un solo operatore autorizzato ad effettuare macellazioni islamiche di ovini. Ma se anche ci fosse - in Valpolicella e a Villafranca simili strutture, in realtà, esistono - nessuna offrirebbe tanto spazio quanto ne occorrerebbe per un sacrificio rituale di queste dimensioni: «Nessuno ci concede un luogo dove poter celebrare il rito», spiega Samira Chahib, presidente dell’associazione interculturale Saadia, nata nel maggio dell’anno scorso per mediare tra le richieste e i problemi degli immigrati e le istituzioni. «Ho bussato a molte porte, da quelle dell’Ulss a quelle del Comune, ma non ho ottenuto alcun risultato: sono stata mandata da un ufficio all’altro, senza avere alcuna risposta. Ciò che è certo è che nessuno vuole prendersi la responsabilità di assegnarci un luogo».
Il problema tocca da vicino migliaia di famiglie islamiche residenti a Verona. «Noi abbiamo due feste importanti all’anno», dice Samira: «il Ramadan e, appunto, l’Aid El Adha, che commemora il sacrificio di Abramo. Non vogliamo creare problemi a nessuno, ma solo far presente questa necessità per cercare di trovare una soluzione nel rispetto di tutti. Il decreto 333 del ’98 permette la macellazione a scopo rituale, ma purtroppo non siamo autorizzati a farla in alcun luogo. Non chiediamo certo piazza Bra. Ci va bene anche andare in periferia: che sia un prato o un macello per noi è lo stesso. Basta che ai capifamiglia musulmani sia data la possibilità di sacrificare i montoni. Tre anni fa ci era stato concesso di macellarli al Chievo, ma poi c’erano state proteste e l’autorizzazione non è più stata rinnovata».
Ad opporsi al rito sono soprattutto gli animalisti, ma anche le persone non particolarmente motivate in questo senso restano inorridite di fronte all’idea di un rito così cruento, che coinvolge migliaia di montoni. «Capisco che non tutti accettino tradizioni diverse dalle proprie, ma per la nostra comunità si tratta di una festa importante. E le famiglie desiderose di rispettarla si trovano nelle condizioni di dover andare con i montoni in altre città, dove è stata data l’autorizzazione al rito, portando poi la carne in auto, magari per ore, nell’assoluta mancanza di condizioni igieniche. Oppure c’è chi sacrifica il montone in un campo qualsiasi, con il rischio di essere denunciato e di dover pagare multe molto salate. Infine c’è chi esegue il rito di nascosto, spesso a casa propria, non facendosi vedere da nessuno e vivendo quindi male quello che per noi è un momento di festa, cui siamo abituati fin da bambini». (f.s.-c.t.)
«Il problema esiste, eccome. Ma ogni anno il Comune si rende conto della questione giusto un paio di giorni prima della ricorrenza. È evidente che in questo modo l’Ulss non sarà mai in grado di risolvere alcunché». Massimo Valsecchi, dirigente del dipartimento di prevenzione dell’Ulss 20, sa bene quel che dice, perché qualche anno fa provvide a organizzare ogni cosa affinché gli islamici di Verona potessero celebrare la festa. Ma c’era l’ok del sindaco: «Avevamo trovato il luogo, vigilato sulle procedure igieniche, procurato un camion nel quale raccogliere i residui di macellazione da distruggere». E da quella volta, non c’è stato alcun «bis». «A qualcuno può anche non piacere che le bestie vengano sgozzate», avverte Valsecchi. «Ma è una procedura consentita dalla legge, e dunque bisogna renderla possibile. E se poi, invece, se ne vuole fare una faccenda religiosa, beh, allora la questione diventa pesante». (f.s.)
Martedì si ricomincia. «L’idea di base», dice Samira Chabib, «è che se non si padroneggia fino in fondo la propria lingua madre non si imparerà mai bene nemmeno l’italiano». E così, ecco nascere le lezioni di cinese, arabo, cingalese, albanese, inglese e francese destinate ai bambini stranieri di età compresa fra i 5 e i 12 anni. «Abitano qui», dice Samira, presidente dell’associazione Saadia e da sette anni mediatrice culturale del Comune di Verona, «ma per conoscere meglio la lingua di questo Paese devono prima assumere una soddisfacente conoscenza teorica della propria lingua madre». Il centro linguistico-culturale a cui fa capo il laboratorio si chiama «L’altro principe», e le lezioni si terranno il martedì dalle 16.30 alle 18 nella scuola elementare Massalongo di via dell’Artigliere. L’associazione, che già l’anno scorso fece corsi per donne e bambini, si occupa anche di fornire aiuto agli scolari per i compiti. (f.s.) 
 
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