Egregi signori
Leggiamo gli articoli allegati.
Risolvere i problemi uccidendo è il metodo della barbarie.
Perchè quando si parla di uccidere si parla di compiere un atto di prepotenza assoluta che nessuno vorrebbe fosse compiuto su di sè.
Ci sembra veramente incredibile che in una Regione dove la natura è preponderante in tutte le sue forme, accattivante proprio per questo, il comune di Arco utilizzi metodi da lager per sterminare animali innocenti.
Metodi da lager mentre esistono e sono ormai utilizzati su vasta scala nelle città italiane oltre che in altri paesi d'Europa, i metodi incruenti che prevedono il controllo demografico soprattutto con la distribuzione di mais trattato con antifecondativo (nicarbazina).
Non è accettabile che l'ignoranza promuova la crudeltà. Le amministrazioni comunali non possono permettersi nè l'ignoranza nè la crudeltà nell'affrontare i problemi. I cittadini guardano.
I colombi, come tutte le popolazioni libere o selvatiche sono regolati dalla legge naturale della "capacità portante".
Le esperienze di sterminio attuate negli anni passati in varie città d'Europa (Barcellona, Basilea, Wursburg) hanno dimostrato con certzza che i posti lasciati liberi venivano presto rimpiazzati  da incremento delle nascite, dal decremento delle morti naturali, da immigrazione.
Per vostra informazione alleghiamo un documento riepilogativo relativo alla politica di controllo delle popolazioni di colombi di città sperando che possa toccare la vostra mente se non il vostro cuore.
 
COLOMBI DI CITTA'
Un problema che si può risolvere
 
SINTESI
 
I colombi
I colombi discendono dal piccione selvatico (Columba Livia), oggi molto raro in Italia e sono stati introdotti nelle città, per abbellirle,  alla fine dell'ottocento.
Anche se manca un riferimento di legge chiaro,  il colombo di città (Columba Livia  forma domestica) viene considerato dalla maggioranza dei ricercatori e confermato dall'INFS (Istituo Nazionale per la Fauna Selvatica) un animale domestico libero, quasi un "randagio".
I colombi hanno trovato  nei centri abitati il corrispettivo del loro ambiente naturale e quindi si sono moltiplicati.
Il problema per gli uomini nasce da questa esplosione demografica che indica, nel superamento dei 300-400 individui per km2, il punto di rottura dell'equilibrio (Ballarini 1989).
 
I danni lamentati
Si accusano i colombi dei seguenti danni:
  • ai fabbricati e monumenti (anche se l'indagine di Salvalarte, promossa dal Ministero della Cultura,  effettuate alcuni anni da Legambiente su 60 monumenti italiani, ha dimostrato come il maggiore responsabile del cancro della pietra,  risulti  il traffico automoblistico sia per le vibrazioni che per l'inquinamento atmosferico che produce);
  • sporcizia e degrado urbano (facilmente eliminabili con una pulizia  effettuata giornalmente dai servizi pubblici);
  • alle coltivazioni agricole (esistono i dissuasori e pratiche di allontanamento)
  • rischi sanitari (sempre enfatizzati ma: "Nelle nostre zone non si è fino ad ora riusciti a trovare una relazione diretta tra la presenza di un agente patogeno in uccelli urbani e focolai di malattia umana" A. Mantovani Ist. Sup. di Sanità)
Esperienze cruente di contenimento
Per contenere la popolazione in una misura accettabile, nel recente passato alcune città (come Barcellona  che tra il 1996 e il 1990 ha sterminato 108.193 individui e Basilea che tra il 1961 e il 1985 ha sterminato circa 100.000 individui) hanno usato metodi cruenti senza alcun successo. La popolazione di colombi non subì variazioni e, a prescindere dalla questione etica, la strategia risultò fallimentare.
I posti lasciati vuoti vengono prontamente occupati per minore mortalità naturale, maggiore natalità e immigrazione.
Anche a Firenze (iniezioni di tanax al cuore) e in altre città italiane (caccia, gas, fucili laser.....) dove sono stati usati metodi cruenti il risultato non è stato apprezzabile e, per giunta, si è dovuto affrontare la contestazione  attiva dei cittadini divenuti ormai sempre più  sensibili alla natura e agli animali.
 
UNA LEGGE SCONOSCIUTA
La legge che regola le popolazioni di animali è il segreto che rende valido ogni intervento umano di ripristino dell'equilibrio,  fornendo una soluzione seria, incruenta, etica ed ecologica.
Tanto semplice quanto scientifica: è la legge della capacità portante. Una  popolazione cresce in funzione delle risorse alimentari e dei siti di nidificazione presenti in un dato territorio.
 
METODI  INCRUENTI
In città
E' proprio la legge della capacità portante che offre gli strumenti per intervenire. 
Il controllo demografico dovrà porsi  come obiettivo prioritario la riduzione delle risorse: cibo e rifugi (Johnston e Janiga 1995).
Destinatari del programma e interlocutori privilegiati sono  quindi i cittadini sia per la riduzione dell'enorme quantità di cibo che mettono a disposizione dei colombi, sia per la chiusura di fessure, buchi, sottotetti, cornicioni, lucernari, ecc. usati per la nidificazione.
Nelle città in cui questo programma è stato effettuato, si è verificata un'alta percentuale di decremento demografico (30-50%).
Poichè la distribuzione di cibo agli uccelli rappresenta spesso un bisogno affettivo delle persone,  può essere installata in un luogo  stabilito, una colombaia.
Altro sistema di controllo utilizzato nei centri urbani  è la distribuzione di mais trattato con nicarbazina, una sostanza che inibisce la fecondazione.
Per la protezione dei monumenti possono essere usati i dissuasori di vario tipo esistenti in commercio.
Naturalmente ogni intervento comporta un preventivo censimento, monitraggio ecc, nonchè adeguate campagne di informazione che coinvolgano i cittadini.
 
In campagna
Le interferenze con le attività agricole, soprattutto alle colture di girasole, mais e soia possono essere contrastate con vari sistemi: cannoncini a scoppio ripetuto, pallone "predator", razzo acustico, falcone acustico ecc.
Recentemente il Parco Regionale Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli ha sperimentato le tecniche innovative e incruente con risultati giudicati buoni (Gorreri 1997).
Un espediente ulteriore per sviare gli uccelli che, tra l'altro, rientra negli interventi di miglioramento ambientale nell'ambito della programmazione faunistica del territorio agro-silvo-pastorale previsti dalla legge 157/92 e finanziati dalle Amministrazioni regionali o provinciali, può essere quello di destinare alcuni piccoli appezzamenti a colture a perdere.
Un altro sistema di controllo della popolazione di colombi è dato dal coinvolgimento di predatori naturali, offrendo a questi possibilità di nidificazione e sosta e, eventualmente, immettendo alcuni individui per aumentarne la densità  presente.
Per questa operazione deve essere coinvolto l'INFS (Istituo Nazionale per la Fauna Selvatica).
I predatori naturali del colombo sono il falco pellegrino, l'allocco e la taccola.
 
 
CONCLUSIONE
Tutti i metodi usati, affinchè abbiano successo, devono mirare a ridurre la capacità portante dell'ambiente.
 
 
BIBLIOGRAFIA
Testi consultati:
  • Colombi e storni in città: manuale pratico di gestione di Marco Dinetti e Umberto Gallo-Orsi
  • Come convivere con i piccioni di città - Quadrimestrale del Centro Italiano Ecologia Umana Urbana gennaio 1997 - Maria Pacini Fazzi Editore -
  • Animali di città di Roberto Marchesini
  • Controllo delle popolazioni ornitiche sinantropiche: "problemi e prospettive" dai Rapporti di sanità pubblica veterinaria del convegno organizzato dall'Istituto Superiore di Sanità, dal Centro di Collaborazione OMS/FAO e dall'Università di Pisa
 
........................GRUPPO BAIRO Onlus
www.bairo.info
 

firme dei sostenitori del messaggio:

 
 
p.s. articoli in allegato
 
MORTE AI PICCIONI DI ARCO TN
I piccioni di Arco sono stati condannati a morte - articolo de l'Adige del 15/01/06
 
di CORNELIO GALAS
 
 
I piccioni di Arco sono stati condannati a morte. Per quasi tre quarti della numerosa colonia di volatili (sono circa 2500) la sentenza è ormai definitiva, inappellabile. Quanto prima saranno catturati e messi nella camera a gas. Poi una ditta di Milano provvederà allo «smaltimento delle spoglie». La decisione è stata presa dal sindaco di Arco sulla scorta di una nota arrivata in municipio il 9 novembre scorso con la quale il dott. Alessandro De Guelmi, responsabile dell'unità operativa di igiene e sanità pubblica veterinaria del distretto Vallagarina-Alto Garda e Ledro segnalava «l'urgente necessità di procedere, per gravi motivi di igiene e sanità pubblica, ad una drastica riduzione del numero di colombi presenti nell'area urbana di Arco». Di qui un'ordinanza del sindaco Veronesi, datata 29 novembre 2005, con la quale si ordina «al comandante della polizia municipale Franco Travaglia di procedere, avvalendosi della collaborazione di tecnici autorizzati, alla cattura con reti o altra attrezzatura idonea, dei colombi presenti in particolare nelle località Cretaccio, S. Giorgio (centro ippico), Bolognano, Vignole, Varignano, Chiarano, Arco (centro storico) e Prabi». Il provvedimento intima anche la «soppressione mediante eutanasia degli esemplari prelevati e lo smaltimento delle spoglie con le modalità consentite dalle vigenti disposizioni». Un intervento questo che doveva essere eseguito entro il 20 dicembre. I piccioni arcensi però hanno potuto passare le feste tranquilli. Perché? No, non è arrivata nel frattempo la grazia. In pratica, come ci ha confermato ieri l'assessore all'ambiente di Arco Fabrizio Miori, si è capito (anche perché Travaglia avrebbe inviato al sindaco delle osservazioni) che non si può fare un'ordinanza ad personam. Insomma, è anomalo che un provvedimento «contingibile ed urgente» come quello del 30 novembre scorso chiami in causa un dipendente pubblico, anche se in questo caso si tratta del comandante della polizia municipale. Cosa avrebbe dovuto fare, per non essere inadempiente e quindi esposto anche a eventuali guai penali, Travaglia? Armarsi di rete e rincorrere i colombi? Essere ritenuto responsabile di eventuali fughe di volatili dal braccio della morte? Chiaramente non ci siamo. Travaglia ieri non ha ritenuto opportuno fare alcuna dichiarazione. L'impressione è che quella ordinanza sia stata fatta in fretta e furia, senza tener presente le implicanze di un «ordine» del genere. Impartito in fondo a chi non può materialmente eseguirlo. Ed in effetti il provvedimento - per il quale forse bastava un più semplice e meno impegnativo ordine di servizio - per ora è congelato. Fino a martedì prossimo, quando la giunta comunale sarà chiamata a «metterlo a posto» per renderlo operativo. Senza riferimenti personali, questa volta, per il «lavoro sporco. Tra l'altro bisognerebbe agire anche in quel di Riva ma non c'è notizia finora di analoghe ordinanze del sindaco Molinari. In ogni caso i piccioni dovranno essere eliminati. «Il problema - dice l'assessore Miori - riguarda in particolare due stalle: Turina al Cretaccio e Bertoldi alla Pasina, a Riva. Lì i piccioni hanno trovato praticamente un supermercato di becchime a disposizione. Entrano ed escono quando e come vogliono: sono circa 400. Con ovvie conseguenze». I piccioni, stando ad un censimento (approssimato per difetto) nel '99 ad Arco erano circa 500. Adesso sono oltre 2500. Naturalmente lo «stormo» non ha carta d'identità né domicilio fisso. Si sposta frequentemente nella «Busa» del Basso Sarca. Tanto che appunto hanno creato notevoli problemi anche in una stalla della Pasina a Riva. Si è cercato negli anni scorsi di porre un freno alla loro proliferazione con sistemi meno radicali. Con le famose «uova finte» messe in un'apposita piccionaia. Prima in via della Cinta, nella sede dell'Ada (associazione difesa animali) di Arco. Poi a Prabi, vicino al parcheggio nell'area ex Carmellini. «Qui però - dice Miori - i piccioni, probabilmente disturbati dal viavai delle macchine, venivano solo per mangiare e andavano a nidificare altrove». Insomma: tiè. Volevi gabbarmi con le uova finte? T'ho fregato. Adesso si pensa a spostare di nuovo la piccionaia in via della Cinta, dietro l'ex macello. Ma intanto i colombi si sono moltiplicati. All'inverosimile. Non c'è proprio altro da fare che procedere alle esecuzioni di massa? No, dice anche il veterinario. Del resto, si osserva, anche a Venezia di piccioni, senza tanta pubblicità, ne ammazzano almeno cinquecento a settimana. Con tanto di ordinanza. Impossibile - dicono - vietare in piazza S. Marco la classica foto (non solo dei giapponesi) mentre si lancia il becchime ai colombi. Poi però qualcuno, di nascosto, molti di quei piccioni li spedisce nella camera a gas. Come succederà tra breve anche ad Arco. Non ci sarà una revisione del processo. No, Veronesi non è Schwarzenegger. Ma i piccioni non hanno nemmeno uno straccio di difensore d'ufficio. La loro sorte sembra ormai segnata.
Il dott. Alessandro De Guelmi (nella foto) lo dice subito a scanso di equivoci e soprattutto per evitare allarmismi: «Scrivetelo, mi raccomando: l'aviaria non c'entra. Anche perché di tutti i volatili i piccioni sono quelli meno esposti a questo tipo di epidemia». Impossibile fermare la strage? «Intanto non sarà un'eliminazione totale. Sarà fatta un'opportuna selezione: piccioni malati, vecchi, innanzitutto. Però è chiaro che siamo arrivati al punto in cui non si può fare a meno di ridurre la presenza di questi volatili. Sono troppi. E creano dei problemi igienico sanitari». Come procederete? «Saranno catturati, poi anestetizzati quindi soppressi con gas in opportune strutture e poi portati all'inceneritore a Milano». Quanti i condannati? «Almeno duemila. Dopo si potrà passare a strategie più morbide».

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L'Adige
21/01/06

A difesa dei piccioni

Claudio D'Ingiullo, vice presidente dell'ente provinciale protezione animali, critica l'ordinanza del sindaco di Arco per la soppressione dei piccioni. «Ad Arco, nel civilissimo Trentino - scrive - sarà strage di colombi. Sofferenza nella cattura, nel trasporto e finalmente la camera a gas, chiamata eufemisticamente eutanasia o dolce morte. Ad Arco hanno inventato il moto perpetuo: fanno spazio ai prossimi 500 che saranno gasati, che faranno spazio ad altri 500, ecc.».

 

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