Egregi signori
Ringraziamo l'avvocato Giovanni Adamo per aver presentato questa raccapricciante storia, dimostrazione di quanta ferocia alberghi ancora nell'animo della specie umana nonostante millenni di "cultura" e nonostante la grandezza, evidentemente irraggiungibile, di numerosi esseri umani che hanno indicato all'umanità recalcitrante la strada dell'etica.
Bolzano non è "civilissima" se può partorire simili rappresentanti e non è "civilissima" se tra la sua cittadinanza, istituzioni, associazioni non si trova chi denunci ed elimini  tale infettante barbarie.
Chiediamo alla società civile di attivarsi.
Altrimenti, diteci, perchè si fanno le leggi?  A quale scopo si spreca tempo e denaro se non servono a niente?
Ci attendiamo che le persone di coscienza  agiscano.


........................GRUPPO BAIRO Onlus
www.bairo.info

 

firme dei sostenitori del messaggio:

 

p.s. articolo di cronaca in allegato

 

animalieanimali
27/01/06
 
ED E' IL MIGLIOR AMICO DEL CANE... 
Idea per una inizaitiva legale contro il responsabile dell'uccisione di un quattrozampe.
  
Giovanni Adamo
 
Quasi non me la sentivo di scrivere. La storia è breve, e sembra assai triste: nella civilissima Bolzano, un uomo, proprietario di un cane da oltre 10 anni, per qualche non meglio precisato motivo, si accanisce contro il compagno di vita, e a suon di botte lo riduce in fin di vita.
Lo trasporta (in un sacco) sino alla sede di un'impresa che si occupa dello smaltimento di carcasse, e tiratolo fuori dal sacco, si rende conto che è ancora vivo. A quel punto, davanti ad un colpevolmente indifferente impiegato dell'azienda, tenta di finirlo a colpi di bastone. Incredibilmente il cane rimane vivo, e sembra che se la caverà.
Questa la storia, semplicemente raccapricciante, e mai come in questo caso vanno invocate le tutele previste dalla legge per casi analoghi. Il fatto sembra, infatti (sempre che le cose stiano effettivamente come raccontato dagli organi di informazione) rivestire gli estremi sia dell'illecito civile, sia di quello penale.
Sotto il profilo penalistico, va rappresentata la possibile integrazione degli estremi del reato aggravato (l'art. 61 c.p. stabilisce, infatti, quali circostanze aggravanti, “l'avere agito per motivi abietti o futili” e “l'avere adoperato sevizie”). Peraltro, quando concorrano nello stesso fatto circostanze aggravanti ed attenuanti (nella specie, ad esempio, la qualità di incensurato del responsabile), l'art. 69 c.p. stabilisce che “se le aggravanti sono ritenute prevalenti dal giudice, non si tiene conto delle diminuzioni di pena stabilite per le circostanze attenuanti, e si fa luogo soltanto agli aumenti di pena stabiliti per le circostanze aggravanti”. Conseguentemente, quantomeno sotto il profilo penalistico, sembra sussistere la possibilità di comminazione di una condanna “esemplare” al responsabile di un episodio tanto increscioso.
Quanto, poi, al profilo civilistico, siamo qui di fronte alla classica fattispecie di danno senza “persona offesa” (il cane maltrattato, infatti, era di proprietà del responsabile). Sembrerebbe difficile, pertanto, poter configurare il potere deterrente di una domanda risarcitoria formulata in sede civile. L'unica possibilità, in casi come questo, sembra essere l'esercizio, ad opera di una Associazione animalista, di una azione civile con finalità (unicamente) risarcitorie. Il potere deterrente di una simile azione, al di là degli esiti pratici, è massimo: costringe immediatamente il responsabile all'esborso di rilevanti onorari ai difensori, probabilmente (elemento di non trascurabile importanza) gli genera anche qualche notte insonne, e certamente ha ritorni “pubblicitari” e “diplomatici” (data la possibile risonanza della vicenda) forse ancor più afflittivi di una eventuale condanna penale.
Giovanni Adamo è
avvocato e Cultore della Materia di Diritto Civile nell’università di Bologna

 
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