Egregi signori
gli agnelli per la loro mitezza, la loro fragilità, la tenerezza che non urla, sono ottime vittime per il sacrificio.
Così si faceva nella preistoria e così si fa ancora oggi nell'epoca che crediamo evoluta, come se quello che consideriamo un periodo tanto lontano, sia invece ancora dentro di noi.
Ma, tra noi, ci sono persone evolute, persone etiche, persone compassionevoli, persone che non confondono barbarie con tradizione.
A queste persone ci rivolgiamo affinchè condividano la richiesta delle Associazioni Riunite Diritti Animali di Como, cioè di sostituire l'agnello vero per la festa di Sant'Agata con uno di peluche, mantenendo così la tradizione e la civiltà, la tradizione e la compassione, la tradizione e l'etica. 


........................GRUPPO BAIRO Onlus
www.bairo.info

 

firme dei sostenitori del messaggio:

 

p.s. articolo di cronaca in allegato


 

LA PROVINCIA
03/02/2006
 
Ossuccio (CO)
La festa di Sant'Agata e il mistero dell'agnello Sei anni fa il putiferio animalista per l'incanto dell'animale Massimo riserbo a Ossuccio sul programma di domenica
 

OSSUCCIO - Sei anni fa, il 6 febbraio 2000, per la tradizionale festa di Sant'Agata, alla quale è stata dedicata l'antica chiesa d'origine romanica dell'XI e XII secolo situata nella parte alta del paese, era successo un putiferio a causa di un agnello messo all'asta a favore dei restauri della chiesa. Alcuni, riallacciandosi ad una consuetudine della quale al giorno d'oggi s'è persa qualsiasi memoria, avevano messo in giro la voce che l'agnello, legato per le zampe, sarebbe stato issato fino alla sommità del campanile ed al termine dell'incanto, con improvviso allentamento della fune, sarebbe stato abbandonato ad un crudele destino. Il passa parola, ingigantito dalla diffusione mediatica via internet, aveva dato luogo ad un'immeritata pioggia di proteste non solo dall'Italia, ma anche dall'estero con concorso di animalisti, associazioni ed istituzioni. In effetti, l'incanto del «barö» ovvero dell'agnello, appellativo conferito agli abitanti di Ossuccio, era sì in programma, ma nessuno aveva intenzione di issarlo sul campanile e tanto meno di sacrificare l'animale davanti ad una folla di fedeli. Nei giorni che avevano preceduto quel fatidico 6 febbraio era successo di tutto, l'arciprete don Romeo Leali, scomparso il 21 marzo 2004, ed il sindaco Massimo Castelli erano finiti sulla graticola delle polemiche, costretti a difendere istituzioni, tradizioni e buon nome della comunità ossucese. Al momento clou della festa erano presenti in gran numero le forze dell'ordine in divisa ed in borghese, ma nulla era successo, anzi l'agnello chiuso in una gabbia collocata alla sommità di un ponteggio costruito secondo le regole, al termine dell'incanto aveva fruttato alla chiesa un milione e 300 mila lire. Della festa di Sant'Agata non si è più parlato per anni in quanto tradizione vuole che le cerimonie religiose e ricreative abbiano luogo solo in quegli anni in cui la solennità cade in domenica, un evento che si verifica ogni 6-7 anni. Nel 2006 la festa ritorna alla grande dopodomani, domenica 5 febbraio, ma nessuno in paese è disposto a parlarne. Il nuovo arciprete don Renzo Denti si limita ad annunciare «che la festa avrà soltanto una connotazione religiosa» mentre il sindaco, Massimo Castelli, memore degli eventi del 2000, dice che l'organizzazione delle cerimonie è demandata ad un comitato di parrocchiani ed il Comune è tenuto soltanto a vigilare sulla viabilità e su quel che avviene nell'area interessata alla manifestazione, processione compresa. Nessuno conferma l'incanto dell'agnello, ma non si pensa neppure che con l'edizione 2006 venga interrotta una tradizione secolare. «Ammesso che ci sia l'incanto – dice il primo cittadino – certo è che l'animale sarà trattato con tutte le cure, foraggiato a dovere ed esposto all'ammirazione anche dei bambini. La festa di Sant'Agata lascerà un buon ricordo a tutti per i prossimi sei anni, anzi sarà l'occasione per ammirare angoli suggestivi del Sacro Monte di Ossuccio, dichiarato dall'Unesco patrimonio dell'umanità».(...) Domenica al termine della processione è previsto l'incanto dei canestri pro chiesa di Sant'Agata. Non si sa ancora se con o senza agnello.
Marco Luppi
 

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