Egregi signori
la lettura dell'articolo allegato ci ha spinto ad analizzare il vocabolario usato dal giornalista e ci siamo accorti quanto questo sia incongruo, approssimativo, fuorviante e, naturalmente, denoti l'ignoranza dell'argomento trattato e di qualsiasi visione che rimandi all'etica del comportamento umano.
Le galline vengono chiamate pennuti anzichè uccelli, il cane ha fatto il raid... brutalmente... sfogando i suoi istinti feroci.
Ma non sono queste tutte caratteristiche umane? Quanto feroci sono gli uomini che invece di fare strage in un pollaio la fanno in migliaia di  allevamenti intensivi dove "450 milioni di galline/polli in Italia, 40 miliardi in tutto il mondo, vivono come macchine da carne, selezionati geneticamente per crescere più in fretta, rinchiusi per tutta la loro brevissima vita (meno di due mesi) in un capannone dove arrivano pulcini, sovraffollato all'inverosimile, senza finestre, senza vedere mai la luce naturale, esposti a quella artificiale per 23 ore al giorno affinchè mangino in continuazione;  le leggi della natura per loro non esistono, sono animali solo per la sofferenza e l'uomo della loro sofferenza non si cura; gli spazi ridottissimi li costringono all'immobilità affinchè il cibo ingerito forzatamente si traformi in muscolo e quindi carne. Queste costrizioni causano zoppie molto diffuse, bruciature della pelle ed infezioni perchè l'animale resta coricato sui propri escrementi e numerose gravi malattie che vengono curate con uso massiccio di antibiotici per evitare che muoiano prima che l'allevatore abbia raggiunto lo scopo: il peso forma per la macellazione.
Quando parliamo di numeri così grandi facciamo fatica a ricordarci che dietro ci sono esseri viventi, animali che hanno avuto la sfortuna di nascere per divenire carne, prodotti di una struttura industriale che non ci fa compassione se perde addetti perchè in realtà perde aguzzini. Aguzzini che attentano anche alla vita umana perchè le pessime condizioni igieniche di cui si incolpano gli allevamenti cinesi, sono forzatamente presenti anche in Europa e una malattia tanto grave come l'influenza aviaria è  produzione umana, ci arriva insieme al peso forma.
Ritornando all'articolo e al cane feroce, pur ignorando l'autore della strage, l'articolista la addebita decisamente a un pitbull. Ma da quale dettaglio ha individuato la razza? 
Non poteva essere un cane di altra razza o un randagio o un animale di altra specie? Il cane deve mangiare, anche lui è vivo e ha uno stomaco e un intestino e un apparato vitale che ha bisogno di energia.
Le non verità vengono mostrate come verità. Come per tutto ciò che riguarda le vittime e il carnefice. Il carnefice, si sa, ha il potere, alla vittima resta l'altare del sacrificio mai abbattuto e sempre rinnovato.
Il lamento per le galline del pollaio azzannate dall'orco cattivo, riserviamolo ai miliardi di galline/polli azzannati dall'uomo.
E ci piacerebbe che questo lamento nascesse da un qualche giornale della nostra bella Italia.

........................GRUPPO BAIRO Onlus
www.bairo.info

 

firme dei sostenitori del messaggio:
 

p.s. articolo di cronaca in allegato

 

IL GIORNALE
n. 6 del 06-02-2006
 
Pitbull nel pollaio Strage di galline 
   
 
Michele Perla
 
Bollate (MI)
A farlo sgomberare non era riuscito neppure il Comune che aveva imposto l'abbattimento del pollaio, ubicato nei pressi di una scuola elementare. A decimarlo brutalmente ci ha pensato invece un pitbull, lanciato nel recinto delle galline qualche notte fa, dove ha praticamente fatto una strage di pennuti. Uccidendone una trentina e lasciandone in vita soltanto dieci. Non si sa se il raid sia stato compiuto per vendetta, oppure se il proprietario del cane, al momento rimasto anonimo,  si sia voluto soltanto divertire stupidamente. È successo a Bollate, in un quartiere della periferia cittadina. Il pollaio era ospitato in un giardino posto fra le vie Montessori e Madonna in Campagna, vicino ad alcune aziende e a poca distanza da una scuola. Tanto che i pennuti era diventati la passione dei bambini che, prima di entrare in classe, o al termine delle lezioni, trascorrevano con le mamme qualche minuto davanti alla piccola fattoria. Munita però di una recinzione non molto robusta ed in alcuni tratti particolarmente bassa.  Così, il padrone del cane ha avuto buon gioco per mettere a segno il suo progetto distruttivo. Si è infatti recato in via Montessori e dal lato più basso del recinto ha introdotto il pitbull nel pollaio, lasciando che sfogasse i suoi istinti feroci, dando la caccia alle galline in fuga. L'animale non si è smentito e in pochi minuti ha compiuto una vera e propria strage, sgozzandone una trentina, mentre le altre in qualche modo sono riuscite a sfuggire alle sue grinfie. Soddisfatto del risultato il padrone del pitbull lo ha richiamato ed è fuggito senza lasciare.
Lo scempio è stato scoperto soltanto al mattino, quando i bambini si sono recati a scuola.
 
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