Egregi signori
continuiamo a proclamare la bellezza e l'eleganza delle pellicce e, ipocritamente, dimentichiamo di dirne tutta la crudeltà.
L'inaudita e spietata crudeltà che insegna a un popolo intero le regole per raggiungerla.
Avvia un popolo intero a diventare un popolo di mostri, a realizzare l'inferno in terra.
Parliamo dell'industria delle pellicce in Cina, diabolica e inaccettabile ma parliamo anche di quella occidentale che non lesina sofferenze atroci a milioni di poveri animali rei di avere avuto da madre natura un regalo che sviluppa gli appetiti indegni di uomini e donne.
Perchè con i cadaveri di animali torturati non si fanno solo cappotti ma la nostra "cultura" fredda e indifferente, superficiale e volgare,  permette se ne facciano perfino "guarnizioni" per l'orlo di un cappuccio, perfino del cappuccio di un neonato.
 
"ABBIAMO VISTO ANIMALI PRELEVATI DALLE GABBIE CON PINZE METALLICHE. AFFERRATI PER LA CODA E TRASPORTATI A TESTA IN GIU' PER LE ZAMPE POSTERIORI. LI SBATTONO A TERRA VIOLENTEMENTE , PER STORDIRLI. POI ARRIVA L'ACCETTA MA NON PER FINIRLI. SERVE A TAGLIARE LE ZAMPE. I MONCONI SI AGITANO. CERCANO ANCORA DI PORTARE IN  SALVO IL RESTO DEL CORPO.
E' TARDI. UN COLTELLACCIO STA GIA' SQUARCIANDO. POI ARRIVA IL PEGGIO E NON E' LA MORTE. E' "SOLO" LA SCUOIATURA. INTERMINABILE. MOLTI DI QUESTI ANIMALI RESTANO PURTROPPO PIENAMENTE COSCIENTI. ANCHE AL TERMINE DELLA SCUOIATURA CONTINUANO A RESPIRARE. I MOVIMENTI DEL CORPO E DEGLI OCCHI SONO EVIDENTI E IL CUORE CONTINUA A BATTERE. PER ALTRI 5/10 MINUTI."
Fonte LAV
 
Invitiamo tutti coloro che sono riusciti ad arrivare fin qui e che credono di poter sostenere immagini orrende,  di collegarsi al sito www.nonlosapevo.com .
Vi invitiamo a rispondere  a semplici domande: "Vorrei essere al posto di queste disperate creature?"
"Penso che sia "umano" il trattamento a loro riservato?"
"L'industria della crudeltà rende la società migliore oppure l'avvia alla mostruosità istituzionalizzata"?
 
Chiediamo a tutti di non comprare pellicce cinesi, di non comprare prodotti proveniente da tali spietati comportamenti; di non comprare neppure pellicce occidentali che non sono da meno; di non divenire complici di tanta sofferenza per gli animali e indegnità per gli uomini.
Chiediamo al governo che si impegni a considerare l'etica una priorità per partorire società sempre più civili, all'altezza della  migliore umanità.
In questo senso chiuda gli allevamenti italiani e proibisca l'importazione di pellicce dalla Cina.
 

........................GRUPPO BAIRO Onlus
www.bairo.info

 

firme dei sostenitori del messaggio:
 

p.s. articoli di cronaca in allegato

 

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A REPUBBLICA

22 FEBBRAIO 2006

 

Moda: animalisti, la morte sfila in passerella a Milano

 

"A detta della stilista Simonetta Ravizza, bolerini di visione e cappottini di cincilla', persiano o linciotto, dovrebbero rendere le donne belle ed eleganti. Ci chiediamo quanto ancora donne intelligenti siano disposte a credere a queste sciocchezze". E' quanto afferma Daniela Britti, responsabile campagna pellicce per Animalisti Italiani Onlus, a proposito delle sfilate di Milano della collezione donna per l'autunno e l'inverno 2006-2007. "Resta difficile comprendere - aggiunge - in che modo l'indossare cadaveri di visoni, cincilla', conigli, zibellini ed ermellini straziati possa abbellire l'immagine femminile. Difficile anche pensare che nell'era dell'informazione, possa esserci ancora qualcuno che non conosca quanta sofferenza e crudelta' si nasconda dietro a qualsiasi tipo di pelo che orni giacche, polsini o colletti". La rappresentante degli Animalisti Italiani fa sapere che l'associazione ha inviato alla stilista Simonetta Ravizza "un video che mostra come gli animali da pelliccia, dopo aver condotto una brevissima vita, rinchiusi in gabbie piccolissime, vengano uccisi con metodi cruenti, torturati con elettrocuzione, asfissiati con il gas, per essere trasformati in pellicce. Probabilmente la Ravizza non conosce nei dettagli la provenienza della materia prima che utilizza per le sue creazioni visto che presenta in passerella, con totale disinvoltura, capi in pelliccia di ogni genere decantandone la presunta bellezza. Ma e' impossibile che ignori quanti animali occorrono in media per realizzare una pelliccia: dai 30 ai 60 per una di visone, dai 180 ai 240 per una di ermellino, dai 130 ai 200 per una di cincilla'". Il fatto poi che ormai, la maggior parte degli animali utilizzati per le pellicce provenga dagli allevamenti "non rappresenta certo un alibi. Gli allevamenti intensivi, a qualsiasi uso siano destinati, sono indiscutibilmente dei lager".

 

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IL TEMPO (INTERNI-ESTERI)
lunedì 20 febbraio 2006
 
Nel secondo giorno di passerelle di prêt à porter a Milano è già trionfo di preziosi velli
Torna la Venere in pelliccia
Sempre meno piumini, spariti cappotti e tessuti tecnici Cincillà come raso, persiano-seta e visoni rasoiati
 
MILANO — Senza più troppo scandalo, forse perchè c'è ben altro..., la pelliccia è tornata in voga, senza pudori e senza rumori. Milano Moda Donna, la più importante rassegna del prêt à porter, al suo secondo giorno di sfilate e presentazioni, ha già incoronato come protagonista del prossimo inverno la «Venere in pelliccia»: in passerella, come in platea, la donna mostra ormai di preferire il più antico e caldo riparo, il vello degli animali. Nelle collezioni, ci sono sempre meno piumini, sono quasi spariti i cappotti tecnici, sono tramontati i tessuti tecnologici che, debitamente imbottiti e accessoriati, sembravano aver ormai definitivamente sostituito le pellicce, per la gioia degli animalisti. Di manifestazioni e proteste per il momento non si ha notizia, ma la settimana della moda è ancora lunga... Intanto val la pena di notare che, perfino le donne più accanitamente contrarie al pelo animale (ce ne sono molte anche nell'ambiente della moda), incominciano a mostrare segni di cedimento. In attesa di una generalizzata conversione alle pellicce, i grandi marchi, che non hanno mai smesso di lavorarle e venderle, continuano a sfornare idee nuove, rasate, ricamate, colorate e soprattutto preziose. Va detto infatti che, senza più infingimenti, le pellicce in passerella sono di nuovo pregiate: ancora qualche stagione fa, gli stilisti si nascondevano dietro il dito, vantandosi di usare solo conigli e lepri, pecore e montoni, quasi a voler sottolineare che il sacrificio degli animali era motivato non solo dal futile intento di vestire, ma anche dal nobile compito di sfamare. Ora invece sulle cartelle stampa si sprecano le descrizioni di visoni e cincillà, zibellini e volpi, astrakan e perfino breitschwanz (che, in teoria, sarebbe il pelo di persiano neppure nato!). Non solo, ma i velli sono tagliati e intarsiati, canestrati e retinati, e soprattutto rasati: il visone rasoiato è come un leggero velours, il cincillà diventa un raso cangiante, il persiano si trasforma in seta moirè. Da Thes & Thes, marchio greco disegnato da Thes Tziveli, per esempio, il visone diventa un velluto millerighe, il cavallino laserato sembra un pizzo settecentesco. Come massima espressione di sfarzo, poi, la pelliccia diventa addirittura la fodera di materiali poveri: da Simonetta Ravizza, lo zibellino si «nasconde» dentro il cappotto in loden indossato da Marpessa, mitica top model degli Anni 80, mentre da Monica Rindi il cincillà fodera il trench in bianca tela jeans. Infine, c'è la corrente che vuole un tocco garbato di pelliccia, quasi un romantico accenno d'antan: così accade ad esempio da Clips, che propone caban di volpe, e dalla torinese Kristina Ti, che appoggia, sulle esili spalle tremanti nelle bluse di velo, minuscoli coprispalle e gilet di mongolia. Da segnalare, infine, il ritorno del double da Mila Schon. Ovvero il doppio tessuto in lana inventato dalla grande sarta in grado di reggere la forma anche senza fodera. E mentre Roberto Musso fa il cashmere ricamato a sangallo, la stilista inglese Jenny Packham ha portato a Milano una collezione praticamente d’alta moda, tutta composta di abiti da sera che oggi prenderanno subito il via per la notte degli Oscar di Losa Angeles.
 

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LIBERO
3 FEBBRAIO 2006
 
Il "milleproroghe" cancella il divieto di allevare animali da pelliccia fatto slittare un anno fa, con un emendamento della maggioranza, dal 2008 al 2013.
 
CACCIA AGLI ANIMALI DA PELLICCIA
 
Il " milleproroghe" cancella il divieto di allevare animali da pelliccia fatto slittare un anno fa, con un emendamento della maggioranza, dal 2008 al 2013.
 

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LIBERO
3 FEBBRAIO 2006
 
Il governo salva le pellicce di visone
 
ROMA Con la decisione del Governo di porre la fiducia al maxiemendamento al Decreto Legge n. 273, cosiddetto " Mille proroghe", il divieto di allevamento di animali da pelliccia già fatto slittare appena un anno fa, con un emendamento della maggioranza, dal 2008 al 2013 sarà cancellato. Con questa decisione non viene concessa la possibilità di far votare all'Aula di Palazzo Madama gli emendamenti presentati sia dai Verdi che dalla stessa Forza Italia, in difesa degli animali. « Speriamo che la Camera dei Deputati nei prossimi giorni ribalti questa cancellazione dichiara Gianluca Felicetti, responsabile rapporti istituzionali della LAV non solo gravissima da un punto di vista etico nei confronti dei 300 mila visoni ancora allevati e massacrati ogni anno in Italia per la sanguinaria produzione di pellicce, ma anche incredibile perché, con questo atto, il Governo contraddice se stesso: infatti, alcuni mesi fa, al Senato il Governo aveva accolto un ordine del giorno del sen. Malan ( Forza Italia) con il quale si impegnava a
ristabilire gli originari termini del Decreto Legislativo 146/ 01, ovvero il divieto di alleva mento di animali da pelliccia a partire dal 2008 e l'immediato divieto di ingozza mento forzato di oche anatre per la produzione del fegato grasso » .
« Continuare a consentire l'allevamento di animali da pelliccia non corrisponde né alla volontà popolare nazionale, consapevole delle terribili sofferenze inflitte agli animali uccisi per il mercato della pellicceria, né all'espressa volontà della Commissione Europea di adottare misure concrete a garanzia del benessere animale nel contesto europeo e nei rapporti con i paesi terzi » , conclude Gianluca Felicetti . fa. sa.
 
 
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