Egregi signori
Sappiamo da anni e non da mesi e non soltanto noi, sparsi in tutta Italia ma, soprattutto, le istituzioni di Follonica e della provincia di  Grosseto che il canile Enpa di Follonica era ed è una struttura "inappropriata" (volendo usare un eufemismo) per ospitare i cani. Risultato: lo sperpero di denaro pubblico da parte delle pubbliche e delle private amministrazioni per tenere gli animali d'affezione, come sono stati dichiarati dalla legge italiana i cani, in stato di malessere.
Infatti, questo canile più volte denunciato nel corso degli anni (e anche posto sotto sequestro) per la gestione autoritaria e quindi incontrollabile, ha sempre percepito notevoli contributi dai comuni convenzionati (per esempio, nell'anno 2000 il solo comune di Follonica ha elargito all'Enpa un contributo forfettario di L. 50.000.000).
La gestione ha però sempre mantenuto una struttura "inadeguata" per le carenze igieniche e ogni altra prescrizione di legge.
Tant'è vero che abbiamo potuto osservare, nel tempo, il verificarsi di  quei comportamenti omissivi approdati nell'incuria,  nell'illegalità e nel maltrattamento.
Cani e ratti morti nelle cucce, recinti di quattro metri quadrati con due o tre cani (1,5 metri quadrati a cane),  fogne a cielo aperto, cuccioli visibilmente malati non isolati da quelli sani (morti il giorno dopo), mancanza di magazzino, di infermeria, di cucina, cucce fatiscenti.....
Naturalmente i sorrisi del sindaco Bonifazi di Follonica,  Alessandro Fabbrizzi di Gavorrano e Alduvinca Meozzi di Scarlino che nel febbraio 2001 si sono fatti fotografare legati al guinzaglio per rendere più esemplare il loro impegno a "consentire il miglioramento della struttura....renderla accogliente..." e  tutto "in tempi brevi" sono stati sorrisi di Pulcinella perchè il canile è scivolato verso il totale, irrefrenabile degrado.
I cani vengono ora trasferiti al canile Enpa di Pistoia (?) e ai volontari Enpa di Follonica non viene data alcuna spiegazione.
I cani vanno veramente al canile Enpa di Pistoia?
E' in grado il canile Enpa di Pistoia di accogliere i trecento cani di Follonica?
Perchè vengono rifiutate ai volontari le notizie relative al benessere dei cani e alla loro eventuale adozione?
E perchè portar via un cane paraplegico, Zorba? Che fine ha fatto Zorba? Perchè si negano le informazioni richieste dalla veterinaria che lo aveva in cura?
Perchè si portano via i cani sapendo che non esiste canile che non sia sovraffollato e struttura che non sia inadeguata?
Se la gestione Enpa follonichese era ...allegra.... e catastrofica.......perchè l'Enpa non è intervenuto a tempo debito?
I cosiddetti "supervisori pistoiesi" di un' associazione zoofila non sentono l'imbarazzo di un comportamento "segreto, misterioso, oscuro e reticente"?
Vogliamo che i volontari sappiano, prove alla mano, che fine hanno fatto i cani prelevati da Follonica, che fine ha fatto Zorba e  la strategia che sta alla base del trasferimento degli animali. 
Ricordiamo a tutti la circolare Garavaglia n. 33 sull'esportazione di cani e gatti.
Il comportamento irridente delle istituzioni, prime a non rispettare le leggi dello Stato che impongono la tutela e non la condanna degli animali d'affezione, la totale irresponsabilità aiutata dall'incivile considerazione che gli animali siano esseri marginali anzichè creature sensibili  da proteggere, fa in modo che nel grossetano si perpetri una illegalità sclerotizzata con la distribuzione in tutto il territorio di centinaia di canili abusivi soprattutto di cacciatori di cinghiali che considerano il cane strumento e praticano su di lui ogni genere di crudeltà restando impuniti. 
La Maremma, decantata per le spiagge, il mare e le "vele",  nasconde i suoi orrori perché se ne vergogna e, quando non se ne vergogna è perché li ha talmente assimilati da non considerarli più quello che in realtà sono.
La cultura sbandierata nei regolamenti cittadini  si fa vanto di  ciò in cui non crede, di ciò che non pratica. Grandi regolamenti per infimi uomini.
Ci aspettiamo risposte ai tanti perché e, se non è troppo, l'affermazione della legalità.

........................GRUPPO BAIRO Onlus
www.bairo.info

 

firme dei sostenitori del messaggio:
 

p.s. articolo di cronaca in allegato

 

IL TIRRENO
29 MARZO 2006
 
Il mistero dei quaranta cani trasferiti
Dal canile del Golfo a quello di Pistoia: «Ma che fine hanno fatto?»
 
FEDERICA NUCCI
 
FOLLONICA.(GR) -  Alla fine ce l’hanno fatta a caricare i sette cani sul camioncino. Ma soltanto dopo l’intervento degli agenti della polizia municipale e soltanto dopo che la telefonata di un funzionario comunale ha confermato che c’era un preciso accordo. Un accordo solo verbale, però. Che nello strano linguaggio amministrativo ha valore di una convenzione scritta. Ed è stato soltanto allora, quando il funzionario ha dato la sua rassicurazione, che Franca, la giovane veterinaria del canile comprensoriale dell’Ente nazionale protezione animali, ha ceduto. E ha permesso che le due volontarie arrivate dal nord della Toscana sistemassero i sette cani sul trasportino, li caricassero sul camion e li portassero verso la loro nuova destinazione: il canile di Pistoia.
«E va bene, portateli via - ha mormorato Franca mentre le due volontarie sistemavano i cani sul camioncino - ma sappiate che lo fate senza il consenso del veterinario della struttura». Quindi, senza il suo consenso.
Il viaggio di ieri mattina dei sette cani del canile di Follonica è soltanto l’ultimo in ordine di tempo. Ce ne sarà un altro la prossima settimana e ce ne sono stati una decina negli ultimi nove mesi. In tutto, sono stati trasferiti a Pistoia quaranta cani.
Il perché dei trasferimenti dei cani è da cercare nel degrado del canile follonichese e nel suo bisogno urgente di massicci interventi di ristrutturazione. Per questo da maggio scorso sono iniziati i trasferimenti dei cani verso il canile di Pistoia. Una struttura più grande e più moderna rispetto a quella follonichese. E poi, a quanto pare, i pistoiesi sono più disposti ad adottare i cani randagi rispetto ai follonichesi.
Sarà. Perché proprio Pistoia? Perché il canile pistoiese dell’Enpa è presieduto da un consigliere dell’Enpa nazionale che da qualche tempo ha anche la “supervisione” della struttura follonichese.
«I lavori di ristrutturazione - dicono i volontari - non possono essere eseguiti se la struttura è al completo. Deve esserci infatti il minor numero di cani possibile». Ragionamento che non fa una piega. Ma ci siano alcuni ma.
«In primo luogo - dice Franca - i lavori che dovevano iniziare non sono ancora iniziati. Per ora abbiamo visto soltanto dei preventivi. L’unico intervento che si è concretizzato è l’impianto di scarico che, però, non è ancora funzionante. E poi: che fine fanno i cani che vanno a Pistoia? Sono adottati? Stanno bene? Non ho mai visto alcuna documentazione in merito. Ho chiesto i certificati e i documenti che attestino l’avvenuta adozione, ma non ho visto niente. Insomma: non esiste alcuna prova che i cani stiano bene e che siano stati adottati».
Franca ricorda un cane in particolare: Zorba. «È paraplegico - spiega Franca - e per questo lo avevo sottoposto a cure specifiche. Hanno portato via anche lui. Mi hanno detto che lo avrebbero fatto curare a Monsummano. Ho chiesto notizie, ma non ho avuto alcuna risposta. Vorrei adottare Zorba per sottoporlo a mie spese alle cure necessarie».
Una vicenda con tanti perché, insomma. Franca ha anche scritto una lettera indirizzata al presidente nazionale dell’Enpa, al responsabile del servizio veterinario locale e al funzionario dei servizi sociali del Comune di Follonica. «Gli interventi urgenti non sono ancora stati realizzati. Manca la corrente elettrica, mancano le fognature, manca uno spogliatoio, manca l’infermeria. Il magazzino in pochi mesi ha subito tre furti, ma ancora non è stata stipulata la polizia assicurativa. I box dei cani sono piccoli e putrescenti, con pavimentazioni inadeguate».
Franca, in ogni modo, non sarà più un problema. Il 14 marzo ha presentato le dimissioni al supervisore pistoiese. Che sono state accettate, decorrenza dal 31 marzo 2006.

 

Risposta di Rossella Ghelardini Presidente Enpa Sezione Pistoia

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